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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Gramsci, letto da Susi e Dario</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/gramsci-letto-da-susi-e-dario--4731406</link><description><![CDATA[Centenario dalla nascita del P.C.I. 2021 <br /><br />E' appena finito l'anno del Covid-19, un virus che ha messo in risalto l'inefficenza di questo modello di società capitalista che non è mai stato a misura all'essere umano dove anche in questa situazione ha prevalso la logica del profitto; una logica che ha provocato milioni di morti in tutti i paesi a capitalismo avanzato e per quanto riguarda il nostro paese si è riusciti a toccare il fondo della vergogna con l'affermazione di un esponente di confindustria "se qualcuno morirà, pazienza". Che ne dicano le testate giornalistiche di casa nostra i dati sono evidenti: pochissimi decessi nei paesi a modello socialista con Cuba che ne conta poco più di 150 in tutto il periodo, il Venezuela che ne conta circa 4 morti al giorno ecc. ecc..., mentre negli USA, in Brasile, in Italia, in Germania, in Spagna, in Francia ecc ecc... le cifre giornaliere di morti si contano a tre zeri per ogni nazione. <br />Tutto ciò mette in evidenza che il capitalismo deve cessare di esistere ma perchè ciò avvenga bisogna agire e non pensare che caschi da solo,  perché il Covid ha messo in evidenza i suoi limiti.<br />Si vedono già sui social foto e video che ci fanno illudere che il 2021 sarà l'anno della provvidenza poiché arrivarà un vaccino che ancora nessuno conosce gli effetti però i profitti sono già noti.<br />Le cose le dobbiamo cambiare noi e non illudersi; il 2021 la sua paticolarità ce l'ha, il 2021 è il centenario del P.C.I., quel partito che ci ha liberato dal fascismo con la lotta partigiana e non con la speranza della provvidenza atlantica.<br />Radio Ortica per tutto il 2021 darà lettura degli scritti di Antonio Gramsci e la prima lettura riguarda un articolo che scrisse proprio il 1° gennaio 1916 il cui titolo è “ODIO IL CAPODANNO”.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4731406/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Politics</category><copyright>Copyright Radio Ortica</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg</url><title>Gramsci, letto da Susi e Dario</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/gramsci-letto-da-susi-e-dario--4731406</link></image><lastBuildDate>Tue, 04 Jun 2024 12:25:03 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Radio Ortica</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:subtitle>Centenario dalla nascita del P.C.I. 2021 

E' appena finito l'anno del Covid-19, un virus che ha messo in risalto l'inefficenza di questo modello di società capitalista che non è mai stato a misura all'essere umano dove anche in questa situazione ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Centenario dalla nascita del P.C.I. 2021 <br /><br />E' appena finito l'anno del Covid-19, un virus che ha messo in risalto l'inefficenza di questo modello di società capitalista che non è mai stato a misura all'essere umano dove anche in questa situazione ha prevalso la logica del profitto; una logica che ha provocato milioni di morti in tutti i paesi a capitalismo avanzato e per quanto riguarda il nostro paese si è riusciti a toccare il fondo della vergogna con l'affermazione di un esponente di confindustria "se qualcuno morirà, pazienza". Che ne dicano le testate giornalistiche di casa nostra i dati sono evidenti: pochissimi decessi nei paesi a modello socialista con Cuba che ne conta poco più di 150 in tutto il periodo, il Venezuela che ne conta circa 4 morti al giorno ecc. ecc..., mentre negli USA, in Brasile, in Italia, in Germania, in Spagna, in Francia ecc ecc... le cifre giornaliere di morti si contano a tre zeri per ogni nazione. <br />Tutto ciò mette in evidenza che il capitalismo deve cessare di esistere ma perchè ciò avvenga bisogna agire e non pensare che caschi da solo,  perché il Covid ha messo in evidenza i suoi limiti.<br />Si vedono già sui social foto e video che ci fanno illudere che il 2021 sarà l'anno della provvidenza poiché arrivarà un vaccino che ancora nessuno conosce gli effetti però i profitti sono già noti.<br />Le cose le dobbiamo cambiare noi e non illudersi; il 2021 la sua paticolarità ce l'ha, il 2021 è il centenario del P.C.I., quel partito che ci ha liberato dal fascismo con la lotta partigiana e non con la speranza della provvidenza atlantica.<br />Radio Ortica per tutto il 2021 darà lettura degli scritti di Antonio Gramsci e la prima lettura riguarda un articolo che scrisse proprio il 1° gennaio 1916 il cui titolo è “ODIO IL CAPODANNO”.]]></itunes:summary><itunes:category text="News"><itunes:category text="Politics"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>b19b1e4f-8bec-5e5b-a888-496a8da776da</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Lettera 176 - a Grazietta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-176-a-grazietta--53173765</link><description><![CDATA[29 dicembre 1930<br />Carissima Grazietta,<br />ho ricevuto la tua lettera col biglietto di Mea. Il giorno<br />di Natale ho ricevuto il pacco. Di' alla mamma che tutto<br />era in ordine e che nulla si è guastato; anche il pane era<br />ancora fresco e l'ho mangiato con molto gusto: si sentiva                                                                   il sapore del grano duro sardo molto buono. Cosí ho<br />mangiato con gusto «sa panischedda»; credo che non ne<br />avevo mangiato piú da 15 o 16 anni. Le notizie sulle<br />condizioni di salute della mamma mi hanno dato molto<br />dispiacere, sono sicuro che avrete molta pazienza con<br />lei: se ci pensi bene, ella si meriterebbe ben altro che<br />della pazienza, perché ha lavorato per noi tutta la vita,<br />sacrificandosi in modo inaudito; se fosse stata un'altra<br />donna, chissà che fine disastrosa avremmo fatto tutti fin<br />da bambini; forse nessuno di noi oggi sarebbe vivo. Non<br />ti pare? – Avevo visto la fotografia di padre Soggiu in<br />due giornali illustrati, ma non l'avevo riconosciuto, anzi<br />non avevo neanche pensato che si potesse trattare di lui;<br />sebbene sotto una fotografia fosse scritto che era nato a<br />Norbello. L'ho riguardato dopo la tua lettera e anche sotto                                                                 la gran barba francescana ho ritrovato i lineamenti dei<br />suoi fratelli, specialmente del fratello Gino. E non era<br />neanche invecchiato, tutt'altro; eppure si era fatto frate<br />almeno 25 anni fa e dopo aver preso la laurea. Era                                                              veramente un bravo uomo e sarà stato un bravissimo frate,                                                           non ne dubito. Cosí i Ghilarzesi avranno un altro martire                                                                paesano, dopo Palmerio, anzi a miglior diritto, perché                                                              Palmerio aveva solo il «merito» d'aver fatto un viaggio a Gerusalemme. Però penso che se a Ghilarza arrivasse dalla Cina un frate buddista e predicasse per far abbandonare la religione di Cristo per quella di Budda, i Ghilarzesi certamente lo ammazzerebbero come i Cinesi hanno fatto con padre Soggiu. Spero davvero che Carlo si deciderà a scrivermi; le crisi di nervi non <br />giustificano un silenzio cosí lungo. Vorrei anche sapere se Nannaro<br />vi ha scritto di avermi mai scritto. Dopo la sua partenza da Turi ho<br />ricevuto un suo telegramma dalla Svizzera e una sua lettera da Namur,<br />in viaggio per il suo luogo di residenza, che non so dove sia. Vorrei sapere<br />se mi ha mai scritto in seguito e se le sue lettere sono andate perdute. –<br />Ringrazia Mea del suo biglietto, mi ha fatto piacere che mi abbia scritto,<br />ma mi ha fatto dispiacere che scriva ancora come una scolaretta di terza<br />elementare (e deve essere in 5a , se non sbaglio). È una vera vergogna;<br />perché la nostra famiglia nelle scuole di Ghilarza aveva una certa fama;<br />questa Mea deve proprio essere nata a Pirri, e la sua culla deve essere<br />sempre stata assordata dalle ranocchie degli stagni che l'hanno fatta <br />diventare cervello di ranocchia anche lei: sa gridare, ma non sa pensare<br />e riflettere. Tirale un po' le orecchie da parte mia e dille che deve scrivermi<br />ancora di tanto in tanto per farmi vedere che ha migliorato nell'ortografia.<br />Cara Grazietta, scrivimi anche tu qualche volta. Ti abbraccio<br />affettuosamente con la mamma e con tutti di casa (compresa la donna<br />di servizio, se permette).<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53173765</guid><pubDate>Sun, 12 Mar 2023 16:47:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53173765/lettera_176_a_grazietta.mp3" length="3513059" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>29 dicembre 1930
Carissima Grazietta,
ho ricevuto la tua lettera col biglietto di Mea. Il giorno
di Natale ho ricevuto il pacco. Di' alla mamma che tutto
era in ordine e che nulla si è guastato; anche il pane era
ancora fresco e l'ho mangiato con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[29 dicembre 1930<br />Carissima Grazietta,<br />ho ricevuto la tua lettera col biglietto di Mea. Il giorno<br />di Natale ho ricevuto il pacco. Di' alla mamma che tutto<br />era in ordine e che nulla si è guastato; anche il pane era<br />ancora fresco e l'ho mangiato con molto gusto: si sentiva                                                                   il sapore del grano duro sardo molto buono. Cosí ho<br />mangiato con gusto «sa panischedda»; credo che non ne<br />avevo mangiato piú da 15 o 16 anni. Le notizie sulle<br />condizioni di salute della mamma mi hanno dato molto<br />dispiacere, sono sicuro che avrete molta pazienza con<br />lei: se ci pensi bene, ella si meriterebbe ben altro che<br />della pazienza, perché ha lavorato per noi tutta la vita,<br />sacrificandosi in modo inaudito; se fosse stata un'altra<br />donna, chissà che fine disastrosa avremmo fatto tutti fin<br />da bambini; forse nessuno di noi oggi sarebbe vivo. Non<br />ti pare? – Avevo visto la fotografia di padre Soggiu in<br />due giornali illustrati, ma non l'avevo riconosciuto, anzi<br />non avevo neanche pensato che si potesse trattare di lui;<br />sebbene sotto una fotografia fosse scritto che era nato a<br />Norbello. L'ho riguardato dopo la tua lettera e anche sotto                                                                 la gran barba francescana ho ritrovato i lineamenti dei<br />suoi fratelli, specialmente del fratello Gino. E non era<br />neanche invecchiato, tutt'altro; eppure si era fatto frate<br />almeno 25 anni fa e dopo aver preso la laurea. Era                                                              veramente un bravo uomo e sarà stato un bravissimo frate,                                                           non ne dubito. Cosí i Ghilarzesi avranno un altro martire                                                                paesano, dopo Palmerio, anzi a miglior diritto, perché                                                              Palmerio aveva solo il «merito» d'aver fatto un viaggio a Gerusalemme. Però penso che se a Ghilarza arrivasse dalla Cina un frate buddista e predicasse per far abbandonare la religione di Cristo per quella di Budda, i Ghilarzesi certamente lo ammazzerebbero come i Cinesi hanno fatto con padre Soggiu. Spero davvero che Carlo si deciderà a scrivermi; le crisi di nervi non <br />giustificano un silenzio cosí lungo. Vorrei anche sapere se Nannaro<br />vi ha scritto di avermi mai scritto. Dopo la sua partenza da Turi ho<br />ricevuto un suo telegramma dalla Svizzera e una sua lettera da Namur,<br />in viaggio per il suo luogo di residenza, che non so dove sia. Vorrei sapere<br />se mi ha mai scritto in seguito e se le sue lettere sono andate perdute. –<br />Ringrazia Mea del suo biglietto, mi ha fatto piacere che mi abbia scritto,<br />ma mi ha fatto dispiacere che scriva ancora come una scolaretta di terza<br />elementare (e deve essere in 5a , se non sbaglio). È una vera vergogna;<br />perché la nostra famiglia nelle scuole di Ghilarza aveva una certa fama;<br />questa Mea deve proprio essere nata a Pirri, e la sua culla deve essere<br />sempre stata assordata dalle ranocchie degli stagni che l'hanno fatta <br />diventare cervello di ranocchia anche lei: sa gridare, ma non sa pensare<br />e riflettere. Tirale un po' le orecchie da parte mia e dille che deve scrivermi<br />ancora di tanto in tanto per farmi vedere che ha migliorato nell'ortografia.<br />Cara Grazietta, scrivimi anche tu qualche volta. Ti abbraccio<br />affettuosamente con la mamma e con tutti di casa (compresa la donna<br />di servizio, se permette).<br />Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:keywords>176,da,dario,gramsci,grazietta,lettera,scritto,susi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera 173 - alla mamma - 15 dicembre 1930</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-173-alla-mamma-15-dicembre-1930--52002006</link><description><![CDATA[15 dicembre 1930<br />Carissima mammà,<br />non so spiegarmi cosa succede. Carlo non mi ha scritto da più di tre mesi. Il tuo ultimo biglietto l'ho ricevuto circa due mesi fa. Ho ricevuto, un mese e mezzo circa fa una lettera di Teresina, alla quale ho risposto, senza avere più riscontro (ho scritto a Teresina quattro settimane fa, giusto giusto). Veramente non so spiegarmi questo silenzio sistematico: perché non interromperlo almeno con qualche cartolina illustrata? Tatiana mi scrive di aver ricevuto una lettera di Carlo, che si scusa di non scrivere più spesso adducendo il suo grande lavoro. Mi pare una giustificazione insufficiente; può spiegare il perché non si scrivono delle lunghe lettere ma non si spiega il silenzio assoluto; una cartolina illustrata può<br />essere scritta in un istante.<br /><br />Io ho pensato che Carlo possa avere avuto delle seccature per causa mia e che non voglia o non sappia spiegarmi un suo stato d'animo di sconcerto o di esitazione. Lo pregherei perciò di rassicurarmi o di farmi rassicurare, magari facendo scrivere una lettera da Mea. Cosvorrei<br />essere informato un po' più spesso sulle tue condizioni di salute. Ti sei rinforzata? Se non hai la forza di scrivere fa' scrivere delle cartoline da qualcuno e poi mettici solo la tua firma; per me sarà sufficiente. Carissima mamma, ecco il quinto natale che passo in privazione di<br />libertà e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica era ancora una specie di paradiso della libertà personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenità sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma credo di essere diventato più saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose. Del resto non ho perduto il gusto della vita; tutto mi interessa ancora e sono sicuro che se anche non posso più «zaccurrare sa fae arrostia», tuttavia non proverei dispiacere a vedere e sentire gli altri a zaccurrare. Dunque non sono diventato vecchio, ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò che noi non possiamo più fare. In questo senso sono sicuro che neanche tu sei diventata vecchia nonostante la tua età. Sono sicuro che sei decisa a vivere a lungo, per poterci rivedere tutti insieme e per poter conoscere tutti i tuoi nipotini: finché si vuol vivere, finché si sente il gusto della vita e si vuole raggiungere ancora qualche scopo, si resiste a tutti gli acciacchi e a tutte le malattie. Devi persuaderti però che occorre anche risparmiare un po' le proprie forze e non intestarsi a fare dei grandi sforzi come quando si era di primo pelo. Ora mi pare appunto che Teresina, nella sua lettera, mi abbia accennato, con un po' di malizia, che tu pretendi di fare troppo e che non vuoi rinunciare alla tua supremazia nei lavori di casa. Devi invece rinunziare e riposarti. Carissima mamma, ti auguro tante cose per le feste, di essere allegra e tranquilla. Tanti auguri e saluti a tutti di casa. Ti abbraccio teneramente<br />                                                                                                                             Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52002006</guid><pubDate>Thu, 24 Nov 2022 15:43:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52002006/lettera_173.mp3" length="3348441" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>15 dicembre 1930&#13;
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Mi pare una giustificazione insufficiente; può spiegare il perché non si scrivono delle lunghe lettere ma non si spiega il silenzio assoluto; una cartolina illustrata può<br />essere scritta in un istante.<br /><br />Io ho pensato che Carlo possa avere avuto delle seccature per causa mia e che non voglia o non sappia spiegarmi un suo stato d'animo di sconcerto o di esitazione. Lo pregherei perciò di rassicurarmi o di farmi rassicurare, magari facendo scrivere una lettera da Mea. Cosvorrei<br />essere informato un po' più spesso sulle tue condizioni di salute. Ti sei rinforzata? Se non hai la forza di scrivere fa' scrivere delle cartoline da qualcuno e poi mettici solo la tua firma; per me sarà sufficiente. Carissima mamma, ecco il quinto natale che passo in privazione di<br />libertà e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica era ancora una specie di paradiso della libertà personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenità sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma credo di essere diventato più saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose. Del resto non ho perduto il gusto della vita; tutto mi interessa ancora e sono sicuro che se anche non posso più «zaccurrare sa fae arrostia», tuttavia non proverei dispiacere a vedere e sentire gli altri a zaccurrare. Dunque non sono diventato vecchio, ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò che noi non possiamo più fare. In questo senso sono sicuro che neanche tu sei diventata vecchia nonostante la tua età. Sono sicuro che sei decisa a vivere a lungo, per poterci rivedere tutti insieme e per poter conoscere tutti i tuoi nipotini: finché si vuol vivere, finché si sente il gusto della vita e si vuole raggiungere ancora qualche scopo, si resiste a tutti gli acciacchi e a tutte le malattie. Devi persuaderti però che occorre anche risparmiare un po' le proprie forze e non intestarsi a fare dei grandi sforzi come quando si era di primo pelo. Ora mi pare appunto che Teresina, nella sua lettera, mi abbia accennato, con un po' di malizia, che tu pretendi di fare troppo e che non vuoi rinunciare alla tua supremazia nei lavori di casa. Devi invece rinunziare e riposarti. Carissima mamma, ti auguro tante cose per le feste, di essere allegra e tranquilla. Tanti auguri e saluti a tutti di casa. Ti abbraccio teneramente<br />                                                                                                                             Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>210</itunes:duration><itunes:keywords>allamamma,antonio,gramsci,lettera173,letteredalcarcere,mamma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gramsci - Lettera 172 - 1° dicembre 1930</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gramsci-lettera-172-1-dicembre-1930--51910451</link><description><![CDATA[Carissima Tatiana,<br /><br />ho ricevuto il pacco coi medicinali e con le altre cosette che mi hai mandato. Le sovra-calze vanno benissimo, ma ho paura che le scarpe finiranno con l'aver ragione anche di esse; in ogni modo non consumerò più un paio di calze alla settimana. Credo che sia inutile che mi mandi ancora dei ricostituenti tipo «Benzofosfan» o dei calmanti come l'ultimo che mi hai mandato: ho la persuasione che non mi giovino per nulla. Ti scriverò io, quando qualche cosa mi occorrerà, ciò che potrai mandarmi.<br /><br />Carlo non mi ha ancora scritto dopo il suo viaggio a Turi, non so perché, sebbene lo immagini. Per adesso non ho bisogno di denari: ho 870 lire che mi basteranno per parecchi mesi. Da qualche mese non è permesso più di ricevere sigarette; si può invece ricevere tabacco sciolto. Avevo ricordato a Carlo che quando ero al carcere di Roma ricevetti o da lui o da te un pacchetto di tabacco turco, molto buono, nel senso che era simile al tabacco macedonia italiano d'una volta, quando ancora non lo mescolavano con tabacchi americani: costava, ricordo, 4,20 al pacchetto e ora deve costare non molto di più, perché l'aumento dei tabacchi esteri è stato molto leggero. Se hai voglia di occupartene te, potresti vedere<br />di ritrovarlo, mandamene poco, però, perché in caso di errore non ci sia una perdita rilevante; posso fumare solo tabacco leggero del tipo macedonia.<br /><br />Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista «La Nuova Italia» diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi è pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso<br />internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della questione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera è forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed è curiosa.<br /><br />Pare che il Croce abbia risposto a una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un po' di protezione e un po' di comicità scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunaciarski avrebbe ignorato che il Croce si è<br />molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso è eruditissimo di tutta questa materia, ciò che mi pare strano, perché le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l'italiano molto correttamente. <br /><br />Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico è completamente mutata, da quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo... medioevale, alla filosofia prekantiana e pre-cartesiana. Cosa strabiliante e da far dubitare che anch'egli, nonostante la sua olimpica serenità, cominci a sonnecchiare troppo spesso, più spesso di quanto succedeva ad Omero. Non so se scriverà qualche memoria speciale su questo argomento: sarebbe molto interessante e credo che non sarebbe difficile rispondergli, attingendo nelle sue stesse opere gli argomenti necessari e sufficienti. Io credo che il Croce abbia ricorso a una gherminella polemica molto trasparente e che il suo giudizio, più che un giudizio storico-filosofico, sia niente altro che un atto di volontà, abbia cioè un fine pratico. Che molti così detti teorici del materialismo storico siano caduti in una posizione filosofica simile a quella del teologismo medioevale e abbiano fatto della «struttura economica» una specie di «dio ignoto» è forse dimostrabile; ma cosa significherebbe? Sarebbe come se si volesse giudicare la religione del papa e dei gesuiti e si parlasse delle superstizioni dei contadini bergamaschi. La posizione del Croce verso il<br />materialismo storico mi pare simile a quella degli uomini del Rinascimento verso la Riforma luterana: «dov-entra Lutero, sparisce la civiltà» diceva Erasmo, eppure gli storici e lo stesso Croce riconoscono oggi che Lutero e la Riforma sono stati l'inizio di tutta la filosofia e la civiltà moderna, compresa la filosofia del Croce. L'uomo del Rinascimento non comprendeva che un grande movimento di rinnovazione morale e intellettuale, in quanto si incarnava nelle vaste masse popolari, come avvenne per il Luteranismo, assumesse immediatamente forme rozze e anche superstiziose e che ciò era inevitabile per il fatto stesso che il popolo tedesco, e non una piccola aristocrazia di grandi intellettuali, era il protagonista e il portabandiera della Riforma. – Se Giulia potesse farlo, dovrebbe informarmi se la polemica Croce-Lunaciarski darà luogo a manifestazioni intellettuali di qualche importanza. – Come ricordi, qualche tempo fa, feci un'istanza al Capo del Governo per avere il permesso di<br />leggere determinati libri che mi erano stati trattenuti e oltre a questi, due altri che ancora non avevo e che domandavo di poter comprare e cioè: Fülöp Miller – Il volto del bolscevismo – con prefazione di Curzio Malaparte – Casa ed. Bompiani – Milano – e Leone Trotzky<br />– La mia vita: ed. Mondadori – Milano (non son sicuro se il libro di Trotzky abbia questo titolo o un titolo simile). La risposta è giunta ed è stata favorevole perciò ti prego di scrivere alla libreria e di farmeli spedire. Desidererei avere anche questi altri libri: 1° Benedetto Croce<br />– Eternità e storicità della filosofia – Biblioteca Editrice – Rieti – 2° Henri De Man – La gioia nel lavoro – Ed. Laterza – Bari – 3° Biagio Riguzzi – Sindacalismo e riformismo nel Parmense – Ed. Laterza – Bari. – A proposito dell'istanza al Capo del Governo, sarà forse bene che tu avverta Carlo di non fare altre sollecitazioni, nel caso che ne avesse l'intenzione; mi pare che le cose sono andate abbastanza bene.<br /><br />Carissima, devo consegnare la lettera. Ti abbraccio teneramente.<br />                                                                                                                                    Antonio<br /><br /><br />Le cancellature delle linee – ultime della pagina precedente e prima di questa pagina – le ho fatte io. Se scrivi a Carlo digli che mi dispiace che egli da tanto tempo non mi scriva e non mi mandi notizie sulla salute di mamma.<br /><br />Ti devo fare i migliori complimenti per la confezione delle sovra-calze: hai fatto un bellissimo lavoro e che ti deve avere affaticato molto perché la stoffa è molto robusta e deve essere stata difficile da cucire. Ti ringrazio proprio di cuore.<br />                                                                                                                                    Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51910451</guid><pubDate>Wed, 16 Nov 2022 13:43:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51910451/gramsci_lettera_172.mp3" length="7278340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tatiana,&#13;
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ho ricevuto il pacco coi medicinali e con le altre cosette che mi hai mandato. Le sovra-calze vanno benissimo, ma ho paura che le scarpe finiranno con l'aver ragione anche di esse; in ogni modo non consumerò più un paio di calze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tatiana,<br /><br />ho ricevuto il pacco coi medicinali e con le altre cosette che mi hai mandato. Le sovra-calze vanno benissimo, ma ho paura che le scarpe finiranno con l'aver ragione anche di esse; in ogni modo non consumerò più un paio di calze alla settimana. Credo che sia inutile che mi mandi ancora dei ricostituenti tipo «Benzofosfan» o dei calmanti come l'ultimo che mi hai mandato: ho la persuasione che non mi giovino per nulla. Ti scriverò io, quando qualche cosa mi occorrerà, ciò che potrai mandarmi.<br /><br />Carlo non mi ha ancora scritto dopo il suo viaggio a Turi, non so perché, sebbene lo immagini. Per adesso non ho bisogno di denari: ho 870 lire che mi basteranno per parecchi mesi. Da qualche mese non è permesso più di ricevere sigarette; si può invece ricevere tabacco sciolto. Avevo ricordato a Carlo che quando ero al carcere di Roma ricevetti o da lui o da te un pacchetto di tabacco turco, molto buono, nel senso che era simile al tabacco macedonia italiano d'una volta, quando ancora non lo mescolavano con tabacchi americani: costava, ricordo, 4,20 al pacchetto e ora deve costare non molto di più, perché l'aumento dei tabacchi esteri è stato molto leggero. Se hai voglia di occupartene te, potresti vedere<br />di ritrovarlo, mandamene poco, però, perché in caso di errore non ci sia una perdita rilevante; posso fumare solo tabacco leggero del tipo macedonia.<br /><br />Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista «La Nuova Italia» diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi è pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso<br />internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della questione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera è forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed è curiosa.<br /><br />Pare che il Croce abbia risposto a una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un po' di protezione e un po' di comicità scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunaciarski avrebbe ignorato che il Croce si è<br />molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso è eruditissimo di tutta questa materia, ciò che mi pare strano, perché le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l'italiano molto correttamente. <br /><br />Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico è completamente mutata, da quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo... medioevale, alla filosofia prekantiana e pre-cartesiana. Cosa strabiliante e da far dubitare che anch'egli, nonostante la sua olimpica serenità, cominci a sonnecchiare troppo spesso, più spesso di quanto succedeva ad Omero. Non so se scriverà qualche memoria speciale su questo argomento: sarebbe molto interessante e credo che non sarebbe difficile rispondergli, attingendo nelle sue stesse opere gli argomenti necessari e sufficienti. Io credo che il Croce abbia ricorso a una gherminella polemica molto trasparente e che il suo giudizio, più che un giudizio storico-filosofico, sia niente altro che un atto di volontà, abbia cioè un fine pratico. Che molti così detti teorici del materialismo storico siano caduti in una posizione filosofica simile a quella del teologismo medioevale e abbiano fatto della «struttura economica» una specie di «dio ignoto» è forse dimostrabile; ma cosa significherebbe? Sarebbe come se si volesse giudicare la religione del papa e dei gesuiti e si parlasse delle superstizioni dei contadini bergamaschi. La posizione del Croce verso il<br />materialismo storico mi pare simile a quella degli uomini del Rinascimento verso la Riforma luterana: «dov-entra...]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>172,1°dicembre1930,antonio,antoniogramsci,carissima,carissimatatiana,ciolella,gramsci,lettera,lettera172,letturadi,letturegramsci,ortica,radio,radioortica,susi,susiciolella,tatiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n.159 - 28 luglio 1930 - alla mama</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-159-28-luglio-1930-alla-mama--49210312</link><description><![CDATA[28 luglio 1930<br /><br />Carissima mamma,<br />le due piccole fotografie che mi ha portato Nannaro mi sono molto piaciute: anche se tecnicamente non ben riuscite, riescono a dare una impressione abbastanza immediata della tua fisionomia e della tua espressione. Mi pare che, nonostante i tuoi anni e tutto il resto, tu ti sei mantenuta assai giovane e forte: devi avere pochi capelli bianchi e la tua espressione è molto vivace anche se un po', come dire?… matronale. Scommetto che potrai ancora vedere i pronipoti e vederli già grandetti; proprio vogliamo fare una grande fotografia, un giorno avvenire, dove saremo tutte le generazioni e tu nel mezzo a mettere ordine. Mea è molto cresciuta, ma è sempre ancora molto… spabaiada. Nannaro, da ciò che gli avete scritto, aveva creduto che sua figlia fosse chissà quale mostro di sapienza e di genialità. Da ciò dipende che è passato all'estremo opposto e ha dimenticato che la bambina ha ancora solo 9 o 10 anni. Però un po' di ragione ce l'ha, specialmente quando osserva che noi a quell'età eravamo più maturi e più sviluppati intellettualmente. Questo colpisce anche me. Mi pare che Mea sia troppo puerile per la sua età, anche per la sua età, che non abbia altre ambizioni che quella di fare belle figure apparenti e che non abbia vita interiore, che non abbia bisogni sentimentali che non siano piuttosto animaleschi (vanità, ecc.). Forse voi l'avete viziata troppo e non l'avete costretta a disciplinarsi. È vero che anch'io o Nannaro o gli altri, non siamo stati costretti a disciplinarci, ma l'abbiamo fatto da noi stessi. Io ricordo che all'età di Mea sarei morto di vergogna se avessi fatto tanti errori di ortografia; ti ricordi quanto leggevo fino a tarda ora e a quanti sotterfugi ricorrevo per procurarmi dei libri. E anche Teresina era così, sebbene fosse anch'essa una bambina come Mea e fosse certamente anche più graziosa fisicamente. Vorrei sapere cosa ha letto Mea finora: mi pare, da ciò che scrive, che non deve leggere altro che i libri di scuola. Insomma, dovete cercare di abituarla a lavorare con disciplina e a restringere un po' la sua vita «mondana»: meno successi di vanità e più serietà di sostanza. Fammi scrivere da Mea e dille che mi racconti la sua vita, ecc. Baci a tutti. Ti abbraccio teneramente.<br />                                                                                                                                Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49210312</guid><pubDate>Sat, 26 Mar 2022 18:10:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49210312/lettera_n_159_28_luglio_1930_alla_mama.mp3" length="2356205" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>28 luglio 1930&#13;
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Nannaro, da ciò che gli avete scritto, aveva creduto che sua figlia fosse chissà quale mostro di sapienza e di genialità. Da ciò dipende che è passato all'estremo opposto e ha dimenticato che la bambina ha ancora solo 9 o 10 anni. Però un po' di ragione ce l'ha, specialmente quando osserva che noi a quell'età eravamo più maturi e più sviluppati intellettualmente. Questo colpisce anche me. Mi pare che Mea sia troppo puerile per la sua età, anche per la sua età, che non abbia altre ambizioni che quella di fare belle figure apparenti e che non abbia vita interiore, che non abbia bisogni sentimentali che non siano piuttosto animaleschi (vanità, ecc.). Forse voi l'avete viziata troppo e non l'avete costretta a disciplinarsi. È vero che anch'io o Nannaro o gli altri, non siamo stati costretti a disciplinarci, ma l'abbiamo fatto da noi stessi. Io ricordo che all'età di Mea sarei morto di vergogna se avessi fatto tanti errori di ortografia; ti ricordi quanto leggevo fino a tarda ora e a quanti sotterfugi ricorrevo per procurarmi dei libri. E anche Teresina era così, sebbene fosse anch'essa una bambina come Mea e fosse certamente anche più graziosa fisicamente. Vorrei sapere cosa ha letto Mea finora: mi pare, da ciò che scrive, che non deve leggere altro che i libri di scuola. Insomma, dovete cercare di abituarla a lavorare con disciplina e a restringere un po' la sua vita «mondana»: meno successi di vanità e più serietà di sostanza. Fammi scrivere da Mea e dille che mi racconti la sua vita, ecc. Baci a tutti. Ti abbraccio teneramente.<br />                                                                                                                                Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>148</itunes:duration><itunes:keywords>159,1930,28-07-1930,28luglio,allamamma,antonio,gramsci,grandetti,lettera,lettera159,mamma,nannaro,ortica,radio,radioortica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera 158 - 28 luglio 1930 - a Tania</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-158-28-luglio-1930-a-tania--48805351</link><description><![CDATA[28 luglio 1930<br />Carissima Tania,<br />non ho potuto fare a Gennaro la commissione di cui mi scrivesti, perché la tua cartolina mi fu consegnata dopo il colloquio. A questo proposito; sarà bene tener presente il giorno in cui io potrò scriverti; d'ora innanzi dovrò limitarmi sempre a una lettera al mese e tu dovrai badare a scrivermi le cose che domandano risposta in modo che io non debba rimandare la risposta d'un mese. Gennaro vuole che qualche volta scriva anche a lui e potrò farlo solo dedicandogli mezzo foglio della lettera che scrivo a casa.<br /><br />Sono contento dei tuoi proponimenti di nutrirti in modo conveniente: è la base di tutta la tua condizione di salute. Devi proprio impegnarti a fare ciò che ti ho raccomandato, senza cavillare sulle uova che sono pesanti e che so io. Tu cerchi sempre l'ottimo e naturalmente finisci col non far niente: è una forma tipica di abulia quella che consiste nel manifestare fermissimi propositi che poi non trovano mai l'«ottimo» in cui realizzarsi. – È molto increscioso che non abbia potuto approfittare del viaggio di Piero per farti accompagnare, ma temo che dovrai lasciar passare anche qualche altra buona occasione, se non ti rimetterai in condizione di poter viaggiare senza pericolo. Non so perché ti preoccupi delle <br />dogane,  dei visti ecc. Tutto ciò è un'inezia, perché basta che tu abbia con te un sacco o una valigetta con gli oggetti necessari per il viaggio stesso: i bagagli si fanno impiombare alla frontiera di partenza e viaggiano con te fino alla frontiera d'arrivo senza altro disturbo che di consegnare lo scontrino a un träger alle stazioni capolinea per il trasbordo da un treno all'altro: alla dogana presenti solo, così, ciò che hai con te personalmente, che non domanda gran lavoro, perché i doganieri possono solo domandare di vedere se non ci siano gioielli. Ti scrivo questo per convincerti che la sola difficoltà è la tua salute e null'altro: tutto dipende dalla tua buona volontà e dalla tua perseveranza; ma se non incomincerai una buona volta, non sarai mai pronta né disposta. Hai capito? Niente cavilli, niente cause o difficoltà estranee ecc. ecc. Tu stessa sei l'alfa e l'omega della tua vita e della tua libertà di movimento. – Carissima, devi proprio esser brava e non farmi stare sempre col rimorso che per causa mia non puoi fare ciò che più ti piacerebbe. Ti abbraccio teneramente<br />                                                                                                                          <br />                                                                                                                                 Antonio<br /><br />Spedisci a mia madre la parte che le spetta]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48805351</guid><pubDate>Sun, 20 Feb 2022 11:50:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48805351/lettera_158_28_luglio_1930_a_tania.mp3" length="2856733" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>28 luglio 1930&#13;
Carissima Tania,&#13;
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Devi proprio impegnarti a fare ciò che ti ho raccomandato, senza cavillare sulle uova che sono pesanti e che so io. Tu cerchi sempre l'ottimo e naturalmente finisci col non far niente: è una forma tipica di abulia quella che consiste nel manifestare fermissimi propositi che poi non trovano mai l'«ottimo» in cui realizzarsi. – È molto increscioso che non abbia potuto approfittare del viaggio di Piero per farti accompagnare, ma temo che dovrai lasciar passare anche qualche altra buona occasione, se non ti rimetterai in condizione di poter viaggiare senza pericolo. Non so perché ti preoccupi delle <br />dogane,  dei visti ecc. Tutto ciò è un'inezia, perché basta che tu abbia con te un sacco o una valigetta con gli oggetti necessari per il viaggio stesso: i bagagli si fanno impiombare alla frontiera di partenza e viaggiano con te fino alla frontiera d'arrivo senza altro disturbo che di consegnare lo scontrino a un träger alle stazioni capolinea per il trasbordo da un treno all'altro: alla dogana presenti solo, così, ciò che hai con te personalmente, che non domanda gran lavoro, perché i doganieri possono solo domandare di vedere se non ci siano gioielli. Ti scrivo questo per convincerti che la sola difficoltà è la tua salute e null'altro: tutto dipende dalla tua buona volontà e dalla tua perseveranza; ma se non incomincerai una buona volta, non sarai mai pronta né disposta. Hai capito? Niente cavilli, niente cause o difficoltà estranee ecc. ecc. Tu stessa sei l'alfa e l'omega della tua vita e della tua libertà di movimento. – Carissima, devi proprio esser brava e non farmi stare sempre col rimorso che per causa mia non puoi fare ciò che più ti piacerebbe. Ti abbraccio teneramente<br />                                                                                                                          <br />                                                                                                                                 Antonio<br /><br />Spedisci a mia madre la parte che le spetta]]></itunes:summary><itunes:duration>179</itunes:duration><itunes:keywords>1930,28luglio,28luglio1930,antonio,antoniogramsci,atania,gramsci,lettera158,lettodadario,lettodasusi,susiedario,tania</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera 155 - 16 giugno 1930 - a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-155-16-giugno-1930-a-tatiana--48613692</link><description><![CDATA[16 giugno 1930<br />Carissima Tatiana,<br /><br />ho avuto poco fa il colloquio con mio fratello e ciò ha determinato un corso a zig-zag dei miei pensieri. È stata davvero una novità straordinaria, alla quale non ero neanche minimamente preparato: non avrei creduto possibile di rivedere mio fratello a Turi. Sono stato molto contento, anche perché con Gennaro sono stato molto più amico che col resto della famiglia. Intanto però non so cosa scrivere a te. Mi accontenterò di qualche cosettina. Da Gennaro ho saputo che mangi veramente poco: egli ne è rimasto colpito e spontaneamente me ne ha accennato (non c'è stata malizia alcuna da parte mia e non l'ho neanche interrogato in proposito: quindi il suo giudizio ha molta importanza: – tu mangi così pochino, che dai subito nell'occhio e ciò è molto grave). Bisogna cambiare e curarsi, per avere il diritto di far le prediche a me.<br /><br />Una cosa che mi ha fatto molto ridere nell'ultima tua cartolina è la tua affermazione di sapere che io ci tengo a che mi si facciano gli auguri per il mio onomastico. Non so chi ti abbia rivelato questo segreto che tenevo accuratamente nascosto nelle più intime latebre del più profondo subcosciente; tanto nascosto e tanto segreto che dall'età di sei anni non sapevo neppure più di custodire (solo fino ai sei anni ho ricevuto dei  regali per il mio onomastico). Ho paura che tu scoprirai chissà quale altra mia piaga nascosta: forse quella di farmi frate trappista o di inscrivermi alla Compagnia di Gesù. (Un solo segreto desiderio io ti voglio rivelare, che mi ha sempre tormentato, che non sono mai riuscito a soddisfare e che forse, ahimè, non soddisferò mai: quello di mangiare una frittura mista di rognoni e di cervello di babirussa e di rinoceronte!) Cara Tatiana, in ogni modo ti ringrazio degli auguri, con la semplice avvertenza che il<br />Sant'Antonio che mi protegge non è quello di giugno, ma quello di gennaio, accompagnato dalla specie europea del babirussa. (Purtroppo il babirussa abita solo nelle isole della Sonda e quindi è molto difficile da procurare, specialmente sotto la forma di cervello e rognoni freschi).<br /><br />Vorrei che mi facessi inviare dalla Libreria due libricini: 1° Benedetto Croce – Alessandro Manzoni – Laterza editore, Bari – 2° Albert Mathiez – La Révolution Française, Tome III. La Terreur – Collection Armand Colin – presso lo stesso editore, Parigi (avverti che desidero solo questo terzo volumetto, perché i primi due li ho già).<br /><br />Carissima Tatiana, ti ringrazio tanto delle notizie che mi hai ancora mandato.<br /><br />Ti abbraccio teneramente.<br /><br />                                                                                                                    Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48613692</guid><pubDate>Sun, 06 Feb 2022 16:53:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48613692/lettera_155_16_giugno_1930_a_tatiana.mp3" length="2305043" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>16 giugno 1930&#13;
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ho avuto poco fa il colloquio con mio fratello e ciò ha determinato un corso a zig-zag dei miei pensieri. È stata davvero una novità straordinaria, alla quale non ero neanche minimamente preparato: non avrei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[16 giugno 1930<br />Carissima Tatiana,<br /><br />ho avuto poco fa il colloquio con mio fratello e ciò ha determinato un corso a zig-zag dei miei pensieri. È stata davvero una novità straordinaria, alla quale non ero neanche minimamente preparato: non avrei creduto possibile di rivedere mio fratello a Turi. Sono stato molto contento, anche perché con Gennaro sono stato molto più amico che col resto della famiglia. Intanto però non so cosa scrivere a te. Mi accontenterò di qualche cosettina. Da Gennaro ho saputo che mangi veramente poco: egli ne è rimasto colpito e spontaneamente me ne ha accennato (non c'è stata malizia alcuna da parte mia e non l'ho neanche interrogato in proposito: quindi il suo giudizio ha molta importanza: – tu mangi così pochino, che dai subito nell'occhio e ciò è molto grave). Bisogna cambiare e curarsi, per avere il diritto di far le prediche a me.<br /><br />Una cosa che mi ha fatto molto ridere nell'ultima tua cartolina è la tua affermazione di sapere che io ci tengo a che mi si facciano gli auguri per il mio onomastico. Non so chi ti abbia rivelato questo segreto che tenevo accuratamente nascosto nelle più intime latebre del più profondo subcosciente; tanto nascosto e tanto segreto che dall'età di sei anni non sapevo neppure più di custodire (solo fino ai sei anni ho ricevuto dei  regali per il mio onomastico). Ho paura che tu scoprirai chissà quale altra mia piaga nascosta: forse quella di farmi frate trappista o di inscrivermi alla Compagnia di Gesù. (Un solo segreto desiderio io ti voglio rivelare, che mi ha sempre tormentato, che non sono mai riuscito a soddisfare e che forse, ahimè, non soddisferò mai: quello di mangiare una frittura mista di rognoni e di cervello di babirussa e di rinoceronte!) Cara Tatiana, in ogni modo ti ringrazio degli auguri, con la semplice avvertenza che il<br />Sant'Antonio che mi protegge non è quello di giugno, ma quello di gennaio, accompagnato dalla specie europea del babirussa. (Purtroppo il babirussa abita solo nelle isole della Sonda e quindi è molto difficile da procurare, specialmente sotto la forma di cervello e rognoni freschi).<br /><br />Vorrei che mi facessi inviare dalla Libreria due libricini: 1° Benedetto Croce – Alessandro Manzoni – Laterza editore, Bari – 2° Albert Mathiez – La Révolution Française, Tome III. La Terreur – Collection Armand Colin – presso lo stesso editore, Parigi (avverti che desidero solo questo terzo volumetto, perché i primi due li ho già).<br /><br />Carissima Tatiana, ti ringrazio tanto delle notizie che mi hai ancora mandato.<br /><br />Ti abbraccio teneramente.<br /><br />                                                                                                                    Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>145</itunes:duration><itunes:keywords>155,16giugno,16giugno1930,1930,antoniogramsci,atatiana,darioscarpati,gramsci,lettera,lettera155,susiciolella,susiedario,tatiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n. 153 - 19 maggio 1930 - a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-153-19-maggio-1930-a-tatiana--48505563</link><description><![CDATA[Carissima Tatiana,<br />ho ricevuto tue lettere e cartoline. Mi ha fatto nuovamente sorridere la curiosa concezione che tu hai della mia situazione carceraria. Non so se tu hai letto le opere<br />di Hegel, che ha scritto «il delinquente aver diritto alla sua pena». Su per giù tu immagini me come uno che insistentemente rivendica il diritto di soffrire, di essere<br />martirizzato, di non essere defraudato neanche di un minuto secondo e di una sfumatura della sua pena. Io sarei un nuovo Gandhy, che vuole testimoniare dinanzi ai superi e agli inferi i tormenti del popolo indiano, un nuovo Geremia o Elia o non so chi altro profeta d'Israello che andava in piazza a mangiare cose immonde per offrirsi<br />in olocausto al dio della vendetta, ecc. ecc. Non so come ti sei fatta questa concezione, che è molto ingenua nei tuoi rapporti personali e abbastanza ingiusta nei tuoi rapporti verso di me, ingiusta e inconsiderata. Ti ho detto che io sono eminentemente pratico; io penso che non capisci ciò che io voglia dire con questa espressione, perché non fai nessuno sforzo per metterti nelle mie condizioni probabilmente quindi io ti dovrò apparire come un commediante o che so io). La mia praticità consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro. Molto elementare, come vedi, eppure molto difficile a capire<br />per chi non ha mai dovuto pensare di poter sbattere la testa contro il muro, ma ha sentito dire che basta dire: apriti Sesamo! perché il muro si apra. Il tuo atteggiamento è inconsapevolmente crudele; tu vedi uno legato (veramente non lo vedi legato e non sai rappresentarti il legame) che non vuol muoversi perché non può muoversi. Tu pensi che non si muove perché non vuole (non vedi che, per aver voluto muoversi, i legami gli hanno già rotto le carni) e allora giù a sollecitarlo con delle punte di fuoco. Cosa ottieni? Lo fai contorcere e ai legami che già lo dissanguano aggiungi le bruciature. – Questo quadro orripilante da romanzo d'appendice sull'Inquisizione di Spagna penso bene che non ti persuaderà e che tu continuerai; e siccome i bottoni di fuoco sono anch'essi puramente metaforici, avverrà che io continuerò a seguire la mia «pratica», di non sfondare le muraglie a colpi di testa (che mi duole già abbastanza<br />per sopportare simili sport) e di mettere da parte quei problemi per risolvere i quali mancano gli elementi indispensabili. Questa è la mia forza, la mia sola forza e proprio questa tu mi vorresti togliere. D'altronde è una forza che non si può dare ad altri, purtroppo; la si può perdere, non la si può regalare né trasmettere. Tu, penso, non hai riflettuto abbastanza al caso mio e non sai scomporlo nei suoi elementi. Io sono sottoposto a vari regimi carcerari: c'è il regime carcerario costituito dalle quattro mura, dalla grata, dalla bocca di lupo, ecc. ecc.; – era già stato da me preventivato e come probabilità subordinata, perché la probabilità primaria dal 1921 al novembre 1926, non era il carcere, ma il perdere la vita. Quello che da me non era stato preventivato era l'altro carcere, che si è aggiunto al primo ed è costituito dall'essere tagliato fuori non solo dalla vita sociale, ma anche dalla vita famigliare ecc. ecc.<br /><br />Potevo preventivare i colpi degli avversari che combattevo, non potevo preventivare che dei colpi mi sarebbero arrivati anche da altre parti, da dove meno potevo sospettarli (colpi metaforici, s'intende, ma anche il codice divide i reati in atti e omissioni; cioè anche le omissioni sono colpe o colpi). Ecco tutto. Ma ci sei tu, dirai tu. È vero, tu sei molto buona e ti voglio molto bene. Ma queste non sono cose in cui valga la sostituzione di persona e poi, ancora, la cosa è molto, molto complicata e difficile a spiegarsi completamente (anche per la quistione delle muraglie non etaforiche). Io, a dire il vero, non sono molto sentimentale e non sono le quistioni sentimentali che mi tormentano. Non che sia insensibile (non voglio posare da cinico o da blasé); piuttosto anche le quistioni sentimentali mi si presentano, le vivo, in combinazione con altri elementi (ideologici, filosofici, politici, ecc.) così che non saprei dire fin dove arriva il sentimento e dove incomincia invece uno degli altri elementi, non saprei dire forse neppure di quale di tutti questi elementi precisamente si tratti, tanto essi sono unificati in un tutto inscindibile e di una vita unica. Forse questa è una forza; forse è anche una debolezza, perché porta ad analizzare gli altri allo stesso modo e quindi  forse a trarre conclusioni errate. Ma non continuo, perché sto scrivendo una dissertazione e a quanto pare è meglio non scrivere nulla che scrivere delle dissertazioni.<br /><br />Carissima Tatiana, non preoccuparti tanto delle magliette; quelle che ho mi possono fare aspettare quelle che mi manderai. Non mandarmi il termos oppure, mandamelo<br />solo dopo aver avuto alla direzione la certezza che mi sarà consegnato; per averlo in magazzino, è meglio non averlo. La signora Pina abita proprio in via Montebello 7, non credo che debba venire per ora, anzi lo escludo.<br />Ti manderò fuori un altro po' di libri e due camicie sbrindellate. – Scrivi a mia madre salutandola da parte mia e assicurandola che sto abbastanza bene.<br /><br />Ti abbraccio teneramente.<br />                                                                                                         Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48505563</guid><pubDate>Sun, 30 Jan 2022 11:41:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48505563/lettera_n_153_19_maggio_1930_a_tatiana.mp3" length="5546037" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tatiana,&#13;
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di Hegel, che ha scritto «il delinquente aver diritto alla sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tatiana,<br />ho ricevuto tue lettere e cartoline. Mi ha fatto nuovamente sorridere la curiosa concezione che tu hai della mia situazione carceraria. Non so se tu hai letto le opere<br />di Hegel, che ha scritto «il delinquente aver diritto alla sua pena». Su per giù tu immagini me come uno che insistentemente rivendica il diritto di soffrire, di essere<br />martirizzato, di non essere defraudato neanche di un minuto secondo e di una sfumatura della sua pena. Io sarei un nuovo Gandhy, che vuole testimoniare dinanzi ai superi e agli inferi i tormenti del popolo indiano, un nuovo Geremia o Elia o non so chi altro profeta d'Israello che andava in piazza a mangiare cose immonde per offrirsi<br />in olocausto al dio della vendetta, ecc. ecc. Non so come ti sei fatta questa concezione, che è molto ingenua nei tuoi rapporti personali e abbastanza ingiusta nei tuoi rapporti verso di me, ingiusta e inconsiderata. Ti ho detto che io sono eminentemente pratico; io penso che non capisci ciò che io voglia dire con questa espressione, perché non fai nessuno sforzo per metterti nelle mie condizioni probabilmente quindi io ti dovrò apparire come un commediante o che so io). La mia praticità consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro. Molto elementare, come vedi, eppure molto difficile a capire<br />per chi non ha mai dovuto pensare di poter sbattere la testa contro il muro, ma ha sentito dire che basta dire: apriti Sesamo! perché il muro si apra. Il tuo atteggiamento è inconsapevolmente crudele; tu vedi uno legato (veramente non lo vedi legato e non sai rappresentarti il legame) che non vuol muoversi perché non può muoversi. Tu pensi che non si muove perché non vuole (non vedi che, per aver voluto muoversi, i legami gli hanno già rotto le carni) e allora giù a sollecitarlo con delle punte di fuoco. Cosa ottieni? Lo fai contorcere e ai legami che già lo dissanguano aggiungi le bruciature. – Questo quadro orripilante da romanzo d'appendice sull'Inquisizione di Spagna penso bene che non ti persuaderà e che tu continuerai; e siccome i bottoni di fuoco sono anch'essi puramente metaforici, avverrà che io continuerò a seguire la mia «pratica», di non sfondare le muraglie a colpi di testa (che mi duole già abbastanza<br />per sopportare simili sport) e di mettere da parte quei problemi per risolvere i quali mancano gli elementi indispensabili. Questa è la mia forza, la mia sola forza e proprio questa tu mi vorresti togliere. D'altronde è una forza che non si può dare ad altri, purtroppo; la si può perdere, non la si può regalare né trasmettere. Tu, penso, non hai riflettuto abbastanza al caso mio e non sai scomporlo nei suoi elementi. Io sono sottoposto a vari regimi carcerari: c'è il regime carcerario costituito dalle quattro mura, dalla grata, dalla bocca di lupo, ecc. ecc.; – era già stato da me preventivato e come probabilità subordinata, perché la probabilità primaria dal 1921 al novembre 1926, non era il carcere, ma il perdere la vita. Quello che da me non era stato preventivato era l'altro carcere, che si è aggiunto al primo ed è costituito dall'essere tagliato fuori non solo dalla vita sociale, ma anche dalla vita famigliare ecc. ecc.<br /><br />Potevo preventivare i colpi degli avversari che combattevo, non potevo preventivare che dei colpi mi sarebbero arrivati anche da altre parti, da dove meno potevo sospettarli (colpi metaforici, s'intende, ma anche il codice divide i reati in atti e omissioni; cioè anche le omissioni sono colpe o colpi). Ecco tutto. Ma ci sei tu, dirai tu. È vero, tu sei molto buona e ti voglio molto bene. Ma queste non sono cose in cui valga la sostituzione di persona e poi, ancora, la cosa è molto, molto complicata e difficile a spiegarsi completamente (anche per la quistione delle muraglie non etaforiche). Io, a dire il vero, non sono molto sentimentale e non sono le quistioni sentimentali che mi tormentano. 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Mi è sembrato però che la stessa Tatiana sia scarsamente informata e solo per via indiretta e non so che giudizio farmi. Mi sembra spaventosamente lontano il tempo in cui mi assicuravi che non mi avresti mai tenuto nascosto niente riguardo alla salute tua e allo sviluppo dei bambini. Si vede che hai cambiato d'opinione e qualche ragione ci deve essere per questo cambiamento, sebbene io non riesca a immaginarla. Penso che veramente devi stare molto male, devi essere molto stanca. Ma perché non farmi sapere qualche cosa, perché fare aumentare il senso dell'impotenza che già mi viene da tutte le limitazioni di volontà e di libertà a cui sono stato condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato? Se Tatiana non fosse stata in Italia e non mi avesse informato di quando in quando, non so cosa avrei dovuto fare; forse avrei ricorso al consolato. Io penso che tu devi fare un grande sforzo su te stessa e informarmi con molta sincerità e franchezza delle tue condizioni e di quelle dei bambini, senza nascondermi proprio nulla; io sono ridotto in tali condizioni che preferisco ricevere]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48413135</guid><pubDate>Sun, 23 Jan 2022 11:45:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48413135/lettera_152.mp3" length="1826480" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Giulia,&#13;
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Penso che veramente devi stare molto male, devi essere molto stanca. Ma perché non farmi sapere qualche cosa, perché fare aumentare il senso dell'impotenza che già mi viene da tutte le limitazioni di volontà e di libertà a cui sono stato condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato? Se Tatiana non fosse stata in Italia e non mi avesse informato di quando in quando, non so cosa avrei dovuto fare; forse avrei ricorso al consolato. 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Posso scrivere solo due volte al mese e solo per Pasqua e Natale dispongo di una lettera straordinaria. Ti ricordi ciò che ti diceva Bianco, nel 23, quando partii? Bianco aveva ragione dal punto di vista della sua esperienza; avevo sempre avuto una invincibile avversione all'epistolografia. Da quando sono in carcere ho scritto almeno il doppio di lettere che nel periodo antecedente: devo aver scritto almeno 200 lettere, un vero orrore! – Così non è esatto che io non sia calmo. Sono invece più che calmo, sono apatico e passivo. E non me ne meraviglio e neanche faccio uno sforzo qualsiasi per uscire dal marasma. D'altronde, forse questo è una forza e non uno stato di marasma. Ci sono stati dei lunghi periodi in cui mi sentivo molto isolato, tagliato fuori da ogni vita che non fosse la mia propria; soffrivo terribilmente; un ritardo di corrispondenza, l'assenza di risposte congrue a ciò che avevo domandato, mi provocavano stati di irritazione che mi stancavano molto. Poi il tempo è passato e si è sempre più allontanata la prospettiva del periodo anteriore; tutto ciò che di accidentale, di transitorio esisteva nella zona dei sentimenti e della volontà è andato via via scomparendo e sono rimasti solo i motivi essenziali e permanenti della vita. È naturale che ciò avvenisse, ti pare? Per qualche tempo non si può evitare che il passato e le immagini del passato siano dominanti, ma, in fondo, questo guardare sempre al passato finisce con l'essere incomodo e inutile. Io credo di aver superato la crisi che si produce in tutti, nei primi anni di carcere, e che spesso determina una netta rottura col passato, in senso radicale. A dire il vero, questa crisi l'ho sentita e vista negli altri, più che in me stesso, mi ha fatto sorridere e questo era già un superamento. Io non avrei mai creduto che tanta gente avesse una così grande paura della morte; ebbene è proprio in questa paura che consiste la causa di tutti i fenomeni psicologici carcerari. In Italia dicono che uno diventa vecchio quando incomincia a pensare alla morte; mi pare una osservazione molto assennata. In carcere questa svolta psicologica si verifica appena il carcerato sente di essere preso nella morsa e di non poterle più sfuggire: avviene un cambiamento rapido e radicale, tanto più forte quanto più fino a quel punto si era presa poco sul serio la propria vita di idee e di convinzioni. Io ne ho visto abbrutirsi in modo incredibile. E mi ha servito, come ai ragazzi spartani serviva il vedere la depravazione degli iloti. – Così adesso sono assolutamente calmo e non mi fa stare in ansia neanche la mancanza di notizie prolungata, sebbene sappia che ciò potrebbe essere evitato con un po' di buona volontà… anche da parte tua. Poi Tania provvede a darmi tutte le notizie che riceve lei. Mi ha trasmesso, per esempio, le caratteristiche dei bambini fissate da tuo padre, che mi hanno interessato molto, per molti giorni. E altre notizie, commentate da lei con molta grazia. Bada che non voglio farti dei rimproveri! Ho riletto in questi giorni le tue lettere da un anno in qua e ciò mi ha fatto sentire nuovamente la tua tenerezza. Sai che quando ti scrivo, qualche volta mi pare di essere troppo secco e arcigno, in confronto a te che così naturalmente mi scrivi. Mi pare di essere come quando qualche volta ti ho fatto piangere, specialmente la prima volta, ti ricordi?, quando fui proprio cattivo per partito preso. Vorrei sapere cosa ti ha scritto Tania del suo viaggio a Turi. Perché mi pare che Tania concepisca la mia vita in<br />modo troppo idillico e arcadico, tanto che mi tormenta non poco. Non riesce a persuadersi che io debbo stare entro certi limiti e che non deve mandarmi nulla che io<br />non abbia domandato, perché non ho a mia disposizione un magazzino particolare. Adesso mi annunzia alcune cose, assolutamente inutili e che non potrò mai utilizzare, invece di attenersi strettamente a ciò che io le ho raccomandato. <br /> Ti mando due fotografie: la grande riproduce i due figli di mia sorella Teresina: Franco e Maria, l'altra mia madre con in braccio la stessa bambina un po' più grandicella. Mio padre sostiene che la bambina rassomiglia a Giuliano; io non sono in grado di giudicare. Certo il maschietto non rassomiglia a nessuno della mia famiglia: è il ritratto del padre, che è un sardo autentico, mentre noi siamo solo metà sardi: la bambina invece ha più l'aria di famiglia. Qual'è il tuo giudizio? – Ho finito di leggere in questi giorni una storia della Russia del prof. Platonof, dell'ex Università di Pietroburgo, un grosso volume di circa 1000 pagine. Mi pare una vera truffa editoriale.<br />Chi era questo prof. Platonof? Mi pare che la storiografia del passato fosse molto bassa, se questo prof. Platonof ne era uno dei corifei, come vedo scritto dal prof. Lo Gatto nei suoi lavori sulla cultura russa. Sull'origine delle città e del commercio russo al tempo dei Normanni ho letto una ventina di pagine dello storico belga Pirenne, che valgono tutta la zuppa di cavoli del Platonof.<br />Il volume arriva solo fino al 1905 con due pagine supplementari fino all'abdicazione del granduca Michele e con in nota la data della morte di Nicola II, ma ha il titolo di Storia dalle origini fino al 1918: una doppia truffa, come vedi. – Cara Giulia, scrivimi sui commenti di Delio all'epistola che gli scrivo; ti abbraccio teneramente<br />                                                                                                                    Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47984528</guid><pubDate>Sun, 19 Dec 2021 13:28:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47984528/lettera_n_125_20_maggio_1929_a_giulia.mp3" length="5258038" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>20 maggio 1929
Cara Giulia,

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D'altronde, forse questo è una forza e non uno stato di marasma. Ci sono stati dei lunghi periodi in cui mi sentivo molto isolato, tagliato fuori da ogni vita che non fosse la mia propria; soffrivo terribilmente; un ritardo di corrispondenza, l'assenza di risposte congrue a ciò che avevo domandato, mi provocavano stati di irritazione che mi stancavano molto. Poi il tempo è passato e si è sempre più allontanata la prospettiva del periodo anteriore; tutto ciò che di accidentale, di transitorio esisteva nella zona dei sentimenti e della volontà è andato via via scomparendo e sono rimasti solo i motivi essenziali e permanenti della vita. È naturale che ciò avvenisse, ti pare? Per qualche tempo non si può evitare che il passato e le immagini del passato siano dominanti, ma, in fondo, questo guardare sempre al passato finisce con l'essere incomodo e inutile. Io credo di aver superato la crisi che si produce in tutti, nei primi anni di carcere, e che spesso determina una netta rottura col passato, in senso radicale. A dire il vero, questa crisi l'ho sentita e vista negli altri, più che in me stesso, mi ha fatto sorridere e questo era già un superamento. Io non avrei mai creduto che tanta gente avesse una così grande paura della morte; ebbene è proprio in questa paura che consiste la causa di tutti i fenomeni psicologici carcerari. In Italia dicono che uno diventa vecchio quando incomincia a pensare alla morte; mi pare una osservazione molto assennata. In carcere questa svolta psicologica si verifica appena il carcerato sente di essere preso nella morsa e di non poterle più sfuggire: avviene un cambiamento rapido e radicale, tanto più forte quanto più fino a quel punto si era presa poco sul serio la propria vita di idee e di convinzioni. Io ne ho visto abbrutirsi in modo incredibile. E mi ha servito, come ai ragazzi spartani serviva il vedere la depravazione degli iloti. – Così adesso sono assolutamente calmo e non mi fa stare in ansia neanche la mancanza di notizie prolungata, sebbene sappia che ciò potrebbe essere evitato con un po' di buona volontà… anche da parte tua. Poi Tania provvede a darmi tutte le notizie che riceve lei. Mi ha trasmesso, per esempio, le caratteristiche dei bambini fissate da tuo padre, che mi hanno interessato molto, per molti giorni. E altre notizie, commentate da lei con molta grazia. Bada che non voglio farti dei rimproveri! Ho riletto in questi giorni le tue lettere da un anno in qua e ciò mi ha fatto sentire nuovamente la tua tenerezza. Sai che quando ti scrivo, qualche volta mi pare di essere troppo secco e arcigno, in confronto a te che così naturalmente mi scrivi. Mi pare di essere come quando qualche volta ti ho fatto piangere, specialmente la prima volta, ti ricordi?, quando fui proprio cattivo per partito preso. Vorrei sapere cosa ti ha scritto Tania del suo viaggio a Turi. Perché mi pare che Tania concepisca la mia vita in<br />modo troppo idillico e arcadico, tanto che mi tormenta non poco. Non riesce a persuadersi che io debbo stare entro certi limiti e che non deve mandarmi nulla che io<br />non abbia domandato, perché non ho a mia disposizione un magazzino particolare. Adesso mi annunzia alcune cose, assolutamente inutili e che non potrò mai utilizzare, invece di attenersi...]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:keywords>125,1929,20maggio,20maggio1929,agiulia,antoniogramsci,dario,gramsci_letture,lettera,letteran°125,susi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera 121 - a Giulia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-121-a-giulia--47883070</link><description><![CDATA[11 marzo 1929<br /><br />Carissima Giulia,<br />ho ricevuto la tua lettera del 21 febbraio, alla quale non potrei rispondere in altro modo che facendoti una carezza. Però… dopo averti accarezzato, vorrei aggiungere<br />qualche cosa. Ciò che mi scrivi, io già lo sapevo, perché lo immaginavo. Capisci? Il tuo «Giappone» io sapevo che esisteva alle tali e tali longitudini e latitudini, ecc.<br />Ciò che mi sfugge, è come il «Giappone» si sviluppi, attraverso quali concrete forme di vita la sua esistenza si svolga. So troppo poco della tua vita e della vita dei bambini, e la mia fantasia, senza alimento, gioca nel vuoto. Forse è un'ossessione determinata dalla vita del carcere, ma, insomma, la sento e non voglio nascondertela. Dalla fotografia mi sembra che tu sia stata male; tu stessa hai accennato che devi fare delle cure e che l'astenerti da certi medicinali ti nuoce. Ma più di queste cose<br />fuggevoli e vaghe io non so, e ciò qualche volta mi ossessiona veramente. – Mi sono sempre dimenticato di scriverti che qualche mese fa è morto il maestro Domenico Alaleona, il tuo professore al conservatorio. È morto proprio male, nel peggiore momento della sua vita. Da un giornale letterario ho appreso questi particolari.<br />Dopo la soppressione del «Mondo», di cui l'Alaleona era redattore, ordinario, egli passò, fresco, fresco, al «Lavoro d'Italia», recentemente soppresso anch'esso, e con altri ex redattori del «Mondo» divenne un pezzo grosso del Sindacato degli artisti e scrittori fascisti; prima che morisse scoppiò uno scandaletto, poiché venne pubblicato che il «Lavoro d'Italia» aveva pagato 150.000 lire un romanzaccio d'appendice, scritto in cooperativa da 10 di questi scrittori, in maggioranza democratici fino al novembre 1926 e divenuti fascisti dopo le leggi eccezionali. I vecchi fascisti fecero un'offensiva in piena regola contro questi ultimi venuti e il governo sciolse l'organizzazione degli artisti, licenziando l'Alaleona dal posticino che si era procurato. Una sua opera breve, in un atto, mi pare, aveva fatto mezzo fiasco poco prima. – Cara, spero che ti deciderai a darmi maggiori particolari sulla tua salute. Come è stato il freddo da voi<br />e come l'avete sopportato? Io adesso sto abbastanza bene e dormo qualche mezz'ora di più. Poi mi sono ingolfato in traduzioni dal tedesco e questo lavoro mi calma i nervi e mi fa stare più tranquillo. Leggo meno, ma lavoro di più. Pare che ci sia qualche altra tua lettera in viaggio per me, a quanto accenna Tatiana: se mi darai particolari, ti scriverò più a lungo la prossima volta. <br /><br />Ti abbraccio forte forte<br />                                                                                                           Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47883070</guid><pubDate>Sat, 11 Dec 2021 16:48:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47883070/lettera_121_a_giulia.mp3" length="3007633" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>11 marzo 1929

Carissima Giulia,
ho ricevuto la tua lettera del 21 febbraio, alla quale non potrei rispondere in altro modo che facendoti una carezza. Però… dopo averti accarezzato, vorrei aggiungere
qualche cosa. Ciò che mi scrivi, io già lo sapevo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[11 marzo 1929<br /><br />Carissima Giulia,<br />ho ricevuto la tua lettera del 21 febbraio, alla quale non potrei rispondere in altro modo che facendoti una carezza. Però… dopo averti accarezzato, vorrei aggiungere<br />qualche cosa. Ciò che mi scrivi, io già lo sapevo, perché lo immaginavo. Capisci? Il tuo «Giappone» io sapevo che esisteva alle tali e tali longitudini e latitudini, ecc.<br />Ciò che mi sfugge, è come il «Giappone» si sviluppi, attraverso quali concrete forme di vita la sua esistenza si svolga. So troppo poco della tua vita e della vita dei bambini, e la mia fantasia, senza alimento, gioca nel vuoto. Forse è un'ossessione determinata dalla vita del carcere, ma, insomma, la sento e non voglio nascondertela. Dalla fotografia mi sembra che tu sia stata male; tu stessa hai accennato che devi fare delle cure e che l'astenerti da certi medicinali ti nuoce. Ma più di queste cose<br />fuggevoli e vaghe io non so, e ciò qualche volta mi ossessiona veramente. – Mi sono sempre dimenticato di scriverti che qualche mese fa è morto il maestro Domenico Alaleona, il tuo professore al conservatorio. È morto proprio male, nel peggiore momento della sua vita. Da un giornale letterario ho appreso questi particolari.<br />Dopo la soppressione del «Mondo», di cui l'Alaleona era redattore, ordinario, egli passò, fresco, fresco, al «Lavoro d'Italia», recentemente soppresso anch'esso, e con altri ex redattori del «Mondo» divenne un pezzo grosso del Sindacato degli artisti e scrittori fascisti; prima che morisse scoppiò uno scandaletto, poiché venne pubblicato che il «Lavoro d'Italia» aveva pagato 150.000 lire un romanzaccio d'appendice, scritto in cooperativa da 10 di questi scrittori, in maggioranza democratici fino al novembre 1926 e divenuti fascisti dopo le leggi eccezionali. I vecchi fascisti fecero un'offensiva in piena regola contro questi ultimi venuti e il governo sciolse l'organizzazione degli artisti, licenziando l'Alaleona dal posticino che si era procurato. Una sua opera breve, in un atto, mi pare, aveva fatto mezzo fiasco poco prima. – Cara, spero che ti deciderai a darmi maggiori particolari sulla tua salute. Come è stato il freddo da voi<br />e come l'avete sopportato? Io adesso sto abbastanza bene e dormo qualche mezz'ora di più. Poi mi sono ingolfato in traduzioni dal tedesco e questo lavoro mi calma i nervi e mi fa stare più tranquillo. Leggo meno, ma lavoro di più. Pare che ci sia qualche altra tua lettera in viaggio per me, a quanto accenna Tatiana: se mi darai particolari, ti scriverò più a lungo la prossima volta. <br /><br />Ti abbraccio forte forte<br />                                                                                                           Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:keywords>11-03-1929,11marzo1929,121,1929,antonio,carissimagiulia,giulia,gramsci,lettera,lettera121,undicimarzo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n. 106 - 6 agosto 1928- a Tania</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-106-6-agosto-1928-a-tania--47585255</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />ho ricevuto le tue lettere del 31 agosto e del 10 e 3 settembre dopo che ti avevo già scritto (– ti ho scritto il 27 agosto e ho spedito con raccomandazione; il 3 sett. tu<br />non avevi ancora ricevuto questa mia lettera; tienimi informato perché io possa reclamare in caso di smarrimento –). Ho domandato di scriverti questa lettera<br />straordinaria per vedere di fermare l'alluvione di iniziative che d'improvviso tu hai scatenato. Ma che cosa ti è saltato in testa? Appena giunto a Turi ti ho scritto di<br />«non inviarmi nulla che io prima non ti avessi richiesto». Il Direttore del carcere, in una udienza, mi ha detto di aver sottolineato questa frase, per metterla più in rilievo. Tu mi hai risposto che andava bene, che ti saresti attenuta a questa norma; perché poi hai mutato parere? Lo stesso si dica per l'affare di Soriano. Prima mi accenni alla cosa, assicurandomi che non avresti fatto nulla senza il mio consenso preventivo; poi mi scrivi d'averne parlato al Ministero. Perché fai così? Oggi la collera mi è passata, perché ho ricevuto i 4 pacchi e ho dovuto, se non altro, ridere della tua amorevole ingenuità, ma ti assicuro che nei giorni scorsi sono stato proprio male. L'impossibilità i scriverti subito e di evitare a tempo qualche iniziativa catastrofica (come sarebbe di farmi viaggiare nelle condizioni in cui mi trovo) mi empiva di un vero furore, ti assicuro. Mi sembrava di essere doppiamente carcerato, poiché anche tu ti mettevi a non riconoscermi nessuna volontà, a ordinare la mia vita come ti saltava in testa, senza voler ascoltare il mio parere, che pure sono in carcere, so cos'è, ne ho i segni dolorosi sulla pelle. Come puoi illuderti ancora di traduzioni straordinarie, nonostante tutte le promesse, quando hai visto ciò che mi è successo finora? E poi io non voglio cambiare, in nessun modo, anche se mi traducessero in sleeping, perché sono contrario per principio a ogni cambiamento che non sia necessario e fatto a ragion veduta, molto veduta. Già a Milano abbiamo avuto, a questo proposito, uno scambio di opinioni un po' vivace: tu mi avevi promesso di non ricominciare. Ahimè! Così si dica per gli oggetti che mi mandi e che scrivi di volermi ancora mandare. Ho riso oggi, ma sai che c'è da diventar tristi a vedere ciò che tu credi io possa avere. Vuol dire che non immagini cosa sia il carcere, cioè che non riesci a formarti un concetto esatto di quale sia la mia reale situazione. Tu credi che io sia in un pensionato o qualcosa di simile. Ora, io non posso avere nulla di mio, solo della biancheria e dei libri. Basta; hai capito? Niente vestito, niente soprabito, ecc. ecc. Niente di metallo: neanche una scatoletta per la vasellina. Non devi proprio mandarmi nulla che io non ti abbia prima domandato e non devi prendere nessuna iniziativa che prima non abbia avuto la mia esplicita approvazione. Senza a eccezioni di sorta. Altrimenti tu mi aggraverai il carcere invece di alleviarmelo. Fa invece ciò che io ti domando. 1° Ancora non ricevo regolarmente le riviste dalla Libreria. 2° Invece di mandarmi una grammatica<br />tedesca per gli italiani, mi hai mandato una grammatica italiana per i tedeschi (proprio così). 3° I miei libri ad Ustica sono stati raccolti da Virginio Borioni (confinato<br />politico). 4° Non so se hai scritto all'avv. Ariis per i libri che ho lasciato a Milano. – Basta. Non arrabbiarti troppo neppure tu per ciò che ti ho scritto: so bene che tutto<br />ciò che hai fatto lo hai fatto per ciò che credevi il mio bene. D'altronde non dubitare: se ho bisogno di qualcosa, ti scriverò. Per esempio: puoi mandarmi qualche pacchetto di sigarette Giubek o Macedonia-Esportazione. Mandami una dozzina delle cosi dette «fave americane» che servono a profumare il tabacco (si vendono nelle farmacie). Mandami pure qualche traduzione dal russo (ediz. Slavia) e la Letteratura del Lo Gatto. Ti abbraccio teneramente, ma non farmi più arrabbiare. Credi che ho una volontà razionale e che ciò che faccio lo faccio dopo averci pensato molto, molto.<br />                                                                                                                 Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47585255</guid><pubDate>Sun, 21 Nov 2021 15:05:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47585255/vito_da_condominio.mp3" length="3825717" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
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non avevi ancora ricevuto questa mia lettera; tienimi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tania,<br />ho ricevuto le tue lettere del 31 agosto e del 10 e 3 settembre dopo che ti avevo già scritto (– ti ho scritto il 27 agosto e ho spedito con raccomandazione; il 3 sett. tu<br />non avevi ancora ricevuto questa mia lettera; tienimi informato perché io possa reclamare in caso di smarrimento –). Ho domandato di scriverti questa lettera<br />straordinaria per vedere di fermare l'alluvione di iniziative che d'improvviso tu hai scatenato. Ma che cosa ti è saltato in testa? Appena giunto a Turi ti ho scritto di<br />«non inviarmi nulla che io prima non ti avessi richiesto». Il Direttore del carcere, in una udienza, mi ha detto di aver sottolineato questa frase, per metterla più in rilievo. Tu mi hai risposto che andava bene, che ti saresti attenuta a questa norma; perché poi hai mutato parere? Lo stesso si dica per l'affare di Soriano. Prima mi accenni alla cosa, assicurandomi che non avresti fatto nulla senza il mio consenso preventivo; poi mi scrivi d'averne parlato al Ministero. Perché fai così? Oggi la collera mi è passata, perché ho ricevuto i 4 pacchi e ho dovuto, se non altro, ridere della tua amorevole ingenuità, ma ti assicuro che nei giorni scorsi sono stato proprio male. L'impossibilità i scriverti subito e di evitare a tempo qualche iniziativa catastrofica (come sarebbe di farmi viaggiare nelle condizioni in cui mi trovo) mi empiva di un vero furore, ti assicuro. Mi sembrava di essere doppiamente carcerato, poiché anche tu ti mettevi a non riconoscermi nessuna volontà, a ordinare la mia vita come ti saltava in testa, senza voler ascoltare il mio parere, che pure sono in carcere, so cos'è, ne ho i segni dolorosi sulla pelle. Come puoi illuderti ancora di traduzioni straordinarie, nonostante tutte le promesse, quando hai visto ciò che mi è successo finora? E poi io non voglio cambiare, in nessun modo, anche se mi traducessero in sleeping, perché sono contrario per principio a ogni cambiamento che non sia necessario e fatto a ragion veduta, molto veduta. Già a Milano abbiamo avuto, a questo proposito, uno scambio di opinioni un po' vivace: tu mi avevi promesso di non ricominciare. Ahimè! Così si dica per gli oggetti che mi mandi e che scrivi di volermi ancora mandare. Ho riso oggi, ma sai che c'è da diventar tristi a vedere ciò che tu credi io possa avere. Vuol dire che non immagini cosa sia il carcere, cioè che non riesci a formarti un concetto esatto di quale sia la mia reale situazione. Tu credi che io sia in un pensionato o qualcosa di simile. Ora, io non posso avere nulla di mio, solo della biancheria e dei libri. Basta; hai capito? Niente vestito, niente soprabito, ecc. ecc. Niente di metallo: neanche una scatoletta per la vasellina. Non devi proprio mandarmi nulla che io non ti abbia prima domandato e non devi prendere nessuna iniziativa che prima non abbia avuto la mia esplicita approvazione. Senza a eccezioni di sorta. Altrimenti tu mi aggraverai il carcere invece di alleviarmelo. Fa invece ciò che io ti domando. 1° Ancora non ricevo regolarmente le riviste dalla Libreria. 2° Invece di mandarmi una grammatica<br />tedesca per gli italiani, mi hai mandato una grammatica italiana per i tedeschi (proprio così). 3° I miei libri ad Ustica sono stati raccolti da Virginio Borioni (confinato<br />politico). 4° Non so se hai scritto all'avv. Ariis per i libri che ho lasciato a Milano. – Basta. Non arrabbiarti troppo neppure tu per ciò che ti ho scritto: so bene che tutto<br />ciò che hai fatto lo hai fatto per ciò che credevi il mio bene. D'altronde non dubitare: se ho bisogno di qualcosa, ti scriverò. Per esempio: puoi mandarmi qualche pacchetto di sigarette Giubek o Macedonia-Esportazione. Mandami una dozzina delle cosi dette «fave americane» che servono a profumare il tabacco (si vendono nelle farmacie). Mandami pure qualche traduzione dal russo (ediz. Slavia) e la Letteratura del Lo Gatto. Ti abbraccio teneramente, ma non farmi più arrabbiare. 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Gramsci è stato un filosofo, politico e antifascista italiano; fu l'ideatore del celebre settimanale di cultura socialista «L'ordine nuovo», e soprattutto uno dei fondatori del Partito Comunista, di cui ricoprì il segretariato per tre anni. <br />Nel 1926 venne arrestato e condotto a processo per attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato, incitamento all'odio di classe. Dei vent'anni cui era stato destinato, Gramsci ne scontò solo otto, per gravi motivi di salute che lo portarono alle morte pochi anni dopo. Fu imprigionato nella casa penale di Turi, in Puglia, e durante il durissimo periodo di detenzione – al contrario di quanto si aspettava l'autorità fascista – il suo cervello non smise di funzionare nemmeno per un secondo: l'eredità di quegli anni furono le sue "Lettere dal carcere".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47457638</guid><pubDate>Sat, 13 Nov 2021 14:52:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47457638/95_annivesario_dalla_condana_di_antonio_gramsci.mp3" length="1489300" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>«Bisogna impedire a questo cervello di funzionare per venti anni».

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Fu imprigionato nella casa penale di Turi, in Puglia, e durante il durissimo periodo di detenzione – al contrario di quanto si aspettava l'autorità fascista – il suo cervello non smise di funzionare nemmeno per un secondo: l'eredità di quegli anni furono le sue "Lettere dal carcere".]]></itunes:summary><itunes:duration>93</itunes:duration><itunes:keywords>20anni,antoniogramsci,dobbiamoimpedire,funzionare,funzionareper20anni,gramsci,letteredalcarcere,perventianni,questocervello</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera 104 - 13 agosto 1928 - a Carlo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-104-13-agosto-1928-a-carlo--47347369</link><description><![CDATA[13 agosto 1928<br />Carissimo Carlo,<br />sono giunto a Turi il 19 luglio; le prime due lettere le ho dovute scrivere a Tatiana per informarla di ciò che poteva mandarmi del bagaglio da me lasciato al carcere di Roma. Tatiana ha scritto di aver mandato una lettera alla mamma per darle mie notizie e trasmetterle le parti delle mie lettere che la potevano interessare. Bisogna che ti ricordi sempre e ricordi alla mamma che io posso scrivere una lettera ogni 15 giorni; perciò a voi posso scrivere una volta al mese per scrivere una volta al mese anche a Tatiana. Bisognerà aver pazienza. Vuol dire che Tatiana vi trasmetterà delle mie lettere a lei delle parti che vi possono interessare, e tu o la mamma trasmetterete a Tatiana ciò che può interessarle delle mie lettere a voi.<br /><br />1) Ho ricevuto la tua assicurata del 12 luglio con le 250 lire; ti ringrazio. Ho ricevuto la lettera della mamma delì3 agosto: mi è dispiaciuto assai l'aver conosciuto così tardi la sua malattia. Faccio tanti auguri alla mamma per un suo ristabilimento rapido e sicuro. Tienimi informato sempre di tutto; Teresina non mi ha scritto. Ho ricevuto notizie di Giulia e dei bambini. Sono rientrati dalla campagna da qualche giorno; Giulia, che era debole, si è rimessa. I bambini stanno bene e si sviluppano. Riceverò<br />le loro fotografie e scriverò perché una copia sia mandata anche alla mamma. Intanto la mamma non mi ha ancora mandato le sue impressioni sulla fotografia di Delio che le ho spedito da Milano e io ci tengo assai ad avere dei grandi complimenti.<br /><br />2) Ti devi, appena hai un po' di tempo disponibile, occupare di una pratica per me di grande importanza. Bisogna che tu domandi al ministero competente, a nome della mia famiglia (della mamma e tuo), che siano prese disposizioni perché io possa essere messo in una cella da solo, qui nel carcere (si chiama esattamente «Casa Penale Speciale di Turi»). Ora sono in una camerata con altri quattro, anch'essi condannati per reato politico, ma che hanno malattie ai bronchi e ai polmoni. Io non ho tali malattie e la promiscuità continuata, nonostante tutte le precauzioni (d'altronde molto difficili nella vita carceraria) potrebbe, specialmente nella prossima stagione, che acuisce i mali polmonari, avere conseguenze gravi. Io penso che non sia difficile ottenere ciò, dato che il Tribunale speciale mi ha condannato alla reclusione ma<br />non ha specificato che essa debba essere aggravata dalla tubercolosi. Attraverso Tatiana puoi fare avvertire l'avv. Niccolai, in queste pratiche l'intervento di uno che vada negli uffici competenti vale più di cento lettere. Aggiungi che io sono affetto da grave depressione nervosa e da insonnia, puoi immaginare quali notti io passi. Nella domanda aggiungi che il mio passato lavoro di intellettuale mi fa sentire fortemente la difficoltà allo studio e alla lettura che si trova quando si è in una camerata di tali<br />ammalati e chiedi che andando da solo mi sia concesso di poter avere carta e inchiostro per dedicarmi a qualche lavoro di carattere letterario e allo studio delle lingue. Ricorda che io sono stato assegnato a Turi non per malattie polmonari, ma per uricemia cronica che mi ha rovinato la dentatura e lo stomaco e mi ha dato degli esaurimenti nervosi con seguito di emicranie e nevrastenia croniche.<br /><br />3) Scrivi a Tatiana che non posso avere né vestiti né soprabiti: solo biancheria. O tu direttamente o attraverso Tatiana dovreste mandarmi: un pettine – due o tre fodere<br />da cuscino – qualche pacchetto di sigarette Esportazione – per profumare il tabacco fammi mandare tre o quattro «fave americane» (si trovano nelle grandi farmacie di<br />Roma). 4) Non so quali libri potresti mandarmi, per ora fammi mandare il catalogo della Casa Editrice «Il Nuraghe» e il Calendario-Atlante De Agostini. Scrivi subito a Tatiana per fare avvertire l'avv. Niccolai della pratica al Ministero di Giustizia e per salutarla tanto a mio nome. Rassicura la mamma sulle mie condizioni di salute. A Tatiana fa sapere che non ho ricevuto nulla ancora direttamente dalla libreria, ma solo tre pacchi rispediti da Roma; il mio nuovo indirizzo è stato comunicato? O la<br />comunicazione è andata perduta?<br /><br />Scrivimi quanto puoi e fammi scrivere. Abbraccia tanto la mamma e tutti di casa. Affettuosamente.<br />                                                                                                                         Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47347369</guid><pubDate>Sat, 06 Nov 2021 14:31:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47347369/lettera_104_13_agosto_1928.mp3" length="4158412" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>13 agosto 1928
Carissimo Carlo,
sono giunto a Turi il 19 luglio; le prime due lettere le ho dovute scrivere a Tatiana per informarla di ciò che poteva mandarmi del bagaglio da me lasciato al carcere di Roma. Tatiana ha scritto di aver mandato una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[13 agosto 1928<br />Carissimo Carlo,<br />sono giunto a Turi il 19 luglio; le prime due lettere le ho dovute scrivere a Tatiana per informarla di ciò che poteva mandarmi del bagaglio da me lasciato al carcere di Roma. Tatiana ha scritto di aver mandato una lettera alla mamma per darle mie notizie e trasmetterle le parti delle mie lettere che la potevano interessare. Bisogna che ti ricordi sempre e ricordi alla mamma che io posso scrivere una lettera ogni 15 giorni; perciò a voi posso scrivere una volta al mese per scrivere una volta al mese anche a Tatiana. Bisognerà aver pazienza. Vuol dire che Tatiana vi trasmetterà delle mie lettere a lei delle parti che vi possono interessare, e tu o la mamma trasmetterete a Tatiana ciò che può interessarle delle mie lettere a voi.<br /><br />1) Ho ricevuto la tua assicurata del 12 luglio con le 250 lire; ti ringrazio. Ho ricevuto la lettera della mamma delì3 agosto: mi è dispiaciuto assai l'aver conosciuto così tardi la sua malattia. Faccio tanti auguri alla mamma per un suo ristabilimento rapido e sicuro. Tienimi informato sempre di tutto; Teresina non mi ha scritto. Ho ricevuto notizie di Giulia e dei bambini. Sono rientrati dalla campagna da qualche giorno; Giulia, che era debole, si è rimessa. I bambini stanno bene e si sviluppano. Riceverò<br />le loro fotografie e scriverò perché una copia sia mandata anche alla mamma. Intanto la mamma non mi ha ancora mandato le sue impressioni sulla fotografia di Delio che le ho spedito da Milano e io ci tengo assai ad avere dei grandi complimenti.<br /><br />2) Ti devi, appena hai un po' di tempo disponibile, occupare di una pratica per me di grande importanza. Bisogna che tu domandi al ministero competente, a nome della mia famiglia (della mamma e tuo), che siano prese disposizioni perché io possa essere messo in una cella da solo, qui nel carcere (si chiama esattamente «Casa Penale Speciale di Turi»). Ora sono in una camerata con altri quattro, anch'essi condannati per reato politico, ma che hanno malattie ai bronchi e ai polmoni. Io non ho tali malattie e la promiscuità continuata, nonostante tutte le precauzioni (d'altronde molto difficili nella vita carceraria) potrebbe, specialmente nella prossima stagione, che acuisce i mali polmonari, avere conseguenze gravi. Io penso che non sia difficile ottenere ciò, dato che il Tribunale speciale mi ha condannato alla reclusione ma<br />non ha specificato che essa debba essere aggravata dalla tubercolosi. Attraverso Tatiana puoi fare avvertire l'avv. Niccolai, in queste pratiche l'intervento di uno che vada negli uffici competenti vale più di cento lettere. Aggiungi che io sono affetto da grave depressione nervosa e da insonnia, puoi immaginare quali notti io passi. Nella domanda aggiungi che il mio passato lavoro di intellettuale mi fa sentire fortemente la difficoltà allo studio e alla lettura che si trova quando si è in una camerata di tali<br />ammalati e chiedi che andando da solo mi sia concesso di poter avere carta e inchiostro per dedicarmi a qualche lavoro di carattere letterario e allo studio delle lingue. Ricorda che io sono stato assegnato a Turi non per malattie polmonari, ma per uricemia cronica che mi ha rovinato la dentatura e lo stomaco e mi ha dato degli esaurimenti nervosi con seguito di emicranie e nevrastenia croniche.<br /><br />3) Scrivi a Tatiana che non posso avere né vestiti né soprabiti: solo biancheria. O tu direttamente o attraverso Tatiana dovreste mandarmi: un pettine – due o tre fodere<br />da cuscino – qualche pacchetto di sigarette Esportazione – per profumare il tabacco fammi mandare tre o quattro «fave americane» (si trovano nelle grandi farmacie di<br />Roma). 4) Non so quali libri potresti mandarmi, per ora fammi mandare il catalogo della Casa Editrice «Il Nuraghe» e il Calendario-Atlante De Agostini. Scrivi subito a Tatiana per fare avvertire l'avv. Niccolai della pratica al Ministero di Giustizia e per salutarla tanto a mio nome. Rassicura la mamma sulle mie...]]></itunes:summary><itunes:duration>260</itunes:duration><itunes:keywords>acarlo,carlo,gramsci,lettera104,turi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n. 99 - alla mamma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-99-alla-mamma--47026670</link><description><![CDATA[10 maggio 1928<br /><br />Carissima mamma,<br />sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera<br />mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d'ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.<br />Ieri ho ricevuto un'assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi<br />scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest'ora ti deve essere giunta la fotografia di<br />Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.<br />Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho<br />spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu<br />non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e<br />sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai<br />da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la<br />detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo<br />modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni,<br />per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti<br />283<br />99.<br />10 maggio 1928<br />Carissima mamma,<br />sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera<br />mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d'ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.<br />Ieri ho ricevuto un'assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi<br />scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest'ora ti deve essere giunta la fotografia di<br />Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.<br />Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho<br />spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu<br />non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e<br />sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai<br />da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la<br />detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo<br />modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni,<br />per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti<br />283<br />voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La<br />vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono<br />dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono<br />conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.<br />Ti abbraccio teneramente.<br />Nino<br />Ti scriverò subito da Roma. Di' a Carlo che stia allegro<br />e che lo ringrazio infinitamente. Baci a tutti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47026670</guid><pubDate>Mon, 18 Oct 2021 10:38:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47026670/lettera_n_99_alla_mamma.mp3" length="2095273" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>10 maggio 1928

Carissima mamma,
sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera
mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d'ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[10 maggio 1928<br /><br />Carissima mamma,<br />sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera<br />mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d'ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.<br />Ieri ho ricevuto un'assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi<br />scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest'ora ti deve essere giunta la fotografia di<br />Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.<br />Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho<br />spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu<br />non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e<br />sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai<br />da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la<br />detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo<br />modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni,<br />per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti<br />283<br />99.<br />10 maggio 1928<br />Carissima mamma,<br />sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera<br />mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d'ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.<br />Ieri ho ricevuto un'assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi<br />scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest'ora ti deve essere giunta la fotografia di<br />Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.<br />Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho<br />spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu<br />non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e<br />sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai<br />da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la<br />detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo<br />modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni,<br />per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti<br />283<br />voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La<br />vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono<br />dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono<br />conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.<br />Ti abbraccio teneramente.<br />Nino<br />Ti scriverò subito da Roma. Di' a Carlo che stia allegro<br />e che lo ringrazio infinitamente. Baci a tutti.]]></itunes:summary><itunes:duration>131</itunes:duration><itunes:keywords>10maggio,1928,antonio,gramsci,lettera99,mamma,radioortica,roma,susiedario,trasloco,traslocoaroma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n. 83 - a Tania</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-83-a-tania--46910437</link><description><![CDATA[27 febbraio 1928<br /><br />Carissima Tania,<br />per una felicissima congiunzione di astri favorevoli, la<br />tua lettera del 20 mi è stato consegnata il 24, insieme<br />alla lettera di Giulia. Ho ammirato molto la tua bravura<br />nelle diagnosi, ma non sono caduto nei sottili lacci della<br />tua furberia letteraria. Non pensi che sarebbe preferibile<br />esplicare la propria bravura su altri soggetti che non sulla propria persona? (Non per augurare male al prossimo,<br />s'intende, se di prossimo si può parlare in questo caso.<br />Tu hai letto bene e studiato le idee di Tolstoi? Dovresti<br />confermarmi il significato preciso che Tolstoi dà alla<br />nozione evangelica di «prossimo». Mi pare che egli si<br />attenga al significato letterale, etimologico della parola:<br />«chi ti è piú vicino, quelli della tua famiglia, cioè, e, al<br />massimo, quelli del tuo villaggio»). Insomma, non sei riuscita a cambiarmi le carte in tavola, mettendomi innanzi dimostrativamente la tua bravura di medico, per farmi riflettere meno alle tue condizioni di paziente.<br />Sulla flebite, poi, io mi sono formato una cultura speciale, perché negli ultimi quindici giorni di residenza ad<br />Ustica, ho dovuto ascoltare le lunghe disquisizioni di un<br />vecchio avvocato perugino che ne soffriva e si era fatto arrivare quattro o cinque pubblicazioni in proposito. So che si tratta di un male abbastanza grave e molto doloroso; tu avrai veramente la pazienza necessaria per curarti]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46910437</guid><pubDate>Mon, 11 Oct 2021 22:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46910437/lettera_n_83_a_tania.mp3" length="4085303" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>27 febbraio 1928

Carissima Tania,
per una felicissima congiunzione di astri favorevoli, la
tua lettera del 20 mi è stato consegnata il 24, insieme
alla lettera di Giulia. Ho ammirato molto la tua bravura
nelle diagnosi, ma non sono caduto nei sottili...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[27 febbraio 1928<br /><br />Carissima Tania,<br />per una felicissima congiunzione di astri favorevoli, la<br />tua lettera del 20 mi è stato consegnata il 24, insieme<br />alla lettera di Giulia. Ho ammirato molto la tua bravura<br />nelle diagnosi, ma non sono caduto nei sottili lacci della<br />tua furberia letteraria. Non pensi che sarebbe preferibile<br />esplicare la propria bravura su altri soggetti che non sulla propria persona? (Non per augurare male al prossimo,<br />s'intende, se di prossimo si può parlare in questo caso.<br />Tu hai letto bene e studiato le idee di Tolstoi? Dovresti<br />confermarmi il significato preciso che Tolstoi dà alla<br />nozione evangelica di «prossimo». Mi pare che egli si<br />attenga al significato letterale, etimologico della parola:<br />«chi ti è piú vicino, quelli della tua famiglia, cioè, e, al<br />massimo, quelli del tuo villaggio»). Insomma, non sei riuscita a cambiarmi le carte in tavola, mettendomi innanzi dimostrativamente la tua bravura di medico, per farmi riflettere meno alle tue condizioni di paziente.<br />Sulla flebite, poi, io mi sono formato una cultura speciale, perché negli ultimi quindici giorni di residenza ad<br />Ustica, ho dovuto ascoltare le lunghe disquisizioni di un<br />vecchio avvocato perugino che ne soffriva e si era fatto arrivare quattro o cinque pubblicazioni in proposito. So che si tratta di un male abbastanza grave e molto doloroso; tu avrai veramente la pazienza necessaria per curarti]]></itunes:summary><itunes:duration>256</itunes:duration><itunes:keywords>27febbraio1928,antoniogramsci,atania,da,dario,e,gramsci,lettera,letto,numero83,ssi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera numero 82 - 20 febbraio 1928</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-numero-82-20-febbraio-1928--46681129</link><description><![CDATA[Carissima Teresina,<br />ho ricevuto la tua lettera del 30 gennaio e la fotografia<br />dei tuoi bambini. Ti ringrazio e sarò molto contento di ricevere altre tue lettere. Il peggiore guaio della mia attuale vita è la noia. Queste giornate sempre uguali, queste ore e questi minuti che si succedono con la monotonia di uno stillicidio, hanno finito per corrodermi i nervi. Almeno i primi tre mesi dopo l'arresto furono molto movimentati: sballottato da un estremo all'altro della penisola, sia pure con molte<br />sofferenze fisiche, non avevo tempo di annoiarmi. Sempre nuovi spettacoli da osservare, nuovi tipi d'eccezione da catalogare: davvero mi pareva di vivere in una novella fantastica. Ma ormai da piú di un anno sono fermo a Milano, in ozio forzato. Posso leggere, ma non posso studiare, perché non mi è stato concesso di avere carta e penna a mia disposizione, neppure con tutta la sorveglianza domandata dal capo, dato che passo per essere un terribile individuo, capace di mettere il fuoco ai quattro angoli del paese o giú di lí. La corrispondenza è la mia piú grande distrazione. Ma pochissima gente mi scrive. Da un mese poi mia cognata è ammalata e non<br />ho neanche piú il colloquio settimanale con lei.<br />Mi preoccupa molto lo stato d'animo della mamma, d'altronde non so come fare per rassicurarla e consolarla. Vorrei infonderle la convinzione che io sono tranquillissimo, come realmente sono, ma vedo che non riesco. <br />C'è tutta una zona di sentimento e di modi di pensare che costituisce una specie di abisso tra noi. Per lei il mio incarceramento è una terribile disgrazia alquanto misteriosa nelle sue concatenazioni di cause ed effetti; per me è un episodio della lotta politica che si combatteva e si continuerà a combattere non solo in Italia, ma in tutto il mondo, per chissà quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso, cosí come durante la guerra si poteva cadere prigionieri, sapendo che questo poteva avvenire e che poteva avvenire anche di peggio. Ma temo che anche tu la pensi come la mamma e che queste spiegazioni ti rassomiglino a un indovinello espresso ancora in una lingua sconosciuta.<br />Ho osservato a lungo la fotografia, confrontandola con quelle che mi avevi mandato prima. – (Ho dovuto interrompere la lettera, per farmi fare la barba; non ricordo<br />più ciò che volevo scrivere e non ho voglia di ripensarci. Sarà per un'altra volta).<br />Saluti affettuosi a tutti. Ti abbraccio.<br />Nino]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46681129</guid><pubDate>Sat, 25 Sep 2021 12:27:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46681129/lettera_numero_82_20_febbraio_1928.mp3" length="2967554" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera del 30 gennaio e la fotografia
dei tuoi bambini. Ti ringrazio e sarò molto contento di ricevere altre tue lettere. Il peggiore guaio della mia attuale vita è la noia. Queste giornate sempre uguali, queste...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Teresina,<br />ho ricevuto la tua lettera del 30 gennaio e la fotografia<br />dei tuoi bambini. Ti ringrazio e sarò molto contento di ricevere altre tue lettere. Il peggiore guaio della mia attuale vita è la noia. Queste giornate sempre uguali, queste ore e questi minuti che si succedono con la monotonia di uno stillicidio, hanno finito per corrodermi i nervi. Almeno i primi tre mesi dopo l'arresto furono molto movimentati: sballottato da un estremo all'altro della penisola, sia pure con molte<br />sofferenze fisiche, non avevo tempo di annoiarmi. Sempre nuovi spettacoli da osservare, nuovi tipi d'eccezione da catalogare: davvero mi pareva di vivere in una novella fantastica. Ma ormai da piú di un anno sono fermo a Milano, in ozio forzato. Posso leggere, ma non posso studiare, perché non mi è stato concesso di avere carta e penna a mia disposizione, neppure con tutta la sorveglianza domandata dal capo, dato che passo per essere un terribile individuo, capace di mettere il fuoco ai quattro angoli del paese o giú di lí. La corrispondenza è la mia piú grande distrazione. Ma pochissima gente mi scrive. Da un mese poi mia cognata è ammalata e non<br />ho neanche piú il colloquio settimanale con lei.<br />Mi preoccupa molto lo stato d'animo della mamma, d'altronde non so come fare per rassicurarla e consolarla. Vorrei infonderle la convinzione che io sono tranquillissimo, come realmente sono, ma vedo che non riesco. <br />C'è tutta una zona di sentimento e di modi di pensare che costituisce una specie di abisso tra noi. Per lei il mio incarceramento è una terribile disgrazia alquanto misteriosa nelle sue concatenazioni di cause ed effetti; per me è un episodio della lotta politica che si combatteva e si continuerà a combattere non solo in Italia, ma in tutto il mondo, per chissà quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso, cosí come durante la guerra si poteva cadere prigionieri, sapendo che questo poteva avvenire e che poteva avvenire anche di peggio. Ma temo che anche tu la pensi come la mamma e che queste spiegazioni ti rassomiglino a un indovinello espresso ancora in una lingua sconosciuta.<br />Ho osservato a lungo la fotografia, confrontandola con quelle che mi avevi mandato prima. – (Ho dovuto interrompere la lettera, per farmi fare la barba; non ricordo<br />più ciò che volevo scrivere e non ho voglia di ripensarci. Sarà per un'altra volta).<br />Saluti affettuosi a tutti. 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Ricevo qualche libro di fuori e leggo i libri della biblioteca carceraria, cosí, come capitano, settimana per settimana. Io possiedo una capacità abbastanza felice di trovare un qualche lato interessante anche nella piú bassa produzione intellettuale, come i romanzi d’appendice, per<br />esempio. Se avessi la possibilità, accumulerei centinaia e migliaia di schede su alcuni argomenti di psicologia diffusa popolare. Per esempio: come è nato il mito del «rullo compressore russo» del 1914; in questi romanzi trovi a centinaia gli spunti in proposito, ciò che significa che esisteva tutto<br />un sistema di credenze e di timori radicati nelle grandi masse popolari e che nel 1914 i governi imponevano quelle che si potrebbero dire le loro campagne d’agitazione nazionalistiche. Allo stesso modo trovi centinaia di spunti sull’odio popolare francese contro l’Inghilterra, legato alla tradizione<br />contadinesca della guerra dei cento anni, del supplizio di Giovanna d’Arco e poi alle guerre e all’esilio di Napoleone. Che i contadini francesi, sotto la Restaurazione, credessero Napoleone un discendente della Pulzella, non è estremamente interessante? Come vedi io razzolo anche nei letamai! D’altronde qualche libro interessante mi capita di tanto in tanto. Sto leggendo adesso l’Église et la Bourgeoisie primo tomo (300 pp. in 8°) di Origines de l’esprit bourgeois en France di un tale Groethuysen. L’autore, che non conosco, ma che deve essere un seguace della scuola sociologica del Paulhan, ha avuto la pazienza di analizzare molecolarmente le raccolte di prediche e di libri di devozione usciti prima del 1789, per ricostruire i punti di vista, le credenze, gli atteggiamenti della nuova classe dirigente in formazione. Una grande delusione intellettuale mi ha dato invece il tanto strombazzato libro di Henri Massis Défense de l’Occident; credo che Filippo<br />Crispolti o Egilberto Martire avrebbero scritto un libro piú snello se fosse loro venuto in testa l’argomento. Ciò che mi fa ridere è il fatto che questo egregio Massis, il quale ha una benedetta paura che l’ideologia asiatica di Tagore e di Gandhi non distrugga il razionalismo cattolico francese,<br />non s’accorge che Parigi è diventata una mezza colonia dell’intellettualismo senegalese e che in Francia si moltiplica il numero dei meticci. Si potrebbe, per ridere, sostenere, che se la Germania è l’estrema propaggine dell’asiatismo ideologico, la Francia è l’inizio dell’Africa tenebrosa e che il<br />jazz-band è la prima molecola di una nuova civiltà eurafricana!<br />Ti ringrazio per aver cercato di farmi avere i fogli mancanti al mio esemplare del libro del Rosselli. Hai letto il libro? Io non conosco il Rosselli, ma vorrei dirgli che non comprendo in un libro di storia l’acrimonia che egli mette nel suo. Questo in generale. In particolare: lo spunto del suo libro mi pare drammatico fino all’istrionismo (naturalmente il recensore del «Giornale d’Italia» si è impadronito di questo spunto e l’ha rigirato con la massima pacchianeria). Poi il Rosselli non accenna neanche al fatto che la famosa riunione di Londra del 1864 per l’indipendenza della Polonia era domandata dalle Società napoletane da qualche anno e fu convocata proprio per una<br />esplicita lettera di una Società napoletana. Il fatto mi pare capitale. Nel Rosselli c’è (per lui) una strana deformazione intellettuale. I moderati del Risorgimento, i quali dopo i fatti di Milano del febbraio 1853 e a pochi giorni dall’impiccagione di Tito Speri, avevano inviato un indirizzo di omaggio a Francesco Giuseppe, a un certo momento, specialmente dopo il 60 ma piú dopo gli avvenimenti di Parigi del 71, si impadronirono di Mazzini e se ne fecero un baluardo, anche contro Garibaldi (vedi Tullio Martello, per es. nella sua Storia). Questa tendenza è rimasta fino ad oggi ed è rappresentata dal Luzio. Ma perché anche dal Rosselli? Io pensavo che la giovane generazione di storici si fosse liberata da queste diatribe e dall’acrimonia che le accompagna e che ai Gesta dei avesse sostituito la critica storica. Del resto il libro del Rosselli «riempie una lacuna» realmente.<br />Ho ricevuto una cartolina da Amadeo. Saluta tutti affettuosamente, anche il Rosselli e il Silvestri.<br />Ti abbraccio.<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45706021</guid><pubDate>Thu, 15 Jul 2021 11:01:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45706021/carissimo_berti_otto_agosto_1927.mp3" length="3857516" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissimo Berti,
ho ricevuto la tua del 15 luglio. Ti assicuro che il mio stato di salute non è peggiore di quello che era negli scorsi anni; credo anzi che sia un tantino migliorato. D’altronde non faccio nessun lavoro, perché non può chiamarsi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissimo Berti,<br />ho ricevuto la tua del 15 luglio. Ti assicuro che il mio stato di salute non è peggiore di quello che era negli scorsi anni; credo anzi che sia un tantino migliorato. D’altronde non faccio nessun lavoro, perché non può chiamarsi lavoro il leggere puro e semplice. Leggo molto, ma disordinatamente. Ricevo qualche libro di fuori e leggo i libri della biblioteca carceraria, cosí, come capitano, settimana per settimana. Io possiedo una capacità abbastanza felice di trovare un qualche lato interessante anche nella piú bassa produzione intellettuale, come i romanzi d’appendice, per<br />esempio. Se avessi la possibilità, accumulerei centinaia e migliaia di schede su alcuni argomenti di psicologia diffusa popolare. Per esempio: come è nato il mito del «rullo compressore russo» del 1914; in questi romanzi trovi a centinaia gli spunti in proposito, ciò che significa che esisteva tutto<br />un sistema di credenze e di timori radicati nelle grandi masse popolari e che nel 1914 i governi imponevano quelle che si potrebbero dire le loro campagne d’agitazione nazionalistiche. Allo stesso modo trovi centinaia di spunti sull’odio popolare francese contro l’Inghilterra, legato alla tradizione<br />contadinesca della guerra dei cento anni, del supplizio di Giovanna d’Arco e poi alle guerre e all’esilio di Napoleone. Che i contadini francesi, sotto la Restaurazione, credessero Napoleone un discendente della Pulzella, non è estremamente interessante? Come vedi io razzolo anche nei letamai! D’altronde qualche libro interessante mi capita di tanto in tanto. Sto leggendo adesso l’Église et la Bourgeoisie primo tomo (300 pp. in 8°) di Origines de l’esprit bourgeois en France di un tale Groethuysen. L’autore, che non conosco, ma che deve essere un seguace della scuola sociologica del Paulhan, ha avuto la pazienza di analizzare molecolarmente le raccolte di prediche e di libri di devozione usciti prima del 1789, per ricostruire i punti di vista, le credenze, gli atteggiamenti della nuova classe dirigente in formazione. Una grande delusione intellettuale mi ha dato invece il tanto strombazzato libro di Henri Massis Défense de l’Occident; credo che Filippo<br />Crispolti o Egilberto Martire avrebbero scritto un libro piú snello se fosse loro venuto in testa l’argomento. Ciò che mi fa ridere è il fatto che questo egregio Massis, il quale ha una benedetta paura che l’ideologia asiatica di Tagore e di Gandhi non distrugga il razionalismo cattolico francese,<br />non s’accorge che Parigi è diventata una mezza colonia dell’intellettualismo senegalese e che in Francia si moltiplica il numero dei meticci. Si potrebbe, per ridere, sostenere, che se la Germania è l’estrema propaggine dell’asiatismo ideologico, la Francia è l’inizio dell’Africa tenebrosa e che il<br />jazz-band è la prima molecola di una nuova civiltà eurafricana!<br />Ti ringrazio per aver cercato di farmi avere i fogli mancanti al mio esemplare del libro del Rosselli. Hai letto il libro? Io non conosco il Rosselli, ma vorrei dirgli che non comprendo in un libro di storia l’acrimonia che egli mette nel suo. Questo in generale. In particolare: lo spunto del suo libro mi pare drammatico fino all’istrionismo (naturalmente il recensore del «Giornale d’Italia» si è impadronito di questo spunto e l’ha rigirato con la massima pacchianeria). Poi il Rosselli non accenna neanche al fatto che la famosa riunione di Londra del 1864 per l’indipendenza della Polonia era domandata dalle Società napoletane da qualche anno e fu convocata proprio per una<br />esplicita lettera di una Società napoletana. Il fatto mi pare capitale. Nel Rosselli c’è (per lui) una strana deformazione intellettuale. I moderati del Risorgimento, i quali dopo i fatti di Milano del febbraio 1853 e a pochi giorni dall’impiccagione di Tito Speri, avevano inviato un indirizzo di omaggio a Francesco Giuseppe, a un certo momento, specialmente dopo il 60 ma piú dopo gli avvenimenti di Parigi del 71, si impadronirono di...]]></itunes:summary><itunes:duration>242</itunes:duration><itunes:keywords>8/08/1927,8agosto1927,antonio,antoniogramsci,carissimoberti,gramsci,gransci,ottoagosto1927</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n° 53 - a Tania - 10 ottobre 1927</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-53-a-tania-10-ottobre-1927--45568394</link><description><![CDATA[10 ottobre 1927<br /><br />Carissima Tania,<br /><br />dopo il colloquio di giovedí, ho pensato a lungo e mi sono deciso a scriverti ciò che non ho avuto il coraggio di dirti a voce. Io credo che tu non debba piú a lungo rimanere a Milano per me. Il sacrifizio che tu fai è troppo sproporzionato. Non potrai riacquistare la salute con questo clima umido. Per me è certo un grande conforto vederti, ma credi che poi io non pensi continuamente al tuo aspetto malaticcio e non mi senta dei rimorsi, per essere la causa e l’oggetto di questo tuo sacrifizio? Credo di avere indovinato il motivo principale della tua volontà di rimanere: tu pensi di poter partire con lo stesso treno in cui io sarò tradotto e di potere, durante il viaggio, provvedere in qualche modo a procurarmi un certo confort. Ho indovinato? Ebbene: questo motivo non avrà nessuna possibilità pratica di estrinsecarsi. Le disposizioni per la traduzione saranno certamente molto severe e la scorta non permetterà in nessun modo che i «cristiani» si interessino dei detenuti. (Apro una parentesi per spiegarti che i coatti e i detenuti dividono il pubblico in due categorie: «cristiani» e coatti o detenuti). Il tuo proponimento sarebbe inutile e forse dannoso, perché potrebbe anche determinare diffidenza e un accrescimento di severità e di rigore. Tu otterresti solo di viaggiare nelle peggiori condizioni e giungere a Roma ammalata per altri quattro mesi. Carissima Tania, io penso che bisogna essere pratici e realisti anche nella bontà. Non che tu sciupi la tua bontà, ma sciupi le tue energie e le tue forze; ed io non posso piú a lungo consentire a ciò. Ho proprio riflettuto a lungo sull’argomento e avrei voluto dirtelo a voce; mi è proprio venuto meno il coraggio nel vederti e nel pensare che forse ti avrei ancora afflitto.<br /><br />Cara, ti abbraccio teneramente.<br /><br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45568394</guid><pubDate>Sun, 04 Jul 2021 22:05:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45568394/lettera_53.mp3" length="3957259" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>10 ottobre 1927

Carissima Tania,

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Credo di avere indovinato il motivo principale della tua volontà di rimanere: tu pensi di poter partire con lo stesso treno in cui io sarò tradotto e di potere, durante il viaggio, provvedere in qualche modo a procurarmi un certo confort. Ho indovinato? Ebbene: questo motivo non avrà nessuna possibilità pratica di estrinsecarsi. Le disposizioni per la traduzione saranno certamente molto severe e la scorta non permetterà in nessun modo che i «cristiani» si interessino dei detenuti. (Apro una parentesi per spiegarti che i coatti e i detenuti dividono il pubblico in due categorie: «cristiani» e coatti o detenuti). Il tuo proponimento sarebbe inutile e forse dannoso, perché potrebbe anche determinare diffidenza e un accrescimento di severità e di rigore. Tu otterresti solo di viaggiare nelle peggiori condizioni e giungere a Roma ammalata per altri quattro mesi. Carissima Tania, io penso che bisogna essere pratici e realisti anche nella bontà. Non che tu sciupi la tua bontà, ma sciupi le tue energie e le tue forze; ed io non posso piú a lungo consentire a ciò. 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VI. 927<br />Caro Antonio,<br />tre mesi fa sono stato trasferito qui da Pantelleria. Già saprai come questa colonia è molto cambiata non fosse altro perché è sei volte piú numerosa di quando tu eri qui. L’attività educativa dei confinati è andata perciò<br />intensificandosi e allargandosi e un simile aumento quantitativo ha anche influito sulla sua qualità. I corsi sono numerosissimi e frequentati: si fa quel che si può nella maniera migliore possibile.<br />Da un paio di mesi mi hanno tirato fuori dei ranghi e mi hanno incaricato particolarmente del corso di storia della filosofia e di quello di storia. La cosa, da parecchi punti di vista, non mi ha fatto piacere.<br />Tu sai ch’io sono meridionale e napoletano per giunta. A questo (ed a questo soltanto) io attribuisco una mia spiccata tendenza — passata, oso sperare — ad occuparmi di cose che non conosco a fondo con una certa parlantina e<br />non senza sussiego. Questa tendenza mi ha dato per il passato alcuni dispiacerucci, sussistendone ancora vivo il ricordo frammisto ad un certo rimorso, mi hanno messo addosso un certo scrupolo che mi rende esitante e dubbioso dinanzi ad ogni questione che per poco si presenti come contradittoria (che è quanto dire dinanzi ad ogni questione possibile).<br />Immagina, dunque, con che animo ho cominciato a far scuola in materie in cui mi sento appena appena degno di essere io stesso scolaro. Ma se io non avessi accettato il peso di questo incarico sarebbe andato a finire sulle spalle<br />del prof. Parri del Corriere della sera o sul prof. Rosselli del Quarto Stato e per non dar loro questo incomodo ho dovuto accettare.<br />Per fortuna non sono solo. Il corso di storia della filosofia è preparato in collaborazione con Amadeo, con Mauro e con altri eccellenti amici. Procediamo cosí normalmente: io od Amadeo facciamo una relazione su di un determinato argomento, ad esempio, «Parmenide e la matematica dei pitagorici», indi si discute, indi poi io m’incarico di vergare il testo definitivo della lezione in forma di dispensa per iscritto. Finora abbiamo fatto sei dispense: tutta la filosofia naturalistica greca (i presocratici). Abbiamo trattato gli argomenti seguenti: 1° Delucidazioni preliminari sul<br />metodo 2° I Milesi 3° I pitagorici 4° Gli Eleati 5° I dialettici 6° Grandezza e decadenza della filosofia materialistica (Gli atomisti).<br />Se a te è permesso d’occuparti di filosofia io ti spedirei volentieri le sei dispense, che, naturalmente, sono semplici appunti fatti senza pretese. Tu, poi, dovresti restituirli. Pel primo argomento ci siamo serviti degli scritti di<br />filosofia del prof. Antonio Labriola e di alcuni elementi della famosa polemica fatta contro le teorie del prof. Dühring.<br />Naturalmente abbiamo fissato negli appunti soltanto quel tanto di elementi fondamentalissimi ch’erano necessari. Poi, diviso il corso in piú gruppi, in cinque o sei lezioni ci siamo soffermati spiegando. Oltre a questo abbiamo dato nel corso allo studio della dialettica il posto che meritava. Abbiamo perciò fatto leva su Empedocle ed Eraclito (di cui abbiamo i frammenti e di cui Hegel ha potuto dire che non vi era parte della sua filosofia ch’egli non avesse incluso nella sua logica). Fonti del corso: i testi di storia del Fiorentino, del De Ruggiero, del Windelband, del Weber, e qualche raccolta di frammenti originali. La terza dispensa l’abbiamo scritta insieme con Amadeo, la quarta è del tutto fatica personale di Amadeo, le altre, dopo le opportune modificazioni collettive, sono state fatte da me.<br />Finito il periodo della filosofia naturalistica entriamo in un periodo che presenta particolari difficoltà. È il periodo in cui l’osservazione si sposta decisamente dal campo naturalistico e si concentra sui fatti dell’uomo come<br />individuo e come convivente in una determinata società. È il periodo del rapido dissolvimento della polis, e la filosofia dell’epoca riflette tutta la complicata crisi della vita Ateniese.<br />Questo periodo lo cominceremo con un corso di storia greca (abbiamo E. Ciccotti e forse avremo Curtius) breve, s’intende e avremo, come bussola, il libro di Antonio Labriola su Socrate. Non è molto ma è parecchio e se non<br />riusciremo a fare cosa decente sarà per nostra ignoranza.<br />A questo punto hai ben capito che ti scrivo a scopo di avere in generale e in particolare consigli. Indicaci libri, materiali e dacci qualche idea geniale, ché qui c’è carestia.<br />Gli allievi di filosofia son circa settanta. Fra essi c’è il vecchio Sorgoni di Ancona, Bentivoglio di Molinella, Ciccotti Scozzese junior, Jora e poi tutti noi e ancora tanti altri.<br />Tutti studiamo assai volentieri. Del corso di storia in un’altra lettera.<br />Affettuosamente tuo<br />Berti]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45262823</guid><pubDate>Fri, 11 Jun 2021 22:10:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45262823/lettera_n_36_4_luglio_1927_a_giuseppe_berti.mp3" length="2403820" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>La lettera in cui diamo lettura nel podcast è la risposta alla lettera di Giuseppe Berti 

-- a seguire la lettera di Giuseppe Berti --
* Ustica 20. VI. 927
Caro Antonio,
tre mesi fa sono stato trasferito qui da Pantelleria. Già saprai come questa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La lettera in cui diamo lettura nel podcast è la risposta alla lettera di Giuseppe Berti <br /><br />-- a seguire la lettera di Giuseppe Berti --<br />* Ustica 20. VI. 927<br />Caro Antonio,<br />tre mesi fa sono stato trasferito qui da Pantelleria. Già saprai come questa colonia è molto cambiata non fosse altro perché è sei volte piú numerosa di quando tu eri qui. L’attività educativa dei confinati è andata perciò<br />intensificandosi e allargandosi e un simile aumento quantitativo ha anche influito sulla sua qualità. I corsi sono numerosissimi e frequentati: si fa quel che si può nella maniera migliore possibile.<br />Da un paio di mesi mi hanno tirato fuori dei ranghi e mi hanno incaricato particolarmente del corso di storia della filosofia e di quello di storia. La cosa, da parecchi punti di vista, non mi ha fatto piacere.<br />Tu sai ch’io sono meridionale e napoletano per giunta. A questo (ed a questo soltanto) io attribuisco una mia spiccata tendenza — passata, oso sperare — ad occuparmi di cose che non conosco a fondo con una certa parlantina e<br />non senza sussiego. Questa tendenza mi ha dato per il passato alcuni dispiacerucci, sussistendone ancora vivo il ricordo frammisto ad un certo rimorso, mi hanno messo addosso un certo scrupolo che mi rende esitante e dubbioso dinanzi ad ogni questione che per poco si presenti come contradittoria (che è quanto dire dinanzi ad ogni questione possibile).<br />Immagina, dunque, con che animo ho cominciato a far scuola in materie in cui mi sento appena appena degno di essere io stesso scolaro. Ma se io non avessi accettato il peso di questo incarico sarebbe andato a finire sulle spalle<br />del prof. Parri del Corriere della sera o sul prof. Rosselli del Quarto Stato e per non dar loro questo incomodo ho dovuto accettare.<br />Per fortuna non sono solo. Il corso di storia della filosofia è preparato in collaborazione con Amadeo, con Mauro e con altri eccellenti amici. Procediamo cosí normalmente: io od Amadeo facciamo una relazione su di un determinato argomento, ad esempio, «Parmenide e la matematica dei pitagorici», indi si discute, indi poi io m’incarico di vergare il testo definitivo della lezione in forma di dispensa per iscritto. Finora abbiamo fatto sei dispense: tutta la filosofia naturalistica greca (i presocratici). Abbiamo trattato gli argomenti seguenti: 1° Delucidazioni preliminari sul<br />metodo 2° I Milesi 3° I pitagorici 4° Gli Eleati 5° I dialettici 6° Grandezza e decadenza della filosofia materialistica (Gli atomisti).<br />Se a te è permesso d’occuparti di filosofia io ti spedirei volentieri le sei dispense, che, naturalmente, sono semplici appunti fatti senza pretese. Tu, poi, dovresti restituirli. Pel primo argomento ci siamo serviti degli scritti di<br />filosofia del prof. Antonio Labriola e di alcuni elementi della famosa polemica fatta contro le teorie del prof. Dühring.<br />Naturalmente abbiamo fissato negli appunti soltanto quel tanto di elementi fondamentalissimi ch’erano necessari. Poi, diviso il corso in piú gruppi, in cinque o sei lezioni ci siamo soffermati spiegando. Oltre a questo abbiamo dato nel corso allo studio della dialettica il posto che meritava. Abbiamo perciò fatto leva su Empedocle ed Eraclito (di cui abbiamo i frammenti e di cui Hegel ha potuto dire che non vi era parte della sua filosofia ch’egli non avesse incluso nella sua logica). Fonti del corso: i testi di storia del Fiorentino, del De Ruggiero, del Windelband, del Weber, e qualche raccolta di frammenti originali. La terza dispensa l’abbiamo scritta insieme con Amadeo, la quarta è del tutto fatica personale di Amadeo, le altre, dopo le opportune modificazioni collettive, sono state fatte da me.<br />Finito il periodo della filosofia naturalistica entriamo in un periodo che presenta particolari difficoltà. È il periodo in cui l’osservazione si sposta decisamente dal campo naturalistico e si concentra sui fatti dell’uomo come<br />individuo e come convivente in una...]]></itunes:summary><itunes:duration>151</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gramsci - Lettera numero 28 - alla mamma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gramsci-lettera-numero-28-alla-mamma--45167972</link><description><![CDATA[Carissima mamma,<br />ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio.<br />Sono molto contento delle buone notizie che mi dai,<br />specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue<br />condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo, nonostante qualche sua capestreria del<br />passato e credo anche che sia piú solido negli affari di<br />quanto lo fossero (e forse lo sono ancora) tanto Nannaro<br />che Mario, che erano portati a vedere guadagni favolosi<br />e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa. Ahimè!<br />tutti in casa nostra (eccettuato io solo) hanno creduto di<br />avere uno speciale bernoccolo per gli affari e non vorrei<br />che tutti facessero una esperienza come quella famosa<br />del «pollaio»; te ne ricordi? e Carlo se ne ricorda? Bisognerebbe ricordarglielo a sempiterno scorno dei Gramsci che vogliono fare degli affari. Io me ne ricorderò<br />sempre, anche perché quelle galline, che non facevano<br />mai l'uovo, mi hanno beccato e rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!). La mia vita<br />scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso.<br />Non posso fare altro. Tu però non devi pensare a tutto<br />ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni.<br />Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti<br />conoscere i miei bambini (riceverai la fotografia di Delio, come ti ho annunziato; ma Carlo non te ne aveva<br />118<br />28.<br />25 aprile 1927<br />Carissima mamma,<br />ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio.<br />Sono molto contento delle buone notizie che mi dai,<br />specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue<br />condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo, nonostante qualche sua capestreria del<br />passato e credo anche che sia piú solido negli affari di<br />quanto lo fossero (e forse lo sono ancora) tanto Nannaro<br />che Mario, che erano portati a vedere guadagni favolosi<br />e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa. Ahimè!<br />tutti in casa nostra (eccettuato io solo) hanno creduto di<br />avere uno speciale bernoccolo per gli affari e non vorrei<br />che tutti facessero una esperienza come quella famosa<br />del «pollaio»; te ne ricordi? e Carlo se ne ricorda? Bisognerebbe ricordarglielo a sempiterno scorno dei Gramsci che vogliono fare degli affari. Io me ne ricorderò<br />sempre, anche perché quelle galline, che non facevano<br />mai l'uovo, mi hanno beccato e rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!). La mia vita<br />scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso.<br />Non posso fare altro. Tu però non devi pensare a tutto<br />ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni.<br />Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti<br />conoscere i miei bambini (riceverai la fotografia di Delio, come ti ho annunziato; ma Carlo non te ne aveva<br />118<br />consegnata una nel 1925? quando Carlo venne a Roma?<br />e Chicchinu Mameli ti aveva dato uno scudo di argento<br />che avevo mandato a Mea perché si facesse fare un cucchiaino? e una tabacchiera di legno speciale per te? – mi<br />sono sempre dimenticato di domandarti queste cose),<br />ma perché sono anche arcisicuro che sarò condannato e<br />chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non<br />c'entra per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza. È un fatto che si<br />chiama politica, appunto perché tutte queste bellissime<br />cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipí nel letto, è vero? Si minaccia di<br />bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in Italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipí nel letto di<br />questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche<br />altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra<br />per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare<br />le candide lenzuola. Poiché le cose sono cosí, non bisogna né allarmarsi, né illudersi; bisogna solo attendere<br />con grande pazienza e sopportazione. Va là, tu sei ancora forte e giovane e ci rivedremo. Intanto scrivimi e<br />fammi scrivere dagli altri: mandami tante notizie di Ghilarza, di Abbasanta, di Boroneddu, di Tadasuni, di Oristano. Zia Antioga Putzulu, vive ancora? E chi è il podestà? Felle Tariggia, credo. E Nassi cosa fa? E gli zii di<br />Oristano vivono ancora? Zio Serafino sa che ho dato<br />nome Delio al mio bambino? E l'ospedaletto l'hanno finito? E le case popolari a Careddu le hanno continuate?<br />119<br />consegnata una nel 1925? quando Carlo venne a Roma?<br />e Chicchinu Mameli ti aveva dato uno scudo di argento<br />che avevo mandato a Mea perché si facesse fare un cucchiaino? e una tabacchiera di legno speciale per te? – mi<br />sono sempre dimenticato di domandarti queste cose),<br />ma perché sono anche arcisicuro che sarò condannato e<br />chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non<br />c'entra per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza. È un fatto che si<br />chiama politica, appunto perché tutte queste bellissime<br />cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipí nel letto, è vero? Si minaccia di<br />bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in Italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipí nel letto di<br />questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche<br />altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra<br />per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare<br />le candide lenzuola. Poiché le cose sono cosí, non bisogna né allarmarsi, né illudersi; bisogna solo attendere<br />con grande pazienza e sopportazione. Va là, tu sei ancora forte e giovane e ci rivedremo. Intanto scrivimi e<br />fammi scrivere dagli altri: mandami tante notizie di Ghilarza, di Abbasanta, di Boroneddu, di Tadasuni, di Oristano. Zia Antioga Putzulu, vive ancora? E chi è il podestà? Felle Tariggia, credo. E Nassi cosa fa? E gli zii di<br />Oristano vivono ancora? Zio Serafino sa che ho dato<br />nome Delio al mio bambino? E l'ospedaletto l'hanno finito? E le case popolari a Careddu le hanno continuate?<br />119<br />Vedi quante cose voglio sapere. E si parla, come penso,<br />di unire Ghilarza ad Abbasanta? senza che gli abbasantesi insorgano in armi? E il bacino del Tirso serve finalmente a qualche cosa? Scrivimi, scrivimi e mandami le<br />fotografie specialmente dei bambini. Baci a tutti e tanti<br />tanti a te<br />Nino<br />E Grazietta perché non mi scrive neanche un rigo?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45167972</guid><pubDate>Fri, 04 Jun 2021 22:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45167972/gramsci_lettera_numero_28_alla_mamma.mp3" length="9698556" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio.
Sono molto contento delle buone notizie che mi dai,
specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue
condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima mamma,<br />ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio.<br />Sono molto contento delle buone notizie che mi dai,<br />specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue<br />condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo, nonostante qualche sua capestreria del<br />passato e credo anche che sia piú solido negli affari di<br />quanto lo fossero (e forse lo sono ancora) tanto Nannaro<br />che Mario, che erano portati a vedere guadagni favolosi<br />e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa. Ahimè!<br />tutti in casa nostra (eccettuato io solo) hanno creduto di<br />avere uno speciale bernoccolo per gli affari e non vorrei<br />che tutti facessero una esperienza come quella famosa<br />del «pollaio»; te ne ricordi? e Carlo se ne ricorda? Bisognerebbe ricordarglielo a sempiterno scorno dei Gramsci che vogliono fare degli affari. Io me ne ricorderò<br />sempre, anche perché quelle galline, che non facevano<br />mai l'uovo, mi hanno beccato e rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!). La mia vita<br />scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso.<br />Non posso fare altro. Tu però non devi pensare a tutto<br />ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni.<br />Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti<br />conoscere i miei bambini (riceverai la fotografia di Delio, come ti ho annunziato; ma Carlo non te ne aveva<br />118<br />28.<br />25 aprile 1927<br />Carissima mamma,<br />ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio.<br />Sono molto contento delle buone notizie che mi dai,<br />specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue<br />condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo, nonostante qualche sua capestreria del<br />passato e credo anche che sia piú solido negli affari di<br />quanto lo fossero (e forse lo sono ancora) tanto Nannaro<br />che Mario, che erano portati a vedere guadagni favolosi<br />e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa. Ahimè!<br />tutti in casa nostra (eccettuato io solo) hanno creduto di<br />avere uno speciale bernoccolo per gli affari e non vorrei<br />che tutti facessero una esperienza come quella famosa<br />del «pollaio»; te ne ricordi? e Carlo se ne ricorda? Bisognerebbe ricordarglielo a sempiterno scorno dei Gramsci che vogliono fare degli affari. Io me ne ricorderò<br />sempre, anche perché quelle galline, che non facevano<br />mai l'uovo, mi hanno beccato e rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!). La mia vita<br />scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso.<br />Non posso fare altro. Tu però non devi pensare a tutto<br />ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni.<br />Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti<br />conoscere i miei bambini (riceverai la fotografia di Delio, come ti ho annunziato; ma Carlo non te ne aveva<br />118<br />consegnata una nel 1925? quando Carlo venne a Roma?<br />e Chicchinu Mameli ti aveva dato uno scudo di argento<br />che avevo mandato a Mea perché si facesse fare un cucchiaino? e una tabacchiera di legno speciale per te? – mi<br />sono sempre dimenticato di domandarti queste cose),<br />ma perché sono anche arcisicuro che sarò condannato e<br />chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non<br />c'entra per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza. È un fatto che si<br />chiama politica, appunto perché tutte queste bellissime<br />cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipí nel letto, è vero? Si minaccia di<br />bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in Italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipí nel letto di<br />questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche<br />altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra<br />per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>28aprile1927,allamamma,antoniogramsci,gramsci,letteredalcarcere,mamma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera numero 25 - 11 aprile 1927 - a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-numero-25-11-aprile-1927-a-tatiana--44823368</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44823368</guid><pubDate>Fri, 14 May 2021 23:19:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44823368/lettera_numero_25_11_aprile_1927_a_tatiana.mp3" length="21503272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:keywords>11-aprile,11-aprile-1927,lettera-numero-25,tatiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gramsci - Lettera numero 20 a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gramsci-lettera-numero-20-a-tatiana--44689043</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />da circa un mese e mezzo sono ormai privo di notizie tue, di Giulia e dei bambini. Sono sicuro che tu mi hai scritto. Non so a che attribuire il fatto che le tue lettere non mi pervengono.<br />Una spiegazione potrebbe trovarsi in ciò che qualche lettera mi è stata indirizzata (non so perché) al Carcere Militare e che nelle buste ho trovato scritto a matita: «non c’è»; è possibile che per questa ragione qualche altra lettera sia andata smarrita. Ma non mi sembra possibile che «tutte» le tue lettere siano andate smarrite; penso allora che ci sia un qualche misterioso provvedimento per cui una parte della mia corrispondenza non mi venga trasmessa. Non sono neanche sicuro, pertanto, che le mie lettere ti giungano; nel caso affermativo, e per ogni evenienza, pensando che nelle tue<br />lettere ci sia stato un sia pure lontano accenno al provvedimento che mi ha colpito, ti prego di evitare tali possibili accenni, anche i piú vaghi e indiretti e limitarti alle sole notizie familiari.<br />Carissima Tania, se questa mia lettera ti giunge, scrivimi subito e informami sulle condizioni tue, di Giulia e dei bambini; non tener conto delle precedenti lettere che mi hai certamente scritto; ripeti tutte le notizie. È questa la sola mia preoccupazione ed essa mi affligge in modo che non ti so dire.<br />Carissima Tania, ti abbraccio affettuosamente.<br />Antonio<br />Mio indirizzo: – Carceri giudiziarie – Milano. È questa la terza lettera che ti spedisco da Milano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44689043</guid><pubDate>Fri, 07 May 2021 22:10:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44689043/gramsci_lettera_numero_20_a_tatiana.mp3" length="1495874" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
da circa un mese e mezzo sono ormai privo di notizie tue, di Giulia e dei bambini. Sono sicuro che tu mi hai scritto. Non so a che attribuire il fatto che le tue lettere non mi pervengono.
Una spiegazione potrebbe trovarsi in ciò che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tania,<br />da circa un mese e mezzo sono ormai privo di notizie tue, di Giulia e dei bambini. Sono sicuro che tu mi hai scritto. Non so a che attribuire il fatto che le tue lettere non mi pervengono.<br />Una spiegazione potrebbe trovarsi in ciò che qualche lettera mi è stata indirizzata (non so perché) al Carcere Militare e che nelle buste ho trovato scritto a matita: «non c’è»; è possibile che per questa ragione qualche altra lettera sia andata smarrita. Ma non mi sembra possibile che «tutte» le tue lettere siano andate smarrite; penso allora che ci sia un qualche misterioso provvedimento per cui una parte della mia corrispondenza non mi venga trasmessa. Non sono neanche sicuro, pertanto, che le mie lettere ti giungano; nel caso affermativo, e per ogni evenienza, pensando che nelle tue<br />lettere ci sia stato un sia pure lontano accenno al provvedimento che mi ha colpito, ti prego di evitare tali possibili accenni, anche i piú vaghi e indiretti e limitarti alle sole notizie familiari.<br />Carissima Tania, se questa mia lettera ti giunge, scrivimi subito e informami sulle condizioni tue, di Giulia e dei bambini; non tener conto delle precedenti lettere che mi hai certamente scritto; ripeti tutte le notizie. È questa la sola mia preoccupazione ed essa mi affligge in modo che non ti so dire.<br />Carissima Tania, ti abbraccio affettuosamente.<br />Antonio<br />Mio indirizzo: – Carceri giudiziarie – Milano. È questa la terza lettera che ti spedisco da Milano.]]></itunes:summary><itunes:duration>94</itunes:duration><itunes:keywords>26febbraio1927,antonio,antoniogramsci,atatiana,gramsci,letteran20,letturegramsci,tatiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera numero 19 - 26 febbraio 1927 - alla mamma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-numero-19-26-febbraio-1927-alla-mamma--44458495</link><description><![CDATA[Carissima mamma,<br />mi trovo a Milano nelle carceri giudiziarie di San Vittore, fin dal 7 febbraio. Sono partito da Ustica il 20 gennaio e mi è stata qui trasmessa una tua lettera, senza data, ma che deve essere dei primi giorni di febbraio. Non devi preoccuparti di questo mutamento nelle mie condizioni; esso aggrava solo fino ad un certo punto il mio stato; c’è solo un aumento di seccature e di noie, niente altro. Non voglio neanche dirti minutamente in che consiste l’accusa che mi si fa, poiché neanche io sono bene riuscito a comprenderlo fin’ ora; si tratta in ogni modo delle solite questioni politiche per le quali ero già stato colpito coi cinque anni di confino a Ustica. Ci vorrà pazienza ed io pazienza ne posseggo a tonnellate, a vagoni, a case (ti ricordi come diceva Carlo quando era piccino e mangiava qualche dolce saporito? «Ne vorrei cento case»; io di pazienza ne ho kentu domus e prus).<br />Dovrai tu aver pazienza e bontà, però. La tua lettera invece mi pare che mi ti mostri in tutt’altro stato d’animo. Scrivi che ti senti vecchia ecc. Ebbene, io sono sicuro che tu sei ancora molto forte e resistente, nonostante la tua età e i grandi dolori e le grandi fatiche che hai dovuto attraversare.<br />Corrias, corriazzu, ti ricordi? Sono sicuro che ci vedremo ancora tutti assieme, figli, nipoti e forse, chissà, pronipoti, e faremo un grandissimo pranzo con kulurzones e pardulas e zippulas e pippias de zuccuru e figu sigada (non di quei fichi secchi, però, di quella famosa zia Maria di<br />Tadasuni). Credi che a Delio piaceranno i pirichittos e le pippias de zuccuru? Penso di sí e che anche lui dirà di volerne cento case; non puoi credere quanto rassomigli a Mario e a Carlo bambini, per quanto io ricordi, specialmente a Carlo, a parte il naso che Carlo aveva allora appena<br />rudimentale.<br />Qualche volta penso a tutte queste cose e mi piace di ricordare i fatti e le scene della fanciullezza: ci trovo molti dolori e molte sofferenze, è vero, ma anche qualcosa di allegro e di bello. E poi ci sei sempre tu, cara mamma, e le tue mani sempre affaccendate per noi, per alleviarci le pene e per trarre una qualche utilità da ogni cosa. Ti ricordi i miei agguati per avere il caffè<br />buono, senza orzo e altre porcherie del genere? Vedi: quando penso a tutte queste cose penso anche che Edmea non avrà questi ricordi da grande e che ciò influirà molto sul suo carattere, determinando in lei una certa mollezza e un certo sentimentalismo che non sono molto raccomandabili in questo tempo di ferro e di fuoco, nel quale viviamo. Siccome anche Edmea<br />dovrà farsi la strada da sé, occorre pensare a rafforzarla moralmente, a impedire che essa vada crescendo circondata dai soli elementi della vita fossilizzata del paese. Penso che voi dovete spiegarle, con molto tatto, naturalmente, perché Nannaro non si occupi troppo di lei e pare la<br />trascuri. Dovete spiegarle come suo padre non possa oggi ritornare dall’estero e come ciò sia dovuto al fatto che Nannaro, come me e molti altri abbiano pensato che le molte Edmee che vivono in questo mondo dovrebbero avere una fanciullezza migliore di quella che noi abbiamo trascorso e lei stessa trascorre. E dovete dirle, senza nessun sotterfugio, che io sono in prigione, così come suo padre è all’estero. Dovete, certamente, tenere conto della sua età e del suo temperamento ed evitare<br />che la poveretta si affligga troppo, ma dovete anche dirle la verità e così accumulare in lei ricordi di forza, di coraggio, di resistenza ai dolori e alle traversie della vita.<br />Carissima mamma, non devi preoccuparti per me e non devi pensare che io stia male. Per quanto è possibile, io sto bene. Ho una cella a pagamento, cioè un letto abbastanza buono: ho persino uno specchio per rimirarmi. Ricevo da una trattoria due pasti al giorno; al mattino prendo mezzo litro di latte. Ho a mia disposizione una macchinetta per riscaldare le vivande e farmi il caffè.<br />Leggo sei giornali al giorno e otto libri alla settimana, con in piú riviste illustrate e umanistiche. Ho le sigarette Macedonia. Insomma, dal punto di vista materiale, non soffro di nessuna mancanza sensibile. Non posso scrivere quanto mi pare e ricevo la posta molto irregolarmente; questo sí. Da circa un mese e mezzo non ho notizie di Giulia e dei due bambini; perciò non posso scriverti niente intorno a loro. So, però, che dal punto di vista materiale sono al sicuro e che Delio e Giuliano non mancano di nulla.<br />A proposito, hai ricevuto una bellissima fotografia di Delio che doveva esserti spedita? Se l’hai ricevuta, scrivimi le tue impressioni.<br />Carissima mamma, ti prometto di scriverti almeno ogni tre settimane e di tenerti allegra; anche tu scrivimi e fammi scrivere da Carlo, da Grazietta, da Teresina, da papà, da Paolo e anche da Edmea, la quale, penso, deve essere già avanti e sapere compilare qualche letterina; ogni lettera che ricevo è una grande consolazione e un bel divertimento per me.<br />Abbraccio teneramente tutti; a te, carissima mamma, un più tenero abbraccio<br />Nino<br />Il mio indirizzo è ora: Carceri giudiziarie – Milano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44458495</guid><pubDate>Fri, 23 Apr 2021 22:10:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44458495/lettera_numero_19_26_febbraio_1927_alla_mamma.mp3" length="15459238" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima mamma,
mi trovo a Milano nelle carceri giudiziarie di San Vittore, fin dal 7 febbraio. Sono partito da Ustica il 20 gennaio e mi è stata qui trasmessa una tua lettera, senza data, ma che deve essere dei primi giorni di febbraio. Non devi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima mamma,<br />mi trovo a Milano nelle carceri giudiziarie di San Vittore, fin dal 7 febbraio. Sono partito da Ustica il 20 gennaio e mi è stata qui trasmessa una tua lettera, senza data, ma che deve essere dei primi giorni di febbraio. Non devi preoccuparti di questo mutamento nelle mie condizioni; esso aggrava solo fino ad un certo punto il mio stato; c’è solo un aumento di seccature e di noie, niente altro. Non voglio neanche dirti minutamente in che consiste l’accusa che mi si fa, poiché neanche io sono bene riuscito a comprenderlo fin’ ora; si tratta in ogni modo delle solite questioni politiche per le quali ero già stato colpito coi cinque anni di confino a Ustica. Ci vorrà pazienza ed io pazienza ne posseggo a tonnellate, a vagoni, a case (ti ricordi come diceva Carlo quando era piccino e mangiava qualche dolce saporito? «Ne vorrei cento case»; io di pazienza ne ho kentu domus e prus).<br />Dovrai tu aver pazienza e bontà, però. La tua lettera invece mi pare che mi ti mostri in tutt’altro stato d’animo. Scrivi che ti senti vecchia ecc. Ebbene, io sono sicuro che tu sei ancora molto forte e resistente, nonostante la tua età e i grandi dolori e le grandi fatiche che hai dovuto attraversare.<br />Corrias, corriazzu, ti ricordi? Sono sicuro che ci vedremo ancora tutti assieme, figli, nipoti e forse, chissà, pronipoti, e faremo un grandissimo pranzo con kulurzones e pardulas e zippulas e pippias de zuccuru e figu sigada (non di quei fichi secchi, però, di quella famosa zia Maria di<br />Tadasuni). Credi che a Delio piaceranno i pirichittos e le pippias de zuccuru? Penso di sí e che anche lui dirà di volerne cento case; non puoi credere quanto rassomigli a Mario e a Carlo bambini, per quanto io ricordi, specialmente a Carlo, a parte il naso che Carlo aveva allora appena<br />rudimentale.<br />Qualche volta penso a tutte queste cose e mi piace di ricordare i fatti e le scene della fanciullezza: ci trovo molti dolori e molte sofferenze, è vero, ma anche qualcosa di allegro e di bello. E poi ci sei sempre tu, cara mamma, e le tue mani sempre affaccendate per noi, per alleviarci le pene e per trarre una qualche utilità da ogni cosa. Ti ricordi i miei agguati per avere il caffè<br />buono, senza orzo e altre porcherie del genere? Vedi: quando penso a tutte queste cose penso anche che Edmea non avrà questi ricordi da grande e che ciò influirà molto sul suo carattere, determinando in lei una certa mollezza e un certo sentimentalismo che non sono molto raccomandabili in questo tempo di ferro e di fuoco, nel quale viviamo. Siccome anche Edmea<br />dovrà farsi la strada da sé, occorre pensare a rafforzarla moralmente, a impedire che essa vada crescendo circondata dai soli elementi della vita fossilizzata del paese. Penso che voi dovete spiegarle, con molto tatto, naturalmente, perché Nannaro non si occupi troppo di lei e pare la<br />trascuri. Dovete spiegarle come suo padre non possa oggi ritornare dall’estero e come ciò sia dovuto al fatto che Nannaro, come me e molti altri abbiano pensato che le molte Edmee che vivono in questo mondo dovrebbero avere una fanciullezza migliore di quella che noi abbiamo trascorso e lei stessa trascorre. E dovete dirle, senza nessun sotterfugio, che io sono in prigione, così come suo padre è all’estero. Dovete, certamente, tenere conto della sua età e del suo temperamento ed evitare<br />che la poveretta si affligga troppo, ma dovete anche dirle la verità e così accumulare in lei ricordi di forza, di coraggio, di resistenza ai dolori e alle traversie della vita.<br />Carissima mamma, non devi preoccuparti per me e non devi pensare che io stia male. Per quanto è possibile, io sto bene. Ho una cella a pagamento, cioè un letto abbastanza buono: ho persino uno specchio per rimirarmi. Ricevo da una trattoria due pasti al giorno; al mattino prendo mezzo litro di latte. Ho a mia disposizione una macchinetta per riscaldare le vivande e farmi il caffè.<br />Leggo sei giornali al giorno e otto libri...]]></itunes:summary><itunes:duration>483</itunes:duration><itunes:keywords>antonio,antoniogramsci,gramsci,lettera,letteredalcarcere,mamma,numero19</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gramsci - Lettera numero 17 - Milano 12 febbraio 1927</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gramsci-lettera-numero-17-milano-12-febbraio-1927--44361393</link><description><![CDATA[Carissime,<br />vi scrivo insieme, per utilizzare meglio le poche lettere che mi è concesso scrivere. Sono partito da Ustica il 20 mattino, all’improvviso: ho fatto appena a tempo a dettare una breve lettera e a far spedire un telegramma per avvertirvi. Credevo di passare in transito a Roma; invece a quanto<br />pare per errata interpretazione del telegramma che disponeva per il mio arresto, fui tradotto a Milano per traduzione ordinaria e non straordinaria: cosí rimasi in viaggio 19 giorni. A Isernia mi riuscì di spedire un telegramma che vi avvertiva del cambiato itinerario. Questo viaggio è stato per<br />me triplice o quadruplice collaudo, sia dal punto di vista morale che, e specialmente, da quello fisico. Non voglio descriverlo minutamente ancora, per non spaventarvi e non darvi l’impressione che io mi trovi nelle condizioni di uno straccio. In questi 19 giorni ho «abitato» nelle seguenti<br />carceri: Palermo, Napoli, Caianello, Isernia, Sulmona, Castellamare Adriatico, Ancona, Bologna; il 7 a notte sono giunto a Milano. A Caianello e a Castellamare non ci sono carceri; ho «dormito» nelle camere di sicurezza delle Caserme dei Carabinieri; sono state le due piú brutte notti che ho<br />trascorso, forse in tutta la mia vita. A Castellamare ho preso un formidabile raffreddore, che ora mi è quasi passato.<br />Nelle traversate Ustica-Palermo e Palermo-Napoli il mare era pessimo; tuttavia non ho sofferto. La traversata Palermo-Napoli merita di essere descritta: lo farò in altra lettera, quando avrò ripensato a tutti i particolari e avrò rinfrescato la memoria.<br />In generale il viaggio è stato per me come una lunghissima cinematografia: ho conosciuto e visto un’infinità di tipi, dai piú volgari e repugnanti ai piú curiosi e ricchi di caratteristiche interessanti.<br />Ho capito come sia difficile comprendere dai segni esteriori la vera natura degli uomini; per esempio, ad Ancona, un vecchietto bonario e dalla faccia di onesto popolano di provincia, mi domandò di cedergli la mia minestra che avevo deciso di non mangiare; lo feci volentieri, colpito<br />dalla serenità dei suoi occhi e dalla modestia spigliata del suo fare; fui avvertito subito che era un repugnante mascalzone: aveva violentato la figlia.<br />Vi voglio dare una impressione d’insieme della traduzione. Immaginate che da Palermo a Milano si snodi un immenso verme, che si compone e si decompone continuamente, lasciando in ogni carcere una parte dei suoi anelli, ricostituendone dei nuovi, vibrando a destra e a sinistra delle<br />formazioni e incorporandosi le estrazioni di ritorno. Questo verme ha dei covili, in ogni carcere, che si chiamano transiti, dove si rimane dai 2 agli 8 giorni, e che accumulano, raggrumandole, la sozzurra e la miseria delle generazioni. Si arriva, stanchi, sporchi, coi polsi addolorati per le lunghe<br />ore di ferri, con la barba lunga, coi capelli in disordine, con gli occhi infossati e luccicanti per l’esaltazione della volontà e per l’insonnia; ci si butta per terra su pagliericci che hanno chissà quale vetustà, vestiti, per non aver contatti col sudiciume, avvolgendosi la faccia e le mani nei propri<br />asciugamani, coprendosi con coperte insufficienti tanto per non gelare. Si riparte ancora piú sporchi e stanchi, fino al nuovo transito, coi polsi ancora piú lividi per il freddo dei ferri e il peso delle catene e per la fatica di trasportare, cosí agghindati, i propri bagagli: ma, pazienza, ora tutto è<br />passato e mi sono già riposato.<br />Sto qui, in una cella buona, riscaldata dal sole, coperto da un maglione che ho acquistato subito e finalmente ho cacciato il freddo dalle mie vecchie ossa.<br />Vi descriverò in altre lettere alcuni dei miei compagni di catena e di viaggio: ne ho una serie, abbastanza interessante.<br />Mi ha colpito specialmente un ergastolano (cioè condannato a vita), incontrato a Napoli, durante l’«aria», ho saputo solo il suo nome, Arturo, e questi particolari: che ha 46 anni, che ha già compiuto 22 anni di pena, dei quali 10 di segregazione (isolato), che è calzolaio tagliatore.<br />È un uomo bello, slanciato, dai tratti fini ed eleganti; parla con una precisione, una chiarezza, una sicurezza da sbalordire. Non ha una grande cultura, sebbene citi spesso Nietzsche: diceva Dies iràë, sdoppiando l’a-e. Lo vidi a Napoli, sereno, sorridente, tranquillo; aveva come una tinta<br />pergamenacea sulle tempie e nelle orecchie, la pelle ingiallita, cioè, e come conciata. Partí da Napoli due giorni prima di me. Lo rividi ad Ancona, all’arrivo in stazione, sotto la pioggia: gli avevano fatto fare la linea Campobasso-Foggia, credo, e non quella Caianello-Castellamare, perché,<br />ergastolano, avrebbe, in questi transiti, tentato la fuga, arrischiando sia pure un colpo di moschetto da parte dei carabinieri. Mi salutò, avendomi subito riconosciuto. Lo rividi all’ufficio matricola del carcere di Ancona: gli avevano lasciato i ferri, perché doveva andare in cella, essendo giunto a<br />destinazione, e doveva attraversare dei cortili, sia pure interni. Era cambiato completamente da Napoli: davvero che mi richiamò Farinata: la faccia dura, angolosa, gli occhi pungenti e freddi, il petto in fuori, tutto il corpo teso come una molla pronta allo scatto: mi strinse la mano due o tre<br />volte e sparí, inghiottito dalla casa di pena.<br />Basta: vedete, ho chiacchierato come una donnicciola. Sappiate per ora che sto bene, che non ho bisogno di nulla, che sono tranquillo e che attendo notizie vostre e dei bambini. Delio si ricorda di me qualche volta? Dovete mandarmi la fotografia di Giuliano.<br />Abbraccio tutti teneramente.<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44361393</guid><pubDate>Fri, 16 Apr 2021 22:10:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44361393/gramsci_lettera_numero_17_milano_12_febbraio_1927.mp3" length="12175588" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissime,
vi scrivo insieme, per utilizzare meglio le poche lettere che mi è concesso scrivere. Sono partito da Ustica il 20 mattino, all’improvviso: ho fatto appena a tempo a dettare una breve lettera e a far spedire un telegramma per avvertirvi....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissime,<br />vi scrivo insieme, per utilizzare meglio le poche lettere che mi è concesso scrivere. Sono partito da Ustica il 20 mattino, all’improvviso: ho fatto appena a tempo a dettare una breve lettera e a far spedire un telegramma per avvertirvi. Credevo di passare in transito a Roma; invece a quanto<br />pare per errata interpretazione del telegramma che disponeva per il mio arresto, fui tradotto a Milano per traduzione ordinaria e non straordinaria: cosí rimasi in viaggio 19 giorni. A Isernia mi riuscì di spedire un telegramma che vi avvertiva del cambiato itinerario. Questo viaggio è stato per<br />me triplice o quadruplice collaudo, sia dal punto di vista morale che, e specialmente, da quello fisico. Non voglio descriverlo minutamente ancora, per non spaventarvi e non darvi l’impressione che io mi trovi nelle condizioni di uno straccio. In questi 19 giorni ho «abitato» nelle seguenti<br />carceri: Palermo, Napoli, Caianello, Isernia, Sulmona, Castellamare Adriatico, Ancona, Bologna; il 7 a notte sono giunto a Milano. A Caianello e a Castellamare non ci sono carceri; ho «dormito» nelle camere di sicurezza delle Caserme dei Carabinieri; sono state le due piú brutte notti che ho<br />trascorso, forse in tutta la mia vita. A Castellamare ho preso un formidabile raffreddore, che ora mi è quasi passato.<br />Nelle traversate Ustica-Palermo e Palermo-Napoli il mare era pessimo; tuttavia non ho sofferto. La traversata Palermo-Napoli merita di essere descritta: lo farò in altra lettera, quando avrò ripensato a tutti i particolari e avrò rinfrescato la memoria.<br />In generale il viaggio è stato per me come una lunghissima cinematografia: ho conosciuto e visto un’infinità di tipi, dai piú volgari e repugnanti ai piú curiosi e ricchi di caratteristiche interessanti.<br />Ho capito come sia difficile comprendere dai segni esteriori la vera natura degli uomini; per esempio, ad Ancona, un vecchietto bonario e dalla faccia di onesto popolano di provincia, mi domandò di cedergli la mia minestra che avevo deciso di non mangiare; lo feci volentieri, colpito<br />dalla serenità dei suoi occhi e dalla modestia spigliata del suo fare; fui avvertito subito che era un repugnante mascalzone: aveva violentato la figlia.<br />Vi voglio dare una impressione d’insieme della traduzione. Immaginate che da Palermo a Milano si snodi un immenso verme, che si compone e si decompone continuamente, lasciando in ogni carcere una parte dei suoi anelli, ricostituendone dei nuovi, vibrando a destra e a sinistra delle<br />formazioni e incorporandosi le estrazioni di ritorno. Questo verme ha dei covili, in ogni carcere, che si chiamano transiti, dove si rimane dai 2 agli 8 giorni, e che accumulano, raggrumandole, la sozzurra e la miseria delle generazioni. Si arriva, stanchi, sporchi, coi polsi addolorati per le lunghe<br />ore di ferri, con la barba lunga, coi capelli in disordine, con gli occhi infossati e luccicanti per l’esaltazione della volontà e per l’insonnia; ci si butta per terra su pagliericci che hanno chissà quale vetustà, vestiti, per non aver contatti col sudiciume, avvolgendosi la faccia e le mani nei propri<br />asciugamani, coprendosi con coperte insufficienti tanto per non gelare. Si riparte ancora piú sporchi e stanchi, fino al nuovo transito, coi polsi ancora piú lividi per il freddo dei ferri e il peso delle catene e per la fatica di trasportare, cosí agghindati, i propri bagagli: ma, pazienza, ora tutto è<br />passato e mi sono già riposato.<br />Sto qui, in una cella buona, riscaldata dal sole, coperto da un maglione che ho acquistato subito e finalmente ho cacciato il freddo dalle mie vecchie ossa.<br />Vi descriverò in altre lettere alcuni dei miei compagni di catena e di viaggio: ne ho una serie, abbastanza interessante.<br />Mi ha colpito specialmente un ergastolano (cioè condannato a vita), incontrato a Napoli, durante l’«aria», ho saputo solo il suo nome, Arturo, e questi particolari: che ha 46 anni, che ha già compiuto...]]></itunes:summary><itunes:duration>381</itunes:duration><itunes:keywords>12febbraio1927,carcere,giulia,gramsci,lettere,milano,tatiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gramsci - Lettera numero 16 - a Julca</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gramsci-lettera-numero-16-a-julca--44273587</link><description><![CDATA[Mia carissima Julca,<br /><br />ti voglio descrivere la mia vita quotidiana nelle sue linee più essenziali, perché tu possa seguirla e coglierne di tanto in tanto qualche tratto. Come sai, perché deve avertelo già scritto Tania, io abito insieme ad altri quattro amici, fra i quali l’ingegnere Bordiga di Napoli, del quale forse conosci il nome. Gli altri tre sono: un ex deputato riformista di Perugia, l’avv. Sbaraglini e due amici abruzzesi. Adesso dormo in una stanza con uno di questi abruzzesi, Piero Ventura; prima dormivamo in tre, perché era insieme a noi l’ex deputato massimalista di Verona Paolo Conca, un simpatico tipo di operaio, che la notte non ci lasciava dormire perché assillato dal pensiero della moglie; sospirava, soffiava, poi accendeva il lume e fumava dei sigari pestilenziali. La moglie è finalmente venuta anche lei ad Ustica per raggiungere il marito e il Conca ci ha lasciato. Siamo dunque in cinque, divisi in tre camerette da letto (tutta la casa): abbiamo a nostra disposizione una bellissima terrazza, dalla quale ammiriamo lo sconfinato mare durante il giorno e il magnifico cielo durante la notte. Il cielo sgombro di ogni fumosità cittadina, permette di godersi queste meraviglie col massimo di intensità. I colori dell’acqua marina e del firmamento sono veramente straordinari per la varietà e la profondità: ho visto degli arcobaleni unici nel loro genere.<br /><br />Al mattino, di solito, io sono il primo a levarmi; l’ingegnere Bordiga afferma che in questo momento il mio passo ha caratteristiche speciali, è il passo dell’uomo che non ha ancora preso il caffè e lo attende con una certa impazienza. Io stesso faccio il caffè, se non sono riuscito a convincere il Bordiga a farlo, date le sue attitudini spiccate per la cucina. Incomincia quindi la nostra vita: si va a scuola, come insegnanti o come scolari. Se è giorno di posta, si va sulla marina ad attendere con ansia l’arrivo del vaporetto: se per il cattivo tempo la posta non giunge, la giornata è rovinata, perché una certa malinconia si diffonde su tutti i volti. A mezzogiorno si mangia: io partecipo ad una mensa comune e proprio oggi mi spetta fare da cameriere e da sguattero: non so ancora se dovrò sbucciare le patate, preparare le lenticchie o pulire l’insalata prima di servire in tavola. Il mio debutto è atteso con molta curiosità: parecchi amici volevano sostituirmi nel servizio, ma io sono stato incrollabile nel volere adempiere la mia parte. La sera dobbiamo rientrare nelle nostre abitazioni alle 8.<br /><br />Talvolta vengono delle visite di sorveglianza per accertare se veramente siamo in casa. A differenza dei coatti comuni noi non siamo chiusi dal di fuori. Altra differenza consiste nel fatto che la nostra libera uscita dura fino alle 8 e non solamente fino alle 5; potremmo avere dei permessi serali se fossero necessari per qualche cosa. In casa, alla sera giuochiamo alle carte. Non avevo giocato mai finora; il Bordiga assicura che ho la stoffa per diventare un buon giocatore di scopone scientifico. Ho già ricostituito una certa bibliotechina e posso leggere e studiare. I libri e i giornali che mi arrivano hanno già determinato una certa lotta tra me e il Bordiga, il quale sostiene a torto che io sono molto disordinato; a tradimento egli mette il disordine tra le cose mie, con la scusa della simmetria e dell’architettura: ma in realtà io non riesco più a trovar nulla nel guazzabuglio simmetrico che mi trovo combinato.<br /><br />Carissima Julca: scrivimi a lungo sulla vita tua e dei bambini. Appena è possibile, mandami la fotografia di Giuliano. Delka ha fatto ancora molti progressi? Gli sono cresciuti nuovamente i capelli? La malattia ha lasciato in lui qualche conseguenza? Scrivimi molto di Giuliano. E Genia è guarita?<br /><br />Ti abbraccio stretta stretta ANTONIO]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44273587</guid><pubDate>Fri, 09 Apr 2021 22:05:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44273587/gramsci_lettera_numero_16_a_julca_15_gennaio_1927.mp3" length="3484942" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Mia carissima Julca,

ti voglio descrivere la mia vita quotidiana nelle sue linee più essenziali, perché tu possa seguirla e coglierne di tanto in tanto qualche tratto. Come sai, perché deve avertelo già scritto Tania, io abito insieme ad altri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mia carissima Julca,<br /><br />ti voglio descrivere la mia vita quotidiana nelle sue linee più essenziali, perché tu possa seguirla e coglierne di tanto in tanto qualche tratto. Come sai, perché deve avertelo già scritto Tania, io abito insieme ad altri quattro amici, fra i quali l’ingegnere Bordiga di Napoli, del quale forse conosci il nome. Gli altri tre sono: un ex deputato riformista di Perugia, l’avv. Sbaraglini e due amici abruzzesi. Adesso dormo in una stanza con uno di questi abruzzesi, Piero Ventura; prima dormivamo in tre, perché era insieme a noi l’ex deputato massimalista di Verona Paolo Conca, un simpatico tipo di operaio, che la notte non ci lasciava dormire perché assillato dal pensiero della moglie; sospirava, soffiava, poi accendeva il lume e fumava dei sigari pestilenziali. La moglie è finalmente venuta anche lei ad Ustica per raggiungere il marito e il Conca ci ha lasciato. Siamo dunque in cinque, divisi in tre camerette da letto (tutta la casa): abbiamo a nostra disposizione una bellissima terrazza, dalla quale ammiriamo lo sconfinato mare durante il giorno e il magnifico cielo durante la notte. Il cielo sgombro di ogni fumosità cittadina, permette di godersi queste meraviglie col massimo di intensità. I colori dell’acqua marina e del firmamento sono veramente straordinari per la varietà e la profondità: ho visto degli arcobaleni unici nel loro genere.<br /><br />Al mattino, di solito, io sono il primo a levarmi; l’ingegnere Bordiga afferma che in questo momento il mio passo ha caratteristiche speciali, è il passo dell’uomo che non ha ancora preso il caffè e lo attende con una certa impazienza. Io stesso faccio il caffè, se non sono riuscito a convincere il Bordiga a farlo, date le sue attitudini spiccate per la cucina. Incomincia quindi la nostra vita: si va a scuola, come insegnanti o come scolari. Se è giorno di posta, si va sulla marina ad attendere con ansia l’arrivo del vaporetto: se per il cattivo tempo la posta non giunge, la giornata è rovinata, perché una certa malinconia si diffonde su tutti i volti. A mezzogiorno si mangia: io partecipo ad una mensa comune e proprio oggi mi spetta fare da cameriere e da sguattero: non so ancora se dovrò sbucciare le patate, preparare le lenticchie o pulire l’insalata prima di servire in tavola. Il mio debutto è atteso con molta curiosità: parecchi amici volevano sostituirmi nel servizio, ma io sono stato incrollabile nel volere adempiere la mia parte. La sera dobbiamo rientrare nelle nostre abitazioni alle 8.<br /><br />Talvolta vengono delle visite di sorveglianza per accertare se veramente siamo in casa. A differenza dei coatti comuni noi non siamo chiusi dal di fuori. Altra differenza consiste nel fatto che la nostra libera uscita dura fino alle 8 e non solamente fino alle 5; potremmo avere dei permessi serali se fossero necessari per qualche cosa. In casa, alla sera giuochiamo alle carte. Non avevo giocato mai finora; il Bordiga assicura che ho la stoffa per diventare un buon giocatore di scopone scientifico. Ho già ricostituito una certa bibliotechina e posso leggere e studiare. I libri e i giornali che mi arrivano hanno già determinato una certa lotta tra me e il Bordiga, il quale sostiene a torto che io sono molto disordinato; a tradimento egli mette il disordine tra le cose mie, con la scusa della simmetria e dell’architettura: ma in realtà io non riesco più a trovar nulla nel guazzabuglio simmetrico che mi trovo combinato.<br /><br />Carissima Julca: scrivimi a lungo sulla vita tua e dei bambini. Appena è possibile, mandami la fotografia di Giuliano. Delka ha fatto ancora molti progressi? Gli sono cresciuti nuovamente i capelli? La malattia ha lasciato in lui qualche conseguenza? Scrivimi molto di Giuliano. E Genia è guarita?<br /><br />Ti abbraccio stretta stretta ANTONIO]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:keywords>ajulca,antoniogramsci,gramsci,gramscilettodasusiedario,lettera_numero16</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera numero 15 - 15 gennaio 1927 - a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-numero-15-15-gennaio-1927-a-tatiana--44069999</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />l’ultima lettera da te inviatami ha la data del 4 gennaio. Mi hai lasciato 11 giorni senza tue notizie. Nelle condizioni in cui mi trovo, ciò mi preoccupa molto. Credo sia possibile mettere d’accordo le esigenze reciproche, con lo impegno da parte tua di inviarmi almeno una cartolina ogni tre giorni. Io ho già incominciato a seguire questo sistema. Quando non ho argomento per una lettera, e per me ciò è il caso più comune, ti invierò almeno una cartolina, in modo da non tralasciare nessuna corsa postale: la vita trascorre qui monotona, uniforme, senza sbalzi. Dovrei<br />forse descriverti qualche scenetta di vita paesana, se avessi del buon umore a sufficienza. Per esempio, potrei descriverti l’arresto di un maiale, trovato a pascolare illegittimamente per le strade del paese e condotto regolarmente in prigione: il fatto mi ha divertito enormemente, ma sono sicuro che né tu né Giulia vorrete credermi; forse mi crederà Delka quando avrà qualche anno in più e sentirà raccontarsi la storiella insieme alle altre dello stesso tipo (quella degli occhiali verdi, ecc.)<br />ugualmente vere e da credersi senza sorrisi. Anche il modo di arrestare il maiale mi ha divertito: lo si prende per le zampe di dietro e lo si spinge avanti come una carriola, mentre urla come un indemoniato. Non ho avuto modo di avere precise informazioni sul come sia possibile identificare l’abusività del pascolo e del transito: penso che i sorveglianti all’igiene conoscano tutto il bestiame minuto del paese. Un’altra particolarità di cui non ti ho mai fatto cenno è che non ho ancora visto in tutta l’isola nessun mezzo di locomozione all’infuori dell’asino, magnifico animale invero, di grande statura e di una domesticità notevole, che indica l’indole buona degli abitanti: al mio paese gli asini sono mezzo selvaggi e non si lasciano avvicinare che dai padroni immediati. Ancora, in linea animalesca: ho sentito ieri una magnifica storia di cavalli, raccontata da un arabo qui confinato.<br />L’arabo parlava l’italiano in modo alquanto bislacco e con molte oscurità: ma nell’insieme il suo racconto era pieno di colore e di forza descrittiva. Ciò mi fa ricordare, per una associazione molto strana, che ho saputo essere possibilissimo trovare in Italia il famoso grano saraceno: degli amici veneti mi dicono che esso è abbastanza comune nel Veneto per fare la polenta.<br />Ho così esaurito un certo stok di argomenti trattabili. Spero di averti fatto un po’ sorridere: mi pare che il tuo lungo silenzio debba essere interpretato come una conseguenza di melanconia e di stanchezza e che fosse proprio necessario farti sorridere. Cara Tania, devi scrivermi, perché solo da te io ricevo lettere: quando mi manca la tua corrispondenza così a lungo, mi pare di essere ancora più isolato, che tutti i miei rapporti col mondo siano spezzati. Ti abbraccio affettuosamente.<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44069999</guid><pubDate>Sat, 27 Mar 2021 05:30:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44069999/lettera_numero_15_15_gennaio_1927_a_tatiana.mp3" length="3187355" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
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Per esempio, potrei descriverti l’arresto di un maiale, trovato a pascolare illegittimamente per le strade del paese e condotto regolarmente in prigione: il fatto mi ha divertito enormemente, ma sono sicuro che né tu né Giulia vorrete credermi; forse mi crederà Delka quando avrà qualche anno in più e sentirà raccontarsi la storiella insieme alle altre dello stesso tipo (quella degli occhiali verdi, ecc.)<br />ugualmente vere e da credersi senza sorrisi. Anche il modo di arrestare il maiale mi ha divertito: lo si prende per le zampe di dietro e lo si spinge avanti come una carriola, mentre urla come un indemoniato. Non ho avuto modo di avere precise informazioni sul come sia possibile identificare l’abusività del pascolo e del transito: penso che i sorveglianti all’igiene conoscano tutto il bestiame minuto del paese. Un’altra particolarità di cui non ti ho mai fatto cenno è che non ho ancora visto in tutta l’isola nessun mezzo di locomozione all’infuori dell’asino, magnifico animale invero, di grande statura e di una domesticità notevole, che indica l’indole buona degli abitanti: al mio paese gli asini sono mezzo selvaggi e non si lasciano avvicinare che dai padroni immediati. Ancora, in linea animalesca: ho sentito ieri una magnifica storia di cavalli, raccontata da un arabo qui confinato.<br />L’arabo parlava l’italiano in modo alquanto bislacco e con molte oscurità: ma nell’insieme il suo racconto era pieno di colore e di forza descrittiva. Ciò mi fa ricordare, per una associazione molto strana, che ho saputo essere possibilissimo trovare in Italia il famoso grano saraceno: degli amici veneti mi dicono che esso è abbastanza comune nel Veneto per fare la polenta.<br />Ho così esaurito un certo stok di argomenti trattabili. Spero di averti fatto un po’ sorridere: mi pare che il tuo lungo silenzio debba essere interpretato come una conseguenza di melanconia e di stanchezza e che fosse proprio necessario farti sorridere. Cara Tania, devi scrivermi, perché solo da te io ricevo lettere: quando mi manca la tua corrispondenza così a lungo, mi pare di essere ancora più isolato, che tutti i miei rapporti col mondo siano spezzati. 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Mi ero proposto di scrivere per te una specie di diario, una serie di quadretti su tutta la mia vita in questo periodo originale e sufficientemente interessante: lo farò indubbiamente. Voglio cercare di darti tutti gli elementi perché tu sia in grado di rappresentarti la mia vita nel suo complesso e nei particolari più notevoli. Così tu dovrai fare per te. Mi piacerebbe tanto sapere quali rapporti si vanno sviluppando tra Delio e Giuliano: come Delio concepisce ed esprime la sua funzione di fratello maggiore e più ricco di esperienza.Carissima Giulia, domanda al Bracco da quale mai fonte gli era giunta la notizia che io mi sia mai trovato in non buone condizioni di salute. In verità, non supponevo di avere un magazzino così fornito di forza fisica e di energia. Io e Bordiga non abbiamo mai sofferto nulla dal momento dell’arresto; tutti gli altri, chi in un modo chi in un altro, hanno subito crisi, talvolta gravissime, di nervi e tutte dello stesso genere. Nelle carceri di Palermo, il Molinelli, in una stessa notte, è svenuto tre volte durante il sonno cadendo in preda a convulsioni che duravano fino a 20 minuti, senza che fosse possibile chiamare nessuno. Qui ad Ustica, un amico abruzzese, il Ventura, che dorme nella stessa mia camera, per molte notti si risvegliava continuamente in preda ad incubi selvaggi che lo facevano urlare e sussultare in modo impressionante. Io non ho avuto nessun malessere, eccetto quello di dormir poco, cosa non nuova e che, d’altronde, non poteva avere le conseguenze di prima, data l’inerzia forzata in cui ero ridotto: e tuttavia il mio viaggio è stato il più disagiato e tormentato, perché il mare tempestoso ha impedito per tre volte di compiere il viaggio fino ad Ustica. Sono diventato molto fiero di questa virtù di resistenza fisica che non supponevo di avere; perciò te ne ho parlato: è anch’essa un valore, nella mia attuale situazione, e non dei più spregevoli.Ti scriverò molto a lungo e ti descriverò minutamente tutta la mia vita. Anche tu mi scriverai o mi farai scrivere da Genia o dalla mamma, sulla vita dei bambini e vostra; tu devi essere molto occupata e affaticata. Sento che voi tutti siete molto vicini. Ti abbraccio teneramente.<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43966201</guid><pubDate>Fri, 19 Mar 2021 23:10:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43966201/lettera_numero_14_a_julca_8_gennaio_1927.mp3" length="2572119" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Mia carissima Julca,
ho ricevuto le tue lettere del 20 e del 27 dicembre e la cartolina del 28 con la firma autentica di Delio. Ho cercato di scriverti diverse volte: non sono mai riuscito. Dalle tue lettere vedo che Tania te ne ha spiegato il motivo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mia carissima Julca,<br />ho ricevuto le tue lettere del 20 e del 27 dicembre e la cartolina del 28 con la firma autentica di Delio. Ho cercato di scriverti diverse volte: non sono mai riuscito. Dalle tue lettere vedo che Tania te ne ha spiegato il motivo un po’ puerile, è vero, ma tuttavia decisivo finora. Mi ero proposto di scrivere per te una specie di diario, una serie di quadretti su tutta la mia vita in questo periodo originale e sufficientemente interessante: lo farò indubbiamente. Voglio cercare di darti tutti gli elementi perché tu sia in grado di rappresentarti la mia vita nel suo complesso e nei particolari più notevoli. Così tu dovrai fare per te. Mi piacerebbe tanto sapere quali rapporti si vanno sviluppando tra Delio e Giuliano: come Delio concepisce ed esprime la sua funzione di fratello maggiore e più ricco di esperienza.Carissima Giulia, domanda al Bracco da quale mai fonte gli era giunta la notizia che io mi sia mai trovato in non buone condizioni di salute. In verità, non supponevo di avere un magazzino così fornito di forza fisica e di energia. Io e Bordiga non abbiamo mai sofferto nulla dal momento dell’arresto; tutti gli altri, chi in un modo chi in un altro, hanno subito crisi, talvolta gravissime, di nervi e tutte dello stesso genere. Nelle carceri di Palermo, il Molinelli, in una stessa notte, è svenuto tre volte durante il sonno cadendo in preda a convulsioni che duravano fino a 20 minuti, senza che fosse possibile chiamare nessuno. Qui ad Ustica, un amico abruzzese, il Ventura, che dorme nella stessa mia camera, per molte notti si risvegliava continuamente in preda ad incubi selvaggi che lo facevano urlare e sussultare in modo impressionante. Io non ho avuto nessun malessere, eccetto quello di dormir poco, cosa non nuova e che, d’altronde, non poteva avere le conseguenze di prima, data l’inerzia forzata in cui ero ridotto: e tuttavia il mio viaggio è stato il più disagiato e tormentato, perché il mare tempestoso ha impedito per tre volte di compiere il viaggio fino ad Ustica. Sono diventato molto fiero di questa virtù di resistenza fisica che non supponevo di avere; perciò te ne ho parlato: è anch’essa un valore, nella mia attuale situazione, e non dei più spregevoli.Ti scriverò molto a lungo e ti descriverò minutamente tutta la mia vita. Anche tu mi scriverai o mi farai scrivere da Genia o dalla mamma, sulla vita dei bambini e vostra; tu devi essere molto occupata e affaticata. Sento che voi tutti siete molto vicini. Ti abbraccio teneramente.<br />Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>161</itunes:duration><itunes:keywords>8_gennaio_1927,a_julca,gramsci,lettera_numero_14</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n 13 - 7 gennaio 1927 a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-13-7-gennaio-1927-a-tatiana--43868712</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />ho ricevuto la tua lettera del 4 gennaio, un pacco contenente oggetti di toilette e il sacco da viaggio e un secondo pacco contenente dei panettoni che però deve essere giunto con molto ritardo.<br />Davvero non posso accettare il consiglio di… trovare dei capricci. Purtroppo, nella condizione in cui devo vivere, i capricci nascono da soli: è incredibile come gli uomini costretti da forze esterne a<br />vivere in modi eccezionali e artificiali sviluppino con particolare alacrità tutti i lati negativi del loro carattere. Specialmente gli intellettuali, o, per meglio dire, quella categoria di intellettuali che in italiano volgare si chiamano mezze calzette. I piú calmi, sereni e misurati sono i contadini; poi vengono gli operai, poi gli artigiani, quindi gli intellettuali, tra i quali passano raffiche improvvise di follia assurda e infantile. Parlo naturalmente dei confinati politici, non dei coatti comuni, la cui<br />vita è primitiva ed elementare e nei quali le passioni raggiungono, con rapidità spaventosa, i culmini della pazzia: in un mese si son verificati tra i coatti comuni cinque o sei fatti di sangue.<br />Dunque non seguirò il tuo consiglio di fare capricci. Però hai ragione: talvolta io sono cattivo involontariamente e offendo i miei amici senza saperlo. Ciò dipende, credo, dal fatto che sono sempre vissuto isolato, senza famiglia e ho dovuto ricorrere per i miei bisogni a estranei: ho<br />sempre perciò avuto timore di dare fastidio e di importunare. Ma non c’era in me nessun misconoscimento del tuo affetto e della tua bontà. Ricorrerò a te ogni volta che ne avrò bisogno, con l’impegno, da parte tua, di essere estremamente franca sulle tue possibilità e di non crearti<br />imbarazzi inutili e pericolosi. L’inchiostro che mi hai mandato va benissimo; cosí vanno bene tutte le altre cose. Ho ricevuto le fotografie: Delio ha avuto un gran successo di ammirazione. Credi che ho scoperto di avere una dose di pazienza e di forza che non credevo di possedere: solamente Bordiga può competere con me. Siamo i soli che in tutto questo periodo non abbiamo sentito malesseri di nessuna sorte, mentre gli altri, chi piú chi meno, hanno avuto febbri influenzali e disturbi viscerali per il radicale mutamento dei cibi e per l’acqua, nella quale nuotan visibilmente<br />degli esemplari, magnifici per agilità, della razza dei tritoni. Non ho ancora cominciato nessun lavoro serio finora, quantunque abbia già a mia disposizione una discreta quantità di libri; ho iniziato però le lezioni di storia nel corso di cultura generale che abbiamo organizzato. Perciò non<br />devi preoccuparti per la spedizione rapida dei libri.<br />Invece ho proprio bisogno di un po’ di soldi. Credevo di averne a sufficienza almeno per tre mesi: ho dovuto spendere per aiutare un certo numero di confinati giunti senza risorse e ho dovuto<br />antecipare per le spese generali della mensa comune che si inizierà dopodomani, 9. Il periodo delle spese impreviste è ormai trascorso: la mensa comune ci permetterà di sottrarci a tante piccole e<br />grosse spese cui siamo stati soggetti finora per il mangiare. Vedi che te lo dico francamente: mi occorrerebbero un 200 lire e non ho proprio voglia di domandarle allo Sraffa che si trova in questo momento lontano dalla sua sede.<br />Carissima Tania, vorrei proprio saperti tranquilla e senza nessun assalto di malinconia. Ma devi scrivermi lo stesso e confessarti con me: le tue lettere mi fanno un gran piacere, perché mi sento, per ognuna di esse, vicino a te. Sai che ho ricevuto una cartolina da Giulia con la firma autografa di Delio? Sembra incredibile: il mondo è sempre più piccolo di quanto si pensa. Ti<br />scriverò ancora a lungo per la posta di lunedì, sebbene ci sia la probabilità che lunedì il vaporetto non giunga. Siamo entrati nell’inverno anche ad Ustica. Inverno molto mite, perché si può andare in<br />giro senza cappello e senza soprabito; ma piove spesso e soffiano spesso venti molto violenti che turbano il mare e impediscono la traversata. Ma, anche, che magnifiche giornate! Non puoi immaginare quali tinte riesca a prendere il mare e il cielo nelle giornate serene.<br />Saluta Giacomo e la moglie. Ho conosciuto l’amico di Valentino, che è un bravissimo ragazzo. Ti abbraccio<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43868712</guid><pubDate>Sat, 13 Mar 2021 09:06:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43868712/lettera_n_13_7_gennaio_1927_a_tatiana.mp3" length="5518314" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 4 gennaio, un pacco contenente oggetti di toilette e il sacco da viaggio e un secondo pacco contenente dei panettoni che però deve essere giunto con molto ritardo.
Davvero non posso accettare il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tania,<br />ho ricevuto la tua lettera del 4 gennaio, un pacco contenente oggetti di toilette e il sacco da viaggio e un secondo pacco contenente dei panettoni che però deve essere giunto con molto ritardo.<br />Davvero non posso accettare il consiglio di… trovare dei capricci. Purtroppo, nella condizione in cui devo vivere, i capricci nascono da soli: è incredibile come gli uomini costretti da forze esterne a<br />vivere in modi eccezionali e artificiali sviluppino con particolare alacrità tutti i lati negativi del loro carattere. Specialmente gli intellettuali, o, per meglio dire, quella categoria di intellettuali che in italiano volgare si chiamano mezze calzette. I piú calmi, sereni e misurati sono i contadini; poi vengono gli operai, poi gli artigiani, quindi gli intellettuali, tra i quali passano raffiche improvvise di follia assurda e infantile. Parlo naturalmente dei confinati politici, non dei coatti comuni, la cui<br />vita è primitiva ed elementare e nei quali le passioni raggiungono, con rapidità spaventosa, i culmini della pazzia: in un mese si son verificati tra i coatti comuni cinque o sei fatti di sangue.<br />Dunque non seguirò il tuo consiglio di fare capricci. Però hai ragione: talvolta io sono cattivo involontariamente e offendo i miei amici senza saperlo. Ciò dipende, credo, dal fatto che sono sempre vissuto isolato, senza famiglia e ho dovuto ricorrere per i miei bisogni a estranei: ho<br />sempre perciò avuto timore di dare fastidio e di importunare. Ma non c’era in me nessun misconoscimento del tuo affetto e della tua bontà. Ricorrerò a te ogni volta che ne avrò bisogno, con l’impegno, da parte tua, di essere estremamente franca sulle tue possibilità e di non crearti<br />imbarazzi inutili e pericolosi. L’inchiostro che mi hai mandato va benissimo; cosí vanno bene tutte le altre cose. Ho ricevuto le fotografie: Delio ha avuto un gran successo di ammirazione. Credi che ho scoperto di avere una dose di pazienza e di forza che non credevo di possedere: solamente Bordiga può competere con me. Siamo i soli che in tutto questo periodo non abbiamo sentito malesseri di nessuna sorte, mentre gli altri, chi piú chi meno, hanno avuto febbri influenzali e disturbi viscerali per il radicale mutamento dei cibi e per l’acqua, nella quale nuotan visibilmente<br />degli esemplari, magnifici per agilità, della razza dei tritoni. Non ho ancora cominciato nessun lavoro serio finora, quantunque abbia già a mia disposizione una discreta quantità di libri; ho iniziato però le lezioni di storia nel corso di cultura generale che abbiamo organizzato. Perciò non<br />devi preoccuparti per la spedizione rapida dei libri.<br />Invece ho proprio bisogno di un po’ di soldi. Credevo di averne a sufficienza almeno per tre mesi: ho dovuto spendere per aiutare un certo numero di confinati giunti senza risorse e ho dovuto<br />antecipare per le spese generali della mensa comune che si inizierà dopodomani, 9. Il periodo delle spese impreviste è ormai trascorso: la mensa comune ci permetterà di sottrarci a tante piccole e<br />grosse spese cui siamo stati soggetti finora per il mangiare. Vedi che te lo dico francamente: mi occorrerebbero un 200 lire e non ho proprio voglia di domandarle allo Sraffa che si trova in questo momento lontano dalla sua sede.<br />Carissima Tania, vorrei proprio saperti tranquilla e senza nessun assalto di malinconia. Ma devi scrivermi lo stesso e confessarti con me: le tue lettere mi fanno un gran piacere, perché mi sento, per ognuna di esse, vicino a te. Sai che ho ricevuto una cartolina da Giulia con la firma autografa di Delio? Sembra incredibile: il mondo è sempre più piccolo di quanto si pensa. Ti<br />scriverò ancora a lungo per la posta di lunedì, sebbene ci sia la probabilità che lunedì il vaporetto non giunga. Siamo entrati nell’inverno anche ad Ustica. Inverno molto mite, perché si può andare in<br />giro senza cappello e senza soprabito; ma piove spesso e soffiano spesso venti molto...]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:keywords>a_tatiana,gramsci,lettera_13</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n° 12 - 3 gennaio 1927 - a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-12-3-gennaio-1927-a-tatiana--43739276</link><description><![CDATA[Tania carissima,<br />ho ricevuto la tua lettera del 28-29. Non sono riuscito a capire la ragione per cui sei preoccupata e nervosa. Gli accenni contenuti nella lettera sono enigmatici per me. A me ed al mio amico non è stato scritto niente che possa preoccupare minimamente. Insomma, non capisco, ma sono turbato perché capisco che tu sei molto agitata. È necessario che tu mi informi di ciò che si tratta, in modo chiaro, partendo dalla persuasione che io ignoro tutto della questione.<br />Carissima Tania, non devi mai assolutamente perdere la calma e la tranquillità per causa mia. Ti assicuro che io sto benissimo e che la mia esistenza scorre ottimamente. Ho ricevuto molti libri da Milano e anche da questo punto di vista sono a posto. Posso leggere e studiare. Abbiamo<br />inoltre organizzato una scuola di cultura generale; io insegno la storia e la geografia e frequento il corso di tedesco. Mi sono abbonato a tre quotidiani e ad una quindicina di periodici; il servizio ha già cominciato a funzionare. Devo anche ricevere da Milano un mucchio di libri, perché ho largamente approfittato del conto corrente apertomi dall’amico Sraffa, il quale ha ancora aggiunto nuovi libri e nuove riviste alla lista da me inviata alla libreria dove egli si serve. Così, anche se ritardano molto i libri miei di Roma, niente di male: io posso ugualmente studiare e occuparmi utilmente. Insomma, devi persuaderti che a me non manca nulla e devi evitare ogni agitazione e ogni nervosismo. L’amico Sraffa mi scrive insistendo perché mi rivolga a lui anche per aiuti finanziari e per ricevere biancheria e commestibili: mi manderà del latte condensato svizzero, per cominciare. Io penso di ricorrere a lui in caso di bisogno, primo perché egli è ricco e non sarà imbarazzato nell’aiutarmi, secondo perché la sua offerta non è puramente di cortesia e accademica:<br />mi ha spedito spontaneamente per circa 1.000 lire di libri. Così tu puoi essere tranquilla.<br />Cara Tatiana, desidero che tu mi scriva il più spesso che puoi. La corrispondenza è ciò che di piú gradito noi tutti possiamo ricevere. Ho ricevuto le due fotografie: mandami anche le altre e mandami anche una tua fotografia. Anche a me è dispiaciuto moltissimo non averti potuto vedere e abbracciare prima della partenza. Ti racconterò tutta la storia, che dal punto di vista del carcerato è un piccolo romanzo. Alle 11 del mattino del 24 novembre ho ricevuto l’avviso che sarei partito il 26 e che ero autorizzato a telegrafare: poiché mi sembrò di cogliere un certo imbarazzo nell’espressione dell’agente di custodia che mi fece la comunicazione, non feci subito il telegramma.<br />Poiché il carcere è una specie di cassa di risonanza, in cui per fili invisibili e molteplici si comunicano ad ogni cella le notizie che interessano o possono interessare i vari detenuti, mi posi in contatto con questi misteriosi fluidi e seppi che dovevo partire il mattino del 25 e non del 26, cioè il giorno dopo. Se avessi telegrafato subito avrei dato una falsa indicazione. Riuscii a ottenere di uscire dalla cella e di recarmi da un superiore che mi confermò che dovevo partire il 25: l’agente di<br />custodia, che era presente, si scusò di avermi ingannato, pretestando una avvenuta confusione tra me e altri partenti. Così il telegramma partí alle 2 del pomeriggio. Ero certo che tu saresti venuta, se avessi ricevuta la comunicazione, ma non sapevo se era a tua conoscenza che i colloqui erano permessi fino alle 11 e non sapevo se tu avresti avuto la concessione. Dopo le 7, ora regolamentare in cui occorre mettersi a letto, incominciò una lotta con il carceriere che mi imponeva di coricarmi,<br />mentre io volevo rimanere pronto per scendere alla prima chiamata. Riuscii a spuntarla non solo, ma alle 10 ottenni di scendere negli uffici: volevo assicurarmi contro nuovi trucchi che mi impedissero il possibile colloquio. Pioveva a dirotto. Alle 11 andai a letto, ma non riuscii dormire:<br />alle 3 del mattino partii, prendendo come sacco da viaggio la fodera di cuscino mandatami da te e che mi ha servito ottimamente fino a Ustica: anche con le manette la potevo portare comodamente, mentre una valigia, sbattendo continuamente sulle gambe, avrebbe recato molte noie.<br />Carissima Tatiana, la prossima volta scriverò una lunga lettera per Giulia; ancora non mi sento. Scrivimi subito e mandami le fotografie; per il resto non preoccuparti.<br />Ti abbraccio affettuosamente<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43739276</guid><pubDate>Fri, 05 Mar 2021 23:10:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43739276/lettera_n_13_7_gennaio_1927_a_tatiana.mp3" length="4991685" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Tania carissima,
ho ricevuto la tua lettera del 28-29. Non sono riuscito a capire la ragione per cui sei preoccupata e nervosa. Gli accenni contenuti nella lettera sono enigmatici per me. A me ed al mio amico non è stato scritto niente che possa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tania carissima,<br />ho ricevuto la tua lettera del 28-29. Non sono riuscito a capire la ragione per cui sei preoccupata e nervosa. Gli accenni contenuti nella lettera sono enigmatici per me. A me ed al mio amico non è stato scritto niente che possa preoccupare minimamente. Insomma, non capisco, ma sono turbato perché capisco che tu sei molto agitata. È necessario che tu mi informi di ciò che si tratta, in modo chiaro, partendo dalla persuasione che io ignoro tutto della questione.<br />Carissima Tania, non devi mai assolutamente perdere la calma e la tranquillità per causa mia. Ti assicuro che io sto benissimo e che la mia esistenza scorre ottimamente. Ho ricevuto molti libri da Milano e anche da questo punto di vista sono a posto. Posso leggere e studiare. Abbiamo<br />inoltre organizzato una scuola di cultura generale; io insegno la storia e la geografia e frequento il corso di tedesco. Mi sono abbonato a tre quotidiani e ad una quindicina di periodici; il servizio ha già cominciato a funzionare. Devo anche ricevere da Milano un mucchio di libri, perché ho largamente approfittato del conto corrente apertomi dall’amico Sraffa, il quale ha ancora aggiunto nuovi libri e nuove riviste alla lista da me inviata alla libreria dove egli si serve. Così, anche se ritardano molto i libri miei di Roma, niente di male: io posso ugualmente studiare e occuparmi utilmente. Insomma, devi persuaderti che a me non manca nulla e devi evitare ogni agitazione e ogni nervosismo. L’amico Sraffa mi scrive insistendo perché mi rivolga a lui anche per aiuti finanziari e per ricevere biancheria e commestibili: mi manderà del latte condensato svizzero, per cominciare. Io penso di ricorrere a lui in caso di bisogno, primo perché egli è ricco e non sarà imbarazzato nell’aiutarmi, secondo perché la sua offerta non è puramente di cortesia e accademica:<br />mi ha spedito spontaneamente per circa 1.000 lire di libri. Così tu puoi essere tranquilla.<br />Cara Tatiana, desidero che tu mi scriva il più spesso che puoi. La corrispondenza è ciò che di piú gradito noi tutti possiamo ricevere. Ho ricevuto le due fotografie: mandami anche le altre e mandami anche una tua fotografia. Anche a me è dispiaciuto moltissimo non averti potuto vedere e abbracciare prima della partenza. Ti racconterò tutta la storia, che dal punto di vista del carcerato è un piccolo romanzo. Alle 11 del mattino del 24 novembre ho ricevuto l’avviso che sarei partito il 26 e che ero autorizzato a telegrafare: poiché mi sembrò di cogliere un certo imbarazzo nell’espressione dell’agente di custodia che mi fece la comunicazione, non feci subito il telegramma.<br />Poiché il carcere è una specie di cassa di risonanza, in cui per fili invisibili e molteplici si comunicano ad ogni cella le notizie che interessano o possono interessare i vari detenuti, mi posi in contatto con questi misteriosi fluidi e seppi che dovevo partire il mattino del 25 e non del 26, cioè il giorno dopo. Se avessi telegrafato subito avrei dato una falsa indicazione. Riuscii a ottenere di uscire dalla cella e di recarmi da un superiore che mi confermò che dovevo partire il 25: l’agente di<br />custodia, che era presente, si scusò di avermi ingannato, pretestando una avvenuta confusione tra me e altri partenti. Così il telegramma partí alle 2 del pomeriggio. Ero certo che tu saresti venuta, se avessi ricevuta la comunicazione, ma non sapevo se era a tua conoscenza che i colloqui erano permessi fino alle 11 e non sapevo se tu avresti avuto la concessione. Dopo le 7, ora regolamentare in cui occorre mettersi a letto, incominciò una lotta con il carceriere che mi imponeva di coricarmi,<br />mentre io volevo rimanere pronto per scendere alla prima chiamata. Riuscii a spuntarla non solo, ma alle 10 ottenni di scendere negli uffici: volevo assicurarmi contro nuovi trucchi che mi impedissero il possibile colloquio. Pioveva a dirotto. Alle 11 andai a letto, ma non riuscii dormire:<br />alle 3 del mattino partii, prendendo come...]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>7_gennaio_1927,gramsci,lettera_numero_13-a_tatiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera n 11 a Piero Sraffa - 2 gennaio 1927</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-n-11-a-piero-sraffa-2-gennaio-1927--43654842</link><description><![CDATA[Carissimo,<br />ho ricevuto i libri da te annunziatimi nella penultima lettera e un primo blocco di quelli da me commissionati. Cosí ho da leggere abbondantemente per qualche tempo. Ti ringrazio della tua<br />grande gentilezza, ma non vorrei abusare. Ti assicuro tuttavia che francamente mi rivolgerò a te ogniqualvolta avrò bisogno di qualcosa. Come puoi pensare, qui non c’è molto da spendere, anzi;<br />mancano talvolta le possibilità di spendere, anche se la spesa è necessaria.<br />La vita scorre senza novità e sorprese; unica preoccupazione è l’arrivo del vaporetto che non sempre riesce a fare le quattro corse settimanali (lunedí, mercoledí, venerdí, sabato) con grande dispiacere di ognuno di noi che aspetta sempre con ansia la corrispondenza. Siamo già una<br />sessantina, dei quali 36 amici di località diverse; predominano relativamente i romani. Abbiamo già iniziato una scuola, divisa in vari corsi: 1° corso (1a e 2a elementare), 2° c. (3a elem.), 3° c. (4a -5a<br />elem.), corso complementare, due corsi di francese (inferiore e superiore), un corso di tedesco.<br />I corsi sono stabiliti in relazione alla coltura nelle materie che possono ridursi ad un certo corredo di nozioni esattamente determinabili (grammatica e matematica); perciò gli allievi dei corsi elem. frequentano le lezioni di storia e geografia del corso complementare, per esempio. Insomma, abbiamo cercato di contemperare la necessità di un ordine scolastico graduale col fatto che gli allievi, anche se talvolta semianalfabeti, sono intellettualmente sviluppati. I corsi sono seguiti con<br />grande diligenza e attenzione. Con la scuola, che è frequentata anche da alcuni funzionari e abitanti dell’isola, abbiamo evitato i pericoli di demoralizzazione che sono grandissimi. Tu non puoi immaginare in quale condizione di abbrutimento fisico e morale si siano ridotti i coatti comuni. Pur di bere venderebbero anche la camicia; molti hanno venduto le scarpe e la giacca. Un buon numero non dispone piú liberamente della mazzetta governativa di 4 lire quotidiane, perché impegnata<br />presso gli usurai. L’usura è repressa, ma non credo sia possibile evitarla, perché gli stessi coatti, che ne sono vittime, non denunziano gli usurai che in casi eccezionalissimi. Si paga l’interesse di 3 lire la settimana per 10 lire di prestito. Gli interessi sono riscossi con estremo fiscalismo, perché gli<br />usurai sono circondati da gruppetti di sicofanti, che per un bicchier di vino sbudellerebbero anche i bisnonni. I coatti comuni, salvo rare eccezioni, hanno molto rispetto e deferenza per noi. La popolazione dell’isola è cortesissima. D’altronde, la nostra venuta ha determinato un mutamento radicale nel luogo e lascerà larghe tracce. Si sta combinando per impiantare la luce elettrica, dato che tra i confinati ci sono i tecnici capaci di condurre a termine l’iniziativa. L’orologio del campanile, che era fermo da 6 mesi, è stato riattivato in due giorni: forse sarà ripreso il disegno di costruire la banchina nella cala d’approdo del vaporetto. I nostri rapporti con le autorità sono correttissimi.<br />Vorrei scriverti qualche impressione raccolta durante il viaggio, specialmente a Palermo e a Napoli. A Palermo sono rimasto otto giorni: ho tentato 4 volte la traversata, e per tre volte, dopo<br />un’ora e più di navigazione col mare in tempesta, sono dovuto tornare indietro. È stato il pezzo piú mbrutto di tutta la traduzione, quello che mi ha stancato di piú. Bisognava levarsi alle 4 del mattino, andare al porto coi ferri ai polsi; sempre legati e attaccati a una catena ad altri, scendere in barchetta, salire e scendere parecchie scalette sul vaporetto, dove si rimaneva legati a un solo polso, soffrire il mal di mare, sia per la posizione incomoda (legati, sia pure a un solo polso e attaccati con ½ metro<br />di catena agli altri, e quindi nell’impossibilità di sdraiarsi) sia perché il vaporetto molto piccolo e leggero balla anche se il mare è calmo — per tornare indietro e riprendere il mattino successivo la stessa storia. A Palermo avevamo un cameroncino molto pulito, preparato apposta per noi (deputati), perché il carcere è superpopolato e si evitava di metterci a contatto con gli arrestati della mafia. Durante il viaggio fummo sempre trattati con grande correttezza e persino con cortesia.<br />Ti ringrazio per il pensiero che ti sei dato di mandarmi delle uova. Adesso che sono passate le feste, le troverò freschissime sul posto. Gradirò il latte condensato svizzero, se ti piacerà mandarmelo. Non saprei cosa domandarti, anche volendolo: qui manca un po’ tutto ed è difficile<br />procurarsi certe cose; occorre fare lunghi giri. Non esiste un servizio di corrieri con Palermo. Ti sarò grato se mi manderai un po’ di sapone per toeletta e per la barba e qualche medicinale di uso comune che può occorrere sempre, come aspirina Bayer (qui l’aspirina fa spiritare i cani) e tintura d’jodio e qualche cachet per le emicranie. Ti assicuro ancora una volta che in caso di necessità ti scriverò: hai visto come ho approfittato largamente per i libri? D’altronde ti confesso che ancora sono un po’ stordito e non ho completamente finito di orientarmi su tante cose. Scrivimi spesso: la corrispondenza è la cosa piú gradita nella mia situazione. Quando leggi qualche libro interessante come quello del Lewinsohn, mandamelo.<br />Ti abbraccio fraternamente<br />Antonio<br />Mandami un flaconcino di acqua di Colonia. Mi serve per disinfettarmi dopo la barba.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43654842</guid><pubDate>Fri, 26 Feb 2021 23:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43654842/timeline_1.mp3" length="5955081" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissimo,
ho ricevuto i libri da te annunziatimi nella penultima lettera e un primo blocco di quelli da me commissionati. Cosí ho da leggere abbondantemente per qualche tempo. Ti ringrazio della tua
grande gentilezza, ma non vorrei abusare. Ti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissimo,<br />ho ricevuto i libri da te annunziatimi nella penultima lettera e un primo blocco di quelli da me commissionati. Cosí ho da leggere abbondantemente per qualche tempo. Ti ringrazio della tua<br />grande gentilezza, ma non vorrei abusare. Ti assicuro tuttavia che francamente mi rivolgerò a te ogniqualvolta avrò bisogno di qualcosa. Come puoi pensare, qui non c’è molto da spendere, anzi;<br />mancano talvolta le possibilità di spendere, anche se la spesa è necessaria.<br />La vita scorre senza novità e sorprese; unica preoccupazione è l’arrivo del vaporetto che non sempre riesce a fare le quattro corse settimanali (lunedí, mercoledí, venerdí, sabato) con grande dispiacere di ognuno di noi che aspetta sempre con ansia la corrispondenza. Siamo già una<br />sessantina, dei quali 36 amici di località diverse; predominano relativamente i romani. Abbiamo già iniziato una scuola, divisa in vari corsi: 1° corso (1a e 2a elementare), 2° c. (3a elem.), 3° c. (4a -5a<br />elem.), corso complementare, due corsi di francese (inferiore e superiore), un corso di tedesco.<br />I corsi sono stabiliti in relazione alla coltura nelle materie che possono ridursi ad un certo corredo di nozioni esattamente determinabili (grammatica e matematica); perciò gli allievi dei corsi elem. frequentano le lezioni di storia e geografia del corso complementare, per esempio. Insomma, abbiamo cercato di contemperare la necessità di un ordine scolastico graduale col fatto che gli allievi, anche se talvolta semianalfabeti, sono intellettualmente sviluppati. I corsi sono seguiti con<br />grande diligenza e attenzione. Con la scuola, che è frequentata anche da alcuni funzionari e abitanti dell’isola, abbiamo evitato i pericoli di demoralizzazione che sono grandissimi. Tu non puoi immaginare in quale condizione di abbrutimento fisico e morale si siano ridotti i coatti comuni. Pur di bere venderebbero anche la camicia; molti hanno venduto le scarpe e la giacca. Un buon numero non dispone piú liberamente della mazzetta governativa di 4 lire quotidiane, perché impegnata<br />presso gli usurai. L’usura è repressa, ma non credo sia possibile evitarla, perché gli stessi coatti, che ne sono vittime, non denunziano gli usurai che in casi eccezionalissimi. Si paga l’interesse di 3 lire la settimana per 10 lire di prestito. Gli interessi sono riscossi con estremo fiscalismo, perché gli<br />usurai sono circondati da gruppetti di sicofanti, che per un bicchier di vino sbudellerebbero anche i bisnonni. I coatti comuni, salvo rare eccezioni, hanno molto rispetto e deferenza per noi. La popolazione dell’isola è cortesissima. D’altronde, la nostra venuta ha determinato un mutamento radicale nel luogo e lascerà larghe tracce. Si sta combinando per impiantare la luce elettrica, dato che tra i confinati ci sono i tecnici capaci di condurre a termine l’iniziativa. L’orologio del campanile, che era fermo da 6 mesi, è stato riattivato in due giorni: forse sarà ripreso il disegno di costruire la banchina nella cala d’approdo del vaporetto. I nostri rapporti con le autorità sono correttissimi.<br />Vorrei scriverti qualche impressione raccolta durante il viaggio, specialmente a Palermo e a Napoli. A Palermo sono rimasto otto giorni: ho tentato 4 volte la traversata, e per tre volte, dopo<br />un’ora e più di navigazione col mare in tempesta, sono dovuto tornare indietro. È stato il pezzo piú mbrutto di tutta la traduzione, quello che mi ha stancato di piú. Bisognava levarsi alle 4 del mattino, andare al porto coi ferri ai polsi; sempre legati e attaccati a una catena ad altri, scendere in barchetta, salire e scendere parecchie scalette sul vaporetto, dove si rimaneva legati a un solo polso, soffrire il mal di mare, sia per la posizione incomoda (legati, sia pure a un solo polso e attaccati con ½ metro<br />di catena agli altri, e quindi nell’impossibilità di sdraiarsi) sia perché il vaporetto molto piccolo e leggero balla anche se il mare è calmo — per tornare indietro e...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>antonio_gramsci,lettera_numero_unduci,piero_sraffa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera numero nove - 27 dicembre 1926, a Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-numero-nove-27-dicembre-1926-a-tatiana--43534394</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />da una lettera del sig. Passarge ho appreso la ragione, veramente dolorosa e spiacevole, per la quale hai ricevuto in ritardo la mia prima lettera. Credo che a quest’ora abbia ricevuto anche l’altra mia, con tutte le informazioni più dettagliate sul mio modo di esistenza.<br />Come puoi immaginare, qui le novità sono minime. La vita trascorre sempre uguale; l’attesa del vaporetto, che porta notizie dalle famiglie e giornali, diventa sempre più il problema centrale, data la cattiva stagione e la possibilità sempre incombente che la traversata fallisca. Per le feste di Natale doveva giungere la moglie di Bordiga: la prima traversata è fallita, dopo un tentativo di viaggio molto movimentato e pieno di sofferenze e Ortensia è ripartita per Napoli, senza tentare una seconda volta. Ciò ha prodotto molto dispiacere in tutti. Altra novità spiacevole è stata l’arresto e la traduzione nel carcere locale, in attesa di traduzione rispettivamente a Firenze e a Roma dei due ex deputati Damen e Molinelli: Molinelli forse partirà oggi stesso, se il vaporetto giunge.<br />Per me nessuna novità essenziale. Ho ricevuto già qualche libro da Sraffa, ma non posso ancora dedicarmi a uno studio determinato e sistematico. Attendo specialmente le grammatiche che ti ho domandato. Altri libri che desidero avere da te sono: un pacchetto di libri sull’Azione cattolica che avevo già riunito su un tavolino della mia stanza, ma che non so se sono rimasti insieme. Ad essi aggiungi: 6 volumi degli Annali d’Italia di Pietro Vigo, il libro su Machiavelli di Francesco Ercole e tre numeri della rivista «Politica» di F. Coppola, dove sono contenuti articoli dello stesso Ercole. Uno dei numeri di «Politica» è dell’anno 1920. Gli altri due sono del 1926 e contengono uno studio sulla «formazione delle città in Italia»; se si fossero sperduti, ambedue o uno dei due, dovresti ricomprarmeli. In generale dovreste scegliere tra i miei libri, che non sono molti, tutti i volumi di storia e spedirmeli metodicamente. Poiché non è escluso in modo assoluto che un giorno o l’altro possa capitarmi la stessa sorte di Molinelli ti sarei grato se volessi mandarmi un cucchiaio e una forchetta di legno molto solido e un portasigarette di celluloide, come è consentito portare con sé in prigione.<br />La salute va abbastanza bene. Ho incominciato a trovare delle uova freschissime da bere; d’ora innanzi avremo regolarmente la carne di manzo, ciò che permetterà una maggiore varietà di cibo. La questione del sonno è ancora da risolvere: devo dormire nella stessa camera con altri due amici, ciò che determina molte occasioni di risveglio e di insonnia. Ci sarebbe una bellissima occasione: avere una stanza da solo in una villetta che potrebbe essere affittata da un amico il quale attende la moglie: ma siccome la villetta è posta di qualche metro fuori dei limiti legali dell’abitato, ci sono delle difficoltà non ancora superate.<br />Carissima Tatiana, devi scrivere a lungo a Giulia e convincerla che ancora non posso scriverle direttamente: non riesco a superare lo stato d’animo che ti ho già descritto. Mi sforzerò per un’altra volta. Inviami tue notizie e mandami le fotografie. Giuliano è stato già fotografato con Giulia e con Delio? Ti abbraccio affettuosamente.<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43534394</guid><pubDate>Fri, 19 Feb 2021 23:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43534394/gramsci_lettera_numeri_nove.mp3" length="3795904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
da una lettera del sig. Passarge ho appreso la ragione, veramente dolorosa e spiacevole, per la quale hai ricevuto in ritardo la mia prima lettera. Credo che a quest’ora abbia ricevuto anche l’altra mia, con tutte le informazioni più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tania,<br />da una lettera del sig. Passarge ho appreso la ragione, veramente dolorosa e spiacevole, per la quale hai ricevuto in ritardo la mia prima lettera. Credo che a quest’ora abbia ricevuto anche l’altra mia, con tutte le informazioni più dettagliate sul mio modo di esistenza.<br />Come puoi immaginare, qui le novità sono minime. La vita trascorre sempre uguale; l’attesa del vaporetto, che porta notizie dalle famiglie e giornali, diventa sempre più il problema centrale, data la cattiva stagione e la possibilità sempre incombente che la traversata fallisca. Per le feste di Natale doveva giungere la moglie di Bordiga: la prima traversata è fallita, dopo un tentativo di viaggio molto movimentato e pieno di sofferenze e Ortensia è ripartita per Napoli, senza tentare una seconda volta. Ciò ha prodotto molto dispiacere in tutti. Altra novità spiacevole è stata l’arresto e la traduzione nel carcere locale, in attesa di traduzione rispettivamente a Firenze e a Roma dei due ex deputati Damen e Molinelli: Molinelli forse partirà oggi stesso, se il vaporetto giunge.<br />Per me nessuna novità essenziale. Ho ricevuto già qualche libro da Sraffa, ma non posso ancora dedicarmi a uno studio determinato e sistematico. Attendo specialmente le grammatiche che ti ho domandato. Altri libri che desidero avere da te sono: un pacchetto di libri sull’Azione cattolica che avevo già riunito su un tavolino della mia stanza, ma che non so se sono rimasti insieme. Ad essi aggiungi: 6 volumi degli Annali d’Italia di Pietro Vigo, il libro su Machiavelli di Francesco Ercole e tre numeri della rivista «Politica» di F. Coppola, dove sono contenuti articoli dello stesso Ercole. Uno dei numeri di «Politica» è dell’anno 1920. Gli altri due sono del 1926 e contengono uno studio sulla «formazione delle città in Italia»; se si fossero sperduti, ambedue o uno dei due, dovresti ricomprarmeli. In generale dovreste scegliere tra i miei libri, che non sono molti, tutti i volumi di storia e spedirmeli metodicamente. Poiché non è escluso in modo assoluto che un giorno o l’altro possa capitarmi la stessa sorte di Molinelli ti sarei grato se volessi mandarmi un cucchiaio e una forchetta di legno molto solido e un portasigarette di celluloide, come è consentito portare con sé in prigione.<br />La salute va abbastanza bene. Ho incominciato a trovare delle uova freschissime da bere; d’ora innanzi avremo regolarmente la carne di manzo, ciò che permetterà una maggiore varietà di cibo. La questione del sonno è ancora da risolvere: devo dormire nella stessa camera con altri due amici, ciò che determina molte occasioni di risveglio e di insonnia. Ci sarebbe una bellissima occasione: avere una stanza da solo in una villetta che potrebbe essere affittata da un amico il quale attende la moglie: ma siccome la villetta è posta di qualche metro fuori dei limiti legali dell’abitato, ci sono delle difficoltà non ancora superate.<br />Carissima Tatiana, devi scrivere a lungo a Giulia e convincerla che ancora non posso scriverle direttamente: non riesco a superare lo stato d’animo che ti ho già descritto. Mi sforzerò per un’altra volta. Inviami tue notizie e mandami le fotografie. Giuliano è stato già fotografato con Giulia e con Delio? Ti abbraccio affettuosamente.<br />Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:keywords>27_dicembre_1926,a_tatiana,lettera_numero_nove</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera numero otto: a Piero Sraffa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-numero-otto-a-piero-sraffa--43434352</link><description><![CDATA[Carissimo amico,<br />ho ricevuto la tua lettera del 13; non ho invece ancora ricevuto i libri che mi annunzi. Ti ringrazio molto cordialmente dell’offerta che mi hai fatto; ho già scritto alla Libreria Sperling e ho fatto una commissione abbastanza vistosa, sicuro di non essere indiscreto, perché conosco tutta la<br />tua gentilezza. Siamo ad Ustica in 30 confinati politici: abbiamo già iniziato tutta una serie di corsi, elementari e di cultura generale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di<br />conferenze. Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri. Speriamo cosí di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici, che rappresentano tutta la gamma dei partiti e della preparazione culturale. Con me c’è Schiavello e Fiorio di Milano; di massimalisti c’è anche l’ex-deputato Conca di Milano. Di unitari c’è l’avv. Sbaraglini di Perugia e un magnifico tipo di contadino molinellese. Un repubblicano di Massa e 6 anarchici di composizione morale complessa; il resto comunisti, cioè la grande maggioranza. Ci sono 3 o 4 analfabeti o quasi; il resto ha una preparazione diversa, ma con media generale molto bassa. Tutti però sono contenti di avere la scuola, che è frequentata con grande assiduità e diligenza.<br />La situazione finanziaria è ancora buona: ci danno, a noi confinati politici, 10 lire al giorno; la mazzetta dei coatti comuni a Ustica è di 4 lire al giorno, nelle altre isole talvolta è anche minore, se esistono possibilità di lavoro. Noi abbiamo la facoltà di abitare nelle case private; in sei persone<br />(io, Bordiga, Conca, lo Sbaraglini e altri due) abitiamo in una casetta per la quale spendiamo 90 lire al mese per ciascuno, tutti i servizi compresi. Contiamo di organizzare una mensa collettiva, in modo da poter soddisfare le necessità di vitto e alloggio con le 10 lire giornaliere della mazzetta. Il vitto naturalmente è pochissimo svariato: non si trovano uova, per esempio, ciò che mi annoia assai perché io non posso fare i pasti abbondanti del tipo marinaro. Il regime al quale siamo soggetti consiste: nel ritirarsi a casa alle 8 della sera e nel non uscire di casa prima dell’alba; nel non oltrepassare i limiti dell’abitato senza un permesso speciale. L’isola è piccola (8 kmq) con una popolazione di 1600 abitanti, dei quali 600 circa coatti comuni: esiste un solo gruppo di abitazioni.Il clima è ottimo, non ha fatto freddo finora; ciò non per tanto la posta giunge irregolarmente perché il vaporetto che fa la traversata 4 volte la settimana, non sempre riesce a superare il vento e i marosi. Per giungere a Ustica ho dovuto fare 4 tentativi di traversata, ciò che mi ha stancato più della intera traduzione da Roma a Palermo. Sono però rimasto sempre in ottime condizioni di salute, con grande meraviglia dei miei amici, che tutti hanno sofferto più di me: figurati che sono leggermente ingrassato. In questi giorni però, sia per la stanchezza arretrata, sia per il vitto che non si confà con le mie abitudini e la mia costituzione, mi sento molto snervato e spossato. Ma spero di acclimatarmi rapidamente e di liquidare definitivamente tutti i mali passati.<br />Ti scriverò spesso, se ciò ti farà piacere, per illudermi di trovarmi ancora nella tua gradita compagnia. Ti saluto affettuosamente<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43434352</guid><pubDate>Sat, 13 Feb 2021 06:00:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43434352/lettera_n_8_21_dicembre_1926_a_piero_sraffa.mp3" length="3307310" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissimo amico,
ho ricevuto la tua lettera del 13; non ho invece ancora ricevuto i libri che mi annunzi. Ti ringrazio molto cordialmente dell’offerta che mi hai fatto; ho già scritto alla Libreria Sperling e ho fatto una commissione abbastanza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissimo amico,<br />ho ricevuto la tua lettera del 13; non ho invece ancora ricevuto i libri che mi annunzi. Ti ringrazio molto cordialmente dell’offerta che mi hai fatto; ho già scritto alla Libreria Sperling e ho fatto una commissione abbastanza vistosa, sicuro di non essere indiscreto, perché conosco tutta la<br />tua gentilezza. Siamo ad Ustica in 30 confinati politici: abbiamo già iniziato tutta una serie di corsi, elementari e di cultura generale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di<br />conferenze. Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri. Speriamo cosí di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici, che rappresentano tutta la gamma dei partiti e della preparazione culturale. Con me c’è Schiavello e Fiorio di Milano; di massimalisti c’è anche l’ex-deputato Conca di Milano. Di unitari c’è l’avv. Sbaraglini di Perugia e un magnifico tipo di contadino molinellese. Un repubblicano di Massa e 6 anarchici di composizione morale complessa; il resto comunisti, cioè la grande maggioranza. Ci sono 3 o 4 analfabeti o quasi; il resto ha una preparazione diversa, ma con media generale molto bassa. Tutti però sono contenti di avere la scuola, che è frequentata con grande assiduità e diligenza.<br />La situazione finanziaria è ancora buona: ci danno, a noi confinati politici, 10 lire al giorno; la mazzetta dei coatti comuni a Ustica è di 4 lire al giorno, nelle altre isole talvolta è anche minore, se esistono possibilità di lavoro. Noi abbiamo la facoltà di abitare nelle case private; in sei persone<br />(io, Bordiga, Conca, lo Sbaraglini e altri due) abitiamo in una casetta per la quale spendiamo 90 lire al mese per ciascuno, tutti i servizi compresi. Contiamo di organizzare una mensa collettiva, in modo da poter soddisfare le necessità di vitto e alloggio con le 10 lire giornaliere della mazzetta. Il vitto naturalmente è pochissimo svariato: non si trovano uova, per esempio, ciò che mi annoia assai perché io non posso fare i pasti abbondanti del tipo marinaro. Il regime al quale siamo soggetti consiste: nel ritirarsi a casa alle 8 della sera e nel non uscire di casa prima dell’alba; nel non oltrepassare i limiti dell’abitato senza un permesso speciale. L’isola è piccola (8 kmq) con una popolazione di 1600 abitanti, dei quali 600 circa coatti comuni: esiste un solo gruppo di abitazioni.Il clima è ottimo, non ha fatto freddo finora; ciò non per tanto la posta giunge irregolarmente perché il vaporetto che fa la traversata 4 volte la settimana, non sempre riesce a superare il vento e i marosi. Per giungere a Ustica ho dovuto fare 4 tentativi di traversata, ciò che mi ha stancato più della intera traduzione da Roma a Palermo. Sono però rimasto sempre in ottime condizioni di salute, con grande meraviglia dei miei amici, che tutti hanno sofferto più di me: figurati che sono leggermente ingrassato. In questi giorni però, sia per la stanchezza arretrata, sia per il vitto che non si confà con le mie abitudini e la mia costituzione, mi sento molto snervato e spossato. Ma spero di acclimatarmi rapidamente e di liquidare definitivamente tutti i mali passati.<br />Ti scriverò spesso, se ciò ti farà piacere, per illudermi di trovarmi ancora nella tua gradita compagnia. Ti saluto affettuosamente<br />Antonio]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:keywords>gramsci,lettera_numero_otto,numero_8,piero_sraffa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ustica -Lettera numero sette SECONDA PARTE: A Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ustica-lettera-numero-sette-seconda-parte-a-tatiana--43291303</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all’indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l’11 o il 12. Riepilogo gli avvenimenti principali di tutto questo tempo.<br />Arrestato l’8 sera alle 10½ e condotto immediatamente in carcere, sono partito da Roma il mattino prestissimo del 25 novembre. La permanenza a Regina Coeli è stato il periodo piú brutto della detenzione: 16 giorni di isolamento assoluto in cella, disciplina rigorosissima. Ho potuto avere la camera a pagamento solo negli ultimi giorni. I primi tre giorni li ho trascorsi in una cella abbastanza luminosa di giorno e illuminata di notte; il letto era però molto sudicio; le lenzuola erano già adoperate; formicolavano gli insetti piú diversi; non mi è stato possibile avere qualcosa da leggere, neanche la «Gazzetta dello Sport», perché non ancora prenotata: ho mangiato la minestra del carcere che era abbastanza buona. Sono quindi passato a una nuova cella, piú oscura di giorno e senza illuminazione la notte, ma che è stata disinfettata con la fiamma di benzina e il cui letto aveva biancheria di bucato. Ho incominciato a comprare qualcosa dal bettolino del carcere: le steariche per la notte, il latte per il mattino, una minestra con brodo di carne e un pezzo di lesso, formaggio, vino, mele, sigarette, giornali e riviste illustrate. Sono passato dalla cella comune alla camera a pagamento senza preavviso, cosa per cui rimasi un giorno senza mangiare, dato che il carcere passa il vitto solo agli abitatori delle celle comuni, mentre quelli delle camere a pagamento devono «vittarsi» (termine carcerario) del proprio. La camera a pagamento consistette per me nel fatto che aggiunsero un materasso di lana e un cuscino idem al saccone di crine, e che la cella fu arredata di un lavabo con catinella e boccale e di una sedia. Avrei dovuto avere anche un tavolino, un reggipanni e un armadietto ma l’amministrazione mancava di «casermaggio» (altro termine carcerario): ebbi anche la luce elettrica ma senza interruttore, sicché tutta la notte mi rigiravo per proteggere gli occhi dalla luce. La vita trascorreva cosí: alle 7 del mattino sveglia e pulizia della camera; verso le 9 il latte, che poi divenne caffè e latte quando incominciai a ricevere il vitto dalla trattoria. Il caffè giungeva di solito ancora tiepido, il latte invece era sempre freddo, ma io facevo allora una abbondantissima zuppa. Dalle nove a mezzogiorno capitava l’ora del passeggio: un’ora o dalle nove alle dieci, o dalle dieci alle undici, o dalle undici alle dodici; ci facevano uscire isolati, con la proibizione di parlare e di salutare chiunque, e si andava in un cortile diviso a raggi con muri divisori altissimi e con una cancellata sul resto del cortile. Eravamo sorvegliati da una guardia issata su un terrazzino dominante la raggera e da una seconda guardia che passeggiava dinanzi ai cancelli; il cortile era incassato tra muri altissimi e da una parte era dominato dalla bassa ciminiera di una piccola officina interna; talvolta l’aria era fumo, un volta dovemmo rimanere circa mezz’ora sotto uno scroscio di pioggia. A mezzogiorno circa arrivava il pranzo; la minestra era spesso tiepida ancora, il resto era sempre freddo. Alle 3 c’era la visita alla cella col collaudo delle sbarre dell’inferriata; la visita si ripeteva alle dieci di sera e alle tre del mattino. Io dormivo un po’ tra queste due ultime visite: una volta svegliato dalla visita delle tre non riuscivo ad addormentarmi; era però obbligatorio stare a letto dalle 7½ di sera fino all’alba. Lo svago era dato dalle voci diverse<br />e dai brani di conversazione che talvolta si riusciva a cogliere dalle celle vicine o prospicienti. Io non incorsi mai in nessuna punizione: Maffi invece ebbe tre giorni di pane e acqua in una cella di punizione. In verità non sentii mai nessun malessere: quantunque non abbia mai consumato tutto il pasto, tuttavia mangiai sempre con appetito superiore a quello della trattoria. Avevo solo un cucchiaio di legno; né forchetta, né bicchiere. Un boccale e un boccaletto di terraglia per l’acqua e per il vino; una grossa scodella di terraglia per la minestra e un’altra per catino, prima della<br />concessione della camera a pagamento. Il 19 novembre mi fu comunicata l’ordinanza che mi infliggeva 5 anni di confino in colonia, senza altra spiegazione. I giorni successivi mi giunse la voce che sarei partito per la Somalia. Seppi che avrei scontato il confino in un’isola italiana solo la<br />sera del 24, indirettamente: la destinazione esatta mi fu comunicata ufficialmente solo a Palermo; potevo andare a Ustica ma anche a Favignana, a Pantelleria o a Lampedusa; erano escluse le Tremiti perché altrimenti avrei viaggiato da Caserta a Foggia. Da Roma partii al mattino del 25 col<br />primo accelerato per Napoli, dove giunsi alle 13 circa; viaggiai in compagnia di Molinelli, Ferrari, Volpi e Picelli, che erano stati anch’essi arrestati l’8. Ferrari però da Caserta fu distaccato per le Tremiti: dico distaccato perché anche nel vagone eravamo legati insieme a una lunga catena. Da<br />Roma in poi rimasi sempre in compagnia, ciò che produsse un notevole cambiamento nello stato d’animo: si poteva chiacchierare e ridere, nonostante che si fosse legati alla catena e con ambedue i<br />polsi stretti dalle manette e che in tale grazioso abbigliamento si dovesse mangiare e fumare.<br />Eppure si riusciva ad accendere i fiammiferi, a mangiare, a bere; i polsi si gonfiarono un po’, ma si ebbe la sensazione del quanto la macchina umana sia perfetta e possa adattarsi a ogni circostanza piú innaturale. Nel limite delle disposizioni regolamentari, i carabinieri di scorta ci trattarono con<br />grande correttezza e cortesia. Siamo rimasti a Napoli due notti, nel carcere del Carmine, sempre insieme e siamo ripartiti per via mare la sera del 27 con mare calmissimo. A Palermo abbiamo avuto un cameroncino molto pulito e arieggiato, con bellissimo panorama del monte Pellegrino;<br />trovammo altri amici destinati alle isole, il deputato massimalista Conca di Verona e l’avvocato Angeloni, repubblicano di Perugia. Sopraggiunsero in seguito altri, tra i quali Maffi che era destinato a Pantelleria e Bordiga destinato a Ustica. Sarei dovuto partire da Palermo il 2, invece<br />riuscii a partire solo il 7; tre tentativi di traversata fallirono per il mare tempestoso. È stato questo il pezzo piú brutto del viaggio di traduzione. Pensa: sveglia alle quattro del mattino, formalità per la consegna dei denari e delle cose diverse depositate, manette e catena, vettura cellulare fino al porto, discesa in barca per raggiungere il vaporetto, ascesa della scaletta per salire a bordo, salita di una scaletta per salire sul ponte, discesa di altra scaletta per andare nel reparto di terza classe; tutto ciò avendo i polsi legati ed essendo legato a una catena con altri tre. Alle sette il vaporetto parte,<br />viaggia per un’ora e mezza ballando e dimenandosi come un delfino, poi si ritorna indietro perché il capitano riconosce impossibile la traversata ulteriore. Si rifà all’inverso la serie delle scalette, ecc., si ritorna in carcere, si viene nuovamente perquisiti e si ritorna in cella; intanto è già mezzogiorno,<br />non si è fatto a tempo a comandare il pranzo; fino alle 5 non si mangia, e al mattino non si era mangiato. Tutto ciò quattro volte con l’intervallo di un giorno. A Ustica erano già arrivati 4 amici: il Conca, l’ex deputato di Perugia Sbaraglini, e due di Aquila. Per qualche notte abbiamo dormito in un camerone: adesso siamo già accomodati in una casa a nostra disposizione, in sei, io, Bordiga, il Conca, lo Sbaraglini e i due di Aquila. La casa è composta di una stanza a pianterreno dove dormono due: a pianterreno c’è anche la cucina, il cesso, e un bugigattolo che abbiamo adibito a sala comune di toilette. Al primo piano, in due stanze dormiamo in 4, tre in una stanza abbastanza grande e uno nello stanzino di passaggio; un’ampia terrazza sovrasta la stanza piú grande e domina la cala. Paghiamo 100 lire al mese per la casa e due lire al giorno per il letto, la biancheria del letto<br />e gli altri arredi domestici (due lire a testa). I primi giorni abbiamo speso molto per i pasti; non meno di 20 lire al giorno. Adesso spendiamo 10 lire al giorno di pensione per il pranzo e la cena; stiamo organizzando una mensa comune che ci permetterà forse di vivere con le 10 lire al giorno che ci ha assegnato il governo; siamo già 30 confinati politici e ancora forse deve arrivare qualcuno.<br />I nostri obblighi sono svariati e complessi; i piú appariscenti sono quello di non uscire di casa prima dell’alba e di rincasare alle 8 di sera; non possiamo oltrepassare determinati limiti che sono all’ingrosso rappresentati dal perimetro dell’abitato. Abbiamo però ottenuto dei permessi che<br />ci consentono di passeggiare per tutto il territorio dell’isola con l’obbligo di rientrare nei limiti alle 5 del pomeriggio. La popolazione complessiva è di circa 1600 abitanti, dei quali 600 coatti, cioè criminali comuni che hanno subito piú condanne. La popolazione indigena è composta di siciliani,<br />molto gentili e ospitali; con la popolazione possiamo avere dei rapporti. I coatti sono sottoposti a un regime molto restrittivo; la grande maggioranza, data la piccolezza dell’isola, non può avere nessuna occupazione e deve vivere colle 4 lire giornaliere che assegna il governo. Puoi immaginare<br />ciò che avviene: la mazzetta (è il termine che serve a indicare l’assegno governativo) viene spesa specialmente per il vino; i pasti si riducono a un po’ di pasta con erbe e a un po’ di pane; la denutrizione porta all’alcoolismo piú depravato in brevissimo tempo. Questi coatti sono rinchiusi in speciali cameroni alle cinque del pomeriggio e stanno insieme tutta la notte (dalle cinque del pomeriggio alle sette del mattino), chiusi dal di fuori: giocano alle carte, perdono qualche volta la mazzetta di parecchi giorni e si trovano]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43291303</guid><pubDate>Sat, 06 Feb 2021 06:00:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43291303/ustica_lettera_numero_sette_seconda_parte_a_tatiana.mp3" length="7346885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all’indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l’11 o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tania,<br />ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all’indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l’11 o il 12. Riepilogo gli avvenimenti principali di tutto questo tempo.<br />Arrestato l’8 sera alle 10½ e condotto immediatamente in carcere, sono partito da Roma il mattino prestissimo del 25 novembre. La permanenza a Regina Coeli è stato il periodo piú brutto della detenzione: 16 giorni di isolamento assoluto in cella, disciplina rigorosissima. Ho potuto avere la camera a pagamento solo negli ultimi giorni. I primi tre giorni li ho trascorsi in una cella abbastanza luminosa di giorno e illuminata di notte; il letto era però molto sudicio; le lenzuola erano già adoperate; formicolavano gli insetti piú diversi; non mi è stato possibile avere qualcosa da leggere, neanche la «Gazzetta dello Sport», perché non ancora prenotata: ho mangiato la minestra del carcere che era abbastanza buona. Sono quindi passato a una nuova cella, piú oscura di giorno e senza illuminazione la notte, ma che è stata disinfettata con la fiamma di benzina e il cui letto aveva biancheria di bucato. Ho incominciato a comprare qualcosa dal bettolino del carcere: le steariche per la notte, il latte per il mattino, una minestra con brodo di carne e un pezzo di lesso, formaggio, vino, mele, sigarette, giornali e riviste illustrate. Sono passato dalla cella comune alla camera a pagamento senza preavviso, cosa per cui rimasi un giorno senza mangiare, dato che il carcere passa il vitto solo agli abitatori delle celle comuni, mentre quelli delle camere a pagamento devono «vittarsi» (termine carcerario) del proprio. La camera a pagamento consistette per me nel fatto che aggiunsero un materasso di lana e un cuscino idem al saccone di crine, e che la cella fu arredata di un lavabo con catinella e boccale e di una sedia. Avrei dovuto avere anche un tavolino, un reggipanni e un armadietto ma l’amministrazione mancava di «casermaggio» (altro termine carcerario): ebbi anche la luce elettrica ma senza interruttore, sicché tutta la notte mi rigiravo per proteggere gli occhi dalla luce. La vita trascorreva cosí: alle 7 del mattino sveglia e pulizia della camera; verso le 9 il latte, che poi divenne caffè e latte quando incominciai a ricevere il vitto dalla trattoria. Il caffè giungeva di solito ancora tiepido, il latte invece era sempre freddo, ma io facevo allora una abbondantissima zuppa. Dalle nove a mezzogiorno capitava l’ora del passeggio: un’ora o dalle nove alle dieci, o dalle dieci alle undici, o dalle undici alle dodici; ci facevano uscire isolati, con la proibizione di parlare e di salutare chiunque, e si andava in un cortile diviso a raggi con muri divisori altissimi e con una cancellata sul resto del cortile. Eravamo sorvegliati da una guardia issata su un terrazzino dominante la raggera e da una seconda guardia che passeggiava dinanzi ai cancelli; il cortile era incassato tra muri altissimi e da una parte era dominato dalla bassa ciminiera di una piccola officina interna; talvolta l’aria era fumo, un volta dovemmo rimanere circa mezz’ora sotto uno scroscio di pioggia. A mezzogiorno circa arrivava il pranzo; la minestra era spesso tiepida ancora, il resto era sempre freddo. Alle 3 c’era la visita alla cella col collaudo delle sbarre dell’inferriata; la visita si ripeteva alle dieci di sera e alle tre del mattino. Io dormivo un po’ tra queste due ultime visite: una volta svegliato dalla visita delle tre non riuscivo ad addormentarmi; era però obbligatorio stare a letto dalle 7½ di sera fino all’alba. Lo svago era dato dalle voci diverse<br />e dai brani di conversazione che talvolta si riusciva a cogliere dalle celle vicine o prospicienti. Io non incorsi mai in nessuna punizione: Maffi invece ebbe tre giorni di pane e acqua in una cella di punizione. In verità non sentii mai nessun malessere: quantunque non abbia...]]></itunes:summary><itunes:duration>460</itunes:duration><itunes:keywords>antonio_gramsci,a_tatiana,lettera_numero_sette,numero_7,seconda_parte,ustica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ustica - Lettera numero sette PRIMA PARTE: A Tatiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ustica-lettera-numero-sette-prima-parte-a-tatiana--43204515</link><description><![CDATA[Carissima Tania,<br />ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all’indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l’11 o il 12. Riepilogo gli avvenimenti principali di tutto questo tempo.<br />Arrestato l’8 sera alle 10½ e condotto immediatamente in carcere, sono partito da Roma il mattino prestissimo del 25 novembre. La permanenza a Regina Coeli è stato il periodo piú brutto della detenzione: 16 giorni di isolamento assoluto in cella, disciplina rigorosissima. Ho potuto<br />avere la camera a pagamento solo negli ultimi giorni. I primi tre giorni li ho trascorsi in una cella abbastanza luminosa di giorno e illuminata di notte; il letto era però molto sudicio; le lenzuola erano già adoperate; formicolavano gli insetti piú diversi; non mi è stato possibile avere qualcosa da leggere, neanche la «Gazzetta dello Sport», perché non ancora prenotata: ho mangiato la minestra del carcere che era abbastanza buona. Sono quindi passato a una nuova cella, piú oscura di giorno e senza illuminazione la notte, ma che è stata disinfettata con la fiamma di benzina e il cui letto aveva biancheria di bucato. Ho incominciato a comprare qualcosa dal bettolino del carcere: le steariche per la notte, il latte per il mattino, una minestra con brodo di carne e un pezzo di lesso, formaggio, vino, mele, sigarette, giornali e riviste illustrate. Sono passato dalla cella comune alla camera a pagamento senza preavviso, cosa per cui rimasi un giorno senza mangiare, dato che il<br />carcere passa il vitto solo agli abitatori delle celle comuni, mentre quelli delle camere a pagamento devono «vittarsi» (termine carcerario) del proprio. La camera a pagamento consistette per me nel fatto che aggiunsero un materasso di lana e un cuscino idem al saccone di crine, e che la cella fu<br />arredata di un lavabo con catinella e boccale e di una sedia. Avrei dovuto avere anche un tavolino, un reggipanni e un armadietto ma l’amministrazione mancava di «casermaggio» (altro termine carcerario): ebbi anche la luce elettrica ma senza interruttore, sicché tutta la notte mi rigiravo per proteggere gli occhi dalla luce. La vita trascorreva cosí: alle 7 del mattino sveglia e pulizia della camera; verso le 9 il latte, che poi divenne caffè e latte quando incominciai a ricevere il vitto dalla trattoria. Il caffè giungeva di solito ancora tiepido, il latte invece era sempre freddo, ma io facevo allora una abbondantissima zuppa. Dalle nove a mezzogiorno capitava l’ora del passeggio: un’ora o dalle nove alle dieci, o dalle dieci alle undici, o dalle undici alle dodici; ci facevano uscire isolati, con la proibizione di parlare e di salutare chiunque, e si andava in un cortile diviso a raggi con muri divisori altissimi e con una cancellata sul resto del cortile. Eravamo sorvegliati da una guardia issata su un terrazzino dominante la raggera e da una seconda guardia che passeggiava dinanzi ai cancelli; il cortile era incassato tra muri altissimi e da una parte era dominato dalla bassa ciminiera<br />di una piccola officina interna; talvolta l’aria era fumo, un volta dovemmo rimanere circa mezz’ora sotto uno scroscio di pioggia. A mezzogiorno circa arrivava il pranzo; la minestra era spesso tiepida ancora, il resto era sempre freddo. Alle 3 c’era la visita alla cella col collaudo delle sbarre<br />dell’inferriata; la visita si ripeteva alle dieci di sera e alle tre del mattino. Io dormivo un po’ tra queste due ultime visite: una volta svegliato dalla visita delle tre non riuscivo ad addormentarmi; era però obbligatorio stare a letto dalle 7½ di sera fino all’alba. Lo svago era dato dalle voci diverse<br />e dai brani di conversazione che talvolta si riusciva a cogliere dalle celle vicine o prospicienti. Io non incorsi mai in nessuna punizione: Maffi invece ebbe tre giorni di pane e acqua in una cella di punizione. In verità non sentii mai nessun malessere: quantunque non abbia mai consumato tutto il<br />pasto, tuttavia mangiai sempre con appetito superiore a quello della trattoria. Avevo solo un cucchiaio di legno; né forchetta, né bicchiere. Un boccale e un boccaletto di terraglia per l’acqua e per il vino; una grossa scodella di terraglia per la minestra e un’altra per catino, prima della<br />concessione della camera a pagamento. Il 19 novembre mi fu comunicata l’ordinanza che mi infliggeva 5 anni di confino in colonia, senza altra spiegazione. I giorni successivi mi giunse la voce che sarei partito per la Somalia. Seppi che avrei scontato il confino in un’isola italiana solo la<br />sera del 24, indirettamente: la destinazione esatta mi fu comunicata ufficialmente solo a Palermo; potevo andare a Ustica ma anche a Favignana, a Pantelleria o a Lampedusa; erano escluse le Tremiti perché altrimenti avrei viaggiato da Caserta a Foggia. Da Roma partii al mattino del 25 col<br />primo accelerato per Napoli, dove giunsi alle 13 circa; viaggiai in compagnia di Molinelli, Ferrari, Volpi e Picelli, che erano stati anch’essi arrestati l’8. Ferrari però da Caserta fu distaccato per le Tremiti: dico distaccato perché anche nel vagone eravamo legati insieme a una lunga catena. Da<br />Roma in poi rimasi sempre in compagnia, ciò che produsse un notevole cambiamento nello stato d’animo: si poteva chiacchierare e ridere, nonostante che si fosse legati alla catena e con ambedue i<br />polsi stretti dalle manette e che in tale grazioso abbigliamento si dovesse mangiare e fumare.<br />Eppure si riusciva ad accendere i fiammiferi, a mangiare, a bere; i polsi si gonfiarono un po’, ma si ebbe la sensazione del quanto la macchina umana sia perfetta e possa adattarsi a ogni circostanza piú innaturale. Nel limite delle disposizioni regolamentari, i carabinieri di scorta ci trattarono con<br />grande correttezza e cortesia. Siamo rimasti a Napoli due notti, nel carcere del Carmine, sempre insieme e siamo ripartiti per via mare la sera del 27 con mare calmissimo. A Palermo abbiamo avuto un cameroncino molto pulito e arieggiato, con bellissimo panorama del monte Pellegrino;<br />trovammo altri amici destinati alle isole, il deputato massimalista Conca di Verona e l’avvocato Angeloni, repubblicano di Perugia. Sopraggiunsero in seguito altri, tra i quali Maffi che era destinato a Pantelleria e Bordiga destinato a Ustica. Sarei dovuto partire da Palermo il 2, invece<br />riuscii a partire solo il 7; tre tentativi di traversata fallirono per il mare tempestoso. È stato questo il pezzo piú brutto del viaggio di traduzione. Pensa: sveglia alle quattro del mattino, formalità per la consegna dei denari e delle cose diverse depositate, manette e catena, vettura cellulare fino al porto, discesa in barca per raggiungere il vaporetto, ascesa della scaletta per salire a bordo, salita di una scaletta per salire sul ponte, discesa di altra scaletta per andare nel reparto di terza classe; tutto ciò avendo i polsi legati ed essendo legato a una catena con altri tre. Alle sette il vaporetto parte,<br />viaggia per un’ora e mezza ballando e dimenandosi come un delfino, poi si ritorna indietro perché il capitano riconosce impossibile la traversata ulteriore. Si rifà all’inverso la serie delle scalette, ecc., si ritorna in carcere, si viene nuovamente perquisiti e si ritorna in cella; intanto è già mezzogiorno,<br />non si è fatto a tempo a comandare il pranzo; fino alle 5 non si mangia, e al mattino non si era mangiato. Tutto ciò quattro volte con l’intervallo di un giorno. A Ustica erano già arrivati 4 amici: il Conca, l’ex deputato di Perugia Sbaraglini, e due di Aquila. Per qualche notte abbiamo dormito in un camerone: adesso siamo già accomodati in una casa a nostra disposizione, in sei, io, Bordiga, il Conca, lo Sbaraglini e i due di Aquila. La casa è composta di una stanza a pianterreno dove dormono due: a pianterreno c’è anche la cucina, il cesso, e un bugigattolo che abbiamo adibito a sala comune di toilette. Al primo piano, in due stanze dormiamo in 4, tre in una stanza abbastanza grande e uno nello stanzino di passaggio; un’ampia terrazza sovrasta la stanza piú grande e domina la cala. Paghiamo 100 lire al mese per la casa e due lire al giorno per il letto, la biancheria del letto<br />e gli altri arredi domestici (due lire a testa). I primi giorni abbiamo speso molto per i pasti; non meno di 20 lire al giorno. Adesso spendiamo 10 lire al giorno di pensione per il pranzo e la cena;<br />stiamo organizzando una mensa comune che ci permetterà forse di vivere con le 10 lire al giorno che ci ha assegnato il governo; siamo già 30 confinati politici e ancora forse deve arrivare qualcuno.<br />I nostri obblighi sono svariati e complessi; i piú appariscenti sono quello di non uscire di casa prima dell’alba e di rincasare alle 8 di sera; non possiamo oltrepassare determinati limiti che sono all’ingrosso rappresentati dal perimetro dell’abitato. Abbiamo però ottenuto dei permessi che<br />ci consentono di passeggiare per tutto il territorio dell’isola con l’obbligo di rientrare nei limiti alle 5 del pomeriggio. La popolazione complessiva è di circa 1600 abitanti, dei quali 600 coatti, cioè criminali comuni che hanno subito piú condanne. La popolazione indigena è composta di siciliani,<br />molto gentili e ospitali; con la popolazione possiamo avere dei rapporti. I coatti sono sottoposti a un regime molto restrittivo; la grande maggioranza, data la piccolezza dell’isola, non può avere nessuna occupazione e deve vivere colle 4 lire giornaliere che assegna il governo. Puoi immaginare<br />ciò che avviene: la mazzetta (è il termine che serve a indicare l’assegno governativo) viene spesa specialmente per il vino; i pasti si riducono a un po’ di pasta con erbe e a un po’ di pane; la denutrizione porta all’alcoolismo piú depravato in brevissimo tempo. Questi coatti sono rinchiusi in<br />speciali cameroni alle cinque del pomeriggio e stanno insieme tutta la notte (dalle cinque del pomeriggio alle sette del mattino), chiusi dal di fuori: giocano alle carte, perdono qualche volta la mazzetta di parecchi giorni e si trovano]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43204515</guid><pubDate>Sat, 30 Jan 2021 23:05:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43204515/lettera_numero_7_prima_parte_a_tatiana.mp3" length="9088939" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tania,
ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all’indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l’11 o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tania,<br />ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all’indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l’11 o il 12. Riepilogo gli avvenimenti principali di tutto questo tempo.<br />Arrestato l’8 sera alle 10½ e condotto immediatamente in carcere, sono partito da Roma il mattino prestissimo del 25 novembre. La permanenza a Regina Coeli è stato il periodo piú brutto della detenzione: 16 giorni di isolamento assoluto in cella, disciplina rigorosissima. Ho potuto<br />avere la camera a pagamento solo negli ultimi giorni. I primi tre giorni li ho trascorsi in una cella abbastanza luminosa di giorno e illuminata di notte; il letto era però molto sudicio; le lenzuola erano già adoperate; formicolavano gli insetti piú diversi; non mi è stato possibile avere qualcosa da leggere, neanche la «Gazzetta dello Sport», perché non ancora prenotata: ho mangiato la minestra del carcere che era abbastanza buona. Sono quindi passato a una nuova cella, piú oscura di giorno e senza illuminazione la notte, ma che è stata disinfettata con la fiamma di benzina e il cui letto aveva biancheria di bucato. Ho incominciato a comprare qualcosa dal bettolino del carcere: le steariche per la notte, il latte per il mattino, una minestra con brodo di carne e un pezzo di lesso, formaggio, vino, mele, sigarette, giornali e riviste illustrate. Sono passato dalla cella comune alla camera a pagamento senza preavviso, cosa per cui rimasi un giorno senza mangiare, dato che il<br />carcere passa il vitto solo agli abitatori delle celle comuni, mentre quelli delle camere a pagamento devono «vittarsi» (termine carcerario) del proprio. La camera a pagamento consistette per me nel fatto che aggiunsero un materasso di lana e un cuscino idem al saccone di crine, e che la cella fu<br />arredata di un lavabo con catinella e boccale e di una sedia. Avrei dovuto avere anche un tavolino, un reggipanni e un armadietto ma l’amministrazione mancava di «casermaggio» (altro termine carcerario): ebbi anche la luce elettrica ma senza interruttore, sicché tutta la notte mi rigiravo per proteggere gli occhi dalla luce. La vita trascorreva cosí: alle 7 del mattino sveglia e pulizia della camera; verso le 9 il latte, che poi divenne caffè e latte quando incominciai a ricevere il vitto dalla trattoria. Il caffè giungeva di solito ancora tiepido, il latte invece era sempre freddo, ma io facevo allora una abbondantissima zuppa. Dalle nove a mezzogiorno capitava l’ora del passeggio: un’ora o dalle nove alle dieci, o dalle dieci alle undici, o dalle undici alle dodici; ci facevano uscire isolati, con la proibizione di parlare e di salutare chiunque, e si andava in un cortile diviso a raggi con muri divisori altissimi e con una cancellata sul resto del cortile. Eravamo sorvegliati da una guardia issata su un terrazzino dominante la raggera e da una seconda guardia che passeggiava dinanzi ai cancelli; il cortile era incassato tra muri altissimi e da una parte era dominato dalla bassa ciminiera<br />di una piccola officina interna; talvolta l’aria era fumo, un volta dovemmo rimanere circa mezz’ora sotto uno scroscio di pioggia. A mezzogiorno circa arrivava il pranzo; la minestra era spesso tiepida ancora, il resto era sempre freddo. Alle 3 c’era la visita alla cella col collaudo delle sbarre<br />dell’inferriata; la visita si ripeteva alle dieci di sera e alle tre del mattino. Io dormivo un po’ tra queste due ultime visite: una volta svegliato dalla visita delle tre non riuscivo ad addormentarmi; era però obbligatorio stare a letto dalle 7½ di sera fino all’alba. Lo svago era dato dalle voci diverse<br />e dai brani di conversazione che talvolta si riusciva a cogliere dalle celle vicine o prospicienti. Io non incorsi mai in nessuna punizione: Maffi invece ebbe tre giorni di pane e acqua in una cella di punizione. 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A parte le condizioni speciali in cui esso si è svolto (come puoi comprendere non è molto confortevole, anche per un uomo robusto, percorrere ore e ore di treno accelerato e di piroscafo coi ferri ai polsi ed essendo legato a una catenella che ti impegna ai polsi dei vicini di viaggio), il viaggio è stato interessantissimo e ricco di motivi diversi, da quelli shakespeariani a quelli farseschi: non so se<br />potrò riuscire, per esempio, a ricostruire una scena notturna nel transito di Napoli, in un camerone immenso, ricchissimo di esemplari zoologici fantasmagorici; credo che solo la scena del becchino nell’Amleto possa eguagliarla. Il pezzo piú difficile del viaggio è stata la traversata da Palermo a<br />Ustica: abbiamo tentato quattro volte il passaggio e tre volte siamo dovuti rientrare nel porto di Palermo, perché il vaporetto non resisteva alla tempesta. Tuttavia, sai che sono ingrassato in questo mese? Io stesso sono stupefatto di sentirmi cosí bene e di avere tanta fame: penso che tra quindici<br />giorni, dopo che mi sarò riposato e avrò dormito sufficientemente, sarò completamente liberato da ogni traccia di emicrania e inizierò un periodo nuovissimo della mia esistenza molecolare.<br />La mia impressione di Ustica è ottima sotto ogni punto di vista. L’isola è grande otto chilometri quadrati e contiene una popolazione di circa milletrecento abitanti, dei quali seicento coatti comuni, cioè criminali parecchie volte recidi. La popolazione è cortesissima. Non siamo<br />ancora tutti accomodati: ho dormito due notti in un camerone comune con gli altri amici; oggi mi trovo già in una cameretta d’albergo e forse domani o dopodomani andrò ad abitare una casetta che stanno ammobigliando per noi: noi siamo trattati da tutti con grande correttezza.<br />Siamo assolutamente separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di Kipling intitolata: Una strana cavalcata nel volume francese L’uomo che volle essere re. Mi è balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15<br />amici. La nostra vita è tranquillissima: siamo occupati a esplorare l’isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-10 chilometri, con paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti maravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che porta notizie, giornali, e amici nuovi, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare.<br />Ustica è molto piú graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invierò: è una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. Non puoi immaginare quanto io sia contento di girellare da un angolo all’altro del paese e dell’isola e di respirare l’aria del mare dopo questo mese<br />di traduzioni da un carcere all’altro, ma specialmente dopo i sedici giorni di Regina Coeli passati nel piú assoluto isolamento. Penso di diventare il campione usticese nel lancio del sasso a distanza, perché ho già battuto tutti gli amici.<br />Ti scrivo un po’ balzelloni, cosí come mi viene, perché sono ancora un po’ stanco.<br />Carissima Tatiana, non puoi immaginare la mia emozione quando a Regina Coeli ho vista la tua calligrafia sulla prima bottiglia di caffè ricevuta e ho letto il nome di Marietta; sono letteralmente ridiventato un bambino. Vedi, in questo tempo, sapendo con certezza che le mie lettere sarebbero state lette<br />secondo le disposizioni carcerarie, mi è nato una specie di pudore: non oso scrivere intorno a certi sentimenti e se cerco di smorzarli per adeguarmi alla situazione, mi pare di fare il sacrestano.<br />Perciò mi limiterò a scriverti alcune notizie sul mio soggiorno a R. C. in relazione a quanto tu mi domandi. Ho ricevuto la giacca di lana che mi è stata estremamente utile, e cosí le calze ecc. Avrei sofferto molto freddo senza di esse, perché sono partito col paltò leggero e, sceso al mattino<br />prestissimo, quando abbiamo tentata la traversata Palermo-Ustica faceva un freddo cane. Ho ricevuto i piattini che mi è dispiaciuto lasciare a Roma, perché ho dovuto mettere tutto il mio bagaglio nella foderetta (che mi ha reso servizi inestimabili) ed ero sicuro di romperli. Non ho ricevuto il Cirio, né la cioccolata, né il pane di Spagna che erano proibiti: li ho visti segnati nella lista, ma con l’avvertenza che non potevano passare; cosí non ho avuto il bicchierino per il caffè, ma ho provveduto io costruendomi un servizio di mezza dozzina di gusci d’uovo montati superbamente su un piedestallo di mollica di pane. Ho visto che ti sei impressionata perché i pranzi<br />erano quasi sempre freddi: niente di male, perché ho sempre mangiato, dopo i primi giorni, almeno il doppio di quanto mangiavo in trattoria e non ho mai sentito il piú piccolo disturbo, mentre ho saputo che tutti i miei amici hanno avuto malesseri e hanno abusato di purganti. Vado convincendomi di essere molto piú forte di quanto mai potessi credere, perché, a differenza di tutti,<br />me la sono cavata con la semplice stanchezza. Ti assicuro che, eccettuate pochissime ore di tetraggine una sera che hanno tolto la luce dalle nostre celle, sono sempre stato allegrissimo; lo spiritello che mi porta a cogliere il lato comico e caricaturale di tutte le scene era sempre attivo in<br />me e mi ha mantenuto giocondo nonostante tutto. Ho letto sempre, o quasi, riviste illustrate e giornali sportivi e mi stavo rifacendo una biblioteca. Qui ho stabilito questo programma:<br />1° star bene per stare sempre meglio di salute;<br />2° studiare la lingua tedesca e russa con metodo e continuità;<br />3° studiare economia e storia. Tra noi faremo della ginnastica razionale, ecc. ecc. È necessario che in questi primi giorni, fino a sistemazione ultimata, ti dia degli incarichi di lavoro. Vorrei avere un sacco da viaggio che sia però sicuro come serratura o lucchetto: è migliore di ogni valigia o cassetta,<br />nell’ipotesi non esclusa di ulteriori miei movimenti nelle isole o verso la terra ferma. Cosí avrei bisogno di tutte quelle piccole cose, come il rasoio di sicurezza con lamette di ricambio, le forbicine per le unghie, la limetta ecc. ecc. che servono sempre e che qui non sono in vendita;<br />vorrei qualche tubetto di aspirina per il caso che i venti fortissimi mi diano flussioni ai denti. Per il vestito, il cappotto e la biancheria rimasta credo che tu farai bene. Mandami subito, se puoi, la grammatica tedesca e una grammatica russa; il dizionarietto ted. it. e it. ted. e qualche libro (Max<br />und Moritz — e la storia della letteratura it. del Vossler, se riesci a scovarla tra i libri). Mandami quel volumone di articoli e studi sul risorgimento italiano che è intitolato, mi pare, Storia politica del secolo XIX e un libro intitolato: R. Ciasca, La formazione del programma dell’unità nazionale, o<br />qualcosa di simile. D’altronde vedi tu stessa e decidi arbitralmente. Per questa volta, scrivi tu a Giulia: non riesco a vincere quel senso di pudore di cui ti ho parlato dianzi: sono rimasto molto felice di sapere le buone notizie su Delio e Giuliano; aspetto le fotografie. L’indirizzo da te usato è<br />ottimo, come hai visto: qui la posta funziona semplicemente, perché io vado allo sportello a domandare come alle fermo in posta e a Ustica esiste un solo ufficio postale. A proposito dei telegrammi inviati, quello di Roma annunziante la mia partenza sapevo con quasi certezza sarebbe<br />arrivato tardissimo, ma volevo far sapere la notizia e non escludevo che potesse essere utile per un colloquio nel caso che il ricevente avesse saputo che era possibile venire fino alle 11 di notte. Di cinque partenti, il solo Molinelli, che ha viaggiato sempre con me, ha ricevuto la visita della moglie<br />alle 11 precise: gli altri nulla.<br />Carissima Tatiana, se non ti avevo ancora scritto, non devi credere che ti abbia neppure per un momento dimenticata e non abbia pensato a te; la tua espressione è esatta, perché ogni cosa che ricevevo e in cui vedevo in rilievo il segno delle tue care mani era piú che un saluto, ma anche una<br />carezza affettuosa. Avrei voluto avere l’indirizzo della Marietta; forse vorrei scrivere anche alla Nilde; che te ne pare? Si ricorderà di me e gradirà il mio saluto? Scrivere e ricevere lettere è diventato per me uno dei momenti piú intensi di vita.<br />Carissima Tatiana, ti ho scritto un po’ confusamente. Credo che oggi, 10, il vaporetto non riuscirà a venire perché c’è stato tutta la notte un vento violentissimo, che non mi ha lasciato dormire, nonostante la morbidezza del letto e dei cuscini ai quali mi ero disabituato; è un vento che<br />penetra da tutte le fessure del balcone, della finestra e delle porte con sibili e suoni di trombetta molto pittoreschi, ma alquanto irritanti. Scrivi a Giulia e dille che sto veramente bene, sotto tutti i punti di vista e che la mia permanenza qui, che del resto non credo sarà cosí lunga come l’ordinanza<br />ha deciso, mi sradicherà dal corpo tutti i vecchi malanni: forse un periodo di riposo assoluto era proprio una necessità per me.<br />T’abbraccio teneramente carissima, perché abbraccio con te tutti i miei cari.<br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43070453</guid><pubDate>Sat, 23 Jan 2021 06:00:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43070453/sequenza_01.mp3" length="9093991" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Carissima Tatiana,
sono arrivato a Ustica il 7 e il giorno 8 ho ricevuto la tua lettera del 3. Ti descriverò in altre lettere tutte le impressioni del mio viaggio, a mano a mano che i ricordi e le emozioni diverse si andranno ordinando nel cervello e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carissima Tatiana,<br />sono arrivato a Ustica il 7 e il giorno 8 ho ricevuto la tua lettera del 3. Ti descriverò in altre lettere tutte le impressioni del mio viaggio, a mano a mano che i ricordi e le emozioni diverse si andranno ordinando nel cervello e che sarò riposato dalle fatiche e dalle insonnie. A parte le condizioni speciali in cui esso si è svolto (come puoi comprendere non è molto confortevole, anche per un uomo robusto, percorrere ore e ore di treno accelerato e di piroscafo coi ferri ai polsi ed essendo legato a una catenella che ti impegna ai polsi dei vicini di viaggio), il viaggio è stato interessantissimo e ricco di motivi diversi, da quelli shakespeariani a quelli farseschi: non so se<br />potrò riuscire, per esempio, a ricostruire una scena notturna nel transito di Napoli, in un camerone immenso, ricchissimo di esemplari zoologici fantasmagorici; credo che solo la scena del becchino nell’Amleto possa eguagliarla. Il pezzo piú difficile del viaggio è stata la traversata da Palermo a<br />Ustica: abbiamo tentato quattro volte il passaggio e tre volte siamo dovuti rientrare nel porto di Palermo, perché il vaporetto non resisteva alla tempesta. Tuttavia, sai che sono ingrassato in questo mese? Io stesso sono stupefatto di sentirmi cosí bene e di avere tanta fame: penso che tra quindici<br />giorni, dopo che mi sarò riposato e avrò dormito sufficientemente, sarò completamente liberato da ogni traccia di emicrania e inizierò un periodo nuovissimo della mia esistenza molecolare.<br />La mia impressione di Ustica è ottima sotto ogni punto di vista. L’isola è grande otto chilometri quadrati e contiene una popolazione di circa milletrecento abitanti, dei quali seicento coatti comuni, cioè criminali parecchie volte recidi. La popolazione è cortesissima. Non siamo<br />ancora tutti accomodati: ho dormito due notti in un camerone comune con gli altri amici; oggi mi trovo già in una cameretta d’albergo e forse domani o dopodomani andrò ad abitare una casetta che stanno ammobigliando per noi: noi siamo trattati da tutti con grande correttezza.<br />Siamo assolutamente separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di Kipling intitolata: Una strana cavalcata nel volume francese L’uomo che volle essere re. Mi è balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15<br />amici. La nostra vita è tranquillissima: siamo occupati a esplorare l’isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-10 chilometri, con paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti maravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che porta notizie, giornali, e amici nuovi, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare.<br />Ustica è molto piú graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invierò: è una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. Non puoi immaginare quanto io sia contento di girellare da un angolo all’altro del paese e dell’isola e di respirare l’aria del mare dopo questo mese<br />di traduzioni da un carcere all’altro, ma specialmente dopo i sedici giorni di Regina Coeli passati nel piú assoluto isolamento. Penso di diventare il campione usticese nel lancio del sasso a distanza, perché ho già battuto tutti gli amici.<br />Ti scrivo un po’ balzelloni, cosí come mi viene, perché sono ancora un po’ stanco.<br />Carissima Tatiana, non puoi immaginare la mia emozione quando a Regina Coeli ho vista la tua calligrafia sulla prima bottiglia di caffè ricevuta e ho letto il nome di Marietta; sono letteralmente ridiventato un bambino. Vedi, in questo tempo, sapendo con certezza che le mie lettere sarebbero state lette<br />secondo le disposizioni carcerarie, mi è nato una specie di pudore: non oso scrivere intorno a certi sentimenti e se cerco di smorzarli per adeguarmi alla situazione, mi pare di fare il sacrestano.<br />Perciò mi limiterò a scriverti alcune notizie sul mio...]]></itunes:summary><itunes:duration>570</itunes:duration><itunes:keywords>9_dicembre_1926,antono_gramsci,lettera_n_4,tatania,ustica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>ANTONIO GRAMSCI, Lettera scritta dal carcere alla moglie Julca, 20 Novembre 1926</title><link>https://www.spreaker.com/episode/antonio-gramsci-lettera-scritta-dal-carcere-alla-moglie-julca-20-novembre-1926--42951010</link><description><![CDATA[Mia carissima Julca,<br /><br />ricordi una della tue ultime lettere? (era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto e letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di vedere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata.<br /><br />Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te. Ho pensato molto, molto, in questi giorni. Ho cercato di immaginare come si svolgerà tutta la vostra vita avvenire, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e di fiducia infinita. Io sono e sarò forte; ti voglio tanto bene e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini.<br /><br />Mi preoccupa un po' la questione materiale: potrà il tuo lavoro bastare a tutto? Penso che non sarebbe né meno degno di noi né troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ciò, perché tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei più tranquillo e più forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilità di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi.<br /><br />Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perché dormo pochissimo, e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme coi bambini.<br /><br />Antonio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42951010</guid><pubDate>Sat, 16 Jan 2021 06:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42951010/antonio_gramsci_lettera_scritta_dal_carcere_alla_moglie_julca_20_novembre_1926.mp3" length="2299192" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Mia carissima Julca,

ricordi una della tue ultime lettere? (era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto e letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di vedere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mia carissima Julca,<br /><br />ricordi una della tue ultime lettere? (era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto e letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di vedere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata.<br /><br />Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te. Ho pensato molto, molto, in questi giorni. Ho cercato di immaginare come si svolgerà tutta la vostra vita avvenire, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e di fiducia infinita. Io sono e sarò forte; ti voglio tanto bene e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini.<br /><br />Mi preoccupa un po' la questione materiale: potrà il tuo lavoro bastare a tutto? Penso che non sarebbe né meno degno di noi né troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ciò, perché tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei più tranquillo e più forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilità di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi.<br /><br />Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perché dormo pochissimo, e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. 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Che ne dicano le testate giornalistiche di casa nostra i dati sono evidenti: pochissimi decessi nei paesi a modello socialista con Cuba che ne conta poco più di 150 in tutto il periodo, il Venezuela che ne conta circa 4 morti al giorno ecc. ecc..., mentre negli USA, in Brasile, in Italia, in Germania, in Spagna, in Francia ecc ecc... le cifre giornaliere di morti si contano a tre zeri per ogni nazione. <br />Tutto ciò mette in evidenza che il capitalismo deve cessare di esistere ma perchè ciò avvenga bisogna agire e non pensare che caschi da solo, perché il Covid ha messo in evidenza i suoi limiti.<br />Si vedono già sui social foto e video che ci fanno illudere che il 2021 sarà l'anno della provvidenza poiché arrivarà un vaccino che ancora nessuno conosce gli effetti però i profitti sono già noti.<br />Le cose le dobbiamo cambiare noi e non illudersi; il 2021 la sua paticolarità ce l'ha, il 2021 è il centenario del P.C.I., quel partito che ci ha liberato dal fascismo con la lotta partigiana e non con la speranza della provvidenza atlantica.<br />Radio Ortica per tutto il 2021 darà lettura degli scritti di Antonio Gramsci e la prima lettura riguarda un articolo che scrisse proprio il 1° gennaio 1916 il cui titolo è “ODIO IL CAPODANNO”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42738804</guid><pubDate>Fri, 01 Jan 2021 06:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42738804/odio_il_capodanno.mp3" length="6179319" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Radio Ortica</itunes:author><itunes:subtitle>Centenario dalla nascita del P.C.I. 2021 

E' appena finito l'anno del Covid-19, un virus che ha messo in risalto l'inefficenza di questo modello di società capitalista che non è mai stato a misura all'essere umano dove anche in questa situazione ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Centenario dalla nascita del P.C.I. 2021 <br /><br />E' appena finito l'anno del Covid-19, un virus che ha messo in risalto l'inefficenza di questo modello di società capitalista che non è mai stato a misura all'essere umano dove anche in questa situazione ha prevalso la logica del profitto; una logica che ha provocato milioni di morti in tutti i paesi a capitalismo avanzato e per quanto riguarda il nostro paese si è riusciti a toccare il fondo della vergogna con l'affermazione di un esponente di confindustria "se qualcuno morirà, pazienza". Che ne dicano le testate giornalistiche di casa nostra i dati sono evidenti: pochissimi decessi nei paesi a modello socialista con Cuba che ne conta poco più di 150 in tutto il periodo, il Venezuela che ne conta circa 4 morti al giorno ecc. ecc..., mentre negli USA, in Brasile, in Italia, in Germania, in Spagna, in Francia ecc ecc... le cifre giornaliere di morti si contano a tre zeri per ogni nazione. <br />Tutto ciò mette in evidenza che il capitalismo deve cessare di esistere ma perchè ciò avvenga bisogna agire e non pensare che caschi da solo, perché il Covid ha messo in evidenza i suoi limiti.<br />Si vedono già sui social foto e video che ci fanno illudere che il 2021 sarà l'anno della provvidenza poiché arrivarà un vaccino che ancora nessuno conosce gli effetti però i profitti sono già noti.<br />Le cose le dobbiamo cambiare noi e non illudersi; il 2021 la sua paticolarità ce l'ha, il 2021 è il centenario del P.C.I., quel partito che ci ha liberato dal fascismo con la lotta partigiana e non con la speranza della provvidenza atlantica.<br />Radio Ortica per tutto il 2021 darà lettura degli scritti di Antonio Gramsci e la prima lettura riguarda un articolo che scrisse proprio il 1° gennaio 1916 il cui titolo è “ODIO IL CAPODANNO”.]]></itunes:summary><itunes:duration>387</itunes:duration><itunes:keywords>antonio,capodanno,gramsci,odio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f8321f9d832749c7fbfd59033dcf95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
