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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Mamma a 40 anni</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/mamma-a-40-anni--4761230</link><description><![CDATA[🦋👶 Una gravidanza a quasi 40 anni?! <br />Ebbene sì. E non è neanche la prima. <br />Un canale dove racconto pensieri e aneddoti del primo anno di una nuova vita...  <br />Iscriviti al canale Telegram: <a href="https://t.me/mamma40anni" rel="noopener">https://t.me/mamma40anni</a><br /><br />#podcast #maternità #Telegram]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4761230/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Kids &amp; Family</category><copyright>Copyright Agnese Fedeli</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3af05108c123eda7b6f19b573b20b0b.jpg</url><title>Mamma a 40 anni</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/mamma-a-40-anni--4761230</link></image><lastBuildDate>Thu, 12 Dec 2024 10:25:33 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Agnese Fedeli</itunes:name><itunes:email>agnese.fedeli@gmail.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3af05108c123eda7b6f19b573b20b0b.jpg"/><itunes:subtitle>🦋👶 Una gravidanza a quasi 40 anni?! &#13;
Ebbene sì. E non è neanche la prima. &#13;
Un canale dove racconto pensieri e aneddoti del primo anno di una nuova vita...  &#13;
Iscriviti al canale Telegram: https://t.me/mamma40anni&#13;
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#podcast #maternità #Telegram</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🦋👶 Una gravidanza a quasi 40 anni?! <br />Ebbene sì. E non è neanche la prima. <br />Un canale dove racconto pensieri e aneddoti del primo anno di una nuova vita...  <br />Iscriviti al canale Telegram: <a href="https://t.me/mamma40anni" rel="noopener">https://t.me/mamma40anni</a><br /><br />#podcast #maternità #Telegram]]></itunes:summary><itunes:category text="Kids &amp; Family"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Ortensia canta Stella stellina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ortensia-canta-stella-stellina--51375523</link><description><![CDATA[Tornano le chiacchiere di una neonata. Beh, siamo a 19 mesi. Per Ortensia è tempo di cominciare a cantare qualche canzoncina! Cominciamo con Stella stellina, l'intramontabile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51375523</guid><pubDate>Sun, 25 Sep 2022 13:27:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/51375523/stella_stellina_ortensia_19mesi.mp3" length="632834" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Tornano le chiacchiere di una neonata. Beh, siamo a 19 mesi. Per Ortensia è tempo di cominciare a cantare qualche canzoncina! Cominciamo con Stella stellina, l'intramontabile.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tornano le chiacchiere di una neonata. Beh, siamo a 19 mesi. Per Ortensia è tempo di cominciare a cantare qualche canzoncina! Cominciamo con Stella stellina, l'intramontabile.]]></itunes:summary><itunes:duration>40</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,canzoncine,mamma,stella,stellina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6fc094194cf6da17a031de676bb309ca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - Le chiacchiere di una neonata - 4 mesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-le-chiacchiere-di-una-neonata-4-mesi--45300540</link><description><![CDATA[Novità su "Mamma a 40 anni": periodicamente e almeno una volta al mese, caricherò la registrazione di un vocale con le chiacchiere della neonata, per tenere memoria di come evolve la sua capacità linguistica e il linguaggio tra e con noi. <br />Ecco le chiacchiere di Ortensia a 4 mesi, mentre la addormento nel primo pomeriggio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45300540</guid><pubDate>Mon, 14 Jun 2021 19:41:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/45300540/audio_2021_06_14_21_37_18.mp3" length="1663103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Novità su "Mamma a 40 anni": periodicamente e almeno una volta al mese, caricherò la registrazione di un vocale con le chiacchiere della neonata, per tenere memoria di come evolve la sua capacità linguistica e il linguaggio tra e con noi. &#13;
Ecco le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Novità su "Mamma a 40 anni": periodicamente e almeno una volta al mese, caricherò la registrazione di un vocale con le chiacchiere della neonata, per tenere memoria di come evolve la sua capacità linguistica e il linguaggio tra e con noi. <br />Ecco le chiacchiere di Ortensia a 4 mesi, mentre la addormento nel primo pomeriggio.]]></itunes:summary><itunes:duration>104</itunes:duration><itunes:keywords>neonata,newborn,voci</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/49fa3f31dd7cce6d0f6a252809ab7e5e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - Estate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-estate--45187171</link><description><![CDATA[Puntata 16. Estate<br /><br />Fine della scuola, primo giorno d’estate. L’equazione è notissima e abbastanza banale, ma la sua forza è totale e totalizzante. Per me lo è da sempre. Quella prospettiva di settimane lunghe, colme di aspettative, il ritorno in un posto di mare familiare da tutta la vita eppure la scoperta, ogni anno, di angoli diversi, del sapore di molte cose ancora solo ipotizzate, amici, amori, quelle dicerie sul bagno in mare a mezzanotte, confermate poi dal primo vero bagno a mezzanotte, all’insaputa di tutti e tutte, corse pazze in bici per tornare a casa all’ora pattuita, quando fino all’ultimo minuto volevamo restare al molo a osservare barche luminose oppure stranamente oscure. Ecco, pensieri, soprattutto ricordi, che finiscono un po’ triturati dopo una certa età - ormai posso dirlo - che invece quest’anno trovano una nuova accoglienza nei miei pressi. E mi pare di capire che dipenda da un sacco di cose. <br />Dalla cifra tonda dei quarant’anni, intanto, che anziché farmi guardare avanti, in questo periodo apre ampi spiragli su qualcosa che ho vissuto, parole dette, lette, episodi capitati in mezzo al grande caldo; dai miei figli poi, per tanti motivi. <br />Guardo la grande, che ha appena finito un anno di scuola intenso, costellato comunque da quarantene e zone di tanti colori, la vedo felice di aver imparato molto, colgo la voglia di andare avanti, la nostalgia graduale per i compagni e le compagne, a pochi giorni dall’ultima campanella. <br />Il secondo si prepara ad entrare in prima elementare, è ansioso di varcare quella porta, mostra a chiunque entri in casa il suo astuccio nuovo, già bell’e pronto in libreria e si arrovella sullo zaino, fa le prove, meglio questo o quello? Una estate allegra, piena, di scoperta e comunque di attesa, per loro due. <br />Poi guardo i sorrisi di Ortensia in questi giorni, alla soglia dei 4 mesi, la sua propensione ad essere pronta sempre e a imparare presto. <br />Penso che ho di fronte ancora diversi mesi di maternità da condividere con lei, con loro, essere presente al meglio. Mi sento fortunata, devo dirlo. E’ un po’ come l’estate della maturità, zero compiti e tutta goduria, anche se con lo stipendio al 30%. <br />Oddio, zero compiti, in parte. Qui le cose da fare non mancano né mancheranno quando saremo al mare o in giro per l’Europa, a fare un lungo viaggio in auto, ma conto di tenere alta la leggerezza di questi primi giorni frizzanti di giugno e di mantenere l’umore inattaccabile di questa domenica pomeriggio. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45187171</guid><pubDate>Sun, 06 Jun 2021 15:42:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/45187171/mamma_a_40_anni_estate.mp3" length="2634561" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Puntata 16. Estate&#13;
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Fine della scuola, primo giorno d’estate. L’equazione è notissima e abbastanza banale, ma la sua forza è totale e totalizzante. Per me lo è da sempre. Quella prospettiva di settimane lunghe, colme di aspettative, il ritorno in un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Puntata 16. Estate<br /><br />Fine della scuola, primo giorno d’estate. L’equazione è notissima e abbastanza banale, ma la sua forza è totale e totalizzante. Per me lo è da sempre. Quella prospettiva di settimane lunghe, colme di aspettative, il ritorno in un posto di mare familiare da tutta la vita eppure la scoperta, ogni anno, di angoli diversi, del sapore di molte cose ancora solo ipotizzate, amici, amori, quelle dicerie sul bagno in mare a mezzanotte, confermate poi dal primo vero bagno a mezzanotte, all’insaputa di tutti e tutte, corse pazze in bici per tornare a casa all’ora pattuita, quando fino all’ultimo minuto volevamo restare al molo a osservare barche luminose oppure stranamente oscure. Ecco, pensieri, soprattutto ricordi, che finiscono un po’ triturati dopo una certa età - ormai posso dirlo - che invece quest’anno trovano una nuova accoglienza nei miei pressi. E mi pare di capire che dipenda da un sacco di cose. <br />Dalla cifra tonda dei quarant’anni, intanto, che anziché farmi guardare avanti, in questo periodo apre ampi spiragli su qualcosa che ho vissuto, parole dette, lette, episodi capitati in mezzo al grande caldo; dai miei figli poi, per tanti motivi. <br />Guardo la grande, che ha appena finito un anno di scuola intenso, costellato comunque da quarantene e zone di tanti colori, la vedo felice di aver imparato molto, colgo la voglia di andare avanti, la nostalgia graduale per i compagni e le compagne, a pochi giorni dall’ultima campanella. <br />Il secondo si prepara ad entrare in prima elementare, è ansioso di varcare quella porta, mostra a chiunque entri in casa il suo astuccio nuovo, già bell’e pronto in libreria e si arrovella sullo zaino, fa le prove, meglio questo o quello? Una estate allegra, piena, di scoperta e comunque di attesa, per loro due. <br />Poi guardo i sorrisi di Ortensia in questi giorni, alla soglia dei 4 mesi, la sua propensione ad essere pronta sempre e a imparare presto. <br />Penso che ho di fronte ancora diversi mesi di maternità da condividere con lei, con loro, essere presente al meglio. Mi sento fortunata, devo dirlo. E’ un po’ come l’estate della maturità, zero compiti e tutta goduria, anche se con lo stipendio al 30%. <br />Oddio, zero compiti, in parte. Qui le cose da fare non mancano né mancheranno quando saremo al mare o in giro per l’Europa, a fare un lungo viaggio in auto, ma conto di tenere alta la leggerezza di questi primi giorni frizzanti di giugno e di mantenere l’umore inattaccabile di questa domenica pomeriggio. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.]]></itunes:summary><itunes:duration>165</itunes:duration><itunes:keywords>estate,giugno,neonati,newborn,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/18400cc8bd5fb4569a47a5261db7868c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - E' la stampa, bellezza. Anche quando fa schifo.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-e-la-stampa-bellezza-anche-quando-fa-schifo--45090932</link><description><![CDATA[E’ la stampa, bellezza. Anche quando fa schifo<br />Sono in ritardo su tutti i fronti. Gestione domestica, burocrazia imperante, firme, fogli ovunque, scadenze da fine epoca tutti i giorni. E sono in ritardo pure per il podcast. Nelle prime settimane dopo il parto ne facevo un punto d’onore: trovare il tempo per buttare giù i pensieri, in modo che non svanissero veloci e per tenere memoria. E, più o meno, devo dire che ci sono riuscita. Questa settimana è dura mettersi a scrivere, infatti ho tergiversato volutamente, anche quando avrei avuto tempo per buttare giù due righe, perché c’è stata la tragedia che abbiamo tutti in mente. Quell’incidente penoso e schifoso, lasciatemelo dire, alla funivia Stresa-Mottarone. In 20 minuti dal lago alla montagna, recita il sito della funivia. Cristo santissimo. Morti, dolore, sparso a pioggia, un bambino orfano. Tante e tanti avranno avuto modo di sentirsi vicini, davvero, alle vittime di questo dramma. Chiunque abbia un figlio o una figlia conosce l’entusiasmo di quelle giornate, quando si parte per una gita. In Italia poi ogni angolo vale il viaggio, ogni panorama ha il suo modo di toccarti e restarti nell’anima. Ecco. Mi ritrovo nella voglia di uscire con la famiglia, dopo molto tempo chiusi per lockdown e quarantene scolastiche; mi ritrovo nell’attimo in cui cerco di proteggere i miei figli in un qualche modo assurdo, impensabile. A volte mi pare di trasalire se capto che mio figlio sta per attraversare la strada senza guardare. E adesso sono qui a pensare a quei genitori, a quegli adulti, che hanno fatto da scudo ai figli. <br />Sento salire la nausea, la rabbia, un sentimento odioso nei confronti di gesti che vengono descritti come “manomissioni” alla struttura della funivia. Eppure di questa faccenda non ho avuto cuore di parlare ai miei figli, sicuramente perché è una vicenda che fa male pensandola come mamma o come genitore, ma anche in veste di giornalista, ciò che mi identifica nella vita professionale. Ho proprio evitato di guardare articoli e servizi in modo approfondito, come a proteggere me e pure loro, in qualche modo, da qualcosa di davvero troppo penoso. Purtroppo da una cosa di questo tipo non c’è modo di imparare proprio nulla, si può prendere solo dolore, pensando a quante cose facciamo volontariamente in modo fallace, senza scuse, a volte e quasi sempre nei confronti di chi non ha possibilità, strumenti o sensibilità per difendersi abbastanza. Ecco, i miei pensieri di questa settimana, che forse non hanno nulla a che vedere con una esperienza di maternità, ma che sono tangenti e determinano in parte il modo di rapportarmi ai miei figli in questi giorni. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo, spero, la prossima settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45090932</guid><pubDate>Sat, 29 May 2021 18:11:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/45090932/mamma_15.mp3" length="2729690" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>E’ la stampa, bellezza. Anche quando fa schifo&#13;
Sono in ritardo su tutti i fronti. Gestione domestica, burocrazia imperante, firme, fogli ovunque, scadenze da fine epoca tutti i giorni. E sono in ritardo pure per il podcast. Nelle prime settimane dopo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[E’ la stampa, bellezza. Anche quando fa schifo<br />Sono in ritardo su tutti i fronti. Gestione domestica, burocrazia imperante, firme, fogli ovunque, scadenze da fine epoca tutti i giorni. E sono in ritardo pure per il podcast. Nelle prime settimane dopo il parto ne facevo un punto d’onore: trovare il tempo per buttare giù i pensieri, in modo che non svanissero veloci e per tenere memoria. E, più o meno, devo dire che ci sono riuscita. Questa settimana è dura mettersi a scrivere, infatti ho tergiversato volutamente, anche quando avrei avuto tempo per buttare giù due righe, perché c’è stata la tragedia che abbiamo tutti in mente. Quell’incidente penoso e schifoso, lasciatemelo dire, alla funivia Stresa-Mottarone. In 20 minuti dal lago alla montagna, recita il sito della funivia. Cristo santissimo. Morti, dolore, sparso a pioggia, un bambino orfano. Tante e tanti avranno avuto modo di sentirsi vicini, davvero, alle vittime di questo dramma. Chiunque abbia un figlio o una figlia conosce l’entusiasmo di quelle giornate, quando si parte per una gita. In Italia poi ogni angolo vale il viaggio, ogni panorama ha il suo modo di toccarti e restarti nell’anima. Ecco. Mi ritrovo nella voglia di uscire con la famiglia, dopo molto tempo chiusi per lockdown e quarantene scolastiche; mi ritrovo nell’attimo in cui cerco di proteggere i miei figli in un qualche modo assurdo, impensabile. A volte mi pare di trasalire se capto che mio figlio sta per attraversare la strada senza guardare. E adesso sono qui a pensare a quei genitori, a quegli adulti, che hanno fatto da scudo ai figli. <br />Sento salire la nausea, la rabbia, un sentimento odioso nei confronti di gesti che vengono descritti come “manomissioni” alla struttura della funivia. Eppure di questa faccenda non ho avuto cuore di parlare ai miei figli, sicuramente perché è una vicenda che fa male pensandola come mamma o come genitore, ma anche in veste di giornalista, ciò che mi identifica nella vita professionale. Ho proprio evitato di guardare articoli e servizi in modo approfondito, come a proteggere me e pure loro, in qualche modo, da qualcosa di davvero troppo penoso. Purtroppo da una cosa di questo tipo non c’è modo di imparare proprio nulla, si può prendere solo dolore, pensando a quante cose facciamo volontariamente in modo fallace, senza scuse, a volte e quasi sempre nei confronti di chi non ha possibilità, strumenti o sensibilità per difendersi abbastanza. Ecco, i miei pensieri di questa settimana, che forse non hanno nulla a che vedere con una esperienza di maternità, ma che sono tangenti e determinano in parte il modo di rapportarmi ai miei figli in questi giorni. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo, spero, la prossima settimana.]]></itunes:summary><itunes:duration>171</itunes:duration><itunes:keywords>figli,funivia,mamma,mamme,maternità,mottarone,stresa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef7d76b3b1509ea373311712a3835baa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - Di quando mi hanno parlato della Trisomia 21</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-di-quando-mi-hanno-parlato-della-trisomia-21--44807260</link><description><![CDATA[Puntata 14 – Di quando mi hanno parlato della Trisomia 21<br /><br />Oggi faccio un passo indietro. A quando ho fatto il test più o meno un anno fa e ho cominciato a dire in giro di essere in gravidanza a 39 anni suonati. Per certi versi, quello “interessante” si conferma e si mantiene uno stato di grazia, che ti porta di nuovo a farti certe fantasie delicate, sul futuro e sugli anni che verranno. Ogni nascita è un’occasione e un’opportunità per fare meglio. Per altri, appena varchi la soglia del tuo primo appuntamento ginecologico, sai già che i medici e il resto del circo ti parleranno con una certa insistenza di tutto quel che ruota intorno al mondo della diagnosi prenatale. 39 anni sono, a loro dire e con tutte le ragioni di questo mondo, il limite massimo oltre il quale ci si spinge a rischio e pericolo di avere un neonato o una neonata, e poi una persona, disabile a varie intensità.<br />Per quel che mi riguarda, è un pensiero che ho avuto fin da quando ho visto le famose lineette sul test di gravidanza, una sera dei primi di giugno. E ricordo con precisione quel gesto netto e categorico della mia ginecologa, nel compilare la cartella clinica con tutti i dati necessari: un bel cerchio a penna nera intorno alle cifre della mia età: 39. <br />Seguì la trafila delle raccomandazioni sulle indagini prenatali. Tanto lo sapeva già che non ero interessata a fare nessun test approfondito, amnio, villo o qualunque altra “centesi” potessi incontrare lungo la mia gravidanza. Mai fatto nulla del genere. Solo che i medici non demordono mica, purtroppo o per fortuna, non si sa. All’ecografia morfologica venne fuori che la piccola stava crescendo poco, molto poco, troppo poco. Che i suoi parametri erano compatibili con quelli della Trisomia 21. In definitiva, che con la mia età non ci sarebbe stato nulla di strano nell’aver concepito un bambino disabile. E poi le telefonate rapide e fumose con vari medici, una visita targata “urgente” con una genetista che mi ha spiegato tutto come ad una 12enne e che provato a convincermi a fare indagini prenatali di vario genere. Dovevo decidere in fretta quello che andava fatto, ché i tempi per un aborto erano molto molto stretti. Eventualmente, sarebbe stato possibile fare anche una mappa cromosomica extraospedaliera ad un prezzo comunque onesto. Le variabili di una malformazione genetica c’erano proprio tutte, anche la placenta che non maturava correttamente, le mie arterie uterine che non rispondevano a dovere, insomma… più chiaro di così.<br />Proprio mentre stavo in quell’ambulatorio ristrutturato da poco, i nodi in gola e l’umore in cantina, la genetista riceve una chiamata sul suo cellulare. Dialoghi brevi, monosillabi con il suo interlocutore. Dice “ah sì, quella signora di 42 anni, dimmi. Certo, capisco, Trisomia 21. Va bene, grazie, glielo riferisco.” <br />Ecco. Risultati in diretta, relativi ad un’altra coppia, in attesa in corridoio dopo il mio appuntamento. Uscendo da quella stanza, incrociandoli per un istante con i nostri sguardi sospesi, avrei voluto dire a quei due, venite dai, andiamo tutti a fare una girata insieme, andiamo a camminare, a vedere qualcosa di bello in centro, andiamo al mare, che un settembre così vale proprio la pena, almeno a prenderci un caffè. E invece nulla. Tutti ed ognuno chini a riflettere sulle proprie scelte, sulle proprie vie. <br />La crescita della mia Ortensia si è poi regolarizzata durante la gravidanza, monitorata mese dopo mese, e i molti pensieri che mi hanno fatto compagnia per tante settimane hanno trovato spazio in qualche angolo del mio cuore. Affiorano comunque, quando la osservo nel suo sviluppo fisico e cognitivo, immaginando anche quell’altra bambina, che in questa casa non è arrivata, ma che credo abiti poco lontano da qui, con quella coppia di poco più adulta di me.<br /><br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44807260</guid><pubDate>Fri, 14 May 2021 06:41:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44807260/puntata_14_di_quando_mi_hanno_parlato_della_trisomia_21.mp3" length="3775842" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Puntata 14 – Di quando mi hanno parlato della Trisomia 21&#13;
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Oggi faccio un passo indietro. A quando ho fatto il test più o meno un anno fa e ho cominciato a dire in giro di essere in gravidanza a 39 anni suonati. Per certi versi, quello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Puntata 14 – Di quando mi hanno parlato della Trisomia 21<br /><br />Oggi faccio un passo indietro. A quando ho fatto il test più o meno un anno fa e ho cominciato a dire in giro di essere in gravidanza a 39 anni suonati. Per certi versi, quello “interessante” si conferma e si mantiene uno stato di grazia, che ti porta di nuovo a farti certe fantasie delicate, sul futuro e sugli anni che verranno. Ogni nascita è un’occasione e un’opportunità per fare meglio. Per altri, appena varchi la soglia del tuo primo appuntamento ginecologico, sai già che i medici e il resto del circo ti parleranno con una certa insistenza di tutto quel che ruota intorno al mondo della diagnosi prenatale. 39 anni sono, a loro dire e con tutte le ragioni di questo mondo, il limite massimo oltre il quale ci si spinge a rischio e pericolo di avere un neonato o una neonata, e poi una persona, disabile a varie intensità.<br />Per quel che mi riguarda, è un pensiero che ho avuto fin da quando ho visto le famose lineette sul test di gravidanza, una sera dei primi di giugno. E ricordo con precisione quel gesto netto e categorico della mia ginecologa, nel compilare la cartella clinica con tutti i dati necessari: un bel cerchio a penna nera intorno alle cifre della mia età: 39. <br />Seguì la trafila delle raccomandazioni sulle indagini prenatali. Tanto lo sapeva già che non ero interessata a fare nessun test approfondito, amnio, villo o qualunque altra “centesi” potessi incontrare lungo la mia gravidanza. Mai fatto nulla del genere. Solo che i medici non demordono mica, purtroppo o per fortuna, non si sa. All’ecografia morfologica venne fuori che la piccola stava crescendo poco, molto poco, troppo poco. Che i suoi parametri erano compatibili con quelli della Trisomia 21. In definitiva, che con la mia età non ci sarebbe stato nulla di strano nell’aver concepito un bambino disabile. E poi le telefonate rapide e fumose con vari medici, una visita targata “urgente” con una genetista che mi ha spiegato tutto come ad una 12enne e che provato a convincermi a fare indagini prenatali di vario genere. Dovevo decidere in fretta quello che andava fatto, ché i tempi per un aborto erano molto molto stretti. Eventualmente, sarebbe stato possibile fare anche una mappa cromosomica extraospedaliera ad un prezzo comunque onesto. Le variabili di una malformazione genetica c’erano proprio tutte, anche la placenta che non maturava correttamente, le mie arterie uterine che non rispondevano a dovere, insomma… più chiaro di così.<br />Proprio mentre stavo in quell’ambulatorio ristrutturato da poco, i nodi in gola e l’umore in cantina, la genetista riceve una chiamata sul suo cellulare. Dialoghi brevi, monosillabi con il suo interlocutore. Dice “ah sì, quella signora di 42 anni, dimmi. Certo, capisco, Trisomia 21. Va bene, grazie, glielo riferisco.” <br />Ecco. Risultati in diretta, relativi ad un’altra coppia, in attesa in corridoio dopo il mio appuntamento. Uscendo da quella stanza, incrociandoli per un istante con i nostri sguardi sospesi, avrei voluto dire a quei due, venite dai, andiamo tutti a fare una girata insieme, andiamo a camminare, a vedere qualcosa di bello in centro, andiamo al mare, che un settembre così vale proprio la pena, almeno a prenderci un caffè. E invece nulla. Tutti ed ognuno chini a riflettere sulle proprie scelte, sulle proprie vie. <br />La crescita della mia Ortensia si è poi regolarizzata durante la gravidanza, monitorata mese dopo mese, e i molti pensieri che mi hanno fatto compagnia per tante settimane hanno trovato spazio in qualche angolo del mio cuore. Affiorano comunque, quando la osservo nel suo sviluppo fisico e cognitivo, immaginando anche quell’altra bambina, che in questa casa non è arrivata, ma che credo abiti poco lontano da qui, con quella coppia di poco più adulta di me.<br /><br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,disabilità,famiglia,infanzia,mamma,maternità,neonati,newborn,trisomia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ee1688d5f1e905f58662b857064e3018.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - Le chiacchiere di una neontata - 3 mesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-le-chiacchiere-di-una-neontata-3-mesi--44788771</link><description><![CDATA[Novità su "Mamma a 40 anni": periodicamente e almeno una volta al mese, caricherò la registrazione di un vocale con le chiacchiere della neonata, per tenere memoria di come evolve la sua capacità linguistica e il linguaggio tra e con noi. <br />Ecco le chiacchiere di Ortensia a 3 mesi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44788771</guid><pubDate>Thu, 13 May 2021 10:01:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44788771/mamma_a_40_anni_chiacchiere_di_ortensia_3_mesi.mp3" length="1979035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Novità su "Mamma a 40 anni": periodicamente e almeno una volta al mese, caricherò la registrazione di un vocale con le chiacchiere della neonata, per tenere memoria di come evolve la sua capacità linguistica e il linguaggio tra e con noi. &#13;
Ecco le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Novità su "Mamma a 40 anni": periodicamente e almeno una volta al mese, caricherò la registrazione di un vocale con le chiacchiere della neonata, per tenere memoria di come evolve la sua capacità linguistica e il linguaggio tra e con noi. <br />Ecco le chiacchiere di Ortensia a 3 mesi.]]></itunes:summary><itunes:duration>124</itunes:duration><itunes:keywords>3mesi,mamme,maternità,neonata,neonatale,newborn,vocali,voci</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/374ce749f6b89ef2e7cce2a867260d46.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - Invidia ed empatia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-invidia-ed-empatia--44701649</link><description><![CDATA[Puntata 13 – Tra invidia ed empatia<br /><br />Tempi di fiacca, tra covid, post covid, tristezze da pandemia, voglia di uscire. E più volte in questi giorni, comunque ricchi e colorati, ho avuto un pensiero ricorrente, ossia che invidio diverse cose della quotidianità dei miei figli. Forse sto infrangendo un qualche indicibile tabù della maternità, ma della neonata prima di tutto invidio ovviamente la bellezza, la meraviglia del sorprendersi ogni mattina a vedere e percepire qualcosa di nuovo, la libertà che sottende ad ogni suo movimento, sorriso o pianto. Invidio, ma capitemi, è una sensazione positiva, il fatto che ogni suono emetta, un vocalizzo, un piagnucolio, smuova e incanali ogni attenzione degli adulti in circolazione. Ciò che vorrei pure per i miei silenzi o per quel che racconto a margine. Così come pure mi metto nei suoi panni quando le racconto quel che accade, andiamo qui, andiamo lì, facciamo questo e facciamo quello, mentre la accudisco al mio meglio, che poi tanto bene non sai mai se lo sia per davvero, e nei miei slanci mentali cerco di tornare proprio là, sul quel fasciatoio di tanti anni fa. <br />Di Damiano invidio l’estro con il quale inventa giochi nuovi ogni giorno, la fantasia nello smontare qualunque cosa abbia viti da svitare e poi riavvitare in modo creativo, l’attenzione nell’osservare disegni e fumetti sempre più complessi, per certi versi. E poi, Damiano sa godersi la vita, ed è una cosa che cerco di fare mia, guardando anche lui. Mi lascio contagiare dal suo modo di ridere, pieno, irresistibile.<br />Di Giovanna invidio il suo essere la primogenita e saperlo. Senza ostentarlo. Io non lo sono mai stata ed è difficile immaginarsi alla guida di un piccolo gruppo, di una banda di fratelli e sorelle. Sempre stata al seguito in ogni compagnia, io; a lei danno retta amiche e amici, i suoi fratelli si lasciano trascinare volentieri e il suo approccio è democratico, sa porsi in modo equo a meno di 8 anni. Cerco di comportarmi come lei quando penso al tempo come un amico, perché lei di tempo ne ha moltissimo, ne ha sempre, anche quando a noialtri pare sfuggente, non è per nulla interessata a ritardi, anticipi e posticipi. <br />Ecco. In questi anni di influencer pochissimo influenti, per quel che mi riguarda, trovo formidabile avere una tale quantità di maestri da invidiare, copiare, seguire, e a volte anche provare a silenziare, in questi centoventi metri quadri calpestabili. Uno sforzo all’autoformazione per certi versi irripetibile. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44701649</guid><pubDate>Sat, 08 May 2021 10:49:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44701649/mamma_a_40_anni_invidia_ed_empatia.mp3" length="2878901" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Puntata 13 – Tra invidia ed empatia&#13;
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Ciò che vorrei pure per i miei silenzi o per quel che racconto a margine. Così come pure mi metto nei suoi panni quando le racconto quel che accade, andiamo qui, andiamo lì, facciamo questo e facciamo quello, mentre la accudisco al mio meglio, che poi tanto bene non sai mai se lo sia per davvero, e nei miei slanci mentali cerco di tornare proprio là, sul quel fasciatoio di tanti anni fa. <br />Di Damiano invidio l’estro con il quale inventa giochi nuovi ogni giorno, la fantasia nello smontare qualunque cosa abbia viti da svitare e poi riavvitare in modo creativo, l’attenzione nell’osservare disegni e fumetti sempre più complessi, per certi versi. E poi, Damiano sa godersi la vita, ed è una cosa che cerco di fare mia, guardando anche lui. Mi lascio contagiare dal suo modo di ridere, pieno, irresistibile.<br />Di Giovanna invidio il suo essere la primogenita e saperlo. Senza ostentarlo. Io non lo sono mai stata ed è difficile immaginarsi alla guida di un piccolo gruppo, di una banda di fratelli e sorelle. Sempre stata al seguito in ogni compagnia, io; a lei danno retta amiche e amici, i suoi fratelli si lasciano trascinare volentieri e il suo approccio è democratico, sa porsi in modo equo a meno di 8 anni. Cerco di comportarmi come lei quando penso al tempo come un amico, perché lei di tempo ne ha moltissimo, ne ha sempre, anche quando a noialtri pare sfuggente, non è per nulla interessata a ritardi, anticipi e posticipi. <br />Ecco. In questi anni di influencer pochissimo influenti, per quel che mi riguarda, trovo formidabile avere una tale quantità di maestri da invidiare, copiare, seguire, e a volte anche provare a silenziare, in questi centoventi metri quadri calpestabili. Uno sforzo all’autoformazione per certi versi irripetibile. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.]]></itunes:summary><itunes:duration>180</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,empatia,famiglia,figli,invidia,maternità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e4b89544c1d23932538e383b497a4f96.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma a 40 anni - Mia sorella</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-a-40-anni-mia-sorella--44373485</link><description><![CDATA[Puntata 12 – Mia sorella<br />Qui si parla di maternità, ma anche di fraternità. Ortensia è la mia terza figlia e noto come si stia radicando in ognuno dei tre, in scale variabili, un sentimento multiplo di attaccamento, simpatia reciproca e, al tempo stesso, di un misto di gelosia, confronto, comprensione, attesa.<br />Pure io sono la terza di tre fratelli e oggi, che ho compiuto 40 anni, voglio parlarvi di mia sorella.<br /><br />Mia sorella è la primogenita. Il suo punto d’onore. Dire di essere (sempre) stata la prima, a nascere ma anche un po’ a far tutto. La più cocciuta, la più precisa, quella che ha più memoria. La più svelta. Nata pronta si direbbe. La prima a fare battaglie, la prima a dare il tempo e il clima alla giornata, la prima pure a seguire strade di vita tutte sue.<br />Mia sorella. Mia sorella è inopportuna, quando vuole. Eppure ti lascia quasi sempre una sensazione di pienezza, perché sa dire la parola giusta al momento giusto. <br />Sa parlare, altroché, ma riesce a non nascondersi dietro qualche frase. <br />Quel che pensa, dice. Quel che dice, è. <br />Fa ridere e ride come dovremmo tutti e tutte. E piange, si commuove, con la facilità degli adolescenti che siamo stati. Prende a cuore le ingiustizie, in particolare quelle di tutti i giorni, che ci fanno sentire piccoli piccoli quasi senza motivo. Al tempo stesso sa vivere la vita con una leggerezza che ancora oggi le invidio, godersi l’attimo, attraversare un tramonto standoci proprio dentro, notare un cane buffo, accumulare libri su libri, impegni su impegni, storie su storie.<br />E’ ossessiva nelle raccolte punti, le fa tuttora e ogni tanto vince qualcosa. <br />Netta nei pareri, implacabile nei giudizi, instancabile nelle azioni da portare a termine, irruenta quando entra in una stanza.<br /><br />Mia sorella. Ti convince, ti porta dalla sua parte anche se (per caso) non vuoi ed è disposta a stare dalla tua quasi sempre. E’ indulgente, con se stessa forse, con gli altri senza limiti, pronta a perdonare qualunque cosa.<br />Ha reso memorabili i miei 40 anni, facendomi una piccola festa e un regalo inusuale ma necessario: la batteria nuova dell’auto. E ha reso casa mia colma di parole, allegria e silenzi come non mi capitava da molto. <br />Proprio quello che mi serviva, proprio lì dove non occorreva altro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44373485</guid><pubDate>Sat, 17 Apr 2021 19:58:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44373485/mamma_a_40_anni_mia_sorella.mp3" length="2634395" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Puntata 12 – Mia sorella&#13;
Qui si parla di maternità, ma anche di fraternità. Ortensia è la mia terza figlia e noto come si stia radicando in ognuno dei tre, in scale variabili, un sentimento multiplo di attaccamento, simpatia reciproca e, al tempo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Puntata 12 – Mia sorella<br />Qui si parla di maternità, ma anche di fraternità. Ortensia è la mia terza figlia e noto come si stia radicando in ognuno dei tre, in scale variabili, un sentimento multiplo di attaccamento, simpatia reciproca e, al tempo stesso, di un misto di gelosia, confronto, comprensione, attesa.<br />Pure io sono la terza di tre fratelli e oggi, che ho compiuto 40 anni, voglio parlarvi di mia sorella.<br /><br />Mia sorella è la primogenita. Il suo punto d’onore. Dire di essere (sempre) stata la prima, a nascere ma anche un po’ a far tutto. La più cocciuta, la più precisa, quella che ha più memoria. La più svelta. Nata pronta si direbbe. La prima a fare battaglie, la prima a dare il tempo e il clima alla giornata, la prima pure a seguire strade di vita tutte sue.<br />Mia sorella. Mia sorella è inopportuna, quando vuole. Eppure ti lascia quasi sempre una sensazione di pienezza, perché sa dire la parola giusta al momento giusto. <br />Sa parlare, altroché, ma riesce a non nascondersi dietro qualche frase. <br />Quel che pensa, dice. Quel che dice, è. <br />Fa ridere e ride come dovremmo tutti e tutte. E piange, si commuove, con la facilità degli adolescenti che siamo stati. Prende a cuore le ingiustizie, in particolare quelle di tutti i giorni, che ci fanno sentire piccoli piccoli quasi senza motivo. Al tempo stesso sa vivere la vita con una leggerezza che ancora oggi le invidio, godersi l’attimo, attraversare un tramonto standoci proprio dentro, notare un cane buffo, accumulare libri su libri, impegni su impegni, storie su storie.<br />E’ ossessiva nelle raccolte punti, le fa tuttora e ogni tanto vince qualcosa. <br />Netta nei pareri, implacabile nei giudizi, instancabile nelle azioni da portare a termine, irruenta quando entra in una stanza.<br /><br />Mia sorella. Ti convince, ti porta dalla sua parte anche se (per caso) non vuoi ed è disposta a stare dalla tua quasi sempre. E’ indulgente, con se stessa forse, con gli altri senza limiti, pronta a perdonare qualunque cosa.<br />Ha reso memorabili i miei 40 anni, facendomi una piccola festa e un regalo inusuale ma necessario: la batteria nuova dell’auto. 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Stavo per prendere ispirazione proprio da questa conversazione con lei, per questa puntata di Mamma a 40 anni, quando, per assonanza o forse, più corretto, per contrappasso, mi è venuta in mente una canzone di De André. Quello che non ho. Perché è vero che materialmente abbiamo tutto e dovremmo fare a meno di molto, ma spesso ci manca un quid, uno sgurz dell’anima o forse nell’anima. <br />Ho riascoltato “Quello che non ho” e, all’istante, l’ho riletta in chiave materna e neonatale. Sono scoppiata a ridere come una scema, mentre allattavo nel silenzio della casa. <br /><br />Quello che non ho è una camicia bianca <br />… forse anche una camicia stirata, una camicia senza rigurgitini, l’occasione giusta per indossare un bel vestito, ora che sono in maternità e prendono importanza cose apparentemente minime e spesso invisibili. Nella convinzione che quelle occasioni torneranno, presto o tardi. Tornano sempre, anche se a volte vanno cercate e costruite con inventiva e complicità.<br /><br />Quello che non ho è un segreto in banca <br />… non è un segreto il fatto che le entrate siano sempre le stesse, mentre le uscite aumentano già ora che la piccola ha solo due mesi. Figuriamoci più avanti.<br /><br />Quello che non ho è di farla franca <br />… esatto, perché appena sgarri qualcuno te lo fa notare. Con tre avvocati e giudici in giro per casa, di manica piuttosto stretta, non ci sono santi. <br /><br />Quello che non ho è quel che non mi manca <br />… e per fortuna. Un sacco di bisogni indotti, anche in tema di maternità: il baby monitor, i termometri per misurare la temperatura del bagnetto, quando non pensiamo alle mamme e ai neonati che attraversano il Mediterraneo su navi che non si possono proprio definire “di fortuna”.<br /><br />Quello che non ho sono le tue parole <br />Per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole<br />… questa è una delle frasi che mi ha fatto più ridere e commuovere, se pensata in chiave materna. C’è un momento della crescita dei bambini in cui si assiste alla cosiddetta “esplosione lessicale”. E’ una fase in cui cominciano a parlare in modo netto e quasi definitivo, mostrando di aver già appreso un vocabolario piuttosto ampio. Ecco, quel momento è uno spettacolo e per una mamma la sensazione è proprio quella di conquistarsi il sole. Per ora, aspetto. E intanto mi godo i primi gorgheggi e vocalizzi di Ortensia. <br /><br />Quello che non ho è un orologio avanti <br />Per correre più in fretta e avervi più distanti <br />… Una sensazione che comincia a perseguitarci fin dal primo figlio, acuita con il secondo e poi, in fondo, lasciata perdere con il figlio. L’assenza di tempo. O meglio, forse adesso, complice anche la mia età, riesco a trovare del tempo là dove pensavo che non lo avrei più trovato. <br /><br />Quello che non ho è un treno arrugginito <br />Che mi riporti indietro da dove sono partito<br />… All’alba dei 40 anni, tra pochi giorni, avrei proprio voglia di farmi un giretto su uno dei treni del mio secondo bambino. E’ banale, ma chi non vorrebbe rivedersi un attimo per come era prima del matrimonio, prima dei figli, prima del lavoro addirittura, prima di sapere di avere una terza gravidanza. <br /><br />Ecco tutto quello che “non ho”. <br />Sensazioni e idee che non mi fanno sentire meno grata per tutto quello del quale, per fortuna, mi rendo conto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44283865</guid><pubDate>Sat, 10 Apr 2021 13:24:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44283865/mamma_a_40_anni_quello_che_non_ho.mp3" length="6677770" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Puntata 11 – Quello che non ho&#13;
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Perché è vero che materialmente abbiamo tutto e dovremmo fare a meno di molto, ma spesso ci manca un quid, uno sgurz dell’anima o forse nell’anima. <br />Ho riascoltato “Quello che non ho” e, all’istante, l’ho riletta in chiave materna e neonatale. Sono scoppiata a ridere come una scema, mentre allattavo nel silenzio della casa. <br /><br />Quello che non ho è una camicia bianca <br />… forse anche una camicia stirata, una camicia senza rigurgitini, l’occasione giusta per indossare un bel vestito, ora che sono in maternità e prendono importanza cose apparentemente minime e spesso invisibili. Nella convinzione che quelle occasioni torneranno, presto o tardi. Tornano sempre, anche se a volte vanno cercate e costruite con inventiva e complicità.<br /><br />Quello che non ho è un segreto in banca <br />… non è un segreto il fatto che le entrate siano sempre le stesse, mentre le uscite aumentano già ora che la piccola ha solo due mesi. Figuriamoci più avanti.<br /><br />Quello che non ho è di farla franca <br />… esatto, perché appena sgarri qualcuno te lo fa notare. Con tre avvocati e giudici in giro per casa, di manica piuttosto stretta, non ci sono santi. <br /><br />Quello che non ho è quel che non mi manca <br />… e per fortuna. Un sacco di bisogni indotti, anche in tema di maternità: il baby monitor, i termometri per misurare la temperatura del bagnetto, quando non pensiamo alle mamme e ai neonati che attraversano il Mediterraneo su navi che non si possono proprio definire “di fortuna”.<br /><br />Quello che non ho sono le tue parole <br />Per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole<br />… questa è una delle frasi che mi ha fatto più ridere e commuovere, se pensata in chiave materna. C’è un momento della crescita dei bambini in cui si assiste alla cosiddetta “esplosione lessicale”. E’ una fase in cui cominciano a parlare in modo netto e quasi definitivo, mostrando di aver già appreso un vocabolario piuttosto ampio. Ecco, quel momento è uno spettacolo e per una mamma la sensazione è proprio quella di conquistarsi il sole. Per ora, aspetto. E intanto mi godo i primi gorgheggi e vocalizzi di Ortensia. <br /><br />Quello che non ho è un orologio avanti <br />Per correre più in fretta e avervi più distanti <br />… Una sensazione che comincia a perseguitarci fin dal primo figlio, acuita con il secondo e poi, in fondo, lasciata perdere con il figlio. L’assenza di tempo. O meglio, forse adesso, complice anche la mia età, riesco a trovare del tempo là dove pensavo che non lo avrei più trovato. <br /><br />Quello che non ho è un treno arrugginito <br />Che mi riporti indietro da dove sono partito<br />… All’alba dei 40 anni, tra pochi giorni, avrei proprio voglia di farmi un giretto su uno dei treni del mio secondo bambino. E’ banale, ma chi non vorrebbe rivedersi un attimo per come era prima del matrimonio, prima dei figli, prima del lavoro addirittura, prima di sapere di avere una terza gravidanza. <br /><br />Ecco tutto quello che “non ho”. <br />Sensazioni e idee che non mi fanno sentire meno grata per tutto quello del quale, per fortuna, mi rendo conto.]]></itunes:summary><itunes:duration>278</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/845bc8574a4a581088089b2db9fa4b18.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Accogliere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/accogliere--44189951</link><description><![CDATA[Puntata 10 – Accogliere <br />La prima maternità è quella che ti butta in campo senza neanche passare per lo spogliatoio. Con la seconda tutti dicono (loro) che vai tranquillo, hai l’esperienza dalla tua parte, si tratta solo di riprendere la mano. <br />La terza, eh, la terza è quella che accogli. <br />Accogliere la vita, accogliere uno stravolgimento (ancora) della quotidianità, accogliere nuovi pianti, risate, urla, pensieri, conti alla mano per risparmiare qualcosa qua e là. <br />In questi giorni è stato proprio il verbo accogliere che mi ha accompagnata nelle ore trascorse con i miei figli. Perché ogni giorno una mamma, un genitore, è chiamato ad accogliere qualcosa che riguarda almeno uno della banda e ha quasi sempre conseguenze pratiche anche su tutti gli altri.<br /><br />Accogliere cosa e chi, allora? Beh prima di tutto ho riflettuto sul fatto di accogliere una persona sconosciuta nella tua vita. Una persona con la quale affrontare moltissimi giorni, parole, idee. Con la quale cercare di fare bene, di fare forse meglio, con la quale impegnarsi a fondo. <br /><br />Poi? Accogliere un cambiamento, uno scatto di crescita. Un pensiero segreto, privato, complice, un attimo di chiusura. Oppure no, un’apertura improvvisa, una risata inaspettata e accorgersi, insieme, proprio di quel momento lì, provare a tenerlo vivo nella memoria comune. <br /><br />Accogliere una grande fedeltà, un piccolo tradimento, il desiderio di fare casa tutti insieme, aprire le braccia un’altra volta, per un altro abbraccio, che sia alla grande, al medio o alla piccola. <br /><br />Accogliere anche la fatica, certo. Un gesto ripetuto, una azione routinaria e accettare che sì ogni giorno è un po’ simile agli altri, ma prenderla con allegria, o almeno provarci. <br /><br />Accogliere pure con fatica, quando fisicamente si è stanchi e capita proprio in quel frangente una crisi di gelosia, di pianto, di tristezza senza apparente motivo. Proprio quando vorresti leggere un giornale, mettere la testa su un lavoro o su un progetto. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana. E buona Pasqua a tutte e tutti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44189951</guid><pubDate>Sun, 04 Apr 2021 07:35:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44189951/mamma_a_40_anni_accogliere.mp3" length="2368573" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Puntata 10 – Accogliere &#13;
La prima maternità è quella che ti butta in campo senza neanche passare per lo spogliatoio. Con la seconda tutti dicono (loro) che vai tranquillo, hai l’esperienza dalla tua parte, si tratta solo di riprendere la mano. &#13;
La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Puntata 10 – Accogliere <br />La prima maternità è quella che ti butta in campo senza neanche passare per lo spogliatoio. Con la seconda tutti dicono (loro) che vai tranquillo, hai l’esperienza dalla tua parte, si tratta solo di riprendere la mano. <br />La terza, eh, la terza è quella che accogli. <br />Accogliere la vita, accogliere uno stravolgimento (ancora) della quotidianità, accogliere nuovi pianti, risate, urla, pensieri, conti alla mano per risparmiare qualcosa qua e là. <br />In questi giorni è stato proprio il verbo accogliere che mi ha accompagnata nelle ore trascorse con i miei figli. Perché ogni giorno una mamma, un genitore, è chiamato ad accogliere qualcosa che riguarda almeno uno della banda e ha quasi sempre conseguenze pratiche anche su tutti gli altri.<br /><br />Accogliere cosa e chi, allora? Beh prima di tutto ho riflettuto sul fatto di accogliere una persona sconosciuta nella tua vita. Una persona con la quale affrontare moltissimi giorni, parole, idee. Con la quale cercare di fare bene, di fare forse meglio, con la quale impegnarsi a fondo. <br /><br />Poi? Accogliere un cambiamento, uno scatto di crescita. Un pensiero segreto, privato, complice, un attimo di chiusura. Oppure no, un’apertura improvvisa, una risata inaspettata e accorgersi, insieme, proprio di quel momento lì, provare a tenerlo vivo nella memoria comune. <br /><br />Accogliere una grande fedeltà, un piccolo tradimento, il desiderio di fare casa tutti insieme, aprire le braccia un’altra volta, per un altro abbraccio, che sia alla grande, al medio o alla piccola. <br /><br />Accogliere anche la fatica, certo. Un gesto ripetuto, una azione routinaria e accettare che sì ogni giorno è un po’ simile agli altri, ma prenderla con allegria, o almeno provarci. <br /><br />Accogliere pure con fatica, quando fisicamente si è stanchi e capita proprio in quel frangente una crisi di gelosia, di pianto, di tristezza senza apparente motivo. Proprio quando vorresti leggere un giornale, mettere la testa su un lavoro o su un progetto. <br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana. E buona Pasqua a tutte e tutti.]]></itunes:summary><itunes:duration>149</itunes:duration><itunes:keywords>accogliere,mamma,maternità,pasqua</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6c98104d06ad3ad924b9edd947987406.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Alta fedeltà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/alta-fedelta--44077978</link><description><![CDATA[Mamma a 40 anni - Puntata numero 9 - Alta fedeltà<br /><br />Settimana impegnativa. <br />In questa finta quarantena, la fatica non arriva dagli equilibrismi nella gestione delle DAD, delle attività scolastiche online, degli impegni familiari o del ritmo delle poppate diurne e notturne. La settimana ha richiesto impegno soprattutto a livello emotivo, e infatti ieri sono un po’ crollata. Non solo io. I nervi di tutti quanti, in questi giorni, stanno cedendo. Ognuno ha un motivo suo e suo solo, che poi, più che scontrarsi, si incontra con quello di chi gli sta vicino: marito, moglie, figli, fratelli e sorelle. Chi perché vuole crescere; chi perché vorrebbe tornare neonato e non può; chi perché ha la necessità di uscire di casa; chi perché sente il dovere di gestire tutto questo; chi perché si sta abituando a ritmi tutti nuovi e sta imparando molte cose. In questa baraonda, una frase pronunciata a filo di labbra è stata decisiva, almeno per la mia tenuta: “Siete tutti gentili con la piccola e così seri con noi...'. <br />In questo caso il 'noi' si riferiva ovviamente a 'noi figli grandi', ma la frase mi ha fatto pensare, oltre alle nuove sensazioni che i ragazzi hanno sperimentato in queste prime settimane di nuova fraternità e al nostro atteggiamento come genitori, anche a quanto sia facile, molto più facile, invaghirsi di ciò che è nuovo, fresco, recente. Insomma, a quello che conosciamo già, nel bene e nel male, si rischia di arrivare a dare meno peso. O forse a fidarsi che la situazione vada avanti bene anche con minore attenzione e iniziativa. <br />Nelle relazioni questa è una cosa quasi indicibile. Eppure capita. <br />Può capitare di stare in una relazione amorosa, fraterna, filiale, amicale… bella, eppure… solo in certi momenti desiderare di essere altrove, addirittura in un posto opposto a quello in cui ci si trova? Io dico di sì.<br />Può succedere ad un genitore verso i figli? Credo di no, almeno a me non è capitata una sensazione del genere, ma è vero che spingo i ragazzi più grandi ad una maggiore autonomia, ora che ho il mio daffare anche con la piccola di casa. Ma questo in sostanza non significa allontanare qualcuno proprio nel momento in cui ha maggiore bisogno di te? Credo che sia proprio in questi momenti, con i crolli e i cedimenti che ci capita di vivere e attraversare, che si debba ricorrere a qualche strategia di “alta fedeltà”, come il romanzo di Nick Hornby. Fedeltà che si può trovare in posti inimmaginabili e in anfratti che si teme di esplorare: in una risata sincera, quando scoppia per tutti nello stesso momento, in uno slancio segreto, che ci rinfresca non solo le idee ma anche le percezioni, in un piccolo gioco costruito per ingannare il tempo, in un semplice podcast, che mi lascia il tempo di riflettere su tutto questo. <br /><br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.<br />Iscrivetevi al canale Telegram su <a href="https://t.me/mamma40anni" rel="noopener">https://t.me/mamma40anni</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44077978</guid><pubDate>Sat, 27 Mar 2021 16:55:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/44077978/mamma_a_40_anni_alta_fedelt.mp3" length="2980048" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Mamma a 40 anni - Puntata numero 9 - Alta fedeltà&#13;
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Settimana impegnativa. &#13;
In questa finta quarantena, la fatica non arriva dagli equilibrismi nella gestione delle DAD, delle attività scolastiche online, degli impegni familiari o del ritmo delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mamma a 40 anni - Puntata numero 9 - Alta fedeltà<br /><br />Settimana impegnativa. <br />In questa finta quarantena, la fatica non arriva dagli equilibrismi nella gestione delle DAD, delle attività scolastiche online, degli impegni familiari o del ritmo delle poppate diurne e notturne. La settimana ha richiesto impegno soprattutto a livello emotivo, e infatti ieri sono un po’ crollata. Non solo io. I nervi di tutti quanti, in questi giorni, stanno cedendo. Ognuno ha un motivo suo e suo solo, che poi, più che scontrarsi, si incontra con quello di chi gli sta vicino: marito, moglie, figli, fratelli e sorelle. Chi perché vuole crescere; chi perché vorrebbe tornare neonato e non può; chi perché ha la necessità di uscire di casa; chi perché sente il dovere di gestire tutto questo; chi perché si sta abituando a ritmi tutti nuovi e sta imparando molte cose. In questa baraonda, una frase pronunciata a filo di labbra è stata decisiva, almeno per la mia tenuta: “Siete tutti gentili con la piccola e così seri con noi...'. <br />In questo caso il 'noi' si riferiva ovviamente a 'noi figli grandi', ma la frase mi ha fatto pensare, oltre alle nuove sensazioni che i ragazzi hanno sperimentato in queste prime settimane di nuova fraternità e al nostro atteggiamento come genitori, anche a quanto sia facile, molto più facile, invaghirsi di ciò che è nuovo, fresco, recente. Insomma, a quello che conosciamo già, nel bene e nel male, si rischia di arrivare a dare meno peso. O forse a fidarsi che la situazione vada avanti bene anche con minore attenzione e iniziativa. <br />Nelle relazioni questa è una cosa quasi indicibile. Eppure capita. <br />Può capitare di stare in una relazione amorosa, fraterna, filiale, amicale… bella, eppure… solo in certi momenti desiderare di essere altrove, addirittura in un posto opposto a quello in cui ci si trova? Io dico di sì.<br />Può succedere ad un genitore verso i figli? Credo di no, almeno a me non è capitata una sensazione del genere, ma è vero che spingo i ragazzi più grandi ad una maggiore autonomia, ora che ho il mio daffare anche con la piccola di casa. Ma questo in sostanza non significa allontanare qualcuno proprio nel momento in cui ha maggiore bisogno di te? Credo che sia proprio in questi momenti, con i crolli e i cedimenti che ci capita di vivere e attraversare, che si debba ricorrere a qualche strategia di “alta fedeltà”, come il romanzo di Nick Hornby. Fedeltà che si può trovare in posti inimmaginabili e in anfratti che si teme di esplorare: in una risata sincera, quando scoppia per tutti nello stesso momento, in uno slancio segreto, che ci rinfresca non solo le idee ma anche le percezioni, in un piccolo gioco costruito per ingannare il tempo, in un semplice podcast, che mi lascia il tempo di riflettere su tutto questo. <br /><br />Questo è Mamma a 40 anni, io sono Agnese, e ci sentiamo la prossima settimana.<br />Iscrivetevi al canale Telegram su <a href="https://t.me/mamma40anni" rel="noopener">https://t.me/mamma40anni</a>]]></itunes:summary><itunes:duration>187</itunes:duration><itunes:keywords>fedeltà,mamme,maternità,quarantena</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/61634f7f97f5d2c5ccbdbb841dd4c862.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No stress. Ciuccio, pollice, marsupio e antistress più o meno naturali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-stress-ciuccio-pollice-marsupio-e-antistress-piu-o-meno-naturali--43977045</link><description><![CDATA[Antistress<br />Eccomi qui, i giorni volano, Ortensia ormai ha un mese e mezzo. Mi trovo già nella situazione in cui incontro neomamme dal pediatra con neonati più piccoli della mia e quasi quasi mi scappa quello sguardo di chi insomma la sa lunga, c’è già passato, cosa vuoi, i bambini sono tutti così… Quasi quasi mi scappa, dicevo, ma a dire il vero a questa terza maternità per certi versi mi fa pensare in modi più intenso a tante cose che in altre occasioni mi venivano spontanee. <br />Per esempio, metti il ciuccio. <br />Ortensia per ora non lo vuole, diciamo pure che lo sputa disgustata, ma non le interessa neanche il pollicione e io sono lì ad arrovellarmi il cervello, a chiedermi quale sarà il suo modo per calmarsi, addirittura se le servirà qualcosa per autoconsolarsi, come si dice in gergo mammesco. <br />Sembra che il suo antistress sia stare in marsupio con me, il che è bellissimo e caldo per certi versi, perché è così dolce averla addosso ed è formidabile osservare come, incollata al mio corpo, riesca a dormire perfettamente anche in mezzo ad ogni tipo di rumore ad intensità svariate. Di giorno come di notte, il suo dolce antistress è la posizione del koala insomma, ma, in alcuni momenti, indovinate un po’, di notte, vorrei essere libera di distendermi tranquilla a dormire nell’esatto momento in cui lo desidero. Eh no, cara mia, la baby viene prima. In giro nelle sparute passeggiate che faccio in questo periodo nero di zone gialle, arancio e rosse, persone anche sconosciute mi hanno già detto che in marsupio “la vizio”, “lo fanno solo le donne africane”, addirittura che “la soffoco”. E questa è solo una piccola percentuale dei pensieri che immagino si possa fare su un antistress come un altro. Per qualcuno è il fumo, per altri schioccarsi le dita, c’è chi sceglie di buttarsi su un libro a leggere, chi si accende un disco, chi si dedica forsennatamente al giardinaggio o alla corsa, fino a farsi del male. Eppure ai cosiddetti adulti quasi nessuno intima di fumare meno, bere meno, correre meno, smettere di schioccarsi le dita. Non ho mai sentito nessuno dire che il giardinaggio è una perdita di tempo o che leggere e ascoltare musica, vere fonti di godimento e dunque naturali antistress, siano attività che ci possono viziare. Mi chiedo quindi quanto e come abbiamo il diritto di interferire nelle prime e sane abitudini di questi piccoli, con l’obiettivo di liberare più noi, che di educare davvero loro. Nel dubbio mi infilo Ortensia in marsupio e la lascio dormire altre due ore, con la sua espressione beata e senza ciuccio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43977045</guid><pubDate>Sat, 20 Mar 2021 15:59:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43977045/no_stress.mp3" length="2552057" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Antistress&#13;
Eccomi qui, i giorni volano, Ortensia ormai ha un mese e mezzo. Mi trovo già nella situazione in cui incontro neomamme dal pediatra con neonati più piccoli della mia e quasi quasi mi scappa quello sguardo di chi insomma la sa lunga, c’è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Antistress<br />Eccomi qui, i giorni volano, Ortensia ormai ha un mese e mezzo. Mi trovo già nella situazione in cui incontro neomamme dal pediatra con neonati più piccoli della mia e quasi quasi mi scappa quello sguardo di chi insomma la sa lunga, c’è già passato, cosa vuoi, i bambini sono tutti così… Quasi quasi mi scappa, dicevo, ma a dire il vero a questa terza maternità per certi versi mi fa pensare in modi più intenso a tante cose che in altre occasioni mi venivano spontanee. <br />Per esempio, metti il ciuccio. <br />Ortensia per ora non lo vuole, diciamo pure che lo sputa disgustata, ma non le interessa neanche il pollicione e io sono lì ad arrovellarmi il cervello, a chiedermi quale sarà il suo modo per calmarsi, addirittura se le servirà qualcosa per autoconsolarsi, come si dice in gergo mammesco. <br />Sembra che il suo antistress sia stare in marsupio con me, il che è bellissimo e caldo per certi versi, perché è così dolce averla addosso ed è formidabile osservare come, incollata al mio corpo, riesca a dormire perfettamente anche in mezzo ad ogni tipo di rumore ad intensità svariate. Di giorno come di notte, il suo dolce antistress è la posizione del koala insomma, ma, in alcuni momenti, indovinate un po’, di notte, vorrei essere libera di distendermi tranquilla a dormire nell’esatto momento in cui lo desidero. Eh no, cara mia, la baby viene prima. In giro nelle sparute passeggiate che faccio in questo periodo nero di zone gialle, arancio e rosse, persone anche sconosciute mi hanno già detto che in marsupio “la vizio”, “lo fanno solo le donne africane”, addirittura che “la soffoco”. E questa è solo una piccola percentuale dei pensieri che immagino si possa fare su un antistress come un altro. Per qualcuno è il fumo, per altri schioccarsi le dita, c’è chi sceglie di buttarsi su un libro a leggere, chi si accende un disco, chi si dedica forsennatamente al giardinaggio o alla corsa, fino a farsi del male. Eppure ai cosiddetti adulti quasi nessuno intima di fumare meno, bere meno, correre meno, smettere di schioccarsi le dita. Non ho mai sentito nessuno dire che il giardinaggio è una perdita di tempo o che leggere e ascoltare musica, vere fonti di godimento e dunque naturali antistress, siano attività che ci possono viziare. Mi chiedo quindi quanto e come abbiamo il diritto di interferire nelle prime e sane abitudini di questi piccoli, con l’obiettivo di liberare più noi, che di educare davvero loro. Nel dubbio mi infilo Ortensia in marsupio e la lascio dormire altre due ore, con la sua espressione beata e senza ciuccio.]]></itunes:summary><itunes:duration>160</itunes:duration><itunes:keywords>ciuccio,marsupio,maternità,neonata,neonato,pollice</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b63ac5691b501ffe1f73c9f8fb76fc48.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pump up the volume. Ovvero, pensieri sparsi sulle coliche della neonata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pump-up-the-volume-ovvero-pensieri-sparsi-sulle-coliche-della-neonata--43857062</link><description><![CDATA[7. Pump up the volume. Ovvero, pensieri sparsi sulle coliche della neonata<br /><br />Ci sono dei rumori che infastidiscono Ortensia. Il cane dei vicini quando abbaia mentre lei si addormenta o i passi della signora del piano di sopra quando sta chiudendo gli occhi, il click dell'interruttore del nostro bagno, quando viene premuto alla fine della ninna nanna. E lì, chiaramente, non può che scattare quel famoso pianto inconsolabile <br />dovuto... <br />dovuto... <br />dovuto… <br />dovuto alle misteriose coliche del neonato. <br />Un dolore intermittente, evidentemente lancinante, che porta questi piccoli a urlare in modo disorganizzato e penoso. <br />Quando la vedo così, quando sento questo suo pianto e la stringo a me per provare ad aiutarla un po', penso a quanti tipi di dolori, di disagi, ci portiamo appresso, quasi sempre cercando di nasconderli dietro qualche tipo di faccia o di facciata. C’è chi, come me, ha da sempre un’espressione seria e severa senza esserlo davvero; c’è chi si copre con l’ironia; chi non si lascia infastidire dai fatti degli altri per non avere beghe e non dover far uscire parole, commenti, magari esperienze simili a quelle altrui. Ecco, confronto questi urli serali della mia piccola – che ha già compiuto un mese – con le grida interiori di ciascuno di noi. Quante volte lasciamo emergere tutto il nostro malessere, le nostre solitudini, così come i nostri stati di grazia, le vette altissime che ci capita di vivere, nel bene e nel male, in modo così totale e totalizzante? E’ impossibile voltarsi da un’altra parte quando qualcuno piange così (ancora senza lacrime, tra l’altro, perché penso che i dotti lacrimali non siano ancora del tutto sviluppati), al pari di quanto sono irresistibili i primi scoppi di risa di questa “babyna”, che alleggeriscono i nostri pomeriggi. Irresistibili perché assoluti: il volume del suo pianto, l’espressione del suo sorriso, così come quelli di ogni altro neonato o neonata, acchiappano senza scampo. Quando percepisco queste sue e mie emozioni, faccio la conta delle situazioni che, in tempi più o meno recenti, hanno scatenato sentimenti di questa entità. Ognuno può fare nel suo intimo un calcolo del genere e sentirsi così molto più disponibile ad accogliere gli sbalzi emotivi, i disagi, le gioie di un neonato, ma più in generale di ogni individuo capiti a tiro. <br />Forse è per questo che quando Ortensia accende il volume dei suoi piccoli polmoni e scalda le corde vocali riesco a non perdere la calma. Mica sempre eh. Capitano i momenti neri, scendono delle lacrime silenziose, mi faccio continuamente domande su questa nascita. Ma sono serena nell’accogliere un mondo interiore che difficilmente, in altre fasi della sua vita, emergeranno in modi così netti, per certi versi dolorosi e comunque coinvolgenti. Ho voglia di gridare così pure io, di ridere in modo quasi sguaiato, di far volare anche io qualcuno con i miei sorrisi e di fare male con i miei pianti. Ho voglia di dire, nell’ordine, <br />alla vicina che i suoi passi sulla mia testa sono fastidiosi, <br />ai cani del giardino accanto al mio di stare zitti un attimo <br />a chi disturba, anche inconsapevolmente, che amo il silenzio al pari di una bella musica a volume altissimo. Ho voglia di buttarmi via dalle risate con i miei figli, di emozionarmi in modo totalizzante e di soffrire allo stesso modo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43857062</guid><pubDate>Fri, 12 Mar 2021 13:35:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43857062/mamma_a_40_anni_pump_up_the_volume.mp3" length="3250885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>7. Pump up the volume. Ovvero, pensieri sparsi sulle coliche della neonata&#13;
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Ci sono dei rumori che infastidiscono Ortensia. Il cane dei vicini quando abbaia mentre lei si addormenta o i passi della signora del piano di sopra quando sta chiudendo gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[7. Pump up the volume. Ovvero, pensieri sparsi sulle coliche della neonata<br /><br />Ci sono dei rumori che infastidiscono Ortensia. Il cane dei vicini quando abbaia mentre lei si addormenta o i passi della signora del piano di sopra quando sta chiudendo gli occhi, il click dell'interruttore del nostro bagno, quando viene premuto alla fine della ninna nanna. E lì, chiaramente, non può che scattare quel famoso pianto inconsolabile <br />dovuto... <br />dovuto... <br />dovuto… <br />dovuto alle misteriose coliche del neonato. <br />Un dolore intermittente, evidentemente lancinante, che porta questi piccoli a urlare in modo disorganizzato e penoso. <br />Quando la vedo così, quando sento questo suo pianto e la stringo a me per provare ad aiutarla un po', penso a quanti tipi di dolori, di disagi, ci portiamo appresso, quasi sempre cercando di nasconderli dietro qualche tipo di faccia o di facciata. C’è chi, come me, ha da sempre un’espressione seria e severa senza esserlo davvero; c’è chi si copre con l’ironia; chi non si lascia infastidire dai fatti degli altri per non avere beghe e non dover far uscire parole, commenti, magari esperienze simili a quelle altrui. Ecco, confronto questi urli serali della mia piccola – che ha già compiuto un mese – con le grida interiori di ciascuno di noi. Quante volte lasciamo emergere tutto il nostro malessere, le nostre solitudini, così come i nostri stati di grazia, le vette altissime che ci capita di vivere, nel bene e nel male, in modo così totale e totalizzante? E’ impossibile voltarsi da un’altra parte quando qualcuno piange così (ancora senza lacrime, tra l’altro, perché penso che i dotti lacrimali non siano ancora del tutto sviluppati), al pari di quanto sono irresistibili i primi scoppi di risa di questa “babyna”, che alleggeriscono i nostri pomeriggi. Irresistibili perché assoluti: il volume del suo pianto, l’espressione del suo sorriso, così come quelli di ogni altro neonato o neonata, acchiappano senza scampo. Quando percepisco queste sue e mie emozioni, faccio la conta delle situazioni che, in tempi più o meno recenti, hanno scatenato sentimenti di questa entità. Ognuno può fare nel suo intimo un calcolo del genere e sentirsi così molto più disponibile ad accogliere gli sbalzi emotivi, i disagi, le gioie di un neonato, ma più in generale di ogni individuo capiti a tiro. <br />Forse è per questo che quando Ortensia accende il volume dei suoi piccoli polmoni e scalda le corde vocali riesco a non perdere la calma. Mica sempre eh. Capitano i momenti neri, scendono delle lacrime silenziose, mi faccio continuamente domande su questa nascita. Ma sono serena nell’accogliere un mondo interiore che difficilmente, in altre fasi della sua vita, emergeranno in modi così netti, per certi versi dolorosi e comunque coinvolgenti. Ho voglia di gridare così pure io, di ridere in modo quasi sguaiato, di far volare anche io qualcuno con i miei sorrisi e di fare male con i miei pianti. Ho voglia di dire, nell’ordine, <br />alla vicina che i suoi passi sulla mia testa sono fastidiosi, <br />ai cani del giardino accanto al mio di stare zitti un attimo <br />a chi disturba, anche inconsapevolmente, che amo il silenzio al pari di una bella musica a volume altissimo. Ho voglia di buttarmi via dalle risate con i miei figli, di emozionarmi in modo totalizzante e di soffrire allo stesso modo.]]></itunes:summary><itunes:duration>204</itunes:duration><itunes:keywords>coliche,famiglia,figli,mamma,mamme,maternità,neonata,neonato,telegram</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8599881421eee3619d219fdcebf6438a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Latte e dintorni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/latte-e-dintorni--43765806</link><description><![CDATA[Latte e dintorni<br /><br />Sull'allattamento abbiamo detto e letto di tutto. Tutto e il contrario di tutto, a dir la verità. Allattamento a richiesta, allattamento ad orari fissi, allattamento al seno a tutti i costi, sempre e comunque. Oppure no, in fin dei conti se la mamma non vuole, latte artificiale e via, non è un problema. Beh è vero che sull’allattamento gira uno scenario dalle tinte pastello e arcobaleno che raramente corrisponde al vero: basta aprire un qualunque libro o manuale su mamme e bambini per leggere frasi tipo “la mamma attacca il bambino e non sente nessun dolore”, oppure che allattare è qualcosa di assolutamente naturale. Personalmente amo allattare al seno, ma le cose – seppur con due esperienze alle spalle e una terza in corso – hanno sempre richiesto mooolta pazienza per le prime settimane, in particolare nel fronteggiare cambiamenti fisici non banali (leggi: montata lattea e quel che ne consegue) o eventi dolorosi tipo ragadi o ingorghi, oltre al fatto di trovarsi spesso nei pressi di molti dubbi sulla quantità effettiva di latte presa dal neonato e sulle domande sulla sua crescita reale. <br /><br />Insomma, diciamo la verità, capita molto raramente che l’allattamento parta senza problemi. Sì, perché attaccare il bambino subito dopo il parto, passata la scarica di adrenalina dell’immediato dopoparto, spesso è faticoso, nessuno ti dice che il neonato ha un corpicino che va tutto sostenuto, ma non per la testa, guai, diciamo all'altezza del collo, delle scapole e intanto bisogna controllare la posizione dell'attacco, che il piccolo o la piccola aprano bene la bocca (anche questa operazione che ha quasi del magico, per una neomamma) e contemporaneamente fare i conti con il sentirsi inesperti eppure del tutto responsabili di fronte a questa personcina. <br />Ma al di là delle ragadi, dei primi dolori, delle irritazioni, delle magliette bagnate di latte e dei problemi che in qualche modo riguardano un po' tutte le mamme, almeno nei primi tempi, e aldilà addirittura della scelta di allattare al seno o con il latte in formula, il punto, a dir la verità – e forse lo capisco appieno solo adesso, alla mia terza maternità - con un neonato per le mani è il sentirsi così in vista come mamme e come genitori, così in primo piano nella sua crescita e nel suo sviluppo. Osservare giorno dopo giorno che effettivamente questo piccoletto o piccoletta prende proprio forma fisicamente, e in qualche modo prova piacere nel nutrirsi, nell'essere accudito, nel dipendere così tanto dai suoi genitori. <br /><br />Come dicevo, nel mio caso sto allattando al seno per la terza volta, non senza qualche difficoltà iniziale, ma parlavo qualche giorno fa con un'amica, anche lei neomamma, alla prima esperienza. Appena tornata a casa dall'ospedale ha deciso di mollare e di passare serenamente all’allattamento in formula. Le ho detto – credendoci – che in realtà va benissimo anche il latte in formula, che prima o poi ci arrivano quasi tutti i bambini e le bambine. <br />E ho pensato che molto più del latte materno o in polvere hanno peso altri tipi di nutrimento, cibi più intimi, interiori, profondi in qualche modo. Un tipo di nutrimento che siamo e saremo chiamati ad offrire ai nostri figli tutti i giorni, anche quando saranno grandi, addirittura quando saranno adulti e ovviamente avranno altro a cui pensare e la loro infanzia sarà un bel ricordo stampato su qualche fotografica. Un nutrimento più dell'anima insomma: oltre al latte, già da neonati, sento che diventa importante offrire continuamente modalità positive di dialogo e interazione, crescendo l’offrire modelli ai quali ispirarsi oppure no, esempi di comportamenti da evitare oppure sui quali riflettere, idee di belle cose da leggere, cose belle da ascoltare, posti da vedere, opere d'arte cose con le quali divertirsi o stupirsi. <br /><br />Insomma, in un certo senso l'allattamento è solo il primo di una serie di nutrimenti parimenti importanti: per quanto rappresenti una formidabile esperienza di intimità tra due persone, è il cibo che con tutta evidenza verrà dimenticato prima degli altri. Converrà pensare presto a tutto il resto del menù.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43765806</guid><pubDate>Sat, 06 Mar 2021 12:44:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43765806/mamma_a_40_anni_latte_e_dintorni.mp3" length="3890363" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Latte e dintorni&#13;
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Sull'allattamento abbiamo detto e letto di tutto. Tutto e il contrario di tutto, a dir la verità. Allattamento a richiesta, allattamento ad orari fissi, allattamento al seno a tutti i costi, sempre e comunque. Oppure no, in fin dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Latte e dintorni<br /><br />Sull'allattamento abbiamo detto e letto di tutto. Tutto e il contrario di tutto, a dir la verità. Allattamento a richiesta, allattamento ad orari fissi, allattamento al seno a tutti i costi, sempre e comunque. Oppure no, in fin dei conti se la mamma non vuole, latte artificiale e via, non è un problema. Beh è vero che sull’allattamento gira uno scenario dalle tinte pastello e arcobaleno che raramente corrisponde al vero: basta aprire un qualunque libro o manuale su mamme e bambini per leggere frasi tipo “la mamma attacca il bambino e non sente nessun dolore”, oppure che allattare è qualcosa di assolutamente naturale. Personalmente amo allattare al seno, ma le cose – seppur con due esperienze alle spalle e una terza in corso – hanno sempre richiesto mooolta pazienza per le prime settimane, in particolare nel fronteggiare cambiamenti fisici non banali (leggi: montata lattea e quel che ne consegue) o eventi dolorosi tipo ragadi o ingorghi, oltre al fatto di trovarsi spesso nei pressi di molti dubbi sulla quantità effettiva di latte presa dal neonato e sulle domande sulla sua crescita reale. <br /><br />Insomma, diciamo la verità, capita molto raramente che l’allattamento parta senza problemi. Sì, perché attaccare il bambino subito dopo il parto, passata la scarica di adrenalina dell’immediato dopoparto, spesso è faticoso, nessuno ti dice che il neonato ha un corpicino che va tutto sostenuto, ma non per la testa, guai, diciamo all'altezza del collo, delle scapole e intanto bisogna controllare la posizione dell'attacco, che il piccolo o la piccola aprano bene la bocca (anche questa operazione che ha quasi del magico, per una neomamma) e contemporaneamente fare i conti con il sentirsi inesperti eppure del tutto responsabili di fronte a questa personcina. <br />Ma al di là delle ragadi, dei primi dolori, delle irritazioni, delle magliette bagnate di latte e dei problemi che in qualche modo riguardano un po' tutte le mamme, almeno nei primi tempi, e aldilà addirittura della scelta di allattare al seno o con il latte in formula, il punto, a dir la verità – e forse lo capisco appieno solo adesso, alla mia terza maternità - con un neonato per le mani è il sentirsi così in vista come mamme e come genitori, così in primo piano nella sua crescita e nel suo sviluppo. Osservare giorno dopo giorno che effettivamente questo piccoletto o piccoletta prende proprio forma fisicamente, e in qualche modo prova piacere nel nutrirsi, nell'essere accudito, nel dipendere così tanto dai suoi genitori. <br /><br />Come dicevo, nel mio caso sto allattando al seno per la terza volta, non senza qualche difficoltà iniziale, ma parlavo qualche giorno fa con un'amica, anche lei neomamma, alla prima esperienza. Appena tornata a casa dall'ospedale ha deciso di mollare e di passare serenamente all’allattamento in formula. Le ho detto – credendoci – che in realtà va benissimo anche il latte in formula, che prima o poi ci arrivano quasi tutti i bambini e le bambine. <br />E ho pensato che molto più del latte materno o in polvere hanno peso altri tipi di nutrimento, cibi più intimi, interiori, profondi in qualche modo. Un tipo di nutrimento che siamo e saremo chiamati ad offrire ai nostri figli tutti i giorni, anche quando saranno grandi, addirittura quando saranno adulti e ovviamente avranno altro a cui pensare e la loro infanzia sarà un bel ricordo stampato su qualche fotografica. Un nutrimento più dell'anima insomma: oltre al latte, già da neonati, sento che diventa importante offrire continuamente modalità positive di dialogo e interazione, crescendo l’offrire modelli ai quali ispirarsi oppure no, esempi di comportamenti da evitare oppure sui quali riflettere, idee di belle cose da leggere, cose belle da ascoltare, posti da vedere, opere d'arte cose con le quali divertirsi o stupirsi. <br /><br />Insomma, in un certo senso l'allattamento è solo il primo di una serie di nutrimenti parimenti importanti: per quanto rappresenti una...]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:keywords>allattamento,baby,latte,mamma,mamme,maternità,neonata,neonato,newborn,seno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a0ebbb44a2f53cd8464174fd357a8d5d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I marmocchi di Agnes</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-marmocchi-di-agnes--43662121</link><description><![CDATA[I marmocchi di Agnes<br /><br />Eccomi qui dopo una settimana. Ortensia ha superato la bella cifra dei 20 giorni, fa il suo dovere, mangia, dorme, lancia due urli quando è stufa o stanca o chi lo sa. Noi prendiamo confidenza, ci addomestichiamo tutti quanti. E infatti non esiste solo la neonata, che pure è una parte rilevante di questa faccenda. Esistono, e già da prima, anche gli altri “marmocchi” di Agnes. L’espressione non vuole essere autocelebrativa, anzi, ma “I marmocchi di Agnes” è il titolo di uno dei romanzi della saga letteraria di Agnes Browne, personaggio irresistibile, un modello di super super mamma, nell’Irlanda dura degli anni 60. 7 figli. No, ripeto, 7 figli, tra i 2 e i 14 anni, vedova a 34 anni. Certo è un personaggio di fantasia (i romanzi però vanno letti), ma vedere le costole dei quattro volumi qui in libreria mentre allatto mi da il pretesto di raccontare come vanno le cose per i più grandi dei tre. <br />G., quasi 8 anni, reagisce alla nuova presenza familiare con la sua tipica indole analitica. Il suo temperamento, per ora, sembra essere quello del “sempre” e “mai”, diciamo che pare avere la tendenza alla generalizzazione facile. Dunque sembra che Ortensia in braccio suo “pianga sempre”, che io possa allattarla “ovunque” (anche in bicicletta) e che appena la piccola accenni un lamento vada subito nutrita (ampiamente vero). Per contro è molto dolce e appena possibile la tiene in braccio e le parla con frasi o canzoni e mi è davvero di aiuto, oltre che di compagnia.<br />D., quasi 6 anni. Beh, era lui il piccolo di casa finora. Fa coppia con la primogenita più o meno per tutto, quindi non soffre la solitudine, ma ogni tanto gli leggo in volto un velo di tristezza, nell’accordarsi o, meglio, adeguarsi, alle nuove routine. La tiene in braccio e mi chiede di fargli cambiare il pannolino, le parla proprio come facciamo noi adulti, dicendole cose tipo “adesso ti apro la tutina”.<br />Il fatto di avere altri bambini per casa ci aiuta a mantenere, per quanto possibile, una vita regolare pur in presenza di una neonata. Banalmente, i grandi devono entrare a scuola entro una certa ora, tornare a casa alle quattro e cenare alle sette. Di conseguenza dobbiamo organizzarci per mantenere anche i loro e i nostri ritmi, oltre quelli del pianeta Ortensia.<br />Quindi tutto bene? Non proprio, non del tutto, perché i sentimenti di una mamma, di un genitore, stanno sempre in un equilibrio instabile che pare ottimo un momento, ma che può precipitare il momento successivo. Non è infrequente che mi senta sbilanciata ora nei confronti della grande, che certo è autonoma ma ha comunque voglia e bisogno di stare “anche” con me; ora nei confronti del secondo, spodestato dal suo ruolo di ultimo della famiglia e ai miei occhi adesso incredibilmente cresciuto, lo vedo come un gigante; ora, infine, nei confronti della cosiddetta “baby”, che ha diritto alle sue cure amorevoli, al suo sonno anche quando, e soprattutto quando, gli altri vorrebbero farle banda intorno. Di fondo ho il pensiero che l’arrivo di un fratello, di una sorella, per tutti tranne che per l’ultimo arrivato, diano sempre una accelerata brusca non solo alle proprie capacità e al proprio sviluppo, ma anche alle aspettative delle persone intorno. Personalmente evito di dirle, ma quante volte si sentono frasi come: “Dai che sei grande!” “Guarda il fratellino com’è piccolo…”. Tutto vero, certo, ma, mi chiedo quanto di questa crescita eventuale è legata ai bambini stessi e quanto ai nostri occhi, tarati adesso su un neonato?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43662121</guid><pubDate>Sat, 27 Feb 2021 11:46:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43662121/mamma_a_40_anni_puntata_5_i_marmocchi_di_agnes.mp3" length="3451506" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>I marmocchi di Agnes&#13;
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Eccomi qui dopo una settimana. Ortensia ha superato la bella cifra dei 20 giorni, fa il suo dovere, mangia, dorme, lancia due urli quando è stufa o stanca o chi lo sa. Noi prendiamo confidenza, ci addomestichiamo tutti quanti....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I marmocchi di Agnes<br /><br />Eccomi qui dopo una settimana. Ortensia ha superato la bella cifra dei 20 giorni, fa il suo dovere, mangia, dorme, lancia due urli quando è stufa o stanca o chi lo sa. Noi prendiamo confidenza, ci addomestichiamo tutti quanti. E infatti non esiste solo la neonata, che pure è una parte rilevante di questa faccenda. Esistono, e già da prima, anche gli altri “marmocchi” di Agnes. L’espressione non vuole essere autocelebrativa, anzi, ma “I marmocchi di Agnes” è il titolo di uno dei romanzi della saga letteraria di Agnes Browne, personaggio irresistibile, un modello di super super mamma, nell’Irlanda dura degli anni 60. 7 figli. No, ripeto, 7 figli, tra i 2 e i 14 anni, vedova a 34 anni. Certo è un personaggio di fantasia (i romanzi però vanno letti), ma vedere le costole dei quattro volumi qui in libreria mentre allatto mi da il pretesto di raccontare come vanno le cose per i più grandi dei tre. <br />G., quasi 8 anni, reagisce alla nuova presenza familiare con la sua tipica indole analitica. Il suo temperamento, per ora, sembra essere quello del “sempre” e “mai”, diciamo che pare avere la tendenza alla generalizzazione facile. Dunque sembra che Ortensia in braccio suo “pianga sempre”, che io possa allattarla “ovunque” (anche in bicicletta) e che appena la piccola accenni un lamento vada subito nutrita (ampiamente vero). Per contro è molto dolce e appena possibile la tiene in braccio e le parla con frasi o canzoni e mi è davvero di aiuto, oltre che di compagnia.<br />D., quasi 6 anni. Beh, era lui il piccolo di casa finora. Fa coppia con la primogenita più o meno per tutto, quindi non soffre la solitudine, ma ogni tanto gli leggo in volto un velo di tristezza, nell’accordarsi o, meglio, adeguarsi, alle nuove routine. La tiene in braccio e mi chiede di fargli cambiare il pannolino, le parla proprio come facciamo noi adulti, dicendole cose tipo “adesso ti apro la tutina”.<br />Il fatto di avere altri bambini per casa ci aiuta a mantenere, per quanto possibile, una vita regolare pur in presenza di una neonata. Banalmente, i grandi devono entrare a scuola entro una certa ora, tornare a casa alle quattro e cenare alle sette. Di conseguenza dobbiamo organizzarci per mantenere anche i loro e i nostri ritmi, oltre quelli del pianeta Ortensia.<br />Quindi tutto bene? Non proprio, non del tutto, perché i sentimenti di una mamma, di un genitore, stanno sempre in un equilibrio instabile che pare ottimo un momento, ma che può precipitare il momento successivo. Non è infrequente che mi senta sbilanciata ora nei confronti della grande, che certo è autonoma ma ha comunque voglia e bisogno di stare “anche” con me; ora nei confronti del secondo, spodestato dal suo ruolo di ultimo della famiglia e ai miei occhi adesso incredibilmente cresciuto, lo vedo come un gigante; ora, infine, nei confronti della cosiddetta “baby”, che ha diritto alle sue cure amorevoli, al suo sonno anche quando, e soprattutto quando, gli altri vorrebbero farle banda intorno. Di fondo ho il pensiero che l’arrivo di un fratello, di una sorella, per tutti tranne che per l’ultimo arrivato, diano sempre una accelerata brusca non solo alle proprie capacità e al proprio sviluppo, ma anche alle aspettative delle persone intorno. Personalmente evito di dirle, ma quante volte si sentono frasi come: “Dai che sei grande!” “Guarda il fratellino com’è piccolo…”. Tutto vero, certo, ma, mi chiedo quanto di questa crescita eventuale è legata ai bambini stessi e quanto ai nostri occhi, tarati adesso su un neonato?]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,infanzia,mamma,mamme,marmocchi,maternità,neonata,neonato,ortensia,romanzi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ed4f3cefc1da41779ef7e9a97b055eae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Piccolo mondo antico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/piccolo-mondo-antico--43556573</link><description><![CDATA[Mamma a 40 anni - Puntata 4 - Piccolo mondo antico<br /><br />Allatta. Cambia. Lavatrice. Che ore sono? Dorme. <br />Dorme? Sì, dorme. No, è sveglia. <br />Allatta. Cucina. Apparecchia. Allatta. Sparecchia. <br />Dorme. <br />E’ sveglia. <br />Allatta. Sono le 3. 3 e mezzo. 4 e mezzo. Allatta. <br />Il suo visino, il suo profumo, il suo calore. <br />Allatta. Dorme? Sì, dorme da un’ora. <br />Passeggiata. Compila la domanda di maternità. Compila le scartoffie dell’assegno di natalità. Moduli, firme, codice fiscale. Lavatrice. Asciugatrice.<br />Gli altri figli? Giocano in camera, sono a scuola, sono in quarantena, suonano. <br />Dov’è il suo codice fiscale? Ah sì è di là. <br />Scegli il pediatra. Allatta. Cucina. Apparecchia. Sparecchia. <br />Dorme? Sì, dorme quasi da 3 ore. <br />E’ cresciuta? Sì, ha preso 3 etti in 6 giorni.<br />Marsupio. Carrozzina. Lettino, ovetto.<br />Sì, esatto. Cose minime, e dunque fondamentali, nella nuova organizzazione familiare. Cose alle quali due settimane fa avrei dato una importanza relativa, un peso ridicolo, adesso sono il centro della giornata. E così deve essere, sono queste le regole del gioco. Perché, tra l’altro, non stiamo trattando proprio di minutaglie, a dire il vero. Ci rodiamo, prendiamo confidenza, e la fatica non è nulla in confronto alla meraviglia di vedere una personcina, proprio questa personcina, che sboccia giorno dopo giorno. La osservo in modo così intenso da poter vedere quasi a che velocità le spuntano e le crescono le ciglia. Roba da non credere.<br />Una frase del dottor Winnicott, psichiatra infantile, che trovo spesso citata nei manuali di puericultura, recita<br />Eccoti da sola a rischiare il tutto per tutto.<br />Cosa pensi di fare?<br />Rallegrati e lascia che le altre persone si occupino del mondo<br />mentre tu generi un altro dei suoi membri.<br />Rallegrati nell’essere concentrata su te stessa<br />e quasi innamorata di te stessa: il tuo bambino <br />è praticamente una parte di te.<br />Pare impossibile, guardare questo scricciolo - al tempo stesso un niente e un tutto - e sentirsi avvolti da una sensazione di gioia quasi perfetta, in questo orario insospettabile, mezzanotte, le quattro, le cinque di mattina. Dico una gioia “quasi” perfetta perché le paure sono sempre lì in attesa di un giorno nero, di una malattia imprevista, di una scenata di gelosia, che irrimediabilmente arrivano e arriveranno a cambiare aspetto ad un quadro noto, caldo e morbido, come solo i neonati e le neonate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43556573</guid><pubDate>Sat, 20 Feb 2021 08:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43556573/mamma_40_anni_puntata4.mp3" length="2989661" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Mamma a 40 anni - Puntata 4 - Piccolo mondo antico&#13;
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Cose minime, e dunque fondamentali, nella nuova organizzazione familiare. Cose alle quali due settimane fa avrei dato una importanza relativa, un peso ridicolo, adesso sono il centro della giornata. E così deve essere, sono queste le regole del gioco. Perché, tra l’altro, non stiamo trattando proprio di minutaglie, a dire il vero. Ci rodiamo, prendiamo confidenza, e la fatica non è nulla in confronto alla meraviglia di vedere una personcina, proprio questa personcina, che sboccia giorno dopo giorno. La osservo in modo così intenso da poter vedere quasi a che velocità le spuntano e le crescono le ciglia. Roba da non credere.<br />Una frase del dottor Winnicott, psichiatra infantile, che trovo spesso citata nei manuali di puericultura, recita<br />Eccoti da sola a rischiare il tutto per tutto.<br />Cosa pensi di fare?<br />Rallegrati e lascia che le altre persone si occupino del mondo<br />mentre tu generi un altro dei suoi membri.<br />Rallegrati nell’essere concentrata su te stessa<br />e quasi innamorata di te stessa: il tuo bambino <br />è praticamente una parte di te.<br />Pare impossibile, guardare questo scricciolo - al tempo stesso un niente e un tutto - e sentirsi avvolti da una sensazione di gioia quasi perfetta, in questo orario insospettabile, mezzanotte, le quattro, le cinque di mattina. Dico una gioia “quasi” perfetta perché le paure sono sempre lì in attesa di un giorno nero, di una malattia imprevista, di una scenata di gelosia, che irrimediabilmente arrivano e arriveranno a cambiare aspetto ad un quadro noto, caldo e morbido, come solo i neonati e le neonate.]]></itunes:summary><itunes:duration>187</itunes:duration><itunes:keywords>allattamento,mamma,mamme,maternità,neonata,neonato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10f0ccfe9a846531fb49bfedb25901c8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ritratto di signora</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ritratto-di-signora--43421160</link><description><![CDATA[Mamma a 40 anni - Puntata 3 - Ritratto di signora<br /><br />Saluti dal pianeta Ortensia. La piccola è nata qualche giorno fa e nel rimettermi al computer a scrivere sembra di atterrare da un posto lontano anni luce. Questo parto, questa storia, li voglio raccontare con i nomi e i volti delle persone che ho incontrato in poche ore. <br />Ognuna a suo modo ha contribuito, più o meno consapevolmente, in modo più o meno rilevante, a darmi energia o scoraggiarmi tra il travaglio e la nascita. <br />Il primo volto è quello di Alessandra, ginecologa, che – in seguito ad un controllo di routine, a termine gravidanza, per carità – mi ha candidamente comunicato che mi avrebbe ricoverato per indurmi il parto. Sì cara, appuntamento con tua figlia: Ortensia nasce domani, puoi giurarci. Questo perché il mio liquido amniotico cominciata a scarseggiare. Vane, inutili, pure sciocche forse, le mie vacue proteste. Il travaglio sarebbe stato indotto. Punto. Basta. Ciao. <br />Stefania è il secondo viso, ancora così fresco nella mia memoria di neomamma sbadata. L’ostetrica che, in sala travaglio, ogni tanto passava a controllare l’andamento delle contrazioni. Ero sola in stanza, concentrata a respirare correttamente – perché sono un mezzo mulo, mi applico e rispetto le indicazioni, inspirare per 4 secondi, trattenere per 2 secondi, espirare per 8 secondi -. L’idea era quella di mettere da parte la paura del dolore, pensando al parto dolce e alla nascita senza violenza, mentre proprio dalla sala parto sentivo delle grida inaudite – inaudite per davvero - di una donna che doveva soffrire davvero moltissimo. <br />Ecco, Stefania, giovanissima, carina, occhi truccati, apparentemente dolce, eppure… eppure alla mia richiesta di chiamare l’anestesista per l’epidurale (che non ho mai provato) ha preso tempo, in modo anche un po’ seccato mi ha detto “ma davvero vuoi l’epidurale al terzo figlio?” e così facendo, tra le mie – di nuovo – vane proteste mi ha visitata e mi ha detto “guarda che stai per partorire”, mentre in contemporanea si rompeva il sacco e iniziavo a sentire la voglia irresistibile di spingere.<br />Ignoro il nome dell’infermiera che è corsa a chiamare mio marito fuori dalla sala travaglio, trasformata in un attimo in una sala parto. Non c’era il tempo materiale di farmi spostare. E menomale, perché detesto il lettino ginecologico, come molte di noi, no? Dunque, l’infermiera, mi chiede come si chiama mio marito, dov’è, com’è. Esce e, a razzo, porta in sala mio marito pronto per lo spettacolo della nascita. Oddio, beh, in due spinte e due minuti la testa di Ortensia era già uscita. Lui ha avuto giusto il tempo di partecipare alle ultime tre o quattro spinte e alla nascita di una piccola già tranquilla, per niente agitata o urlante. La bambina ha lanciato due gridi e poi ha cominciato a borbottare curiosa, mentre la tenevo al caldo su di me, felice, con l’emozione e l’adrenalina a mille.<br />Tante donne mi hanno sostenuta prima, in qualche modo durante e poi dopo il parto: Mariangela, Rebecca, Giovanna, Francesca, Lisa, molte amiche, moltissime ostetriche e consulenti in allattamento. <br />Questa nascita, che mi porta a rimettermi in gioco come mamma per la terza volta in una età da fine decennio, vedo che ha messo in giro nella mia cerchia una bella partecipazione e una sana condivisione di stati d’animo e sensazioni autentiche. E questo è già un pensiero incoraggiante.<br />E ora, sotto a poppare. Buon viaggio sul pianeta Ortensia. E alla prossima settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43421160</guid><pubDate>Fri, 12 Feb 2021 16:43:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43421160/mamma_a_40_anni_puntata_3_ritratto_di_signora.mp3" length="3545128" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Mamma a 40 anni - Puntata 3 - Ritratto di signora&#13;
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Saluti dal pianeta Ortensia. La piccola è nata qualche giorno fa e nel rimettermi al computer a scrivere sembra di atterrare da un posto lontano anni luce. Questo parto, questa storia, li voglio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mamma a 40 anni - Puntata 3 - Ritratto di signora<br /><br />Saluti dal pianeta Ortensia. La piccola è nata qualche giorno fa e nel rimettermi al computer a scrivere sembra di atterrare da un posto lontano anni luce. Questo parto, questa storia, li voglio raccontare con i nomi e i volti delle persone che ho incontrato in poche ore. <br />Ognuna a suo modo ha contribuito, più o meno consapevolmente, in modo più o meno rilevante, a darmi energia o scoraggiarmi tra il travaglio e la nascita. <br />Il primo volto è quello di Alessandra, ginecologa, che – in seguito ad un controllo di routine, a termine gravidanza, per carità – mi ha candidamente comunicato che mi avrebbe ricoverato per indurmi il parto. Sì cara, appuntamento con tua figlia: Ortensia nasce domani, puoi giurarci. Questo perché il mio liquido amniotico cominciata a scarseggiare. Vane, inutili, pure sciocche forse, le mie vacue proteste. Il travaglio sarebbe stato indotto. Punto. Basta. Ciao. <br />Stefania è il secondo viso, ancora così fresco nella mia memoria di neomamma sbadata. L’ostetrica che, in sala travaglio, ogni tanto passava a controllare l’andamento delle contrazioni. Ero sola in stanza, concentrata a respirare correttamente – perché sono un mezzo mulo, mi applico e rispetto le indicazioni, inspirare per 4 secondi, trattenere per 2 secondi, espirare per 8 secondi -. L’idea era quella di mettere da parte la paura del dolore, pensando al parto dolce e alla nascita senza violenza, mentre proprio dalla sala parto sentivo delle grida inaudite – inaudite per davvero - di una donna che doveva soffrire davvero moltissimo. <br />Ecco, Stefania, giovanissima, carina, occhi truccati, apparentemente dolce, eppure… eppure alla mia richiesta di chiamare l’anestesista per l’epidurale (che non ho mai provato) ha preso tempo, in modo anche un po’ seccato mi ha detto “ma davvero vuoi l’epidurale al terzo figlio?” e così facendo, tra le mie – di nuovo – vane proteste mi ha visitata e mi ha detto “guarda che stai per partorire”, mentre in contemporanea si rompeva il sacco e iniziavo a sentire la voglia irresistibile di spingere.<br />Ignoro il nome dell’infermiera che è corsa a chiamare mio marito fuori dalla sala travaglio, trasformata in un attimo in una sala parto. Non c’era il tempo materiale di farmi spostare. E menomale, perché detesto il lettino ginecologico, come molte di noi, no? Dunque, l’infermiera, mi chiede come si chiama mio marito, dov’è, com’è. Esce e, a razzo, porta in sala mio marito pronto per lo spettacolo della nascita. Oddio, beh, in due spinte e due minuti la testa di Ortensia era già uscita. Lui ha avuto giusto il tempo di partecipare alle ultime tre o quattro spinte e alla nascita di una piccola già tranquilla, per niente agitata o urlante. La bambina ha lanciato due gridi e poi ha cominciato a borbottare curiosa, mentre la tenevo al caldo su di me, felice, con l’emozione e l’adrenalina a mille.<br />Tante donne mi hanno sostenuta prima, in qualche modo durante e poi dopo il parto: Mariangela, Rebecca, Giovanna, Francesca, Lisa, molte amiche, moltissime ostetriche e consulenti in allattamento. <br />Questa nascita, che mi porta a rimettermi in gioco come mamma per la terza volta in una età da fine decennio, vedo che ha messo in giro nella mia cerchia una bella partecipazione e una sana condivisione di stati d’animo e sensazioni autentiche. E questo è già un pensiero incoraggiante.<br />E ora, sotto a poppare. Buon viaggio sul pianeta Ortensia. 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Agnese, giornalista, 40esima settimana di gravidanza ormai a conclusione. <br />Le - giovani - colleghe del corso preparto stanno cominciando a postare le foto dei loro neonatini. <br />A me mancano due giorni al termine, ho preso 10 kg, giusto il minimo, ma ogni passo mi diventa più pesante e ogni notte più lunga. Le passo già moooolto spesso in bianco. Figuriamoci dopo eh? <br />E intanto leggo perché, si sa, le notti sono lunghe, non passano mai e chissà poi perché. <br />Quindi ecco, letture da fine gravidanza. Questa settimana ho divorato diverse cose. Un po’ perché durante il giorno sono sola a casa e mail e telefono, che fino a qualche settimana fa traboccavano di cose da fare e quesiti ai quali rispondere presto, se ne stanno miseramente in silenzio. Un po’ perché dormo poco; un po’ perché faccio la giornalista e non posso stare senza leggere (o almeno sfogliare) qualcosa. <br />E insomma, intanto due novità prese in libreria. Due romanzi. Il primo “La spinta”: come si legge in copertina: “una discesa negli abissi dell’anima di una donna”. Brividi, per una storia a tratti terrificante che parla di due maternità, entrambe molto, molto penose. <br />Il secondo, “Chiaroscuro”, del quale ho letto in pratica su tutti i giornali e periodici delle ultime settimane. Un ritmo strepitoso per ¾ buoni del libro. Sulla fine mi ha un po’ annoiata. <br />Non mancano i libri legati alla gravidanza: soliti manualetti che in pratica conosco a memoria, a furia di ripassare il ritmo delle contrazioni o i sintomi della partenza del travaglio. Ma anche il libro dei nomi, perché alla fine siamo riusciti a decidere anche il nome della terza figlia. <br />Si chiamerà Ortensia, dal latino hortus, con il significato di “giardiniere, coltivatore”. Un nome poco diffuso, per un significato che mi piace pensare semplice e attento alle cose concrete e belle della vita di tutti i giorni. Peraltro ho un pessimo pollice verde. Magari Ortensia mi darà due lezioni di giardinaggio. <br />La cosa formidabile di questo periodo è l’attrazione che sento verso i giornali di viaggio. Ho sempre amato viaggiare, come tutti credo!, ma non son mai stata una patita dei viaggi intercontinentali o per forza agli antipodi dai miei posti. Per esempio ho sempre fatto trekking, con gli scout e non solo, amo andare per mostre e per città, adoro l’Europa. Eppure in questo periodo sono affascinata dalle lunghe distanze: non a caso giro portandomi dietro il periodico di Lonely Planet, che apre con le Mauritius, per poi portarmi un po’ ovunque nel mondo. Qualcosa di più vicino anche in un giornale tascabile trovato per caso in edicola “Itinerari e luoghi”, che racconta anche le Vie di Dante tra Toscana e Romagna. Sarà l’effetto lockdown prolungato: da un anno in pratica i nostri spostamenti sono ultracentellinati, controllati, confinanati, al punto che quasi quasi abbiamo perso il gusto di prendere e partire per posti vicini o lontani che non conosciamo già. Per me, per noi poi, adesso con una neonata in arrivo, si prevede un altro periodo di clausura, giustamente, per rispondere ai ritmi suoi e alle nuove esigenze familiari. <br />Beh, intanto sognare di partire un po’ costa poco, pochissimo, giusto gli euro dei giornali e un po’ di tempo perso online, saltellando da una foto all’altra, tra capitali europee, spiagge, sentieri e montagne. Chissà, magari l’estate prossima me la metto in marsupio e torno a Santiago.<br />Nelle mie notti insonni ultimamente mi ha fatto compagnia anche una raccolta di testi di Jovanotti, un libro che mi ero persa qualche anno fa e che mi ha regalato mia sorella per Natale. Gratitude. Intanto amo questo titolo, perché sono una che non può fare a meno di dire GRAZIE almeno cento volte al giorno, per qualunque cosa, anche la minima sciocchezza. Sono fatta così. E poi dentro ci ho trovato uno spirito che mi appartiene, anche se fuori probabilmente non si intuisce, quello dell’energia, a volte scatenata, a volta incanalata, comunque sempre positiva. Vi leggo la chiusura del testo, che mi sprona anche verso il travaglio, ormai imminente, verso questa nuova, terza maternità e in generale nei confronti di ogni azione che posso fare. <br />[… cit. da Jovanotti]<br /><br />Alla prossima settimana e iscrivetevi al canale Telegram su t.me/mamma40anni]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43224591</guid><pubDate>Mon, 01 Feb 2021 09:41:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43224591/mamma_a_40_anni_puntata_2_libri_da_fine_gravidanza_fine_stagione_fine_epoca_fine_del_mondo.mp3" length="5475264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Eccomi, sono ancora qui. Agnese, giornalista, 40esima settimana di gravidanza ormai a conclusione. &#13;
Le - giovani - colleghe del corso preparto stanno cominciando a postare le foto dei loro neonatini. &#13;
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Un po’ perché dormo poco; un po’ perché faccio la giornalista e non posso stare senza leggere (o almeno sfogliare) qualcosa. <br />E insomma, intanto due novità prese in libreria. Due romanzi. Il primo “La spinta”: come si legge in copertina: “una discesa negli abissi dell’anima di una donna”. Brividi, per una storia a tratti terrificante che parla di due maternità, entrambe molto, molto penose. <br />Il secondo, “Chiaroscuro”, del quale ho letto in pratica su tutti i giornali e periodici delle ultime settimane. Un ritmo strepitoso per ¾ buoni del libro. Sulla fine mi ha un po’ annoiata. <br />Non mancano i libri legati alla gravidanza: soliti manualetti che in pratica conosco a memoria, a furia di ripassare il ritmo delle contrazioni o i sintomi della partenza del travaglio. Ma anche il libro dei nomi, perché alla fine siamo riusciti a decidere anche il nome della terza figlia. <br />Si chiamerà Ortensia, dal latino hortus, con il significato di “giardiniere, coltivatore”. Un nome poco diffuso, per un significato che mi piace pensare semplice e attento alle cose concrete e belle della vita di tutti i giorni. Peraltro ho un pessimo pollice verde. Magari Ortensia mi darà due lezioni di giardinaggio. <br />La cosa formidabile di questo periodo è l’attrazione che sento verso i giornali di viaggio. Ho sempre amato viaggiare, come tutti credo!, ma non son mai stata una patita dei viaggi intercontinentali o per forza agli antipodi dai miei posti. Per esempio ho sempre fatto trekking, con gli scout e non solo, amo andare per mostre e per città, adoro l’Europa. Eppure in questo periodo sono affascinata dalle lunghe distanze: non a caso giro portandomi dietro il periodico di Lonely Planet, che apre con le Mauritius, per poi portarmi un po’ ovunque nel mondo. Qualcosa di più vicino anche in un giornale tascabile trovato per caso in edicola “Itinerari e luoghi”, che racconta anche le Vie di Dante tra Toscana e Romagna. Sarà l’effetto lockdown prolungato: da un anno in pratica i nostri spostamenti sono ultracentellinati, controllati, confinanati, al punto che quasi quasi abbiamo perso il gusto di prendere e partire per posti vicini o lontani che non conosciamo già. Per me, per noi poi, adesso con una neonata in arrivo, si prevede un altro periodo di clausura, giustamente, per rispondere ai ritmi suoi e alle nuove esigenze familiari. <br />Beh, intanto sognare di partire un po’ costa poco, pochissimo, giusto gli euro dei giornali e un po’ di tempo perso online, saltellando da una foto all’altra, tra capitali europee, spiagge, sentieri e montagne. Chissà, magari l’estate prossima me la metto in marsupio e torno a Santiago.<br />Nelle mie notti insonni ultimamente mi ha fatto compagnia anche una raccolta di testi di Jovanotti, un libro che mi ero persa qualche anno fa e che mi ha regalato mia sorella per Natale. Gratitude. Intanto amo questo titolo, perché sono una che non può fare a meno di dire GRAZIE almeno cento volte al giorno, per qualunque cosa, anche la minima sciocchezza. Sono fatta così. 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Ed è un po’ il succo dell’idea che mi ha portata qui, a scrivere un podcast per ricordare questo momento storico, mio e di molti e molte altre. <br />C’è una frase che mi è molto cara, ed è la seguente: “la vita è fatta di sorprese”. <br />Se ci penso, mi viene da ridere, perché alcune sorprese che riceviamo sono indicibili leggerezze, regali della vita, stelle d’oro nel firmamento, momenti donati senza alcun merito, meteore di breve durata, eppure ricordi e slanci che ci accompagnano continuamente, in alcuni casi anche più volte al giorno. <br />In altri casi, come questo, davvero una sorpresa che ha l’aria di una bomba. Una sorpresona destinata a cambiare, di nuovo, un po’ tutto quel che mi riguarda. <br />Una terza gravidanza a 39 anni? Ma come? Proprio ora che gli altri due, 5 e 7 anni, si facevano più indipendenti, responsabili, insomma… più grandi? <br />E infatti. Infatti il terzo figlio era un sogno proibito, una fantasia che avevo fino a qualche anno fa, poi messa un po’ a tacere tra le cose di tutti i giorni, lavoro famiglia impegni scadenze. <br />Eppure… eppure. <br />Galeotto fu il lockdown e inaspettata la gravidanza, quando i primi di giugno ho accusato i primi sintomi che qualcosa stava cambiando dentro di me. <br />Nausee? Malesseri mattutini? Macché. <br />Quando aspetto un figlio o una figlia ho la tendenza a esagerare con il salato e il piccante, in modi davvero non consueti. In pratica la risposta del test di gravidanza potevo anche non guardarla, la sapevo già. Marito e figli contentissimi fin da subito, per me qualche pensiero in più forse. La mia età, prima di tutto; la distanza tra i primi due, così vicini tra loro, e chi stava per arrivare; le possibili conseguenze di una gravidanza a quasi 40 anni, sia per il bambino, a livello cromosomico e non solo, ma anche su di me a livello mentale, estetico e fisico (ricordiamo la stanchezza dei primi mesi vero?). <br />A proposito, vi ho già raccontato molto di me, ma non vi ho ancora detto come mi chiamo. Sono Agnese, giornalista professionista. E, se vorrete, ci faremo un po’ di compagnia in questi primi mesi da mamma ter. <br /><br />Iscriviti al canale Telegram su t.me/mamma40anni]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43124830</guid><pubDate>Tue, 26 Jan 2021 13:11:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/43124830/mamma_a_40_anni_puntata_1.mp3" length="2664488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agnese Fedeli</itunes:author><itunes:subtitle>Una settimana al termine. &#13;
Poi questa bambina, concepita durante il lockdown duro, nascerà. &#13;
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