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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Diffusi focolai di guerra ai Turbanti neri</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/diffusi-focolai-di-guerra-ai-turbanti-neri--4698445</link><description><![CDATA[L'annus horribilis si è inaugurato con l'uccisione del capo dei guardiani della rivoluzione Soleimani con un drone e si conclude con i colpi di coda del trumpismo che intende avvelenare i pozzi con un altro generale eccellente di nuovo ucciso da un drone in Iraq al confine con la Siria e soprattutto con l'omicidio spettacolare in terra iraniana del responsabile scientifico dell'impresa nucleare di Ankara. <br />Quello successivo s'inaugura con il divampare della proxy war yemenita: bombardamenti e vendette; droni e controllo dei mari; strozzamento di comunicazioni e supply chain. Strategie e alleanze che vedono i due schieramenti impegnati a distruggere il paese e annientare l'avversario per colpire al cuore la potenza locale di riferimento.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4698445/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News Commentary</category><copyright>Copyright I Bastioni di Orione</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4da70a888b3775d4eeb4f74c35e1a96b.jpg</url><title>Diffusi focolai di guerra ai Turbanti neri</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/diffusi-focolai-di-guerra-ai-turbanti-neri--4698445</link></image><lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 16:24:29 +0000</lastBuildDate><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>I Bastioni di Orione</itunes:name><itunes:email>info@ogzero.org</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4da70a888b3775d4eeb4f74c35e1a96b.jpg"/><itunes:subtitle>L'annus horribilis si è inaugurato con l'uccisione del capo dei guardiani della rivoluzione Soleimani con un drone e si conclude con i colpi di coda del trumpismo che intende avvelenare i pozzi con un altro generale eccellente di nuovo ucciso da un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'annus horribilis si è inaugurato con l'uccisione del capo dei guardiani della rivoluzione Soleimani con un drone e si conclude con i colpi di coda del trumpismo che intende avvelenare i pozzi con un altro generale eccellente di nuovo ucciso da un drone in Iraq al confine con la Siria e soprattutto con l'omicidio spettacolare in terra iraniana del responsabile scientifico dell'impresa nucleare di Ankara. <br />Quello successivo s'inaugura con il divampare della proxy war yemenita: bombardamenti e vendette; droni e controllo dei mari; strozzamento di comunicazioni e supply chain. 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Cresce un sentimento di solidarietà civile reciproca che si esprime anche nei raduni notturni chiamati dal regime in piazza , in queste circostanze si manifesta anche in forma di veri e propri “happening” l’insofferenza verso la repressione , la stanchezza per la guerra e la crisi economica . Le notizie dal paese sono scarse e difficili da reperire con regolarità ,il movimento di opposizione che si è manifestato verso dicembre/gennaio e che ha subito una feroce repressione ha trasformato, a causa della situazione di guerra ,la propria natura in una rete di cura. Si sono costruite nei quartieri mense popolari ,casse di sostegno , ci si sostiene a vicenda ,ma si protesta anche contro l’aumento delle condanne a morte degli oppositori .Uno sciopero della fame è in corso in più di 60 carceri iraniani proprio per denunciare le esecuzioni ,si articolano proteste nelle università contro leggi che impediscono la collaborazione con enti universitari stranieri . L’effetto dell’ultima ondata di sanzioni ha avuto un impatto sproporzionato sulla popolazione civile del paese e sul settore dell’istruzione in particolare. Le precedenti sanzioni hanno contribuito a rendere gli iraniani più poveri innescando un collasso valutario, portando a un aumento dei prezzi di cibo e medicine. Hanno isolato finanziariamente gli iraniani attraverso trasferimenti bancari bloccati e l'esclusione digitale attraverso software, servizi cloud e piattaforme limitate . l'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti ha anche sospeso a tempo indeterminato le licenze generali relative all'istruzione che hanno consentito una cooperazione limitata con l'Iran da parte di università o persone americane, inclusi ma non limitati a programmi di scambio accademico e alcuni servizi di istruzione senza scopo di lucro. Duolingo, la società di tecnologia educativa americana che offre app di apprendimento e certificazioni linguistiche, ha deciso di vietare i test di lingua inglese per tutti gli utenti in possesso solo di un documento d’identità iraniano. A seguito del perverso meccanismo delle sanzioni secondarie gli studenti iraniani che cercano di perseguire titoli accademici al di fuori dell'Iran hanno osservato che diverse università in Australia, Norvegia e Regno Unito mettono in pausa le domande di dottorato, sponsorizzazioni o iscrizioni per gli iraniani negli ultimi mesi. La guerra ha rafforzato l’oligarchia affaristico militare dei Pasdaran che controllano l’economia delle sanzioni ,mentre la classe media che sosteneva il regime sta evaporando sotto i colpi della crisi economica e della guerra che impone una spesa pari al 25% del budget statale. <br /><br />Ne parliamo con <b>Paola Rivetti </b><b>docente di Relazioni internazional</b><b>i e studiosa della storia dell’Iran.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75212624</guid><pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:23:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75212624/bastioni_17092026_rivetti.mp3" length="19183576" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>All’interno dell’Iran la guerra sta generando una crisi economica fortissima con ampie fasce della popolazione che ormai vivono al di sotto della soglia di povertà ma al contempo si assiste ad una inevitabile crescita di un sentimento nazionalista,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[All’interno dell’Iran la guerra sta generando una crisi economica fortissima con ampie fasce della popolazione che ormai vivono al di sotto della soglia di povertà ma al contempo si assiste ad una inevitabile crescita di un sentimento nazionalista, che non necessariamente coincide con un consenso verso il regime. 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L’effetto dell’ultima ondata di sanzioni ha avuto un impatto sproporzionato sulla popolazione civile del paese e sul settore dell’istruzione in particolare. Le precedenti sanzioni hanno contribuito a rendere gli iraniani più poveri innescando un collasso valutario, portando a un aumento dei prezzi di cibo e medicine. Hanno isolato finanziariamente gli iraniani attraverso trasferimenti bancari bloccati e l'esclusione digitale attraverso software, servizi cloud e piattaforme limitate . l'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti ha anche sospeso a tempo indeterminato le licenze generali relative all'istruzione che hanno consentito una cooperazione limitata con l'Iran da parte di università o persone americane, inclusi ma non limitati a programmi di scambio accademico e alcuni servizi di istruzione senza scopo di lucro. 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La guerra ha rafforzato l’oligarchia affaristico militare dei Pasdaran che controllano l’economia delle sanzioni ,mentre la classe media che sosteneva il regime sta evaporando sotto i colpi della crisi economica e della guerra che impone una spesa pari al 25% del budget statale. <br /><br />Ne parliamo con <b>Paola Rivetti </b><b>docente di Relazioni internazional</b><b>i e studiosa della storia dell’Iran.</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>1199</itunes:duration><itunes:keywords>crisieconomica,iran,manifestazioni,pasdaran,sanzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10761fdd3a63545741b4eab607da1138.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo sgomento atomico viene da Isfahan o da Dimona?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-sgomento-atomico-viene-da-isfahan-o-da-dimona--70941956</link><description><![CDATA[<b>La polveriera nucleare descritta da un fisico dell’Aiea</b><br /><br />Piergiorgio Pescali, fisico, divulgatore, collaboratore dell’Aiea, esperto di fisica nucleare in questo ruolo ha visitato molti siti in ogni parte del mondo: dal Giappone alla Russia, dall’Ucraina all’Iran… ma non ha mai svolto il ruolo di controllore nelle centrali nucleari israeliane, perché sono interdette da una precisa scelta politica e una posizione giuridica inflessibile, che procede dalla scelta di non aderire ai trattati di non proliferazione nucleare fino alla più totale segretezza. Tel Aviv non ha mai nemmeno ammesso di possedere quella cinquantina di testate nucleari al plutonio che gli esperti gli attribuiscono. E allora di chi dovremmo avere più terrore? Dell’uranio arricchito dai fanatici ayatollah al 60%, o dal potenziale distruttivo del plutonio in mano agli invasati sionisti, il cui piano nucleare è il più “opaco” al mondo?<br />Senza tralasciare l’innesco di una corsa alla deterrenza nucleare nella zona, indotto dalle guerre sotto minaccia dell’uso dell’arma nucleare, che sta già coinvolgendo Turchia e Cipro, quindi anche il nazionalismo greco non può essere da meno in quel triangolo di interessi intrecciati attorno a giacimenti di gas e nazionalismi; e possiamo non considerare potenze già da decenni dotate di arsenale nucleare come il Pakistan e l’India, o le potenziali ricchissime petromonarchie, indotte dagli sviluppi bellici a “difendersi”, in primis l’Arabia Saudita, su cui vige un controllo serrato dell’Aiea. Non possiamo dimenticare le innumerevoli centrali e dislocazioni di testate nucleari americane sparse in tutta Europa e paesi “alleati” del Medio Oriente.<br />Piergiorgio Pescali ci spiega innanzitutto che il vero patrimonio, prezioso per l’Iran, è la competenza tecnica e la preparazione scientifica degli ingegneri iraniani formatisi in Russia, Pakistan, Corea, più che il materiale e i macchinari conservati a Fodrow (nei bunker tra le rocce), Bushehr (unica centrale realmente in funzione, con personale russo), Isfahan, Natanz (il sito su cui si concentra la maggior attenzione e dove i sionisti hanno operato una strage delle migliori menti). Il 60% di arricchimento è sicuramente utile per gli usi bellici, va anche detto che a fronte della potenzialità distruttiva di Israele quello scarso uranio al 60% iraniano ha solo uno scopo diplomatico: per avere qualche carta durante le trattative truccate della coppia statunitense.<br />Invece il plutonio di Dimona è tra le sostanze più radiotossiche al mondo e Bersheva, Gaza, Tel Aviv, Palestina, Giordania… non sono distanti e la contaminazione sarebbe cronica e durerebbe decenni. Ed è in mano a un governo messianico che predica la necessità dell’Armageddon.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70941956</guid><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 00:39:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70941956/polverieranuclearemena_pescali.mp3" length="24741099" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La polveriera nucleare descritta da un fisico dell’Aiea

Piergiorgio Pescali, fisico, divulgatore, collaboratore dell’Aiea, esperto di fisica nucleare in questo ruolo ha visitato molti siti in ogni parte del mondo: dal Giappone alla Russia,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La polveriera nucleare descritta da un fisico dell’Aiea</b><br /><br />Piergiorgio Pescali, fisico, divulgatore, collaboratore dell’Aiea, esperto di fisica nucleare in questo ruolo ha visitato molti siti in ogni parte del mondo: dal Giappone alla Russia, dall’Ucraina all’Iran… ma non ha mai svolto il ruolo di controllore nelle centrali nucleari israeliane, perché sono interdette da una precisa scelta politica e una posizione giuridica inflessibile, che procede dalla scelta di non aderire ai trattati di non proliferazione nucleare fino alla più totale segretezza. Tel Aviv non ha mai nemmeno ammesso di possedere quella cinquantina di testate nucleari al plutonio che gli esperti gli attribuiscono. E allora di chi dovremmo avere più terrore? Dell’uranio arricchito dai fanatici ayatollah al 60%, o dal potenziale distruttivo del plutonio in mano agli invasati sionisti, il cui piano nucleare è il più “opaco” al mondo?<br />Senza tralasciare l’innesco di una corsa alla deterrenza nucleare nella zona, indotto dalle guerre sotto minaccia dell’uso dell’arma nucleare, che sta già coinvolgendo Turchia e Cipro, quindi anche il nazionalismo greco non può essere da meno in quel triangolo di interessi intrecciati attorno a giacimenti di gas e nazionalismi; e possiamo non considerare potenze già da decenni dotate di arsenale nucleare come il Pakistan e l’India, o le potenziali ricchissime petromonarchie, indotte dagli sviluppi bellici a “difendersi”, in primis l’Arabia Saudita, su cui vige un controllo serrato dell’Aiea. Non possiamo dimenticare le innumerevoli centrali e dislocazioni di testate nucleari americane sparse in tutta Europa e paesi “alleati” del Medio Oriente.<br />Piergiorgio Pescali ci spiega innanzitutto che il vero patrimonio, prezioso per l’Iran, è la competenza tecnica e la preparazione scientifica degli ingegneri iraniani formatisi in Russia, Pakistan, Corea, più che il materiale e i macchinari conservati a Fodrow (nei bunker tra le rocce), Bushehr (unica centrale realmente in funzione, con personale russo), Isfahan, Natanz (il sito su cui si concentra la maggior attenzione e dove i sionisti hanno operato una strage delle migliori menti). Il 60% di arricchimento è sicuramente utile per gli usi bellici, va anche detto che a fronte della potenzialità distruttiva di Israele quello scarso uranio al 60% iraniano ha solo uno scopo diplomatico: per avere qualche carta durante le trattative truccate della coppia statunitense.<br />Invece il plutonio di Dimona è tra le sostanze più radiotossiche al mondo e Bersheva, Gaza, Tel Aviv, Palestina, Giordania… non sono distanti e la contaminazione sarebbe cronica e durerebbe decenni. 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Attraverso gli  strumenti dei conglomerati e delle fondazioni (bonyad) controllano importanti settori dell'economia dall' import-export al settore bancario. In particolar modo il controllo del meccanismo dell' import-export è diventato cruciale in un paese che è sotto sanzioni molto pesanti, molto complesse e quindi ha delle difficoltà a importare e a esportare beni, questo settore è diventato ulteriormente decisivo con la guerra anche perchè il suo controllo consente la gestione del consenso verso il regime. Sta emergendo una nuova leadership che ha un atteggiamento molto meno aperto alla soluzione diplomatica del conflitto, questo in particolar modo non si deve leggere come una caratteristica di radicalismo ideologico, ma nel contesto di negoziazioni che sono state un disastro e non a causa di rigidità iraniane. I negoziatori iraniani hanno effettivamente messo sul tavolo una proposta che comprendeva persino la cogestione del programma nucleare con gli americani, una proposta alla quale gli americani hanno risposto dichiarando che gli iraniani non erano disposti a negoziare e iniziando i bombardamenti. Una classe politica quindi ,quella emergente in Iran,che ha una sfiducia nel processo negoziale ,diffida dei negoziatori americani ,il duo di immobiliaristi Witkoff e Kushner improvvisati diplomatici,a ragion veduta e vuole gestire la crisi con una strategia che punta a rendere il più costoso possibile l'azzardo israelo americano. <br />Con la crisi economica il blocco sociale che sostiene il regime si è incrinato, la classe media che stava emergendo si è impoverita e la guerra quindi diventa un elemento da una parte di ricomposizione, sembra, del blocco egemonico sul piano del nazionalismo ma approfondisce anche  la frattura sociale .Le testimonianze che vengono dal paese ci raccontano di un profondissimo senso di isolamento delle avanguardie dissidenti perché si trovano in una situazione in cui faticano a riconciliarsi con un sentimento che esiste nella società, che è ambivalente, perché da una parte si vuole che i bombardamenti vengano fermati, però già che ci sono che aiutino a far cadere il regime.Ci racconta della fatica di stare comunque in un contesto in cui il dolore, la paura, dominano una società in ginocchio,che era già provata a dicembre quando ci sono state le proteste, e l'inflazione o la crisi economica non sono certo sparite con la guerra, anzi sono assolutamente peggiorate, quindi in questo contesto di fortissima disperazione molti raccontano di un ulteriore fattore di spaesamento che è questo senso di isolamento.<br /><br />Ne parliamo con <b>Paola Rivetti docente di Relazioni internazionali</b> e studiosa di storia dell'Iran  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70930903</guid><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:23:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70930903/bastioni_26032026_rivetti.mp3" length="23883104" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La vecchia retorica khomeinista dei "mostazafin " (i senza scarpe), i diseredati che la rivoluzione doveva difendere ha lasciato spazio all'ala militare dei Guardiani della rivoluzione. 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Sta emergendo una nuova leadership che ha un atteggiamento molto meno aperto alla soluzione diplomatica del conflitto, questo in particolar modo non si deve leggere come una caratteristica di radicalismo ideologico, ma nel contesto di negoziazioni che sono state un disastro e non a causa di rigidità iraniane. I negoziatori iraniani hanno effettivamente messo sul tavolo una proposta che comprendeva persino la cogestione del programma nucleare con gli americani, una proposta alla quale gli americani hanno risposto dichiarando che gli iraniani non erano disposti a negoziare e iniziando i bombardamenti. Una classe politica quindi ,quella emergente in Iran,che ha una sfiducia nel processo negoziale ,diffida dei negoziatori americani ,il duo di immobiliaristi Witkoff e Kushner improvvisati diplomatici,a ragion veduta e vuole gestire la crisi con una strategia che punta a rendere il più costoso possibile l'azzardo israelo americano. <br />Con la crisi economica il blocco sociale che sostiene il regime si è incrinato, la classe media che stava emergendo si è impoverita e la guerra quindi diventa un elemento da una parte di ricomposizione, sembra, del blocco egemonico sul piano del nazionalismo ma approfondisce anche  la frattura sociale .Le testimonianze che vengono dal paese ci raccontano di un profondissimo senso di isolamento delle avanguardie dissidenti perché si trovano in una situazione in cui faticano a riconciliarsi con un sentimento che esiste nella società, che è ambivalente, perché da una parte si vuole che i bombardamenti vengano fermati, però già che ci sono che aiutino a far cadere il regime.Ci racconta della fatica di stare comunque in un contesto in cui il dolore, la paura, dominano una società in ginocchio,che era già provata a dicembre quando ci sono state le proteste, e l'inflazione o la crisi economica non sono certo sparite con la guerra, anzi sono assolutamente peggiorate, quindi in questo contesto di fortissima disperazione molti raccontano di un ulteriore fattore di spaesamento che è questo senso di isolamento.<br /><br />Ne parliamo con <b>Paola Rivetti docente di Relazioni internazionali</b> e studiosa di storia dell'Iran  ]]></itunes:summary><itunes:duration>1493</itunes:duration><itunes:keywords>guardianidellarivoluzione,guerra,iran,israele,mostazafin,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a2ddf3309c43811a25a830cd977d9b3d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’aggressione all’Iran nell’ottica locale e nelle sue conseguenze globali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-aggressione-all-iran-nell-ottica-locale-e-nelle-sue-conseguenze-globali--70507713</link><description><![CDATA[<br /><br />Abbiamo cercato di inquadrare il conflitto diventato mondiale con l’attacco yankee-sionista alla repubblica islamica iraniana applicando innanzitutto un punto di vista regionale, per allargare poi alle conseguenti strategie geopolitiche perseguite dalle grandi potenze; e per fare ciò non potevamo che avvalerci delle competenze relative alla politica e cultura della regione che possiede <b>Laura Silvia Battaglia</b>, giornalista, voce di “Radio3 mondo” e animatrice del progetto su Instagram “<a href="https://www.instagram.com/golfi_khalij/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Golfi_Khalij</a>”.<br />Abbiamo dunque iniziato con i malumori dell’Arabia Saudita, impegnata da qualche anno a ricucire relazioni con l’Iran e aveva tentato di dissuadere Trump dal cadere nella trappola di Netanyahu, che ha portato alla sconfessione degli Abrahams Accord dopo le aggressioni sioniste.<br />Allargando di un primo step il grandangolo si riesce a distinguere il processo perseguito in decenni di creazione di stati disgregati in un coacervo di comunità tribali una contro l’altra armate: il divide et impera coloniale funzionale alla creazione secondo il racconto biblico di un impero giudaico dal mare all’Eufrate. Laura Silvia fa rilevare che l’unico paese del Golfo ad adeguarsi ai diktat dell’imperialismo turbocapitalista applicato è Dubai, che infatti sono stati maggiormente bombardati dai missili iraniani.<br />Su questo s’innesta il progetto di creazione dei corridoi logistici dall’India al Mediterraneo, ridisegnando il Sudovest asiatico con al centro la potenza militare di Israele, che non può non passare attraverso la frantumazione di tutta la Mezzaluna sciita, Iran compreso. Attraverso questo aspetto si coglie come l’attacco a Teheran comporta un danno all’approvvigionamento cinese.<br />Forse, se il regime sciita riuscirà come nei primi giorni a resistere e rispondere e l’impantanamento sarà compiuto, da parte soprattutto statunitense non si sono fatti i dovuti calcoli, benché ci si potesse aspettare tutto: il blocco del chokepoint di Hormuz e l'urgenza nell'imbarcare persino il tentativo di coinvolgere i curdi iraniani e i peshmerga iracheni stavolta, un’operazione che potrebbe riuscire nelle province del Kurdistan, anche se il sentimento antiamericano rimane forte pure lì, ma permane il ricordo delle accuse di terrorismo rivolte dal potere degli ayatollah; sicuramente nel cuore dell’enorme paese persiano non sfonderebbe nemmeno la capacità dei i soliti sacrificati curdi. Sono la legna da ardere per riscaldare i comodi salotti dei padroni del pianeta, per poi buttare le loro ceneri. Com’è avvenuto sempre nella storia del martoriato popolo curdo. E com’è avvenuto recentemente in Siria, nella lotta contro i jihadisti dell’Isis. Bisogna considerare il forte senso di appartenenza alla cultura e alla storia dell’Impero persiano da parte degli abitanti dell’intera estensione del paese.<br />Infine abbiamo colto attraverso lo studio delle descrizioni della stampa internazionale la condizione di propaganda bellica su cui si è allineata l’offerta mediatica, sempre più esponenziale fin dalla guerra ucraina e poi gazawi. Ora la situazione è peggiorata ulteriormente, con la moltiplicazione degli agenti inquinanti provenienti da fake news diffuse pure da testate giudicate attente ed equilibrate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70507713</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:40:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70507713/disgregazionenazioni_eretzisrael.mp3" length="33093665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo cercato di inquadrare il conflitto diventato mondiale con l’attacco yankee-sionista alla repubblica islamica iraniana applicando innanzitutto un punto di vista regionale, per allargare poi alle conseguenti strategie geopolitiche perseguite...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br /><br />Abbiamo cercato di inquadrare il conflitto diventato mondiale con l’attacco yankee-sionista alla repubblica islamica iraniana applicando innanzitutto un punto di vista regionale, per allargare poi alle conseguenti strategie geopolitiche perseguite dalle grandi potenze; e per fare ciò non potevamo che avvalerci delle competenze relative alla politica e cultura della regione che possiede <b>Laura Silvia Battaglia</b>, giornalista, voce di “Radio3 mondo” e animatrice del progetto su Instagram “<a href="https://www.instagram.com/golfi_khalij/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Golfi_Khalij</a>”.<br />Abbiamo dunque iniziato con i malumori dell’Arabia Saudita, impegnata da qualche anno a ricucire relazioni con l’Iran e aveva tentato di dissuadere Trump dal cadere nella trappola di Netanyahu, che ha portato alla sconfessione degli Abrahams Accord dopo le aggressioni sioniste.<br />Allargando di un primo step il grandangolo si riesce a distinguere il processo perseguito in decenni di creazione di stati disgregati in un coacervo di comunità tribali una contro l’altra armate: il divide et impera coloniale funzionale alla creazione secondo il racconto biblico di un impero giudaico dal mare all’Eufrate. Laura Silvia fa rilevare che l’unico paese del Golfo ad adeguarsi ai diktat dell’imperialismo turbocapitalista applicato è Dubai, che infatti sono stati maggiormente bombardati dai missili iraniani.<br />Su questo s’innesta il progetto di creazione dei corridoi logistici dall’India al Mediterraneo, ridisegnando il Sudovest asiatico con al centro la potenza militare di Israele, che non può non passare attraverso la frantumazione di tutta la Mezzaluna sciita, Iran compreso. Attraverso questo aspetto si coglie come l’attacco a Teheran comporta un danno all’approvvigionamento cinese.<br />Forse, se il regime sciita riuscirà come nei primi giorni a resistere e rispondere e l’impantanamento sarà compiuto, da parte soprattutto statunitense non si sono fatti i dovuti calcoli, benché ci si potesse aspettare tutto: il blocco del chokepoint di Hormuz e l'urgenza nell'imbarcare persino il tentativo di coinvolgere i curdi iraniani e i peshmerga iracheni stavolta, un’operazione che potrebbe riuscire nelle province del Kurdistan, anche se il sentimento antiamericano rimane forte pure lì, ma permane il ricordo delle accuse di terrorismo rivolte dal potere degli ayatollah; sicuramente nel cuore dell’enorme paese persiano non sfonderebbe nemmeno la capacità dei i soliti sacrificati curdi. Sono la legna da ardere per riscaldare i comodi salotti dei padroni del pianeta, per poi buttare le loro ceneri. Com’è avvenuto sempre nella storia del martoriato popolo curdo. E com’è avvenuto recentemente in Siria, nella lotta contro i jihadisti dell’Isis. Bisogna considerare il forte senso di appartenenza alla cultura e alla storia dell’Impero persiano da parte degli abitanti dell’intera estensione del paese.<br />Infine abbiamo colto attraverso lo studio delle descrizioni della stampa internazionale la condizione di propaganda bellica su cui si è allineata l’offerta mediatica, sempre più esponenziale fin dalla guerra ucraina e poi gazawi. Ora la situazione è peggiorata ulteriormente, con la moltiplicazione degli agenti inquinanti provenienti da fake news diffuse pure da testate giudicate attente ed equilibrate.]]></itunes:summary><itunes:duration>2069</itunes:duration><itunes:keywords>ayatollah,dubai,golfo,hezbollah,hormuz,houthi,iran,iraq,israele,kurdi,netanyahu,qatar,saudi,sciiti,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a72171eaafee11b37f7faa5b906f1047.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scene di guerra spettacolari per ridisegnare il Medio Oriente raccontando favole nucleari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scene-di-guerra-spettacolari-per-ridisegnare-il-medio-oriente-raccontando-favole-nucleari--66873848</link><description><![CDATA[Piergiorgio Pescali, ingegnere nucleare che svolge i controlli per conto dell’Aiea, durante la guerra dei 12 giorni svolgeva il suo compito a Teheran e ci ha restituito alcune impressioni sulla società iraniana coinvolta nel conflitto, reazioni e speranze scaturite dalla situazione, ma soprattutto ci ha fatto il quadro preciso dello stato dell’arte tecnologico da esperto che ha conosciuto buona parte degli scienziati uccisi dall’Idf, colleghi preparati e che hanno sempre ribadito l’intento non militare del loro lavoro. Pescali non nasconde che i risultati dell’attività delle centrali iraniane esulassero dagli accordi sull’arricchimento dell’uranio – ma comunque i persiani non hanno accesso al plutonio, indispensabile per dotarsi di una bomba che possa fare da deterrente – e che l’Aiea dovesse riferire, sicuramente il pericolo non legittimava la reazione assassina del governo di Netanyahu: eliminare gli scienziati e decapitare i comandi militari indebolisce la società iraniana ma la lascia in balia del regime confessionale non più in grado di contrastare le mire sioniste, ma ancora più feroce nel controllo interno.<br />Peraltro, se si analizza la questione con gli occhiali dello scienziato informato di prima mano, il pericolo della dotazione nucleare iraniana sarebbe potenzialmente a tal punto risibile rispetto alla potenza nucleare israeliana che appare evidente che sia stato tutto un teatrino pretestuoso il putiferio luttuoso combinato dai potenti, inscenato per rafforzare il singolo potere interno sulla pelle dei morti civili, anche di valenti scienziati, menti sottratte alla comunità. Infatti dopo quei 12 giorni di guerra non è cambiato nulla: l’Iran non ha stracciato la firma dal Trattato sulla non proliferazione nucleare (che Israele non ha mai preso in considerazione nella sua consueta impunità), gli Usa continuano nell’ambiguità del sostegno acritico a Israele e a contrastare l’espansione cinese, Tel Aviv insiste a sfruttare la superiorità bellica per rintuzzare la potenza della Mezzaluna sciita. Il resto è show-war innescato da pretesti conflittuali per rendere accettabile la trasformazione del Sudovest asiatico.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66873848</guid><pubDate>Sun, 06 Jul 2025 09:51:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66873848/onewaynukeproliferation.mp3" length="21909843" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Piergiorgio Pescali, ingegnere nucleare che svolge i controlli per conto dell’Aiea, durante la guerra dei 12 giorni svolgeva il suo compito a Teheran e ci ha restituito alcune impressioni sulla società iraniana coinvolta nel conflitto, reazioni e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Piergiorgio Pescali, ingegnere nucleare che svolge i controlli per conto dell’Aiea, durante la guerra dei 12 giorni svolgeva il suo compito a Teheran e ci ha restituito alcune impressioni sulla società iraniana coinvolta nel conflitto, reazioni e speranze scaturite dalla situazione, ma soprattutto ci ha fatto il quadro preciso dello stato dell’arte tecnologico da esperto che ha conosciuto buona parte degli scienziati uccisi dall’Idf, colleghi preparati e che hanno sempre ribadito l’intento non militare del loro lavoro. Pescali non nasconde che i risultati dell’attività delle centrali iraniane esulassero dagli accordi sull’arricchimento dell’uranio – ma comunque i persiani non hanno accesso al plutonio, indispensabile per dotarsi di una bomba che possa fare da deterrente – e che l’Aiea dovesse riferire, sicuramente il pericolo non legittimava la reazione assassina del governo di Netanyahu: eliminare gli scienziati e decapitare i comandi militari indebolisce la società iraniana ma la lascia in balia del regime confessionale non più in grado di contrastare le mire sioniste, ma ancora più feroce nel controllo interno.<br />Peraltro, se si analizza la questione con gli occhiali dello scienziato informato di prima mano, il pericolo della dotazione nucleare iraniana sarebbe potenzialmente a tal punto risibile rispetto alla potenza nucleare israeliana che appare evidente che sia stato tutto un teatrino pretestuoso il putiferio luttuoso combinato dai potenti, inscenato per rafforzare il singolo potere interno sulla pelle dei morti civili, anche di valenti scienziati, menti sottratte alla comunità. Infatti dopo quei 12 giorni di guerra non è cambiato nulla: l’Iran non ha stracciato la firma dal Trattato sulla non proliferazione nucleare (che Israele non ha mai preso in considerazione nella sua consueta impunità), gli Usa continuano nell’ambiguità del sostegno acritico a Israele e a contrastare l’espansione cinese, Tel Aviv insiste a sfruttare la superiorità bellica per rintuzzare la potenza della Mezzaluna sciita. Il resto è show-war innescato da pretesti conflittuali per rendere accettabile la trasformazione del Sudovest asiatico.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>1370</itunes:duration><itunes:keywords>aiea,asfahan,bombing,fordow,iran,khamenei,middleeast,natanz,netanyahu,nuke,obliterated,pasdaran,trump,uranio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2ca58514cecb6acdb97e40f6b8ace5f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Qual è la attuale definizione di "siriano"?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/qual-e-la-attuale-definizione-di-siriano--63291918</link><description><![CDATA[<br /><a href="https://ogzero.org/studium/il-mare-di-astana-il-mediterraneo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-mare-di-astana-il-mediterraneo/</a><br />Ormai sembra chiaro che il Processo di Astana ha partorito una nuova tappa della cancellazione degli equilibri che abbiamo conosciuto da mezzo secolo a questa parte sotto l'accelerazione data dallo stato sionista all'annulamento del precedente colonialismo imperialista allo scopo di sostituire un nuovo impero ebraico, in quanto gli Usa hanno decretato ai tempi di Kissinger di imporre al Medio Oriente il nuovo cane da guardia: Israele.<br />Un po' ha cercato di adattarsi la Turchia che giocando su più tavoli (appartenente alla Nato, coinvolta in interessi con Tel Aviv, alleata di Russia e Iran ad Astana, sostenitore finanziato del Qatar) cerca di affermarsi come altra potenza locale che può mediare con tutte queste parti diverse del potere internazionale e contemporaneamente liberarsi dal rischio di venire coinvolta dalla frammentazione che ha colpito – anche per sua colpa – tutti gli altri stati dei protagonisti dell'area (Saddam, Ben Ali, Gheddafi, Mubarak, Assad); una bantustizzazione che produce una Mesopotamia e per estensione un Medio Oriente che si trova con la dissoluzione dei confini tracciati da Sykes-Picot, non per il passo fatto dall'Isis una decade fa, ma per le trame dei potenti delal terra... non solo ad Astana, il cui spostamento a Doha dimostra chi sta predominando tra i tre attori del Processo di Astana.<br />Con Murat Cinar abbiamo cercato di comprendere quale sia il progetto che sottende la strategia Israelo-americana per cambiare i connotati della regione e rintuzzare il tentativo di controllo dell'Iran, attraverso la Mezzaluna sciita ormai in disarmo, e della Russia, che tenta di accordarsi con uno dei gruppi "liberatori" per mantenere le basi navali essenziali. Tutti sono presenti e hanno interessi in quela che era la Siria e ora è un assemblaggio di interessi, comunità, tensioni, realtà straniere e gruppi locali, culture religioni clan. Le soluzioni possono essere molteplici a partire da questo anno zero siriano: una frantumazione come quella libica con potenze straniere che controllano parti del territorio usando rivalità tra drusi alauiti sunniti sciiti filoiraniani, curdi sostenuti dagli Usa, salafiti filoturchi; una vittoria di una fazione qaedista che prelude a un'unità all'afgana con milizie Daesh come quelle che hanno ucciso il ministro Haqqani a Kabul; compromessi come quelli libanesi per far risorgre una Siria dalel tante Siie che la compongonoda sempre...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63291918</guid><pubDate>Fri, 13 Dec 2024 06:15:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63291918/la_frammentazione_del_medio_oriente.mp3" length="42208132" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/studium/il-mare-di-astana-il-mediterraneo/
Ormai sembra chiaro che il Processo di Astana ha partorito una nuova tappa della cancellazione degli equilibri che abbiamo conosciuto da mezzo secolo a questa parte sotto l'accelerazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br /><a href="https://ogzero.org/studium/il-mare-di-astana-il-mediterraneo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/il-mare-di-astana-il-mediterraneo/</a><br />Ormai sembra chiaro che il Processo di Astana ha partorito una nuova tappa della cancellazione degli equilibri che abbiamo conosciuto da mezzo secolo a questa parte sotto l'accelerazione data dallo stato sionista all'annulamento del precedente colonialismo imperialista allo scopo di sostituire un nuovo impero ebraico, in quanto gli Usa hanno decretato ai tempi di Kissinger di imporre al Medio Oriente il nuovo cane da guardia: Israele.<br />Un po' ha cercato di adattarsi la Turchia che giocando su più tavoli (appartenente alla Nato, coinvolta in interessi con Tel Aviv, alleata di Russia e Iran ad Astana, sostenitore finanziato del Qatar) cerca di affermarsi come altra potenza locale che può mediare con tutte queste parti diverse del potere internazionale e contemporaneamente liberarsi dal rischio di venire coinvolta dalla frammentazione che ha colpito – anche per sua colpa – tutti gli altri stati dei protagonisti dell'area (Saddam, Ben Ali, Gheddafi, Mubarak, Assad); una bantustizzazione che produce una Mesopotamia e per estensione un Medio Oriente che si trova con la dissoluzione dei confini tracciati da Sykes-Picot, non per il passo fatto dall'Isis una decade fa, ma per le trame dei potenti delal terra... non solo ad Astana, il cui spostamento a Doha dimostra chi sta predominando tra i tre attori del Processo di Astana.<br />Con Murat Cinar abbiamo cercato di comprendere quale sia il progetto che sottende la strategia Israelo-americana per cambiare i connotati della regione e rintuzzare il tentativo di controllo dell'Iran, attraverso la Mezzaluna sciita ormai in disarmo, e della Russia, che tenta di accordarsi con uno dei gruppi "liberatori" per mantenere le basi navali essenziali. Tutti sono presenti e hanno interessi in quela che era la Siria e ora è un assemblaggio di interessi, comunità, tensioni, realtà straniere e gruppi locali, culture religioni clan. Le soluzioni possono essere molteplici a partire da questo anno zero siriano: una frantumazione come quella libica con potenze straniere che controllano parti del territorio usando rivalità tra drusi alauiti sunniti sciiti filoiraniani, curdi sostenuti dagli Usa, salafiti filoturchi; una vittoria di una fazione qaedista che prelude a un'unità all'afgana con milizie Daesh come quelle che hanno ucciso il ministro Haqqani a Kabul; compromessi come quelli libanesi per far risorgre una Siria dalel tante Siie che la compongonoda sempre...]]></itunes:summary><itunes:duration>2638</itunes:duration><itunes:keywords>assad,astana,colonialismo,doha,erdogan,iran,israele,jolani,mena,putin,russia,siria,sykes.picot,tahriralsham,turchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/40cba70ac0e5ef6ccd634d7f30b0d7d6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una alternativa alla narrazione sionista globalizzata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-alternativa-alla-narrazione-sionista-globalizzata--62271244</link><description><![CDATA[Il Nuovo Ordine a guida sionista deve guadare il Litani per imporre gli scambi di Abramo<br /><a href="https://ogzero.org/tag/astana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/astana/</a> <br /><br />Come capita ormai da decenni, Israele può contare sì sulle armi sofisticate degli americani che svolgono – meglio dello sbandierato Iron Dome – il ruolo di protezione del territorio usurpato dallo stato ebraico, ma soprattutto contano sull’unanimità delle versioni dei fatti da parte del mondo mediatico. Smentite false, veline, accordi sottaciuti, doppiogiochismo: una narrazione predefinita che palesemente consente a Idf quello che, se attribuito agli avversari, diventa esiziale, consentendo così lo svolgimento unilaterale di una strage genocida, che si va estendendo al Libano e al resto del Medio Oriente senza considerare i diritti elementari delle genti che vi abitano, perché disumanizzate e considerate inferiori agli eletti del signore. Fin qui nulla di nuovo<br /><br />Un anno che sta cambiando il sistema mediorientale del dopoguerra<br />La disamina di Lorenzo Forlani prende spunto dalla decisione di eliminare Nasrallah da parte di Tel Aviv, perché, come ha rivelato un alto funzionario americano alla Nbc, aveva vincolato il cessate il fuoco sul fronte libanese a quello nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. E comunque il racconto dell’annientamento delle organizzazioni filoiraniane non considera la natura di questi partiti confessionali, dove ciascuno è sostituibile e tutti sono irrazionalmente votati al martirio; e le armi a disposizione non sono precisate. In fondo non è la prima volta che Israele si va a impantanare in Libano, pur nella consapevolezza di non poter eliminare Hezbollah, in quanto gruppo nato dal basso; dunque l’intento è di terrorizzare e fare in modo che i libanesi insorgano, facendo il gioco di Netanyahu, che si insinua nelle spartizioni interconfessionali del potere a Beirut e alle divisioni sull’operato di Hezbollah da parte di una popolazione stremata da crisi economica e polemiche a seguito dell’esplosione del porto, puntando sulla borghesia che patisce un’altra sofferenza, non paragonabile da chi abita il Sud del Libano: le molte anime del paese con infinite narrazioni. In pratica lo Stato ebraico mira a rinfocolare una nuova Guerra civile libanese, tra fenici cristiani e arabi; questo riduce ulteriormente la possibilità di quello che poteva essere il naturale processo di decolonizzazione in prospettiva di un’unica nazione araba tra genti che parlano la stessa lingua e hanno interessi che sarebbero comuni tra Libano, Siria, Iraq e che andrebbero a collidere con le ambizioni di Erez Israel. <br />Il sistematico annientamento dei leader più attempati anche di organizzazioni laiche come Fplp non fa che radicalizzare ulteriormente l’aspetto confessionale del fanatismo giovanile. E questo va nell’ottica superficiale della guerra per la guerra senza alcuna strategia, ma solo tattica dell’attuale governo stragista di Tel Aviv, ma il risvolto potrebbe essere la presa del potere dell’ala militare anche presso Hezbollah, con valutazioni che esulano da diplomazia e valutazione strategica: lo scontro di due tattiche squisitamente belliche.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62271244</guid><pubDate>Mon, 07 Oct 2024 23:55:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62271244/forlani_alternativa_al_sionismo.mp3" length="28385236" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Il Nuovo Ordine a guida sionista deve guadare il Litani per imporre gli scambi di Abramo
https://ogzero.org/tag/astana/ 

Come capita ormai da decenni, Israele può contare sì sulle armi sofisticate degli americani che svolgono – meglio dello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Nuovo Ordine a guida sionista deve guadare il Litani per imporre gli scambi di Abramo<br /><a href="https://ogzero.org/tag/astana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/astana/</a> <br /><br />Come capita ormai da decenni, Israele può contare sì sulle armi sofisticate degli americani che svolgono – meglio dello sbandierato Iron Dome – il ruolo di protezione del territorio usurpato dallo stato ebraico, ma soprattutto contano sull’unanimità delle versioni dei fatti da parte del mondo mediatico. Smentite false, veline, accordi sottaciuti, doppiogiochismo: una narrazione predefinita che palesemente consente a Idf quello che, se attribuito agli avversari, diventa esiziale, consentendo così lo svolgimento unilaterale di una strage genocida, che si va estendendo al Libano e al resto del Medio Oriente senza considerare i diritti elementari delle genti che vi abitano, perché disumanizzate e considerate inferiori agli eletti del signore. Fin qui nulla di nuovo<br /><br />Un anno che sta cambiando il sistema mediorientale del dopoguerra<br />La disamina di Lorenzo Forlani prende spunto dalla decisione di eliminare Nasrallah da parte di Tel Aviv, perché, come ha rivelato un alto funzionario americano alla Nbc, aveva vincolato il cessate il fuoco sul fronte libanese a quello nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. E comunque il racconto dell’annientamento delle organizzazioni filoiraniane non considera la natura di questi partiti confessionali, dove ciascuno è sostituibile e tutti sono irrazionalmente votati al martirio; e le armi a disposizione non sono precisate. In fondo non è la prima volta che Israele si va a impantanare in Libano, pur nella consapevolezza di non poter eliminare Hezbollah, in quanto gruppo nato dal basso; dunque l’intento è di terrorizzare e fare in modo che i libanesi insorgano, facendo il gioco di Netanyahu, che si insinua nelle spartizioni interconfessionali del potere a Beirut e alle divisioni sull’operato di Hezbollah da parte di una popolazione stremata da crisi economica e polemiche a seguito dell’esplosione del porto, puntando sulla borghesia che patisce un’altra sofferenza, non paragonabile da chi abita il Sud del Libano: le molte anime del paese con infinite narrazioni. In pratica lo Stato ebraico mira a rinfocolare una nuova Guerra civile libanese, tra fenici cristiani e arabi; questo riduce ulteriormente la possibilità di quello che poteva essere il naturale processo di decolonizzazione in prospettiva di un’unica nazione araba tra genti che parlano la stessa lingua e hanno interessi che sarebbero comuni tra Libano, Siria, Iraq e che andrebbero a collidere con le ambizioni di Erez Israel. <br />Il sistematico annientamento dei leader più attempati anche di organizzazioni laiche come Fplp non fa che radicalizzare ulteriormente l’aspetto confessionale del fanatismo giovanile. E questo va nell’ottica superficiale della guerra per la guerra senza alcuna strategia, ma solo tattica dell’attuale governo stragista di Tel Aviv, ma il risvolto potrebbe essere la presa del potere dell’ala militare anche presso Hezbollah, con valutazioni che esulano da diplomazia e valutazione strategica: lo scontro di due tattiche squisitamente belliche.]]></itunes:summary><itunes:duration>1775</itunes:duration><itunes:keywords>beirut,colonialismo,eretz.israel,freepalestine,gaza,hamas,hezbollah,idf,iran,ısrael,israelvsiran,lebanon,libano,nasrallah,palestina,sionisme</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb0d4e583b141771442fc089c77a47fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No “Mena” Land: lo strame di 30 anni di proxy war in MO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-mena-land-lo-strame-di-30-anni-di-proxy-war-in-mo--59315126</link><description><![CDATA[Il laicismo è finito ma anche le religioni non stanno tanto bene  <br /><a href="https://ogzero.org/regione/mediterraneo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/mediterraneo/</a><br /><br />Con Lorenzo Forlani abbiamo tentato di fare il punto sulla guerra mediorientale tra Iran e Stato ebraico che si manifesta nell’eccidio di Gaza e nella guerra navale – e non solo – yemenita: l’impunità dello Stato ebraico a cui è permesso di violare palesemente il Diritto internazionale, mentre la sfida houthi è trattata come un problema securitario per il commercio globale senza comprendere le istanze che provengono da quella stampella del regime iraniano. La logica di “attesa attiva” nel genocidio perseguita da Netanyahu si iscrive in una tattica di provocazione del fronte avverso e di mantenimento del potere in virtù della condizione di guerra, finché a Washington si avvicenderanno amministrazioni più amichevoli – pare che Biden non sia intervenuto con la sufficiente forza per bloccare il sogno fascista degli alleati ultraortodossi di Netanyahu ed espressione dei coloni del premier israeliano, che se non vuole finire in galera deve assecondare il delirio sionista.<br />L’avversario dello Stato ebraico è evidente che è incarnato dall’Iran e dai suoi proxy a cui finora ha demandato il contrasto che proviene dal bisogno di controllare l’area: con gli arabi sunniti funzionano gli accordi commerciali e di collaborazione –anche militare – invece la mezzaluna sciita orchestrata dai pasdaran iraniani è una sorta di “cintura di fuoco”, che assedia Israele. Contro Hezbollah, Houthi, Hamas l’Idf sta sperimentando i sistemi di guerra più sofisticati per completare l’azione volta a sgomberare il campo delle realtà intermedie (Iraq, Siria, Libano) e arrivare allo scontro aperto con gli ayatollah – non (ancora) forza nucleare – senza recedere di fronte a risultati incontrollati che possono venire rubricati come “genocidio” e “crimini di guerra”; a quelle milizie Teheran demanda la risposta sul piano bellico, anche di fronte a palesi violazioni del diritto internazionale e aggressioni provocatorie ma l’attacco all’ambasciata di Damasco – territorio iraniano – prevederebbe una risposta diretta e proporzionata, in più ci han perso la vita i vertici dei Pasdaran; ma sono gli stessi militari che cercano di evitare lo scontro aperto con Israele. Tel Aviv invece considera che sia il momento giusto per cancellare la minaccia iraniana a qualunque costo, dato il momento storico e il rapporto di forza?<br />Questo può portare al coinvolgimento non ufficiale di paesi terzi, che cercano di non venire investiti dalla guerra: Lorenzo Forlani ci fa capire come la stanchezza e il timore delle popolazioni civili sia improntata al disincanto e al fastidio, alla rimozione e all’allontanamento delle dispute, sperando che si limitino a risolverla tra milizie e Tsahal, lasciando in pace la già stremata società di Beirut, o la martoriata Siria. E infatti il racconto del coinvolgimento della mezzaluna sciita prende le mosse dall’errore americano con l’aggressione dell’Iraq di Saddam… che ha creato mille frange di gruppi filoiraniani che si spartiscono il territorio iracheno attraverso quella che Forlani individua perfettamente nella diplomazia parallela che fa riferimento alle scuole religiose tra Qom e Najaf, andando a completare la mezzaluna sciita al centro degli incubi israeliani.<br />E anche nelle sue logiche regionali “all-in” produce gli incubi dei civili libanesi (prossima vittima sacrificale?) con l’ossessione strumentale di estirpare i gruppi armati filoiraniani, pur sapendo che è strumentale, perché non è possibile estinguere per via militare l’insorgenza ideologicamente portatrice di istanze politiche precise in una riedizione dell’Undici Settembre a cui non erano stati posti dei limiti a operare la propria vendetta da parte degli americani. Anche se non si avverte più un sostegno a Hezbollah così sostanzioso come quando le milizie di Nasrallah erano riuscite a respingere l’esercito israeliano; anzi l’insofferenza si sta espandendo con il rifiuto dello stato di guerra permanente. Il ricambio di manodopera di carne da cannone è assicurato quanto invece la popolazione civile mira a difendersi da milizie clerico-conservatrici e da nazioni fascio-stragiste.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59315126</guid><pubDate>Fri, 05 Apr 2024 23:41:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59315126/a_che_punto_la_quarantennale_guerra_iran_israele.mp3" length="26347716" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Il laicismo è finito ma anche le religioni non stanno tanto bene  
https://ogzero.org/regione/mediterraneo/

Con Lorenzo Forlani abbiamo tentato di fare il punto sulla guerra mediorientale tra Iran e Stato ebraico che si manifesta nell’eccidio di Gaza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il laicismo è finito ma anche le religioni non stanno tanto bene  <br /><a href="https://ogzero.org/regione/mediterraneo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/mediterraneo/</a><br /><br />Con Lorenzo Forlani abbiamo tentato di fare il punto sulla guerra mediorientale tra Iran e Stato ebraico che si manifesta nell’eccidio di Gaza e nella guerra navale – e non solo – yemenita: l’impunità dello Stato ebraico a cui è permesso di violare palesemente il Diritto internazionale, mentre la sfida houthi è trattata come un problema securitario per il commercio globale senza comprendere le istanze che provengono da quella stampella del regime iraniano. La logica di “attesa attiva” nel genocidio perseguita da Netanyahu si iscrive in una tattica di provocazione del fronte avverso e di mantenimento del potere in virtù della condizione di guerra, finché a Washington si avvicenderanno amministrazioni più amichevoli – pare che Biden non sia intervenuto con la sufficiente forza per bloccare il sogno fascista degli alleati ultraortodossi di Netanyahu ed espressione dei coloni del premier israeliano, che se non vuole finire in galera deve assecondare il delirio sionista.<br />L’avversario dello Stato ebraico è evidente che è incarnato dall’Iran e dai suoi proxy a cui finora ha demandato il contrasto che proviene dal bisogno di controllare l’area: con gli arabi sunniti funzionano gli accordi commerciali e di collaborazione –anche militare – invece la mezzaluna sciita orchestrata dai pasdaran iraniani è una sorta di “cintura di fuoco”, che assedia Israele. Contro Hezbollah, Houthi, Hamas l’Idf sta sperimentando i sistemi di guerra più sofisticati per completare l’azione volta a sgomberare il campo delle realtà intermedie (Iraq, Siria, Libano) e arrivare allo scontro aperto con gli ayatollah – non (ancora) forza nucleare – senza recedere di fronte a risultati incontrollati che possono venire rubricati come “genocidio” e “crimini di guerra”; a quelle milizie Teheran demanda la risposta sul piano bellico, anche di fronte a palesi violazioni del diritto internazionale e aggressioni provocatorie ma l’attacco all’ambasciata di Damasco – territorio iraniano – prevederebbe una risposta diretta e proporzionata, in più ci han perso la vita i vertici dei Pasdaran; ma sono gli stessi militari che cercano di evitare lo scontro aperto con Israele. Tel Aviv invece considera che sia il momento giusto per cancellare la minaccia iraniana a qualunque costo, dato il momento storico e il rapporto di forza?<br />Questo può portare al coinvolgimento non ufficiale di paesi terzi, che cercano di non venire investiti dalla guerra: Lorenzo Forlani ci fa capire come la stanchezza e il timore delle popolazioni civili sia improntata al disincanto e al fastidio, alla rimozione e all’allontanamento delle dispute, sperando che si limitino a risolverla tra milizie e Tsahal, lasciando in pace la già stremata società di Beirut, o la martoriata Siria. E infatti il racconto del coinvolgimento della mezzaluna sciita prende le mosse dall’errore americano con l’aggressione dell’Iraq di Saddam… che ha creato mille frange di gruppi filoiraniani che si spartiscono il territorio iracheno attraverso quella che Forlani individua perfettamente nella diplomazia parallela che fa riferimento alle scuole religiose tra Qom e Najaf, andando a completare la mezzaluna sciita al centro degli incubi israeliani.<br />E anche nelle sue logiche regionali “all-in” produce gli incubi dei civili libanesi (prossima vittima sacrificale?) con l’ossessione strumentale di estirpare i gruppi armati filoiraniani, pur sapendo che è strumentale, perché non è possibile estinguere per via militare l’insorgenza ideologicamente portatrice di istanze politiche precise in una riedizione dell’Undici Settembre a cui non erano stati posti dei limiti a operare la propria vendetta da parte degli americani. Anche se non si avverte più un sostegno a Hezbollah così sostanzioso come quando le...]]></itunes:summary><itunes:duration>1647</itunes:duration><itunes:keywords>biden,gaza,hamas,hamasisraelwar,hezbollah,houthi,iran,israele,lavender,libano,nasrallah,netanyahu,palestine,pasdaran,tsahal,zionism</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9b3bf76488ae752b45b91d7aaef8ad1a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Potenze mediorientali. Strategie e Realpolitik</title><link>https://www.spreaker.com/episode/potenze-mediorientali-strategie-e-realpolitik--59223662</link><description><![CDATA[Le infinite proxy war che congelano il controllo di Iran e Israele sulla regione<br /><a href="https://ogzero.org/regione/mar-rosso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/mar-rosso/</a><br /><br />Cercando di fare il punto dell'area Mena con Laura Silvia Battaglia attraverso alcuni dubbi ci accorgiamo che dietro una sorta di cortina di fumo – fatta di bombe, stragi, crimini di guerra, droni, pirateria, apartheid... ostaggi e cenocidi – ci sono accordi economici, difesa di aree di inflluenza, autolegittimazione governativa di feroci milizie vs un formidabile sistema bellico fondato su educazione alla disumaizzazione del nemico.<br />La nostra interlocutrice (@battgirl74) riesce a ricostruire le tensioni dell'intera area a partire dallo Yemen degli houthi, e di conseguenza le posizioni contrastanti di emiratini, che hanno sottoscritto gli Accordi di Abramo, e di sauditi che pur avendo cospicui interessi economici con l'entità sionista; la mezzaluna sciita che si contrappone con il suoi proxy in Libano, Siria, Iraq... a Gaza. Ma la Realpolitik spiega anche la ridottisima reazione dei "fratelli" arabi alla strage impunita e tracotante di palestinesi.<br />Il quadro che si dipana da queste 8 risposte spiega con precisione e chiarezza le dinamiche che regolano le relazioni, le alleanze, i conflitti in Medio Oriente.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59223662</guid><pubDate>Sat, 30 Mar 2024 09:26:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59223662/menaconflict.mp3" length="27529306" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Le infinite proxy war che congelano il controllo di Iran e Israele sulla regione
https://ogzero.org/regione/mar-rosso/

Cercando di fare il punto dell'area Mena con Laura Silvia Battaglia attraverso alcuni dubbi ci accorgiamo che dietro una sorta di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le infinite proxy war che congelano il controllo di Iran e Israele sulla regione<br /><a href="https://ogzero.org/regione/mar-rosso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/regione/mar-rosso/</a><br /><br />Cercando di fare il punto dell'area Mena con Laura Silvia Battaglia attraverso alcuni dubbi ci accorgiamo che dietro una sorta di cortina di fumo – fatta di bombe, stragi, crimini di guerra, droni, pirateria, apartheid... ostaggi e cenocidi – ci sono accordi economici, difesa di aree di inflluenza, autolegittimazione governativa di feroci milizie vs un formidabile sistema bellico fondato su educazione alla disumaizzazione del nemico.<br />La nostra interlocutrice (@battgirl74) riesce a ricostruire le tensioni dell'intera area a partire dallo Yemen degli houthi, e di conseguenza le posizioni contrastanti di emiratini, che hanno sottoscritto gli Accordi di Abramo, e di sauditi che pur avendo cospicui interessi economici con l'entità sionista; la mezzaluna sciita che si contrappone con il suoi proxy in Libano, Siria, Iraq... a Gaza. Ma la Realpolitik spiega anche la ridottisima reazione dei "fratelli" arabi alla strage impunita e tracotante di palestinesi.<br />Il quadro che si dipana da queste 8 risposte spiega con precisione e chiarezza le dinamiche che regolano le relazioni, le alleanze, i conflitti in Medio Oriente.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1721</itunes:duration><itunes:keywords>aramco,emirati,gaza,genocidio,houthi,iran,israel,mena,palestina,proxywar,redsea,saudi,yemen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/98c88e7fb9554d2c1ea320163f57282f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chokepoint Houthi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chokepoint-houthi--57804931</link><description><![CDATA[https://ogzero.org/tag/yemen/<br /><br />Laura Silvia Battaglia esperta del conflitto in Yemen e dell’aerea mediorientale,approfondisce il ruolo degli Houti nel contesto dell’aggressione a Gaza e gli equilibri  in un area estremamente sensibile come quella del golfo di Aden. La ripresa delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran con il sostegno della Cina fa presumere un prossimo disimpegno di Riyad dalla guerra in Yemen  e l’attivismo degli Houti una richiesta implicita di legittimazione come entità statuale in relazione ad un equilibrio futuro della regione .<br />Con Laura Silvia Battaglia parliamo anche della sua esperienza a Gaza e delle prospettive della striscia in relazione ai progetti di sfruttamento delle imponenti riserve di gas offshore a largo delle coste palestinesi, nonchè dei progetti di gentrificazione con il sostegno dei  fondi emiratini .]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57804931</guid><pubDate>Sun, 26 Nov 2023 11:12:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57804931/chokepointhouthi.mp3" length="22063539" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/yemen/

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La ripresa delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran con il sostegno della Cina fa presumere un prossimo disimpegno di Riyad dalla guerra in Yemen  e l’attivismo degli Houti una richiesta implicita di legittimazione come entità statuale in relazione ad un equilibrio futuro della regione .<br />Con Laura Silvia Battaglia parliamo anche della sua esperienza a Gaza e delle prospettive della striscia in relazione ai progetti di sfruttamento delle imponenti riserve di gas offshore a largo delle coste palestinesi, nonchè dei progetti di gentrificazione con il sostegno dei  fondi emiratini .]]></itunes:summary><itunes:duration>1379</itunes:duration><itunes:keywords>gaza,houthi,houthis,israel,mar.rosso,rami.ungar,redsea,yemen,yemeni,zim.luanda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4c714c2e0a11c3dbac9c3b941e732cc8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La diaspora iraniana e la realtà del paese dopo 40 anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-diaspora-iraniana-e-la-realta-del-paese-dopo-40-anni--53328750</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/iran/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/iran/</a> Le proteste proseguono e varrebbe la pena di immaginare quale potrebbe essere lo scenario più plausibile se dovessero esserci rovine del regime su cui costruire una nuova comunità di quei territori compositi. Con Giulia Della Michelina abbiamo provato a riportare i movimenti in corso per posizionarsi in pole position di coloro che si sentono legittimati – da fuori – di rappresentare il paese, benché lontani da tempo da Tehran, già più volte teatro di proteste, mai così mediatizzate dall’Occidente (perché più facilmente connotabili con valori occidentali come una forma di “femminismo”), ma forse anche mai così spontanee e fresche, fondate su una percezione del mondo così avulsa dal mondo degli ayatollah, dimostrando come si possa sviluppare un sentimento opposto al modello spacciato in ogni forma dal potere – sia esso religioso, ideologico, tecnologico…<br />La diaspora riunisce da un lato attorno al figlio mai pentito dello shah, una personalità problematica e un po’ inquietante per lo stuolo di personaggi da cui è accompagnato, improponibili figure legate a un passato distante dalla società persiana attuale, che però sono molto vivaci e sponsorizzati dagli americani, che arrivano addirittura a proporre una monarchia “elettiva” (mah!?); la diaspora progressista e priva di appoggi potenti sembra un po’ meno in grado di incarnare una possibile via che proviene dal passato… e allora quale modello rimane a disposizione?<br />Un ennesimo fantoccio mediorientale, utile idiota per gli americani – in qualche modo già legittimato – che tradirebbe la rivolta giovane che vorrebbe minare le basi della società oscurantista; una conclusione dell’anello che andrebbe a riprendere una narrazione interrotta con la caduta del padre. Peraltro non c’è possibilità di riformare la repubblica islamica e la società civile non la potrebbe accettare; l’afflato è per la novità e infatti il potere ha lanciato contro i pasdaran, retrivo – e potentissimo anche economicamente – braccio armato del regime, anche in funzione razzista.<br />Il regime gioca in politica estera il tentativo di rafforzarsi: utile appoggiarsi a Cina e fare accordi con sauditi per uscire dall’angolo, ma la condizione dell’economia è molto compromessa.<br /><br />Qui <a href="https://twitter.com/GiuliaMichelina" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulia Della Michelina</a> aveva pubblicato l'intervista di Shahram Khosravi:<br /><a href="https://www.micromega.net/shahram-khosravi-il-regime-in-iran-ha-paura-perche-sa-che-non-puo-piu-governare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.micromega.net/shahram-khosravi-il-regime-in-iran-ha-paura-perche-sa-che-non-puo-piu-governare/</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53328750</guid><pubDate>Sat, 25 Mar 2023 07:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53328750/mille_sfaccettature_dello_specchio_iran.mp3" length="25663903" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/iran/ Le proteste proseguono e varrebbe la pena di immaginare quale potrebbe essere lo scenario più plausibile se dovessero esserci rovine del regime su cui costruire una nuova comunità di quei territori compositi. 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Con Giulia Della Michelina abbiamo provato a riportare i movimenti in corso per posizionarsi in pole position di coloro che si sentono legittimati – da fuori – di rappresentare il paese, benché lontani da tempo da Tehran, già più volte teatro di proteste, mai così mediatizzate dall’Occidente (perché più facilmente connotabili con valori occidentali come una forma di “femminismo”), ma forse anche mai così spontanee e fresche, fondate su una percezione del mondo così avulsa dal mondo degli ayatollah, dimostrando come si possa sviluppare un sentimento opposto al modello spacciato in ogni forma dal potere – sia esso religioso, ideologico, tecnologico…<br />La diaspora riunisce da un lato attorno al figlio mai pentito dello shah, una personalità problematica e un po’ inquietante per lo stuolo di personaggi da cui è accompagnato, improponibili figure legate a un passato distante dalla società persiana attuale, che però sono molto vivaci e sponsorizzati dagli americani, che arrivano addirittura a proporre una monarchia “elettiva” (mah!?); la diaspora progressista e priva di appoggi potenti sembra un po’ meno in grado di incarnare una possibile via che proviene dal passato… e allora quale modello rimane a disposizione?<br />Un ennesimo fantoccio mediorientale, utile idiota per gli americani – in qualche modo già legittimato – che tradirebbe la rivolta giovane che vorrebbe minare le basi della società oscurantista; una conclusione dell’anello che andrebbe a riprendere una narrazione interrotta con la caduta del padre. Peraltro non c’è possibilità di riformare la repubblica islamica e la società civile non la potrebbe accettare; l’afflato è per la novità e infatti il potere ha lanciato contro i pasdaran, retrivo – e potentissimo anche economicamente – braccio armato del regime, anche in funzione razzista.<br />Il regime gioca in politica estera il tentativo di rafforzarsi: utile appoggiarsi a Cina e fare accordi con sauditi per uscire dall’angolo, ma la condizione dell’economia è molto compromessa.<br /><br />Qui <a href="https://twitter.com/GiuliaMichelina" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulia Della Michelina</a> aveva pubblicato l'intervista di Shahram Khosravi:<br /><a href="https://www.micromega.net/shahram-khosravi-il-regime-in-iran-ha-paura-perche-sa-che-non-puo-piu-governare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.micromega.net/shahram-khosravi-il-regime-in-iran-ha-paura-perche-sa-che-non-puo-piu-governare/</a>]]></itunes:summary><itunes:duration>1604</itunes:duration><itunes:keywords>ebrahim.raisi,freelran,iran.diaspora,iranrevoiution,iranrevoiution2022,iranrevolution2023,iranuprising,mahsaamini‌,no2shahno2mullahs,pahlavireza,woman_life_freedom</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94fd02ec5ef0fcb517820f1732c49b01.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La protesta avvolta nel velo di morte di Mahsa Amini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-protesta-avvolta-nel-velo-di-morte-di-mahsa-amini--51350273</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/iran/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/iran/</a><br />Seguendo Alice Pistolesi (<a href="https://www.atlanteguerre.it/liran-della-protesta-del-velo/)" rel="noopener">https://www.atlanteguerre.it/liran-della-protesta-del-velo/)</a> ci siamo rivolti a Marina Forti per inquadrare correttamente la situazione della società iraniana, che reagisce all’intransigenza in modo ancora sano a 43 anni da una rivoluzione tradita fin dall'inizio. Tradizionale lo spontaneismo, in questo caso dal basso e non fomentato da organizzazioni di alcun tipo – come tradizione in Iran; @fortimar ha fatto un quadro molto chiaro di continuità delle proteste negli anni (e dei successivi differenti motivi) e delle differenze, valutando i diversi approcci di chi gestiva il sistema degli ayatollah, che non muta, se non per sfumature che portano Raisi a inasprire regole coraniche, o a Rohani ad apparire più rassicurante. Ma la vera differenza stavolta non sta tanto negli slogan – comunque molto feroci e duri che arrivano a polemizzare addirittura con la Guida Suprema Khamenei, riesumando quelli contro lo shah –, ma nel fatto che in massa si mettono in dubbio i fondamentali dottrinari del sistema e lo fanno uomini e donne, che sfidano la legge togliendosi il velo e bruciandolo... probabilmente non sarà preludio di un  ribaltamento del potere dei turbanti, visto che la repressione prevista da Marina in finale di intervento sta tragicamente compiendosi con spari sulla folla da parte della polizia, ma potrà forse mantenersi una mobilitazione come non si è mai vista in questi 40 anni, che non è solo a Tehran, anzi: le manifestazioni più potenti si sono tenute nella zona di Saqqez al confine con l'Iraq, nella zona curda abitata da Mahsa Amini, la giovane uccisa dalla brutale Buoncostume iraniana. Le notizie continuano a pervenire, ma sono sicuramente filtrate rispetto alle testimonianze che potrebbero pervenire se non fosse stata limitata la rete Internet, come capita sempre ai regimi. autocratici in questi frangenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51350273</guid><pubDate>Fri, 23 Sep 2022 07:59:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51350273/senza_velo_in_piazze_di_massa.mp3" length="33024525" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/iran/&#13;
Seguendo Alice Pistolesi (https://www.atlanteguerre.it/liran-della-protesta-del-velo/) ci siamo rivolti a Marina Forti per inquadrare correttamente la situazione della società iraniana, che reagisce all’intransigenza in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/iran/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/iran/</a><br />Seguendo Alice Pistolesi (<a href="https://www.atlanteguerre.it/liran-della-protesta-del-velo/)" rel="noopener">https://www.atlanteguerre.it/liran-della-protesta-del-velo/)</a> ci siamo rivolti a Marina Forti per inquadrare correttamente la situazione della società iraniana, che reagisce all’intransigenza in modo ancora sano a 43 anni da una rivoluzione tradita fin dall'inizio. Tradizionale lo spontaneismo, in questo caso dal basso e non fomentato da organizzazioni di alcun tipo – come tradizione in Iran; @fortimar ha fatto un quadro molto chiaro di continuità delle proteste negli anni (e dei successivi differenti motivi) e delle differenze, valutando i diversi approcci di chi gestiva il sistema degli ayatollah, che non muta, se non per sfumature che portano Raisi a inasprire regole coraniche, o a Rohani ad apparire più rassicurante. Ma la vera differenza stavolta non sta tanto negli slogan – comunque molto feroci e duri che arrivano a polemizzare addirittura con la Guida Suprema Khamenei, riesumando quelli contro lo shah –, ma nel fatto che in massa si mettono in dubbio i fondamentali dottrinari del sistema e lo fanno uomini e donne, che sfidano la legge togliendosi il velo e bruciandolo... probabilmente non sarà preludio di un  ribaltamento del potere dei turbanti, visto che la repressione prevista da Marina in finale di intervento sta tragicamente compiendosi con spari sulla folla da parte della polizia, ma potrà forse mantenersi una mobilitazione come non si è mai vista in questi 40 anni, che non è solo a Tehran, anzi: le manifestazioni più potenti si sono tenute nella zona di Saqqez al confine con l'Iraq, nella zona curda abitata da Mahsa Amini, la giovane uccisa dalla brutale Buoncostume iraniana. Le notizie continuano a pervenire, ma sono sicuramente filtrate rispetto alle testimonianze che potrebbero pervenire se non fosse stata limitata la rete Internet, come capita sempre ai regimi. autocratici in questi frangenti.]]></itunes:summary><itunes:duration>2064</itunes:duration><itunes:keywords>amanpour,@fortimar,hijab,iranianlivesmatter,iranprotests,iranprotests2022,mahsaamini,mahsa_amini,raisi,raisimassmurderer</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c501accd3beed40e2cc5ee911bdc10fb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le complessità storiche dello Yemen infiltrate dai potenti globali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-complessita-storiche-dello-yemen-infiltrate-dai-potenti-globali--48800262</link><description><![CDATA[Un territorio strategicamente collocato e diviso tra sviluppo, ideologie, alleanze effimere e contrapposizioni tra tecnologiche sofisticate e schiavismo, non solo migrante<br />La televisione saudita venerdì 18 ha dato la notizia della distruzione di una barca telecomandata imbottita di esplosivo, al largo del porto di Hodeida. Probabilmente era diretta verso un porto saudita. Il portavoce militare di Riad ha messo l’accento sulla gravità dell’uso militare di un porto civile, oggetto di un accordo di neutralità e disarmo. Dichiarazioni del genere, di norma, sono il preludio ad un raid aereo su Hodeida, dove a distanza di anni l’Onu cerca di evitare che una petroliera in rada da anni possa causare anche un disastro ecologico. Da aggiungersi a 7 anni di guerra sanguinosa.   <br />Interessi geopolitici e di egemonia tra potenze locali, sostenute a loro volta da potenze globali e contemporaneamente dissidi secolari tra comunità: dei primi si sa qualcosa (non i dettagli, né tutti i traffici sotterranei); della realtà locale, delle divisioni sul territorio tra le diverse comunità non si sa quasi nulla.<br />Paradossalmente si conoscono maggiormente i traffici segreti di droni e tecnologie militari dei due campi (o di sistemi di alleanze e F35), più di quanto non sia la cognizione del motivo per cui (e tra chi?) si è scatenata una guerra spietata, con escalation che coincidono con momenti centrali della geopolitica internazionale.<br />L’intervento della coalizione sunnita si innesta su una condizione già stremata da conflitti che risalgono alla Guerra Fredda precedente e coinvolgono un’area che va da Gibuti – con tutti gli interessi e il concentramento militare e infrastrutturale di uno snodo centrale di commerci e supply chain – al golfo di Hormuz. Con tutti i contrasti ivi racchiusi dal multicentrismo. Carlotta Caldonazzo ha iniziato a inanellare alcuni elementi che possono aiutare a inquadrare i vari protagonisti e quali ineludibili esigenze muovono le istanze che ciascuno apporta su un territorio abituato a venire abitato da intrecci politici – anche internazionali e sofisticati tecnologicamente – con accordi tribal, che ricordano divari secolari tra imamato al Nord (maggiormente ancorato al tribalismo) e imperialismo britannico e sovietico al Sud – più urbanizzato e meno tribalizzato, che ha dato luogo a un Movimento di liberazione del Sud.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48800262</guid><pubDate>Sat, 19 Feb 2022 21:48:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48800262/2022_02_17_carlotta_caldonazzo_yemen.mp3" length="15696338" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Un territorio strategicamente collocato e diviso tra sviluppo, ideologie, alleanze effimere e contrapposizioni tra tecnologiche sofisticate e schiavismo, non solo migrante&#13;
La televisione saudita venerdì 18 ha dato la notizia della distruzione di una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un territorio strategicamente collocato e diviso tra sviluppo, ideologie, alleanze effimere e contrapposizioni tra tecnologiche sofisticate e schiavismo, non solo migrante<br />La televisione saudita venerdì 18 ha dato la notizia della distruzione di una barca telecomandata imbottita di esplosivo, al largo del porto di Hodeida. Probabilmente era diretta verso un porto saudita. Il portavoce militare di Riad ha messo l’accento sulla gravità dell’uso militare di un porto civile, oggetto di un accordo di neutralità e disarmo. Dichiarazioni del genere, di norma, sono il preludio ad un raid aereo su Hodeida, dove a distanza di anni l’Onu cerca di evitare che una petroliera in rada da anni possa causare anche un disastro ecologico. Da aggiungersi a 7 anni di guerra sanguinosa.   <br />Interessi geopolitici e di egemonia tra potenze locali, sostenute a loro volta da potenze globali e contemporaneamente dissidi secolari tra comunità: dei primi si sa qualcosa (non i dettagli, né tutti i traffici sotterranei); della realtà locale, delle divisioni sul territorio tra le diverse comunità non si sa quasi nulla.<br />Paradossalmente si conoscono maggiormente i traffici segreti di droni e tecnologie militari dei due campi (o di sistemi di alleanze e F35), più di quanto non sia la cognizione del motivo per cui (e tra chi?) si è scatenata una guerra spietata, con escalation che coincidono con momenti centrali della geopolitica internazionale.<br />L’intervento della coalizione sunnita si innesta su una condizione già stremata da conflitti che risalgono alla Guerra Fredda precedente e coinvolgono un’area che va da Gibuti – con tutti gli interessi e il concentramento militare e infrastrutturale di uno snodo centrale di commerci e supply chain – al golfo di Hormuz. Con tutti i contrasti ivi racchiusi dal multicentrismo. Carlotta Caldonazzo ha iniziato a inanellare alcuni elementi che possono aiutare a inquadrare i vari protagonisti e quali ineludibili esigenze muovono le istanze che ciascuno apporta su un territorio abituato a venire abitato da intrecci politici – anche internazionali e sofisticati tecnologicamente – con accordi tribal, che ricordano divari secolari tra imamato al Nord (maggiormente ancorato al tribalismo) e imperialismo britannico e sovietico al Sud – più urbanizzato e meno tribalizzato, che ha dato luogo a un Movimento di liberazione del Sud.]]></itunes:summary><itunes:duration>981</itunes:duration><itunes:keywords>arabiasaudita,emirati,hodeida,houthi,iran,sanaa,sauditi,yemen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f235a336058e3747779cf67d2a5a6117.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La guerra che non finirà se non con l'annientamento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-guerra-che-non-finira-se-non-con-l-annientamento--48392130</link><description><![CDATA[Una guerra condotta su ogni fronte a disposizione della furia umana di distruzione dell'avversario: proxy war, massacri, droni, comunicazioni bloccate, isole occupate per controllare flussi di merci, carichi di armi, cavi sottomarini, connessioni e alleanze strategiche: Mossad, Emiratini, Sauditi, Iraniani... lo stallo yemenita procede su montagne di cadaveri: fazioni tribali divise da diverse filiere economiche e religiose, il cui dissidio è pretesto per lo scontro tra potenze straniere, la più classica delle proxy war; i corridoi commerciali più importanti sono parte sostanziale della guerra stessa e di uno dei motivi.<br /><br />Tutto si innesta su un dissidio forte che affonda in decenni di rivalità che hanno contrapposto gli abitanti della regione, una occasione per sfruttare un conflitto locale per isolare gli ayatollah; ma anche per consentire a tutti di cercare di ottenere il proprio tornaconto, tanto, come spiega Michele Giorgio: nessuno dei contendenti prevede una soluzione diversa dalla dissoluzione dell'avversario.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48392130</guid><pubDate>Sat, 22 Jan 2022 01:04:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48392130/2022_01_20_michele_giorgio_yemen.mp3" length="18052370" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Una guerra condotta su ogni fronte a disposizione della furia umana di distruzione dell'avversario: proxy war, massacri, droni, comunicazioni bloccate, isole occupate per controllare flussi di merci, carichi di armi, cavi sottomarini, connessioni e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una guerra condotta su ogni fronte a disposizione della furia umana di distruzione dell'avversario: proxy war, massacri, droni, comunicazioni bloccate, isole occupate per controllare flussi di merci, carichi di armi, cavi sottomarini, connessioni e alleanze strategiche: Mossad, Emiratini, Sauditi, Iraniani... lo stallo yemenita procede su montagne di cadaveri: fazioni tribali divise da diverse filiere economiche e religiose, il cui dissidio è pretesto per lo scontro tra potenze straniere, la più classica delle proxy war; i corridoi commerciali più importanti sono parte sostanziale della guerra stessa e di uno dei motivi.<br /><br />Tutto si innesta su un dissidio forte che affonda in decenni di rivalità che hanno contrapposto gli abitanti della regione, una occasione per sfruttare un conflitto locale per isolare gli ayatollah; ma anche per consentire a tutti di cercare di ottenere il proprio tornaconto, tanto, come spiega Michele Giorgio: nessuno dei contendenti prevede una soluzione diversa dalla dissoluzione dell'avversario.]]></itunes:summary><itunes:duration>1129</itunes:duration><itunes:keywords>amran,arabiasaudita,dhamar,houthi,houthis,@michelegiorgio2,saada,sanaa,uae,yemen,yemeni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5268ae3cc3029f7a996863eabd702f7b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mossad in azione antiraniana o in estensione degli Abraham Accords?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mossad-in-azione-antiraniana-o-in-estensione-degli-abraham-accords--42305542</link><description><![CDATA[Con il conseguimento da parte del Mossad del risultato di mettere in difficoltà la leadership moderata ora al governo in Iran, sarà più difficile negoziare e probabilmente gli argomenti degli oltranzisti faranno breccia tra i persiani e sarà improponibile qualunque accordo nei prossimi anni. Soprattutto in assenza del ritiro delle sanzioni, che sarebbe l'elemento che potrebbe sbloccare la trattativa e disinnescare le mine di Trump e Pompeo; ci saranno risposte iraniane? potrebbe prevalere la prudenza per evitare di fornire un pretesto? a Neom si è parlato solo di normalizzazione a suon di droni, o di estendere Abraham Accords all'Arabia Saudita? oppure si sono svelati piani di guerra che prevedevano linee di difesa dalel ritorsioni persiane che sarebbero sicuramente rivolte innanzitutto contro gli Emirati.<br />All'interno di tutta questa normalizzazione, Michele Giorgio ci ricorda che i palestinesi rimangono le vittime principali, sempre più marginalizzati e senza alcuna menzione nei giochi strategici tra potenze rivali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42305542</guid><pubDate>Fri, 04 Dec 2020 01:02:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42305542/2020_12_03_michele_giorgio_azioni_sioniste_antiiran.mp3" length="9511879" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Con il conseguimento da parte del Mossad del risultato di mettere in difficoltà la leadership moderata ora al governo in Iran, sarà più difficile negoziare e probabilmente gli argomenti degli oltranzisti faranno breccia tra i persiani e sarà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con il conseguimento da parte del Mossad del risultato di mettere in difficoltà la leadership moderata ora al governo in Iran, sarà più difficile negoziare e probabilmente gli argomenti degli oltranzisti faranno breccia tra i persiani e sarà improponibile qualunque accordo nei prossimi anni. Soprattutto in assenza del ritiro delle sanzioni, che sarebbe l'elemento che potrebbe sbloccare la trattativa e disinnescare le mine di Trump e Pompeo; ci saranno risposte iraniane? potrebbe prevalere la prudenza per evitare di fornire un pretesto? a Neom si è parlato solo di normalizzazione a suon di droni, o di estendere Abraham Accords all'Arabia Saudita? oppure si sono svelati piani di guerra che prevedevano linee di difesa dalel ritorsioni persiane che sarebbero sicuramente rivolte innanzitutto contro gli Emirati.<br />All'interno di tutta questa normalizzazione, Michele Giorgio ci ricorda che i palestinesi rimangono le vittime principali, sempre più marginalizzati e senza alcuna menzione nei giochi strategici tra potenze rivali.]]></itunes:summary><itunes:duration>595</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0b5341e0209a8cf1aff1b376e0e7244a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eliminazioni nucleari per avvelenare i pozzi nel Golfo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eliminazioni-nucleari-per-avvelenare-i-pozzi-nel-golfo--42305400</link><description><![CDATA[Il programma nucleare iraniano attuale non è dimostrato che sia con obiettivo bellico, l'accordo obamiano evitava nuove tentazioni. Ora sanzioni, ritiro e aggressioni da parte della fazione israelo-statunitense han fatto dire al diplomatico ministro iraniano Zarif durante il Med2020 che non negozieranno un nuovo accordo con Biden: quello era un do-ut-des che aveva soddisfatto entrambe le parti – era appunto un accordo. Non si può entrare e uscire da un accordo una volta sottoscritto, se lo si fa è perché si vuole ottenere di più, rinegoziare significa voler ottenere quello che non si è riusciti a ottenere. L'accordo rimane quello.<br />Ma anche nelle parole di Michele Giorgio ritroviamo lo scetticismo: «Tutti sanno che Biden non ripercorrerà il percorso di Obama», che aveva capito il ruolo geopolitico dell'Iran. Biden sarà meno aggressivo, ma pretenderà l'inserimento di nuove condizioni sui missili balistici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42305400</guid><pubDate>Fri, 04 Dec 2020 01:02:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42305400/2020_12_03_michele_giorgio_eliminazioni_nucleari_per_avvelenare_i_pozzi_nel_golfo.mp3" length="5696259" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Il programma nucleare iraniano attuale non è dimostrato che sia con obiettivo bellico, l'accordo obamiano evitava nuove tentazioni. Ora sanzioni, ritiro e aggressioni da parte della fazione israelo-statunitense han fatto dire al diplomatico ministro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il programma nucleare iraniano attuale non è dimostrato che sia con obiettivo bellico, l'accordo obamiano evitava nuove tentazioni. Ora sanzioni, ritiro e aggressioni da parte della fazione israelo-statunitense han fatto dire al diplomatico ministro iraniano Zarif durante il Med2020 che non negozieranno un nuovo accordo con Biden: quello era un do-ut-des che aveva soddisfatto entrambe le parti – era appunto un accordo. Non si può entrare e uscire da un accordo una volta sottoscritto, se lo si fa è perché si vuole ottenere di più, rinegoziare significa voler ottenere quello che non si è riusciti a ottenere. L'accordo rimane quello.<br />Ma anche nelle parole di Michele Giorgio ritroviamo lo scetticismo: «Tutti sanno che Biden non ripercorrerà il percorso di Obama», che aveva capito il ruolo geopolitico dell'Iran. Biden sarà meno aggressivo, ma pretenderà l'inserimento di nuove condizioni sui missili balistici.]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e7b56b7164088a4d468b298c207236ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
