<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Il Sudamerica e i suoi nodi sistemici</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/il-sudamerica-e-i-suoi-nodi-sistemici--4806604</link><description><![CDATA[Sono molti e comuni a tutte le realtà del Sudamerica i nodi che le successive fasi epocali non hanno risolto: estrattivismo e saccheggio del suolo; desplazamiento e traffici del Nord; guerre alla droga e al terrorismo; patriarcato e rivendicazioni di genere; oppressione ecclesiastica e lotte per l’aborto, per l’autodeterminazione dei territori nativi, per il diritto allo studio… alla uguaglianza.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4806604/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News Commentary</category><copyright>Copyright I Bastioni di Orione</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb302c415f5c998d4e5ce72545054a52.jpg</url><title>Il Sudamerica e i suoi nodi sistemici</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/il-sudamerica-e-i-suoi-nodi-sistemici--4806604</link></image><lastBuildDate>Wed, 22 Jul 2026 09:32:09 +0000</lastBuildDate><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>I Bastioni di Orione</itunes:name><itunes:email>info@ogzero.org</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb302c415f5c998d4e5ce72545054a52.jpg"/><itunes:subtitle>Sono molti e comuni a tutte le realtà del Sudamerica i nodi che le successive fasi epocali non hanno risolto: estrattivismo e saccheggio del suolo; desplazamiento e traffici del Nord; guerre alla droga e al terrorismo; patriarcato e rivendicazioni di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono molti e comuni a tutte le realtà del Sudamerica i nodi che le successive fasi epocali non hanno risolto: estrattivismo e saccheggio del suolo; desplazamiento e traffici del Nord; guerre alla droga e al terrorismo; patriarcato e rivendicazioni di genere; oppressione ecclesiastica e lotte per l’aborto, per l’autodeterminazione dei territori nativi, per il diritto allo studio… alla uguaglianza.]]></itunes:summary><itunes:category text="News"><itunes:category text="News Commentary"/></itunes:category><itunes:explicit>true</itunes:explicit><podcast:guid>f0dea492-80c0-587e-86f5-e14446e0ec3c</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>America Latina in arrivo il "Plan Condor 2.0"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-latina-in-arrivo-il-plan-condor-2-0--72991617</link><description><![CDATA[<b>Necropolitica: modello estrattivista neoliberista imposto al LAtinamerica</b><br />In America Latina l'amministrazione Trump sta portando avanti una riedizione del "Plan Condor" a sostegno della sua strategia egemonica sul continente latino americano. Il vecchio "Plan Condor" era una rete di coordinamento repressiva tra le dittature latinoamericane con l’obiettivo di mantenere lo status quo nel continente utilizzando gli strumenti repressivi della militarizzazione e dei colpi di stato per impedire che le esperienze rivoluzionarie si potessero replicare. <br />Oggi lo scopo è innestare un processo di neocolonizzazione con il sostegno dell'apparato della cyberwar di Israele per appropriarsi del controllo di territori in cui gli Usa avevano perso terreno sottovalutando la presenza cinese. L’obiettivo è quello d' imporre un modello economico neoliberista ed estrattivista, favorendo i grandi interessi economici nordamericani e le oligarchie locali, l'alleanza con le forze reazionarie latinoamericane consente di dispiegare sul terreno queste strategie, impedendo che formazioni politiche e programmi alternativi al neoliberismo estrattivista possano attecchire.<br /><br /><i>Il controllo del territorio</i><br />La differenza con il progetto del 1975 è la modalità, perchè ora con la tecnologia applicata alla repressione c'è un controllo del territorio molto più preciso, oggi il controllo sociale e il condizionamento delle scelte elettorali può prescindere dal dispiegamento militare golpista. Il campo di battaglia diventa il cyberspazio e la rete, gli strumenti sono le fake news per condizionare l'opinione pubblica, si attua un vero e proprio killeraggio politico contro le forze alternative al modello americano, si applicano minacce di sanzioni economiche contro i governi riottosi, attraverso i cyberattacchi si disorienta l'elettorato mentre la diplomazia aggressiva ,il warfare e le infiltrazioni politiche sono utilizzate a piene mani. Questa strategia è molto più difficile da percepire, diventa complicato spiegare la natura dei brogli, il meccanismo d’inquinamento dei risultati elettorali, gli interventi sul sistema di conteggio dei voti. Il "Plan Condor 2.0" mantiene quindi gli obiettivi fondamentali del suo predecessore con l'utilizzo di una serie di misure che vanno dal lawfare alle false accuse contro candidati e presidenti come nel caso di Roussef in Brasile o Petro in Colombia e con la persecuzione giudiziaria di chi denuncia i brogli.<br /><br /><b>Sette evangeliche, War on Drugs e militarizzazione</b><br />Altro strumento di destabilizzazione è l’uso del condizionamento religioso, l'ideologia neoliberale trova nelle sette evangeliche di provenienza nordamericana molto presenti in Centro e Sud America un veicolo estremamente potente di condizionamento e di aggressione mediatica contro gli oppositori come è avvenuto in Brasile dove hanno condizionato fortemente il voto.<br />Anche il tema della lotta al narcoterrorismo e contro la droga viene agitato strumentalmente per giustificare l’interventismo e superare le leggi nazionali che limitano la presenza di forze militari straniere nei vari paesi. S'intensifica il processo di militarizzazione dell' America Latina e la conseguente repressione contro i movimenti popolari mascherata da lotta al narcotraffico.<br />Da parte dei governi reazionari che arrivano al potere sostenuti da Trump si stanno cambiando le leggi che ridefiniscono la categoria di terrorista che viene ampliata ai movimenti che si oppongono al saccheggio dei beni naturali e all'esproprio dei terreni come sta avvenendo in Honduras.<br /><br /><i>L'errore dei governi progressisti: non hanno cambiato il Sistema</i><br />Bisogna anche ricordare i limiti delle esperienze di governo progressista che non sono riusciti a rappresentare le istanze più radicali che venivano espresse dai movimenti sociali e contadini. Pur attuando delle meritevoli politiche di redistribuzione dove possibile si sono limitati alla gestione del potere senza cambiare il sistema, non sono andati a toccare il modello neoliberale. Ora in America Latina le politiche ultraliberali stanno colpendo il mondo del lavoro con la precarizzazione selvaggia e la violazione sistematica dei diritti dei lavoratori, come in Argentina dove la riforma del lavoro di Milei ha inaugurato una fase di vera e propria macelleria sociale . Il "Plan Condor 2.0" significa anche reprerssione costante dei movimenti sociali, occupazione dei territori e la loro svendita  per creare ministati o zone economiche speciali,espellendo la popolazione locale.<br />Nell'ottica di ricolonizzazione e militarizzazione il "Plan Condoe 2.0" va calato nei  territori e vanno analizzati  i risultati disastrosi in El Salvador dove il modello Bukele è divenuto prodotto d'esportazione, l'Honduras è divenuto il centro della strategia destabilizzante che coinvolge l'ex presidente Hernandez, graziato da Trump, il Guatemala che si  è prontamente allineato alle direttive di Washington. Di fronte a una popolazione esposta a un bombardamento mediatico e terrorizzata dai ricatti economici bastano un paio di tweet di Trump per spostare migliaia di voti verso i candidati  reazionari .<br /><br /> Ne parliamo con <b>Giorgio Trucchi </b>giornalista e corrispondente di varie testate inviato  in America Latina dal 1998]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72991617</guid><pubDate>Wed, 15 Jul 2026 15:18:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72991617/bastioni_trucchi_america_latina.mp3" length="32250654" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Necropolitica: modello estrattivista neoliberista imposto al LAtinamerica
In America Latina l'amministrazione Trump sta portando avanti una riedizione del "Plan Condor" a sostegno della sua strategia egemonica sul continente latino americano. Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Necropolitica: modello estrattivista neoliberista imposto al LAtinamerica</b><br />In America Latina l'amministrazione Trump sta portando avanti una riedizione del "Plan Condor" a sostegno della sua strategia egemonica sul continente latino americano. Il vecchio "Plan Condor" era una rete di coordinamento repressiva tra le dittature latinoamericane con l’obiettivo di mantenere lo status quo nel continente utilizzando gli strumenti repressivi della militarizzazione e dei colpi di stato per impedire che le esperienze rivoluzionarie si potessero replicare. <br />Oggi lo scopo è innestare un processo di neocolonizzazione con il sostegno dell'apparato della cyberwar di Israele per appropriarsi del controllo di territori in cui gli Usa avevano perso terreno sottovalutando la presenza cinese. L’obiettivo è quello d' imporre un modello economico neoliberista ed estrattivista, favorendo i grandi interessi economici nordamericani e le oligarchie locali, l'alleanza con le forze reazionarie latinoamericane consente di dispiegare sul terreno queste strategie, impedendo che formazioni politiche e programmi alternativi al neoliberismo estrattivista possano attecchire.<br /><br /><i>Il controllo del territorio</i><br />La differenza con il progetto del 1975 è la modalità, perchè ora con la tecnologia applicata alla repressione c'è un controllo del territorio molto più preciso, oggi il controllo sociale e il condizionamento delle scelte elettorali può prescindere dal dispiegamento militare golpista. Il campo di battaglia diventa il cyberspazio e la rete, gli strumenti sono le fake news per condizionare l'opinione pubblica, si attua un vero e proprio killeraggio politico contro le forze alternative al modello americano, si applicano minacce di sanzioni economiche contro i governi riottosi, attraverso i cyberattacchi si disorienta l'elettorato mentre la diplomazia aggressiva ,il warfare e le infiltrazioni politiche sono utilizzate a piene mani. Questa strategia è molto più difficile da percepire, diventa complicato spiegare la natura dei brogli, il meccanismo d’inquinamento dei risultati elettorali, gli interventi sul sistema di conteggio dei voti. Il "Plan Condor 2.0" mantiene quindi gli obiettivi fondamentali del suo predecessore con l'utilizzo di una serie di misure che vanno dal lawfare alle false accuse contro candidati e presidenti come nel caso di Roussef in Brasile o Petro in Colombia e con la persecuzione giudiziaria di chi denuncia i brogli.<br /><br /><b>Sette evangeliche, War on Drugs e militarizzazione</b><br />Altro strumento di destabilizzazione è l’uso del condizionamento religioso, l'ideologia neoliberale trova nelle sette evangeliche di provenienza nordamericana molto presenti in Centro e Sud America un veicolo estremamente potente di condizionamento e di aggressione mediatica contro gli oppositori come è avvenuto in Brasile dove hanno condizionato fortemente il voto.<br />Anche il tema della lotta al narcoterrorismo e contro la droga viene agitato strumentalmente per giustificare l’interventismo e superare le leggi nazionali che limitano la presenza di forze militari straniere nei vari paesi. S'intensifica il processo di militarizzazione dell' America Latina e la conseguente repressione contro i movimenti popolari mascherata da lotta al narcotraffico.<br />Da parte dei governi reazionari che arrivano al potere sostenuti da Trump si stanno cambiando le leggi che ridefiniscono la categoria di terrorista che viene ampliata ai movimenti che si oppongono al saccheggio dei beni naturali e all'esproprio dei terreni come sta avvenendo in Honduras.<br /><br /><i>L'errore dei governi progressisti: non hanno cambiato il Sistema</i><br />Bisogna anche ricordare i limiti delle esperienze di governo progressista che non sono riusciti a rappresentare le istanze più radicali che venivano espresse dai movimenti sociali e contadini. Pur attuando delle meritevoli politiche di redistribuzione dove possibile si sono limitati alla gestione...]]></itunes:summary><itunes:duration>2016</itunes:duration><itunes:keywords>americalatina,centroamerica,imperialismoamericano,plancondor2.0,repressione,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7de48908267012dd32fb9f5cc3103083.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'america andina fra elezioni peruviane in bilico e rivolte popolari boliviane</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-america-andina-fra-elezioni-peruviane-in-bilico-e-rivolte-popolari-boliviane--72520837</link><description><![CDATA[Le elezioni in<b> Perù</b> ci restituiscono un paese frammentato in cui le divisioni storiche fra la sierra e la costa si ripropongono in un “empate” tecnico che non fa emergere un chiaro vincitore fra la figlia del dittatore Fujimori ,Keiko ,che si ripresenta per la quarta volta e Roberto Sanchez ,candidato della sinistra . Un paese altamente instabile dove il Senato costituisce un crogiolo d’ interessi inconfessabili e di corruzione che ha “impallinato” i vari presidenti peruviani. C’è anche un retaggio delle manifestazioni della generazione “z” che hanno scosso il paese nell’ottobre dello scorso anno ,si sono azzerate le opzioni moderate e Sanchez rappresenta ora le masse contadine che non condividono la crescita economica e spaventano la sinistra salottiera di Lima. Una campagna elettorale che da parte della destra ha agitato ancora i fantasmi del senderismo mentre l’eredità della dittatura di Fujimori ancora intossica lo spazio pubblico in un paese dove le ferite della repressione contro la guerriglia di “Sendero luminoso” non sono ancora rimarginate. L’altalenante andamento dei risultati che ogni giorno, con il 98% delle schede scrutinate ,indica uno dei candidati in vantaggio con uno scarto risicato di una manciata di voti ,fa presagire future accuse reciproche di brogli e una difficoltà nel mantenere in equilibrio il sistema .L’apparato mediatico legato agli interessi dei mercati internazionali grida al pericolo di una vittoria di Sanchez, che con il suo programma di redistribuzione dei vantaggi della crescita economica potrebbe mettere in discussione i profitti delle élite di Lima . Il nostro sguardo va anche alla <b>Bolivia</b> dove la proclamazione dello stato d’assedio da parte del presidente Rodrigo paz dopo oltre 40 giorni di cortei e blocchi stradali contro il governo da parte del movimento di protesta operaio, contadino e indigeno, rischia di far precipitare ulteriormente la situazione. A differenza della vecchia norma, che attribuiva a militari e agenti di polizia la responsabilità penale delle loro azioni, quella nuova ripristina il diritto di uccidere e la garanzia di impunità. La rivolta della società boliviana trova alimento dalla memoria collettiva di altre sollevazioni come la guerra dell’acqua nel 2000 a quella del gas nel 2003, fino alla resistenza al golpe del 2019, per citare solo le lotte più recenti . Si assiste anche ad una crescita dell’auto organizzazione della resistenza popolare in cui settori di contadini, lavoratori informali e precari si stanno sovrapponendo ai leader tradizionali scavalcando anche la dirigenza della Central Obrera Boliviana ,il maggior sindacato del paese. Hanno sconfessato qualsiasi negoziato condotto alle loro spalle da dirigenti sindacali e comunitari, rivendicando come unica soluzione reale la rinuncia di Rodrigo Paz eletto solo sette mesi fa . Gli rimproverano di aver tradito le aspettative che pure avevano riposto in lui ,votandolo anche contro le divisioni all’interno del MAS. il partito di Morales e di una sinistra sempre più divisa. Emerge in Bolivia anche una storica visione coloniale e razzista da parte delle élite bianche che con Paz hanno ripreso il potere dopo i governi di Morales ,agita contro la mobilitazione di una parte maggioritaria della popolazione boliviana che non è di origine spagnola ,bianca e benestante. Ne parliamo con <b>Andrea Cegna</b> giornalista esperto conoscitore dell’America Latina .]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72520837</guid><pubDate>Sun, 14 Jun 2026 08:31:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72520837/bastioni_11062026_cegna.mp3" length="24036493" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Le elezioni in Perù ci restituiscono un paese frammentato in cui le divisioni storiche fra la sierra e la costa si ripropongono in un “empate” tecnico che non fa emergere un chiaro vincitore fra la figlia del dittatore Fujimori ,Keiko ,che si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le elezioni in<b> Perù</b> ci restituiscono un paese frammentato in cui le divisioni storiche fra la sierra e la costa si ripropongono in un “empate” tecnico che non fa emergere un chiaro vincitore fra la figlia del dittatore Fujimori ,Keiko ,che si ripresenta per la quarta volta e Roberto Sanchez ,candidato della sinistra . Un paese altamente instabile dove il Senato costituisce un crogiolo d’ interessi inconfessabili e di corruzione che ha “impallinato” i vari presidenti peruviani. C’è anche un retaggio delle manifestazioni della generazione “z” che hanno scosso il paese nell’ottobre dello scorso anno ,si sono azzerate le opzioni moderate e Sanchez rappresenta ora le masse contadine che non condividono la crescita economica e spaventano la sinistra salottiera di Lima. Una campagna elettorale che da parte della destra ha agitato ancora i fantasmi del senderismo mentre l’eredità della dittatura di Fujimori ancora intossica lo spazio pubblico in un paese dove le ferite della repressione contro la guerriglia di “Sendero luminoso” non sono ancora rimarginate. L’altalenante andamento dei risultati che ogni giorno, con il 98% delle schede scrutinate ,indica uno dei candidati in vantaggio con uno scarto risicato di una manciata di voti ,fa presagire future accuse reciproche di brogli e una difficoltà nel mantenere in equilibrio il sistema .L’apparato mediatico legato agli interessi dei mercati internazionali grida al pericolo di una vittoria di Sanchez, che con il suo programma di redistribuzione dei vantaggi della crescita economica potrebbe mettere in discussione i profitti delle élite di Lima . Il nostro sguardo va anche alla <b>Bolivia</b> dove la proclamazione dello stato d’assedio da parte del presidente Rodrigo paz dopo oltre 40 giorni di cortei e blocchi stradali contro il governo da parte del movimento di protesta operaio, contadino e indigeno, rischia di far precipitare ulteriormente la situazione. A differenza della vecchia norma, che attribuiva a militari e agenti di polizia la responsabilità penale delle loro azioni, quella nuova ripristina il diritto di uccidere e la garanzia di impunità. La rivolta della società boliviana trova alimento dalla memoria collettiva di altre sollevazioni come la guerra dell’acqua nel 2000 a quella del gas nel 2003, fino alla resistenza al golpe del 2019, per citare solo le lotte più recenti . Si assiste anche ad una crescita dell’auto organizzazione della resistenza popolare in cui settori di contadini, lavoratori informali e precari si stanno sovrapponendo ai leader tradizionali scavalcando anche la dirigenza della Central Obrera Boliviana ,il maggior sindacato del paese. Hanno sconfessato qualsiasi negoziato condotto alle loro spalle da dirigenti sindacali e comunitari, rivendicando come unica soluzione reale la rinuncia di Rodrigo Paz eletto solo sette mesi fa . Gli rimproverano di aver tradito le aspettative che pure avevano riposto in lui ,votandolo anche contro le divisioni all’interno del MAS. il partito di Morales e di una sinistra sempre più divisa. Emerge in Bolivia anche una storica visione coloniale e razzista da parte delle élite bianche che con Paz hanno ripreso il potere dopo i governi di Morales ,agita contro la mobilitazione di una parte maggioritaria della popolazione boliviana che non è di origine spagnola ,bianca e benestante. Ne parliamo con <b>Andrea Cegna</b> giornalista esperto conoscitore dell’America Latina .]]></itunes:summary><itunes:duration>1503</itunes:duration><itunes:keywords>bolivia,elezioni,fujimori,peru,proteste,rodrigopaz,sanchez</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/07eedf9f7416b124aa66720fa94de123.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non c’è Paz in Bolivia per chi ha assaporato un altro mondo possibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-c-e-paz-in-bolivia-per-chi-ha-assaporato-un-altro-mondo-possibile--72135167</link><description><![CDATA[<b>El Poder de la Verdad: ¡incaPaz!</b><br /><br />Nella lunga tradizione della Central Obrera Boliviana s’inserisce la sollevazione contro il presidente <br />Rodrigo Paz, che sei mesi fa si fece eleggere fingendo di essere alternativa moderata ai peggiori fascisti e opzione utile a infliggere una sonora sconfitta al Mas per poi svendere tutti i diritti conquistati negli anni dei governi progressisti del Mas e sta regalando al trumpsimo risorse, ricchezze e dignità delle comunità andine, abbracciando l’agrobusiness con il detonatore della legge 1720, che ha fatto esplodere la <a href="https://t.me/weshlasmala/18205" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convergenza in piazza di ogni settore della società</a>.<br />Alcune immagini rimangono emblematiche della determinazione dei Ponchos Rojos, irriducibile servizio d’ordine fin dalla Guerra per il Gas dotato di temibili fruste che mettono in fuga servi dello stato che hanno già causato 4 morti e svariati feriti (e desaparecidos): come spiega <b>Andrea Cegna </b>anche nel suo <a href="https://ilfinestrino.substack.com/p/somos-hijos-de-tupac-katari-la-bolivia" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><b>Finestrino</b></a> i lavoratori e gli autoctoni boliviani godono di una tradizione di conflittualità politica mai sopita, nemmeno dal populismo di Morales, capace di innescarsi e unirsi in forme che si impongono all’assetto politico, persino quando è disegnato dall’imperialismo statunitense.<br />Tra stereotipi razzisti e tentativi di lettura colpevolizzanti della capacità di mobilitazione indigena si evidenzia ancora una volta come il conflitto nasca in Bolivia a partire dalla discriminazione colonialista bianca nei confronti della numerosa componente indigena in un paese tra i pochi in Latinamerica in cui non si è materializzato lo stesso sterminio e cancellazione della cultura preconquistatoderes: da un lato la violenza di classe consapevole, dall’altra la violenza razzista e altrettanto consapevolmente coloniale. E infatti i campi sono polarizzati anche per il sostegno internazionale da parte delle forze dell’oppressione, con l’intervento di Milei e l’appoggio logistico della Cia (in pieno <a href="https://www.spreaker.com/episode/opaca-internazionale-nera-estrattivista-e-resistenza-ecologista-indigena--71941849" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hondurasgate</a>), per andare verso un nuovo Plan Condor; mentre dall’altro lato ci sono balbettii da Petro e pochi altri rimasugli dell’asse dei governi progressisti che non hanno preso posizione contro il trumpismo neanche dopo il rapimento di Maduro.<br />E questo ci porta ad accennare a quello che sta capitando al largo de L’Havana. Il simbolismo cubano non può consentire il rapimento di Raul Castro: così come la movimentazione boliviana non ha nulla di ideologico, il pragmatismo regola tutto e quel tutto passa attraverso il territorio centrale della Bolivia: un consolidamento delle conquiste operate e la consapevolezza della grandiosità delle conquiste da difendere, perché laddove si cresce assaporando la libertà di giocare a pallone senza controlli e disciplina, si sviluppa – e non viene atrofizzata da nessuna educazione – la capacità di portarsi dentro la testimonianza esperita che un altro mondo è possibile. E se qualcuno si azzarda a portare via il pallone, si avverte subito il sopruso e la reazione è spontanea, immediata e determinata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72135167</guid><pubDate>Sat, 23 May 2026 23:51:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72135167/conflittosocialevivo_bolivia_cegna.mp3" length="19448918" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>El Poder de la Verdad: ¡incaPaz!

Nella lunga tradizione della Central Obrera Boliviana s’inserisce la sollevazione contro il presidente 
Rodrigo Paz, che sei mesi fa si fece eleggere fingendo di essere alternativa moderata ai peggiori fascisti e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>El Poder de la Verdad: ¡incaPaz!</b><br /><br />Nella lunga tradizione della Central Obrera Boliviana s’inserisce la sollevazione contro il presidente <br />Rodrigo Paz, che sei mesi fa si fece eleggere fingendo di essere alternativa moderata ai peggiori fascisti e opzione utile a infliggere una sonora sconfitta al Mas per poi svendere tutti i diritti conquistati negli anni dei governi progressisti del Mas e sta regalando al trumpsimo risorse, ricchezze e dignità delle comunità andine, abbracciando l’agrobusiness con il detonatore della legge 1720, che ha fatto esplodere la <a href="https://t.me/weshlasmala/18205" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convergenza in piazza di ogni settore della società</a>.<br />Alcune immagini rimangono emblematiche della determinazione dei Ponchos Rojos, irriducibile servizio d’ordine fin dalla Guerra per il Gas dotato di temibili fruste che mettono in fuga servi dello stato che hanno già causato 4 morti e svariati feriti (e desaparecidos): come spiega <b>Andrea Cegna </b>anche nel suo <a href="https://ilfinestrino.substack.com/p/somos-hijos-de-tupac-katari-la-bolivia" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><b>Finestrino</b></a> i lavoratori e gli autoctoni boliviani godono di una tradizione di conflittualità politica mai sopita, nemmeno dal populismo di Morales, capace di innescarsi e unirsi in forme che si impongono all’assetto politico, persino quando è disegnato dall’imperialismo statunitense.<br />Tra stereotipi razzisti e tentativi di lettura colpevolizzanti della capacità di mobilitazione indigena si evidenzia ancora una volta come il conflitto nasca in Bolivia a partire dalla discriminazione colonialista bianca nei confronti della numerosa componente indigena in un paese tra i pochi in Latinamerica in cui non si è materializzato lo stesso sterminio e cancellazione della cultura preconquistatoderes: da un lato la violenza di classe consapevole, dall’altra la violenza razzista e altrettanto consapevolmente coloniale. E infatti i campi sono polarizzati anche per il sostegno internazionale da parte delle forze dell’oppressione, con l’intervento di Milei e l’appoggio logistico della Cia (in pieno <a href="https://www.spreaker.com/episode/opaca-internazionale-nera-estrattivista-e-resistenza-ecologista-indigena--71941849" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hondurasgate</a>), per andare verso un nuovo Plan Condor; mentre dall’altro lato ci sono balbettii da Petro e pochi altri rimasugli dell’asse dei governi progressisti che non hanno preso posizione contro il trumpismo neanche dopo il rapimento di Maduro.<br />E questo ci porta ad accennare a quello che sta capitando al largo de L’Havana. Il simbolismo cubano non può consentire il rapimento di Raul Castro: così come la movimentazione boliviana non ha nulla di ideologico, il pragmatismo regola tutto e quel tutto passa attraverso il territorio centrale della Bolivia: un consolidamento delle conquiste operate e la consapevolezza della grandiosità delle conquiste da difendere, perché laddove si cresce assaporando la libertà di giocare a pallone senza controlli e disciplina, si sviluppa – e non viene atrofizzata da nessuna educazione – la capacità di portarsi dentro la testimonianza esperita che un altro mondo è possibile. E se qualcuno si azzarda a portare via il pallone, si avverte subito il sopruso e la reazione è spontanea, immediata e determinata.]]></itunes:summary><itunes:duration>1216</itunes:duration><itunes:keywords>agrobusiness,bloqueosbolivia,bolivia,cob,cochabamba,elalto,evomorales,lapaz,mentirocracia,ponchosrojos,rodrigopaz</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/83aa3a73aa690d6dfb4ad448a43c3ae3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Opaca Internazionale nera estrattivista e resistenza ecologista indigena</title><link>https://www.spreaker.com/episode/opaca-internazionale-nera-estrattivista-e-resistenza-ecologista-indigena--71941849</link><description><![CDATA[I nuovi <a href="https://hondurasgate.ch/audios" target="_blank" rel="noreferrer noopener">audio</a> usciti grazie a “CanalRED” e a “Hondurasgate”, rilanciati da “Pagina12”, offrono uno squarcio sui modi, i piani, le strategie a monte di violenze per ribaltare sistemi democratici in Latinamerica e delle svolte iperliberaliste fascistoidi sulla base dei quali intessere un quadro globale del subcontinente. A partire da una disamina di quelle scandalose intercettazioni che delineano una sorta di Plan Condor del nuovo millennio <b>Alfredo Somoza</b> ci soccorre a percorrere dalla punta del Cono Sur della sua Argentina su su fino all’Honduras il trattamento riservato dall’Internazionale fascista al <i>Patio Trasero</i> degli yanquis.<br />Le parole degli audio, inequivocabili negli intenti di provocare un controllo totale e reazionario dell’intero latinamerica attraverso omicidi, brogli, strozzature economiche e violazioni di ogni libertà, si inanellano molteplici episodi senza spiegazione diversa dal Piano eversivo, dove si sommano a eventi, situazioni, scandali, omicidi inquietanti, a cominciare dai due agenti della Cia (non della Dea) trovati morti in Mexico, e proprio in Honduras sono evidenti le intrusioni statunitensi per influenzare le elezioni, per non parlare di insider trading in salsa tangueira. E seguiranno altre importanti elezioni, che la Cricca sta già preparando con violenze e ricette fallimentari: Perù, Brasile, Colombia… dopo i fascistissimi Milei e Kast già alla Casa Rosada e alla Moneda: un’unica strategia che si avvale di Palantir (Thiel si è “trasferito” in Argentina a intessere una precisa trama in un territorio amico).<br />A “sinistra” molte varianti e in aperta discontinuità con le sinistre che hanno perso lo slancio dell’onda degli anni di Chavez, Correa… Ancora oggi nuove sanzioni si aggiungono alla martoriata Cuba, a scopo elettorale, un sistema incapace di aggiornare le sue sicurezze energetiche e di attirare investimenti sui progetti anche intrapresi in biotecnologie e nel settore sanitario. Alfredo punta il dito contro la dirigenza cubana, perché non ha saputo cogliere le variazioni di un mondo che cominciava a cambiare per trasformarsi. E ora si trova scoperta e alla mercé degli avvoltoi trumpiani.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71941849</guid><pubDate>Sat, 09 May 2026 23:03:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71941849/plan_condor_recorridosur_somoza.mp3" length="35801984" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>I nuovi https://hondurasgate.ch/audios usciti grazie a “CanalRED” e a “Hondurasgate”, rilanciati da “Pagina12”, offrono uno squarcio sui modi, i piani, le strategie a monte di violenze per ribaltare sistemi democratici in Latinamerica e delle svolte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I nuovi <a href="https://hondurasgate.ch/audios" target="_blank" rel="noreferrer noopener">audio</a> usciti grazie a “CanalRED” e a “Hondurasgate”, rilanciati da “Pagina12”, offrono uno squarcio sui modi, i piani, le strategie a monte di violenze per ribaltare sistemi democratici in Latinamerica e delle svolte iperliberaliste fascistoidi sulla base dei quali intessere un quadro globale del subcontinente. A partire da una disamina di quelle scandalose intercettazioni che delineano una sorta di Plan Condor del nuovo millennio <b>Alfredo Somoza</b> ci soccorre a percorrere dalla punta del Cono Sur della sua Argentina su su fino all’Honduras il trattamento riservato dall’Internazionale fascista al <i>Patio Trasero</i> degli yanquis.<br />Le parole degli audio, inequivocabili negli intenti di provocare un controllo totale e reazionario dell’intero latinamerica attraverso omicidi, brogli, strozzature economiche e violazioni di ogni libertà, si inanellano molteplici episodi senza spiegazione diversa dal Piano eversivo, dove si sommano a eventi, situazioni, scandali, omicidi inquietanti, a cominciare dai due agenti della Cia (non della Dea) trovati morti in Mexico, e proprio in Honduras sono evidenti le intrusioni statunitensi per influenzare le elezioni, per non parlare di insider trading in salsa tangueira. E seguiranno altre importanti elezioni, che la Cricca sta già preparando con violenze e ricette fallimentari: Perù, Brasile, Colombia… dopo i fascistissimi Milei e Kast già alla Casa Rosada e alla Moneda: un’unica strategia che si avvale di Palantir (Thiel si è “trasferito” in Argentina a intessere una precisa trama in un territorio amico).<br />A “sinistra” molte varianti e in aperta discontinuità con le sinistre che hanno perso lo slancio dell’onda degli anni di Chavez, Correa… Ancora oggi nuove sanzioni si aggiungono alla martoriata Cuba, a scopo elettorale, un sistema incapace di aggiornare le sue sicurezze energetiche e di attirare investimenti sui progetti anche intrapresi in biotecnologie e nel settore sanitario. Alfredo punta il dito contro la dirigenza cubana, perché non ha saputo cogliere le variazioni di un mondo che cominciava a cambiare per trasformarsi. E ora si trova scoperta e alla mercé degli avvoltoi trumpiani.]]></itunes:summary><itunes:duration>2238</itunes:duration><itunes:keywords>canalred,cepeda,colombia,cuba,fascismo.tecnologico,hondurasgate,juanorlandohernández,milei,nasryasfura,palantir,peru,plancondor,santamarta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5fb60be4727e15d681b7cfff8f2bc37d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dall'Argentina al Perù fino al Messico le vene del continente latinoamericano sono ancora aperte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dall-argentina-al-peru-fino-al-messico-le-vene-del-continente-latinoamericano-sono-ancora-aperte--70367144</link><description><![CDATA[In <b>Argentina</b> l’attacco alle condizioni di lavoro con la riforma voluta da Milei disarticola la legislazione peronista lasciando il sindacato fuori gioco .Forte dell'assegno in bianco di Trump e sostenuto dai signori dell'algoritmo che ben sanno come distrarre l'opinione pubblica (il caso dei "therians" scoppiato in Argentina proprio nei giorni della riforma ) Milei completa la ristrutturazione neoliberista nonostante l'opposizione sociale . <br />Le classi sociali subalterne sono state disarticolate e colpite dalla repressione ,molti sono andati via dal paese mentre il governo ha promesso di cancellare tutto quello che ha fatto il peronismo negli anni passati . Si ritorna al 1800 ripetto alle condizioni di lavoro, l' Argentina si definisce come laboratorio del neoliberismo per le élite tecnocratiche nordamericane che riconoscono un nesso fra il libertarismo americano e le pulsioni anarco capitaliste .<br />In<b> Perù</b> il presidente Balcazar che ha 13 denunce da abusi di autorità,corruzione a traffico d’influenze è l'ultimo presidente di una serie di capi di stato azzoppati dal Congresso vera palude che detiene il potere di veto sulla presidenza grazie ad una legislazione ambigua che permette la destituzione per indegnità ,definizione alquanto vaga. Il Congresso che ha una percentuale altissima di persone già condannate,ha scelto come presidente Balcazar, una persona che sa muoversi nella politica peruviana ,la prima cosa che ha detto è che non darà l’indulto a Pedro Castillo .L'economia peruviana è riuscita a diversificarsi e a costruirsi su alleanze internazionali con una certa continuità mentre l'instabilità politica costituisce un male endemico peruviano .<br />In <b>Messico </b>,l'esecuzione di el Mencho apre un periodo di profonda instabilità in seguito  alla lotta di  successione all'interno del cartello di Jalisco nueva generaciòn .Anche i rivali del cartello di  Sinaloa tenteranno di acquisire vantaggi e potere ci si chiede se in questo contesto il paese  riuscirà a mantenere la stabilità .La tempistica dell'operazione che ha portato alla morte di el Mencho è stata decisa a Washington e i vertici dello stato messicano sembrano subire una situazione dagli esiti imprevedibili. Dopo la morte del Mencho la Sheinbaum si mostrava preoccupata ,sa che quello che sta per arrivare supera le capacità delle forze armate messicane. Ci sarà una scia molto lunga d'instabilità dagli esiti  incerti.<br /><br /> Ne abbiamo parlato con <b>Diego  Battistessa </b>docente universitario  ed analista politico  esperto di  Latinoamerica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70367144</guid><pubDate>Sun, 01 Mar 2026 00:32:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70367144/diego.mp3" length="34223846" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>In Argentina l’attacco alle condizioni di lavoro con la riforma voluta da Milei disarticola la legislazione peronista lasciando il sindacato fuori gioco .Forte dell'assegno in bianco di Trump e sostenuto dai signori dell'algoritmo che ben sanno come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In <b>Argentina</b> l’attacco alle condizioni di lavoro con la riforma voluta da Milei disarticola la legislazione peronista lasciando il sindacato fuori gioco .Forte dell'assegno in bianco di Trump e sostenuto dai signori dell'algoritmo che ben sanno come distrarre l'opinione pubblica (il caso dei "therians" scoppiato in Argentina proprio nei giorni della riforma ) Milei completa la ristrutturazione neoliberista nonostante l'opposizione sociale . <br />Le classi sociali subalterne sono state disarticolate e colpite dalla repressione ,molti sono andati via dal paese mentre il governo ha promesso di cancellare tutto quello che ha fatto il peronismo negli anni passati . Si ritorna al 1800 ripetto alle condizioni di lavoro, l' Argentina si definisce come laboratorio del neoliberismo per le élite tecnocratiche nordamericane che riconoscono un nesso fra il libertarismo americano e le pulsioni anarco capitaliste .<br />In<b> Perù</b> il presidente Balcazar che ha 13 denunce da abusi di autorità,corruzione a traffico d’influenze è l'ultimo presidente di una serie di capi di stato azzoppati dal Congresso vera palude che detiene il potere di veto sulla presidenza grazie ad una legislazione ambigua che permette la destituzione per indegnità ,definizione alquanto vaga. Il Congresso che ha una percentuale altissima di persone già condannate,ha scelto come presidente Balcazar, una persona che sa muoversi nella politica peruviana ,la prima cosa che ha detto è che non darà l’indulto a Pedro Castillo .L'economia peruviana è riuscita a diversificarsi e a costruirsi su alleanze internazionali con una certa continuità mentre l'instabilità politica costituisce un male endemico peruviano .<br />In <b>Messico </b>,l'esecuzione di el Mencho apre un periodo di profonda instabilità in seguito  alla lotta di  successione all'interno del cartello di Jalisco nueva generaciòn .Anche i rivali del cartello di  Sinaloa tenteranno di acquisire vantaggi e potere ci si chiede se in questo contesto il paese  riuscirà a mantenere la stabilità .La tempistica dell'operazione che ha portato alla morte di el Mencho è stata decisa a Washington e i vertici dello stato messicano sembrano subire una situazione dagli esiti imprevedibili. Dopo la morte del Mencho la Sheinbaum si mostrava preoccupata ,sa che quello che sta per arrivare supera le capacità delle forze armate messicane. Ci sarà una scia molto lunga d'instabilità dagli esiti  incerti.<br /><br /> Ne abbiamo parlato con <b>Diego  Battistessa </b>docente universitario  ed analista politico  esperto di  Latinoamerica.]]></itunes:summary><itunes:duration>2139</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,balcazar,congresso,elmencho,messico,peru,presidente,riformadellavoro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/76a596e24c949f93c406f2f42f047202.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La De-Escalation di Rodriguez e Petro esplode in paesi frammentati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-de-escalation-di-rodriguez-e-petro-esplode-in-paesi-frammentati--69575468</link><description><![CDATA[Difficile per tutti riuscire a cogliere segnali che possano indicare quale direzione cerca di prendere il mondo latinamericano per mantenere un minimo di autodeterminazione, comprendendo quale sia la percentuale di condizionamento che lo strapotere militare (e mediatico) di Washington ritiene soddisfacente per evitare nuove aggressioni nel loro “cortile di casa”.<br />Difficile ottenere da venezuelani giudizi dettati da un criterio scevro da posizioni ideologiche appiattite sulla propaganda chavista o da desideri di vendetta contro il regime di Maduro, quasi impossibile distinguere tra gli slogan degli opposti campi rinfocolati dall’intervento statunitense che ha ottenuto l’effetto del classico cerino acceso in un serbatoio di benzina (e trattandosi di Venezuela il carburante non manca); peraltro la pochezza della opposizione interna è stata palesata ancora di più dalla contingenza e la realpolitik della dirigenza bolivariana può confondere i giudizi e dare adito a sospetti e complottismi. Ma contemporaneamente sono state evidenziate le fratture che già serpeggiavano nel campo bolivariano.<br />I vicini colombiani sembrano essere dotati della giusta competenza sui problemi della regione e, avendo a che fare con la medesima aggressività da parte del regime trumpiano, si trovano a doversi dotare delle armi di difesa e delle analisi più sofisticate per resistere in un ano elettorale per Petro e con le residue forze delle Farc che si sono divise tra dialogo e dissidenza verso il potere di Bogotà; e così ci siamo rivolti a <b>Cristina Vargas</b>, antropologa torinese di origine colombiana, sempre attenta a isolare i processi e i fenomeni più significativi per tentare di descrivere ciò che sta avvenendo in quella regione, sempre alle prese con la pretestuosa War on drugs della necropolitica statunitense, che facilmente s’insinua nelle relazioni tra finanziamento delle Farc e narcotraffico per manipolare il processo elettorale in Colombia, come ha scatenato una contro l’altra le tre anime bolivariane.<br />In entrambi i casi sembra di assistere a manovre di guerra a bassa intensità in preparazione di una guerra di più ampia portata contro entrambi i paesi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69575468</guid><pubDate>Sun, 25 Jan 2026 11:02:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69575468/vargas_rapporti_di_forza_sudamericani.mp3" length="19448885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Difficile per tutti riuscire a cogliere segnali che possano indicare quale direzione cerca di prendere il mondo latinamericano per mantenere un minimo di autodeterminazione, comprendendo quale sia la percentuale di condizionamento che lo strapotere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Difficile per tutti riuscire a cogliere segnali che possano indicare quale direzione cerca di prendere il mondo latinamericano per mantenere un minimo di autodeterminazione, comprendendo quale sia la percentuale di condizionamento che lo strapotere militare (e mediatico) di Washington ritiene soddisfacente per evitare nuove aggressioni nel loro “cortile di casa”.<br />Difficile ottenere da venezuelani giudizi dettati da un criterio scevro da posizioni ideologiche appiattite sulla propaganda chavista o da desideri di vendetta contro il regime di Maduro, quasi impossibile distinguere tra gli slogan degli opposti campi rinfocolati dall’intervento statunitense che ha ottenuto l’effetto del classico cerino acceso in un serbatoio di benzina (e trattandosi di Venezuela il carburante non manca); peraltro la pochezza della opposizione interna è stata palesata ancora di più dalla contingenza e la realpolitik della dirigenza bolivariana può confondere i giudizi e dare adito a sospetti e complottismi. Ma contemporaneamente sono state evidenziate le fratture che già serpeggiavano nel campo bolivariano.<br />I vicini colombiani sembrano essere dotati della giusta competenza sui problemi della regione e, avendo a che fare con la medesima aggressività da parte del regime trumpiano, si trovano a doversi dotare delle armi di difesa e delle analisi più sofisticate per resistere in un ano elettorale per Petro e con le residue forze delle Farc che si sono divise tra dialogo e dissidenza verso il potere di Bogotà; e così ci siamo rivolti a <b>Cristina Vargas</b>, antropologa torinese di origine colombiana, sempre attenta a isolare i processi e i fenomeni più significativi per tentare di descrivere ciò che sta avvenendo in quella regione, sempre alle prese con la pretestuosa War on drugs della necropolitica statunitense, che facilmente s’insinua nelle relazioni tra finanziamento delle Farc e narcotraffico per manipolare il processo elettorale in Colombia, come ha scatenato una contro l’altra le tre anime bolivariane.<br />In entrambi i casi sembra di assistere a manovre di guerra a bassa intensità in preparazione di una guerra di più ampia portata contro entrambi i paesi.]]></itunes:summary><itunes:duration>1216</itunes:duration><itunes:keywords>cepeda,chavismo,colombia,delcyrodriguez,farc,gustavopetro,latinoamerica,nicolasmaduro,patio.trasero,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f2371fef1649bf780e10925b1118de90.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Latinamerica e movimenti antagonisti globali dopo Maduro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/latinamerica-e-movimenti-antagonisti-globali-dopo-maduro--69384896</link><description><![CDATA[Riparare in oasi territoriali zapatiste contro il Capitalismo?<br /><br />Trump scompagina gli equilibri e, interpretando a distanza di due secoli la “Dottrina Monroe”, persegue esclusivamente i suoi interessi da cui discendono le scelte prive di etica e colme di retorica violenta che andiamo a commentare con <a href="https://ilfinestrino.substack.com/p/il-venezuela-non-e-uneccezione-faremo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrea Cegna</a>. Così la guerra che il neofascismo americano scatena può non soddisfare le mire golpiste di una Destra venezuelana inetta e invisa, che vorrebbe tornare alle oligarchie di 40 anni fa; invece Trump si serve solo di fantocci locali, che siano bolivaristi o reazionari a lui poco importa. Con la consueta mancanza di pudore la White House assicura che stavolta i proventi del petrolio venezuelano andranno al popolo della nazione sudamericana, ma anche questa volta saranno altri a goderne: le aziende petrolifere in primis, che erano state marginalizzate dal chavismo, ma forse anche le élite militari bolivariane, quelle pronte a riciclarsi (Trump non intende ripetere l’errore fatto con i baathisti iracheni dopo Saddam). Per ora la vendetta di Machado è stata rintuzzata dall’agenda trumpiana che non la prevede e quindi anche quelle componenti della società venezuelana che sono uscite dalla povertà grazie alla rivoluzione di Chavez, in buona parte tradita dal madurismo, faranno qualsiasi compromesso pur di non venire ricacciate nella miseria.<br />Andrea Cegna ci conferma l’impressione che il precipitato del 3 gennaio sia stato così meticolosamente preparato che era impossibile immaginare un’altra evoluzione. A partire dal consueto canovaccio della War on Drugs; quello che stride rispetto alla consuetudine neoimperialista americana è la assenza di ipocrisia, perché nell’oceano privo di etica in cui nuota il sovranismo imperante non cambia nulla se si esplicitano le proprie mire coloniali e di sfruttamento, ogni aggressione e invasione, qualsiasi atto di pirateria è “legittimo”, come asserisce un lacchè come Giorgia Meloni. Questo per altro conferma che qualsiasi forma assuma lo Stato-Nazione è una truffa ai danni dei suoi sudditi e se si vuole contrastare la macchina repressiva, inarrestabile grazie agli accordi spartitori tra imperialisti, bisogna convergere ogni forma anticapitalista contro le manifestazioni imperialiste, avendo chiaro che gli obiettivi in questo senso dei governi chavisti in 25 anni sono falliti, perché ha continuato a sguazzare nel capitalismo più estrattivista, confermando il sistema, soltanto temporaneamente redistribuendo parte della ricchezza con più welfare.<br />E allora <a href="https://www.osservatoriorepressione.info/siamo-dentro-una-lunga-tempesta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Raul Zibechi</a> propone arche dove rifugiarsi che corrispondono un po’ ai territori di autogoverno di stampo zapatista (oasi dove rifugiarsi ai margini del capitalismo), considerando gli Stati-Nazione come strumenti nelle mani del Capitale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69384896</guid><pubDate>Sat, 10 Jan 2026 23:48:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69384896/transbolivarismo_donroedoctrine.mp3" length="22494975" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Riparare in oasi territoriali zapatiste contro il Capitalismo?

Trump scompagina gli equilibri e, interpretando a distanza di due secoli la “Dottrina Monroe”, persegue esclusivamente i suoi interessi da cui discendono le scelte prive di etica e colme...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Riparare in oasi territoriali zapatiste contro il Capitalismo?<br /><br />Trump scompagina gli equilibri e, interpretando a distanza di due secoli la “Dottrina Monroe”, persegue esclusivamente i suoi interessi da cui discendono le scelte prive di etica e colme di retorica violenta che andiamo a commentare con <a href="https://ilfinestrino.substack.com/p/il-venezuela-non-e-uneccezione-faremo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrea Cegna</a>. Così la guerra che il neofascismo americano scatena può non soddisfare le mire golpiste di una Destra venezuelana inetta e invisa, che vorrebbe tornare alle oligarchie di 40 anni fa; invece Trump si serve solo di fantocci locali, che siano bolivaristi o reazionari a lui poco importa. Con la consueta mancanza di pudore la White House assicura che stavolta i proventi del petrolio venezuelano andranno al popolo della nazione sudamericana, ma anche questa volta saranno altri a goderne: le aziende petrolifere in primis, che erano state marginalizzate dal chavismo, ma forse anche le élite militari bolivariane, quelle pronte a riciclarsi (Trump non intende ripetere l’errore fatto con i baathisti iracheni dopo Saddam). Per ora la vendetta di Machado è stata rintuzzata dall’agenda trumpiana che non la prevede e quindi anche quelle componenti della società venezuelana che sono uscite dalla povertà grazie alla rivoluzione di Chavez, in buona parte tradita dal madurismo, faranno qualsiasi compromesso pur di non venire ricacciate nella miseria.<br />Andrea Cegna ci conferma l’impressione che il precipitato del 3 gennaio sia stato così meticolosamente preparato che era impossibile immaginare un’altra evoluzione. A partire dal consueto canovaccio della War on Drugs; quello che stride rispetto alla consuetudine neoimperialista americana è la assenza di ipocrisia, perché nell’oceano privo di etica in cui nuota il sovranismo imperante non cambia nulla se si esplicitano le proprie mire coloniali e di sfruttamento, ogni aggressione e invasione, qualsiasi atto di pirateria è “legittimo”, come asserisce un lacchè come Giorgia Meloni. Questo per altro conferma che qualsiasi forma assuma lo Stato-Nazione è una truffa ai danni dei suoi sudditi e se si vuole contrastare la macchina repressiva, inarrestabile grazie agli accordi spartitori tra imperialisti, bisogna convergere ogni forma anticapitalista contro le manifestazioni imperialiste, avendo chiaro che gli obiettivi in questo senso dei governi chavisti in 25 anni sono falliti, perché ha continuato a sguazzare nel capitalismo più estrattivista, confermando il sistema, soltanto temporaneamente redistribuendo parte della ricchezza con più welfare.<br />E allora <a href="https://www.osservatoriorepressione.info/siamo-dentro-una-lunga-tempesta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Raul Zibechi</a> propone arche dove rifugiarsi che corrispondono un po’ ai territori di autogoverno di stampo zapatista (oasi dove rifugiarsi ai margini del capitalismo), considerando gli Stati-Nazione come strumenti nelle mani del Capitale.]]></itunes:summary><itunes:duration>1406</itunes:duration><itunes:keywords>bolívar,chavez,donroe,hegemony,imperialismo,maduro,oil,trump,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4359e04879083bf2352d1c2421ea6d56.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'aggressione al Venezuela vista dalla Colombia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-aggressione-al-venezuela-vista-dalla-colombia--69014342</link><description><![CDATA[Abbiamo colto l'occasione della presenza di due militanti colombiani a radio Blackout per rivolgergli una serie di domande sulla situazione colombiana e la minaccia di aggressione nordamericana contro il Venezuela. E' emersa una visione realistica della situazione che individua i limiti del progressismo di Petro pur apprezzando certe posizioni sul genocidio in Palestina. Il "pacto historico " (il partito di  Petro) è in buona sostanza un partito ombrello in cui trovano spazio sia posizioni moderate che radicali con un programma riformista che sicuramente garantisce dei miglioramenti anche nell'agibilità politica sul territorio, ma che non mette in discussione la struttura oligarchica del potere colombiano. <br />La minaccia d'invasione nordamericana contro la rivoluzione bolivariana rischia di rivelarsi una pericolosa avventura per gli Stati Uniti ,considerando la reazione che scuoterebbe il continente e le csapacità di mobilitazione del popolo venezuelano.Gli americani non avrebbero difficoltà ad invadere il paese ma potrebbero non essere in grado di garantire i loro obiettivi ,cioè il controllo delle risorse petrolifere e il cambio di regime a Caracas. La rivendicazione di una nuova dottrina Monroe da parte dell'amministrazionde Trump rappresenta la crisi di egemonia degli Stati Uniti che non sono più in grado di sostenere la loro proiezione globale e cercano di recuperare il terreno perduto rispetto alla presenza cinese nella loro sfera d'influenza piu' prossima , l'America Latina . <br /><br />Ecco il resoconto dell'intervista con i due attivisti colombiani. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69014342</guid><pubDate>Fri, 12 Dec 2025 21:05:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69014342/simon_intervista_completa.mp3" length="25542820" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo colto l'occasione della presenza di due militanti colombiani a radio Blackout per rivolgergli una serie di domande sulla situazione colombiana e la minaccia di aggressione nordamericana contro il Venezuela. E' emersa una visione realistica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo colto l'occasione della presenza di due militanti colombiani a radio Blackout per rivolgergli una serie di domande sulla situazione colombiana e la minaccia di aggressione nordamericana contro il Venezuela. E' emersa una visione realistica della situazione che individua i limiti del progressismo di Petro pur apprezzando certe posizioni sul genocidio in Palestina. Il "pacto historico " (il partito di  Petro) è in buona sostanza un partito ombrello in cui trovano spazio sia posizioni moderate che radicali con un programma riformista che sicuramente garantisce dei miglioramenti anche nell'agibilità politica sul territorio, ma che non mette in discussione la struttura oligarchica del potere colombiano. <br />La minaccia d'invasione nordamericana contro la rivoluzione bolivariana rischia di rivelarsi una pericolosa avventura per gli Stati Uniti ,considerando la reazione che scuoterebbe il continente e le csapacità di mobilitazione del popolo venezuelano.Gli americani non avrebbero difficoltà ad invadere il paese ma potrebbero non essere in grado di garantire i loro obiettivi ,cioè il controllo delle risorse petrolifere e il cambio di regime a Caracas. La rivendicazione di una nuova dottrina Monroe da parte dell'amministrazionde Trump rappresenta la crisi di egemonia degli Stati Uniti che non sono più in grado di sostenere la loro proiezione globale e cercano di recuperare il terreno perduto rispetto alla presenza cinese nella loro sfera d'influenza piu' prossima , l'America Latina . <br /><br />Ecco il resoconto dell'intervista con i due attivisti colombiani. ]]></itunes:summary><itunes:duration>1597</itunes:duration><itunes:keywords>caribe,chavismo,colombia,dottrinamonroe,farc,invasione,maduro,petro,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb058f0c7e6f9f0d8655dc81546d0ddf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I Conquistadores minacciano di nuovo il Bolivarismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-conquistadores-minacciano-di-nuovo-il-bolivarismo--68675477</link><description><![CDATA[A fronte delle pretestuose minacce dei gringos in appoggio alla golpista loro camerata Machado, a cui hanno procurato un Nobel in grado di fungere da cavallo di Troia, la repubblica bolivariana del Venezuela predispone alcune misure di “difesa integrale”, che vedono – come in ogni aspetto della vita comunitaria dei cittadini venezuelani di una “democrazia partecipata e protagonista” – la mobilitazione dell’intero organismo sociale chiamato a prendere iniziative assemblearmente per affrontare l’aggressione dell’ingombrante vicino. Abbiamo chiesto a Geraldina Colotti di testimoniare questo sviluppo di una nazione dove il socialismo è andato al potere per via elettorale; questo è ciò che vede anche Trump, facendolo infuriare. Il capitalismo non può permettere che sopravviva un’esperienza di corresponsabilità fondata sulla Costituzione più avanzata del Sur nel <i>patio trasero</i> e in piena dottrina Monroe 2.0, si rischia che la propaganda satanizzante non riesca nell’intento. Geraldina va oltre le 5000 comuni e l’autorganizzazione di classe, mettendo insieme il monopolio economico con quello mediatico; facendo così un quadro nitido di come l’informazione sia una merce generata dalle agenzie occidentali e diffusa dai social e ora pure dall’AI, confondendo finzione e realtà, dove gli omicidi mirati di presunti narcos-pescatori ripresi dal satellite o dal drone che si abbatte su barche il cui carico non è distinguibile: operazioni militari feroci costate 80 vite – presumibilmente – in cui si stenta a trovare traccia di una qualunque “verità”, ammannite a merce simbolica come siamo ormai assoggettati a tutte le simbologie del capitale. Geraldina è tra le animatrici di un canale YouTube (<a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLGNCOIHI9qSaTf2tyJ3z4vMCkck55_Bbg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abrebrecha</a>) che risponde al criterio della più militante controinformazione su imperialismo e tecniche di resistenza popolare e in questa intervista ce ne ha dato un esempio incentrato sul Venezuela, che mantiene la propria radicalità seppure sia nel mirino del trumpismo senza freni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68675477</guid><pubDate>Fri, 21 Nov 2025 23:46:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68675477/nadie_nos_roba_la_alegria.mp3" length="20521791" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>A fronte delle pretestuose minacce dei gringos in appoggio alla golpista loro camerata Machado, a cui hanno procurato un Nobel in grado di fungere da cavallo di Troia, la repubblica bolivariana del Venezuela predispone alcune misure di “difesa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A fronte delle pretestuose minacce dei gringos in appoggio alla golpista loro camerata Machado, a cui hanno procurato un Nobel in grado di fungere da cavallo di Troia, la repubblica bolivariana del Venezuela predispone alcune misure di “difesa integrale”, che vedono – come in ogni aspetto della vita comunitaria dei cittadini venezuelani di una “democrazia partecipata e protagonista” – la mobilitazione dell’intero organismo sociale chiamato a prendere iniziative assemblearmente per affrontare l’aggressione dell’ingombrante vicino. Abbiamo chiesto a Geraldina Colotti di testimoniare questo sviluppo di una nazione dove il socialismo è andato al potere per via elettorale; questo è ciò che vede anche Trump, facendolo infuriare. Il capitalismo non può permettere che sopravviva un’esperienza di corresponsabilità fondata sulla Costituzione più avanzata del Sur nel <i>patio trasero</i> e in piena dottrina Monroe 2.0, si rischia che la propaganda satanizzante non riesca nell’intento. Geraldina va oltre le 5000 comuni e l’autorganizzazione di classe, mettendo insieme il monopolio economico con quello mediatico; facendo così un quadro nitido di come l’informazione sia una merce generata dalle agenzie occidentali e diffusa dai social e ora pure dall’AI, confondendo finzione e realtà, dove gli omicidi mirati di presunti narcos-pescatori ripresi dal satellite o dal drone che si abbatte su barche il cui carico non è distinguibile: operazioni militari feroci costate 80 vite – presumibilmente – in cui si stenta a trovare traccia di una qualunque “verità”, ammannite a merce simbolica come siamo ormai assoggettati a tutte le simbologie del capitale. Geraldina è tra le animatrici di un canale YouTube (<a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLGNCOIHI9qSaTf2tyJ3z4vMCkck55_Bbg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abrebrecha</a>) che risponde al criterio della più militante controinformazione su imperialismo e tecniche di resistenza popolare e in questa intervista ce ne ha dato un esempio incentrato sul Venezuela, che mantiene la propria radicalità seppure sia nel mirino del trumpismo senza freni.]]></itunes:summary><itunes:duration>1283</itunes:duration><itunes:keywords>américalatina,bolivar,caribe,colonialismo,estadosunidos,gringos,machado,maduro,mariacorina,patiotrasero,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/19dc297205c1ba2f8b5772c8c9f7d101.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ecuador dice no alle riforme neoliberli di Noboa l'amerikano.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ecuador-dice-no-alle-riforme-neoliberli-di-noboa-l-amerikano--68684859</link><description><![CDATA[Una sconfitta sonora, per certi aspetti sorprendente. Oltre sei elettori su dieci hanno detto no al presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, confermato solo da pochi mesi alla guida del Paese, bocciando nel referendum la sua proposta di dare vita a un’Assemblea costituente. Vittoria dei “No” anche per gli altri quesiti, che chiedevano l’abrogazione della legge che vieta la costruzione di basi militari straniere e prevedevano l’eliminazione dei finanziamenti ai partiti e la riduzione del numero dei parlamentari.<br />Nonostante la sconfitta Noboa per conto del conglomerato d'interessi dell'oligarchia che rappresenta persevererà nel suo intento di disarticolare la costituzione di Montecristi ed imporre le riforme neoliberali ,stavolta senza consultare il popolo. La crisi di legittimità, già manifestatasi con la rivolta popolare contro la legge che tagliava i sussidi al diesel ,seguita all'esito del voto referendario ha costretto Noboa ad un rimpasto di governo. Inoltre dopo essersi fatto fotografare con esponenti  dell'amministrazione Trump davanti alle basi di Manta e Soles promesse ai nordamericani è dovuto  correre a dare spiegazioni negli Stati Uniti dopo il chiaro rifiuto espresso nel referendum da parte del popolo ecuatoriano di cedere la sovranità territoriale .<br />Le promesse mancate sulla sicurezza ,il fallimento nella lotta al narcotraffico ,l'acuirsi della crisi economica ,la pesante repressione delle proteste popolari hanno in breve tempo sgonfiato la bolla elettorale del rampollo della famiglia Noboa ,ed a poco è servita la criminalizzazione del correismo per guadagnare consenso.<br />Ne parliamo con<b> Davide Matrone</b> docente  e ricercatore presso l'università di Quito.      ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68684859</guid><pubDate>Fri, 21 Nov 2025 21:07:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68684859/bastioni_davide_matrone_20112025.mp3" length="14965961" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Una sconfitta sonora, per certi aspetti sorprendente. Oltre sei elettori su dieci hanno detto no al presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, confermato solo da pochi mesi alla guida del Paese, bocciando nel referendum la sua proposta di dare vita a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una sconfitta sonora, per certi aspetti sorprendente. Oltre sei elettori su dieci hanno detto no al presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, confermato solo da pochi mesi alla guida del Paese, bocciando nel referendum la sua proposta di dare vita a un’Assemblea costituente. Vittoria dei “No” anche per gli altri quesiti, che chiedevano l’abrogazione della legge che vieta la costruzione di basi militari straniere e prevedevano l’eliminazione dei finanziamenti ai partiti e la riduzione del numero dei parlamentari.<br />Nonostante la sconfitta Noboa per conto del conglomerato d'interessi dell'oligarchia che rappresenta persevererà nel suo intento di disarticolare la costituzione di Montecristi ed imporre le riforme neoliberali ,stavolta senza consultare il popolo. La crisi di legittimità, già manifestatasi con la rivolta popolare contro la legge che tagliava i sussidi al diesel ,seguita all'esito del voto referendario ha costretto Noboa ad un rimpasto di governo. Inoltre dopo essersi fatto fotografare con esponenti  dell'amministrazione Trump davanti alle basi di Manta e Soles promesse ai nordamericani è dovuto  correre a dare spiegazioni negli Stati Uniti dopo il chiaro rifiuto espresso nel referendum da parte del popolo ecuatoriano di cedere la sovranità territoriale .<br />Le promesse mancate sulla sicurezza ,il fallimento nella lotta al narcotraffico ,l'acuirsi della crisi economica ,la pesante repressione delle proteste popolari hanno in breve tempo sgonfiato la bolla elettorale del rampollo della famiglia Noboa ,ed a poco è servita la criminalizzazione del correismo per guadagnare consenso.<br />Ne parliamo con<b> Davide Matrone</b> docente  e ricercatore presso l'università di Quito.      ]]></itunes:summary><itunes:duration>936</itunes:duration><itunes:keywords>basimilitari,correismo,ecuador,manifestazioni,narcotraffico,noboa,referendum,tassasudiesel</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f3c889f2068d9928269a725f18653865.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalla Macelleria sociale di Milei alla mattanza di Rio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalla-macelleria-sociale-di-milei-alla-mattanza-di-rio--68383101</link><description><![CDATA[Il fasciocapitalismo ha intenzione di riprendersi il Latinamerica, e senza fare prigionieri. Il processo avviene con strappi violenti e minatori (come le portaerei al largo di Maracaibo), alternati a sventolio di dollari (in cambio di voti per Milei, prossimo al default economico), esibizione di azioni militari spettacolari (riesumando il bolsonarismo a Rio), blandizie e coperture per i metodi brutali dei cacicchi locali (Noboa in Ecuador, Bukele in Salvador).<br />Il declino americano ha scatenato dovunque svolte autoritarie caratterizzate da autoritarismo impunito, azioni belliche senza limiti, sostegno finanziario e supporto logistico alle derive fascistoidi in ogni contrapposizione tra potere nazionale statale e stato di diritto delle popolazioni travolte dalla trasformazione delle crisi economiche.<br />Il trumpismo imperante ha reso questa dottrina ancora più feroce e oppressiva, scatenando i peggiori istinti dei depositari della forza militare.<br />A maggior ragione la strategia del vecchio reazionario con riferimenti nel passato più o meno recente dell’imperialismo americano si fa sentire nella volontà di tornare a controllare il <i>patio trasero</i> rappresentato dal Latinamerica. La seconda amministrazione Trump riesuma il vecchio pretesto della War on Drugs scatenata da Nixon e resuscitata più volte per giustificare interventismo e imposizione più o meno soft di regimi a lei amici. A partire da questa Guerra ai poveri abbiamo affrontato con Andrea Cegna le intromissioni più evidenti dei <i>gringos</i> nei paesi a sud del Rio Grande.<br />E allora cominciamo dal disastro per il popolo argentino del risultato elettorale, perché Milei può proseguire con maggiore sicurezza le sue politiche di macelleria sociale fondate sulla paura e sull’appoggio di Trump, pur rastrellando un terzo in meno dei voti di due anni fa. Ma il peronismo è allo sbando, inadeguato e incapace di leggere bisogni ed evoluzione della parte di paese che subisce la Guerra ai poveri, e l’opposizione è fatta soltanto da sindacati e movimenti sociali, che cercano di contrastare la dottrina Monroe di Trump, che si sta sostituendo ai cinesi a livello economico.<br />E comunque il sindacalismo argentino è corporativo e concertativo, mentre in Ecuador han capito bene che il contrasto al turboliberismo si fa con una strenua resistenza radicale, perciò Conaie riesce a mettere in difficoltà Noboa meglio di quanto non avvenga a Buenos Aires, nonostante una parte di quelli ora in piazza a Quito abbiano preferito disfarsi del correismo, votando il latifondista: di nuovo il tradimento dei moderati ha contribuito alla restaurazione.<br />Il crimine organizzato spacciato come contropotere e invece è parte del capitale e colluso con il potere, a cui risultano utili per inscenare l’emergenza sicurezza, uccidendo un po’ di paranza di narcos (non certo boss, o luogotenenti di leader del Comando Vermelho) e qualche effetto collaterale nella favela carioca in un nuovo episodio di Guerra ai poveri con la scusa della War on Drugs, buona per tutte le stagioni da Nixon in avanti. La stessa usata da Trump per mobilitare la portaerei Gerald Ford davanti alle coste bolivariane, ben sapendo che ora il narcotraffico batte altre rotte e che il Venezuela in zona è il minor produttore di droghe.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68383101</guid><pubDate>Sun, 02 Nov 2025 08:46:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68383101/ac_ougue_cono_sur.mp3" length="27157343" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Il fasciocapitalismo ha intenzione di riprendersi il Latinamerica, e senza fare prigionieri. Il processo avviene con strappi violenti e minatori (come le portaerei al largo di Maracaibo), alternati a sventolio di dollari (in cambio di voti per Milei,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il fasciocapitalismo ha intenzione di riprendersi il Latinamerica, e senza fare prigionieri. Il processo avviene con strappi violenti e minatori (come le portaerei al largo di Maracaibo), alternati a sventolio di dollari (in cambio di voti per Milei, prossimo al default economico), esibizione di azioni militari spettacolari (riesumando il bolsonarismo a Rio), blandizie e coperture per i metodi brutali dei cacicchi locali (Noboa in Ecuador, Bukele in Salvador).<br />Il declino americano ha scatenato dovunque svolte autoritarie caratterizzate da autoritarismo impunito, azioni belliche senza limiti, sostegno finanziario e supporto logistico alle derive fascistoidi in ogni contrapposizione tra potere nazionale statale e stato di diritto delle popolazioni travolte dalla trasformazione delle crisi economiche.<br />Il trumpismo imperante ha reso questa dottrina ancora più feroce e oppressiva, scatenando i peggiori istinti dei depositari della forza militare.<br />A maggior ragione la strategia del vecchio reazionario con riferimenti nel passato più o meno recente dell’imperialismo americano si fa sentire nella volontà di tornare a controllare il <i>patio trasero</i> rappresentato dal Latinamerica. La seconda amministrazione Trump riesuma il vecchio pretesto della War on Drugs scatenata da Nixon e resuscitata più volte per giustificare interventismo e imposizione più o meno soft di regimi a lei amici. A partire da questa Guerra ai poveri abbiamo affrontato con Andrea Cegna le intromissioni più evidenti dei <i>gringos</i> nei paesi a sud del Rio Grande.<br />E allora cominciamo dal disastro per il popolo argentino del risultato elettorale, perché Milei può proseguire con maggiore sicurezza le sue politiche di macelleria sociale fondate sulla paura e sull’appoggio di Trump, pur rastrellando un terzo in meno dei voti di due anni fa. Ma il peronismo è allo sbando, inadeguato e incapace di leggere bisogni ed evoluzione della parte di paese che subisce la Guerra ai poveri, e l’opposizione è fatta soltanto da sindacati e movimenti sociali, che cercano di contrastare la dottrina Monroe di Trump, che si sta sostituendo ai cinesi a livello economico.<br />E comunque il sindacalismo argentino è corporativo e concertativo, mentre in Ecuador han capito bene che il contrasto al turboliberismo si fa con una strenua resistenza radicale, perciò Conaie riesce a mettere in difficoltà Noboa meglio di quanto non avvenga a Buenos Aires, nonostante una parte di quelli ora in piazza a Quito abbiano preferito disfarsi del correismo, votando il latifondista: di nuovo il tradimento dei moderati ha contribuito alla restaurazione.<br />Il crimine organizzato spacciato come contropotere e invece è parte del capitale e colluso con il potere, a cui risultano utili per inscenare l’emergenza sicurezza, uccidendo un po’ di paranza di narcos (non certo boss, o luogotenenti di leader del Comando Vermelho) e qualche effetto collaterale nella favela carioca in un nuovo episodio di Guerra ai poveri con la scusa della War on Drugs, buona per tutte le stagioni da Nixon in avanti. La stessa usata da Trump per mobilitare la portaerei Gerald Ford davanti alle coste bolivariane, ben sapendo che ora il narcotraffico batte altre rotte e che il Venezuela in zona è il minor produttore di droghe.]]></itunes:summary><itunes:duration>1698</itunes:duration><itunes:keywords>conaie,favela,maduro,milei,monroe,noboa,patio.tracero,riodejaneiro,trump,vermelho,warondrugs,yankeesgohome</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73f1504b2d958604250aa6bb9bb683d3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Corina Machado. Un Nobel per una Pace davvero dinamitarda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/corina-machado-un-nobel-per-una-pace-davvero-dinamitarda--68203963</link><description><![CDATA[Machado è insignita di un Premio Nobel per la Pace sempre più scollato dal concetto diffuso di Pace, ma rientra a pieno titolo nel novero delle scelte avventate: Abiy Ahmed nel 2019, o l’Unione europea nel 2012, ma prima ancora Obama, o quello del 1994 dato a Rabin, Perez e Arafat, ridicolizzato dal genocidio di Gaza a distanza di 30 anni giusti, infine risalendo indietro fino a Kissinger nel 1973 troviamo il degno predecessore di Corina Machado per il suo impegno golpista e reazionario nel mondo latinoamericano. Infatti tra le motivazioni si legge: «per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia»… e ritorno alla dittatura.<br />Proprio il ritorno al famigerato Patto del Punto Fijo, ricordato da Fabrizio Verde nel suo <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_vera_transizione_democratica_in_venezuela__gi_avvenuta_si_chiama_rivoluzione_bolivariana/52961_63006/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>, ci ha spinto a commentare con lui questa svendita agli Usa auspicata da Corina Machado che ha sfilato il Nobel a Trump – per quest’anno – probabilmente perché faceva più gioco lo ricevesse lei, che il giorno prima del conferimento era data al 3% di chance, affinché si suffragasse l’ipotesi di aggredire il Venezuela di Maduro. Non è un caso che Trump si sia contemporaneamente congratulato con la golpista e abbia dato incarico alla Cia di preparare un colpo di stato a Caracas.<br />Le imbarcazioni affondate e bombardate con pretesti falsi o risibili non si contano più, i morti in mare sono ormai decine, la stretta attorno alle coste bolivariane da parte della flotta US Navy si fa sempre più stretta e il consesso internazionale si genuflette all’Ubu Roi del nostro tempo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68203963</guid><pubDate>Sun, 19 Oct 2025 15:45:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68203963/machado_golpista_con_medaglia.mp3" length="13442416" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Machado è insignita di un Premio Nobel per la Pace sempre più scollato dal concetto diffuso di Pace, ma rientra a pieno titolo nel novero delle scelte avventate: Abiy Ahmed nel 2019, o l’Unione europea nel 2012, ma prima ancora Obama, o quello del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Machado è insignita di un Premio Nobel per la Pace sempre più scollato dal concetto diffuso di Pace, ma rientra a pieno titolo nel novero delle scelte avventate: Abiy Ahmed nel 2019, o l’Unione europea nel 2012, ma prima ancora Obama, o quello del 1994 dato a Rabin, Perez e Arafat, ridicolizzato dal genocidio di Gaza a distanza di 30 anni giusti, infine risalendo indietro fino a Kissinger nel 1973 troviamo il degno predecessore di Corina Machado per il suo impegno golpista e reazionario nel mondo latinoamericano. Infatti tra le motivazioni si legge: «per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia»… e ritorno alla dittatura.<br />Proprio il ritorno al famigerato Patto del Punto Fijo, ricordato da Fabrizio Verde nel suo <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_vera_transizione_democratica_in_venezuela__gi_avvenuta_si_chiama_rivoluzione_bolivariana/52961_63006/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>, ci ha spinto a commentare con lui questa svendita agli Usa auspicata da Corina Machado che ha sfilato il Nobel a Trump – per quest’anno – probabilmente perché faceva più gioco lo ricevesse lei, che il giorno prima del conferimento era data al 3% di chance, affinché si suffragasse l’ipotesi di aggredire il Venezuela di Maduro. Non è un caso che Trump si sia contemporaneamente congratulato con la golpista e abbia dato incarico alla Cia di preparare un colpo di stato a Caracas.<br />Le imbarcazioni affondate e bombardate con pretesti falsi o risibili non si contano più, i morti in mare sono ormai decine, la stretta attorno alle coste bolivariane da parte della flotta US Navy si fa sempre più stretta e il consesso internazionale si genuflette all’Ubu Roi del nostro tempo.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>841</itunes:duration><itunes:keywords>caracas,cia,machado,maduro,marcorubio,nobel,trinidad,trump,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7c4e5d9a6385c7d55dfe6e39fb2a0bdc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ecuador en paro contra Noboa y Fmi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ecuador-en-paro-contra-noboa-y-fmi--67915787</link><description><![CDATA[Negli ultimi giorni l’Ecuador è scosso da un’ondata di proteste esplose dopo la decisione del presidente Daniel Noboa di abolire il sussidio sul diesel, in vigore dal 1974. La misura, che ha fatto impennare il prezzo del carburante da 1,80 a 2,80 dollari al gallone, ha innescato il conflitto sociale con manifestazioni che attraversano il Paese, dalle grandi città alle province rurali. Contadini, trasportatori, pescatori, studenti e comunità indigene denunciano un provvedimento che incide pesantemente sul costo della vita e lo considerano l’ennesima espressione di un modello neoliberista responsabile di profonde disuguaglianze. A guidare la risposta è la CONAIE, la storica Confederazione delle Nazionalità Indigene, che ha proclamato uno sciopero nazionale a oltranza.<br />Il tema dei sussidi per il  diesel è una problema storico ogni volta che si è tentato di cancellare i sussidi sul diesel c’è stata una risposta popolare .Non è una protesta isolata ma storica ci sono state proteste popolari ne 2019 e nel 2022 ,l'economia del paese è dollarizzata e non sostenibile ,al governo è costato trovare le risorse per pagare gli stipendi pubblici ,per questo sta ricorrendo al FMI che impone tagli ai sussidi e allo stato sociale. Di fronte a questa situazione economica la soluzione di Noboa è un regime autoritario per controllare il malcontento , una narco economia in cui il neoliberalismo si trasforma in una gestione della morte e questo nuovo modello si sta sviluppando ,e la gente si sta organizzando per dire no a questo processo che costituirebbe un arretramento dal punto vista sociale ed economico .<br /><br />Abbiamo parlato  della situazione in Ecuador con <b>Eduardo Meneses</b> ricercatore politico, attivista, reporter alternativo .]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67915787</guid><pubDate>Sat, 27 Sep 2025 19:59:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67915787/ecuador_en_paro_contra_noboa_y_fmi.mp3" length="32381402" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Negli ultimi giorni l’Ecuador è scosso da un’ondata di proteste esplose dopo la decisione del presidente Daniel Noboa di abolire il sussidio sul diesel, in vigore dal 1974. La misura, che ha fatto impennare il prezzo del carburante da 1,80 a 2,80...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Negli ultimi giorni l’Ecuador è scosso da un’ondata di proteste esplose dopo la decisione del presidente Daniel Noboa di abolire il sussidio sul diesel, in vigore dal 1974. La misura, che ha fatto impennare il prezzo del carburante da 1,80 a 2,80 dollari al gallone, ha innescato il conflitto sociale con manifestazioni che attraversano il Paese, dalle grandi città alle province rurali. Contadini, trasportatori, pescatori, studenti e comunità indigene denunciano un provvedimento che incide pesantemente sul costo della vita e lo considerano l’ennesima espressione di un modello neoliberista responsabile di profonde disuguaglianze. A guidare la risposta è la CONAIE, la storica Confederazione delle Nazionalità Indigene, che ha proclamato uno sciopero nazionale a oltranza.<br />Il tema dei sussidi per il  diesel è una problema storico ogni volta che si è tentato di cancellare i sussidi sul diesel c’è stata una risposta popolare .Non è una protesta isolata ma storica ci sono state proteste popolari ne 2019 e nel 2022 ,l'economia del paese è dollarizzata e non sostenibile ,al governo è costato trovare le risorse per pagare gli stipendi pubblici ,per questo sta ricorrendo al FMI che impone tagli ai sussidi e allo stato sociale. Di fronte a questa situazione economica la soluzione di Noboa è un regime autoritario per controllare il malcontento , una narco economia in cui il neoliberalismo si trasforma in una gestione della morte e questo nuovo modello si sta sviluppando ,e la gente si sta organizzando per dire no a questo processo che costituirebbe un arretramento dal punto vista sociale ed economico .<br /><br />Abbiamo parlato  della situazione in Ecuador con <b>Eduardo Meneses</b> ricercatore politico, attivista, reporter alternativo .]]></itunes:summary><itunes:duration>2024</itunes:duration><itunes:keywords>conaie,ecuador,noboa,proteste</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c613514daf6b4fb86fb7c1a413528133.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Trump ringhia contro il Venezuela agitando lo spettro della guerra alla droga</title><link>https://www.spreaker.com/episode/trump-ringhia-contro-il-venezuela-agitando-lo-spettro-della-guerra-alla-droga--67855661</link><description><![CDATA[Trump si rivolge verso il " patio trasero" yankee con molta più frequenza ed aggressività delle precedenti amministrazioni anche repubblicane .L'impero declinante ha perso importanti posizioni in America Latina nel confronto con il competitor cinese e quindi ora Washington si atteggia a " terminator" nella strategia della lotta antidroga ,alibi per eccellenza fin dai tempi di Nixon per mascherare le ingerenze nordamericane. Il target è il Venezuela ,irriducibilmente chavista nonostante Maduro ,comunque eccezione pur con le sue contraddizioni a causa di un modello economico  redistributivo verso il basso che non trova più seguaci nella regione . Rimasto prigioniero delle logiche di capitalismo estrattivo il Venezuela di Maduro resiste anche per l'inefficacia di un'opposizione poco credibile ed asservita agli interessi statunitensi ,preda ambita per le sue riserve petrolifere.<br />Il narcotraffico costituisce la copertura per l'interventismo nordamericano che ricorda la versione 2.0 della dottrina Monroe ,ma il destino manifesto è duro da affermare in un continente sempre più autonomo dai legami con l'ingombrante vicino e legato ad interessi economici ed investimenti cinesi.<br /><br />Ne parliamo con<b><i> Andrea Cegna ,</i></b>giornalista e conoscitore dell'America Latina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67855661</guid><pubDate>Mon, 22 Sep 2025 20:54:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67855661/bastioni_18092025_cegna.mp3" length="17748297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Trump si rivolge verso il " patio trasero" yankee con molta più frequenza ed aggressività delle precedenti amministrazioni anche repubblicane .L'impero declinante ha perso importanti posizioni in America Latina nel confronto con il competitor cinese e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Trump si rivolge verso il " patio trasero" yankee con molta più frequenza ed aggressività delle precedenti amministrazioni anche repubblicane .L'impero declinante ha perso importanti posizioni in America Latina nel confronto con il competitor cinese e quindi ora Washington si atteggia a " terminator" nella strategia della lotta antidroga ,alibi per eccellenza fin dai tempi di Nixon per mascherare le ingerenze nordamericane. Il target è il Venezuela ,irriducibilmente chavista nonostante Maduro ,comunque eccezione pur con le sue contraddizioni a causa di un modello economico  redistributivo verso il basso che non trova più seguaci nella regione . Rimasto prigioniero delle logiche di capitalismo estrattivo il Venezuela di Maduro resiste anche per l'inefficacia di un'opposizione poco credibile ed asservita agli interessi statunitensi ,preda ambita per le sue riserve petrolifere.<br />Il narcotraffico costituisce la copertura per l'interventismo nordamericano che ricorda la versione 2.0 della dottrina Monroe ,ma il destino manifesto è duro da affermare in un continente sempre più autonomo dai legami con l'ingombrante vicino e legato ad interessi economici ed investimenti cinesi.<br /><br />Ne parliamo con<b><i> Andrea Cegna ,</i></b>giornalista e conoscitore dell'America Latina.]]></itunes:summary><itunes:duration>1110</itunes:duration><itunes:keywords>americalatina,dottrinamonroe,guerralladroga,trump,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/11849e7162c147d4b54ab746107eb243.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Panama s'incrociano le rivendicazioni popolari mentre è in corso la contesa per il controllo del Canale.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/panama-s-incrociano-le-rivendicazioni-popolari-mentre-e-in-corso-la-contesa-per-il-controllo-del-canale--66875972</link><description><![CDATA[Sono due mesi che si assiste a proteste incessanti che coinvolgono diversi settori della società panamense , le proteste godono di un ampio sostegno popolare ed è per questo che il governo ha iniziato ad aumentare la repressione.<br />Le mobilitazioni che si stanno svolgendo in varie parti del paese sono contro la riforma del sistema pensionistico, la riapertura della miniera Cobre Panamá, i bacini idrici multifunzionali del canale interoceanico e l'accordo di intesa firmato da Panama con gli Stati Uniti.<br />Il governo intende decapitare il movimento, criminalizzando e perseguendo penalmente i principali dirigenti sindacali e minacciando gli scioperanti . La verità è che ci troviamo di fronte a una dittatura in abiti civili, che gode del sostegno degli Stati Uniti e risponde al malcontento sociale con la repressione indiscriminata.<br />Nonostante lo stato d’assedio, la crescita delle proteste nella cosiddetta zona <i>bananera</i>, dove l’impresa Chiquita Panamá ha licenziato più di cinquemila lavoratori , ha incrementato la rivolta sociale contro il presidente Mulino, giunto al potere nel 2024 grazie al sostegno della borghesia panamense e del grande capitale e che era riuscito a guadagnarsi l’appoggio popolare intercettando l’elettorato ultraconservatore deluso dal neoliberista Martinelli, alla guida del paese tra il 2009 e il 2014 prima di essere travolto da una serie di scandali legati alla corruzione. <br />In un paese di poco più di 4 milioni di abitanti i primi a scendere in lotta, il 23 aprile scorso, sono stati i docenti. Successivamente, a far sentire la propria voce, sono stati lavoratori delle<i> bananeras</i>, i sindacati, a partire dal Suntracs (Sindicato Único Nacional de Trabajadores de la Construcción y Similares) e gli studenti, tutti riuniti sotto le insegne del collettivo Alianza Pueblo Unido por la Vida che, fin dall’inizio, ha definito quella di Mulino come un’”offensiva neoconservatrice e neocolonialista”. <br /><br />Ne parliamo con <b>David Lifodi</b> attento osservatore della realtà latinoamericana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66875972</guid><pubDate>Sun, 06 Jul 2025 16:45:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66875972/bastioni_03072025_panama.mp3" length="19000085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Sono due mesi che si assiste a proteste incessanti che coinvolgono diversi settori della società panamense , le proteste godono di un ampio sostegno popolare ed è per questo che il governo ha iniziato ad aumentare la repressione.
Le mobilitazioni che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono due mesi che si assiste a proteste incessanti che coinvolgono diversi settori della società panamense , le proteste godono di un ampio sostegno popolare ed è per questo che il governo ha iniziato ad aumentare la repressione.<br />Le mobilitazioni che si stanno svolgendo in varie parti del paese sono contro la riforma del sistema pensionistico, la riapertura della miniera Cobre Panamá, i bacini idrici multifunzionali del canale interoceanico e l'accordo di intesa firmato da Panama con gli Stati Uniti.<br />Il governo intende decapitare il movimento, criminalizzando e perseguendo penalmente i principali dirigenti sindacali e minacciando gli scioperanti . La verità è che ci troviamo di fronte a una dittatura in abiti civili, che gode del sostegno degli Stati Uniti e risponde al malcontento sociale con la repressione indiscriminata.<br />Nonostante lo stato d’assedio, la crescita delle proteste nella cosiddetta zona <i>bananera</i>, dove l’impresa Chiquita Panamá ha licenziato più di cinquemila lavoratori , ha incrementato la rivolta sociale contro il presidente Mulino, giunto al potere nel 2024 grazie al sostegno della borghesia panamense e del grande capitale e che era riuscito a guadagnarsi l’appoggio popolare intercettando l’elettorato ultraconservatore deluso dal neoliberista Martinelli, alla guida del paese tra il 2009 e il 2014 prima di essere travolto da una serie di scandali legati alla corruzione. <br />In un paese di poco più di 4 milioni di abitanti i primi a scendere in lotta, il 23 aprile scorso, sono stati i docenti. Successivamente, a far sentire la propria voce, sono stati lavoratori delle<i> bananeras</i>, i sindacati, a partire dal Suntracs (Sindicato Único Nacional de Trabajadores de la Construcción y Similares) e gli studenti, tutti riuniti sotto le insegne del collettivo Alianza Pueblo Unido por la Vida che, fin dall’inizio, ha definito quella di Mulino come un’”offensiva neoconservatrice e neocolonialista”. <br /><br />Ne parliamo con <b>David Lifodi</b> attento osservatore della realtà latinoamericana.]]></itunes:summary><itunes:duration>1188</itunes:duration><itunes:keywords>chiquita,mulino,panama,riforma,scioperi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/072ee8e91d1d5535e245d98812af09f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venezuela plebiscitario il 25 maggio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venezuela-plebiscitario-il-25-maggio--66364226</link><description><![CDATA[L‘opposizione si è intestata la vittoria perché ufficialmente il 43% dei venezuelani è andato al voto (secondo Machado solo il 14), ma Maduro è comunque uscito rafforzato – come Milei – dal voto amministrativo, che ha compreso pure il distretto della Guyana Essequiba, un territorio contestato per un effetto di eredità coloniale, una regione ricca di materie prime e di petrolio, una disputa che Alfredo Somoza assimila a quello su Las Malvinas al tempo di Videla, perché nessuno in Sudamerica riconosce che si possano mettere in dubbio confini e non comunque in questo modo. Paradossale è il racconto che ci viene fatto sulla Guinea Equatoriale – il paese africano sotto un regime quarantennale – che era parte del Vicereame di cui Buenos Aires a cui un arcipelago si appella per affrancarsi dalla Guinea equatoriale. Una situazione surreale come quella di Essequiba. Per bilanciare la stigmatizzazione del nostro interlocutore, segnaliamo anche il racconto all’opposto di Geraldina Colotti che su “Pagine Esteri” racconta da un punto di vista opposto sia le pretese di Caracas sul nuovo stato, sia il voto del 25 maggio: <a href="https://pagineesteri.it/2025/05/29/america-latina/maduro-trionfa-nelle-elezioni-del-25-maggio-la-destra-ha-vinto-lastensione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://pagineesteri.it/2025/05/29/america-latina/maduro-trionfa-nelle-elezioni-del-25-maggio-la-destra-ha-vinto-lastensione/</a>  <br />Alfredo considera questa tornata elettorale il secondo tempo delle elezioni che avrebbero confermato Maduro presidente, ma di cui  nessuno ha ancora potuto vedere i verbali; il 25 maggio non c’erano osservatori e le operazioni di voto sono ormai un risibile teatrino. Ma il vero dramma è la emigrazione massiva: un esodo che fino a poco tempo fa era attribuibile alla opposizione retriva e pasticciona, ora – con l’involuzione del chavismo – le colpe sono di tutta la classe politica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66364226</guid><pubDate>Mon, 02 Jun 2025 08:45:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66364226/involuzionebolivariana.mp3" length="8349943" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>L‘opposizione si è intestata la vittoria perché ufficialmente il 43% dei venezuelani è andato al voto (secondo Machado solo il 14), ma Maduro è comunque uscito rafforzato – come Milei – dal voto amministrativo, che ha compreso pure il distretto della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L‘opposizione si è intestata la vittoria perché ufficialmente il 43% dei venezuelani è andato al voto (secondo Machado solo il 14), ma Maduro è comunque uscito rafforzato – come Milei – dal voto amministrativo, che ha compreso pure il distretto della Guyana Essequiba, un territorio contestato per un effetto di eredità coloniale, una regione ricca di materie prime e di petrolio, una disputa che Alfredo Somoza assimila a quello su Las Malvinas al tempo di Videla, perché nessuno in Sudamerica riconosce che si possano mettere in dubbio confini e non comunque in questo modo. Paradossale è il racconto che ci viene fatto sulla Guinea Equatoriale – il paese africano sotto un regime quarantennale – che era parte del Vicereame di cui Buenos Aires a cui un arcipelago si appella per affrancarsi dalla Guinea equatoriale. Una situazione surreale come quella di Essequiba. Per bilanciare la stigmatizzazione del nostro interlocutore, segnaliamo anche il racconto all’opposto di Geraldina Colotti che su “Pagine Esteri” racconta da un punto di vista opposto sia le pretese di Caracas sul nuovo stato, sia il voto del 25 maggio: <a href="https://pagineesteri.it/2025/05/29/america-latina/maduro-trionfa-nelle-elezioni-del-25-maggio-la-destra-ha-vinto-lastensione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://pagineesteri.it/2025/05/29/america-latina/maduro-trionfa-nelle-elezioni-del-25-maggio-la-destra-ha-vinto-lastensione/</a>  <br />Alfredo considera questa tornata elettorale il secondo tempo delle elezioni che avrebbero confermato Maduro presidente, ma di cui  nessuno ha ancora potuto vedere i verbali; il 25 maggio non c’erano osservatori e le operazioni di voto sono ormai un risibile teatrino. Ma il vero dramma è la emigrazione massiva: un esodo che fino a poco tempo fa era attribuibile alla opposizione retriva e pasticciona, ora – con l’involuzione del chavismo – le colpe sono di tutta la classe politica.]]></itunes:summary><itunes:duration>522</itunes:duration><itunes:keywords>chch,essequiba,essequibo,guiana,guyane,maduro,másterritoriomáspueblo,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/90255a0334788cc8fbcb421923d259ec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Salari indicizzati alle Empanadas</title><link>https://www.spreaker.com/episode/salari-indicizzati-alle-empanadas--66355114</link><description><![CDATA[A partire da un dibattito tutto tipicamente argentino sul costo delle empanadas all’epoca dell’anarcocapitalismo Alfredo Somoza ci dà una descrizione della situazione socio-economica dell’Argentina di Milei direttamente da una Buenos Aires sgravata dal mercato nero della divisa americana dalla svalutazione del dollaro, che come potere d’acquisto ha dato respiro ai salari, che nella stretta connessione con gli Usa ne traggono vantaggio. Il carovita comunque esiste, nonostante la distrazione delle empanadas che fa gioco alla potenza di fuoco dei social a favore di Milei, dimostrata dall’influenza che ha avuto sulle elezioni l’uso smodato della AI, appalesando la difficoltà a comprendere il singolo video, il singolo messaggio se siano reali o costruiti… news o fake.<br />La scorciatoia del riflesso pavolviano delle destre che individuano il contrasto al fenomeno migratorio come soluzione per le crisi economiche è difficilmente applicabile in un paese fatto di migranti, figli di flussi secolari di immigrati, prima da Oltreoceano e ora dai paesi limitrofi, genti soprattutto alla ricerca di sanità assicurata, ius soli e istruzione gratuita. Oltre alla situazione politica all’interno dei paesi di provenienza (ora la maggioranza dei recenti arrivi proviene dal Venezuela). Su questo si innesta l’ideologia della remigracion che degenera nel razzismo dei rimpatri mai successi nella accogliente terra argentina, ma Milei doveva mostrare al suo elettorato che prendeva di petto il problema.<br />E infatti il presidente si è rafforzato ed è riuscito a prosciugare il bacino elettorale dei conservatori classici, o meglio il lavoro politico di sua sorella Carina, sottosegretaria alla presidenza, ha sortito il suo effetto. Anche grazie al sospiro di sollievo di una nazione in cui il tasso di inflazione è passato dal 240 al 24% annuo; pagato dalle pensioni e dal welfare azzerato. Un’inflazione che colpisce soprattutto l’economia del peso e non quella dei ricchi che vivono in un’economia di dollari e non si è intervenuti sul «gigantesco problema di infrastrutture vecchie e l’efficienza della scuola pubblica» su cui questo governo populista non ha alcun piano, pensando che combattendo la corruzione si risolverà tutto per magia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66355114</guid><pubDate>Sun, 01 Jun 2025 11:24:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66355114/bersagliowelfareargentino.mp3" length="18905538" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>A partire da un dibattito tutto tipicamente argentino sul costo delle empanadas all’epoca dell’anarcocapitalismo Alfredo Somoza ci dà una descrizione della situazione socio-economica dell’Argentina di Milei direttamente da una Buenos Aires sgravata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A partire da un dibattito tutto tipicamente argentino sul costo delle empanadas all’epoca dell’anarcocapitalismo Alfredo Somoza ci dà una descrizione della situazione socio-economica dell’Argentina di Milei direttamente da una Buenos Aires sgravata dal mercato nero della divisa americana dalla svalutazione del dollaro, che come potere d’acquisto ha dato respiro ai salari, che nella stretta connessione con gli Usa ne traggono vantaggio. Il carovita comunque esiste, nonostante la distrazione delle empanadas che fa gioco alla potenza di fuoco dei social a favore di Milei, dimostrata dall’influenza che ha avuto sulle elezioni l’uso smodato della AI, appalesando la difficoltà a comprendere il singolo video, il singolo messaggio se siano reali o costruiti… news o fake.<br />La scorciatoia del riflesso pavolviano delle destre che individuano il contrasto al fenomeno migratorio come soluzione per le crisi economiche è difficilmente applicabile in un paese fatto di migranti, figli di flussi secolari di immigrati, prima da Oltreoceano e ora dai paesi limitrofi, genti soprattutto alla ricerca di sanità assicurata, ius soli e istruzione gratuita. Oltre alla situazione politica all’interno dei paesi di provenienza (ora la maggioranza dei recenti arrivi proviene dal Venezuela). Su questo si innesta l’ideologia della remigracion che degenera nel razzismo dei rimpatri mai successi nella accogliente terra argentina, ma Milei doveva mostrare al suo elettorato che prendeva di petto il problema.<br />E infatti il presidente si è rafforzato ed è riuscito a prosciugare il bacino elettorale dei conservatori classici, o meglio il lavoro politico di sua sorella Carina, sottosegretaria alla presidenza, ha sortito il suo effetto. Anche grazie al sospiro di sollievo di una nazione in cui il tasso di inflazione è passato dal 240 al 24% annuo; pagato dalle pensioni e dal welfare azzerato. Un’inflazione che colpisce soprattutto l’economia del peso e non quella dei ricchi che vivono in un’economia di dollari e non si è intervenuti sul «gigantesco problema di infrastrutture vecchie e l’efficienza della scuola pubblica» su cui questo governo populista non ha alcun piano, pensando che combattendo la corruzione si risolverà tutto per magia]]></itunes:summary><itunes:duration>1182</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,bloqueo,economía,elempanauta,empanadas,fueramilei,hayplata,jubilado,mileidestruyeargentina,mileieshambre,pensionati,política,reforma,salud,sanità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b09b8971319a91e82ff966c8077b319.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ecuador ,nuovo ciclo del correismo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ecuador-nuovo-ciclo-del-correismo--65555974</link><description><![CDATA[Con Davide Matrone ,docente universitario e giornalista freelance che vive a Quito , parliamo delle elezioni presidenziali in Ecuador , lunedi ci sarà il ballottaggio fra la candidata di "Revolucion Ciudadana " ,partito legato al correismo ,Luisa Gonzalez e il figlioccio della dinastia più ricca dell'Ecuador ,Daniel Noboa ,attuale presidente . Nonostante qualche scivolone xenofobo sulla questione dei rifugiati venezuelani che vorrebbe rimpatriare forzosamente e l'assenza nella sua campagna elettorale dei temi del  lavoro ,Luisa Gonzalez incarna la sinistra che c'è in Ecuador in questo momento storico ,sicuramente lontana dalla radicalità del correismo della prima ora .L'alleanza storica con il movimento indigeno Pachakutik - braccio politico della Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador (Conaie), la più grande del Paese - guidato da Leonidas Iza sposta il baricentro della " revolucion ciudadana" verso posizioni piu' progressiste ed evidenzia il prevalere all'interno delle comunità indigene di posizioni antiliberiste rompendo con il sostegno ai presidenti conservatori Lasso e Noboa dei  cosidetti "ponchos dorados " la borghesia indigena che aveva fatto blocco con le élite reazionarie di  Quito. Noboa ha fallitto totalmente sulla questione della sicurezza in un paese che è diventato hub privilegiato dei narcotrafficanti in America Latina ,tanto da dover ricorrere ai mercenari americani della "Blackwater" ,mandando evidenti segnali di debolezza e inadeguatezza nell'affrontare il problema della sicurezza che è molto sentito dalla popolazione che fino a qualche tempo fa viveva in paese considerato realtivamente sicuro ,mentre adesso L'Ecuador ha il tasso di omicidi più elevato del Sudamerica. Il ricorso ai mercenari nordamericani si configura anche come un ingerenza palese di un paese straniero negli affari interni dell'Ecuador ,mentre si manifesta la subordinazione di Noboa alle pretese di Washington che vorrebbe riappropiarsi anche della base militare di Manta , chiusa nel 2006 da Correa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65555974</guid><pubDate>Sun, 13 Apr 2025 10:24:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65555974/bastioni_10042025_ecuador.mp3" length="26180242" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Con Davide Matrone ,docente universitario e giornalista freelance che vive a Quito , parliamo delle elezioni presidenziali in Ecuador , lunedi ci sarà il ballottaggio fra la candidata di "Revolucion Ciudadana " ,partito legato al correismo ,Luisa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con Davide Matrone ,docente universitario e giornalista freelance che vive a Quito , parliamo delle elezioni presidenziali in Ecuador , lunedi ci sarà il ballottaggio fra la candidata di "Revolucion Ciudadana " ,partito legato al correismo ,Luisa Gonzalez e il figlioccio della dinastia più ricca dell'Ecuador ,Daniel Noboa ,attuale presidente . Nonostante qualche scivolone xenofobo sulla questione dei rifugiati venezuelani che vorrebbe rimpatriare forzosamente e l'assenza nella sua campagna elettorale dei temi del  lavoro ,Luisa Gonzalez incarna la sinistra che c'è in Ecuador in questo momento storico ,sicuramente lontana dalla radicalità del correismo della prima ora .L'alleanza storica con il movimento indigeno Pachakutik - braccio politico della Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador (Conaie), la più grande del Paese - guidato da Leonidas Iza sposta il baricentro della " revolucion ciudadana" verso posizioni piu' progressiste ed evidenzia il prevalere all'interno delle comunità indigene di posizioni antiliberiste rompendo con il sostegno ai presidenti conservatori Lasso e Noboa dei  cosidetti "ponchos dorados " la borghesia indigena che aveva fatto blocco con le élite reazionarie di  Quito. Noboa ha fallitto totalmente sulla questione della sicurezza in un paese che è diventato hub privilegiato dei narcotrafficanti in America Latina ,tanto da dover ricorrere ai mercenari americani della "Blackwater" ,mandando evidenti segnali di debolezza e inadeguatezza nell'affrontare il problema della sicurezza che è molto sentito dalla popolazione che fino a qualche tempo fa viveva in paese considerato realtivamente sicuro ,mentre adesso L'Ecuador ha il tasso di omicidi più elevato del Sudamerica. Il ricorso ai mercenari nordamericani si configura anche come un ingerenza palese di un paese straniero negli affari interni dell'Ecuador ,mentre si manifesta la subordinazione di Noboa alle pretese di Washington che vorrebbe riappropiarsi anche della base militare di Manta , chiusa nel 2006 da Correa.]]></itunes:summary><itunes:duration>1637</itunes:duration><itunes:keywords>ciudadana,comunitaàindigene,correismo,ecuador,elezioni,gonzales,mercenari,narcotraffico,noboa,revolucion</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06b73cef6803321b3f0007861af2bb46.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I due fronti della Colombia di Gustavo Petro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-due-fronti-della-colombia-di-gustavo-petro--64120522</link><description><![CDATA[El Norte del Catatumbo: corridor de la coca<br /><br />Gustavo Petro, presidente colombiano con un passato da guerrigliero, aveva avviato colloqui per la “paz total” con Eln per pacificare la residua lotta armata… accorgendosi forse tardi che l’organizzazione guevarista non è più tale e gli accordi saltano in base all’interesse del traffico di coca, ben più forte delle istanze socio-politiche e che contrappone fazioni dissidenti delle Farc ed Eln nella regione del Catatumbo. Zona al confine venuezelano in pieno abbandono per decadi che negli scontri ha visto 13 morti solo ultimamente, l’emersione di scontri tra milizie… tutto incordonato sul narcotraffico e che ha prodotto molti <i>deplazados</i>, sfollati – alcuni persino in Venezuela, ribaltando il consueto flusso degli ultimi anni di crisi economica a Caracas – a seguito dell’acuirsi del conflitto tra forze incrociate che si muovono in zona. Gli eventi di questi giorni nella attenta lettura di Ana Cristina Vargas segnano il salto definitivo dell’Eln da gruppo guerrigliero a associazione dedita al narcotraffico e basta. Altro paradosso è che il primo presidente di sinistra della Colombia decide di riproporre formule da sempre adottate dalla destra: l’invio dell’esercito. Ora si attende che, ripristinata la normalità, si avviino interventi e processi di supporto sociale per una regione abbandonata da sempre, dove è anche difficile attecchiscano esperienze comunitarie di resistenza alle milizie, quali le comunidad sorte in altre province colombiane.<br /><br /><br />Una fuerza extranjera: l'EEUU de Trump<br /><br />L’altro motivo di riflettori puntati su Petro in questi giorni è stato il primo scontro con gli Usa di Trump e lo spauracchio dei dazi: il risultato è controverso, perché c’è chi – i complici del sovranismo trumpista – ritiene che il presidente americano abbia piegato quello colombiano, questa la versione della stampa statunitense ed europea; la narrazione in tutto il mondo latinoamericano è opposta e ritiene che Petro se la sia giocata bene, evitando dazi e accettando il rientro di migranti, spesso davvero stremati dall’esperienza in Usa, con lo schiaffo finale alla dignità dei <i>deportados</i>. Un risultato soddisfacente, avendo come contesto le mire di Trump su Panama e il suo canale insabbiato che Rubio dubita di riottenere, ma almeno l’ossessione anticinese sarà esaudita, come per i dazi a Messico, Canada e… Cina.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64120522</guid><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 17:45:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64120522/deplazadosdeportados.mp3" length="24247850" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>El Norte del Catatumbo: corridor de la coca

Gustavo Petro, presidente colombiano con un passato da guerrigliero, aveva avviato colloqui per la “paz total” con Eln per pacificare la residua lotta armata… accorgendosi forse tardi che l’organizzazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[El Norte del Catatumbo: corridor de la coca<br /><br />Gustavo Petro, presidente colombiano con un passato da guerrigliero, aveva avviato colloqui per la “paz total” con Eln per pacificare la residua lotta armata… accorgendosi forse tardi che l’organizzazione guevarista non è più tale e gli accordi saltano in base all’interesse del traffico di coca, ben più forte delle istanze socio-politiche e che contrappone fazioni dissidenti delle Farc ed Eln nella regione del Catatumbo. Zona al confine venuezelano in pieno abbandono per decadi che negli scontri ha visto 13 morti solo ultimamente, l’emersione di scontri tra milizie… tutto incordonato sul narcotraffico e che ha prodotto molti <i>deplazados</i>, sfollati – alcuni persino in Venezuela, ribaltando il consueto flusso degli ultimi anni di crisi economica a Caracas – a seguito dell’acuirsi del conflitto tra forze incrociate che si muovono in zona. Gli eventi di questi giorni nella attenta lettura di Ana Cristina Vargas segnano il salto definitivo dell’Eln da gruppo guerrigliero a associazione dedita al narcotraffico e basta. Altro paradosso è che il primo presidente di sinistra della Colombia decide di riproporre formule da sempre adottate dalla destra: l’invio dell’esercito. Ora si attende che, ripristinata la normalità, si avviino interventi e processi di supporto sociale per una regione abbandonata da sempre, dove è anche difficile attecchiscano esperienze comunitarie di resistenza alle milizie, quali le comunidad sorte in altre province colombiane.<br /><br /><br />Una fuerza extranjera: l'EEUU de Trump<br /><br />L’altro motivo di riflettori puntati su Petro in questi giorni è stato il primo scontro con gli Usa di Trump e lo spauracchio dei dazi: il risultato è controverso, perché c’è chi – i complici del sovranismo trumpista – ritiene che il presidente americano abbia piegato quello colombiano, questa la versione della stampa statunitense ed europea; la narrazione in tutto il mondo latinoamericano è opposta e ritiene che Petro se la sia giocata bene, evitando dazi e accettando il rientro di migranti, spesso davvero stremati dall’esperienza in Usa, con lo schiaffo finale alla dignità dei <i>deportados</i>. Un risultato soddisfacente, avendo come contesto le mire di Trump su Panama e il suo canale insabbiato che Rubio dubita di riottenere, ma almeno l’ossessione anticinese sarà esaudita, come per i dazi a Messico, Canada e… Cina.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>1516</itunes:duration><itunes:keywords>aranceles,catatumbo,colombia,dazi,deportaciones,derechoshumanos,eeuu,eln,farc,gustavopetro,líderes.sociales</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b62d223e1a96f77a9a0209f4f0a218f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il revanscismo reazionario prepara agguati in Latinamerica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-revanscismo-reazionario-prepara-agguati-in-latinamerica--62156206</link><description><![CDATA[<br /><a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a><br />Forse il problema è che quando i Clash cantavano <i>Sandinista</i>, Ortega non era ancora il patriarca di una famiglia dispotica; quando Lula fu presidente per la prima volta, Lava Jato era di là da venire; quando Chávez promulgò la Constituci<b>ó</b>n de la rep<b>ú</b>blica bolivariana, Maduro non aveva ancora truccato elezioni; quando gli studenti cileni fecero la <i>Revolución de los pingüinos</i>, Boric non aveva ancora caricato le manifestazioni dell’Undici Settembre a ricordo del sacrificio di Allende e non aveva ancora tradito i Mapuche… ora i sostenitori di Morales e Arce si scontrano, inscenando golpe fasulli; lo stato-penitenziario di Bukele amico di Musk è un esempio per l’Ecuador, che va a corrente alternata; Milei può permettersi di negare i misfatti dell’Ema; in Honduras può venire assassinato Antonio Lopez, ambientalista e attivista contro le regalie nocive dell’estrattivismo, che lega narcos, compagnie minerarie e terratenientes, come avveniva per Chico Mendes; in Colombia gli Usa confermano che son in preparazione attentati contro Gustavo Petro. E si torna all’inizio dei mali latinamericani.<br />Diego Battistessa ci racconta i motivi del declino di un’idea di sinistra latinamericana sempre meno attrattiva.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62156206</guid><pubDate>Mon, 30 Sep 2024 05:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62156206/battistessa_agguati_reazionari_latinamerica.mp3" length="26408235" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/
Forse il problema è che quando i Clash cantavano Sandinista, Ortega non era ancora il patriarca di una famiglia dispotica; quando Lula fu presidente per la prima volta, Lava Jato era di là da venire; quando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br /><a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a><br />Forse il problema è che quando i Clash cantavano <i>Sandinista</i>, Ortega non era ancora il patriarca di una famiglia dispotica; quando Lula fu presidente per la prima volta, Lava Jato era di là da venire; quando Chávez promulgò la Constituci<b>ó</b>n de la rep<b>ú</b>blica bolivariana, Maduro non aveva ancora truccato elezioni; quando gli studenti cileni fecero la <i>Revolución de los pingüinos</i>, Boric non aveva ancora caricato le manifestazioni dell’Undici Settembre a ricordo del sacrificio di Allende e non aveva ancora tradito i Mapuche… ora i sostenitori di Morales e Arce si scontrano, inscenando golpe fasulli; lo stato-penitenziario di Bukele amico di Musk è un esempio per l’Ecuador, che va a corrente alternata; Milei può permettersi di negare i misfatti dell’Ema; in Honduras può venire assassinato Antonio Lopez, ambientalista e attivista contro le regalie nocive dell’estrattivismo, che lega narcos, compagnie minerarie e terratenientes, come avveniva per Chico Mendes; in Colombia gli Usa confermano che son in preparazione attentati contro Gustavo Petro. E si torna all’inizio dei mali latinamericani.<br />Diego Battistessa ci racconta i motivi del declino di un’idea di sinistra latinamericana sempre meno attrattiva.]]></itunes:summary><itunes:duration>1651</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,brasile,bukele,cile,ecuador,honduras,latinamerica,lula,maduro,milei,nicaragua,ondarosa,paramilitares,petro,salvador,terratenientes</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2d65cea2ddb278270331fccfaeb72e56.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Milei massacra i numeri per applicare le teorie neoliberiste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/milei-massacra-i-numeri-per-applicare-le-teorie-neoliberiste--61351191</link><description><![CDATA[<i><b>A piedi al discount per sopravvivere in Argentina… </b></i><br /><i><b>… vendere l’auto per necessità, ma sostenendo le teorie di Milei – in mancanza d’altro  </b></i><br /><br /> <a href="https://ogzero.org/tag/latinoamerica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/latinoamerica/</a>  <br /><br />In Argentina il presidente non avrebbe i numeri parlamentari per far passare nessuna delle sue mirabolanti riforme e inoltre si è presentato come totalmente extraparlamentare. Ora ha cominciato a imparare come mediare e dividere l’opposizione e infatti pone il veto sulla legge che tentava di alleviare la condizione dei pensionati (aumento delle minime di 8,1%), non solo reprimendo a bastonate le proteste dei vecchi in piazza, ma inglobando certi settori del peronismo conservatore, o vellicando il ventre molle del partito di Macri con negoziati permanenti. Questa una prima sintesi che Federico Larsen ci ha offerto in questo lungo quadro della situazione argentina a un anno dall’insediamento di Javier Milei. Un paese centrale per capire in che direzione potrà andare il continente dopo la <a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">seconda marea rosa</a> nel caso il vicino yankee scelga Trump. Trump e Bolsonaro accomunavano le destre di tutto il continente concentrate contro Maduro e contro la politica di genere, per ora non ci sono i presupposti per scatenare di nuovo quell’ondata fascista… senza una nuova presidenza Trump Gonzales Urrutia fa la fine di Guaidò, in caso contrario forse si riallaccia quella spinta reazionaria e Milei può andare sulla scia.  <br /><br /><b>Un salto nel vuoto</b> Permane poi il concetto di ricondurre tutto all’<i>ajuste permanente</i>, ovvero il bilancio appianato attraverso l’azzeramento di quello che era uno dei welfare più assistenziali del continente, elefantiaco e gestito dalle istituzioni, dai sindacati e dai movimenti che fungevano da vestali dell’ascensore sociale, adesso le clientele si sono sgonfiate, anche se l’Università è rimasto l’unico luogo di mobilitazione di massa in grado di coinvolgere la classe media dopo i tagli perpetrati dal governo ultraliberista; per il resto le proteste ora si sono mostrate in piazza con numeri esigui e si sono ormai ridotte le mobilitazioni perché l’opposizione sindacale (peronista, da sempre potente, ora frastornata) è poco credibile al punto che i sondaggi mantengono Milei sopra al 55 per cento di apprezzamento, solo perché non c’è una valida alternativa – e il peronismo in Argentina ha lasciato una tradizione di lotte che non annovera spinte dal basso in assenza di leader carismatici – e non sono ancora venuti i nodi al pettine, perché il governo ha spostato voci e aggiustato i conti “massacrando i numeri” e procrastinando il baratro. Persino la Uia, la confindustria locale, non vede di buon occhio la politica economica governativa, tant’è vero che nessuno investe, non essendoci alcuna fiducia nel sistema-paese, tanto che il Presupuesto (la finanziaria) che verrà presentato in prima persona da Milei al parlamento è una provocazione esibita perché venga bocciata, perché fondata su falsità palesi e perché è un’accozzaglia di teorie che vengono meno alla prova dei fatti. Era stato solo il movimento Ni una menos a scuotere davvero su argomenti forti. Ora non ci sono temi su cui si coalizzano forze a resistere al disastro del neomenemismo: il catastrofico smottamento del welfare.<br /><br /><b>I conti con la storia del golpe sanguinario</b> Altro aspetto riguarda il revisionismo storico fascistoide che tutti i sovranismi stanno perpetrando a casa loro, soprattutto dove sono riusciti a conseguire le leve del consenso e del potere: in Argentina si chiama la Teoria dei due demoni che costruisce la vulgata secondo la quale negli anni della dittatura di Videla si combatté una guerra tra due fazioni e la guerriglia perse, mentre l’esercito salvò il paese dal comunismo: una rilettura che non considera la costituzione e il fatto che lo stato nelle mani dei militari ha schiacciato in modo illegale vite e diritti, fatto sparire 30.000 persone (che nella narrazione della vicepresidente non sarebbero <i>desaparecidos</i> ma vivono in Europa con la pensione del welfare argentino)… in realtà è una battaglia difensiva per evitare ai camerati di Victoria Villaruel rimasti in vita di morire in galera. Altro tratto comune con i fascismi del mondo è l’ossessione per la discontinuità culturale e la riappropriazione di pensatori di sinistra come Gramsci: Milei, come Giuli, legge e propone la rilettura del fondatore de “l’Unità”, ma nonostante le spacconate sulla sua leadership autoproclamata sull’ultraderecha, non ha alcun rilievo internazionale per accreditarsi come riferimento dei movimenti sovranisti latinamericani, perché non ha nulla di concreto da esibire ed è un fenomeno localista che nasce dalla contrapposizione al peronismo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61351191</guid><pubDate>Wed, 11 Sep 2024 21:56:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61351191/argentina_di_milei.mp3" length="38270814" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>A piedi al discount per sopravvivere in Argentina… 
… vendere l’auto per necessità, ma sostenendo le teorie di Milei – in mancanza d’altro  

 https://ogzero.org/tag/latinoamerica/  

In Argentina il presidente non avrebbe i numeri parlamentari per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i><b>A piedi al discount per sopravvivere in Argentina… </b></i><br /><i><b>… vendere l’auto per necessità, ma sostenendo le teorie di Milei – in mancanza d’altro  </b></i><br /><br /> <a href="https://ogzero.org/tag/latinoamerica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/latinoamerica/</a>  <br /><br />In Argentina il presidente non avrebbe i numeri parlamentari per far passare nessuna delle sue mirabolanti riforme e inoltre si è presentato come totalmente extraparlamentare. Ora ha cominciato a imparare come mediare e dividere l’opposizione e infatti pone il veto sulla legge che tentava di alleviare la condizione dei pensionati (aumento delle minime di 8,1%), non solo reprimendo a bastonate le proteste dei vecchi in piazza, ma inglobando certi settori del peronismo conservatore, o vellicando il ventre molle del partito di Macri con negoziati permanenti. Questa una prima sintesi che Federico Larsen ci ha offerto in questo lungo quadro della situazione argentina a un anno dall’insediamento di Javier Milei. Un paese centrale per capire in che direzione potrà andare il continente dopo la <a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">seconda marea rosa</a> nel caso il vicino yankee scelga Trump. Trump e Bolsonaro accomunavano le destre di tutto il continente concentrate contro Maduro e contro la politica di genere, per ora non ci sono i presupposti per scatenare di nuovo quell’ondata fascista… senza una nuova presidenza Trump Gonzales Urrutia fa la fine di Guaidò, in caso contrario forse si riallaccia quella spinta reazionaria e Milei può andare sulla scia.  <br /><br /><b>Un salto nel vuoto</b> Permane poi il concetto di ricondurre tutto all’<i>ajuste permanente</i>, ovvero il bilancio appianato attraverso l’azzeramento di quello che era uno dei welfare più assistenziali del continente, elefantiaco e gestito dalle istituzioni, dai sindacati e dai movimenti che fungevano da vestali dell’ascensore sociale, adesso le clientele si sono sgonfiate, anche se l’Università è rimasto l’unico luogo di mobilitazione di massa in grado di coinvolgere la classe media dopo i tagli perpetrati dal governo ultraliberista; per il resto le proteste ora si sono mostrate in piazza con numeri esigui e si sono ormai ridotte le mobilitazioni perché l’opposizione sindacale (peronista, da sempre potente, ora frastornata) è poco credibile al punto che i sondaggi mantengono Milei sopra al 55 per cento di apprezzamento, solo perché non c’è una valida alternativa – e il peronismo in Argentina ha lasciato una tradizione di lotte che non annovera spinte dal basso in assenza di leader carismatici – e non sono ancora venuti i nodi al pettine, perché il governo ha spostato voci e aggiustato i conti “massacrando i numeri” e procrastinando il baratro. Persino la Uia, la confindustria locale, non vede di buon occhio la politica economica governativa, tant’è vero che nessuno investe, non essendoci alcuna fiducia nel sistema-paese, tanto che il Presupuesto (la finanziaria) che verrà presentato in prima persona da Milei al parlamento è una provocazione esibita perché venga bocciata, perché fondata su falsità palesi e perché è un’accozzaglia di teorie che vengono meno alla prova dei fatti. Era stato solo il movimento Ni una menos a scuotere davvero su argomenti forti. Ora non ci sono temi su cui si coalizzano forze a resistere al disastro del neomenemismo: il catastrofico smottamento del welfare.<br /><br /><b>I conti con la storia del golpe sanguinario</b> Altro aspetto riguarda il revisionismo storico fascistoide che tutti i sovranismi stanno perpetrando a casa loro, soprattutto dove sono riusciti a conseguire le leve del consenso e del potere: in Argentina si chiama la Teoria dei due demoni che costruisce la vulgata secondo la quale negli anni della dittatura di Videla si combatté una guerra tra due fazioni e la guerriglia perse, mentre l’esercito salvò il paese dal...]]></itunes:summary><itunes:duration>2392</itunes:duration><itunes:keywords>ahora,argentina,bullrich,jubilados,leybases,milei,mileieshambre,mileiverguenzamundial,noaladelegacióndefacultades,noalaleybases,noalareformalaboral,noalareformapenal,noalareformaprevisional,noalpactofiscal,noalveto,presupuesto,saqueo,venezuela,villaruel</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/17ad415bc849271f30ec20fc2ad844f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sistema Ecuador: fondato su schiavi afrodiscendenti e narcostato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sistema-ecuador-fondato-su-schiavi-afrodiscendenti-e-narcostato--58971907</link><description><![CDATA[Tagli, tasse per pagare la polizia e perpetuare lo status quo.<br />La normalizzazione "narcotizzando" l'opinione pubblica<br /><br /><a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a> Un sistema gerarchico razzista su cui si innesta lo stato di polizia dopo la fuga dei narcos dalle galere e le gang a sfidare Noboa; e l’opinione pubblica è “narcotizzata” e normalizzata. Siamo intorno a <i>Santo Domingo de los Tsáchilas</i> una zona costiera dell’Ecuador abitata in maggioranza da afrodiscendenti in cui la multinazionale nipponica Furukawa Plantaciones produce fibra di Abacá, usata per produrre corde. Le stesse che legano i lavoratori ridotti in schiavitù. Un caso di cui abbiamo parlato con Davide Matrone (@Davidem281) che fa parte del comitato a tutela dei lavoratori, partecipando alle marce della società civile mobilitatasi a Quito e ha poi intervistato Alejandro Morales, l’avvocato dei lavoratori, per “<a href="https://pagineesteri.it/2024/03/05/america-latina/ecuador-continua-la-lotta-dei-lavoratori-e-delle-lavoratrici-della-furukawa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pagine esteri</a>”.<br />Il caso esplose nel 2019 e le sentenze andarono in giudicato senza che per questo le vittime siano state indennizzate; il 9 aprile i rappresentanti della multinazionale sono convocati dalla Corte costituzionale ecuadoriana per rendere conto del comportamento schiavistico adottato per generazioni nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie “incatenate” alle piantagioni, arrivando a mutilare i servi della gleba, come erano indicate le maestranze negli atti processuali. Addirittura, secondo le denunce della Conaie non risultano censiti 700.000 afrodiscendenti: questo getta una luce particolare sul fatto che non vengano riconosciuti i diritti di indennizzazione attraverso il possesso delle terre che coltivano, questo in mancanza di una sentenza definitiva che sia poi eseguita. Manca per altro una condanna del sistema schiavistico, gettando la colpa su alcuni funzionari che fanno da capri espiatori.<br />Peraltro dopo lo choc delle gang in diretta tv, la transizione alla normalità consolida i processi di repressione di uno stato di polizia funzionale alle politiche economiche restrittive e la mano dura normalizza colpendo esclusivamente i movimenti di protesta e anche in questo caso il sistema narcos non viene messo in discussione e si colpiscono solo i pesci piccoli, di nuovo i soliti capri espiatori che tengono in piedi il sistema che legittima i tagli al welfare residuo, la precarizzazione del lavoro e l’imposizione di tasse per assicurare i pagamenti della polizia e favorire il reclutamento per le gang tra i poveri in aumento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58971907</guid><pubDate>Fri, 08 Mar 2024 18:28:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58971907/furukawaecuadoresclavista.mp3" length="23491342" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Tagli, tasse per pagare la polizia e perpetuare lo status quo.
La normalizzazione "narcotizzando" l'opinione pubblica

https://ogzero.org/tag/ecuador/ Un sistema gerarchico razzista su cui si innesta lo stato di polizia dopo la fuga dei narcos dalle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tagli, tasse per pagare la polizia e perpetuare lo status quo.<br />La normalizzazione "narcotizzando" l'opinione pubblica<br /><br /><a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a> Un sistema gerarchico razzista su cui si innesta lo stato di polizia dopo la fuga dei narcos dalle galere e le gang a sfidare Noboa; e l’opinione pubblica è “narcotizzata” e normalizzata. Siamo intorno a <i>Santo Domingo de los Tsáchilas</i> una zona costiera dell’Ecuador abitata in maggioranza da afrodiscendenti in cui la multinazionale nipponica Furukawa Plantaciones produce fibra di Abacá, usata per produrre corde. Le stesse che legano i lavoratori ridotti in schiavitù. Un caso di cui abbiamo parlato con Davide Matrone (@Davidem281) che fa parte del comitato a tutela dei lavoratori, partecipando alle marce della società civile mobilitatasi a Quito e ha poi intervistato Alejandro Morales, l’avvocato dei lavoratori, per “<a href="https://pagineesteri.it/2024/03/05/america-latina/ecuador-continua-la-lotta-dei-lavoratori-e-delle-lavoratrici-della-furukawa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pagine esteri</a>”.<br />Il caso esplose nel 2019 e le sentenze andarono in giudicato senza che per questo le vittime siano state indennizzate; il 9 aprile i rappresentanti della multinazionale sono convocati dalla Corte costituzionale ecuadoriana per rendere conto del comportamento schiavistico adottato per generazioni nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie “incatenate” alle piantagioni, arrivando a mutilare i servi della gleba, come erano indicate le maestranze negli atti processuali. Addirittura, secondo le denunce della Conaie non risultano censiti 700.000 afrodiscendenti: questo getta una luce particolare sul fatto che non vengano riconosciuti i diritti di indennizzazione attraverso il possesso delle terre che coltivano, questo in mancanza di una sentenza definitiva che sia poi eseguita. Manca per altro una condanna del sistema schiavistico, gettando la colpa su alcuni funzionari che fanno da capri espiatori.<br />Peraltro dopo lo choc delle gang in diretta tv, la transizione alla normalità consolida i processi di repressione di uno stato di polizia funzionale alle politiche economiche restrittive e la mano dura normalizza colpendo esclusivamente i movimenti di protesta e anche in questo caso il sistema narcos non viene messo in discussione e si colpiscono solo i pesci piccoli, di nuovo i soliti capri espiatori che tengono in piedi il sistema che legittima i tagli al welfare residuo, la precarizzazione del lavoro e l’imposizione di tasse per assicurare i pagamenti della polizia e favorire il reclutamento per le gang tra i poveri in aumento.]]></itunes:summary><itunes:duration>1469</itunes:duration><itunes:keywords>100diasdementiras,abaca,américalatina,bandas,conaie,danielnoboa,ecuador,ecuadorcrisis,ecuadorenguerra,esclavitudmoderna,furukawanuncamas,narcos,noboa,rafaelcorrea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b002cb9c703816083217bd9e39899deb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La blindatura dello spazio pubblico ecuadoriano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-blindatura-dello-spazio-pubblico-ecuadoriano--58482447</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a> <br /><br />Con Francesco Martone frequenta l’Ecuador da 24 anni e ha redatto un articolo sugli eventi ecuadoriani attuali che usiamo come base per cercare di collocare la situazione attuale nei processi che hanno destrutturato la società negli ultimi anni, usando l’emergenza narcos, che esiste realmente perché il paese funge da tramite tra i mercati e i produttori. <a href="https://comune-info.net/ecuador-come-il-cane-di-pavlov/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://comune-info.net/ecuador-come-il-cane-di-pavlov/</a> Con lui parliamo della situazione del paese andino dopo la proclamazione dello stato di guerra interno da parte del neopresidente Noboa, rampollo di una delle famiglie più potenti del paese.  <br />Le strategie governative giocano sui tempi e sulla dilatazione dello stato di guerra permanente e arrivare alle elezioni tra poco più di un anno con la caratura del governo forte che a favore di telecamera ha affrontato i cartelli e intanto non ha toccato i privilegi della classe che lo esprime, sfruttando l’occasione offerta dallo spettacolo dell’assalto televisivo per mettere nell’angolo le istanze della società che si contrappone all’estrattivismo (soggetta alla <i>slow violence</i> che lenta corrode la determinazione del Movimento), che vuole cancellare il passato petrolifero, che intende sostenere le richieste ambientaliste del Conaie.  <br />L’Ecuador è diviso in almeno due mondi: quello degli affari lobbistici che si compenetra con i traffici, e fa della contrapposizione alle bande un altro spettacolo mediatico; e quello delle comunità indigene e dei movimenti contro l’estrattivismo. Infatti molti sono gli interessi legati alle politiche estrattiviste nei territori nativi, la repressione che si giustifica con la lotta al narcotraffico della popolazione razzializata, ,la polarizzazione delle oligarchie che hanno compiuto un operazione di passaggio generazionale del potere, la ripresa del protagonismo americano nel controllo dell’area, dopo che Correa aveva chiuso la base statunitense di Manta.  <br />L’individuazione da parte dei cartelli del narcotraffico dell’Ecuador come un hub ideale per il passaggio della merce verso i mercati europei ha fatto innalzare il livello di violenza diffusa, anche perché le politiche neoliberali e di privatizzazione selvaggia perseguiti dai governi successivi a quello di Correa hanno contribuito a demolire l’apparato statale, pure quello della sicurezza e prevenzione, e impoverito la gran massa di popolazione che è divenuta manodopera a basso costo per i narcos locali, Choleros e Lobos alleati con i messicani di Jalisco e Nueva generaciòn. La messicanizzazione avanza al punto che vengono votati atti urgenti per consentire alle truppe americane di ritornare di stanza sul territorio, quando durante la presidenza Correa erano state chiuse le caserme di militi statunitensi. Si avanzano progetti di carceri – che fornirebbero soltanto occasione di extraterritorialità su porzioni di paese consegnate ai cartelli; come forse si è sfruttata la esibizione mediatica dell’intrusione negli studi per poter far passare la <i>ley economica</i>, eliminare dall’agenda di discussione i temi che i Movimenti perseguono… almeno fino alle prossime trappole strategiche che preparano la campagna elettorale, che vede avvantaggiato un governo ultraliberista di giovani 30-40enni, espressione delle oligarchie di destra che rappresentano il potere (per esempio dei rampolli del fabbricante di armi e rappresentante della produzione bellica dello stato ebraico) e Noboa si rivolge proprio ai giovani; a livello istituzionale a questi mostri si contrappone uno stuolo di amministratori locali in genere progressisti.  <br />La dichiarazione di guerra è nei fatti un colpo mediatico ad effetto per creare le condizioni per un governo “di unità nazionale” e di “guerra”, nel quale si sta delineando una chiara distribuzione dei compiti. Da una parte i militari, che da ora in poi prendono il comando delle operazioni di ordine pubblico, con la polizia a loro servizio (cosa che crea non poche frizioni) e che così possono riaffermare il loro ruolo, e la loro credibilità di fronte al popolo; in attesa delle imminenti elezioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58482447</guid><pubDate>Sun, 28 Jan 2024 22:29:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58482447/martone_ecuador.mp3" length="28689079" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/ecuador/ 

Con Francesco Martone frequenta l’Ecuador da 24 anni e ha redatto un articolo sugli eventi ecuadoriani attuali che usiamo come base per cercare di collocare la situazione attuale nei processi che hanno destrutturato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a> <br /><br />Con Francesco Martone frequenta l’Ecuador da 24 anni e ha redatto un articolo sugli eventi ecuadoriani attuali che usiamo come base per cercare di collocare la situazione attuale nei processi che hanno destrutturato la società negli ultimi anni, usando l’emergenza narcos, che esiste realmente perché il paese funge da tramite tra i mercati e i produttori. <a href="https://comune-info.net/ecuador-come-il-cane-di-pavlov/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://comune-info.net/ecuador-come-il-cane-di-pavlov/</a> Con lui parliamo della situazione del paese andino dopo la proclamazione dello stato di guerra interno da parte del neopresidente Noboa, rampollo di una delle famiglie più potenti del paese.  <br />Le strategie governative giocano sui tempi e sulla dilatazione dello stato di guerra permanente e arrivare alle elezioni tra poco più di un anno con la caratura del governo forte che a favore di telecamera ha affrontato i cartelli e intanto non ha toccato i privilegi della classe che lo esprime, sfruttando l’occasione offerta dallo spettacolo dell’assalto televisivo per mettere nell’angolo le istanze della società che si contrappone all’estrattivismo (soggetta alla <i>slow violence</i> che lenta corrode la determinazione del Movimento), che vuole cancellare il passato petrolifero, che intende sostenere le richieste ambientaliste del Conaie.  <br />L’Ecuador è diviso in almeno due mondi: quello degli affari lobbistici che si compenetra con i traffici, e fa della contrapposizione alle bande un altro spettacolo mediatico; e quello delle comunità indigene e dei movimenti contro l’estrattivismo. Infatti molti sono gli interessi legati alle politiche estrattiviste nei territori nativi, la repressione che si giustifica con la lotta al narcotraffico della popolazione razzializata, ,la polarizzazione delle oligarchie che hanno compiuto un operazione di passaggio generazionale del potere, la ripresa del protagonismo americano nel controllo dell’area, dopo che Correa aveva chiuso la base statunitense di Manta.  <br />L’individuazione da parte dei cartelli del narcotraffico dell’Ecuador come un hub ideale per il passaggio della merce verso i mercati europei ha fatto innalzare il livello di violenza diffusa, anche perché le politiche neoliberali e di privatizzazione selvaggia perseguiti dai governi successivi a quello di Correa hanno contribuito a demolire l’apparato statale, pure quello della sicurezza e prevenzione, e impoverito la gran massa di popolazione che è divenuta manodopera a basso costo per i narcos locali, Choleros e Lobos alleati con i messicani di Jalisco e Nueva generaciòn. La messicanizzazione avanza al punto che vengono votati atti urgenti per consentire alle truppe americane di ritornare di stanza sul territorio, quando durante la presidenza Correa erano state chiuse le caserme di militi statunitensi. Si avanzano progetti di carceri – che fornirebbero soltanto occasione di extraterritorialità su porzioni di paese consegnate ai cartelli; come forse si è sfruttata la esibizione mediatica dell’intrusione negli studi per poter far passare la <i>ley economica</i>, eliminare dall’agenda di discussione i temi che i Movimenti perseguono… almeno fino alle prossime trappole strategiche che preparano la campagna elettorale, che vede avvantaggiato un governo ultraliberista di giovani 30-40enni, espressione delle oligarchie di destra che rappresentano il potere (per esempio dei rampolli del fabbricante di armi e rappresentante della produzione bellica dello stato ebraico) e Noboa si rivolge proprio ai giovani; a livello istituzionale a questi mostri si contrappone uno stuolo di amministratori locali in genere progressisti.  <br />La dichiarazione di guerra è nei fatti un colpo mediatico ad effetto per creare le condizioni per un governo “di unità nazionale” e di “guerra”, nel quale si sta...]]></itunes:summary><itunes:duration>1794</itunes:duration><itunes:keywords>américalatina,conaie,correa,ecuador,ecuadorbajoataque,ecuadorcrisis,ecuadorenguerra,guayaquil,lasso,moreno,narcos,noboa,quito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1594ece4740462cfe5317e8e45e1057b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>NarcoStato a Quito: l’evoluzione delle gang sullo stato sociale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/narcostato-a-quito-l-evoluzione-delle-gang-sullo-stato-sociale--58293003</link><description><![CDATA[NarcoCaos si sposta in Ecuador<br /><br /><a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a><br /><br />Quito silente non è un bel segnale come sottofondo per il racconto di Davide Matrone, solitamente immerso nel frastuono del traffico: una città controllata da militari in perlustrazione dei vari territori, dopo le scorribande delle maras che ormai non sono più solo delle bande di criminali organizzati, ma la potenza e le risorse messe in campo nella sfida contro il neopresidente Noboa è impressionante e affonda nel disagio e miseria che non vengono considerati dal potere fattori collegati all’esplosione delle bande narcos, che è necessario debellare, restituendo normalità al di là della sopravvivenza. E questa è la differenza con Bukele, che alla repressione securitaria e carceraria aggiunge servizi in ausilio alla povertà, mentre in Ecuador dopo Correa – che comunque ha dato il suo appoggio dall’esilio contro le rivolte delle gang – il neoliberismo ha strozzato lo stato sociale; e senza che nessuno prendesse sul serio le <a href="https://www.spreaker.com/episode/flessibili-alle-riforme-fmi-a-quito-a-guayaquil-le-gang-in-carcere-sono-inflessibili--46805231" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivolte</a> che già due anni fa avevano accolto Lasso con 118 morti a Guayaquil, e già in quel frangente erano solo una replica dei sommovimenti avvenuti con Moreno.<br />Poi è balenata l’idea che forse la vicinanza con <a href="https://ogzero.org/studium/panama-la-tierra-no-se-vende-se-ama-y-se-defiende/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Panama</a> è un volano per il traffico che ha trovato in Ecuador il nuovo assetto per la supply chain delle droghe… nel momento in cui Colombia e Messico hanno più difficoltà di diffondere i loro prodotti (ritorneremo sul mondo narcos latinos con al centro Guayaquil, non a caso uno dei porti più importanti del Pacifico, da cui partono portacontainer verso l'Atlantico). Dai bandilleros di qualche anno fa c’è stato un salto di qualità a livello internazionale perché si è spostato il baricentro del concentramento del traffico; e questo coinvolge anche apparati, costituendo così il Narcostato del momento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58293003</guid><pubDate>Sun, 14 Jan 2024 07:25:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58293003/narcocaos.mp3" length="11449496" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>NarcoCaos si sposta in Ecuador

https://ogzero.org/tag/ecuador/

Quito silente non è un bel segnale come sottofondo per il racconto di Davide Matrone, solitamente immerso nel frastuono del traffico: una città controllata da militari in perlustrazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NarcoCaos si sposta in Ecuador<br /><br /><a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a><br /><br />Quito silente non è un bel segnale come sottofondo per il racconto di Davide Matrone, solitamente immerso nel frastuono del traffico: una città controllata da militari in perlustrazione dei vari territori, dopo le scorribande delle maras che ormai non sono più solo delle bande di criminali organizzati, ma la potenza e le risorse messe in campo nella sfida contro il neopresidente Noboa è impressionante e affonda nel disagio e miseria che non vengono considerati dal potere fattori collegati all’esplosione delle bande narcos, che è necessario debellare, restituendo normalità al di là della sopravvivenza. E questa è la differenza con Bukele, che alla repressione securitaria e carceraria aggiunge servizi in ausilio alla povertà, mentre in Ecuador dopo Correa – che comunque ha dato il suo appoggio dall’esilio contro le rivolte delle gang – il neoliberismo ha strozzato lo stato sociale; e senza che nessuno prendesse sul serio le <a href="https://www.spreaker.com/episode/flessibili-alle-riforme-fmi-a-quito-a-guayaquil-le-gang-in-carcere-sono-inflessibili--46805231" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivolte</a> che già due anni fa avevano accolto Lasso con 118 morti a Guayaquil, e già in quel frangente erano solo una replica dei sommovimenti avvenuti con Moreno.<br />Poi è balenata l’idea che forse la vicinanza con <a href="https://ogzero.org/studium/panama-la-tierra-no-se-vende-se-ama-y-se-defiende/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Panama</a> è un volano per il traffico che ha trovato in Ecuador il nuovo assetto per la supply chain delle droghe… nel momento in cui Colombia e Messico hanno più difficoltà di diffondere i loro prodotti (ritorneremo sul mondo narcos latinos con al centro Guayaquil, non a caso uno dei porti più importanti del Pacifico, da cui partono portacontainer verso l'Atlantico). Dai bandilleros di qualche anno fa c’è stato un salto di qualità a livello internazionale perché si è spostato il baricentro del concentramento del traffico; e questo coinvolge anche apparati, costituendo così il Narcostato del momento.]]></itunes:summary><itunes:duration>716</itunes:duration><itunes:keywords>américalatina,correa,ecuador,ecuadorbajoataque,ecuadorcrisis,ecuadorenguerra,guayaquil,lasso,moreno,narcos,noboa,quito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e70986e47057fe5e0506b73f5aaa2f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amo la radio perché dilata i confini… e li liquida</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amo-la-radio-perche-dilata-i-confini-e-li-liquida--58150920</link><description><![CDATA[50 anni di Latinamerica attraversati da Alfredo Somoza<br /><br /><a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/</a><br /><br />Un periodo <i>muy rico</i> quello in cui Alfredo Luis Somoza – responsabile della rubrica settimanale “Mondialità” su Radio Popolare, incardinato sul concetto di “globalizzazione” (come nel suo <i>Siamo già oltre?</i>), e presidente dell’Icei – è cresciuto nell’Argentina precedente e immediatamente successiva al golpe di Videla, scontri prima e resistenza formativa poi. E Alfredo, allora giovane studente, sembra far emergere su tutto la città, nata dal meltin’ pot di comunità che hanno finito per creare un’idea unica di porteño, una narrazione letteraria fatta di strade e quartieri quasi mitologici, come la Boca (da cui proviene la famiglia dell’estensore) coi suoi colori mescolati al bianco e nero delle foto di clandestinità e dolore. La lotta che prosegue invariata tra cultura della libertà e dittatura in una coazione a ripetere che da sempre porta a caricature feroce dell’estremismo reazionario: la verguenza militar con Videla, il saqueo economico con Menem, l’ultraeversione con Milei.<br />E poi l’educazione tangueira fino a Astor Piazzolla, capace di mettere in musica le tensioni, la salsa di Ruben Blades (anche ministro del turismo di Panama) e l’inno alla <i>resilienza</i> di Mercedes Soza; l’educazione filosofica nella scuola retta dai gesuiti di Jorge Bergoglio, che Alfredo ha preceduto di molti decenni, “tornando” in Italia nel 1982. La collaborazione con Radio Popolare cominciò con le elezioni che portarono <a href="https://twitter.com/hashtag/Alfons%C3%ADn?src=hashtag_click" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alfonsín</a> alla Casa Rosada… e al ritorno a una nuova democrazia dell’America del Sud; di lì nacquero trasmissioni con funzioni sociali e politiche insieme a Raffaele Mastro, per l’Africa. Nasce la controinformazione su un mondo rebelde in tempi in cui non esisteva la rete Internet.<br />E allora in <i>Mezzo secolo di America latina</i> a partire dal golpe di Pinochet si affastellano idee, analisi e personaggi intervistati: Pepe Mujica, Eduardo Galeano, Rigoberta Menchu, Raoul Alfonsin, il movimento Nì una menos, Lula Da Silva… l’Osservatorio geopolitico delle droghe]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58150920</guid><pubDate>Sat, 30 Dec 2023 07:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58150920/laconversazione20231227radiopop.mp3" length="37597196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>50 anni di Latinamerica attraversati da Alfredo Somoza

https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/

Un periodo muy rico quello in cui Alfredo Luis Somoza – responsabile della rubrica settimanale “Mondialità” su Radio Popolare,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[50 anni di Latinamerica attraversati da Alfredo Somoza<br /><br /><a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/</a><br /><br />Un periodo <i>muy rico</i> quello in cui Alfredo Luis Somoza – responsabile della rubrica settimanale “Mondialità” su Radio Popolare, incardinato sul concetto di “globalizzazione” (come nel suo <i>Siamo già oltre?</i>), e presidente dell’Icei – è cresciuto nell’Argentina precedente e immediatamente successiva al golpe di Videla, scontri prima e resistenza formativa poi. E Alfredo, allora giovane studente, sembra far emergere su tutto la città, nata dal meltin’ pot di comunità che hanno finito per creare un’idea unica di porteño, una narrazione letteraria fatta di strade e quartieri quasi mitologici, come la Boca (da cui proviene la famiglia dell’estensore) coi suoi colori mescolati al bianco e nero delle foto di clandestinità e dolore. La lotta che prosegue invariata tra cultura della libertà e dittatura in una coazione a ripetere che da sempre porta a caricature feroce dell’estremismo reazionario: la verguenza militar con Videla, il saqueo economico con Menem, l’ultraeversione con Milei.<br />E poi l’educazione tangueira fino a Astor Piazzolla, capace di mettere in musica le tensioni, la salsa di Ruben Blades (anche ministro del turismo di Panama) e l’inno alla <i>resilienza</i> di Mercedes Soza; l’educazione filosofica nella scuola retta dai gesuiti di Jorge Bergoglio, che Alfredo ha preceduto di molti decenni, “tornando” in Italia nel 1982. La collaborazione con Radio Popolare cominciò con le elezioni che portarono <a href="https://twitter.com/hashtag/Alfons%C3%ADn?src=hashtag_click" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alfonsín</a> alla Casa Rosada… e al ritorno a una nuova democrazia dell’America del Sud; di lì nacquero trasmissioni con funzioni sociali e politiche insieme a Raffaele Mastro, per l’Africa. Nasce la controinformazione su un mondo rebelde in tempi in cui non esisteva la rete Internet.<br />E allora in <i>Mezzo secolo di America latina</i> a partire dal golpe di Pinochet si affastellano idee, analisi e personaggi intervistati: Pepe Mujica, Eduardo Galeano, Rigoberta Menchu, Raoul Alfonsin, il movimento Nì una menos, Lula Da Silva… l’Osservatorio geopolitico delle droghe]]></itunes:summary><itunes:duration>2350</itunes:duration><itunes:keywords>alfonsín,argentina,borges,buenosaires,controinformazione,eduardogaleano,globalizzazione,menem,milei,mujica,piazzolla,porteño</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/594f0143e9a665c212b5f890b7e03ae1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Klondyke della Guyana: guerra in cambio di territorio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-klondyke-della-guyana-guerra-in-cambio-di-territorio--57953214</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a> <br /><br />Dopo il referendum venezuelano, il cui esito era scontato – non solo per il tipo di regime, ma anche perché improntato a un irredentismo nazionalista molto diffuso ultimamente dovunque e supportato a Caracas anche dall’opposizione –, ora qualsiasi esito è possibile. Difficilmente assisteremo a un nuovo conflitto di questa Terza guerra mondiale diffusa in pillole, perché a nessuno dei protagonisti conviene, esibizioni muscolari non si sono fatte attendere (Brasile muove truppe in Roraima, Washington decide esercitazioni militari), ma gli Usa non avevano dato luogo ad aiuti per infrastrutture richieste dalla Guyana, lasciando che si spalancassero le porte agli interessi cinesi alle risorse dell’Esequibo – la regione pretestuosamente contesa sulla base di un intricato diritto internazionale che risale al colonialismo britannico. Peraltro Caracas è schierata con Pechino, che dal paese sudamericano si rifornisce di petrolio. <br />Ecco, qualche dubbio sull’importanza dell’enorme giacimento di idrocarburi (si parla di miliardi di barili) per la Pdvsa sorge quando si pensa che mancano investimenti per sfruttare a pieno i pozzi venezuelani – a parte la strategia volta a sottrarre petrolio alla concorrenza della Exxon, che estrae in Guyana. D’altro canto la mossa sovranista di Maduro a rivendicare confini per tutti i venezuelani sacrosanti può sicuramente essere letta in chiave elettorale il prossimo anno.<br />Andrea Cegna ai microfoni di Radio Blackout aggiunge una terza ipotesi, molto intrigante. Lo stato-nazione mantiene un ruolo fondamentale per il controllo del territorio (ribaltando le teorie sulla globalizzazione – ma forse proprio perché la messa in discussione del multilateralismo ha ridotto di molto il mercato globalizzato), portando alle estreme conseguenze l’esproprio dei territori in generale come estrazione di ricchezze (solo la miniera di Omai ha prodotto più di 100 tonnellate di oro in 12 anni fino al 2005). <br />Difficilmente in Sudamerica si assiste a una guerra tra eserciti, nemmeno proxy war, e anche in questo caso è improbabile che esploda, anche per la configurazione del territorio: l’unica soluzione è il dialogo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57953214</guid><pubDate>Fri, 08 Dec 2023 22:24:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57953214/warforterritory.mp3" length="20462816" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/ 

Dopo il referendum venezuelano, il cui esito era scontato – non solo per il tipo di regime, ma anche perché improntato a un irredentismo nazionalista molto diffuso ultimamente dovunque e supportato a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a> <br /><br />Dopo il referendum venezuelano, il cui esito era scontato – non solo per il tipo di regime, ma anche perché improntato a un irredentismo nazionalista molto diffuso ultimamente dovunque e supportato a Caracas anche dall’opposizione –, ora qualsiasi esito è possibile. Difficilmente assisteremo a un nuovo conflitto di questa Terza guerra mondiale diffusa in pillole, perché a nessuno dei protagonisti conviene, esibizioni muscolari non si sono fatte attendere (Brasile muove truppe in Roraima, Washington decide esercitazioni militari), ma gli Usa non avevano dato luogo ad aiuti per infrastrutture richieste dalla Guyana, lasciando che si spalancassero le porte agli interessi cinesi alle risorse dell’Esequibo – la regione pretestuosamente contesa sulla base di un intricato diritto internazionale che risale al colonialismo britannico. Peraltro Caracas è schierata con Pechino, che dal paese sudamericano si rifornisce di petrolio. <br />Ecco, qualche dubbio sull’importanza dell’enorme giacimento di idrocarburi (si parla di miliardi di barili) per la Pdvsa sorge quando si pensa che mancano investimenti per sfruttare a pieno i pozzi venezuelani – a parte la strategia volta a sottrarre petrolio alla concorrenza della Exxon, che estrae in Guyana. D’altro canto la mossa sovranista di Maduro a rivendicare confini per tutti i venezuelani sacrosanti può sicuramente essere letta in chiave elettorale il prossimo anno.<br />Andrea Cegna ai microfoni di Radio Blackout aggiunge una terza ipotesi, molto intrigante. Lo stato-nazione mantiene un ruolo fondamentale per il controllo del territorio (ribaltando le teorie sulla globalizzazione – ma forse proprio perché la messa in discussione del multilateralismo ha ridotto di molto il mercato globalizzato), portando alle estreme conseguenze l’esproprio dei territori in generale come estrazione di ricchezze (solo la miniera di Omai ha prodotto più di 100 tonnellate di oro in 12 anni fino al 2005). <br />Difficilmente in Sudamerica si assiste a una guerra tra eserciti, nemmeno proxy war, e anche in questo caso è improbabile che esploda, anche per la configurazione del territorio: l’unica soluzione è il dialogo.]]></itunes:summary><itunes:duration>1279</itunes:duration><itunes:keywords>esequibo,essequibo,exxon,guyana,guyanaesequiba,maduro,multinazionali,pdvsa,petrolio,referendum,venezuela,venezuelatoda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46a8b57d0852da75afd2a25e3c3a18e1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Milei, capolavoro distopico di Kissinger a 50 anni dalla Moneda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/milei-capolavoro-distopico-di-kissinger-a-50-anni-dalla-moneda--57888616</link><description><![CDATA[<b><a href="https://www.rosenbergesellier.it/ita/titolo?ref=1639" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.rosenbergesellier.it/ita/titolo?ref=1639</a> </b><br />El Plan condor pasa, ma Kissinger resta con Milei <br /><br />Mentre Kissinger, l'ex capo della diplomazia americana, moriva a un secolo dalla sua nascita e a mezzo secolo dalla sua dissoluzione del sogno sudamericano di emancipazione Milei conquistava la Casa Rosada con serie di promesse surreali.<br />Alfredo Somoza ha appena pubblicato un volume che rintraccia gli elementi che fanno da ponte tra la pesante eredità del golpe cileno che impose al continente i Chicago Boys e gli attuali protagonisti dell'attuale alternanza della più retriva reazione fascista e i blandi e imbrigliati tentativi di emancipazione.<br />I rapporti di Milei con gli ambienti finanziari e affaristici sono scoperchiati dalla scelta di Luis Caputo come ministro dell’economia: l’ex presidente della banca centrale che nella sua campagna elettorale l’economista loco ha promesso di smantellare.<br />Milei ha poi nominato Rodolfo Barra nuovo procuratore generale, effigiato in alcune pose fotografiche con svastiche, insieme ai suoi camerati neonazi. Milei sta intanto stipulando dall'altro lato la sua assicurazione contro le eventuali proteste di piazza che la sua selvaggia politica neoliberale provocherà, accordandosi con i settori del peronismo più accomodanti legati al sindacalismo corrotto. Le sue promesse elettorali roboanti si sgonfieranno facendo posto a una ristrutturazione neoliberista incentrata sulla svendita degli asset del paese e una macelleria sociale che colpirà ancora di più le classi popolari già martoriate da un inflazione galoppante. Le famiglie cercano di sopravvivere con i risparmi ingenti in dollari e con quelli da sempre cercano di oltrepassare anche questa avventura.<br />Il combinato disposto degli interessi economici ripropongono decenni di politica di tutte le anime peroniste, nostalgici del militarismo, poteri forti estrattivisti, menemisti... ma soprattutto l'economista loco è un burattino inventato dalla famiglia Macri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57888616</guid><pubDate>Sun, 03 Dec 2023 00:43:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57888616/mileieconomistacarnicero.mp3" length="23240548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://www.rosenbergesellier.it/ita/titolo?ref=1639 
El Plan condor pasa, ma Kissinger resta con Milei 

Mentre Kissinger, l'ex capo della diplomazia americana, moriva a un secolo dalla sua nascita e a mezzo secolo dalla sua dissoluzione del sogno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><a href="https://www.rosenbergesellier.it/ita/titolo?ref=1639" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.rosenbergesellier.it/ita/titolo?ref=1639</a> </b><br />El Plan condor pasa, ma Kissinger resta con Milei <br /><br />Mentre Kissinger, l'ex capo della diplomazia americana, moriva a un secolo dalla sua nascita e a mezzo secolo dalla sua dissoluzione del sogno sudamericano di emancipazione Milei conquistava la Casa Rosada con serie di promesse surreali.<br />Alfredo Somoza ha appena pubblicato un volume che rintraccia gli elementi che fanno da ponte tra la pesante eredità del golpe cileno che impose al continente i Chicago Boys e gli attuali protagonisti dell'attuale alternanza della più retriva reazione fascista e i blandi e imbrigliati tentativi di emancipazione.<br />I rapporti di Milei con gli ambienti finanziari e affaristici sono scoperchiati dalla scelta di Luis Caputo come ministro dell’economia: l’ex presidente della banca centrale che nella sua campagna elettorale l’economista loco ha promesso di smantellare.<br />Milei ha poi nominato Rodolfo Barra nuovo procuratore generale, effigiato in alcune pose fotografiche con svastiche, insieme ai suoi camerati neonazi. Milei sta intanto stipulando dall'altro lato la sua assicurazione contro le eventuali proteste di piazza che la sua selvaggia politica neoliberale provocherà, accordandosi con i settori del peronismo più accomodanti legati al sindacalismo corrotto. Le sue promesse elettorali roboanti si sgonfieranno facendo posto a una ristrutturazione neoliberista incentrata sulla svendita degli asset del paese e una macelleria sociale che colpirà ancora di più le classi popolari già martoriate da un inflazione galoppante. Le famiglie cercano di sopravvivere con i risparmi ingenti in dollari e con quelli da sempre cercano di oltrepassare anche questa avventura.<br />Il combinato disposto degli interessi economici ripropongono decenni di politica di tutte le anime peroniste, nostalgici del militarismo, poteri forti estrattivisti, menemisti... ma soprattutto l'economista loco è un burattino inventato dalla famiglia Macri.]]></itunes:summary><itunes:duration>1453</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,caputo,inflazione,kissinger,macri,milei,neoliberismo,peronismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a608f02d4c2c8c5505f9e9485f9cee5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tre sfumature di populismo: al risveglio sarà comunque un incubo argentino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tre-sfumature-di-populismo-al-risveglio-sara-comunque-un-incubo-argentino--57341451</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/</a>  <br /><br />Pesadillas tra galere alla Bukele e scuole di economia austriache folli, tra una ex ministra di Macri – altro fallimento della destra argentina – un ministro dell’economia che si candida per i peronisti senza esserlo mai stato, invece di nascondersi per il disastro in atto di un’Argentina alla miseria, con file di mendicanti e inflazione al 150%... una popolazione spaesata (anche nel senso etimologico, perché il paese è stato svenduto e privatizzato) che si fa affascinare da chi rievoca un passato di grande potenza e contemporaneamente usa il linguaggio di Videla per negare che ci siano stati morti, desaparecidos, repressione tra il 1976 e il 1983… una situazione sull’orlo dell’abisso: comunque vada sarà presidente una persona convintamente di estrema destra, che non potrà adempiere alle sue promesse e imploderà del tutto lo stato.  <br /><br /><b>Una brutta teratologia</b><br />Alfredo Somoza ci ha annunciato, mentre ci descriveva cosa vedeva aggirandosi per le strade di Buenos Aires, un articolo per l’“<a href="https://alfredosomoza.com/2023/10/20/tre-sfumature-di-populismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Huffington</a>” uscito il giorno dopo questa chiacchierata in cui riprende in parte quanto ci ha testimoniato. Abbiamo parlato a lungo non solo di questi orridi candidati, ma anche di negazionismo; del bolsonarismo di Xavier Milei (il peggiore tra gli incubi) che non riflette la nazione, ma ne riflette uno stato d’animo maggioritario di schifo e repulsione; delle Villas miserias che si vanno creando anche nel centro cittadino, o delle lunghe file tutto attorno a Plaza de Mayo di quel 40% di indigenti che alla Croce rossa ricevono almeno un pasto; della negazione dei diritti acquisiti (soprattutto quelli di genere); scandali e corruzione come piovesse; dello spettro di Domingo Cavallo (il ministro del default), delle privatizzazioni minacciate (e impossibili, perché non c’è più niente da vendere).<br /><br /><b>L’eterno ritorno dell’uguale ributtante</b>  <br />Dopo aver riassunto gli ultimi 15 anni di declino Alfredo riprende l’idea presente nel suo nuovo libro in uscita per cui si sta di nuovo ripiegando su una riedizione comune all’intero Latinoamerica del ricorrente periodo più reazionario nel consueto ripetitivo ritorno… de la misma pesadilla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57341451</guid><pubDate>Sun, 22 Oct 2023 12:50:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57341451/trespesadillaspopulistas.mp3" length="23900535" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/  

Pesadillas tra galere alla Bukele e scuole di economia austriache folli, tra una ex ministra di Macri – altro fallimento della destra argentina – un ministro dell’economia che si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/</a>  <br /><br />Pesadillas tra galere alla Bukele e scuole di economia austriache folli, tra una ex ministra di Macri – altro fallimento della destra argentina – un ministro dell’economia che si candida per i peronisti senza esserlo mai stato, invece di nascondersi per il disastro in atto di un’Argentina alla miseria, con file di mendicanti e inflazione al 150%... una popolazione spaesata (anche nel senso etimologico, perché il paese è stato svenduto e privatizzato) che si fa affascinare da chi rievoca un passato di grande potenza e contemporaneamente usa il linguaggio di Videla per negare che ci siano stati morti, desaparecidos, repressione tra il 1976 e il 1983… una situazione sull’orlo dell’abisso: comunque vada sarà presidente una persona convintamente di estrema destra, che non potrà adempiere alle sue promesse e imploderà del tutto lo stato.  <br /><br /><b>Una brutta teratologia</b><br />Alfredo Somoza ci ha annunciato, mentre ci descriveva cosa vedeva aggirandosi per le strade di Buenos Aires, un articolo per l’“<a href="https://alfredosomoza.com/2023/10/20/tre-sfumature-di-populismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Huffington</a>” uscito il giorno dopo questa chiacchierata in cui riprende in parte quanto ci ha testimoniato. Abbiamo parlato a lungo non solo di questi orridi candidati, ma anche di negazionismo; del bolsonarismo di Xavier Milei (il peggiore tra gli incubi) che non riflette la nazione, ma ne riflette uno stato d’animo maggioritario di schifo e repulsione; delle Villas miserias che si vanno creando anche nel centro cittadino, o delle lunghe file tutto attorno a Plaza de Mayo di quel 40% di indigenti che alla Croce rossa ricevono almeno un pasto; della negazione dei diritti acquisiti (soprattutto quelli di genere); scandali e corruzione come piovesse; dello spettro di Domingo Cavallo (il ministro del default), delle privatizzazioni minacciate (e impossibili, perché non c’è più niente da vendere).<br /><br /><b>L’eterno ritorno dell’uguale ributtante</b>  <br />Dopo aver riassunto gli ultimi 15 anni di declino Alfredo riprende l’idea presente nel suo nuovo libro in uscita per cui si sta di nuovo ripiegando su una riedizione comune all’intero Latinoamerica del ricorrente periodo più reazionario nel consueto ripetitivo ritorno… de la misma pesadilla.]]></itunes:summary><itunes:duration>1494</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,buenosaires,bullrich,casa.rosada,cordoba,massa,mendoza,milei,populismo.monetario,rosario,villamiseria,villasmiserias</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22405cc09ad4943e73983f962af73b05.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il padre di tutti gli Undici settembre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-padre-di-tutti-gli-undici-settembre--56815667</link><description><![CDATA[Finirà mai l'onda lunga del golpe cileno?<br /><a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/</a> <br /><br />Latinoamerica e Caribe, un’estate molto intensa che culminerà con il ballottaggio argentino a ottobre coincidente con quello di Quito a cui si è giunti attraverso un primo turno travagliato con serie di assassini di candidati; si sono peraltro registrati altri eventi come il controllo delle maras a Haiti, lo scippo della vittoria di Arevalo in Guatemala. Mentre l’Ecuador sembra improvvisamente diventato un piccolo laboratorio di tutte le esperienze e le tendenze del subcontinente: centro di smercio, divisioni tra correisti e indigenisti, la meteora Lasso e ora il bananiero e di nuovo l’ombra di Correa potrebbe offuscare Luisa González.<br />In mezzo si è archiviato anche il cinquantennale del golpe cileno, un anniversario sentito più all’estero che non in patria, forse perché per il mondo a posteriori si è trattato dell’esperimento in vitro di un sistema neoliberista all’estremo, poi esportato nel mondo fino alle attuali tensioni. Mentre per un paese diviso in due si è trattato dello snodo che ha concesso alla parte più retriva di controllare il paese impunita, e all’altra di subire quel regime, che mitizzò il modello economico esportandolo in modo mitigato nel resto del continente (e non solo).<br />Perciò abbiamo preso spunto da quell’Undici Settembre – e dal timore che l’orrida costituzione di Pinochet non verrà mai emendata – per poi cercare di inanellare gli eventi estivi e analizzare gli spunti che provenivano anche dagli appuntamenti internazionali di economia e finanza.<br />Qui Diego Battistessa e Alfredo Somoza hanno dunque duettato su Boric, mapuche, costituente; Gioconda Belli, orteghismo, Gustavo Petro; Scuola di Chicago, Compania del Cobre e latifondo; litio, Compagnie del legname, Benetton; Menem, coloni britannici, peronismo; Javier Milei, i Kirchner, lumpenproletariat; Villavicencio, Correa, Noboa, purezza del sangre.<br />Lotta per l’istruzione, unica barriera al populismo che attenta ai diritti di classe con l’appoggio proprio degli ultimi, uno dei tanti lasciti velenosi di Pinochet.<br />Questo l’impasto, la torta va assaporata qui:<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56815667</guid><pubDate>Sat, 16 Sep 2023 06:25:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56815667/il_padre_di_tutti_gli_undici_settembre.mp3" length="39877437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Finirà mai l'onda lunga del golpe cileno?
https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/ 

Latinoamerica e Caribe, un’estate molto intensa che culminerà con il ballottaggio argentino a ottobre coincidente con quello di Quito a cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Finirà mai l'onda lunga del golpe cileno?<br /><a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/</a> <br /><br />Latinoamerica e Caribe, un’estate molto intensa che culminerà con il ballottaggio argentino a ottobre coincidente con quello di Quito a cui si è giunti attraverso un primo turno travagliato con serie di assassini di candidati; si sono peraltro registrati altri eventi come il controllo delle maras a Haiti, lo scippo della vittoria di Arevalo in Guatemala. Mentre l’Ecuador sembra improvvisamente diventato un piccolo laboratorio di tutte le esperienze e le tendenze del subcontinente: centro di smercio, divisioni tra correisti e indigenisti, la meteora Lasso e ora il bananiero e di nuovo l’ombra di Correa potrebbe offuscare Luisa González.<br />In mezzo si è archiviato anche il cinquantennale del golpe cileno, un anniversario sentito più all’estero che non in patria, forse perché per il mondo a posteriori si è trattato dell’esperimento in vitro di un sistema neoliberista all’estremo, poi esportato nel mondo fino alle attuali tensioni. Mentre per un paese diviso in due si è trattato dello snodo che ha concesso alla parte più retriva di controllare il paese impunita, e all’altra di subire quel regime, che mitizzò il modello economico esportandolo in modo mitigato nel resto del continente (e non solo).<br />Perciò abbiamo preso spunto da quell’Undici Settembre – e dal timore che l’orrida costituzione di Pinochet non verrà mai emendata – per poi cercare di inanellare gli eventi estivi e analizzare gli spunti che provenivano anche dagli appuntamenti internazionali di economia e finanza.<br />Qui Diego Battistessa e Alfredo Somoza hanno dunque duettato su Boric, mapuche, costituente; Gioconda Belli, orteghismo, Gustavo Petro; Scuola di Chicago, Compania del Cobre e latifondo; litio, Compagnie del legname, Benetton; Menem, coloni britannici, peronismo; Javier Milei, i Kirchner, lumpenproletariat; Villavicencio, Correa, Noboa, purezza del sangre.<br />Lotta per l’istruzione, unica barriera al populismo che attenta ai diritti di classe con l’appoggio proprio degli ultimi, uno dei tanti lasciti velenosi di Pinochet.<br />Questo l’impasto, la torta va assaporata qui:<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>2493</itunes:duration><itunes:keywords>50añosdelgolpe,arevalo,boric,cile,danielnoboa,ecuador,fueragolpistas,gioconda.belli,golpe,guatemala,luisagonzález,milei,noboa,nuncamás,pinochet,scuola.di.chicago</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eb4bb22d0282303c35b5b3ade9be9dc6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>¿Desgaste de la izquierda en América Latina?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/desgaste-de-la-izquierda-en-america-latina--53850709</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a><br /><br />Il Guatemala è un paese centrale per le politiche degli Usa e in particolare in questi giorni in cui il Titulo42 scade e si riversano al confine del Rio Bravo migliaia di disperati senza nulla da perdere che provengono proprio dal mesoamerica: perciò Washington non lascerà nulla di intentato per assicurarsi di poter contare su un presidente al suo servizio: chi meglio della figlia del dittatore Rios Montt? Ma le forze del latinoamerica che si sono sempre contrapposte ai gringos e al neoliberismo dove sono finite?<br />Per rispondere a queste domande @DiegoBattistes1 ci accompagna in un viaggio per Latinoamerica.<br />Il Cile e la “nuova” costituzione sono emblematici di questo lungo processo stancante che ha portato a un paradosso per il quale la sinistra si è dissanguata: un voto già di rechazo nei confronti del centrista non dichiarato Gabriel Boric e per commentare il risultato Diego Battistessa comincia riportando l’analisi del voto di Daniel Jadue, architetto comunista sindaco di Recoleta: «Chi ha vinto le elezioni per la Costituente… sono quelli che non la volevano cambiare», Kast, il diretto erede di Pinochet e della costituzione più brutta del mondo, un laboratorio di feroce neoliberismo. Ma la complessità del paese risulta palese se si guarda alla sua storia e alle pulsioni diverse che da Allende a oggi hanno animato la comunità cilena secondo sentimenti e moti difficilmente analizzabili per chi non ha subito sollecitazioni, esistenza e formazione con il condizionamento di una Costituzione simile e con una forte componente conservatrice.<br />Inoltre va considerato che la terza più forte aggregazione di voti al referendum ha annullato la scheda per dare un segnale da sinistra al presidente moderato: infatti, come dice Diego «è sparito il centro, quindi c’è una radicalizzazione del voto, da un lato un vecchio arnese del pinochettismo come Kast e dall’altro un deludente ex appartenente al movimento studentesco», che non si decide a presentarsi da quel democristiano centrista che è diventato. E contemporaneamente va considerato che di fronte a fughe in avanti molto radicali il paese si arrocca e le boccia (il rechazo della Costituzione molto avanzata che era stata proposta a settembre e sonoramente sbertucciata dalle urne lo dimostra). <br />A tutto questo meccanismo ormai oliato dalla reazione si aggiunge l’oscillazione ondulatoria che in pochi mesi trascolora dalla <a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">marea rosa</a> a una cappa plumbea di populismo destrorso, che trova nuova linfa dalla quotidianità di miseria, inflazione, stipendi da fame (<i>el día día</i> <i>de la gente</i>). Boric invece non è riuscito a parlare alla pancia delle persone.<br />Come per l’oscillazione nel Cile spaventato da qualunque cambiamento (o indignato per la sua ssenza), Gustavo Petro ha fatto dimettere tutto il governo, sempre per la mancanza di risposte a quelle che erano le aspettative di chi lo ha votato; in Paraguay prosegue all’inverso e allo stesso modo il regno eterno del Partido colorado (quello di Stroessner!), indisturbato ma basato sugli stessi parametri – soltanto fondandosi sull’apparato della grande finanza delle banche mondiali, da cui Santigo Peña proviene; pur dovendo fare i conti con un quarto dell’elettorato ancora più a destra, ultratrumpista; ma lo strapotere e il controllo del Partido Colorado ha permesso che le elezioni fossero una resa dei conti tra l'ala interna al partito legata a Horacio Cartes, il vecchio presidente, che ha imposto Peña, ridimensionando il potere di Abdo. Gli incontri ravvicinati con il continente Latinoamericano trovano un terzo polo non meno inquietante nel Salvador di Nayib Bukele, che trova il massimo del consenso (registrato al 90%) nonostante le politiche improntate all’intolleranza e fondate sul carcere. E che ci riporta all’inizio: il riversarsi di una massa imponente ai confini nordamericani. <a href="https://ogzero.org/tag/latinoamerica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/latinoamerica/</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53850709</guid><pubDate>Sun, 14 May 2023 08:46:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53850709/desgaste_y_repression.mp3" length="31187643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/

Il Guatemala è un paese centrale per le politiche degli Usa e in particolare in questi giorni in cui il Titulo42 scade e si riversano al confine del Rio Bravo migliaia di disperati senza nulla da perdere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a><br /><br />Il Guatemala è un paese centrale per le politiche degli Usa e in particolare in questi giorni in cui il Titulo42 scade e si riversano al confine del Rio Bravo migliaia di disperati senza nulla da perdere che provengono proprio dal mesoamerica: perciò Washington non lascerà nulla di intentato per assicurarsi di poter contare su un presidente al suo servizio: chi meglio della figlia del dittatore Rios Montt? Ma le forze del latinoamerica che si sono sempre contrapposte ai gringos e al neoliberismo dove sono finite?<br />Per rispondere a queste domande @DiegoBattistes1 ci accompagna in un viaggio per Latinoamerica.<br />Il Cile e la “nuova” costituzione sono emblematici di questo lungo processo stancante che ha portato a un paradosso per il quale la sinistra si è dissanguata: un voto già di rechazo nei confronti del centrista non dichiarato Gabriel Boric e per commentare il risultato Diego Battistessa comincia riportando l’analisi del voto di Daniel Jadue, architetto comunista sindaco di Recoleta: «Chi ha vinto le elezioni per la Costituente… sono quelli che non la volevano cambiare», Kast, il diretto erede di Pinochet e della costituzione più brutta del mondo, un laboratorio di feroce neoliberismo. Ma la complessità del paese risulta palese se si guarda alla sua storia e alle pulsioni diverse che da Allende a oggi hanno animato la comunità cilena secondo sentimenti e moti difficilmente analizzabili per chi non ha subito sollecitazioni, esistenza e formazione con il condizionamento di una Costituzione simile e con una forte componente conservatrice.<br />Inoltre va considerato che la terza più forte aggregazione di voti al referendum ha annullato la scheda per dare un segnale da sinistra al presidente moderato: infatti, come dice Diego «è sparito il centro, quindi c’è una radicalizzazione del voto, da un lato un vecchio arnese del pinochettismo come Kast e dall’altro un deludente ex appartenente al movimento studentesco», che non si decide a presentarsi da quel democristiano centrista che è diventato. E contemporaneamente va considerato che di fronte a fughe in avanti molto radicali il paese si arrocca e le boccia (il rechazo della Costituzione molto avanzata che era stata proposta a settembre e sonoramente sbertucciata dalle urne lo dimostra). <br />A tutto questo meccanismo ormai oliato dalla reazione si aggiunge l’oscillazione ondulatoria che in pochi mesi trascolora dalla <a href="https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">marea rosa</a> a una cappa plumbea di populismo destrorso, che trova nuova linfa dalla quotidianità di miseria, inflazione, stipendi da fame (<i>el día día</i> <i>de la gente</i>). Boric invece non è riuscito a parlare alla pancia delle persone.<br />Come per l’oscillazione nel Cile spaventato da qualunque cambiamento (o indignato per la sua ssenza), Gustavo Petro ha fatto dimettere tutto il governo, sempre per la mancanza di risposte a quelle che erano le aspettative di chi lo ha votato; in Paraguay prosegue all’inverso e allo stesso modo il regno eterno del Partido colorado (quello di Stroessner!), indisturbato ma basato sugli stessi parametri – soltanto fondandosi sull’apparato della grande finanza delle banche mondiali, da cui Santigo Peña proviene; pur dovendo fare i conti con un quarto dell’elettorato ancora più a destra, ultratrumpista; ma lo strapotere e il controllo del Partido Colorado ha permesso che le elezioni fossero una resa dei conti tra l'ala interna al partito legata a Horacio Cartes, il vecchio presidente, che ha imposto Peña, ridimensionando il potere di Abdo. Gli incontri ravvicinati con il continente Latinoamericano trovano un terzo polo non meno inquietante nel Salvador di Nayib Bukele, che trova il massimo del consenso (registrato al 90%) nonostante le...]]></itunes:summary><itunes:duration>1950</itunes:duration><itunes:keywords>boric,chile,cile,colombia,eleccionconsejoconstitucional,elsalvador,fmi,gustavopetro,kast,latinoamérica,marearosa,nayibbukele,paraguay,partidocolorado,santiagopeña,titulo42</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/15f790b47b61b8f786414c830e7e22e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Paz total y desaparición forzada en Colombia</title><link>https://ogzero.org/tag/farc/</link><description><![CDATA[https://ogzero.org/tag/colombia/<br /><br />Tullio Togni, giornalista indipendente, ora si trova nella regione del Cauca in Colombia ,da dove ci racconta delle sparizioni forzate che continuano a causa dell’attività dei paramilitari e dei narcos (anche frange di guerriglia Farc ancora presenti a contendere il territorio e le piantagioni, attraverso le quali si finanziano e quindi impongono il tipo di coltivazioni); a scomparire sono i leader della protesta contadina – che rivendicano la sovranità colturale –, gli esponenti più in vista delle comunità afrocolombiane, militanti e oppositori che combattono il razzismo strutturale, la cui forza è la coesione delle masse indigene che fanno resistenza ai tentativi di infiltrazione.<br />La condizione di guerra permanente e d’insicurezza stravolge gli equilibri delle comunità, anche dopo l’elezione di un presidente progressista e di una vice presidente afrocolombiana che proviene proprio dal Cauca è molto difficile fermare l’attività di narcos e paramilitari poiché lo stato nelle sue articolazioni è ancora imbevuto di “uribismo”. Il governo Petro in qualche modo sta avviando forme di protezione dei leader sociali, ma in zone della Colombia profonda non si riesce ad andare oltrel’autoprotezione che proviene dalle comunità.<br />Tullio Togni ha pubblicato un audiodocumentario che racconta queste storie di sparizioni forzate lungo vari decenni, voci che al terribile crimine di stato che dura da 50 anni danno quello spessore storico, che potete ascoltare al seguente indirizzo web: <a href="https://www.spreaker.com/show/sparizione-forzata-in-colombia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spreaker.com/show/sparizione-forzata-in-colombia</a>.<br />Memoria, giustizia, libertà per 200.000 colombiani vittime di questa ferocia strutturale e connaturata al sistema di potere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53253443</guid><pubDate>Mon, 20 Mar 2023 06:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53253443/paz_total_y_desaparacion_forzada_en_colombia.mp3" length="18373833" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/colombia/

Tullio Togni, giornalista indipendente, ora si trova nella regione del Cauca in Colombia ,da dove ci racconta delle sparizioni forzate che continuano a causa dell’attività dei paramilitari e dei narcos (anche frange...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[https://ogzero.org/tag/colombia/<br /><br />Tullio Togni, giornalista indipendente, ora si trova nella regione del Cauca in Colombia ,da dove ci racconta delle sparizioni forzate che continuano a causa dell’attività dei paramilitari e dei narcos (anche frange di guerriglia Farc ancora presenti a contendere il territorio e le piantagioni, attraverso le quali si finanziano e quindi impongono il tipo di coltivazioni); a scomparire sono i leader della protesta contadina – che rivendicano la sovranità colturale –, gli esponenti più in vista delle comunità afrocolombiane, militanti e oppositori che combattono il razzismo strutturale, la cui forza è la coesione delle masse indigene che fanno resistenza ai tentativi di infiltrazione.<br />La condizione di guerra permanente e d’insicurezza stravolge gli equilibri delle comunità, anche dopo l’elezione di un presidente progressista e di una vice presidente afrocolombiana che proviene proprio dal Cauca è molto difficile fermare l’attività di narcos e paramilitari poiché lo stato nelle sue articolazioni è ancora imbevuto di “uribismo”. Il governo Petro in qualche modo sta avviando forme di protezione dei leader sociali, ma in zone della Colombia profonda non si riesce ad andare oltrel’autoprotezione che proviene dalle comunità.<br />Tullio Togni ha pubblicato un audiodocumentario che racconta queste storie di sparizioni forzate lungo vari decenni, voci che al terribile crimine di stato che dura da 50 anni danno quello spessore storico, che potete ascoltare al seguente indirizzo web: <a href="https://www.spreaker.com/show/sparizione-forzata-in-colombia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spreaker.com/show/sparizione-forzata-in-colombia</a>.<br />Memoria, giustizia, libertà per 200.000 colombiani vittime di questa ferocia strutturale e connaturata al sistema di potere.]]></itunes:summary><itunes:duration>1149</itunes:duration><itunes:keywords>cauca,colombia,desaparecidos,desaparicion.forzada,eln,farc,francia.márquez,gustavo.petro,judicial,leader.sociali,paztotal,serlidersocialnoesdelito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c7eddd0422f541f06740dcb3b14fcb3c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Referendum di distrazione di massa ecuadoriana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/referendum-di-distrazione-di-massa-ecuadoriana--52568106</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/acta-de-paz-el-paro-mueve-a-las-masas-y-gana-a-quito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/acta-de-paz-el-paro-mueve-a-las-masas-y-gana-a-quito/</a><br />Leggendo l'articolo di Mishell Mantuan tradotto da Davide Matrone per "PagineEsteri" si coglie dapprima la condizione in cui versa la società ecuadoriana e di conseguenza si evidenziano poi i motivi populisti che hanno mosso Lasso a indire 8 referendum nocivi e inutili, che possono solo intaccare la democrazia costituzionale e non risolvere alcun problema, anzi possono produrre gravi danni al territorio.<br />Riassumendo i punti essenziali, riprendiamo la traccia del pezzo (<a href="https://pagineesteri.it/2023/01/25/america-latina/ecuador-attesa-per-il-referendum-popolare-in-un-paese-in-pena-crisi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://pagineesteri.it/2023/01/25/america-latina/ecuador-attesa-per-il-referendum-popolare-in-un-paese-in-pena-crisi/</a>) per introdurre l'approfondimento realizzato con Davide Matrone per Radio Blackout. <br />A un anno e 8 mesi di governo del presidente Guillermo Lasso, l’Ecuador affronta una grave crisi in termini di sicurezza, soprattutto nella zona costiera di Guayaquil ed Esmeraldas, a questo si aggiungono 7 massacri nelle carceri che hanno provocato oltre 400 morti. Non ci sono farmaci e i pazienti che hanno bisogno di attenzione medica negli ospedali o nei centri di salute pubblica devono comprare servizi e farmaci di tasca propria. Le università non danno alcuna opportunità di accesso all’educazione superiore per mancanza di risorse pubbliche e per i continui tagli alla spesa pubblica.<br />L’incremento esponenziale della violenza maschilista e misogina che ha generato la morte di bambine e bambini, adolescenti, donne e trans. Dal 1° gennaio al 31 gennaio del 2022, in Ecuador si registrano 322 casi di femminicidio. Il prossimo 5 febbraio si dovranno scegliere oltre 5 mila cariche pubbliche e amministrative.<br />Tra i referendum populisti di Lasso quelli più pericolosi e ambigui sono l’estradizione per persone che abbiano commesso un delitto in relazione al crimine organizzato internazionale (la pregunta 1); i quesiti 3 e 4 con i quali si vuole ridurre il numero dei parlamentari riducendo dunque la rappresentanza territoriale. Lasso vuole che il Parlamento sia l’attore che nomini le nuove Autorità di controllo con la maggioranza dei voti. Gli ultimi due quesiti si riferiscono a temi ambientali che devastano le zone indigene, il primo dei quali sostiene la creazione di un Piano di Protezione Idrica (Compensazioni).<br />A questo si è aggiunto uno scandalo di corruzione che il 20 gennaio è scoppiato coinvolgendo il cognato di Lasso, gettando una ulteriore luce torva su questi 2 anni di presidenza iperliberista che succede ai 4 di Moreno e che ha fatto del Lawfare il grimaldello per usurpare il potere su base giudiziaria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52568106</guid><pubDate>Sat, 28 Jan 2023 20:53:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52568106/referendum_populisti_di_lasso_davide_matrone_da_quito.mp3" length="20045235" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/acta-de-paz-el-paro-mueve-a-las-masas-y-gana-a-quito/
Leggendo l'articolo di Mishell Mantuan tradotto da Davide Matrone per "PagineEsteri" si coglie dapprima la condizione in cui versa la società ecuadoriana e di conseguenza si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/acta-de-paz-el-paro-mueve-a-las-masas-y-gana-a-quito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/acta-de-paz-el-paro-mueve-a-las-masas-y-gana-a-quito/</a><br />Leggendo l'articolo di Mishell Mantuan tradotto da Davide Matrone per "PagineEsteri" si coglie dapprima la condizione in cui versa la società ecuadoriana e di conseguenza si evidenziano poi i motivi populisti che hanno mosso Lasso a indire 8 referendum nocivi e inutili, che possono solo intaccare la democrazia costituzionale e non risolvere alcun problema, anzi possono produrre gravi danni al territorio.<br />Riassumendo i punti essenziali, riprendiamo la traccia del pezzo (<a href="https://pagineesteri.it/2023/01/25/america-latina/ecuador-attesa-per-il-referendum-popolare-in-un-paese-in-pena-crisi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://pagineesteri.it/2023/01/25/america-latina/ecuador-attesa-per-il-referendum-popolare-in-un-paese-in-pena-crisi/</a>) per introdurre l'approfondimento realizzato con Davide Matrone per Radio Blackout. <br />A un anno e 8 mesi di governo del presidente Guillermo Lasso, l’Ecuador affronta una grave crisi in termini di sicurezza, soprattutto nella zona costiera di Guayaquil ed Esmeraldas, a questo si aggiungono 7 massacri nelle carceri che hanno provocato oltre 400 morti. Non ci sono farmaci e i pazienti che hanno bisogno di attenzione medica negli ospedali o nei centri di salute pubblica devono comprare servizi e farmaci di tasca propria. Le università non danno alcuna opportunità di accesso all’educazione superiore per mancanza di risorse pubbliche e per i continui tagli alla spesa pubblica.<br />L’incremento esponenziale della violenza maschilista e misogina che ha generato la morte di bambine e bambini, adolescenti, donne e trans. Dal 1° gennaio al 31 gennaio del 2022, in Ecuador si registrano 322 casi di femminicidio. Il prossimo 5 febbraio si dovranno scegliere oltre 5 mila cariche pubbliche e amministrative.<br />Tra i referendum populisti di Lasso quelli più pericolosi e ambigui sono l’estradizione per persone che abbiano commesso un delitto in relazione al crimine organizzato internazionale (la pregunta 1); i quesiti 3 e 4 con i quali si vuole ridurre il numero dei parlamentari riducendo dunque la rappresentanza territoriale. Lasso vuole che il Parlamento sia l’attore che nomini le nuove Autorità di controllo con la maggioranza dei voti. Gli ultimi due quesiti si riferiscono a temi ambientali che devastano le zone indigene, il primo dei quali sostiene la creazione di un Piano di Protezione Idrica (Compensazioni).<br />A questo si è aggiunto uno scandalo di corruzione che il 20 gennaio è scoppiato coinvolgendo il cognato di Lasso, gettando una ulteriore luce torva su questi 2 anni di presidenza iperliberista che succede ai 4 di Moreno e che ha fatto del Lawfare il grimaldello per usurpare il potere su base giudiziaria.]]></itunes:summary><itunes:duration>1253</itunes:duration><itunes:keywords>5feb,8vecesno,alassoledigono,casoencuentro,consultapopular,dilenoalbanquero,ecuador,elecciones2023ec,granpadrino,ladecorrea,lasso,lassodestruyoecuador,lassoesunfracaso,neoliberalismo,pandorito,preguntas,proaborto,quito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ba9b64dc29042dd74c50f9242051c718.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sacudidas en la marea rosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sacudidas-en-la-marea-rosa--52436773</link><description><![CDATA[https://ogzero.org/tag/latinoamerica/<br />Le scosse nelle onde rischiano di provocare tsunami: il caos assoluto dal lago Titicaca alla Plaça dos tr<b>ê</b>s poderes, da Cuzco, Ayachuco ad Arequipa una rivolta che si estende sempre più: «haora sì, guera civil», si scandisce in Perù e in Bolivia. <br />Molto interessante il risultato che si evince da questa presa di coscienza da parte delle comunità indigene peruviane che nell’analisi di @DiegoBattistes1 colloca nelle divisione tra nativi e afrodiscendenti da un lato e dall'altro discendenti di colonizzatori le linee di divisione interne alle nazioni, che si palesano evidenti nei volti autoctoni di chi muore in Perù e in quelli arroganti – e colonodiscendenti – di chi invece aveva eseguito il ripristino della bibbia in Bolivia e ora sono ricacciati in galera dal risveglio nativo; le biffe dei terratenientes che vorrebbero riprendersi il Perù e spostano le elezioni ad aprile 2024 – una quantità di mesi intollerabile con una presidente usurpatrice – si contrappongono a chi non accetta più l'arroganza della borghesia “compradora”... insomma sullo sfondo di un sommovimento indotto da contrapposizioni ideologiche si palesa una più profonda contrapposizione tra classi sociali – contadini, minatori, studenti – e soprattutto distinzioni tra zone con una forte componente indigena e spazi colonizzati dal neoliberismo bianco. Come scrive "Contropiano": «Oggi, in Perù, se si vuole, il grido di rabbia è più forte e determinato, non esprime un generico rifiuto solo contro una <i>casta politica, </i>ma contro una <i>trama di poteri</i> che ha svestito i panni “democratici” e usa ora gli strumenti del terrore che per lungo tempo ne hanno caratterizzato la governance»: distruggendo la speranza di <i>Perù libre</i>, incredibilmente vincitore contro il potentissimo neoliberismo dei Fujimori, si è innescata la rabbia contro un Congreso inguardabile che ha sabotato dall'inizio a speranza di cambiamento, che adesso – per fortuna – si è radicalizzato e pretende la fine dei privilegi, stavolta con le brutte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52436773</guid><pubDate>Sat, 14 Jan 2023 00:49:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52436773/piazzelatinoamericane2023_diegobattistessa.mp3" length="26771836" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/latinoamerica/
Le scosse nelle onde rischiano di provocare tsunami: il caos assoluto dal lago Titicaca alla Plaça dos três poderes, da Cuzco, Ayachuco ad Arequipa una rivolta che si estende sempre più: «haora sì, guera civil»,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[https://ogzero.org/tag/latinoamerica/<br />Le scosse nelle onde rischiano di provocare tsunami: il caos assoluto dal lago Titicaca alla Plaça dos tr<b>ê</b>s poderes, da Cuzco, Ayachuco ad Arequipa una rivolta che si estende sempre più: «haora sì, guera civil», si scandisce in Perù e in Bolivia. <br />Molto interessante il risultato che si evince da questa presa di coscienza da parte delle comunità indigene peruviane che nell’analisi di @DiegoBattistes1 colloca nelle divisione tra nativi e afrodiscendenti da un lato e dall'altro discendenti di colonizzatori le linee di divisione interne alle nazioni, che si palesano evidenti nei volti autoctoni di chi muore in Perù e in quelli arroganti – e colonodiscendenti – di chi invece aveva eseguito il ripristino della bibbia in Bolivia e ora sono ricacciati in galera dal risveglio nativo; le biffe dei terratenientes che vorrebbero riprendersi il Perù e spostano le elezioni ad aprile 2024 – una quantità di mesi intollerabile con una presidente usurpatrice – si contrappongono a chi non accetta più l'arroganza della borghesia “compradora”... insomma sullo sfondo di un sommovimento indotto da contrapposizioni ideologiche si palesa una più profonda contrapposizione tra classi sociali – contadini, minatori, studenti – e soprattutto distinzioni tra zone con una forte componente indigena e spazi colonizzati dal neoliberismo bianco. Come scrive "Contropiano": «Oggi, in Perù, se si vuole, il grido di rabbia è più forte e determinato, non esprime un generico rifiuto solo contro una <i>casta politica, </i>ma contro una <i>trama di poteri</i> che ha svestito i panni “democratici” e usa ora gli strumenti del terrore che per lungo tempo ne hanno caratterizzato la governance»: distruggendo la speranza di <i>Perù libre</i>, incredibilmente vincitore contro il potentissimo neoliberismo dei Fujimori, si è innescata la rabbia contro un Congreso inguardabile che ha sabotato dall'inizio a speranza di cambiamento, che adesso – per fortuna – si è radicalizzato e pretende la fine dei privilegi, stavolta con le brutte.]]></itunes:summary><itunes:duration>1674</itunes:duration><itunes:keywords>bolivia,bolsonaro,brasilia,brazil,celac,cusco,cuzco,dinaboluarte,dinarenuncia,golpedeestado,luisfernandocamacho,lula,peru,peruresiste,puno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0886dcea99cc7f1b620d5d15e9613d42.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guado pericoloso per la Marea Rosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guado-pericoloso-per-la-marea-rosa--52199943</link><description><![CDATA[https://ogzero.org/autore/diego-battistessa/<br /><br />Terremoto sociale interno al Perù, tra il grottesco e il pericoloso per l’enorme influenza di una destra inguardabile, contro la quale il meglio della società – non solo a Lima bloccata in un traffico esiziale per chi fugge e ottima per chi gestisce la ricchezza, quanto ad<b> </b>Arequipa, Huancabamba, Piura, Ayabaca, Chota, Cusco, Puno, Trujillo, Ucayali e le fionde di Andahuaylas – sta cercando di difendere la scelta di svoltare verso una costituzione egualitaria, lontano dai palazzi di Lima e ancora vicino all’immagine di Castillo, che forse non può più rappresentare nessuno ma non lascia un vuoto, se non di rappresentanza. Con Diego Battistessa abbiamo cercato di comprendere a partire da questa situazione peruviana quanto e in che modo l’intero comparto Sur si trova investito da fenomeni, contrasti, evoluzioni, processi simili… e quanto gli attuali leader sono pronti a raccogliere il testimone dele figure carismatiche della prima onda del Forum de Sao Paulo. E poi, c’è proprio tutto questo bisogno di individuare una figura a cui far incarnare i bisogni della visione socialista e progressista che diventa istituzionale da guerrigliero o militante che era e il più delle volte tradisce le istanze? Forse la propensione alla sospensione della democrazia ha bisogno di una figura che combatta proprio il caudillismo, ricadendoci. Richieste e bisogni che sono enormi e non si possono fermare di fronte all’estromissione fraudolenta di Castillo – maestro, comunista, campesino… impreparato ai giochi di palazzo, ma con un anno sulla graticola isolato e abbandonato da parte della sinistra, né appoggiato dagli Usa o dall’esercito – da un potere che va riformato, o rovesciato. E Argentina, Cile, Messico e Colombia non riconoscono Dina Boluarte presidente, facendo da sponda alle richieste di non suffragare le voglie di rivalsa del capitalismo neoliberista fujimorista. E allora il terremoto interno peruviano si espande, pervadendo e scuotendo quella marea sudamericana socialista e progressista che ricerca una emancipazione progressista da quella subalternità al neoliberismo bianco e colonizzatore, capitalista e oligarchico. Vedremo questi rivoltolamenti dove porteranno i vari paesi in mezzo al guado di fronte a pulsioni di rinnovamento e schierati contro i reazionari. E già più volte si sono contrapposti ai piani gringos e ai paesi ancora in mano alle destre più retrive. Destre inguardabili che mettono in difficoltà i paesi che hanno ottenuto il potere con programmi che non riesce a mettere in atto, a cominciare dalla necessità di cambiare le costituzioni ereditate da neoliberismo sfrenato mescolato a repressione e controllo fascista. Sono però molteplici le sinistre che governano i paesi sudamericani e proprio quelle più moderate e che hanno cercato un dialogo con la borghesia più elitaria, terrateniente, oligarchica e potente come quelle peruviana, boliviana e argentina si trovano maggiormente in difficoltà, avendo accettato lo status quo che tanto male ha fatto alle fasce popolari e alle comunità indigene, quindi si crea uno scollamento proprio con chi ha ancora una volta creduto nelle promesse elettorali e che nei compromessi che non portano a nulla vedono solo il tradimento. Fin qui si è cercato di ottenere un quadro in grado di fornire elementi per comprendere il fermento di quella pentola in ebollizione che è L’America Latina e Diego vede nell’accoppiata Lula-Petro una strada per la sinistra per uscire dal pantano, facendo da traino per gli altri paesi, probabilmente più di quanto può fare il moderato Boric che si sta ancora leccando le ferite derivanti dalla bocciatura del referendum costituzionale; o Amlo, nazionalista, populista, democratico… vedremo in un 2023 che si prospetta spumeggiante, ma come dice Diego Battistessa, «ci sono ancora 15 giorni in questo 2022 e il rutilante continente sudamericano è così effervescente che può riservarci altre emozioni».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52199943</guid><pubDate>Fri, 16 Dec 2022 11:03:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52199943/guado_pericoloso_per_la_marea_rosa.mp3" length="38226876" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/autore/diego-battistessa/

Terremoto sociale interno al Perù, tra il grottesco e il pericoloso per l’enorme influenza di una destra inguardabile, contro la quale il meglio della società – non solo a Lima bloccata in un traffico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[https://ogzero.org/autore/diego-battistessa/<br /><br />Terremoto sociale interno al Perù, tra il grottesco e il pericoloso per l’enorme influenza di una destra inguardabile, contro la quale il meglio della società – non solo a Lima bloccata in un traffico esiziale per chi fugge e ottima per chi gestisce la ricchezza, quanto ad<b> </b>Arequipa, Huancabamba, Piura, Ayabaca, Chota, Cusco, Puno, Trujillo, Ucayali e le fionde di Andahuaylas – sta cercando di difendere la scelta di svoltare verso una costituzione egualitaria, lontano dai palazzi di Lima e ancora vicino all’immagine di Castillo, che forse non può più rappresentare nessuno ma non lascia un vuoto, se non di rappresentanza. Con Diego Battistessa abbiamo cercato di comprendere a partire da questa situazione peruviana quanto e in che modo l’intero comparto Sur si trova investito da fenomeni, contrasti, evoluzioni, processi simili… e quanto gli attuali leader sono pronti a raccogliere il testimone dele figure carismatiche della prima onda del Forum de Sao Paulo. E poi, c’è proprio tutto questo bisogno di individuare una figura a cui far incarnare i bisogni della visione socialista e progressista che diventa istituzionale da guerrigliero o militante che era e il più delle volte tradisce le istanze? Forse la propensione alla sospensione della democrazia ha bisogno di una figura che combatta proprio il caudillismo, ricadendoci. Richieste e bisogni che sono enormi e non si possono fermare di fronte all’estromissione fraudolenta di Castillo – maestro, comunista, campesino… impreparato ai giochi di palazzo, ma con un anno sulla graticola isolato e abbandonato da parte della sinistra, né appoggiato dagli Usa o dall’esercito – da un potere che va riformato, o rovesciato. E Argentina, Cile, Messico e Colombia non riconoscono Dina Boluarte presidente, facendo da sponda alle richieste di non suffragare le voglie di rivalsa del capitalismo neoliberista fujimorista. E allora il terremoto interno peruviano si espande, pervadendo e scuotendo quella marea sudamericana socialista e progressista che ricerca una emancipazione progressista da quella subalternità al neoliberismo bianco e colonizzatore, capitalista e oligarchico. Vedremo questi rivoltolamenti dove porteranno i vari paesi in mezzo al guado di fronte a pulsioni di rinnovamento e schierati contro i reazionari. E già più volte si sono contrapposti ai piani gringos e ai paesi ancora in mano alle destre più retrive. Destre inguardabili che mettono in difficoltà i paesi che hanno ottenuto il potere con programmi che non riesce a mettere in atto, a cominciare dalla necessità di cambiare le costituzioni ereditate da neoliberismo sfrenato mescolato a repressione e controllo fascista. Sono però molteplici le sinistre che governano i paesi sudamericani e proprio quelle più moderate e che hanno cercato un dialogo con la borghesia più elitaria, terrateniente, oligarchica e potente come quelle peruviana, boliviana e argentina si trovano maggiormente in difficoltà, avendo accettato lo status quo che tanto male ha fatto alle fasce popolari e alle comunità indigene, quindi si crea uno scollamento proprio con chi ha ancora una volta creduto nelle promesse elettorali e che nei compromessi che non portano a nulla vedono solo il tradimento. Fin qui si è cercato di ottenere un quadro in grado di fornire elementi per comprendere il fermento di quella pentola in ebollizione che è L’America Latina e Diego vede nell’accoppiata Lula-Petro una strada per la sinistra per uscire dal pantano, facendo da traino per gli altri paesi, probabilmente più di quanto può fare il moderato Boric che si sta ancora leccando le ferite derivanti dalla bocciatura del referendum costituzionale; o Amlo, nazionalista, populista, democratico… vedremo in un 2023 che si prospetta spumeggiante, ma come dice Diego Battistessa, «ci sono ancora 15 giorni in questo 2022 e il rutilante continente sudamericano è così effervescente che può riservarci altre emozioni».]]></itunes:summary><itunes:duration>2390</itunes:duration><itunes:keywords>amlo,andahuaylas,arequipa,argentina,boluarte,boric,brasile,bukele,castillo,colombia,cristinakirchner,ecuador,indigenous,latinoamérica,lula,perù,protestas,quesevayantodos,sudamérica,xiomara.castro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8f7a54cda529a1a1ff396e4543220d2c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lula riprenderà per mano il Latinoamerica?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lula-riprendera-per-mano-il-latinoamerica--51797473</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/brasile/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/brasile/</a> <br />Il carisma del vecchio presidente operaio che perse un mignolo sul lavoro riuscirà a sradicare la mala pianta del sovranismo bolsonarista, a dare un’impronta ai tanti governi di differenti sinistre del Sudamerica e restituire l’Amazzonia al mondo, a ricollocare il Brasile nel suo ruolo coi Brics, a ridare fiato ai movimenti per i diritti; ben sapendo che «mai nessun presidente del Brasile ha governato con maggioranza propria» e che è grande il dubbio che alle parole facciano seguito progetti pragmatici davvero, come sentirete nel podcast.<br />Ci siamo rivolti a Diego Battistessa e Alfredo Somoza per raccogliere da un loro confronto commenti e analisi di questa fotografia impietosa scritta da “Valigia Blu” a decretazione di Lula presidente del Brasile: «Nell’elezione più combattuta della storia del Brasile, il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) Luiz Inácio Lula da Silva, già presidente del paese tra il 2003 e il 2010, si è imposto per pochissimo contro il governante in carica Jair Bolsonaro. La vittoria di Lula dà un respiro di sollievo al sistema democratico brasiliano, che non sappiamo se sarebbe sopravvissuto a un secondo mandato del “capitano”. Se tuttavia da un punto di vista elettorale i vincitori sono Lula e il PT, è anche chiaro che il bolsonarismo esce vittorioso su un piano politico più generale. L’onda bolsonarista in parlamento ha accelerato una tendenza già in corso nell’ultimo decennio, cioè il rafforzamento delle tre “b”: boi (bue), che simbolizza gli interessi dell’agri-business; bala (pallottola), delle forze dell’ordine; e bíblia, delle chiese evangeliche: la maggior parte di questi parlamentari non sono più semplici poliziotti in difesa di interessi corporativi o rappresentanti pragmatici delle diverse chiese neo-pentecostali ma digital influencers allineati al bolsonarismo radicale e alle milizie paramilitari o pastori protestanti con un discorso messianico che descrive Bolsonaro come eletto da Dio e Lula come l’Anticristo» (<a href="https://www.valigiablu.it/brasile-lula-vittoria-bolsonaro/)" rel="noopener">https://www.valigiablu.it/brasile-lula-vittoria-bolsonaro/)</a>.<br />Raccogliamo dallo scritto pubblicato da @alfredosomoza sul suo blog (<a href="https://alfredosomoza.com/2022/11/04/come-difficile-saper-perdere/)" rel="noopener">https://alfredosomoza.com/2022/11/04/come-difficile-saper-perdere/)</a> un primo punto più generale: « Come da copione sovranista radicale, l’uscita dal palazzo presidenziale di Jair Bolsonaro è contrassegnata da disordini, caos e soprattutto dalla mancanza di rispetto verso i meccanismi della democrazia. Nella versione sudamericana non ci sono finti “indiani” ad assediare le sedi del potere ma abbiamo i camionisti a fermare il paese: perché, quando uno dei campioni della nuova destra radicale perde, o c’è stato un imbroglio oppure è vittima di un complotto. È quello che gli stessi leader dicono già mesi prima delle elezioni, preparando l’eventuale sconfitta». Ma in questo caso, probabilmente per indicazione dei militari stessi indisponibili a inscenare un golpe, e per le prese di posizione di Washington, non si è dato corso a questa potenziale forzatura autoritaria.<br />Anche durante la nostra chiacchierata radiofonica (su @rbo10525) abbiamo sentito questo brivido cileno d’antan, ma poi entrambi i nostri interlocutori erano d’accordo che la situazione internazionale attuale ha reso le mire golpiste del sovranismo attuale impercorribili. <br />Lula ha dichiarato che «non ci sono due Brasile. È tempo di ricostruire un paese diviso»: infatti poi nel discorso con i nostri due esperti si sono aggiunti alcuni elementi, uno, sintetizzato da Alfredo Somoza nel suo blog, fa emergere il meccanismo della “spaccatura” come strategia vincente a livello globale e dunque anche nell’elezione brasiliana dove i principali argomenti durante la campagna (e anche il bersaglio delle fake news) sono stati il tema dell’integrità e della sicurezza del sistema elettorale, più volte messo in discussione dal presidente, il tema dei valori cristiani, le questioni socio-ambientali, di genere e della famiglia; il tessuto sociale di São Paulo si rispecchia nel bolsonarismo, più che dei diritti sociali dei desk di Lula, la frammentazione territoriale è diffusa e si ripercuote nella frattura del paese; la presunta non affidabilità della stampa tradizionale (su questo aspetto e sul ruolo di “O Globo” ha posto alcuni rilievi @DiegoBattistes1, considerando quali possono essere le ripercussioni del contrasto al bolsonarismo, dato infine pure con la denuncia dell’ordine dato alla polizia di ostacolare lo spostamento di elettori nelle zone più di sinistra): «Trump e Bolsonaro in realtà non hanno inventato nulla, – ha scritto Alfredo – si sono limitati a rendere più profonda la spaccatura che si è andata creando nelle società occidentali negli ultimi anni. Spaccatura che si manifesta in molti modi diversi: tra città e campagna, tra ricchi e poveri, tra nativi e immigrati, tra perdenti e vincenti nel grande gioco della globalizzazione. Anziché lavorare per rimarginare queste ferite, hanno fatto il possibile per aumentare la divaricazione».<br />Ma ascoltate questo intelligente duetto fatto ai nostri microfoni a partire dall’ottimistica considerazione che i parlamentari “bolsonaristi” sono in stragrande maggioranza banderuole, elette dal sistema proporzionale del primo turno, che seguono il potere dove viene esercitato e quindi si assisterà a parecchi cambi di casacca, anzi: «I topi erano già scappati prima delle elezioni», nonostante Battistessa abbia scritto che «guardando la mappa del voto, la composizione del congresso e risultati dei ballottaggi dei governatori, si capisce inoltre che per Lula il compito di governare non sarà per niente facile. Rio de Janeiro era già andata al “bolsonarismo” nella prima tornata elettorale e anche São Paulo ha votato per il candidato vicino a Jair Bolsonaro». Ma anche Diego concorda che molti eletti sono centristi – quindi non del partito di Bolsonaro – usi ad appoggiare i governi che possono accoglierli e poi riprende quanto ha scritto su “Il Fatto quotidiano” allargando alla collocazione di questo ulteriore spostamento a sinistra nel quadro politico sudamericano: «Per l’America Latina la vittoria del settantasettenne Lula significa che ora, su 630 milioni di persone, più di 570 milioni sono governate da un governo di sinistra (andrebbe ovviamente approfondita nello specifico la situazione politica di Venezuela, Nicaragua e Cuba e non è questo il luogo) aprendo ancora una volta nuovi possibili scenari di unità regionale e di utopie possibili». <br />Certo che la aspettativa è grande, tutto sulle spalle di un uomo di 77 anni?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51797473</guid><pubDate>Sat, 05 Nov 2022 21:12:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51797473/lula_presidente_condor_pigeon.mp3" length="23898004" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/brasile/ &#13;
Il carisma del vecchio presidente operaio che perse un mignolo sul lavoro riuscirà a sradicare la mala pianta del sovranismo bolsonarista, a dare un’impronta ai tanti governi di differenti sinistre del Sudamerica e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/brasile/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/brasile/</a> <br />Il carisma del vecchio presidente operaio che perse un mignolo sul lavoro riuscirà a sradicare la mala pianta del sovranismo bolsonarista, a dare un’impronta ai tanti governi di differenti sinistre del Sudamerica e restituire l’Amazzonia al mondo, a ricollocare il Brasile nel suo ruolo coi Brics, a ridare fiato ai movimenti per i diritti; ben sapendo che «mai nessun presidente del Brasile ha governato con maggioranza propria» e che è grande il dubbio che alle parole facciano seguito progetti pragmatici davvero, come sentirete nel podcast.<br />Ci siamo rivolti a Diego Battistessa e Alfredo Somoza per raccogliere da un loro confronto commenti e analisi di questa fotografia impietosa scritta da “Valigia Blu” a decretazione di Lula presidente del Brasile: «Nell’elezione più combattuta della storia del Brasile, il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) Luiz Inácio Lula da Silva, già presidente del paese tra il 2003 e il 2010, si è imposto per pochissimo contro il governante in carica Jair Bolsonaro. La vittoria di Lula dà un respiro di sollievo al sistema democratico brasiliano, che non sappiamo se sarebbe sopravvissuto a un secondo mandato del “capitano”. Se tuttavia da un punto di vista elettorale i vincitori sono Lula e il PT, è anche chiaro che il bolsonarismo esce vittorioso su un piano politico più generale. L’onda bolsonarista in parlamento ha accelerato una tendenza già in corso nell’ultimo decennio, cioè il rafforzamento delle tre “b”: boi (bue), che simbolizza gli interessi dell’agri-business; bala (pallottola), delle forze dell’ordine; e bíblia, delle chiese evangeliche: la maggior parte di questi parlamentari non sono più semplici poliziotti in difesa di interessi corporativi o rappresentanti pragmatici delle diverse chiese neo-pentecostali ma digital influencers allineati al bolsonarismo radicale e alle milizie paramilitari o pastori protestanti con un discorso messianico che descrive Bolsonaro come eletto da Dio e Lula come l’Anticristo» (<a href="https://www.valigiablu.it/brasile-lula-vittoria-bolsonaro/)" rel="noopener">https://www.valigiablu.it/brasile-lula-vittoria-bolsonaro/)</a>.<br />Raccogliamo dallo scritto pubblicato da @alfredosomoza sul suo blog (<a href="https://alfredosomoza.com/2022/11/04/come-difficile-saper-perdere/)" rel="noopener">https://alfredosomoza.com/2022/11/04/come-difficile-saper-perdere/)</a> un primo punto più generale: « Come da copione sovranista radicale, l’uscita dal palazzo presidenziale di Jair Bolsonaro è contrassegnata da disordini, caos e soprattutto dalla mancanza di rispetto verso i meccanismi della democrazia. Nella versione sudamericana non ci sono finti “indiani” ad assediare le sedi del potere ma abbiamo i camionisti a fermare il paese: perché, quando uno dei campioni della nuova destra radicale perde, o c’è stato un imbroglio oppure è vittima di un complotto. È quello che gli stessi leader dicono già mesi prima delle elezioni, preparando l’eventuale sconfitta». Ma in questo caso, probabilmente per indicazione dei militari stessi indisponibili a inscenare un golpe, e per le prese di posizione di Washington, non si è dato corso a questa potenziale forzatura autoritaria.<br />Anche durante la nostra chiacchierata radiofonica (su @rbo10525) abbiamo sentito questo brivido cileno d’antan, ma poi entrambi i nostri interlocutori erano d’accordo che la situazione internazionale attuale ha reso le mire golpiste del sovranismo attuale impercorribili. <br />Lula ha dichiarato che «non ci sono due Brasile. È tempo di ricostruire un paese diviso»: infatti poi nel discorso con i nostri due esperti si sono aggiunti alcuni elementi, uno, sintetizzato da Alfredo Somoza nel suo blog, fa emergere il meccanismo della “spaccatura” come strategia vincente a livello globale e dunque anche nell’elezione brasiliana dove i principali argomenti durante la campagna (e anche il bersaglio delle fake...]]></itunes:summary><itunes:duration>1494</itunes:duration><itunes:keywords>bolsonaro,braçoforte,brasil,brasile,brasilien,brasilrenaceconlula,brazil,diadafavela,eleicoes2022,equipelula,foramoraes,latinoamerica,lula,lulapresidente,lulapresidente2022,pt,rio.janeiro,sãopaulo,unasur</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aadd7a1b2b9d24f0fdee98b27feae6a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'oligarchia conservatrice si è ripresa il Brasile col burattino Bolsonaro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-oligarchia-conservatrice-si-e-ripresa-il-brasile-col-burattino-bolsonaro--51521489</link><description><![CDATA[Al primo turno del voto i sondaggi sono stati sbugiardati, dimostrando che il paese è spezzato in due parti completamten avverse e senza punti di contatto. Il bolsonarismo non si è appannato perché ideologia, inoltre è sostenuto da apparati religiosi potenti e tutti i media; Lula è popolare presso molti nostalgici della grande stagione di sviluppo durante i suoi due mandati che sostengono il blando progressismo del sistema Pt, che è un sistema di potere contro cui sono confluiti molti suffragi al sovranismo militarista di Bolsonaro, nonostante la assoluzione dell'ex presidente. Interessante anche scomporre l'andamento del voto tra Nordeste e Sud, tra provoncia e città, tra Rio e Belo Horizonte. Non è esistito un dibattito perché anche le ricostruzioni storiche dalla giunta all'assoluzione di Lula sono ribaltate in una versione surreale, paragonabile alle farneticazioni di Qanon in Usa.<br />Luigi Spera vive da anni in Brasile e ci dipinge il quadro della società, delle molte società che compongono il continente brasileiro: dai mostri eletti con il bolsonarismo, alle politiche sociali delel proposte progressiste. Dall'orrore talvolta ridicolo della gestione del potere di questa marionetta fascista ci si poteva aspettare che gli elettori si fossero allontanati e quindi con @luigi_spera abbiamo cercato di comprendere come si possa ancora sostenere un disastro economico del neoliberismo estremo, sanitario nella pandemia, di degenerazione nelle strade; Bolsonaro ha semplicemente dato voce alla misoginia, all'omofobia, al militarismo violento, al razzismo antiafrodiscendente... al fascismo che dopo il regime della giunta aveva dovuto vergognarsi. Lo stesso sdoganamento avvenuto in Italia, in Ungheria, in Turchia, in India.. negli Usa di Trump. Bolsonaro è il campione del latifondo, delel sette pentecostali e dei retrivi lobbisti perché è sempre stato omofobo, misogino e fascista.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51521489</guid><pubDate>Mon, 10 Oct 2022 08:46:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51521489/brasil2022_luigispera.mp3" length="27281358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Al primo turno del voto i sondaggi sono stati sbugiardati, dimostrando che il paese è spezzato in due parti completamten avverse e senza punti di contatto. Il bolsonarismo non si è appannato perché ideologia, inoltre è sostenuto da apparati religiosi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Al primo turno del voto i sondaggi sono stati sbugiardati, dimostrando che il paese è spezzato in due parti completamten avverse e senza punti di contatto. Il bolsonarismo non si è appannato perché ideologia, inoltre è sostenuto da apparati religiosi potenti e tutti i media; Lula è popolare presso molti nostalgici della grande stagione di sviluppo durante i suoi due mandati che sostengono il blando progressismo del sistema Pt, che è un sistema di potere contro cui sono confluiti molti suffragi al sovranismo militarista di Bolsonaro, nonostante la assoluzione dell'ex presidente. Interessante anche scomporre l'andamento del voto tra Nordeste e Sud, tra provoncia e città, tra Rio e Belo Horizonte. Non è esistito un dibattito perché anche le ricostruzioni storiche dalla giunta all'assoluzione di Lula sono ribaltate in una versione surreale, paragonabile alle farneticazioni di Qanon in Usa.<br />Luigi Spera vive da anni in Brasile e ci dipinge il quadro della società, delle molte società che compongono il continente brasileiro: dai mostri eletti con il bolsonarismo, alle politiche sociali delel proposte progressiste. Dall'orrore talvolta ridicolo della gestione del potere di questa marionetta fascista ci si poteva aspettare che gli elettori si fossero allontanati e quindi con @luigi_spera abbiamo cercato di comprendere come si possa ancora sostenere un disastro economico del neoliberismo estremo, sanitario nella pandemia, di degenerazione nelle strade; Bolsonaro ha semplicemente dato voce alla misoginia, all'omofobia, al militarismo violento, al razzismo antiafrodiscendente... al fascismo che dopo il regime della giunta aveva dovuto vergognarsi. Lo stesso sdoganamento avvenuto in Italia, in Ungheria, in Turchia, in India.. negli Usa di Trump. Bolsonaro è il campione del latifondo, delel sette pentecostali e dei retrivi lobbisti perché è sempre stato omofobo, misogino e fascista.]]></itunes:summary><itunes:duration>1706</itunes:duration><itunes:keywords>amazôniaoubolsonaro,bolsonaroreeleito,brasil,brasildaesperança,brasile,brasilvota22,brazil,diadonordestino,eleicoes2022,forabolsonaro,lula,lulano1ºturno,lulapresidente13,rio.eleicoes,saopaulo.eleicoes,votepelaamazônia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bc01e0a3772321cb760da4b98fd90755.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rechazo. Una Carta costituzionale non è una dichiarazione di intenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rechazo-una-carta-costituzionale-non-e-una-dichiarazione-di-intenti--51192128</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/cile/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/cile/</a><br />Una nuova tappa della più lunga e travagliata transizione democratica del Latinoamerica: la "Via cilena" alla uscita dai totalitarismi è una via nuova che non ha modelli precedenti, i giovani in particolare sono refrattari ad accettare minestre riscaldate alle mille interpretazioni del socialismo del Cono Sur e alla ricerca di una proposta adatta alla comunità cilena.<br />Valutiamo con @DiegoBattistes1 le ragioni della bocciatura di una costituzione che piaceva (fuori dal Cile) per l'intento di superare il feroce neoliberismo di quella di Pinochet e per le ispirazioni molto elevate alla liberazione dei servizi di welfare e bisogni delle minoranze; ma la percezione dei votanti – in questo aiutata da un'informazione di parte – sembra improntata al timore che non esistessero indicazioni pragmatiche e sarebbe rimasta un'ambigua lettera morta di tante buone intenzioni raffazzonate. Una sensazione che forse ha avuto anche Boric, visto che ha più volte annunciato che si sarebbe comunque emendata la Carta qualunque fosse stato il risultato del referendum, perché necessitava di migliorie.<br />Diego Battistessa ci ha indirizzato verso una lettura del voto che non accusa la maggioranza de i cileni di preferire la costituzione della dittatura, ma piuttosto li vede più pragmatici dei costituenti e consapevoli di cosa deve contenere una Costituzione accettabile da tutti i cileni.<br />Evidente la divisione del paese e altrettanto chiaro è il bisogno di promulgare una Carta condivisa a cui arrivare con un accordo ampio e non solo sulla spinta delle rivolte contro Piñera che hanno portato al voto di 9 mesi fa e alla vittoria di Boric, che ha appoggiato la costituzione espressione del processo costituente precedente alla sua presidenza: dunque non la Costituzione di Boric, ma quella che nasce dall'esplosione delle rivolte: infatti comprendeva il diritto all'acqua, all'aborto, il riconoscimento delle autonomie di popolazioni indigene facenti parte di uno stato plurinazionale; eppure persino le zone mapuche hanno rigettato la proposta costituzionale.<br />Ma anche le forze che nel Movimento dell'Estallido social si schierarono più a sinistra in larga parte non hanno votato "apruebo", come segnale di insofferenza verso la moderazione di Boric.<br />Il risultato è che non si è ottenuto il colpaccio e ora bisogna smussare i toni perché l'opposizione conceda di riconoscerla nel prossimo plebiscito... nel frattempo continua a essere valida la costituzione promulgata dalla dittatura, pur già due volte emendata, pur mantenendo tutti i tratti neoliberisti che la informavano]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51192128</guid><pubDate>Sat, 10 Sep 2022 18:17:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51192128/2022_09_08_constitucion_chilena_battistessa.mp3" length="22020081" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/cile/&#13;
Una nuova tappa della più lunga e travagliata transizione democratica del Latinoamerica: la "Via cilena" alla uscita dai totalitarismi è una via nuova che non ha modelli precedenti, i giovani in particolare sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/cile/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/cile/</a><br />Una nuova tappa della più lunga e travagliata transizione democratica del Latinoamerica: la "Via cilena" alla uscita dai totalitarismi è una via nuova che non ha modelli precedenti, i giovani in particolare sono refrattari ad accettare minestre riscaldate alle mille interpretazioni del socialismo del Cono Sur e alla ricerca di una proposta adatta alla comunità cilena.<br />Valutiamo con @DiegoBattistes1 le ragioni della bocciatura di una costituzione che piaceva (fuori dal Cile) per l'intento di superare il feroce neoliberismo di quella di Pinochet e per le ispirazioni molto elevate alla liberazione dei servizi di welfare e bisogni delle minoranze; ma la percezione dei votanti – in questo aiutata da un'informazione di parte – sembra improntata al timore che non esistessero indicazioni pragmatiche e sarebbe rimasta un'ambigua lettera morta di tante buone intenzioni raffazzonate. Una sensazione che forse ha avuto anche Boric, visto che ha più volte annunciato che si sarebbe comunque emendata la Carta qualunque fosse stato il risultato del referendum, perché necessitava di migliorie.<br />Diego Battistessa ci ha indirizzato verso una lettura del voto che non accusa la maggioranza de i cileni di preferire la costituzione della dittatura, ma piuttosto li vede più pragmatici dei costituenti e consapevoli di cosa deve contenere una Costituzione accettabile da tutti i cileni.<br />Evidente la divisione del paese e altrettanto chiaro è il bisogno di promulgare una Carta condivisa a cui arrivare con un accordo ampio e non solo sulla spinta delle rivolte contro Piñera che hanno portato al voto di 9 mesi fa e alla vittoria di Boric, che ha appoggiato la costituzione espressione del processo costituente precedente alla sua presidenza: dunque non la Costituzione di Boric, ma quella che nasce dall'esplosione delle rivolte: infatti comprendeva il diritto all'acqua, all'aborto, il riconoscimento delle autonomie di popolazioni indigene facenti parte di uno stato plurinazionale; eppure persino le zone mapuche hanno rigettato la proposta costituzionale.<br />Ma anche le forze che nel Movimento dell'Estallido social si schierarono più a sinistra in larga parte non hanno votato "apruebo", come segnale di insofferenza verso la moderazione di Boric.<br />Il risultato è che non si è ottenuto il colpaccio e ora bisogna smussare i toni perché l'opposizione conceda di riconoscerla nel prossimo plebiscito... nel frattempo continua a essere valida la costituzione promulgata dalla dittatura, pur già due volte emendata, pur mantenendo tutti i tratti neoliberisti che la informavano]]></itunes:summary><itunes:duration>1377</itunes:duration><itunes:keywords>apruebo,cile,constitución,derechos.chile,estallido,gabrielboric,mapuche,pinochet,plebiscitoconstitucional2022,plebiscitodesalida,plurinacionalidad,presidenteboric,rechazo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c468a15a03a70e98d4f70d2d0b2f55b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>«Lasso fuera»: la goccia di petrolio che fa traboccare il barile dell'austerity</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lasso-fuera-la-goccia-di-petrolio-che-fa-traboccare-il-barile-dell-austerity--50440441</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a><br /><br />«No le creo ni a Lasso ni a la Iglesia», si legge in un tweet del 1° luglio 2022<br />Una rivolta contro Guillermo Lasso, un banchiere-presidente che conduce politiche neoliberali (vi ricorda qualcosa?); il pretesto della rivolta la soppressione del sussidio sul prezzo del carburante. Tre settimane di paralisi totale, 8 morti alle manifestazioni, vie di comunicazione bloccate, arresti; Il "paro nacional"!<br />Il pretesto del prezzo del combustibile è solo la goccia di petrolio che ha fatto traboccare il barile dell'austerity e la Conaie ha avuto la forza di proseguire così tanti giorni a sostenere uno sciopero duro. Con Davide Matrone, che vive e insegna a Quito, abbiamo sviscerato gli eventi, riuscendo anche a dare finalmente un quadro delle forze in campo che non sono solo quelle di Iza, sebbene sia in grado di mobilitare masse, che comunque sono in larga parte autonome e possono far scaturire da questa esasperazione contrapposizioni non totalmente controllabili dal Conaie.<br />Tra contrapposizione all'estrattivismo e levantamiento contro ogni presidente che conduce sistematicamente alla catastrofe; tra spinte all'emancipazione che trascorrono lungo l'intero Cono Sur troviamo i 10 punti di rivendicazioni. I diritti vengono violati e nemmeno queste sollevazioni riescono a impedire lo sfruttamento che procede senza nemmeno consultare le comunità indigene che sono in prima fila nel "paro", che forse, dopo 18 giorni mentre lo analizzavamo con Davide Matrone, sembra sia raggiunto un accordo tra lo stato e chi pretende giustizia. E infatti sono rimasti alla destra solo una manciata di paesi e può darsi che una leva sia dovuta alle molte piazze sudamericane, decisamente attive e che hanno portato candidati non fascisti in parlamento.<br />Molto interessante la disamina della configurazione dei movimenti di sinistra ecuadoriani da parte di @Davidem281<br /><br />Appena si è concluso questo intervento di Davide Matrone su Radio Blackout, Guillermo Lasso ha ceduto dopo 18 giorni di proteste e acconsentito alle varie richieste portate dal paro nacional; si è creata una tavola di dialogo nazionale per i prossimi 90 giorni. E questo accordo è stato sottoscritto da Leonidas Iza, presidente del Conaie]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50440441</guid><pubDate>Sat, 02 Jul 2022 06:48:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50440441/paro_nacional_en_ecuador_davide_matrone_2022_06_30.mp3" length="22937847" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/ecuador/&#13;
&#13;
«No le creo ni a Lasso ni a la Iglesia», si legge in un tweet del 1° luglio 2022&#13;
Una rivolta contro Guillermo Lasso, un banchiere-presidente che conduce politiche neoliberali (vi ricorda qualcosa?); il pretesto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/ecuador/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/ecuador/</a><br /><br />«No le creo ni a Lasso ni a la Iglesia», si legge in un tweet del 1° luglio 2022<br />Una rivolta contro Guillermo Lasso, un banchiere-presidente che conduce politiche neoliberali (vi ricorda qualcosa?); il pretesto della rivolta la soppressione del sussidio sul prezzo del carburante. Tre settimane di paralisi totale, 8 morti alle manifestazioni, vie di comunicazione bloccate, arresti; Il "paro nacional"!<br />Il pretesto del prezzo del combustibile è solo la goccia di petrolio che ha fatto traboccare il barile dell'austerity e la Conaie ha avuto la forza di proseguire così tanti giorni a sostenere uno sciopero duro. Con Davide Matrone, che vive e insegna a Quito, abbiamo sviscerato gli eventi, riuscendo anche a dare finalmente un quadro delle forze in campo che non sono solo quelle di Iza, sebbene sia in grado di mobilitare masse, che comunque sono in larga parte autonome e possono far scaturire da questa esasperazione contrapposizioni non totalmente controllabili dal Conaie.<br />Tra contrapposizione all'estrattivismo e levantamiento contro ogni presidente che conduce sistematicamente alla catastrofe; tra spinte all'emancipazione che trascorrono lungo l'intero Cono Sur troviamo i 10 punti di rivendicazioni. I diritti vengono violati e nemmeno queste sollevazioni riescono a impedire lo sfruttamento che procede senza nemmeno consultare le comunità indigene che sono in prima fila nel "paro", che forse, dopo 18 giorni mentre lo analizzavamo con Davide Matrone, sembra sia raggiunto un accordo tra lo stato e chi pretende giustizia. E infatti sono rimasti alla destra solo una manciata di paesi e può darsi che una leva sia dovuta alle molte piazze sudamericane, decisamente attive e che hanno portato candidati non fascisti in parlamento.<br />Molto interessante la disamina della configurazione dei movimenti di sinistra ecuadoriani da parte di @Davidem281<br /><br />Appena si è concluso questo intervento di Davide Matrone su Radio Blackout, Guillermo Lasso ha ceduto dopo 18 giorni di proteste e acconsentito alle varie richieste portate dal paro nacional; si è creata una tavola di dialogo nazionale per i prossimi 90 giorni. E questo accordo è stato sottoscritto da Leonidas Iza, presidente del Conaie]]></itunes:summary><itunes:duration>1434</itunes:duration><itunes:keywords>conaie,ecuador,ecuadorresiste,elparonopara,lassodictador,lassorenuncia,leonidasiza,movimientoindígena,muertecruzadaya,nebotresponsable,paronacional2022ec,paronacionalecuador,plurinationalstrike,quito</itunes:keywords><itunes:explicit>true</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/99545025afdb9fea23e381dad6fbf042.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vivir sabroso per la Colombia e il suo popolo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vivir-sabroso-per-la-colombia-e-il-suo-popolo--50322605</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/colombia/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/colombia/</a><br /><br />Gustavo Petro riuscirà a fare davvero qualcosa contro le disuguaglianze: la Colombia si avvierà fuori dal sentiero del latifondismo, dell'ossequio agli interessi gringos; uscirà dalla contrapposizione tra una guerriglia istituzionale e una destra trucida, entrambe finanziate dal narcotraffico; la componente indigena rappresentata dalla spinta proveniente dalla Cauca di Francia Marquez riuscirà a dare finalmente alle comunità l'autonomia e una possibilità di uscita dalla miseria?<br />Diego Battistessa è un fine conoscitore e vive buona parte della sua esistenza nei paesi latinoamericani e caraibici e ha sempre il polso della situazione e sa riconoscere le svolte; quella colombiana sembra non sia l'unica del subcontinente in una direzione di emancipazione; ma quella di Francia Márquez è popolare, proletaria, contadina, ambientalista, afro e di genere. Dunque in tutto questo il fatto che Biden sia stato tra i primi a congratularsi – e la Cia abbia acconsentito che venisse estromessa la destra dalla Casa del Nariño, che i rappresentanti degli emarginati avessero l'occasione di riformare il sistema – è un buon segnale, o è invece una dimostrazione che è già innescato un controllo, esiste un antidoto che tuteli gli interessi americani? ha cambiato atteggiamento l'amministrazione americana dopo il flop della Cumbre? com'è possibile che un paese strategicamente inserito nel Cono Sur per compensare le istanze di liberazione non sia governato da mastini? Sicuramente Petro ha rassicurato che rimane all'interno del capitalismo, pur cercando di realizzare una democratizzazione della risorse e del miglioramento della condizione economica della classe che forma la base del Pacto Histórico. Petro ha pure annunciato la riapertura dei valichi al confine col Venezuela, alcuni dei quali erano chiusi da sette anni, ma le condizioni dell'economia nazionale limitano l'ambito di manovra del nuovo esecutivo, che intende negoziare con l'Occidente in materia ambientale, agroalimentare e nel coinvolgimento delle comunità locali per la lotta al narcotraffico; e poi intende potenziare il welfare.<br />I cittadini colombiani erano scesi in piazza in massa e con determinazione negli ultimi tre anni e sembra che il risultato di Gustavo Petro e Francia Márquez incanali in una direzione anche istituzionale quelle istanze di liberazione dalle vessazioni della destra uribista e da mezzo secolo di scontri tra milizie e guerriglieri; è stato semplicemente possibile portando alle urne 53% degli aventi diritto e in particolar modo i giovani che non hanno memoria dei decenni di scontri armati e i meno giovani che hanno creduto si potesse dare credito a un ticket costituitosi proprio per intercettare le richieste della sinistra incarnata dall'ex sindaco di Bogotà (tuttavia con un passato da guerrigliero) e dalla femminista movimentista della Cauca: ha votato quella parte di popolazione che in genere non vota, giovani e donne hanno fatto la differenza, anche per le castronerie che diceva il populista Hernandez. <br />Ciò che agli occhiali coloniali dell'Occidente risulta sorprendente è l'immediato riconoscimento della sconfitta da parte di Hernandez]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50322605</guid><pubDate>Fri, 24 Jun 2022 19:43:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50322605/diego_battistessa_colombia_2022_06_23.mp3" length="18079935" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/colombia/&#13;
&#13;
Gustavo Petro riuscirà a fare davvero qualcosa contro le disuguaglianze: la Colombia si avvierà fuori dal sentiero del latifondismo, dell'ossequio agli interessi gringos; uscirà dalla contrapposizione tra una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/colombia/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/colombia/</a><br /><br />Gustavo Petro riuscirà a fare davvero qualcosa contro le disuguaglianze: la Colombia si avvierà fuori dal sentiero del latifondismo, dell'ossequio agli interessi gringos; uscirà dalla contrapposizione tra una guerriglia istituzionale e una destra trucida, entrambe finanziate dal narcotraffico; la componente indigena rappresentata dalla spinta proveniente dalla Cauca di Francia Marquez riuscirà a dare finalmente alle comunità l'autonomia e una possibilità di uscita dalla miseria?<br />Diego Battistessa è un fine conoscitore e vive buona parte della sua esistenza nei paesi latinoamericani e caraibici e ha sempre il polso della situazione e sa riconoscere le svolte; quella colombiana sembra non sia l'unica del subcontinente in una direzione di emancipazione; ma quella di Francia Márquez è popolare, proletaria, contadina, ambientalista, afro e di genere. Dunque in tutto questo il fatto che Biden sia stato tra i primi a congratularsi – e la Cia abbia acconsentito che venisse estromessa la destra dalla Casa del Nariño, che i rappresentanti degli emarginati avessero l'occasione di riformare il sistema – è un buon segnale, o è invece una dimostrazione che è già innescato un controllo, esiste un antidoto che tuteli gli interessi americani? ha cambiato atteggiamento l'amministrazione americana dopo il flop della Cumbre? com'è possibile che un paese strategicamente inserito nel Cono Sur per compensare le istanze di liberazione non sia governato da mastini? Sicuramente Petro ha rassicurato che rimane all'interno del capitalismo, pur cercando di realizzare una democratizzazione della risorse e del miglioramento della condizione economica della classe che forma la base del Pacto Histórico. Petro ha pure annunciato la riapertura dei valichi al confine col Venezuela, alcuni dei quali erano chiusi da sette anni, ma le condizioni dell'economia nazionale limitano l'ambito di manovra del nuovo esecutivo, che intende negoziare con l'Occidente in materia ambientale, agroalimentare e nel coinvolgimento delle comunità locali per la lotta al narcotraffico; e poi intende potenziare il welfare.<br />I cittadini colombiani erano scesi in piazza in massa e con determinazione negli ultimi tre anni e sembra che il risultato di Gustavo Petro e Francia Márquez incanali in una direzione anche istituzionale quelle istanze di liberazione dalle vessazioni della destra uribista e da mezzo secolo di scontri tra milizie e guerriglieri; è stato semplicemente possibile portando alle urne 53% degli aventi diritto e in particolar modo i giovani che non hanno memoria dei decenni di scontri armati e i meno giovani che hanno creduto si potesse dare credito a un ticket costituitosi proprio per intercettare le richieste della sinistra incarnata dall'ex sindaco di Bogotà (tuttavia con un passato da guerrigliero) e dalla femminista movimentista della Cauca: ha votato quella parte di popolazione che in genere non vota, giovani e donne hanno fatto la differenza, anche per le castronerie che diceva il populista Hernandez. <br />Ciò che agli occhiali coloniali dell'Occidente risulta sorprendente è l'immediato riconoscimento della sconfitta da parte di Hernandez]]></itunes:summary><itunes:duration>1130</itunes:duration><itunes:keywords>cauca,colombia,colombiadecide,@diegobattistes1,franciamarquez,franciamarquezvicepresidenta,gustavopetro,losnadies,nariño,pactohistorico,paravivirsabroso,petroespresidente,petropresidente,@rbo10525</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f2a3a5c983045d3aef4b8adbc66cfac4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Cumbre e gli interessi nel cortile di casa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-cumbre-e-gli-interessi-nel-cortile-di-casa--50207406</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" rel="noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a><br /><br />Da parte degli Stati Uniti si riducono al contenimento della migrazione, ma anche dal lato dello stesso patio trasero: interessa mantenere relazioni strettamente intrecciate con il Nordamerica e ci sarebbe la forza per riuscire a farlo diventare un rapporto paritario? o si sta consumando un distacco a favore di nuovi legami agevolati dalla globalizzazione?<br />Diego Battistessa, nei suoi nomadismi lo abbiamo colto già in Colombia dopo aver seguito la Cumbre de las Americas e quindi a lui abbiamo posto alcune questioni in relazione alla riunione di tutte le Americhe (quasi, viste le defezioni che i distinguo di Biden hanno provocato) e di contro ci ha trasmesso notizie che non superano l'Oceano, analisi che mettono insieme strategie e influenze, considerazioni che travalicano la Cumbre, ne prendono spunto e l'avrebbero animata, se non fosse stato così faticoso organizzarla. <br />I flussi economici si stanno rivolgendo alla Cina: del landgrabbing abbiamo parlato spesso. L'influenza politica statunitense è comunque venuta meno per infiltrazioni da parte di Cina (vero avversario geopolitico di Washington) e Russia; ma non quella economica, che permane centrale. Ma poi c'è la forza per poter mantenere il monopolio sul Latinoamerica; e per contro quanto il Cono Sur è interessato e ha le energie per mantenere il rapporto con il Norte?<br /><br />Tante le defezioni (nove, e Bolsonaro ripescato in extremis, consentendogli una infantile passerella), molte le domande e quelle trovano molte risposte in questa sintesi di Diego Battistessa.<br />Dichiarazioni di intenti soprattutto alla ricerca di una soluzione dei flussi migratori: una redistribuzione di quote migratorie stile Trattato di Dublino in salsa transatlantica. A suffragare la presenza del problema proprio in concomitanza partiva la carovana di 5000 migranti venezuelani dal Mexico. Estradizione e giustizia: una cartina dei rapporti con gli Usa. Ma la dollarizzazione e le rimesse sono l'aspetto che dimostra ancora da dove provenga la capacità di mantenere incatenato per ora il Sudamerica: la considerazione della moneta statunitense come bene rifugio e promozione della moneta di riserva e fuga.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50207406</guid><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 10:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50207406/cumbre_la2022_diego_battistessa.mp3" length="39421749" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/&#13;
&#13;
Da parte degli Stati Uniti si riducono al contenimento della migrazione, ma anche dal lato dello stesso patio trasero: interessa mantenere relazioni strettamente intrecciate con il Nordamerica e ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/" rel="noopener">https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/</a><br /><br />Da parte degli Stati Uniti si riducono al contenimento della migrazione, ma anche dal lato dello stesso patio trasero: interessa mantenere relazioni strettamente intrecciate con il Nordamerica e ci sarebbe la forza per riuscire a farlo diventare un rapporto paritario? o si sta consumando un distacco a favore di nuovi legami agevolati dalla globalizzazione?<br />Diego Battistessa, nei suoi nomadismi lo abbiamo colto già in Colombia dopo aver seguito la Cumbre de las Americas e quindi a lui abbiamo posto alcune questioni in relazione alla riunione di tutte le Americhe (quasi, viste le defezioni che i distinguo di Biden hanno provocato) e di contro ci ha trasmesso notizie che non superano l'Oceano, analisi che mettono insieme strategie e influenze, considerazioni che travalicano la Cumbre, ne prendono spunto e l'avrebbero animata, se non fosse stato così faticoso organizzarla. <br />I flussi economici si stanno rivolgendo alla Cina: del landgrabbing abbiamo parlato spesso. L'influenza politica statunitense è comunque venuta meno per infiltrazioni da parte di Cina (vero avversario geopolitico di Washington) e Russia; ma non quella economica, che permane centrale. Ma poi c'è la forza per poter mantenere il monopolio sul Latinoamerica; e per contro quanto il Cono Sur è interessato e ha le energie per mantenere il rapporto con il Norte?<br /><br />Tante le defezioni (nove, e Bolsonaro ripescato in extremis, consentendogli una infantile passerella), molte le domande e quelle trovano molte risposte in questa sintesi di Diego Battistessa.<br />Dichiarazioni di intenti soprattutto alla ricerca di una soluzione dei flussi migratori: una redistribuzione di quote migratorie stile Trattato di Dublino in salsa transatlantica. A suffragare la presenza del problema proprio in concomitanza partiva la carovana di 5000 migranti venezuelani dal Mexico. Estradizione e giustizia: una cartina dei rapporti con gli Usa. Ma la dollarizzazione e le rimesse sono l'aspetto che dimostra ancora da dove provenga la capacità di mantenere incatenato per ora il Sudamerica: la considerazione della moneta statunitense come bene rifugio e promozione della moneta di riserva e fuga.]]></itunes:summary><itunes:duration>2464</itunes:duration><itunes:keywords>almagro,amlo,arce,biden.cumbre,bolsonaro,boric,caravanamigrante,castro,cumbre,cumbreaméricas,cumbredelasamericas,diazcanel,losangeles,maduro,migrantes,potus,verticedelleameriche</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/236a478f80e93dd46345ee1440e544a9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Colombia di esasperata ultima speranza di emancipazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/colombia-di-esasperata-ultima-speranza-di-emancipazione--49898166</link><description><![CDATA[ttps://ogzero.org/tag/colombia/ - Los Poderes fácticos si stanno preoccupando e quindi gli allarmi per attentati tipo Bogotazo ai danni di Gustavo Petro si accumulano: significa che per la prima volta le forze progressiste possono allontanare lo strapotere della destra (narcos, latifondo, imprese, oligarchia) dai gangli dello stato colombiano; questo potrebbe essere un altro elemento epocale di un periodo storico unico, perché l'impero statunitense sarebbe ridimensionato in uno dei luoghi canonici dell'espressione del suo potere; e si vedrà tra pochi giorni come si svilupperà la cumbre che deve essere organizzata da Washington e, come racconta Diego sembra si annunci un flop, perché gli Usa stanno facendo male ogni loro intervento relativamente alla regione. <br />Proprio in quegli spazi, portato lì dal suo nomadismo latinamericano, si trova Diego Battistessa e in questo podcast si riassumono accenni ai temi che in questi giorni ha elaborato in alcuni suoi articoli e reportage. Da un lato l'importanza di un’altra figura afrodiscendente del Cono Sur, quella di Francia Marquéz (ricostruita in questo pezzo per “Il Fatto quotidiano”: <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/22/si-scrive-francia-marquez-si-legge-futuro-della-colombia/6584279/)" rel="noopener">https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/22/si-scrive-francia-marquez-si-legge-futuro-della-colombia/6584279/)</a>, figlia della Cauca, come Marielle Franco era figlia della favela del Maré come Diego ha raccontato nella sua analisi dedicata all'idea di "favela" (<a href="https://ogzero.org/studium/5-favelas-e-afrodiscendenza/)" rel="noopener">https://ogzero.org/studium/5-favelas-e-afrodiscendenza/)</a>; e dall'altro il "Titolo 42" che finalmente Biden ha ritirato, ma... ribadendo il "Do not come!" che ha fatto sparire definitivamente Kamala Harris dalla scena, spaventata da 18.000 possibili arrivi quotidiani al confine statunitense (<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/05/20/immigrazione-stati-uniti/)" rel="noopener">https://www.osservatoriodiritti.it/2022/05/20/immigrazione-stati-uniti/)</a>.<br />Abbiamo potuto capire meglio il quadro degli interessi e delle tensioni, i fronti avversi e i ceti contrapposti (al di là di uribisti e Farc, ormai conosciuti e vecchi arnesi). E la novità data da Francia rispetto a quella che è la società per esempio rappresentata da Paola Ochoa, con gli spropositi razzisti che ha pronunciato e che potete sentire nell'intervento di @DiegoBattistes1]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49898166</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 05:15:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49898166/francia_marquez_e_l_auspicio_di_svolta_2022_05_19_diego_battistessa_colombia.mp3" length="21526041" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>ttps://ogzero.org/tag/colombia/ - Los Poderes fácticos si stanno preoccupando e quindi gli allarmi per attentati tipo Bogotazo ai danni di Gustavo Petro si accumulano: significa che per la prima volta le forze progressiste possono allontanare lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[ttps://ogzero.org/tag/colombia/ - Los Poderes fácticos si stanno preoccupando e quindi gli allarmi per attentati tipo Bogotazo ai danni di Gustavo Petro si accumulano: significa che per la prima volta le forze progressiste possono allontanare lo strapotere della destra (narcos, latifondo, imprese, oligarchia) dai gangli dello stato colombiano; questo potrebbe essere un altro elemento epocale di un periodo storico unico, perché l'impero statunitense sarebbe ridimensionato in uno dei luoghi canonici dell'espressione del suo potere; e si vedrà tra pochi giorni come si svilupperà la cumbre che deve essere organizzata da Washington e, come racconta Diego sembra si annunci un flop, perché gli Usa stanno facendo male ogni loro intervento relativamente alla regione. <br />Proprio in quegli spazi, portato lì dal suo nomadismo latinamericano, si trova Diego Battistessa e in questo podcast si riassumono accenni ai temi che in questi giorni ha elaborato in alcuni suoi articoli e reportage. Da un lato l'importanza di un’altra figura afrodiscendente del Cono Sur, quella di Francia Marquéz (ricostruita in questo pezzo per “Il Fatto quotidiano”: <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/22/si-scrive-francia-marquez-si-legge-futuro-della-colombia/6584279/)" rel="noopener">https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/22/si-scrive-francia-marquez-si-legge-futuro-della-colombia/6584279/)</a>, figlia della Cauca, come Marielle Franco era figlia della favela del Maré come Diego ha raccontato nella sua analisi dedicata all'idea di "favela" (<a href="https://ogzero.org/studium/5-favelas-e-afrodiscendenza/)" rel="noopener">https://ogzero.org/studium/5-favelas-e-afrodiscendenza/)</a>; e dall'altro il "Titolo 42" che finalmente Biden ha ritirato, ma... ribadendo il "Do not come!" che ha fatto sparire definitivamente Kamala Harris dalla scena, spaventata da 18.000 possibili arrivi quotidiani al confine statunitense (<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/05/20/immigrazione-stati-uniti/)" rel="noopener">https://www.osservatoriodiritti.it/2022/05/20/immigrazione-stati-uniti/)</a>.<br />Abbiamo potuto capire meglio il quadro degli interessi e delle tensioni, i fronti avversi e i ceti contrapposti (al di là di uribisti e Farc, ormai conosciuti e vecchi arnesi). E la novità data da Francia rispetto a quella che è la società per esempio rappresentata da Paola Ochoa, con gli spropositi razzisti che ha pronunciato e che potete sentire nell'intervento di @DiegoBattistes1]]></itunes:summary><itunes:duration>1346</itunes:duration><itunes:keywords>colombiadecide,colombiahumana,enprimeravuelta,franciavicepresidenta,pactohistorico,pactoporlavida,petroyfranciasonelcambio,quepareelgenocidio,titolo42,vivapetro,vivirsabroso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ceff41610f064053669d80c0090e149.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Francia Márquez, attivista afrocolombiana epocale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francia-marquez-attivista-afrocolombiana-epocale--49198527</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/colombia/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/colombia/</a> Il risultato parziale delle elezioni per la Camera di Bogotà è risultato epocale per l'imponente avanzata del Pacto Histórico per l'importanza del Cauca, in particolare per l'affermazione personale di Francia Márquez un'attivista afrocolombiana con idee e prassi che risultano ancora inaccettabili alla faccia meno feroce di una destra intollerabile per modi e posizioni retrive e che tenta di arginare – cavalcando le paure del castrochavismo (assente nella proposta di Petro) e della guerriglia (ormai residuale) – la dirompente spinta propulsiva all'emancipazione che coinvolge le comunità indigene e il forte movimento di protesta ormai da un paio di anni in piazza (el paro, gli scioperi...), spontaneo e non controllato da apparati di partito. <br />Le riforme di sistema di salute e redistribuzione delle terre centrali nel programma di Petro vedono  essenziale l'icona di Francia Márquez, che però è tutt'altro che imbalsamata: nel ritratto che ci riporta Ana Cristina Vargas risulta una trascinatrice, critica di ogni apparato asfittico anche di sinistra, che fa sperare in una reale svolta rispetto al lunghissimo periodo buio dell'uribismo il 29 maggio, quando ci saranno le elezioni presidenziali, dove il ticket proposto dalla coalizione di sinistra del Pacto Histórico vede affiancare come vicepresidenta Francia Márquez al candidato realmente progressista Gustavo Petro, che ha coraggiosamente operato la scelta della sua vice consapevole di alienarsi la possibile alleanza con il centro e quindi proponendosi con una proposta realisticamente progressista senza compromessi con il liberismo borghese che avrebbe soffocato qualunque progetto di emancipazione.<br />Possono ovviamente esserci pericoli di brogli – già documentati nella prima tornata – o di utilizzo dei mai smantellati gruppi paramilitari al soldo di varie clientele di narcos e latifondo, ma per ora la società colombiana preferisce ben sperare anche sulla scia degli altri paesi sudamericani; più che di un golpe nelle parole di Ana Cristina Vargas, antropologa e docente all'Università di Torino, sentiamo l'allarme per la vita di Francia Márquez (già scampata ad attentati), speriamo di non dover piangere una nuova Mariele Franco, una ennesima Berta Caceres, ma anche che non si assista a un'alleanza tra forze molto diverse, ma impaurite tutte dal cambiamento e riunite in nome del profitto e del razzismo verso i profughi venezuelani (giocando sul fatto che un insegnante in Colombia guadagna 1300 dollari e in Venezuela 13)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49198527</guid><pubDate>Fri, 25 Mar 2022 14:57:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49198527/francia_marquez_figura_epocale_colombiana_2022_03_24.mp3" length="24060961" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/colombia/ Il risultato parziale delle elezioni per la Camera di Bogotà è risultato epocale per l'imponente avanzata del Pacto Histórico per l'importanza del Cauca, in particolare per l'affermazione personale di Francia Márquez...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/colombia/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/colombia/</a> Il risultato parziale delle elezioni per la Camera di Bogotà è risultato epocale per l'imponente avanzata del Pacto Histórico per l'importanza del Cauca, in particolare per l'affermazione personale di Francia Márquez un'attivista afrocolombiana con idee e prassi che risultano ancora inaccettabili alla faccia meno feroce di una destra intollerabile per modi e posizioni retrive e che tenta di arginare – cavalcando le paure del castrochavismo (assente nella proposta di Petro) e della guerriglia (ormai residuale) – la dirompente spinta propulsiva all'emancipazione che coinvolge le comunità indigene e il forte movimento di protesta ormai da un paio di anni in piazza (el paro, gli scioperi...), spontaneo e non controllato da apparati di partito. <br />Le riforme di sistema di salute e redistribuzione delle terre centrali nel programma di Petro vedono  essenziale l'icona di Francia Márquez, che però è tutt'altro che imbalsamata: nel ritratto che ci riporta Ana Cristina Vargas risulta una trascinatrice, critica di ogni apparato asfittico anche di sinistra, che fa sperare in una reale svolta rispetto al lunghissimo periodo buio dell'uribismo il 29 maggio, quando ci saranno le elezioni presidenziali, dove il ticket proposto dalla coalizione di sinistra del Pacto Histórico vede affiancare come vicepresidenta Francia Márquez al candidato realmente progressista Gustavo Petro, che ha coraggiosamente operato la scelta della sua vice consapevole di alienarsi la possibile alleanza con il centro e quindi proponendosi con una proposta realisticamente progressista senza compromessi con il liberismo borghese che avrebbe soffocato qualunque progetto di emancipazione.<br />Possono ovviamente esserci pericoli di brogli – già documentati nella prima tornata – o di utilizzo dei mai smantellati gruppi paramilitari al soldo di varie clientele di narcos e latifondo, ma per ora la società colombiana preferisce ben sperare anche sulla scia degli altri paesi sudamericani; più che di un golpe nelle parole di Ana Cristina Vargas, antropologa e docente all'Università di Torino, sentiamo l'allarme per la vita di Francia Márquez (già scampata ad attentati), speriamo di non dover piangere una nuova Mariele Franco, una ennesima Berta Caceres, ma anche che non si assista a un'alleanza tra forze molto diverse, ma impaurite tutte dal cambiamento e riunite in nome del profitto e del razzismo verso i profughi venezuelani (giocando sul fatto che un insegnante in Colombia guadagna 1300 dollari e in Venezuela 13)]]></itunes:summary><itunes:duration>1504</itunes:duration><itunes:keywords>cambialahistoria,caravanahumanitariaarauca,colombia,colombiacalling,elcamposerespeta,franciamarquez,franciamarquezvicepresidenta,gustavopetro,pactohistorico,petroyfrancia,quepareelgenocidio,racismobluradio,serlidersocialnoesdelito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7ced35c180cf3cea39c002805d8ecf45.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Primero sueño izquierdista en Colombia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/primero-sueno-izquierdista-en-colombia--48957053</link><description><![CDATA[In vista delle elezioni del 13 marzo in Colombia, che saranno parlamentari e l'indicazione dei precandidati presidenziali che andranno al ballottaggio il 29 maggio.<br />Il continente registra una vampata di progressismo alla sinistra plurale dopo la vittoria di Boric in Cile di cui abbiamo parlato nello scavallamento tra il 2021 e l'anno in corso (<a href="https://ogzero.org/gli-spartiacque-delle-comunita-latinoamericane-1/)" rel="noopener">https://ogzero.org/gli-spartiacque-delle-comunita-latinoamericane-1/)</a> e i sondaggi colombiani non smentiscono questa tendenza, collocando il candidato di sinistra, l'economista Gustavo Petro, in testa alle preferenze di un paese stremato dalle violenze dei paramilitare, dalla corruzione del governo... dall'uribismo. E la cittadinanza è ancora col pensiero sulle barricate della rivolta di un paio di anni fa. La Colombia è il paese più diseguale del Sudamerica per parametri e coefficienti negativi, e Petro risponderebbe con il suo programma proprio a queste esigenze con una serie di promesse elettorali da sogno redistributivo, di attenzione al femminismo, con riforme del latifondo e reale lotta al narcotraffico, e alle istanze delle comunità indigene e di welfare mai conosciuto dal paese: 5 proposte strutturali di transizione (politica, giustizia, salute, istruzione, economia). Le ha descritte bene Davide Matrone su "Pagine Esteri" e le abbiamo analizzate nella trasmissione Bastioni di Orione di Radio Blackout (@rbo10525).<br />Il leader della sinistra colombiana è stato guerrigliero, sindaco di Bogotà e tutto questo gli fa curriculum, come ci racconta @Davidem281, ma per una strana proprietà transitiva bolivariana viene fatto oggetto di accuse di comunismo e addirittura di essere filoputiniano, perché Maduro appoggia l'intervento in Ucraina: un delirio di una destra disperata]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48957053</guid><pubDate>Sat, 05 Mar 2022 01:05:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48957053/colombia_petro_2022_03_03_davide_matrone.mp3" length="18163546" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>In vista delle elezioni del 13 marzo in Colombia, che saranno parlamentari e l'indicazione dei precandidati presidenziali che andranno al ballottaggio il 29 maggio.&#13;
Il continente registra una vampata di progressismo alla sinistra plurale dopo la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In vista delle elezioni del 13 marzo in Colombia, che saranno parlamentari e l'indicazione dei precandidati presidenziali che andranno al ballottaggio il 29 maggio.<br />Il continente registra una vampata di progressismo alla sinistra plurale dopo la vittoria di Boric in Cile di cui abbiamo parlato nello scavallamento tra il 2021 e l'anno in corso (<a href="https://ogzero.org/gli-spartiacque-delle-comunita-latinoamericane-1/)" rel="noopener">https://ogzero.org/gli-spartiacque-delle-comunita-latinoamericane-1/)</a> e i sondaggi colombiani non smentiscono questa tendenza, collocando il candidato di sinistra, l'economista Gustavo Petro, in testa alle preferenze di un paese stremato dalle violenze dei paramilitare, dalla corruzione del governo... dall'uribismo. E la cittadinanza è ancora col pensiero sulle barricate della rivolta di un paio di anni fa. La Colombia è il paese più diseguale del Sudamerica per parametri e coefficienti negativi, e Petro risponderebbe con il suo programma proprio a queste esigenze con una serie di promesse elettorali da sogno redistributivo, di attenzione al femminismo, con riforme del latifondo e reale lotta al narcotraffico, e alle istanze delle comunità indigene e di welfare mai conosciuto dal paese: 5 proposte strutturali di transizione (politica, giustizia, salute, istruzione, economia). Le ha descritte bene Davide Matrone su "Pagine Esteri" e le abbiamo analizzate nella trasmissione Bastioni di Orione di Radio Blackout (@rbo10525).<br />Il leader della sinistra colombiana è stato guerrigliero, sindaco di Bogotà e tutto questo gli fa curriculum, come ci racconta @Davidem281, ma per una strana proprietà transitiva bolivariana viene fatto oggetto di accuse di comunismo e addirittura di essere filoputiniano, perché Maduro appoggia l'intervento in Ucraina: un delirio di una destra disperata]]></itunes:summary><itunes:duration>1136</itunes:duration><itunes:keywords>abortolegalya,americalatina,cauca,colombia,@davidem281,eln,farc,izquierda,liberalesalpacto,narcos,pactohistorico,petro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4a97d502b83a0540b1f3a42ca3bb4595.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’imprevedibile insubordinazione istituzionale di Castillo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-imprevedibile-insubordinazione-istituzionale-di-castillo--48801647</link><description><![CDATA[Riprendiamo il discorso sul Perù come conseguenza di disastri socio-politici, di crisi istituzionale, anziché di bomba ecologica ed estrattivista, come dicevamo con Matteo Tortone (<a href="https://www.spreaker.com/user/ogzero/2021-10-28-estrattivismo-matteo-tortone)" rel="noopener">https://www.spreaker.com/user/ogzero/2021-10-28-estrattivismo-matteo-tortone)</a>: un’impasse storico con la questione dello sbocco al mare della Bolivia, risalente alla guerra del Chaco. Ma anche il defatigante scontro tra fazioni che ancora dividono Castillo e Fujimori dopo un anno dalla campagna elettorale, ma anche dopo l’accantonamento di qualunque spinta ispirata a Sendero Luminoso – che i più ingenui avevano intravisto nella presidenza di Castillo. Salvo poi rendersi conto della delegittimazione del sistema di potere: la corruzione endemica contro cui Castillo populisticamente cerca di recuperare una fiducia attraverso la politica territoriale in un paesaggio di rovine rurali di ciò che rimane di “Sendero luminoso”. <br />Diego Battistessa (@DiegoBattistes1) prova a raccontarci con appropriate cognizioni storiche ciò che potrebbe lasciare spazio all’apparato militare pronto a subentrare, se riuscisse a dimostrare l’incapacità del presidente.<br />Le recenti vittorie elettorali in alcuni paesi dell'America Latina stanno insegnando i limiti della governabilità: Castillo per primo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48801647</guid><pubDate>Sun, 20 Feb 2022 00:39:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48801647/2022_02_17_diego_battistessa_peru.mp3" length="11936372" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Riprendiamo il discorso sul Perù come conseguenza di disastri socio-politici, di crisi istituzionale, anziché di bomba ecologica ed estrattivista, come dicevamo con Matteo Tortone...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Riprendiamo il discorso sul Perù come conseguenza di disastri socio-politici, di crisi istituzionale, anziché di bomba ecologica ed estrattivista, come dicevamo con Matteo Tortone (<a href="https://www.spreaker.com/user/ogzero/2021-10-28-estrattivismo-matteo-tortone)" rel="noopener">https://www.spreaker.com/user/ogzero/2021-10-28-estrattivismo-matteo-tortone)</a>: un’impasse storico con la questione dello sbocco al mare della Bolivia, risalente alla guerra del Chaco. Ma anche il defatigante scontro tra fazioni che ancora dividono Castillo e Fujimori dopo un anno dalla campagna elettorale, ma anche dopo l’accantonamento di qualunque spinta ispirata a Sendero Luminoso – che i più ingenui avevano intravisto nella presidenza di Castillo. Salvo poi rendersi conto della delegittimazione del sistema di potere: la corruzione endemica contro cui Castillo populisticamente cerca di recuperare una fiducia attraverso la politica territoriale in un paesaggio di rovine rurali di ciò che rimane di “Sendero luminoso”. <br />Diego Battistessa (@DiegoBattistes1) prova a raccontarci con appropriate cognizioni storiche ciò che potrebbe lasciare spazio all’apparato militare pronto a subentrare, se riuscisse a dimostrare l’incapacità del presidente.<br />Le recenti vittorie elettorali in alcuni paesi dell'America Latina stanno insegnando i limiti della governabilità: Castillo per primo]]></itunes:summary><itunes:duration>746</itunes:duration><itunes:keywords>castillo,fujimori,perù,senderoluminoso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cbcaa7a62d49552002f51a213f8a9f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un tubo bucato innaffia di greggio l’Amazzonia ecuadoriana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-tubo-bucato-innaffia-di-greggio-l-amazzonia-ecuadoriana--48687404</link><description><![CDATA[Le politiche estrattiviste del capitalismo producono danni ambientali a livello globale con il riscaldamento climatico i cui effetti si appalesano ormai a chiunque in modo evidente; ma continuano localmente i danneggiamenti di ecosistemi incontaminati, dovuti al modo approssimativo con cui si costruiscono oleodotti, o si trasportano sostanze fossili. Scarsa eco hanno avuto in Europa i due disastri ambientali avvenuti in Perù il 15 gennaio e a Piedra Fina in Ecuador il 29 gennaio.<br />I due eventi sono accomunati per l'estensione dell'area coinvolta, perché hanno interessato zone protette, a distanza di 2500 chilometri l'una dall'altra, e perché l'entità del disastro si è tradotta in un cataclisma per incuria, ritardi, uso di materiali scadenti, usura, scarsi investimenti... nel primo caso Repsol aveva minimizzato lo sversamento durante lo scarico dalla petroliera italiana Mare Doricum alla raffineria La Pampilla; in Ecuador invece è bastata una pietra per produrre un buco nell'oleodotto Ocp. Si tratta di un tubo costruito in superficie nel 2005, che attraversa l'intero Ecuador per 475 chilometri, trasportando 450.000 barili di greggio al giorno; ormai è parte di un paesaggio anche interpretato dalle popolazioni come ci racconta Diego Battistessa), causando l'ultima di una serie di fuoruscite di greggio.<br />Ma non può essere un caso che proprio a Quito sia insediato Lasso, un presidente di estrema destra, convinto assertore dell'estrattivismo e della privatizzazione delle infrastrutture e degli impianti energetici, quanto di più distante dalle peculiarità che informano l'esistenza delle popolazioni coinvolte nell'emergenza, che non possono far altro se non monitorare e vigilare perché siano messe in atto tutte le forme di compensazione previste da un sistema di soft-law che costringe a minimi interventi, ma essenziali, da parte delle aziende responsabili dei disastri. E infatti questo è l'unico aspetto positivo della vicenda: la partecipazione alle marce verso lo stabilimento della Repsol, «perché non la faccia franca».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48687404</guid><pubDate>Fri, 11 Feb 2022 18:01:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48687404/diego_battistessa_piedra_fina_2022_02_10.mp3" length="12166691" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Le politiche estrattiviste del capitalismo producono danni ambientali a livello globale con il riscaldamento climatico i cui effetti si appalesano ormai a chiunque in modo evidente; ma continuano localmente i danneggiamenti di ecosistemi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le politiche estrattiviste del capitalismo producono danni ambientali a livello globale con il riscaldamento climatico i cui effetti si appalesano ormai a chiunque in modo evidente; ma continuano localmente i danneggiamenti di ecosistemi incontaminati, dovuti al modo approssimativo con cui si costruiscono oleodotti, o si trasportano sostanze fossili. Scarsa eco hanno avuto in Europa i due disastri ambientali avvenuti in Perù il 15 gennaio e a Piedra Fina in Ecuador il 29 gennaio.<br />I due eventi sono accomunati per l'estensione dell'area coinvolta, perché hanno interessato zone protette, a distanza di 2500 chilometri l'una dall'altra, e perché l'entità del disastro si è tradotta in un cataclisma per incuria, ritardi, uso di materiali scadenti, usura, scarsi investimenti... nel primo caso Repsol aveva minimizzato lo sversamento durante lo scarico dalla petroliera italiana Mare Doricum alla raffineria La Pampilla; in Ecuador invece è bastata una pietra per produrre un buco nell'oleodotto Ocp. Si tratta di un tubo costruito in superficie nel 2005, che attraversa l'intero Ecuador per 475 chilometri, trasportando 450.000 barili di greggio al giorno; ormai è parte di un paesaggio anche interpretato dalle popolazioni come ci racconta Diego Battistessa), causando l'ultima di una serie di fuoruscite di greggio.<br />Ma non può essere un caso che proprio a Quito sia insediato Lasso, un presidente di estrema destra, convinto assertore dell'estrattivismo e della privatizzazione delle infrastrutture e degli impianti energetici, quanto di più distante dalle peculiarità che informano l'esistenza delle popolazioni coinvolte nell'emergenza, che non possono far altro se non monitorare e vigilare perché siano messe in atto tutte le forme di compensazione previste da un sistema di soft-law che costringe a minimi interventi, ma essenziali, da parte delle aziende responsabili dei disastri. E infatti questo è l'unico aspetto positivo della vicenda: la partecipazione alle marce verso lo stabilimento della Repsol, «perché non la faccia franca».]]></itunes:summary><itunes:duration>761</itunes:duration><itunes:keywords>amazonrainforest,climatejustice,cocariver,combustiblesfósiles,conaie,ecuador,financiaciónclimática,fossile,fossilfuels,ocpecuador,oleodotto,petroecuador,sote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f393d22151e5fe3e887ff170259838e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tortura, desaparición y asesinato: necropolitica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tortura-desaparicion-y-asesinato-necropolitica--48443918</link><description><![CDATA[Una pratica utilizzata con i difensori dei diritti umani e i leader sociali è quella della desaparición, fin dai tempi di Pinochet, che almeno in patria è stato ormai messo in soffitta, seguita dai segni di tortura lasciati apposta sui corpi ritrovati: la necropolitica utile per distribuire terrore, colpendo le figure di riferimento per "educare" chi potrebbe raccoglierne l'eredità]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48443918</guid><pubDate>Wed, 26 Jan 2022 00:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48443918/desaparicio_n_y_asesinato.mp3" length="596468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Una pratica utilizzata con i difensori dei diritti umani e i leader sociali è quella della desaparición, fin dai tempi di Pinochet, che almeno in patria è stato ormai messo in soffitta, seguita dai segni di tortura lasciati apposta sui corpi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una pratica utilizzata con i difensori dei diritti umani e i leader sociali è quella della desaparición, fin dai tempi di Pinochet, che almeno in patria è stato ormai messo in soffitta, seguita dai segni di tortura lasciati apposta sui corpi ritrovati: la necropolitica utile per distribuire terrore, colpendo le figure di riferimento per "educare" chi potrebbe raccoglierne l'eredità]]></itunes:summary><itunes:duration>38</itunes:duration><itunes:keywords>acin,arauca,asesinato,casanare,colombia,ddhh,derechoshumanos,desaparición,guardiaindigena,indigena,lideressociales,necropolitica,nomasasesinatos,soscolombia,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/abeaf23cbf51430459d9cf815b178cdf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'attribuzione delle terre manipolata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-attribuzione-delle-terre-manipolata--48443746</link><description><![CDATA[Ci sono due vie: il processo di attribuzione delle terre che vede anche in prima linea il "femminismo popolare" con la "titulación de tierra" anche per conto delle donne campesinas, ma è un processo smaterializzato che ha lasciato libero campo all'impresa e ai suoi mazzieri paramilitari per speculare sulla terra espropriata, vendendola a gruppi armati, ai narcos o ad impresari, iniziando conflitti di attribuzione annosi, perché il diritto mescola le carte negando la titolarità della terra a chi la lavora, rendendosi complice della violenza arrogante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48443746</guid><pubDate>Wed, 26 Jan 2022 00:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48443746/estrategia_estatal.mp3" length="1735819" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono due vie: il processo di attribuzione delle terre che vede anche in prima linea il "femminismo popolare" con la "titulación de tierra" anche per conto delle donne campesinas, ma è un processo smaterializzato che ha lasciato libero campo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono due vie: il processo di attribuzione delle terre che vede anche in prima linea il "femminismo popolare" con la "titulación de tierra" anche per conto delle donne campesinas, ma è un processo smaterializzato che ha lasciato libero campo all'impresa e ai suoi mazzieri paramilitari per speculare sulla terra espropriata, vendendola a gruppi armati, ai narcos o ad impresari, iniziando conflitti di attribuzione annosi, perché il diritto mescola le carte negando la titolarità della terra a chi la lavora, rendendosi complice della violenza arrogante.]]></itunes:summary><itunes:duration>109</itunes:duration><itunes:keywords>ambiente,conectividad,díadelamujerindígena,educación,@petrogustavo,pueblosindígenas,salud,titulación</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73f6bb938537c03033280176b25f249d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lucha Tierra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lucha-tierra--48440085</link><description><![CDATA[I contadini della Cauca si organizzano per sollecitare l'applicazione degli accordi sanciti da una sentenza che risale al 2015 e che prevedono benefici per le comunità povere che si trovano oppresse dai gruppi armati.<br />Rivendicano diritti fondamentali: alla salute, alla educazione, alla fonti energetiche, alle infrastrutture (semplicemente strade); ma tra le maglie della giustizia il diritto viene imbrigliato e le vittime del conflitto continuano a essere i "campesinos sin tierra"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48440085</guid><pubDate>Wed, 26 Jan 2022 00:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48440085/lucha_tierra.mp3" length="5141752" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>I contadini della Cauca si organizzano per sollecitare l'applicazione degli accordi sanciti da una sentenza che risale al 2015 e che prevedono benefici per le comunità povere che si trovano oppresse dai gruppi armati.&#13;
Rivendicano diritti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I contadini della Cauca si organizzano per sollecitare l'applicazione degli accordi sanciti da una sentenza che risale al 2015 e che prevedono benefici per le comunità povere che si trovano oppresse dai gruppi armati.<br />Rivendicano diritti fondamentali: alla salute, alla educazione, alla fonti energetiche, alle infrastrutture (semplicemente strade); ma tra le maglie della giustizia il diritto viene imbrigliato e le vittime del conflitto continuano a essere i "campesinos sin tierra"]]></itunes:summary><itunes:duration>322</itunes:duration><itunes:keywords>arauca,araucaporlavida,bastaya,casanare,cauca,@cjyiracastro,colombia,@corpoclaretiana,fuertecoahuilaes,@lapazprimero20,nosestánmatando,parenyaelgenocidio,saravena,sosarauca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f9b98ffe7bc606c1dc9c209582668bb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cile e Honduras: motivi sociali per confrontare responsi elettorali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cile-e-honduras-motivi-sociali-per-confrontare-responsi-elettorali--47781042</link><description><![CDATA[Davide Matrone, docente di analisi politica all'Università di Quito, ha seguito le due elezioni latinoamericane che hanno caratterizzato l'analisi politica di quell'area intervistando per "Pagine Esteri" Giorgio Trucchi (<a href="https://pagineesteri.it/2021/12/04/apertura/honduras-elezioni-con-xiomara-castro-la-sinistra-al-potere-dopo-12-anni-di-neoliberismo/)" rel="noopener">https://pagineesteri.it/2021/12/04/apertura/honduras-elezioni-con-xiomara-castro-la-sinistra-al-potere-dopo-12-anni-di-neoliberismo/)</a> a proposito della vittoria di Xiomara Castro in Honduras dopo 12 anni di neoliberismo ed estrattivismo estremo, insediatosi con un golpe ai danni di Miguel Zelaya, marito di Xiomara – e infatti una domanda che abbiamo posto dai microfoni di Radio Blackout era in relazione allo stupore per come gli Usa siano intervenuti minimamente a stoppare l'elezione di un'espressione dei movimenti sociali, nemici di un sistema basato su un'oligarchia corrotta e connivente con il narcotraffico.<br />Dall'altro lato @Davidem281 ha conversato con l'analista politico cileno Leonardo Ogaz (<a href="https://pagineesteri.it/2021/11/29/mondo/cile-il-popolo-scende-in-piazza-ma-diserta-le-urne-elettorali/)" rel="noopener">https://pagineesteri.it/2021/11/29/mondo/cile-il-popolo-scende-in-piazza-ma-diserta-le-urne-elettorali/)</a> riguardo al risultato del primo turno delle presidenziali di Santiago, che ha visto prevalere per ora José Antonio Kast, espressione del peggior neoliberismo pinochettista sullo slavato e compromissorio Gabriel Boric, non certo il campione dell'insurrezione che ha sfidato nelle piazze Piñera. <br />Quello che ci ha spinti a interpellare Davide è proprio il confronto naturale tra i due messaggi popolari provenienti dall'atteggiamento nei confronti delle elezioni (la imponente astensione cilena e di contro il sostegno popolare per la candidata progressista honduregna) e il messaggio che le due società fortemente dicotomizzate hanno lanciato alle forze di sinistra nel confronto con il più predatorio neoliberismo: entrambi i paesi sono un laboratorio da decenni per gli esperimenti dei Chicago Boys e il risultato in Honduras è una nazione stremata e impoverita; il Cile ancora pinochettista si stava dando una Costituzione più attenta alle minoranze e al welfare, ma la Costituente verrebbe azzoppata da un presidente che ripete le ricette imposte da Pinochet, fantasma ancora sempre presente.<br />Paesi con molti punti di contatto, ma diverse economie di scala; simili interessi di controllo ed esperimento da parte statunitense (l'Honduras è comunque il cortile di casa e corridoio di traffici, di droga. e migranti), differenti consapevolezze politiche dei movimenti popolari. Entrambe probabilmente condizionate nelle reazioni da lunghi anni di feroce neoliberismo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47781042</guid><pubDate>Sat, 04 Dec 2021 10:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47781042/2021_12_02_honduras_chile_matrone.mp3" length="23736175" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Davide Matrone, docente di analisi politica all'Università di Quito, ha seguito le due elezioni latinoamericane che hanno caratterizzato l'analisi politica di quell'area intervistando per "Pagine Esteri" Giorgio Trucchi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Davide Matrone, docente di analisi politica all'Università di Quito, ha seguito le due elezioni latinoamericane che hanno caratterizzato l'analisi politica di quell'area intervistando per "Pagine Esteri" Giorgio Trucchi (<a href="https://pagineesteri.it/2021/12/04/apertura/honduras-elezioni-con-xiomara-castro-la-sinistra-al-potere-dopo-12-anni-di-neoliberismo/)" rel="noopener">https://pagineesteri.it/2021/12/04/apertura/honduras-elezioni-con-xiomara-castro-la-sinistra-al-potere-dopo-12-anni-di-neoliberismo/)</a> a proposito della vittoria di Xiomara Castro in Honduras dopo 12 anni di neoliberismo ed estrattivismo estremo, insediatosi con un golpe ai danni di Miguel Zelaya, marito di Xiomara – e infatti una domanda che abbiamo posto dai microfoni di Radio Blackout era in relazione allo stupore per come gli Usa siano intervenuti minimamente a stoppare l'elezione di un'espressione dei movimenti sociali, nemici di un sistema basato su un'oligarchia corrotta e connivente con il narcotraffico.<br />Dall'altro lato @Davidem281 ha conversato con l'analista politico cileno Leonardo Ogaz (<a href="https://pagineesteri.it/2021/11/29/mondo/cile-il-popolo-scende-in-piazza-ma-diserta-le-urne-elettorali/)" rel="noopener">https://pagineesteri.it/2021/11/29/mondo/cile-il-popolo-scende-in-piazza-ma-diserta-le-urne-elettorali/)</a> riguardo al risultato del primo turno delle presidenziali di Santiago, che ha visto prevalere per ora José Antonio Kast, espressione del peggior neoliberismo pinochettista sullo slavato e compromissorio Gabriel Boric, non certo il campione dell'insurrezione che ha sfidato nelle piazze Piñera. <br />Quello che ci ha spinti a interpellare Davide è proprio il confronto naturale tra i due messaggi popolari provenienti dall'atteggiamento nei confronti delle elezioni (la imponente astensione cilena e di contro il sostegno popolare per la candidata progressista honduregna) e il messaggio che le due società fortemente dicotomizzate hanno lanciato alle forze di sinistra nel confronto con il più predatorio neoliberismo: entrambi i paesi sono un laboratorio da decenni per gli esperimenti dei Chicago Boys e il risultato in Honduras è una nazione stremata e impoverita; il Cile ancora pinochettista si stava dando una Costituzione più attenta alle minoranze e al welfare, ma la Costituente verrebbe azzoppata da un presidente che ripete le ricette imposte da Pinochet, fantasma ancora sempre presente.<br />Paesi con molti punti di contatto, ma diverse economie di scala; simili interessi di controllo ed esperimento da parte statunitense (l'Honduras è comunque il cortile di casa e corridoio di traffici, di droga. e migranti), differenti consapevolezze politiche dei movimenti popolari. Entrambe probabilmente condizionate nelle reazioni da lunghi anni di feroce neoliberismo.]]></itunes:summary><itunes:duration>1484</itunes:duration><itunes:keywords>chile,cuartoretiro,cuartoretiroahora,@davidem281,eleccioneschile2021,eleccioneshonduras,francoparisi,gabrielboric,honduras,kastmiente,kastnazi,mentirasverdaderas,piñera,xiomara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/109f87033257cc997a160de98e86218c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La diaspora bolivariana e la semplicità delle caminantes</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-diaspora-bolivariana-e-la-semplicita-delle-caminantes--47717379</link><description><![CDATA[Seguimos sirviendo para cambiar vidas en la ruta humanitaria Cúcuta-Pamplona.<br /><br />L'esperienza bolivariana ha prodotto per certi versi emancipazione e un'alternativa al modello ferocemente neoliberista nella sua formula sudamericana; sono avvenuti molti errori, per primo la mancata diversificazione economica, ma anche altre scelte obbligate e svolte autoritarie hanno ridimensionato gli entusiasmi per la rivoluzione chavista. I non certo appassionanti e orridi oppositori filoamericani, propugnatori del ritorno all'oligarchia capitalista, fortunatamente non sono convincenti e le loro proposte non coinvolgono al punto di rovesciare il regime.<br />Ma la violenza di una economia strozzata e di una società improntata allo scontro fisico e con un'importante presenza di organizzazioni criminali sta producendo un'esponenziale pulsione alla migrazione. Una fuga documentata con il riassunto dato da uno sguardo fotografico che mette al centro ritratti di donne che cercano una speranza in particolare oltre il confine colombiano – una linea (che sarebbe chiusa) che vede costanti flussi alternati o in un senso o nell'altro sul ponte Simon Bolivar a seconda del contesto politico non condizionabile dalle sue vittime, o dal fallimento dell'espatrio. Abbiamo chiesto ad Alice Pistolesi di "illustrarci" a parole quanto ha già fatto con le immagini in un suo reportage apparso nell'“Atlante delle guerre” (<a href="https://www.atlanteguerre.it/punto-e-a-capo-ritratti-di-donne-migranti/)" rel="noopener">https://www.atlanteguerre.it/punto-e-a-capo-ritratti-di-donne-migranti/)</a> che mostra nella loro fisicità la ricerca di un'esistenza tollerabile delle donne incontrate nelle vicinanze di Arauca e Cucuta lungo il loro pellegrinaggio verso un futuro fuori dal loro Venezuela. <br />Alice ha proposto una serie di sei articoli sulla diaspora "caminantes" delle migranti venezuelane incontrate con una missione di Intersos (si può leggere qui la precisa cronaca di ciò che ha incontrato la carovana intorno al Catatumbo: <a href="https://www.atlanteguerre.it/colombia-sulla-frontiera-la-strada-per-la-pace-e-ancora-lunga-6/)" rel="noopener">https://www.atlanteguerre.it/colombia-sulla-frontiera-la-strada-per-la-pace-e-ancora-lunga-6/)</a> e qui sentiamo quali sono i desideri e i bisogni, le scarse progettualità dei caminantes e le storie di sorellanza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47717379</guid><pubDate>Tue, 30 Nov 2021 11:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47717379/2021_11_25_caminantes.mp3" length="8654560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Seguimos sirviendo para cambiar vidas en la ruta humanitaria Cúcuta-Pamplona.

L'esperienza bolivariana ha prodotto per certi versi emancipazione e un'alternativa al modello ferocemente neoliberista nella sua formula sudamericana; sono avvenuti molti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Seguimos sirviendo para cambiar vidas en la ruta humanitaria Cúcuta-Pamplona.<br /><br />L'esperienza bolivariana ha prodotto per certi versi emancipazione e un'alternativa al modello ferocemente neoliberista nella sua formula sudamericana; sono avvenuti molti errori, per primo la mancata diversificazione economica, ma anche altre scelte obbligate e svolte autoritarie hanno ridimensionato gli entusiasmi per la rivoluzione chavista. I non certo appassionanti e orridi oppositori filoamericani, propugnatori del ritorno all'oligarchia capitalista, fortunatamente non sono convincenti e le loro proposte non coinvolgono al punto di rovesciare il regime.<br />Ma la violenza di una economia strozzata e di una società improntata allo scontro fisico e con un'importante presenza di organizzazioni criminali sta producendo un'esponenziale pulsione alla migrazione. Una fuga documentata con il riassunto dato da uno sguardo fotografico che mette al centro ritratti di donne che cercano una speranza in particolare oltre il confine colombiano – una linea (che sarebbe chiusa) che vede costanti flussi alternati o in un senso o nell'altro sul ponte Simon Bolivar a seconda del contesto politico non condizionabile dalle sue vittime, o dal fallimento dell'espatrio. Abbiamo chiesto ad Alice Pistolesi di "illustrarci" a parole quanto ha già fatto con le immagini in un suo reportage apparso nell'“Atlante delle guerre” (<a href="https://www.atlanteguerre.it/punto-e-a-capo-ritratti-di-donne-migranti/)" rel="noopener">https://www.atlanteguerre.it/punto-e-a-capo-ritratti-di-donne-migranti/)</a> che mostra nella loro fisicità la ricerca di un'esistenza tollerabile delle donne incontrate nelle vicinanze di Arauca e Cucuta lungo il loro pellegrinaggio verso un futuro fuori dal loro Venezuela. <br />Alice ha proposto una serie di sei articoli sulla diaspora "caminantes" delle migranti venezuelane incontrate con una missione di Intersos (si può leggere qui la precisa cronaca di ciò che ha incontrato la carovana intorno al Catatumbo: <a href="https://www.atlanteguerre.it/colombia-sulla-frontiera-la-strada-per-la-pace-e-ancora-lunga-6/)" rel="noopener">https://www.atlanteguerre.it/colombia-sulla-frontiera-la-strada-per-la-pace-e-ancora-lunga-6/)</a> e qui sentiamo quali sono i desideri e i bisogni, le scarse progettualità dei caminantes e le storie di sorellanza.]]></itunes:summary><itunes:duration>541</itunes:duration><itunes:keywords>alicepistolesi,@atlanteguerre,caminantes,chavismo,chavistas,colombia,hopeforvenezuelanrefugees,@intersos,maduro,@rbo10525,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0608dde8e444217a143dc59d4fae5923.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La febbre dell'oro peruviano, remake contemporaneo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-febbre-dell-oro-peruviano-remake-contemporaneo--47266165</link><description><![CDATA[Charlie Chaplin sarebbe ammiratore di Matteo Tortone, regista di un film (Mother Lode, 2019) che documenta le condizioni di vita di giovani peruviani, e delle loro scelte: il ritorno alla provincia da pare dei figli dei contadini inurbati per andare a svolgere un lavoro pesante in miniera, dopo essere stati... per esempio taxisti a Lima. La sua esperienza ci consente di approfondire le situazioni e le infinite sfumature dell'estrattivismo nelle miniere d'oro peruviane, una realtà al di là della realtà materiale. La stessa sensazione provata nelle miniere d'oro in Tanzania, dove maturò l'idea del film. Eppure le condizioni di lavoro in miniera sono profondamente diverse nel mondo.<br />In particolare in questo angolo di America latina, la Rinconada è una bidonville costruita sotto il ghiacciaio prospiciente la miniera, sfruttata da multinazionali e intorno una pletora di miniere informali (anche queste semindustriali) che raggiunge anche gli 80-100.000 abitanti nei momenti di maggiore richiesta del mercato.<br />Ci parla di vincoli e modi di aggirarli, di sistemi di pulizia del denaro, di mezzi di estrazione differenti. Di forme di pagamento molto diverse tra miniere africane e miniere de La Rinconada: Matteo ci fa conoscere il cachorreo.<br />La miniera è quella possibilità di costruirsi qualcosa rispetto al lavoro nella capitale che ti consente solo di riprendere il giorno successivo a lavorare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47266165</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2021 07:30:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47266165/2021_10_28_estrattivismo_matteo_tortone.mp3" length="13076951" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Charlie Chaplin sarebbe ammiratore di Matteo Tortone, regista di un film (Mother Lode, 2019) che documenta le condizioni di vita di giovani peruviani, e delle loro scelte: il ritorno alla provincia da pare dei figli dei contadini inurbati per andare a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Charlie Chaplin sarebbe ammiratore di Matteo Tortone, regista di un film (Mother Lode, 2019) che documenta le condizioni di vita di giovani peruviani, e delle loro scelte: il ritorno alla provincia da pare dei figli dei contadini inurbati per andare a svolgere un lavoro pesante in miniera, dopo essere stati... per esempio taxisti a Lima. La sua esperienza ci consente di approfondire le situazioni e le infinite sfumature dell'estrattivismo nelle miniere d'oro peruviane, una realtà al di là della realtà materiale. La stessa sensazione provata nelle miniere d'oro in Tanzania, dove maturò l'idea del film. Eppure le condizioni di lavoro in miniera sono profondamente diverse nel mondo.<br />In particolare in questo angolo di America latina, la Rinconada è una bidonville costruita sotto il ghiacciaio prospiciente la miniera, sfruttata da multinazionali e intorno una pletora di miniere informali (anche queste semindustriali) che raggiunge anche gli 80-100.000 abitanti nei momenti di maggiore richiesta del mercato.<br />Ci parla di vincoli e modi di aggirarli, di sistemi di pulizia del denaro, di mezzi di estrazione differenti. Di forme di pagamento molto diverse tra miniere africane e miniere de La Rinconada: Matteo ci fa conoscere il cachorreo.<br />La miniera è quella possibilità di costruirsi qualcosa rispetto al lavoro nella capitale che ti consente solo di riprendere il giorno successivo a lavorare.]]></itunes:summary><itunes:duration>818</itunes:duration><itunes:keywords>cachorreo,estrattivismo,goldmine,larinconada,lima,perù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c19f26a4f2b62b780aa97621f46b9633.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Flessibili alle riforme Fmi a Quito | a Guayaquil le gang in carcere sono inflessibili</title><link>https://www.spreaker.com/episode/flessibili-alle-riforme-fmi-a-quito-a-guayaquil-le-gang-in-carcere-sono-inflessibili--46805231</link><description><![CDATA[Il circostanziato quadro realizzato da Davide Matrone per "Pagine Esteri" il 28 settembre (<a href="https://pagineesteri.it/2021/09/28/varie/ecuador-ritorna-la-lunga-notte-neoliberista-si-smantella-lo-stato-sociale/)" rel="noopener">https://pagineesteri.it/2021/09/28/varie/ecuador-ritorna-la-lunga-notte-neoliberista-si-smantella-lo-stato-sociale/)</a> ci aveva spinto a interpellarlo su come si stava dipanando la svolta neoliberista di Lasso, come si stesse procedendo allo smantellamento del Welfare di Correa – già distrutto in parte dal traditore Lenin Moreno – e in che modo i diktat del Fondo monetario internazionale stiano facendo strame di conquiste, acuendo le differenze, precarizzando e immiserendo la popolazione. <br />In Parlamento il neo membro eminente dellOpus Dei Guillermo Lasso dovrà fare molti compromessi per arrivare a questa restaurazione conservatrice, che avversa il cosiddetto Socialismo del siglo XXI in Ecuador interpretato da Correa, il cui consenso era stato in parte eroso dai poteri forti locali (media e imprese che li controllano). Inoltre il suo nome si trova nei Pandora Papers con le sue 14 società offshore (e così forse si chiarifica meglio di chi è fantoccio e dove ha trovato i miliardi che gli hanno dato la presidenza).<br /><br />Poi si è aggiunto il risvolto della rivolta carceraria e dello scontro tra gang con 118 morti. Quello che ci ha sorpreso, e abbiamo pensato di rivolgerci a Davide per capirne le ragioni, è che Lasso non ha fatto della sicurezza un argomento della sua campagna elettorale (come si evince dall'articolo su Pagine Esteri; <a href="https://twitter.com/PagineEsteri/status/1443199797989621764)" rel="noopener">https://twitter.com/PagineEsteri/status/1443199797989621764)</a>, né è tra i punti che normalmente la destra cavalcherebbe, nonostante già con il governo Moreno si fosse verificato un ammutinamento. Probabilmente è riconducibile anche questo disastro nel penitenziario alla ristrutturazione economica e quindi il sistema carcerario risulta davvero specchio concentrazionario della società.<br />Difficilmente un indulto una tantum per duemila detenuti potrà risolvere la situazione, se davvero dietro c'è il Cartello di Sinaloa e la necropolitica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46805231</guid><pubDate>Sun, 03 Oct 2021 21:31:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46805231/2021_09_30_davide_matrone.mp3" length="1633846" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Il circostanziato quadro realizzato da Davide Matrone per "Pagine Esteri" il 28 settembre (https://pagineesteri.it/2021/09/28/varie/ecuador-ritorna-la-lunga-notte-neoliberista-si-smantella-lo-stato-sociale/) ci aveva spinto a interpellarlo su come si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il circostanziato quadro realizzato da Davide Matrone per "Pagine Esteri" il 28 settembre (<a href="https://pagineesteri.it/2021/09/28/varie/ecuador-ritorna-la-lunga-notte-neoliberista-si-smantella-lo-stato-sociale/)" rel="noopener">https://pagineesteri.it/2021/09/28/varie/ecuador-ritorna-la-lunga-notte-neoliberista-si-smantella-lo-stato-sociale/)</a> ci aveva spinto a interpellarlo su come si stava dipanando la svolta neoliberista di Lasso, come si stesse procedendo allo smantellamento del Welfare di Correa – già distrutto in parte dal traditore Lenin Moreno – e in che modo i diktat del Fondo monetario internazionale stiano facendo strame di conquiste, acuendo le differenze, precarizzando e immiserendo la popolazione. <br />In Parlamento il neo membro eminente dellOpus Dei Guillermo Lasso dovrà fare molti compromessi per arrivare a questa restaurazione conservatrice, che avversa il cosiddetto Socialismo del siglo XXI in Ecuador interpretato da Correa, il cui consenso era stato in parte eroso dai poteri forti locali (media e imprese che li controllano). Inoltre il suo nome si trova nei Pandora Papers con le sue 14 società offshore (e così forse si chiarifica meglio di chi è fantoccio e dove ha trovato i miliardi che gli hanno dato la presidenza).<br /><br />Poi si è aggiunto il risvolto della rivolta carceraria e dello scontro tra gang con 118 morti. Quello che ci ha sorpreso, e abbiamo pensato di rivolgerci a Davide per capirne le ragioni, è che Lasso non ha fatto della sicurezza un argomento della sua campagna elettorale (come si evince dall'articolo su Pagine Esteri; <a href="https://twitter.com/PagineEsteri/status/1443199797989621764)" rel="noopener">https://twitter.com/PagineEsteri/status/1443199797989621764)</a>, né è tra i punti che normalmente la destra cavalcherebbe, nonostante già con il governo Moreno si fosse verificato un ammutinamento. Probabilmente è riconducibile anche questo disastro nel penitenziario alla ristrutturazione economica e quindi il sistema carcerario risulta davvero specchio concentrazionario della società.<br />Difficilmente un indulto una tantum per duemila detenuti potrà risolvere la situazione, se davvero dietro c'è il Cartello di Sinaloa e la necropolitica.]]></itunes:summary><itunes:duration>103</itunes:duration><itunes:keywords>conaie,correa,crisiscarcelaria,ecuador,guayaquil,guillermolasso,lasso,lassoesmorenorecargado,leycreandooportunidades,loscorruptossiemprefueronellos,moreno,pandorapapers,penitenciariadellitoral</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dcb4bd0ec6571b8288d8651312853e83.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Differenti protagonisti della rivolta colombiana. La necropolitica uribista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/differenti-protagonisti-della-rivolta-colombiana-la-necropolitica-uribista--45561455</link><description><![CDATA[Dopo due mesi di scontri non accenna a scemare la lotta nata col paro nacional colombiano del 28 aprile in risposta alla riforma fiscale, ma che coinvolge l'intero sistema e l'impianto del regime uribista. Tullio Togni in questa corrispondenza da Bogotà sottolinea come in questo fine giugno si direbbe che si sia avviata la campagna elettorale che ha un po' cambiato l'approccio narrativo che ciascuna fonte di informazione va adottando. Questo cambio di prospettiva nelle modalità di narrazione degli eventi si è notato con l'autobomba del 15 giugno alla frontiera con il Venezuela nei pressi di una caserma; oppure con gli spari contro l'elicottero dello stesso Duque, avvenuti il 25 giugno; invece i media nazionali mantengono un silenzio assordante sulle dimostrazioni animate da la primera línea – gruppi autonomi di iniziativa popolare che non hanno mai aderito al comitato organizzatore dello sciopero, costituito da 36 soggetti diversi – nelle piazze, che perdurano a Bogotà, ma innanzitutto a Cali, dove è iniziato tutto. Le prime linee hanno sempre rivendicato la loro strategia che è quella di protezione dei quartieri popolari, fatta di barricate, sassi e scudi; i blocchi stradali che maggiormente colpiscono gli interessi imprenditoriali; soprattutto nella Cauca prospiciente l'Oceano Pacifico, dove si produce il maggior dano economico, impedendo il flusso di merci al porto di Buenaventura, il maggior scalo colombiano (da cui transita la maggior parte della produzione di cocaina, toccando gli interessi della filiera narcos che comprende anche i politici che hanno scatenato la repressione).<br />Capitalismo razzismo colonialismo veteropatriarcale sono le caratteristiche del potere colombiano che hanno dato la stura alle proteste degli esclusi scatenate dalle riforme ultraneoliberiste dell'oligarchia di Duque.<br /><br />Il comitato di sciopero chiedeva lo smantellamento delle Smat e una riforma della polizia, mentre il governo pretendeva lo smantellamento delle barricate e dei blocchi stradali... a quel punto si è creato l'impasse, perché il governo ha opposto un clima di violazione dei diritti umani e di repressione con decine di morti e desaparecidos e stupri... per cui il comitato non ritiene che il regime di Duque sia un interlocutore. Soprattutto dopo che sono stati effettuati dei ritrovamenti di desaparecidos, anzi spesso si tratta di macabri ritrovamenti di parti dei loro corpi, che, se possibile, hanno ancora più esacerbato gli animi. Peraltro Tullio ci riferisce che nell'organizzazione del paro e persino nelle prime linee sono stati infiltrati molti provocatori dal governo, che lavorano a rompere il tessuto solidale e di appartenenza territoriale; gli infiltrati provengono dal mondo dei piccoli spacciatori e di piccole gang che hanno anche sfruttato l'occasione per regolamenti di conti tra mafie locali. A cagione di questo si avanzano ipotesi che alcuni ritrovamenti di corpi smembrati possono essere ricondotti a quel mondo, per quanto sicuramente tra quelli ci siano vittime delle Esmad, perché in alcuni casi i resti appartengono a persone rinchiuse in centri di tortura informali, dislocati in stazioni degli autobus, in centri commerciali, garage sotterranei, stazioni di polizia... sono stati segnalati agenti di polizia che gettavano cadaveri in fosse comuni o nei fiumi, anche per diffondere un chiaro messaggio sul controllo sociale e territoriale: diffondere il terrore come prassi repressiva. La Necropolitica, che richiama i metodi messicani; il narcotraffico è un attore centrale, per quanto quasi invisibile, sebbene evocato sia dal governo che accusa di narcotraffico e terrorismo qualsiasi opposizione, sia il movimento accusa il regime, l'esercito e la polizia di connivenze con i narcos<br />Non ultimo fenomeno è quello dell'inurbamento delle milizie paramilitari, tipicamente diffuse dal regime nelle zone rurali, che costituiscono la longa manus che ha colpito pesantemente il movimento: a loro sono demandate le uccisioni e le sparizioni. Il paramilitarismo urbano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45561455</guid><pubDate>Sat, 03 Jul 2021 09:58:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45561455/2021_07_01_tullio_togni_rivolta_colombiana.mp3" length="15056873" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo due mesi di scontri non accenna a scemare la lotta nata col paro nacional colombiano del 28 aprile in risposta alla riforma fiscale, ma che coinvolge l'intero sistema e l'impianto del regime uribista. Tullio Togni in questa corrispondenza da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo due mesi di scontri non accenna a scemare la lotta nata col paro nacional colombiano del 28 aprile in risposta alla riforma fiscale, ma che coinvolge l'intero sistema e l'impianto del regime uribista. Tullio Togni in questa corrispondenza da Bogotà sottolinea come in questo fine giugno si direbbe che si sia avviata la campagna elettorale che ha un po' cambiato l'approccio narrativo che ciascuna fonte di informazione va adottando. Questo cambio di prospettiva nelle modalità di narrazione degli eventi si è notato con l'autobomba del 15 giugno alla frontiera con il Venezuela nei pressi di una caserma; oppure con gli spari contro l'elicottero dello stesso Duque, avvenuti il 25 giugno; invece i media nazionali mantengono un silenzio assordante sulle dimostrazioni animate da la primera línea – gruppi autonomi di iniziativa popolare che non hanno mai aderito al comitato organizzatore dello sciopero, costituito da 36 soggetti diversi – nelle piazze, che perdurano a Bogotà, ma innanzitutto a Cali, dove è iniziato tutto. Le prime linee hanno sempre rivendicato la loro strategia che è quella di protezione dei quartieri popolari, fatta di barricate, sassi e scudi; i blocchi stradali che maggiormente colpiscono gli interessi imprenditoriali; soprattutto nella Cauca prospiciente l'Oceano Pacifico, dove si produce il maggior dano economico, impedendo il flusso di merci al porto di Buenaventura, il maggior scalo colombiano (da cui transita la maggior parte della produzione di cocaina, toccando gli interessi della filiera narcos che comprende anche i politici che hanno scatenato la repressione).<br />Capitalismo razzismo colonialismo veteropatriarcale sono le caratteristiche del potere colombiano che hanno dato la stura alle proteste degli esclusi scatenate dalle riforme ultraneoliberiste dell'oligarchia di Duque.<br /><br />Il comitato di sciopero chiedeva lo smantellamento delle Smat e una riforma della polizia, mentre il governo pretendeva lo smantellamento delle barricate e dei blocchi stradali... a quel punto si è creato l'impasse, perché il governo ha opposto un clima di violazione dei diritti umani e di repressione con decine di morti e desaparecidos e stupri... per cui il comitato non ritiene che il regime di Duque sia un interlocutore. Soprattutto dopo che sono stati effettuati dei ritrovamenti di desaparecidos, anzi spesso si tratta di macabri ritrovamenti di parti dei loro corpi, che, se possibile, hanno ancora più esacerbato gli animi. Peraltro Tullio ci riferisce che nell'organizzazione del paro e persino nelle prime linee sono stati infiltrati molti provocatori dal governo, che lavorano a rompere il tessuto solidale e di appartenenza territoriale; gli infiltrati provengono dal mondo dei piccoli spacciatori e di piccole gang che hanno anche sfruttato l'occasione per regolamenti di conti tra mafie locali. A cagione di questo si avanzano ipotesi che alcuni ritrovamenti di corpi smembrati possono essere ricondotti a quel mondo, per quanto sicuramente tra quelli ci siano vittime delle Esmad, perché in alcuni casi i resti appartengono a persone rinchiuse in centri di tortura informali, dislocati in stazioni degli autobus, in centri commerciali, garage sotterranei, stazioni di polizia... sono stati segnalati agenti di polizia che gettavano cadaveri in fosse comuni o nei fiumi, anche per diffondere un chiaro messaggio sul controllo sociale e territoriale: diffondere il terrore come prassi repressiva. La Necropolitica, che richiama i metodi messicani; il narcotraffico è un attore centrale, per quanto quasi invisibile, sebbene evocato sia dal governo che accusa di narcotraffico e terrorismo qualsiasi opposizione, sia il movimento accusa il regime, l'esercito e la polizia di connivenze con i narcos<br />Non ultimo fenomeno è quello dell'inurbamento delle milizie paramilitari, tipicamente diffuse dal regime nelle zone rurali, che costituiscono la longa manus che ha colpito pesantemente il movimento: a loro sono demandate le...]]></itunes:summary><itunes:duration>942</itunes:duration><itunes:keywords>colombianosestánmatando,colombiasos,elparonopara,esmad,ivánduque,nuevosmundos,paronacional,primeralinea,primeralíneatwitt3ra,subaresiste</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f5287d80f937e67eb2bf4b7470da9847.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una Colombia giusta e sociale. Insorgente, ma evitando la Guerra civile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-colombia-giusta-e-sociale-insorgente-ma-evitando-la-guerra-civile--45517594</link><description><![CDATA[Senza dubbio ciò che sta succedendo in Colombia nelle parole di @edwin_guetio, raccolte da Tullio Togni, è più di una sollevazione sociale, perché il settore urbano e quello contadino sono riunificate in una lotta unitaria a difesa dei diritti: il popolo non organizzato con un intento, che è quello di costruire un nuovo paese. Migliore, in grado di dare vita a una forma di convivenza democratica; che la minga sia in grado di cancellare il regime attuale, senza cadere nella trappola che sta tendendo il governo, che conta sullo scivolamento in una guerra civile per mantenere il controllo sull'esercizio militare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45517594</guid><pubDate>Wed, 30 Jun 2021 22:57:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45517594/edwin_traccia_4_levantamiento_por_los_derechos.mp3" length="2176749" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Senza dubbio ciò che sta succedendo in Colombia nelle parole di @edwin_guetio, raccolte da Tullio Togni, è più di una sollevazione sociale, perché il settore urbano e quello contadino sono riunificate in una lotta unitaria a difesa dei diritti: il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Senza dubbio ciò che sta succedendo in Colombia nelle parole di @edwin_guetio, raccolte da Tullio Togni, è più di una sollevazione sociale, perché il settore urbano e quello contadino sono riunificate in una lotta unitaria a difesa dei diritti: il popolo non organizzato con un intento, che è quello di costruire un nuovo paese. Migliore, in grado di dare vita a una forma di convivenza democratica; che la minga sia in grado di cancellare il regime attuale, senza cadere nella trappola che sta tendendo il governo, che conta sullo scivolamento in una guerra civile per mantenere il controllo sull'esercizio militare.]]></itunes:summary><itunes:duration>136</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41b385c7aebb6112dd7515c5804a686e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Resistenza e repressione: 9 maggio a Cali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/resistenza-e-repressione-9-maggio-a-cali--45517081</link><description><![CDATA[Si è al punto da non avere garanzie di sopravvivenza delle comunità. Edwin Guetio (@edwin_guetio) arriva a dire al microfono di Tullio Togni che non c'è la certezza di essere vivi l'indomani, in particolare dopo quanto è avvenuto il 9 maggio a Cali: un attacco pianificato nei dettagli dai politici e dagli imprenditori e ferocemente messo in atto dalle forze militari per distruggere con le armi la Minga disarmata, anche se la Guardia Indigena è sempre pronta a intervenire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45517081</guid><pubDate>Wed, 30 Jun 2021 22:57:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45517081/edwin_traccia_3_sopravvivenza_contro_repressione.mp3" length="2395747" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Si è al punto da non avere garanzie di sopravvivenza delle comunità. Edwin Guetio (@edwin_guetio) arriva a dire al microfono di Tullio Togni che non c'è la certezza di essere vivi l'indomani, in particolare dopo quanto è avvenuto il 9 maggio a Cali:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si è al punto da non avere garanzie di sopravvivenza delle comunità. Edwin Guetio (@edwin_guetio) arriva a dire al microfono di Tullio Togni che non c'è la certezza di essere vivi l'indomani, in particolare dopo quanto è avvenuto il 9 maggio a Cali: un attacco pianificato nei dettagli dai politici e dagli imprenditori e ferocemente messo in atto dalle forze militari per distruggere con le armi la Minga disarmata, anche se la Guardia Indigena è sempre pronta a intervenire.]]></itunes:summary><itunes:duration>150</itunes:duration><itunes:keywords>9mayo,cali,calisos,colombia,lagarrasamaria,lamingaindigena,soscaliddhh</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a90e228d6c579d116d19ba5a06e8459.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il controllo indigeno sul territorio: contro narcos, estrattivismo e gruppi armati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-controllo-indigeno-sul-territorio-contro-narcos-estrattivismo-e-gruppi-armati--45515976</link><description><![CDATA[Centrale è l'estrattivismo della politica del governo nazionale: tutto si riconduce a quell'aspetto e a quegli interessi internazionali, che affondano nella ideologia neoliberista.<br />Un problema che devono affrontare è che i luoghi più ricchi di minerali da saccheggiare non sono collegati da infrastrutture o vie di comunicazione che possano aggirare il territorio assegnato alle comunità indigene; una seconda questione che devono affrontare è che in quei luoghi è attiva la guerriglia armata. Ma il principale ostacolo alla politica estrattiva sono le comunità organizzate degli indigeni, fermamente in opposizione a qualsiasi politica distruttiva del governo, perché sostiene il diritto della Consulta libera e informale a giudicare ogni progetto che si voglia andare a formalizzare in quel territorio.<br />Il potere cerca di delegittimare la Consulta dicendo che è contraria allo sviluppo, ma questo perché la forma giudiziale indigena è altra: diversa e più efficace sul territorio (immediata su tutto ciò che capita nel territorio) – e anche critica nei confronti della guerriglia e dei narcotrafficanti, condannati per aver colonizzato il territorio. La giurisdizione indigena è altra e va riconosciuta come tale.<br />E poi soprattutto nell'intuizione di Edwin Guetio (@edwin_guetio) registrata da Tullio Togni la Colombia si trova nella contingenza appropriata per alzare la voce e mettere a frutto gli anni di preparazione anche educativa volta a risvegliare la coscienza dei propri diritti da parte delle comunità indigene e nelle principali città per costruire un paese migliore per le prossime generazioni; la reazione del governo è quella di criminalizzare il movimento, che ha prodotto decine di morti, uccisi da agenti della Smat.<br />Una lotta contro l'estrattivismo, i gruppi armati, il narcotraffico: insomma, una battaglia contro il neoliberismo e chi beneficia delle leggi a favore del narcotraffico, con i suoi complici tra i politici, gli imprenditori, le guardie e il latifondo che fanno rete e guadagnano sulle monoculture (canna da zucchero, palma, coca). <br />La repressione è feroce: massacri, detenzioni di massa, sparizioni forzate...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45515976</guid><pubDate>Wed, 30 Jun 2021 22:57:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45515976/edwin_traccia_2_estrattivismo_guardia_indigena.mp3" length="6129399" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Centrale è l'estrattivismo della politica del governo nazionale: tutto si riconduce a quell'aspetto e a quegli interessi internazionali, che affondano nella ideologia neoliberista.
Un problema che devono affrontare è che i luoghi più ricchi di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Centrale è l'estrattivismo della politica del governo nazionale: tutto si riconduce a quell'aspetto e a quegli interessi internazionali, che affondano nella ideologia neoliberista.<br />Un problema che devono affrontare è che i luoghi più ricchi di minerali da saccheggiare non sono collegati da infrastrutture o vie di comunicazione che possano aggirare il territorio assegnato alle comunità indigene; una seconda questione che devono affrontare è che in quei luoghi è attiva la guerriglia armata. Ma il principale ostacolo alla politica estrattiva sono le comunità organizzate degli indigeni, fermamente in opposizione a qualsiasi politica distruttiva del governo, perché sostiene il diritto della Consulta libera e informale a giudicare ogni progetto che si voglia andare a formalizzare in quel territorio.<br />Il potere cerca di delegittimare la Consulta dicendo che è contraria allo sviluppo, ma questo perché la forma giudiziale indigena è altra: diversa e più efficace sul territorio (immediata su tutto ciò che capita nel territorio) – e anche critica nei confronti della guerriglia e dei narcotrafficanti, condannati per aver colonizzato il territorio. La giurisdizione indigena è altra e va riconosciuta come tale.<br />E poi soprattutto nell'intuizione di Edwin Guetio (@edwin_guetio) registrata da Tullio Togni la Colombia si trova nella contingenza appropriata per alzare la voce e mettere a frutto gli anni di preparazione anche educativa volta a risvegliare la coscienza dei propri diritti da parte delle comunità indigene e nelle principali città per costruire un paese migliore per le prossime generazioni; la reazione del governo è quella di criminalizzare il movimento, che ha prodotto decine di morti, uccisi da agenti della Smat.<br />Una lotta contro l'estrattivismo, i gruppi armati, il narcotraffico: insomma, una battaglia contro il neoliberismo e chi beneficia delle leggi a favore del narcotraffico, con i suoi complici tra i politici, gli imprenditori, le guardie e il latifondo che fanno rete e guadagnano sulle monoculture (canna da zucchero, palma, coca). <br />La repressione è feroce: massacri, detenzioni di massa, sparizioni forzate...]]></itunes:summary><itunes:duration>384</itunes:duration><itunes:keywords>colombia,colombiaendictadura,elparonopara,estrattivismo,minganacional,paronacional,smat,suba,terraindigenafica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95504c5e46261128d838fc5ac6e330b9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La criminalizzazione della  protesta sociale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-criminalizzazione-della-protesta-sociale--45507797</link><description><![CDATA[@edwin_guetio ha raccontato al microfono di Tullio Togni la situazione di giugno 2021, dopo due mesi di paro nacional, mettendo particolarmente in rilievo l'accanimento repressivo contro la minga del Cauca (@CRIC_Cauca).<br />Il Sudovest colombiano è la regione che ha subito maggiormente la repressione del governo, portata con esercito e polizia. Il Cric (Consejo Regional Indigena del Cauca) ha un progetto in corso da più di 50 anni contro l'ingiustizia sociale e di rivendicazione dei diritti sia a livello nazionale che come soggetto locale collettivo. Infatti all'interno del paro nacional il Cric è stata una delle organizzazioni più impegnate, stimate, segnalate al limite della legge in particolare da parte di una senatrice del partito di governo (Paloma Valencia) per giustificare gli attacchi militari alla comunità indigena, raccolta nella minga sociale, popolare, comunitaria; costituita non solo da indigeni, ma anche da contadini, afrodiscendenti, studenti, sindacalisti, camionisti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45507797</guid><pubDate>Wed, 30 Jun 2021 22:57:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45507797/edwin_traccia_1_cauca_minga.mp3" length="2729281" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>@edwin_guetio ha raccontato al microfono di Tullio Togni la situazione di giugno 2021, dopo due mesi di paro nacional, mettendo particolarmente in rilievo l'accanimento repressivo contro la minga del Cauca (@CRIC_Cauca).
Il Sudovest colombiano è la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[@edwin_guetio ha raccontato al microfono di Tullio Togni la situazione di giugno 2021, dopo due mesi di paro nacional, mettendo particolarmente in rilievo l'accanimento repressivo contro la minga del Cauca (@CRIC_Cauca).<br />Il Sudovest colombiano è la regione che ha subito maggiormente la repressione del governo, portata con esercito e polizia. Il Cric (Consejo Regional Indigena del Cauca) ha un progetto in corso da più di 50 anni contro l'ingiustizia sociale e di rivendicazione dei diritti sia a livello nazionale che come soggetto locale collettivo. Infatti all'interno del paro nacional il Cric è stata una delle organizzazioni più impegnate, stimate, segnalate al limite della legge in particolare da parte di una senatrice del partito di governo (Paloma Valencia) per giustificare gli attacchi militari alla comunità indigena, raccolta nella minga sociale, popolare, comunitaria; costituita non solo da indigeni, ma anche da contadini, afrodiscendenti, studenti, sindacalisti, camionisti.]]></itunes:summary><itunes:duration>171</itunes:duration><itunes:keywords>cauca,colombia,colombiaresiste,cric,elparonopara,soscolombianosestanmatando,subaresiste</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1b85158c0ff1755881153a6866d1c2e8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chile despertó y entierra Pinochet</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chile-desperto-y-entierra-pinochet--44936527</link><description><![CDATA[La vittoria travolgente nel referendum che ha dato luogo alla Costituente si fonda ed esalta il Movimento che per mesi ha affrontato le violenze, la repressione e gli omicidi di stato del regime di Pinera e dunque le parole d'ordine riguarderanno le lotte di genere, dell'ambiente e delle comunità indigene; contro il peggior regime neoliberista, che mise per volere del dittatore per antonomasia la dottrina neoliberista in Costituzione, addirittura la preminenza del privato sul pubblico sancito nella Carta. Quella Constitución del 1980 che da domani verrà smantellata pezzo a pezzo, senza che una nostalgica destra asfittica e priva di idee se non liberticide, che tra gli ultimi atti ha privatizzato l'acqua, possa opporsi, perché non ha raggiunto nemmeno un terzo dei seggi della Costituente e finalmente verrà restituita una minima parvenza di welfare, alla faccia dell'ingombrante salma di Pinochet.<br />Intanto ci si può godere il 21% a cui si ferma l'intera destra e il pieno nel controllo degli enti locali.<br />Come avverte anche <a href="https://www.dinamopress.it/news/elezioni-in-cile-tra-sconfitta-della-destra-e-sfida-costituente/" rel="noopener">https://www.dinamopress.it/news/elezioni-in-cile-tra-sconfitta-della-destra-e-sfida-costituente/</a> la destra ha già cominciato a minacciare fughe di capitali e caduta di borsa, ancora maggiore precarietà economica per contrastare la possibilità che il blocco progressista possa andare a incassare anche il presidente con le prossime elezioni di novembre; il presidente che dovrà gestire la transizione sulla base della Costituzione, il cui testo va approvato entro un anno e sottoposto a un referendum confermativo. Il passato spaventa un po' in questo senso, perché gli antifascisti sono portati a dividersi dovunque, ma in particolare in Cile le sfumature creano solchi e la componente progressista è composita, anche perché la sinistra storica è molto diversa dagli Indipendenti delle lotte del 2019 o dalle istanze dei popoli indigeni; sarà importante mantenere al centro le parole d'ordine legate ad ambiente, diritti di genere e delle comunità autoctone, welfare: sanità, istruzione, trasporti... Ora la sinistra movimentista che diventa costituente e la sinistra istituzionale, sempre immobilista e con le mani legate proprio dall'orrida Costituzione del dittatore, hanno l'occasione per mettere definitivamente nell'angolo la destra che in Cile è fascista, perché neoliberista.<br />Ma abitanti dell'Isola di Pasqua, mapuche, aymara, la Terra del Fuoco hanno finalmente la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti, perché sono coinvolti nel processo, nella svolta... che si collega idealmente alla Riforma agraria di Salvador Allende. Ma non si riparte da lì, si riprende con il Movimiento di 50 anni dopo... con lotte determinate e radicali come quella mapuche, che sa di dover difendere il territorio a prezzo dell'estinzione, perché le multinazionali del legname (per lo più cinesi) stanno devastando l'ecosistema che tutela la vita del popolo mapuche.<br />Ma non solo in Cile si sta ricompattando un Fronte di società civile che può dare una svolta dal basso, movimentista. Soprattutto sulla costa occidentale, come in Ecuador, Colombia... non ancora in Brasile o in Argentina.<br />Ne abbiamo parlato con Alfredo Luis Somoza (@alfredosomoza), scrittore, storico, giornalista e collaboratore con alcune testate radiofoniche.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44936527</guid><pubDate>Thu, 20 May 2021 21:59:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44936527/2021_05_20_alfredo_somoza_chile_desperto.mp3" length="19802575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La vittoria travolgente nel referendum che ha dato luogo alla Costituente si fonda ed esalta il Movimento che per mesi ha affrontato le violenze, la repressione e gli omicidi di stato del regime di Pinera e dunque le parole d'ordine riguarderanno le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La vittoria travolgente nel referendum che ha dato luogo alla Costituente si fonda ed esalta il Movimento che per mesi ha affrontato le violenze, la repressione e gli omicidi di stato del regime di Pinera e dunque le parole d'ordine riguarderanno le lotte di genere, dell'ambiente e delle comunità indigene; contro il peggior regime neoliberista, che mise per volere del dittatore per antonomasia la dottrina neoliberista in Costituzione, addirittura la preminenza del privato sul pubblico sancito nella Carta. Quella Constitución del 1980 che da domani verrà smantellata pezzo a pezzo, senza che una nostalgica destra asfittica e priva di idee se non liberticide, che tra gli ultimi atti ha privatizzato l'acqua, possa opporsi, perché non ha raggiunto nemmeno un terzo dei seggi della Costituente e finalmente verrà restituita una minima parvenza di welfare, alla faccia dell'ingombrante salma di Pinochet.<br />Intanto ci si può godere il 21% a cui si ferma l'intera destra e il pieno nel controllo degli enti locali.<br />Come avverte anche <a href="https://www.dinamopress.it/news/elezioni-in-cile-tra-sconfitta-della-destra-e-sfida-costituente/" rel="noopener">https://www.dinamopress.it/news/elezioni-in-cile-tra-sconfitta-della-destra-e-sfida-costituente/</a> la destra ha già cominciato a minacciare fughe di capitali e caduta di borsa, ancora maggiore precarietà economica per contrastare la possibilità che il blocco progressista possa andare a incassare anche il presidente con le prossime elezioni di novembre; il presidente che dovrà gestire la transizione sulla base della Costituzione, il cui testo va approvato entro un anno e sottoposto a un referendum confermativo. Il passato spaventa un po' in questo senso, perché gli antifascisti sono portati a dividersi dovunque, ma in particolare in Cile le sfumature creano solchi e la componente progressista è composita, anche perché la sinistra storica è molto diversa dagli Indipendenti delle lotte del 2019 o dalle istanze dei popoli indigeni; sarà importante mantenere al centro le parole d'ordine legate ad ambiente, diritti di genere e delle comunità autoctone, welfare: sanità, istruzione, trasporti... Ora la sinistra movimentista che diventa costituente e la sinistra istituzionale, sempre immobilista e con le mani legate proprio dall'orrida Costituzione del dittatore, hanno l'occasione per mettere definitivamente nell'angolo la destra che in Cile è fascista, perché neoliberista.<br />Ma abitanti dell'Isola di Pasqua, mapuche, aymara, la Terra del Fuoco hanno finalmente la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti, perché sono coinvolti nel processo, nella svolta... che si collega idealmente alla Riforma agraria di Salvador Allende. Ma non si riparte da lì, si riprende con il Movimiento di 50 anni dopo... con lotte determinate e radicali come quella mapuche, che sa di dover difendere il territorio a prezzo dell'estinzione, perché le multinazionali del legname (per lo più cinesi) stanno devastando l'ecosistema che tutela la vita del popolo mapuche.<br />Ma non solo in Cile si sta ricompattando un Fronte di società civile che può dare una svolta dal basso, movimentista. Soprattutto sulla costa occidentale, come in Ecuador, Colombia... non ancora in Brasile o in Argentina.<br />Ne abbiamo parlato con Alfredo Luis Somoza (@alfredosomoza), scrittore, storico, giornalista e collaboratore con alcune testate radiofoniche.]]></itunes:summary><itunes:duration>1238</itunes:duration><itunes:keywords>apruebodignidad,aymara,chileconstituyente,chiledespierta,chileelige,cile,elecciones2021cl,franciscalinconao,haymujeres,hayvoceras,mapuche,modatima,piñera,pinochet,plazadignidad,vivachile</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bc0dc8087f6ea79e89ee326ad8ececbc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Polizia, soggetti da favela e territorio: ruoli e gerarchie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/polizia-soggetti-da-favela-e-territorio-ruoli-e-gerarchie--44794470</link><description><![CDATA[Jacarezinho - 7 maggio 2021, è un episodio che va contestualizzato non solo nella favela in questione ma in un sistema e in una Guerra alla droga che ha assunto da tempo i contorni di operazioni militari, già presenti in Messico e in parte in Colombia che rispondono all'adozione delle modalità della necropolitica, come già accennato da Laura Burocco su "il manifesto" (11 maggio 2021), dove è evidenziata la quantità di esecuzioni sommarie, confermata dal confronto con gli arresti (solo 6). Il bilancio è di 28 morti e una favela di 40000 abitanti devastata e terrorizzata.<br /><br /><br />La polizia brasiliana ha dichiarato che stava indagando sul reclutamento di adolescenti da parte del Comando Vermelho – banda storica, nata nel 1969 in carcere dall'alleanza tra criminalità comune e militanti di sinistra –, pesantemente coinvolti nel traffico di droga e armi e che hanno base logistica nella favela carioca<br /><br />Per capire questa strage bisogna riflettere sui tre protagonisti: il ruolo della polizia, quello dei soggetti e il territorio. I vertici della polizia continuano a rivendicare la strage come un successo e si trincerano dietro la lunga preparazione, trovando in questo semplice fatto l'autolegititmazione; un aspetto che si colloca nella tradizione carioca secondo la quale le forze dell'ordine di Rio sono le più feroci ed assassine, pur non agendo nelle zone più violente del paese – che si trovano nel Nordest del paese. Un modo deliberatamente omicida, perché considerata una prassi efficace per gli scopi educativi, senza tenere conto di procedure richieste dalle regole di ingaggio (visto che si tratta di una Guerra) per operazioni in territori densamente popolati da civili. Questo è possibile per la copertura offerta dai vertici politici, a cominciare dall'incendiario sindaco di Rio, eletto su un programma securitario estremamente violento anche nei toni.<br />Maschi, giovani, neri e di favela sono i soggetti nel mirino della «bala que nâo erra o alvo», come recita un documento della Red de observatórios da segurança, a questa fascia di popolazione è riservata questa educazione letale, perché è costruita una leggenda attorno a questa tipologia che li rende "potenzialmente assassinabili" agli occhi della opinione pubblica. Privati dei diritti civili di cui possono avvalersi le altre persone, al punto che è prassi rimuovere i cadaveri da parte della polizia, laddove sarebbe proibito, perché così alterano le prove della mattanza in piena impunità. Un'impunità che solo la determinazione e la consapevolezza anche politica degli abitanti in favela cerca di intaccare: gli unici processi per gli abusi e gli omicidi della polizia sono venuti per impulso della favela.<br />La reazione del territorio è riconducibile a una reazione alla pressione democratica cominciata negli anni Novanta che ha condotto in ambito delle favelas alla messa in discussione di tutte le gerarchie – autoritarismo fascistoide che ha portato al potere Bolsonaro – e questo ha innescato la rabbiosa reazione poliziesca che vuole ripristinare tutte quelle gerarchie. Rimettere al loro posto le favelas.<br />Quanta violenza è necessaria per mantenere una realtà con diseguaglianze così forti dal punto di vista economico, territoriale e razziale.<br />Ne abbiamo parlato con Silvia Stefani, ricercatrice all'Università di Torino]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44794470</guid><pubDate>Thu, 13 May 2021 16:46:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44794470/2021_05_13_silvia_stefani.mp3" length="16526925" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Jacarezinho - 7 maggio 2021, è un episodio che va contestualizzato non solo nella favela in questione ma in un sistema e in una Guerra alla droga che ha assunto da tempo i contorni di operazioni militari, già presenti in Messico e in parte in Colombia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Jacarezinho - 7 maggio 2021, è un episodio che va contestualizzato non solo nella favela in questione ma in un sistema e in una Guerra alla droga che ha assunto da tempo i contorni di operazioni militari, già presenti in Messico e in parte in Colombia che rispondono all'adozione delle modalità della necropolitica, come già accennato da Laura Burocco su "il manifesto" (11 maggio 2021), dove è evidenziata la quantità di esecuzioni sommarie, confermata dal confronto con gli arresti (solo 6). Il bilancio è di 28 morti e una favela di 40000 abitanti devastata e terrorizzata.<br /><br /><br />La polizia brasiliana ha dichiarato che stava indagando sul reclutamento di adolescenti da parte del Comando Vermelho – banda storica, nata nel 1969 in carcere dall'alleanza tra criminalità comune e militanti di sinistra –, pesantemente coinvolti nel traffico di droga e armi e che hanno base logistica nella favela carioca<br /><br />Per capire questa strage bisogna riflettere sui tre protagonisti: il ruolo della polizia, quello dei soggetti e il territorio. I vertici della polizia continuano a rivendicare la strage come un successo e si trincerano dietro la lunga preparazione, trovando in questo semplice fatto l'autolegititmazione; un aspetto che si colloca nella tradizione carioca secondo la quale le forze dell'ordine di Rio sono le più feroci ed assassine, pur non agendo nelle zone più violente del paese – che si trovano nel Nordest del paese. Un modo deliberatamente omicida, perché considerata una prassi efficace per gli scopi educativi, senza tenere conto di procedure richieste dalle regole di ingaggio (visto che si tratta di una Guerra) per operazioni in territori densamente popolati da civili. Questo è possibile per la copertura offerta dai vertici politici, a cominciare dall'incendiario sindaco di Rio, eletto su un programma securitario estremamente violento anche nei toni.<br />Maschi, giovani, neri e di favela sono i soggetti nel mirino della «bala que nâo erra o alvo», come recita un documento della Red de observatórios da segurança, a questa fascia di popolazione è riservata questa educazione letale, perché è costruita una leggenda attorno a questa tipologia che li rende "potenzialmente assassinabili" agli occhi della opinione pubblica. Privati dei diritti civili di cui possono avvalersi le altre persone, al punto che è prassi rimuovere i cadaveri da parte della polizia, laddove sarebbe proibito, perché così alterano le prove della mattanza in piena impunità. Un'impunità che solo la determinazione e la consapevolezza anche politica degli abitanti in favela cerca di intaccare: gli unici processi per gli abusi e gli omicidi della polizia sono venuti per impulso della favela.<br />La reazione del territorio è riconducibile a una reazione alla pressione democratica cominciata negli anni Novanta che ha condotto in ambito delle favelas alla messa in discussione di tutte le gerarchie – autoritarismo fascistoide che ha portato al potere Bolsonaro – e questo ha innescato la rabbiosa reazione poliziesca che vuole ripristinare tutte quelle gerarchie. Rimettere al loro posto le favelas.<br />Quanta violenza è necessaria per mantenere una realtà con diseguaglianze così forti dal punto di vista economico, territoriale e razziale.<br />Ne abbiamo parlato con Silvia Stefani, ricercatrice all'Università di Torino]]></itunes:summary><itunes:duration>1033</itunes:duration><itunes:keywords>comandovermelho,favelas,jacarezinho,mortos,necropolitica,riodejaneiro,traficantes</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48ac58cde7fee8f91dd32f3988e50c07.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>El Paro No Lo Para Nadie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/el-paro-no-lo-para-nadie--44683446</link><description><![CDATA[A Bogotà, Medellin, soprattutto a Cali sono scesi in piazza milioni di colombiani contro la riforma ultraneoliberista ispirata da Fmi, Duque ha dovuto ritirarne l'impianto, ma cercherebbe di mantenere riforma pensionistica e – in epoca pandemica (!) – quella sanitaria in chiave di smantellamento: la Ley de solidaridad sostenibile, come è stata battezzata beffardamente, mira a colpire persone fisiche sempre meno facoltose, tralasciando imprese finanziarie sempre più esentate; eliminando l'esenzione invece a metà delle famiglie che non erano costrette a presentare denunce per i loro limitati guadagni e già colpite dalla crisi del Covid; hanno cancellato detrazioni di ogni tipo. «Quando il popolo scende in piazza durante una pandemia, vuol dire che il governo è più pericoloso del virus» si scandivsce in piazza dal 28 aprile quando il popolo è insorto e il regime ha inviato non solo la polizia (le famigerate Esmad: abusi, stupri, omicidi...), ma l'esercito, che ha represso con i suoi mezzi, anche con i carri armati: decine i morti, moltissimi desaparecidos, migliaia tra feriti e arrestati, eppure il Movimento è riuscito in alcuni casi a far retrocedere l'esercito. Quello che non ha bucato l'informazione occidentale è l'allegria, la bellezza artistica e giovane delle manifestazioni; la vitalità dello sberleffo con cui si muove(va) la piazza, che già aveva avuto i suoi prodromi nella rivolta di settembre e ancora prima nei moti del 2019.<br />Abbiamo chiesto ad Ana Cristina Vargas nella trasmissione "Bastioni di Orione" di @rbo10525 come hanno potuto immaginare che non ci fossero proteste di fronte a tutto ciò, Così ci ha risposto.<br />Probabilmente Duque non si aspettava la risposta rabbiosa della gente, perché è troppo scollato dalla realtà del paese che governa con pugno duro, ma senza avere il polso dell'opinione pubblica, solo per questo si è permesso di proporre una riforma tributaria devastante, che cercava di colmare un deficit gravissimo delle casse dello stato colombiano.<br />Molte le realtà sociali che partecipano del Paro e lo hanno organizzato: tutte le principali centrali sindacali; associazioni studentesche (pubbliche e private); professori universitari e la mitica minga (il lavoro comunitario) delle organizzazioni indigene.<br />La protesta sociale sta riprendendo e in particolare quella delle comunità indigene che è sotto traccia da tempo, mentre la politica colombiana è legata a grossi interessi finanziari mondiali neoliberista, estrattivista e nociva per i territori: da qui discende il processo di consapevolezza per le conseguenze subite dalle comunità locali delle scelte estrattivista]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44683446</guid><pubDate>Fri, 07 May 2021 16:30:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44683446/2021_05_06_cristina_vargas.mp3" length="18721366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>A Bogotà, Medellin, soprattutto a Cali sono scesi in piazza milioni di colombiani contro la riforma ultraneoliberista ispirata da Fmi, Duque ha dovuto ritirarne l'impianto, ma cercherebbe di mantenere riforma pensionistica e – in epoca pandemica (!) –...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A Bogotà, Medellin, soprattutto a Cali sono scesi in piazza milioni di colombiani contro la riforma ultraneoliberista ispirata da Fmi, Duque ha dovuto ritirarne l'impianto, ma cercherebbe di mantenere riforma pensionistica e – in epoca pandemica (!) – quella sanitaria in chiave di smantellamento: la Ley de solidaridad sostenibile, come è stata battezzata beffardamente, mira a colpire persone fisiche sempre meno facoltose, tralasciando imprese finanziarie sempre più esentate; eliminando l'esenzione invece a metà delle famiglie che non erano costrette a presentare denunce per i loro limitati guadagni e già colpite dalla crisi del Covid; hanno cancellato detrazioni di ogni tipo. «Quando il popolo scende in piazza durante una pandemia, vuol dire che il governo è più pericoloso del virus» si scandivsce in piazza dal 28 aprile quando il popolo è insorto e il regime ha inviato non solo la polizia (le famigerate Esmad: abusi, stupri, omicidi...), ma l'esercito, che ha represso con i suoi mezzi, anche con i carri armati: decine i morti, moltissimi desaparecidos, migliaia tra feriti e arrestati, eppure il Movimento è riuscito in alcuni casi a far retrocedere l'esercito. Quello che non ha bucato l'informazione occidentale è l'allegria, la bellezza artistica e giovane delle manifestazioni; la vitalità dello sberleffo con cui si muove(va) la piazza, che già aveva avuto i suoi prodromi nella rivolta di settembre e ancora prima nei moti del 2019.<br />Abbiamo chiesto ad Ana Cristina Vargas nella trasmissione "Bastioni di Orione" di @rbo10525 come hanno potuto immaginare che non ci fossero proteste di fronte a tutto ciò, Così ci ha risposto.<br />Probabilmente Duque non si aspettava la risposta rabbiosa della gente, perché è troppo scollato dalla realtà del paese che governa con pugno duro, ma senza avere il polso dell'opinione pubblica, solo per questo si è permesso di proporre una riforma tributaria devastante, che cercava di colmare un deficit gravissimo delle casse dello stato colombiano.<br />Molte le realtà sociali che partecipano del Paro e lo hanno organizzato: tutte le principali centrali sindacali; associazioni studentesche (pubbliche e private); professori universitari e la mitica minga (il lavoro comunitario) delle organizzazioni indigene.<br />La protesta sociale sta riprendendo e in particolare quella delle comunità indigene che è sotto traccia da tempo, mentre la politica colombiana è legata a grossi interessi finanziari mondiali neoliberista, estrattivista e nociva per i territori: da qui discende il processo di consapevolezza per le conseguenze subite dalle comunità locali delle scelte estrattivista]]></itunes:summary><itunes:duration>1171</itunes:duration><itunes:keywords>censuracolombia,colombiaenalertaroja,colombianlivesmatter,colombiaresiste,duqueasesino,duquerenuncie,elparonoloparanadie,elparonopara,elparosigue,esmad,paronacionalcolombia,primeralinea,soscolombia,soscolombianosestanmatando</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8470917f1aea80317e0d44b784eab194.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Jep riformula una storia del conflitto armato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-jep-riformula-una-storia-del-conflitto-armato--43643004</link><description><![CDATA[La Jep (Jurisdicción Especial para la Paz) è un tribunale dal meccanismo molto complesso che non infligge condanne, non commina anni di galera, richiede a chi si presenta volontariamente testimone prove volte a ricostruire la verità, eventualmente assumendosi responsabilità individuali. Ma l’aspetto più interessante che può emergere sono quelle insite nel Sistema, nella struttura delle forze dell’ordine: sicuramente i metodi e le colpe della guerriglia non vengono taciute dai leader delle Farc, maggiore reticenza si coglie dagli esponenti del governo. Istituito in un paese come la Colombia che si trova ancora in una fase di rifondazione delle basi di convivenza dopo la quarantennale guerra tra Farc e potere governativo, in un contesto in cui le violenze proseguono, come Ana Cristina Vargas ha spiegato nel suo articolo su ogzero.org, dove le persone maggiormente esposte nelle lotte sociali vengono falcidiate e dove l’ex presidente Uribe – da sempre contrario a qualsiasi accordo con le Farc – non intende presentarsi in aula, nonostante gli siano attribuiti più di seimila casi di falsi positivi, quegli omicidi soprattutto giovani, ragazzi uccisi solo per ingrandire i numeri e ottenere riconoscimenti, oppure sindacalisti scomodi o contadini, a cui sottrarre la terra, mascherati da annientamento di militanti armati della guerriglia. Ma perché non vuole presentarsi in aula l’acerrimo nemico delle Farc, se ha l’immunità costituzionale e la Jep prevede l’impunità di quanto viene confessato? come si sono presentati Timochenko o altri esponenti governativi, anche perché rischia invece di vedersi trascinato davanti a una corte internazionale per crimini contro l’umanità, che non è animata da giustizia riparativa, bensì punitiva: sanzionatoria, anziché proiettata alla semplice narrazione della verità.<br />Invece la posizione irresponsabile – per la dirompenza –di Uribe perpetua la volontà negazionista che ha portato a polarizzare la realtà colombiana.<br />C’è dunque una macrostruttura che privilegia la verità ma anche il risarcimento delle vittime (a cominciare dalla restituzione delle terre confiscate). Si tratta di ricostruire le macrodinamiche che stanno alla base di scomparse, casi irrisolti, buchi enormi di ricostruzioni non di singoli omicidi, ma di massacri fino al 2016, anno dell’accordo storico, poi ridimensionato dal referendum e ora seguito da altrettanta violenza. Delegittimare la Jep significa tornare ad avere semplicemente casi isolati, individuali, che non mettono in discussione il sistema, passo essenziale per ottenere una riscrittura della giustizia: a differenza dello sfondo del processo di superamento sudafricano dell’apartheid, più sociale, qui si tratta di riformulare una storia del conflitto armato. E quindi è un afflato molto più politico, avversato dal governo perché un atteggiamento punitivo non ha come base una ricerca della verità e non permetterà mai di sciogliere i veri nodi che stanno attorno alle dinamiche violente di controllo del territorio: il narcotraffico, il desplazamiento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43643004</guid><pubDate>Fri, 26 Feb 2021 05:45:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43643004/2021_02_25_ana_cristina_vargas_jep.mp3" length="21019279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La Jep (Jurisdicción Especial para la Paz) è un tribunale dal meccanismo molto complesso che non infligge condanne, non commina anni di galera, richiede a chi si presenta volontariamente testimone prove volte a ricostruire la verità, eventualmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Jep (Jurisdicción Especial para la Paz) è un tribunale dal meccanismo molto complesso che non infligge condanne, non commina anni di galera, richiede a chi si presenta volontariamente testimone prove volte a ricostruire la verità, eventualmente assumendosi responsabilità individuali. Ma l’aspetto più interessante che può emergere sono quelle insite nel Sistema, nella struttura delle forze dell’ordine: sicuramente i metodi e le colpe della guerriglia non vengono taciute dai leader delle Farc, maggiore reticenza si coglie dagli esponenti del governo. Istituito in un paese come la Colombia che si trova ancora in una fase di rifondazione delle basi di convivenza dopo la quarantennale guerra tra Farc e potere governativo, in un contesto in cui le violenze proseguono, come Ana Cristina Vargas ha spiegato nel suo articolo su ogzero.org, dove le persone maggiormente esposte nelle lotte sociali vengono falcidiate e dove l’ex presidente Uribe – da sempre contrario a qualsiasi accordo con le Farc – non intende presentarsi in aula, nonostante gli siano attribuiti più di seimila casi di falsi positivi, quegli omicidi soprattutto giovani, ragazzi uccisi solo per ingrandire i numeri e ottenere riconoscimenti, oppure sindacalisti scomodi o contadini, a cui sottrarre la terra, mascherati da annientamento di militanti armati della guerriglia. Ma perché non vuole presentarsi in aula l’acerrimo nemico delle Farc, se ha l’immunità costituzionale e la Jep prevede l’impunità di quanto viene confessato? come si sono presentati Timochenko o altri esponenti governativi, anche perché rischia invece di vedersi trascinato davanti a una corte internazionale per crimini contro l’umanità, che non è animata da giustizia riparativa, bensì punitiva: sanzionatoria, anziché proiettata alla semplice narrazione della verità.<br />Invece la posizione irresponsabile – per la dirompenza –di Uribe perpetua la volontà negazionista che ha portato a polarizzare la realtà colombiana.<br />C’è dunque una macrostruttura che privilegia la verità ma anche il risarcimento delle vittime (a cominciare dalla restituzione delle terre confiscate). Si tratta di ricostruire le macrodinamiche che stanno alla base di scomparse, casi irrisolti, buchi enormi di ricostruzioni non di singoli omicidi, ma di massacri fino al 2016, anno dell’accordo storico, poi ridimensionato dal referendum e ora seguito da altrettanta violenza. Delegittimare la Jep significa tornare ad avere semplicemente casi isolati, individuali, che non mettono in discussione il sistema, passo essenziale per ottenere una riscrittura della giustizia: a differenza dello sfondo del processo di superamento sudafricano dell’apartheid, più sociale, qui si tratta di riformulare una storia del conflitto armato. E quindi è un afflato molto più politico, avversato dal governo perché un atteggiamento punitivo non ha come base una ricerca della verità e non permetterà mai di sciogliere i veri nodi che stanno attorno alle dinamiche violente di controllo del territorio: il narcotraffico, il desplazamiento.]]></itunes:summary><itunes:duration>1314</itunes:duration><itunes:keywords>colombia,desplazamiento,falsospositivos,farc,jep,leadersociales,narcos,santos,timochenko,uribe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ff77b61a2ba7c890ed8be73364910df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
