<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://lyricalarabdance.it</link><description><![CDATA[Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in modo non nozionistico, ma utilizzando la logica e comprendendo questo meraviglioso fenomeno, che è il flamenco, in tutti gli aspetti possibili, come strumento per la vita.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4853165/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Music Commentary</category><copyright>Copyright Sabina Todaro</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b00480d42987dd780b83b260fd31e27.jpg</url><title>Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://lyricalarabdance.it</link></image><lastBuildDate>Thu, 11 Jun 2026 00:49:56 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Sabina Todaro</itunes:name><itunes:email>sabina.todaro.danza@gmail.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b00480d42987dd780b83b260fd31e27.jpg"/><itunes:subtitle>Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in modo non nozionistico, ma utilizzando la logica e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in modo non nozionistico, ma utilizzando la logica e comprendendo questo meraviglioso fenomeno, che è il flamenco, in tutti gli aspetti possibili, come strumento per la vita.]]></itunes:summary><itunes:category text="Music"><itunes:category text="Music Commentary"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>#157- Figure Chiave del Flamenco: Vicente Escudero - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/157-figure-chiave-del-flamenco-vicente-escudero-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--72468457</link><description><![CDATA[Inauguriamo una rubrica, “Le figure Chiave del Flamenco”, e parliamo di Vicente Escudero, un bailaor fondamentale nella storia del flamenco. <br />Nasce a Valladolid, in Castiglia, nel 1888 lontano dalla cultura del flamenco. Fin da bambino aveva una passione smodata per il baile flamenco, il padre era calzolaio ed era disperato perché Vicente rompeva tutte le scarpe ballando. Qualunque scusa era buona per lui per ballare e soprattutto per creare ritmo. Batteva i piedi sulle bocche dei tombini di ghisa, e ognuna aveva un suono differente e questo lo affascinava tantissimo. Il padre lo inviò ad imparare un mestiere in una tipografia, ma Vicente era più interessato a creare ritmi sulle macchine da stampa che ad imparare ad usarle. Nella sua vita i suoni metallici e delle macchine furono un amore costante. <br /><br />L’approccio al flamenco è totalmente autodidatta, e volle capire la logica profonda del flamenco per cui visse anche per un periodo a Granada, al Sacromonte. Ai cafés cantantes era felice di ascoltare i bravissimi musicisti che ci lavoravano, ma non venne accolto nell’ambiente flamenco perché faceva cose e suoni molto particolari, e i musicisti non si trovavano bene con lui. <br />Incontro fondamentale fu con colui che definì e riconobbe per tutta la vita come il suo maestro, Antonio de Bilbao, al Café de las Columnas di Bilbao. <br /><br />Nel 1908/1909 fugge a Lisbona per evitare di fare il servizio militare, e da lì va a Parigi. A Montmartre vive fra gli artisti delle avanguardie, e diventò amico di tutti gli intellettuali, nonostante non avesse lui stesso una istruzione, scriveva molto male, ma aveva una intelligenza molto acuta e brillante. Veniva molto affascinato da questi artisti, soprattutto pittori, che avevano tanto desiderio di eliminare ciò che non era essenziale. A Vicente interessavano linee rette, geometriche, senza spazio per strizzare l’occhio al pubblico, a differenza di ciò che si faceva all’epoca nei cafés cantantes. <br /><br />Parigi lo consacra come artista flamenco riconosciuto, in America viene considerato come il miglior ballerino del mondo, Manuel de Falla lo contratta per mettere in scena El Amor Brujo a Parigi con Antonia Mercé La Argentina. Ma la Spagna lo riconosce finalmente come ballerino molto tardi, nel 1930, all’età di 42 anni! <br /><br />E comunque il pubblico spagnolo intellettuale lo capiva ma il largo pubblico no. <br />Fin da bambino era affascinato dai suoni meccanici e in un esempio di lotta fra l’uomo e la macchina, danzò con due motori elettrici nascosti dietro le quinte del teatro, circa trent’anni prima che John Cage rendesse celebre il concetto di musica concreta, e che facesse queste opere di rottura, come “4'33””, in cui per 4 minuti e 33 secondi il pianista chiude il pianoforte e la musica diventa i rumori ambientali. <br /><br />L’interesse di Vicente Escudero per il suono lo portò a cercare suoni nel silenzio, fatti con le unghie, con le mani, si costruì nacchere di metallo per aver suoni nuovi. <br /><br />Per primo ebbe il coraggio di ballare por Seguiriya, che era considerato il tempio del cante e che Escudero stesso diceva di ballare senza respirare per non profanare il tempio. Ma da allora in poi divenne possibile ballare por Seguiriya, e la cosa è molto importante: il flamenco non accetta le innovazioni con facilità. <br />Il suo lavoro sulla Seguiriya era anche molto teatrale, nella penombra, con cantaor e chitarrista illuminati in controluce, il bailaor al centro come se fosse la rappresentazione stessa della musica. <br /><br />Ebbe persino un passaggio in cui provò a cantare, con scarso risultato, e anche a dipingere e disegnare, per sperimentare tutto. <br /><br />Di lui restano poche testimonianze in video, soprattutto di quando era già anziano, e irrigidito dall’età e anche da una malattia degenerativa. <br />La cosa più importante del suo lascito è il Decálogo del buen Bailarín, pubblicato nel 1951 a Barcellona, frutto delle sue riflessioni sul baile durate tutta la sua vita professionale. Stabilì 10 regole del baile maschile. Perché solo maschile? Secondo lui la donna, sempre ammesso che abbia profondità e capacità, è sempre bella, ma l’uomo che balla spesso è effeminato, ridondante e troppo ornamentato nei cafés cantantes. La Spagna di quell’epoca aveva in mente una netta distinzione fra i sessi. <br /><br />I principi del decalogo sono: bailar en hombre, senza essere effeminati, sobrietà senza eccessi e passi acrobatici da circo, e il movimento non è solo nel viso ma in tutto il corpo, soprattutto nelle gambe, girare i polsi con le dita unite (se no, se le dita anarchicamente vanno per conto loro sono movimenti da donna), fianchi fermi e verticali, bailar tranquillo e sereno senza correre, mantenendo un’armonia fra piedi, braccia e testa (con il naso fermo e tutto sincronizzato), un’estetica senza mistificazioni, ballare con abiti tradizionali e sobri, senza colori strani, aver varietà di suoni senza fare ricorso a strumenti che amplifichino il suono (forse non usava i chiodi). <br /><br />Difficilmente un bailaor applicava tutti questi punti, neppure Vicente stesso. Rispetto alle avanguardie artistiche, il decalogo arriva tardi, nel 1951. <br />Il corpo si evolve sempre più lentamente rispetto alle avanguardie artistiche, e ha bisogno di più tempo: il pittore può cambiare pennello o colori, e infatti in tutte le avanguardie artistiche si parte sempre dalle arti figurative. <br /><br />Nella sua vita privata fu bohémien, visse con una ballerina flamenca cubana, Carmita García, e quando Carmita morì visse con la bailaora catalana María Márquez a Barcellona, con cui creò una piccola accademia di danza. La sua ultima esibizione come ballerino è del 1969 a 81 anni a Madrid. <br />La sua importanza è di aver portato le avanguardie artistiche europee, cubismo, espressionismo, dadaismo, futurismo nel baile flamenco, senza scopiazzare i balletti russi o la danza moderna, creando un flamenco filosofico, che dialoga con Picasso, con Duchamp, mostrando che il flamenco può essere un sistema estetico con una teoria filosofica. <br /><br />Il suo “Mi Baile” uscito nel 1947 è un testo autobiografico e fu il primo testo del genere scritto da un bailaor. È stato molto studiato da Victoria Cavia Naya, che ha pubblicato nel 2002 per l’Università di Valladolid “Vicente Escudero baile y Vanguardia”, un ottimo studio su questo personaggio. <br />Escudero sostituisce i braceos rotondi con linee rette essenziali, studia lo spazio scenico, cosa nuova nel flamenco, identifica il movimento fisico con l’emozione, in linea con l’espressionismo. <br />Il Decalogo non è una gabbia ma una struttura che possa permettere al flamenco di durare senza snaturarsi. È interessante che un non gitano, non andaluso, autodidatta, riconosciuto più all’estero che in Spagna, parta da Parigi per fare un’operazione del genere! <br /><br />La sua figura ricorda tantissimo Israel Galván, che infatti nei suoi bailes fa un sacco di citazioni fisiche di Vicente. Il punto di vista è lo stesso: il baile come pensiero, come concetto, come filosofia. <br />Le epoche storiche sono molto diverse, Galván nasce quasi un secolo dopo, nel 1973, destruttura il corpo del bailaor, rendendolo grottesco, animalesco, mentre Escudero vuole salvare la virilità sobria del baile maschile dalle frivolezze superficiali dei cafés cantantes. Sono ambedue stati molto radicali e probabilmente sono stati apprezzati più all’estero che in Spagna. <br />Escudero ha segnato un prima e un dopo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance.<br />Mi ha sempre affascinata Vicente Escudero con la sua esigenza di dare regole precise. All’inizio ho visto più il suo aspetto sessista, ma oggi non c’è più questa grossa distinzione fra i sessi ballando. Ricordo che quando ho iniziato io gli insegnanti correggevano gli allievi maschi dicendo di non muovere le dita o di non alzare troppo le braccia. <br />Ogni elemento ha portato un regalo che ha determinato il cammino dello sviluppo del flamenco. Se vogliamo capirlo, dobbiamo rispettarne tutti gli aspetti. <br /> <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72468457</guid><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 00:49:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72468457/157_figure_chiave_del_flamenco_vicente_escudero.mp3" length="22505892" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d19f1cd4-8036-4e9d-a697-c4221ca972db/d19f1cd4-8036-4e9d-a697-c4221ca972db.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d19f1cd4-8036-4e9d-a697-c4221ca972db/d19f1cd4-8036-4e9d-a697-c4221ca972db.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d19f1cd4-8036-4e9d-a697-c4221ca972db/d19f1cd4-8036-4e9d-a697-c4221ca972db.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Inauguriamo una rubrica, “Le figure Chiave del Flamenco”, e parliamo di Vicente Escudero, un bailaor fondamentale nella storia del flamenco. 
Nasce a Valladolid, in Castiglia, nel 1888 lontano dalla cultura del flamenco. Fin da bambino aveva una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Inauguriamo una rubrica, “Le figure Chiave del Flamenco”, e parliamo di Vicente Escudero, un bailaor fondamentale nella storia del flamenco. <br />Nasce a Valladolid, in Castiglia, nel 1888 lontano dalla cultura del flamenco. Fin da bambino aveva una passione smodata per il baile flamenco, il padre era calzolaio ed era disperato perché Vicente rompeva tutte le scarpe ballando. Qualunque scusa era buona per lui per ballare e soprattutto per creare ritmo. Batteva i piedi sulle bocche dei tombini di ghisa, e ognuna aveva un suono differente e questo lo affascinava tantissimo. Il padre lo inviò ad imparare un mestiere in una tipografia, ma Vicente era più interessato a creare ritmi sulle macchine da stampa che ad imparare ad usarle. Nella sua vita i suoni metallici e delle macchine furono un amore costante. <br /><br />L’approccio al flamenco è totalmente autodidatta, e volle capire la logica profonda del flamenco per cui visse anche per un periodo a Granada, al Sacromonte. Ai cafés cantantes era felice di ascoltare i bravissimi musicisti che ci lavoravano, ma non venne accolto nell’ambiente flamenco perché faceva cose e suoni molto particolari, e i musicisti non si trovavano bene con lui. <br />Incontro fondamentale fu con colui che definì e riconobbe per tutta la vita come il suo maestro, Antonio de Bilbao, al Café de las Columnas di Bilbao. <br /><br />Nel 1908/1909 fugge a Lisbona per evitare di fare il servizio militare, e da lì va a Parigi. A Montmartre vive fra gli artisti delle avanguardie, e diventò amico di tutti gli intellettuali, nonostante non avesse lui stesso una istruzione, scriveva molto male, ma aveva una intelligenza molto acuta e brillante. Veniva molto affascinato da questi artisti, soprattutto pittori, che avevano tanto desiderio di eliminare ciò che non era essenziale. A Vicente interessavano linee rette, geometriche, senza spazio per strizzare l’occhio al pubblico, a differenza di ciò che si faceva all’epoca nei cafés cantantes. <br /><br />Parigi lo consacra come artista flamenco riconosciuto, in America viene considerato come il miglior ballerino del mondo, Manuel de Falla lo contratta per mettere in scena El Amor Brujo a Parigi con Antonia Mercé La Argentina. Ma la Spagna lo riconosce finalmente come ballerino molto tardi, nel 1930, all’età di 42 anni! <br /><br />E comunque il pubblico spagnolo intellettuale lo capiva ma il largo pubblico no. <br />Fin da bambino era affascinato dai suoni meccanici e in un esempio di lotta fra l’uomo e la macchina, danzò con due motori elettrici nascosti dietro le quinte del teatro, circa trent’anni prima che John Cage rendesse celebre il concetto di musica concreta, e che facesse queste opere di rottura, come “4'33””, in cui per 4 minuti e 33 secondi il pianista chiude il pianoforte e la musica diventa i rumori ambientali. <br /><br />L’interesse di Vicente Escudero per il suono lo portò a cercare suoni nel silenzio, fatti con le unghie, con le mani, si costruì nacchere di metallo per aver suoni nuovi. <br /><br />Per primo ebbe il coraggio di ballare por Seguiriya, che era considerato il tempio del cante e che Escudero stesso diceva di ballare senza respirare per non profanare il tempio. Ma da allora in poi divenne possibile ballare por Seguiriya, e la cosa è molto importante: il flamenco non accetta le innovazioni con facilità. <br />Il suo lavoro sulla Seguiriya era anche molto teatrale, nella penombra, con cantaor e chitarrista illuminati in controluce, il bailaor al centro come se fosse la rappresentazione stessa della musica. <br /><br />Ebbe persino un passaggio in cui provò a cantare, con scarso risultato, e anche a dipingere e disegnare, per sperimentare tutto. <br /><br />Di lui restano poche testimonianze in video, soprattutto di quando era già anziano, e irrigidito dall’età e anche da una malattia degenerativa. <br />La cosa più importante del suo lascito è il Decálogo del buen Bailarín, pubblicato nel 1951 a Barcellona, frutto delle sue riflessioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>1407</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cubismo,cultura,dadaismo,escudero,espressionismo,flamenco,galvan,musica,sabina,todaro,vicente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/feabbda69fbe8878f7cf9aea19dfdcea.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#156- La Serrana - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/156-la-serrana-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--72378504</link><description><![CDATA[Prima di tutto ti consiglio di ascoltare l’episodio precedente, il 155, dedicato alla Liviana, il cante che introduce la Serrana. Sono cantes che si muovono sulla modalità flamenca, si accompagnano por arriba e lavorano sul ritmo di siguiriya. <br /><br />La Serrana ha una melodia molto particolare: ricca di ornamentazioni, lunga, complicata e con una estensione vocale poco comune. Forse proprio questa difficoltà tecnica spiega perché non tutti i cantaores la abbiano in repertorio. Se conosci il flamenco sentirai echi di Siguiriya, Liviana, Caña e Polo. Secondo Faustino Núñez e il suo sito flamencopolis la Serrana potrebbe essere una Caña o un Polo adattati al ritmo di siguiriya. <br /><br />Caña e Polo sono palos antichi, con letras lunghe, spezzate in due parti e intervallate da vocalizzi che ritroviamo anche nella Serrana. Usano però il compás di Soleá, mentre la Serrana lavora sulla siguiriya. In passato questi cantes appartenevano alla stessa famiglia: al Concorso de Cante Jondo di Granada del 1922 venivano infatti raggruppati insieme. <br />Dal punto di vista metrico, la Serrana usa versi di 7, 5, 7 e 5 sillabe, come la seguidilla castigliana, diversa dalla tradizione flamenca degli ottosillabi. Le tematiche parlano di sierra, mulattieri, animali da soma, contrabbando, guardie, carcere e personaggi ai margini della legalità. Il linguaggio è castigliano puro, privo di influenze gitane. <br /><br />Tra i personaggi citati nelle letras compare José María Hinojosa Corbacho, El Tempranillo, bandito romantico vissuto fra 1805 e 1833, una sorta di Robin Hood andaluso legato alle terre di Ronda e Sierra Morena. <br />Le prime testimonianze scritte parlano di seguidillas serranas già nella prima metà dell’Ottocento. Sappiamo che El Planeta e Juan de Dios le cantavano e che Estébanez Calderón le cita nel 1847. Probabilmente il palo stava prendendo forma proprio in quel periodo. <br /><br />Verso il 1860 diventa fondamentale Silverio Franconetti, che codificò la sequenza Liviana–Serrana–Cambio e contribuì alla diffusione del cante. Attraverso la sua influenza la Serrana arrivò a numerosi cantaores, da Antonio Chacón a La Parrala, fino ad Antonio Rengel. <br />La prima registrazione conosciuta è del 1898, su cilindro di cera, con Paco el de Montilla. Ascolteremo anche Antonio Pozo El Mochuelo e una versione di Estrellita Castro, segno del successo che la Serrana ebbe anche fuori dall’ambiente strettamente flamenco. <br /><br />Dal 1975 esiste a Prado del Rey il Concurso Nacional del Cante por Serrana. Ancora oggi la tradizione prevede Liviana, Serrana e remate finale, spesso por abandolao. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance dal 1990. Il cante por Serrana mi coinvolge profondamente: mi rende felice ballarlo e andare verso la terra, ricordando le terre della zona di Ronda. <br /> <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72378504</guid><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 05:53:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72378504/156_la_serrana.mp3" length="46197908" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/2eeb448b-60e4-4606-8f23-6be5380c413b/2eeb448b-60e4-4606-8f23-6be5380c413b.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/2eeb448b-60e4-4606-8f23-6be5380c413b/2eeb448b-60e4-4606-8f23-6be5380c413b.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/2eeb448b-60e4-4606-8f23-6be5380c413b/2eeb448b-60e4-4606-8f23-6be5380c413b.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Prima di tutto ti consiglio di ascoltare l’episodio precedente, il 155, dedicato alla Liviana, il cante che introduce la Serrana. Sono cantes che si muovono sulla modalità flamenca, si accompagnano por arriba e lavorano sul ritmo di siguiriya. 

La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prima di tutto ti consiglio di ascoltare l’episodio precedente, il 155, dedicato alla Liviana, il cante che introduce la Serrana. Sono cantes che si muovono sulla modalità flamenca, si accompagnano por arriba e lavorano sul ritmo di siguiriya. <br /><br />La Serrana ha una melodia molto particolare: ricca di ornamentazioni, lunga, complicata e con una estensione vocale poco comune. Forse proprio questa difficoltà tecnica spiega perché non tutti i cantaores la abbiano in repertorio. Se conosci il flamenco sentirai echi di Siguiriya, Liviana, Caña e Polo. Secondo Faustino Núñez e il suo sito flamencopolis la Serrana potrebbe essere una Caña o un Polo adattati al ritmo di siguiriya. <br /><br />Caña e Polo sono palos antichi, con letras lunghe, spezzate in due parti e intervallate da vocalizzi che ritroviamo anche nella Serrana. Usano però il compás di Soleá, mentre la Serrana lavora sulla siguiriya. In passato questi cantes appartenevano alla stessa famiglia: al Concorso de Cante Jondo di Granada del 1922 venivano infatti raggruppati insieme. <br />Dal punto di vista metrico, la Serrana usa versi di 7, 5, 7 e 5 sillabe, come la seguidilla castigliana, diversa dalla tradizione flamenca degli ottosillabi. Le tematiche parlano di sierra, mulattieri, animali da soma, contrabbando, guardie, carcere e personaggi ai margini della legalità. Il linguaggio è castigliano puro, privo di influenze gitane. <br /><br />Tra i personaggi citati nelle letras compare José María Hinojosa Corbacho, El Tempranillo, bandito romantico vissuto fra 1805 e 1833, una sorta di Robin Hood andaluso legato alle terre di Ronda e Sierra Morena. <br />Le prime testimonianze scritte parlano di seguidillas serranas già nella prima metà dell’Ottocento. Sappiamo che El Planeta e Juan de Dios le cantavano e che Estébanez Calderón le cita nel 1847. Probabilmente il palo stava prendendo forma proprio in quel periodo. <br /><br />Verso il 1860 diventa fondamentale Silverio Franconetti, che codificò la sequenza Liviana–Serrana–Cambio e contribuì alla diffusione del cante. Attraverso la sua influenza la Serrana arrivò a numerosi cantaores, da Antonio Chacón a La Parrala, fino ad Antonio Rengel. <br />La prima registrazione conosciuta è del 1898, su cilindro di cera, con Paco el de Montilla. Ascolteremo anche Antonio Pozo El Mochuelo e una versione di Estrellita Castro, segno del successo che la Serrana ebbe anche fuori dall’ambiente strettamente flamenco. <br /><br />Dal 1975 esiste a Prado del Rey il Concurso Nacional del Cante por Serrana. Ancora oggi la tradizione prevede Liviana, Serrana e remate finale, spesso por abandolao. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance dal 1990. Il cante por Serrana mi coinvolge profondamente: mi rende felice ballarlo e andare verso la terra, ricordando le terre della zona di Ronda. <br /> <br />]]></itunes:summary><itunes:duration>2888</itunes:duration><itunes:keywords>abandolao,andalusia,caña,cante,chacon,cultura,flamenco,liviana,musica,polo,rengel,sabina,serrana,silverio,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0540066de82e06f7b5f1ea62e1803dc4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#155- La Liviana - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/155-la-liviana-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--72356092</link><description><![CDATA[La Liviana si presenta quasi sempre come introduzione alla Serrana, raramente come protagonista assoluta. Eppure questa funzione di apertura ne rivela l'essenza più profonda: Liviano significa leggero, ma la spiegazione più ricca viene da Pepe de la Matrona, cantaor sivigliano cresciuto nel cuore gitano di Triana. In una puntata del ciclo televisivo Rito y Geografía del Cante (RTVE, anni '70), Pepe ricorda che il liviano era l'animale che portava il campanaccio in testa alla recua, la fila di muli da soma. Non il più forte, ma il più mansueto. Tutti i cantes hanno bisogno del loro liviano. "Se costruisci una casa senza fondamenta, come farai ad arrivare al tetto?"<br /><br />La Liviana lavora su un compás di 12 tempi asimmetrico, come la Siguiriya. La chitarra accompagna in Mi por arriba in modalità flamenca, mentre la Siguiriya si suona in La, differenza percepibile già dalle prime battute. Anche la metrica è anomala: il flamenco lavora su versi ottosillabi, ma la Liviana segue lo schema 7-5-7-5, lo stesso delle seguidillas castellanas, il che suggerisce radici precedenti al flamenco.<br /><br />La prima menzione nella stampa risale al 1827, sul Mercantil de Cádiz: il cantaor Lázaro Quintana avrebbe cantato una seguidilla de Pedro la Cambra. Sopravvive ancora oggi una letra diffusissima "De quién son esos machos con tanto rumbo / son de Pedro la Cambra / van pa' Bollullos". Pedro la Cambra era un mulattiere benestante, rimasto personaggio quasi mitico dopo duecento anni.<br />Nel 1852 un manifesto del Teatro Principal di Valencia annuncia lo stesso tema cantato da Francisco Pardo. In entrambi i casi, però, non ci sono indicazioni sulla melodia.<br /><br />Nel 1881 Demófilo pubblica la Colección de cantes flamencos, accorpando Toná e Liviana in un'unica categoria con versi in otto sillabe, in contraddizione con la metrica reale della Liviana. La fonte era il cantaor Juanelo de Jerez, figura nebulosa di cui non si sa quasi nulla.<br /><br />Silverio Franconetti, la voce roca che inventò il professionismo nel cante aprendo il primo cafè cantante, strutturò la sequenza Liviana-Serrana-remate in macho di Siguiriya di María Borrico, ancora in uso oggi. Antonio Chacón lavorò per otto mesi al café di Silverio apprendendo il cante direttamente, ma non lasciò incisioni di Liviana. Da Chacón la trasmissione arrivò a Pepe de la Matrona.<br /><br />Nel 1944 Pepe Marchena incise un brano di Serrana in cui la chitarra vira in 4/4 e Pepe intona la melodia della Liviana, prova che all'epoca era nota abbastanza da essere citata senza spiegazioni. La prima registrazione di Liviana è del 1947 ma è privata, del musicologo Manuel García Matos. Nel 1954 Pepe de la Matrona registrò la Liviana Primitiva nell'antologia Hispavox curata da Perico el del Lunar.<br /><br />Antonio Mairena completò il cante di Juan Talega, che ricordava una strofa imparata dal padre senza sapere come finisse. Mairena la completò seguendo la logica interna del flamenco e la chiamò Toná Liviana.<br />Tra gli esempi da ascoltare: Fosforito, Luis Caballero, cantaor repubblicano condannato a morte durante la guerra civile che scelse di fare il cameriere all'Hotel Alfonso XIII pur di non rinunciare al cante, e per chi è alle prime armi Si tu me vieras di Miguel Poveda dall'album Zaguan.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance a Milano. Cerco di investigare tutto ciò che è possibile attraverso l'emozionalità e le neuroscienze per quanto riguarda l'espressione del flamenco. Il cante di liviana introduce il baile por Serrana, e mi ha molto affascinata esplorarlo a fondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72356092</guid><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 01:01:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72356092/155_liviana.mp3" length="43387551" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/8f7e0674-7301-4375-b4d6-a22eabfdc377/8f7e0674-7301-4375-b4d6-a22eabfdc377.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/8f7e0674-7301-4375-b4d6-a22eabfdc377/8f7e0674-7301-4375-b4d6-a22eabfdc377.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/8f7e0674-7301-4375-b4d6-a22eabfdc377/8f7e0674-7301-4375-b4d6-a22eabfdc377.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La Liviana si presenta quasi sempre come introduzione alla Serrana, raramente come protagonista assoluta. Eppure questa funzione di apertura ne rivela l'essenza più profonda: Liviano significa leggero, ma la spiegazione più ricca viene da Pepe de la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Liviana si presenta quasi sempre come introduzione alla Serrana, raramente come protagonista assoluta. Eppure questa funzione di apertura ne rivela l'essenza più profonda: Liviano significa leggero, ma la spiegazione più ricca viene da Pepe de la Matrona, cantaor sivigliano cresciuto nel cuore gitano di Triana. In una puntata del ciclo televisivo Rito y Geografía del Cante (RTVE, anni '70), Pepe ricorda che il liviano era l'animale che portava il campanaccio in testa alla recua, la fila di muli da soma. Non il più forte, ma il più mansueto. Tutti i cantes hanno bisogno del loro liviano. "Se costruisci una casa senza fondamenta, come farai ad arrivare al tetto?"<br /><br />La Liviana lavora su un compás di 12 tempi asimmetrico, come la Siguiriya. La chitarra accompagna in Mi por arriba in modalità flamenca, mentre la Siguiriya si suona in La, differenza percepibile già dalle prime battute. Anche la metrica è anomala: il flamenco lavora su versi ottosillabi, ma la Liviana segue lo schema 7-5-7-5, lo stesso delle seguidillas castellanas, il che suggerisce radici precedenti al flamenco.<br /><br />La prima menzione nella stampa risale al 1827, sul Mercantil de Cádiz: il cantaor Lázaro Quintana avrebbe cantato una seguidilla de Pedro la Cambra. Sopravvive ancora oggi una letra diffusissima "De quién son esos machos con tanto rumbo / son de Pedro la Cambra / van pa' Bollullos". Pedro la Cambra era un mulattiere benestante, rimasto personaggio quasi mitico dopo duecento anni.<br />Nel 1852 un manifesto del Teatro Principal di Valencia annuncia lo stesso tema cantato da Francisco Pardo. In entrambi i casi, però, non ci sono indicazioni sulla melodia.<br /><br />Nel 1881 Demófilo pubblica la Colección de cantes flamencos, accorpando Toná e Liviana in un'unica categoria con versi in otto sillabe, in contraddizione con la metrica reale della Liviana. La fonte era il cantaor Juanelo de Jerez, figura nebulosa di cui non si sa quasi nulla.<br /><br />Silverio Franconetti, la voce roca che inventò il professionismo nel cante aprendo il primo cafè cantante, strutturò la sequenza Liviana-Serrana-remate in macho di Siguiriya di María Borrico, ancora in uso oggi. Antonio Chacón lavorò per otto mesi al café di Silverio apprendendo il cante direttamente, ma non lasciò incisioni di Liviana. Da Chacón la trasmissione arrivò a Pepe de la Matrona.<br /><br />Nel 1944 Pepe Marchena incise un brano di Serrana in cui la chitarra vira in 4/4 e Pepe intona la melodia della Liviana, prova che all'epoca era nota abbastanza da essere citata senza spiegazioni. La prima registrazione di Liviana è del 1947 ma è privata, del musicologo Manuel García Matos. Nel 1954 Pepe de la Matrona registrò la Liviana Primitiva nell'antologia Hispavox curata da Perico el del Lunar.<br /><br />Antonio Mairena completò il cante di Juan Talega, che ricordava una strofa imparata dal padre senza sapere come finisse. Mairena la completò seguendo la logica interna del flamenco e la chiamò Toná Liviana.<br />Tra gli esempi da ascoltare: Fosforito, Luis Caballero, cantaor repubblicano condannato a morte durante la guerra civile che scelse di fare il cameriere all'Hotel Alfonso XIII pur di non rinunciare al cante, e per chi è alle prime armi Si tu me vieras di Miguel Poveda dall'album Zaguan.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance a Milano. Cerco di investigare tutto ciò che è possibile attraverso l'emozionalità e le neuroscienze per quanto riguarda l'espressione del flamenco. Il cante di liviana introduce il baile por Serrana, e mi ha molto affascinata esplorarlo a fondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>2712</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,chacon,cultura,demofilo,flamenco,fosforito,juanelo,liviana,mairena,matrona,musica,sabina,serrana,silverio,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5f650000a188da4ff806a9af44ebf276.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#154- Los Caracoles - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/154-los-caracoles-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--72202454</link><description><![CDATA[Los Caracoles sono un palo della famiglia delle cantiñas (regione di Cadice), in modalità maggiore e ritmo di amalgama in 12 tempi.<br />Ti consiglio di ascoltare prima gli episodi 152 e 153 dedicati alle cantiñas. È la cantiña più barocca, influenzata dal fatto che il flamenco a fine Ottocento si sia trasferito in massa a Madrid per spettacolarizzarlo: nei caffè dell'epoca gli stili più profondi erano intervallati a stili più brillanti e allegri, e Caracoles era perfetto. Ascoltiamo subito Naranjito de Triana con la chitarra di Rafael Riqueni.<br /><br />L’atmosfera è caratterizzata dalla chitarra in Do maggiore, che crea un clima più brillante ed energetico rispetto al Mi o al La usati nelle altre cantiñas. Ma il flamenco non è prevedibile: finché non compare il cante non possiamo essere certi al 100% di essere in Caracoles. Ascoltiamo un'introduzione in Do maggiore che poi corrisponde invece a un Mirabrás cantato da Rafael Romero el Gallina. Lavorando sul Do maggiore, se il cantaor non ha una voce super intonata non può scappare in imperfezioni espressive, come sarebbe più possibile in La o in Mi.<br /><br />Caracoles ha una letra molto lunga, metrica variegata e struttura complicatissima, che permette di ripetere più volte versi o parole. I testi parlano di vita urbana, personaggi del mercato e pregones (i canti del mercato) di fine Ottocento e inizio Novecento a Madrid. Nasce a Cadice ma si sviluppa a Madrid, cristallizzando quell'ambiente, quindi difficilmente si potrebbe modernizzarlo.<br /><br />Esploriamo la letra: "Como reluce la gran Calle de Alcalá cuando suben y bajan los andaluces" (come risplende la gran via di Alcalá quando salgono e scendono gli andalusi tra Andalusia e Madrid). Anticamente la strofa parlava di Santa Cruz de Mudela (Ciudad Real), dove c’era lo scambio ferroviario per prendere il treno per Madrid.Ascoltiamo Pericón de Cádiz con Perico el del Lunar (chitarrista chiave per questo palo). La prima parte è un'introduzione con una melodia complessa, subito ripetuta. Nella strofa c’è poi un passaggio più cupo in modalità flamenca, che ascoltiamo da Chano Lobato, ma poi si torna alla modalità maggiore. Si parla di tre importanti toreri dell’epoca, Curro Cuchares, El Tato e Juan León, per richiamare l’attenzione del pubblico madrileno. Il finale può essere il pregón "Caracoles, caracoles", oppure la letra: "Eres bonita, el conocimiento la pasión me quita, te quiero yo más que a la mare que me parió" (sei bella e la passione mi toglie la ragione, ti amo più di mia madre), che detta da un andaluso ha un peso enorme. Alla fine il chitarrista torna un momento alla modalità flamenca per chiudere il cerchio.<br /><br />La letra è barocca, piena di melismi e ornamentazioni. Richiede un'estensione vocale non comune: normalmente il flamenco si svolge su un’ottava o un’ottava e mezza adatta a qualunque voce, mentre qui servono una voce speciale e un cantaor preparato. Questo stile vicino a cose più serie come la malagueña o la granaína ha suscitato pareri discordanti negli aficionados, che lo sentono troppo operistico e influenzato dalla zarzuela, il che è storicamente vero, anche per il lessico più forbito.<br /><br />Il nome viene dalla melodia perduta La Caracolera, di cui si conserva il testo di Manuel Sanz del 1845 su El Genio de Andalucía: "¡Caracoles! ¡Caracoles! hermano ¿qué ise osté? que son mis ojos dos soles, vamos viviendo chorré" (andiamo vivendo alla giornata, arrangiandosi senza pensieri). Il creatore del cante fu Tío José el Granaino, banderillero che, perso il lavoro nella tauromachia, si buttò nel canto per vivere; questo spiega i toreri nelle letras! Probabilmente conosceva la melodia per tradizione orale.<br /><br />Caracoles ha un'origine teatrale nella zarzuela del 1843 "Jeroma la Castañera" di Soriano Fuertes, di cui resta il testo sulla venditrice di castagne: "Aunque venda castañas asaas... soy la reina para mi querío...". Chi conosce i Caracoles ci ritrova la famosa letra con tipiche parole popolari andaluse. Questa musica preflamenca era una tonadilla orchestrale, da cui viene il tassello del cante por caracoles come pregón di vita quotidiana. Altri cantaores poi lo copiarono da Tío José el Granaino e lo diffusero.<br /><br />La svolta fu di Antonio Chacón (classe 1869), che sistemò il cante appoggiandosi su altre cantiñas, rendendo il ritmo più pausato e trasformandolo in qualcosa da ascolto e non solo da baile. Chacón "madridizzò" i versi, sostituendo Santa Cruz de Mudela con la Calle de Alcalá. Nel 1928 incise due Caracoles, con Ramón Montoya e con Perico el del Lunar.<br />Ci sono però antecedenti storici: nel 1922 El Mochuelo cantò un brano già Caracoles (chiamato nel disco "Alegría Como Reluce") e nel 1923 Manuel Pavón registrò "Como Reluce" con Montoya (brani recuperati dalla Sociedad de Pizarras).<br /><br />Nato per il baile, si evolve in cante da ascolto con Chacón. Il baile por Caracoles fu inventato da Romero el Tito (nipote di Tío José), che ne stabilì il codice: rispetto alle alegrías è più lento, meno aggressivo, senza obbligo di finale in bulería, silencio o castellana.<br />Essendo un cante arzigogolato, il baile (soprattutto femminile) usa mantón, ventaglio e bata de cola.<br />La prima fu La Macarrona: nel disco del 1922 El Mochuelo la incita con i jaleos. Su YouTube guarda Milagros Menjíbar e, per il baile maschile, Manuel Liñán (anche se con un'energia più esplosiva simile a un'alegría).<br /><br />Altro punto importante è la registrazione del Niño de Almadén con Perico el del Lunar nell’Antología del Cante Flamenco del 1954 (Hispavox), una Bibbia per il flamenco. Perico era stato chitarrista di Chacón e ne custodiva la memoria storica. Molti cantaores lo hanno fatto proprio, come Chocolate, Fosforito e José Menese, ma altri non lo hanno in repertorio.<br /><br />Antonio Mairena lo considerava poco flamenco e troppo barocco, adatto a chi non conosceva bene questo mondo. Ma a Londra la sua esecuzione ricevette un'ovazione di 15 minuti. Forse aveva ragione Quiñones: non tutti i palos devono esplorare le profondità dell’animo, Caracoles esprime semplicemente la gioia di vivere e la serenità. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche del mondo arabo dal 1985, insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance (un lavoro sull’espressione delle emozioni) dal 1990 a Milano. La letra por caracoles è impegnativa per il bailaor, che deve conoscere benissimo il cante perché il cantaor può fare pause di respiro quando e dove vuole. Per ballare è obbligatorio conoscere il cante, d'altronde se non ti piace alla follia perché dovresti ballare flamenco? Nel baile por caracoles si esplora lo spazio come energia aerea: si può ballare in due metri quadrati, ma l'ampiezza e la gestione dello spazio sono tipici di questo stile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72202454</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 07:36:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72202454/154_los_caracoles.mp3" length="43548047" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/72169915-449f-46e4-a327-608ee47dff4c/72169915-449f-46e4-a327-608ee47dff4c.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/72169915-449f-46e4-a327-608ee47dff4c/72169915-449f-46e4-a327-608ee47dff4c.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/72169915-449f-46e4-a327-608ee47dff4c/72169915-449f-46e4-a327-608ee47dff4c.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Los Caracoles sono un palo della famiglia delle cantiñas (regione di Cadice), in modalità maggiore e ritmo di amalgama in 12 tempi.
Ti consiglio di ascoltare prima gli episodi 152 e 153 dedicati alle cantiñas. È la cantiña più barocca, influenzata dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Los Caracoles sono un palo della famiglia delle cantiñas (regione di Cadice), in modalità maggiore e ritmo di amalgama in 12 tempi.<br />Ti consiglio di ascoltare prima gli episodi 152 e 153 dedicati alle cantiñas. È la cantiña più barocca, influenzata dal fatto che il flamenco a fine Ottocento si sia trasferito in massa a Madrid per spettacolarizzarlo: nei caffè dell'epoca gli stili più profondi erano intervallati a stili più brillanti e allegri, e Caracoles era perfetto. Ascoltiamo subito Naranjito de Triana con la chitarra di Rafael Riqueni.<br /><br />L’atmosfera è caratterizzata dalla chitarra in Do maggiore, che crea un clima più brillante ed energetico rispetto al Mi o al La usati nelle altre cantiñas. Ma il flamenco non è prevedibile: finché non compare il cante non possiamo essere certi al 100% di essere in Caracoles. Ascoltiamo un'introduzione in Do maggiore che poi corrisponde invece a un Mirabrás cantato da Rafael Romero el Gallina. Lavorando sul Do maggiore, se il cantaor non ha una voce super intonata non può scappare in imperfezioni espressive, come sarebbe più possibile in La o in Mi.<br /><br />Caracoles ha una letra molto lunga, metrica variegata e struttura complicatissima, che permette di ripetere più volte versi o parole. I testi parlano di vita urbana, personaggi del mercato e pregones (i canti del mercato) di fine Ottocento e inizio Novecento a Madrid. Nasce a Cadice ma si sviluppa a Madrid, cristallizzando quell'ambiente, quindi difficilmente si potrebbe modernizzarlo.<br /><br />Esploriamo la letra: "Como reluce la gran Calle de Alcalá cuando suben y bajan los andaluces" (come risplende la gran via di Alcalá quando salgono e scendono gli andalusi tra Andalusia e Madrid). Anticamente la strofa parlava di Santa Cruz de Mudela (Ciudad Real), dove c’era lo scambio ferroviario per prendere il treno per Madrid.Ascoltiamo Pericón de Cádiz con Perico el del Lunar (chitarrista chiave per questo palo). La prima parte è un'introduzione con una melodia complessa, subito ripetuta. Nella strofa c’è poi un passaggio più cupo in modalità flamenca, che ascoltiamo da Chano Lobato, ma poi si torna alla modalità maggiore. Si parla di tre importanti toreri dell’epoca, Curro Cuchares, El Tato e Juan León, per richiamare l’attenzione del pubblico madrileno. Il finale può essere il pregón "Caracoles, caracoles", oppure la letra: "Eres bonita, el conocimiento la pasión me quita, te quiero yo más que a la mare que me parió" (sei bella e la passione mi toglie la ragione, ti amo più di mia madre), che detta da un andaluso ha un peso enorme. Alla fine il chitarrista torna un momento alla modalità flamenca per chiudere il cerchio.<br /><br />La letra è barocca, piena di melismi e ornamentazioni. Richiede un'estensione vocale non comune: normalmente il flamenco si svolge su un’ottava o un’ottava e mezza adatta a qualunque voce, mentre qui servono una voce speciale e un cantaor preparato. Questo stile vicino a cose più serie come la malagueña o la granaína ha suscitato pareri discordanti negli aficionados, che lo sentono troppo operistico e influenzato dalla zarzuela, il che è storicamente vero, anche per il lessico più forbito.<br /><br />Il nome viene dalla melodia perduta La Caracolera, di cui si conserva il testo di Manuel Sanz del 1845 su El Genio de Andalucía: "¡Caracoles! ¡Caracoles! hermano ¿qué ise osté? que son mis ojos dos soles, vamos viviendo chorré" (andiamo vivendo alla giornata, arrangiandosi senza pensieri). Il creatore del cante fu Tío José el Granaino, banderillero che, perso il lavoro nella tauromachia, si buttò nel canto per vivere; questo spiega i toreri nelle letras! Probabilmente conosceva la melodia per tradizione orale.<br /><br />Caracoles ha un'origine teatrale nella zarzuela del 1843 "Jeroma la Castañera" di Soriano Fuertes, di cui resta il testo sulla venditrice di castagne: "Aunque venda castañas asaas... soy la reina para mi querío...". Chi conosce i Caracoles ci ritrova la famosa letra con tipiche...]]></itunes:summary><itunes:duration>2722</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,caracoles,chacon,cultura,flamenco,madrid,musica,sabina,storia,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/08a28629a0f21c3a93052b25f1ecaa61.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#153- La Famiglia delle Cantiñas (seconda parte) - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/153-la-famiglia-delle-cantinas-seconda-parte-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--72099127</link><description><![CDATA[Continuiamo a parlare delle Cantiñas, i cantes legati a Cádiz. <br /><br />Se non ci sei mai stato ti posso raccontare come sia Cádiz, ricorda un po' la situazione di Venezia: Cádiz è su un'isola, la Isla de Cádiz, congiunta con l'isola su cui sorge San Fernando, la Isla de León, con una lingua di sabbia circondata da spiagge bellissime, separata dal caño di Sancti Petri. All'entrata di Cádice dalla parte di San Fernando c'è la Cortadura, la muraglia difensiva costruita nel 1801 per difendersi dai francesi, di cui si racconta nelle strofe flamenche. Parlare di flamenco ci obbliga a parlare della storia dell'Andalusia! <br /><br />Dall'altro lato della città, verso nord, un ponte la collega a Puerto Real e alla baia, la famosa bahía di cui si parla nelle letras, e da lì si arriva a Puerto de Santa María. A sud si trova Chiclana. Tutte zone importanti per il flamenco. <br />La luce è particolare, arriva da tutti i lati e molto blu. Ci sono acquitrini, saline, il porto sull'Atlantico, merci dall'Africa, dalle Americhe, gli schiavi, i viaggi per e dai Caraibi. La gente era povera, ma ricca di stimoli culturali molto vari. <br /><br />Quando le armate napoleoniche invasero la Spagna a inizi 800, la morfologia della città diede a Cádice il vantaggio di essere abbastanza inespugnabile e i soldati di diverse regioni confluirono nella zona mescolando le loro culture, anche musicali. Arrivarono le Jotas del nord, in particolare la Jota Aragonesa: un canto ternario, in scala maggiore, allegro e solare che la gente del luogo imparò. La melodia non ha nulla a che vedere con le cantiñas, ma l'atmosfera delle jotas contribuì a formare il terreno su cui si evolsero. Le strofe di Mirabras raccontano di ribellione e liberalismo. Il fatto che questi palos si cantino a velocità sostenuta ha a che fare con l'energia, la solarità e l'ironia tipiche della zona. <br /><br />Le Jotas sono una radice delle cantiñas ma non l'unica. Ecco le altre: i juguetillos, piccole composizioni veloci, semplici e ternarie del repertorio delle tonadillas — frasi buffe, testi ironici, che si cantano come aggiunta alla letra senza nulla a che vedere con il suo tema. I fandangos de Cádiz non esistono più ma si sono disciolti nelle cantiñas; pregones, inni e romances sono confluiti anch'essi. <br /><br />Ci sono poi cantiñas antiche che hanno dato origine a quelle di oggi: la Contrabandista, diffusa nella zona intorno a Gibilterra, zona di contrabbando fra l'Africa e la sierra, di cui ascoltiamo un esempio cantato da Camarón de la Isla. La letra tradizionale dice: "Yo soy la contrabandista / que meto tanto ruío / y cuando voy con mi marío / al Peñón de Gibraltar / si me tiran al resguardo / o me meto en el zipizape / tiro mi jaca al escape / y me voy por donde he venío." <br />Altri cantes che diedero origine alle cantiñas vennero dalla famiglia Bochoque, gitani di Sanlúcar de Barrameda: la cantiña de las Mirris e la cantiña de la Rosa. El Tío Frasco Bochoque, nato all'inizio dell'800, diede probabilmente i semi del Mirabras; la Tía María la Mica, sua parente, creò probabilmente la cantiña de las Mirris. Le stesse Mirris erano sorelle o cugine della Mica, e ogni giorno andavano da Sanlúcar al Puerto de Santa María a portare vettovaglie ai loro uomini carcerati ai lavori forzati. <br /><br />Il cante de las Mirris fu tramandato da Ramón Medrano, macellaio di Sanlúcar cresciuto nel cante grazie alla nonna, la Bisca, che visse 104 anni e fu vera memoria storica del flamenco dalla metà dell'800. "Desde Sanlúcar al Puerto / hay un carril / que lo han hecho las Mirris / de ir y venir. / La Mirri chica y la Mirri grande / estaban hechas de azúcar cande. / ¿Qué es lo que suena? / Los presidiarios con sus cadenas." In mezzo all'immagine triste dei prigionieri, queste due bellissime sorelle — donne di spettacolo. La poesia del flamenco! <br /><br />Ascoltiamo anche Chano Lobato por cantiña de las Mirris, con spirito molto artistico e personale. <br />La cantiña de la Rosa viene dalla stessa famiglia: José Vargas Serrano Bochoque, nipote del Tío Frasco, la creò probabilmente. "Ayudarme caballeros a dibujar esta rosa / que tengo luto y no puedo dibujarla tan hermosa." La letra sopravvisse grazie a Ramón Medrano e a Félix Serrano Medrano, altra memoria storica del flamenco. Ascoltiamo Enrique Morente accompagnato da Sabicas por cantiña de la Rosa. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance. Ho una passione sconfinata per il flamenco: d'altra parte chi me lo avrebbe fatto fare di mettere in piedi questo podcast così variegato? Solo attraverso l'insegnamento non potrei diffondere così questa cultura. <br />Grazie di ascoltare questi podcast. Io mi impegno il più possibile ma senza di te il mio lavoro sarebbe inutile e molto noioso. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72099127</guid><pubDate>Sat, 23 May 2026 07:45:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72099127/153_la_famiglia_delle_cantinas_seconda_parte.mp3" length="25058786" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/475cfd9e-c88b-4850-8aab-275b0b487ac3/475cfd9e-c88b-4850-8aab-275b0b487ac3.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/475cfd9e-c88b-4850-8aab-275b0b487ac3/475cfd9e-c88b-4850-8aab-275b0b487ac3.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/475cfd9e-c88b-4850-8aab-275b0b487ac3/475cfd9e-c88b-4850-8aab-275b0b487ac3.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Continuiamo a parlare delle Cantiñas, i cantes legati a Cádiz. 

Se non ci sei mai stato ti posso raccontare come sia Cádiz, ricorda un po' la situazione di Venezia: Cádiz è su un'isola, la Isla de Cádiz, congiunta con l'isola su cui sorge San...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Continuiamo a parlare delle Cantiñas, i cantes legati a Cádiz. <br /><br />Se non ci sei mai stato ti posso raccontare come sia Cádiz, ricorda un po' la situazione di Venezia: Cádiz è su un'isola, la Isla de Cádiz, congiunta con l'isola su cui sorge San Fernando, la Isla de León, con una lingua di sabbia circondata da spiagge bellissime, separata dal caño di Sancti Petri. All'entrata di Cádice dalla parte di San Fernando c'è la Cortadura, la muraglia difensiva costruita nel 1801 per difendersi dai francesi, di cui si racconta nelle strofe flamenche. Parlare di flamenco ci obbliga a parlare della storia dell'Andalusia! <br /><br />Dall'altro lato della città, verso nord, un ponte la collega a Puerto Real e alla baia, la famosa bahía di cui si parla nelle letras, e da lì si arriva a Puerto de Santa María. A sud si trova Chiclana. Tutte zone importanti per il flamenco. <br />La luce è particolare, arriva da tutti i lati e molto blu. Ci sono acquitrini, saline, il porto sull'Atlantico, merci dall'Africa, dalle Americhe, gli schiavi, i viaggi per e dai Caraibi. La gente era povera, ma ricca di stimoli culturali molto vari. <br /><br />Quando le armate napoleoniche invasero la Spagna a inizi 800, la morfologia della città diede a Cádice il vantaggio di essere abbastanza inespugnabile e i soldati di diverse regioni confluirono nella zona mescolando le loro culture, anche musicali. Arrivarono le Jotas del nord, in particolare la Jota Aragonesa: un canto ternario, in scala maggiore, allegro e solare che la gente del luogo imparò. La melodia non ha nulla a che vedere con le cantiñas, ma l'atmosfera delle jotas contribuì a formare il terreno su cui si evolsero. Le strofe di Mirabras raccontano di ribellione e liberalismo. Il fatto che questi palos si cantino a velocità sostenuta ha a che fare con l'energia, la solarità e l'ironia tipiche della zona. <br /><br />Le Jotas sono una radice delle cantiñas ma non l'unica. Ecco le altre: i juguetillos, piccole composizioni veloci, semplici e ternarie del repertorio delle tonadillas — frasi buffe, testi ironici, che si cantano come aggiunta alla letra senza nulla a che vedere con il suo tema. I fandangos de Cádiz non esistono più ma si sono disciolti nelle cantiñas; pregones, inni e romances sono confluiti anch'essi. <br /><br />Ci sono poi cantiñas antiche che hanno dato origine a quelle di oggi: la Contrabandista, diffusa nella zona intorno a Gibilterra, zona di contrabbando fra l'Africa e la sierra, di cui ascoltiamo un esempio cantato da Camarón de la Isla. La letra tradizionale dice: "Yo soy la contrabandista / que meto tanto ruío / y cuando voy con mi marío / al Peñón de Gibraltar / si me tiran al resguardo / o me meto en el zipizape / tiro mi jaca al escape / y me voy por donde he venío." <br />Altri cantes che diedero origine alle cantiñas vennero dalla famiglia Bochoque, gitani di Sanlúcar de Barrameda: la cantiña de las Mirris e la cantiña de la Rosa. El Tío Frasco Bochoque, nato all'inizio dell'800, diede probabilmente i semi del Mirabras; la Tía María la Mica, sua parente, creò probabilmente la cantiña de las Mirris. Le stesse Mirris erano sorelle o cugine della Mica, e ogni giorno andavano da Sanlúcar al Puerto de Santa María a portare vettovaglie ai loro uomini carcerati ai lavori forzati. <br /><br />Il cante de las Mirris fu tramandato da Ramón Medrano, macellaio di Sanlúcar cresciuto nel cante grazie alla nonna, la Bisca, che visse 104 anni e fu vera memoria storica del flamenco dalla metà dell'800. "Desde Sanlúcar al Puerto / hay un carril / que lo han hecho las Mirris / de ir y venir. / La Mirri chica y la Mirri grande / estaban hechas de azúcar cande. / ¿Qué es lo que suena? / Los presidiarios con sus cadenas." In mezzo all'immagine triste dei prigionieri, queste due bellissime sorelle — donne di spettacolo. La poesia del flamenco! <br /><br />Ascoltiamo anche Chano Lobato por cantiña de las Mirris, con spirito molto artistico e personale. <br />La cantiña de la Rosa...]]></itunes:summary><itunes:duration>1567</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cadiz,cante,cantinas,contrabandista,cultura,flamenco,juguetillo,mirris,rosa,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f9b21dafa72a0f934a4650f509ec3b0b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#152- La famiglia delle Cantiñas (prima parte) - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/152-la-famiglia-delle-cantinas-prima-parte-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--72097854</link><description><![CDATA[Le cantiñas sono un argomento grosso quindi lo tratterò in due parti.<br /><br />Il termine indica due cose: un palo a sé stante che si chiama proprio cantiña, e la famiglia di palos che hanno fra loro elementi in comune e alcune differenze. Cantiña, Alegrías de Cadiz, Alegrías de Córdoba, Mirabras, Caracoles, Romera, cantiña del Pinini (in realtà ce ne sono altre personali, ma questa è molto interessante). E altre più antiche che diedero i natali alle cantiña di oggi, delle quali ti parlerò nella seconda parte del podcast: cantiña de las Mirris, de la Contrabandista e de la Rosa.<br /><br />Sulle singole cantiñas farò episodi specifici in futuro.<br />La cantiña più diffusa sono las Alegrías de Cadiz, un'energia fortissima, esplosiva, che rimane in mente anche a chi non conosce nulla del flamenco. E' nel repertorio di tutti i bailaores.<br /><br />Partiamo dall'ascolto della cantiña in quanto tale, cantata da Jeromo Segura. La frase ritmica è in 12 tempi con un compas di amalgama e la modalità musicale di riferimento è centralmente il maggiore. Nella Cantiña non c'è bisogno che ad un compas corrisponda un verso mentre nell'Alegría de Cadiz ad un verso corrisponde una frase ritmica, quindi c'è più energia ma meno libertà interpretativa da parte del cantaor.<br />Ascoltiamo un esempio di Alegría de Cadiz cantata da Chano Lobato, figura emblematica del cante di Cadiz, che lavorò con tutti i più grandi artisti durante una carriera lunghissima: Chano cantò fino a tardissima età e collezionò un'esperienza impagabile in questo campo. Ti parlo di Alegría de Cadiz perché esiste anche la Alegría de Cordoba, che forse la flamencologia preferirebbe chiamare con più precisione Cantiña de Cordoba o cordobesa. Ha una melodia che slitta sulla modalità minore e si avvicina alla modalità flamenca. Ascoltiamo un esempio de El Seneca. Hanno origine dalla Alegría de Cadiz e all'inizio del 900 vengono trasportate a Cordoba ad opera di Onofre, che lavorava nel campo della tauromachia. I primi interpreti furono i suoi figli, gli Onofres. Ha una melodia diversa, sembra quasi una canzone, il cante è più lento e pausato, con atmosfera più tranquilla e sentimentale.<br /><br />Ascoltiamo un esempio di Alegría de Cadiz cantata da Chano Lobato per un confronto diretto. Ascoltiamo anche un cante por Caracoles cantato da El Chocolate e il Mirabras, cantato da Rosario Lopez, cantaora di Cadiz esperta sull'argomento Mirabras.<br />Il Mirabras ha una parte politica e una di Pregon, i cantes del mercato a cui spesso il flamenco fa riferimento.<br />Ascoltiamo una Cantiña del Pinini, cresciuta fuori da Cadice grazie al Pinini, che era di Lebrija, e dopo aver lavorato tanto tempo a Cadice nei mattatoi tornò nella sua terra natale e creò una cantiña personale. La ascoltiamo cantata da Fernanda de Utrera che oltre ad essere una cantaora fondamentale nella storia del flamenco era anche la nipote del Pinini, e certamente la Cantiña del Pinini era per lei storia familiare.<br /><br />Dopo questa carrellata di ascolti voglio parlare in generale delle cantiñas, delle loro caratteristiche. La frase ritmica sta in 12 tempi con una prima parte ternaria e una seconda parte binaria. La modalità musicale usata è principalmente maggiore, ma la tradizione orale si presta molto a modifiche, e il flamenco tipicamente fa passaggi in altre modalità. Lavora centralmente sulla zona di Cadice.<br />Questi cantes nascono come ballabili e conservano una dimensione fisica, ludica, per poi evolversi in una direzione da ascolto. L'Alegría de Cadiz è l'unico dedicato centralmente alla città di Cadice, ha una energia molto incalzante e travolgente. La trovi nel repertorio di ogni bailaor, che può così mettere in mostra anche le sue capacità tecniche.<br />Caratteristica di questo palo è che ad ogni compas corrisponde un verso del cante, cosa che la rende più incalzante e anche più semplice da cantare e da ascoltare.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso musiche e danze del mondo arabo. Ho una passione sconfinata per il flamenco: d'altra parte chi me lo avrebbe fatto fare di mettere in piedi questo podcast così variegato? Solo attraverso l'insegnamento non potrei diffondere così questa cultura.<br /><br />Ti suggerisco di cercare la Magna Antología del cante flamenco, 20 vinili editi da Hispavox nel 1982, prodotta e diretta da José Blas Vega, ricercatore e flamencólogo con l'anima dell'appassionato: arrivò a registrare in prima persona dei cantes andando direttamente in casa dei cantaores, registrando anche persone non professioniste, che restano a testimonianza della storia del cante.<br />E anche la serie della RTVE spagnola degli anni 70 Rito y Geografía del Cante. C'è una puntata dedicata ai cantes di Cadiz e de los Puertos che ti consiglio di ascoltare. Li trovi su youtube]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72097854</guid><pubDate>Thu, 21 May 2026 13:39:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72097854/152_la_famiglia_delle_canti_as_prima_parte.mp3" length="21921585" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0c7810d8-ddc4-4089-80a4-21fc9689abee/0c7810d8-ddc4-4089-80a4-21fc9689abee.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0c7810d8-ddc4-4089-80a4-21fc9689abee/0c7810d8-ddc4-4089-80a4-21fc9689abee.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0c7810d8-ddc4-4089-80a4-21fc9689abee/0c7810d8-ddc4-4089-80a4-21fc9689abee.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le cantiñas sono un argomento grosso quindi lo tratterò in due parti.

Il termine indica due cose: un palo a sé stante che si chiama proprio cantiña, e la famiglia di palos che hanno fra loro elementi in comune e alcune differenze. Cantiña, Alegrías...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le cantiñas sono un argomento grosso quindi lo tratterò in due parti.<br /><br />Il termine indica due cose: un palo a sé stante che si chiama proprio cantiña, e la famiglia di palos che hanno fra loro elementi in comune e alcune differenze. Cantiña, Alegrías de Cadiz, Alegrías de Córdoba, Mirabras, Caracoles, Romera, cantiña del Pinini (in realtà ce ne sono altre personali, ma questa è molto interessante). E altre più antiche che diedero i natali alle cantiña di oggi, delle quali ti parlerò nella seconda parte del podcast: cantiña de las Mirris, de la Contrabandista e de la Rosa.<br /><br />Sulle singole cantiñas farò episodi specifici in futuro.<br />La cantiña più diffusa sono las Alegrías de Cadiz, un'energia fortissima, esplosiva, che rimane in mente anche a chi non conosce nulla del flamenco. E' nel repertorio di tutti i bailaores.<br /><br />Partiamo dall'ascolto della cantiña in quanto tale, cantata da Jeromo Segura. La frase ritmica è in 12 tempi con un compas di amalgama e la modalità musicale di riferimento è centralmente il maggiore. Nella Cantiña non c'è bisogno che ad un compas corrisponda un verso mentre nell'Alegría de Cadiz ad un verso corrisponde una frase ritmica, quindi c'è più energia ma meno libertà interpretativa da parte del cantaor.<br />Ascoltiamo un esempio di Alegría de Cadiz cantata da Chano Lobato, figura emblematica del cante di Cadiz, che lavorò con tutti i più grandi artisti durante una carriera lunghissima: Chano cantò fino a tardissima età e collezionò un'esperienza impagabile in questo campo. Ti parlo di Alegría de Cadiz perché esiste anche la Alegría de Cordoba, che forse la flamencologia preferirebbe chiamare con più precisione Cantiña de Cordoba o cordobesa. Ha una melodia che slitta sulla modalità minore e si avvicina alla modalità flamenca. Ascoltiamo un esempio de El Seneca. Hanno origine dalla Alegría de Cadiz e all'inizio del 900 vengono trasportate a Cordoba ad opera di Onofre, che lavorava nel campo della tauromachia. I primi interpreti furono i suoi figli, gli Onofres. Ha una melodia diversa, sembra quasi una canzone, il cante è più lento e pausato, con atmosfera più tranquilla e sentimentale.<br /><br />Ascoltiamo un esempio di Alegría de Cadiz cantata da Chano Lobato per un confronto diretto. Ascoltiamo anche un cante por Caracoles cantato da El Chocolate e il Mirabras, cantato da Rosario Lopez, cantaora di Cadiz esperta sull'argomento Mirabras.<br />Il Mirabras ha una parte politica e una di Pregon, i cantes del mercato a cui spesso il flamenco fa riferimento.<br />Ascoltiamo una Cantiña del Pinini, cresciuta fuori da Cadice grazie al Pinini, che era di Lebrija, e dopo aver lavorato tanto tempo a Cadice nei mattatoi tornò nella sua terra natale e creò una cantiña personale. La ascoltiamo cantata da Fernanda de Utrera che oltre ad essere una cantaora fondamentale nella storia del flamenco era anche la nipote del Pinini, e certamente la Cantiña del Pinini era per lei storia familiare.<br /><br />Dopo questa carrellata di ascolti voglio parlare in generale delle cantiñas, delle loro caratteristiche. La frase ritmica sta in 12 tempi con una prima parte ternaria e una seconda parte binaria. La modalità musicale usata è principalmente maggiore, ma la tradizione orale si presta molto a modifiche, e il flamenco tipicamente fa passaggi in altre modalità. Lavora centralmente sulla zona di Cadice.<br />Questi cantes nascono come ballabili e conservano una dimensione fisica, ludica, per poi evolversi in una direzione da ascolto. L'Alegría de Cadiz è l'unico dedicato centralmente alla città di Cadice, ha una energia molto incalzante e travolgente. La trovi nel repertorio di ogni bailaor, che può così mettere in mostra anche le sue capacità tecniche.<br />Caratteristica di questo palo è che ad ogni compas corrisponde un verso del cante, cosa che la rende più incalzante e anche più semplice da cantare e da ascoltare.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1371</itunes:duration><itunes:keywords>alegrias,andalusia,baile,cadiz,cante,cantinas,caracoles,cultura,flamenco,gaditano,mirabras,musica,pinini,romera,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f93517304cfe0024e3f5cd253b768eb9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#151- Los palos de Ida y Vuelta La Colombiana -Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/151-los-palos-de-ida-y-vuelta-la-colombiana-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--71934283</link><description><![CDATA[La Colombiana appartiene alla famiglia dei palos de Ida y Vuelta, i generi di origini miste fra Spagna e le regioni spagnole d'America. Non “colonie”, ma “regioni”, che la Madrepatria ha sempre integrato culturalmente.Ti rimando prima di tutto all’ascolto dell’episodio 110, in cui ti racconto della salida del cante por Colombiana.<br /><br />La Colombiana in realtà non ha niente a che fare con la Colombia, ma è uno dei pochi palos di cui si conosce l’origine, ovviamente con approssimazione, dato che sempre nel flamenco le cose si mescolano e si perdono un po’ i confini. La paternità è certamente di Pepe Marchena, intorno al 1930. È un cante molto allegro ed orecchiabile in 4/4 in modalità maggiore. È forse il palo flamenco più allegro e spensierato.<br /><br />La sua origine nella cultura musicale spagnola è da trovarsi nella Habanera. Nominando la Habanera viene subito in mente la famosissima aria della Carmen di Bizet, forse uno dei brani più conosciuti al mondo, ma ascoltiamo anche una habanera spagnola. È un canto di origine popolare, nel quale troviamo il ritmo dondolante e un po’ sincopato della Colombiana.<br /><br />Da dove viene il nome? Partiamo da Pepe Marchena stesso, che raccontò di averlo creato nel 1927, a partire da melodie messicane sentite canticchiare da Juan Bringas, un amico del famosissimo torero messicano Rodolfo Gaona, con l’intenzione di farle conoscere al pubblico spagnolo. Probabilmente la melodia era “El Venadito”, una melodia popolare messicana molto famosa.<br />Rafael Nogales, il chitarrista, disse che Marchena prese questa melodia da una canzone basca, ma purtroppo non l’ho trovata, quindi non posso fartela ascoltare.<br />Come sempre, parlando di flamencologia è importante il riferimento al lavoro di Faustino Nuñez e del suo bellissimo sito Flamencopolis. Ci narra di un episodio in cui il chitarrista Sabicas, che collaborò tanto con Pepe Marchena, raccontò che Pepe canticchiava diverse melodie per cercare di dar loro una propria impronta personale, e che un giorno cantava una melodia che Sabicas non aveva mai sentito, affermando “Son colombianas”. La risposta probabilmente era del tutto casuale. Ma rimase il nome.Altri sostengono che il cante sia di origine venezuelana o del Guatemala...<br /><br />Juanito Valderrama, amico e seguace di Marchena, diede un proprio contributo forte alla Colombiana e raccontò che a Madrid c’era un duo colombiano che cantava in un cabaret un brano che Marchena amava e che obbligò gli amici flamenchi ad ascoltarlo più volte.<br /><br />Nuñez osserva che forse più che “Colombiana” si sarebbe dovuta chiamare più genericamente “Colombina” in onore di Colombo e delle Americhe in generale. Il cante ebbe subito un grande successo e probabilmente Pepe Marchena, con il nome d’arte di Niño de Marchena, lo presentò in pubblico per la prima volta al Cinema Pathé di Siviglia prima del 1930, secondo quello che racconta il giornalista e critico del flamenco sivigliano Manuel Martín Martín nel libretto che accompagna una bellissima antologia di 17 CD dedicata a Pepe Marchena e pubblicata verso il 2014/15.<br /><br />La prima incisione probabilmente fu quella del 1931, in cui cantava con El Niño de la Flor, accompagnati dal chitarrista Rafael Nogales. La registrazione è già molto flamenca, e mi pare strano che sia la prima registrazione del cante di Colombiana.<br />La seconda registrazione che venne fatta di questo cante, sempre dal duo di cantaores ma con l’accompagnamento di Ramón Montoya nel 1932, mi sembra “meno evoluta” dal punto di vista flamenco, e mi sembra più “canzone”.<br />Non ho trovato informazioni per dirimere questo dubbio. Il primo chitarrista che incise la Colombiana fu Nogales, come si può ascoltare da una frase detta da una persona del pubblico durante una incisione di un cante por fandango di Pepe Marchena.<br /><br />Ti faccio ascoltare la versione suonata con il sassofono al posto della voce da Fernando Vilches nel 1932, che dimostra come la Colombiana sia stata famosa. Le creazioni, come vedi, nel flamenco non sono tipiche soltanto della nostra epoca!<br /><br />La colombiana si canta in maniera molto flamenca, sulla scia di Pepe Marchena, o anche alla maniera più vicina alla copla, o alla rumba. Forse per questa sua caratteristica, non viene spesso cantata in un recital flamenco.<br /><br />Pepe Marchena, José Tejada Martín, nacque nel 1903 a Marchena, in provincia di Siviglia, ed era un bambino prodigio che ebbe da subito successo. Debuttò come El Niño de Marchena. Il lavoro musicale non gli lasciò tempo per andare a scuola, e infatti fu analfabeta, ma poté imparare i testi delle letras senza mai ripetersi e recitare in film. Era molto brillante e personalissimo: apportò al flamenco diverse innovazioni, come cantare in piedi, essere accompagnati da un’orchestra, cantare in duo o in trio, introdurre testi poetici, anche composti da lui stesso. Cantò in maniera molto recitativa, stile che venne poi copiato da uno stuolo di fan. Era una persona creativa, che si vestiva in modo eccentrico.<br />Pare che Charlie Chaplin abbia detto di invidiarlo perché le donne con lui ridevano, mentre con Pepe Marchena si emozionavano.<br /><br />Ovviamente fu molto criticato dai puristi, e la Colombiana infatti soffrì un po’ di questo giudizio. Pepe Marchena lavorò tantissimo su tutti i palos de Ida y Vuelta.<br /><br />Ascoltiamo una colombiana molto flamenca cantata dalla Niña de los Peines, un’altra suonata da Sabicas e cantata da Carmen Amaya per sentire l’evoluzione di questo cante, e ovviamente Juanito Valderrama, voce imprescindibile nella esplorazione della Colombiana.<br /><br />Questo cante è stato esplorato tanto da cantanti al confine fra il flamenco e la copla: ascoltiamo Ana Reverte, che ne fece davvero un cavallo di battaglia, e la regina della copla, Rocío Jurado.<br /><br />Ti faccio ascoltare Paco de Lucía, con la sua famosissima versione chitarristica di Colombiana "Monasterio de Sal", e la versione super poetica ed emozionante di Sandra Carrasco con David de Arahal, che hanno studiato il lavoro di Pepe Marchena con grande profondità.<br /><br />La colombiana è una melodia sola, quindi non si può dire “canto por colombianas” ma “canto la Colombiana”.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985 e insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull’espressione delle emozioni attraverso danze e musiche arabe. Per capire la Colombiana l’ho dovuta esplorare parecchio, perché all’inizio ne sentivo solo l’aspetto legato alla copla. Ma davvero la Colombiana esplora un colore emozionale interessante che aggiunge una sfumatura di serenità e gioia al flamenco: ascoltiamo un famoso ritornello che dice “cantando la Colombiana se pasa la vida mucho mejor”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71934283</guid><pubDate>Sat, 09 May 2026 08:28:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71934283/151_los_palos_de_ida_y_vuelta_la_colombiana.mp3" length="33152148" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La Colombiana appartiene alla famiglia dei palos de Ida y Vuelta, i generi di origini miste fra Spagna e le regioni spagnole d'America. Non “colonie”, ma “regioni”, che la Madrepatria ha sempre integrato culturalmente.Ti rimando prima di tutto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Colombiana appartiene alla famiglia dei palos de Ida y Vuelta, i generi di origini miste fra Spagna e le regioni spagnole d'America. Non “colonie”, ma “regioni”, che la Madrepatria ha sempre integrato culturalmente.Ti rimando prima di tutto all’ascolto dell’episodio 110, in cui ti racconto della salida del cante por Colombiana.<br /><br />La Colombiana in realtà non ha niente a che fare con la Colombia, ma è uno dei pochi palos di cui si conosce l’origine, ovviamente con approssimazione, dato che sempre nel flamenco le cose si mescolano e si perdono un po’ i confini. La paternità è certamente di Pepe Marchena, intorno al 1930. È un cante molto allegro ed orecchiabile in 4/4 in modalità maggiore. È forse il palo flamenco più allegro e spensierato.<br /><br />La sua origine nella cultura musicale spagnola è da trovarsi nella Habanera. Nominando la Habanera viene subito in mente la famosissima aria della Carmen di Bizet, forse uno dei brani più conosciuti al mondo, ma ascoltiamo anche una habanera spagnola. È un canto di origine popolare, nel quale troviamo il ritmo dondolante e un po’ sincopato della Colombiana.<br /><br />Da dove viene il nome? Partiamo da Pepe Marchena stesso, che raccontò di averlo creato nel 1927, a partire da melodie messicane sentite canticchiare da Juan Bringas, un amico del famosissimo torero messicano Rodolfo Gaona, con l’intenzione di farle conoscere al pubblico spagnolo. Probabilmente la melodia era “El Venadito”, una melodia popolare messicana molto famosa.<br />Rafael Nogales, il chitarrista, disse che Marchena prese questa melodia da una canzone basca, ma purtroppo non l’ho trovata, quindi non posso fartela ascoltare.<br />Come sempre, parlando di flamencologia è importante il riferimento al lavoro di Faustino Nuñez e del suo bellissimo sito Flamencopolis. Ci narra di un episodio in cui il chitarrista Sabicas, che collaborò tanto con Pepe Marchena, raccontò che Pepe canticchiava diverse melodie per cercare di dar loro una propria impronta personale, e che un giorno cantava una melodia che Sabicas non aveva mai sentito, affermando “Son colombianas”. La risposta probabilmente era del tutto casuale. Ma rimase il nome.Altri sostengono che il cante sia di origine venezuelana o del Guatemala...<br /><br />Juanito Valderrama, amico e seguace di Marchena, diede un proprio contributo forte alla Colombiana e raccontò che a Madrid c’era un duo colombiano che cantava in un cabaret un brano che Marchena amava e che obbligò gli amici flamenchi ad ascoltarlo più volte.<br /><br />Nuñez osserva che forse più che “Colombiana” si sarebbe dovuta chiamare più genericamente “Colombina” in onore di Colombo e delle Americhe in generale. Il cante ebbe subito un grande successo e probabilmente Pepe Marchena, con il nome d’arte di Niño de Marchena, lo presentò in pubblico per la prima volta al Cinema Pathé di Siviglia prima del 1930, secondo quello che racconta il giornalista e critico del flamenco sivigliano Manuel Martín Martín nel libretto che accompagna una bellissima antologia di 17 CD dedicata a Pepe Marchena e pubblicata verso il 2014/15.<br /><br />La prima incisione probabilmente fu quella del 1931, in cui cantava con El Niño de la Flor, accompagnati dal chitarrista Rafael Nogales. La registrazione è già molto flamenca, e mi pare strano che sia la prima registrazione del cante di Colombiana.<br />La seconda registrazione che venne fatta di questo cante, sempre dal duo di cantaores ma con l’accompagnamento di Ramón Montoya nel 1932, mi sembra “meno evoluta” dal punto di vista flamenco, e mi sembra più “canzone”.<br />Non ho trovato informazioni per dirimere questo dubbio. Il primo chitarrista che incise la Colombiana fu Nogales, come si può ascoltare da una frase detta da una persona del pubblico durante una incisione di un cante por fandango di Pepe Marchena.<br /><br />Ti faccio ascoltare la versione suonata con il sassofono al posto della voce da Fernando Vilches nel 1932, che dimostra come la Colombiana...]]></itunes:summary><itunes:duration>2072</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cante,colombiana,copla,cultura,flamenco,gioia,marchena,musica,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1989d137de54d472b911de41df8d0675.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#150- Il flamenco non chiede il permesso e nemmeno tu - Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/150-il-flamenco-non-chiede-il-permesso-e-nemmeno-tu-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--71889305</link><description><![CDATA[“Sin pedirle permiso al que dirán”, senza chiedere il permesso a ciò che gli altri diranno. È quella vocina che ci fa dire che forse qualcosa non va, che non siamo abbastanza. Succede spesso a chi si occupa di flamenco, ma è normale per tutti nella vita. Il flamenco significa non aver paura di essere ciò che si è, da ogni punto di vista.Se ti filtri attraverso il timore del giudizio altrui (che spesso è il nostro, mascherato perché più facile da accettare), alla persona che ti osserva arriverà una sensazione di “conti che non tornano”: una versione di te purificata e sterilizzata. Il flamenco fa da sempre questo in modo terapeutico, pur senza saperlo.<br /><br />I circuiti cerebrali legati al senso di esclusione sociale e al rilevamento della possibilità di venire esclusi dal gruppo sono gli stessi del dolore fisico. Lo abbiamo sperimentato tutti: l’essere umano è disegnato da Madre Natura per vivere in società. Le zone sollecitate — corteccia cingolata anteriore dorsale, insula, amigdala — elaborano un dolore legato alla nostra stessa sopravvivenza.<br /><br />Il flamenco, nella sua saggezza, sa quanto sia curativo riconoscersi in ciò che si è: sentire che la comunità ci accetta nell'unicità è un vero farmaco neurologico. Nasce storicamente fra persone senza un ruolo sociale da proteggere: gitani, gente di spettacolo, persone che non godevano di buona reputazione. L’urgenza era esprimere ciò che si aveva da dire, senza necessità di compiacere canoni esterni. Fin dall’inizio, ha avuto un ruolo di ribellione e denuncia.<br /><br />Lo scrittore Caballero Bonald definiva la cultura del flamenco come “una protesta senza destinatario”, che esprime il dolore senza chiedere permesso, accettandolo. È un processo che ha profondamente a che fare con l’accettazione e l’integrazione di sé.<br /><br />Il flamenco nasce da una creatività irrefrenabile, ma a un certo punto ha prodotto categorie precise, costituendo una afición. Per garantirne la proliferazione, negli anni 50 Antonio Mairena diede canoni molto rigidi. Mairena influenzò tutti i cantaores a venire, ma alcuni artisti storici dalle voci bellissime si stavano perdendo (grazie alla Sociedad Pizarras per il lavoro di recupero).<br /><br />Nel baile, due figure definirono i canoni: Matilde Coral, che teorizzò per la donna movimenti sinuosi ed eleganti della parte superiore del corpo, e Vicente Escudero, che pubblicò un decalogo per l'uomo (sobrietà, niente fianchi), salvo poi ammettere di non aver mai visto nessuno aderirvi totalmente. Tentarono di salvaguardare una forma d’arte che per natura evolve e si contamina. Questa ricerca di purezza generò però la tendenza a irrigidire: come si fa a “pulire” il flamenco con canoni del balletto classico, che si basa su altro? Il flamenco deve nascere dalle emozioni, non anelare alla perfezione.<br /><br />Queste regole fecero guardare con sospetto innovatori come Paco de Lucía o Camarón, inizialmente considerati traditori. La condanna colpì anche chi rese il flamenco accessibile, come i Ketama, i Pata Negra o oggi Rosalía. In realtà, grazie a loro, il flamenco si è espanso nel mondo.<br /><br />Il flamenco produce appartenenza alla comunità nelle juergas attraverso il jaleo, i segnali di apprezzamento per ciò che è “vero”. Quando non posso essere me stesso ho una zavorra che impedisce di volare: solo quando lo sono mi sento sereno e felice.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo dal 1985 di flamenco e musiche del mondo arabo. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance. Mi occupo anche di psicologia, neurologia e neuroscienze, e mi incuriosisce collegare il flamenco a tutto questo. Il concetto del “que dirán” mi accompagna sempre: nata lontano dal suo territorio d’origine, chi mi dà il diritto di insegnarlo? Me ne occupo da 41 anni, non ricordo la mia vita precedente: forse ho guadagnato il diritto di dire che è una seconda natura. Dal 2010 è patrimonio dell’umanità Unesco, che ne salvaguarda lo sviluppo. Nessuno dice che sia lombardo o della Camargue (anche se in minima parte lo è).<br /><br />Il flamenco non ha mai chiesto il permesso di esistere, specialmente di fronte al dolore. È la presenza totale di ciò che si è, sin pedirle permiso al que dirán. Pensarlo aiuta a non occuparsi di quello che la gente potrebbe dire. Sarà, tutto sommato, un problema loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71889305</guid><pubDate>Wed, 06 May 2026 12:11:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71889305/150_il_flamenco_non_chiede_il_permesso_e_nemmeno_tu.mp3" length="17538865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>“Sin pedirle permiso al que dirán”, senza chiedere il permesso a ciò che gli altri diranno. È quella vocina che ci fa dire che forse qualcosa non va, che non siamo abbastanza. Succede spesso a chi si occupa di flamenco, ma è normale per tutti nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Sin pedirle permiso al que dirán”, senza chiedere il permesso a ciò che gli altri diranno. È quella vocina che ci fa dire che forse qualcosa non va, che non siamo abbastanza. Succede spesso a chi si occupa di flamenco, ma è normale per tutti nella vita. Il flamenco significa non aver paura di essere ciò che si è, da ogni punto di vista.Se ti filtri attraverso il timore del giudizio altrui (che spesso è il nostro, mascherato perché più facile da accettare), alla persona che ti osserva arriverà una sensazione di “conti che non tornano”: una versione di te purificata e sterilizzata. Il flamenco fa da sempre questo in modo terapeutico, pur senza saperlo.<br /><br />I circuiti cerebrali legati al senso di esclusione sociale e al rilevamento della possibilità di venire esclusi dal gruppo sono gli stessi del dolore fisico. Lo abbiamo sperimentato tutti: l’essere umano è disegnato da Madre Natura per vivere in società. Le zone sollecitate — corteccia cingolata anteriore dorsale, insula, amigdala — elaborano un dolore legato alla nostra stessa sopravvivenza.<br /><br />Il flamenco, nella sua saggezza, sa quanto sia curativo riconoscersi in ciò che si è: sentire che la comunità ci accetta nell'unicità è un vero farmaco neurologico. Nasce storicamente fra persone senza un ruolo sociale da proteggere: gitani, gente di spettacolo, persone che non godevano di buona reputazione. L’urgenza era esprimere ciò che si aveva da dire, senza necessità di compiacere canoni esterni. Fin dall’inizio, ha avuto un ruolo di ribellione e denuncia.<br /><br />Lo scrittore Caballero Bonald definiva la cultura del flamenco come “una protesta senza destinatario”, che esprime il dolore senza chiedere permesso, accettandolo. È un processo che ha profondamente a che fare con l’accettazione e l’integrazione di sé.<br /><br />Il flamenco nasce da una creatività irrefrenabile, ma a un certo punto ha prodotto categorie precise, costituendo una afición. Per garantirne la proliferazione, negli anni 50 Antonio Mairena diede canoni molto rigidi. Mairena influenzò tutti i cantaores a venire, ma alcuni artisti storici dalle voci bellissime si stavano perdendo (grazie alla Sociedad Pizarras per il lavoro di recupero).<br /><br />Nel baile, due figure definirono i canoni: Matilde Coral, che teorizzò per la donna movimenti sinuosi ed eleganti della parte superiore del corpo, e Vicente Escudero, che pubblicò un decalogo per l'uomo (sobrietà, niente fianchi), salvo poi ammettere di non aver mai visto nessuno aderirvi totalmente. Tentarono di salvaguardare una forma d’arte che per natura evolve e si contamina. Questa ricerca di purezza generò però la tendenza a irrigidire: come si fa a “pulire” il flamenco con canoni del balletto classico, che si basa su altro? Il flamenco deve nascere dalle emozioni, non anelare alla perfezione.<br /><br />Queste regole fecero guardare con sospetto innovatori come Paco de Lucía o Camarón, inizialmente considerati traditori. La condanna colpì anche chi rese il flamenco accessibile, come i Ketama, i Pata Negra o oggi Rosalía. In realtà, grazie a loro, il flamenco si è espanso nel mondo.<br /><br />Il flamenco produce appartenenza alla comunità nelle juergas attraverso il jaleo, i segnali di apprezzamento per ciò che è “vero”. Quando non posso essere me stesso ho una zavorra che impedisce di volare: solo quando lo sono mi sento sereno e felice.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo dal 1985 di flamenco e musiche del mondo arabo. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance. Mi occupo anche di psicologia, neurologia e neuroscienze, e mi incuriosisce collegare il flamenco a tutto questo. Il concetto del “que dirán” mi accompagna sempre: nata lontano dal suo territorio d’origine, chi mi dà il diritto di insegnarlo? Me ne occupo da 41 anni, non ricordo la mia vita precedente: forse ho guadagnato il diritto di dire che è una seconda natura. Dal 2010 è patrimonio dell’umanità Unesco, che ne salvaguarda lo sviluppo. Nessuno dice...]]></itunes:summary><itunes:duration>1097</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,autenticità,baile,cervello,community,culura,evoluzione,flamenco,giudizio,musica,neuroscienze,permesso,permiso,psicologia,sabina,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f78b2bf76c407e17af03026e63ad15b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#149- I Tangos de Malaga - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/149-i-tangos-de-malaga-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--71778252</link><description><![CDATA[Malaga è il porto più grande che si affaccia sul Mediterraneo in Andalusia. Di fronte a questa città ci sono le coste africane, e Malaga è una città di passaggio, di mescolanze: fenici, romani, arabi, catalani... tutto ciò che veniva dall'Africa e anche dalle colonie americane, ad esempio i contadini andalusi che avevano fatto fortuna nelle Americhe e che riportavano con sé nella Madre Patria i propri schiavi preferiti. Malaga era un punto importante di imbarco per le merci, cotone, tabacco, argento, e quindi un punto di contatti culturali, e in definitiva anche di contatti musicali.<br /><br />Nella città di Malaga la gente povera viveva in contatto nei corralones, comunità di vicini che vivevano in immobili con una parte comune, intorno ad un corral, un cortile. Luoghi di scambi e condivisioni, come in una famiglia allargata.<br /><br />Due parole per definire cosa siano i Tangos. Ritmi di 4/4 contaminati da un'origine africana (in questo senso anche il tango argentino ha un antenato comune con il tango flamenco!), sia attraverso influenze africane dirette che attraverso le colonie americane. In Spagna arrivano verso metà 800 e sono una sorta di adattamento delle melodie tradizionali andaluse, i jaleos, che però avevano ritmi ternari. E invece il tango è binario! La stragrande maggioranza di melodie di tango flamenco è in modalità flamenca, ma esplorano anche il maggiore e il minore. I tangos de Malaga usano anche la modalità minore: d'altra parte nel flamenco non ci sono regole imperative, ma c'è sempre creatività e influenze eterogenee.<br /><br />Parlando di tangos de Malaga si deve far riferimento al quartiere popolare del Perchel, e alle fondamentali figure di Piyayo, Pirula e Repompa. Nel Perchel si viveva nei corralones, in cui tutti sapevano tutto di tutti e c'era una grandissima comunicazione, anche fra gitani e non gitani. Il nome del quartiere deriva dal perchel, un bastone sul quale si appendevano i pesci da salare ed essiccare, attività lavorativa che dava da mangiare alla maggioranza degli abitanti della zona.<br /><br />Rafael Flores Nieto El Piyayo nasce al Perchel nel 1864. Ebbe una vita particolare, di strada, emigrò per un periodo a Cuba, probabilmente nel 1892, dove finì anche in prigione, e lì imparò melodie caraibiche che influenzarono profondamente la sua musicalità. Una volta tornato a Malaga continuò a cantare in maniera del tutto personale, creando dei tangos con sonorità cubane, tangos aguajirados. Morì nel 1940 malato di arteriosclerosi. Non incise nulla, non era senza dubbio qualcuno che volesse costruire sistematicamente qualcosa che dovesse durare per i posteri. Cantava con una "chitarrina appesa con lo spago", come raccontava di lui Antonio Mairena, ma i suoi cantes sono giunti a noi grazie ad alcuni suoi tantissimi "discepoli", in particolare Manolillo el Herraor, Angel de Alora e El Trinitario. Forse la versione più fedele dei cantes del Piyayo è quella di Manolillo el Herrador, che ti faccio ascoltare. Ecco che i cantes del Piyayo arrivano a noi attraverso il tipico sistema del flamenco: di bocca in bocca. El Piyayo resta una figura importante di Malaga, c'è una peña flamenca a lui dedicata, un premio flamenco.<br /><br />La Pirula, Dolores Campos Heredia, nata al Perchel nel 1915, non ha inciso nulla ma i suoi cantes sono stati divulgati da Enriqueta de la Santísima Trinidad de los Reyes Porras La Repompa, personaggio passato alla storia. Nata nel 1937, morì a soli 21 anni per una peritonite, ma riuscì ad incidere 7 cantes, fra i quali tangos che vengono oggi conosciuti come Tangos de la Repompa, ma in realtà erano della Pirula. La flamencologia di Malaga lo sa, ma quella generale non tanto. I cantes della Pirula e della Repompa sono giunti a noi attraverso queste incisioni della Repompa, e anche attraverso l'opera della Repompilla, Rafaela Reyes, sorella della Repompa e della Cañeta, figlia della Pirula.<br /><br />I tangos della Repompa sono prevalentemente in modalità flamenca. Notiamo che le melodie che cantava la Repompa sono oggi spesso definite come "Tangos de Granada". Ma se le cantava la Repompa era perché erano di Malaga! Granada le ha adottate, poiché l'energia vitale, di influenza caraibica e terrena del tango de Malaga ben si adattava a rendere più carnale e africanoide, e quindi più ballabile il tango, magari per presentarlo nelle cuevas del Sacromonte, sovrapponendolo alla Zambra del Sacromonte, che ha sicuramente atmosfere molto più arabeggianti. Granada deve tantissimo a Malaga, e ha profondamente fatto proprie queste melodie.<br /><br />Antonio Mairena ha avuto un grosso ruolo nei tangos de Malaga: amava molto ascoltare i cantes del Piyayo, ma decise ad un certo punto di fare di questi cantes una sua versione. Decise di chiamarli Tangos Malagueños, li rese più organizzati e "apprendibili", togliendo el Piyayo da un possibile rischio di oblio, ma cambiandogli un po' i connotati. Cantaores che hanno tanto diffuso il Tango de Malaga, come Menese, Sordera e praticamente tutti i cantaores "moderni" cantano la versione di Antonio Mairena. Quindi se facciamo riferimento a ciò che cantava Manolillo el Herraor, ha senso chiamarli Tangos del Piyayo, ma se si fa riferimento alla versione di Antonio Mairena è più corretto definirli Tango de Malaga.<br />La caratteristica del Tango de Malaga è di lavorare su un 4/4 lento in minore e poi, dopo un cambio di sentido, diventare più veloce e lavorare sulla modalità maggiore.<br /><br />In questo senso, possiamo fare un paragone con il tango guajira: vai ad ascoltare l'episodio del podcast precedente a questo per approfondire!<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno a Milano baile flamenco e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso la danza che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Il tango de Malaga ha queste interessantissime influenze multietniche. Avvicinandomi al flamenco ho pensato che i Tangos de Malaga fossero soltanto la versione di Antonio Mairena, e che quella fosse la versione del Piyayo.<br />Per apprezzare la ricchezza dei tangos de Malaga ti consiglio invece di ascoltare la Repompa e la Cañeta, la figlia della Pirula, su Youtube trovi parecchie cose.<br />Ultimo consiglio, ascolta l'episodio 106 di questo podcast, nel quale ti racconto della salida del cante in modalità minore, e faccio riferimento al tango de Malaga, versione Antonio Mairena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71778252</guid><pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:27:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71778252/149_i_tangos_de_malaga.mp3" length="28318032" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Malaga è il porto più grande che si affaccia sul Mediterraneo in Andalusia. Di fronte a questa città ci sono le coste africane, e Malaga è una città di passaggio, di mescolanze: fenici, romani, arabi, catalani... tutto ciò che veniva dall'Africa e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Malaga è il porto più grande che si affaccia sul Mediterraneo in Andalusia. Di fronte a questa città ci sono le coste africane, e Malaga è una città di passaggio, di mescolanze: fenici, romani, arabi, catalani... tutto ciò che veniva dall'Africa e anche dalle colonie americane, ad esempio i contadini andalusi che avevano fatto fortuna nelle Americhe e che riportavano con sé nella Madre Patria i propri schiavi preferiti. Malaga era un punto importante di imbarco per le merci, cotone, tabacco, argento, e quindi un punto di contatti culturali, e in definitiva anche di contatti musicali.<br /><br />Nella città di Malaga la gente povera viveva in contatto nei corralones, comunità di vicini che vivevano in immobili con una parte comune, intorno ad un corral, un cortile. Luoghi di scambi e condivisioni, come in una famiglia allargata.<br /><br />Due parole per definire cosa siano i Tangos. Ritmi di 4/4 contaminati da un'origine africana (in questo senso anche il tango argentino ha un antenato comune con il tango flamenco!), sia attraverso influenze africane dirette che attraverso le colonie americane. In Spagna arrivano verso metà 800 e sono una sorta di adattamento delle melodie tradizionali andaluse, i jaleos, che però avevano ritmi ternari. E invece il tango è binario! La stragrande maggioranza di melodie di tango flamenco è in modalità flamenca, ma esplorano anche il maggiore e il minore. I tangos de Malaga usano anche la modalità minore: d'altra parte nel flamenco non ci sono regole imperative, ma c'è sempre creatività e influenze eterogenee.<br /><br />Parlando di tangos de Malaga si deve far riferimento al quartiere popolare del Perchel, e alle fondamentali figure di Piyayo, Pirula e Repompa. Nel Perchel si viveva nei corralones, in cui tutti sapevano tutto di tutti e c'era una grandissima comunicazione, anche fra gitani e non gitani. Il nome del quartiere deriva dal perchel, un bastone sul quale si appendevano i pesci da salare ed essiccare, attività lavorativa che dava da mangiare alla maggioranza degli abitanti della zona.<br /><br />Rafael Flores Nieto El Piyayo nasce al Perchel nel 1864. Ebbe una vita particolare, di strada, emigrò per un periodo a Cuba, probabilmente nel 1892, dove finì anche in prigione, e lì imparò melodie caraibiche che influenzarono profondamente la sua musicalità. Una volta tornato a Malaga continuò a cantare in maniera del tutto personale, creando dei tangos con sonorità cubane, tangos aguajirados. Morì nel 1940 malato di arteriosclerosi. Non incise nulla, non era senza dubbio qualcuno che volesse costruire sistematicamente qualcosa che dovesse durare per i posteri. Cantava con una "chitarrina appesa con lo spago", come raccontava di lui Antonio Mairena, ma i suoi cantes sono giunti a noi grazie ad alcuni suoi tantissimi "discepoli", in particolare Manolillo el Herraor, Angel de Alora e El Trinitario. Forse la versione più fedele dei cantes del Piyayo è quella di Manolillo el Herrador, che ti faccio ascoltare. Ecco che i cantes del Piyayo arrivano a noi attraverso il tipico sistema del flamenco: di bocca in bocca. El Piyayo resta una figura importante di Malaga, c'è una peña flamenca a lui dedicata, un premio flamenco.<br /><br />La Pirula, Dolores Campos Heredia, nata al Perchel nel 1915, non ha inciso nulla ma i suoi cantes sono stati divulgati da Enriqueta de la Santísima Trinidad de los Reyes Porras La Repompa, personaggio passato alla storia. Nata nel 1937, morì a soli 21 anni per una peritonite, ma riuscì ad incidere 7 cantes, fra i quali tangos che vengono oggi conosciuti come Tangos de la Repompa, ma in realtà erano della Pirula. La flamencologia di Malaga lo sa, ma quella generale non tanto. I cantes della Pirula e della Repompa sono giunti a noi attraverso queste incisioni della Repompa, e anche attraverso l'opera della Repompilla, Rafaela Reyes, sorella della Repompa e della Cañeta, figlia della Pirula.<br /><br />I tangos della Repompa sono prevalentemente in modalità flamenca....]]></itunes:summary><itunes:duration>1770</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,caneta,cante,cultura,flamenco,granada,mairena,malaga,musica,pirula,piyayo,repompa,repompilla,sabina,tango,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bae234e383fabca63e06b75bb6975e3e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#148- Palos de Ida y Vuelta il Tango-Guajira - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/148-palos-de-ida-y-vuelta-il-tango-guajira-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--71702085</link><description><![CDATA[Il Tango-Guajira è un palo pochissimo diffuso. In comune con la guajira ha le melodie, l’atmosfera, la scala maggiore, i temi legati a Cuba, ma si svolge su un compás di 4/4, come il tango. <br />I flamencologi non ne parlano, quindi è un palo conosciuto solamente da alcuni cantaores. <br />Ti consiglio di ascoltare l’episodio 110 di questo podcast che tratta della salida del cante por colombiana e Tango-Guajira. <br /><br />La prima volta che si parla di Tango-Guajira è il 1989 su Canal Sur, nella trasmissione televisiva La Puerta del Cante in cui Naranjito de Triana si esibì in un Tango-Guajira. <br />Esiste una catena storica che ci racconta da dove potrebbero essere venute le melodie del Tango-Guajira, una traccia senza certezze matematiche. <br /><br />Iniziamo con il contributo imprescindibile di Pastora Pavón, la Niña de los Peines, che lo incise nel 1927 per la prima volta con el Niño Ricardo, ma il disco è introvabile perché era stato regalato a chi comprava un grammofono. Venne rieditato nel 1935, e te lo faccio ascoltare. Il titolo era "Maduralo - La Mora", ed era definito come tango rumba. Le atmosfere sono caraibiche e ci ricordano tantissimo le sonorità della guajira. <br /><br />Accanto alla Niña de los Peines, è importante ricordare il nome di Pepe el de la Matrona, personaggio di cui già ti ho parlato nei podcast dedicati alla guajira (che spero tu conoscessi a prescindere dai miei podcast!). Pepe incide nel 1969 per la Hispavox questa melodia che forse aveva imparato prima ancora di Pastora, e il brano venne poi ripubblicato come "Recuerdos de la Habana" con il sottotitolo "Rumbas flamencas del 1914" nel 1982 nella "Magna Antología del Cante Flamenco". I testi sono molto sconnessi fra loro e indicano che sono grida del mercato. Ti traduco qualche frase: se mi chiedi il pesce te lo do, per pantaloni e giacca appendini a poco prezzo, una tunica mezza corta e "zapatitos de a centén", scarpette per un centén, una moneta cubana del valore di circa un dollaro. Chiunque abbia provato a cantare o anche solo ascoltato questa letra, o nella versione della Niña de los Peines o anche in quella di Naranjito de Triana e dei suoi allievi, che diceva "zapatitos de Asensé", si è sicuramente chiesto di che cosa si trattasse... ed ecco spiegato il senso! Il ritornello "Maduralo" o all'andalusa "Mauralo", nella versione di Pepe el de la Matrona viene accompagnato da "aguacate grande", avocado grande. Ecco che si capisce che si riferisce al banco della frutta del mercato. Pepe el de la Matrona viene accompagnato da Manolito el Sevillano, con accordi molto semplici e ripetitivi, e con la tecnica chitarristica di stoppare le corde tipica della rumba. Pepe portava sempre con sé l’enorme rispetto per la tradizione del cante, e quando andò a Cuba apprese melodie locali e le riportò in Spagna. <br /><br />Torniamo a José Sánchez Bernal, Naranjito de Triana, un cantaor enciclopedico che aveva anche il gusto di recuperare cantes poco diffusi. Riprese queste melodie e queste letras e cominciò a nominarle "Tango-Guajira", e le fece precedere da una sorta di introduzione, resa famosa da Manuel Vallejo come "La Catalina" o "Quítate de mi presencia", che la incise nel 1926. Nell’incisione il brano è definito "tangos arrumbados".<br /><br />Per gossip dico che questo cante è diventato molto famoso grazie alla cantante Rosalía, che lo ha cantato a cappella nei suoi show, diffondendolo fra i giovanissimi che si sono così avvicinati al cante flamenco, e magari sono andati ad ascoltare Manuel Vallejo. Evidentemente non si tratta di flamenco, ma può essere interessante ascoltare! <br /><br />L’operazione che fece Naranjito fu di accostare due melodie diverse, creando un palo ibrido tra le letras di tango de Triana di Manuel Vallejo e le letras della Niña de los Peines, intravedendo una vicinanza fra le due melodie. Ti faccio sentire il brano di cui ti raccontavo all’inizio della puntata: quello della trasmissione "La Puerta del Cante". Presta attenzione alle doti di Naranjito e alla meravigliosa chitarra di Rafael Riqueni che lo accompagna. <br /><br />La cantaora Laura Vital nel 2020 ha fatto uno studio interessante su questo cante, e forse è la prima persona che ne ha parlato. Descrive le letras cantate da Pepe el de la Matrona o dalla Niña de los Peines come un "popurrí cubano morisco". Il popurrí è mettere insieme canti di tipo eterogeneo. <br />Naranjito fu insegnante alla Fundación Cristina Heeren a Siviglia, istruendo generazioni di allievi cantaores che hanno conosciuto il cante por Tango-Guajira da lui e lo hanno inserito nel proprio repertorio. Chissà se fu Naranjito a creare questo cante: difficilmente nel flamenco ci sono certezze! Mi vengono in mente solo alcuni casi di paternità certe, come la colombiana, la canastera o la galera, ma sono casi rarissimi. <br /><br />Probabilmente Naranjito prese una sedimentazione che la storia del flamenco aveva già creato. <br />Ti faccio sentire il cante por Tango-Guajira di una allieva di Naranjito, Virginia Gámez, che si sente che lo canta con tanto piacere. Altro allievo di Naranjito che canta questo bellissimo cante e lo insegna ai suoi allievi è Jeromo Segura. <br /><br />Il cante por Tango-Guajira non è banale, richiede una certa bravura tecnica, e forse anche per questo non è molto diffuso. Ciò che ha fatto Naranjito non è molto diverso da quello che successe nel tango de Málaga, di cui ti parlerò nel prossimo episodio, che passa da minore a maggiore. <br />Una piccola curiosità: il Tango-Guajira può essere cantato su ritmo di guajira. La melodia resta quella del Tango-Guajira, il ritmo è di guajira, quindi il palo sarebbe Tango-Guajira por guajira. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, insegno a Milano dal 1990 baile flamenco e un lavoro di ricerca delle radici espressive attraverso danze e musiche del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Cerco sempre di andare a fondo di qualsiasi cosa nel flamenco per capirne di più. Il Tango-Guajira mi ha fatto impazzire, visto che l’unica a parlarne è Laura Vital. Altri flamencologi non ne parlano. Il cante por Tango-Guajira è molto vivo, vivace, emozionante e rotondo e questa è una qualità rara nel flamenco, che spesso ha atmosfere buie. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71702085</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 10:22:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71702085/148_il_tango_guajira_prova.mp3" length="35675368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il Tango-Guajira è un palo pochissimo diffuso. In comune con la guajira ha le melodie, l’atmosfera, la scala maggiore, i temi legati a Cuba, ma si svolge su un compás di 4/4, come il tango. 
I flamencologi non ne parlano, quindi è un palo conosciuto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Tango-Guajira è un palo pochissimo diffuso. In comune con la guajira ha le melodie, l’atmosfera, la scala maggiore, i temi legati a Cuba, ma si svolge su un compás di 4/4, come il tango. <br />I flamencologi non ne parlano, quindi è un palo conosciuto solamente da alcuni cantaores. <br />Ti consiglio di ascoltare l’episodio 110 di questo podcast che tratta della salida del cante por colombiana e Tango-Guajira. <br /><br />La prima volta che si parla di Tango-Guajira è il 1989 su Canal Sur, nella trasmissione televisiva La Puerta del Cante in cui Naranjito de Triana si esibì in un Tango-Guajira. <br />Esiste una catena storica che ci racconta da dove potrebbero essere venute le melodie del Tango-Guajira, una traccia senza certezze matematiche. <br /><br />Iniziamo con il contributo imprescindibile di Pastora Pavón, la Niña de los Peines, che lo incise nel 1927 per la prima volta con el Niño Ricardo, ma il disco è introvabile perché era stato regalato a chi comprava un grammofono. Venne rieditato nel 1935, e te lo faccio ascoltare. Il titolo era "Maduralo - La Mora", ed era definito come tango rumba. Le atmosfere sono caraibiche e ci ricordano tantissimo le sonorità della guajira. <br /><br />Accanto alla Niña de los Peines, è importante ricordare il nome di Pepe el de la Matrona, personaggio di cui già ti ho parlato nei podcast dedicati alla guajira (che spero tu conoscessi a prescindere dai miei podcast!). Pepe incide nel 1969 per la Hispavox questa melodia che forse aveva imparato prima ancora di Pastora, e il brano venne poi ripubblicato come "Recuerdos de la Habana" con il sottotitolo "Rumbas flamencas del 1914" nel 1982 nella "Magna Antología del Cante Flamenco". I testi sono molto sconnessi fra loro e indicano che sono grida del mercato. Ti traduco qualche frase: se mi chiedi il pesce te lo do, per pantaloni e giacca appendini a poco prezzo, una tunica mezza corta e "zapatitos de a centén", scarpette per un centén, una moneta cubana del valore di circa un dollaro. Chiunque abbia provato a cantare o anche solo ascoltato questa letra, o nella versione della Niña de los Peines o anche in quella di Naranjito de Triana e dei suoi allievi, che diceva "zapatitos de Asensé", si è sicuramente chiesto di che cosa si trattasse... ed ecco spiegato il senso! Il ritornello "Maduralo" o all'andalusa "Mauralo", nella versione di Pepe el de la Matrona viene accompagnato da "aguacate grande", avocado grande. Ecco che si capisce che si riferisce al banco della frutta del mercato. Pepe el de la Matrona viene accompagnato da Manolito el Sevillano, con accordi molto semplici e ripetitivi, e con la tecnica chitarristica di stoppare le corde tipica della rumba. Pepe portava sempre con sé l’enorme rispetto per la tradizione del cante, e quando andò a Cuba apprese melodie locali e le riportò in Spagna. <br /><br />Torniamo a José Sánchez Bernal, Naranjito de Triana, un cantaor enciclopedico che aveva anche il gusto di recuperare cantes poco diffusi. Riprese queste melodie e queste letras e cominciò a nominarle "Tango-Guajira", e le fece precedere da una sorta di introduzione, resa famosa da Manuel Vallejo come "La Catalina" o "Quítate de mi presencia", che la incise nel 1926. Nell’incisione il brano è definito "tangos arrumbados".<br /><br />Per gossip dico che questo cante è diventato molto famoso grazie alla cantante Rosalía, che lo ha cantato a cappella nei suoi show, diffondendolo fra i giovanissimi che si sono così avvicinati al cante flamenco, e magari sono andati ad ascoltare Manuel Vallejo. Evidentemente non si tratta di flamenco, ma può essere interessante ascoltare! <br /><br />L’operazione che fece Naranjito fu di accostare due melodie diverse, creando un palo ibrido tra le letras di tango de Triana di Manuel Vallejo e le letras della Niña de los Peines, intravedendo una vicinanza fra le due melodie. Ti faccio sentire il brano di cui ti raccontavo all’inizio della puntata: quello della trasmissione "La Puerta del Cante". Presta...]]></itunes:summary><itunes:duration>2230</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cultura,flamenco,flamencologia,guajira,matrona,musica,naranjito,nina,peines,pepe,rosalia,sabina,tango,todaro,vallejo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/53e538e86ea861b4c014485c27834065.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#147 - Palos de ida y vuelta: La Guajira (seconda parte) - Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/147-palos-de-ida-y-vuelta-la-guajira-seconda-parte-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--71422776</link><description><![CDATA[Continuiamo a parlare della Guajira. <br />Ascolta il podcast n. 146 e anche il n. 109 che era dedicato alla salida del cante por guajira.<br /><br />La Niña de los Peines ha reso il cante por guajira molto più flamenco, cosa che ha fatto con tantissimi palos. D'altra parte in 258 incisioni fra il 1910 e il 1950 non c'è da stupirsi che abbia arricchito tantissimi palos. Nel 1917 incide due guajiras con Currito de la Jeroma. Portò dignità jonda al palo attraverso una tecnica vocale scura e solenne, che diede una svolta al palo in una direzione artistica. Con il suo apporto, il cante flamenco rimane ancorato alle sue origini vere, non corrotte da esigenze commerciali.<br /><br />Specifichiamo che si tratta di un cante che si svolge in modalità maggiore, con atmosfere allegre e serene. La chitarra suona in Mi maggiore, quindi "por arriba", e se non accompagna il cante può suonare por medio, in La maggiore, ma nell'accompagnamento por arriba si sentono di più le note gravi della chitarra, che offrono un'atmosfera particolare.<br />La frase ritmica è il compás di amalgama, 123 123 12 12 12, cosa che troviamo nella storia di gran parte del flamenco. <br /><br />Parlando della guajira non si può prescindere dal prezioso contributo del genio creativo di Pepe Marchena: creatore della "guajira marchenera", quasi più recitata che cantata, non ballabile. Da lui nacque un’intera maniera di cante por guajira. Ascoltiamo la sua versione di "La mulata es un terron", che poi ascolteremo cantata da Juanito Valderrama: Valderrama, essendo un grande ammiratore e "erede" stilistico di Pepe Marchena, prese lo schema della décima cubana e lo arricchì con melodie che evocavano i paesaggi tropicali (il palmar e il bohío, ovvero la capanna tipica dei guajiros cubani). Ha fissato lo standard moderno di precisione vocale. Lo stile odierno è molto influenzato dalla sua forma chiara e formale, più stabile rispetto all'improvvisazione libera di Marchena. <br />Il suo modo di cantare la stessa letra che hai ascoltato dalla voce di Pepe Marchena è più quadrato, stabile e stilizzato, e quindi anche più copiabile da altri cantaores. Infatti ha influenzato i cantaores di oggi. La voce di Valderrama ha chiarito un modo di cantare, lo ha reso più comprensibile e meno "stra-personale", come era quello di Marchena.<br /><br />La guajira è un baile tradizionalmente femminile, ma questo non significa che non lo possano ballare anche gli uomini. Usa accessori: ventaglio e mantón de Manila e anche una piccola coda, che permettono movimenti rotondi e continui, che somigliano molto al cante stesso, che è pieno di melismi. <br /><br />Ovviamente della evoluzione coreutica si sa poco: le origini più sensuali ed istintive di Pepa de Oro e la stilizzazione della Mejorana, bailaora elegante e bella, attenta a ogni dettaglio. <br />La guajira si è sviluppata come baile nella Scuola Sevillana, rappresentata da Matilde Coral (uso del ventaglio e bata de cola), e portata al vertice moderno da Merche Esmeralda e Milagros Menjíbar. Si trovano su youtube delle registrazioni.<br /><br />Per quanto riguarda la chitarra por guajira, è interessante notare il lavoro di Ramón Montoya e Niño Ricardo che crearono le falsetas che imitano il laúd cubano, con il pizzicato, definendo l'armonia solare del palo. <br /><br />Le esigenze del baile hanno generato anche la Guajira Breve: Variante metrica che riduce lo schema da 10 a 4 versi (solitamente una quartina ottosillaba), e la letra che dura 6 compás. Nonostante la contrazione testuale, mantiene intatta la struttura musicale e il compás di amalgama, servendo spesso come chiusura o cambio dinamico soprattutto durante il ballo. Trovi queste letras brevi solo dal vivo quando c'è il baile.<br /> <br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, ed un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso musiche e danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />La guajira non è il palo più emozionante e drammatico, flamenco, ma affrontarne lo studio ci aiuta a giocare con gli accessori con cui si balla e a ricamare la danza esattamente come fa il cante, in modo respirato, fluido, ispirandosi tanto al cante. <br />Affrontare queste modalità di baile dinamiche e fluide aiuta ad avere più carte espressive che permettono una migliore padronanza interpretativa del cante, anche di palos molto diversi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71422776</guid><pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:55:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71422776/147_palos_de_ida_y_vuelta_la_guajira_seconda_parte.mp3" length="17319854" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Continuiamo a parlare della Guajira. 
Ascolta il podcast n. 146 e anche il n. 109 che era dedicato alla salida del cante por guajira.

La Niña de los Peines ha reso il cante por guajira molto più flamenco, cosa che ha fatto con tantissimi palos....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Continuiamo a parlare della Guajira. <br />Ascolta il podcast n. 146 e anche il n. 109 che era dedicato alla salida del cante por guajira.<br /><br />La Niña de los Peines ha reso il cante por guajira molto più flamenco, cosa che ha fatto con tantissimi palos. D'altra parte in 258 incisioni fra il 1910 e il 1950 non c'è da stupirsi che abbia arricchito tantissimi palos. Nel 1917 incide due guajiras con Currito de la Jeroma. Portò dignità jonda al palo attraverso una tecnica vocale scura e solenne, che diede una svolta al palo in una direzione artistica. Con il suo apporto, il cante flamenco rimane ancorato alle sue origini vere, non corrotte da esigenze commerciali.<br /><br />Specifichiamo che si tratta di un cante che si svolge in modalità maggiore, con atmosfere allegre e serene. La chitarra suona in Mi maggiore, quindi "por arriba", e se non accompagna il cante può suonare por medio, in La maggiore, ma nell'accompagnamento por arriba si sentono di più le note gravi della chitarra, che offrono un'atmosfera particolare.<br />La frase ritmica è il compás di amalgama, 123 123 12 12 12, cosa che troviamo nella storia di gran parte del flamenco. <br /><br />Parlando della guajira non si può prescindere dal prezioso contributo del genio creativo di Pepe Marchena: creatore della "guajira marchenera", quasi più recitata che cantata, non ballabile. Da lui nacque un’intera maniera di cante por guajira. Ascoltiamo la sua versione di "La mulata es un terron", che poi ascolteremo cantata da Juanito Valderrama: Valderrama, essendo un grande ammiratore e "erede" stilistico di Pepe Marchena, prese lo schema della décima cubana e lo arricchì con melodie che evocavano i paesaggi tropicali (il palmar e il bohío, ovvero la capanna tipica dei guajiros cubani). Ha fissato lo standard moderno di precisione vocale. Lo stile odierno è molto influenzato dalla sua forma chiara e formale, più stabile rispetto all'improvvisazione libera di Marchena. <br />Il suo modo di cantare la stessa letra che hai ascoltato dalla voce di Pepe Marchena è più quadrato, stabile e stilizzato, e quindi anche più copiabile da altri cantaores. Infatti ha influenzato i cantaores di oggi. La voce di Valderrama ha chiarito un modo di cantare, lo ha reso più comprensibile e meno "stra-personale", come era quello di Marchena.<br /><br />La guajira è un baile tradizionalmente femminile, ma questo non significa che non lo possano ballare anche gli uomini. Usa accessori: ventaglio e mantón de Manila e anche una piccola coda, che permettono movimenti rotondi e continui, che somigliano molto al cante stesso, che è pieno di melismi. <br /><br />Ovviamente della evoluzione coreutica si sa poco: le origini più sensuali ed istintive di Pepa de Oro e la stilizzazione della Mejorana, bailaora elegante e bella, attenta a ogni dettaglio. <br />La guajira si è sviluppata come baile nella Scuola Sevillana, rappresentata da Matilde Coral (uso del ventaglio e bata de cola), e portata al vertice moderno da Merche Esmeralda e Milagros Menjíbar. Si trovano su youtube delle registrazioni.<br /><br />Per quanto riguarda la chitarra por guajira, è interessante notare il lavoro di Ramón Montoya e Niño Ricardo che crearono le falsetas che imitano il laúd cubano, con il pizzicato, definendo l'armonia solare del palo. <br /><br />Le esigenze del baile hanno generato anche la Guajira Breve: Variante metrica che riduce lo schema da 10 a 4 versi (solitamente una quartina ottosillaba), e la letra che dura 6 compás. Nonostante la contrazione testuale, mantiene intatta la struttura musicale e il compás di amalgama, servendo spesso come chiusura o cambio dinamico soprattutto durante il ballo. Trovi queste letras brevi solo dal vivo quando c'è il baile.<br /> <br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, ed un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso musiche e danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical...]]></itunes:summary><itunes:duration>1083</itunes:duration><itunes:keywords>baile,chitarra,danza,flamenco,guajira,manton,marchena,musica,sabina,todaro,valderrama,ventaglio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3294e08b8be75eef90bd897e2a718c8a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#146 - Palos de ida y vuelta: La Guajira (prima parte) - Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/146-palos-de-ida-y-vuelta-la-guajira-prima-parte-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--71402922</link><description><![CDATA[Cominciamo a parlare dei palos de ida y vuelta, partendo dalla Guajira, che divido in due parti. <br />I palos de Ida Y Vuelta sono generi partiti dalla Spagna, andati nelle Americhe, in cui la Spagna aveva regioni (non solo colonie!), e ritornati in Spagna, integrandosi nel flamenco. <br /><br />Guajira è una parola che conosci già, anche se non associata al flamenco: la famosissima canzone Guajira Guantanamera. Il termine viene dalla lingua tainio degli indigeni delle Antille, del gruppo Arahuaca, significa "signore, uomo potente" e veniva usata per definire i contadini bianchi, spagnoli, che lavoravano lì.<br />I Guajiros erano prevalentemente di origine andalusa o canaria, e arrivano a Cuba nel XVI e XVII secolo. Quando arrivarono a Cuba, questi contadini spagnoli avevano ovviamente una tradizione musicale e culturale, e trovano a Cuba cultura e situazioni di vita diversi. La loro musica si basava su uno schema letterario anche piuttosto complesso, la Decima. Questo genere poetico è piuttosto complesso stato creato da Vicente Espinel nel 1591, e aveva appunto 10 versi. Espinel era un sacerdote, scrittore e musicista spagnolo (fu colui che aggiunse la quinta corda alla chitarra!).<br />A Cuba diventa un genere nuovo, il "Punto cubano o Guajiro, o De la Habana". <br />Lo strumento musicale su cui si basa il Punto è il laud cubano, che arrivò a Cuba dalle Canarie, ed è più piccolo, sottile e con una voce acuta rispetto al suo progenitore, il liuto arabo. Si suona in maniera particolare, usando il pizzicato, che in spagnolo si chiama punteado: ecco da dove viene il nome "Punto".<br /><br />Durante la guerra di indipendenza cubana, la decima venne utilizzata per raccontare le cronache politiche e sociali. <br />Il punto cubano si cantava su ritmo di amalgama, come tutti i canti che provenivano dalla Spagna.<br /><br />Verso la prima metà dell'800, questa musica viene riportata in Spagna, come musica popolare urbana e teatrale, in Andalusia, soprattutto a Cordoba, dove comincia ad avere un certo successo per le sue atmosfere esotiche e romantiche. Viene chiamata "Punto de la Habana".<br /><br />Esistevano partiture di muisa classica intitolare Guajira, brani di Zarzuelas dedicati, ben prima di entrare nel flamenco, nei cafes cantantes di fine 800-inizio 900. Ascoltiamo un esempio del 1907 di un Punto de la Habana!<br /><br />Abbiamo una prima testimonianza storica di Jean Charles Davillier, nobile francese dei primi dell'800, collezionista ed esperto ispanista, che pubblicò un resoconto di viaggio, "L'Espagne" nel 1874, in cui descrisse una gitana che cantava il Punto de la Habana a Siviglia nel 1862.<br />Una seconda testimonianza dell'esistenza di questo genere musicale è stato il chitarrista di Madrid Rafael Marin, allievo di Paco de Lucena, nato nella seconda metà dell'800. Compilò un importante metodo di chitarra nel 1902 "Metodo de guitarra por musica y cifra", in cui indicò che la guajira flamenca era più lenta rispetto alla guajira cubana, quindi significa che in quell'epoca il ritmo di guajira era già ben definito e che si poteva ancora fare un confronto con la sua origine!<br /><br />Forse questo successe perché il cante flamenco, con i suoi melismi, richiedeva una maggiore lentezza. <br /><br />Come tutto ciò che è stato afflamencato, c'è stato sempre un intervento importante da parte di alcuni cantaores: il primo a contribuire allo sviluppo della guajira è stato Silverio Franconetti, che ha aperto il primo café cantante, e per primo inserì nel suo cuadro flamenco Juan Patron Lopez "El Guajiro", il primo esperto del genere. El guajiro era del 1849, nacque a Cadice, collaborò con Silverio ma viaggiò come artista e portò in giro la guajira come artista specializzato. Andò anche in America, ma da lì perdiamo le sue tracce. <br />Altro cantaor importante è un imitatore del Canario, "El Canario CHICO", che è importante perché, con uno stile personale e una bellissima voce, ci dice come era eseguita la guajira all'epoca in cui nacque, senza banalizzarla, solo perché è in maggiore ed è piuttosto allegra. Fernando de Triana, nelle sue cronache, dice che cantava molto bene e che aveva molto successo, cosa che contribuì alla diffusione della Guajira. <br />Secondo Gaspar Nunez de Prado, quando il Canario Chico cantava la guajira la sua voce vibrava come se venisse dalle viscere che si stavano strappando, e questo aiutò la diffusione della guajira e il suo cammino nel flamenco. <br /><br />Fernando el de Triana racconta anche di Curro Dulce, classe 1816, nacque a Cadice e fu il nonno di Manolo Caracol. Fu il primo cantaor gitano (o forse l'unico dell'epoca) ad eccellere nei cantes de ida y vuelta. E il suo sopranome gli venne attribuito proprio per la dolcezza che aveva nel cantare la Guajira.<br /><br />Altro artista da ricordare nello sviluppo del cante por guajira è stato Juan Breva, che diede a questo stile una grande maestria melodica, avvicinandolo sempre di più al flamenco. <br /><br />La stella della nascente industria discografica, Antonio Pozo El Mochuelo incise per primo una guajira. Te ne faccio ascoltare un esempio del 1906, in cui El Mochuelo canta con La Rubia, come spesso faceva. Le incisioni ovviamente sono importanti per la memoria del cante!<br /><br />La bailaora e cantaora Pepa De Oro, classe 1871, viaggiò molto nelle americhe con suo padre torero, e riportò in Spagna un suo stile di guajira, e forse lo ballò per prima: la sua importanza nell'evoluzione dei cantes de ida y vuelta è dimostrato dal fatto che il premio per i cantes de Ida y Vuelta del Concorso di Cordoba è intitolato proprio a lei. <br />Pepa non incise nulla ma la sua eredità artistica si è tramandata attraverso un cantaor enciclopedico, un archivio vivente del cante, che era proprio un cultore della tradizione: Pepe de la Matrona. Questo cantaor sivigliano, nato nel 1887, era figlio di Manolita la Matrona. La matrona è l'ostetrica, ed era nella storia un personaggio che le famiglie ammettevano con accoglienza nel proprio seno e che aveva quindi potuto imparare dei cantes di primissima mano (soprattutto di Triana), in una versione non professionale, che trasmise a suo figlio fedelmente. <br />Pepe de la Matrona non amava i teatri e le situazioni formali, incise poco e soltanto da anziano, quindi non ne conosciamo le vere qualità vocali. Aveva lavorato con tutti i cantaores storici, e in particolare con Antonio Chacon, quindi aveva grosse competenze dirette. Amava e rispettava la tradizione senza far l'occhiolino a nessuna modernità, a nessun tentativo di compiacere il pubblico. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso musiche e danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />la Guajira è un palo fondamentale da affrontare per un bailaor, anhce perché esplorare l'energia positiva e serena di questo palo è importante per arricchire la propria emozionalità espressiva nel flamenco. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71402922</guid><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:56:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71402922/146_palos_de_ida_y_vuelta_la_guajira.mp3" length="22639221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Cominciamo a parlare dei palos de ida y vuelta, partendo dalla Guajira, che divido in due parti. 
I palos de Ida Y Vuelta sono generi partiti dalla Spagna, andati nelle Americhe, in cui la Spagna aveva regioni (non solo colonie!), e ritornati in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cominciamo a parlare dei palos de ida y vuelta, partendo dalla Guajira, che divido in due parti. <br />I palos de Ida Y Vuelta sono generi partiti dalla Spagna, andati nelle Americhe, in cui la Spagna aveva regioni (non solo colonie!), e ritornati in Spagna, integrandosi nel flamenco. <br /><br />Guajira è una parola che conosci già, anche se non associata al flamenco: la famosissima canzone Guajira Guantanamera. Il termine viene dalla lingua tainio degli indigeni delle Antille, del gruppo Arahuaca, significa "signore, uomo potente" e veniva usata per definire i contadini bianchi, spagnoli, che lavoravano lì.<br />I Guajiros erano prevalentemente di origine andalusa o canaria, e arrivano a Cuba nel XVI e XVII secolo. Quando arrivarono a Cuba, questi contadini spagnoli avevano ovviamente una tradizione musicale e culturale, e trovano a Cuba cultura e situazioni di vita diversi. La loro musica si basava su uno schema letterario anche piuttosto complesso, la Decima. Questo genere poetico è piuttosto complesso stato creato da Vicente Espinel nel 1591, e aveva appunto 10 versi. Espinel era un sacerdote, scrittore e musicista spagnolo (fu colui che aggiunse la quinta corda alla chitarra!).<br />A Cuba diventa un genere nuovo, il "Punto cubano o Guajiro, o De la Habana". <br />Lo strumento musicale su cui si basa il Punto è il laud cubano, che arrivò a Cuba dalle Canarie, ed è più piccolo, sottile e con una voce acuta rispetto al suo progenitore, il liuto arabo. Si suona in maniera particolare, usando il pizzicato, che in spagnolo si chiama punteado: ecco da dove viene il nome "Punto".<br /><br />Durante la guerra di indipendenza cubana, la decima venne utilizzata per raccontare le cronache politiche e sociali. <br />Il punto cubano si cantava su ritmo di amalgama, come tutti i canti che provenivano dalla Spagna.<br /><br />Verso la prima metà dell'800, questa musica viene riportata in Spagna, come musica popolare urbana e teatrale, in Andalusia, soprattutto a Cordoba, dove comincia ad avere un certo successo per le sue atmosfere esotiche e romantiche. Viene chiamata "Punto de la Habana".<br /><br />Esistevano partiture di muisa classica intitolare Guajira, brani di Zarzuelas dedicati, ben prima di entrare nel flamenco, nei cafes cantantes di fine 800-inizio 900. Ascoltiamo un esempio del 1907 di un Punto de la Habana!<br /><br />Abbiamo una prima testimonianza storica di Jean Charles Davillier, nobile francese dei primi dell'800, collezionista ed esperto ispanista, che pubblicò un resoconto di viaggio, "L'Espagne" nel 1874, in cui descrisse una gitana che cantava il Punto de la Habana a Siviglia nel 1862.<br />Una seconda testimonianza dell'esistenza di questo genere musicale è stato il chitarrista di Madrid Rafael Marin, allievo di Paco de Lucena, nato nella seconda metà dell'800. Compilò un importante metodo di chitarra nel 1902 "Metodo de guitarra por musica y cifra", in cui indicò che la guajira flamenca era più lenta rispetto alla guajira cubana, quindi significa che in quell'epoca il ritmo di guajira era già ben definito e che si poteva ancora fare un confronto con la sua origine!<br /><br />Forse questo successe perché il cante flamenco, con i suoi melismi, richiedeva una maggiore lentezza. <br /><br />Come tutto ciò che è stato afflamencato, c'è stato sempre un intervento importante da parte di alcuni cantaores: il primo a contribuire allo sviluppo della guajira è stato Silverio Franconetti, che ha aperto il primo café cantante, e per primo inserì nel suo cuadro flamenco Juan Patron Lopez "El Guajiro", il primo esperto del genere. El guajiro era del 1849, nacque a Cadice, collaborò con Silverio ma viaggiò come artista e portò in giro la guajira come artista specializzato. Andò anche in America, ma da lì perdiamo le sue tracce. <br />Altro cantaor importante è un imitatore del Canario, "El Canario CHICO", che è importante perché, con uno stile personale e una bellissima voce, ci dice come era eseguita la guajira all'epoca...]]></itunes:summary><itunes:duration>1415</itunes:duration><itunes:keywords>cante,cubano,cultura,flamenco,guajira,habana,musica,punto,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2b456554ea82c9cde249cc8b6f8106b6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#145- Come riconoscere la modalità minore - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/145-come-riconoscere-la-modalita-minore-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--70028192</link><description><![CDATA[Questo episodio è dedicato a come riconoscere la modalità minore.<br />Ascoltiamo subito Bella ciao. E’ l’esempio migliore in assoluto della modalità minore perché è una canzone famosissima, conosciuta internazionalmente, ed essendo anche cantata è più facile da ricordare. <br />La conosce anche chi non la ascolta attivamente, cioè anche chi non sceglie di ascoltarla, chi non ha studi musicali, ed è un tema transgenerazionale, che conoscono tutti a prescindere dall'età che hanno.  <br />E’ un canto chiaramente in minore: non espande, non addolcisce, guarda in faccia alla realtà nella sua crudità e proprio per questo non consola, non è depressivo né lamentoso. E' seria. E’ una dichiarazione di ciò che la realtà è.  <br /> <br />Giusto una curiosità di tipo culturale:  <br />Bella ciao deriva da un canto popolare di lavoro delle mondine nelle risaie italiane, con testi sulla fatica e lo sfruttamento, e solo dopo la Seconda Guerra mondiale è diventato l’inno simbolico della Resistenza partigiana contro fascismo e nazismo. <br />Ti faccio sentire un brano di questo canto nella versione di una cantante, Milva, appassionata cultrice di canti popolari! Milva ha amato, interpretato e valorizzato canti popolari e “impegnati”, portandoli anche nei palcoscenici principali e incidendoli nei suoi album. <br /> <br />Quella che nasce dalla fatica e dalla durezza del lavoro delle mondine, e che negli anni è stata poi trasformata in un canto di lotta politica e simbolo di libertà. <br />Oggi, è diventata un inno cantato in tutto il mondo, oltre che per questioni politiche e sociali anche grazie alla serie “La casa de Papel”.<br /> <br />In questo episodio del podcast ti faccio ascoltare brani che sono già nella tua memoria sonora e ti aiuto a creare una categoria identificativa della modalità minore. <br />Sono tutti brani tratti di una selezione sonora intuitiva, immediatamente riconoscibile e internazionale, tutta roba che “suona minore” anche a chi non sa cosa sia una scala.<br />Non sono musicista, non ho intenzione di usare tecnicismi che non padroneggio neppure io. Il mio mantra resta lo stesso: zero tecnicismi, sentire prima di sapere e sfruttare competenze e conoscenze che hai già, in modo da organizzarle.<br /><br />Ascoltiamo Greensleeves. E' una delle melodie più antiche e riconoscibili della tradizione europea. Famosa anche per essere stata affiancata alle melodie natalizie.<br />Intima, narrativa, essenziale. <br />Il minore qui non è drammatico, non è teatrale: è raccolto, ti accompagna dentro una storia, non ti spinge chissà dove nella fantasia. <br />Altro esempio famosissimo, di cui forse non conosci il titolo ma di certo conosci il tema musicale: Sonata al chiaro di luna – primo movimento, di Ludwig van Beethoven. <br />E' probabilmente uno dei brani in minore più conosciuti al mondo. <br />Lento, ipnotico, sospeso. Il minore qui non chiede azione, non chiede energia: chiede ascolto interno, presenza, silenzio. <br /><br />Continuiamo con un esempio pop internazionale: Eleanor Rigby dei Beatles. <br />Il minore, in questo brano racconta un clima sobrio, reale, quotidiano. Enuncia semplicemente le cose come un dato di fatto: è spoglio, umano, diretto, non cerca commozione facile, niente di melodrammatico. <br /><br />Proseguiamo con una sigla che conosciamo da sempre: Heidi <br />Una sigla per bambini, eppure chiaramente in minore. <br />Esprime una atmosfera nostalgica, tenera, intima. Il minore qui racconta di una realtà, non spaventa, non opprime, è quindi accessibile anche all’infanzia. Parla di casa, memoria, legame. Non c’è tristezza o clima “pesante” ma solo calma e fotografia di una realtà.  <br /><br />Ascoltiamo una ninnananna che definirei universale, forse la più cantata. Forse ce l’hai in mente così: suonata con il carillon. <br />E' la ninnananna di Brahms. Originariamente cantata (ti faccio sentire un brano), viene tradott ain altre lingue e cantata ovunque, riconosciuta da chiunque. Il minore qui è avvolgente, rassicurante, non stimola ma calma. <br /><br />Il minore non è tristezza obbligatoria. Così come il maggiore non è “allegria obbligatoria”! È interiorità, è densità emotiva, è uno spazio più raccolto.  Se il maggiore è piena luce in un giorno di sole con il cielo azzurro, il minore è come stare in una stanza con una luce più morbida. Non stai peggio. Respiri diversamente. <br /><br />Se facciamo un’analisi percettiva, possiamo dire che il minore ha alcune caratteristiche molto chiare: lo spazio sonoro si contrae e diventa intimo, privato, quindi l’attenzione si sposta verso l’interno, non genera una spinta immediata all’azione, e porta invece alla presenza. <br /><br />Gli esempi che ho usato appartengono a un repertorio occidentale, non sono universali in senso assoluto. Ma la sensazione che producono, di raccoglimento, presenza, descrizione di una immagine reale, è riconosciuta da moltissimi esseri umani, anche in culture musicali molto diverse. <br />Cambiano i sistemi musicali. Cambiano i nomi. Ma corpo ed emozioni no. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, a Il Mosaico Danza, e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Vediamo come si utilizza il minore nel flamenco. <br />Dato che il flamenco non nasce per rassicurare, ma per raccontare l’esperienza umana per come è, il minore si adatta perfettamente, descrivendo la presenza nell’esperienza. <br /><br />Pochissimi palos vivono stabilmente nel minore molti lo attraversano, lo evocano. <br /><br />I palos che si svolgono su modalità minore: Farruca, Tango de Malaga, lo stile di Fandango de Huelva di Cabezas Rubias, tango de Triana o del Titi, Milonga, Vidalita. <br />La petenera gioca sulla modalità minore, ma non è solo in modalità minore: utilizza un linguaggio tonale instabile in area minore. Vai ad ascoltare i podcast sulla Petenera, se hai la curiosità. <br /><br />Ci sarà un podcast dedicato a chiarire il concetto di tonale e di modale, queste parolacce che fanno impazzire noi che abbiamo la formazione di teoria musicale che si limita alla teoria musicale delle medie con il flauto dolce. Ossia: zero.<br /><br />Molti palos utilizzano in parte il linguaggio minore: Mariana, Granaina, Media granaina, Mirabrás (attraversa maggiore, minore e modalità flamenca), Alegrías de Córdoba, alcuni Fandangos personales, Fandango de Huelva (molte strofe in area minore, con remate in modalità flamenca). <br /> <br />Come sempre, ti invito a sfruttare competenze e conoscenze che hai già, e semplicemente ti aiuto a riunirle sotto un nome, a dar loro una casa ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70028192</guid><pubDate>Fri, 13 Feb 2026 15:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70028192/145_come_riconoscere_la_modalit_minore.mp3" length="18584181" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Questo episodio è dedicato a come riconoscere la modalità minore.
Ascoltiamo subito Bella ciao. E’ l’esempio migliore in assoluto della modalità minore perché è una canzone famosissima, conosciuta internazionalmente, ed essendo anche cantata è più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questo episodio è dedicato a come riconoscere la modalità minore.<br />Ascoltiamo subito Bella ciao. E’ l’esempio migliore in assoluto della modalità minore perché è una canzone famosissima, conosciuta internazionalmente, ed essendo anche cantata è più facile da ricordare. <br />La conosce anche chi non la ascolta attivamente, cioè anche chi non sceglie di ascoltarla, chi non ha studi musicali, ed è un tema transgenerazionale, che conoscono tutti a prescindere dall'età che hanno.  <br />E’ un canto chiaramente in minore: non espande, non addolcisce, guarda in faccia alla realtà nella sua crudità e proprio per questo non consola, non è depressivo né lamentoso. E' seria. E’ una dichiarazione di ciò che la realtà è.  <br /> <br />Giusto una curiosità di tipo culturale:  <br />Bella ciao deriva da un canto popolare di lavoro delle mondine nelle risaie italiane, con testi sulla fatica e lo sfruttamento, e solo dopo la Seconda Guerra mondiale è diventato l’inno simbolico della Resistenza partigiana contro fascismo e nazismo. <br />Ti faccio sentire un brano di questo canto nella versione di una cantante, Milva, appassionata cultrice di canti popolari! Milva ha amato, interpretato e valorizzato canti popolari e “impegnati”, portandoli anche nei palcoscenici principali e incidendoli nei suoi album. <br /> <br />Quella che nasce dalla fatica e dalla durezza del lavoro delle mondine, e che negli anni è stata poi trasformata in un canto di lotta politica e simbolo di libertà. <br />Oggi, è diventata un inno cantato in tutto il mondo, oltre che per questioni politiche e sociali anche grazie alla serie “La casa de Papel”.<br /> <br />In questo episodio del podcast ti faccio ascoltare brani che sono già nella tua memoria sonora e ti aiuto a creare una categoria identificativa della modalità minore. <br />Sono tutti brani tratti di una selezione sonora intuitiva, immediatamente riconoscibile e internazionale, tutta roba che “suona minore” anche a chi non sa cosa sia una scala.<br />Non sono musicista, non ho intenzione di usare tecnicismi che non padroneggio neppure io. Il mio mantra resta lo stesso: zero tecnicismi, sentire prima di sapere e sfruttare competenze e conoscenze che hai già, in modo da organizzarle.<br /><br />Ascoltiamo Greensleeves. E' una delle melodie più antiche e riconoscibili della tradizione europea. Famosa anche per essere stata affiancata alle melodie natalizie.<br />Intima, narrativa, essenziale. <br />Il minore qui non è drammatico, non è teatrale: è raccolto, ti accompagna dentro una storia, non ti spinge chissà dove nella fantasia. <br />Altro esempio famosissimo, di cui forse non conosci il titolo ma di certo conosci il tema musicale: Sonata al chiaro di luna – primo movimento, di Ludwig van Beethoven. <br />E' probabilmente uno dei brani in minore più conosciuti al mondo. <br />Lento, ipnotico, sospeso. Il minore qui non chiede azione, non chiede energia: chiede ascolto interno, presenza, silenzio. <br /><br />Continuiamo con un esempio pop internazionale: Eleanor Rigby dei Beatles. <br />Il minore, in questo brano racconta un clima sobrio, reale, quotidiano. Enuncia semplicemente le cose come un dato di fatto: è spoglio, umano, diretto, non cerca commozione facile, niente di melodrammatico. <br /><br />Proseguiamo con una sigla che conosciamo da sempre: Heidi <br />Una sigla per bambini, eppure chiaramente in minore. <br />Esprime una atmosfera nostalgica, tenera, intima. Il minore qui racconta di una realtà, non spaventa, non opprime, è quindi accessibile anche all’infanzia. Parla di casa, memoria, legame. Non c’è tristezza o clima “pesante” ma solo calma e fotografia di una realtà.  <br /><br />Ascoltiamo una ninnananna che definirei universale, forse la più cantata. Forse ce l’hai in mente così: suonata con il carillon. <br />E' la ninnananna di Brahms. Originariamente cantata (ti faccio sentire un brano), viene tradott ain altre lingue e cantata ovunque, riconosciuta da chiunque. Il minore qui è...]]></itunes:summary><itunes:duration>1162</itunes:duration><itunes:keywords>analisi,beatles,beethoven,bella,brahms,chiaro,ciao,cultura,di,flamenco,greensleeves,heidi,luna,milva,minore,modalità,musica,ninnananna,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c4efe1b6e883399b60b9ed3679b61fd4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#144- Come riconoscere la modalità maggiore - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/144-come-riconoscere-la-modalita-maggiore-flamenco-chiavi-in-mano--69758042</link><description><![CDATA[Come riconocsere la modalità maggiore? Attraverso l'ascolto di brani che sono certamente nel tuo universo sonoro da sempre. <br />Partiamo da Fra Martino Campanaro, un pezzo che suona infanzia pura, e da La donna è mobile, dal III atto del Rigoletto di Verdi, un manifesto all'escalamazione. <br />Ti faccio sentire tutti i brani che suonano maggiore anche a chi non ha una formazione musicale (tranne quella del flauto dolce della scuola media) e sono già nella tua memoria acustica soono utili per costruire una competenza, sistematizzando ciò che già sai. <br />Io stessa non sono musicista e il mio obiettivo non è quello di darti definizioni tecniche e tecnicismi: non è la mia materia, e forse on userei neppure i termini corretti. Voglio di fornirti gli strumenti per capire, per sentire. <br />E far riferimento a ciò che già conosci è un ottimo sistema per convertire in conoscenza una esperienza.<br /><br />Continuiamo con un esempio pop internazionale: Don't worry be happy di Bobby McFerrin. Un tormentone! La modalità maggiore è un sorriso sonoro, e non si identifica con un genere musicale specifico. Un sorriso sonoro, cheben si sposa con questo "Non ti preoccupare e sii felice"!<br /><br />Ecco altri brani del repertorio della musica classica che non puoi non conoscere: L’inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, che è diventato l’inno europeo. Gioia dichiarata, costruita tutta in maggiore. <br />Serenata Notturna di Wolfgang Amadeus Mozart, un brano di cui forse non conosciamo tutti quanti il titolo ma che è fa parte della nostra educaizone sonora. Trasparente, luminoso, immediatamente leggibile: immagina i colori che puoi vedere in una bella giornata di sole, senza nuvole, con un bel cielo terso. Il maggiore come chiarezza mentale. <br />Questi due brani ci chiariscono che il maggiore non è “felicità sciocca o infantile”, come poteva essere Fra Martino Campanaro, ma apertura, sollievo. <br /><br />Altro grande “classico” che è impossibile non conoscere:  Let it be dei Beatles <br />La velocità più lenta e calma, ci mostra che il Maggiore può essere anche calmo, fiducioso e consolatorio, non è necessariamente euforia con quattro punti sclamativi. <br /><br />E la colonna sonora del mitico film “Mago di Oz” Over the Rainbow. Chi non lo conosce? Magari non hai visto il film, ma questo brano lo hai ascoltato di certo.<br />Interessante perché parte con una piccola tensione emozionale, ma la percezione del maggiore resta luminosa, desiderante. <br /><br />Il maggiore non è di per se stesso “allegria obbligatoria”: non è una emozione stereotipata ma è espansione, orizzonte, tono aperto, giornata di sole e cielo azzurro.<br /> <br />Se facciamo una analisi razionale, percettiva, possiamo trovare alcune caratteristiche musicali che possono motivare l'emozionalità che il maggiore comunica,di apertura: <br />- Le distanze tra i suoni creano sensazione di ampiezza, non ci sono note troppo vicine fra loro che causino incertezza.<br />- Non genera tensioni emotive: è come stare in una stanza luminosa con le finestre aperte, o in una giornata con clima sereno. Non sei per forza felice. Però respiri meglio, ti senti meglio. Il maggiore permette apertura, distensione.  <br /><br /><br /><br /><br />Gli esempi che ho usato non sono appartengono ad un repertorio universale assoluto, ma sono una porta di accesso alla comprensione del maggiore per chi come noi è cresciuto dentro un universo sonoro occidentale o occidentalizzato.<br /><br />In altre culture magari non li conoscono quanto li conosciamo noi, che li abbiamo sentiti moltissime volte. Ma la sensazione che producono, quella apertura, quella stabilità, quella mancanza di attrito, mancanza di incertezze, è qualcosa che molti esseri umani anche di culture molto differenti dal punto di vista musicale riconoscono, anche se la chiamano in modo diverso. Ma non ci interessano i nomi!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza dal 1990 e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso danze e musiche arabe, che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Sono appassionatissima di neuroscienze, psicologia, storia della Musica, espressività... e sono secchiona abbastanza da capire che dietro ad ogni cosa c'è un modo meraviglioso che possiamo esplorare e che possiamo sfruttare (o meglio... disfrutar, godere) al meglio.<br /><br />Perché nel flamenco il maggiore è raro? Nella sua natura, il flamenco non serve a rassicurare ma a raccontare le emozioni per come sono. C’è sempre una specie di tensione non risolta, una sorta di sopracciglio alzato, di dubbio esistenziale, come succede nella vita! Infatti ciò che domina musicalmente nel flamenco è il modo flamenco, che per la teoria musicale è assimilabile alla scala andalusa, riconoscibile con la cadenza andalusa, che ha ombre, ambiguità, dualismo, sensazione di non tutto è risolto, siamo di passaggio in questa emozione. Ne parleremo ancora in altri podcast.<br /><br />Dire "tutto ok" non è la tipica espressione del flamenco, ma l’uso del maggiore in questo contesto culturale indica che ci sono spazi e possibilità, forse anche nonostante tutto. Non si tratta solo di una parentesi felice, leggera e spensierata. In realtà sono momenti di affermazione e di presenza.<br /> <br />Non è un caso che i palos che si svolgano prevalentemente sulla tonalità maggiore sono pochi: parecchie Cantinas, Guajiras, Colombianas, Garrotin, Buleria de Cadiz. FIne dell'elenco! In altri palos ci sono passaggi alla tonalità maggiore, mescolati ad altre tonalità. Anche dopo aver parlato di altre emozioni, il flamenco ha sempre un pizzico di dubbio, di malinconia.  <br /><br />Il maggiore, quando entra alla fine di una contesto più oscuro, è continuare a stare in piedi, dritti e fieri dopo aver attraversato qualcosa di duro. Come dopo una siguiriya, quando arriva cabales. <br />Quando il maggiore entra nel flamenco illumina senza cancellare totalmente l’ombra. In qualche modo fa capire che la luce ha senso solo se sai da dove viene. <br /><br />Questa è una vera e propria alfabetizzazione percettiva, non una teoria. Ti insegna a sfruttare competenze e conoscenze che hai già, e semplicemente ti aiuta a riunirle sotto un nome, a dar loro una casa. L’esperienza già ce l’hai! E quando le cose assumono un nome si crea nel nostro cervello una categoria, nella quale confluiscono le informazioni che abbiamo, e che ci aiuta a capire e ricordare.<br /> <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69758042</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 11:01:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69758042/144_come_riconoscere_la_modalit_maggiore.mp3" length="18352631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Come riconocsere la modalità maggiore? Attraverso l'ascolto di brani che sono certamente nel tuo universo sonoro da sempre. 
Partiamo da Fra Martino Campanaro, un pezzo che suona infanzia pura, e da La donna è mobile, dal III atto del Rigoletto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come riconocsere la modalità maggiore? Attraverso l'ascolto di brani che sono certamente nel tuo universo sonoro da sempre. <br />Partiamo da Fra Martino Campanaro, un pezzo che suona infanzia pura, e da La donna è mobile, dal III atto del Rigoletto di Verdi, un manifesto all'escalamazione. <br />Ti faccio sentire tutti i brani che suonano maggiore anche a chi non ha una formazione musicale (tranne quella del flauto dolce della scuola media) e sono già nella tua memoria acustica soono utili per costruire una competenza, sistematizzando ciò che già sai. <br />Io stessa non sono musicista e il mio obiettivo non è quello di darti definizioni tecniche e tecnicismi: non è la mia materia, e forse on userei neppure i termini corretti. Voglio di fornirti gli strumenti per capire, per sentire. <br />E far riferimento a ciò che già conosci è un ottimo sistema per convertire in conoscenza una esperienza.<br /><br />Continuiamo con un esempio pop internazionale: Don't worry be happy di Bobby McFerrin. Un tormentone! La modalità maggiore è un sorriso sonoro, e non si identifica con un genere musicale specifico. Un sorriso sonoro, cheben si sposa con questo "Non ti preoccupare e sii felice"!<br /><br />Ecco altri brani del repertorio della musica classica che non puoi non conoscere: L’inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, che è diventato l’inno europeo. Gioia dichiarata, costruita tutta in maggiore. <br />Serenata Notturna di Wolfgang Amadeus Mozart, un brano di cui forse non conosciamo tutti quanti il titolo ma che è fa parte della nostra educaizone sonora. Trasparente, luminoso, immediatamente leggibile: immagina i colori che puoi vedere in una bella giornata di sole, senza nuvole, con un bel cielo terso. Il maggiore come chiarezza mentale. <br />Questi due brani ci chiariscono che il maggiore non è “felicità sciocca o infantile”, come poteva essere Fra Martino Campanaro, ma apertura, sollievo. <br /><br />Altro grande “classico” che è impossibile non conoscere:  Let it be dei Beatles <br />La velocità più lenta e calma, ci mostra che il Maggiore può essere anche calmo, fiducioso e consolatorio, non è necessariamente euforia con quattro punti sclamativi. <br /><br />E la colonna sonora del mitico film “Mago di Oz” Over the Rainbow. Chi non lo conosce? Magari non hai visto il film, ma questo brano lo hai ascoltato di certo.<br />Interessante perché parte con una piccola tensione emozionale, ma la percezione del maggiore resta luminosa, desiderante. <br /><br />Il maggiore non è di per se stesso “allegria obbligatoria”: non è una emozione stereotipata ma è espansione, orizzonte, tono aperto, giornata di sole e cielo azzurro.<br /> <br />Se facciamo una analisi razionale, percettiva, possiamo trovare alcune caratteristiche musicali che possono motivare l'emozionalità che il maggiore comunica,di apertura: <br />- Le distanze tra i suoni creano sensazione di ampiezza, non ci sono note troppo vicine fra loro che causino incertezza.<br />- Non genera tensioni emotive: è come stare in una stanza luminosa con le finestre aperte, o in una giornata con clima sereno. Non sei per forza felice. Però respiri meglio, ti senti meglio. Il maggiore permette apertura, distensione.  <br /><br /><br /><br /><br />Gli esempi che ho usato non sono appartengono ad un repertorio universale assoluto, ma sono una porta di accesso alla comprensione del maggiore per chi come noi è cresciuto dentro un universo sonoro occidentale o occidentalizzato.<br /><br />In altre culture magari non li conoscono quanto li conosciamo noi, che li abbiamo sentiti moltissime volte. Ma la sensazione che producono, quella apertura, quella stabilità, quella mancanza di attrito, mancanza di incertezze, è qualcosa che molti esseri umani anche di culture molto differenti dal punto di vista musicale riconoscono, anche se la chiamano in modo diverso. Ma non ci interessano i nomi!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno...]]></itunes:summary><itunes:duration>1147</itunes:duration><itunes:keywords>comprensione,cultura,esperienza,flamenco,maggiore,modalità,musicale,percezione,sabina,scala,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d0c8a63b35678b0b55f805aae7f41e3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#143- La percezione cerebrale del suono -Flamenco Chiavi in Mano podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/143-la-percezione-cerebrale-del-suono-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--69134118</link><description><![CDATA[Oggi parliamo della percezione cerebrale del suono. È la prima puntata del podcast totalmente dedicata alla neurologia. Ci serve per riflettere su come entrare o meno nel suono.<br /><br />Il cervello è come se fosse un grande appartamento con stanze super organizzate, ognuna con compiti peculiari. Immagina le stanze di una casa, con funzioni specifiche e dei corridoi che permettono alle stanze di collaborare.<br />Il cervello ha stanze specifiche che interpretano il suono, una ascolta il suono delle parole, un’altra che ascolta il ritmo, una che recepisce la melodia, una che recepisce la componente emozionale del suono: se queste aree non comunicassero fra loro il sistema non funzionerebbe.<br />Il tutto dipende dalle capacità delle aree cerebrali di comunicare fra loro.<br /><br />Immagino che l’ascoltatore del podcast non sappia nulla di questo argomento e comincio dicendo che cosa sono i neuroni: il cuore delle stanze del nostro cervello, le cellule che lo compongono.<br />Il neurone è composto di un nucleo centrale e di dendriti, diramazioni (dendros significa in greco albero) che assorbono le informazioni e un assone, una sorta di tubo di uscita dell’informazione elaborata.<br />La comunicazione dell’impulso nervoso avviene per via elettrica, e le informazioni entrano, vengono elaborate ed escono.<br />Nucleo e dendriti vengono definiti sostanza grigia, perché sono grigi nel cadavere, mentre nelle persone vive sono rossi!<br />Gli assoni invece sono bianchi perché sono ricoperti di una sostanza biancastra, la mielina. Gli assoni sono i corridoi che collegano le stanze della casa/cervello. Se non li avessimo potremmo solo sentire alcune informazioni ma non saremmo in grado di rielaborarle, di interpretarli, di dare un senso alle informazioni ricevute.<br /><br />Parlando di suono, localizziamo il concetto di segni soprasegmentari del suono.<br />Sono ciò che ci permette di confrontare in una sequenza i suoni che abbiamo sentito, e li mettiamo in una sequenza. Ogni singolo suono non ha un valore profondo se non lo metto in relazione con gli altri suoni che vengono diffusi prima o dopo.<br /><br />La capacità di sentire una melodia implica la capacità di sentire e mettere in relazione fra loro diversi toni (note), con elementi di velocità, ritmo, tempo, volume.<br />Nella parte sinistra del cervello si percepiscono le parole nel loro valore semantico e strutturale, ma la percezione del valore comunicativo, sensibile ed espressivo del suono sta nell’emisfero destro. <br />L’area temporale superiore destra riceve il suono e ne distingue le caratteristiche come tono, volume e ritmo, ma l’interpretazione del suono avviene svolta dalle aree associative temporo-parietali destre, che capiscono che cosa il suono ci comunica.<br /><br />Queste aree sono situate sulla corteccia cerebrale, ma ci sono aree sottocorticali più legate all’emozionalità, alla sopravvivenza, alla formazione del nostro carattere, e il suono va anche lì, nel sistema limbico, nell’insula, nell’amigdala, nel talamo, nel cervelletto.<br />In questo caso l’informazione acustica può ricevere mille interpretazioni soggettive, legate alla nostra cultura, alle nostre esperienze, ai traumi… il contenuto ha a che vedere moltissimo con l’esperienza, che forgia totalmente queste aree di cui ti ho parlato.<br />La percezione del suono non può prescindere dall’interpretazione del suono stesso che il cervello fa, e anche dalla risposta che il cervello indica al corpo, e che addirittura il corpo stesso indica a se stesso, reagendo localmente al suono in maniera diretta.<br /><br />L’intervento della ragione su questo è molto piccolo. Le zone del cervello che analizzano il suono sono piccole, mentre le aree cerebrali coinvolte dal suono sono tantissime e il nostro sistema viene sollecitato tanto dal suono, a tutti i livelli. E il significato specifico delle parole è addirittura secondario rispetto alla prosodia!<br /><br />La componente espressiva del suono nel flamenco è gigantesca, e mette in gioco l’intera totalità del nostro essere in un universo emozionale totalizzante. Ecco perché la musica interferisce così profondamente con il nostro essere.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno baile flamenco e lyrical arab dance a Milano dal 1990.<br />Sono assolutamente malata di neurologia e voglio che tu capisca quello che intendo.<br /><br />Parlando di flamenco non si può prescindere dal fatto che il nostro cervello venga del tutto travolto dal suono, e devo utilizzare consapevolmente le possibilità di sentire le emozioni che arrivano e collegare il corpo completo di ciò che sento: intuizione, emozione, sensazione, esperienza, analisi, sintesi… Il flamenco ci sollecita a tanti livelli contemporaneamente, e non c’è, come non c’è nella vita, una divisione fra le emozioni.<br />Ci sollecita a tanti livelli! Il flamenco è sempre una metafora della vita e le emozioni ci aiutano a creare un nucleo più profondo della nostra personalità e a sentirci ancora più vivi. È uno strumento di analisi profonda di noi stessi, che ci aiuta a mettere insieme pezzi di noi che sono sempre interessanti da sentire e da vivere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69134118</guid><pubDate>Fri, 19 Dec 2025 16:06:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69134118/143_la_percezione_cerebrale_del_suono.mp3" length="18187537" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo della percezione cerebrale del suono. È la prima puntata del podcast totalmente dedicata alla neurologia. Ci serve per riflettere su come entrare o meno nel suono.

Il cervello è come se fosse un grande appartamento con stanze super...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo della percezione cerebrale del suono. È la prima puntata del podcast totalmente dedicata alla neurologia. Ci serve per riflettere su come entrare o meno nel suono.<br /><br />Il cervello è come se fosse un grande appartamento con stanze super organizzate, ognuna con compiti peculiari. Immagina le stanze di una casa, con funzioni specifiche e dei corridoi che permettono alle stanze di collaborare.<br />Il cervello ha stanze specifiche che interpretano il suono, una ascolta il suono delle parole, un’altra che ascolta il ritmo, una che recepisce la melodia, una che recepisce la componente emozionale del suono: se queste aree non comunicassero fra loro il sistema non funzionerebbe.<br />Il tutto dipende dalle capacità delle aree cerebrali di comunicare fra loro.<br /><br />Immagino che l’ascoltatore del podcast non sappia nulla di questo argomento e comincio dicendo che cosa sono i neuroni: il cuore delle stanze del nostro cervello, le cellule che lo compongono.<br />Il neurone è composto di un nucleo centrale e di dendriti, diramazioni (dendros significa in greco albero) che assorbono le informazioni e un assone, una sorta di tubo di uscita dell’informazione elaborata.<br />La comunicazione dell’impulso nervoso avviene per via elettrica, e le informazioni entrano, vengono elaborate ed escono.<br />Nucleo e dendriti vengono definiti sostanza grigia, perché sono grigi nel cadavere, mentre nelle persone vive sono rossi!<br />Gli assoni invece sono bianchi perché sono ricoperti di una sostanza biancastra, la mielina. Gli assoni sono i corridoi che collegano le stanze della casa/cervello. Se non li avessimo potremmo solo sentire alcune informazioni ma non saremmo in grado di rielaborarle, di interpretarli, di dare un senso alle informazioni ricevute.<br /><br />Parlando di suono, localizziamo il concetto di segni soprasegmentari del suono.<br />Sono ciò che ci permette di confrontare in una sequenza i suoni che abbiamo sentito, e li mettiamo in una sequenza. Ogni singolo suono non ha un valore profondo se non lo metto in relazione con gli altri suoni che vengono diffusi prima o dopo.<br /><br />La capacità di sentire una melodia implica la capacità di sentire e mettere in relazione fra loro diversi toni (note), con elementi di velocità, ritmo, tempo, volume.<br />Nella parte sinistra del cervello si percepiscono le parole nel loro valore semantico e strutturale, ma la percezione del valore comunicativo, sensibile ed espressivo del suono sta nell’emisfero destro. <br />L’area temporale superiore destra riceve il suono e ne distingue le caratteristiche come tono, volume e ritmo, ma l’interpretazione del suono avviene svolta dalle aree associative temporo-parietali destre, che capiscono che cosa il suono ci comunica.<br /><br />Queste aree sono situate sulla corteccia cerebrale, ma ci sono aree sottocorticali più legate all’emozionalità, alla sopravvivenza, alla formazione del nostro carattere, e il suono va anche lì, nel sistema limbico, nell’insula, nell’amigdala, nel talamo, nel cervelletto.<br />In questo caso l’informazione acustica può ricevere mille interpretazioni soggettive, legate alla nostra cultura, alle nostre esperienze, ai traumi… il contenuto ha a che vedere moltissimo con l’esperienza, che forgia totalmente queste aree di cui ti ho parlato.<br />La percezione del suono non può prescindere dall’interpretazione del suono stesso che il cervello fa, e anche dalla risposta che il cervello indica al corpo, e che addirittura il corpo stesso indica a se stesso, reagendo localmente al suono in maniera diretta.<br /><br />L’intervento della ragione su questo è molto piccolo. Le zone del cervello che analizzano il suono sono piccole, mentre le aree cerebrali coinvolte dal suono sono tantissime e il nostro sistema viene sollecitato tanto dal suono, a tutti i livelli. E il significato specifico delle parole è addirittura secondario rispetto alla prosodia!<br /><br />La componente espressiva del suono nel flamenco è...]]></itunes:summary><itunes:duration>1137</itunes:duration><itunes:keywords>aree,assoni,cerebrali,cervello,dendriti,destro,emisfero,flamenco,neurologia,neuroni,percezione,sabina,sinistro,suono,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/77b97bd4b0c2a669a0d82cdb5ccdb2e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#142- La musica arabo andalusa - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/142-la-musica-arabo-andalusa-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--68553789</link><description><![CDATA[Abbiamo spesso incontrato il termine "musica arabo-andalusa" e potremmo pensare che indichi una fusion fra musica araba e flamenco.  Si tratta di tutt'altra coas, invece.<br />Iniziamo l'analisi con un brano di Paco de Lucía dedicato a Ziryāb. Nel 1990 Paco de Lucía pubblicò un intero CD dedicato a Ziryāb, e in un concerto a Siviglia suonò  con due chitarristi, suo nipote, José María Bandera e Juan Manuel Cañizares.<br />Ma chi era Ziryāb?<br />Ziryāb, ossia Abū al-Ḥasan ʿAlī ibn Nāfīʿ, nasce intorno al 789 nell’area dell’attuale Iraq, probabilmente vicino a Baghdad; l’origine etnica è dibattuta (persiano, curdo, africano o arabo). Il nome d’arte significa “usignolo nero” o “merlo”, indicazione della dolcezza della voce e della carnagione scura. Da giovane si formò alla corte abbaside di Hārūn al‑Rashīd a Baghdad, presso il maestro di musica ʿIshāq al‑Mawsilī, e si distinse perle sue qualità artistiche. Lasciò Baghdad, forse in fuga per rivalità con il suo maestro. Dopo un periodo in Nord Africa, intorno al 822 si trasferì alla corte di ʿAbd al‑Raḥmān II a Córdoba, allora centro politico e culturale dell’Islam occidentale.<br />A Córdoba Ziryāb non si limitò alla musica: promosse innovazioni nella musica e divenne un vero influencer dell'epoca, tanto che lo stile estetico e di vita della corte andò modellandosi su di lui. Morì intorno all’857 d.C. a Córdoba, lasciando un’eredità che abbraccia costume, moda, gastronomia e performance.<br />A Córdoba la musica classica araba di Baghdad si fuse con tradizioni visigote-cristiane e berbere nord-africane: questo è il seme della musica che oggi definiamo “musica arabo-andalusa”.<br />Nel contesto di al-Andalus e grazie all'impulso dato da Ziryab, sorsero nuove forme poetico-musicali: il muwashshah (che significa ornato, ricamato) canto accompagnato da musica, in lingua colta e lo zajal in lingua dislettale. Lo zajal è una cantillazione più che un canto. <br /><br />Ascoltiamo un esempio di zajal del più famoso poeta del genere, Ibn Qūzmān (Córdoba ca. 1080-1160). Ti ricordo il Trovo, forma poetica che esiste ancor oggi in Spagna.<br />Per capire come suona un muwashshah ascoltiamo la voce della cantante libanese Fairuz nell’esecuzione di “Jādaka al-Ghaithu”, panegirico dedicato al sultano Muhammad V of Granada verso la fine del 1300.<br /><br />Con il declino del potere arabo in Spagna nel XIII secolo e la caduta dell’ultimo emirato musulmano a Granada nel 1492, la cultura musicale trovò rifugio nel Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia).  Da tempo gli arabi avevano perso potere in Al Andalus ed era iniziato un processo di espulsione, conversione forzata e migrazione delle comunità musulmane (e spesso ebraiche) verso il Maghreb. Queste migrazioni portarono con sé tradizioni musicali e culturali dell’Andalusia.<br /><br />La "musica arabo andalusa" o “musica ispano-araba” era musica colta, di corte. Le narrazioni che la collegano direttamente al flamenco appartengono al mito: utili come simboli, non come fatti documentati.<br /><br />L'evoluzione della musica di Al Andalus nel mondo arabo generò le forme della nūba in Nord Africa  e della wasla in Medio Oriente.<br />Nūba (plurale nūbāt) significa “turno” o “successione”: è una suite musicale colta della tradizione di al-Andalus trasmessa nel Maghreb, costruita su un maqām (modalità musicale) con sezioni ritmiche (mīzān/wazn) che cambiano e spesso accelerano. <br />Wasla (plurale waslat) significa “connessione” o “sequenza”: indica un concerto o suite della tradizione classica araba orientale, centrata su un maqām, concatenazione di brani strumentali/vocali, introdotta tramite dulab, un fenomeno paragonabile al compas. Il compas è un modo di esprimere la frase ritmica e gli accordi principali della chitarra inun paricolare genere flamenco, il dulab esprime l'atmosfera musicale di un maqam attraverso un motivetto orecchiabile e facile da ricordare, che si ripete più volte nel concerto, a ricordare il tema ai partecipanti.<br /><br />Interessante nella Wasla è l'uso di improvvisazioni vocali: il Layālī (lett. o notti) che gioca sulla improvvisazione su due parole, ya leil ya ain (o notte o occhio) da cui la salida del cante flamenco è stata molto influenzata (soprattutto tiento e tango) e il Mawwāl, un canto poetico con melodia improvvisata, che ricorda un fandango grande, di melodia più libera.<br />E anche del Taqsīm, improvvisazione strumentale<br /><br />Strumenti tipici del complesso di musica, il Takht, sono: liuto arabo (ūd), flauto nay, la cetra qanūn, il violino kamanja o rababa, tamburelli (deff o riqq) e tamburi a cornice, la voce solista e il coro<br /><br />Spesso si definisce “musica arabo-andalusa” qualche concerto in cui musicisti arabi e flamenchi mescolano repertori, includendo brani famosi di musicisti arabi contemporanei o canzoni modaiole, con pezzi di “fusione”. Alla fusione dedicherò un altro episodio.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del monndo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro ull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo.<br />In conclusione: le storie su Ziryāb e sulla continuità diretta fra l’arte arabo-andalusa e il flamenco appartengono al mito: utili come simboli, non come fatti documentati. <br />La musica arabo-andalusa è un ponte fra culture e tempi, non una linea ininterrotta. E tutto ciò pone le basi per comprendere anche le influenze che, nel tempo, hanno arricchito tradizioni come il flamenco. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68553789</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2025 15:10:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68553789/142_la_musica_arabo_andalusa.mp3" length="28126607" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo spesso incontrato il termine "musica arabo-andalusa" e potremmo pensare che indichi una fusion fra musica araba e flamenco.  Si tratta di tutt'altra coas, invece.
Iniziamo l'analisi con un brano di Paco de Lucía dedicato a Ziryāb. Nel 1990...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo spesso incontrato il termine "musica arabo-andalusa" e potremmo pensare che indichi una fusion fra musica araba e flamenco.  Si tratta di tutt'altra coas, invece.<br />Iniziamo l'analisi con un brano di Paco de Lucía dedicato a Ziryāb. Nel 1990 Paco de Lucía pubblicò un intero CD dedicato a Ziryāb, e in un concerto a Siviglia suonò  con due chitarristi, suo nipote, José María Bandera e Juan Manuel Cañizares.<br />Ma chi era Ziryāb?<br />Ziryāb, ossia Abū al-Ḥasan ʿAlī ibn Nāfīʿ, nasce intorno al 789 nell’area dell’attuale Iraq, probabilmente vicino a Baghdad; l’origine etnica è dibattuta (persiano, curdo, africano o arabo). Il nome d’arte significa “usignolo nero” o “merlo”, indicazione della dolcezza della voce e della carnagione scura. Da giovane si formò alla corte abbaside di Hārūn al‑Rashīd a Baghdad, presso il maestro di musica ʿIshāq al‑Mawsilī, e si distinse perle sue qualità artistiche. Lasciò Baghdad, forse in fuga per rivalità con il suo maestro. Dopo un periodo in Nord Africa, intorno al 822 si trasferì alla corte di ʿAbd al‑Raḥmān II a Córdoba, allora centro politico e culturale dell’Islam occidentale.<br />A Córdoba Ziryāb non si limitò alla musica: promosse innovazioni nella musica e divenne un vero influencer dell'epoca, tanto che lo stile estetico e di vita della corte andò modellandosi su di lui. Morì intorno all’857 d.C. a Córdoba, lasciando un’eredità che abbraccia costume, moda, gastronomia e performance.<br />A Córdoba la musica classica araba di Baghdad si fuse con tradizioni visigote-cristiane e berbere nord-africane: questo è il seme della musica che oggi definiamo “musica arabo-andalusa”.<br />Nel contesto di al-Andalus e grazie all'impulso dato da Ziryab, sorsero nuove forme poetico-musicali: il muwashshah (che significa ornato, ricamato) canto accompagnato da musica, in lingua colta e lo zajal in lingua dislettale. Lo zajal è una cantillazione più che un canto. <br /><br />Ascoltiamo un esempio di zajal del più famoso poeta del genere, Ibn Qūzmān (Córdoba ca. 1080-1160). Ti ricordo il Trovo, forma poetica che esiste ancor oggi in Spagna.<br />Per capire come suona un muwashshah ascoltiamo la voce della cantante libanese Fairuz nell’esecuzione di “Jādaka al-Ghaithu”, panegirico dedicato al sultano Muhammad V of Granada verso la fine del 1300.<br /><br />Con il declino del potere arabo in Spagna nel XIII secolo e la caduta dell’ultimo emirato musulmano a Granada nel 1492, la cultura musicale trovò rifugio nel Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia).  Da tempo gli arabi avevano perso potere in Al Andalus ed era iniziato un processo di espulsione, conversione forzata e migrazione delle comunità musulmane (e spesso ebraiche) verso il Maghreb. Queste migrazioni portarono con sé tradizioni musicali e culturali dell’Andalusia.<br /><br />La "musica arabo andalusa" o “musica ispano-araba” era musica colta, di corte. Le narrazioni che la collegano direttamente al flamenco appartengono al mito: utili come simboli, non come fatti documentati.<br /><br />L'evoluzione della musica di Al Andalus nel mondo arabo generò le forme della nūba in Nord Africa  e della wasla in Medio Oriente.<br />Nūba (plurale nūbāt) significa “turno” o “successione”: è una suite musicale colta della tradizione di al-Andalus trasmessa nel Maghreb, costruita su un maqām (modalità musicale) con sezioni ritmiche (mīzān/wazn) che cambiano e spesso accelerano. <br />Wasla (plurale waslat) significa “connessione” o “sequenza”: indica un concerto o suite della tradizione classica araba orientale, centrata su un maqām, concatenazione di brani strumentali/vocali, introdotta tramite dulab, un fenomeno paragonabile al compas. Il compas è un modo di esprimere la frase ritmica e gli accordi principali della chitarra inun paricolare genere flamenco, il dulab esprime l'atmosfera musicale di un maqam attraverso un motivetto orecchiabile e facile da ricordare, che si ripete più volte nel concerto, a ricordare il tema ai partecipanti.<br /><br...]]></itunes:summary><itunes:duration>1758</itunes:duration><itunes:keywords>andalusa,araba,cordova,cultura,flamenco,musica,muwashshah,nouba,paco,sabina,todaro,wasla,zajal,ziryab</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ba20528ab8dae2b765eea73cdd9a93a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#141- Non sono portato per il flamenco! - Flamenco Chiavi in Mano Podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/141-non-sono-portato-per-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano-podcast--68148398</link><description><![CDATA[ "Non sono portato per il flamenco" è una frase che gli insegnanti di flamenco, che insegnino musica, canto o danza, hanno sentito molte volte. Tutti gli insegnanti anche di altre materie hanno sentito più volte questa frase. E' un pensiero autosabotante, o quanto meno un sistema per non predersi la responsabilità di imparare qualcosa. Imparare non significa riuscire benissimo, ma significa confrontarsi con qualcosa di nuovo, sperimentare.<br /><br />Il nostro cervello è molto plastico, e resta tale per tutta la vita, non solo quandi è giovani, come si credeva fino a qualche tempo fa. Questa plasticità ci rende possibile modificare delle autoconvinzioni autosabotanti che abbiamo. Molte persone dicono "Se non lo faccio bene, allora non lo faccio!" ma se viviamo così e ogni cosa diventa un impegno e un dovere, anziché una scelta, e la vita perde il suo lato gioioso per convertirsi in una infinita somma di doveri. <br /><br />Una domanda che mi viene in mente è sempre "Ma perché dovrei essere portato per fare una cosa per divertimento?". Quindi se vado al cinema non posso vedere un film che parla di un argomento che non conosco... <br />Perché per le cose artistiche bisogna subito dire "non sono dotato o sono dotato"? Dotato per che cosa? In base a quali canoni? Qual è l'obiettivo, quando mi iscrivo ad un corso? Voglio distrarmi, voglio divertirmi, esplorare qualcosa che mi piace, voglio tenermi in forma, voglio diventare il primo della classe...<br /><br />E qui occorre parlare della identificazione: ci identifichiamo così tanto con i nostri pensieri da farli diventare delle verità assolute. La psicologia cognitiva ci dice che i pensieri sono mometni in cui la mente interpreta la realtà e le dà un valore personale. Quando esprimo un giudizio sulla realtà il mio pensiero facilmente diventa un dogma. E tutti mettiamo dogmi invalidanti nella nostra vità, soprattutto quell del tipo "non sono in grado". <br /><br />"Non sono dotato" è un pensiero e come tale dovrebbe essere suscettibile di modifica. Ma quando ho un pensiero giudicante non riesco a separare i fatti dall'interpretazione che ne ho. Se penso che non sono capace, troverò tutte le scuse perconfermare questo pensiero invalidante. La nostra mente fa questo, pur di dimostrare di avere ragione. Saremo capaci di modificare il nostro sentire, la nostra capacità di stare nel corpo, la nostra intera vita, pur di darci ragione. <br /><br />Il nostro sistema neurocognitivo dovrebbe coniugare ciò che so con ciò che sento e con l'esperienza, facendolo diventare un'idea, ma spesso i pensieri sono frutto di paure, di giudizi, magari di altre persone. E spesso i pensieri sono autosabotanti. Che spesso sono alibi: mi possono sottrare a qualcosa che mi avrebbe potuto mettere in discussione, non facendomi correre il rischio di... avere successo, di riuscire a fare ciò che sto facendo con soddisfazione. <br /><br />Torniamo al flamenco. Per definire se sono portato o meno per il flamenco, devo prima stabilire degli obiettivi. Le persone che normalmente affrintano un corso amatoriale, come i miei allievi, non hanno l'obiettivo di essere dei professionisti, il primo giorno, o i primi tempi. Il fatto di non essere i primi della classe all'inizio è quasi obbligatorio. Se il mio obiettivo resta imparare, allora sono molto portata per il flamenco, ma se il mio obiettivo è di essere subito brava, non riuscirò ad imparare: solo attraverso tentativi ed errori posso imparare. <br /><br />Se mi concdentro sul non sbagliare mi sto autosabotando. <br /><br /><br />Non rusciamo far stare zitta la mente, che vuole sempre dare una specie di recensione a ciò che stiamo facendo. E' una cosa culturale! Ogni errore è una occasione per imparare delle cose. Se cerco di non sbagliare salto delle lezioni<br /><br />Ciò che muove le persone a fare flamenco da sempre è l'esigenza di avere cose da raccontare e condividere. L'aspetto egoico nel flamenco è un fenomeno moderno, che ha a che fare con il mondo dello spettacolo, il desiderio di diventare ricchi, ma questo non ha a che fare con la tradizione. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco dal 1990 a Milano, al Mosaico Danza, e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Sono appassionatissima di pedagogia, di psicologia, di neurologia e di neuroscienze in generale. E quando insegno tengo sempre presenti tutti questi aspetti. <br />Ciò che è importante è considerare tutti gli aspetti del vantaggio che posso avere nello studio del flamenco. Il percorso di studi nell'ambito del flamenco diventa un aspetto collaterale di un fenomeno molto più largo, nel quale pensare se sono o non sono portato è molto marginale. <br /><br />Mi viene in mente una frase di Karl Popper: “Whenever a theory appears to you as the only possible one, take this as a sign that you have neither understood the theory nor the problem which it was intended to solve.” Ogni volta che una teoria sembra l'unica verità possibile, tieni presente che questo è un segnale che non hai capito la teoria stessa o non hai capito il problema che la teoria avrebbe cercato di risolvere.<br />Ogni volta  che sono un assolutista e che la mia teoria diventa un dogma innegabile e non, come la vita, qualcosa di mutabile, mi devo rendere conto che i miei stessi pensieri devono essere un prodotto dinamico e non un dogma.<br />Come la vita, i nostri pensieri devono essere confutabili e provvisori. Questa è proprio la loro essenza, ed è l'essenza stessa della vita!<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68148398</guid><pubDate>Wed, 15 Oct 2025 14:34:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68148398/141_non_sono_portato_per_il_flamenco.mp3" length="17100844" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle> "Non sono portato per il flamenco" è una frase che gli insegnanti di flamenco, che insegnino musica, canto o danza, hanno sentito molte volte. Tutti gli insegnanti anche di altre materie hanno sentito più volte questa frase. E' un pensiero...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[ "Non sono portato per il flamenco" è una frase che gli insegnanti di flamenco, che insegnino musica, canto o danza, hanno sentito molte volte. Tutti gli insegnanti anche di altre materie hanno sentito più volte questa frase. E' un pensiero autosabotante, o quanto meno un sistema per non predersi la responsabilità di imparare qualcosa. Imparare non significa riuscire benissimo, ma significa confrontarsi con qualcosa di nuovo, sperimentare.<br /><br />Il nostro cervello è molto plastico, e resta tale per tutta la vita, non solo quandi è giovani, come si credeva fino a qualche tempo fa. Questa plasticità ci rende possibile modificare delle autoconvinzioni autosabotanti che abbiamo. Molte persone dicono "Se non lo faccio bene, allora non lo faccio!" ma se viviamo così e ogni cosa diventa un impegno e un dovere, anziché una scelta, e la vita perde il suo lato gioioso per convertirsi in una infinita somma di doveri. <br /><br />Una domanda che mi viene in mente è sempre "Ma perché dovrei essere portato per fare una cosa per divertimento?". Quindi se vado al cinema non posso vedere un film che parla di un argomento che non conosco... <br />Perché per le cose artistiche bisogna subito dire "non sono dotato o sono dotato"? Dotato per che cosa? In base a quali canoni? Qual è l'obiettivo, quando mi iscrivo ad un corso? Voglio distrarmi, voglio divertirmi, esplorare qualcosa che mi piace, voglio tenermi in forma, voglio diventare il primo della classe...<br /><br />E qui occorre parlare della identificazione: ci identifichiamo così tanto con i nostri pensieri da farli diventare delle verità assolute. La psicologia cognitiva ci dice che i pensieri sono mometni in cui la mente interpreta la realtà e le dà un valore personale. Quando esprimo un giudizio sulla realtà il mio pensiero facilmente diventa un dogma. E tutti mettiamo dogmi invalidanti nella nostra vità, soprattutto quell del tipo "non sono in grado". <br /><br />"Non sono dotato" è un pensiero e come tale dovrebbe essere suscettibile di modifica. Ma quando ho un pensiero giudicante non riesco a separare i fatti dall'interpretazione che ne ho. Se penso che non sono capace, troverò tutte le scuse perconfermare questo pensiero invalidante. La nostra mente fa questo, pur di dimostrare di avere ragione. Saremo capaci di modificare il nostro sentire, la nostra capacità di stare nel corpo, la nostra intera vita, pur di darci ragione. <br /><br />Il nostro sistema neurocognitivo dovrebbe coniugare ciò che so con ciò che sento e con l'esperienza, facendolo diventare un'idea, ma spesso i pensieri sono frutto di paure, di giudizi, magari di altre persone. E spesso i pensieri sono autosabotanti. Che spesso sono alibi: mi possono sottrare a qualcosa che mi avrebbe potuto mettere in discussione, non facendomi correre il rischio di... avere successo, di riuscire a fare ciò che sto facendo con soddisfazione. <br /><br />Torniamo al flamenco. Per definire se sono portato o meno per il flamenco, devo prima stabilire degli obiettivi. Le persone che normalmente affrintano un corso amatoriale, come i miei allievi, non hanno l'obiettivo di essere dei professionisti, il primo giorno, o i primi tempi. Il fatto di non essere i primi della classe all'inizio è quasi obbligatorio. Se il mio obiettivo resta imparare, allora sono molto portata per il flamenco, ma se il mio obiettivo è di essere subito brava, non riuscirò ad imparare: solo attraverso tentativi ed errori posso imparare. <br /><br />Se mi concdentro sul non sbagliare mi sto autosabotando. <br /><br /><br />Non rusciamo far stare zitta la mente, che vuole sempre dare una specie di recensione a ciò che stiamo facendo. E' una cosa culturale! Ogni errore è una occasione per imparare delle cose. Se cerco di non sbagliare salto delle lezioni<br /><br />Ciò che muove le persone a fare flamenco da sempre è l'esigenza di avere cose da raccontare e condividere. L'aspetto egoico nel flamenco è un fenomeno moderno, che ha a che fare con il mondo dello...]]></itunes:summary><itunes:duration>1069</itunes:duration><itunes:keywords>autostima,baile,cante,confutabile,cultura,danza,dogma,dotato,espressione,flamenco,musica,popper,portato,psicoflamenco,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7e72f30cca9195c02dc3752205a6e57e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#140- Il recupero del flamenco antico fatto dalla Sociedad Pizarras</title><link>https://www.spreaker.com/episode/140-il-recupero-del-flamenco-antico-fatto-dalla-sociedad-pizarras--66092073</link><description><![CDATA[Ti racconto del recupero del flamenco antico, storico fatto dalla Sociedad Pizarras.<br />Il progetto nasce nel 2021 grazie alla creatività di Pedro Moral Soriano, aficionado granadino , cresciuto alla "scuola" di suo padre Fernando, che ha da sempre una passione ed una conoscenza infinita verso i lflamenco storico. <br /><br />Ciò che ha avuto più successo, che è stato portato avanti da manager, spettacoli teatrali, case discografiche, non è tutto ciò che aveva valore: molti artisti, stili e modi si sono persi perché non sono stati incisisu nessun supporto. <br />Dalla fine dell'800 il flamenco è stato coinvolto nell'industria discografica, dapprima con i dischi di "pizarra", che noi chiameremmo a 78 giri. Ascoltarli all'epoca era un lusso, perché richiedeva di avere un grammofono che non tutti potevano permettersi. <br /><br /><br />Con l'espansione del disco, gli artisti hanno visto espandersi il loro mercato. Fra l'altro le case discografiche pagavano gli artisti molto di più di quanto di solito venivano pagati nei locali. <br /><br />Molti artisti non vollero incidere perché il flamenco si basa sul momento presente, sul rapporto con il pubblico presente in sala, che interagisce. Incidere in una stanza senza pubblico poteva non essere stimolante. Molti artisti erano più interessati alla comunicazione con il pubblico e all'espressione e quindi non incisero, ma molti lo fecero.<br /><br />Torniamo alla Sociedad Pizarras. Pedro decide, nel 2021, di digitalizzare e rendere disponibile la sua grossa discografia flamenca storica su Youtube, nel canale "Flamendro". Capisce ben presto che questo impegno richiede la collaborazione di altre persone, e conosce Antonio Sanchez Moya, altro aficionado che viene da una famiglia di aficionados e decide di fondare una associazione che si occupi della diffusione del flamenco storico, quello dei dischi antichi. Si crea un gruppo di persone intorno a questo canale youtube, grazie anche ai commenti fatti dagli utenti, e si crea una comunicazione fra di loro grazie ad un gruppo Whatsapp. <br />Il gruppo raggiunge i familiari di alcuni artisti, che condividono le loro testimonianze e i ricordi di famiglia. E al tempo stesso il canale si arricchisce di foto, che accompagnano i video. <br />Di molti artisti non si sa nulla, neanche il nome "vero", perché magari incisero o si esibirono sotto uno pseudonimo. Di molti non si sa nulla, o molto poco. La flamencologia attuale fa ricerche grazie agli archivi delle riviste e dei giornali, gli atti di nascita e di morte, e anche utilizza i manifesti di spettacoli, conservati dagli aficionados (io stessa ne ho parecchi!).<br /><br />La Sociedad Pizarras raccoglie sempre più materiali, sempre più dischi, e digitalizza anche cassette rare, cd a tiratura limitata, concerti. Nei video, Pedro Moral, con una energia infinita, inserisce commenti, consigli di ascolto, confronto con altri artisti, immagini d'epoca, e una comodissima guida al minutaggio dei vari brani, titoli. E' uno strumento incredibile di studio. <br /><br />La Sociedad Pizarras, senza scopo di lucro, sta sviluppando un sito web, www.flamencopizarra.com, al quale stiamo collaborando in tanti membri della Sociedad, che offre guide di ascolto, biografie di artisti, immagini, i testi delle strofe cantate, che a volte sono difficilissimi da capire, spesso da indovinare, analisi stilistiche, consigli. Un sito molto didattico pieno di informazioni introvabili.<br /><br />Alcuni cantaores magari nei primi del 900 hanno inciso solo un disco, due brani. Ciò che poteva essere contenuto in un supporto antico. <br /><br />il flamenco di allora era molto "puro", e nel corso della storia qualche personaggio ha avuto molto successo, e ha messo in ombra altri artisti, magari per questioni politiche, di commercializzazione, di capacità di creare contatti politici. Alcuni cantaores cantavano per una esigenza spontanea, di vita, non per una esigenza di lavoro. Molti cantaores antichi hanno rifiutato anche offerte di lavoro grosse, tournée, per seguire il proprio cuore. <br />Capire le radici del flamenco è importante per capire il flamenco di oggi. E' ovviamente di difficile ascolto, soprattutto i dischi più antichi sono pieni di fruscii. Pedro li ha un po' ripuliti con dei filtri, ma non si può filtrare più di tanti perché si rischierebbe di cancellare anche il suono della voce o della chitarra! <br />Ascoltare il flamenco antico ci fa capire il perché di ogni cosa che esiste oggi. <br />Nelle registraiozni antiche si trovano addirittura cantes fatti da qualcuno dell'epoca, che a sua volta aveva appreso stili di altri artisti precedenti, che vissero prima di poter registrare. <br /><br />Nel canale Flamendro ci sono migliaia di brani, oltre mille video, e si può fare una full immersion in qualcosa di super interessante, e di vedere l'evoluzione del flamenco nell'epoca dei dischi a 78 giri. Ci sono flamencologi che fanno ricerche storiche, ma non è così comune.<br /><br />Alcuni soci della Sociedad hanno messo in condivisione i materiali di loro proprietà personale per ampliare l'elenco. Altri dischi vengono comprati in mercatini e siti specializzati in oggetti antichi, tipo "todocoleccion". E questo ha un costo! Anche la produzione del sito comporta spese, i tecnici informatici, lo spazio web. E' vero che i soci lavorano su volontariato, e pagano una quota sociale proprio per far fronte alle spese. <br /><br />Spesso gli eredi di un aficionado non sanno neanche valutare la importanza dei dischi lasciati dal loro nonno, e magari li eliminano come spazzatura. O a volte li vendono a caro prezzo, se si rendono conto del business. <br /><br />L'intento che c'è dietro alla Sociedad Pizarras non ha nulla di commerciale, ma solo di condivisione, esatttamente come faccio io con i miei podcast. Chiunque li può ascoltare, gratis. <br />Un piccolo neo della situazione è che le istituzioni per ora non stanno sostenendo la Sociedad. E' vero che noi membri della Sociedad dovremmo essere più furbi e contattare politici e istituizoni. Ma al momento non si sta facendo. E l'impatto educativo ufficiale non c'è ancora. <br /><br /><br />Quando ho incontrato il canale ho pensato che tutti gli appassionati al flamenco del mondo dovrebbero essere iscritti, e invece sono ancora troppo pochi.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 2022 sto tenendo questi podcast.<br />Voglio sottolineare l'importanza del lavoro della Sociedad Pizarras: soprattutto se balli (e molti degli ascoltatori del podcast ballano) non ti puoi esimere dall'ascoltare questa musica antica.<br /><br />La mia Call to action è: diffondete il canale e il sito, sui vostri canali social, commentate, scrivete, iscrivetevi al canale, se avete materiali da condividere contattate anche me, se volete, o direttamente la Sociedad alla mail sociedadpizarras@gmail.com<br /><br />Da quando ascolto queste registraiozni storiche, mi si è aperta una conoscenza molto più profonda e commovente, che posso offrire ai miei allievi con maggiore profondità <br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66092073</guid><pubDate>Thu, 15 May 2025 11:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66092073/140_il_recupero_del_flamenco_antico_fatto_dalla_sociedad_pizarras.mp3" length="25918528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ti racconto del recupero del flamenco antico, storico fatto dalla Sociedad Pizarras.
Il progetto nasce nel 2021 grazie alla creatività di Pedro Moral Soriano, aficionado granadino , cresciuto alla "scuola" di suo padre Fernando, che ha da sempre una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ti racconto del recupero del flamenco antico, storico fatto dalla Sociedad Pizarras.<br />Il progetto nasce nel 2021 grazie alla creatività di Pedro Moral Soriano, aficionado granadino , cresciuto alla "scuola" di suo padre Fernando, che ha da sempre una passione ed una conoscenza infinita verso i lflamenco storico. <br /><br />Ciò che ha avuto più successo, che è stato portato avanti da manager, spettacoli teatrali, case discografiche, non è tutto ciò che aveva valore: molti artisti, stili e modi si sono persi perché non sono stati incisisu nessun supporto. <br />Dalla fine dell'800 il flamenco è stato coinvolto nell'industria discografica, dapprima con i dischi di "pizarra", che noi chiameremmo a 78 giri. Ascoltarli all'epoca era un lusso, perché richiedeva di avere un grammofono che non tutti potevano permettersi. <br /><br /><br />Con l'espansione del disco, gli artisti hanno visto espandersi il loro mercato. Fra l'altro le case discografiche pagavano gli artisti molto di più di quanto di solito venivano pagati nei locali. <br /><br />Molti artisti non vollero incidere perché il flamenco si basa sul momento presente, sul rapporto con il pubblico presente in sala, che interagisce. Incidere in una stanza senza pubblico poteva non essere stimolante. Molti artisti erano più interessati alla comunicazione con il pubblico e all'espressione e quindi non incisero, ma molti lo fecero.<br /><br />Torniamo alla Sociedad Pizarras. Pedro decide, nel 2021, di digitalizzare e rendere disponibile la sua grossa discografia flamenca storica su Youtube, nel canale "Flamendro". Capisce ben presto che questo impegno richiede la collaborazione di altre persone, e conosce Antonio Sanchez Moya, altro aficionado che viene da una famiglia di aficionados e decide di fondare una associazione che si occupi della diffusione del flamenco storico, quello dei dischi antichi. Si crea un gruppo di persone intorno a questo canale youtube, grazie anche ai commenti fatti dagli utenti, e si crea una comunicazione fra di loro grazie ad un gruppo Whatsapp. <br />Il gruppo raggiunge i familiari di alcuni artisti, che condividono le loro testimonianze e i ricordi di famiglia. E al tempo stesso il canale si arricchisce di foto, che accompagnano i video. <br />Di molti artisti non si sa nulla, neanche il nome "vero", perché magari incisero o si esibirono sotto uno pseudonimo. Di molti non si sa nulla, o molto poco. La flamencologia attuale fa ricerche grazie agli archivi delle riviste e dei giornali, gli atti di nascita e di morte, e anche utilizza i manifesti di spettacoli, conservati dagli aficionados (io stessa ne ho parecchi!).<br /><br />La Sociedad Pizarras raccoglie sempre più materiali, sempre più dischi, e digitalizza anche cassette rare, cd a tiratura limitata, concerti. Nei video, Pedro Moral, con una energia infinita, inserisce commenti, consigli di ascolto, confronto con altri artisti, immagini d'epoca, e una comodissima guida al minutaggio dei vari brani, titoli. E' uno strumento incredibile di studio. <br /><br />La Sociedad Pizarras, senza scopo di lucro, sta sviluppando un sito web, www.flamencopizarra.com, al quale stiamo collaborando in tanti membri della Sociedad, che offre guide di ascolto, biografie di artisti, immagini, i testi delle strofe cantate, che a volte sono difficilissimi da capire, spesso da indovinare, analisi stilistiche, consigli. Un sito molto didattico pieno di informazioni introvabili.<br /><br />Alcuni cantaores magari nei primi del 900 hanno inciso solo un disco, due brani. Ciò che poteva essere contenuto in un supporto antico. <br /><br />il flamenco di allora era molto "puro", e nel corso della storia qualche personaggio ha avuto molto successo, e ha messo in ombra altri artisti, magari per questioni politiche, di commercializzazione, di capacità di creare contatti politici. Alcuni cantaores cantavano per una esigenza spontanea, di vita, non per una esigenza di lavoro. Molti cantaores antichi hanno rifiutato anche...]]></itunes:summary><itunes:duration>1620</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cultura,dischi,flamenco,flamencopizarra.com,flamendro,moral,musica,pedro,pizarras,sabina,sociedad,storia,todaro,web</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1bd45912138f23fa35b9294383c70abb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#139 Jeromo Segura e il Fandango de Huelva - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/139-jeromo-segura-e-il-fandango-de-huelva-flamenco-chiavi-in-mano--65799221</link><description><![CDATA[Parliamo dell'importanza del cantaor onubense Jeromo Segura nello sviluppo della storia del fangando de Huelva. Nessuno ne parla, forse perché è qualcosa che sta succedendo adesso, ma occorre dirlo!<br /><br />Jeromo nasce a Huelva città, nel 1979, e fin da bambino si appassiona al flamenco grazie alla sua nonna Catalina. E' autodidatta fino a che nel 2000 riesce ad entrare nella finale del concorso per il cante por Fandango della sua città e vince una borsa di studio per entrare a studiare nella famosissiam scuola Fundacion Cristina Heeren di Siviglia, dove ha occasione di studiare con Naranjito de Triana, che Jeromo riconosce come il suo maestro, e con José de la Tomasa.<br /> <br />Nel 2001 vince il premio per giovani cantaores del concorso de La Union, con un cante por Martinete de Triana. Comincia così a farsi conoscere, e viene adocchiato da Eva la Yerbabuena, che lo incorpora nella sua compagnia, offrendoglio una esperienza lavorativa incredibile. Grazie a questa collaborazione Jeromo a poco più di 20 anni ha sviluppato incredibili capacità di osservazione, gli ha aperto la mente alla curiosità nei confronti di altre forme culturali e musicali oltre al flamenco, di vedere il mondo con occhi curiosi e di imparare ogni giorno da ciò che vedeva intorno a sé. <br /><br />Jeromo, da persona intelligente e molto curiosa che è, ha cominciato ad investigare sul flamenco. Nel 2011 produce un cd come solista, "Oro viejo", e nel 2013 vince i prestigiosissimo premio "Lampara Minera" del festival de Cantes de las Minas de La Union. Questa esperiena, oltre a dargli una rilevanza come cantaor solista, gli dà il via per esplorare i cantes de levante per come vengono interpretati a La Union. A Murcia, intorno al festival de La Union, c'è un modo particolare di cantare, che ha insegnato a Jeromo ad esplorare un modo diverso di respirare e lo ha portato ad aver voglia di investigare sui cantes antichi della zona: si sedeva con Rosendo Fernandez, il chitarrista ufficiale del festival, e con i ristoratori della zona, soprattutto Fernando el Vinagrero, e dalla loro esperienza Jeromo faceva tesoro per esplorare modalità di cante più antichi, facendosi cantare ciò che loro, senza essere evidentemente dei cantaores, avevano vissuto. Così arriva ad incidere una antologia di cantes della zona. <br /><br />Grazie a questa esperienza, Jeromo pernsa di poter fare un recupero i questo genere anche con i cantes tradizionali di Huelva. Questo produce un disco meraviglioso fatto in tiratura limitata e venduto per vie semi ufficiali, bellissimo: "Romances del Alosno". Era il 2016. In questo disco Jeromo incide canti tradizionali che non erano mai stati incisi prima. Per fare questa operazione, andò a cantare con gli anziani del paese del Alosno, e incise brani come La Nana de las coplas del Nino, Romance de Gerineldo, Seguidillas antiguas de la Cruz, Sevillanas biblicas... tutti brani che rischiavano di perdersi, perché ciò che non viene inciso ma solo affidato alla tradizione orale, a volte si perde! Da ora in poi chiunque potrà ascoltarli e goderne! <br /><br />Il fandango de Huelva nasce dallo sviluppo dei cantes precedenti, e il ruolo del Alosno nel fandango è chiarissimo, e Ascoltando questo cd sarà possibile conoscere una tradizione fondamentale per lo sviluppo del fandango de Huelva!<br /><br />Ti faccio ascoltare una piccola parte de la copla del pino e del Romance de Gerineldo, che sono melodie tradizionali semplici e ripetitive, che Jeromo rende  prodotto artistico, con la sua creatività, ma da queste melodie si coglie la loro origine popolare. <br /><br />Una altro progetto importantissimo per quello che riguarda lo sviluppo del Fandango de Huelva da parte di Jeromo Segura è lo spettacolo teatrale, nato nel 2021 "La vida cantada y contada del genio de Paco Toronjo", nel quale Jeromo canta ed impersona Paco, raccontando la sua vita ed imitiando il suo stile in modo molto toccante. <br /><br />Jeromo si è immedesimato moltissimo nel suo cante, e ce ne riporta lo stile. A distanza di tanti anni dalla morte di Paco, nessuno gli aveva dedicato un omaggio del genere. <br />Ascoltiamo una stessa letra cantata da Paco Toronjo e ri-cantata da Jeromo. Si nota che Jeromo lo ha ascoltato tantissimo! Anche per questo ti dico che Jeromo è una pietra fondamentale nell'edificio del fandango de Huelva. <br />Lo spettacolo mostra come il fandanguillo si è trasformato nel fandango che conosciamo oggi grazie all'opera di Paco Toronjo. <br /><br />Jeromo non rende omaggio a se stesso, come fanno altri cantaores, ma la storia stessa del fandango! <br /><br />Ha sempre cantato molto bene ma la sua maniera di cantare si è molto evoluta grazie al lavoro fatto con i cantes de levante e anche grazie al lavoro fatto sul cante di Paco Toronjo.<br />Un'altra qualità che ha Jeromo Segura rispetto al fandango è la sua capacità didattica: ha insegnato a moltissimi giovani ad amare il cante flamenco e in particolare il cante por fandango.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985<br />Insegno flamenco, dance workout e Lyrical Arab dance dal 1990.<br />Ho una passione spropositata per il cante flamenco, collaboro dal 2013 con Jeromo Segura, con cui ho anche una bella amicizia. Dico sempre che Jeromo è il mio maestro di baile flamenco. Jeromo non balla ma attraverso il lavoro sul cante che facciamo con lui sento di capire il baile molto di più.<br />Per preparare questi podcast ho spulciato internet per trovare i cantes di Huelva, anche in versioni non professionali, nelle feste, nelle occasioni informali e devo dire diessermi resa conto di conoscere già... tutto! Tutte le melodie, tutti i temi tradizionali. Grazie a 12 anni di collaborazioni, di confronti, e di corsi di cante che Jeromo è venuto ad impartire a Milano, alla mia scuola, Il Mosaico Danza, ho imparato tantissimo sulla cultura del Fandango di Huelva.<br />E grazie a Jeromo ho avuto voglia di ascoltare altri cantaores della storia del fandango de Huelva.<br /><br />Mi spiace che nessun sito in cui si parla di Jeromo ne ammetta il grandissimo valore nei confronti della storia del flamenco e la sua impportanza nel tramandare il fandango alle generazioni successive. Io lo affermo!<br />Ho avuto molta fortuna ad incontrare Jeromo Segura!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65799221</guid><pubDate>Wed, 30 Apr 2025 11:05:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65799221/139_jeromo_segura_e_il_fandango_de_huelva.mp3" length="23143279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Parliamo dell'importanza del cantaor onubense Jeromo Segura nello sviluppo della storia del fangando de Huelva. Nessuno ne parla, forse perché è qualcosa che sta succedendo adesso, ma occorre dirlo!

Jeromo nasce a Huelva città, nel 1979, e fin da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parliamo dell'importanza del cantaor onubense Jeromo Segura nello sviluppo della storia del fangando de Huelva. Nessuno ne parla, forse perché è qualcosa che sta succedendo adesso, ma occorre dirlo!<br /><br />Jeromo nasce a Huelva città, nel 1979, e fin da bambino si appassiona al flamenco grazie alla sua nonna Catalina. E' autodidatta fino a che nel 2000 riesce ad entrare nella finale del concorso per il cante por Fandango della sua città e vince una borsa di studio per entrare a studiare nella famosissiam scuola Fundacion Cristina Heeren di Siviglia, dove ha occasione di studiare con Naranjito de Triana, che Jeromo riconosce come il suo maestro, e con José de la Tomasa.<br /> <br />Nel 2001 vince il premio per giovani cantaores del concorso de La Union, con un cante por Martinete de Triana. Comincia così a farsi conoscere, e viene adocchiato da Eva la Yerbabuena, che lo incorpora nella sua compagnia, offrendoglio una esperienza lavorativa incredibile. Grazie a questa collaborazione Jeromo a poco più di 20 anni ha sviluppato incredibili capacità di osservazione, gli ha aperto la mente alla curiosità nei confronti di altre forme culturali e musicali oltre al flamenco, di vedere il mondo con occhi curiosi e di imparare ogni giorno da ciò che vedeva intorno a sé. <br /><br />Jeromo, da persona intelligente e molto curiosa che è, ha cominciato ad investigare sul flamenco. Nel 2011 produce un cd come solista, "Oro viejo", e nel 2013 vince i prestigiosissimo premio "Lampara Minera" del festival de Cantes de las Minas de La Union. Questa esperiena, oltre a dargli una rilevanza come cantaor solista, gli dà il via per esplorare i cantes de levante per come vengono interpretati a La Union. A Murcia, intorno al festival de La Union, c'è un modo particolare di cantare, che ha insegnato a Jeromo ad esplorare un modo diverso di respirare e lo ha portato ad aver voglia di investigare sui cantes antichi della zona: si sedeva con Rosendo Fernandez, il chitarrista ufficiale del festival, e con i ristoratori della zona, soprattutto Fernando el Vinagrero, e dalla loro esperienza Jeromo faceva tesoro per esplorare modalità di cante più antichi, facendosi cantare ciò che loro, senza essere evidentemente dei cantaores, avevano vissuto. Così arriva ad incidere una antologia di cantes della zona. <br /><br />Grazie a questa esperienza, Jeromo pernsa di poter fare un recupero i questo genere anche con i cantes tradizionali di Huelva. Questo produce un disco meraviglioso fatto in tiratura limitata e venduto per vie semi ufficiali, bellissimo: "Romances del Alosno". Era il 2016. In questo disco Jeromo incide canti tradizionali che non erano mai stati incisi prima. Per fare questa operazione, andò a cantare con gli anziani del paese del Alosno, e incise brani come La Nana de las coplas del Nino, Romance de Gerineldo, Seguidillas antiguas de la Cruz, Sevillanas biblicas... tutti brani che rischiavano di perdersi, perché ciò che non viene inciso ma solo affidato alla tradizione orale, a volte si perde! Da ora in poi chiunque potrà ascoltarli e goderne! <br /><br />Il fandango de Huelva nasce dallo sviluppo dei cantes precedenti, e il ruolo del Alosno nel fandango è chiarissimo, e Ascoltando questo cd sarà possibile conoscere una tradizione fondamentale per lo sviluppo del fandango de Huelva!<br /><br />Ti faccio ascoltare una piccola parte de la copla del pino e del Romance de Gerineldo, che sono melodie tradizionali semplici e ripetitive, che Jeromo rende  prodotto artistico, con la sua creatività, ma da queste melodie si coglie la loro origine popolare. <br /><br />Una altro progetto importantissimo per quello che riguarda lo sviluppo del Fandango de Huelva da parte di Jeromo Segura è lo spettacolo teatrale, nato nel 2021 "La vida cantada y contada del genio de Paco Toronjo", nel quale Jeromo canta ed impersona Paco, raccontando la sua vita ed imitiando il suo stile in modo molto toccante. <br /><br />Jeromo si è immedesimato moltissimo nel suo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1447</itunes:duration><itunes:keywords>alosno,cante,cultura,fandango,flamenco,huelva,jeromo,musica,popolare,sabina,segura,todaro,toronjo,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/306f6d1beccfa10a771c384e45b60b0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#138 Paco Toronjo e  il Fandango de Huelva - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/138-paco-toronjo-e-il-fandango-de-huelva-flamenco-chiavi-in-mano--65739537</link><description><![CDATA[Paco Toronjo è una figura assolutamente imprescindibile, parlando dell'evoluzione del Fandango de Huelva. <br />Francisco Antonio Toronjo Arreciado nasce all'Alosno nel 1928. Appassionatissimo ai cantes della sua terra, Paco imparò a cantare ascoltando i suoi compaesani. Iniziò facendo lavori "normali", nei campi e nelle miniere di Rio Tinto, per poi affacciarsi al professionismo. <br />Inizia a cantare con suo fratello Pepe, formando il duo "Los hermanos Toronjo", con il quale approfondì moltissimo le sevillanas, dando una svolta importante a questo genere musicale, che prima era limitato a pochi brani "famosi", resi popolari da cantaores cone la Nina de los Peines. Le seguidillas Alosneras tradizionali grazie a loro diventano Sevillanas biblicas, più complesse e con una morale finale. <br /><br />Ti faccio ascoltare un cante por fandango del Alosno fatto dal fratello Pepe, che cantava in modo molto aderente alla tradizione.<br />Purtroppo Pepe muore e Paco prosegue l'attività artistica spostandosi totalmente verso il fandango. <br /><br />Paco aveva una voce molto particolare, distintiva, e una capacità impressionante di improvvisare testi. Conosceva tutte le diverse melodie delle varie zone della provincia di Huelva, ma interpretò il tutto in maniera molto personale. Fra l'altro aveva un carattere molto socievole ed empatico, che manteneva anche queando si trovava in suituazioni molto formali, in teatro, in televisione: rimaneva l'amico della porta accanto! Durante una intervista televisiva, non avendo accanto un musicista che potesse accompagnarlo, cantò ugualmente senza accompagnamento, per compiacere la richiesta della conduttrice, mantenendo sempre la sua spontaneità. Questo rese molto facile per il pubblico identificarsi con lui.<br /><br />Il regime franchista stava schiacciando il flamenco e il fandango poteva rimanere confinato in una storia locale, ma Paco Toronjo riesce ad evolvere il fandango verso l'arte, e farlo conoscere ben al di là dei confini della provincia di Huelva. Portò il fandango anche al cinema, partecipando a due film di Carlos Saura, negli anni 90, "Sevillanas" e "Flamenco".<br /><br />E' figlio prediletto del Alosno, ha due vie a lui dedicate, una a Huelva e l'altra al Alosno. E'' molto riconosciuto e molto amato ancora oggi, a 27 anni dalla sua morte. <br /><br />La sua voce è moltlo personale e il suo modo di cantare generoso, senza limiti. Non si risparmiava ed era presente in modo spontaneo, avvicinandosi alla potenza espressiva del cante jondo, evolvendo il fandanguillo, più semplice e leggero, verso il flamenco, grazie anche ad una passione per il cante por Siguiriya. Possiamo ascoltare sue salidas del cante por siguiriya che poi evolvono in fandango!<br /><br />Ha ricercato uno stile forte e personale anche per la salida del cante por fandango, cosa che ha molto influenzato i cantaores a seguire, che sono stati incoraggiati a ricercare una propria via personale: Arcangel, Sandra Carrasco, Jesus Corbacho, La Argentina, Jeromo Segura (del quale ti parlerò nella prossima puntata del podcast). Questo ha enormemente arricchito il panorama del fandango de Huelva. <br /><br /><br />A 70 Paco morì a Huelva, nel 1998. Qualcuno dice che una volta ammalatosi, non potendo più cantare, morì perché senza il cante la sua vita non aveva più senso per lui.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano, al Mosaico Danza, baile flamenco e un lavoro di ricerca sulle espressioni delle emozioni attraverso le dinamiche delle danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance e unpotente lavoro corporeo, Dance Workout. <br />Personalmente ho sempre considerato Paco Toronjo come un punto chiave della storia del fandango, e grazie alla preparazione di questi podcast ho apprezzato tutti gli altri cantaores che hanno fatto la storia di questo palo, riconoscendo a Paco la capacità di averlo reso davvero definitivamente flamenco!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65739537</guid><pubDate>Sat, 26 Apr 2025 09:21:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65739537/138_paco_toronjo_e_il_fandango_de_huelva.mp3" length="18103946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Paco Toronjo è una figura assolutamente imprescindibile, parlando dell'evoluzione del Fandango de Huelva. 
Francisco Antonio Toronjo Arreciado nasce all'Alosno nel 1928. Appassionatissimo ai cantes della sua terra, Paco imparò a cantare ascoltando i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paco Toronjo è una figura assolutamente imprescindibile, parlando dell'evoluzione del Fandango de Huelva. <br />Francisco Antonio Toronjo Arreciado nasce all'Alosno nel 1928. Appassionatissimo ai cantes della sua terra, Paco imparò a cantare ascoltando i suoi compaesani. Iniziò facendo lavori "normali", nei campi e nelle miniere di Rio Tinto, per poi affacciarsi al professionismo. <br />Inizia a cantare con suo fratello Pepe, formando il duo "Los hermanos Toronjo", con il quale approfondì moltissimo le sevillanas, dando una svolta importante a questo genere musicale, che prima era limitato a pochi brani "famosi", resi popolari da cantaores cone la Nina de los Peines. Le seguidillas Alosneras tradizionali grazie a loro diventano Sevillanas biblicas, più complesse e con una morale finale. <br /><br />Ti faccio ascoltare un cante por fandango del Alosno fatto dal fratello Pepe, che cantava in modo molto aderente alla tradizione.<br />Purtroppo Pepe muore e Paco prosegue l'attività artistica spostandosi totalmente verso il fandango. <br /><br />Paco aveva una voce molto particolare, distintiva, e una capacità impressionante di improvvisare testi. Conosceva tutte le diverse melodie delle varie zone della provincia di Huelva, ma interpretò il tutto in maniera molto personale. Fra l'altro aveva un carattere molto socievole ed empatico, che manteneva anche queando si trovava in suituazioni molto formali, in teatro, in televisione: rimaneva l'amico della porta accanto! Durante una intervista televisiva, non avendo accanto un musicista che potesse accompagnarlo, cantò ugualmente senza accompagnamento, per compiacere la richiesta della conduttrice, mantenendo sempre la sua spontaneità. Questo rese molto facile per il pubblico identificarsi con lui.<br /><br />Il regime franchista stava schiacciando il flamenco e il fandango poteva rimanere confinato in una storia locale, ma Paco Toronjo riesce ad evolvere il fandango verso l'arte, e farlo conoscere ben al di là dei confini della provincia di Huelva. Portò il fandango anche al cinema, partecipando a due film di Carlos Saura, negli anni 90, "Sevillanas" e "Flamenco".<br /><br />E' figlio prediletto del Alosno, ha due vie a lui dedicate, una a Huelva e l'altra al Alosno. E'' molto riconosciuto e molto amato ancora oggi, a 27 anni dalla sua morte. <br /><br />La sua voce è moltlo personale e il suo modo di cantare generoso, senza limiti. Non si risparmiava ed era presente in modo spontaneo, avvicinandosi alla potenza espressiva del cante jondo, evolvendo il fandanguillo, più semplice e leggero, verso il flamenco, grazie anche ad una passione per il cante por Siguiriya. Possiamo ascoltare sue salidas del cante por siguiriya che poi evolvono in fandango!<br /><br />Ha ricercato uno stile forte e personale anche per la salida del cante por fandango, cosa che ha molto influenzato i cantaores a seguire, che sono stati incoraggiati a ricercare una propria via personale: Arcangel, Sandra Carrasco, Jesus Corbacho, La Argentina, Jeromo Segura (del quale ti parlerò nella prossima puntata del podcast). Questo ha enormemente arricchito il panorama del fandango de Huelva. <br /><br /><br />A 70 Paco morì a Huelva, nel 1998. Qualcuno dice che una volta ammalatosi, non potendo più cantare, morì perché senza il cante la sua vita non aveva più senso per lui.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano, al Mosaico Danza, baile flamenco e un lavoro di ricerca sulle espressioni delle emozioni attraverso le dinamiche delle danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance e unpotente lavoro corporeo, Dance Workout. <br />Personalmente ho sempre considerato Paco Toronjo come un punto chiave della storia del fandango, e grazie alla preparazione di questi podcast ho apprezzato tutti gli altri cantaores che hanno fatto la storia di questo palo, riconoscendo a Paco la capacità di averlo reso davvero definitivamente flamenco!<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1132</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cante,cultura,evoluzione,fandango,flamenco,huelva,musica,paco,sabina,todaro,toronjo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/76eda9df575bd3661c1917640b1537f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#137- Cantaores di Huelva che hanno fatto la storia del Fandango (Prima parte) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/137-cantaores-di-huelva-che-hanno-fatto-la-storia-del-fandango-prima-parte-flamenco-chiavi-in-mano--65537814</link><description><![CDATA[In questo podcast parliamo di una selezione di cantaores che hanno fattola storia del Fandango di Huelva. Ho scelto come criterio di parlare di cantaores che hanno lasciato incisioni della loro musica e che sono di Huelva, e mi sono fatta guidare dal mio gusto e da quello che ho studiato sull'argomento. <br /><br />Moltissimi sono stati i cantaores che hanno contribuito parecchio allo sviluppo del Fandango de Huelva, come ad esempio El Gloria, Manuel Vallejo, Pepe Marchena, Macandé, el Niño de Alora, el Niño de Aznalcollar, la Niña de los Peines, ma non sono di Huelva.<br /><br />La Parrala era una cantaora mitica di fandango ma era del 1845, e non ci ha lasciato nulla di registrato, ovviamente!<br />Iniziamo subito però con una eccezione: José Pérez de Guzman, che era di Jerez de Los Caballeros, provincia di Badajoz, Estremadura. Nacque nel 1891 e si trasferì però a Huelva molto presto. Creò uno stile di fandango de Huelva più simile al cante jondo. Sembra un fandango abandolao, e ha avuto tantissima influenza sui cantaores a seguire. Era benestante, quindi non aveva bisogno di cantare per vivere. Una volta arrivato a Huelva, si appassionò enormemente al cante flamenco e alla chitarra. Creò melodie più emozionanti, personali e non più di tradizione popolare, e questo punto di vista ha generato una nuova maniera di cantare fandango. <br />Perez de Guzman fu anche calciatore semiprofessionale, e proprio per causa di un problema di salute che gli impedì di continuare a giocare, si tolse la vita a soli 39 anni. <br />Non incise nulla, purtroppo (quindi mi sto contraddicendo due volte, parlando di un cantaor che non era di Huelva e che non ha inciso), ma la sua influenza sull'evoluzione del Fandango fu imprescindibile. <br /><br />L'eredità di Perez de Guzman fu fortissima su José Rebollo. Nato a Moguer (la stessa cittadina in cui era nata la Parrala!) nel 1895, cominciò a cantare giovanissimo e a 17 anni si trasferì a Huelva, per lavorare al porto come scaricatore. Si trasferì poi a Siviglia, condividendo il palcoscenico con tutti i maggiori cantaores della sua epoca, collaborò con i chitarristi di punta dell'epoca: Manolo Badajoz, Ramon Montoya, Manolo de Huelva, e visse in quella fucina del cante che fu la zona della Alameda de Hercules della Siviglia di quell'epoca. Cantava incredibilmente bene anche altri palos, ad esempio la Siguiriya.<br />Aveva una voce intonatissima, un grande senso del ritmo e un modo di cantare molto personale. Creò una salida del cante por fandango di tutto rispetto. <br />Era adorato dal pubblico e anche dai colleghi. Pare che nessuno avesse il coraggio di cantare dopo di lui in una riunione. Era talmente pura la sua voce, che fu d'esempio per tanti. <br />Avrei voluto farti sentire un fandango di Perez de Guzman cantato da Rebollo, ma non ce n'è nessuno registrato. Te lo faccio ascoltare più avanti, cantato da Paco Isidro. <br /><br />I brani che ti faccio ascoltare sono quasi tutti frutto della recerche e del lavoro della Sociedad Pizarras, che preserva la musica antica flamenca, quella incisa sugli antichi cilindri di cera e sui dischi di ardesia. Trovi un immenso patrimonio nel loro canale Youtube e tantissime informazioni sul sito flamencopizarra.com <br /><br />Paco Isidro, al secolo Francisco Barrera Garcia era nato a Huelva nel 1896. Prese il nome dal suo patrigno, che si chiamava Isidro ed era famoso perché aveva una fiorente attività di affitto di carrozze, alla quale Paco Isidro collaborava. Essendo ricco, non aveva bisogno di cantare per professione, ma era molto appassionalto al cante e fu bambino prodigio. Incise diversi dischi con successo, poi smise di farlo per anni e quando riprese, ormai all'epoca del vinile, non ebbe più il seguito che aveva avuto, probabilmente non essendosi evoluto nella stessa direzione del flamenco più recente. <br />Ti faccio sentire un fandango di Perez de Guzman cantato da Paco Isidro accompagnato da Manolo de Huelva, molto simile ai fandangos che si possono trovare nella zona più centrale dell'Andalusia, e con la caratteristica scaletta di note a discendere, la cadenza andalusa, alla fine della strofa.<br />Aveva una capacità tecnica incredibile nel quiebro de voz, una tecnica flamenca molto difficile, di spezzare la voce come se si stesse piangendo. Ascoltala con attenzione perché è molto particolare ed espressiva. <br /><br />Una raccomandazione: se lo trovi nominato come El Niño Isidro, non ti confondere: è sempre lui!<br /><br />Era molto fedele alla Madonna del Rocio e che frequentava la Feria di Sevilla e il camino del Rocio. Cantò tantissime strofe dedicate alla Madonna. <br />Si dice che avesse una memoria prodigiosa e che fosse in gradi di cantare più di 200 diverse strofe di fandango senza ripeterne nessuna!<br /><br />Ti consiglio anche di ascoltare Pepe de la Nora, nato a San Juan Del Puerto, sempre in provincia di Huelva nel 1903. Figlio di madre cantaora di El Alosno, registrò qualche disco con il fratello Curro, e qualcosa anche in solitario, accompagnato dalla meravigoliosa chitarra del Niño Ricardo, il simbolo della chitarra flamenca dell'epoca. Avendo una voce bellissima, poté condividere il palco con  più grandi cantaores dell'epoca. Aveva una voce molto dolce, super espressiva e molto "pura", sincera. <br /><br />Da ultimo ti parlo di Antonio Rengel, nato a Huelva nel 1903 o 1904. Fu amatissimo proprio perché era molto legato ai cantes di Huelva ed era molto legato alla storia del flamenco e già da bambino crebbe nel flamenco grazie alla passione della madre Rosa. A soli 8 anni cominciò a cantar ein pubblico per animare gli intervalli delle proiezioni dei film muti. <br />Non cercava mai di compiarece il pubblico, ma era onesto rispetto a se stesso. Per questo motivo venne molto apprezzato da Chacon e da Antonio Mairena. <br />Cantava benissimo anche gli altri palos, non solo il fandango. In particolare le Serranas, che probabilmente cantò meglio di altri cantaores. <br />Ti faccio ascoltare una letra sua molto famosa, "olas de la mar en calma", con la chitarra del bravissimo Niño Ricardo. <br />Di seguito ascoltiamo la stessa strofa cantata da Paco Isidro accompagnato da Manolo Badajoz e poi anche, in tempi di oggi, da Mayte Martin accompagnata da Juan Ramon Caro. E' interessante vedere come la storia del flamenco si costruisca sulle proprie origini, e come il cante si evolva rimanendo fedele a se stesso. Il brano cantato da Mayte Martin è molto conosciuto, e magari lo conosci, ma è giusto sapere da dove viene!<br /><br />Ogni cantaor lascia dei semi che germogliano anche a tanti anni di distanza. <br /><br />Antonio Rengel adorava il flamenco e non voleva perderne l'autenticità, non nveniva a compromessi con il pubblico. Aveva una voce grave e la usava con forza, per cui poteva cantare qualunque stile. <br />Era molto riservato nella vita, ma nel cantare era morlo espressivo e coinvolgente.<br />Il sou nome è sinonimo di profondità, serietà e purezza. <br /><br />Ci sarà una successiva puntata per osservare  l'evoluzine più recente del cante por fandango de Huelva<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza. Sono molto appassionata di tutti gli aspetti del flamenco, da quelli storici a quelli psicologici, musicali, espressivi. Sono una ricercatrice instancabile. <br />L'evoluzione del fandango è affascinante e non si può neanche definirlo un solo palo, ma una famiglia di stili. E' molto interessante vedere da dove viene e come si è evoluto, ed è incredibile verificare come da una origine popolare si sia potuti arrivare ad un livello artistico come quello che ti ho fatto sentire. <br />Alcuni snobbano il fandango perché non è "abbastanza profondo", e lo considerano un po' banale, e invece è molto complesso, vitale, conivolgente e ricco di spunti di riflessione e di apprendimento. La gioia di vivere che porta con sé è molto forte e preziosa. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65537814</guid><pubDate>Sat, 12 Apr 2025 08:35:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65537814/137_i_cantaores_di_huelva_che_hanno_segnato_la_storia_del_fandango_prima_parte.mp3" length="32393970" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast parliamo di una selezione di cantaores che hanno fattola storia del Fandango di Huelva. Ho scelto come criterio di parlare di cantaores che hanno lasciato incisioni della loro musica e che sono di Huelva, e mi sono fatta guidare dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast parliamo di una selezione di cantaores che hanno fattola storia del Fandango di Huelva. Ho scelto come criterio di parlare di cantaores che hanno lasciato incisioni della loro musica e che sono di Huelva, e mi sono fatta guidare dal mio gusto e da quello che ho studiato sull'argomento. <br /><br />Moltissimi sono stati i cantaores che hanno contribuito parecchio allo sviluppo del Fandango de Huelva, come ad esempio El Gloria, Manuel Vallejo, Pepe Marchena, Macandé, el Niño de Alora, el Niño de Aznalcollar, la Niña de los Peines, ma non sono di Huelva.<br /><br />La Parrala era una cantaora mitica di fandango ma era del 1845, e non ci ha lasciato nulla di registrato, ovviamente!<br />Iniziamo subito però con una eccezione: José Pérez de Guzman, che era di Jerez de Los Caballeros, provincia di Badajoz, Estremadura. Nacque nel 1891 e si trasferì però a Huelva molto presto. Creò uno stile di fandango de Huelva più simile al cante jondo. Sembra un fandango abandolao, e ha avuto tantissima influenza sui cantaores a seguire. Era benestante, quindi non aveva bisogno di cantare per vivere. Una volta arrivato a Huelva, si appassionò enormemente al cante flamenco e alla chitarra. Creò melodie più emozionanti, personali e non più di tradizione popolare, e questo punto di vista ha generato una nuova maniera di cantare fandango. <br />Perez de Guzman fu anche calciatore semiprofessionale, e proprio per causa di un problema di salute che gli impedì di continuare a giocare, si tolse la vita a soli 39 anni. <br />Non incise nulla, purtroppo (quindi mi sto contraddicendo due volte, parlando di un cantaor che non era di Huelva e che non ha inciso), ma la sua influenza sull'evoluzione del Fandango fu imprescindibile. <br /><br />L'eredità di Perez de Guzman fu fortissima su José Rebollo. Nato a Moguer (la stessa cittadina in cui era nata la Parrala!) nel 1895, cominciò a cantare giovanissimo e a 17 anni si trasferì a Huelva, per lavorare al porto come scaricatore. Si trasferì poi a Siviglia, condividendo il palcoscenico con tutti i maggiori cantaores della sua epoca, collaborò con i chitarristi di punta dell'epoca: Manolo Badajoz, Ramon Montoya, Manolo de Huelva, e visse in quella fucina del cante che fu la zona della Alameda de Hercules della Siviglia di quell'epoca. Cantava incredibilmente bene anche altri palos, ad esempio la Siguiriya.<br />Aveva una voce intonatissima, un grande senso del ritmo e un modo di cantare molto personale. Creò una salida del cante por fandango di tutto rispetto. <br />Era adorato dal pubblico e anche dai colleghi. Pare che nessuno avesse il coraggio di cantare dopo di lui in una riunione. Era talmente pura la sua voce, che fu d'esempio per tanti. <br />Avrei voluto farti sentire un fandango di Perez de Guzman cantato da Rebollo, ma non ce n'è nessuno registrato. Te lo faccio ascoltare più avanti, cantato da Paco Isidro. <br /><br />I brani che ti faccio ascoltare sono quasi tutti frutto della recerche e del lavoro della Sociedad Pizarras, che preserva la musica antica flamenca, quella incisa sugli antichi cilindri di cera e sui dischi di ardesia. Trovi un immenso patrimonio nel loro canale Youtube e tantissime informazioni sul sito flamencopizarra.com <br /><br />Paco Isidro, al secolo Francisco Barrera Garcia era nato a Huelva nel 1896. Prese il nome dal suo patrigno, che si chiamava Isidro ed era famoso perché aveva una fiorente attività di affitto di carrozze, alla quale Paco Isidro collaborava. Essendo ricco, non aveva bisogno di cantare per professione, ma era molto appassionalto al cante e fu bambino prodigio. Incise diversi dischi con successo, poi smise di farlo per anni e quando riprese, ormai all'epoca del vinile, non ebbe più il seguito che aveva avuto, probabilmente non essendosi evoluto nella stessa direzione del flamenco più recente. <br />Ti faccio sentire un fandango di Perez de Guzman cantato da Paco Isidro accompagnato da Manolo de Huelva, molto simile ai fandangos che si...]]></itunes:summary><itunes:duration>2025</itunes:duration><itunes:keywords>cante,chitarra,cultura,fandango,flamenco,guzman,huelva,isidro,moguer,paco,perez,rebollo,rengel,sabina,storia,todaro,tradizione,voce</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a2620796ba0688cbbbb32495dc0a9036.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#136- I palos del flamenco: Fandangos de Huelva - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/136-i-palos-del-flamenco-fandangos-de-huelva-flamenco-chiavi-in-mano--64986856</link><description><![CDATA[L'argomento fandango de Huelva si riferisce alla musica della zona della città di Huelva, una città portuale che si affaccia sull'Atlantico. Il suo territorio è molto eterogeneo, e questo crea una varietà di climi e di ambienti geografici, ha zone marittime, il porto, fiumi, miniere, lavoro nei campi, zone montagnose...<br /><br />A Huelva ci sono anche altre cose, seguidillas alosneras, sevillanas, villancicos, cascabeles, Gerineldo, ninnenanne, tutte canzoni tradizionali legate al folklore. <br />Il flamenco invece parte dalla tradizione ma fa nascere novità e varianti grazie alla creatività di artisti specifici.<br />Un tempo si cantava nelle riunioni fra vicini e famiglia, oggi ovviamente molto meno. Per fortuna c’è chi incide e fa anche ricerca, perché le tradizioni orali si possono sempre perdere o modificarsi tanto da non  essere più se stesse, e ci sono le peñas flamenche.<br /><br />Nel prossimo episodio parleremo di importanti autori che hanno fatto la storia del fandango.<br /> <br />Nella discografía si trova anticamente il nome di fandanguillo, diminutivo si usò, come accadde per i tanguillo, indicando che si trattava di una musica di carattere popolare, senza intento peggiorativo. <br /><br />La ritmica del fandango si basa sul ritmo ternario, e si identifica con il termine palilleo, che è molto caratteristico. Il termine "palilleo" (tamburellare nervosamente con le dita) si riferisce a una tecnica percussiva utilizzata per marcare il compás dei Fandangos de Huelva. Consiste nel battere il pugno chiuso sul tempo forte (il primo tempo) e nell'aprire progressivamente e ritmicamente le dita per i tempi deboli (il secondo e il terzo). In questo modo, si crea un accompagnamento ritmico caratteristico che supporta il canto e il ballo. Il palilleo enfatizza la struttura ritmicae caratterizza l’identità ritmica di questo palo. Paliòllos sono le nacchere nel linguaggio popolare, perché fatte di legno, palo. <br />Appena si sente il palilleo, si riconosce subito l'ambito del Fandango de Huelva.<br />Spesso si dice che il fandango de Huelva è in 12 tempi, ma... in certi momenti l'inizio della frase musicale non coincide più con l'inizio della frase ritmica: il flamenco sta stretto dentro alle definizioni accademiche. Partiamo quindi a posteriori e ricerchiamo la struttura ritmica, il palilleo appunto. <br /> <br />Originariamente il fandango della provincia di Huelva era un baile e faceva parte del repertorio folkloristico. Su youtube puoi vedere parecchi video di fandangos popolari, e si vede bene che non sono danze eseguite da professionisti o da danzatori allenati. Si tratta di una danza popolare. Mentre nel flamenco balla solo chi sa ballare! Eccezion fatta per qualche piccolo particolare modo di ballare, una pataita di buleria o di tango...<br /> Annovera tantissime varianti, circa 40, che sono state integrate nel flamenco grazie all’opera di importanti artisti, fin dall’inizio del XX secolo. Si allontanò dalla versione ballabile per diventare un cante de alante, da ascolto, grazie al lavoro di grandi figure artistiche, non solo di Huelva ma anche di altre zone limitrofe.<br /><br />All'inizio dell'epoca del flamenco i fandangos di Huelva non erano diffusissimi, tanto che nei primi dischi registrati ce n'erano molto pochi e anche nelle operette spagnole, le Zarzuelas, in pratica non ce n'erano.<br /><br />Tutti i paesi della provincia di Huelva che hanno stili di fandango specifici si trovano nella comarca (zona) del Cerro dell’Andévalo, che comprende gli stili dell' Alosno, del Cerro de Andévalo, La Puebla de Guzman, Cabezas Rubias, Santa Bárbara de Casa, Calañas, Zalamea la Real nella zona delle miniere de Riotinto, e Valverde del Camino.  <br />Nella zona de la sierra ci sono le località di Encinasola e Almonaster la Real.<br />Ascoltiamo esempi di strofe di tutti questi stili.<br /><br />Il cuore del fandango di Huelva è l’ Alosno, che ha tanti diversi stili di cante por fandango, alcuni dei quali, detti cané, sono cantati in coro, cosa che ne sottolinea l'origine popolare e probabilmente religiosa. Poi, per ordine di importanza c’è il fandango di Valverde e da queste due località probabilmente tutto si diramò.<br />Gli onubensi dicono che l’origine del fandango è tartessica, quindi non ha subito influenze da nessuna invasione. E che quindi si è conservato puro ed autentico.  <br />Il termine "tartessico" si riferisce a tutto ciò che concerne Tartesso, un'antica città-stato protostorica situata nell'Iberia meridionale, in particolare in Andalusia, nell'area del delta del Guadalquivir. La civiltà tartessica era nota per la sua ricchezza derivante dall'attività metallurgica e dal commercio di metalli preziosi <br /><br />La maniera di suonare e cantare il fandango di Huelva è molto diversa da quella del flamenco. La chitarra viene accarezzata, suonata cpon maggiore dolcezza rispetto al flamenco. E all'Alosno viene suonata all'unisono con altre chitarre.<br /><br />Gli stili di fandango della città di Huelva sono molto artistici e legati alla creatività degli artisti che li hanno generati. Alcuni cantaores sono stati molto creativi e hanno fatto introduzioni al cante por fandango che sembrano flamenco jondo, ad esempio Siguiriya, ma poi si evolvono in fandango. Prima di decretare di che cante si tratti, aspetta che si giunga alla strofa!<br /><br />Una caratteristica del fandango è la sua bimodalità: una parte del palo si realizza in modo flamenco, ad esempio le falsetas o le variazioni di chitarra fra le letras, e di certo il finale delle letras, e solitamente in maggiore durante il cante.  <br />Eccezione fa il fandango di Cabezas Rubias che è in minore e flamenco. <br /><br />Le strofe hanno 5 versi ottosillabi, che durano un compas (un ciclo ritmico) ciascuno, e uno si ripete. I temi sono l'amore, la zona, il campanilismo, i santi, la vita dei campi, il lavoro nelle miniere, il fandango stesso. Canta di cose molto concrete.<br />In comune c'è i lmodod di cantare, il rapporto del cante con la chitarra, il ritornare alla modalità flamenca dopo che la strofa è in modalittà maggiore o minore, le tematiche, il palilleo, l'uso della chitarra. <br /><br />Il cante in modo maggiore ricalca la maniera di cantare le malagueñas e le rondeñas nel 1700, quindi di una musica preflamenca, ma anche l’uso della modalità minore è una eredità antica, più tipica del fandango stesso.  <br />Il cante rimane quasi sempre in tonalità maggiore, ma a fine letra solitamente ritorna in modo flamenco. Ad esempio a letra forse più famosa di fandango cané valiente del Alosno il cante sta in do maggiore e la chitarra accompagna por arriba in tono di mi.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza, e un avoro sperimentale sull'espressione delle emozioni attraverso la danza che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Sono una studiosa appassionata della storia della musica e della danza e di tutto ciò che l'uomo ha creato e di come ha espresso se stesso. Nel flamenco ricerco l'umanità, che è ciò che io , da straniera, ho in comune con il flamenco. Non mi interessa che il falmenco venga percepito come una cosa bella, ma che si viva come qualcosa di umano ed universale. Scoprire attraverso la gioia di vivere e l'amore verso le proprie origini, ci può aiutare a rendere omaggio a ciò che siamo, da dove veniamo. Ad amare la nostra storia!<br /><br />Montare un baile por fandango de Huelva significa far riferimento ad una tradizione di folklore, e al repertorio popolare di passi semplici e fortemente legati alla terra d'origine. Spesso il fandango viene interpretato dal baile flamenco come se fosse una buleria por solea, snaturandolo completamente. <br /><br /><br />La coralità del fandango è meravigliosa e va approfondita. Il fandango è evidentemente molto orecchiabile, venendo dalla tradizione popolare, e può aiutarci ad entrare anche in zone del flamenco più "difficili" da ascoltare.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64986856</guid><pubDate>Thu, 20 Mar 2025 07:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64986856/136_i_palos_del_flamenco_fandangos_de_huelva.mp3" length="40013784" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>L'argomento fandango de Huelva si riferisce alla musica della zona della città di Huelva, una città portuale che si affaccia sull'Atlantico. Il suo territorio è molto eterogeneo, e questo crea una varietà di climi e di ambienti geografici, ha zone...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'argomento fandango de Huelva si riferisce alla musica della zona della città di Huelva, una città portuale che si affaccia sull'Atlantico. Il suo territorio è molto eterogeneo, e questo crea una varietà di climi e di ambienti geografici, ha zone marittime, il porto, fiumi, miniere, lavoro nei campi, zone montagnose...<br /><br />A Huelva ci sono anche altre cose, seguidillas alosneras, sevillanas, villancicos, cascabeles, Gerineldo, ninnenanne, tutte canzoni tradizionali legate al folklore. <br />Il flamenco invece parte dalla tradizione ma fa nascere novità e varianti grazie alla creatività di artisti specifici.<br />Un tempo si cantava nelle riunioni fra vicini e famiglia, oggi ovviamente molto meno. Per fortuna c’è chi incide e fa anche ricerca, perché le tradizioni orali si possono sempre perdere o modificarsi tanto da non  essere più se stesse, e ci sono le peñas flamenche.<br /><br />Nel prossimo episodio parleremo di importanti autori che hanno fatto la storia del fandango.<br /> <br />Nella discografía si trova anticamente il nome di fandanguillo, diminutivo si usò, come accadde per i tanguillo, indicando che si trattava di una musica di carattere popolare, senza intento peggiorativo. <br /><br />La ritmica del fandango si basa sul ritmo ternario, e si identifica con il termine palilleo, che è molto caratteristico. Il termine "palilleo" (tamburellare nervosamente con le dita) si riferisce a una tecnica percussiva utilizzata per marcare il compás dei Fandangos de Huelva. Consiste nel battere il pugno chiuso sul tempo forte (il primo tempo) e nell'aprire progressivamente e ritmicamente le dita per i tempi deboli (il secondo e il terzo). In questo modo, si crea un accompagnamento ritmico caratteristico che supporta il canto e il ballo. Il palilleo enfatizza la struttura ritmicae caratterizza l’identità ritmica di questo palo. Paliòllos sono le nacchere nel linguaggio popolare, perché fatte di legno, palo. <br />Appena si sente il palilleo, si riconosce subito l'ambito del Fandango de Huelva.<br />Spesso si dice che il fandango de Huelva è in 12 tempi, ma... in certi momenti l'inizio della frase musicale non coincide più con l'inizio della frase ritmica: il flamenco sta stretto dentro alle definizioni accademiche. Partiamo quindi a posteriori e ricerchiamo la struttura ritmica, il palilleo appunto. <br /> <br />Originariamente il fandango della provincia di Huelva era un baile e faceva parte del repertorio folkloristico. Su youtube puoi vedere parecchi video di fandangos popolari, e si vede bene che non sono danze eseguite da professionisti o da danzatori allenati. Si tratta di una danza popolare. Mentre nel flamenco balla solo chi sa ballare! Eccezion fatta per qualche piccolo particolare modo di ballare, una pataita di buleria o di tango...<br /> Annovera tantissime varianti, circa 40, che sono state integrate nel flamenco grazie all’opera di importanti artisti, fin dall’inizio del XX secolo. Si allontanò dalla versione ballabile per diventare un cante de alante, da ascolto, grazie al lavoro di grandi figure artistiche, non solo di Huelva ma anche di altre zone limitrofe.<br /><br />All'inizio dell'epoca del flamenco i fandangos di Huelva non erano diffusissimi, tanto che nei primi dischi registrati ce n'erano molto pochi e anche nelle operette spagnole, le Zarzuelas, in pratica non ce n'erano.<br /><br />Tutti i paesi della provincia di Huelva che hanno stili di fandango specifici si trovano nella comarca (zona) del Cerro dell’Andévalo, che comprende gli stili dell' Alosno, del Cerro de Andévalo, La Puebla de Guzman, Cabezas Rubias, Santa Bárbara de Casa, Calañas, Zalamea la Real nella zona delle miniere de Riotinto, e Valverde del Camino.  <br />Nella zona de la sierra ci sono le località di Encinasola e Almonaster la Real.<br />Ascoltiamo esempi di strofe di tutti questi stili.<br /><br />Il cuore del fandango di Huelva è l’ Alosno, che ha tanti diversi stili di cante por fandango, alcuni dei quali, detti cané,...]]></itunes:summary><itunes:duration>2501</itunes:duration><itunes:keywords>alosno,andalusia,andevalo,cabezas,calanas,chitarra,cultura,encinasola,fandango,flamenco,huelva,musica,rubias,sabina,todaro,toronjo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/37fb643a95923e7c4c50100963de2c26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#135- Che cos'è il fenomeno del fandango? - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/135-che-cos-e-il-fenomeno-del-fandango-flamenco-chiavi-in-mano--64659246</link><description><![CDATA[Fandango è un termine conosciuto nel mondo, che si riferisce a "qualcosa di spagnolo". Il dizionario di Real Academia Spagnola non ne dà una origine certe. Ci dice che forse viene dal Fado, la musica portoghese, e che forse originariamente si parlasse di "Fadango". Indica sicuramente un tipo di danza Andalusa in particolare ma spagnola in generale, ballata in coppia, forse molto diffusa nel 600, caratterizzata dal solito ritmo ternario di tutta la musica spagnola. <br /><br />Si tratta del genere musicale più diffuso in Spagna. Esiste dappertutto, forse solo in Catalogna non c'è. <br /><br />La musica classica se ne è occupata parecchio: nel 1984 è stato scoperto un brano, "Fandango in re minore" di Domenico Scarlatti, della quale ti faccio ascoltare una parte (è molto bella e la trovi facilmente completa on line). Non si sa di preciso se sia stato davvero Scarlatti a comporla, ma il suo colore è proprio spagnolo, e Scarlatti visse a Madrid alla ricerca della essenza della cultura popolare spagnola. E' molto vivace, focoso, passionale e bellissimo. <br />Antonio Soler, allievo di Scarlatti ne compose uno, anch'esso per clavicembalo, del quale ti faccio ascoltare un assaggio, accompagnato dalle nacchere.<br />Anche Boccherini ne compose uno.<br /><br />Torniamo al fandango come genere popolare spagnolo. E' diffuso ovunque, quiandi potrebbe essere un elemento unificatore, ma in reltà ne esistono tantissime varianti. Questo corrisponde alle grandissime varietà del territorio andaluso: i climi e la geografia tanto eterogenei che troviamo in Andalusia hanno generato molte differenze di stile di vita, di economia, ma anche di ricorrenze religiose, abitudini culturali e di vita. Il fandango, al di là delle sue specificità locali, è un elemento unificatore della cultura!<br /><br />Ricordiamo che la musica in Andalusia non è solo il flamenco, ma anche il flamenco stesso è nato in larga misura dal folklore.<br /><br />La ritmica ternaria del fandango 123 123 12 12 12 è quella della musica popolare, che è entrata nel flamenco molto profondamente. La musica popolare vive nella omologazione, nell'aderire ed appartenere ad una comunità culturale. Non si basa su artisti eccezionali, che hanno creato prodotti artistici speciali: si basa su qualcosa che possono fare tutti! Mentre il flamenco è una musica d'arte, fatta da personalità artistiche eccezionali, e che ha risentito tanto delle difficoltà della vita (ecco che ci ritroviamo alla perfezione l'elemento gitano del flamenco!). Un po' come nel blues, la miseria e le difficoltà di vita possono dare una spinta alla creatività artistica. <br /><br />Trasferirsi nelle città o comunque nei paesi, ha reso possiblie il confronto fra melodie tradizionali di diversa provenienza geografica. E il flamenco di questa varietà si è tanto arricchito. Il flamenco poteva quindi aiutare a far mantenere le tradizioni della propria zona di origine. Il mantenimento quindi della propria individualità ed unicità, che rende la musica sempre con una vena di tristezza o malinconia, anche quando è motlo allegro. <br />Un po' come nel jazz, il flamenco parla di emozioni dell'animo umano e non di un piccolo gruppo, e quiandi diventa assolutamente universale. <br /><br />Questo senso di appartenenza e individualità che si è approfondito nel confronto con altre culture provienienti da latre zone, cosa che è iniziata dal 1492, con l'espulisone dei mori e degli ebrei e il ripopolamento, l'arrivo di cultura proveniente dalle Americhe... <br /><br />In una parola, la musica popolare andalusa è proprio il fandango. <br /><br />Il fandango nasce da un fenomeno arabo, lo zejel, una forma poetica ancora oggi esistente, che prevede la creazione momentanea di strofe rimate, nata per giocare con le parole. Lo zejel arabo prevede un ritornello, che ne definisce la dimensione sociale, e si fa in dialetto arabo (se fosse in arabo classico si chiamerebbe Muashshahat, e farebbe parte della tradizione della musica colta, ma questa è un'altra storia).<br /><br />Nel Sud della Spagna, soprattutto a Murcia e nei paesini dell'Alpujarra, sulla Sierra Nevada, ma anche altrove, Malaga, Almeria, persino delle Canarie esiste un fenomeno musical/poetico che si chiama "Trovo". Si crea una sorta di competizione poetica, una piccola diatriba che prevede ironia cantata o anche solo recitata, per rispondere a ciò che l'altro cantore sta dicendo, giocando con le parole, improvvisando in particolare su una musica che è fandango. A volte i troveros sono due, un poeta che crea i versi poetici e li suggerisce all'orecchio del suo compagno, che magari non è poeta ma ha una bella voce e quindi può cantare i versi, a tono e a ritmo con la musica. <br />Lo schema ritmico è sempre di versi ottosillabi, e le strofe sono composte da 5 o 6 versi (se sono 5, uno viene ripetuto, come si fa nel flamenco).<br />Il trovo è una tradizione agricola, magari dopo una dura giornata nei campi ci si riuniva per far festa, giocando con le parole e l'ironia. <br /><br />Era un genere poetico diffuso nella Andalusia araba. <br /><br />Tutti questi momenti sono legati al mondo del fandango. <br /><br />I fandangos sono talmente diversi ed eterogenei che anche nel flamenco ne ritroviamo tantissimi. La loro struttura poetica ha un crescendo che arriva ad un climax che si esprime, e poi termina con grande emotività. Alcuni, come malaguena, granaina e i fandangos di Levante, non hanno neanche un ritmo. Altri sono invece ritmici, come tutti i fandangos abandolaos della sona campestre e di altopiani fra le province centrali dell'Andalusia, Malaga, Granada e Cordova, e c'è poi la famiglia dei fandangos di Huelva, regione caratterizzata da una grande varietà territoriale e quindi di differenze di modi di vivere, dalla vivace città portuale, Huelva appunto, a zone di maremma, a zone minerarie, a zone agricole e montagnose, a fiumi... In ogni paesino della provincia di Huelva si sono create e sviluppate una grande quantità di melodie. <br /><br />Un'altra parte interessante dei fandangos sono quelli definiti "de coro y danzas". Molti sembrano antichi ma magari non lo sono: la sezione femminile della falange spagnola, aveva il compito di portare avanti delle tradizioni che rappresentassero l'identità tradizionale spagnola. Questo fece nascere competizione e creò rappresentazioni un po' false, imbellettate, non più popolari ma formali , magari suonate da professionisti. E metterlo su un palcoscenico. D'altra parte non è che tutto ciò che è tradizionale potrebbe essere messo su un palcoscenico! Per alcuni versi quindiquesto fenomeno ha deviato il corso della musica e della danza dell'ambito fandango, ma lo scotto da pagare poteva essere la perdita totale di una parte della tradizione. Cosa che è succesa comunque in parecchie culture tradizionali nel mondo!<br /><br />Il fandango è un fenomeno molto ampio che corrisponde all'identità musicale spagnola e la sua caratteristica è che la quasi totalità dei fandangos lavora sulla modalità musicale flamenca (anche se ci sono tante escursioni in modalità minore o maggiore, come nei fandangos di Huelva), che forse rappresenta l'identità musicale spagnola.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco  a Milano al Mosaico Danza e un lavoro di ricerca usll'espressione delle emozioni attraverso danze e musiche arabe che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Sono appassionatissima di flamenco e di tutta la cultura che gli sta intorno, e credo che capire il flamenco non possa prescindere dalla conoscenza di tutti i suoi legami culturali. <br /><br />Suddivideremo i fandangos in varie parti per conoscerli un po' meglio. <br /><br />Trovo molto interessante che tutti i fandangos abbiano elementi in comune e ricercarli ce ne fa capire meglio le ragioni umane, ma anche storiche]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64659246</guid><pubDate>Sun, 02 Mar 2025 16:30:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64659246/135_che_cos_il_fenomeno_del_fandango.mp3" length="29047789" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Fandango è un termine conosciuto nel mondo, che si riferisce a "qualcosa di spagnolo". Il dizionario di Real Academia Spagnola non ne dà una origine certe. Ci dice che forse viene dal Fado, la musica portoghese, e che forse originariamente si parlasse...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fandango è un termine conosciuto nel mondo, che si riferisce a "qualcosa di spagnolo". Il dizionario di Real Academia Spagnola non ne dà una origine certe. Ci dice che forse viene dal Fado, la musica portoghese, e che forse originariamente si parlasse di "Fadango". Indica sicuramente un tipo di danza Andalusa in particolare ma spagnola in generale, ballata in coppia, forse molto diffusa nel 600, caratterizzata dal solito ritmo ternario di tutta la musica spagnola. <br /><br />Si tratta del genere musicale più diffuso in Spagna. Esiste dappertutto, forse solo in Catalogna non c'è. <br /><br />La musica classica se ne è occupata parecchio: nel 1984 è stato scoperto un brano, "Fandango in re minore" di Domenico Scarlatti, della quale ti faccio ascoltare una parte (è molto bella e la trovi facilmente completa on line). Non si sa di preciso se sia stato davvero Scarlatti a comporla, ma il suo colore è proprio spagnolo, e Scarlatti visse a Madrid alla ricerca della essenza della cultura popolare spagnola. E' molto vivace, focoso, passionale e bellissimo. <br />Antonio Soler, allievo di Scarlatti ne compose uno, anch'esso per clavicembalo, del quale ti faccio ascoltare un assaggio, accompagnato dalle nacchere.<br />Anche Boccherini ne compose uno.<br /><br />Torniamo al fandango come genere popolare spagnolo. E' diffuso ovunque, quiandi potrebbe essere un elemento unificatore, ma in reltà ne esistono tantissime varianti. Questo corrisponde alle grandissime varietà del territorio andaluso: i climi e la geografia tanto eterogenei che troviamo in Andalusia hanno generato molte differenze di stile di vita, di economia, ma anche di ricorrenze religiose, abitudini culturali e di vita. Il fandango, al di là delle sue specificità locali, è un elemento unificatore della cultura!<br /><br />Ricordiamo che la musica in Andalusia non è solo il flamenco, ma anche il flamenco stesso è nato in larga misura dal folklore.<br /><br />La ritmica ternaria del fandango 123 123 12 12 12 è quella della musica popolare, che è entrata nel flamenco molto profondamente. La musica popolare vive nella omologazione, nell'aderire ed appartenere ad una comunità culturale. Non si basa su artisti eccezionali, che hanno creato prodotti artistici speciali: si basa su qualcosa che possono fare tutti! Mentre il flamenco è una musica d'arte, fatta da personalità artistiche eccezionali, e che ha risentito tanto delle difficoltà della vita (ecco che ci ritroviamo alla perfezione l'elemento gitano del flamenco!). Un po' come nel blues, la miseria e le difficoltà di vita possono dare una spinta alla creatività artistica. <br /><br />Trasferirsi nelle città o comunque nei paesi, ha reso possiblie il confronto fra melodie tradizionali di diversa provenienza geografica. E il flamenco di questa varietà si è tanto arricchito. Il flamenco poteva quindi aiutare a far mantenere le tradizioni della propria zona di origine. Il mantenimento quindi della propria individualità ed unicità, che rende la musica sempre con una vena di tristezza o malinconia, anche quando è motlo allegro. <br />Un po' come nel jazz, il flamenco parla di emozioni dell'animo umano e non di un piccolo gruppo, e quiandi diventa assolutamente universale. <br /><br />Questo senso di appartenenza e individualità che si è approfondito nel confronto con altre culture provienienti da latre zone, cosa che è iniziata dal 1492, con l'espulisone dei mori e degli ebrei e il ripopolamento, l'arrivo di cultura proveniente dalle Americhe... <br /><br />In una parola, la musica popolare andalusa è proprio il fandango. <br /><br />Il fandango nasce da un fenomeno arabo, lo zejel, una forma poetica ancora oggi esistente, che prevede la creazione momentanea di strofe rimate, nata per giocare con le parole. Lo zejel arabo prevede un ritornello, che ne definisce la dimensione sociale, e si fa in dialetto arabo (se fosse in arabo classico si chiamerebbe Muashshahat, e farebbe parte della tradizione della musica colta, ma questa è...]]></itunes:summary><itunes:duration>1816</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,appartenenza,campanilismo,canto,cultura,fandango,flamenco,improvvisato,individualità,musica,poesia,popolare,sabina,storia,todaro,tradizione,trovo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cf5edc4576de7583dfc9edae82fca891.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#134- Dia de Andalucia 28 febbraio- Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/134-dia-de-andalucia-28-febbraio-flamenco-chiavi-in-mano--64616452</link><description><![CDATA[Oggi parliamo della giornata dell'Andalusia, che si celebra il 28 febbraio in commemorazione del referendum del 1980 con cui gli andalusi scelsero di essere comunità autonoma. Cosa che furono in realtà effettivamente il 30 dicembre 1981.<br /><br />Blas Infante, politico e scrittore, sottolineò la cultura andalusa e viene considerato come il padre dell patria andalusa. Nel 1918 organizzò l'assemblea regionalista andalusa a Ronda, e fu lì che nacque la famosa bandiera bianca e verde andalusa, che conosciamo perché in quella terra sventola ovunque. E' il verde della speranza, delle campagne andaluse, ma anche, essendo il tipico colore dell'Islam, il verde simboleggia anche il dominio arabo. E il bianco esprime la pace. <br /><br />Durante le feste per questa ricorrenza, i politici attribuiscono premi e fanno discorsi ufficiali.<br />L'inno è astato composto da Blas Infante. <br /><br />L'andalusia è molto campanilista, se ci sei stato lo sai. Fin dalla prima infanzia i bambini vengono educati all'amore per questa terra, e il 28 febbraio tutto è incentrato su questa festa: i colori della ragione, la festa, le tradizioni e l'inno che tutti sanno a memoria (a differenza di quanto accade in altri posti!)<br /><br />Leggiamo il testo: La bandera blanca y verde  <br />Vuelve tras siglos de guerra  <br />A decir paz y esperanza  <br />Bajo el sol de nuestra tierra  <br />  <br />Andaluces, Andaluces  <br />Levantaos, levantaos  <br />Pedir tierra y libertad  <br />Sean por Andalucía libre  <br />España y la humanidad  <br />  <br />Los Andaluces queremos  <br />Volver a ser los que fuimos  <br />Hombres de luz que a los hombres  <br />Alma de hombre, les dimos  <br /><br />L'amore verso questo testo è enorme, ma forse la più amata interprete dell'inno è stata Rocio Jurado, una cantante vicina al flamenco ma non flamenca, iper radicata nell'identità andalusa. Aveva un modo di cantare molto enfatico e con il cuore in mano, e il suo canto è, per un Andaluso, molto toccante. Ascoltiamolo!<br /><br />Nel 2005 è stato prodotto un cd "Flamenco andalucia y la humanidad", nel quale il testo dell'inno è stato cantato e suonato da vari aartisti del flamenco, facendolo aderire a vari palos flamenchi, sfruttando la plasticità dei versi ottosillabi che lo compongono, e creando opere interessanti. Ascoltiamo la versione por tango de Granada di Marina Heredia e quella por Alegrias di Chano Lobato per la chitarra di Diego del Morao. <br /><br />In Andalucia c'è una attenzione tremenda allo spirito di identificazione verso la cultura! Gli andalusi sono prima andalusi che spagnoli. <br />Feliz Dia de Andalucia!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance dal 1990 a Milano al Mosaico Danza. Mi stupisce sempre l'amore che gli andalusi hanno verso la loro terra ma ce l'hanno perché è stato coltivato!<br /><br />In Italia facciamo persino fatica a conoscere l'inno nazionale... immaginiamo un inno locale!<br />Il collegamento  fra Andalucia e flamenco è enorme e occorre quindi parare di Andalusia studiando il flamenco<br /><br /><br />  <br /> ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64616452</guid><pubDate>Fri, 28 Feb 2025 12:35:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64616452/134_dia_de_andalucia.mp3" length="21332262" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo della giornata dell'Andalusia, che si celebra il 28 febbraio in commemorazione del referendum del 1980 con cui gli andalusi scelsero di essere comunità autonoma. Cosa che furono in realtà effettivamente il 30 dicembre 1981.

Blas...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo della giornata dell'Andalusia, che si celebra il 28 febbraio in commemorazione del referendum del 1980 con cui gli andalusi scelsero di essere comunità autonoma. Cosa che furono in realtà effettivamente il 30 dicembre 1981.<br /><br />Blas Infante, politico e scrittore, sottolineò la cultura andalusa e viene considerato come il padre dell patria andalusa. Nel 1918 organizzò l'assemblea regionalista andalusa a Ronda, e fu lì che nacque la famosa bandiera bianca e verde andalusa, che conosciamo perché in quella terra sventola ovunque. E' il verde della speranza, delle campagne andaluse, ma anche, essendo il tipico colore dell'Islam, il verde simboleggia anche il dominio arabo. E il bianco esprime la pace. <br /><br />Durante le feste per questa ricorrenza, i politici attribuiscono premi e fanno discorsi ufficiali.<br />L'inno è astato composto da Blas Infante. <br /><br />L'andalusia è molto campanilista, se ci sei stato lo sai. Fin dalla prima infanzia i bambini vengono educati all'amore per questa terra, e il 28 febbraio tutto è incentrato su questa festa: i colori della ragione, la festa, le tradizioni e l'inno che tutti sanno a memoria (a differenza di quanto accade in altri posti!)<br /><br />Leggiamo il testo: La bandera blanca y verde  <br />Vuelve tras siglos de guerra  <br />A decir paz y esperanza  <br />Bajo el sol de nuestra tierra  <br />  <br />Andaluces, Andaluces  <br />Levantaos, levantaos  <br />Pedir tierra y libertad  <br />Sean por Andalucía libre  <br />España y la humanidad  <br />  <br />Los Andaluces queremos  <br />Volver a ser los que fuimos  <br />Hombres de luz que a los hombres  <br />Alma de hombre, les dimos  <br /><br />L'amore verso questo testo è enorme, ma forse la più amata interprete dell'inno è stata Rocio Jurado, una cantante vicina al flamenco ma non flamenca, iper radicata nell'identità andalusa. Aveva un modo di cantare molto enfatico e con il cuore in mano, e il suo canto è, per un Andaluso, molto toccante. Ascoltiamolo!<br /><br />Nel 2005 è stato prodotto un cd "Flamenco andalucia y la humanidad", nel quale il testo dell'inno è stato cantato e suonato da vari aartisti del flamenco, facendolo aderire a vari palos flamenchi, sfruttando la plasticità dei versi ottosillabi che lo compongono, e creando opere interessanti. Ascoltiamo la versione por tango de Granada di Marina Heredia e quella por Alegrias di Chano Lobato per la chitarra di Diego del Morao. <br /><br />In Andalucia c'è una attenzione tremenda allo spirito di identificazione verso la cultura! Gli andalusi sono prima andalusi che spagnoli. <br />Feliz Dia de Andalucia!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance dal 1990 a Milano al Mosaico Danza. Mi stupisce sempre l'amore che gli andalusi hanno verso la loro terra ma ce l'hanno perché è stato coltivato!<br /><br />In Italia facciamo persino fatica a conoscere l'inno nazionale... immaginiamo un inno locale!<br />Il collegamento  fra Andalucia e flamenco è enorme e occorre quindi parare di Andalusia studiando il flamenco<br /><br /><br />  <br /> ]]></itunes:summary><itunes:duration>1334</itunes:duration><itunes:keywords>andalucia,campanilismo,cante,chano,cultura,dia,flamenco,giornata,heredia,jurado,lobato,marina,musica,orgoglio,rocio,sabina,terra,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e688ac80783b27a38ddaee0f8b0ae42d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#133- I palos del flamenco: lo Zorongo Gitano - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/133-i-palos-del-flamenco-lo-zorongo-gitano-flamenco-chiavi-in-mano--64309665</link><description><![CDATA[Lo zorongo Gitano non è esattamente un palo flamenco, ma una canzone che viene dal repertorio popolare andaluso. <br />Ha una melodia popolare semplice. Si suona por medio in modalità flamenca, quindi è facile da afflamencare. <br />Abbiamo una sola forma di letra e un estribillo, e questo indica che non si è sviluppato molto. Non si sa gran che delle sue origini, forse le sue radici antiche sono da ricercarsi in balli africani provenienti dal Congo. Non è una follia, dato che nel porto di Cadice e nel porto di fiume di Siviglia passavano tutti i commerci dalle indie e dall'Africa, inclusi gli schiavi diretti alle Americhe.<br />In effetti la parola stessa non suona molto europea!<br /><br />Che fosse un ballo di schiavi africani lo dicevano i pliegos de cordel, antichi libretti che venivano venduti in una sorta di edicola ante litteram: fogli stampati, piegati appesi su una cordicella in vendita. Raccontavano storie, poesie, aneddoti. <br />Probabilmente lo zorongo era un baile gitano, sulla scia della zarabanda, della quale era una versione meno volgare, più morigerata. Si ballava a coppie, nelle zambras del Sacromonte di Granada. Ce ne parla Faustino Nuñez, il flamencologo di cui sempre ti parlo, nel suo libro "Guia comentada de musica y baile preflamencos (1750-1808)", come una parte importante del folklore spagnolo. <br />Ci parla di una letra antica: "!Ay, zorongo, zorongo, zorongo! Que lo que mi madre me compra me pongo, que si me compraba una camisita que llena de encajes que por las manguitas que toma zorongo"  Ahi zorongo, che quello che mi compra mia madre io me lo metto, che se mi avesse comprato una camicetta con le maniche di pizzo, que toma (espressione intraducibile, che significa qualcosa come "ecco!"). Comunque anche con questa strofa non si capisce il significato della parola! Probabilmente è un suono divertente. <br />La parola stessa indica un fazzoletto triangolare usato come bandana.<br /><br />All'inizio del 900 viene praticato dai gitani del Sacromonte soprattutto come danza. Il ritmo era ternaio, come tutto il folklore spagnolo. <br /><br />Le strofe parlano di amore non corrisposto, di cui però si è molto fieri. <br /><br />Importantissimo a riguardo il lavoro di Federico Garcia Lorca. Il sommo poeta raccolse le strofe di canti popolari antichi spagnoli, e li incise in una collezione di 5 dischi per il grammofono, per l'etichetta "La voz de su Amo" (La Voce del Padrone) nel 1931, arrangiandone la musica, e suonandola al piano personalmente. Ad accompagnarlo, al canto, nacchere e zapateo, La Argentinita. Ogni disco conteneva due brani, uno su ogni lato, e uno di questi era proprio lo zorongo.<br />La collezione ebbe un enorme successo e salvò dall'oblio molte canzoni popolari antiche. <br />Lo zorongo in effetti come tale venne dimenticato, ma venne da lì in poi ricordata la versione del poeta, che ne compose anche qualche strofa, oltre a ricostruirne di popolari: se ascolti le strofe di zorongo gitano, ti rendi conto che non possono essere di tradizione popolare, perché contengono parole troppo ricercate e immagini non banali. Ad esempio la strofa famosa: "las manos de mi cariño estan bordando una capa con nagréman de alhelies y con esclavinas de agua" (le mani del mio amore stanno ricamando un mantello con passamanerie di violacchiocche e con mantelline di acqua)... non è propriamente linguaggio popolare!<br /><br />Esistono parecchie strofe poetiche por zorongo, ma la melodia è sempre la stessa. Inoltre c'è un ritornello. Che nella versione del 1931 non viene neppure cantato ma soltanto suonato al piano e ripetuto ritmicamente dal zapateo de la Argentinita. Il poeta però scrisse le parole del ritornello. <br /><br />La voce di Argentinita ci fa capire che nel flamenco ognuno canta.. con la voce che ha! E che non esiste una estetica della voce! <br /><br />Antonio el bailarin, Antonio Ruiz Soler, nel 1964 lo ballò con Marisol, Pepa Flores, sul canto della stessa Marisol, nel film "La nueva cenicienta". Il film era stato fatto con il proposito di lanciare Marisol sul mercato cinematografico internazionale, e infatti fu diretto da un regista americano che era solito produrre film western. Non ebbe molto successo, forse anche perché Marisol non era più la bambina prodigio dei tempi in cui divenne famosa. Però il fatto che sia stato registrato lo zorongo in questo film ci dice che il brano era molto noto, e forse anche questo intervento di Antonio el bailarin lo rese ancor più famoso. Nel modo di cantare di Marisol si sente molto il gusto di canto che c'è nella storia della copla spagnola. <br />Il ritmo è il solito ritmo 123 123 12 12 12, tipico del folklore spagnolo, e che chi conosce il flamenco sa che è molto diffuso. <br /><br />Nelle orecchie questo ritmo ce l'hai già: ascolta la colonna sonora di West Side Story! Leonard Bernstein ha preso questo ritmo proprio dal folklore spagnolo!<br /><br />Un ritmo ternario di amalgama, suonato in modo flamenco, in tono di la minore... suona molto flamenco! Ed è molto facilmente afflamencabile!<br /><br />Ti faccio ascoltare l'introduzione con gli "y" tipica por Caña o Policaña o Polo (che sono altri palos del flamenco), per la voce di José de La Tomasa, che è praticamente la stessa melodia del ritornello dello zorongo. Comunque questa sequenza di suoni è basata sulla cadenza andalusa, che è proprio la atmosfera tipica delle sonorità musicali spagnole. Ascoltiamolo insieme al ritornello di zorongo!<br /><br />Ti faccio sentire una registrazione di uno Zorongo cantato da Teodoro Perez Villanueva un cantaor sivigliano storico, che raccoglie in sé la storia del flamenco. Classe 1912, è l'esempio di un'epoca. Per la chitarra di El Pucherete. Questo audio viene da una trasmissione televisiva del 1973, emessa dalla televisione spagnola Tve, dallo storico tablao Torre Bermeja di Madrid. Voce forte potente e chiara. La sua versione dello zorongo è molto bella e personale. <br /><br />Parlando dello zorongo non ci possiamo dimenticare della versione che mne fece nel 1993 Carmen Linares, con il disco Canciones populares antiguas, con la collaborazione di musicisti eccezionali (Miguel Angel e Paco Cortes alla chitarra, Javier Colina al contrabbasso, Bernardo Parrilla al violino, Juan Parrilla al flauto). La grande particolarità è che Carmen lo canta il 4/4 come se fosse un tango, e la sua versione ha fatto scuola. <br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze  e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo al Mosaico Danza di Milano. <br /><br />Mi sono più volte cimentata con lo zorongo insegnando, e il tema è davvero facile da ricordare. Interessante è il ritornello che può essere cantato molto lentamente come introduzione, ed è molto espressivo! La danza può far riferimento alla danza spagnola, se viene fatto in 12 tempi con il ritmo ternario originale, o si assimila ad un tango flamenco. Ha una identità non particolarmente individuata, proprio perché non ci sono tante melodie: infatti non si tratta di un vero e proprio palo flamenco ma di una canzone afflamencata.<br />Ascoltalo e.. formati il tuo gusto personale!<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64309665</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2025 15:02:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64309665/133_i_palos_del_flamenco_lo_zorongo_gitano.mp3" length="34425252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Lo zorongo Gitano non è esattamente un palo flamenco, ma una canzone che viene dal repertorio popolare andaluso. 
Ha una melodia popolare semplice. Si suona por medio in modalità flamenca, quindi è facile da afflamencare. 
Abbiamo una sola forma di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo zorongo Gitano non è esattamente un palo flamenco, ma una canzone che viene dal repertorio popolare andaluso. <br />Ha una melodia popolare semplice. Si suona por medio in modalità flamenca, quindi è facile da afflamencare. <br />Abbiamo una sola forma di letra e un estribillo, e questo indica che non si è sviluppato molto. Non si sa gran che delle sue origini, forse le sue radici antiche sono da ricercarsi in balli africani provenienti dal Congo. Non è una follia, dato che nel porto di Cadice e nel porto di fiume di Siviglia passavano tutti i commerci dalle indie e dall'Africa, inclusi gli schiavi diretti alle Americhe.<br />In effetti la parola stessa non suona molto europea!<br /><br />Che fosse un ballo di schiavi africani lo dicevano i pliegos de cordel, antichi libretti che venivano venduti in una sorta di edicola ante litteram: fogli stampati, piegati appesi su una cordicella in vendita. Raccontavano storie, poesie, aneddoti. <br />Probabilmente lo zorongo era un baile gitano, sulla scia della zarabanda, della quale era una versione meno volgare, più morigerata. Si ballava a coppie, nelle zambras del Sacromonte di Granada. Ce ne parla Faustino Nuñez, il flamencologo di cui sempre ti parlo, nel suo libro "Guia comentada de musica y baile preflamencos (1750-1808)", come una parte importante del folklore spagnolo. <br />Ci parla di una letra antica: "!Ay, zorongo, zorongo, zorongo! Que lo que mi madre me compra me pongo, que si me compraba una camisita que llena de encajes que por las manguitas que toma zorongo"  Ahi zorongo, che quello che mi compra mia madre io me lo metto, che se mi avesse comprato una camicetta con le maniche di pizzo, que toma (espressione intraducibile, che significa qualcosa come "ecco!"). Comunque anche con questa strofa non si capisce il significato della parola! Probabilmente è un suono divertente. <br />La parola stessa indica un fazzoletto triangolare usato come bandana.<br /><br />All'inizio del 900 viene praticato dai gitani del Sacromonte soprattutto come danza. Il ritmo era ternaio, come tutto il folklore spagnolo. <br /><br />Le strofe parlano di amore non corrisposto, di cui però si è molto fieri. <br /><br />Importantissimo a riguardo il lavoro di Federico Garcia Lorca. Il sommo poeta raccolse le strofe di canti popolari antichi spagnoli, e li incise in una collezione di 5 dischi per il grammofono, per l'etichetta "La voz de su Amo" (La Voce del Padrone) nel 1931, arrangiandone la musica, e suonandola al piano personalmente. Ad accompagnarlo, al canto, nacchere e zapateo, La Argentinita. Ogni disco conteneva due brani, uno su ogni lato, e uno di questi era proprio lo zorongo.<br />La collezione ebbe un enorme successo e salvò dall'oblio molte canzoni popolari antiche. <br />Lo zorongo in effetti come tale venne dimenticato, ma venne da lì in poi ricordata la versione del poeta, che ne compose anche qualche strofa, oltre a ricostruirne di popolari: se ascolti le strofe di zorongo gitano, ti rendi conto che non possono essere di tradizione popolare, perché contengono parole troppo ricercate e immagini non banali. Ad esempio la strofa famosa: "las manos de mi cariño estan bordando una capa con nagréman de alhelies y con esclavinas de agua" (le mani del mio amore stanno ricamando un mantello con passamanerie di violacchiocche e con mantelline di acqua)... non è propriamente linguaggio popolare!<br /><br />Esistono parecchie strofe poetiche por zorongo, ma la melodia è sempre la stessa. Inoltre c'è un ritornello. Che nella versione del 1931 non viene neppure cantato ma soltanto suonato al piano e ripetuto ritmicamente dal zapateo de la Argentinita. Il poeta però scrisse le parole del ritornello. <br /><br />La voce di Argentinita ci fa capire che nel flamenco ognuno canta.. con la voce che ha! E che non esiste una estetica della voce! <br /><br />Antonio el bailarin, Antonio Ruiz Soler, nel 1964 lo ballò con Marisol, Pepa Flores, sul canto della stessa Marisol, nel film "La nueva...]]></itunes:summary><itunes:duration>2152</itunes:duration><itunes:keywords>afflamencato,andalusia,antonio,argentinita,bailarin,canzone,carmen,cultura,flamenco,folklore,garcia,linares,lorca,marisol,musica,popolare,spagnolo,todaro,tradizione,zorongo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/468fc998bb379cd458a7ef9dc2a0ab3f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#132- I palos del flamenco: la Petenera (terza parte) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/132-i-palos-del-flamenco-la-petenera-terza-parte-flamenco-chiavi-in-mano--63696313</link><description><![CDATA[Prima di ascoltare questo podcast ti consiglio di andare ad ascoltare i due precedenti, in cui ho parlato delle origini e dell'evoluzione della Petenera in tempi più antichi.<br />Questo podcast parla di come la Petenera si è evoluta fino ai nostri giorni.<br />Ascoltiamo diversi esempi, partendo dalla petenera più antica mai incisa, del Mochuelo, edita da Gramophone nel 1899. La registrazione viene dall'archivio della Sociedad Pizarras, che fa un lavoro incredibile di recupero dei dischi antichi che vengono messi on line a disposiizone di tutti su youtube invece che buttati in discarica. Fra l'altro io sono socia, e tu puoi associarti, o per lo meno sostenere la Sociedad seguendo il canale youtube.<br />Ascoltare dischi antichi pieni di click e fruscii non è facile ma sono dei gioielli incredibili, ed è molto prezioso ascoltarli.<br /><br />La petenera più antica era quella di Medina el Viejo, che però non ha inciso nulla ma possiamo ascoltare una registrazione fatta da suo figlio, El Nino Medina, accompagnato dal chitarrista Ramon Montoya, un mito della storia del flamenco.<br /><br />Ascoltiamo anche un esempio della bellissima voce di Juan Breva, che aveva imparato a cantare la petenera dal Nino Medina, collega di spettacolo nei locali. Juan Breva, classe 1844 o forse 1846, era bravissimo e molto famoso, nacque a Velez Malaga, ed ebbe grande successo a Malaga e poi a Madrid. Personalizzò il cante di Medina el Viejo, e probabilmente fu lui a rendere famosa questa melodia, La seconda strofa cantata dal Mochuelo nella registrazione del 1899 è proprio la petenera di Juan Breva, in una versione più rapida e leggera, "commerciale". <br /><br />Come mai ci fu questa evoluzione da allora ad oggi? La petenera di quell'epoca a cavallo fra 800 e 900 era molto diversa. Grande responsabilità fu quella di Pastora Pavon la Nina de los Peines, che imparò il cante por petenera di Medina attraverso el Nino Medina, grazie a suo fratello, Arturo Pavon, che non divenne un cantaor famoso perché non amava esibirsi in pubblico. <br /><br />Tutto ciò che Pastora cantava diventava meravigliosamente flamenco e molto artitico e profondo. Petenera inclusa! Ascoltiamo un esempio di una letra dello stile che viene attribuio proprio a lei. Il suo cante era molto più lento e molto meno ritmico. <br /><br />Anche Antonio Chacon fece molto per la storia della petenera. Cantava due letras di petenera di Medina el Viejo e una di propria creazione (qualche flamencologo dice che non fu lui a creare questa forma specifica, ma fatto sta che la cantava lui). Non possiamo ascoltare Chacon che canta Petenera perché purtroppo non ci sono registrazioni sue, ma possiamo ascoltare il suo stile cantato da Alfredo Arrebola. Per fortuna il flamenco cita spesso se stesso!<br /><br />Il modo di cantare di Chacon è stato tramandato tantissimo non solo da Chacon stesso ma dal suo chitarrista, Perico el Del Lunar, che fra l'altro ha gestito la famosissima antologia del Cante Flamenco edita da Hispavox negli anni 50 che è stata una pietra miliare del cante flamenco, punto di riferimento per tutti i cantaores a venire. <br /><br /><br />Ascoltiamo anche Rafael Romero El Gallina accompagnato da Perico, che canta allo stile di Chacon. El Gallina ha educato altri cantaores a cantare allo stile di Chacon, come Bernardo de los Lobitos, Pericon de Cadiz o Pepe de la Matrona.<br /><br />Ci sono anche creazioni personali di Petenera, interessanti. C'è quella suonata da Federico Garcia Lorca al piano e cantata da la Argentinita, ripresa da Carmen Linares. TI faccio ascoltare entrambe le versioni, ma prima di quella di Carmen Linares nel disco "Canciones populares antiguas", ti faccio ascoltare la stessa Carmen che canta El Pano Moruno, che molti vedono come un predecessore della petenera. Sentirai gli elementi in comune.<br /><br />La stessa Carmen Linares ci regala un'altra strofa incredibile di petenera, bellissima, nel Cd La Luna y el Rio. La letra parla di tema ebraico. <br /><br />Spendiamo due parole per la salida del cante. Anticamente si faceva, ed era molto breve (forse perché il tempo a disposizione per le registrazioni era cortissimo), soltanto prendere la nota. Oggi in pratica non si fa più. <br /><br /><br />Altra cosa su cui riflettere è il fatto che la petenera ha fama di portare sfortuna. Questa superstizione nacque probabilmente a metà del 900, quando nell'opera teatrale La Cabalgata durante la tournee a Londra dello spettacolo, mentre veniva cantata la Petenera, la ballerina Mari Paz doveva interpretare una donna di nome petenera, morta e in corteo funebre, ma la ballerina morì davvero e lo spettacolo venne interrotto. <br /><br />Forse i cantaores hanno questa superstizione a causa del legame fra questo cante e la tradizione ebraica, per pregiudizio.<br />In realtà i  cantaores gitani, che sono anche superstiziosi, l'hanno cantata, come la Nina de los peines o lo stesso Camaron de la Isla.<br /><br />Probabilmente la questione è che il cante por petenera è molto difficile sia emozionalmente che tecnicamente E non tutti riescono a cantarlo!<br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo.<br />Insegnando amo tantissimo montare beiles por petenera e anche usare questo palo per fare esercizi. Per un bailaor, è di grande ispirazione per lavorare sulla danza in modo espressivo. <br /><br />Consiglio assolutamente di ascoltare il meraviglioso lavoro di Carmen de la Jara, che forse è l'unica cantaora che nel suo repertorio oggi conserva tutte le melodie della storia della petenera.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63696313</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 14:55:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63696313/132_i_palos_del_flamenco_la_petenera_terza_parte.mp3" length="32821960" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Prima di ascoltare questo podcast ti consiglio di andare ad ascoltare i due precedenti, in cui ho parlato delle origini e dell'evoluzione della Petenera in tempi più antichi.
Questo podcast parla di come la Petenera si è evoluta fino ai nostri giorni....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prima di ascoltare questo podcast ti consiglio di andare ad ascoltare i due precedenti, in cui ho parlato delle origini e dell'evoluzione della Petenera in tempi più antichi.<br />Questo podcast parla di come la Petenera si è evoluta fino ai nostri giorni.<br />Ascoltiamo diversi esempi, partendo dalla petenera più antica mai incisa, del Mochuelo, edita da Gramophone nel 1899. La registrazione viene dall'archivio della Sociedad Pizarras, che fa un lavoro incredibile di recupero dei dischi antichi che vengono messi on line a disposiizone di tutti su youtube invece che buttati in discarica. Fra l'altro io sono socia, e tu puoi associarti, o per lo meno sostenere la Sociedad seguendo il canale youtube.<br />Ascoltare dischi antichi pieni di click e fruscii non è facile ma sono dei gioielli incredibili, ed è molto prezioso ascoltarli.<br /><br />La petenera più antica era quella di Medina el Viejo, che però non ha inciso nulla ma possiamo ascoltare una registrazione fatta da suo figlio, El Nino Medina, accompagnato dal chitarrista Ramon Montoya, un mito della storia del flamenco.<br /><br />Ascoltiamo anche un esempio della bellissima voce di Juan Breva, che aveva imparato a cantare la petenera dal Nino Medina, collega di spettacolo nei locali. Juan Breva, classe 1844 o forse 1846, era bravissimo e molto famoso, nacque a Velez Malaga, ed ebbe grande successo a Malaga e poi a Madrid. Personalizzò il cante di Medina el Viejo, e probabilmente fu lui a rendere famosa questa melodia, La seconda strofa cantata dal Mochuelo nella registrazione del 1899 è proprio la petenera di Juan Breva, in una versione più rapida e leggera, "commerciale". <br /><br />Come mai ci fu questa evoluzione da allora ad oggi? La petenera di quell'epoca a cavallo fra 800 e 900 era molto diversa. Grande responsabilità fu quella di Pastora Pavon la Nina de los Peines, che imparò il cante por petenera di Medina attraverso el Nino Medina, grazie a suo fratello, Arturo Pavon, che non divenne un cantaor famoso perché non amava esibirsi in pubblico. <br /><br />Tutto ciò che Pastora cantava diventava meravigliosamente flamenco e molto artitico e profondo. Petenera inclusa! Ascoltiamo un esempio di una letra dello stile che viene attribuio proprio a lei. Il suo cante era molto più lento e molto meno ritmico. <br /><br />Anche Antonio Chacon fece molto per la storia della petenera. Cantava due letras di petenera di Medina el Viejo e una di propria creazione (qualche flamencologo dice che non fu lui a creare questa forma specifica, ma fatto sta che la cantava lui). Non possiamo ascoltare Chacon che canta Petenera perché purtroppo non ci sono registrazioni sue, ma possiamo ascoltare il suo stile cantato da Alfredo Arrebola. Per fortuna il flamenco cita spesso se stesso!<br /><br />Il modo di cantare di Chacon è stato tramandato tantissimo non solo da Chacon stesso ma dal suo chitarrista, Perico el Del Lunar, che fra l'altro ha gestito la famosissima antologia del Cante Flamenco edita da Hispavox negli anni 50 che è stata una pietra miliare del cante flamenco, punto di riferimento per tutti i cantaores a venire. <br /><br /><br />Ascoltiamo anche Rafael Romero El Gallina accompagnato da Perico, che canta allo stile di Chacon. El Gallina ha educato altri cantaores a cantare allo stile di Chacon, come Bernardo de los Lobitos, Pericon de Cadiz o Pepe de la Matrona.<br /><br />Ci sono anche creazioni personali di Petenera, interessanti. C'è quella suonata da Federico Garcia Lorca al piano e cantata da la Argentinita, ripresa da Carmen Linares. TI faccio ascoltare entrambe le versioni, ma prima di quella di Carmen Linares nel disco "Canciones populares antiguas", ti faccio ascoltare la stessa Carmen che canta El Pano Moruno, che molti vedono come un predecessore della petenera. Sentirai gli elementi in comune.<br /><br />La stessa Carmen Linares ci regala un'altra strofa incredibile di petenera, bellissima, nel Cd La Luna y el Rio. La letra parla di tema ebraico. <br /><br...]]></itunes:summary><itunes:duration>2052</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,musica,palos,petenera,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/35abc2fdc38e42055f49e3cac4d99c44.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#131- I palos del flamenco: la Petenera (seconda parte) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/131-i-palos-del-flamenco-la-petenera-seconda-parte-flamenco-chiavi-in-mano--63520514</link><description><![CDATA[Seconda parte dello studio sulla petenera (ce ne sarà un a terza parte!).<br />La storia della Petenera è complessa ed è stata studiata molto da parecchi studiosi, quindi ci sono tantissime cose da dire. Sulla sua storia ci sono parecchie contraddizioni.<br /><br />Ascoltiamo una registrazione di un brano popolare spagnolo composto anche da Manuela De Falla, che potrebbe aver dato i natali alla petenera. Ho scelto una versione suonata al piano dalla meravigliosa Alicia De La Rocha, e cantata da Victoria de los Angeles, che ho scelto perché esprime molto bene il canto spagnolo, e non è troppo lirica, come invece lo sono altre incisioni.<br />Nel prossimo podcast ti farò notare come questa melodia influenza una petenera famosa, grazie alla voce di Carmen Linares.<br /><br />La petenera fu molto famosa nella seconda metà dell'800, con un cante leggero e rapido che era ballabile, e che via via si è andato rallentando, afflamencando e diventando più profondo. <br /><br />Il primo cantaor che cantò la petenera fu Medina el Viejo. In realtà non ci sono notizie chiarissime su di lui, come sempre nella storia del flamenco. In particolare, il flamencologo Manuel Yerga Lancharro disse che il vero nome di Medina el Viejo era José Rodriguez Concepcion, nato in una famiglia non gitana di Jerez, da madre di Arcos e padre del quartiere Santiago. <br />Per molti anni si pensò che Medina el Viejo e il cantaor el Nino Medina fossero la stessa persona, ma Yerga Lancharro iuscì a capire che Medina el VIejo era il padre del Nino Medina. <br />Pare che el Nino abbia insegnato il cante por petenera del padre ad Arturo Pavon, il fratello di Pastora Pavon, la Nina de los Peines, che imparò questo cante, lo fece proprio e lo condusse fortemente verso il flamenco. <br /><br />Il giornalista e scrittore Manuel Bohorquez, molto appassionato di flamenco, si rese conto che un cantaor di nome José Rodriguez Concepcion non è mai esistito, mentre trovò notizie di un cantaor e bailaor attivo a Madrid, José Medina Trujillo. Ecco scoperta l'identità di Medina El Viejo! <br />José Medina fu piuttosto attivo a Madrid, e probabilmente non tornò mai a Jerez. Di lui si sa che forse non era un grandissimo cantaor, ma che creò la petenera come la conosciamo oggi. Non incise nulla ma ti posso far ascoltare una letra di petenera di Medina el Viejo cantata da Pepe de la Matrona, un cantaor importantissimo, sivigliano, classe 1887, con una aficion al flamenco enorme, conoscenze enciclopediche sulla materia, molto legato alle tradizioni del cante. E' morto molto anziano nel 1980, e qualcuno lo ha definito archivio vivente del cante. Non amava i teatri e i grandi palcoscenici, ma preferiva quello cantato nelle piccole riunioni, in cui non cercava di compiacere nessuno, ma cantava ciò che sentiva, come la tradizione avrebbe voluto. Pare che cantasse addirittura ad occhi chiusi. <br /><br />La petenera di Medina el Viejo somiglia molto a quella della Rubia de Malaga, che ti farò ascoltare fra poco. Non è illogico questo, visto che El Canario de Alora, compagno della Rubia, era collega di Medina el Viejo in moltissimi spettacoli!<br /><br />Ascoltiamo ancora un esempio di petenera corta di Medina cantato da Josè Sanchez Bernal, Naranjito dei Triana, nato nel 1933 appunto a Siviglia. Un cantaor super importante, che ha insegnato cante a moltissimi dei cantaores del panorama flamenco attuale. La sua petenera è molto lenta, e ci mostra come il gusto si sia modificato, nei confronti del flamenco. <br /><br />Ascoltiamo una incisiione importantissima, fra fine 800 e inizio 900, cantata da El Mochuelo, cantaor nato nel 1886, e un altro esempio cantato dalla Rubia di Valencia, Encarnacion Santisteban, sua amica e forse compagna. <br />El Mochuelo ebbe tantissimo successo, e fece, fra i primi cantaores, spettacoli oltreoceano. La sua petenera era piuttosto leggera e divertente, proprio per accattivarsi il mercato discografico. Nella sua incisione si sente la Rubia che suona le nacchere (se ne riconosce la voce nel jaleo), che non entrano all'inizio della letra come succede nelle sevillanas. Non so se sia significativo, ma te lo faccio notare. <br />La Rubia aveva una voce acutissima e conoscenze enciclopediche sul flamenco. Nelle sue registrazioni canta anche cose che sarebbero scomparse senza di lei. <br /><br />La Rubia de Malaga, Francisca Colomer, faceva una versione sua, ed è una persona da conoscere per capire la storia della petenera. Ebbe un discerto successo, ma dovette andarsene a Madrid, dovendo ricominciare la sua carriera, poiche suo padre pare abbia ucciso il cantaor El Canario, con cui lei aveva una relazione. <br />Non ha inciso nulla, ma possiamo ascoltare Antonio De Canillas cantare la petenera della Rubia de Malaga, che sicuramente è solo in parte fedele all'originale. <br /><br />In sintesi abbiamo Medina El Viejo che ha influenzato vari cantaores fra i quali La Rubia de Malaga, Poi venne la petenera del Mochuelo, che prendeva spunti da altre cose precedenti, ma non si sa chi la abbia creata: si sa solo che la cantava lui! <br /><br />Forse i cantaores hanno cominciato a cantare la petenera sempre più lentamente per fornirle un'aria più flamenca e più drammatica. <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990, me ne occupo dal 1985. <br />Compilare questi podcast sulla petenera è stato meraviglioso. <br />Mi domando come mai nessun cantaor abbia più rispolverato la petenera del Mochuelo, che ho sentito cantare solo a Carmen de la Jara. <br />Il flamenco, dicono i flamenchi, non inventa niente, ma va  a raccontare qualcosa che ha già raccontato in passato. E lo ripete. Quanto più si approfondisce un aspetto del flamenco e tanto più si capirà tutto il resto, perché è un corpo unico, in cui tutto influenza tutto.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /> ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63520514</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2024 14:50:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63520514/131_i_palos_del_flamenco_la_petenera_seconda_parte.mp3" length="28837137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Seconda parte dello studio sulla petenera (ce ne sarà un a terza parte!).
La storia della Petenera è complessa ed è stata studiata molto da parecchi studiosi, quindi ci sono tantissime cose da dire. Sulla sua storia ci sono parecchie contraddizioni....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Seconda parte dello studio sulla petenera (ce ne sarà un a terza parte!).<br />La storia della Petenera è complessa ed è stata studiata molto da parecchi studiosi, quindi ci sono tantissime cose da dire. Sulla sua storia ci sono parecchie contraddizioni.<br /><br />Ascoltiamo una registrazione di un brano popolare spagnolo composto anche da Manuela De Falla, che potrebbe aver dato i natali alla petenera. Ho scelto una versione suonata al piano dalla meravigliosa Alicia De La Rocha, e cantata da Victoria de los Angeles, che ho scelto perché esprime molto bene il canto spagnolo, e non è troppo lirica, come invece lo sono altre incisioni.<br />Nel prossimo podcast ti farò notare come questa melodia influenza una petenera famosa, grazie alla voce di Carmen Linares.<br /><br />La petenera fu molto famosa nella seconda metà dell'800, con un cante leggero e rapido che era ballabile, e che via via si è andato rallentando, afflamencando e diventando più profondo. <br /><br />Il primo cantaor che cantò la petenera fu Medina el Viejo. In realtà non ci sono notizie chiarissime su di lui, come sempre nella storia del flamenco. In particolare, il flamencologo Manuel Yerga Lancharro disse che il vero nome di Medina el Viejo era José Rodriguez Concepcion, nato in una famiglia non gitana di Jerez, da madre di Arcos e padre del quartiere Santiago. <br />Per molti anni si pensò che Medina el Viejo e il cantaor el Nino Medina fossero la stessa persona, ma Yerga Lancharro iuscì a capire che Medina el VIejo era il padre del Nino Medina. <br />Pare che el Nino abbia insegnato il cante por petenera del padre ad Arturo Pavon, il fratello di Pastora Pavon, la Nina de los Peines, che imparò questo cante, lo fece proprio e lo condusse fortemente verso il flamenco. <br /><br />Il giornalista e scrittore Manuel Bohorquez, molto appassionato di flamenco, si rese conto che un cantaor di nome José Rodriguez Concepcion non è mai esistito, mentre trovò notizie di un cantaor e bailaor attivo a Madrid, José Medina Trujillo. Ecco scoperta l'identità di Medina El Viejo! <br />José Medina fu piuttosto attivo a Madrid, e probabilmente non tornò mai a Jerez. Di lui si sa che forse non era un grandissimo cantaor, ma che creò la petenera come la conosciamo oggi. Non incise nulla ma ti posso far ascoltare una letra di petenera di Medina el Viejo cantata da Pepe de la Matrona, un cantaor importantissimo, sivigliano, classe 1887, con una aficion al flamenco enorme, conoscenze enciclopediche sulla materia, molto legato alle tradizioni del cante. E' morto molto anziano nel 1980, e qualcuno lo ha definito archivio vivente del cante. Non amava i teatri e i grandi palcoscenici, ma preferiva quello cantato nelle piccole riunioni, in cui non cercava di compiacere nessuno, ma cantava ciò che sentiva, come la tradizione avrebbe voluto. Pare che cantasse addirittura ad occhi chiusi. <br /><br />La petenera di Medina el Viejo somiglia molto a quella della Rubia de Malaga, che ti farò ascoltare fra poco. Non è illogico questo, visto che El Canario de Alora, compagno della Rubia, era collega di Medina el Viejo in moltissimi spettacoli!<br /><br />Ascoltiamo ancora un esempio di petenera corta di Medina cantato da Josè Sanchez Bernal, Naranjito dei Triana, nato nel 1933 appunto a Siviglia. Un cantaor super importante, che ha insegnato cante a moltissimi dei cantaores del panorama flamenco attuale. La sua petenera è molto lenta, e ci mostra come il gusto si sia modificato, nei confronti del flamenco. <br /><br />Ascoltiamo una incisiione importantissima, fra fine 800 e inizio 900, cantata da El Mochuelo, cantaor nato nel 1886, e un altro esempio cantato dalla Rubia di Valencia, Encarnacion Santisteban, sua amica e forse compagna. <br />El Mochuelo ebbe tantissimo successo, e fece, fra i primi cantaores, spettacoli oltreoceano. La sua petenera era piuttosto leggera e divertente, proprio per accattivarsi il mercato discografico. Nella sua incisione si sente la Rubia che suona le...]]></itunes:summary><itunes:duration>1803</itunes:duration><itunes:keywords>cante,flamenco,matrona,medina,mochuelo,naranjito,nina,peines,pepe,petenera,rubia,sabina,todaro,triana,viejo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00982571df230c35b90fcc720360ed0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#129 e 130- I palos del flamenco: la Petenera (prima parte le origini)- Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/129-e-130-i-palos-del-flamenco-la-petenera-prima-parte-le-origini-flamenco-chiavi-in-mano--63185211</link><description><![CDATA[Le origini della petenera sono avvolte nel mistero:si ipotizza una origine ebraica, oppure che fosse nata a Paterna de la Ribera, in provincia di Cadice, o che fosse il nome di una cantaora mitica, di cui in realtà non si sa nulla. Esploriamo un po' la storia, per capire meglio. <br /><br />I flamencologi lavorano oggi parecchio sulle emeroteche per verificare storicamente che cosa sia successo, relativamente alla presenza del flamenco. La prima volta in assoluto in cui si parla di Petenera fu a Città del Messico, il 6 gennaio 1823, parlando di uno spettacolo al Teatro Coliseo. Si è anche trovata una petenera scritta, del 1827, sempre petenera messicana.<br /><br />Ci sono due studiosi che hanno investigato tanto sulla petenera americana: Lenica Reyes Uñiga, messicana che ha scritto sulla petenera la tesi per il suo dottorato in etnomusicologia, e José Miguel Hernandez Jaramillo, etnomusicologo sivigliano, che gestisce un bellissimo podcast, "Sonidos olvidados". Altro studioso importantissimo è Faustino Nuñez, che ha ricaercato nella stampa indicazioni sulla petenera. <br /><br />In Spagna si comincia a parlare della petenera nel 1826 a Cadice, quando entrò a far parte del repertorio di pionieri danzatori come Luis Alonso,  che ballava "la petenera, il son di Veracruz", il son “jarocho”, cioè di Veracruz, Messico. E nel 1827 Lázaro Quintana, nipote anche del cantaor delle origini El Planeta, cantava la petenera americana o veracruzana. <br />Per la prima volta nel 1844 si parla di una petenera gaditana, a Cuba, come spettacolo di danza: per la prima volta si parla di una petenera gaditana e non di petenera americana. Logicamente Cadice è il maggiore porto sull'atlantico in Spagna, e quindi le novità culturali entravano in SPagna da lì, quindi la prima petenera spagnola era per forza gaditana!<br /><br />A metà dell’800 la petenera comincia a comparire nell’elenco dei brani interpretati a Triana durante le feste organizzate in locali pubblici o privati per il divertimento dei ricchi o per intrattenere i primi viaggiatori, solitamente animate da artisti gitani. <br /><br />Nel 1954 la petenera entra in teatro con danzatori professionisti. ed entra sempre pèiù a far parte di serate e spettacoli. <br /><br />La petenera delle origini aveva un ritmo ternario, quello tipico del folklore andaluso in particolare e di quello spagnolo in generale. <br /><br />La petenera che esiste in Messico è un Son, un genere musicale popolare ballabile. La melodia della petenera flamenca è chiarissimamente influenzata dalla melodia tradizionale messicana della zona Huasteca. In Messico la petenera ha varianti regionali, e si riconoscono almeno 4 stili: Jarocho, uno delle coste Grande e Chica di Oaxaca e Guerrero, una canzone istmeña di Oaxaca, e la petenera huasteca, incentrata sul personaggio della sirena.  <br /><br />Ascoltiamo un esempio di come suona la petenera messicana: chi conosce la petenera flamenca sentirà sicuramente la stessa melodia!<br />E' molto probabile che questa melodia nasca in Spagna, come una tonada, e si sia modificata una volta arrivata in America. <br />La forma poetica è quella del romance, componimento poetico spagnolo di origine castigliana, a carattere epico-lirico, in doppi ottonari in assonanza.  <br />Non si può però sapere se alcuni cantes antichi restarono in Spagna e si evolsero verso la petenera o se in Spagna non rimase nulla e tutti i canti andarono in America e lì vennero trasformati. <br />CIò che è certo è che ci sono melodie tradizionalli spagnole in cui si possono ravvisare le origini della petenera. <br />Ti faccio ascoltare una prima melodia, del repertorio sefardita ebraico. Gli ebrei nel 1492 sono stati espulci da Spagna e Portogallo, e alcuni sono arrivati in america. Il brano è cantato in Ladino, la antica lingua ebraica di origine neolatina, molto simile allo spagnolo, parlata teoricamente da circa 200.000 persone al mondo ma poco conosciuta. Il titolo è "A la una yo nassí a las dos me engrandesí". Fa parte del canzoniere ebraico del XV secolo.<br /> <br />Ascoltiamo un'altro brano, portato alla luce da Antonio Barberán, direttore della cattedra di flamencologia di Cadice e creatore di un interessantissimo blog, "El callejon del Duende". Al brano Barberán ha posto come titolo "La petenera del Niño Turco", ma il vero titolo sarebbe "Las horas de la vida". Il cantante della registrazione è Haim Effendi, probabilmente la maggiore autorità storica in termini di canto ebraico sefardita. Nato in Tracia, oggi territorio turco, ha vissuto tanto in Egitto e ha viaggiato molto, diffondendo il suo modo di cantare e il suo repertorio. Il brano pubblicato dall'uniersità ebraica di Gerusalemme, grazie alle ricerche del Centro di musica Ebraica. Si sente che è una melodia antica, ma si sente che la petenera viene da lì. <br /><br />Altro brano che voglio farti ascoltare è registrato da José de Los Reyes Santos El Negro del Puereto, registrata nella Magna Antologia del Cante Flamenco del 1982. Il padre del Negro era di Paterna de la Ribera. Il brano è un antico Corrido Gitano, "El romance de la Monja" o "Mi madre me metio a monja". Quello che non si sa è se questa melodia sia stata cantata così perché la melodia di questo corrido fosse veramente questa o se sia stato El Negro o se qualcun altro di Paterna de la Ribera abbia messo qeusta melodia, dato che a Paterna c'è un amore particolare veros questo palo. Fatto sta che la melodia è la questa!<br /><br />Parliamo delle origini del nome. Nel dizionario non c'è nulla che possa riportare alle origini di questo nome. Per moltissimo tempo si è fatto riferimento alle tesi di Antonio Machado Alvarez Demófilo, scrittore, antropologo e folclorista spagnolo, padre dei poeti Antonio e Manuel Machado, uno dei maggiori intellettuali in Andalusia nella seconda metà dell’800 e il primo esponente dello studio “scientifico” del flamenco.<br />Nel 1881 esce la sua "Colección de cantes flamencos", pietra miliare nella storia del flamenco: la prima volta in cui ci si avvicina a quest’arte con criteri scientifici antropologici. L’opera tratta delle origini dei cantes e compila letras di vari palos. Demófilo si appoggiò a due cantaores riconosciuti all’epoca, Juanelo di Jeréz e Silverio Franconetti (colui che spinse il flmenco verso il professionismo). La opera di Demofilo è fonte di studio inevitabile.<br />Demófilo afferma che petenera è corruzione del termine paternera. Vero è che gli andalusi distorcono facilmente le parole, e che Petenera suona come Trianera, come aggettivo di un luogo, e in più Juanelo non avrebbe avuto interessi nel mentire.Altra possibile opzione è che Petenera fosse una cantaora, forse di Malaga, forse di Cuba o di Paterna... ma di questo personaggio non ci sono evidenze storiche. <br />Molti, studiosi anche autorevolissimi, del flamenco, la accettano come teoria indiscutibile, ma Juanelo però non era uno studioso, e semplicemente vedeva la realtà dal suo punto di vista. Consideriamo sempre che è difficile cambiare idea quando un parere è molto radicato da molto tempo!<br /><br />Un altro teorico del flamenco, Francisco Rodriguez Marin, aggiunge a quella di Demofilo una teoria mitica, nel 1898: Petenera era una cantaora (avallando le teorie di Juanelo e di Demofilo) molto bella, che seminava intorno a sé donne gelose e uomini innamorati. La teoria si basa sul contenuto di alcune letras, come se fossero verità scientifiche: "quien te puso petenera no te supo poner nombre que te debió de haber puesto la perdición de los hombres" chi ti ha chiamato petenera non ti ha saputo mettere il nome, ti avrebbe dovuto chiamare la perdizione degli uomini. <br /><br />Qualcuno ha persino ipotizzato che Paterna non fosse quella in provincia di Cadice ma in provincia di Valencia. <br />Molto più probabilmente il termine viene etimologicamente dall'America: una regione del Guatemala al confine con il Messico si chiama Petén e il suo aggettivo è proprio petenero. La Spagna ebbe molto a che fare con questa regione perché è la sede della cultura Maya. E appunto in Messico si dà questo nome Petenera a diversi Son. <br /><br />Altra cosa importante da valutare riguardo alla petenera flamenca sono le sue origini ebraiche. A parte le origini musicali che affondano nella tradizione ebraico sefardita, nei brani che abbiamo già ascoltato, abbiamo diverse letras che parlano degli ebrei, la più famosa delle quali è "A donde vas bella judia, tan descompuesta y a a deshoras? Voy en busca de Rebeco que esta en la sinagoga" Dove vai bella ebrea così sconvolta e a questa tarda ora? Vado a cercare Rebeco che è nella sinagoga<br />Il contenuto di questa letra è po' strano: non esistevano più le sinagoghe in Spagna dal 1492 (quindi dovrebbe essere una letra precedente al 1492, ma non ne sono rimaste tracce per secoli), Rebeco è un nome strano, se fosse ebraico sarebbe al femminile, Rebeca, inoltre le donne non andavano alla sinagoga, e tanto meno da sole e in tarda serata. Sembra parlare di una atmosfera molto più recente. Insomma i punti interrogativi sono grandi! D'altra parte nessuna letra ci può dire dove nascano i palos, altrimenti questa letra: En La Habana nací yo debajo de una palmera; allí me echaron el agua cantando la petenera. (Sono nato all'Havaa sotto una palma e lì mi hanno battezzato cnatando la petenera) vorrebbe dire che viene da Cuba <br /><br />La melodia antica era ritmata e piuttosto rapida, ma nel corso del tempo si è flamenchizzata, perdendo la componente ritmica, e rallentando tantissimo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un interessante lavoro sull'espressione delle emozioni in danza, a Milano al Mosaico Danza.<br />Ti consiglio di affrontare lo studio di un baile por petenera se vuoi capirte meglio il flamenco!<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />o su]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63185211</guid><pubDate>Fri, 06 Dec 2024 15:10:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63185211/130_i_palos_del_flamenco_la_petenera_origini.mp3" length="32411106" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le origini della petenera sono avvolte nel mistero:si ipotizza una origine ebraica, oppure che fosse nata a Paterna de la Ribera, in provincia di Cadice, o che fosse il nome di una cantaora mitica, di cui in realtà non si sa nulla. Esploriamo un po'...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le origini della petenera sono avvolte nel mistero:si ipotizza una origine ebraica, oppure che fosse nata a Paterna de la Ribera, in provincia di Cadice, o che fosse il nome di una cantaora mitica, di cui in realtà non si sa nulla. Esploriamo un po' la storia, per capire meglio. <br /><br />I flamencologi lavorano oggi parecchio sulle emeroteche per verificare storicamente che cosa sia successo, relativamente alla presenza del flamenco. La prima volta in assoluto in cui si parla di Petenera fu a Città del Messico, il 6 gennaio 1823, parlando di uno spettacolo al Teatro Coliseo. Si è anche trovata una petenera scritta, del 1827, sempre petenera messicana.<br /><br />Ci sono due studiosi che hanno investigato tanto sulla petenera americana: Lenica Reyes Uñiga, messicana che ha scritto sulla petenera la tesi per il suo dottorato in etnomusicologia, e José Miguel Hernandez Jaramillo, etnomusicologo sivigliano, che gestisce un bellissimo podcast, "Sonidos olvidados". Altro studioso importantissimo è Faustino Nuñez, che ha ricaercato nella stampa indicazioni sulla petenera. <br /><br />In Spagna si comincia a parlare della petenera nel 1826 a Cadice, quando entrò a far parte del repertorio di pionieri danzatori come Luis Alonso,  che ballava "la petenera, il son di Veracruz", il son “jarocho”, cioè di Veracruz, Messico. E nel 1827 Lázaro Quintana, nipote anche del cantaor delle origini El Planeta, cantava la petenera americana o veracruzana. <br />Per la prima volta nel 1844 si parla di una petenera gaditana, a Cuba, come spettacolo di danza: per la prima volta si parla di una petenera gaditana e non di petenera americana. Logicamente Cadice è il maggiore porto sull'atlantico in Spagna, e quindi le novità culturali entravano in SPagna da lì, quindi la prima petenera spagnola era per forza gaditana!<br /><br />A metà dell’800 la petenera comincia a comparire nell’elenco dei brani interpretati a Triana durante le feste organizzate in locali pubblici o privati per il divertimento dei ricchi o per intrattenere i primi viaggiatori, solitamente animate da artisti gitani. <br /><br />Nel 1954 la petenera entra in teatro con danzatori professionisti. ed entra sempre pèiù a far parte di serate e spettacoli. <br /><br />La petenera delle origini aveva un ritmo ternario, quello tipico del folklore andaluso in particolare e di quello spagnolo in generale. <br /><br />La petenera che esiste in Messico è un Son, un genere musicale popolare ballabile. La melodia della petenera flamenca è chiarissimamente influenzata dalla melodia tradizionale messicana della zona Huasteca. In Messico la petenera ha varianti regionali, e si riconoscono almeno 4 stili: Jarocho, uno delle coste Grande e Chica di Oaxaca e Guerrero, una canzone istmeña di Oaxaca, e la petenera huasteca, incentrata sul personaggio della sirena.  <br /><br />Ascoltiamo un esempio di come suona la petenera messicana: chi conosce la petenera flamenca sentirà sicuramente la stessa melodia!<br />E' molto probabile che questa melodia nasca in Spagna, come una tonada, e si sia modificata una volta arrivata in America. <br />La forma poetica è quella del romance, componimento poetico spagnolo di origine castigliana, a carattere epico-lirico, in doppi ottonari in assonanza.  <br />Non si può però sapere se alcuni cantes antichi restarono in Spagna e si evolsero verso la petenera o se in Spagna non rimase nulla e tutti i canti andarono in America e lì vennero trasformati. <br />CIò che è certo è che ci sono melodie tradizionalli spagnole in cui si possono ravvisare le origini della petenera. <br />Ti faccio ascoltare una prima melodia, del repertorio sefardita ebraico. Gli ebrei nel 1492 sono stati espulci da Spagna e Portogallo, e alcuni sono arrivati in america. Il brano è cantato in Ladino, la antica lingua ebraica di origine neolatina, molto simile allo spagnolo, parlata teoricamente da circa 200.000 persone al mondo ma poco conosciuta. Il titolo è "A la una yo nassí a las dos me...]]></itunes:summary><itunes:duration>2026</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cante,corrido,cultura,demofilo,ebraico,flamenco,huasteca,messico,origini,paterna,petenera,romance,sabina,sefardita,son,todaro,veracuz</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a764d60f2b9c20a76c4a1276c9cfb50d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#128- I palos del flamenco: la Bambera guida all'ascolto - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/128-i-palos-del-flamenco-la-bambera-guida-all-ascolto-flamenco-chiavi-in-mano--62762558</link><description><![CDATA[Per fruire di questo podcast dovrai ascoltare il precedente, che è dedicato più genericamente alla bambera. In questo episodio faremo un ascolto guidato di brani.<br /><br />La più antica registrazione è del 1935 fatta dal cantaor Pepe Pinto, con il titolo Pintera, come fosse una creazione sua o in altri casi la chiamò Fandango de Aznalcazar, che è in relatà il suo nome corretto di origine. Il cante è por fandango.<br /><br />Ascoltiamo la interpretazione molto forte e decisa di Pepe Marchena, che era molto creativo e non era interessato ad aderire a schemi, e della Bambera fece, per il film "Martingala" del 1940, una versione molto creativa por Milonga.<br /><br />Nel 1941 Gracia de Triana cantante di copla la incide come cante campero popular, por fandango. I flamencologi non avevano preso in considerazione questo brano, attribuendo alla coppia Pinto/Nina de los Peines la diffusione della Bambera.<br /><br />La moglie di Pepe Pinto, Pastora Pavon la Nina de los Peines, la rese molto famosa, cantandola parecchio, e la incise nel 1949 con il chitarrista Melchor de Marchena. In questa incisione canta in modo molto flamenco la più famosa letra di bambera, "Entre sabanas de Holanda": Fu lei a mettere a questo palo il nome.<br /><br />Ascoltiamo El Lebrijano che incide nel 1966 una primissima versione por buleria por solea, con la chitarra Nino Ricardo. <br /><br />La più famosa versione in buleria por solea, quella che ha fatto storia, è in realtà del 1970, suonata da Paco de Lucia, con il cante di Naranjito de Triana. Naranjito studiò parecchi cantes, andando a recuperare anche cantes non molto diffusi, e influenzò tanto altri cantaores, perché fu anche maestro, nella scuola forse più importante di cante flamenco della storia fino ad oggi, la Fundacion Cristina Heeren di Siviglia, con la sua voce potente ed espressiva, e ricama la melodia in modo molto flamenco. Il brano esce nella Antologia Cantaora, con il tiolo Homenaje a la Nina de los Peines. <br /><br />Alrtro brano da ascoltare per comprendere la bambera è inciso nel 1996 da Carmen Linares, con la chitarra dei fratelli Habichuela, ancora por fandango, nahce se ormai a quell'epoca era molto più diffusa la versione in buleria por solea. <br /><br />Anche Enrique Morente cantava la bambera por fandango, ma quando la incise, nel 1999 nel disco Lorca, la incise por tango, con la chitarra granadina meravigliosa di Pepe Habichuela. Interessante è che alla fine della strofa Enrique Morente ripete gli ultimi due versi, cosa che in Bambera non si fa, ma che invece si fa por tango. <br /><br />Ascoltiamo La Leyenda del Tiempo, pubblicata da Camaron de la Isla nel 1979. Il pubblico e la critica ricevettero male il disco, ma con il tempo lo apprezzarono sempre più. E' stata una versione psichedelica, rock, di una melodia tradizionale di un canto de columpio, che ti faccio ascoltare per farti sentire da dove viene. Il pianoforte introduce una melodia che ricorda la bambera che conosciamo come la più diffusa. Ma il canto ha una melodia diversa, quella che Camaron scelse per il suo La Leyenda del Tiempo. E' fatto su un tipico ritmo molto ternario, tipico del folklore andaluso. <br /><br />Ascoltiamo anche la Bambera di Arcos, per verificare che è proprio diversa! Canta Manolo Cantarrana con la chitarrqa di Manolo Sanlucar. <br /><br />Il cante por bambera non richiede necessariamente una salida del cante, visto che non nasce in ambito campestre e non flamenco. Molti importanti cantaores entrano direttamente con una letra. Ascoltiamo Gracia de Triana, che introduce il cante con un temple, più che una vera salida del cante. Intona la voce con le note della melodia. <br />Ascoltiamo invece un esempio di salida del cante por bambera datto dal cordobese Jiménez Rejano: la voce copia la melodia di una strofa. In effetti, quale sistema migliore per sintonizzarsi su un palo che cantare la melodia stessa che lo identifica?<br /><br />La bambera non ha un cambio de sentido, ma c'è una bellissima registrazione fatta da Sonia Miranda, cantaora sivigliana residente ad Almeria, che voglio farti ascoltare, che va in modalità maggiore. <br />Chissà perché questo cante così bello non è più diffuso di quello che è!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno dal 1990 a Milano, al Mosaico Danza, baile flamenco e un lavoro interessante sull'epressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Mi è capitato di montare spesso una bambera nel mio lavoro di insegnante, ma per preparare questi episodi sulla bambera ho dovuto approfondire molto, e passare oltre rispetto alle informazioni superficiali che descrivono questo palo come una solea leggera con una letra particolare, scoprendo un vero gioiello. <br /><br />E' un po' una metafora della vita quello di non fermarsi alla superficie, e si possono scoprire dei veri tesori, cercando di capire perché le cose sono come sono. Ed è prezioso imparare a... cambiare idea.<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62762558</guid><pubDate>Sat, 16 Nov 2024 09:15:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62762558/128_i_palos_del_flamenco_la_bambera_guida_all_ascolto.mp3" length="27956915" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Per fruire di questo podcast dovrai ascoltare il precedente, che è dedicato più genericamente alla bambera. In questo episodio faremo un ascolto guidato di brani.

La più antica registrazione è del 1935 fatta dal cantaor Pepe Pinto, con il titolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per fruire di questo podcast dovrai ascoltare il precedente, che è dedicato più genericamente alla bambera. In questo episodio faremo un ascolto guidato di brani.<br /><br />La più antica registrazione è del 1935 fatta dal cantaor Pepe Pinto, con il titolo Pintera, come fosse una creazione sua o in altri casi la chiamò Fandango de Aznalcazar, che è in relatà il suo nome corretto di origine. Il cante è por fandango.<br /><br />Ascoltiamo la interpretazione molto forte e decisa di Pepe Marchena, che era molto creativo e non era interessato ad aderire a schemi, e della Bambera fece, per il film "Martingala" del 1940, una versione molto creativa por Milonga.<br /><br />Nel 1941 Gracia de Triana cantante di copla la incide come cante campero popular, por fandango. I flamencologi non avevano preso in considerazione questo brano, attribuendo alla coppia Pinto/Nina de los Peines la diffusione della Bambera.<br /><br />La moglie di Pepe Pinto, Pastora Pavon la Nina de los Peines, la rese molto famosa, cantandola parecchio, e la incise nel 1949 con il chitarrista Melchor de Marchena. In questa incisione canta in modo molto flamenco la più famosa letra di bambera, "Entre sabanas de Holanda": Fu lei a mettere a questo palo il nome.<br /><br />Ascoltiamo El Lebrijano che incide nel 1966 una primissima versione por buleria por solea, con la chitarra Nino Ricardo. <br /><br />La più famosa versione in buleria por solea, quella che ha fatto storia, è in realtà del 1970, suonata da Paco de Lucia, con il cante di Naranjito de Triana. Naranjito studiò parecchi cantes, andando a recuperare anche cantes non molto diffusi, e influenzò tanto altri cantaores, perché fu anche maestro, nella scuola forse più importante di cante flamenco della storia fino ad oggi, la Fundacion Cristina Heeren di Siviglia, con la sua voce potente ed espressiva, e ricama la melodia in modo molto flamenco. Il brano esce nella Antologia Cantaora, con il tiolo Homenaje a la Nina de los Peines. <br /><br />Alrtro brano da ascoltare per comprendere la bambera è inciso nel 1996 da Carmen Linares, con la chitarra dei fratelli Habichuela, ancora por fandango, nahce se ormai a quell'epoca era molto più diffusa la versione in buleria por solea. <br /><br />Anche Enrique Morente cantava la bambera por fandango, ma quando la incise, nel 1999 nel disco Lorca, la incise por tango, con la chitarra granadina meravigliosa di Pepe Habichuela. Interessante è che alla fine della strofa Enrique Morente ripete gli ultimi due versi, cosa che in Bambera non si fa, ma che invece si fa por tango. <br /><br />Ascoltiamo La Leyenda del Tiempo, pubblicata da Camaron de la Isla nel 1979. Il pubblico e la critica ricevettero male il disco, ma con il tempo lo apprezzarono sempre più. E' stata una versione psichedelica, rock, di una melodia tradizionale di un canto de columpio, che ti faccio ascoltare per farti sentire da dove viene. Il pianoforte introduce una melodia che ricorda la bambera che conosciamo come la più diffusa. Ma il canto ha una melodia diversa, quella che Camaron scelse per il suo La Leyenda del Tiempo. E' fatto su un tipico ritmo molto ternario, tipico del folklore andaluso. <br /><br />Ascoltiamo anche la Bambera di Arcos, per verificare che è proprio diversa! Canta Manolo Cantarrana con la chitarrqa di Manolo Sanlucar. <br /><br />Il cante por bambera non richiede necessariamente una salida del cante, visto che non nasce in ambito campestre e non flamenco. Molti importanti cantaores entrano direttamente con una letra. Ascoltiamo Gracia de Triana, che introduce il cante con un temple, più che una vera salida del cante. Intona la voce con le note della melodia. <br />Ascoltiamo invece un esempio di salida del cante por bambera datto dal cordobese Jiménez Rejano: la voce copia la melodia di una strofa. In effetti, quale sistema migliore per sintonizzarsi su un palo che cantare la melodia stessa che lo identifica?<br /><br />La bambera non ha un cambio de sentido, ma c'è una...]]></itunes:summary><itunes:duration>1748</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,arcos,bambera,camaron,cante,carmen,chitarra,flamenco,folklore,lebrijano,linares,marchena,nina,peines,pepe,pinto,sabina,salida,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9737a00ab34babbcf649ecfb90b94356.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#127- Los palos del Flamenco: la Bambera (prima parte) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/127-los-palos-del-flamenco-la-bambera-prima-parte-flamenco-chiavi-in-mano--62740151</link><description><![CDATA[In questo episodio ti racconto la teoria di questo bellissimo palo. Ce ne sarà un secondo di guida all'ascolto. <br />E' un cante non tantissimo preso in considerazione nei recitales flamenchi, forse perché è troppo legato al folklore. <br /><br />Il nome viene da Bamba, nome popolare usato nella zona di Siviglia e Cadice, per indicare il columpio, l'altalena. Il termine viene forse da bambolear, che significa dondolare, oscillare. Tradizionalmente si creavano nelle feste soprattutto intorno al Guadalquivir, di cui sappiamo grazie a pittura e letteratura, forse su imitazione delle feste francesi, nelle quali si attaccava una corda ad un grosso albero, con una seduta di legno o di corde intrecciate. I giovani spingevano le fidanzate sull'altalena, cantando e facendo festa.<br /><br />L'idea dell'altalena era di spingere la fidanzata molto in alto vicino alla luna per propiziarle fertilità. <br />I cantes de columpio avevano tematiche leggere, doi amore, gelosia, e il franchismo non li amò perché considerati "piccanti". Ma anche se il potere costituito non amava questi canti non li distrusse perché si trattava di una tradizione popolare orale, apprezzata e diffusa. <br />Questi canti non erano complessi dal punto di vista musicale. <br /><br />Ad un certo punto i canti popolaroi di columpio cominciarono ad essere afflamencati, con influenza da parte dei cantes camperos, la temporera, la trillera, le ninnanane ecc. <br /><br />Importante nello sviluppo del palo che conosciamo oggi sono stati i cantes de columpio di Aznalcazar, un paese situato nella zona dell'Aljarafe Sivigliano, in direzione di Huelva. In quella zona andava in vacanza una coppia di cantaores importantissimi nella storia del flamenco: Pepe Pinto e la moglie Pastora Pavon, la Niña de los Peines, che appresero questi canti e cominciarono a farli propri. Anche Pepe Marchena conosceva questo canto. <br /><br />Pepe Pinto inserisce il cante fandango di Aznalcazar e lo chiama "pintera". Nel 1935 lo incide con questo nome, o con il nome di Fandango di Aznalzacaz, su ritmo di fandango, per l'etichetta Disco Gramofono. <br /><br />Come si arriva alla attuale concezione della bambera come di una sorta di variante della buleria por solea? Trattandosi di un cante di origine campestre, il suo ritmo naturale sarebbe quello del fandango, ma nel cante si sente tanto la cadenza andalusa e la modalità flamenca, con escursioni sulla scala minore. E la chitarra può accompagnarlo in modo molto spontaneo con le note della solea. <br /><br />Pepe Marchena nel 1940 ne incide una su aire di milonga per la colonna sonora del film "MNartin Gala". Davvero particolare: te lo farò sentire nel prossimo podcast! E' interessante come si possa riconoscere una melodia, nonostante venga cantata in un contesto musicale differente. <br />Nel 1941 Gracia de Triana, una cantante popolare in Andalusia, la incide por fandango con il titolo di cante campero popular. <br />La Niña de los Peines la incise nel 1949, accompagnata dal mitico chitarrista Melchor de Marchena, con il titolo "Entre Sabanas de Holanda", per l'etichetta "La voz de su amo" (La voce del padrone!) dopo averla cantata parecchio e averla fatta conoscere, dandole per la prima volta il nome di Bambera.<br /><br />Fino a qui, il cante por bambera non era mai stato cantato por buleria por solea. <br />Il primo cantaor che lo mise in buleria por solea fu Juan Peña El Lebrijano, accompagnato da Niño Ricardo alla chitarra. Era il 1966. Dopo pochi anni, nel 1970, Naranjito De Triana nel fa una sua versione con la chitarra di Paco de Lucia, in una Antologia Cantaora, con il titolo "Homenaje a la Niña de los Peines". <br /><br />Molti dicono che sia stata la Niña de los Peines a mettere il ritmo di Solea alla Bambera, ma non è vero!<br /><br />Altro esempio da tener presente è quello di Enrique Morente, che lo cantava por fandango dal vivo, ma che lo incise nel 1999, accompagnato da Pepe Habichuela, con ritmo di tango! Questo cante è nato libero da ritmo, quindi si presta a diverse possibilità.<br /><br />La letra si basa su versi ottosillabi, 4 con due versi ripetuti o 5 con un verso ripetuto, per cui siamo in uno schema di fandango con 6 versi. <br /><br />Una bambera che ha fatto storia è La Leyenda del tiempo, nell'omonimo disco del 1979 di Camaron. All'epoca fu un disco super rivoluzionario, molto rock e innovativo e il suo valore viene riconosciuto molto tempo dopo. La melodia viene da un canto del canzoniere dei cantos populares españoles, dal titolo "La niña que esta en la bamba".<br /><br />Il flamenco non butta via niente, recupera e ricicla. <br /><br />Esiste anche la Bambera di Arcos de la frontera, ma non ha nulla a che vedere con quella che conosciamo. E viene accompagnata in modo maggiore, con una atmosfera diversa. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo a Milano. <br />La bambera è un bellissimo palo da affrontare, che ha una sonorità molto melodica. Il background musicale che le si suole dare quando viene ballata è quello della buleria por solea, ma rispetto a quest'ultimo la bambera è molto più fluida e melodica. <br /><br />Spesso purtroppo i bailaores la ballano come se si trattasse di una buleria por solea, cancellandone l'identità. Troppo veloce, e con movimenti piuttosto forti e un po' violenti, che nulla hanno a che fare con la dolcezza e la fluidità di questo cante. <br /><br /><br />E' imteressante ballare con una velocità abbastanza elevata ma sempre fluida. Dal punto di vista fisico è simile a ballare por Caña o Polo. <br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62740151</guid><pubDate>Thu, 14 Nov 2024 16:33:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62740151/127_los_palos_del_flamenco_bambera_prima_parte.mp3" length="22536821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>In questo episodio ti racconto la teoria di questo bellissimo palo. Ce ne sarà un secondo di guida all'ascolto. 
E' un cante non tantissimo preso in considerazione nei recitales flamenchi, forse perché è troppo legato al folklore. 

Il nome viene da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo episodio ti racconto la teoria di questo bellissimo palo. Ce ne sarà un secondo di guida all'ascolto. <br />E' un cante non tantissimo preso in considerazione nei recitales flamenchi, forse perché è troppo legato al folklore. <br /><br />Il nome viene da Bamba, nome popolare usato nella zona di Siviglia e Cadice, per indicare il columpio, l'altalena. Il termine viene forse da bambolear, che significa dondolare, oscillare. Tradizionalmente si creavano nelle feste soprattutto intorno al Guadalquivir, di cui sappiamo grazie a pittura e letteratura, forse su imitazione delle feste francesi, nelle quali si attaccava una corda ad un grosso albero, con una seduta di legno o di corde intrecciate. I giovani spingevano le fidanzate sull'altalena, cantando e facendo festa.<br /><br />L'idea dell'altalena era di spingere la fidanzata molto in alto vicino alla luna per propiziarle fertilità. <br />I cantes de columpio avevano tematiche leggere, doi amore, gelosia, e il franchismo non li amò perché considerati "piccanti". Ma anche se il potere costituito non amava questi canti non li distrusse perché si trattava di una tradizione popolare orale, apprezzata e diffusa. <br />Questi canti non erano complessi dal punto di vista musicale. <br /><br />Ad un certo punto i canti popolaroi di columpio cominciarono ad essere afflamencati, con influenza da parte dei cantes camperos, la temporera, la trillera, le ninnanane ecc. <br /><br />Importante nello sviluppo del palo che conosciamo oggi sono stati i cantes de columpio di Aznalcazar, un paese situato nella zona dell'Aljarafe Sivigliano, in direzione di Huelva. In quella zona andava in vacanza una coppia di cantaores importantissimi nella storia del flamenco: Pepe Pinto e la moglie Pastora Pavon, la Niña de los Peines, che appresero questi canti e cominciarono a farli propri. Anche Pepe Marchena conosceva questo canto. <br /><br />Pepe Pinto inserisce il cante fandango di Aznalcazar e lo chiama "pintera". Nel 1935 lo incide con questo nome, o con il nome di Fandango di Aznalzacaz, su ritmo di fandango, per l'etichetta Disco Gramofono. <br /><br />Come si arriva alla attuale concezione della bambera come di una sorta di variante della buleria por solea? Trattandosi di un cante di origine campestre, il suo ritmo naturale sarebbe quello del fandango, ma nel cante si sente tanto la cadenza andalusa e la modalità flamenca, con escursioni sulla scala minore. E la chitarra può accompagnarlo in modo molto spontaneo con le note della solea. <br /><br />Pepe Marchena nel 1940 ne incide una su aire di milonga per la colonna sonora del film "MNartin Gala". Davvero particolare: te lo farò sentire nel prossimo podcast! E' interessante come si possa riconoscere una melodia, nonostante venga cantata in un contesto musicale differente. <br />Nel 1941 Gracia de Triana, una cantante popolare in Andalusia, la incide por fandango con il titolo di cante campero popular. <br />La Niña de los Peines la incise nel 1949, accompagnata dal mitico chitarrista Melchor de Marchena, con il titolo "Entre Sabanas de Holanda", per l'etichetta "La voz de su amo" (La voce del padrone!) dopo averla cantata parecchio e averla fatta conoscere, dandole per la prima volta il nome di Bambera.<br /><br />Fino a qui, il cante por bambera non era mai stato cantato por buleria por solea. <br />Il primo cantaor che lo mise in buleria por solea fu Juan Peña El Lebrijano, accompagnato da Niño Ricardo alla chitarra. Era il 1966. Dopo pochi anni, nel 1970, Naranjito De Triana nel fa una sua versione con la chitarra di Paco de Lucia, in una Antologia Cantaora, con il titolo "Homenaje a la Niña de los Peines". <br /><br />Molti dicono che sia stata la Niña de los Peines a mettere il ritmo di Solea alla Bambera, ma non è vero!<br /><br />Altro esempio da tener presente è quello di Enrique Morente, che lo cantava por fandango dal vivo, ma che lo incise nel 1999, accompagnato da Pepe Habichuela, con ritmo di tango! Questo cante è nato...]]></itunes:summary><itunes:duration>1409</itunes:duration><itunes:keywords>altalena,baile,bamba,bambera,cante,chitarra,columpio,flamenco,lebrijano,marchena,morente,nina,palo,peines,pepe,pinto,sabina,teoria,ti,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db14a0e52d89e5686e884a1f4c150d2b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#126- I palos del flamenco: la Siguiríya guida all'ascolto - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/126-i-palos-del-flamenco-la-siguiriya-guida-all-ascolto-flamenco-chiavi-in-mano--62647188</link><description><![CDATA[Questo podcast è una guida all'ascolto della Siguiriya, con esempi pratici commentati. <br />Ho scelto  brani di cantaores importanti nella storia del flamenco soprattutto dal punto di vista di questo palo, ma non soltanto.<br /><br />Ti consiglio di ascoltare prima il n.125 di questo podcast, che è dedicato alla teoria.<br /><br />La prima cosa che succede in un brano por siguiriya è che entra la chitarra che definisce la modalità musicale di riferimento. Trattandosi di modalità flamenca, forte è l'impatto della cadenza andalusa. <br />Nell'introduzione por Siguiriya il chitarrista deve sottolieare moltissimo le due note più gravi della cadenza, che ne definiscono l'atmosfera. <br /><br />Il primo esempio è Perico El Del Lunar che accompagna il cante di Don Antonio Chacon: due giganti della storia del flamenco.<br />Nota come il chitarrista nella sua introduzione faccia diverse pause, nelle quali il cantaor portebbe inserire il suo cante. <br />E' come dire "prego, canta pure se vuoi!", anzi, "cante Usted si gusta". Ecco perché si dice "cante" e non "canto"!<br /><br />La salida del cante por Siguiriya, fatta magistralmente da Antonio Chacon, sottolinea le due note più gravi della cadenza, con una escursione ad una nota più acuta, che è la più acuta della cadenza.<br /><br />Chacon era non gitano, mentre nel secondo esempio ti faccio ascoltare il cante della Niña de Los Peines, accompagmnata da Ramon Montoya, figure altrettanto  importanti, ma Pastora Pavon La Niña de los Peines era gitana. Il cante por Siguiriya è spesso definito dai gitanti stessi patrimonio esclusivo della loro cultura, ma Don Antonio Chacon è un esempio di quanto questo non sia una verità assoluta.<br /><br />La chitarra accompagna molto gentilmente la voce del cante, rimanendo nel background, per spingere con forza il finale del quejio con dei rasgueos, momenti in cui la chitarra gratta le corde con energia. <br /><br />Il quejio si fa con Tiritiri o con Ay Lele.<br />L'introduzione cantata dalla Niña è più breve, forse perché a quell'epoca (intorno al 1910) la lunghezza del brano era molto determinata dal supporto sul quale si poteva registrare il brano! <br /><br />Quando c'è il baile, o se si fa un montaggio "creativo" di questa musica, si possono fare montaggi molto creativi. Ad esempio entrare con una letra por Martinete, palo che condivide con la Siguiriya scala musicale e frase ritmica ma che non prevede l'accompagnamento di chitarra. Su youtube trovi due bellissimi esempi di baile por Siguiriya che iniziano conun martinete, uno di Antonio Canales e l'altro di Mario Maya, e anche altri. <br /><br />Alla fine della introduzione il bailaor deve offrire al cantaor la possibilità di cantare, con una llamanda. <br /><br />Dopo la salida del cante il chitarrista può fare una falseta, anche molto semplificata per far entrare una strofa cantata senza portare l'attenizione lontano dal cante. <br />Un altro esempio che ascoltiamo è il cantaor Jerezano Manuel Agujetas, gitano, e accompagnato da Parrilla de Jerez. Un urlo soffocato, qualcuno che canta come gli esce dalle viscere, senza curarsi di piacere o di compiacere. Non fa mai l'occhiolino ad un aspetto estetico. Il suo cante era una necessità viscerale.<br /><br />Il cante nella letra ruota sempre intorno alla cadenza andalusa. La letra è molto lunga e divisa in due parti da un intermezzo di chitarra anche abbastanza lungo, e ci sono parecchie pause. Il chitarrista accompagna il cante ripetendo le stesse note pronunciate dal cante. Questo ci indica quanto sia importante la voce!<br />Altro ascolto con una pietra miliare del cante flamenco è il cante di Antonio Mairena: Mairena ha creato una vera scuola di pensiero sul cante flamenco e il suo stile è stato studiato quasi come un libro di testo da tutti i cantaores che sono venuti dopo di lui, quindi il suo contributo è irrinunciabile. Sicurezza, forza, energia, autoaffermazione sono elementi tipici del suo cante. La sua voce viene considerata un punto di riferimento assoluto ed innegabile, soprattutto per il cante por Solea, ma anche per quello por Siguiriya.<br /><br />Il baile risponderà in modo ritmico al cante, e poi sicuramente ci sarà una escobilla ritmica. Alla fine del brano ballato, ci sarà forse una letra di Macho, più difficile, più potente. Ascoltiamo una letra di macho cantata da Luis El Zambo, anche lui jerezano. Il cante por siguiriya tira fuori tutta l'emozionalità possibile, senza filtri e senza vergogna. <br /><br />Altra modalità per chiudere una Siguiriya è fare un cambio in modalità maggiore e cantare letras di Cabales. Il cantaor che ascoltiamo è il sivigliano José Menese, erede artistico della tradizione Mairenista. Le Cabales hanno un'atmosfera diversa dalla Siguiriya, con la quale condividono le tematiche.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza, e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br />Affrontare lo studio di una siguiriya è un momento irrinunciabile e una fonte inesauribile di ispirazione per capire che cosa sia il flamenco. Nel baile è un passaggio obbligato. Significa che dovrai ad un certo punto entrare in questa atmosfera così travolgente e coinvolgente. Ci porta a confrontarci con emozioni di cui nella nostra società non si parla, la morte, la sofferenza, la perdita. <br /><br />Andare nella direzione dell'esplorazione della morte e del dolore significa viverlo in prima persona e ci aiuta ad integrarlo dentro di noi, dandoci come sempre uno strumento per passare oltre: qualunque cosa succeda, la vita continua, comunque. E' un bel messagio, questo, del flamenco!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62647188</guid><pubDate>Thu, 07 Nov 2024 15:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62647188/126_i_palos_del_flamenco_la_siguiriya_guida_ascolto.mp3" length="27410643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Questo podcast è una guida all'ascolto della Siguiriya, con esempi pratici commentati. 
Ho scelto  brani di cantaores importanti nella storia del flamenco soprattutto dal punto di vista di questo palo, ma non soltanto.

Ti consiglio di ascoltare prima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questo podcast è una guida all'ascolto della Siguiriya, con esempi pratici commentati. <br />Ho scelto  brani di cantaores importanti nella storia del flamenco soprattutto dal punto di vista di questo palo, ma non soltanto.<br /><br />Ti consiglio di ascoltare prima il n.125 di questo podcast, che è dedicato alla teoria.<br /><br />La prima cosa che succede in un brano por siguiriya è che entra la chitarra che definisce la modalità musicale di riferimento. Trattandosi di modalità flamenca, forte è l'impatto della cadenza andalusa. <br />Nell'introduzione por Siguiriya il chitarrista deve sottolieare moltissimo le due note più gravi della cadenza, che ne definiscono l'atmosfera. <br /><br />Il primo esempio è Perico El Del Lunar che accompagna il cante di Don Antonio Chacon: due giganti della storia del flamenco.<br />Nota come il chitarrista nella sua introduzione faccia diverse pause, nelle quali il cantaor portebbe inserire il suo cante. <br />E' come dire "prego, canta pure se vuoi!", anzi, "cante Usted si gusta". Ecco perché si dice "cante" e non "canto"!<br /><br />La salida del cante por Siguiriya, fatta magistralmente da Antonio Chacon, sottolinea le due note più gravi della cadenza, con una escursione ad una nota più acuta, che è la più acuta della cadenza.<br /><br />Chacon era non gitano, mentre nel secondo esempio ti faccio ascoltare il cante della Niña de Los Peines, accompagmnata da Ramon Montoya, figure altrettanto  importanti, ma Pastora Pavon La Niña de los Peines era gitana. Il cante por Siguiriya è spesso definito dai gitanti stessi patrimonio esclusivo della loro cultura, ma Don Antonio Chacon è un esempio di quanto questo non sia una verità assoluta.<br /><br />La chitarra accompagna molto gentilmente la voce del cante, rimanendo nel background, per spingere con forza il finale del quejio con dei rasgueos, momenti in cui la chitarra gratta le corde con energia. <br /><br />Il quejio si fa con Tiritiri o con Ay Lele.<br />L'introduzione cantata dalla Niña è più breve, forse perché a quell'epoca (intorno al 1910) la lunghezza del brano era molto determinata dal supporto sul quale si poteva registrare il brano! <br /><br />Quando c'è il baile, o se si fa un montaggio "creativo" di questa musica, si possono fare montaggi molto creativi. Ad esempio entrare con una letra por Martinete, palo che condivide con la Siguiriya scala musicale e frase ritmica ma che non prevede l'accompagnamento di chitarra. Su youtube trovi due bellissimi esempi di baile por Siguiriya che iniziano conun martinete, uno di Antonio Canales e l'altro di Mario Maya, e anche altri. <br /><br />Alla fine della introduzione il bailaor deve offrire al cantaor la possibilità di cantare, con una llamanda. <br /><br />Dopo la salida del cante il chitarrista può fare una falseta, anche molto semplificata per far entrare una strofa cantata senza portare l'attenizione lontano dal cante. <br />Un altro esempio che ascoltiamo è il cantaor Jerezano Manuel Agujetas, gitano, e accompagnato da Parrilla de Jerez. Un urlo soffocato, qualcuno che canta come gli esce dalle viscere, senza curarsi di piacere o di compiacere. Non fa mai l'occhiolino ad un aspetto estetico. Il suo cante era una necessità viscerale.<br /><br />Il cante nella letra ruota sempre intorno alla cadenza andalusa. La letra è molto lunga e divisa in due parti da un intermezzo di chitarra anche abbastanza lungo, e ci sono parecchie pause. Il chitarrista accompagna il cante ripetendo le stesse note pronunciate dal cante. Questo ci indica quanto sia importante la voce!<br />Altro ascolto con una pietra miliare del cante flamenco è il cante di Antonio Mairena: Mairena ha creato una vera scuola di pensiero sul cante flamenco e il suo stile è stato studiato quasi come un libro di testo da tutti i cantaores che sono venuti dopo di lui, quindi il suo contributo è irrinunciabile. Sicurezza, forza, energia, autoaffermazione sono elementi tipici del suo cante. La sua voce viene considerata un...]]></itunes:summary><itunes:duration>1714</itunes:duration><itunes:keywords>agujetas,andalusa,ascolto,baile,cabales,cadenza,cante,chitarra,cultura,flamenco,mairena,martinete,menese,musica,peines,quejio,sabina,salida,siguiriya,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ed593da5c446ee86d7cb439cda39b93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#125- I palos del flamenco: la Siguiríya (prima parte) -Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/125-i-palos-del-flamenco-la-siguiriya-prima-parte-flamenco-chiavi-in-mano--62540685</link><description><![CDATA[La Siguiríya è uno dei cantes di base del flamenco, quelli che danno origine ad altri palos e che devono essere conosciuti da chi si occupa di flamenco.<br />E' uno fra i cantes più antichi e più forti, è molto collegato con la cultura gitana e andalusa in generale. <br /><br />Seguirà un secondo podcast con ascolti guidati. Ci saranno esempi gitani e non gitani, proprio per capirne meglio l'essenza. <br /><br />Parla della perdita, della morte, della sofferenza, che vengono deninciate come essenza della vita stessa. E' molto toccante, travolge spettatori e artisti. Richiede orecchie educate al flamenco per chi lo ascolta, e richiede esperienza di vita e maestria nel flamenco e nell'espressione da parte di chi lo interpreta. <br /><br />La modalità musicale utilizzata è la modalità flamenca, e si basa sulla cadenza andalusa, 4 note a discendere (La sol fa mi) che vengono toccate continuamente dalla chitarra, che accompagna il cante in tono di La.<br />Ascoltiamo un esempio di chitarra por Siguiríya suonata da Manuela Fernandez Molina, Parrilla de Jerez, classe 1945, purtroppo scomparso nel 2009.<br /><br />Faccio ascoltare 4 note che rappresentano la cadenza andalusa.<br />Dopo alcune strofe di cante por Siguiríya entra una letra di Macho, più energica. La chitarra durante il macho insiste su forti suoni creati con la tecnica del rasgueo, che consiste nel suonare le corde in rapida successione con tutte le dita, utilizzando la mano come se si trattasse di un ventaglio. <br />Il cante por Siguiríya ricorda molto il canto del muezzin, come già ti ho raccontato altre volte, e trova le sue origini nella famiglia delle toná, che sembrano, ad un ascolto superficiale, una vera e propria filiazione del richiamo alla preghiera islamico!<br />Le note usate dal cante sono davvero poche, la melodia è minimalista, quindi dove sta la bravura del cantaor? Nell'espressività, nelle grandi ornamentazioni e nell'uso espressivo del silenzio. <br /><br />La frase ritmica che sottende la Siguiríya si svolge su un compás di amalgama di 12 tempi distribuiti in modo asimmetrico, come molto spesso accade nel flamenco, e ha una sua ritmica peculiare. 1-2 1-2 1-2-3 1-2-3 1-2. Quando il cantaor la canta, non segue una pulsazione regolare, da metronomo, proprio perché al primo posto deve sempre essere l'espressività, quindi l'emozionalità è sottolineata da questa imprevedibilità ritmica.<br /><br />Si tratta di un cante difficilissimo da interpretare perché richiede una profonda conoscenza del flamenco in generale e della Siguiríya stessa in particolar, raccontando l'essenza della storia del palo, non solo il dolore. Alcuni cantoares, bravi in altri generi musicali, non sono capaci di cantarla efficacemente, perché magari stanno attenti alla sua estetica, e hanno espresso emozioni diverse da quelle della Siguiríya ma questo cante è e deve essere "rude". La voce deve essere solenne, carica di pathos e in grado di sostenere note molto lunghe, e la cosa non è facile!<br /><br />I testi sono molto ripetitivi, i versi sono solamente 4 ma vengono trascinati e ripetuti, e il cantaor può accorciare o prolungare la voce a seconda del suo sentire. L melodia resta la stessa ma le varianti possono essere infinite. <br /><br />Pare che originariamente si cantassero senza chitarra, ma durante il corso del XIX secolo la chitarra ha cominciato ad accompagnare le Siguiríyas, che ancora oggi però possono esser cantare solo sul ritmo "al golpe". <br />Il chitarrista deve essere molto attento al cante, sostenendolo al 100%, e anche le falsetas, le melodie di chitarra, non devono essere troppo complicate, per mantenere l'attenzione sul cante.<br /><br />Probabilmente la natura tragica e profonda di questo palo ne fa supporre una origine intima, nel seno della famiglia, ma da molto tempo ormai si interpreta in pubblico in teatro, creando sempre una atmosfera riflessiva. <br /><br />Quando c'è il baile, il cante deve essere regolare dal punto di vista ritmico, per dare modo al bailaor di creare i suoi suoni di commento ritmico, che accompagna la strofa con movimenti ampi e solenni, mantenendosi in ascolto, e uando il cante si ferma, il baile esprime la sua rabbia, il suo dolore, con suoni secchi e vigoroi, molto intensi. <br />Quando c'è la letra di Macho, il baile può lavorare al contrario del cante, cioè muoversi lentamente, in contrasto con la grande velocità raggiunta nel finale, come a ribadire l'ineluttabilità del fato, che comprende per forza la morte e la sofferenza. Un altro modo può essere invece fare tanti suoni molto rapidi, cosa che personalmente mi piace meno perché è come coprire l'essenza di un cante tanto espressivo. Un'altra scelta può essere quella di fare ambedue le cose. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza, e un lavoro di mia creazione, Lyrical Arab Dance, che aiuta ad esprimere le emozioni attraverso il corpo, utilizzando le danze del mondo arabo.<br /><br />Amo moltissimo montare un baile por Siguiríya. Dà molto spazio alla creatività, e apre le porte ad una dimenzione onirica, ti porta davvero in un altrove. La chitarra ha un suono molto ipnotico, che si inchioda nel cervello con grande forza. Se stai ballando devi trattenere il moviemnto ed essere molto umile, senza metterti in primo piano in modo presente nella statica, mantenendo energia e tesione emozionale con grande umiltà. <br /><br />Dopo che hai espresso il dolore e la tristezza, senti una forza nuova, che ti dà la forza di superare momenti difficili nella tua vita: il flamenco è molto catartico!<br /><br /><br />Il cante è difficilissimo da affrontare. Il risultato sarà magari mediocre, ma, perché non provarci? Il risultato non è importante! Il cante por Siguiríya è talmente forte che ti permetterà di esplorare emozioni molto profonde. Ringraziamo il flamenco per questo!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62540685</guid><pubDate>Wed, 30 Oct 2024 12:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62540685/125_i_palos_del_flamenco_la_siguiriya_prima_parte.mp3" length="22225859" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La Siguiríya è uno dei cantes di base del flamenco, quelli che danno origine ad altri palos e che devono essere conosciuti da chi si occupa di flamenco.
E' uno fra i cantes più antichi e più forti, è molto collegato con la cultura gitana e andalusa in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Siguiríya è uno dei cantes di base del flamenco, quelli che danno origine ad altri palos e che devono essere conosciuti da chi si occupa di flamenco.<br />E' uno fra i cantes più antichi e più forti, è molto collegato con la cultura gitana e andalusa in generale. <br /><br />Seguirà un secondo podcast con ascolti guidati. Ci saranno esempi gitani e non gitani, proprio per capirne meglio l'essenza. <br /><br />Parla della perdita, della morte, della sofferenza, che vengono deninciate come essenza della vita stessa. E' molto toccante, travolge spettatori e artisti. Richiede orecchie educate al flamenco per chi lo ascolta, e richiede esperienza di vita e maestria nel flamenco e nell'espressione da parte di chi lo interpreta. <br /><br />La modalità musicale utilizzata è la modalità flamenca, e si basa sulla cadenza andalusa, 4 note a discendere (La sol fa mi) che vengono toccate continuamente dalla chitarra, che accompagna il cante in tono di La.<br />Ascoltiamo un esempio di chitarra por Siguiríya suonata da Manuela Fernandez Molina, Parrilla de Jerez, classe 1945, purtroppo scomparso nel 2009.<br /><br />Faccio ascoltare 4 note che rappresentano la cadenza andalusa.<br />Dopo alcune strofe di cante por Siguiríya entra una letra di Macho, più energica. La chitarra durante il macho insiste su forti suoni creati con la tecnica del rasgueo, che consiste nel suonare le corde in rapida successione con tutte le dita, utilizzando la mano come se si trattasse di un ventaglio. <br />Il cante por Siguiríya ricorda molto il canto del muezzin, come già ti ho raccontato altre volte, e trova le sue origini nella famiglia delle toná, che sembrano, ad un ascolto superficiale, una vera e propria filiazione del richiamo alla preghiera islamico!<br />Le note usate dal cante sono davvero poche, la melodia è minimalista, quindi dove sta la bravura del cantaor? Nell'espressività, nelle grandi ornamentazioni e nell'uso espressivo del silenzio. <br /><br />La frase ritmica che sottende la Siguiríya si svolge su un compás di amalgama di 12 tempi distribuiti in modo asimmetrico, come molto spesso accade nel flamenco, e ha una sua ritmica peculiare. 1-2 1-2 1-2-3 1-2-3 1-2. Quando il cantaor la canta, non segue una pulsazione regolare, da metronomo, proprio perché al primo posto deve sempre essere l'espressività, quindi l'emozionalità è sottolineata da questa imprevedibilità ritmica.<br /><br />Si tratta di un cante difficilissimo da interpretare perché richiede una profonda conoscenza del flamenco in generale e della Siguiríya stessa in particolar, raccontando l'essenza della storia del palo, non solo il dolore. Alcuni cantoares, bravi in altri generi musicali, non sono capaci di cantarla efficacemente, perché magari stanno attenti alla sua estetica, e hanno espresso emozioni diverse da quelle della Siguiríya ma questo cante è e deve essere "rude". La voce deve essere solenne, carica di pathos e in grado di sostenere note molto lunghe, e la cosa non è facile!<br /><br />I testi sono molto ripetitivi, i versi sono solamente 4 ma vengono trascinati e ripetuti, e il cantaor può accorciare o prolungare la voce a seconda del suo sentire. L melodia resta la stessa ma le varianti possono essere infinite. <br /><br />Pare che originariamente si cantassero senza chitarra, ma durante il corso del XIX secolo la chitarra ha cominciato ad accompagnare le Siguiríyas, che ancora oggi però possono esser cantare solo sul ritmo "al golpe". <br />Il chitarrista deve essere molto attento al cante, sostenendolo al 100%, e anche le falsetas, le melodie di chitarra, non devono essere troppo complicate, per mantenere l'attenzione sul cante.<br /><br />Probabilmente la natura tragica e profonda di questo palo ne fa supporre una origine intima, nel seno della famiglia, ma da molto tempo ormai si interpreta in pubblico in teatro, creando sempre una atmosfera riflessiva. <br /><br />Quando c'è il baile, il cante deve essere regolare dal punto di vista ritmico, per dare modo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1390</itunes:duration><itunes:keywords>accompagnamento,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,modalità,musica,palos,sabina,siguiriya,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7ef7a7891bc067fe626cacb9eb7c3f2e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#124-La vitalità e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/124-la-vitalita-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--62520135</link><description><![CDATA[ Possiamo partire dal concetto di essere vivi: molto spesso ti faccio fare delle riflessioni che possono sembrare banali. Però, sono quella banalitā che è collegata con qualcosa che solitamente non pensiamo, e che, invece, ci possono aiutare a trovare delle prospettive nuove per la nostra giornata. <br />In particolare, riflettiamo sul concetto di sentire la vitalità, con il flamenco.<br />Molti degli ascoltatori di questo podcast hanno scelto di danzare scelto di danzare, altri di suonare, e tutti quanti di godere del flamenco.<br /><br />Perché abbiamo scelto di farlo?  <br />Perché fare flamenco in prima persona ci permette di sentirci vivi, e goderne da spettatore è talmente coinvolgente che in realtā, non è "divertente": è qualcosa di più profondo, perché è qualcosa di legato anche all'espressione e non solo al movimento o all’ascolto.  <br />Se no, altrimenti, noi che balliamo avremmo potuto fare un'altra attività fisica! Però, come mai abbiamo scelto di danzare e non di andare a correre?<br /><br />Quello che distingue la danza dalla ginnastica o dagli esercizi, è proprio l'aspetto espressivo, e il flamenco si basa sull’aspetto espressivo ancor più della maggior parte delle altre forme di danza. Lo stesso vale per la musica. <br /><br />Il flamenco ci può aiutare a considerare la vita da angolazioni diverse dal solito: è vero che sono viva lo stesso, anche se non ne sono consapevole, anche se non ci penso, perché non è che muoia se non sto attenta a me stessa. Continuo a essere viva, però sono viva a tempo parziale.<br /><br />Quando ballo sento che sono viva con tutte le cellule del mio corpo, non mi dimentico di niente. Non mi dimentico di nessuna parte di me stessa. Il fatto che io mi possa criticare passa completamente in secondo piano mentre mi sento totalmente viva. Credo sia la stessa cosa ance quando si suona o si canta!<br />Se ballassimo o suonassimo con una grande attenzione alla tecnica, saremmo molto immersi nella dimensione del giudizio e della critica. <br />Ecco, tutto questo non esiste, nel flamenco: non farti imbrogliare! Non c'è un canone. Devo essere bianca, verde o gialla per essere giusta, c'è solo devo essere me stessa e averee un cuore.<br />Ballo o faccio musica con quello che ho, con quello che sono.<br /><br />Questo, secondo me, è un messaggio fondamentale di presenza e di adeguatezza.<br />Ovviamente se sono un professionistqa ben pagato devo offrire una performance di un certo livello, dato che mi pagano per questo, ma se faccio flamenco per passione e gioia, non ha senso che mi critichi.<br /><br />Dobbiamo fare come gli animali: loro hanno capito tutto, loro non stanno a pensare "Sono bravo, non sono bravo, mi muovo male, mi muovo bene, sono giovane, sono vecchio, si vedono le rughe, non si vedono, ho i capelli bianchi, non ce li ho..." Non gliene frega niente, loro si godono la vita.  <br />Noi umani, invece, ci facciamo un sacco di menate.  <br /><br />Ma la caratteristica di quello che stiamo facendo, rivolgendoci in direzione del flamenco, è proprio lavorare sulla presenza. Quindi, anche quando lavoriamo sul corpo o sulla voce o sul suono, nel flamenco teniamo presente sempre di entrare nella presenza e nel sentire, nel sentire in tempo reale, e tutto questo scatena dentro di noi un senso di gioia.  Essere nel flow! Ho scomodato una parola grossa. La gioia.  <br /><br />Purtroppo oggi noi apparteniamo a una societā di depressi. Poi, possiamo sempre dire che siamo depressi, noi che vivamo a Milano, perché non abbiamo tutto il sole che c'è in Andalusia, vero, innegabile. Abbiamo un clima difficile, perché d'estate fa molto caldo, d'inverno fa molto freddo e c'è umido, ecco. Però, la nostra posizione personale di sentire che cosa mi fa star bene e cosa mi fa star male non dipende da cosa c'è intorno a me, ma dipende da cosa c'è dentro di me.<br /><br />È sempre una visione totalmente soggettiva. Il flamenco stesso è totalmente soggettivo. Non ha niente di oggettivo, perché non ha canoni estetici. Poi è vero che nessuna forma d'arte è oggettiva. Nemmeno se io sono una cantante lirica e il pezzo che canto è totalmente scritto su uno spartito, ma come lo canto io sarā diverso da come lo cantano altre persone, questo è chiaro. Però, il margine di variabilitā che c'è nel flamenco, è molto pių grande di quello che c'è in altre forme d'arte.  <br /><br />Perciò, se io compio un movimento, il mio movimento sarā diverso dal movimento di qualunque altra persona nel mondo, se produco un suono, sarà diverso da quello degli altri.<br />Non è possibile nemmeno che la stessa persona produca arte sempre nello stesso modo. Perché? Perché siamo vivi. Perché ogni giorno siamo diversi, e la situazione che abbiamo intorno è diversa. Perché se rifaccio questo discorso tra cinque minuti, dirò cose diverse, dirò parole diverse, metterò insieme le frasi in modo diverso. E se invece di essere qui da sola, davanti microfono, ci fossero altre persone, direi cose diverse. E le direi in modo ancora diverso.<br /><br />Questo perché la ripetibilità non esiste se siamo veri. Quindi, il pensare di fare una cosa super tecnica, in modo da poterla ripetere uguale a se stessa, è un imbroglio, perché non è assolutamente possibile arrivarci.  <br />Il flamenco, anche quando è super montato, fin nei minimi particolari, contiene sempre una parte di improvvisazione: è nella sua essenza, quindi non può essere totalmente ripetibile. E' l'energia vitale che lo spinge ad essere così.<br /><br />Dicevo che questo provoca una gioia molto profonda, e ho parlato proprio della gioia, non ho parlato di un'altra cosa. La gioia è un'emozione pura che non ha a che fare con una ragione razionale. Non si dice "Sono gioioso, perché", si può dire "Sono felice, perché", ma sono gioioso non ha un perché. Cioè, la gioia è un'emozione che provo a prescindere dal perché.<br />È l'emozione dell'essere vivo. Guardate che sembra una stupidata, però è la chiave veramente della felicità.  <br />Mi virene in mentre il film di Benigni "La vita è bella".<br /><br />La gioiā non è qualcosa che dipende da ciò che ho intorno, ma dipende soltanto da me. Quindi, non è soggetta alle variabili del destino. Non è soggetta a ciò che mi succede intorno. La gioia è dentro di noi. E, secondo me, abitare nel corpo, a contatto con le proprie emozioni, che vengono accolte e mai rifiutate, cercando il piacere corporeo nella presenza, cosa che il flamenco fa prepotentemente, ci aiuta tanto ad avvicinarci alla gioia, che non significa essere allegri, ma essere vivi. Stare nel corpo è una scelta. Stare nel corpo con piacere, è una scelta. È una scelta consapevole e continuativa.  <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza e un lavro interessante sull'espresione delle emozioni attraverso danze e musiche del mondo araboche ho chiamato Lrical Arab Dance. <br />Sono appassionatissima di neuroscienze e del funzionamento del corpo e della psiche. <br /><br />Ci sono persone che nascono con la grande fortuna di essere sempre dentro il corpo, con gioia. Beate loro! A me questo non è stato insegnato, cosa che è molto comune nella società mitteleuropea, però si può imparare e se lo posso fare io, lo può fare qualunque altra persona.<br /><br />Ballando flamenco, questa gioia di vivere, questo piacere di stare nel corpo, quando c'è, ci porta in una dimensione che è lontanissima dal giudizio. Lontano dal giudizio, lontano dalla paura, lontano dal senso di inadeguatezza, che invece ci invade abbastanza spesso, purtroppo, ci sentiamo che andiamo bene cosė come siamo. Che non abbiamo bisogno di fare grandi sforzi, per essere vivi. Che non abbiamo bisogno di grandi sforzi per essere quello che siamo, anzi.  <br /><br />Quali sono le persone con cui stiamo meglio? Se ci pensiamo, sono quelli che ci accettano come siamo. Ti posso assicurare, che quella persona mi sarā molto simpatica, e starò volentieri con quella persona. Perché mi mette a mio agio. Mi permette di essere me stessa, mi permette di esprmermi. Il flamenco è esattamente questo: è metterci a nostro agio, fare in modo che possiamo esprimerci, perché questo è fondamentale, e che possiamo essere noi stessi. Senza giudizio. Attenzione: se nel corso che stai frequentando c'è qualcuno che ti fa sentire a disagio, avvderti l'insengnate e prendi le distanze da quella persona. <br /><br />Chi balla flamenco, balla con piacere, e mi viene sempre in mentte un episodio che racconto spesso: il ballerino flamenco che ho visto e ricorderò come il ballerino flamenco pių bravo al mondo era un signore gitano, piccolo minutino, con poca muscolatura, e cattiva postura, che si vedeva benissimo che non era un ballerino. C'era un concerto in teatro si cantaor molto bravo, El Pele, e questo signore era così felice, sentiva così tanta gioia dentro di sé, di essere lì e di sentire questo cante che lo coinvolgeva così tanto, che si buttò sul palco. E cominciò a ballare, evidentemente non era un ballerino, ma ballava con talmente tanta gioia e per lui era una neccessità, come una necessità indifferibile. E voleva restituire a El Pele la vitalità che il cantaor gli stava comunicando. <br /><br /><br />Prima di guardare al risultato, devo essere presente e godermi la vita. <br />Chi ha studiato danza ricorda sicuramente di aver partecuipato ad un saggio di danza con lo stress di dover fare bella figura e di non venire sgridati dall'insegnante. <br />L'ansia da performance non c'entra con il flamenco! Se sono solo preoccupata del giudizio, non faccio flamenco.<br />Vivo nel presente, me lo godo... e la gioia sia con te!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62520135</guid><pubDate>Sun, 27 Oct 2024 16:35:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62520135/124_la_vitalit_e_il_flamenco.mp3" length="22115936" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle> Possiamo partire dal concetto di essere vivi: molto spesso ti faccio fare delle riflessioni che possono sembrare banali. Però, sono quella banalitā che è collegata con qualcosa che solitamente non pensiamo, e che, invece, ci possono aiutare a trovare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[ Possiamo partire dal concetto di essere vivi: molto spesso ti faccio fare delle riflessioni che possono sembrare banali. Però, sono quella banalitā che è collegata con qualcosa che solitamente non pensiamo, e che, invece, ci possono aiutare a trovare delle prospettive nuove per la nostra giornata. <br />In particolare, riflettiamo sul concetto di sentire la vitalità, con il flamenco.<br />Molti degli ascoltatori di questo podcast hanno scelto di danzare scelto di danzare, altri di suonare, e tutti quanti di godere del flamenco.<br /><br />Perché abbiamo scelto di farlo?  <br />Perché fare flamenco in prima persona ci permette di sentirci vivi, e goderne da spettatore è talmente coinvolgente che in realtā, non è "divertente": è qualcosa di più profondo, perché è qualcosa di legato anche all'espressione e non solo al movimento o all’ascolto.  <br />Se no, altrimenti, noi che balliamo avremmo potuto fare un'altra attività fisica! Però, come mai abbiamo scelto di danzare e non di andare a correre?<br /><br />Quello che distingue la danza dalla ginnastica o dagli esercizi, è proprio l'aspetto espressivo, e il flamenco si basa sull’aspetto espressivo ancor più della maggior parte delle altre forme di danza. Lo stesso vale per la musica. <br /><br />Il flamenco ci può aiutare a considerare la vita da angolazioni diverse dal solito: è vero che sono viva lo stesso, anche se non ne sono consapevole, anche se non ci penso, perché non è che muoia se non sto attenta a me stessa. Continuo a essere viva, però sono viva a tempo parziale.<br /><br />Quando ballo sento che sono viva con tutte le cellule del mio corpo, non mi dimentico di niente. Non mi dimentico di nessuna parte di me stessa. Il fatto che io mi possa criticare passa completamente in secondo piano mentre mi sento totalmente viva. Credo sia la stessa cosa ance quando si suona o si canta!<br />Se ballassimo o suonassimo con una grande attenzione alla tecnica, saremmo molto immersi nella dimensione del giudizio e della critica. <br />Ecco, tutto questo non esiste, nel flamenco: non farti imbrogliare! Non c'è un canone. Devo essere bianca, verde o gialla per essere giusta, c'è solo devo essere me stessa e averee un cuore.<br />Ballo o faccio musica con quello che ho, con quello che sono.<br /><br />Questo, secondo me, è un messaggio fondamentale di presenza e di adeguatezza.<br />Ovviamente se sono un professionistqa ben pagato devo offrire una performance di un certo livello, dato che mi pagano per questo, ma se faccio flamenco per passione e gioia, non ha senso che mi critichi.<br /><br />Dobbiamo fare come gli animali: loro hanno capito tutto, loro non stanno a pensare "Sono bravo, non sono bravo, mi muovo male, mi muovo bene, sono giovane, sono vecchio, si vedono le rughe, non si vedono, ho i capelli bianchi, non ce li ho..." Non gliene frega niente, loro si godono la vita.  <br />Noi umani, invece, ci facciamo un sacco di menate.  <br /><br />Ma la caratteristica di quello che stiamo facendo, rivolgendoci in direzione del flamenco, è proprio lavorare sulla presenza. Quindi, anche quando lavoriamo sul corpo o sulla voce o sul suono, nel flamenco teniamo presente sempre di entrare nella presenza e nel sentire, nel sentire in tempo reale, e tutto questo scatena dentro di noi un senso di gioia.  Essere nel flow! Ho scomodato una parola grossa. La gioia.  <br /><br />Purtroppo oggi noi apparteniamo a una societā di depressi. Poi, possiamo sempre dire che siamo depressi, noi che vivamo a Milano, perché non abbiamo tutto il sole che c'è in Andalusia, vero, innegabile. Abbiamo un clima difficile, perché d'estate fa molto caldo, d'inverno fa molto freddo e c'è umido, ecco. Però, la nostra posizione personale di sentire che cosa mi fa star bene e cosa mi fa star male non dipende da cosa c'è intorno a me, ma dipende da cosa c'è dentro di me.<br /><br />È sempre una visione totalmente soggettiva. Il flamenco stesso è totalmente soggettivo. Non ha niente di oggettivo, perché non ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>1383</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,cultura,danza,espressione,flamenco,gioia,musica,sabina,todaro,vitalità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ca42851ef981624d6a14d43d0f9ed5ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#123-Come scegliere la scuola di flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/123-come-scegliere-la-scuola-di-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--62341103</link><description><![CDATA[Come scegliere una scuola in cui imparare il flamenco. <br />Ci dobbiamo per prima cosa ricordare che si tratta di una forma d'arte, complessa e completa, e che non conosciamo, da stranieri. <br />Solitamente gli stranieri che si avvicinano al flamenco lo fanno attraverso la danza, ed è un percorso lungo e complesso. <br />E lo dobbiamo sapere subito: se entriamo in una sala da danza e qualcuno ci dice che in breve diventeremo bravissimi, ci stanno imbrogliando. Lo stesso dicasi per la chitarra, o per il cante: anche se arrivo da una formazione di altri generi, ci vorrà tantissimo lavoro per entrare in una cultura musicale diversa da tutte le altre.<br /><br />Il primo consiglio per la scelta di una scuola in cui imparare, qualsiasi cosa, è chiedere di fare una lezione di prova per verificare se ti piace davvero studiare flamenco: verifica come ti senti in quella situazione!<br /><br />Per imparare a ballare flamenco devo tenere in conto diversi aspetti. Partiamo da quelli fisici: il baile flamenco ha movimenti molto grandi, energici, aperti, ma mai rigidi,una fluidità grande e tanta flessibilità. Questo richiede un corpo allenato, con una postura funzionale a muoverci meglio. Se la  lezione è finalizzata solo a farti vedere dei passi, ma non ti si spiega come produrre quei movimenti in modo sano per le tue articolazioni, ricorda chje è impossibile imparare a ballare flamenco se non ti danno gli strumenti per avere consapevolezza del tuo ccorpo e non ti fanno fare un lavoro corporeo che ti porti ad allungare, centrare, allineare. <br />Se nella zona in cui vivi non c'è un corso di flamenco in cui ti diano questi strumenti, costruiscili con un altro lavoro corporeo di sostegno: pilates, yoga, danza contemporanea...<br /><br />Il lavoro sulla danza deve sempre essere sostenuto dalla consapevolezza: il filtro che abbiamo nell'apprendimento ci riporta sempre alle nostre precedenti competenze. Non vedo ciò che vedo, vedo ciò che so! Il corpo non si mette fuori dalla zona di comfort, quindi se l'insegnante non mi spiega con chiarezza che lui è solo una fonte di ispirazione e non il modello assoluto da emulare, crederò che per imparare io debba fotocopiare ciò che fa lui, dirigendo tutte le mie attenzioni alla forma. <br /><br /><br />Difficilmente un allievo ha già le competenze adatte a trovare una postura adatta al flamenco, che non sia estetica, ma funzionale. Ballare flamenco non significa  imparare a mettersi in una posizione forzata, che poi magari mi porterà ad avere mal di schiena! <br /><br />Dovrai anche affrontare molto lavoro ritmico, e ricordati che per poter battere i piedi aa ritmo devi avere equilibrio, perché se cadi malamente da un piede all'altro non farai qualcosa di utile a te, ma disturberai il tuo apprendimento, e perisno quello degli altri, perché se studi male e fai pasticci con il ritmo, disturberai anche i tupoi compagni di corso. Devi quindi verificare che ti insegnino a guadagnare equilibrio e consapevolezza del suono.Non solo della meccanica che produce il suono, ma proprio della ritmica!  Prima di tutto devo stare nel ritmo, e mi devono dare gli strumenti per capire la frase ritmica, il compas, in modo che lo possiamo davvero sentire.<br /><br />Altra cosa da considerare è sempre che il flamenco si organizza intorno al cante, che è il cuore di questa forma d'arte. L'ideale sarebbe avere a lezione un cantaor, non una persona che canticchi in qualche modo, ma proprio un cantaor, ma è praticamente impossibile. Quindi per lo meno nelle lezioni l'isegnante ci deve fornire le competenze per farci capire come si comporta il corpo in relazione al cante. Forse non lo vedrò nella prima lezione, in cui magari mi si mostreranno passi semplici, con cui entrare nel baile. Ma se ti iscrivi ad un corso e non ti si parla del cante, fatti una domanda!<br /><br />Altra cosa fondamentale in un corso sarebbe la presenza di un chitarrista, almeno di tanto in tanto. Non un juke box, ma un musicista che ti mostri come funziona il suo strumento. Altrimenti, sarà più utile ascoltare un bel cd di Paco de Lucia, che senz'altro suonerà meglio di come possa suonare il nostro chitarrista!<br /><br />Un'altra cosa da considerare è che il flamenco è una cultura: sarà importante che il nostro insegnante ci dica che lo è ci indichi che per imparare è meglio pianificare di andare in Spagna, di imparare almeno un po' di lingua spagnola, e non di andare solo a vedere qualche bello spettacolo e studiare baile flamenco con un insegnante bravissimo, perché il flamenco ha un background enorme, che così non si vede! Ci sono tanti ballerini che ballano anche molto bene ma non danno importanza a questa cultura di riferimento. Ma un insegnante ci deve far vedere la cultura di riferimento!<br /><br />Ricorda infine che l'esperienza deve essere piacevole, e non deve essere una penitenza! Se il mio insegnante è esperto ma mi mette a disagio, troverò tutte le scuse per non andare a lezione... A quel punto se l'insegnante mi demotiva non avrà molto senso! La lezione non serve per vedere se il maestro sappia ballare bene, ma se sappia insegnare a me a farlo. Una lezione non è una performance!<br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Quando insegno spesso le persone mi dicono "ho già fatto 15 anni di danza classica, quindi mi voglio iscirivere al corso di flamenco avanzato". Io sono italiana madrelingua, parlo fluidamente spagnolo e francese, ma se mi iscrivessi ad un coro di portoghese non inizierei dal corso avanzato! Ecco, con il baile flamenco deve essere la stessa cosa. Magari poi se ho un background di danza imparerò più velocemente di chi non ce l'ha!<br /><br />Se hai già una base di baile e vuoi continuare a studiare, non andare a fare una lezione di prova nel livelo avanzato, ma vai ad un livello più facile, in modo da non dover litigare con la difficoltà dei passi, ma poter godere del processo di apprendimento. A volte l'ego ci fa dire che devo andare nel corso più difficile, ma magari la lezione di prova ci dovrebbe servire a valutare il corso e non la difficoltà del passo!<br /><br />Una esperienza positiva ti aiuterà ad imparare molto di più di una esperienza negativa!<br /><br />Ricordati sempre quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad avvicinarti al baile flamenco e persegui il tuo fine, non farti fuorviare!<br /><br />Se eventualmente nella zona in cui abiti non ci sono insegnanti che facciano un lavoro che ti piacerebbe fare, costruiscitelo da te, sintonizzandoti su quello che ti interessa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62341103</guid><pubDate>Sat, 12 Oct 2024 09:25:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62341103/123_come_scegliere_la_scuola_di_flamenco.mp3" length="25263168" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Come scegliere una scuola in cui imparare il flamenco. 
Ci dobbiamo per prima cosa ricordare che si tratta di una forma d'arte, complessa e completa, e che non conosciamo, da stranieri. 
Solitamente gli stranieri che si avvicinano al flamenco lo fanno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come scegliere una scuola in cui imparare il flamenco. <br />Ci dobbiamo per prima cosa ricordare che si tratta di una forma d'arte, complessa e completa, e che non conosciamo, da stranieri. <br />Solitamente gli stranieri che si avvicinano al flamenco lo fanno attraverso la danza, ed è un percorso lungo e complesso. <br />E lo dobbiamo sapere subito: se entriamo in una sala da danza e qualcuno ci dice che in breve diventeremo bravissimi, ci stanno imbrogliando. Lo stesso dicasi per la chitarra, o per il cante: anche se arrivo da una formazione di altri generi, ci vorrà tantissimo lavoro per entrare in una cultura musicale diversa da tutte le altre.<br /><br />Il primo consiglio per la scelta di una scuola in cui imparare, qualsiasi cosa, è chiedere di fare una lezione di prova per verificare se ti piace davvero studiare flamenco: verifica come ti senti in quella situazione!<br /><br />Per imparare a ballare flamenco devo tenere in conto diversi aspetti. Partiamo da quelli fisici: il baile flamenco ha movimenti molto grandi, energici, aperti, ma mai rigidi,una fluidità grande e tanta flessibilità. Questo richiede un corpo allenato, con una postura funzionale a muoverci meglio. Se la  lezione è finalizzata solo a farti vedere dei passi, ma non ti si spiega come produrre quei movimenti in modo sano per le tue articolazioni, ricorda chje è impossibile imparare a ballare flamenco se non ti danno gli strumenti per avere consapevolezza del tuo ccorpo e non ti fanno fare un lavoro corporeo che ti porti ad allungare, centrare, allineare. <br />Se nella zona in cui vivi non c'è un corso di flamenco in cui ti diano questi strumenti, costruiscili con un altro lavoro corporeo di sostegno: pilates, yoga, danza contemporanea...<br /><br />Il lavoro sulla danza deve sempre essere sostenuto dalla consapevolezza: il filtro che abbiamo nell'apprendimento ci riporta sempre alle nostre precedenti competenze. Non vedo ciò che vedo, vedo ciò che so! Il corpo non si mette fuori dalla zona di comfort, quindi se l'insegnante non mi spiega con chiarezza che lui è solo una fonte di ispirazione e non il modello assoluto da emulare, crederò che per imparare io debba fotocopiare ciò che fa lui, dirigendo tutte le mie attenzioni alla forma. <br /><br /><br />Difficilmente un allievo ha già le competenze adatte a trovare una postura adatta al flamenco, che non sia estetica, ma funzionale. Ballare flamenco non significa  imparare a mettersi in una posizione forzata, che poi magari mi porterà ad avere mal di schiena! <br /><br />Dovrai anche affrontare molto lavoro ritmico, e ricordati che per poter battere i piedi aa ritmo devi avere equilibrio, perché se cadi malamente da un piede all'altro non farai qualcosa di utile a te, ma disturberai il tuo apprendimento, e perisno quello degli altri, perché se studi male e fai pasticci con il ritmo, disturberai anche i tupoi compagni di corso. Devi quindi verificare che ti insegnino a guadagnare equilibrio e consapevolezza del suono.Non solo della meccanica che produce il suono, ma proprio della ritmica!  Prima di tutto devo stare nel ritmo, e mi devono dare gli strumenti per capire la frase ritmica, il compas, in modo che lo possiamo davvero sentire.<br /><br />Altra cosa da considerare è sempre che il flamenco si organizza intorno al cante, che è il cuore di questa forma d'arte. L'ideale sarebbe avere a lezione un cantaor, non una persona che canticchi in qualche modo, ma proprio un cantaor, ma è praticamente impossibile. Quindi per lo meno nelle lezioni l'isegnante ci deve fornire le competenze per farci capire come si comporta il corpo in relazione al cante. Forse non lo vedrò nella prima lezione, in cui magari mi si mostreranno passi semplici, con cui entrare nel baile. Ma se ti iscrivi ad un corso e non ti si parla del cante, fatti una domanda!<br /><br />Altra cosa fondamentale in un corso sarebbe la presenza di un chitarrista, almeno di tanto in tanto. Non un juke box, ma un musicista che ti mostri come...]]></itunes:summary><itunes:duration>1579</itunes:duration><itunes:keywords>apprendimento,ascoltare,bailaor,cante,compas,cultura,flamenco,imparare,insegnante,migliore,musica,pedagogia,ritmo,sabina,scegliere,scuola,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c34749faaeea335a7a174b43bacb2003.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#122- I benefici di ballare flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/122-i-benefici-di-ballare-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--62102135</link><description><![CDATA[Ballare flamenco offre tantissimi benefici, alcuni dei quali sono condivisi con tutte le altre forme di danza o di sport, ma ha anche benefici unici collegati alla sua natura profonda. <br /><br />In questa società, le persone hanno una vita parecchio sedentaria, e ballare in generale dà strumenti per migliorare la sedentarietà: esercizio cardiovascolare, miglioramento della postura, della respirazione, del tono muscolare, aiuta persino a bruciare calorie, dà equilibrio e  coordinazione.<br /><br />Il flamenco agisce sull'atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita: ci dà il coraggio di essere presenti, di essere noi stessi!<br /><br />L'attività fisica ci aiuta a produrre due ormoni importanti per il nostro benessere: serotonina e ossitocina. <br /><br />La serotonina è l'ormone del buonumore, riduce ansia ed aggressività, tant'è che i farmaci per cpmbattere ansia, depressione, persino disturbi del comportamento alimentare contengono serotonina. <br />L'ossitocina stabilizza l'umore, aiuta a creare legami emozionali e favorisce la socializzazione. Una sua carenza può favorire l'autismo!<br /><br />Ci sono aspetti che sono molto specifici del flamenco: la capacità di concentrazione e memorizzazione, legate alla difficoltà stessa di stessa di questa forma di danza.<br />Se non mi concentro tantissimo sbaglierò tutto! Concentrarsi sul bail flamenco ci auita a prendere le distanze dai problemi del quotidiano e ci aiuta contro lo stress. Devo esercitare la memoria, cosa che fa molto bene!<br /><br />Ci sono anche aspetti più specificamente psicologici: l'aumento della autostima, che significa sapere meglio chi siamo, e esprimerlo. E quindi la capacità di esprimere e comunicare, l'accettazione e il riconoscimento di chi siamo, esprimendo 'unicità. QUesto ci aiuta a trovare il modo di comunicare meglio con altre persone, ascoltandole meglio, accettando e adattandoci alle situazioni impreviste. Ci dona elasticità mentale, obbligandoci ad adeguarci al presente, visto che il flamenco non è già scritto e deve sempre adattarsi alla situazione presente<br /><br />Ci sono anche vantaggi legati alla sfera artistica: ci insegna la nostra unicità e ci dà il coraggio di esprimere il nostro modo personale di fare, di vivere. Non ci sono canoni astratti da rispettare, ma c'è il bisogno di essere ciò che siamo e di esprimerlo con forza. <br /><br />Essendo una danza molto tonica il flamenco obbliga le ossa a ricostruire i propri tessuti in modo più forte e sano: i muscoli tirano le ossa e le sollecitano a riprodurre la propria struttura più resistente. <br /><br />Sono Sabina Todaro dal 1985 mi occupo di musiche e danze del monfdo arabo e di flamenco, dal 1990 insegno baile flamenco, Lyrical Arab Dance, un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso la danza, Dance Workout, un lavoro sul rinforzo, sulla ricerca del centro e dell'allineamento, Anatomia in Pratica, una ricerca sulla natura del corpo.<br /><br />Il flamenco aiuta anche a sfogare la rabbia, emozione che spesso ci fa male e blocca il respiro, l'addome, lo stomaco. Il flamenco ci offre possibilità di stare al mondo migliori!<br /><br /><br />La ritmica, che è difficilissima, nel flamenco è unno scoglio forte e ci obbliga ad ascoltare in un modo diverso, nuovo. Ci offre altre orecchie per ascoltare la parte più grave della musica, il basso, il contrabbasso, apprezzando non solo l'aspetto melodico.<br />Dovendo produrre musica con il corpo dobbiamo essere molto più attivi nella risposta alla musica e siamo per forza più attenti!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62102135</guid><pubDate>Wed, 25 Sep 2024 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62102135/122_i_benefici_di_ballare_flamenco.mp3" length="13214241" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ballare flamenco offre tantissimi benefici, alcuni dei quali sono condivisi con tutte le altre forme di danza o di sport, ma ha anche benefici unici collegati alla sua natura profonda. 

In questa società, le persone hanno una vita parecchio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ballare flamenco offre tantissimi benefici, alcuni dei quali sono condivisi con tutte le altre forme di danza o di sport, ma ha anche benefici unici collegati alla sua natura profonda. <br /><br />In questa società, le persone hanno una vita parecchio sedentaria, e ballare in generale dà strumenti per migliorare la sedentarietà: esercizio cardiovascolare, miglioramento della postura, della respirazione, del tono muscolare, aiuta persino a bruciare calorie, dà equilibrio e  coordinazione.<br /><br />Il flamenco agisce sull'atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita: ci dà il coraggio di essere presenti, di essere noi stessi!<br /><br />L'attività fisica ci aiuta a produrre due ormoni importanti per il nostro benessere: serotonina e ossitocina. <br /><br />La serotonina è l'ormone del buonumore, riduce ansia ed aggressività, tant'è che i farmaci per cpmbattere ansia, depressione, persino disturbi del comportamento alimentare contengono serotonina. <br />L'ossitocina stabilizza l'umore, aiuta a creare legami emozionali e favorisce la socializzazione. Una sua carenza può favorire l'autismo!<br /><br />Ci sono aspetti che sono molto specifici del flamenco: la capacità di concentrazione e memorizzazione, legate alla difficoltà stessa di stessa di questa forma di danza.<br />Se non mi concentro tantissimo sbaglierò tutto! Concentrarsi sul bail flamenco ci auita a prendere le distanze dai problemi del quotidiano e ci aiuta contro lo stress. Devo esercitare la memoria, cosa che fa molto bene!<br /><br />Ci sono anche aspetti più specificamente psicologici: l'aumento della autostima, che significa sapere meglio chi siamo, e esprimerlo. E quindi la capacità di esprimere e comunicare, l'accettazione e il riconoscimento di chi siamo, esprimendo 'unicità. QUesto ci aiuta a trovare il modo di comunicare meglio con altre persone, ascoltandole meglio, accettando e adattandoci alle situazioni impreviste. Ci dona elasticità mentale, obbligandoci ad adeguarci al presente, visto che il flamenco non è già scritto e deve sempre adattarsi alla situazione presente<br /><br />Ci sono anche vantaggi legati alla sfera artistica: ci insegna la nostra unicità e ci dà il coraggio di esprimere il nostro modo personale di fare, di vivere. Non ci sono canoni astratti da rispettare, ma c'è il bisogno di essere ciò che siamo e di esprimerlo con forza. <br /><br />Essendo una danza molto tonica il flamenco obbliga le ossa a ricostruire i propri tessuti in modo più forte e sano: i muscoli tirano le ossa e le sollecitano a riprodurre la propria struttura più resistente. <br /><br />Sono Sabina Todaro dal 1985 mi occupo di musiche e danze del monfdo arabo e di flamenco, dal 1990 insegno baile flamenco, Lyrical Arab Dance, un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso la danza, Dance Workout, un lavoro sul rinforzo, sulla ricerca del centro e dell'allineamento, Anatomia in Pratica, una ricerca sulla natura del corpo.<br /><br />Il flamenco aiuta anche a sfogare la rabbia, emozione che spesso ci fa male e blocca il respiro, l'addome, lo stomaco. Il flamenco ci offre possibilità di stare al mondo migliori!<br /><br /><br />La ritmica, che è difficilissima, nel flamenco è unno scoglio forte e ci obbliga ad ascoltare in un modo diverso, nuovo. Ci offre altre orecchie per ascoltare la parte più grave della musica, il basso, il contrabbasso, apprezzando non solo l'aspetto melodico.<br />Dovendo produrre musica con il corpo dobbiamo essere molto più attivi nella risposta alla musica e siamo per forza più attenti!<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>826</itunes:duration><itunes:keywords>ballare,benefici,benessere,corpo,danza,espressione,flamenco,muscolatura,ormoni,ossitocina,sabina,serotonina,stress,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/32468545cfc906d9e7239a8418b2f5e9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#121- Perdersi nelle strade dell’Andalusia per scoprire il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/121-perdersi-nelle-strade-dell-andalusia-per-scoprire-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--61158279</link><description><![CDATA[La cultura si crea su fattori storici, sociali, religiosi, antropologici, linguistici, artistici, persino culinari e gastronomici, che riflettono e costituiscono l’identità di una comunità.<br /><br />E' saggio approfittare dell’ottima rete stradale andalusa, fra l’altro quasi completamente gratuita, e conviene affittare una macchina per esplorare il territorio e raggiungere anche paesini minori. Nei paesini non arrivi con il treno, magari, e siccome non li incontri non ti ci fermi neanche per un caffè.<br /><br />Girando nei paesini si vedono subito i resti dell’eredità araba e mediterranea in generale, e soprattutto si incontra la gente, spontanea e socievole, accogliente e curiosa. Apri loro un po’ il cuore e ti accoglieranno a braccia aperte.<br />In Andalusia si può entrare in un bar con l’intenzione di prendere un caffé alle 5 del pomeriggio e uscirne alle 2 di notte, con 10 nuovi amici. Oppure isolarsi e non comunicare con nessuno e credere che gli andalusi siano persone che stanno solo fra di loro e che non sono interessati a nulla altro,magari soltanto perché io non parlo spagnolo e loro non parlano altre lingue che non sia la loro!<br /><br />Il flamenco in tutto ciò è dietro ad ogni comportamento, ad ogni parola. E’ vero che molti andalusi  non sono neanche lontanamente interessati a quest’arte (anche se tutti poi pensano di saperne più di te che sei straniero!). Essere andalusi non implica necessariamente amare il flamenco e ancor meno conoscerlo profondamente, non fare questo errore. Ma è anche vero che questa situazione geografica e culturale lo ha generato, e quindi il flamenco non può prescindere dalla terra che lo ha visto nascere e che lo nutre quotidianamente.<br /><br />Viaggiare nei paesini ci permette di incontrare gli anziani, che sono i portatori di una tradizione veramente andalusa, non globalizzata, che sa ancora di vino fino anziché di gin tonic, di gazpacho e tortilla de patatas anziché di sushi e hot dog.<br />Paesini fuori dalle rotte turistiche, dove l’attrazione principale sono magari i prodotti della terra e della gastronomia, e non monumenti che richiamino l’attenzione di tanti viaggiatori e di conseguenza l’esigenza di vendere prodotti e servizi “globalizzati”. Gli anziani della Peña di Santaella in provincia di Cordoba sono probabilmente uguali ancora oggi ai loro bisnonni in termini di visione del mondo, di modalità di vita e di abitudini. Parlare con loro può essere interessantisismo, magari trovando argomenti di conversazione legati alla loro cultura. Capire cosa sia il flamenco per loro ci aiuta a capire cosa sia il flamenco nella sua storia. Un modo di riconoscersi parte di una comunità, un legante che accomuna e rende partecipi di una cosa condivisa. <br /><br />Andare a Madrid e studiare baile o a Siviglia e studiare le migliori falsetas di chitarra non significa capire e sentire la culla che ha dato i natali al flamenco. Le sue radici non sono nel grande teatro di Siviglia o di Malaga o Madrid se non Londra o New York. Quegli spettacoli non sono le radici del flamenco ma frutti artistici di una elaborazione. Il flamenco ha avuto le sue origini nelle taverne, nella quotidianità di persone “normali” nella vita “normale”, ed è nato come forma spontanea di espressione artistica. Oggi si espande anche attraverso l’attività dei circoli flamenchi, le peñas, e le serate dei festival estivi, polo di attrazione sociale che vede il flamenco al centro della manifestazione con concerti all’aperto, ai quali spesso la gente partecipa più per convivialità che per passione dell’arte, condividendo cibo e bevande con familiari ed amici. <br /><br />E’ lì che occorre cercare le sue radici, ancora oggi, nella spontaneità, nel modo di fare e di parlare degli andalusi, nella loro ironia e nella loro saggezza popolare. Ci sono luoghi in Andalusia in cui il flamenco fa parte del quotidiano, mentre in molti altri posti il flamenco è solo una delle mille musiche che si possono ascoltare alla radio, in tv o ad un concerto dal vivo in un locale.<br />E non è che se sono nato a Cadice in automatico ho una cultura radicata nella tradizione del flamenco, ma l’ambiente sonoro circostante, il sentire, l’emozionalità e l’abitudine a certe sonorità e ritmi saranno elementi che aiutano nella costruzione della mia formazione flamenca.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza, e un lavoro bellissimo che si chiama Lyrical Arab Dance, l'espressione delle emozioni tramite la danza del mondo arabo.<br /><br />Solitamente noi stranieri al flamenco ci arriviamo tardi nella vita, da adulti, e ci pare che il punto di riferimento debba essere soltanto il flamenco professionale di grandi artisti, in grandi teatri e della discografia edita dalle etichette discografiche.<br />Anche soltanto vedere paesini in cui sono nati e vissuti artisti importanti della storia del flamenco ci aiuterà ad ascoltarli con orecchie più attente e rispettose della loro produzione artistica.<br /><br />Dopo anni di amicizia con un ceramista cordobese, abbiamo scoperto che era amico intimo del presidente della peña flamenca del suo paese, La Rambla, e che con facilità ci poteva far visitare la peña, anche in periodo di chiusura estiva. O andare a pranzo in un ristorante e scoprire che nella bodega sul retro c’è in atto una riunione di aficionados al flamenco, che non comprenderebbe evidentemente, nessun ospite straniero, e alla quale invece vieni invitato se ti metti a chiacchierare con il cameriere e cerchi di conoscerlo, di capire i suoi interessi e che persona sia al di là del suo ruolo lavorativo. L’apertura alla comunicazione è sempre il modo migliore per conoscere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61158279</guid><pubDate>Mon, 26 Aug 2024 15:35:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/61158279/121_perdersi_nelle_strade_dell_andalusia_per_scoprire_il_flamenco.mp3" length="21100713" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La cultura si crea su fattori storici, sociali, religiosi, antropologici, linguistici, artistici, persino culinari e gastronomici, che riflettono e costituiscono l’identità di una comunità.

E' saggio approfittare dell’ottima rete stradale andalusa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La cultura si crea su fattori storici, sociali, religiosi, antropologici, linguistici, artistici, persino culinari e gastronomici, che riflettono e costituiscono l’identità di una comunità.<br /><br />E' saggio approfittare dell’ottima rete stradale andalusa, fra l’altro quasi completamente gratuita, e conviene affittare una macchina per esplorare il territorio e raggiungere anche paesini minori. Nei paesini non arrivi con il treno, magari, e siccome non li incontri non ti ci fermi neanche per un caffè.<br /><br />Girando nei paesini si vedono subito i resti dell’eredità araba e mediterranea in generale, e soprattutto si incontra la gente, spontanea e socievole, accogliente e curiosa. Apri loro un po’ il cuore e ti accoglieranno a braccia aperte.<br />In Andalusia si può entrare in un bar con l’intenzione di prendere un caffé alle 5 del pomeriggio e uscirne alle 2 di notte, con 10 nuovi amici. Oppure isolarsi e non comunicare con nessuno e credere che gli andalusi siano persone che stanno solo fra di loro e che non sono interessati a nulla altro,magari soltanto perché io non parlo spagnolo e loro non parlano altre lingue che non sia la loro!<br /><br />Il flamenco in tutto ciò è dietro ad ogni comportamento, ad ogni parola. E’ vero che molti andalusi  non sono neanche lontanamente interessati a quest’arte (anche se tutti poi pensano di saperne più di te che sei straniero!). Essere andalusi non implica necessariamente amare il flamenco e ancor meno conoscerlo profondamente, non fare questo errore. Ma è anche vero che questa situazione geografica e culturale lo ha generato, e quindi il flamenco non può prescindere dalla terra che lo ha visto nascere e che lo nutre quotidianamente.<br /><br />Viaggiare nei paesini ci permette di incontrare gli anziani, che sono i portatori di una tradizione veramente andalusa, non globalizzata, che sa ancora di vino fino anziché di gin tonic, di gazpacho e tortilla de patatas anziché di sushi e hot dog.<br />Paesini fuori dalle rotte turistiche, dove l’attrazione principale sono magari i prodotti della terra e della gastronomia, e non monumenti che richiamino l’attenzione di tanti viaggiatori e di conseguenza l’esigenza di vendere prodotti e servizi “globalizzati”. Gli anziani della Peña di Santaella in provincia di Cordoba sono probabilmente uguali ancora oggi ai loro bisnonni in termini di visione del mondo, di modalità di vita e di abitudini. Parlare con loro può essere interessantisismo, magari trovando argomenti di conversazione legati alla loro cultura. Capire cosa sia il flamenco per loro ci aiuta a capire cosa sia il flamenco nella sua storia. Un modo di riconoscersi parte di una comunità, un legante che accomuna e rende partecipi di una cosa condivisa. <br /><br />Andare a Madrid e studiare baile o a Siviglia e studiare le migliori falsetas di chitarra non significa capire e sentire la culla che ha dato i natali al flamenco. Le sue radici non sono nel grande teatro di Siviglia o di Malaga o Madrid se non Londra o New York. Quegli spettacoli non sono le radici del flamenco ma frutti artistici di una elaborazione. Il flamenco ha avuto le sue origini nelle taverne, nella quotidianità di persone “normali” nella vita “normale”, ed è nato come forma spontanea di espressione artistica. Oggi si espande anche attraverso l’attività dei circoli flamenchi, le peñas, e le serate dei festival estivi, polo di attrazione sociale che vede il flamenco al centro della manifestazione con concerti all’aperto, ai quali spesso la gente partecipa più per convivialità che per passione dell’arte, condividendo cibo e bevande con familiari ed amici. <br /><br />E’ lì che occorre cercare le sue radici, ancora oggi, nella spontaneità, nel modo di fare e di parlare degli andalusi, nella loro ironia e nella loro saggezza popolare. Ci sono luoghi in Andalusia in cui il flamenco fa parte del quotidiano, mentre in molti altri posti il flamenco è solo una delle mille musiche che si possono ascoltare alla radio, in tv o...]]></itunes:summary><itunes:duration>1319</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,arabo,architettura,baile,cultura,flamenco,gente,mediterraneo,musica,paesi,sabina,socievole,todaro,viaggi,vivere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5f86ec97a5bcf57f2dac0b7ef9afb295.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#120- Impronta personale e flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/120-impronta-personale-e-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--61018875</link><description><![CDATA[Lo scopo del flamenco è sempre quello di muovere la vita emozionale delle persone. Chi produce il flamenco si rivolge ad un ipotetico pubblico (che ad esempio quando il musicista è in sala di incisione non è presente ma sottinteso). <br />Il flamenco nasce sempre dal cuore e dalla interiorità e si rivolge sempre al mondo emozionale. Nascendo dalla presenza, nasce anche dalla consapevolezza della presenza. Se sono consapevole della mia individualità, mi godo il presente e mi rendo conto che ciò che sono e ciò che faccio arriva ad un interlocutore e la comunicazione funzionerà. <br /><br />Nel flamenco, devo essere presente e dare un contributo personale, certamente in accordo con la tradizione e nel suo rispetto. <br />In generale, essere consapevoli delle nostre impronte è fondamentale: ogni essere vivente lascia tracce intorno a sé, al proprio passaggio su questa terra. Il flamenco lo sa bene e sottolinea l'importanza del contributo che ogni persona può dare a qualcun altro. Il flamenco stesso canta la saggezza tradizionale e contribuisce a migliorare la vita degli altri. <br />Se lavoro sul flamenco in modo molto meccanico e ripeto alla perfezione qualcosa, ma non c'è la mia impronta personale, il mio regalo, e non sono me stesso, il flamenco sparisce! Il mio passaggio su questa terra lascia sempre delle tracce.<br />Ogni artista ha quasi il dovere di dare il proprio contributo al flamenco, a prescindere dal suo livello di preparazione. Altrimenti fa un esercizio meccanico, che flamenco non è. <br /><br />Ci conviene quindi entrare totalmente dentro di noi, nella consapevolezza completa della nostra presenza. Mentre balliamo, se questo significasse solo un bel vestito e bei movimenti precisi, priverei il pubblico del mio regalo! Un bel pacchetto vuoto. <br /><br />Fra l'altro, nel flamenco il pubblico è molto interattivo, risponde con incitazioni ed esclamazioni e questo aiuta gli artisti a sentire che le loro impronte si propagano e raggiungono l'interlocutore. <br /><br />Forse se fossimo consapevoli che le nostre impronte viaggiano intorno a noi ed influiscono nella vita delle persone che incrociamo nel nostro percorso staremmo meglio con noi stessi! Il flamenco sa che il messaggio dell'artista è unico e si sperimenta sempre una possibilità nuova e personale. <br /><br />Se il messaggio è chiaro e l'artista è consapevole delle tracce e del regalo che fa al pubblico, la sua produzione sarà molto coinvolgente. <br /><br />Il baile flamenco ci coinvolge sempre, a volte per la potenza dei gesti, la difficoltà o la rapidità dei ritmi, ma ciò che ci tocca davvero è la presenza della persona, dell'essere umano che abbiamo davanti. Ovviamente se il pubblico è sensibile sarà più facile che capti l'intenzione, ma se ci rendiamo conto che ciò che facciamo sono dei regali verso gli altri, sapremo che la nostra impronta personale è ciò che lo spettatore si porterà a casa. Forse si porterà a casa qualcosa che gli fa capire di più se stesso. <br /><br />Certo è che se l'artista vuole soltanto il mio applauso, come spettatore torno a casa pensando che l'artista sia molto bravo, ma tutto finisce lì. Il flamenco invece produce una cambiamento nel pubblico. Un bravo artista lo sa che la sua impronta personale lascia un segno nel cuore degli spettatori. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza da tutta la vita, e di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e sono super appassionata di psicologia, pedagogia, neurologia, anatomia, il tutto applicato al flamenco e letto attraverso il flamenco. <br /><br />Sono una insengnate di baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza e i miei allievi non sono professionisti, anzi, amano ballare per se stessi, per passione e divertimento. <br /><br />Se sono consapevoli di quello che fanno, si portano a casa tutti i vantaggi del flamenco. <br />Se sono consapevole che mando un messaggio fuori di me, posso autostimare ciò che sono e sono consapevole che quel gesto è un regalo che faccio al pubblico a prescindere dalle mie capacità. Di un regalo non si deve valutare il valore economico ma quello emozionale. <br /><br />Essere consapevoli che si lasciano impronte intorno a sé è importnate nella vita. Sapere che sono importanti e preziose, è importante. Anche se lo sto facendo per esercizio. <br />Quanto più sono consapevole delle mie impronte che se ne vanno in giro per lo spazio, e tanto meglio riuscirò persino a produrre questo benedetto flamnco. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61018875</guid><pubDate>Wed, 14 Aug 2024 13:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/61018875/120_impronta_personale_e_flamenco.mp3" length="16547466" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Lo scopo del flamenco è sempre quello di muovere la vita emozionale delle persone. Chi produce il flamenco si rivolge ad un ipotetico pubblico (che ad esempio quando il musicista è in sala di incisione non è presente ma sottinteso). 
Il flamenco nasce...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo scopo del flamenco è sempre quello di muovere la vita emozionale delle persone. Chi produce il flamenco si rivolge ad un ipotetico pubblico (che ad esempio quando il musicista è in sala di incisione non è presente ma sottinteso). <br />Il flamenco nasce sempre dal cuore e dalla interiorità e si rivolge sempre al mondo emozionale. Nascendo dalla presenza, nasce anche dalla consapevolezza della presenza. Se sono consapevole della mia individualità, mi godo il presente e mi rendo conto che ciò che sono e ciò che faccio arriva ad un interlocutore e la comunicazione funzionerà. <br /><br />Nel flamenco, devo essere presente e dare un contributo personale, certamente in accordo con la tradizione e nel suo rispetto. <br />In generale, essere consapevoli delle nostre impronte è fondamentale: ogni essere vivente lascia tracce intorno a sé, al proprio passaggio su questa terra. Il flamenco lo sa bene e sottolinea l'importanza del contributo che ogni persona può dare a qualcun altro. Il flamenco stesso canta la saggezza tradizionale e contribuisce a migliorare la vita degli altri. <br />Se lavoro sul flamenco in modo molto meccanico e ripeto alla perfezione qualcosa, ma non c'è la mia impronta personale, il mio regalo, e non sono me stesso, il flamenco sparisce! Il mio passaggio su questa terra lascia sempre delle tracce.<br />Ogni artista ha quasi il dovere di dare il proprio contributo al flamenco, a prescindere dal suo livello di preparazione. Altrimenti fa un esercizio meccanico, che flamenco non è. <br /><br />Ci conviene quindi entrare totalmente dentro di noi, nella consapevolezza completa della nostra presenza. Mentre balliamo, se questo significasse solo un bel vestito e bei movimenti precisi, priverei il pubblico del mio regalo! Un bel pacchetto vuoto. <br /><br />Fra l'altro, nel flamenco il pubblico è molto interattivo, risponde con incitazioni ed esclamazioni e questo aiuta gli artisti a sentire che le loro impronte si propagano e raggiungono l'interlocutore. <br /><br />Forse se fossimo consapevoli che le nostre impronte viaggiano intorno a noi ed influiscono nella vita delle persone che incrociamo nel nostro percorso staremmo meglio con noi stessi! Il flamenco sa che il messaggio dell'artista è unico e si sperimenta sempre una possibilità nuova e personale. <br /><br />Se il messaggio è chiaro e l'artista è consapevole delle tracce e del regalo che fa al pubblico, la sua produzione sarà molto coinvolgente. <br /><br />Il baile flamenco ci coinvolge sempre, a volte per la potenza dei gesti, la difficoltà o la rapidità dei ritmi, ma ciò che ci tocca davvero è la presenza della persona, dell'essere umano che abbiamo davanti. Ovviamente se il pubblico è sensibile sarà più facile che capti l'intenzione, ma se ci rendiamo conto che ciò che facciamo sono dei regali verso gli altri, sapremo che la nostra impronta personale è ciò che lo spettatore si porterà a casa. Forse si porterà a casa qualcosa che gli fa capire di più se stesso. <br /><br />Certo è che se l'artista vuole soltanto il mio applauso, come spettatore torno a casa pensando che l'artista sia molto bravo, ma tutto finisce lì. Il flamenco invece produce una cambiamento nel pubblico. Un bravo artista lo sa che la sua impronta personale lascia un segno nel cuore degli spettatori. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza da tutta la vita, e di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e sono super appassionata di psicologia, pedagogia, neurologia, anatomia, il tutto applicato al flamenco e letto attraverso il flamenco. <br /><br />Sono una insengnate di baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza e i miei allievi non sono professionisti, anzi, amano ballare per se stessi, per passione e divertimento. <br /><br />Se sono consapevoli di quello che fanno, si portano a casa tutti i vantaggi del flamenco. <br />Se sono consapevole che mando un messaggio fuori di me, posso autostimare ciò che sono e sono consapevole che quel gesto è un regalo che...]]></itunes:summary><itunes:duration>1035</itunes:duration><itunes:keywords>baile,consapevolezza,danza,espressione,flamenco,impronta,messaggio,musica,ppresenza,regalo,sabina,todaro,traccia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f73f37b29758883ff189e0a48c721eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#119- La llave de oro del cante flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/119-la-llave-de-oro-del-cante-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--60617408</link><description><![CDATA[ La Llave de oro del cante flamenco è un riconoscimento particolare che è stato consegnato soltanto a 5 cantaores nella storia. <br />Non si sa chi lo abbia progettato e forse è il più antico premio flamenco. <br /><br />La storia del flamecno è costellata di cantaores bravissimi, ma soltanto 5 sono stati premiati con la LLave. In teoria sarebbe un premio legato alla diffusione dei valori tradizionali del cante, ma non è mai esistito un canone preciso per attribuirlo.<br /><br />La prima llave del cante è stata data a Tomas el Nitri, un cantaor gitano gaditano, del Puerto de Santa Maria, parente del famosissimo cantaor delle origini El Fillo. Era un personaggio molto nervoso, e probabilmente di sfogava cantando, quindi apportò molto alla siguiriya, che appunto per lui era un urlo. El Nitri era molto in disaccordo con l'operato del famosissimo Silverio Franconetti, il cantaor che professionalizzò per primo il cante, creando locali in cui ci si potesse esibire appunto professionalmente: i Cafés Cantantes. El Nitri non amava che il flamenco uscisse dall'ambito originario del cante gitano.<br /> <br />Probabilmente la chiave era copia della chiave del recinto dei tori dell'arena di Malaga, e la vediamo nell'unica immagine che esist del Nitri, che posa seduto, appunto con la chiave in mano. <br />Il premio gli fu consegnato forse nel 1868, forse a Malaga, o a Carmona o a Jeréz... la storia è avvolta dal mistero. E sembra probabile che gli sia stata data dai suoi stessi ammiratori,e non da una autorità. <br /><br />Nella storia del flamenco questa attribuzione di un riconoscimento ad un cantaor gitano è stata una maniera di sottolineare la maggiore valenza del cante gitano su quello payo. Diatriba che esiste ancora oggi, nonostante non si possa certo più parlare ufficialmente di questioni razziali nell'arte, per essere politically correct!<br /><br />El Nitri morì nel 1977, e la Llave de oro non venne attribuita a nessuno per quasi 50 anni. <br />Ti racconto come andò: la storia è interessante!<br /><br />Nel 1922 a Granada diverse autorità, capitanate dal Comune di Granada e da due illustri artisti, Federico Garcia Lorca e Manuel De Falla, poeta l'uno e musicista l'altro, ambedue molto appassionati al flamenco, istituirono un primo Concorso di cante jondo. L'appoggio musicale tecnico del flamenco fu richiesto a Manuel Torre e ad Antonio Chacon, due giganti del flamenco dell'epoca (e non solo!).<br /><br />Nel 1925 gli impresari che gestivano il teatro Pavon a Madrid decisero di cavalcare l'onda del successo del concorso di Granada e crearono la Copa Pavon, un concorso di cante flamenco al quale dsi presentarono cantaorres illustri dell'epoca: El Mochuelo, El  Niño Escacena, Pepe Marchena, El Cojo de Malaga, Manuel Vallejo. Manuel Vallejo vinse di gran lunga su tutti. Si può certamente riconoscere che sia stato uno dei migliori cantaores della storia del flamenco. Ha cantato benissimo qualsiasi cosa! Puoi cercare le sue registrazioni sul canale Flamendro della Sociedad Pizarras!<br /><br />L'anno successivo, nella seconda edizione il premio venne dato a Manuel Centeno, un cantaor sicuramente non di primo rilievo, per le sue saetas. Probabilmente questa scelta fu fatta per motivi politici. <br />Antonio Chacon, cantaor che aveva un potere molto forte riguardo alla ufficializzazione del flaemnco e alla sua relazione con le autorità pubbliche, capitanò un gruppo di altri artisti per ribellarsi contro questa scelta non flamenca, e decisero di insignire Manuel Vallejo di un premio importante. Qualcuno pensò alla Llave de oro. Nel 1926 Manuel Vallejo venne insignito del premio, per la gioia dei suoi ammiratori, del flamenco, ma anche degli impresari del teatro Pavon, dato che questo creò un gran fermeto e una grossa pubblicità verso il teatro. <br />Antonio Mairena, di cui ti parlerò fra qualche secondo, giudicò questa scelta dicendo che c'erano molti interessi politici e anche interessi personali di Manuel Torre e di Chacon, forse perché Vallejo non era gitano (e neanche Chacon!), mentre Mairena lo era ed era molto orgoglioso di esserlo, difendendo il cante gitano a spada tratta. In pratica mise in discussione l'autorità di Manuel Vallejo. <br /><br />Manuel Vallejo morì nel 1960 e gli organizzatori del Concorso Nazionale di Cordova decisero di fare una gara per attribuire la chiave ad un altro cantaor meritevole. Era il 1962. I partecipanti a questa gara furono nomi di enorme importanza: Fosforito, El Chocolate, Juan Varea, Pericón de Cádiz, Platero de Alcalá e Antonio Mairena. Antonio Mairena viene insignito del premio, non solo per i suoi cantes ma anche per il valore che aveva questo cantaor nella diffusione del cante e alla cultura del flamenco. Ne parleremo in un podcast dedicato, perché Antonio Mairena è un gigante della storia del flamenco. <br />Molti dissero che il concorso sia stato pilotato proprio per far vincere Antonio Mairena e dar valore alla sua posizione riguardo alla storia del flamecno, al modo di cantare, sostenendo quindi iil mairenismo, una corrente artistica nel flamenco che si basò sulle opinioni di Antonio come unica verità. Fino ad oggi la sua influenza nel cante è enorme. Cantaores cone Manolo Caracol o Pastora Pavon, la Niña de los Peines erano stati esclusi, nonostante la loro indiscutibile bravura.<br /><br />Antonio Mairena morì nel 1983, e da allora il premio non venne attribuito a nessuno fino al 2000, anno in cui si decide di destinarlo postumo a José Monge Cruz, Camaron de la Isla. N3el 2000 Camaron avrebbe compiuto 50 anni e la giunta della provincia di Cadice (Camaron era di San Fernando, in provincia di Cadice) volle dargli un riconoscimento, e venne quindi attribuita a lui la Llave de oro del cante, con consegna nelle mani de La Chispa, Dolores Montoya, la moglie del cantaor. <br />Questa attribuzione è stata molto criticata perché il cantaor era morto, e non era l'unico cantaor importante ad essere morto! Inoltre era un profondo conoscitore del cante tradizionale ma nella sua produzione artistica se ne distaccò a piacere! <br /><br />La Llave del cante successiva, l'ultima, venne attribuita nel 2005 a Antonio Fernandez Diaz Fosforito, cantaor cordobese, di Puente Genil, importante anche per l'impulso che ha dato allo sviluppo di alcuni palos, come la Bambera, la Solea Apola e lo Zangano, che è il fandango abandolao della sua città, Puente Genil, e ha sostenuto lo sviluppo del flamenco.E' un cantaor che ha messo in pace tutti! Il premio è stato attribuito a Fosforito dal Ministero della cultura e su suggerimento dell'associazione delle peñas de Andalucia. <br /><br />Un premio così importante,così legato alle tradizioni, attribuito in modo così discontinuo e con litigi e vantaggi personali, politici... è incredibile! D'altra parte il flamenco ha tanto a che fare con l'emozionalità ma anche con la politica ed il potere.<br /><br />Sono Sabina Todaro<br /><br />Rifletto sempre sulla storia del flamenco e rifletto molto su musica, storia, psicoogia, espressione, cutura... e lego tutto al flamenco. Questo è un podcast molto "storico", ma mi faccio comunque delle domande: come mai un premio tanto importante è stato attribuito in modo discontinuo, persino ad un cantante deceduto, escludendone tantissimi super importanti, da Enrique Morente a Antonio Chacon alla Niña de los Peines, a Manolo Caracol... E il criterio di attribuzione è assolutamente misterioso!<br /><br />E' chiaro che ad un certo punto, dato che Fosforito sta per per compiere 92 anni e non potrà mantenere il premio nelle sue mani ancora molto a lungo, il premio andrà attribuito a qualcun altro. <br />E io credo che la prossima artista potrebbe essere Carmen Linares, anche perché la Spagna, cheè stata per tatno tempo machista e maschilista, potrebbe così colmare l'ingiustizia di non aver attribuito il premio a nessuna donna finora e Carmen se lo meriterebbe pienamente. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60617408</guid><pubDate>Sat, 06 Jul 2024 10:34:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60617408/119_la_llave_de_oro_del_cante_flamenco.mp3" length="22377578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle> La Llave de oro del cante flamenco è un riconoscimento particolare che è stato consegnato soltanto a 5 cantaores nella storia. 
Non si sa chi lo abbia progettato e forse è il più antico premio flamenco. 

La storia del flamecno è costellata di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[ La Llave de oro del cante flamenco è un riconoscimento particolare che è stato consegnato soltanto a 5 cantaores nella storia. <br />Non si sa chi lo abbia progettato e forse è il più antico premio flamenco. <br /><br />La storia del flamecno è costellata di cantaores bravissimi, ma soltanto 5 sono stati premiati con la LLave. In teoria sarebbe un premio legato alla diffusione dei valori tradizionali del cante, ma non è mai esistito un canone preciso per attribuirlo.<br /><br />La prima llave del cante è stata data a Tomas el Nitri, un cantaor gitano gaditano, del Puerto de Santa Maria, parente del famosissimo cantaor delle origini El Fillo. Era un personaggio molto nervoso, e probabilmente di sfogava cantando, quindi apportò molto alla siguiriya, che appunto per lui era un urlo. El Nitri era molto in disaccordo con l'operato del famosissimo Silverio Franconetti, il cantaor che professionalizzò per primo il cante, creando locali in cui ci si potesse esibire appunto professionalmente: i Cafés Cantantes. El Nitri non amava che il flamenco uscisse dall'ambito originario del cante gitano.<br /> <br />Probabilmente la chiave era copia della chiave del recinto dei tori dell'arena di Malaga, e la vediamo nell'unica immagine che esist del Nitri, che posa seduto, appunto con la chiave in mano. <br />Il premio gli fu consegnato forse nel 1868, forse a Malaga, o a Carmona o a Jeréz... la storia è avvolta dal mistero. E sembra probabile che gli sia stata data dai suoi stessi ammiratori,e non da una autorità. <br /><br />Nella storia del flamenco questa attribuzione di un riconoscimento ad un cantaor gitano è stata una maniera di sottolineare la maggiore valenza del cante gitano su quello payo. Diatriba che esiste ancora oggi, nonostante non si possa certo più parlare ufficialmente di questioni razziali nell'arte, per essere politically correct!<br /><br />El Nitri morì nel 1977, e la Llave de oro non venne attribuita a nessuno per quasi 50 anni. <br />Ti racconto come andò: la storia è interessante!<br /><br />Nel 1922 a Granada diverse autorità, capitanate dal Comune di Granada e da due illustri artisti, Federico Garcia Lorca e Manuel De Falla, poeta l'uno e musicista l'altro, ambedue molto appassionati al flamenco, istituirono un primo Concorso di cante jondo. L'appoggio musicale tecnico del flamenco fu richiesto a Manuel Torre e ad Antonio Chacon, due giganti del flamenco dell'epoca (e non solo!).<br /><br />Nel 1925 gli impresari che gestivano il teatro Pavon a Madrid decisero di cavalcare l'onda del successo del concorso di Granada e crearono la Copa Pavon, un concorso di cante flamenco al quale dsi presentarono cantaorres illustri dell'epoca: El Mochuelo, El  Niño Escacena, Pepe Marchena, El Cojo de Malaga, Manuel Vallejo. Manuel Vallejo vinse di gran lunga su tutti. Si può certamente riconoscere che sia stato uno dei migliori cantaores della storia del flamenco. Ha cantato benissimo qualsiasi cosa! Puoi cercare le sue registrazioni sul canale Flamendro della Sociedad Pizarras!<br /><br />L'anno successivo, nella seconda edizione il premio venne dato a Manuel Centeno, un cantaor sicuramente non di primo rilievo, per le sue saetas. Probabilmente questa scelta fu fatta per motivi politici. <br />Antonio Chacon, cantaor che aveva un potere molto forte riguardo alla ufficializzazione del flaemnco e alla sua relazione con le autorità pubbliche, capitanò un gruppo di altri artisti per ribellarsi contro questa scelta non flamenca, e decisero di insignire Manuel Vallejo di un premio importante. Qualcuno pensò alla Llave de oro. Nel 1926 Manuel Vallejo venne insignito del premio, per la gioia dei suoi ammiratori, del flamenco, ma anche degli impresari del teatro Pavon, dato che questo creò un gran fermeto e una grossa pubblicità verso il teatro. <br />Antonio Mairena, di cui ti parlerò fra qualche secondo, giudicò questa scelta dicendo che c'erano molti interessi politici e anche interessi personali di Manuel Torre e di Chacon, forse...]]></itunes:summary><itunes:duration>1399</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,camaron,cante,cultura,flamenco,fosforito,llave,mairena,nitri,premio,sabina,todaro,vallejo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dec8f22f6d173ca7eea8f97a6e2ed2a1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#118- La catarsi e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/118-la-catarsi-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--60167618</link><description><![CDATA[Parlando di catarsi e flamenco dobbiamo partire dalla tragedia greca, che si svolgeva nell'ambito delle feste per i riti Dionisiaci, e non era solo un genere teatrale, ma un viaggio emotivo che riproduceva l’esperienza estatica dei rituali dionisiaci. Immediatamente è evidente il parallelo con il duende!<br />Attraverso l’estasi, gli spettatori venivano trasportati oltre la loro realtà quotidiana, in uno stato di alienazione e trasfigurazione.<br /><br />Filosofi come Socrate e Platone e Aristotele hanno analizzato la catarsi della tragedia greca come liberazione dai mali interiori e apertura alla saggezza. <br /><br />Nietzsche afferma che le emozioni legate ai riti dionisiaci con la loro forza vitale caotica, legata a musica e danza, si intensificano, per poi purificarsi attraverso la potenza della musica e  della danza. <br /><br />Le passioni e le emozioni evocate dalla tragedia greca sono potenti, ma non nascono da eventi reali. Sono il risultato di una situazione intensa, ma immaginaria, che stimola paura ed empatia, permettendo agli spettatori di vivere e purificare sentimenti altrimenti inespressi. Anche il flamenco racconta di storie collettive, condivise, e non ha mai l’intenzione di sottolineare i fatti ma soprattutto di evocare le emozioni umane ad essi legate. <br /><br />Nella tragedia si usavano grandi maschere, che amplificavano le voci e anche le emozioni e servivano da metafora dell’irrazionalità e della passione. Permettevano agli attori di incarnare pienamente i loro personaggi, anche quelli femminili (gli attori erano sempre uomini), trasmettendo al pubblico la potenza delle storie raccontate. <br /><br />Il flamenco, è un’espressione artistica che, proprio come la tragedia greca, permette una catarsi emotiva. Attraverso la musica e la danza, il flamenco invita a un viaggio interiore, dove le emozioni più profonde vengono liberate e trasformate in arte. Con un rinnovamento emotivo che genera una grande e sana gioia di vivere.<br /><br />In sintesi, il concetto di catarsi è evoluto da una pratica di purificazione fisica e spirituale a un processo di liberazione emotiva e cognitiva, fino a diventare un elemento chiave nell’esperienza estetica dell’arte, in particolare nella tragedia greca. Questa evoluzione riflette la ricerca continua dell’uomo di comprendere e trasformare le proprie emozioni e passioni attraverso vari mezzi culturali e artistici. <br /> <br />Sono Sabuina Todaro, mi occupo di Flamenco e danze e musiche del mondo Arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Studio danza da tutta la vita e nella mia formazione ho studiato psicologia, pedagogia e neuroscienze, e vedo il valore catartico del flamenco nell'espressione di una gamma incredibile di emozioni che coinvolgono profondamente il pubblico che non è mai spettatore distratto ma parte attiva che collabora profondamente alla performance, e l'effetto catartico e rituale viene anche amplificato dalla presenza del ritmo. Questo conferisce al flamenco un valore ancor più terapeutico che sfocia nella gioia di vivere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60167618</guid><pubDate>Sat, 25 May 2024 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60167618/118_la_catarsi_la_tragedia_greca_e_il_flamenco.mp3" length="18048775" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Parlando di catarsi e flamenco dobbiamo partire dalla tragedia greca, che si svolgeva nell'ambito delle feste per i riti Dionisiaci, e non era solo un genere teatrale, ma un viaggio emotivo che riproduceva l’esperienza estatica dei rituali dionisiaci....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parlando di catarsi e flamenco dobbiamo partire dalla tragedia greca, che si svolgeva nell'ambito delle feste per i riti Dionisiaci, e non era solo un genere teatrale, ma un viaggio emotivo che riproduceva l’esperienza estatica dei rituali dionisiaci. Immediatamente è evidente il parallelo con il duende!<br />Attraverso l’estasi, gli spettatori venivano trasportati oltre la loro realtà quotidiana, in uno stato di alienazione e trasfigurazione.<br /><br />Filosofi come Socrate e Platone e Aristotele hanno analizzato la catarsi della tragedia greca come liberazione dai mali interiori e apertura alla saggezza. <br /><br />Nietzsche afferma che le emozioni legate ai riti dionisiaci con la loro forza vitale caotica, legata a musica e danza, si intensificano, per poi purificarsi attraverso la potenza della musica e  della danza. <br /><br />Le passioni e le emozioni evocate dalla tragedia greca sono potenti, ma non nascono da eventi reali. Sono il risultato di una situazione intensa, ma immaginaria, che stimola paura ed empatia, permettendo agli spettatori di vivere e purificare sentimenti altrimenti inespressi. Anche il flamenco racconta di storie collettive, condivise, e non ha mai l’intenzione di sottolineare i fatti ma soprattutto di evocare le emozioni umane ad essi legate. <br /><br />Nella tragedia si usavano grandi maschere, che amplificavano le voci e anche le emozioni e servivano da metafora dell’irrazionalità e della passione. Permettevano agli attori di incarnare pienamente i loro personaggi, anche quelli femminili (gli attori erano sempre uomini), trasmettendo al pubblico la potenza delle storie raccontate. <br /><br />Il flamenco, è un’espressione artistica che, proprio come la tragedia greca, permette una catarsi emotiva. Attraverso la musica e la danza, il flamenco invita a un viaggio interiore, dove le emozioni più profonde vengono liberate e trasformate in arte. Con un rinnovamento emotivo che genera una grande e sana gioia di vivere.<br /><br />In sintesi, il concetto di catarsi è evoluto da una pratica di purificazione fisica e spirituale a un processo di liberazione emotiva e cognitiva, fino a diventare un elemento chiave nell’esperienza estetica dell’arte, in particolare nella tragedia greca. Questa evoluzione riflette la ricerca continua dell’uomo di comprendere e trasformare le proprie emozioni e passioni attraverso vari mezzi culturali e artistici. <br /> <br />Sono Sabuina Todaro, mi occupo di Flamenco e danze e musiche del mondo Arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Studio danza da tutta la vita e nella mia formazione ho studiato psicologia, pedagogia e neuroscienze, e vedo il valore catartico del flamenco nell'espressione di una gamma incredibile di emozioni che coinvolgono profondamente il pubblico che non è mai spettatore distratto ma parte attiva che collabora profondamente alla performance, e l'effetto catartico e rituale viene anche amplificato dalla presenza del ritmo. Questo conferisce al flamenco un valore ancor più terapeutico che sfocia nella gioia di vivere.]]></itunes:summary><itunes:duration>1128</itunes:duration><itunes:keywords>archetipi,aristotele,baile,catarsi,cultura,duende,espressione,estasi,flamenco,goethe,musica,nietzsche,sabina,storia,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/20e2c98b65a9811c65a5ba17e0d86685.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#117- La pedagogia del flamenco metodo Todaro - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/117-la-pedagogia-del-flamenco-metodo-todaro-flamenco-chiavi-in-mano--60057449</link><description><![CDATA[Dedico questo podcast al mio modo di insegnare il flamenco, baile e cultura. <br />Ho ideato un metodo rivoluzionario, diverso da tutto ciò che avevo visto nella mia formazione. Ho cercato un metodo nuovo perché solitamente si insegna in modo standard, al quale ogni allievo si deve adeguare a prescindere dalle sue qualità, caratteristiche, inclinazioni. Ho vissuto in prima persona il disagio di avere un corpo molto lasso e molto mobile, e dover studiare danza con un metodo che non si interessava minimamente alle mie difficoltà, ma solo alle doti "acrobatiche" che il mio corpo così mobile poteva avere, e delle quali potevano beneficiare i miei insegnanti una volta messa su un palcoscenico.<br /><br />Il corpo si è evoluto in modo da poter sopravvivere efficacemente durante migliaia di anni di evoluzione. Per sopravvivere ci sono voluti meccanismo di recupero dell'equilibrio, di lotta o fuga, che funzionino nel modo più automatico ed efficace possibile. <br />Le possibilità di movimento delle articolazioni non sono infinite, e conoscendo il corpo si può imparare ad usarlo nel modo più efficace, che è quello con il quale è costruito. <br /><br />Nella sede in cui insegno, infatti, alle pareti ci sono appese la mappa delle ossa, dei muscoli e del sistema nervoso, non foto di danza. <br />Se devo ballare devo avere idea di cosa sto effettivamente facendo! Ad esempio, a chi balla flamenco sviene insegnato che si devono "girare i polsi", ma il polso può soltanto flettersi dorsalmente e ventralmente e inclinarsi un po' lateralmente. Le torsioni sono opera degli avambracci, non dei polsi! Con un sistema tradizionale, impara una persona su dieci, con il mio sistema su dieci persone, dieci persone ballano. <br /><br />Nelle lezioni quindi uso il sistema "Anatomia in Pratica": conoscere il corpo nella pratica, per poterlo usare al meglio.<br /><br />Nelle lezioni uso moltissimo l'ascolto del corpo: la sensibilità cinestetica (la capacità di sentire il flusso del movimento) e la sensibilità propriocettiva (la capacità di sentire dove sono e cosa fanno ossa, muscoli, tendini, legamenti e capsule articolari). Se non sento cosa faccio, come farò a fare quello che voglio?<br /><br />Il corpo non fa ciò che vediamo ma fa ciò che sappiamo. Se conosci un po' le neuroscienze, lo sai! Se non conosco una possibilità del mio corpo, la eviterò e non riuscirò neanche a vederla su un altro corpo. Quanto più conosco del mio corpo per esperienza, tanto meglio mi muovo. <br />Nella società occidentale si conosce il corpo solo attraverso il dolore: so di avere dei piedi quando mi fanno male!<br /><br />Uso anche una parte di ciò che si fa con il metodo Feldenkrais (conoscersi attraverso il movimento): porre attenzione a cosa succede in una parte del corpo quando se ne muove un'altra. Se sposto il peso da un piede all'altro, sento che il bacino risponde, e anche il torace, il collo, le spalle, l'intera struttura. <br />In questo senso è fondamentale nella mia pedagogia comprendere una parte di neurologia, e usare quindi l'approccio neuroscientifico, mettendo a confronto diverse scienze (neurologia, anatomia, psicologia, comunicazione, espressione...) per affrontare lo studio del movimento in modo molto più efficace. In questo modo la velocità di apprendimento è incredibile. Mi sono sempre basata sul sentire, sull'espressione, e d'altra parte queste sono le cose su cui ho centrato i miei studi universitari: ho studiato psicomotricità e sono cresciuta in una casa in cui i libri di scienze erano molto presenti. Mia madre bìologa, mio padre farmacista, mia sorella e il mio ex marito medici... sono cresciuta in questo ambiente!<br /><br />Il cervello e il sistema nervoso periferico determinano che ci muoviamo come ci muoviamo! E sarebbe sciocco non sfruttare questi meccanismi, perché funzionano benissimo, anche in campi imprevedibili: se gli allievi non capiscono un ritmo, mi basta spostarmi nello spazio e obbligarli a guardare in una direzione diversa per sbloccare il meccanismo di comprensione del ritmo, proprio spostando gli occhi. <br /><br />Ogni persona ha in dotazione un corpo unico, diverso da ogni altro e l'epigenetica influenza ancora di più questa incredibile individuazione, sviluppandoci in maniera molto personalizzata nel corso della vita. L'epigenetica è un insieme di stimoli ed esperienze che fanno si' che la genetica si esprima o non si esprima.  Due gemelli bambini si somigliano molto di più di quanto si somiglieranno a 40 anni! Il corpo si adatta alla vita che si fa, alle esperienze, al punto di vista sulla vita. La distribuzione delle masse corporee, delle rughe, della postura ecc sono personalissime. <br /><br />Un altro aspetto che coltivo moltissimo nelle lezioni è l'intuizione, la capacità di capire istintivamente cosa dobbiamo fare, come comportarci. Il flamenco non è nato da una scuola, ma da un istinto, e si può imparare a "sentire" quando entrare con un suono o un movimento sulla musica. Gli andalusi lo hanno sempre fatto in modo naturale. Perché non fare lo stesso?<br /><br />L'espressività è un'altra base forte della mia pedagogia: se ballo in modo meccanico, non ballo mai. L'esercizio meccanico non è danza! Uso molti esercizi a coppie, in gruppo, basati sui gesti naturali, sull'intenzione, cosa che ci porta ad avere le idee più chiare su cosa si sta facendo. Se sto ballando flamenco e faccio dei bei movimenti formali e non sono presente, non sento, non esprimo nulla...  non ballo flamenco!<br />Tutti gli aspetti del nostro essere sono importanti e crescono tutti insieme. Non devo imparare prima la forma e poi rivestirla di un contenuto. Il movimento nasce dal sentire, dal fare movimenti vivi, veri, animando lo sguardo, l'intenzione. La totalità del mio essere deve esprimere il movimento al 100%. Ci si lavora evitando la vergogna, giocando come bambini, si gioca alla ricerca delle possibilità dell'espressione, e si vivono le emozioni.<br /><br />Ovviamnete se la muscolatura è molle o troppo rigida (ad esempio per chi va in palestra per crearsi una muscolatura estetica, ma non funzionale), il movimento non funziona. Il corpo va quindi allenato in modo da renderlo centrato, allineato, rinforzato, allungato. Si lavora tanto su ciò che nel metodo Pilates viene chiamato "la casa del potere, power house": parte alta delle cosce, pavimento pelvico, glutei, addominali. Un vero nucleo di forza che permette di far funzionare meglio tutto il resto. Non serve soltanto andare in palestra ad allenare i muscoli "uno per uno", ma serve lavorare i muscoli in catena fra loro e soprattutto nella diamica, non nella statica. Per ballare devo fare qualcosa che mi porti sempre nel flusso di un movimento espressivo, naturale ed espressivo. <br /><br />Natura non significa abitudine, perché se la mia postura è sempre contratta, storta per adattarsi al computer, questo non significa che sia naturale, ma solo che è la mia abitudine!<br />Lavoro quindi sulle catene muscolari, nella logica dell'economia del movimento e della ricerca continua dell'equilibrio, e della funzionalità. Se muovo la parte bassa del mio corpo, mi accorgerò che la parte alta di me si muove in risposta. La coordinazione, il controllo del corpo che noi ballerini crediamo tanto importante è una invenzione intellettuale sul corpo, e pretendiamo di sovrapporre il controllo all'organizzazione naturale del movimento. Alcune funzioni del corpo non sono controllabili con la volontà razionale, non abbiamo proprio i neuroni per farlo!<br /><br /><br />Se faccio esercizi meccanici creo un ammaestramento finto e non spontaneo, che mi spinge a nascondere quello che sono e quello che sento. Il flamenco non ha una forma, ma è un contenuto che diventa forma. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza da tutta la vita, da quando avevo 5 anni, studio flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br />Dedico alla danza la grandissima maggioranza delle mie energie perché amo aiutare gli altri a danzare.<br />La cosa che mi fa più felice è quando vedo un mio allievo esprimersi in modo personale ballando, e farlo in modo vivo, vero. Tirando fuori la sua arte, che significa fare una cosa in modo molto proprio, non tecnico ma unico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60057449</guid><pubDate>Fri, 17 May 2024 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60057449/117_la_pedagogia_del_flamenco_metodo_todaro.mp3" length="29763753" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Dedico questo podcast al mio modo di insegnare il flamenco, baile e cultura. 
Ho ideato un metodo rivoluzionario, diverso da tutto ciò che avevo visto nella mia formazione. Ho cercato un metodo nuovo perché solitamente si insegna in modo standard, al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dedico questo podcast al mio modo di insegnare il flamenco, baile e cultura. <br />Ho ideato un metodo rivoluzionario, diverso da tutto ciò che avevo visto nella mia formazione. Ho cercato un metodo nuovo perché solitamente si insegna in modo standard, al quale ogni allievo si deve adeguare a prescindere dalle sue qualità, caratteristiche, inclinazioni. Ho vissuto in prima persona il disagio di avere un corpo molto lasso e molto mobile, e dover studiare danza con un metodo che non si interessava minimamente alle mie difficoltà, ma solo alle doti "acrobatiche" che il mio corpo così mobile poteva avere, e delle quali potevano beneficiare i miei insegnanti una volta messa su un palcoscenico.<br /><br />Il corpo si è evoluto in modo da poter sopravvivere efficacemente durante migliaia di anni di evoluzione. Per sopravvivere ci sono voluti meccanismo di recupero dell'equilibrio, di lotta o fuga, che funzionino nel modo più automatico ed efficace possibile. <br />Le possibilità di movimento delle articolazioni non sono infinite, e conoscendo il corpo si può imparare ad usarlo nel modo più efficace, che è quello con il quale è costruito. <br /><br />Nella sede in cui insegno, infatti, alle pareti ci sono appese la mappa delle ossa, dei muscoli e del sistema nervoso, non foto di danza. <br />Se devo ballare devo avere idea di cosa sto effettivamente facendo! Ad esempio, a chi balla flamenco sviene insegnato che si devono "girare i polsi", ma il polso può soltanto flettersi dorsalmente e ventralmente e inclinarsi un po' lateralmente. Le torsioni sono opera degli avambracci, non dei polsi! Con un sistema tradizionale, impara una persona su dieci, con il mio sistema su dieci persone, dieci persone ballano. <br /><br />Nelle lezioni quindi uso il sistema "Anatomia in Pratica": conoscere il corpo nella pratica, per poterlo usare al meglio.<br /><br />Nelle lezioni uso moltissimo l'ascolto del corpo: la sensibilità cinestetica (la capacità di sentire il flusso del movimento) e la sensibilità propriocettiva (la capacità di sentire dove sono e cosa fanno ossa, muscoli, tendini, legamenti e capsule articolari). Se non sento cosa faccio, come farò a fare quello che voglio?<br /><br />Il corpo non fa ciò che vediamo ma fa ciò che sappiamo. Se conosci un po' le neuroscienze, lo sai! Se non conosco una possibilità del mio corpo, la eviterò e non riuscirò neanche a vederla su un altro corpo. Quanto più conosco del mio corpo per esperienza, tanto meglio mi muovo. <br />Nella società occidentale si conosce il corpo solo attraverso il dolore: so di avere dei piedi quando mi fanno male!<br /><br />Uso anche una parte di ciò che si fa con il metodo Feldenkrais (conoscersi attraverso il movimento): porre attenzione a cosa succede in una parte del corpo quando se ne muove un'altra. Se sposto il peso da un piede all'altro, sento che il bacino risponde, e anche il torace, il collo, le spalle, l'intera struttura. <br />In questo senso è fondamentale nella mia pedagogia comprendere una parte di neurologia, e usare quindi l'approccio neuroscientifico, mettendo a confronto diverse scienze (neurologia, anatomia, psicologia, comunicazione, espressione...) per affrontare lo studio del movimento in modo molto più efficace. In questo modo la velocità di apprendimento è incredibile. Mi sono sempre basata sul sentire, sull'espressione, e d'altra parte queste sono le cose su cui ho centrato i miei studi universitari: ho studiato psicomotricità e sono cresciuta in una casa in cui i libri di scienze erano molto presenti. Mia madre bìologa, mio padre farmacista, mia sorella e il mio ex marito medici... sono cresciuta in questo ambiente!<br /><br />Il cervello e il sistema nervoso periferico determinano che ci muoviamo come ci muoviamo! E sarebbe sciocco non sfruttare questi meccanismi, perché funzionano benissimo, anche in campi imprevedibili: se gli allievi non capiscono un ritmo, mi basta spostarmi nello spazio e obbligarli a guardare in una direzione diversa per...]]></itunes:summary><itunes:duration>1861</itunes:duration><itunes:keywords>anatomia,baile,catene,comunicazione,corpo,efficacia,espressione,feldenkrais,flamenco,intuizione,metodo,muscolari,neurologia,neuroscienze,pedagogia,pilates,psicologia,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e35cb5c9894ec067e5a1b268c51b0fc4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#116- Come viene insegnato il Baile Flamenco? - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/116-come-viene-insegnato-il-baile-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--59808176</link><description><![CDATA[Come viene insegnato il Baile Flamenco?<br />Si può dire che ogni insegnante lavora a modo suo, e ha finalità e modalità diverse. <br /><br />Dall'inizio dell'insegnamento del baile si è lavorato sull'apprendimento di sequenze coreografiche, che venivano imparate a memoria e ripetute. Evidente,ente imparare così non crea una buona postura, fluidità di movimento, e neppure equilibrio fra i due lati del corpo, perché in una coreografia i passi non vengono fatti ugualmente con il lato destro e con il sinistro del corpo. <br /><br />Si creavano nelle scuole dei veri e propri repertori coreografici, che venivano ripetuti in modo sempre uguale negli anni, e attraverso questo bagaglio o, come dicono "materiale", i danzatori costruivano le loro capaacità. <br /><br />Una figura importantissima della pedagogia del baile flamenco è stata Maria Magdalena, la prima persona che abbia immaginato di creare una pedagogia del flamenco. Ebbe una intuizione forte a riguardo. Nella mitica sede storica della famosissima scuola di flamenco Amor De Dios, Maria Magdalena aveva decine e decine di allievi stipati in pochissimo spazio, sudati e stravolti, attentissimi ai suoi esercizi. <br />Volle trovare le chiavi del baile per dare una formazione di tipo professionale ai suoi allievi. Aveva una base molto solida di danza classica e scuola bolera e con questa formazione cercò di trovare le chiavi della pedagogia del flamenco. Le sue lezioni erano faticose, difficili e durissime. Lavorava molto sul controllo del corpo. Ogni giorno faceva un'ora di lezione di tecnica e una di coreografia. Faceva un'ora di soli giri, una di soli ritmi di piedi, una di sole braccia, una di sole nacchere. Era molto attenta alla precisione delle posizioni statiche, alla pulizia del movimento. Il corpo veniva maltrattato da un punto di vista anatomico. E tutto veniva fatto con una grandissima forza.<br /><br />Era una donna piccolina, rotondetta, e molto decisa. Si doveva fare come diceva lei. Le articolazioni dovevano essere usate al massimo delle possibilità, ai limiti del mal di schiena e della tendinite. <br /><br />Educò generazioni di bailaores e studiosi del flamenco di tutto il mondo. Voleva che tutto fosse controllato, tenuto, che il corpo fosse usato al massimo delle sue possibilità. Negli anni '80 e '90 chi studiava flamenco andava a Madrid a studiare da lei, quindi il suo format pedagogico è stato innegabilmente il più importante e il più diffuso al mondo. I suoi esercizi per i polsi, con rotazioni e flessioni a pugno chiuso, i suoi esercizi ritmici in sequenza (tablas) sono conosciuti da tutti, anche da chi non ha neppure mai sentito il suo nome. Il suo metodo è innegabile, indiscutibile. Ha creato delle regole!<br />La possiamo vedere in azione nel film di Carlos Saura del 1983, "Carmen Story" in cui interpreta se stessa, e su Youtube trovi un video in cui Maria Magdalena insegna a suonare le nacchere. <br />Ci sono state tantissime persone che si sono trasferite a Madrid per poter studiare ogni giorno con lei. <br /><br />Migliaia di persone hanno studiato con lei e sfruttano nell'insegnamento il suo metodo, ma se cerchi informazioni su di lei on line.... trovi solo un articolo che ho scritto io. Forse le persone dimenticano di ringraziare i propri maestri. <br />Studiare con lei mi ha insegnato tantissimo sul baile, anche se la sua visione della danza era diametralmente opposta alla mia!<br /><br />Negli ultimi 30 anni moltissimi ballerini hanno cominciato ad inserire esercizi di altro tipo nelle classi di flamenco, spostare le spalle, la testa, il torace, il bacino.. tutto dall'alto verso il basso (cosa che è neurologicamente scorretta, chi mi conosce lo sa, perché le catene muscolari lavorano dal basso verso l'alto).  E poi decine, centianaia, migliaia di ripetizioni, finalizzate a migliorare il movimento. Ma se il movimento è sbagliato e lo ripeto un milione di volte resta sbagliato! Se coosì non fosse, io non avrei la R moscia: la ripeto migliaia di volte al giorno da tutta la vita, ma il movimento della mia lingua è sempre sbagliato e la r continua ad essere moscia. <br /><br />Molti bailaores hanno capito che non si può lavorare solo sulla forma ma sul sentire e sull'espressione. <br />Un pioniere di questo lavoro è stato El Torombo, bailaor sivigliano, cresciuto fra i gitani del quartiere de Las Tres Mil. Gia negli anni '90 era considerato a Siviglia un passaggio obbligato per lo studio della Buleria, ma metteva un punto di vista interessante su tutto: ricordo le sue lezioni di Alegrias, in cui ti diceva che dovevi prima immergerti nell'ascolto del cante e poi, una volta bevuto il cante, potevi muoverti. El Torombo oggi è diventto uno Youtuber, anzi, un influencer, con una sua filosofia sulla vita molto particolare. Parecchio istrionico, molto affascinante, coinvolge allievi in tutto il mondo. <br /><br />Altro nome fondamentale da fare è quello di Antonio Canales, che non ha una scuola sua ma tiene parecchi stages in Spagna e nel mondo. Da sempre Antonio aveva l'abitudie di premiare la personalità nel baile. Ho studiato tanto con lui, e posso testimoniare che il suo messaggio era già dagli anni '90 "sii te stesso ed esprimilo nel baile". E oggi il suo messaggio viaggia sui social ed è rimasto questo. <br /><br />Un altro bailaor importante in questo senso è Juan Paredes. Con le spalle coperte da una solidissima esperienza da bailaor, Juan sta facendo un'opera di diffusione del baile nella sua dimensione sociale, culturale, di senso del gruppo, di emozione condivisa. Fa lezione con tantissime persone che non sono ballerini, ma gente comune. Ritiene che il baile flamenco abbia molto da dire su di noi. Anche le emozioni negative sono un modo che le prsone possono avere per parlare di sé. Fa una cosa che io amo moltissimo, che è non contare i tempi della frase ritmica, ma cerca di far entrare gli allievi nel ritmo in modo intuitivo e naturale. Per me è questa una battaglia importante che può cambiare il corso della pedagogia del flamenco.<br /><br />Un'altra maestra che fa un lavoro interessante oggi è La Lupi. Invita gli allievi a riflettere sulla storia del flamenco, su come si ballasse anticamente, e cerca di tirare fuori dagli allievi ciò che essi sono, attraverso esercizi di improvvisazione, spiegazioni ecc. E vuole davvero che gli allievi sentano e capiscano, più che copiare e incollare. Anche se li vede per un paio di giorni soltanto!<br /><br />Un'altra maestra che fa questo lavoro è Carmen Ledesma, portatrice di una trasdizione molto legata al contenuto e non alla forma. Il suo messaggio è che i passi non devono essere copiati, ma  interiorizzati e addirittura creati. <br /><br />Molti altri insengnanti stanno lavorando sul tirar fuori se stessi, e sull'espressione. <br />Così, se vai in una scuola di baile flamenco e ti fanno solo fare delle coreografie, magari considera di cambiare scuola...<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavor bellissimo sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Ho fatto tantissima strada sull'insegnamento del baile flamenco. E le mie conclusioni sono che la danza copia e incolla non è danza. Allora, provocatoriamente, dico che sarebbe più utile andare in palestra, "così eliminiamo anche la cellulite, che magari non abbiamo"! Se devo ballare devo tirar fuori me stessa, altrimenti ciò che ho dentro non esce e se non esce potrebbe anche farmi del male. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59808176</guid><pubDate>Sat, 04 May 2024 13:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59808176/116_come_viene_insegnato_il_baile_flamenco.mp3" length="21715531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Come viene insegnato il Baile Flamenco?
Si può dire che ogni insegnante lavora a modo suo, e ha finalità e modalità diverse. 

Dall'inizio dell'insegnamento del baile si è lavorato sull'apprendimento di sequenze coreografiche, che venivano imparate a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come viene insegnato il Baile Flamenco?<br />Si può dire che ogni insegnante lavora a modo suo, e ha finalità e modalità diverse. <br /><br />Dall'inizio dell'insegnamento del baile si è lavorato sull'apprendimento di sequenze coreografiche, che venivano imparate a memoria e ripetute. Evidente,ente imparare così non crea una buona postura, fluidità di movimento, e neppure equilibrio fra i due lati del corpo, perché in una coreografia i passi non vengono fatti ugualmente con il lato destro e con il sinistro del corpo. <br /><br />Si creavano nelle scuole dei veri e propri repertori coreografici, che venivano ripetuti in modo sempre uguale negli anni, e attraverso questo bagaglio o, come dicono "materiale", i danzatori costruivano le loro capaacità. <br /><br />Una figura importantissima della pedagogia del baile flamenco è stata Maria Magdalena, la prima persona che abbia immaginato di creare una pedagogia del flamenco. Ebbe una intuizione forte a riguardo. Nella mitica sede storica della famosissima scuola di flamenco Amor De Dios, Maria Magdalena aveva decine e decine di allievi stipati in pochissimo spazio, sudati e stravolti, attentissimi ai suoi esercizi. <br />Volle trovare le chiavi del baile per dare una formazione di tipo professionale ai suoi allievi. Aveva una base molto solida di danza classica e scuola bolera e con questa formazione cercò di trovare le chiavi della pedagogia del flamenco. Le sue lezioni erano faticose, difficili e durissime. Lavorava molto sul controllo del corpo. Ogni giorno faceva un'ora di lezione di tecnica e una di coreografia. Faceva un'ora di soli giri, una di soli ritmi di piedi, una di sole braccia, una di sole nacchere. Era molto attenta alla precisione delle posizioni statiche, alla pulizia del movimento. Il corpo veniva maltrattato da un punto di vista anatomico. E tutto veniva fatto con una grandissima forza.<br /><br />Era una donna piccolina, rotondetta, e molto decisa. Si doveva fare come diceva lei. Le articolazioni dovevano essere usate al massimo delle possibilità, ai limiti del mal di schiena e della tendinite. <br /><br />Educò generazioni di bailaores e studiosi del flamenco di tutto il mondo. Voleva che tutto fosse controllato, tenuto, che il corpo fosse usato al massimo delle sue possibilità. Negli anni '80 e '90 chi studiava flamenco andava a Madrid a studiare da lei, quindi il suo format pedagogico è stato innegabilmente il più importante e il più diffuso al mondo. I suoi esercizi per i polsi, con rotazioni e flessioni a pugno chiuso, i suoi esercizi ritmici in sequenza (tablas) sono conosciuti da tutti, anche da chi non ha neppure mai sentito il suo nome. Il suo metodo è innegabile, indiscutibile. Ha creato delle regole!<br />La possiamo vedere in azione nel film di Carlos Saura del 1983, "Carmen Story" in cui interpreta se stessa, e su Youtube trovi un video in cui Maria Magdalena insegna a suonare le nacchere. <br />Ci sono state tantissime persone che si sono trasferite a Madrid per poter studiare ogni giorno con lei. <br /><br />Migliaia di persone hanno studiato con lei e sfruttano nell'insegnamento il suo metodo, ma se cerchi informazioni su di lei on line.... trovi solo un articolo che ho scritto io. Forse le persone dimenticano di ringraziare i propri maestri. <br />Studiare con lei mi ha insegnato tantissimo sul baile, anche se la sua visione della danza era diametralmente opposta alla mia!<br /><br />Negli ultimi 30 anni moltissimi ballerini hanno cominciato ad inserire esercizi di altro tipo nelle classi di flamenco, spostare le spalle, la testa, il torace, il bacino.. tutto dall'alto verso il basso (cosa che è neurologicamente scorretta, chi mi conosce lo sa, perché le catene muscolari lavorano dal basso verso l'alto).  E poi decine, centianaia, migliaia di ripetizioni, finalizzate a migliorare il movimento. Ma se il movimento è sbagliato e lo ripeto un milione di volte resta sbagliato! Se coosì non fosse, io non avrei la R moscia: la ripeto migliaia di...]]></itunes:summary><itunes:duration>1358</itunes:duration><itunes:keywords>antonio,baile,canales,carmen,espressione,flamenco,juan,ledesma,lupi,magdalena,maria,paredes,sabina,sentire,storia,todaro,unicità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00824e9a30165701dece13041114cd23.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#115- Riflessioni sulla pedagogia del flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/115-riflessioni-sulla-pedagogia-del-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--59262042</link><description><![CDATA[Riflettiamo sulla pedagogia del flamenco.<br />Facendo una ricerca su una Intelligenza artificiale in italiano sulla pedagogia del flamenco, l'unica risposta che ho trovato era... di contattare me! Ho quindi ripetuto la richiesta in spagnolo e per fortuna ci sono notizie migliori!<br />FIno a pochi anni fa per avere una formazione professionale in un conservatorio, di chitarra flamenca, bisognava andare a Rotterdam. Sembra assurdo ma in relatà spesso le istituzioni non danno valore a ciò che hanno "dentro casa". Il flamenco è stato vittima del franchismo che lo ha emarginato come qualcosa di legato solo alla cultura gitana... però Franco è morto nel 1975 e ci sono voluti 40 anni affinché lo stato Spagnolo promulgasse la Ley organica de la Educacion, nel 2006, che ammise finalmente il flamenco come corso di studi di conservatorio in Spagna. <br /><br />Molto spesso l'insegnamento delle forme d'arte non riguarda la pedagogia, ma soltanto gli aspetti pratici, tecnici. Difficilmentei fa caso alla crescita dell'allievo, alla sua espressione. E' un po' come quando allascuola media si studiava matematica solo per passare l'esame. Avevamo 12 anni allora, ma anche da aulti è facile persare che dobbiamo fare le cose "bene", essere sicuri e precisi. Però se ci esercitiamo all'infinito efacciamo qualcosa di scorretto, non miglioreremo e riusciremo anzi a farci del male: un chitarrista che suona in modo scorretto soffrirà di tenidnite. Finché non uso il corpo in maniera saa mi farò male. Non si può fare un eserciizo "a caso" e sperare che "tutto vada bene"!<br /><br />Il flamenco si imparava dall'osservazione e dall'esperienza diretta: guardo e copio. Ma non è esattamente così che funziona, altrimenti io potrei ascoltare un disco di Paco de Lucia e ripetere esattamente i suoi suoni. QUindi è necessario che qualcuno faccia da intermediario e mi conduca in un percorso di apprendimento. <br /><br />Il flamenco è talmente complicato che occorre sempre conoscerne gli aspetti teorici, musicali, culturali, oltre che tecnici e fisici. <br /><br />Se pensiamo al cante flamenco, è talmente estremo che si rischia facilmente di rovimarsi le corde vocali. Ma se si desidera cantare fino a tarda età si dorvrà fare attenzione. Con il baile è ancora peggio, perché il corpo si distrugge senza un trainig adeguato. <br /><br />Dal 2006 esistono scuole di formazione completa del flamenco nei conservatori in Spagna, per quanto riguarda il cante, la chitarra e il baile, e facoltà di flamencologia, che è dedicata alla musicologia del flamenco, allo studio della sua struttura e tradizione. Prima di allora quindi non esistevano scuole? Certo che esistevano, esistono da sempre, da quando esiste il flamenco! Gli insegnanti però offrivano informazioni tecniche, di forme da copiare: una falseta da imparare, posibioni da eseguire, strofe da ripetere, coreografie da memorizzare. Ma se ad esempio imparo a ballare attraverso l'esecuzione di una coreografia, il corpo non lavora in modo adeguato perché i movimenti sono senz'altro ripetuti in maniera asimmetrica, e questo non è sano per la formazione di un danzatore. <br /><br />Rigurado al cante, credo che le persone imparasssero a cantare ascoltando tanto, vivendo il flamenco nell'esperienza di vita. Questo è bellissimo, ma probabilmente molti cantaores non hanno potuto sviluppare la loro voce perché non sono stati educati e si sono rovinati le corde vocali. <br /><br />I conservatori danno una formazione sulla cultura, e aiutano a riflettere su quanto si sta facendo, anche grazie agli studi di flamencologia. Questo è molto utile anche a noi che siamo stranieri e non viviamo immersi nel flamenco!<br /><br />Ma non si rischia di snaturare il flamenco demandandone lo studio a scuole formali ed istituzioni anziché a viverlo nella quotidianità, come si è sempre fatto? In qualche modo è vero. I conservatori preparano la persona e in qualche modo deviano la spontaneità, e possono rendere il flamenco un po' manierato. Però comunque benedetta la pedagogia, perché permette agli artisti di avere un obiettivo più focalizzato e di non farsi male nel perseguirlo. Alla fine, avendo strumenti culturali ci si può godere di più il percorso!<br /><br />La tecnica non esprime sicuramente il flamenco: se devo studiare una falseta e penso di doverla eseguire precisamente prima di "interpretarla" e metterci del mio, finirò di suonare in modo meccanico e il flamenco non ci sarà più. Nel flamenco non si può trascurare la relazione con il momento presente, un po' come nel jazz, l'influenza reciproca fra gli artisti, ma anche l'interazione con il pubblico, con il luogo fisico in cui stiamo suonando, cantando o ballando. <br /><br />La tecnica non è la cosa più importante ma è solo quella più semplice da imparare. La tecnica è una conditio sine qua non, è assolutamente necessaria ma non sufficiente. Questo si può dire di qualunque forma d'arte, ma nel flamenco il concetto è davvero potenziato. <br /><br />Credo sia dovere di tutti, anche di chi si avvicina al flamenco in modo ludico e assolutamente non con intento professionale, esplorare in tutte le direzioni questa cultura e rispettarla. <br />Se so suonare molto bene la chitarra flamenca e attribuisco ai miei allievi tanti esercizi per metterli in grado di suonare tecnicamente meglio, non è che stia facendo un gran lavoro per il flamenco. Sto facendo un gran lavoro per mantenere me stesso. Nulla di male: è il mio lavoro! Però non sto contribuendo in nulla al flamenco. Se insegno una forma di cultura e una forma d'arte devo darne ai miei allievi una visione globale. Devo essere consapevole che se insegno una cosa non ne sono proprietario, ma contribuisco alla sua condivisione. <br /><br />Per rispettare il flamenco occorre conoscerlo!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavor bellissimo sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Ho studiato moltissimo il flamenco, e mi sono aiutata con i miei studi di psicologia, pedagogia e psicopedagogia fatti all'università, alla scuola di Psicomotricità dell'ospedale Policlinico di Milano. <br /><br />Quando andavamo a scuola, spesso i nostri professori non ci comunicavano la loro passione per la materia che ci stavano insegnando, e ce la mostravano soltanto come un dovere. QUando si insegna non si insegna ciò che si sa ma ciò che si sente. Se non sento il piacere di insegnare, lo farò male. <br /><br />Per quanto riguarda il flamenco, se lo insegno in modo meccanico, manco di rispetto al flamenco, e non mostro i veri vantaggi che questa forma di arte può portare alla vita delle persone, alla loro quotidianità.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />       ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59262042</guid><pubDate>Wed, 03 Apr 2024 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59262042/115_riflessioni_sulla_pedagogia_del_flamenco.mp3" length="20372628" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Riflettiamo sulla pedagogia del flamenco.
Facendo una ricerca su una Intelligenza artificiale in italiano sulla pedagogia del flamenco, l'unica risposta che ho trovato era... di contattare me! Ho quindi ripetuto la richiesta in spagnolo e per fortuna...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Riflettiamo sulla pedagogia del flamenco.<br />Facendo una ricerca su una Intelligenza artificiale in italiano sulla pedagogia del flamenco, l'unica risposta che ho trovato era... di contattare me! Ho quindi ripetuto la richiesta in spagnolo e per fortuna ci sono notizie migliori!<br />FIno a pochi anni fa per avere una formazione professionale in un conservatorio, di chitarra flamenca, bisognava andare a Rotterdam. Sembra assurdo ma in relatà spesso le istituzioni non danno valore a ciò che hanno "dentro casa". Il flamenco è stato vittima del franchismo che lo ha emarginato come qualcosa di legato solo alla cultura gitana... però Franco è morto nel 1975 e ci sono voluti 40 anni affinché lo stato Spagnolo promulgasse la Ley organica de la Educacion, nel 2006, che ammise finalmente il flamenco come corso di studi di conservatorio in Spagna. <br /><br />Molto spesso l'insegnamento delle forme d'arte non riguarda la pedagogia, ma soltanto gli aspetti pratici, tecnici. Difficilmentei fa caso alla crescita dell'allievo, alla sua espressione. E' un po' come quando allascuola media si studiava matematica solo per passare l'esame. Avevamo 12 anni allora, ma anche da aulti è facile persare che dobbiamo fare le cose "bene", essere sicuri e precisi. Però se ci esercitiamo all'infinito efacciamo qualcosa di scorretto, non miglioreremo e riusciremo anzi a farci del male: un chitarrista che suona in modo scorretto soffrirà di tenidnite. Finché non uso il corpo in maniera saa mi farò male. Non si può fare un eserciizo "a caso" e sperare che "tutto vada bene"!<br /><br />Il flamenco si imparava dall'osservazione e dall'esperienza diretta: guardo e copio. Ma non è esattamente così che funziona, altrimenti io potrei ascoltare un disco di Paco de Lucia e ripetere esattamente i suoi suoni. QUindi è necessario che qualcuno faccia da intermediario e mi conduca in un percorso di apprendimento. <br /><br />Il flamenco è talmente complicato che occorre sempre conoscerne gli aspetti teorici, musicali, culturali, oltre che tecnici e fisici. <br /><br />Se pensiamo al cante flamenco, è talmente estremo che si rischia facilmente di rovimarsi le corde vocali. Ma se si desidera cantare fino a tarda età si dorvrà fare attenzione. Con il baile è ancora peggio, perché il corpo si distrugge senza un trainig adeguato. <br /><br />Dal 2006 esistono scuole di formazione completa del flamenco nei conservatori in Spagna, per quanto riguarda il cante, la chitarra e il baile, e facoltà di flamencologia, che è dedicata alla musicologia del flamenco, allo studio della sua struttura e tradizione. Prima di allora quindi non esistevano scuole? Certo che esistevano, esistono da sempre, da quando esiste il flamenco! Gli insegnanti però offrivano informazioni tecniche, di forme da copiare: una falseta da imparare, posibioni da eseguire, strofe da ripetere, coreografie da memorizzare. Ma se ad esempio imparo a ballare attraverso l'esecuzione di una coreografia, il corpo non lavora in modo adeguato perché i movimenti sono senz'altro ripetuti in maniera asimmetrica, e questo non è sano per la formazione di un danzatore. <br /><br />Rigurado al cante, credo che le persone imparasssero a cantare ascoltando tanto, vivendo il flamenco nell'esperienza di vita. Questo è bellissimo, ma probabilmente molti cantaores non hanno potuto sviluppare la loro voce perché non sono stati educati e si sono rovinati le corde vocali. <br /><br />I conservatori danno una formazione sulla cultura, e aiutano a riflettere su quanto si sta facendo, anche grazie agli studi di flamencologia. Questo è molto utile anche a noi che siamo stranieri e non viviamo immersi nel flamenco!<br /><br />Ma non si rischia di snaturare il flamenco demandandone lo studio a scuole formali ed istituzioni anziché a viverlo nella quotidianità, come si è sempre fatto? In qualche modo è vero. I conservatori preparano la persona e in qualche modo deviano la spontaneità, e possono rendere il flamenco un po' manierato. Però...]]></itunes:summary><itunes:duration>1274</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,conservatorio,cultura,flamenco,insegnamento,insegnare,musica,pedagogia,sabina,scuole,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cfbe56f514e613c57a5aef03df1ae4d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#114 La timidezza e il modo di stare nel corpo del flamenco - Flamenco Chiavi iin Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/114-la-timidezza-e-il-modo-di-stare-nel-corpo-del-flamenco-flamenco-chiavi-iin-mano--59063287</link><description><![CDATA[Continuiamo la serie di rflezzioni sulla timidezza ed il flamenco.<br />La postura non è soltoanto un atteggiamento corporeo, ma è la posizione che il nostro corpo tende ad assumere durante la giornata. Esprime assolutamente ciò che siamo, la nostra storia, il nostro carattere, le nostre esperienze, i traumi, i vissuti positivi, il nostro sentire. Alla fine la postura siamo noi!<br />Influenza profondamente il nostro modo di stare al mondo e i nostri pensieri. Prova a stare tutto il giorno accasciato con lo sguardo basso e il collo piegato: ti sentirai triste o depresso!<br /><br />Il flamenco ci obbliga a tirar fuori una postura molto eretta, aperta e forte, che ci pone in una condizione di autoaffermazione ed autorevolezza, non certo di timidezza. Occupiamo tantissimo lo spazio e rimandiamo una immagine di sicurezza di sé.<br />Se la pensiamo in termini di uomini primitivi, ai quali siamo ancor oggi fisicamente uguali quasi al 100%, chi poteva stare dritto, aperto e fiero eera... il capo del villaggio! Il flamenco invece fa così con tutti!<br />Essere nel corpo ballando flamenco è fondamentale. E' tutto! <br /><br /><br />Per ballare ed essere così aperti ed eretti occorre lavorare con la forza muscolare. Ed è faticoso! Mentre balliamo non è che non siamo più timidi ma lìapertura che il corpo fa mette in secodno piano paura e timidezza. Si usa la "power house" come si chiama nel Pilates: parte alta delle cosce, pavimento pelvico, addome in forza. <br /><br />Il corpo nel flamenco è tonico e forte e ci mette in una posizione fisica di potere, che ci aiuta a mettere da parte la timidezza. Non dico che ci permetta di superarla, perché la timidezza non è una malattia ma una caratteristica!<br /><br />Quando ci sentiamo forti e aperti le preoccupazioni e le paure vanno in secondo piano. Quanto più tempo dedichiamo al rinforzo di questa muscolatura e di questo atteggiamento corporeo, e tanto più acquisisamo uno strumento. <br />Mi ricordo di Paolo Villaggio quando faceva Fantozzi, che si relazionava con il capufficio. Era sempre accasciato, fisicamente imbranato perché assente e assente perché imbranato. Non mi faceva per niente ridere, anzi, mi faceva molta tenerezza. La sua timidezza e l'insicurezza si esprimevano tanto con il corpo. <br />Questo capita spesso: se ti osservi durante la giornata, noterai quanto spesso chiudi il tuo corpo!<br /><br />Stare molto in una postura aperta mi dà una specie di abitudine, che posso sfruttare anche nelle condizioni della vita normale. Il mio atteggiamento verso la vita stessa si modifica grazie al corpo!<br /><br />Voglio spendere una parola sulle spalle, che sono un punto forte perché collegano le braccia, che possono accogliere o respingere. Nel flamenco chi balla fa gesti molto forti di accoglienza o di rifiuto. Il flamenco non chiede scusa, ma sottolinea la propria posizioe. Fare questo è motlo importante!<br /><br />Per tutti o quasi "una buona postura" significa spalle indietro, pancia in dentro e petto in fuori. Prova! Se metti le spalle indietro non ti muovi più.se invece si attivano le clavicole in avanti, possiamo meglio muovere le braccia. Le braccia sono da un punto di vista osseo attaccate alle scapole, le quali a loro volta sono articolate sulla clavicola. Se si muove la clavicola si muove tutto!<br /><br /><br />La timidezza e la paura ci fanno tendere a coprirci. Nel flamenco si esibiscono le ascelle! Dentro di noi possiamo sentire un istitinto, a non muovere le ascelle, e chi è timido di solito non riesce ad esibire questa patre del corpo!<br />Che succede quando il corpo fa quesi movimenti, così forti e grandi? Quando sei veramente dentro il flamenco ti accorgi che la forma precisa di quello che fai diventa assolutamente secondario. <br />Se in uno spettacolo i ballerini sono molto presenti e ti raccontano la loro verità, non vedi "gli errori"!<br /><br />In molte dane la ricerca della perfezione sta uccidendo la tradizione. <br /><br />Ad esempio la Salsa o la Danza Orientale! In parte anche il Flamenco è contaminato da questa tendenza alla forma perfetta!<br /><br />Il fatto di battere i piedi dissolve la timidezza perche ci impone di essere nel corpo e di essere ciò che siamo. E ci fa diventare più assertivi. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 90 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Insegnando tutti i giorni vedo che le persone fanno fatica ad entrare con forza nella parte centrale del corpo. E' come lasciare sempre aperta una via di fuga! Sempre dico agli alleivi che se non vogliono essere presenti non possono fare altro che... non venire alle lezioni! Se sono lì devono fare i conti con la presenza. <br /><br />Ballando flamenco tutto passa in secondo piano. Non esistono mail da inviare o compiti da eseguire. Tutto passa dietro al piacere, e alla presenza. Il flamenco ti dice di vivere nel corpo con piacere!<br /><br />Attraverso questo uso della forza, il corpo si fa più forte e meno timido. Ad esempio molto allievi quando arrivano sono molto introversi e timidi e pian piano diventano più loquaci e sorridenti: <br /><br />Il flamenco dà un centro più solito e stabile, e ci insegna ad attraversare il modno con coraggio. <br /><br />Se camminiamo con forza e presenza, siamo come Mosé: quando arrivò davanti al Mar Rosso, la sua intenzione era così forte che... il Mar Rosso si apre! Se si tiene questa forza, tutto funziona meglio. E sembri improvvisamente più bravo! Con il flamenco impariamo a non dubitare delle nostre capacità. Attraverso la forza della parte centrale del corpo impariamo a mettere in secodno piano la timidezza!<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59063287</guid><pubDate>Sat, 16 Mar 2024 14:40:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59063287/114_la_timidezza_e_il_modo_di_stare_nel_corpo_del_flamenco.mp3" length="23175044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Continuiamo la serie di rflezzioni sulla timidezza ed il flamenco.
La postura non è soltoanto un atteggiamento corporeo, ma è la posizione che il nostro corpo tende ad assumere durante la giornata. Esprime assolutamente ciò che siamo, la nostra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Continuiamo la serie di rflezzioni sulla timidezza ed il flamenco.<br />La postura non è soltoanto un atteggiamento corporeo, ma è la posizione che il nostro corpo tende ad assumere durante la giornata. Esprime assolutamente ciò che siamo, la nostra storia, il nostro carattere, le nostre esperienze, i traumi, i vissuti positivi, il nostro sentire. Alla fine la postura siamo noi!<br />Influenza profondamente il nostro modo di stare al mondo e i nostri pensieri. Prova a stare tutto il giorno accasciato con lo sguardo basso e il collo piegato: ti sentirai triste o depresso!<br /><br />Il flamenco ci obbliga a tirar fuori una postura molto eretta, aperta e forte, che ci pone in una condizione di autoaffermazione ed autorevolezza, non certo di timidezza. Occupiamo tantissimo lo spazio e rimandiamo una immagine di sicurezza di sé.<br />Se la pensiamo in termini di uomini primitivi, ai quali siamo ancor oggi fisicamente uguali quasi al 100%, chi poteva stare dritto, aperto e fiero eera... il capo del villaggio! Il flamenco invece fa così con tutti!<br />Essere nel corpo ballando flamenco è fondamentale. E' tutto! <br /><br /><br />Per ballare ed essere così aperti ed eretti occorre lavorare con la forza muscolare. Ed è faticoso! Mentre balliamo non è che non siamo più timidi ma lìapertura che il corpo fa mette in secodno piano paura e timidezza. Si usa la "power house" come si chiama nel Pilates: parte alta delle cosce, pavimento pelvico, addome in forza. <br /><br />Il corpo nel flamenco è tonico e forte e ci mette in una posizione fisica di potere, che ci aiuta a mettere da parte la timidezza. Non dico che ci permetta di superarla, perché la timidezza non è una malattia ma una caratteristica!<br /><br />Quando ci sentiamo forti e aperti le preoccupazioni e le paure vanno in secondo piano. Quanto più tempo dedichiamo al rinforzo di questa muscolatura e di questo atteggiamento corporeo, e tanto più acquisisamo uno strumento. <br />Mi ricordo di Paolo Villaggio quando faceva Fantozzi, che si relazionava con il capufficio. Era sempre accasciato, fisicamente imbranato perché assente e assente perché imbranato. Non mi faceva per niente ridere, anzi, mi faceva molta tenerezza. La sua timidezza e l'insicurezza si esprimevano tanto con il corpo. <br />Questo capita spesso: se ti osservi durante la giornata, noterai quanto spesso chiudi il tuo corpo!<br /><br />Stare molto in una postura aperta mi dà una specie di abitudine, che posso sfruttare anche nelle condizioni della vita normale. Il mio atteggiamento verso la vita stessa si modifica grazie al corpo!<br /><br />Voglio spendere una parola sulle spalle, che sono un punto forte perché collegano le braccia, che possono accogliere o respingere. Nel flamenco chi balla fa gesti molto forti di accoglienza o di rifiuto. Il flamenco non chiede scusa, ma sottolinea la propria posizioe. Fare questo è motlo importante!<br /><br />Per tutti o quasi "una buona postura" significa spalle indietro, pancia in dentro e petto in fuori. Prova! Se metti le spalle indietro non ti muovi più.se invece si attivano le clavicole in avanti, possiamo meglio muovere le braccia. Le braccia sono da un punto di vista osseo attaccate alle scapole, le quali a loro volta sono articolate sulla clavicola. Se si muove la clavicola si muove tutto!<br /><br /><br />La timidezza e la paura ci fanno tendere a coprirci. Nel flamenco si esibiscono le ascelle! Dentro di noi possiamo sentire un istitinto, a non muovere le ascelle, e chi è timido di solito non riesce ad esibire questa patre del corpo!<br />Che succede quando il corpo fa quesi movimenti, così forti e grandi? Quando sei veramente dentro il flamenco ti accorgi che la forma precisa di quello che fai diventa assolutamente secondario. <br />Se in uno spettacolo i ballerini sono molto presenti e ti raccontano la loro verità, non vedi "gli errori"!<br /><br />In molte dane la ricerca della perfezione sta uccidendo la tradizione. <br /><br />Ad esempio la Salsa o la Danza...]]></itunes:summary><itunes:duration>1449</itunes:duration><itunes:keywords>baile,braccia,coraggio,corpo,flamenco,giudizio,paura,postura,presenza,primitivo,sabina,spalle,timidezza,todaro,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b339b6f2d762b1cb22ffdfe83f3427df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#113 La timidezza e il Flamenco parte seconda - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/113-la-timidezza-e-il-flamenco-parte-seconda-flamenco-chiavi-in-mano--58877815</link><description><![CDATA[imidezza e flamenco. Un discorso molto lungo!<br />Il flamenco ci impone di essere molto vivi, e si scatena quindi molta adrenalina, che ci può fare essere timidi e timorosi oppure coraggiosi ed entusiasti. Se sono nel flamenco non posso che essere coraggioso: il flamenco si centra sull'espressione dell'entusiasmo! <br />Il flamenco fa produrre adrenalina, e ci impone di lasciar uscire tutto ciò che deve uscire. <br /><br />Un punto chiave della timidezza è la non accettazione della nostra imperfezione: se sento di dover essere perfetto, e cerco il perfezionismo, non voglio essere criticabile, esco dal flamenco. Il flamenco ha tradizione orale, non è sostenuto da regole inequivocabili, come invece sono quelle del balletto o delle danze classiche indiane. Come nel jazz, è tutto legato al momento presente. Non si può tenere tutto sotto controllo, perché il tutto si basa sulla comunicazione con gli altri, e c'è sempre un margine di imprevedibilità. <br /><br />Certo è che se sono un musicista e devo suonare flamenco, mi sarà utile conoscere bene la tecnica del mio strumento, Alcuni artisti si sono allenati e hanno studiato talmente tanto da riuscire a confinare la paura del fallimento e quindi la timidezza. Ma la tecnica e l'allenamento sono strumenti, utili a chi vuole essere professionista. <br />Ma se tutto si traduce in voler fare le cose alla perfezione perché se no perdo di vista l'obiettivo del falmenco: accettare le mie emozioni ed esprimerle. <br />Cosiì il flamenco mi dà la possibilità di cambiare il mio modo di esprimermi, non cancellando la timidezza ma indirizzandola in modo espressivo. Moltissimi flamenchi sono timidi nella vita normale ma una volta sul palco convogliano il loro sentire meravigliosamente e la timidezzza non è un ostacolo all'espresisone di sé. <br /><br />Il flamenco ci dà una bellissima possibilità di gestione della timdezza: gli errori non sono cose negative ma... nuove possibilità. Se suonando mi sbaglio e suono note impreviste, potrei farne appunto l'occasione per esplorare nuove sonorità. <br />Se nello sbaglio mi lascio coinvolgere dalla paura del giudizio e dalla timidezza mi sentirò male, ma se non ho l'esigenza di essere perfetto potrò inrtavedere le possibilità del mio errore e sfruttarle. Nel flamenco non c'è obbligo di perfezione, ma obbligo di verità. La comunicaione fra i membri del gruppo è fortissima e gli errori, o meglio le difformità da quello che si era pianificato, possono essere momenti di verità. Se non ne so approfittare perché penso soltanto a fare "ene" quello che avevo deciso, mi isolo nel mio fare e non interagisco più con gli altri, contraddicendo alla regola del flamenco di essere presente e comunicare. Se devo sentire la comunicazione con altre persone devo tenere la porta aperta all'entusiasmo e non alla timidezza.<br /><br />Se sono nella mia verità e la lascio uscire, gli abgli sono pezzi della mia verità. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraveeso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance<br /><br />Sono una super appassionata delle neuroscienze, del funzionamento del cervello, ho tudiato psicomotricità e psicologia proprio per questo. <br />Insegnando baile flamenco mi rendo conto dell'imnportanza della timidezza in questa forma d'arte da parte di chi con tutta l'umiltà e il rispetto affronta questo studio. E' un ostacolo grande: è come se non ci sentissimo autorizzati ad esprimere certe emozioni, ad erigerci in una postura molto aperta mentre balliamo, esprimersi con il cuore mentre cantiamo o suoniamo. Siamo timidi, abbiamo paura del giudizio e non ci sentiamo all'altezza.<br /><br />Una persona molto importante nella storia del flamenco che era molto timida è stato Paco De Lucia. Da bambino era insicuro o e si vergognava. Ha trovato nella chitarra un mezzo per sentirsi a proprio agio, riconoscersi in se stesso. Ha cominciato a studiarla in maniera quasi ossessiva. Le sue grandi capacità tecniche lo sostennero nel fare ciò che voleva e farlo come voleva. <br />Alla fine poté fare proprio questo: perseguire la propria emozione e passare oltre la paura. <br /><br />Se riconosco ed esprimo la timidezza, la esprimo e la faccio diventare entusiasmo e non pi paura del giudizio, il flamenco diventa catartico e mi permette di trasformare i tutto in coraggio, e di vivere questa emozione di entusiasmo in prima persona mentre lo pratico e al tempo stesso dare coraggio anche a chi ne fruisce come spettatore. <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58877815</guid><pubDate>Fri, 08 Mar 2024 14:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58877815/113_la_timidezza_e_il_flamenco_parte_seconda.mp3" length="11121102" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>imidezza e flamenco. Un discorso molto lungo!
Il flamenco ci impone di essere molto vivi, e si scatena quindi molta adrenalina, che ci può fare essere timidi e timorosi oppure coraggiosi ed entusiasti. Se sono nel flamenco non posso che essere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[imidezza e flamenco. Un discorso molto lungo!<br />Il flamenco ci impone di essere molto vivi, e si scatena quindi molta adrenalina, che ci può fare essere timidi e timorosi oppure coraggiosi ed entusiasti. Se sono nel flamenco non posso che essere coraggioso: il flamenco si centra sull'espressione dell'entusiasmo! <br />Il flamenco fa produrre adrenalina, e ci impone di lasciar uscire tutto ciò che deve uscire. <br /><br />Un punto chiave della timidezza è la non accettazione della nostra imperfezione: se sento di dover essere perfetto, e cerco il perfezionismo, non voglio essere criticabile, esco dal flamenco. Il flamenco ha tradizione orale, non è sostenuto da regole inequivocabili, come invece sono quelle del balletto o delle danze classiche indiane. Come nel jazz, è tutto legato al momento presente. Non si può tenere tutto sotto controllo, perché il tutto si basa sulla comunicazione con gli altri, e c'è sempre un margine di imprevedibilità. <br /><br />Certo è che se sono un musicista e devo suonare flamenco, mi sarà utile conoscere bene la tecnica del mio strumento, Alcuni artisti si sono allenati e hanno studiato talmente tanto da riuscire a confinare la paura del fallimento e quindi la timidezza. Ma la tecnica e l'allenamento sono strumenti, utili a chi vuole essere professionista. <br />Ma se tutto si traduce in voler fare le cose alla perfezione perché se no perdo di vista l'obiettivo del falmenco: accettare le mie emozioni ed esprimerle. <br />Cosiì il flamenco mi dà la possibilità di cambiare il mio modo di esprimermi, non cancellando la timidezza ma indirizzandola in modo espressivo. Moltissimi flamenchi sono timidi nella vita normale ma una volta sul palco convogliano il loro sentire meravigliosamente e la timidezzza non è un ostacolo all'espresisone di sé. <br /><br />Il flamenco ci dà una bellissima possibilità di gestione della timdezza: gli errori non sono cose negative ma... nuove possibilità. Se suonando mi sbaglio e suono note impreviste, potrei farne appunto l'occasione per esplorare nuove sonorità. <br />Se nello sbaglio mi lascio coinvolgere dalla paura del giudizio e dalla timidezza mi sentirò male, ma se non ho l'esigenza di essere perfetto potrò inrtavedere le possibilità del mio errore e sfruttarle. Nel flamenco non c'è obbligo di perfezione, ma obbligo di verità. La comunicaione fra i membri del gruppo è fortissima e gli errori, o meglio le difformità da quello che si era pianificato, possono essere momenti di verità. Se non ne so approfittare perché penso soltanto a fare "ene" quello che avevo deciso, mi isolo nel mio fare e non interagisco più con gli altri, contraddicendo alla regola del flamenco di essere presente e comunicare. Se devo sentire la comunicazione con altre persone devo tenere la porta aperta all'entusiasmo e non alla timidezza.<br /><br />Se sono nella mia verità e la lascio uscire, gli abgli sono pezzi della mia verità. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraveeso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance<br /><br />Sono una super appassionata delle neuroscienze, del funzionamento del cervello, ho tudiato psicomotricità e psicologia proprio per questo. <br />Insegnando baile flamenco mi rendo conto dell'imnportanza della timidezza in questa forma d'arte da parte di chi con tutta l'umiltà e il rispetto affronta questo studio. E' un ostacolo grande: è come se non ci sentissimo autorizzati ad esprimere certe emozioni, ad erigerci in una postura molto aperta mentre balliamo, esprimersi con il cuore mentre cantiamo o suoniamo. Siamo timidi, abbiamo paura del giudizio e non ci sentiamo all'altezza.<br /><br />Una persona molto importante nella storia del flamenco che era molto timida è stato Paco De Lucia. Da bambino era insicuro o e si vergognava. Ha trovato nella chitarra un mezzo per sentirsi a proprio agio,...]]></itunes:summary><itunes:duration>695</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,coraggio,cultura,danza,flamenco,musica,possibilità,presenza,sabina,tidimezza,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da4860680ab8ec1a3c5d7768376f0000.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#112 La timidezza e il Flamenco parte prima - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/112-la-timidezza-e-il-flamenco-parte-prima-flamenco-chiavi-in-mano--58877399</link><description><![CDATA[Apriamo questo capitolo grandissimo di rilfessioni sulla timidezza ed il flamenco, che verrà portato avanti per diversi episodi.<br />Il mondo di oggi ci chiede di distinguerci ma al tempo stesso ci chiede anche di omologarci. E' un messaggio contraddittorio ma molto forte. Trovare la nostra autostima, cioè identificarci con noi stessi è importante e forse l'identificazione è il più forte antidepressivo. <br />La società ci chiede di omologarci agli altri per comportamento e atteggiamenti. Il flamenco ci dice di rispettare le tradizioni, ma di raccontare la propria verità e la propria unicità. Essere nel flamenco significa non omologarci ma trovare il nostro ruolo unico nell'ambito di questa tradizione. <br /><br />Ogni persona è timida almeno in qualche situazione. <br />Che cos'è la timidezza? La paura del giudizio, del non piacere, della critica. La paura è una emozione primaria, ma nel senso della paura di un pericolo reale: se c'è una tigre davanti a me per forza devo avere una emozione di paura! Per sopravvivere!<br />Ma spesso le nostre paure sono riguardo un pericolo pensato, immaginato ma non reale e il più delle volte la tidmidezza ci mette in ansia di fronte a paure che poi non si realizzeranno. Abbiamo paura che qualcuno ci giudichi, ma forse poi non lo farà nessuno. <br />Sono poche le persone che non sono mai timide!<br />Anche la timidezza ha aspetti positivi: quando siamo timidi siamo più attenti, osserviamo più segnali del normale. <br /><br />Ci sono persone che fanno fatica a guardare negli occhi un interlocutore, ma che sono poi in grado di parlare di fronte a centinaia di persone in una riunione aziendale. <br /><br />Questo ha molto a che fare con l'educazione che abbiamo ricevuto. Timidi non si nasce: si diventa. <br />Ci sono paesi al mondo in cui l'educazione sociale sottolinea gli aspetti positivi dei bambini ed in altri questo invece non si fa. <br />Ad esempio in Giappone, la cultura fa in modo che se il bambino ha successo, il merito viene suddiviso fra una serie di attori che hanno contribuito al successo: famiglia, insegnanti, ecc. L'insuccesso invece viene imputato solo al bambino. Foirse proprio per questo i giapponesi sono molto studiosi e quando intraporendono uno studio si impegnano enormemente. Sono molto attenti alla loro immagine sociale e quindi sono facilmente preda della timidezza. <br /><br />La cultura mediterranea al contrario tende ad applaudie i successi del bambino, minimizzando i fallimenti. <br />Se in età infantile si sottolinea i successi, il bambino diviene più sicuro di sé e sarà meno timido una volta adulto. La cultura che genera il flamenco e mediterranea, quindi incoraggi ai bambini: abbiamo tutti visto in video o dal vivo bambini che ballano flamenco benissimo e sono piccolissimi. Ci stupiamo sempre di fronte a questo, ma dobbiamo pensare che questi bambini vengono molto incoraggiati e che pertanto non sviluppano alcuna timidezza. <br />Nel mondo arabo accade lo stesso: se c'è un palco per qualche festa, con un palco, sicuramente i bambini vengono messi sul palco e applauditi dalla famiglia. <br /><br />Nella cultura Europea del centro nord si scoraggia il fatto di mettersi in mostra se non si è molto preparati. <br /><br />E' evidente che in generle gli andalusi sono meno timidi dei giapponesi. <br /><br />Biologicamente la molecola che si occupa della timidezza, della paura, è la stessa che produce entusiasmo e coraggio: l'adrenalina. A seconda di come il soggetto interpreta la realtà, saremo timidi o coraggiosi!<br />Il flamenco ci obbliga a spingerci così tanto ai limiti delle nostre possibilità, che ci obbliga a sentirci molto vivi. La paura potrebbe prendere il sopravvento, ma al tempo stesso c'è il grandissimo entusiasmo di fare una cosa con enorme piacere, che ci nutre profondamente. Tutto ciò aha a che fare con l'adrenalina: il flamenco è veramente una droga. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'esprtessiione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. Sono molto appassionata di neuroscienze e di psicologia, e per questo ho una formazione di psicomotricità e psicologia. <br /><br />Il flamenco è un serbatoio incredibile di analisi in questi campi che mi affascinano così tanto. Il flamenco non dà spazio ad essere timidi o insicuri perché ti coinvolge talmente tanto nella presenza che la timidezza si converte in coraggio.<br /><br />In una intervista Eva la Yerbabuena, una delle bailaoras più altamente riconosciute, raccontava di essere stata una bambina con una timidezza patologica. Anche da adulta è molto introversa, ma sul palco è talmente emozionante che non ti viene in mente che sia timida. Dà solo l'impressione di avere una espressività profondissima e di essere molto viva e presente. <br />Eva ha studiato tantissimo e si è allenata tantissimo, tirando fuori un punto di forza per essere presente e forte. <br /><br />Il flamenco non cancella la timidezza con una maschera ma converte l'adrenalina della paura in quella del coraggio. Sposta l'attenzione del soggetto dalla timidezza all'entusiasmo. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58877399</guid><pubDate>Fri, 01 Mar 2024 14:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58877399/112_la_timidezza_e_il_flamenco_parte_prima.mp3" length="18516471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Apriamo questo capitolo grandissimo di rilfessioni sulla timidezza ed il flamenco, che verrà portato avanti per diversi episodi.
Il mondo di oggi ci chiede di distinguerci ma al tempo stesso ci chiede anche di omologarci. E' un messaggio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Apriamo questo capitolo grandissimo di rilfessioni sulla timidezza ed il flamenco, che verrà portato avanti per diversi episodi.<br />Il mondo di oggi ci chiede di distinguerci ma al tempo stesso ci chiede anche di omologarci. E' un messaggio contraddittorio ma molto forte. Trovare la nostra autostima, cioè identificarci con noi stessi è importante e forse l'identificazione è il più forte antidepressivo. <br />La società ci chiede di omologarci agli altri per comportamento e atteggiamenti. Il flamenco ci dice di rispettare le tradizioni, ma di raccontare la propria verità e la propria unicità. Essere nel flamenco significa non omologarci ma trovare il nostro ruolo unico nell'ambito di questa tradizione. <br /><br />Ogni persona è timida almeno in qualche situazione. <br />Che cos'è la timidezza? La paura del giudizio, del non piacere, della critica. La paura è una emozione primaria, ma nel senso della paura di un pericolo reale: se c'è una tigre davanti a me per forza devo avere una emozione di paura! Per sopravvivere!<br />Ma spesso le nostre paure sono riguardo un pericolo pensato, immaginato ma non reale e il più delle volte la tidmidezza ci mette in ansia di fronte a paure che poi non si realizzeranno. Abbiamo paura che qualcuno ci giudichi, ma forse poi non lo farà nessuno. <br />Sono poche le persone che non sono mai timide!<br />Anche la timidezza ha aspetti positivi: quando siamo timidi siamo più attenti, osserviamo più segnali del normale. <br /><br />Ci sono persone che fanno fatica a guardare negli occhi un interlocutore, ma che sono poi in grado di parlare di fronte a centinaia di persone in una riunione aziendale. <br /><br />Questo ha molto a che fare con l'educazione che abbiamo ricevuto. Timidi non si nasce: si diventa. <br />Ci sono paesi al mondo in cui l'educazione sociale sottolinea gli aspetti positivi dei bambini ed in altri questo invece non si fa. <br />Ad esempio in Giappone, la cultura fa in modo che se il bambino ha successo, il merito viene suddiviso fra una serie di attori che hanno contribuito al successo: famiglia, insegnanti, ecc. L'insuccesso invece viene imputato solo al bambino. Foirse proprio per questo i giapponesi sono molto studiosi e quando intraporendono uno studio si impegnano enormemente. Sono molto attenti alla loro immagine sociale e quindi sono facilmente preda della timidezza. <br /><br />La cultura mediterranea al contrario tende ad applaudie i successi del bambino, minimizzando i fallimenti. <br />Se in età infantile si sottolinea i successi, il bambino diviene più sicuro di sé e sarà meno timido una volta adulto. La cultura che genera il flamenco e mediterranea, quindi incoraggi ai bambini: abbiamo tutti visto in video o dal vivo bambini che ballano flamenco benissimo e sono piccolissimi. Ci stupiamo sempre di fronte a questo, ma dobbiamo pensare che questi bambini vengono molto incoraggiati e che pertanto non sviluppano alcuna timidezza. <br />Nel mondo arabo accade lo stesso: se c'è un palco per qualche festa, con un palco, sicuramente i bambini vengono messi sul palco e applauditi dalla famiglia. <br /><br />Nella cultura Europea del centro nord si scoraggia il fatto di mettersi in mostra se non si è molto preparati. <br /><br />E' evidente che in generle gli andalusi sono meno timidi dei giapponesi. <br /><br />Biologicamente la molecola che si occupa della timidezza, della paura, è la stessa che produce entusiasmo e coraggio: l'adrenalina. A seconda di come il soggetto interpreta la realtà, saremo timidi o coraggiosi!<br />Il flamenco ci obbliga a spingerci così tanto ai limiti delle nostre possibilità, che ci obbliga a sentirci molto vivi. La paura potrebbe prendere il sopravvento, ma al tempo stesso c'è il grandissimo entusiasmo di fare una cosa con enorme piacere, che ci nutre profondamente. Tutto ciò aha a che fare con l'adrenalina: il flamenco è veramente una droga. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 e di danze e musiche del mondo arabo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1158</itunes:duration><itunes:keywords>adrenalina,andalusia,coraggio,cultura,educazione,espressività,flamenco,paura,presenza,sabina,timidezza,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4405c3bfe3f0f6102c7c5587dddb1eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#111 Salida del cante nei palos de Levante - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/111-salida-del-cante-nei-palos-de-levante-flamenco-chiavi-in-mano--58776348</link><description><![CDATA[I palos de levante sono generi musicali sviluppatesi nel sud est spagnolo, nelle provincie di Almeria, Jaen, Granada e nella regione di Murcia. La zona è tradizionalmente legata al mondo delle miniere, ed è legata al fatto di "Conoscere il mondo dall'interno, di averne una visione intuitiva profonda".<br />Sono suonati in modalità flamenca, e sono liberi da vincoli ritmici (tranne eventualmente il Taranto, ma neppure obbligatoriamente). I palos tipici di questa famiglia sono Levantica, Minera, Murciana, Cartagenera, Taranta e Taranto. <br /><br />Il lavoro nelle miniere offriva possibilità di sostentamento a moltissime famiglie, e dava adito ad un enorme indotto di commercio. I minatori erano sempre uomini e desideravano divertirsi. QUIndi servivano locali di intrattenimento, Siccome erano quasi tutti andalusi, il tipo di musica che volevano ascoltare era proprio il flamenco. <br />Ecco che tanti cantaores di varie zone andaluse si sono esibiti in quell'area mineraria, dando i natali ad uno sviluppo di cantes locali, alcuni dei quali davvero poco diffusi altrove. <br />In particolare è interessante a questo riguardo il paese de La Union, in provincia di Murcia, nel quale si tiene un importantissimo festival flamenco con un concorso, centralmente di cante, ma anche di altro, che si dedica totalmente a questi palos, mantenendone l'integrità storica, con una enorme cura dei particolari ed un estremo rispetto della tradizione. La Union era un importantissimo centro minerario, ed è facile ancora oggi respirarne l'atmosfera nonostante che le minierew siano state chiuse oltre 50 anni fa. Restano nel paese miniere visitabili, musei e una serie di testimonianze affascinantissime.<br /><br />Il Taranto è il palo de Levante più diffuso altrove, al di fuori del concorso. E' diffuso anche perché si balla. Ed è l'unico ad ammettere il baile.<br /><br />Nel percorso di un cantaor è fondamentale investigare questi cantes perché offrono grandi possibilità interpretative anche su altri palos e quindi regalano al cantaor nuovi orizzonti espressivi.<br /><br />Cominciamo ad ascoltare le salidas del cante por Levante proprio dalla Minera, il palo legato a La Union, e partiamo da questo proprio come tributo all'importanza di questa cittadina. Ascoltiamo la versione di Pencho Cros, uno dei padri di questo genere, molto radicato nella cultura del paese, accompagnato alla chitarra da Antonio Fernandez, il capostipite della famiglia gitana Fernandez Munoz, che tanti srtisti ha dato al flamenco di lì. Il quejio por minera è un vero lamento, fatto in modo sommesso, con dignità e precisione.<br /><br />Ascoltiamo la Murciana cantata da La Trianita (trovata negli archivi della Sociedad Pizarras). Era nata a fine 800, e a quell'epoca chi si occupava di cante flamenco erano solo uomini, mentre le donne flamenche erano ballerine.<br />Ascoltiamo El Cojo De Malaga, classe 1980, por Levantica figura super imprtante dei cantes de Levante (sempre dagli archivi della Sociedad Pizarras).<br /><br />L'ambito musicale di queste salidas è motlo omogeneo, ma ognuna è diversa, come se ci fosse una partitura. <br /><br />Ascoltiamo il cante por Cartagenera cantata con il gusto de Levnate. Antonio Pinana accompgnato dal figlio chitarrista, Antonio Pinana Hijo. I Pinana sono nati in questi cantes e li conoscono profondamente. <br /><br />L'atmosfera creata dai cantaores della zona ovest dell'Andalusia quando cantano por Levante è molto diversa, meno sofferta, meno sussurrata e meno caratteristica. Somiglia più ad una salida del cante di Siguiriya o di qualche altro palo. Ti faccio ascoltare un ottimo esempio di salida por Taranto, fatta da un gigante del cante gitano sevillano, El Chocolate.<br />E' interessante conoscere queta differenza per capire meglio il Taranto. <br /><br />L'ultimo esempio è la salida del cante por Taranta di Manuel Romero, il primo cantaor nella storia a vincere la Lampara Minera, il massimo premio del festival de La Union, nel 1978, accompagnato dal chitarrista Antonio Pinana. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho ciamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Amo infinitamente i cantes de Levante forse perchè li ho ascoltati tantissime volte nel concorso de La Union. Una volta che l'orecchio si abitua a questi cantes, lenti e scuri, toccanti e coinvolgenti, le persone lo trovano travolgente, emozionante. Il taranto è sicuramente il palo che preferisco montare, insegnare e ballare. E' un palo che ci spinge al di là delle nostre possibilità fisiche ed espressive, Ci obbliga alasciarci andare, a non criticare, non giudicare e non chiudere la porta alle emozioni. Ci obbliga a non aver paura e ci fa immergere nella musica fino a farci sentire un tutt'uno con essa. <br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58776348</guid><pubDate>Fri, 23 Feb 2024 14:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58776348/111_salida_del_cante_nei_palos_de_levante.mp3" length="20687769" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>I palos de levante sono generi musicali sviluppatesi nel sud est spagnolo, nelle provincie di Almeria, Jaen, Granada e nella regione di Murcia. La zona è tradizionalmente legata al mondo delle miniere, ed è legata al fatto di "Conoscere il mondo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I palos de levante sono generi musicali sviluppatesi nel sud est spagnolo, nelle provincie di Almeria, Jaen, Granada e nella regione di Murcia. La zona è tradizionalmente legata al mondo delle miniere, ed è legata al fatto di "Conoscere il mondo dall'interno, di averne una visione intuitiva profonda".<br />Sono suonati in modalità flamenca, e sono liberi da vincoli ritmici (tranne eventualmente il Taranto, ma neppure obbligatoriamente). I palos tipici di questa famiglia sono Levantica, Minera, Murciana, Cartagenera, Taranta e Taranto. <br /><br />Il lavoro nelle miniere offriva possibilità di sostentamento a moltissime famiglie, e dava adito ad un enorme indotto di commercio. I minatori erano sempre uomini e desideravano divertirsi. QUIndi servivano locali di intrattenimento, Siccome erano quasi tutti andalusi, il tipo di musica che volevano ascoltare era proprio il flamenco. <br />Ecco che tanti cantaores di varie zone andaluse si sono esibiti in quell'area mineraria, dando i natali ad uno sviluppo di cantes locali, alcuni dei quali davvero poco diffusi altrove. <br />In particolare è interessante a questo riguardo il paese de La Union, in provincia di Murcia, nel quale si tiene un importantissimo festival flamenco con un concorso, centralmente di cante, ma anche di altro, che si dedica totalmente a questi palos, mantenendone l'integrità storica, con una enorme cura dei particolari ed un estremo rispetto della tradizione. La Union era un importantissimo centro minerario, ed è facile ancora oggi respirarne l'atmosfera nonostante che le minierew siano state chiuse oltre 50 anni fa. Restano nel paese miniere visitabili, musei e una serie di testimonianze affascinantissime.<br /><br />Il Taranto è il palo de Levante più diffuso altrove, al di fuori del concorso. E' diffuso anche perché si balla. Ed è l'unico ad ammettere il baile.<br /><br />Nel percorso di un cantaor è fondamentale investigare questi cantes perché offrono grandi possibilità interpretative anche su altri palos e quindi regalano al cantaor nuovi orizzonti espressivi.<br /><br />Cominciamo ad ascoltare le salidas del cante por Levante proprio dalla Minera, il palo legato a La Union, e partiamo da questo proprio come tributo all'importanza di questa cittadina. Ascoltiamo la versione di Pencho Cros, uno dei padri di questo genere, molto radicato nella cultura del paese, accompagnato alla chitarra da Antonio Fernandez, il capostipite della famiglia gitana Fernandez Munoz, che tanti srtisti ha dato al flamenco di lì. Il quejio por minera è un vero lamento, fatto in modo sommesso, con dignità e precisione.<br /><br />Ascoltiamo la Murciana cantata da La Trianita (trovata negli archivi della Sociedad Pizarras). Era nata a fine 800, e a quell'epoca chi si occupava di cante flamenco erano solo uomini, mentre le donne flamenche erano ballerine.<br />Ascoltiamo El Cojo De Malaga, classe 1980, por Levantica figura super imprtante dei cantes de Levante (sempre dagli archivi della Sociedad Pizarras).<br /><br />L'ambito musicale di queste salidas è motlo omogeneo, ma ognuna è diversa, come se ci fosse una partitura. <br /><br />Ascoltiamo il cante por Cartagenera cantata con il gusto de Levnate. Antonio Pinana accompgnato dal figlio chitarrista, Antonio Pinana Hijo. I Pinana sono nati in questi cantes e li conoscono profondamente. <br /><br />L'atmosfera creata dai cantaores della zona ovest dell'Andalusia quando cantano por Levante è molto diversa, meno sofferta, meno sussurrata e meno caratteristica. Somiglia più ad una salida del cante di Siguiriya o di qualche altro palo. Ti faccio ascoltare un ottimo esempio di salida por Taranto, fatta da un gigante del cante gitano sevillano, El Chocolate.<br />E' interessante conoscere queta differenza per capire meglio il Taranto. <br /><br />L'ultimo esempio è la salida del cante por Taranta di Manuel Romero, il primo cantaor nella storia a vincere la Lampara Minera, il massimo premio del festival de La Union, nel 1978,...]]></itunes:summary><itunes:duration>1293</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cante,cartagenera,cultura,flamenco,levante,levantica,minas,minera,murcia,murciana,musica,palos,sabina,salida,todaro,union</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/446bf82d7c9bf03ed293b6e4fb9bf35e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#110 Salida del cante por colombiana e por tango-guajira - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/110-salida-del-cante-por-colombiana-e-por-tango-guajira-flamenco-chiavi-in-mano--58700463</link><description><![CDATA[Il cante por Colombianas è uno dei pochi cantes di cui conosciamo la data di nascita e l'autore. Il primo a cantarlo fu Pepe Marchena, nel 1931. L'autore creò questo palo flamenco ispirandosi ad una canzone tradizionale messicana, "El venadito", che infatti ha una melodia molto simile a quella della Colombiana, ed ebbe subito un grande successo, tanto che molti altri cantaores cominciarono ad inserirla nel loro repertorio. Perché si sia chiamata Colombiana e non Mejicana, come sarebbe forse stato più ovvio, non si sa, ma il flamenco spesso fa di questi scherzi: gioca di fantasia, è creativo e fa un po'... quello che vuole!<br /><br />I cantaores dell'epoca degli anni 30 spesso si trovavano insieme nei cafes cantantes di Madrid, ed era frequente che si influenzassero l'un l'altro. <br /><br />La cosa che mi pare strana è che non ci fossero salidas del cante por colombiana nei brani cantati da Pepe Marchena, e invece la salida del cante compare, fatta in maniere molto varie e creative, già negli anni immediatamente successivi alla creazione del palo, ad opera di altri cantaores. Non ho una risposta per questa domada!<br /><br />Ho ottenuto i brani più antichi che ti faccio ascoltare grazie al lavoro della Sociedad Pizarras, che raccoglie e rende in formato digitale gli antichi dischi a 78 giri, regalandoci gratuitamente su youtube la possibilità di accedere ad un patrimonio che si sarebbe perso, altrimenti. Alcuni di questi cantaores non si piegarono alle leggi del mondo dello spettacolo, non vennero a compromessi con impresari o con ricchi committenti e la loro fama non superò la loro epoca. E non ebbero successo col largo pubblico. L'operazione fatta dalla Sociedad Pizarras è incredibilmente importante da un punto di vista culturale.<br /><br />Ti faccio sentire diversi esempi di salidas del cante di questo palo, tutti degli anni subito successivi alla nascita del cante por colombiana, presi dal lavoro della Sociedad Pizarras.<br />Nei loro incredibili archivi ho scoperto La Andalucita, cantaora sevillana, che cantava, ballava suonava e nacchere e aveva un repertorio molto vario fra la canzone, il cuplé, canti regionali e flamenco, che fu poi molto famosa nelle Americhe, dove visse quasi tutta la sua vita. <br />El Nino de la Flor nato nel 1865 a Madrid, era un cantaor aficionado, e ha avuto qualche notorietà solo grazie al fatto di essere la seconda voce di Pepe Marchena, ma non fu un professionista.<br />Queste due salidas del cante usano le sillabe Lele e tiritiri.<br /><br />Ascoltiamo ancora altre salidas del cante por colombiana, più compicate:<br />La salida del cante del El Nino de la Huerta, sevillano, classe 1907.<br />La salida del Nino de Fuentes de Andalucia, probabilmente l'unico cantaor di questo paese in provincia di Siviglia. Classe 1915, molto appassionato di cante, esperienze a Madrid, ma non fece compromessi e non diventò molto famoso.<br />Quella de El Carbonerillo, classe 1906, sevillano, era anche ballerino e maestro. <br /><br />Ascoltiamo anche delle salidas più recenti, fatte da 3 cantaores degli anni '50 che hanno una particolare predilezione per questo palo, prima di tutto Ana Reverte, una voce importante del cante por Colombiana, poi Carmen de la Jara, altro punto di riferimento di questo palo. Carmen de la Jara usa Ay por colombiana, ma nessun esempio antico comportava l'uso di questo suono! Il flamenco spesso fa cose strane, e magari copia qualche cosa da un palo diverso, e forse la salida di Carmen de la Jara è influenzata dalla salida por Guajira<br />Ascoltiamo ancora un esempio, da parte di José Galan, di Ecija, provincia di Siviglia, che forse è la salida del cante por colombiana più largamente diffuso oggi, ed elenca già tutta la melodia del cante. <br /><br />Passiamo alla salida del cante por tango-guajira, e lo studio... finisce subito: il cantaor che la creò, Manuel Vallejo (1891) non faceva salida del cante, e le sue incisioni di questo palo sono ridotte al minimo (forse una sola volta) ma il suo maggiore divulgatore, Naranjito de Triana la faceva, e la ascoltiamo. Naranjito ebbe moltissimi allievi cantaores, grazie ai quali divulgò parecchio questo palo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />A dire la verità secondo me la Colombiana è un po' al margine del flamenco, e infatti nelle mie lezioni non la contemplo tantissimo. Solitamente non si inserisce nel repertorio di un cantaor ed è cantata da voci poco flamenche e spesso si spinge più nella musica pop che nel flamenco. E' però molto vivace, vitale e coinvolgente. <br /><br />Mi è capitato diverse volte di montare un baile por Colombiana durante le mie lezioni perché il cante è piacevole e orecchiabile e anche una persona con poca esperienza nel flamenco non ha difficoltà a farsene coinvolgere. <br /><br />La salida del cante che ho sentito più spesso è proprio quella che ti ho fatto sentire, cantata da José Galan. <br /><br />Il Tango Guajira è bellissimo, molto coinvolgente, che ho anche coreografato per un saggio di fine anno, con grandissimo piacere, divertendoci molto con le allieve. E' un cante davvero molto poco diffuso, ed in effetti gli unici a cantarlo sono gli allievi di Naranjito de Triana, che però per fortuna sono tanti. <br />Qualche anno fa è stato diffuso da una cantante che i flamenchi non apprezzano proprio e anzi, spesso la guardano con odio: Rosalia. Ne ha fatto un canto a cappella ed ha avuto molto successo, diffondendola in tutto il mondo. Ci sono persone in tutto il mondo che si mettono ad ascoltare Manuel Vallejo, grazie a Rosalia: nel suo canto si sente molto bene che lo ha ascoltato molto attentamente!<br /><br />Vedi il flamenco come è strano? A volte nella sua storia accadono cose incredibili come questa. E allora, non giudicare, non criticare e anzi, goditi le cose meravigliose che il flamenco riesce a produrre. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58700463</guid><pubDate>Fri, 16 Feb 2024 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58700463/110_salida_del_cante_por_colombianas_e_por_tango_guajira.mp3" length="15641330" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il cante por Colombianas è uno dei pochi cantes di cui conosciamo la data di nascita e l'autore. Il primo a cantarlo fu Pepe Marchena, nel 1931. L'autore creò questo palo flamenco ispirandosi ad una canzone tradizionale messicana, "El venadito", che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il cante por Colombianas è uno dei pochi cantes di cui conosciamo la data di nascita e l'autore. Il primo a cantarlo fu Pepe Marchena, nel 1931. L'autore creò questo palo flamenco ispirandosi ad una canzone tradizionale messicana, "El venadito", che infatti ha una melodia molto simile a quella della Colombiana, ed ebbe subito un grande successo, tanto che molti altri cantaores cominciarono ad inserirla nel loro repertorio. Perché si sia chiamata Colombiana e non Mejicana, come sarebbe forse stato più ovvio, non si sa, ma il flamenco spesso fa di questi scherzi: gioca di fantasia, è creativo e fa un po'... quello che vuole!<br /><br />I cantaores dell'epoca degli anni 30 spesso si trovavano insieme nei cafes cantantes di Madrid, ed era frequente che si influenzassero l'un l'altro. <br /><br />La cosa che mi pare strana è che non ci fossero salidas del cante por colombiana nei brani cantati da Pepe Marchena, e invece la salida del cante compare, fatta in maniere molto varie e creative, già negli anni immediatamente successivi alla creazione del palo, ad opera di altri cantaores. Non ho una risposta per questa domada!<br /><br />Ho ottenuto i brani più antichi che ti faccio ascoltare grazie al lavoro della Sociedad Pizarras, che raccoglie e rende in formato digitale gli antichi dischi a 78 giri, regalandoci gratuitamente su youtube la possibilità di accedere ad un patrimonio che si sarebbe perso, altrimenti. Alcuni di questi cantaores non si piegarono alle leggi del mondo dello spettacolo, non vennero a compromessi con impresari o con ricchi committenti e la loro fama non superò la loro epoca. E non ebbero successo col largo pubblico. L'operazione fatta dalla Sociedad Pizarras è incredibilmente importante da un punto di vista culturale.<br /><br />Ti faccio sentire diversi esempi di salidas del cante di questo palo, tutti degli anni subito successivi alla nascita del cante por colombiana, presi dal lavoro della Sociedad Pizarras.<br />Nei loro incredibili archivi ho scoperto La Andalucita, cantaora sevillana, che cantava, ballava suonava e nacchere e aveva un repertorio molto vario fra la canzone, il cuplé, canti regionali e flamenco, che fu poi molto famosa nelle Americhe, dove visse quasi tutta la sua vita. <br />El Nino de la Flor nato nel 1865 a Madrid, era un cantaor aficionado, e ha avuto qualche notorietà solo grazie al fatto di essere la seconda voce di Pepe Marchena, ma non fu un professionista.<br />Queste due salidas del cante usano le sillabe Lele e tiritiri.<br /><br />Ascoltiamo ancora altre salidas del cante por colombiana, più compicate:<br />La salida del cante del El Nino de la Huerta, sevillano, classe 1907.<br />La salida del Nino de Fuentes de Andalucia, probabilmente l'unico cantaor di questo paese in provincia di Siviglia. Classe 1915, molto appassionato di cante, esperienze a Madrid, ma non fece compromessi e non diventò molto famoso.<br />Quella de El Carbonerillo, classe 1906, sevillano, era anche ballerino e maestro. <br /><br />Ascoltiamo anche delle salidas più recenti, fatte da 3 cantaores degli anni '50 che hanno una particolare predilezione per questo palo, prima di tutto Ana Reverte, una voce importante del cante por Colombiana, poi Carmen de la Jara, altro punto di riferimento di questo palo. Carmen de la Jara usa Ay por colombiana, ma nessun esempio antico comportava l'uso di questo suono! Il flamenco spesso fa cose strane, e magari copia qualche cosa da un palo diverso, e forse la salida di Carmen de la Jara è influenzata dalla salida por Guajira<br />Ascoltiamo ancora un esempio, da parte di José Galan, di Ecija, provincia di Siviglia, che forse è la salida del cante por colombiana più largamente diffuso oggi, ed elenca già tutta la melodia del cante. <br /><br />Passiamo alla salida del cante por tango-guajira, e lo studio... finisce subito: il cantaor che la creò, Manuel Vallejo (1891) non faceva salida del cante, e le sue incisioni di questo palo sono ridotte al minimo (forse una sola...]]></itunes:summary><itunes:duration>978</itunes:duration><itunes:keywords>antichi,cantaores,cante,colombiana,cultura,flamenco,guajira,manuel,marchena,naranjito,pepe,pizarras,sabina,salida,sociedad,tango,todaro,triana,vallejo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/be9ceba42970753820aef629ddae6671.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#109 Salida del cante por Guajira - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/109-salida-del-cante-por-guajira-flamenco-chiavi-in-mano--58645817</link><description><![CDATA[Sto facendo tutta questa serie dedicata alla salida del cante perché è importante come porta di ingresso al palo che verrà. <br /><br />Benché la guajira sia il cante forse più sereno di tutto il panorama del cante flamenco, la salida del cante si fa con un ay. Non saprei proprio perché si sia usata proprio questa sillaba. <br /><br />Partiamo ascoltando un esempio fatto da Juanito Valderrama, una pietra miliare del cante por Guajira.<br />La sua salida del cante è breve, era proprio la sua maniera di farla. <br /><br />La voce sottolinea una nota e scende verso una nota più grave, sulla quale termina. Fra le due note, l'intervallo è una quinta, come se la prima fosse un sol e la seconda, quella più grave, un do. Questo fenomeno mi incuriosisce sempre perché mi fa ricordare che lo stesso intervallo viene esplorato al contrario, dalla nota più grave a quella più acuta, nel richiamo alla preghiera arabo, del quale ti faccio ascoltare una frase di esempio, cantato da uno sheikh turco bravissimo, Mustafa Ozcan. Non so se sia una coincidenza o se io stia dicendo una cavolata,e nessuno studio è stato fatto a questo riuardo, che io sappia. Ma la mia attenzione viene sollecitata!<br /><br />Proseguiamo l'ascolto con una salida del cante fatta da La Argentina, una bravissima cantaora di Huelva, che è più lunga e complessa. Da dove viene? Il cante por Guajira è stato introdotto, a parere di tutti i flamencologi e anche dello stesso Juanito Valderrama, da Manuel Escacena, un cantaor storico, classe 1886. Sentiamo la sua salida del cante por guajira, che era effettivamente più lunga e complessa.<br /><br />Questo esempio di cante è preso dal lavoro infinito fatto dalla Sociedad Pizarras, in Spagna. Queste persone stanno facendo un lavoro incredibile, raccogliendo dischi antichi, quelli registrati sui primi dischi a 78 giri, molto spessi, che in Spagnolo si chiamano Pizarras e che non saprei come tradurre in italiano. La Sociedad Pizarras compra questi dischi antichi, anche pagandoli a prezzi carissimi, li ridigitalizza e li pubblica su un canale youtube, che si chiama Flamendro, e li puoi ascoltare lì con estrema facilità. Stanno salvando un patrimonio che in parte sarebbe scomparso perché mai nessuno ha rimasterizzato molti di quei dischi, gettandoli nell'oblio. <br /><br />Ricordiamoci che la storia del flamenco è ciò che fa del falemcno quello che esso è in questo momento, quindi se ti piace il flamenco non ti puoi esimere dall'investigare la sua soria. <br /><br />L'esempio successivo è cantato da Bonela Hijo, un cantaor molto radicato nella tradizione del cante flamenco, con una aficion incredibile. <br />Ascoltiamo ancora un esempio di salida del cante por Guajira, fatto dal cantaor di Huelva Jesus Corbacho, che ha una grande esperienza nel cante per accompagnare il baile. <br /><br />Osserviamo che la velocità del brano cantato da Escacena è molto elevata, mentre Valderrama cantava la guajira ad una velocità molto inferiore. Molti cantaores hanno cantato la guajira con una velocità di parecchio inferiore a quella di Escacena, influenzato di Valderrama, ma oggi molti cantaores tendono a ritornare alla velocità antica. <br /><br />Come ultimo esempio ti faccio un piccolo regalo: una letra al posto di una salida del cante, che Jeromo Segura ci ha proposto durante l'ultimo stage di cante flamenco tenuto al Mosaico Danza a Milano. Jeromo dice che quando c'è il baile, per un cantaor è molto bello dirigersi direttamente a lui/lei con una letra invece che con un semplice ayeo, perché questo instaura una comunicazione più immediata e crea un coinvolgimento maggiore, che porta chi danza più direttamente dentro al cante. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br />Quando insegno, spesso mi viene proposto di montare una coreografia di baile por Guajiras, quindi negli anni ne ho montate tantissime. E' un palo molto richiesto, forse perché, utilizzando ventaglio e scialle, spesso gli allievi hanno proprio la curiosità di misurarsi con questi accessori. <br /><br />Ogni volta ho cercato di lasciarmi ispirare da questa atmosfera così serena, leggera (ma non superficiale), e la salida del cante ci aiuta, con quelle poche note, ad entrare in sintonia con l'atmosfera del palo. Come molte volte ti ho già detto, noi ballerini tendiamo sempre ad essere molto concentrati sulle forme, su che cosa dobbiamo fare, sul fatto di farlo al meglio possibile. E ci perdiamo a volte il messagio di quello che stiamo ballando.<br />Danzando è fondamentale capire cosa stiamo facendo, sia per rispettare la tradizione culturale di riferimento, sia per noi stessi: nel flamenco c'è sempre una perla di saggezza e una emozione dentro la musica e sarebbe un vero peccato non goderne. <br />Se non sentiamo esattamente quale sia l'essenza del palo che stiamo ballando: se non ascolto l'atmosfera del cante, posso ballare una guajira come se fosse una Alegria, una Cana, una Buleria por Solea, una Bambera. E allora perché ballo invece una Guajira, se non la ascolto?<br />Cogli l'occasione!<br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58645817</guid><pubDate>Sun, 11 Feb 2024 13:40:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58645817/109_salida_del_cante_por_colombianas_y_guajiras.mp3" length="13764693" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Sto facendo tutta questa serie dedicata alla salida del cante perché è importante come porta di ingresso al palo che verrà. 

Benché la guajira sia il cante forse più sereno di tutto il panorama del cante flamenco, la salida del cante si fa con un ay....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sto facendo tutta questa serie dedicata alla salida del cante perché è importante come porta di ingresso al palo che verrà. <br /><br />Benché la guajira sia il cante forse più sereno di tutto il panorama del cante flamenco, la salida del cante si fa con un ay. Non saprei proprio perché si sia usata proprio questa sillaba. <br /><br />Partiamo ascoltando un esempio fatto da Juanito Valderrama, una pietra miliare del cante por Guajira.<br />La sua salida del cante è breve, era proprio la sua maniera di farla. <br /><br />La voce sottolinea una nota e scende verso una nota più grave, sulla quale termina. Fra le due note, l'intervallo è una quinta, come se la prima fosse un sol e la seconda, quella più grave, un do. Questo fenomeno mi incuriosisce sempre perché mi fa ricordare che lo stesso intervallo viene esplorato al contrario, dalla nota più grave a quella più acuta, nel richiamo alla preghiera arabo, del quale ti faccio ascoltare una frase di esempio, cantato da uno sheikh turco bravissimo, Mustafa Ozcan. Non so se sia una coincidenza o se io stia dicendo una cavolata,e nessuno studio è stato fatto a questo riuardo, che io sappia. Ma la mia attenzione viene sollecitata!<br /><br />Proseguiamo l'ascolto con una salida del cante fatta da La Argentina, una bravissima cantaora di Huelva, che è più lunga e complessa. Da dove viene? Il cante por Guajira è stato introdotto, a parere di tutti i flamencologi e anche dello stesso Juanito Valderrama, da Manuel Escacena, un cantaor storico, classe 1886. Sentiamo la sua salida del cante por guajira, che era effettivamente più lunga e complessa.<br /><br />Questo esempio di cante è preso dal lavoro infinito fatto dalla Sociedad Pizarras, in Spagna. Queste persone stanno facendo un lavoro incredibile, raccogliendo dischi antichi, quelli registrati sui primi dischi a 78 giri, molto spessi, che in Spagnolo si chiamano Pizarras e che non saprei come tradurre in italiano. La Sociedad Pizarras compra questi dischi antichi, anche pagandoli a prezzi carissimi, li ridigitalizza e li pubblica su un canale youtube, che si chiama Flamendro, e li puoi ascoltare lì con estrema facilità. Stanno salvando un patrimonio che in parte sarebbe scomparso perché mai nessuno ha rimasterizzato molti di quei dischi, gettandoli nell'oblio. <br /><br />Ricordiamoci che la storia del flamenco è ciò che fa del falemcno quello che esso è in questo momento, quindi se ti piace il flamenco non ti puoi esimere dall'investigare la sua soria. <br /><br />L'esempio successivo è cantato da Bonela Hijo, un cantaor molto radicato nella tradizione del cante flamenco, con una aficion incredibile. <br />Ascoltiamo ancora un esempio di salida del cante por Guajira, fatto dal cantaor di Huelva Jesus Corbacho, che ha una grande esperienza nel cante per accompagnare il baile. <br /><br />Osserviamo che la velocità del brano cantato da Escacena è molto elevata, mentre Valderrama cantava la guajira ad una velocità molto inferiore. Molti cantaores hanno cantato la guajira con una velocità di parecchio inferiore a quella di Escacena, influenzato di Valderrama, ma oggi molti cantaores tendono a ritornare alla velocità antica. <br /><br />Come ultimo esempio ti faccio un piccolo regalo: una letra al posto di una salida del cante, che Jeromo Segura ci ha proposto durante l'ultimo stage di cante flamenco tenuto al Mosaico Danza a Milano. Jeromo dice che quando c'è il baile, per un cantaor è molto bello dirigersi direttamente a lui/lei con una letra invece che con un semplice ayeo, perché questo instaura una comunicazione più immediata e crea un coinvolgimento maggiore, che porta chi danza più direttamente dentro al cante. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br />Quando insegno, spesso mi viene proposto...]]></itunes:summary><itunes:duration>861</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,bonela,cante,corbacho,cultura,escacena,flamenco,guajira,musica,sabina,salida,segura,storia,todaro,valderrama</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/263f3d6d168ebdde806a2366656f9157.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#108 Salida del cante por Farruca. Tango de Malaga e Garrotin - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/108-salida-del-cante-por-farruca-tango-de-malaga-e-garrotin-flamenco-chiavi-in-mano--58546284</link><description><![CDATA[Affrontiamo una analisi della salida del cante in 4/4 lento.<br /><br />Farruca, Tango de Malaga e Garrotin sono tre cantes importanti, che hanno alcuni aspetti in comune fra di loro, e che analizzeremo con alcuni esempi. <br /><br />Quando ascoltiamo un ritmo di 4/4 lento in scala minore pensiamo subito alla farruca, che di solito si ricorda anche chi non conosce molto del flamenco. Soprattutto la farruca è spesso accompagnata dal baile, e il pubblico ne rimane sempre molto colpito. La scala minore è comune anche a molti altri generi musicali, quindi anche per un neofita non è strana, e si ricorda con facilità.<br />Ma non tutto ciò che suoa in scala minore, lento in 4/4 è farruca. Può essere infatti Tango de Malaga. Se il chitarrista non ha tanta esperienza, confonde un po' l'identità dei due palos, e spesso magari utilizza una falseta di farruca in tango de Malaga, creando un'atmosfera meno adatta a questo palo. <br />Fino a che non compare il cante, non si sa quale sarà il palo che verrà, ma già con la salida del cante, tutto si chiarisce.<br /><br />Partiamo dal cante di Antonio Mairena por Tango de Malaga. Antonio Mairena è una pietra miliare del cante gitano, e nell'esempio che ascoltiamo canta una salida del cante molto lunga, che oggi solitamente si fa molto più corta. La salida por Tango de Malaga si fa sempre con Ay.<br /><br />La musica è molto simile a quella della farruca, che però ha una salida del cante diversissima, fatta con un trantrantrero, e con una melodia speciale, che viene praticamente ripetuta alla fine delle letras. Nell'esempio che ascoltiamo, abbiamo un'altra pietra miliare del flamenco: Juanito Valderrama, la classica voce non gitana, che cantava con una qualità acuta, sottile, che sfruttava la grazia e la sensibilità della sua voce. <br /><br />Ascoltiamo anche un'altra salida del cante por farruca, più attuale rispetto all'esempio precedente, da parte di Ricardo Fernandez Del Moral, vincitorre della lampara minera del festival de La Union nel 2012, e di molti altri premi. Ricardo ha la particolarità di essere cantaor e chitarrista insieme, e  si accompagna al cante da solo, con il risultato di capire molto bene il flamenco da due punti di vista diversi.<br /><br /><br />Un altro cante di 4/4 lento che viene introdotto con la sillaba tran tran trero è il garrotin. Quindi ascoltare solo le sillabe non ci basta a capire che cante sia. Occorre anche ascoltare la scala musicale. <br />Il garrotin non viene molto interpretato, ma è motlo divertente. L'esempio scelto è cantato dalla Argentina. <br /><br />Il cante por garrotin è anche caratterizzato, come la farruca, dalla presenza di un ritornello alla fine delle letras, che può essere anche cantato alla fine della salida del cante, cosa che sentiamo nell'esempio di Segundo Falcon. <br /><br />La salida di un cante mantiene una linea melodica molto precisa, mentre i cantaor può lavorare sull'espressività ma onn può cambiare la melodia. <br /><br />Il flamenco si costruisce sulla propria tradizione, ed è importante che resti così.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di Flamenco e di musiche e daze del mpondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso la danza. <br /><br />Insegnando, lavoro spessisismo su Tango de Malaga e Garrotin anche con i livelli più bassi perché le melodie non sono troppo difficili da capire anche per un orecchio ancora inesperto. <br /><br />Il flamenco si basa sempre sulla propria tradizione e fa riferimento alla conoscenza che lo spettatore ha del flamenco stesso. Richiama esperienze, memorie già vissute dallo spettatore. <br /><br />La salida del cante è come la copertina di un libro che ci indica quale sarà l'argomento e ci invita a leggere, ad ascoltare e a godercelo il più possibile.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58546284</guid><pubDate>Sat, 03 Feb 2024 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58546284/108_salida_del_cante_in_4_4_seconda_parte_farruca_garrotin_ecc.mp3" length="14011707" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Affrontiamo una analisi della salida del cante in 4/4 lento.

Farruca, Tango de Malaga e Garrotin sono tre cantes importanti, che hanno alcuni aspetti in comune fra di loro, e che analizzeremo con alcuni esempi. 

Quando ascoltiamo un ritmo di 4/4...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Affrontiamo una analisi della salida del cante in 4/4 lento.<br /><br />Farruca, Tango de Malaga e Garrotin sono tre cantes importanti, che hanno alcuni aspetti in comune fra di loro, e che analizzeremo con alcuni esempi. <br /><br />Quando ascoltiamo un ritmo di 4/4 lento in scala minore pensiamo subito alla farruca, che di solito si ricorda anche chi non conosce molto del flamenco. Soprattutto la farruca è spesso accompagnata dal baile, e il pubblico ne rimane sempre molto colpito. La scala minore è comune anche a molti altri generi musicali, quindi anche per un neofita non è strana, e si ricorda con facilità.<br />Ma non tutto ciò che suoa in scala minore, lento in 4/4 è farruca. Può essere infatti Tango de Malaga. Se il chitarrista non ha tanta esperienza, confonde un po' l'identità dei due palos, e spesso magari utilizza una falseta di farruca in tango de Malaga, creando un'atmosfera meno adatta a questo palo. <br />Fino a che non compare il cante, non si sa quale sarà il palo che verrà, ma già con la salida del cante, tutto si chiarisce.<br /><br />Partiamo dal cante di Antonio Mairena por Tango de Malaga. Antonio Mairena è una pietra miliare del cante gitano, e nell'esempio che ascoltiamo canta una salida del cante molto lunga, che oggi solitamente si fa molto più corta. La salida por Tango de Malaga si fa sempre con Ay.<br /><br />La musica è molto simile a quella della farruca, che però ha una salida del cante diversissima, fatta con un trantrantrero, e con una melodia speciale, che viene praticamente ripetuta alla fine delle letras. Nell'esempio che ascoltiamo, abbiamo un'altra pietra miliare del flamenco: Juanito Valderrama, la classica voce non gitana, che cantava con una qualità acuta, sottile, che sfruttava la grazia e la sensibilità della sua voce. <br /><br />Ascoltiamo anche un'altra salida del cante por farruca, più attuale rispetto all'esempio precedente, da parte di Ricardo Fernandez Del Moral, vincitorre della lampara minera del festival de La Union nel 2012, e di molti altri premi. Ricardo ha la particolarità di essere cantaor e chitarrista insieme, e  si accompagna al cante da solo, con il risultato di capire molto bene il flamenco da due punti di vista diversi.<br /><br /><br />Un altro cante di 4/4 lento che viene introdotto con la sillaba tran tran trero è il garrotin. Quindi ascoltare solo le sillabe non ci basta a capire che cante sia. Occorre anche ascoltare la scala musicale. <br />Il garrotin non viene molto interpretato, ma è motlo divertente. L'esempio scelto è cantato dalla Argentina. <br /><br />Il cante por garrotin è anche caratterizzato, come la farruca, dalla presenza di un ritornello alla fine delle letras, che può essere anche cantato alla fine della salida del cante, cosa che sentiamo nell'esempio di Segundo Falcon. <br /><br />La salida di un cante mantiene una linea melodica molto precisa, mentre i cantaor può lavorare sull'espressività ma onn può cambiare la melodia. <br /><br />Il flamenco si costruisce sulla propria tradizione, ed è importante che resti così.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di Flamenco e di musiche e daze del mpondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso la danza. <br /><br />Insegnando, lavoro spessisismo su Tango de Malaga e Garrotin anche con i livelli più bassi perché le melodie non sono troppo difficili da capire anche per un orecchio ancora inesperto. <br /><br />Il flamenco si basa sempre sulla propria tradizione e fa riferimento alla conoscenza che lo spettatore ha del flamenco stesso. Richiama esperienze, memorie già vissute dallo spettatore. <br /><br />La salida del cante è come la copertina di un libro che ci indica quale sarà l'argomento e ci invita a leggere, ad ascoltare e a godercelo il più possibile.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>876</itunes:duration><itunes:keywords>andalucia,andalusia,cantaor,cante,chitarra,cultura,farruca,flamenco,garrotin,malaga,musica,sabina,salida,tango,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ec436ec1e564df8a227b1a0dbc96cce3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#107 Salida del cante con lele - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/107-salida-del-cante-con-lele-flamenco-chiavi-in-mano--58464611</link><description><![CDATA[Cominciamo ad analizzare la salida del cante in 4/4, a partire da quella che utilizza le sillabe Lele Ay. In altri pèodcast ci saranno salidas del cante por farruca, garrotin, tango de Malaga ecc.<br /><br />Per prima cosa ascoltiamo una salida por tango, cantata dalla cantaora di Jaen Gema Jimenez, in cui si sente molto bene il lele cantato per esteso. <br />La frase Le le Ay viene dalla musica araba. Il fenomeno nella musica araba si chiama Layali, che significa notti: il cantante utilizza le parole ya leil ya ain, o notte o occhio , per farla. A volte il cantante dice Leyli, che significa mia notte. L'esempio scelto è un cantante egiziano, Saleh Abdel Hay, classe 1896. Chi ascolta i miei podcast sa che mi piace molto andare indietro nella storia per individuare le radici delle tradizioni, <br /><br />Il seguente esempio è una salida del cante por tientos, cantato da José Mercé, e il seguente è Dolores Vargas la Terremoto, figura di punta del flamenco pop e della rumba catalana degli anni 70. Famosa la sua rumba Achilipu, che chiunque conosca questo ambito musicale conosce di certo. <br /><br />Il cante utilizza lele o anche lere.<br />La salida del cante flamenco è molto tradizionalista e il cantaor non ha la libertà totale di improvvisare come voglia, cosa che invece fa il cantante arabo, che ha assolutamente carta bianca nella creatività, mantenendo sempre il vincolo con la scala musicale. <br />Nella musica araba colta la libertà creativa del cantante viene espressa tanto nel layali, mentre nelle seccessive parti della musica magari c'è un obbligo forte di seguire una tradizione, quasi una musica classica. <br /><br />Come utlimo esempio ti faccio ascoltare Pedro el Granaino por Solea, che non voglio escludere da questo elenco di salidas con lele, anche se non è in 4/4 perché è importante sapere che esiste. Pedro è un cantaor bravissimo, con una voce incredibilmente simile a quella di Camaron, e sta avendo parecchio successo. Da ascoltare con attenzione l'accompagnamento del chitarrista Antonio Patrocinio Hijo, che ha una dote incredibile nel mostrare qual'è il ruolo della chitarra nel flamenco. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flameno e musica e danza del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco ed un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso danza e musica del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Sono molto appassionata di musica e mi piace enormemente trovare le radici comuni fra queste due forme di musica. Quanto più capisco il flamenco tanto meglio capisco la musica araba e viceversa. <br />La prima volta che hoo sentito una salida del cante con lele, mi sono detta "conosco già questa cosa!". Effettivamente avevo iniziato ad ascoltare musica araba un po' prima, quindi avevo già un background con l'improvvisazione canora fatta con ya leil ya ain. <br /><br />Non ho mai trovato in un libro questo parallelo, non perché non ci sia ma perché nella mia conoscenza non illimitata non l'ho incontrato. Ma mi sembra evidente!<br />Il flamenco è come un crogiuolo in cui un orafo butta elementi diversi, e fonde tutti i metalli per creare un gioiello nuovo, in modo creativo e sempre interessante. <br />Oggi si usa tanto parlare di inclusione e di linguaggio inclusivo: il flamenco è davvero inclusivo!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58464611</guid><pubDate>Sat, 27 Jan 2024 13:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58464611/107_esempi_di_salida_del_cante_con_lele_ay.mp3" length="13531472" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Cominciamo ad analizzare la salida del cante in 4/4, a partire da quella che utilizza le sillabe Lele Ay. In altri pèodcast ci saranno salidas del cante por farruca, garrotin, tango de Malaga ecc.

Per prima cosa ascoltiamo una salida por tango,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cominciamo ad analizzare la salida del cante in 4/4, a partire da quella che utilizza le sillabe Lele Ay. In altri pèodcast ci saranno salidas del cante por farruca, garrotin, tango de Malaga ecc.<br /><br />Per prima cosa ascoltiamo una salida por tango, cantata dalla cantaora di Jaen Gema Jimenez, in cui si sente molto bene il lele cantato per esteso. <br />La frase Le le Ay viene dalla musica araba. Il fenomeno nella musica araba si chiama Layali, che significa notti: il cantante utilizza le parole ya leil ya ain, o notte o occhio , per farla. A volte il cantante dice Leyli, che significa mia notte. L'esempio scelto è un cantante egiziano, Saleh Abdel Hay, classe 1896. Chi ascolta i miei podcast sa che mi piace molto andare indietro nella storia per individuare le radici delle tradizioni, <br /><br />Il seguente esempio è una salida del cante por tientos, cantato da José Mercé, e il seguente è Dolores Vargas la Terremoto, figura di punta del flamenco pop e della rumba catalana degli anni 70. Famosa la sua rumba Achilipu, che chiunque conosca questo ambito musicale conosce di certo. <br /><br />Il cante utilizza lele o anche lere.<br />La salida del cante flamenco è molto tradizionalista e il cantaor non ha la libertà totale di improvvisare come voglia, cosa che invece fa il cantante arabo, che ha assolutamente carta bianca nella creatività, mantenendo sempre il vincolo con la scala musicale. <br />Nella musica araba colta la libertà creativa del cantante viene espressa tanto nel layali, mentre nelle seccessive parti della musica magari c'è un obbligo forte di seguire una tradizione, quasi una musica classica. <br /><br />Come utlimo esempio ti faccio ascoltare Pedro el Granaino por Solea, che non voglio escludere da questo elenco di salidas con lele, anche se non è in 4/4 perché è importante sapere che esiste. Pedro è un cantaor bravissimo, con una voce incredibilmente simile a quella di Camaron, e sta avendo parecchio successo. Da ascoltare con attenzione l'accompagnamento del chitarrista Antonio Patrocinio Hijo, che ha una dote incredibile nel mostrare qual'è il ruolo della chitarra nel flamenco. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flameno e musica e danza del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco ed un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso danza e musica del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Sono molto appassionata di musica e mi piace enormemente trovare le radici comuni fra queste due forme di musica. Quanto più capisco il flamenco tanto meglio capisco la musica araba e viceversa. <br />La prima volta che hoo sentito una salida del cante con lele, mi sono detta "conosco già questa cosa!". Effettivamente avevo iniziato ad ascoltare musica araba un po' prima, quindi avevo già un background con l'improvvisazione canora fatta con ya leil ya ain. <br /><br />Non ho mai trovato in un libro questo parallelo, non perché non ci sia ma perché nella mia conoscenza non illimitata non l'ho incontrato. Ma mi sembra evidente!<br />Il flamenco è come un crogiuolo in cui un orafo butta elementi diversi, e fonde tutti i metalli per creare un gioiello nuovo, in modo creativo e sempre interessante. <br />Oggi si usa tanto parlare di inclusione e di linguaggio inclusivo: il flamenco è davvero inclusivo!]]></itunes:summary><itunes:duration>846</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,araba,cante,cultura,flamenco,improvvisazione,musica,sabina,salida,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1cf1a4e1af668ceb3f661cd9a774d2ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#106 Esempi di salida del cante por cantiñas - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/106-esempi-di-salida-del-cante-por-cantinas-flamenco-chiavi-in-mano--58265779</link><description><![CDATA[Ecco una serie di esempi di salida del cante della famiglia delle cantiñas: Alegria de Cadiz, Alergia de Cordoba, cantiña, Mirabras, romera caracoles e La Rosa.<br />Gli esempi sono presi da cantes di artisti affermati e significativi nel panorama della storia del flamenco, e sono commentati nel loro contesto.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro interessante sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche arabe che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Mi definisco tossicodipendente da cante flamenco, e voglio sempre indicare ai miei allievi l'importanza di conoscere la storia del flamenco. Quando si capisce meglio come funziona qualcosa ne si può godere al meglio e l'apprendimento risulta più completo e soddisfacente. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58265779</guid><pubDate>Fri, 12 Jan 2024 15:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58265779/106_esempi_di_salida_del_cnte_por_cantina.mp3" length="16284569" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ecco una serie di esempi di salida del cante della famiglia delle cantiñas: Alegria de Cadiz, Alergia de Cordoba, cantiña, Mirabras, romera caracoles e La Rosa.
Gli esempi sono presi da cantes di artisti affermati e significativi nel panorama della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ecco una serie di esempi di salida del cante della famiglia delle cantiñas: Alegria de Cadiz, Alergia de Cordoba, cantiña, Mirabras, romera caracoles e La Rosa.<br />Gli esempi sono presi da cantes di artisti affermati e significativi nel panorama della storia del flamenco, e sono commentati nel loro contesto.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro interessante sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche arabe che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Mi definisco tossicodipendente da cante flamenco, e voglio sempre indicare ai miei allievi l'importanza di conoscere la storia del flamenco. Quando si capisce meglio come funziona qualcosa ne si può godere al meglio e l'apprendimento risulta più completo e soddisfacente. <br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1018</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cadice,cante,cantinas,cultura,flamenco,gaditano,musica,sabina,salida,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0bfd1a0aad82d40a42c26b34429e8acf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#105 Esempi di salida del cante con il suono ay - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/105-esempi-di-salida-del-cante-con-il-suono-ay-flamenco-chiavi-in-mano--58014489</link><description><![CDATA[In questo podcast facciamo una analisi di vari esempi di salida del cante che utilizzano l'Ayeo, che usa il suono Ay o I per introdurre il cante. Questi suoni vengono anche chiamati Quejío, lamento. <br />Partiamo da una Siguiríya cantata da Camarón de la Isla. Tradizionale e molto personale insieme. Camarón era sempre molto spontaneo e personale. L'introduzione por siguiíya è sempre tiritiritiri-ay. Il suono Tiri è molto esplosivo e aiuta ad entrare in questo palo così forte. Nel quejío por siguiríya si sente tantissimo la scala flamenca e in particolare la cadenza andalusa. In pratica viene percorsa profondamente. <br /><br />Ascoltiamo un esempio di quejío por Soleá, fatto da un altro gigante del flamenco, punto di riferimento assoluto per quello che riguarda la Soleá: Antonio Mairena. Anche nel quejío por soleá si sente chiarissimamente la cadenza andalusa.<br /><br />Ascoltiamo un esempio di quejío por Malagueña, cantato da Antonio Chacón, una pietra miliare di questo cante, tant'è che ha creato uno stile, la Malagueña de Chacón. Antonio Chacón diede un grande impulso a questo palo e anche a molti altri, pur non essendo gitano. Portò il cante flamenco su palcoscenici internazionali, e infatti fu anche criticato da molti gitani, che considerarono questa operazione un po' troppo commerciale. <br />Il quejío por Malagueña si introduce con il suono "Giagiay", molto caratteristico, e presenta proprio bene le note della cadenza andalusa. <br /><br />Questi cantes sono molto antichi e addolorati, legati all'anima andalusa, gitana e quindi flamenca. <br /><br />Come esempio di quejío di cantes de levante ho scelto Carmen Linares, che è della zona più ad est dell'Andalusia, appunto di Linares, in provincia di Jaen. L'esempio che ho scelto è una taranta-minera. E nel quejío si sente un riferimento ad ambedue i cantes, taranta e minera. <br />I quejíos dei palos di levante sono un lamento, non un urlo di dolore, come invece lo sono quello di Siguiríya e di Soleá.<br /><br />Ascoltiamo anche un esempio di salida del cante por minera. Il cantaor è Jeromo Segura, che è di Huelva ma ha studiato talmente in profondità i cantes di Murcia che è davvero un esempio molto aderente alla tradizione in particolare di La Unión, un paese in provincia di Murcia, nel quale c' è un concorso dedicato proprio ai cantes de levante, delle miniere. La voce viene mantenuta per una quantità di tempo incredibile, ed è proprio una caratteristica peculiare del cante por minera. <br /><br />Ascoltiamo anche un altro esempio di un quejío con Y, quello particolarissimo por Caña, fatto da Enrique Morente con la chitarra degli Habichuela, garanzia di una grande qualità. Introduce con E Ay, e seguono dei caratteristici Y con una melodia particolare, tipica della Caña, della Policaña e del Polo, di cui parleremo meglio in un altro podcast. Anche in questo si sente molto la cadenza andalusa. L'atmosfera è molto diversa da quelle precedenti, non c'è quel dolore, quella profonda tristezza, quel dolore. <br /><br />Ascoltiamo anche un altro esempio, in cui la salida del cante è fatta con Ay, ma si tratta di una Cantiña: ci sono Y e Ay, ma l'atmosfera è proprio diversa! Si tratta di palos allegri, solari. Qui ti faccio ascoltare un esempio di Caracoles. Come mai si usa Ay in una cosa allegra? In realtà ogni cantaor fa queloc he sente, a seconda dei suoi gusti, del momento creativo, del suo stile perosnale. Magari poi la cosa piace e diventa patrimonio comune. Non si può tagliare il flamenco con un coltello! L'esempio che ti faccio ascoltare è il cantge di José Menese accompagnato da Antonio Carrion, entrambi sivigliani. Antonio Carrion è super appassionato di cante, e probabilmente il suo sogno nel cassetto sarebbe proprio di essere un cantaor. <br /><br />Non ggiungo altri esempi di salida del cante che sfrutta Ay non perché non ci siano ma perché non voglio confonderti, e anzi voglio stimolare le tue capacità di ascoltare e riflettere. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insengno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Chi non conosce il flamenco spesso dice che il cantante flamenco si lamenta perché forse ha il mal di pancia. Per me questi suoni di lamento sono utili per riportarci più vicini all'essenza delle cose, della vita. Lasciarci permeare dai suoni richiama delle memorie emozionali antiche dentro di noi, e se poi devo ballare su quel palo, è fondamentale ascoltare la salida del cante se devo ballare! <br /><br />Non credo che esista una siguiriía senza salida del cante. Credo che sia impossibile entrare in questi suoni senza un Ayeo! Non sono un cantqaor, ma non ho mai sentito qualcuno cantare questo palo senza un ayeo. <br /><br />Faccio un'ultima riflessione sulla presenza di suoni Ay anche in cantes allegri: come nella vita, il flamenco sa benissimo che le emozioni non sono mai pure: c'è sempre un piccolo fondo di malinconia anche nella gioia, di serenità nel dolore ecc. Il flamenco non si identifica con una emozione sola, esattamente come fa la vita. <br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58014489</guid><pubDate>Fri, 15 Dec 2023 14:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58014489/105_esempi_di_salida_del_cante_con_il_suono_ay.mp3" length="20585786" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast facciamo una analisi di vari esempi di salida del cante che utilizzano l'Ayeo, che usa il suono Ay o I per introdurre il cante. Questi suoni vengono anche chiamati Quejío, lamento. 
Partiamo da una Siguiríya cantata da Camarón de la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast facciamo una analisi di vari esempi di salida del cante che utilizzano l'Ayeo, che usa il suono Ay o I per introdurre il cante. Questi suoni vengono anche chiamati Quejío, lamento. <br />Partiamo da una Siguiríya cantata da Camarón de la Isla. Tradizionale e molto personale insieme. Camarón era sempre molto spontaneo e personale. L'introduzione por siguiíya è sempre tiritiritiri-ay. Il suono Tiri è molto esplosivo e aiuta ad entrare in questo palo così forte. Nel quejío por siguiríya si sente tantissimo la scala flamenca e in particolare la cadenza andalusa. In pratica viene percorsa profondamente. <br /><br />Ascoltiamo un esempio di quejío por Soleá, fatto da un altro gigante del flamenco, punto di riferimento assoluto per quello che riguarda la Soleá: Antonio Mairena. Anche nel quejío por soleá si sente chiarissimamente la cadenza andalusa.<br /><br />Ascoltiamo un esempio di quejío por Malagueña, cantato da Antonio Chacón, una pietra miliare di questo cante, tant'è che ha creato uno stile, la Malagueña de Chacón. Antonio Chacón diede un grande impulso a questo palo e anche a molti altri, pur non essendo gitano. Portò il cante flamenco su palcoscenici internazionali, e infatti fu anche criticato da molti gitani, che considerarono questa operazione un po' troppo commerciale. <br />Il quejío por Malagueña si introduce con il suono "Giagiay", molto caratteristico, e presenta proprio bene le note della cadenza andalusa. <br /><br />Questi cantes sono molto antichi e addolorati, legati all'anima andalusa, gitana e quindi flamenca. <br /><br />Come esempio di quejío di cantes de levante ho scelto Carmen Linares, che è della zona più ad est dell'Andalusia, appunto di Linares, in provincia di Jaen. L'esempio che ho scelto è una taranta-minera. E nel quejío si sente un riferimento ad ambedue i cantes, taranta e minera. <br />I quejíos dei palos di levante sono un lamento, non un urlo di dolore, come invece lo sono quello di Siguiríya e di Soleá.<br /><br />Ascoltiamo anche un esempio di salida del cante por minera. Il cantaor è Jeromo Segura, che è di Huelva ma ha studiato talmente in profondità i cantes di Murcia che è davvero un esempio molto aderente alla tradizione in particolare di La Unión, un paese in provincia di Murcia, nel quale c' è un concorso dedicato proprio ai cantes de levante, delle miniere. La voce viene mantenuta per una quantità di tempo incredibile, ed è proprio una caratteristica peculiare del cante por minera. <br /><br />Ascoltiamo anche un altro esempio di un quejío con Y, quello particolarissimo por Caña, fatto da Enrique Morente con la chitarra degli Habichuela, garanzia di una grande qualità. Introduce con E Ay, e seguono dei caratteristici Y con una melodia particolare, tipica della Caña, della Policaña e del Polo, di cui parleremo meglio in un altro podcast. Anche in questo si sente molto la cadenza andalusa. L'atmosfera è molto diversa da quelle precedenti, non c'è quel dolore, quella profonda tristezza, quel dolore. <br /><br />Ascoltiamo anche un altro esempio, in cui la salida del cante è fatta con Ay, ma si tratta di una Cantiña: ci sono Y e Ay, ma l'atmosfera è proprio diversa! Si tratta di palos allegri, solari. Qui ti faccio ascoltare un esempio di Caracoles. Come mai si usa Ay in una cosa allegra? In realtà ogni cantaor fa queloc he sente, a seconda dei suoi gusti, del momento creativo, del suo stile perosnale. Magari poi la cosa piace e diventa patrimonio comune. Non si può tagliare il flamenco con un coltello! L'esempio che ti faccio ascoltare è il cantge di José Menese accompagnato da Antonio Carrion, entrambi sivigliani. Antonio Carrion è super appassionato di cante, e probabilmente il suo sogno nel cassetto sarebbe proprio di essere un cantaor. <br /><br />Non ggiungo altri esempi di salida del cante che sfrutta Ay non perché non ci siano ma perché non voglio confonderti, e anzi voglio stimolare le tue capacità di ascoltare e riflettere. <br /><br />Sono Sabina...]]></itunes:summary><itunes:duration>1287</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,ay,ayeo,baile,cantaor,cante,chitarra,cultura,flamenco,musica,quejio,sabina,salida,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6c43c4f2095d29efb10d088c8525bb5c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#104 La salida del cante - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/104-la-salida-del-cante-flamenco-chiavi-in-mano--57925906</link><description><![CDATA[La salida del cante è la partenza del cante, la preparazione a cantare che il cantaor flamenco fa per sintonizzare la sua voce (e tutto l'uditorio) sull'atmosfera del palo che si accinge ad interpretare. <br />Le melodie utilizzate per fare questo sono in gran parte del tutto codificate dalla tradizione.<br />Nel prossimo podcast ti darò esempi pratici commentati.<br /><br />Con la salida del cante, il cantaor entra nella stanza emozionale del palo e ne definisce l'anima, utilizzando delle sillabe particolari: ay ay, le lé, le ré, tirititran, torrotro, tiritiri. <br />Quando il cantaor fa ayay viene definito quejio (appunto, lamento) o ayeo, onomatopeicamente. <br />Ogni palo specifico ha una introduzione del cante peculiare, e quindi la salida del cante già ci dà grandi informazioni sull'identità del palo che arriverà. <br /><br />Tirititran probabimente viene dal fatto che la lettera T essendo dentale, è molto secca ed esplosiva, ritmica, molto più di altre lettere, e la lettera R somiglia al rasgueo, alla tecnica chitarristica in cui la mano si muove come un ventaglio e tocca tutte le corde come un rullo di tamburo. Il tirititran più famoso è quello di Alegria de Cadiz, ma non tutte le Alegrias vanno introdotte con il tirititran: l'Alegria de Cordoba no!<br />Ricordo un aneddoto simpaticissimo, raccontato in concetro dal grandissimo cantaor gaditano Chano Lobato: un cantaor, Ignacio Epeleta, in un Café cantante, doveva cantare ma aveva appena partecipato ad una festa, in cui aveva molto apprezzatogli ottimi vini della zona, e la sua memoria era un po' offuscata dall'alcol. Cominciò a cantare usando apputno queste lettere tirititran, non ricordando il verso poetico. La cosa piacque e da un "problema" la storia del flamenco fece nascere una tradizione. <br /><br />Le sillabe Le lé, Le ré terminano con Ay, vengono dall'arabo: l'introduzione del canto arabo avviene con le parole Ya Lel, Ya Ain, o notte o occhio. Da lì sicuramente viene! La salida del cante con Le lé avviene ad esempio por tango e soprattutto por tiento.<br /><br />Una cosa che fa il cantaor prima di iniziare a cantare molto spesso, è il temple: un piccolo ay che il cantaor fa sottovoce, per intonare la nota di base. Nei dischi viene poi rimosso, o forse il cantaor lo fa con un volume così basso che non si sente, ma il fenomeno è molto comune. <br /><br />Il cantaor dovrebbe appunto portare con sé tutti i presenti a sintonizzarsi sulla emozionalità del palo in questione: se lo ascolti bene ti aiuterà ad entrare meglio nello spirito del palo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno baile flamenco a Milano dal 1990 e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrica Arab Dance. <br /><br />Quando insegno a volte gli allelivi si straniscono che non si balli durante la salida del cante. I ballerini bravi non ballano, ma ascoltano.Se guardi su Youtube lo vedrai: i ballerini che non sono tanto bravi a volte ballano nella salida del cante, zeppando il tutto con mille passi che li distraggono dal cante. Ma quelli bravi ascoltano, per sintonizzarsi sul cante. <br /><br />Il flamenco è come una torta meravigliosa, con frutta, creme ecc. Assaporala tutta, non concentrarti sui passi che sono come avere una torta buonissima e mangiarne soltanto due ciliegine. Soffermati ad ascoltare la salida del cante e potrai assaporare meglio tutta la torta!<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57925906</guid><pubDate>Fri, 08 Dec 2023 15:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57925906/104_la_salida_del_cante.mp3" length="13632199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La salida del cante è la partenza del cante, la preparazione a cantare che il cantaor flamenco fa per sintonizzare la sua voce (e tutto l'uditorio) sull'atmosfera del palo che si accinge ad interpretare. 
Le melodie utilizzate per fare questo sono in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La salida del cante è la partenza del cante, la preparazione a cantare che il cantaor flamenco fa per sintonizzare la sua voce (e tutto l'uditorio) sull'atmosfera del palo che si accinge ad interpretare. <br />Le melodie utilizzate per fare questo sono in gran parte del tutto codificate dalla tradizione.<br />Nel prossimo podcast ti darò esempi pratici commentati.<br /><br />Con la salida del cante, il cantaor entra nella stanza emozionale del palo e ne definisce l'anima, utilizzando delle sillabe particolari: ay ay, le lé, le ré, tirititran, torrotro, tiritiri. <br />Quando il cantaor fa ayay viene definito quejio (appunto, lamento) o ayeo, onomatopeicamente. <br />Ogni palo specifico ha una introduzione del cante peculiare, e quindi la salida del cante già ci dà grandi informazioni sull'identità del palo che arriverà. <br /><br />Tirititran probabimente viene dal fatto che la lettera T essendo dentale, è molto secca ed esplosiva, ritmica, molto più di altre lettere, e la lettera R somiglia al rasgueo, alla tecnica chitarristica in cui la mano si muove come un ventaglio e tocca tutte le corde come un rullo di tamburo. Il tirititran più famoso è quello di Alegria de Cadiz, ma non tutte le Alegrias vanno introdotte con il tirititran: l'Alegria de Cordoba no!<br />Ricordo un aneddoto simpaticissimo, raccontato in concetro dal grandissimo cantaor gaditano Chano Lobato: un cantaor, Ignacio Epeleta, in un Café cantante, doveva cantare ma aveva appena partecipato ad una festa, in cui aveva molto apprezzatogli ottimi vini della zona, e la sua memoria era un po' offuscata dall'alcol. Cominciò a cantare usando apputno queste lettere tirititran, non ricordando il verso poetico. La cosa piacque e da un "problema" la storia del flamenco fece nascere una tradizione. <br /><br />Le sillabe Le lé, Le ré terminano con Ay, vengono dall'arabo: l'introduzione del canto arabo avviene con le parole Ya Lel, Ya Ain, o notte o occhio. Da lì sicuramente viene! La salida del cante con Le lé avviene ad esempio por tango e soprattutto por tiento.<br /><br />Una cosa che fa il cantaor prima di iniziare a cantare molto spesso, è il temple: un piccolo ay che il cantaor fa sottovoce, per intonare la nota di base. Nei dischi viene poi rimosso, o forse il cantaor lo fa con un volume così basso che non si sente, ma il fenomeno è molto comune. <br /><br />Il cantaor dovrebbe appunto portare con sé tutti i presenti a sintonizzarsi sulla emozionalità del palo in questione: se lo ascolti bene ti aiuterà ad entrare meglio nello spirito del palo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno baile flamenco a Milano dal 1990 e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrica Arab Dance. <br /><br />Quando insegno a volte gli allelivi si straniscono che non si balli durante la salida del cante. I ballerini bravi non ballano, ma ascoltano.Se guardi su Youtube lo vedrai: i ballerini che non sono tanto bravi a volte ballano nella salida del cante, zeppando il tutto con mille passi che li distraggono dal cante. Ma quelli bravi ascoltano, per sintonizzarsi sul cante. <br /><br />Il flamenco è come una torta meravigliosa, con frutta, creme ecc. Assaporala tutta, non concentrarti sui passi che sono come avere una torta buonissima e mangiarne soltanto due ciliegine. Soffermati ad ascoltare la salida del cante e potrai assaporare meglio tutta la torta!<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>852</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,ayeo,cantaor,cante,cultura,flamenco,musica,quejio,salida</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a8261591b3528054d10f0feaebdcf19d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#103 Da dove nasce il termine Flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/103-da-dove-nasce-il-termine-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--57796096</link><description><![CDATA[Molti studi si sono fatti per capire da dove venga questo termine.<br />In spagnolo il termine flamenco non indica solo la forma d'arte che tutti amiamo ma indica anche il fenicottero e l'aggettivo fiammingo, originario delle Fiandre.<br />Qualcuno ha ipoìtizzato che il termine appunto venga da "fenicottero", dato che il bailaor spesso sta su una gamba sola, in posizioni un po' strane. Personalmente non credo sia questa l'origine del termine, ma per dovere di cronaca la elenco.<br />Altri hanno ipotizzato che si sia dato al flamenco questo nome perché i gitani nella loro lingua, il Calò, usano termini "strani" che non vengono dallo spagnolo. Al tempo stesso non vengono nemmeno dal fiammingo, ma si può immaginare che sia stato dato questo nome per identificare qualcosa di "esotico", di "straniero". Un viaggiatore inglese, Borrow, disse che il termine veniva dalle Fiandre, proprio perché i gitani venivano considerati come provenire da lì. E' però un falso storico... <br /><br />Un'altra interpretazione fa venire il termine dall'arabo. In effetti, la prima parte della parola suona simile a "fellah" che in arabo significa contadino. Però la seconda parte del termine a me personalmente non risulta chiara, in arabo. Inoltre facciamo un piccolo ragionamento: se il termine venisse davvero dall'arabo, per quale motivo non sarebbe stato usato per 3 secoli e mezzo dopo la cacciata dei mori dalla Spagna, per poi riemergere a fine 700- inizio 800?<br /><br />Il folklorista spagnolo Manuel Garcia Matos dice che a fine 700 comparve un termine di argot: flamenco per indicare un fanfarone, un maleducato, e ancora oggi si dice "no te pongas flamenco" per indicare a qualcuno di non essere esagerato, invadente, rumoroso. Però oggi in accezione positiva si può dire "un tio flamenco" per indicare una persona generosa, coraggiosa, che non ha vergogna.<br />In ogni caso, questo argot dell'epoca venne usato molto per riferirsi ai gitani, che nella storia erano discriminate, dovendo subire leggi molto restrittive e punitive. Fino al regno di Carlo III i gitani non avevano neanche lontanamente una parità giuridica rispetto al resto della popolazione, quindi il termine flamenco indicava spesso un gitano, in particolare un gitano andaluso, come termine dispregiativo. <br /><br />Il termine è poi passato dall'indicare il gitano andaluso ad indicare la sua produzione artistica, e il flamenco assunse il valore che attribuiamo oggi. Il termine flamenco significa cante flamenco. In spagnolo se dico "cante" non intendo dire "canto" ma proprio cante flamenco! E viceversa. <br /><br />Il termine flamenco deriva quindi più probabilmente dall'identità che il popolo gitano dava a se stesso, superata la vergogna e rinforzato l'orgoglio di appartenenza. In effetti nella mentalità andalusa, che è scherzosa e vivace, c'è l'uso di indicare qualcosa di brutto usando una parola bella o viceversa, in modo ironico, quindi è molto probabile che ad un certo punto sia passato da essere negativo ad essere positivo. <br /><br />Il termine ad un certo punto si è identificato con il cante, che è in sé stesso una forma di cultura, complessa e completa. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza e musica del mondo arabo e di flamenco dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco e una forma di ricerca espressiva attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno, spesso le persone mi chiedono che cosa significhi il termine flamenco, e spesso lo storpiano (flamengo, flamingo... oggi sempre meno spesso, in realtà. Forse stiamo imparando!). La certezza non ce l'abbiamo. <br /><br />Perché è importante definire l'origine etimologica di un termine? Perché è importante creare una definizione? Perché si crea un contenitore, che ci permette di definire di cosa si tratta e quale sia la forma di pensiero che genera questo concetto. <br /><br />E' vero che il flamenco è particolare, strano, esotico (Fenicottero, Fiammingo...), con origini arabe... tutto può essere, perché tutto nacque da una tradizione orale e i gitani erano molto chiusi nella loro famiglia dal punto di vista culturale. <br /><br />In realtà l'ipotesi più probabile mi pare quella di Garcia Matos, che venga dall'argot: se sei un fanfarone, un po' esagerato e quasi superbo, è perché credi tanto in te stesso, non hai paura e non ti vergogni. E io, qui, ritrovo tanto il flamenco!<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57796096</guid><pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57796096/103_da_dove_nasce_il_termine_flamenco.mp3" length="12859393" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Molti studi si sono fatti per capire da dove venga questo termine.
In spagnolo il termine flamenco non indica solo la forma d'arte che tutti amiamo ma indica anche il fenicottero e l'aggettivo fiammingo, originario delle Fiandre.
Qualcuno ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Molti studi si sono fatti per capire da dove venga questo termine.<br />In spagnolo il termine flamenco non indica solo la forma d'arte che tutti amiamo ma indica anche il fenicottero e l'aggettivo fiammingo, originario delle Fiandre.<br />Qualcuno ha ipoìtizzato che il termine appunto venga da "fenicottero", dato che il bailaor spesso sta su una gamba sola, in posizioni un po' strane. Personalmente non credo sia questa l'origine del termine, ma per dovere di cronaca la elenco.<br />Altri hanno ipotizzato che si sia dato al flamenco questo nome perché i gitani nella loro lingua, il Calò, usano termini "strani" che non vengono dallo spagnolo. Al tempo stesso non vengono nemmeno dal fiammingo, ma si può immaginare che sia stato dato questo nome per identificare qualcosa di "esotico", di "straniero". Un viaggiatore inglese, Borrow, disse che il termine veniva dalle Fiandre, proprio perché i gitani venivano considerati come provenire da lì. E' però un falso storico... <br /><br />Un'altra interpretazione fa venire il termine dall'arabo. In effetti, la prima parte della parola suona simile a "fellah" che in arabo significa contadino. Però la seconda parte del termine a me personalmente non risulta chiara, in arabo. Inoltre facciamo un piccolo ragionamento: se il termine venisse davvero dall'arabo, per quale motivo non sarebbe stato usato per 3 secoli e mezzo dopo la cacciata dei mori dalla Spagna, per poi riemergere a fine 700- inizio 800?<br /><br />Il folklorista spagnolo Manuel Garcia Matos dice che a fine 700 comparve un termine di argot: flamenco per indicare un fanfarone, un maleducato, e ancora oggi si dice "no te pongas flamenco" per indicare a qualcuno di non essere esagerato, invadente, rumoroso. Però oggi in accezione positiva si può dire "un tio flamenco" per indicare una persona generosa, coraggiosa, che non ha vergogna.<br />In ogni caso, questo argot dell'epoca venne usato molto per riferirsi ai gitani, che nella storia erano discriminate, dovendo subire leggi molto restrittive e punitive. Fino al regno di Carlo III i gitani non avevano neanche lontanamente una parità giuridica rispetto al resto della popolazione, quindi il termine flamenco indicava spesso un gitano, in particolare un gitano andaluso, come termine dispregiativo. <br /><br />Il termine è poi passato dall'indicare il gitano andaluso ad indicare la sua produzione artistica, e il flamenco assunse il valore che attribuiamo oggi. Il termine flamenco significa cante flamenco. In spagnolo se dico "cante" non intendo dire "canto" ma proprio cante flamenco! E viceversa. <br /><br />Il termine flamenco deriva quindi più probabilmente dall'identità che il popolo gitano dava a se stesso, superata la vergogna e rinforzato l'orgoglio di appartenenza. In effetti nella mentalità andalusa, che è scherzosa e vivace, c'è l'uso di indicare qualcosa di brutto usando una parola bella o viceversa, in modo ironico, quindi è molto probabile che ad un certo punto sia passato da essere negativo ad essere positivo. <br /><br />Il termine ad un certo punto si è identificato con il cante, che è in sé stesso una forma di cultura, complessa e completa. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza e musica del mondo arabo e di flamenco dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco e una forma di ricerca espressiva attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno, spesso le persone mi chiedono che cosa significhi il termine flamenco, e spesso lo storpiano (flamengo, flamingo... oggi sempre meno spesso, in realtà. Forse stiamo imparando!). La certezza non ce l'abbiamo. <br /><br />Perché è importante definire l'origine etimologica di un termine? Perché è importante creare una definizione? Perché si crea un contenitore, che ci permette di definire di cosa si tratta e quale sia la forma di pensiero che genera questo concetto. <br /><br />E' vero che il flamenco è particolare, strano, esotico (Fenicottero, Fiammingo...), con origini arabe... tutto può essere, perché...]]></itunes:summary><itunes:duration>804</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,culture,flamenco,gitani,identità,musica,sabina,storia,termine,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/11baee6ad2f13622e584a32961b3ca05.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#102 Perché il flamenco è patrimonio dell'Unesco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/102-perche-il-flamenco-e-patrimonio-dell-unesco-flamenco-chiavi-in-mano--57773541</link><description><![CDATA[Unesco è la United Nations Educational Scientifical and Cultural Organization. Si occupa di preservare la diversità culturale, che potrebbe venire inghiottita dalla globalizzazione. Preserva siti di interesse cuklturale e geografico, importanti per la storia dell'uomo, e si occupa di conservare la cultura locale. <br />Ciò che l'Unesco protegge non è protetto per la sua bellezza, ma perché rappresenta un ambiente specifico, con una storia ed una appartenenza sociale e culturale, di una forma creativa, di sviluppo, con proiezione verso il futuro, che si trasmette in maniera transgenerazionale. Deve essee tipico di un popolo specifico.<br /><br />Nel 2010 una grande delegazione di artisti del flamenco e diverse istituzioni, le Regioni Murcia, Andalusia  e Estremadura, il ministero della cultura spegnolo presetarono la richiesta di riconoscimento del flamenco come patrimonioi immateriale dell'umanità. Il 16 novembre di quell'anno l'Unesco accetta di riconoscere il flamenco. <br /><br />Ecco le motivazioni: <br />Il flamenco identifica la storia della comunità gitana andalusa, che lo ha prodotto in gran parte<br />Coinvolge artisti, scuole, istituzioni, industria e cultura<br />Si identifica con il territorio andaluso e si sta espandendo da tempo a Murcia ed Estremadura, ma anche in tutta la Spagna e persino a livello internazionale. Ci sono influenze sempre più internazionali.<br />Il flamenco non comprende solo l'arte performativa, ma è anche forme di cultura, situazioni di vita quotidiana, feste, alcuni tipi di lavoro, come il fabbro ferraio o chi produce le ceste di vimini. Abbraccia vari contesti sociali, la relazione con la natura, persino il modo che le persone pensano a se stesse. <br /><br />L'Unesco analizza il flamenco descrivendone gli aspetti: Il Cante viene eseguito prevalentemente in modo solistico, con testi brevi e concisi molto sentiti ed emozionali, che collegano le persone fra di loro.<br />La danza esplora diverse emozioni e diversi stili ed è molto espressiva e personalizzata.<br />Il toque è originariamente concepito come accompagnamento, ma sempre di più diviene forma solistica (nel video di presentazione si vede subito Paco de Lucia!)<br />Il flamenco si estende ben oltre le sue forme d'arte, con rituali, espressioni che permeano la vita quotidiana del suo contesto sociale. Identifica l'identità andalusa. <br />Grande importanza hanno le famiglie gitane che hanno tramandato da una generazione all'altra questa cultura. <br /><br />Coinvolge istituzioni educative, le penas flamenche, i conservatori, le università, studiosi dedicati al tema, locali di spettacolo, teatri, festival e tablaos, e coinvolge una grande quantità di persone che se ne occupano. Rappresenta una parte molto significativa del patrimonio culturale della Spagna del Sud.<br /><br />Essere patrimonio dell'Unesco significa per il flamenco poter avere maggior visibilità, aumentando la consapevolezza locale ed internazionale. Questo dovrebbe preservare il flamenco nella sua essenza più profonda, e tramandarlo per le prossime generazioni. <br /><br />L'Unesco si propone di creare iniziative anche legali per dare al flamenco visibilità e mantenerlo in vita. La comunità stessa che lo produce se no dovrà prendere cura. Le sue zone di origine devono creare leggi specifiche per mantenenre la sua continuità storica. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze del ondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Spesso con gli allievi parlo del fatto che il flamenco sia stato inserito nella lista dei beni immateriali dell'umanità dell'Unesco. Noi ignoranti pensiamo che lo sia stato perché è tanto bello e piace tanto nel mondo. Ma le ragioni sono ben altre! Di tipo storico e culturale, e nel senso di continuità intergenerazionale che ha.<br /><br />Che cosa possiamo fare noi stranieri a riguardo? Studiarlo, dedicarci con il cuore a questa forma di cultura, non per cannibalizzarlo ai nostri scopi, studiarlo con rispetto ed amore. Il rispetto nei confronti di una storia, di una tradizione lunga e della sua evoluzione, che per forza c'è perché si tratta di una cultura orale. <br /><br />Il mio consiglio è sempre di studiarlo, leggere, ascoltare, dedicargli più tempo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57773541</guid><pubDate>Fri, 24 Nov 2023 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57773541/102_perch_il_flamenco_patrimonio_dell_unesco.mp3" length="13964895" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Unesco è la United Nations Educational Scientifical and Cultural Organization. Si occupa di preservare la diversità culturale, che potrebbe venire inghiottita dalla globalizzazione. Preserva siti di interesse cuklturale e geografico, importanti per la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Unesco è la United Nations Educational Scientifical and Cultural Organization. Si occupa di preservare la diversità culturale, che potrebbe venire inghiottita dalla globalizzazione. Preserva siti di interesse cuklturale e geografico, importanti per la storia dell'uomo, e si occupa di conservare la cultura locale. <br />Ciò che l'Unesco protegge non è protetto per la sua bellezza, ma perché rappresenta un ambiente specifico, con una storia ed una appartenenza sociale e culturale, di una forma creativa, di sviluppo, con proiezione verso il futuro, che si trasmette in maniera transgenerazionale. Deve essee tipico di un popolo specifico.<br /><br />Nel 2010 una grande delegazione di artisti del flamenco e diverse istituzioni, le Regioni Murcia, Andalusia  e Estremadura, il ministero della cultura spegnolo presetarono la richiesta di riconoscimento del flamenco come patrimonioi immateriale dell'umanità. Il 16 novembre di quell'anno l'Unesco accetta di riconoscere il flamenco. <br /><br />Ecco le motivazioni: <br />Il flamenco identifica la storia della comunità gitana andalusa, che lo ha prodotto in gran parte<br />Coinvolge artisti, scuole, istituzioni, industria e cultura<br />Si identifica con il territorio andaluso e si sta espandendo da tempo a Murcia ed Estremadura, ma anche in tutta la Spagna e persino a livello internazionale. Ci sono influenze sempre più internazionali.<br />Il flamenco non comprende solo l'arte performativa, ma è anche forme di cultura, situazioni di vita quotidiana, feste, alcuni tipi di lavoro, come il fabbro ferraio o chi produce le ceste di vimini. Abbraccia vari contesti sociali, la relazione con la natura, persino il modo che le persone pensano a se stesse. <br /><br />L'Unesco analizza il flamenco descrivendone gli aspetti: Il Cante viene eseguito prevalentemente in modo solistico, con testi brevi e concisi molto sentiti ed emozionali, che collegano le persone fra di loro.<br />La danza esplora diverse emozioni e diversi stili ed è molto espressiva e personalizzata.<br />Il toque è originariamente concepito come accompagnamento, ma sempre di più diviene forma solistica (nel video di presentazione si vede subito Paco de Lucia!)<br />Il flamenco si estende ben oltre le sue forme d'arte, con rituali, espressioni che permeano la vita quotidiana del suo contesto sociale. Identifica l'identità andalusa. <br />Grande importanza hanno le famiglie gitane che hanno tramandato da una generazione all'altra questa cultura. <br /><br />Coinvolge istituzioni educative, le penas flamenche, i conservatori, le università, studiosi dedicati al tema, locali di spettacolo, teatri, festival e tablaos, e coinvolge una grande quantità di persone che se ne occupano. Rappresenta una parte molto significativa del patrimonio culturale della Spagna del Sud.<br /><br />Essere patrimonio dell'Unesco significa per il flamenco poter avere maggior visibilità, aumentando la consapevolezza locale ed internazionale. Questo dovrebbe preservare il flamenco nella sua essenza più profonda, e tramandarlo per le prossime generazioni. <br /><br />L'Unesco si propone di creare iniziative anche legali per dare al flamenco visibilità e mantenerlo in vita. La comunità stessa che lo produce se no dovrà prendere cura. Le sue zone di origine devono creare leggi specifiche per mantenenre la sua continuità storica. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze del ondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Spesso con gli allievi parlo del fatto che il flamenco sia stato inserito nella lista dei beni immateriali dell'umanità dell'Unesco. Noi ignoranti pensiamo che lo sia stato perché è tanto bello e piace tanto nel mondo. Ma le ragioni sono ben altre! Di tipo storico e culturale, e nel senso di continuità intergenerazionale che ha.<br /><br />Che cosa possiamo fare noi stranieri a riguardo?...]]></itunes:summary><itunes:duration>873</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,artisti,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,identità,immateriale,intergenerazionale,istituzioni,musica,patrimonio,preservare,sabina,todaro,umanità,unesco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1d5500a88400677a9a9290f7cf14e920.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#101 16 novembre: Giornata Internazionale del Flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/101-16-novembre-giornata-internazionale-del-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--57662086</link><description><![CDATA[Il 16 Novembre è la giornata Internazionale del Flamenco. Esiste perché è una forma d'arte meravigliosa e viene amata da tantissime persone al mondo. La data è stata scelta per commemorare il fatto che l'Unesco abbia dichiarato il Flamenco Patrimonio immateriale dell'umanità il 16 novembre 2010. Lo stesso giorno del 2011 la Giunta di Andalusia ha stabilito che il 16 novembre sarebbe stato il giorno del flamenco in Andalusia. Per estensione, tutte le entità che si occupano di flamenco hanno "cavalcato l'onda" del successo del fatto che l'Unesco abbia dichiarato il flamenco patrimonio culturale immateriale dell'umanità, diffondendo così questa celebrazione a livello mondiale. <br /><br />Celebrare il flamenco implica invitare le persone ad avvicinarsi al flamenco e ad approfondirne la conoscenza, nella sua globalità culturale. <br />Se si vive in Andalusia o almeno in Spagna questo ha una valore concreto, ma se si vive come nel mio caso altrove, non ci sono attività culturali da seguire legate al flamenco. Nessuno spettacolo, mostra, conferenza, esposizione... Che cosa possiamo fare quindi?<br /><br />Possiamo dedicare, il 16 di novembre, una parte della nostra giornata ad approfondire il flamenco, a cercare informazioni a riguardo. Sempre dico "Benedetto internet e San Youtube!" che ci permettono di esplorare il flamenco pur vivendo lontano dalla sua terra di origine. Questo può essere il nostro contributo personale!<br /><br />Come mai l'Unesco ha attribuito al flamenco questo statuto di patrimonio immateriale dell'umanità? Perché ha fortissime tradizioni, esiste nel tessuto socio culturale della sua terra di origine, e al tempo stesso si evolve, si innova. Non è "archeologia" di se stesso! <br /><br />La candidatura fu presentata dal governo spagnolo, dalla regione di Murcia, delle Regioni Andalusia e Estremadura, sottolineando che si tratta di una cultura intergenerazionale, presente nella vita quotidiana, nelle celebrazioni pubbliche e private. Fra l'altro il flamenco muove parecchio turismo, che a sua volta genera un indotto economico considerevole. <br />Il flamenco come forma di arte genera una creatività ed una evoluzione artistica considerevoli, davvero uniche al mondo. <br /><br />La chitarra flamenca è conosciuta ovunque nel mondo, ben oltre i confini spagnoli. E coinvolge l'uditorio fortemente, al di là della sua origine culturale. <br />Per capire il flamenco non è necessario conoscerlo, o appartenere alla sua origine culturale. Ha un'energia talmente forte ed una emozionalità talmente chiara... <br />Il baile ha coinvolto chiunque lo abbia visto in tutto il mondo. "Arriva" facilmente. Spesso si dice che il baile è passionale e sensuale. Questi due termini sono spesso usati a sproposito oggi, ma passionalità viene da patior, sentire, ascoltare ciò che si sente, e sensualità significa sentire, ascoltare cosa sente il corpo. Allora sì: il baile flamenco è passionale e sensuale!<br /><br />Il cante flamenco commuove profondamente anche se non si conosce una parola di spagnolo. I neonati ben prima di conoscere il significato delle parole capiscono perfettamente cosa si dice loro interpretando i segni significativi del linguaggio: tono, velocità, espressività! Ecco che il cante flamenco è comprensibile anche a chi non conosce la lingua spagnola!<br /><br />La giornata del flamenco può essere vissuta dedicando a questa arte un piccolo spazio di riflessione, di ascolto e di comprensione.<br /><br />Sono Sabina Todaro insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un percorso sull'espressione delle emozioni attraverso le danza del mondo arabo dal 1990, e mi occupo di queste forme di cultura dal 1985. <br />Vivo immersa nel flamenco, che insegno quasi ogni giorno, per cui effettivamente per me non c'è un giorno speciale per dedicarmi al flamenco, ma lo sono tutti! Ma il 16 di novembre è bello pensare che uniamo tutti le nostre forze e mandiamo al flamenco una energia personale, il nostro contributo al futuro del flamenco. Il flamenco può sopravvivere anche senza di me, ovviamente! Ma se ognuno di noi mette un piccolo tassello al flamenco, può contrubuire alla sua diffusione, aprirne le porte ad altre persone. Io ci credo tanto ed è per questo che faccio questi podcast e insegno baile! Mi interessa molto dare ai miei allievi le chiavi per aiutarli ad utilizzare gli strumenti che il flamenco ci mette a disposizione e che ci permettono di esprimerci e di vivere meglio a contatto con le nostre emozioni, imparando ad esprimerle e a sentirle. <br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57662086</guid><pubDate>Thu, 16 Nov 2023 11:40:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57662086/101_16_novembre_giornata_internazionale_del_flamenco.mp3" length="13455821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il 16 Novembre è la giornata Internazionale del Flamenco. Esiste perché è una forma d'arte meravigliosa e viene amata da tantissime persone al mondo. La data è stata scelta per commemorare il fatto che l'Unesco abbia dichiarato il Flamenco Patrimonio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 16 Novembre è la giornata Internazionale del Flamenco. Esiste perché è una forma d'arte meravigliosa e viene amata da tantissime persone al mondo. La data è stata scelta per commemorare il fatto che l'Unesco abbia dichiarato il Flamenco Patrimonio immateriale dell'umanità il 16 novembre 2010. Lo stesso giorno del 2011 la Giunta di Andalusia ha stabilito che il 16 novembre sarebbe stato il giorno del flamenco in Andalusia. Per estensione, tutte le entità che si occupano di flamenco hanno "cavalcato l'onda" del successo del fatto che l'Unesco abbia dichiarato il flamenco patrimonio culturale immateriale dell'umanità, diffondendo così questa celebrazione a livello mondiale. <br /><br />Celebrare il flamenco implica invitare le persone ad avvicinarsi al flamenco e ad approfondirne la conoscenza, nella sua globalità culturale. <br />Se si vive in Andalusia o almeno in Spagna questo ha una valore concreto, ma se si vive come nel mio caso altrove, non ci sono attività culturali da seguire legate al flamenco. Nessuno spettacolo, mostra, conferenza, esposizione... Che cosa possiamo fare quindi?<br /><br />Possiamo dedicare, il 16 di novembre, una parte della nostra giornata ad approfondire il flamenco, a cercare informazioni a riguardo. Sempre dico "Benedetto internet e San Youtube!" che ci permettono di esplorare il flamenco pur vivendo lontano dalla sua terra di origine. Questo può essere il nostro contributo personale!<br /><br />Come mai l'Unesco ha attribuito al flamenco questo statuto di patrimonio immateriale dell'umanità? Perché ha fortissime tradizioni, esiste nel tessuto socio culturale della sua terra di origine, e al tempo stesso si evolve, si innova. Non è "archeologia" di se stesso! <br /><br />La candidatura fu presentata dal governo spagnolo, dalla regione di Murcia, delle Regioni Andalusia e Estremadura, sottolineando che si tratta di una cultura intergenerazionale, presente nella vita quotidiana, nelle celebrazioni pubbliche e private. Fra l'altro il flamenco muove parecchio turismo, che a sua volta genera un indotto economico considerevole. <br />Il flamenco come forma di arte genera una creatività ed una evoluzione artistica considerevoli, davvero uniche al mondo. <br /><br />La chitarra flamenca è conosciuta ovunque nel mondo, ben oltre i confini spagnoli. E coinvolge l'uditorio fortemente, al di là della sua origine culturale. <br />Per capire il flamenco non è necessario conoscerlo, o appartenere alla sua origine culturale. Ha un'energia talmente forte ed una emozionalità talmente chiara... <br />Il baile ha coinvolto chiunque lo abbia visto in tutto il mondo. "Arriva" facilmente. Spesso si dice che il baile è passionale e sensuale. Questi due termini sono spesso usati a sproposito oggi, ma passionalità viene da patior, sentire, ascoltare ciò che si sente, e sensualità significa sentire, ascoltare cosa sente il corpo. Allora sì: il baile flamenco è passionale e sensuale!<br /><br />Il cante flamenco commuove profondamente anche se non si conosce una parola di spagnolo. I neonati ben prima di conoscere il significato delle parole capiscono perfettamente cosa si dice loro interpretando i segni significativi del linguaggio: tono, velocità, espressività! Ecco che il cante flamenco è comprensibile anche a chi non conosce la lingua spagnola!<br /><br />La giornata del flamenco può essere vissuta dedicando a questa arte un piccolo spazio di riflessione, di ascolto e di comprensione.<br /><br />Sono Sabina Todaro insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un percorso sull'espressione delle emozioni attraverso le danza del mondo arabo dal 1990, e mi occupo di queste forme di cultura dal 1985. <br />Vivo immersa nel flamenco, che insegno quasi ogni giorno, per cui effettivamente per me non c'è un giorno speciale per dedicarmi al flamenco, ma lo sono tutti! Ma il 16 di novembre è bello pensare che uniamo tutti le nostre forze e mandiamo al flamenco una energia personale, il nostro contributo al futuro del flamenco....]]></itunes:summary><itunes:duration>841</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,ascolto,baile,cante,chitarra,cutura,emozioni,espressione,flamenco,giornata,internazionale,musica,riconoscimento,sabina,todaro,unesco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f3016375f8ee14ac0789b4f1e42a962.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#100 Le peñas flamencas e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/100-le-penas-flamencas-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--57524077</link><description><![CDATA[Le peñas flamencas sono circoli culturali in cui la gente si riunisce per scopi legati al flamenco, ma anche ad altro: cultura, socializzazione, persino sedersi ad un tavolo e bere o mangiare in compagnia. Si trovano centralmente in Andalusia, ma un po' ovunque in Spagna (e oggi, nel mondo).<br />Sono il cuore della tradizione del flamenco, poiché grazie alle peñas il cante, che è la parte più centrale a cui si dedica l'attività dei circoli è stato tramandato non solo dai professionisti ma anche dalla gente comune. <br /><br />In una peñas flamenca è possibile ascoltare il cante di qualcuno che di professione fa tutt'altro. che magari non canta neppure benissimo, ma che ricorda cantes antichi, a volte ormai scomparsi o dimenticati perché non incisi o non rappresentati in spettacoli più "ufficiali"- Qualcuno che canta come cantava suo nonno o un vicino di casa tanto tempo prima. E che, avendolo vissuto di prima mano, ce ne possa dare un esempio e farci capire. <br /><br />In una peña è anche possibile discutere del flamenco, confrontarsi, e avvicinare il flamenco storico con le nuove tendenze. A volte avvicina generazioni diverse accomunate dalla passione per il cante.<br /><br />Spesso le peñas invitano cantaores anche di primissimo rilievo ed organizzano spettacoli, dando alla popolazione la possibilità di ascoltare un flamenco anche di grande qualità senza doversi spostare dal paese e senza dover comprare il biglietto di ingresso in un grande e costoso teatro. Oggi è spesso difficile invitare bravi cantaores nelle peñas, perché hanno dei costi molto alti, e quindi è possibile invitarli solo se i cantaores accettano di adeguare il proprio tariffario al budget delle peñas.<br />A volte le feste di paese possono ospitare uno spettacolo di flamenco solo grazie allo sforzo economico e anche pratico ed organizzativo delle peñas del paese. Dovrebbero essere le istituzioni a sostenere le peñas, ma a volte succede il contrario.<br /><br />Attenzione a non aspettarsi di trovare necessariamente il baile inuna peña flamenca: solitamente il baile non è presente, o magari vi si tengono soltanto corsi di Sevillanas per i bambini del paese.<br /><br />Un'altra qualità delle peñas è quelle di essere un palcoscenico per i nuovi talenti, nel quale i giovani cantaores si possono confrontare con persone anziane e imprare dalla loro esperienza, in situazioni abbastanza informali da essere tranquillizzanti, ma non così leggere come potrebbe accadere in un salotto privato o un bar.<br /><br />Dato che in Spagna c'è stata una dittatura fino al 1975, non era possibile riunirsi, per cui anticamente si organizzavano riunioni informali, a casa di qualcuno, in spazi privati, quasi clandestinamente. E lì si riunivano le persone ad ascoltare il cante. Addirittura c'è una peña di Moron de la Frontera, vicino a Siviglia, che si chiama Los Llorones, i piagnoni, proprio perhcé la gente vi si riuniva per ascoltare il cante e commuoversi fino alle lacrime!<br /><br />Oggi si studia il flamenco da internet, o da un cd, ma storicamentele peñas erano un luogo in cui era possibile ascoltare, conoscere, approfondire, riconoscere l'identità culturale del flamenco. E è importante continuare a riconoscere il loro ruolo storico.<br /><br />Nella mia esperienza sperimentare l'emozione enorme di sentire un cantaor non professionale cantare proprio per me in una peña andalusa perché in quel momento io, straniera ed appassionata al flamenco, ero l'ospite d'onore è stata una cosa indimenticabile. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo Arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiatamo Lyrical Arab Dance. <br />Ai miei allievi consiglio di andare in Andalusia e cercare le peñas, entrare e farsi raccontare qualcosa sulla storia del flamenco dalle persone presenti.<br /><br />La prima volta che sono andata a studiare flamenco in Spagna, nel 1989, sono capitata in una peña a Jeréz de la Frontera, in Andalusia, credevo si trattasse di un posto dove vedere il baile, di una scuola di danza. E invece scoprii che si tratta di luoghi dedicati centralmente al cante. Ero abituata alla peña flamenca di Milano, creata da un gruppo meraviglioso di donne coraggiose che si sono rimboccate le maniche per portare a Milano artisti flamenchi, soprattutto bailaores, e farli esibire in spettacoli ed insegnare in qualche stage. Pensavo che la peña flamenca fosse quello anche in Spagna!<br /><br />Quello fu per me il primo incontro con un cante dal vivo fatto in modo informale e non professionale. Andare a cercare un cante tradizionale, non editato e corretto in sala d'incisione ci dà la dimensione di cuò che il flamenco è nella sua realtà. <br /><br />Alimentare la tradizione del flamenco al di fuori dei grandi teatri e delle grandi compagnie è utile ad aiutarlo a rimanere vivo. La base del flamenco deve rimanere il più ampia possibile affinché il flamenco resti vivo e... in buona salute.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57524077</guid><pubDate>Mon, 06 Nov 2023 15:25:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57524077/100_le_pe_as_flamencas_e_il_flamenco.mp3" length="16400343" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le peñas flamencas sono circoli culturali in cui la gente si riunisce per scopi legati al flamenco, ma anche ad altro: cultura, socializzazione, persino sedersi ad un tavolo e bere o mangiare in compagnia. Si trovano centralmente in Andalusia, ma un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le peñas flamencas sono circoli culturali in cui la gente si riunisce per scopi legati al flamenco, ma anche ad altro: cultura, socializzazione, persino sedersi ad un tavolo e bere o mangiare in compagnia. Si trovano centralmente in Andalusia, ma un po' ovunque in Spagna (e oggi, nel mondo).<br />Sono il cuore della tradizione del flamenco, poiché grazie alle peñas il cante, che è la parte più centrale a cui si dedica l'attività dei circoli è stato tramandato non solo dai professionisti ma anche dalla gente comune. <br /><br />In una peñas flamenca è possibile ascoltare il cante di qualcuno che di professione fa tutt'altro. che magari non canta neppure benissimo, ma che ricorda cantes antichi, a volte ormai scomparsi o dimenticati perché non incisi o non rappresentati in spettacoli più "ufficiali"- Qualcuno che canta come cantava suo nonno o un vicino di casa tanto tempo prima. E che, avendolo vissuto di prima mano, ce ne possa dare un esempio e farci capire. <br /><br />In una peña è anche possibile discutere del flamenco, confrontarsi, e avvicinare il flamenco storico con le nuove tendenze. A volte avvicina generazioni diverse accomunate dalla passione per il cante.<br /><br />Spesso le peñas invitano cantaores anche di primissimo rilievo ed organizzano spettacoli, dando alla popolazione la possibilità di ascoltare un flamenco anche di grande qualità senza doversi spostare dal paese e senza dover comprare il biglietto di ingresso in un grande e costoso teatro. Oggi è spesso difficile invitare bravi cantaores nelle peñas, perché hanno dei costi molto alti, e quindi è possibile invitarli solo se i cantaores accettano di adeguare il proprio tariffario al budget delle peñas.<br />A volte le feste di paese possono ospitare uno spettacolo di flamenco solo grazie allo sforzo economico e anche pratico ed organizzativo delle peñas del paese. Dovrebbero essere le istituzioni a sostenere le peñas, ma a volte succede il contrario.<br /><br />Attenzione a non aspettarsi di trovare necessariamente il baile inuna peña flamenca: solitamente il baile non è presente, o magari vi si tengono soltanto corsi di Sevillanas per i bambini del paese.<br /><br />Un'altra qualità delle peñas è quelle di essere un palcoscenico per i nuovi talenti, nel quale i giovani cantaores si possono confrontare con persone anziane e imprare dalla loro esperienza, in situazioni abbastanza informali da essere tranquillizzanti, ma non così leggere come potrebbe accadere in un salotto privato o un bar.<br /><br />Dato che in Spagna c'è stata una dittatura fino al 1975, non era possibile riunirsi, per cui anticamente si organizzavano riunioni informali, a casa di qualcuno, in spazi privati, quasi clandestinamente. E lì si riunivano le persone ad ascoltare il cante. Addirittura c'è una peña di Moron de la Frontera, vicino a Siviglia, che si chiama Los Llorones, i piagnoni, proprio perhcé la gente vi si riuniva per ascoltare il cante e commuoversi fino alle lacrime!<br /><br />Oggi si studia il flamenco da internet, o da un cd, ma storicamentele peñas erano un luogo in cui era possibile ascoltare, conoscere, approfondire, riconoscere l'identità culturale del flamenco. E è importante continuare a riconoscere il loro ruolo storico.<br /><br />Nella mia esperienza sperimentare l'emozione enorme di sentire un cantaor non professionale cantare proprio per me in una peña andalusa perché in quel momento io, straniera ed appassionata al flamenco, ero l'ospite d'onore è stata una cosa indimenticabile. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo Arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiatamo Lyrical Arab Dance. <br />Ai miei allievi consiglio di andare in Andalusia e cercare le peñas, entrare e farsi raccontare qualcosa sulla storia del flamenco dalle persone presenti.<br /><br />La prima volta che sono andata a studiare flamenco in...]]></itunes:summary><itunes:duration>1025</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,musica,peñas,popolare,sabina,scoperta,spagna,storia,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb6c5f86e999fa80cf733cdd739d2400.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#99 Costruire la sensibilità musicale verso il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/99-costruire-la-sensibilita-musicale-verso-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--57368043</link><description><![CDATA[Come si può costruire la propria sensibilità musicale nel flamenco, non potendo toranre indietro all'infanzia? Il cervello continua ad imparare e a reagire agli stimoli che abbiamo intorno a noi. Quindi la nostra educazione musicale può essere coltivata nella vita anche ben olrte la prima infanzia.<br /><br />Quando si affronta un genere musicale nuovo, occorre un po' ci conoscenza, di abitudine all'ascolto. Il nostro cervello assorbe lo stimolo e risponde, ma ha anche una risposta cognitiva: quella di prevedere ciò che succederà rispetto a ciò che sa. A volte il cervello "si annoia" perché sente accadere troppo spesso ciò che si prefigura, ma dall'altro canto è per il cervello rassicurante verificare che quello che abbiamo previsto si compia. I bambini chiedono di ripetere mille volte gli stessi giochi, le stesse favole, le stesse musiche, anche se li conoscono a menadito! Il cervello si tranquillizza e impara al tempo stesso. Lo stesso accade per la musica: Si va ad ascoltare volentieri ciò che somiglia a quanto già conosciamo. Oppure, la parte più intellettuale di noi viene stimolata dall'ascolto di musica estremamente diversa da quanto già conosciamo, e viene affascinata dalla novità. <br /><br />Tutto ciò che può avvicinare il nostro orecchio al flamenco, è ben accetto. Io detesto il Flamenco Chill Out, o le deformazioni del flamenco verso la musica commerciale, o la musica ambient un po' afflamencata, perché amo il flamnco nella sua essenza. Ma, mi dico, sono una porta di accesso ad una musica così complessa!<br /><br />I flamencologi e i musicisti flamenchi solitamente detestano questi generi musicali "leggeri": li considerano come un errore o una mancanza di rispetto nei confronti della tradizione, perché hanno in mente cose meravigliose!<br /><br />Il nostro orecchio è disponibile ad ascoltare qualcosa che somiglia a quanto conocsiamo già! Per noi stranieri è senz'altro così! <br /><br />Ma funaziona anche con gli spagnoli, e addirittura con gli andalusi, per coloro che non sono molto interessati al flamenco, li aiuta a forgiare il loro orecchio, e a portarlo verso il flamenco. <br /><br />Per costruire la nostra sensibilità musicale può essere utile rivolgere l'attenzione a tutti gli stimoli sonori che abbiamo intorno. Rumori di fondo, suoni vari. Il rimbombo dei suoni nelle diverse stanze della nostra casa: ad esempio nel bagno c'è una sonorità molto diversa da quella che abbiamo nel salotto!<br /><br />L'attenzione al suono ci può aiutare ad aprire una porta di risposta al suono. <br />Il cervello risponde agli stimoli, ma è anche capace di non ascoltare gli stimoli. Di selezionarli. Per fortuna lo sa fare, perché se non sapessimo selezionare gli stimoli non potremmo mai mantenere l'attenzione su nulla! <br />Il corpo viene in realtà continuamente influenzato da quanto gli accade intorno, e possiamo osservare che se la nostra attenzione al suono cresce, il corpo risponderà con gesti e suoni in modo più attivo e ricco.<br /><br />Ascoltare con tutto il corpo è una azione volontaria, che camb ia completamente il modo di vivere la musica. <br />Siccome non viviamo in un ambiente in cui il flamenco è quotidianità, bisgona che scegliamo di ascoltarlo di più! Per capire il flamenco bisogna imparare a rispondere ad esso, con emozioni, gesti, suoni. La musica fa affiorare emozioni e la voglia di rispondere. Lascia la porta aperta e tutto funzionerà! <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno dal 1990 baile flamenco e Lyrical Arab Dance un percorso sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo. Sono tanti annni che vedo corpi che rispondono alla musica, e vedo crescere la sensibilità musicale dei miei allievi quanto più collegano le emozioni alla musica. <br /><br /><br />Imparare gesti meccanici non costruisce in noi una sensibilità musicale, e non ci fa migliorare le capacità nel flamenco. Ma non appena si apre la porta della risposta emozionale, della preparazione culturale, gli allievi creano una esperienza musicale che si evolve verso una competenza più profonda. E' una vera e propria azione, molto profonda. Ascoltare il suono e la propria reazione ad esso. <br />Nel flamenco il corpo produce tantissimi suoni, e si può anche immaginare che ogni gesto sia un suono anche quando il suono non viene prodotto dal corpo. Ci fa sentire di essere uno strumento musicale! <br /><br />Quando la musica è dal vivo, cosa che dovrebbe sempre essere, nel flamenco, si può apprezzaare tanto come il corpo risponde al suono, come se fosse esso stesso musica!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57368043</guid><pubDate>Fri, 27 Oct 2023 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57368043/99_costruire_la_sensibilit_musicale_verso_il_flamenco.mp3" length="16385296" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Come si può costruire la propria sensibilità musicale nel flamenco, non potendo toranre indietro all'infanzia? Il cervello continua ad imparare e a reagire agli stimoli che abbiamo intorno a noi. Quindi la nostra educazione musicale può essere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come si può costruire la propria sensibilità musicale nel flamenco, non potendo toranre indietro all'infanzia? Il cervello continua ad imparare e a reagire agli stimoli che abbiamo intorno a noi. Quindi la nostra educazione musicale può essere coltivata nella vita anche ben olrte la prima infanzia.<br /><br />Quando si affronta un genere musicale nuovo, occorre un po' ci conoscenza, di abitudine all'ascolto. Il nostro cervello assorbe lo stimolo e risponde, ma ha anche una risposta cognitiva: quella di prevedere ciò che succederà rispetto a ciò che sa. A volte il cervello "si annoia" perché sente accadere troppo spesso ciò che si prefigura, ma dall'altro canto è per il cervello rassicurante verificare che quello che abbiamo previsto si compia. I bambini chiedono di ripetere mille volte gli stessi giochi, le stesse favole, le stesse musiche, anche se li conoscono a menadito! Il cervello si tranquillizza e impara al tempo stesso. Lo stesso accade per la musica: Si va ad ascoltare volentieri ciò che somiglia a quanto già conosciamo. Oppure, la parte più intellettuale di noi viene stimolata dall'ascolto di musica estremamente diversa da quanto già conosciamo, e viene affascinata dalla novità. <br /><br />Tutto ciò che può avvicinare il nostro orecchio al flamenco, è ben accetto. Io detesto il Flamenco Chill Out, o le deformazioni del flamenco verso la musica commerciale, o la musica ambient un po' afflamencata, perché amo il flamnco nella sua essenza. Ma, mi dico, sono una porta di accesso ad una musica così complessa!<br /><br />I flamencologi e i musicisti flamenchi solitamente detestano questi generi musicali "leggeri": li considerano come un errore o una mancanza di rispetto nei confronti della tradizione, perché hanno in mente cose meravigliose!<br /><br />Il nostro orecchio è disponibile ad ascoltare qualcosa che somiglia a quanto conocsiamo già! Per noi stranieri è senz'altro così! <br /><br />Ma funaziona anche con gli spagnoli, e addirittura con gli andalusi, per coloro che non sono molto interessati al flamenco, li aiuta a forgiare il loro orecchio, e a portarlo verso il flamenco. <br /><br />Per costruire la nostra sensibilità musicale può essere utile rivolgere l'attenzione a tutti gli stimoli sonori che abbiamo intorno. Rumori di fondo, suoni vari. Il rimbombo dei suoni nelle diverse stanze della nostra casa: ad esempio nel bagno c'è una sonorità molto diversa da quella che abbiamo nel salotto!<br /><br />L'attenzione al suono ci può aiutare ad aprire una porta di risposta al suono. <br />Il cervello risponde agli stimoli, ma è anche capace di non ascoltare gli stimoli. Di selezionarli. Per fortuna lo sa fare, perché se non sapessimo selezionare gli stimoli non potremmo mai mantenere l'attenzione su nulla! <br />Il corpo viene in realtà continuamente influenzato da quanto gli accade intorno, e possiamo osservare che se la nostra attenzione al suono cresce, il corpo risponderà con gesti e suoni in modo più attivo e ricco.<br /><br />Ascoltare con tutto il corpo è una azione volontaria, che camb ia completamente il modo di vivere la musica. <br />Siccome non viviamo in un ambiente in cui il flamenco è quotidianità, bisgona che scegliamo di ascoltarlo di più! Per capire il flamenco bisogna imparare a rispondere ad esso, con emozioni, gesti, suoni. La musica fa affiorare emozioni e la voglia di rispondere. Lascia la porta aperta e tutto funzionerà! <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno dal 1990 baile flamenco e Lyrical Arab Dance un percorso sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo. Sono tanti annni che vedo corpi che rispondono alla musica, e vedo crescere la sensibilità musicale dei miei allievi quanto più collegano le emozioni alla musica. <br /><br /><br />Imparare gesti meccanici non costruisce in noi una sensibilità musicale, e non ci fa migliorare le capacità nel flamenco. Ma non appena si apre la...]]></itunes:summary><itunes:duration>1025</itunes:duration><itunes:keywords>baile,corpo,cultura,danza,educazione,flamenco,musica,musicale,sensibilita,sonoro,universo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/199729b19458491fc223a3d2e5f3dc57.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#98 La costruzione della sensibilità musicale - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/98-la-costruzione-della-sensibilita-musicale-flamenco-chiavi-in-mano--57270783</link><description><![CDATA[Se devo costruire una sensibilità musicale nel bambino è necessario che lo porti verso il suono, stimolandolo in maniera sonora. L'attenzione acustica è spontanea per alcuni cervelli, ma non per tutti alla stessa maniera. Ci son cervelli più facilmente attratti dal suoino oppure dalla vista o dal movimento. Non ci sono studi che dicano esattamente come quasto accada, ma si può immaginare che se forniamo al bambino una pre-educazione musicale, stimolandolo con l'ascolto di suoni il piccolo crescendo avrà maggiore attenzione alla musica.<br /><br />Il bambino va stimolato verso la musica ancor prima di iscriverlo ad un vero e proprio corso di musica. In effetti quando iniziamo a parlare abbiamo una finalità espressiva e troviamo il sistema di comunicarla. Non sono quindi le informazioni esterne (un corso) ad orientare il nostro essere, ma gli imput che l'ambiente intorno a noi ci manda e la risposta che noi diamo a questi stimoli. <br /><br />Il suono ci dà il senso della tridimensionalità dello spazio, della relazione stessa con lo spazio, ci fa intuire la distanza fra il nostro corpo e gli oggetti intorno. Abbiamo una sorta di sonar! <br />Il suono ci aiuta a relazionarci con il mondo circostante: è una porta sempre aperta. Non possiamo decidere di chiudere le orecchie come invece facciamo con gli occhi! Il suono colpisce zone molto sensibili del nostro cervello. <br /><br />Nei secoli scorsi sono stati fatti esperimenti, oggi impensabili, di deprivazione degli stimoli sonori a bambini neonati, nell'intento di vedere quale lingua antica i piccoli avrebbero deciso di parlare. Ovviamente, il risultato fu che i bambini non svilupparono nessun linguaggio e che anzi il loro cervello rimase molto deficitario. <br /><br />I bambini piccolissimi, nei primi mesi di vita, a volte vengono operati ad un occhio per qualche motivo, e consequenzialmente i piccoli sviluppano una incapacità di porre attenzione agli stimoli che arrivano da quell'occhio. Il cervello non si sviluppa in modo "normale" Se gli mancano alcuni stimoli!<br /><br />L'ambiente circostane non è "neutro", ma crea riferimenti culturali ed educativi innegabili. L'ascolto fra l'altro comincia ben prima della nascita!<br /><br />Tutti gli stimoli che provengono dall'esterno si associano fra di loro, e in questa sovrapposizione si creano feedback importanti. Noi siamo il frutto di tutte le nostre esperienze! Il nostro universo sonoro comprende anche la lingua che si parla intorno a noi, e determina il nostro gusto, che dipende direttamente dall'educaziozne acustica e dalle nostre risposte ad essa.<br /><br />Un'altra cosa molto importante sono le nostre risposte alle stimolazioni. Il suono sposta la materia di cui siamo fatti, e quindi la musica modifica le nostre capacità di movimento! E' interessante guardare le persone molto molto anziane. Alcune appena c'è musica cominciano a muoversi, nonostante i loro dolori o le loro difficoltà neurologiche. Evidentemente la musica li colpisce profondamente. <br /><br />Possiamo continuare ad educare il nostro sistema ad avere sempre più attenzione al suono. L'imprinting dei nostri primi anni di vita è molto forte, ma l'educazione acustica non si ferma lì. Lo stesso si può dire anche rispetto al movimento. Fino all'ultimo minuto della mostra vita!<br /><br />In questa società siamo spesso vittime di inquinamento acustico, non solo riguardo alle nostre orecchie ma anche riguardo al suono in generale, emesso da qualsiasi altra fonte. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. E di neuroscienze, culturale, psicologico, di espressione, in risposta alle stimolazioni di musica e danza. <br />Chi voglia imparare ad esprimersi attraverso la danza deve avere un corpo musicale che impara a rispondere fortemente alla musica. Lo vediamo nei bambini piccoli, quando ancora faticano a stare in piedi, se sono coinvolti dalla musica si esprimono ballando, con tutto il corpo. Da adulti abbiamo imparato a mascherare le emozioni, ma sappiamo che la musica interferisce sul nostro umore tantissimo. <br /><br />Insegno ai miei allievi ad ascoltare il loro corpo e le risposte che sorgono appunto nel corpo allo stimolo musicale. <br />Ti racconto di un esercizio super commovente che faccio fare agli allievi: li metto a coppie, con una musica cantata molto espressiva. Una mano sul petto, l'altra tesa verso il compagno, e devono solo immaginare che la voce cantata esca dal loro petto e la possano dirigere veso l'altra persona. Dopo qualche attimo, magari di imbarazzo, si crea una comunicazione molto forte e profonda, assolutamente commovente. <br /><br />La nostra società non ci invita ad essere sensibili verso la musica e le emozioni, ma possiamo sempre cercare un momento per riscoprire questa cosa meravigliosa e profondamente umana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57270783</guid><pubDate>Fri, 20 Oct 2023 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57270783/98_la_costruzione_della_sensibilit_musicale_e_il_flamenco.mp3" length="19466492" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Se devo costruire una sensibilità musicale nel bambino è necessario che lo porti verso il suono, stimolandolo in maniera sonora. L'attenzione acustica è spontanea per alcuni cervelli, ma non per tutti alla stessa maniera. Ci son cervelli più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se devo costruire una sensibilità musicale nel bambino è necessario che lo porti verso il suono, stimolandolo in maniera sonora. L'attenzione acustica è spontanea per alcuni cervelli, ma non per tutti alla stessa maniera. Ci son cervelli più facilmente attratti dal suoino oppure dalla vista o dal movimento. Non ci sono studi che dicano esattamente come quasto accada, ma si può immaginare che se forniamo al bambino una pre-educazione musicale, stimolandolo con l'ascolto di suoni il piccolo crescendo avrà maggiore attenzione alla musica.<br /><br />Il bambino va stimolato verso la musica ancor prima di iscriverlo ad un vero e proprio corso di musica. In effetti quando iniziamo a parlare abbiamo una finalità espressiva e troviamo il sistema di comunicarla. Non sono quindi le informazioni esterne (un corso) ad orientare il nostro essere, ma gli imput che l'ambiente intorno a noi ci manda e la risposta che noi diamo a questi stimoli. <br /><br />Il suono ci dà il senso della tridimensionalità dello spazio, della relazione stessa con lo spazio, ci fa intuire la distanza fra il nostro corpo e gli oggetti intorno. Abbiamo una sorta di sonar! <br />Il suono ci aiuta a relazionarci con il mondo circostante: è una porta sempre aperta. Non possiamo decidere di chiudere le orecchie come invece facciamo con gli occhi! Il suono colpisce zone molto sensibili del nostro cervello. <br /><br />Nei secoli scorsi sono stati fatti esperimenti, oggi impensabili, di deprivazione degli stimoli sonori a bambini neonati, nell'intento di vedere quale lingua antica i piccoli avrebbero deciso di parlare. Ovviamente, il risultato fu che i bambini non svilupparono nessun linguaggio e che anzi il loro cervello rimase molto deficitario. <br /><br />I bambini piccolissimi, nei primi mesi di vita, a volte vengono operati ad un occhio per qualche motivo, e consequenzialmente i piccoli sviluppano una incapacità di porre attenzione agli stimoli che arrivano da quell'occhio. Il cervello non si sviluppa in modo "normale" Se gli mancano alcuni stimoli!<br /><br />L'ambiente circostane non è "neutro", ma crea riferimenti culturali ed educativi innegabili. L'ascolto fra l'altro comincia ben prima della nascita!<br /><br />Tutti gli stimoli che provengono dall'esterno si associano fra di loro, e in questa sovrapposizione si creano feedback importanti. Noi siamo il frutto di tutte le nostre esperienze! Il nostro universo sonoro comprende anche la lingua che si parla intorno a noi, e determina il nostro gusto, che dipende direttamente dall'educaziozne acustica e dalle nostre risposte ad essa.<br /><br />Un'altra cosa molto importante sono le nostre risposte alle stimolazioni. Il suono sposta la materia di cui siamo fatti, e quindi la musica modifica le nostre capacità di movimento! E' interessante guardare le persone molto molto anziane. Alcune appena c'è musica cominciano a muoversi, nonostante i loro dolori o le loro difficoltà neurologiche. Evidentemente la musica li colpisce profondamente. <br /><br />Possiamo continuare ad educare il nostro sistema ad avere sempre più attenzione al suono. L'imprinting dei nostri primi anni di vita è molto forte, ma l'educazione acustica non si ferma lì. Lo stesso si può dire anche rispetto al movimento. Fino all'ultimo minuto della mostra vita!<br /><br />In questa società siamo spesso vittime di inquinamento acustico, non solo riguardo alle nostre orecchie ma anche riguardo al suono in generale, emesso da qualsiasi altra fonte. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. E di neuroscienze, culturale, psicologico, di espressione, in risposta alle stimolazioni di musica e danza. <br />Chi voglia imparare ad esprimersi attraverso la danza deve avere un corpo musicale che impara a rispondere fortemente alla musica. Lo vediamo nei bambini piccoli, quando ancora faticano a stare in piedi, se sono coinvolti dalla musica si esprimono ballando, con tutto il corpo. Da adulti abbiamo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1217</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,apprendimento,baile,cante,cervello,cultura,danza,espressione,flamenco,musica,musicale,neuroscienze,sabina,sensibilità,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46046599e996ec8f5cd218d0b73b5ecb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#97 Il cante flamenco si impara? Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/97-il-cante-flamenco-si-impara-flamenco-chiavi-in-mano--57256117</link><description><![CDATA[Ci poniamo una domanda: il cante flamenco si può imparare? Nella sua storia, il flamenco ha tradizione orale, quindi si dovrebbe cantyare in maniera spontanea. Questo implicherebbe di avere una formazione musicale basata su un ascolto quotidiano, continuo. Nella tradizione il flamenco è una parte integrante della propria quotidianità, e nasceva spontaneamente. <br /><br />Oggi ci sono scuole e conservatori. Servono? <br />L'avvicinamento al flamenco oggi va fatto a 360°, in maniera completa. Non si tratta di imparare a memoria le note di una melodia e la strofa poetica che dobbiamo cantarci sopra. Le note della melodia sono una specie di schema, di punto di riferimeto, ma il cantaor deve ricamare sopra le note e personalizzarle sempre. <br />Se anche studiassimo a memoria una Solea cantata da Antionio Mairena, e arrivassimo a fotocopiarla acusticamente, non saremmeo arrivati al flamenco. <br /><br />Le scuole ci insegnano su cosa si basa il cante, che caratteristiche ha, come si classifica, la relazione con la chitarra, con il baile... se qualcuno ci indica tutto questo, sarà più facile ed efficace il nostro apprendimento. <br /><br />Fino ad ora però nessuno è riuscito ad arrivare a cantare flamenco ad un livello professionale: occorre una voce particolare, l'accento andaluso, i piedi radicati nella cultura andalusa, cose che si costruiscono in una vita!<br /><br />Cosa fare, quindi? La prima scelta sarebbe trasferirsi in Andalusia, ma spesso questa scelta è impossibile. E allora? Dobbiamo costruirci un sapere flamenco ascoltando tantissimo: se voglio capire ad esempio un cante por Solea, dovrò ascoltarne tantissimi, con stili diversi, cantati in epoche diverse. Non posso ripetere ma devo capire di che cosa si tratta. <br /><br />Spesso i cantaoores di oggi, quelli che hanno una vera e profonda aficion, basata sulla esperienza di vita, giudicano male i cantaores che vanno su Youtube e imparano dai video. Ovvimanete la mia visione che posso avere io che vivo lontano e... "benedetto Santo Youtube!" che mi dà la possoibilità di ascoltare e mi offre un buon surrogato di quello che a caas mia non ho. Certo sarebbe meglio imparare andando in un a Pena sotto casa, in cui il chitarrista, panettiere del paese e il cantaor che fa tutt'altro nella vita, mi fanno ascoltare come cantavano i loro nonni. <br /><br />Però questo non è disponibile ovunque. Youtube è un ottimo strumento, ma capire cosa ascoltare è difficile. Ci sono tanti cantaores bravi e rispettosi della storia del flamenco, ma fidiamoci soprattutto dei libri, degli studi, e dell'ascolto di giganti come Antonio Mairena, La Nina de los Peines, Juanito Valderrama, Pepe Marchena, Pepe de la Matrona, Antonio Chacon... i cantaores che hanno fatto la storia del flamenco!<br /><br />Per ascoltare qualcuno di più moderno consiglio sempre Carmen Linares, una cantaora con un equilibrio perfetto, con una grande passione e una grande capacità artistica. <br />Camaron de La Isla è un altro pilastro irrinunciabile, ha cantato tantissime cose diverse, anche se per la maggior parte il suo repertorio era intorno ad alcuni palos, ma ha cantato di tutto, tutto benissimo e in modo molto personale. <br />Enrique Morente era un altro innovatore, uno studioso, un ricercatore del flamenco, al contrario della spontaneità istintiva di Camaron, e anche lui ha fatto scuola, rivoluzionando il mondo del cante. <br /><br />Se voglio investigare i cantes di una certa zona sarà meglio ascoltarli dalla voce di qualche cantaor della zona. <br /><br />Alcuni cantes non sono stati incisi tantissimo: se compro 100 cd di flamenco trovo alcuni cantes molto rappresentati ed altri per niente! Devo quindi ascoltare davvero tanto!<br />Il cante si impara? No, si matura, si matura costruendo dentro di sè una sensibilità con umiltà, rispetto e attenzione. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. <br />Ho incontrato quasi per caso il cante flamenco, senza aspettarmelo: nessuno mi ha avvisata! Abituata al canto arabo, non ho fatto fatica ad entrare nel cante flamenco, con i suoi quarti di tono e i le sue modalità espressive. <br />Adesso sono cante-dipendente, e il mio cervello mi canta quasi continuamente melodie flamenche. Cerco di far apprezzare ai miei allievi le caratteristiche del cante, per far capire come si distinguono i vari palos. Dobbiamo capire se una musica ben organizzata e ben fatta è solo piacevoleo è anche rispettosa della storia del flamenco. Oggi creare un orecchio esperto sulla storia del flamenco è difficile perché il nostro universo sonoro è sempre più variegato. <br /><br />Ti posso dare un suggerimento: esplora il mio account spotify. Ho tantissime playlist in cui potrai trovare tanti consigli di ascolto. Spesso le playlist che si trovano già fatte da altri su spotify sono... scorrette! Io creo sempre la mia playlist, per ascoltare i brani che sono utili a capire l'identità di un palo. <br /><br />Se ti serve qualche playlist ad hoc, contattami pure attraverso i miei social e ne metterò insieme una apposta per te!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57256117</guid><pubDate>Mon, 16 Oct 2023 15:45:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57256117/97_il_cante_flamenco_si_impara.mp3" length="19825936" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ci poniamo una domanda: il cante flamenco si può imparare? Nella sua storia, il flamenco ha tradizione orale, quindi si dovrebbe cantyare in maniera spontanea. Questo implicherebbe di avere una formazione musicale basata su un ascolto quotidiano,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci poniamo una domanda: il cante flamenco si può imparare? Nella sua storia, il flamenco ha tradizione orale, quindi si dovrebbe cantyare in maniera spontanea. Questo implicherebbe di avere una formazione musicale basata su un ascolto quotidiano, continuo. Nella tradizione il flamenco è una parte integrante della propria quotidianità, e nasceva spontaneamente. <br /><br />Oggi ci sono scuole e conservatori. Servono? <br />L'avvicinamento al flamenco oggi va fatto a 360°, in maniera completa. Non si tratta di imparare a memoria le note di una melodia e la strofa poetica che dobbiamo cantarci sopra. Le note della melodia sono una specie di schema, di punto di riferimeto, ma il cantaor deve ricamare sopra le note e personalizzarle sempre. <br />Se anche studiassimo a memoria una Solea cantata da Antionio Mairena, e arrivassimo a fotocopiarla acusticamente, non saremmeo arrivati al flamenco. <br /><br />Le scuole ci insegnano su cosa si basa il cante, che caratteristiche ha, come si classifica, la relazione con la chitarra, con il baile... se qualcuno ci indica tutto questo, sarà più facile ed efficace il nostro apprendimento. <br /><br />Fino ad ora però nessuno è riuscito ad arrivare a cantare flamenco ad un livello professionale: occorre una voce particolare, l'accento andaluso, i piedi radicati nella cultura andalusa, cose che si costruiscono in una vita!<br /><br />Cosa fare, quindi? La prima scelta sarebbe trasferirsi in Andalusia, ma spesso questa scelta è impossibile. E allora? Dobbiamo costruirci un sapere flamenco ascoltando tantissimo: se voglio capire ad esempio un cante por Solea, dovrò ascoltarne tantissimi, con stili diversi, cantati in epoche diverse. Non posso ripetere ma devo capire di che cosa si tratta. <br /><br />Spesso i cantaoores di oggi, quelli che hanno una vera e profonda aficion, basata sulla esperienza di vita, giudicano male i cantaores che vanno su Youtube e imparano dai video. Ovvimanete la mia visione che posso avere io che vivo lontano e... "benedetto Santo Youtube!" che mi dà la possoibilità di ascoltare e mi offre un buon surrogato di quello che a caas mia non ho. Certo sarebbe meglio imparare andando in un a Pena sotto casa, in cui il chitarrista, panettiere del paese e il cantaor che fa tutt'altro nella vita, mi fanno ascoltare come cantavano i loro nonni. <br /><br />Però questo non è disponibile ovunque. Youtube è un ottimo strumento, ma capire cosa ascoltare è difficile. Ci sono tanti cantaores bravi e rispettosi della storia del flamenco, ma fidiamoci soprattutto dei libri, degli studi, e dell'ascolto di giganti come Antonio Mairena, La Nina de los Peines, Juanito Valderrama, Pepe Marchena, Pepe de la Matrona, Antonio Chacon... i cantaores che hanno fatto la storia del flamenco!<br /><br />Per ascoltare qualcuno di più moderno consiglio sempre Carmen Linares, una cantaora con un equilibrio perfetto, con una grande passione e una grande capacità artistica. <br />Camaron de La Isla è un altro pilastro irrinunciabile, ha cantato tantissime cose diverse, anche se per la maggior parte il suo repertorio era intorno ad alcuni palos, ma ha cantato di tutto, tutto benissimo e in modo molto personale. <br />Enrique Morente era un altro innovatore, uno studioso, un ricercatore del flamenco, al contrario della spontaneità istintiva di Camaron, e anche lui ha fatto scuola, rivoluzionando il mondo del cante. <br /><br />Se voglio investigare i cantes di una certa zona sarà meglio ascoltarli dalla voce di qualche cantaor della zona. <br /><br />Alcuni cantes non sono stati incisi tantissimo: se compro 100 cd di flamenco trovo alcuni cantes molto rappresentati ed altri per niente! Devo quindi ascoltare davvero tanto!<br />Il cante si impara? No, si matura, si matura costruendo dentro di sè una sensibilità con umiltà, rispetto e attenzione. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. <br />Ho incontrato quasi per caso il cante flamenco, senza...]]></itunes:summary><itunes:duration>1240</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,arte,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,imparare,musica,sabina,storia,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9483674fb534e06dbd97efaceef2663f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#96 L'influenza delle Antologie del cante sullo sviluppo del flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/96-l-influenza-delle-antologie-del-cante-sullo-sviluppo-del-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--56199596</link><description><![CDATA[Negli anni 50 e ancora fino agli anni 80 sono state pubblicate parecchie antologie dedicate al cante flamenco. In particolare è interessante quella edita da Hispavox nel 1954, diretto dal chitarrista Jerezano Perico el del Lunar, una personalità importante nel flamenco, un chitarrista che accompagnò tantissime figure fondamentali del cante. Questa antologia fu la prima. <br />Molte di queste pubblicazioni consistevano anche in vari dischi, e spesso venivano accompagnate da libretti, scritti da studiosi che cominciavano ad occuparsi del flamenco da un punto di vista teorico. <br /><br />Questa prima antologia ebbe successo, e la Hispavox fece uscire una seconda antologia, questa volta totalmente cantata da Manolo Caracol, ed accompagnata da un libro esplicativo del cante, scritto dal titolare della cattedra di folklore del Conservatorio di Madrid, Manuel Garcia Matos. E' stato il primo caso nella storia!<br /><br />Altre case discografiche fecero la stessa cosa. <br /><br />In che senso le antologie hanno interferito nella storia del flamenco? Tutti gli studiosi del flamenco hanno poi fatto riferimento alle antologie, che sono diventate una base per creare una classificazione del flamenco, una "tassonomia", come si direbbe nelle scienze naturali. FIno ad allora non si pensava di classificare il falmenco!<br />Una casa discografica non ha scopi benefici e culturali, ma è una società commerciale,che come tale deve funzionare. Hispavox scelse Manolo Caracol perché era un bravissimo cantaor, come tanti altri dell'epoca, ma era senza dubbio famoso e aveva olto seguito, quindi la sua opera poteva vendere. <br /><br />Conservatori, scuole di flamenco, cantaores che studiano per perfezionarsi nel cante, tutti studiano su queste antologie e i brani che esse contengono sono diventati dei canoni. <br /><br />Una antologia sembra qualcosa di neutro, non qualcosa che parte da un giudizio di qualcun altro. Siamo portati a pensare che queste antologie contengano tutta la storia del flamenco e che ci possiamo appoggiare su di essere per capire l'intero corpus del flamenco. Ma ci dobbiamo ricordare che diventa storia solo ciò che è contenuto al loro interno, e ciò che lo è corrisponde ad esigenze commerciali dell'epoca e gusti dei direttori che hanno scelto proprio quei brani. <br /><br />Altri palos che non sono stati inseriti nelle antologie a volte si sono evoluti in altro modo, schiacciandosi magari sul modello di qualche cante più noto. La tradizione orale fa in modo che chi canta o suona ripeta ciò che ha sentito, facendosi sempre influenzare dal proprio gusto e dalle proprie esperienze di ascolto. L'identità di qualche palo sicuramente è stata perduta, e altri palos si sono forgiati sui brani registrati sulle antologie. <br /><br />Il repertorio in musica è il campo di studio con cui confrontarsi. Le opere hanno una indubbia qualità artistica e vengono scelte per questo. Divengono quindi la somma di ciò che "occorre conoscere ed apprezzare". E i brani diventano canoni. <br />Un canone è una norma, una regola, un punto di riferimento preciso, in musica: un esempio di perfezione al quale chiunque deve fare riferimento per valutare brani prodotti successivamente, l'operato di un musicista, la validità di uno stile, di un modo di cantare o suonare. <br /><br />Il punto di riferimento è precisissimo, e si sceglie nel suo valore intrinseco. "Un pezzo imprescindibile" che rappresenta appunto l'autorità. A questo punto stabilire se un artisti, un brano, uno stile, sono "ok", dipende dal loro confronto con il canone. <br /><br />Nella storia della musica se un brano diventa un canone non viene poi sostituito, e rimane immutabile. Le Antologie hanno creato punti di riferimento così stabili che forzano lo studioso, musicologo o musicista, a mettere in ordine le priorità della loro conoscenza basandosi non sulla esperienza personale, i gusti della zona e quelli personali, ma a seconda di quanto inserito nell'antologia stessa, in modo astratto. La tradizione orale è contraria a questo concetto! Le antologie rendono i brani-canone immutabili, come se fossero scritti. DIventano un filtro pre-confezionato, che fra l'altro è lo stesso per tutti gli studiosi del flamenco a livello globale!<br /><br />La storia ha fatto questo, quidni non voglio stabilire se sia giusto o sbagliato, ma solo verificare che questo fenomeno ha deviato il corso della storia.<br /><br />Fra l'altro la tecnologia digitale ha permesso oggi di ripulire le registrazioni molto antiche, fatte con i primi cilindri di cera o i dischi di pizarra, di ardesia. <br />E questo ci permette di ascoltare le linee di evoluzione dei vari palos in questi unltimi 100 anni!<br /><br /><br />Un'altra cosa molto interessante è chi, come Jeromo Segura, fa ricerche su cantes antichi mai registrati prima, che proprio per non essere mai stati incisi potevano perdersi. Le antologie prodotte da Jeromo su questo schema sono due: "La voz de la mina. Antologia de cantes mineros de La Union" (2014) dedicato ai canti della zona mineraria di La Union, nella regione di Murcia. Del 2016 è l'Antologia "Romances del Alosno", dedicata ai cantes tradizionali della regione di Huelva. <br /><br />Non mi vengono in mente altri tipi di antologie, ma non ritengo di conoscere tutto lo scibile universale del flamenco. <br /><br />Se le tue competenze sono ancora abbastanza poche, una antologia ti può aiutare a selezionare una modalità di aesploraizone del flamenco. Le antologie solitamente contengono ottimo materiale. Attenzione però a quelle che sono soltanto operazioni commerciali, come le collezioni di Flamenco chillout!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Anch'io utilizzo le antologie degli anni fra il 5 e l'80 per insegnare, per mostrare agli allievi l'identità di un genere musicale, perché vi si trovano spunti di riflessione ed esempi chiari, senza disperdersi in tanti ascolti di tanti cantaores che magari ne hanno fatto interpretazioni molto personali. <br /><br />Il nostro cervello ha sempre bisogno di classificare e creare canoni di qppurendimento. Ma fermarsi lì non va bene: occorre ascoltare il più possibile. On line si trova di tutto, soprattutto su youtube, e anche chi come noi vive lontano dall'Andalusia, può creare un gusto personale. Possiamo sostituire con la tecnologia l'esperienza personale che nella storia del flamenco era ascoltare nel quotidiano l'essenza del flamenco. Il flamenco si evolve e oggi usa le tecnologie, e ci consente di avere accesso a ciò che se non fosse stato registrato si sarebbe perso. <br /><br />Le Antologie non comprendono tutto, ad esempio Policana o Tango-Guajira non vi si trovano... E allora conviene ascoltare tanti concerti, magari filmati dal vivo e pubblicati su youtube!<br />Non si può pensare che l'unica interpretazoine possibile di uno stile sia quella che è stata registrata... il flamenco è basato sull'interpretazione di chi lo produce e in definitiva anche sul cuore di chi lo riceve!<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56199596</guid><pubDate>Mon, 24 Jul 2023 14:44:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56199596/96_l_influenza_delle_antologie_del_cante_sullo_sviluppo_del_flamenco.mp3" length="23714630" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Negli anni 50 e ancora fino agli anni 80 sono state pubblicate parecchie antologie dedicate al cante flamenco. In particolare è interessante quella edita da Hispavox nel 1954, diretto dal chitarrista Jerezano Perico el del Lunar, una personalità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Negli anni 50 e ancora fino agli anni 80 sono state pubblicate parecchie antologie dedicate al cante flamenco. In particolare è interessante quella edita da Hispavox nel 1954, diretto dal chitarrista Jerezano Perico el del Lunar, una personalità importante nel flamenco, un chitarrista che accompagnò tantissime figure fondamentali del cante. Questa antologia fu la prima. <br />Molte di queste pubblicazioni consistevano anche in vari dischi, e spesso venivano accompagnate da libretti, scritti da studiosi che cominciavano ad occuparsi del flamenco da un punto di vista teorico. <br /><br />Questa prima antologia ebbe successo, e la Hispavox fece uscire una seconda antologia, questa volta totalmente cantata da Manolo Caracol, ed accompagnata da un libro esplicativo del cante, scritto dal titolare della cattedra di folklore del Conservatorio di Madrid, Manuel Garcia Matos. E' stato il primo caso nella storia!<br /><br />Altre case discografiche fecero la stessa cosa. <br /><br />In che senso le antologie hanno interferito nella storia del flamenco? Tutti gli studiosi del flamenco hanno poi fatto riferimento alle antologie, che sono diventate una base per creare una classificazione del flamenco, una "tassonomia", come si direbbe nelle scienze naturali. FIno ad allora non si pensava di classificare il falmenco!<br />Una casa discografica non ha scopi benefici e culturali, ma è una società commerciale,che come tale deve funzionare. Hispavox scelse Manolo Caracol perché era un bravissimo cantaor, come tanti altri dell'epoca, ma era senza dubbio famoso e aveva olto seguito, quindi la sua opera poteva vendere. <br /><br />Conservatori, scuole di flamenco, cantaores che studiano per perfezionarsi nel cante, tutti studiano su queste antologie e i brani che esse contengono sono diventati dei canoni. <br /><br />Una antologia sembra qualcosa di neutro, non qualcosa che parte da un giudizio di qualcun altro. Siamo portati a pensare che queste antologie contengano tutta la storia del flamenco e che ci possiamo appoggiare su di essere per capire l'intero corpus del flamenco. Ma ci dobbiamo ricordare che diventa storia solo ciò che è contenuto al loro interno, e ciò che lo è corrisponde ad esigenze commerciali dell'epoca e gusti dei direttori che hanno scelto proprio quei brani. <br /><br />Altri palos che non sono stati inseriti nelle antologie a volte si sono evoluti in altro modo, schiacciandosi magari sul modello di qualche cante più noto. La tradizione orale fa in modo che chi canta o suona ripeta ciò che ha sentito, facendosi sempre influenzare dal proprio gusto e dalle proprie esperienze di ascolto. L'identità di qualche palo sicuramente è stata perduta, e altri palos si sono forgiati sui brani registrati sulle antologie. <br /><br />Il repertorio in musica è il campo di studio con cui confrontarsi. Le opere hanno una indubbia qualità artistica e vengono scelte per questo. Divengono quindi la somma di ciò che "occorre conoscere ed apprezzare". E i brani diventano canoni. <br />Un canone è una norma, una regola, un punto di riferimento preciso, in musica: un esempio di perfezione al quale chiunque deve fare riferimento per valutare brani prodotti successivamente, l'operato di un musicista, la validità di uno stile, di un modo di cantare o suonare. <br /><br />Il punto di riferimento è precisissimo, e si sceglie nel suo valore intrinseco. "Un pezzo imprescindibile" che rappresenta appunto l'autorità. A questo punto stabilire se un artisti, un brano, uno stile, sono "ok", dipende dal loro confronto con il canone. <br /><br />Nella storia della musica se un brano diventa un canone non viene poi sostituito, e rimane immutabile. Le Antologie hanno creato punti di riferimento così stabili che forzano lo studioso, musicologo o musicista, a mettere in ordine le priorità della loro conoscenza basandosi non sulla esperienza personale, i gusti della zona e quelli personali, ma a seconda di quanto inserito nell'antologia stessa, in modo astratto....]]></itunes:summary><itunes:duration>1483</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,antologie,baile,canone,cante,creatività,cultura,flamenco,flamencologia,jeromo,musica,musicologia,repertorio,sabina,segura,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f9a5cadbe2f07aa2ed5a47777b62d1a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#95 Il flamenco di oggi spesso sorprende più che commuovere- Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/95-il-flamenco-di-oggi-spesso-sorprende-piu-che-commuovere-flamenco-chiavi-in-mano--56033665</link><description><![CDATA[Spesso si vedono spettacoli di flamenco che sorprendono più che commuovere. <br />La sorpresa è incontrare qualcosa di imprevisto, che esce da quanto previsto, dalle nostre aspettative. Quando la realtà si mostra diversa da quanto ci aspettavamo, il cervello si ferma e integra la novità con le nostre conoscenze, in modo da farci rispondere alla situazione presente. <br /><br />La sorpresa fa parte della meraviglia ed è una emozione primaria, una di quelle con cui si nasce, a prescindere dalla cultura di riferimento. Ci permette di reagire a ciò che succede intorno a me. <br /><br />Per mantenere viva l'attenzione di qualcuno, possiamo utilizzare l'elemento sorpresa. Se sono un oratore o un artista, richiedo l'attenzione dello spettatore in modo prepotente, grazie alla sorpresa. <br />Quando ci si sorprende gli occhi si aprono, e l'epressione cambia in maniera durevole. Se invece mi stupisco negativamente, mi spavento, di fronte ad un possibile pericolo gli occhi si chiudono, ma l'effetto dura pochissimo. E' solo un momento di protezione. <br /><br />La sorpresa oggi è sempre più importante perché le persone sono spesso annoiate perché hanno visto tutto, sono già troppo stimolati. <br />Spesso oggi mel flamenco si gioca la carta sorpresa, per sollecitare l'attenzione. <br /><br />In stato si sorpresa smettiamo di pensare, di muoversi, persino di respirare per concentrare l'attività cognitiva. L'artista, stupendoci, sollecita la nostra attenzione in modo molto forte, e con questo da spettatore stiamo molto attenti a ciò che di diverso dal solito vediamo davanto a noi. <br /><br />La natura stessa del flamenco richiede ironia e quindi è normale che nel flamenco venga utilizzata la sorpresa, ma oggi spesso vediamo artisti che apposta cercano di stupire, ad ogni costo, perdendo il messagio profondo del flamenco, che è la commozione, il muovere insieme. <br /><br />L'effetto sorpresa freddamente calcolarto allontana dalla commozione, e il messaggio finisce lì. Il flamenco nella sua essenza deve commuovere. Se ad esempio ascoltiamo una tonà, o un martinete (se non sai di cosa parlo, cerca su youtube e ascolta) cioè qualcosa di antico e primigenio nel flamenco, sono davvero poche note, non ci sono fronzoli, ma l'attenzione viene catturata tantissimo e non c'è bisogno di altro. Cercare sempre l'effetto sorpresa significa pensache che abbiamo tutti mangiato troppo e che nessuno ha più fame!<br /><br />La sorpresa è un bell'effetto, ma nel flamenco la prima cosa è l'emozione, la commozione. Prima ancora di chiedere al pubblico di stare attento! L'artista cerca la sorpresa perché porta con sé l'ammirazione. Ma questo stimola un giudizio, più che l'ascolto, e il giudizio esula dal flamenco. L'arte deve essere un regalo, che esce spontaneamente da una necessità profonda (ovviamente se sono un professionista, non faccio solo ciò che voglio quando voglio e come lo sento, perché mi pagano e devo fare ciò per cui sono stato pagato).<br /><br />Il flamenco resta a cuore aperto, con coraggio. Parlanodo del baile, spesso mi annoiio vedendo un bailaor che fa di tutto per mostrarmi quanto è bravo, quanto è sorprendente, e perdo l'emozione del presente. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flaemnco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno a Milano Baile flamenco e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni, dal 1990. <br />QUando insegno utilizzo molto l'effetto sorpresa per coltivare attenzione ed interesse nei miei allievi. Quando dico qualcosa di buffo, strano che sorprende i miei allievi, vedo che funziona, ma se lo facessi senza entusiasmo, solo per mostrare quanto sono simpatica, fallirei lo scopo del mio insegnamento. Sorprenderli serve per sensibilizzarli verso un sentire diverso, verso pensieri diversi. Il flamenco ci può aiutare ad avere un punto di vista diverso su ciò che abbiamo intorno.<br /><br /> Guardando la tv o acoltando ciò che la gente dice, potremmo avere una visione negativa del mondo, e invece il flamenco ci aiuta a tirar fuori la nostra umanità, la commozione, l'empatia. La sorpresa è un campanello per catturare l'attenzione. Ma il flamenco sorprende per emozionare, per commuovere, per far sentire qualcosa che sento anch'io, artista, sollecitando un aspetto molto umano di commozione. Non farti fregare dagli artisti che usano la tecnica per sorprenderti, vai sempre a cercare il messaggio emozionale dietro l'effetto sorpresa. E' lì che sta il regalo del flamenco!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56033665</guid><pubDate>Sun, 09 Jul 2023 14:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56033665/95_il_flamenco_di_oggi_spesso_sorprende_pi_che_commuovere.mp3" length="19102450" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Spesso si vedono spettacoli di flamenco che sorprendono più che commuovere. 
La sorpresa è incontrare qualcosa di imprevisto, che esce da quanto previsto, dalle nostre aspettative. Quando la realtà si mostra diversa da quanto ci aspettavamo, il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Spesso si vedono spettacoli di flamenco che sorprendono più che commuovere. <br />La sorpresa è incontrare qualcosa di imprevisto, che esce da quanto previsto, dalle nostre aspettative. Quando la realtà si mostra diversa da quanto ci aspettavamo, il cervello si ferma e integra la novità con le nostre conoscenze, in modo da farci rispondere alla situazione presente. <br /><br />La sorpresa fa parte della meraviglia ed è una emozione primaria, una di quelle con cui si nasce, a prescindere dalla cultura di riferimento. Ci permette di reagire a ciò che succede intorno a me. <br /><br />Per mantenere viva l'attenzione di qualcuno, possiamo utilizzare l'elemento sorpresa. Se sono un oratore o un artista, richiedo l'attenzione dello spettatore in modo prepotente, grazie alla sorpresa. <br />Quando ci si sorprende gli occhi si aprono, e l'epressione cambia in maniera durevole. Se invece mi stupisco negativamente, mi spavento, di fronte ad un possibile pericolo gli occhi si chiudono, ma l'effetto dura pochissimo. E' solo un momento di protezione. <br /><br />La sorpresa oggi è sempre più importante perché le persone sono spesso annoiate perché hanno visto tutto, sono già troppo stimolati. <br />Spesso oggi mel flamenco si gioca la carta sorpresa, per sollecitare l'attenzione. <br /><br />In stato si sorpresa smettiamo di pensare, di muoversi, persino di respirare per concentrare l'attività cognitiva. L'artista, stupendoci, sollecita la nostra attenzione in modo molto forte, e con questo da spettatore stiamo molto attenti a ciò che di diverso dal solito vediamo davanto a noi. <br /><br />La natura stessa del flamenco richiede ironia e quindi è normale che nel flamenco venga utilizzata la sorpresa, ma oggi spesso vediamo artisti che apposta cercano di stupire, ad ogni costo, perdendo il messagio profondo del flamenco, che è la commozione, il muovere insieme. <br /><br />L'effetto sorpresa freddamente calcolarto allontana dalla commozione, e il messaggio finisce lì. Il flamenco nella sua essenza deve commuovere. Se ad esempio ascoltiamo una tonà, o un martinete (se non sai di cosa parlo, cerca su youtube e ascolta) cioè qualcosa di antico e primigenio nel flamenco, sono davvero poche note, non ci sono fronzoli, ma l'attenzione viene catturata tantissimo e non c'è bisogno di altro. Cercare sempre l'effetto sorpresa significa pensache che abbiamo tutti mangiato troppo e che nessuno ha più fame!<br /><br />La sorpresa è un bell'effetto, ma nel flamenco la prima cosa è l'emozione, la commozione. Prima ancora di chiedere al pubblico di stare attento! L'artista cerca la sorpresa perché porta con sé l'ammirazione. Ma questo stimola un giudizio, più che l'ascolto, e il giudizio esula dal flamenco. L'arte deve essere un regalo, che esce spontaneamente da una necessità profonda (ovviamente se sono un professionista, non faccio solo ciò che voglio quando voglio e come lo sento, perché mi pagano e devo fare ciò per cui sono stato pagato).<br /><br />Il flamenco resta a cuore aperto, con coraggio. Parlanodo del baile, spesso mi annoiio vedendo un bailaor che fa di tutto per mostrarmi quanto è bravo, quanto è sorprendente, e perdo l'emozione del presente. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flaemnco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno a Milano Baile flamenco e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni, dal 1990. <br />QUando insegno utilizzo molto l'effetto sorpresa per coltivare attenzione ed interesse nei miei allievi. Quando dico qualcosa di buffo, strano che sorprende i miei allievi, vedo che funziona, ma se lo facessi senza entusiasmo, solo per mostrare quanto sono simpatica, fallirei lo scopo del mio insegnamento. Sorprenderli serve per sensibilizzarli verso un sentire diverso, verso pensieri diversi. Il flamenco ci può aiutare ad avere un punto di vista diverso su ciò che abbiamo intorno.<br /><br /> Guardando la tv o acoltando ciò che la gente dice, potremmo avere una visione negativa del mondo, e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1194</itunes:duration><itunes:keywords>baile,commozione,comunicazione,emozione,espressione,flamenco,messaggio,musica,regalo,sabina,sorpresa,todaro,umanità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/45d3f6363e08c48931c1957fef52ec0a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#94 Lo stato di flow nel flamenco- Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/94-lo-stato-di-flow-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--56018116</link><description><![CDATA[Questa è la prosecuzione del podcast #93 dedicato allo stato di grazia nel flamenco. Qui ti do ragioni scientifiche di quanti ti ho raccontato. <br /><br />Parlando di stato di flow non si può evitare di parlare di Mihaly Csikszentmihalyi. Nato nel 1934 a Fiume, allora Italiana, in Istria, in una famiglia ungherese, crebbe in Ungheria fino al 1956. Si trasferì a Chuicago e lavorò per l'università. Psicologo comportamentista, Csikszentmihalyi è figura di spicco della Psicologia positiva. Crea il concetto di flow.Flow è essere completamente presenti totale concentrazione, con perdita del senso del tempo e totale focalizzazione. Tutto sembra accadere senza fatica. Si ignorano tutte le distrazioni esterne e ci si sente parte di qualcosa di più grande.<br /><br />Lo stato di flow è lo stato di coscienza in cui siamo così presenti che dimentichiamo tutto il resto. La mente e il corpo sono in perfetta simbiosi e l'esperienza è ottimale. Ci sentiamo sereni e perfetti così come siamo.<br /><br />il flow comprende qualcosa di impegnativo che richiede particolari abilità. Non deve essere nè troppo facile nè troppo difficile rispetto alle nostre abilità<br />Azione e consapevolezza si devono fondere, e sentire che facciamo con grande spontaneità. Per essere in questo stato di flow si deve poter smettere di identificare sè stessi come separati dall'attività, fondendosi in qualcosa che ci assorbe completamente.<br /><br />Spesso si usa il termine "essere in controllo della situazione" per definire chi è in stato di flow. Chi mi conosce sa che non uso la parola controllo come qualcosa di positivo, quindi direi piuttosto che nel flow ci si sente a proprio agio, o, per usare un'espressione inglese, si è confident.<br /><br />Nel flow siamo presenti e in contatto con ciò che stiamo facendo e dove stiamo andando, in quella situazione.<br /><br />Csikszentmihalyi ha individuato che esistono persone con una personalità autotelica (telos in greco significa scopo): queste persone hanno la capacità di godere delle attività è in se stesse, senza avere altre finalità che non siano il percorso stesso. La situaiozne stessa è una ricompensa, ci dà un ritorno positivo. Si può anche avere una meta da raggiungere, (ad esempio per noi che balliamo è arrivare fino alla fine del brano che stiamo interpretando, ma lo scopo non è raggiungerla, bensì stare nel persorso e goderselo nel presente. Se invece mi concentro sul passaggio difficile, su ciò che non mi riesce bene, tutto il resto perde di valore, ed esco assolutamente dallol stato di flow.<br /><br /><br />Nello stato di flow si può anche perdere la percezione della meta finale!<br /><br />il flamenco funziona perfettamente in questo modo.<br /><br />Lo stato di flow influisce sullo stato di benesser anche fisico: spegne la critica, il giudizio e il dubbio. Nulla è importante se non godersi il momento. <br />Scientificamente il fenomeno è dovuto ad una cosa che si chiama "ipofrontalità transitoria": in stato di flow si disattiva parte della corteccia prefrontale dorsolaterale e con quest'area disattivata diventiamo meno critici, più coraggiosi, ci lanciamo maggiormente nelle cose ed aumenta la nostra capacità di immaginare nuove possibilità. Diventiamo quindi più creativi.<br /><br />Nello stato di flow il cervello viene inondato da grandi quantità di neurotrasmettitori: dopamina, endorfine, serotonina e noradrenalina. Queste molecole sono responsabili dell'aumento delle nostre prestazioni anche fisiche, la concentrazione, e spingono alla creatività, ci aiutano a vedere nuove possibilità. E' evidente che quando ci giudichiamo ed abbiamo dubbi e lamentele, ci auto-boicottiamo, la corteccia prefrontale si attiva tantisimo. Si può imparare a "vietarsi" di criticarci: l'educazione stessa ci insegna che dobbiamo criticarci sempre! Invece il giudizio ci fa solo vedere noi stessi come degli imbranati. E non ci mette in uno stato di piacere e godimento! <br />E questo non dipende dal nostro livello di capacità "tecniche": con tutte le critiche che mi faccio non migliorerò e anzi, mi sentirò sempre inadeguato. <br /><br />Questo cocktail di neurotrasmettitori che si produce nello stato di flow influisce sull'umore in senso positivo. Ci regala serenità, energia e appunto creatività. <br /><br />Nella corteccia prefontale risiedono la maggior parte delle nostre funzioni cognitive superiori, tra cui il senso di sè , la coscienza di esistere, ed è quindi logico che se l'area ha una minore attività, sarà anche minore la nostra cognizione del tempo e la capacità di "sentirci separati" dal resto della realtà intorno a noi. Infatti se siamo nello stato di flow ci sembra cje il tempo voli!<br /><br />Per avere esperienze dello stato di flow non bastano un buon quoziente intellettivo ed una buona intelligenza emotiva, ma è fondamentale il "meaning quotient", il quoziente di significato: dare un significat a ciò che facciamo ci motiva a farlo, e senza la motivazione non mi coinvolgo molto in quello che faccio e lo stato di flow non si raggiunge. <br /><br />Se faccio flamenco devo conoscere l'argomento, avere buone capacità empatiche ed essere motivata, e ha senso sia come spettatore che come artista. Il flamneco ha una emozionalità così forte da superare tutto: la forma non porta il contenuto, mentre il contenuto può generare una forma. <br />Ciò che facciamo non ha altro scopo che regalare un pezzo di noi stessi al mondo. Tirar fuori qualcosa da sé e metterlo a disposizione degli altri. Questo ci rende felici, sereni, immersi in ciò che facciamo, e nessun giudizio ci interessa. <br />Il flamenco fa esattamente questo, perché è fatto di emozionalità, di energia, di essere completamente immersi in ciò che si sta facendo, cosa che aiuta anche gli spettatori presenti d entrare in uno stato di flow. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Accanto a questo ho una formazione come terapista della psicomotricità e sono assolutamente innamorata delle neuroscienze. Utilizzo nell'insegnamento tutte queste materie, neurologia, psicologia, anatomia... e propongo un percorso davvero molto speciale. <br /><br />Quando insegno sono talmente immersa nello stato di flow che non ricordo nulla altro, compresi eventuali annunci di corsi specifici, o chiedere agli allievi un contributo per qualche spesa che ho effettuato o restituire loro qualcosa di prestato. A volte (o forse spesso!) neppure ricordo ciò che avevo coreografato. Ed è simpatico che gli allievi mi mostrino i video che mi hanno fatto e a volte mi sembra di vedere una controfigura, e di quello che ho fatto non ricordo assolutamente nulla. Sicuramente li ho prodotti in uno stato naturale di benessere tanto coinvolgente, da valere più di qualsiasi altra cosa. Sono una tossicodipendente da Dopamina, Ossitocina, Noradrenalina, Serotonina... e tutto ciò che mi aiuta a sentirmi coinvolta nel fenomeno, che per me è centrale, che non è la danza in sé ma la condivisione, e mi rende felice mettere ciò che so a disposizione di chi lo sa prendere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56018116</guid><pubDate>Thu, 06 Jul 2023 20:33:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56018116/94_lo_stato_di_flow_nel_flamenco_flamenco_chiavi_in_mano.mp3" length="21548347" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Questa è la prosecuzione del podcast #93 dedicato allo stato di grazia nel flamenco. Qui ti do ragioni scientifiche di quanti ti ho raccontato. 

Parlando di stato di flow non si può evitare di parlare di Mihaly Csikszentmihalyi. Nato nel 1934 a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa è la prosecuzione del podcast #93 dedicato allo stato di grazia nel flamenco. Qui ti do ragioni scientifiche di quanti ti ho raccontato. <br /><br />Parlando di stato di flow non si può evitare di parlare di Mihaly Csikszentmihalyi. Nato nel 1934 a Fiume, allora Italiana, in Istria, in una famiglia ungherese, crebbe in Ungheria fino al 1956. Si trasferì a Chuicago e lavorò per l'università. Psicologo comportamentista, Csikszentmihalyi è figura di spicco della Psicologia positiva. Crea il concetto di flow.Flow è essere completamente presenti totale concentrazione, con perdita del senso del tempo e totale focalizzazione. Tutto sembra accadere senza fatica. Si ignorano tutte le distrazioni esterne e ci si sente parte di qualcosa di più grande.<br /><br />Lo stato di flow è lo stato di coscienza in cui siamo così presenti che dimentichiamo tutto il resto. La mente e il corpo sono in perfetta simbiosi e l'esperienza è ottimale. Ci sentiamo sereni e perfetti così come siamo.<br /><br />il flow comprende qualcosa di impegnativo che richiede particolari abilità. Non deve essere nè troppo facile nè troppo difficile rispetto alle nostre abilità<br />Azione e consapevolezza si devono fondere, e sentire che facciamo con grande spontaneità. Per essere in questo stato di flow si deve poter smettere di identificare sè stessi come separati dall'attività, fondendosi in qualcosa che ci assorbe completamente.<br /><br />Spesso si usa il termine "essere in controllo della situazione" per definire chi è in stato di flow. Chi mi conosce sa che non uso la parola controllo come qualcosa di positivo, quindi direi piuttosto che nel flow ci si sente a proprio agio, o, per usare un'espressione inglese, si è confident.<br /><br />Nel flow siamo presenti e in contatto con ciò che stiamo facendo e dove stiamo andando, in quella situazione.<br /><br />Csikszentmihalyi ha individuato che esistono persone con una personalità autotelica (telos in greco significa scopo): queste persone hanno la capacità di godere delle attività è in se stesse, senza avere altre finalità che non siano il percorso stesso. La situaiozne stessa è una ricompensa, ci dà un ritorno positivo. Si può anche avere una meta da raggiungere, (ad esempio per noi che balliamo è arrivare fino alla fine del brano che stiamo interpretando, ma lo scopo non è raggiungerla, bensì stare nel persorso e goderselo nel presente. Se invece mi concentro sul passaggio difficile, su ciò che non mi riesce bene, tutto il resto perde di valore, ed esco assolutamente dallol stato di flow.<br /><br /><br />Nello stato di flow si può anche perdere la percezione della meta finale!<br /><br />il flamenco funziona perfettamente in questo modo.<br /><br />Lo stato di flow influisce sullo stato di benesser anche fisico: spegne la critica, il giudizio e il dubbio. Nulla è importante se non godersi il momento. <br />Scientificamente il fenomeno è dovuto ad una cosa che si chiama "ipofrontalità transitoria": in stato di flow si disattiva parte della corteccia prefrontale dorsolaterale e con quest'area disattivata diventiamo meno critici, più coraggiosi, ci lanciamo maggiormente nelle cose ed aumenta la nostra capacità di immaginare nuove possibilità. Diventiamo quindi più creativi.<br /><br />Nello stato di flow il cervello viene inondato da grandi quantità di neurotrasmettitori: dopamina, endorfine, serotonina e noradrenalina. Queste molecole sono responsabili dell'aumento delle nostre prestazioni anche fisiche, la concentrazione, e spingono alla creatività, ci aiutano a vedere nuove possibilità. E' evidente che quando ci giudichiamo ed abbiamo dubbi e lamentele, ci auto-boicottiamo, la corteccia prefrontale si attiva tantisimo. Si può imparare a "vietarsi" di criticarci: l'educazione stessa ci insegna che dobbiamo criticarci sempre! Invece il giudizio ci fa solo vedere noi stessi come degli imbranati. E non ci mette in uno stato di piacere e godimento! <br />E questo non dipende dal nostro livello di capacità...]]></itunes:summary><itunes:duration>1347</itunes:duration><itunes:keywords>agio,baile,benessere,csikszentmihalyi,danza,emozioni,empatia,espressione,felicità,flamenco,flow,musica,neurotrasmettitori,sabina,serenità,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b06c30e2467ffdddf223d9979ec2de5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#93 Stato di grazia creatività e felicità nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/93-stato-di-grazia-creativita-e-felicita-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--54160143</link><description><![CDATA[Lo Stato di Grazia fa riferimento alla storia della teologia. La grazia è, secondo l'enciclopedia Treccani, l'aiuto soprannaturale che Dio concede all'uomo per guidarlo sulla via della virtù. Può così uscire dalle limitazioni della natura umana e raggiungere un livello sueriore, di tipo appunto divino. <br /><br />Quando ci sentiamo molto bene in una situazione, possiamo facilmente asserire di essere in uno stato di grazia, in cui tutto ci sembra perfetto e ci sentiamo sereni. <br />Cominciamo ad essere meno consapevoli di cose un po' marginali, ci sentimo immersi in un percorso che ci potra verso ciò che vogliamo, non verso ciò che dobbiamo. Lo sentiamo come familiare, è un cammino che stiamo percorredno e che ci rende felici solo per il semplice fatto di essere in quel percorso. <br /><br />Se sto facendo qualsiasi percorso artistico, lo scopo della cosa è il percorso stesso: la "felicità" non sarà quando arriverò al risultato di fare un passaggio correttamente, perché anche qualora ci arrivassi comincerei immediatamente a pensare che mi mancano anche altre abilità. <br /><br />Quando studio, il piacere non sta nel finire il libro, ma nell'esplorare il percorso. <br /><br />Lo Stato di Grazia va afferrato e per chi fa arte o sport è abbastanza "facile" da vivere: abbiamo una tecnica di riferimento, che ci permette di avere una guida, non penso a ciò che non so fare o non ho ottenuto, e mi godo la situazione. <br /><br />Se sto facendo una cosa piacevole, come un massaggio, non penso a quando fisice ma melo godo semplicemente. QUando sono immersa in una situazione coinvolgente, perdo il confine fra me e la situazione presente. Si aprono le porte della creatività, che mi fa dare risposte molto personali, non canoniche. E' l'intuizione, che è una delle facoltà più elevate del nostro intelletto. <br /><br />Chi pratica sport o fa arte sa che se non si segue l'intuizione, e non si sperimenta, nulla funziona. Se invece la seguo, mi sento bene. Se mi rendo conto che qualcoas non stia andando bene, sono in grado di autocorreggermi, perché sono molto presente e posso scegliere di cambiare strada. <br /><br />Il flamenco lavora nel senso dello Stato di grazia: c'è addirittura il Duende, concetto che definisce proprio questo. Perfezione o imperfezione non sono importanti, ma conta solo il mio esistere e questo mi mette in pace con l'universo. Se uso la mia base di competenze e mi godo il percorso, compare il flamenco! Se ho maggiori competenze forse mi esprimerò meglio, ma ciò che importa nel flamenco non è il risultato finale di ciò che faccio, ma il percorso, e la mia presenza nel presente. <br /><br />Mentre siamo in questo stato, le immagini che mandiamo alla nostra mente sono positive e possiamo intervenire per farlo continuare: se mi concentro sulla produzione di suoni mentre li produco posso farlo meglio. Se sto nuotado e penso di essere un pesce tutto funziona meglio. Se sto cantando e immagino l'aria che esce dalla mia bocca e invade tutta la stanza, non sono più una persona che canta, ma sono il canto. <br /><br />La curiosità, la motivazione e il divertimento attivano la creatività e quindi conducono allo stato di grazia. Il percorso di chi pratica flamenco è difficile, e cerco quindi di fare solo ciò che ho profondamente scelto e che sento come qualcoas che mi appartiene. Quando lo pratico no mi interessa se sono bravo o meno, ma mi interessa solo che sto bene e mi sento me stesso. Se invece litigo con me stesso e penso che devo raggiungere uno standard stabilio da qualcun altro, non funziona. <br /><br />Se sono un professionista del flamenco magari devo cercare di "vendere" il mio prodotto, ma se sono un amatore... perché dovrei stressarmi per cercare di fare tutto perfettamente invece di godermi la cosa? Il nostro sistema educativo fa in modo che pensiamo di dover sempre fare tutto alla perfezione... <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e Danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 90 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni. <br />Quando insegno lavoro tanto sul divertimento, sulla creatività, e il flamenco è talmente ricco che è facile trovare qualche argomento che coinvolga tutti. Devo togliere gli allievi dalla loro zona di comfort, per togliere le persone dall'abitudine culturale di dovere essere assolutamente "bravi", come se fossimo ancora in prima media!<br /><br />Un sistema efficace è ancorarsi alla moltepllicità delle sensazioni corporee, che vanno ben al di là dei canonici 5 sensi. Possiamo mettere la nostra attenzione al corpo e a tutto quello che sentiamo, e lo stato di grazia ci può coinvolgere! Mi posso così sintonizzare tantissimo sulla musica, scimmiottando il cante, canticchiando la chitarra, i ritmi... questo ci permette di entrare nel flamenco, senza timore reverenziale. <br /><br />Spesso gli allievi si auto-rimproverano, persino con le parole, se qualcosa non viene benissimo. <br />Sostituire il "devo" con il "voglio" si può esercitare! <br /><br />Ho sperimentato spesso lo stato di grazia, rispetto al corpo, permetteendomi di lasciarmi andare e di produrre movimenti e suoni personali, ispirati a ciò che ho visto e sentito del flamenco nella mia esperienza. <br /><br />Una volta mi sono trovata in uno stato di grazia sentendo suonare un brano di musica classica con il violino alla radio. Mi sembrava di poterlo suonare io al violino, sentivo che cosa avrebbero fatto le mie mani per produrre quei suoni, benché fosse un brano che non conoscevo! <br />La ricerca della creatività e della felicità è possibile, quindi... se le lascio la porta aperta.<br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54160143</guid><pubDate>Fri, 09 Jun 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/54160143/93_stato_di_grazia_creativit_e_felicit_nel_flamenco.mp3" length="22282702" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Lo Stato di Grazia fa riferimento alla storia della teologia. La grazia è, secondo l'enciclopedia Treccani, l'aiuto soprannaturale che Dio concede all'uomo per guidarlo sulla via della virtù. Può così uscire dalle limitazioni della natura umana e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo Stato di Grazia fa riferimento alla storia della teologia. La grazia è, secondo l'enciclopedia Treccani, l'aiuto soprannaturale che Dio concede all'uomo per guidarlo sulla via della virtù. Può così uscire dalle limitazioni della natura umana e raggiungere un livello sueriore, di tipo appunto divino. <br /><br />Quando ci sentiamo molto bene in una situazione, possiamo facilmente asserire di essere in uno stato di grazia, in cui tutto ci sembra perfetto e ci sentiamo sereni. <br />Cominciamo ad essere meno consapevoli di cose un po' marginali, ci sentimo immersi in un percorso che ci potra verso ciò che vogliamo, non verso ciò che dobbiamo. Lo sentiamo come familiare, è un cammino che stiamo percorredno e che ci rende felici solo per il semplice fatto di essere in quel percorso. <br /><br />Se sto facendo qualsiasi percorso artistico, lo scopo della cosa è il percorso stesso: la "felicità" non sarà quando arriverò al risultato di fare un passaggio correttamente, perché anche qualora ci arrivassi comincerei immediatamente a pensare che mi mancano anche altre abilità. <br /><br />Quando studio, il piacere non sta nel finire il libro, ma nell'esplorare il percorso. <br /><br />Lo Stato di Grazia va afferrato e per chi fa arte o sport è abbastanza "facile" da vivere: abbiamo una tecnica di riferimento, che ci permette di avere una guida, non penso a ciò che non so fare o non ho ottenuto, e mi godo la situazione. <br /><br />Se sto facendo una cosa piacevole, come un massaggio, non penso a quando fisice ma melo godo semplicemente. QUando sono immersa in una situazione coinvolgente, perdo il confine fra me e la situazione presente. Si aprono le porte della creatività, che mi fa dare risposte molto personali, non canoniche. E' l'intuizione, che è una delle facoltà più elevate del nostro intelletto. <br /><br />Chi pratica sport o fa arte sa che se non si segue l'intuizione, e non si sperimenta, nulla funziona. Se invece la seguo, mi sento bene. Se mi rendo conto che qualcoas non stia andando bene, sono in grado di autocorreggermi, perché sono molto presente e posso scegliere di cambiare strada. <br /><br />Il flamenco lavora nel senso dello Stato di grazia: c'è addirittura il Duende, concetto che definisce proprio questo. Perfezione o imperfezione non sono importanti, ma conta solo il mio esistere e questo mi mette in pace con l'universo. Se uso la mia base di competenze e mi godo il percorso, compare il flamenco! Se ho maggiori competenze forse mi esprimerò meglio, ma ciò che importa nel flamenco non è il risultato finale di ciò che faccio, ma il percorso, e la mia presenza nel presente. <br /><br />Mentre siamo in questo stato, le immagini che mandiamo alla nostra mente sono positive e possiamo intervenire per farlo continuare: se mi concentro sulla produzione di suoni mentre li produco posso farlo meglio. Se sto nuotado e penso di essere un pesce tutto funziona meglio. Se sto cantando e immagino l'aria che esce dalla mia bocca e invade tutta la stanza, non sono più una persona che canta, ma sono il canto. <br /><br />La curiosità, la motivazione e il divertimento attivano la creatività e quindi conducono allo stato di grazia. Il percorso di chi pratica flamenco è difficile, e cerco quindi di fare solo ciò che ho profondamente scelto e che sento come qualcoas che mi appartiene. Quando lo pratico no mi interessa se sono bravo o meno, ma mi interessa solo che sto bene e mi sento me stesso. Se invece litigo con me stesso e penso che devo raggiungere uno standard stabilio da qualcun altro, non funziona. <br /><br />Se sono un professionista del flamenco magari devo cercare di "vendere" il mio prodotto, ma se sono un amatore... perché dovrei stressarmi per cercare di fare tutto perfettamente invece di godermi la cosa? Il nostro sistema educativo fa in modo che pensiamo di dover sempre fare tutto alla perfezione... <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e Danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 90 insegno baile...]]></itunes:summary><itunes:duration>1393</itunes:duration><itunes:keywords>baile,controllo,cultura,danza,flamenco,godimento,grazia,musica,perfezione,performance,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/38efdc181bbda298d6525f4f399a0da4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#92 Lo sguardo nel flamenco seconda parte - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/92-lo-sguardo-nel-flamenco-seconda-parte-flamenco-chiavi-in-mano--53828319</link><description><![CDATA[Seconda parte delle riflessioni sullo sguardo e il flamenco.<br /><br />Riflettiamo su cosa riceve il pubblico. Chi è seduto fra il pubblico sa che sta ascoltando una performance, ma una parte del suo cervello si mette in una conversazione, come se l'artista comunicasse direttamente con lui. Soprattutto succede quando l'artista si sta esprimendo simbolicamente. <br /><br />Se gli artisti non si rivolgessero al pubblico, gli spettatori si sentirebbero come qulcuno che sta guardando da fuori, che sta spiando una conversazione altrui. E la produzione artistica sarebbe soltanto un mettere in mostra ciò che gli artisti sanno fare. <br /><br />Il flamenco si rivolge sempre ad un interlocutore e lo fa non solo perché l'artista si esprime, cioè lascia uscire quello che sente. Lo fa perché l'artista lascia uscire ciò che sente e lo dirige verso qualcuno, al di fuori di sé, in una comunicazione. <br />La comunicazione puiò anche essere diretta verso qualcuno che non è presente fra il pubblico!<br /><br />Lo sguardo intenzionale altrui ricompone la nostra individualità, sottolineando la nostra identità. Ci aiuta a riconoscere la nostra individualità, e ad identificarci con noi stessi. Ci incoraggia a spingerci a guardare noi stessi con intenzione. <br />Con il nostro sguardo intenzionale possiamo selezionare ciò che scegliamo di guardare. Selezioniamo ciò che stiamo cercando, ciò che ci interessa. Spesso vediamo solo ciò che conosciamo già della realtà, ciò che ci interessa. A volte non ci accorgiamo se una persona ad esempio abbia gli occhiali o meno! Magari notiamo che c'è "qalcosa di diverso", ma non sapremmo dire che cosa. Lo sguardo sceglie, seleziona la realtà a seconda di ciò che sappiamo già e di ciò che stiamo cercando.<br />Se manteniamo uno sguardo intenzionale selezioniamo la realtà a cui dare attenzione e in qualche modo quindi la creiamo. Il flamenco guarda l'impressione energetica che la realtà che abbiamo intorno ci propone. Sceglie attivamente la dimensione emozionale. E' qualcosa che l'artista sente davvero dentro di sé.<br />Tutti gli esseri umani hanno tutte le emozioni dentro di sé. Con alcune però ci identifichiamo perché abbiamo visto che quando proviamo quelle emozioni ci sentiamo "ok" e quindi le scegliamo. E le emozioni sono congruenti fra loro: il nostro cervello va alla ricerca di ciò che ci dimostra quello che già pensiamo. E lo ricerca!<br /><br />Torniamo al flamenco e allo sguardo. Lo sguardo attivo crea, e lo sguardo di chi balla o canta flamenco è molto attivo. Crea. Esprime. Lo sguardo di chi non ha intenzione è opaco, annoiato. Negli anziani è frequente, ma spesso lo vediamo anche nei giovani, soprattutto se depressi. Il flamenco ha uno sguardo molto brillante, da parte dell'artista, che induce uno sguardo altrettanto brillante in chi lo riceve. <br /><br />Osservo sempre i miei allievi, che sono un pubblico molto interessato, motivato e che ha anche conoscenza del tema: quando guardano qualcuno che suona, balla o canta flamenco, hanno uno sguardo attivo, presente e brillante, che corrisponde all'energia di chi lo produce. <br />E' interessante che questo succeda, in una società in cui gli occhi stanno perdendo espressività, anche perché non guardiamo negli occhi altre persone ma ci rivolgiamo sempre... allo schermo del nostro telefono! Il flamenco invece ti guarda negli occhi e lo fa arrivando profondo dentro di te.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e muische del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br /><br />Ho anche una formazioe come terapista della psicomotricità dell'età evolutiva, che mi fornisce un filtro molto importante sulla realtà. Sono innamorata persa della neurologia, delle neuroscienze, della psicologia... <br /><br />Se gli adulti di riferimento non ci hanno guardato per ciò che eravamo, non ci hanno aiutato a tirar fuori ciò che sentivamo, ma hanno voluto da noi che ci omologassimo a dei dogmi esterni. <br /><br />Noi che insegnamo che siamo educatori, cosa possiamo fare? <br />Possiamo usare uno sguardo intenzionale per sostenere i nostri allievi ed incoraggiarli ad esplorare ciò che sono e ad identificarsi con sé.<br /><br />Oggi tutti usiamo tantissimo la vista attraverso gli schermi, e la stimolazione visiva è fortissima ma avviene attraverso luci colorate, non naturali. Già vediamo che i bambini oggi, iperstimolati dalle luci dei monitor, che si muovono molto velocemente, hanno spesso difficoltà di apprendimento, di concentrazione e una instabilità psicomotoria. Questo perché la corteccia prefrontale viene troppo sollecitata. Chissà quali saranno le conseguenze a lungo termnine: siamo i primi della storia a ricevere questa iperstimolazione visiva. E la nostra ricezione visiva non è quella attiva, del guardare, ma quella passiva del vedere. <br /><br />Nella società occidentale, così ottica, così estetica, così basata sul vedere, le asettative che la società ci impone sono altissime. E il timore di sbagliare è grande, e possiamo arrivare a pensare che per essere "ok" dobbiamo assomigliare a qualcosa d'altro. <br /><br />Esiste persino una patologia, la blemmofobia (blemma in greco significa sguardo) che esprime la paura di venire guardati negli occhi da qualcuno. Consiglierei a queste persone... di studiare flamenco! Sarebbe una terapia d'urto efficace, e farebbe capire che ciò che lasciamo chiuso dentro di noi marcisce, qualunque cosa sia. <br />Il flamenco ci impone di lasciare uscire ciò che abbiamo dentro di noi, e di riempirlo della nostra presenza.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53828319</guid><pubDate>Fri, 19 May 2023 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53828319/92_lo_sguardo_nel_flamenco_seconda_parte.mp3" length="14230718" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Seconda parte delle riflessioni sullo sguardo e il flamenco.

Riflettiamo su cosa riceve il pubblico. Chi è seduto fra il pubblico sa che sta ascoltando una performance, ma una parte del suo cervello si mette in una conversazione, come se l'artista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Seconda parte delle riflessioni sullo sguardo e il flamenco.<br /><br />Riflettiamo su cosa riceve il pubblico. Chi è seduto fra il pubblico sa che sta ascoltando una performance, ma una parte del suo cervello si mette in una conversazione, come se l'artista comunicasse direttamente con lui. Soprattutto succede quando l'artista si sta esprimendo simbolicamente. <br /><br />Se gli artisti non si rivolgessero al pubblico, gli spettatori si sentirebbero come qulcuno che sta guardando da fuori, che sta spiando una conversazione altrui. E la produzione artistica sarebbe soltanto un mettere in mostra ciò che gli artisti sanno fare. <br /><br />Il flamenco si rivolge sempre ad un interlocutore e lo fa non solo perché l'artista si esprime, cioè lascia uscire quello che sente. Lo fa perché l'artista lascia uscire ciò che sente e lo dirige verso qualcuno, al di fuori di sé, in una comunicazione. <br />La comunicazione puiò anche essere diretta verso qualcuno che non è presente fra il pubblico!<br /><br />Lo sguardo intenzionale altrui ricompone la nostra individualità, sottolineando la nostra identità. Ci aiuta a riconoscere la nostra individualità, e ad identificarci con noi stessi. Ci incoraggia a spingerci a guardare noi stessi con intenzione. <br />Con il nostro sguardo intenzionale possiamo selezionare ciò che scegliamo di guardare. Selezioniamo ciò che stiamo cercando, ciò che ci interessa. Spesso vediamo solo ciò che conosciamo già della realtà, ciò che ci interessa. A volte non ci accorgiamo se una persona ad esempio abbia gli occhiali o meno! Magari notiamo che c'è "qalcosa di diverso", ma non sapremmo dire che cosa. Lo sguardo sceglie, seleziona la realtà a seconda di ciò che sappiamo già e di ciò che stiamo cercando.<br />Se manteniamo uno sguardo intenzionale selezioniamo la realtà a cui dare attenzione e in qualche modo quindi la creiamo. Il flamenco guarda l'impressione energetica che la realtà che abbiamo intorno ci propone. Sceglie attivamente la dimensione emozionale. E' qualcosa che l'artista sente davvero dentro di sé.<br />Tutti gli esseri umani hanno tutte le emozioni dentro di sé. Con alcune però ci identifichiamo perché abbiamo visto che quando proviamo quelle emozioni ci sentiamo "ok" e quindi le scegliamo. E le emozioni sono congruenti fra loro: il nostro cervello va alla ricerca di ciò che ci dimostra quello che già pensiamo. E lo ricerca!<br /><br />Torniamo al flamenco e allo sguardo. Lo sguardo attivo crea, e lo sguardo di chi balla o canta flamenco è molto attivo. Crea. Esprime. Lo sguardo di chi non ha intenzione è opaco, annoiato. Negli anziani è frequente, ma spesso lo vediamo anche nei giovani, soprattutto se depressi. Il flamenco ha uno sguardo molto brillante, da parte dell'artista, che induce uno sguardo altrettanto brillante in chi lo riceve. <br /><br />Osservo sempre i miei allievi, che sono un pubblico molto interessato, motivato e che ha anche conoscenza del tema: quando guardano qualcuno che suona, balla o canta flamenco, hanno uno sguardo attivo, presente e brillante, che corrisponde all'energia di chi lo produce. <br />E' interessante che questo succeda, in una società in cui gli occhi stanno perdendo espressività, anche perché non guardiamo negli occhi altre persone ma ci rivolgiamo sempre... allo schermo del nostro telefono! Il flamenco invece ti guarda negli occhi e lo fa arrivando profondo dentro di te.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e muische del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br /><br />Ho anche una formazioe come terapista della psicomotricità dell'età evolutiva, che mi fornisce un filtro molto importante sulla realtà. Sono innamorata persa della neurologia, delle neuroscienze, della psicologia... <br /><br />Se gli adulti di riferimento non ci hanno guardato per ciò che eravamo, non ci hanno aiutato a...]]></itunes:summary><itunes:duration>890</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,comunicazione,flamenco,guardare,intenzione,musica,presenza,sabina,sguardo,spettatore,todaro,vedere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bc0010a923d892fa64b97a730ed8b7ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#91 Lo sguardo nel flamenco prima parte - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/91-lo-sguardo-nel-flamenco-prima-parte-flamenco-chiavi-in-mano--53828230</link><description><![CDATA[Una prima parte di consideraizoni sullo sguardo nel flamenco. <br /><br />Lo sguardo ha una funzione biologica, quella di metterci in relazione con la realtà circostante. Viglio parlarti della funzione attiva dello sguardo, della sua capacità di esprimere e comunicare. Il nostro cervello sa leggere i segnali dello sguardo. Spesso gli occhi dicono la verità più delle parole. <br /><br />C'è da fare la distinzione fra vedere, azione passiva, che non prevede volontarietà, e guardare che invece prevede una scelta ed una azione. Posso anche guardare immagini che ho dentro di me e le proietto fuori. <br /><br />Chi canta e chi balla flamenco ha lo sguardo rivolto verso l'esterno, come se guardasse sempre qualcosa al di fuori di sé. <br />I chitarristi sono invece a volte più introversi e guardano verso la propria chitarra. <br />Cantaor e bailaor si rivolgono molto allo spazio e si relazionano tanto con l'ambiente presente. La relazione con il pubblico è molto attiva, quindi lo sguardo ci aiuta ad entrare in relazione con lo spazio e il momento presente. <br /><br />Quando stiamo conversando, vediamo dallo sguardo dei nostri interlocutori se quello che stiamo dicendo viene ascoltato con attenzione o meno, e a seconda della loro reazione continueremo ad approfondire il discorso o invece lo taglieremo. <br />Se l'interlocutore non è interessato, ce lo farà capire e noi intavoleremo un discorso sempre più frammentario e poco profondo. Non avremmo più voglia di proseguire e magari vorremmo andarcene. <br /><br />Nel flamenco c'è sempre un dialogo molto forte, a livello istintuale, e lo sguardo è sempre coinvolto. <br /><br />Si può fare una interessante osservazione sull'essere guardati: ogni volta che qualcuno ci dedica energia ed attenzione visiva, sentiamo che abbiamo il diritto di essere al mondo. Per un bambino "essere visto" gli dà l'autorizzazione ad essere al mondo e narrare il proprio punto di vista. Un educatore o un genitore dovrebbe sempre volere che il bambino esprima il suo messaggio nel mondo. <br /><br />Il flamenco parla moltissimo di simboli, ma la parte più superficiale di questa arte sembra una serie di segni. Il segno ha un significato preciso (ad esempio il concetto di bianco), mentre il simbolo richiama dei significati ma non in maniera quadrata ed inequivocabile. Ad esempio i sogni sono un linguaggio simbolico, che si presta a tante interpretazioni. <br /><br />Se l'adulto non rivolge attenzione al bambino "non lo guarda", il bambino non sentirà di avere diritto ad esprimersi con i simboli e quindi cercherà di ripetere con precisione qualcosa che altri hanno già fatto o detto, senza esprimere ciò che sente.<br />Il flamenco è incentrato sull'espressione del simbolo, per quanto a noi che lo studiamo sembri assolutamente fondamentale ripetere con estrema precisione delle forme, ovvero dei segni. <br /><br />In questo momento storico si parla molto dei diritti delle minoranze, del linguaggio inclusivo. Mi domando perché abbiamo bisogno di definire tutto. Il flamenco non lo fa e accetta tutti nella loro unicità. Se me la godo di più sono più presente e tutto funziona!<br /><br />Nella società occidentale è frequente il caso in cui le persone si adattino tantissimo a ciò che la massa fa, e per paura delle critiche o del giudizio, molti non lasciano uscire la propria unicità. <br />Se sono sana esprimo simboli miei, ed il flamenco lo fa. Lo stesso linguaggio poetico usato nelle strofe cantate, nelle letras, è sempre un linguaggio poetico, simbolico. che tocca emozioni umane condivisibili. Tutti ci possiamo riconoscere nelle emozioni narrate dal flamenco. <br /><br />L'intenzionalità dello sguardo ci fa sentire la presenza dell'altro per sottolineare e godere della sua presenza: il flamenco questo lo sa fare benissimo!<br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e muische del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno propongo spessissimo un lavoro sullo sguardo. Lo sguardo ci permette di essere presenti nel corpo e nello spazio. Neurologicamente lo sgaurdo "panoramico" aiuta a mantenere l'attenzione sul corpo. Con questo sguardo possiamo continuare ad ascoltare il copro che danza, mentre manteniamo l'attenzione allo spazio. <br /><br />Alcune persone non hanno la vista come canale preferenziale, e non guardano. Ma se sto ballando devo anche avere uno sguardo vivo e sensibile. <br />Diventare consapevoli di ciò che guardiamo e di come lo guardiamo è importante. <br /><br />Se studiamo flamenco dobbiamo sapere che senza attenzione consapevole allo sguardo, dovremmo calcare il palcoscenico molte volte prima di essere comunicativi sulla scena. <br />Se qualcuno è stato tante volte sul palco per altre occasioni, forse glli sarà più facile comunicare ma ho visto nella mia esperienza persone che salivano su un palco per la prima volta sentirsi molto a proprio agio, ed altre, magari non alle prime armi, essere in crisi. <br /><br />Il flamenco ci porta uno stato di serenità, come quando facciamo una corsa e ci sentiamo stanchi ma felici di aver sfogato la nostra voglia di correre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53828230</guid><pubDate>Fri, 12 May 2023 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53828230/91_lo_sguardo_nel_flamenco.mp3" length="17586094" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Una prima parte di consideraizoni sullo sguardo nel flamenco. 

Lo sguardo ha una funzione biologica, quella di metterci in relazione con la realtà circostante. Viglio parlarti della funzione attiva dello sguardo, della sua capacità di esprimere e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una prima parte di consideraizoni sullo sguardo nel flamenco. <br /><br />Lo sguardo ha una funzione biologica, quella di metterci in relazione con la realtà circostante. Viglio parlarti della funzione attiva dello sguardo, della sua capacità di esprimere e comunicare. Il nostro cervello sa leggere i segnali dello sguardo. Spesso gli occhi dicono la verità più delle parole. <br /><br />C'è da fare la distinzione fra vedere, azione passiva, che non prevede volontarietà, e guardare che invece prevede una scelta ed una azione. Posso anche guardare immagini che ho dentro di me e le proietto fuori. <br /><br />Chi canta e chi balla flamenco ha lo sguardo rivolto verso l'esterno, come se guardasse sempre qualcosa al di fuori di sé. <br />I chitarristi sono invece a volte più introversi e guardano verso la propria chitarra. <br />Cantaor e bailaor si rivolgono molto allo spazio e si relazionano tanto con l'ambiente presente. La relazione con il pubblico è molto attiva, quindi lo sguardo ci aiuta ad entrare in relazione con lo spazio e il momento presente. <br /><br />Quando stiamo conversando, vediamo dallo sguardo dei nostri interlocutori se quello che stiamo dicendo viene ascoltato con attenzione o meno, e a seconda della loro reazione continueremo ad approfondire il discorso o invece lo taglieremo. <br />Se l'interlocutore non è interessato, ce lo farà capire e noi intavoleremo un discorso sempre più frammentario e poco profondo. Non avremmo più voglia di proseguire e magari vorremmo andarcene. <br /><br />Nel flamenco c'è sempre un dialogo molto forte, a livello istintuale, e lo sguardo è sempre coinvolto. <br /><br />Si può fare una interessante osservazione sull'essere guardati: ogni volta che qualcuno ci dedica energia ed attenzione visiva, sentiamo che abbiamo il diritto di essere al mondo. Per un bambino "essere visto" gli dà l'autorizzazione ad essere al mondo e narrare il proprio punto di vista. Un educatore o un genitore dovrebbe sempre volere che il bambino esprima il suo messaggio nel mondo. <br /><br />Il flamenco parla moltissimo di simboli, ma la parte più superficiale di questa arte sembra una serie di segni. Il segno ha un significato preciso (ad esempio il concetto di bianco), mentre il simbolo richiama dei significati ma non in maniera quadrata ed inequivocabile. Ad esempio i sogni sono un linguaggio simbolico, che si presta a tante interpretazioni. <br /><br />Se l'adulto non rivolge attenzione al bambino "non lo guarda", il bambino non sentirà di avere diritto ad esprimersi con i simboli e quindi cercherà di ripetere con precisione qualcosa che altri hanno già fatto o detto, senza esprimere ciò che sente.<br />Il flamenco è incentrato sull'espressione del simbolo, per quanto a noi che lo studiamo sembri assolutamente fondamentale ripetere con estrema precisione delle forme, ovvero dei segni. <br /><br />In questo momento storico si parla molto dei diritti delle minoranze, del linguaggio inclusivo. Mi domando perché abbiamo bisogno di definire tutto. Il flamenco non lo fa e accetta tutti nella loro unicità. Se me la godo di più sono più presente e tutto funziona!<br /><br />Nella società occidentale è frequente il caso in cui le persone si adattino tantissimo a ciò che la massa fa, e per paura delle critiche o del giudizio, molti non lasciano uscire la propria unicità. <br />Se sono sana esprimo simboli miei, ed il flamenco lo fa. Lo stesso linguaggio poetico usato nelle strofe cantate, nelle letras, è sempre un linguaggio poetico, simbolico. che tocca emozioni umane condivisibili. Tutti ci possiamo riconoscere nelle emozioni narrate dal flamenco. <br /><br />L'intenzionalità dello sguardo ci fa sentire la presenza dell'altro per sottolineare e godere della sua presenza: il flamenco questo lo sa fare benissimo!<br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e muische del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>1100</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,comunicazione,espressione,flamenco,guardare,intenzionalità,intenzione,musica,presenza,sabina,sguardo,todaro,vedere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dc7cf483100b1bd8efd491d8161272fe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#90 20 strategie per esibirsi senza paura nel flamenco e non solo - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/90-20-strategie-per-esibirsi-senza-paura-nel-flamenco-e-non-solo-flamenco-chiavi-in-mano--53739203</link><description><![CDATA[Ti do 20 strategie per esibirti senza paura, nel flamenco e non solo.<br />Diciamo subito che un po' di paura è sana, alimenta l'adrenalina che ci aiuta a reagire in modo efficace ed adeguato. Ma quando la paura è troppa, blocca il nostro sistema e ci impedisce di agire appunto adeguatamente. <br /><br />La gestione della pura è complessa, e ci sono fior di professionisti che hanno tantissima paura al momento di salire su un palco. Se non sono un professionista, non sono obbligato a salire sul palco, quindi lo devo fare cogliendo il meglio dalla situazione.<br /><br />Ecco i consigli:<br /><br />1 Respira. Quando siamo impauriti smettiamo di respirare profondamente, e ci sconnettiamo dalla realtà, e non siamo presenti nella situazione. Occorre osservare la respirazione e cercare di sbloccrla se si fosse bloccata. Un trucco efficace è forzare l'espirazione molto profondamente, e lasciare che il corpo sblocchi automaticamente il diaframma.<br />2 Concentrati sul piacere di essere lì in quel momento, sul piacere corporeo, sul goderti la musica. Il flamenco è interamente basato sul piacere!<br />3 Fare ciò che stai facendo con tutto il cuore, volentieri e per te. Se senti che a tua motivazione non è per te, o non lo fai volentieri, smetti immediatamente!<br />4 Ascolta il corpo, ascolta cosa succede nel corpo. Individuo le emozioni nel corpo e prendo nota.<br />5 Stai nel presente. A volte la paura è preoccupazione per qualcosa che probabilmente non succederà. Ascoltare il corpo e il respiro aiuta a stare nel presente.<br />6 Senti il flusso: tutto è in divenire e puoi sentire he sei parte di questo tutto in divenire.<br />7 Guarda il bello. Che cosa significa? Seleziono ciò che vedo intorno a me e guardo solo ciò che mi sembra bello, interessante, curioso, emozionante. Facendolo, ti accorgerai che il bello non è un valore assoluto, ma che tutto ciò che hai intorno può essere interessante.<br />8 Usa lo sguardo panoramico. Immagina di essere in un giardino, di guardare un panorama, e guarda l'insieme, non un oggetto per volta. Sul palcoscenico aiuta tantissimo a sentirci parte di un tutto, e ai danzatori serve per... copiare. Se non sono sicura di quello che devo fare, lo sguardo panoramico mi aiuta a far riferimento a ciò che fanno gli altri.<br />9 Senti il suono che stai producendo, e nel flamenco di suoni se ne producono tanti! Cerca di dare un senso di counicazione a tutto ciò che fai. <br />10 Immagina di parlare con qualcuno, mentre fai la tua attività sul palco. Dai un valore di comunicazione a tutto ciò che fai.<br />11 Dai una intenzione e motivazione ad ogni gesto<br />12 Accompagna il bambino che eri ad esprimersi sul palco per sé e non per compiacere genitori, maestra ecc. Dentro di noi abbiamo ancora quel bambino che teme di non essere all'altezza, o che teme di non meritare l'amore se non fa tutto perfettamente. Accompagnalo a godersi l'esperienza, e godersi ciò che un bambino sa godere: ballare, cantare, suonare, battere le mani...<br />13 Mi centro su quello che serve al pubblico, non su di me: la presentazione è un viaggio in cui accompagno lo spettatore ad esplorare un tema, una emozione. Facciamo questo viaggio insieme!<br />14 Una piccola riflessione: mi af-fido solo quando non posso controllare e non conosco, tipo mi fido del pilota dell'aereo. Nel flamenco mi devo affidare alla musica, non devo fare tutto io. Se i suoni sono insicuri, abbasso il volume e ascolto la musica. Posso pensare di rimanere nel background e godermi la musica degli altri.<br />15 Ascolta il feed back acustico di quello che fai. Spesso ci vergognamo di fare rumore, ma se abbiamo scelto il flamenco questo era anche un nostro desiderio, farci sentire! Facciamolo con cognizione di causa. <br />16 Canta, canticchia. Riproduci la melodia della musica o la strofa cantta. Il cantaor prima di entrare con il suo cante fa il temple, cioè emette un piccolo suono pre prendere la nota giusta, per sintonizzarsi sui toni della chitarra. Canticchiare ci aiuta a sintonizzarci sulla melodia. Fra l'altro "canta che ti passa", ci obbliga a respirare e manda davvero via la paura. <br />17 Immagina di fare la sequenza senza farla davvero. Questo aiuta a prepararti ancora più che eseguire realmente la sequenza.<br />18 Ripeti i suoni che devi produrre con le mani, con i piedi... con la bocca. Se dico tutti i suoni mi riprendo facilmente se per caso avessi sbagliato. Impegnando la bocca in questi suoni, avrai meno paura.<br />19 Ascolta la comunione con gli altri, che nel flamenco è fondamentale: non sono mai solo<br />20 Mi perdono in anticipo di non essere perfetto <br /><br />L'arte non deve essere un sacrificio<br />Arrivo fin dove le mie forze me lo permettono. Dicono che prima c'è il desiderio e poi la volonà di perseguirlo. In realtà è la volontà profonda che scatena tutto, e se c'è la volontà profonda mi organizzo per ottenere ciò che desidero.<br />Un'ultima riflessione: perseguire i sogni forse può farmi felice o forse no. Non perseguire i sogni di certo mi rende infelice.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br /><br />Quando insegno propongo molti esercizi di preparazione alla performance, esercizi a coppie in cui dico qualcosa all'altro con il corpo e con il suono, imparo a reggere lo sguardo di una persona da vicino che mi aiuterà a reggere un intero pubblico lontano.<br />Faccio molti esercizi di uso dello sguardo: imparare a diventare consapevoli dello sgurado è imortante. Guardare è un atto volontario, non è come vedere, un atto passivo, e posso selezionare di guardare il bello, di creare anche immagini che sono solo nella mia fantasia, e guardare quelle. <br /><br />Un esercizio molto efficace che propongo agli allievi di mettersi in coppia e si percuote una mano sul petto e si dice "ho" alla persona che si ha di fronte. Lasciando uscire la voce verso l'altra persona ci aiuta ad essere assertivi e ad avere il coraggio di essere ciò che siamo. Tutti sappiamo essere decisi ed efficaci in caso di emergenza: se vediamo un figlio fratello cuginetto che infila le dita nella presa o dobbiamo sgridare il nostro cane che sta per attraversare la strada da solo sappiamo essere decisi. Imparare attraverso esercizi a richiamare questa abilità è uno strumento importante sul palco, per godermi sempre la situazione e regalare il mio messaggio al pubblico, senza giudizio, senza paura, ma nell'ascolto.<br /><br />Stare sul palco è una bellissima condivisione di una passione, di una emozione, della tua presenza. e regalando questo al pubblico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53739203</guid><pubDate>Fri, 05 May 2023 14:25:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53739203/90_strategie_per_esibirsi_senza_paura_nel_flamenco_e_non_solo.mp3" length="22526372" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ti do 20 strategie per esibirti senza paura, nel flamenco e non solo.
Diciamo subito che un po' di paura è sana, alimenta l'adrenalina che ci aiuta a reagire in modo efficace ed adeguato. Ma quando la paura è troppa, blocca il nostro sistema e ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ti do 20 strategie per esibirti senza paura, nel flamenco e non solo.<br />Diciamo subito che un po' di paura è sana, alimenta l'adrenalina che ci aiuta a reagire in modo efficace ed adeguato. Ma quando la paura è troppa, blocca il nostro sistema e ci impedisce di agire appunto adeguatamente. <br /><br />La gestione della pura è complessa, e ci sono fior di professionisti che hanno tantissima paura al momento di salire su un palco. Se non sono un professionista, non sono obbligato a salire sul palco, quindi lo devo fare cogliendo il meglio dalla situazione.<br /><br />Ecco i consigli:<br /><br />1 Respira. Quando siamo impauriti smettiamo di respirare profondamente, e ci sconnettiamo dalla realtà, e non siamo presenti nella situazione. Occorre osservare la respirazione e cercare di sbloccrla se si fosse bloccata. Un trucco efficace è forzare l'espirazione molto profondamente, e lasciare che il corpo sblocchi automaticamente il diaframma.<br />2 Concentrati sul piacere di essere lì in quel momento, sul piacere corporeo, sul goderti la musica. Il flamenco è interamente basato sul piacere!<br />3 Fare ciò che stai facendo con tutto il cuore, volentieri e per te. Se senti che a tua motivazione non è per te, o non lo fai volentieri, smetti immediatamente!<br />4 Ascolta il corpo, ascolta cosa succede nel corpo. Individuo le emozioni nel corpo e prendo nota.<br />5 Stai nel presente. A volte la paura è preoccupazione per qualcosa che probabilmente non succederà. Ascoltare il corpo e il respiro aiuta a stare nel presente.<br />6 Senti il flusso: tutto è in divenire e puoi sentire he sei parte di questo tutto in divenire.<br />7 Guarda il bello. Che cosa significa? Seleziono ciò che vedo intorno a me e guardo solo ciò che mi sembra bello, interessante, curioso, emozionante. Facendolo, ti accorgerai che il bello non è un valore assoluto, ma che tutto ciò che hai intorno può essere interessante.<br />8 Usa lo sguardo panoramico. Immagina di essere in un giardino, di guardare un panorama, e guarda l'insieme, non un oggetto per volta. Sul palcoscenico aiuta tantissimo a sentirci parte di un tutto, e ai danzatori serve per... copiare. Se non sono sicura di quello che devo fare, lo sguardo panoramico mi aiuta a far riferimento a ciò che fanno gli altri.<br />9 Senti il suono che stai producendo, e nel flamenco di suoni se ne producono tanti! Cerca di dare un senso di counicazione a tutto ciò che fai. <br />10 Immagina di parlare con qualcuno, mentre fai la tua attività sul palco. Dai un valore di comunicazione a tutto ciò che fai.<br />11 Dai una intenzione e motivazione ad ogni gesto<br />12 Accompagna il bambino che eri ad esprimersi sul palco per sé e non per compiacere genitori, maestra ecc. Dentro di noi abbiamo ancora quel bambino che teme di non essere all'altezza, o che teme di non meritare l'amore se non fa tutto perfettamente. Accompagnalo a godersi l'esperienza, e godersi ciò che un bambino sa godere: ballare, cantare, suonare, battere le mani...<br />13 Mi centro su quello che serve al pubblico, non su di me: la presentazione è un viaggio in cui accompagno lo spettatore ad esplorare un tema, una emozione. Facciamo questo viaggio insieme!<br />14 Una piccola riflessione: mi af-fido solo quando non posso controllare e non conosco, tipo mi fido del pilota dell'aereo. Nel flamenco mi devo affidare alla musica, non devo fare tutto io. Se i suoni sono insicuri, abbasso il volume e ascolto la musica. Posso pensare di rimanere nel background e godermi la musica degli altri.<br />15 Ascolta il feed back acustico di quello che fai. Spesso ci vergognamo di fare rumore, ma se abbiamo scelto il flamenco questo era anche un nostro desiderio, farci sentire! Facciamolo con cognizione di causa. <br />16 Canta, canticchia. Riproduci la melodia della musica o la strofa cantta. Il cantaor prima di entrare con il suo cante fa il temple, cioè emette un piccolo suono pre prendere la nota giusta, per sintonizzarsi sui toni della chitarra....]]></itunes:summary><itunes:duration>1408</itunes:duration><itunes:keywords>baile,ballare,cante,chitarra,danza,esibirsi,flamenco,musica,palco,palcoscenico,paura,performance,sabina,spettacolo,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cbe62a26d3e349e18fdcd3d87a70d0d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#89 - La paura di esibirsi nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/89-la-paura-di-esibirsi-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--53665099</link><description><![CDATA[La paura ci mette in salvo dal pericolo, e per quello che riguarda una performance ci aiuta a capire che è necessario prepararci. <br /><br />Circa l'85% delle persone ha paura di salire sul palco. Sudori freddi, vuoti di memoria, irrigidimenti muscolari, tremori... è molto comune provare queste sensazioni. <br /><br />C'è però un bug che ci dice "quando ti metti su un palcoscenico devi farlo bene". E iniziano le critiche, i giudizi e le paure. Da bambini invece magari amavamo esibirci davanti ai nostri familiari e ci piaceva il fatto in sé a prescindere dal suo risultato. <br /><br />Da adulti invece abbiamo paura, e ci dimentichiamo che essere sul palco significa esprimere le nostre emozioni e regalare qualcosa di noi al pubblico. E sappiamo razionalente che se sbagliamo qualcosa non succederà niente. Questo non ci mette in salvo dalla paura, e in poiù ci fa sentire stupidi per avere paura! In questi casi, diverse persone pensano di dover rinunciare ad esibirci in pubblico, visto che pensano "non mi riesce bene". <br /><br />QUando le persone chiedono informazioni sui nostri corsi molto spesso ci dicono "vengo a provare così voi valutate se sono portato", invece di dire "vengo a vedere se mi piace"!<br /><br />Certo è che se un passaggio non mi riesce neanche quando sto studiando, e lo faccio lentamente e con attenzione, sul palco non mi verrà, però è facile che la paura sul palco ci faccia dimenticare anche ciò che sappiamo.<br /><br />C'è il pensiero parassita "se non soffro e mi sacrifico con lo stdio non mi merito di godermela, di farlo in modo che mi piaccia". Se in sede di prove i vari passaggi ci vengono, non possiamo migliorare più di tanto. Anche se ripetessi un milione di volte lo stesso passaggio, non migliorerebbe il mio livello generale di capacità. Tutto dipende dal livello in cui sono nel mio sviluppo. Nessuna forma d'are dovrebbe essere basatya sul giudizio e sulla paura di far male. <br /><br />Bisogna osservare come ci sentiamo per avere sbagliato. Non è il giudizio degli altri che ci urge, ma il nostro!<br />Questa modalità di pensiero viene dai primi anni della nostra vita, dai nostri maestri e genitori. Da adulti continuiamo a pensare "la mamma mi amerà solo se faccio bene", E ne siamo profondamente convinti. Invece di goderci il momento. <br />E' frequente che anche a livelli professionali ci siano errori sul palco, ma è umano, e si va avanti. <br />Bisogna quindi capire come ci trattiamo per aver fatto qualche errore. <br /><br />Il bambino non ha gli strumenti pe rrendersi conto che se sbaglia su un palco tutto questo non lo rende meno meritevole di amore, e spesso gli adulti, pur avendo gli trumenti per capirlo non lo capiscono. <br /><br />Alcuni artisti sono sul palco perché non si dqanno una approvazione di per sé, e non si sentono meritevoli di amore, e cercano sul palco la conferma da parte del pubblico. Anche nel flamenco mi è capitato più volte che un artista facesse di tutto per strappare l'applauso ad ogni costo. <br /><br />I bambini quando sono sul palco sono totalmente immersi nel presente. <br />Gli adulti che studiano tantissimo hanno paura di sbagliare e studiano in maniera maniacale, alla ricerca di una approvazione! Non possiamo essere perfetti!<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano, baile flamenco e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno, spingo tantissimo gli allievi ad esibirsi, a ballare suo placo e addiritura a cantare, in coro tutti insieme. Moltissimi sono le persone che dopo aver ballato si sentono in colpa di aver fatto degli errori. Cerco sempre di spiegare che l'importante non è non sbagliare, ma imparare a salire sul palco e gestire la situazione, con i musicisti dal vivo!<br /><br />Con un po' di esperienza la paura potrebbe migliorare ma cisono artisti con una paura da palcoscenico incredibile. La psiche umana è complessa, e non si può giudicare cosa è successo a qualcun altro con il metro di ciò che è successo a me!<br /><br />La paura ci dà un pizzico di adrenalina e ci fa dare valore a ciò che stiamo facendo<br /><br />In un prossimo podcast ti darò alcuni consigli su comegestire la paura da palcoscenico, nel flamenco o anche fuori dal flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53665099</guid><pubDate>Fri, 28 Apr 2023 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53665099/89_la_paura_di_esibirsi_nel_flamenco.mp3" length="18205928" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La paura ci mette in salvo dal pericolo, e per quello che riguarda una performance ci aiuta a capire che è necessario prepararci. 

Circa l'85% delle persone ha paura di salire sul palco. Sudori freddi, vuoti di memoria, irrigidimenti muscolari,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La paura ci mette in salvo dal pericolo, e per quello che riguarda una performance ci aiuta a capire che è necessario prepararci. <br /><br />Circa l'85% delle persone ha paura di salire sul palco. Sudori freddi, vuoti di memoria, irrigidimenti muscolari, tremori... è molto comune provare queste sensazioni. <br /><br />C'è però un bug che ci dice "quando ti metti su un palcoscenico devi farlo bene". E iniziano le critiche, i giudizi e le paure. Da bambini invece magari amavamo esibirci davanti ai nostri familiari e ci piaceva il fatto in sé a prescindere dal suo risultato. <br /><br />Da adulti invece abbiamo paura, e ci dimentichiamo che essere sul palco significa esprimere le nostre emozioni e regalare qualcosa di noi al pubblico. E sappiamo razionalente che se sbagliamo qualcosa non succederà niente. Questo non ci mette in salvo dalla paura, e in poiù ci fa sentire stupidi per avere paura! In questi casi, diverse persone pensano di dover rinunciare ad esibirci in pubblico, visto che pensano "non mi riesce bene". <br /><br />QUando le persone chiedono informazioni sui nostri corsi molto spesso ci dicono "vengo a provare così voi valutate se sono portato", invece di dire "vengo a vedere se mi piace"!<br /><br />Certo è che se un passaggio non mi riesce neanche quando sto studiando, e lo faccio lentamente e con attenzione, sul palco non mi verrà, però è facile che la paura sul palco ci faccia dimenticare anche ciò che sappiamo.<br /><br />C'è il pensiero parassita "se non soffro e mi sacrifico con lo stdio non mi merito di godermela, di farlo in modo che mi piaccia". Se in sede di prove i vari passaggi ci vengono, non possiamo migliorare più di tanto. Anche se ripetessi un milione di volte lo stesso passaggio, non migliorerebbe il mio livello generale di capacità. Tutto dipende dal livello in cui sono nel mio sviluppo. Nessuna forma d'are dovrebbe essere basatya sul giudizio e sulla paura di far male. <br /><br />Bisogna osservare come ci sentiamo per avere sbagliato. Non è il giudizio degli altri che ci urge, ma il nostro!<br />Questa modalità di pensiero viene dai primi anni della nostra vita, dai nostri maestri e genitori. Da adulti continuiamo a pensare "la mamma mi amerà solo se faccio bene", E ne siamo profondamente convinti. Invece di goderci il momento. <br />E' frequente che anche a livelli professionali ci siano errori sul palco, ma è umano, e si va avanti. <br />Bisogna quindi capire come ci trattiamo per aver fatto qualche errore. <br /><br />Il bambino non ha gli strumenti pe rrendersi conto che se sbaglia su un palco tutto questo non lo rende meno meritevole di amore, e spesso gli adulti, pur avendo gli trumenti per capirlo non lo capiscono. <br /><br />Alcuni artisti sono sul palco perché non si dqanno una approvazione di per sé, e non si sentono meritevoli di amore, e cercano sul palco la conferma da parte del pubblico. Anche nel flamenco mi è capitato più volte che un artista facesse di tutto per strappare l'applauso ad ogni costo. <br /><br />I bambini quando sono sul palco sono totalmente immersi nel presente. <br />Gli adulti che studiano tantissimo hanno paura di sbagliare e studiano in maniera maniacale, alla ricerca di una approvazione! Non possiamo essere perfetti!<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano, baile flamenco e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno, spingo tantissimo gli allievi ad esibirsi, a ballare suo placo e addiritura a cantare, in coro tutti insieme. Moltissimi sono le persone che dopo aver ballato si sentono in colpa di aver fatto degli errori. Cerco sempre di spiegare che l'importante non è non sbagliare, ma imparare a salire sul palco e gestire la situazione, con i musicisti dal vivo!<br /><br />Con un po' di esperienza la paura potrebbe migliorare ma cisono artisti con una paura da palcoscenico incredibile. La psiche umana è...]]></itunes:summary><itunes:duration>1138</itunes:duration><itunes:keywords>baile,ballare,cantare,danza,esibizione,flamenco,musica,palcoscenico,paura,pubblico,sabina,suonare,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da37f07d46cc2308888cc6108a62734b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#88 I benefici di cantare flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/88-i-benefici-di-cantare-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--53500615</link><description><![CDATA[Ti ho già parlato dell'importanza di provare a cantare flamenco, e oggi ti voglio far riflettere sui benefici di questa attività.<br /><br />"Canta che ti passa", si dice. Cantare fa bene, ci fa essere nel presente, senza dare attenzione a ciò che ci preoccupa. <br /><br />Ci sono molte persone che pensano di essere stonate, ma credo che chi non sa cantare sia un "analfabeta" del canto: un adulto di riferimento ha detto loro che non dovevano cantare, che non erano capaci, e ce alla recita di Natale avrebbero dovuto far finta di cantare ma senza lasciar uscire la voce. <br /><br />Cantare fa benissimo, ci permette di rilasciare ossitocina, l'ormone del benessere, che combatte l'azione del cortisolo, l'ormone dello stress. Cantando, si producono anche endorfine, gli ormoni del piacere. Cantando ci dimentichiamo di avere fastidi o problemi! Da bambina cantavo sempre in macchina, soffrendo di mal di stomaco, e funzionava tantissimo.<br /><br />Cantare è una attività molto fisica, la postura deve essere eretta, il corpo vibra dall'interno. Cantare flamenco comprende anche il fatto di emettere aria in modo molto continuo e lento, senza arrivare alle tecniche incredibilmente lente di emissione della voce che si usano per i cantes de levante nella zona di Murcia, che richiedono un training probabilmente molto complesso, ma anche soltanto produrre tutti i melismi che il flamenco richiede ci obbliga davvero a respirare lentamente, e soprattutto ad espirare profondamente. <br /><br />Quando siamo sotto stress, tendiamo a trattenere il fiato, e soprattutto ad espirare poco. Cantando flamenco dobbiamo al contrario espirare tanto, a lungo e questo ci aiuta a rilassarci. Inoltre, il corpo si accorge di essere in debito di ossigeno quando espiriamo molto profondamente e scatta un meccanismo automatico di sblocco del diaframma, che ci aiuterà ad inspirare meglio. <br /><br />Dal punto di vista dell'apprendimento e della salute del nostro cervello, il canto fa benissimo: parlo da psicomotricista, e intendo che le attività che favoriscono l'apprendimento comprendono il corpo , l'affettività e il cognitivo. Il nostro sistema scolare si basa completamente sul cognitivo, togliendo ogni importanza al corpo e alle facoltà affettive/relazionali. E questo è scorretto!<br />Cantando si usa tanto il corpo, e anche tantissimo l'espressività, evidentemente, e nel flamenco l'espressività è talmente alta che mi obbliga a dare tanta attenzione a questo aspetto.<br /><br />Dal punto di vista cognitivo, cantare ci obbliga ad una attenzione al tono, al tempo, al ritmo, alla melodia, al testo, e nel flamenco questo aspetto viene ancora ulteriormente arricchito dall'esigenza di coniugare la frase ritmica, segnalata con le palmas, con il cante. Imparare a dare la palma segnando gli accenti mentre stiamo cantando flamenco ci obbliga a mettere insieme ragione e intuizione, coniugando l'attività dei due emisferi cerebrali. <br /><br />Il flamenco coltiva l'empatia, perché non si può fare da soli, richiede quanto meno la presenza di un chitarrista, che dialoga con noi.<br /><br />Per noi stranieri nel flamenco c'è anche la difficoltà della pronuncia e della lingua. Ma non solo! Nelle letras ci sono pezzi di cultura legata al flamenco, si nominano località, usi e costumi andalusi, modi di dire, ci si riferisce a situazioni storiche, geografiche, e inoltre a volte alcune letras sono di difficile compresnione anche perchè la tradizoine orale ne ha modificato grammaticalemnte il testo tanto da renderle molto poetiche e in alcuni casi poco compransibili per quanto bene si possa parlare spagnolo, anche eventualmente come madre lingua. <br /><br />La cultura specifica andalusa, inoltre, è diversa dalle altre, e anche se per noi italiani la lingua non è troppo difficile e la cultura non è troppo lontana, si tratta comunque di altro, e ci richiede adattabilità, multiculturalità, senso del gruppo, costruisce la relazione con gli altri musicisti, con il pubblico, ci obliga ad esprimerci, ad essere nel presente, un po' come in una meditazione. <br />Tutto questo crea soddisfazione, mista ad euforia, serenità. Crea armonia con sè e con gli altri. <br /><br />Cantando si stimolano ovviamente le aree acustiche primarie che ricevono il suono senza processarlo da un punto di vista emozionale, e sono collegate con le aree premotorie. Cantando si crea una azione, un movimento, che sta a diretto contatto con il suono, un ascolto attivo che crea sintonia fra ciò che sento e ciò che faccio e questo ci rende in pace, ci fa sentire rilassati ed energetici. <br /><br />Cantando con altre persone in gruppo, come in un corso, si crea una armonia con sè e con gli altri. I neuroni a specchio vengono stimolati tantissimo, e lo fanno quanto più ne facciamo esperienza. E' frequente verificare che se le persone provano a cantare flamenco poi ballano meglio!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musica e danza del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Canto sempre durante la giornata, e se non lo faccio con la bocca, il mio cervello lo fa per me, cantandomi la canzone che "mi serve" per continuare una lezione. Nel mio cervello si crea una musica, non una semplice melodia, ma proprio tutta l'orchestrazione. <br /><br />Provando a dare palmas mentre canto, cosa molto complicata, soprattutto con alcuni palos, mi dà grande soddisfazione, non perché sia una sfida da vincere, cosa che non mi interessa proprio, ma perché mi fa sentire immersa nel fenomeo di produrre musica. <br /><br />Spesso ho un chitarrista che mi accompagna a lezione e quindi posso godermi il lusso di cantare con una chitarra, visto che non c'è nessuno da noi che possa cantare a lezione, e quindi lo faccio io. <br /><br />A volte ho fatto una intera lezione, magari di due ore, senza fare altro che cantare, alla fine mi sento serena, magari stanchissima, ma soddisfatta. <br /><br />Quando andrò al potere, metterò obbligatorio cantare flamenco. <br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53500615</guid><pubDate>Fri, 14 Apr 2023 13:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53500615/88_i_benefici_di_cantare_flamenco.mp3" length="17045255" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ti ho già parlato dell'importanza di provare a cantare flamenco, e oggi ti voglio far riflettere sui benefici di questa attività.

"Canta che ti passa", si dice. Cantare fa bene, ci fa essere nel presente, senza dare attenzione a ciò che ci preoccupa....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ti ho già parlato dell'importanza di provare a cantare flamenco, e oggi ti voglio far riflettere sui benefici di questa attività.<br /><br />"Canta che ti passa", si dice. Cantare fa bene, ci fa essere nel presente, senza dare attenzione a ciò che ci preoccupa. <br /><br />Ci sono molte persone che pensano di essere stonate, ma credo che chi non sa cantare sia un "analfabeta" del canto: un adulto di riferimento ha detto loro che non dovevano cantare, che non erano capaci, e ce alla recita di Natale avrebbero dovuto far finta di cantare ma senza lasciar uscire la voce. <br /><br />Cantare fa benissimo, ci permette di rilasciare ossitocina, l'ormone del benessere, che combatte l'azione del cortisolo, l'ormone dello stress. Cantando, si producono anche endorfine, gli ormoni del piacere. Cantando ci dimentichiamo di avere fastidi o problemi! Da bambina cantavo sempre in macchina, soffrendo di mal di stomaco, e funzionava tantissimo.<br /><br />Cantare è una attività molto fisica, la postura deve essere eretta, il corpo vibra dall'interno. Cantare flamenco comprende anche il fatto di emettere aria in modo molto continuo e lento, senza arrivare alle tecniche incredibilmente lente di emissione della voce che si usano per i cantes de levante nella zona di Murcia, che richiedono un training probabilmente molto complesso, ma anche soltanto produrre tutti i melismi che il flamenco richiede ci obbliga davvero a respirare lentamente, e soprattutto ad espirare profondamente. <br /><br />Quando siamo sotto stress, tendiamo a trattenere il fiato, e soprattutto ad espirare poco. Cantando flamenco dobbiamo al contrario espirare tanto, a lungo e questo ci aiuta a rilassarci. Inoltre, il corpo si accorge di essere in debito di ossigeno quando espiriamo molto profondamente e scatta un meccanismo automatico di sblocco del diaframma, che ci aiuterà ad inspirare meglio. <br /><br />Dal punto di vista dell'apprendimento e della salute del nostro cervello, il canto fa benissimo: parlo da psicomotricista, e intendo che le attività che favoriscono l'apprendimento comprendono il corpo , l'affettività e il cognitivo. Il nostro sistema scolare si basa completamente sul cognitivo, togliendo ogni importanza al corpo e alle facoltà affettive/relazionali. E questo è scorretto!<br />Cantando si usa tanto il corpo, e anche tantissimo l'espressività, evidentemente, e nel flamenco l'espressività è talmente alta che mi obbliga a dare tanta attenzione a questo aspetto.<br /><br />Dal punto di vista cognitivo, cantare ci obbliga ad una attenzione al tono, al tempo, al ritmo, alla melodia, al testo, e nel flamenco questo aspetto viene ancora ulteriormente arricchito dall'esigenza di coniugare la frase ritmica, segnalata con le palmas, con il cante. Imparare a dare la palma segnando gli accenti mentre stiamo cantando flamenco ci obbliga a mettere insieme ragione e intuizione, coniugando l'attività dei due emisferi cerebrali. <br /><br />Il flamenco coltiva l'empatia, perché non si può fare da soli, richiede quanto meno la presenza di un chitarrista, che dialoga con noi.<br /><br />Per noi stranieri nel flamenco c'è anche la difficoltà della pronuncia e della lingua. Ma non solo! Nelle letras ci sono pezzi di cultura legata al flamenco, si nominano località, usi e costumi andalusi, modi di dire, ci si riferisce a situazioni storiche, geografiche, e inoltre a volte alcune letras sono di difficile compresnione anche perchè la tradizoine orale ne ha modificato grammaticalemnte il testo tanto da renderle molto poetiche e in alcuni casi poco compransibili per quanto bene si possa parlare spagnolo, anche eventualmente come madre lingua. <br /><br />La cultura specifica andalusa, inoltre, è diversa dalle altre, e anche se per noi italiani la lingua non è troppo difficile e la cultura non è troppo lontana, si tratta comunque di altro, e ci richiede adattabilità, multiculturalità, senso del gruppo, costruisce la relazione con gli altri musicisti, con il pubblico, ci obliga ad...]]></itunes:summary><itunes:duration>1066</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,apprendimento,baile,benefici,cantare,cante,cervello,cultura,endorfine,flamenco,multiculturalità,musica,ossitocina,serenità,socializzazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3a1e3ef1cfa18502dc5114ebd2750c9a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#87 Il direttore d'orchestra e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/87-il-direttore-d-orchestra-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--53468734</link><description><![CDATA[Il direttore d'orchestra non è presente nel flamenco. La musica non viene scritta!<br />Il direttore d'orchestra regola la velocità, le sfumature espressive e tutti gli aspetti della comunicazione espressiva. <br /><br />Nel flamenco si crea una sintonia con tutti i membri del gruppo per sentire se sono a proprio agio o meno e poter collaborare al meglio. Se un musicista fosse molto più bravo degli altri membri del gruppo non dovrebbe mai prendere le redini della situazione, ma sempre ascoltare gli altri. <br /><br />C'è una gerarchia nel flamenco: il cante è sempre il punto di riferimento centrale, ma se c'è il baile bisogna che gli altri membri del gruppo lo ascoltino con tanta attenzione per asseconodare le sue intenzioni, sostenendolo al meglio. Se il bailaor non ascolta la musica, e va per la sua strada con la sua meravigliosa coreografia, esce dal flamenco, e sicuramente i musicisti non vengono invitati a suonare meglio. <br /><br />Il cante fa molte decorazioni, ornamentazioni, improvvisazioni. Se conosco il flamenco, so come è la melodia di una certa strofa, ma per sapere esattamente cosa canta il cantor, lo devo ascoltare proprio con attenzione.<br /><br />Il bailaor comunica le proprie intenzioni con gesti e suoni, e i musicisti devono capire cosa vuol fare, ma anche che intenzioni ha: a volte il palmero o il chitarrista o il percussionista ha in mente una velocità "standard" alla quale normalmente si è soliti ballare o suonare su un certo palo. Magari il bailaor quel giorno non se la sente, e vuole ballare più lentamente! <br />Attivando l'empatia sarà sempre possibile sintonizzarsi , sincronizzzando le onde cerebrali con gli altri membri del gruppo. Crea una sensazione di serenità, di perfezione. Al di là delle competenze specifiche!<br /><br />Questo funziona a tutti i livelli, ma richiede l'attenzione di tutti: se qualcuno nel gruppo non ascolta, qualcosa non va. <br />Se ci fosse una figura di direttore forse sarebbe più facile, ma non c'è! Fra l'altro il flamenco è entrato da poco in circuiti teatrali più grandi, in cui ci sarebbero anche evnetualmente i soldi per pagare anche un direttore, ma nella sua storia non c'è spazio per questo. <br /><br />Occorre anche un background culturale e di esperienza, che però non sia un freno: se ho ascoltato tanto un certo cante, avrò la tendenza ad aspettarmi che il cantaor farà assolutamente ciò che ho in mente. Ma il flamenco ammette la sperimentazione, e il cantaor ha il diritto di cantare in modo diverso dal solito, a velocità diversa da quella consueta. <br /><br />La mente deve rimanere molto aperta e disponibile, in ascolto, e il cuore si deve sintonizzare con il presente. La risposta degli altri membri del gruppo sarà sempre creativa, a seconda delle risposte che gli altri daranno ai vari stimoli. <br /><br />Avere tanta tecnica e conoscenze ma avere poca empatia non è sufficiente. Ma se ho tanta esperienza diretta, i miei neuroni a specchio si attiveranno più facilmente quando vedo qualcun altro che fa ciò che conosco.<br /><br />Anche il pubblico ha un ruolo nell'influenzare e "dirigere" la musica. Anche l'acustica del luogo influenza la produzione della musica: un luogo umido aiuterà a produrre musica diversa da quella che verrebbe spontaneo produrre in un luogo secco. <br /><br />Abituarsi a sintonizzarsi sul presente è sempre la migliore delle risorse<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno indico immediatamente agli allievi che nel flamenco non c'è un direttore d'orchestra e neppure uno spartito e per questo occorre fare molta attenzione agli altri membri del gruppo. Impararlo il prima possibile è fondamentale. <br /><br />Un bell'esercizio che si può fare anche con alllievi alle prime armi è ascoltare il rimbombo dei suoni nella stanza. Dopo che ho percosso il suolo o una mano con l'altra mano, c'è una eco. E posso sentire che sincronizzo l'eco dei miei suoni con quelle degli altri. QUando tutti riescono a creare questa sincronia, tutti se ne accorgono, e si sentono accolti, si sentono parte di un tutto. E si sentono in pace. <br /><br />Il godimento nel flamenco non è quando sento di aver fatto qualcosa bene da sola, ma quando sento che l'ho fatto bene con gli altri. Questo mi rende più serenza: non mi interessa se lo faccio bene o male, ma di essere lì con quelle persone, in quel momento e fare una cosa insieme: ecco il direttore d'orchestra! L'essere insieme]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53468734</guid><pubDate>Fri, 07 Apr 2023 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53468734/87_il_direttore_d_orchestra_e_il_flamenco.mp3" length="17970199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il direttore d'orchestra non è presente nel flamenco. La musica non viene scritta!
Il direttore d'orchestra regola la velocità, le sfumature espressive e tutti gli aspetti della comunicazione espressiva. 

Nel flamenco si crea una sintonia con tutti i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il direttore d'orchestra non è presente nel flamenco. La musica non viene scritta!<br />Il direttore d'orchestra regola la velocità, le sfumature espressive e tutti gli aspetti della comunicazione espressiva. <br /><br />Nel flamenco si crea una sintonia con tutti i membri del gruppo per sentire se sono a proprio agio o meno e poter collaborare al meglio. Se un musicista fosse molto più bravo degli altri membri del gruppo non dovrebbe mai prendere le redini della situazione, ma sempre ascoltare gli altri. <br /><br />C'è una gerarchia nel flamenco: il cante è sempre il punto di riferimento centrale, ma se c'è il baile bisogna che gli altri membri del gruppo lo ascoltino con tanta attenzione per asseconodare le sue intenzioni, sostenendolo al meglio. Se il bailaor non ascolta la musica, e va per la sua strada con la sua meravigliosa coreografia, esce dal flamenco, e sicuramente i musicisti non vengono invitati a suonare meglio. <br /><br />Il cante fa molte decorazioni, ornamentazioni, improvvisazioni. Se conosco il flamenco, so come è la melodia di una certa strofa, ma per sapere esattamente cosa canta il cantor, lo devo ascoltare proprio con attenzione.<br /><br />Il bailaor comunica le proprie intenzioni con gesti e suoni, e i musicisti devono capire cosa vuol fare, ma anche che intenzioni ha: a volte il palmero o il chitarrista o il percussionista ha in mente una velocità "standard" alla quale normalmente si è soliti ballare o suonare su un certo palo. Magari il bailaor quel giorno non se la sente, e vuole ballare più lentamente! <br />Attivando l'empatia sarà sempre possibile sintonizzarsi , sincronizzzando le onde cerebrali con gli altri membri del gruppo. Crea una sensazione di serenità, di perfezione. Al di là delle competenze specifiche!<br /><br />Questo funziona a tutti i livelli, ma richiede l'attenzione di tutti: se qualcuno nel gruppo non ascolta, qualcosa non va. <br />Se ci fosse una figura di direttore forse sarebbe più facile, ma non c'è! Fra l'altro il flamenco è entrato da poco in circuiti teatrali più grandi, in cui ci sarebbero anche evnetualmente i soldi per pagare anche un direttore, ma nella sua storia non c'è spazio per questo. <br /><br />Occorre anche un background culturale e di esperienza, che però non sia un freno: se ho ascoltato tanto un certo cante, avrò la tendenza ad aspettarmi che il cantaor farà assolutamente ciò che ho in mente. Ma il flamenco ammette la sperimentazione, e il cantaor ha il diritto di cantare in modo diverso dal solito, a velocità diversa da quella consueta. <br /><br />La mente deve rimanere molto aperta e disponibile, in ascolto, e il cuore si deve sintonizzare con il presente. La risposta degli altri membri del gruppo sarà sempre creativa, a seconda delle risposte che gli altri daranno ai vari stimoli. <br /><br />Avere tanta tecnica e conoscenze ma avere poca empatia non è sufficiente. Ma se ho tanta esperienza diretta, i miei neuroni a specchio si attiveranno più facilmente quando vedo qualcun altro che fa ciò che conosco.<br /><br />Anche il pubblico ha un ruolo nell'influenzare e "dirigere" la musica. Anche l'acustica del luogo influenza la produzione della musica: un luogo umido aiuterà a produrre musica diversa da quella che verrebbe spontaneo produrre in un luogo secco. <br /><br />Abituarsi a sintonizzarsi sul presente è sempre la migliore delle risorse<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno indico immediatamente agli allievi che nel flamenco non c'è un direttore d'orchestra e neppure uno spartito e per questo occorre fare molta attenzione agli altri membri del gruppo. Impararlo il prima possibile è fondamentale. <br /><br />Un bell'esercizio che si può fare anche con alllievi alle prime armi è ascoltare il rimbombo dei suoni nella...]]></itunes:summary><itunes:duration>1124</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cultura,direttore,empatia,flamenco,inclusione,insieme,musica,orchestra,sabina,sintonia,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/afdfc553fe01cd3c565c4916b1d6ce56.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#86 Il Flamenco e la socializzazione - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/86-il-flamenco-e-la-socializzazione-flamenco-chiavi-in-mano--53397927</link><description><![CDATA[Socializzare significa comunicare con un gruppo nel quale ci si sente accolti. <br />L'uomo è un animale sociale, e in ogni cultura trova dei sistemi per comunicare e sentirsi parte di un gruppo. <br /><br />Il flamenco è qualcosa che non si può fare da soli, chiusi in una stanza. Cioè, si può fare qualche esercizio tecnico, migliorando la meccanica di ciò che facciamo, che sia suonare, cantare o ballare, ma se voglio veramente "fare flamenco" non posso prescindere dalla presenza di altre persone dal vivo che facciano parte di questa creazione, di questa comunicazione. Si tratta sempre di una conversazione, che richiede musica dal vivo proprio perché è sulla socializzazione che si basa. <br /><br />A prescindere dal livello di competenze e preparazione, chi è esperto in questo campo sa che ogni persona presente ha diritto ad esprimere quello che sente e a comunicarlo con decisione e profondità agli altri partecipanti, creando una sorta di ponte che collega le persone fra di loro.<br /><br />Quando sto ballando flamenco, la musica dal vivo, la diretta comunicazione con chi suona ci dà la capacità di gestire l'energia dell'emozione, e questo influenza il nostro modo di muoverci, non nelle sue forme ma nei suoi contenuti. <br />Se ballo o suono in modo meccanico non faccio flamenco. <br />Nel flamenco c'è un argomento con binari molto precisi, che definiscono l'identità del palo di cui ci si sta occupando in quel momento. E tutti i presenti parlano di quell'argomento, in modo personale, e sono sintonizzati su un medesimo contenuto emozionale. <br /><br />Nella società d'oggi la socializzazione profonda non c'è, siamo tutti stressati e troppo impegnati, abbiamo a disposizione tantissimi strumenti di comunicazione ma spesso ci portano lontano dalla socializzazione: preferiamo inviare messaggi scritti o vocali piuttosto che telefonare o dare un appuntamento a qualcuno, cosa che sarebbe a volte più veloce e certamente più efficace.<br />E' come essere chiusi in una stanza e parlare da soli!<br /><br />Il flamenco ci obbliga a relazionarci, a comunicare. Ciò che facciamo nel flamneco condizionerà sempre la risposta dell'altro. <br /><br />Se lascio le mie capacità di comunicazione libere di esprimersi, tutto funzionerà perché l'essere umano nasce con questa capacità. Soprattutto quando questo, come nel caso del flamenco, fa riferimento ad un comune background culturale, che può dar luogo ad approfondimenti, discussioni, qualcosa che ci fa diventare più ricettivi verso la comunicaiozne altrui e ci aiuta a chiarire il nostro modo di comunicare. <br /><br />In tutti i campi della vita troveremo una influenza di questo aspetto. <br /><br />Ciò che può unire le persone è il fatto di provare forti emozioni in comune con gli altri. Il flamenco genera sempre forti emozioni! Questo crea una relazione potente nel gruppo.<br /><br />Le peñas flamencas, circoli culturali dedicati al flamenco, sono animati da persone che nella vita si occupano di altro, non di flamenco, ma lo amano profondamente, e ne vedono con chiarezza la potenzialità comunicativa. <br /><br />La presenza stessa dei neuroni a specchio nel cervello ci fa capire quanto il gruppo ci possa coinvolgere ed influenzare, soprattutto se ho di quella cosa una esperienza pregressa. Se suono, canto o danzo flamenco e vedo qualcuno che fa altrettanto, sento di sicuro una grossa empatia, e mi sentirò più coinvolto. E nel gruppo si sente rete, che ci fa sentire parte di un tutto. Il flamenco ci aiuta a recuperare una dimesione sociale naturale che la società d'oggi ha un po' accantonato. <br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danza e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br />Quando insegno metto in primo piano la condivizione, la socializzazione, l'accoglienza, l'inclusione. Se qualcuno che frequenta i miei corsi non è interessato a questo, dopo poco se ne va, mentre chi resta mette in condiviisone con gli altri le proprie conoscenze, esperienze, il proprio sentire. E questo è un arricchimento incredibile. <br /><br />Se ho emozioni da esprimere e lo faccio, mi avvicino al flamenco, mentre se resto nel mio mondo da solo, il flamenco non c'è!<br /><br />Fra l'altro una forma di condivisione potentissima è mangiare insieme, e al Mosaico che è la mia scuola di danza si mangia spesso insieme, tutti gli allievi portano cibo e si mangia insieme. SIamo probabilmente l'unica scuola di danza del mondo in cui si mangia mentre si balla!<br /><br />A volte quando stiamo ballando di fronte allo specchio, mi trovo a fare dei movimenti che mi vengono ispirati da qualcuno dei presenti. Gli altri ci possono insegnare tanto, stimolando parti di noi che altrimenti sarebbero accantonate. <br /><br />Nel flamenco è importante che ognuno di noi senta fin dall'inizio di avere un piccolo regalo da portare agli altri, una emozionalità preziosa per le persone circostanti che rende più ricca la comunicazione. E il flamenco si basa su questo<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53397927</guid><pubDate>Fri, 31 Mar 2023 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53397927/86_il_flamenco_e_la_socializzazione.mp3" length="20109732" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Socializzare significa comunicare con un gruppo nel quale ci si sente accolti. 
L'uomo è un animale sociale, e in ogni cultura trova dei sistemi per comunicare e sentirsi parte di un gruppo. 

Il flamenco è qualcosa che non si può fare da soli, chiusi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Socializzare significa comunicare con un gruppo nel quale ci si sente accolti. <br />L'uomo è un animale sociale, e in ogni cultura trova dei sistemi per comunicare e sentirsi parte di un gruppo. <br /><br />Il flamenco è qualcosa che non si può fare da soli, chiusi in una stanza. Cioè, si può fare qualche esercizio tecnico, migliorando la meccanica di ciò che facciamo, che sia suonare, cantare o ballare, ma se voglio veramente "fare flamenco" non posso prescindere dalla presenza di altre persone dal vivo che facciano parte di questa creazione, di questa comunicazione. Si tratta sempre di una conversazione, che richiede musica dal vivo proprio perché è sulla socializzazione che si basa. <br /><br />A prescindere dal livello di competenze e preparazione, chi è esperto in questo campo sa che ogni persona presente ha diritto ad esprimere quello che sente e a comunicarlo con decisione e profondità agli altri partecipanti, creando una sorta di ponte che collega le persone fra di loro.<br /><br />Quando sto ballando flamenco, la musica dal vivo, la diretta comunicazione con chi suona ci dà la capacità di gestire l'energia dell'emozione, e questo influenza il nostro modo di muoverci, non nelle sue forme ma nei suoi contenuti. <br />Se ballo o suono in modo meccanico non faccio flamenco. <br />Nel flamenco c'è un argomento con binari molto precisi, che definiscono l'identità del palo di cui ci si sta occupando in quel momento. E tutti i presenti parlano di quell'argomento, in modo personale, e sono sintonizzati su un medesimo contenuto emozionale. <br /><br />Nella società d'oggi la socializzazione profonda non c'è, siamo tutti stressati e troppo impegnati, abbiamo a disposizione tantissimi strumenti di comunicazione ma spesso ci portano lontano dalla socializzazione: preferiamo inviare messaggi scritti o vocali piuttosto che telefonare o dare un appuntamento a qualcuno, cosa che sarebbe a volte più veloce e certamente più efficace.<br />E' come essere chiusi in una stanza e parlare da soli!<br /><br />Il flamenco ci obbliga a relazionarci, a comunicare. Ciò che facciamo nel flamneco condizionerà sempre la risposta dell'altro. <br /><br />Se lascio le mie capacità di comunicazione libere di esprimersi, tutto funzionerà perché l'essere umano nasce con questa capacità. Soprattutto quando questo, come nel caso del flamenco, fa riferimento ad un comune background culturale, che può dar luogo ad approfondimenti, discussioni, qualcosa che ci fa diventare più ricettivi verso la comunicaiozne altrui e ci aiuta a chiarire il nostro modo di comunicare. <br /><br />In tutti i campi della vita troveremo una influenza di questo aspetto. <br /><br />Ciò che può unire le persone è il fatto di provare forti emozioni in comune con gli altri. Il flamenco genera sempre forti emozioni! Questo crea una relazione potente nel gruppo.<br /><br />Le peñas flamencas, circoli culturali dedicati al flamenco, sono animati da persone che nella vita si occupano di altro, non di flamenco, ma lo amano profondamente, e ne vedono con chiarezza la potenzialità comunicativa. <br /><br />La presenza stessa dei neuroni a specchio nel cervello ci fa capire quanto il gruppo ci possa coinvolgere ed influenzare, soprattutto se ho di quella cosa una esperienza pregressa. Se suono, canto o danzo flamenco e vedo qualcuno che fa altrettanto, sento di sicuro una grossa empatia, e mi sentirò più coinvolto. E nel gruppo si sente rete, che ci fa sentire parte di un tutto. Il flamenco ci aiuta a recuperare una dimesione sociale naturale che la società d'oggi ha un po' accantonato. <br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danza e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br />Quando insegno metto in primo piano la condivizione, la socializzazione, l'accoglienza, l'inclusione. Se qualcuno che frequenta i miei corsi non è...]]></itunes:summary><itunes:duration>1257</itunes:duration><itunes:keywords>baile,comunicazione,danza,emozione,espressione,flamenco,musica,sabina,socializzare,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/34b7ff839c5eda6d2fa07902b200ee2f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#85 Neuroni a Specchio e Flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/85-neuroni-a-specchio-e-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--53243069</link><description><![CDATA[Che cosa sono i neuroni a specchio e cosa hanno a che fare con il flamenco?<br /><br />Sono un gruppo di neuroni che permettono all'individuo di identificarsi con il movimento compiuto da altre persone e anche con la semplice postura statica, ad esempio quella osservabile in una fotografia o sentire suoni, odori, qualcosa che ci porti in comunione con altre persone, avendo sperimentato cose simili.<br /><br />Li scoprì Giacomo Rizzolatti del dipartimento di neuroscienze dell'Università di Parma, a metà degli anni '90. Rizzolatti lavorava ad una ricerca sulla coordinazione manuale delle scimmie. Osservò che quando la scimmia prendeva una nocciolina si attivavano un certo gruppo di neuroni, e si pensò che fossero quindi dei motoneuroni, cioè neuroni che scatenano l'azione. Ma un giorno si verificò che l'attività di quel gruppo di neuroni venne stimolata dal vedere il ricercatore prendere una nocciolina: quei neuroni si attivano anche solo vedendo, non solo facendo. Quei neuroni si attivano sia quando la scimmia agisce che quando vede agire. Questa capacità del cervello è stata anche definita “Monkey see, monkey do”, “Scimmia vedere, scimmia fare” fa molto riflettere. <br /><br />Il fenomeno definito qui è profondamente umanno: ci capita spesso di commuoverci perché un amico sta piangendo o ridere se un amico sta ridendo!<br /><br />I neuroni a specchio rispondono sia quando si compie un'azione che quando la si vede compiere. Ci permettono di introiettare le azioni degli altri, interpretandone il significato, prevedendone le conseguenze e immaginando di compierle noi stessi. Si riconosce che cosa l'altro fa ma anche perché lo fa! E lo possiamo capire grazie all'esperienza diretta che abbiamo nel campo.<br /><br />Quando si vede qualcuno fare qualcosa che conosciamo, quindi, i nostri neuroni a specchio lavorano come se lavorassero i nostri muscoli: ecco che si capisce bene cosa succede quando i tifosi guardano i loro calciatori preferiti impegnarsi nelle performances sportive, e arrivano a fare smorfie, contorcersi, e immedesimarsi nell'azione al punto di gridare e non poter proprio stare fermi, pur restando sulla poltrona di casa! <br /><br />E' interessante verificare che l'esperienza motoria interferisce in maniera significativa, fondamentale, sulla risposta dei neuroni a specchio. Sviluppare una buona capacità di osservazione del movimento, quindi, non può prescindere dall'esperienza diretta del corpo. <br />Attenzione però: i neuroni a specchio sono molto più sensibili a registrare ciò che il soggetto ha sperimentato di persona! Ad esempio, in un danzatore classico i neuroni specchio si attivano molto più efficacemente di fronte ad una esibizione di danza classica che di altre forme di danza.<br /><br />Questo ha a che fare con la creazione del gusto personale: ciò che amiamo dipende dalla nostra esperienza diretta nel campo e dalla nostra conoscenza, nella quale ci possiamo rispecchiare più o meno profondamente grazie all'attività dei neuroni a specchio. <br /><br />I neuroni a specchio sono localizzati nella corteccia premotoria e parietale posteriore, area connessa con l'area di Wernicke, dedicata all'organizzazione linguaggio verbale (produzione dei movimenti che permettono l'articolazione del linguaggio, scelta delle parole da usare ed organizzazione della forma della frase da pronunciare). Questo indica che i neuroni a specchio giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione, nella necessità di integrazione con l'ambiente ma soprattutto con il gruppo sociale. <br /><br />Lavorando sulla musica da camera o sui quartetti d'archi, o allo stesso modo sul flamenco, in assenza di un direttore d'orchestra il gruppo si sintonizza in altro modo, su se stesso o su un elemento e fa ricorso all'esperienza comune per sentire l'empatia e produrre quella comunione di intenti che genera la musica stessa. Il quartetto d'archi si sintonizza sul primo violino. In una orchestra l'attenzione è tutta verso il direttore, verso la sua energia, non solo vero i suoi gesti. <br /><br />Nel flamenco non c'è un direttore d'orchestra. Quindi come accade l'empatia? In rpimo luogo l'esperienza. Senza aver sperimentato sarebbe difficile, ma se tutti gli elementi del gruppo conoscono l'argomento, le emozioni di tutti andranno nella stessa direzione. I neuroni a specchio organizzano questa risposta e rendono tutto molto più facile: se le persone intorno a me sono esperte su un palo flamenco, ad esempio un Taranto, e sentono e comunicamo bene l'identità dell'atmosfera di quel palo, tutto sarà più facile. Devo però restare in una dimensione di ascolto, che permetta ai neuroni a specchio di attivarsi e giocare da protagonisti.<br /><br />I neuroni a specchio ci aiutano a sentire l'empatia con le altre persone. A sentirci coinvolti, a metterci in sintonia con la situaizone presente. Questo ha a che fare con la sopravvivenza: l'uomo ha bisogni molto complessi ma non può correre veloce come un giaguaro, sollevare pesi come un elefante o essere agile come una scimmia, ma il gruppo, può sopperire ai suoi bigoni complessi. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di Flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Sono una studiosa super appassionata di neuroscienze e mi affascina sempre investigare su come il cervello intervenga in tutti i processi della vita, e soprattutto in quelli dell'arte. Il nostro sistema è molto logico, e funziona a sostenere ogni aspetto del nostro movimento e della nostra espressione. <br /><br />Mi appare sempre più chiaro che se intorno a me ci sono persone che sanno più di me, anch'io funzionerò meglio. <br /><br /><br />Una mia allieva principiante mi ha fatto una osservazione molto interessante: dopo il suo corso c'è un gruppo avanzato in cui gli allievi frequentano da tantissimi anni, e sono molto abituati a godersi il flamenco, e non perdono il godimento neanche quando fanno esercizi molto semplici. E quando arrivano a scuola fanno piccoli esercizi con i principianti. La mia nuova allieva si è accorta di come tutto fosse più significativo, facile e coinvolgente quando arrivano queste persone che sono più avanti nel percorso. <br /><br />Il processo è molto naturale, e se non controllo ma semplicemente ascolto, tutto fluirà nel migliore dei modi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53243069</guid><pubDate>Sat, 18 Mar 2023 09:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53243069/85_neuroni_a_specchio_e_flamenco.mp3" length="16246953" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Che cosa sono i neuroni a specchio e cosa hanno a che fare con il flamenco?

Sono un gruppo di neuroni che permettono all'individuo di identificarsi con il movimento compiuto da altre persone e anche con la semplice postura statica, ad esempio quella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Che cosa sono i neuroni a specchio e cosa hanno a che fare con il flamenco?<br /><br />Sono un gruppo di neuroni che permettono all'individuo di identificarsi con il movimento compiuto da altre persone e anche con la semplice postura statica, ad esempio quella osservabile in una fotografia o sentire suoni, odori, qualcosa che ci porti in comunione con altre persone, avendo sperimentato cose simili.<br /><br />Li scoprì Giacomo Rizzolatti del dipartimento di neuroscienze dell'Università di Parma, a metà degli anni '90. Rizzolatti lavorava ad una ricerca sulla coordinazione manuale delle scimmie. Osservò che quando la scimmia prendeva una nocciolina si attivavano un certo gruppo di neuroni, e si pensò che fossero quindi dei motoneuroni, cioè neuroni che scatenano l'azione. Ma un giorno si verificò che l'attività di quel gruppo di neuroni venne stimolata dal vedere il ricercatore prendere una nocciolina: quei neuroni si attivano anche solo vedendo, non solo facendo. Quei neuroni si attivano sia quando la scimmia agisce che quando vede agire. Questa capacità del cervello è stata anche definita “Monkey see, monkey do”, “Scimmia vedere, scimmia fare” fa molto riflettere. <br /><br />Il fenomeno definito qui è profondamente umanno: ci capita spesso di commuoverci perché un amico sta piangendo o ridere se un amico sta ridendo!<br /><br />I neuroni a specchio rispondono sia quando si compie un'azione che quando la si vede compiere. Ci permettono di introiettare le azioni degli altri, interpretandone il significato, prevedendone le conseguenze e immaginando di compierle noi stessi. Si riconosce che cosa l'altro fa ma anche perché lo fa! E lo possiamo capire grazie all'esperienza diretta che abbiamo nel campo.<br /><br />Quando si vede qualcuno fare qualcosa che conosciamo, quindi, i nostri neuroni a specchio lavorano come se lavorassero i nostri muscoli: ecco che si capisce bene cosa succede quando i tifosi guardano i loro calciatori preferiti impegnarsi nelle performances sportive, e arrivano a fare smorfie, contorcersi, e immedesimarsi nell'azione al punto di gridare e non poter proprio stare fermi, pur restando sulla poltrona di casa! <br /><br />E' interessante verificare che l'esperienza motoria interferisce in maniera significativa, fondamentale, sulla risposta dei neuroni a specchio. Sviluppare una buona capacità di osservazione del movimento, quindi, non può prescindere dall'esperienza diretta del corpo. <br />Attenzione però: i neuroni a specchio sono molto più sensibili a registrare ciò che il soggetto ha sperimentato di persona! Ad esempio, in un danzatore classico i neuroni specchio si attivano molto più efficacemente di fronte ad una esibizione di danza classica che di altre forme di danza.<br /><br />Questo ha a che fare con la creazione del gusto personale: ciò che amiamo dipende dalla nostra esperienza diretta nel campo e dalla nostra conoscenza, nella quale ci possiamo rispecchiare più o meno profondamente grazie all'attività dei neuroni a specchio. <br /><br />I neuroni a specchio sono localizzati nella corteccia premotoria e parietale posteriore, area connessa con l'area di Wernicke, dedicata all'organizzazione linguaggio verbale (produzione dei movimenti che permettono l'articolazione del linguaggio, scelta delle parole da usare ed organizzazione della forma della frase da pronunciare). Questo indica che i neuroni a specchio giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione, nella necessità di integrazione con l'ambiente ma soprattutto con il gruppo sociale. <br /><br />Lavorando sulla musica da camera o sui quartetti d'archi, o allo stesso modo sul flamenco, in assenza di un direttore d'orchestra il gruppo si sintonizza in altro modo, su se stesso o su un elemento e fa ricorso all'esperienza comune per sentire l'empatia e produrre quella comunione di intenti che genera la musica stessa. Il quartetto d'archi si sintonizza sul primo violino. In una orchestra l'attenzione è tutta verso il direttore, verso la sua...]]></itunes:summary><itunes:duration>1016</itunes:duration><itunes:keywords>cervello,espressione,flamenco,musica,neurologia,neuroni,neuroscienze,sabina,specchio,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0abd064d77f7375614f160501c114b26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#84 L'importanza di provare a cantare flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/84-l-importanza-di-provare-a-cantare-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--53153334</link><description><![CDATA[Cantare flamenco é meraviglioso quanto difficilissimo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53153334</guid><pubDate>Fri, 10 Mar 2023 15:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53153334/84_l_importanza_di_provare_a_cantare_flamenco.mp3" length="19784977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Cantare flamenco é meraviglioso quanto difficilissimo.

Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cantare flamenco é meraviglioso quanto difficilissimo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.]]></itunes:summary><itunes:duration>1237</itunes:duration><itunes:keywords>cantare,cante,cultura,flamenco,laringe,sabina todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/729304ac38717781da3a3e3d8f352e4f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#83 Analogie fra il cajón nel flamenco e il basso nella musica - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/83-analogie-fra-il-cajon-nel-flamenco-e-il-basso-nella-musica-flamenco-chiavi-in-mano--53072539</link><description><![CDATA[Facciamo una analogia fra il cajon nel flamenco e il basso nella musica.<br />Il cajon è lo strumento a percusisone più usato nel flamenco, ma non direi che si comporti come la batteria in altri generi musicali, ma piuttosto come un basso. <br /><br />Cosa fa il basso? Mette insieme la melodia con il ritmo dando potenza, completezza e spessore ad un brano. Se si togliesse il basso si sentirebbe che la musica è meno completa. <br /><br />Le note più gravi entrano nel corpo più facilmente e quindi è più facile sentire questo aspetto della musica nel corpo. <br />Il basso può "cantare" una melodia con note gravi, fondendo la melodia stressa con la frase ritmica, come un ponte fra melodia e ritmo. Il cajon non può produrre una melodia, essendo uno strumento a percussione, ma ha la capacità di seguire melodicamente il ritmo, dando la dinamica e le sfumature. <br /><br />Togliendo il basso, melodia e ritmo si avventurano su due binari paralleli!<br /><br />Secondo alcuni studi, si è osservato che i musicisti possono anche essere solitari e chiusi, ma i bassisti sono invece aggregatori, estroversi. E' interessante che abbiano scelto di fare questo!<br /><br />I suoni gravi vengono percepiti più facilmente anche a livello corticale, e si è capito che nel caso in cui ci sia una produzione imprecisa di suoni, l'orecchio la legge più sui suoni gravi che sugli acuti. <br /><br />Il cervello ha bisogno di appoggiarsi sulla stabilità del ritmo. E funziona bene sui suoni gravi! Il cervello ha una risposta cognitiva al suono, e se non funziona la regolarità il cervello va in ansia. <br />Il cervello non ha risposte comportamentali al suono: se una scimmia sente uno stimolo sonore e deve rispondere, lo farà dopo lo stimolo, e se la fonte sonora si spegne, l'animale si ferma. <br /><br />Invece gli esseri umani prevedono il ritmo! <br />E' interessante fare l'esperimento di spegnere le musica e continuare a tenere il tempo!<br /><br />Se si toglie il basso alla musica, chiunque se ne accorge anche s e noi occidentali non siamo molto attenti razionalmente al tessuto grave delle note. <br /><br />Il cajon deve sorreggere e assecondare ciò che gli altri fanno sul palcoscenico. E mai prendere il sopravvento! Proprio come il basso!<br /><br /><br />La batteria porta invece su di sé moltissimo l'attenzione. Nel flamenco non c'è questo personaggio che accentra l'attenzione su di sé. <br /><br />Il suono del cajon e del basso creano una risposta fisica al suono.<br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br />QUando insegno vedo bene che facimente le persone dano attenzione alla melodia e molto poca al ritmo e ancora meno attenzione ai toni più gravi della musica. Ma quando c'è un percussionista a lezione, meglio ancora se suona il cajon, tutti hanno maggiore attenzione al suono. <br /><br />Il suono è una vibrazione che esce da una fonte e mette in moto la materia: il corpo risponde al suono fisicamente!<br />Un bell'esercizio è provare ad ascoltare la musica localizzando solo i suoni più gravi. <br />Il nostro cervello percepisce subito i suoni gravi ma la nostra ragione si concentra sulla linea melodica della chitarra acustica o della voce più che quella del contrabbasso. <br />Se sto ascoltando flamenco ed è presente un cajon, posso porre attenzione alla sua linea melodica: il cajon può creare un piccolo impasto ritmico fatto di suoni diversi. Posso sentire che il corpo si pone in movimento, battendo le mani, muovendo le ginocchia o le mani. <br />Se siamo più attenti a questo, capiremo che il ritmo nel flamenco fa parte integrande della melodia, per portare il messaggio emozionale della melodia, e che i due aspetti sono fusi insieme, appoggiandosi uno sull'altro. Esattamente come il basso in un brano di Hard Rock<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53072539</guid><pubDate>Fri, 03 Mar 2023 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53072539/83_analogie_fra_il_cajon_nel_flamenco_e_il_basso_nella_musica.mp3" length="13164504" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Facciamo una analogia fra il cajon nel flamenco e il basso nella musica.
Il cajon è lo strumento a percusisone più usato nel flamenco, ma non direi che si comporti come la batteria in altri generi musicali, ma piuttosto come un basso. 

Cosa fa il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Facciamo una analogia fra il cajon nel flamenco e il basso nella musica.<br />Il cajon è lo strumento a percusisone più usato nel flamenco, ma non direi che si comporti come la batteria in altri generi musicali, ma piuttosto come un basso. <br /><br />Cosa fa il basso? Mette insieme la melodia con il ritmo dando potenza, completezza e spessore ad un brano. Se si togliesse il basso si sentirebbe che la musica è meno completa. <br /><br />Le note più gravi entrano nel corpo più facilmente e quindi è più facile sentire questo aspetto della musica nel corpo. <br />Il basso può "cantare" una melodia con note gravi, fondendo la melodia stressa con la frase ritmica, come un ponte fra melodia e ritmo. Il cajon non può produrre una melodia, essendo uno strumento a percussione, ma ha la capacità di seguire melodicamente il ritmo, dando la dinamica e le sfumature. <br /><br />Togliendo il basso, melodia e ritmo si avventurano su due binari paralleli!<br /><br />Secondo alcuni studi, si è osservato che i musicisti possono anche essere solitari e chiusi, ma i bassisti sono invece aggregatori, estroversi. E' interessante che abbiano scelto di fare questo!<br /><br />I suoni gravi vengono percepiti più facilmente anche a livello corticale, e si è capito che nel caso in cui ci sia una produzione imprecisa di suoni, l'orecchio la legge più sui suoni gravi che sugli acuti. <br /><br />Il cervello ha bisogno di appoggiarsi sulla stabilità del ritmo. E funziona bene sui suoni gravi! Il cervello ha una risposta cognitiva al suono, e se non funziona la regolarità il cervello va in ansia. <br />Il cervello non ha risposte comportamentali al suono: se una scimmia sente uno stimolo sonore e deve rispondere, lo farà dopo lo stimolo, e se la fonte sonora si spegne, l'animale si ferma. <br /><br />Invece gli esseri umani prevedono il ritmo! <br />E' interessante fare l'esperimento di spegnere le musica e continuare a tenere il tempo!<br /><br />Se si toglie il basso alla musica, chiunque se ne accorge anche s e noi occidentali non siamo molto attenti razionalmente al tessuto grave delle note. <br /><br />Il cajon deve sorreggere e assecondare ciò che gli altri fanno sul palcoscenico. E mai prendere il sopravvento! Proprio come il basso!<br /><br /><br />La batteria porta invece su di sé moltissimo l'attenzione. Nel flamenco non c'è questo personaggio che accentra l'attenzione su di sé. <br /><br />Il suono del cajon e del basso creano una risposta fisica al suono.<br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br />QUando insegno vedo bene che facimente le persone dano attenzione alla melodia e molto poca al ritmo e ancora meno attenzione ai toni più gravi della musica. Ma quando c'è un percussionista a lezione, meglio ancora se suona il cajon, tutti hanno maggiore attenzione al suono. <br /><br />Il suono è una vibrazione che esce da una fonte e mette in moto la materia: il corpo risponde al suono fisicamente!<br />Un bell'esercizio è provare ad ascoltare la musica localizzando solo i suoni più gravi. <br />Il nostro cervello percepisce subito i suoni gravi ma la nostra ragione si concentra sulla linea melodica della chitarra acustica o della voce più che quella del contrabbasso. <br />Se sto ascoltando flamenco ed è presente un cajon, posso porre attenzione alla sua linea melodica: il cajon può creare un piccolo impasto ritmico fatto di suoni diversi. Posso sentire che il corpo si pone in movimento, battendo le mani, muovendo le ginocchia o le mani. <br />Se siamo più attenti a questo, capiremo che il ritmo nel flamenco fa parte integrande della melodia, per portare il messaggio emozionale della melodia, e che i due aspetti sono fusi insieme, appoggiandosi uno sull'altro. Esattamente come il basso in un brano di Hard Rock<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>823</itunes:duration><itunes:keywords>baile,basso,cajon,contrabbasso,flamenco,musica,percussione,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6513eae557cbdfe4c07f2b498695ab4d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#82 Il cajón nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/82-il-cajon-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--52743473</link><description><![CDATA[Il cajon è la percussione più usata per accompagnare il flamenco, ma non nasce per il flamenco. <br />Si tratta di una cassa (cajón in spagnolo significa cassone) sulla quale il percussionista si siede e la percuote con le mani. <br />Lo strumento è interamente di legno e presenta sulla parete posteriore un buco di 10/12 cm di diametro e sulla parete anteriore una lamina di legno più sottile, la tapa, fissata elasticamente al corpo dello strumento con delle sorte di viti. <br />Si tratta di uno strumento semplice, creato in Perù e diffuso molto anche a Cuba, utilizzando le cassette della frutta al mercato. Era uno strumento povero, usato dai neri americani che non potevano costruire strumenti a percusisone per un divieto di legge.<br /><br />Lungo tutto il corso del 900 il cajón si è evoluto parecchio con tante varianti anche fantasiose. <br />Lo strumento è molto versatile, può sostituire la batteria in parecchi generi musicali.<br />Quando il percussionista percuote la parte superiore della tapa, producendo un tappeto sonoro, ecco che il cajón sembra il rullante di una batteria. <br /><br />Si è diffuso molto nel mondo come strumento a percussione versatile, economico, di facile trasporto e che si adatta a tutti i generi musicali apportando sonorità nuove e creative.<br /><br />Nel flamenco entra grazie al genio di Paco de Lucía, al quale era stato regalato un cajón. Avendone subito compreso le enormi potenzialità, lo affidò a Rubem Dantas, percussionista brasiliano con cui Paco collaborò intensamente, per inserirlo nei suoi spettacoli. Il cajón così entrò nel mondo del flamenco a pieno diritto. <br /><br />Il primo disco di Paco de Lucía in cui viene usato il cajón è del 1981, "Solo quiero Caminar".<br />Da allora il cajón è entrato molto profondamente nei flamenco e nella musica spagnola. <br />Si sposa molto bene con la chitarra flamenca essendo costituito di legno come la chitarra, ed è stato arricchito aggiungendo all'interno dello strumento corde o sonagli che richiamano le sonorità delle corde. <br />Provare a suonare il cajón è molto divertente. Suonarlo bene è molto difficile, ma ti consiglio di provare!<br />Lo strumento non è neppure troppo rumoroso, ed è leggero e si trasporta facilmente. <br />Il cajón sostiene la ritmica nel flamenco e la rende più elastica, più presente. <br />I bailaores devono conoscere la figura di Manuel Soler, bailaor che ha applicato al cajón la logica delle sonorità del Baile, evolvendo tanto le possibilità espressive dello strumento. <br /><br />Come tutti gli altri elementi nel flamenco, il suonatore di cajón deve essere sensibile. Se non lo fosse, potrebbe coprire le sonorità delicate dell'arpeggio di un chitarrista o dei piedi di un danzatore,  quindi deve certamente conoscere le dinamiche del flamenco ed avere la sensibilità di suonare ciò che sente essere di aiuto a chi suona o chi balla.<br /><br />Se il palo che viene interpretato è lento e cadenzato, il cajon non viene usato,  mentre i palos più ritmici ne vengono sostenuti tanto. E' uno strumento infatti molto utilizzato per accompagnare il baile e tutti i palos più veloci e ritmati.<br /><br />Per chi balla, il supporto del cajon è utilissimo per sostenere le sonorità del zapateo.<br /><br />Non esiste una tecnica per suonare il cajón, ma ogni musicista crea la suite tecniche personali utili a suonare lo strumento. <br /><br />Da ascoltare assolutamente è El Piraña, percussionista che ha evoluto tantissimo le possibilità espressive del cajon<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Consiglio sempre ai miei allievi di seguire lezioni di cajón. È molto entusiasmante, e non richiede un allenamento tremendo, a differenza di strumenti come le percussioni africane. <br />Pur di poter suonare il cajón durante uno stage con il nostro maestro Francesco Perrotta, nella mia scuola di Milano, Il Mosaico Danza, ricordo di essermi "costruito" un finto cajón, con un materassino arrotolato e un pezzo di cartone,  visto che avevamo dovuto prestare tutti gli strumenti agli allievi.<br />Mi sono goduta tanto la situazione, fra l'ilarità generale,  benché i risultati fossero... nulli! <br />Nel flamenco ciò che importa non sono mai i risultati ma partecipare a ciò che sta accadendo e godere della situazione pienamente.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52743473</guid><pubDate>Fri, 17 Feb 2023 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52743473/82_il_cajon_nel_flamenco.mp3" length="14175965" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il cajon è la percussione più usata per accompagnare il flamenco, ma non nasce per il flamenco. 
Si tratta di una cassa (cajón in spagnolo significa cassone) sulla quale il percussionista si siede e la percuote con le mani. 
Lo strumento è interamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il cajon è la percussione più usata per accompagnare il flamenco, ma non nasce per il flamenco. <br />Si tratta di una cassa (cajón in spagnolo significa cassone) sulla quale il percussionista si siede e la percuote con le mani. <br />Lo strumento è interamente di legno e presenta sulla parete posteriore un buco di 10/12 cm di diametro e sulla parete anteriore una lamina di legno più sottile, la tapa, fissata elasticamente al corpo dello strumento con delle sorte di viti. <br />Si tratta di uno strumento semplice, creato in Perù e diffuso molto anche a Cuba, utilizzando le cassette della frutta al mercato. Era uno strumento povero, usato dai neri americani che non potevano costruire strumenti a percusisone per un divieto di legge.<br /><br />Lungo tutto il corso del 900 il cajón si è evoluto parecchio con tante varianti anche fantasiose. <br />Lo strumento è molto versatile, può sostituire la batteria in parecchi generi musicali.<br />Quando il percussionista percuote la parte superiore della tapa, producendo un tappeto sonoro, ecco che il cajón sembra il rullante di una batteria. <br /><br />Si è diffuso molto nel mondo come strumento a percussione versatile, economico, di facile trasporto e che si adatta a tutti i generi musicali apportando sonorità nuove e creative.<br /><br />Nel flamenco entra grazie al genio di Paco de Lucía, al quale era stato regalato un cajón. Avendone subito compreso le enormi potenzialità, lo affidò a Rubem Dantas, percussionista brasiliano con cui Paco collaborò intensamente, per inserirlo nei suoi spettacoli. Il cajón così entrò nel mondo del flamenco a pieno diritto. <br /><br />Il primo disco di Paco de Lucía in cui viene usato il cajón è del 1981, "Solo quiero Caminar".<br />Da allora il cajón è entrato molto profondamente nei flamenco e nella musica spagnola. <br />Si sposa molto bene con la chitarra flamenca essendo costituito di legno come la chitarra, ed è stato arricchito aggiungendo all'interno dello strumento corde o sonagli che richiamano le sonorità delle corde. <br />Provare a suonare il cajón è molto divertente. Suonarlo bene è molto difficile, ma ti consiglio di provare!<br />Lo strumento non è neppure troppo rumoroso, ed è leggero e si trasporta facilmente. <br />Il cajón sostiene la ritmica nel flamenco e la rende più elastica, più presente. <br />I bailaores devono conoscere la figura di Manuel Soler, bailaor che ha applicato al cajón la logica delle sonorità del Baile, evolvendo tanto le possibilità espressive dello strumento. <br /><br />Come tutti gli altri elementi nel flamenco, il suonatore di cajón deve essere sensibile. Se non lo fosse, potrebbe coprire le sonorità delicate dell'arpeggio di un chitarrista o dei piedi di un danzatore,  quindi deve certamente conoscere le dinamiche del flamenco ed avere la sensibilità di suonare ciò che sente essere di aiuto a chi suona o chi balla.<br /><br />Se il palo che viene interpretato è lento e cadenzato, il cajon non viene usato,  mentre i palos più ritmici ne vengono sostenuti tanto. E' uno strumento infatti molto utilizzato per accompagnare il baile e tutti i palos più veloci e ritmati.<br /><br />Per chi balla, il supporto del cajon è utilissimo per sostenere le sonorità del zapateo.<br /><br />Non esiste una tecnica per suonare il cajón, ma ogni musicista crea la suite tecniche personali utili a suonare lo strumento. <br /><br />Da ascoltare assolutamente è El Piraña, percussionista che ha evoluto tantissimo le possibilità espressive del cajon<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Consiglio sempre ai miei allievi di seguire lezioni di cajón. È molto entusiasmante, e non richiede un allenamento tremendo, a differenza di strumenti come le percussioni africane. <br />Pur di poter suonare il cajón...]]></itunes:summary><itunes:duration>886</itunes:duration><itunes:keywords>baile,calon,cante,chitarra,flamenco,musica,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/febdfc42b6a13d4d3497685df6023de1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#81 Il ruolo del palmero nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/81-il-ruolo-del-palmero-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--52367425</link><description><![CDATA[Chi è il palmero? E' a persona che accompagna la musica battendo le mani, nel flamencfo. Sembra semplice, ma è in realtà molto difficile. Deve essere presente, ascoltare e godersela, come tutto nel flamenco. <br />Il ruolo della palma nel flamenco è sostenere gli altri elementi del gruppo, interpretandone le intenzioni, mettendoli a loro agio ed aiutandoli ad esprimersi. La palma sta nel background e ha un ruolo fondamentale: un palmero incapace può danneggiare completamente uno spettacolo, o rendere il tutto funzionante. <br /><br />Uncattivo palmero disturba il baile, ma anche tutto il resto. Se non riesce a mantenenre la velocità fa veri guai. A volte il palmero cerca di dettare la velocità, perché pensa che gli altri che sono sul palco (tipico esempio quello di un saggio di fine anno, in cui i ballerini sono alle prime armi) non sono bravi e quindi cerca di imporre la velocità "corretta". Se gli altri non sono a proprio agio, nulla funziona!<br /><br />Il palmero quindi non decide la velocità né il livello del suono aumentando il volume, ma devesempre sostenere gli altri. Deve avere esperienza, deve aver provato a farlo più volte, sbagliando anche, ma finché non ha esperienza non sarà bravo. Deve essere un po' come la spalla in uno spettacolo di cabaret. <br /><br />Se il palmero pensa di dover portare tutti nel ritmo probabilmente li porterà... fuori. <br /><br />Non è importante che il palmero si comporti come un metronomo: deve avere la capacità di mantenere il ritmo modificandolo così poco da poter modificare anche solo un po' il suo suono per permettere agli altri di godersi la situazione ed esprimersi. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo.<br /><br />Quando si affronta il discorso palmas, si pensa che sia molto facile. E' spontaneo ma non così facile!<br />Spesso noi stranieri fraintendiamo la ritmica flamenca, quando ascoltiamo le palmas: ascoltando un brano pensiamo di dover produrre tutti i suoni di palmas che sentiamo, e tendiamo quindi a riempire troppo. A stressarci. Invece sarebbe importante godersi la musica!<br />Se abbiamo accanto un palmero di qualità e con tanta esperienza, ci aiuterà tantissiom a fare ciò che stiamo facendo!<br />Ascolta il n. 25 di questa serie di podcast: ti do una serie di consigli su come battere le palmas.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52367425</guid><pubDate>Fri, 10 Feb 2023 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52367425/81_il_ruolo_del_palmero_nel_flamenco.mp3" length="8215031" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Chi è il palmero? E' a persona che accompagna la musica battendo le mani, nel flamencfo. Sembra semplice, ma è in realtà molto difficile. Deve essere presente, ascoltare e godersela, come tutto nel flamenco. 
Il ruolo della palma nel flamenco è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi è il palmero? E' a persona che accompagna la musica battendo le mani, nel flamencfo. Sembra semplice, ma è in realtà molto difficile. Deve essere presente, ascoltare e godersela, come tutto nel flamenco. <br />Il ruolo della palma nel flamenco è sostenere gli altri elementi del gruppo, interpretandone le intenzioni, mettendoli a loro agio ed aiutandoli ad esprimersi. La palma sta nel background e ha un ruolo fondamentale: un palmero incapace può danneggiare completamente uno spettacolo, o rendere il tutto funzionante. <br /><br />Uncattivo palmero disturba il baile, ma anche tutto il resto. Se non riesce a mantenenre la velocità fa veri guai. A volte il palmero cerca di dettare la velocità, perché pensa che gli altri che sono sul palco (tipico esempio quello di un saggio di fine anno, in cui i ballerini sono alle prime armi) non sono bravi e quindi cerca di imporre la velocità "corretta". Se gli altri non sono a proprio agio, nulla funziona!<br /><br />Il palmero quindi non decide la velocità né il livello del suono aumentando il volume, ma devesempre sostenere gli altri. Deve avere esperienza, deve aver provato a farlo più volte, sbagliando anche, ma finché non ha esperienza non sarà bravo. Deve essere un po' come la spalla in uno spettacolo di cabaret. <br /><br />Se il palmero pensa di dover portare tutti nel ritmo probabilmente li porterà... fuori. <br /><br />Non è importante che il palmero si comporti come un metronomo: deve avere la capacità di mantenere il ritmo modificandolo così poco da poter modificare anche solo un po' il suo suono per permettere agli altri di godersi la situazione ed esprimersi. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo.<br /><br />Quando si affronta il discorso palmas, si pensa che sia molto facile. E' spontaneo ma non così facile!<br />Spesso noi stranieri fraintendiamo la ritmica flamenca, quando ascoltiamo le palmas: ascoltando un brano pensiamo di dover produrre tutti i suoni di palmas che sentiamo, e tendiamo quindi a riempire troppo. A stressarci. Invece sarebbe importante godersi la musica!<br />Se abbiamo accanto un palmero di qualità e con tanta esperienza, ci aiuterà tantissiom a fare ciò che stiamo facendo!<br />Ascolta il n. 25 di questa serie di podcast: ti do una serie di consigli su come battere le palmas.]]></itunes:summary><itunes:duration>514</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,flamenco,musica,palma,palmero,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/05bf041cc99d735337c71e56d677946c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#80 Il Matiz cioè la dinamica nella ritmica flamenca - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/80-il-matiz-cioe-la-dinamica-nella-ritmica-flamenca-flamenco-chiavi-in-mano--52367422</link><description><![CDATA[Che cosa significa Dinamica in musica? E' la capacità di dare sfumature di tipo emozionale utilizzando il volume e le coloriture espressive.<br />Ti parlo del linguaggio per farti capire il concetto: tutto ciò che rende espressiva la mia frase, cioé quello che si chiama tecnicamente "segni soprasegmentari del linguaggio", volume, tono, pause, ritmo... <br />Sicuramente è capitato a tutti di fraintendere i significati di un messaggio scritto su Whatsapp. Gli emoticon possono renderlo più chiaro, ma le intonazioni espressive di una frase sono insostituibili. <br /><br />Nel flamenco l'usare le dinamiche musicali viene definito Matizar, che letteralmente significa sfumare. <br />Sfumare la qualità del suono. Se produco suoni con la chitarra, la percussione o i piedi di un bailaor, e non metto intenzioni espressive, il sono sarà freddo e poco interessante. A tale riguardo è interessante ricordare cosa faceva Dafio Fo, con il suo Gramelot: raccontava storie comprensibilissime pur senza utilizzare nessuna parola, solo suoni, paolre inesistenti, ed intenzioni espressive. Un percorso che si capiva benissimo. La forma era per Dario Fo solo una scusa, un modo per raccontare un contenuto. <br />Il flamenco è comunicare una emozione. Le forme sono solo un'occasione per raccontarla. Il contenuto espressivo nel flamenco è sempre più importante del mezzo che utilizzo per esprimermi. <br /><br />Se mi comporto come un metronomo, come una macchina, e non uso il matiz, perdo il messaggio emozionale che il flamenco porta obbligatoriamente con sé. <br /><br />Imparare a seguire la dinamica della ritmica flamenca ti aiuta anche a riconoscerla quando ascolti qualcun altro suonare. <br /><br />Il nostro cervello è fatto così: se ho una categoria, la riconosco anche al di fuori di me. Ti consiglio di cominciare da ora a fare attenzione a questo aspetto!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo.<br /><br />Sono sempre affaascinata da tutto ciò che riguarda l'espressione, sempre considerando che la tecnica è un mezzo e non il fine, e che il valore dell'are è quello di comunicare emozioni. <br />Il flamenco è assolutamente questo: comunicare emozioni!<br /><br />Un esercizio che si può fare è utilizzare un brano con un ritmo ossessivo, ripetitivo, coinvolgente e facile da comprendere (io spesso uso Roma di Vicente Amigo). Metto le persone in cerchio, faccio partire il brano ad alto volume e lascio che battano le palmas in modo spontaneo, seguendo dapprima il tempo e poi lasciando che in maniera spontanea le persone producano gli accenti forti e deboli. Guido il gruppo a seguire la dinamica, mettendoci i "sette sentimenti dell'espressione", come se nel centro del cerchio ci fossero i musicisti e noi dovessimo dar loro energia per farli suonare meglio. <br /><br />E' incredibile il coinvolgimento che si può sentire con questo esercizio, anche con persone che non hanno nessuna conoscenza precedente! La dinamica coinvolge incredibilmente l'emozionalità, senza bisogno di accenti, contrattempi e schemi.<br /><br />Un altro esercizio che faccio fare è quello di mettere le persone a coppie e invitarli a intrattenere una conversazione utilizzando solo una parola neutra (io uso la parola "bianco"), mettendo tutte le intenzioni comunicative possibili ed accompagnando il tutto con il gesto. <br />Con questo esercizio, le persone capiscono che ciò che ha senso nel suono non è il suono stesso ma il modo in cui il suono viene prodotto. <br /><br />L'emisfero cerebrale destro è interamente coinvolto nell'espressione dell'emozionalità. Qualora qualcuno avesse perso la funzionalità dell'emisfero destro del cervello per un problema neurologico, non sarebbe più in gradi di capire come usare tono, volume, velocità, ritmo dell'eloquio per rivolgersi adeguatamente ad altre persone parlando. Perde anche la capacità di leggere questi segni di comunicazione negli altri. Questo ci dice che quanto più riusciamo in prima persona a produre una comunicazione con dimamiche ed espressione, tanto più riusciremo a leggerla negli altri, godendoci di più anche il flamenco]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52367422</guid><pubDate>Fri, 03 Feb 2023 14:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52367422/80_il_matiz_cio_la_dinamica_nella_ritmica_flamenca.mp3" length="9463475" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Che cosa significa Dinamica in musica? E' la capacità di dare sfumature di tipo emozionale utilizzando il volume e le coloriture espressive.
Ti parlo del linguaggio per farti capire il concetto: tutto ciò che rende espressiva la mia frase, cioé quello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Che cosa significa Dinamica in musica? E' la capacità di dare sfumature di tipo emozionale utilizzando il volume e le coloriture espressive.<br />Ti parlo del linguaggio per farti capire il concetto: tutto ciò che rende espressiva la mia frase, cioé quello che si chiama tecnicamente "segni soprasegmentari del linguaggio", volume, tono, pause, ritmo... <br />Sicuramente è capitato a tutti di fraintendere i significati di un messaggio scritto su Whatsapp. Gli emoticon possono renderlo più chiaro, ma le intonazioni espressive di una frase sono insostituibili. <br /><br />Nel flamenco l'usare le dinamiche musicali viene definito Matizar, che letteralmente significa sfumare. <br />Sfumare la qualità del suono. Se produco suoni con la chitarra, la percussione o i piedi di un bailaor, e non metto intenzioni espressive, il sono sarà freddo e poco interessante. A tale riguardo è interessante ricordare cosa faceva Dafio Fo, con il suo Gramelot: raccontava storie comprensibilissime pur senza utilizzare nessuna parola, solo suoni, paolre inesistenti, ed intenzioni espressive. Un percorso che si capiva benissimo. La forma era per Dario Fo solo una scusa, un modo per raccontare un contenuto. <br />Il flamenco è comunicare una emozione. Le forme sono solo un'occasione per raccontarla. Il contenuto espressivo nel flamenco è sempre più importante del mezzo che utilizzo per esprimermi. <br /><br />Se mi comporto come un metronomo, come una macchina, e non uso il matiz, perdo il messaggio emozionale che il flamenco porta obbligatoriamente con sé. <br /><br />Imparare a seguire la dinamica della ritmica flamenca ti aiuta anche a riconoscerla quando ascolti qualcun altro suonare. <br /><br />Il nostro cervello è fatto così: se ho una categoria, la riconosco anche al di fuori di me. Ti consiglio di cominciare da ora a fare attenzione a questo aspetto!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo.<br /><br />Sono sempre affaascinata da tutto ciò che riguarda l'espressione, sempre considerando che la tecnica è un mezzo e non il fine, e che il valore dell'are è quello di comunicare emozioni. <br />Il flamenco è assolutamente questo: comunicare emozioni!<br /><br />Un esercizio che si può fare è utilizzare un brano con un ritmo ossessivo, ripetitivo, coinvolgente e facile da comprendere (io spesso uso Roma di Vicente Amigo). Metto le persone in cerchio, faccio partire il brano ad alto volume e lascio che battano le palmas in modo spontaneo, seguendo dapprima il tempo e poi lasciando che in maniera spontanea le persone producano gli accenti forti e deboli. Guido il gruppo a seguire la dinamica, mettendoci i "sette sentimenti dell'espressione", come se nel centro del cerchio ci fossero i musicisti e noi dovessimo dar loro energia per farli suonare meglio. <br /><br />E' incredibile il coinvolgimento che si può sentire con questo esercizio, anche con persone che non hanno nessuna conoscenza precedente! La dinamica coinvolge incredibilmente l'emozionalità, senza bisogno di accenti, contrattempi e schemi.<br /><br />Un altro esercizio che faccio fare è quello di mettere le persone a coppie e invitarli a intrattenere una conversazione utilizzando solo una parola neutra (io uso la parola "bianco"), mettendo tutte le intenzioni comunicative possibili ed accompagnando il tutto con il gesto. <br />Con questo esercizio, le persone capiscono che ciò che ha senso nel suono non è il suono stesso ma il modo in cui il suono viene prodotto. <br /><br />L'emisfero cerebrale destro è interamente coinvolto nell'espressione dell'emozionalità. Qualora qualcuno avesse perso la funzionalità dell'emisfero destro del cervello per un problema neurologico, non sarebbe più in gradi di capire come usare tono, volume, velocità, ritmo dell'eloquio per rivolgersi adeguatamente ad altre...]]></itunes:summary><itunes:duration>592</itunes:duration><itunes:keywords>baile,chitarra,dinamica,espressione,flamenco,matiz,matizar,musica,palmas,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/21b142e1b6f5584163b3d19f8fe8b334.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#79 Il ruolo del baile nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/79-il-ruolo-del-baile-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--52367420</link><description><![CDATA[La parte del flamenco che si conosce di più all'estero è il baile. E' più facile capirlo, infatti: se non capisco la lingua spagnola lo capisco comunque, anche solo da un punto di vista estetico, ed entusiasma lo spettatore con facilità. Un entusiasmo che fa venire voglia di ascoltare di più e di entrare di più nel flamenco. <br />Ha quindi un ruolo di ambasciatore del flamenco nel mondo. <br /><br />Attenzione però ai vari cliché che ci sono rispetto al baile flamenco. Prima di tutto chi non lo conosce pensa subito che il baile flamenco sia tipicamente esercitato da una donna, mora, bella e formosa, che balla in modo sensuale e provocante, ammiccante. Sono provocatoria, nel dirlo, ma questa immagine è la più diffusa. Quindi si vede il baile come espressione esteriore  di gioia di vivere, ammiccamento e una bella donna sculettante. Sì, la gioia di vivere di sicuro, ma soprattutto la sensualità non è certo lo scopo del baile! <br /><br />Centralmente il baile flamenco deve essere la rappresentaizone fisica del cante e della musica in generale: il bailaor è anche un musicista, ma si vede anche, quindi è superfluo sbattere in faccia al pubblico le proprie capacità tecniche. E' chiaro che oggi se il bailaor esibisce la tecnica è probabile che l'impresario lo contratti anche per un prossimo spettacolo. Ma l'essenza del baile è emozione allo stato puro, metterla in scena senza averne pauira, riconoscendosi totalmente nell'emozione che si prova in quel momento, grazie alla situazione presente, al pubblico, al luogo in cui si è, ai musicisti. <br /><br />Il baile flamenco ci permette di esprimerci con un doppio linguaggio, quello del movimento e quello del suono. <br /><br />Ci sono anche altre forme di danza che comprendono anche la produzione di ritmo: viene subito in mente il tip tap, ma anche le danze irlandesi, le danze dell'India, e anche in una certa misura, tutte le danze dell'Africa, sia della parte mediterranea che più a sud. <br />Però ci sono grandi differenze con il flamenco: nel flamenco c'è un aspetto dinamico espressivo molto forte.<br />Nelle danze irlandesi la parte alta del corpo non produce praticamente nessun gesto, è anzi molto ferma. <br />Le danze indiane raccontano essenzialmente delle storie, legate in maggior misura alla religione, attraverso i mudras, i gesti delle mani. <br />Le danze dell'Africa hanno tantissimi valori legati ai momenti di passaggio della vita, alle feste, alla gioia di essere nel presente, di vivere, della relazione con la musica, ma non hanno il forte rapporto con la ritmica e soprattutto la complessità ritmica del flamenco. <br /><br />Nel flamenco la complessità ritmica si sta evolvendo sempre più, alla ricerca dell'effetto a sorpresa, e dell'acrobazia sempre più difficile. <br /><br />Il baile ha avuto una storia incredibile, in cui ogni danzatore ha dato un contributo personale. E' nato come inrtattenimento, la parte più leggera del flamenco, in cui dare al pubblico una piccola pausa dalle emozioni profonde del cante. Anticamente, molta parte del pubblico andava a vedere le serate flamenche perché amava il baile, e tutto sommato anche oggi i tablaos vivono proprio su questo: un tablao è il regno del turista, che insieme con la visita della Giralda a Siviglia o dell'Alhambra a Granada compra anhce a pacchetto completo lo spettacolo nel tamblao. Ho visto più volte turisti addormentarsi nel tablao, perché stanchi dopo una giornata di visite a musei e luoghi di interesse culturale e non particolarmente interessati!<br /><br />Il baile richiama molto l'attenzione, e gli spettacoli di flamenco venduti all'estero sono al 90% spettacoli di baile. Ma il baile non è il centro del flamenco. E' la parte più semplice da approcciare e da capire. <br />Ritengo che sia possibile ballare il flamenco da parte di stranieri, anche molto bene, e ci sono anche chitarristi flamenchi stranieri, ma se non si è nati lì non credo sia possibile cantare flamenco. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno baile avviso sempre i miei allievi che il baile stesso non è il centro del flamenco, per quanto a noi piaccia tantissimo e lo mettiamo al primo posto. <br />Il baile rende visibile e fruibile l'emozione della musica, quindi insegno subito ad evidenziare l'emozione e l'intenzione: nessun gesto deve partire dalla sua forma, ma dal suo contenuto espressivo! <br />Se oggi andiamo in un corso di baile flamenco ovunque nel mondo vedremo che ci insegnano le forme tecniche. I passi! Che vengono copiati dalla tradizione, dalle forme che vengono più frequentemente prodotte. Ma il baile è un dialogo con la musica, che deve essere dal vivo! Non è le'sibizione tipo elenco della spesa di tutte le forme che conosco e di tutte le ritmiche che posso eseguire. <br />Dovrebbe essere un dialogo con il cantaor, presente davanti a noi. Il cante va sottolineato, accompagnato, con gesti, suoni e intenzione. Se invece sono attenta a cosa faccio, ai miei movimenti e ai miei suoni, non faccio un servizio completo. <br /><br />Mi devo immergere totalmente dentro la musica, e non identificarmi con il mio piccolo io, che sta fuori dalla musica, e lavora per conto suo. Devo identificarmi nella musica e diventare uno strumento fisico per rendere visibile il cante flamenco. CHe devo quindi conoscere ed amare!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52367420</guid><pubDate>Fri, 27 Jan 2023 14:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52367420/79_il_ruolo_del_baile_nel_flamenco.mp3" length="15236746" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La parte del flamenco che si conosce di più all'estero è il baile. E' più facile capirlo, infatti: se non capisco la lingua spagnola lo capisco comunque, anche solo da un punto di vista estetico, ed entusiasma lo spettatore con facilità. Un entusiasmo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La parte del flamenco che si conosce di più all'estero è il baile. E' più facile capirlo, infatti: se non capisco la lingua spagnola lo capisco comunque, anche solo da un punto di vista estetico, ed entusiasma lo spettatore con facilità. Un entusiasmo che fa venire voglia di ascoltare di più e di entrare di più nel flamenco. <br />Ha quindi un ruolo di ambasciatore del flamenco nel mondo. <br /><br />Attenzione però ai vari cliché che ci sono rispetto al baile flamenco. Prima di tutto chi non lo conosce pensa subito che il baile flamenco sia tipicamente esercitato da una donna, mora, bella e formosa, che balla in modo sensuale e provocante, ammiccante. Sono provocatoria, nel dirlo, ma questa immagine è la più diffusa. Quindi si vede il baile come espressione esteriore  di gioia di vivere, ammiccamento e una bella donna sculettante. Sì, la gioia di vivere di sicuro, ma soprattutto la sensualità non è certo lo scopo del baile! <br /><br />Centralmente il baile flamenco deve essere la rappresentaizone fisica del cante e della musica in generale: il bailaor è anche un musicista, ma si vede anche, quindi è superfluo sbattere in faccia al pubblico le proprie capacità tecniche. E' chiaro che oggi se il bailaor esibisce la tecnica è probabile che l'impresario lo contratti anche per un prossimo spettacolo. Ma l'essenza del baile è emozione allo stato puro, metterla in scena senza averne pauira, riconoscendosi totalmente nell'emozione che si prova in quel momento, grazie alla situazione presente, al pubblico, al luogo in cui si è, ai musicisti. <br /><br />Il baile flamenco ci permette di esprimerci con un doppio linguaggio, quello del movimento e quello del suono. <br /><br />Ci sono anche altre forme di danza che comprendono anche la produzione di ritmo: viene subito in mente il tip tap, ma anche le danze irlandesi, le danze dell'India, e anche in una certa misura, tutte le danze dell'Africa, sia della parte mediterranea che più a sud. <br />Però ci sono grandi differenze con il flamenco: nel flamenco c'è un aspetto dinamico espressivo molto forte.<br />Nelle danze irlandesi la parte alta del corpo non produce praticamente nessun gesto, è anzi molto ferma. <br />Le danze indiane raccontano essenzialmente delle storie, legate in maggior misura alla religione, attraverso i mudras, i gesti delle mani. <br />Le danze dell'Africa hanno tantissimi valori legati ai momenti di passaggio della vita, alle feste, alla gioia di essere nel presente, di vivere, della relazione con la musica, ma non hanno il forte rapporto con la ritmica e soprattutto la complessità ritmica del flamenco. <br /><br />Nel flamenco la complessità ritmica si sta evolvendo sempre più, alla ricerca dell'effetto a sorpresa, e dell'acrobazia sempre più difficile. <br /><br />Il baile ha avuto una storia incredibile, in cui ogni danzatore ha dato un contributo personale. E' nato come inrtattenimento, la parte più leggera del flamenco, in cui dare al pubblico una piccola pausa dalle emozioni profonde del cante. Anticamente, molta parte del pubblico andava a vedere le serate flamenche perché amava il baile, e tutto sommato anche oggi i tablaos vivono proprio su questo: un tablao è il regno del turista, che insieme con la visita della Giralda a Siviglia o dell'Alhambra a Granada compra anhce a pacchetto completo lo spettacolo nel tamblao. Ho visto più volte turisti addormentarsi nel tablao, perché stanchi dopo una giornata di visite a musei e luoghi di interesse culturale e non particolarmente interessati!<br /><br />Il baile richiama molto l'attenzione, e gli spettacoli di flamenco venduti all'estero sono al 90% spettacoli di baile. Ma il baile non è il centro del flamenco. E' la parte più semplice da approcciare e da capire. <br />Ritengo che sia possibile ballare il flamenco da parte di stranieri, anche molto bene, e ci sono anche chitarristi flamenchi stranieri, ma se non si è nati lì non credo sia possibile cantare flamenco. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>953</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cultura,danza,emozione,espressione,flamenco,musica,sabina,spettacolo,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cff47b1af630b259d246135bfd1bcf45.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#78 Il baile flamenco di ieri e di oggi a confronto - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/78-il-baile-flamenco-di-ieri-e-di-oggi-a-confronto-flamenco-chiavi-in-mano--52367418</link><description><![CDATA[La storia dell'evoluzione del baile è oggi molto facile da esplorare grazie a Youtube anche a chi vive molto lontano dall'Andalusia! Ovviamente è ben diverso vedere uno spettacolo dal vivo o guardarlo in un filmato. Ma Youtube ci fa anche il servizio di farci vedere cose che non ci sono più. Come Carmen Amaya, icona del baile, forse la bailaora più famosa di tutti i tempi, che è morta nel 1963, e quindi non è possibile vederla altrimenti!<br /><br />SOno convinta che Carmen Amaya e altri bailaores in un normale spettacolo avrebbero fatto altre cose, diverse da quelle che l'impresario chiedeva loro di fare nel film di turno. Tutto ciò che è stato ritratto in un film è una simulazione della realtà, ma è parecchio deviata. <br /><br />A parte Carmen Amaya che era veramente un marziano, per i suoi tempi: fino al 1990 gli altri bailaores non avevano un linguaggio corporeo e ritmico più di tanto evoluto in termini di precisione e varietà. E' oggi molto diverso perché i bailaores studiano danza classica, scuola bolera, danza contemporanea, pilates, yoga, arti marziali... e chi più ne ha più ne metta. Hanno agilità atletica e versatilità nell'interpretazione di repertori molto eterogenei. <br /><br />Il baile flamenco si è molto modificato. <br />Fino agli anni 90 non c'era il canone di usare il linguaggio del flamenco per parlare di temi sociali, morali, culturali, mentre oggi tutti i maggiori bailaores raccontano storie di tipo morale, insegnano cose, deniunciano usando il linguaggio del flamenco.<br /><br />Ovviamente accanto all'interpretazione teatrale con messaggio sociale ecc ci sono ancora i tablaos, ela possibilità di vedere performances tradizionali. <br />Fino al 2007/8 nei tablaos si vedevano più che altro allievi o bailaores non tutti bravissimi, perché erano tutti studenti con poca esperienza che si facevano le ossa nei tablaos. <br />E nella serata magari c'era un bailaor molto bravo che accettava di venire pagato poco come pagano nel tablao per verificare con il pubblico se qualcuna delle sue nuove coreografie funzionava prima di inserirla in uno spettacolo teatrale. <br />Oggi le varie crisi economiche hanno diminuito molto le possibilità di lavoro per le compagnie di baile, quindi i bailaores, anche bravi, spesso lavorano nei tablaos, per non restare a casa. <br /><br />A volte negli anni 90 c'erano in tablaos bailaores imbarazzanti. Oggi se non si va in un luogo assolutamente turistico e non flamenco, è ancora possibile vedere bailaores che non valgono niente, ma a Madrid, Siviglia o Cordova no. <br /><br />I bailaores di oggi, con tutta la formazione atletica eclettica che hanno, portebbero allontanarsi tanto dalla emozionalità del flamenco per sbattere in faccia al pubblico la tecnica. Il messaggio estetico potrebbe anteporsi a quello emozionale, e i bailaores iniziano a fare suoni iperdifficili, che un tempo faceva solo Carmen Amaya!<br /><br />Spesso il compito del bailaor di oggi è produrre passi ritmici super difficili, lasciando da parte il messaggio emozionale, in favore dell'effetto sorpresa!<br />La tecnica è un mezzo e non il fine di tutte le forme d'arte. <br /><br />Oggi spesso il flamenco viene infilato qua e là in altre forme di danza, e molte persone si avvicinano al flamenco vedendolo così, in altre forme di danza. <br />E da questo tramite è possibile che molte persone si avvicinino alla cultura del flamenco. <br /><br />In effetti il baile è stato ambasciatore, e continua ad esserlo, del flamenco, anche quando i primi bailaorres attraversarono l'oceano per portarlo nelle Americhe. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br /><br />Quando insegno baile mi trovo sempre di fronte alle difficoltà dei miei alleivi nella produzione del ritmo. E' vero che nessuno ha già imparato a lavorare la ritmica con il corpo, a meno che non abbia già studiato danze irlandesi o tip tap.<br /><br />Chi studia baile si lascia molto affascinare dal movimento scattante e difficile, dai suoni complicati. Ma ricordiamoci che il flamenco è emozionalità, presenza, relazione con il pubblico, con i musicisti. <br /><br />Sono molto serena come insegnante, non sgrido gli allievi, ma lo faccio se fingono le loro emozioni, se non sono presenti, se si nascondono dietro ad una forma o ad un suono. <br /><br />Il baile, oggi come ieri, è uno strumento fisico per sottolineare le emozioni della musica, e soprattutto del cante. Lì dobbiamo portare la nostra attenzione! Anche chi studia baile per divertimento e passione, senza mire professionali (cioè la quasi totalità degli allievi di flamenco al mondo) deve andare a cercare questa essenza ed immergercisi, per godere del vero messaggio del flamenco, che è appunto l'espressione. Non farti imbrogliare!<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52367418</guid><pubDate>Fri, 20 Jan 2023 15:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52367418/78_il_baile_flamenco_di_ieri_e_di_oggi_a_confronto.mp3" length="15161513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La storia dell'evoluzione del baile è oggi molto facile da esplorare grazie a Youtube anche a chi vive molto lontano dall'Andalusia! Ovviamente è ben diverso vedere uno spettacolo dal vivo o guardarlo in un filmato. Ma Youtube ci fa anche il servizio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia dell'evoluzione del baile è oggi molto facile da esplorare grazie a Youtube anche a chi vive molto lontano dall'Andalusia! Ovviamente è ben diverso vedere uno spettacolo dal vivo o guardarlo in un filmato. Ma Youtube ci fa anche il servizio di farci vedere cose che non ci sono più. Come Carmen Amaya, icona del baile, forse la bailaora più famosa di tutti i tempi, che è morta nel 1963, e quindi non è possibile vederla altrimenti!<br /><br />SOno convinta che Carmen Amaya e altri bailaores in un normale spettacolo avrebbero fatto altre cose, diverse da quelle che l'impresario chiedeva loro di fare nel film di turno. Tutto ciò che è stato ritratto in un film è una simulazione della realtà, ma è parecchio deviata. <br /><br />A parte Carmen Amaya che era veramente un marziano, per i suoi tempi: fino al 1990 gli altri bailaores non avevano un linguaggio corporeo e ritmico più di tanto evoluto in termini di precisione e varietà. E' oggi molto diverso perché i bailaores studiano danza classica, scuola bolera, danza contemporanea, pilates, yoga, arti marziali... e chi più ne ha più ne metta. Hanno agilità atletica e versatilità nell'interpretazione di repertori molto eterogenei. <br /><br />Il baile flamenco si è molto modificato. <br />Fino agli anni 90 non c'era il canone di usare il linguaggio del flamenco per parlare di temi sociali, morali, culturali, mentre oggi tutti i maggiori bailaores raccontano storie di tipo morale, insegnano cose, deniunciano usando il linguaggio del flamenco.<br /><br />Ovviamente accanto all'interpretazione teatrale con messaggio sociale ecc ci sono ancora i tablaos, ela possibilità di vedere performances tradizionali. <br />Fino al 2007/8 nei tablaos si vedevano più che altro allievi o bailaores non tutti bravissimi, perché erano tutti studenti con poca esperienza che si facevano le ossa nei tablaos. <br />E nella serata magari c'era un bailaor molto bravo che accettava di venire pagato poco come pagano nel tablao per verificare con il pubblico se qualcuna delle sue nuove coreografie funzionava prima di inserirla in uno spettacolo teatrale. <br />Oggi le varie crisi economiche hanno diminuito molto le possibilità di lavoro per le compagnie di baile, quindi i bailaores, anche bravi, spesso lavorano nei tablaos, per non restare a casa. <br /><br />A volte negli anni 90 c'erano in tablaos bailaores imbarazzanti. Oggi se non si va in un luogo assolutamente turistico e non flamenco, è ancora possibile vedere bailaores che non valgono niente, ma a Madrid, Siviglia o Cordova no. <br /><br />I bailaores di oggi, con tutta la formazione atletica eclettica che hanno, portebbero allontanarsi tanto dalla emozionalità del flamenco per sbattere in faccia al pubblico la tecnica. Il messaggio estetico potrebbe anteporsi a quello emozionale, e i bailaores iniziano a fare suoni iperdifficili, che un tempo faceva solo Carmen Amaya!<br /><br />Spesso il compito del bailaor di oggi è produrre passi ritmici super difficili, lasciando da parte il messaggio emozionale, in favore dell'effetto sorpresa!<br />La tecnica è un mezzo e non il fine di tutte le forme d'arte. <br /><br />Oggi spesso il flamenco viene infilato qua e là in altre forme di danza, e molte persone si avvicinano al flamenco vedendolo così, in altre forme di danza. <br />E da questo tramite è possibile che molte persone si avvicinino alla cultura del flamenco. <br /><br />In effetti il baile è stato ambasciatore, e continua ad esserlo, del flamenco, anche quando i primi bailaorres attraversarono l'oceano per portarlo nelle Americhe. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br /><br />Quando insegno baile mi trovo sempre di fronte alle difficoltà dei miei alleivi nella produzione del ritmo. E' vero che nessuno ha già imparato a lavorare...]]></itunes:summary><itunes:duration>948</itunes:duration><itunes:keywords>baile,flamenco,ieri,oggi,sabina,tecnica,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0aa89ae049e64a4a631f709445c598d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#77 La chitarra flamenca di ieri e di oggi a confronto - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/77-la-chitarra-flamenca-di-ieri-e-di-oggi-a-confronto-flamenco-chiavi-in-mano--52367417</link><description><![CDATA[La chitarra è lo strumento principe del flamenco, quello su cui si appoggia completamente l'impianto del flamenco. <br />La chitarra ricorda ai presenti, pubblico compreso, l'identità del genere musicale flamenco che si sta interpretando, e si appoggia su solidissime basi tradizionali. <br /><br />Da anni ormai i musicisti flamenchi studiano musica, spesso anche al conservatorio, e stanno crescendo in direzioni nuove. <br />ogni innovazione nei metodi di studioi porta cambiamenti. I chitarristi di oggi conoscono tanti altri generi musicali e hanno studiato tanto. Un altro fenomeno ha modificato la storia del flamenco: l'aumento esponenziale dei professionisti della chitarra. E questo anche grazie alla internazionalizzazione del flamenco, che ha creato nuove possibilità di lavoro. <br /><br />Chi studia chitarra flamenca sa quanto sia difficile suonarla! Sa quanto tempo va dedicato agli esercizi, all'attenzione a non farsi venire la tendinite, a non rovinarsi le unghie... se non faccio questo di professione non avrò il tempo per studiare e la mia espressività non sarà sostenuta dalla tecnica. <br /><br />Fra l'altro se non studio a sufficienza farò anche più fatica a produrre suoni efficaci, che accompagnino bene il cante e che siano personali, a conoscere bene il repertorio tradizionale che garantisce l'identità del palo di riferimento. <br /><br />Quanto più le competenze musicali crescono, e tanto più la creatività del chitarrista sarà ricca, ma potrebbe essere influenzata troppo da altre sonorità, spostando la creatività lontano dall'essenza del flamenco. <br /><br />Anche dedicare tanta attenzione all'esecuzione tecnica potrebbe portare il chitarrista lontano dall'espressione e invece gettarlo nella ricerca dell'espressione. <br />Ovviamente se sono Vicente Amigo e devo mantenere il mio altissimo standard, ma se non ho nulla da dimostrare, e mi concentro tanto sulla tecnica, rischierò di immaginare che la prima priorità sia sempre la tecnica. <br />La tecnica non fa certamente male alla qualità della musica, ma al primo posto va sempre messa l'emozionalità, l'identità del flamenco e il mantenimento di ambiti tradizionali che garantiscano la conservazione del messaggio. In definitiva, non devo dimenticare di essere al servizio del cante e del flamenco in generale. <br /><br />Oggi alcuni chitarristi flamenchi anche molto bravi si sentono un po' sminuiti nella propria creatività se seguono la tradizione in modo molto pedissequo. E allora vanno alla ricerca di suoni molto creativi, molto lontani dalla tradizione. Il risultato può essere dubbio!<br /><br />Per ogni accordo ci sono almeno 3 note di base, per cui se il cante sta producendo una delle note, tutto dovrebbe andare bene, ma nella tradizione del flamenco ci sono accordi super tradizionali e non devo mai mettere la creatività del singolo chitarrista davanti alla tradizione. <br />I chitarristi così preparati di oggi tendono a non stare fermi nelle pause del cante, a non dare il valore del silenzio, a riempire tutto, armonizzando ogni tono. <br />I suoni più creativi a volte allontanano l'ascolto dalla tradizione, ma la tradizione permette al cantaor di essere più libero. <br /><br />Il chitarrista ha largo spazio per esprimersi creativamente durante le pause del cante, fra una letra e l'altra, durante le sue falsetas. Ecco, nelle falsetas potrà esprimere tutta la creatività senza mangiare lo spazio del cante. <br /><br />Ti voglio raccontare di un chitarrista di Huleva, el Nino Miguel, del 1952. Aveva un suono molto spontaneo e creativo, enormemente legato alla tradizione. Era uno zio di Tomatito, e quindi veniva da una famiglia di chitarristi. Paco de Lucia stesso lo apprezzava. <br />Ad un certo punto però purtroppo cadde nel vortice dell'eroina, e faceva il mendicante per la strada, e quindi non si allenava per suonare in modo più preciso, perché il suo obiettivo non era l'arte ma era fare cassa per mantenere il vizio. Spesso gli si rompevano le corde e lui continuava a suonare con 3 corde e riusciva, senza tecnica e anche senza corde (!) ad esprimere la creatività del flamenco. <br /><br />On line si trovano facilmente suoi brani.<br /><br />Ti ho parlato di lui perché non gli interessava altro che la tradizione e lo faceva senza tecnica. <br /><br />Ti consiglio di ascoltare tanto la chitarra e se ti verrà da dire "che passaggio difficile, come è brqavo questo chitarrista" forse mil chitarrista che stai ascoltando non è così bravo. Il flamenco si regge perfettamente su se stesso come un castello di carte: nessuno deve primeggiare sugli altri, e se lo facesse i lcastello cadrebbe. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno bail flamenco a MIlano e Lyrical Arab Dance, un mio lavoro di espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno, sollecito sempre gli allievi ad ascoltare tanto la musica, perché le danze che insegno lo richiedono. Faccio sentire tanti esempi agli allievi, anche esempi scorretti, e faccio notare quanto ci sia creatività in un senso di aiuto al cante o in un senso di innovazione tale che esco dal senso della tradizione. <br />Ritornare all'essenza, ritornare alle basi, mi permette di non perdermi dietro all'estetica, e riconoscere le note di ieri nella chitarra di oggi è importante. <br /><br />Le difficoltà accentrano l'attenzione nei confronti della tecnica. Ma il flamenco non è la tecnica. Usa la tecnica, per arrivare all'espressione. <br /><br />La chitarra deve dare gli stimoli musicali che servono: dobbiamo andare in quel palo, non nella interpretazione che quel chitarrista sta facendo di quel palo! <br /><br />I chitarristi di livello top, come Paco de Lucia o Vicente Amigo, sono pochissimi ma hanno i piedi così radicati nella tradizione che deviano la tradizione stessa verso la loro creatività. Ascoltarli fa benissimo, perché il loro background tradizionale si sente lo stesso, ma dobbiamo capire che cos'è il flamenco in tutti i suoi aspetti, nelle juergas fra aficionados, nei festival di paese, nelle improvvisazioni. Questo ci aiuterà a capire la verità del flamenco, la sua origine, e, quando dovremo eventualmente interpretare il flamenco, entreremo nell'identità del palo camminandogli al fianco, senza mettere noi stessi davanti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52367417</guid><pubDate>Fri, 13 Jan 2023 15:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52367417/77_la_chitarra_flamenca_di_ieri_e_di_oggi_a_confronto.mp3" length="20319965" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La chitarra è lo strumento principe del flamenco, quello su cui si appoggia completamente l'impianto del flamenco. 
La chitarra ricorda ai presenti, pubblico compreso, l'identità del genere musicale flamenco che si sta interpretando, e si appoggia su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La chitarra è lo strumento principe del flamenco, quello su cui si appoggia completamente l'impianto del flamenco. <br />La chitarra ricorda ai presenti, pubblico compreso, l'identità del genere musicale flamenco che si sta interpretando, e si appoggia su solidissime basi tradizionali. <br /><br />Da anni ormai i musicisti flamenchi studiano musica, spesso anche al conservatorio, e stanno crescendo in direzioni nuove. <br />ogni innovazione nei metodi di studioi porta cambiamenti. I chitarristi di oggi conoscono tanti altri generi musicali e hanno studiato tanto. Un altro fenomeno ha modificato la storia del flamenco: l'aumento esponenziale dei professionisti della chitarra. E questo anche grazie alla internazionalizzazione del flamenco, che ha creato nuove possibilità di lavoro. <br /><br />Chi studia chitarra flamenca sa quanto sia difficile suonarla! Sa quanto tempo va dedicato agli esercizi, all'attenzione a non farsi venire la tendinite, a non rovinarsi le unghie... se non faccio questo di professione non avrò il tempo per studiare e la mia espressività non sarà sostenuta dalla tecnica. <br /><br />Fra l'altro se non studio a sufficienza farò anche più fatica a produrre suoni efficaci, che accompagnino bene il cante e che siano personali, a conoscere bene il repertorio tradizionale che garantisce l'identità del palo di riferimento. <br /><br />Quanto più le competenze musicali crescono, e tanto più la creatività del chitarrista sarà ricca, ma potrebbe essere influenzata troppo da altre sonorità, spostando la creatività lontano dall'essenza del flamenco. <br /><br />Anche dedicare tanta attenzione all'esecuzione tecnica potrebbe portare il chitarrista lontano dall'espressione e invece gettarlo nella ricerca dell'espressione. <br />Ovviamente se sono Vicente Amigo e devo mantenere il mio altissimo standard, ma se non ho nulla da dimostrare, e mi concentro tanto sulla tecnica, rischierò di immaginare che la prima priorità sia sempre la tecnica. <br />La tecnica non fa certamente male alla qualità della musica, ma al primo posto va sempre messa l'emozionalità, l'identità del flamenco e il mantenimento di ambiti tradizionali che garantiscano la conservazione del messaggio. In definitiva, non devo dimenticare di essere al servizio del cante e del flamenco in generale. <br /><br />Oggi alcuni chitarristi flamenchi anche molto bravi si sentono un po' sminuiti nella propria creatività se seguono la tradizione in modo molto pedissequo. E allora vanno alla ricerca di suoni molto creativi, molto lontani dalla tradizione. Il risultato può essere dubbio!<br /><br />Per ogni accordo ci sono almeno 3 note di base, per cui se il cante sta producendo una delle note, tutto dovrebbe andare bene, ma nella tradizione del flamenco ci sono accordi super tradizionali e non devo mai mettere la creatività del singolo chitarrista davanti alla tradizione. <br />I chitarristi così preparati di oggi tendono a non stare fermi nelle pause del cante, a non dare il valore del silenzio, a riempire tutto, armonizzando ogni tono. <br />I suoni più creativi a volte allontanano l'ascolto dalla tradizione, ma la tradizione permette al cantaor di essere più libero. <br /><br />Il chitarrista ha largo spazio per esprimersi creativamente durante le pause del cante, fra una letra e l'altra, durante le sue falsetas. Ecco, nelle falsetas potrà esprimere tutta la creatività senza mangiare lo spazio del cante. <br /><br />Ti voglio raccontare di un chitarrista di Huleva, el Nino Miguel, del 1952. Aveva un suono molto spontaneo e creativo, enormemente legato alla tradizione. Era uno zio di Tomatito, e quindi veniva da una famiglia di chitarristi. Paco de Lucia stesso lo apprezzava. <br />Ad un certo punto però purtroppo cadde nel vortice dell'eroina, e faceva il mendicante per la strada, e quindi non si allenava per suonare in modo più preciso, perché il suo obiettivo non era l'arte ma era fare cassa per mantenere il vizio. Spesso gli si rompevano le corde e lui...]]></itunes:summary><itunes:duration>1270</itunes:duration><itunes:keywords>cante,chitarra,conservatorio,flamenco,professionismo,sabina,storia,suoni,tecnica,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b815b1862378cdf320e807edc52af8c6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#76 Consigli e trucchi per migliorare le tue capacità ritmiche - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/76-consigli-e-trucchi-per-migliorare-le-tue-capacita-ritmiche-flamenco-chiavi-in-mano--52273320</link><description><![CDATA[Ti offro alcuni trucchi per migliorare le tue capacità ritmiche nel flamenco (e non solo)<br />Le divido in aree di pertinenza:<br /><br />Per quello che riguarda l'aspetto fisico, occorre che il corpo sia pronto a produrre il ritmo, e ci sono alcuni accorgimenti imprescidibili: <br />1- respirare. Il respiro è il primo ritmo, e se smetto di assecondarlo mi allontano parecchio dalla sensibilità ritmica. Cura di respirare in modo tranquillo e il più profondo possibile<br />2- addome, glutei e gambe attivi. Sono le nostre radici, e senza di essi nulla funziona.<br />3- piedi attivi: i muscoli situati nei piedi che servono per muovere i piedi (muscoli intrinseci dei piedi) hanno un ruolo fortissimo nel produrre un suono qualitativamente buono quando stiamo ballando flamenco. Se non li usiamo i nostri piedi saranno sempre trascinati, come se indossassimo delle pantofole. <br />4-  mandibole sciolte e muscoli del viso rilassati. Ti aiuterà molto più di quanto tu possa pensare. <br />5- sentire cosa si sta facendo, e mantenere un corpo vivo, né molle né rigido. Presenza! Il corpo è il nostro strumento musicale, prima ancora dello strumento che stiamo suonando. Gran parte del nostro suono passa da lì!<br /><br />Per migliorare la relazione con la musica, cosa che ci aiuta a seguire molto meglio il ritmo, dobbiamo fare alcune cose legate alla pratica, all'allenamento:<br />1- allenarsi a tenere il tempo stabile, senza cambiare la velocità. Tutti i musicisti fanno le scale musicali per allenarsi, e anche i bailaores devono farlo! Devo quindi riconoscere i passi e le forme più semplici dei vari passagi della chitarra, del cante, della palma o del cajon, e praticarli con precisione. <br />2- fare gli esercizi lentamente e un pezzo per volta, esercitando tante volte le basi. <br />3- conoscere bene il palo che devi interpretare. Se non ho familiarità con quel compas, tutto mi risulta più ostico, meno spontaneo, e mi inviterà a pensare anziché a sentire. <br />4- cantare il ritmo, non contarlo! Se sento la musicalità del suono sarà tutto più semplice. Prova!<br />5- dare estrema importanza alla qualità del suono, ascoltando sempre quello che produci<br /><br /><br />Ed ecco alcuni consigli che i miei alleivi definirebbero di "psico-flamenco". RIcordando che il peggiore sabotatore di noi stessi è proprio dentro di noi:<br />1- Concentrarsi sulla presenza fisica, sul corpo ed escludere altri pensieri che distraggono senza apportare benefici. <br />2- Lasciarsi coinvolgere dalla musica e appoggiarsi sulla solidità degli altri musicisti flamenchi, fidandomi, <br />3- stare nella musica, viverla e cantarla dentro di sé, stare nel gruppo, nell'insieme. Alla prima esitazione, se non mi fido di me o degli altri, mi porterà fuori dal tempo e dal ritmo. <br />4- lasciar fluire<br />5- stare sereni e fidarsi che tutto verrà in modo spontaneo, e che il compas sta in piedi da solo, non lo devo reggere io. Soprattutto se ci sono anche altri musicisti, o magari un semplice metronomo. <br />6- accettare di sbagliare senza sentirsi in colpa, e darsi il tempo di imparare.<br />7- Pensare di comunicare questi suoni a qualcuno!<br />8- Ricordarsi che il cervello è plastico e si modifica ogni giorno, per cui, sentiamoci sempre principianti ogni gioron e ricordiamoci di imparare ad imparare. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Sono una studiosa appassionata di neuroscienze, che uso tantissimo nelle mie lezioni. <br /><br />Agli allievi spesso faccio fare esercizi ritmici in cui sperimentino la loro espressività e la capacità di usare il ritmo per comunicare un'intenzione, a coppie o in gruppo. Il risultato è incredibile. Il cervello è costruito intorno alla capacità di comunicare attraverso il suono, visto che il linguaggio ha contribuito tantissimo allo sviluppo umano. <br /><br />Un altro esercizio utilissimo è imparare ad ascoltare i nostri suoni pronunciando la frase "ascolto il suono della mia voce in questa stanza" più volte, provando a fare ciò che stiamo dicendo o no. La differenza fra l'acolto e il non ascolto è tremenda, e tutti la sentono, sugli altri e su di sé. <br /><br />Per ricordare i ritmi, per chi suona il cajon e per chi balla è molto utile sostituire i suoni con piccole frasi, con i ritornelli delle pubblicità: se il cervello conosce bene il suono ed è attento al suono, tutto funziona più facilmente. <br /><br />Ricordiamo di quando andavamo a scuola ed in gita scolastica cantavamo con i compagni di scuola anche se non conoscevamo alla perfezione tutte le parole della canzone. <br /><br />Anche con il flamenco andrebbe fatto questo: prima di fare tutti i passassi alla perfezione, possiamo soddisfare la globalità del suono. Tutto funzionerà molot più velocemente e facilmente. <br /><br />Ricordiamoci che il flamenco è essenzialmente gioia di vivere e capacità di goderci la vita. E quindi, in primo luogo, godiamoci il semplice ffatto di poter essere lì a fare quella cosa, che si chiama flamenco, e che tanto ci piace<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52273320</guid><pubDate>Mon, 26 Dec 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52273320/76_consigli_e_trucchi_per_migliorare_le_tue_capacit_ritmiche.mp3" length="14986806" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ti offro alcuni trucchi per migliorare le tue capacità ritmiche nel flamenco (e non solo)
Le divido in aree di pertinenza:

Per quello che riguarda l'aspetto fisico, occorre che il corpo sia pronto a produrre il ritmo, e ci sono alcuni accorgimenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ti offro alcuni trucchi per migliorare le tue capacità ritmiche nel flamenco (e non solo)<br />Le divido in aree di pertinenza:<br /><br />Per quello che riguarda l'aspetto fisico, occorre che il corpo sia pronto a produrre il ritmo, e ci sono alcuni accorgimenti imprescidibili: <br />1- respirare. Il respiro è il primo ritmo, e se smetto di assecondarlo mi allontano parecchio dalla sensibilità ritmica. Cura di respirare in modo tranquillo e il più profondo possibile<br />2- addome, glutei e gambe attivi. Sono le nostre radici, e senza di essi nulla funziona.<br />3- piedi attivi: i muscoli situati nei piedi che servono per muovere i piedi (muscoli intrinseci dei piedi) hanno un ruolo fortissimo nel produrre un suono qualitativamente buono quando stiamo ballando flamenco. Se non li usiamo i nostri piedi saranno sempre trascinati, come se indossassimo delle pantofole. <br />4-  mandibole sciolte e muscoli del viso rilassati. Ti aiuterà molto più di quanto tu possa pensare. <br />5- sentire cosa si sta facendo, e mantenere un corpo vivo, né molle né rigido. Presenza! Il corpo è il nostro strumento musicale, prima ancora dello strumento che stiamo suonando. Gran parte del nostro suono passa da lì!<br /><br />Per migliorare la relazione con la musica, cosa che ci aiuta a seguire molto meglio il ritmo, dobbiamo fare alcune cose legate alla pratica, all'allenamento:<br />1- allenarsi a tenere il tempo stabile, senza cambiare la velocità. Tutti i musicisti fanno le scale musicali per allenarsi, e anche i bailaores devono farlo! Devo quindi riconoscere i passi e le forme più semplici dei vari passagi della chitarra, del cante, della palma o del cajon, e praticarli con precisione. <br />2- fare gli esercizi lentamente e un pezzo per volta, esercitando tante volte le basi. <br />3- conoscere bene il palo che devi interpretare. Se non ho familiarità con quel compas, tutto mi risulta più ostico, meno spontaneo, e mi inviterà a pensare anziché a sentire. <br />4- cantare il ritmo, non contarlo! Se sento la musicalità del suono sarà tutto più semplice. Prova!<br />5- dare estrema importanza alla qualità del suono, ascoltando sempre quello che produci<br /><br /><br />Ed ecco alcuni consigli che i miei alleivi definirebbero di "psico-flamenco". RIcordando che il peggiore sabotatore di noi stessi è proprio dentro di noi:<br />1- Concentrarsi sulla presenza fisica, sul corpo ed escludere altri pensieri che distraggono senza apportare benefici. <br />2- Lasciarsi coinvolgere dalla musica e appoggiarsi sulla solidità degli altri musicisti flamenchi, fidandomi, <br />3- stare nella musica, viverla e cantarla dentro di sé, stare nel gruppo, nell'insieme. Alla prima esitazione, se non mi fido di me o degli altri, mi porterà fuori dal tempo e dal ritmo. <br />4- lasciar fluire<br />5- stare sereni e fidarsi che tutto verrà in modo spontaneo, e che il compas sta in piedi da solo, non lo devo reggere io. Soprattutto se ci sono anche altri musicisti, o magari un semplice metronomo. <br />6- accettare di sbagliare senza sentirsi in colpa, e darsi il tempo di imparare.<br />7- Pensare di comunicare questi suoni a qualcuno!<br />8- Ricordarsi che il cervello è plastico e si modifica ogni giorno, per cui, sentiamoci sempre principianti ogni gioron e ricordiamoci di imparare ad imparare. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Sono una studiosa appassionata di neuroscienze, che uso tantissimo nelle mie lezioni. <br /><br />Agli allievi spesso faccio fare esercizi ritmici in cui sperimentino la loro espressività e la capacità di usare il ritmo per comunicare un'intenzione, a coppie o in gruppo. Il risultato è incredibile. Il cervello è costruito intorno alla capacità di comunicare attraverso il suono, visto che il linguaggio ha contribuito...]]></itunes:summary><itunes:duration>937</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,compas,espressione,flamenco,musica,neuroscienze,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a3d0fdad281ca4512f6849f22642ee26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#75 Villancicos Zambombas e il Natale Flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/75-villancicos-zambombas-e-il-natale-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--52265579</link><description><![CDATA[Gli andalusi amano festeggiare e o gni occasione è buona per festeggiare, condividere, mangiare, bere e godersi la musica. <br />I canti natalizi tradizionali si sono afflamencati in parte, soprattutto nella zona di Jerez e di Arcos de la Frontera, e altri canti sono stati costruiti abbastanza di recente, nascendo già come canti flamenchi. <br /><br />I Villancicos sono canti di Natale nati in questa ottica. La loro origine popolare è evidente, ne troviamo tanti musicati a ritmo di rumba, di tango, ma anche di buleria (cosa anche ovvia, dato che molti nascono appunto a Jerez, patria della buleria!) e in ritmi ternari. <br />Un canto da cui i Villancicos prendono spunto sono i Campanilleros, di origine religiosa: alcuni pellegrini muniti di campanella erano soliti cantarli per chiamare i fedeli alla messa o alla recita del Rosario, all'alba. Questo era definito El Rosario de la Aurora. <br /><br />Manuel Torre, cantaor jerezano nato nel 1880, ha rielaborato un campanillero e lo ha inciso, cosa che lo ha salvato per noi posteri nel 1929. Il canto è molto monotono, è quasi una salmodia, e la chitarra lo accompagna principalmente usando un solo accordo. <br />La Nina de la Puebla lo ha ripreso, qualche anno dopo, nel 1932, rendendolo però più melodico ed orecchiabile, dando quindi una svolta all'evoluzione di questo ghenere musicale, che è al confine fra copla e flamenco. <br /><br />Nella storia è stato molto importante il cantaor Jerezano El Gloria, che ha preso il nome proprio dal fatto di avere cantato tanto un Villancico, "Gloria al recien nacio", Gloria al bambinello, potremmo dire in italiano. Questo VIllancico già molto cfonosciuto è stato reso ancora più noto, e si è diffuso addirittura internazionalmente grazie al film "Flamenco" di Carlos Saura, che ritrae la cantaorea Jerezana La Macanita mentre lo canta. On line si può facilmente trovare questo spezzone del film. <br /><br />Un altro cantaor jerezano che si trova facilmente on line ed interpreta lo stesso Villancico è José Mercé.<br />Guardando la partecipazione con la quale questi cantaores interpretano i cantes di Natale si nota quanto stiano loro a cuore, e ci fa capire quale importanza abbiano nella cultura tradizionale andalusa. <br /><br />Si tratta di cantes di origine popolare con una struttura particolare, che prevede il coro che canta un nritornello e un solista che canta la strofa. Tradizionalmente il coro era composto da tutti i presenti e non era necessaria la presenza di cantanti preparati. <br /><br />A Jerez i Villancicos vengono accompagnati da uno strumento tradizionale molto tipico, la zambomba. SI tratta di un vaso di coccio o di legno, sul quale viene tesa una pelle di capra. Al centro della pelle viene praticato un foro, in cui si inserisce una canna. Lo strumento si suona muovendo la canna, che fa attrito sulla pelle producendo un suono stridulo particolare. <br />Per estensione, le serate di canti natalizi a Jerez vengono chiamate "Zambombas".<br />Altri strumenti semplici vengono utilizzati per cantare VIllancicos, tamburelli, il triangolo, e una cosa particolare: le bottiglie di vewtro di Anis del Mono, che ha tradizionalmente delle protuberanze, che, sfregate con un cucchiaio, producono un suono particolare. <br /><br /><br />Dopo gli anni 80 il Natale si è internazionalizzato, si è aggiunta la figura di Babbo Natale, l'uso dell'albero di Natale si è diffuso accanto al tradizionale presepio. Le zambombas jerezanas si sono diffuse sempre più, venendo cantate da cantaores flamenchi e da cori professionali, anche grazie al sostegno della Cattedra di flamencologia e di studi folcloristici di Jerez. La musica si è quindi evoluta molto. Nel 1982 si è addirittura inciso un cd, una antologia di Villancicos: Asi canta nuestra tierra por Navidad. <br />I cantes vengono così diffusi più capillarmente, e si evolvono sempre più nella direzione del flamenco <br />Dal 2015 le zambombas di Jerez e di Arcos vengono considerate Beni di interesse culturale. <br />Le zambombas stanno diventando sempre più complesse, veri e propri concerti, celebrati addirittura in grandi teatri.<br /><br />Gia dal 1700 la chiesa ha cominciato ad ammettere canti non in latino per coinvolgere maggiormente la gente. I Villancicos a volte non trattano, però di argomenti religiosi, magari dedicate all'amore (prova ad ascoltare quello che ti dicevo, della Nina de la Puebla, e capirai!). <br /><br />Ciò che è importante ricorare che gli andalusi, e i flamenchi in particolare sono molto interessato a celebrare la vioia di vivere, la condivisione, la convivialità, e il valore di godersi la vita. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo dei flamenco e musiche e danze del mondo arabo  dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro di mia creazione, Lyrical Arab Dance, che aiuta l'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />I Villancicos sono di origine popolare, quindi hanno ritmi semplici (i campanilleros hanno ritmo ternario, molto ipnotico) e le melodie sono molto orecchiabili e si incollano nella memoria con grande facilità. Nei cantes più antichi c'è spesso l'interruzione del ritmo incalzante per deviare il canto verso una maggiore espressività, come avviene nel cante jondo. Ovviamente non si tratta di cante jondo, siamo davvero ai confini fra copla e flamenco.<br /><br />Oggi è semplice ascoltare i Villancicos, on line, mentre un tempo bisognava entrare in una famiglia andalusa e goderseli nella tradizione. <br /><br />Gli andalusi li sentono molto profondamente nella loro sensibilità musicale, poiché fanno parte del loro universo sonoro di riferimento. Noi che amiamo il flamenco possiamo immerggerci in queste sonorità per avvicinare la nostra sensibilità in maniera più completa alla cultura del flamenco,.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52265579</guid><pubDate>Fri, 23 Dec 2022 15:50:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52265579/75_villancico_e_zambomba_il_natale_flamenco.mp3" length="12685523" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Gli andalusi amano festeggiare e o gni occasione è buona per festeggiare, condividere, mangiare, bere e godersi la musica. 
I canti natalizi tradizionali si sono afflamencati in parte, soprattutto nella zona di Jerez e di Arcos de la Frontera, e altri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli andalusi amano festeggiare e o gni occasione è buona per festeggiare, condividere, mangiare, bere e godersi la musica. <br />I canti natalizi tradizionali si sono afflamencati in parte, soprattutto nella zona di Jerez e di Arcos de la Frontera, e altri canti sono stati costruiti abbastanza di recente, nascendo già come canti flamenchi. <br /><br />I Villancicos sono canti di Natale nati in questa ottica. La loro origine popolare è evidente, ne troviamo tanti musicati a ritmo di rumba, di tango, ma anche di buleria (cosa anche ovvia, dato che molti nascono appunto a Jerez, patria della buleria!) e in ritmi ternari. <br />Un canto da cui i Villancicos prendono spunto sono i Campanilleros, di origine religiosa: alcuni pellegrini muniti di campanella erano soliti cantarli per chiamare i fedeli alla messa o alla recita del Rosario, all'alba. Questo era definito El Rosario de la Aurora. <br /><br />Manuel Torre, cantaor jerezano nato nel 1880, ha rielaborato un campanillero e lo ha inciso, cosa che lo ha salvato per noi posteri nel 1929. Il canto è molto monotono, è quasi una salmodia, e la chitarra lo accompagna principalmente usando un solo accordo. <br />La Nina de la Puebla lo ha ripreso, qualche anno dopo, nel 1932, rendendolo però più melodico ed orecchiabile, dando quindi una svolta all'evoluzione di questo ghenere musicale, che è al confine fra copla e flamenco. <br /><br />Nella storia è stato molto importante il cantaor Jerezano El Gloria, che ha preso il nome proprio dal fatto di avere cantato tanto un Villancico, "Gloria al recien nacio", Gloria al bambinello, potremmo dire in italiano. Questo VIllancico già molto cfonosciuto è stato reso ancora più noto, e si è diffuso addirittura internazionalmente grazie al film "Flamenco" di Carlos Saura, che ritrae la cantaorea Jerezana La Macanita mentre lo canta. On line si può facilmente trovare questo spezzone del film. <br /><br />Un altro cantaor jerezano che si trova facilmente on line ed interpreta lo stesso Villancico è José Mercé.<br />Guardando la partecipazione con la quale questi cantaores interpretano i cantes di Natale si nota quanto stiano loro a cuore, e ci fa capire quale importanza abbiano nella cultura tradizionale andalusa. <br /><br />Si tratta di cantes di origine popolare con una struttura particolare, che prevede il coro che canta un nritornello e un solista che canta la strofa. Tradizionalmente il coro era composto da tutti i presenti e non era necessaria la presenza di cantanti preparati. <br /><br />A Jerez i Villancicos vengono accompagnati da uno strumento tradizionale molto tipico, la zambomba. SI tratta di un vaso di coccio o di legno, sul quale viene tesa una pelle di capra. Al centro della pelle viene praticato un foro, in cui si inserisce una canna. Lo strumento si suona muovendo la canna, che fa attrito sulla pelle producendo un suono stridulo particolare. <br />Per estensione, le serate di canti natalizi a Jerez vengono chiamate "Zambombas".<br />Altri strumenti semplici vengono utilizzati per cantare VIllancicos, tamburelli, il triangolo, e una cosa particolare: le bottiglie di vewtro di Anis del Mono, che ha tradizionalmente delle protuberanze, che, sfregate con un cucchiaio, producono un suono particolare. <br /><br /><br />Dopo gli anni 80 il Natale si è internazionalizzato, si è aggiunta la figura di Babbo Natale, l'uso dell'albero di Natale si è diffuso accanto al tradizionale presepio. Le zambombas jerezanas si sono diffuse sempre più, venendo cantate da cantaores flamenchi e da cori professionali, anche grazie al sostegno della Cattedra di flamencologia e di studi folcloristici di Jerez. La musica si è quindi evoluta molto. Nel 1982 si è addirittura inciso un cd, una antologia di Villancicos: Asi canta nuestra tierra por Navidad. <br />I cantes vengono così diffusi più capillarmente, e si evolvono sempre più nella direzione del flamenco <br />Dal 2015 le zambombas di Jerez e di Arcos vengono considerate Beni di interesse...]]></itunes:summary><itunes:duration>793</itunes:duration><itunes:keywords>arcos,campanilleros,cultura,flamenco,jerez,manuel,musica,natale,nina,puebla,sabina,todaro,torre,tradizione,villancico,zambomba</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebe5ff0314fcd01407fe7fec73f4425d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#74 33 Errori che ci ostacolano nell'andare a compás - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/74-33-errori-che-ci-ostacolano-nell-andare-a-compas-flamenco-chiavi-in-mano--52209833</link><description><![CDATA[Ho compilato una lista di 33 errori che ci ostacolano nell'andare a compás. Sono tanti e te li elenco in ordine sparso. Andare a compás è sempre difficile, chi ci prova lo sa. Sono errori che facciamo tutti!<br /><ol><li>Distrarsi: ci vengono in mente altre cose, anche banali, come comprare le cipolle al mercato!</li><li>Ritardare o anticipare il suono anziché stare nella pulsazione costante del suono. Rispettiamo la velocità per rendere più agevole il lavoro agli altri che sono con noi.</li><li>Non essere nel presente: se penso troppo al prossimo passaggio sbaglerò di certo!</li><li>Controllare: se lo faccio andrò di certo in ansia, producendo molti errori</li><li>Non respirare: forse per un attimo mi concentro meglio ma il movimento diventerà più rigido mpedendomi di suonare o cantare o ballare.</li><li>Contrarre le mandibole: i muscoli che chiudono la bocca peggiorano la ricezione del suono.</li><li>Pensare a cosa fare. Potrei anchce soltanto dire "pensare": invece di sentire e ascoltare penso e questo non aiuta.</li><li>Parlare: ogni volta che uso parole al di fuori di me o dentro di me, attivo una parte del cervello che è dedicata alla produzione del linguaggio verbale e non serve a seguire il compás.</li><li>Non aver voglia: se faccio l'esercizio di mala voglia solo per dovere, non riuscirò a farlo bene!</li><li>Non godersela: il flamenco muore senza il piacere. Se non mi godo suono, canto, movimento andrò di certo fuori dal compás</li><li>Distrarsi guardando in giro. La vista accentra l'attenzione portandola via dall'udito.</li><li>Agitarsi e preoccuparsi. Comincio a pensare a cose che succederanno dopo o che sono successe prima, ma perderò il contatto con il presente.</li><li>Irrigidirsi non aiuta il fluire del suono nel mio corpo.</li><li>Confondere energia con velocità: se voglio fare un crescendo espressivo, è possibile che metta maggiore velocità o a battere molto forte i piedi se sto ballando. Probabilmente andrò per conto mio mentre il compásva per conto suo.</li><li>Contare invece che stare nella musica: ho visto persone contare così tanto da non rendersi conto che il compásandava ad una velocità diversa.</li><li>Pensare insistentmente a primeggiare. La competizione crea uno stress che non migliora le nostre capacità ritmiche.</li><li>Sostituire l'attenzione al suono con quella verso la meccanica che serve per produrlo.</li><li>Non conoscere bene quel particolare compás perché non ho ascoltato molto quel palo.</li><li>Scegliere un palo che non mi piace (potrei dire 18 bis perché se ho ascoltato poco un palo può essere che non mi piaccia, ma quanto più lo conosco, tanto più mi piace)</li><li>Non fidarsi di sè: se non mi fido delle mie capacità di memoria e produzione del suono sbaglierò di certo.</li><li>Non fidarsi degli altri: penso di essere più bravo degli altri e suonerò troppo violentemente, esagerando tutto e perderò la sensibilità ritmica.</li><li>Studiare subito velocemente. Questo è il tipico errore di chi studia baile flamenco: si ripete il passo subito velocemente ma si sbaglia immediatamente.</li><li>Non affrontare cambi di ritmo nello studio. Se studio cambiando la velocità la mia sensibilità ritmica rimane più elastica.</li><li>Non dare importanza alla qualità del suono: il feed back acustico è molto importante per andare a  compás</li><li>Non accettare di sbagliare: se non accetto i miei llimiti, la volta successiva farò peggio!</li><li>Non aver esercitato le cose più di base: se non ho le idee chiare sui suoni più semplici, sbaglierò di certo quelli più complicati.</li><li>Sentirsi in colpa per aver sbagliato... così si sbaglia anche il successivo</li><li>Pretendere di offrire ogni giorno lo stesso risultato. "Ma come? Ieri l'ho fatto benissimo, e oggi no!" Ecco, oggi è un altro giorno.</li><li>Non darsi il tempo di imparare.</li><li>La Target Panic, la sindrome della paura del bersaglio, tipica di chi fa tiro con l'arco: perchè ho paura di sbagliare? Che cosa succederebe se sbagliassi? E se non sbagliassi?</li><li>Aver paura di farcela (tipicamente gli allievi per convalidare la famosa legge di Murphy mi dicono "non verrà più")</li><li>Vogliamo fare tutto giusto, tutto intero e tutto di seguito prima di fare giusto un pezzo per volta</li><li>Fingere di averlo fatto bene e non ammettere neanche a noi stessi di avere sbagliato.</li></ol><br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, insegno baile flamenco dal 1990 e Lyrical Arab dance, un lavoro sulla espressività attraverso le danze del mondo arabo. Sono appassionata di corpo, psicologia, neurologia, neuroscienze, apprendimento.<br /><br />Mi sono molto divertita a compilare questa lunga lista, riconoscendo me in tutti gli errori, e i miei allievi in quasi tutti. <br /><br />In definitiva sbagliare è profondamente umano, e fa parte del mio apprendimento. FInché non accetto di sbagliare continuerò a non cambiare strategia. Ho visto spesso i miei allievi ad avere difficoltà ritmiche giganti e voler continuare a fare di testa loro, attivando strategie non efficaci e continuando a ripeterle. <br /><br />Spesso ho sentito persone (non i miei allievi perché li avrei puniti severamente!) ripetere i passi così velocemente da sbagliarli quasi subito. E smettere immediatamente dopo. <br /><br />Spesso litigo con le mie allieve perché io faccio lezione con le gonne arrotolate o con i pantaloni, lasciando le gambe e i piedi scoperti, mentre alcune di loro vengono con delle gonne meravigliose, lunghe fino a terra, che nascondono completamente i piedi. Chiedo loro di sollevare un po' le gonne, ma mi guardano come se fossi una maleducata! Sollevano la gonna di 3 cm e dopo 4 secondi la abbassano di nuovo, per non farmi vedere i pasticci che fanno. Si devono ricordare che ho la vista a raggi x...<br /><br />In definitiva se ho fatto tanti pasticci posso solo migliorare!<br /><br />Il segreto è sempre godersela, e tener presente che il fatto di studiare flamenco è un lusso che ci prendiamo e che ci dobbiamo godere fino in fondo, consapevolmente.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52209833</guid><pubDate>Mon, 19 Dec 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52209833/74_33_errori_che_ci_ostacolano_nell_andare_a_compas.mp3" length="18751364" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ho compilato una lista di 33 errori che ci ostacolano nell'andare a compás. Sono tanti e te li elenco in ordine sparso. Andare a compás è sempre difficile, chi ci prova lo sa. Sono errori che facciamo tutti!

- Distrarsi: ci vengono in mente altre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho compilato una lista di 33 errori che ci ostacolano nell'andare a compás. Sono tanti e te li elenco in ordine sparso. Andare a compás è sempre difficile, chi ci prova lo sa. Sono errori che facciamo tutti!<br /><ol><li>Distrarsi: ci vengono in mente altre cose, anche banali, come comprare le cipolle al mercato!</li><li>Ritardare o anticipare il suono anziché stare nella pulsazione costante del suono. Rispettiamo la velocità per rendere più agevole il lavoro agli altri che sono con noi.</li><li>Non essere nel presente: se penso troppo al prossimo passaggio sbaglerò di certo!</li><li>Controllare: se lo faccio andrò di certo in ansia, producendo molti errori</li><li>Non respirare: forse per un attimo mi concentro meglio ma il movimento diventerà più rigido mpedendomi di suonare o cantare o ballare.</li><li>Contrarre le mandibole: i muscoli che chiudono la bocca peggiorano la ricezione del suono.</li><li>Pensare a cosa fare. Potrei anchce soltanto dire "pensare": invece di sentire e ascoltare penso e questo non aiuta.</li><li>Parlare: ogni volta che uso parole al di fuori di me o dentro di me, attivo una parte del cervello che è dedicata alla produzione del linguaggio verbale e non serve a seguire il compás.</li><li>Non aver voglia: se faccio l'esercizio di mala voglia solo per dovere, non riuscirò a farlo bene!</li><li>Non godersela: il flamenco muore senza il piacere. Se non mi godo suono, canto, movimento andrò di certo fuori dal compás</li><li>Distrarsi guardando in giro. La vista accentra l'attenzione portandola via dall'udito.</li><li>Agitarsi e preoccuparsi. Comincio a pensare a cose che succederanno dopo o che sono successe prima, ma perderò il contatto con il presente.</li><li>Irrigidirsi non aiuta il fluire del suono nel mio corpo.</li><li>Confondere energia con velocità: se voglio fare un crescendo espressivo, è possibile che metta maggiore velocità o a battere molto forte i piedi se sto ballando. Probabilmente andrò per conto mio mentre il compásva per conto suo.</li><li>Contare invece che stare nella musica: ho visto persone contare così tanto da non rendersi conto che il compásandava ad una velocità diversa.</li><li>Pensare insistentmente a primeggiare. La competizione crea uno stress che non migliora le nostre capacità ritmiche.</li><li>Sostituire l'attenzione al suono con quella verso la meccanica che serve per produrlo.</li><li>Non conoscere bene quel particolare compás perché non ho ascoltato molto quel palo.</li><li>Scegliere un palo che non mi piace (potrei dire 18 bis perché se ho ascoltato poco un palo può essere che non mi piaccia, ma quanto più lo conosco, tanto più mi piace)</li><li>Non fidarsi di sè: se non mi fido delle mie capacità di memoria e produzione del suono sbaglierò di certo.</li><li>Non fidarsi degli altri: penso di essere più bravo degli altri e suonerò troppo violentemente, esagerando tutto e perderò la sensibilità ritmica.</li><li>Studiare subito velocemente. Questo è il tipico errore di chi studia baile flamenco: si ripete il passo subito velocemente ma si sbaglia immediatamente.</li><li>Non affrontare cambi di ritmo nello studio. Se studio cambiando la velocità la mia sensibilità ritmica rimane più elastica.</li><li>Non dare importanza alla qualità del suono: il feed back acustico è molto importante per andare a  compás</li><li>Non accettare di sbagliare: se non accetto i miei llimiti, la volta successiva farò peggio!</li><li>Non aver esercitato le cose più di base: se non ho le idee chiare sui suoni più semplici, sbaglierò di certo quelli più complicati.</li><li>Sentirsi in colpa per aver sbagliato... così si sbaglia anche il successivo</li><li>Pretendere di offrire ogni giorno lo stesso risultato. "Ma come? Ieri l'ho fatto benissimo, e oggi no!" Ecco, oggi è un altro giorno.</li><li>Non darsi il tempo di imparare.</li><li>La Target Panic, la sindrome della paura del bersaglio, tipica di chi fa tiro con l'arco: perchè ho paura di sbagliare? Che cosa succederebe se sbagliassi? E se...]]></itunes:summary><itunes:duration>1172</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,compás,errori,flamenco,insegnamento,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e7aecfe20066f3266869fe3ac4125d81.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#73 Compás flamenco e ritmica araba a confronto - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/73-compas-flamenco-e-ritmica-araba-a-confronto-flamenco-chiavi-in-mano--52205492</link><description><![CDATA[Per identificare i ritmi nella musica araba si utilizzano due suoni onomatopeici, Dum e Tak, che imitano il suono prodotto rispettivamente sul centro e sulla cornice del tamburo. <br /> La musica araba è di tradizione orale, e il ritmo viene imparato memorizzando una sorta di "filastrocca" fatta di Dum e di Tak. Questi due accenti sono due accenti importanti ma con suoni di qualità diverse. Cantare Dum e Tak in sequenza ci permette di memorizzare senza contare!<br /><br /> La ritmica araba è un sistema elastico, che si riferisce in modo non rigido ad una base sulla quale è importante mettere in gioco la propria creatività nel fare variazioni. <br /><br /> E' interessante considerare cosa fanno gli strumenti melodici nella musica araba quando devono sottolineare il ritmo: durante l'improvvisazione di uno strumento, in particolare nella musica colta araba, il taqsim, si utilizza un ritmo particolare, che si chiama Ciftetelli, e viene prodotto dagli strumenti melodici utilizzando due note, che simulano gli accenti di Dum e di Tak, quella più grave copia il Dum e quella più acuta il Tak. Dum-tatak-tatak-dum-dum-tak<br /><br /> Questo fenomeno mi fa pensate tantissimo al flamenco: la chitarra ha un forte ruolo ritmico, pur non essendo uno strumento ritmico, e utilizza due accordi di base proprio per indicare la frase ritmica!<br /><br /> Non mi viene in mente nessun altro genere musicale che faccia qualcosa di analogo. <br /><br /> Il ritmo è sempre come uno stampo, nel quale è possibile fare innumerevoli variazioni. Intrinsecamente alla natura del flamenco e della musica araba c'è sempre una risposta immediata ed emozionale alla musica e al ritmo. Se ripeto una sequenza di suoni imparata a memoria, non sto facendo un buon servizio!<br /><br /> In arabo la parola che indica la frase ritmica è wazn, misura (infatti mizan è la bilancia!). Si può suddividere in diverse unità semplici e brevi omogenee o eterogenee, come avviene con i piedi nella metrica della poesia greca e latina. D'altra parte, la ritmica araba nasce dalla ritmica poetica araba, quindi non è del tutto azzardato quello che sto dicendo. <br /><br /> Il termina wazn viene utilizzato anche dalla metrica poetica e indica anche lo schema di base che definisce l e lettere fondamentai su cui si basano le parole. Come in tutte le lingue semitiche, in arabo ogni parola si basa su radici trilittere, che ne esprimo l'ambito concettuale di base. Accanto a queste lettere di base se e possono aggiungere altre che ne indicano un aspetto specifico, la sua ripetizione, il luogo in cui questa azione si fa ecc. <br /><br /> La coesistenza di unità ritmiche semplici eterogenee nel wazn mi ricorda molto i ritmi di amalgama del flamenco, che sono composti di due metà diverse fra loro in un'unica frase ritmica! In altri generi musicali se c'è una struttura ritmica semplice, viene ripetuta uguale a se stessa! <br /><br /> In arabo si utilizza la parola iqa' che si può tradurre con ritmo, cadenza, abbattere. Esistono nel mondo arabo tantissimi ritmi, dei quali i più lunghi e complessi, che appartenevano alla musica colta, sono oggi in disuso perché richiederebbero una educazione musicale molto profonda. Ma ancora oggi nelle composizioni di musica colta araba possono coesistere in un unico brano ritmi diversi, diversi iqa'at, un po' come succede nel flamenco, che spesso prevede un cambio di ritmo, il cambio de sentido. <br /><br /> Oggi questi ritmi complessi e che si alternano in una unica composizione sopravvivono nel genere muashshahat (che significa circondato, ma anche ricamato), che appartiene al concerto arabo andaluso, ciò che in medioriente si chiama Wasla e in nord Africa Nouba. La musica araba andalusa è quella che è stata portata via dall'Andalusia quando furono cacciati i mori, e venne portata alle corti di alcune città arabe. E' un fenomeno complesso e ne parleremo meglio in un altro podcast!<br /><br /> Nel flamenco quando si vuole salire di velocità si può dire "mas arriba", più in alto, o anche "mas liviano", più leggero. Dato che il wazn è misura e il mizan è la bilancia, anche nella musica araba ciò che è lento viene definito thaqil, pesante!<br /><br /> Un altro concetto interessante è quello di dulab, che significa ruota, nella musica arabo andalusa. Il dulab è una unità melodico ritmica, che viene utilizzata nel concerto arabo andaluso come introduzione e ritornello che ricorda ai presenti, musicisti e pubblico, quali sono le caratteristiche su cui si svolge l'intero concerto. Lo strumentista fa la sua improvvisazione dopo un dulab, e dopo questa ci sarà di nuovo il dulab. <br /> Nello stesso modo anche nel compás flamenco, il chitarrista ricorda continuamente a tutti i presenti quali sono le note di base e il ritmo del brano di riferimento. Anche in questo caso, il compás, si parla di un cerchio, un compasso, che torna su se stesso come il dulab!<br /><br /> Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche arabe dal 1985, insegno dal 1990 baile flamenco ed un lavoro di mia creazione, sulla espressione delle emozioni mediante le danze del mondo arabo, Lyrical Arab Dance.<br /> Mi affascina sempre ricercare le caratteristiche in comune e la linea di continuità fra musica araba e flamenco!<br /><br /> Il fatto che la musica occidentale sia basata su criteri molto razionali e prevedibili forgia il nostro orecchio sull'esigenza di ritrovare regole e punti di riferimento molto stabili e prevedibili. <br /> La musica araba ed il flamenco hanno invece una qualità molto più irrazionale e più dedicata alla espressione delle emozioni, e si basano su modalità melodiche e modalità ritmiche e non su scale musicali inequivocabili e ritmi squadrati. Quando abbi amo una scala musicale le note sono precise, invariabili, ma nel flamenco non lo sono... tant'è che i musicisti producono tantissimi melismi, variazioni, vibrazioni, e lo stesso accade nella musica araba! Anche la ritmica funziona così. Esistono ritmi di riferimento, ma sono strutture elastiche nelle quali l'improvvisabilità resta importante. Per imparare a dare palmas sul compás o imparare a suonare i cimbali ad esempio sulla musica araba, non è corretto imparare delle sequenze di suoni e incollarli sul compás. Musicalmente non sarà scorretto, ma ciò che è sbagliato sarà l'atteggiamento. <br /><br /> Devo sempre mettermi dal punto di vista espressivo. Flamenco e musica araba parlano tanto della gioia di vivere, emozione che esiste anche se c'è la tristezza! Mi immergo nell'atmosfera emozionale, creo il mio messaggio personale e faccio dono di ciò che sento a chi è intorno a me. Ogni volta che ripeto una sequenza meccanicamente esco in qualche modo dalla logica del flamenco e della musica araba. <br /><br /> Se ascolto parecchi brani popolari arabi, che sono in 4/4 e coincidono ritmicamente con il compás di tango flamenco, mi rendo conto che l'atteggiamento dei musicisti e di eventuali danzatori rispetto alla ritmica è lo stesso che troviamo nel flamenco: liberà espressiva e partecipazione emozionale. <br /><br /> Se ascoltiamo musica araba colta, è interessante fare attenzione ai suoni dei tamburelli, i cui ricami ritmici, fatti con i cimbaletti, ci fanno capire il valore degli spazi fra un accento e l'altro.  Questi tamburelli fanno parte della musica colta perché poco sonori, che andavano suonati in stanze chiuse. <br /> Questo ci aiuta a capire il valore del silenzio nella ritmica flamenca: il ruolo del cajon nel compás è di riempire, sostenere con un tappeto sonoro gli accenti importanti della musica. <br /><br /> E' sempre importante che la nostra attenzione venga portata verso un ambiente sonoro e non soltanto verso gli accenti forti o gli accenti principali. La visione tipica dell'emisfero sinistro è quella di ascoltare solo gli accenti forti! Per capire la ritmica, devo però usare anche l'emisfero destro. Quello sinistro deve essere presente ma non ingabbiarci, non ostacolarci! Il ritmo è comunicazione, godimento, gioia di vivere, e se non ci facciamo ingabbiare dal controllo, tutto funzionerà meglio, sia nel flamenco che nella musica araba!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52205492</guid><pubDate>Fri, 16 Dec 2022 17:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52205492/73_compas_flamenco_e_musica_araba_a_confronto.mp3" length="21668719" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Per identificare i ritmi nella musica araba si utilizzano due suoni onomatopeici, Dum e Tak, che imitano il suono prodotto rispettivamente sul centro e sulla cornice del tamburo. &#13;
La musica araba è di tradizione orale, e il ritmo viene imparato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per identificare i ritmi nella musica araba si utilizzano due suoni onomatopeici, Dum e Tak, che imitano il suono prodotto rispettivamente sul centro e sulla cornice del tamburo. <br /> La musica araba è di tradizione orale, e il ritmo viene imparato memorizzando una sorta di "filastrocca" fatta di Dum e di Tak. Questi due accenti sono due accenti importanti ma con suoni di qualità diverse. Cantare Dum e Tak in sequenza ci permette di memorizzare senza contare!<br /><br /> La ritmica araba è un sistema elastico, che si riferisce in modo non rigido ad una base sulla quale è importante mettere in gioco la propria creatività nel fare variazioni. <br /><br /> E' interessante considerare cosa fanno gli strumenti melodici nella musica araba quando devono sottolineare il ritmo: durante l'improvvisazione di uno strumento, in particolare nella musica colta araba, il taqsim, si utilizza un ritmo particolare, che si chiama Ciftetelli, e viene prodotto dagli strumenti melodici utilizzando due note, che simulano gli accenti di Dum e di Tak, quella più grave copia il Dum e quella più acuta il Tak. Dum-tatak-tatak-dum-dum-tak<br /><br /> Questo fenomeno mi fa pensate tantissimo al flamenco: la chitarra ha un forte ruolo ritmico, pur non essendo uno strumento ritmico, e utilizza due accordi di base proprio per indicare la frase ritmica!<br /><br /> Non mi viene in mente nessun altro genere musicale che faccia qualcosa di analogo. <br /><br /> Il ritmo è sempre come uno stampo, nel quale è possibile fare innumerevoli variazioni. Intrinsecamente alla natura del flamenco e della musica araba c'è sempre una risposta immediata ed emozionale alla musica e al ritmo. Se ripeto una sequenza di suoni imparata a memoria, non sto facendo un buon servizio!<br /><br /> In arabo la parola che indica la frase ritmica è wazn, misura (infatti mizan è la bilancia!). Si può suddividere in diverse unità semplici e brevi omogenee o eterogenee, come avviene con i piedi nella metrica della poesia greca e latina. D'altra parte, la ritmica araba nasce dalla ritmica poetica araba, quindi non è del tutto azzardato quello che sto dicendo. <br /><br /> Il termina wazn viene utilizzato anche dalla metrica poetica e indica anche lo schema di base che definisce l e lettere fondamentai su cui si basano le parole. Come in tutte le lingue semitiche, in arabo ogni parola si basa su radici trilittere, che ne esprimo l'ambito concettuale di base. Accanto a queste lettere di base se e possono aggiungere altre che ne indicano un aspetto specifico, la sua ripetizione, il luogo in cui questa azione si fa ecc. <br /><br /> La coesistenza di unità ritmiche semplici eterogenee nel wazn mi ricorda molto i ritmi di amalgama del flamenco, che sono composti di due metà diverse fra loro in un'unica frase ritmica! In altri generi musicali se c'è una struttura ritmica semplice, viene ripetuta uguale a se stessa! <br /><br /> In arabo si utilizza la parola iqa' che si può tradurre con ritmo, cadenza, abbattere. Esistono nel mondo arabo tantissimi ritmi, dei quali i più lunghi e complessi, che appartenevano alla musica colta, sono oggi in disuso perché richiederebbero una educazione musicale molto profonda. Ma ancora oggi nelle composizioni di musica colta araba possono coesistere in un unico brano ritmi diversi, diversi iqa'at, un po' come succede nel flamenco, che spesso prevede un cambio di ritmo, il cambio de sentido. <br /><br /> Oggi questi ritmi complessi e che si alternano in una unica composizione sopravvivono nel genere muashshahat (che significa circondato, ma anche ricamato), che appartiene al concerto arabo andaluso, ciò che in medioriente si chiama Wasla e in nord Africa Nouba. La musica araba andalusa è quella che è stata portata via dall'Andalusia quando furono cacciati i mori, e venne portata alle corti di alcune città arabe. E' un fenomeno complesso e ne parleremo meglio in un altro podcast!<br /><br /> Nel flamenco quando si vuole salire di velocità si può dire "mas...]]></itunes:summary><itunes:duration>1355</itunes:duration><itunes:keywords>araba,baile,chitarra,compas,cultura,flamenco,musica,palmas,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7315619b190b0846912b5b6618056d58.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#72 Il ruolo del cervello nella percezione del ritmo - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/72-il-ruolo-del-cervello-nella-percezione-del-ritmo-flamenco-chiavi-in-mano--52134831</link><description><![CDATA[Sfatiamo subito il mito che ci siano persone che hanno geneticamente un migliore senso del ritmo. Si dice che gli africani hanno un senso del ritmo migliore degli europei, ma se prendessimo un neonato africano e lo spostassimo in una famiglia europea, crescerebbe come un bambino europeo, rispetto al ritmo. La sensibilità ritmica si può acquisire con l'esperienza. <br /><br />Il cervello ha una incredibile plasticità. Una delle funzioni che coinvolgono la maggiore quantità di cellule cerebrali (funzioni dominio generiche) è l'ascolto del corpo: tutte le funzioni dominio specifiche, relative quindi ad un tema particolare della vita, come appunto il ritmo, la capacità di leggere o scrivere, o di contare, vengono influenzate dal corpo perché agisce sulle funzioni generiche, e quindi su tutto il cervello. <br /><br />Facciamo un confronto fra la capacità di ascolto del ritmo degli animali e quella degli esseri umani. Gli animali rispondono alla musica, ma se interrompiamo lo stimolo sonoro l'animale non ha la capacità di immagazzinare la musica dentro di sé. La può riconoscere ma se si interrompe, l'animale si disattiva. Se la musica riprende l'animale si riattiva. Con un essere umano, anche con un bambino, anche quando la musica si interrompe il soggetto continua a muoversi, come se il cervello stesso continuasse a cantare il ritmo. <br /><br />In che cosa consiste la capacità di tenere un ritmo? La capacità di tenere dentro di sé  di conservarlo nella memoria anche quando il ritmo non è realmente ascoltabile con le orecchie. Essere dipendenti dal suono significa che se scompare il suono non siamo più in grado di prevedere quando sarebbe il prossimo tempo. <br /><br />Quando si attivano le aree del cervello dedicate alla ricezione del suono, si attivano anche quelle dedicate alla produzione del movimento. <br /><br />Le scimmie sono in grado di produrre un suono in seguito all'ascolto di un ritmo, ma se il ritmo si ferma si fermano anche loro e inoltre la risposta ritmica avviene sempre una frazione di secondo in ritardo, perché la risposta motoria dipende dall'aver percepito il suono. Non sanno che dopo un battito ce ne sarà un altro. <br /><br />Le persone hanno una risposta cognitiva e non solo comportamentale al suono: non rispondo solo allo stimolo che ho intorno, ma anche alla rappresentazione mentale che ho del ritmo. Se il mio cervello per qualche motivo non ha una rappresentazione mentale del ritmo, non riuscirò ad andare a tempo. Chi fa fatica a prevedere la previsione della pulsazione del ritmo solitamente ha difficoltà ad organizzare il movimento della bocca mentre intanto sta leggendo un testo: questo significa dislessia! Si parla di linguaggio, in generale, non solo di linguaggio verbale, ma anche di linguaggio ritmico o di linguaggio corporeo. Le persone dislessiche hanno difficoltà nella consequenzialità temporale fra lettura e produzione del suono. <br /><br />Pensiamo sempre di poter controllare tutto con la volontà ma non è così!<br /><br />Consideriamo i balbuzienti: è incredibile che possano produrre musica e ritmo perfetto, quando cantano, ballano, suonano, recitano, ma non quando parlano. E' interessate ce le zone del cervello che danno espressività e significatività emozionale al linguaggio risiedono nell'emisfero destro, mentre la produzione del linguaggio sta a sinistra. Chi ha avuto una lezione all'emisfero sinistro magari non può più parlare ma può cantare. <br /><br />Quanto più mi godo e mi rilasso il ritmo, nel flamenco, tanto più sto attenta alla espressività del suono e del gesto che produco, tanto più faccio intervenire tutti e due gli emisferi, sollecitando tanto il corpo calloso, che è un ponte fra i due emisferi. Chi suona o danza ha un corpo calloso più sviluppato. Ed è proprio questa zona del cervello che permette di far funzionare meglio il ritmo e l'espressività in generale. Il cervello è costruito per essere espressivo, per comunicare, piuttosto che per ripetere solo l'aspetto cognitivo delle cose.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro di mia creazione dedicato all'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Durante la mia formazione triennale per diventare terapista della Psicomotricità ho studiato Neurologia, Anatomia, Psicologia, Pedagogia, e sono cresciuta in una famiglia in cui ero circondata da libri di carattere medico per tutta la vita. Mi è sempre sembrato logico e spontaneo di mettere queste scienze a confronto e di usarle in parallelo. Da diversi anni si sono sviluppate le Neuroscienze, che fanno proprio questo lavoro. Sto utilizzando sempre più questo sistema per insegnare e sono molto soddisfatta dei risultati. I miei allievi imparano in modo molto più efficace. <br /><br />Se i corpo non sente devo entrarci di più ed aiutarlo a sentire. E permettere al cervello di fare il suo lavoro, cioè di rispondere al suono. <br /><br />Dobbiamo circondarci di musica ed ascoltare quello che ci piace. Oggi abbiamo molto intorno musica rap e trap, che sono basate sul fatto di usare le parole in modo ritmico, e questi generi ci possono aiutare a migliorare la relazione con il ritmo. Se sono rigidamente legata alle sole musiche della tradizione dee flamenco mi obbligo a fare qualcosa di diverso, ma se mi piace il rap e lo ascolto volentieri, posso utilizzarlo per capire meglio anche il compas.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52134831</guid><pubDate>Mon, 12 Dec 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52134831/72_il_ruolo_del_cervello_nella_percezione_del_ritmo.mp3" length="17252563" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Sfatiamo subito il mito che ci siano persone che hanno geneticamente un migliore senso del ritmo. Si dice che gli africani hanno un senso del ritmo migliore degli europei, ma se prendessimo un neonato africano e lo spostassimo in una famiglia europea,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sfatiamo subito il mito che ci siano persone che hanno geneticamente un migliore senso del ritmo. Si dice che gli africani hanno un senso del ritmo migliore degli europei, ma se prendessimo un neonato africano e lo spostassimo in una famiglia europea, crescerebbe come un bambino europeo, rispetto al ritmo. La sensibilità ritmica si può acquisire con l'esperienza. <br /><br />Il cervello ha una incredibile plasticità. Una delle funzioni che coinvolgono la maggiore quantità di cellule cerebrali (funzioni dominio generiche) è l'ascolto del corpo: tutte le funzioni dominio specifiche, relative quindi ad un tema particolare della vita, come appunto il ritmo, la capacità di leggere o scrivere, o di contare, vengono influenzate dal corpo perché agisce sulle funzioni generiche, e quindi su tutto il cervello. <br /><br />Facciamo un confronto fra la capacità di ascolto del ritmo degli animali e quella degli esseri umani. Gli animali rispondono alla musica, ma se interrompiamo lo stimolo sonoro l'animale non ha la capacità di immagazzinare la musica dentro di sé. La può riconoscere ma se si interrompe, l'animale si disattiva. Se la musica riprende l'animale si riattiva. Con un essere umano, anche con un bambino, anche quando la musica si interrompe il soggetto continua a muoversi, come se il cervello stesso continuasse a cantare il ritmo. <br /><br />In che cosa consiste la capacità di tenere un ritmo? La capacità di tenere dentro di sé  di conservarlo nella memoria anche quando il ritmo non è realmente ascoltabile con le orecchie. Essere dipendenti dal suono significa che se scompare il suono non siamo più in grado di prevedere quando sarebbe il prossimo tempo. <br /><br />Quando si attivano le aree del cervello dedicate alla ricezione del suono, si attivano anche quelle dedicate alla produzione del movimento. <br /><br />Le scimmie sono in grado di produrre un suono in seguito all'ascolto di un ritmo, ma se il ritmo si ferma si fermano anche loro e inoltre la risposta ritmica avviene sempre una frazione di secondo in ritardo, perché la risposta motoria dipende dall'aver percepito il suono. Non sanno che dopo un battito ce ne sarà un altro. <br /><br />Le persone hanno una risposta cognitiva e non solo comportamentale al suono: non rispondo solo allo stimolo che ho intorno, ma anche alla rappresentazione mentale che ho del ritmo. Se il mio cervello per qualche motivo non ha una rappresentazione mentale del ritmo, non riuscirò ad andare a tempo. Chi fa fatica a prevedere la previsione della pulsazione del ritmo solitamente ha difficoltà ad organizzare il movimento della bocca mentre intanto sta leggendo un testo: questo significa dislessia! Si parla di linguaggio, in generale, non solo di linguaggio verbale, ma anche di linguaggio ritmico o di linguaggio corporeo. Le persone dislessiche hanno difficoltà nella consequenzialità temporale fra lettura e produzione del suono. <br /><br />Pensiamo sempre di poter controllare tutto con la volontà ma non è così!<br /><br />Consideriamo i balbuzienti: è incredibile che possano produrre musica e ritmo perfetto, quando cantano, ballano, suonano, recitano, ma non quando parlano. E' interessate ce le zone del cervello che danno espressività e significatività emozionale al linguaggio risiedono nell'emisfero destro, mentre la produzione del linguaggio sta a sinistra. Chi ha avuto una lezione all'emisfero sinistro magari non può più parlare ma può cantare. <br /><br />Quanto più mi godo e mi rilasso il ritmo, nel flamenco, tanto più sto attenta alla espressività del suono e del gesto che produco, tanto più faccio intervenire tutti e due gli emisferi, sollecitando tanto il corpo calloso, che è un ponte fra i due emisferi. Chi suona o danza ha un corpo calloso più sviluppato. Ed è proprio questa zona del cervello che permette di far funzionare meglio il ritmo e l'espressività in generale. Il cervello è costruito per essere espressivo, per comunicare, piuttosto che per ripetere solo l'aspetto...]]></itunes:summary><itunes:duration>1079</itunes:duration><itunes:keywords>baile,calloso,cervello,compas,corpo,emisferi,flamenco,musica,neuroscienze,percezione,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f54e20e0d617e455081db628d7339b1c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#71 Perché è difficile seguire il compás - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/71-perche-e-difficile-seguire-il-compas-flamenco-chiavi-in-mano--52134619</link><description><![CDATA[Il Flamenco si organizza molto intorno al ritmo. A dire il vero qualsiasi cosa della vita è ritmo, quindi forse pensare che qualcuno non riesca ad entrare nel ritmo è un po' contraddittorio. Certo è che se non mi muovo mai, non ascolto musica, non sono in contatto con le emozioni, avrò certamente delle difficoltà<br /><br />Se seguire il compás mi costa tanta fatica e tanta concentrazione non mi muoverò in maniera naturale, avrò paura e non sarò spontaneo, e inoltre perderò completamente il senso del godimento: se attivo l'attenzione verso il dovere e non verso il piacere non faccio certamente il mio vantaggio. <br /><br />Se mi uovo anche riguardo al compás come una cosa spontanea, tutto sarà più facile. Gli andalusi spesso fanno distinzione fra chi è nato nel flamenco e chi non lo ha fatto. La distinzione è fra quando sono spontaneo e quando non lo sono<br /><br />Se smetto di respirare, perché sono molto attento a qualcosa, escludo un ritmo molto importante dentro di me! E questo mi allontana dalla percezione del ritmo. <br /><br />Quando abbiamo difficoltà a seguire la ritmica con precisione è perché abbiamo uno scollamento fra la capacità di prevedere quando sarà il prossimo tempo e la capacità di produrre il nostro suono o movimento. <br /><br />Nel flamenco i gesti che devo fare se suono la chitarra o se batto i piedi o le mani sono sempre molto veloci, fitti, e questo è difficile. Lo scollamento fra la progettazione del suono e la produzione del suono è ancora più complesso. <br /><br />Cercare di seguire la spontaneità del cervello sarebbe fondamentale<br /><br />I dislessici spostano migliaia di volte gli occhi sul testo, vanno in ansia e non riescono a leggere in modo fluido. Noi che balliamo flamenco cominciamo ad andare nel panico riempiendo il nostro cervello di parole "chissà se ce la faccio, sbaglierò, ho sbagliato..." e questo sposta la attenzione del mio cervello in un'altra direzione, diversa da quella verso l'ascolto!<br /><br />Un altro motivo di difficoltà nel seguire il compás è che abbiamo categorie mentali nelle quali tentiamo di inserire tutto ciò che ci circonda. Nel flamenco ci sono tantissimi suoni sincopati, che escono dalla pulsazione principale, ma il nostro cervello ci dice che "suonare fuori dal tempo" è sbagliato, e quindi ci costa sempre fatica imparare ad andare fuori dal tempo, in contrattempo. Nella loro memoria, le persone spesso escludono il suono sincopato e lo sostituiscono con uno più aderente al tempo. Ci dimentichiamo come suonava il ritmo che abbiamo sentito e lo assimiliamo a qualcosa di analogo che conoscevamo già. <br /><br />Quando insegno, sostituisco spesso i suoni che devo compiere con delle piccole parole, frasi, suoni della pubblicità o di qualche canzone famosa. Se il cervello sa come deve suonare il mio passo, sarà più facile ricordarlo e capirlo. E soprattutto produrlo. <br /><br />E' curioso che sulla melodia ci sono libri, teorie e corsi , ma se sulla ritmica no, si va subito soltanto alla pratica di uno strumento. Alla tecnica. Questo è esattamente ciò che facciamo quando dobbiamo imparare ad andare a compás: cominciamo a pensare a cosa dobbiamo fare, mentre sarebbe più urgente capire come e soprattutto quando!<br /><br />Occorrerebbe studiare come interpretare un ritmo, ed avere le idee più chiare su come funziona il compás: non è sufficiente capirlo da un punto di vista cognitivo, razionale. Su 10 persone ce ne sono sicuramente 2 o 3 che lo sapranno cogliere anche dal punto di vista cognitivo, ma gli altri, no. Se non riconosco l'aspetto energetico, espressivo, psicologico del ritmo l'apprendimento sarà più difficile!<br /><br />Un altro aspetto incredibile delle difficoltà nel seguire il compás è la rigidità delle mandibole: i muscoli che coinvolgono le mandibole intervengono nella fonazione, nella respirazione, nella deglutizione... e intervengono a bloccare la diffusione ossea del suono sul cranio. Ho sperimentato su di me in moltissimi modi, ed ho notato che se contraggo la bocca non riesco a dare la palma mentre ballo. Fra l'altro se non tengo l'addome, il centro del corpo, non riesco più ad accompagnare tutti i passi con le palmas. <br />Lasciare le mandibole morbide e l'addome forte ci aiuta a sentire il compás. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro di mia creazione dedicato all'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Ti racconto un aneddoto. Avevo una allieva molto simpatica, che aveva un rapporto pessimo con i proprio corpo. Gli amici la invitavano volentieri in discoteca, non solo perché era simpatica, ma anche perché si muoveva in modo talmente assurdo, fuori dalla musica e dal ritmo, nonostante il volume alto e la pulsazione insistente della musica da discoteca! <br />Dopo un po' di tempo, questa ragazza, lavorando sul corpo e scoprendone le infinite possibilità, pur senza lavorare sulla ritmica direttamente (con me non studiava flamenco ma danze arabe) cominciò ad avere sempre meno difficoltà con la musica, ed imparò in maniera spontanea a seguire il ritmo. <br /><br />Infine, se penso che tutto sia difficile e che non ce la farò, di certo sbaglierò tutto. Io personalmente vieto ai miei allievi di dirlo a se stessi! Il peggior sabotatore è spesso dentro di noi!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52134619</guid><pubDate>Fri, 09 Dec 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52134619/71_perch_difficile_seguire_il_compas.mp3" length="17561853" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il Flamenco si organizza molto intorno al ritmo. A dire il vero qualsiasi cosa della vita è ritmo, quindi forse pensare che qualcuno non riesca ad entrare nel ritmo è un po' contraddittorio. Certo è che se non mi muovo mai, non ascolto musica, non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Flamenco si organizza molto intorno al ritmo. A dire il vero qualsiasi cosa della vita è ritmo, quindi forse pensare che qualcuno non riesca ad entrare nel ritmo è un po' contraddittorio. Certo è che se non mi muovo mai, non ascolto musica, non sono in contatto con le emozioni, avrò certamente delle difficoltà<br /><br />Se seguire il compás mi costa tanta fatica e tanta concentrazione non mi muoverò in maniera naturale, avrò paura e non sarò spontaneo, e inoltre perderò completamente il senso del godimento: se attivo l'attenzione verso il dovere e non verso il piacere non faccio certamente il mio vantaggio. <br /><br />Se mi uovo anche riguardo al compás come una cosa spontanea, tutto sarà più facile. Gli andalusi spesso fanno distinzione fra chi è nato nel flamenco e chi non lo ha fatto. La distinzione è fra quando sono spontaneo e quando non lo sono<br /><br />Se smetto di respirare, perché sono molto attento a qualcosa, escludo un ritmo molto importante dentro di me! E questo mi allontana dalla percezione del ritmo. <br /><br />Quando abbiamo difficoltà a seguire la ritmica con precisione è perché abbiamo uno scollamento fra la capacità di prevedere quando sarà il prossimo tempo e la capacità di produrre il nostro suono o movimento. <br /><br />Nel flamenco i gesti che devo fare se suono la chitarra o se batto i piedi o le mani sono sempre molto veloci, fitti, e questo è difficile. Lo scollamento fra la progettazione del suono e la produzione del suono è ancora più complesso. <br /><br />Cercare di seguire la spontaneità del cervello sarebbe fondamentale<br /><br />I dislessici spostano migliaia di volte gli occhi sul testo, vanno in ansia e non riescono a leggere in modo fluido. Noi che balliamo flamenco cominciamo ad andare nel panico riempiendo il nostro cervello di parole "chissà se ce la faccio, sbaglierò, ho sbagliato..." e questo sposta la attenzione del mio cervello in un'altra direzione, diversa da quella verso l'ascolto!<br /><br />Un altro motivo di difficoltà nel seguire il compás è che abbiamo categorie mentali nelle quali tentiamo di inserire tutto ciò che ci circonda. Nel flamenco ci sono tantissimi suoni sincopati, che escono dalla pulsazione principale, ma il nostro cervello ci dice che "suonare fuori dal tempo" è sbagliato, e quindi ci costa sempre fatica imparare ad andare fuori dal tempo, in contrattempo. Nella loro memoria, le persone spesso escludono il suono sincopato e lo sostituiscono con uno più aderente al tempo. Ci dimentichiamo come suonava il ritmo che abbiamo sentito e lo assimiliamo a qualcosa di analogo che conoscevamo già. <br /><br />Quando insegno, sostituisco spesso i suoni che devo compiere con delle piccole parole, frasi, suoni della pubblicità o di qualche canzone famosa. Se il cervello sa come deve suonare il mio passo, sarà più facile ricordarlo e capirlo. E soprattutto produrlo. <br /><br />E' curioso che sulla melodia ci sono libri, teorie e corsi , ma se sulla ritmica no, si va subito soltanto alla pratica di uno strumento. Alla tecnica. Questo è esattamente ciò che facciamo quando dobbiamo imparare ad andare a compás: cominciamo a pensare a cosa dobbiamo fare, mentre sarebbe più urgente capire come e soprattutto quando!<br /><br />Occorrerebbe studiare come interpretare un ritmo, ed avere le idee più chiare su come funziona il compás: non è sufficiente capirlo da un punto di vista cognitivo, razionale. Su 10 persone ce ne sono sicuramente 2 o 3 che lo sapranno cogliere anche dal punto di vista cognitivo, ma gli altri, no. Se non riconosco l'aspetto energetico, espressivo, psicologico del ritmo l'apprendimento sarà più difficile!<br /><br />Un altro aspetto incredibile delle difficoltà nel seguire il compás è la rigidità delle mandibole: i muscoli che coinvolgono le mandibole intervengono nella fonazione, nella respirazione, nella deglutizione... e intervengono a bloccare la diffusione ossea del suono sul cranio. Ho sperimentato su di me in moltissimi modi, ed ho notato...]]></itunes:summary><itunes:duration>1098</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cervello,compas,corpo,difficoltà,flamenco,musica,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a87e3d173a1c417a2af4694f6cc6f03e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#70 Perché contare o non contare il compás - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/70-perche-contare-o-non-contare-il-compas-flamenco-chiavi-in-mano--52044428</link><description><![CDATA[Il compás è un punto di riferimento fondamentale per chi si occupa di flamenco. La quasi totalità delle persone oggi contano il compás, anche in Spagna. <br /><br />Se conto penso troppo ed attivo una attenzione molto analitica, e me la godo molto di meno. Cosa che è contraria alla natura stessa del flamenco1<br /><br />Contare è molto utile per razionalizzare e, nel caso in cui mi dimentichi "come suona" un ritmo, per poterlo ricostruire. Ma se limito l'apprendimento ad una memorizzazione di numeri, faccio un controsenso: la percezione del suono avviene attraverso la materia, il corpo.  Se attivo tantissimo la parte cognitiva del mio cervello farò fatica a capire dove sta il mio corpo in relazione alla musica, al ritmo. Ho visto più volte le persone perdersi dietro ai numeri e... lasciar scappare la musica!<br /><br />L'apprendimento non avviene solo attraverso il cognitivo, ma anche attraverso il corpo e attraverso l'espressivo relazionale. Se sento il ritmo come mezzo di comunicazione, tutto sarà più facile. Se me la godo, mi godo il corpo e il ritmo e vivo il ritmo come un mezzo per comunicare il compás diventa qualcosa di più spontaneo, ed è come se lo vedessi dal punto di vista di chi lo ha sentito sempre!<br /><br />Sono una studiosa appassionata di neuroscienze, e ti posso confermare che nel cervello ci sono aree, che si chiamano di Broca e di Wernike, che producono e ricevono il linguaggio verbale. Tu ed io le stiamo utilizzando tantissimo in questo momento, e sono fondamentali. Si trovano nell'emisfero sinistro. Però il senso del ritmo non risiede in quella zona del cervello! Ci sono altre zone del cervello che fanno questo lavoro e stanno nell'emisfero destro. <br />Se attivo le aree dell'emisfero sinistro dedicate al linguaggio, in quella zona si producono onde rapide, onde beta, che prendono il sopravvento sulla attenzione del cervello ad altre cose. Lo possiamo capire bene se pensiamo a quando siamo in un luogo molto rumoroso, come una discoteca: il nostro cervello capisce subito che quei particolari suoni sono linguaggio. Magari non riusciamo a capire le parole, ma che sia linguaggio ci risulta chiaro immediatamente. <br /><br />Per capire il ritmo sarà più facile semplicemente cantarlo, attivando l'emisfero destro!<br /><br />Nella Natura tutto è ritmo e se lascio che tutto il cervello si attivi, non solo parte dedicata al linguaggio, sarà tutto più facile. Sarà sufficiente non "Dire i numeri!"<br /><br />Una cosa simpatica che succede è che i flamenchi quando dicono che si deve contare, spesso si contraddicono, e mentre stanno contando interrompono e cominciano a "cantare" il ritmo, proprio perché nella tradizione non era necessario contare. Tutti "sapevano", e nessuno doveva controllare! Era sufficiente ascoltare. Quanto più il flamneco si è diffuso nel mondo, e tantyo più noi stranieri lo abbiamo voluto imparare, quanto più gli andalusi stessi e i flamenchi in generale, hanno cominciato a contare, per cercare di rendere i compás più facile da capire. <br />Dentro la loro testa i flamenchi non contano. Cantano! Ed è questo che ti consiglio: immagina sempre dentro la tua testa un chitarrista che sta suonando le note del compás. <br /><br />Se immagino la chitarra o la ascolto se c'è, è tutto facile: il suono stesso conduce le mie palmas a seguire il compás. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno flamenco, educo i miei allievi ad entrare nel ritmo in modo spontaneo, senza pensarci, li faccio divertire e offro loro il flamenco come strumento per star meglio. Imparano una cosa importante: fidarsi ed affidarci. Fidarsi che non possiamo controllare tutto! Lasciarsi andare e godersela. Il compás non deve essere sorretto dal bailaor, non ho bisogno di reggerlo io che ballo. Mi devo appoggiare sul compás e godermelo. <br /><br />Spesso faccio degli esperimenti, e verifico che quando si conta le persone capiscono solo in parte, ma se faccio cantare e seguire a logica della chitarra, su 10 persone, 10 capiscono intuitivamente subito come entrare nel ritmo con una pala o con un passo. <br />Anche alla prima lezione è possibile che una persona principiante segua un ritmo composto, che nel flamenco è molto frequente, con le palmas, se viene condotto a lasciarsi circondare dal ritmo, seguendo la spontaneità, e se nel gruppo ci sono altre persone che lo conoscono già. <br /><br />Anche noi che ci occupiamo di flamenco da tanti anni, potremmo lasciarci andare, non controllare  e goderci il compás come una cosa spontanea, senza controllare, ma appunto prendendo le cose dal punto di vista del piacere e non del dovere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52044428</guid><pubDate>Mon, 05 Dec 2022 15:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52044428/70_contare_o_non_contare_il_compas.mp3" length="15252628" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il compás è un punto di riferimento fondamentale per chi si occupa di flamenco. La quasi totalità delle persone oggi contano il compás, anche in Spagna. &#13;
&#13;
Se conto penso troppo ed attivo una attenzione molto analitica, e me la godo molto di meno....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il compás è un punto di riferimento fondamentale per chi si occupa di flamenco. La quasi totalità delle persone oggi contano il compás, anche in Spagna. <br /><br />Se conto penso troppo ed attivo una attenzione molto analitica, e me la godo molto di meno. Cosa che è contraria alla natura stessa del flamenco1<br /><br />Contare è molto utile per razionalizzare e, nel caso in cui mi dimentichi "come suona" un ritmo, per poterlo ricostruire. Ma se limito l'apprendimento ad una memorizzazione di numeri, faccio un controsenso: la percezione del suono avviene attraverso la materia, il corpo.  Se attivo tantissimo la parte cognitiva del mio cervello farò fatica a capire dove sta il mio corpo in relazione alla musica, al ritmo. Ho visto più volte le persone perdersi dietro ai numeri e... lasciar scappare la musica!<br /><br />L'apprendimento non avviene solo attraverso il cognitivo, ma anche attraverso il corpo e attraverso l'espressivo relazionale. Se sento il ritmo come mezzo di comunicazione, tutto sarà più facile. Se me la godo, mi godo il corpo e il ritmo e vivo il ritmo come un mezzo per comunicare il compás diventa qualcosa di più spontaneo, ed è come se lo vedessi dal punto di vista di chi lo ha sentito sempre!<br /><br />Sono una studiosa appassionata di neuroscienze, e ti posso confermare che nel cervello ci sono aree, che si chiamano di Broca e di Wernike, che producono e ricevono il linguaggio verbale. Tu ed io le stiamo utilizzando tantissimo in questo momento, e sono fondamentali. Si trovano nell'emisfero sinistro. Però il senso del ritmo non risiede in quella zona del cervello! Ci sono altre zone del cervello che fanno questo lavoro e stanno nell'emisfero destro. <br />Se attivo le aree dell'emisfero sinistro dedicate al linguaggio, in quella zona si producono onde rapide, onde beta, che prendono il sopravvento sulla attenzione del cervello ad altre cose. Lo possiamo capire bene se pensiamo a quando siamo in un luogo molto rumoroso, come una discoteca: il nostro cervello capisce subito che quei particolari suoni sono linguaggio. Magari non riusciamo a capire le parole, ma che sia linguaggio ci risulta chiaro immediatamente. <br /><br />Per capire il ritmo sarà più facile semplicemente cantarlo, attivando l'emisfero destro!<br /><br />Nella Natura tutto è ritmo e se lascio che tutto il cervello si attivi, non solo parte dedicata al linguaggio, sarà tutto più facile. Sarà sufficiente non "Dire i numeri!"<br /><br />Una cosa simpatica che succede è che i flamenchi quando dicono che si deve contare, spesso si contraddicono, e mentre stanno contando interrompono e cominciano a "cantare" il ritmo, proprio perché nella tradizione non era necessario contare. Tutti "sapevano", e nessuno doveva controllare! Era sufficiente ascoltare. Quanto più il flamneco si è diffuso nel mondo, e tantyo più noi stranieri lo abbiamo voluto imparare, quanto più gli andalusi stessi e i flamenchi in generale, hanno cominciato a contare, per cercare di rendere i compás più facile da capire. <br />Dentro la loro testa i flamenchi non contano. Cantano! Ed è questo che ti consiglio: immagina sempre dentro la tua testa un chitarrista che sta suonando le note del compás. <br /><br />Se immagino la chitarra o la ascolto se c'è, è tutto facile: il suono stesso conduce le mie palmas a seguire il compás. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Quando insegno flamenco, educo i miei allievi ad entrare nel ritmo in modo spontaneo, senza pensarci, li faccio divertire e offro loro il flamenco come strumento per star meglio. Imparano una cosa importante: fidarsi ed affidarci. Fidarsi che non possiamo controllare tutto! Lasciarsi andare e godersela. Il compás non deve essere sorretto dal bailaor, non ho bisogno di reggerlo io che ballo. Mi devo...]]></itunes:summary><itunes:duration>954</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cantare,chitarra,compas,contare,cultura,flamenco,musica,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00eaa29b86971c686f7bd8455a4956b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#69 L'atteggiamento mentale verso la comprensione del compás - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/69-l-atteggiamento-mentale-verso-la-comprensione-del-compas-flamenco-chiavi-in-mano--52042201</link><description><![CDATA[La nostra postura mentale ci può facilitare o metterci in difficoltà nella comprensione del ritmo.  Spesso chi studia flamenco si preoccupa tantissimo nei confronti del compás, e questo porta lontano dall'essere spontanei e naturali. <br /><br />Un esercizio che propongo sempre e che funziona molto bene è quello di provare a dare palmas su una musica, cominciando a volume bassissimo, godendomi la musica nel corpo, come se stessi danzando. E lascio che le mani producano un suono un po' più deciso, in maniera spontanea. Coltivando la spontaneità ritmica tutto risulta più facile: la musica esiste in tutte le culture del mondo, il ritmo esiste in tutte le culture. Non appena i bambini di qualche mese di vita sentono ili ritmo, rispondono in modo spontaneo. <br /><br />Ascoltare gli accenti della chitarra flamenca mi aiuta a non sbagliare, comprendendo al meglio il compás.<br /><br />Nel momento in cui cerco di non sbagliare e mi preoccupo, attivo dentro di me un giudice severo e superbo che mi porta lontano dal concetto di umiltà, fondamentale nel flamenco, del quale ti ho parlato in un altro podcast. <br />Nel momento in cui penso che il ritmo stia in piedi solo se mi sforzo tantissimo, il ritmo che produco non sarà spontaneo, forse riuscirò a seguirlo ma non ne godrò. Nel flamenco (e nella vita), essere più naturale non può che farmi del bene! Solitamente, perdendo la spontaneità, il tutto risulta artificioso, poco naturale e molto meccanico. Se sbagliamo non succede nulla, soprattutto quando siamo in fase di studio! <br /><br />La maggioranza di persone che studiano flamenco al mondo non lo fanno per professione, e anche chi lo fa per lavoro, se si sente a proprio agio vede solo un miglioramento del senso del ritmo. Se mi irrigidisco perché penso che devo essere perfetto, il corpo riceve malissimo il ritmo. E se mi intestardisco su un passo, su un suono, su un ritmo, non faccio che irrigidirmi, e non miglioro, se lo ripeto un milione di volte con rabbia. Comincerò ad odiare quel passaggio! Allora posso bere un bicchier d'acqua, cosa che è sempre una buona maniera di togliermi dallo stress, e distogliermi. Magari mi verrà bene, o magari no! Allora è meglio lasciarlo da parte ed affrontarlo in altro momento. Se lo ripeto altre 1500, volte mi stresso di più, ma non è detto che mi venga meglio. E anche se per caso mi venisse meglio, non mi sentirei meglio!<br /><br />Il compás non è una lotta, è una guida, sono binari che mi aiutano a stare nel ritmo!<br /><br />Sono Sabina todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo. Sono molto appassionata di neuroscienze. Sono innamorata funzionamento del cervello e del corpo. Quando sento che sono a mio agio, lascio da parte vergogna, paura e giudizio, tutto funziona meglio. Nelle mie lezioni metto in atto questo elemento! <br />Quanto più ci si lascia andare e non si pensa che dobbiamo fare tutto noi, tanto più si entra nel ritmo facilmente. <br /><br />Un bell'esercizio che faccio fare ai miei allievi è sederci tutti in cerchio e fare giochi ritmici, con mani e piedi, percussioni sul corpo, magari sulla base di un metronomo. Essenziale è imparare a ridere sopra gli sbagli. Anch'io stesso sbaglio! Sempre dico agli allievi "Non sono venuta qui per essere perfetta, ma per godermela, e il giorno in cui verrei qui per essere perfetta non verrò più qui e cercherò un altro lavoro!".<br /><br />Senza il piacere, il godimento, il gioco, il flamenco non ha senso, non esiste. Perfezione viene dal latino perficio, che significa terminare.... e non ho nessuna intenzione di terminare, ma di continuare!<br /><br />Facendo percussioni sul corpo ci rendiamo conto che il corpo è sonoro e che siamo uno strumento musicale, siamo anche noi compás!<br />Quando i bailaores sono molto molto bravi, fanno giochi ritmici e si divertono con il compás. A tale riguardo consiglio di guardare il bailaor di Huleva El Choro: a parte che è bravissimo, gioca sempre con i suoni, e se fa qualcosa di diverso da ciò che aveva preventivato, lo coglie come una occasione, lo ripete, lo evolve e ne fa uno strumento per godersi di più il compás.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52042201</guid><pubDate>Fri, 02 Dec 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52042201/69_l_atteggiamento_mentale_verso_la_comprensione_del_compas.mp3" length="14361957" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La nostra postura mentale ci può facilitare o metterci in difficoltà nella comprensione del ritmo.  Spesso chi studia flamenco si preoccupa tantissimo nei confronti del compás, e questo porta lontano dall'essere spontanei e naturali. &#13;
&#13;
Un esercizio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La nostra postura mentale ci può facilitare o metterci in difficoltà nella comprensione del ritmo.  Spesso chi studia flamenco si preoccupa tantissimo nei confronti del compás, e questo porta lontano dall'essere spontanei e naturali. <br /><br />Un esercizio che propongo sempre e che funziona molto bene è quello di provare a dare palmas su una musica, cominciando a volume bassissimo, godendomi la musica nel corpo, come se stessi danzando. E lascio che le mani producano un suono un po' più deciso, in maniera spontanea. Coltivando la spontaneità ritmica tutto risulta più facile: la musica esiste in tutte le culture del mondo, il ritmo esiste in tutte le culture. Non appena i bambini di qualche mese di vita sentono ili ritmo, rispondono in modo spontaneo. <br /><br />Ascoltare gli accenti della chitarra flamenca mi aiuta a non sbagliare, comprendendo al meglio il compás.<br /><br />Nel momento in cui cerco di non sbagliare e mi preoccupo, attivo dentro di me un giudice severo e superbo che mi porta lontano dal concetto di umiltà, fondamentale nel flamenco, del quale ti ho parlato in un altro podcast. <br />Nel momento in cui penso che il ritmo stia in piedi solo se mi sforzo tantissimo, il ritmo che produco non sarà spontaneo, forse riuscirò a seguirlo ma non ne godrò. Nel flamenco (e nella vita), essere più naturale non può che farmi del bene! Solitamente, perdendo la spontaneità, il tutto risulta artificioso, poco naturale e molto meccanico. Se sbagliamo non succede nulla, soprattutto quando siamo in fase di studio! <br /><br />La maggioranza di persone che studiano flamenco al mondo non lo fanno per professione, e anche chi lo fa per lavoro, se si sente a proprio agio vede solo un miglioramento del senso del ritmo. Se mi irrigidisco perché penso che devo essere perfetto, il corpo riceve malissimo il ritmo. E se mi intestardisco su un passo, su un suono, su un ritmo, non faccio che irrigidirmi, e non miglioro, se lo ripeto un milione di volte con rabbia. Comincerò ad odiare quel passaggio! Allora posso bere un bicchier d'acqua, cosa che è sempre una buona maniera di togliermi dallo stress, e distogliermi. Magari mi verrà bene, o magari no! Allora è meglio lasciarlo da parte ed affrontarlo in altro momento. Se lo ripeto altre 1500, volte mi stresso di più, ma non è detto che mi venga meglio. E anche se per caso mi venisse meglio, non mi sentirei meglio!<br /><br />Il compás non è una lotta, è una guida, sono binari che mi aiutano a stare nel ritmo!<br /><br />Sono Sabina todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo. Sono molto appassionata di neuroscienze. Sono innamorata funzionamento del cervello e del corpo. Quando sento che sono a mio agio, lascio da parte vergogna, paura e giudizio, tutto funziona meglio. Nelle mie lezioni metto in atto questo elemento! <br />Quanto più ci si lascia andare e non si pensa che dobbiamo fare tutto noi, tanto più si entra nel ritmo facilmente. <br /><br />Un bell'esercizio che faccio fare ai miei allievi è sederci tutti in cerchio e fare giochi ritmici, con mani e piedi, percussioni sul corpo, magari sulla base di un metronomo. Essenziale è imparare a ridere sopra gli sbagli. Anch'io stesso sbaglio! Sempre dico agli allievi "Non sono venuta qui per essere perfetta, ma per godermela, e il giorno in cui verrei qui per essere perfetta non verrò più qui e cercherò un altro lavoro!".<br /><br />Senza il piacere, il godimento, il gioco, il flamenco non ha senso, non esiste. Perfezione viene dal latino perficio, che significa terminare.... e non ho nessuna intenzione di terminare, ma di continuare!<br /><br />Facendo percussioni sul corpo ci rendiamo conto che il corpo è sonoro e che siamo uno strumento musicale, siamo anche noi compás!<br />Quando i bailaores sono molto molto bravi, fanno giochi ritmici e si divertono con...]]></itunes:summary><itunes:duration>898</itunes:duration><itunes:keywords>atteggiamento,baile,chitarra,compas,cultura,danza,flamenco,godersela,mentale,musica,naturale,perfezione,piacere,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/70b2eba6931b4454992556449d3c83a4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#68 Che cos'è il compás nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/68-che-cos-e-il-compas-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--52014634</link><description><![CDATA[Chi si avvicina al flamenco ben presto sente questa parola, compás. A noi italiani fa subito venire in mente il compasso... in qualche modo non è sbagliato. <br />Il termine Compás in spagnolo indica nella musica la frase ritmica, ma per il flamenco è qualcosa di più. Sono linee guida, che ci aiutano a stare all'interno di una emozione, di un argomento, senza perderci. <br /><br />Il compás è una sorta di via di mezzo fra ritmo e melodia: la chitarra, strumento principe del flamenco, è uno strumento melodico, ma quando suona il compás utilizza le note per produrre un ritmo, per segnalare accenti forti e deboli. Se li ascolto capisco. <br /><br />Se chiedo ad un chitarrista di suonare il compás di tango, mi suonerà una melodia, un giro di accordi che corrispondono all'essenza del compás di tango. Se dico che una farruca e un taranto o un garrotin condividono lo stesso compás dico una cosa imprecisa: questi tre palos giocano su tre scale musicali diverse, e quindi l'atmosfera è molto diversa. <br />E' evidente che se non capisco come funziona la frase ritmica nel flamenco sono nei guai, ma se capisco il ritmo ma non capisco l'identità del palo sono comunque fuori.<br /><br />Il compás è come uno stampo per fare una torta: posso usare lo stesso stampo per fare torte diverse, con ricette diverse, mantenendo la forma e la dimensione. Se penso soltanto alla frase ritmica non capisco l'identità di un palo, la sua atmosfera musicale. <br /><br />Per dare l'identità della torta non mi basta lo stampo ma devo scegliere gli ingredienti. <br /><br />Quando produco il flamenco, devo lavorare sul ritmo in modo preciso, ci sono anche delle app che funzionano bene, tipo metronomo, come "Flamenco Compás", anche gratuite. <br /><br />Se voglio occuparmi di flamenco e produrlo devo avere le idee chiare sul ritmo e sull'identità dei vari palos. Se non ho chiara l'identità del palo, confonderò le idee agli altri. La mia sensibilità ritmica deve essere forte, ma devo capire come rendere il senso di quel particolare discorso musicale. <br /><br />Avere senso del ritmo è il primo requisito per entrare nel flamenco, ma devo riuscire con i suoni e i gesti a sottolineare l'essenza di quel palo. Non solo gli accenti musicali e ritmici, ma proprio l'essenza, la capacità di identificare il ritmo. <br />Avere senso del compás significa interpretare il palo con la giusta leggerezza o con la giusta pesantezza. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, a Milano. <br />Quando insegno flamenco cerco di far capire dove sono le note di base che il chitarrista sceglie di suonare quando sta suonando il semplice compás. Sono note che ci aiutano a capire l'emozione che sta dietro alla musica. Faccio sempre usare la voce per canticchiare le note della chitarra. Questo ci permette di entrare nel ritmo, nel suo aspetto ritmico e melodico. <br /><br />Se non entro in relazione profonda con il compás ripeto semplicemente delle sequenze imparate a memoria, ma non è sufficiente: devo ascoltare tantissimo e lasciare che il corpo stesso riceva il suono e lo trasmetta. <br />Ottima idea è individuare artisti con un parTicolare e spiccato senso del ritmo. <br /><br />In Spagna il centro nevralgico del senso del ritmo è Jerez de la Frontera, una delle culle della Buleria. Se voglio capire il ritmo mi converrà andarci! Se osserviamo chi sono i palmeros dei migliori cantaores e compagnie, scopriamo che in gran parte sono Jerezani! <br /><br />Il ruolo del palmero è quello di sostenere la ritmica, e di aiutare gli altri . Il palmero <br />e il percussionista non sono metronomi, sono esseri umani, che aiutano altri esseri umani a sentire e capire. <br />Per dare ritmo ci vuole empatia, che significa sentire insieme. <br /><br /><br />Quando si balla]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52014634</guid><pubDate>Mon, 28 Nov 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52014634/68_che_cos_il_compas_nel_flamenco.mp3" length="17728618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Chi si avvicina al flamenco ben presto sente questa parola, compás. A noi italiani fa subito venire in mente il compasso... in qualche modo non è sbagliato. &#13;
Il termine Compás in spagnolo indica nella musica la frase ritmica, ma per il flamenco è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi si avvicina al flamenco ben presto sente questa parola, compás. A noi italiani fa subito venire in mente il compasso... in qualche modo non è sbagliato. <br />Il termine Compás in spagnolo indica nella musica la frase ritmica, ma per il flamenco è qualcosa di più. Sono linee guida, che ci aiutano a stare all'interno di una emozione, di un argomento, senza perderci. <br /><br />Il compás è una sorta di via di mezzo fra ritmo e melodia: la chitarra, strumento principe del flamenco, è uno strumento melodico, ma quando suona il compás utilizza le note per produrre un ritmo, per segnalare accenti forti e deboli. Se li ascolto capisco. <br /><br />Se chiedo ad un chitarrista di suonare il compás di tango, mi suonerà una melodia, un giro di accordi che corrispondono all'essenza del compás di tango. Se dico che una farruca e un taranto o un garrotin condividono lo stesso compás dico una cosa imprecisa: questi tre palos giocano su tre scale musicali diverse, e quindi l'atmosfera è molto diversa. <br />E' evidente che se non capisco come funziona la frase ritmica nel flamenco sono nei guai, ma se capisco il ritmo ma non capisco l'identità del palo sono comunque fuori.<br /><br />Il compás è come uno stampo per fare una torta: posso usare lo stesso stampo per fare torte diverse, con ricette diverse, mantenendo la forma e la dimensione. Se penso soltanto alla frase ritmica non capisco l'identità di un palo, la sua atmosfera musicale. <br /><br />Per dare l'identità della torta non mi basta lo stampo ma devo scegliere gli ingredienti. <br /><br />Quando produco il flamenco, devo lavorare sul ritmo in modo preciso, ci sono anche delle app che funzionano bene, tipo metronomo, come "Flamenco Compás", anche gratuite. <br /><br />Se voglio occuparmi di flamenco e produrlo devo avere le idee chiare sul ritmo e sull'identità dei vari palos. Se non ho chiara l'identità del palo, confonderò le idee agli altri. La mia sensibilità ritmica deve essere forte, ma devo capire come rendere il senso di quel particolare discorso musicale. <br /><br />Avere senso del ritmo è il primo requisito per entrare nel flamenco, ma devo riuscire con i suoni e i gesti a sottolineare l'essenza di quel palo. Non solo gli accenti musicali e ritmici, ma proprio l'essenza, la capacità di identificare il ritmo. <br />Avere senso del compás significa interpretare il palo con la giusta leggerezza o con la giusta pesantezza. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, a Milano. <br />Quando insegno flamenco cerco di far capire dove sono le note di base che il chitarrista sceglie di suonare quando sta suonando il semplice compás. Sono note che ci aiutano a capire l'emozione che sta dietro alla musica. Faccio sempre usare la voce per canticchiare le note della chitarra. Questo ci permette di entrare nel ritmo, nel suo aspetto ritmico e melodico. <br /><br />Se non entro in relazione profonda con il compás ripeto semplicemente delle sequenze imparate a memoria, ma non è sufficiente: devo ascoltare tantissimo e lasciare che il corpo stesso riceva il suono e lo trasmetta. <br />Ottima idea è individuare artisti con un parTicolare e spiccato senso del ritmo. <br /><br />In Spagna il centro nevralgico del senso del ritmo è Jerez de la Frontera, una delle culle della Buleria. Se voglio capire il ritmo mi converrà andarci! Se osserviamo chi sono i palmeros dei migliori cantaores e compagnie, scopriamo che in gran parte sono Jerezani! <br /><br />Il ruolo del palmero è quello di sostenere la ritmica, e di aiutare gli altri . Il palmero <br />e il percussionista non sono metronomi, sono esseri umani, che aiutano altri esseri umani a sentire e capire. <br />Per dare ritmo ci vuole empatia, che significa sentire insieme. <br /><br /><br />Quando si balla]]></itunes:summary><itunes:duration>1108</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,compas,flamenco,musica,ritmo,sabina,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebeb8d538b75281509c457488246d528.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#67 Come rispettare l'identità di un palo flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/67-come-rispettare-l-identita-di-un-palo-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51906253</link><description><![CDATA[Prima di rispettare l'identità di un palo flamenco bisogna riconoscerla: esattamente come quando desideriamo conoscere l'identità di una persona, anche con i palos occorre ascoltare quello che il palo ci dice, ascoltandolo tanto. Oggi è facile perché basta ascoltare su youtube una serie di esempi. Se non abbiamo tante competenze possiamo anche incappare in brani non tutti meravigliosi, ma è un buon sistema per esplorare. <br /><br />Ricordiamo sempre che per capire l'identità di un palo dobbiamo imparare a memoria la melodia del cante. E' difficile isolare la melodia del cante dalla orchestrazione... <br /><br />Molti palos si assomigliano fra di loro, e per un orecchio inesperto una solea por buleria, una buleria por solea, una bambera, una caña o un polo suonano allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. <br />Ma se cambia il cante e il modo di cantare, cambia proprio l'espressività. Nella caña il cantaor può far durare il suo cante più a lungo: ad un verso non corrisponde un'unica frase ritmica, ma almeno due! In questo trascinare la voce, il cantaor può esplorare parecchio, essere creativo e l'intera atmosfera musicale verrà modificata.<br /><br />Se prendiamo 500 cd di flamenco editi fino agli anni 2000 non è detto che i nomi che troviamo scritti sui vari brani siano precisi: a volte i palos sono stati confusi fra loro anche nella discografia, mentre oggi i musicisti stessi hanno più formazione culturale e sono più precisi nel definire gli stili. <br /><br />Se conosco bene cosa fa il cante posso accompagnarlo con il mio baile, rispettando gli spazi del cante. Lo stesso succede se sono un musicista. Lasciare lo spazio all'interlocutore è una regola umana, ma nel flamenco va sempre considerato che è intorno al cante che tutto si organizza. Noi che studiamo baile pensiamo che la cosa più importante siano i passi, e chi studia chitarra pensa che quello sia il centro del flamenco. <br />La voce umana ci accompagna da tutta la vita. L'uso della voce ci colpisce di sicuro! <br /><br />A volte alcuni palos si somigliano molto e i musicisti o i bailaores o addirittura gli stessi cantaores non li distinguono bene perché non li conoscono bene. Cosa fare quindi? Creare una propria esperienza di ascolto. Essere curiosi, esplorare, ascoltare ci porta a conoscere. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro interessante sull'espressione delle emozioni attraverso danze e musiche del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno non mi interessa che gli allevi ripetano la mia coreografia, ma che capiscano il cante, la musica, che imparino ad ascoltare con il corpo l'emozione fisica che la musica procura. <br /><br />Ogni volta che dobbiamo scegliere un palo da interpretare, faccio ascoltare qualche esempio e gli allievi restano sempre molto affascinati dall'accompagnamento del brano che ascoltiamo. Ma non si può decidere mediante l'ascolto di un solo esempio, per conoscere. <br /><br />Quando abbiamo ascoltato parecchio e riconosciamo l'identità di un palo, abbiamo costruito una categoria, e tenderemo di conseguenza ad assimilare a quel palo altre cose che conosciamo. Il cervello funziona proprio così: se ho una categoria, tenderò ad infilare in quella categoria quante più cose possibile, assimilandole a ciò che conosco!<br /><br />Sarebbe importante fidarsi delle sensazioni fisiche che sento nel corpo mentre ascolto. Tutto sommato l'emozionalità è stato un grosso filtro per capire l'arte in generale.. E' però strano che chi balla spesso non ascolta il corpo, ma del resto viviamo in una società in cui il corpo viene considerato inutile, poco autorevole... <br /><br />Il trucco che insegno ai miei allievi è cantare. Canteremo malissimo, ma entrando nella melodia con tanta attenzione, entreremo più fisicamente a contatto con la melodia. Molti si vergognano, non hanno mai cantato, cantano male... Ma non è importante ciò che si produce, ma il fatto di sintonizzarci con quella musica. Faremo più attenzione. Cantare dentro di sé funziona meno che cantare con la voce. <br /><br />Esplora la melodia con la voce e ascolta cosa succede dentro di te quando canti. Se canto non posso fare altro che muovermi di conseguenza. Se canto non conto. Se canto mi immergo nella melodia del cante, e se invece conto, come fanno tutti i ballerini, mi allontano dalla melodia, dall'ascolto della musica e dall'ascolto del mio stesso corpo. E faccio fatica a riconoscere il valore stesso, l'identità stessa del palo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51906253</guid><pubDate>Mon, 21 Nov 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51906253/66_come_rispettare_l_identit_di_un_palo_flamenco.mp3" length="15824814" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Prima di rispettare l'identità di un palo flamenco bisogna riconoscerla: esattamente come quando desideriamo conoscere l'identità di una persona, anche con i palos occorre ascoltare quello che il palo ci dice, ascoltandolo tanto. Oggi è facile perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prima di rispettare l'identità di un palo flamenco bisogna riconoscerla: esattamente come quando desideriamo conoscere l'identità di una persona, anche con i palos occorre ascoltare quello che il palo ci dice, ascoltandolo tanto. Oggi è facile perché basta ascoltare su youtube una serie di esempi. Se non abbiamo tante competenze possiamo anche incappare in brani non tutti meravigliosi, ma è un buon sistema per esplorare. <br /><br />Ricordiamo sempre che per capire l'identità di un palo dobbiamo imparare a memoria la melodia del cante. E' difficile isolare la melodia del cante dalla orchestrazione... <br /><br />Molti palos si assomigliano fra di loro, e per un orecchio inesperto una solea por buleria, una buleria por solea, una bambera, una caña o un polo suonano allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. <br />Ma se cambia il cante e il modo di cantare, cambia proprio l'espressività. Nella caña il cantaor può far durare il suo cante più a lungo: ad un verso non corrisponde un'unica frase ritmica, ma almeno due! In questo trascinare la voce, il cantaor può esplorare parecchio, essere creativo e l'intera atmosfera musicale verrà modificata.<br /><br />Se prendiamo 500 cd di flamenco editi fino agli anni 2000 non è detto che i nomi che troviamo scritti sui vari brani siano precisi: a volte i palos sono stati confusi fra loro anche nella discografia, mentre oggi i musicisti stessi hanno più formazione culturale e sono più precisi nel definire gli stili. <br /><br />Se conosco bene cosa fa il cante posso accompagnarlo con il mio baile, rispettando gli spazi del cante. Lo stesso succede se sono un musicista. Lasciare lo spazio all'interlocutore è una regola umana, ma nel flamenco va sempre considerato che è intorno al cante che tutto si organizza. Noi che studiamo baile pensiamo che la cosa più importante siano i passi, e chi studia chitarra pensa che quello sia il centro del flamenco. <br />La voce umana ci accompagna da tutta la vita. L'uso della voce ci colpisce di sicuro! <br /><br />A volte alcuni palos si somigliano molto e i musicisti o i bailaores o addirittura gli stessi cantaores non li distinguono bene perché non li conoscono bene. Cosa fare quindi? Creare una propria esperienza di ascolto. Essere curiosi, esplorare, ascoltare ci porta a conoscere. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro interessante sull'espressione delle emozioni attraverso danze e musiche del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno non mi interessa che gli allevi ripetano la mia coreografia, ma che capiscano il cante, la musica, che imparino ad ascoltare con il corpo l'emozione fisica che la musica procura. <br /><br />Ogni volta che dobbiamo scegliere un palo da interpretare, faccio ascoltare qualche esempio e gli allievi restano sempre molto affascinati dall'accompagnamento del brano che ascoltiamo. Ma non si può decidere mediante l'ascolto di un solo esempio, per conoscere. <br /><br />Quando abbiamo ascoltato parecchio e riconosciamo l'identità di un palo, abbiamo costruito una categoria, e tenderemo di conseguenza ad assimilare a quel palo altre cose che conosciamo. Il cervello funziona proprio così: se ho una categoria, tenderò ad infilare in quella categoria quante più cose possibile, assimilandole a ciò che conosco!<br /><br />Sarebbe importante fidarsi delle sensazioni fisiche che sento nel corpo mentre ascolto. Tutto sommato l'emozionalità è stato un grosso filtro per capire l'arte in generale.. E' però strano che chi balla spesso non ascolta il corpo, ma del resto viviamo in una società in cui il corpo viene considerato inutile, poco autorevole... <br /><br />Il trucco che insegno ai miei allievi è cantare. Canteremo malissimo, ma entrando nella melodia con tanta attenzione, entreremo più fisicamente a contatto con la melodia. Molti si vergognano, non hanno mai cantato, cantano male......]]></itunes:summary><itunes:duration>989</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,chitarra,cultura,danza,flamenco,identità,musica,palo,sabina,spagna,todaro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ddf154beb2ee7a9796d454682010cce8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#66 La chitarra flamenca e la chitarra classica - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/66-la-chitarra-flamenca-e-la-chitarra-classica-flamenco-chiavi-in-mano--51906231</link><description><![CDATA[La chitarra flamenca ci sembra più o meno uguale a quella classica. La flamenca è più piccola e più leggera. I chitarristi suonavano in piedi e tenevano lo strumento in diagonale, senza appoggio, quindi le leggerezza era un elemento importante. <br /><br />La chitarra flamenca è costruita con vari legni: cipresso per il fondo e le parti laterali della cassa, abete (tedesco o spagnolo) per la tavola armonica, cedro (spagnolo o dell'Honduras) per il manico, ebano (o palissandro, più leggero e molto meno costoso) per la tastiera, cipresso per il ponticello.<br /><br />Si dice che in Spagna si fossero sviluppati due tipi di chitarra: la Moresca che viene dal liuto e si usava in modo pizzicato, come effettivamente si suona il liuto, e la Rasgueada, grattata, che veniva usata per accompagnare il canto. La chitarra flamenca ha preso da tutte e due, fondendone le qualità.<br /><br />Una cosa peculiare della chitarra flamenca sono i golpes, dei veri e propri colpi che il chitarrista dà sulla cassa, con il pollice sopra alle corde e con l'anulare al di sotto, tanto che, per proteggere la tavola armonica, si applica un "golpeador", un adesivo in plastica di protezione (anticamente si applicava un carapace di tartaruga). Anche il suono che si produce sulle corde è parecchio percussivo, e questo elemento ritmico è caratteristico del flamenco, che anticamente veniva suonato solo da chitarra e cante, e in mancanza di una percussione o anche di palmeros, per cui il chitarrista doveva sostenere ritmicamente il tutto. <br /><br />Parlando della chitarra si deve menzionare Antonio de Torres, lo Stradivari della chitarra, il costruttore più importante della storia. Diede un imprescindibile contributo alla creazione della chitarra flamenca. Visse dal 1817 al 1892, e creò verso il 1850 una chitarra più piccola, maneggevole, che poi venne utilizzata nel flamenco. <br /><br />Il primo chitarrista flamenco riconosciuto fu Francisco Rodriguez El Murciano, autodidatta, super creativo, incapace di ripetere le note due volte, considerava la musica come un regalo da fare alle persone intorno a lui: esattamente come il flamenco deve fare!<br /><br />Il problema della maneggevolezza della chitarra flamenca influiva anche sulla sua sonorità. Meno massa significa meno potenza. Finché si suonava in ambiente chiuso non c'erano grandi problemi di volume, ma se il cantaor cantava ad alto volume o un bailaor batteva forte i piedi, la chitarra si sentiva poco. <br />Grazie a chitarristi come Ramon Montoya, classe 1880, la chitarra flamenca si evolse e il suo ruolo divenne più importante, per cui i costruttori cominciarono a creare strumenti con una sonorità maggiore, come la chitarra "negra", fatta con legni più scuri, che suonano di più. Le parti laterali e il fondo della chitarra sono di palosanto, palissandro, più denso del cipresso, che suona più forte soprattutto sui toni medi, che sono proprio quelli della voce umana. <br /><br />Una caratteristica della chitarra flamenca è che il suono deve rimanere molto ritmico, per cui l'attacco del suono e la sua durata devono essere secchi e brevi, se no il suono si impasta. <br /><br />Le unghie dei chitarristi si comportano sempre come dei piccoli plettri, e si consumano molto suonando. I chitarristi gitani hanno geneticamente le unghie molto spesse, e non soffrono troppo, ma i chitarristi devono porre una particolare cura per salvaguardare le unghie, con unguenti ma anche usando colla, carta e... polverizzando le unghie tagliate della mano sinistra per rinforzare quelle della destra: un chitarrista flamenco ti potrà raccontare parecchi aneddoti! Ciò che consuma di più le unghie è l'accompagnamento del baile, che richiede molto ritmo, molta potenza e anche un frequente uso del rasgueo, che gratta le corde, o delle varie tecniche che usano tanto il pollice e sono molto sonore. Oggi i chitarristi si fanno ricostruire le unghie con il gel. <br /><br />Suonare la chitarra è davvero molto difficile, molto più difficile di quello che può sembrare. <br />Se ho fatto il conservatorio, non è che in automatico sappia suonare le chitarra flamenca: il flamenco sembra proprio una musica che è nata apposta per fare impazzire i musicisti di conservatorio, come dice il musicologo, esperto di flamenco Faustino Nunez. <br />La vera difficoltà per un chitarrista di conservatorio è che faticherà a capire come dare compas, come accompagnare le sfumature del suono: la vita scorre, e la chitarra flamenca lo sa... il flamenco lo sa! Prima di capire che c'è bisogno di approfondire che cosa sia il compas, il chitarrista impiega una decina di anni! Suonare il compas significa fare mille varianti, non perché "ci si annoierebbe", ma perché l'essenza della vita è scorrere. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro interessante sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Spesso gli allievi non sanno che ci sia una differenza fra la chitarra flamenca e quella classica. Il suono della chitarra flamenca è più acuto, più metallico. Il chitarrista flamenco suona molto vicino al ponticello, dando al suono una caratteristica metallica. Fra l'altro il ponticello è molto basso e le corde sbattono contro il manico, sfregano, creando molti vibrati e suoni metallici. <br /><br />Localizzare in che cosa consistano i suoni della chitarra flamenca è molto importante per capire come suona il flamenco: vai ad ascoltare suoni antichi, Montoya, El Nino Ricardo, Sabicas, e poi ancora Serranito, Manolo Sanlucar, lo stesso Paco de Lucia. Non ti lasciare troppo sedurre da delle melodie troppo moderne e contaminate, perché non ti fanno capire dove sia l'essenza. Cerca le origini senza perdere la strada in tanta modernità, localizzando l'essenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51906231</guid><pubDate>Fri, 18 Nov 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51906231/66_la_chitarra_flamenca_e_la_chitarra_classica.mp3" length="16237758" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La chitarra flamenca ci sembra più o meno uguale a quella classica. La flamenca è più piccola e più leggera. I chitarristi suonavano in piedi e tenevano lo strumento in diagonale, senza appoggio, quindi le leggerezza era un elemento importante. &#13;
&#13;
La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La chitarra flamenca ci sembra più o meno uguale a quella classica. La flamenca è più piccola e più leggera. I chitarristi suonavano in piedi e tenevano lo strumento in diagonale, senza appoggio, quindi le leggerezza era un elemento importante. <br /><br />La chitarra flamenca è costruita con vari legni: cipresso per il fondo e le parti laterali della cassa, abete (tedesco o spagnolo) per la tavola armonica, cedro (spagnolo o dell'Honduras) per il manico, ebano (o palissandro, più leggero e molto meno costoso) per la tastiera, cipresso per il ponticello.<br /><br />Si dice che in Spagna si fossero sviluppati due tipi di chitarra: la Moresca che viene dal liuto e si usava in modo pizzicato, come effettivamente si suona il liuto, e la Rasgueada, grattata, che veniva usata per accompagnare il canto. La chitarra flamenca ha preso da tutte e due, fondendone le qualità.<br /><br />Una cosa peculiare della chitarra flamenca sono i golpes, dei veri e propri colpi che il chitarrista dà sulla cassa, con il pollice sopra alle corde e con l'anulare al di sotto, tanto che, per proteggere la tavola armonica, si applica un "golpeador", un adesivo in plastica di protezione (anticamente si applicava un carapace di tartaruga). Anche il suono che si produce sulle corde è parecchio percussivo, e questo elemento ritmico è caratteristico del flamenco, che anticamente veniva suonato solo da chitarra e cante, e in mancanza di una percussione o anche di palmeros, per cui il chitarrista doveva sostenere ritmicamente il tutto. <br /><br />Parlando della chitarra si deve menzionare Antonio de Torres, lo Stradivari della chitarra, il costruttore più importante della storia. Diede un imprescindibile contributo alla creazione della chitarra flamenca. Visse dal 1817 al 1892, e creò verso il 1850 una chitarra più piccola, maneggevole, che poi venne utilizzata nel flamenco. <br /><br />Il primo chitarrista flamenco riconosciuto fu Francisco Rodriguez El Murciano, autodidatta, super creativo, incapace di ripetere le note due volte, considerava la musica come un regalo da fare alle persone intorno a lui: esattamente come il flamenco deve fare!<br /><br />Il problema della maneggevolezza della chitarra flamenca influiva anche sulla sua sonorità. Meno massa significa meno potenza. Finché si suonava in ambiente chiuso non c'erano grandi problemi di volume, ma se il cantaor cantava ad alto volume o un bailaor batteva forte i piedi, la chitarra si sentiva poco. <br />Grazie a chitarristi come Ramon Montoya, classe 1880, la chitarra flamenca si evolse e il suo ruolo divenne più importante, per cui i costruttori cominciarono a creare strumenti con una sonorità maggiore, come la chitarra "negra", fatta con legni più scuri, che suonano di più. Le parti laterali e il fondo della chitarra sono di palosanto, palissandro, più denso del cipresso, che suona più forte soprattutto sui toni medi, che sono proprio quelli della voce umana. <br /><br />Una caratteristica della chitarra flamenca è che il suono deve rimanere molto ritmico, per cui l'attacco del suono e la sua durata devono essere secchi e brevi, se no il suono si impasta. <br /><br />Le unghie dei chitarristi si comportano sempre come dei piccoli plettri, e si consumano molto suonando. I chitarristi gitani hanno geneticamente le unghie molto spesse, e non soffrono troppo, ma i chitarristi devono porre una particolare cura per salvaguardare le unghie, con unguenti ma anche usando colla, carta e... polverizzando le unghie tagliate della mano sinistra per rinforzare quelle della destra: un chitarrista flamenco ti potrà raccontare parecchi aneddoti! Ciò che consuma di più le unghie è l'accompagnamento del baile, che richiede molto ritmo, molta potenza e anche un frequente uso del rasgueo, che gratta le corde, o delle varie tecniche che usano tanto il pollice e sono molto sonore. Oggi i chitarristi si fanno ricostruire le unghie con il gel. <br /><br />Suonare la chitarra è davvero molto difficile, molto più difficile...]]></itunes:summary><itunes:duration>1015</itunes:duration><itunes:keywords>chitarra,classica,flamenca,flamenco,guitarra,legno,musica,musicale,ponticello,sabina,spagna,todaro,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fd6e694884956dcbcad9725452f75708.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#65 Liuto arabo e chitarra flamenca a confronto - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/65-liuto-arabo-e-chitarra-flamenca-a-confronto-flamenco-chiavi-in-mano--51851926</link><description><![CDATA[Il liuto arabo si chiama oud, che significa letteralmente "pezzo di legno".<br /><br />Da questo nome Oud, Al Oud, sono venuti i termini europei che definiscono il liuto, ad esempio lo spagnolo laud, o lo stesso nome liuto.<br /><br />È uno strumento a corde che viene dalla famiglia dei liuti. È proprio il progenitore della famiglia. Ha un manico stretto e corto ed una grande pancia molto bombata. Visto di profilo ha la forma di una mezza pera. La cassa è decorata con tanti spicchi di legni diversi, ed è molto bella. <br /><br />Il oud ha il manico sottile, come quello di un mandolino, privo di tasti come quello di un violino. Non essendo suddiviso in tasti, permette assolutamente al musicista di produrre qualsiasi intervallo di note. Al contrario, sul manico della chitarra ci sono tasti che suddividono il suono in semitoni precisi, tutti uguali tra di loro. Sul manico di una chitarra non è possibile produrre i micro intervalli che siano invece tipici della musica araba.<br /><br />Il liuto è lo strumento principale della musica araba, soprattutto di quella di origine colta, ma anche in molti casi della musica popolare. Per molto tempo ha rappresentato il sistema musicale arabo stesso, tanto che gli arabi lo chiamano "Amir et-Tarab": anche senza sapere l'arabo, sappiamo che amir vuol dire principe. Tarab significa fascino, coinvolgimento, ed è un fenomeno molto importante nella musica araba, che trova nel flamenco forse il concetto più simile nella parola duende, che significa che significa "essere completamente concentrati all'interno di un fenomeno in particolare all'interno del fenomeno musicale ed essere in contatto con un aspetto sovrumano quasi Divino.<br /><br />Nella musica araba il liuto si presenta sia come strumento solista che come strumento di accompagnamento al canto. Ed è esattamente ciò che capita con la chitarra nel flamenco.<br /><br />Quando esisteva Al Andalus, cioè l'andalusia araba, il liuto era molto diffuso, però si diffuse solo nella musica colta spagnola e non in quella popolare. <br /><br />Quando gli arabi divennero cacciati dalla Spagna, l’inquisizione spagnola mise da parte tutto ciò che ricordava la cultura araba, per cui lo strumento oud venne dissimulato, e nacque un altro strumento, diverso, che è una specie di evoluzione del liuto: la vihuela (in italiano viella), è definito anche "viola a mano". Hanno la stessa accordatura e sono strumenti molto simili.<br /><br />Liuto e vihuela sono stato usato dai truccatori e quindi si sono diffusi tanto in Europa. <br /><br />Il liuto arabo so diffuse tanto nella Andalusia musulmana e bene potato nelle corti. Venne diffuso tanto da Ziryab, musicista di origine irakena, vissuto nel IX secolo alla corte di Cordova. Suonatore di liuto e cantante, Ziryab fu una pietra militare della musica ed ebbe sulla società dell'epoca una grande influenza: ogni cosa che faceva diventava una moda. Un vero influencer ante litteram!<br /><br />Paco de Lucía gli dedicò un cd, dimostrandoci quanto anche il flamenco lo consideri importante come padre di un'eredità musicale. <br /><br />Fino a Ziryab il liuto aveva solo 4 corde, identificate con "i 4 umori del corpo": bile, flemma, sangue e bile nera (questo ci dimostra quanto la musica araba sia nata dalla emozionalità stessa... esattamente come nel flamenco).<br />Ziryab aggiunse una quinta corda. <br /><br />Anche la chitarra in Spagna ebbe una origine simile: nasce da una sorta di congiunzione fra il liuto e la vihuela. Originariamente aveva 4 corde, poi nel 1600 viene aggiunta la quinta, un po' sul imitazione di quello che fece Ziryab. <br /><br />Nel 1700 venne aggiunta alla chitarra la nota più grave, che si chiama ancora oggi bordón.<br /><br />Nel 1800 la chitarra veniva identificata con la musica gitana, con situazioni di osterie, malavita e non di gente rispettabile, quindi rischiava di cadere in disuso, a favore di strumenti "più nobili" come il piano o il violino. <br /><br />Non avevo i tasti l'oud si presta molto bene per accompagnare il canto arabo che è pieno di nell'anno e di vibrati. Il cantante emette suoni non razionali, non prevedibili e non scrivibili con grande precisione su un pentagramma. <br /><br />La musica araba resta essenzialmente di tradizione orale, anche quando si tratta di musica colta! Oggi esistono i conservatori, quindi tutto si può scrivere, ma nella tradizione no. Il musicista deve poter mantenere la sua libertà interpretativa. <br /><br />Il flamenco ad un certo punto fa una cosa molto particolare: il cante è irrazionale e non divisibile con precisione in tono e semitoni, ma viene accompagnato dalla chitarra che invece produce solo suoni temperati, suddivisi in semitoni identici ed invariabili. <br /><br />Questa apparente contraddizione rende quasi più facile al cantaor spaziare liberamente intorno alla nota. Esiste la cadenza andalusa, e le ultime due note della cadenza distano fra loro solo di un semitono. Quando il chitarrista insiste su queste due note, l'equivalente di un mi è un fa, il cantaor si sente libero di spaziare fra i due suoni, senza dover aderire a nessuno dei due.<br /><br />Se ascoltiamo qualche brano di musica araba colta nel quale il cantante sta improvvisando e il liutista lo sta accompagnando possiamo verificare quanto il liuto sostenga la voce del cantante e gli lasci libero tutto lo spazio espressivo. Esattamente come si comporta la chitarra flamenca con il canto soprattutto quando il cante è più antico e più profondo. Pensiamo ad un Fandango grande, ad una malagueña, una granaina, alle tarantas... il liuto e la chitarra sono completamente liberi dal ritmo e lasciano quindi tutto lo spazio al cantante per esprimere la propria creatività.<br /><br />Quanto più ascoltiamo la musica araba e tanto più capiamo il flamenco. E viceversa. Sono genero dovrai ma rispetto, attenzione, cura, lasciare il silenzio per aiutare l'altro ad esprimere la propria creatività senza coprirlo sono elemento essenziale di entrambi i generi.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di musiche danze del mondo arabo dal 1985.<br />Dal 1990 insegno baile flamenco e un lavoro molto interessante sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e musiche del mondo arabo che ho chiamato lyrical Arab Dance. <br /><br />Non ricordo la mia vita prima del flamenco e della musica araba perché sono passati talmente tanti anni che mi sembra che ci siano sempre state nel mio universo sonoro.<br /><br />Sono due generi musicali molto radicati nelle espressività emozionale del momento ed è quindi impossibile cercare di quadrare il cerchio e di capire tutto con la ragione perché ci sarà sempre qualcosa che scappa da una logica razionale.<br /><br />La conoscenza della musica araba mi aiuta a capire il flamenco da un punto di vista emozionale e non razionale ma in effetti il flamenco non è una musica razionale.<br /><br />Spesso dico ai miei allievi che nel flamenco È vero tutto, il contrario di tutto e anche altre cose e quindi è chiaro che anche quando penso di avere capito tutto in realtà scopro che sono ancora moltissime le cose che escono dai miei calcoli razionali.<br /><br />La musica araba è talmente irrazionale che ti porta davvero in un'altra dimensione, nella quale esisti soltanto tu e le tue emozioni e non esiste più né il tempo né lo spazio.<br />Mi sono abituata a non aspettarmi che ad una nota nel segua un'altra, semplicemente mi godo le note che arrivano senza prevedere!<br /><br />Lo dico sempre ai miei allievi quanto la musica araba abbia prodotto nel flamenco, ed è importante ascoltare queste relazioni. Ne parlerò ancora in altri podcast!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51851926</guid><pubDate>Mon, 14 Nov 2022 15:10:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51851926/65_liuto_arabo_e_chitarra_flamenca_a_confronto.mp3" length="16400412" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il liuto arabo si chiama oud, che significa letteralmente "pezzo di legno".

Da questo nome Oud, Al Oud, sono venuti i termini europei che definiscono il liuto, ad esempio lo spagnolo laud, o lo stesso nome liuto.

È uno strumento a corde che viene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il liuto arabo si chiama oud, che significa letteralmente "pezzo di legno".<br /><br />Da questo nome Oud, Al Oud, sono venuti i termini europei che definiscono il liuto, ad esempio lo spagnolo laud, o lo stesso nome liuto.<br /><br />È uno strumento a corde che viene dalla famiglia dei liuti. È proprio il progenitore della famiglia. Ha un manico stretto e corto ed una grande pancia molto bombata. Visto di profilo ha la forma di una mezza pera. La cassa è decorata con tanti spicchi di legni diversi, ed è molto bella. <br /><br />Il oud ha il manico sottile, come quello di un mandolino, privo di tasti come quello di un violino. Non essendo suddiviso in tasti, permette assolutamente al musicista di produrre qualsiasi intervallo di note. Al contrario, sul manico della chitarra ci sono tasti che suddividono il suono in semitoni precisi, tutti uguali tra di loro. Sul manico di una chitarra non è possibile produrre i micro intervalli che siano invece tipici della musica araba.<br /><br />Il liuto è lo strumento principale della musica araba, soprattutto di quella di origine colta, ma anche in molti casi della musica popolare. Per molto tempo ha rappresentato il sistema musicale arabo stesso, tanto che gli arabi lo chiamano "Amir et-Tarab": anche senza sapere l'arabo, sappiamo che amir vuol dire principe. Tarab significa fascino, coinvolgimento, ed è un fenomeno molto importante nella musica araba, che trova nel flamenco forse il concetto più simile nella parola duende, che significa che significa "essere completamente concentrati all'interno di un fenomeno in particolare all'interno del fenomeno musicale ed essere in contatto con un aspetto sovrumano quasi Divino.<br /><br />Nella musica araba il liuto si presenta sia come strumento solista che come strumento di accompagnamento al canto. Ed è esattamente ciò che capita con la chitarra nel flamenco.<br /><br />Quando esisteva Al Andalus, cioè l'andalusia araba, il liuto era molto diffuso, però si diffuse solo nella musica colta spagnola e non in quella popolare. <br /><br />Quando gli arabi divennero cacciati dalla Spagna, l’inquisizione spagnola mise da parte tutto ciò che ricordava la cultura araba, per cui lo strumento oud venne dissimulato, e nacque un altro strumento, diverso, che è una specie di evoluzione del liuto: la vihuela (in italiano viella), è definito anche "viola a mano". Hanno la stessa accordatura e sono strumenti molto simili.<br /><br />Liuto e vihuela sono stato usato dai truccatori e quindi si sono diffusi tanto in Europa. <br /><br />Il liuto arabo so diffuse tanto nella Andalusia musulmana e bene potato nelle corti. Venne diffuso tanto da Ziryab, musicista di origine irakena, vissuto nel IX secolo alla corte di Cordova. Suonatore di liuto e cantante, Ziryab fu una pietra militare della musica ed ebbe sulla società dell'epoca una grande influenza: ogni cosa che faceva diventava una moda. Un vero influencer ante litteram!<br /><br />Paco de Lucía gli dedicò un cd, dimostrandoci quanto anche il flamenco lo consideri importante come padre di un'eredità musicale. <br /><br />Fino a Ziryab il liuto aveva solo 4 corde, identificate con "i 4 umori del corpo": bile, flemma, sangue e bile nera (questo ci dimostra quanto la musica araba sia nata dalla emozionalità stessa... esattamente come nel flamenco).<br />Ziryab aggiunse una quinta corda. <br /><br />Anche la chitarra in Spagna ebbe una origine simile: nasce da una sorta di congiunzione fra il liuto e la vihuela. Originariamente aveva 4 corde, poi nel 1600 viene aggiunta la quinta, un po' sul imitazione di quello che fece Ziryab. <br /><br />Nel 1700 venne aggiunta alla chitarra la nota più grave, che si chiama ancora oggi bordón.<br /><br />Nel 1800 la chitarra veniva identificata con la musica gitana, con situazioni di osterie, malavita e non di gente rispettabile, quindi rischiava di cadere in disuso, a favore di strumenti "più nobili" come il piano o il violino. <br /><br />Non avevo i tasti l'oud si presta...]]></itunes:summary><itunes:duration>1025</itunes:duration><itunes:keywords>arabo,chitarra,cultura,flamenco,liuto,musica,ud,ziryab</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2a4e9b277090dec54afc7d2a2f35dac.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#64 Il ruolo della chitarra nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/64-il-ruolo-della-chitarra-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51774458</link><description><![CDATA[Intorno alla chitarra si organizza l'intera musicalità del flamenco. Il chitarrista ha il ruolo di un buon moderatore in una discussione:  regola il discorso fra i componenti del gruppo, in modo che ognuno rispetti gli spazi degli altri, e ricorda continuamente a tutti l'argomento che si sta trattando. La chitarra quindi ricorda a tutti l'atmosfera musicale, le note di riferimento e la struttura ritmica. <br />Quando la chitarra accompagna un palo che richiede ritmo, deve continuare a ricordare ai presenti qual è il ritmo di riferimento. <br /><br />Si possono considerare due modi di suonare la chitarra nel flamenco: la chitarra solista e quella di accompagnamento al cante, e al baile. <br /><br />Se sono un chitarrista solista devo sottolineare l'argomento del palo che sto esplorando, ma non ho altri vincoli. Ma se sto accompagnando qualcuno, mi devo mettere al suo servizio, non mi devo mai mettere davanti agli altri e comandare la situazione. <br /><br />La maggiore virtù del chitarrista è quella di immedesimarsi nell'artista che sta accompagnando, interpretare i suoi bisogni e le sue intenzioni e sostenerle!<br /><br />Evidentemente quando il cantaor fa una pausa, il chitarrista può esprimersi nella sua creatività, sempre mantenendo l'attenzione sul cante e sul palo di riferimento. <br /><br />Quando accompagna un bailaor, se vuole produrre una melodia, una falseta, è sempre raccomandabile che produca melodie trazionali, immediatamente comprensibili. Se il baile è montato, totalmente coreografato, si può anche fare qualcosa di molto complesso, molto strutturato, allora il chitarrista sarà più libero di essere creativo, anche molto creativo! <br />Ma se ha creato una bella falseta molto creativa e la vuole infilare per forza nel baile, deve fare attenzione a non fuorviare il cante e il baile, accentrando l'attenzione su di sé. Deve far star bene gli altri membri del gruppo, del cuadro. <br /><br />E' tipico che chi inizia a suonare la chitarra pensi subito come punto di riferimento la chitarra solista e Paco De Lucia in persona come modello! <br />La chitarra flamenca permette di ancorarsi alla tradizione del flamenco e esplorare il cante, amarlo, rispettandolo al massimo. Il chitarrista deve conoscere e  amare il cante più ancora della chitarra stessa!<br /><br />La chitarra flamenca è uno strumento complesso e ricco, che tradizionalmente accompagna il cante (e il baile), nonostante si basino su concetti musicali diversi: la chitarra è uno strumento temperato, cioè i suoi suoni sono già determinati dalla presenza dei capotasti sul manico dello strumento, e ogni nota dista dalla precedente e dalla successiva di un semitono preciso. La voce flamenca al contrario produce intervalli irrazionali e gioca con toni non temperati, all'insegna della creatività emozionale.<br /><br />I giovani che studiano chitarra flamenca oggi e hanno le orecchie piene di suoni meravigliosi  che si possono sentire con grande facilità sui social, vogliono tutti fare cose molto creative. Così accade per il baile! Baile e chitarra vogliono oggi evolversi  creativamente per emanciparsi e "farsi belli" ma il ruolo di chi fa flamenco è sempre onorare il cante, che non si evolve, perché se lo facesse uscirebbe dalla sua essenza. <br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Ai miei allievi indico sempre l'importanza di ascoltare la chitarra flamenca, che ci dà idea dell'argomento di riferimento, che ci aiuta assolutamente a stare nel ritmo in maniera spontanea. La ritmica nel flamenco nasce dalla tradizione, dalla spontaneità, e la chitarra cambia le proprie note proprio sottolineando la ritmica. Non avrò bisogno di rompermi la testa con conteggi difficili e cervellotici: mi basta ascoltare il chitarrista e seguire i suoi suggerimenti! <br /><br />Non sempre si può avere la chitarra a lezione per questioni di costi, ma è molto utile ascoltare la chitarra dal vivo, e sentire come le note ci passeggino addosso, fisicamente!<br />Capire la relazione chitarra cante, sentire che il chitarrista dà appoggio al cante è importante da sentire, e non è detto che sia così evidente, soprattutto per chi non ha orecchie allenate all'ascolto del flamenco. <br />Comportati come un chitarrista, mentre stai ballando, e non sbaglierai!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51774458</guid><pubDate>Fri, 04 Nov 2022 14:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51774458/64_il_ruolo_della_chitarra_nel_flamenco.mp3" length="15264749" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Intorno alla chitarra si organizza l'intera musicalità del flamenco. Il chitarrista ha il ruolo di un buon moderatore in una discussione:  regola il discorso fra i componenti del gruppo, in modo che ognuno rispetti gli spazi degli altri, e ricorda...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Intorno alla chitarra si organizza l'intera musicalità del flamenco. Il chitarrista ha il ruolo di un buon moderatore in una discussione:  regola il discorso fra i componenti del gruppo, in modo che ognuno rispetti gli spazi degli altri, e ricorda continuamente a tutti l'argomento che si sta trattando. La chitarra quindi ricorda a tutti l'atmosfera musicale, le note di riferimento e la struttura ritmica. <br />Quando la chitarra accompagna un palo che richiede ritmo, deve continuare a ricordare ai presenti qual è il ritmo di riferimento. <br /><br />Si possono considerare due modi di suonare la chitarra nel flamenco: la chitarra solista e quella di accompagnamento al cante, e al baile. <br /><br />Se sono un chitarrista solista devo sottolineare l'argomento del palo che sto esplorando, ma non ho altri vincoli. Ma se sto accompagnando qualcuno, mi devo mettere al suo servizio, non mi devo mai mettere davanti agli altri e comandare la situazione. <br /><br />La maggiore virtù del chitarrista è quella di immedesimarsi nell'artista che sta accompagnando, interpretare i suoi bisogni e le sue intenzioni e sostenerle!<br /><br />Evidentemente quando il cantaor fa una pausa, il chitarrista può esprimersi nella sua creatività, sempre mantenendo l'attenzione sul cante e sul palo di riferimento. <br /><br />Quando accompagna un bailaor, se vuole produrre una melodia, una falseta, è sempre raccomandabile che produca melodie trazionali, immediatamente comprensibili. Se il baile è montato, totalmente coreografato, si può anche fare qualcosa di molto complesso, molto strutturato, allora il chitarrista sarà più libero di essere creativo, anche molto creativo! <br />Ma se ha creato una bella falseta molto creativa e la vuole infilare per forza nel baile, deve fare attenzione a non fuorviare il cante e il baile, accentrando l'attenzione su di sé. Deve far star bene gli altri membri del gruppo, del cuadro. <br /><br />E' tipico che chi inizia a suonare la chitarra pensi subito come punto di riferimento la chitarra solista e Paco De Lucia in persona come modello! <br />La chitarra flamenca permette di ancorarsi alla tradizione del flamenco e esplorare il cante, amarlo, rispettandolo al massimo. Il chitarrista deve conoscere e  amare il cante più ancora della chitarra stessa!<br /><br />La chitarra flamenca è uno strumento complesso e ricco, che tradizionalmente accompagna il cante (e il baile), nonostante si basino su concetti musicali diversi: la chitarra è uno strumento temperato, cioè i suoi suoni sono già determinati dalla presenza dei capotasti sul manico dello strumento, e ogni nota dista dalla precedente e dalla successiva di un semitono preciso. La voce flamenca al contrario produce intervalli irrazionali e gioca con toni non temperati, all'insegna della creatività emozionale.<br /><br />I giovani che studiano chitarra flamenca oggi e hanno le orecchie piene di suoni meravigliosi  che si possono sentire con grande facilità sui social, vogliono tutti fare cose molto creative. Così accade per il baile! Baile e chitarra vogliono oggi evolversi  creativamente per emanciparsi e "farsi belli" ma il ruolo di chi fa flamenco è sempre onorare il cante, che non si evolve, perché se lo facesse uscirebbe dalla sua essenza. <br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Ai miei allievi indico sempre l'importanza di ascoltare la chitarra flamenca, che ci dà idea dell'argomento di riferimento, che ci aiuta assolutamente a stare nel ritmo in maniera spontanea. La ritmica nel flamenco nasce dalla tradizione, dalla spontaneità, e la chitarra cambia le proprie note proprio sottolineando la ritmica. Non avrò bisogno di rompermi la testa con conteggi difficili e cervellotici: mi basta ascoltare il chitarrista e seguire i suoi suggerimenti! <br /><br />Non sempre si può avere la chitarra a lezione per questioni di costi, ma è molto utile ascoltare la...]]></itunes:summary><itunes:duration>954</itunes:duration><itunes:keywords>accompagnamento,andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,musica,orale,ruolo,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/670df3733ba389b7731b1da60c7f65e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#63 Cosa sono le nacchere e che rapporto hanno con il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/63-cosa-sono-le-nacchere-e-che-rapporto-hanno-con-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51607282</link><description><![CDATA[Le nacchere sono molto collegate alla Spagna nell'immaginario collettivo. <br />Sono dei piccoli strumenti idiofoni di legno. Idiofono significa che lo strumento suona proprio grazie alla percussione diretta del materiale con il quale è costruito. <br /><br />Sono strumenti molto antichi e rudimentali, che oggi si sono evoluti, ma hanno una origine appunto antica. <br />Ci sono strumenti simili alle nacchere diffusi in molti posti nel Mediterraneo: i crotali dell'antica Grecia e della Penisola Anatolica, i cimbali, sagat in arabo o zills in turco, usati in medioriente soprattutto nella danza, le nacchere suonate nelle danze del sud Italia, nella Tammurriata, i qarqabu, che sono grosse nacchere di metallo suonate da diverse popolazioni nel deserto del Sahara. In tutto il folklore spagnolo sono diffuse.<br /><br />Costruttivamente sono due valve di legno, legate fra loro con un cordino e fissate alla mano. Nelle danze regionali spagnole e nella Tammurriata vengono fissate al dito medio, e si possono solo aprire e chiudere. Ma quando le nacchere vengono appese al pollice, ci restano altre 4 dita libere che possono suonare lo strumento creando ritmi anche parecchio complessi. Ecco che le nacchere diventano uno strumento artistico. <br />In questo caso è d'obbligo ricordare Lucero Tena, una grandissima artista, che ha elevato questo strumento fino a portarle a suonare come solista in un'orchestra! Su youtube ci sono tantissimi video della sua musica, e si nota quanto cristallino, preciso ed elegante fosse il suo suono.<br /><br />Oggi le nacchere vengono anche fatte di fibra di vetri, di tela pressata ed altri materiali, ed acquisiscono così suoni diversi. Le nacchere da concerto hanno delle scanalature che conferiscono un suono più amplificato. <br /><br />Proprio per come sono, le nacchere favoriscono il suono di ritmi in 3 o in 6 tempi, mentre sono molto limitate nella musica in 4 tempi. <br />Sono state usate tantissimo nella storia della musica spagnola, tant'è che la Scuola Bolera ne è pienissima, e ha creato uno stile complesso, difficile e anche molto bello.<br /><br />Ma il flamenco cosa ha a che fare con le nacchere? Si escludono i palos in 4 tempi che con le nacchere si sposano male, ma con i ritmi ternari si poteva sentire molto spesso suonare le nacchere durante la danza. Forse era un sistema per intrattenere di più il pubblico, non lo so. <br />Si possono suonare in Solea, Alegrias, Siguiriyas e ovviamente Fandango de Huelva o Sevillanas, che comunque vengono dal folklore. <br /><br />Per parecchio tempo le nacchere erano spesso presenti nel flamenco, poi dagli anni 90 sono uscite dal repertorio del baile flamenco. Se vediamo 10 spettacoli di flamenco oggi, probabilmente non vedremo neppure un brano in cui i danzatori suonino le nacchere.<br /><br />Se siamo turisti che non conoscono nulla del flamenco, mi aspetto di vedere la bata de cola e le nacchere. Obbligatoriamente!<br /><br />Suonando le nacchere, la mano deve essere posizionata in modo da raggiungere con facilità lo strumento con il mignolo e l'anulare. Questo limita tantissimo l'espressività delle braccia, e probabilmente per questa ragione negli ultimi 30 anni le nacchere non sono state scelte da moltissimi bailaores. I ballerini che hanno studiato Scuola Bolera e ballano flamenco, che sono tantissimi, sanno suonare le nacchere e quindi spesso le inseriscono nei loro spettacoli. <br /><br />Per suonare le nacchere bisogna esercitarsi ogni giorno, quindi se voglio suonare in un concerto o suonarle mentre ballo mi devo allenare, per avere un suono caldo, rotondo, accogliente. All'inizio suonano molto male, e per fare uscire un suono piacevole ci vuole molto impegno e costanza. Come con qualunque strumento musicale! La tecnica è uno strumento, è un mezzo. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. <br />Spesso gli allievi mi chiedono se useremo le nacchere. Se si decidesse di farlo, dovremmo dedicare allo studio delle nacchere una buona parte della lezione, sottraendo il tempo ad altre cose. Io scelgo di evitarlo, perché le persone non hanno così tanto tempo da dedicare allo studio, e preferisco che le persone imparino ad esprimersi con il corpo. Non c'è niente di male, dico solo che non è la mia scelta!<br /><br />Mentre si balla, non si suonano le nacchere mentre si battono i piedi, per cui si tenderà ad orientarsi sulla ritmica durante la melodia. E questo significa che la relazione emozionale del baile con il cante viene limitata perché saremo più orientati verso la ritmica. Io sono proprio dipendente dal cante flamenco, drogata: se c'è il cante flamenco, non copritemelo, per favore, perché lo voglio ascoltare! E' una mia mania, ovviamente!<br /><br />So suonare le nacchere, le ho suonate in molti spettacoli, ma non sono allenata, quindi non le suono. E' un peccato, ma non si può fare tutto!<br /><br />Prima o poi nella nostra carriera di appassionati del baile flamenco sarebbe bello approcciare lo studio delle nacchere, anche in maniera rudimentale, anche perché ci aiuta  a porre attenzione alla ritmica, sentendoci musicisti, appunto perché dobbiamo suonare uno strumento. <br /><br />Mi sta quasi venendo voglia di inserire le nacchere in una lezione... magari di sevillanas perché si sposano benissimo con questo genere musicale. Certamente non nel baile flamenco, per non sottrarre attenzione all'ascolto del cante, al lavoro espressivo, alla qualità del movimento.<br /><br />Prima o poi, considera la possibilità di studiare un po' le nacchere: sono bellissime!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51607282</guid><pubDate>Mon, 31 Oct 2022 14:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51607282/63_cosa_sono_le_nacchere_e_che_rapporto_hanno_con_il_flamenco.mp3" length="14585565" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le nacchere sono molto collegate alla Spagna nell'immaginario collettivo. &#13;
Sono dei piccoli strumenti idiofoni di legno. Idiofono significa che lo strumento suona proprio grazie alla percussione diretta del materiale con il quale è costruito....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le nacchere sono molto collegate alla Spagna nell'immaginario collettivo. <br />Sono dei piccoli strumenti idiofoni di legno. Idiofono significa che lo strumento suona proprio grazie alla percussione diretta del materiale con il quale è costruito. <br /><br />Sono strumenti molto antichi e rudimentali, che oggi si sono evoluti, ma hanno una origine appunto antica. <br />Ci sono strumenti simili alle nacchere diffusi in molti posti nel Mediterraneo: i crotali dell'antica Grecia e della Penisola Anatolica, i cimbali, sagat in arabo o zills in turco, usati in medioriente soprattutto nella danza, le nacchere suonate nelle danze del sud Italia, nella Tammurriata, i qarqabu, che sono grosse nacchere di metallo suonate da diverse popolazioni nel deserto del Sahara. In tutto il folklore spagnolo sono diffuse.<br /><br />Costruttivamente sono due valve di legno, legate fra loro con un cordino e fissate alla mano. Nelle danze regionali spagnole e nella Tammurriata vengono fissate al dito medio, e si possono solo aprire e chiudere. Ma quando le nacchere vengono appese al pollice, ci restano altre 4 dita libere che possono suonare lo strumento creando ritmi anche parecchio complessi. Ecco che le nacchere diventano uno strumento artistico. <br />In questo caso è d'obbligo ricordare Lucero Tena, una grandissima artista, che ha elevato questo strumento fino a portarle a suonare come solista in un'orchestra! Su youtube ci sono tantissimi video della sua musica, e si nota quanto cristallino, preciso ed elegante fosse il suo suono.<br /><br />Oggi le nacchere vengono anche fatte di fibra di vetri, di tela pressata ed altri materiali, ed acquisiscono così suoni diversi. Le nacchere da concerto hanno delle scanalature che conferiscono un suono più amplificato. <br /><br />Proprio per come sono, le nacchere favoriscono il suono di ritmi in 3 o in 6 tempi, mentre sono molto limitate nella musica in 4 tempi. <br />Sono state usate tantissimo nella storia della musica spagnola, tant'è che la Scuola Bolera ne è pienissima, e ha creato uno stile complesso, difficile e anche molto bello.<br /><br />Ma il flamenco cosa ha a che fare con le nacchere? Si escludono i palos in 4 tempi che con le nacchere si sposano male, ma con i ritmi ternari si poteva sentire molto spesso suonare le nacchere durante la danza. Forse era un sistema per intrattenere di più il pubblico, non lo so. <br />Si possono suonare in Solea, Alegrias, Siguiriyas e ovviamente Fandango de Huelva o Sevillanas, che comunque vengono dal folklore. <br /><br />Per parecchio tempo le nacchere erano spesso presenti nel flamenco, poi dagli anni 90 sono uscite dal repertorio del baile flamenco. Se vediamo 10 spettacoli di flamenco oggi, probabilmente non vedremo neppure un brano in cui i danzatori suonino le nacchere.<br /><br />Se siamo turisti che non conoscono nulla del flamenco, mi aspetto di vedere la bata de cola e le nacchere. Obbligatoriamente!<br /><br />Suonando le nacchere, la mano deve essere posizionata in modo da raggiungere con facilità lo strumento con il mignolo e l'anulare. Questo limita tantissimo l'espressività delle braccia, e probabilmente per questa ragione negli ultimi 30 anni le nacchere non sono state scelte da moltissimi bailaores. I ballerini che hanno studiato Scuola Bolera e ballano flamenco, che sono tantissimi, sanno suonare le nacchere e quindi spesso le inseriscono nei loro spettacoli. <br /><br />Per suonare le nacchere bisogna esercitarsi ogni giorno, quindi se voglio suonare in un concerto o suonarle mentre ballo mi devo allenare, per avere un suono caldo, rotondo, accogliente. All'inizio suonano molto male, e per fare uscire un suono piacevole ci vuole molto impegno e costanza. Come con qualunque strumento musicale! La tecnica è uno strumento, è un mezzo. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. <br />Spesso gli allievi mi chiedono se useremo le nacchere. Se si decidesse di farlo, dovremmo...]]></itunes:summary><itunes:duration>912</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cultura,fandango,flamenco,musica,nacchere,ritmo,sevillanas</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebd38e18cebd07d8510f8f5ea7d307e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#62 Che cosa sono i palos nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/62-che-cosa-sono-i-palos-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51691183</link><description><![CDATA[Chi affronta lo studio del flamenco si trova di fronte a questo termine, "palos". Possiamo tradurlo genericamente con la parola "stili", centralmente del cante. Il flamenco è molto complesso e ha un repertorio gigantesco e complesso. Per orientarci ci aiuta molto suddividere i generi musicali in famiglie, in diversi sotto-generi in modo da riconoscere somiglianze e differenze e chiarire che cosa le nostre orecchie e i nostro cuore stanno sentendo. <br /><br />Non si sa esattamente per quale ragione si chiamino proprio "palos". Qualcuno ha ipotizzato che anticamente ci fosse qualcuno che aveva un palo, un bastone, e batteva il ritmo... ma è una interpretazione un po' sciocca, dato che molti palos sono assolutamente privi di ritmo!<br />Come spesso accade nel flamenco, semplicemente prendiamo questo termine come un nome proprio, e non lo poniamo in discussione! Ma approfondiamo il concetto<br /><br />Nel flamenco c'è una grande esigenza di capire, di catalogare, di esplorare. I vari generi del flamenco si distinguono fra loro per emozionalità, e alcuni hanno differenze enormi dal punto di vista espressivo, ma altri palos hanno una emozionalità molto simile. <br /><br />Per distinguere i palos occorre fare alcune cosa: <br />1) Dare attenzione alla scala musicale: già abbiamo visto in altri podcast che esistono 3 modalità musicali nel flamenco, la scala maggiore, la scala minore e la modalità flamenca. <br />2) La struttura ritmica: che sia un ritmo ternario, un ritmo di amalgama, che è un ritmo composto, o altre frasi ritmiche che vedremo in altri podcast<br />3) La velocità: quando la velocità sale, tutto diventa più allegro e solare, mentre quando è lento rimane più malinconico<br />4) La melodia del cante: il flamenco nasce dal cante, ed è al cante che dobbiamo fare riferimento! Il punto di vista del flamenco è quello del cante, e ce lo dobbiamo ricordare anche se magari la nostra passione è la chitarra o il baile. I palos si distinguono proprio analizzando il cante. <br /><br />Molti studiosi hanno utilizzato l'immagine di un albero per catalogare i palos flamenchi: i rami più grossi corrispondono alle famiglie di palos, e i rami più piccoli mantengono l'origine comune e quindi somiglianze fra loro.<br /><br />Alcuni palos sono più importanti da conoscere, perché nella storia del flamenco sono stati fondamentali, e hanno influenzato tutto il resto. Se ci appassiona il flamenco, prima o poi esploreremo tutto, anche i palos meno comuni! Ma alcuni sono fondamentali da conoscere.<br /><br />La prima famiglia da considerare, essendo nata per prima, è quella delle toná, da cui nasce anche tutta la famiglia delle siguiríyas: in altri podcast ti ho raccontato che ascoltare una toná ci ricorda immediatamente la cantillazione del corano o il richiamo alla preghiera islamico. Le toná hanno evidenti radici molto antiche. <br />Questa famiglia raccoglie tutto ciò che nasce dalla voce, senza accompagnamento. Dire che sono senza ritmo non è correttissimo perché ad esempio il martinete ha il ritmo! La famiglia comprende: la debla, la carcelera, il martinete, le saetas, i pregones (i canti del mercato), i cantes camperos (canti del lavoro nei campi), le nanas (le ninnenanne)...<br /><br />Le siguiríyas ne derivano, con tutte le diverse melodie: liviana, serrana, cabales, alcuni romances, playeras...<br /><br />La famiglia soleá, che comprende la caña, il polo, la soleá por bulería o la bulería por soleá, la bulería, la bambera e tutte le mille varianti che questi palos possono avere.<br /><br />La famiglia dei tangos, dei ritmi in 4/4, che è enorme: tango, tanguillo, zapateado, zambra, colombiana, farruca, rumba, tiento, mariana, milonga, vidalita, garrotín...<br /><br />La famiglia fandangos ha una varietà impressionante (ne parlerò nello specifico in un altro podcast) comprende alcuni palos di origine locale, portati nel flamenco, che indicano già nel nome stesso la loro provenienza locale: malagueña, granaina, rondeña, o "fandangos de" Lucena, Cabra, Puente Geníl, Granada, Almeria, Jaen, Huelva... Ci sono poi jabera, jabegote, verdiales... Molti fandangos hanno un ritmo, tutti i fandangos abandolaos hanno un base ritmica, ma altri no, vengono cantati e suonati in maniera libera dal ritmo. Ciò che accomuna questi palos è la struttura del cante, mantenendo comunque una grande eterogeneità.<br /><br />La famiglia dei palos de levante nasce dal fandango, ed esplora sonorità più oscuri, la chitarra marca fortemente sulle note di bordone, e si riferiscono alle zone minerarie della parte est dell'Andalusia e della regione di Murcia: taranta, taranto, fandango minero, murciana, cartagenera, levantica, minera, ferreña... <br /><br />Le cantiñas vengono dalle Soleares, e sono tante: sono allegre e solari, sereni ed esplorano la scala maggiore. Abbiamo le alegrías, con le due varianti di Cadice e Cordova, il mirabrás, la romera, il caracoles... Il mio elenco non è esaustivo, ma è un esempio<br /><br />Se sono un cantaor con i piedi ben radicati nel flamenco, dopo un po' mi verrà abbastanza spontaneo cantare a mio gusto, e la mia creatività mi porterà a creare modifiche personali, delle varianti di un palo e se piaceranno ad altri cantaores, avranno successo e si diffonderanno. Esistono infatti tantissimi stili di tango, di soleá, di siguiríya ecc, grazie alle modifiche apportate dalla creatività di alcuni cantaores.<br /><br />C'è un'altra famiglia, che comprende i palos "de ida y vuelta", influenzati direttamente o indirettamente dalla musica di oltre oceano, guajíra, milonga, vidalita, la stessa rumba e il tango...<br /><br />Ci sono anche palos creati totalmente da un cantaor specifico, come la colombiana, creata da Pepe Marchena, la canastera, opera di Camaron de la Isla, e il più recente dei palos, la galera, creata dall'arte del Lebrijano. <br /><br />Di queste cose il flamenco è pieno, perché essendo una forma d'arte di tradizione orale, di diffusione non accademica, non è riconducibile a basi storiche precise, e si può dire che tutto ha influenzato tutto! Se ascoltiamo un po', magari troviamo una stessa strofa poetica infilata in palos di ambiente totalmente diverso! Poi ci sono palos che hanno necessità di parlare di temi specifici, i palos de levante parlano delle miniere, la guajíra parla di Cuba... ma a volte si sentono temi apparentemente distanti dal fulcro centrale del palo, ma spesso c'è un legame storico, che dà senso a queste parole, e che occorre conoscere!<br /><br />Se una cosa ha un nome, riesco a dargli un senso di realtà più profondo. Il flamenco si centra sull'esplorazione delle emozioni, soffermandosi su una emozione specifica in ogni palo, con l'intenzione di insegnare qualcosa di saggio agli ascoltatori, a volte qualcosa di divertente, perché no, ma il significato profondo è quello di dare consigli basati sulla saggezza popolare.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Ed è una responsabilità molto grande, aiutare gli altri ad esplorare queste bellissime sonorità.<br />Ogni passo che si fa dentro il flamenco, ci fa capire quanto sia complesso e difficile. E si capisce che occorre ascoltare tantissimo la musica, e soprattutto il cante!<br />Quelli che non conoscono il flamenco e non hanno voglia di esplorarlo, dicono tipicamente "ma cosa hanno questi, che si lamentano sempre? Mal di pancia?". E' vero che il flamenco spesso si lamenta, ma comunque celebra la vita!<br /><br />Esplorare cosa i vari palos fanno al nostro corpo, con le loro diversissime sonorità, è interessante: ogni brano entra nel corpo in modo diverso, nel corpo e nella emozionalità, e muove corde diverse. <br /><br />Chi si avvicina al flamenco e scopre che c'è un mondo dietro, generi musicali, emozioni... si stupisce molto di dover mettere intelligenza e sensibilità al servizio della comprensione e dell'amore per il cante. Una esplorazione dei palos apporta ricchezza, e genera un piccolo mattone per costruire l'edificio del flamenco. Noi che siamo stranieri dobbiamo ancora di più entrare ad esplorare questo mondo incredibile in tutte le sue sfaccettature.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51691183</guid><pubDate>Fri, 28 Oct 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51691183/62_che_cosa_sono_i_palos_nel_flamenco.mp3" length="20108060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Chi affronta lo studio del flamenco si trova di fronte a questo termine, "palos". Possiamo tradurlo genericamente con la parola "stili", centralmente del cante. Il flamenco è molto complesso e ha un repertorio gigantesco e complesso. Per orientarci ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi affronta lo studio del flamenco si trova di fronte a questo termine, "palos". Possiamo tradurlo genericamente con la parola "stili", centralmente del cante. Il flamenco è molto complesso e ha un repertorio gigantesco e complesso. Per orientarci ci aiuta molto suddividere i generi musicali in famiglie, in diversi sotto-generi in modo da riconoscere somiglianze e differenze e chiarire che cosa le nostre orecchie e i nostro cuore stanno sentendo. <br /><br />Non si sa esattamente per quale ragione si chiamino proprio "palos". Qualcuno ha ipotizzato che anticamente ci fosse qualcuno che aveva un palo, un bastone, e batteva il ritmo... ma è una interpretazione un po' sciocca, dato che molti palos sono assolutamente privi di ritmo!<br />Come spesso accade nel flamenco, semplicemente prendiamo questo termine come un nome proprio, e non lo poniamo in discussione! Ma approfondiamo il concetto<br /><br />Nel flamenco c'è una grande esigenza di capire, di catalogare, di esplorare. I vari generi del flamenco si distinguono fra loro per emozionalità, e alcuni hanno differenze enormi dal punto di vista espressivo, ma altri palos hanno una emozionalità molto simile. <br /><br />Per distinguere i palos occorre fare alcune cosa: <br />1) Dare attenzione alla scala musicale: già abbiamo visto in altri podcast che esistono 3 modalità musicali nel flamenco, la scala maggiore, la scala minore e la modalità flamenca. <br />2) La struttura ritmica: che sia un ritmo ternario, un ritmo di amalgama, che è un ritmo composto, o altre frasi ritmiche che vedremo in altri podcast<br />3) La velocità: quando la velocità sale, tutto diventa più allegro e solare, mentre quando è lento rimane più malinconico<br />4) La melodia del cante: il flamenco nasce dal cante, ed è al cante che dobbiamo fare riferimento! Il punto di vista del flamenco è quello del cante, e ce lo dobbiamo ricordare anche se magari la nostra passione è la chitarra o il baile. I palos si distinguono proprio analizzando il cante. <br /><br />Molti studiosi hanno utilizzato l'immagine di un albero per catalogare i palos flamenchi: i rami più grossi corrispondono alle famiglie di palos, e i rami più piccoli mantengono l'origine comune e quindi somiglianze fra loro.<br /><br />Alcuni palos sono più importanti da conoscere, perché nella storia del flamenco sono stati fondamentali, e hanno influenzato tutto il resto. Se ci appassiona il flamenco, prima o poi esploreremo tutto, anche i palos meno comuni! Ma alcuni sono fondamentali da conoscere.<br /><br />La prima famiglia da considerare, essendo nata per prima, è quella delle toná, da cui nasce anche tutta la famiglia delle siguiríyas: in altri podcast ti ho raccontato che ascoltare una toná ci ricorda immediatamente la cantillazione del corano o il richiamo alla preghiera islamico. Le toná hanno evidenti radici molto antiche. <br />Questa famiglia raccoglie tutto ciò che nasce dalla voce, senza accompagnamento. Dire che sono senza ritmo non è correttissimo perché ad esempio il martinete ha il ritmo! La famiglia comprende: la debla, la carcelera, il martinete, le saetas, i pregones (i canti del mercato), i cantes camperos (canti del lavoro nei campi), le nanas (le ninnenanne)...<br /><br />Le siguiríyas ne derivano, con tutte le diverse melodie: liviana, serrana, cabales, alcuni romances, playeras...<br /><br />La famiglia soleá, che comprende la caña, il polo, la soleá por bulería o la bulería por soleá, la bulería, la bambera e tutte le mille varianti che questi palos possono avere.<br /><br />La famiglia dei tangos, dei ritmi in 4/4, che è enorme: tango, tanguillo, zapateado, zambra, colombiana, farruca, rumba, tiento, mariana, milonga, vidalita, garrotín...<br /><br />La famiglia fandangos ha una varietà impressionante (ne parlerò nello specifico in un altro podcast) comprende alcuni palos di origine locale, portati nel flamenco, che indicano già nel nome stesso la loro provenienza locale: malagueña, granaina, rondeña, o "fandangos...]]></itunes:summary><itunes:duration>1257</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,creatività,cultura,emozionalità,flamenco,generi,musica,musicali,orale,palos,profondità,stili,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/139135a1b70f2c48a0b7ed4e129ae141.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#61 La struttura delle Sevillanas - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/61-la-struttura-delle-sevillanas-flamenco-chiavi-in-mano--51523673</link><description><![CDATA[Le Sevillanas, di cui ho già parlato in altri podcast, sono 4 brevi musiche con uno schema fisso,  a cui corrispondono 4 coreografie con uno schema altrettanto fisso. <br /><br />Dal punto di vista musicale la struttura è sempre la stessa, per tutte e quattro le sevillanas. <br /><br />Anche il flamenco e la musica regionale andalusa, come le sevillanas, partono con una introduzione melodica degli strumenti musicali, che presentano l'atmosfera melodica. <br />Inizia poi il cante, mentre gli altri strumenti musicali stanno nel background, e questo ci dice che la musica è importante e crea l'ambiente, ma sarà il canto a dare l'identità delle sevillanas!<br /><br />Solitamente l'introduzione musicale viene fatta con un ritmo, che poi tornerà dopo la salida del cante, che a volte è sospesa, senza ritmo, ed altre volte invece mantiene la base ritmica.<br />Subito dopo la salida del cante, che è come una "dichiarazione" dell'argomento che verrà trattato nel brano, c'è un momento importante per noi che balliamo: l'inizio della nostra danza, che avviene quando rientra il ritmo dopo la salida del cante, con un "paso de sevillana", un vero e proprio "passo base" tipico delle sevillanas, che consiste in un avvicinarsi ed allontanarsi dalla persona con cui si sta ballando. Come per "prenderle le misure"!<br /><br />Dopo una breve pausa di respiro, durante la quale appunto la danza prevede un paso de sevillana, entra la prima letra, la prima strofa. E' costituita da 4 gruppi di 6 tempi, nei quali in ogni sevillana si fanno passi diversi, che caratterizzano un po' l'identità di quella sevillana. Sul finire della strofa, proprio negli ultimi tempi della strofa, c'è il punto preciso in cui i due danzatori si scambiano di posto, facendo una "pasada", e questo avviene in tutte le sevillanas. Dopo la fine della strofa, abbiamo una pausa di respiro nel cante, e rimane la sola ritmica, nella quale, come abbiamo visto accadere subito dopo la salida del cante, c'è un passo di sevillana. <br /><br />Sono delle ancore per chi balla: quando sta finendo la strofa c'è lo scambio, la pasada, e sulla parte in cui c'è solo il ritmo e non il canto, c'è sempre un passo di sevillana. <br /><br />Subito dopo entra la seconda letra, che è assolutamente identica dal punto di visto melodico, rispetto alla prima. E la danza si comporta nella stessa maniera, compiendo passi specifici per la sevillana in questione e terminando con la pasada sul finire della letra e con il paso de sevillana nella pausa del cante. <br /><br />La terza letra ha invece una melodia diversa, una sorta di ritornello che ritornerà, solitamente, uguale in tutte le 4 sevillanas del gruppo. <br /><br />Sentire una melodia diversa ci aiuterà a capire, se ci siamo persi, che la sevillana sta finendo. E quindi dovremo fare i passi specifici che la sevillana che stiamo ballando prevede. <br /><br />Alla fine i danzatori girano su se stessi, durante l'ultima frase ritmica che chiude il brano, e terminano in una posa tradizionale, che prevede che la donna si fermi con il peso sulla gamba destra ponendo la gamba sinistra e il braccio sinistro in avanti e il destro in alto a separazione fra sè e la persona con cui si sta ballando. L'uomo invece si protende verso la donna, le si avvicina e la abbraccia. Ovviamente è un cliché, non è necessario corteggiare per forza!<br /><br />Una delle sevillanas più conosciute è "Mirala Cara a Cara", guardala faccia a faccia. Racconta il cliché del baile por sevillanas. <br /><br />La prima sevillana è l'incontro, in cui l'uomo deve mostrare la sua eleganza, forza, solidità, mascolinità, la donna deve mostrare la propria bellezza ed eleganza, senza esporsi a possibili critiche di tipo morale. In Mirala Cara a Cara si dice "... que es la primera, y te va seduciendo a su manera", che è la prima sevillana e ti seduce a modo suo. <br /><br />Nella seconda c'è un contatto un po' più intimo, e alla fine c'è una sorta di rincorsa fra l'uomo e la donna, che spesso la afferra alla vita e la trascina, magari con l'intento di... farle girare la testa e di farla cadere fra le proprie braccia. Sto ovviamente scherzando, ma il cliché è un cliché!  In Mirala Cara a Cara si dice "Con lo brazos en el aire y las caras juntas", con le braccia in alto e i visi vicini. Ecco l'avvicinamento!<br /><br />La terza sevillana può rappresentare una "lite", ed infatti è l'unica sevillana in cui si producono suoni con i piedi, si zapatea. Può essere un momento di lite ma anche di autoaffermazione, in cui si esprime la propria presenza e personalità.  In Mirala Cara a Cara si dice "y veras con que gracia te zapatea", e vedrai con che simpatia ti batte i piedi. <br /><br />Nella quarta sevillana c'è il momento del "creiamo la coppia... o non la creiamo"!  In Mirala Cara a Cara si dice "en la cuarta los lances definitivos" nella quarta gli sbilanciamenti definitivi. La coppia si lancia o non si lancia. <br /><br />In questa sevillana, che è una delle più famose in assoluto della storia delle sevillanas, nel ritornello si dice "Esta gitana se conquista bailando por sevillanas". Più chiaro di così, il concetto delle sevillanas non potrebbe essere!<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano ed un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno il baile por sevillanas, lo faccio in una lezione specifica, non all'interno delle lezioni di baile flamenco. Mi interessa molto che le persone capiscano il ruolo dell'uomo e della donna nelle sevillanas, e anche la forma di corteggiamento e di fare conoscenza che ti ho appena finito di raccontare. <br /><br />Se conosco tutti i passi perfettamente e li eseguo alla perfezione nella sequenza corretta e nella giusta relazione con la musica, ma non ho capito il ruolo tradizionale che devo avere, questo non significa che io sappia ballare por sevillanas. <br />Devo aver capito che c'è un corteggiamento, o quanto meno un confronto! La donna è la quintessenza della donna, è bella, si mostra, "mette tutta la mercanzia in vetrina", e impara <br />a non avere timidezze. L'uomo è solido, forte, ha il coraggio di buttarsi. <br />Tradizionalmente in Spagna era quasi considerato male che un uomo sapesse ballare davvero, che sapesse alzare le braccia e muovesse le mani: doveva saper ballare un po', ma non rischiare di apparire lezioso! Invece le donne devono "saper ballare con eleganza", e quindi più facilmente nella tradizione andalusa vengono inviate a lezione di baile por sevillanas, e quindi si muovono meglio.<br />Le donne devono tradizionalmente saper muovere bene le braccia, e muoversi con più eleganza. <br /><br />In una sala rociera, in una feria, o al Rocio, possiamo osservare che le donne sanno ballare "meglio" degli uomini, che lo hanno studiato. (Se non sai di cosa sto parlando, cerca i podcast specifici in cui ne ho parlato!)<br /><br />E' sempre divertente anche misurarsi con questo piccolo chliché... perché no!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51523673</guid><pubDate>Fri, 14 Oct 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51523673/61_la_struttura_delle_sevillanas.mp3" length="12476543" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le Sevillanas, di cui ho già parlato in altri podcast, sono 4 brevi musiche con uno schema fisso,  a cui corrispondono 4 coreografie con uno schema altrettanto fisso. &#13;
&#13;
Dal punto di vista musicale la struttura è sempre la stessa, per tutte e quattro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le Sevillanas, di cui ho già parlato in altri podcast, sono 4 brevi musiche con uno schema fisso,  a cui corrispondono 4 coreografie con uno schema altrettanto fisso. <br /><br />Dal punto di vista musicale la struttura è sempre la stessa, per tutte e quattro le sevillanas. <br /><br />Anche il flamenco e la musica regionale andalusa, come le sevillanas, partono con una introduzione melodica degli strumenti musicali, che presentano l'atmosfera melodica. <br />Inizia poi il cante, mentre gli altri strumenti musicali stanno nel background, e questo ci dice che la musica è importante e crea l'ambiente, ma sarà il canto a dare l'identità delle sevillanas!<br /><br />Solitamente l'introduzione musicale viene fatta con un ritmo, che poi tornerà dopo la salida del cante, che a volte è sospesa, senza ritmo, ed altre volte invece mantiene la base ritmica.<br />Subito dopo la salida del cante, che è come una "dichiarazione" dell'argomento che verrà trattato nel brano, c'è un momento importante per noi che balliamo: l'inizio della nostra danza, che avviene quando rientra il ritmo dopo la salida del cante, con un "paso de sevillana", un vero e proprio "passo base" tipico delle sevillanas, che consiste in un avvicinarsi ed allontanarsi dalla persona con cui si sta ballando. Come per "prenderle le misure"!<br /><br />Dopo una breve pausa di respiro, durante la quale appunto la danza prevede un paso de sevillana, entra la prima letra, la prima strofa. E' costituita da 4 gruppi di 6 tempi, nei quali in ogni sevillana si fanno passi diversi, che caratterizzano un po' l'identità di quella sevillana. Sul finire della strofa, proprio negli ultimi tempi della strofa, c'è il punto preciso in cui i due danzatori si scambiano di posto, facendo una "pasada", e questo avviene in tutte le sevillanas. Dopo la fine della strofa, abbiamo una pausa di respiro nel cante, e rimane la sola ritmica, nella quale, come abbiamo visto accadere subito dopo la salida del cante, c'è un passo di sevillana. <br /><br />Sono delle ancore per chi balla: quando sta finendo la strofa c'è lo scambio, la pasada, e sulla parte in cui c'è solo il ritmo e non il canto, c'è sempre un passo di sevillana. <br /><br />Subito dopo entra la seconda letra, che è assolutamente identica dal punto di visto melodico, rispetto alla prima. E la danza si comporta nella stessa maniera, compiendo passi specifici per la sevillana in questione e terminando con la pasada sul finire della letra e con il paso de sevillana nella pausa del cante. <br /><br />La terza letra ha invece una melodia diversa, una sorta di ritornello che ritornerà, solitamente, uguale in tutte le 4 sevillanas del gruppo. <br /><br />Sentire una melodia diversa ci aiuterà a capire, se ci siamo persi, che la sevillana sta finendo. E quindi dovremo fare i passi specifici che la sevillana che stiamo ballando prevede. <br /><br />Alla fine i danzatori girano su se stessi, durante l'ultima frase ritmica che chiude il brano, e terminano in una posa tradizionale, che prevede che la donna si fermi con il peso sulla gamba destra ponendo la gamba sinistra e il braccio sinistro in avanti e il destro in alto a separazione fra sè e la persona con cui si sta ballando. L'uomo invece si protende verso la donna, le si avvicina e la abbraccia. Ovviamente è un cliché, non è necessario corteggiare per forza!<br /><br />Una delle sevillanas più conosciute è "Mirala Cara a Cara", guardala faccia a faccia. Racconta il cliché del baile por sevillanas. <br /><br />La prima sevillana è l'incontro, in cui l'uomo deve mostrare la sua eleganza, forza, solidità, mascolinità, la donna deve mostrare la propria bellezza ed eleganza, senza esporsi a possibili critiche di tipo morale. In Mirala Cara a Cara si dice "... que es la primera, y te va seduciendo a su manera", che è la prima sevillana e ti seduce a modo suo. <br /><br />Nella seconda c'è un contatto un po' più intimo, e alla fine c'è una sorta di rincorsa fra l'uomo e la donna, che spesso la...]]></itunes:summary><itunes:duration>780</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cultura,danza,flamenco,musica,sevillanas,struttura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6c70cfa49bd3e55b6cd2e08310273721.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#60 Dove si può ballare il flamenco? - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/60-dove-si-puo-ballare-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51510964</link><description><![CDATA[Chi non conosce bene il flamenco pensa che ci siano locali dove si possa andare a ballare il flamenco, così come invece si può fare con il tango argentino o con la Salsa. <br />Invece questo non siste neanche in Andalusia! E' strano, e molti infatti pensano che i locali per ballare flamenco non esistano all'estero ma in Spagna, invece, sì. No, non esistono neanche lì. <br /><br />Molti hanno già fatto spettacoli di altre forme di danza e pensano di potersi esibire nel flamenco. Ma la strada per imparare a ballare sul palco è molto lunga e tortuosa. <br />Intanto per ballare flamenco ci vuole la musica dal vivo, un cantaor, un chitarrista ed un palmero, che magari può anche essere il cantaor stesso. <br /><br />Diverso è se canto o suono flamenco, perché esistono i centri culturali flamenchi, le peñas, in cui si può andare e suonare o cantare. Ma con il baile no. <br /><br />Ma quindi il baile informale non esiste? Esiste! Ma è limitato a pochi palos, ballabili in situazioni molto casual: buleria, rumba, tango, che sono palos di festa, gioco e divertimento. Non è necessario saper ballare per alzarsi in una festa e ballare questi palos. E' necessario aver voglia di farlo e di godersi la situazione, con scherzo, gioco e presenza. <br />Queste occasioni non sono fatte per mostrare agli altri quello che si sa fare ma sono momenti di condivisione. <br />Può essere un bar o anche qualcosa di ancora più informale, per la strada, giocando, in gruppo, si comincia a dare la palma e a cantare magari in coro, spesso l'ultima hit della radio. Il concetto non è quello di esibirsi ma quello di divertirsi!<br /><br />Il baile che si improvvisa così è solitamente buleria, può essere rumba e meno spesso tango, che è già più strutturato. <br />Marginalmente possiamo includere nel gruppo di ciò che possiamo ballare in modo informale anche le Sevillanas, anche se sono un caso a parte: sono già coreografate del tutto, non prevedono relazione con la musica dal vivo, ma soddisfano la nostra voglia di ballare! Sono in qualche maniera una specie di surrogato, di metadone! <br />In Spagna ci sono locali, le Salas Rocieras, in cui una dietro l'altra si mettono sevillanas, e qualche volta rumba. La gente in queste occasioni balla in modo molto informale, da festa. <br /><br />Ma non è flamenco!<br /><br />Quindi il flamenco dove si balla? In teatro! O in situazioni organizzate. <br />Oggi è molto facile vedere in Andalusia qualche performance di baile in luoghi turistici, con un'asse di legno per terra, spesso ad opera di studenti di baile che vogliono pagarsi gli studi con le mance dei turisti. Ottima idea, però non è una cosa tradizionale!<br /><br />L'occasione migliore, quella più protetta che permette l'esperienza di ballare senza panico è lo spettacolo della scuola di danza. Se anche non facciamo tutto bene, ci possiamo godere la situazione!<br /><br />Prima di essere in grado di ballare qualcosa anche di molto semplice che sia flamenco ci vuole tantissimo tempo. <br /><br />Molto spesso gli insegnanti di baile, persino nella stessa Andalusia, prendono musiche registrate, magari una bella canzone orecchiabile, musiche non nate per il baile ma per il cante, e creano una coreografia per qualche allievo bravino che si butta facilmente. E gli danno l'impressione che sta ballando flamenco. Ecco, quella cosa non è flamenco. E' qualcosa di ispirato al flamenco. Un surrogato! <br /><br />Per ballare flamenco bisogna avere competenza nel gestire la musica dal vivo, di dialogare con i musicisti, producendo suoni precisi con i quali indica ai musicisti le proprie intenzioni. <br /><br />Ciò che si balla su musica registrata è qualcosa che assomiglia esteticamente al flamenco ma è diversa. <br /><br />Quindi non ci resta che ballare buleria, rumba o tango nel caso in cui ci sia la situazione di festa. <br />Non posso alzarmi e ballare una Soleà, una Farruca o un Taranto, ma neanche qualcosa di più leggero, una Alegria, una Guajira. Non c'è l'eventualità neppure in Andalusia!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 90 insegno a Milano, baile flamenco e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso danze e musiche del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Ho parlato con migliaia di allievi o di persone che non sono neanche diventati allievi ma che erano interessati al flamenco. Moltissimi mi chiedono, soprattutto quando sono molto all'inizio,  "Ma quando ho imparato il flamenco, dove posso andare a ballarlo?" Mi fa sorridere, perché io ho iniziato tantissimi anni fa e non mi viene neanche in mente di pensare di aver imparato il flamenco. Lo studio, me ne occupo ogni giorno... eppure ho cominciato qualche annetto fa (forse sono lenta io, eh?)! <br />Non ci si mette sul palcoscenico per far vedere come siamo bravi. Occorre avere qualcosa da dire!<br /><br />Non mi resta che organizzare lo spettacolo della scuola più bello che io possa immaginare: che significa "più bello"? Be', scegliere di investire nella musica! Io metto 6, 7, 8 musicisti dal vivo sul palco! Un cantaor davvero bravo (altrimenti lascio i miei allievi a casa), che sa cantare con il cuore, che conosce profondamente il flamenco, che ha una voce flamenca, e non si mette davanti agli altri a fare l'esibizione della propria bravura. <br /><br />Il primo requisito per fare flamenco si chiama umiltà, mettersi a disposizione dell'altro e del pubblico. <br /><br />Dove si può ballare flamenco? In uno spettacolo, quindi ci si deve organizzare. <br />A volte ci chiamano dei locali, con un budget molto limitato, che non comprende la musica dal vivo. Sarò anche un po' ossessiva, ma siccome porto avanti una cultura che non è  la mia cultura di origine, non voglio diffondere qualcosa di surrogato che non è ciò che davvero il flamenco è. <br />Potrei fare uno spettacolo con la musica registrata ispirato al flamenco!<br /><br />In definitiva il fine dello studio del flamenco, è lo studio stesso, è il percorso!<br /><br />Se ti abitui a ballare sulla musica di cattiva qualità, soprattutto se ti abitui a ballare su un cante di cattiva qualità, alla fine ti convincerai che quello sia flamenco. Ti abituerai. E sarà come mangiare una pizza surgelata pensando che sia pizza, anziché andare in una pizzeria e mangiare una pizza come si deve!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51510964</guid><pubDate>Mon, 10 Oct 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51510964/60_dove_si_pu_ballare_il_flamenco.mp3" length="18239782" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Chi non conosce bene il flamenco pensa che ci siano locali dove si possa andare a ballare il flamenco, così come invece si può fare con il tango argentino o con la Salsa. &#13;
Invece questo non siste neanche in Andalusia! E' strano, e molti infatti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi non conosce bene il flamenco pensa che ci siano locali dove si possa andare a ballare il flamenco, così come invece si può fare con il tango argentino o con la Salsa. <br />Invece questo non siste neanche in Andalusia! E' strano, e molti infatti pensano che i locali per ballare flamenco non esistano all'estero ma in Spagna, invece, sì. No, non esistono neanche lì. <br /><br />Molti hanno già fatto spettacoli di altre forme di danza e pensano di potersi esibire nel flamenco. Ma la strada per imparare a ballare sul palco è molto lunga e tortuosa. <br />Intanto per ballare flamenco ci vuole la musica dal vivo, un cantaor, un chitarrista ed un palmero, che magari può anche essere il cantaor stesso. <br /><br />Diverso è se canto o suono flamenco, perché esistono i centri culturali flamenchi, le peñas, in cui si può andare e suonare o cantare. Ma con il baile no. <br /><br />Ma quindi il baile informale non esiste? Esiste! Ma è limitato a pochi palos, ballabili in situazioni molto casual: buleria, rumba, tango, che sono palos di festa, gioco e divertimento. Non è necessario saper ballare per alzarsi in una festa e ballare questi palos. E' necessario aver voglia di farlo e di godersi la situazione, con scherzo, gioco e presenza. <br />Queste occasioni non sono fatte per mostrare agli altri quello che si sa fare ma sono momenti di condivisione. <br />Può essere un bar o anche qualcosa di ancora più informale, per la strada, giocando, in gruppo, si comincia a dare la palma e a cantare magari in coro, spesso l'ultima hit della radio. Il concetto non è quello di esibirsi ma quello di divertirsi!<br /><br />Il baile che si improvvisa così è solitamente buleria, può essere rumba e meno spesso tango, che è già più strutturato. <br />Marginalmente possiamo includere nel gruppo di ciò che possiamo ballare in modo informale anche le Sevillanas, anche se sono un caso a parte: sono già coreografate del tutto, non prevedono relazione con la musica dal vivo, ma soddisfano la nostra voglia di ballare! Sono in qualche maniera una specie di surrogato, di metadone! <br />In Spagna ci sono locali, le Salas Rocieras, in cui una dietro l'altra si mettono sevillanas, e qualche volta rumba. La gente in queste occasioni balla in modo molto informale, da festa. <br /><br />Ma non è flamenco!<br /><br />Quindi il flamenco dove si balla? In teatro! O in situazioni organizzate. <br />Oggi è molto facile vedere in Andalusia qualche performance di baile in luoghi turistici, con un'asse di legno per terra, spesso ad opera di studenti di baile che vogliono pagarsi gli studi con le mance dei turisti. Ottima idea, però non è una cosa tradizionale!<br /><br />L'occasione migliore, quella più protetta che permette l'esperienza di ballare senza panico è lo spettacolo della scuola di danza. Se anche non facciamo tutto bene, ci possiamo godere la situazione!<br /><br />Prima di essere in grado di ballare qualcosa anche di molto semplice che sia flamenco ci vuole tantissimo tempo. <br /><br />Molto spesso gli insegnanti di baile, persino nella stessa Andalusia, prendono musiche registrate, magari una bella canzone orecchiabile, musiche non nate per il baile ma per il cante, e creano una coreografia per qualche allievo bravino che si butta facilmente. E gli danno l'impressione che sta ballando flamenco. Ecco, quella cosa non è flamenco. E' qualcosa di ispirato al flamenco. Un surrogato! <br /><br />Per ballare flamenco bisogna avere competenza nel gestire la musica dal vivo, di dialogare con i musicisti, producendo suoni precisi con i quali indica ai musicisti le proprie intenzioni. <br /><br />Ciò che si balla su musica registrata è qualcosa che assomiglia esteticamente al flamenco ma è diversa. <br /><br />Quindi non ci resta che ballare buleria, rumba o tango nel caso in cui ci sia la situazione di festa. <br />Non posso alzarmi e ballare una Soleà, una Farruca o un Taranto, ma neanche qualcosa di più leggero, una Alegria, una Guajira. Non c'è l'eventualità...]]></itunes:summary><itunes:duration>1140</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,ballare,cantaor,cante,danza,discoteca,dove,esibirsi,festa,flamenco,musica,spettacolo,teatro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/59d58f021567876ab9f7fdf2fcfd9aba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#59 - C. Tangana e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/59-c-tangana-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51504505</link><description><![CDATA[Introduco questo musicista di Madrid a chi non lo conosce. Si chiama Anton Alvarez Alfaro, classe 1990. In questo momento è fra i più famosi cantanti spagnoli, che fa riferimento a tantissimi generi musicali, fra cui anche il flamenco (altrimenti non starebbe in questo podcast!) e che piace a generazioni diverse di spettatori.<br /><br />Curiosamente, ha più volte cambiato il proprio nome artistico, da Agorazein, che significa andare a zonzo per la città, a Crema, a Pucho (nomignolo che veniva usato nella sua famiglia), a C. Tangana, C. per ricordare il nome precedente, Crema, e Tangana perché gli piaceva il suono, racconta in una intervista. Tangana significa polverone, tafferuglio, baruffa. Anche il significato, quindi può avere un senso per lui. <br /><br />La sua carriera musicale inizia nel 2008, annusando vari generi musicali, con il gruppo Agorazein. La musica è un divertimento importante ma non centrale nella vita. Nel 2015 decide di saltare al professionismo e si innamora della bella voce di Rosalia (ne parlo in un altro podcast). Decide di voler collaborare con lei. <br />Dalla collaborazione con Rosalia, che diventa anche un connubio personale, producono due singoli interessanti, che avranno un discreto successo (all'epoca nessuno dei due artisti aveva la fama che hanno oggi!) "Llamame mas tarde", un brano romantico ed orecchiabile, ma quello più interessante è sicuramente "Antes de morirme" usato anche nella colonna sonora del film "Hasta el cielo". Questo tema ha fatto conoscere sempre di più la voce di Tangana. <br /><br />Nel periodo della relazione con Rosalia, Tangana collabora alla produzione del cd di Rosalia El Mal Querer, in 8 brani su 11. La cantante non lo nomina nei suoi ringraziamenti, mentre Tangana racconta di aver collaborato al disco ma ammette pubblicamente che il merito sia di Rosalia. Probabilmente la cantante era un po' arrabbiata con lui... ma questo è gossip. Torniamo al flamenco! E' ovvio che Tangana abbia collaborato a questo disco dato che i due musicisti erano insieme e lavoravano insieme per molto tempo, e la produzione del disco è durata molto a lungo. <br /><br />Nel 2017 produce l'album "Idolo", un mix di musica elettronica, musica latina, reggaeton, in cui racconta il percorso con cui si diventa un idolo, e si sente come il "Vitello d'oro", che veniva adorato solo perché era un idolo e non perché avesse valori in particolare!<br />Produce molti singoli di sperimentazioni fondendo vari generi musicali. <br /><br />La svolta avviene con il disco "El madrileno" che è sicuramente la sua opera più interessante. In questo disco Tangana mette insieme repertori tradizionali di varie provenienze, molto diversi fra loro, fra i quali il flamenco. Tutti i generi musicali che lui usa non sono finalizzati ad espandere il genere musicale in questione, ma in modo molto personale.<br /><br />Tangana non conosce il flamenco direttamente, così come non conosce ad esempio la Bossa Nova, ma si affida a professionisti del settore. Collabora quindi con i Gipsy Kings, nel tema "ingovernable" (i Gipsy Kings aprono un universo di ricordi a tutti gli ascoltatori!). In questo brano Tangana canta usando il modo flamenco, ma sempre con l'autotune come fanno i musicisti di musica urbana di oggi. <br /><br />In altri temi del disco, quando la melodia diventa più flamenca, come in "Tu me dejaste de querer", fa riferimento alle riunioni familiari, con festa flamenca, senza impegno ma con la gioia della festa. Senza farsi troppe domande,  ma continua a divertirsi. <br />Si avvale della collaborazione di La Hungara, che fa un flamenco pop, ma è molto orecchiabile ed entusiasmante. Ed ha un modo di fare molto flamenco! Collabora anche con El Nino de Elche, che essendo nato ad Elche... è valenciano, nato vicino ad Alicante. E' molto esperto nel flamenco, he ha studiato a lungo e con attenzione. Ad un certo punto El Nino de Elche ha cominciato ad esplorare al di là del flamenco tradizionale. Suona anche la chitarra, nel disco! Altro elemento interessante nel disco è la tastiera e la voce del tastierista Alizz, modificata con il vocorder, che si presta molto bene alla rumba!<br /><br />In un altro brano del disco, "Los Tontos" Tangana lavora con Kiko Veneno, chitarra e voce, uno dei musicisti del flamenco nuevo degli anni '90. <br /><br />Oggi Tangana è una delle voci più in voga, ma resta coinvolgente  e gentile: vuole collaborare con gioia e benessere con gli altri artisti. <br />Non è qualcuno che abbia per forza voglia di sfondare! <br /><br />Altro brano di Tangana interessante per il flamenco è "Me maten", del 2021, in cui Tangana collabora con Antonio Carmona, il leader dei Ketama, con Kiko Veneno, La Hungara El nino de Elche,  tutte persone ben radicate nel flamenco. Il brano è molto flamenco, e ci fa sentire l'atmosfera. <br />Gli interessa creare una collaborazione che faccia star bene, che crei il senso della festa. <br /><br />Collabora con il musicista Omar Montes, con il brano "La Culpa" e l'ultimissima collaborazione: "Una y mil veces", che sono temi molto orecchiabili, non di grande valore artistico. Lo scopo è dare il clima della festa, è gioia di vivere e voglia di stare insieme creati attraverso la musica. <br /><br />Tangana aggiunge il suo canto fatto con l'autotune alla festa flamenca! Rimane sempre umile, gentile, accogliente, e questa probabilmente è la chiave del suo successo. Non ha voglia di sfondare ad ogni costo, ma lo fa con serenità. <br /><br />Molti dei suoi fans fino a quel punto erano abituati a Bachata, Reggaeton e altre cose, ma trovando flamenco nei suoi dischi si sono incuriositi rispetto al flamenco. <br />L'arte è qualcosa di personale e non si può essere troppo stretti su questo. <br />Il flamenco jondo fa fatica ad entrare nelle orecchie di un inesperto, che invece può appassionarsi entrando da una porta secondaria, e trovarsi così, catapultato alla ricerca del flamenco! <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Mi interessa C. Tangana perché ha portato molte persone giovani al flamenco. Ad un certo punto, ascoltando questo cantante, queste persone si sono trovate nel mondo flamenco. <br />Non è nelle finalità di Tangana far conoscere il flamenco e neanche collaborare con le migliori voci del flamenco. Ha infatti utilizzato le collaborazioni con le persone che... piacevano a lui, in maniera personale e soggettiva, finalizzando il tutto alla propria ricerca musicale e al piacere di fare ciò che gli piace!<br /><br />Una musica più leggera e comprensibile ci può portare alla scoperta del flamenco!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51504505</guid><pubDate>Sat, 08 Oct 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51504505/59_tangana_e_il_flamenco.mp3" length="16541196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Introduco questo musicista di Madrid a chi non lo conosce. Si chiama Anton Alvarez Alfaro, classe 1990. In questo momento è fra i più famosi cantanti spagnoli, che fa riferimento a tantissimi generi musicali, fra cui anche il flamenco (altrimenti non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Introduco questo musicista di Madrid a chi non lo conosce. Si chiama Anton Alvarez Alfaro, classe 1990. In questo momento è fra i più famosi cantanti spagnoli, che fa riferimento a tantissimi generi musicali, fra cui anche il flamenco (altrimenti non starebbe in questo podcast!) e che piace a generazioni diverse di spettatori.<br /><br />Curiosamente, ha più volte cambiato il proprio nome artistico, da Agorazein, che significa andare a zonzo per la città, a Crema, a Pucho (nomignolo che veniva usato nella sua famiglia), a C. Tangana, C. per ricordare il nome precedente, Crema, e Tangana perché gli piaceva il suono, racconta in una intervista. Tangana significa polverone, tafferuglio, baruffa. Anche il significato, quindi può avere un senso per lui. <br /><br />La sua carriera musicale inizia nel 2008, annusando vari generi musicali, con il gruppo Agorazein. La musica è un divertimento importante ma non centrale nella vita. Nel 2015 decide di saltare al professionismo e si innamora della bella voce di Rosalia (ne parlo in un altro podcast). Decide di voler collaborare con lei. <br />Dalla collaborazione con Rosalia, che diventa anche un connubio personale, producono due singoli interessanti, che avranno un discreto successo (all'epoca nessuno dei due artisti aveva la fama che hanno oggi!) "Llamame mas tarde", un brano romantico ed orecchiabile, ma quello più interessante è sicuramente "Antes de morirme" usato anche nella colonna sonora del film "Hasta el cielo". Questo tema ha fatto conoscere sempre di più la voce di Tangana. <br /><br />Nel periodo della relazione con Rosalia, Tangana collabora alla produzione del cd di Rosalia El Mal Querer, in 8 brani su 11. La cantante non lo nomina nei suoi ringraziamenti, mentre Tangana racconta di aver collaborato al disco ma ammette pubblicamente che il merito sia di Rosalia. Probabilmente la cantante era un po' arrabbiata con lui... ma questo è gossip. Torniamo al flamenco! E' ovvio che Tangana abbia collaborato a questo disco dato che i due musicisti erano insieme e lavoravano insieme per molto tempo, e la produzione del disco è durata molto a lungo. <br /><br />Nel 2017 produce l'album "Idolo", un mix di musica elettronica, musica latina, reggaeton, in cui racconta il percorso con cui si diventa un idolo, e si sente come il "Vitello d'oro", che veniva adorato solo perché era un idolo e non perché avesse valori in particolare!<br />Produce molti singoli di sperimentazioni fondendo vari generi musicali. <br /><br />La svolta avviene con il disco "El madrileno" che è sicuramente la sua opera più interessante. In questo disco Tangana mette insieme repertori tradizionali di varie provenienze, molto diversi fra loro, fra i quali il flamenco. Tutti i generi musicali che lui usa non sono finalizzati ad espandere il genere musicale in questione, ma in modo molto personale.<br /><br />Tangana non conosce il flamenco direttamente, così come non conosce ad esempio la Bossa Nova, ma si affida a professionisti del settore. Collabora quindi con i Gipsy Kings, nel tema "ingovernable" (i Gipsy Kings aprono un universo di ricordi a tutti gli ascoltatori!). In questo brano Tangana canta usando il modo flamenco, ma sempre con l'autotune come fanno i musicisti di musica urbana di oggi. <br /><br />In altri temi del disco, quando la melodia diventa più flamenca, come in "Tu me dejaste de querer", fa riferimento alle riunioni familiari, con festa flamenca, senza impegno ma con la gioia della festa. Senza farsi troppe domande,  ma continua a divertirsi. <br />Si avvale della collaborazione di La Hungara, che fa un flamenco pop, ma è molto orecchiabile ed entusiasmante. Ed ha un modo di fare molto flamenco! Collabora anche con El Nino de Elche, che essendo nato ad Elche... è valenciano, nato vicino ad Alicante. E' molto esperto nel flamenco, he ha studiato a lungo e con attenzione. Ad un certo punto El Nino de Elche ha cominciato ad esplorare al di là del flamenco tradizionale. Suona anche la chitarra,...]]></itunes:summary><itunes:duration>1034</itunes:duration><itunes:keywords>c.tangana,cultura,flamenco,madrid,madrileno,modernità,musica,pop,tangana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9b8601d3d3999bdc45cab9a2bb8b8f51.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#58 Rosalia e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/58-rosalia-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51385945</link><description><![CDATA[Parlare di Rosalia e il flamenco è una bella scommessa. <br />La dimensione del fenomeno Rosalia è ormai internazionale. La giovane catalana è stata al centro di polemiche per aver utilizzato il flamenco in ambito non convenzionale. Ha usato il flamenco mescolandolo in una fusion con altri generi musicali, la musica elettronica, trap, pop... di tutto.<br />Il flamenco che è molto tradizionale, ha gridato allo scandalo, anche perché è vero che in alcuni ambiti, tv, sfilate, presentazioni, mostre, in cui magari avrebbero potuto chiamare un cantaor flamenco, hanno chiamato Rosalia, una star della tv e  della radio, che in una situazione pubblica è di maggiore richiamo, rispetto ad un flamenco che è di nicchia, per quanto di qualità.<br />In questo senso Rosalia fa concorrenza al flamenco. <br /><br />Rosalia amava cantare e ballare fin da bambina, e voleva farlo a modo proprio. <br />A 13 anni incontra il flamenco, attraverso degli amichetti catalani, di origine andalusa, che lo ascoltavano. E, come dice la cantante stessa "c'è stato un prima e un dopo", rispetto al suo incontro con il flamenco!<br />Nella zona di Barcellona moltissime sono le famiglie di origine andalusa, quindi non è strano che ci sia affezione al flamenco proprio in Catalugna. <br />Nella zona di Barcellona ci sono tantissime persone molto appassionate al flamenco: probabilmente al di fuori dell'Andalusia è il posto in cui c'è il maggiore interesse per il flamenco. Moltissimi artisti flamenchi molto importanti sono nati e cresciuti lì: cantaores come Duquende, Miguel Poveda, Mayte Martin,  chitarristi come Juan Ramon Cano, Chicuelo, José Luis Monton... la stessa Carmen Amaya, probabilmente la più grande bailaora di tutti i tempi, era di Barcellona!<br /><br />Torniamo a Rosalia. Ad un certo punto, nel 2008 si presenta ad un talent televisivo, "Tu sì que vales", non avendo ancora le idee molto chiare sulla propria professionalità. Aveva solo 15 anni, e fallì la prova, ma mostrò un carattere incredibile per una ragazza così giovane! Di fronte al fallimento disse "insomma, ho cercato di ballare, cantare... insomma non posso fare tutto! Avete chiesto che avessi forza... ecco, avete visto che ho forza!" <br />Non si diede per vinta, e anzi continuò ad impegnarsi nella musica: la musica acquisisce nella sua vita, e decide di farlo seriamente professionalmente, iscrivendosi alla Scuola Superiore di Musica di Catalugna, a Barcellona, con la specializzazione per le musiche tradizionali, e centralmente per il flamenco.<br /><br />Comincia a farsi conoscere pubblicando su Youtube, poi su Spotify, raggiungendo una certa notorietà. Nel 2017 debutta con il suo primo cd, Los Angeles, in cui canta molti temi flamenchi tradizionali, espresse a modo suo, ma comunque il flamenco è assolutamente il suo punto di riferimento. Con Los Angeles, Rosalia acquisisce molta più visibilità sui social, diventando un fenomeno nazionale. <br /><br />Ma la grossa svolta verso un successo globale è nel 2019, con il disco "El mal querer", che rappresenta la sua tesi di diploma della Scuola. E' un'opera molto pensata, centrata sul tema di un romanzo, di autore sconosciuto, del secolo XIII dal titolo "Flamenca" che racconta di una donna data in sposa ad un uomo che diventa pazzo di gelosia, e la rinchiude. Questo romanzo che era conosciuto soltanto da un pubblico marginale e limitato, composto da filologi e studiosi, improvvisamente viene letto da tantissime persone, in particolare giovani, totalmente estranee a questo mondo. Rosalia quindi ha stimolato la curiosità dei giovani verso qualcosa di culturalmente poco conosciuto. Lo stesso ha fatto verso il flamenco, incuriosendo moltissimi giovani, a livello internazionale, verso questa forma musicale. <br /><br />Ovviamente, nel Mal querer il suo uso del flamenco è molto elaborato, fuso con altri generi musicali, centralmente la trap ed effetti elettronici, dando a tutto un'atmosfera quasi religiosa, che è stata anche molto criticata: le stesse immagini di commento del cd, la ritraggono quasi come una santa... <br />Nel disco, Rosalia cavalca anche l'onda del rivendicare il potere delle donne, parlando di questa donna che è dapprima innamorata e poi finisce in un baratro di un amore malato, che la rende prigioniera. Viene considerata quindi una paladina del femminismo spagnolo.<br /><br />I brani del disco sono molto ricercati dal punto di vista costruttivo: ci sono enormi quantità di riflessioni sul flamenco ed un uso di tutti gli elementi molto ben progettato. <br /><br />Il tema "Malamente" è stato un vero "tormentone estivo" nel 2019, e ha funzionato da traino dell'intero cd. I suoi fans diventano più numerosi ogni giorno e Rosalia diventa un personaggio televisivo e della stampa. Ecco la sua esplosione a livello internazionale, vendite pazzesche, collaborazioni internazionali. <br /><br />I flamenchi l'hanno guardata con sospetto, essendo catalana, vedendola come una possibile indipendentista. I catalani a loro volta la guardarono con sospetto perché, pur essendo catalana, non cantava in catalano ma anzi pubblicizzava la cultura spagnola. Ad un certo punto Rosalia comincia a cantare anche in catalano per mostrare... che può fare ciò che vuole, e questo è sicuramente il fondamento della sua poetica!<br /><br />Negli ultimi anni, Rosalia si è evoluta verso la musica latino americana, trasferendosi in vari paesi d'oltre oceano, ed espandendo la propria notorietà ovunque. Si è quindi un po' staccata dal flamenco, benché abbia comunque sperimentato brani flamenchi molto tradizionali. <br /><br />In un mondo in cui tutto si evolve e tutto si mescola, non avrebbe senso pretendere il purismo, come se il flamenco non dovesse essere evoluto in altre direzioni, a gusto personale. Io credo che ogni forma d'arte sia di dominio pubblico e che ognuno ne possa fare le sue sperimentazioni. Mi piace? Non mi piace? E' soggettivo! Il flamenco fra l'altro è una musica meticcia, ed è importante che ogni persona ne possa fare ciò che vuole. <br /><br />L'importante è che resti chiara la distinzione fra ciò che è flamenco e ciò che non lo è. Senza fare confusione. Ma l'importante è che ognuno faccia ciò che sente! Il flamenco lo dice chiaro.<br /><br />Rosalia ha curato tutti gli aspetti del suo personaggio e della sua arte. Si tratta sicuramente di una persona che fa quello che sente, quello che le viene spontaneo... ed è molto flamenco, questo!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 ed insegno baile flamenco a Milano dal 1990 <br /><br />Sono appassionata di investigare e capire questo mondo che mi affascina così tanto!<br />Rosalia è esplosa letteralmente nel tempo e ormai si è assestata nell'olimpo dei vip! <br /><br />Cosa ha fatto Rosalia di buono? <br />Non mi disturba che qualcuno prenda il flamenco e lo mescoli con qualcosa d'altro... però se penso che Rosalia mi canti il Tango Guajira come faceva Juan Vallejo, o Naranjito de Triana che lo resero famoso, mi sbaglio... ,a è molto importante che molti giovani si siano avvicinati al flamenco grazie a lei... sempre ricordando che quello che lei canta non è flamenco ma una sua rielaborazione. <br /><br />Ci sono oltre 400 milioni di persone che parlano spagnolo al mondo e moltissime si sono avvicinate al flamenco grazie a Rosalia e hanno così cominciato ad ascoltare Camaron o altri flamenchi!<br /><br />Chi però non conosce bene il flamenco e ascolta Rosalia, annovera la sua modalità canora fra quelle possibili nel flamenco. Lei di sicuro non ha ragionato in questi termini: il flamenco per lei è solo qualcosa che le piace tanto e che fra l'altro conosce anche piuttosto bene!<br /><br />Molti dei miei allievi sono arrivati ai miei corsi di baile perché fans di Rosalia! E spesso le persone mi cantano temi flamenchi cantati da Rosalia, e si capisce bene che li hanno imparati da lei con la sua modalità! E' ovvio che un flamenco li canterebbe in un altro modo, ma è bellissimo che qualcuno si appassioni al flamenco entrando per una porta diversa.<br /><br />Trovo la sua voce molto interessante come timbro e come modalità di uso, e mi piace moltissimo il suo messaggio: sii te stesso e fai assolutamente ciò che senti di fare. Cerca di essere lì in tempo reale e di fare quello che senti. Questo è assolutamente il messaggio del flamenco, e mi fa molto felice che sempre più persone ci riflettano, su questa filosofia di vita, e la facciano propria!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51385945</guid><pubDate>Tue, 27 Sep 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51385945/58_rosalia_e_il_flamenco.mp3" length="21588471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Parlare di Rosalia e il flamenco è una bella scommessa. &#13;
La dimensione del fenomeno Rosalia è ormai internazionale. La giovane catalana è stata al centro di polemiche per aver utilizzato il flamenco in ambito non convenzionale. Ha usato il flamenco...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parlare di Rosalia e il flamenco è una bella scommessa. <br />La dimensione del fenomeno Rosalia è ormai internazionale. La giovane catalana è stata al centro di polemiche per aver utilizzato il flamenco in ambito non convenzionale. Ha usato il flamenco mescolandolo in una fusion con altri generi musicali, la musica elettronica, trap, pop... di tutto.<br />Il flamenco che è molto tradizionale, ha gridato allo scandalo, anche perché è vero che in alcuni ambiti, tv, sfilate, presentazioni, mostre, in cui magari avrebbero potuto chiamare un cantaor flamenco, hanno chiamato Rosalia, una star della tv e  della radio, che in una situazione pubblica è di maggiore richiamo, rispetto ad un flamenco che è di nicchia, per quanto di qualità.<br />In questo senso Rosalia fa concorrenza al flamenco. <br /><br />Rosalia amava cantare e ballare fin da bambina, e voleva farlo a modo proprio. <br />A 13 anni incontra il flamenco, attraverso degli amichetti catalani, di origine andalusa, che lo ascoltavano. E, come dice la cantante stessa "c'è stato un prima e un dopo", rispetto al suo incontro con il flamenco!<br />Nella zona di Barcellona moltissime sono le famiglie di origine andalusa, quindi non è strano che ci sia affezione al flamenco proprio in Catalugna. <br />Nella zona di Barcellona ci sono tantissime persone molto appassionate al flamenco: probabilmente al di fuori dell'Andalusia è il posto in cui c'è il maggiore interesse per il flamenco. Moltissimi artisti flamenchi molto importanti sono nati e cresciuti lì: cantaores come Duquende, Miguel Poveda, Mayte Martin,  chitarristi come Juan Ramon Cano, Chicuelo, José Luis Monton... la stessa Carmen Amaya, probabilmente la più grande bailaora di tutti i tempi, era di Barcellona!<br /><br />Torniamo a Rosalia. Ad un certo punto, nel 2008 si presenta ad un talent televisivo, "Tu sì que vales", non avendo ancora le idee molto chiare sulla propria professionalità. Aveva solo 15 anni, e fallì la prova, ma mostrò un carattere incredibile per una ragazza così giovane! Di fronte al fallimento disse "insomma, ho cercato di ballare, cantare... insomma non posso fare tutto! Avete chiesto che avessi forza... ecco, avete visto che ho forza!" <br />Non si diede per vinta, e anzi continuò ad impegnarsi nella musica: la musica acquisisce nella sua vita, e decide di farlo seriamente professionalmente, iscrivendosi alla Scuola Superiore di Musica di Catalugna, a Barcellona, con la specializzazione per le musiche tradizionali, e centralmente per il flamenco.<br /><br />Comincia a farsi conoscere pubblicando su Youtube, poi su Spotify, raggiungendo una certa notorietà. Nel 2017 debutta con il suo primo cd, Los Angeles, in cui canta molti temi flamenchi tradizionali, espresse a modo suo, ma comunque il flamenco è assolutamente il suo punto di riferimento. Con Los Angeles, Rosalia acquisisce molta più visibilità sui social, diventando un fenomeno nazionale. <br /><br />Ma la grossa svolta verso un successo globale è nel 2019, con il disco "El mal querer", che rappresenta la sua tesi di diploma della Scuola. E' un'opera molto pensata, centrata sul tema di un romanzo, di autore sconosciuto, del secolo XIII dal titolo "Flamenca" che racconta di una donna data in sposa ad un uomo che diventa pazzo di gelosia, e la rinchiude. Questo romanzo che era conosciuto soltanto da un pubblico marginale e limitato, composto da filologi e studiosi, improvvisamente viene letto da tantissime persone, in particolare giovani, totalmente estranee a questo mondo. Rosalia quindi ha stimolato la curiosità dei giovani verso qualcosa di culturalmente poco conosciuto. Lo stesso ha fatto verso il flamenco, incuriosendo moltissimi giovani, a livello internazionale, verso questa forma musicale. <br /><br />Ovviamente, nel Mal querer il suo uso del flamenco è molto elaborato, fuso con altri generi musicali, centralmente la trap ed effetti elettronici, dando a tutto un'atmosfera quasi religiosa, che è stata anche molto criticata: le stesse...]]></itunes:summary><itunes:duration>1350</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,flamenco,modernità,musica,pop,rosalia,tradizione,trap</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e471faeaa30122fb0d39c1d0f36fb7e0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#57 L'influenza del flamenco nella musica pop spagnola - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/57-l-influenza-del-flamenco-nella-musica-pop-spagnola-flamenco-chiavi-in-mano--51282592</link><description><![CDATA[Credo che negli ultimi almeno 50 anni il flamenco si stia riflettendo nella musica pop spagnola. Non c'è bisogno di una ricerca scientifica, ma basta scoltare! Almeno gli echi della cadenza andalusa invade la musica pop spagnola. <br /><br />Un fenomeno che ha richiamato recentemente molte polemiche è stato quello della presunta "appropriazione" del flamenco da parte di alcuni musicisti di oggi che hanno una dicversa provenienza musicale, che sono capitanati da Rosalia ed in secondo luogo da Tangana in Spagna nonché in tutto il mondo poiché questi due cantanti hanno un'eco mondiale fortizzimo. Il fenomeno non è confinato in Spagna. <br /><br />La musica come qualunque forma d'arte non è proprietà di una persona o di un gruppo di persone, ma quando va nel modno credo che chiunque ne posssa fare ciò che ritiene opportuno. I più puristi del flamenco hanno accusato questo genere di musicisti di aver preso il flamenco e di averlo strumentalizzato, togliendolo dal suo contesto allo scopo di evolvere se stessi. <br /><br />In realtà l'appropriazione culturale è ciò che la musica ha sempre fatto nella storia: ogni genere musicale è nato dalla musica precedente, rielaborando, fondendo, cambiando. <br />I flamenchi più puri hanno considerato questi artisti che non fanno flamenco ma pescano dal flamenco, come irrispettosi di una forma di cultura. <br />Se consideriamo l'opera di questi cantanti come se fosse flameno, ovviamente non funzionerebbe, ma il fllamenco è una forma d'arte viva, che si evolve e si modifica. Avendo tradizione orale è normale che muti. Se il flamenco fosse rimasto ciò che cantava Antonio Mairena, per quanto meraviglioso, credo ch si sarebbe diffuso molto di meno: dal momento in cui i musicisti flamnchi si sono dedicati in massa al flamenco, la sua diffusione a livello mondiale è cresciuta tanto. <br /><br />Nella storia, anche Paco de Lucia venne considerato con sospetto dai puristi del flamenco: usava chitarra e basso elettrico, flauto, percussioni... mescolava il flamenco con il rock... si gridò allo scandalo. Lo stesso accadde con Enrique Morente, il grande cantaor granadino che innovò tanto nel cante e che divise il pubblico flamenco fra "morentisti e antimorentisti"!<br />Tutto ciò che è nuovo nel flamenco deve subire un processo per essere accettato! <br /><br />Le maggiori polemiche oggi cadono su Rosalia, una cantante catalana della generazione degli anni '90, che nel 2017 ha prodotto un cd "Los Angeles" in cui Rosalia, di cui parlerò specificatamente in un altro podcast, canta temi tradizionali flamenchi rivisitati a modo suo. <br />Cosa che fece scalpore e suscitò polemiche. <br />La comunità flamenca chiama allo scandalo vero e proprio quando Rosalia nel 2018 produce un altro disco, "El Mal Querer" che sarà un enorme successo internazionale. <br />Secondo me da una parte perché vedono il flamenco stravolto, dall'altra perché i flamenchi si sentirono surclassati e messi da parte da questa formula nuova, he ebbe tutto questo successo, che era una straa nuova, a partire da alcune radici flamenche.<br /><br />Per chi conosce il flamenco, nomino una cosa che conosci: negli anni '70 ci furono una coppia di artisti, cantaora lei e chitarrista lui, Lole y Manuel, che diventarono molto famosi come cantautori, e utilizzarono il linguaggio e la musicalità del flamenco per parlare di temi che a loro importavano. Grazie a loro molte persone si avvicinarono al flamenco nella stessa Spagna!<br /><br />Lo stesso Camaron de la Isla fece molte sperimentazioni sul flamenco, e non tutto fu meraviglioso, a prescindere dalla bellezza espressiva della sua voce. Molti gridarono allo scandalo, prima di accettarlo ed elevarlo all'Olimpo dei cantaores. <br />Eppure anche grazie a Camaron moltissime persone si avvicinarono al flamenco negli ultimi 30 o 40 anni. <br /><br />Quindi rinnovare l'immagine internazionale della musica spagnola a livello internazionale, è ottimo: la gente si incuriosisce a queste sonorità che non sono ancora così tanto nelle orecchie del pubblico, e comincia magari ad ascoltare il flamenco tradizionale. <br /><br />Rosalia e Tangana stanno richiamando l'attenzione verso il flamenco, e stanno portando i giovani, a volte gli adolescenti, ad ascoltarlo. Molto spesso i giovani considerano il flamenco una musica "degli anziani", e invece oggi i ragazzi stessi cominciano ad essere curiosi del flamenco! Questo è meraviglioso. Ed è fondamentale perché se siamo tutti puristi la musica non può evolversi. Ed il flamenco, che è una musica meticcia per sua natura, proprio perché non è scritta, si evolve solo grazie alle contaminazioni. Ti racconterò parecchie altre cose a questo riguardo in altri podcast.<br /><br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1990  e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance a Milano dal 1990. <br />Sono una appassionata di musica e mi affascina vedere come le persone rispondono alla musica e alla danza dal punto di vista espressivo ed emozionale. <br />E' interessante vedere quante persone abbiano aperto gli occhi al flamenco grazie a Rosalia e Tangana. <br />Esattamente come Paco de Lucia, Camaron Lole Y Manuel ecc, oggi questi cantanti stanno ispirando all'ascolto del flamenco persone che altrimenti non sarebbero state coinvolte. <br /><br />Per ascoltare flamenco tradizionale ci vuole un orecchio un po' educato: ricordo che quando andai in Andalusia la prima volta a studiare flamenco comprai tutta la musica che potei raggiungere, e fra le altre cose acquisti una musicassetta di Taranto e Taranta. Queste sonorità erano troppo lontane dalla mia educazione musicale, e per me era una fatica inenarrabile ascoltarle. <br /><br />Se sono di lì sarà un po' più facile, ma se sono uno straniero ho bisogno di sonorità più semplici, più orecchiabili. <br /><br />Il pubblico mondiale si è ad un certo punto avvicinato al flamenco grazie ai Gypsy King. Non fanno una musica totalmente flamenca, ma hanno sicuramente fatto un buon servizio al flamenco! Ci interessa sapere quanto siano "flamenchi"? No. L'importante è che abbiano portato al flamenco molte persone. <br /><br />La rigidità assoluta ed essere troppo aderenti ai canoni tradizionali non porta grandi vantaggi al flamenco. <br />Gli innovatori sono molto preziosi, anche qualora facciano cose "brutte", perché sollecitano l'attenzione del pubblico ad ascoltare di più e a godersi di più il flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51282592</guid><pubDate>Mon, 19 Sep 2022 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51282592/57_l_influenza_del_flamenco_nella_musica_pop.mp3" length="16279554" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Credo che negli ultimi almeno 50 anni il flamenco si stia riflettendo nella musica pop spagnola. Non c'è bisogno di una ricerca scientifica, ma basta scoltare! Almeno gli echi della cadenza andalusa invade la musica pop spagnola. &#13;
&#13;
Un fenomeno che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Credo che negli ultimi almeno 50 anni il flamenco si stia riflettendo nella musica pop spagnola. Non c'è bisogno di una ricerca scientifica, ma basta scoltare! Almeno gli echi della cadenza andalusa invade la musica pop spagnola. <br /><br />Un fenomeno che ha richiamato recentemente molte polemiche è stato quello della presunta "appropriazione" del flamenco da parte di alcuni musicisti di oggi che hanno una dicversa provenienza musicale, che sono capitanati da Rosalia ed in secondo luogo da Tangana in Spagna nonché in tutto il mondo poiché questi due cantanti hanno un'eco mondiale fortizzimo. Il fenomeno non è confinato in Spagna. <br /><br />La musica come qualunque forma d'arte non è proprietà di una persona o di un gruppo di persone, ma quando va nel modno credo che chiunque ne posssa fare ciò che ritiene opportuno. I più puristi del flamenco hanno accusato questo genere di musicisti di aver preso il flamenco e di averlo strumentalizzato, togliendolo dal suo contesto allo scopo di evolvere se stessi. <br /><br />In realtà l'appropriazione culturale è ciò che la musica ha sempre fatto nella storia: ogni genere musicale è nato dalla musica precedente, rielaborando, fondendo, cambiando. <br />I flamenchi più puri hanno considerato questi artisti che non fanno flamenco ma pescano dal flamenco, come irrispettosi di una forma di cultura. <br />Se consideriamo l'opera di questi cantanti come se fosse flameno, ovviamente non funzionerebbe, ma il fllamenco è una forma d'arte viva, che si evolve e si modifica. Avendo tradizione orale è normale che muti. Se il flamenco fosse rimasto ciò che cantava Antonio Mairena, per quanto meraviglioso, credo ch si sarebbe diffuso molto di meno: dal momento in cui i musicisti flamnchi si sono dedicati in massa al flamenco, la sua diffusione a livello mondiale è cresciuta tanto. <br /><br />Nella storia, anche Paco de Lucia venne considerato con sospetto dai puristi del flamenco: usava chitarra e basso elettrico, flauto, percussioni... mescolava il flamenco con il rock... si gridò allo scandalo. Lo stesso accadde con Enrique Morente, il grande cantaor granadino che innovò tanto nel cante e che divise il pubblico flamenco fra "morentisti e antimorentisti"!<br />Tutto ciò che è nuovo nel flamenco deve subire un processo per essere accettato! <br /><br />Le maggiori polemiche oggi cadono su Rosalia, una cantante catalana della generazione degli anni '90, che nel 2017 ha prodotto un cd "Los Angeles" in cui Rosalia, di cui parlerò specificatamente in un altro podcast, canta temi tradizionali flamenchi rivisitati a modo suo. <br />Cosa che fece scalpore e suscitò polemiche. <br />La comunità flamenca chiama allo scandalo vero e proprio quando Rosalia nel 2018 produce un altro disco, "El Mal Querer" che sarà un enorme successo internazionale. <br />Secondo me da una parte perché vedono il flamenco stravolto, dall'altra perché i flamenchi si sentirono surclassati e messi da parte da questa formula nuova, he ebbe tutto questo successo, che era una straa nuova, a partire da alcune radici flamenche.<br /><br />Per chi conosce il flamenco, nomino una cosa che conosci: negli anni '70 ci furono una coppia di artisti, cantaora lei e chitarrista lui, Lole y Manuel, che diventarono molto famosi come cantautori, e utilizzarono il linguaggio e la musicalità del flamenco per parlare di temi che a loro importavano. Grazie a loro molte persone si avvicinarono al flamenco nella stessa Spagna!<br /><br />Lo stesso Camaron de la Isla fece molte sperimentazioni sul flamenco, e non tutto fu meraviglioso, a prescindere dalla bellezza espressiva della sua voce. Molti gridarono allo scandalo, prima di accettarlo ed elevarlo all'Olimpo dei cantaores. <br />Eppure anche grazie a Camaron moltissime persone si avvicinarono al flamenco negli ultimi 30 o 40 anni. <br /><br />Quindi rinnovare l'immagine internazionale della musica spagnola a livello internazionale, è ottimo: la gente si incuriosisce a queste sonorità che non sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>1018</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,ascolto,camaron,chitarra,cutura,de,enrique,flamenco,innovazione,lole,lucia,manuel,morente,musica,paco,pop,rosalia,spagnola,tangana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41c39f9fde16b93573c3e30660f0ebd9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#56 I primordi del flamenco e l'identità andalusa dell'epoca - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/56-i-primordi-del-flamenco-e-l-identita-andalusa-dell-epoca-flamenco-chiavi-in-mano--51280495</link><description><![CDATA[L'epoca dei primordi del flamenco è stata chiamata "Epoca dell'ermetismo", come se il flamenco fosse stato tenuto segreto nelle famiglie gitane andaluse. <br />Non credo che sia stato tenuto segreto dalle famiglie, perché era un'occasione di divertimento e di festa ed un mezzo per riconoscersi nella propria cultura. Anche in contrapposizione alla cultura francese, poiché Napoleone all'inizio dell'800 aveva fatto il tentativo di invadere tutta la Spagna, e arrivando a Cadice assediò la città e la tenne in scacco per molto tempo. Cadice è un promontorio e accedere ad una città un po' sopraelevata non era facile. Inoltre il popolo era molto determinato e alla fine riuscì a liberarsi. <br /><br />Quindi tutto ciò che era contro Napoleone era positivo, era come dire di no all'invasione francese, come una garanzia di identità. L'opinione pubblica aveva quindi una opinione positiva verso ciò che era andaluso contro ciò che era francese. Il nascente flamenco è stato visto con benevolenza, e quindi sicuramente non è stato chiuso in segreto nelle famiglie andaluse. <br />Questo è ciò che sostiene il musicologo e studioso del flamenco Faustino Nuñez. <br /><br />Ciò che ci rende difficile capire esattamente la relazione flamenco- scuola bolera, quando la scuola bolera si stava ritraendo verso un eccessivo manierismo ed il flamenco stava nascendo, è anche che le persone che ne parlarono per lungo tempo non avevano nessuna formazione: non si trattava di esperti di danza o di musica, ma solo di cronisti. Anche gli stessi studiosi che si sono occupati del flamenco per primi non avevano magari una grande formazione storica, e non stavano a guardare con troppa attenzione la relazione storia/arte flamenca. A volte si crearono così alcune teorie, non corroborate da nessuna certezza, che sono state date per valide solo perché "così diceva qualcuno". Questo fra l'altro è successo relativamente alla storia artistica di varie culture!<br /><br />In qualche modo si può dire che la danza e la musica bolera siano stati un antecedente del flamenco. <br />Le stesse seguidillas e le tonadillas, alla base della scuola bolera, che erano musiche popolari, verso il 1870/1900, nei testi raccontano di canti fatti da gitani, sulla chitarra canti di origine gitana... <br /><br />Le seguidillas hanno un ritmo composto di 3/4 composto da due frasi distinte: 1-2-3 1-2-3, 1-2 1-2 1-2. Chi conosce il flamenco riconosce senz'altro il ritmo che sostiene gran parte del flamenco!<br />Il flamenco non è nato dal niente ed ha ovviamente una radice nella musica autoctona spagnola, come già ti ho raccontato in altri podcast. <br /><br />Il flamenco non era prodotto dai gitani, ma era ispirato ai gitani, e veniva prodotto fin dai primordi da artisti di origine gitana e non gitana. Alcuni cantaores non erano affatto gitani, il che dimostra che il flamenco fin dalle origini non era patrimonio esclusivo ermetico dei gitani. <br /><br />In un articolo di giornale del 1847 si menziona un cantaor, Lazaro Quintana, che fra l'altro era nipote dei due fratelli di cui ti ho parlato nei podcast relativi alla scuola bolera, Luis Alonso e El Planeta. Lazaro Quintana veniva definito "cantante flamenco, cantante del genere gitano". Se il flamenco fosse stata una cosa ermetica dei gitani, non ci sarebbe stato un cantante dei primordi non gitano che cantava musica gitana! <br /><br />Lo stesso Silverio Franconetti, un cantaor dei primordi che ebbe il grandissimo merito di professionalizzare il flamenco, non era gitano, tant'è che era figlio di un padre romano... ma era cresciuto con i gitani. <br /><br />Per dare maggiore qualità artistica alle tonadillas e alle seguidillas, qualcuno cominciò a farle assomigliare all'Opera, che era considerata la musica cantata più evoluta del tempo. Da qui si evolse un genere musicale nuovo, che darà seguito alla cultura delle Zarzuelas, di cui parleremo in altri podcast. <br /><br />Nella prima metà dell'800, il pubblico adorava la danza bolera, e, secondo i racconti dei cronisti dell'epoca, il pubblico, se la ballerina preferita non si esibiva, voleva ricevere indietro i soldi! I fans erano davvero molto appassionati!<br /><br />Le accademie di Siviglia, le maggiori delle quali furono la scuola de los De La Barrera e quella de La Campanera, avevano, ad accompagnare gli allievi, i cantaores che poi sarebbero stati i primi cantaores flamenchi, fra i quali lo stesso Silverio Franconetti. <br /><br />In un giornale del 1854 si racconta che una ballerina bolera di Cadice, Pepita Vargas, dovette ripetere molte volte la sua Solea, perché il pubblico, entusiasta, le chiese più volete il bis. E' proprio scritto così in questo articolo: Soleà! <br />Questo significa che la danza della scuola bolera per evolversi guardò in due direzioni per trovare ispirazione: da una parte il balletto, dall'altra il nascente flamenco.<br /><br />Se guardiamo il baile flamenco ed ascoltiamo il cante flamenco di oggi e li confrontiamo con la scuola bolera, individuiamo una differenza molto grande, ma è passato tanto tempo e l'evoluzione di queste danze di è molto differenziata. La scuola bolera nel tempo ha perso la sua identità veramente spagnola, ma è più internazionale. E' sicuramente interessante per altri danzatori accademici internazionali, ma si è allontanata dalla identità spagnola in generale e andalusa in particolare. <br /><br />La sivigliana Marta Carrasco, esperta di danza della scuola bolera, in una intervista si lamenta del fatto che il flamenco abbia un po' mangiato tutti gli spazi della danza in Spagna, come se si fosse trattato di una cosa decisa da qualcuno! E' semplicemente che il flamenco corrisponde molto di più della scuola bolera ad una identità prettamente iberica.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1990  e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance a Milano dal 1990. <br />Ogni volta che studio il flamenco dal punto di vista culturale, musicale, emozionale,  antropologico, mi rendo conto della profondità di questa forma d'arte e delle mille implicazioni che ha riguardo alla storia, e di quanto sia riduttivo considerarlo una bellissima forma di danza o di musica, o una interessante maniera di cantare. <br /><br />I risvolti culturali, psicologici del flamenco sono talmente tanti e profondi che sarebbe un vero peccato limitarsi alla superficie. Ci fanno riflettere sulla vita in generale e sul fatto che nessun evento ha senso se scisso dal suo contesto e non interpretato nella sua logica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51280495</guid><pubDate>Fri, 16 Sep 2022 13:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51280495/56_il_flamenco_dei_primordi_come_bandiera_dell_identit_andalusa_antifrancese.mp3" length="12935462" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>L'epoca dei primordi del flamenco è stata chiamata "Epoca dell'ermetismo", come se il flamenco fosse stato tenuto segreto nelle famiglie gitane andaluse. &#13;
Non credo che sia stato tenuto segreto dalle famiglie, perché era un'occasione di divertimento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'epoca dei primordi del flamenco è stata chiamata "Epoca dell'ermetismo", come se il flamenco fosse stato tenuto segreto nelle famiglie gitane andaluse. <br />Non credo che sia stato tenuto segreto dalle famiglie, perché era un'occasione di divertimento e di festa ed un mezzo per riconoscersi nella propria cultura. Anche in contrapposizione alla cultura francese, poiché Napoleone all'inizio dell'800 aveva fatto il tentativo di invadere tutta la Spagna, e arrivando a Cadice assediò la città e la tenne in scacco per molto tempo. Cadice è un promontorio e accedere ad una città un po' sopraelevata non era facile. Inoltre il popolo era molto determinato e alla fine riuscì a liberarsi. <br /><br />Quindi tutto ciò che era contro Napoleone era positivo, era come dire di no all'invasione francese, come una garanzia di identità. L'opinione pubblica aveva quindi una opinione positiva verso ciò che era andaluso contro ciò che era francese. Il nascente flamenco è stato visto con benevolenza, e quindi sicuramente non è stato chiuso in segreto nelle famiglie andaluse. <br />Questo è ciò che sostiene il musicologo e studioso del flamenco Faustino Nuñez. <br /><br />Ciò che ci rende difficile capire esattamente la relazione flamenco- scuola bolera, quando la scuola bolera si stava ritraendo verso un eccessivo manierismo ed il flamenco stava nascendo, è anche che le persone che ne parlarono per lungo tempo non avevano nessuna formazione: non si trattava di esperti di danza o di musica, ma solo di cronisti. Anche gli stessi studiosi che si sono occupati del flamenco per primi non avevano magari una grande formazione storica, e non stavano a guardare con troppa attenzione la relazione storia/arte flamenca. A volte si crearono così alcune teorie, non corroborate da nessuna certezza, che sono state date per valide solo perché "così diceva qualcuno". Questo fra l'altro è successo relativamente alla storia artistica di varie culture!<br /><br />In qualche modo si può dire che la danza e la musica bolera siano stati un antecedente del flamenco. <br />Le stesse seguidillas e le tonadillas, alla base della scuola bolera, che erano musiche popolari, verso il 1870/1900, nei testi raccontano di canti fatti da gitani, sulla chitarra canti di origine gitana... <br /><br />Le seguidillas hanno un ritmo composto di 3/4 composto da due frasi distinte: 1-2-3 1-2-3, 1-2 1-2 1-2. Chi conosce il flamenco riconosce senz'altro il ritmo che sostiene gran parte del flamenco!<br />Il flamenco non è nato dal niente ed ha ovviamente una radice nella musica autoctona spagnola, come già ti ho raccontato in altri podcast. <br /><br />Il flamenco non era prodotto dai gitani, ma era ispirato ai gitani, e veniva prodotto fin dai primordi da artisti di origine gitana e non gitana. Alcuni cantaores non erano affatto gitani, il che dimostra che il flamenco fin dalle origini non era patrimonio esclusivo ermetico dei gitani. <br /><br />In un articolo di giornale del 1847 si menziona un cantaor, Lazaro Quintana, che fra l'altro era nipote dei due fratelli di cui ti ho parlato nei podcast relativi alla scuola bolera, Luis Alonso e El Planeta. Lazaro Quintana veniva definito "cantante flamenco, cantante del genere gitano". Se il flamenco fosse stata una cosa ermetica dei gitani, non ci sarebbe stato un cantante dei primordi non gitano che cantava musica gitana! <br /><br />Lo stesso Silverio Franconetti, un cantaor dei primordi che ebbe il grandissimo merito di professionalizzare il flamenco, non era gitano, tant'è che era figlio di un padre romano... ma era cresciuto con i gitani. <br /><br />Per dare maggiore qualità artistica alle tonadillas e alle seguidillas, qualcuno cominciò a farle assomigliare all'Opera, che era considerata la musica cantata più evoluta del tempo. Da qui si evolse un genere musicale nuovo, che darà seguito alla cultura delle Zarzuelas, di cui parleremo in altri podcast. <br /><br />Nella prima metà dell'800, il pubblico adorava la danza bolera, e,...]]></itunes:summary><itunes:duration>809</itunes:duration><itunes:keywords>andalusa,andalusia,baile,bolera,cante,cultura,danza,ermetismo,flamenco,identità,musica,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/333427a0dffdc907bf8890fb3a9bd2ab.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#55 L'epoca dell'ermetismo nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/55-l-epoca-dell-ermetismo-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51199903</link><description><![CDATA[La prima epoca della storia del flamenco è stata definita "Epoca dell'ermetismo" perché ci sono pochissime informazioni a riguardo e molti sono i dubbi e le domande irrisolte. <br />E' il passaggio dalla musica e dalla danza precedente, la scuola bolera, al flamenco.<br /><br />Le notizie sono solo quelle che si possono ricavare dalle riviste e dai giornali. <br /><br />Ciò che si può chiamare a pieno diritto Flamenco è ciò che nasce nel quartiere sivigliano di Triana, e nel triangolo fra Siviglia, Cadice e Jerez de la Frontera. <br /><br />Il primo cantaor storico, Luis el de la Tomasa, è un personaggio mitologico, del quale non si sa assolutamente nulla. <br />Saltiamo dunque al primo cantaor di cui ci sono informazioni nella storia: El Planeta, Antonio Monge Rivero, classe 1789 (ne ho già parlato in altri podcast). E' molto interessante che fosse ancora del 1700! <br />Si accompagnava con la chitarra. Originario di Puerto Real, Cadice, si trasferì a Siviglia, a Triana e lì creò le sue opere artistiche, dando origine alla Siguiriya. <br />El Fillo era suo allievo, classe 1820, gitano di Cadice, attivo a Siviglia, divenne molto famoso.<br /><br />Una cantaora della stessa epoca, Maria Amaya Heredia la Andonda, nata a Moron, in provincia di Siviglia nel 1831, fu probabilmente la prima a cantare una solea. Fra l'altro ancora oggi si canta la solea dell'Andonda! Il flamenco è molto rispettoso delle proprie origini.<br /><br />Il cante flamenco nasceva anche a Jerez, alla scuola del cantaor Paco La Luz, un vero esperto della Siguiriya, dal quale appresero a cantare tutti i grandi cantaores storici di Jerez, El Loco Mateo, Manuel Molina, Mercé La Serneta, che ha avuto un grosso seguito nel flamenco, tanto che ancora oggi si canta la Solea de La Serneta.<br /><br />Nei puertos, Puerto Real e Puerto de Santa Maria nella baia di Cadice c'erano Ciego la Peña, Curro Durse, e uno dei cantaores punto cardine del cante flamenco Enrique "El Mellizo", personaggio molto importante nella storia del flamenco di cui parleremo in futuro. <br /><br />Una vera rivoluzione fu quella dei cafes cantantes e dell'opera di Silverio Franconetti e del Burrero. <br />Silverio Franconetti, di origine italiana per parte di padre, oltre ad essere un cantaor, aveva una mentalità imprenditoriale, e aveva capito che avrebbe potuto guadagnare anche dalla vendita dell'arte altrui. <br />Silverio e il Burrero (si chiamava così perché vendeva latte di burra, di asina) erano amici, e quando Silverio tornò in Spagna dal Sud America, nel 1864, cominciarono a collaborare, riportando grande successo. <br />Ad un certo punto si separarono, e Silverio aprì il suo locale. <br />Franconetti aveva un gusto musicale più legato a Jerez e a Cadice, mentre il Burrero aveva preferenza per i cantes di Malaga e per le danze più eleganti e stilizzate che venivano dalla scuola bolera. <br /><br />La mentalità imprenditoriale di Silverio gli regalò molto successo, mentre il Burrero aveva una mentalità più legata al divertimento, al piacere di gestire le serate dedicate all'arte. Spesso nel locale del Burrero c'erano litigi, alimentati anche dalla bontà del vino manzanilla... Ad un certo punto fuori dal suo locale venne ucciso un cantaor, El Canario, probabilmente per una lite professionale o forse per gelosia. <br /><br />La polizia gli stette con il fiato sul collo, e i benpensanti giudicarono molto negativamente come pericolosi i cafes cantantes. <br />El Burrero non si diede per vinto e prese il coraggio di aprire un locale nella centralissima Calle Sierpes di Siviglia, nella ex sede del Casino Militar, il circolo del dopolavoro dei militari. Ebbe così un grande successo, durato poco perché purtroppo el Burrero morì all'improvviso.<br /><br />El Burrero e Silverio Franconetti diedero il via alla professionalizzazione del flamenco, contribuendo alla sua espansione. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano.<br /><br />E' molto affascinante immaginare come potessero essere gli esordi del flamenco in un'epoca totalmente diversa. In quel momento c'era un grande fermento e tutte le carte erano ancora da giocare. Il flamenco era molto più limitato di quello che è oggi, ma forse era molto più sentito. Il professionismo del flamenco lo porta a snaturarsi un po', perdendo emozionalità e spontaneità. <br /><br />Non so se il flamenco sarebbe sopravvissuto fino ad oggi se non fosse diventato una forma d'arte professionale. Probabilmente sarebbe sopravvissuto ma soltanto come forma spontanea e non si sarebbe tanto evoluto. <br /><br />Per capire il flamenco di oggi è fondamentale capire la sua storia, e i flamencologi studiano tanto gli archivi informatici delle riviste e dei giornali. <br />Io cerco di mettere a disposizione quello che so, e oggi è facile googolare un po' di informazioni, ma si può sempre cadere in errore e prendere per vere cose che non lo sono, e informazioni che magari qualcuno ha distorto allo scopo di dimostrare le proprie tesi, ma quanto più sappiamo e tanto meno cadremo in errore! <br />Ecco perché è importante investigare e farsi domande su questa meravigliosa forma d'arte che è il flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51199903</guid><pubDate>Mon, 12 Sep 2022 13:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51199903/55_l_epoca_dell_ermetismo_nel_flamenco_e_identit_andalusa.mp3" length="12708928" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La prima epoca della storia del flamenco è stata definita "Epoca dell'ermetismo" perché ci sono pochissime informazioni a riguardo e molti sono i dubbi e le domande irrisolte. &#13;
E' il passaggio dalla musica e dalla danza precedente, la scuola bolera,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La prima epoca della storia del flamenco è stata definita "Epoca dell'ermetismo" perché ci sono pochissime informazioni a riguardo e molti sono i dubbi e le domande irrisolte. <br />E' il passaggio dalla musica e dalla danza precedente, la scuola bolera, al flamenco.<br /><br />Le notizie sono solo quelle che si possono ricavare dalle riviste e dai giornali. <br /><br />Ciò che si può chiamare a pieno diritto Flamenco è ciò che nasce nel quartiere sivigliano di Triana, e nel triangolo fra Siviglia, Cadice e Jerez de la Frontera. <br /><br />Il primo cantaor storico, Luis el de la Tomasa, è un personaggio mitologico, del quale non si sa assolutamente nulla. <br />Saltiamo dunque al primo cantaor di cui ci sono informazioni nella storia: El Planeta, Antonio Monge Rivero, classe 1789 (ne ho già parlato in altri podcast). E' molto interessante che fosse ancora del 1700! <br />Si accompagnava con la chitarra. Originario di Puerto Real, Cadice, si trasferì a Siviglia, a Triana e lì creò le sue opere artistiche, dando origine alla Siguiriya. <br />El Fillo era suo allievo, classe 1820, gitano di Cadice, attivo a Siviglia, divenne molto famoso.<br /><br />Una cantaora della stessa epoca, Maria Amaya Heredia la Andonda, nata a Moron, in provincia di Siviglia nel 1831, fu probabilmente la prima a cantare una solea. Fra l'altro ancora oggi si canta la solea dell'Andonda! Il flamenco è molto rispettoso delle proprie origini.<br /><br />Il cante flamenco nasceva anche a Jerez, alla scuola del cantaor Paco La Luz, un vero esperto della Siguiriya, dal quale appresero a cantare tutti i grandi cantaores storici di Jerez, El Loco Mateo, Manuel Molina, Mercé La Serneta, che ha avuto un grosso seguito nel flamenco, tanto che ancora oggi si canta la Solea de La Serneta.<br /><br />Nei puertos, Puerto Real e Puerto de Santa Maria nella baia di Cadice c'erano Ciego la Peña, Curro Durse, e uno dei cantaores punto cardine del cante flamenco Enrique "El Mellizo", personaggio molto importante nella storia del flamenco di cui parleremo in futuro. <br /><br />Una vera rivoluzione fu quella dei cafes cantantes e dell'opera di Silverio Franconetti e del Burrero. <br />Silverio Franconetti, di origine italiana per parte di padre, oltre ad essere un cantaor, aveva una mentalità imprenditoriale, e aveva capito che avrebbe potuto guadagnare anche dalla vendita dell'arte altrui. <br />Silverio e il Burrero (si chiamava così perché vendeva latte di burra, di asina) erano amici, e quando Silverio tornò in Spagna dal Sud America, nel 1864, cominciarono a collaborare, riportando grande successo. <br />Ad un certo punto si separarono, e Silverio aprì il suo locale. <br />Franconetti aveva un gusto musicale più legato a Jerez e a Cadice, mentre il Burrero aveva preferenza per i cantes di Malaga e per le danze più eleganti e stilizzate che venivano dalla scuola bolera. <br /><br />La mentalità imprenditoriale di Silverio gli regalò molto successo, mentre il Burrero aveva una mentalità più legata al divertimento, al piacere di gestire le serate dedicate all'arte. Spesso nel locale del Burrero c'erano litigi, alimentati anche dalla bontà del vino manzanilla... Ad un certo punto fuori dal suo locale venne ucciso un cantaor, El Canario, probabilmente per una lite professionale o forse per gelosia. <br /><br />La polizia gli stette con il fiato sul collo, e i benpensanti giudicarono molto negativamente come pericolosi i cafes cantantes. <br />El Burrero non si diede per vinto e prese il coraggio di aprire un locale nella centralissima Calle Sierpes di Siviglia, nella ex sede del Casino Militar, il circolo del dopolavoro dei militari. Ebbe così un grande successo, durato poco perché purtroppo el Burrero morì all'improvviso.<br /><br />El Burrero e Silverio Franconetti diedero il via alla professionalizzazione del flamenco, contribuendo alla sua espansione. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990...]]></itunes:summary><itunes:duration>795</itunes:duration><itunes:keywords>baile,bolera,burrero,cadice,cantaores,canto,cultura,epoca,ermetismo,flamenco,franconetti,jerez,musica,scuola,silverio,siviglia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/66b8020ddfbc27f7ee8db374fd10997e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#54 La bata de cola nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/54-la-bata-de-cola-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51194096</link><description><![CDATA[La bata de cola è l'abito meraviglioso con lo strascico che abbiamo sicuramente visto in scena in qualche spettacolo e che ha colpito senza dubbio la nostra attenzione. <br />Si tratta di una gonna piena di balze, che vola in maniera assolutamente mirabile. <br />Negli anni 90 l'abbigliamento per il baile flamenco femminile è molto cambiato: le bailaoras fanno suoni molto più complicati, e balla no in modo più lineare, e questo ha fatto si' che la bata de cola venisse messa un po' da parte. <br /><br />La bata era molto pesante, un tempo, quando veniva confezionata di cotone e pizzo sangallo, e andava comunque confezionata da un bravo sarto. <br /><br />I bailaores di oggi sono molto più atletici ed allenati rispetto a quelli delle generazioni precedenti, e forse la bata per un po' di tempo era relegata quasi esclusivamente nei tablaos, dove i turisti se l'aspettavano, e dai quali quindi non scomparve mai. Ma dal baile femminile venne abbastanza marginalizzata negli spettacoli teatrali, in favore di gesti più ampi e liberi. <br /><br />Negli ultimi anni, la bata de cola viene usata moltissimo dai bailaores, maschi. Cominciò Joaquin Cortes, che fece molto scalpore, e che era sempre molto attento all'estetica. Poi ci fu la compagnia di Rafarela Carrasco, che mise la bata de cola addosso ai suoi bailaores.<br /><br />Oggi abbiamo bailaores bravissimi, come Manuel Linan, che è un assoluto esperto nell'uso di questo abito, che utilizzano la bata de cola negli spettacoli, o come il maestro sivigliano Manuel Betanzos che forse è uno dei migliori insegnanti di bata de cola. <br />Probabilmente le prossime generazioni continueranno ad usare la bata de cola, perché offre incredibili possibilità coreografiche e inoltre è nella radice del flamenco. <br /><br />Ricordo Angeles Gabaldon, in una biennale del flamenco di Siviglia, forse nel 2002, ne fece un uso innovativo per allora, accompagnata da un violino arabo ed un canto marocchino, nello spettacolo "Inmigracion". <br /><br />Negli ultimi 20 anni sono stati tantissimi i bailaores e le bailaoras che hanno sperimentato interessanti possibilità con la bata de cola. <br /><br />Non sappiamo esattamente come nacque questo capo di abbigliamento: quando si parla di baile le cose sono sempre piuttosto confuse. <br /><br />Nel 2003 la grandissima ballerina sivigliana Matilde Coral, con la figlia Rocio Coral e il giornalista Angel Alvarez Caballero  scrisse un manuale sull'argomento, il "Tratado de la bata de cola", oggi introvabile (lo vendono on line di seconda mano a prezzi da capogiro).<br />Nessuna casa editrice è interessata ad una sua riedizione, perché lo venderebbe solo a chi balla!<br /><br />Secondo Matilde Coral la bata de cola apparve verso la seconda metà dell'800 su imitazione dell'abito parigino. Le donne spagnole di buona famiglia usavano legarne lo strascico in vita, per scioglierlo quando arrivavano in un luogo pulito e non sporcarlo. <br />;a questa è un'estetica mpolto distante da quella del flamenco! Il flamenconon è una danza dei ricchi che devono fare sfoggio dei prorpi averi. <br />Probabilemnte le donne ricche lo potevano comprare, mentre quelle povere lo sognavano come abito del giorno delle proprie nozze (d'altra parte questo è un uso diffuso ancora oggi!). Le ballerine dei primordi ballavano con l'abito che avevano già addosso, però cominciarono ad usare la bata de cola negli spettacoli perché, essendo molto scenografico, poteva farle sembrare più brave e conferiva loro maggiori possibilità di lavoro. <br />Il pubblico doveva rimanere colpito!<br /><br />Rosario Monge la Mejorana, classe 1858, madre della storica e notissima bailaora Pastora Imperio, divenne famosa ballando con la bata de cola, e nello stesso momento lo fecero anche le sue antagoniste, la Malena e la Macarrona. Chissà chi avrà copiato chi... ma tutte e tre ebbero un successo incredibile! Era la seconda metà dell'800.<br /><br />Fu subito evidente che per gestire un oggetto così grande e complesso richiedesse un lavoro studiato. Ma la tecnica della bata si sviluppò nel tempo. <br />Chiunque vede ballare con la bata ne resta colpito.<br /><br />Le ballerine storiche ballavano probabilmente le cantinas con la bata, e la Mejorana divenne famosa per la sua soleà con bata e manton (probabilmente fu la prima a ballare la solea)<br /><br />La bata de cola non si usa storicamente in tutti i palos, anche se oggi in via sperimentale la si usa anche con palos che non sarebbero da baile.<br />Si usa più che altro in Soleà, Siguiriya, Cantina, Cana, Petenera<br /><br />Una bailaora storica importantissima, anzi, la migliore di tutti i tempi, Carmen Amaya, si narra che la usasse mirabilmente (cosa che non si fa fatica a credere, dato che Carmen Amaya era meravigliosa qualunque cosa facesse). Era molto piccola e minuta, ma parte che ballasse con una bata de cola lunga ben 3 metri, a partire dalla vita e misurando lo strascico. Di solito misura 1,50/1,70!<br /><br />Se si considerano i tessuti che esistevano sul mercato, la bata doveva pesare enormemente. <br /><br />Ricordo di aver visto uno spettacolo del Balletto Nazionale di Spagna verso il 2004/2006 in cui si metteva in scena una bata de cola di lunghezza enorme!<br /><br />Famosissime bailaoras, come la già nominata Pastora Imperio, Antonia Mercé o la Argentina la utilizzarono moltissimo, e divenne molto di moda facendola entrare a tutto diritto nella storia del flamenco.<br />Ad un certo punto se ne fece una versione più piccola, il colin, di tessuto più leggero e molto più ridotta di dimensioni. Si usa ancora oggi per ballare Guajiras o Caracoles.<br /><br />Praticamente tutte le bailaoras famose hanno ballato con la bata de cola. Ricordo un meraviglioso spettacolo in cui vidi Cristina Hoyos ballando una Alegria con bata de cola e manton, e persino le nacchere. Era l'inizio degli anni '90, ed era la prima volta in cui vedevo ballare con la bata de cola e il manton e mi sembrò una specie di miracolo impossibile da imparare. Con la grazia e l'eleganza che contraddistinguono il baile di Cristina, sembrava davvero una grande farfalla. <br /><br />Una bailaora che la usò in maniera molto sperimentale è Belen Maya, con le sue ricerche in direzione contemporanea. La bata per lei è un oggetto scenico da esplorare.<br />Concha Jareno la usa in modo molto emozionale, espressivo, vicino alla danza contemporanea. La usa come una possibilità in più di dare un'emozione, non come studio di movimenti nuovi.<br /><br />Le bailaoras che vengono dalla scuola sivigliana di Matilde Coral, come Isabel Bayon o Rafaela Carrasco, ovviamente la usano con grande maestria.<br /><br />Anche Eva la Yerbabuena la usa tantissimo nei suoi spettacoli. <br /><br />Una super esperta di baile con la bata de cola è la bailaora cordobese Inmaculada Aguilar, che ogni anno tiene un corso di specializzazione sull'uso della bata nel festival internazionale della chitarra di Cordoba. Il suo corso è sempre "tecnica y estilo de la bata de cola". <br /><br />Per ballare con la bata occorre equilibrio, allenamento, e anche quelle moderne fatte con tessuti più leggeri sono molto ingombranti e pesanti. E' facile che la bata de cola si ribalti, ci faccia cadere, ci sbilanci, si arrotoli su una gamba. Ci vogliono un corpo molto allenato, ottime gambe, glutei ed addominali fortissimi, senso dell'equilibrio, e soprattutto ci vuole tanto esercizio: far diventare la bata de cola una estensione del corpo, ed imparare a districarsi quando succede qualche disastro, cosa che con la bata è molto probabile!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Sono una super appassionata del flamenco in tutte le sue forme. <br /><br />Ho studiato la bata, non moltissimo in verità. La prima volta che mi ci cimentai ero a Milano e non avevo a disposizione una bata, per cui ne feci fare una ad una sarta che la copiò da una bata de cola spagnola. Era pesantissima, di cotone e pizzo sangallo, troppo larga e non era possibile usarla per ballare. Non funzionava perché va confezionata da qualcuno che sa come farla!<br /><br />Ne ho invece poi comprata una che funziona benissimo alla Fabrica Flamenca di Siviglia, che fa abiti davvero molto belli, e comodi per il baile poiché vengono progettati e costruiti secondo i dettami di una bailaora... finlandese, Maja Lepisto, sposata con Daniel, sivigliano.<br /><br />Se cerco di risparmiare e compro una bata di prezzo basso, probabilmente non posso usarla per ballare: non vola, è troppo leggera/pesante, sicuramente troppo stretta in fondo per poter muovere le gambe, troppo rigida per assecondare i movimenti... Però tutto dipende da cosa ne voglio fare: molte persone la usano per "passeggiare" sul palcoscenico, sfruttandone l'estetica! <br />Ma se vuoi ballare con la bata devi scegliere una sartoria che possa farne una che funzioni davvero per il baile, e deve costare almeno 350/400 euro! Ci vogliono, dice Matilde Coral, da 35 a 50 metri di tessuto per confezionarne una. Non so se questo sia vero, ma comunque ci vuole tantissima stoffa e per tagliarla e cucirla ci vuole tecnica ed esperienza!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51194096</guid><pubDate>Fri, 09 Sep 2022 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51194096/54_la_bata_de_cola_nel_flamenco.mp3" length="21540406" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La bata de cola è l'abito meraviglioso con lo strascico che abbiamo sicuramente visto in scena in qualche spettacolo e che ha colpito senza dubbio la nostra attenzione. &#13;
Si tratta di una gonna piena di balze, che vola in maniera assolutamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La bata de cola è l'abito meraviglioso con lo strascico che abbiamo sicuramente visto in scena in qualche spettacolo e che ha colpito senza dubbio la nostra attenzione. <br />Si tratta di una gonna piena di balze, che vola in maniera assolutamente mirabile. <br />Negli anni 90 l'abbigliamento per il baile flamenco femminile è molto cambiato: le bailaoras fanno suoni molto più complicati, e balla no in modo più lineare, e questo ha fatto si' che la bata de cola venisse messa un po' da parte. <br /><br />La bata era molto pesante, un tempo, quando veniva confezionata di cotone e pizzo sangallo, e andava comunque confezionata da un bravo sarto. <br /><br />I bailaores di oggi sono molto più atletici ed allenati rispetto a quelli delle generazioni precedenti, e forse la bata per un po' di tempo era relegata quasi esclusivamente nei tablaos, dove i turisti se l'aspettavano, e dai quali quindi non scomparve mai. Ma dal baile femminile venne abbastanza marginalizzata negli spettacoli teatrali, in favore di gesti più ampi e liberi. <br /><br />Negli ultimi anni, la bata de cola viene usata moltissimo dai bailaores, maschi. Cominciò Joaquin Cortes, che fece molto scalpore, e che era sempre molto attento all'estetica. Poi ci fu la compagnia di Rafarela Carrasco, che mise la bata de cola addosso ai suoi bailaores.<br /><br />Oggi abbiamo bailaores bravissimi, come Manuel Linan, che è un assoluto esperto nell'uso di questo abito, che utilizzano la bata de cola negli spettacoli, o come il maestro sivigliano Manuel Betanzos che forse è uno dei migliori insegnanti di bata de cola. <br />Probabilmente le prossime generazioni continueranno ad usare la bata de cola, perché offre incredibili possibilità coreografiche e inoltre è nella radice del flamenco. <br /><br />Ricordo Angeles Gabaldon, in una biennale del flamenco di Siviglia, forse nel 2002, ne fece un uso innovativo per allora, accompagnata da un violino arabo ed un canto marocchino, nello spettacolo "Inmigracion". <br /><br />Negli ultimi 20 anni sono stati tantissimi i bailaores e le bailaoras che hanno sperimentato interessanti possibilità con la bata de cola. <br /><br />Non sappiamo esattamente come nacque questo capo di abbigliamento: quando si parla di baile le cose sono sempre piuttosto confuse. <br /><br />Nel 2003 la grandissima ballerina sivigliana Matilde Coral, con la figlia Rocio Coral e il giornalista Angel Alvarez Caballero  scrisse un manuale sull'argomento, il "Tratado de la bata de cola", oggi introvabile (lo vendono on line di seconda mano a prezzi da capogiro).<br />Nessuna casa editrice è interessata ad una sua riedizione, perché lo venderebbe solo a chi balla!<br /><br />Secondo Matilde Coral la bata de cola apparve verso la seconda metà dell'800 su imitazione dell'abito parigino. Le donne spagnole di buona famiglia usavano legarne lo strascico in vita, per scioglierlo quando arrivavano in un luogo pulito e non sporcarlo. <br />;a questa è un'estetica mpolto distante da quella del flamenco! Il flamenconon è una danza dei ricchi che devono fare sfoggio dei prorpi averi. <br />Probabilemnte le donne ricche lo potevano comprare, mentre quelle povere lo sognavano come abito del giorno delle proprie nozze (d'altra parte questo è un uso diffuso ancora oggi!). Le ballerine dei primordi ballavano con l'abito che avevano già addosso, però cominciarono ad usare la bata de cola negli spettacoli perché, essendo molto scenografico, poteva farle sembrare più brave e conferiva loro maggiori possibilità di lavoro. <br />Il pubblico doveva rimanere colpito!<br /><br />Rosario Monge la Mejorana, classe 1858, madre della storica e notissima bailaora Pastora Imperio, divenne famosa ballando con la bata de cola, e nello stesso momento lo fecero anche le sue antagoniste, la Malena e la Macarrona. Chissà chi avrà copiato chi... ma tutte e tre ebbero un successo incredibile! Era la seconda metà dell'800.<br /><br />Fu subito evidente che per gestire un oggetto così grande e complesso...]]></itunes:summary><itunes:duration>1347</itunes:duration><itunes:keywords>bailaoras,bailaores,baile,ballare,bata,cola,danza,flamenco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/43665a8395231053d1fe7ff2e5e7ee67.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#53 La gioia  e il modo maggiore nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/53-la-gioia-e-il-modo-maggiore-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51157732</link><description><![CDATA[La gioia è una delle emozioni primarie, che nascono con l'essere umano. Nel flamenco ci sono tantissimi palos che esprimono la gioia, la gioia di vivere, e sono essenzialmente tutti i palos in scala maggiore. <br />La scala maggiore, per la combinazione di note che ha, esprime serenità e gioia. Tutti i palos in scala maggiore si ballano!<br /><br />L'uso della scala maggiore viene dalla musica popolare, dai fandangos. Molti palos hanno passaggi in scala maggiore, e spesso accade che palos tristi, come la Soleà o la Siguiriya, terminino in scala maggiore: una volta espressa la tristezza, la malinconia ecc arriva un raggio di sole ad illuminare il panorama. <br /><br />Per chi conosce il flamenco almeno un po', pensando a palos in tonalità maggiore, è normale considerare subito le Cantiñas, una famiglia di palos che lavorano appunto sulla scala maggiore, e che esprimono assolutamente gioia e solarità. Lavorano su una ritmica composta, in 12 tempi, che è molto comune nel flamenco, ma abbastanza strana per chi non conosce il flamenco. <br />Il palo più famoso della famiglia delle Cantiñas sono le Alegrias. Il nome stesso ci dice quale sia la loro atmosfera! La Alegria de Cadiz è la forma di Cantiñas più ironica ed allegra di tutte, e si riferisce centralmente alla città di Cadice. Tipicamente le persone di Cadice sono molto ironiche e simpatiche, e le Alegrias ne rappresentano assolutamente l'essenza.<br />Altre Cantiñas sono un po' meno solari, perché hanno passaggi in altre tonalità, che creano una atmosfera più seria.<br /><br />Un altro palo che esprime la gioia nel flamenco è il Garrotin, che è in 4/$ ed è molto giocoso, scherzoso, e racconta di cose divertenti e anche se non sono divertenti sono narrate in modo divertente! <br />Un altro è la Guajira, che è un palo de Ida y Vuelta, e nasce in riferimento a Cuba. E' come un sorriso, un raggio di sole, serenità... ma anche una piccola punta di nostalgia, per le atmosfere di Cuba, una volta che le persone eventualmente da Cuba sono tornate in Madre Patria.<br /><br />Un altro palo che si considera come "de Ida y Vuelta" e lavora sulla scala maggiore e sulla gioia è la Colombiana. In realtà non fa parte a tutti gli effetti di questa famiglia, perché non è nato dalla musica Colombiana o dell'America Latina in generale, ma nacque nel 1931 dalla creatività di un grandissimo cantaor, Pepe Marchena, che volle fare un tango con atmosfere ispirate alla sua idea di Sud America. Di rado un palo ha una data precisa ed un autore preciso! <br />La Colombiana ha sonorità particolarmente serene, gioiose e positive. <br />E' quasi al di là del flamenco, oltre il confine della Copla, e infatti molti cantaores lo cantano in maniera molto particolare.<br /><br />Le bulerias esprimono la gioia di vivere, e in particolare, quelle in scala maggiore sono quelle di Cadice. Sono una famiglia di palos allegri che lavorano su varie scale musicali, nate nella zona di Cadice. <br />La Buleria de Cadiz viene utilizzata di solito per terminare le Cantiñas.<br /><br />Altro palo che lavora in scala maggiore sono le Cabales, che si usano solitamente per terminare una Siguiriya, che è un palo triste e malinconico che parla della morte, della perdita. <br /><br />Altri palos che parlano della gioia, Tango, Rumba, Fandango de Huelva, esprimono la gioia di vivere e hanno stili che possono essere in scala maggiore. <br /><br />E' interessante considerare che ci sono tanti palos che hanno passaggi in scala maggiore pur essendo ancorati essenzialmente sulla scala flamenca. <br /><br />Sono Sabina Todaro e mi occupo di flamenco dal 1985. Insegno flamenco a Milano dal 1990 e un lavoro bellissimo sulle danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno, gli allievi dei primi anni chiedono sempre di "fare qualcosa di Allegro e divertente", ma se ascoltiamo, anche assolutamente a caso, sentiamo che il flamenco è solitamente non divertente, anzi!<br />Quanto più conoscono il flamenco e tanto più si rendono conto che la parte allegra del flamenco è solo una parte!<br /><br />Lo scopo del flamenco non è quello di distrarci dai nostri problemi, ma quello di farci entrare a contatto con la nostra emozionalità: nell'essere umano ci sono tutte le emozioni. Il baile flamenco non è solamente divertirsi! Di solito il pubblico vuole "vedere qualcosa di divertente", ma se il mio scopo è divertirmi, non è il flamenco quello che devo cercare. Nel flamenco il ruolo del divertimento è piccolo, e secondario. Quello che è centrale, è l'esplorazione delle emozioni!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51157732</guid><pubDate>Tue, 06 Sep 2022 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51157732/53_la_gioia_e_il_modo_maggiore_nel_flamenco.mp3" length="16122401" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La gioia è una delle emozioni primarie, che nascono con l'essere umano. Nel flamenco ci sono tantissimi palos che esprimono la gioia, la gioia di vivere, e sono essenzialmente tutti i palos in scala maggiore. &#13;
La scala maggiore, per la combinazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La gioia è una delle emozioni primarie, che nascono con l'essere umano. Nel flamenco ci sono tantissimi palos che esprimono la gioia, la gioia di vivere, e sono essenzialmente tutti i palos in scala maggiore. <br />La scala maggiore, per la combinazione di note che ha, esprime serenità e gioia. Tutti i palos in scala maggiore si ballano!<br /><br />L'uso della scala maggiore viene dalla musica popolare, dai fandangos. Molti palos hanno passaggi in scala maggiore, e spesso accade che palos tristi, come la Soleà o la Siguiriya, terminino in scala maggiore: una volta espressa la tristezza, la malinconia ecc arriva un raggio di sole ad illuminare il panorama. <br /><br />Per chi conosce il flamenco almeno un po', pensando a palos in tonalità maggiore, è normale considerare subito le Cantiñas, una famiglia di palos che lavorano appunto sulla scala maggiore, e che esprimono assolutamente gioia e solarità. Lavorano su una ritmica composta, in 12 tempi, che è molto comune nel flamenco, ma abbastanza strana per chi non conosce il flamenco. <br />Il palo più famoso della famiglia delle Cantiñas sono le Alegrias. Il nome stesso ci dice quale sia la loro atmosfera! La Alegria de Cadiz è la forma di Cantiñas più ironica ed allegra di tutte, e si riferisce centralmente alla città di Cadice. Tipicamente le persone di Cadice sono molto ironiche e simpatiche, e le Alegrias ne rappresentano assolutamente l'essenza.<br />Altre Cantiñas sono un po' meno solari, perché hanno passaggi in altre tonalità, che creano una atmosfera più seria.<br /><br />Un altro palo che esprime la gioia nel flamenco è il Garrotin, che è in 4/$ ed è molto giocoso, scherzoso, e racconta di cose divertenti e anche se non sono divertenti sono narrate in modo divertente! <br />Un altro è la Guajira, che è un palo de Ida y Vuelta, e nasce in riferimento a Cuba. E' come un sorriso, un raggio di sole, serenità... ma anche una piccola punta di nostalgia, per le atmosfere di Cuba, una volta che le persone eventualmente da Cuba sono tornate in Madre Patria.<br /><br />Un altro palo che si considera come "de Ida y Vuelta" e lavora sulla scala maggiore e sulla gioia è la Colombiana. In realtà non fa parte a tutti gli effetti di questa famiglia, perché non è nato dalla musica Colombiana o dell'America Latina in generale, ma nacque nel 1931 dalla creatività di un grandissimo cantaor, Pepe Marchena, che volle fare un tango con atmosfere ispirate alla sua idea di Sud America. Di rado un palo ha una data precisa ed un autore preciso! <br />La Colombiana ha sonorità particolarmente serene, gioiose e positive. <br />E' quasi al di là del flamenco, oltre il confine della Copla, e infatti molti cantaores lo cantano in maniera molto particolare.<br /><br />Le bulerias esprimono la gioia di vivere, e in particolare, quelle in scala maggiore sono quelle di Cadice. Sono una famiglia di palos allegri che lavorano su varie scale musicali, nate nella zona di Cadice. <br />La Buleria de Cadiz viene utilizzata di solito per terminare le Cantiñas.<br /><br />Altro palo che lavora in scala maggiore sono le Cabales, che si usano solitamente per terminare una Siguiriya, che è un palo triste e malinconico che parla della morte, della perdita. <br /><br />Altri palos che parlano della gioia, Tango, Rumba, Fandango de Huelva, esprimono la gioia di vivere e hanno stili che possono essere in scala maggiore. <br /><br />E' interessante considerare che ci sono tanti palos che hanno passaggi in scala maggiore pur essendo ancorati essenzialmente sulla scala flamenca. <br /><br />Sono Sabina Todaro e mi occupo di flamenco dal 1985. Insegno flamenco a Milano dal 1990 e un lavoro bellissimo sulle danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Quando insegno, gli allievi dei primi anni chiedono sempre di "fare qualcosa di Allegro e divertente", ma se ascoltiamo, anche assolutamente a caso, sentiamo che il flamenco è solitamente non divertente, anzi!<br />Quanto più conoscono il flamenco e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1008</itunes:duration><itunes:keywords>allegria,cantinas,cantiñas,colombiana,flamenco,garrotin,gioia,guajiras,maggiore,scala</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a783604668f8e200b9e53df9dfc947f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#52 La tonalità modale flamenca - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/52-la-tonalita-modale-flamenca-flamenco-chiavi-in-mano--51085092</link><description><![CDATA[Il flamenco ha una peculiarità di suono molto particolare: la tonalità modale andalusa, o flamenca, detta anche frigia, o frigio maggiorata, suona immediatamente spagnola. <br />Ciò che caratterizza questa musica sono quattro suoni, detti cadenza andalusa, che vanno dal più acuto al più grave, che si ritrovano tantissimo all'interno di una composizione musicale flamenca.<br />Immaginiamo una tastiera di pianoforte, e prendiamo i tasti bianchi a partire dal mi, per costruire la scala andalusa, il modo frigio. Il primo intervallo che incontriamo, cioè la nota successiva al mi, è il fa, che dista dal mi, dalla tonica della scala, soltanto un semitono, poi avremo un tono, dal fa al sol, un altro tono dal sol al la. <br />Le note che definiscono la cadenza andalusa sono le quattro ultime note a scendere dalla più acuta alla più grave: la, sol, fa, mi. La combinazione di questi suoni, piuttosto vicini fra di loro genera un'atmosfera musicale malinconica. <br /><br />La cadenza andalusa può essere considerata una specie di variante della scala minore, che è stata arricchita e trasformata verso una atmosfera musicale nuova che genera il cante più antico del flamenco. <br /><br />Le quattro note della cadenza sono vicine fra di loro ed essendo il nucleo centrale del cante flamenco, ci indicano che per cantare flamenco non c'è bisogno di una voce con una grande estensione vocalica, come quella che serve per cantare la musica lirica, per intenderci. Le melodie flamenche ricoprono l'estensione di un'ottava, da do a do, da mi a mi, che qualunque voce può produrre senza nessuno sforzo, in modo comodo. <br /><br />I cantes più antichi del flamenco sono nati in modo più spontaneo, legati alla vita, al lavoro, le ninnenanne, i canti del mercato, il lavoro dei campi, i canti legati alla saggezza popolare, ad una poesia molto primigenia sono basati su questo intervallo, fra il mi e il fa, di un semitono, che è come se fosse l'esplorazione di ciò che sta accanto alla tonica. <br />Se fra tonica e dominante, fra il mi e il fa, c'è soltanto un semitono, significa che il centro di aggregazione acustica è molto forte in questo semitono, e  l'intensità dell'emozione veicolata da questi suoni è ancora più forte, ancora più intensa.  <br /><br />Nell'evoluzione del flamenco la struttura costruttiva stessa della chitarra, che è lo strumento principe del flamenco, interferisce profondamente sulla struttura musicale stessa del flamenco. La chitarra flamenca ha 6 corde, come la chitarra classica, e prevede che alcune corde possano suonare libere, come si dice, "al aire", e interferire pesantemente nella composizione dell'accordo di note che generano il flamenco. <br /><br />Tutti i cantes più antichi e più profondi nel flamenco lavorano su queste sonorità della modalità flamenca. I cantes in questa modalità sono assolutamente la maggioranza. <br /><br />Abbiamo fra i cantes più antichi generi musicali che lavorano senza accompagnamento:  pregones (i canti del mercato), nanas (ninnananna), canti di lavoro, ma anche carcelera, debla, tonà, martinete... Se erano cantes antichi, immaginiamo che la gente non avesse a disposizione una chitarra, che aveva un costo che magari non era sostenibile. <br /><br />Sulla modalità flamenca lavorano tutte le Soleares, la Solea con tutte le sue varianti, la Cana, il Polo, la Solea Apolà, la Solea Acana, le Solea por Buleria, Buleria por Soleà, la Bambera, Romance, Buleria (in gran parte), la famiglia Liviana, Serrana, Siguiriya, e grandissima parte dei cantes più leggeri: tangos, tanguillos, zapateado, rumbas, Sevillanas, Villancicos (i canti di Natale), Tiento, la Mariana, che è simile al tiento ma ha letras con una forma particolare. <br /><br />Altri generi musicali nel modo flamenco sono quelli legati al flamenco più profondo delle zone del levante andaluso: Murciana, Levantica, Taranta, Taranto, Cartagenera, Minera, Fandango Minero, e anche Malaguena, Rondena, Granaina, Abandolaos, Verdiales, Rondena, Jabera, Fandangos personales, Fandangos naturales... <br />Tutti questi palos, e altri ancora (sono tantissimi) appartengono alla famiglia generica dei Fandangos, e hanno la caratteristica di lavorare su più di una tonalità. Si dice infatti che sono bimodali, e si muovono in scala flamenca e in scala maggiore. Fanno una altalena melodica, e a volte il cante gioca su una tonalità e la chitarra sull'altra. <br /><br />C'è un gioco che rende questa bimodalità emozionalmente molto espressiva. <br />I cantes camperos di solito lavorano sulla scala flamenca, ma hanno libertà di muoversi in maggiore. <br /><br />Buleria, Tango, Rumba, Sevillanas lavorano più di frequente sulla scala flamenca, percentualmente, benché lavorino anche in altre tonalità. <br /><br />Ciò che rende caratteristico il flamenco è proprio la presenza inconfondibile della cadenza andalusa. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Il riconoscere le sonorità musicali quando stiamo ballando è fondamentale per farci rendere conto che la identità di ciò che stiamo ballando dipende assolutamente dalla musica. Il movimento è figlio della musica, e lo dico con grande sicurezza sia per le danze del mondo arabo che per il flamenco. <br /><br />Nel flamenco è fondamentale riconoscere la gerarchia fra il cante, la musica e il baile. Il baile deve essere ispirato totalmente dalla musica. Mi piace tantissimo il baile ma deve essere frutto del cante, e dell'ascolto della musica. <br /><br />Invito sempre i miei allievi a cantare, mentre ballano. Cantare flamenco davvero è praticamente impossibile per chi non è nato lì, nel flamenco, e non ci ha vissuto dentro a queste sonorità tutto il tempo. Noi non dobbiamo fare un concerto, ma cantare è il mezzo più semplice per immergerci nella musica. La voce non è difficile da utilizzare, magari malamente come posso fare io, ma è alla portata di tutti, molto più facilmente di uno strumento musicale. <br /><br />Quando si tratta di identificare la musicalità del flamenco, la cosa più immediata da fare è ascoltare i palos più antichi, proprio quelli più complicati! Una Soleà o una Siguiriya sono complicati, ma la presenza della cadenza andalusa nella chitarra è talmente evidente che sarà facile capire la melodia, se proviamo a cantare: cantando, tutto risulterà più chiaro! E' improtante rendersene conto perché se no non capiremo nulla del flamenco!<br /><br />Ad esempio in Siguiriya, le note della cadenza sono così forti e preponderanti, che se le seguiamo capiremo immediatamente il ritmo stesso, che sarebbe molto più difficile cogliere ragionando, contando, pensandoci in modo astratto.<br />Ascoltando la chitarra e cantando, anche una persona alla sua prima lezione di flamenco può riuscire a capire il ritmo di Siguiriya. Ho fatto tantissimi esperimenti con gli allievi, e lo posso garantire. D'altra parte è logico, perché il flamenco nasce dalla spontaneità umana, e non sulla luna ad opera dei marziani! Si tratta solo di educare il nostro orecchio per fargli comprendere queste sonorità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51085092</guid><pubDate>Fri, 02 Sep 2022 13:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51085092/52_la_scala_andalusa_o_modalit_flamenca_nel_flamenco.mp3" length="12716034" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco ha una peculiarità di suono molto particolare: la tonalità modale andalusa, o flamenca, detta anche frigia, o frigio maggiorata, suona immediatamente spagnola. &#13;
Ciò che caratterizza questa musica sono quattro suoni, detti cadenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco ha una peculiarità di suono molto particolare: la tonalità modale andalusa, o flamenca, detta anche frigia, o frigio maggiorata, suona immediatamente spagnola. <br />Ciò che caratterizza questa musica sono quattro suoni, detti cadenza andalusa, che vanno dal più acuto al più grave, che si ritrovano tantissimo all'interno di una composizione musicale flamenca.<br />Immaginiamo una tastiera di pianoforte, e prendiamo i tasti bianchi a partire dal mi, per costruire la scala andalusa, il modo frigio. Il primo intervallo che incontriamo, cioè la nota successiva al mi, è il fa, che dista dal mi, dalla tonica della scala, soltanto un semitono, poi avremo un tono, dal fa al sol, un altro tono dal sol al la. <br />Le note che definiscono la cadenza andalusa sono le quattro ultime note a scendere dalla più acuta alla più grave: la, sol, fa, mi. La combinazione di questi suoni, piuttosto vicini fra di loro genera un'atmosfera musicale malinconica. <br /><br />La cadenza andalusa può essere considerata una specie di variante della scala minore, che è stata arricchita e trasformata verso una atmosfera musicale nuova che genera il cante più antico del flamenco. <br /><br />Le quattro note della cadenza sono vicine fra di loro ed essendo il nucleo centrale del cante flamenco, ci indicano che per cantare flamenco non c'è bisogno di una voce con una grande estensione vocalica, come quella che serve per cantare la musica lirica, per intenderci. Le melodie flamenche ricoprono l'estensione di un'ottava, da do a do, da mi a mi, che qualunque voce può produrre senza nessuno sforzo, in modo comodo. <br /><br />I cantes più antichi del flamenco sono nati in modo più spontaneo, legati alla vita, al lavoro, le ninnenanne, i canti del mercato, il lavoro dei campi, i canti legati alla saggezza popolare, ad una poesia molto primigenia sono basati su questo intervallo, fra il mi e il fa, di un semitono, che è come se fosse l'esplorazione di ciò che sta accanto alla tonica. <br />Se fra tonica e dominante, fra il mi e il fa, c'è soltanto un semitono, significa che il centro di aggregazione acustica è molto forte in questo semitono, e  l'intensità dell'emozione veicolata da questi suoni è ancora più forte, ancora più intensa.  <br /><br />Nell'evoluzione del flamenco la struttura costruttiva stessa della chitarra, che è lo strumento principe del flamenco, interferisce profondamente sulla struttura musicale stessa del flamenco. La chitarra flamenca ha 6 corde, come la chitarra classica, e prevede che alcune corde possano suonare libere, come si dice, "al aire", e interferire pesantemente nella composizione dell'accordo di note che generano il flamenco. <br /><br />Tutti i cantes più antichi e più profondi nel flamenco lavorano su queste sonorità della modalità flamenca. I cantes in questa modalità sono assolutamente la maggioranza. <br /><br />Abbiamo fra i cantes più antichi generi musicali che lavorano senza accompagnamento:  pregones (i canti del mercato), nanas (ninnananna), canti di lavoro, ma anche carcelera, debla, tonà, martinete... Se erano cantes antichi, immaginiamo che la gente non avesse a disposizione una chitarra, che aveva un costo che magari non era sostenibile. <br /><br />Sulla modalità flamenca lavorano tutte le Soleares, la Solea con tutte le sue varianti, la Cana, il Polo, la Solea Apolà, la Solea Acana, le Solea por Buleria, Buleria por Soleà, la Bambera, Romance, Buleria (in gran parte), la famiglia Liviana, Serrana, Siguiriya, e grandissima parte dei cantes più leggeri: tangos, tanguillos, zapateado, rumbas, Sevillanas, Villancicos (i canti di Natale), Tiento, la Mariana, che è simile al tiento ma ha letras con una forma particolare. <br /><br />Altri generi musicali nel modo flamenco sono quelli legati al flamenco più profondo delle zone del levante andaluso: Murciana, Levantica, Taranta, Taranto, Cartagenera, Minera, Fandango Minero, e anche Malaguena, Rondena, Granaina, Abandolaos, Verdiales, Rondena, Jabera,...]]></itunes:summary><itunes:duration>795</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenca,flamenco,modale,musica,teoria,tonalità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41c00f896603cb4ca25c5b19c7a17114.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#51 La modalità minore nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/51-la-modalita-minore-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--51081404</link><description><![CDATA[La modalità minore nel flamenco è presente nel flamenco e può esprimere varie emozioni. <br />Non sono tantissimi gli stili in scala minore, ma se conosciamo un po' il flamenco, pensiamo alla modalità minore, ci viene subito in mente la Farruca. <br /><br />La Farruca è uno stile musicale legato originariamente ad uno stile che viene dal nord della Spagna, dalla Galizia, che è stato portato nel flamenco, afflamencato. Farruco era il termine con cui gli andalusi chiamavano gli abitanti della Galizia. <br />E' un cante che solitamente viene rappresentato per accompagnare il baile, ma come cante da solo purtroppo si sente raramente. A noi che balliamo, la farruca interessa moltissimo!<br />La Farruca esprime il concetto di "non aver paura", di forza, di linearità. Farruca viene dal termine arabo "Farouk", che significa "coraggioso", quindi non ci deve stupire che la Farruca lavori sul coraggio!<br /><br />Pensando alla modalità minore, dobbiamo ricordare il Tango de Malaga, o il tango del Piyayo. El Piyayo era un cantaor storico, Rafael Flores Nieto, classe 1864, che fu anche chitarrista, cantaor e venditore ambulante molto famoso a Malaga. Ad un certo punto della vita andò a Cuba, e forse fu anche imprigionato, e riportò in Spagna atmosfere musicali nuove. <br />Rispetto ad altri palos, ugualmente in 4/4 lenti come il Tiento, il Taranto, la Farruca o il Garrotin, il Tango de Malaga ha un'atmosfera seria ma non troppo. Le letras mantengono sempre una certa ironia, che ci ricorda che si tratta comunque di un tango!<br /><br />Altri palos flamenchi si muovono sulla tonalità minore. <br />Ad esempio la Milonga, un cante bellissimo, che gioca fra la scala minore e quella maggiore, ma lavora soprattutto sulla modalità minore, soprattutto quando lavora libero dal ritmo. Quando poi la Milonga assume la ritmica di tango, più spesso va in scala maggiore. Ma questa è un'altra storia: il flamenco è pieno di regole ma ancor più di eccezioni!<br />La Milonga è un "Palo de ida y vuelta", influenzato dalla musica argentina, ha un'atmosfera languida. Ci parla di tematiche legate alla saggezza popolare, e di storie legate all'argentina o per assurdo a tematiche legate all'Andalusia stessa, terminando spesso con l'affermazione che se non hai visto l'Andalusia non hai visto nulla nella vita!<br /><br />Altro bellissimo palo che lavora sulla modalità minore è la Petenera, che ha molti passaggi in tonalità flamenca. Ha una emozionalità molto profonda ed antica, come se venisse dalla notte dei tempi! E' molto toccante e anche molto triste, e ci sono parecchi cantaores gitani che si rifiutavano di cantarla, dicendo che porta sfortuna. <br />Io ho la mia teoria: è un cante molto difficile da interpretare, ci vuole una voce davvero parecchio educata al flamenco per poterla cantare, e una voce educata a cantare una gamma di suoni molto più ampia di quella che di solito si usa per cantare flamenco. <br />La Petenera si può ballare, e ha la particolare caratteristica, unica nel flamenco, di mantenere la letra libera dal ritmo anche quando c'è il baile. Normalmente quando c'è qualcuno che balla, il cantaor rende ritmico il proprio cante, per favorire la danza, ma questo nella Petenera non succede: c'è solo un punto nella letra nella quale si sente la ritmica! <br />Si può ballare con il manton, che sottolinea la sua melodia, che resta molto legata alla liricità dell'interprete che la canta. Il manton commenta molto bene la sospensione ed i silenzi del cante, dando al movimento molta ampiezza. <br /><br />Alcuni tipi di Buleria, di Tango, di Rumba, di Fandango si svolgono in modalità minore. Sono palos diffusi in zone molto ampie dell'Andalusia, quindi non ci deve stupire che questi palos percorrano modalità musicali molto varie. <br /><br />In particolare il Fandango de Huelva, quando va in scala minore, è perché il cantaor sta cantando le letras di Cabezas Rubias, un paese della provincia di Huelva. che lavorano appunto sulla modalità minore, e hanno un'atmosfera un po' più seria e malinconica rispetto a quella delle letras di Fandango che vengono cantate in scala maggiore, che sono molto energiche e solari, come le letras del Alosno, altro paese della provincia di Huelva. <br /><br />Un altro esempio bellissimo di quando il flamenco esplora la modalità minore è una particolare sezione delle Alegrias, o anche di altre Cantinas, che si svolgono in scala maggiore, che si chiama Silencio, molto presente quando c'è il baile. <br />Il Silencio è un inserti, infilato nell'atmosfera molto energica ed allegra di questi palos, addirittura senza ritmo, e in quel momento l'atmosfera è in una bolla, in una nuvola, sospesa. Ballare por Alegrias è molto faticoso: chi ha provato a farlo lo sa! Avere un momento in cui ci si possa riposare un po', respirare e recuperare un po' di forze prima di passare alla sezione successiva del baile! <br />Il Silencio permette a musicisti e ballerini di esplorare una emozionalità diversa, più romantica, che offre un ventaglio più ampio di espressività.<br /><br />Fra le Alegrias, abbiamo le letras di Alegria de Cordoba che hanno una buona parte in scala minore, e rispetto all'Alegria de Cadiz sono più serie, più malinconiche e riflessive. <br /><br />Altri palos lavorano sulla scala minore: Vidalita, Vidala, Campanilleros...<br /><br />Riguardo al tango, ci sono letras in scala minore che spesso sono quelle di Tango de Triana, evolute da un cantaor storico trianero che era El Titi. Spesso quindi le letras di tango de Triana vengono definite "Tango del Titi" anche se esistono altre letras di Triana, che parlano di Triana e della storia dei gitani trianeros, che si svolgono in modalità flamenca!<br />Triana, per chi non conoscesse bene la geografia andalusa, è un quartiere di Siviglia, subito al di là del Guadalquivir. Oggi questo quartiere è assolutamente centrale a Siviglia, ma un tempo era periferia, ed è stato il quartiere in cui i gitani si sono insediati a Siviglia, ancora nel 1400. <br /><br />Rispetto ad altre forme di tango, il Tango de Triana è più malinconico e languido, ma nel baile e nelle modalità del cante mantiene, rispetto ad altre forme di tango, una ironia molto spiccata e un forte senso del grottesco. Come mai? I gitani  vennero più volte perseguitati ed imprigionati, e portati nelle reali galere di Cadice, ai lavori forzati, dove si trovarono a lavorare gomito a gomito con gli schiavi africani che venivano portati nelle Americhe, attraverso il porto di Cadice. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.<br /><br />Quando insegno Baile flamenco voglio che le persone capiscano cosa stanno facendo e non che ripetano a macchinetta i movimenti, senza sapere che cosa i movimenti significhino nella storia del flamenco ma anche nella storia emozionale personale. <br /><br />I suoni della scala minore sono cupi, austeri, e quando si studia un palo in minore è importante cercare dentro di noi l'emozionalità ad essi legata. Il gesto non è il fine, nel flamenco ma un mezzo per esprimere le nostre sensazioni e comunicarle agli altri artisti ed al pubblico. <br /><br />Se ad esempio prendessi gli stessi movimenti, generati per un tango de Malaga e li mettessi in un Tiento, che è in modalità flamenca, e che condivide con il Tiento la stessa velocità, struttura ritmica e durata della letra, dovrei cambiarne completamente la qualità, perché l'atmosfera musicale è completamente diversa! <br />Lo stesso dicasi per la Alegria: se sto ballando su una letra di Alegria de Cordoba, i miei movimenti saranno più languidi e gentili che se ballo su una Alegria de Cadiz!<br /><br />Noi bailaores siamo sempre molto attenti a quello che facciamo, e non a quello che sentiamo, ma il nostro corpo è lo strumento attraverso il quale sentiamo e va ascoltato con attenzione perché ci saprà indicare come muoverci, in relazione alla musica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51081404</guid><pubDate>Wed, 31 Aug 2022 13:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51081404/51_la_modalit_minore_nel_flamenco.mp3" length="14739792" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La modalità minore nel flamenco è presente nel flamenco e può esprimere varie emozioni. &#13;
Non sono tantissimi gli stili in scala minore, ma se conosciamo un po' il flamenco, pensiamo alla modalità minore, ci viene subito in mente la Farruca. &#13;
&#13;
La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La modalità minore nel flamenco è presente nel flamenco e può esprimere varie emozioni. <br />Non sono tantissimi gli stili in scala minore, ma se conosciamo un po' il flamenco, pensiamo alla modalità minore, ci viene subito in mente la Farruca. <br /><br />La Farruca è uno stile musicale legato originariamente ad uno stile che viene dal nord della Spagna, dalla Galizia, che è stato portato nel flamenco, afflamencato. Farruco era il termine con cui gli andalusi chiamavano gli abitanti della Galizia. <br />E' un cante che solitamente viene rappresentato per accompagnare il baile, ma come cante da solo purtroppo si sente raramente. A noi che balliamo, la farruca interessa moltissimo!<br />La Farruca esprime il concetto di "non aver paura", di forza, di linearità. Farruca viene dal termine arabo "Farouk", che significa "coraggioso", quindi non ci deve stupire che la Farruca lavori sul coraggio!<br /><br />Pensando alla modalità minore, dobbiamo ricordare il Tango de Malaga, o il tango del Piyayo. El Piyayo era un cantaor storico, Rafael Flores Nieto, classe 1864, che fu anche chitarrista, cantaor e venditore ambulante molto famoso a Malaga. Ad un certo punto della vita andò a Cuba, e forse fu anche imprigionato, e riportò in Spagna atmosfere musicali nuove. <br />Rispetto ad altri palos, ugualmente in 4/4 lenti come il Tiento, il Taranto, la Farruca o il Garrotin, il Tango de Malaga ha un'atmosfera seria ma non troppo. Le letras mantengono sempre una certa ironia, che ci ricorda che si tratta comunque di un tango!<br /><br />Altri palos flamenchi si muovono sulla tonalità minore. <br />Ad esempio la Milonga, un cante bellissimo, che gioca fra la scala minore e quella maggiore, ma lavora soprattutto sulla modalità minore, soprattutto quando lavora libero dal ritmo. Quando poi la Milonga assume la ritmica di tango, più spesso va in scala maggiore. Ma questa è un'altra storia: il flamenco è pieno di regole ma ancor più di eccezioni!<br />La Milonga è un "Palo de ida y vuelta", influenzato dalla musica argentina, ha un'atmosfera languida. Ci parla di tematiche legate alla saggezza popolare, e di storie legate all'argentina o per assurdo a tematiche legate all'Andalusia stessa, terminando spesso con l'affermazione che se non hai visto l'Andalusia non hai visto nulla nella vita!<br /><br />Altro bellissimo palo che lavora sulla modalità minore è la Petenera, che ha molti passaggi in tonalità flamenca. Ha una emozionalità molto profonda ed antica, come se venisse dalla notte dei tempi! E' molto toccante e anche molto triste, e ci sono parecchi cantaores gitani che si rifiutavano di cantarla, dicendo che porta sfortuna. <br />Io ho la mia teoria: è un cante molto difficile da interpretare, ci vuole una voce davvero parecchio educata al flamenco per poterla cantare, e una voce educata a cantare una gamma di suoni molto più ampia di quella che di solito si usa per cantare flamenco. <br />La Petenera si può ballare, e ha la particolare caratteristica, unica nel flamenco, di mantenere la letra libera dal ritmo anche quando c'è il baile. Normalmente quando c'è qualcuno che balla, il cantaor rende ritmico il proprio cante, per favorire la danza, ma questo nella Petenera non succede: c'è solo un punto nella letra nella quale si sente la ritmica! <br />Si può ballare con il manton, che sottolinea la sua melodia, che resta molto legata alla liricità dell'interprete che la canta. Il manton commenta molto bene la sospensione ed i silenzi del cante, dando al movimento molta ampiezza. <br /><br />Alcuni tipi di Buleria, di Tango, di Rumba, di Fandango si svolgono in modalità minore. Sono palos diffusi in zone molto ampie dell'Andalusia, quindi non ci deve stupire che questi palos percorrano modalità musicali molto varie. <br /><br />In particolare il Fandango de Huelva, quando va in scala minore, è perché il cantaor sta cantando le letras di Cabezas Rubias, un paese della provincia di Huelva. che lavorano appunto sulla modalità minore, e hanno...]]></itunes:summary><itunes:duration>922</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cultura,dana,flamenco,minore,modalità,musica,musicale,scala</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a47aedc9e7c7d20ffa0d038115b964fc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#50 Il concetto di tonica e dominante nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/50-il-concetto-di-tonica-e-dominante-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50998580</link><description><![CDATA[Il concetto di tonica e dominante nella musica ci aiuta a comprendere meglio il flamenco. <br />Chi non è abituato alle terminologie musicali, forse non conosce il significato di questi termini. <br />La tonica è la nota di base di una scala musicale, il primo grado, l'accordo fondamentale su cui si organizza tutto il resto della musica in una certa tonalità. <br />Se siamo in una scala di do maggiore, per capirci, la scala che ci permette di cantare "Fra Martino Campanaro", o "C'era una volta una gatta", se siamo nel flamenco e stiamo in una tonalità maggiore, come nel caso di una Alegria, che si suona in scala maggiore in tonalità di Mi, significa che tutto parte dal mi e che il mi attrae tutti gli altri suoni. Quando si parla di "dominante", se siamo in scala maggiore o minore, la tonica è sempre il quinto tono della scala.  Per tornare all'esempio della scala di do, se il do è la tonica, la dominante sarà il sol. <br /><br />La tonica esercita una sorta di attrazione verso la dominante, e su questi due pilastri si basa l'intero impianto musicale del brano. <br /><br />Se siamo nel modo flamenco le cose cambiano. La tonica e la dominante sono molto vicine: distano soltanto di un semitono, e questo è proprio tipico del modo flamenco. <br /><br />Questo fenomeno di basarsi su tonica e dominante come note pilastro ci fa pensare alla musica araba (d'altra parte 700 anni di dominazione araba in Andalusia e in realtà in tutta la Spagna, non possono essere passati inosservati). In ogni brano di musica araba, così come nel flamenco, tutto si appoggia alla tonica e alla dominante, la voce inizia da una delle due note e quando fa una pausa, si appoggia su una delle due note. Capire quali siano la tonica e la dominante ci aiuta a capire l'atmosfera della musica che stiamo esplorando.<br /><br />Ci vedo una grande correlazione con il corpo: è come se la tonica fosse la testa e la dominante i piedi o viceversa. Tutto il corpo esprime tutte le possibili note toccate da quel brano, e si muove fra il cielo e la terra. <br /><br />Un altro concetto della musica araba che può essere analizzato nel flamenco, è quello di modulazione: significa un cambio di tonalità. Non è usata così tanto nel flamenco, ma la possiamo trovare se per esempio in Fandango o in Cabales, il cantaor sta cantando in scala maggiore e la chitarra accompagna in modo flamenco. Molto spesso succede nel flamenco! In alcuni cantes ci sono cambi di scala fra il modo maggiore e il modo flamenco: nei Caracoles, che sono cantinas, e lavorano in scala maggiore, ci sono passaggi in scala andalusa, nella Alegria de Cordoba, che è in maggiore, ci sono passaggi in scala minore, e lo stesso accade tantissimo nei cantes de Levante, o in tutti i Fandangos Grandes. <br /><br />Quando un musicista arabo vuole esplorare le sonorità della scala musicale che sta suonando, può ad un certo punto fare una "modulazione", cioè cambiare la tonalità e cominciare ad esplorare la nota musicale che sta suonando in quel momento, passando a suonare una nuova scala musicale, che abbia come tonica quella nota, che magari era il terzo, il quarto o il quinto grado della scala di partenza. <br /><br />Perché viene fatto questo nella musica araba? Per definire al meglio l'identità della scala musicale che esplora una certa emozione. Probabilmente sono molti i generi musicali che fanno questo, ma mi piace molto sottolineare le basi arabe del flamenco. <br /><br />La chitarra flamenca ha una caratteristica costruttiva, quella di far suonare sempre anche delle corde nude, o come si dice "al aire", insieme con quelle modificate dalle dita. Le corde suonate insieme producono gli accordi, che sono suoni composti. <br />Nel flamenco oltre agli accordi di scala maggiore o minore si aggiungono sonorità diverse, che dal punto di vista della musica classica suonerebbero "strane" e infatti non ci sono. Ma proprio queste sonorità che appartengono ad altre scale musicali creano l'atmosfera flamenca. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso danze e musiche del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />La teoria musicale ci può aiutare a capire il flamenco, ma la teoria musicale europea non può coprire totalmente la struttura musicale del flamenco, e ovviamente neanche della musica araba. <br /><br />Però il concetto di tonica e dominante ci aiuta tantissimo a seguire meglio il cante e la melodia: per noi che balliamo è fondamentale capire quali sono le note fondamentali su cui si basa li canto, perché la voce si appoggia sicuramente sulla tonica o sulla dominante, e quando non conosciamo la strofa che stiamo ballando, possiamo comunque seguirla. Se siamo attenti alle due note di base su cui tutto si appoggia, potremo seguire l'emozionalità e la comunicazione emozionale fra il musicista e il pubblico. Ballando flamenco siamo anche musicisti, tant'è che produciamo musica. E siamo anche un po' spettatori, qualcuno che ascolta la musica e ne gode. <br /><br />Capire profondamente la musica che stiamo interpretando è fondamentale: spesso ballando si pone attenzione solamente alla sequenza coreografica, come se fossi chiusi da soli in una cabina doccia, e la musica fosse lì per caso! Nel flamenco, la tradizione stessa dice che il baile nasce totalmente dalla musica. E' vero che ci sono tanti ballerini bravissimi che fanno della musica l'uso che meglio credono, magari in modo molto interessante e creativo, ma credo sia meglio che si capisca prima che cosa sia il flamenco, da dove viene la sua essenza. Soprattutto è importante farlo se non proveniamo dalla cultura del flamenco. Io stessa sono figlia adottiva del flamenco, visto che non sono nata ascoltandolo, ma che ormai la parte della mia vita con il flamenco è più grande di quella senza. <br /><br />Identificare i suoni e le loro relazioni fra di loro, ci aiuta a sentire il corpo e come il corpo si relaziona al suono. Senza una relazione emozionale fra il corpo e il suono, il  baile flamenco non c'è. Noi siamo strumenti musicali! Disgiungersi dalla musica non ha senso. <br /><br />Quando c'è la coincidenza profonda fra ciò che facciamo e ciò che sentiamo, il nostro baile diventa un inno alla vita, e la gioia diventa profonda.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50998580</guid><pubDate>Fri, 26 Aug 2022 13:50:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50998580/50_il_concetto_di_tonica_e_dominante_nel_flamenco.mp3" length="12756994" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il concetto di tonica e dominante nella musica ci aiuta a comprendere meglio il flamenco. &#13;
Chi non è abituato alle terminologie musicali, forse non conosce il significato di questi termini. &#13;
La tonica è la nota di base di una scala musicale, il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il concetto di tonica e dominante nella musica ci aiuta a comprendere meglio il flamenco. <br />Chi non è abituato alle terminologie musicali, forse non conosce il significato di questi termini. <br />La tonica è la nota di base di una scala musicale, il primo grado, l'accordo fondamentale su cui si organizza tutto il resto della musica in una certa tonalità. <br />Se siamo in una scala di do maggiore, per capirci, la scala che ci permette di cantare "Fra Martino Campanaro", o "C'era una volta una gatta", se siamo nel flamenco e stiamo in una tonalità maggiore, come nel caso di una Alegria, che si suona in scala maggiore in tonalità di Mi, significa che tutto parte dal mi e che il mi attrae tutti gli altri suoni. Quando si parla di "dominante", se siamo in scala maggiore o minore, la tonica è sempre il quinto tono della scala.  Per tornare all'esempio della scala di do, se il do è la tonica, la dominante sarà il sol. <br /><br />La tonica esercita una sorta di attrazione verso la dominante, e su questi due pilastri si basa l'intero impianto musicale del brano. <br /><br />Se siamo nel modo flamenco le cose cambiano. La tonica e la dominante sono molto vicine: distano soltanto di un semitono, e questo è proprio tipico del modo flamenco. <br /><br />Questo fenomeno di basarsi su tonica e dominante come note pilastro ci fa pensare alla musica araba (d'altra parte 700 anni di dominazione araba in Andalusia e in realtà in tutta la Spagna, non possono essere passati inosservati). In ogni brano di musica araba, così come nel flamenco, tutto si appoggia alla tonica e alla dominante, la voce inizia da una delle due note e quando fa una pausa, si appoggia su una delle due note. Capire quali siano la tonica e la dominante ci aiuta a capire l'atmosfera della musica che stiamo esplorando.<br /><br />Ci vedo una grande correlazione con il corpo: è come se la tonica fosse la testa e la dominante i piedi o viceversa. Tutto il corpo esprime tutte le possibili note toccate da quel brano, e si muove fra il cielo e la terra. <br /><br />Un altro concetto della musica araba che può essere analizzato nel flamenco, è quello di modulazione: significa un cambio di tonalità. Non è usata così tanto nel flamenco, ma la possiamo trovare se per esempio in Fandango o in Cabales, il cantaor sta cantando in scala maggiore e la chitarra accompagna in modo flamenco. Molto spesso succede nel flamenco! In alcuni cantes ci sono cambi di scala fra il modo maggiore e il modo flamenco: nei Caracoles, che sono cantinas, e lavorano in scala maggiore, ci sono passaggi in scala andalusa, nella Alegria de Cordoba, che è in maggiore, ci sono passaggi in scala minore, e lo stesso accade tantissimo nei cantes de Levante, o in tutti i Fandangos Grandes. <br /><br />Quando un musicista arabo vuole esplorare le sonorità della scala musicale che sta suonando, può ad un certo punto fare una "modulazione", cioè cambiare la tonalità e cominciare ad esplorare la nota musicale che sta suonando in quel momento, passando a suonare una nuova scala musicale, che abbia come tonica quella nota, che magari era il terzo, il quarto o il quinto grado della scala di partenza. <br /><br />Perché viene fatto questo nella musica araba? Per definire al meglio l'identità della scala musicale che esplora una certa emozione. Probabilmente sono molti i generi musicali che fanno questo, ma mi piace molto sottolineare le basi arabe del flamenco. <br /><br />La chitarra flamenca ha una caratteristica costruttiva, quella di far suonare sempre anche delle corde nude, o come si dice "al aire", insieme con quelle modificate dalle dita. Le corde suonate insieme producono gli accordi, che sono suoni composti. <br />Nel flamenco oltre agli accordi di scala maggiore o minore si aggiungono sonorità diverse, che dal punto di vista della musica classica suonerebbero "strane" e infatti non ci sono. Ma proprio queste sonorità che appartengono ad altre scale musicali creano l'atmosfera flamenca. <br /><br />Sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>798</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,araba,baile,cante,chitarra,cultura,dominante,flamenco,modulazione,musica,musicale,teoria,tonica,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b40fdd1241cfe0b3728d9f7777a845b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#49 Il concetto di tonalità nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/49-il-concetto-di-tonalita-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50949533</link><description><![CDATA[Nella musica si definisce "tonica" l'insieme delle relazioni fra un accordo fondamentale, quello che ricorre più spesso in un brano, e il resto delle note che vengono toccate di più.<br />Questo è un concetto di tipo analitico, ma nel flamenco questo concetto si può applicare a posteriori, e i brani hanno spesso passaggi non "quadrabili" con il concetto di tonalità. <br /><br />Nel flamenco non c'è una regola dalla quale si parte ma si evince la teoria dall'osservazione della pratica, a posteriori. <br />Se un brano flamenco si svolge su una tonalità, avrà di sicuro anche passaggi in un'altra scala. Che evidentemente, non sono errori! Il flamenco esplora l'emozionalità, centralmente con il cante ma in generale con la musica. La musica sarà quindi governata da una atmosfera musicale, non da obblighi teorici. La musica flamenca può entrare e uscire da una scala musicale, mantenendo una tonalità principale, alla quale si ritorna sempre, senza essere un limite, ma rimanendo un punto di riferimento. <br /><br />Il flamenco utilizza tre tonalità: la scala maggiore, quella minore (e queste scale appartengono anche alla musica "occidentale", quindi non ci appaiono strane), e la modalità flamenca, o scala andalusa, o modo frigio. Questi sono sinonimi per parlare di una sonorità specifica. Siccome non tutti siamo musicisti (ed io in prima persona non lo sono), immaginiamo di avere davanti una tastiera di pianoforte e di suonare una scala che parte dal mi. L'insieme di questi suoni in sequenza ci porta subito in Spagna. Soprattutto le ultime 4 note nella scala discendente, la cosiddetta "cadenza andalusa" , ci ricordano immediatamente le sonorità spagnole in generale, e andaluse in particolare, anche se magari vengono suonate in un cartone animato o nella musica rock!<br /><br />Le tre tonalità che ho nominato esprimono diverse emozionalità, e sono tipiche del flamenco. Combinandosi fra loro e creando atmosfere musicali esplorano tutte le emozioni dell'animo umano. <br /><br />Perché è meglio parlare di tonalità flamenca anziché di modo frigio o scala andalusa? Perché il flamenco è pieno di eccezioni! Se dovessi costruire una Solea, esempio di un palo che si svolge in questa modalità musicale, soltanto basandomi sul modo frigio, dovrei restringere notevolmente la melodia che invece tradizionalmente si dà ad una Solea. Il flamenco parte da una tonalità, che è un punto di riferimento, ma poi fa tantissime varianti, che sono l'essenza stessa del flamenco. Quindi è meglio parlare di tonalità flamenca, perché il flamenco parte dal modo frigio e fa tantissime eccezioni, varianti, modifiche, che costituiscono la sua stessa essenza. Il flamenco non è una musica precisa che va ripetuta come una macchina, assorbe influenze, si presta a modifiche da parte degli artisti che la interpretano. E' una musica di tradizione orale, che non viene scritta! La modalità flamenca è molto più ampia del modo frigio, e usare questo termine è più corretto. <br /><br />Le scale musicali stesse, la combinazione delle note che le costituiscono, già portano con sé una emozionalità: la scala minore ci dà toni malinconici e un'atmosfera seria, la scala maggiore è allegra ed energetica, la modalità flamenca ci porta verso un ambiente sonoro malinconico, abbastanza scuro. Le note stesse della cadenza andalusa sono piuttosto malinconiche. <br /><br />Nel flamenco, oltre alle tonalità musicali, ci sono altri elementi che contribuiscono a creare l'atmosfera sonora nel flamenco: la velocità, la struttura ritmica e la melodia stessa del cante. Il flamenco è un fenomeno che si organizza centralmente intorno al cante. L'identità di un palo flamenco si costruisce sulla melodia cantata. Se voglio cantare ad esempio un Taranto, devo scegliere una melodia tradizionale, come se fosse scritta su uno spartito, anche se non lo è. e devo cantare proprio quella, dandole però varianti espressive personali, che si concretizzano attraverso abbellimenti, melismi, decorazioni, vibrati, ripetizioni di parole, con tutta la carica emozionale possibile. Mantenendo vivo sempre il canone tradizionale. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno baile flamenoe un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Sollecito sempre i miei allievi all'attenzione verso la musica: la musica è il cuore del flamenco. La danza deve esprimere, sottolineare, commentare, enfatizzare l'emozionalità del cante. <br /><br />Quando si tratta di tonalità invito sempre i miei allivei a sentire la emozionalità che sta dietro ad un brano: non essendo musicisti, non possiamo dare una valutazione teorica, analizzando la tonalità secondo la teoria musicale, quindi il punto di riferimento deve essere l'emozionalità e il nostro corpo. Per valutare quale sia la tonalità in un brano, insegno ai miei allievi ad isolare le note fondamentali di un brano per valutare se si tratta di una tonalità maggiore, allegra e solare, o minore, più seria e triste, o se le note che sentiamo... ci portano direttamente in Spagna! La sua atmosfera è molto versatile.  Tantissimi sono i palos flamenchi che si svolgono sulla modalità flamenca, e a seconda di tante varianti, soprattutto la velocità, l'atmosfera cambia completamente. <br /><br />Perché è importante riconoscere l'atmosfera in cui si svolge un genere musicale? Perché altrimenti si fa un esercizio di pura forma, se non esprimo l'emozione che sta dietro a ciò che faccio. Se identifico il palo che sto interpretando mi sarà più facile capirne l'identità. <br /><br />Il mio consiglio per individuare l'identità di un palo è andare su Youtube e ascoltare tanti brani di cante più antichi di quel palo, in modo da identificare le caratteristiche del palo. Si tratta di una cosa complicata, e anche gli andalusi stessi non sempre capiscono esattamente di che cosa si tratta! Qualche palo viene riconosciuto facilmente da tutti in Andalusia, ma molti no! Per riuscire a capire esattamente quale sia il palo che stiamo sentendo, occorre tanta esperienza. <br /><br />Il riconoscimento delle tonalità nel flamenco ci aiuta a riconoscere l'emozione di base che sta dietro alla musica e, per noi che danziamo, l'emozione che sa dietro ai nostri movimenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50949533</guid><pubDate>Mon, 22 Aug 2022 14:10:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50949533/49_il_concetto_di_tonalit_nel_flamenco.mp3" length="12955524" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Nella musica si definisce "tonica" l'insieme delle relazioni fra un accordo fondamentale, quello che ricorre più spesso in un brano, e il resto delle note che vengono toccate di più.&#13;
Questo è un concetto di tipo analitico, ma nel flamenco questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella musica si definisce "tonica" l'insieme delle relazioni fra un accordo fondamentale, quello che ricorre più spesso in un brano, e il resto delle note che vengono toccate di più.<br />Questo è un concetto di tipo analitico, ma nel flamenco questo concetto si può applicare a posteriori, e i brani hanno spesso passaggi non "quadrabili" con il concetto di tonalità. <br /><br />Nel flamenco non c'è una regola dalla quale si parte ma si evince la teoria dall'osservazione della pratica, a posteriori. <br />Se un brano flamenco si svolge su una tonalità, avrà di sicuro anche passaggi in un'altra scala. Che evidentemente, non sono errori! Il flamenco esplora l'emozionalità, centralmente con il cante ma in generale con la musica. La musica sarà quindi governata da una atmosfera musicale, non da obblighi teorici. La musica flamenca può entrare e uscire da una scala musicale, mantenendo una tonalità principale, alla quale si ritorna sempre, senza essere un limite, ma rimanendo un punto di riferimento. <br /><br />Il flamenco utilizza tre tonalità: la scala maggiore, quella minore (e queste scale appartengono anche alla musica "occidentale", quindi non ci appaiono strane), e la modalità flamenca, o scala andalusa, o modo frigio. Questi sono sinonimi per parlare di una sonorità specifica. Siccome non tutti siamo musicisti (ed io in prima persona non lo sono), immaginiamo di avere davanti una tastiera di pianoforte e di suonare una scala che parte dal mi. L'insieme di questi suoni in sequenza ci porta subito in Spagna. Soprattutto le ultime 4 note nella scala discendente, la cosiddetta "cadenza andalusa" , ci ricordano immediatamente le sonorità spagnole in generale, e andaluse in particolare, anche se magari vengono suonate in un cartone animato o nella musica rock!<br /><br />Le tre tonalità che ho nominato esprimono diverse emozionalità, e sono tipiche del flamenco. Combinandosi fra loro e creando atmosfere musicali esplorano tutte le emozioni dell'animo umano. <br /><br />Perché è meglio parlare di tonalità flamenca anziché di modo frigio o scala andalusa? Perché il flamenco è pieno di eccezioni! Se dovessi costruire una Solea, esempio di un palo che si svolge in questa modalità musicale, soltanto basandomi sul modo frigio, dovrei restringere notevolmente la melodia che invece tradizionalmente si dà ad una Solea. Il flamenco parte da una tonalità, che è un punto di riferimento, ma poi fa tantissime varianti, che sono l'essenza stessa del flamenco. Quindi è meglio parlare di tonalità flamenca, perché il flamenco parte dal modo frigio e fa tantissime eccezioni, varianti, modifiche, che costituiscono la sua stessa essenza. Il flamenco non è una musica precisa che va ripetuta come una macchina, assorbe influenze, si presta a modifiche da parte degli artisti che la interpretano. E' una musica di tradizione orale, che non viene scritta! La modalità flamenca è molto più ampia del modo frigio, e usare questo termine è più corretto. <br /><br />Le scale musicali stesse, la combinazione delle note che le costituiscono, già portano con sé una emozionalità: la scala minore ci dà toni malinconici e un'atmosfera seria, la scala maggiore è allegra ed energetica, la modalità flamenca ci porta verso un ambiente sonoro malinconico, abbastanza scuro. Le note stesse della cadenza andalusa sono piuttosto malinconiche. <br /><br />Nel flamenco, oltre alle tonalità musicali, ci sono altri elementi che contribuiscono a creare l'atmosfera sonora nel flamenco: la velocità, la struttura ritmica e la melodia stessa del cante. Il flamenco è un fenomeno che si organizza centralmente intorno al cante. L'identità di un palo flamenco si costruisce sulla melodia cantata. Se voglio cantare ad esempio un Taranto, devo scegliere una melodia tradizionale, come se fosse scritta su uno spartito, anche se non lo è. e devo cantare proprio quella, dandole però varianti espressive personali, che si concretizzano attraverso abbellimenti, melismi, decorazioni, vibrati,...]]></itunes:summary><itunes:duration>810</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cante,emozione,flamenco,frigio,maggiore,minore,modalità,modo,musica,musicale,scala,teoria,tonalità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/16503db2f0333ad61d64a549bec92011.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#48 Relazione fra scuola Bolera e flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/48-relazione-fra-scuola-bolera-e-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50867941</link><description><![CDATA[Si può dire che ciò che oggi si chiama Scuola Bolera è ciò che Angel Pericet, maestro proveniente da una scuola di maestri di scuola bolera ha praticamente salvato dall'oblio. La scuo9la bolera era una forma di danza tradizionale di scuola, dedicata alle persone ricche che si creò in tutta la Spagna, centralmente nel sud e in specifico a Siviglia. Ad un certo punto, a metà dell'800, perse la sua identità per assumere le forme della danza classica, ma cominciò ad avere un grande successo internazionale presso gli altri ballerini europei. <br /><br />Verso la metà dell'800 la scuola bolera si divise in due: una parte andò verso la danza classica, e l'altra contribuì a dar origine al nascente flamenco. <br /><br />All'inizio dell'800 la più famosa scuola di danza bolera era quella di Luis Alonso, a Cadice. Il flamencologo Antonio Barbaran è riuscito, grazie all'informatizzazione degli archivi dei quotidiani e delle riviste, a ricongiungere varie informazioni su Luis Alonso, comprendendo che si trattava del fratello del leggendario cantaor flamenco delle origini, El Planeta, Antonio Monge. Luis Alonso non ballava flamenco perché non esisteva ancora come genere di danza, ma stava nascendo come forma musicale. <br /><br />Mentre la scuola bolera si stava ritraendo verso un esagerato manierismo e il flamenco stava nascendo, non ci sono stati documenti scritti da storici, da musicologi, da esperti, ma semplicemente scritti di qualcuno che magari ha anche inventato alcune teorie, qualora le informazioni disponibili non fossero sufficienti. E chi è venuto dopo ci ha creduto, ed ha costruito le proprie teorie su queste basi!<br /><br />Si può dire che la danza bolera sia stata un antecedente del baile flamenco. Anche la musica della scuola bolera, le tonadillas e le seguidillas, si possono considerare come i prodromi del flamenco. Verso la fine dell'800 le tonadillas, nei loro testi parlano di canti gitani. Le seguidillas hanno ritmi composti, in parte ternari e in parte binari, 1-2-3, 1-2-3, 1-2, 1-2, 1-2. Chi conosce il flamenco riconoscerà subito il ritmo che sostiene una gran parte dei generi del flamenco. <br /><br />Il flamenco ha una radice forte nella musica autoctona spagnola, non lo dimentichiamo! Alcuni cantaores che cantavano questi primigeni canti flamenchi non erano affatto gitani. <br />Questo indica che il cante flamenco non è nato come patrimonio esclusivo gitano. <br />Nella flamencologia degli ultimi 50 anni si è sostenuta una tesi, quella del "periodo ermetico" secondo la quale i gitani di metà 800 non volevano rendere noto il flamenco al di fuori della loro comunità. <br />Si diceva che quando fosse morto Silverio Franconetti, il primo cantaor famoso per aver professionalizzato il flamenco, di origine italiana per parte di padre e sivigliana per parte di madre, sarebbe morto anche il cante flamenco. Ma Silverio non era gitano!<br /><br />Per dare maggiore rilievo alla musica delle seguidillas, si è cominciato a farle somigliare all'Opera, gettando le basi di quella che sarà la Zarzuela. <br /><br />Il pubblico adorava le ballerine di scuola bolera, e se una ballerina non poteva partecipare allo spettacolo, contrariamente a quanto annunciato, il pubblico se ne andava dal locale! I racconti che i cronisti dell'epoca facevano mostra con chiarezza quanto successo avessero queste ballerine. <br /><br />A Siviglia c'erano due scuole molto importanti, la scuola della Campanera e quella di Los de la Barrera. Per evolversi la scuola bolera guardò in altre direzioni e ciò che vide era il nascente flamenco o il balletto classico. Le ballerine della scuola bolera si sono quindi rivolte al flamenco come fonte di ispirazione. Ovviamente se guardiamo il flamenco di oggi e la scuola bolera di oggi, non hanno molto in comune, ma questo è normale, visto che è passato tantissimo tempo. La classicizzazione della scuola bolera la ha schiacciata verso il balletto, facendole perdere le caratteristiche personali. <br /><br />Marta Carrasco, esperta di scuola bolera, si lamenta che il flamenco abbia schiacciato la scuola bolera, ma il flamenco rappresenta la natura iberica, mentre la scuola bolera è più vicina alla danza classica. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985. Per la prima volta studiai flamenco in Spagna , a Jerez de la Frontera, nel 1989. Le persone che insegnavano a Milano venivano dalla danza classica, quindi ciò che incontrai a Jerez era molto diverso. Mi sono sempre interrogata sulla relazione fra il flamenco e la danza classica. <br /><br />Non esiste una pedagogia del flamenco, al contrario di quanto accade con il balletto classico. Quando negli anni 90 volevo diventare più brava con il baile flamenco, chiesi a diversi bailaores che cosa avrei potuto fare per migliorare il mio flamenco, e la risposta fu "studia danza classica!". Ho studiato balletto per 20 anni, e vedo bene che le dinamiche che hanno sono molto diverse. Il flamenco è molto più spontaneo! Mi incuriosisce sempre capire perché la danza classica sia stata considerata una specie di madre di tutte le danze... <br /><br />Flamenco e scuola bolera si sono poi evoluti in modo diverso, come due cugini con una antica parentela. Studiare scuola bolera può aiutare molto il baile flamenco, completando la formazione di un bailaor, esattamente come ci aiuta studiare yoga, arti marziali, pilates o danza contemporanea. Quanto più il corpo è allenato e agile, tanto meglio seguirà qualsiasi dinamica. <br /><br />Certo è che se faccio riferimento alla danza classica come unica "pulizia" del movimento, il flamenco non mi risulterà logico, perché lavorando tanto sul sentire non si può curare così tanto della precisione formale.<br /><br />La radice della scuola bolera nel flamenco è da tenere comunque presente perché è una radice completamente autoctona spagnola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50867941</guid><pubDate>Fri, 19 Aug 2022 13:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50867941/48_relazione_fra_scuola_bolera_e_flamenco.mp3" length="19214045" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Si può dire che ciò che oggi si chiama Scuola Bolera è ciò che Angel Pericet, maestro proveniente da una scuola di maestri di scuola bolera ha praticamente salvato dall'oblio. La scuo9la bolera era una forma di danza tradizionale di scuola, dedicata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si può dire che ciò che oggi si chiama Scuola Bolera è ciò che Angel Pericet, maestro proveniente da una scuola di maestri di scuola bolera ha praticamente salvato dall'oblio. La scuo9la bolera era una forma di danza tradizionale di scuola, dedicata alle persone ricche che si creò in tutta la Spagna, centralmente nel sud e in specifico a Siviglia. Ad un certo punto, a metà dell'800, perse la sua identità per assumere le forme della danza classica, ma cominciò ad avere un grande successo internazionale presso gli altri ballerini europei. <br /><br />Verso la metà dell'800 la scuola bolera si divise in due: una parte andò verso la danza classica, e l'altra contribuì a dar origine al nascente flamenco. <br /><br />All'inizio dell'800 la più famosa scuola di danza bolera era quella di Luis Alonso, a Cadice. Il flamencologo Antonio Barbaran è riuscito, grazie all'informatizzazione degli archivi dei quotidiani e delle riviste, a ricongiungere varie informazioni su Luis Alonso, comprendendo che si trattava del fratello del leggendario cantaor flamenco delle origini, El Planeta, Antonio Monge. Luis Alonso non ballava flamenco perché non esisteva ancora come genere di danza, ma stava nascendo come forma musicale. <br /><br />Mentre la scuola bolera si stava ritraendo verso un esagerato manierismo e il flamenco stava nascendo, non ci sono stati documenti scritti da storici, da musicologi, da esperti, ma semplicemente scritti di qualcuno che magari ha anche inventato alcune teorie, qualora le informazioni disponibili non fossero sufficienti. E chi è venuto dopo ci ha creduto, ed ha costruito le proprie teorie su queste basi!<br /><br />Si può dire che la danza bolera sia stata un antecedente del baile flamenco. Anche la musica della scuola bolera, le tonadillas e le seguidillas, si possono considerare come i prodromi del flamenco. Verso la fine dell'800 le tonadillas, nei loro testi parlano di canti gitani. Le seguidillas hanno ritmi composti, in parte ternari e in parte binari, 1-2-3, 1-2-3, 1-2, 1-2, 1-2. Chi conosce il flamenco riconoscerà subito il ritmo che sostiene una gran parte dei generi del flamenco. <br /><br />Il flamenco ha una radice forte nella musica autoctona spagnola, non lo dimentichiamo! Alcuni cantaores che cantavano questi primigeni canti flamenchi non erano affatto gitani. <br />Questo indica che il cante flamenco non è nato come patrimonio esclusivo gitano. <br />Nella flamencologia degli ultimi 50 anni si è sostenuta una tesi, quella del "periodo ermetico" secondo la quale i gitani di metà 800 non volevano rendere noto il flamenco al di fuori della loro comunità. <br />Si diceva che quando fosse morto Silverio Franconetti, il primo cantaor famoso per aver professionalizzato il flamenco, di origine italiana per parte di padre e sivigliana per parte di madre, sarebbe morto anche il cante flamenco. Ma Silverio non era gitano!<br /><br />Per dare maggiore rilievo alla musica delle seguidillas, si è cominciato a farle somigliare all'Opera, gettando le basi di quella che sarà la Zarzuela. <br /><br />Il pubblico adorava le ballerine di scuola bolera, e se una ballerina non poteva partecipare allo spettacolo, contrariamente a quanto annunciato, il pubblico se ne andava dal locale! I racconti che i cronisti dell'epoca facevano mostra con chiarezza quanto successo avessero queste ballerine. <br /><br />A Siviglia c'erano due scuole molto importanti, la scuola della Campanera e quella di Los de la Barrera. Per evolversi la scuola bolera guardò in altre direzioni e ciò che vide era il nascente flamenco o il balletto classico. Le ballerine della scuola bolera si sono quindi rivolte al flamenco come fonte di ispirazione. Ovviamente se guardiamo il flamenco di oggi e la scuola bolera di oggi, non hanno molto in comune, ma questo è normale, visto che è passato tantissimo tempo. La classicizzazione della scuola bolera la ha schiacciata verso il balletto, facendole perdere le caratteristiche personali. <br /><br />Marta...]]></itunes:summary><itunes:duration>1201</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,balletto,bolera,bolero,classica,cultura,danza,flamenco,musica,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/660835ed074927b29beeed6e22de4b09.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#47 La Scuola Bolera - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/47-la-scuola-bolera-flamenco-chiavi-in-mano--50932434</link><description><![CDATA[Quando pensiamo alla danza in Spagna ci viene subito in mente il flamenco, ma in realtà esistono in Spagna moltissime forme di danza. Due secoli fa il flamenco ancora non esisteva ed era invece molto fiorente la scuola Bolera, un insieme di passi di varie tradizioni spagnole, che ha preso moltissimo dalla danza classica di tecnica francese ed italiana. Nata nel 700, la Scuola Bolera è cresciuta fino a metà dell'800 e tutte le citta spagnole offrivano corsi di danza della scuola Bolera. <br /><br />La scuola Bolera fino a metà 800 era molto di moda presso le varie scuole di danza classica in tutta Europa, che la vedeva come una grande innovazione. Molte ballerine classiche famose, Fanny Elssler, Maria Taglioni, e grandi coreografi come Marius Petipa, si sono ispirati alla scu0ola Bolera, giungendo anche a danzare suonando le nacchere. <br /><br />A fine 800 la scuola Bolera ha avuto un crollo, e stava per essere messa da parte, ma per fortuna è stata recuperata nella seconda metà del 900. <br /><br />La scuola Bolera era una fusione di vari passi tradizionali di varie danze spagnole. <br /><br />Il termine viene dal verbo volar (in spagnolo la B e la V vengono pronunciate in modo quasi identico), ed indica il fatto che i danzatori saltano tanto, alzano le gambe, esprimendo grazia, eleganza, leggerezza ed energia. Fino a metà 800 era molto diffusa in tutta la Spagna fra la gente ricca (non è certamente mai stata una danza popolare!<br /><br />Le seguidillas Boleras, a fine 700 si tramutarono nel famoso Bolero, grazie al danzatore Sebastian Lorenzo Cerezo, che aveva studiato alla Corte di Napoli portando nella scuola Bolera le movenze della nascente scuola di balletti italiana. <br /><br />Angel Pericet Carmona e suo figlio Angel Pericet Jimenez, maestri di Bolero sivigliani, a metà dell'800, videro il balletto classico a Madrid, e ne rimasero molto colpiti. Cominciarono a mettere nella scuola Bolera la tecnica del balletto francese: i movimenti di braccia e gambe divennero più grandi, in modo da potersi vedere da lontano, da un palcoscenico teatrale. <br /><br />Inizialmente il Bolero veniva danzato da una sola coppia di ballerini, ma lo sfarzo esibito, e il fatto che la danza doveva essere destinata ai ricchi, fecero moltiplicare i danzatori sul palcoscenico. <br /><br />La stilizzazione della scuola Bolera le tolse quel carattere andaluso, un po' piccante, che poteva avere, per differenziarla dalla danza spontanea e soprattutto da quella gitana. La danza divenne astratta e moralista, e i maestri di scuola BOlera hanno preso lo stile del nascente flamenco aggiungendo le nacchere e stilizzando tutti i movimenti. <br /><br />Anche in Catalugna si evolse una parte di danza Bolera in direzione della danza classica di scuola francese, e i danzatori catalani andarono a studiare a Parigi, riportando movimenti in ginocchio, con la schiena molto inarcata, molto vistosi e teatrali. La ballerina Rosita Mauri, più volte ritratta da Degas nei suoi quadri dedicati alle ballerine, era catalana. <br /><br />Nell'essenza tradizionale delle Seguidillas della Mancha ritroviamo elementi molto analoghi a quelli delle Sevillanas, che infatti nascono dalle Seguidillas Sevillanas. Ogni Seguidilla è fatta su un ritmo incalzante di 3/4 o 6/8, che invita a danzare. <br />Ogni Seguidilla è composta da un ritornello e da delle strofe. Nel ritornello i passi di danza sono esattamente gli stessi, come avviene anche nelle Sevillanas. <br /><br />La scuola Bolera si può dividere in due stili: i bailes de palillos si interpretano con le nacchere, bastoni, tamburelli (di origine folkloristica popolare)  e vengono ballati con i chapines, polacchine chiuse con delle stringhe,  con un po' di tacco, che permettono di dare colpi al suolo, e i bailes boleros, saltati, con giri molto complicati, molto simili alla danza classica quanto a difficoltà ma di estetica diversa, posizioni in torsione ed in flessione molto estreme, e si danzano con le scarpe da mezza punta. <br /><br />La scuola Bolera è molto bella da vedere e comprensibile ad un pubblico abituato al balletto. <br />Una grande differenza rispetto alla danza classica di scuola francese è che la scuola bolera non è generata dal re di Spagna, mentre quella francese ha visto i natali alla corte di Francia.<br /><br />Il termine seguidillas viene dal verbo seguir, proseguire, continuare, e venivano utilizzate proprio per insegnare una tecnica di movimento. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985, ho viaggiato moltissimo in Spagna e mi sono più volte incrociata con le danze bellissime della scuola Bolera. Quando ho cominciato a studiare flamenco, ero molto affascinata proprio da tutto ciò che era diverso dal balletto, che ho studiato per 20 anni. Per un breve periodo mi cimentai anch'io in queste danze bellissime. ma non era nel mio interesse. <br /><br />I maggiori bailaores flamenchi degli ultimi 40/50/60 anni hanno alle spalle anche la formazione della scuola bolera. Alcuni danzatori mostrano in modo evidente questa formazione: mi viene in mente a questo riguardo Olga Pericet! Fra l'altro, chissà se ha delle antiche origini comuni con la famosa famiglia di maestri di danza bolera Pericet... Persino Rocio Molina, grandissima innovatrice anzi rivoluzionatrice del flamenco, ha vistosamente ballato tantissimo la scuola bolera. <br /><br />Cerca su Youtube "Escuela Bolera" per avere idea di come sia, se non hai mai visto nulla. Vedrai forma bellissime, eleganti e particolari. Ma noterai che la scuola bolera non esplora nessuna delle emozioni profonde che vengono espresse dal flamenco, ma solo da una valenza estetica. Ricordiamo però che studiare la scuola bolera può essere molto utile ad un bailaor flamenco, per fare movimenti più precisi e leggibili da più lontano.<br /><br />Il flamenco può essere una danza super-difficile, che viene sostenuta da un lavoro tecnico tremendo, allenamento, fiato, elasticità, agilità, resistenza, ma i suoi movimenti sono naturali, e non sono mai gesti così ampi da non poter essere eseguiti da una persona comune. Nella scuola bolera le gambe salgono tantissimo, sono extraruotate, le caviglie sono estese al massimo... insomma sono movimenti che non si possono imparare senza fare una scuola, perciò non era la danza della gente comune ma solo di quella ricca!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50932434</guid><pubDate>Tue, 16 Aug 2022 18:31:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50932434/47_la_scuola_bolera.mp3" length="18975391" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Quando pensiamo alla danza in Spagna ci viene subito in mente il flamenco, ma in realtà esistono in Spagna moltissime forme di danza. Due secoli fa il flamenco ancora non esisteva ed era invece molto fiorente la scuola Bolera, un insieme di passi di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando pensiamo alla danza in Spagna ci viene subito in mente il flamenco, ma in realtà esistono in Spagna moltissime forme di danza. Due secoli fa il flamenco ancora non esisteva ed era invece molto fiorente la scuola Bolera, un insieme di passi di varie tradizioni spagnole, che ha preso moltissimo dalla danza classica di tecnica francese ed italiana. Nata nel 700, la Scuola Bolera è cresciuta fino a metà dell'800 e tutte le citta spagnole offrivano corsi di danza della scuola Bolera. <br /><br />La scuola Bolera fino a metà 800 era molto di moda presso le varie scuole di danza classica in tutta Europa, che la vedeva come una grande innovazione. Molte ballerine classiche famose, Fanny Elssler, Maria Taglioni, e grandi coreografi come Marius Petipa, si sono ispirati alla scu0ola Bolera, giungendo anche a danzare suonando le nacchere. <br /><br />A fine 800 la scuola Bolera ha avuto un crollo, e stava per essere messa da parte, ma per fortuna è stata recuperata nella seconda metà del 900. <br /><br />La scuola Bolera era una fusione di vari passi tradizionali di varie danze spagnole. <br /><br />Il termine viene dal verbo volar (in spagnolo la B e la V vengono pronunciate in modo quasi identico), ed indica il fatto che i danzatori saltano tanto, alzano le gambe, esprimendo grazia, eleganza, leggerezza ed energia. Fino a metà 800 era molto diffusa in tutta la Spagna fra la gente ricca (non è certamente mai stata una danza popolare!<br /><br />Le seguidillas Boleras, a fine 700 si tramutarono nel famoso Bolero, grazie al danzatore Sebastian Lorenzo Cerezo, che aveva studiato alla Corte di Napoli portando nella scuola Bolera le movenze della nascente scuola di balletti italiana. <br /><br />Angel Pericet Carmona e suo figlio Angel Pericet Jimenez, maestri di Bolero sivigliani, a metà dell'800, videro il balletto classico a Madrid, e ne rimasero molto colpiti. Cominciarono a mettere nella scuola Bolera la tecnica del balletto francese: i movimenti di braccia e gambe divennero più grandi, in modo da potersi vedere da lontano, da un palcoscenico teatrale. <br /><br />Inizialmente il Bolero veniva danzato da una sola coppia di ballerini, ma lo sfarzo esibito, e il fatto che la danza doveva essere destinata ai ricchi, fecero moltiplicare i danzatori sul palcoscenico. <br /><br />La stilizzazione della scuola Bolera le tolse quel carattere andaluso, un po' piccante, che poteva avere, per differenziarla dalla danza spontanea e soprattutto da quella gitana. La danza divenne astratta e moralista, e i maestri di scuola BOlera hanno preso lo stile del nascente flamenco aggiungendo le nacchere e stilizzando tutti i movimenti. <br /><br />Anche in Catalugna si evolse una parte di danza Bolera in direzione della danza classica di scuola francese, e i danzatori catalani andarono a studiare a Parigi, riportando movimenti in ginocchio, con la schiena molto inarcata, molto vistosi e teatrali. La ballerina Rosita Mauri, più volte ritratta da Degas nei suoi quadri dedicati alle ballerine, era catalana. <br /><br />Nell'essenza tradizionale delle Seguidillas della Mancha ritroviamo elementi molto analoghi a quelli delle Sevillanas, che infatti nascono dalle Seguidillas Sevillanas. Ogni Seguidilla è fatta su un ritmo incalzante di 3/4 o 6/8, che invita a danzare. <br />Ogni Seguidilla è composta da un ritornello e da delle strofe. Nel ritornello i passi di danza sono esattamente gli stessi, come avviene anche nelle Sevillanas. <br /><br />La scuola Bolera si può dividere in due stili: i bailes de palillos si interpretano con le nacchere, bastoni, tamburelli (di origine folkloristica popolare)  e vengono ballati con i chapines, polacchine chiuse con delle stringhe,  con un po' di tacco, che permettono di dare colpi al suolo, e i bailes boleros, saltati, con giri molto complicati, molto simili alla danza classica quanto a difficoltà ma di estetica diversa, posizioni in torsione ed in flessione molto estreme, e si danzano con le scarpe da mezza punta....]]></itunes:summary><itunes:duration>1186</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,bolera,cultura,danza,flamenco,musica,scuola,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9177bce2959ea1a4ce4fd523d4848a0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#46 Che cosa sono le Sevillanas nella tradizione andalusa - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/46-che-cosa-sono-le-sevillanas-nella-tradizione-andalusa-flamenco-chiavi-in-mano--50860494</link><description><![CDATA[Le Sevillanas derivano dalle seguidillas, danze e musiche popolari che esistevano in tutta la Spagna, e che ancora oggi sono vive nella regione di Castilla-La Mancha o nella Comunità autonoma di Madrid. Sono musiche ternarie che invitano alla danza e vengono ballate in coppia. <br />Le Sevillanas, tradizionalmente Seguidillas Sevillanas, si sono evolute moltissimo. Siviglia non è stata certo una città povera nella sua storia: è sufficiente vederla per capirlo. <br /><br />A Siviglia la gente più ricca poteva studiare danza, e con questa formazione tecnica, magari anche basata sulla danza classica, che era vista come qualcosa di interessante da imparare per distinguere la danza delle persone più ricche da quella della gente comune, il baile por Sevillanas di Siviglia si è molto evoluto. <br /><br />Esistono molti stili di Sevillanas, quelle più tradizionali hanno melodia molto semplice, mentre ne esistono anche di molto creative e con varianti musicali complesse. <br /><br />Consiglio di vedere un bellissimo film di Carlos Saura, del 1992, dal titolo "Sevillanas". Nel film, con la poesia che Saura dà alle sue opere, è possibile vedere le varianti delle Sevillanas: le Sevillanas Rocieras, legate al pellegrinaggio verso la Madonna del Rocio (di cui parlerò in un altro podcast), le Sevillanas Biblicas, o Seguidillas Alosneras (legate alla cittadina del Alosno, in provincia di Huelva), che hanno temi biblici, antichissimi, le Sevillanas Corraleras di Lebrija (paese della provincia di Sevilla), legate alla vita del corral, del cortile, vengono cantate sempre in gruppo, senza strumenti melodici (vengono accompagnate da palmas, cajon, tamburelli, dall'almirez, che è il mortaio casalingo di metallo, che suona come una campanella, e da un vaso largo con una imboccatura stretta che viene percossa per creare il ritmo), le Sevillanas Boleras, molto classiche...<br /><br />Trattandosi di una danza popolare non è richiesta la precisione perfetta, per cui nei gesti c'è largo spazio dato alla interpretazione personale. <br /><br />Nel film ci sono tantissimi artisti molto importanti dell'epoca: le bailaoras Matilde Coral, Merche Esmeralda, Manuela Carrasco, grandi cantaores e cantanti, Camaron, Rocio Jurado, Lola Flores, Paco Toronjo, Los Romeros de la Puebla, Salmarina, Las Corraleras de Lebrija, e i geni della chitarra, Paco de Lucia e Manolo Sanlucar...<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 ed insegno baile flamenco a Milano dal 1990. Sono innamorata della cultura andalusa, non solo della musica e della danza! E' meraviglioso vedere l'amore che le persone hanno nei confronti della loro terra. Noi a Milano questo non ce l'abbiamo! A Milano la provenienza delle persone è talmente mista che le tradizioni non sono forti perché si sono perdute. In Andalusia invece le radici sono molto forti e tutti aspettano la Feria del proprio paese con grande entusiasmo. <br /><br />Capire questo senso di festa, gioia e collettività è importante per capire il flamenco, che nasce dalla cultura che sta alla sua base. <br />La gioia di vivere che sta dietro al flamenco, il senso di dire le cose come stanno senza lamentarsene, di lasciarle uscire, accettando le emozioni senza escluderle, il senso della comunità, della condivisione nascono dall'identità culturale andalusa. <br /><br />Le origini culturali sono viste, in Andalusia, come un bene da tenere presente con fierezza e gratitudine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50860494</guid><pubDate>Fri, 12 Aug 2022 13:50:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50860494/46_che_cosa_sono_le_sevillanas_nella_tradizione_andalusa.mp3" length="11550764" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le Sevillanas derivano dalle seguidillas, danze e musiche popolari che esistevano in tutta la Spagna, e che ancora oggi sono vive nella regione di Castilla-La Mancha o nella Comunità autonoma di Madrid. Sono musiche ternarie che invitano alla danza e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le Sevillanas derivano dalle seguidillas, danze e musiche popolari che esistevano in tutta la Spagna, e che ancora oggi sono vive nella regione di Castilla-La Mancha o nella Comunità autonoma di Madrid. Sono musiche ternarie che invitano alla danza e vengono ballate in coppia. <br />Le Sevillanas, tradizionalmente Seguidillas Sevillanas, si sono evolute moltissimo. Siviglia non è stata certo una città povera nella sua storia: è sufficiente vederla per capirlo. <br /><br />A Siviglia la gente più ricca poteva studiare danza, e con questa formazione tecnica, magari anche basata sulla danza classica, che era vista come qualcosa di interessante da imparare per distinguere la danza delle persone più ricche da quella della gente comune, il baile por Sevillanas di Siviglia si è molto evoluto. <br /><br />Esistono molti stili di Sevillanas, quelle più tradizionali hanno melodia molto semplice, mentre ne esistono anche di molto creative e con varianti musicali complesse. <br /><br />Consiglio di vedere un bellissimo film di Carlos Saura, del 1992, dal titolo "Sevillanas". Nel film, con la poesia che Saura dà alle sue opere, è possibile vedere le varianti delle Sevillanas: le Sevillanas Rocieras, legate al pellegrinaggio verso la Madonna del Rocio (di cui parlerò in un altro podcast), le Sevillanas Biblicas, o Seguidillas Alosneras (legate alla cittadina del Alosno, in provincia di Huelva), che hanno temi biblici, antichissimi, le Sevillanas Corraleras di Lebrija (paese della provincia di Sevilla), legate alla vita del corral, del cortile, vengono cantate sempre in gruppo, senza strumenti melodici (vengono accompagnate da palmas, cajon, tamburelli, dall'almirez, che è il mortaio casalingo di metallo, che suona come una campanella, e da un vaso largo con una imboccatura stretta che viene percossa per creare il ritmo), le Sevillanas Boleras, molto classiche...<br /><br />Trattandosi di una danza popolare non è richiesta la precisione perfetta, per cui nei gesti c'è largo spazio dato alla interpretazione personale. <br /><br />Nel film ci sono tantissimi artisti molto importanti dell'epoca: le bailaoras Matilde Coral, Merche Esmeralda, Manuela Carrasco, grandi cantaores e cantanti, Camaron, Rocio Jurado, Lola Flores, Paco Toronjo, Los Romeros de la Puebla, Salmarina, Las Corraleras de Lebrija, e i geni della chitarra, Paco de Lucia e Manolo Sanlucar...<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 ed insegno baile flamenco a Milano dal 1990. Sono innamorata della cultura andalusa, non solo della musica e della danza! E' meraviglioso vedere l'amore che le persone hanno nei confronti della loro terra. Noi a Milano questo non ce l'abbiamo! A Milano la provenienza delle persone è talmente mista che le tradizioni non sono forti perché si sono perdute. In Andalusia invece le radici sono molto forti e tutti aspettano la Feria del proprio paese con grande entusiasmo. <br /><br />Capire questo senso di festa, gioia e collettività è importante per capire il flamenco, che nasce dalla cultura che sta alla sua base. <br />La gioia di vivere che sta dietro al flamenco, il senso di dire le cose come stanno senza lamentarsene, di lasciarle uscire, accettando le emozioni senza escluderle, il senso della comunità, della condivisione nascono dall'identità culturale andalusa. <br /><br />Le origini culturali sono viste, in Andalusia, come un bene da tenere presente con fierezza e gratitudine.]]></itunes:summary><itunes:duration>722</itunes:duration><itunes:keywords>1992,alosneras,andalusa,andalusia,biblicas,cultura,danza,film,flamenco,lebrija,musica,saura,seguidillas,sevillana,sevillanas,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4171fb85b0ea26dea3f93644f55d0bef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#45 Le Sevillanas e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/45-le-sevillanas-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50742765</link><description><![CDATA[Tutte le persone che si avvicinano al flamenco ben presto si trovano ad affrontare il tema Sevillanas. <br /><br />Le Sevillanas sono 4 brevi musiche che vengono danzate, a ritmo ternario di 3/4 o 6/8 molto orecchiabili, nelle quali anche un orecchio non educato riconosce un ritmo incalzante di 6 tempi.  Come forma di danza vengono ballate in coppia, uomo-donna o donna-donna, tradizionalmente. Sono divertenti e giocose.<br /><br />Si chiamano Sevillanas perché sono nate appunto a Siviglia, ed animano le feste popolari. Oggi sono danzate in tutta l'Andalusia e anche in tutta la Spagna, anche perché ad un certo punto sono state recuperate come patrimonio culturale spagnolo. E' molto facile infatti trovare un locale dove ballare sevillanas in tutta la Spagna. <br /><br />Rispetto al flamenco, che è legato alla presenza di musicisti dal vivo, le sevillanas sono di più semplice gestione, non richiedendo microfoni, musicisti, mixer ecc, ma soltanto un impianto di diffusione del suono. Perciò ovunque nel mondo vengono organizzate delle serate a tema spagnolo, con le sevillanas e... paella e sangria! La paella è buonissima, ma è un piatto tipico di Valencia, mentre le sevillanas sono andaluse, quindi ... quanto meno abbiamo sbagliato regione! La sangria è conosciuta ma non diffusa in tutto il territorio spagnolo, e se chiediamo una sangria in un bar di Cadice faremo assolutamente la fuigura della persona che non conosce la Spagna!<br /><br />Ballare flamenco è difficilissimo, e anche quando abbiamo imparato non ci sono locali in cui andare a praticare il flame nco: non ci sono neanche in SPagna! Non esiste una discoteca per ballare flamenco. Se sono uno studente di cante o di chitarra, posso cercare di cantare per qualcuno in una peña flamenca, ma il baile non si pratica nemmeno in una peña... Le sevillanas invece, non hanno nessun limite, si possono ballare dovunque, non richiedono capacità fisiche particolari. <br /><br />Storicamente le sevillanas erano una occasione di socializzazione e la scusa per avvicinarsi ad un ragazzo, o ad una ragazza e fare conoscenza. Oggi è evidentemente tutto cambiato, ma immaginiamo la società andalusa del 1950 e capiremo subito. Era la possibilità si stare vicino ad una persona dell'altro sesso senza venire criticati, in modo moralmente accettabile.<br />Erano anche una occasione per la famiglia per valutare le qualità della possibile futura moglie (o futuro marito) di un figlio o di un fratello.<br /><br />Nel baile por sevillanas l'uomo deve essere un iper-macho: mostrare eleganza, forza, coraggio, determinazione, equilibrio, tutte le qualità importanti per il futuro marito di mia figlia! La donna deve essere bella, elegante, morigerata, qualità importanti per darla in sposa d mio figlio!<br /><br />Nel corso del tempo le sevillanas si sono avvicinate al flamenco, anche dal punto di vista della danza, oltre che da quello della musica, per ragioni di coesistenza geografica, rimanendone sempre separate. Sono molto diversi fra loro! <br /><br />Le sevillanas sono 4 piccole coreografie, con passi che ritornano in modo costante da una sevillana all'altra, e vengono posizionati nella musica sempre nella stessa maniera. <br />Tra la prima, la seconda, la terza e la quarta sevillana non ci sono differenze musicali, quindi non è possibile sapere che sevillana sia se entro in un locale. Lo posso riconoscere guardando chi sta ballando. <br /><br />I passi vanno imparati a memoria, ma bisogna anche capire cosa stiamo comunicando con questi movimenti, e a chi le stiamo comunicando. <br /><br />Per molti aspetti non sono flamenco, anche se alcuni le annoverano fra i palos del flamenco. <br /><br />Le differenze sono importanti: <br />Nelle sevillanas l'improvvisazione dal punto di vista musicale è assolutamente limitata. Tutto è già perfettamente strutturato. Le sevillanas devono avere tre strofe, le prime due identiche musicalmente e l'ultima diversa, la lunghezza delle strofe è invariabile, le pause fra le strofe non sono modificabili. <br />Nella danza posso sostituire i passi di sevillanas con altri movimenti di mia creazione, ma ci sono passaggio obbligati in cui devo rientrare nella coreografia tradizionale. <br /><br />Nel flamenco si inizia normalmente più lentamente per evolvere verso una maggiore velocità.<br />I musicisti e i danzatori, dal vivo, gestiscono questo crescendo modulandolo.<br />Nelle sevillanas non ci sono varianti di velocità, se si escludono due eccezioni: nella quarta sevillana, a volte i musicisti suonano più velocemente una parte della letra (non è un obbligo, e non viene richiesto da chi danza, però!), e nella introduzione è possibile cantare e suonare con velocità molto più lenta. Anche questo non è un obbligo, e tradizionalmente era più logico che le sevillanas mantenessero costante la velocità, proprio per favorire la danza.<br /><br />Un altro elemento che distingue le sevillanas ed il flamenco è che ci sono passi nelle sevillanas che sono importanti e non si possono cambiare. Nel flamenco non esistono "passi base", e non c'è uno schema prestabilito: la danza e la musica nascono dalla situazione del momento, dalle risposte che i membri del cuadro si danno fra loro.<br /><br />Ultima considerazione: il flamenco non è mai un ballo di coppia, mentre le sevillanas lo sono sempre. <br /><br />E' interessante che molte persone abbiano visto ballare le sevillanas e le abbiano scambiate con il flamenco. E mi dicono "voglio studiare flamenco ma non ho il partner!" Se non si conosce nulla è molto difficile capire la differenza.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro bellissimo sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo, la Lyrical Arab Dance. <br />Quando insegno gli allievi spesso mi chiedono perché non insegno le sevillanas nel corso di flamenco. Spiego loro le stesse cose che ho detto, che le sevillanas non sono flamenco, e che è abbastanza inutile imparare prima le sevillanas e poi il flamenco. perché sarebbe un po' come saper ballare la salsa per ballare flamenco. Non dico Hip Hop, ma comunque sono due forme molto diverse. Se son ballare le sevillanas, non so ballare flamenco e viceversa. <br /><br />Quando insegno le sevillanas lo faccio al di fuori delle lezioni di baile flamenco, in cicli speciali, durante i quali spiego alle persone cosa sono le sevillanas, cosa devo aver capito quando le ballo. <br /><br />Ho visto nei miei viaggi moltissime persone che ballavano sevillanas, e si vede proprio che noi stranieri le impariamo in modo meccanico, e non abbiamo capito. La gente di lì balla in modo informale, chiacchierando, sorseggiando un cocktail, quando si poteva fare nei locali, persino fumando. Non c'è bisogno di impettirsi e mostrare come siamo stati bravi ad impararle...Non devono essere una esibizione delle nostre conoscenze ma gioia, condivisione e godersi la vita. Come nel flamenco, perché in realtà questa è proprio la mentalità andalusa. <br /><br />Conoscendo le sevillanas si può andare a divertirsi in una sala rociera, un locale in cui si ballano, e, in modo polemico, penso che molti insegnanti di baile flamenco insegnino le sevillanas per avere qualcosa da mostrare agli eventuali gestori di un locale che contatti la scuola di danza per animare una serata a tema. Le sevillanas, non richiedendo musica dal vivo, sono molto semplici da gestire. Però, lo ripeto, non sono flamenco!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50742765</guid><pubDate>Mon, 01 Aug 2022 13:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50742765/45_le_sevillanas_e_il_flamenco.mp3" length="19076119" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Tutte le persone che si avvicinano al flamenco ben presto si trovano ad affrontare il tema Sevillanas. &#13;
&#13;
Le Sevillanas sono 4 brevi musiche che vengono danzate, a ritmo ternario di 3/4 o 6/8 molto orecchiabili, nelle quali anche un orecchio non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tutte le persone che si avvicinano al flamenco ben presto si trovano ad affrontare il tema Sevillanas. <br /><br />Le Sevillanas sono 4 brevi musiche che vengono danzate, a ritmo ternario di 3/4 o 6/8 molto orecchiabili, nelle quali anche un orecchio non educato riconosce un ritmo incalzante di 6 tempi.  Come forma di danza vengono ballate in coppia, uomo-donna o donna-donna, tradizionalmente. Sono divertenti e giocose.<br /><br />Si chiamano Sevillanas perché sono nate appunto a Siviglia, ed animano le feste popolari. Oggi sono danzate in tutta l'Andalusia e anche in tutta la Spagna, anche perché ad un certo punto sono state recuperate come patrimonio culturale spagnolo. E' molto facile infatti trovare un locale dove ballare sevillanas in tutta la Spagna. <br /><br />Rispetto al flamenco, che è legato alla presenza di musicisti dal vivo, le sevillanas sono di più semplice gestione, non richiedendo microfoni, musicisti, mixer ecc, ma soltanto un impianto di diffusione del suono. Perciò ovunque nel mondo vengono organizzate delle serate a tema spagnolo, con le sevillanas e... paella e sangria! La paella è buonissima, ma è un piatto tipico di Valencia, mentre le sevillanas sono andaluse, quindi ... quanto meno abbiamo sbagliato regione! La sangria è conosciuta ma non diffusa in tutto il territorio spagnolo, e se chiediamo una sangria in un bar di Cadice faremo assolutamente la fuigura della persona che non conosce la Spagna!<br /><br />Ballare flamenco è difficilissimo, e anche quando abbiamo imparato non ci sono locali in cui andare a praticare il flame nco: non ci sono neanche in SPagna! Non esiste una discoteca per ballare flamenco. Se sono uno studente di cante o di chitarra, posso cercare di cantare per qualcuno in una peña flamenca, ma il baile non si pratica nemmeno in una peña... Le sevillanas invece, non hanno nessun limite, si possono ballare dovunque, non richiedono capacità fisiche particolari. <br /><br />Storicamente le sevillanas erano una occasione di socializzazione e la scusa per avvicinarsi ad un ragazzo, o ad una ragazza e fare conoscenza. Oggi è evidentemente tutto cambiato, ma immaginiamo la società andalusa del 1950 e capiremo subito. Era la possibilità si stare vicino ad una persona dell'altro sesso senza venire criticati, in modo moralmente accettabile.<br />Erano anche una occasione per la famiglia per valutare le qualità della possibile futura moglie (o futuro marito) di un figlio o di un fratello.<br /><br />Nel baile por sevillanas l'uomo deve essere un iper-macho: mostrare eleganza, forza, coraggio, determinazione, equilibrio, tutte le qualità importanti per il futuro marito di mia figlia! La donna deve essere bella, elegante, morigerata, qualità importanti per darla in sposa d mio figlio!<br /><br />Nel corso del tempo le sevillanas si sono avvicinate al flamenco, anche dal punto di vista della danza, oltre che da quello della musica, per ragioni di coesistenza geografica, rimanendone sempre separate. Sono molto diversi fra loro! <br /><br />Le sevillanas sono 4 piccole coreografie, con passi che ritornano in modo costante da una sevillana all'altra, e vengono posizionati nella musica sempre nella stessa maniera. <br />Tra la prima, la seconda, la terza e la quarta sevillana non ci sono differenze musicali, quindi non è possibile sapere che sevillana sia se entro in un locale. Lo posso riconoscere guardando chi sta ballando. <br /><br />I passi vanno imparati a memoria, ma bisogna anche capire cosa stiamo comunicando con questi movimenti, e a chi le stiamo comunicando. <br /><br />Per molti aspetti non sono flamenco, anche se alcuni le annoverano fra i palos del flamenco. <br /><br />Le differenze sono importanti: <br />Nelle sevillanas l'improvvisazione dal punto di vista musicale è assolutamente limitata. Tutto è già perfettamente strutturato. Le sevillanas devono avere tre strofe, le prime due identiche musicalmente e l'ultima diversa, la lunghezza delle strofe è invariabile, le pause fra le...]]></itunes:summary><itunes:duration>1193</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cultura,danza,festa,flamenco,musica,sevillanas</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ddc71cd2c31bcf8815bd921ed6b81772.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#44 Che cos'è la feria? - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/44-che-cos-e-la-feria-flamenco-chiavi-in-mano--50741738</link><description><![CDATA[Studiando flamenco si sente spesso parlare della feria, ma che cos'è la feria? Una festa, anzi, la festa per antonomasia. Sono feste di paese, la più famosa delle quali è la feria di Sevilla, che è meta di tantissimo turismo. <br /><br />Nel luogo in cui la feria si svolge viene creato un recito, il recinto de ferias, che viene a volte montato apposta per l'occasione e poi smontato oppure che resta comunque dismesso per tutto il resto dell'anno. <br /><br />Nella feria ci sono stand con bancarelle di vario tipo, e le "casetas", che oggi sono tende chiuse, anticamente erano casette di legno, che sono in gran parte private, di famiglia o di un club, o pubbliche. <br />Nelle casetas si mangiano gli ottimi piatti della cucina andalusa, e si beve il buonissimo vino locale, ma anche parecchia birra, soprattutto nella stagione calda. In realtà tutte le ferias andaluse si svolgono nella stagione calda, anche perché il caldo in Andalusia arriva presto nell'anno e finisce tardi! Inoltre si balla, per divertirsi il più possibile, e quindi in tutte le casetas c'è musica e la tradizione vuole che ci siano le Sevillanas. <br /><br />Nella feria di Siviglia ci sono le sevillanas, ma altrove ci sono musiche di tutti i tipi, commerciali, soprattutto reggaeton o musica pop, che invitano le persone a ballare. Soprattutto i giovani, che spesso considerano le sevillanas una musica "antica" che piace soltanto agli anziani, e quindi spesso si mette nelle casetas una musica appunto commerciale.<br /><br />In particolare, nella feria di Siviglia, le persone stanno sveglie tantissime ore, mangiano, bevono. Poi la mattina bevono l'ajo blanco, una bevanda fatta essenzialmente di aglio, che dà una scossa all'organismo, ammazza le tossine ingurgitate la notte precedente e permette alle persone di svolgere una giornata più o meno normale. Riposare un pochettino e... rituffarsi nella feria la notte seguente!<br /><br />In ogni paese andaluso c'è una feria, e tutti riconoscono se stessi nelle proprie origini tradizionali, e magari durante la feria anche le persone che hanno solo un'origine in un certo paese, un nonno, un bisnonno, ritornano nel luogo d'origine per ricongiungersi con la propria storia. <br /><br />Se siamo appassionati di flamenco, prima o poi ci verrà la curiosità di vedere una feria, ma non pensiamo di vedere in una feria il flamenco. Il flamenco ha una coincidenza geografica con ciò che succede nella feria, ma non è centrato in una feria! Nella feria non c'è la finalità di vivere le emozioni forti che vengono veicolate dal flamenco, ma è un momento di gioia, di festa. Non dobbiamo quindi andare ad una feria pensando di ascoltare una Solea, una Siguiriya. <br /><br />C'è una feria che si svolge proprio a metà del mese di Agosto, e che è facile vedere anche agli stranieri che "capitano" in Andalusia d'estate: la feria di Malaga.  Vederla è facile, e saremo colpiti da quanti colori, le casetas, che hanno anche un programma di spettacoli di intrattenimento, le bancarelle e un grande lunapark.<br /><br />Durante i giorni della feria è anche possibile incontrare persone che per la strada in maniera spontanea si mettono a ballare e a cantare. Questo ci fa capire come la danza e la musica in Andalusia siano un fenomeno spontaneo, tradizionale, e che nel momento della feria la gente sia immersa in un clima di festa e continui a festeggiare anche al di fuori del luogo della festa. In Andalusia, musica e danza non sono patrimonio esclusivo cdi chi ha studiato e sa cantare e ballare, ma sono patrimonio di tutti. <br /><br />La gioia viene espressa tanto attravewrso il corpo in Andalsia, ed infatti nelle ferias si gode tanto anchje dei piaceri della gastronomia!<br /><br />Nella feria i Siviglia, è bellissimo andare ma l'unico problema è che le casetas sono quasi tutte private e per entrarci occorre essere invitati. Se siete stati in Andalusia sapete bene che fare amicizia con la gente è facilissimo, quindi sarà sufficiente andare con il cuore aperto e la voglia di comunicare e... si riceverà l'invito ad entrare! Altrimenti non capirete come mai gli andalusi amino tanto queste feste!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 a Milano. Molto spesso le persone mi parlano della feria come di qualcosa da vedere assolutamente se si studia flamenco. La gente ha una grande confusione in testa, soprattutto quando comincia ad avvicinarsi al flamenco, e quando finalmente va alla feria, soprattutto a quella di Siviglia, rimane delusa, pensando di trovare il flamenco, che rimane un po' "dietro le quinte". E invece trova le Sevillanas, e al massimo qualche rumba. <br /><br />Nella feria di Siviglia le sevillanas si insinuano nelle orecchie delle persone, con il ritmo ipnotico e frasi musicali molto ripetitive. Quando andiamo ad una feria, alla fine andiamo anche a dormire con il ritmo di sevillanas in testa!  E questo ritmo ci spinge a ballare. E questo ci fa sentire la voglia di muoverci, e il senso del ritmo. <br />Io che sono di Milano posso certificare che per noi è molto difficile avere la spinta a muoverci: nella nostra cultura di origine non c'è, e va coltivata (i milanesi sanno fare un solo movimento: battere le dita sulla tastiera del computer o sullo schermo del telefono). Per un andaluso non è strano aver voglia di muoversi. <br /><br />Il mio consiglio è di vedere una feria assolutamente, ma magari quelle dei paesi piccoli, e non quella di Siviglia, che è super organizzata. In un paese piccolo, la feria è l'evento dell'anno, che viene atteso da tutti con impazienza, che porta con sé l'amore per la terra, per le tradizioni, l'orgoglio della propria origine. <br />In Andalusia ci sono persone che portano avanti la tradizione con grande entusiasmo. Un nome su tutti: Las Corraleras de Lebrija, che tramandano le sevillanas di Lebrija, un paese della provincia di Siviglia, che sono state fra l'altro anche poco registrate, e che avrebbero potuto rischiare di finire nell'oblio. <br /><br />Studiando flamenco è importante capire queste tradizioni che sono vive nella cultura che dà origine anche al flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50741738</guid><pubDate>Fri, 29 Jul 2022 13:50:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50741738/44_la_feria.mp3" length="13049983" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Studiando flamenco si sente spesso parlare della feria, ma che cos'è la feria? Una festa, anzi, la festa per antonomasia. Sono feste di paese, la più famosa delle quali è la feria di Sevilla, che è meta di tantissimo turismo. &#13;
&#13;
Nel luogo in cui la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Studiando flamenco si sente spesso parlare della feria, ma che cos'è la feria? Una festa, anzi, la festa per antonomasia. Sono feste di paese, la più famosa delle quali è la feria di Sevilla, che è meta di tantissimo turismo. <br /><br />Nel luogo in cui la feria si svolge viene creato un recito, il recinto de ferias, che viene a volte montato apposta per l'occasione e poi smontato oppure che resta comunque dismesso per tutto il resto dell'anno. <br /><br />Nella feria ci sono stand con bancarelle di vario tipo, e le "casetas", che oggi sono tende chiuse, anticamente erano casette di legno, che sono in gran parte private, di famiglia o di un club, o pubbliche. <br />Nelle casetas si mangiano gli ottimi piatti della cucina andalusa, e si beve il buonissimo vino locale, ma anche parecchia birra, soprattutto nella stagione calda. In realtà tutte le ferias andaluse si svolgono nella stagione calda, anche perché il caldo in Andalusia arriva presto nell'anno e finisce tardi! Inoltre si balla, per divertirsi il più possibile, e quindi in tutte le casetas c'è musica e la tradizione vuole che ci siano le Sevillanas. <br /><br />Nella feria di Siviglia ci sono le sevillanas, ma altrove ci sono musiche di tutti i tipi, commerciali, soprattutto reggaeton o musica pop, che invitano le persone a ballare. Soprattutto i giovani, che spesso considerano le sevillanas una musica "antica" che piace soltanto agli anziani, e quindi spesso si mette nelle casetas una musica appunto commerciale.<br /><br />In particolare, nella feria di Siviglia, le persone stanno sveglie tantissime ore, mangiano, bevono. Poi la mattina bevono l'ajo blanco, una bevanda fatta essenzialmente di aglio, che dà una scossa all'organismo, ammazza le tossine ingurgitate la notte precedente e permette alle persone di svolgere una giornata più o meno normale. Riposare un pochettino e... rituffarsi nella feria la notte seguente!<br /><br />In ogni paese andaluso c'è una feria, e tutti riconoscono se stessi nelle proprie origini tradizionali, e magari durante la feria anche le persone che hanno solo un'origine in un certo paese, un nonno, un bisnonno, ritornano nel luogo d'origine per ricongiungersi con la propria storia. <br /><br />Se siamo appassionati di flamenco, prima o poi ci verrà la curiosità di vedere una feria, ma non pensiamo di vedere in una feria il flamenco. Il flamenco ha una coincidenza geografica con ciò che succede nella feria, ma non è centrato in una feria! Nella feria non c'è la finalità di vivere le emozioni forti che vengono veicolate dal flamenco, ma è un momento di gioia, di festa. Non dobbiamo quindi andare ad una feria pensando di ascoltare una Solea, una Siguiriya. <br /><br />C'è una feria che si svolge proprio a metà del mese di Agosto, e che è facile vedere anche agli stranieri che "capitano" in Andalusia d'estate: la feria di Malaga.  Vederla è facile, e saremo colpiti da quanti colori, le casetas, che hanno anche un programma di spettacoli di intrattenimento, le bancarelle e un grande lunapark.<br /><br />Durante i giorni della feria è anche possibile incontrare persone che per la strada in maniera spontanea si mettono a ballare e a cantare. Questo ci fa capire come la danza e la musica in Andalusia siano un fenomeno spontaneo, tradizionale, e che nel momento della feria la gente sia immersa in un clima di festa e continui a festeggiare anche al di fuori del luogo della festa. In Andalusia, musica e danza non sono patrimonio esclusivo cdi chi ha studiato e sa cantare e ballare, ma sono patrimonio di tutti. <br /><br />La gioia viene espressa tanto attravewrso il corpo in Andalsia, ed infatti nelle ferias si gode tanto anchje dei piaceri della gastronomia!<br /><br />Nella feria i Siviglia, è bellissimo andare ma l'unico problema è che le casetas sono quasi tutte private e per entrarci occorre essere invitati. Se siete stati in Andalusia sapete bene che fare amicizia con la gente è facilissimo, quindi sarà sufficiente andare con il cuore...]]></itunes:summary><itunes:duration>816</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cultura,feria,festa,flamenco,lebrija,malaga,musica,reggaeton,sevilla,sevillanas,siviglia,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1110879c23b2305b3a3365869132fc34.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#43 La peculiarità del flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/43-la-peculiarita-del-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50682317</link><description><![CDATA[Il flamenco ha una peculiarità molto particolare: le musiche sono tradizionali e vengono ripetute con delle varianti personali, create magari al momento dal cantor che le sta cantando. Ma c'è una necessità assoluta di aderire a delle melodie tradizionali prestabilite. Che io sappia non esiste un altro genere musicale che si comporti in questo modo. <br /><br />Se devo cantare un palo, un genere flamenco, devo pescare nel repertorio tradizionale delle melodie e possibilmente anche delle strofe poetiche tradizionali e ripeterle. <br /><br />Un cantaor che abbia i piedi molto radicati nella storia del flamecno può anche creare delle varianti, e forse, se è davvero bravo e ha credito presso gli appassionati del flamenco, che sono molto tradizionalisti, forse la nuova variante potrà avere successo, ed entrare a far parte del repertorio.<br /><br />Quindi, se la melodia è così obbligata, in che cosa consiste la libertà del cantaor? La creatività e l'espressività del cante non stanno nelle note specifiche che vengono prodotte, ma nel modo in cui vengono prodotte. <br /><br />Lo stesso si può dire del baile: se creassimo  una coreografia e la facessimo ballare da 10 bailaores avremmo 10 bailes diversi. I gesti sono molto personalizzati, i bailaores hanno modalità di movimento diverse fra loro, mantengono una postura diversa, dinamiche diverse, movimenti espressivi incodificabili ed irripetibili che non sono riproducibili. <br /><br />Il flamenco non è mai un cliché, anche se si rifà a dei cliché precisi, che sono uno schema di riferimento. Il flamenco è davvero tutto ciò che succede fra un suono e l'altro, fra un ritmo e l'altro, tra un movimento e l'altro. <br /><br />Il flamenco è il modo in cui le persone espandono la propria presenza nello spazio e diffondono il messaggio espressivo intorno a sé. La presenza dell'artista è veicolata dalla forma tradizionale. Il flamenco ha come caratteristica il fatto che il cante non possa uscire dai canoni tradizionali. <br /><br />Nel baile oggi ogni ballerino si sta ispirando a molte altre forme di movimento e di danza, ma occorre mantenere i piedi ben radicati nella tradizione del flamenco. <br /><br />Coloro che partono dalla forma, e cercano i contenuti espressivi, muovendosi come se si trattasse di danza classica, stanno agendo contro la natura del flamenco. La danza classica è il contrario del flamenco: raggiunge i contenuti espressivi attraverso la forma mentre il flamenco genera la forma a partire dalla espressione dell'emozione. <br /><br />Nel cante gli schemi tradizionali sono obbligati. Anche la chitarra flamenca ha falsetas tradizionali, melodie tradizionali, ma il chitarrista ha una certa libertà di creare melodie a proprio gusto, mentre il cantaor deve partire proprio dalla tradizione del flamenco. E quindi la deve conoscere ed amare profondamente. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco dal 1985 e ho una passione ed un rispetto smisurati per il cante flamenco. La prima cosa che faccio quando insegno ai miei allievi di baile flamenco è far capire l'importanza del cante flamenco, e far capire come il corpo lavora nella sua natura. <br />Che cosa distingue me, che sono di Milano, da un gitano di Jerez de La Frontera? Tutto, se parliamo di cultura ed esperienze di vita! Ma funzionamento del corpo, del cervello, del sistema nervoso centrale e periferico, emozioni e cuore sono comuni. Quindi che devo fare? Dimenticare di essere di Milano, negare la mia origine, fingere di essere di Jerez, fingere di essere gitana? Il flamenco mi impone di essere me stessa. Non posso recitare la parte di qualcosa che io non sono. Il flamenco racconta la verità, che comunque si vede anche se cerco di negarla. <br /><br />La cosa da fare è capire e conoscere il cante, crearmi una radice nel flamenco, e ascoltare tutto ciò che sia creativo e moderno, finché mi pare, ma sempre tenendo i piedi radicati nella sua origine, altrimenti perderò l'identità di ciò che sto facendo. <br /><br />I palos del flamenco sono tantissimi e l'unica cosa che li può veramente distinguere fra di loro è la melodia del cante. Velocità, frase ritmica, scala musciale, tonalità, mi possono aiutare a identificare il palo di riferimento, ma il cante ne decreta l'identità con assoluta certezza. Senza il cante non posso entrare nel flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50682317</guid><pubDate>Mon, 25 Jul 2022 13:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50682317/43_la_peculiarit_del_flamenco.mp3" length="12279266" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco ha una peculiarità molto particolare: le musiche sono tradizionali e vengono ripetute con delle varianti personali, create magari al momento dal cantor che le sta cantando. Ma c'è una necessità assoluta di aderire a delle melodie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco ha una peculiarità molto particolare: le musiche sono tradizionali e vengono ripetute con delle varianti personali, create magari al momento dal cantor che le sta cantando. Ma c'è una necessità assoluta di aderire a delle melodie tradizionali prestabilite. Che io sappia non esiste un altro genere musicale che si comporti in questo modo. <br /><br />Se devo cantare un palo, un genere flamenco, devo pescare nel repertorio tradizionale delle melodie e possibilmente anche delle strofe poetiche tradizionali e ripeterle. <br /><br />Un cantaor che abbia i piedi molto radicati nella storia del flamecno può anche creare delle varianti, e forse, se è davvero bravo e ha credito presso gli appassionati del flamenco, che sono molto tradizionalisti, forse la nuova variante potrà avere successo, ed entrare a far parte del repertorio.<br /><br />Quindi, se la melodia è così obbligata, in che cosa consiste la libertà del cantaor? La creatività e l'espressività del cante non stanno nelle note specifiche che vengono prodotte, ma nel modo in cui vengono prodotte. <br /><br />Lo stesso si può dire del baile: se creassimo  una coreografia e la facessimo ballare da 10 bailaores avremmo 10 bailes diversi. I gesti sono molto personalizzati, i bailaores hanno modalità di movimento diverse fra loro, mantengono una postura diversa, dinamiche diverse, movimenti espressivi incodificabili ed irripetibili che non sono riproducibili. <br /><br />Il flamenco non è mai un cliché, anche se si rifà a dei cliché precisi, che sono uno schema di riferimento. Il flamenco è davvero tutto ciò che succede fra un suono e l'altro, fra un ritmo e l'altro, tra un movimento e l'altro. <br /><br />Il flamenco è il modo in cui le persone espandono la propria presenza nello spazio e diffondono il messaggio espressivo intorno a sé. La presenza dell'artista è veicolata dalla forma tradizionale. Il flamenco ha come caratteristica il fatto che il cante non possa uscire dai canoni tradizionali. <br /><br />Nel baile oggi ogni ballerino si sta ispirando a molte altre forme di movimento e di danza, ma occorre mantenere i piedi ben radicati nella tradizione del flamenco. <br /><br />Coloro che partono dalla forma, e cercano i contenuti espressivi, muovendosi come se si trattasse di danza classica, stanno agendo contro la natura del flamenco. La danza classica è il contrario del flamenco: raggiunge i contenuti espressivi attraverso la forma mentre il flamenco genera la forma a partire dalla espressione dell'emozione. <br /><br />Nel cante gli schemi tradizionali sono obbligati. Anche la chitarra flamenca ha falsetas tradizionali, melodie tradizionali, ma il chitarrista ha una certa libertà di creare melodie a proprio gusto, mentre il cantaor deve partire proprio dalla tradizione del flamenco. E quindi la deve conoscere ed amare profondamente. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco dal 1985 e ho una passione ed un rispetto smisurati per il cante flamenco. La prima cosa che faccio quando insegno ai miei allievi di baile flamenco è far capire l'importanza del cante flamenco, e far capire come il corpo lavora nella sua natura. <br />Che cosa distingue me, che sono di Milano, da un gitano di Jerez de La Frontera? Tutto, se parliamo di cultura ed esperienze di vita! Ma funzionamento del corpo, del cervello, del sistema nervoso centrale e periferico, emozioni e cuore sono comuni. Quindi che devo fare? Dimenticare di essere di Milano, negare la mia origine, fingere di essere di Jerez, fingere di essere gitana? Il flamenco mi impone di essere me stessa. Non posso recitare la parte di qualcosa che io non sono. Il flamenco racconta la verità, che comunque si vede anche se cerco di negarla. <br /><br />La cosa da fare è capire e conoscere il cante, crearmi una radice nel flamenco, e ascoltare tutto ciò che sia creativo e moderno, finché mi pare, ma sempre tenendo i piedi radicati nella sua origine, altrimenti perderò l'identità di ciò che sto facendo. <br /><br />I...]]></itunes:summary><itunes:duration>768</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,conoscenza,cultura,flamenco,peculiarità,storia,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f61c1b32f6c4d13bb69e8d85ddd65ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#42 Il ruolo degli stranieri nel Flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/42-il-ruolo-degli-stranieri-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50666190</link><description><![CDATA[Il ruolo storico degli italiani di contributo al flamenco è molto importante nella storia del flamenco, primariamente pensando ad un cantaor storico, Silverio Franconetti, sivigliano, nato da padre romano e madre sivigliana. <br />Silverio ebbe il grande merito di aver aperto uno dei primi cafes cantantes, che diedero un grosso impulso verso la spettacolarizzazione del flamenco. <br /><br />Tradizionalmente il flamenco era un fenomeno familiare, personale, ma con l'apertura dei cafes cantantes assunse una dimensione professionale, pubblica.<br /><br />A parte l'origine italiana di Silverio Franconetti, che in verità non ricevette una educazione italiana, quindi era italiano solo per sangue, moltissimi flamenchi dovettero emigrare in sud America per sfuggire alle avversità della dittatura franchista. <br /><br />Molte compagnie di flamenco si andarono ad esibire in America, al nord e al sud, tanto è che il flamenco in America è diffuso e conosciuto da molto più tempo che qui in Italia, nonostante la distanza. <br /><br />Se il flamenco fosse rimasto un fenomeno centralmente andaluso e comunque diffuso in Spagna ma non si fosse diffuso fuori dai confini spagnoli diventando un genere di interesse mondiale, non so fino a che punto si sarebbe evoluto. <br /><br />Gli stranieri comprano la professionalità del flamenco, diffusa in primo luogo dal grandissimo Paco de Lucia, giusto per fare un nome chiaro e conosciuto da tutti, pagando libri, biglietti teatrali, dischi. Prendendo un aereo e andando direttamente nei suoi luoghi di origine, alimentando il turismo e le attività commerciali locali!<br /><br />Ci sono scuole di baile flamenco (la forma più semplice da capire ed apprezzare per gli stranieri!) ovunque nel mondo. Grazie a quello che gli stranieri spendono per portare avanti i propri personali studi sul flamenco, i professionisti del flamenco in Spagna possono essere più numerosi. <br /><br />Se non esistesse il pubblico straniero, che organizza festival e spettacoli dedicati al flamenco, che va a vedere gli spettacoli nei festival internazionali e anche ovviamente in quelli spagnoli, che invita gli artisti a tenere stages in varie parti del mondo, che segue le loro lezioni in Spagna, gli artisti del flamenco non potrebbero vivere tutti quanti della loro arte: i fondi che lo stato spagnolo può dedicare al flamenco sono limitati. <br /><br />Una volta in un concerto a Priego de Cordoba, il cantaor di Huelva Arcangel, pur trovandosi di fronte ad un pubblico di soli spagnoli, fece un bel discorso al pubblico di riconoscere la funzione degli stranieri nello sviluppo del flamenco, ringraziando l'opera culturale delle penas flameche e della evoluzione culturale del flamenco in Spagna. <br /><br />E' interessante pensare che negli spettacoli dei grandi festival di flamenco in Spagna, si diano gli annunci in spagnolo, inglese e... giapponese. La passione per il flamenco in Giappone è enorme. Probabilmente a Tokio ci sono tablaos e negozi dedicati al flamenco più grandi di quelli che si trovano in Spagna! <br /><br />Il fatto di poter permettere ad un numero maggiore di artisti di dedicarsi professionalmente al flamenco fa in modo che il livello stesso dell'arte flamenca possa evolversi: se un chitarrista bravissimo avesse un altro lavoro, non avrebbe il tempo da dedicare alla creatività e anche alla stessa tecnica. Il ruolo degli stranieri va tenuto presente!<br /><br />Spesso noi stranieri, quando ci approcciamo come praticanti al flamenco, pensiamo sempre di non poter raggiungere un livello altissimo, perché andiamo sempre a confrontarci con i migliori artisti del panorama flamenco! Ma noi stranieri possiamo portare tanto al flamenco: parlandone, creando serate di intrattenimento del pubblico, studiandolo sempre più in profondità e diffondendolo intorno alla nostra comunità. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 e insegno baile dal 1990 a Milano. <br />Ho viaggiato in lungo e in largo in Andalusia per capire cosa sia il flamenco nella sua realtà locale, quotidiana, storica, tradizionale. Mi interessa molto che la gente capisca che il flamenco non è soltanto il grande spettacolo fatto nel teatro famoso da artisti rinomati. Ho più volte visto artisti bravissimi, non tanto famosi al di fuori dei confini della loro stessa zona di origine. Alcuni artisti sono bravissimi ma non sono tanto conosciuti perché magari devono fare un altro lavoro per mantenersi e si dedicano al flamenco solo nei ritagli di tempo. <br /><br />Io sento la responsabilità nei confronti del flamenco, della sua diffusione e del fatto che si potrebbe diffondere di più il flamenco. <br /><br />Spesso mi è capitato di vedere alcuni stranieri in Spagna venerare gli artisti del flamenco, senza curare ciò che quelle persone sono dal punto di vista umano. Nel flamenco è importante l'essenza, ciò che si è! Noi stranieri dovremmo smettere di essere servili verso gli artisti del flamenco, ma considerarli come esseri umani e ringraziarli facendo qualcosa di persona in prima persona per il flamenco: portare noi stessi ed altre persone nel flamenco. <br /><br />Questo è ciò che io faccio personalmente nelle mie lezioni: cerco di far capire che cosa sia il flamenco e che cosa significhi entrarci! Ognuno dei miei allievi ha chiaro in mente di godere della cultura del flamenco, con consapevolezza e in prima persona.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50666190</guid><pubDate>Fri, 22 Jul 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50666190/42_il_ruolo_degli_stranieri_nel_flamenco.mp3" length="19210284" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il ruolo storico degli italiani di contributo al flamenco è molto importante nella storia del flamenco, primariamente pensando ad un cantaor storico, Silverio Franconetti, sivigliano, nato da padre romano e madre sivigliana. &#13;
Silverio ebbe il grande...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il ruolo storico degli italiani di contributo al flamenco è molto importante nella storia del flamenco, primariamente pensando ad un cantaor storico, Silverio Franconetti, sivigliano, nato da padre romano e madre sivigliana. <br />Silverio ebbe il grande merito di aver aperto uno dei primi cafes cantantes, che diedero un grosso impulso verso la spettacolarizzazione del flamenco. <br /><br />Tradizionalmente il flamenco era un fenomeno familiare, personale, ma con l'apertura dei cafes cantantes assunse una dimensione professionale, pubblica.<br /><br />A parte l'origine italiana di Silverio Franconetti, che in verità non ricevette una educazione italiana, quindi era italiano solo per sangue, moltissimi flamenchi dovettero emigrare in sud America per sfuggire alle avversità della dittatura franchista. <br /><br />Molte compagnie di flamenco si andarono ad esibire in America, al nord e al sud, tanto è che il flamenco in America è diffuso e conosciuto da molto più tempo che qui in Italia, nonostante la distanza. <br /><br />Se il flamenco fosse rimasto un fenomeno centralmente andaluso e comunque diffuso in Spagna ma non si fosse diffuso fuori dai confini spagnoli diventando un genere di interesse mondiale, non so fino a che punto si sarebbe evoluto. <br /><br />Gli stranieri comprano la professionalità del flamenco, diffusa in primo luogo dal grandissimo Paco de Lucia, giusto per fare un nome chiaro e conosciuto da tutti, pagando libri, biglietti teatrali, dischi. Prendendo un aereo e andando direttamente nei suoi luoghi di origine, alimentando il turismo e le attività commerciali locali!<br /><br />Ci sono scuole di baile flamenco (la forma più semplice da capire ed apprezzare per gli stranieri!) ovunque nel mondo. Grazie a quello che gli stranieri spendono per portare avanti i propri personali studi sul flamenco, i professionisti del flamenco in Spagna possono essere più numerosi. <br /><br />Se non esistesse il pubblico straniero, che organizza festival e spettacoli dedicati al flamenco, che va a vedere gli spettacoli nei festival internazionali e anche ovviamente in quelli spagnoli, che invita gli artisti a tenere stages in varie parti del mondo, che segue le loro lezioni in Spagna, gli artisti del flamenco non potrebbero vivere tutti quanti della loro arte: i fondi che lo stato spagnolo può dedicare al flamenco sono limitati. <br /><br />Una volta in un concerto a Priego de Cordoba, il cantaor di Huelva Arcangel, pur trovandosi di fronte ad un pubblico di soli spagnoli, fece un bel discorso al pubblico di riconoscere la funzione degli stranieri nello sviluppo del flamenco, ringraziando l'opera culturale delle penas flameche e della evoluzione culturale del flamenco in Spagna. <br /><br />E' interessante pensare che negli spettacoli dei grandi festival di flamenco in Spagna, si diano gli annunci in spagnolo, inglese e... giapponese. La passione per il flamenco in Giappone è enorme. Probabilmente a Tokio ci sono tablaos e negozi dedicati al flamenco più grandi di quelli che si trovano in Spagna! <br /><br />Il fatto di poter permettere ad un numero maggiore di artisti di dedicarsi professionalmente al flamenco fa in modo che il livello stesso dell'arte flamenca possa evolversi: se un chitarrista bravissimo avesse un altro lavoro, non avrebbe il tempo da dedicare alla creatività e anche alla stessa tecnica. Il ruolo degli stranieri va tenuto presente!<br /><br />Spesso noi stranieri, quando ci approcciamo come praticanti al flamenco, pensiamo sempre di non poter raggiungere un livello altissimo, perché andiamo sempre a confrontarci con i migliori artisti del panorama flamenco! Ma noi stranieri possiamo portare tanto al flamenco: parlandone, creando serate di intrattenimento del pubblico, studiandolo sempre più in profondità e diffondendolo intorno alla nostra comunità. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 e insegno baile dal 1990 a Milano. <br />Ho viaggiato in lungo e in largo in Andalusia per...]]></itunes:summary><itunes:duration>1201</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cultura,festival,flamenco,internazionale,italiani,musica,spettacoli,stranieri,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac5ddd0d0091c139084505ac0654b3e4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#41 La musica flamenca e la parte destra del cervello - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/41-la-musica-flamenca-e-la-parte-destra-del-cervello-flamenco-chiavi-in-mano--50571059</link><description><![CDATA[La parte destra del cervello, l'emisfero destro, si occupa della parte creativa del pensiero, percepisce la realtà da un punto di vista artistico ed emozionale. <br />La parte destra del cervello percepisce sinteticamente l'equilibrio fra le parti di un quadro, mentre la parte sinistra, più analitica, percepisce i colori, le forme. <br /><br />Il flamenco, essendo basato sull'improvvisazione è prodotto totalmente dalla parte destra del cervello: non può analizzare, scegliere, progettare. Nel momento del presente, nel quale il flamenco trova la sua quintessenza, la parte sinistra del cervello non può essere molto attiva. <br /><br />Di fronte agli imprevisti dell'improvvisazione, che è sempre presente anche quando c'è una coreografia o una musica totalmente composta, nessuno ha uno spartito davanti che indichi velocità e precisione delle note. La risposta al sempre possibile imprevisto, nel flamenco viene sempre data assolutamente dalla parte destra del cervello.<br /><br />Le difficoltà tecniche nel flamenco sono enormi, ma tutto è non controllabile, fuori dal controllo, altrimenti facciamo il "ragioniere del flamenco", quello che ha tutto sotto controllo, e che però alla prima occasione non sarà in grado di rispondere nel modo migliore. Lavorando con l'emisfero sinistro farei quadrare i conti, ma non sarei in grado di osservare e cogliere l'emozionalità dell'altro, e neppure del pubblico, uccidendo il flamenco. Se non c'è l'attenzione nei confronti dell'altro, della sua possibilità di esprimersi e di esistere, il flamenco non funziona!<br /><br />Quando non si ha ancora tanta esperienza nel flamenco si tende a studiare tantissimo, ripetere fino alla nausea, ma una volta di fronte al pubblico si fanno errori imprevedibili, mai fatti prima in tutte le sessioni di studio. Come mai? Perché l'emozionalità dello spettacolo ci porta lontano dal controllo, nella direzione dell'ascolto e della presenza. E' normale e devo accettare che farò molti errori!<br /><br /><br />Se dopo una esibizione mi rendo conto che non ho fatto errori e che non ho avuto esitazioni, credo proprio di poter affermare che il flamenco non sia stato presente. <br /><br />Quando faccio le prove e ripeto gli esercizi, sono totalmente nell'emisfero sinistro. Ma quando sono davanti al pubblico si accendono 'emisfero destro e strutture profonde del cervello, e il cuore si attiva. <br />Non mi posso arrabbiare perché sbaglio qualcosa che non avevo mai sbagliato prima. <br /><br />Se voglio attivare il mio emisfero destro, è un po' come se per cucinare andassi in salotto ad accendere la luce e lo stereo. Ascolterò la musica e magari cucinerò peggio... ma mi godrò la musica! <br /><br />Quando attivo l'improvvisabilità, se non ho uno spartito di appoggio, come nel flamenco, non potrò mai ripetere la stessa cosa che avevo fatto il giorno prima! Il musicista può decidere di essere più ritmico, più melodico, cambiare la velocità, cambiare addirittura le note, gli accordi della sua musica. Tutto cambia! Anche ciò che succede intorno agli artisti determina mutamenti imprevedibili nel flamenco e un artista deve essere sensibile. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo dal 1990 a Milano. <br /><br />Studio con passione le neuroscienze, e mi interessa molto il rapporto musica-corpo- cervello- cuore. <br /><br />Quando insegno non posso usare la musica dal vivo sempre perché è molto difficile avere i musicisti a lezione, quindi devo per forza usare musica registrata. Per ballare flamenco ci vorrebbe musica fatta dal vivo e costruita apposta per la danza. Quando insegno uso brani selezionati per aver mantenuto l'essenza dell'improvvisabilità. Quelle che sono registrate dal vivo aiutano di più!<br /><br />Se i miei allievi devono ripassare un passo per impararlo bene, non uso mai una musica flamenca registrata, perché se lo facessi, dovrei considerarne solo l'aspetto ritmico, come se fosse una specie di metronomo, trascurando completamente l'aspetto espressivo, e non darei importanza al fatto che il cantaor inizi a cantare o finisca di farlo: mi indurrebbe a pensare che la musica sia un sottofondo, come quando si va a fare la spesa la centro commerciale. Nel flamenco la musica di sottofondo non esiste. Deve essere ascoltata con tutto il cuore. <br /><br />L'unica cosa che posso fare , quindi è il beat-box, canticchiando sillabe musicali che creano un sotto-strato ritmico, per fare l'esercizio sulla struttura ritmica della musica. Questo serve quando non c'è un percussionista, e se il percussionista c'è, fare il beat-box mi aiuta ad essere più immersa nel ritmo. <br /><br />Gli allievi così capiscono che la struttura ritmica del flamenco sono come i pilastri che reggono un edificio, ma che la danza è l'edificio, che si appoggia sui pilastri. Non si deve interrompere fra un ritmo e l'altro, ma abitare nel silenzio fra un pilastro e l'altro. Tutto ciò che faccio in questo silenzio fra un suono e l'altro e fra un gesto e l'altro è ciò che mi permette di esprimermi. E qui si apre di nuovo la porta della musica come terapia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50571059</guid><pubDate>Mon, 18 Jul 2022 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50571059/41_la_musica_flamenca_e_la_parte_destra_del_cervello.mp3" length="14975103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La parte destra del cervello, l'emisfero destro, si occupa della parte creativa del pensiero, percepisce la realtà da un punto di vista artistico ed emozionale. &#13;
La parte destra del cervello percepisce sinteticamente l'equilibrio fra le parti di un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La parte destra del cervello, l'emisfero destro, si occupa della parte creativa del pensiero, percepisce la realtà da un punto di vista artistico ed emozionale. <br />La parte destra del cervello percepisce sinteticamente l'equilibrio fra le parti di un quadro, mentre la parte sinistra, più analitica, percepisce i colori, le forme. <br /><br />Il flamenco, essendo basato sull'improvvisazione è prodotto totalmente dalla parte destra del cervello: non può analizzare, scegliere, progettare. Nel momento del presente, nel quale il flamenco trova la sua quintessenza, la parte sinistra del cervello non può essere molto attiva. <br /><br />Di fronte agli imprevisti dell'improvvisazione, che è sempre presente anche quando c'è una coreografia o una musica totalmente composta, nessuno ha uno spartito davanti che indichi velocità e precisione delle note. La risposta al sempre possibile imprevisto, nel flamenco viene sempre data assolutamente dalla parte destra del cervello.<br /><br />Le difficoltà tecniche nel flamenco sono enormi, ma tutto è non controllabile, fuori dal controllo, altrimenti facciamo il "ragioniere del flamenco", quello che ha tutto sotto controllo, e che però alla prima occasione non sarà in grado di rispondere nel modo migliore. Lavorando con l'emisfero sinistro farei quadrare i conti, ma non sarei in grado di osservare e cogliere l'emozionalità dell'altro, e neppure del pubblico, uccidendo il flamenco. Se non c'è l'attenzione nei confronti dell'altro, della sua possibilità di esprimersi e di esistere, il flamenco non funziona!<br /><br />Quando non si ha ancora tanta esperienza nel flamenco si tende a studiare tantissimo, ripetere fino alla nausea, ma una volta di fronte al pubblico si fanno errori imprevedibili, mai fatti prima in tutte le sessioni di studio. Come mai? Perché l'emozionalità dello spettacolo ci porta lontano dal controllo, nella direzione dell'ascolto e della presenza. E' normale e devo accettare che farò molti errori!<br /><br /><br />Se dopo una esibizione mi rendo conto che non ho fatto errori e che non ho avuto esitazioni, credo proprio di poter affermare che il flamenco non sia stato presente. <br /><br />Quando faccio le prove e ripeto gli esercizi, sono totalmente nell'emisfero sinistro. Ma quando sono davanti al pubblico si accendono 'emisfero destro e strutture profonde del cervello, e il cuore si attiva. <br />Non mi posso arrabbiare perché sbaglio qualcosa che non avevo mai sbagliato prima. <br /><br />Se voglio attivare il mio emisfero destro, è un po' come se per cucinare andassi in salotto ad accendere la luce e lo stereo. Ascolterò la musica e magari cucinerò peggio... ma mi godrò la musica! <br /><br />Quando attivo l'improvvisabilità, se non ho uno spartito di appoggio, come nel flamenco, non potrò mai ripetere la stessa cosa che avevo fatto il giorno prima! Il musicista può decidere di essere più ritmico, più melodico, cambiare la velocità, cambiare addirittura le note, gli accordi della sua musica. Tutto cambia! Anche ciò che succede intorno agli artisti determina mutamenti imprevedibili nel flamenco e un artista deve essere sensibile. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danze del mondo arabo dal 1985, e insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo dal 1990 a Milano. <br /><br />Studio con passione le neuroscienze, e mi interessa molto il rapporto musica-corpo- cervello- cuore. <br /><br />Quando insegno non posso usare la musica dal vivo sempre perché è molto difficile avere i musicisti a lezione, quindi devo per forza usare musica registrata. Per ballare flamenco ci vorrebbe musica fatta dal vivo e costruita apposta per la danza. Quando insegno uso brani selezionati per aver mantenuto l'essenza dell'improvvisabilità. Quelle che sono registrate dal vivo aiutano di più!<br /><br />Se i miei allievi devono ripassare un passo per impararlo bene, non uso mai una...]]></itunes:summary><itunes:duration>936</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cervello,destra,emozioni,espressione,flamenco,improvvisazione,musica,sintesi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fe334695779975d7707bd9ccb759440e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#40 La musica del flamenco nel suo aspetto terapeutico - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/40-la-musica-del-flamenco-nel-suo-aspetto-terapeutico-flamenco-chiavi-in-mano--50559737</link><description><![CDATA[La musica flamenca ha una grandissima valenza terapeutica. <br />La musica è una vibrazione compatta e coerente che si propaga attraverso le molecole dell'aria, le mette in movimento. Quando il corpo viene raggiunto da questo massaggio sonoro ne verrà influenzato. <br /><br />Il corpo risponde al suono in maniera magica, meravigliosa, e non si può trascurare che lo faccia. Nel flamenco lo fa ancora di più, perché la musica è creata dalla parte destra del cervello, dal cervello più profondo, più "animale". Il musicista ha un canovaccio anche abbastanza preciso ma nel flamenco, come succede nel jazz, resta sempre uno spazio dedicato all'improvvisazione. E c'è sempre spazio per seguire le energie presenti nel presente, e modificare la propria espressione a seconda della situazione  del sentire del momento. <br /><br />Un artista flamenco può sentire i ritmi e la melodia in un modo speciale perché influenzato da qualcuno presente in sala, o da qualcosa che sta succedendo nel gruppo musicale. <br /><br />Nel flamenco c'è una forte componente ritmica che si mescola con la componente melodica, generando una complessità espressiva davvero notevole<br /><br />Nel corpo l'aspetto percussivo del flamenco risponde totalmente dentro le gambe e dentro i piedi. Siccome esiste la forza di gravità, la sollecitazione che coinvolge i piedi risale verso la parte superiore del corpo, attraverso le catene muscolari antigravitarie. <br /><br />La chitarra flamenca pur essendo uno strumento melodico ha sempre una componente ritmica: dà moltissimi golpes, suoni ritmici. Il corpo le risponde in modo ritmica, ma anche melodico al tempo stesso. <br /><br />La chitarra flamenca, nel suo aspetto melodico, risuona nelle viscere, e mi sembra un vero dato di fatto, e coinvolge tanto le viscere. La chitarra flamenca parla alle viscere!<br /><br />Il cante parla con la zona del corpo che lo produce: la parte alta del corpo viene colpita tanto dal flamenco, e rispondono la gola, il petto, la testa. <br /><br />Il cuore è sollecitato dalla combinazione fra cante e chitarra.<br /><br />Tutto questo non succederebbe se il musicista non mettesse in comunicazione il cuore con il corpo e il cervello. Quando questo accad, si apre la porta della comunicazione corpo- cuore- cervello.<br /><br />Il valore terapeutico del flamenco ha tanto a che vedere con l'emozionalità della musica, che è legata all'emozionalità del musicista. Lo spettatore riceve l'emozionalità dell'artista, se il musicista o il danzatore sono molto presenti nel proprio cuore e nel corpo e nella mente. <br /><br />Guardando ed ascoltando il flamenco è successo a tutti di aver accesso a ricordi ed emozioni della nostra vita, stimolati dal flamenco. La musica e il baile possono trasformare i nostri pensieri, le emozioni e persino i ricordi. E questa trasformazione fa la differenza!<br />A volte dopo uno spettacolo flamenco dci sentiamo più energici, o più calmi, o più attivi, o più sereni... Le nostre emozioni vengono provocate dal flamenco. <br /><br />Spesso anche i neofiti assoluti vengono scossi nel proprio animo dal flamenco. La musica e la danza dovrebbero farlo sempre ma il flamenco che ha una emozionalità fortissima, può travolgere lo spettatore. <br /><br />Sarebbe meraviglioso utilizzare il flamenco come forma di terapia, lasciando uscire arrabbiature e tensioni, stress, e dare alla situazione presente il peso che realmente ha. A volte diamo un peso molto grande a qualcosa che se fosse esplicitato e reso razionale non avrebbe tanto peso... ma ciò che resta nascosto dentro la nostra coscienza diventa sempre più grande, più importante. <br /><br />E una formica diventa un elefante. Il flamenco ci aiuta a dare alla formica il peso della formica! <br /><br />Il flamenco ha una consuetudine di far diventare la musica più allegra, più leggera. E' una bella scuola di vita, perché ci insegna a buttarci dietro le spalle ciò che non ci serve: quando la rabbia o la nostalgia o l'emozione negativa è stata espressa completamente, la vita continua e si volta pagina. <br />Il fatto di dare valore al dolore e persino alla morte la vita continua. Anche dopo l'esperienza del lutto la vita continua. Il flamenco ci dice che dopo il lutto c'è ancora la vita. I flamenco è un inno alla vita. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danze e musiche del mondo arabo e di flamenco dal 1985. Insegno dal 1990 baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Sono appassionata di neuroscienze, e indago quotidianamente le relazioni fra il corpo, il cervello, il pensiero, il cuore...,<br /><br />Durante le lezioni spesso faccio degli esperimenti: monto una parte di coreografia su un palo flamenco, che ha tonalità particolare, ed atmosfera peculiare. Poi provo a cambiare la musica, utilizzando un altro palo fllamenco che condivida con il primo struttura ritmica e musicale e tempo, ma non ambiente sonoro, né scala musicale. E' interessante verificare che il corpo risponde diversamente al suono se la musica cambia. Se il chitarrista cambia la musica, io cambierò i miei movimenti, la qualità dei movimenti... e forse additrittura anche la forma stessa! <br /><br />Se il chitarrista cambia la musica, io non sono più capace di fare gli stessi suoni che avevo appena creato: la musica fuori di me influenza totalmente la musica dentro di me. <br />I suoni che produco dipendono assolutamente dalla musica presente. <br /><br />Tutto è nel flamenco una conversazione. La priorità del flamenco è sempre quella di mantenere aperta la porta dell'improvvisazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50559737</guid><pubDate>Fri, 15 Jul 2022 14:10:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50559737/40_la_musica_del_flamenco_nel_suo_apetto_terapeutico.mp3" length="16770656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La musica flamenca ha una grandissima valenza terapeutica. &#13;
La musica è una vibrazione compatta e coerente che si propaga attraverso le molecole dell'aria, le mette in movimento. Quando il corpo viene raggiunto da questo massaggio sonoro ne verrà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La musica flamenca ha una grandissima valenza terapeutica. <br />La musica è una vibrazione compatta e coerente che si propaga attraverso le molecole dell'aria, le mette in movimento. Quando il corpo viene raggiunto da questo massaggio sonoro ne verrà influenzato. <br /><br />Il corpo risponde al suono in maniera magica, meravigliosa, e non si può trascurare che lo faccia. Nel flamenco lo fa ancora di più, perché la musica è creata dalla parte destra del cervello, dal cervello più profondo, più "animale". Il musicista ha un canovaccio anche abbastanza preciso ma nel flamenco, come succede nel jazz, resta sempre uno spazio dedicato all'improvvisazione. E c'è sempre spazio per seguire le energie presenti nel presente, e modificare la propria espressione a seconda della situazione  del sentire del momento. <br /><br />Un artista flamenco può sentire i ritmi e la melodia in un modo speciale perché influenzato da qualcuno presente in sala, o da qualcosa che sta succedendo nel gruppo musicale. <br /><br />Nel flamenco c'è una forte componente ritmica che si mescola con la componente melodica, generando una complessità espressiva davvero notevole<br /><br />Nel corpo l'aspetto percussivo del flamenco risponde totalmente dentro le gambe e dentro i piedi. Siccome esiste la forza di gravità, la sollecitazione che coinvolge i piedi risale verso la parte superiore del corpo, attraverso le catene muscolari antigravitarie. <br /><br />La chitarra flamenca pur essendo uno strumento melodico ha sempre una componente ritmica: dà moltissimi golpes, suoni ritmici. Il corpo le risponde in modo ritmica, ma anche melodico al tempo stesso. <br /><br />La chitarra flamenca, nel suo aspetto melodico, risuona nelle viscere, e mi sembra un vero dato di fatto, e coinvolge tanto le viscere. La chitarra flamenca parla alle viscere!<br /><br />Il cante parla con la zona del corpo che lo produce: la parte alta del corpo viene colpita tanto dal flamenco, e rispondono la gola, il petto, la testa. <br /><br />Il cuore è sollecitato dalla combinazione fra cante e chitarra.<br /><br />Tutto questo non succederebbe se il musicista non mettesse in comunicazione il cuore con il corpo e il cervello. Quando questo accad, si apre la porta della comunicazione corpo- cuore- cervello.<br /><br />Il valore terapeutico del flamenco ha tanto a che vedere con l'emozionalità della musica, che è legata all'emozionalità del musicista. Lo spettatore riceve l'emozionalità dell'artista, se il musicista o il danzatore sono molto presenti nel proprio cuore e nel corpo e nella mente. <br /><br />Guardando ed ascoltando il flamenco è successo a tutti di aver accesso a ricordi ed emozioni della nostra vita, stimolati dal flamenco. La musica e il baile possono trasformare i nostri pensieri, le emozioni e persino i ricordi. E questa trasformazione fa la differenza!<br />A volte dopo uno spettacolo flamenco dci sentiamo più energici, o più calmi, o più attivi, o più sereni... Le nostre emozioni vengono provocate dal flamenco. <br /><br />Spesso anche i neofiti assoluti vengono scossi nel proprio animo dal flamenco. La musica e la danza dovrebbero farlo sempre ma il flamenco che ha una emozionalità fortissima, può travolgere lo spettatore. <br /><br />Sarebbe meraviglioso utilizzare il flamenco come forma di terapia, lasciando uscire arrabbiature e tensioni, stress, e dare alla situazione presente il peso che realmente ha. A volte diamo un peso molto grande a qualcosa che se fosse esplicitato e reso razionale non avrebbe tanto peso... ma ciò che resta nascosto dentro la nostra coscienza diventa sempre più grande, più importante. <br /><br />E una formica diventa un elefante. Il flamenco ci aiuta a dare alla formica il peso della formica! <br /><br />Il flamenco ha una consuetudine di far diventare la musica più allegra, più leggera. E' una bella scuola di vita, perché ci insegna a buttarci dietro le spalle ciò che non ci serve: quando la rabbia o la nostalgia o l'emozione negativa è...]]></itunes:summary><itunes:duration>1049</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cultura,emozioni,espressione,flamenco,improvvisazione,musica,musicoterapia,terapia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/21f6478992513e32fcce4cd9b6abfad0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#39 Il dolore e la paura dei palos mineros - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/39-il-dolore-e-la-paura-dei-palos-mineros-flamenco-chiavi-in-mano--50497055</link><description><![CDATA[La paura e il dolore vengono espressi tanto nel flamenco dai palos mineros, dai generi legati alla vita mineraria. Questi cantes, relativi alle persone che lavorano nella viscere della terra esprimono la paura di un pericolo reale, che mina la vita stessa delle persone. <br /><br />Sono palos nati nella zona di Almeria, di Jaen e nella regione di Murcia, zone minerarie che ad un certo punto videro arrivare lavoratori anche da molto lontano. Le miniere erano quindi luoghi di aggregazione, che mettevano insieme persone della provincia di Almeria, Malaga, Jaen, ma anche di altre zone.<br /><br />In un paesino che normalmente contava 5000 abitanti, improvvisamente si trovano 30 o 40.000 abitanti: ovviamente diventa necessario avere ristoratori, sarti, calzolai, e anche qualcuno che possa divertire ed intrattenere queste persone. Siccome sono principalmente andalusi, il flamenco è di certo molto richiesto. <br /><br />Inoltre, molti erano uomini da soli, senza famiglia e senza moglie, che andavano anche alla ricerca di compagnia. E l'alcol era molto richiesto!<br /><br />I palos mineros sono tanti, e diversi fra loro. La miniera è un lavoro molto duro e pericoloso, e molti ci hanno rimesso la vita o almeno la salute. Pericoli di crolli, di esplosioni, fatica, condizioni di lavoro molto difficili. <br />Pericolo, paura e dolore sono molto connaturati con questi palos, che infatti già al primo ascolto appaiono scuri, tristi. <br /><br />Tutti i palos mineros lavorano nella scala andalusa, nel modo flamenco. e si suonano "por arriba", sulle corde più gravi della chitarra, fattore che porta il suono ad essere ancora più scuro. <br /><br />Tutte le famiglie dei minatori hanno subito lutti e perdite, e il dolore espresso dai palos mineros è per qualcosa di reale, una paura per un pericolo reale.<br /><br />Il rovescio della medaglia del dolore nelle miniere è il fatto che il minatore, nelle viscere della terra, ha la possibilità di meditare sul mondo, come se arrivasse a conoscerlo dall'interno. Ci sono letras che parlano di una saggezza profonda dei minatori nei palos mineros. E' la vita dentro la morte, la gioia dentro il dolore: il dolore e la paura fanno parte della vita. <br /><br />Questi palos sono come urla sommesse. Soprattutto nella regione di Murcia, nel paese de La Union, sede di una vita mineraria fiorentissima, ormai terminata da tempo, c'è un festival dedicato centralmente ai palos de Levante e ci sono, proprio lì,modalità di cante molto particolari: il cantaor canta con frasi molto lunghe e lente. Canta fino allo stremo delle forze, fino al suo ultimo respiro. Se sentiamo cantare un taranto, una cartagenera o una taranta da parte di un cantaor che non è abituato a cantare come si fa a La Union, non si sente questo trascinare la voce, che a La Union è d'obbligo <br /><br />"Questa è la mia vita e la accetto", ecco cosa ci dice questo cante. E' affidarsi a qualcosa di più grande, che ci rende poi sereni. <br /><br />La paura viene cantata, e in qualche maniera viene esorcizzata. Quando si lascia uscire tutta la voce, il diaframma deve lavorare tantissimo per espellere tutto il fiato, e la muscolatura addominale lavora profondamente e attivamente. <br />Il dolore non viene esorcizzato perché cacciato via, ma viene espresso. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e musiche e danze del modno arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano con un'ottica molto incentrata su neurologia, anatomia, psicologia e in generale sulle neuroscienze. <br /><br />Chi inizia a ballare flamenco solitamente non ha neanche idea di che cosa sia questa forma culturale.. Ma ci si rende poi conto che il flamenco ci permette di lasciare uscire le emozioni in modo efficace e potente. <br /><br />Dal punto di vista del baile, la mia esperienza di questi palos è quella dell'unico palo che si suole ballare: il taranto. La letra è complessa, e il cantaor può cantare senza una prevedibilità, allungando o accorciando le varie parti del cante. Il bailaor deve conoscere bene come funziona perché deve collegarsi al cante al 100% e respirare con il cantaor. <br /><br />Il baile por taranto è molto legato alla terra, e deve esserlo.<br /><br />Nel baile por taranto, il cantaor tende sempre a cantare una letra  che dice "a' onde andarà mi muchacho, que hace tres dias que no lo veo. Andarà por ahì borracho o alguna mujer mala me lo habrà entretenido" (dove sarà il mio ragazzo, che sono tre giorni che non lo vedo, andrà da qualche parte ubriaco o una donnaccia me lo avrà distratto). <br /><br />Ci ho messo un bel po' a capire che cosa significasse una strofa che parla di un ragazzo che va al bar, scusate l'ignoranza! Ma come, un palo che parla delle miniere... perché mi racconta questa storia? E' molto semplice: i minatori avevano una grandissima voglia di andarsi a divertire, a fine giornata e andavano al bar del paese a spendere tutti i loro soldi (un po' come nei saloon del far West!). Un parente sta cercando un ragazzo, un minatore, che è andato a spendere i suoi soldi e la sua serata in un locale. <br /><br />Fa parte del dolore e della paura: il mio ragazzo non c'è e magari è morto, ma forse è in un locale!<br /><br />Il baile por taranto fisicamente ci impone di tirar fuori tutto da sé, e si termina con una stanchezza fisica notevole: si lascia uscire tutto, e il cuore si sente in pace, sereno. Lo stesso capita anche per il cante: quando il cantaor finisce di cantare, ha respirato così tanto che non ha potuto fare altro che lasciare uscire il dolore e la paura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50497055</guid><pubDate>Mon, 11 Jul 2022 12:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50497055/39_il_dolore_e_la_paura_dei_palos_mineros.mp3" length="17543880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La paura e il dolore vengono espressi tanto nel flamenco dai palos mineros, dai generi legati alla vita mineraria. Questi cantes, relativi alle persone che lavorano nella viscere della terra esprimono la paura di un pericolo reale, che mina la vita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La paura e il dolore vengono espressi tanto nel flamenco dai palos mineros, dai generi legati alla vita mineraria. Questi cantes, relativi alle persone che lavorano nella viscere della terra esprimono la paura di un pericolo reale, che mina la vita stessa delle persone. <br /><br />Sono palos nati nella zona di Almeria, di Jaen e nella regione di Murcia, zone minerarie che ad un certo punto videro arrivare lavoratori anche da molto lontano. Le miniere erano quindi luoghi di aggregazione, che mettevano insieme persone della provincia di Almeria, Malaga, Jaen, ma anche di altre zone.<br /><br />In un paesino che normalmente contava 5000 abitanti, improvvisamente si trovano 30 o 40.000 abitanti: ovviamente diventa necessario avere ristoratori, sarti, calzolai, e anche qualcuno che possa divertire ed intrattenere queste persone. Siccome sono principalmente andalusi, il flamenco è di certo molto richiesto. <br /><br />Inoltre, molti erano uomini da soli, senza famiglia e senza moglie, che andavano anche alla ricerca di compagnia. E l'alcol era molto richiesto!<br /><br />I palos mineros sono tanti, e diversi fra loro. La miniera è un lavoro molto duro e pericoloso, e molti ci hanno rimesso la vita o almeno la salute. Pericoli di crolli, di esplosioni, fatica, condizioni di lavoro molto difficili. <br />Pericolo, paura e dolore sono molto connaturati con questi palos, che infatti già al primo ascolto appaiono scuri, tristi. <br /><br />Tutti i palos mineros lavorano nella scala andalusa, nel modo flamenco. e si suonano "por arriba", sulle corde più gravi della chitarra, fattore che porta il suono ad essere ancora più scuro. <br /><br />Tutte le famiglie dei minatori hanno subito lutti e perdite, e il dolore espresso dai palos mineros è per qualcosa di reale, una paura per un pericolo reale.<br /><br />Il rovescio della medaglia del dolore nelle miniere è il fatto che il minatore, nelle viscere della terra, ha la possibilità di meditare sul mondo, come se arrivasse a conoscerlo dall'interno. Ci sono letras che parlano di una saggezza profonda dei minatori nei palos mineros. E' la vita dentro la morte, la gioia dentro il dolore: il dolore e la paura fanno parte della vita. <br /><br />Questi palos sono come urla sommesse. Soprattutto nella regione di Murcia, nel paese de La Union, sede di una vita mineraria fiorentissima, ormai terminata da tempo, c'è un festival dedicato centralmente ai palos de Levante e ci sono, proprio lì,modalità di cante molto particolari: il cantaor canta con frasi molto lunghe e lente. Canta fino allo stremo delle forze, fino al suo ultimo respiro. Se sentiamo cantare un taranto, una cartagenera o una taranta da parte di un cantaor che non è abituato a cantare come si fa a La Union, non si sente questo trascinare la voce, che a La Union è d'obbligo <br /><br />"Questa è la mia vita e la accetto", ecco cosa ci dice questo cante. E' affidarsi a qualcosa di più grande, che ci rende poi sereni. <br /><br />La paura viene cantata, e in qualche maniera viene esorcizzata. Quando si lascia uscire tutta la voce, il diaframma deve lavorare tantissimo per espellere tutto il fiato, e la muscolatura addominale lavora profondamente e attivamente. <br />Il dolore non viene esorcizzato perché cacciato via, ma viene espresso. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e musiche e danze del modno arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano con un'ottica molto incentrata su neurologia, anatomia, psicologia e in generale sulle neuroscienze. <br /><br />Chi inizia a ballare flamenco solitamente non ha neanche idea di che cosa sia questa forma culturale.. Ma ci si rende poi conto che il flamenco ci permette di lasciare uscire le emozioni in modo efficace e potente. <br /><br />Dal punto di vista del baile, la mia esperienza di questi palos è quella dell'unico palo che si suole ballare: il taranto. La letra è complessa, e il cantaor può cantare senza una prevedibilità, allungando o accorciando le varie...]]></itunes:summary><itunes:duration>1097</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,dolore,flamenco,levante,mineros,miniere,palos,paura,taranto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/65be68d7887213918bfc62b2533e555e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#38 La paura e il disgusto nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/38-la-paura-e-il-disgusto-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50495169</link><description><![CDATA[La paura e il disgusto sono due emozioni primarie, che nascono prima dell'educazione e proteggono la nostra stessa esistenza in vita. <br /><br />Il disgusto serve ad evitare che l'essere umano ingerisca cose pericolose o si infili in situazioni in cui potrebbe mettersi in pericolo. Per estensione, il disgusto può essere il rifiuto di qualcosa che potrebbe farmi male, ma anche qualcosa che io penso che potrebbe farmi male... Quindi nell'ambito del disgusto si possono annoverare tutte le paure di qualcosa che potrebbe contaminarmi, o ferirmi, o mettermi a rischio. <br /><br />Si possono annoverare in questo ambito i disturbi alimentari, i pensieri ossessivo compulsivi, lo stress post-traumatico, in ultima istanza persino la depressione. Questi disturbi esprimono una esigenza di ordine, simmetria, controllo, un criticare la realtà e non accettarla per come è. <br /><br />La paura ci avvisa di un pericolo ma non ci insegna assolutamente come affrontarlo: ci dice che c'è un pericolo ma lì si ferma. E' sempre difficile capire cosa mi fa la paura, dove la sento e come si esprime.<br /><br />Nel flamenco queste due emozioni sono marginali: il flamenco non ha mai paura di qualcosa che potrebbe succedere ma che forse non succederà, e non ha ancora un dato di realtà. <br /><br />Spesso la paura ci impedisce di agire, ma il flamenco essendo una cultura antica e saggia, non ha mai paura di qualcosa che potrebbe accadere... ma anche non verificarsi.<br /><br />La postura di chi fa flamenco è aperta e forte, perché nulla funzionerebbe se cercassi di cantare, ballare, dare la palma se rimanessi chiuso e contratto! <br /><br />Se mi pre-occupo, esco dalla logica del flamenco: le strofe poetiche del flamenco, le letras, non parlano mai di una possibile preoccupazione o pausa per il futuro: il flamenco parla sempre di una realtà, non fa una denuncia contro qualcosa che non gli piace o che potrebbe succedere. <br /><br />Le emozioni primarie vengono attivate direttamente, non a causa di una introspezione, di una consapevolezza. Non hanno a che fare con l'educazione, con la consapevolezza, ma con un istinto. Qualcosa che la persona prova in maniera diretta, fisica, tant'è che è difficile capire se un bambino è triste o ha mal di pancia (in realtà lo è anche per l'adulto).<br /><br />Il flamenco non lavora in modo diretto su queste emozioni, ma lo fa in modo indiretto: ci insegna a non rifiutare ciò che non è direttamente pericoloso per noi. Il flamenco accoglie le emozioni e le aiuta ad esprimersi. Quindi ci può venire in aiuto in caso di emozioni legate al disgusto: obbligandoci a stare molto verticali e forti ci fa capire che possiamo provare emozioni e sopravvivere lo stesso, che la paura si possa esprimere (lo vedremo in un prossimo podcast) e si possa raccontare, ma non ci insegna ad aver paura della paura. <br /><br />Il flamenco ci insegna a dire o fare qualcosa di imprevedibile. L'esigenza di controllo, ordine e simmetria di chi ha un disgusto patologico non è contemplata nel flamenco. Il flamenco non è prevedibile, e fra l'altro non lo è anche perché dipende dalla interazione con altre persone. Ci fa sentire che siamo forti e questo è un enorme antidoto alla paura. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Sono una appassionata studiosa di neuroscienze e ogni giorno di più nella mia esperienza vedo come il corpo si comporta in relazione al cervello e al pensiero. <br /><br />Nelle lezioni insegno utilizzando le neuroscienze, e trovo sempre molto interessante verificare come le persone possano stare nel corpo, stare nel ritmo, esprimersi in modo diverso se lavorano sul corpo in modo efficace. <br /><br />Se sto per ballare, cantare o suonare, è possibile che abbia pensieri che mi distraggono. Ma se sto nel corpo questi pensieri "parassiti" perdono forza. Spesso quando gli allievi sbagliano si auto-rimproverano: finché non ci permettiamo di sbagliare non impariamo. La paura è quasi sempre il mio peggiore alleato, a meno che non ci sia una tigre davanti a me, ma solitamente la tigre è solo nella nostra mente, ma la temiamo come se fosse davanti a noi!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50495169</guid><pubDate>Thu, 07 Jul 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50495169/38_la_paura_e_il_disgusto_nel_flamenco.mp3" length="13752573" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La paura e il disgusto sono due emozioni primarie, che nascono prima dell'educazione e proteggono la nostra stessa esistenza in vita. &#13;
&#13;
Il disgusto serve ad evitare che l'essere umano ingerisca cose pericolose o si infili in situazioni in cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La paura e il disgusto sono due emozioni primarie, che nascono prima dell'educazione e proteggono la nostra stessa esistenza in vita. <br /><br />Il disgusto serve ad evitare che l'essere umano ingerisca cose pericolose o si infili in situazioni in cui potrebbe mettersi in pericolo. Per estensione, il disgusto può essere il rifiuto di qualcosa che potrebbe farmi male, ma anche qualcosa che io penso che potrebbe farmi male... Quindi nell'ambito del disgusto si possono annoverare tutte le paure di qualcosa che potrebbe contaminarmi, o ferirmi, o mettermi a rischio. <br /><br />Si possono annoverare in questo ambito i disturbi alimentari, i pensieri ossessivo compulsivi, lo stress post-traumatico, in ultima istanza persino la depressione. Questi disturbi esprimono una esigenza di ordine, simmetria, controllo, un criticare la realtà e non accettarla per come è. <br /><br />La paura ci avvisa di un pericolo ma non ci insegna assolutamente come affrontarlo: ci dice che c'è un pericolo ma lì si ferma. E' sempre difficile capire cosa mi fa la paura, dove la sento e come si esprime.<br /><br />Nel flamenco queste due emozioni sono marginali: il flamenco non ha mai paura di qualcosa che potrebbe succedere ma che forse non succederà, e non ha ancora un dato di realtà. <br /><br />Spesso la paura ci impedisce di agire, ma il flamenco essendo una cultura antica e saggia, non ha mai paura di qualcosa che potrebbe accadere... ma anche non verificarsi.<br /><br />La postura di chi fa flamenco è aperta e forte, perché nulla funzionerebbe se cercassi di cantare, ballare, dare la palma se rimanessi chiuso e contratto! <br /><br />Se mi pre-occupo, esco dalla logica del flamenco: le strofe poetiche del flamenco, le letras, non parlano mai di una possibile preoccupazione o pausa per il futuro: il flamenco parla sempre di una realtà, non fa una denuncia contro qualcosa che non gli piace o che potrebbe succedere. <br /><br />Le emozioni primarie vengono attivate direttamente, non a causa di una introspezione, di una consapevolezza. Non hanno a che fare con l'educazione, con la consapevolezza, ma con un istinto. Qualcosa che la persona prova in maniera diretta, fisica, tant'è che è difficile capire se un bambino è triste o ha mal di pancia (in realtà lo è anche per l'adulto).<br /><br />Il flamenco non lavora in modo diretto su queste emozioni, ma lo fa in modo indiretto: ci insegna a non rifiutare ciò che non è direttamente pericoloso per noi. Il flamenco accoglie le emozioni e le aiuta ad esprimersi. Quindi ci può venire in aiuto in caso di emozioni legate al disgusto: obbligandoci a stare molto verticali e forti ci fa capire che possiamo provare emozioni e sopravvivere lo stesso, che la paura si possa esprimere (lo vedremo in un prossimo podcast) e si possa raccontare, ma non ci insegna ad aver paura della paura. <br /><br />Il flamenco ci insegna a dire o fare qualcosa di imprevedibile. L'esigenza di controllo, ordine e simmetria di chi ha un disgusto patologico non è contemplata nel flamenco. Il flamenco non è prevedibile, e fra l'altro non lo è anche perché dipende dalla interazione con altre persone. Ci fa sentire che siamo forti e questo è un enorme antidoto alla paura. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br />Sono una appassionata studiosa di neuroscienze e ogni giorno di più nella mia esperienza vedo come il corpo si comporta in relazione al cervello e al pensiero. <br /><br />Nelle lezioni insegno utilizzando le neuroscienze, e trovo sempre molto interessante verificare come le persone possano stare nel corpo, stare nel ritmo, esprimersi in modo diverso se lavorano sul corpo in modo efficace. <br /><br />Se sto per ballare, cantare o suonare, è possibile che abbia pensieri che mi distraggono. Ma se sto nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>860</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,controllo,depressione,disgusto,emozioni,espressione,flamenco,forza,letras,palmas,paura,pericolo,preoccupazione,primarie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6f2c5d28ce27b415b458249b07fdb1a8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#37 La perdita e la morte nella Siguiríya - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/37-la-perdita-e-la-morte-nella-siguiriya-flamenco-chiavi-in-mano--50449270</link><description><![CDATA[La Siguiríya è uno dei palos del flamenco più antichi. La chitarra suona pochissime note, che sono quelle della "cadenza andalusa", quella che i flamencologi oggi chiamano "scala flamenca". <br /><br />Il cante viene accompagnato da una scala musicale molto scarna, che esprime contemporaneamente la struttura ritmoca e quella melodica. <br /><br />Se non c'è il baile, nella Siguiríya, il cante rimane non ritmico, cioè non si potrebbe mettere un metronomo. Mentre se c'è il bvaile anche il cante diventa ritmico. <br /><br />Probabilmente nascono dai canti delle plañideras, le piagnone, le prefiche che piangevano nei funerali. Infatti anticamente venivano chiamate "Playeras", distorsione del termine plañideras.<br /><br />Cercare di trascrivere il cante por Siguiríya è difficilissimo, perché le note del cante sono lunghissime e piene di decorazioni, melismi... quindi nella trascrizione musicale si fanno per forza delle semplificazioni, delle banalizzazioni, che rendono quanto scritto neppur più riconoscibile come una Siguiríya. La sua essenza quindi resta quella dell'interpretazione.<br /><br />La Siguiríya parla della perdita, della morte, di tutto ciò che nella vita finisce. E lo fa in modo poetico, senza lamentarsi: il retro messaggio del flamenco è sempre "se è successo questo è perché era giusto così!". Ci chiede di esprimere e accogliere la tristezza. La tristezza della Solea parla dell'incomprensibilità, i palos de Levante parlano del dolore, della paura, del pericolo, mentre la Siguiríya parla della morte e della perdita. <br /><br />Si dice che l'opera d'arte sia un sistema che l'artista ha per passare al di là del tempo e diventare immortale, sopravvivendo alla propria stessa morte. Il flamenco non lo fa perché si tratta si una forma d'arte orale: l'artista produce per le persone che ha davanti, può comunicare tantissimo ma nulla resterà. Anche perché quello che importa è l'interpretazione, non la forma: una coreografia bellissima, ad esempio, se eseguita da un bailaor ha un senso (ballata in un certo contesto...) se eseguita da un altro diventa assolutamente un'altra coreografia. <br /><br />L'altra ragione per cui il flamenco non cerca di andare oltre la morte è perché il flamenco si rende conto che la morte è un pezzo della vita, e quindi non ha bisogno di rendersi immortale. <br /><br />Il flamenco non si arrabbia di fronte alla morte, non se ne lamenta. Ne parla!<br />Ci possiamo chiedere come fa oggi a sopravvivere una cosa come la Siguiríya che parla della morte, in una società in cui tutto è superficiale e rapido, social, fast food. <br />La morte esiste, è una realtà, e il flamenco ne parla, perché deve esprimere tutto ciò che comprende la vita. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco, danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro meraviglioso sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Accanto a questo, sono studiosa di neuroscienze e sono appassionatissima di cante flamenco. <br /><br />Il cante por Siguiríya ti entra dentro le viscere. Ti entra e risveglia una parte di te che è profondamente umana. Ogni volta che un gruppo di miei allievi affronta questo palo, tutti ne  riconoscono facilmente la struttura ritmica, perché la chitarra ne sottolinea in modo ipnotico la struttura ritmica. Ma il cante è sospeso in aria, come se non volesse finire, rimanendo in sospeso nelle orecchie dell'ascoltatore. E' ovvio che il cante si appoggia su note ben precise della chitarra. <br /><br />La Siguiríya assomiglia un po' ad un urlo. Nelle mie follie pedagogiche, ho fatto urlare gli allievi, per far loro capire fisicamente quale emozione possa generare questo cante! Tutti quando imparano a ballare, si occupano di apprendere prima le forme e poi appiccicarci sopra una interpretazione, e nella Siguiríya in particolare (ma anche... nel flamenco in generale!) questo non ha nessun senso!<br /><br />Nella Siguiríya i movimenti sono pochi perché il cante è intenso ed è vuota, piena di silenzi. Una volta guardavo un video di una Siguiríya ballata da una compagnia di flamenco statunitense. I danzatori erano preparatissimi ma forse erano troppo dinamici e non sostenevano i silenzi della Siguiríya, e quindi li riempivano di movimenti. Ma la Siguiríya dove sta?<br /><br />I gitani dicono che non è possibile cantare e forse neanche comprendere la Siguiríya se non sei gitano. In realtà non è così, ma per capire cosa significa sarà fondamentale ascoltare un cantaor che ne esprima la storia: il cante ha il diritto di rimanere molto libero dal ritmo, ricordando che la Siguiríya viene dalle Tonà, che sono libere da qualsiasi vincolo. <br />Consiglio sempre di ascoltare il cante por Siguiríya se El Agujetas, gitano di Jerez, che secondo me la esprime alla perfezione: se non ti esprime lui la Siguiríya (o anche la Soleà), non saprei chi indicare. <br /><br />La Siguiríya esprime la quintessenza del cante flamenco, e il cantaor mantiene il diritto di allungare o accorciare le frasi, nella libertà interpretativa totale.<br /><br />Ballare por Siguiríya è una grossa sfida: per quanto il cantaor cerchi di cantare in modo comprensibile per un danzatore, spesso non ci riesce perché dovrebbe negare la propria espressività. Ci vuole quindi tanto coraggio, buttarsi nell'imprevedibilità totale, nell'essere fuori dal controllo. La Siguiríya ti trasporta in un piano in cui la vita e la morte sono indissolubilmente legate e nel quale ti rendi conto che una senza l'altra non avrebbe senso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50449270</guid><pubDate>Mon, 04 Jul 2022 14:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50449270/37_la_perdita_e_la_morte_nella_siguiriya.mp3" length="17256324" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La Siguiríya è uno dei palos del flamenco più antichi. La chitarra suona pochissime note, che sono quelle della "cadenza andalusa", quella che i flamencologi oggi chiamano "scala flamenca". &#13;
&#13;
Il cante viene accompagnato da una scala musicale molto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Siguiríya è uno dei palos del flamenco più antichi. La chitarra suona pochissime note, che sono quelle della "cadenza andalusa", quella che i flamencologi oggi chiamano "scala flamenca". <br /><br />Il cante viene accompagnato da una scala musicale molto scarna, che esprime contemporaneamente la struttura ritmoca e quella melodica. <br /><br />Se non c'è il baile, nella Siguiríya, il cante rimane non ritmico, cioè non si potrebbe mettere un metronomo. Mentre se c'è il bvaile anche il cante diventa ritmico. <br /><br />Probabilmente nascono dai canti delle plañideras, le piagnone, le prefiche che piangevano nei funerali. Infatti anticamente venivano chiamate "Playeras", distorsione del termine plañideras.<br /><br />Cercare di trascrivere il cante por Siguiríya è difficilissimo, perché le note del cante sono lunghissime e piene di decorazioni, melismi... quindi nella trascrizione musicale si fanno per forza delle semplificazioni, delle banalizzazioni, che rendono quanto scritto neppur più riconoscibile come una Siguiríya. La sua essenza quindi resta quella dell'interpretazione.<br /><br />La Siguiríya parla della perdita, della morte, di tutto ciò che nella vita finisce. E lo fa in modo poetico, senza lamentarsi: il retro messaggio del flamenco è sempre "se è successo questo è perché era giusto così!". Ci chiede di esprimere e accogliere la tristezza. La tristezza della Solea parla dell'incomprensibilità, i palos de Levante parlano del dolore, della paura, del pericolo, mentre la Siguiríya parla della morte e della perdita. <br /><br />Si dice che l'opera d'arte sia un sistema che l'artista ha per passare al di là del tempo e diventare immortale, sopravvivendo alla propria stessa morte. Il flamenco non lo fa perché si tratta si una forma d'arte orale: l'artista produce per le persone che ha davanti, può comunicare tantissimo ma nulla resterà. Anche perché quello che importa è l'interpretazione, non la forma: una coreografia bellissima, ad esempio, se eseguita da un bailaor ha un senso (ballata in un certo contesto...) se eseguita da un altro diventa assolutamente un'altra coreografia. <br /><br />L'altra ragione per cui il flamenco non cerca di andare oltre la morte è perché il flamenco si rende conto che la morte è un pezzo della vita, e quindi non ha bisogno di rendersi immortale. <br /><br />Il flamenco non si arrabbia di fronte alla morte, non se ne lamenta. Ne parla!<br />Ci possiamo chiedere come fa oggi a sopravvivere una cosa come la Siguiríya che parla della morte, in una società in cui tutto è superficiale e rapido, social, fast food. <br />La morte esiste, è una realtà, e il flamenco ne parla, perché deve esprimere tutto ciò che comprende la vita. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco, danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance, un lavoro meraviglioso sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. <br /><br />Accanto a questo, sono studiosa di neuroscienze e sono appassionatissima di cante flamenco. <br /><br />Il cante por Siguiríya ti entra dentro le viscere. Ti entra e risveglia una parte di te che è profondamente umana. Ogni volta che un gruppo di miei allievi affronta questo palo, tutti ne  riconoscono facilmente la struttura ritmica, perché la chitarra ne sottolinea in modo ipnotico la struttura ritmica. Ma il cante è sospeso in aria, come se non volesse finire, rimanendo in sospeso nelle orecchie dell'ascoltatore. E' ovvio che il cante si appoggia su note ben precise della chitarra. <br /><br />La Siguiríya assomiglia un po' ad un urlo. Nelle mie follie pedagogiche, ho fatto urlare gli allievi, per far loro capire fisicamente quale emozione possa generare questo cante! Tutti quando imparano a ballare, si occupano di apprendere prima le forme e poi appiccicarci sopra una interpretazione, e nella Siguiríya in particolare (ma anche... nel flamenco in generale!) questo non ha nessun senso!<br /><br />Nella...]]></itunes:summary><itunes:duration>1079</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cultura,dolore,emozioni,flamenco,interpretazione,musica,perdita,siguiriya</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a8c3410e490ef35ec1c6e457f540fce1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#36 Il dolore della Soleá - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/36-il-dolore-della-solea-flamenco-chiavi-in-mano--50392555</link><description><![CDATA[Il dolore espresso dalla Soleá. <br />La Soleá è una icona del flamenco, uno dei generi su cui si poggia l'intera struttura del cante flamenco e del flamenco in generale. <br /><br />La melodia è molto semplice dal punto di vista delle note: nel flamenco l'essenza, l'identità sono nella profondità espressiva, nelle varianti personali dell'espressione del canto, non nella complessità della melodia<br /><br />Soleá viene da Soledad, solitudine, e questo già ci dice che si tratta di un argomento serio, profondo.<br /><br />Il fraseggio continuo, circolare della musicalità della Soleá è il simbolo dell'eternità del tempo. Arriva nel profondo delle viscere l'essere umano, e coinvolge in maniera ipnotica lo spettatore: il tempo non esiste più o diventa infinito.<br /><br />Il dolore della solitudine espresso nella soleá non è il dolore di essere da soli: nella società andalusa non c'è mai la solitudine fisica. In Andalusia la famiglia allargata, i vicini, gli amici, sono sempre molto presenti nella vita delle persone, ma la soleá ci parla della impossibilità di comunicare con profondità e precisione il proprio sentire.<br /><br />Siccome la soleá è stata cantata tantissimo, perché parla di qualcosa di molto umano, ogni cantaor importante nella storia del flamenco ne ha fatto una interpretazione personale, e ne esistono moltissime varianti. <br /><br />Il flamenco ci dice di guardare la tristezza, di accoglierla e di esprimerla, come fa con tutte le emozioni possibili. Va ad esprimere l'emozione, non a cancellarla o a negarla.<br /><br />Il flamenco esprime in molti modi la tristezza. Nella soleá è il fatto che nessuno possa capire esattamente l'emozione di un altro. La soleá es-prime il dolore, lo preme fuori, lo lascia uscire. Il dolore dentro all'essere umano, legato alla vita stessa, esce. La soleá lo invita ad uscire. <br /><br />La reazione è per tutti, artisti e pubblico, molto catartica.<br /><br />Nella soleá, tutte le frasi musical si appoggiano sulla cadenza andalusa, e diventano molto ipnotiche, come per farci vedere l'ineluttabilità della vita. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danza del mondo arabo, che insegno dal 1990. Sono molto appassionata dal cercare le relazioni fra neuroscienze, flamenco, danza, reazioni del corpo nel flamenco collegate con le reazioni della mente. <br /><br />Ogni volta che si canta, si balla o si suona la soleá, è come essere di fronte ad un baratro, e dover decidere se buttarsi o no. Dal punto di vista fisico, la Soleá ci obbliga ad essere stabili e solidi come un monumento. <br /><br />Scherzando dico ai miei allievi di immaginare di essere un boiler, grande, rotondo, pesante e con il fuoco in basso! E' come essere un guerriero in prima linea in una battaglia di terra. Ci obbliga a vender cara la pelle, ad essere presenti e fortissimi. <br /><br />Andare a rimestare dentro il dolore, l'incomunicabilità, ci aiuta a lasciare andare il dolore, ad avere un dolore e non ad essere il dolore. Il dolore è una emozione, una condizione transitoria. La soleá lo aiuta ad uscire e quando il dolore è uscito, si è espresso, allora, la soleá diventa Buleria, termine che viene da burla, e che esprime l'allegria, la rinnovata gioia di vivere.<br /><br />Il flamenco tende ad essere profondo e leggero al tempo stesso, mentre la cultura occidentale oggi molto spesso è superficiale ma pesante!<br /><br />Immergiamoci nell'ascolto della soleá, lasciando che il dolore sia qualcosa che abbiamo ma che non siamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50392555</guid><pubDate>Fri, 01 Jul 2022 14:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50392555/36_il_dolore_della_sole.mp3" length="11382744" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il dolore espresso dalla Soleá. &#13;
La Soleá è una icona del flamenco, uno dei generi su cui si poggia l'intera struttura del cante flamenco e del flamenco in generale. &#13;
&#13;
La melodia è molto semplice dal punto di vista delle note: nel flamenco...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il dolore espresso dalla Soleá. <br />La Soleá è una icona del flamenco, uno dei generi su cui si poggia l'intera struttura del cante flamenco e del flamenco in generale. <br /><br />La melodia è molto semplice dal punto di vista delle note: nel flamenco l'essenza, l'identità sono nella profondità espressiva, nelle varianti personali dell'espressione del canto, non nella complessità della melodia<br /><br />Soleá viene da Soledad, solitudine, e questo già ci dice che si tratta di un argomento serio, profondo.<br /><br />Il fraseggio continuo, circolare della musicalità della Soleá è il simbolo dell'eternità del tempo. Arriva nel profondo delle viscere l'essere umano, e coinvolge in maniera ipnotica lo spettatore: il tempo non esiste più o diventa infinito.<br /><br />Il dolore della solitudine espresso nella soleá non è il dolore di essere da soli: nella società andalusa non c'è mai la solitudine fisica. In Andalusia la famiglia allargata, i vicini, gli amici, sono sempre molto presenti nella vita delle persone, ma la soleá ci parla della impossibilità di comunicare con profondità e precisione il proprio sentire.<br /><br />Siccome la soleá è stata cantata tantissimo, perché parla di qualcosa di molto umano, ogni cantaor importante nella storia del flamenco ne ha fatto una interpretazione personale, e ne esistono moltissime varianti. <br /><br />Il flamenco ci dice di guardare la tristezza, di accoglierla e di esprimerla, come fa con tutte le emozioni possibili. Va ad esprimere l'emozione, non a cancellarla o a negarla.<br /><br />Il flamenco esprime in molti modi la tristezza. Nella soleá è il fatto che nessuno possa capire esattamente l'emozione di un altro. La soleá es-prime il dolore, lo preme fuori, lo lascia uscire. Il dolore dentro all'essere umano, legato alla vita stessa, esce. La soleá lo invita ad uscire. <br /><br />La reazione è per tutti, artisti e pubblico, molto catartica.<br /><br />Nella soleá, tutte le frasi musical si appoggiano sulla cadenza andalusa, e diventano molto ipnotiche, come per farci vedere l'ineluttabilità della vita. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche e danza del mondo arabo, che insegno dal 1990. Sono molto appassionata dal cercare le relazioni fra neuroscienze, flamenco, danza, reazioni del corpo nel flamenco collegate con le reazioni della mente. <br /><br />Ogni volta che si canta, si balla o si suona la soleá, è come essere di fronte ad un baratro, e dover decidere se buttarsi o no. Dal punto di vista fisico, la Soleá ci obbliga ad essere stabili e solidi come un monumento. <br /><br />Scherzando dico ai miei allievi di immaginare di essere un boiler, grande, rotondo, pesante e con il fuoco in basso! E' come essere un guerriero in prima linea in una battaglia di terra. Ci obbliga a vender cara la pelle, ad essere presenti e fortissimi. <br /><br />Andare a rimestare dentro il dolore, l'incomunicabilità, ci aiuta a lasciare andare il dolore, ad avere un dolore e non ad essere il dolore. Il dolore è una emozione, una condizione transitoria. La soleá lo aiuta ad uscire e quando il dolore è uscito, si è espresso, allora, la soleá diventa Buleria, termine che viene da burla, e che esprime l'allegria, la rinnovata gioia di vivere.<br /><br />Il flamenco tende ad essere profondo e leggero al tempo stesso, mentre la cultura occidentale oggi molto spesso è superficiale ma pesante!<br /><br />Immergiamoci nell'ascolto della soleá, lasciando che il dolore sia qualcosa che abbiamo ma che non siamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>712</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,chitarra,cultura,dolore,emozione,espressione,flamenco,solea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ea041157f86116c5963073eddbdb8cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#35 Emozioni corporee e Palos del flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/35-emozioni-corporee-e-palos-del-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50392280</link><description><![CDATA[Parliamo delle emozioni espresse attraverso il corpo e attraverso il flamenco.<br /><br />Quando nasciamo esprimiamo già sei emozioni, dette "primarie": tristezza, rabbia, meraviglia, paura e disgusto. Sono emozioni che esistono prima dell'educazione, perciò per quanto la nostra educazione possa essere stata repressiva, sicuramente le abbiamo espresse, almeno nella prima parte della nostra vita. L'emozione che un bambino di poche settimane o mesi di vita ha esprime in modo evidente in tutto il corpo, nella voce, nel comportamento, poi l'educazione gli insegna a reprimerla. <br /><br />Il flamenco praticamente esprime ciascuna delle emozioni primarie, essendo basato centralmente sull'espressione delle emozioni. Per questo il flamenco è davvero universale, non si può più considerare come un fenomeno esclusivamente andaluso: esprime qualcosa di profondamente umano!<br /><br />E' vero che la cultura andalusa lo fa evolvere ogni giorno, ma ormai il flamenco è davvero universale: parla di emozioni profondamente umane, che valgono in ogni contesto storico, sociale e culturale. E' un fenomeno centrato in Andalusia ma "parla" a tutto il mondo. <br /><br />Rispetto ad altre forme d'arte, che comunque sono un veicolo di espressione delle emozioni, il flamenco è ancora più forte  in questo senso. <br />E' normale che la musica ci aiuti ad esprimere le emozioni, e il flamenco lo fa ancora più profondamente. E' uno stimolo per lasciare uscire le emozioni, quelle primarie ma anche quelle post-educative, più complesse.<br /><br />In Spagna ci sono diversi esempi di percorsi per bambini, fatti attraverso il flamenco, che li portano a riconoscere ed esprimere le emozioni. <br /><br />Il flamenco è come un dramma rituale, che propone una specie di catarsi emozionale, e la riattivazione positiva della voglia di vivere, della gioia e dell'unitarietà del tessuto sociale. <br /><br />Il flamenco è un fenomeno legato da una esigenza espressiva dell'essere umano. Forse nessuna cultura originata da una regione specifica si è diffusa così tanto nel mondo come il flamenco. Questo succede perché il flamenco parla al cuore.<br /><br />Emozione è qualcosa che "muove da", e-motio. E comprende una reazione allo stimolo! E' una reazione a qualcosa che sta succedendo dentro e fuori di noi. Il flamenco riesce a "schiacciare un bottone" che attiva la deflagrazione dell'emozione, che la esprime. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco, danze e musiche del mondo arabo e neuroscienze. Insegno baile flamenco ed un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance, dal 1990 e lo faccio utilizzando tutti i sistemi che collegano il corpo, il cervello, le emozioni. <br />E' bellissimo vedere come le persone possano cambiare il proprio modo di muoversi, di percepire il ritmo e produrlo, semplicemente ponendo un'attenzione diversa al corpo, cambiando atteggiamento, cambiando postura. Se il corpo è centrato e presente, anche la mente può allinearsi, e disperdersi molto meno in altri pensieri parassiti, come pensare a cosa farò domani o a cosa ho fatto ieri. Se sono veramente dentro al corpo, difficilmente mi si palesano altri pensieri. <br /><br />Spesso, quando gli allievi sbagliano, si auto-rimproverano: la società ci impone di essere perfetti. Finché non ci permettiamo di sbagliare, non impareremo. Se ho paura di cadere non mi lancio e non imparerò a fare molte cose. <br /><br />La paura sarebbe utile, necessaria e fondamentale, se ci fosse una tigre davanti a me: sarebbe giusto scappare e difendersi, ma nella vita il più delle volte proviamo paura per qualcosa che non c'è davanti a noi ma solo nei nostri pensieri. <br /><br />Nel baile flamenco a volte i palos ci chiedono di essere molto forti, come ad esempio nella farruca o nella solea: spesso le persone hanno paura di essere così stabili, solide, monumentali. E allora cominciano a tentennare, inclinano il capo, si chiudono, come per difendersi, per scappare. Per lasciarsi vincere dalla paura! Il corpo può cercare la sua strada per ammutolire la presenza così forte.<br /><br />Se lascio il corpo nel suo centro e lo ascolto, si crea l'unione fra il corpo e la mente, che diventano davvero una cosa sola, in allineamento. In quel momento divento presente e consapevole. E in quella presenza c'è il flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50392280</guid><pubDate>Tue, 28 Jun 2022 15:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50392280/35_le_emozionio_corporee_e_palos_del_flamenco.mp3" length="13276517" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Parliamo delle emozioni espresse attraverso il corpo e attraverso il flamenco.&#13;
&#13;
Quando nasciamo esprimiamo già sei emozioni, dette "primarie": tristezza, rabbia, meraviglia, paura e disgusto. Sono emozioni che esistono prima dell'educazione, perciò...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parliamo delle emozioni espresse attraverso il corpo e attraverso il flamenco.<br /><br />Quando nasciamo esprimiamo già sei emozioni, dette "primarie": tristezza, rabbia, meraviglia, paura e disgusto. Sono emozioni che esistono prima dell'educazione, perciò per quanto la nostra educazione possa essere stata repressiva, sicuramente le abbiamo espresse, almeno nella prima parte della nostra vita. L'emozione che un bambino di poche settimane o mesi di vita ha esprime in modo evidente in tutto il corpo, nella voce, nel comportamento, poi l'educazione gli insegna a reprimerla. <br /><br />Il flamenco praticamente esprime ciascuna delle emozioni primarie, essendo basato centralmente sull'espressione delle emozioni. Per questo il flamenco è davvero universale, non si può più considerare come un fenomeno esclusivamente andaluso: esprime qualcosa di profondamente umano!<br /><br />E' vero che la cultura andalusa lo fa evolvere ogni giorno, ma ormai il flamenco è davvero universale: parla di emozioni profondamente umane, che valgono in ogni contesto storico, sociale e culturale. E' un fenomeno centrato in Andalusia ma "parla" a tutto il mondo. <br /><br />Rispetto ad altre forme d'arte, che comunque sono un veicolo di espressione delle emozioni, il flamenco è ancora più forte  in questo senso. <br />E' normale che la musica ci aiuti ad esprimere le emozioni, e il flamenco lo fa ancora più profondamente. E' uno stimolo per lasciare uscire le emozioni, quelle primarie ma anche quelle post-educative, più complesse.<br /><br />In Spagna ci sono diversi esempi di percorsi per bambini, fatti attraverso il flamenco, che li portano a riconoscere ed esprimere le emozioni. <br /><br />Il flamenco è come un dramma rituale, che propone una specie di catarsi emozionale, e la riattivazione positiva della voglia di vivere, della gioia e dell'unitarietà del tessuto sociale. <br /><br />Il flamenco è un fenomeno legato da una esigenza espressiva dell'essere umano. Forse nessuna cultura originata da una regione specifica si è diffusa così tanto nel mondo come il flamenco. Questo succede perché il flamenco parla al cuore.<br /><br />Emozione è qualcosa che "muove da", e-motio. E comprende una reazione allo stimolo! E' una reazione a qualcosa che sta succedendo dentro e fuori di noi. Il flamenco riesce a "schiacciare un bottone" che attiva la deflagrazione dell'emozione, che la esprime. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco, danze e musiche del mondo arabo e neuroscienze. Insegno baile flamenco ed un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance, dal 1990 e lo faccio utilizzando tutti i sistemi che collegano il corpo, il cervello, le emozioni. <br />E' bellissimo vedere come le persone possano cambiare il proprio modo di muoversi, di percepire il ritmo e produrlo, semplicemente ponendo un'attenzione diversa al corpo, cambiando atteggiamento, cambiando postura. Se il corpo è centrato e presente, anche la mente può allinearsi, e disperdersi molto meno in altri pensieri parassiti, come pensare a cosa farò domani o a cosa ho fatto ieri. Se sono veramente dentro al corpo, difficilmente mi si palesano altri pensieri. <br /><br />Spesso, quando gli allievi sbagliano, si auto-rimproverano: la società ci impone di essere perfetti. Finché non ci permettiamo di sbagliare, non impareremo. Se ho paura di cadere non mi lancio e non imparerò a fare molte cose. <br /><br />La paura sarebbe utile, necessaria e fondamentale, se ci fosse una tigre davanti a me: sarebbe giusto scappare e difendersi, ma nella vita il più delle volte proviamo paura per qualcosa che non c'è davanti a noi ma solo nei nostri pensieri. <br /><br />Nel baile flamenco a volte i palos ci chiedono di essere molto forti, come ad esempio nella farruca o nella solea: spesso le persone hanno paura di essere così stabili, solide, monumentali. E allora cominciano a tentennare, inclinano il capo, si chiudono, come...]]></itunes:summary><itunes:duration>830</itunes:duration><itunes:keywords>baile,chitarra,corpo,corporee,cultura,emozioni,flamenco,musica,palos</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3da045c9b97686875b7889db61e7d7df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#34 L'unità corpo-mente nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/34-l-unita-corpo-mente-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50212354</link><description><![CDATA[Parliamo di unità mente corpo nel flamenco. Già se parliamo di psicosomatica mettiamo una sorta di separazione fra corpo e mente. In realtà i nostri pensieri vengono generati dal nostro corpo. Quando dico che sono triste, ad esempio, in realtà leggo i segnali che il mio corpo mi dà, e ho imparato a chiamare con il termine tristezza proprio quell'insieme di sensazioni fisiche. Se qualcuno poi mi chiede perché io sia triste, metterò insieme in modo razionale alcune spiegazioni logiche, che motivino uno stato fisico. <br /><br />Però è capitato a tutti di sentirci tristi, o allegri o malinconici o arrabbiato ecc. senza un vero motivo razionale. A volte nella vita passiamo attraverso grosse difficoltà e magari ci sentiamo pieni di vita... la comunicazione fra il corpo e la mente avviene nei due versi. Sono due lati della stessa medaglia e agiscono assolutamente insieme. <br /><br />Il flamenco ha il grandissimo potere di toglierci dal controllo, dalla ragione e ci butta a capofitto nel sentire. Quando siamo completamente dentro noi stessi il corpo è totalmente presente e vivo, e la mente anche. E' come durante la meditazione: siamo presenti nel corpo e nella mente, nel tempo presente. <br /><br />Nel flamenco l'unità corpo mente è assoluta e necessaria: chi ha provato a suonare o ballare o cantare flamenco può assolutamente confermare che se si pensa "Che cosa devo fare dopo? Ho sbagliato quello che ho appena finito di fare..." sbaglierò anche quello che sto facendo. Il flamenco non ci permette di essere fuori dalla sintonia fra corpo e mente. <br /><br />QUando corpo e mente sono in sintonia, si apre una porta, un canale, che permette di lacsiare entrare il mondo esterno. Finché sono totalmente nei miei pensieri o se sono totalmente nel mio corpo, beandomi di come faccio bene un movimento, sono solo in un piccoilo spazio. Se il mio cervello si orienta verso il cuore e il corpo, lo spazio non sarà più la manciata di cellule che è il mio corpo ,a ma sarà lo spazio del tempo presente, quello in cui ritmo, melodia ed emozione sono insieme senza separazioni, come è nel flamenco.<br /><br />Se sto ballando e sono attenta solo a ciò che faccio io, non mi servirà essere nel mio corpo: il flamenco ci chiede di essere dentro di noi, nelle emozioni, nel corpo, nel respiro, ma anche fuori di noi, nella musica, nella comunicazione con il presente, il pubblico, i musicisti. <br />Lo stesso si può dire se sono un musicista, un cantaor, un palmero. Lascio una porta aperta affinché gli altri possano entrare dentro di me. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e un lavoro bellissimo sull'espressività attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance, centralmente a Milano.<br />Sono psicomotricista ed innamorata delle neuroscienze, e vedo ogni giorno che il corpo e la mente sono totalmente una cosa sola. <br /><br />Nelle lezioni uso spesso la parola "piacere", cercare il piacere, fare le cose con piacere, ma spesso le persone presenti percepiscono il piacere come il superamento delle difficoltà e mi rispondono "Sì, mi fa piacere di aver superato le difficoltà che avevo, e adesso sono in grado di eseguire il passo meglio". E' assurdo che questa società, il mondo occidentale, percepisca spesso il piacere come una lotta con se stessi. <br /><br />Alla nascita riceviamo in dono un corpo meraviglioso, in grado di fare una quantità enorme di cose. Non ne siamo consapevoli e anzi pensiamo di avere un corpo "di seconda scelta".<br />Ognuno può prendersi cura del proprio corpo e della propria mente e del proprio cuore.<br /><br />Se mi prendo cura solo del mio corpo e non della salute del mio cuore e della mia mente, sarò assorbita da un aspetto meccanico, corporeo.  E perderò la dimensione espressiva!<br /><br />Una parola interessante è "ricordo": "cordo" viene dal latino cor cordis, cuore. E' come rimettersi dentro al proprio cuore. Cosa faccio quando ballo, canto o suono^? Non sono un contenitore vuoto da riempire con una tecnica, ho una vita emozionale intensa dentro di me, ma molto spesso per educazione abbiamo imparato a reprimere l'ascolto delle emozioni. Il flamenco ci impone l'esplorazione delle emozioni, di tutte le emozioni dell'animo umano. <br /><br />In maniera universale, il flamenco ci impone di esplorare le emozioni, anche quelle negative, di esprimerle. Sto nel corpo che è una guida molto forte, e lo ascolto. Si crea così la magi dell'unione fra corpo e mente, e in quel momento divento consapevole di me stessa e divento presente totalmente. E in quella presenza c'è il flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50212354</guid><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 13:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50212354/34_unit_corpomente_nel_flamenco.mp3" length="12589392" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Parliamo di unità mente corpo nel flamenco. Già se parliamo di psicosomatica mettiamo una sorta di separazione fra corpo e mente. In realtà i nostri pensieri vengono generati dal nostro corpo. Quando dico che sono triste, ad esempio, in realtà leggo i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parliamo di unità mente corpo nel flamenco. Già se parliamo di psicosomatica mettiamo una sorta di separazione fra corpo e mente. In realtà i nostri pensieri vengono generati dal nostro corpo. Quando dico che sono triste, ad esempio, in realtà leggo i segnali che il mio corpo mi dà, e ho imparato a chiamare con il termine tristezza proprio quell'insieme di sensazioni fisiche. Se qualcuno poi mi chiede perché io sia triste, metterò insieme in modo razionale alcune spiegazioni logiche, che motivino uno stato fisico. <br /><br />Però è capitato a tutti di sentirci tristi, o allegri o malinconici o arrabbiato ecc. senza un vero motivo razionale. A volte nella vita passiamo attraverso grosse difficoltà e magari ci sentiamo pieni di vita... la comunicazione fra il corpo e la mente avviene nei due versi. Sono due lati della stessa medaglia e agiscono assolutamente insieme. <br /><br />Il flamenco ha il grandissimo potere di toglierci dal controllo, dalla ragione e ci butta a capofitto nel sentire. Quando siamo completamente dentro noi stessi il corpo è totalmente presente e vivo, e la mente anche. E' come durante la meditazione: siamo presenti nel corpo e nella mente, nel tempo presente. <br /><br />Nel flamenco l'unità corpo mente è assoluta e necessaria: chi ha provato a suonare o ballare o cantare flamenco può assolutamente confermare che se si pensa "Che cosa devo fare dopo? Ho sbagliato quello che ho appena finito di fare..." sbaglierò anche quello che sto facendo. Il flamenco non ci permette di essere fuori dalla sintonia fra corpo e mente. <br /><br />QUando corpo e mente sono in sintonia, si apre una porta, un canale, che permette di lacsiare entrare il mondo esterno. Finché sono totalmente nei miei pensieri o se sono totalmente nel mio corpo, beandomi di come faccio bene un movimento, sono solo in un piccoilo spazio. Se il mio cervello si orienta verso il cuore e il corpo, lo spazio non sarà più la manciata di cellule che è il mio corpo ,a ma sarà lo spazio del tempo presente, quello in cui ritmo, melodia ed emozione sono insieme senza separazioni, come è nel flamenco.<br /><br />Se sto ballando e sono attenta solo a ciò che faccio io, non mi servirà essere nel mio corpo: il flamenco ci chiede di essere dentro di noi, nelle emozioni, nel corpo, nel respiro, ma anche fuori di noi, nella musica, nella comunicazione con il presente, il pubblico, i musicisti. <br />Lo stesso si può dire se sono un musicista, un cantaor, un palmero. Lascio una porta aperta affinché gli altri possano entrare dentro di me. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e un lavoro bellissimo sull'espressività attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance, centralmente a Milano.<br />Sono psicomotricista ed innamorata delle neuroscienze, e vedo ogni giorno che il corpo e la mente sono totalmente una cosa sola. <br /><br />Nelle lezioni uso spesso la parola "piacere", cercare il piacere, fare le cose con piacere, ma spesso le persone presenti percepiscono il piacere come il superamento delle difficoltà e mi rispondono "Sì, mi fa piacere di aver superato le difficoltà che avevo, e adesso sono in grado di eseguire il passo meglio". E' assurdo che questa società, il mondo occidentale, percepisca spesso il piacere come una lotta con se stessi. <br /><br />Alla nascita riceviamo in dono un corpo meraviglioso, in grado di fare una quantità enorme di cose. Non ne siamo consapevoli e anzi pensiamo di avere un corpo "di seconda scelta".<br />Ognuno può prendersi cura del proprio corpo e della propria mente e del proprio cuore.<br /><br />Se mi prendo cura solo del mio corpo e non della salute del mio cuore e della mia mente, sarò assorbita da un aspetto meccanico, corporeo.  E perderò la dimensione espressiva!<br /><br />Una parola interessante è "ricordo": "cordo" viene dal latino cor cordis, cuore. E' come rimettersi dentro al proprio cuore. Cosa...]]></itunes:summary><itunes:duration>787</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cantaor,cante,chitarra,corpo,corpomente,cultura,espressione,flamenco,mente,palmero,presenza,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b8d384fc71d28f3df3efaa3532e4dbf0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#33 Confronto fra richiamo alla preghiera islamico e tona flamenca - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/33-confronto-fra-richiamo-alla-preghiera-islamico-e-tona-flamenca-flamenco-chiavi-in-mano--50162200</link><description><![CDATA[Mettiamo a confronto il richiamo alla preghiera musulmano con una tonà. Il cantaor in una tonà sta raccontando espressivamente con la sua voce, attraverso continui silenzi, in una melodia molto semplice, una manciata di note. <br /><br />Se mettiamo a confronto la tonà con il richiamo alla preghiera islamico, ci accorgeremo che si tratta di due generi musicali molto simili. D'altra parte, 700 anni di dominazione araba in Spagna hanno per forza lasciato dei grossi segni!<br /><br />Chi è stato in un paese islamico, ha sentito moltissime volte l'Adhan, il richiamo alla preghiera. Se non abbiamo avuto questa esperienza, sarà facile comunque aprire una pagina su Youtube e scrivere "il migliore richiamo alla preghiera islamica", e ascoltare. Se riusciamo a trovare uno sheikh, uno sceicco religioso egiziano che si chiamava Adbul Basit Abdul Samad, credo sia stato il migliore nel recitare l'Adhan. Ha una voce incredibile. <br />Il richiamo alla preghiera dura meno di 5 minuti!<br /><br />Se siamo stati in un paese arabo abbiamo sentito emettere l'Adhan da una moschea, 5 ore al giorno. Quando comincia (un tempo era una persona, ovviamente ora si tratta di un disco registrato), dopo un po', si comincia ad avere l'impressione che un altro minareto stia emettendo un altro Adhan, cosa molto probabile se siamo in una città. Il canto è lo stesso, ma chi lo canta no, per cui la velocità, il momento di inizio ed il tono della voce non saranno identici, sovrapponibili. <br /><br />Quando il primo muezzin fa una pausa nel suo Adhan, e nella pausa si sente un altro canto di un altro Adhan, ma si sente anche il ricordo delle note appena ascoltate. Non è necessario avere una formazione religiosa, essere musulmani o conoscere l'Adhan. Basta ascoltare e mettere attenzione. <br /><br />Quando avremo capito come suona un Adhan, ascoltiamo un buon numero di tonà flamenche e facciamo un confronto. Digitando su Youtube "tona flamenca" esce subito una versione cantata da un grande cantaor, Antonio Mairena. Perfetto! Ascoltandola, vedrai che si tratta esattamente della stessa struttura musicale: poche note, tante pause di respiro, e un tempo sospeso, che aiuta la meditazione. <br /><br />L'universo acustico di chi vive in un paese islamico contiene per forza l'Adhan, che viene cantato 5 volte al giorno tutti i giorni!<br /><br />Se poi ci farai caso, noterai la presenza di due note principali, una più grave e una più acuta,  tra le quali la voce del cantante, sia lo sceicco religioso o un cantaor, la voce rimbalzerà fra le due note. Nella tonà le due note sono molto vicine fra di loro, nell'Adhan sono un po' più lontane ma non sono note lontane fra loro: questi generi musicali non richiedono un training di conservatorio per imparare a cantare note molto lontane e diverse fra di loro, come fanno i cantanti lirici. <br /><br />Non voglio offendere nessuno considerando l'Adhan dal punto di vista musicale!<br /><br />La voce si appoggia su una di queste due note principali, sia quando inizia che quando finisce. E il canto viene dall''anima, dal cuore. <br /><br />L'intero impianto del flamenco si basa interamente sull'appoggio su queste due note di base, che sono un po' i genitori del cante. Quando la voce parte e quando si ferma in una pausa, il tono è quello di una delle due note, e questo avviene nel cante flamenco e nell'Adhan. Senza nessuna distinzione. <br /><br />L'essenza del flamenco non sta nell'allegria di un tango o nel ritmo incalzante di una buleria. E' vero che questi due palos sono rapidi, allegri, energetici e li ascoltiamo molto volentieri, ma l'essenza del flamenco non è la velocità, bensì l'espressività. A volte la velocità ci fuorvia, e funge da anestetico. Ma l'essenza del flamenco è l'espressività. E la tonà la incarna alla perfezione. <br /><br />Lo stesso vale per imparare ad ascoltare brani di musica popolare anche araba: la formazione dell'orecchio musicale di un musicista comprende per forza l'Adhan! Infatti non è un caso che l'Adhan si basi su un intervallo musicale che si chiamerebbe "di quinta", come la distanza fra il Do e il Sol, e che le musica popolare dei vari paesi arabi si basa... sullo stesso intervallo! Le due note di base della scala musicale su cui gioca la musica popolare araba si basa su questo stesso intervallo. <br /><br />Il flamenco si basa su intervalli più piccoli, che sono l'equivalente di un semitono. <br />Quando ascolti la tonà, proca a cantare le due note, con la tua voce!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno a Milano baile flamenco ed un lavoro bellissimo sull'espressività attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. <br /><br />Scherzando dico che sono musico-dipendente, perché quando c'è la musica, non posso fare niente altro che non sia ascoltarla, e viverla. <br />Mi piace moltissimo trovare le radici comuni fra il flamenco e la musica araba. <br /><br />Quanto più ascolto l'Adhan tanto più capisco la tonà. E vicecersa! <br />Quando avremo sentito con il nostro cuore e non con la nostra ragione, ci renderemo conto quando il flamenco è fatto per strapparci l'applauso e quando invece è fatto per raggiungere il nostro cuore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50162200</guid><pubDate>Sat, 11 Jun 2022 08:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50162200/33_confronto_fra_richiamo_alla_preghiera_islamico_e_tona.mp3" length="12994813" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Mettiamo a confronto il richiamo alla preghiera musulmano con una tonà. Il cantaor in una tonà sta raccontando espressivamente con la sua voce, attraverso continui silenzi, in una melodia molto semplice, una manciata di note. &#13;
&#13;
Se mettiamo a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mettiamo a confronto il richiamo alla preghiera musulmano con una tonà. Il cantaor in una tonà sta raccontando espressivamente con la sua voce, attraverso continui silenzi, in una melodia molto semplice, una manciata di note. <br /><br />Se mettiamo a confronto la tonà con il richiamo alla preghiera islamico, ci accorgeremo che si tratta di due generi musicali molto simili. D'altra parte, 700 anni di dominazione araba in Spagna hanno per forza lasciato dei grossi segni!<br /><br />Chi è stato in un paese islamico, ha sentito moltissime volte l'Adhan, il richiamo alla preghiera. Se non abbiamo avuto questa esperienza, sarà facile comunque aprire una pagina su Youtube e scrivere "il migliore richiamo alla preghiera islamica", e ascoltare. Se riusciamo a trovare uno sheikh, uno sceicco religioso egiziano che si chiamava Adbul Basit Abdul Samad, credo sia stato il migliore nel recitare l'Adhan. Ha una voce incredibile. <br />Il richiamo alla preghiera dura meno di 5 minuti!<br /><br />Se siamo stati in un paese arabo abbiamo sentito emettere l'Adhan da una moschea, 5 ore al giorno. Quando comincia (un tempo era una persona, ovviamente ora si tratta di un disco registrato), dopo un po', si comincia ad avere l'impressione che un altro minareto stia emettendo un altro Adhan, cosa molto probabile se siamo in una città. Il canto è lo stesso, ma chi lo canta no, per cui la velocità, il momento di inizio ed il tono della voce non saranno identici, sovrapponibili. <br /><br />Quando il primo muezzin fa una pausa nel suo Adhan, e nella pausa si sente un altro canto di un altro Adhan, ma si sente anche il ricordo delle note appena ascoltate. Non è necessario avere una formazione religiosa, essere musulmani o conoscere l'Adhan. Basta ascoltare e mettere attenzione. <br /><br />Quando avremo capito come suona un Adhan, ascoltiamo un buon numero di tonà flamenche e facciamo un confronto. Digitando su Youtube "tona flamenca" esce subito una versione cantata da un grande cantaor, Antonio Mairena. Perfetto! Ascoltandola, vedrai che si tratta esattamente della stessa struttura musicale: poche note, tante pause di respiro, e un tempo sospeso, che aiuta la meditazione. <br /><br />L'universo acustico di chi vive in un paese islamico contiene per forza l'Adhan, che viene cantato 5 volte al giorno tutti i giorni!<br /><br />Se poi ci farai caso, noterai la presenza di due note principali, una più grave e una più acuta,  tra le quali la voce del cantante, sia lo sceicco religioso o un cantaor, la voce rimbalzerà fra le due note. Nella tonà le due note sono molto vicine fra di loro, nell'Adhan sono un po' più lontane ma non sono note lontane fra loro: questi generi musicali non richiedono un training di conservatorio per imparare a cantare note molto lontane e diverse fra di loro, come fanno i cantanti lirici. <br /><br />Non voglio offendere nessuno considerando l'Adhan dal punto di vista musicale!<br /><br />La voce si appoggia su una di queste due note principali, sia quando inizia che quando finisce. E il canto viene dall''anima, dal cuore. <br /><br />L'intero impianto del flamenco si basa interamente sull'appoggio su queste due note di base, che sono un po' i genitori del cante. Quando la voce parte e quando si ferma in una pausa, il tono è quello di una delle due note, e questo avviene nel cante flamenco e nell'Adhan. Senza nessuna distinzione. <br /><br />L'essenza del flamenco non sta nell'allegria di un tango o nel ritmo incalzante di una buleria. E' vero che questi due palos sono rapidi, allegri, energetici e li ascoltiamo molto volentieri, ma l'essenza del flamenco non è la velocità, bensì l'espressività. A volte la velocità ci fuorvia, e funge da anestetico. Ma l'essenza del flamenco è l'espressività. E la tonà la incarna alla perfezione. <br /><br />Lo stesso vale per imparare ad ascoltare brani di musica popolare anche araba: la formazione dell'orecchio musicale di un musicista comprende per forza l'Adhan! Infatti non è un caso che...]]></itunes:summary><itunes:duration>813</itunes:duration><itunes:keywords>adhan,cante,canto,cultura,flamenco,islamico,musica,preghiera,tona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3d5c788971bb65a5cf0689473b6c7391.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#32 Il valore del silenzio nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/32-il-valore-del-silenzio-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--50065210</link><description><![CDATA[In musica le pause sono a tutti gli effetti note musicali che non si sentono, sono note, come tutte le altre. La società occidentale ci impone una grande attenzione ai pieni, trascurando gli spazi vuoti, come se fossero noiosi e non significativi. <br /><br />Se guardo solo i pieni in un quadro, vedo solo dei piccoli particolari e non riesco più a vedere l'insieme. Se si considera la danza è ancora peggio: se considero solo i pieni, tolgo completamente la dimensione espressiva del movimento, perdendo totalmente il messaggio. L'arte è tutto ciò che succede tra un pieno e l'altro. <br /><br />Il cante flamenco non sta nelle note che vengono cantate, ma nella dimensione espressiva del cantaor. Se ascoltiamo una Siguiriya, uno dei palos flamenchi più antichi, e proviamo a scrivere le note singole su di un pentagramma, notiamo di certo che si tratta di una manciata di note. Ma il valore di una Siguiriya sta nell'ornamentazione che il cantaor fa di quella melodia semplice tradizionale.<br /><br />Pensiamo a quei disegni che vengono fatti congiungendo i puntini numerati con una linea. E' vero che il disegno si vede, ma è "quadrato", non ha nessuna fluidità e certamente non ha espressività artistica! Il flamenco al contrario è fatto di espressività, e tutto il resto è una sorta di traccia, come i puntini da congiungere. <br /><br />Se nel fare un discorso ho davanti a me uno schema di punti per aiutarmi nell'esposizione, lo utilizzerò come punto di riferimento. Ovviamente non sarebbe lo stesso se io leggessi semplicemente al mio pubblico l'elenco così come'è! <br /><br />E' vero che in questa società si sono diffusi gli audiolibri, che sono un sistema di banalizzare in 15 minuti l'opera di mesi di lavoro di un autore! Questa società può assolutamente considerare il flamenco come una somma di suoni o di gesti, in modo superficiale, a prescindere dal loro messaggio espressivo, perdendo completamente il suo valore. <br /><br />Pensiamo ad esempio a quando stiamo parlando: il 90% della nostra comunicazione non avviene attraverso le parole che utilizziamo, ma attraverso il tono, il volume, la velocità, le pause! Per capire cosa intendo basti pensare a quanto spesso siamo caduti in fraintendimenti perché abbiamo comunicato soltanto attraverso messaggi di testo scritti, privi di tutti i segni espressivi del linguaggio!<br /><br />Pensiamo ad una coreografia di baile flamenco: se imparo una bellissima coreografia, il flamenco dov'è? Nel braccio che si alza? Nel piede che batte? Nella mano che si muove? No, il flamenco è dentro, nascosto tra un gesto e l'altro. E' come chi balla è presente fra un gesto e l'altro. Senza la presenza il flamenco non c'è. <br /><br />Il silenzio è un momento in cui ho tempo di godermi una emozione. Se tutto è troppo pieno di note, di gesti, l'emozione è condotta ed imposta dalla musica e dalla danza. Ma nel flamenco il pubblico non è un soggetto passivo, ma un soggetto attivo, che risponde a chi sta sul palcoscenico. Il pubblico nel flamenco è composto da persone che esprimono il proprio sentire, attraverso il jaleo, e si crea una conversazione. Ma se riempio tutto lo spazio, creo un monologo, non una conversazione. Il flamenco richiede che io parli e tu ascolti, tu parli e io ascolti. <br /><br />Un ottimo esempio per capire il valore del silenzio è ascoltare una Tonà, uno dei palos più antichi, fatta di solo cante, senza accompagnamento. Si tratta di uno degli stili più puri,  più primigeni. Andiamo ad ascoltarne un bel numero, per capire di cosa si tratta.<br />Se immaginassimo di togliere tutte le pause, ne distruggeremmo l'espressività, e il risultato sarebbe qualcosa di frenetico. <br /><br />Nella danza è proprio la stessa cosa: se mentre ballo non mi fermo mai e riempio tutti gli spazi, in realtà mi sto anestetizzando, e invece di essere presente, in ogni pausa faccio qualcosa, muovo una mano, un piede, una gamba.  Il flamenco è l'emozione forte di essere veramente vivi, e il silenzio lo esprime al 100%.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, ed insegno dal 1990. Osservo tantissimo i miei allievi e cerco di trovare tutti i sistemi per far capire loro che cosa sia il flamenco. <br /><br />Un esercizio che faccio fare agli allievi per far capire loro il valore profondo del baile flamenco, è di utilizzare una parola per intrattenere una conversazione con un'altra persona, senza cambiare la parola, ma modificando l'intenzione. Il corpo accompagna la parola, e facilmente il concetto viene trasposto alla danza: non è importante la forma di quello che faccio, ma la qualità del movimento, l'intenzione, la forza che ci metto. In una parola l'espressività. <br /><br />Se faccio un movimento soltanto perché, come dico per scherzare "me l'ha detto la maestra mia", la comunicazione non c'è e il gesto non funziona. E il flamenco non c'è!<br />L'intenzione è ciò che rende pieno il mio movimento. E quando ho fatto un movimento pieno mi verrà abbastanza spontaneo lasciare uno spazio vuoto. Esattamente come quando faccio un discorso, se ho detto una cosa importante, lascio uno spazio vuoto, in modo che l'altra persona possa riflettere ed ascoltare le sue sensazioni. Nella danza e nella musica dovrebbe essere lo stesso. <br /><br />Se sono un bailaor o un musicista, e voglio che il pubblico veda che sono bravo, che sono competente e che "so fare", tenderò a riempire tutti gli spazi, anestetizzando la mia presenza. Al pubblico interessa sapere quanto sono bravo, veloce, preciso? Il pubblico del flamenco vuole provare una emozione, non vedere le capacità tecniche. <br />Se il pubblico pensa "quanto è bravo questo artista, quanto ha studiato!", il flamenco non esiste più. <br /><br />Se chi è sul palcoscenico è presente e resta nel flusso della presenza, permette allo spettatore di fare altrettanto, e di essere presente nel presente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50065210</guid><pubDate>Mon, 06 Jun 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/50065210/32_il_valore_del_silenzio_nel_flamenco.mp3" length="15436530" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>In musica le pause sono a tutti gli effetti note musicali che non si sentono, sono note, come tutte le altre. La società occidentale ci impone una grande attenzione ai pieni, trascurando gli spazi vuoti, come se fossero noiosi e non significativi....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In musica le pause sono a tutti gli effetti note musicali che non si sentono, sono note, come tutte le altre. La società occidentale ci impone una grande attenzione ai pieni, trascurando gli spazi vuoti, come se fossero noiosi e non significativi. <br /><br />Se guardo solo i pieni in un quadro, vedo solo dei piccoli particolari e non riesco più a vedere l'insieme. Se si considera la danza è ancora peggio: se considero solo i pieni, tolgo completamente la dimensione espressiva del movimento, perdendo totalmente il messaggio. L'arte è tutto ciò che succede tra un pieno e l'altro. <br /><br />Il cante flamenco non sta nelle note che vengono cantate, ma nella dimensione espressiva del cantaor. Se ascoltiamo una Siguiriya, uno dei palos flamenchi più antichi, e proviamo a scrivere le note singole su di un pentagramma, notiamo di certo che si tratta di una manciata di note. Ma il valore di una Siguiriya sta nell'ornamentazione che il cantaor fa di quella melodia semplice tradizionale.<br /><br />Pensiamo a quei disegni che vengono fatti congiungendo i puntini numerati con una linea. E' vero che il disegno si vede, ma è "quadrato", non ha nessuna fluidità e certamente non ha espressività artistica! Il flamenco al contrario è fatto di espressività, e tutto il resto è una sorta di traccia, come i puntini da congiungere. <br /><br />Se nel fare un discorso ho davanti a me uno schema di punti per aiutarmi nell'esposizione, lo utilizzerò come punto di riferimento. Ovviamente non sarebbe lo stesso se io leggessi semplicemente al mio pubblico l'elenco così come'è! <br /><br />E' vero che in questa società si sono diffusi gli audiolibri, che sono un sistema di banalizzare in 15 minuti l'opera di mesi di lavoro di un autore! Questa società può assolutamente considerare il flamenco come una somma di suoni o di gesti, in modo superficiale, a prescindere dal loro messaggio espressivo, perdendo completamente il suo valore. <br /><br />Pensiamo ad esempio a quando stiamo parlando: il 90% della nostra comunicazione non avviene attraverso le parole che utilizziamo, ma attraverso il tono, il volume, la velocità, le pause! Per capire cosa intendo basti pensare a quanto spesso siamo caduti in fraintendimenti perché abbiamo comunicato soltanto attraverso messaggi di testo scritti, privi di tutti i segni espressivi del linguaggio!<br /><br />Pensiamo ad una coreografia di baile flamenco: se imparo una bellissima coreografia, il flamenco dov'è? Nel braccio che si alza? Nel piede che batte? Nella mano che si muove? No, il flamenco è dentro, nascosto tra un gesto e l'altro. E' come chi balla è presente fra un gesto e l'altro. Senza la presenza il flamenco non c'è. <br /><br />Il silenzio è un momento in cui ho tempo di godermi una emozione. Se tutto è troppo pieno di note, di gesti, l'emozione è condotta ed imposta dalla musica e dalla danza. Ma nel flamenco il pubblico non è un soggetto passivo, ma un soggetto attivo, che risponde a chi sta sul palcoscenico. Il pubblico nel flamenco è composto da persone che esprimono il proprio sentire, attraverso il jaleo, e si crea una conversazione. Ma se riempio tutto lo spazio, creo un monologo, non una conversazione. Il flamenco richiede che io parli e tu ascolti, tu parli e io ascolti. <br /><br />Un ottimo esempio per capire il valore del silenzio è ascoltare una Tonà, uno dei palos più antichi, fatta di solo cante, senza accompagnamento. Si tratta di uno degli stili più puri,  più primigeni. Andiamo ad ascoltarne un bel numero, per capire di cosa si tratta.<br />Se immaginassimo di togliere tutte le pause, ne distruggeremmo l'espressività, e il risultato sarebbe qualcosa di frenetico. <br /><br />Nella danza è proprio la stessa cosa: se mentre ballo non mi fermo mai e riempio tutti gli spazi, in realtà mi sto anestetizzando, e invece di essere presente, in ogni pausa faccio qualcosa, muovo una mano, un piede, una gamba.  Il flamenco è l'emozione forte di essere veramente vivi, e il silenzio lo esprime al...]]></itunes:summary><itunes:duration>965</itunes:duration><itunes:keywords>baile,chitarra,cultura,danza,emozione,flamenco,flusso,frenetico,musica,pausa,presenza,silenzio,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/99bf9c99d801a09afa9664ac34017bcc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#31 Consigli per scegliere le scarpe da flamenco (parte 3) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/31-consigli-per-scegliere-le-scarpe-da-flamenco-parte-3-flamenco-chiavi-in-mano--49972325</link><description><![CDATA[Con questo terzo podcast si conclude la terza parte dei consigli alla scelta delle scarpe da flamenco.<br /><br />Nello scegliere il modello da acquistare, considera di preferire quello che chiuda il più possibile vicino alla caviglia. Soprattutto se hai piedi molto sottili, ti conviene abbracciarli tanto con la scarpa. Cinturini regolabili, scarpe con le stringhe... <br />La superficie di chiusura deve essere comoda e stabile, non estetica!<br /><br />Gli stivaletti da uomo sono più comodi, ma non hanno regolabilità, perché sono stretti da due bande elastiche laterali, che permettono il passaggio del piede nella calzatora, ma una volta indossati, la caviglia non viene abbracciata saldamente. Per questo negli ultimi anni anche i bailaores professionisti uomini in Spagna spesso non usano gli stivaletti ma i "chapines", polacchini stringati che si possono stringere saldamente al piede ed assecondare meglio i movimenti. Molti continuano a dusare gli stivaletti perché il flamenco è molto tradizionalista e così si è sempre fatto. <br /><br />Ci sono scarp4e di pelle, di camoscio, di pelli lavorate, come la vernice, il pitone, il serpente. Oggi le persone attente agli animali sono sempre di più nel mondo, quindi esistono scarpe da flamenco di materiali compatibili con il veganesimo. Ma i materiali naturali sono più solidi e più adattabili. <br /><br />Se la scarpa troppo molle non ripara il mio piede ballando, quindi ci vuole una suola molto spessa, incollata e cucita. Il consiglio è di usare solo scarpe con suola cucita, più stabili e resistenti. <br />La suola è poi coperta di una gomma dura, che evita gli scivolamenti e porta il livello della pianta sll'altezza dei chiodi, che sono appllicati sulla punta della scarpa, e sul tacco: se non ci fosse, la suola non sarebbe piatta!<br /><br />Attenzione, quando il calzolaio sostituirà la gomma delle nostre suole, bisogna osservare che venga applicata in modo da continuare a permetterci di ballare!<br /><br />La soletta interna è importante: a volte si scolla e fa delle pieghe. Toglila e rimettila. Serve a proteggere il piede e anche a coprire i chiodi che tengono insieme il tacco. Se la soletta si scolla, le teste dei chiodi feriranno il tuo tallone. <br /><br />I chiodi sono un altro elemento da considerare nell'acquisto: sono applicati sul tacco e sulla punta, in modo da conferire alla scarpa il caratteristico suono secco e, appunto, metallico. Non è possibile applicarli a macchina, vanno messi vicini vicini da un artigiano esperto, che fa il lavoro a mano. E questo fa salire non poco i costi di produzione. <br />Se i chiodi sono pochi, con la testa grossa e radi, le scarpe non sono di buona qualità, non comprarle!<br />Se non sono ben infilati si staccheranno tutti, e inoltre rovineranno il pavimento graffiandolo. L'artigiano, dopo aver applicato i chiodi a regola d'arte, li lucida per ottenere una superficie liscia, che suonerà meglio e permetterà un movimento più fluido. <br /><br />La scarpa da flamenco, come ogni scarpa, va adattata al piede, va usata, e come ogni strumento musicale vanno rodate prima di poterle far suonare adeguatamente. <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco dal 1990 a Milano. Ho osservato migliaia di allievi e mi rendo conto che la ualità delle loro scarpe da flamenco rende il loro baile più o meno piacevole e la condizione di benessere nel flamenco è sempre al primo posto. <br /><br />Chiedi consiglio a chi ne sa più di te, ai tuoi insegnanti, e se hai bisogno, contattami: non è difficile trovarmi suoi miei canali social!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49972325</guid><pubDate>Fri, 03 Jun 2022 12:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49972325/31_con_2.mp3" length="11065931" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Con questo terzo podcast si conclude la terza parte dei consigli alla scelta delle scarpe da flamenco.&#13;
&#13;
Nello scegliere il modello da acquistare, considera di preferire quello che chiuda il più possibile vicino alla caviglia. Soprattutto se hai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con questo terzo podcast si conclude la terza parte dei consigli alla scelta delle scarpe da flamenco.<br /><br />Nello scegliere il modello da acquistare, considera di preferire quello che chiuda il più possibile vicino alla caviglia. Soprattutto se hai piedi molto sottili, ti conviene abbracciarli tanto con la scarpa. Cinturini regolabili, scarpe con le stringhe... <br />La superficie di chiusura deve essere comoda e stabile, non estetica!<br /><br />Gli stivaletti da uomo sono più comodi, ma non hanno regolabilità, perché sono stretti da due bande elastiche laterali, che permettono il passaggio del piede nella calzatora, ma una volta indossati, la caviglia non viene abbracciata saldamente. Per questo negli ultimi anni anche i bailaores professionisti uomini in Spagna spesso non usano gli stivaletti ma i "chapines", polacchini stringati che si possono stringere saldamente al piede ed assecondare meglio i movimenti. Molti continuano a dusare gli stivaletti perché il flamenco è molto tradizionalista e così si è sempre fatto. <br /><br />Ci sono scarp4e di pelle, di camoscio, di pelli lavorate, come la vernice, il pitone, il serpente. Oggi le persone attente agli animali sono sempre di più nel mondo, quindi esistono scarpe da flamenco di materiali compatibili con il veganesimo. Ma i materiali naturali sono più solidi e più adattabili. <br /><br />Se la scarpa troppo molle non ripara il mio piede ballando, quindi ci vuole una suola molto spessa, incollata e cucita. Il consiglio è di usare solo scarpe con suola cucita, più stabili e resistenti. <br />La suola è poi coperta di una gomma dura, che evita gli scivolamenti e porta il livello della pianta sll'altezza dei chiodi, che sono appllicati sulla punta della scarpa, e sul tacco: se non ci fosse, la suola non sarebbe piatta!<br /><br />Attenzione, quando il calzolaio sostituirà la gomma delle nostre suole, bisogna osservare che venga applicata in modo da continuare a permetterci di ballare!<br /><br />La soletta interna è importante: a volte si scolla e fa delle pieghe. Toglila e rimettila. Serve a proteggere il piede e anche a coprire i chiodi che tengono insieme il tacco. Se la soletta si scolla, le teste dei chiodi feriranno il tuo tallone. <br /><br />I chiodi sono un altro elemento da considerare nell'acquisto: sono applicati sul tacco e sulla punta, in modo da conferire alla scarpa il caratteristico suono secco e, appunto, metallico. Non è possibile applicarli a macchina, vanno messi vicini vicini da un artigiano esperto, che fa il lavoro a mano. E questo fa salire non poco i costi di produzione. <br />Se i chiodi sono pochi, con la testa grossa e radi, le scarpe non sono di buona qualità, non comprarle!<br />Se non sono ben infilati si staccheranno tutti, e inoltre rovineranno il pavimento graffiandolo. L'artigiano, dopo aver applicato i chiodi a regola d'arte, li lucida per ottenere una superficie liscia, che suonerà meglio e permetterà un movimento più fluido. <br /><br />La scarpa da flamenco, come ogni scarpa, va adattata al piede, va usata, e come ogni strumento musicale vanno rodate prima di poterle far suonare adeguatamente. <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco dal 1990 a Milano. Ho osservato migliaia di allievi e mi rendo conto che la ualità delle loro scarpe da flamenco rende il loro baile più o meno piacevole e la condizione di benessere nel flamenco è sempre al primo posto. <br /><br />Chiedi consiglio a chi ne sa più di te, ai tuoi insegnanti, e se hai bisogno, contattami: non è difficile trovarmi suoi miei canali social!]]></itunes:summary><itunes:duration>692</itunes:duration><itunes:keywords>baile,chiodi,cultura,danza,espressione,flamenco,musica,scarpe,stivaletti,tacchi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/40a458eaef3c3633bc1da8f40502bf39.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#30 Consigli per scegliere le scarpe da flamenco (parte 2) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/30-consigli-per-scegliere-le-scarpe-da-flamenco-parte-2-flamenco-chiavi-in-mano--49972257</link><description><![CDATA[Seconda parte del podcast, diviso in tre parti, dedicato alla scelta delle scarpe da flamenco, dedicato a danzatori inesperti ma anche a chi ha esperienza e vuole riflettere sul tema per capire meglio cosa fare. <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegnante di baile flamenco a Milano dal 1990 e studiosa di flamenco dal 1985. I consigli che ti do sono frutto delle mie esperienze come insegnante di baile e dell'attenzione che da sempre rivolgo alla ricerca del benessere dei miei allievi. <br /><br />Comprare scarpe da flamenco è un'operazione complicata, a cui occorre fare attenzione per evitare di danneggiare le proprie articolazioni e anche di prendere cattive abitudini, cercando di far suonare scarpe che non suonerebbero neanche se poste ai piedi di un grandissimo danzatore. <br /><br />Nel negozio, prova a torcere le scarpe: se si torcono, non comprarle! Se in tacco si muove, se non stanno dritte una volta appoggiate su un tavolo, non comprarle. Se non hanno la fodera, non comprarle!<br /><br />Le scarpe di buona qualità sono costose, ma anche quelle di cattiva qualità non sono gratis. Non fare un acquisto avventato!<br />Per prima cosa puoi osservare se hai un paio di scarpe solide nell'armadio, per cominciare. Avvisa tutti gli amici e i parenti che non ti regalino nulla. Già è difficile scegliere per chi balla, per chi non balla è impossibile. Se compri qualcosa di non adatto hai semplicemente buttato i soldi, anche se sono pochi (in realtà anche le scarpe di cattiva qualità hanno un costo elevato!)<br /><br />Le scarpe da flamenco fatte fuori dalla Spagna sono copiate dall'estetica di quelle "vere", imitate. Il fabbricante però non conosce il baile flamenco, e cerca di utilizzare i materiali che ha, e le tecnologie che conosce. Quindi le scarpe possono essere fragili, scomode, possono perdere i chiodi, possono essere troppo rigide o troppo molli. <br /><br />Non ci dobbiamo confondere quando, magari in un negozio spagnolo, vediamo scarpe da "flamenco" che costano pochissimi euro. Non sono scarpe per il baile, ma sono scarpe da feria, da festa di paese. Ci siamo caduti tutti, se nessuno ci avvisa!<br /><br />Le scarpe da flamenco, come uno scarponcino da montagna, devono essere solide, ed avere la punta rinforzata, ma sono pur sempre scarpe da danza ed occorre che siano comode per ballare. <br /><br />Oggi si può fare un acquisto "furbo" utilizzando siti e applicazioni che vendono scarpe di seconda mano. Anche in questo caso, la nostra scelta deve andare su scarpe che appaiano solide, meglio se con suola cucita e comunque con suola di cuoio, che abbiano la fodera. Nelle foto si vede! Non comprate scarpe con la suola di plastica perché non regge le torsioni, e quindi il movimento in torsione verrà subito dalle nostre articolazioni se la scarpa non le sostiene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49972257</guid><pubDate>Mon, 30 May 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49972257/30_consigli_per_scegliere_le_scarpe_da_flamenco_parte_2.mp3" length="9939531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Seconda parte del podcast, diviso in tre parti, dedicato alla scelta delle scarpe da flamenco, dedicato a danzatori inesperti ma anche a chi ha esperienza e vuole riflettere sul tema per capire meglio cosa fare. &#13;
&#13;
Sono Sabina Todaro, insegnante di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Seconda parte del podcast, diviso in tre parti, dedicato alla scelta delle scarpe da flamenco, dedicato a danzatori inesperti ma anche a chi ha esperienza e vuole riflettere sul tema per capire meglio cosa fare. <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegnante di baile flamenco a Milano dal 1990 e studiosa di flamenco dal 1985. I consigli che ti do sono frutto delle mie esperienze come insegnante di baile e dell'attenzione che da sempre rivolgo alla ricerca del benessere dei miei allievi. <br /><br />Comprare scarpe da flamenco è un'operazione complicata, a cui occorre fare attenzione per evitare di danneggiare le proprie articolazioni e anche di prendere cattive abitudini, cercando di far suonare scarpe che non suonerebbero neanche se poste ai piedi di un grandissimo danzatore. <br /><br />Nel negozio, prova a torcere le scarpe: se si torcono, non comprarle! Se in tacco si muove, se non stanno dritte una volta appoggiate su un tavolo, non comprarle. Se non hanno la fodera, non comprarle!<br /><br />Le scarpe di buona qualità sono costose, ma anche quelle di cattiva qualità non sono gratis. Non fare un acquisto avventato!<br />Per prima cosa puoi osservare se hai un paio di scarpe solide nell'armadio, per cominciare. Avvisa tutti gli amici e i parenti che non ti regalino nulla. Già è difficile scegliere per chi balla, per chi non balla è impossibile. Se compri qualcosa di non adatto hai semplicemente buttato i soldi, anche se sono pochi (in realtà anche le scarpe di cattiva qualità hanno un costo elevato!)<br /><br />Le scarpe da flamenco fatte fuori dalla Spagna sono copiate dall'estetica di quelle "vere", imitate. Il fabbricante però non conosce il baile flamenco, e cerca di utilizzare i materiali che ha, e le tecnologie che conosce. Quindi le scarpe possono essere fragili, scomode, possono perdere i chiodi, possono essere troppo rigide o troppo molli. <br /><br />Non ci dobbiamo confondere quando, magari in un negozio spagnolo, vediamo scarpe da "flamenco" che costano pochissimi euro. Non sono scarpe per il baile, ma sono scarpe da feria, da festa di paese. Ci siamo caduti tutti, se nessuno ci avvisa!<br /><br />Le scarpe da flamenco, come uno scarponcino da montagna, devono essere solide, ed avere la punta rinforzata, ma sono pur sempre scarpe da danza ed occorre che siano comode per ballare. <br /><br />Oggi si può fare un acquisto "furbo" utilizzando siti e applicazioni che vendono scarpe di seconda mano. Anche in questo caso, la nostra scelta deve andare su scarpe che appaiano solide, meglio se con suola cucita e comunque con suola di cuoio, che abbiano la fodera. Nelle foto si vede! Non comprate scarpe con la suola di plastica perché non regge le torsioni, e quindi il movimento in torsione verrà subito dalle nostre articolazioni se la scarpa non le sostiene.]]></itunes:summary><itunes:duration>622</itunes:duration><itunes:keywords>baile,benessere,chiodi,cultura,danza,flamenco,musica,scarpe,stivaletti,tacchi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ecda573999c4125dcef7fa8e3bf71608.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#29 Consigli per scegliere le scarpe da flamenco (parte 1) - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/29-consigli-per-scegliere-le-scarpe-da-flamenco-parte-1-flamenco-chiavi-in-mano--49971520</link><description><![CDATA[Le scarpe da flamenco sono uno strumento musicale e un accessorio per danzare di fondamentale importanza. Saper scegliere bene cosa acquistare è molto importante, molto più di quanto accade per altre danze: nel flamenco ci si può facilmente far male se le scarpe non sono di buona qualità e/o non sono adatte ai nostri piedi. <br /><br />Questa è la prima parte di una guida in tre puntate, per farti riflettere sulla scelta della scarpe: prima di tutto, salute, comodità, praticità, poi resistenza e durabilità, e da ultimo estetica. Il prezzo? Per forza deve essere l'ultimo criterio che guida la tua scelta, altrimenti farai un acquisto sbagliato e dopo poco tempo dovrai prevedere di comprare altre scarpe. <br /><br />Le scarpe di flamenco devono poter garantire la stabilità e la libertà di movimento senza compromettere la salute dei piedi in particolare ma anche di tutto il corpo in general: una calzatura sbagliata danneggia la postura, aggrava tensioni e dolori in tutti i distretti corporei.<br /><br />Comprare le scarpe on line può essere un rischio, soprattutto se non si conosce l'argomento! Farsi guidare da un commesso di un negozio di scarpe da danza non è la migliore delle scelte, perché il suo mestiere è venderti il prodotto che ha, non consigliarti quello migliore per te! <br /><br />La cosa più saggia da fare è chiedere consiglio a chi ne sa più di te!<br /><br />Spesso si compra la prima cosa che si trova, o peggio ancora quella che costa meno. Non farti guidare da criteri insensati, perché, se ti fai male, ne pagherai le conseguenze per molto tempo! I danni alle articolazioni dei piedi sono molto frequenti fra i danzatori, e sono tante le persone che smettono di ballare a causa di dolori e disturbi vari. La scelta delle scarpe deve tener conto di tantissimi fattori, che ti raccontiamo in questo lungo podcast diviso in tre parti.<br /><br />Per comprare o indossare scarpe da danza di alto livello non bisogna essere dei professionisti, anzi: anche un principiante può provare più soddisfazione nello studiare e ballare quando le scarpe glielo permettono, e soprattutto può prevenire problemi! <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano, nella mia scuola Il Mosaico Danza, e pratico questa forma d'arte dal 1985.<br /><br />In questo podcast ti conduco a riflettere sulla scelta delle scarpe da comprare per ballare flamenco, condividendo le mi esperienze maturate in tanti anni di insegnamento e di pratica del baile flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49971520</guid><pubDate>Fri, 27 May 2022 19:11:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49971520/29_consigli_per_scegliere_le_scarpe_da_flamenco_parte_1.mp3" length="17335737" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Le scarpe da flamenco sono uno strumento musicale e un accessorio per danzare di fondamentale importanza. Saper scegliere bene cosa acquistare è molto importante, molto più di quanto accade per altre danze: nel flamenco ci si può facilmente far male...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le scarpe da flamenco sono uno strumento musicale e un accessorio per danzare di fondamentale importanza. Saper scegliere bene cosa acquistare è molto importante, molto più di quanto accade per altre danze: nel flamenco ci si può facilmente far male se le scarpe non sono di buona qualità e/o non sono adatte ai nostri piedi. <br /><br />Questa è la prima parte di una guida in tre puntate, per farti riflettere sulla scelta della scarpe: prima di tutto, salute, comodità, praticità, poi resistenza e durabilità, e da ultimo estetica. Il prezzo? Per forza deve essere l'ultimo criterio che guida la tua scelta, altrimenti farai un acquisto sbagliato e dopo poco tempo dovrai prevedere di comprare altre scarpe. <br /><br />Le scarpe di flamenco devono poter garantire la stabilità e la libertà di movimento senza compromettere la salute dei piedi in particolare ma anche di tutto il corpo in general: una calzatura sbagliata danneggia la postura, aggrava tensioni e dolori in tutti i distretti corporei.<br /><br />Comprare le scarpe on line può essere un rischio, soprattutto se non si conosce l'argomento! Farsi guidare da un commesso di un negozio di scarpe da danza non è la migliore delle scelte, perché il suo mestiere è venderti il prodotto che ha, non consigliarti quello migliore per te! <br /><br />La cosa più saggia da fare è chiedere consiglio a chi ne sa più di te!<br /><br />Spesso si compra la prima cosa che si trova, o peggio ancora quella che costa meno. Non farti guidare da criteri insensati, perché, se ti fai male, ne pagherai le conseguenze per molto tempo! I danni alle articolazioni dei piedi sono molto frequenti fra i danzatori, e sono tante le persone che smettono di ballare a causa di dolori e disturbi vari. La scelta delle scarpe deve tener conto di tantissimi fattori, che ti raccontiamo in questo lungo podcast diviso in tre parti.<br /><br />Per comprare o indossare scarpe da danza di alto livello non bisogna essere dei professionisti, anzi: anche un principiante può provare più soddisfazione nello studiare e ballare quando le scarpe glielo permettono, e soprattutto può prevenire problemi! <br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano, nella mia scuola Il Mosaico Danza, e pratico questa forma d'arte dal 1985.<br /><br />In questo podcast ti conduco a riflettere sulla scelta delle scarpe da comprare per ballare flamenco, condividendo le mi esperienze maturate in tanti anni di insegnamento e di pratica del baile flamenco.]]></itunes:summary><itunes:duration>1084</itunes:duration><itunes:keywords>baile,ballare,cultura,danza,flamenco,musica,piedi,ritmo,scarpe,scegliere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/26b11cc6c6c8751972afed3f109c2859.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#28 Consigli su come guardare un video di baile flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/28-consigli-su-come-guardare-un-video-di-baile-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49906185</link><description><![CDATA[Uno spettacolo di baile flamenco dal vivo mi mostra energia vitale ce in un video viene molto filtrata: nel video ciò che si vede sono essenzialmente le forme e l'aspetto tecnico, estetico. Però guardare video di baile flamenco è un ottimo sistema per imparare!<br /><br />Ricordiamo che nel baile si esprime ciò che si è e la cosa esce nonostante tutti gli eventuali sforzi di dissimularlo. Ed è proprio questa essenza il vero regalo che il bailaor fa al pubblico!<br />Il video mostra la forma e lascia passare solo una parte dell'energia che si sente dal vivo. Il veicolo è la forma, e quindi guardare video ci farebbe concentrare tanto sulla forma. <br /><br />Il flamenco è presenza. Non è ciò che si fa ma ciò che si è. Ricordo uno spettacolo a Venezia, di Eva La Yerbabuena, probabilmente la migliore bailaora degli ultimi 20 anni. Evas uscì da una quinta camminando semplicemente, e si girò a guardare il pubblico, con una intensità espressiva che io potevo già dichiararmi soddisfatta, senza che muovesse un indice, di aver fatto il viaggio da Milano a Venezia e di aver pagato il biglietto d'ingresso. Era già uno spettacolo la sua stessa presenza.<br /><br />Se guardo l'aspetto espressivo, che è il cuore del flamenco, posso considerare l'espressione attraverso il mio corpo, ascoltarla con il corpo: se sento una emozione, nel corpo, e non solo il pensiero "Oh, come è bravo! Quante cose difficili e bellissime sa fare!", questo significa che il bailaor sta davvero facendo flamenco. <br /><br />Un piccolo trucco per valutare se il bailaor sta ballando davvero è verificare che usi tutto il corpo, e che lo faccia dal basso verso l'alto. Potremo apprezzare le dinamiche corporee nelle parti più lente. Se voglio capire meglio le qualità di un bailaor di cui mi hanno parlato, posso digitare su youtube il suo nome e "soleà", "siguiriya" o "taranto": in questi palos, le cui strofe cantate, le cui letras, sono molto lente, mi aiuterà a capire.  <br /><br />Posso anche considerare la scelta musicale del bailaor guardando il cuadro che lo accompagna: se ci sono 4 cantaores e 2 palmeros o un cantaor e 4 palmeros, questo mi indica tanto. Il cante è il cuore del flamenco, se un bailaor sceglie di avere un solo cantaor, magari neppure tanto capace, e ben 4 palmeros, sarà di certo molto interessato alla ritmica e poco al cante. E qui... siamo fuori dal flamenco. <br /><br />La relazione con la musica che il bailaor intrattiene è fondamentale: il baile è uno strumento musicale in più che accompagna la musica. Se vedo solo il baile e la musica resta nel background significa che il bailaor sta "rubando la scena" agli altri. La mancanza di umiltà e l'egocentrismo uccidono il flamenco. <br /><br />Se c'è infine molta attenzione agli effetti speciali finalizzati all'applauso e non all'ironia e alla gioia di vivere tipici del flamenco, i bailaor ha mancato l'obiettivo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990, e studio flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. <br />Ho visto tantissimi allievi, miei e di miei colleghi, e una miriade di spettacoli di baile, ed ho verificato che, a prescindere dal livello tecnico di preparazione, ci sono persone che esprimono tanto ed altre che sono attente solo alle forme. Se siamo tanto attenti alla forma e alla tecnica, il nostro cervello attiva le facoltà dell'emisfero sinistro, quello cognitivo, razionale, analitico. Spegnendo le facoltà dell'emisfero destro, intuitivo, espressivo, creativo, musicale, artistico. <br /><br />Spesso il baile flamenco ricorda la danza classica. Per portare il flamenco su palcoscenici importanti ed affiancarlo ad altre forme di danza ha stimolato la ricerca di un mezzo per "ripulirlo e renderlo più estetico",  che è stato individuato nel balletto. <br />Il balletto è meraviglioso, ma non ha nulla a che fare con il flamenco!<br /><br />Spesso il bailaor dà importanza ai particolari e perde l'essenziale: se una sola parte del corpo richiama l'attenzione, qualcosa non va! Bellissimi movimenti delle braccia non significa danza. Il bailaor è una persona, non un bel paio di braccia. E' una prsona con un carico emozionale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49906185</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49906185/28_consigli_su_come_guardare_un_video_di_baile_flamenco.mp3" length="17525072" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Uno spettacolo di baile flamenco dal vivo mi mostra energia vitale ce in un video viene molto filtrata: nel video ciò che si vede sono essenzialmente le forme e l'aspetto tecnico, estetico. Però guardare video di baile flamenco è un ottimo sistema per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Uno spettacolo di baile flamenco dal vivo mi mostra energia vitale ce in un video viene molto filtrata: nel video ciò che si vede sono essenzialmente le forme e l'aspetto tecnico, estetico. Però guardare video di baile flamenco è un ottimo sistema per imparare!<br /><br />Ricordiamo che nel baile si esprime ciò che si è e la cosa esce nonostante tutti gli eventuali sforzi di dissimularlo. Ed è proprio questa essenza il vero regalo che il bailaor fa al pubblico!<br />Il video mostra la forma e lascia passare solo una parte dell'energia che si sente dal vivo. Il veicolo è la forma, e quindi guardare video ci farebbe concentrare tanto sulla forma. <br /><br />Il flamenco è presenza. Non è ciò che si fa ma ciò che si è. Ricordo uno spettacolo a Venezia, di Eva La Yerbabuena, probabilmente la migliore bailaora degli ultimi 20 anni. Evas uscì da una quinta camminando semplicemente, e si girò a guardare il pubblico, con una intensità espressiva che io potevo già dichiararmi soddisfatta, senza che muovesse un indice, di aver fatto il viaggio da Milano a Venezia e di aver pagato il biglietto d'ingresso. Era già uno spettacolo la sua stessa presenza.<br /><br />Se guardo l'aspetto espressivo, che è il cuore del flamenco, posso considerare l'espressione attraverso il mio corpo, ascoltarla con il corpo: se sento una emozione, nel corpo, e non solo il pensiero "Oh, come è bravo! Quante cose difficili e bellissime sa fare!", questo significa che il bailaor sta davvero facendo flamenco. <br /><br />Un piccolo trucco per valutare se il bailaor sta ballando davvero è verificare che usi tutto il corpo, e che lo faccia dal basso verso l'alto. Potremo apprezzare le dinamiche corporee nelle parti più lente. Se voglio capire meglio le qualità di un bailaor di cui mi hanno parlato, posso digitare su youtube il suo nome e "soleà", "siguiriya" o "taranto": in questi palos, le cui strofe cantate, le cui letras, sono molto lente, mi aiuterà a capire.  <br /><br />Posso anche considerare la scelta musicale del bailaor guardando il cuadro che lo accompagna: se ci sono 4 cantaores e 2 palmeros o un cantaor e 4 palmeros, questo mi indica tanto. Il cante è il cuore del flamenco, se un bailaor sceglie di avere un solo cantaor, magari neppure tanto capace, e ben 4 palmeros, sarà di certo molto interessato alla ritmica e poco al cante. E qui... siamo fuori dal flamenco. <br /><br />La relazione con la musica che il bailaor intrattiene è fondamentale: il baile è uno strumento musicale in più che accompagna la musica. Se vedo solo il baile e la musica resta nel background significa che il bailaor sta "rubando la scena" agli altri. La mancanza di umiltà e l'egocentrismo uccidono il flamenco. <br /><br />Se c'è infine molta attenzione agli effetti speciali finalizzati all'applauso e non all'ironia e alla gioia di vivere tipici del flamenco, i bailaor ha mancato l'obiettivo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990, e studio flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. <br />Ho visto tantissimi allievi, miei e di miei colleghi, e una miriade di spettacoli di baile, ed ho verificato che, a prescindere dal livello tecnico di preparazione, ci sono persone che esprimono tanto ed altre che sono attente solo alle forme. Se siamo tanto attenti alla forma e alla tecnica, il nostro cervello attiva le facoltà dell'emisfero sinistro, quello cognitivo, razionale, analitico. Spegnendo le facoltà dell'emisfero destro, intuitivo, espressivo, creativo, musicale, artistico. <br /><br />Spesso il baile flamenco ricorda la danza classica. Per portare il flamenco su palcoscenici importanti ed affiancarlo ad altre forme di danza ha stimolato la ricerca di un mezzo per "ripulirlo e renderlo più estetico",  che è stato individuato nel balletto. <br />Il balletto è meraviglioso, ma non ha nulla a che fare con il flamenco!<br /><br />Spesso il bailaor dà importanza ai particolari e perde l'essenziale: se una sola parte del corpo richiama...]]></itunes:summary><itunes:duration>1096</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cante,cultura,danza,espressivitià,flamenco,musica,teoria,video,youtube</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/62082e42518e6bc9363d22bb70cfef55.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#27 La velocità e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/27-la-velocita-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49874603</link><description><![CDATA[La velocità nel flamenco è un argomento su cui riflettere molto. Il flamenco non è una musica scritta, quindi, al contrario della musica classica, che è invece scritta, la velocità di un palo flamenco, di un genere musicale, non è obbligatoria. <br /><br />Ci sono parecchi cantaores importanti, uno su tutti, Enrique Morente, che hanno sperimentato velocità diverse nel cante, esplorando nuove possibilità. Il flamenco deve lasciare l'artista libero di creare, mantenendo il rispetto della tradizione. La tradizione è una guida, non un limite, per il flamenco. <br /><br />Ovviamente, la situazione stessa in cui si svolge la performance ne influenza la velocità: se il pubblico è molto partecipe ed entusiasta, i musicisti suoneranno più velocemente, perchè il livello di energia è più alto. <br /><br />Quando siamo in fase di apprendimento, invece, non è una buona politica imparare a velocità elevata: se sono un chitarrista, per quanto dotato e professionale, e provo a studiare una nuova melodia, una nuova falseta, mi converrà praticare con una velocità molto lenta per essere molto presente e verificare se i vari passaggi sono realmente chiari o se li abbiamo semplicemente pasticciati ed imbrogliati. <br /><br />Un passo lento e corretto può diventare veloce, restando corretto. Un passo fatto velocemente e in modo approssimativo rimarrà impreciso. <br /><br />Se corro troppo, probabilmente "mangerò" pezzi di suono. Nel parlare, spesso le persone pronunciano male, ma se io parlassi troppo in fretta e pronunciassi male tutte le parole, danneggerei la comunicazione, e probabilmente nessuno ascolterebbe le spiegazioni. <br /><br />Nel flamenco se la mia intenzione non è chiara, gli altri membri del gruppo non capiranno quale sia la mia esigenza. Per chi balla, un suggerimento è quello di definire bene il suono dei tacchi, che costruisce una specie di tappeto sonoro tra un suono e l'altro. Se costruisco un tappeto sonoro impreciso, darò più valore solo ai pieni e non ai vuoti, solo ai suoni forti e non a quelli più leggeri. L'intenzione, l'emozione si comunicano con le sfumature. <br /><br />Oggi molti chitarristi e moltissimi ballerini corrono tanto: la velocità è un grosso anestetico, che mi impedisce di esplorare le emozioni. Inoltre, con la velocità gettiamo fumo negli occhi degli spettatori, che stiamo invitando ad applaudirci per le nostre capacità tecniche, non per l'emozione. E così neghiamo il flamenco! E diamo voce all'egocentrismo, invece che all'umiltà.<br /><br />Inoltre, se la mia velocità non mette a proprio agio gli altri elementi del gruppo, non renderò un buon servizio a nessuno: se non siamo a nostro agio nel flamenco nulla funziona! Neppure io stesso mi sentirò a mio agio. Quindi domandiamoci quale sia lo scopo: comandare gli altri e decidere io che cosa debbano esprimere gli altri? <br /><br />Come in una conversazione, occorre essere flessibili ed elastici e accettare il punto di vista degli altri, mettendolo al primo posto, giusto accanto al nostro punto di vista. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno baile flamenco dal 1990. <br />30 anni fa nessuno ballava velocemente come accade oggi. Potrete dirmi che sto dicendo una bugia, che Carmen Amaya ballava molto velocemente già negli anni '40 o '50. E' vero! Però era l'unica!<br /><br />La velocità troppo elevata livella i vari palos su un unico modello, cancellando la qualità e le sfumature particolari di ogni singolo palo. <br /><br />Conviene quindi ascoltare tanto il flamenco nella sua tradizione antica, ed educare le nostre orecchie a quelle sonorità, alle radici di ciò che è stato fatto nel corso della storia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49874603</guid><pubDate>Fri, 20 May 2022 14:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49874603/27_la_velocit_e_il_flamenco.mp3" length="15003524" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>La velocità nel flamenco è un argomento su cui riflettere molto. Il flamenco non è una musica scritta, quindi, al contrario della musica classica, che è invece scritta, la velocità di un palo flamenco, di un genere musicale, non è obbligatoria. &#13;
&#13;
Ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La velocità nel flamenco è un argomento su cui riflettere molto. Il flamenco non è una musica scritta, quindi, al contrario della musica classica, che è invece scritta, la velocità di un palo flamenco, di un genere musicale, non è obbligatoria. <br /><br />Ci sono parecchi cantaores importanti, uno su tutti, Enrique Morente, che hanno sperimentato velocità diverse nel cante, esplorando nuove possibilità. Il flamenco deve lasciare l'artista libero di creare, mantenendo il rispetto della tradizione. La tradizione è una guida, non un limite, per il flamenco. <br /><br />Ovviamente, la situazione stessa in cui si svolge la performance ne influenza la velocità: se il pubblico è molto partecipe ed entusiasta, i musicisti suoneranno più velocemente, perchè il livello di energia è più alto. <br /><br />Quando siamo in fase di apprendimento, invece, non è una buona politica imparare a velocità elevata: se sono un chitarrista, per quanto dotato e professionale, e provo a studiare una nuova melodia, una nuova falseta, mi converrà praticare con una velocità molto lenta per essere molto presente e verificare se i vari passaggi sono realmente chiari o se li abbiamo semplicemente pasticciati ed imbrogliati. <br /><br />Un passo lento e corretto può diventare veloce, restando corretto. Un passo fatto velocemente e in modo approssimativo rimarrà impreciso. <br /><br />Se corro troppo, probabilmente "mangerò" pezzi di suono. Nel parlare, spesso le persone pronunciano male, ma se io parlassi troppo in fretta e pronunciassi male tutte le parole, danneggerei la comunicazione, e probabilmente nessuno ascolterebbe le spiegazioni. <br /><br />Nel flamenco se la mia intenzione non è chiara, gli altri membri del gruppo non capiranno quale sia la mia esigenza. Per chi balla, un suggerimento è quello di definire bene il suono dei tacchi, che costruisce una specie di tappeto sonoro tra un suono e l'altro. Se costruisco un tappeto sonoro impreciso, darò più valore solo ai pieni e non ai vuoti, solo ai suoni forti e non a quelli più leggeri. L'intenzione, l'emozione si comunicano con le sfumature. <br /><br />Oggi molti chitarristi e moltissimi ballerini corrono tanto: la velocità è un grosso anestetico, che mi impedisce di esplorare le emozioni. Inoltre, con la velocità gettiamo fumo negli occhi degli spettatori, che stiamo invitando ad applaudirci per le nostre capacità tecniche, non per l'emozione. E così neghiamo il flamenco! E diamo voce all'egocentrismo, invece che all'umiltà.<br /><br />Inoltre, se la mia velocità non mette a proprio agio gli altri elementi del gruppo, non renderò un buon servizio a nessuno: se non siamo a nostro agio nel flamenco nulla funziona! Neppure io stesso mi sentirò a mio agio. Quindi domandiamoci quale sia lo scopo: comandare gli altri e decidere io che cosa debbano esprimere gli altri? <br /><br />Come in una conversazione, occorre essere flessibili ed elastici e accettare il punto di vista degli altri, mettendolo al primo posto, giusto accanto al nostro punto di vista. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno baile flamenco dal 1990. <br />30 anni fa nessuno ballava velocemente come accade oggi. Potrete dirmi che sto dicendo una bugia, che Carmen Amaya ballava molto velocemente già negli anni '40 o '50. E' vero! Però era l'unica!<br /><br />La velocità troppo elevata livella i vari palos su un unico modello, cancellando la qualità e le sfumature particolari di ogni singolo palo. <br /><br />Conviene quindi ascoltare tanto il flamenco nella sua tradizione antica, ed educare le nostre orecchie a quelle sonorità, alle radici di ciò che è stato fatto nel corso della storia.]]></itunes:summary><itunes:duration>938</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,chitarra,cultura,danza,flamenco,musica,sonorità,teoria,velocità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db5ad39f25a5acbd09e2f79db6159ac4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#26 Introduzione alle riflessioni sul cante flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/26-introduzione-alle-riflessioni-sul-cante-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49813025</link><description><![CDATA[Il cante flamenco è complesso e complicato, profondo e vibrante. E' il centro assoluto ed indiscusso del flamenco. <br />Cominciamo in questo podcast a parlarne per capire come è nato e che valore ha. <br /><br />La voce flamenca si connette con la parte più profonda dell'essere umano, e non tutte le persone hanno una voce così espressiva. <br /><br />I cantaores nella storia hanno sempre cantato con la voce che avevano, senza cercare di modificarla. Però nel tempo si sono create mode che hanno modificato il gusto e le aspettative degli ascoltatori, magari come conseguenza dell'influenza di un cantaor importante. <br /><br />L'ambiente sonoro influenza la produzione della musica. L'universo sonoro, finché i viaggi e i trasporti non sono stati alla portata di tutti, era legato indissolubilmente al paese di origine del cantaor. Poi, chi aveva un po' più doti canore, magari veniva chiamato a cantare altrove, ed aveva l'occasione di imparare altre varianti di un cante, o di crearne lui stesso, secondo il proprio sentire. <br /><br />Ci sono moltissime varianti di ogni genere, di ogni palo, che mantengono lo spirito e il messaggio, ma la melodia non è esattamente identica. L'emozione umana che viene toccata, l'ambiente che viene creato sono gli stessi in tutte le varianti di un palo. Il cantaor deve raggiungere questo clima e riprodurlo, ricrearlo con la voce. <br /><br />La voce ci colpisce, muove corde emotive molto forti. La voce di nostra madre mentre eravamo nel suo ventre è stato uno dei primi suoni che abbiamo sentito. Ci colpisce come una sorta di psicoterapia, sia che cantiamo, sia che ascoltiamo il cante. <br /><br />I primi cantes sicuramente erano senza accompagnamento, anche perché possedere uno strumento musicale era un costo che in pochi potevano sostenere, anticamente. Ed erano canti legati al lavoro, alla vita quotidiana, i canti del mercato, della fucina, del lavoro dei campi ecc<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e sono appassionata del cante e di tutto ciò che coinvolge espressività, spontaneità, processi di pensiero e della reazione che tutto ciò provoca sul corpo di chi danza.<br /><br />Appassionata di psicologia, vedo che il cante flamenco ha una straordinaria capacità di comunicare emozioni dal cuore di chi canta a quello di chi ascolta, e coinvolge profondamente l'essenza di ogni persona.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49813025</guid><pubDate>Mon, 16 May 2022 14:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49813025/26_introduizone_alle_riflessioni_sul_cante_flamenco.mp3" length="12067779" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il cante flamenco è complesso e complicato, profondo e vibrante. E' il centro assoluto ed indiscusso del flamenco. &#13;
Cominciamo in questo podcast a parlarne per capire come è nato e che valore ha. &#13;
&#13;
La voce flamenca si connette con la parte più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il cante flamenco è complesso e complicato, profondo e vibrante. E' il centro assoluto ed indiscusso del flamenco. <br />Cominciamo in questo podcast a parlarne per capire come è nato e che valore ha. <br /><br />La voce flamenca si connette con la parte più profonda dell'essere umano, e non tutte le persone hanno una voce così espressiva. <br /><br />I cantaores nella storia hanno sempre cantato con la voce che avevano, senza cercare di modificarla. Però nel tempo si sono create mode che hanno modificato il gusto e le aspettative degli ascoltatori, magari come conseguenza dell'influenza di un cantaor importante. <br /><br />L'ambiente sonoro influenza la produzione della musica. L'universo sonoro, finché i viaggi e i trasporti non sono stati alla portata di tutti, era legato indissolubilmente al paese di origine del cantaor. Poi, chi aveva un po' più doti canore, magari veniva chiamato a cantare altrove, ed aveva l'occasione di imparare altre varianti di un cante, o di crearne lui stesso, secondo il proprio sentire. <br /><br />Ci sono moltissime varianti di ogni genere, di ogni palo, che mantengono lo spirito e il messaggio, ma la melodia non è esattamente identica. L'emozione umana che viene toccata, l'ambiente che viene creato sono gli stessi in tutte le varianti di un palo. Il cantaor deve raggiungere questo clima e riprodurlo, ricrearlo con la voce. <br /><br />La voce ci colpisce, muove corde emotive molto forti. La voce di nostra madre mentre eravamo nel suo ventre è stato uno dei primi suoni che abbiamo sentito. Ci colpisce come una sorta di psicoterapia, sia che cantiamo, sia che ascoltiamo il cante. <br /><br />I primi cantes sicuramente erano senza accompagnamento, anche perché possedere uno strumento musicale era un costo che in pochi potevano sostenere, anticamente. Ed erano canti legati al lavoro, alla vita quotidiana, i canti del mercato, della fucina, del lavoro dei campi ecc<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e sono appassionata del cante e di tutto ciò che coinvolge espressività, spontaneità, processi di pensiero e della reazione che tutto ciò provoca sul corpo di chi danza.<br /><br />Appassionata di psicologia, vedo che il cante flamenco ha una straordinaria capacità di comunicare emozioni dal cuore di chi canta a quello di chi ascolta, e coinvolge profondamente l'essenza di ogni persona.]]></itunes:summary><itunes:duration>755</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,danza,flamenco,musica,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/65c9576ad91e7cb08d00a873c56dc83a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#25 11 trucchi per dare Palmas - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/25-11-trucchi-per-dare-palmas-flamenco-chiavi-in-mano--49794578</link><description><![CDATA[Il caratteristico suono del battito delle mani che accompagna il flamenco sembra facile da produrre, ma in realtà ci vuole un certo impegno per imparare. <br /><br />Se proviamo a dare palmas mantenendo il corpo in tensione, senza respirare, contando e immaginando di doverlo fare e non di volerlo fare, nulla funzionerà. E fra l'altro non acquisiremo neppure la voglia di proseguire nell'apprendimento. <br /><br />Imparare a dare palmas significa in primo luogo farlo con piacere, come tutto nel flamenco, sempre ascoltando ed essendo presenti nel momento. Se ci mettiamo in cattedra, pensando di imporre il nostro ritmo nulla funzionerà. Se invece manteniamo l'umiltà che caratterizza il flamenco, tutto sarà possibile. Anche fidarci delle nostre ancora incerte capacità ritmiche.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990, e ti offro ben 11 trucchi per migliorare la tua capacità di dare palmas, basati sulla mia esperienza nel flamenco e su quanto ho visto accadere ai miei allievi nella fase dell'apprendimento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49794578</guid><pubDate>Sat, 14 May 2022 08:45:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49794578/25_11_trucchi_per_dare_palmas.mp3" length="17461542" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il caratteristico suono del battito delle mani che accompagna il flamenco sembra facile da produrre, ma in realtà ci vuole un certo impegno per imparare. &#13;
&#13;
Se proviamo a dare palmas mantenendo il corpo in tensione, senza respirare, contando e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il caratteristico suono del battito delle mani che accompagna il flamenco sembra facile da produrre, ma in realtà ci vuole un certo impegno per imparare. <br /><br />Se proviamo a dare palmas mantenendo il corpo in tensione, senza respirare, contando e immaginando di doverlo fare e non di volerlo fare, nulla funzionerà. E fra l'altro non acquisiremo neppure la voglia di proseguire nell'apprendimento. <br /><br />Imparare a dare palmas significa in primo luogo farlo con piacere, come tutto nel flamenco, sempre ascoltando ed essendo presenti nel momento. Se ci mettiamo in cattedra, pensando di imporre il nostro ritmo nulla funzionerà. Se invece manteniamo l'umiltà che caratterizza il flamenco, tutto sarà possibile. Anche fidarci delle nostre ancora incerte capacità ritmiche.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990, e ti offro ben 11 trucchi per migliorare la tua capacità di dare palmas, basati sulla mia esperienza nel flamenco e su quanto ho visto accadere ai miei allievi nella fase dell'apprendimento.]]></itunes:summary><itunes:duration>1092</itunes:duration><itunes:keywords>baile,cultura,danza,flamenco,musica,palmas</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/874a0bdceea6fcd277791fe0d184e37c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#24 La fortuna di essere ciò che siamo - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/24-la-fortuna-di-essere-cio-che-siamo-flamenco-chiavi-in-mano--49727753</link><description><![CDATA[Viviamo in una società stressata e stressante, in cui tutto è già stato detto, già stato fatto. Siamo immersi nella noia, ormai anche le immagini più crude dei telegiornali accompagnano tranquillamente, come se nulla fosse, le nostre cene. Viviamo in apnea, in anestesia.<br />La fortuna di essere ciò che siamo ed avere ciò che abbiamo, in spagnolo "la suerte de tenerte", è una riflessione, un inno alla vita, a dar valore alla nostra storia personale, a ciò che abbiamo intorno, agli sforzi quotidiani che ci hanno portato ad essere ciò che siamo.<br /><br />Il flamenco esplora tutti i sentimenti dell’animo umano, li analizza e dà voce a tutte le sfaccettature, e lo fa sempre con un grande rispetto della vita e della dignità umana.<br /><br />Ci chiediamo: “Come va?”. La risposta è sempre banale: “Bene". Ma non appena ne abbiamo la possibilità, ecco scattare la lamentela: "Sono molto stanco, al lavoro va male, litigo con mio marito, non mi sento bene, ecc”. L'energia dedicata alla lamentela è rubata al... godersi la vita. Il flamenco lo sa e infatti non si lamenta neppure quando parla di situazioni difficili, di dolore, di perdita, di nostalgia. Si limita a raccontare, ma non si lamenta. <br /><br />Imparare a dire grazie e ad onorare i piccoli grandi miracoli che la nostra vita ci regala ogni<br />giorno significa godersi ciò che siamo, ed è un passo verso la felicità. <br />E’ decidere volontariamente di porre fine alle sterili lamentele in cui spesso ci immergiamo, perdendo molto tempo e vanificando ogni sforzo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno flamenco e  Lyrical Arab Dance, un lavoro di rielaborazione espressiva sulle danze del mondo arabo a Milano. Nei miei studi di psicologia, pedagogia, neuroscienze, guardo sempre ai legami indissolubili fra il corpo e la mente, e trovo conferma ogni giorno che il flamenco ci aiuti ad essere ciò che siamo e ad onorarlo, a ringraziare, appunto, la fortuna di essere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49727753</guid><pubDate>Mon, 09 May 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49727753/24_la_fortuna_di_essere_ci_che_siamo.mp3" length="12963884" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Viviamo in una società stressata e stressante, in cui tutto è già stato detto, già stato fatto. Siamo immersi nella noia, ormai anche le immagini più crude dei telegiornali accompagnano tranquillamente, come se nulla fosse, le nostre cene. Viviamo in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Viviamo in una società stressata e stressante, in cui tutto è già stato detto, già stato fatto. Siamo immersi nella noia, ormai anche le immagini più crude dei telegiornali accompagnano tranquillamente, come se nulla fosse, le nostre cene. Viviamo in apnea, in anestesia.<br />La fortuna di essere ciò che siamo ed avere ciò che abbiamo, in spagnolo "la suerte de tenerte", è una riflessione, un inno alla vita, a dar valore alla nostra storia personale, a ciò che abbiamo intorno, agli sforzi quotidiani che ci hanno portato ad essere ciò che siamo.<br /><br />Il flamenco esplora tutti i sentimenti dell’animo umano, li analizza e dà voce a tutte le sfaccettature, e lo fa sempre con un grande rispetto della vita e della dignità umana.<br /><br />Ci chiediamo: “Come va?”. La risposta è sempre banale: “Bene". Ma non appena ne abbiamo la possibilità, ecco scattare la lamentela: "Sono molto stanco, al lavoro va male, litigo con mio marito, non mi sento bene, ecc”. L'energia dedicata alla lamentela è rubata al... godersi la vita. Il flamenco lo sa e infatti non si lamenta neppure quando parla di situazioni difficili, di dolore, di perdita, di nostalgia. Si limita a raccontare, ma non si lamenta. <br /><br />Imparare a dire grazie e ad onorare i piccoli grandi miracoli che la nostra vita ci regala ogni<br />giorno significa godersi ciò che siamo, ed è un passo verso la felicità. <br />E’ decidere volontariamente di porre fine alle sterili lamentele in cui spesso ci immergiamo, perdendo molto tempo e vanificando ogni sforzo.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno flamenco e  Lyrical Arab Dance, un lavoro di rielaborazione espressiva sulle danze del mondo arabo a Milano. Nei miei studi di psicologia, pedagogia, neuroscienze, guardo sempre ai legami indissolubili fra il corpo e la mente, e trovo conferma ogni giorno che il flamenco ci aiuti ad essere ciò che siamo e ad onorarlo, a ringraziare, appunto, la fortuna di essere.]]></itunes:summary><itunes:duration>811</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,danza,espressione,felicità,flamenco,fortuna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7bd9139b871e1607cd35ef18af4364a2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#23 Che cosa implica un saggio di baile flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/23-che-cosa-implica-un-saggio-di-baile-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49676195</link><description><![CDATA[Spesso vediamo un saggio di fine corso e non ci interroghiamo per capire che cosa ci sia dietro, quanto impegno, quanto lavoro, quanta dedizione. <br />Il flamenco è una dorma di danza difficilissima, nella quale la musica è dal vivo e in gran parte improvvisata, per cui è abbastanza facile che qualcosa non vada come si era preventivato. <br /><br />Ballare flamenco implica mettersi in gioco profondamente, donarsi agli spettatori con un grande coraggio, essere presenti e godersi la musica dal vivo, con tutti i suoi pregi e anche con i suoi... difetti.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990. Ho visto migliaia di allievi in questi anni mettersi su un palcoscenico e donarsi al pubblico, senza paura, o forse con tanta paura mascherata, e far dono di sè, e non delle proprie capacità, al pubblico.<br /><br />Riflettiamo insieme su questo interessante fenomeno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49676195</guid><pubDate>Fri, 06 May 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49676195/23_un_saggio_di_baile_flamenco.mp3" length="12252099" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Spesso vediamo un saggio di fine corso e non ci interroghiamo per capire che cosa ci sia dietro, quanto impegno, quanto lavoro, quanta dedizione. &#13;
Il flamenco è una dorma di danza difficilissima, nella quale la musica è dal vivo e in gran parte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Spesso vediamo un saggio di fine corso e non ci interroghiamo per capire che cosa ci sia dietro, quanto impegno, quanto lavoro, quanta dedizione. <br />Il flamenco è una dorma di danza difficilissima, nella quale la musica è dal vivo e in gran parte improvvisata, per cui è abbastanza facile che qualcosa non vada come si era preventivato. <br /><br />Ballare flamenco implica mettersi in gioco profondamente, donarsi agli spettatori con un grande coraggio, essere presenti e godersi la musica dal vivo, con tutti i suoi pregi e anche con i suoi... difetti.<br /><br />Sono Sabina Todaro, insegno baile flamenco a Milano dal 1990. Ho visto migliaia di allievi in questi anni mettersi su un palcoscenico e donarsi al pubblico, senza paura, o forse con tanta paura mascherata, e far dono di sè, e non delle proprie capacità, al pubblico.<br /><br />Riflettiamo insieme su questo interessante fenomeno.]]></itunes:summary><itunes:duration>766</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,coraggio,cultura,danza,espressione,flamenco,musica,saggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/40c0e60aac2d838f91e32bba0ef49617.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#22 Mettersi in gioco e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/22-mettersi-in-gioco-e-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49593615</link><description><![CDATA[Attraverso il gioco, l'essere umano esplora, conosce la realtà, si confronta con il presente e con l'ambiente, si esprime. Questo lo fa il bambino, ma l'adulto cosa fa? Lo stesso! Il nostro cervello si evolve ma non butta via ciò che ha guadagnato nel corso della sua esperienza. Perciò anche per l'adulto mettersi in gioco significa tanto: significa accettare di essere veramente presente e di imparare da ciò che ho davanti. <br /><br />Ogni volta che siamo nel fenomeno flamenco, che stiamo ballando, suonando o cantando flamenco, ci mettiamo in gioco perché non sappiamo che cosa succederà esattamente: non si può essere certi che tutto andrà nel verso preventivato, che tutto verrà "bene". Certamente, se le nostre capacità tecniche sono più precise, sono più elevate, sarà meno rischioso e magari l'errore (sempre tra virgolette, perché poi errore a volte è una variante, comunque interessante, accettabile, anzi, magari tante volte è pure migliore rispetto a ciò che avevamo preventivato). <br /><br />Quanto più la nostra tecnica è evoluta e tanto più sarà possibile recuperare di fronte ad un errore o di fronte all'imprevisto. Il fatto stesso che la musica nel flamenco sia totalmente dal vivo e che sia totalmente legata all'improvvisazione e alla risposta che un musicista dà all'altro ci dice chiarissimamente che bisogna tenere attenzione tantissimo al momento presente ed essere dentro di sé. <br /><br />Se io mi aspetto che i musicisti suonino una certa cosa, poi rimango spiazzata se devo ballare o se devo cantare. Allora mi conviene non aspettarmi niente e semplicemente godermi la famosa crema di fagioli che trovo davanti a me, o di cioccolato, che trovo davanti a me e vedere un po' che cos'è! <br /><br />Il flamenco non è scritto! Perciò, qual è lo spartito? Lo spartito è il sentire, è la comunicazione, la lettura dei segnali della comunicazione e quindi la conoscenza, l'abitudine. Ci sono dei segnali che i ballerini inviano, che i musicisti stessi inviano tra di loro e tutto questo ha molto a che fare con l'intenzione: se l'intenzione mi è chiara, allora ci riuscirò ad esprimere con chiarezza attraverso il mio gesto, attraverso il mio suono, qual è appunto la mia intenzione. <br /><br />E' chiaro che se non ho il coraggio di essere, non ho il coraggio di esistere, anche la mia intenzione non sarà chiara e non riuscirò quindi a godermi la situazione, non riuscirò a "estar a gusto", come si dice in Spagna (e fra l'altro questa espressione che si riferisce proprio al gusto mi piace molto).<br /><br />Metterci in gioco è una cosa davvero particolare che spesso ci fa molta paura perché significa mettersi come nudi di fronte a qualcosa e non nasconderci più. Tirar fuori esattamente ciò che siamo. Il flamenco ci chiede tantissimo di metterci in gioco, fuori dalla nostra abitudine fuori dalla nostra zona di comfort, fuori da quella zona in cui ci sentiamo protetti da una maschera. <br /><br />Schiller diceva che l'uomo è davvero serio solamente quando gioca. In effetti è proprio così: solamente quando ci mettiamo in gioco possiamo imparare. Imparare a vivere! La vita è una scuola, è una scuola di se stessa. Ogni volta che ci mettiamo in gioco impariamo delle cose su di noi e sulla vita stessa e questo ci aiuta a trovare degli strumenti che ci permettono di andare avanti sul nostro percorso, e di imparare. Soprattutto di evolverci.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Accanto a questo mi occupo di tantissime altre materie, tra cui la psicologia, l'anatomia, la neurologia, le neuroscienze. Nella mia formazione universitaria ho frequentato la scuola di psicomotricità dell'Ospedale Policlinico di Milano, e questo mi pone sempre da un punto di vista terapeutico: sarà una deformazione professionale? Mettersi in gioco ha molto a che fare con la psicomotricità e quindi per me è una modalità di vita. <br /><br />Trovare nel flamenco questo aspetto di mettersi in gioco è molto prezioso per me. Da psicomotricista affermo la necessità di mettersi in gioco. Il gioco come forma di apprendimento, il gioco come scuola di vita. Nel momento in cui stiamo giocando, stiamo sperimentando, ed è attraverso questa esperienza della vita che impariamo.<br /><br />Il flamenco significa metterci in gioco, buttarci, improvvisare, trovare tutto ciò che ci permette di esprimere quella parte di noi che altrimenti rimarrebbe totalmente in silenzio. Nel momento in cui sto agendo, se ho sempre in mente che cosa dovrei ottenere e non mi godo che cosa c'è, molto spesso la cosa non funziona! Non solo nel flamenco, in generale direi nella vita! <br /><br />Il flamenco prepotentemente ci obbliga ad essere presenti. Se poi immaginiamo di metterci su un palcoscenico e di esibire il nostro flamenco di fronte a delle altre persone, allora sì che mettiamo in discussione tutto il nostro essere e ci mettiamo a nudo, prendendoci un rischio tremendo: quello di mostrare davvero profondamente al mondo chi siamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49593615</guid><pubDate>Mon, 02 May 2022 14:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49593615/22_mettersi_in_gioco.mp3" length="6821973" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Attraverso il gioco, l'essere umano esplora, conosce la realtà, si confronta con il presente e con l'ambiente, si esprime. Questo lo fa il bambino, ma l'adulto cosa fa? Lo stesso! Il nostro cervello si evolve ma non butta via ciò che ha guadagnato nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Attraverso il gioco, l'essere umano esplora, conosce la realtà, si confronta con il presente e con l'ambiente, si esprime. Questo lo fa il bambino, ma l'adulto cosa fa? Lo stesso! Il nostro cervello si evolve ma non butta via ciò che ha guadagnato nel corso della sua esperienza. Perciò anche per l'adulto mettersi in gioco significa tanto: significa accettare di essere veramente presente e di imparare da ciò che ho davanti. <br /><br />Ogni volta che siamo nel fenomeno flamenco, che stiamo ballando, suonando o cantando flamenco, ci mettiamo in gioco perché non sappiamo che cosa succederà esattamente: non si può essere certi che tutto andrà nel verso preventivato, che tutto verrà "bene". Certamente, se le nostre capacità tecniche sono più precise, sono più elevate, sarà meno rischioso e magari l'errore (sempre tra virgolette, perché poi errore a volte è una variante, comunque interessante, accettabile, anzi, magari tante volte è pure migliore rispetto a ciò che avevamo preventivato). <br /><br />Quanto più la nostra tecnica è evoluta e tanto più sarà possibile recuperare di fronte ad un errore o di fronte all'imprevisto. Il fatto stesso che la musica nel flamenco sia totalmente dal vivo e che sia totalmente legata all'improvvisazione e alla risposta che un musicista dà all'altro ci dice chiarissimamente che bisogna tenere attenzione tantissimo al momento presente ed essere dentro di sé. <br /><br />Se io mi aspetto che i musicisti suonino una certa cosa, poi rimango spiazzata se devo ballare o se devo cantare. Allora mi conviene non aspettarmi niente e semplicemente godermi la famosa crema di fagioli che trovo davanti a me, o di cioccolato, che trovo davanti a me e vedere un po' che cos'è! <br /><br />Il flamenco non è scritto! Perciò, qual è lo spartito? Lo spartito è il sentire, è la comunicazione, la lettura dei segnali della comunicazione e quindi la conoscenza, l'abitudine. Ci sono dei segnali che i ballerini inviano, che i musicisti stessi inviano tra di loro e tutto questo ha molto a che fare con l'intenzione: se l'intenzione mi è chiara, allora ci riuscirò ad esprimere con chiarezza attraverso il mio gesto, attraverso il mio suono, qual è appunto la mia intenzione. <br /><br />E' chiaro che se non ho il coraggio di essere, non ho il coraggio di esistere, anche la mia intenzione non sarà chiara e non riuscirò quindi a godermi la situazione, non riuscirò a "estar a gusto", come si dice in Spagna (e fra l'altro questa espressione che si riferisce proprio al gusto mi piace molto).<br /><br />Metterci in gioco è una cosa davvero particolare che spesso ci fa molta paura perché significa mettersi come nudi di fronte a qualcosa e non nasconderci più. Tirar fuori esattamente ciò che siamo. Il flamenco ci chiede tantissimo di metterci in gioco, fuori dalla nostra abitudine fuori dalla nostra zona di comfort, fuori da quella zona in cui ci sentiamo protetti da una maschera. <br /><br />Schiller diceva che l'uomo è davvero serio solamente quando gioca. In effetti è proprio così: solamente quando ci mettiamo in gioco possiamo imparare. Imparare a vivere! La vita è una scuola, è una scuola di se stessa. Ogni volta che ci mettiamo in gioco impariamo delle cose su di noi e sulla vita stessa e questo ci aiuta a trovare degli strumenti che ci permettono di andare avanti sul nostro percorso, e di imparare. Soprattutto di evolverci.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Accanto a questo mi occupo di tantissime altre materie, tra cui la psicologia, l'anatomia, la neurologia, le neuroscienze. Nella mia formazione universitaria ho frequentato la scuola di psicomotricità dell'Ospedale Policlinico di Milano, e questo mi pone sempre da un punto di vista terapeutico: sarà una deformazione professionale? Mettersi in gioco ha molto a che fare con la psicomotricità e quindi per me è una modalità di vita. <br /><br />Trovare nel flamenco questo aspetto di mettersi in gioco è molto...]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,danza,esprimere,flamenco,gioco,musica,psicomotricità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1253263de76f8a37b2b2c5ff32a44b2b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#21 Il coraggio di essere nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/21-il-coraggio-di-essere-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49593497</link><description><![CDATA[Consideriamo la definizione della differenza fra il verbo ser e il verbo estar: ser è essere in forma stabile, estar è essere in maniera temporanea. La lingua spagnola considera importante questa differenza fra i due verbi essere. Il flamenco è il coraggio di ser, di essere ciò che siamo. Ha molto a che fare con l'accettazione di sé e degli altri, con lo smettere di litigare con il presente, che non mi appaga e che non mi corrisponde. <br /><br />Il verbo desiderare viene utilizzato molto nel linguaggio, come se fosse migliore di volere: de-sidero, sento la mancanza di, voglio qualcosa che non ho e della quale sento la mancanza. <br />Il flamenco è ciò che siamo stabilmente: se smettiamo di giudicarci semplicemente impariamo a goderci il presente e ad essere ciò che siamo stabilmente. <br /><br />Nel flamenco si ha a che fare con la situazione presente: la risposta immediata di chi fa flamenco ha molto a che fare con l'essere: le persone che sono intorno a noi, gli artisti, il pubblico, lo spazio scenico, interferiscono moltissimo sulla nostra capacità di produrre arte. <br /><br />Avere aspettative e giudicare spesso ci toglie il gusto di ciò che c'è davvero: spesso siamo nella dimensione del nostro pensiero, e non ci identifichiamo con noi stessi. Il flamenco ci insegna ad essere ciò che siamo, a smetterla di prevedere  e di giudicare. <br /><br />In questo senso la cultura del flamenco è molto più orientale rispetto a quella europea: incentrarsi sul pregio, sul potenziale, e non sul deficit. Il flamenco ci chiede di essere proprio noi stessi, e di avere appunto il coraggio di essere. <br /><br />In occidente spesso si dimentica l'esistenza del verbo ser, e ci si identifica con condizioni transitorie, con emozioni transitorie. Avere il coraggio di essere ciò che si è e di esprimerlo è un impegno perché non corrisponde a ciò che ci viene proposto come modello nella nostra società. <br /><br />Il flamenco non è aderire ad una estetica, a soddisfare delle aspettative. Nel flamenco occorre mostrarsi esattamente per come si è, nella propria presenza. Gli strumenti che la persona ha funzionano al meglio se siamo davvero noi stessi, e se abbiamo il coraggio di essere presenti. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo. Sono psicomotricista e sono innamorata dei processi del pensiero legati al corpo. In uno spettacolo può accadere qualcosa di imprevisto. Se ci si dispera perché qualcosa non è andato nel verso previsto si perde il messaggio: se desideriamo che tutto vada bene e pensiamo che se qualcosa andasse diversamente da quanto preventivato significherebbe che tutto andrà malissimo, perdiamo il messaggio. Avere il coraggio di esistere, di far fronte al presente è un regalo che ci permette di essere noi stessi ogni giorno più profondamente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49593497</guid><pubDate>Fri, 29 Apr 2022 14:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49593497/21_il_coraggio_di_essere.mp3" length="15404765" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Consideriamo la definizione della differenza fra il verbo ser e il verbo estar: ser è essere in forma stabile, estar è essere in maniera temporanea. La lingua spagnola considera importante questa differenza fra i due verbi essere. Il flamenco è il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Consideriamo la definizione della differenza fra il verbo ser e il verbo estar: ser è essere in forma stabile, estar è essere in maniera temporanea. La lingua spagnola considera importante questa differenza fra i due verbi essere. Il flamenco è il coraggio di ser, di essere ciò che siamo. Ha molto a che fare con l'accettazione di sé e degli altri, con lo smettere di litigare con il presente, che non mi appaga e che non mi corrisponde. <br /><br />Il verbo desiderare viene utilizzato molto nel linguaggio, come se fosse migliore di volere: de-sidero, sento la mancanza di, voglio qualcosa che non ho e della quale sento la mancanza. <br />Il flamenco è ciò che siamo stabilmente: se smettiamo di giudicarci semplicemente impariamo a goderci il presente e ad essere ciò che siamo stabilmente. <br /><br />Nel flamenco si ha a che fare con la situazione presente: la risposta immediata di chi fa flamenco ha molto a che fare con l'essere: le persone che sono intorno a noi, gli artisti, il pubblico, lo spazio scenico, interferiscono moltissimo sulla nostra capacità di produrre arte. <br /><br />Avere aspettative e giudicare spesso ci toglie il gusto di ciò che c'è davvero: spesso siamo nella dimensione del nostro pensiero, e non ci identifichiamo con noi stessi. Il flamenco ci insegna ad essere ciò che siamo, a smetterla di prevedere  e di giudicare. <br /><br />In questo senso la cultura del flamenco è molto più orientale rispetto a quella europea: incentrarsi sul pregio, sul potenziale, e non sul deficit. Il flamenco ci chiede di essere proprio noi stessi, e di avere appunto il coraggio di essere. <br /><br />In occidente spesso si dimentica l'esistenza del verbo ser, e ci si identifica con condizioni transitorie, con emozioni transitorie. Avere il coraggio di essere ciò che si è e di esprimerlo è un impegno perché non corrisponde a ciò che ci viene proposto come modello nella nostra società. <br /><br />Il flamenco non è aderire ad una estetica, a soddisfare delle aspettative. Nel flamenco occorre mostrarsi esattamente per come si è, nella propria presenza. Gli strumenti che la persona ha funzionano al meglio se siamo davvero noi stessi, e se abbiamo il coraggio di essere presenti. <br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo. Sono psicomotricista e sono innamorata dei processi del pensiero legati al corpo. In uno spettacolo può accadere qualcosa di imprevisto. Se ci si dispera perché qualcosa non è andato nel verso previsto si perde il messaggio: se desideriamo che tutto vada bene e pensiamo che se qualcosa andasse diversamente da quanto preventivato significherebbe che tutto andrà malissimo, perdiamo il messaggio. Avere il coraggio di esistere, di far fronte al presente è un regalo che ci permette di essere noi stessi ogni giorno più profondamente.]]></itunes:summary><itunes:duration>963</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,chitarra,coraggio,cultura,danza,essere,flamenco,musica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0480b5f5c20ed4cc1496f2792a632fa3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#20 Ikigai e flamenco, la dote e la tecnica - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/20-ikigai-e-flamenco-la-dote-e-la-tecnica-flamenco-chiavi-in-mano--49518965</link><description><![CDATA[Ikigai è una parola giapponese che indica "la ragione di esistere". <br />Gli artisti del flamenco esprimono la dote che hanno, attraverso le capacità tecniche, gli anni di studio e di esperienza diretta sul campo. <br />Ikigai comprende la dote, cioè ciò che mi riesce, ciò che mi piace, ma anche la mia vocazione, lo scopo della mia vita, e ciò che il mondo vuole da me. Ciò che il mondo ha bisogno che io faccia.<br /><br />Trovarlo ed esprimerlo significa trovare se stessi e onorare la propria dote.<br /><br />Sono Sabina Todaro studiosa ed insegnante di baile flamenco, psicologia, neuroscienze e di tutti i collegamenti fra queste materie. Il flamenco può renderci maggiormente noi stessi, e darci felicità, unendo ciò che ci riesce con ciò che vogliamo fare, e dedicando questo tempo a qualcosa che il mondo stesso vuole da noi. <br /><br />Saziare i bisogni personali e quelli collettivi in un sol colpo!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49518965</guid><pubDate>Mon, 25 Apr 2022 14:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49518965/20_ikigai_e_flamenco.mp3" length="9293366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Ikigai è una parola giapponese che indica "la ragione di esistere". &#13;
Gli artisti del flamenco esprimono la dote che hanno, attraverso le capacità tecniche, gli anni di studio e di esperienza diretta sul campo. &#13;
Ikigai comprende la dote, cioè ciò che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ikigai è una parola giapponese che indica "la ragione di esistere". <br />Gli artisti del flamenco esprimono la dote che hanno, attraverso le capacità tecniche, gli anni di studio e di esperienza diretta sul campo. <br />Ikigai comprende la dote, cioè ciò che mi riesce, ciò che mi piace, ma anche la mia vocazione, lo scopo della mia vita, e ciò che il mondo vuole da me. Ciò che il mondo ha bisogno che io faccia.<br /><br />Trovarlo ed esprimerlo significa trovare se stessi e onorare la propria dote.<br /><br />Sono Sabina Todaro studiosa ed insegnante di baile flamenco, psicologia, neuroscienze e di tutti i collegamenti fra queste materie. Il flamenco può renderci maggiormente noi stessi, e darci felicità, unendo ciò che ci riesce con ciò che vogliamo fare, e dedicando questo tempo a qualcosa che il mondo stesso vuole da noi. <br /><br />Saziare i bisogni personali e quelli collettivi in un sol colpo!]]></itunes:summary><itunes:duration>581</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cultura,danza,dote,flamenco,ikigai,musica,tecnica,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fefc3d86b46f5547040915ad2f1b6b6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#19 L'autoaffermazione nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/19-l-autoaffermazione-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49518470</link><description><![CDATA[L'autoaffermazione è un tema molto discusso in questo periodo. Affermo ciò che sono, senza paure e senza  giudizio. Il flamenco si occupa dell'autoaffermazione.<br /><br />Il giudizio è qualcosa che non esiste nel flamenco perché presuppone l'aderenza ad un canone, che pretende di stabilire che cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è accettabile e cosa non lo è. <br /><br />Quando stiamo comunicando con profondità e verità, il canone da rispettare è soltanto quello della nostra verità, della nostra espressione. Per fare flamenco devo saper fare tot, in questo modo? No: per fare flamenco devo essere me stesso, devo lasciar uscire ciò che sento e lo devo fare attraverso una forma,  che è evidentemente quella del flamenco, adeguata. <br /><br />Ciò che fa il flamenco è dar voce alle nostre qualifiche e caratteristiche umane uniche e irripetibili. L'unicità. Se io riconosco di essere unico, esemplare unico al mondo, posso anche scegliere di meritarmi di affermarmi, di affermare ciò che sono, di raccontare ciò che sono, attraverso una forma d'arte. Si tratta di una responsabilità, effettivamente. Se io mi auto affermo, riconosco chi sono, e lo dico anche agli altri e con questo mi assumo la responsabilità, eventualmente, di fare degli errori, o di non essere proprio esattamente perfetto. <br /><br />A volte tutto questo non lo accettiamo e non lo accettiamo perché la società in cui viviamo, che è fondamentalmente la società occidentale, invece qualifica tutto e giudica tutto e se io non sono esattamente aderente a degli schemi, a dei canoni che sono già stati prestabiliti, non vado bene, e quindi non ho il diritto di affermare ciò che sono. Nel flamenco non esiste un cliché. <br /><br />Non esiste per esempio nel baile un tipo di fisicità "ok" è un tipo di corpo che invece non è adatto. E così per la voce o per la chitarra.<br /><br />Durante una lezione con Antonio Canales, che è un danzatore che ha veramente fatto la storia del baile flamenco degli ultimi 30 anni, lui raccontava che c'erano dei ragazzi di sedici di diciotto anni che avevano delle capacità ginniche, fisiche che erano dieci volte la sua:  "è inutile che io mi metta, a 40 anni, a cercare di competere, con queste persone. Io tirerò fuori la mia esperienza, che loro, a 18 anni, non hanno". Tirar fuori le proprie qualità e metterle in scena!<br /><br />Da questo piccolo racconto ho capito che anche per me la cosa importante sarebbe stato affermare ciò che sono e portare esattamente, né più né meno, il mio contenuto irripetibile ed unico, che poi qualcuno giudicherà essere più o meno flamenco, essere più o meno bello, bravo, buono, giusto, sinceramente non mi interessa. Non mi interessa più! <br /><br />Non è dal giudizio degli altri che nasce la nostra autoaffermazione. Per riconoscere se stessi occorre guardandosi dentro. <br /><br />E' necessario capire qual è la nostra qualità espressiva, e coltivarla. Il flamenco è sempre l'esibizione del proprio potenziale, e non l'esibizione del proprio deficit o tantomeno l'esibizione di ciò che io ho imparato a memoria. <br /><br />Ciò che ho imparato non sono io: sono strumenti esterni. Nel flamenco la tecnica è un po' come uno status symbol, è un po' come riconoscere se stessi nell'auto che possediamo. <br /><br />Evidentemente sono provocatoria ed estrema, però ti invito a riflettere: sono ciò che faccio o sono ciò che sono?<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile a Milano e ho visto passare davanti a me migliaia di allievi. Sommati poi a tutti i ballerini che ho visto sul palcoscenico, caspita se ne ho visti di ballerini flamenchi! A tutti i livelli ho visto veramente di tutto. <br /><br />Da psicomotricista guardo sempre per prima cosa il potenziale delle persone e mai il loro deficit. La cosa che si vede immediatamente, ballando flamenco è che cosa quella persona è: il flamenco ti mette completamente a nudo.<br /><br />La sua fisicità, la sua postura, il suo atteggiamento corporeo di presenza e di fierezza, che derivano dal fortissimo uso delle gambe, dal radicamento incredibile al suolo che questa danza richiede, la persona che balla si sta sicuramente affermando. La strategia fisica del baile flamenco è proprio la strategia dell'anti-paura: non ho paura quando sono eretta, quando l'inguine è ben aperto, quando il bacino è totalmente verticale e le gambe sono fluidamente disponibili al movimento, i piedi sono radicati nel suolo e le ginocchia sono mobili. <br /><br />Una persona che avesse gambe rigide sarebbe un po' come il gigante con i piedi di argilla, cioè qualcuno che non è ben radicato al suolo e che, di conseguenza, non può essere tanto agile nemmeno. A piedi rigidi corrisponde un corpo rigido, un corpo rigido non è agile ed è come se avesse sempre un po' di paura. <br /><br />Mi esprimo senza paura, senza bloccarmi senza cercare di contraffarmi, fidandomi del fatto che il mio messaggio arriverà, se lo lascerò arrivare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49518470</guid><pubDate>Fri, 22 Apr 2022 18:21:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49518470/19_l_autoaffermazione_nel_flamenco.mp3" length="14215671" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>L'autoaffermazione è un tema molto discusso in questo periodo. Affermo ciò che sono, senza paure e senza  giudizio. Il flamenco si occupa dell'autoaffermazione.&#13;
&#13;
Il giudizio è qualcosa che non esiste nel flamenco perché presuppone l'aderenza ad un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'autoaffermazione è un tema molto discusso in questo periodo. Affermo ciò che sono, senza paure e senza  giudizio. Il flamenco si occupa dell'autoaffermazione.<br /><br />Il giudizio è qualcosa che non esiste nel flamenco perché presuppone l'aderenza ad un canone, che pretende di stabilire che cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è accettabile e cosa non lo è. <br /><br />Quando stiamo comunicando con profondità e verità, il canone da rispettare è soltanto quello della nostra verità, della nostra espressione. Per fare flamenco devo saper fare tot, in questo modo? No: per fare flamenco devo essere me stesso, devo lasciar uscire ciò che sento e lo devo fare attraverso una forma,  che è evidentemente quella del flamenco, adeguata. <br /><br />Ciò che fa il flamenco è dar voce alle nostre qualifiche e caratteristiche umane uniche e irripetibili. L'unicità. Se io riconosco di essere unico, esemplare unico al mondo, posso anche scegliere di meritarmi di affermarmi, di affermare ciò che sono, di raccontare ciò che sono, attraverso una forma d'arte. Si tratta di una responsabilità, effettivamente. Se io mi auto affermo, riconosco chi sono, e lo dico anche agli altri e con questo mi assumo la responsabilità, eventualmente, di fare degli errori, o di non essere proprio esattamente perfetto. <br /><br />A volte tutto questo non lo accettiamo e non lo accettiamo perché la società in cui viviamo, che è fondamentalmente la società occidentale, invece qualifica tutto e giudica tutto e se io non sono esattamente aderente a degli schemi, a dei canoni che sono già stati prestabiliti, non vado bene, e quindi non ho il diritto di affermare ciò che sono. Nel flamenco non esiste un cliché. <br /><br />Non esiste per esempio nel baile un tipo di fisicità "ok" è un tipo di corpo che invece non è adatto. E così per la voce o per la chitarra.<br /><br />Durante una lezione con Antonio Canales, che è un danzatore che ha veramente fatto la storia del baile flamenco degli ultimi 30 anni, lui raccontava che c'erano dei ragazzi di sedici di diciotto anni che avevano delle capacità ginniche, fisiche che erano dieci volte la sua:  "è inutile che io mi metta, a 40 anni, a cercare di competere, con queste persone. Io tirerò fuori la mia esperienza, che loro, a 18 anni, non hanno". Tirar fuori le proprie qualità e metterle in scena!<br /><br />Da questo piccolo racconto ho capito che anche per me la cosa importante sarebbe stato affermare ciò che sono e portare esattamente, né più né meno, il mio contenuto irripetibile ed unico, che poi qualcuno giudicherà essere più o meno flamenco, essere più o meno bello, bravo, buono, giusto, sinceramente non mi interessa. Non mi interessa più! <br /><br />Non è dal giudizio degli altri che nasce la nostra autoaffermazione. Per riconoscere se stessi occorre guardandosi dentro. <br /><br />E' necessario capire qual è la nostra qualità espressiva, e coltivarla. Il flamenco è sempre l'esibizione del proprio potenziale, e non l'esibizione del proprio deficit o tantomeno l'esibizione di ciò che io ho imparato a memoria. <br /><br />Ciò che ho imparato non sono io: sono strumenti esterni. Nel flamenco la tecnica è un po' come uno status symbol, è un po' come riconoscere se stessi nell'auto che possediamo. <br /><br />Evidentemente sono provocatoria ed estrema, però ti invito a riflettere: sono ciò che faccio o sono ciò che sono?<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile a Milano e ho visto passare davanti a me migliaia di allievi. Sommati poi a tutti i ballerini che ho visto sul palcoscenico, caspita se ne ho visti di ballerini flamenchi! A tutti i livelli ho visto veramente di tutto. <br /><br />Da psicomotricista guardo sempre per prima cosa il potenziale delle persone e mai il loro deficit. La cosa che si vede immediatamente, ballando flamenco è che cosa quella persona è: il flamenco ti mette completamente a nudo.<br /><br />La sua fisicità,...]]></itunes:summary><itunes:duration>889</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,autoaffermazione,baile,cante,chitarra,cultura,danza,flamenco,musica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2d531046e64fe8efa06b4fe4603125b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#18 Il flamenco è uno sport estremo - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/18-il-flamenco-e-uno-sport-estremo-flamenco-chiavi-in-mano--49352716</link><description><![CDATA["Sport di estrema difficoltà, ai limiti delle leggi fisiche e della sopportazione del corpo umano". Questa è la definizione di Wikipedia degli sport estremi.<br />Altro che bungee jumping, rafting e rugby subacqueo: ballare flamenco è uno sport estremo.<br />Il corpo viene sollecitato al massimo, ogni muscolo lavora con forza la respirazione è messa a dura prova, altrimenti si perde l’equilibrio e i nostri piedi non suonano nonostante tutti gli sforzi.<br />L’attenzione deve essere a mille: si deve rimanere in ascolto del ritmo ed entrarci senza partire per un viaggio senza ritorno… fuori compás! Restare nel ritmo senza perdercisi.<br /><br />Quando il movimento viene fatto in maniera meccanica e non parte da dentro di noi, perde completamente senso: non è più danza ma una serie di movimenti più o meno ginnici. <br /><br />Battere i piedi a ritmo, con precisione, dosando la propria forza, richiede non solo tanta preparazione, ma anche un continuo adattamento alle imprevedibili condizioni presenti: il pavimento non suona ovunque nello stesso modo, il suono stesso dei musicisti non arriva in modo omogeneo nello spazio, il senso dell’equilibrio viene totalmente influenzato dall’emozione… facendo ritmo con i piedi, se ci scardiniamo dal nostro “centro” siamo perduti!<br /><br />La musica nel flamenco è dal vivo, i musicisti non sono macchine e non hanno davanti uno spartito perché stanno in effetti improvvisando tanto quanto fanno i jazzisti durante una jam session. Per seguirli occorrono conclamate doti paranormali.<br /><br />Il cante flamenco è difficilissimo perché non appartiene alle nostre abitudini sonore. Inoltre il cantaor non è un robot: se decide di prendersi una pausa di respiro prima di iniziare la strofa (è una cosa normale, fa parte della “flamencura”), chi balla si deve adeguare e… imparare a sentire vivo il corpo in attesa che entri il cante.<br /><br />Sono Sabina Todaro studio il flamenco dal 1985 e insegno baile a Milano dal 1990. Ballare flamenco è assolutamente uno sport estremo, irto di difficoltà e di trabocchetti in cui si può cadere, ma, come ogni sport estremo, ci conferisce un senso di gioia di vivere così grande da farci dimenticare paura, fatica, preoccupazione per il risultato, proiettandoci verso un entusiasmo che crea davvero dipendenza. Come il bunjee jumping!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49352716</guid><pubDate>Mon, 18 Apr 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49352716/18_il_flamenco_uno_sport_estremo.mp3" length="12804223" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>"Sport di estrema difficoltà, ai limiti delle leggi fisiche e della sopportazione del corpo umano". Questa è la definizione di Wikipedia degli sport estremi.&#13;
Altro che bungee jumping, rafting e rugby subacqueo: ballare flamenco è uno sport estremo....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Sport di estrema difficoltà, ai limiti delle leggi fisiche e della sopportazione del corpo umano". Questa è la definizione di Wikipedia degli sport estremi.<br />Altro che bungee jumping, rafting e rugby subacqueo: ballare flamenco è uno sport estremo.<br />Il corpo viene sollecitato al massimo, ogni muscolo lavora con forza la respirazione è messa a dura prova, altrimenti si perde l’equilibrio e i nostri piedi non suonano nonostante tutti gli sforzi.<br />L’attenzione deve essere a mille: si deve rimanere in ascolto del ritmo ed entrarci senza partire per un viaggio senza ritorno… fuori compás! Restare nel ritmo senza perdercisi.<br /><br />Quando il movimento viene fatto in maniera meccanica e non parte da dentro di noi, perde completamente senso: non è più danza ma una serie di movimenti più o meno ginnici. <br /><br />Battere i piedi a ritmo, con precisione, dosando la propria forza, richiede non solo tanta preparazione, ma anche un continuo adattamento alle imprevedibili condizioni presenti: il pavimento non suona ovunque nello stesso modo, il suono stesso dei musicisti non arriva in modo omogeneo nello spazio, il senso dell’equilibrio viene totalmente influenzato dall’emozione… facendo ritmo con i piedi, se ci scardiniamo dal nostro “centro” siamo perduti!<br /><br />La musica nel flamenco è dal vivo, i musicisti non sono macchine e non hanno davanti uno spartito perché stanno in effetti improvvisando tanto quanto fanno i jazzisti durante una jam session. Per seguirli occorrono conclamate doti paranormali.<br /><br />Il cante flamenco è difficilissimo perché non appartiene alle nostre abitudini sonore. Inoltre il cantaor non è un robot: se decide di prendersi una pausa di respiro prima di iniziare la strofa (è una cosa normale, fa parte della “flamencura”), chi balla si deve adeguare e… imparare a sentire vivo il corpo in attesa che entri il cante.<br /><br />Sono Sabina Todaro studio il flamenco dal 1985 e insegno baile a Milano dal 1990. Ballare flamenco è assolutamente uno sport estremo, irto di difficoltà e di trabocchetti in cui si può cadere, ma, come ogni sport estremo, ci conferisce un senso di gioia di vivere così grande da farci dimenticare paura, fatica, preoccupazione per il risultato, proiettandoci verso un entusiasmo che crea davvero dipendenza. Come il bunjee jumping!]]></itunes:summary><itunes:duration>801</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,estremo,flamenco,sport,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c539899ee4067f881f61c57667b28b61.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#17 L'ispirazione e la genesi dell'arte nel flamenco: il Duende - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/17-l-ispirazione-e-la-genesi-dell-arte-nel-flamenco-il-duende-flamenco-chiavi-in-mano--49339120</link><description><![CDATA[In questo podcast ti parlo di un passaggio di "Gioco e teoria del Duende" di Federico Garcia Lorca: il poeta racconta della famosissima cantaora flamenca Pastora Pavón, la Niña de los Peines. In una taverna, Pastora cantava cercando di fare del "bel canto". L'uditorio non gradiva e non commentava, e finalmente qualcuno palesò la propria disapprovazione. Pastora si rese conto di aver fatto l'errore di uscire dal flamenco, imbellettandolo e rendendolo quindi privo di senso. <br /><br />Questo pezzo dell'opera di García Lorca ci mostra in maniera molto poetica, come soleva fare l'autore, un quadro di una situazione molto quotidiana nel flamenco, in uno spettacolo di fronte ad un gruppo di intenditori ad un gruppo di gente che sa, che conosce e che capisce il flamenco. Una cantaora con delle capacità incredibili, un genio indiscusso del flamenco, come la Niña de los Peines, ad un certo punto si mette a cantare in un altro modo: da brava cantante, cercò di sperimentare anche nella direzione del canto lirico, ma il pubblico non gradì.<br /><br />Pastora decise di ritornare alla sua verità profonda e allora, finalmente, il pubblico venne travolto dalla sua ondata emozionale. Quello che tirò fuori era il Duende.<br /><br />E' interessante leggere questa riflessione scritta quasi cent'anni fa, nel 1933: se il flamenco viene reso estetico, non è più se stesso. <br /><br />Che cos'è il duende? E' quando l'io, il piccolo io si fa da parte e lascia spazio alla comunicazione, ad una espressione più animica,  che va al di là delle forme che va al di là della piccolezza e della finitudine del momento presente. <br /><br />Tutto ciò che è un arte performativa e che nasce e muore nel momento ha proprio un bisogno di generarsi nella verità dell'artista e nella verità della sua comunicazione con il pubblico e con la situazione presente. In realtà, il duende ha molto a che fare con l'ispirazione e la riflessione sulla genesi dell'arte è interessante proprio per quello. L'ispirazione che cos'è? E' qualcosa che va a toccare delle corde molto profonde nell'artista e va ad aprire una porta che gli permette di dire esattamente ciò che sente, nel modo più diretto, attraverso, evidentemente, la tecnica dell'arte. <br /><br />E con questo l'artista va a raggiungere il cuore dello spettatore. E' evidente che ciò che l'artista farà da un punto di vista tecnico e formale sarà totalmente secondario, a patto che venga mantenuto questo momento di verità, momento di non essere nella tua finitudine umana, ma essere nella tua dimensione appunto animica, nella tua dimensione nella quale l'anima si esprime in maniera diretta senza filtri.<br /><br />Sono Sabina Todaro, studiosa di flamenco ed insegnante di baile a Milano. Ti conduco a riflettere sul duende nel flamenco, sull'ispirazione che genera l'arte: l'artista apre una porta che gli permettere di lasciar uscire la propria verità profonda. La tecnica è uno strumento che deve essere messo al servizio di questa profondità espressiva.<br /><br />In tutti questi anni ho sempre studiato, viaggiato, ascoltato una miriade di ore di musica e visto una miriade di ore di spettacoli, oltre che una miriade di ore di insegnamento. Ho un piccolo ricordo che voglio condividere con te oggi: vidi uno spettacolo a Siviglia, in un grande teatro,<br />al Teatro de la Maestranza.Lo spettacolo si chiamava "Los venerables", i venerabili, ed era composto di tutti i cantaores anziani. <br /><br />Seduta sulla mia comoda poltrona di questo grandissimo teatro, mi sono ad un certo punto sentita avvolgere l'addome da una sensazione incredibile, indefinibile, come se ci fosse stato un Alien all'interno dei miei visceri. Davanti a me, stava cantando un cantaor, e, sinceramente, all'epoca sapevo molto poco del flamenco, erano pochi anni che me ne occupavo. Non ho segnato il nome di questo cantaor e oggi non sono più in grado di ricostruirlo, però era un cantaor molto anziano, davvero molto, molto anziano. <br /><br />Il teatro, mille spettatori, rimase totalmente in sospeso: stavamo tutti respirando con lui, stavamo tutti vivendo la sua emozione. Era incredibile, anche perché una persona molto anziana non ha niente da dimostrare, non ha niente da perdere. E può soltanto dire la sua verità: questo fece quel cantaor quel giorno. Bene, quando io sentii questa sensazione all'interno del mio addome. Ecco, il flamenco!<br /><br />E' una sensazione che ti coglie impreparato. E' qualcosa che è realmente fisico ed è una risposta del corpo alle emozioni del suono.<br /><br />Il flamenco sta lì, sta lì e non gliene frega niente di essere bello, di essere estetico, di essere elegante o di strappare un applauso. E' lì per un bisogno, un bisogno espressivo indifferibile, insostituibile ed è proprio questo il suo grande valore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49339120</guid><pubDate>Fri, 15 Apr 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49339120/17_l_ispirazione_e_la_genesi_dell_arte_nel_flamenco_il_duende.mp3" length="10909196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast ti parlo di un passaggio di "Gioco e teoria del Duende" di Federico Garcia Lorca: il poeta racconta della famosissima cantaora flamenca Pastora Pavón, la Niña de los Peines. In una taverna, Pastora cantava cercando di fare del "bel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast ti parlo di un passaggio di "Gioco e teoria del Duende" di Federico Garcia Lorca: il poeta racconta della famosissima cantaora flamenca Pastora Pavón, la Niña de los Peines. In una taverna, Pastora cantava cercando di fare del "bel canto". L'uditorio non gradiva e non commentava, e finalmente qualcuno palesò la propria disapprovazione. Pastora si rese conto di aver fatto l'errore di uscire dal flamenco, imbellettandolo e rendendolo quindi privo di senso. <br /><br />Questo pezzo dell'opera di García Lorca ci mostra in maniera molto poetica, come soleva fare l'autore, un quadro di una situazione molto quotidiana nel flamenco, in uno spettacolo di fronte ad un gruppo di intenditori ad un gruppo di gente che sa, che conosce e che capisce il flamenco. Una cantaora con delle capacità incredibili, un genio indiscusso del flamenco, come la Niña de los Peines, ad un certo punto si mette a cantare in un altro modo: da brava cantante, cercò di sperimentare anche nella direzione del canto lirico, ma il pubblico non gradì.<br /><br />Pastora decise di ritornare alla sua verità profonda e allora, finalmente, il pubblico venne travolto dalla sua ondata emozionale. Quello che tirò fuori era il Duende.<br /><br />E' interessante leggere questa riflessione scritta quasi cent'anni fa, nel 1933: se il flamenco viene reso estetico, non è più se stesso. <br /><br />Che cos'è il duende? E' quando l'io, il piccolo io si fa da parte e lascia spazio alla comunicazione, ad una espressione più animica,  che va al di là delle forme che va al di là della piccolezza e della finitudine del momento presente. <br /><br />Tutto ciò che è un arte performativa e che nasce e muore nel momento ha proprio un bisogno di generarsi nella verità dell'artista e nella verità della sua comunicazione con il pubblico e con la situazione presente. In realtà, il duende ha molto a che fare con l'ispirazione e la riflessione sulla genesi dell'arte è interessante proprio per quello. L'ispirazione che cos'è? E' qualcosa che va a toccare delle corde molto profonde nell'artista e va ad aprire una porta che gli permette di dire esattamente ciò che sente, nel modo più diretto, attraverso, evidentemente, la tecnica dell'arte. <br /><br />E con questo l'artista va a raggiungere il cuore dello spettatore. E' evidente che ciò che l'artista farà da un punto di vista tecnico e formale sarà totalmente secondario, a patto che venga mantenuto questo momento di verità, momento di non essere nella tua finitudine umana, ma essere nella tua dimensione appunto animica, nella tua dimensione nella quale l'anima si esprime in maniera diretta senza filtri.<br /><br />Sono Sabina Todaro, studiosa di flamenco ed insegnante di baile a Milano. Ti conduco a riflettere sul duende nel flamenco, sull'ispirazione che genera l'arte: l'artista apre una porta che gli permettere di lasciar uscire la propria verità profonda. La tecnica è uno strumento che deve essere messo al servizio di questa profondità espressiva.<br /><br />In tutti questi anni ho sempre studiato, viaggiato, ascoltato una miriade di ore di musica e visto una miriade di ore di spettacoli, oltre che una miriade di ore di insegnamento. Ho un piccolo ricordo che voglio condividere con te oggi: vidi uno spettacolo a Siviglia, in un grande teatro,<br />al Teatro de la Maestranza.Lo spettacolo si chiamava "Los venerables", i venerabili, ed era composto di tutti i cantaores anziani. <br /><br />Seduta sulla mia comoda poltrona di questo grandissimo teatro, mi sono ad un certo punto sentita avvolgere l'addome da una sensazione incredibile, indefinibile, come se ci fosse stato un Alien all'interno dei miei visceri. Davanti a me, stava cantando un cantaor, e, sinceramente, all'epoca sapevo molto poco del flamenco, erano pochi anni che me ne occupavo. Non ho segnato il nome di questo cantaor e oggi non sono più in grado di ricostruirlo, però era un cantaor molto anziano, davvero molto, molto anziano. <br /><br />Il teatro, mille...]]></itunes:summary><itunes:duration>682</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,arte,baile,cante,chitarra,cultura,duende,flamenco,garcia,genesi,lorca,nina,peines,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0efc321b3de5d8a525e6ed954f2e5d7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#16 Il flamenco è una danza di coppia? - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/16-il-flamenco-e-una-danza-di-coppia-flamenco-chiavi-in-mano--49339031</link><description><![CDATA[Questa domanda spesso viene rivolta da chi non conosce il flamenco a chi lo conosce. E spesso, anzi, chi non conosce questa forma d'arte crede assolutamente che il baile flamenco sia una danza di coppia. Chi conosce il flamenco, di fronte a questa domanda sorride o si infastidisce, vedendo come questa forma di danza venga molto spesso banalizzata: chi non la conosce generalizza ciò che sa come se si trattasse di una verità scientifica!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco praticamente da tutta la vita, e ti porto a riflettere su questo argomento: in che senso il flamenco è una danza di coppia? Evidentemente non coppia intesa come due danzatori che ballano insieme: questo è un aspetto davvero molto marginale nel flamenco, qualcosa che corrisponde a creazioni coreografiche teatrali, che, per quanto interessati, non sono l'essenza del baile. <br /><br />In che senso quindi parlare di coppia? La "coppia" nel baile flamenco è formata da chi danza e... dal pubblico che comunica profondamente con il baile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49339031</guid><pubDate>Mon, 11 Apr 2022 14:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49339031/16_il_flamenco_una_danza_di_coppia.mp3" length="9639018" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Questa domanda spesso viene rivolta da chi non conosce il flamenco a chi lo conosce. E spesso, anzi, chi non conosce questa forma d'arte crede assolutamente che il baile flamenco sia una danza di coppia. Chi conosce il flamenco, di fronte a questa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa domanda spesso viene rivolta da chi non conosce il flamenco a chi lo conosce. E spesso, anzi, chi non conosce questa forma d'arte crede assolutamente che il baile flamenco sia una danza di coppia. Chi conosce il flamenco, di fronte a questa domanda sorride o si infastidisce, vedendo come questa forma di danza venga molto spesso banalizzata: chi non la conosce generalizza ciò che sa come se si trattasse di una verità scientifica!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco praticamente da tutta la vita, e ti porto a riflettere su questo argomento: in che senso il flamenco è una danza di coppia? Evidentemente non coppia intesa come due danzatori che ballano insieme: questo è un aspetto davvero molto marginale nel flamenco, qualcosa che corrisponde a creazioni coreografiche teatrali, che, per quanto interessati, non sono l'essenza del baile. <br /><br />In che senso quindi parlare di coppia? La "coppia" nel baile flamenco è formata da chi danza e... dal pubblico che comunica profondamente con il baile.]]></itunes:summary><itunes:duration>603</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,coppia,cultura,danza,flamenco,musica,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ae7c6699bd3534145a1557214b0692a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#15 L'evoluzione di oggi nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/15-l-evoluzione-di-oggi-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49338925</link><description><![CDATA[Il flamenco è una forma d'arte viva, che assorbe creatività da ogni aspetto della quotidianità degli artisti, e quindi risente di ogni modifica del tessuto sociale, della situazione economica, politica, psicologica. Il suo progresso è quindi inevitabilmente influenzato dalla globalizzazione, dalla scolarizzazione degli artisti, da internet e tutta la diffusione digitale della musica.  <br /><br />Conservatori, flamencologia, grandissima diffusione del flamenco in tutto il mondo, esigenze di spettacolo, di vendita, di commercializzazione influiscono enormemente sullo sviluppo di questa arte.<br /><br />Sono Sabina Todaro, studiosa di flamenco (e di molte altre cose) e ti offro una visione non convenzionale del flamenco, conducendoti a vederlo e soprattutto ad ascoltarlo attraverso occhi contemporanei, ma radicati nella tradizione musicale e coreutica andalusa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49338925</guid><pubDate>Fri, 08 Apr 2022 14:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49338925/l_evoluzione_di_oggi_nel_flamenco.mp3" length="15292752" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco è una forma d'arte viva, che assorbe creatività da ogni aspetto della quotidianità degli artisti, e quindi risente di ogni modifica del tessuto sociale, della situazione economica, politica, psicologica. Il suo progresso è quindi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco è una forma d'arte viva, che assorbe creatività da ogni aspetto della quotidianità degli artisti, e quindi risente di ogni modifica del tessuto sociale, della situazione economica, politica, psicologica. Il suo progresso è quindi inevitabilmente influenzato dalla globalizzazione, dalla scolarizzazione degli artisti, da internet e tutta la diffusione digitale della musica.  <br /><br />Conservatori, flamencologia, grandissima diffusione del flamenco in tutto il mondo, esigenze di spettacolo, di vendita, di commercializzazione influiscono enormemente sullo sviluppo di questa arte.<br /><br />Sono Sabina Todaro, studiosa di flamenco (e di molte altre cose) e ti offro una visione non convenzionale del flamenco, conducendoti a vederlo e soprattutto ad ascoltarlo attraverso occhi contemporanei, ma radicati nella tradizione musicale e coreutica andalusa.]]></itunes:summary><itunes:duration>956</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,evoluzione,flamenco,musica,oggi,tecnologia,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d6a72d558753ce3b507e18133fd19ccb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#14 Il fenomeno del Jaleo - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/14-il-fenomeno-del-jaleo-flamenco-chiavi-in-mano--49251689</link><description><![CDATA[Il Jaleo è un fenomeno che si può osservare sempre nel flamenco. Si tratta dell'abitudine di commentare sonoramente con frasi ed esclamazioni di apprezzamento quanto accade nella situazione di spettacolo. Questo accade a tutti i livelli, dalla serata informale, casalinga, al grande teatro. <br /><br />Il pubblico, che ha nel flamenco un ruolo attivo e partecipe, ha il compito di indicare agli artisti la propria presenza ed il proprio supporto emozionale. Anche gli artisti stessi lo fanno fra di loro, esattamente come in una conversazione si annuisce per incoraggiare l'interlocutore a proseguire il suo racconto. <br /><br />A volte i testi dedicati al flamenco per gli stranieri indicano alcuni trucchi molto razionali per individuare quando fare dei commenti, ricopiando ciò che la gente fa spontaneamente in Andalusia, ma se noi stranieri seguiamo questi consigli usciamo dalla dimensione espressiva e dalla gioia di godersi il momento ed entriamo dell'obbligo di dover fare qualcosa che forse non sentiamo. E questo uccide il fenomeno stesso del Jaleo!<br /><br />Sono Sabina Todaro, studio e ballo flamenco da quasi 40 anni, e ti conduco a riflettere su questo fenomeno che per noi stranieri sembra di "dover imparare", e che invece, se soltanto rimanessimo nella nostra verità e spontaneità, senza inutili forzature, si potrebbe produrre spontaneamente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49251689</guid><pubDate>Mon, 04 Apr 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49251689/il_fenomeno_del_jaleo.mp3" length="13223854" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il Jaleo è un fenomeno che si può osservare sempre nel flamenco. Si tratta dell'abitudine di commentare sonoramente con frasi ed esclamazioni di apprezzamento quanto accade nella situazione di spettacolo. Questo accade a tutti i livelli, dalla serata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Jaleo è un fenomeno che si può osservare sempre nel flamenco. Si tratta dell'abitudine di commentare sonoramente con frasi ed esclamazioni di apprezzamento quanto accade nella situazione di spettacolo. Questo accade a tutti i livelli, dalla serata informale, casalinga, al grande teatro. <br /><br />Il pubblico, che ha nel flamenco un ruolo attivo e partecipe, ha il compito di indicare agli artisti la propria presenza ed il proprio supporto emozionale. Anche gli artisti stessi lo fanno fra di loro, esattamente come in una conversazione si annuisce per incoraggiare l'interlocutore a proseguire il suo racconto. <br /><br />A volte i testi dedicati al flamenco per gli stranieri indicano alcuni trucchi molto razionali per individuare quando fare dei commenti, ricopiando ciò che la gente fa spontaneamente in Andalusia, ma se noi stranieri seguiamo questi consigli usciamo dalla dimensione espressiva e dalla gioia di godersi il momento ed entriamo dell'obbligo di dover fare qualcosa che forse non sentiamo. E questo uccide il fenomeno stesso del Jaleo!<br /><br />Sono Sabina Todaro, studio e ballo flamenco da quasi 40 anni, e ti conduco a riflettere su questo fenomeno che per noi stranieri sembra di "dover imparare", e che invece, se soltanto rimanessimo nella nostra verità e spontaneità, senza inutili forzature, si potrebbe produrre spontaneamente.]]></itunes:summary><itunes:duration>827</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,jaleo,musica,pubblico,spettacolo,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2db4ef1e73d4a830c2ad13cb3f01eafb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#13 Il virtuosismo nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/13-il-virtuosismo-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49218598</link><description><![CDATA[Il flamenco presenta in modo evidente anche allo spettatore meno esperto la sua grandissima difficoltà tecnica. In particolare, molti artisti si possono assolutamente definire dei virtuosi, grazie al fatto che hanno capacità tecniche mirabili ed una infinità di strumenti da usare nelle loro performances. <br /><br />Ma è necessario essere un virtuoso per essere "bravo" nel flamenco? Dove sta il vero punto discriminante fra virtuosismo e vuoto tecnicismo? Ricordiamo che la tecnica è un mezzo e non il fine, soprattutto nel flamenco. L'espressione e la comunicazione emozionale rimangono la vera perla del flamenco, quella qualità senza la quale il flamenco non è più se stesso.<br /><br />Sono Sabina Todaro, studio baile flamenco dal 1985 e lo insegno a Milano dal 1990. Ho visto migliaia di spettacoli in questi poco meno di 40 anni, rimanendo sempre colpita dalla dimensione espressiva del flamenco, e spesso ho visto spettacoli perfetti dal punto di vista formale e tecnico che invece mi hanno lasciato un senso di vuoto, e di aver perso tempo. <br />Ti invito a riflettere con me sul valore di questa meravigliosa forma d'arte, e sul ruolo che il virtuosismo possa giocare in essa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49218598</guid><pubDate>Fri, 01 Apr 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49218598/il_virtuosismo_nel_flamenco.mp3" length="10982757" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco presenta in modo evidente anche allo spettatore meno esperto la sua grandissima difficoltà tecnica. In particolare, molti artisti si possono assolutamente definire dei virtuosi, grazie al fatto che hanno capacità tecniche mirabili ed una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco presenta in modo evidente anche allo spettatore meno esperto la sua grandissima difficoltà tecnica. In particolare, molti artisti si possono assolutamente definire dei virtuosi, grazie al fatto che hanno capacità tecniche mirabili ed una infinità di strumenti da usare nelle loro performances. <br /><br />Ma è necessario essere un virtuoso per essere "bravo" nel flamenco? Dove sta il vero punto discriminante fra virtuosismo e vuoto tecnicismo? Ricordiamo che la tecnica è un mezzo e non il fine, soprattutto nel flamenco. L'espressione e la comunicazione emozionale rimangono la vera perla del flamenco, quella qualità senza la quale il flamenco non è più se stesso.<br /><br />Sono Sabina Todaro, studio baile flamenco dal 1985 e lo insegno a Milano dal 1990. Ho visto migliaia di spettacoli in questi poco meno di 40 anni, rimanendo sempre colpita dalla dimensione espressiva del flamenco, e spesso ho visto spettacoli perfetti dal punto di vista formale e tecnico che invece mi hanno lasciato un senso di vuoto, e di aver perso tempo. <br />Ti invito a riflettere con me sul valore di questa meravigliosa forma d'arte, e sul ruolo che il virtuosismo possa giocare in essa.]]></itunes:summary><itunes:duration>687</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,tecnica,teoria,virtuosismo,virtuoso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/39e91c2363567c6c5c14fd5810d48938.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#12 L'influenza della tecnologia nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/12-l-influenza-della-tecnologia-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49216304</link><description><![CDATA[L'evoluzione del flamenco ha seguito quella dei mezzi tecnologici di registrazione e riproduzione del suono, che, oltre a rendere possibile una sua maggiore diffusione, ne hanno fortemente influenzato lo sviluppo. Registrare su un supporto richiede di adeguare la produzione artistica ad uno format in termini di durata dei brani e impone anche di adeguarsi a criteri di tipo commerciale, portando a prediligere alcuni palos, alcuni generi, ad altri, diffondendoli di più e perpetuandoli ai posteri. <br /><br />L'avvento di youtube e di tutte le piattaforme di diffusione del suono ha dato una enorme virata al flamenco rendendolo enormemente più accessibile (e noi stranieri appassionati al flamenco ne siamo molto felici), ma rendendo il fenomeno più confuso e creando l'idea diffusa che sia possibile capire il flamenco ascoltando audio e video senza bisogno dell'esperienza diretta di un artista dal vivo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, studio ed insegno baile flamenco a Milano da moltissimi anni. Investigo su questo tema attraverso ogni tipo possibile di studio e innumerevoli viaggi, esplorando circuiti flamenchi non commerciali e la diffusione di questa cultura a livello popolare, tradizionale, e non soltanto nella sua manifestazione più spettacolare, nei grandi teatri Andalusi, Spagnoli ed internazionali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49216304</guid><pubDate>Mon, 28 Mar 2022 14:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49216304/l_influenza_della_tecnologia_nel_flamenco.mp3" length="12968481" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>L'evoluzione del flamenco ha seguito quella dei mezzi tecnologici di registrazione e riproduzione del suono, che, oltre a rendere possibile una sua maggiore diffusione, ne hanno fortemente influenzato lo sviluppo. Registrare su un supporto richiede di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'evoluzione del flamenco ha seguito quella dei mezzi tecnologici di registrazione e riproduzione del suono, che, oltre a rendere possibile una sua maggiore diffusione, ne hanno fortemente influenzato lo sviluppo. Registrare su un supporto richiede di adeguare la produzione artistica ad uno format in termini di durata dei brani e impone anche di adeguarsi a criteri di tipo commerciale, portando a prediligere alcuni palos, alcuni generi, ad altri, diffondendoli di più e perpetuandoli ai posteri. <br /><br />L'avvento di youtube e di tutte le piattaforme di diffusione del suono ha dato una enorme virata al flamenco rendendolo enormemente più accessibile (e noi stranieri appassionati al flamenco ne siamo molto felici), ma rendendo il fenomeno più confuso e creando l'idea diffusa che sia possibile capire il flamenco ascoltando audio e video senza bisogno dell'esperienza diretta di un artista dal vivo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, studio ed insegno baile flamenco a Milano da moltissimi anni. Investigo su questo tema attraverso ogni tipo possibile di studio e innumerevoli viaggi, esplorando circuiti flamenchi non commerciali e la diffusione di questa cultura a livello popolare, tradizionale, e non soltanto nella sua manifestazione più spettacolare, nei grandi teatri Andalusi, Spagnoli ed internazionali.]]></itunes:summary><itunes:duration>811</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cultura,disco,flamenco,musica,tecnologia,teoria,youtube</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8cf6ee67178eeb50d8d6bfd7074ca451.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#11 L'umiltà nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/11-l-umilta-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49103947</link><description><![CDATA[L'umiltà è un concetto importante in qualunque forma d'arte. Nel flamenco è importantissima. Se sono un artista flamenco e penso di essere più bravo degli altri, più in gamba degli altri, con più capacità degli altri, molto probabilmente non riuscirò a stare nel flamenco, perché comincerò a voler accentrare le attenzioni su di me, e quindi il pubblico dovrebbe guardare soltanto me, e gli altri sarebbero soltanto un corollario, diciamo, di seconda categoria. <br /><br />Nel momento in cui gli altri non hanno lo spazio per esprimersi è molto difficile che possano godersi la situazione! Di conseguenza, non riusciranno a produrre il flamenco nemmeno loro.<br /><br />In particolare, è proprio un equilibrio, quello del flamenco: è un equilibrio speciale, nel quale ognuno è se stesso, esprime se stesso il meglio possibile, godendosi la situazione e soprattutto sentendosi a proprio agio. Quindi se un membro del gruppo fa troppo la star (l'abbiamo visto tutti, eh, nel flamenco, qualcuno che fa la star!) per carità, però il risultato finale è uno squilibrio molto grande. <br /><br />Per capire perché dico questo, è molto interessante ascoltare il flamenco più antico. Parlo sempre di ascoltare, perché il cuore del flamenco è senz'altro il cante. Se ascoltiamo cante e chitarra, le registrazioni più antiche che possiamo trovare, sentiremo che il cantaor lascia spazio al chitarrista, e che il chitarrista fa in modo di lasciare spazio al cantaor, semplicemente sottolinea quello che il cantaor ha appena cantato. Aiuta il cantaor a ricordarsi le note che deve cantare e gli dà degli appoggi melodici senza coprire, senza riempire. Le pause vengono lasciate vuote, sospese, cosicché il cantaor possa esprimersi liberamente e quando è il turno del chitarrista, gli viene lasciato tutto lo spazio possibile per fare quello che lui vuole fare. <br /><br />Questo significa essere umili, da parte di tutti e due. Questo è l'esempio di che cos'è il flamenco: essere umili significa cercare sempre di lasciare lo spazio agli altri, affinché si possano esprimere e possano godersi al meglio e sentirsi a proprio agio. Quando ci sentiamo a nostro agio, nella vita in generale, siamo in grado di fare tutto meglio. <br /><br />La nostra resa sarà migliore ogni volta che ci sentiamo a nostro agio. Questo il flamenco lo sa, e se ne rende conto tantissimo. Il flamenco lavora totalmente sulla parte destra del cervello, sulla espressività, sull'emozionalità, sul non -controllo, sul non-giudizio. <br /><br />L'umiltà ha molto a che fare con il non-controllo e con il non-giudizio. Umiltà non significa "non valgono niente e tu vali più di me".  Umiltà significa "so quanto valgo e apprezzo quanto valgo, però so anche quanto vali tu, e apprezzo quanto vali tu", dare spazio a tutti e due, ben consapevole che è dalla somma delle parti che viene fuori l'insieme e che quindi se io primeggio e ti schiaccio, l'insieme ne risente negativamente. <br /><br />Per essere un bravo chitarrista non occorre conoscere due miliardi di melodie diverse, due miliardi di falsetas, ma avere un cuore e mettersi al servizio. Il compito del cantaor è di cantare di esplorare la musica dal punto di vista melodico, quello del chitarrista è ricordare a tutti qual è l'ambito musicale di cui si sta parlando, la scala musicale, la velocità, la frase ritmica.<br /><br />Il percussionista o il palmero hanno il dovere di ricordare la pulsazione ritmica. Se invece cerco di convogliare la velocità a mio gusto, mettendo a disagio, magari, chi sta ballando o chi sta cantando o chi sta suonando la chitarra, combinerò un grosso disastro!<br /><br />In realtà, cercando di primeggiare sugli altri, nel flamenco, quello che succede è che si riceve una sensazione di insoddisfazione.<br /><br />Se uno spettatore sta ascoltando un concerto, ad esempio, e sente con chiarezza che uno degli elementi del gruppo è decisamente più bravo degli altri, questo significa una cosa soltanto: che l'insieme non funziona!<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze musiche del mondo arabo dal 1985. Mi occupo, accanto a questo, di moltissime altre materie, tra le quali la pedagogia, la psicologia, le neuroscienze, l'anatomia, e sono profondamente affascinata da tutto ciò che è la comunicazione ed il flamenco è una forma d'arte che include profondamente tutte queste cose che ho appena nominato. <br /><br />Ho visto migliaia di spettacoli nella mia carriera di grandissima appassionata e studiosa del flamenco, e non sempre quello che ho visto ha ritratto questa cosa che ti sto raccontando. Non sempre ho visto davanti a me e l'umiltà: tante volte ho visto un desiderio incredibile di primeggiare, e quando l'ho visto sono uscita dal teatro o dalla situazione di spettacolo con una sensazione sgradevole, come di aver visto una cosa che non stava insieme, come di aver mangiato una torta mescolata male, che non era stata davvero cucinata con attenzione.<br /><br />Se un artista non fa altro che desiderare l'applauso del pubblico a discapito di tutti gli altri, in quel momento sta facendo la cosa sbagliata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49103947</guid><pubDate>Fri, 25 Mar 2022 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49103947/l_umilt_nel_flamenco.mp3" length="10522166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>L'umiltà è un concetto importante in qualunque forma d'arte. Nel flamenco è importantissima. Se sono un artista flamenco e penso di essere più bravo degli altri, più in gamba degli altri, con più capacità degli altri, molto probabilmente non riuscirò...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'umiltà è un concetto importante in qualunque forma d'arte. Nel flamenco è importantissima. Se sono un artista flamenco e penso di essere più bravo degli altri, più in gamba degli altri, con più capacità degli altri, molto probabilmente non riuscirò a stare nel flamenco, perché comincerò a voler accentrare le attenzioni su di me, e quindi il pubblico dovrebbe guardare soltanto me, e gli altri sarebbero soltanto un corollario, diciamo, di seconda categoria. <br /><br />Nel momento in cui gli altri non hanno lo spazio per esprimersi è molto difficile che possano godersi la situazione! Di conseguenza, non riusciranno a produrre il flamenco nemmeno loro.<br /><br />In particolare, è proprio un equilibrio, quello del flamenco: è un equilibrio speciale, nel quale ognuno è se stesso, esprime se stesso il meglio possibile, godendosi la situazione e soprattutto sentendosi a proprio agio. Quindi se un membro del gruppo fa troppo la star (l'abbiamo visto tutti, eh, nel flamenco, qualcuno che fa la star!) per carità, però il risultato finale è uno squilibrio molto grande. <br /><br />Per capire perché dico questo, è molto interessante ascoltare il flamenco più antico. Parlo sempre di ascoltare, perché il cuore del flamenco è senz'altro il cante. Se ascoltiamo cante e chitarra, le registrazioni più antiche che possiamo trovare, sentiremo che il cantaor lascia spazio al chitarrista, e che il chitarrista fa in modo di lasciare spazio al cantaor, semplicemente sottolinea quello che il cantaor ha appena cantato. Aiuta il cantaor a ricordarsi le note che deve cantare e gli dà degli appoggi melodici senza coprire, senza riempire. Le pause vengono lasciate vuote, sospese, cosicché il cantaor possa esprimersi liberamente e quando è il turno del chitarrista, gli viene lasciato tutto lo spazio possibile per fare quello che lui vuole fare. <br /><br />Questo significa essere umili, da parte di tutti e due. Questo è l'esempio di che cos'è il flamenco: essere umili significa cercare sempre di lasciare lo spazio agli altri, affinché si possano esprimere e possano godersi al meglio e sentirsi a proprio agio. Quando ci sentiamo a nostro agio, nella vita in generale, siamo in grado di fare tutto meglio. <br /><br />La nostra resa sarà migliore ogni volta che ci sentiamo a nostro agio. Questo il flamenco lo sa, e se ne rende conto tantissimo. Il flamenco lavora totalmente sulla parte destra del cervello, sulla espressività, sull'emozionalità, sul non -controllo, sul non-giudizio. <br /><br />L'umiltà ha molto a che fare con il non-controllo e con il non-giudizio. Umiltà non significa "non valgono niente e tu vali più di me".  Umiltà significa "so quanto valgo e apprezzo quanto valgo, però so anche quanto vali tu, e apprezzo quanto vali tu", dare spazio a tutti e due, ben consapevole che è dalla somma delle parti che viene fuori l'insieme e che quindi se io primeggio e ti schiaccio, l'insieme ne risente negativamente. <br /><br />Per essere un bravo chitarrista non occorre conoscere due miliardi di melodie diverse, due miliardi di falsetas, ma avere un cuore e mettersi al servizio. Il compito del cantaor è di cantare di esplorare la musica dal punto di vista melodico, quello del chitarrista è ricordare a tutti qual è l'ambito musicale di cui si sta parlando, la scala musicale, la velocità, la frase ritmica.<br /><br />Il percussionista o il palmero hanno il dovere di ricordare la pulsazione ritmica. Se invece cerco di convogliare la velocità a mio gusto, mettendo a disagio, magari, chi sta ballando o chi sta cantando o chi sta suonando la chitarra, combinerò un grosso disastro!<br /><br />In realtà, cercando di primeggiare sugli altri, nel flamenco, quello che succede è che si riceve una sensazione di insoddisfazione.<br /><br />Se uno spettatore sta ascoltando un concerto, ad esempio, e sente con chiarezza che uno degli elementi del gruppo è decisamente più bravo degli altri, questo significa una cosa soltanto: che l'insieme non funziona!<br /><br...]]></itunes:summary><itunes:duration>658</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,chitarra,comunicazione,cultura,espressione,flamenco,musica,teoria,umiltà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/928c418a93e751e15c906a5692746f9e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#10 Come posso migliorare nel flamenco? - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/10-come-posso-migliorare-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49137677</link><description><![CDATA[Il flamenco è una forma d'arte complessa, nella quale le difficoltà tecniche sono evidenti, e ti si presentano sfacciatamente, fin dal primo approccio, quando cominci a studiarlo. Le difficoltà, successivamente non diminuiscono, anzi: quanto più ti ci addentri, e tanto più ti rendi conto di quale sia la profondità di quest'arte.<br /><br />Come migliorare? Esercitandomi, certo. Però se continuo a ripetere meccanicamente qualcosa, sappiamo già che il flamenco sta altrove.<br /><br />Il flamenco è essenzialmente espressione, comunicazione,  gioia di vivere, godersi il presente, essere presenti nella comunicazione con gli altri. Prova a partire da qui.<br />Sarà un successo a tutti, parlando un'altra lingua, che quando ci sentiamo a nostro agio finisce che mettiamo insieme le frasi molto meglio. E allora perché non dovrebbe essere la stessa  cosa anche quando si tratta di flamenco? <br /><br />Più mi intestardisco con una tecnica di tipo punitivo, nella quale io mi sento inadeguata, e mi sembra che gli altri siano meglio, che devo esercitarmi di più, tanto meno me la godo. Tanto meno me la godo, tanto meno vivo il flamenco, che è essenzialmente disfrutar, godersela! <br /><br />Il flamenco nasce ed è figlio del cante. Una mia allieva, per capire meglio il flamenco, anni fa andò in Andalusia, ma non per seguire lezioni di danza. Andò ad ascoltare. Quando tornò indietro, pur senza aver mosso nemmeno un passo era decisamente migliorata nella danza.<br /><br />Se io, quando ascolto flamenco comincio a ragionare troppo tecnicamente, comincio ad analizzare: "ma quanti tempi sono?". Gli accenti? Comincio contarli... Non faccio diventare il flamenco una parte di me ma lo faccio essere sempre qualcosa di esterno, di straniero, qualcosa che io devo affrontare con la parte razionale del mio cervello.<br /><br />Il flamenco ha una dose di irrazionalità e di una cosa meravigliosa, che si chiama presa del rischio. Se lo affronto soltanto con la parte sinistra del mio cervello, con la parte analitica e razionale, non riesco a comprenderlo tutto.<br /><br />Quello che riesco a fare è molto di più quanto più mi esprimo e quanto più comunico. Se per esempio devo cantare, e immagino sempre di fronte a me un interlocutore, anche quando non c'è, il mio esercizio sarà molto diverso che se cerco di fare i passaggi memorizzandoli al meglio possibile.  Quando si tratta di ballare, stessa cosa!<br />Se sto contando, sto pensando, sto memorizzando, sto attenta solo alle forme, in quel momento non sto realmente nel flamenco. <br /><br />Ho visto migliaia di persone, sempre con questa idea, che prima vengono i movimenti e poi viene l'interpretazione. Se imparo dei movimenti in maniera meccanica, e li ripeto un milione di volte in maniera meccanica, rimarranno meccanici. <br /><br />Cerco di esprimermi, di comunicare, e soprattutto cerco di farlo sentendomi a mio agio. Ogni volta che ci sentiamo adeguati, impariamo, nella vita. Quando mi sento adeguato imparo, e si conferma la  memoria positiva,  altrimenti è sempre una lotta.<br /><br />Quali sono le cose che faccio, nel flamenco, quando mi alleno, quando studio, quando ripeto,<br />che mi fanno sentire a mio agio? E punto su quelle. E' il mio punto di forza! <br /><br />Ovviamente, tutto questo sempre accompagnato da chilometri di ore di ascolto: il flamenco deve essere una seconda natura per le nostre orecchie non qualcosa che io affronto in maniera razionale ma qualcosa che io affronto in maniera emozionale. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. <br />La mia idea è sempre quella di valutare la persona nella sua globalità, insomma, nel suo insieme e non separarla a pezzettini e considerarne come validi soltanto alcuni, facendo finta che tutti gli altri non esistano.<br /><br />Accanto, ho una formazione come psicomotricista per cui è evidente che per me guardare il potenziale è molto più importante che guardare il problema o il deficit. Per questa ragione ti consiglio di partire dal potenziale: fa veramente miracoli! <br /><br />Ogni volta che invece mi concentro sul  deficit, mi sento molto a disagio mi sembra che mi manchi sempre tantissima strada  per arrivare dove vorrei arrivare, e mi demotivo.<br /><br />Gli esseri umani sono un insieme di emozioni, di corpo, di vissuto, di facoltà cognitive, quindi se io do attenzione solamente alle facoltà cognitive o solamente alle facoltà fisiche, trascuro un pezzo della persona,  come se questo non esistesse. Se io voglio migliorare in qualche cosa devo portare avanti tutti e tre gli aspetti dello sviluppo psicomotorio, altrimenti l'apprendimento non funziona.<br /><br />Che io sappia, comincia ad esserci qualcuno al mondo anche in Spagna, che comincia a farlo. Io so di essere assolutamente una pioniera in Italia nel fare questo, ma mi curo dei miei allievi, a 360 gradi, tutti gli aspetti della loro persona,  l'aspetto animico, l'aspetto razionale, l'aspetto fisico, l'aspetto espressivo e comunicativo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49137677</guid><pubDate>Mon, 21 Mar 2022 16:03:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49137677/come_posso_migliorare_nel_flamenco.mp3" length="13152801" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco è una forma d'arte complessa, nella quale le difficoltà tecniche sono evidenti, e ti si presentano sfacciatamente, fin dal primo approccio, quando cominci a studiarlo. Le difficoltà, successivamente non diminuiscono, anzi: quanto più ti ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco è una forma d'arte complessa, nella quale le difficoltà tecniche sono evidenti, e ti si presentano sfacciatamente, fin dal primo approccio, quando cominci a studiarlo. Le difficoltà, successivamente non diminuiscono, anzi: quanto più ti ci addentri, e tanto più ti rendi conto di quale sia la profondità di quest'arte.<br /><br />Come migliorare? Esercitandomi, certo. Però se continuo a ripetere meccanicamente qualcosa, sappiamo già che il flamenco sta altrove.<br /><br />Il flamenco è essenzialmente espressione, comunicazione,  gioia di vivere, godersi il presente, essere presenti nella comunicazione con gli altri. Prova a partire da qui.<br />Sarà un successo a tutti, parlando un'altra lingua, che quando ci sentiamo a nostro agio finisce che mettiamo insieme le frasi molto meglio. E allora perché non dovrebbe essere la stessa  cosa anche quando si tratta di flamenco? <br /><br />Più mi intestardisco con una tecnica di tipo punitivo, nella quale io mi sento inadeguata, e mi sembra che gli altri siano meglio, che devo esercitarmi di più, tanto meno me la godo. Tanto meno me la godo, tanto meno vivo il flamenco, che è essenzialmente disfrutar, godersela! <br /><br />Il flamenco nasce ed è figlio del cante. Una mia allieva, per capire meglio il flamenco, anni fa andò in Andalusia, ma non per seguire lezioni di danza. Andò ad ascoltare. Quando tornò indietro, pur senza aver mosso nemmeno un passo era decisamente migliorata nella danza.<br /><br />Se io, quando ascolto flamenco comincio a ragionare troppo tecnicamente, comincio ad analizzare: "ma quanti tempi sono?". Gli accenti? Comincio contarli... Non faccio diventare il flamenco una parte di me ma lo faccio essere sempre qualcosa di esterno, di straniero, qualcosa che io devo affrontare con la parte razionale del mio cervello.<br /><br />Il flamenco ha una dose di irrazionalità e di una cosa meravigliosa, che si chiama presa del rischio. Se lo affronto soltanto con la parte sinistra del mio cervello, con la parte analitica e razionale, non riesco a comprenderlo tutto.<br /><br />Quello che riesco a fare è molto di più quanto più mi esprimo e quanto più comunico. Se per esempio devo cantare, e immagino sempre di fronte a me un interlocutore, anche quando non c'è, il mio esercizio sarà molto diverso che se cerco di fare i passaggi memorizzandoli al meglio possibile.  Quando si tratta di ballare, stessa cosa!<br />Se sto contando, sto pensando, sto memorizzando, sto attenta solo alle forme, in quel momento non sto realmente nel flamenco. <br /><br />Ho visto migliaia di persone, sempre con questa idea, che prima vengono i movimenti e poi viene l'interpretazione. Se imparo dei movimenti in maniera meccanica, e li ripeto un milione di volte in maniera meccanica, rimarranno meccanici. <br /><br />Cerco di esprimermi, di comunicare, e soprattutto cerco di farlo sentendomi a mio agio. Ogni volta che ci sentiamo adeguati, impariamo, nella vita. Quando mi sento adeguato imparo, e si conferma la  memoria positiva,  altrimenti è sempre una lotta.<br /><br />Quali sono le cose che faccio, nel flamenco, quando mi alleno, quando studio, quando ripeto,<br />che mi fanno sentire a mio agio? E punto su quelle. E' il mio punto di forza! <br /><br />Ovviamente, tutto questo sempre accompagnato da chilometri di ore di ascolto: il flamenco deve essere una seconda natura per le nostre orecchie non qualcosa che io affronto in maniera razionale ma qualcosa che io affronto in maniera emozionale. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. <br />La mia idea è sempre quella di valutare la persona nella sua globalità, insomma, nel suo insieme e non separarla a pezzettini e considerarne come validi soltanto alcuni, facendo finta che tutti gli altri non esistano.<br /><br />Accanto, ho una formazione come psicomotricista per cui è evidente che per me guardare il potenziale è molto più importante che guardare il problema o il deficit. Per...]]></itunes:summary><itunes:duration>822</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,disfrutar,flamenco,musica,tecnica,teoria,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8dc6d58e2f3f36f70fcb30a024c04ce5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#9 La tecnica nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/9-la-tecnica-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49050735</link><description><![CDATA[Quando ci si avvicina al flamenco appare immediatamente molto difficile tecnicamente sia dal punto di vista della danza che della musica. Questa difficoltà ci colpisce e ci porta a ritenere che sia proprio questa la migliore qualità del flamenco. <br />Spesso soprattutto gli stranieri che praticano il flamenco si dedicano a raffinare la propria esecuzione tecnica senza curarsi di alimentare invece le proprie capacità espressive, che vengono invece date per scontate, una volta acquisita, appunto, la tecnica, quasi come se l'interpretazione dovesse o potesse venire incollata su questa base. E se invece fosse vero il contrario?<br />Ogni persona che si avvicina a questa forma d'arte non più come spettatore ma come artista, o come praticante, immediatamente si ritrova di fronte ad una barriera molto grande, che è quella della difficoltà tecnica, e molte persone si focalizzano tanto sulla difficoltà perché noi occidentali siamo proprio educati a vedere la difficoltà prima di tutto il resto, come se fosse sotto una lente d'ingrandimento, per il nostro cervello, il nostro modo di intendere la vita.<br /> <br />Ma cosa vuole il flamenco da noi? Questa è una domanda è una domanda su cui fare qualche riflessione. Che cosa vuole il flamenco da noi?<br />Vuole che impariamo tecnicamente, che siamo molto bravi, che siamo dei virtuosi? Ma il concetto di essere degli artisti non è poi così elevato, non è che un artista sia una persona su dieci milioni ed è uno che ha una dote incredibile. Nel flamenco, qualunque persona, in realtà, può essere artista. Anzi, è giusto che ognuno di noi tiri fuori quella parte artistica che ha dentro, quella parte creativa, quella parte comunicativa ed emozionale che ha dentro, e che la esprima attraverso questa forma, quindi attraverso la musica, o attraverso la danza. Altrimenti io sarò una fotocopia sbiadita di qualcun altro. <br />Molto spesso, nell'approcciare lo studio di questa forma d'arte, tendiamo a cercare di essere la copia di qualcos'altro o di qualcun altro, pensando che noi, così come siamo, non andiamo bene. In particolare, mi riferisco a tutte le persone che ballano, che forse, essendo il mio campo, conosco di più e ho osservato di più. <br /><br />Sulla chitarra si vede benissimo basta parlare con un insegnante di chitarra flamenca e ve lo confermerà: tutte le persone che iniziano a studiare chitarra flamenca vogliono suonare qualcosa di Paco de Lucía, come se fosse la cosa più semplice da cui cominciare. Le forme sono un veicolo facile, sono un veicolo che non ci mette tanto in discussione, che non richiede che noi stiamo attenti a noi stessi e che capiamo cosa sta succedendo dentro di noi. Quindi le forme, siccome sono astratte, ci sembrano più accessibili rispetto ai contenuti. Invece il flamenco non vuole le forme: il flamenco vuole il cuore.<br /><br />Qual è lo scopo del flamenco, quindi? Il flamenco è solo una strada per essere presenti, godersela ed essere se stessi molto semplicemente, senza somigliare a nessun altro. Ed è essere proprio orgogliosamente, anzi, fieramente, perché magari la parola "orgoglioso" ha anche delle valenze negative, che la parola "fiero" non ha, quindi fieramente me stesso. Chi sono? Sono bianco, giallo, verde, non importa: esprimo ciò che sono, ciò che sento e sono presente e ne faccio dono a chi è intorno a me. <br /><br />Questa visione del flamenco in realtà è molto poco comune oggigiorno, anche perché, per esigenze di spettacolo, molto spesso gli artisti stessi cominciano a fare cose sempre più difficili tecnicamente e ne fanno un punto d'onore, a volte, di fare qualcosa di strano, di particolare, di tremendamente difficile e noi vediamo solo quello, alla fine. Vediamo solo la parte razionale. <br /><br />Molto spesso sembra invece che la tecnica sia il fine: "devo studiare tanto perché così farò dei movimenti molto puliti!" Se i movimenti sono molto puliti, il flamenco è morto! "Devo studiare tanto perché i suoni che io emetto con la mia chitarra siano proprio precisi perfetti!" Quella precisione si chiama freddezza nel flamenco e, mancando il cuore, muore il flamenco. Quindi non ci resta che fare l'unica cosa che il flamenco vuole da noi, cioè che siamo noi stessi.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco da lontanissimo 1985. Accanto al flamenco mi occupo di danze e musiche del mondo arabo e a tutta una serie di materie tra cui anatomia, neurologia, le neuroscienze e tutto il funzionamento, diciamo, psicologico del movimento e del corpo, e dell'apprendimento. Sono molto appassionata dal fatto di mettere in comune tutte queste discipline che tanto amo. Questo lo faccio quotidianamente, attraverso le mie lezioni: amo diffondere il più possibile questo modo di pensare al corpo, alla danza e centralmente al flamenco, che non si ferma alla semplice tecnica. Se l'apparenza è tutto e manca la sostanza, è un po' come il famoso fumo senza arrosto.<br />La tecnica è soltanto la forma.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49050735</guid><pubDate>Fri, 18 Mar 2022 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49050735/la_tecnica_nel_flamenco.mp3" length="8590777" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Quando ci si avvicina al flamenco appare immediatamente molto difficile tecnicamente sia dal punto di vista della danza che della musica. Questa difficoltà ci colpisce e ci porta a ritenere che sia proprio questa la migliore qualità del flamenco....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando ci si avvicina al flamenco appare immediatamente molto difficile tecnicamente sia dal punto di vista della danza che della musica. Questa difficoltà ci colpisce e ci porta a ritenere che sia proprio questa la migliore qualità del flamenco. <br />Spesso soprattutto gli stranieri che praticano il flamenco si dedicano a raffinare la propria esecuzione tecnica senza curarsi di alimentare invece le proprie capacità espressive, che vengono invece date per scontate, una volta acquisita, appunto, la tecnica, quasi come se l'interpretazione dovesse o potesse venire incollata su questa base. E se invece fosse vero il contrario?<br />Ogni persona che si avvicina a questa forma d'arte non più come spettatore ma come artista, o come praticante, immediatamente si ritrova di fronte ad una barriera molto grande, che è quella della difficoltà tecnica, e molte persone si focalizzano tanto sulla difficoltà perché noi occidentali siamo proprio educati a vedere la difficoltà prima di tutto il resto, come se fosse sotto una lente d'ingrandimento, per il nostro cervello, il nostro modo di intendere la vita.<br /> <br />Ma cosa vuole il flamenco da noi? Questa è una domanda è una domanda su cui fare qualche riflessione. Che cosa vuole il flamenco da noi?<br />Vuole che impariamo tecnicamente, che siamo molto bravi, che siamo dei virtuosi? Ma il concetto di essere degli artisti non è poi così elevato, non è che un artista sia una persona su dieci milioni ed è uno che ha una dote incredibile. Nel flamenco, qualunque persona, in realtà, può essere artista. Anzi, è giusto che ognuno di noi tiri fuori quella parte artistica che ha dentro, quella parte creativa, quella parte comunicativa ed emozionale che ha dentro, e che la esprima attraverso questa forma, quindi attraverso la musica, o attraverso la danza. Altrimenti io sarò una fotocopia sbiadita di qualcun altro. <br />Molto spesso, nell'approcciare lo studio di questa forma d'arte, tendiamo a cercare di essere la copia di qualcos'altro o di qualcun altro, pensando che noi, così come siamo, non andiamo bene. In particolare, mi riferisco a tutte le persone che ballano, che forse, essendo il mio campo, conosco di più e ho osservato di più. <br /><br />Sulla chitarra si vede benissimo basta parlare con un insegnante di chitarra flamenca e ve lo confermerà: tutte le persone che iniziano a studiare chitarra flamenca vogliono suonare qualcosa di Paco de Lucía, come se fosse la cosa più semplice da cui cominciare. Le forme sono un veicolo facile, sono un veicolo che non ci mette tanto in discussione, che non richiede che noi stiamo attenti a noi stessi e che capiamo cosa sta succedendo dentro di noi. Quindi le forme, siccome sono astratte, ci sembrano più accessibili rispetto ai contenuti. Invece il flamenco non vuole le forme: il flamenco vuole il cuore.<br /><br />Qual è lo scopo del flamenco, quindi? Il flamenco è solo una strada per essere presenti, godersela ed essere se stessi molto semplicemente, senza somigliare a nessun altro. Ed è essere proprio orgogliosamente, anzi, fieramente, perché magari la parola "orgoglioso" ha anche delle valenze negative, che la parola "fiero" non ha, quindi fieramente me stesso. Chi sono? Sono bianco, giallo, verde, non importa: esprimo ciò che sono, ciò che sento e sono presente e ne faccio dono a chi è intorno a me. <br /><br />Questa visione del flamenco in realtà è molto poco comune oggigiorno, anche perché, per esigenze di spettacolo, molto spesso gli artisti stessi cominciano a fare cose sempre più difficili tecnicamente e ne fanno un punto d'onore, a volte, di fare qualcosa di strano, di particolare, di tremendamente difficile e noi vediamo solo quello, alla fine. Vediamo solo la parte razionale. <br /><br />Molto spesso sembra invece che la tecnica sia il fine: "devo studiare tanto perché così farò dei movimenti molto puliti!" Se i movimenti sono molto puliti, il flamenco è morto! "Devo studiare tanto perché i suoni che io emetto con la mia chitarra...]]></itunes:summary><itunes:duration>537</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,espressività,flamenco,musica,tecnica,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48a3c4755c1954e912c1cdeb5af3f740.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#8 La ragione e la passione nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/8-la-ragione-e-la-passione-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49050684</link><description><![CDATA[Il flamenco è sicuramente un genere artistico che non ti lascia indifferente. Rispetto ad altri generi musicali, ha un coinvolgimento emozionale enorme.<br />Passione, patior, pathos. Sia in greco che in latino vuol dire "sentire". La radice latina in italiano porta più il senso del patimento. Abbiamo anche questo lato: un'emozione così forte che ci causa addirittura sofferenza. E' un alito di vita forte, che ci spinge a provare delle forti emozioni. <br /><br />Il flamenco esplora tutte le emozioni dell'animo umano. Tutte, tranne l'insicurezza, la timidezza, lo "scusatemi se sono qui, scusatemi se esisto" e la depressione. Mi correggo immediatamente: la depressione non è un'emozione, ma è la mancanza di emozioni. <br /><br /> Il flamenco non coinvolge solamente la passione, ma prevede anche un'emozionalità più sottile, che è quella più mentale, diciamo più astratta. <br />Gli aficionados, gli appassionati di flamenco in Spagna, che conoscono alla perfezione storia del flamenco, teoria del flamenco, qualità del flamenco ecc., hanno una conoscenza della tradizione del flamenco così puntuale e così precisa da riconoscere quando un cantaor, ad esempio, sta cantando una letra, una strofa, e fa qualche variante rispetto a come questa strofa veniva cantata nella tradizione. Da questo punto di vista, c'è una dose nel flamenco molto grande, di ragione, che consiste proprio nella cultura del flamenco, nella informazione, nella formazione e nello studio che qualcuno ha fatto del flamenco. <br />E' uno studio fatto di ascolto, fatto di partecipazione a concerti, di partecipazione a serate in cui magari il fruttivendolo del quartiere, accompagnato dal panettiere alla chitarra, si esibiscono per il piacere dei vicini di casa. <br />Magari queste due persone cantano e suonano molto bene con il cuore in mano, in modo molto coinvolgente, quindi il fatto che non siano dei professionisti non vuol dire che non siano degli artisti: questo deve essere assolutamente ribadito ogni volta!<br />Se mi sono educata ai cantes della zona in cui sono nata, quello che cantavano i loro nonni loro bisnonni loro trisavoli ancora prima, si potrebbe dire che "lo he mamado" l'ho succhiato con il latte della mamma, come dicono gli spagnoli, e ho capito, e ho sentito una serie di cose. Mi aspetto poi di ritrovarle, quelle stesse cose, ogni volta che ascolto quel genere musicale cantato da un altro cantaor. E quando non lo trovo, la parte di ragione che sta nella mia abitudine all'ascolto viene disattesa, e quindi non sarò contentissima di sentire che mi manca qualcosa. <br /><br />Nel flamenco questo succede tanto, per cui, prima che un cantaor, venga accettato come innovatore dai flamenchi più tradizionalisti, ce ne vuole! E solitamente, le persone che riescono a guadagnarsi questo status sono davvero poche.<br /><br />Quindi, nella commistione tra la ragione e la passione troviamo, come dire, il giusto mezzo del flamenco. L'una senza l'altra non stanno in piedi, perché la passione senza la ragione... "Chissà che cosa sto cantando, se non so che cosa sto cantando!", se non son in che genere il musical sto! Se voglio cantare flamenco, devo sapere come funziona, devo semplicemente capire e sapere come funziona. Come faccio a saperlo? Ho ascoltato tanto! Punto! Qualcuno mi può aver spiegato, ma finché non prendo e ascolto tanto, non capisco. La passione, appunto, invece ci vuole comunque, perché finché non c'è la passione, non c'è l'emozionalità, il canto freddo, la chitarra fredda e tecnica non mi coinvolgono come ascoltatore e non mi fanno capire, non mi fanno sentire che cosa sia realmente il flamenco. Quindi questi due elementi, che sono la ragione la passione ci vogliono tutti e due.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo da moltissimi anni, dal 1985, e di tutta una serie di altre materie, che vanno dalla psicologia, alla neurologia, alle neuroscienze, all'anatomia, alla pedagogia, legate a tutto ciò che comprende la comunicazione e la danza, l'espressione. Il flamenco, che è una somma tra tutti questi elementi, si presta benissimo ad essere interpretato attraverso tanti aspetti. In particolare per quello che riguarda il rapporto forma-contenuto, il flamenco è un terreno super interessante, proprio, di analisi e di riflessioni. Ragione e passione, tecnica e cuore, espressione e forma: questi sono aspetti molto interessanti nel flamenco, che vanno sempre valutati. Ovviamente, la forma è un mezzo, e non è il fine. Non confondiamoci! Il fine è la comunicazione, il fine è l'espressione, e quindi la passione, una passione che non significa semplicemente "sono appassionato di qualcosa e lo faccio perché mi piace". Nel flamenco la passione è qualcosa di inevitabile, di indifferibile, un'esigenza che va ben al di là di motivazioni superficiali. Quindi che va in profondità nella persona e che va a raggiungere qualcosa che è proprio il nucleo centrale della personalità di quell'essere, di quell'artista o anche di quello spettatore, perché non c'è una grandissima differenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49050684</guid><pubDate>Mon, 14 Mar 2022 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49050684/la_ragione_e_la_passione_nel_flamenco.mp3" length="10159377" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco è sicuramente un genere artistico che non ti lascia indifferente. Rispetto ad altri generi musicali, ha un coinvolgimento emozionale enorme.&#13;
Passione, patior, pathos. Sia in greco che in latino vuol dire "sentire". La radice latina in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco è sicuramente un genere artistico che non ti lascia indifferente. Rispetto ad altri generi musicali, ha un coinvolgimento emozionale enorme.<br />Passione, patior, pathos. Sia in greco che in latino vuol dire "sentire". La radice latina in italiano porta più il senso del patimento. Abbiamo anche questo lato: un'emozione così forte che ci causa addirittura sofferenza. E' un alito di vita forte, che ci spinge a provare delle forti emozioni. <br /><br />Il flamenco esplora tutte le emozioni dell'animo umano. Tutte, tranne l'insicurezza, la timidezza, lo "scusatemi se sono qui, scusatemi se esisto" e la depressione. Mi correggo immediatamente: la depressione non è un'emozione, ma è la mancanza di emozioni. <br /><br /> Il flamenco non coinvolge solamente la passione, ma prevede anche un'emozionalità più sottile, che è quella più mentale, diciamo più astratta. <br />Gli aficionados, gli appassionati di flamenco in Spagna, che conoscono alla perfezione storia del flamenco, teoria del flamenco, qualità del flamenco ecc., hanno una conoscenza della tradizione del flamenco così puntuale e così precisa da riconoscere quando un cantaor, ad esempio, sta cantando una letra, una strofa, e fa qualche variante rispetto a come questa strofa veniva cantata nella tradizione. Da questo punto di vista, c'è una dose nel flamenco molto grande, di ragione, che consiste proprio nella cultura del flamenco, nella informazione, nella formazione e nello studio che qualcuno ha fatto del flamenco. <br />E' uno studio fatto di ascolto, fatto di partecipazione a concerti, di partecipazione a serate in cui magari il fruttivendolo del quartiere, accompagnato dal panettiere alla chitarra, si esibiscono per il piacere dei vicini di casa. <br />Magari queste due persone cantano e suonano molto bene con il cuore in mano, in modo molto coinvolgente, quindi il fatto che non siano dei professionisti non vuol dire che non siano degli artisti: questo deve essere assolutamente ribadito ogni volta!<br />Se mi sono educata ai cantes della zona in cui sono nata, quello che cantavano i loro nonni loro bisnonni loro trisavoli ancora prima, si potrebbe dire che "lo he mamado" l'ho succhiato con il latte della mamma, come dicono gli spagnoli, e ho capito, e ho sentito una serie di cose. Mi aspetto poi di ritrovarle, quelle stesse cose, ogni volta che ascolto quel genere musicale cantato da un altro cantaor. E quando non lo trovo, la parte di ragione che sta nella mia abitudine all'ascolto viene disattesa, e quindi non sarò contentissima di sentire che mi manca qualcosa. <br /><br />Nel flamenco questo succede tanto, per cui, prima che un cantaor, venga accettato come innovatore dai flamenchi più tradizionalisti, ce ne vuole! E solitamente, le persone che riescono a guadagnarsi questo status sono davvero poche.<br /><br />Quindi, nella commistione tra la ragione e la passione troviamo, come dire, il giusto mezzo del flamenco. L'una senza l'altra non stanno in piedi, perché la passione senza la ragione... "Chissà che cosa sto cantando, se non so che cosa sto cantando!", se non son in che genere il musical sto! Se voglio cantare flamenco, devo sapere come funziona, devo semplicemente capire e sapere come funziona. Come faccio a saperlo? Ho ascoltato tanto! Punto! Qualcuno mi può aver spiegato, ma finché non prendo e ascolto tanto, non capisco. La passione, appunto, invece ci vuole comunque, perché finché non c'è la passione, non c'è l'emozionalità, il canto freddo, la chitarra fredda e tecnica non mi coinvolgono come ascoltatore e non mi fanno capire, non mi fanno sentire che cosa sia realmente il flamenco. Quindi questi due elementi, che sono la ragione la passione ci vogliono tutti e due.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo da moltissimi anni, dal 1985, e di tutta una serie di altre materie, che vanno dalla psicologia, alla neurologia, alle neuroscienze, all'anatomia, alla pedagogia, legate a tutto ciò che...]]></itunes:summary><itunes:duration>635</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,cultura,flamenco,musica,passione,ragione,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cbd668c7e15d368b61aa665db3ff1d1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#7 Il ruolo del pubblico nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/7-il-ruolo-del-pubblico-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--49005267</link><description><![CDATA[Nel flamenco il pubblico ha una grande importanza perché interferisce, con la propria presenza e soprattutto con la risposta emozionale, alla dimensione espressiva degli artisti, contribuendo drasticamente al risultato. <br /><br />Spesso si pensa che lo spettatore sia qualcuno che è lì, potrebbe anche non esserci, e non è tanto importante. Insomma, non gli si dà un ruolo specifico, anzi si pensa proprio che non ne abbia. E invece nel flamenco lo spettatore ha un ruolo molto importante, un ruolo interattivo. Intanto il flamenco prevede che il pubblico faccia dei commenti a ciò che succede sul palcoscenico, a ciò che succede durante l'esibizione. E' proprio il contrario di quello che accade, per esempio, quando andiamo a teatro a sentire un concerto di musica classica, dove, se dobbiamo soffiarci il naso, aspettiamo assolutamente che sia finito quantomeno il movimento, meglio se tutto il concerto. Invece no, il flamenco ha un pubblico molto vivo, che risponde con grande presenza a ciò che i musicisti stanno facendo in quel momento sul palco. E anche i musicisti tra di loro si auto-commentano. I commenti sono solitamente commenti di apprezzamento, incoraggiamenti. Questo fenomeno, che si chiama jaleo, viene utilizzato tantissimo durante un'esibizione e gli artisti ne hanno bisogno perché è una conferma che quello che stanno facendo va nella direzione giusta. <br /><br />Se l'artista si esibisce in presenza di un certo tipo di pubblico, suonerà in un certo modo, se invece è in presenza di altro tipo di pubblico, il suo modo di suonare, di cantare o di ballare sarà completamente differente: tutto dipende dalla quantità di energia disponibile. <br /><br />Ma perché dico questo? Perché il flamenco nasce fondamentalmente dall'improvvisazione! Nemmeno nei concerti più "seri e professionali" abbiamo visto qualcuno con uno spartito davanti, no? Nessun chitarrista, nessun cantaor ha una partitura davanti a sé. La musica è un punto di riferimento ma non è un obbligo, come nel jazz, e ogni giorno sarà diversa. <br />Tutto questo, ovviamente, comprende tanto il ruolo del pubblico, che è un ruolo di supporto energetico. In realtà il flamenco è una conversazione che avviene tra chi suona e chi ascolta, tra chi balla, chi suona e chi ascolta, e non si può prescindere dalla presenza di questo spettatore. <br /><br />Perciò ci sarà una grandissima differenza se il pubblico, per esempio, è un pubblico di persone non educate al flamenco, che, magari, sono attente, magari, anche  compiaciute, ma molto silenziose e non esprimono la propria emozionalità. Mentre quando il pubblico è vistosamente coinvolto e risponde, e incoraggia, i musicisti e i danzatori saranno molto più motivati a fare le cose ancora con maggiore energia. <br /><br />Questo è un fenomeno molto umano, in realtà. Quando mi sento approvato è evidente che sarò più motivato a continuare a fare ciò che sto facendo, mentre la disapprovazione o un atteggiamento di tipo annoiato, o uno sguardo di sufficienza, evidentemente, non mi motiva ad andare avanti per quella strada che avevo intrapreso. <br /><br />Questo però non significa che l'artista non debba essere vero con se stesso. Se il pubblico, per esempio, è un pubblico di gente che vuole divertirsi in modo molto leggero, magari cercherà di applaudirmi di più o di gridarmi qualche frase di apprezzamento in più quando sto facendo qualcosa di più allegro, di più leggero, di più scanzonato, di più spensierato. Ma io ho un messaggio, ho un messaggio, e se sto per esempio esprimendomi su un genere musicale, nell'ambito del flamenco, più triste, più malinconico, evidentemente, non posso negare la natura di ciò che sto esplorando, dell'emozione che sto esplorando, per diventare più simpatico al mio pubblico.<br /><br />Perché la vita è fatta di tutto, di tutti gli elementi e il flamenco la ripete proprio in maniera, direi, quasi perfetta. Racconta la vita in tutte le sue sfaccettature. E il pubblico cosa fa? Il pubblico la riceve, un po' da cuore a cuore, o sempre, come dico sempre, da viscere a viscere. E' proprio una cosa viscerale! La vita raccontata dal musicista entra nel corpo dello spettatore lo invade e insieme, questo blocco unico che sono gli spettatori e gli artisti, evolvono verso una direzione di maggiore serenità, di maggiore gioia di vivere.  <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal lontano 1985 e insieme con il flamenco studio e rifletto sulle danze e le musiche del mondo arabo, e su tutta una serie di meccanismi neurologici, anatomici, legati all'apprendimento, legati alla psicologia,  che coinvolgono da vicino il corpo, la danza, l'espressione artistica in generale.<br /><br />Per me il flamenco è una chiave potentissima di lettura della realtà, e uno strumento per vivere meglio e per permetterci di esprimere tutta una parte di noi che in realtà, se no, rimarrebbe completamente nascosta, e sappiamo che dentro di noi tutto ciò che rimane nascosto, in realtà, fa male.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49005267</guid><pubDate>Fri, 11 Mar 2022 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49005267/il_ruolo_del_pubblico.mp3" length="7728527" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Nel flamenco il pubblico ha una grande importanza perché interferisce, con la propria presenza e soprattutto con la risposta emozionale, alla dimensione espressiva degli artisti, contribuendo drasticamente al risultato. &#13;
&#13;
Spesso si pensa che lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel flamenco il pubblico ha una grande importanza perché interferisce, con la propria presenza e soprattutto con la risposta emozionale, alla dimensione espressiva degli artisti, contribuendo drasticamente al risultato. <br /><br />Spesso si pensa che lo spettatore sia qualcuno che è lì, potrebbe anche non esserci, e non è tanto importante. Insomma, non gli si dà un ruolo specifico, anzi si pensa proprio che non ne abbia. E invece nel flamenco lo spettatore ha un ruolo molto importante, un ruolo interattivo. Intanto il flamenco prevede che il pubblico faccia dei commenti a ciò che succede sul palcoscenico, a ciò che succede durante l'esibizione. E' proprio il contrario di quello che accade, per esempio, quando andiamo a teatro a sentire un concerto di musica classica, dove, se dobbiamo soffiarci il naso, aspettiamo assolutamente che sia finito quantomeno il movimento, meglio se tutto il concerto. Invece no, il flamenco ha un pubblico molto vivo, che risponde con grande presenza a ciò che i musicisti stanno facendo in quel momento sul palco. E anche i musicisti tra di loro si auto-commentano. I commenti sono solitamente commenti di apprezzamento, incoraggiamenti. Questo fenomeno, che si chiama jaleo, viene utilizzato tantissimo durante un'esibizione e gli artisti ne hanno bisogno perché è una conferma che quello che stanno facendo va nella direzione giusta. <br /><br />Se l'artista si esibisce in presenza di un certo tipo di pubblico, suonerà in un certo modo, se invece è in presenza di altro tipo di pubblico, il suo modo di suonare, di cantare o di ballare sarà completamente differente: tutto dipende dalla quantità di energia disponibile. <br /><br />Ma perché dico questo? Perché il flamenco nasce fondamentalmente dall'improvvisazione! Nemmeno nei concerti più "seri e professionali" abbiamo visto qualcuno con uno spartito davanti, no? Nessun chitarrista, nessun cantaor ha una partitura davanti a sé. La musica è un punto di riferimento ma non è un obbligo, come nel jazz, e ogni giorno sarà diversa. <br />Tutto questo, ovviamente, comprende tanto il ruolo del pubblico, che è un ruolo di supporto energetico. In realtà il flamenco è una conversazione che avviene tra chi suona e chi ascolta, tra chi balla, chi suona e chi ascolta, e non si può prescindere dalla presenza di questo spettatore. <br /><br />Perciò ci sarà una grandissima differenza se il pubblico, per esempio, è un pubblico di persone non educate al flamenco, che, magari, sono attente, magari, anche  compiaciute, ma molto silenziose e non esprimono la propria emozionalità. Mentre quando il pubblico è vistosamente coinvolto e risponde, e incoraggia, i musicisti e i danzatori saranno molto più motivati a fare le cose ancora con maggiore energia. <br /><br />Questo è un fenomeno molto umano, in realtà. Quando mi sento approvato è evidente che sarò più motivato a continuare a fare ciò che sto facendo, mentre la disapprovazione o un atteggiamento di tipo annoiato, o uno sguardo di sufficienza, evidentemente, non mi motiva ad andare avanti per quella strada che avevo intrapreso. <br /><br />Questo però non significa che l'artista non debba essere vero con se stesso. Se il pubblico, per esempio, è un pubblico di gente che vuole divertirsi in modo molto leggero, magari cercherà di applaudirmi di più o di gridarmi qualche frase di apprezzamento in più quando sto facendo qualcosa di più allegro, di più leggero, di più scanzonato, di più spensierato. Ma io ho un messaggio, ho un messaggio, e se sto per esempio esprimendomi su un genere musicale, nell'ambito del flamenco, più triste, più malinconico, evidentemente, non posso negare la natura di ciò che sto esplorando, dell'emozione che sto esplorando, per diventare più simpatico al mio pubblico.<br /><br />Perché la vita è fatta di tutto, di tutti gli elementi e il flamenco la ripete proprio in maniera, direi, quasi perfetta. Racconta la vita in tutte le sue sfaccettature. E il pubblico cosa fa? Il pubblico la riceve, un po'...]]></itunes:summary><itunes:duration>483</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,chitarra,comunicazione,cultura,espressione,flamenco,musica,pubblico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b1fd2b64018d7b68adc6d132c6653e3f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#6 L'equilibrio fra gli elementi del gruppo nel flamenco -Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/6-l-equilibrio-fra-gli-elementi-del-gruppo-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--48964941</link><description><![CDATA[Il flamenco è un fenomeno che si basa sull'alchimia fra i membri del gruppo, del cuadro. Sta all'artista che ha maggiore esperienza trovare le chiavi per permettere a tutti gli altri di dare il meglio di sè. Questo crea il coinvolgimento del pubblico, e rende efficace (o meno!) lo spettacolo.<br /><br />Che cosa significa l'equilibrio? Supponiamo che ci sia un cantaor molto esperto, e che il chitarrista che lo accompagna, invece, sia una persona con poca esperienza e con delle capacità tecniche molto limitate. <br />Che cosa succede nel flamenco? Gli elementi che compongono il gruppo si devono aiutare tra <br />di loro: se il cantaor si rende conto di quali sono gli strumenti che ha a disposizione il suo chitarrista, cioè le poche cose che sa fare, e cerca di sfruttare proprio quelle ed esprime vistosamente il proprio apprezzamento nei confronti di tutti gli sforzi che sta facendo quel chitarrista, per cercare di aiutarlo il più possibile, cosa farà il chitarrista? Suonerà al meglio possibile ciò che sa fare! Se invece il cantaor si spazientisse "perché oggi mi è capitato, proprio in questo bar, di dover fare una performance con questo chitarrista che non è assolutamente alla mia altezza (io sono molto più bravo)" cosa farà? Comincerà a cantare con rabbia, a trattarlo male e gli comunicherà un atteggiamento negativo. <br />Come suonerà quel chitarrista, dopo essere stato maltrattato? Sicuramente suonerà peggio. E tanto peggio suonerà, e tanto più il cantaor starà male e quindi finirà di cantare male. Perciò la situazione sarebbe un totale disastro. <br /><br />Se voi volete vedere veramente come è un artista bravo, un artista che abbia davvero delle capacità grosse guardate come tratta il suo chitarrista. Adesso è facile, perché basta aprire youtube, e si può vedere tutto, no... un tempo, ovviamente, bisognava prendere l'aereo, andare in Andalusia e farsi il giro delle peñas, delle associazioni flamenche di tutta l'Andalusia, per vedere nelle situazioni, diciamo, più informali. Oggi basta guardare, appunto, su youtube: si vede di tutto. A volte capita di trovare, magari, un cantor molto bravo che in una peña flamenca, dove il budget era piuttosto basso, che si deve adattare ad esibirsi con un chitarrista alle prime armi. Se il cantaor è una persona di cuore, ed è una persona che ha capito profondamente il messaggio del flamenco, si godrà sicuramente le quattro note che quel chitarrista sa fare, bypassando totalmente eventuali errori. <br /><br />Inoltre, che cosa farà, per esempio, il cantaor? Cercherà di cantare delle cose più semplici cercherà di adattare il suo repertorio e anche, nell'ambito del suo repertorio, la scelta delle strofe da cantare sarà proprio dedicata al livello del chitarrista o del ballerino che ha di fianco, per cercare di non metterlo in difficoltà. Cercherà di aiutarlo, scegliendo, proprio, nel repertorio delle letras, delle strofe poetiche, quelle più semplici, più conosciute per metterlo a proprio agio. <br /><br />E non appena quel bailaor alzerà il braccio proprio nel momento giusto, o darà  un suono proprio perfetto, il cantaor si lascerà scappare un olé, una frase di apprezzamento e lo stesso farà il chitarrista, e in quel momento il bailaor, ricevendo un input positivo, una conferma, rafforzerà la propria autostima. E ballerà al meglio delle proprie capacità.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di musica e danze del mondo arabo dal lontano 1985. In oltre 30 anni di viaggi in Spagna e di studio del flamenco ho visto centinaia, forse addirittura migliaia di performances, dai luoghi più informali, come la casa di alcuni amici, alle peñas flamenche più incredibilmente isolate, in qualche paesino piccolo dell'Andalusia, a gruppi di aficionados che mi hanno invitata nelle loro tertulias, nelle loro riunioni, fino a spettacoli in tablaos, magari pieni di turisti giapponesi, che la mattina andavano a visitare l'Alhambra, il pomeriggio le vie del centro di Granada e magari la sera al tablao (e forse si addormentavano pure...), fino ad arrivare ai palcoscenici teatrali, grandi spettacoli di grandi compagnie. In ogni caso, in tutte queste occasioni, ho sempre osservato con grande curiosità l'alchimia che genera uno spettacolo che funziona.  <br /><br />A volte, lo spettacolo mi lasciava completamente indifferente, a prescindere dal livello tecnico di preparazione degli artisti che avevo occasione di vedere. A volte uscivo con una grandissima energia positiva magari da una situazione totalmente informale. <br /><br />La situazione di benessere dei membri del cuadro, del gruppo che si esibisce, si comunica totalmente anche  allo spettatore, che, nell'esperienza che sta facendo, si sente piacevolmente coinvolto, oppure, a volte, totalmente escluso. <br /><br />Se gli artisti sono impegnati a lamentarsi l'uno dell'altro, non avranno proprio l'energia da dedicare a godersi la vita, e a godersi la situazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48964941</guid><pubDate>Mon, 07 Mar 2022 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48964941/l_equilibrio_fra_gli_elementi_del_gruppo_flamenco.mp3" length="10192814" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il flamenco è un fenomeno che si basa sull'alchimia fra i membri del gruppo, del cuadro. Sta all'artista che ha maggiore esperienza trovare le chiavi per permettere a tutti gli altri di dare il meglio di sè. Questo crea il coinvolgimento del pubblico,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il flamenco è un fenomeno che si basa sull'alchimia fra i membri del gruppo, del cuadro. Sta all'artista che ha maggiore esperienza trovare le chiavi per permettere a tutti gli altri di dare il meglio di sè. Questo crea il coinvolgimento del pubblico, e rende efficace (o meno!) lo spettacolo.<br /><br />Che cosa significa l'equilibrio? Supponiamo che ci sia un cantaor molto esperto, e che il chitarrista che lo accompagna, invece, sia una persona con poca esperienza e con delle capacità tecniche molto limitate. <br />Che cosa succede nel flamenco? Gli elementi che compongono il gruppo si devono aiutare tra <br />di loro: se il cantaor si rende conto di quali sono gli strumenti che ha a disposizione il suo chitarrista, cioè le poche cose che sa fare, e cerca di sfruttare proprio quelle ed esprime vistosamente il proprio apprezzamento nei confronti di tutti gli sforzi che sta facendo quel chitarrista, per cercare di aiutarlo il più possibile, cosa farà il chitarrista? Suonerà al meglio possibile ciò che sa fare! Se invece il cantaor si spazientisse "perché oggi mi è capitato, proprio in questo bar, di dover fare una performance con questo chitarrista che non è assolutamente alla mia altezza (io sono molto più bravo)" cosa farà? Comincerà a cantare con rabbia, a trattarlo male e gli comunicherà un atteggiamento negativo. <br />Come suonerà quel chitarrista, dopo essere stato maltrattato? Sicuramente suonerà peggio. E tanto peggio suonerà, e tanto più il cantaor starà male e quindi finirà di cantare male. Perciò la situazione sarebbe un totale disastro. <br /><br />Se voi volete vedere veramente come è un artista bravo, un artista che abbia davvero delle capacità grosse guardate come tratta il suo chitarrista. Adesso è facile, perché basta aprire youtube, e si può vedere tutto, no... un tempo, ovviamente, bisognava prendere l'aereo, andare in Andalusia e farsi il giro delle peñas, delle associazioni flamenche di tutta l'Andalusia, per vedere nelle situazioni, diciamo, più informali. Oggi basta guardare, appunto, su youtube: si vede di tutto. A volte capita di trovare, magari, un cantor molto bravo che in una peña flamenca, dove il budget era piuttosto basso, che si deve adattare ad esibirsi con un chitarrista alle prime armi. Se il cantaor è una persona di cuore, ed è una persona che ha capito profondamente il messaggio del flamenco, si godrà sicuramente le quattro note che quel chitarrista sa fare, bypassando totalmente eventuali errori. <br /><br />Inoltre, che cosa farà, per esempio, il cantaor? Cercherà di cantare delle cose più semplici cercherà di adattare il suo repertorio e anche, nell'ambito del suo repertorio, la scelta delle strofe da cantare sarà proprio dedicata al livello del chitarrista o del ballerino che ha di fianco, per cercare di non metterlo in difficoltà. Cercherà di aiutarlo, scegliendo, proprio, nel repertorio delle letras, delle strofe poetiche, quelle più semplici, più conosciute per metterlo a proprio agio. <br /><br />E non appena quel bailaor alzerà il braccio proprio nel momento giusto, o darà  un suono proprio perfetto, il cantaor si lascerà scappare un olé, una frase di apprezzamento e lo stesso farà il chitarrista, e in quel momento il bailaor, ricevendo un input positivo, una conferma, rafforzerà la propria autostima. E ballerà al meglio delle proprie capacità.<br /><br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di musica e danze del mondo arabo dal lontano 1985. In oltre 30 anni di viaggi in Spagna e di studio del flamenco ho visto centinaia, forse addirittura migliaia di performances, dai luoghi più informali, come la casa di alcuni amici, alle peñas flamenche più incredibilmente isolate, in qualche paesino piccolo dell'Andalusia, a gruppi di aficionados che mi hanno invitata nelle loro tertulias, nelle loro riunioni, fino a spettacoli in tablaos, magari pieni di turisti giapponesi, che la mattina andavano a visitare l'Alhambra, il pomeriggio le vie del centro di Granada e magari la sera al...]]></itunes:summary><itunes:duration>638</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d1cd6909fb2577bf5816c7c009fef51.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#5 Coerenza e onestà nel flamenco - Flamenco Chiavi in Mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/5-coerenza-e-onesta-nel-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--48947715</link><description><![CDATA[L'essenza del flamenco dov'è? E' nel fatto di mettersi in mostra, di vendersi? No, senz'altro no. Il flamenco ha dovuto imparare a vendersi per sopravvivere nella società di oggi, ma non occhieggia, nella sua storia, ad un'estetica. Nella storia del flamenco, siccome il coinvolgimento del pubblico e quindi il successo di un artista era determinato da quanto il pubblico veniva toccato profondamente da quell'artista e da quante più persone quell'artista riusciva a coinvolgere emotivamente, ovviamente, quanto più era vero, e tanto più poteva coinvolgere le persone,  quanto meno era vero e tanto più passava per... insomma... poco interessante.<br /><br />Il flamenco fa uscire tutto allo scoperto proprio perché in questo genere musicale esistono tanti "palos", tanti stili che ti portano ad esplorare varie emozioni (proprio direi tutte le emozioni dell'animo umano) con alcune ti puoi identificare di più, con altre sicuramente di meno. Però, ognuno di noi dentro ha tutto. <br />  <br />Occorrerebbe  che l'artista flamenco fosse completamente sincero e non avesse paura perché la paura è proprio il contrario del flamenco! No, il flamenco è proprio il coraggio.<br /><br />Come faccio a essere fedele a ciò che sento? In primo luogo, lo devo sentire, e non solo devo sentire quello che sento io ma devo sentire anche quello che sentono le persone intorno a me<br />perché il flamenco è una cosa che non si può fare da soli. <br /><br />Se non racconto la mia verità, non riuscirò nemmeno a comunicare con le altre persone <br />perché ognuno dirà la sua bugia, e alla fine il flamenco, evidentemente non c'è, in questo caso.<br /><br />Il flamenco ti permette di mostrare anche tutte le tue debolezze,  tutte le tue fragilità e al tempo stesso, proprio per averle mostrate, queste debolezze, queste fragilità, in maniera assolutamente catartica, prenderanno meno forza  e quello che succederà è che avrai maggiore fiducia in te stesso. Una volta che ho detto ciò che penso, una volta che ho espresso profondamente ciò che sento, non avrò più la paura di venire giudicato, quindi potrò essere ancora più sincero. Quanto più sono sincero, e tanto più potrò essere sincero. Il flamenco è davvero magico da questo punto di vista!<br /><br />Non sempre questo succede quando andiamo in teatro e guardiamo uno spettacolo. Non sempre. <br />Perché, ricordiamoci che le esigenze della vendita, le esigenze della teatralizzazione, la paura di risultare male sui social o sulla stampa porta spesso gli artisti a mostrare solo alcune cose di sé e mascherare tutte le altre e questo è un vero peccato, perché l'emozione umana che si prova quando l'artista che hai davanti non ha nulla  da nascondere e, anzi, mostra esattamente ciò che è, è davvero un regalo pazzesco, un balsamo per il cuore. <br /><br />Il flamenco è questo: è essere fedeli a se stessi ed è una necessità inevitabile, e non colmabile  in altro modo, di esprimere qualcosa che altrimenti non esce, e, se non esce, rimane dentro e fa male.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danze e musiche del mondo arabo e di flamenco dal 1985  <br />cercando sempre di investigare che cosa rende queste forme d'arte così peculiari. <br /><br />Nel flamenco in particolare, la caratteristica fondamentale, primaria, irrinunciabile è proprio la verità, è l'essere fedeli a se stessi e dire veramente ciò che sentiamo. Nel momento in cui l'artista sta falsificando se stesso o sta cercando di fingere di essere qualcun altro, ecco che, in quel momento, il flamenco non esiste più. <br /><br />Un pubblico di aficionados, di appassionati del flamenco, di profondi conoscitori del flamenco, direbbe semplicemente, se un artista fosse troppo tecnico: "no me llega", non mi raggiunge, non mi arriva. E' una frase per dire, semplicemente: "questa cosa che ho appena visto non è flamenco". <br /><br />Difficilmente troveremo questo scritto in un libro, perché il libro analizzerà probabilmente delle questioni più tecniche, più teoriche, mentre tutto questo ha a che fare con le emozioni, e difficilmente l'analisi emozionale può essere considerata uno strumento per valutare la qualità di un fenomeno. <br /><br />Se senti quell'emozione così forte, emozione pura, emozione umana, che parla proprio alle tue viscere, direttamente, quello che stai vedendo è il flamenco]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48947715</guid><pubDate>Fri, 04 Mar 2022 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48947715/il_flamenco_essere_fedeli_a_se_stessi.mp3" length="11554107" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>L'essenza del flamenco dov'è? E' nel fatto di mettersi in mostra, di vendersi? No, senz'altro no. Il flamenco ha dovuto imparare a vendersi per sopravvivere nella società di oggi, ma non occhieggia, nella sua storia, ad un'estetica. Nella storia del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'essenza del flamenco dov'è? E' nel fatto di mettersi in mostra, di vendersi? No, senz'altro no. Il flamenco ha dovuto imparare a vendersi per sopravvivere nella società di oggi, ma non occhieggia, nella sua storia, ad un'estetica. Nella storia del flamenco, siccome il coinvolgimento del pubblico e quindi il successo di un artista era determinato da quanto il pubblico veniva toccato profondamente da quell'artista e da quante più persone quell'artista riusciva a coinvolgere emotivamente, ovviamente, quanto più era vero, e tanto più poteva coinvolgere le persone,  quanto meno era vero e tanto più passava per... insomma... poco interessante.<br /><br />Il flamenco fa uscire tutto allo scoperto proprio perché in questo genere musicale esistono tanti "palos", tanti stili che ti portano ad esplorare varie emozioni (proprio direi tutte le emozioni dell'animo umano) con alcune ti puoi identificare di più, con altre sicuramente di meno. Però, ognuno di noi dentro ha tutto. <br />  <br />Occorrerebbe  che l'artista flamenco fosse completamente sincero e non avesse paura perché la paura è proprio il contrario del flamenco! No, il flamenco è proprio il coraggio.<br /><br />Come faccio a essere fedele a ciò che sento? In primo luogo, lo devo sentire, e non solo devo sentire quello che sento io ma devo sentire anche quello che sentono le persone intorno a me<br />perché il flamenco è una cosa che non si può fare da soli. <br /><br />Se non racconto la mia verità, non riuscirò nemmeno a comunicare con le altre persone <br />perché ognuno dirà la sua bugia, e alla fine il flamenco, evidentemente non c'è, in questo caso.<br /><br />Il flamenco ti permette di mostrare anche tutte le tue debolezze,  tutte le tue fragilità e al tempo stesso, proprio per averle mostrate, queste debolezze, queste fragilità, in maniera assolutamente catartica, prenderanno meno forza  e quello che succederà è che avrai maggiore fiducia in te stesso. Una volta che ho detto ciò che penso, una volta che ho espresso profondamente ciò che sento, non avrò più la paura di venire giudicato, quindi potrò essere ancora più sincero. Quanto più sono sincero, e tanto più potrò essere sincero. Il flamenco è davvero magico da questo punto di vista!<br /><br />Non sempre questo succede quando andiamo in teatro e guardiamo uno spettacolo. Non sempre. <br />Perché, ricordiamoci che le esigenze della vendita, le esigenze della teatralizzazione, la paura di risultare male sui social o sulla stampa porta spesso gli artisti a mostrare solo alcune cose di sé e mascherare tutte le altre e questo è un vero peccato, perché l'emozione umana che si prova quando l'artista che hai davanti non ha nulla  da nascondere e, anzi, mostra esattamente ciò che è, è davvero un regalo pazzesco, un balsamo per il cuore. <br /><br />Il flamenco è questo: è essere fedeli a se stessi ed è una necessità inevitabile, e non colmabile  in altro modo, di esprimere qualcosa che altrimenti non esce, e, se non esce, rimane dentro e fa male.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di danze e musiche del mondo arabo e di flamenco dal 1985  <br />cercando sempre di investigare che cosa rende queste forme d'arte così peculiari. <br /><br />Nel flamenco in particolare, la caratteristica fondamentale, primaria, irrinunciabile è proprio la verità, è l'essere fedeli a se stessi e dire veramente ciò che sentiamo. Nel momento in cui l'artista sta falsificando se stesso o sta cercando di fingere di essere qualcun altro, ecco che, in quel momento, il flamenco non esiste più. <br /><br />Un pubblico di aficionados, di appassionati del flamenco, di profondi conoscitori del flamenco, direbbe semplicemente, se un artista fosse troppo tecnico: "no me llega", non mi raggiunge, non mi arriva. E' una frase per dire, semplicemente: "questa cosa che ho appena visto non è flamenco". <br /><br />Difficilmente troveremo questo scritto in un libro, perché il libro analizzerà probabilmente delle questioni più tecniche, più teoriche, mentre...]]></itunes:summary><itunes:duration>723</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,cultura,espressione,flamenco,musica,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/34dca9a24c90718631ddd07f7a31caca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#4 Cos'è il flamenco per gli andalusi - Flamenco chiavi in mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/4-cos-e-il-flamenco-per-gli-andalusi-flamenco-chiavi-in-mano--48902991</link><description><![CDATA[Capire che cosa sia il flamenco per chi è nato e vive nel suo territorio di origine è importante per darci un'idea sempre più precisa di questo fenomeno culturale. <br /><br />Da stranieri, immaginiamo che tutti gli spagnoli e soprattutto gli andalusi conoscano perfettamente il flamenco.<br />E invece molto spesso non è così.<br /><br />Le persone non appassionate al flamenco, in Andalusia, sono tantissime, la maggioranza,! Hanno però una formazione "passiva" rispetto al flamenco: non hanno scelto di ascoltarlo, ma se lo ritrovano nel loro universo sonoro. Senza scegliere di ascoltarlo, lo sentono perché la radio o la televisione lo trasmettono, perché magari nella festa del paese il festival estivo viene cantato, ma non hanno gli strumenti per distinguere i vari generi musicali, gli stili, per valutare la qualità di un artista... <br /><br />Per avere un gusto musicale nel flamenco bisogna comunque, anche in Andalusia, essere interessati, mettersi ad ascoltare, mettersi ad investigare, insomma, e goderne proprio in prima persona. L'ascolto passivo, però, fa si' che la gente abbia per il flamenco una abitudine e una familiarità non innata, ma praticata ogni giorno. Per loro sarà sicuramente molto più facile che per uno straniero capire, per esempio, la ritmica, capire come dare la palma. A noi stranieri costa un sacco di fatica impararlo, come se fosse una cosa incredibile, che richiede chissà quanto studio. <br />L'orecchio si educa durante il corso della vita e si abitua alle sonorità che lo circondano, quindi il flamenco entra nelle orecchie di un andaluso, vuoi o non vuoi, in maniera, appunto, passiva, spontanea. <br /><br />Non avendo appunto fatto un'investigazione specifica sul flamenco  e non essendo interessati a farla, hanno in mente chi passa più frequentemente  per la televisione che non necessariamente corrisponde al cantaor migliore del momento, perché comunque gli artisti, molto spesso, fanno una scelta di ordine commerciale, con l'intenzione di guadagnare di più.<br /><br />Molti bravissimi artisti del flamenco non sono conosciuti dal largo pubblico degli ascoltatori passivi perché non sono interessati a comparire o semplicemente non vengono intervistati per le riviste rosa, e quindi le persone comuni, che non sono molto interessate al flamenco, semplicemente non li conoscono.<br /><br />A volte noi stranieri, armati dal sacro fuoco del rispetto nei confronti di questa cultura, pensiamo che il tassista che ci sta accompagnando, o il barista che ci sta preparando un caffè siano degli esperti, visto che siamo in Andalusia, e ci mettiamo volentieri a discutere con loro. Questa persona, molto probabilmente, penserà di saperne più di noi solo per il fatto di essere di lì, mentre probabilmente abbiamo dedicato al flamenco molta più attenzione di quanto abbiano fatto loro!<br /><br />Mi permetto di dare un piccolo consiglio: non mettetevi a discutere.<br />Quando capite che quella persona non è in realtà interessata centralmente al flamenco, come lo siete voi, ma è una persona che lo ha ascoltato tante volte per una questione di abitudine familiare, magari, o comunque di abitudine ambientale, lasciate perdere. Cambiate discorso. <br /><br />Andate invece una peña flamenca, andate a parlare con gli anziani nel paese, se vi capita e cercate di sentire che cosa pensano loro del flamenco, come l'hanno vissuto. Probabilmente incontrerete persone che hanno fatto del flamenco il cuore della propria vita, anche se poi professionalmente si sono dedicate a tutt'altro, per loro la peña flamenca è un punto di riferimento importante e per loro ascoltare flamenco quotidianamente è una specie di terapia che permette loro di vivere meglio. <br /><br />Il flamenco per molte persone in Andalusia occupa un posto d'onore nella quotidianità. Andiamo a cercare quelle persone, quelle che lo amano tanto e che ci possono comunicare il loro amore e farcelo vedere dal loro punto di vista. <br />Per un andaluso, melodia e ritmo sono inscindibili: sono una specie di fusione e quindi una non sta senza l'altra. <br /><br />Ecco, andiamo a cercare questo: la naturalità nella attenzione al flamenco, e nell'ascolto. Il mio consiglio è sempre quello di ascoltare più flamenco possibile, di farlo diventare davvero una parte molto integrante della nostra quotidianità.<br /><br />Sono Sabina Todaro, sono appassionatissima di flamenco che studio ed insegno, ascoltando, viaggiando, parlando con le persone. Sono una voce fuori dal coro, perché non vedo il flamenco come qualcosa di tecnico, ma cerco  sempre di mostrarne a tutti la dimensione multi-sfaccettata, che comprende tutti gli elementi della vita, quindi, non è soltanto una forma <br />di canto, di musica o di ballo, ma è un modo di vivere, un modo di intendere la vita. <br /><br />Il flamenco può portare benessere, può aiutare a superare le difficoltà della vita quotidiana, aiutando le persone a buttar fuori tensioni, preoccupazioni, arrabbiature, e a celebrare totalmente e quotidianamente la vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48902991</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48902991/cos_il_flamenco_per_gli_andalusi.mp3" length="12314793" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Capire che cosa sia il flamenco per chi è nato e vive nel suo territorio di origine è importante per darci un'idea sempre più precisa di questo fenomeno culturale. &#13;
&#13;
Da stranieri, immaginiamo che tutti gli spagnoli e soprattutto gli andalusi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Capire che cosa sia il flamenco per chi è nato e vive nel suo territorio di origine è importante per darci un'idea sempre più precisa di questo fenomeno culturale. <br /><br />Da stranieri, immaginiamo che tutti gli spagnoli e soprattutto gli andalusi conoscano perfettamente il flamenco.<br />E invece molto spesso non è così.<br /><br />Le persone non appassionate al flamenco, in Andalusia, sono tantissime, la maggioranza,! Hanno però una formazione "passiva" rispetto al flamenco: non hanno scelto di ascoltarlo, ma se lo ritrovano nel loro universo sonoro. Senza scegliere di ascoltarlo, lo sentono perché la radio o la televisione lo trasmettono, perché magari nella festa del paese il festival estivo viene cantato, ma non hanno gli strumenti per distinguere i vari generi musicali, gli stili, per valutare la qualità di un artista... <br /><br />Per avere un gusto musicale nel flamenco bisogna comunque, anche in Andalusia, essere interessati, mettersi ad ascoltare, mettersi ad investigare, insomma, e goderne proprio in prima persona. L'ascolto passivo, però, fa si' che la gente abbia per il flamenco una abitudine e una familiarità non innata, ma praticata ogni giorno. Per loro sarà sicuramente molto più facile che per uno straniero capire, per esempio, la ritmica, capire come dare la palma. A noi stranieri costa un sacco di fatica impararlo, come se fosse una cosa incredibile, che richiede chissà quanto studio. <br />L'orecchio si educa durante il corso della vita e si abitua alle sonorità che lo circondano, quindi il flamenco entra nelle orecchie di un andaluso, vuoi o non vuoi, in maniera, appunto, passiva, spontanea. <br /><br />Non avendo appunto fatto un'investigazione specifica sul flamenco  e non essendo interessati a farla, hanno in mente chi passa più frequentemente  per la televisione che non necessariamente corrisponde al cantaor migliore del momento, perché comunque gli artisti, molto spesso, fanno una scelta di ordine commerciale, con l'intenzione di guadagnare di più.<br /><br />Molti bravissimi artisti del flamenco non sono conosciuti dal largo pubblico degli ascoltatori passivi perché non sono interessati a comparire o semplicemente non vengono intervistati per le riviste rosa, e quindi le persone comuni, che non sono molto interessate al flamenco, semplicemente non li conoscono.<br /><br />A volte noi stranieri, armati dal sacro fuoco del rispetto nei confronti di questa cultura, pensiamo che il tassista che ci sta accompagnando, o il barista che ci sta preparando un caffè siano degli esperti, visto che siamo in Andalusia, e ci mettiamo volentieri a discutere con loro. Questa persona, molto probabilmente, penserà di saperne più di noi solo per il fatto di essere di lì, mentre probabilmente abbiamo dedicato al flamenco molta più attenzione di quanto abbiano fatto loro!<br /><br />Mi permetto di dare un piccolo consiglio: non mettetevi a discutere.<br />Quando capite che quella persona non è in realtà interessata centralmente al flamenco, come lo siete voi, ma è una persona che lo ha ascoltato tante volte per una questione di abitudine familiare, magari, o comunque di abitudine ambientale, lasciate perdere. Cambiate discorso. <br /><br />Andate invece una peña flamenca, andate a parlare con gli anziani nel paese, se vi capita e cercate di sentire che cosa pensano loro del flamenco, come l'hanno vissuto. Probabilmente incontrerete persone che hanno fatto del flamenco il cuore della propria vita, anche se poi professionalmente si sono dedicate a tutt'altro, per loro la peña flamenca è un punto di riferimento importante e per loro ascoltare flamenco quotidianamente è una specie di terapia che permette loro di vivere meglio. <br /><br />Il flamenco per molte persone in Andalusia occupa un posto d'onore nella quotidianità. Andiamo a cercare quelle persone, quelle che lo amano tanto e che ci possono comunicare il loro amore e farcelo vedere dal loro punto di vista. <br />Per un andaluso, melodia e ritmo sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>770</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,cultura,flamenco,musica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8217a948eef996d55053bcacad4fce2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#3 Le origini geografiche del flamenco - Flamenco chiavi in mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/3-le-origini-geografiche-del-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--48865095</link><description><![CDATA[Dire flamenco non significa dire Spagna, ma parlare di espressione mediterranea, di gioia di vivere, di senso del gruppo, della condivisione, della autoaffermazione, tutti elementi profondamente significativi di questa cultura.  <br /><br />Il flamenco è un fenomeno tipicamente andaluso, centralmente andaluso. Però l'Andalusia è un territorio molto grande, più grande di tutta la Pianura Padana, quasi grande come tutto il nord Italia, e comprende delle zone molto differenti tra di loro: zone montagnose, come può essere la provincia di Granada, zone marittime, zone molto secche, come la città di Cordova.<br />Il fenomeno più centrale nasce intorno ad un triangolo che passa per le città di Siviglia, Cadice e Jerez de la Frontera. Le persone che sono di lì dicono che il flamenco è solo lì però questo non è assolutamente vero, tant'è che esistono tantissimi generi musicali, appunto, tantissimi palos flamenchi, nati totalmente in altre zone, dedicati centralmente ad altre zone, benché, magari, cresciuti grazie all'opera di alcuni cantaores, di alcuni cantanti, che venivano da questo famoso triangolo suddetto. <br /><br />Comunque il flamenco è una cultura musicale ed è una cultura di vita direi diffusa abbastanza, ormai, in tante zone in Spagna (e non solo in Spagna, evidentemente, ma anche un po' in tutto il mondo). Per quale ragione dicevo in Spagna? Be', perché gli andalusi tradizionalmente erano poveri, perciò lungo tutto il corso del novecento, in particolare per la prima metà del novecento, presero, fecero le valigie ed emigrarono in cerca di lavoro. Perciò si trova tantissimo flamenco, delle intere comunità molto radicate nel flamenco, ad esempio a Barcellona, un bel po' distante dall'Andalusia, ad esempio a Madrid.  <br /><br />Ci sono generi musicali che nascono fuori dall'Andalusia: per esempio, nella città  di Badajoz, che è il città maggiore dell'Estremadura ci sono tantissimi gitani, che hanno portato avanti la loro musica flamenca specifica creando due palos che son proprio tipici di lì, il Jaleo Extremeño e il tango extremeño.<br /><br />Poi ci sono, i Palos de Levante, dei quali molti fanno proprio riferimento alla regione di Murcia (oltre che alle zone minerarie della provincia di Almeria, Jaen e Granada). In quella zona si concentrarono molti andalusi, che cercavano fortuna nelle miniere.<br />Quindi, nella zona si crea un movimento di denaro e anche richieste di intrattenimento davvero, ovviamente, molto grosso, no, quindi comunque c'è stata una espansione del flamenco anche in altre zone. <br /><br />Una gran parte poi del flamenco è anche addirittura emigrata nelle colonie americane: dall'Andalusia moltissime persone sono emigrate nelle Americhe per cercare fortuna. Ecco nascere i Palos de Ida y Vuelta, generi di andata e ritorno.<br /><br />Tutto questo movimento pazzesco genera nel flamenco una varietà molto grande.<br /><br />Da stranieri, a volte commettiamo l'errore di immaginare che qualunque spagnolo conosca il flamenco sicuramente meglio di noi, e che sappia suonare, cantare e ballare tipo "spontaneamente". <br /><br />Molti intenditori di flamenco asseriscono che se non sei andaluso, se almeno non hai un po' di sangue andaluso, è proprio inutile che tu ti cimenti nel cante flamenco. Non so se questo sia vero perché  mi viene subito in mente un artista molto importante nel flamenco, che è Miguel Poveda, un cantaor che è nato in provincia di Barcellona e che ha i piedi molto radicati nel flamenco... <br /><br />Non credo che capirlo fino in fondo sia così difficile: basta aprire il cuore e cercare di trovare dentro al flamenco la sua logica. Però forse è vero che per produrlo, proprio per cantarlo, in particolare, è assolutamente fondamentale avere capito e sentito bene. Loro dicono "mamado", succhiato con il latte della mamma.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze musiche del mondo arabo dal lontano 1985. Mi appassiona tantissimo viaggiare in Andalusia e in tutte le regioni limitrofe, e andare a scoprire proprio i paesini, e che cosa soprattutto la gente pensa del flamenco, in particolare, e diciamo, della vita in generale. Attraverso questi viaggi e queste esplorazioni, che mi hanno portata a vivere esperienze super interessanti e impagabili, favorite dalla passione per l'Andalusia e per i viaggi condivisa con mio marito Alejandro e con il nostro meraviglioso cane Juanjo, ho capito in realtà il flamenco dal punto di vista loro, dal punto di vista  di chi ci è nato dentro, o da chi è nato proprio nella zona di origine del flamenco, pur non essendo nato, magari, in una famiglia interessata a questa forma d'arte. <br /><br />Questa esperienza diretta, pratica sul campo mi porta ad amare il flamenco con degli occhi diversi, con degli occhi nuovi e desidero in questi podcast condividere proprio questa visione del flamenco, fatta di esperienze vissute.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48865095</guid><pubDate>Fri, 25 Feb 2022 13:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48865095/le_origini_geografiche_del_flamenco.mp3" length="12542581" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Dire flamenco non significa dire Spagna, ma parlare di espressione mediterranea, di gioia di vivere, di senso del gruppo, della condivisione, della autoaffermazione, tutti elementi profondamente significativi di questa cultura.  &#13;
&#13;
Il flamenco è un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dire flamenco non significa dire Spagna, ma parlare di espressione mediterranea, di gioia di vivere, di senso del gruppo, della condivisione, della autoaffermazione, tutti elementi profondamente significativi di questa cultura.  <br /><br />Il flamenco è un fenomeno tipicamente andaluso, centralmente andaluso. Però l'Andalusia è un territorio molto grande, più grande di tutta la Pianura Padana, quasi grande come tutto il nord Italia, e comprende delle zone molto differenti tra di loro: zone montagnose, come può essere la provincia di Granada, zone marittime, zone molto secche, come la città di Cordova.<br />Il fenomeno più centrale nasce intorno ad un triangolo che passa per le città di Siviglia, Cadice e Jerez de la Frontera. Le persone che sono di lì dicono che il flamenco è solo lì però questo non è assolutamente vero, tant'è che esistono tantissimi generi musicali, appunto, tantissimi palos flamenchi, nati totalmente in altre zone, dedicati centralmente ad altre zone, benché, magari, cresciuti grazie all'opera di alcuni cantaores, di alcuni cantanti, che venivano da questo famoso triangolo suddetto. <br /><br />Comunque il flamenco è una cultura musicale ed è una cultura di vita direi diffusa abbastanza, ormai, in tante zone in Spagna (e non solo in Spagna, evidentemente, ma anche un po' in tutto il mondo). Per quale ragione dicevo in Spagna? Be', perché gli andalusi tradizionalmente erano poveri, perciò lungo tutto il corso del novecento, in particolare per la prima metà del novecento, presero, fecero le valigie ed emigrarono in cerca di lavoro. Perciò si trova tantissimo flamenco, delle intere comunità molto radicate nel flamenco, ad esempio a Barcellona, un bel po' distante dall'Andalusia, ad esempio a Madrid.  <br /><br />Ci sono generi musicali che nascono fuori dall'Andalusia: per esempio, nella città  di Badajoz, che è il città maggiore dell'Estremadura ci sono tantissimi gitani, che hanno portato avanti la loro musica flamenca specifica creando due palos che son proprio tipici di lì, il Jaleo Extremeño e il tango extremeño.<br /><br />Poi ci sono, i Palos de Levante, dei quali molti fanno proprio riferimento alla regione di Murcia (oltre che alle zone minerarie della provincia di Almeria, Jaen e Granada). In quella zona si concentrarono molti andalusi, che cercavano fortuna nelle miniere.<br />Quindi, nella zona si crea un movimento di denaro e anche richieste di intrattenimento davvero, ovviamente, molto grosso, no, quindi comunque c'è stata una espansione del flamenco anche in altre zone. <br /><br />Una gran parte poi del flamenco è anche addirittura emigrata nelle colonie americane: dall'Andalusia moltissime persone sono emigrate nelle Americhe per cercare fortuna. Ecco nascere i Palos de Ida y Vuelta, generi di andata e ritorno.<br /><br />Tutto questo movimento pazzesco genera nel flamenco una varietà molto grande.<br /><br />Da stranieri, a volte commettiamo l'errore di immaginare che qualunque spagnolo conosca il flamenco sicuramente meglio di noi, e che sappia suonare, cantare e ballare tipo "spontaneamente". <br /><br />Molti intenditori di flamenco asseriscono che se non sei andaluso, se almeno non hai un po' di sangue andaluso, è proprio inutile che tu ti cimenti nel cante flamenco. Non so se questo sia vero perché  mi viene subito in mente un artista molto importante nel flamenco, che è Miguel Poveda, un cantaor che è nato in provincia di Barcellona e che ha i piedi molto radicati nel flamenco... <br /><br />Non credo che capirlo fino in fondo sia così difficile: basta aprire il cuore e cercare di trovare dentro al flamenco la sua logica. Però forse è vero che per produrlo, proprio per cantarlo, in particolare, è assolutamente fondamentale avere capito e sentito bene. Loro dicono "mamado", succhiato con il latte della mamma.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze musiche del mondo arabo dal lontano 1985. Mi appassiona tantissimo viaggiare in Andalusia e in tutte le regioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>784</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cante,cultura,flamenco,musica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c1e638c0af9003ddf239ae98853e730a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#2 Disfrutar godersi la vita con il flamenco - Flamenco chiavi in mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/2-disfrutar-godersi-la-vita-con-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--48777808</link><description><![CDATA[Nel flamenco il concetto di disfrutar, godersela, è centrale, una vera e propria chiave di lettura per interpretare il vero valore di fare musica e di ballare. Disfrutar è un manifesto dell'inno alla vita, al godersi la vita che il flamenco è nella sua essenza.<br /><br />Che cosa significa disfrutar? Significa godersela. Quando i musicisti stanno suonando, cercano in tutte le maniere  non solo di divertirsi, come anche sanno fare, ma proprio di godersela, di godersi la situazione presente e di mettere gli altri, siano essi colleghi musicisti o qualche danzatore, o il pubblico stesso. Mettere, appunto, in grado di godersi la situazione al massimo. <br /><br />Il concetto di base è che se io sto bene con te, probabilmente tu stai bene con me, e se io ti faccio sentire con chiarezza che io sto bene con te, tu molto probabilmente mi farai sentire con altrettanta chiarezza che tu stai bene con me, e questo è un punto di partenza. <br />C'è però un altro punto nel flamenco, che è molto importante: se io faccio in modo che tu stia bene con te, tu starai bene con te stesso darai il meglio di te stesso, ti divertirai di più, godrai di più e di conseguenza cercherai di ripagarmi con la stessa moneta. Quindi io aiuto te a stare meglio, a godertela di più e tu aiuterai me a fare altrettanto. <br /><br />Evidentemente, in questa ottica, non c'è spazio per l'esibizione delle proprie capacità a discapito degli altri: non c'è spazio per la mancanza di ascolto e l'egocentrismo, c'è solo spazio per godersi la situazione presente e per essere totalmente presenti nel presente.<br /><br />Abbiamo spesso in mente il flamenco come una cosa molto difficile. Ma non è nella sua complessità e nella sua difficoltà il suo grande regalo. Diciamo che la complessità o la difficoltà tecnica è una specie di arma, è una carta da giocare, ma la vera essenza del flamenco sta proprio in questa piccola parola che è disfrutar. Nel momento in cui gli artisti stanno godendosi la situazione, ecco che nasce il flamenco.<br /><br />Ma che cosa è necessario fare, per godere la situazione?  Essere presenti! <br />Spesso nella nostra vita facciamo questo errore: non siamo presenti e non ci godiamo l'esperienza. Ecco, il flamenco non ti permette di fare questo errore: nel momento in cui  non sei presente, e stai pensando a qualcos'altro, ti scolli completamente dalla musica. Se stai ballando, suonando, cantando flamenco perdi il ritmo, il tono e non riesci più a far nulla.<br />Tutte le persone che sono molto profondamente dentro al flamenco sanno che il flamenco senza cuore non esiste il flamenco. Senza cuore, non è flamenco <br /><br />Il piacere è la chiave di tutto. Il flamenco vuole solo che tu stia bene e questo non significa parlare soltanto di cose allegre e divertenti, e spensierate, anzi, il flamenco spesso parla di temi molto duri, molto neri, molto tristi, di malinconia, di disperazione, ma il tutto viene fatto sempre con un fondo di gioia di vivere, e un fondo di fierezza di quello che siamo e perché siamo così, che è davvero incredibile. <br /><br />Se non godo della situazione presente, qualunque sia il mio livello tecnico, quello che sto facendo è un esercizio tecnico vuoto quanto inutile. Il messaggio è la gioia di vivere, e il cercare con tutti gli strumenti umanamente possibili, di far star bene gli altri stando bene noi stessi. Io sto meglio, perché esprimo una cosa che è dentro di me e lo faccio proprio fino in fondo, con presenza e con piacere, anche se si tratta, appunto, di un emozione dolorosa la lascio uscire da me. <br /><br />Disfrutar è un'azione che richiede presenza, ascolto, esser qui, cioè nel corpo (perché qui, se non siamo nel corpo, non siamo!) ed ora.<br />Qui in questo momento, quindi nella situazione presente. Da psicomotricista e da studiosa delle neuroscienze dico che se non siamo nel corpo non siamo, semplicemente. <br /><br />Noi non abbiamo un corpo: noi siamo un corpo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal lontano 1985, attraverso viaggi, studio, ascolti. Ho rotto le scatole a musicisti e ballerini, alla gente comune, ho viaggiato tantissimo in lungo in largo in Andalusia, alla ricerca di che cosa il flamenco è nel suo territorio di origine. <br />Ciò che vi dico, vi racconto, non è ciò che ho letto in un libro, ma è ciò che ho vissuto e ciò che ho sentito nei racconti di persone che l'hanno vissuto in prima persona e che lo vivono quotidianamente in prima persona. Il mio scopo è quello di far riflettere le persone, non quello di raccontare per l'ennesima volta qualcosa che in qualunque libro può essere tranquillamente trovata, letta e imparata. Io ho la pretesa di sollecitare le persone a riflettere, appunto, ad usare la loro intelligenza per ragionare sulle cose. <br />Quando mi concentro sul piacere, sono già a un passo dal flamenco, o forse sono già un passo dentro il flamenco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48777808</guid><pubDate>Mon, 21 Feb 2022 12:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48777808/disfrutar_godersi_la_vita_con_il_flamenco.mp3" length="8873735" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Nel flamenco il concetto di disfrutar, godersela, è centrale, una vera e propria chiave di lettura per interpretare il vero valore di fare musica e di ballare. Disfrutar è un manifesto dell'inno alla vita, al godersi la vita che il flamenco è nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel flamenco il concetto di disfrutar, godersela, è centrale, una vera e propria chiave di lettura per interpretare il vero valore di fare musica e di ballare. Disfrutar è un manifesto dell'inno alla vita, al godersi la vita che il flamenco è nella sua essenza.<br /><br />Che cosa significa disfrutar? Significa godersela. Quando i musicisti stanno suonando, cercano in tutte le maniere  non solo di divertirsi, come anche sanno fare, ma proprio di godersela, di godersi la situazione presente e di mettere gli altri, siano essi colleghi musicisti o qualche danzatore, o il pubblico stesso. Mettere, appunto, in grado di godersi la situazione al massimo. <br /><br />Il concetto di base è che se io sto bene con te, probabilmente tu stai bene con me, e se io ti faccio sentire con chiarezza che io sto bene con te, tu molto probabilmente mi farai sentire con altrettanta chiarezza che tu stai bene con me, e questo è un punto di partenza. <br />C'è però un altro punto nel flamenco, che è molto importante: se io faccio in modo che tu stia bene con te, tu starai bene con te stesso darai il meglio di te stesso, ti divertirai di più, godrai di più e di conseguenza cercherai di ripagarmi con la stessa moneta. Quindi io aiuto te a stare meglio, a godertela di più e tu aiuterai me a fare altrettanto. <br /><br />Evidentemente, in questa ottica, non c'è spazio per l'esibizione delle proprie capacità a discapito degli altri: non c'è spazio per la mancanza di ascolto e l'egocentrismo, c'è solo spazio per godersi la situazione presente e per essere totalmente presenti nel presente.<br /><br />Abbiamo spesso in mente il flamenco come una cosa molto difficile. Ma non è nella sua complessità e nella sua difficoltà il suo grande regalo. Diciamo che la complessità o la difficoltà tecnica è una specie di arma, è una carta da giocare, ma la vera essenza del flamenco sta proprio in questa piccola parola che è disfrutar. Nel momento in cui gli artisti stanno godendosi la situazione, ecco che nasce il flamenco.<br /><br />Ma che cosa è necessario fare, per godere la situazione?  Essere presenti! <br />Spesso nella nostra vita facciamo questo errore: non siamo presenti e non ci godiamo l'esperienza. Ecco, il flamenco non ti permette di fare questo errore: nel momento in cui  non sei presente, e stai pensando a qualcos'altro, ti scolli completamente dalla musica. Se stai ballando, suonando, cantando flamenco perdi il ritmo, il tono e non riesci più a far nulla.<br />Tutte le persone che sono molto profondamente dentro al flamenco sanno che il flamenco senza cuore non esiste il flamenco. Senza cuore, non è flamenco <br /><br />Il piacere è la chiave di tutto. Il flamenco vuole solo che tu stia bene e questo non significa parlare soltanto di cose allegre e divertenti, e spensierate, anzi, il flamenco spesso parla di temi molto duri, molto neri, molto tristi, di malinconia, di disperazione, ma il tutto viene fatto sempre con un fondo di gioia di vivere, e un fondo di fierezza di quello che siamo e perché siamo così, che è davvero incredibile. <br /><br />Se non godo della situazione presente, qualunque sia il mio livello tecnico, quello che sto facendo è un esercizio tecnico vuoto quanto inutile. Il messaggio è la gioia di vivere, e il cercare con tutti gli strumenti umanamente possibili, di far star bene gli altri stando bene noi stessi. Io sto meglio, perché esprimo una cosa che è dentro di me e lo faccio proprio fino in fondo, con presenza e con piacere, anche se si tratta, appunto, di un emozione dolorosa la lascio uscire da me. <br /><br />Disfrutar è un'azione che richiede presenza, ascolto, esser qui, cioè nel corpo (perché qui, se non siamo nel corpo, non siamo!) ed ora.<br />Qui in questo momento, quindi nella situazione presente. Da psicomotricista e da studiosa delle neuroscienze dico che se non siamo nel corpo non siamo, semplicemente. <br /><br />Noi non abbiamo un corpo: noi siamo un corpo. <br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e...]]></itunes:summary><itunes:duration>555</itunes:duration><itunes:keywords>disfrutar,flamenco,godersela,musica,piacere,storia,vivere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c511374da218dc5e11d55cef06c7a6fe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#1 Come e quando nasce il flamenco - Flamenco chiavi in mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/1-come-e-quando-nasce-il-flamenco-flamenco-chiavi-in-mano--48777714</link><description><![CDATA[Sulla sua origine storica non ci sono testimonianze scritte che ci raccontino della storia del flamenco se non nei titoli di alcune riviste e giornali, a fine ottocento, che parlano del flamenco come di un fenomeno già esistente, senza indicarne l'origine.  <br />Il fatto che non ci siano notizie apre la porta veramente a qualunque tipo di interpretazione.<br /><br />Da dove viene il flamenco è chiaro, ascoltandolo. E' molto chiaro che ha una radice fortissima nella musica araba. D'altra parte, 700 anni di presenza moresca nel sud della Spagna non possono essere passati inosservati e non possono avere lasciato come unici retaggi questioni di tipo architettonico. <br /><br />Un'altra radice nel flamenco dal punto di vista musicale è quella della musica ebraico sefardita, quindi degli ebrei della diaspora. Anche questo tipo di musica sicuramente si è espansa e ha raccolto informazioni da altri generi musicali durante il cammino che ha portato gli ebrei a diffondersi in varie parti del mondo, e poi, appunto, ad un certo punto, a concentrarsi in Spagna e ad un certo punto anche ad esserne cacciati... perché si parla  davvero di tempi molto antichi, eppure questa radice ebraica e questa radice ancora araba si sentono fortissime nel flamenco di oggi. <br /><br />Un'altra radice è sicuramente una radice autoctona spagnola, che si può riconoscere nella musica folkloristica regionale di varie zone.  Questo ha portato tutta una serie di generi ad entrare nel flamenco con delle modifiche ad opera di alcuni musicisti. Si dice che questi generi sono stati "afflamencati", quindi portati nel flamenco. E' un fenomeno che ha arricchito enormemente il flamenco ma è un fenomeno piuttosto recente, è un fenomeno che è cominciato all'incirca un secolo fa, anzi, anche meno di un secolo fa.  Quindi si parla di un'arte che, così come la vediamo oggi, è piuttosto giovane.<br /><br />Ultima radice che è sicuramente molto importante  è legata alla cultura gitana. I gitani, essendo una popolazione tradizionalmente nomade, arrivando dal nord dell'India ha percorso tutto un cammino verso il Medio Oriente e poi, una volta arrivata nella penisola anatolica, i gitani sono andati in parte verso il nord dell'Europa, dei Balcani, e un'altra parte invece verso la penisola Iberica passando attraverso tutto il mondo arabo mediterraneo. Bene, durante tutto questo cammino, i gitani hanno raccolto tutta una serie di eredità musicali e coreutiche da tutti i territori in cui sono passati. <br /><br />Quindi il flamenco è un coacervo di queste varie culture.<br />D'altra parte,  l'Andalusia stessa è un po' oriente un po' occidente, un po' Africa, un po' mare, un po' terra, un po' Mediterraneo, un po' Atlantico, un po' colonie, quindi è veramente una cultura molto mista e che porta con se veramente tantissimi elementi.<br /><br />Prima di una certa epoca, appunto, dicevo, prima di circa gli anni sessanta del 1800, non ci sono testimonianze scritte in cui si nomini la parola "flamenco", però basta ascoltare una toná, uno dei palos più antichi del flamenco, per rendersi conto che sia assolutamente una fotocopia, diciamo, della cantillazione coranica o del richiamo alla preghiera arabo. <br /><br />Il flamenco, quindi, nasce come coacervo, perciò, per questa ragione, non è totalmente organico nel suo amico io stesso per dire una battuta di nel flamenco è vero tutto il contrario di tutto e anche altre cose per cui cercare di quadrare il cerchio e di dare delle regole universali che valgano sempre in tutti i casi non è possibile perché il flamenco è davvero molto complesso e vasto e sfaccettato e alcune cose funzionano in una logica e altra in un'altra la nostra razionalità e le capacità analitiche tipiche della cultura occidentale possono andare ad analizzare il flamenco e trarne delle conseguenze. <br /><br />A questo punto ho una domanda: ma questi elementi mescolati tra di loro fanno del flamenco ciò che il flamenco è oggi? No. In realtà no, perché il flamenco, essendo una forma d'arte viva, si arricchisce continuamente di nuove sonorità, di nuove possibilità, di nuovi strumenti musicali, di nuovi ritmi. <br /><br />Ciò che si può concludere comunque è che il flamenco sia nato veramente nella notte dei tempi, cioè le sue radici, senza soluzione di continuità, rimontano davvero tanto tempo indietro e non si può sapere esattamente a quando.<br /><br />Per fortuna, oggi i tempi sono molto cambiati ed esiste addirittura una scienza, la flamencologia, che dedica a questo meraviglioso e complesso genere musicale un curriculum studi grosso, come quello di un conservatorio vero e proprio.<br /><br />Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze del mondo arabo dal lontano 1985. Sono una super appassionata di qualunque cosa sia logico e comprenda espressione, corpo, musica, forme artistiche, e soprattutto offra alla persona che lo pratica e alla persona che lo riceve (quindi anche al pubblico) l'occasione di stare meglio nella propria vita. Il flamenco ha tutte queste caratteristiche ed è meraviglioso investigare a questo riguardo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48777714</guid><pubDate>Fri, 18 Feb 2022 12:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48777714/come_e_quando_nasce_il_flamenco.mp3" length="10061575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Sulla sua origine storica non ci sono testimonianze scritte che ci raccontino della storia del flamenco se non nei titoli di alcune riviste e giornali, a fine ottocento, che parlano del flamenco come di un fenomeno già esistente, senza indicarne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sulla sua origine storica non ci sono testimonianze scritte che ci raccontino della storia del flamenco se non nei titoli di alcune riviste e giornali, a fine ottocento, che parlano del flamenco come di un fenomeno già esistente, senza indicarne l'origine.  <br />Il fatto che non ci siano notizie apre la porta veramente a qualunque tipo di interpretazione.<br /><br />Da dove viene il flamenco è chiaro, ascoltandolo. E' molto chiaro che ha una radice fortissima nella musica araba. D'altra parte, 700 anni di presenza moresca nel sud della Spagna non possono essere passati inosservati e non possono avere lasciato come unici retaggi questioni di tipo architettonico. <br /><br />Un'altra radice nel flamenco dal punto di vista musicale è quella della musica ebraico sefardita, quindi degli ebrei della diaspora. Anche questo tipo di musica sicuramente si è espansa e ha raccolto informazioni da altri generi musicali durante il cammino che ha portato gli ebrei a diffondersi in varie parti del mondo, e poi, appunto, ad un certo punto, a concentrarsi in Spagna e ad un certo punto anche ad esserne cacciati... perché si parla  davvero di tempi molto antichi, eppure questa radice ebraica e questa radice ancora araba si sentono fortissime nel flamenco di oggi. <br /><br />Un'altra radice è sicuramente una radice autoctona spagnola, che si può riconoscere nella musica folkloristica regionale di varie zone.  Questo ha portato tutta una serie di generi ad entrare nel flamenco con delle modifiche ad opera di alcuni musicisti. Si dice che questi generi sono stati "afflamencati", quindi portati nel flamenco. E' un fenomeno che ha arricchito enormemente il flamenco ma è un fenomeno piuttosto recente, è un fenomeno che è cominciato all'incirca un secolo fa, anzi, anche meno di un secolo fa.  Quindi si parla di un'arte che, così come la vediamo oggi, è piuttosto giovane.<br /><br />Ultima radice che è sicuramente molto importante  è legata alla cultura gitana. I gitani, essendo una popolazione tradizionalmente nomade, arrivando dal nord dell'India ha percorso tutto un cammino verso il Medio Oriente e poi, una volta arrivata nella penisola anatolica, i gitani sono andati in parte verso il nord dell'Europa, dei Balcani, e un'altra parte invece verso la penisola Iberica passando attraverso tutto il mondo arabo mediterraneo. Bene, durante tutto questo cammino, i gitani hanno raccolto tutta una serie di eredità musicali e coreutiche da tutti i territori in cui sono passati. <br /><br />Quindi il flamenco è un coacervo di queste varie culture.<br />D'altra parte,  l'Andalusia stessa è un po' oriente un po' occidente, un po' Africa, un po' mare, un po' terra, un po' Mediterraneo, un po' Atlantico, un po' colonie, quindi è veramente una cultura molto mista e che porta con se veramente tantissimi elementi.<br /><br />Prima di una certa epoca, appunto, dicevo, prima di circa gli anni sessanta del 1800, non ci sono testimonianze scritte in cui si nomini la parola "flamenco", però basta ascoltare una toná, uno dei palos più antichi del flamenco, per rendersi conto che sia assolutamente una fotocopia, diciamo, della cantillazione coranica o del richiamo alla preghiera arabo. <br /><br />Il flamenco, quindi, nasce come coacervo, perciò, per questa ragione, non è totalmente organico nel suo amico io stesso per dire una battuta di nel flamenco è vero tutto il contrario di tutto e anche altre cose per cui cercare di quadrare il cerchio e di dare delle regole universali che valgano sempre in tutti i casi non è possibile perché il flamenco è davvero molto complesso e vasto e sfaccettato e alcune cose funzionano in una logica e altra in un'altra la nostra razionalità e le capacità analitiche tipiche della cultura occidentale possono andare ad analizzare il flamenco e trarne delle conseguenze. <br /><br />A questo punto ho una domanda: ma questi elementi mescolati tra di loro fanno del flamenco ciò che il flamenco è oggi? No. In realtà no, perché il flamenco, essendo...]]></itunes:summary><itunes:duration>629</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,araba,ebrei,flamenco,gitani,musica,storia,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2d387331d32b5c88ed5041f0a6c52957.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#0 Istruzioni per l'uso - Flamenco chiavi in mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/0-istruzioni-per-l-uso-flamenco-chiavi-in-mano--48715827</link><description><![CDATA[Il Flamenco è una forma d'arte complessa e meravigliosa. <br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco danza e musiche del mondo arabo e una serie di altre cose abbastanza infinita che vanno dalla neurologia all'anatomia alla psicologia a tutti i meccanismi dell'apprendimento e ti offro una visione completa di questo fenomeno, che tiene conto della musica, della danza, della cultura, del modo di vedere la vita e di vivere, del modo di esprimersi e di comunicare che lo caratterizzano.  <br /><br />Ciò che ti racconto nei miei podcast della serie "Flamenco chiavi in mano" è frutto delle mie esperienze di studio, letture, ascolti, viaggi e pratica quotidiana dell'insegnamento del baile flamenco. <br /><br />Questo primo podcast è il numero 0 della serie, e ti dà un'idea del perché io dica ciò che dico. <br />E, vedrai, dico cose poco convenzionali sul flamenco, e te lo mostro in una prospettiva che forse non avevi mai considerato.<br /><br />Ho deciso di fare questa serie di podcast perché sul flamenco non abbiamo delle idee chiarissime: tutti lo conoscono approssimativamente.<br />Si tratta di un fenomeno complesso, completo, complicato, che ha mille sfaccettature incredibili e molto interessanti. <br /><br />Il mio mestiere di insegnante di danza (insegno a Milano) mi porta quotidianamente a vedere persone, che si approcciano a questo genere di danza tanto complesso, appunto, e tanto anche faticoso. La cosa più importante è che questo può essere un mezzo per aiutare le persone ad esprimere veramente se stesse. Non mi sono fermata a ripetere i passi che io stessa avevo appreso, e ho cominciato ad investigare sempre più profondamente sul significato del flamenco dal punto di vista culturale.<br /><br />Il cuore del flamenco è il cante. E nel baile il corpo si comporta esattamente come si deve comportare un buon chitarrista: non mangia lo spazio del cantaor, lo ascolta, gode della sua presenza e lo aiuta a stare dentro alla cosa che sta facendo. Al servizio degli altri con umiltà e con piacere. <br /><br />Quello che devo fare non è mostrare le mie capacità, ma è vivere profondamente le mie emozioni e regalarle al pubblico, quale che sia il mio livello tecnico.<br />Mi interrogo ogni giorno su che cosa il flamenco vuole da noi e su che cosa noi vogliamo da lui, perché ci piace così tanto, perché una forma artistica generata in un luogo così specifico, che è la parte sud della Spagna, e si è diffusa a macchia d'olio ovunque nei cinque continenti. Evidentemente tocca delle corde profondamente umane che sono comuni a qualunque essere umano su tutto il pianeta.<br /><br />Il flamenco è un trucco, per me. E' un sistema che mi obbliga a investigare dentro di me a capire chi sono e a tirar fuori ciò che sono e a riconoscermi in ciò che sono profondamente. E mi dà il grandissimo privilegio di aiutare altre persone a fare altrettanto.<br /><br />Il flamenco è un mezzo, non il fine. <br /><br />Durante tutti i mesi in cui per causa di forza maggiore (leggi Covid) abbiamo dovuto fare lezioni online, ovviamente nessuno di noi, a casa, poteva battere i piedi realmente, fare  rumore, perché i vicini non l'avrebbero permesso. Quindi ho dovuto far ricorso a qualcosa d'altro: investigare dentro di me tutto ciò che il flamenco mi aveva portato, mi aveva regalato nel corso degli anni, a suon di emozioni e di esperienze, e ribaltarlo al di fuori di me, offrendolo così come lo sentivo ai miei allievi. Al primo il posto deve stare la dimensione espressiva del flamenco e la tecnica verrà un po' come una conseguenza, a patto che io sia sempre presente, attenta a quello che sto facendo, e che a tutto ciò che sta facendo io metta una cosa meravigliosa che si chiama intenzione.  Che senta il piacere nel corpo, il piacere di essere vivi dentro questa musica così meravigliosa. <br /><br />Mi è stato anche chiesto di tenere delle lezioni teoriche sul flamenco, molto simili a questi podcast che ora sto componendo, quindi non le solite cose che si trovano in tutti i libri che parlano della storia del flamenco, della musica del flamenco, degli artisti del flamenco eccetera.<br /><br />Io do sempre una visione molto personale e invito sempre le persone a farsi domande.<br />Capire per quale ragione ad un certo punto l'Unesco lo ha fatto patrimonio universale immateriale dell'umanità. Non è perché è tanto bello, perché ci piace tanto, ma perché parla di emozioni umane, che sono davvero universali. <br /><br />Il corpo e la mente sono un tutt'uno. Posso intervenire sulla mente attraverso il corpo, oltre che sul corpo attraverso la mente. Il flamenco è un mezzo meraviglioso per viverlo.<br /><br />Quando insegnavo in maniera più meccanica, imparava una persona su dieci. Bene, adesso imparano dieci persone su dieci. Tutti e dieci impareranno a fare una cosa meravigliosa che si chiama danza. La danza è tutto quello che succede quando non sono ferma. La danza è tutto quello che succede mentre sto vivendo.<br /> <br />Questo primo podcast è il numero 0 della serie, e ti dà un'idea del perché io dica ciò che dico. E, vedrai, dico cose poco convenzionali sul flamenco, e te lo mostro in una prospettiva che forse non avevi mai considerato, ma che, vedrai, è molto logica e riesce a comprenderne tutti gli aspetti.<br />Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48715827</guid><pubDate>Sun, 13 Feb 2022 17:55:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/48715827/dichiarazione_di_intenti_dei_podcast.mp3" length="12727319" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sabina Todaro</itunes:author><itunes:subtitle>Il Flamenco è una forma d'arte complessa e meravigliosa. &#13;
Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco danza e musiche del mondo arabo e una serie di altre cose abbastanza infinita che vanno dalla neurologia all'anatomia alla psicologia a tutti i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Flamenco è una forma d'arte complessa e meravigliosa. <br />Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco danza e musiche del mondo arabo e una serie di altre cose abbastanza infinita che vanno dalla neurologia all'anatomia alla psicologia a tutti i meccanismi dell'apprendimento e ti offro una visione completa di questo fenomeno, che tiene conto della musica, della danza, della cultura, del modo di vedere la vita e di vivere, del modo di esprimersi e di comunicare che lo caratterizzano.  <br /><br />Ciò che ti racconto nei miei podcast della serie "Flamenco chiavi in mano" è frutto delle mie esperienze di studio, letture, ascolti, viaggi e pratica quotidiana dell'insegnamento del baile flamenco. <br /><br />Questo primo podcast è il numero 0 della serie, e ti dà un'idea del perché io dica ciò che dico. <br />E, vedrai, dico cose poco convenzionali sul flamenco, e te lo mostro in una prospettiva che forse non avevi mai considerato.<br /><br />Ho deciso di fare questa serie di podcast perché sul flamenco non abbiamo delle idee chiarissime: tutti lo conoscono approssimativamente.<br />Si tratta di un fenomeno complesso, completo, complicato, che ha mille sfaccettature incredibili e molto interessanti. <br /><br />Il mio mestiere di insegnante di danza (insegno a Milano) mi porta quotidianamente a vedere persone, che si approcciano a questo genere di danza tanto complesso, appunto, e tanto anche faticoso. La cosa più importante è che questo può essere un mezzo per aiutare le persone ad esprimere veramente se stesse. Non mi sono fermata a ripetere i passi che io stessa avevo appreso, e ho cominciato ad investigare sempre più profondamente sul significato del flamenco dal punto di vista culturale.<br /><br />Il cuore del flamenco è il cante. E nel baile il corpo si comporta esattamente come si deve comportare un buon chitarrista: non mangia lo spazio del cantaor, lo ascolta, gode della sua presenza e lo aiuta a stare dentro alla cosa che sta facendo. Al servizio degli altri con umiltà e con piacere. <br /><br />Quello che devo fare non è mostrare le mie capacità, ma è vivere profondamente le mie emozioni e regalarle al pubblico, quale che sia il mio livello tecnico.<br />Mi interrogo ogni giorno su che cosa il flamenco vuole da noi e su che cosa noi vogliamo da lui, perché ci piace così tanto, perché una forma artistica generata in un luogo così specifico, che è la parte sud della Spagna, e si è diffusa a macchia d'olio ovunque nei cinque continenti. Evidentemente tocca delle corde profondamente umane che sono comuni a qualunque essere umano su tutto il pianeta.<br /><br />Il flamenco è un trucco, per me. E' un sistema che mi obbliga a investigare dentro di me a capire chi sono e a tirar fuori ciò che sono e a riconoscermi in ciò che sono profondamente. E mi dà il grandissimo privilegio di aiutare altre persone a fare altrettanto.<br /><br />Il flamenco è un mezzo, non il fine. <br /><br />Durante tutti i mesi in cui per causa di forza maggiore (leggi Covid) abbiamo dovuto fare lezioni online, ovviamente nessuno di noi, a casa, poteva battere i piedi realmente, fare  rumore, perché i vicini non l'avrebbero permesso. Quindi ho dovuto far ricorso a qualcosa d'altro: investigare dentro di me tutto ciò che il flamenco mi aveva portato, mi aveva regalato nel corso degli anni, a suon di emozioni e di esperienze, e ribaltarlo al di fuori di me, offrendolo così come lo sentivo ai miei allievi. Al primo il posto deve stare la dimensione espressiva del flamenco e la tecnica verrà un po' come una conseguenza, a patto che io sia sempre presente, attenta a quello che sto facendo, e che a tutto ciò che sta facendo io metta una cosa meravigliosa che si chiama intenzione.  Che senta il piacere nel corpo, il piacere di essere vivi dentro questa musica così meravigliosa. <br /><br />Mi è stato anche chiesto di tenere delle lezioni teoriche sul flamenco, molto simili a questi podcast che ora sto componendo, quindi non le solite cose che si trovano...]]></itunes:summary><itunes:duration>796</itunes:duration><itunes:keywords>andalusia,baile,cultura,flamenco,musica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eb0efef2e58261c4463521f47c000d3c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
