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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Digital Trasformation</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/digital-trasformation--4100264</link><description><![CDATA[Oggi una realtà aziendale per poter essere competitiva sul mercato deve essere data driven, raccogliere, monitorare, analizzare ed interpretare i dati; deve essere "open", deve essere orientata all'apertura, che crei una co-partecipazione e una co-creazione per generare idee innovative;  deve essere agile,  per essere molto più veloci nel prendere decisioni autonome e bisogna essere clienti centrici, l’utente è al centro di tutti i processi per poter intercettare i suoi bisogni e creare soddisfazione di valore nel lungo periodo.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4100264/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Technology</category><copyright>Copyright Valerio Maria Murgolo</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cb639d480800a0cbbbc3d62f93ba6b5.jpg</url><title>Digital Trasformation</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/digital-trasformation--4100264</link></image><lastBuildDate>Sat, 08 Apr 2023 00:14:40 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Valerio Maria Murgolo</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cb639d480800a0cbbbc3d62f93ba6b5.jpg"/><itunes:subtitle>Oggi una realtà aziendale per poter essere competitiva sul mercato deve essere data driven, raccogliere, monitorare, analizzare ed interpretare i dati; 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Rappresenta quel processo cognitivo che parte da un problema, e la sua analisi, per giungere alla risoluzione dello stesso.
Secondo il rapporto Unioncamere del 2017, per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tra le soft skills più richieste oggi c'è la capacità di risolvere i problemi.<br />Rappresenta quel processo cognitivo che parte da un problema, e la sua analisi, per giungere alla risoluzione dello stesso.<br />Secondo il rapporto Unioncamere del 2017, per il 49,6% delle aziende italiane il problem solving è una delle soft skills fondamentali nella fase di selezione dei candidati, insieme alla capacità comunicativa e a quella di lavorare in gruppo.<br />Il processo prevede la definizione del problema, raccolta di tutte le informazioni, quali-quantitative, per l'analisi, la proposta di diverse soluzioni, la scelta della più impattante e sostenibile, definizione del piano di azione e attuazione.<br />Ovviamente con l’entrata del digitale nelle nostre vite il problem solver è diventato un digital problem solver, come colui che è capace di risolvere problemi con l'ausilio di strumenti e soluzioni digitali...]]></itunes:summary><itunes:duration>284</itunes:duration><itunes:keywords>digitalproblemsolving,digitaltrasformation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6e21f9154d4c871fb0ec00b3b9c81e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Browser, la barca per navigare nel web</title><link>https://www.spreaker.com/episode/browser-la-barca-per-navigare-nel-web--46910425</link><description><![CDATA[Oramai la “rete” fa parte della nostra vita, tutti i giorni navighiamo online per effettuare ricerche, acquisti, condivisione, visitiamo siti, chattiamo, comunichiamo sui social network, ci informiamo…<br /><br />Per poter navigare e accedere a tutte le ricerche è necessario utilizzare un “navigatore”, detto browser.<br />È un particolare programma per navigare in Internet che inoltra la richiesta di un documento alla rete e ne consente la visualizzazione una volta arrivato.<br />Esistono diversi browser, ognuno con le proprie caratteristiche, il più usato è Google Chrome con 80% degli internauti, seguono Mozilla Firefox, MS Edge, Apple Safari e Internet Explorer.<br />In quanto software presentano strutture con possibili entrate, in queste falle i cyber criminali sferrano i loro attacchi per estorcere informazioni o effettuare truffe...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46910425</guid><pubDate>Wed, 13 Oct 2021 08:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46910425/audio.mp3" length="5170617" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oramai la “rete” fa parte della nostra vita, tutti i giorni navighiamo online per effettuare ricerche, acquisti, condivisione, visitiamo siti, chattiamo, comunichiamo sui social network, ci informiamo…

Per poter navigare e accedere a tutte le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oramai la “rete” fa parte della nostra vita, tutti i giorni navighiamo online per effettuare ricerche, acquisti, condivisione, visitiamo siti, chattiamo, comunichiamo sui social network, ci informiamo…<br /><br />Per poter navigare e accedere a tutte le ricerche è necessario utilizzare un “navigatore”, detto browser.<br />È un particolare programma per navigare in Internet che inoltra la richiesta di un documento alla rete e ne consente la visualizzazione una volta arrivato.<br />Esistono diversi browser, ognuno con le proprie caratteristiche, il più usato è Google Chrome con 80% degli internauti, seguono Mozilla Firefox, MS Edge, Apple Safari e Internet Explorer.<br />In quanto software presentano strutture con possibili entrate, in queste falle i cyber criminali sferrano i loro attacchi per estorcere informazioni o effettuare truffe...]]></itunes:summary><itunes:duration>324</itunes:duration><itunes:keywords>browser,digitaltrasformation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7ff718337b3d02ba1b1d939d80b6897d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Attenzione alla REPUTAZIONE!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/attenzione-alla-reputazione--46799974</link><description><![CDATA[Quanto è importante la reputazione del brand?<br />Come gestire un danno reputazionale?<br /><br />Il rischio reputazionale è il rischio che un’azienda subisca un danno economico a causa della percezione negativa della sua immagine da parte dei suoi stakeholders.<br />È normalmente considerato un rischio di secondo livello, ovvero derivato da un errore precedente, per la cui gravità o particolarità, si sfocia in una caduta di “fiducia” o “credibilità” e poiché derivante da eventi sfavorevoli riconducibili ad altre categorie di rischio, relative ad esempio all’area operativa, legale, di compliance o strategica...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46799974</guid><pubDate>Wed, 06 Oct 2021 08:00:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46799974/audio.mp3" length="4895599" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Quanto è importante la reputazione del brand?
Come gestire un danno reputazionale?

Il rischio reputazionale è il rischio che un’azienda subisca un danno economico a causa della percezione negativa della sua immagine da parte dei suoi stakeholders.
È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quanto è importante la reputazione del brand?<br />Come gestire un danno reputazionale?<br /><br />Il rischio reputazionale è il rischio che un’azienda subisca un danno economico a causa della percezione negativa della sua immagine da parte dei suoi stakeholders.<br />È normalmente considerato un rischio di secondo livello, ovvero derivato da un errore precedente, per la cui gravità o particolarità, si sfocia in una caduta di “fiducia” o “credibilità” e poiché derivante da eventi sfavorevoli riconducibili ad altre categorie di rischio, relative ad esempio all’area operativa, legale, di compliance o strategica...]]></itunes:summary><itunes:duration>306</itunes:duration><itunes:keywords>brandreputation,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/676f7662f12eda4fffb96c05c2d8146f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza Artificiale al servizio delle persone!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-al-servizio-delle-persone--46713179</link><description><![CDATA[Tra le tante definizioni attribuite all’IA, riporto quella del Parlamento Europeo sul proprio sito:<br />“L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.”<br />Quindi è la capacità di una macchina di risolvere problemi umani, imparando.<br />Sono sistemi capaci di adattare il loro comportamento, mettendosi in relazione con l’ambiente, analizzando gli effetti delle azioni precedenti, imparando, e lavorando in autonomia, partendo da un data set iniziale...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46713179</guid><pubDate>Wed, 29 Sep 2021 08:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46713179/audio.mp3" length="5045647" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Tra le tante definizioni attribuite all’IA, riporto quella del Parlamento Europeo sul proprio sito:
“L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tra le tante definizioni attribuite all’IA, riporto quella del Parlamento Europeo sul proprio sito:<br />“L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.”<br />Quindi è la capacità di una macchina di risolvere problemi umani, imparando.<br />Sono sistemi capaci di adattare il loro comportamento, mettendosi in relazione con l’ambiente, analizzando gli effetti delle azioni precedenti, imparando, e lavorando in autonomia, partendo da un data set iniziale...]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,intelligenzaartificiale,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3a4c1145336ca30a2e3f95cf24af0a78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos’è una conversione?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-una-conversione--46607590</link><description><![CDATA[Per conversione si intende un’azione alla quale possiamo attribuire, anche indirettamente, un valore economico.<br />La compilazione di un form, il rilascio di una e-mail, l’iscrizione alla newsletter, la richiesta di un preventivo, un acquisto, sono tutte conversioni, quindi anche quelle azioni che richiedono del tempo per generare valore economico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46607590</guid><pubDate>Wed, 22 Sep 2021 08:00:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46607590/audio.mp3" length="3900439" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per conversione si intende un’azione alla quale possiamo attribuire, anche indirettamente, un valore economico.
La compilazione di un form, il rilascio di una e-mail, l’iscrizione alla newsletter, la richiesta di un preventivo, un acquisto, sono tutte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per conversione si intende un’azione alla quale possiamo attribuire, anche indirettamente, un valore economico.<br />La compilazione di un form, il rilascio di una e-mail, l’iscrizione alla newsletter, la richiesta di un preventivo, un acquisto, sono tutte conversioni, quindi anche quelle azioni che richiedono del tempo per generare valore economico.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:keywords>convertionrateoptimization,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e5409d7b7e59590288f279f0f64ccc61.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>social engineering, nuovi strumenti malevoli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/social-engineering-nuovi-strumenti-malevoli--46488524</link><description><![CDATA[Per social engineering si indica lo studio del comportamento delle persone con lo scopo di individuare le debolezze o punti deboli, per poterle manipolare e carpirne informazioni utili, come numero di carta di credito, di conto corrente, accesso ai social network, password, e-mail e tanto altro.<br />Si tratta quindi di tecniche che sfruttano la psicologia umana per estorcere informazioni con cui truffare utenti o rubarne l’identità.<br />Studi recenti hanno dimostrato come questi attacchi si stanno rivolgendo soprattutto agli utenti di smartphone, perché il principale device utilizzato oggi, perché solitamente si interagisce in modo distratto e impulsivo, ma anche perché spesso i dispositivi mobili non mostrano sempre tutte le informazioni legate ad un sito o e-mail, hanno schermi piccoli e le interazioni sono semplificate...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46488524</guid><pubDate>Wed, 15 Sep 2021 08:00:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46488524/audio.mp3" length="5103743" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per social engineering si indica lo studio del comportamento delle persone con lo scopo di individuare le debolezze o punti deboli, per poterle manipolare e carpirne informazioni utili, come numero di carta di credito, di conto corrente, accesso ai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per social engineering si indica lo studio del comportamento delle persone con lo scopo di individuare le debolezze o punti deboli, per poterle manipolare e carpirne informazioni utili, come numero di carta di credito, di conto corrente, accesso ai social network, password, e-mail e tanto altro.<br />Si tratta quindi di tecniche che sfruttano la psicologia umana per estorcere informazioni con cui truffare utenti o rubarne l’identità.<br />Studi recenti hanno dimostrato come questi attacchi si stanno rivolgendo soprattutto agli utenti di smartphone, perché il principale device utilizzato oggi, perché solitamente si interagisce in modo distratto e impulsivo, ma anche perché spesso i dispositivi mobili non mostrano sempre tutte le informazioni legate ad un sito o e-mail, hanno schermi piccoli e le interazioni sono semplificate...]]></itunes:summary><itunes:duration>319</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,socialengineering,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/647b5e2fdd0d1809bd5a845ad38267b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos'è un "motore di ricerca"?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-un-motore-di-ricerca--46386770</link><description><![CDATA[Google è veramente il motore di ricerca più usato dagli utenti?<br />Come è distribuita la sua popolarità?<br />Quali sono gli altri motori di ricerca?<br /><br />La risposta alla prima domanda è: sì.<br />Google è il motore di ricerca più usato nel mondo!<br />I dati di Statista, di giugno 2021, indicano una quota mondiale del 87,76% delle ricerche globali che passano da Google, il 5,56% da Bing, il 2,71€ da Yahoo...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46386770</guid><pubDate>Wed, 08 Sep 2021 08:00:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46386770/audio.mp3" length="4687456" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Google è veramente il motore di ricerca più usato dagli utenti?
Come è distribuita la sua popolarità?
Quali sono gli altri motori di ricerca?

La risposta alla prima domanda è: sì.
Google è il motore di ricerca più usato nel mondo!
I dati di Statista,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Google è veramente il motore di ricerca più usato dagli utenti?<br />Come è distribuita la sua popolarità?<br />Quali sono gli altri motori di ricerca?<br /><br />La risposta alla prima domanda è: sì.<br />Google è il motore di ricerca più usato nel mondo!<br />I dati di Statista, di giugno 2021, indicano una quota mondiale del 87,76% delle ricerche globali che passano da Google, il 5,56% da Bing, il 2,71€ da Yahoo...]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,motorediricerca,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/acdaa44be8e695ed5485febef779bacf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Data Breach, nessuno è al sicuro!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/data-breach-nessuno-e-al-sicuro--46262766</link><description><![CDATA[Secondo l’articolo 4 del General Data Protection Regulation, o GDPR, il Data Breach, o «violazione dei dati personali», è la violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.<br />Per le linee guida del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDBP), il Data Breach può essere catalogato in tre macro-categorie:<br />•Confidentiality (confidenscialitì) Breach, la divulgazione di informazioni senza il consenso dell’interessato<br />•Availability (Evelabilitì) Breach, la perdita dell’accesso ai dati<br />•Integrity (integritì)Breach, la perdita di integrità dei dati<br /><br />Per citare alcuni esempi presenti sul sito del Garante della Privacy:<br />- l’accesso o l’acquisizione dei dati da parte di terzi non autorizzati;<br />- il furto o la perdita di dispositivi informatici contenenti dati personali;<br />- la deliberata alterazione di dati personali;<br />- l’impossibilità di accedere ai dati per cause accidentali o per attacchi esterni, virus, malware, ecc.; <br />- la perdita o la distruzione di dati personali a causa di incidenti, eventi avversi, incendi o altre calamità;<br />- la divulgazione non autorizzata dei dati personali.<br /><br />Per prima cosa è necessario chiarire che non è possibile evitare al 100% un Data Breach, ma è possibile attivare una serie di azioni preventive che possono limitare il rischio ed è, invece, obbligatorio attivare una serie di attività postume alla violazione per informare il Garante della Privacy.<br />La prevenzione si basa su alcune azioni determinanti:<br />1.Investire tempo e risorse in formazione continua e costante per gli stakeholder<br />2.Delineare un regolamento per il rispetto delle regole del GDPR e l’utilizzo delle risorse informatiche aziendali<br />3.Monitorare i log, ovvero verificare periodicamente l’elenco cronologico delle attività svolte da un sistema operativo, da un database o da altri programmi, per scovare le anomalie<br />4.Monitorare anche i dispositivi finali non aziendali utilizzando dei programmi specifici<br />5.Redigere un rapporto dettagliato su tutte le attività sospette<br />6.Verifica periodica del rispetto dei protocolli e delle procedure<br /><br />Invece in caso di Data Breach è obbligatorio attivare alcune azioni:<br />•Informare il Garante della Privacy, entro 72 ore se azienda privata (art. 33 del GDPR)<br />•Informare il Garante della Privacy, entro 48/24 ore se azienda pubblica (art. 33 del GDPR)<br />•Informare gli interessati dei dati personali (art. 34 GDPR), in alcuni casi specifici...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46262766</guid><pubDate>Wed, 01 Sep 2021 08:00:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46262766/audio.mp3" length="4488507" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Secondo l’articolo 4 del General Data Protection Regulation, o GDPR, il Data Breach, o «violazione dei dati personali», è la violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Secondo l’articolo 4 del General Data Protection Regulation, o GDPR, il Data Breach, o «violazione dei dati personali», è la violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.<br />Per le linee guida del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDBP), il Data Breach può essere catalogato in tre macro-categorie:<br />•Confidentiality (confidenscialitì) Breach, la divulgazione di informazioni senza il consenso dell’interessato<br />•Availability (Evelabilitì) Breach, la perdita dell’accesso ai dati<br />•Integrity (integritì)Breach, la perdita di integrità dei dati<br /><br />Per citare alcuni esempi presenti sul sito del Garante della Privacy:<br />- l’accesso o l’acquisizione dei dati da parte di terzi non autorizzati;<br />- il furto o la perdita di dispositivi informatici contenenti dati personali;<br />- la deliberata alterazione di dati personali;<br />- l’impossibilità di accedere ai dati per cause accidentali o per attacchi esterni, virus, malware, ecc.; <br />- la perdita o la distruzione di dati personali a causa di incidenti, eventi avversi, incendi o altre calamità;<br />- la divulgazione non autorizzata dei dati personali.<br /><br />Per prima cosa è necessario chiarire che non è possibile evitare al 100% un Data Breach, ma è possibile attivare una serie di azioni preventive che possono limitare il rischio ed è, invece, obbligatorio attivare una serie di attività postume alla violazione per informare il Garante della Privacy.<br />La prevenzione si basa su alcune azioni determinanti:<br />1.Investire tempo e risorse in formazione continua e costante per gli stakeholder<br />2.Delineare un regolamento per il rispetto delle regole del GDPR e l’utilizzo delle risorse informatiche aziendali<br />3.Monitorare i log, ovvero verificare periodicamente l’elenco cronologico delle attività svolte da un sistema operativo, da un database o da altri programmi, per scovare le anomalie<br />4.Monitorare anche i dispositivi finali non aziendali utilizzando dei programmi specifici<br />5.Redigere un rapporto dettagliato su tutte le attività sospette<br />6.Verifica periodica del rispetto dei protocolli e delle procedure<br /><br />Invece in caso di Data Breach è obbligatorio attivare alcune azioni:<br />•Informare il Garante della Privacy, entro 72 ore se azienda privata (art. 33 del GDPR)<br />•Informare il Garante della Privacy, entro 48/24 ore se azienda pubblica (art. 33 del GDPR)<br />•Informare gli interessati dei dati personali (art. 34 GDPR), in alcuni casi specifici...]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:keywords>databreach,digitaltrasformation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/01d19fb79f1d208de764b1324a2e421f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Malware, nemico pubblico!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/malware-nemico-pubblico--45737912</link><description><![CDATA[Il termine Malware deriva dall'unione delle parole MALicious softWARE, quindi programmi, molto sofisticati, creati e diffusi con intenti malevoli, con l'obiettivo la trafugazione o l'estorsione di dati sensibile per azioni criminali.<br /><br />Spesso al Malware viene associata l'immagine del ragazzino con la felpa e il cappuccio in testa, ma questi software sono prodotti da organizzazioni criminali molto pericolose.<br /><br />Tra le principali caratteristiche sicuramente emerge la capacità di diffusione incontrollata, motivo per cui abbiamo per anni chiamato questi programmi virus.<br /><br />Storicamente il primo Malware lo facciamo risalire ad un programma di nome Creeper datato 1971, ma non presentava caratteristiche malevoli.<br /><br />Nei primi anni 80’ si diffondono i WORM, che come i vermi, si autoreplicano all’interno dei computer.<br />Agli inizi del nuovo millennio si diffondono i primi virus tramite posta elettronica, software come ILOVEYOU e PIKACHU infettarono milioni di computer, mostrando al mondo la vulnerabilità della rete.<br />Nel 2013 nasce il primo RANSOMWARE, CRIPTOLOCKER, con la capacità di criptare il computer infetto e richiedere, da parte dei cyber criminali, un riscatto per sbloccare il dispositivo con tutti i dati all’interno...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45737912</guid><pubDate>Wed, 21 Jul 2021 08:00:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45737912/audio.mp3" length="3267231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il termine Malware deriva dall'unione delle parole MALicious softWARE, quindi programmi, molto sofisticati, creati e diffusi con intenti malevoli, con l'obiettivo la trafugazione o l'estorsione di dati sensibile per azioni criminali.

Spesso al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il termine Malware deriva dall'unione delle parole MALicious softWARE, quindi programmi, molto sofisticati, creati e diffusi con intenti malevoli, con l'obiettivo la trafugazione o l'estorsione di dati sensibile per azioni criminali.<br /><br />Spesso al Malware viene associata l'immagine del ragazzino con la felpa e il cappuccio in testa, ma questi software sono prodotti da organizzazioni criminali molto pericolose.<br /><br />Tra le principali caratteristiche sicuramente emerge la capacità di diffusione incontrollata, motivo per cui abbiamo per anni chiamato questi programmi virus.<br /><br />Storicamente il primo Malware lo facciamo risalire ad un programma di nome Creeper datato 1971, ma non presentava caratteristiche malevoli.<br /><br />Nei primi anni 80’ si diffondono i WORM, che come i vermi, si autoreplicano all’interno dei computer.<br />Agli inizi del nuovo millennio si diffondono i primi virus tramite posta elettronica, software come ILOVEYOU e PIKACHU infettarono milioni di computer, mostrando al mondo la vulnerabilità della rete.<br />Nel 2013 nasce il primo RANSOMWARE, CRIPTOLOCKER, con la capacità di criptare il computer infetto e richiedere, da parte dei cyber criminali, un riscatto per sbloccare il dispositivo con tutti i dati all’interno...]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,malware,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb718f9b8efa978413b1c21dcab4c71a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos'è l'eLearning?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-l-elearning--45565102</link><description><![CDATA[Il digitale ha cambiato il modo di intendere la formazione, oggi molto più interattiva, adeguata ai tempi, immersiva ed efficace, anche perché diluita nel tempo e accessibile facilmente.<br /><br />Per eLearning si intende l'apprendimento online, che grazie alle tecnologie e i nuovi studi, permette di coinvolgere lo studente in un’esperienza emozionale.<br />Nel tempo si sono sviluppare diverse forme di eLearning:<br /><br />1) flipped learning o didattica capovolta, che ribalta il tradizionale metodo di insegnamento, affermando che le competenze cognitive di base dello studente, come memorizzare, ascoltare, guardare, possono essere attivate prevalentemente a casa. Invece le competenze cognitive alte, come creare, costruire, applicare, possono essere svolte in classe con gli altri studenti e un tutor a facilitare.<br /><br />2) Interactive learning, basato sull’interazione con lo schermo ed i contenuti eLearning, anche con il supporto di video immersivi, visori e realtà aumentata.<br />Usata molto in attività scolastiche, si sta diffondendo sempre più anche nelle grosse realtà organizzative per la formazione del personale.<br /><br />Game based learning, si intende quando l’apprendimento è realizzato attraverso l’uso di giochi o videogiochi. L'uomo gioca da sempre, da piccoli impariamo giocando e per questo motivo il processo formativo risulta molto efficace, anche sorretto dalle tecnologie che supportano la creazione di ambienti simili o superiori alla realtà...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45565102</guid><pubDate>Wed, 07 Jul 2021 08:00:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45565102/audio.mp3" length="3351240" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il digitale ha cambiato il modo di intendere la formazione, oggi molto più interattiva, adeguata ai tempi, immersiva ed efficace, anche perché diluita nel tempo e accessibile facilmente.

Per eLearning si intende l'apprendimento online, che grazie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il digitale ha cambiato il modo di intendere la formazione, oggi molto più interattiva, adeguata ai tempi, immersiva ed efficace, anche perché diluita nel tempo e accessibile facilmente.<br /><br />Per eLearning si intende l'apprendimento online, che grazie alle tecnologie e i nuovi studi, permette di coinvolgere lo studente in un’esperienza emozionale.<br />Nel tempo si sono sviluppare diverse forme di eLearning:<br /><br />1) flipped learning o didattica capovolta, che ribalta il tradizionale metodo di insegnamento, affermando che le competenze cognitive di base dello studente, come memorizzare, ascoltare, guardare, possono essere attivate prevalentemente a casa. Invece le competenze cognitive alte, come creare, costruire, applicare, possono essere svolte in classe con gli altri studenti e un tutor a facilitare.<br /><br />2) Interactive learning, basato sull’interazione con lo schermo ed i contenuti eLearning, anche con il supporto di video immersivi, visori e realtà aumentata.<br />Usata molto in attività scolastiche, si sta diffondendo sempre più anche nelle grosse realtà organizzative per la formazione del personale.<br /><br />Game based learning, si intende quando l’apprendimento è realizzato attraverso l’uso di giochi o videogiochi. L'uomo gioca da sempre, da piccoli impariamo giocando e per questo motivo il processo formativo risulta molto efficace, anche sorretto dalle tecnologie che supportano la creazione di ambienti simili o superiori alla realtà...]]></itunes:summary><itunes:duration>210</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,elearning,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/42d200aeb408c365b9b0fb654fe20bae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanto è importante essere un Content Creator?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanto-e-importante-essere-un-content-creator--45483208</link><description><![CDATA[Il digitale ha permesso a chiunque di creare contenuti da condividere nei diversi canali, in diversi formati, in diversi momenti, in diversi argomenti da trattare, tutto con semplicità e immediatezza.<br />Possono essere contenuti scritti, immagini, presentazioni, infografiche, video e audio.<br />Con la possibilità di estendere a chiunque la possibilità di creare, lavorare e distribuire contenuti si è avuto un proliferarsi di essi ma anche una riduzione della qualità che dal livello professionale si è spostato verso il popolare.<br />È cambiata anche l'aspettativa da parte del pubblico, che fruisce dei contenuti in tutti i momenti della giornata, ovunque, per formazione e/o informazione, per divertirsi o emozionarsi, per conoscere le persone che si seguono, per relazionarsi o semplicemente per reazione inconscia...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45483208</guid><pubDate>Wed, 30 Jun 2021 08:00:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45483208/audio.mp3" length="3866584" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il digitale ha permesso a chiunque di creare contenuti da condividere nei diversi canali, in diversi formati, in diversi momenti, in diversi argomenti da trattare, tutto con semplicità e immediatezza.
Possono essere contenuti scritti, immagini,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il digitale ha permesso a chiunque di creare contenuti da condividere nei diversi canali, in diversi formati, in diversi momenti, in diversi argomenti da trattare, tutto con semplicità e immediatezza.<br />Possono essere contenuti scritti, immagini, presentazioni, infografiche, video e audio.<br />Con la possibilità di estendere a chiunque la possibilità di creare, lavorare e distribuire contenuti si è avuto un proliferarsi di essi ma anche una riduzione della qualità che dal livello professionale si è spostato verso il popolare.<br />È cambiata anche l'aspettativa da parte del pubblico, che fruisce dei contenuti in tutti i momenti della giornata, ovunque, per formazione e/o informazione, per divertirsi o emozionarsi, per conoscere le persone che si seguono, per relazionarsi o semplicemente per reazione inconscia...]]></itunes:summary><itunes:duration>242</itunes:duration><itunes:keywords>contentcreator,digitaltrasformation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2ee97e03ecf5143f03d8318e6e445118.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanti pericoli nasconde la chiavetta USB?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanti-pericoli-nasconde-la-chiavetta-usb--45368864</link><description><![CDATA[Universal Serial Bus, con l’acronimo USB, è uno standard di comunicazione seriale, utilizzato per l'alimentazione o la comunicazione tra periferiche del computer.<br />Nasce nel 1995 e viene diffusa un anno dopo, nel tempo si diffonde sempre più fino a diventare il principale strumento utilizzato per comunicare tra device. <br />Oggi è presente in tutte le auto e tutti i caricabatterie degli smartphone, anche se negli ultimissimi anni si sta espandendo il cloud che sta rubando quote.<br />Nonostante la diffusione non tutti sanno che negli anni le chiavette USB hanno, anche, facilitato molti cyber-attacchi da parte di criminali digitali per accedere ai nostri dispositivi e trafugare o bloccare i dati all'interno...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45368864</guid><pubDate>Wed, 23 Jun 2021 08:00:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45368864/audio.mp3" length="3426891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Universal Serial Bus, con l’acronimo USB, è uno standard di comunicazione seriale, utilizzato per l'alimentazione o la comunicazione tra periferiche del computer.
Nasce nel 1995 e viene diffusa un anno dopo, nel tempo si diffonde sempre più fino a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Universal Serial Bus, con l’acronimo USB, è uno standard di comunicazione seriale, utilizzato per l'alimentazione o la comunicazione tra periferiche del computer.<br />Nasce nel 1995 e viene diffusa un anno dopo, nel tempo si diffonde sempre più fino a diventare il principale strumento utilizzato per comunicare tra device. <br />Oggi è presente in tutte le auto e tutti i caricabatterie degli smartphone, anche se negli ultimissimi anni si sta espandendo il cloud che sta rubando quote.<br />Nonostante la diffusione non tutti sanno che negli anni le chiavette USB hanno, anche, facilitato molti cyber-attacchi da parte di criminali digitali per accedere ai nostri dispositivi e trafugare o bloccare i dati all'interno...]]></itunes:summary><itunes:duration>215</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,usb,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3643f4e8616b22467b9f84061871f43c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Digital Mindset per l'evoluzione sostenibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/digital-mindset-per-l-evoluzione-sostenibile--45285940</link><description><![CDATA[COSA SI INTENDE PER DIGITAL MINDSET?<br />QUANTO È IMPORTANTE?<br /><br />Tutti i giorni sentiamo parlare di digitale, di come stia cambiano il mondo, i processi, le opportunità, ma per poterle cogliere è necessario possedere delle competenze e capacità digitali, la mentalità deve essere predisposta al cambiamento, alla percezione umana della tecnologia, al pensiero laterale, al Digital Mindset.<br /><br />Il mindset rappresenta il modo di pensare e porsi verso la realtà, in un approccio dinamico composto dall’insieme delle strutture mentali che si formano tramite le esperienze e le conoscenze vivendo in un mondo digitalizzato.<br /><br />Presenta due aspetti contrapposti, può essere “fixed”, quindi con approccio mentale fisso, statico, non propenso al cambiamento e a sperimentare. La persona con approccio fixed pone resistenza, ha paura e non comprende del tutto le dinamiche, preferisce lo status quo e non desidera crescere e migliorarsi.<br />Può essere “growth, con un approccio mentale flessibile e dinamico, predisposto al cambiamento, ad analizzare i dati e trarre conclusioni solo post esperimento. La persona growth non pone resistenza, anzi coglie le opportunità che gli altri non vedono, vuole migliorarsi, sperimenta, ascolta, è curiosa e sociale.<br />Le sue componenti essenziali vanno esplorate nella direzione cognitiva e comportamentale...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45285940</guid><pubDate>Wed, 16 Jun 2021 08:00:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45285940/audio.mp3" length="3909216" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>COSA SI INTENDE PER DIGITAL MINDSET?
QUANTO È IMPORTANTE?

Tutti i giorni sentiamo parlare di digitale, di come stia cambiano il mondo, i processi, le opportunità, ma per poterle cogliere è necessario possedere delle competenze e capacità digitali, la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[COSA SI INTENDE PER DIGITAL MINDSET?<br />QUANTO È IMPORTANTE?<br /><br />Tutti i giorni sentiamo parlare di digitale, di come stia cambiano il mondo, i processi, le opportunità, ma per poterle cogliere è necessario possedere delle competenze e capacità digitali, la mentalità deve essere predisposta al cambiamento, alla percezione umana della tecnologia, al pensiero laterale, al Digital Mindset.<br /><br />Il mindset rappresenta il modo di pensare e porsi verso la realtà, in un approccio dinamico composto dall’insieme delle strutture mentali che si formano tramite le esperienze e le conoscenze vivendo in un mondo digitalizzato.<br /><br />Presenta due aspetti contrapposti, può essere “fixed”, quindi con approccio mentale fisso, statico, non propenso al cambiamento e a sperimentare. La persona con approccio fixed pone resistenza, ha paura e non comprende del tutto le dinamiche, preferisce lo status quo e non desidera crescere e migliorarsi.<br />Può essere “growth, con un approccio mentale flessibile e dinamico, predisposto al cambiamento, ad analizzare i dati e trarre conclusioni solo post esperimento. La persona growth non pone resistenza, anzi coglie le opportunità che gli altri non vedono, vuole migliorarsi, sperimenta, ascolta, è curiosa e sociale.<br />Le sue componenti essenziali vanno esplorate nella direzione cognitiva e comportamentale...]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:keywords>digitalmindset,digitaltrasformation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7333caea3ab906a5a1b274a1a9000f3c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come tutelarci da attacchi sui dispositivi mobili?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-tutelarci-da-attacchi-sui-dispositivi-mobili--45183713</link><description><![CDATA[Il mobile ha cambiato la nostra vita!<br />Oggi con lo smartphone o tablet effettuiamo transazioni bancarie, ci colleghiamo con le app, navighiamo in rete e sui social network, consultiamo i nostri indirizzi e-mail, condividiamo e chattiamo, utilizziamo applicazione di navigazione e geolocalizzazione, effettuiamo acquisti, prenotiamo vacanze o accediamo ad enti, immortaliamo la nostra vita con immagini e video…tante altre cose.<br />Ovviamente questi strumenti accumulano dati sensibili e professionali rilevanti per chi li usa, di conseguenza sono una miniera d’oro per coloro che attivano azioni fraudolente per scopo di lucro o reputazionali.<br />Molto spesso tendiamo a dimenticarci i rischi a cui siamo esposti, proprio per il concetto di mobilità che è alla base, quindi di portarci con noi tutti i dati sensibili con i rischi connessi...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45183713</guid><pubDate>Wed, 09 Jun 2021 08:00:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45183713/audio.mp3" length="5263822" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il mobile ha cambiato la nostra vita!
Oggi con lo smartphone o tablet effettuiamo transazioni bancarie, ci colleghiamo con le app, navighiamo in rete e sui social network, consultiamo i nostri indirizzi e-mail, condividiamo e chattiamo, utilizziamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il mobile ha cambiato la nostra vita!<br />Oggi con lo smartphone o tablet effettuiamo transazioni bancarie, ci colleghiamo con le app, navighiamo in rete e sui social network, consultiamo i nostri indirizzi e-mail, condividiamo e chattiamo, utilizziamo applicazione di navigazione e geolocalizzazione, effettuiamo acquisti, prenotiamo vacanze o accediamo ad enti, immortaliamo la nostra vita con immagini e video…tante altre cose.<br />Ovviamente questi strumenti accumulano dati sensibili e professionali rilevanti per chi li usa, di conseguenza sono una miniera d’oro per coloro che attivano azioni fraudolente per scopo di lucro o reputazionali.<br />Molto spesso tendiamo a dimenticarci i rischi a cui siamo esposti, proprio per il concetto di mobilità che è alla base, quindi di portarci con noi tutti i dati sensibili con i rischi connessi...]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,mobilesecurity,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cd85cfa5133681d5c513493040aa50b9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come proteggere le password dai criminali?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-proteggere-le-password-dai-criminali--45096618</link><description><![CDATA[Nel corso degli anni abbiamo visto moltiplicare le applicazioni a cui effettuare l’accesso, subendo anche un moltiplicarsi di password da ricordare.<br />Social media, banche, enti pubblici, rete aziendale, siti web, tool, sono tutti punti di accesso a servizi o profili che necessitano di password per entrarvi.<br />Gli studi affermano che non c’è stata mai una particolare attenzione alle proprie password, ma con l’aumentare delle richieste di accesso, le persone sono ricorse ad alcuni errori comuni, come per esempio usare sempre la stessa password, oppure usare password deboli per poterle memorizzare, come per esempio il proprio nome e data di nascita, oppure la stessa password per profili personali e professionali.<br />Il furto o la sottrazione delle password può comportare problemi molto importanti, come l’accesso al proprio conto bancario, oppure la sottrazione della propria identità digitale, la possibilità di poter accedere a tutti gli altri nostri punti di entrata o a tutti le nostre informazioni riservate.<br />Ma i danni posso impattare anche sulla nostra vita professionale, magari con un file malevole all’interno della rete aziendale o ripercussioni reputazionali a causa della violazione dell’identità digitale.<br />Bisogna fare molta attenzione e applicare alcune semplici regole...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45096618</guid><pubDate>Wed, 02 Jun 2021 08:00:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45096618/audio.mp3" length="3416151" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Nel corso degli anni abbiamo visto moltiplicare le applicazioni a cui effettuare l’accesso, subendo anche un moltiplicarsi di password da ricordare.
Social media, banche, enti pubblici, rete aziendale, siti web, tool, sono tutti punti di accesso a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel corso degli anni abbiamo visto moltiplicare le applicazioni a cui effettuare l’accesso, subendo anche un moltiplicarsi di password da ricordare.<br />Social media, banche, enti pubblici, rete aziendale, siti web, tool, sono tutti punti di accesso a servizi o profili che necessitano di password per entrarvi.<br />Gli studi affermano che non c’è stata mai una particolare attenzione alle proprie password, ma con l’aumentare delle richieste di accesso, le persone sono ricorse ad alcuni errori comuni, come per esempio usare sempre la stessa password, oppure usare password deboli per poterle memorizzare, come per esempio il proprio nome e data di nascita, oppure la stessa password per profili personali e professionali.<br />Il furto o la sottrazione delle password può comportare problemi molto importanti, come l’accesso al proprio conto bancario, oppure la sottrazione della propria identità digitale, la possibilità di poter accedere a tutti gli altri nostri punti di entrata o a tutti le nostre informazioni riservate.<br />Ma i danni posso impattare anche sulla nostra vita professionale, magari con un file malevole all’interno della rete aziendale o ripercussioni reputazionali a causa della violazione dell’identità digitale.<br />Bisogna fare molta attenzione e applicare alcune semplici regole...]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,password,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a31d22f8b7479e8a977314690947c7af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quali sono le nuove professioni aziendali nell’era del digitale?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quali-sono-le-nuove-professioni-aziendali-nell-era-del-digitale--44991752</link><description><![CDATA[Oramai si sa, molte sono le opportunità e le sfide che offre il digitale, e per le aziende è diventato necessario evolvere la propria realtà organizzativa con nuove idee, nuovi processi, nuova mentalità e di conseguenza nuove posizioni lavorative.<br />Per questo motivo molte sono le professioni che stanno ricoprendo ruoli strategici in questa direzione.<br />In questo podcast  sentiamo quali sono i principali...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44991752</guid><pubDate>Wed, 26 May 2021 08:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44991752/audio.mp3" length="5281921" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oramai si sa, molte sono le opportunità e le sfide che offre il digitale, e per le aziende è diventato necessario evolvere la propria realtà organizzativa con nuove idee, nuovi processi, nuova mentalità e di conseguenza nuove posizioni lavorative.
Per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oramai si sa, molte sono le opportunità e le sfide che offre il digitale, e per le aziende è diventato necessario evolvere la propria realtà organizzativa con nuove idee, nuovi processi, nuova mentalità e di conseguenza nuove posizioni lavorative.<br />Per questo motivo molte sono le professioni che stanno ricoprendo ruoli strategici in questa direzione.<br />In questo podcast  sentiamo quali sono i principali...]]></itunes:summary><itunes:duration>331</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,professionidigitali,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/804846b31a7505b93fbabc76e562539a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come gestisci il tuo tempo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-gestisci-il-tuo-tempo--44855862</link><description><![CDATA[Come gestisci il tuo tempo?<br /><br />Con il sovraccarico informazionale e il moltiplicarsi delle discipline professionali, la gestione del tempo è diventata una competenza fondamentale<br />Il tempo è una risorsa democratica, è uguale per tutti, e come lo impieghiamo determina il successo delle nostre azioni, tanto nella vita privata quanto in quella professionale.<br />Bisogna imparare a distinguere le azioni importanti, urgenti e quelle prioritarie.<br />•Urgenza; riguarda una variabile oggettiva in quanto determinata dal tempo. Sono quelle azioni che richiedono un intervento a brevissima scadenza oppure che richiedono attenzione immediata.<br />In questo caso bisogna avere ben presente il tempo a disposizione e bisogna conoscere le scadenze per poter programmare con efficienza.<br />•Importanti; sono quelle attività che aggiungono valore al tuo lavoro, sono fondamentali. <br />Importante è un concetto soggettivo, in quanto quello che può essere importante per te può non esserlo per altri, in più ciò che è importante oggi può non esserlo domani.<br />•Prioritarie; sono quelle azioni che risultano sia urgenti che importanti. Quindi che sono rilevanti e fondamentali per il lavoro e che hanno scadenza breve per portarle in esecuzione, quello che viene prima in una graduatoria temporale.<br />Solitamente in azienda esistono obiettivi determinanti, che devono essere raggiunti entro una data prefissata, obiettivi auspicabili, che possono essere raggiunti ma si possono modificare nel tempo e nel contenuto, e obiettivi importanti, che è opportuno raggiungere.<br />Per determinare se le azioni da mettere in campo sono prioritarie, importanti o urgenti ci viene in sostegno la Matrice di Eisenhower, usata per definire le operazioni per lo sbarco in Normandia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44855862</guid><pubDate>Wed, 19 May 2021 08:00:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44855862/audio.mp3" length="4690926" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come gestisci il tuo tempo?

Con il sovraccarico informazionale e il moltiplicarsi delle discipline professionali, la gestione del tempo è diventata una competenza fondamentale
Il tempo è una risorsa democratica, è uguale per tutti, e come lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come gestisci il tuo tempo?<br /><br />Con il sovraccarico informazionale e il moltiplicarsi delle discipline professionali, la gestione del tempo è diventata una competenza fondamentale<br />Il tempo è una risorsa democratica, è uguale per tutti, e come lo impieghiamo determina il successo delle nostre azioni, tanto nella vita privata quanto in quella professionale.<br />Bisogna imparare a distinguere le azioni importanti, urgenti e quelle prioritarie.<br />•Urgenza; riguarda una variabile oggettiva in quanto determinata dal tempo. Sono quelle azioni che richiedono un intervento a brevissima scadenza oppure che richiedono attenzione immediata.<br />In questo caso bisogna avere ben presente il tempo a disposizione e bisogna conoscere le scadenze per poter programmare con efficienza.<br />•Importanti; sono quelle attività che aggiungono valore al tuo lavoro, sono fondamentali. <br />Importante è un concetto soggettivo, in quanto quello che può essere importante per te può non esserlo per altri, in più ciò che è importante oggi può non esserlo domani.<br />•Prioritarie; sono quelle azioni che risultano sia urgenti che importanti. Quindi che sono rilevanti e fondamentali per il lavoro e che hanno scadenza breve per portarle in esecuzione, quello che viene prima in una graduatoria temporale.<br />Solitamente in azienda esistono obiettivi determinanti, che devono essere raggiunti entro una data prefissata, obiettivi auspicabili, che possono essere raggiunti ma si possono modificare nel tempo e nel contenuto, e obiettivi importanti, che è opportuno raggiungere.<br />Per determinare se le azioni da mettere in campo sono prioritarie, importanti o urgenti ci viene in sostegno la Matrice di Eisenhower, usata per definire le operazioni per lo sbarco in Normandia.]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,timemanagement,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b92a4b1226880fe60210648c7eff103f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanto dipendi da Internet?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanto-dipendi-da-internet--44741992</link><description><![CDATA[Oramai molti studi dimostrano che l’uso e l’abuso della rete sta comportando dipendenze simili a quelle più comunemente riconosciute all‘alcool, al tabagismo, alla tossicodipendenza, al gioco d’azzardo, al sesso e al cibo.<br />È una dipendenza che sta avvolgendo soprattutto i giovani e presenta problemi quali:<br />1.Bisogno di trascorrere sempre più tempo in rete<br />2.Sviluppo di patologie come agitazione, ansia e depressione con la diminuzione o sospensione del tempo dedicato ad internet<br />3.Necessità di trascorrere in rete più tempo di quello preventivato<br />4.Impossibilità di interrompere la navigazione on-line<br />5.Continuare ad usare internet nonostante la consapevolezza dei danni psico-fisici<br />6.Dispendio di molto tempo sulle attività in rete<br />Viene comunemente chiamata “Internet Addiction Disorder”, termine che ci ha offerto lo psichiatra americano Ivan Goldberg, intesa come la sindrome che identifica l’eccessivo e smodato utilizzo del web; appunto “Disturbo da dipendenza da Internet”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44741992</guid><pubDate>Wed, 12 May 2021 08:00:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44741992/audio.mp3" length="4601901" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oramai molti studi dimostrano che l’uso e l’abuso della rete sta comportando dipendenze simili a quelle più comunemente riconosciute all‘alcool, al tabagismo, alla tossicodipendenza, al gioco d’azzardo, al sesso e al cibo.
È una dipendenza che sta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oramai molti studi dimostrano che l’uso e l’abuso della rete sta comportando dipendenze simili a quelle più comunemente riconosciute all‘alcool, al tabagismo, alla tossicodipendenza, al gioco d’azzardo, al sesso e al cibo.<br />È una dipendenza che sta avvolgendo soprattutto i giovani e presenta problemi quali:<br />1.Bisogno di trascorrere sempre più tempo in rete<br />2.Sviluppo di patologie come agitazione, ansia e depressione con la diminuzione o sospensione del tempo dedicato ad internet<br />3.Necessità di trascorrere in rete più tempo di quello preventivato<br />4.Impossibilità di interrompere la navigazione on-line<br />5.Continuare ad usare internet nonostante la consapevolezza dei danni psico-fisici<br />6.Dispendio di molto tempo sulle attività in rete<br />Viene comunemente chiamata “Internet Addiction Disorder”, termine che ci ha offerto lo psichiatra americano Ivan Goldberg, intesa come la sindrome che identifica l’eccessivo e smodato utilizzo del web; appunto “Disturbo da dipendenza da Internet”.]]></itunes:summary><itunes:duration>288</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,fomo,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9622fce659b62b7afe85c5f546687d41.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quantum Computing per velocizzare il futuro!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quantum-computing-per-velocizzare-il-futuro--44609916</link><description><![CDATA[Il 23 ottobre 2019 sul blog della rivista “Nature.com” Google dichiara di aver raggiungo la “supremazia quantistica” con un test effettuato su un processore quantistico di 53 qbit e di essere riuscito ad effettuare in 3 minuti e 20 secondi un calcolo estremamente complesso che il computer Ibm (tradizionale) più potente al mondo avrebbe impiegato 10.000 anni.<br />Ovviamente nessun computer potrebbe sfatare questa tesi, ma gli studi e le applicazioni sui computer quantistici sono da anni all’attenzione del mondo.<br />Il primo a parlare di Quantum Computing fu Paul Benioff, i primi anni 80’, con la macchina di Turing quantistica, che ha trovato maggiori studi negli anni a seguire con diversi accademici che hanno iniziato ad osservare l’applicazione della meccanica quantistica nel computing.<br />Ma negli ultimi anni l’attenzione delle principali aziende di settore, e non solo, si è moltiplicato puntando molto su questa tecnologia che potrebbe cambiare l’uso dei calcolatori.<br />Cosa differenzia il Quantum Computing dai computer tradizionali?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44609916</guid><pubDate>Wed, 05 May 2021 08:00:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44609916/audio.mp3" length="4525833" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il 23 ottobre 2019 sul blog della rivista “Nature.com” Google dichiara di aver raggiungo la “supremazia quantistica” con un test effettuato su un processore quantistico di 53 qbit e di essere riuscito ad effettuare in 3 minuti e 20 secondi un calcolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 23 ottobre 2019 sul blog della rivista “Nature.com” Google dichiara di aver raggiungo la “supremazia quantistica” con un test effettuato su un processore quantistico di 53 qbit e di essere riuscito ad effettuare in 3 minuti e 20 secondi un calcolo estremamente complesso che il computer Ibm (tradizionale) più potente al mondo avrebbe impiegato 10.000 anni.<br />Ovviamente nessun computer potrebbe sfatare questa tesi, ma gli studi e le applicazioni sui computer quantistici sono da anni all’attenzione del mondo.<br />Il primo a parlare di Quantum Computing fu Paul Benioff, i primi anni 80’, con la macchina di Turing quantistica, che ha trovato maggiori studi negli anni a seguire con diversi accademici che hanno iniziato ad osservare l’applicazione della meccanica quantistica nel computing.<br />Ma negli ultimi anni l’attenzione delle principali aziende di settore, e non solo, si è moltiplicato puntando molto su questa tecnologia che potrebbe cambiare l’uso dei calcolatori.<br />Cosa differenzia il Quantum Computing dai computer tradizionali?]]></itunes:summary><itunes:duration>283</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasfromation,quantumcomputing,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cc53252f213a7d0d77aa2a5f82b9e174.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa sono SEM, SEO e SEA?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-sono-sem-seo-e-sea--44586957</link><description><![CDATA[La SEM, Search Engine Marketing, sono quelle attività che hanno come obiettivo l’acquisizione di traffico e visibilità sui motori di ricerca. Si dividono in:<br />•SEO, Search Engine Optimization, che si basa su attività volte ad attivare visibilità naturale o detta organica.<br />•SEA, Search Engine Advertising, che si basa su attività a pagamento, quindi annunci sponsorizzati.<br />La attività di Seo si dividono in:<br />•On-site, che riguardano l’architettura, la struttura e la semantica del sito, che comporta un avanzamento in SERP. Tra le attività principali ci sono la scelta delle keyword, la descrizione a il “tag alt” alle immagini, la creazione dell’architettura e della site-map, la valutazione dei codici e dei titoli, la creazione di contenuti fruibili per l’utente e utili per il posizionamento organico. In questo caso si svolge un’attività di Seo Audit, di scansione del sito e individuazione delle criticità, per poi andare successivamente ad intervenire per migliorare il posizionamento.<br />•Off-site, che riguardano attività di link building, quindi la presenza di link esterni autorevoli che rendono autorevole il nostro sito, e attività di Social Media Management, blogging e Guest Posting. Quindi la creazione di contenuti e attività esterne al sito che portano traffico e indicizzazione.<br />La attività di SEA si basano sulla scelta e acquisto di parole chiave che possono individuare le ricerche degli utenti, e creazione di annunci a pagamento basato sul criterio del “Pay per click”, quindi basata sul pagamento solo quando l’utente clicca sul link. Uno dei principali Kpi da monitorare è il CTR, Click Through Rate, che rappresenta il rapporto tra click e impression. L’acquisto si basa sul processo ad asta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44586957</guid><pubDate>Sat, 01 May 2021 16:16:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44586957/cosa_sono_sem_seo_e_sea.mp3" length="5915965" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La SEM, Search Engine Marketing, sono quelle attività che hanno come obiettivo l’acquisizione di traffico e visibilità sui motori di ricerca. Si dividono in:
•SEO, Search Engine Optimization, che si basa su attività volte ad attivare visibilità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La SEM, Search Engine Marketing, sono quelle attività che hanno come obiettivo l’acquisizione di traffico e visibilità sui motori di ricerca. Si dividono in:<br />•SEO, Search Engine Optimization, che si basa su attività volte ad attivare visibilità naturale o detta organica.<br />•SEA, Search Engine Advertising, che si basa su attività a pagamento, quindi annunci sponsorizzati.<br />La attività di Seo si dividono in:<br />•On-site, che riguardano l’architettura, la struttura e la semantica del sito, che comporta un avanzamento in SERP. Tra le attività principali ci sono la scelta delle keyword, la descrizione a il “tag alt” alle immagini, la creazione dell’architettura e della site-map, la valutazione dei codici e dei titoli, la creazione di contenuti fruibili per l’utente e utili per il posizionamento organico. In questo caso si svolge un’attività di Seo Audit, di scansione del sito e individuazione delle criticità, per poi andare successivamente ad intervenire per migliorare il posizionamento.<br />•Off-site, che riguardano attività di link building, quindi la presenza di link esterni autorevoli che rendono autorevole il nostro sito, e attività di Social Media Management, blogging e Guest Posting. Quindi la creazione di contenuti e attività esterne al sito che portano traffico e indicizzazione.<br />La attività di SEA si basano sulla scelta e acquisto di parole chiave che possono individuare le ricerche degli utenti, e creazione di annunci a pagamento basato sul criterio del “Pay per click”, quindi basata sul pagamento solo quando l’utente clicca sul link. Uno dei principali Kpi da monitorare è il CTR, Click Through Rate, che rappresenta il rapporto tra click e impression. L’acquisto si basa sul processo ad asta.]]></itunes:summary><itunes:duration>370</itunes:duration><itunes:keywords>sea,sem,seo,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cf5491d4635debefdbde0f75d76f457d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Phishing per andare a pesca!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/phishing-per-andare-a-pesca--44518510</link><description><![CDATA[Oggi la maggior parte delle comunicazioni passano dall’e-mail che in molti casi sono contenitori di informazioni sensibili che rivestono un particolare valore per l’individuo, l’organizzazione e la comunità.<br />Le e-mail sono diventate nel tempo il principale mezzo usato tra truffatori e criminali, che effettuano la maggior parte delle loro azioni fraudolente tramite la modalità di Phishing.<br />La parola Phishing deriva dall’unione delle parole Phreaking, con cui si sono indicate le prime truffe tecnologiche, e fishing che vuol dire andare a pasca.<br />Quindi creare truffe tecnologiche lanciando un’esca, come nella pesca, per conquistare un premio grazie all’inganno.<br />I Phisher inviano una e-mail, un messaggio in chat, un messaggio sullo smartphone, e cos’ via, con un contenuto ingannevole e invitano il destinatario a compiere un’azione generando in lui la possibilità di avere un vantaggio o superare una situazione spiacevole.<br />La possibilità di successo del cyber attacco dipende dalla consapevolezza della vittima del possibile attacco e dalla sua capacità di individuare l’inganno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44518510</guid><pubDate>Tue, 27 Apr 2021 19:09:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44518510/phishing_per_andare_a_pesca.mp3" length="6146260" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi la maggior parte delle comunicazioni passano dall’e-mail che in molti casi sono contenitori di informazioni sensibili che rivestono un particolare valore per l’individuo, l’organizzazione e la comunità.
Le e-mail sono diventate nel tempo il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi la maggior parte delle comunicazioni passano dall’e-mail che in molti casi sono contenitori di informazioni sensibili che rivestono un particolare valore per l’individuo, l’organizzazione e la comunità.<br />Le e-mail sono diventate nel tempo il principale mezzo usato tra truffatori e criminali, che effettuano la maggior parte delle loro azioni fraudolente tramite la modalità di Phishing.<br />La parola Phishing deriva dall’unione delle parole Phreaking, con cui si sono indicate le prime truffe tecnologiche, e fishing che vuol dire andare a pasca.<br />Quindi creare truffe tecnologiche lanciando un’esca, come nella pesca, per conquistare un premio grazie all’inganno.<br />I Phisher inviano una e-mail, un messaggio in chat, un messaggio sullo smartphone, e cos’ via, con un contenuto ingannevole e invitano il destinatario a compiere un’azione generando in lui la possibilità di avere un vantaggio o superare una situazione spiacevole.<br />La possibilità di successo del cyber attacco dipende dalla consapevolezza della vittima del possibile attacco e dalla sua capacità di individuare l’inganno.]]></itunes:summary><itunes:duration>385</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,phishing,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/20397971b8810403a1106b453317bbf3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanto impatta l'Etica nell'era Digitale?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanto-impatta-l-etica-nell-era-digitale--44474832</link><description><![CDATA[Per “singolarità tecnologica” si intende quel momento di uno sviluppo di una civiltà in cui il processo tecnologico accelera tanto da superare la capacità di comprensione dell’essere umano.”<br />Praticamente quel momento in cui l’Intelligenza Artificiale sarà superiore a quella dell’uomo.<br />Bisogna domandarsi: come e quanto possiamo fidarci delle macchine? Come e quanto possiamo relazionarci con loro? Quali obblighi abbiamo nei loro confronti?<br />Stiamo parlando di Etica Digitale!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44474832</guid><pubDate>Sun, 25 Apr 2021 07:54:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44474832/audio.mp3" length="3175824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per “singolarità tecnologica” si intende quel momento di uno sviluppo di una civiltà in cui il processo tecnologico accelera tanto da superare la capacità di comprensione dell’essere umano.”
Praticamente quel momento in cui l’Intelligenza Artificiale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per “singolarità tecnologica” si intende quel momento di uno sviluppo di una civiltà in cui il processo tecnologico accelera tanto da superare la capacità di comprensione dell’essere umano.”<br />Praticamente quel momento in cui l’Intelligenza Artificiale sarà superiore a quella dell’uomo.<br />Bisogna domandarsi: come e quanto possiamo fidarci delle macchine? Come e quanto possiamo relazionarci con loro? Quali obblighi abbiamo nei loro confronti?<br />Stiamo parlando di Etica Digitale!]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,etica,eticadigitale,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ca8b7247195cfb870ca8f1912de0618.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il potere dellle Fake News</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-potere-dellle-fake-news--44380639</link><description><![CDATA[Il 17 dicembre 2000 un sito andò online, bonsaikitten.com; questo sito divenuto subito virale nell'ambiente online perché forniva le istruzioni, per poter crescere un gatto in versione bonsai, quindi come gli alberi potevi cresce un mini gatto da poter tenere dentro casa. <br />Molte testate giornalistiche commentarono criticando il sito perché trasmetteva crudeltà, anche in Italia testate come La Repubblica o il Manifesto scrissero degli articoli sulla questione. <br />Solo un anno dopo con l'intervento dell’FBI che fece delle indagini e riuscirono a risalire al server che era basato al Massachusetts Institute of Technology dove un gruppo di studenti aveva deciso di creare questa bufala. <br />Uno scherzo in maniera ironica non potendo immaginare l'impatto. <br />Questa è stata una delle prime Fake a livello online che si sono diffuse basandosi su un concetto eticamente scorretto.<br />Una fake news è un'informazione non veritiera che circola a macchia d'olio grazie alla circolarità sui social network, ma anche su altri canali online, che ha l'obiettivo di creare notizie false di divulgazione per poter creare delle contestazioni o attaccare un politico o attaccare determinati valori di enti e organizzazioni. <br />Una seconda forma di fake è il click bait. <br />Questa è una pratica secondo il quale scrivendo dei titoli accattivanti che evocano nelle persone la voglia di voler verificare di voler constatare l'articolo, si clicca su quel link per poter atterrare su siti di acquisto o su altri siti un po' farlocchi con l’intento la tentata vendita.<br />C'è anche la vendita on line su siti falsi e anche in questo caso i rischi sono notevoli e quindi conviene andare a verificare sempre a quale sito ci si sta riferendo per l'acquisto. <br />Prima di poter condividere un'informazione, prima di dover prendere per vera un'informazione, bisogna mettere a terra una serie di attività per poter verificare l'originalità, la veridicità quel contenuto che stiamo andando a leggere o a condividere. <br />Esistono una serie di accortezze e di regole che conviene seguire prima di far proprio un contenuto online, perché in effetti online è molto facile creare delle fake news. <br />Esiste una “fact checking”, un controllo dei fatti, da mettere a terra per poter constatare la veridicità di quel contenuto. <br />•Prima di tutto verificare la fonte e quindi verificare chi ha scritto quel contenuto. Cercare, se ci sono, i link per risalire al contenuto. <br />•Dubitare, appunto, dei click-bait, quindi quei titoli accattivanti che possono indurre a cliccare per curiosità, e quindi verificare sempre la tracciabilità del post. <br />•Verificare l'indirizzo web, alcune volte si clonano domini importanti per far atterrare le persone su pagine dove noi vogliamo. Basta che si cambi qualche lettera, quindi fare attenzione e leggere URL.<br />•Verificare la geolocalizzazione perché alcune volte molti contenuti, soprattutto sui social, hanno un posizionamento. Quindi basta cliccare su Google Map e andare a controllare dove quell'evento è dichiarato. <br />•In ultimo verificare l'attendibilità sui profili social, che per esempio per personaggi noti sono segnalati e hanno una spunta blu. <br />Le fake-news si diffondono con un processo di circolarità delle informazioni quindi una fonte lancia un contenuto fake e piano piano si diffonde; è difficile risalire all'autore, motivo per cui si prende per vero quel tipo di informazione.<br />Un po' come è capitato a La Repubblica o a Il Manifesto proprio nel caso sopra-descritto, il miglior consiglio è fare attenzione alle informazioni che leggiamo, che condividiamo, e cerchiamo sempre di arrivare alla fonte. <br />Per quanto difficile cerchiamo sempre di verificare appunto il dominio e a quali siti fanno riferimento e cercare anche di comprendere perché quel contenuto può essere stato creato e perché lo dovresti prendere per buono. <br />Esistono anche dei siti che permettono di fare le verifiche sulle fake, per esempio sulle immagini, per capire l'immagine inversa quindi per capire dove quell'immagine è stata già utilizzata o diffusa, se sono state ritoccate.<br />Esistono diversi tool tra cui Google Immagini che è abbastanza semplice utilizzare o TinEye o Yandex oppure siti che ci permettono di capire se ci sono delle manipolazioni sui video o sulle immagini, come Fotoforensics o InVide Browser Plug-in oppure siti che raccolgono, verificano e archiviano Fake News e che possiamo andare a verificare in qualsiasi momento e interpretarle per constatare se le informazioni sono veritiere come per esempio Bufale.net o attivissimo.net. <br />In conclusione nel mondo online l'ecosistema Digital è molto complesso. Tutti possiamo intervenire, basta pensare a Wikipedia che fondamentalmente enciclopedia creata dagli utenti, in cui è molto facile trovare anche informazioni che non sono veritiere per scopi personali, per scopi aziendali o di qualcuno che ci vuole portare verso una cattiva informazione. <br />Allora verificate sempre l'informazione, utilizzati tutti gli strumenti a disposizione perché prima di condividere una bufala e renderla una bufala al quadrato conviene fare molta, molta, molta attenzione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44380639</guid><pubDate>Sun, 18 Apr 2021 16:30:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44380639/il_potere_dellle_fake_news.mp3" length="5817744" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il 17 dicembre 2000 un sito andò online, bonsaikitten.com; questo sito divenuto subito virale nell'ambiente online perché forniva le istruzioni, per poter crescere un gatto in versione bonsai, quindi come gli alberi potevi cresce un mini gatto da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 17 dicembre 2000 un sito andò online, bonsaikitten.com; questo sito divenuto subito virale nell'ambiente online perché forniva le istruzioni, per poter crescere un gatto in versione bonsai, quindi come gli alberi potevi cresce un mini gatto da poter tenere dentro casa. <br />Molte testate giornalistiche commentarono criticando il sito perché trasmetteva crudeltà, anche in Italia testate come La Repubblica o il Manifesto scrissero degli articoli sulla questione. <br />Solo un anno dopo con l'intervento dell’FBI che fece delle indagini e riuscirono a risalire al server che era basato al Massachusetts Institute of Technology dove un gruppo di studenti aveva deciso di creare questa bufala. <br />Uno scherzo in maniera ironica non potendo immaginare l'impatto. <br />Questa è stata una delle prime Fake a livello online che si sono diffuse basandosi su un concetto eticamente scorretto.<br />Una fake news è un'informazione non veritiera che circola a macchia d'olio grazie alla circolarità sui social network, ma anche su altri canali online, che ha l'obiettivo di creare notizie false di divulgazione per poter creare delle contestazioni o attaccare un politico o attaccare determinati valori di enti e organizzazioni. <br />Una seconda forma di fake è il click bait. <br />Questa è una pratica secondo il quale scrivendo dei titoli accattivanti che evocano nelle persone la voglia di voler verificare di voler constatare l'articolo, si clicca su quel link per poter atterrare su siti di acquisto o su altri siti un po' farlocchi con l’intento la tentata vendita.<br />C'è anche la vendita on line su siti falsi e anche in questo caso i rischi sono notevoli e quindi conviene andare a verificare sempre a quale sito ci si sta riferendo per l'acquisto. <br />Prima di poter condividere un'informazione, prima di dover prendere per vera un'informazione, bisogna mettere a terra una serie di attività per poter verificare l'originalità, la veridicità quel contenuto che stiamo andando a leggere o a condividere. <br />Esistono una serie di accortezze e di regole che conviene seguire prima di far proprio un contenuto online, perché in effetti online è molto facile creare delle fake news. <br />Esiste una “fact checking”, un controllo dei fatti, da mettere a terra per poter constatare la veridicità di quel contenuto. <br />•Prima di tutto verificare la fonte e quindi verificare chi ha scritto quel contenuto. Cercare, se ci sono, i link per risalire al contenuto. <br />•Dubitare, appunto, dei click-bait, quindi quei titoli accattivanti che possono indurre a cliccare per curiosità, e quindi verificare sempre la tracciabilità del post. <br />•Verificare l'indirizzo web, alcune volte si clonano domini importanti per far atterrare le persone su pagine dove noi vogliamo. Basta che si cambi qualche lettera, quindi fare attenzione e leggere URL.<br />•Verificare la geolocalizzazione perché alcune volte molti contenuti, soprattutto sui social, hanno un posizionamento. Quindi basta cliccare su Google Map e andare a controllare dove quell'evento è dichiarato. <br />•In ultimo verificare l'attendibilità sui profili social, che per esempio per personaggi noti sono segnalati e hanno una spunta blu. <br />Le fake-news si diffondono con un processo di circolarità delle informazioni quindi una fonte lancia un contenuto fake e piano piano si diffonde; è difficile risalire all'autore, motivo per cui si prende per vero quel tipo di informazione.<br />Un po' come è capitato a La Repubblica o a Il Manifesto proprio nel caso sopra-descritto, il miglior consiglio è fare attenzione alle informazioni che leggiamo, che condividiamo, e cerchiamo sempre di arrivare alla fonte. <br />Per quanto difficile cerchiamo sempre di verificare appunto il dominio e a quali siti fanno riferimento e cercare anche di comprendere perché quel contenuto può essere stato creato e perché lo dovresti prendere per buono. <br />Esistono anche dei siti che permettono di fare le verifiche sulle fake, per...]]></itunes:summary><itunes:duration>364</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,fakenews,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/987f0d8845ed5dac347855bd9e7d0e55.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>UMOT-Ultimate Moment Of Truth</title><link>https://www.spreaker.com/episode/umot-ultimate-moment-of-truth--44086105</link><description><![CDATA[Jim Lecinski nel 2011 coniò il termine di Zero Moment of Truth. <br />Quindi il momento zero prima dell'acquisto, prima della vendita. <br /><br />È quel momento in cui si raccolgono tutte le informazioni on line, ovviamente la democratizzazione dell'informazione ha permesso questo, prima di effettuare un acquisto; quindi è una raccolta, una comparazione e una condivisione dei valori del servizio, del prodotto, del brand, prima di decidere se diventare un acquirente.<br /><br />Ha avuto diverse declinazioni perché da Zero Moment Of Truth si passa al First Moment of Truth, il primo momento della verità, quando si va a fare una comparazione nello store, per esempio. Cerco un advertising di un'azienda, mi interessa quel prodotto e inizio a raccogliere tutte le informazioni. <br /><br />Vado nello store, faccio una comparazione, lo guardo, lo osservo e decido se il prodotto, servizio, mi piace. <br /><br />A quel punto si passa nel Second Moment of Truth, faccio l'esperienza, che sia magari un'esperienza di prova o che sia proprio un acquisto o post acquisto. <br />Vivo l'esperienza e i valori del brand cerco di capire se quel prodotto soddisfa le mie aspettative e quindi si passa nel terzo momento della verità anche definito Ultimo momento della verità, perché in effetti l'ultimo ma è intercambiabile con il primo perché è la parte del fan che riattiva il ciclo, che riporta tutto su, quindi è quella fase in cui l'utente condivide, racconta la propria esperienza e può diventare un ambassador o un fan o addirittura un qualcuno che invece parla male, quindi un hater, qualcuno che ha avuto una brutta esperienza e parla male dell'esperienza avuta con il brand. <br /><br />Questo ovviamente a percussioni sulla reputazione non indifferenti, bisogna considerare tutto il viaggio dell'utente, tutto il viaggio del consumatore, in tutte queste fasi e creare una comunicazione che sia omni-canale, che sia multicanale, che abbia diversi punti di contatto e che sia una comunicazione aperta uno a molti ma anche molti a uno, che sia dotata di consapevolezza e di ascolto, di problem solving e di capacità di doversi adattare e offrire la migliore esperienza possibile al nostro utente, al nostro consumatore. <br /><br />Nella comunicazione online. Tutto questo si tramuta in un processo, in un viaggio, fatto di 5 keyword: Know, Like, Trust, Sell e Love. <br /><br />Know: mi faccio conoscere, attivo una serie di processi e di attività che mi portano a diventare noto. Quindi la famosa fase awareness. <br /><br />Like: quindi metto in campo una serie di strumenti e di contenuti che portano ad essere piaciuti, a farsi piacere. In questa fase c'è anche la coerenza e l'ordine che si mantiene a livello di punti di contatto; se vengo sul sito deve piacermi, come la tua pagina Facebook deve piacermi o come la company page LinkedIn.<br /><br />Trust: è la fiducia su quel brand e su quello che il brand comunica, su quello che il brand mi trasmette. È una fase molto importante che può portare alla conversione.<br /><br />Sell: la vendita arriva solo dopo il passaggio precedente, online non puoi pensare di farti conoscere e vendere ma devi passare sicuramente da tutte queste fasi perché ci sia fiducia e il consumatore, l'utente, scelga te. <br /><br />Love: in cui il tuo utente o consumatore, si innamora di te, ovviamente si innamora è un concetto abbastanza esteso, a tal punto da diventare un fan e quindi consigliare agli amici, il famoso passaparola, condividendo i valori del brand, che attiveranno questo processo ripartendo dalla notorietà. <br />Quindi io parlo a qualcuno del brand e diventa noto per qualcun altro. <br /><br />Non possiamo pensare di saltare qualche fase, strategico e tattico, di questo processo perché tutti noi consumatori viviamo questo viaggio e tutti noi consumatori vogliamo avere queste informazioni prima di decidere se fare le nostre esperienze d’acquisto e successivamente se condividerla, farla nostra, diventare Ambassador e parlar bene.<br /><br />Quindi un passaparola che abbia dei risultati in termini di “valore” importanti per il brand.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44086105</guid><pubDate>Sun, 28 Mar 2021 14:48:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44086105/audio.mp3" length="4777444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Jim Lecinski nel 2011 coniò il termine di Zero Moment of Truth. 
Quindi il momento zero prima dell'acquisto, prima della vendita. 

È quel momento in cui si raccolgono tutte le informazioni on line, ovviamente la democratizzazione dell'informazione ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Jim Lecinski nel 2011 coniò il termine di Zero Moment of Truth. <br />Quindi il momento zero prima dell'acquisto, prima della vendita. <br /><br />È quel momento in cui si raccolgono tutte le informazioni on line, ovviamente la democratizzazione dell'informazione ha permesso questo, prima di effettuare un acquisto; quindi è una raccolta, una comparazione e una condivisione dei valori del servizio, del prodotto, del brand, prima di decidere se diventare un acquirente.<br /><br />Ha avuto diverse declinazioni perché da Zero Moment Of Truth si passa al First Moment of Truth, il primo momento della verità, quando si va a fare una comparazione nello store, per esempio. Cerco un advertising di un'azienda, mi interessa quel prodotto e inizio a raccogliere tutte le informazioni. <br /><br />Vado nello store, faccio una comparazione, lo guardo, lo osservo e decido se il prodotto, servizio, mi piace. <br /><br />A quel punto si passa nel Second Moment of Truth, faccio l'esperienza, che sia magari un'esperienza di prova o che sia proprio un acquisto o post acquisto. <br />Vivo l'esperienza e i valori del brand cerco di capire se quel prodotto soddisfa le mie aspettative e quindi si passa nel terzo momento della verità anche definito Ultimo momento della verità, perché in effetti l'ultimo ma è intercambiabile con il primo perché è la parte del fan che riattiva il ciclo, che riporta tutto su, quindi è quella fase in cui l'utente condivide, racconta la propria esperienza e può diventare un ambassador o un fan o addirittura un qualcuno che invece parla male, quindi un hater, qualcuno che ha avuto una brutta esperienza e parla male dell'esperienza avuta con il brand. <br /><br />Questo ovviamente a percussioni sulla reputazione non indifferenti, bisogna considerare tutto il viaggio dell'utente, tutto il viaggio del consumatore, in tutte queste fasi e creare una comunicazione che sia omni-canale, che sia multicanale, che abbia diversi punti di contatto e che sia una comunicazione aperta uno a molti ma anche molti a uno, che sia dotata di consapevolezza e di ascolto, di problem solving e di capacità di doversi adattare e offrire la migliore esperienza possibile al nostro utente, al nostro consumatore. <br /><br />Nella comunicazione online. Tutto questo si tramuta in un processo, in un viaggio, fatto di 5 keyword: Know, Like, Trust, Sell e Love. <br /><br />Know: mi faccio conoscere, attivo una serie di processi e di attività che mi portano a diventare noto. Quindi la famosa fase awareness. <br /><br />Like: quindi metto in campo una serie di strumenti e di contenuti che portano ad essere piaciuti, a farsi piacere. In questa fase c'è anche la coerenza e l'ordine che si mantiene a livello di punti di contatto; se vengo sul sito deve piacermi, come la tua pagina Facebook deve piacermi o come la company page LinkedIn.<br /><br />Trust: è la fiducia su quel brand e su quello che il brand comunica, su quello che il brand mi trasmette. È una fase molto importante che può portare alla conversione.<br /><br />Sell: la vendita arriva solo dopo il passaggio precedente, online non puoi pensare di farti conoscere e vendere ma devi passare sicuramente da tutte queste fasi perché ci sia fiducia e il consumatore, l'utente, scelga te. <br /><br />Love: in cui il tuo utente o consumatore, si innamora di te, ovviamente si innamora è un concetto abbastanza esteso, a tal punto da diventare un fan e quindi consigliare agli amici, il famoso passaparola, condividendo i valori del brand, che attiveranno questo processo ripartendo dalla notorietà. <br />Quindi io parlo a qualcuno del brand e diventa noto per qualcun altro. <br /><br />Non possiamo pensare di saltare qualche fase, strategico e tattico, di questo processo perché tutti noi consumatori viviamo questo viaggio e tutti noi consumatori vogliamo avere queste informazioni prima di decidere se fare le nostre esperienze d’acquisto e successivamente se condividerla, farla nostra, diventare Ambassador e parlar...]]></itunes:summary><itunes:duration>299</itunes:duration><itunes:keywords>ultimatemomentoftrough,uomt,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4c807efff149268ccbdb17cd8b8a3675.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Brand Hijacking puntando all'Anarchia!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/brand-hijacking-puntando-all-anarchia--43944477</link><description><![CDATA[Alex Wipperfurth, nel suo libro “Marketing Without Marketing”, definisce la brand anarchia come: “la perdita di potere e controllo da parte dell’azienda sul proprio brand, generata da consumatori-utenti per trasformare e comunicare una diversa personalità, valori e posizionamento sul mercato della marca”.<br />Può avvenire sia off che on-line, ma ha trovato il suo massimo sviluppo con i social media, come principale strumento di viralità.<br />Oggi le aziende devo essere vicine al proprio utente, consumatore, trasmettendo i propri valori, la vision e la mission, facendo sempre molta attenzione alla reputazione on-line.<br />Questo rapporto di condivisione, apertura, co-creazione e co-partecipazione può comportare effetti devastanti sulla propria reputazione, in molti casi ha anche ripercussioni economiche importanti, se non gestita con cura.<br />Infatti oggi è possibile prendere il messaggio del brand e modificarlo per gestire il controllo della notorietà, dei valori e del posizionamento del brand stesso.<br />I brand hijackers possono essere singoli individui o community, e le motivazioni principali che possono spingerli a creare anarchia della marca possono essere per insoddisfazione o attività commerciale verso il brand, per autoaffermazione o visibilità, per gioco o appartenenza.<br />In pratica consiste nella manipolazione, o trasformazione, di un messaggio visivo, soprattutto video, informativo, svelando retroscena, o addirittura d’uso della notorietà del brand per ragioni egoistiche o ostili.<br />Alcune volte può sfociare nel furto di identità digitale, e questo può generare ripercussioni impattanti per la marca.<br />I Social network sono generatori e acceleratori di positività e negatività. Proprio per questo le aziende dovrebbero quanto più rafforzare la propria comunità di fan, al fine di potersi difendere al meglio in caso di attacchi. <br />Spesso si tende a sottovalutare il potere e il valore della Brand Anarchia, al contrario bisognerebbe studiarne il fenomeno con attenzione, perché i prodotti della Brand Anarchia hanno spesso successo, soprattutto quando sono ben fatti, creativi e intelligenti!<br />Come possiamo evitarlo, o almeno arginarlo?<br />•Con la registrazione dei marchi o delle pagine social.<br />•Con attività di buzz monitoring.<br />•Azione legale contro coloro che sono ritenuti responsabili dell'infrazione.<br />Tra i casi più celebri presento quello del marzo 2010 creato dagli attivisti di Greenpeace nei confronti di Nestlé, nello specifico di KitKat.<br />In questo caso è stata riprodotto un video parodia della pubblicità della KitKat, "Take a Break", in cui il protagonista apre una confezione e morde un pezzo a forma di dito di orango.<br />Per effetto del morso esce sangue dal dito che schizza sulla tastiera.<br />Un messaggio molto impattante, a denuncia dell'uso dell'olio di palma da parte della multinazionale legate da operazioni insostenibili in Indonesia, comportando disboscamenti importanti, e il conseguente impatto sugli habitat degli oranghi.<br />Successivamente è stata presa d’assalto, dagli attivisti, la sede centrale della Nestlé nel Regno Unito, creando molto rumore.<br />Il video è diventato virale, costringendo, in errore, l’azienda a rimuoverlo da YouTube.<br />Greenpeace ha subito ripubblicato il video su Vimeo e successivamente sul suo sito, generando un effetto Streisand, producendo quindi una reazione negativa nel pubblico, che non ha tollerato il tentativo di nascondere la “prova”.<br />Il fenomeno va studiato, analizzato e preventivamente circoscritto se non si vogliono avere ripercussioni molto importanti, ricordando sempre che monitorare la propria attività on-line è fondamentale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43944477</guid><pubDate>Thu, 18 Mar 2021 08:16:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43944477/audio.mp3" length="3776014" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Alex Wipperfurth, nel suo libro “Marketing Without Marketing”, definisce la brand anarchia come: “la perdita di potere e controllo da parte dell’azienda sul proprio brand, generata da consumatori-utenti per trasformare e comunicare una diversa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alex Wipperfurth, nel suo libro “Marketing Without Marketing”, definisce la brand anarchia come: “la perdita di potere e controllo da parte dell’azienda sul proprio brand, generata da consumatori-utenti per trasformare e comunicare una diversa personalità, valori e posizionamento sul mercato della marca”.<br />Può avvenire sia off che on-line, ma ha trovato il suo massimo sviluppo con i social media, come principale strumento di viralità.<br />Oggi le aziende devo essere vicine al proprio utente, consumatore, trasmettendo i propri valori, la vision e la mission, facendo sempre molta attenzione alla reputazione on-line.<br />Questo rapporto di condivisione, apertura, co-creazione e co-partecipazione può comportare effetti devastanti sulla propria reputazione, in molti casi ha anche ripercussioni economiche importanti, se non gestita con cura.<br />Infatti oggi è possibile prendere il messaggio del brand e modificarlo per gestire il controllo della notorietà, dei valori e del posizionamento del brand stesso.<br />I brand hijackers possono essere singoli individui o community, e le motivazioni principali che possono spingerli a creare anarchia della marca possono essere per insoddisfazione o attività commerciale verso il brand, per autoaffermazione o visibilità, per gioco o appartenenza.<br />In pratica consiste nella manipolazione, o trasformazione, di un messaggio visivo, soprattutto video, informativo, svelando retroscena, o addirittura d’uso della notorietà del brand per ragioni egoistiche o ostili.<br />Alcune volte può sfociare nel furto di identità digitale, e questo può generare ripercussioni impattanti per la marca.<br />I Social network sono generatori e acceleratori di positività e negatività. Proprio per questo le aziende dovrebbero quanto più rafforzare la propria comunità di fan, al fine di potersi difendere al meglio in caso di attacchi. <br />Spesso si tende a sottovalutare il potere e il valore della Brand Anarchia, al contrario bisognerebbe studiarne il fenomeno con attenzione, perché i prodotti della Brand Anarchia hanno spesso successo, soprattutto quando sono ben fatti, creativi e intelligenti!<br />Come possiamo evitarlo, o almeno arginarlo?<br />•Con la registrazione dei marchi o delle pagine social.<br />•Con attività di buzz monitoring.<br />•Azione legale contro coloro che sono ritenuti responsabili dell'infrazione.<br />Tra i casi più celebri presento quello del marzo 2010 creato dagli attivisti di Greenpeace nei confronti di Nestlé, nello specifico di KitKat.<br />In questo caso è stata riprodotto un video parodia della pubblicità della KitKat, "Take a Break", in cui il protagonista apre una confezione e morde un pezzo a forma di dito di orango.<br />Per effetto del morso esce sangue dal dito che schizza sulla tastiera.<br />Un messaggio molto impattante, a denuncia dell'uso dell'olio di palma da parte della multinazionale legate da operazioni insostenibili in Indonesia, comportando disboscamenti importanti, e il conseguente impatto sugli habitat degli oranghi.<br />Successivamente è stata presa d’assalto, dagli attivisti, la sede centrale della Nestlé nel Regno Unito, creando molto rumore.<br />Il video è diventato virale, costringendo, in errore, l’azienda a rimuoverlo da YouTube.<br />Greenpeace ha subito ripubblicato il video su Vimeo e successivamente sul suo sito, generando un effetto Streisand, producendo quindi una reazione negativa nel pubblico, che non ha tollerato il tentativo di nascondere la “prova”.<br />Il fenomeno va studiato, analizzato e preventivamente circoscritto se non si vogliono avere ripercussioni molto importanti, ricordando sempre che monitorare la propria attività on-line è fondamentale.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:keywords>brandanarchia,brandhijacking,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ff936041bb71fce8ce7147241c9059e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Personal Branding &amp; Netiquette</title><link>https://www.spreaker.com/episode/personal-branding-netiquette--43828768</link><description><![CDATA[Il personal branding è l’insieme delle strategie che possono aiutare a promuovere sé stessi, le proprie competenze, capacità ed esperienze.<br />Sempre più importanti sono diventate le tecniche di marketing per poter sviluppare una comunicazione coerente ed efficace che rispecchi la nostra professionalità, ma anche la nostra persona.<br />Ovviamente porta con sé dei rischi, in quanto i contenuti che diffondiamo sul web potrebbero generare reazioni negative da parte del nostro pubblico, attivando, in molti casi, impatti significativi sulla propria vita.<br />Motivo per cui bisogna essere sempre consapevoli di ciò che decidiamo di diffondere, domandandoci sempre se questo contenuto è aderente all’immagine che vogliamo offrire al nostro datore di lavoro, alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai possibili recruiter che cercano talenti.<br />I contenuti che postiamo possono prendere direzioni inaspettate, e seppur non volendolo, possiamo involontariamente generare problemi a noi stessi o agli altri.<br />Quindi prima di premere il tasto “pubblica” pensa, fatti delle domande, qualsiasi sia il contenuto, un video, un post o un commento.<br />Quindi cura la tua reputazione, monitora quello che pubblichi, quello che dicono di te, rispondi sempre e considerando che dall’altra parte c’è un individuo, valuta cosa postare e sii consapevole.<br />I social media acquisiscono importanza quando un’azienda e/o una persona intendono rivolgersi al mercato di massa, usandoli come occasione di visibilità per la propria attività.<br />Possiamo definire i Social Network tutte quelle tecnologie che permettono agli utenti di creare reti sociali virtuali, nelle quali possono creare, scambiare e condividere contenuti di testo, immagini, video e audio.<br />Nel tempo sempre più persone sono passate da essere semplici fruitori passivi di contenuti in creatori di contenuti, generando molta concorrenza, limitando, o rendendo più difficile, la possibilità di emergere.<br />Chris Anderson afferma che “il mercato di massa si è trasformato in una massa di mercati”. <br />Cosa fare allora?<br />Racconta, con lo storytelling, il tuo lavoro, le tue esperienze professionali, il tuo sapere, il tuo vissuto, tenendo presente del pubblico a cui ti rivolgi, della piattaforma che utilizzi, le tono di voce che vuoi usare.<br />Comportati come nella vita off-line, ragiona prima di agire e considera le dinamiche relazionali.<br />Valuta le norme di privacy prima di postare, assicurati di non ledere l’immagine di nessuno e che puoi divulgare i contenuti.<br />Impara e applica la netiquette, che sono regole che prescrivono il comportamento di un utente sul web nel rapportarsi con gli altri utenti.<br />Definite anche le “regole d’oro del galateo su internet” sono:<br />1. Scrivi correttamente: attento ad ortografia e punteggiatura. <br />2. Attento alle lettere MAIUSCOLE: su web, equivalgono ad URLARE. <br />3. Non pubblicare informazioni personali o foto imbarazzanti di altri. <br />4. Se pubblichi testi, foto o video provenienti da altri siti web, cita la fonte. <br />5. Quando commenti un post, non attaccare l’autore a livello personale. Rispetta i valori, il credo e i sentimenti degli altri. <br />6. Se entri in una discussione attieniti all’argomento trattato e cerca di contribuire dando un valore aggiunto. <br />7. Non invitare tutti i tuoi contatti a giochi o pagine. Seleziona quelli che potrebbero essere realmente interessati. <br />8. Ricorda che l’uso di termini denigratori o di parole d’odio e pregiudizio razziale, religioso o sessuale, sono punibili per legge.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43828768</guid><pubDate>Wed, 10 Mar 2021 17:24:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43828768/audio.mp3" length="3747175" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il personal branding è l’insieme delle strategie che possono aiutare a promuovere sé stessi, le proprie competenze, capacità ed esperienze.
Sempre più importanti sono diventate le tecniche di marketing per poter sviluppare una comunicazione coerente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il personal branding è l’insieme delle strategie che possono aiutare a promuovere sé stessi, le proprie competenze, capacità ed esperienze.<br />Sempre più importanti sono diventate le tecniche di marketing per poter sviluppare una comunicazione coerente ed efficace che rispecchi la nostra professionalità, ma anche la nostra persona.<br />Ovviamente porta con sé dei rischi, in quanto i contenuti che diffondiamo sul web potrebbero generare reazioni negative da parte del nostro pubblico, attivando, in molti casi, impatti significativi sulla propria vita.<br />Motivo per cui bisogna essere sempre consapevoli di ciò che decidiamo di diffondere, domandandoci sempre se questo contenuto è aderente all’immagine che vogliamo offrire al nostro datore di lavoro, alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai possibili recruiter che cercano talenti.<br />I contenuti che postiamo possono prendere direzioni inaspettate, e seppur non volendolo, possiamo involontariamente generare problemi a noi stessi o agli altri.<br />Quindi prima di premere il tasto “pubblica” pensa, fatti delle domande, qualsiasi sia il contenuto, un video, un post o un commento.<br />Quindi cura la tua reputazione, monitora quello che pubblichi, quello che dicono di te, rispondi sempre e considerando che dall’altra parte c’è un individuo, valuta cosa postare e sii consapevole.<br />I social media acquisiscono importanza quando un’azienda e/o una persona intendono rivolgersi al mercato di massa, usandoli come occasione di visibilità per la propria attività.<br />Possiamo definire i Social Network tutte quelle tecnologie che permettono agli utenti di creare reti sociali virtuali, nelle quali possono creare, scambiare e condividere contenuti di testo, immagini, video e audio.<br />Nel tempo sempre più persone sono passate da essere semplici fruitori passivi di contenuti in creatori di contenuti, generando molta concorrenza, limitando, o rendendo più difficile, la possibilità di emergere.<br />Chris Anderson afferma che “il mercato di massa si è trasformato in una massa di mercati”. <br />Cosa fare allora?<br />Racconta, con lo storytelling, il tuo lavoro, le tue esperienze professionali, il tuo sapere, il tuo vissuto, tenendo presente del pubblico a cui ti rivolgi, della piattaforma che utilizzi, le tono di voce che vuoi usare.<br />Comportati come nella vita off-line, ragiona prima di agire e considera le dinamiche relazionali.<br />Valuta le norme di privacy prima di postare, assicurati di non ledere l’immagine di nessuno e che puoi divulgare i contenuti.<br />Impara e applica la netiquette, che sono regole che prescrivono il comportamento di un utente sul web nel rapportarsi con gli altri utenti.<br />Definite anche le “regole d’oro del galateo su internet” sono:<br />1. Scrivi correttamente: attento ad ortografia e punteggiatura. <br />2. Attento alle lettere MAIUSCOLE: su web, equivalgono ad URLARE. <br />3. Non pubblicare informazioni personali o foto imbarazzanti di altri. <br />4. Se pubblichi testi, foto o video provenienti da altri siti web, cita la fonte. <br />5. Quando commenti un post, non attaccare l’autore a livello personale. Rispetta i valori, il credo e i sentimenti degli altri. <br />6. Se entri in una discussione attieniti all’argomento trattato e cerca di contribuire dando un valore aggiunto. <br />7. Non invitare tutti i tuoi contatti a giochi o pagine. Seleziona quelli che potrebbero essere realmente interessati. <br />8. Ricorda che l’uso di termini denigratori o di parole d’odio e pregiudizio razziale, religioso o sessuale, sono punibili per legge.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:keywords>netiquette,personalbranding,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/deca3d358324232440e226f878dce3b8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sai cos'è il Growth Hacking?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sai-cos-e-il-growth-hacking--43719071</link><description><![CDATA[Il Growth Hacking è l’insieme di tattiche e tecniche innovative che utilizzano pochissime risorse al fine di riuscire a far crescere rapidamente una base di utenti che, in breve tempo, generi ritorni economici significativi.<br />In questo caso il termine “Hacker” non è inteso nel senso comune, di pirata informatico per intenderci, ma nel senso di creativo, fuori dagli schemi.<br />Diventa fondamentale imparare a vedere le cose da diverse angolazioni per trovare la leva che messa a terra permetta di generare crescita e scalabilità in breve tempo.<br />Spesso viene associato al marketing, anche se non convenzionale, ma in realtà può toccare qualsiasi punto dell’organizzazione aziendale, processi, prodotti, sistemi interni, comunicazione e valori.<br />Fondamentalmente consiste nel creare un team “agile”, tra 3 e 9 persone, con competenze sia multidisciplinari che verticali, sia tecniche che umanistiche.<br />Non è un caso raro trovare un antropologo o psicologo nel team che collabora con web design, social media manager, copywriter e così via.<br />Nel Growth Hacking le persone sono al centro!<br />Il processo si basa su altri modelli circolari già noti, come Lean o Scrum, e si divide in 4 fasi:<br />•Analisi: raccolta, archiviazione e normalizzazione dei dati.<br />•Ideazione: creazione di idee e sviluppo del pensiero laterale.<br />•Prioritizzazione: scegliere l’idea più impattante e sostenibile.<br />•Esecuzione: mettere a terra l’idea, da scalare successivamente.<br />Il processo dopo l’esecuzione si riattiva partendo dall’analisi.<br />Si organizzano degli “sprint”, time-box fissi e ripetibili solitamente di 1 o 2 settimane, in cui si analizzano i risultati ottenuti dalle task precedenti e si riattivano task da portare a termine prima del prossimo sprint.<br />La parte di analisi si basa sul Funnel dei Pirati (AAARRR), che permette di valutare ogni fase del viaggio dell’utente, definendo anche le singole metriche da misurare e analizzare, per trovare il problema e la soluzione.<br />Le fasi del funnel sono:<br />•Awareness; l’utente ci scopre<br />•Acquisition; acquisiamo l’utente<br />•Activation; l’utente si attiva<br />•Retention; l’utente torna<br />•Revenue; l’utente paga<br />•Referral; l’utente porta altri utenti<br />Nella fase di ideazione delle idee molti sono gli strumenti che si utilizzano, ma sicuramente il brainstorming è la più utilizzata ed efficace.<br />Passando alla prioritizzazione è importante coinvolgere tutto il team spingendoli a votare le idee in base all’impatto sui processi e la facilità di esecuzione.<br />Ed in ultimo si utilizzano tutti gli strumenti, digitali e non, per poter prototipare la soluzione e testarla su un piccolo campione.<br />Si riattiva la fase di analisi e raccolta di dati fino alla scalabilità della soluzione.<br />Questa metodologia è nata il 26 luglio del 2010 grazie a Sean Ellis, imprenditore e angelo investitore di StartUp, quando dichiarò in un post del suo blog il Growth Hacking.<br /><br />Alcune strategie utilizzate dal Growth Hacking sono:<br />•Viral Acquisition, facendo parlare e condividere gli utenti le caratteristiche del prodotto.<br />•Paid Acquisition, con attività di advertising per aumentare la visibilità del prodotto.<br />•Content Marketing, creare contenuti innovativi, come notizie e video, che si autoalimentino tramite le condivisioni sui social network<br />•Email Marketing, attività di rapporto e nutrimento continuo con gli utenti<br />•A/B Testing (Split Testing), mettere a confronto più prototipi per determinare quale impatta di più<br />•SEO, ottimizzare il sito per ottenere più utenti.<br />Tra i casi più noti di aziende che sono cresciute in maniera esponenziale in poco tempo c’è Dropbox, Airbnb e Udemy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43719071</guid><pubDate>Wed, 03 Mar 2021 13:43:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43719071/audio.mp3" length="3880504" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il Growth Hacking è l’insieme di tattiche e tecniche innovative che utilizzano pochissime risorse al fine di riuscire a far crescere rapidamente una base di utenti che, in breve tempo, generi ritorni economici significativi.
In questo caso il termine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Growth Hacking è l’insieme di tattiche e tecniche innovative che utilizzano pochissime risorse al fine di riuscire a far crescere rapidamente una base di utenti che, in breve tempo, generi ritorni economici significativi.<br />In questo caso il termine “Hacker” non è inteso nel senso comune, di pirata informatico per intenderci, ma nel senso di creativo, fuori dagli schemi.<br />Diventa fondamentale imparare a vedere le cose da diverse angolazioni per trovare la leva che messa a terra permetta di generare crescita e scalabilità in breve tempo.<br />Spesso viene associato al marketing, anche se non convenzionale, ma in realtà può toccare qualsiasi punto dell’organizzazione aziendale, processi, prodotti, sistemi interni, comunicazione e valori.<br />Fondamentalmente consiste nel creare un team “agile”, tra 3 e 9 persone, con competenze sia multidisciplinari che verticali, sia tecniche che umanistiche.<br />Non è un caso raro trovare un antropologo o psicologo nel team che collabora con web design, social media manager, copywriter e così via.<br />Nel Growth Hacking le persone sono al centro!<br />Il processo si basa su altri modelli circolari già noti, come Lean o Scrum, e si divide in 4 fasi:<br />•Analisi: raccolta, archiviazione e normalizzazione dei dati.<br />•Ideazione: creazione di idee e sviluppo del pensiero laterale.<br />•Prioritizzazione: scegliere l’idea più impattante e sostenibile.<br />•Esecuzione: mettere a terra l’idea, da scalare successivamente.<br />Il processo dopo l’esecuzione si riattiva partendo dall’analisi.<br />Si organizzano degli “sprint”, time-box fissi e ripetibili solitamente di 1 o 2 settimane, in cui si analizzano i risultati ottenuti dalle task precedenti e si riattivano task da portare a termine prima del prossimo sprint.<br />La parte di analisi si basa sul Funnel dei Pirati (AAARRR), che permette di valutare ogni fase del viaggio dell’utente, definendo anche le singole metriche da misurare e analizzare, per trovare il problema e la soluzione.<br />Le fasi del funnel sono:<br />•Awareness; l’utente ci scopre<br />•Acquisition; acquisiamo l’utente<br />•Activation; l’utente si attiva<br />•Retention; l’utente torna<br />•Revenue; l’utente paga<br />•Referral; l’utente porta altri utenti<br />Nella fase di ideazione delle idee molti sono gli strumenti che si utilizzano, ma sicuramente il brainstorming è la più utilizzata ed efficace.<br />Passando alla prioritizzazione è importante coinvolgere tutto il team spingendoli a votare le idee in base all’impatto sui processi e la facilità di esecuzione.<br />Ed in ultimo si utilizzano tutti gli strumenti, digitali e non, per poter prototipare la soluzione e testarla su un piccolo campione.<br />Si riattiva la fase di analisi e raccolta di dati fino alla scalabilità della soluzione.<br />Questa metodologia è nata il 26 luglio del 2010 grazie a Sean Ellis, imprenditore e angelo investitore di StartUp, quando dichiarò in un post del suo blog il Growth Hacking.<br /><br />Alcune strategie utilizzate dal Growth Hacking sono:<br />•Viral Acquisition, facendo parlare e condividere gli utenti le caratteristiche del prodotto.<br />•Paid Acquisition, con attività di advertising per aumentare la visibilità del prodotto.<br />•Content Marketing, creare contenuti innovativi, come notizie e video, che si autoalimentino tramite le condivisioni sui social network<br />•Email Marketing, attività di rapporto e nutrimento continuo con gli utenti<br />•A/B Testing (Split Testing), mettere a confronto più prototipi per determinare quale impatta di più<br />•SEO, ottimizzare il sito per ottenere più utenti.<br />Tra i casi più noti di aziende che sono cresciute in maniera esponenziale in poco tempo c’è Dropbox, Airbnb e Udemy.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,growthhacking,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/df1a404d4a2351bcac017712f5f34748.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Creatività operativa per nuove soluzioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/creativita-operativa-per-nuove-soluzioni--43632332</link><description><![CDATA[Oggi l’ambiente del business è molto più turbolento, con cambiamenti repentini, molto complesso e di difficile adattamento, diventa necessario attivare la “creatività operativa”, nelle organizzazioni, che permetta di identificare, analizzare le situazioni e generare idee creative che prioritizzate permettano di portare soluzioni di crescita e sostenibilità.<br /><br />Il processo di soluzione dei problemi prevede 5 fasi:<br /><br />•Problem finding; la ricerca del problema<br />•Problem setting; definizione del problema stesso.<br />•Problem solving; la produzione delle alternative per risolvere il problema (qui c’è la fase creativa).<br />•Decision taking; presa della decisione (che diventa si/no)<br />•Decision making; eseguire la soluzione scelta.<br /><br />La creatività operativa si basa sul know how, sulle competenze, sulla conoscenza, sull’intelligenza, intesa come la capacità di collegare elementi indipendenti della nostra conoscenza per poter trovare una soluzione, sulla capacità di fare una buona analisi, saper approfondire per arrivare al problema, e sulla pressione delle scadenze, se abbiamo tempo tendiamo a non prendere una decisione creativa. <br />Le due strade percorribili, per risolvere i problemi con creatività operativa, sono quantitative e qualitative.<br />Le quantitative passano dal di + al di -, fare più fatturato, prendere più clienti…fare più cose.<br />Oppure impiegare meno tempo, meno risorse.<br />Le qualitative passano dal nuovo e diverso, è richiede anche la capacità di saper copiare da un competitor, o un settore affine ma differente, per creare qualcosa di nuovo.<br /><br />Le fasi del processo creativo si possono sintetizzare in:<br />✔ Analisi; quindi la capacità di “sollevare la trama”, capire cosa c’è sotto.<br />✔ Diagnosi; “conoscere attraverso il fatti”, apprendere dalla realtà.<br />✔ Sintesi; “riunire insieme” tutte queste informazioni per arrivare ad una soluzione.<br /><br />In conclusione possiamo dire che per la creatività operativa bisogna imparare ad immaginare, a saper giocare con le idee, questo aggiunge sicuramente molto alle nostre conoscenze, bisogna considerare che il processo creativo si sviluppa nel momento della definizione del problema, e infine che un’idea per essere creativa deve essere applicabile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43632332</guid><pubDate>Thu, 25 Feb 2021 11:11:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43632332/creativit_audio.mp3" length="2945947" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi l’ambiente del business è molto più turbolento, con cambiamenti repentini, molto complesso e di difficile adattamento, diventa necessario attivare la “creatività operativa”, nelle organizzazioni, che permetta di identificare, analizzare le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi l’ambiente del business è molto più turbolento, con cambiamenti repentini, molto complesso e di difficile adattamento, diventa necessario attivare la “creatività operativa”, nelle organizzazioni, che permetta di identificare, analizzare le situazioni e generare idee creative che prioritizzate permettano di portare soluzioni di crescita e sostenibilità.<br /><br />Il processo di soluzione dei problemi prevede 5 fasi:<br /><br />•Problem finding; la ricerca del problema<br />•Problem setting; definizione del problema stesso.<br />•Problem solving; la produzione delle alternative per risolvere il problema (qui c’è la fase creativa).<br />•Decision taking; presa della decisione (che diventa si/no)<br />•Decision making; eseguire la soluzione scelta.<br /><br />La creatività operativa si basa sul know how, sulle competenze, sulla conoscenza, sull’intelligenza, intesa come la capacità di collegare elementi indipendenti della nostra conoscenza per poter trovare una soluzione, sulla capacità di fare una buona analisi, saper approfondire per arrivare al problema, e sulla pressione delle scadenze, se abbiamo tempo tendiamo a non prendere una decisione creativa. <br />Le due strade percorribili, per risolvere i problemi con creatività operativa, sono quantitative e qualitative.<br />Le quantitative passano dal di + al di -, fare più fatturato, prendere più clienti…fare più cose.<br />Oppure impiegare meno tempo, meno risorse.<br />Le qualitative passano dal nuovo e diverso, è richiede anche la capacità di saper copiare da un competitor, o un settore affine ma differente, per creare qualcosa di nuovo.<br /><br />Le fasi del processo creativo si possono sintetizzare in:<br />✔ Analisi; quindi la capacità di “sollevare la trama”, capire cosa c’è sotto.<br />✔ Diagnosi; “conoscere attraverso il fatti”, apprendere dalla realtà.<br />✔ Sintesi; “riunire insieme” tutte queste informazioni per arrivare ad una soluzione.<br /><br />In conclusione possiamo dire che per la creatività operativa bisogna imparare ad immaginare, a saper giocare con le idee, questo aggiunge sicuramente molto alle nostre conoscenze, bisogna considerare che il processo creativo si sviluppa nel momento della definizione del problema, e infine che un’idea per essere creativa deve essere applicabile.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:keywords>creatività,creativitàoperativa,digitalorganization,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/641c4bd5ff660d09104d40e7abfb8703.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sei consapevole online?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sei-consapevole-online--43570996</link><description><![CDATA[Consapevolezza deriva dal con-sapevole, che è un etimo di sapere; quindi sapere con cognizione, con etica, con comportamento, con lucidità, con razionalità, coscienza.<br /><br />Dipende dal tronco encefalico. Quindi le neuroscienze definiscono che c'è una parte del nostro cervello che tocca quest'aria, quest'argomento. <br /><br />La consapevolezza è molto importante. <br /><br />Qualche giorno fa ho pubblicato un post su LinkedIn in cui parlavo di coerenza comunicativa sui vari canali, sui vari social, sulle varie piattaforme e da molti commenti sono emerse delle analisi che mi hanno fatto molto pensare. <br /><br />Alcune persone mi hanno scritto che sono su Facebook come se fossero con gli amici o in mezzo agli ex-compagni di classe e fanno quello che vogliono. <br />Non è così. <br /><br />Ci vuole consapevolezza perché Facebook è una piattaforma globale, che ci ospita, è una piattaforma che ha delle regole, policy e governance proprie ed è un'azienda multimilionaria che ha come unico scopo quello di tenerti all'interno della piattaforma con tutti gli strumenti a sua disposizione, psicologici ma anche di intrattenimento, e quindi poter avere l'attenzione delle persone. <br /><br />Ci vuole consapevolezza dell'habitat. <br />Devi ricordarti che sei ospite di una piattaforma di cui non gestisci nulla, se non quello che tu decidi di divulgare in maniera pubblica. <br />Ma questa tua divulgazione, questo tuo contenuto, può raggiungere delle direzioni e velocità tali, anche una dimensione tale, che tu non puoi preventivate. <br /><br />Quindi ci vuole comunque consapevolezza, bisogna essere consapevoli dell'habitat in cui si è. Bisogna essere consapevoli del fatto che non sei tu a decidere le regole ma magari un algoritmo o chi per lui. <br /><br />Poi ci vuole la consapevolezza dell'audience. Hai mai pensato al tuo target? Hai mai pensato a come rivolgerti? Con quale tono di voce? Sei online, non ti sta rivolgendo ad un piccolo pubblico, ma ti stai rivolgendo ad un pubblico potenziale, un pubblico enorme, qualunque sia il tuo obiettivo. <br />Bisogna essere consapevoli a chi si sta parlando, cosa vuole sentire e in che formato, dove e perché deve ascoltare te. <br /><br />Quindi fatti queste domande, fatti le domande di chi è il tuo target, la tua audience e cerca di lavorarci con consapevolezza. <br /><br />Ci vuole consapevolezza comunicativa; sei consapevole di quale tono di voce utilizzare? Se è consapevole che ciò che comunichi può avere un impatto su chiunque a livello globale? Sei consapevole di come ti devi rivolgere? Quali sono i comportamenti di netiquette? Qual è il tuo modo di comunicare, il tuo modo di esprimersi e come dovresti esprimersi?<br /><br />Queste domande sulla consapevolezza sono molto importanti nel poter avere una vita online sana, pura e utile. <br /><br />In ultimo ci vuole consapevolezza di sé stessi. <br />Se non sei consapevole di te stesso è molto difficile che tu sia consapevole di tutto il resto. <br /><br />Devi imparare a conoscerti, è un processo faticoso, un processo in molte situazioni anche doloroso, perché e un processo maieutico, è un processo che devi fare su te stesso, senza avere troppi termini di paragone, ma molto introspettivo e alcune volte richiede molto tempo. <br /><br />Quando comunichi online ciò che sei appare, quindi nel tempo può essere qualcosa che ti si ritorce contro. <br /><br />Quindi in sostanza ci vuole consapevolezza tenendo presente sempre questi quattro livelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43570996</guid><pubDate>Sun, 21 Feb 2021 17:54:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43570996/audio.mp3" length="3978724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Consapevolezza deriva dal con-sapevole, che è un etimo di sapere; quindi sapere con cognizione, con etica, con comportamento, con lucidità, con razionalità, coscienza.

Dipende dal tronco encefalico. Quindi le neuroscienze definiscono che c'è una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Consapevolezza deriva dal con-sapevole, che è un etimo di sapere; quindi sapere con cognizione, con etica, con comportamento, con lucidità, con razionalità, coscienza.<br /><br />Dipende dal tronco encefalico. Quindi le neuroscienze definiscono che c'è una parte del nostro cervello che tocca quest'aria, quest'argomento. <br /><br />La consapevolezza è molto importante. <br /><br />Qualche giorno fa ho pubblicato un post su LinkedIn in cui parlavo di coerenza comunicativa sui vari canali, sui vari social, sulle varie piattaforme e da molti commenti sono emerse delle analisi che mi hanno fatto molto pensare. <br /><br />Alcune persone mi hanno scritto che sono su Facebook come se fossero con gli amici o in mezzo agli ex-compagni di classe e fanno quello che vogliono. <br />Non è così. <br /><br />Ci vuole consapevolezza perché Facebook è una piattaforma globale, che ci ospita, è una piattaforma che ha delle regole, policy e governance proprie ed è un'azienda multimilionaria che ha come unico scopo quello di tenerti all'interno della piattaforma con tutti gli strumenti a sua disposizione, psicologici ma anche di intrattenimento, e quindi poter avere l'attenzione delle persone. <br /><br />Ci vuole consapevolezza dell'habitat. <br />Devi ricordarti che sei ospite di una piattaforma di cui non gestisci nulla, se non quello che tu decidi di divulgare in maniera pubblica. <br />Ma questa tua divulgazione, questo tuo contenuto, può raggiungere delle direzioni e velocità tali, anche una dimensione tale, che tu non puoi preventivate. <br /><br />Quindi ci vuole comunque consapevolezza, bisogna essere consapevoli dell'habitat in cui si è. Bisogna essere consapevoli del fatto che non sei tu a decidere le regole ma magari un algoritmo o chi per lui. <br /><br />Poi ci vuole la consapevolezza dell'audience. Hai mai pensato al tuo target? Hai mai pensato a come rivolgerti? Con quale tono di voce? Sei online, non ti sta rivolgendo ad un piccolo pubblico, ma ti stai rivolgendo ad un pubblico potenziale, un pubblico enorme, qualunque sia il tuo obiettivo. <br />Bisogna essere consapevoli a chi si sta parlando, cosa vuole sentire e in che formato, dove e perché deve ascoltare te. <br /><br />Quindi fatti queste domande, fatti le domande di chi è il tuo target, la tua audience e cerca di lavorarci con consapevolezza. <br /><br />Ci vuole consapevolezza comunicativa; sei consapevole di quale tono di voce utilizzare? Se è consapevole che ciò che comunichi può avere un impatto su chiunque a livello globale? Sei consapevole di come ti devi rivolgere? Quali sono i comportamenti di netiquette? Qual è il tuo modo di comunicare, il tuo modo di esprimersi e come dovresti esprimersi?<br /><br />Queste domande sulla consapevolezza sono molto importanti nel poter avere una vita online sana, pura e utile. <br /><br />In ultimo ci vuole consapevolezza di sé stessi. <br />Se non sei consapevole di te stesso è molto difficile che tu sia consapevole di tutto il resto. <br /><br />Devi imparare a conoscerti, è un processo faticoso, un processo in molte situazioni anche doloroso, perché e un processo maieutico, è un processo che devi fare su te stesso, senza avere troppi termini di paragone, ma molto introspettivo e alcune volte richiede molto tempo. <br /><br />Quando comunichi online ciò che sei appare, quindi nel tempo può essere qualcosa che ti si ritorce contro. <br /><br />Quindi in sostanza ci vuole consapevolezza tenendo presente sempre questi quattro livelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>249</itunes:duration><itunes:keywords>consapevolezza,digitalorganization,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a6d6633c34040e7ba7010d52a0929031.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Responsabilità!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/responsabilita--43446204</link><description><![CDATA[Più il contesto è Volatile, Incerto, Compresso e Ambiguo, maggiore è la necessità per le organizzazioni di avere nell’organico persone responsabili, e maggiore è la necessità di avere leader responsabili e che sappiano educare alla responsabilità.<br />Il problema con la responsabilità è che non si può dare, si può solo assumere.<br />La responsabilità è legata al modo di vivere delle persone più in generale che inteso solo in senso lavorativo.<br />Il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, cioè impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a sé stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.<br />Quindi basata sulla risposta che siamo in grado di dare ad un evento.<br />Gli atteggiamenti possibili sono due: le vittime delle circostanze e padroni del proprio destino.<br />L’atteggiamento vittimistico è di coloro che si domandano “come mai” mi trovo in questa situazione?<br />È l’atteggiamento di chi esternalizza la responsabilità agli altri, che accusa la qualità del prodotto che non vende, o che afferma che l’interlocutore non capisce quando non comprende il suo messaggio.<br />L’atteggiamento di padronanza del proprio destino invece è di coloro che non pone molta attenzione sulle circostanze ma quanto sulla sua capacità di risposta a quella determinata situazione.<br />Quindi cosa posso fare io per vendere il prodotto? Cosa posso fare io affinché l’interlocutore mi comprenda? Non sono io responsabile se il prodotto è buono o no, ma sono responsabile del mio modo di presentarlo. Sono responsabile di come faccio giungere comprensibile il mio messaggio all’interlocutore.<br />Un atteggiamento responsabile, quindi, è quello di chi si concentra sulle risposte possibili per noi adesso.<br />In un mondo, e mercato, Volatile, Incerto, Compresso e Ambiguo una delle priorità delle aziende oggi è di riempirsi in organico di persone che si domandano “cosa posso fare io adesso?” per rispondere ai problemi e agli eventi assumendosi la responsabilità, anche di sbagliare.<br />I manager posso essere vittime o padroni del proprio destino; un manager vittima attribuirà al team la responsabilità sulle performance, un manager padrone si domanda come può rispondere al problema ponendosi come obiettivo di rieducare i propri collaboratori.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43446204</guid><pubDate>Sat, 13 Feb 2021 13:51:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43446204/audio.mp3" length="2377940" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Più il contesto è Volatile, Incerto, Compresso e Ambiguo, maggiore è la necessità per le organizzazioni di avere nell’organico persone responsabili, e maggiore è la necessità di avere leader responsabili e che sappiano educare alla responsabilità.
Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Più il contesto è Volatile, Incerto, Compresso e Ambiguo, maggiore è la necessità per le organizzazioni di avere nell’organico persone responsabili, e maggiore è la necessità di avere leader responsabili e che sappiano educare alla responsabilità.<br />Il problema con la responsabilità è che non si può dare, si può solo assumere.<br />La responsabilità è legata al modo di vivere delle persone più in generale che inteso solo in senso lavorativo.<br />Il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, cioè impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a sé stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.<br />Quindi basata sulla risposta che siamo in grado di dare ad un evento.<br />Gli atteggiamenti possibili sono due: le vittime delle circostanze e padroni del proprio destino.<br />L’atteggiamento vittimistico è di coloro che si domandano “come mai” mi trovo in questa situazione?<br />È l’atteggiamento di chi esternalizza la responsabilità agli altri, che accusa la qualità del prodotto che non vende, o che afferma che l’interlocutore non capisce quando non comprende il suo messaggio.<br />L’atteggiamento di padronanza del proprio destino invece è di coloro che non pone molta attenzione sulle circostanze ma quanto sulla sua capacità di risposta a quella determinata situazione.<br />Quindi cosa posso fare io per vendere il prodotto? Cosa posso fare io affinché l’interlocutore mi comprenda? Non sono io responsabile se il prodotto è buono o no, ma sono responsabile del mio modo di presentarlo. Sono responsabile di come faccio giungere comprensibile il mio messaggio all’interlocutore.<br />Un atteggiamento responsabile, quindi, è quello di chi si concentra sulle risposte possibili per noi adesso.<br />In un mondo, e mercato, Volatile, Incerto, Compresso e Ambiguo una delle priorità delle aziende oggi è di riempirsi in organico di persone che si domandano “cosa posso fare io adesso?” per rispondere ai problemi e agli eventi assumendosi la responsabilità, anche di sbagliare.<br />I manager posso essere vittime o padroni del proprio destino; un manager vittima attribuirà al team la responsabilità sulle performance, un manager padrone si domanda come può rispondere al problema ponendosi come obiettivo di rieducare i propri collaboratori.]]></itunes:summary><itunes:duration>149</itunes:duration><itunes:keywords>digital,digitalorganization,responsabilità,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/762b97069e5b8d9f56b1b28e37974da5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Far crescere i collaboratori con il coaching</title><link>https://www.spreaker.com/episode/far-crescere-i-collaboratori-con-il-coaching--43323883</link><description><![CDATA[L’efficacia operativa di un collaboratore è il rapporto tra produttività e capacità operativa, importante è definire se si sta investendo quindi in risultati di breve periodo senza intaccare la capacità di esserlo di lungo periodo.<br />Praticamente senza spremere il limone.<br />Per capacità produttiva si intende l’allenamento che consente ad un collaboratore di adeguare nel tempo il proprio profilo di competenza.<br />L’obiettivo del coaching è duplice:<br />•Aiutare le persone affidate ad interpretare in modo adeguato, pieno e attivo il ruolo attuale (il noto empowerment).<br />•Favorire la consapevolezza, nelle persone affidate, delle potenzialità personali nei confronti dell’assunzione di ruoli diversi dall’attuale.<br />All’interno delle organizzazioni esistono diversi livelli di apprendimento:<br />•Conoscenze, per lo più tecniche. L’apprendimento avviene tramite studio e formazione.<br />•Abilità, saper fare qualcosa. L’apprendimento avviene tramite l’affiancamento e l’allenamento, occorre fare e provare per apprendere le abilità.<br />•Atteggiamenti e comportamenti che avviene tramite discussioni aperte e autoriflessione.<br />Cosa deve fare un capo se vuole fare coaching ai suoi collaboratori?<br />Prima di tutto deve valutare le competenze dei collaboratori che vuole sviluppare, definire le aree di miglioramento e i punti di forza.<br />Costruire un rapporto di fiducia; senza una relazione di partnership, di stima e fiducia è molto difficile che avvenga una crescita personale e professionale. Il coach deve essere aperto, empatico, disponibile, sincero e trasparente.<br />Accrescere motivazione e impegno, il compito del coach deve far nascere nel collaboratore la voglia e il bisogno di crescere professionalmente. Per l’attività di coaching la motivazione a crescere è fondamentale.<br />Dopo aver creato un rapporto di fiducia e generato voglia di crescere si passa nella fase dello sviluppo delle capacità e competenze che nel tempo attivino anche capacità di autoapprendimento. <br />Lo sviluppo delle capacità e competenze avviene in 4 fasi:<br />•Dimostrativa, è la fase inziale in cui il collaboratore osserva il capo che svolge quella determinata azione. È molto importante mostrare prima perché il collaboratore può imparare guardando anche particolari che per il capo sono scontati. Il collaboratore potrà fare tutte le domande che vuole.<br />•Esplicativa, in questa fase il capo spiega, dopo aver fatto osservare, tutti i passaggi per fare una determinata azione, permettendo anche al collaboratore di fare. Ovviamente il capo dovrà intervenire nei momenti di difficoltà.<br />•Attuativa, il collaboratore fa da solo, il capo spiega solo se necessario.<br />•Autonoma, il collaboratore fa da solo e si assume la piena responsabilità, il capo informa chi è coinvolto.<br /><br />Molto importante è anche definire quali sono gli stili di leadership e in quali casi usarli.<br />Possiamo classificare i collaboratori in base a due variabili: competenze tecniche possedute, alte o basse, e il livello di commitment, quindi la motivazione, che può essere alta o bassa.<br />Nel caso di elevate motivazioni e competenze tecniche l’unico stile è delegare. La persona è pronta e va responsabilizzata.<br />Nel caso di basse competenze ma alto commitment lo stile migliore è quello direttivo, in questo caso l’obiettivo è accrescere le competenze del collaboratore, insegnarli un mestiere.<br />Se un collaboratore ha elevate competenze ma basse motivazioni, lo stile migliore è quello supportivo. Il capo può provare a coinvolgerlo in compiti di maggiore complessità, ascoltandolo e supportandolo nel tempo.<br />Nel caso di basse motivazioni e basse competenze tecniche è valida la soluzione composta sia dallo stile direttivo che supportivo, ma forse è il caso di valutare se ne vale la pena.<br /><br />Oggi, più che mai, un manager ha l’obbligo di ascoltare, valutare, analizzare e supportare le proprie risorse del team per sviluppare nuove professionalità e competenze e creare le basi per una motivazione e soddisfazione che duri nel tempo…]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43323883</guid><pubDate>Sat, 06 Feb 2021 20:56:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43323883/audio.mp3" length="4160118" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’efficacia operativa di un collaboratore è il rapporto tra produttività e capacità operativa, importante è definire se si sta investendo quindi in risultati di breve periodo senza intaccare la capacità di esserlo di lungo periodo.
Praticamente senza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’efficacia operativa di un collaboratore è il rapporto tra produttività e capacità operativa, importante è definire se si sta investendo quindi in risultati di breve periodo senza intaccare la capacità di esserlo di lungo periodo.<br />Praticamente senza spremere il limone.<br />Per capacità produttiva si intende l’allenamento che consente ad un collaboratore di adeguare nel tempo il proprio profilo di competenza.<br />L’obiettivo del coaching è duplice:<br />•Aiutare le persone affidate ad interpretare in modo adeguato, pieno e attivo il ruolo attuale (il noto empowerment).<br />•Favorire la consapevolezza, nelle persone affidate, delle potenzialità personali nei confronti dell’assunzione di ruoli diversi dall’attuale.<br />All’interno delle organizzazioni esistono diversi livelli di apprendimento:<br />•Conoscenze, per lo più tecniche. L’apprendimento avviene tramite studio e formazione.<br />•Abilità, saper fare qualcosa. L’apprendimento avviene tramite l’affiancamento e l’allenamento, occorre fare e provare per apprendere le abilità.<br />•Atteggiamenti e comportamenti che avviene tramite discussioni aperte e autoriflessione.<br />Cosa deve fare un capo se vuole fare coaching ai suoi collaboratori?<br />Prima di tutto deve valutare le competenze dei collaboratori che vuole sviluppare, definire le aree di miglioramento e i punti di forza.<br />Costruire un rapporto di fiducia; senza una relazione di partnership, di stima e fiducia è molto difficile che avvenga una crescita personale e professionale. Il coach deve essere aperto, empatico, disponibile, sincero e trasparente.<br />Accrescere motivazione e impegno, il compito del coach deve far nascere nel collaboratore la voglia e il bisogno di crescere professionalmente. Per l’attività di coaching la motivazione a crescere è fondamentale.<br />Dopo aver creato un rapporto di fiducia e generato voglia di crescere si passa nella fase dello sviluppo delle capacità e competenze che nel tempo attivino anche capacità di autoapprendimento. <br />Lo sviluppo delle capacità e competenze avviene in 4 fasi:<br />•Dimostrativa, è la fase inziale in cui il collaboratore osserva il capo che svolge quella determinata azione. È molto importante mostrare prima perché il collaboratore può imparare guardando anche particolari che per il capo sono scontati. Il collaboratore potrà fare tutte le domande che vuole.<br />•Esplicativa, in questa fase il capo spiega, dopo aver fatto osservare, tutti i passaggi per fare una determinata azione, permettendo anche al collaboratore di fare. Ovviamente il capo dovrà intervenire nei momenti di difficoltà.<br />•Attuativa, il collaboratore fa da solo, il capo spiega solo se necessario.<br />•Autonoma, il collaboratore fa da solo e si assume la piena responsabilità, il capo informa chi è coinvolto.<br /><br />Molto importante è anche definire quali sono gli stili di leadership e in quali casi usarli.<br />Possiamo classificare i collaboratori in base a due variabili: competenze tecniche possedute, alte o basse, e il livello di commitment, quindi la motivazione, che può essere alta o bassa.<br />Nel caso di elevate motivazioni e competenze tecniche l’unico stile è delegare. La persona è pronta e va responsabilizzata.<br />Nel caso di basse competenze ma alto commitment lo stile migliore è quello direttivo, in questo caso l’obiettivo è accrescere le competenze del collaboratore, insegnarli un mestiere.<br />Se un collaboratore ha elevate competenze ma basse motivazioni, lo stile migliore è quello supportivo. Il capo può provare a coinvolgerlo in compiti di maggiore complessità, ascoltandolo e supportandolo nel tempo.<br />Nel caso di basse motivazioni e basse competenze tecniche è valida la soluzione composta sia dallo stile direttivo che supportivo, ma forse è il caso di valutare se ne vale la pena.<br /><br />Oggi, più che mai, un manager ha l’obbligo di ascoltare, valutare, analizzare e supportare le proprie risorse del team per sviluppare nuove...]]></itunes:summary><itunes:duration>260</itunes:duration><itunes:keywords>coach,coaching,digitalorganization,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4472c0ebdfc5d121d7557fd46a7e88b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Motivazioni? Esploriamo le diverse teorie!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/motivazioni-esploriamo-le-diverse-teorie--43165070</link><description><![CDATA[Il termine “motivazione” deriva dal latino “motus”, ossia movimento, inteso come muoversi verso qualcosa di desiderato.<br />Applicato in ambito lavorativo rappresenta l’insieme dei processi psicologici che determinano il movimento e la direzione, delle azioni personali, verso un determinato obiettivo.<br />Chi gestisce, forma e motiva le persone sa che non è un compito semplice, questo a causa della unicità di ogni individuo, con caratteristiche e specificità proprie, e quindi dell’impossibilità di trovare un unico modo, volano, che possa gestire le motivazioni di ogni individuo, ma anche perché le teorie, accademiche e manageriali, sono tante; nel tempo molti studiosi hanno cercato di definire tutti gli elementi, e le rispettive azioni, che muovono verso le motivazioni.<br />Un buon manager deve conoscere tutti questi studi e calibrarli sui singoli individui.<br />In particolare sono 5 le spiegazioni del comportamento alla base delle teorie motivazionali:<br />1.Bisogni<br />2.Rinforzo<br />3.Cognizioni<br />4.Caratteristiche del lavoro<br />5.Sensazioni/emozioni<br /><br />I Bisogni: questa teoria, ispirata da Maslow, afferma che le persone sono spinte da motivazioni basate su bisogni insoddisfatti.<br />La teoria si basa su una piramide di bisogni, da quelli base come i bisogni fisiologici e di sicurezza, per poi salire fino al livello autorealizzativo.<br />Secondo Maslow un bisogno una volta soddisfatto non motiva più, mentre il bisogno non diventa motivante fino a quando non sono soddisfatti i bisogni di ordine inferiore.<br /><br />Il Rinforzo: tra i principali sostenitori di questa teoria emerge Skinner, afferma che il comportamento viene influenzato dalle conseguenze che esso provoca, più che dagli stati interiori ed emotivi.<br />La teoria afferma che le persone sono motivate da quelle azioni che attivano conseguenze positive evitando quelle che hanno generato l’insorgere di conseguenze negative.<br />Su questa teoria si basa l’approccio premio/punizioni.<br /><br />Le Cognizioni: secondo questa teoria, Neisser tra i principali sostenitori, afferma che il comportamento delle persone deriva in larga parte da aspetti interni dell’individuo come le convinzioni profonde, le aspettative personali e i valori.<br />Si basa sulla conoscenza profonda della persona che si vuole motivare per trovare la chiave giusta di spinta.<br /><br />Caratteristiche del lavoro: in questa teoria, sorretta da Hackman & Oldham, è presente il concetto che alla base della motivazione delle persone ci sono le caratteristiche specifiche del lavoro che svolgono.<br />Per esempio un lavoro rutinario potrebbe abbattere la motivazione del collaboratore mentre un’attività sfidante potrebbe incrementarla.<br />Per la teoria le caratteristiche principali del lavoro sono:<br />1.Varietà di abilità<br />2.Identità del compito<br />3.Significato dell'attività<br />4.Autonomia<br />5.Feedback<br /><br />Le sensazioni ed emozioni: questo approccio si basa su una visione più ampia, afferma che ogni persona si pone obiettivi diversi da quelli connessi ad un miglioramento delle performance lavorative.<br />Quindi le persone potrebbero avere motivazioni esterne all’attività lavorativa ma più estese ad emozioni e sensazioni, come per esempio essere un ottimo padre o un cittadino modello oppure una persona di fede.<br />In questo senso la motivazione lavorativa dovrebbe essere vista in funzione delle sensazioni e delle emozioni della persona in confronto dei suoi diversi interessi ed obiettivi.<br /><br />Tutte queste teorie sono valide ma nessuna esaustiva di per sé, un buon manager deve conoscere tutte le caratteristiche degli individui del team, tutte queste teorie e applicarle singolarmente in base alle necessità.<br />Se utilizzo solo la tecnica del rinforzo posso scoprire magari che la persona non è stimolata dal premio ma per esempio più da aspetti personali ed interiori, oppure nel caso in cui si vuole usare le caratteristiche del lavoro e magari scoprire che non tutti sono motivati da lavori sfidanti e complessi.<br />Tutte le teorie motivazionali, appena descritte, devono per tanto essere prese in considerazione ai fini della motivazione.<br />Un buon manager è colui che oltre a conoscere questi approcci sa come e quando utilizzarli e soprattutto sa cosa è meglio per un dato collaboratore e cosa è meglio per un altro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43165070</guid><pubDate>Thu, 28 Jan 2021 14:01:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43165070/audio.mp3" length="4509950" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il termine “motivazione” deriva dal latino “motus”, ossia movimento, inteso come muoversi verso qualcosa di desiderato.
Applicato in ambito lavorativo rappresenta l’insieme dei processi psicologici che determinano il movimento e la direzione, delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il termine “motivazione” deriva dal latino “motus”, ossia movimento, inteso come muoversi verso qualcosa di desiderato.<br />Applicato in ambito lavorativo rappresenta l’insieme dei processi psicologici che determinano il movimento e la direzione, delle azioni personali, verso un determinato obiettivo.<br />Chi gestisce, forma e motiva le persone sa che non è un compito semplice, questo a causa della unicità di ogni individuo, con caratteristiche e specificità proprie, e quindi dell’impossibilità di trovare un unico modo, volano, che possa gestire le motivazioni di ogni individuo, ma anche perché le teorie, accademiche e manageriali, sono tante; nel tempo molti studiosi hanno cercato di definire tutti gli elementi, e le rispettive azioni, che muovono verso le motivazioni.<br />Un buon manager deve conoscere tutti questi studi e calibrarli sui singoli individui.<br />In particolare sono 5 le spiegazioni del comportamento alla base delle teorie motivazionali:<br />1.Bisogni<br />2.Rinforzo<br />3.Cognizioni<br />4.Caratteristiche del lavoro<br />5.Sensazioni/emozioni<br /><br />I Bisogni: questa teoria, ispirata da Maslow, afferma che le persone sono spinte da motivazioni basate su bisogni insoddisfatti.<br />La teoria si basa su una piramide di bisogni, da quelli base come i bisogni fisiologici e di sicurezza, per poi salire fino al livello autorealizzativo.<br />Secondo Maslow un bisogno una volta soddisfatto non motiva più, mentre il bisogno non diventa motivante fino a quando non sono soddisfatti i bisogni di ordine inferiore.<br /><br />Il Rinforzo: tra i principali sostenitori di questa teoria emerge Skinner, afferma che il comportamento viene influenzato dalle conseguenze che esso provoca, più che dagli stati interiori ed emotivi.<br />La teoria afferma che le persone sono motivate da quelle azioni che attivano conseguenze positive evitando quelle che hanno generato l’insorgere di conseguenze negative.<br />Su questa teoria si basa l’approccio premio/punizioni.<br /><br />Le Cognizioni: secondo questa teoria, Neisser tra i principali sostenitori, afferma che il comportamento delle persone deriva in larga parte da aspetti interni dell’individuo come le convinzioni profonde, le aspettative personali e i valori.<br />Si basa sulla conoscenza profonda della persona che si vuole motivare per trovare la chiave giusta di spinta.<br /><br />Caratteristiche del lavoro: in questa teoria, sorretta da Hackman & Oldham, è presente il concetto che alla base della motivazione delle persone ci sono le caratteristiche specifiche del lavoro che svolgono.<br />Per esempio un lavoro rutinario potrebbe abbattere la motivazione del collaboratore mentre un’attività sfidante potrebbe incrementarla.<br />Per la teoria le caratteristiche principali del lavoro sono:<br />1.Varietà di abilità<br />2.Identità del compito<br />3.Significato dell'attività<br />4.Autonomia<br />5.Feedback<br /><br />Le sensazioni ed emozioni: questo approccio si basa su una visione più ampia, afferma che ogni persona si pone obiettivi diversi da quelli connessi ad un miglioramento delle performance lavorative.<br />Quindi le persone potrebbero avere motivazioni esterne all’attività lavorativa ma più estese ad emozioni e sensazioni, come per esempio essere un ottimo padre o un cittadino modello oppure una persona di fede.<br />In questo senso la motivazione lavorativa dovrebbe essere vista in funzione delle sensazioni e delle emozioni della persona in confronto dei suoi diversi interessi ed obiettivi.<br /><br />Tutte queste teorie sono valide ma nessuna esaustiva di per sé, un buon manager deve conoscere tutte le caratteristiche degli individui del team, tutte queste teorie e applicarle singolarmente in base alle necessità.<br />Se utilizzo solo la tecnica del rinforzo posso scoprire 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sull’organizzazione<br />2.Raggiungimento risultati aziendali grazie alla diversità come base su cui creare nuove idee e progetti.<br />Da una parte dunque il Diversity Management mira a creare relazioni forti in azienda dall’altra propone azioni con l’obiettivo accrescere la diversità come valore e fonte di vantaggio competitivo.<br />Si basa su un processo manageriale orientato al valore, strategico e comunicativo, della diversità, mettendo in relazione le persone e le rispettive differenze e somiglianze, in un processo che crea valore aggiunto per l’organizzazione.<br /><br />Le diversità, e rispettive discriminazioni, si possono racchiudere in 4 principali categorie:<br />•Genere; con le tenzioni di ruolo, i differenziali retributivi, gli avanzamenti di carriera e gestione del potere.<br />•Età; aumento vita media e invecchiamento della popolazione aziendale.<br />•Etnia; Differenziali retributivi, fino al 50%, precarietà e segregazione, con posti non di rilievo.<br />•Orientamento sessuale; rischio di discriminazione, differenziali retributivi e di ruolo.<br /><br />L’elemento più importante per implementare in azienda processi di Diversity Management è la cultura.<br />La cultura aziendale ha un valore immenso, essa influenza ed è influenzata dal tipo di strategia perseguita e i conseguenti strumenti utilizzati per implementarle.<br />Ogni organizzazione ha una propria cultura aziendale, più o meno aperta alla diversità, che funge da collante dell’organizzazione stessa e fa emergere le opportunità che si presentano in un’azienda che valorizza il diverso.<br />Per conseguire risultati di successo è opportuno ricercare e monitorare costantemente la coerenza tra cultura, strategie e performance.<br />Una delle funzioni del Diversity Management risiede nella lettura, interpretazione e controllo dell’evoluzione che l’organizzazione vive nel tempo, adeguando e rettificando quegli elementi che inizialmente producono malessere, coinvolgendo attivamente tutte le persone.<br />Bisogna monitorare anche la coerenza tra cultura, strategie e business perfomance che comporta una maggiore consapevolezza della percezione della diversità e le possibili problematiche connesse.<br />Un processo di cambiamento richiede sempre delle resistenze e paure, la sfida non è semplice, bisogna avere molta attenzione nelle persone, comunicare con frequenza e costanza, attivare un rapporto tra azienda e individuo che possa sostenere una maggiore negoziazione anche sorretta da una maggiore consapevolezza emersa nel rapporto.<br />Anche se il percorso è impervio e riscontra difficoltà, un’organizzazione che diffonde la propria cultura e i propri valori basati sulla diversità è destinata a crescere, in tutti i sensi, e prosperare nel tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43025652</guid><pubDate>Wed, 20 Jan 2021 12:00:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43025652/audio.mp3" length="3255237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il Diversity Management è un principio di gestione delle risorse umane che tiene conto della diversità delle persone presenti all’interno di una organizzazione.
I vantaggi principali sono due:
1.Attenuare l’eventuale impatto negativo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Diversity Management è un principio di gestione delle risorse umane che tiene conto della diversità delle persone presenti all’interno di una organizzazione.<br />I vantaggi principali sono due:<br />1.Attenuare l’eventuale impatto negativo sull’organizzazione<br />2.Raggiungimento risultati aziendali grazie alla diversità come base su cui creare nuove idee e progetti.<br />Da una parte dunque il Diversity Management mira a creare relazioni forti in azienda dall’altra propone azioni con l’obiettivo accrescere la diversità come valore e fonte di vantaggio competitivo.<br />Si basa su un processo manageriale orientato al valore, strategico e comunicativo, della diversità, mettendo in relazione le persone e le rispettive differenze e somiglianze, in un processo che crea valore aggiunto per l’organizzazione.<br /><br />Le diversità, e rispettive discriminazioni, si possono racchiudere in 4 principali categorie:<br />•Genere; con le tenzioni di ruolo, i differenziali retributivi, gli avanzamenti di carriera e gestione del potere.<br />•Età; aumento vita media e invecchiamento della popolazione aziendale.<br />•Etnia; Differenziali retributivi, fino al 50%, precarietà e segregazione, con posti non di rilievo.<br />•Orientamento sessuale; rischio di discriminazione, differenziali retributivi e di ruolo.<br /><br />L’elemento più importante per implementare in azienda processi di Diversity Management è la cultura.<br />La cultura aziendale ha un valore immenso, essa influenza ed è influenzata dal tipo di strategia perseguita e i conseguenti strumenti utilizzati per implementarle.<br />Ogni organizzazione ha una propria cultura aziendale, più o meno aperta alla diversità, che funge da collante dell’organizzazione stessa e fa emergere le opportunità che si presentano in un’azienda che valorizza il diverso.<br />Per conseguire risultati di successo è opportuno ricercare e monitorare costantemente la coerenza tra cultura, strategie e performance.<br />Una delle funzioni del Diversity Management risiede nella lettura, interpretazione e controllo dell’evoluzione che l’organizzazione vive nel tempo, adeguando e rettificando quegli elementi che inizialmente producono malessere, coinvolgendo attivamente tutte le persone.<br />Bisogna monitorare anche la coerenza tra cultura, strategie e business perfomance che comporta una maggiore consapevolezza della percezione della diversità e le possibili problematiche connesse.<br />Un processo di cambiamento richiede sempre delle resistenze e paure, la sfida non è semplice, bisogna avere molta attenzione nelle persone, comunicare con frequenza e costanza, attivare un rapporto tra azienda e individuo che possa sostenere una maggiore negoziazione anche sorretta da una maggiore consapevolezza emersa nel rapporto.<br />Anche se il percorso è impervio e riscontra difficoltà, un’organizzazione che diffonde la propria cultura e i propri valori basati sulla diversità è destinata a crescere, in tutti i sensi, e prosperare nel tempo.]]></itunes:summary><itunes:duration>204</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,diversità,diversitymanagement,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0b1dcf7f77d9200eb5e414af23272b27.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come realizzare idee innovative?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-realizzare-idee-innovative--42912804</link><description><![CDATA[Per poter attivare un processo creativo all’interno delle organizzazioni e generare nuove idee da testare, prototipare e scalare bisogna mettere in campo strategie che sviluppino nuove idee che vanno ricercate a monte e a valle del processo creativo.<br />A monte vanno ricercate persone che sviluppano, che risolvono, che si lanciano per trovare soluzioni, e che lo facciano con lo spirito del player, con la volontà del giocatore.<br />Infatti molte sono le tecniche basate sul gioco per creare nuove idee e nuove soluzioni, per esempio il serius game, tenendo bene a mente che giocare è la quarta attività umana dopo dormire, lavorare e mangiare.<br />Il player ideale è:<br />•Curioso; stimolato dalle novità, si informa, gli piace ficcare il naso.<br />•Attivo; l’azione lo spinge a fare, si alza è parte, non si domanda solo il perché ma fino a che punto è possibile spingersi.<br />•Coraggioso; deve provare, non con incoscienza, sa rischiare, prova a rischiare, fa tentativi e se sbaglia apprende.<br />•Tenace; nel provare qualcosa e portarla a termine.<br />•Concentrato; con capacità di saper vedere il problema dall’esterno, senza rumori di fondo, e con disciplina rimanere a fuoco.<br />•Entusiasta; con la passione di voler trovare nuove soluzioni, nuove idee e risolvere nuovi problemi.<br />•Ottimista; perché riesce a vedere anche una piccola soluzione, a trovare le forze per portarla avanti credendoci.<br />A valle del processo creativo diventa fondamentale creare, all’interno dell’organizzazione, un clima e un’atmosfera di libera circolazione delle idee.<br />Non bisogna temere il diverso ma ascoltare le idee e verificarne la prioritizzazione.<br />Alcune strategie utili per la libera circolazione delle idee possiamo riassumerle in:<br />•Produrre una cassetta delle idee; il modello è del 1920 e prevede di chiedere alle persone interne all’azienda di produrre idee da analizzare e conservare. Con il digitale è possibile utilizzare tool specifici o la rete intranet, oppure bacheche virtuali.<br />•Chiedere soluzioni a chi sul problema ci lavora, esempio il collaboratore che compila la nota spese può offrire molti suggerimenti per renderla snella ed efficiente, oppure chiedere a chi il problema l’ha creato.<br />•Non scartiamo mai nessuna idea, sono gratis e le persone le offrono volentieri, bisogna creare una banca delle idee in cui archiviare tutte quelle prodotte, quelle non portate in esecuzione, un domani potrebbero essere utili e sostenibili.<br />•Prendetene almeno una e realizzatela; non potete chiedere idee se poi vengono bocciate tutte, le persone non ti seguiranno più, sviluppane almeno una, magari la più semplice e sostenibile ma restituirà un feedback che attiverà la partecipazione nel tempo.<br />•Fare pubblicità delle idee realizzate; semplicemente informando l’organizzazione delle idee portate in esecuzione in modo da incentivare la partecipazione e la produzione di ulteriori idee.<br />•Spiegare il perché del rifiuto di alcune idee.<br />In un mondo volatile, incerto, complesso e ambiguo è necessario generare molte idee che permettano soluzioni adeguate e rapide con il supporto di tutta l’organizzazione o addirittura di tutti gli stakeholder.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42912804</guid><pubDate>Wed, 13 Jan 2021 08:18:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42912804/audio.mp3" length="3457529" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter attivare un processo creativo all’interno delle organizzazioni e generare nuove idee da testare, prototipare e scalare bisogna mettere in campo strategie che sviluppino nuove idee che vanno ricercate a monte e a valle del processo creativo....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter attivare un processo creativo all’interno delle organizzazioni e generare nuove idee da testare, prototipare e scalare bisogna mettere in campo strategie che sviluppino nuove idee che vanno ricercate a monte e a valle del processo creativo.<br />A monte vanno ricercate persone che sviluppano, che risolvono, che si lanciano per trovare soluzioni, e che lo facciano con lo spirito del player, con la volontà del giocatore.<br />Infatti molte sono le tecniche basate sul gioco per creare nuove idee e nuove soluzioni, per esempio il serius game, tenendo bene a mente che giocare è la quarta attività umana dopo dormire, lavorare e mangiare.<br />Il player ideale è:<br />•Curioso; stimolato dalle novità, si informa, gli piace ficcare il naso.<br />•Attivo; l’azione lo spinge a fare, si alza è parte, non si domanda solo il perché ma fino a che punto è possibile spingersi.<br />•Coraggioso; deve provare, non con incoscienza, sa rischiare, prova a rischiare, fa tentativi e se sbaglia apprende.<br />•Tenace; nel provare qualcosa e portarla a termine.<br />•Concentrato; con capacità di saper vedere il problema dall’esterno, senza rumori di fondo, e con disciplina rimanere a fuoco.<br />•Entusiasta; con la passione di voler trovare nuove soluzioni, nuove idee e risolvere nuovi problemi.<br />•Ottimista; perché riesce a vedere anche una piccola soluzione, a trovare le forze per portarla avanti credendoci.<br />A valle del processo creativo diventa fondamentale creare, all’interno dell’organizzazione, un clima e un’atmosfera di libera circolazione delle idee.<br />Non bisogna temere il diverso ma ascoltare le idee e verificarne la prioritizzazione.<br />Alcune strategie utili per la libera circolazione delle idee possiamo riassumerle in:<br />•Produrre una cassetta delle idee; il modello è del 1920 e prevede di chiedere alle persone interne all’azienda di produrre idee da analizzare e conservare. Con il digitale è possibile utilizzare tool specifici o la rete intranet, oppure bacheche virtuali.<br />•Chiedere soluzioni a chi sul problema ci lavora, esempio il collaboratore che compila la nota spese può offrire molti suggerimenti per renderla snella ed efficiente, oppure chiedere a chi il problema l’ha creato.<br />•Non scartiamo mai nessuna idea, sono gratis e le persone le offrono volentieri, bisogna creare una banca delle idee in cui archiviare tutte quelle prodotte, quelle non portate in esecuzione, un domani potrebbero essere utili e sostenibili.<br />•Prendetene almeno una e realizzatela; non potete chiedere idee se poi vengono bocciate tutte, le persone non ti seguiranno più, sviluppane almeno una, magari la più semplice e sostenibile ma restituirà un feedback che attiverà la partecipazione nel tempo.<br />•Fare pubblicità delle idee realizzate; semplicemente informando l’organizzazione delle idee portate in esecuzione in modo da incentivare la partecipazione e la produzione di ulteriori idee.<br />•Spiegare il perché del rifiuto di alcune idee.<br />In un mondo volatile, incerto, complesso e ambiguo è necessario generare molte idee che permettano soluzioni adeguate e rapide con il supporto di tutta l’organizzazione o addirittura di tutti gli stakeholder.]]></itunes:summary><itunes:duration>217</itunes:duration><itunes:keywords>attivitàcreativa,digitalorganization,idee,nuoveidee,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1241aedad86277e42bc4f3545e310d23.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Social Personal Branding: definire la Social Media Persona!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/social-personal-branding-definire-la-social-media-persona--42814238</link><description><![CDATA[Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:<br /><br />•Chi siamo? (attitudini e personalità)<br />•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)<br />•Qual è la Social Media Persona? (la sintesi comunicativa)<br /><br />Nei due episodi precedenti abbiamo affrontato il “chi siamo” e “come siamo percepiti”.<br />Oggi parliamo della sintesi comunicativa, a valle dell’MBTI e Archetypal Branding, come della cartina tornasole della nostra presenza on-line.<br />Le Personas sono personaggi, definiti grazie ad una combinazione di dati e deduzioni, che rappresentano gli utenti tipo di un brand.<br />Sono contemporaneamente astratte perché basate su deduzioni ma anche realistiche perché basate su dati reali raccolti.<br />Sono ampiamente utilizzate nel marketing per definire il target ideali, con avatar, caratteristiche, dati socio-demografici, frustrazioni, paure, obiettivi e bisogni, con la strategia di mettere in campo azioni mirate ed efficienti.<br />In questo caso utilizziamo il modello per definire la nostra “persona”, quindi ciò che siamo e mostriamo e ciò che vogliamo comunicare.<br />Non vuol dire recitare un copione, anzi personalmente ritengo che bisogna mostrare sé stessi, ma semplicemente calibrare il giusto mix comunicativo per risultare più efficaci.<br />L’on-line è come off-line, come nella vita reale mostriamo diversi aspetti di noi, e diversi comportamenti, anche in questo caso bisogna essere sé stessi ma con il giusto approccio comunicativo.<br />Il web va inteso come un’ambiente, diventa necessario comunicare con chiarezza, con una struttura coerente e che porti ad essere riconoscibile.<br />Per definire la tua Social Media Persona dovrai:<br />•Darti un nome evocativo, che rappresenti il tuo brand, sulla scia dell’MBTI e degli archetipi.<br />•Individuare tre caratteristiche che ti rappresentano, prelevandole dai dati raccolti in precedenza.<br />•Descrivere le tre caratteristiche in 4 o 5 righi, utilizzando le keywords emerse precedentemente.<br />•Attribuire ad ogni caratteristica una parola chiave.<br />•Tradurre queste parole chiave in ambito professionale.<br />Per fare un esempio proviamo a verificare la mia Social Media Persona:<br />Nome: il mentore, nome evocativo che già identifica alcune caratteristiche.<br />Caratteristiche: Affascinante, indipendente, energico e compassionevole.<br />Estroverso e molto attento agli altri, sempre al centro della festa ma non per esibizionismo ma per divertirsi e far divertire.<br />Spirito libero, coraggioso, senza incoscienza, attivo e proattivo, gli piace mettersi alla prova ma anche portare a rischiare per migliorare. Altruista e disponibile, ma non a disposizione.<br />Grande istinto protettivo e fortemente empatico, sa donarsi per il bene comune.<br />Parola chiave: Attivista<br />Parola chiave professionale: Formatore.<br /><br />La Social Media Persona è utile per definire il proprio tono di voce, arricchire la nostra presenza online con contenuti coerenti, stabilire la direzione, come una bussola, è quello strumento cui ricorrere ogni volta che abbiamo dubbi su quale tipo di atteggiamento tenere rispetto a quanto ci accade in rete.<br />È la nostra carta d’identità online.<br />Bisogna però considerare il concetto di Beta forever” che sta ad indicare una fase beta perenne, che nel tempo cambia e si adegua ai feedback che riceve, considera il cambiamento della persona nel tempo e sfrutta tutti gli strumenti a disposizione in quel momento.<br />In ultimo bisogna considerare la Social Media Persona come una base di partenza del proprio storytelling, rappresentando le caratteristiche, il tono di voce e le competenze, e capacità, della persona.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42814238</guid><pubDate>Wed, 06 Jan 2021 15:56:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42814238/audio.mp3" length="3940690" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:

•Chi siamo? (attitudini e personalità)
•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)
•Qual è la Social Media Persona? (la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:<br /><br />•Chi siamo? (attitudini e personalità)<br />•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)<br />•Qual è la Social Media Persona? (la sintesi comunicativa)<br /><br />Nei due episodi precedenti abbiamo affrontato il “chi siamo” e “come siamo percepiti”.<br />Oggi parliamo della sintesi comunicativa, a valle dell’MBTI e Archetypal Branding, come della cartina tornasole della nostra presenza on-line.<br />Le Personas sono personaggi, definiti grazie ad una combinazione di dati e deduzioni, che rappresentano gli utenti tipo di un brand.<br />Sono contemporaneamente astratte perché basate su deduzioni ma anche realistiche perché basate su dati reali raccolti.<br />Sono ampiamente utilizzate nel marketing per definire il target ideali, con avatar, caratteristiche, dati socio-demografici, frustrazioni, paure, obiettivi e bisogni, con la strategia di mettere in campo azioni mirate ed efficienti.<br />In questo caso utilizziamo il modello per definire la nostra “persona”, quindi ciò che siamo e mostriamo e ciò che vogliamo comunicare.<br />Non vuol dire recitare un copione, anzi personalmente ritengo che bisogna mostrare sé stessi, ma semplicemente calibrare il giusto mix comunicativo per risultare più efficaci.<br />L’on-line è come off-line, come nella vita reale mostriamo diversi aspetti di noi, e diversi comportamenti, anche in questo caso bisogna essere sé stessi ma con il giusto approccio comunicativo.<br />Il web va inteso come un’ambiente, diventa necessario comunicare con chiarezza, con una struttura coerente e che porti ad essere riconoscibile.<br />Per definire la tua Social Media Persona dovrai:<br />•Darti un nome evocativo, che rappresenti il tuo brand, sulla scia dell’MBTI e degli archetipi.<br />•Individuare tre caratteristiche che ti rappresentano, prelevandole dai dati raccolti in precedenza.<br />•Descrivere le tre caratteristiche in 4 o 5 righi, utilizzando le keywords emerse precedentemente.<br />•Attribuire ad ogni caratteristica una parola chiave.<br />•Tradurre queste parole chiave in ambito professionale.<br />Per fare un esempio proviamo a verificare la mia Social Media Persona:<br />Nome: il mentore, nome evocativo che già identifica alcune caratteristiche.<br />Caratteristiche: Affascinante, indipendente, energico e compassionevole.<br />Estroverso e molto attento agli altri, sempre al centro della festa ma non per esibizionismo ma per divertirsi e far divertire.<br />Spirito libero, coraggioso, senza incoscienza, attivo e proattivo, gli piace mettersi alla prova ma anche portare a rischiare per migliorare. Altruista e disponibile, ma non a disposizione.<br />Grande istinto protettivo e fortemente empatico, sa donarsi per il bene comune.<br />Parola chiave: Attivista<br />Parola chiave professionale: Formatore.<br /><br />La Social Media Persona è utile per definire il proprio tono di voce, arricchire la nostra presenza online con contenuti coerenti, stabilire la direzione, come una bussola, è quello strumento cui ricorrere ogni volta che abbiamo dubbi su quale tipo di atteggiamento tenere rispetto a quanto ci accade in rete.<br />È la nostra carta d’identità online.<br />Bisogna però considerare il concetto di Beta forever” che sta ad indicare una fase beta perenne, che nel tempo cambia e si adegua ai feedback che riceve, considera il cambiamento della persona nel tempo e sfrutta tutti gli strumenti a disposizione in quel momento.<br />In ultimo bisogna considerare la Social Media Persona come una base di partenza del proprio storytelling, rappresentando le caratteristiche, il tono di voce e le competenze, e capacità, della persona.]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:keywords>socialmediapersona,socialpersonalbranding,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a30d35bd10d3901135e776d1a0ddda4a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Social Personal Branding: Come siamo percepiti?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/social-personal-branding-come-siamo-percepiti--42656321</link><description><![CDATA[Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:<br /><br />•Chi siamo? (attitudini e personalità)<br />•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)<br />•Qual è la Social Media Persona? (la sintesi comunicativa)<br /><br />Nello scorso episodio abbiamo affrontato il “chi siamo”.<br />Oggi parliamo di come siamo percepiti dagli altri, in questo caso ci supportato gli Archetipi.<br />Oramai è noto che il nostro cervello funziona a risparmio energetico, motivo per cui non si avventura, nella relazione con gli altri, in approfondimenti cognitivi troppo complicati, e quindi riconosce dei modelli comportamentali che permettano chiarezza, semplicità e riconoscibilità.<br />Gli Archetipi* sono figure universali e atemporali che, appartenendo all’inconscio collettivo, ritroviamo nei miti e nelle favole.<br />Sono contemporaneamente delle mappe cognitive e catalizzatori di emozioni perché toccano interiormente le persone che istintivamente riconoscono legandoli ad un preciso significato.<br />Anche gli archetipi si ispirano al lavoro di Jung, presentando 12 profili di brand, e personal brand, che si raffigurano nell’immaginario collettivo.<br />Le tre caratteristiche principali per cui gli Archetipi sono utilizzati nel branding sono:<br />•Parlano dei bisogni umani (gli stessi obiettivi di ogni brand)<br />•Suscitano emozioni (anche i brand devono emozionare)<br />•Aiutano a ricordare (anche il brand)<br />Questo ha permesso di creare una nuova disciplina che è l’Archetypal Branding, basata sui 12 modelli junghiani per rappresentare ciò che gli altri percepiscono del nostro brand, lanciata nel 2001 da Margaret Mark e Carol Pearson con il libro "The Hero and the Outlaw".**<br /><br />I 12 Archetipi sono raggruppati in 4 categorie strutturate sulla base delle fasi di crescita dell’individuo:<br />1.CAMBIAMENTO (fase di vita 6-18 anni)<br />1.1.Ribelle, mette in discussione l'autorità e infrange le regole; Desidera ardentemente la ribellione e la rivoluzione. Esempio di Brand Virgin <br />1.2.Mago, desidera creare qualcosa di speciale e trasformare i sogni in realtà, il mago è visto come visionario e spirituale. Esempio di Brand Disney<br />1.3.Eroe, in missione per rendere il mondo un posto migliore, l'Eroe è coraggioso, audace, stimolante. Esempio di Brand Nike<br />2.APPARTENENZA (fase della vita 19-34 anni)<br />2.1.Uomo comune, cerca connessioni e appartenenza; è riconosciuto come solidale, fedele e con i piedi per terra. Esempio di Brand Procten Gamble<br />2.2.Giullare, porta gioia nel mondo attraverso l'umorismo, il divertimento, l'irriverenza e spesso ama fare qualche malizia. Esempio di Brand Skitless<br />2.3.Amante, crea momenti intimi, ispira amore, passione, romanticismo e impegno. Esempio di Brand Chanel<br />3.ORDINE (fase di vita 35-65 anni)<br />3.1.Angelo custode, protegge e si prende cura degli altri, è compassionevole, nutriente e generoso. Esempio di Brand Unicef<br />3.2.Sovrano, crea ordine dal caos, è tipicamente controllante e severo, ma responsabile e organizzato. Esempio di Brand Rolex<br />3.3.Creatore, fantasioso, inventivo e spinto a costruire cose di significato e valore duraturi. Esempio di Brand Apple<br />4.INDIPENDENZA (varie fasi di vita)<br />4.1.Innocente, mostra felicità, bontà, ottimismo, sicurezza, romanticismo e giovinezza. Esempio di Brand Dove<br />4.2.Saggio, Impegnato ad aiutare il mondo a ottenere una comprensione e una saggezza più profonde, il Saggio funge da mentore o consigliere premuroso. Esempio di Brand Audi<br />4.3.Esploratore, trova ispirazione nel viaggio, nel rischio, nella scoperta e nel brivido di nuove esperienze. Esempio di Brand Red Bull <br />Bisogna tener presente che:<br />•Il solo test non è del tutto esaustivo sul branding, ma suggerisce le possibili funzioni cognitive.<br />•Le persone, e i Brand, cambiano e quindi cambia anche la valutazione del test nel tempo. (es. Apple prima ribelle e poi creatore)<br />•Non esiste la corrispondenza al 100% ma siamo un mix con alcuni fattori che emergono.<br />•Non esiste un’unica visione del test motivo per cui è consigliabile effettuarne diversi e paragonarli.<br />•Se per MBTI basta l’autovalutazione, per comprendere come siamo percepiti dobbiamo chiedere agli altri, interrogando amici, parenti, conoscenti e consumatori del Brand.<br /><br />Una volta identificato “come siamo percepiti dagli altri” bisogna procedere con la Social Media Persona e questo lo vedremo nel prossimo episodio…]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42656321</guid><pubDate>Fri, 25 Dec 2020 11:49:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42656321/social_personal_branding_come.mp3" length="5848673" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:

•Chi siamo? (attitudini e personalità)
•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)
•Qual è la Social Media Persona? (la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:<br /><br />•Chi siamo? (attitudini e personalità)<br />•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)<br />•Qual è la Social Media Persona? (la sintesi comunicativa)<br /><br />Nello scorso episodio abbiamo affrontato il “chi siamo”.<br />Oggi parliamo di come siamo percepiti dagli altri, in questo caso ci supportato gli Archetipi.<br />Oramai è noto che il nostro cervello funziona a risparmio energetico, motivo per cui non si avventura, nella relazione con gli altri, in approfondimenti cognitivi troppo complicati, e quindi riconosce dei modelli comportamentali che permettano chiarezza, semplicità e riconoscibilità.<br />Gli Archetipi* sono figure universali e atemporali che, appartenendo all’inconscio collettivo, ritroviamo nei miti e nelle favole.<br />Sono contemporaneamente delle mappe cognitive e catalizzatori di emozioni perché toccano interiormente le persone che istintivamente riconoscono legandoli ad un preciso significato.<br />Anche gli archetipi si ispirano al lavoro di Jung, presentando 12 profili di brand, e personal brand, che si raffigurano nell’immaginario collettivo.<br />Le tre caratteristiche principali per cui gli Archetipi sono utilizzati nel branding sono:<br />•Parlano dei bisogni umani (gli stessi obiettivi di ogni brand)<br />•Suscitano emozioni (anche i brand devono emozionare)<br />•Aiutano a ricordare (anche il brand)<br />Questo ha permesso di creare una nuova disciplina che è l’Archetypal Branding, basata sui 12 modelli junghiani per rappresentare ciò che gli altri percepiscono del nostro brand, lanciata nel 2001 da Margaret Mark e Carol Pearson con il libro "The Hero and the Outlaw".**<br /><br />I 12 Archetipi sono raggruppati in 4 categorie strutturate sulla base delle fasi di crescita dell’individuo:<br />1.CAMBIAMENTO (fase di vita 6-18 anni)<br />1.1.Ribelle, mette in discussione l'autorità e infrange le regole; Desidera ardentemente la ribellione e la rivoluzione. Esempio di Brand Virgin <br />1.2.Mago, desidera creare qualcosa di speciale e trasformare i sogni in realtà, il mago è visto come visionario e spirituale. Esempio di Brand Disney<br />1.3.Eroe, in missione per rendere il mondo un posto migliore, l'Eroe è coraggioso, audace, stimolante. Esempio di Brand Nike<br />2.APPARTENENZA (fase della vita 19-34 anni)<br />2.1.Uomo comune, cerca connessioni e appartenenza; è riconosciuto come solidale, fedele e con i piedi per terra. Esempio di Brand Procten Gamble<br />2.2.Giullare, porta gioia nel mondo attraverso l'umorismo, il divertimento, l'irriverenza e spesso ama fare qualche malizia. Esempio di Brand Skitless<br />2.3.Amante, crea momenti intimi, ispira amore, passione, romanticismo e impegno. Esempio di Brand Chanel<br />3.ORDINE (fase di vita 35-65 anni)<br />3.1.Angelo custode, protegge e si prende cura degli altri, è compassionevole, nutriente e generoso. Esempio di Brand Unicef<br />3.2.Sovrano, crea ordine dal caos, è tipicamente controllante e severo, ma responsabile e organizzato. Esempio di Brand Rolex<br />3.3.Creatore, fantasioso, inventivo e spinto a costruire cose di significato e valore duraturi. Esempio di Brand Apple<br />4.INDIPENDENZA (varie fasi di vita)<br />4.1.Innocente, mostra felicità, bontà, ottimismo, sicurezza, romanticismo e giovinezza. Esempio di Brand Dove<br />4.2.Saggio, Impegnato ad aiutare il mondo a ottenere una comprensione e una saggezza più profonde, il Saggio funge da mentore o consigliere premuroso. Esempio di Brand Audi<br />4.3.Esploratore, trova ispirazione nel viaggio, nel rischio, nella scoperta e nel brivido di nuove esperienze. Esempio di Brand Red Bull <br />Bisogna tener presente che:<br />•Il solo test non è del tutto esaustivo sul branding, ma suggerisce le possibili funzioni cognitive.<br />•Le persone, e i Brand, cambiano e quindi cambia anche la valutazione del test nel tempo. (es. 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(la sintesi comunicativa)<br /><br />Partendo da chi siamo, quindi la nostra personalità, è possibile utilizzare un questionario psicometrico  creato da  Katharine Cook Briggs e sua figlia Isabel Briggs Myers, denominato con l’acronimo MBTI (dall'inglese Myers-Briggs Type Indicator), che durante la seconda guerra mondiale aiutò a stabilire la personalità e la propensione lavorativa delle donne che avrebbero sostituito gli uomini nelle fabbriche.<br />Ancora oggi molto usato non è da intendersi come verità assoluta ma come un indicatore di comportamenti comuni, attitudini, inclinazioni che ognuno di noi possiede, uno strumento da utilizzare per capire noi stessi e gli altri.<br />Il questionario parte dai 16 tipi psicologici di Jung basandosi su quattro coppie di opposte funzioni che determinano i nostri comportamenti:<br /><br />1.Mondo:<br />•Ti piace stare nel mondo esterno? Ti piace stare in mezzo alle persone? Spesso agisci senza riflettere? Le tue parole chiave sono attivo, espansivo e aperto? La tua categoria è Estroversione.<br />•Preferisci il mondo interiore? Sei riflessivo? Hai bisogno di pensare prima di agire? Le tue parole chiave sono riflessivo, riservato? La tua categoria è Introversione.<br />2.Informazioni:<br />•Hai bisogno di informazioni concrete? Che ti arrivano dai sensi? Le tue parole chiave sono chiaro, pratico e concreto? La tua categoria è Sensorialità.<br />•Ti interessano più le connessioni fra le informazioni? Hai bisogno di informazioni che attivano l’immaginazione? Le tue parole chiave sono possibilità, significato e immaginazione? La tua categoria è Intuizione.<br />3.Decisioni:<br />•Ti basi su dati oggettivi? Prendi decisioni sulle analisi dei fatti? Cerchi logica e coerenza? Le tue parole chiave sono logico e orientato al lavoro? La tua categoria è Pensiero.<br />•Contano di più le tue valutazioni e quelle delle persone coinvolte? Nelle soluzioni cerchi il consenso? Le tue parole chiave sono soggettivo e orientato alle persone? La tua categoria è Sentimento.<br />4.Stile di vita:<br />•Ti piace pianificare? Avere una vita organizzata? Rispetti le regole? Le tue parole chiave sono piani, obiettivi e scadenze? La tua categoria è Giudizio.<br />•Non riesci molto ad organizzare? Ti trovi sempre a rincorrere le scadenze? Preferisci uno stile di vita spontaneo? Le tue parole chiave sono ricettivo e flessibile? La tua categoria è Percezione.<br />Dall’intersezione di questi parametri il questionario è in grado di restituire 16 possibili profili.<br />Il test dovrebbe essere sottoposto e valutato da un professionista qualificato, ma è possibile anche usare molti tool online gratis per un risultato meno dettagliato e preciso.<br />Bisogna tener presente che:<br />•Il solo test non è del tutto esaustivo sulla personalità degli individui, ma suggerisce le possibili funzioni cognitive.<br />•Le persone cambiano e quindi cambia anche la valutazione del test nel tempo.<br />•Non esiste la corrispondenza al 100% ma siamo un mix con alcuni fattori che emergono.<br />•Non esiste un’unica visione del test motivo per cui è consigliabile effettuarne diversi e paragonarli.<br />•Non è possibile catalogare tutta l’umanità in 16 categorie, va preso come una base di partenza.<br />Dopo aver raccolto tutti i dati dai vari test bisogna verificare se ci si ritrova, se le parole chiave ed il profilo emerso rappresentano il proprio brand. Bisogna domandarsi come poter usare queste informazioni nel lavoro e se ci rappresentano anche in quest’ambito, se non ci riconosciamo in alcuni valori e se nella vita ci piace relazionarci con persone con le stesse funzioni cognitive.<br /><br />Una volta identificato “chi siamo” bisogna procedere con come siamo percepiti dagli altri e questo lo vedremo nel prossimo episodio…]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42518555</guid><pubDate>Wed, 16 Dec 2020 13:50:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42518555/audio.mp3" length="4418417" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:

•Chi siamo? (attitudini e personalità)
•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)
•Qual è la Social Media Persona? (la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per avere una corretta comunicazione online un brand, e personal brand, deve effettuare alcune valutazioni su:<br /><br />•Chi siamo? (attitudini e personalità)<br />•Come siamo percepiti? (archetipi e Archetypal Branding)<br />•Qual è la Social Media Persona? (la sintesi comunicativa)<br /><br />Partendo da chi siamo, quindi la nostra personalità, è possibile utilizzare un questionario psicometrico  creato da  Katharine Cook Briggs e sua figlia Isabel Briggs Myers, denominato con l’acronimo MBTI (dall'inglese Myers-Briggs Type Indicator), che durante la seconda guerra mondiale aiutò a stabilire la personalità e la propensione lavorativa delle donne che avrebbero sostituito gli uomini nelle fabbriche.<br />Ancora oggi molto usato non è da intendersi come verità assoluta ma come un indicatore di comportamenti comuni, attitudini, inclinazioni che ognuno di noi possiede, uno strumento da utilizzare per capire noi stessi e gli altri.<br />Il questionario parte dai 16 tipi psicologici di Jung basandosi su quattro coppie di opposte funzioni che determinano i nostri comportamenti:<br /><br />1.Mondo:<br />•Ti piace stare nel mondo esterno? Ti piace stare in mezzo alle persone? Spesso agisci senza riflettere? Le tue parole chiave sono attivo, espansivo e aperto? La tua categoria è Estroversione.<br />•Preferisci il mondo interiore? Sei riflessivo? Hai bisogno di pensare prima di agire? Le tue parole chiave sono riflessivo, riservato? La tua categoria è Introversione.<br />2.Informazioni:<br />•Hai bisogno di informazioni concrete? Che ti arrivano dai sensi? Le tue parole chiave sono chiaro, pratico e concreto? La tua categoria è Sensorialità.<br />•Ti interessano più le connessioni fra le informazioni? Hai bisogno di informazioni che attivano l’immaginazione? Le tue parole chiave sono possibilità, significato e immaginazione? La tua categoria è Intuizione.<br />3.Decisioni:<br />•Ti basi su dati oggettivi? Prendi decisioni sulle analisi dei fatti? Cerchi logica e coerenza? Le tue parole chiave sono logico e orientato al lavoro? La tua categoria è Pensiero.<br />•Contano di più le tue valutazioni e quelle delle persone coinvolte? Nelle soluzioni cerchi il consenso? Le tue parole chiave sono soggettivo e orientato alle persone? La tua categoria è Sentimento.<br />4.Stile di vita:<br />•Ti piace pianificare? Avere una vita organizzata? Rispetti le regole? Le tue parole chiave sono piani, obiettivi e scadenze? La tua categoria è Giudizio.<br />•Non riesci molto ad organizzare? Ti trovi sempre a rincorrere le scadenze? Preferisci uno stile di vita spontaneo? Le tue parole chiave sono ricettivo e flessibile? La tua categoria è Percezione.<br />Dall’intersezione di questi parametri il questionario è in grado di restituire 16 possibili profili.<br />Il test dovrebbe essere sottoposto e valutato da un professionista qualificato, ma è possibile anche usare molti tool online gratis per un risultato meno dettagliato e preciso.<br />Bisogna tener presente che:<br />•Il solo test non è del tutto esaustivo sulla personalità degli individui, ma suggerisce le possibili funzioni cognitive.<br />•Le persone cambiano e quindi cambia anche la valutazione del test nel tempo.<br />•Non esiste la corrispondenza al 100% ma siamo un mix con alcuni fattori che emergono.<br />•Non esiste un’unica visione del test motivo per cui è consigliabile effettuarne diversi e paragonarli.<br />•Non è possibile catalogare tutta l’umanità in 16 categorie, va preso come una base di partenza.<br />Dopo aver raccolto tutti i dati dai vari test bisogna verificare se ci si ritrova, se le parole chiave ed il profilo emerso rappresentano il proprio brand. Bisogna domandarsi come poter usare queste informazioni nel lavoro e se ci rappresentano anche in quest’ambito, se non ci riconosciamo in alcuni valori e se nella vita ci piace relazionarci con persone con le stesse funzioni cognitive.<br /><br />Una volta identificato “chi siamo” bisogna procedere con come siamo percepiti...]]></itunes:summary><itunes:duration>277</itunes:duration><itunes:keywords>chisei,mbti,socialpersonalbranding,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c1c0eb968f76176a36c4801c569d9bf3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Open Innovation per nuove idee</title><link>https://www.spreaker.com/episode/open-innovation-per-nuove-idee--42413143</link><description><![CDATA[Di importanza rilevante risulta essere oggi aprire la propria azienda agli ecosistemi dell’innovazione digitale.<br />Le aziende devono aprirsi verso l’esterno, con l’obiettivo di creare relazioni con almeno 4 ecosistemi per poter sviluppare il proprio business.<br />•Aziende, oggi si parla anche di concorrenti, con cui intraprendere scambi, partnership, di best practice, dati di mercato, informazioni e prodotti.<br />•Fornitori digitali, di cui fanno parte tutte le partnership con entità esterne per impostare, sviluppare e far crescere la strategia digitale (es. Cloud, CRM, web agency, acceleratori)<br />•Fabbriche di talenti (digitali), dalle università, ai centri specializzati, realtà internazionali)<br />•Community di esperti, in cui si parla di digitale, come per esempio eventi, ted talk, festival)<br />Tutte queste nuove relazioni devo avvenire contemporaneamente e sinergicamente per generare nuovi processi, nuove pratiche, nuovi valori e nuove aziende, devono contaminarsi.<br />In questo caso per contaminazione sì intende la condivisione di pratiche, principi, valori e strumenti nuovi per cavalcare il digitale.<br />Nel 2003 Henry William Chesbrough, economista e scrittore statunitense, lancia il concetto di “Open Innovation”, che sta ad indicare un nuovo modello di business, basato sull’apertura verso l’esterno, per sviluppare nuovi prodotti, nuovi processi, nuove idee, nuove soluzioni coinvolgendo tutti gli stakeholders, compresi clienti e fornitori, con sessioni di coprogettazione, co-design, condivisione e compartecipazione.<br />Esistono oggi molti tool che consentono alle aziende di interagire con esperti, innovatori, startup, consulenti digitali.<br />Come per esempio:<br />•Innocentive; una piattaforma frequentata anche da grosse aziende che lancia delle challenge ad esperti, innovatori e startup per generare nuove idee e nuovi prodotti.<br />•CampusParty; una piattaforma internazionale, ma anche presente in Italia, in cui si incontrano aziende, giovani, community, università e istituzioni per svolgere degli hackathon di 4 giorni, basati su sfide lanciate dall’azienda, per trovare nuove soluzioni.<br />•Mathesia; una bellissima piattaforma verticale sull’analisi dei dati e normalizzazione matematica degli stessi, in cui è possibile trovare esperti di data science e matematica che possono fornire supporto di analisi.<br />Gli attori sono, in pratica, sempre gli stessi: le aziende, che generalmente lanciano le call, le startup, esperti e talenti, che rispondono alle call e le piattaforme, o eventi, che creano gli ambienti per trovare nuove soluzioni.<br />Le tipologie sono diverse e tante ma la struttura solitamente e sempre la stessa:<br />•La call; che viene lanciata da un’azienda, con specifiche sul tema, il formato dell’evento, i tempi, le modalità, le regole di ingaggio e di vincita, in ultimo il premio per il vincitore.<br />•Coinvolgimento interno; necessario per rendere partecipi gli attori diretti aziendali coinvolti nel processo e dall’innovazione. È molto importante perché saranno loro a spingere il cambiamento interno.<br />•Raccolta delle proposte; può avvenire on-line, quindi raggruppandole fisicamente e poi inserendole in piattaforme di condivisione oppure tramite la presentazione, con un breve speech da parte dei gruppi che propongono, di 5 minuti per raccogliere le informazioni necessarie.<br />•Decisione del vincitore, consiste nell’individuare la proposta più impattante, confidente e sostenibile. Deve essere formato dal management aziendale, che si troverà coinvolto e sosterrà il progetto internamente.<br />•Fase pilota, con il lancio del progetto. È fondamentale analizzare e misurare l’impatto interno per sostenere il cambiamento.<br />L’open innovation è molto importante perché permette soluzioni win-win, in cui tutti gli attori traggono beneficio, genera nuove idee, nuovi prodotti, nuovi approcci e nuove soluzioni, più customer oriented, supporta l’incontro da aziende e talenti e attiva processi interni agli e interfunzionali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42413143</guid><pubDate>Thu, 10 Dec 2020 09:59:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42413143/open_innovation_per_nuove_idee.mp3" length="4423851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Di importanza rilevante risulta essere oggi aprire la propria azienda agli ecosistemi dell’innovazione digitale.
Le aziende devono aprirsi verso l’esterno, con l’obiettivo di creare relazioni con almeno 4 ecosistemi per poter sviluppare il proprio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Di importanza rilevante risulta essere oggi aprire la propria azienda agli ecosistemi dell’innovazione digitale.<br />Le aziende devono aprirsi verso l’esterno, con l’obiettivo di creare relazioni con almeno 4 ecosistemi per poter sviluppare il proprio business.<br />•Aziende, oggi si parla anche di concorrenti, con cui intraprendere scambi, partnership, di best practice, dati di mercato, informazioni e prodotti.<br />•Fornitori digitali, di cui fanno parte tutte le partnership con entità esterne per impostare, sviluppare e far crescere la strategia digitale (es. Cloud, CRM, web agency, acceleratori)<br />•Fabbriche di talenti (digitali), dalle università, ai centri specializzati, realtà internazionali)<br />•Community di esperti, in cui si parla di digitale, come per esempio eventi, ted talk, festival)<br />Tutte queste nuove relazioni devo avvenire contemporaneamente e sinergicamente per generare nuovi processi, nuove pratiche, nuovi valori e nuove aziende, devono contaminarsi.<br />In questo caso per contaminazione sì intende la condivisione di pratiche, principi, valori e strumenti nuovi per cavalcare il digitale.<br />Nel 2003 Henry William Chesbrough, economista e scrittore statunitense, lancia il concetto di “Open Innovation”, che sta ad indicare un nuovo modello di business, basato sull’apertura verso l’esterno, per sviluppare nuovi prodotti, nuovi processi, nuove idee, nuove soluzioni coinvolgendo tutti gli stakeholders, compresi clienti e fornitori, con sessioni di coprogettazione, co-design, condivisione e compartecipazione.<br />Esistono oggi molti tool che consentono alle aziende di interagire con esperti, innovatori, startup, consulenti digitali.<br />Come per esempio:<br />•Innocentive; una piattaforma frequentata anche da grosse aziende che lancia delle challenge ad esperti, innovatori e startup per generare nuove idee e nuovi prodotti.<br />•CampusParty; una piattaforma internazionale, ma anche presente in Italia, in cui si incontrano aziende, giovani, community, università e istituzioni per svolgere degli hackathon di 4 giorni, basati su sfide lanciate dall’azienda, per trovare nuove soluzioni.<br />•Mathesia; una bellissima piattaforma verticale sull’analisi dei dati e normalizzazione matematica degli stessi, in cui è possibile trovare esperti di data science e matematica che possono fornire supporto di analisi.<br />Gli attori sono, in pratica, sempre gli stessi: le aziende, che generalmente lanciano le call, le startup, esperti e talenti, che rispondono alle call e le piattaforme, o eventi, che creano gli ambienti per trovare nuove soluzioni.<br />Le tipologie sono diverse e tante ma la struttura solitamente e sempre la stessa:<br />•La call; che viene lanciata da un’azienda, con specifiche sul tema, il formato dell’evento, i tempi, le modalità, le regole di ingaggio e di vincita, in ultimo il premio per il vincitore.<br />•Coinvolgimento interno; necessario per rendere partecipi gli attori diretti aziendali coinvolti nel processo e dall’innovazione. È molto importante perché saranno loro a spingere il cambiamento interno.<br />•Raccolta delle proposte; può avvenire on-line, quindi raggruppandole fisicamente e poi inserendole in piattaforme di condivisione oppure tramite la presentazione, con un breve speech da parte dei gruppi che propongono, di 5 minuti per raccogliere le informazioni necessarie.<br />•Decisione del vincitore, consiste nell’individuare la proposta più impattante, confidente e sostenibile. Deve essere formato dal management aziendale, che si troverà coinvolto e sosterrà il progetto internamente.<br />•Fase pilota, con il lancio del progetto. È fondamentale analizzare e misurare l’impatto interno per sostenere il cambiamento.<br />L’open innovation è molto importante perché permette soluzioni win-win, in cui tutti gli attori traggono beneficio, genera nuove idee, nuovi prodotti, nuovi approcci e nuove soluzioni, più customer oriented, supporta l’incontro da aziende e talenti e attiva...]]></itunes:summary><itunes:duration>277</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,openinnovation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7295e2c0b44cfe0a86ff4f90f109ae5f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La delega come strumento di crescita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-delega-come-strumento-di-crescita--42302162</link><description><![CDATA[Delegare deriva dal latino de-legatus/de-legare e indica “mandare con qualche incarico”, “incaricare qualcuno di compiere qualche atto in propria vece” o “Affidare ad altri l’esercizio di funzioni o poteri proprî”* (fonte Treccani).<br />Per Peter Drucker la delega è alla base del management inteso come il conseguimento degli obiettivi tramite terzi.<br />Quindi da rappresentanza di firma diventa rappresentanza di obiettivi e potere connesso.<br />Alla base ci sono motivazioni:<br />•individuali, da parte del manager come liberare lo spazio, e le attività, manageriali, migliorare la pianificazione delle attività e ridistribuzione del lavoro, lato collaboratore, proiettato alla crescita professionale, e personale, in relazione alla responsabilità e al raggiungimento degli obiettivi.<br />•Organizzative, con la necessità di sviluppare un decentramento di competenze e responsabilità interne, continuative e costanti, che supportino processi più agili con l’intento di velocizzare le decisioni e sviluppare la crescita delle persone. L’intento è creare elasticità all’interno dell’organizzazione, sviluppando competenze trasversali che permettano di reagire davanti agli imprevisti.<br />La delega deve prevedere 3 fasi fondamentali:<br />•Il compito, o obiettivo, che deve essere chiaro e dichiarato, deve essere supportato da tutti gli strumenti che il delegante deve mettere a disposizione del delegato, e deve essere in linea con le competenze, e capacità, del delegato.<br />•L’autorità, che deve essere riconosciuta al delegato per poter svolgere il compito stabilito. Deve essere resa pubblica, sia per motivazioni di investitura, ma anche come riconoscimento di fatto di potere decisionale con chi avrà relazioni professionali con il delegato.<br />•La responsabilità, strettamente connessa al delegato, di portare a termine gli obiettivi stabiliti, nel tempo stabilito, e di rispondere del suo operato.<br />L’attività da tener in considerazione con molta attenzione è il controllo, spesso l’equilibrio in questa attività, che determina la validità del processo di delega.<br />Il controllo non deve essere troppo serrato, perché in quel caso non si parla di delega e non risponde alla crescita del delegato, con l’assunzione di responsabilità, ma neanche alla funzione strategico/organizzativa della delega stessa, che vedrà il delegante caricato di ulteriore lavoro.<br />Come non deve essere assente, perché in quel caso si parla di scarica barile. <br />Il controllo deve essere anche direttamente proporzionale al livello di maturità professionale del delegato.<br />Nel caso di un livello alto di maturità, il controllo deve essere molto raro e più orientato ad aspetti strategico/politici, nel caso di un livello basso di maturità deve essere più continuo ed orientato ad aspetti formativi con l’obiettivo la crescita del collaboratore.<br />Esistono alcune condizioni aziendali che possono facilitare la delega, sono:<br />1.La distanza tra leader e collaboratore, quanto è più bassa tanto la condizione è favorevole.<br />2.Accettazione dell’incertezza, intesa come la capacità del collaboratore di sapersi destreggiare davanti agli imprevisti.<br />3.Visione a lungo termine, intendendo la delega come un investimento nelle persone e nel futuro.<br />4.Approccio individuale, inteso più come un processo dell’individuo che del gruppo.<br />Uno degli errori più comuni che può compiere un leader in questa fase è di delegare solo il più capace, questo non permetterà di far crescere le altre risorse, generando frustrazione e demotivazione nel tempo, attribuendo troppa forza nel delegato, che conscio di essere il più capace, potrebbe approfittarne.<br />Risulta preferibile delegare, anche, collaboratori che necessitano di crescere e fare esperienza, passando per diversi livelli di delega che possano pian piano spostarla verso compiti più complessi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42302162</guid><pubDate>Thu, 03 Dec 2020 20:41:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42302162/la_delega_come_strumento_di_crescita.mp3" length="4177673" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Delegare deriva dal latino de-legatus/de-legare e indica “mandare con qualche incarico”, “incaricare qualcuno di compiere qualche atto in propria vece” o “Affidare ad altri l’esercizio di funzioni o poteri proprî”* (fonte Treccani).
Per Peter Drucker...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Delegare deriva dal latino de-legatus/de-legare e indica “mandare con qualche incarico”, “incaricare qualcuno di compiere qualche atto in propria vece” o “Affidare ad altri l’esercizio di funzioni o poteri proprî”* (fonte Treccani).<br />Per Peter Drucker la delega è alla base del management inteso come il conseguimento degli obiettivi tramite terzi.<br />Quindi da rappresentanza di firma diventa rappresentanza di obiettivi e potere connesso.<br />Alla base ci sono motivazioni:<br />•individuali, da parte del manager come liberare lo spazio, e le attività, manageriali, migliorare la pianificazione delle attività e ridistribuzione del lavoro, lato collaboratore, proiettato alla crescita professionale, e personale, in relazione alla responsabilità e al raggiungimento degli obiettivi.<br />•Organizzative, con la necessità di sviluppare un decentramento di competenze e responsabilità interne, continuative e costanti, che supportino processi più agili con l’intento di velocizzare le decisioni e sviluppare la crescita delle persone. L’intento è creare elasticità all’interno dell’organizzazione, sviluppando competenze trasversali che permettano di reagire davanti agli imprevisti.<br />La delega deve prevedere 3 fasi fondamentali:<br />•Il compito, o obiettivo, che deve essere chiaro e dichiarato, deve essere supportato da tutti gli strumenti che il delegante deve mettere a disposizione del delegato, e deve essere in linea con le competenze, e capacità, del delegato.<br />•L’autorità, che deve essere riconosciuta al delegato per poter svolgere il compito stabilito. Deve essere resa pubblica, sia per motivazioni di investitura, ma anche come riconoscimento di fatto di potere decisionale con chi avrà relazioni professionali con il delegato.<br />•La responsabilità, strettamente connessa al delegato, di portare a termine gli obiettivi stabiliti, nel tempo stabilito, e di rispondere del suo operato.<br />L’attività da tener in considerazione con molta attenzione è il controllo, spesso l’equilibrio in questa attività, che determina la validità del processo di delega.<br />Il controllo non deve essere troppo serrato, perché in quel caso non si parla di delega e non risponde alla crescita del delegato, con l’assunzione di responsabilità, ma neanche alla funzione strategico/organizzativa della delega stessa, che vedrà il delegante caricato di ulteriore lavoro.<br />Come non deve essere assente, perché in quel caso si parla di scarica barile. <br />Il controllo deve essere anche direttamente proporzionale al livello di maturità professionale del delegato.<br />Nel caso di un livello alto di maturità, il controllo deve essere molto raro e più orientato ad aspetti strategico/politici, nel caso di un livello basso di maturità deve essere più continuo ed orientato ad aspetti formativi con l’obiettivo la crescita del collaboratore.<br />Esistono alcune condizioni aziendali che possono facilitare la delega, sono:<br />1.La distanza tra leader e collaboratore, quanto è più bassa tanto la condizione è favorevole.<br />2.Accettazione dell’incertezza, intesa come la capacità del collaboratore di sapersi destreggiare davanti agli imprevisti.<br />3.Visione a lungo termine, intendendo la delega come un investimento nelle persone e nel futuro.<br />4.Approccio individuale, inteso più come un processo dell’individuo che del gruppo.<br />Uno degli errori più comuni che può compiere un leader in questa fase è di delegare solo il più capace, questo non permetterà di far crescere le altre risorse, generando frustrazione e demotivazione nel tempo, attribuendo troppa forza nel delegato, che conscio di essere il più capace, potrebbe approfittarne.<br />Risulta preferibile delegare, anche, collaboratori che necessitano di crescere e fare esperienza, passando per diversi livelli di delega che possano pian piano spostarla verso compiti più complessi.]]></itunes:summary><itunes:duration>262</itunes:duration><itunes:keywords>delega,responsabilità,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d96220e1859100ce5cce711be0f305d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Strutturare un meeting di valutazione del collaboratore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/strutturare-un-meeting-di-valutazione-del-collaboratore--42239383</link><description><![CDATA[Una volta l’anno, oppure semestralmente, un buon manager ha il compito di dover tenere un colloquio di valutazione con il collaboratore, purtroppo questo processo presenta molte difficoltà ed insidie.<br />Lato collaboratore il primo aspetto critico riguarda il fatto che l’80% dei collaboratori, ascoltati durante il colloquio, sono sicuri di aver lavorato meglio della media; e molto spesso il manager non crede a questo.<br />La principale motivazione di questa iper-valutazione dipende da una distonia che si viene a creare tra il giudizio di sé e il giudizio degli altri.<br />Gli altri tendiamo a valutarli sui comportamenti che vediamo, se si valuta la capacità di relazionarsi all’interno del team, il collaboratore non molto attivo sarà giudicato come una persona poca propensa a relazionarsi, invece noi stessi tendiamo a valutarci sulle intenzioni, in questo caso se non mi relaziono con gli altri ma sono intenzionato a farlo, per noi basterà per darci un voto positivo.<br />Molte insidie si nascondono anche negli aspetti che influenzano il manager nella sua valutazione, anche con la preparazione dovuta al colloquio, perché spesso vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere, sia nel bene che nel male.<br />Quindi se ho molte aspettative su un collaboratore e ho investito del tempo, per me prezioso, sul lavoro svolto di miglioramento e sviluppo, il rischio è che nella valutazione finale posso essere poco obiettivo.<br />Anche lo stato umorale nel momento del colloquio di valutazione gioca brutti scherzi, se quel giorno sono di umore basso molto probabilmente userò un metro di misura poco ottimista, userò le lenti grigie, nel caso contrario in cui sono felice molto probabilmente userò le lenti rosa, con un approccio molto più propenso al positivo.<br />Ovviamente anche il contesto, inteso come luogo del colloquio e collocazione temporale, incide in modo importante. Se il giorno del colloquio sono 30 gradi e siamo senza aria climatizzata, il contesto non aiuta.<br />Esiste anche il noto “effetto alone”, che sta ad indicare che una cosa positiva, o negativa, fatta o detta dalla persona valutata su un aspetto a noi sensibile pesa molto sul giudizio finale che daremo sulla persona.<br />Dipende dal processo di attivazione recente, cioè l’ultima cosa che abbiamo pensato, in maniera impattante, ci influenza, per esempio: se prima del colloquio abbiamo fatto un meeting in cui i nostri superiori ci hanno stressato su un determinato argomento, quando svolgerò il colloquio ciò che il collaboratore ha detto o fatto in merito a quell’argomento influenzerà il giudizio finale.<br />Può dipendere anche dal processo di attivazione frequente, se la sensibilità a quell’argomento ci assilla da tempo e siamo particolarmente sensibili.<br />Per poter minimizzare la possibilità che questi fattori incidano sul colloquio valutativo è necessario programmare e organizzare l’incontro preventivamente.<br />Un buon metodo può essere far compilare, almeno 15 giorni prima, al collaboratore un documento cartaceo, o elettronico, in cui iniziamo col chiedere le aspettative dell’anno trascorso, per esempio: come giudichi l’anno professionale appena trascorso? Quali sono gli aspetti migliorativi rispetto all’anno passato? Quali aspetti sono andati peggio? Cosa pensi dell’azienda e i suoi valori? Come valuti il rapporto con i colleghi?<br />Inserire all’interno di questo documento anche una tabella con i principali valori di soddisfazione e motivazione, come la retribuzione, i benefits, il tipo di carriera, la crescita professionale ecc.<br />Il collaboratore dovrà su base volontaria distribuire 100 punti su questi fattori; è possibile trovarsi in due situazioni, la prima che vedrà distribuiti i punti su tutti i fattori o su alcuni, la seconda in cui il collaboratore concentrerà tutti i 100 punti su una categoria di bisogno, in quel caso bisogna tener ben presente questa richiesta del collaboratore e prepararsi bene per il colloquio.<br />Solo dopo questo momento di studio e riflessione sarà possibile incontrarsi in colloquio, entrambe le parti con tutti gli elementi analizzati, dando la parola per primo al collaboratore.<br />Questi dovrà raccontare quali sono stati gli aspetti negativi e positivi della sua attività professionale, quali difficoltà ha riscontrato e come vorrebbe intraprendere le nuove sfide future.<br />Successivamente la parola passa al manager che dovrà raccontare i punti di forza riscontrati e le aree di miglioramento, definendo un piano di miglioramento condiviso.<br />Ed infine, sempre il manager, dovrà definire le aspettative per il futuro nei confronti del valutato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42239383</guid><pubDate>Mon, 30 Nov 2020 14:08:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42239383/strutturare_un_meeting_di_valutazione_del_collaboratore.mp3" length="4848497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Una volta l’anno, oppure semestralmente, un buon manager ha il compito di dover tenere un colloquio di valutazione con il collaboratore, purtroppo questo processo presenta molte difficoltà ed insidie.
Lato collaboratore il primo aspetto critico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una volta l’anno, oppure semestralmente, un buon manager ha il compito di dover tenere un colloquio di valutazione con il collaboratore, purtroppo questo processo presenta molte difficoltà ed insidie.<br />Lato collaboratore il primo aspetto critico riguarda il fatto che l’80% dei collaboratori, ascoltati durante il colloquio, sono sicuri di aver lavorato meglio della media; e molto spesso il manager non crede a questo.<br />La principale motivazione di questa iper-valutazione dipende da una distonia che si viene a creare tra il giudizio di sé e il giudizio degli altri.<br />Gli altri tendiamo a valutarli sui comportamenti che vediamo, se si valuta la capacità di relazionarsi all’interno del team, il collaboratore non molto attivo sarà giudicato come una persona poca propensa a relazionarsi, invece noi stessi tendiamo a valutarci sulle intenzioni, in questo caso se non mi relaziono con gli altri ma sono intenzionato a farlo, per noi basterà per darci un voto positivo.<br />Molte insidie si nascondono anche negli aspetti che influenzano il manager nella sua valutazione, anche con la preparazione dovuta al colloquio, perché spesso vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere, sia nel bene che nel male.<br />Quindi se ho molte aspettative su un collaboratore e ho investito del tempo, per me prezioso, sul lavoro svolto di miglioramento e sviluppo, il rischio è che nella valutazione finale posso essere poco obiettivo.<br />Anche lo stato umorale nel momento del colloquio di valutazione gioca brutti scherzi, se quel giorno sono di umore basso molto probabilmente userò un metro di misura poco ottimista, userò le lenti grigie, nel caso contrario in cui sono felice molto probabilmente userò le lenti rosa, con un approccio molto più propenso al positivo.<br />Ovviamente anche il contesto, inteso come luogo del colloquio e collocazione temporale, incide in modo importante. Se il giorno del colloquio sono 30 gradi e siamo senza aria climatizzata, il contesto non aiuta.<br />Esiste anche il noto “effetto alone”, che sta ad indicare che una cosa positiva, o negativa, fatta o detta dalla persona valutata su un aspetto a noi sensibile pesa molto sul giudizio finale che daremo sulla persona.<br />Dipende dal processo di attivazione recente, cioè l’ultima cosa che abbiamo pensato, in maniera impattante, ci influenza, per esempio: se prima del colloquio abbiamo fatto un meeting in cui i nostri superiori ci hanno stressato su un determinato argomento, quando svolgerò il colloquio ciò che il collaboratore ha detto o fatto in merito a quell’argomento influenzerà il giudizio finale.<br />Può dipendere anche dal processo di attivazione frequente, se la sensibilità a quell’argomento ci assilla da tempo e siamo particolarmente sensibili.<br />Per poter minimizzare la possibilità che questi fattori incidano sul colloquio valutativo è necessario programmare e organizzare l’incontro preventivamente.<br />Un buon metodo può essere far compilare, almeno 15 giorni prima, al collaboratore un documento cartaceo, o elettronico, in cui iniziamo col chiedere le aspettative dell’anno trascorso, per esempio: come giudichi l’anno professionale appena trascorso? Quali sono gli aspetti migliorativi rispetto all’anno passato? Quali aspetti sono andati peggio? Cosa pensi dell’azienda e i suoi valori? Come valuti il rapporto con i colleghi?<br />Inserire all’interno di questo documento anche una tabella con i principali valori di soddisfazione e motivazione, come la retribuzione, i benefits, il tipo di carriera, la crescita professionale ecc.<br />Il collaboratore dovrà su base volontaria distribuire 100 punti su questi fattori; è possibile trovarsi in due situazioni, la prima che vedrà distribuiti i punti su tutti i fattori o su alcuni, la seconda in cui il collaboratore concentrerà tutti i 100 punti su una categoria di bisogno, in quel caso bisogna tener ben presente questa richiesta del collaboratore e prepararsi bene per il colloquio.<br />Solo dopo questo momento di...]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:keywords>colloquiodivalutazione,drucker,leadership,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7a15181e9617f0ea9098c2028c114531.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Soddisfazioni e motivazioni nelle organizzazioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/soddisfazioni-e-motivazioni-nelle-organizzazioni--42056576</link><description><![CDATA[Come prima definizione di soddisfazione lavorativa cito lo studio di Locke, datato 1976, che afferma: “la soddisfazione lavorativa è un sentimento di piacevolezza derivante dalla percezione, che l’attività professionale svolta consente, di soddisfare importanti valori personali connessi al lavoro”.<br />In poche parole è legata a quanto una persona desidera state all’interno di un’organizzazione.<br /><br />Invece come studio sulla motivazione lavorativa cito David McClelland che lega la motivazione a tre fattori: la realizzazione, il potere e l’affiliazione.<br />Quindi è legata strettamente all’impegno, dedizione e commitment che si mette nel proprio lavoro.<br />Si possono verificare 4 scenari: un collaboratore insoddisfatto e non motivato, insoddisfatto ma motivato, soddisfatto ma non motivato e soddisfatto e motivato.<br /><br />Non è il caso di affrontare i due casi estremi, ma cosa fare nel caso in cui uno delle due variabili è negativa?<br />Una forte insoddisfazione può non incidere sulle performance individuali, anche se nel lungo periodo si, ma incide sicuramente sul rischio di fuoriuscita del collaboratore.<br />Invece chi è soddisfatto ma scarsamente motivato non cercherà probabilmente un nuovo lavoro, ma è un problema per l’organizzazione che si troverà in organico una persona appagata ma difficilmente orientata al raggiungimento degli obiettivi.<br />Il primo studioso ad individuare i fattori esterni che incidono sulla soddisfazione e sulla motivazione del collaboratore è stato Frederic Herzberg che li cataloga in:<br />•Fattori igienici, come la sicurezza fisica sul posto di lavoro, l’igiene, relazioni interpersonali all’interno dell’organizzazione e la retribuzione e i benefits. Se questi fattori vengono a mancare, per la persona la probabilità di fuoriuscita è elevata.<br />•Fattori motivanti, come il raggiungimento dei risultati, e la premialità connessa, la possibilità di carriera, il livello di responsabilità e i contenuti del lavoro stesso. In questo caso venendo a mancare questi fattori sarà molto improbabile che il collaboratore raggiunga gli obiettivi di performance.<br />Quindi le organizzazioni devono osservare ed analizzare il problema che si ha in azienda, siamo davanti ad un problema di turnover o di non raggiungimento degli obiettivi?<br />Dopo la misurazione e l’analisi bisogna prendere decisioni adeguate che permettano di risolvere il problema.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42056576</guid><pubDate>Thu, 19 Nov 2020 13:17:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42056576/soddisfazioni_e_motivazioni_nelle_organizzazioni.mp3" length="2537183" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come prima definizione di soddisfazione lavorativa cito lo studio di Locke, datato 1976, che afferma: “la soddisfazione lavorativa è un sentimento di piacevolezza derivante dalla percezione, che l’attività professionale svolta consente, di soddisfare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come prima definizione di soddisfazione lavorativa cito lo studio di Locke, datato 1976, che afferma: “la soddisfazione lavorativa è un sentimento di piacevolezza derivante dalla percezione, che l’attività professionale svolta consente, di soddisfare importanti valori personali connessi al lavoro”.<br />In poche parole è legata a quanto una persona desidera state all’interno di un’organizzazione.<br /><br />Invece come studio sulla motivazione lavorativa cito David McClelland che lega la motivazione a tre fattori: la realizzazione, il potere e l’affiliazione.<br />Quindi è legata strettamente all’impegno, dedizione e commitment che si mette nel proprio lavoro.<br />Si possono verificare 4 scenari: un collaboratore insoddisfatto e non motivato, insoddisfatto ma motivato, soddisfatto ma non motivato e soddisfatto e motivato.<br /><br />Non è il caso di affrontare i due casi estremi, ma cosa fare nel caso in cui uno delle due variabili è negativa?<br />Una forte insoddisfazione può non incidere sulle performance individuali, anche se nel lungo periodo si, ma incide sicuramente sul rischio di fuoriuscita del collaboratore.<br />Invece chi è soddisfatto ma scarsamente motivato non cercherà probabilmente un nuovo lavoro, ma è un problema per l’organizzazione che si troverà in organico una persona appagata ma difficilmente orientata al raggiungimento degli obiettivi.<br />Il primo studioso ad individuare i fattori esterni che incidono sulla soddisfazione e sulla motivazione del collaboratore è stato Frederic Herzberg che li cataloga in:<br />•Fattori igienici, come la sicurezza fisica sul posto di lavoro, l’igiene, relazioni interpersonali all’interno dell’organizzazione e la retribuzione e i benefits. Se questi fattori vengono a mancare, per la persona la probabilità di fuoriuscita è elevata.<br />•Fattori motivanti, come il raggiungimento dei risultati, e la premialità connessa, la possibilità di carriera, il livello di responsabilità e i contenuti del lavoro stesso. In questo caso venendo a mancare questi fattori sarà molto improbabile che il collaboratore raggiunga gli obiettivi di performance.<br />Quindi le organizzazioni devono osservare ed analizzare il problema che si ha in azienda, siamo davanti ad un problema di turnover o di non raggiungimento degli obiettivi?<br />Dopo la misurazione e l’analisi bisogna prendere decisioni adeguate che permettano di risolvere il problema.]]></itunes:summary><itunes:duration>159</itunes:duration><itunes:keywords>motivazione,soddisfazione,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94097ba3718967e8e3271ed32d0238ec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prendere decisioni con gli analytics</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prendere-decisioni-con-gli-analytics--41935551</link><description><![CDATA[Una celebre citazione di Peter Drucker afferma che “ciò che si può misurare, si può gestire”.<br />Quindi gli analytics offrono alle aziende la possibilità di analizzare e ottimizzare i processi guardando il passato per predire il futuro.<br />Le metriche possono aiutare a comprendere la tipologia dei nostri utenti on-line, sia dati quantitativi che qualitativi, può supportare le scelte di marketing per ingaggiare nuovi clienti, o nutrire quelli in essere, definiscono la nostra presenza on-line e quali risultati otteniamo da questa comunicazione, aiutano a definire quali sono i nostri obiettivi e qual è il percorso più rapido ed efficiente per raggiungerlo.<br />Le metriche ci permettono di migliorare ma anche di monitorare i nostri processi.<br />Esistono diverse tipologie di analytics, identificabili e catalogabili in base alla diversa natura dei dati che andiamo ad analizzare.<br />Possono essere:<br />Web Analytics <br />Statistical Analytics<br />Predictive Analytics<br />Marketing Analitics<br />Talent Analytics<br /><br />Web Analytics sono la raccolta, l’analisi e il reporting di tutti i dati del web, interni ed esterni, focalizzandosi sulla misurazione del comportamento degli utenti sul nostro sito web.<br />L’obiettivo è di migliorare le performance del sito, ottimizzare gli investimenti di marketing, offrire una buona esperienza all’utente e predire comportamenti futuri.<br />A monte bisogna ver definito gli obiettivi di business, e quindi di misurazione, quali sono le metriche da osservare e i KPI da utilizzare, qual è il target di riferimento, quanti-qualitativo, ed infine quali sono le dimensioni e i segmenti di pubblico.<br />Le metriche sono tante e di diversa natura, abbiamo:<br />•Metriche comportamentali, come i visitatori, unici, nuovi e di ritorno, le impression, bounce rate, o frequenza di rimbalzo, la durata della sessione media, le sessioni uniche, il tempo di ingaggio, quanti click riceve il sito, e la durata tra loro, ecc.<br />•Metriche temporali, come giorno e data, orario di maggior frequenza o ingaggio.<br />•Metriche ambientali, come l’indirizzo IP, il browser usato, il tipo di device, la località o l’orario della zona.<br />•Metriche di sorgente, come il dominio di riferimento, ID della campagna o di affiliazione.<br />Metriche di Conversione, che risultano le misurazioni di performance, come l’acquisto, i lead, un App o il download di un contenuto. È dato dal rapporto tra gli utenti che atterrano sul sito e il numero di conversioni andate a buon fine.<br /><br />Statistical Analytics sono quelle metriche che aiutano a raccogliere i dati e, con una visione più creativa, clusterizzarli, segmentarli e raggrupparli per analisi più approfondite, volte a far emergere dati nascosti o meno evidenti non precedentemente evidenziati dai report.<br />Si parte dai Big Data, quindi campioni di grandi dimensioni, per analizzare i cluster, quindi tramite pattern e valori di raggruppamento, basando la valutazione su variabili non valutate prima, possiamo comprendere le opportunità e criticità del nostro business.<br /><br />L'analisi della triangolazione dei processi aziendali ad alto volume consente di trovare e prevedere i risultati dei processi aziendali producendo i migliori risultati parziali senza dover analizzare i processi di transazione in dettaglio.<br />Quindi definire le variabili comportamentali, che non si possono estrapolare solo da un report, raccoglierle ed analizzarle statisticamente per cogliere opportunità in maniera puntuale.<br />I metodi di analisi statistica sono diversi:<br />•l'analisi di regressione è un insieme di processi statistici per stimare le relazioni tra una variabile dipendente e una o più variabili indipendenti.<br />•L’analisi di classificazione si basa sulla su un training set di dati contenente osservazioni di cui si conosce la categoria per identificare a quale categorie appartiene una nuova osservazione.<br />•L'apprendimento delle regole di associazione è un metodo di apprendimento automatico basato su regole per scoprire relazioni interessanti tra variabili in database di grandi dimensioni.<br />•L'analisi dei cluster o clustering permette di raggruppare un insieme di dati in gruppi per verificarne le similitudini con altri gruppi.<br />•Il text mining che prevede l’analisi dei testi per raccogliere informazioni precedentemente non valutate.<br />Predictive Analytics permettono di estrarre insight dai data set esistenti con il supporto di tutti i dati statistici a disposizione e con l’aiuto del machine learning con l’obiettivo di prevedere eventi futuri e sconosciuti.<br />È necessario identificare le cause-effetto dei dati presenti nel data set, identificare, grazie a pattern e cluster, insights nascosti, e validarli rapportandoli nel passato, presente e futuro.<br />Il processo è circolare e in divenire, definendo gli obiettivi, preparando il modello, svilupparlo, lanciarlo e monitorarlo nel tempo per riattivarlo dopo le vidimazioni.<br />Per esempio, proviamo un nuovo canale di business, lo prepariamo, lo processiamo e lo mandiamo in produzione, da quel momento monitoriamo il flusso con o senza il nuovo modello, se i risultati soddisfano la previsione procediamo, altrimenti riattiviamo il processo con l’obiettivo l’ottimizzazione.<br />Marketing Analytics sono fondamentali per valutare l’impatto degli investimenti di marketing sul nostro business, supportando l’ottimizzazione e l’economia di scala, andando ad analizzare sia i dati interni con le metriche di “closed loop”, o metriche interne come la spesa di marketing, la spesa di conversione, i dati di vendita, i costi di acquisizione, i costi del sito e così via, ma anche i dati esterni come i costi di Google Ads, quindi le aste e il CPC e CPA, i costi di Facebook Advertising, banner esterni ecc.<br />Cambia, quindi, nel tempo la complessità ma anche il valore della misurazione di analytics per il marketing, che oggi ha un ritorno all’investimento diverso per ogni canale e ogni strumento che si utilizza.<br />Con queste metriche è possibile segmentare il target di pubblico in base al Life Time Value, quindi il valore che porta un cliente nel tempo, ottimizzare le campagne pubblicitarie, quindi i costi connessi, indirizzare gli investimenti in cluster più recettivi ed aumentare la soddisfazione del consumatore.<br />L’analisi comporta utilizzo di metriche differenti in base al tipo di attività che stiamo sviluppando con il consumatore.<br />•Metriche di Reach, orientate a raggiungere lead e prospect con uso di motori di ricerca, social media e comunicazione su canali di proprietà.<br />•Metriche di Engage, che misurano l’ingaggio che i nostri contenuti su canali di proprietà, su campagne e social network, che riceviamo dai lead e prospect.<br />•Metriche di Activate, che analizzano le vendite e le conversioni, misurando il passaggio da lead a cliente.<br />•Metriche di Nurture, che misurano il comportamento post acquisto e supportano azioni di marketing per il nutrimento del rapporto con il cliente nel tempo.<br /><br />Ed in ultimo Talent Analytics che misurano, raggruppano e analizzano i dati interni, del capitale umano aziendale, per supportare la crescita e lo sviluppo delle persone.<br />Con questa analisi è possibile attivare una serie di azioni, formative ed informative, nel momento in cui si notano delle flessioni, oppure intervenire nel team building per le motivazioni di gruppo, o determinare quali azioni hanno determinato maggiore impatto nel business sul capitale umano.<br />La particolarità di queste metriche è tratteggiata dalla sensibilità dei dati che si raccolgono, le leggi sono molto serrate, motivo per cui deve essere autorizzato l’uso, devono coinvolgere gli individui, le loro aspettative, i loro i bisogni, il percorso di carriera interno, lo stato di motivazione e di soddisfazione.<br />In ultimo devono permettere una lettura omogenea per poter supportare i cambiamenti necessari senza impattare negativamente sulle persone e sulla struttura.<br />Il digitale sta cambiando il mondo, con il supporto degli analytics è possibile raccogliere, misurare, validare gli insights necessari per poter predire il futuro ed ottimizzare i processi, interni ed esterni, e stabilire un rapporto di lungo periodo con il proprio consumatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41935551</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2020 08:42:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41935551/prendere_decisioni_con_gli_analytics.mp3" length="8901029" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Una celebre citazione di Peter Drucker afferma che “ciò che si può misurare, si può gestire”.
Quindi gli analytics offrono alle aziende la possibilità di analizzare e ottimizzare i processi guardando il passato per predire il futuro.
Le metriche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una celebre citazione di Peter Drucker afferma che “ciò che si può misurare, si può gestire”.<br />Quindi gli analytics offrono alle aziende la possibilità di analizzare e ottimizzare i processi guardando il passato per predire il futuro.<br />Le metriche possono aiutare a comprendere la tipologia dei nostri utenti on-line, sia dati quantitativi che qualitativi, può supportare le scelte di marketing per ingaggiare nuovi clienti, o nutrire quelli in essere, definiscono la nostra presenza on-line e quali risultati otteniamo da questa comunicazione, aiutano a definire quali sono i nostri obiettivi e qual è il percorso più rapido ed efficiente per raggiungerlo.<br />Le metriche ci permettono di migliorare ma anche di monitorare i nostri processi.<br />Esistono diverse tipologie di analytics, identificabili e catalogabili in base alla diversa natura dei dati che andiamo ad analizzare.<br />Possono essere:<br />Web Analytics <br />Statistical Analytics<br />Predictive Analytics<br />Marketing Analitics<br />Talent Analytics<br /><br />Web Analytics sono la raccolta, l’analisi e il reporting di tutti i dati del web, interni ed esterni, focalizzandosi sulla misurazione del comportamento degli utenti sul nostro sito web.<br />L’obiettivo è di migliorare le performance del sito, ottimizzare gli investimenti di marketing, offrire una buona esperienza all’utente e predire comportamenti futuri.<br />A monte bisogna ver definito gli obiettivi di business, e quindi di misurazione, quali sono le metriche da osservare e i KPI da utilizzare, qual è il target di riferimento, quanti-qualitativo, ed infine quali sono le dimensioni e i segmenti di pubblico.<br />Le metriche sono tante e di diversa natura, abbiamo:<br />•Metriche comportamentali, come i visitatori, unici, nuovi e di ritorno, le impression, bounce rate, o frequenza di rimbalzo, la durata della sessione media, le sessioni uniche, il tempo di ingaggio, quanti click riceve il sito, e la durata tra loro, ecc.<br />•Metriche temporali, come giorno e data, orario di maggior frequenza o ingaggio.<br />•Metriche ambientali, come l’indirizzo IP, il browser usato, il tipo di device, la località o l’orario della zona.<br />•Metriche di sorgente, come il dominio di riferimento, ID della campagna o di affiliazione.<br />Metriche di Conversione, che risultano le misurazioni di performance, come l’acquisto, i lead, un App o il download di un contenuto. È dato dal rapporto tra gli utenti che atterrano sul sito e il numero di conversioni andate a buon fine.<br /><br />Statistical Analytics sono quelle metriche che aiutano a raccogliere i dati e, con una visione più creativa, clusterizzarli, segmentarli e raggrupparli per analisi più approfondite, volte a far emergere dati nascosti o meno evidenti non precedentemente evidenziati dai report.<br />Si parte dai Big Data, quindi campioni di grandi dimensioni, per analizzare i cluster, quindi tramite pattern e valori di raggruppamento, basando la valutazione su variabili non valutate prima, possiamo comprendere le opportunità e criticità del nostro business.<br /><br />L'analisi della triangolazione dei processi aziendali ad alto volume consente di trovare e prevedere i risultati dei processi aziendali producendo i migliori risultati parziali senza dover analizzare i processi di transazione in dettaglio.<br />Quindi definire le variabili comportamentali, che non si possono estrapolare solo da un report, raccoglierle ed analizzarle statisticamente per cogliere opportunità in maniera puntuale.<br />I metodi di analisi statistica sono diversi:<br />•l'analisi di regressione è un insieme di processi statistici per stimare le relazioni tra una variabile dipendente e una o più variabili indipendenti.<br />•L’analisi di classificazione si basa sulla su un training set di dati contenente osservazioni di cui si conosce la categoria per identificare a quale categorie appartiene una nuova osservazione.<br />•L'apprendimento delle regole di associazione è un...]]></itunes:summary><itunes:duration>557</itunes:duration><itunes:keywords>analytics,kpi,metriche,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9fcea92791c72c932aa8a20d679b22ca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le 5 leve del cambiamento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-5-leve-del-cambiamento--41814996</link><description><![CDATA[In un mondo volatile, incerto, complesso ed ambiguo, le aziende sono chiamate ad un cambiamento, culturale ed organizzativo, mai prima attuato.<br />Il cambiamento che le realtà devono affrontare riguardano 5 leve principali:<br />•Persone<br />•Cultura<br />•Organizzazione<br />•Spazi<br />•Strumenti <br /><br /><br />Quando parliamo di cambiamento delle persone, intese come una leva, bisogna per prima cosa fotografare la situazione generazionale attuale.<br />In questo momento all’interno delle realtà aziendali convivono 4 generazioni, tutte diverse in cultura, aspettative, modelli e obiettivi.<br />I Baby Boomers, tra i 50 e 75 anni, Gen X, tra 35 e 49 anni, Gen Y, tra 20 e 34 anni, Gen Z tra 10 e 19 anni.<br />La vera sfida è far collaborare tutte queste generazioni per attivare un processo di contaminazione che supporti la crescita aziendale e generi un clima di coesione.<br />La Generazione Y e Z sono da coinvolgere, attivare come agenti del cambiamento, devono aiutare come innovatori, spingendo l’azienda verso nuovi orizzonti.<br />Diventa molto importante attivare programmi di reverse mentoring in cui le diverse generazioni si passano la propria cultura, le competenze, le esperienze e le capacità generando crescita a tutti i livelli, supportando il cambiamento.<br /><br />Quando parliamo di cultura si intende la rivalutazione di tutti i valori che determinano le attività aziendali, dalle persone ai processi.<br />Diventa necessario imparare a condividere, ad attivare processi di co-creazione e cooperazione, per generare valore tra e per le persone. Solo grazie alla collaborazione è possibile ascoltare gli altri, migliorare ciò che si offre e trasmettere i valori stessi a tutti.<br />Bisogna imparare a raccogliere, analizzare, normalizzare e utilizzare i dati per misurare e mettere in campo azioni conseguenti.<br />Le aziende devono far proprio il valore di agilità, con strutture veloci che siano in grado di restituire feedback continui.<br />Sicuramente un altro valore è la cultura del rischio e del fallimento connesso. Diventa necessario rischiare, in ambienti sicuri, per generare nuove idee, basate sull’esperienza precedente, che siano in grado di creare valore per le persone.<br />Bisogna abbracciare il concetto di innovazione, non inteso come un’applicazione o implementazione, ma come un valore da coltivare nel tempo.<br />Non bisogna ricercare la perfezione, ma generare un minimo valore proposto da migliorare in divenire e adattare, nel tempo, alle esigenze del proprio target, ponendo al centro l’esperienza dell’utente/consumatore.<br /><br />Quando parliamo di organizzazione si rappresenta nella struttura organizzativa e nel nuovo ruolo della leadership.<br />Il leader, nel mondo digitale, ha un ruolo diverso dal “capo” nelle aziende tradizionali, oggi è una leadership convocativa e abilitante, nel senso che è in grado di creare coesione e compartecipazione, di abilitare le qualità delle persone, di delegare e responsabilizzare; è una figura carismatica in grado ci comunicare e coinvolgere, senza dover utilizzare l’autorità ma facendo emergere le competenze e capacità dei propri collaboratori con il riconoscimento reciproco e l’autonomia gestionale e decisionale.<br />Anche il modello organizzativo è completamente rivisto rispetto al modello tradizionale. <br />In un mercato stabile e con poche flessioni, il modello organizzativo a piramide poteva andare bene, ma in un mondo in continua evoluzione e cambiamento, dove bisogna prendere decisione veloci e impattanti, il modello preferibile è a rete, senza troppi livelli gerarchici che rallentano i processi e deresponsabilizzano le persone, composto da micro team agili che in autonomia generano idee da testare e scalare, che operano velocemente grazie a strumenti che permettono l’analisi dei dati.<br /><br />Il cambiamento deve avvenire anche nella gestione degli spazi di lavoro, devono essere più smart, con open space per condividere e confrontarsi, flessibili, con la possibilità di poter cambiare velocemente, con spazi di coworking e privacy, con strutture di rete e security adeguate, senza uffici singoli ma con postazioni mobili per la leadership.<br />Devono essere strutturati per lo smartworking, incentivando il valore dell’ufficio dove puoi collegare il portatile, con responsabilità sull’output, devono avere piattaforme di condivisione, per permettere ai team di lavorare da ovunque, offrendo l’accesso digitale a tutti gli strumenti.<br /><br />Il cambiamento deve avvenire anche attraverso l’uso e utilizzo degli strumenti a disposizione, che devono inglobare i tool, intranet e extranet, in un unico ambiente, coinvolgendo tutti gli stakeholder e abilitando la condivisione e la collaborazione, facilitando la co-creazione.<br />Esistono oggi tantissimi tool che permettono questa fruizione più smart degli strumenti, basti pensare a Google, con tutte le sue piattaforme di coworking, Microsoft, Salesforce, Hobspot, Yammer e così via, che integrano tutti i dati rendendoli accessibili a tutti gli attori di business, generando risposte veloci, efficaci e sostenibili. Ovviamente anche i social network rientrano tra questi tool.<br /><br />Quindi per riassumere, tutte le realtà organizzative sono chiamate ad un cambiamento per poter affrontare le nuove sfide di mercato e globali, nessuna esclusa, in un mondo molto veloce e con trasformazioni repentine diventa necessario reinventarsi nuovi approcci, nuovi processi che permettano di porre al centro le persone, di rendere agili le organizzazioni, di creare ambienti di crescita e condivisione, anche negli spazi e con l’ausilio di nuovi strumenti, diffondendo nuovi valori su cui creare le fondamenta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41814996</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2020 20:15:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41814996/le_5_leve_del_cambiamento.mp3" length="6256184" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>In un mondo volatile, incerto, complesso ed ambiguo, le aziende sono chiamate ad un cambiamento, culturale ed organizzativo, mai prima attuato.
Il cambiamento che le realtà devono affrontare riguardano 5 leve principali:
•Persone
•Cultura...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In un mondo volatile, incerto, complesso ed ambiguo, le aziende sono chiamate ad un cambiamento, culturale ed organizzativo, mai prima attuato.<br />Il cambiamento che le realtà devono affrontare riguardano 5 leve principali:<br />•Persone<br />•Cultura<br />•Organizzazione<br />•Spazi<br />•Strumenti <br /><br /><br />Quando parliamo di cambiamento delle persone, intese come una leva, bisogna per prima cosa fotografare la situazione generazionale attuale.<br />In questo momento all’interno delle realtà aziendali convivono 4 generazioni, tutte diverse in cultura, aspettative, modelli e obiettivi.<br />I Baby Boomers, tra i 50 e 75 anni, Gen X, tra 35 e 49 anni, Gen Y, tra 20 e 34 anni, Gen Z tra 10 e 19 anni.<br />La vera sfida è far collaborare tutte queste generazioni per attivare un processo di contaminazione che supporti la crescita aziendale e generi un clima di coesione.<br />La Generazione Y e Z sono da coinvolgere, attivare come agenti del cambiamento, devono aiutare come innovatori, spingendo l’azienda verso nuovi orizzonti.<br />Diventa molto importante attivare programmi di reverse mentoring in cui le diverse generazioni si passano la propria cultura, le competenze, le esperienze e le capacità generando crescita a tutti i livelli, supportando il cambiamento.<br /><br />Quando parliamo di cultura si intende la rivalutazione di tutti i valori che determinano le attività aziendali, dalle persone ai processi.<br />Diventa necessario imparare a condividere, ad attivare processi di co-creazione e cooperazione, per generare valore tra e per le persone. Solo grazie alla collaborazione è possibile ascoltare gli altri, migliorare ciò che si offre e trasmettere i valori stessi a tutti.<br />Bisogna imparare a raccogliere, analizzare, normalizzare e utilizzare i dati per misurare e mettere in campo azioni conseguenti.<br />Le aziende devono far proprio il valore di agilità, con strutture veloci che siano in grado di restituire feedback continui.<br />Sicuramente un altro valore è la cultura del rischio e del fallimento connesso. Diventa necessario rischiare, in ambienti sicuri, per generare nuove idee, basate sull’esperienza precedente, che siano in grado di creare valore per le persone.<br />Bisogna abbracciare il concetto di innovazione, non inteso come un’applicazione o implementazione, ma come un valore da coltivare nel tempo.<br />Non bisogna ricercare la perfezione, ma generare un minimo valore proposto da migliorare in divenire e adattare, nel tempo, alle esigenze del proprio target, ponendo al centro l’esperienza dell’utente/consumatore.<br /><br />Quando parliamo di organizzazione si rappresenta nella struttura organizzativa e nel nuovo ruolo della leadership.<br />Il leader, nel mondo digitale, ha un ruolo diverso dal “capo” nelle aziende tradizionali, oggi è una leadership convocativa e abilitante, nel senso che è in grado di creare coesione e compartecipazione, di abilitare le qualità delle persone, di delegare e responsabilizzare; è una figura carismatica in grado ci comunicare e coinvolgere, senza dover utilizzare l’autorità ma facendo emergere le competenze e capacità dei propri collaboratori con il riconoscimento reciproco e l’autonomia gestionale e decisionale.<br />Anche il modello organizzativo è completamente rivisto rispetto al modello tradizionale. <br />In un mercato stabile e con poche flessioni, il modello organizzativo a piramide poteva andare bene, ma in un mondo in continua evoluzione e cambiamento, dove bisogna prendere decisione veloci e impattanti, il modello preferibile è a rete, senza troppi livelli gerarchici che rallentano i processi e deresponsabilizzano le persone, composto da micro team agili che in autonomia generano idee da testare e scalare, che operano velocemente grazie a strumenti che permettono l’analisi dei dati.<br /><br />Il cambiamento deve avvenire anche nella gestione degli spazi di lavoro, devono essere più smart, con open space per condividere e confrontarsi, flessibili,...]]></itunes:summary><itunes:duration>391</itunes:duration><itunes:keywords>cambiamento,digitalchangemanagement,organizzazione,persone,spazi,strumenti,struttura,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0a92c66695710057a9ef1a4225f283d7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come affrontare il cambiamento?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-affrontare-il-cambiamento--41660271</link><description><![CDATA[Quando le persone affrontano un cambiamento, profesionale o personale, reagiscono affrontando 4 fasi:<br />•shock<br />•difesa<br />•riconoscimento<br />•accettazione e adattamento<br /><br />Queste fasi rappresentano un cambiamento sia da un punto di vista personale, esempio una perdita improvvisa o la fine di un rapporto relazionale, o professinale, il cambiamento di processi, ruoli o vision complessiva, e il ruolo di leader deve supportare e aiutare le persone nel passaggio in queste quattro fasi.<br />Nella fase di shock le persone si sentono minacciate dal cambiamento, possono arrivare a negare il cambiamento, non accettandolo, possono vivere una sensazione di insicurezza e instabilità che possono bloccarle e immobilizzarle nel loro atteggiamento, comportando un calo di responsabilità e rischio atteso che inevitabilmente comporta un calo di produttività, performance e motivazioni.<br />Successivamente le persone si spostano dalla sensazione di shock a quella di difesa.<br />In questa fase le persone manifestano rabbia e aggessività verso il cambiamento impostogli e non metabolizzato. Tenderanno a proseguire con le attività passate e di routine, cercando di mostrare i benefici del "si è sempre fatto così" e mantenendo una posizione critica verso le novità.<br />In questa fase le persone percepiscono un forte senso di pericolo che il cambiamento può apportare al proprio status quo.<br />Con il tempo le persone passano nella fase del riconoscimento accettando la perdita, lutto, dolore, che il cambiamento ha portato, ma nel contempo vivono una sensazione di liberazione che permette di iniziare a valutare i pro e i contro che quel cambiamento porta con se, guardando con obiettività il passaggio e supportando l'assunzione del rischio e quindi la possibile costruzione di fiducia rispetto al cambiamento.<br />Ed in ultimo nella fase di accettazione e adattamento le persone iniziano ad interiorizzare il cambiamento, abbandonano il dolore, le paure e il disorientamento visualizzando chiaramente i benefici del cambiamento, abbandonando le resistenze del passato e proiettandosi verso il nuovo; in alcuni casi chi precedentemente resistente diventa ambassador del cambiamento.<br />Cosa può fase un leader per affrontare, con le persone, le quattro fasi?<br />Nella fase di shock, come in tutte le fasi, sono necessari ascolto e comunicazione costante e continua. Risulta fondamentale dare nuovi incarichi all'interno del team, stimolando con obiettivi variabili la flessibilità e l'adattamento, non permettere a nessuno del team di sentirsi troppo a proprio agio nell'ambiente di lavoro e responsabilizzare le persone nei doveri scardinando il senso di soli diritti acquisiti.<br />Come anticipato è importante attivare uìl'ascolto attivo, anche prima della fase di cambiamento, innescando una comunicazione chiara e rassicurante che permetta di trovare nuove ancore a cui appoggiarsi. Bisgna dare libero sfogo ai sentimenti, solo così è possibile comprendere cosa blocca i collaboratori.<br />Come anticipato, nella fase di difesa, le persone sono arrabbiate e aggressive, quindi un buon leader lavora sul gruppo, come ancora di sicurezza e appartenenza, creando attività di micro team, attività esterne e di coesione, pranzi aziendali o magari partite a calcetto, in cui le persone possono collaborare per rinforzarsi all'interno del gruppo.<br />In questa fase il leader deve lasciare libero sfogo, costruttivo, per le lamente e le paure, sia per identificare i blocchi sia perché con sfogo spesso le persone abbassano il livello di stress.<br />Nella fase di riconoscimento il leader deve continuare con il lavoro di coesione del gruppo, creando ancore stabili e di sicurezza nelle persone, contuare ad ascoltare le lamente e le paure, stimolando le persone nel mostrere il proprio stato emotivo.<br />Deve iniziare a parlare dei benefici del cambiamento, non tanto prima perché non sarà ascoltato, e a delegare l'assunzione di nuovi rischi, costruendo fuducia sui successi raggiungi su quei rischi, preparandoli per l'ultima fase.<br />Nella fase di accettazione e adattamento un leader deve continuare a lavorare sulle dinamiche di gruppo, sforzandosi di comprendere i bisogni di ogni singolo collaboratore, lasciando sfogo alle persone di adoperarsi su ciò in cui si sentono più realizzate, spostando il focus dai sentimenti all'azione, attivando così un processo di crescita basato sul fare e quindi sul miglioramento, valutando i detrattori, alcuni lo saranno per sempre, e valutando l'eventuale licenziamento di questi.<br />Come evidenziato precedentemente il leader deve attivare ascolto e comunicazione.<br />Entrambi devono essere costanti, continui ed efficaci e soprattutto a due vie.<br />Se le persone si sentiranno ascoltate e nel contempo ricevono informazioni utili e costanti a supporto avranno fiducia in ciò che il leader trasmette sentendosi più coinvolti e attivi accettando più facilemente il passaggio.<br />Il leader deve comuinicare costantemente lo scopo del cambiamento, i vantaggi, ma anche gli eventuali svantaggi, spiegando sempre il perché delle azioni messe in campo, supportando anche con tool visivi, o rappresentativi, del cambiamento, offrendo anche la possibilità di imprimere meglio ciò che si vuole comunicare.<br />Importante è spiegare i criteri di successo, chiarendo la ricompensa che le persone avranno per quel determinato succeso, ripetento nel tempo, costantemente, lo scopo del cambiamento.<br />Solo con un buon leader il cambiamento può essere assorbito dal team e tramutato in un'opportunità per tutti i collaboratori generando performance per le persone e l'organizzazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41660271</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2020 10:09:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41660271/audio.mp3" length="6158381" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Quando le persone affrontano un cambiamento, profesionale o personale, reagiscono affrontando 4 fasi:
•shock
•difesa
•riconoscimento
•accettazione e adattamento

Queste fasi rappresentano un cambiamento sia da un punto di vista personale, esempio una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando le persone affrontano un cambiamento, profesionale o personale, reagiscono affrontando 4 fasi:<br />•shock<br />•difesa<br />•riconoscimento<br />•accettazione e adattamento<br /><br />Queste fasi rappresentano un cambiamento sia da un punto di vista personale, esempio una perdita improvvisa o la fine di un rapporto relazionale, o professinale, il cambiamento di processi, ruoli o vision complessiva, e il ruolo di leader deve supportare e aiutare le persone nel passaggio in queste quattro fasi.<br />Nella fase di shock le persone si sentono minacciate dal cambiamento, possono arrivare a negare il cambiamento, non accettandolo, possono vivere una sensazione di insicurezza e instabilità che possono bloccarle e immobilizzarle nel loro atteggiamento, comportando un calo di responsabilità e rischio atteso che inevitabilmente comporta un calo di produttività, performance e motivazioni.<br />Successivamente le persone si spostano dalla sensazione di shock a quella di difesa.<br />In questa fase le persone manifestano rabbia e aggessività verso il cambiamento impostogli e non metabolizzato. Tenderanno a proseguire con le attività passate e di routine, cercando di mostrare i benefici del "si è sempre fatto così" e mantenendo una posizione critica verso le novità.<br />In questa fase le persone percepiscono un forte senso di pericolo che il cambiamento può apportare al proprio status quo.<br />Con il tempo le persone passano nella fase del riconoscimento accettando la perdita, lutto, dolore, che il cambiamento ha portato, ma nel contempo vivono una sensazione di liberazione che permette di iniziare a valutare i pro e i contro che quel cambiamento porta con se, guardando con obiettività il passaggio e supportando l'assunzione del rischio e quindi la possibile costruzione di fiducia rispetto al cambiamento.<br />Ed in ultimo nella fase di accettazione e adattamento le persone iniziano ad interiorizzare il cambiamento, abbandonano il dolore, le paure e il disorientamento visualizzando chiaramente i benefici del cambiamento, abbandonando le resistenze del passato e proiettandosi verso il nuovo; in alcuni casi chi precedentemente resistente diventa ambassador del cambiamento.<br />Cosa può fase un leader per affrontare, con le persone, le quattro fasi?<br />Nella fase di shock, come in tutte le fasi, sono necessari ascolto e comunicazione costante e continua. Risulta fondamentale dare nuovi incarichi all'interno del team, stimolando con obiettivi variabili la flessibilità e l'adattamento, non permettere a nessuno del team di sentirsi troppo a proprio agio nell'ambiente di lavoro e responsabilizzare le persone nei doveri scardinando il senso di soli diritti acquisiti.<br />Come anticipato è importante attivare uìl'ascolto attivo, anche prima della fase di cambiamento, innescando una comunicazione chiara e rassicurante che permetta di trovare nuove ancore a cui appoggiarsi. Bisgna dare libero sfogo ai sentimenti, solo così è possibile comprendere cosa blocca i collaboratori.<br />Come anticipato, nella fase di difesa, le persone sono arrabbiate e aggressive, quindi un buon leader lavora sul gruppo, come ancora di sicurezza e appartenenza, creando attività di micro team, attività esterne e di coesione, pranzi aziendali o magari partite a calcetto, in cui le persone possono collaborare per rinforzarsi all'interno del gruppo.<br />In questa fase il leader deve lasciare libero sfogo, costruttivo, per le lamente e le paure, sia per identificare i blocchi sia perché con sfogo spesso le persone abbassano il livello di stress.<br />Nella fase di riconoscimento il leader deve continuare con il lavoro di coesione del gruppo, creando ancore stabili e di sicurezza nelle persone, contuare ad ascoltare le lamente e le paure, stimolando le persone nel mostrere il proprio stato emotivo.<br />Deve iniziare a parlare dei benefici del cambiamento, non tanto prima perché non sarà ascoltato, e a delegare l'assunzione di nuovi rischi, costruendo fuducia...]]></itunes:summary><itunes:duration>385</itunes:duration><itunes:keywords>cambiamento,leadership,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6180ac920ec6e70dd1266e1f51bf6501.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il potere della Leadership</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-potere-della-leadership--41631936</link><description><![CDATA[Cosa si intende per Leadership? Quale relazione con il potere? Quale relazione con il management?<br />“Leader è qualcuno che ha dei follower”<br />È Leader chi ha qualcuno che lo segue.<br />Questa è una celebre frase di Peter Drucker (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker)" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker)</a>, economista austriaco, che apre l’orizzonte ad una domanda fondamentale: come fare a farsi seguire da qualcuno?<br />La relazione tra Leadership e followership è caratterizzata da fiducia, consapevolezza, competenza, autorità, autorevolezza, onestà, credibilità e unicità.<br />La traduzione di leader che presenta il Garzanti (<a href="https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=leader" rel="noopener">https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=leader</a>) è di: Capo, Guida, Comandante, Dirigente, Capo partito, Vincitore.<br />Invece la traduzione che offre di follower è: Servitore, Seguace, Cedente, Ammiratore, Innamorato, Tifoso.<br />Sono evidenti le simmetrie con Capo-Servitore, Guida-Seguace, Comandante-Cedente, Dirigente-Ammiratore, Capo partito-Innamorato ed infine Vincitore-Tifoso.<br />Ma gli aspetti fondamentali, aldilà delle simmetrie che si preferiscono, sono la direzione, la meta e l’obiettivo da raggiungere, e le persone da coinvolgere per raggiungere quella meta.<br />Quindi in relazione a questi due aspetti possiamo espandere la definizione di Drucker definendo un leader colui che sa condurre delle persone verso una meta.<br />Ovviamente una domanda nasce spontanea: perché qualcuno segue un leader?<br />La risposta più diretta è: perché è dotato di un qualche tipo di potere, anche di diversa natura.<br />Per la definizione di potere uso una celebre frase di Max Weber che recita:<br />“Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione”.<br />Come si esercita questo potere? Obbligando, Offrendo qualcosa in cambio, Sapendo dove andare, Sapendo cosa fare, Sapendo fare ed Essendo ammirato o amato.<br /><br />Sempre Weber afferma il concetto di legittimità del potere, cioè quando è riconosciuto da chi ne è oggetto, e si manifesta sul ruolo formale (autorità) oppure sulle sue doti personali (autorevolezza).<br />Esistono, quindi, due tipi di leadeship:<br />•Leadership autoritaria, si basa sul potere attribuito e riconosciuto al leader di prendere decisioni e distribuire premi e punizioni.<br />•Leadership autorevole, si basa sulla condivisione e comprensione di scopi, vision e mission del leader che diventano anche dei follower.<br />Viene da sé che è leadership illegittima quella ricevuta con violenza, se non riconosciuta come autoritaria o autorevolezza, per esempio se qualcuno ci obbliga con un’arma a lasciargli il portafoglio, questa è espressione di potere, e leadership, illegittima.<br />Quindi la leadership è tale se il potere connesso è riconosciuto come legittimamente esercitabile.<br />Come ultima definizione possiamo affermare che:<br />Leadeship è saper condurre le persone verso una meta esercitando un potere da loro riconosciuto come legittimo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41631936</guid><pubDate>Sun, 25 Oct 2020 15:40:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41631936/il_potere_della_leadership.mp3" length="3083873" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa si intende per Leadership? Quale relazione con il potere? Quale relazione con il management?
“Leader è qualcuno che ha dei follower”
È Leader chi ha qualcuno che lo segue.
Questa è una celebre frase di Peter Drucker...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa si intende per Leadership? Quale relazione con il potere? Quale relazione con il management?<br />“Leader è qualcuno che ha dei follower”<br />È Leader chi ha qualcuno che lo segue.<br />Questa è una celebre frase di Peter Drucker (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker)" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker)</a>, economista austriaco, che apre l’orizzonte ad una domanda fondamentale: come fare a farsi seguire da qualcuno?<br />La relazione tra Leadership e followership è caratterizzata da fiducia, consapevolezza, competenza, autorità, autorevolezza, onestà, credibilità e unicità.<br />La traduzione di leader che presenta il Garzanti (<a href="https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=leader" rel="noopener">https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=leader</a>) è di: Capo, Guida, Comandante, Dirigente, Capo partito, Vincitore.<br />Invece la traduzione che offre di follower è: Servitore, Seguace, Cedente, Ammiratore, Innamorato, Tifoso.<br />Sono evidenti le simmetrie con Capo-Servitore, Guida-Seguace, Comandante-Cedente, Dirigente-Ammiratore, Capo partito-Innamorato ed infine Vincitore-Tifoso.<br />Ma gli aspetti fondamentali, aldilà delle simmetrie che si preferiscono, sono la direzione, la meta e l’obiettivo da raggiungere, e le persone da coinvolgere per raggiungere quella meta.<br />Quindi in relazione a questi due aspetti possiamo espandere la definizione di Drucker definendo un leader colui che sa condurre delle persone verso una meta.<br />Ovviamente una domanda nasce spontanea: perché qualcuno segue un leader?<br />La risposta più diretta è: perché è dotato di un qualche tipo di potere, anche di diversa natura.<br />Per la definizione di potere uso una celebre frase di Max Weber che recita:<br />“Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione”.<br />Come si esercita questo potere? Obbligando, Offrendo qualcosa in cambio, Sapendo dove andare, Sapendo cosa fare, Sapendo fare ed Essendo ammirato o amato.<br /><br />Sempre Weber afferma il concetto di legittimità del potere, cioè quando è riconosciuto da chi ne è oggetto, e si manifesta sul ruolo formale (autorità) oppure sulle sue doti personali (autorevolezza).<br />Esistono, quindi, due tipi di leadeship:<br />•Leadership autoritaria, si basa sul potere attribuito e riconosciuto al leader di prendere decisioni e distribuire premi e punizioni.<br />•Leadership autorevole, si basa sulla condivisione e comprensione di scopi, vision e mission del leader che diventano anche dei follower.<br />Viene da sé che è leadership illegittima quella ricevuta con violenza, se non riconosciuta come autoritaria o autorevolezza, per esempio se qualcuno ci obbliga con un’arma a lasciargli il portafoglio, questa è espressione di potere, e leadership, illegittima.<br />Quindi la leadership è tale se il potere connesso è riconosciuto come legittimamente esercitabile.<br />Come ultima definizione possiamo affermare che:<br />Leadeship è saper condurre le persone verso una meta esercitando un potere da loro riconosciuto come legittimo.]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:keywords>leader,leadership,potere,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b792727fc8a35220059f0f609b0e8d03.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come pianificare, gestire e analizzare un processo di Direct Marketing</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-pianificare-gestire-e-analizzare-un-processo-di-direct-marketing--41442932</link><description><![CDATA[I processi di Direct  Marketing possono essere molto complessi e sofisticati.<br />Sono processi circolari e passano da 4 step fondamentali:<br />Pianificazione; la fase in cui si decidono gli obiettivi, il target di utenza, la frequenza con cui vogliamo comunicare e i diversi formati che vogliamo utilizzare.<br />Azione; è la fase in cui definiti i passaggi precedenti andiamo a preparare le email ed eseguiamo l’invio.<br />Analisi; ovviamente la fase più importante perché andiamo a raccogliere, normalizzare ed analizzare tutti i dati per comprendere cosa ha funzionato e cosa è da migliorare ( il collo di bottiglia).<br />Ottimizzazione; in cui impariamo dal passato e dai dati raccolti, per pianificare un nuovo processo migliore di quello precedente.<br />Nella fase di pianificazione è importante:<br />Definire gli obiettivi; quindi definire cosa voglio che faccia l’utente, deve cliccare per atterrare sulla mia landing page? Deve scaricare un contenuto? Deve compilare un form?<br />Pensare e definire il target di riferimento; è uomo? Donna? Giovane? Adulto? Istruito? Quali interessi ha? Come vuole ricevere il messaggio? Su quale device? Quanto? …<br />Definire una frequenza e modalità di invio; quante e-mail voglio inviare? Con quale frequenza? Utilizzo anche gli sms se ha lasciato numero? Preparo una pagina di ringraziamento? Preparo una survey dopo?...<br />Come presentarsi; qual è il nome con cui mi devo presentare? Inserisco il dominio aziendale? Inserisco la foto?<br />Definire il “subject”; quale titolo di presentazione? Come colpire l’utente affinché apra la email?<br />Definire il contenuto; quale tono di voce? Immagini? Video? Link? Lungo? Corto? Forbito? Semplice?...<br />Nella fase di azione bisogna:<br />Realizzare tecnicamente la email; quindi creare fisicamente i copy, le immagini, i link o i video, riportare tutto sulla piattaforma che si sta utilizzando e prepararsi all’invio.<br />Effettuare una fase testing; utilizzando un account civetta oppure utilizzare le funzioni di testing della piattaforma, se ne hai una.<br />Verificare se ci sono Spam Words, troppi caratteri maiuscoli o troppe immagini.<br />Inviare; l’azione è ben definita.<br />Effettuare la corretta ricezione; sempre con l’utilizzo di account civetta o grazie a strumenti di tracking.<br />Nella fase di analisi andiamo a verificare:<br />I tassi di consegna; quante mail sono state consegnate? Alcune sono andate in Spam? Quante sono tornate indietro per posta piena o inesistente? Molto importante per pulire i database e rendere più efficiente la lista.<br />I tassi di apertura; quante persone hanno aperto la email? Il subject è efficace? <br />I tassi di click; quante persone hanno cliccato sul link? Sono interessate?<br />I tassi di disiscrizione; quante persone hanno cancellato l’iscrizione? Hanno segnalato come spam? Perché?<br />I tassi di conversione; quante persone hanno fatto ciò che volevo?<br />In questa fase è necessario studiare ogni singolo invio, ma aggregare i dati per una visione generale.<br />Per poter realizzare una campagna di direct marketing è fondamentale possedere tre diverse competenze e tutte collegate; competenze creative per poter attirare l’utente, coinvolgerlo e risultare attraente (subject, contenuto, mail from), competenze tecnologiche, per la gestione dell’antispam, del tracciamento, invio, scelta del tool, e competenze analitiche, per la fase di raccolta e analisi dei risultati per ottimizzare il processo.<br />Spesso si annuncia la morte dell’email marketing, ma in realtà è ancora uno strumento fortissimo di acquisizione, nurturing e comunicazione con il proprio pubblico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41442932</guid><pubDate>Tue, 13 Oct 2020 18:46:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41442932/audio.mp3" length="4443077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>I processi di Direct  Marketing possono essere molto complessi e sofisticati.
Sono processi circolari e passano da 4 step fondamentali:
Pianificazione; la fase in cui si decidono gli obiettivi, il target di utenza, la frequenza con cui vogliamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I processi di Direct  Marketing possono essere molto complessi e sofisticati.<br />Sono processi circolari e passano da 4 step fondamentali:<br />Pianificazione; la fase in cui si decidono gli obiettivi, il target di utenza, la frequenza con cui vogliamo comunicare e i diversi formati che vogliamo utilizzare.<br />Azione; è la fase in cui definiti i passaggi precedenti andiamo a preparare le email ed eseguiamo l’invio.<br />Analisi; ovviamente la fase più importante perché andiamo a raccogliere, normalizzare ed analizzare tutti i dati per comprendere cosa ha funzionato e cosa è da migliorare ( il collo di bottiglia).<br />Ottimizzazione; in cui impariamo dal passato e dai dati raccolti, per pianificare un nuovo processo migliore di quello precedente.<br />Nella fase di pianificazione è importante:<br />Definire gli obiettivi; quindi definire cosa voglio che faccia l’utente, deve cliccare per atterrare sulla mia landing page? Deve scaricare un contenuto? Deve compilare un form?<br />Pensare e definire il target di riferimento; è uomo? Donna? Giovane? Adulto? Istruito? Quali interessi ha? Come vuole ricevere il messaggio? Su quale device? Quanto? …<br />Definire una frequenza e modalità di invio; quante e-mail voglio inviare? Con quale frequenza? Utilizzo anche gli sms se ha lasciato numero? Preparo una pagina di ringraziamento? Preparo una survey dopo?...<br />Come presentarsi; qual è il nome con cui mi devo presentare? Inserisco il dominio aziendale? Inserisco la foto?<br />Definire il “subject”; quale titolo di presentazione? Come colpire l’utente affinché apra la email?<br />Definire il contenuto; quale tono di voce? Immagini? Video? Link? Lungo? Corto? Forbito? Semplice?...<br />Nella fase di azione bisogna:<br />Realizzare tecnicamente la email; quindi creare fisicamente i copy, le immagini, i link o i video, riportare tutto sulla piattaforma che si sta utilizzando e prepararsi all’invio.<br />Effettuare una fase testing; utilizzando un account civetta oppure utilizzare le funzioni di testing della piattaforma, se ne hai una.<br />Verificare se ci sono Spam Words, troppi caratteri maiuscoli o troppe immagini.<br />Inviare; l’azione è ben definita.<br />Effettuare la corretta ricezione; sempre con l’utilizzo di account civetta o grazie a strumenti di tracking.<br />Nella fase di analisi andiamo a verificare:<br />I tassi di consegna; quante mail sono state consegnate? Alcune sono andate in Spam? Quante sono tornate indietro per posta piena o inesistente? Molto importante per pulire i database e rendere più efficiente la lista.<br />I tassi di apertura; quante persone hanno aperto la email? Il subject è efficace? <br />I tassi di click; quante persone hanno cliccato sul link? Sono interessate?<br />I tassi di disiscrizione; quante persone hanno cancellato l’iscrizione? Hanno segnalato come spam? Perché?<br />I tassi di conversione; quante persone hanno fatto ciò che volevo?<br />In questa fase è necessario studiare ogni singolo invio, ma aggregare i dati per una visione generale.<br />Per poter realizzare una campagna di direct marketing è fondamentale possedere tre diverse competenze e tutte collegate; competenze creative per poter attirare l’utente, coinvolgerlo e risultare attraente (subject, contenuto, mail from), competenze tecnologiche, per la gestione dell’antispam, del tracciamento, invio, scelta del tool, e competenze analitiche, per la fase di raccolta e analisi dei risultati per ottimizzare il processo.<br />Spesso si annuncia la morte dell’email marketing, ma in realtà è ancora uno strumento fortissimo di acquisizione, nurturing e comunicazione con il proprio pubblico.]]></itunes:summary><itunes:duration>278</itunes:duration><itunes:keywords>directmarketing,emailmarketing,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7891d518893a5b277312c815b515ac0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>User Experience Vs Usabilità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/user-experience-vs-usabilita--41394358</link><description><![CDATA[Far vivere alle persone un’esperienza digitale positiva, o addirittura memorabile, è il miglior modo per attirarle, se non ci conoscono, e trattenerle, se ci conoscono.<br />La User Experience è la dimensione della progettazione focalizzata sull'uso che le persone fanno di un prodotto o servizio.<br />Uno dei principali studiosi della materia è Jakob Nielsen, noto informatico e imprenditore danese, che afferma che la UX è la sommatoria dell’emozioni, delle percezioni e delle reazioni che una persona prova quando entra in contatto con un’azienda, con un prodotto o un servizio.<br />Invece parliamo di usabilità, intesa come una delle materie di UX, come il grado si efficacia, efficienza e soddisfazione con cui gli utenti si relazionano ad un sistema, quando il sistema è un sito web parliamo di Web Usability.<br />Efficacia è la misura in cui un utente raggiunge un obiettivo di un compito in modo corretto e completo.<br />Efficienza è la quantità di risorse spese dall’utente per raggiungere l’obiettivo prefissato.<br />Soddisfazione è il piacere provato durante la navigazione.<br />Quindi è possibile affermare che la UX e l’usabilità sono entrambe focalizzate sul cliente/utente, adoperando strumenti adeguati per far vivere un’esperienza memorabile e osservare le attività svolte per realizzare i reali bisogni delle persone.<br />Il modello di UX Design si articola in tre fasi processuali:<br />•Ricerca e analisi; in cui si raccolgono i dati per analizzare i bisogni degli utenti, si studiano i modelli dei competitors e si analizzano i dati di mercato.<br />•Progettazione; che consiste nella fase creativa, nell'uso di strumenti di generazione idee, brainstorming, post-it e pennarelli, alberi di progettazione e tutti gli strumenti di agile design.<br />•Valutazione; che consiste in test con utenti, o analisi da parte di esperti in materia, per ottenere un feedback prima della messa on-line.<br />I principali strumenti che si possono utilizzare per creare siti coinvolgenti e user friendly sono :<br />•Brainstorming; che consiste nel produrre idee, senza censura e liberamente, con l’utilizzo di strumenti visuali, post-it, immagini, alberi delle idee, colori e cartoncini, prioritizzando e selezionando le prime da mettere a terra.<br />•Benchmark; o analisi dell’esperienza utente dei competitor, per individuare punti di forza e debolezza, o spunti di analisi, delle piattaforme dei nostri competitors, diretti ed indiretti.<br />•Personas; che sono delle simulazioni di utenti, quanto più precise possibili, rappresentative dei dati qualitativi e quantitativi dei cluster di riferimento.<br />•Costumer Journey; praticamente il viaggio che il nostro utente effettua in tutti i suoi punti di contatto con il brand, anche dal lato emotivo.<br />•Cart Sorting; che su utilizza per creare i menù di navigazione e la mappa del sito, con post-it e cartellini si chiamano i partecipanti a classificare gli argomenti per categorie e inserire un “naming” delle voci.<br />•Schizzi su carta; che creano una bozza di design sulle idee presentate permettendo di raccogliere i primi feedback.<br />•Wireframe; che mostrano la struttura del sito, ed è una rappresentazione visiva della struttura, dei contenuti, della gerarchia delle informazioni e le funzionalità.<br />•User test; che consiste nel testare empiricamente il sito, o ecommerce, per comprenderne l’usabilità con utenti esterni al progetto.<br />•Usability Checkup, che consiste nel far analizzare il sito, secondo principi prestabiliti, da esperti di UX per una valutazione finale.<br />I principali campi di analisi da valutare sono l’identità che mostriamo sul sito, è chiara e definita?, l’Homepage, comunichiamo l’obiettivo principale del sito?, il menù, è troppo ampio o profondo?, la scrittura è breve e diretta?, design, come sono i colori, il font e lo stile?, tecnica, funziona su tutti i browser? È “responsive”?<br />Con l’uso, oramai principale, dello smartphone è fondamentale, quando si progetta la UX di un sito o ecommerce, progettarlo con un’usabilità massima sia da desktop che da mobile.<br />Progettare un sito con una User Experience, memorabile ed emozionale, è fondamentale per ottenere nuovi utenti, fidelizzare i clienti in essere e creare un’immagine del brand soddisfacente nel lungo periodo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41394358</guid><pubDate>Sat, 10 Oct 2020 08:48:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41394358/user_experience_vs_usabilit.mp3" length="4756964" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Far vivere alle persone un’esperienza digitale positiva, o addirittura memorabile, è il miglior modo per attirarle, se non ci conoscono, e trattenerle, se ci conoscono.
La User Experience è la dimensione della progettazione focalizzata sull'uso che le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Far vivere alle persone un’esperienza digitale positiva, o addirittura memorabile, è il miglior modo per attirarle, se non ci conoscono, e trattenerle, se ci conoscono.<br />La User Experience è la dimensione della progettazione focalizzata sull'uso che le persone fanno di un prodotto o servizio.<br />Uno dei principali studiosi della materia è Jakob Nielsen, noto informatico e imprenditore danese, che afferma che la UX è la sommatoria dell’emozioni, delle percezioni e delle reazioni che una persona prova quando entra in contatto con un’azienda, con un prodotto o un servizio.<br />Invece parliamo di usabilità, intesa come una delle materie di UX, come il grado si efficacia, efficienza e soddisfazione con cui gli utenti si relazionano ad un sistema, quando il sistema è un sito web parliamo di Web Usability.<br />Efficacia è la misura in cui un utente raggiunge un obiettivo di un compito in modo corretto e completo.<br />Efficienza è la quantità di risorse spese dall’utente per raggiungere l’obiettivo prefissato.<br />Soddisfazione è il piacere provato durante la navigazione.<br />Quindi è possibile affermare che la UX e l’usabilità sono entrambe focalizzate sul cliente/utente, adoperando strumenti adeguati per far vivere un’esperienza memorabile e osservare le attività svolte per realizzare i reali bisogni delle persone.<br />Il modello di UX Design si articola in tre fasi processuali:<br />•Ricerca e analisi; in cui si raccolgono i dati per analizzare i bisogni degli utenti, si studiano i modelli dei competitors e si analizzano i dati di mercato.<br />•Progettazione; che consiste nella fase creativa, nell'uso di strumenti di generazione idee, brainstorming, post-it e pennarelli, alberi di progettazione e tutti gli strumenti di agile design.<br />•Valutazione; che consiste in test con utenti, o analisi da parte di esperti in materia, per ottenere un feedback prima della messa on-line.<br />I principali strumenti che si possono utilizzare per creare siti coinvolgenti e user friendly sono :<br />•Brainstorming; che consiste nel produrre idee, senza censura e liberamente, con l’utilizzo di strumenti visuali, post-it, immagini, alberi delle idee, colori e cartoncini, prioritizzando e selezionando le prime da mettere a terra.<br />•Benchmark; o analisi dell’esperienza utente dei competitor, per individuare punti di forza e debolezza, o spunti di analisi, delle piattaforme dei nostri competitors, diretti ed indiretti.<br />•Personas; che sono delle simulazioni di utenti, quanto più precise possibili, rappresentative dei dati qualitativi e quantitativi dei cluster di riferimento.<br />•Costumer Journey; praticamente il viaggio che il nostro utente effettua in tutti i suoi punti di contatto con il brand, anche dal lato emotivo.<br />•Cart Sorting; che su utilizza per creare i menù di navigazione e la mappa del sito, con post-it e cartellini si chiamano i partecipanti a classificare gli argomenti per categorie e inserire un “naming” delle voci.<br />•Schizzi su carta; che creano una bozza di design sulle idee presentate permettendo di raccogliere i primi feedback.<br />•Wireframe; che mostrano la struttura del sito, ed è una rappresentazione visiva della struttura, dei contenuti, della gerarchia delle informazioni e le funzionalità.<br />•User test; che consiste nel testare empiricamente il sito, o ecommerce, per comprenderne l’usabilità con utenti esterni al progetto.<br />•Usability Checkup, che consiste nel far analizzare il sito, secondo principi prestabiliti, da esperti di UX per una valutazione finale.<br />I principali campi di analisi da valutare sono l’identità che mostriamo sul sito, è chiara e definita?, l’Homepage, comunichiamo l’obiettivo principale del sito?, il menù, è troppo ampio o profondo?, la scrittura è breve e diretta?, design, come sono i colori, il font e lo stile?, tecnica, funziona su tutti i browser? È “responsive”?<br />Con l’uso, oramai principale, dello smartphone è fondamentale, quando si progetta la...]]></itunes:summary><itunes:duration>298</itunes:duration><itunes:keywords>usabilità,userexperience,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2213c33da62d44ef92698134c107e722.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come siamo arrivati all'Industria 4.0?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-siamo-arrivati-all-industria-4-0--41197989</link><description><![CDATA[Come siamo arrivati all’Industria 4.0?<br /><br />Ebbene è importante tenere in considerazione le 3 fasi precedenti che hanno caratterizzato i passaggi antecedenti l’industria 4.0.<br />Le rivoluzioni industriali sono state fasi storiche caratterizzate dall’aumento della produttività e dal cambiamento, o trasformazione, delle tecnologie adottate, incidendo sempre più nell’approccio alla produzione.<br />Da questo punto di vista, a parer mio, è più giusto parlare di evoluzione industriale e non rivoluzione.<br />Le fasi si distinguono in:<br />1.Prima rivoluzione industriale, verso la fine del XVI secolo, caratterizzata dalle prime macchine che hanno permesso l’aumento della produzione, alleviando gli operai dal lavoro usurante.  In questa fase la tecnologia ha dato l’impulso alla produzione che inizia a generare economie di scala.<br />2.Seconda rivoluzione industriale, nella seconda metà del XIX secolo, con la nascita della catena di montaggio che supporta la produzione nella creazione di grossi lotti a basso costo. La tecnologia supporta la produzione di grosse quantità, con qualità standardizzata, impattando, notevolmente, sui costi.<br />3.Terza rivoluzione industriale, nella seconda metà del XX secolo, che associa la produzione all’elettronica. In questo caso la tecnologia supporta la produzione di massa garantendo la qualità, anche in operazioni complesse, riducendo l’incidenza dei lavori usuranti, aumentando la richiesta di competenze specifiche.<br />4.Quarta rivoluzione industriale (Industry 4.0), fondamentalmente dal XXI secolo, che trasforma il paradigma in un rapporto, sempre più complesso, con la tecnologia che supporta lo sviluppo del design, manifatturiero, dei servizi e nei sistemi di produzione.<br />Il mondo virtuale e reale diventeranno sempre più connessi e sarà sempre meno netto il confine tra loro, con la nascita di sistemi “cyberfisici” che collegano umano e robotica.<br />Si integrano, e si mettono in comunicazione, tutte le funzioni aziendali fino ad espandersi esternamente all’azienda, dalla fornitura delle materie prime, passando per i processi produttivi, fino alla rete commerciale permettendo di esternalizzarlo creando prodotti specifici e customizzati.<br />L’implementazione di queste tecnologie ha permesso di simulare, prototipare, in maniera digitale, e valutare l’impatto del prodotto o processo sulla base di modelli digitali prima della produzione.<br />Invece nel processo di output è possibile, grazie a sistemi produttivi flessibili, di customizzare i prodotti in linea con le necessità dei propri clienti.<br />Quindi il digitale interviene in tutte le fasi del progetto di progettazione, dalla simulazione al computer, alla realizzazione guidata da processi tecnologici, e da computer, e la possibilità di fare manutenzione, e quindi continuità, con operai non specializzati.<br />Il governo dei processi passa attraverso 4 fasi fondamentali:<br />1.La misurazione, che rapportato agli strumenti digitali all’interno dell’Industria 4.0 avviene tramite sensori.<br />2.Il trattamento, e la trasmissione del dato, che avviene tramite l’infrastruttura.<br />3.L’analisi del dato, con l’utilizzo di algoritmi.<br />4.L’azione/reazione, quindi prototipazione, testing e scalata, che prevede la collaborazione tra uomo e macchina.<br />Il digitale supporta e sviluppa questo processo riducendo costi, supportando la personalizzazione del bene (customizzazione), l’automazione delle fasi del processo (riducendo l’intervento umano) e l’accorciamento dei tempi, tutti elementi che possono rappresentare un vantaggio competitivo.<br />Il principale vantaggio che hanno comportato le nuove tecnologie è sicuramente la possibilità di accesso ad esse a chiunque, anche ad aziende di piccole e medie dimensioni, sviluppando il concetto di “democratizzazione della tecnologia”, o democratizzazione della produttività attraverso l’innovazione, che si fonda sulla possibilità di accedere a queste tecnologie anche a realtà che prima non potevano per competenze, costi e difficoltà di implementazione.<br />Pensiamo al cloud, quanto ha cambiato l’utilizzo di molti tools, o di tecnologie, senza dover apportare ingenti modifiche all’infrastruttura, come per esempio un CRM, che solo qualche anno fa comportava l’implementazione di un software costoso e invasivo, che richiedeva personale specializzato, ed oggi è possibile acquistare ad utenza, a costi irrisori, tutto on-line, senza dover sostenere costi aggiuntivi.<br />Oppure la possibilità di fare campagne pubblicitarie, mirate e targettizzate, a costi bassi e non necessariamente da riportare a soggetti esterni.<br />Questo fenomeno permette a piccole realtà di poter accedere ai servizi, allo stesso livello dei grossi poli industriali, che si possono sfruttare con l’obiettivo di generare vantaggio competitivo e scalare la produzione.<br /> In Italia, purtroppo, siamo in ritardo, ma pensiamo a quanto potrebbe incidere la democratizzazione delle tecnologie nelle realtà di piccole e medie dimensioni presenti sul nostro territorio. Saranno quindi determinanti le scelte che le nostre PMI faranno nei prossimi anni…]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41197989</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 08:22:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41197989/podcast.mp3" length="5378051" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come siamo arrivati all’Industria 4.0?

Ebbene è importante tenere in considerazione le 3 fasi precedenti che hanno caratterizzato i passaggi antecedenti l’industria 4.0.
Le rivoluzioni industriali sono state fasi storiche caratterizzate dall’aumento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come siamo arrivati all’Industria 4.0?<br /><br />Ebbene è importante tenere in considerazione le 3 fasi precedenti che hanno caratterizzato i passaggi antecedenti l’industria 4.0.<br />Le rivoluzioni industriali sono state fasi storiche caratterizzate dall’aumento della produttività e dal cambiamento, o trasformazione, delle tecnologie adottate, incidendo sempre più nell’approccio alla produzione.<br />Da questo punto di vista, a parer mio, è più giusto parlare di evoluzione industriale e non rivoluzione.<br />Le fasi si distinguono in:<br />1.Prima rivoluzione industriale, verso la fine del XVI secolo, caratterizzata dalle prime macchine che hanno permesso l’aumento della produzione, alleviando gli operai dal lavoro usurante.  In questa fase la tecnologia ha dato l’impulso alla produzione che inizia a generare economie di scala.<br />2.Seconda rivoluzione industriale, nella seconda metà del XIX secolo, con la nascita della catena di montaggio che supporta la produzione nella creazione di grossi lotti a basso costo. La tecnologia supporta la produzione di grosse quantità, con qualità standardizzata, impattando, notevolmente, sui costi.<br />3.Terza rivoluzione industriale, nella seconda metà del XX secolo, che associa la produzione all’elettronica. In questo caso la tecnologia supporta la produzione di massa garantendo la qualità, anche in operazioni complesse, riducendo l’incidenza dei lavori usuranti, aumentando la richiesta di competenze specifiche.<br />4.Quarta rivoluzione industriale (Industry 4.0), fondamentalmente dal XXI secolo, che trasforma il paradigma in un rapporto, sempre più complesso, con la tecnologia che supporta lo sviluppo del design, manifatturiero, dei servizi e nei sistemi di produzione.<br />Il mondo virtuale e reale diventeranno sempre più connessi e sarà sempre meno netto il confine tra loro, con la nascita di sistemi “cyberfisici” che collegano umano e robotica.<br />Si integrano, e si mettono in comunicazione, tutte le funzioni aziendali fino ad espandersi esternamente all’azienda, dalla fornitura delle materie prime, passando per i processi produttivi, fino alla rete commerciale permettendo di esternalizzarlo creando prodotti specifici e customizzati.<br />L’implementazione di queste tecnologie ha permesso di simulare, prototipare, in maniera digitale, e valutare l’impatto del prodotto o processo sulla base di modelli digitali prima della produzione.<br />Invece nel processo di output è possibile, grazie a sistemi produttivi flessibili, di customizzare i prodotti in linea con le necessità dei propri clienti.<br />Quindi il digitale interviene in tutte le fasi del progetto di progettazione, dalla simulazione al computer, alla realizzazione guidata da processi tecnologici, e da computer, e la possibilità di fare manutenzione, e quindi continuità, con operai non specializzati.<br />Il governo dei processi passa attraverso 4 fasi fondamentali:<br />1.La misurazione, che rapportato agli strumenti digitali all’interno dell’Industria 4.0 avviene tramite sensori.<br />2.Il trattamento, e la trasmissione del dato, che avviene tramite l’infrastruttura.<br />3.L’analisi del dato, con l’utilizzo di algoritmi.<br />4.L’azione/reazione, quindi prototipazione, testing e scalata, che prevede la collaborazione tra uomo e macchina.<br />Il digitale supporta e sviluppa questo processo riducendo costi, supportando la personalizzazione del bene (customizzazione), l’automazione delle fasi del processo (riducendo l’intervento umano) e l’accorciamento dei tempi, tutti elementi che possono rappresentare un vantaggio competitivo.<br />Il principale vantaggio che hanno comportato le nuove tecnologie è sicuramente la possibilità di accesso ad esse a chiunque, anche ad aziende di piccole e medie dimensioni, sviluppando il concetto di “democratizzazione della tecnologia”, o democratizzazione della produttività attraverso l’innovazione, che si fonda sulla possibilità di accedere a queste tecnologie anche a realtà che prima...]]></itunes:summary><itunes:duration>337</itunes:duration><itunes:keywords>industry4.0,rivoluzioneindustriale,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9bc3289a3b3036717bc6a2be47c7dec7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come gestire il cambiamento organizzativo digitale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-gestire-il-cambiamento-organizzativo-digitale--41054513</link><description><![CDATA[Il cambiamento aziendale può intendersi in due macrocategorie: La gestione del cambiamento delle organizzazioni e la gestione del cambiamento degli individui.<br />In un mercato volatile, incerto, complesso e ambiguo (VUCA) la priorità è attivare un cambiamento veloce, con la partecipazione del 50%+1 iniziale e nella giusta direzione.<br />Attivare un processo di cambiamento è molto complesso per vari motivi:<br />•le resistenze dei collaboratori<br />•le resistenze dei manager che tendono a non supportare il cambiamento<br />•la mentalità della leadership<br />•la mancanza di pianificazione, e allocazione, delle risorse necessarie.<br />Uno studio di McKinsey & Company ha rilevato che il 70% dei programmi di trasformazione fallisce proprio a causa della non giusta aspirazione da parte della leadership, che non sarà in grado di trascinare tutta l’organizzazione, una mancante attenzione alle competenze aziendali, sottovalutando processi di assessment, formazione e affiancamento, e a causa di infrastrutture non adeguate, di una struttura poco agile e flessibile.<br /><a href="https://www.mckinsey.com/business-functions/transformation/our-insights/why-do-most-transformations-fail-a-conversation-with-harry-robinson" rel="noopener">https://www.mckinsey.com/business-functions/transformation/our-insights/why-do-most-transformations-fail-a-conversation-with-harry-robinson</a><br />Questi errori si possono ricondurre in tre fasi, temporali e processuali, in cui possono incidere maggiormente:<br />•Errori in fase di lancio, quindi nel primo momento del processo, è necessario individuare i sostenitori e i resistenti (valutando i parametri di competenze digitali e predisposizione al cambiamento), creare il framework entro il quale muoversi, stabilire la mission e la vision strategica ed operativa, ascoltare il più possibile gli stakeholder.<br />•Errori in fase di sostegno al cambiamento, è fondamentale formare e supportare i champions identificati, comunicare lo storytelling del cambiamento, nel tempo e con costanza, enfatizzare i benefici possibili e condividere il più possibile gli obiettivi.<br />•Errori in fase di sviluppo, bisogna formare e fornire informazioni utili a tutta la popolazione degli stakeholder, aprire un dibattito continuo e rassicurante, monitorare i comportamenti.<br />Fondamentale è, nel cambiamento organizzativo, porsi tre domande che risultano essere le principali leve dei progetti:<br />1.Perché cambiare?<br />2.Come cambiare?<br />3.Cosa cambiare?<br />Perché cambiare? <br />Per rispondere a questa domanda bisogna immaginare i possibili scenari che si manifesteranno, non è necessario avere la palla di cristallo, ma bisogna formarsi, informarsi, imparare a vedere le cose diversamente, ad anticipare i tempi e saper cogliere le opportunità (penso a big player che non hanno avuto il coraggio di cambiare come Kodak per esempio).<br />È necessario preparare uno scenario planning che permetta di anticipare i segnali, più o meno evidenti, e attuare, o modificare in corsa, le strategie necessarie che permettano un vantaggio competitivo.<br />Molto importante risulta la narrazione di questo nuovo “viaggio”, che deve essere chiara, semplice, diretta alle persone, alla loro testa e alla loro pancia, e che trasmetta i valori e lo scopo del cambiamento.<br />Come cambiare? <br />Stimolando la leadership ad essere da traino e modello da emulare. È fondamentale condividere e far partecipare la leadership a tutto il processo, devono essere autentici e credibili.<br />Molto importante è comunicare in maniera costante, efficace, ed esplicativa sia fisicamente che grazie all’ausilio di piattaforme aziendali di condivisione, di formazione e intrattenimento.<br />È fondamentale creare contesti collaborativi dove le persone possono confrontarsi, condividere, allineare le idee e partecipare direttamente, per esempio con Hackaton, hub e partecipazione ai progetti.<br />Ed in ultimo può essere utile riprogettare gli spazi di lavoro in strutture più flessibili, adattabili e che prevedano spazi di collaborazione e confronto informale.<br />Cosa cambiare?<br />Sicuramente il mindset, quindi la mentalità, il modo di ragionare, è un passaggio fondamentale. Se non si cambia il modo di vedere e fare le cose, anche quelle che da sempre vanno bene, non si può effettuare un vero processo di cambiamento. <br />Anche la struttura, più agile e adattabile, dovrà essere rivista, come i processi devono essere ridisegnati per aumentare il valore ed accelerare le decisioni e le esecuzioni.<br />Bisogna cambiare le modalità di lavoro, mai come in questo periodo, che dovranno prevedere rapporti off-on line, gestione dei processi in piattaforme integrate e di condivisione, la gestione del tempo e delle task, e la loro responsabilità, e la predisposizione alla partecipazione condivisa delle informazioni.<br />Lo stile di leadership deve trasformarsi da funzione di controllo e pianificazione in abilitatore di risorse e moltiplicatore di energia, come è necessario identificare le competenze chiave per attivare il cambiamento.<br />In ultimo è utile creare sistemi di premialità non basati solo sul valore economico, ma che ascolti le necessità degli individui, restituendo benefici personalizzati che proiettino obiettivi di carriera e crescita.<br /><br />In merito agli strumenti del cambiamento personale diventa necessario:<br />sviluppare la capacità di rischio, imparare dagli errori, vedere le cose diversamente, e quindi uscire frequentemente dalla propria zona di comfort, mettere in discussione le nostre convinzioni (bias cognitive) e i nostri principi, aggiornare le competenze e conoscenze con molta formazione, studio e sperimentazione, e lavorare sulle nostre energie interne.<br />L’azienda può attivare processi di:<br />Life long learning, con strumenti di formazione, reverse mentoring, affiancamento, condivisione e co-creazione, partecipazione attiva e team working, che permettano un approccio di apprendimento continuo e di crescita, e partecipazione al progetto, costante.<br />Sperimentazione, creando framework sicuri, dove le persone possano agire su nuovi comportamenti, e nuovi processi, sfidandosi nel trovare soluzioni da testare, prioritizzare e scalare, eventualmente, ma che garantiscano l’esperienza nel tempo.<br />Personal branding, quindi supportare le persone nel ridefinire la propria immagine come persone e professionisti, mettendo a fuoco la propria unicità ed autenticità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41054513</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2020 06:58:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41054513/podcast.mp3" length="6682084" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il cambiamento aziendale può intendersi in due macrocategorie: La gestione del cambiamento delle organizzazioni e la gestione del cambiamento degli individui.
In un mercato volatile, incerto, complesso e ambiguo (VUCA) la priorità è attivare un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il cambiamento aziendale può intendersi in due macrocategorie: La gestione del cambiamento delle organizzazioni e la gestione del cambiamento degli individui.<br />In un mercato volatile, incerto, complesso e ambiguo (VUCA) la priorità è attivare un cambiamento veloce, con la partecipazione del 50%+1 iniziale e nella giusta direzione.<br />Attivare un processo di cambiamento è molto complesso per vari motivi:<br />•le resistenze dei collaboratori<br />•le resistenze dei manager che tendono a non supportare il cambiamento<br />•la mentalità della leadership<br />•la mancanza di pianificazione, e allocazione, delle risorse necessarie.<br />Uno studio di McKinsey & Company ha rilevato che il 70% dei programmi di trasformazione fallisce proprio a causa della non giusta aspirazione da parte della leadership, che non sarà in grado di trascinare tutta l’organizzazione, una mancante attenzione alle competenze aziendali, sottovalutando processi di assessment, formazione e affiancamento, e a causa di infrastrutture non adeguate, di una struttura poco agile e flessibile.<br /><a href="https://www.mckinsey.com/business-functions/transformation/our-insights/why-do-most-transformations-fail-a-conversation-with-harry-robinson" rel="noopener">https://www.mckinsey.com/business-functions/transformation/our-insights/why-do-most-transformations-fail-a-conversation-with-harry-robinson</a><br />Questi errori si possono ricondurre in tre fasi, temporali e processuali, in cui possono incidere maggiormente:<br />•Errori in fase di lancio, quindi nel primo momento del processo, è necessario individuare i sostenitori e i resistenti (valutando i parametri di competenze digitali e predisposizione al cambiamento), creare il framework entro il quale muoversi, stabilire la mission e la vision strategica ed operativa, ascoltare il più possibile gli stakeholder.<br />•Errori in fase di sostegno al cambiamento, è fondamentale formare e supportare i champions identificati, comunicare lo storytelling del cambiamento, nel tempo e con costanza, enfatizzare i benefici possibili e condividere il più possibile gli obiettivi.<br />•Errori in fase di sviluppo, bisogna formare e fornire informazioni utili a tutta la popolazione degli stakeholder, aprire un dibattito continuo e rassicurante, monitorare i comportamenti.<br />Fondamentale è, nel cambiamento organizzativo, porsi tre domande che risultano essere le principali leve dei progetti:<br />1.Perché cambiare?<br />2.Come cambiare?<br />3.Cosa cambiare?<br />Perché cambiare? <br />Per rispondere a questa domanda bisogna immaginare i possibili scenari che si manifesteranno, non è necessario avere la palla di cristallo, ma bisogna formarsi, informarsi, imparare a vedere le cose diversamente, ad anticipare i tempi e saper cogliere le opportunità (penso a big player che non hanno avuto il coraggio di cambiare come Kodak per esempio).<br />È necessario preparare uno scenario planning che permetta di anticipare i segnali, più o meno evidenti, e attuare, o modificare in corsa, le strategie necessarie che permettano un vantaggio competitivo.<br />Molto importante risulta la narrazione di questo nuovo “viaggio”, che deve essere chiara, semplice, diretta alle persone, alla loro testa e alla loro pancia, e che trasmetta i valori e lo scopo del cambiamento.<br />Come cambiare? <br />Stimolando la leadership ad essere da traino e modello da emulare. È fondamentale condividere e far partecipare la leadership a tutto il processo, devono essere autentici e credibili.<br />Molto importante è comunicare in maniera costante, efficace, ed esplicativa sia fisicamente che grazie all’ausilio di piattaforme aziendali di condivisione, di formazione e intrattenimento.<br />È fondamentale creare contesti collaborativi dove le persone possono confrontarsi, condividere, allineare le idee e partecipare direttamente, per esempio con Hackaton, hub e partecipazione ai progetti.<br />Ed in ultimo può essere utile riprogettare gli spazi di lavoro...]]></itunes:summary><itunes:duration>418</itunes:duration><itunes:keywords>cambiamento,digitaltrasformation,leadeship,mindset,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/96b66299b5a057bc67e4d25a3ebe95fa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La relazione tra autostima e performance</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-relazione-tra-autostima-e-performance--40911750</link><description><![CDATA[“Il concetto di sé” è la moltitudine di elementi che si utilizzano per descrivere se stessi.<br />“L’autostima” è il giudizio sul nostro valore, dato da noi stessi, intimamente. È quindi una valutazione che non diamo agli altri ma che ognuno di noi pensa di sé.<br />Uno dei più assidui studiosi della materia è sicuramente William James, noto psicologo e filosofo statunitense morto nel 1910, che ha definito l’autostima come valore derivante dal rapporto tra il sé percepito (successo) e il sé ideale (aspettative); il rapporto tra questi due fattori si piò sintetizzare nel rapporto tra fattori interni, cosa si crede di sé, ed esterni, cosa si vorrebbe di sé.<br />Il risultato del rapporto genera un gap, positivo o negativo, che condiziona l’autostima e quindi le azioni che ne derivano.<br />Quanto più basso e il percepito di sé ed elevato il sé ideale tanto più è basso il livello di autostima; specularmente quanto più elevato è il percepito in confronto all’ideale tanto più alto sarà il livello di autostima.<br />Avere una buona autostima ci rende, generalmente, più felici, sicuri, più appetibili agli occhi degli altri e più propositivi nell’affrontare le sfide e le opportunità della vita.<br />Diversamente una bassa autostima ci rende meno sicuri, meno felici e meno resistenti alle sfide della vita.<br />L’autostima è collegata in maniera circolare a processi sia esterni che interni, se è in grado di condizionare, positivamente e negativamente, sulle nostre performance e pur vero che le nostre performance incidono sull’autostima.<br />In poche parole, l’autostima può essere sia causa che effetto di una buona o cattiva performance.<br />Volendo definire dei profili tipo, ovviamente non considerandole assolutistiche e del tutto generaliste, possiamo affermare che:<br />•le persone con autostima globalmente alta tendono ad essere ottimiste, resilienti e riescono a gestire gli eventi negativi con serenità. <br />•Le persone con bassa autostima tendono ad essere pessimiste, poco reattive e non sempre riescono a gestire le loro potenzialità di fronte a eventi negativi.<br />Come già anticipato queste due categorie non vanno viste in senso assoluto, nella propria vita si avranno alti e bassi, come si riuscirà alcune volte a gestire bene le difficoltà altre volte meno, però è anche vero che persone con alta, o bassa, autostima affrontano diversamente le situazioni.<br />Sulle prestazioni possiamo dire che persone con alta autostima tendono a lavorare molto sodo, con serenità e senza timore delle proprie aree di debolezza, anzi si impegnano al massimo per colmare le lacune.<br />Dall’altra parte, le persone con bassa autostima tenderanno ad essere sopraffatte dall’ansia e a rinunciare, e non perseguire, le sfide che nei primi tentativi risultano in efficaci.<br />Per poter migliorare l’autostima possiamo:<br />1.Evidenziare e sottolineare tutte le volte che ci diamo un obiettivo, o ci danno un obiettivo, quanto è importante e, rispetto a quanto possiamo raggiungerlo, quanto è sfidante.<br />2.Non attribuirsi tutte le responsabilità di un insuccesso, bisogna analizzare, e scindere, le causa di un insuccesso tra quelle prodotte da noi e quelle di cui non siamo responsabili, non con l’intento di voler sminuire, ma con l’obiettivo di valutare lucidamente ciò su cui possiamo intervenire.<br />3.Non valutarsi in maniera troppo rigida, ma con obiettività senza drammatizzare ma con spirito di miglioramento.<br />4.Individuare il peso di ogni insuccesso, ridimensionandolo, non per far finta che non pesi per sé e per gli altri, ma identificando le cause per portare soluzioni, senza considerare il successo e l’insuccesso in forma assoluta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40911750</guid><pubDate>Tue, 15 Sep 2020 11:17:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40911750/autostima.mp3" length="4043508" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>“Il concetto di sé” è la moltitudine di elementi che si utilizzano per descrivere se stessi.
“L’autostima” è il giudizio sul nostro valore, dato da noi stessi, intimamente. È quindi una valutazione che non diamo agli altri ma che ognuno di noi pensa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Il concetto di sé” è la moltitudine di elementi che si utilizzano per descrivere se stessi.<br />“L’autostima” è il giudizio sul nostro valore, dato da noi stessi, intimamente. È quindi una valutazione che non diamo agli altri ma che ognuno di noi pensa di sé.<br />Uno dei più assidui studiosi della materia è sicuramente William James, noto psicologo e filosofo statunitense morto nel 1910, che ha definito l’autostima come valore derivante dal rapporto tra il sé percepito (successo) e il sé ideale (aspettative); il rapporto tra questi due fattori si piò sintetizzare nel rapporto tra fattori interni, cosa si crede di sé, ed esterni, cosa si vorrebbe di sé.<br />Il risultato del rapporto genera un gap, positivo o negativo, che condiziona l’autostima e quindi le azioni che ne derivano.<br />Quanto più basso e il percepito di sé ed elevato il sé ideale tanto più è basso il livello di autostima; specularmente quanto più elevato è il percepito in confronto all’ideale tanto più alto sarà il livello di autostima.<br />Avere una buona autostima ci rende, generalmente, più felici, sicuri, più appetibili agli occhi degli altri e più propositivi nell’affrontare le sfide e le opportunità della vita.<br />Diversamente una bassa autostima ci rende meno sicuri, meno felici e meno resistenti alle sfide della vita.<br />L’autostima è collegata in maniera circolare a processi sia esterni che interni, se è in grado di condizionare, positivamente e negativamente, sulle nostre performance e pur vero che le nostre performance incidono sull’autostima.<br />In poche parole, l’autostima può essere sia causa che effetto di una buona o cattiva performance.<br />Volendo definire dei profili tipo, ovviamente non considerandole assolutistiche e del tutto generaliste, possiamo affermare che:<br />•le persone con autostima globalmente alta tendono ad essere ottimiste, resilienti e riescono a gestire gli eventi negativi con serenità. <br />•Le persone con bassa autostima tendono ad essere pessimiste, poco reattive e non sempre riescono a gestire le loro potenzialità di fronte a eventi negativi.<br />Come già anticipato queste due categorie non vanno viste in senso assoluto, nella propria vita si avranno alti e bassi, come si riuscirà alcune volte a gestire bene le difficoltà altre volte meno, però è anche vero che persone con alta, o bassa, autostima affrontano diversamente le situazioni.<br />Sulle prestazioni possiamo dire che persone con alta autostima tendono a lavorare molto sodo, con serenità e senza timore delle proprie aree di debolezza, anzi si impegnano al massimo per colmare le lacune.<br />Dall’altra parte, le persone con bassa autostima tenderanno ad essere sopraffatte dall’ansia e a rinunciare, e non perseguire, le sfide che nei primi tentativi risultano in efficaci.<br />Per poter migliorare l’autostima possiamo:<br />1.Evidenziare e sottolineare tutte le volte che ci diamo un obiettivo, o ci danno un obiettivo, quanto è importante e, rispetto a quanto possiamo raggiungerlo, quanto è sfidante.<br />2.Non attribuirsi tutte le responsabilità di un insuccesso, bisogna analizzare, e scindere, le causa di un insuccesso tra quelle prodotte da noi e quelle di cui non siamo responsabili, non con l’intento di voler sminuire, ma con l’obiettivo di valutare lucidamente ciò su cui possiamo intervenire.<br />3.Non valutarsi in maniera troppo rigida, ma con obiettività senza drammatizzare ma con spirito di miglioramento.<br />4.Individuare il peso di ogni insuccesso, ridimensionandolo, non per far finta che non pesi per sé e per gli altri, ma identificando le cause per portare soluzioni, senza considerare il successo e l’insuccesso in forma assoluta.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:keywords>autostima,digitalorganization,performance,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/641585d16701b3b838c9b70325dc453e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nuove modalita di pagameno digitali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nuove-modalita-di-pagameno-digitali--40792032</link><description><![CDATA[Cos'è la moneta elettronica?<br />È un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente solitamente memorizzato su un dispositivo elettronico, e accettato, dai soggetti diversi dell’emittente, come mezzo di pagamento.<br />Possono essere:<br />1.Le carte intestate, anonime o prepagate (PostPay, Visa e Master Card prepagate)<br />2.I borsellini elettronici (PayPal, MasterPass, SamsungPay e ApplePay, Satispay)<br />3.Carte di credito classiche (Visa, American Express, MasterCard ecc)<br />4.Bonifici immediati (MyBank, Sofort, SafetyPay, Sepa)<br />5.Carte di debito (PagoBancomat, Visa Electron, PostaPay)<br />6.Cash on delivery, che sarebbe il vecchio contrassegno, che viene reso digitale dai corrieri (DHL, UPS, SDA)<br />Quindi oggi un cliente ha molte possibilità di acquistare con il metodo di pagamento che preferisce, con i movimenti bancari con Stripe, o con borsellini elettronici come PayPal, oppure con bonifici istantanei o con carte prepagate e di debito…<br />Con l’avvento dello smartphone sempre più si utilizzano strumenti di mobile payment per effettuare acquisti, i consumatori oramai vogliono informarsi, condividere e scambiarsi informazioni su brand e prodotti, e con la stessa facilità acquistare in sicurezza e velocità con tutti gli strumenti a disposizione.<br />Molte sono le soluzioni nate per i pagamenti mobile, alcune nate appositamente per questa funzione, altre trasformatesi da fisico ad elettroniche.<br />Tra le piattaforme nate direttamente per il mobile vale la pena ricordare Dimoco, Boku e Fortumo.<br />Invece tra i borsellini elettronici integrati i più famosi sono Google Pay, AmazonPay, ApplePay e SamsungPay, in pratica si creano dei conti virtuali, collegati a carta di credito o prepagate, da cui puoi effettuare i pagamenti sfruttando i borsellini che rendono sicure le transazioni perché non collegate ai dati bancari dell’esercente.<br />Ed infine ci sono i pagamenti peer to peer, le aziende più note sono Satispay e Jiffy, che permettono lo scambio di denaro senza l’appoggio della struttura bancaria, ma direttamente tra gli utenti. Jiffy ultimamente sta chiudendo accordi con gli istituti bancari per usare la loro tecnologia per il BancomatPay.<br /><br />Si stanno sviluppando, oramai da qualche anno, anche hardware che facilitano lo scambio di denaro, penso ai nuovi Pos, molto più leggeri e flessibili, collegati agli smartphone che stanno eliminando, gradualmente i vecchi Pos.<br />Questi dispositivi dopo la transazione inviano lo scontrino, o fattura, direttamente via sms o email, accettando anche la firma direttamente sul telefonino, eliminando completamente la carta.<br />I sistemi di pagamento digitali permettono di sfruttare servizi a valore aggiunto come il pagamento differito, che consiste di bloccare su Carta di Credito un importo da pagare per un acquisto, la somma che sarà sbloccata entro i 30 giorni successivi dalla banca per l’erogazione del pagamento.<br />Questi pagamenti risultano vantaggiosi nel momento in cui acquistiamo beni o servizi con fruizione nel tempo e beni che sono consegnati, per la lavorazione o la commessa, in un tempo successivo al pagamento.<br />Basta pensare alla possibilità di acquistare tutti i tool a disposizione oggi ad utenza che permettono una prova di 14 o 30 giorni.<br />Si usano servizi di abbonamento, che richiedono un pagamento periodico per un servizio o l’invio di un bene.<br />Si memorizza la carta o borsellini elettronici, per esempio PayPal, e nel tempo vengono prelevati gli importi per l’uso del bene o servizio; è possibile attivare il pagamento automatico o gestirlo nel tempo quando si usufruisce realmente del prodotto o servizio.<br />È possibile attivare anche servizi di carrello multimediale con soluzioni “click and collect”, quindi prenoto in un punto on-line e ricevo in un punto fisico, “buy and collect”, acquisto in on-line e consegna in un luogo fisico e “home delivery” che utilizzo per fare un ordine in un luogo fisico e mi viene consegnato dove mi è più comodo.<br />Ed infine è possibile rateizzare un pagamento digitale, collegando la propria carta o il proprio conto, e ricevere la rateizzazione del pagamento, come per esempio nel caso di PayPal Credit, tutelando il venditore nell'usufruire del pagamento e offrendo la possibilità all'acquirente di ricevere la rateizzazione in tempi rapidi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40792032</guid><pubDate>Wed, 09 Sep 2020 07:42:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40792032/nuove_modalita_di_pagameno_digitali.mp3" length="4682149" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cos'è la moneta elettronica?
È un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente solitamente memorizzato su un dispositivo elettronico, e accettato, dai soggetti diversi dell’emittente, come mezzo di pagamento.
Possono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cos'è la moneta elettronica?<br />È un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente solitamente memorizzato su un dispositivo elettronico, e accettato, dai soggetti diversi dell’emittente, come mezzo di pagamento.<br />Possono essere:<br />1.Le carte intestate, anonime o prepagate (PostPay, Visa e Master Card prepagate)<br />2.I borsellini elettronici (PayPal, MasterPass, SamsungPay e ApplePay, Satispay)<br />3.Carte di credito classiche (Visa, American Express, MasterCard ecc)<br />4.Bonifici immediati (MyBank, Sofort, SafetyPay, Sepa)<br />5.Carte di debito (PagoBancomat, Visa Electron, PostaPay)<br />6.Cash on delivery, che sarebbe il vecchio contrassegno, che viene reso digitale dai corrieri (DHL, UPS, SDA)<br />Quindi oggi un cliente ha molte possibilità di acquistare con il metodo di pagamento che preferisce, con i movimenti bancari con Stripe, o con borsellini elettronici come PayPal, oppure con bonifici istantanei o con carte prepagate e di debito…<br />Con l’avvento dello smartphone sempre più si utilizzano strumenti di mobile payment per effettuare acquisti, i consumatori oramai vogliono informarsi, condividere e scambiarsi informazioni su brand e prodotti, e con la stessa facilità acquistare in sicurezza e velocità con tutti gli strumenti a disposizione.<br />Molte sono le soluzioni nate per i pagamenti mobile, alcune nate appositamente per questa funzione, altre trasformatesi da fisico ad elettroniche.<br />Tra le piattaforme nate direttamente per il mobile vale la pena ricordare Dimoco, Boku e Fortumo.<br />Invece tra i borsellini elettronici integrati i più famosi sono Google Pay, AmazonPay, ApplePay e SamsungPay, in pratica si creano dei conti virtuali, collegati a carta di credito o prepagate, da cui puoi effettuare i pagamenti sfruttando i borsellini che rendono sicure le transazioni perché non collegate ai dati bancari dell’esercente.<br />Ed infine ci sono i pagamenti peer to peer, le aziende più note sono Satispay e Jiffy, che permettono lo scambio di denaro senza l’appoggio della struttura bancaria, ma direttamente tra gli utenti. Jiffy ultimamente sta chiudendo accordi con gli istituti bancari per usare la loro tecnologia per il BancomatPay.<br /><br />Si stanno sviluppando, oramai da qualche anno, anche hardware che facilitano lo scambio di denaro, penso ai nuovi Pos, molto più leggeri e flessibili, collegati agli smartphone che stanno eliminando, gradualmente i vecchi Pos.<br />Questi dispositivi dopo la transazione inviano lo scontrino, o fattura, direttamente via sms o email, accettando anche la firma direttamente sul telefonino, eliminando completamente la carta.<br />I sistemi di pagamento digitali permettono di sfruttare servizi a valore aggiunto come il pagamento differito, che consiste di bloccare su Carta di Credito un importo da pagare per un acquisto, la somma che sarà sbloccata entro i 30 giorni successivi dalla banca per l’erogazione del pagamento.<br />Questi pagamenti risultano vantaggiosi nel momento in cui acquistiamo beni o servizi con fruizione nel tempo e beni che sono consegnati, per la lavorazione o la commessa, in un tempo successivo al pagamento.<br />Basta pensare alla possibilità di acquistare tutti i tool a disposizione oggi ad utenza che permettono una prova di 14 o 30 giorni.<br />Si usano servizi di abbonamento, che richiedono un pagamento periodico per un servizio o l’invio di un bene.<br />Si memorizza la carta o borsellini elettronici, per esempio PayPal, e nel tempo vengono prelevati gli importi per l’uso del bene o servizio; è possibile attivare il pagamento automatico o gestirlo nel tempo quando si usufruisce realmente del prodotto o servizio.<br />È possibile attivare anche servizi di carrello multimediale con soluzioni “click and collect”, quindi prenoto in un punto on-line e ricevo in un punto fisico, “buy and collect”, acquisto in on-line e consegna in un luogo fisico e “home delivery” che utilizzo per fare un ordine in un luogo...]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>digitalpayment,mobilepayment,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2821a28c18a5c3e964cee0651c06facc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>DALLA CINA CON FURORE (LA VENDETTA)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalla-cina-con-furore-la-vendetta--40650401</link><description><![CDATA[Questa è la seconda puntata della rubrica "Dalla Cina con furore".<br />Intervista a Mattia Marchetti, social media manager di un'azienda cinese che vive in Cina da quasi 10 anni...<br />Abbiamo parlato del Covid 19 in Cina, come ha reagito la popolazione, come ha comunicato il governo, misure di sicurezza e la loro app "immuni".<br />Abbiamo affrontato anche l'argomento pari e opportunità tra donne e uomini, la legge del figlio unico e le abitudini gastronomiche, come mangiare i cani.<br /><br />Questo e tanto altro nel video...Buona visione!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40650401</guid><pubDate>Wed, 02 Sep 2020 08:57:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40650401/dalla_cina_con_furore_la_vendetta.mp3" length="47624948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Questa è la seconda puntata della rubrica "Dalla Cina con furore".
Intervista a Mattia Marchetti, social media manager di un'azienda cinese che vive in Cina da quasi 10 anni...
Abbiamo parlato del Covid 19 in Cina, come ha reagito la popolazione, come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa è la seconda puntata della rubrica "Dalla Cina con furore".<br />Intervista a Mattia Marchetti, social media manager di un'azienda cinese che vive in Cina da quasi 10 anni...<br />Abbiamo parlato del Covid 19 in Cina, come ha reagito la popolazione, come ha comunicato il governo, misure di sicurezza e la loro app "immuni".<br />Abbiamo affrontato anche l'argomento pari e opportunità tra donne e uomini, la legge del figlio unico e le abitudini gastronomiche, come mangiare i cani.<br /><br />Questo e tanto altro nel video...Buona visione!]]></itunes:summary><itunes:duration>2977</itunes:duration><itunes:keywords>cina,culturediverse,smm,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b86c4c21735c7e93a1109d9e634e1fd0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos'è, e come dare, un feedback!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-e-come-dare-un-feedback--40650388</link><description><![CDATA[Nei rapporti di collaborazione, coaching, formazione e professionali spesso è necessario dare feedback per far crescere le risorse e migliorare le performance.<br />Ma cosa si intende per feedback?<br />Il feedback è un processo comunicativo volto a individuare, con il confronto, un valore oggettivo di un comportamento, al fine di cambiare o rinforzare il comportamento stesso, proiettato alla crescita professionale e di performance del collaboratore.<br />Quindi il feedback non è:<br />•Un’opinione positiva o negativa su ciò che qualcuno a detto o fatto, quindi non si basa su dati soggettivi.<br />•Un’interpretazione di ciò che qualcuno a detto o fatto, quindi anche in questo caso non è un dato soggettivo, che noi stessi interpretiamo, ma si fonda su valori oggettivi su cui possiamo parametrarci.<br />•Un consiglio o indicazione su cosa fare o dire.<br />Quindi si basa su dati oggettivi e no su interpretazioni personali, si basa sui comportamenti e non sulle persone, e che prevede azioni mirate a far ripetere o non ripetere quel determinato comportamento.<br />La difficoltà a restituire un feedback non sussiste quando esso è positivo, ma i problemi cominciano quando dobbiamo dare un feedback che non soddisfa le nostre aspettative…<br />Bisogna comunque ricordarsi di dare anche i feedback positivi, perché anche i più bravi necessitano di risposte ed elogi, altrimenti è possibile che si demotivino.<br />Più difficoltoso è il feedback negativo, allora vediamo come comportarsi:<br />•Il feedback non deve essere solo motivo di critica di un determinato comportamento, ma è importante anche utilizzarlo per elogiare, rinforzando le persone. Sicuramente ci saranno aspetti del comportamento della persona positivi, ricordati di metterli in evidenza.<br />•Il feedback è la “patria del dettaglio”; ricordati di parlare sempre di fatti oggettivi, anche molto specifici e minuziosi, ma ricorda i dettagli fanno la differenza.<br />•Il feedback motiva anche i migliori, quindi ricordati di darli a tutti, anche i più bravi hanno bisogno di essere motivati.<br />•Il feedback mostra l’interesse che abbiamo per le persone; l’attenzione verso la crescita e il miglioramento, è un segnale dell’interesse che abbiamo verso le persone.<br />Per poter offrire un feedback positivo bisogna:<br />•Non focalizzarsi sulla persona ma sul comportamento, il feedback non deve essere un giudizio sul valore della persona.<br />•Evidenziare le conseguenze del comportamento, spiegando quali sono.<br />•Non attaccare direttamente persone con scarsa autostima, una persona non sicura di sé si sentirà aggredita e non mostrerà interesse al miglioramento<br />•Essere immediati, ma dopo aver fatto sbollentare l’emotività, nel dare un feedback negativo<br />•Non riprendere vecchi errori, l’oggetto del feedback è quel comportamento e non la storia di tutti i comportamenti<br />•Non dare feedback in pubblico, serve solo ad umiliare e non a far comprendere la motivazione del feedback<br />•Concorda il percorso di miglioramento, un feedback è efficace se incontra il consenso da parte di entrambi. <br />In un mondo sempre più digitale, dove le persone fanno la differenza, è fondamentale avere collaboratori motivati e pronti a cambiare passo per il successo personale e aziendale, ed in questo la leadership e il management devono tenerlo bene a mente…]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40650388</guid><pubDate>Wed, 02 Sep 2020 08:53:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40650388/cos_e_come_dare_un_feedback.mp3" length="3603815" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Nei rapporti di collaborazione, coaching, formazione e professionali spesso è necessario dare feedback per far crescere le risorse e migliorare le performance.
Ma cosa si intende per feedback?
Il feedback è un processo comunicativo volto a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nei rapporti di collaborazione, coaching, formazione e professionali spesso è necessario dare feedback per far crescere le risorse e migliorare le performance.<br />Ma cosa si intende per feedback?<br />Il feedback è un processo comunicativo volto a individuare, con il confronto, un valore oggettivo di un comportamento, al fine di cambiare o rinforzare il comportamento stesso, proiettato alla crescita professionale e di performance del collaboratore.<br />Quindi il feedback non è:<br />•Un’opinione positiva o negativa su ciò che qualcuno a detto o fatto, quindi non si basa su dati soggettivi.<br />•Un’interpretazione di ciò che qualcuno a detto o fatto, quindi anche in questo caso non è un dato soggettivo, che noi stessi interpretiamo, ma si fonda su valori oggettivi su cui possiamo parametrarci.<br />•Un consiglio o indicazione su cosa fare o dire.<br />Quindi si basa su dati oggettivi e no su interpretazioni personali, si basa sui comportamenti e non sulle persone, e che prevede azioni mirate a far ripetere o non ripetere quel determinato comportamento.<br />La difficoltà a restituire un feedback non sussiste quando esso è positivo, ma i problemi cominciano quando dobbiamo dare un feedback che non soddisfa le nostre aspettative…<br />Bisogna comunque ricordarsi di dare anche i feedback positivi, perché anche i più bravi necessitano di risposte ed elogi, altrimenti è possibile che si demotivino.<br />Più difficoltoso è il feedback negativo, allora vediamo come comportarsi:<br />•Il feedback non deve essere solo motivo di critica di un determinato comportamento, ma è importante anche utilizzarlo per elogiare, rinforzando le persone. Sicuramente ci saranno aspetti del comportamento della persona positivi, ricordati di metterli in evidenza.<br />•Il feedback è la “patria del dettaglio”; ricordati di parlare sempre di fatti oggettivi, anche molto specifici e minuziosi, ma ricorda i dettagli fanno la differenza.<br />•Il feedback motiva anche i migliori, quindi ricordati di darli a tutti, anche i più bravi hanno bisogno di essere motivati.<br />•Il feedback mostra l’interesse che abbiamo per le persone; l’attenzione verso la crescita e il miglioramento, è un segnale dell’interesse che abbiamo verso le persone.<br />Per poter offrire un feedback positivo bisogna:<br />•Non focalizzarsi sulla persona ma sul comportamento, il feedback non deve essere un giudizio sul valore della persona.<br />•Evidenziare le conseguenze del comportamento, spiegando quali sono.<br />•Non attaccare direttamente persone con scarsa autostima, una persona non sicura di sé si sentirà aggredita e non mostrerà interesse al miglioramento<br />•Essere immediati, ma dopo aver fatto sbollentare l’emotività, nel dare un feedback negativo<br />•Non riprendere vecchi errori, l’oggetto del feedback è quel comportamento e non la storia di tutti i comportamenti<br />•Non dare feedback in pubblico, serve solo ad umiliare e non a far comprendere la motivazione del feedback<br />•Concorda il percorso di miglioramento, un feedback è efficace se incontra il consenso da parte di entrambi. <br />In un mondo sempre più digitale, dove le persone fanno la differenza, è fondamentale avere collaboratori motivati e pronti a cambiare passo per il successo personale e aziendale, ed in questo la leadership e il management devono tenerlo bene a mente…]]></itunes:summary><itunes:duration>226</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,feedback,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/467919725168f1fb10ab9189669db982.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalla Cina con furore!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalla-cina-con-furore--40149936</link><description><![CDATA[DALLA CINA CON FURORE!<br /><br />"Ciao Mattia, come stai?"<br />"Bene grazie, qui sono le 22:00!"<br />"Com'è fare il Social Media Manager in Cina?"<br />"Non è semplicissimo..."<br /><br />Così è partita una video call tra me e Mattia Marchetti qualche giorno fa.<br /><br />Mattia è un giovane Social Media di un'azienda cinese (vive lì da quasi 10 anni) e dopo vari confronti su LinkedIn abbiamo pensato bene, come spesso facciamo, di incontrarci per una chiacchierata, durata circa 3 ore.<br /><br />Alla fine mi ha così coinvolto che gli ho proposto di creare una piccola rubrica (video) in cui raccontare il suo business (e la sua esperienza) nello stato che vanta circa 1/6 della popolazione mondiale.<br /><br />Si sa, la Cina in alcuni aspetti è un altro mondo, usi, cultura, abitudini, persino l'aspetto, in alcune cose, è diverso.<br /><br />Ma non pensavo così tanto, soprattutto sul branding.<br /><br />In questa prima puntata parliamo del suo lavoro, delle difficoltà che riscontra, di come siano diversi nell'intendere il mercato e le sue variabili.<br /><br />Ci siamo ripromessi di riprendere a Settembre cercando di andare in profondità anche su aspetti riguardanti il sociale (ma veramente mangiano i cani?), economico, culturale e tecnologico (hanno l'app immuni?:))...quindi anche di come si vive.<br /><br />Ci "sentiamo" alla prossima puntata :))]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40149936</guid><pubDate>Wed, 05 Aug 2020 07:30:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40149936/podcast_dalla_cina_con_furore.mp3" length="40457366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>DALLA CINA CON FURORE!

"Ciao Mattia, come stai?"
"Bene grazie, qui sono le 22:00!"
"Com'è fare il Social Media Manager in Cina?"
"Non è semplicissimo..."

Così è partita una video call tra me e Mattia Marchetti qualche giorno fa.

Mattia è un giovane...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[DALLA CINA CON FURORE!<br /><br />"Ciao Mattia, come stai?"<br />"Bene grazie, qui sono le 22:00!"<br />"Com'è fare il Social Media Manager in Cina?"<br />"Non è semplicissimo..."<br /><br />Così è partita una video call tra me e Mattia Marchetti qualche giorno fa.<br /><br />Mattia è un giovane Social Media di un'azienda cinese (vive lì da quasi 10 anni) e dopo vari confronti su LinkedIn abbiamo pensato bene, come spesso facciamo, di incontrarci per una chiacchierata, durata circa 3 ore.<br /><br />Alla fine mi ha così coinvolto che gli ho proposto di creare una piccola rubrica (video) in cui raccontare il suo business (e la sua esperienza) nello stato che vanta circa 1/6 della popolazione mondiale.<br /><br />Si sa, la Cina in alcuni aspetti è un altro mondo, usi, cultura, abitudini, persino l'aspetto, in alcune cose, è diverso.<br /><br />Ma non pensavo così tanto, soprattutto sul branding.<br /><br />In questa prima puntata parliamo del suo lavoro, delle difficoltà che riscontra, di come siano diversi nell'intendere il mercato e le sue variabili.<br /><br />Ci siamo ripromessi di riprendere a Settembre cercando di andare in profondità anche su aspetti riguardanti il sociale (ma veramente mangiano i cani?), economico, culturale e tecnologico (hanno l'app immuni?:))...quindi anche di come si vive.<br /><br />Ci "sentiamo" alla prossima puntata :))]]></itunes:summary><itunes:duration>2529</itunes:duration><itunes:keywords>brandingincina,cina,socialmediamenager,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>true</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/054f66f0b1012956f26f52a4945a29cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Strumenti e metodi per valutare i collaboratori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/strumenti-e-metodi-per-valutare-i-collaboratori--40013368</link><description><![CDATA[A cosa serve un processo di valutazione dei collaboratori in azienda?<br />Fondamentalmente per 3 motivi:<br />1.Promuovere la crescita e lo sviluppo professionale. Identificare i punti di forza e le aree di miglioramento che supportano la crescita e l’evoluzione. Un processo di valutazione serve anche a non produrre “giudizi”; le persone non amano essere giudicate, è una delle cause principali di demotivazione, e quindi stabilire un metodo di valutazione trasparente, condiviso e coerente aiuta ad accettare la sfida senza sentirsi sotto giudizio.<br />2.Riconoscere, tra le parti, i risultati in modo chiaro e trasparente. Se non attuo un processo di formalizzato e condiviso di performance management, il risultato sarà che a fine anno si attiverà una contrattazione tra il collaboratore e l’azienda che non permetterà una valutazione il più oggettiva possibile. Se non conosco i miei obiettivi in maniera semplice, chiara, raggiungibile e misurabile come potrò accettare una valutazione a fine anno? In questo caso la valutazione finale sarà solo il risultato di chi riesce meglio a imporre la propria contrattazione (che solitamente converge sul potere del capo).<br />3.Evidenziare, sviluppare e diffondere i comportamenti chiave che l’azienda ritiene strategici per lo sviluppo e la crescita. Questo punto risulta fondamentale nel momento in cui c’è in focus al miglioramento e lo sviluppo del collaboratore. È fondamentale considerare che il metodo di valutazione deve basarsi non solo sugli aspetti quantitativi, ma anche qualitativi e quindi comportamentali.<br />Un buon performance management deve far sii che se ognuno dei singoli collaboratori raggiunge, o supera, i propri obiettivi individuali, anche l’azienda, nel suo complesso, migliora le sue prestazioni complessive.<br /><br />Come determinare gli obiettivi?<br />Bisogna scindere la valutazione in obiettivi quantitativi e qualitativi.<br />Per gli obiettivi quantitativi si utilizza l’acronimo SMART, dove:<br />•S sta per specifico. È importante chiarire specificatamente qual è l’obiettivo e non in senso generico.<br />•M sta per misurabile. Non è possibile valutare senza misurare, con un dato oggettivo e più semplice trovare un accordo che non generi incomprensioni (e contrattazioni). Deve essere specificato il parametro per misurare l’obiettivo condiviso. <br />•A sta per ambizioso, non serve dare obiettivi non ambizioni, devono comportare un miglioramento evidente.<br />•R sta per raggiungibile, vero che deve essere ambizioso, ma non deve essere irraggiungibile perché in questo caso le persone si demotiveranno senza creare una crescita personale e aziendale.<br />•T sta per tempificato, deve essere circoscritto in un arco temporale stabilito, bisogna decidere entro quanto raggiungere l’obiettivo.<br /><br />Si consiglia di determinare i bersagli, nel senso di non stabilire target unici, come “devi raggiungere il 100% dell’obiettivo”, ma bersagli con diversi punteggi…<br /><br />Per esempio se l’obiettivo è vendere 100 contratti in un anno, è possibile che il collaboratore, giunto a novembre con solo 50 contratti, non sarà stimolato, vedendo l’obiettivo lontano, ad impegnarsi nel raggiungimento, ma mollerà la gara o inizierà a lavorare per l’obiettivo dell’anno successivo.<br />Oppure raggiunto 100 ai primi di novembre il collaboratore decide di fermarsi o di sviluppare il fatturato per le performance dell’anno successivo.<br />L’unica soluzione possibile per coinvolgere e motivare tutti nel tempo è determinare una scala di valori simile al pannello di un bersaglio (fatto a cerchi).<br />Allora posso preparare un piano canvass che preveda il non raggiungimento sotto l’80%, il raggiungimento tra l’80% e il 90% a cui sarà riconosciuto un premio del 70% (come esempio), tra 90% e 95% a cui sarà corrisposto un riconoscimento del 85%, tra il 95% e 105% l’obiettivo è raggiunto appieno, ed in ultimo dal 105% in poi ci sarà un riconoscimento del 120%.<br /><br />In questo caso tutti hanno la possibilità di raggiungere un traguardo, e anche superarlo, vedendo premiati i propri sforzi ed impegnandosi fino alla fine dell’obiettivo.<br />In merito agli obiettivi qualitativi esistono 3 modelli di valutazione:<br />1.Assegnare un punteggio, considerando un obiettivo comportamentale es. teamworking, intelligenza emotiva, capacità di resistenza allo stress o problem solving, in una scala di valori a punti. Es 2 in team working, ma non è un metodo efficace in quanto basato su valutazioni soggettive (del manager) e non esprimente un valore che può rafforzare la crescita del collaboratore, essendo basato sul giudizio.<br />2.Comportamenti frequenti, che consiste nell’individuare, preventivamente, i comportamenti da valutare, definire una scala di frequenza, del tipo mai, ogni tanto, spesso e sempre, e nell’identificare, durante il periodo stabilito, il comportamento, su dati reali ed espressi, che saranno annotati dal manager. Nel momento in cui i pareri sono contrastanti, basterà riportare ai fatti concreti annotati per riportare il collaboratore ad una analisi più concreta. Sono note le aree di miglioramento e quindi sarà più semplice per il collaboratore impegnarsi per lavorarci.<br />3.Grading, quindi dopo aver stabilito la scala di frequenza è possibile aggregare parametri che avvicinano in maniera positiva o negativa quel determinato comportamento. Quindi daremo dei voti che avvicinano alla prestazione prestabilita e anche in questo caso per il collaboratore sarà semplice comprendere dove impegnarsi per poter migliorare le proprie performance.<br />In ultimo bisogna tener presente che il cervello non ama la confusione e le molteplici scelte, quindi il suggerimento è di assegnare massimo 3 o 4 obiettivi attribuendo uno score, per importanza, a quelli con maggior peso, indicando chiaramente in cosa impegnarsi di più.<br />Valutare le performance di team e individuali aiutano a far crescere i collaboratori e a migliorare, complessivamente, le performance aziendali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40013368</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2020 09:44:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40013368/audio.mp3" length="6975073" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>A cosa serve un processo di valutazione dei collaboratori in azienda?
Fondamentalmente per 3 motivi:
1.Promuovere la crescita e lo sviluppo professionale. Identificare i punti di forza e le aree di miglioramento che supportano la crescita e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A cosa serve un processo di valutazione dei collaboratori in azienda?<br />Fondamentalmente per 3 motivi:<br />1.Promuovere la crescita e lo sviluppo professionale. Identificare i punti di forza e le aree di miglioramento che supportano la crescita e l’evoluzione. Un processo di valutazione serve anche a non produrre “giudizi”; le persone non amano essere giudicate, è una delle cause principali di demotivazione, e quindi stabilire un metodo di valutazione trasparente, condiviso e coerente aiuta ad accettare la sfida senza sentirsi sotto giudizio.<br />2.Riconoscere, tra le parti, i risultati in modo chiaro e trasparente. Se non attuo un processo di formalizzato e condiviso di performance management, il risultato sarà che a fine anno si attiverà una contrattazione tra il collaboratore e l’azienda che non permetterà una valutazione il più oggettiva possibile. Se non conosco i miei obiettivi in maniera semplice, chiara, raggiungibile e misurabile come potrò accettare una valutazione a fine anno? In questo caso la valutazione finale sarà solo il risultato di chi riesce meglio a imporre la propria contrattazione (che solitamente converge sul potere del capo).<br />3.Evidenziare, sviluppare e diffondere i comportamenti chiave che l’azienda ritiene strategici per lo sviluppo e la crescita. Questo punto risulta fondamentale nel momento in cui c’è in focus al miglioramento e lo sviluppo del collaboratore. È fondamentale considerare che il metodo di valutazione deve basarsi non solo sugli aspetti quantitativi, ma anche qualitativi e quindi comportamentali.<br />Un buon performance management deve far sii che se ognuno dei singoli collaboratori raggiunge, o supera, i propri obiettivi individuali, anche l’azienda, nel suo complesso, migliora le sue prestazioni complessive.<br /><br />Come determinare gli obiettivi?<br />Bisogna scindere la valutazione in obiettivi quantitativi e qualitativi.<br />Per gli obiettivi quantitativi si utilizza l’acronimo SMART, dove:<br />•S sta per specifico. È importante chiarire specificatamente qual è l’obiettivo e non in senso generico.<br />•M sta per misurabile. Non è possibile valutare senza misurare, con un dato oggettivo e più semplice trovare un accordo che non generi incomprensioni (e contrattazioni). Deve essere specificato il parametro per misurare l’obiettivo condiviso. <br />•A sta per ambizioso, non serve dare obiettivi non ambizioni, devono comportare un miglioramento evidente.<br />•R sta per raggiungibile, vero che deve essere ambizioso, ma non deve essere irraggiungibile perché in questo caso le persone si demotiveranno senza creare una crescita personale e aziendale.<br />•T sta per tempificato, deve essere circoscritto in un arco temporale stabilito, bisogna decidere entro quanto raggiungere l’obiettivo.<br /><br />Si consiglia di determinare i bersagli, nel senso di non stabilire target unici, come “devi raggiungere il 100% dell’obiettivo”, ma bersagli con diversi punteggi…<br /><br />Per esempio se l’obiettivo è vendere 100 contratti in un anno, è possibile che il collaboratore, giunto a novembre con solo 50 contratti, non sarà stimolato, vedendo l’obiettivo lontano, ad impegnarsi nel raggiungimento, ma mollerà la gara o inizierà a lavorare per l’obiettivo dell’anno successivo.<br />Oppure raggiunto 100 ai primi di novembre il collaboratore decide di fermarsi o di sviluppare il fatturato per le performance dell’anno successivo.<br />L’unica soluzione possibile per coinvolgere e motivare tutti nel tempo è determinare una scala di valori simile al pannello di un bersaglio (fatto a cerchi).<br />Allora posso preparare un piano canvass che preveda il non raggiungimento sotto l’80%, il raggiungimento tra l’80% e il 90% a cui sarà riconosciuto un premio del 70% (come esempio), tra 90% e 95% a cui sarà corrisposto un riconoscimento del 85%, tra il 95% e 105% l’obiettivo è raggiunto appieno, ed in ultimo dal 105% in poi ci sarà un riconoscimento del 120%.<br /><br />In questo caso tutti...]]></itunes:summary><itunes:duration>436</itunes:duration><itunes:keywords>assessment,grading,valutazionedeicollaboratori,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/637e0c6444fd940b76398266c39094a0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Valorizzare il diverso in azienda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/valorizzare-il-diverso-in-azienda--39895229</link><description><![CDATA[Ciao, sono Valerio Maria Murgolo è sono un formatore e consulente digitale, aiuto le aziende a mettere in campo strategie innovative e di crescita.<br />Oggi parlo di diversità e pari opportunità in azienda, le azioni da compiere per un processo proficuo e di crescita basato sui valori e sul diversity management.<br />Partiamo…<br /> <br /> <br />La diversità è un valore che supporta la crescita aziendale con la contaminazione, il pensiero laterale, con la condivisione di punti di vista diversi e con la comunicazione (interna ed esterna) che rafforza il messaggio.<br />I programmi formativi legati alla diffusione e implementazione della diversità (Diversity Management) sono diversificati.<br />I primi interventi sono mirati a programmi di awareness training, rivolti soprattutto al top management, che consistono in formazione e comunicazione di sensibilizzazione dei valori di diversità e quanto questi possano incidere sullo sviluppo, positivo, dell’ecosistema azienda.<br />La seconda fase prevede l’identificazione del piano strategico, con l'individuazione degli obiettivi e della road map, per poter disegnare un programma coerente e aderente ai valori aziendali e che restituisca metriche, misurabili e quantificabili, che validino il percorso in ogni step e permetta successivamente la scalata.<br />Si definiscono i “benefits programs” che sono dei programmi di sostegno per le risorse umane proiettati ad azioni positive che supportino la diversità, e sono del tipo:<br />1.       Incentivi al lavoro per i dipendenti<br />2.       Servizi alla famiglia<br />3.       Flessibilità dell’organizzazione al lavoro<br />Possono essere di integrazione agli assegni familiari statali, convenzione con asili, flessibilità di orario per collaboratori di diverse religioni che necessitano di orari di preghiera oppure formazione dedicata per chi è indietro.<br />Il Diversity Management prevede alcuni passi:<br />1)      Analisi del contesto<br />2)      Valutazione dell’impegno del top management<br />3)      Gestione risorse umane<br />4)      Formazione<br />5)      Condivisione e gestione degli stakeholder<br />6)      Monitoraggio<br />7)      Follow up<br />8)      Comunicazione<br />Notevole supporto offre la comunicazione, interna ed esterna, nel diffondere i valori di diversità, per coordinare tutti gli stakeholder e trasmettere un messaggio coerente e coordinato.<br />Molti sono gli strumenti utilizzarsi per la comunicazione, iniziamo da quella interna…<br />In primis bisogna comunicare, in modo continuativo, esaustivo e con trasparenza, l'impegno assunto, il progetto e i risultati.<br />Le persone sono sempre il centro dell’ecosistema azienda e vanno coinvolte in tutti i passaggi.<br />Si possono attuare diverse azioni dalla lettera del presidente come dichiarazione di intenti di pari opportunità, o un’area dedicata, per esempio una intranet aziendale, in cui si informano gli utenti, è possibile attivazione newsletter interne, bacheche, rubriche stampa e note sui contratti di nuovi assunti.<br />È utile creare un hub dove le persone possano confrontarsi, condividere e dialogare sulle pari opportunità manifestando, liberamente, il loro pensiero.<br />Risulta fondamentale ascoltare le persone che dal basso ispireranno a nuove evoluzioni o sviluppi, creando momenti di confronto in riunioni dedicate, aperte a tutti, che prevedano le esigenze di tutti, con un'agenda condivisa, in cui sia possibile un confronto alla pari, che stabilisca gli obiettivi proposti e i risultati raggiunti nel corso dell’anno.<br />Importante anche prevedere spazi di anonimato in cui esprimere il proprio parere senza sentirsi esposti.<br />Passando alla comunicazione esterna, l'obiettivo è di diffondere i valori aziendali, creando una relazione con tutti i portatori di affari coinvolti, stakeholder, attuando politiche di employer branding, atte ad attrarre nuovi talenti e a creare un'immagine positiva ed attrattiva per il consumatore finale.<br />Un risultato positivo della comunicazione esterna delle politiche di pari opportunità è l'effetto emulativo che spinge altre aziende a sviluppare il proprio diversity management comportando un miglioramento del sistema impresa.<br />Il percorso va inserito nella rendicontazione trasparente verso tutti gli stakeholder.<br />Possiamo informare tramite il sito, con una sezione dedicata alle pari opportunità, utilizzare i media e la diffusione social, aggiornare brochure, depliant, attivare un blog sulle tematiche, organizzare eventi, partecipare a tavoli di discussione, partecipare a studi di ricerca o sponsorizzare studi di ricerca.<br />I benefici di una comunicazione esterna che valorizzi il programma di diversity management sono molteplici, dall’attrarre nuovi talenti, all'immagine moderna e open per gli stakeholder, il supporto da fan che sosterranno i nostri valori, un clima aziendale tranquillo, produttivo e motivante e un contesto favorevole, spinto dalla contaminazione, per nuovi sviluppi, nuovi processi e nuove idee.<br />Tra il 2003 e il 2010 nasce la Carta per le Pari Opportunità e l’Uguaglianza sul lavoro (<a href="https://www.sodalitas.it/public/allegati/Carta_PariOpportunita_2016618132410305.pdf)" rel="noopener">https://www.sodalitas.it/public/allegati/Carta_PariOpportunita_2016618132410305.pdf)</a>, che è una dichiarazione di intenti, sottoscritta volontariamente da imprese di tutte le dimensioni, per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.<br />Rappresenta uno strumento concreto per l'attuazione di programmi di gestione della diversity.<br />Evidenzia azioni come:<br />•         Definire e attuare politiche di pari opportunità dal top management a tutti gli attori aziendali.<br />•         Individuare funzioni aziendali con la responsabilità in materia di pari opportunità<br />•         Superare gli stereotipi di genere, anche promuovendo percorsi di carriera.<br />•         Integrare il principio di pari trattamento nei processi aziendali.<br />•         Sensibilizzare e formare tutti i livelli aziendali.<br />•         Monitorare periodicamente l'andamento del processo di pari opportunità.<br />•         Individuare e fornire, al personale, strumenti che tutelino la parità di trattamento.<br />•         Fornire strumenti di flessibilità organizzativa che vadano incontro alle singole necessità di pari opportunità.<br />•         Comunicare a tutta l'organizzazione l'impegno assunto, i progetti e i risultati ottenuti.<br />•         Promuovere la visibilità esterna dell'impegno aziendale, attivando un processo positivo di emulazione.<br />Uno studio della Commissione Europea (2003) delinea, in 5 passaggi, i benefici della diversità:<br />(<a href="https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/committees/empl/20031002/COM(03)0312_IT.pdf)" rel="noopener">https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/committees/empl/20031002/COM(03)0312_IT.pdf)</a><br />1)      Rafforzamento dei valori culturali all’interno dell’organizzazione.<br />2)      Promozione dell’immagine dell’impresa.<br />3)      Attrazione di nuovi talenti<br />4)      Miglioramento delle performance interne.<br />5)      Miglioramento dell'innovazione e della creatività.<br />Quindi il valore della diversità diventa un elemento fondamentale per poter accedere a nuovi mercati, oramai in un contesto globalizzato, e creare un clima favorevole allo sviluppo e alla crescita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39895229</guid><pubDate>Wed, 22 Jul 2020 07:54:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39895229/editor.mp3" length="6693197" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Ciao, sono Valerio Maria Murgolo è sono un formatore e consulente digitale, aiuto le aziende a mettere in campo strategie innovative e di crescita.
Oggi parlo di diversità e pari opportunità in azienda, le azioni da compiere per un processo proficuo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ciao, sono Valerio Maria Murgolo è sono un formatore e consulente digitale, aiuto le aziende a mettere in campo strategie innovative e di crescita.<br />Oggi parlo di diversità e pari opportunità in azienda, le azioni da compiere per un processo proficuo e di crescita basato sui valori e sul diversity management.<br />Partiamo…<br /> <br /> <br />La diversità è un valore che supporta la crescita aziendale con la contaminazione, il pensiero laterale, con la condivisione di punti di vista diversi e con la comunicazione (interna ed esterna) che rafforza il messaggio.<br />I programmi formativi legati alla diffusione e implementazione della diversità (Diversity Management) sono diversificati.<br />I primi interventi sono mirati a programmi di awareness training, rivolti soprattutto al top management, che consistono in formazione e comunicazione di sensibilizzazione dei valori di diversità e quanto questi possano incidere sullo sviluppo, positivo, dell’ecosistema azienda.<br />La seconda fase prevede l’identificazione del piano strategico, con l'individuazione degli obiettivi e della road map, per poter disegnare un programma coerente e aderente ai valori aziendali e che restituisca metriche, misurabili e quantificabili, che validino il percorso in ogni step e permetta successivamente la scalata.<br />Si definiscono i “benefits programs” che sono dei programmi di sostegno per le risorse umane proiettati ad azioni positive che supportino la diversità, e sono del tipo:<br />1.       Incentivi al lavoro per i dipendenti<br />2.       Servizi alla famiglia<br />3.       Flessibilità dell’organizzazione al lavoro<br />Possono essere di integrazione agli assegni familiari statali, convenzione con asili, flessibilità di orario per collaboratori di diverse religioni che necessitano di orari di preghiera oppure formazione dedicata per chi è indietro.<br />Il Diversity Management prevede alcuni passi:<br />1)      Analisi del contesto<br />2)      Valutazione dell’impegno del top management<br />3)      Gestione risorse umane<br />4)      Formazione<br />5)      Condivisione e gestione degli stakeholder<br />6)      Monitoraggio<br />7)      Follow up<br />8)      Comunicazione<br />Notevole supporto offre la comunicazione, interna ed esterna, nel diffondere i valori di diversità, per coordinare tutti gli stakeholder e trasmettere un messaggio coerente e coordinato.<br />Molti sono gli strumenti utilizzarsi per la comunicazione, iniziamo da quella interna…<br />In primis bisogna comunicare, in modo continuativo, esaustivo e con trasparenza, l'impegno assunto, il progetto e i risultati.<br />Le persone sono sempre il centro dell’ecosistema azienda e vanno coinvolte in tutti i passaggi.<br />Si possono attuare diverse azioni dalla lettera del presidente come dichiarazione di intenti di pari opportunità, o un’area dedicata, per esempio una intranet aziendale, in cui si informano gli utenti, è possibile attivazione newsletter interne, bacheche, rubriche stampa e note sui contratti di nuovi assunti.<br />È utile creare un hub dove le persone possano confrontarsi, condividere e dialogare sulle pari opportunità manifestando, liberamente, il loro pensiero.<br />Risulta fondamentale ascoltare le persone che dal basso ispireranno a nuove evoluzioni o sviluppi, creando momenti di confronto in riunioni dedicate, aperte a tutti, che prevedano le esigenze di tutti, con un'agenda condivisa, in cui sia possibile un confronto alla pari, che stabilisca gli obiettivi proposti e i risultati raggiunti nel corso dell’anno.<br />Importante anche prevedere spazi di anonimato in cui esprimere il proprio parere senza sentirsi esposti.<br />Passando alla comunicazione esterna, l'obiettivo è di diffondere i valori aziendali, creando una relazione con tutti i portatori di affari coinvolti, stakeholder, attuando politiche di employer branding, atte ad attrarre nuovi talenti e a creare un'immagine positiva ed attrattiva per il consumatore finale.<br />Un risultato...]]></itunes:summary><itunes:duration>419</itunes:duration><itunes:keywords>diversità,diversitymanagement,diverso,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9165cd73685f402efc0940d450b7aedb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storytelling del Personal Branding</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storytelling-del-personal-branding--39681268</link><description><![CDATA[Lo storytelling è l'arte di raccontare una storia, di coinvolgere ed emozionare l'utente attraverso la narrazione.<br />Da ciò si evince che:<br />•         È fondamentale creare una narrazione che emozioni<br />•         È necessario coinvolgere i propri utenti sviluppando una relazione empatica.<br />La narrazione ha la caratteristica di trasmettere emozioni e informazioni agli utenti, permettendo, grazie alle emozioni, un maggior ricordo con la sua sequenza. <br />Raccontare, narrare lo facciamo da sempre; l’uomo sin da tempi antichi trasmette le informazioni raccontandole, pensiamo alla funzione pedagogica delle fiabe.<br />Nel personal branding lo storytelling serve per farsi definire dal pubblico, trovare il racconto giusto che racconti di sé e che permetta di essere riconosciuto.<br />La narrazione permette di mescolare fatti oggettivi, eventi, con effetti emotivi permettendo una maggiore memorizzazione della storia. Il nostro cervello abbina all’emozioni delle immagini che abbiamo in memoria. <br /> <br />Quindi la narrazione di sé, o storytelling, deve avere alcune caratteristiche per poter essere efficace:<br />•Deve emozionare, deve toccare la pancia delle persone<br />•Deve permettere l’immedesimazione.<br />•Deve essere verosimile e coerente, parlare alle persone delle persone.<br />•Efficace e semplice, che sono direttamente proporzionali.<br />•Deve essere familiare, le persone devono sentirsi a casa.<br />•Deve far sentire le persone protagoniste e in grado di dedurre la morale.<br />Per comprendere una possibile struttura narrativa è possibile utilizzare gli studi di Vladimir Propp sulle fiabe, nel quale emergono alcuni schemi comuni per un buon storytelling:<br />•         Equilibrio iniziale<br />•         Difficoltà<br />•         Peripezie dell'eroe<br />•         Ritorno all’equilibrio<br />E i possibili personaggi comuni:<br />•         Il protagonista<br />•         L’antagonista<br />•         Il magico aiutante (colui che aiuta il protagonista)<br />•         Il premio (ciò che si porta a casa)<br />•         Il donatore (colui che regala l'oggetto magico al protagonista)<br />Ciò che seduce l’ascoltatore è la trasformazione verso il cambiamento che rappresenta la narrazione, diventando un valore che coinvolge l’utente.<br /> <br />Una buona narrazione è capace di mixare la giusta parte di fiction, narrativa, con la realtà, in modo da rendere coinvolgente la storia senza annoiare troppo con la serietà della vita.<br />Il digital storytelling, quindi la narrazione on-line, usa diversi formati e strumenti per diffondersi creando maggiore coinvolgimento rispetto alla storytelling tradizionale, quindi su carta.<br />È possibile usare immagini, foto, illustrazioni, selfi, infografiche ecc. narrando un racconto più evocativo e metaforico.<br />Suoni, podcast, musica, vocali…coinvolgendo sensi diversi dalla vista<br />E video, live o registrati, creando contatto con l'ascoltatore.<br />In caso di personal branding è consigliato non preparare contenuti troppo professionali, perché si potrebbe creare troppa distanza con gli utenti che seguono lo storytelling.<br />È consigliabile utilizzare più formati diversamente per raccontare una narrazione che coinvolga più sensi possibili.<br />Per ogni contenuto esiste la piattaforma adatta:<br />per immagini Instagram e Pinterest<br />le conversazioni informali su Facebook<br />news e informazioni su Twitter<br />video su Youtube o Vimeo<br />e contenuti professionali su LinkedIn.<br /> <br />Le diverse piattaforme hanno diversi linguaggi, oltre che diversi formati, quindi non è consigliabile ripetere stessi contenuti uguali, ma è importante adattare il contenuto alle diverse piattaforme rendendo la narrazione più interessante e coinvolgente.<br />I legami che creiamo in rete, sulle diverse piattaforme, sono chiamati “rapporti deboli” in quanto molto importanti per creare rete e personal branding, ma deboli nel tempo se non rafforzati con presenza fisica.<br />Per questo motivo è molto importante che il nostro racconto si diffonda tra on line e off line, producendo relazioni anche dal vivo.<br />È evidente che lo storytelling va inteso come un viaggio di relazioni, di rapporti, non incentrato su un atteggiamento autoreferenziali e cerimoniosi, ma si basa su relazioni, condivisioni, commenti e supporto di stima.<br />Quindi bisogna:<br />1.       Ascoltare gli altri<br />2.       Condividere anche contenuti di altri per noi interessanti <br />3.       Dialogare e rapportarsi con follower, opinion leader e utenti.<br />4.       Portare valore con i nostri contenuti.<br />Questo percorso permette di raccogliere i feedback per poter migliorare in divenire il proprio storytelling e quindi il nostro personal branding.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39681268</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 08:59:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39681268/storytelling_del_personal_branding.mp3" length="4884393" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Lo storytelling è l'arte di raccontare una storia, di coinvolgere ed emozionare l'utente attraverso la narrazione.
Da ciò si evince che:
•         È fondamentale creare una narrazione che emozioni
•         È necessario coinvolgere i propri utenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo storytelling è l'arte di raccontare una storia, di coinvolgere ed emozionare l'utente attraverso la narrazione.<br />Da ciò si evince che:<br />•         È fondamentale creare una narrazione che emozioni<br />•         È necessario coinvolgere i propri utenti sviluppando una relazione empatica.<br />La narrazione ha la caratteristica di trasmettere emozioni e informazioni agli utenti, permettendo, grazie alle emozioni, un maggior ricordo con la sua sequenza. <br />Raccontare, narrare lo facciamo da sempre; l’uomo sin da tempi antichi trasmette le informazioni raccontandole, pensiamo alla funzione pedagogica delle fiabe.<br />Nel personal branding lo storytelling serve per farsi definire dal pubblico, trovare il racconto giusto che racconti di sé e che permetta di essere riconosciuto.<br />La narrazione permette di mescolare fatti oggettivi, eventi, con effetti emotivi permettendo una maggiore memorizzazione della storia. Il nostro cervello abbina all’emozioni delle immagini che abbiamo in memoria. <br /> <br />Quindi la narrazione di sé, o storytelling, deve avere alcune caratteristiche per poter essere efficace:<br />•Deve emozionare, deve toccare la pancia delle persone<br />•Deve permettere l’immedesimazione.<br />•Deve essere verosimile e coerente, parlare alle persone delle persone.<br />•Efficace e semplice, che sono direttamente proporzionali.<br />•Deve essere familiare, le persone devono sentirsi a casa.<br />•Deve far sentire le persone protagoniste e in grado di dedurre la morale.<br />Per comprendere una possibile struttura narrativa è possibile utilizzare gli studi di Vladimir Propp sulle fiabe, nel quale emergono alcuni schemi comuni per un buon storytelling:<br />•         Equilibrio iniziale<br />•         Difficoltà<br />•         Peripezie dell'eroe<br />•         Ritorno all’equilibrio<br />E i possibili personaggi comuni:<br />•         Il protagonista<br />•         L’antagonista<br />•         Il magico aiutante (colui che aiuta il protagonista)<br />•         Il premio (ciò che si porta a casa)<br />•         Il donatore (colui che regala l'oggetto magico al protagonista)<br />Ciò che seduce l’ascoltatore è la trasformazione verso il cambiamento che rappresenta la narrazione, diventando un valore che coinvolge l’utente.<br /> <br />Una buona narrazione è capace di mixare la giusta parte di fiction, narrativa, con la realtà, in modo da rendere coinvolgente la storia senza annoiare troppo con la serietà della vita.<br />Il digital storytelling, quindi la narrazione on-line, usa diversi formati e strumenti per diffondersi creando maggiore coinvolgimento rispetto alla storytelling tradizionale, quindi su carta.<br />È possibile usare immagini, foto, illustrazioni, selfi, infografiche ecc. narrando un racconto più evocativo e metaforico.<br />Suoni, podcast, musica, vocali…coinvolgendo sensi diversi dalla vista<br />E video, live o registrati, creando contatto con l'ascoltatore.<br />In caso di personal branding è consigliato non preparare contenuti troppo professionali, perché si potrebbe creare troppa distanza con gli utenti che seguono lo storytelling.<br />È consigliabile utilizzare più formati diversamente per raccontare una narrazione che coinvolga più sensi possibili.<br />Per ogni contenuto esiste la piattaforma adatta:<br />per immagini Instagram e Pinterest<br />le conversazioni informali su Facebook<br />news e informazioni su Twitter<br />video su Youtube o Vimeo<br />e contenuti professionali su LinkedIn.<br /> <br />Le diverse piattaforme hanno diversi linguaggi, oltre che diversi formati, quindi non è consigliabile ripetere stessi contenuti uguali, ma è importante adattare il contenuto alle diverse piattaforme rendendo la narrazione più interessante e coinvolgente.<br />I legami che creiamo in rete, sulle diverse piattaforme, sono chiamati “rapporti deboli” in quanto molto importanti per creare rete e personal branding, ma deboli nel tempo se non rafforzati con presenza fisica.<br />Per...]]></itunes:summary><itunes:duration>306</itunes:duration><itunes:keywords>narrazione,propp,sorytelling,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2dad3822f25e4b2a5f14011b4d56cf1d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa dice Google di te?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-dice-google-di-te--37014645</link><description><![CDATA[Con l’avvento del web è diventato fondamentale avere una presenza on-line che completi il nostro profilo professionale.<br />Oramai il curriculum vitae non esprime più il valore e le competenze delle persone, anche il mondo del recruitment si è evoluto come quello del consumer..<br />Oggi un head hunter, un recruiter, per prima cosa valutata la presenza on-line del candidato, analizzando anche le sue digital skill, la sua presenza on line e la reputazione.<br />Spesso si pensa che la presenza on-line sia dei vip, di influencer, ma in realtà è ormai una sfera pubblica, in cui tutti attingiamo informazione per comprendere qual scelta effettuare.<br />Come un consumatore sceglie il proprio brand (prodotto/servizio) navigando, informandosi, confrontandosi, leggendo blog e forum, comparando esperienze, in egual modo quando necessitiamo di un collaboratore, dipendente, partner e così discorrendo, per prima cosa digitiamo nome e cognome su Google..<br />Il nostro nuovo biglietto da visita diventa Google, il risultato di ricerca con il nostro nome e cognome diventano il modo in cui le persone si fanno un’impressione di chi siamo, cosa facciamo e cosa possiamo offrire.<br /><br /><br />Il problema, e la conseguenza, è che sul web non siamo chi diciamo di essere ma siamo ciò che Google dice che siamo. Per questo motivo è molto importante curare molto l’aspetto on-line, perché potrebbe creare notevoli danni.<br /> Per Ego-Surfing si intende la digitazione del proprio nome e cognome direttamente sulla barra di ricerca di Google per verificare in quale delle seguenti 4 situazioni si è:<br />1)Positiva, quindi la ricerca all’interno della Serp restituisce un’immagine coerente, chiara e rappresentativa delle nostre competenze, di cosa sappiamo fare e cosa offriamo. Può restituire anche risultati non strettamente aderenti alla professione, ma a completamento di un quadro positivo, per esempio aver giocato anni a Basket.<br />2)Non esisti, quindi la serp di Google non restituisce risultati, sia per scelta, non vogliamo condividere il nostro lavoro, le nostre passioni o gli hobby, ma anche perché non ci sono altri risultati che parlano di noi. In questo caso Google non riesce a rilevare informazioni definendo chi sei e cosa fai.<br />3)Non ti indentifica, il motore di ricerca non riesce a trovarti perché ci sono omonimi, oppure perché ci occupiamo di molte cose contemporaneamente ma non ci siamo mai preoccupati di metterli in relazione.<br />4)Immagine negativa, nel caso in cui i motori di ricerca restituiscono risultati che ci danneggiano, che parlano male di noi. Sicuramente questa è la situazione peggiore, più dannosa, motivo per cui è fondamentale curare la propria immagine e gestire questo problema.<br />Se non saremo noi a gestire la nostra comunicazione potrebbe pensarci qualcun altro a gestirla per noi, immagina scenari, illegali, in cui qualcuno può pubblicare un video in cui sei presente in una situazione particolare, se non sei attento, e nel caso non denunci, potrebbe ritorcersi per molto tempo sulla propria immagine on-line.<br /><br />Occorre quindi prendersi cura della propria presenza in rete definendo con precisione chi siamo e di cosa ci occupiamo come persone e come professionista, preoccupandoci sempre di verificare cosa si dice di noi on-line.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37014645</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 11:16:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37014645/cosa_dice_google_di_te_audio.mp3" length="3747651" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Con l’avvento del web è diventato fondamentale avere una presenza on-line che completi il nostro profilo professionale.
Oramai il curriculum vitae non esprime più il valore e le competenze delle persone, anche il mondo del recruitment si è evoluto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con l’avvento del web è diventato fondamentale avere una presenza on-line che completi il nostro profilo professionale.<br />Oramai il curriculum vitae non esprime più il valore e le competenze delle persone, anche il mondo del recruitment si è evoluto come quello del consumer..<br />Oggi un head hunter, un recruiter, per prima cosa valutata la presenza on-line del candidato, analizzando anche le sue digital skill, la sua presenza on line e la reputazione.<br />Spesso si pensa che la presenza on-line sia dei vip, di influencer, ma in realtà è ormai una sfera pubblica, in cui tutti attingiamo informazione per comprendere qual scelta effettuare.<br />Come un consumatore sceglie il proprio brand (prodotto/servizio) navigando, informandosi, confrontandosi, leggendo blog e forum, comparando esperienze, in egual modo quando necessitiamo di un collaboratore, dipendente, partner e così discorrendo, per prima cosa digitiamo nome e cognome su Google..<br />Il nostro nuovo biglietto da visita diventa Google, il risultato di ricerca con il nostro nome e cognome diventano il modo in cui le persone si fanno un’impressione di chi siamo, cosa facciamo e cosa possiamo offrire.<br /><br /><br />Il problema, e la conseguenza, è che sul web non siamo chi diciamo di essere ma siamo ciò che Google dice che siamo. Per questo motivo è molto importante curare molto l’aspetto on-line, perché potrebbe creare notevoli danni.<br /> Per Ego-Surfing si intende la digitazione del proprio nome e cognome direttamente sulla barra di ricerca di Google per verificare in quale delle seguenti 4 situazioni si è:<br />1)Positiva, quindi la ricerca all’interno della Serp restituisce un’immagine coerente, chiara e rappresentativa delle nostre competenze, di cosa sappiamo fare e cosa offriamo. Può restituire anche risultati non strettamente aderenti alla professione, ma a completamento di un quadro positivo, per esempio aver giocato anni a Basket.<br />2)Non esisti, quindi la serp di Google non restituisce risultati, sia per scelta, non vogliamo condividere il nostro lavoro, le nostre passioni o gli hobby, ma anche perché non ci sono altri risultati che parlano di noi. In questo caso Google non riesce a rilevare informazioni definendo chi sei e cosa fai.<br />3)Non ti indentifica, il motore di ricerca non riesce a trovarti perché ci sono omonimi, oppure perché ci occupiamo di molte cose contemporaneamente ma non ci siamo mai preoccupati di metterli in relazione.<br />4)Immagine negativa, nel caso in cui i motori di ricerca restituiscono risultati che ci danneggiano, che parlano male di noi. Sicuramente questa è la situazione peggiore, più dannosa, motivo per cui è fondamentale curare la propria immagine e gestire questo problema.<br />Se non saremo noi a gestire la nostra comunicazione potrebbe pensarci qualcun altro a gestirla per noi, immagina scenari, illegali, in cui qualcuno può pubblicare un video in cui sei presente in una situazione particolare, se non sei attento, e nel caso non denunci, potrebbe ritorcersi per molto tempo sulla propria immagine on-line.<br /><br />Occorre quindi prendersi cura della propria presenza in rete definendo con precisione chi siamo e di cosa ci occupiamo come persone e come professionista, preoccupandoci sempre di verificare cosa si dice di noi on-line.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:keywords>ego-surfing,googleposition,personalbranding,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6f1b9b3d1babdec129732d55685c872.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'importanza del Personal Branding</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-importanza-del-personal-branding--36310524</link><description><![CDATA[Il personal branding è un percorso che si può attivare per cercare di valorizzare le proprie competenze e i propri punti di forza e comunicarlo nella maniera più efficace on-line.<br />Fare personal branding vuol dire analizzare i propri valori, trovare una forma originale e personale per comunicarli, raggiungendo le giuste persone che possono essere interessate a ciò che offriamo.<br />Bisogna mettere in piedi un ecosistema che sia funzionale ai nostri obiettivi.<br />Alcune volte mi è capitato di leggere definizioni che affermano che ogni professionista può progettare la comunicazione di se stessi, posizionarsi e vendersi come un prodotto commerciale..<br />Ma in realtà non siamo prodotti, il personal branding si fonda sulla consapevolezza di sé stessi, un’analisi attenta su cosa ci distingue e qual è la corretta comunicazione per farlo sapere alle persone che ci interessano. (settore, clienti, utenti, collaboratori ..)<br />Il personal branding non è una nuova disciplina, da sempre le persone mostrano le proprie competenze per raggiungere un ampio numero di utenti, dai giornali, alla radio, tv.<br />Purtroppo però questi strumenti non erano ad appannaggio di tutti, in quando ci volevano risorse non indifferenti, con il digitale tutti possono accedere a più canali, interloquire e rapportarsi con una moltitudine di persone, presentarsi e raccontarsi, anche senza dover accedere a risorse finanziarie.<br />Ma proprio grazie alla facile accessibilità molti si lanciano senza aver compreso in cosa differenziarsi e i propri valori, anche senza aver definito un piano strategico che porti risultati.<br />Quindi il primo passo è definire i propri valori, le proprie competenze e capacità, quali sono gli obiettivi e qual è il percorso che vogliamo intraprendere.<br />Propongo un modello, facilmente consultabile e scaricabile on-line, che rappresenta lo sviluppo, personale e professionale, del business model canvas; questo si chiama personal branding canvas.<br />È un modello che permette di ordinare le informazioni, e quindi raccoglierle, dove si vanno a delineare quali sono le proprie competenze, quali sono le abilità che ci differenziano, quali benefici portiamo, cosa ci rende credibili, qual è il proprio posizionamento e a chi rivolgersi, ed infine quali sono i canali di comunicazione, le risorse necessarie e i risultati che ottengono.<br />Anche questo documento va modificato e perfezionato nel tempo e non solo nella sezione risorse e risultati, ma anche in tutte le sue parti cambiando velocemente anche noi nel tempo.<br />Lavorare su sé stessi è il primo passo da compiere, definire in quale area si è più talentuosi, i valori che ti fanno alzare la mattina entusiasta.<br />Lavorare su sé stessi vuol dire trovare un modo per differenziarsi rispetto a tutte quelle persone che fanno il tuo stesso lavoro.<br />Se ho problemi con la caldaia di casa e devo chiamare un tecnico, sceglierò, a parità di competenze, quello con il prezzo minore.<br />Se invece con una piccola maggiorazione (o addirittura lo stesso prezzo) ricevo anche una copertura di intervento per 1 anno in caso di urgenza, è probabile che accetti questa condizione.<br />Per promuovere sé stessi occorre trovare la propria voce in rete. Trasparenza e la naturalezza vengono premiate dal contesto.<br />Il secondo passo consiste nel creare il proprio ecosistema di comunicazione, quindi quella struttura che permette di pubblicare contenuti, di valore, per un determinato tipo di target.<br />Diventa necessario frequentare ambienti social che permettano di incontrare professionisti, di aggiornarsi e formarsi, entrare in contatto con opportunità, trovare clienti e coltivare relazioni professionali, come LinkedIn che se utilizzato bene offre tutte queste opportunità.<br />È importante progettare un piano, strategico e operativo, che tenga presente il valore che vogliamo offrire, le risorse a disposizione da poter investire e il fattore tempo.<br />Molte volte la strategia si basa sul mercato di nicchia, quindi diventare primi in una determinata categoria, in modo da poter esprimere il valore unico che si offre.<br />Molte sono le nuove professionalità che sono emerse negli ultimi anni, grazie a imprenditori che hanno intercettato i bisogni di una nicchia di mercato non coperta e sono riusciti ad affermarsi per questo motivo.<br />Ma il personal branding non è solo per libere professioni o marketers ma anche i dipendenti e i manager di un'azienda ne possono beneficiare.<br />Anzi le figure apicali, proprio per responsabilità, hanno l'opportunità di trasmettere ancor più i valori del brand che rappresentano mostrando anche un lato umano che spesso è difficile far emergere.<br />L’autore americano Kevin Kelly ha affermato che se riusciamo a raggiungere 1000 fan che sono disposti a spendere 100 dollari all'anno per quello che facciamo abbiamo creato un business sostenibile.<br />La storia ci insegna che con una buona attività di personal branding in qualche anno è possibile raggiungere tranquillamente una fan base di questo numero.<br />Le ricerche condotte dal Carnegie Institute of Technology dimostrano che l'85 percento del successo finanziario è dovuto alle capacità di "ingegneria umana", alla personalità e capacità di comunicare, negoziare e guidare. Sorprendentemente, solo il 15 percento è dovuto a conoscenze tecniche.<br /><a href="https://www.forbes.com/sites/keldjensen/2012/04/12/intelligence-is-overrated-what-you-really-need-to-succeed/#f81499db6d2c" rel="noopener">https://www.forbes.com/sites/keldjensen/2012/04/12/intelligence-is-overrated-what-you-really-need-to-succeed/#f81499db6d2c</a><br />Questi dati un po’ rispondono alla domanda se è importante essere bravi o comunicare quanto si è bravi, da quello che emerge è evidente che comunicare, e saper comunicare, ha un'importanza fondamentale per il successo.<br />Lavorare sul proprio personal branding significa quindi essere capaci di trovare un equilibrio nel proprio percorso professionale migliorando la comunicazione e il valore che trasmettiamo con quello che facciamo.<br />Ultima nota, bisogna imparare a sbagliare, on line bisogna testare e sperimentare, anche se nel breve i risultati non arrivano; un buon lavoro di personal branding nel tempo, con costanza, coerenza e valore può portare grandi risultati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/36310524</guid><pubDate>Mon, 06 Jul 2020 09:01:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/36310524/l_importanza_del.mp3" length="6431463" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il personal branding è un percorso che si può attivare per cercare di valorizzare le proprie competenze e i propri punti di forza e comunicarlo nella maniera più efficace on-line.
Fare personal branding vuol dire analizzare i propri valori, trovare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il personal branding è un percorso che si può attivare per cercare di valorizzare le proprie competenze e i propri punti di forza e comunicarlo nella maniera più efficace on-line.<br />Fare personal branding vuol dire analizzare i propri valori, trovare una forma originale e personale per comunicarli, raggiungendo le giuste persone che possono essere interessate a ciò che offriamo.<br />Bisogna mettere in piedi un ecosistema che sia funzionale ai nostri obiettivi.<br />Alcune volte mi è capitato di leggere definizioni che affermano che ogni professionista può progettare la comunicazione di se stessi, posizionarsi e vendersi come un prodotto commerciale..<br />Ma in realtà non siamo prodotti, il personal branding si fonda sulla consapevolezza di sé stessi, un’analisi attenta su cosa ci distingue e qual è la corretta comunicazione per farlo sapere alle persone che ci interessano. (settore, clienti, utenti, collaboratori ..)<br />Il personal branding non è una nuova disciplina, da sempre le persone mostrano le proprie competenze per raggiungere un ampio numero di utenti, dai giornali, alla radio, tv.<br />Purtroppo però questi strumenti non erano ad appannaggio di tutti, in quando ci volevano risorse non indifferenti, con il digitale tutti possono accedere a più canali, interloquire e rapportarsi con una moltitudine di persone, presentarsi e raccontarsi, anche senza dover accedere a risorse finanziarie.<br />Ma proprio grazie alla facile accessibilità molti si lanciano senza aver compreso in cosa differenziarsi e i propri valori, anche senza aver definito un piano strategico che porti risultati.<br />Quindi il primo passo è definire i propri valori, le proprie competenze e capacità, quali sono gli obiettivi e qual è il percorso che vogliamo intraprendere.<br />Propongo un modello, facilmente consultabile e scaricabile on-line, che rappresenta lo sviluppo, personale e professionale, del business model canvas; questo si chiama personal branding canvas.<br />È un modello che permette di ordinare le informazioni, e quindi raccoglierle, dove si vanno a delineare quali sono le proprie competenze, quali sono le abilità che ci differenziano, quali benefici portiamo, cosa ci rende credibili, qual è il proprio posizionamento e a chi rivolgersi, ed infine quali sono i canali di comunicazione, le risorse necessarie e i risultati che ottengono.<br />Anche questo documento va modificato e perfezionato nel tempo e non solo nella sezione risorse e risultati, ma anche in tutte le sue parti cambiando velocemente anche noi nel tempo.<br />Lavorare su sé stessi è il primo passo da compiere, definire in quale area si è più talentuosi, i valori che ti fanno alzare la mattina entusiasta.<br />Lavorare su sé stessi vuol dire trovare un modo per differenziarsi rispetto a tutte quelle persone che fanno il tuo stesso lavoro.<br />Se ho problemi con la caldaia di casa e devo chiamare un tecnico, sceglierò, a parità di competenze, quello con il prezzo minore.<br />Se invece con una piccola maggiorazione (o addirittura lo stesso prezzo) ricevo anche una copertura di intervento per 1 anno in caso di urgenza, è probabile che accetti questa condizione.<br />Per promuovere sé stessi occorre trovare la propria voce in rete. Trasparenza e la naturalezza vengono premiate dal contesto.<br />Il secondo passo consiste nel creare il proprio ecosistema di comunicazione, quindi quella struttura che permette di pubblicare contenuti, di valore, per un determinato tipo di target.<br />Diventa necessario frequentare ambienti social che permettano di incontrare professionisti, di aggiornarsi e formarsi, entrare in contatto con opportunità, trovare clienti e coltivare relazioni professionali, come LinkedIn che se utilizzato bene offre tutte queste opportunità.<br />È importante progettare un piano, strategico e operativo, che tenga presente il valore che vogliamo offrire, le risorse a disposizione da poter investire e il fattore tempo.<br />Molte volte la strategia si basa...]]></itunes:summary><itunes:duration>402</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,personalbranding,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/748ade097f957189f280000e38fbabed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Definire un piano di Marketing Digitale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/definire-un-piano-di-marketing-digitale--35177056</link><description><![CDATA[Oggi parliamo di come sviluppare un piano di Marketing digitale, quale struttura iniziale, quali canali utilizzare, obiettivi e costi da considerare..<br />Spesso quando vengono poste queste domande è sempre difficile offrire una risposta certa in prima fase, questo perché esistono diverse leve utilizzabili e perché bisogna intenderlo come un piano combinato.<br />Per poter strutturare un piano è importante definire su quali tipi di media impostare la strategia.<br />Si differenziano:<br />1)      Owned Media, quindi gli ambienti che posso controllare direttamente come il sito aziendale.<br />2)      Paid Media, dove posso comparire acquistando spazi pubblicitari come siti editoriali, motori di ricerca e Social Network.<br />3)      Earned Media i luoghi dove si genera spontaneamente, e non, passaparola e conversazione sul brand o sui prodotti e servizi.<br />Una delle prime domande da porsi è: quale tipo di percorso voglio far fare al mio utente?<br />Bisogna considerare che i percorsi possono essere infiniti; immaginiamo di attivare una campagna con banner su Google, dalla visualizzazione di quell’Ads alla conversione che vogliamo far fare all’utente, i percorsi immaginabili possibili essere tantissimi, dal cliccare sul banner per atterrare sul sito, alla ricerca dopo ore su Google del prodotto mostrato in pubblicità precedentemente.<br />Oppure immaginiamo l'utente che vede il banner e decide di andare sui Social per consultare la pagina aziendale e verificare ciò che si dice del brand (prodotto/servizio)..<br />Per ogni campagna che decidiamo di attivare è importante pianificare i possibili contatti con il nostro target utente per intercettarlo in qualsiasi step del suo viaggio e portarlo alla conversione.<br />Solitamente un piano di Marketing Digitale parte dalla definizione di struttura e contenuti di Media Owned, quali sono i contenuti di valore per l'utente sul mio sito? Quale identità di brand voglio trasmettere? Cosa dico di interessante sui miei media?<br />Solo successivamente definisco il mio piano di investimenti sui Paid Media, bilanciando i possibili canali a mia disposizione e in considerazione dei miei obiettivi.<br />Ed infine mi chiedo come favorire la conversazione e la diffusione dei miei contenuti sugli Earned Media, quindi cosa posso fare affinché si parli il più possibile, bene, del mio prodotto, o servizio, e del mio brand?<br />Considerando i mezzi a pagamento bisogna tener presente che sono diversi, con caratteristiche e strutture diverse e che rispondono ad obiettivi diversi.<br />1)      SEM, annunci a pagamento sui motori di ricerca e mi servono per intercettare i bisogni di un utente nel momento in cui si esplicitano, per esempio con la navigazione.<br />2)      Affiliate marketing, li utilizzo quando voglio ottenere grandi volumi con costi relativamente contenuti.<br />3)      DEM, quindi e-mail marketing, sfrutto questo canale quando voglio comunicare direttamente con clienti e prospect.<br />4)      Display advertising, i banner per intenderci, posso utilizzarli quando voglio aumentare la notorietà e reputazione del brand e lo faccio sui siti editoriali.<br />5)      Annunci sui Social Media, posso utilizzarli per la notorietà del brand, per la vendita, e quindi conversione, o per sponsorizzare eventi e altro.<br /> <br />Si differenziano anche per tipologie di modalità di pagamento, solitamente tutte a performance, in base ai rispettivi obiettivi di campagna e i risultati effettivi.<br />Nel caso della SEM il costo viene restituito sull’effettivo click sull'annuncio e quindi il parametro utilizzato è il CPC (Costo per Click). <br />Nel caso dei network di affiliazione si paga per costo per click, ma anche per costo per azione e costo per vendita.<br />Il costo per una campagna di Display Advertising si calcola in impression (1000) oppure in costo per pagina (CPP) e in (CPC).<br />Nel caso di campagne social il costo dipende da molti fattori, in primis la piattaforma, il tipo di campagna, per esempio se di traffico o notorietà, dal tipo di profilazione dell'audience e molti altri fattori legati anche all’obiettivo.<br /> <br />Un buon piano di marketing digitale tiene in considerazione tutti questi fattori e definisce gli steps, anche temporali, di implementazione ed uso, definendo il budget disponibile come elemento di fattibilità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/35177056</guid><pubDate>Wed, 01 Jul 2020 14:38:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/35177056/definire_un_piano_di_marketing_digitale.mp3" length="4747200" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo di come sviluppare un piano di Marketing digitale, quale struttura iniziale, quali canali utilizzare, obiettivi e costi da considerare..
Spesso quando vengono poste queste domande è sempre difficile offrire una risposta certa in prima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo di come sviluppare un piano di Marketing digitale, quale struttura iniziale, quali canali utilizzare, obiettivi e costi da considerare..<br />Spesso quando vengono poste queste domande è sempre difficile offrire una risposta certa in prima fase, questo perché esistono diverse leve utilizzabili e perché bisogna intenderlo come un piano combinato.<br />Per poter strutturare un piano è importante definire su quali tipi di media impostare la strategia.<br />Si differenziano:<br />1)      Owned Media, quindi gli ambienti che posso controllare direttamente come il sito aziendale.<br />2)      Paid Media, dove posso comparire acquistando spazi pubblicitari come siti editoriali, motori di ricerca e Social Network.<br />3)      Earned Media i luoghi dove si genera spontaneamente, e non, passaparola e conversazione sul brand o sui prodotti e servizi.<br />Una delle prime domande da porsi è: quale tipo di percorso voglio far fare al mio utente?<br />Bisogna considerare che i percorsi possono essere infiniti; immaginiamo di attivare una campagna con banner su Google, dalla visualizzazione di quell’Ads alla conversione che vogliamo far fare all’utente, i percorsi immaginabili possibili essere tantissimi, dal cliccare sul banner per atterrare sul sito, alla ricerca dopo ore su Google del prodotto mostrato in pubblicità precedentemente.<br />Oppure immaginiamo l'utente che vede il banner e decide di andare sui Social per consultare la pagina aziendale e verificare ciò che si dice del brand (prodotto/servizio)..<br />Per ogni campagna che decidiamo di attivare è importante pianificare i possibili contatti con il nostro target utente per intercettarlo in qualsiasi step del suo viaggio e portarlo alla conversione.<br />Solitamente un piano di Marketing Digitale parte dalla definizione di struttura e contenuti di Media Owned, quali sono i contenuti di valore per l'utente sul mio sito? Quale identità di brand voglio trasmettere? Cosa dico di interessante sui miei media?<br />Solo successivamente definisco il mio piano di investimenti sui Paid Media, bilanciando i possibili canali a mia disposizione e in considerazione dei miei obiettivi.<br />Ed infine mi chiedo come favorire la conversazione e la diffusione dei miei contenuti sugli Earned Media, quindi cosa posso fare affinché si parli il più possibile, bene, del mio prodotto, o servizio, e del mio brand?<br />Considerando i mezzi a pagamento bisogna tener presente che sono diversi, con caratteristiche e strutture diverse e che rispondono ad obiettivi diversi.<br />1)      SEM, annunci a pagamento sui motori di ricerca e mi servono per intercettare i bisogni di un utente nel momento in cui si esplicitano, per esempio con la navigazione.<br />2)      Affiliate marketing, li utilizzo quando voglio ottenere grandi volumi con costi relativamente contenuti.<br />3)      DEM, quindi e-mail marketing, sfrutto questo canale quando voglio comunicare direttamente con clienti e prospect.<br />4)      Display advertising, i banner per intenderci, posso utilizzarli quando voglio aumentare la notorietà e reputazione del brand e lo faccio sui siti editoriali.<br />5)      Annunci sui Social Media, posso utilizzarli per la notorietà del brand, per la vendita, e quindi conversione, o per sponsorizzare eventi e altro.<br /> <br />Si differenziano anche per tipologie di modalità di pagamento, solitamente tutte a performance, in base ai rispettivi obiettivi di campagna e i risultati effettivi.<br />Nel caso della SEM il costo viene restituito sull’effettivo click sull'annuncio e quindi il parametro utilizzato è il CPC (Costo per Click). <br />Nel caso dei network di affiliazione si paga per costo per click, ma anche per costo per azione e costo per vendita.<br />Il costo per una campagna di Display Advertising si calcola in impression (1000) oppure in costo per pagina (CPP) e in (CPC).<br />Nel caso di campagne social il costo dipende da molti fattori, in primis la piattaforma, il tipo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>earnedmedia,marketing,marketingplan,ownedmedia,paidmedia,pianomarketing,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a1a0a7969cf9f615937be5c79d21e5d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Direct Marketing: evoluzioni, formati e device</title><link>https://www.spreaker.com/episode/direct-marketing-evoluzioni-formati-e-device--33240392</link><description><![CDATA[Cos’è il Direct Marketing on line?<br />Significa interagire con il nostro target di riferimento, utenti, lead, prospect o clienti, in maniera diretta, quindi uno a uno oppure uno a molti.<br />Il primo passo è comprendere il target a cui ci si sta rivolgendo, come si relaziona con il Direct Marketing, per esempio con l’e-mail, e quali device utilizza principalmente.<br />Molti sono gli strumenti che oggi si utilizzano per contattare direttamente il nostro target: sms, messenger, Ads, Social network e soprattutto e-mail.<br />Tutti abbiamo una e-mail, molti ne hanno più di una, e tutti quotidianamente la controlliamo almeno una volta.<br />I messaggi possono essere letti in momenti diversi e possono, o meno, essere conservati. <br />Si è passati da un controllo di posta elettronica “desktop based”, quindi su personal computer, ad un approccio “notebook based”, con la diffusione di pc portatili e laptop, per giungere ad un approccio “mobile based” che ha completamente rivoluzionato in modo di approcciarsi al controllo della posta elettronica rendendolo accessibile da ovunque e in qualsiasi momento.<br />Ovviamente la formattazione del messaggio dovrà essere adeguata alla tipologia di target.<br />Se il pubblico a cui mi sto rivolgendo apre la posta elettronica soprattutto davanti ad un pc (per esempio in caso di posta professionale), posso considerare anche un formato con immagini, ma se il target è mobile è consigliabile utilizzare messaggi testuali che risultano essere più adattabili.<br />In egual modo è da considerare il fattore tempo, quando mi rivolgo ad un pubblico mobile è probabile che controlli la posta più volte e con maggior frequenza rispetto ad un desktop target.<br />È possibile intuire se la casella di posta è di uso personale o lavorativo/professionale dal dominio, se è di Gmail, Yahoo o Hotmail orientativamente possiamo considerarli di uso personale. <br />Mentre un dominio con il nome di un’azienda è tipicamente da considerare di uso professionale.<br />È importante considerare cosa fanno le persone quando si stufano di una e-mail di Direct Marketing:  possono ignorarle, quindi quando si ricevono non si aprono o si cancellano, possono disiscriversi, semplicemente cercando dove il mittente ha inserito la possibilità, oppure inserirla in Spam.<br />Quando si prepara un messaggio di Direct Marketing è fondamentale considerare i diversi formati per diversi device.<br />Come accennato in precedenza è consigliabile formattare messaggi di solo testo, almeno quando parliamo di posta elettronica, visto l’utilizzo e la diffusione del mobile, in quanto immagini e video possono creare problemi di apertura e visibilità. <br />Diverso è quando parliamo di Direct Marketing sui social, in questo la formattazione della piattaforma che ospita è organizzata e distribuita per diversi formati. Ma anche in questo caso è necessario tener presenta le dimensioni dello screen del device e le possibili complicazioni di lettura.<br />Bisogna anche tenere in considerazione che il linguaggio html delle e-mail ha una struttura scarna e che, quindi, è molto importante concentrarsi sul contenuto che vogliamo trasmettere, non avendo molti strumenti in possesso per poter stupire e quindi coinvolgere.<br />Il rapporto on-line non si differenzia molto dai rapporti reali, se ci presentiamo dal vivo ad una persona e non utilizziamo un linguaggio adeguato, il giusto tono di voce, il giusto impatto e contenuti che possano interessarlo questi ci starà ad ascoltare, si dimostrerà disponibile nei nostri confronti e mostrerà un senso di apertura, così come se specularmente non facciamo attenzione ai questi punti.<br />Anche un messaggio di Direct Marketing se non ha il giusto tono, il giusto linguaggio e contenuto utile e di interesse, le persone lo ignoreranno, si cancelleranno oppure cliccheranno sul pulsante spam.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/33240392</guid><pubDate>Thu, 25 Jun 2020 11:01:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/33240392/direct_marketing_evoluzioni_formati_e_device.mp3" length="4469478" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cos’è il Direct Marketing on line?
Significa interagire con il nostro target di riferimento, utenti, lead, prospect o clienti, in maniera diretta, quindi uno a uno oppure uno a molti.
Il primo passo è comprendere il target a cui ci si sta rivolgendo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cos’è il Direct Marketing on line?<br />Significa interagire con il nostro target di riferimento, utenti, lead, prospect o clienti, in maniera diretta, quindi uno a uno oppure uno a molti.<br />Il primo passo è comprendere il target a cui ci si sta rivolgendo, come si relaziona con il Direct Marketing, per esempio con l’e-mail, e quali device utilizza principalmente.<br />Molti sono gli strumenti che oggi si utilizzano per contattare direttamente il nostro target: sms, messenger, Ads, Social network e soprattutto e-mail.<br />Tutti abbiamo una e-mail, molti ne hanno più di una, e tutti quotidianamente la controlliamo almeno una volta.<br />I messaggi possono essere letti in momenti diversi e possono, o meno, essere conservati. <br />Si è passati da un controllo di posta elettronica “desktop based”, quindi su personal computer, ad un approccio “notebook based”, con la diffusione di pc portatili e laptop, per giungere ad un approccio “mobile based” che ha completamente rivoluzionato in modo di approcciarsi al controllo della posta elettronica rendendolo accessibile da ovunque e in qualsiasi momento.<br />Ovviamente la formattazione del messaggio dovrà essere adeguata alla tipologia di target.<br />Se il pubblico a cui mi sto rivolgendo apre la posta elettronica soprattutto davanti ad un pc (per esempio in caso di posta professionale), posso considerare anche un formato con immagini, ma se il target è mobile è consigliabile utilizzare messaggi testuali che risultano essere più adattabili.<br />In egual modo è da considerare il fattore tempo, quando mi rivolgo ad un pubblico mobile è probabile che controlli la posta più volte e con maggior frequenza rispetto ad un desktop target.<br />È possibile intuire se la casella di posta è di uso personale o lavorativo/professionale dal dominio, se è di Gmail, Yahoo o Hotmail orientativamente possiamo considerarli di uso personale. <br />Mentre un dominio con il nome di un’azienda è tipicamente da considerare di uso professionale.<br />È importante considerare cosa fanno le persone quando si stufano di una e-mail di Direct Marketing:  possono ignorarle, quindi quando si ricevono non si aprono o si cancellano, possono disiscriversi, semplicemente cercando dove il mittente ha inserito la possibilità, oppure inserirla in Spam.<br />Quando si prepara un messaggio di Direct Marketing è fondamentale considerare i diversi formati per diversi device.<br />Come accennato in precedenza è consigliabile formattare messaggi di solo testo, almeno quando parliamo di posta elettronica, visto l’utilizzo e la diffusione del mobile, in quanto immagini e video possono creare problemi di apertura e visibilità. <br />Diverso è quando parliamo di Direct Marketing sui social, in questo la formattazione della piattaforma che ospita è organizzata e distribuita per diversi formati. Ma anche in questo caso è necessario tener presenta le dimensioni dello screen del device e le possibili complicazioni di lettura.<br />Bisogna anche tenere in considerazione che il linguaggio html delle e-mail ha una struttura scarna e che, quindi, è molto importante concentrarsi sul contenuto che vogliamo trasmettere, non avendo molti strumenti in possesso per poter stupire e quindi coinvolgere.<br />Il rapporto on-line non si differenzia molto dai rapporti reali, se ci presentiamo dal vivo ad una persona e non utilizziamo un linguaggio adeguato, il giusto tono di voce, il giusto impatto e contenuti che possano interessarlo questi ci starà ad ascoltare, si dimostrerà disponibile nei nostri confronti e mostrerà un senso di apertura, così come se specularmente non facciamo attenzione ai questi punti.<br />Anche un messaggio di Direct Marketing se non ha il giusto tono, il giusto linguaggio e contenuto utile e di interesse, le persone lo ignoreranno, si cancelleranno oppure cliccheranno sul pulsante spam.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>directmarketing,directmarketinonline,email,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/49462f123ed8ac5adaa4b8a19ec5ae72.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>LE COMPETENZE DIGITALI NECESSARIE</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-competenze-digitali-necessarie--32617471</link><description><![CDATA[Nel 2006 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea raccomandarono 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente e lo sviluppo della Comunità Europea.<br />Nel 2018 furono aggiornate tenendo presente l’evoluzione di ciò accaduto nei successivi 12 anni.*<br />(<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX" rel="noopener">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX</a>:32018H0604(01))<br />Tra queste otto figurano le competenze digitali**. (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Competenze_chiave)" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Competenze_chiave)</a><br />Per competenze digitali si intende il saper utilizzare con dimestichezza, di diversi livelli, e spirito critico le tecnologie della Società dell’Informazione, per il lavoro, la vita privata e la comunicazione.<br />Si classificano in tre dimensioni:<br />1)Conoscenze digitali, legato al sapere, ciò che conosciamo del digitale. Modelli, uso delle applicazioni e tools, utilizzo dei dati.<br />2)Digital Skill, legato a ciò che si sa fare, capacità di problem solving, di ragionare in maniera digitale e quindi di applicare il sapere.<br />3)Attitudini digitali, atteggiamento soggettivo e predisposizione al pensiero digitale, sia nell’uso quotidiano privato che nel lavoro.<br />Le competenze digitali non riguardano solo il settore ICT, che comunque prevede una carenza di figure professionali nel prossimo futuro, ma riguarda tutti.<br />Avete mai sentito citare che il 65% dei bambini in età scolare faranno un lavoro ad oggi non conosciuto?<br />Ebbene si, il digitale e la sua evoluzione abbraccia e abbraccerà tutti i mestieri ed è nostro dovere prepararci per questo cambiamento.<br />Nel 2013 nasce il modello Europeo DigComp, oggi 2.1.***( <a href="https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/web-digcomp2-1-it.pdf)" rel="noopener">https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/web-digcomp2-1-it.pdf)</a><br />Il Modello Europeo DigComp presenta 5 aree di competenze digitali da apprendere e sfruttare, tutti, con l’obiettivo di adattarsi ai cambiamenti che l’innovazione digitale sta portando.<br />Sono le competenze base che tutti noi dobbiamo avere!<br />1)Informazione, quindi la capacità di saper ricercare le informazioni, saperle filtrare, saperle valutare e saperle confrontare per comprenderne l’attendibilità. Basta pesare alla diffusione delle fake news.<br />2)Comunicazione e collaborazione, saper comunicare e saper collaborare. Sia su canali di proprietà, che su canali social che su quelli a pagamento. Quindi conoscere le regole delle diverse piattaforme, le policy, usare un tono di voce equilibrato, essere consapevoli di cosa vuol dire essere on-line.<br />3)Creazione di contenuti, saper creare contenuti coinvolgenti e accattivanti. Pensiamo a YouTube che viene quotidianamente riempita da contenuti prodotti da utenti.<br />4)Sicurezza, saper navigare in sicurezza senza rischi di privacy e di danni. Questa è una skill sempre più necessaria e più ricercata nel mondo del lavoro, ma risulta fondamentale anche nella vita privata.<br />5)Problem solving, saper risolvere problemi tecnici e tecnologi. Oggi risulta importante riuscire a sciogliere i problemi utilizzando gli strumenti digitali.<br />Ogni area presenta diversi livelli di competenze che per ogni individuo permette di stimare quanto sia avanzato più o meno il livello.<br />Oltre a queste 5 aree di competenza base, definite Digital Soft Skill, ci sono anche le Digital Hard Skill, o competenze funzionali.<br />Le Hard Skill rappresentano le competenze specifiche della propria figura professionale, si formano a scuola, o a lavoro, e vanno sempre aggiornate, con corsi, certificazioni, workshop, bootcamp, coaching e cosi discorrendo.<br />Si dividono in:<br />1)Operative, quindi utilizzo di software, tool, tecnologie, piattaforme e tecnologie indispensabili per lo svolgimento del proprio lavoro, in uno scenario digitale.<br />2)Strategiche, quindi la padronanza di modelli tecnologici di business in cui le organizzazioni si muovono per condurre la propria azienda verso lo sviluppo.<br />Ogni funzione aziendale prevede l’implementazione di nuove competenze, pensiamo al Marketing<br />con l’approccio al customer journey o customer experience, user experience, utilizzo di big data, social media e contenuti, visione omni-canale, Marketing automation.<br />Oppure nella funzione Amministrazione e Controllo con l’entrata di competenze in merito ai dati, finanza automatizzata, Intelligenza Artificiale, Social collaboration, pagamenti digitali e blockchain.<br />Le Operations, quindi gli asset operativi, con competenze di logistica smart, stampa additiva (3D), analytics e big data, realtà aumentata, Internet of Thinks e robotica collaborativa.<br />Anche la funzione ICT presenta nuove competenze legate Cloud Computing, cybersecurity, collaborazione virtuale, User experience, big data e business model.<br />Ogni settore, e ogni azienda, deve prevedere l’introduzione di nuove figure professionali.<br /><br />Com’è messa l’Italia?<br />L’ultimo rapporto, datato 18 dicembre 2019, preparato dall’Istat****(<a href="https://www.istat.it/it/files/2019/12/Cittadini-e-ICT-2019.pdf)" rel="noopener">https://www.istat.it/it/files/2019/12/Cittadini-e-ICT-2019.pdf)</a> in merito all’argomento “stato delle competenze digitali in Italia”, presenta uno scenario non rassicurante.<br />Aumenta l’uso di internet quotidiano, dal 51,3% del 2018 al 53,5% del 2019, per la popolazione da 6 anni in su.<br />Purtroppo il 41,6% degli internauti ha competenze digitali basse, la media europea è 40% mentre Germania, UK e paesi nordici sono tra il 20 e 30%, e solo il 29,1% degli internauti, tra 16 e 74 anni, hanno competenze digitali elevate.<br />Le persone che navigano su internet da 6 anni a 74 anni sono il 67,9%.<br />Emerge un divario di genere nell'uso di internet, 71,7% uomini e 64,2% donne, di territorio, divario tra centro nord 70,6% e Mezzogiorno 62,5%, di titolo di studio, naviga sul web l’82,9% di chi ha un diploma superiore contro il 51,9% di chi ha conseguito al massimo la licenza media, ed infine di età, quasi totalità dei ragazzi di 15-24 anni naviga in Rete (oltre il 90%), mentre tra i 55-59enni la quota di internauti scende al 72,4% e arriva al 41,9% tra le persone di 65-74 anni.<br />Il digitale è un’opportunità che ci permette di compiere le azioni in velocità e facilità, il futuro è digitale, e questo è il motivo per cui dobbiamo migliorare i tassi sopra-descritti il più presto possibile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32617471</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2020 11:23:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32617471/le_competenze_digitali_necessarie.mp3" length="6835536" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Nel 2006 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea raccomandarono 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente e lo sviluppo della Comunità Europea.
Nel 2018 furono aggiornate tenendo presente l’evoluzione di ciò accaduto nei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel 2006 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea raccomandarono 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente e lo sviluppo della Comunità Europea.<br />Nel 2018 furono aggiornate tenendo presente l’evoluzione di ciò accaduto nei successivi 12 anni.*<br />(<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX" rel="noopener">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX</a>:32018H0604(01))<br />Tra queste otto figurano le competenze digitali**. (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Competenze_chiave)" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Competenze_chiave)</a><br />Per competenze digitali si intende il saper utilizzare con dimestichezza, di diversi livelli, e spirito critico le tecnologie della Società dell’Informazione, per il lavoro, la vita privata e la comunicazione.<br />Si classificano in tre dimensioni:<br />1)Conoscenze digitali, legato al sapere, ciò che conosciamo del digitale. Modelli, uso delle applicazioni e tools, utilizzo dei dati.<br />2)Digital Skill, legato a ciò che si sa fare, capacità di problem solving, di ragionare in maniera digitale e quindi di applicare il sapere.<br />3)Attitudini digitali, atteggiamento soggettivo e predisposizione al pensiero digitale, sia nell’uso quotidiano privato che nel lavoro.<br />Le competenze digitali non riguardano solo il settore ICT, che comunque prevede una carenza di figure professionali nel prossimo futuro, ma riguarda tutti.<br />Avete mai sentito citare che il 65% dei bambini in età scolare faranno un lavoro ad oggi non conosciuto?<br />Ebbene si, il digitale e la sua evoluzione abbraccia e abbraccerà tutti i mestieri ed è nostro dovere prepararci per questo cambiamento.<br />Nel 2013 nasce il modello Europeo DigComp, oggi 2.1.***( <a href="https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/web-digcomp2-1-it.pdf)" rel="noopener">https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/web-digcomp2-1-it.pdf)</a><br />Il Modello Europeo DigComp presenta 5 aree di competenze digitali da apprendere e sfruttare, tutti, con l’obiettivo di adattarsi ai cambiamenti che l’innovazione digitale sta portando.<br />Sono le competenze base che tutti noi dobbiamo avere!<br />1)Informazione, quindi la capacità di saper ricercare le informazioni, saperle filtrare, saperle valutare e saperle confrontare per comprenderne l’attendibilità. Basta pesare alla diffusione delle fake news.<br />2)Comunicazione e collaborazione, saper comunicare e saper collaborare. Sia su canali di proprietà, che su canali social che su quelli a pagamento. Quindi conoscere le regole delle diverse piattaforme, le policy, usare un tono di voce equilibrato, essere consapevoli di cosa vuol dire essere on-line.<br />3)Creazione di contenuti, saper creare contenuti coinvolgenti e accattivanti. Pensiamo a YouTube che viene quotidianamente riempita da contenuti prodotti da utenti.<br />4)Sicurezza, saper navigare in sicurezza senza rischi di privacy e di danni. Questa è una skill sempre più necessaria e più ricercata nel mondo del lavoro, ma risulta fondamentale anche nella vita privata.<br />5)Problem solving, saper risolvere problemi tecnici e tecnologi. Oggi risulta importante riuscire a sciogliere i problemi utilizzando gli strumenti digitali.<br />Ogni area presenta diversi livelli di competenze che per ogni individuo permette di stimare quanto sia avanzato più o meno il livello.<br />Oltre a queste 5 aree di competenza base, definite Digital Soft Skill, ci sono anche le Digital Hard Skill, o competenze funzionali.<br />Le Hard Skill rappresentano le competenze specifiche della propria figura professionale, si formano a scuola, o a lavoro, e vanno sempre aggiornate, con corsi, certificazioni, workshop, bootcamp, coaching e cosi discorrendo.<br />Si dividono in:<br />1)Operative, quindi utilizzo di software, tool, tecnologie, piattaforme e tecnologie indispensabili per lo svolgimento del proprio lavoro, in uno scenario...]]></itunes:summary><itunes:duration>428</itunes:duration><itunes:keywords>competenzedigitali,digcomp,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/61291c0c2025d604c19d9b0472928597.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il FUNNEL DEI PIRATI a supporto della pianificazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-funnel-dei-pirati-a-supporto-della-pianificazione--31057136</link><description><![CDATA[La diffusione del digitale ha determinato una nuova categoria di consumatori: quelli perpetuamente connessi.<br />Sono coloro che utilizzano almeno tre device connessi nel web ed accedono ad internet più volte al giorno da diversi luoghi fisici e in mobilità.<br />Sono multiscreen e passano una parte considerevole della giornata davanti allo schermo di uno smartphone, di un pc, di un tablet o lo schermo di una televisione.<br />L’utilizzo, e la scelta, dello screen dipende dal contesto di fruizione, quindi dove sono, quanto tempo ho a disposizione e cosa sto cercando.<br />La moltitudine di punti di accesso rende il consumatore molto imprevedibile, può accedere ad un prodotto/servizio tramite social, ricerca organica (serp), banner pubblicitari, sito aziendale, chat personali, applicazioni e altro.<br />Volendo immaginare un viaggio del consumatore perpetuamente connesso possiamo partire da una pubblicità in televisione che mi incuriosisce, cerco la mattina su Google e clicco su un sito sponsorizzato, sbircio e trovo il prodotto che cerco, ma esco dal sito.<br />Nel pomeriggio mentre sto navigando su Facebook mi appare un’ads di re-marketing del prodotto, clicco e torno sul sito, inserisco il prodotto nel carrello ma un contrattempo non mi fa completare l’acquisto.<br />La sera ricevo una e-mail di re-targeting che mi ricorda che devo completare l’acquisto e converto.<br />Il lavoro di un media planner consiste nell’immaginare il viaggio del consumatore e nel pianificare una struttura che preveda di intercettare il lead, trasformarlo in prospect, e farlo diventare un cliente ed infine cliente fidelizzato.<br />Il journey, o viaggio, del consumatore nell’on-line passa da alcuni steps che il Growth Hacking definisce nel funnel dei pirati:<br />1)Awareness; è la fase in cui il consumatore inizia a conoscere vari brand che hanno prodotti/servizi che potrebbero soddisfare i propri bisogni. Oppure entra in contatto con il nostro brand grazie ad una campagna di advertising. In questa fase il media planner deve attivare una serie di strumenti di comunicazione (organici e paid) che grazie all’ausilio di banner, ads, pubblicità televisive, sito aziendale, pagine aziendali social, giornali o cartelloni stradali ecc.., produrranno notorietà nella mente dell’utente. In questa fase i Kpi restituiscono metriche definite di “vanità”, in quanto non rappresentative di una reale conversione, ma fondamentali per comprendere l’efficacia della parte alta del funnel (TOFU, Top Of Funnel). In questo step si parla di “utente”. I kpi da controllare sono: 1) Impression, le volte in cui il contenuto viene visualizzato 2) Page View, il numero di visualizzazione della pagina 3) Click through rate, quante volte è stato cliccato il contenuto, 4) Video view, quante volte è stato visualizzato il video, e 5) interazioni, quanti like, commenti e condivisioni ha ricevuto il contenuto.<br />2)Acquisition; è la fase in cui acquisiamo un contatto utile dell’utente. Quindi dalla conoscenza passiamo in un’azione, che dovrà essere motivata, e quindi in una maggiore consapevolezza del brand. Solitamente già ricevere un indirizzo e-mail è un successo, anche perché è possibile attivare una serie di attività di re-marketing e re-targeting per intraprendere una conversazione con l’utente. La chiamata all’azione può essere anche la registrazione alla newsletter, il download di un’app oppure la compilazione di un form. In questo caso parliamo di lead freddo. Siamo sempre nella parte alta del funnel e i Kpi principali da monitorare sono: 1) Numero di utenti registrati, 2) numero di contatti raccolti, 3) numero di download, 4) numero di iscritti alla newsletter, Customer Acquisition Cost. <br />3)Activation; è la fase in cui non solo abbiamo svolto un’azione nei confronti del brand ma attiviamo una serie di comportamenti che ci rende fruitori del possibile servizio, per esempio inserire il prodotto/servizio nel carrello, oppure utilizzare l’app, o leggere i contenuti del blog. In questo caso parliamo di prospect. Siamo nella parte media del funnel (MOFU, Middle of Funnel). I Kpi da monitorare sono: Carrello, prodotti aggiunti al carrello, utilizzo App, lettura dei contenuti del blog oppure utilizzo versione free di un servizio. <br />4)Retention, è la fase di utilizzo (o riutilizzo) abituale del prodotto/servizio. Ovviamente activation e retention in alcuni casi, dipende dalla merceologia del prodotto/servizio oppure dal tipo di viaggio del consumatore, possono combaciare. Se sono alla ricerca di un prodotto specifico, e che conosco, non avrò bisogno di utilizzarlo molto, se soddisfa i miei bisogni l’acquisto. In questo caso parliamo di prospect caldi. I principali Kpi andranno a misurare per esempio quante volte lo stesso utente ha effettuato l’accesso alla dashboard online ed utilizzato determinate feature nell’arco degli ultimi 30 giorni. Sono: 1) Tasso di abbandono, 2) Utilizzo dell’App durante il mese, 3) Daily Active Users (DAU) e Monthly Active Users (MAU): utenti attivi giornalmente e mensilmente.<br />5)Revenue, è la fase in cui finalmente il prospect diventa cliente completando l’acquisto. È fondamentale che gli steps precedenti siano stati strutturati bene, e che questa parte risulti fruibile, di facile comprensione e con tutte le possibilità di accettazione di pagamento. In questo caso parliamo di clienti. I principali Kpi sono: 1) Costo per Acquisizione (CPA), 2) LifeTime Value (LTV), cioè i profitti prevedibili su un determinato cliente, 3) Average Revenue per User (ARPU) o ricavi medi per utente. <br />6)Referral, è la fase che riattiva, ciclicamente, il funnel, in cui l’utente parla bene, o consiglia, il nostro brand, o prodotto/servizio, ad altri utenti, in modo da riattivare il funnel dall’alto. Si spinge in questa fase con promo code, call to action come “invita un amico”, link di affiliazione e incentivi, premi, in caso di segnalazione. In questo caso parliamo di fan, o ambassador. I Kpi più utilizzati sono: 1) Net promoted score, l’indice che indica quanto le persone sono propense a parlare del brand ad altri, 2) Condivisioni sui social network, 3) tracciabilità dei codici sconto. Siamo, con la revenue, nella parte bassa del funnel chiamata BOFU(Bottom of Funnel).<br /><br />Un buon media planner deve tener presente di ogni fase, non considerando per forza l’ordine presentato, ma alcune fasi possono essere anticipate o posticipate. L’importante è che tutte le fasi siano gestite per rispettare gli obiettivi e che permettano di misurare i risultati per poter sperimentare in divenire.<br /><br />I Kpi si possono catalogare in Metriche di esposizione e metriche di efficienza.<br />Le metriche di esposizione come il Gross Rating Point (GRP), cioè l’unità di misura che calcola la pressione di una determinata campagna pubblicitaria su un target di persone sui mass media (digitali e tradizionali) e il costo GRP, si utilizzano per comprendere l’impatto della pubblicità.<br />Mentre le metriche di efficienza come click-through rate, Covertion rate, Acquisition Cost e Roi sono utilizzate per verificare l’efficienza, e quindi i risultati, e i costi, delle campagne pubblicitarie.<br /><br />Il Gross Rating Point (GRP) viene calcolato con la Reach % della campagna x frequenza media di esposizione. Per fare un esempio se sviluppo una campagna che genera 20.000 visite su un’audience di 40.000 utenti, avrò una copertura del 50%.<br />Il Click Through Rate è calcolato con il numero di click rapportato al numero di impression moltiplicato per 100. <br />Il Convertion Rate (CR) è calcolato con il rapporto tra numero di transazioni effettuate sul totale delle visite, moltiplicato per 100.<br />Il Roi, quindi il ritorno dell’investimento, è calcolato dai ricavi totali meno i costi totali della pubblicità diviso i costi totali della pubblicità per 100.<br /><br />Il media planner dovrà tener presente di tutti i diversi staps del funnel nel programmare una campagna che possa convertire, permettendogli di pianificare i formati pubblicitari più adeguati.<br />Quindi nel caso di awareness il piano media è orientato a costruire notorietà del marchio o del prodotto con obiettivi di copertura, partecipazione e condivisione. I kpi sono i GRP, la frequenza a target, frequenza media di visualizzazione e copertura. I formati saranno Video, display advertising, banner, campagne di notorietà, pubblicità tradizionale. <br />Oppure nel caso della fase di Revenue, dove l’obiettivo è facilitare, e migliorare, la fase di acquisto, i kpi da utilizzare saranno il Convertion Rate e il Roi.<br /><br />Una buona programmazione, prendendo in considerazione tutti gli aspetti sopradescritti, risulta fondamentale per la riuscita strategica di una campagna pubblicitaria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31057136</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 07:57:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31057136/il_funnel_dei_pirati_a_supporto_della_pianificazione.mp3" length="9728682" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La diffusione del digitale ha determinato una nuova categoria di consumatori: quelli perpetuamente connessi.
Sono coloro che utilizzano almeno tre device connessi nel web ed accedono ad internet più volte al giorno da diversi luoghi fisici e in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La diffusione del digitale ha determinato una nuova categoria di consumatori: quelli perpetuamente connessi.<br />Sono coloro che utilizzano almeno tre device connessi nel web ed accedono ad internet più volte al giorno da diversi luoghi fisici e in mobilità.<br />Sono multiscreen e passano una parte considerevole della giornata davanti allo schermo di uno smartphone, di un pc, di un tablet o lo schermo di una televisione.<br />L’utilizzo, e la scelta, dello screen dipende dal contesto di fruizione, quindi dove sono, quanto tempo ho a disposizione e cosa sto cercando.<br />La moltitudine di punti di accesso rende il consumatore molto imprevedibile, può accedere ad un prodotto/servizio tramite social, ricerca organica (serp), banner pubblicitari, sito aziendale, chat personali, applicazioni e altro.<br />Volendo immaginare un viaggio del consumatore perpetuamente connesso possiamo partire da una pubblicità in televisione che mi incuriosisce, cerco la mattina su Google e clicco su un sito sponsorizzato, sbircio e trovo il prodotto che cerco, ma esco dal sito.<br />Nel pomeriggio mentre sto navigando su Facebook mi appare un’ads di re-marketing del prodotto, clicco e torno sul sito, inserisco il prodotto nel carrello ma un contrattempo non mi fa completare l’acquisto.<br />La sera ricevo una e-mail di re-targeting che mi ricorda che devo completare l’acquisto e converto.<br />Il lavoro di un media planner consiste nell’immaginare il viaggio del consumatore e nel pianificare una struttura che preveda di intercettare il lead, trasformarlo in prospect, e farlo diventare un cliente ed infine cliente fidelizzato.<br />Il journey, o viaggio, del consumatore nell’on-line passa da alcuni steps che il Growth Hacking definisce nel funnel dei pirati:<br />1)Awareness; è la fase in cui il consumatore inizia a conoscere vari brand che hanno prodotti/servizi che potrebbero soddisfare i propri bisogni. Oppure entra in contatto con il nostro brand grazie ad una campagna di advertising. In questa fase il media planner deve attivare una serie di strumenti di comunicazione (organici e paid) che grazie all’ausilio di banner, ads, pubblicità televisive, sito aziendale, pagine aziendali social, giornali o cartelloni stradali ecc.., produrranno notorietà nella mente dell’utente. In questa fase i Kpi restituiscono metriche definite di “vanità”, in quanto non rappresentative di una reale conversione, ma fondamentali per comprendere l’efficacia della parte alta del funnel (TOFU, Top Of Funnel). In questo step si parla di “utente”. I kpi da controllare sono: 1) Impression, le volte in cui il contenuto viene visualizzato 2) Page View, il numero di visualizzazione della pagina 3) Click through rate, quante volte è stato cliccato il contenuto, 4) Video view, quante volte è stato visualizzato il video, e 5) interazioni, quanti like, commenti e condivisioni ha ricevuto il contenuto.<br />2)Acquisition; è la fase in cui acquisiamo un contatto utile dell’utente. Quindi dalla conoscenza passiamo in un’azione, che dovrà essere motivata, e quindi in una maggiore consapevolezza del brand. Solitamente già ricevere un indirizzo e-mail è un successo, anche perché è possibile attivare una serie di attività di re-marketing e re-targeting per intraprendere una conversazione con l’utente. La chiamata all’azione può essere anche la registrazione alla newsletter, il download di un’app oppure la compilazione di un form. In questo caso parliamo di lead freddo. Siamo sempre nella parte alta del funnel e i Kpi principali da monitorare sono: 1) Numero di utenti registrati, 2) numero di contatti raccolti, 3) numero di download, 4) numero di iscritti alla newsletter, Customer Acquisition Cost. <br />3)Activation; è la fase in cui non solo abbiamo svolto un’azione nei confronti del brand ma attiviamo una serie di comportamenti che ci rende fruitori del possibile servizio, per esempio inserire il prodotto/servizio nel carrello, oppure utilizzare l’app, o leggere i contenuti del...]]></itunes:summary><itunes:duration>610</itunes:duration><itunes:keywords>consumatoreconnesso,funneldeipiarti,growthhacking,mediaplanning,multiscreener,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b71d3a9b9109be9650b3fd80321557ff.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>IL 1° PASSO NELLA TRASFORMAZIONE DIGITALE-ASSESSMENT</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-1-passo-nella-trasformazione-digitale-assessment--30258858</link><description><![CDATA[Per poter iniziare un processo di Trasformazione digitale la prima cosa da fare è mappare le competenze digitali in azienda.<br />Mappare le competenze di tutta la popolazione aziendale è necessario per:<br />1)Comprendere il livello generale della struttura, a quale livello di competenze, e capacità, digitali siamo? <br />2)Decidere la struttura formativa, di team e individuale, da mettere in capo sia in termini tecnici, sia in termini di predisposizione al cambiamento.<br />3)Comprendere l’apertura al digitale da parte delle persone, sono favorevoli? Quali resistenze, opportunità e problemi ci sono?<br />4)Individuare i digital champion, cioè quei collaboratori che hanno le migliori competenze digitali e apertura al cambiamento, che, formati, trascineranno il resto della realtà aziendale.<br />In primis bisogna definire cosa mappare.<br />Le due dimensioni da tenere presente sono le competenze digitali e la predisposizione al cambiamento.<br />Le competenze digitali vanno analizzate a livello base, quindi competenze nel web, con l’on-line, con i tools o il pc, e a livello specialistico, quindi chi sa fare cosa da un punto di vista digitale.<br />L’apertura al cambiamento, anche in questo caso, mostra la predisposizione in senso generale al processo di trasformazione e più nello specifico su determinati progetti che si vogliono sviluppare; quindi chi sono gli eventuali ambassador o detratori.<br />Bisogna sempre tenere ben presenti entrambe le dimensioni perché una influisce l’altra.<br />L’assessment per Adecco Group è “una metodologia di valutazione del personale per individuare l’insieme delle caratteristiche comportamentali, delle attitudini, delle capacità e competenze individuali proprie di ogni risorsa."<br />I principali strumenti di assessment digitale sono da individuarsi in tre gruppi:<br />1)Strumenti on-line, con l’utilizzo di tools, con funzioni free e premium, che grazie all’uso di quiz interattivi premette di definire il livello della popolazione estesa, i diversi target omogenei e il livello base di apertura al cambiamento, competenze e capacità digitali della popolazione interessata.<br />2)Prove individuali, come test cognitivi, case study, simulazioni finalizzate a verificare le capacità della persona di comprendere i diversi elementi di una situazione/problema e target interview.<br />3)Prove di gruppo, come role play, prove di collaborazione, di comprensione dei processi e di relazioni di team.<br /><br />Tutti i dati raccolti vanno inseriti in un grafico a due dimensioni, l’apertura al cambiamento e le competenze digitali, e si delineeranno diversi profili; quelli che hanno una forte predisposizione al cambiamento e ottime capacità digitali saranno da coinvolgere e dovranno diventare i digital champion, o digital ambassador, che traghetteranno, con la leadership, l’azienda alla trasformazione.<br />Coloro che hanno, specularmente, poca predisposizione al cambiamento e poche competenze digitali sono da considerare resistenti, che devono essere inizialmente isolati per poi reintegrarli con formazione individuale e dedicata.<br />E poi coloro che hanno buona apertura al cambiamento e poche competenze digitali e sono da considerare alleati, ma da formare tecnicamente e specificatamente.<br />In ultimo ci sono coloro che hanno discrete, o ottime, competenze digitali ma poca apertura al cambiamento che dovranno essere coinvolti, formati e seguiti.<br />Quindi terminato il processo di assessment, che è da considerarsi sempre in divenire, si avranno una serie di dati che permetteranno di avere una visione generale, gli eventuali gap da colmare con processi formativi, di coinvolgimento e miglioramento, avere anche una clusterizzazione per fasce d’età utile per organizzare formazione di reverse mentoring, cioè di scambio e crescita tra fasce generazionali, individuare i digital champion, da valorizzare e formare, e i resistenti da inserire in una fase avanzata del processo, quando è già avviato, in modo da non incidere come detrattori.<br />La mappatura va condivisa con il management che deve essere la prima a prendere coscienza della situazione attuale e da quella base iniziare a prendere decisioni conseguenti.<br /><br />Successivamente bisogna dare avvio alle azioni formative sviluppandole in due direzioni, la prima tecnica ed estesa a tutta la popolazione aziendale (es. academy, workshop o digital day), la seconda più con azioni di engagement con l’intendo di coinvolgere le persone, soprattutto quelle resistenti, con la partecipazione a progetti innovativi o progetti pilota.<br /><br />Il passo successivo e di predisporre un piano formativo speciale per il digital champion che dovrà partecipare attivamente a tutto il processo di trasformazione digitale e che sarà necessario per la contaminazione interna che supporterà la scalata del processo a tutta l’azienda.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30258858</guid><pubDate>Thu, 11 Jun 2020 09:01:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30258858/il_1_passo_nella_trasformazione_digitale_assessment.mp3" length="5145018" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter iniziare un processo di Trasformazione digitale la prima cosa da fare è mappare le competenze digitali in azienda.
Mappare le competenze di tutta la popolazione aziendale è necessario per:
1)Comprendere il livello generale della struttura, a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter iniziare un processo di Trasformazione digitale la prima cosa da fare è mappare le competenze digitali in azienda.<br />Mappare le competenze di tutta la popolazione aziendale è necessario per:<br />1)Comprendere il livello generale della struttura, a quale livello di competenze, e capacità, digitali siamo? <br />2)Decidere la struttura formativa, di team e individuale, da mettere in capo sia in termini tecnici, sia in termini di predisposizione al cambiamento.<br />3)Comprendere l’apertura al digitale da parte delle persone, sono favorevoli? Quali resistenze, opportunità e problemi ci sono?<br />4)Individuare i digital champion, cioè quei collaboratori che hanno le migliori competenze digitali e apertura al cambiamento, che, formati, trascineranno il resto della realtà aziendale.<br />In primis bisogna definire cosa mappare.<br />Le due dimensioni da tenere presente sono le competenze digitali e la predisposizione al cambiamento.<br />Le competenze digitali vanno analizzate a livello base, quindi competenze nel web, con l’on-line, con i tools o il pc, e a livello specialistico, quindi chi sa fare cosa da un punto di vista digitale.<br />L’apertura al cambiamento, anche in questo caso, mostra la predisposizione in senso generale al processo di trasformazione e più nello specifico su determinati progetti che si vogliono sviluppare; quindi chi sono gli eventuali ambassador o detratori.<br />Bisogna sempre tenere ben presenti entrambe le dimensioni perché una influisce l’altra.<br />L’assessment per Adecco Group è “una metodologia di valutazione del personale per individuare l’insieme delle caratteristiche comportamentali, delle attitudini, delle capacità e competenze individuali proprie di ogni risorsa."<br />I principali strumenti di assessment digitale sono da individuarsi in tre gruppi:<br />1)Strumenti on-line, con l’utilizzo di tools, con funzioni free e premium, che grazie all’uso di quiz interattivi premette di definire il livello della popolazione estesa, i diversi target omogenei e il livello base di apertura al cambiamento, competenze e capacità digitali della popolazione interessata.<br />2)Prove individuali, come test cognitivi, case study, simulazioni finalizzate a verificare le capacità della persona di comprendere i diversi elementi di una situazione/problema e target interview.<br />3)Prove di gruppo, come role play, prove di collaborazione, di comprensione dei processi e di relazioni di team.<br /><br />Tutti i dati raccolti vanno inseriti in un grafico a due dimensioni, l’apertura al cambiamento e le competenze digitali, e si delineeranno diversi profili; quelli che hanno una forte predisposizione al cambiamento e ottime capacità digitali saranno da coinvolgere e dovranno diventare i digital champion, o digital ambassador, che traghetteranno, con la leadership, l’azienda alla trasformazione.<br />Coloro che hanno, specularmente, poca predisposizione al cambiamento e poche competenze digitali sono da considerare resistenti, che devono essere inizialmente isolati per poi reintegrarli con formazione individuale e dedicata.<br />E poi coloro che hanno buona apertura al cambiamento e poche competenze digitali e sono da considerare alleati, ma da formare tecnicamente e specificatamente.<br />In ultimo ci sono coloro che hanno discrete, o ottime, competenze digitali ma poca apertura al cambiamento che dovranno essere coinvolti, formati e seguiti.<br />Quindi terminato il processo di assessment, che è da considerarsi sempre in divenire, si avranno una serie di dati che permetteranno di avere una visione generale, gli eventuali gap da colmare con processi formativi, di coinvolgimento e miglioramento, avere anche una clusterizzazione per fasce d’età utile per organizzare formazione di reverse mentoring, cioè di scambio e crescita tra fasce generazionali, individuare i digital champion, da valorizzare e formare, e i resistenti da inserire in una fase avanzata del processo, quando è già avviato, in modo da...]]></itunes:summary><itunes:duration>322</itunes:duration><itunes:keywords>alleati,aperturaalcambiamento,assessment,competenzedigitali,digitalchampion,resistenti,scettici,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e4bcf444b9c9f8ae8bc47957a75a9798.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Millennials Bug, 40 anni di storia e la generazione del cambiamento! (Prima parte 1980-1989)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/millennials-bug-40-anni-di-storia-e-la-generazione-del-cambiamento-prima-parte-1980-1989--30150851</link><description><![CDATA[Millennials bug!<br /><br />Questo è il nome di una rubrica in 4 puntate (di 30 minuti l'una) fondata sulla conversazione tra 3 amici, con profili differenti, sulla Gen Y (e parte della X) e le conseguenze degli ultimi 40 anni di storia.<br /><br />Circa due settimane fa ricevo una telefonata da Mattia Festa che mi invita ad organizzare un’intervista a tre, con la partecipazione di Paolo Tagini come storico, in cui affrontiamo la storia di una generazione con grossi cambiamenti, raccontandoci, e raccontando le nostre esperienze e come il nostro vissuto si possa intrecciare con una generazione che ha assistito a grandi cambiamenti.<br /><br />Non abbiamo la velleità di trovare le risposte, ma magari riuscire ad attivare qualche riflessione che ci porti un po' più consapevoli alla fine del percorso.<br />Hai la sensazione di far parte di una generazione schiacciata?<br />Hai la sensazione che per noi non è stato molto facile?<br />Hai la sensazione di doverti riscattare?<br /><br />Questi sono i video che fanno per te! (divisi in 4 decenni con pubblicazione settimanale)<br /><br />Oltre alla storia possiamo raccontare solo le nostre esperienze, emozioni e ricordi (riadattati), consci del desiderio di risultare utili e stimolanti.<br /><br />In questa puntata dal 1990 al 1999.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30150851</guid><pubDate>Wed, 10 Jun 2020 14:15:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30150851/millennials_bug_40_anni_di_storia_e_la_generazione_del_cambiamento_prima_parte_1980_1989.mp3" length="54327249" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Millennials bug!

Questo è il nome di una rubrica in 4 puntate (di 30 minuti l'una) fondata sulla conversazione tra 3 amici, con profili differenti, sulla Gen Y (e parte della X) e le conseguenze degli ultimi 40 anni di storia.

Circa due settimane fa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Millennials bug!<br /><br />Questo è il nome di una rubrica in 4 puntate (di 30 minuti l'una) fondata sulla conversazione tra 3 amici, con profili differenti, sulla Gen Y (e parte della X) e le conseguenze degli ultimi 40 anni di storia.<br /><br />Circa due settimane fa ricevo una telefonata da Mattia Festa che mi invita ad organizzare un’intervista a tre, con la partecipazione di Paolo Tagini come storico, in cui affrontiamo la storia di una generazione con grossi cambiamenti, raccontandoci, e raccontando le nostre esperienze e come il nostro vissuto si possa intrecciare con una generazione che ha assistito a grandi cambiamenti.<br /><br />Non abbiamo la velleità di trovare le risposte, ma magari riuscire ad attivare qualche riflessione che ci porti un po' più consapevoli alla fine del percorso.<br />Hai la sensazione di far parte di una generazione schiacciata?<br />Hai la sensazione che per noi non è stato molto facile?<br />Hai la sensazione di doverti riscattare?<br /><br />Questi sono i video che fanno per te! (divisi in 4 decenni con pubblicazione settimanale)<br /><br />Oltre alla storia possiamo raccontare solo le nostre esperienze, emozioni e ricordi (riadattati), consci del desiderio di risultare utili e stimolanti.<br /><br />In questa puntata dal 1990 al 1999.]]></itunes:summary><itunes:duration>3404</itunes:duration><itunes:keywords>anni90,millennialsbug,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ed545373ff8ade0bc685d293786ea63.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fiducia nelle organizzazioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fiducia-nelle-organizzazioni--30150777</link><description><![CDATA[I rapporti di fiducia all'interno delle realtà organizzative svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo di relazione proficue all'individuo e all'azienda.<br />Per poter affrontare questo argomento prendo spunto dal saggio di Carlo Cipolla “Le leggi fondamentali della stupidità umana” in cui l’autore definisce un grafico con ascisse gli effetti vantaggiosi o svantaggiosi su di noi di un nostro comportamento. <br />Sull'asse delle ordinate gli effetti vantaggiosi e svantaggiosi su gli altri di un nostro comportamento.<br />Nel grafico che si forma sussistono 4 quadranti:<br />1)il primo in alto a destra popolato dagli “intelligenti”, che quindi producono vantaggi per se stessi e per gli altri.<br />2)Il secondo in basso a destra con i “banditi”, cioè coloro che producono benefici a se stessi ma svantaggi agli altri.<br />3)Il terzo in alto a sinistra con gli “sprovveduti”, che producono svantaggi a se stessi ma vantaggi ad altri.<br />4)Il quarto con gli “stupidi” che producono danni a se stessi e gli altri.<br /><br />Nelle relazioni di lungo periodo le possibilità si riducono a due sole: o siamo intelligenti o siamo stupidi.<br />Analizzando, infatti, il secondo quadrante, i banditi, e quindi coloro che traggono vantaggio per se stessi ma svantaggio per gli altri, possono esprimersi solo in rapporti di breve periodo. Quanto qualcuno può approfittarsi di noi? In campo professionale le persone dentro questo quadrante si spostano verso il quarto, gli stupidi, in quanto nel lungo periodo perdono clienti, collaboratori, fornitori che, se non presenti in un mercato monopolistico, abbandoneranno i rapporti che generano svantaggi, portando non benefici anche al bandito.<br /><br />Specularmente anche il terzo quadrante non ha motivo di esistere nelle relazioni di lungo periodo. Quante volte gli altri riusciranno ad imbrogliarci? Nel breve magari si ma se perseverano in un rapporto che mi produce solo svantaggi inevitabilmente finisco nel quadrante degli stupidi.<br /><br />Quindi la deduzione logica che in un rapporto di lungo periodo o si hanno vantaggi per entrambi oppure si hanno svantaggi per entrambi; quindi o siamo intelligenti oppure siamo stupidi.<br />Ciò che permette di spostare la posizione all'interno del grafico è la fiducia.<br />È conveniente da un lato avere fiducia verso gli altri, meno impegno, costi e tribolazioni, tanto se mi imbrogli puoi farlo poche volte, e non tradire la fiducia altrui perché nel lungo periodo perdo tutto.<br />-<br />Cosa vuol dire avere fiducia?<br />Si intende agire dando per scontato che l’altro risponderà alle nostre aspettative positive.<br />Nei rapporti di collaborazione mi fido se credo che il mio interlocutore si comporterà secondo le mie aspettative; lavorando sullo stesso obiettivo, impegnandosi sull'obiettivo comune oppure collaborando con me quando ne avrò bisogno.<br />In molte aziende si inseriscono delle regole per ovviare al problema della fiducia, ma è una falsa illusione perché se non è presenta la fiducia come è possibile pensare che quelle regole vengano rispettate o fatte rispettare? Questo è possibile solo attuando autorità e burocrazia con le regole, che comporterà il trattenimento di informazioni, rapporti solo formali, riduzione di creatività e innovazione e costi ed energie impiegate per far rispettare le regole.<br /><br />La sfiducia, e quindi l’implementazione di regole e burocrazia, produce l’aumento di barriere informative e nei rapporti, lentezza nelle decisioni che devono passare dai vai livelli verticali, corruzione e poca motivazione.<br />Come si costruisce la fiducia?<br />1)Elevata frequenza dei contatti; la fiducia si costruisce nel tempo e con la presenza. Io mi fido di chi vedo spesso e con cui ho contatti frequenti.<br />2)Non sbagliare la prima entrata in scena; non esiste una seconda impressione.<br />3)Stabilità e regolarità di comportamenti; la fiducia necessita di routine, di rapporti stabili, quindi molta attenzione ai cambiamenti.<br />4)Con comportamenti esemplari e integri; se sono un bandito sarà difficile instaurare rapporti basati sulla fiducia.<br />5)Dimostrando competenza nello svolgere il proprio ruolo.<br />6)Con performance misurabili; mi fiderò di qualcuno che è in grado di dimostrarmi i risultati.<br />7)Che mostri empatia; che sia in grado di ascoltare e vestire i panni altrui.<br />8)Dando fiducia; è possibile fidarsi di qualcuno che mostra fiducia verso di noi.<br />9)Costruendo sui successi; tenderò a fidarmi di qualcuno se in precedenza mi ha dimostrato che si ottengono vantaggi e risultati. Motivo per cui nelle relazioni professionali è consigliabile nelle prime fasi di un rapporto di fiducia darsi piccoli obiettivi da raggiungere in modo da creare fiducia basandoli sui successi precedentemente raccolti.<br />Le aziende per poter essere produttive, sostenibili, efficaci, gratificanti e vincenti devono impostare le relazioni sulla fiducia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30150777</guid><pubDate>Wed, 10 Jun 2020 14:08:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30150777/la_fiducia_nelle_organizzazioni.mp3" length="5019918" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>I rapporti di fiducia all'interno delle realtà organizzative svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo di relazione proficue all'individuo e all'azienda.
Per poter affrontare questo argomento prendo spunto dal saggio di Carlo Cipolla “Le leggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I rapporti di fiducia all'interno delle realtà organizzative svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo di relazione proficue all'individuo e all'azienda.<br />Per poter affrontare questo argomento prendo spunto dal saggio di Carlo Cipolla “Le leggi fondamentali della stupidità umana” in cui l’autore definisce un grafico con ascisse gli effetti vantaggiosi o svantaggiosi su di noi di un nostro comportamento. <br />Sull'asse delle ordinate gli effetti vantaggiosi e svantaggiosi su gli altri di un nostro comportamento.<br />Nel grafico che si forma sussistono 4 quadranti:<br />1)il primo in alto a destra popolato dagli “intelligenti”, che quindi producono vantaggi per se stessi e per gli altri.<br />2)Il secondo in basso a destra con i “banditi”, cioè coloro che producono benefici a se stessi ma svantaggi agli altri.<br />3)Il terzo in alto a sinistra con gli “sprovveduti”, che producono svantaggi a se stessi ma vantaggi ad altri.<br />4)Il quarto con gli “stupidi” che producono danni a se stessi e gli altri.<br /><br />Nelle relazioni di lungo periodo le possibilità si riducono a due sole: o siamo intelligenti o siamo stupidi.<br />Analizzando, infatti, il secondo quadrante, i banditi, e quindi coloro che traggono vantaggio per se stessi ma svantaggio per gli altri, possono esprimersi solo in rapporti di breve periodo. Quanto qualcuno può approfittarsi di noi? In campo professionale le persone dentro questo quadrante si spostano verso il quarto, gli stupidi, in quanto nel lungo periodo perdono clienti, collaboratori, fornitori che, se non presenti in un mercato monopolistico, abbandoneranno i rapporti che generano svantaggi, portando non benefici anche al bandito.<br /><br />Specularmente anche il terzo quadrante non ha motivo di esistere nelle relazioni di lungo periodo. Quante volte gli altri riusciranno ad imbrogliarci? Nel breve magari si ma se perseverano in un rapporto che mi produce solo svantaggi inevitabilmente finisco nel quadrante degli stupidi.<br /><br />Quindi la deduzione logica che in un rapporto di lungo periodo o si hanno vantaggi per entrambi oppure si hanno svantaggi per entrambi; quindi o siamo intelligenti oppure siamo stupidi.<br />Ciò che permette di spostare la posizione all'interno del grafico è la fiducia.<br />È conveniente da un lato avere fiducia verso gli altri, meno impegno, costi e tribolazioni, tanto se mi imbrogli puoi farlo poche volte, e non tradire la fiducia altrui perché nel lungo periodo perdo tutto.<br />-<br />Cosa vuol dire avere fiducia?<br />Si intende agire dando per scontato che l’altro risponderà alle nostre aspettative positive.<br />Nei rapporti di collaborazione mi fido se credo che il mio interlocutore si comporterà secondo le mie aspettative; lavorando sullo stesso obiettivo, impegnandosi sull'obiettivo comune oppure collaborando con me quando ne avrò bisogno.<br />In molte aziende si inseriscono delle regole per ovviare al problema della fiducia, ma è una falsa illusione perché se non è presenta la fiducia come è possibile pensare che quelle regole vengano rispettate o fatte rispettare? Questo è possibile solo attuando autorità e burocrazia con le regole, che comporterà il trattenimento di informazioni, rapporti solo formali, riduzione di creatività e innovazione e costi ed energie impiegate per far rispettare le regole.<br /><br />La sfiducia, e quindi l’implementazione di regole e burocrazia, produce l’aumento di barriere informative e nei rapporti, lentezza nelle decisioni che devono passare dai vai livelli verticali, corruzione e poca motivazione.<br />Come si costruisce la fiducia?<br />1)Elevata frequenza dei contatti; la fiducia si costruisce nel tempo e con la presenza. Io mi fido di chi vedo spesso e con cui ho contatti frequenti.<br />2)Non sbagliare la prima entrata in scena; non esiste una seconda impressione.<br />3)Stabilità e regolarità di comportamenti; la fiducia necessita di routine, di rapporti stabili, quindi molta attenzione ai cambiamenti.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>314</itunes:duration><itunes:keywords>banditi,fiducia,intelligenti,sprovveduti,stupidi,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1e564d6ba8d168cf01adaf48d5b6d296.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>IL VALORE DELLA DIVERSITA'</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-valore-della-diversita--29680044</link><description><![CDATA[In un mondo, e quindi mercato, turbolento, incerto e globalizzato sempre più le aziende stanno attenzionando la diversità come fattore competitivo e abilitante.<br />Il Diversity Management è un approccio manageriale che abilita il potenziamento di un’organizzazione attraverso le differenze, ed inclusione, di competenze, caratteristiche e abilità, delle persone che ne fanno parte.<br />Le diversità sono racchiuse in due macro sistemi:<br />1)Diversità primaria. Quindi le differenze innate e non modificabili, come età, genere, origine etnica, le abilità fisiche e mentali.<br />2)Diversità secondarie. Cioè quelle acquisiste e modificabili come educazione, cultura, formazione, religione, situazione familiare, ruolo professionale e localizzazione geografica.<br />Le aziende non possono più non tener presente le diversità e la loro valorizzazione, anche rapportato ai vantaggi pratici che ne derivano, come:<br /><br />1)Employer Branding, in quanto migliora l’immagine dell’azienda impattando, in modo significativo, la percezione da parte di clienti, stakeholder e potenziali futuri collaboratori.<br />2)Diversi punti di vista, in quanto confrontare esperienze e culture diverse supporta la creatività e la contaminazione in termini di brainstorming e problem solving, spingendo l’innovazione e supportandola con la rottura degli schemi.<br />3)Attrarre nuovi talenti, sempre più preziosi e sempre più orientati ad aziende che gestiscono la diversità in maniera inclusiva.<br />4)Meno stress e più produttività, in un ambiente dove le persone possono esprimersi liberamente è presente meno stress e le performace di produttività sono superiori.<br />Quali sono le aziende che utilizzano strumenti di valorizzazione ed inclusione della diversità?<br />Mi rifaccio a 2 fonti autorevoli che ogni anno stilano la classifica delle 50 aziende più importanti come ambienti di lavoro per la diversità:<br />1)La prima è Fortune (<a href="https://fortune.com/best-workplaces-for-diversity/2019/search/)" rel="noopener">https://fortune.com/best-workplaces-for-diversity/2019/search/)</a> con la sua lista Best Workplaces for diversity, l’ultimo datato 2019, in cui classifica le aziende in base a dei parametri che comprendono la percentuale di minoranze, di donne, di boomer, di persone con disabilità e senso di fiducia interno. <br />Al primo posto c’è Stryker, una grossa realtà aziendale nella produzione di elettromedicali, che presenta il 26% di minoranze, il 35% di donne, 13% di boomer,2% di persone con disabilità e un tasso 1% di fiducia. Segue Cisco nota azienda di californiana che produce apparati per il funzionamento delle reti LAN, MAN, WAN e VLAN e il sistema operativo IOS che le pilota. Seguono al 4° posto Accenture, per passare all’ottavo posto di Adobe, il 22° posto di American Express, il 25esimo di SalesForce, il 32esimo di Dropbox, il 53esimo di Abbott, il 62esimo di Foot Locker arrivando fino al 94esimo posto di Patagonia.<br />2)La seconda fonte è DiversityInc (<a href="https://www.diversityinc.com/the-2020-top-50-diversityinc/)" rel="noopener">https://www.diversityinc.com/the-2020-top-50-diversityinc/)</a> che con la sua lista, aggiornata la 2020, presenta realtà differenti e parametri differenti.  Al primo posto c’è Marriott International, una multinazionale americana che gestisce e concede in franchising numerose strutture ricettive. Il suo programma "TakeCare", promuove il benessere dei dipendenti ed è progettato attorno ai pilastri di opportunità, comunità e scopo. Investe anche in un gruppo, Multicultural Affairs, che è dedicato a fornire informazioni sui servizi multiculturali per gli ospiti. In questo caso Accenture figura al 5°posto, Abbott all’ottavo posto, Toyota al 10°, Procter & Gamble al 16esimo, per passare a General Motors al 30esimo e Ranstad al 37esimo.<br />In un interessante articolo di gennaio 2020 del Sole24Ore (<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/gender-equality-index-10-aziende-italiane-325-AC4dVMDB)" rel="noopener">https://www.ilsole24ore.com/art/gender-equality-index-10-aziende-italiane-325-AC4dVMDB)</a> che cita lo studio effettuato da Bloomberg,  posiziona 10 aziende italiane, su un totale di 325, che figurano per equità di genere.<br />Le aziende risultanti in questa classifica sono:  Acea, Enel, Hera, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Poste Italiane, Terna, Snam Rete Gas, Ubi Banca e Unicredit. <br />I parametri usati misurano la leadership al femminile e la pipeline di talenti, la parità salariale, una cultura dell’inclusione, le politiche contro le molestie e come i brand siano pro donne. Su questi indicatori i gruppi dell’indice hanno dimostrato un investimento complessivo per la gender equality nel posto di lavoro e nella community in cui operano.<br />Lo studio mostra una forza lavoro femminile complessiva pari al 43% con una presenza più cospicua fra i neo assunti (44%) e uno sviluppo piramidale in base ai livelli crescenti di carriera. Più nel dettaglio le promozioni a favore delle donne sono il 44%, mentre la percentuale femminile con la remunerazione più alta nelle aziende è del 28% (meno di 3 su 10).<br />Nei paesi più sviluppati il passaggio da una economia di produzione a una di servizio e informazione richiederà che le forze di vendita siano tanto diverse quanto la popolazione dei clienti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29680044</guid><pubDate>Sat, 06 Jun 2020 07:58:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29680044/il_valore_della_diversita.mp3" length="5536164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>In un mondo, e quindi mercato, turbolento, incerto e globalizzato sempre più le aziende stanno attenzionando la diversità come fattore competitivo e abilitante.
Il Diversity Management è un approccio manageriale che abilita il potenziamento di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In un mondo, e quindi mercato, turbolento, incerto e globalizzato sempre più le aziende stanno attenzionando la diversità come fattore competitivo e abilitante.<br />Il Diversity Management è un approccio manageriale che abilita il potenziamento di un’organizzazione attraverso le differenze, ed inclusione, di competenze, caratteristiche e abilità, delle persone che ne fanno parte.<br />Le diversità sono racchiuse in due macro sistemi:<br />1)Diversità primaria. Quindi le differenze innate e non modificabili, come età, genere, origine etnica, le abilità fisiche e mentali.<br />2)Diversità secondarie. Cioè quelle acquisiste e modificabili come educazione, cultura, formazione, religione, situazione familiare, ruolo professionale e localizzazione geografica.<br />Le aziende non possono più non tener presente le diversità e la loro valorizzazione, anche rapportato ai vantaggi pratici che ne derivano, come:<br /><br />1)Employer Branding, in quanto migliora l’immagine dell’azienda impattando, in modo significativo, la percezione da parte di clienti, stakeholder e potenziali futuri collaboratori.<br />2)Diversi punti di vista, in quanto confrontare esperienze e culture diverse supporta la creatività e la contaminazione in termini di brainstorming e problem solving, spingendo l’innovazione e supportandola con la rottura degli schemi.<br />3)Attrarre nuovi talenti, sempre più preziosi e sempre più orientati ad aziende che gestiscono la diversità in maniera inclusiva.<br />4)Meno stress e più produttività, in un ambiente dove le persone possono esprimersi liberamente è presente meno stress e le performace di produttività sono superiori.<br />Quali sono le aziende che utilizzano strumenti di valorizzazione ed inclusione della diversità?<br />Mi rifaccio a 2 fonti autorevoli che ogni anno stilano la classifica delle 50 aziende più importanti come ambienti di lavoro per la diversità:<br />1)La prima è Fortune (<a href="https://fortune.com/best-workplaces-for-diversity/2019/search/)" rel="noopener">https://fortune.com/best-workplaces-for-diversity/2019/search/)</a> con la sua lista Best Workplaces for diversity, l’ultimo datato 2019, in cui classifica le aziende in base a dei parametri che comprendono la percentuale di minoranze, di donne, di boomer, di persone con disabilità e senso di fiducia interno. <br />Al primo posto c’è Stryker, una grossa realtà aziendale nella produzione di elettromedicali, che presenta il 26% di minoranze, il 35% di donne, 13% di boomer,2% di persone con disabilità e un tasso 1% di fiducia. Segue Cisco nota azienda di californiana che produce apparati per il funzionamento delle reti LAN, MAN, WAN e VLAN e il sistema operativo IOS che le pilota. Seguono al 4° posto Accenture, per passare all’ottavo posto di Adobe, il 22° posto di American Express, il 25esimo di SalesForce, il 32esimo di Dropbox, il 53esimo di Abbott, il 62esimo di Foot Locker arrivando fino al 94esimo posto di Patagonia.<br />2)La seconda fonte è DiversityInc (<a href="https://www.diversityinc.com/the-2020-top-50-diversityinc/)" rel="noopener">https://www.diversityinc.com/the-2020-top-50-diversityinc/)</a> che con la sua lista, aggiornata la 2020, presenta realtà differenti e parametri differenti.  Al primo posto c’è Marriott International, una multinazionale americana che gestisce e concede in franchising numerose strutture ricettive. Il suo programma "TakeCare", promuove il benessere dei dipendenti ed è progettato attorno ai pilastri di opportunità, comunità e scopo. Investe anche in un gruppo, Multicultural Affairs, che è dedicato a fornire informazioni sui servizi multiculturali per gli ospiti. In questo caso Accenture figura al 5°posto, Abbott all’ottavo posto, Toyota al 10°, Procter & Gamble al 16esimo, per passare a General Motors al 30esimo e Ranstad al 37esimo.<br />In un interessante articolo di gennaio 2020 del Sole24Ore (<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/gender-equality-index-10-aziende-italiane-325-AC4dVMDB)"...]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>diversità,diversitymanagement,ilvaloredelladiversità,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fa3ad516f6a38cc6668a24c5867b3d65.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>fattori interni ed esterni della motivazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fattori-interni-ed-esterni-della-motivazione--28878149</link><description><![CDATA[Per avere un’azienda vincente, innovativa e che risponda alle esigenze di mercato è fondamentale considerare le persone al centro. Sono intesi tutti gli stakeholder, dal cliente, ai fornitori, ai propri collaboratori e dipendenti.<br />Per poter creare un ambiente armonico e produttivo, interno, bisogna valutare, costantemente e continuamente, le motivazioni e il grado di soddisfazione, di team e individuale, dei collaboratori.<br />Studiando le motivazioni delle persone in azienda ho trovato due teorie interessanti:<br />1)La teoria di Herzberg, che mette in risalto i fattori estrinseci, cioè procurati dall'esterno, che possono incidere sulla motivazione dei collaboratori.<br />2)La teoria di McClelland, che si concentra sui bisogni intrinseci, cioè legati all’individuo, che se soddisfatti possono incidere sulle motivazioni dei collaboratori.<br /><br />Vediamo la prima teoria: Herzberg è stato un noto psicologo statunitense, divenuto esperto di direzione aziendale. Ha condotto uno studio su 200 professionisti e al termine ha generato la teoria dei fattori igienico-motivanti.<br />La sua teoria mostra una netta differenza tra soddisfazione e motivazione.<br />È possibile avere persone molto motivate ma insoddisfatte e viceversa molto soddisfatte ma poco motivate.<br />Per intenderci, se qualcuno mi offrisse 20.000 € al mese per fare fotocopie tutto il giorno sarei molto soddisfatto, per la remunerazione, ma poco motivato a causa della mansione.<br />E viceversa, se prendi un collaboratore bravo e gli affidi un lavoro di grande responsabilità ma gli offri uno stipendio da fame avrà grosse motivazioni ma poca soddisfazione.<br />I collaboratori lasciano le aziende per mancanza di soddisfazione e non per problemi di motivazione.<br />Il rischio è che se hai un dipendente molto motivato, a cui dai uno stipendio da fame, quando giungeranno modifiche sostanziali nella sua vita, un matrimonio, dei figli, sarà costretto a cambiar azienda pur molto motivato.<br />La soddisfazione è legata a quanto una persona desidera stare in un’organizzazione, la motivazione è legata a quanto impegno, responsabilità e dedizione si mette nel proprio lavoro.<br />Quindi lo studio identifica due macro fattori che incidono sulla soddisfazione e sulla motivazione:<br />1)Fattori igienici; quei fattori legati al contesto organizzativo come la sicurezza sul posto di lavoro, igiene, retribuzione, benefits, rapporti con colleghi. Se questi fattori sono soddisfatti sarà difficile che il collaboratore vada via, avendone l’occasione.<br />2)Fattori motivanti; quei fattori legati più all’aspetto realizzativo sul posto di lavoro, riconoscimenti, responsabilità, risultati, carriera, crescita. Se questi fattori sono soddisfatti il collaboratore sarà motivato e darà il massimo.<br />È fondamentale per una realtà aziendale valutare sempre lo stato di soddisfazione e motivazione dei propri collaboratori, valutandoli e trattandoli come problemi differenti da affrontare in maniera differente.<br />Vediamo la seconda teoria; McClelland, psicologo ad Harward per circa 30 anni, verso la fine degli anni 50, ispiratosi alla teoria dei bisogni di Maslow, pubblicò i suoi studi affermando che ognuno di noi è spinto da tre bisogni fondamentali intrinsechi e che uno di essi è il fattore motivazionale dominante:<br />1)Bisogno di successo e riuscita; è caratteristico delle persone che necessitano di avere successo. Desiderano sfide in cui cimentarsi, ambiscono al realizzarsi con i numeri. Desiderano feedback costanti sul loro operato e non sono molto propensi al lavoro in team. Il riconoscimento del successo deve essere attribuito interamente o in gran parte a lui.<br />2)Bisogno di potere; è caratteristico delle persone che vogliono dominare gli altri, hanno sete di potere, tendono a primeggiare nelle conversazioni, amano vincere e vogliono che sia riconosciuto come status.<br />3)Bisogno di affiliazione; è caratteristico delle persone che come bisogno hanno l’appartenenza al gruppo, rapporti cordiali e di stima, vivono per l’accettazione del gruppo. Non competono, non rischiano e odiano l’incertezza. <br /><br /><br />I limiti che presentano entrambe le teorie sono riscontrabili nei fattori individuali e le sfumature di ogni individuo, quindi da un punto personalistico non restituiscono un grande risultato, ma sicuramente sono utili per identificare le macro caratteristiche per poi, individualmente, approfondire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28878149</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2020 08:24:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28878149/fattori_interni_ed_esterni_della_motivazione.mp3" length="4788900" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per avere un’azienda vincente, innovativa e che risponda alle esigenze di mercato è fondamentale considerare le persone al centro. Sono intesi tutti gli stakeholder, dal cliente, ai fornitori, ai propri collaboratori e dipendenti.
Per poter creare un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per avere un’azienda vincente, innovativa e che risponda alle esigenze di mercato è fondamentale considerare le persone al centro. Sono intesi tutti gli stakeholder, dal cliente, ai fornitori, ai propri collaboratori e dipendenti.<br />Per poter creare un ambiente armonico e produttivo, interno, bisogna valutare, costantemente e continuamente, le motivazioni e il grado di soddisfazione, di team e individuale, dei collaboratori.<br />Studiando le motivazioni delle persone in azienda ho trovato due teorie interessanti:<br />1)La teoria di Herzberg, che mette in risalto i fattori estrinseci, cioè procurati dall'esterno, che possono incidere sulla motivazione dei collaboratori.<br />2)La teoria di McClelland, che si concentra sui bisogni intrinseci, cioè legati all’individuo, che se soddisfatti possono incidere sulle motivazioni dei collaboratori.<br /><br />Vediamo la prima teoria: Herzberg è stato un noto psicologo statunitense, divenuto esperto di direzione aziendale. Ha condotto uno studio su 200 professionisti e al termine ha generato la teoria dei fattori igienico-motivanti.<br />La sua teoria mostra una netta differenza tra soddisfazione e motivazione.<br />È possibile avere persone molto motivate ma insoddisfatte e viceversa molto soddisfatte ma poco motivate.<br />Per intenderci, se qualcuno mi offrisse 20.000 € al mese per fare fotocopie tutto il giorno sarei molto soddisfatto, per la remunerazione, ma poco motivato a causa della mansione.<br />E viceversa, se prendi un collaboratore bravo e gli affidi un lavoro di grande responsabilità ma gli offri uno stipendio da fame avrà grosse motivazioni ma poca soddisfazione.<br />I collaboratori lasciano le aziende per mancanza di soddisfazione e non per problemi di motivazione.<br />Il rischio è che se hai un dipendente molto motivato, a cui dai uno stipendio da fame, quando giungeranno modifiche sostanziali nella sua vita, un matrimonio, dei figli, sarà costretto a cambiar azienda pur molto motivato.<br />La soddisfazione è legata a quanto una persona desidera stare in un’organizzazione, la motivazione è legata a quanto impegno, responsabilità e dedizione si mette nel proprio lavoro.<br />Quindi lo studio identifica due macro fattori che incidono sulla soddisfazione e sulla motivazione:<br />1)Fattori igienici; quei fattori legati al contesto organizzativo come la sicurezza sul posto di lavoro, igiene, retribuzione, benefits, rapporti con colleghi. Se questi fattori sono soddisfatti sarà difficile che il collaboratore vada via, avendone l’occasione.<br />2)Fattori motivanti; quei fattori legati più all’aspetto realizzativo sul posto di lavoro, riconoscimenti, responsabilità, risultati, carriera, crescita. Se questi fattori sono soddisfatti il collaboratore sarà motivato e darà il massimo.<br />È fondamentale per una realtà aziendale valutare sempre lo stato di soddisfazione e motivazione dei propri collaboratori, valutandoli e trattandoli come problemi differenti da affrontare in maniera differente.<br />Vediamo la seconda teoria; McClelland, psicologo ad Harward per circa 30 anni, verso la fine degli anni 50, ispiratosi alla teoria dei bisogni di Maslow, pubblicò i suoi studi affermando che ognuno di noi è spinto da tre bisogni fondamentali intrinsechi e che uno di essi è il fattore motivazionale dominante:<br />1)Bisogno di successo e riuscita; è caratteristico delle persone che necessitano di avere successo. Desiderano sfide in cui cimentarsi, ambiscono al realizzarsi con i numeri. Desiderano feedback costanti sul loro operato e non sono molto propensi al lavoro in team. Il riconoscimento del successo deve essere attribuito interamente o in gran parte a lui.<br />2)Bisogno di potere; è caratteristico delle persone che vogliono dominare gli altri, hanno sete di potere, tendono a primeggiare nelle conversazioni, amano vincere e vogliono che sia riconosciuto come status.<br />3)Bisogno di affiliazione; è caratteristico delle persone che come bisogno hanno l’appartenenza al...]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>bisognodiaffiliazione,bisognodipotere,bisognodisuccesso,fattoriigienici,fattorimotivanti,herzberg,mcclelland,motivazione,soddisfarzione,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8fbce420df4131d1326a3d5e18d30cf7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Innovare creando valore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/innovare-creando-valore--28747745</link><description><![CDATA[Cosa si intende per innovazione?<br />Una prima differenziazione è importante farla tra Ricerca e sviluppo e Innovazione.<br />R&S è la capacità di trasformare soldi in idee, spesso chiusa verso l’esterno e proiettato a creare, soprattutto su prodotti e brevetti, risultati grazie alle ricerche.<br />L’innovazione è la capacità di trasformare le idee in soldi, con il focus sul valore che si va a creare.<br />Il reparto di ricerca e sviluppo deve aprirsi per intercettare tutto ciò che accade all’esterno della realtà aziendale per introdurla e trasformala in valore grazie all’innovazione.<br /><br />Quindi lo scopo primario sta nel creare un rapporto tra R&S e innovazione strutturato e reiterato nel tempo.<br />Un altro aspetto da differenziare è che la strategia non è innovazione, ma l’innovazione è strategia.<br />È possibile avere un’ottima strategia aziendale ma non innovativa, ma è impossibile fare innovazione senza avere una strategia adeguata.<br />Per definire la strategia innovativa ci viene in aiuto il prof Govindarajan e la sua struttura a 3 scatole:<br />1)In the box, cioè la strategia all’interno delle aziende di migliorarsi continuamente, dalla strategia commerciale, al taglio dei costi, a ristrutturare un asset; si basa sul presente.<br />2)Through the box, cioè la strategia che si basa sull’individuare cosa si può fare di nuovo con i mezzi, strumenti e asset a disposizione; si basa sul passato.<br />3)Out the box, è la strategia in cui l’azienda può immaginare, pensare, di fare qualcosa di nuovo cambiando gli asset interni; è rivolta al futuro.<br /><br /><br />Ovviamente la migliore allocazione delle risorse prevede investimenti in tutti e 3 i box, è possibile investire solo in un box tutto il capitale ma in realtà non si sta innovando, ma è importante trovare il giusto mix per riuscire ad innovare in tutte le scatole.<br /><br /><br />La formula per innovare, che equivale a generare valore, è data dalla somma della creatività+esecuzione+appeal.<br /><br />In primis tutto ciò che si innova deve portare valore, se così non è non possiamo parlare di innovazione.<br /><br />La creatività si intende la capacità di creare idee innovative interne ed esterne, per esecuzione si intende la capacità di trasformarla in piano operativo, quindi trasformare le idee in progetti anche mai provati prima, e la capacità di rendere appetibili questi progetti, quindi portare a casa valore nel momento giusto, al target giusto e sul mercato giusto sia interno che esterno all’azienda.<br /><br />È importante valutare la formula in modo sistemico, dato che il non rispetto di uno dei fattori non porta valore e quindi non porta innovazione.<br /><br />Se ci concentriamo solo sulla creatività e sul appeal generiamo solo caos, se sviluppiamo creatività ed esecuzione senza appeal resta pura teoria senza la vendita e quindi senza valore e senza innovazione.<br />Se ci concentriamo solo sulla esecuzione e sull’appeal non creiamo nuove idee e quindi non innoviamo.<br /><br />Spesso si pensa che l’innovazione è attribuibile al prodotto ma in realtà è scalabile fino ad un nuovo modello di business.<br />È possibile innovare in 4 campi:<br />1)Who, chi, inteso come innovazione in nuovi mercati, in nuovi target clients, nuovi settori.<br />2)What, cosa, in questo caso parliamo di prodotti/servizi, ma anche dei servizi accessori o prodotti non core, del prezzo o nuovi strumenti di marketing.<br />3)How, come, inteso come innovazione sui processi, tecnologie e cultura dell’innovazione.<br />4)Where, dove, inteso come nuovi canali, esempio ecommerce, collaborazioni e cooperazioni o partnership.<br />Se un’azienda riesce ad innovare in tutti e 4 i punti allora crea un vantaggio competitivo direttamente proporzionale al valore generato.<br /><br />Il vero obiettivo di innovazione abbraccia tutti i punti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28747745</guid><pubDate>Sun, 31 May 2020 13:35:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28747745/innovare_creando_valore.mp3" length="4362726" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa si intende per innovazione?
Una prima differenziazione è importante farla tra Ricerca e sviluppo e Innovazione.
R&amp;S è la capacità di trasformare soldi in idee, spesso chiusa verso l’esterno e proiettato a creare, soprattutto su prodotti e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa si intende per innovazione?<br />Una prima differenziazione è importante farla tra Ricerca e sviluppo e Innovazione.<br />R&S è la capacità di trasformare soldi in idee, spesso chiusa verso l’esterno e proiettato a creare, soprattutto su prodotti e brevetti, risultati grazie alle ricerche.<br />L’innovazione è la capacità di trasformare le idee in soldi, con il focus sul valore che si va a creare.<br />Il reparto di ricerca e sviluppo deve aprirsi per intercettare tutto ciò che accade all’esterno della realtà aziendale per introdurla e trasformala in valore grazie all’innovazione.<br /><br />Quindi lo scopo primario sta nel creare un rapporto tra R&S e innovazione strutturato e reiterato nel tempo.<br />Un altro aspetto da differenziare è che la strategia non è innovazione, ma l’innovazione è strategia.<br />È possibile avere un’ottima strategia aziendale ma non innovativa, ma è impossibile fare innovazione senza avere una strategia adeguata.<br />Per definire la strategia innovativa ci viene in aiuto il prof Govindarajan e la sua struttura a 3 scatole:<br />1)In the box, cioè la strategia all’interno delle aziende di migliorarsi continuamente, dalla strategia commerciale, al taglio dei costi, a ristrutturare un asset; si basa sul presente.<br />2)Through the box, cioè la strategia che si basa sull’individuare cosa si può fare di nuovo con i mezzi, strumenti e asset a disposizione; si basa sul passato.<br />3)Out the box, è la strategia in cui l’azienda può immaginare, pensare, di fare qualcosa di nuovo cambiando gli asset interni; è rivolta al futuro.<br /><br /><br />Ovviamente la migliore allocazione delle risorse prevede investimenti in tutti e 3 i box, è possibile investire solo in un box tutto il capitale ma in realtà non si sta innovando, ma è importante trovare il giusto mix per riuscire ad innovare in tutte le scatole.<br /><br /><br />La formula per innovare, che equivale a generare valore, è data dalla somma della creatività+esecuzione+appeal.<br /><br />In primis tutto ciò che si innova deve portare valore, se così non è non possiamo parlare di innovazione.<br /><br />La creatività si intende la capacità di creare idee innovative interne ed esterne, per esecuzione si intende la capacità di trasformarla in piano operativo, quindi trasformare le idee in progetti anche mai provati prima, e la capacità di rendere appetibili questi progetti, quindi portare a casa valore nel momento giusto, al target giusto e sul mercato giusto sia interno che esterno all’azienda.<br /><br />È importante valutare la formula in modo sistemico, dato che il non rispetto di uno dei fattori non porta valore e quindi non porta innovazione.<br /><br />Se ci concentriamo solo sulla creatività e sul appeal generiamo solo caos, se sviluppiamo creatività ed esecuzione senza appeal resta pura teoria senza la vendita e quindi senza valore e senza innovazione.<br />Se ci concentriamo solo sulla esecuzione e sull’appeal non creiamo nuove idee e quindi non innoviamo.<br /><br />Spesso si pensa che l’innovazione è attribuibile al prodotto ma in realtà è scalabile fino ad un nuovo modello di business.<br />È possibile innovare in 4 campi:<br />1)Who, chi, inteso come innovazione in nuovi mercati, in nuovi target clients, nuovi settori.<br />2)What, cosa, in questo caso parliamo di prodotti/servizi, ma anche dei servizi accessori o prodotti non core, del prezzo o nuovi strumenti di marketing.<br />3)How, come, inteso come innovazione sui processi, tecnologie e cultura dell’innovazione.<br />4)Where, dove, inteso come nuovi canali, esempio ecommerce, collaborazioni e cooperazioni o partnership.<br />Se un’azienda riesce ad innovare in tutti e 4 i punti allora crea un vantaggio competitivo direttamente proporzionale al valore generato.<br /><br />Il vero obiettivo di innovazione abbraccia tutti i punti.]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,innovazione,r&amp;s,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d50ed41b844540fed1a3f911da39deaf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Millennials Bug, 40 anni di storia e la generazione del cambiamento!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/millennials-bug-40-anni-di-storia-e-la-generazione-del-cambiamento--28445832</link><description><![CDATA[Millennials bug!<br /><br />Questo è il nome di una rubrica in 4 puntate (di 30 minuti l'una) fondata sulla conversazione tra 3 amici, con profili differenti, sulla Gen Y (e parte della X) e le conseguenze degli ultimi 40 anni di storia.<br /><br />Circa due settimane fa ricevo una telefonata da Mattia Festa che mi invita ad organizzare un’intervista a tre, con la partecipazione di Paolo Tagini come storico, in cui affrontiamo la storia di una generazione con grossi cambiamenti, raccontandoci, e raccontando le nostre esperienze e come il nostro vissuto si possa intrecciare con una generazione che ha assistito a grandi cambiamenti.<br /><br />Non abbiamo la velleità di trovare le risposte, ma magari riuscire ad attivare qualche riflessione che ci porti un po' più consapevoli alla fine del percorso.<br />Hai la sensazione di far parte di una generazione schiacciata?<br />Hai la sensazione che per noi non è stato molto facile?<br />Hai la sensazione di doverti riscattare?<br /><br />Questi sono i video che fanno per te! (divisi in 4 decenni con pubblicazione settimanale)<br /><br />Oltre alla storia possiamo raccontare solo le nostre esperienze, emozioni e ricordi (riadattati), consci del desiderio di risultare utili e stimolanti.<br />In questa puntata dal 1980 al 1989.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28445832</guid><pubDate>Wed, 27 May 2020 15:01:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28445832/millennials_bug_40_anni_di_storia_e_la_generazione_del_cambiamento.mp3" length="38053824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Millennials bug!

Questo è il nome di una rubrica in 4 puntate (di 30 minuti l'una) fondata sulla conversazione tra 3 amici, con profili differenti, sulla Gen Y (e parte della X) e le conseguenze degli ultimi 40 anni di storia.

Circa due settimane fa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Millennials bug!<br /><br />Questo è il nome di una rubrica in 4 puntate (di 30 minuti l'una) fondata sulla conversazione tra 3 amici, con profili differenti, sulla Gen Y (e parte della X) e le conseguenze degli ultimi 40 anni di storia.<br /><br />Circa due settimane fa ricevo una telefonata da Mattia Festa che mi invita ad organizzare un’intervista a tre, con la partecipazione di Paolo Tagini come storico, in cui affrontiamo la storia di una generazione con grossi cambiamenti, raccontandoci, e raccontando le nostre esperienze e come il nostro vissuto si possa intrecciare con una generazione che ha assistito a grandi cambiamenti.<br /><br />Non abbiamo la velleità di trovare le risposte, ma magari riuscire ad attivare qualche riflessione che ci porti un po' più consapevoli alla fine del percorso.<br />Hai la sensazione di far parte di una generazione schiacciata?<br />Hai la sensazione che per noi non è stato molto facile?<br />Hai la sensazione di doverti riscattare?<br /><br />Questi sono i video che fanno per te! (divisi in 4 decenni con pubblicazione settimanale)<br /><br />Oltre alla storia possiamo raccontare solo le nostre esperienze, emozioni e ricordi (riadattati), consci del desiderio di risultare utili e stimolanti.<br />In questa puntata dal 1980 al 1989.]]></itunes:summary><itunes:duration>2384</itunes:duration><itunes:keywords>anni80,generazioneschiacciata,generazioney,millennialsbug,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a4c6a82e89c9fe5103952628e312896.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E-Recruitment per attrarre e trattenere i talenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-recruitment-per-attrarre-e-trattenere-i-talenti--28445779</link><description><![CDATA[Il digitale ha abilitato anche il modo di fare recruitment…<br />I canali principali sono:<br />Sito web aziendale; il primo acceso del talento al brand, deve rappresentare i valori aziendali, con messaggi che devono suscitare emozioni e desideri, mostrare, possibilmente, una pagina dedicata alle prospettive di crescita all'interno dell’azienda. <br />Un esempio perfetto è la pagina careers di Accenture (<a href="https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values)" rel="noopener">https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values)</a><br /><br />Università; con cui le aziende entrano in contatto per reclutare talenti anche grazie a strumenti come hackathon, workshop, bootcamp, stage ecc<br />Social media; che offrono possibilità sia di candidarsi ma anche di farsi notare. LinkedIn oggi è lo strumento più utilizzato dagli head hunter che ricercano talenti.<br />Siti specialistici; da Monster ad altri, che continuamente pubblicano annunci che segnalano in base alle caratteristiche manifestate.<br />Fiere; organizzate al termine di corsi di studio da grandi aziende ma anche da pmi, in cui si accolgono candidati per instaurare un primo contatto.<br />Sono cambiati anche gli strumenti, non più soltanto colloqui face to face, ma anche con l’utilizzo di piattaforme che permettono non solo di potersi conoscere da remoto, con Skype, Zoom, Google meet ecc, ma che facilitano diversi modi di comunicare il proprio talento e che accorciano le distanze tra recruiter e candidato.<br />Candidarsi con un progetto, con JustKnock per esempio <a href="https://justknock.it/it/" rel="noopener">https://justknock.it/it/</a>, in cui i candidati partecipano ad una sfida, lanciata da aziende interessate, che successivamente sceglieranno il progetto più in linea con  le loro aspettative e che sfocerà quindi nell'assunzione di chi ha trovato la soluzione; il curriculum vitae viene visionato dopo la scelta del progetto, basando quindi la selezione non sulle competenze pregresse acquisite ma sulle capacità di problem solving attuali..<br /><br />Con Net to Work, <a href="https://www.nettowork.it/static/index.php" rel="noopener">https://www.nettowork.it/static/index.php</a>, è possibile candidarsi creando un video storytelling da allegare al CV virtuale, in cui il candidato si presenta e mostra le sue competenze e capacità. All'interno della piattaforma è possibile anche formarsi e prendere certificazioni che validano le competenze acquisiste, mostrandole all'azienda in cerca di talenti.<br />Oppure piattaforme come Meritocracy, <a href="https://meritocracy.is/it" rel="noopener">https://meritocracy.is/it</a>, in cui è possibile simulare la propria realtà aziendale mostrando gli spazi interni, la struttura, creando un mini viaggio virtuale che porterà il talento a comprendere se quella realtà aziendale è idonea alle proprie aspettative, mettendo in collegamento il candidato con l’azienda per procedere negli steps successivi.<br /><br />Diventa fondamentale per un’azienda rinfrescare e tenere aggiornato il database dei curricula, vista la continuità con cui oggi le aziende subiscono turn over, per avere sempre accesso a professionisti e talenti nel tempo.<br />Rendere facile il contatto con i candidati, alleggerendo le pagine careers dedicate, oppure rendendosi disponibili su social come LinkedIn, accettando forme creative di candidatura, aprirsi all'ascolto.<br />È possibile utilizzare anche motori di analisi semantica che in base alle competenze selezionerà in automatico i candidati più in linea; anche se alcune volte risulta superficiale come scrematura.<br />La ricerca e l’inserimento di talenti, di qualsiasi età e posizione, permette di fare la differenza sul mercato. È necessario mettere in campo strategie che permettano di identificarli, attrarli, inserirli e mantenerli, per una crescita organica dell’organizzazione.<br />Molto importante è diventato il ruolo dei social media, per le aziende che cercano candidati, in quanto è possibile risalire alle caratteristiche che si ricercano, dare visibilità alla ricerca e instaurare un primo contatto, mentre lato candidati è un benchmark importante per capire il grado di innovazione dell’azienda e le caratteristiche ricercate.<br />Il social più importante in questo campo risulta LinkedIn, piattaforma con cui un head hunter oggi crea un primo collegamento dopo aver studiato il profilo, esiste anche una sezione premium dedicata. Segue Facebook con la sezione “offerte di lavoro” e Twitter.<br />Per attrarre e inserire i talenti diventa importante un progetto di inclusione e integrazione, accompagnando le persone nella scoperta delle dinamiche dell’organizzazione, che devono essere sempre più elastiche e plasmabili, attivando programmi di mentorship e fellowship in cui contaminarsi, sviluppare programmi innovativi di retention e sviluppando il reverse mentoring, cioè lo scambio tra senior e junior per la crescita reciproca.<br />Le domande da porsi sono 3:<br />1)Cosa attrae i talenti? Un sito utile da cui ho ricavato informazioni è <a href="https://www.worldatwork.org" rel="noopener">https://www.worldatwork.org</a>, che ci dice: che i talenti sono attratti da benefici intangibili come la cultura e i valori aziendali, una leadership convocativa, equilibrio vita-lavoro, possibilità di carriera, crescita professionale a cui seguono i benefici tangibili come smart working, benefits (soprattutto non economici) e solo agli ultimi posti premialità o aumenti di remunerazione.<br />Quindi lo stipendio non è più una leva ma l’ambiente, la visione e i valori risultano necessari.<br /><br />2)Cosa trattiene i talenti? Qui emerge la possibilità di carriera, ambiente di lavoro flessibile, benefits non economici, formazione continua e personalizzata e coinvolgimento e partecipazione.<br /><br />3)Cosa motiva i talenti a rimanere? In questo caso un buon leader, sentirsi apprezzato, opportunità di crescita, promozione, premialità inteso come riconoscimento dei risultati.<br /><br />Quindi oggi bisogna indirizzare la propria organizzazione seguendo ciò che richiedono le persone utilizzando tutti gli strumenti, abilitanti, necessari ad attrarre e mantenere (motivati) i talenti creando valore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28445779</guid><pubDate>Wed, 27 May 2020 14:55:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28445779/e_recruitment_per_attrarre_e_trattenere_i_talenti.mp3" length="6333468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il digitale ha abilitato anche il modo di fare recruitment…
I canali principali sono:
Sito web aziendale; il primo acceso del talento al brand, deve rappresentare i valori aziendali, con messaggi che devono suscitare emozioni e desideri, mostrare,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il digitale ha abilitato anche il modo di fare recruitment…<br />I canali principali sono:<br />Sito web aziendale; il primo acceso del talento al brand, deve rappresentare i valori aziendali, con messaggi che devono suscitare emozioni e desideri, mostrare, possibilmente, una pagina dedicata alle prospettive di crescita all'interno dell’azienda. <br />Un esempio perfetto è la pagina careers di Accenture (<a href="https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values)" rel="noopener">https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values)</a><br /><br />Università; con cui le aziende entrano in contatto per reclutare talenti anche grazie a strumenti come hackathon, workshop, bootcamp, stage ecc<br />Social media; che offrono possibilità sia di candidarsi ma anche di farsi notare. LinkedIn oggi è lo strumento più utilizzato dagli head hunter che ricercano talenti.<br />Siti specialistici; da Monster ad altri, che continuamente pubblicano annunci che segnalano in base alle caratteristiche manifestate.<br />Fiere; organizzate al termine di corsi di studio da grandi aziende ma anche da pmi, in cui si accolgono candidati per instaurare un primo contatto.<br />Sono cambiati anche gli strumenti, non più soltanto colloqui face to face, ma anche con l’utilizzo di piattaforme che permettono non solo di potersi conoscere da remoto, con Skype, Zoom, Google meet ecc, ma che facilitano diversi modi di comunicare il proprio talento e che accorciano le distanze tra recruiter e candidato.<br />Candidarsi con un progetto, con JustKnock per esempio <a href="https://justknock.it/it/" rel="noopener">https://justknock.it/it/</a>, in cui i candidati partecipano ad una sfida, lanciata da aziende interessate, che successivamente sceglieranno il progetto più in linea con  le loro aspettative e che sfocerà quindi nell'assunzione di chi ha trovato la soluzione; il curriculum vitae viene visionato dopo la scelta del progetto, basando quindi la selezione non sulle competenze pregresse acquisite ma sulle capacità di problem solving attuali..<br /><br />Con Net to Work, <a href="https://www.nettowork.it/static/index.php" rel="noopener">https://www.nettowork.it/static/index.php</a>, è possibile candidarsi creando un video storytelling da allegare al CV virtuale, in cui il candidato si presenta e mostra le sue competenze e capacità. All'interno della piattaforma è possibile anche formarsi e prendere certificazioni che validano le competenze acquisiste, mostrandole all'azienda in cerca di talenti.<br />Oppure piattaforme come Meritocracy, <a href="https://meritocracy.is/it" rel="noopener">https://meritocracy.is/it</a>, in cui è possibile simulare la propria realtà aziendale mostrando gli spazi interni, la struttura, creando un mini viaggio virtuale che porterà il talento a comprendere se quella realtà aziendale è idonea alle proprie aspettative, mettendo in collegamento il candidato con l’azienda per procedere negli steps successivi.<br /><br />Diventa fondamentale per un’azienda rinfrescare e tenere aggiornato il database dei curricula, vista la continuità con cui oggi le aziende subiscono turn over, per avere sempre accesso a professionisti e talenti nel tempo.<br />Rendere facile il contatto con i candidati, alleggerendo le pagine careers dedicate, oppure rendendosi disponibili su social come LinkedIn, accettando forme creative di candidatura, aprirsi all'ascolto.<br />È possibile utilizzare anche motori di analisi semantica che in base alle competenze selezionerà in automatico i candidati più in linea; anche se alcune volte risulta superficiale come scrematura.<br />La ricerca e l’inserimento di talenti, di qualsiasi età e posizione, permette di fare la differenza sul mercato. È necessario mettere in campo strategie che permettano di identificarli, attrarli, inserirli e mantenerli, per una crescita organica dell’organizzazione.<br />Molto importante è diventato il ruolo dei social media, per le aziende che cercano candidati, in quanto è...]]></itunes:summary><itunes:duration>396</itunes:duration><itunes:keywords>attrarreitalenti,erecruitment,talenti,trattenereitalenti,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/665f02bb1fb377e8d877453a3ec123b9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come guidare i collaboratori verso gli obiettivi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-guidare-i-collaboratori-verso-gli-obiettivi--27953021</link><description><![CDATA[Come guidare i collaboratori verso gli obiettivi?<br />Dipende dal tipo e dalla natura che ci proponiamo.<br />Spingere, e coinvolgere, i collaborati, inizialmente neutri o addirittura contrari, a fare di tutto per raggiungere i proprio obiettivi individuali e tramutarli in obiettivi dell’organizzazione è una missione molto complicata e articolata.<br />Esistono sostanzialmente tre strategie:<br />1)La prima è ordinare, quindi mettere in evidenza le proprie aspettative; è legato al grado di adesione di chi deve aderire che in questo caso risulta ininfluente o indifferente, e che si basa sul rapporto diretto che prevede sanzioni o punizioni. <br />Se ho problemi di mal funzionamento di un macchinario in azienda, il manutentore deve svolgerlo. <br />Il suo grado di coinvolgimento e adesione è ininfluente dal suo stato motivazionale, magari lavorerà non molto motivato, sbufferà, che comunque non è buono, ma eseguirà il compito per il ruolo che ricopre. <br />Se non porterà a compimento il suo lavoro sarà soggetto a sanzioni e punizioni direttamente legate al contratto in essere. Se il lavoro richiede solo l’esecuzione e il potere è l’espressione del rapporto, in questo caso ordinare può essere efficace. <br />Ovviamente si può fare in modo gentile, ascoltando le opinioni di chi non è d’accordo ma alla fine vince mettere in evidenza le proprie aspettative e i disincentivi legati al non svolgimento della mansione.<br /><br />2)La seconda incentivare, quindi condividere i vantaggi; è legato all'importanza, fondamentale, di condividere uno scopo con il collaboratore anche se non direttamente motivato nello specifico, ma vi è la possibilità di dare e ricevere reciprocamente dallo scopo. <br />È il caso, banale, in cui propongo a mio figlio, che quel giorno non vuole studiare, di comprargli la maschera di Spiderman in caso di buon svolgimento del compito, lui sarà motivato alla maschera e non allo studio, ma si impegnerà per raggiungere il mio e il suo scopo. Ovviamente il giorno dopo dovrò offrire qualcos'altro per ottenere l’obiettivo principale. <br />Questo avviene anche nelle aziende quando per raggiungere un obiettivo si offre denaro, magari inizialmente sortirà un certo effetto ma ci vorrebbero capitali infiniti per sorreggere sempre quel livello e la saturazione, da parte del collaboratore, che si avrebbe.<br />Quindi questo metodo può essere utile quando si chiedono prestazioni superiori ma non può durare nel tempo per via dell’effetto diseducativo. Ovviamente si basa sull'ascolto delle necessità del collaboratore e soddisfarle per raggiungere l’obiettivo.<br /><br />3)La terza è ispirare, quindi far condividere la visione; è legato al grado di adesione che è fondamentale per il raggiungimento dello scopo/obiettivo e non si ha nulla da offrire in cambio. Bisogna riuscire a far aderire le persone allo scopo in sé, vedendolo come un modo di realizzare i loro bisogni condividendo i valori. È il metodo più faticoso, più difficoltoso e anche più lungo come processo, ma sortisce risultati anche più efficaci e duraturi. <br />È fondamentale attivare un ascolto attivo e attento per far emergere i reali bisogni, le opinioni e le esigenze dei collaboratori, raccontare il futuro con un linguaggio descrittivo, mostrare entusiasmo e includere le persone nel progetto.<br />Più il contesto è turbolento, incerto, complesso e ambiguo (TUCA) come il mercato odierno e più viene da sé che il miglior approccio risulta essere quello dell’ispirazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27953021</guid><pubDate>Thu, 21 May 2020 10:11:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27953021/come_guidare_i_collaboratori_verso_gli_obiettivi.mp3" length="3480771" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come guidare i collaboratori verso gli obiettivi?
Dipende dal tipo e dalla natura che ci proponiamo.
Spingere, e coinvolgere, i collaborati, inizialmente neutri o addirittura contrari, a fare di tutto per raggiungere i proprio obiettivi individuali e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come guidare i collaboratori verso gli obiettivi?<br />Dipende dal tipo e dalla natura che ci proponiamo.<br />Spingere, e coinvolgere, i collaborati, inizialmente neutri o addirittura contrari, a fare di tutto per raggiungere i proprio obiettivi individuali e tramutarli in obiettivi dell’organizzazione è una missione molto complicata e articolata.<br />Esistono sostanzialmente tre strategie:<br />1)La prima è ordinare, quindi mettere in evidenza le proprie aspettative; è legato al grado di adesione di chi deve aderire che in questo caso risulta ininfluente o indifferente, e che si basa sul rapporto diretto che prevede sanzioni o punizioni. <br />Se ho problemi di mal funzionamento di un macchinario in azienda, il manutentore deve svolgerlo. <br />Il suo grado di coinvolgimento e adesione è ininfluente dal suo stato motivazionale, magari lavorerà non molto motivato, sbufferà, che comunque non è buono, ma eseguirà il compito per il ruolo che ricopre. <br />Se non porterà a compimento il suo lavoro sarà soggetto a sanzioni e punizioni direttamente legate al contratto in essere. Se il lavoro richiede solo l’esecuzione e il potere è l’espressione del rapporto, in questo caso ordinare può essere efficace. <br />Ovviamente si può fare in modo gentile, ascoltando le opinioni di chi non è d’accordo ma alla fine vince mettere in evidenza le proprie aspettative e i disincentivi legati al non svolgimento della mansione.<br /><br />2)La seconda incentivare, quindi condividere i vantaggi; è legato all'importanza, fondamentale, di condividere uno scopo con il collaboratore anche se non direttamente motivato nello specifico, ma vi è la possibilità di dare e ricevere reciprocamente dallo scopo. <br />È il caso, banale, in cui propongo a mio figlio, che quel giorno non vuole studiare, di comprargli la maschera di Spiderman in caso di buon svolgimento del compito, lui sarà motivato alla maschera e non allo studio, ma si impegnerà per raggiungere il mio e il suo scopo. Ovviamente il giorno dopo dovrò offrire qualcos'altro per ottenere l’obiettivo principale. <br />Questo avviene anche nelle aziende quando per raggiungere un obiettivo si offre denaro, magari inizialmente sortirà un certo effetto ma ci vorrebbero capitali infiniti per sorreggere sempre quel livello e la saturazione, da parte del collaboratore, che si avrebbe.<br />Quindi questo metodo può essere utile quando si chiedono prestazioni superiori ma non può durare nel tempo per via dell’effetto diseducativo. Ovviamente si basa sull'ascolto delle necessità del collaboratore e soddisfarle per raggiungere l’obiettivo.<br /><br />3)La terza è ispirare, quindi far condividere la visione; è legato al grado di adesione che è fondamentale per il raggiungimento dello scopo/obiettivo e non si ha nulla da offrire in cambio. Bisogna riuscire a far aderire le persone allo scopo in sé, vedendolo come un modo di realizzare i loro bisogni condividendo i valori. È il metodo più faticoso, più difficoltoso e anche più lungo come processo, ma sortisce risultati anche più efficaci e duraturi. <br />È fondamentale attivare un ascolto attivo e attento per far emergere i reali bisogni, le opinioni e le esigenze dei collaboratori, raccontare il futuro con un linguaggio descrittivo, mostrare entusiasmo e includere le persone nel progetto.<br />Più il contesto è turbolento, incerto, complesso e ambiguo (TUCA) come il mercato odierno e più viene da sé che il miglior approccio risulta essere quello dell’ispirazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:keywords>incentivare,ispirare,obiettivi,ordinare,scopo,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/430d2d18fe5fa6aa401030c5124fc95b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le metriche necessarie per tracciare i video</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-metriche-necessarie-per-tracciare-i-video--27746543</link><description><![CDATA[Web analytics è la raccolta, misurazione, reportistica, analisi e sintetizzazione dei dati raccolti dal web per comprendere l’impatto che hanno i nostri contenuti e migliorare, o sviluppare, strategie correlate con l’obiettivo l’ottimizzazione delle performace.<br />Nel tempo questo processo ha cambiato denominazione diventando Digital Analytics in quanto l’avvento dei Social network e del mobile hanno prodotto molti più dati collegati esternamente al proprio sito e quindi soggetti non più solo ad analytics di prima parte, quindi dati prodotti da strumenti proprietari, ma si sono implementati con quelli di terze parti, quindi generati, prodotti ed offerti da soggetti non di proprietà.<br />La rete permette di divulgare, e quindi condividere, contenuti di varia natura e forma: video, testi, immagini e audio.<br />Questi contenuti possono essere proposti agli utenti in diverse modalità; separatamente o nello stesso contesto, in differita o in tempo reale, su diversi device, sui social network o sul proprio sito.<br />L’obiettivo principale è valutare il ROI, quindi il ritorno all’investimento, basandoci sull’audience, la sua dimensione e il coinvolgimento, quindi il gradimento, da parte del pubblico in merito ai contenuti proposti.<br />Con l’avvento di canali esterni, non più solo sui siti di proprietà, il contenuto diventa non più totalmente controllabile, in quanto intervengono valori come l’interattività, quindi la possibilità di condividere, commentare, rigenerare, e la viralità che non permette di raccogliere tutti i dati facilmente ma sono tutti misurabili con gli strumenti giusti.<br />La scorsa settimana ho affrontato il social tracking, con strumenti utili a verificare tutti i dati che si possono raccogliere dai social.<br />Volendo valutare per esempio le metriche di un video, video tracking, bisogna differenziarli in:<br />1)Metriche quantitative; come per esempio le views, o impressions, i visitatori unici, quindi che hanno interagito con il video per un minimo di tempo determinato come avvii, oppure visualizzazione completa e le condivisioni.<br />2)Metriche qualitative; come il tempo medio di visualizzazione, i punti di abbandono e addirittura le porzioni di video più viste.<br />3)Performance; come il click -through, dato dagli avvii/impressioni, o l’engagement, dato dalle visualizzazioni complete/avvii.<br />Ovviamente un basso engagement, quindi poche visualizzazioni complete rispetto agli avvii, vuol dire che non stiamo creando contenuti che riescono a coinvolgere.<br />Quando vado a misurare i dati raccolti da un video caricato sul mio sito web devo collegare il video agli strumenti di web analytics, come Google Analytics, che traccerà qualsiasi azione svolta dagli utenti sul contenuto.<br />I video si possono caricare direttamente sul sito con un codice di Java Script, ma non è la scelta migliore perché appesantisce il sito rallentandolo, e caricandoli su YouTube e inserendo il link sul sito. In entrambi i casi e possibile collegarli al Web analytics che traccerà tutte le metriche di cui necessitiamo.<br />Se invece distribuisco contenuti video direttamente su YouTube o Vimeo perdo totalmente il controllo in quanto possono essere ri-condivisi, commentati o utilizzati infinitamente e le metriche saranno solo quelle offerte di terze parti dalla piattaforma.<br />In questo caso però è possibile avere accesso a tutte le informazioni della piattaforma, da quelle demografiche, comprensive di età, luogo, sesso, che non sono facilmente rilevabili sul sito di proprietà, perché rappresentano una frizione elevata e bisogna offrire qualcosa in cambio agli utenti, a quelle dei tempi di visualizzazione e i commenti, i like e le condivisioni.<br />Ovviamente se decido di preparare un video professionale da utilizzare diversamente con le piattaforme di video sharing posso testare il video, verificarne il coinvolgimento, il tipo di audience e tutti i dati precedentemente descritti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27746543</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 09:20:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27746543/le_metriche_necessarie_per_tracciare_i_video.mp3" length="4258476" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Web analytics è la raccolta, misurazione, reportistica, analisi e sintetizzazione dei dati raccolti dal web per comprendere l’impatto che hanno i nostri contenuti e migliorare, o sviluppare, strategie correlate con l’obiettivo l’ottimizzazione delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Web analytics è la raccolta, misurazione, reportistica, analisi e sintetizzazione dei dati raccolti dal web per comprendere l’impatto che hanno i nostri contenuti e migliorare, o sviluppare, strategie correlate con l’obiettivo l’ottimizzazione delle performace.<br />Nel tempo questo processo ha cambiato denominazione diventando Digital Analytics in quanto l’avvento dei Social network e del mobile hanno prodotto molti più dati collegati esternamente al proprio sito e quindi soggetti non più solo ad analytics di prima parte, quindi dati prodotti da strumenti proprietari, ma si sono implementati con quelli di terze parti, quindi generati, prodotti ed offerti da soggetti non di proprietà.<br />La rete permette di divulgare, e quindi condividere, contenuti di varia natura e forma: video, testi, immagini e audio.<br />Questi contenuti possono essere proposti agli utenti in diverse modalità; separatamente o nello stesso contesto, in differita o in tempo reale, su diversi device, sui social network o sul proprio sito.<br />L’obiettivo principale è valutare il ROI, quindi il ritorno all’investimento, basandoci sull’audience, la sua dimensione e il coinvolgimento, quindi il gradimento, da parte del pubblico in merito ai contenuti proposti.<br />Con l’avvento di canali esterni, non più solo sui siti di proprietà, il contenuto diventa non più totalmente controllabile, in quanto intervengono valori come l’interattività, quindi la possibilità di condividere, commentare, rigenerare, e la viralità che non permette di raccogliere tutti i dati facilmente ma sono tutti misurabili con gli strumenti giusti.<br />La scorsa settimana ho affrontato il social tracking, con strumenti utili a verificare tutti i dati che si possono raccogliere dai social.<br />Volendo valutare per esempio le metriche di un video, video tracking, bisogna differenziarli in:<br />1)Metriche quantitative; come per esempio le views, o impressions, i visitatori unici, quindi che hanno interagito con il video per un minimo di tempo determinato come avvii, oppure visualizzazione completa e le condivisioni.<br />2)Metriche qualitative; come il tempo medio di visualizzazione, i punti di abbandono e addirittura le porzioni di video più viste.<br />3)Performance; come il click -through, dato dagli avvii/impressioni, o l’engagement, dato dalle visualizzazioni complete/avvii.<br />Ovviamente un basso engagement, quindi poche visualizzazioni complete rispetto agli avvii, vuol dire che non stiamo creando contenuti che riescono a coinvolgere.<br />Quando vado a misurare i dati raccolti da un video caricato sul mio sito web devo collegare il video agli strumenti di web analytics, come Google Analytics, che traccerà qualsiasi azione svolta dagli utenti sul contenuto.<br />I video si possono caricare direttamente sul sito con un codice di Java Script, ma non è la scelta migliore perché appesantisce il sito rallentandolo, e caricandoli su YouTube e inserendo il link sul sito. In entrambi i casi e possibile collegarli al Web analytics che traccerà tutte le metriche di cui necessitiamo.<br />Se invece distribuisco contenuti video direttamente su YouTube o Vimeo perdo totalmente il controllo in quanto possono essere ri-condivisi, commentati o utilizzati infinitamente e le metriche saranno solo quelle offerte di terze parti dalla piattaforma.<br />In questo caso però è possibile avere accesso a tutte le informazioni della piattaforma, da quelle demografiche, comprensive di età, luogo, sesso, che non sono facilmente rilevabili sul sito di proprietà, perché rappresentano una frizione elevata e bisogna offrire qualcosa in cambio agli utenti, a quelle dei tempi di visualizzazione e i commenti, i like e le condivisioni.<br />Ovviamente se decido di preparare un video professionale da utilizzare diversamente con le piattaforme di video sharing posso testare il video, verificarne il coinvolgimento, il tipo di audience e tutti i dati precedentemente descritti.]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>digitaltrasformation,metrichedeivideo,video,videotracking,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/36082580cbb4225eb1fcdf1101a02b49.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Definire il viaggio della digitalizzazione in 4 passaggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/definire-il-viaggio-della-digitalizzazione-in-4-passaggi--27328482</link><description><![CDATA[Il Digital Trasformation Jounrey è quel viaggio, percorso, che oramai ogni azienda deve svolgere per traghettare la propria realtà nell’era della digitalizzazione.<br />Non è istantaneo, ma si sviluppa nel tempo, e in primis richiede un cambiamento di “mentalità” non più ancorato a valori tradizionali.<br />Volendo citare una nota rappresentazione metaforica (modello CAR) è da intendersi come un viaggio in auto dove la meta è il nostro obiettivo/destinazione; dove sto andando? Come sta cambiando il digitale il mio settore? Come sta cambiando il modo di relazionarsi al mio target consumer? Quali cambiamenti apportare al mio modello di business? Come si evolverà il rapporto con i fornitori? L’auto è rappresentata dai passaggi da attuare; quali tecnologie adottare? Quali processi devo modificare e migliorare? Quali modifiche nella mia organizzazione? E il guidatore è rappresentato dalle persone con cui farò il viaggio verso la trasformazione; di quali competenze necessito? Come coinvolgerò tutte le risorse aziendali? Come impatterà sul modo di lavorare? Ed in ultimo lo specchietto retrovisore, che rappresenta la nostra storia, che non va eliminata in quanto rappresentativa di noi stessi, ma va considerata come punto di partenza su cui costruire; cosa devo migliorare? Cosa devo tenermi? Come sono arrivato a questo punto?<br /><br />L’implementazione del Digital Trasformation Journey prevede:<br />1) una prima fase di preparazione al cambiamento, in cui bisogna supportare tutto il team aziendale, dai vertici alla periferia, chiarendo i passaggi, condividendo la vision e comunicando lo scopo.<br />2)Successivamente bisogna creare gruppi agili che inizino a sperimentare nuovi processi e nuove strutture, permettendo di agire all’interno di framework protetti, anche sbagliando, ma comunque sempre in divenire.<br />3)Dopo i primi esperimenti bisogna iniziare a scalare i risultati prodotti all’interno dell’organizzazione, contaminando tutta la struttura, prima con i più predisposti al cambiamento e con maggiori capacità di adattamento successivamente, supportando, il passaggio a tutta la realtà aziendale.<br />4)Ripartire con il processo per un continuo miglioramento, adattabile ai cambiamenti repentini di mercato.<br /><br />Per poter sviluppare un buon viaggio digitale e supportare l’azienda verso nuovi orizzonti è necessario ragionare in termini di strutture agili, con team multidisciplinari, che partano dalle priorità, che si basino sulla verifica rapida e continuativa, che siano in grado di contaminarsi, e siano open, inteso come apertura alla condivisione e a ricevere anche dall’esterno, che siano in grado di sperimentare, anche sbagliando ma migliorandosi, che siano portati alla scalabilità e quindi che siano in grado di trascinare ed infine che agiscano (delivery), che lo facciano senza porsi troppi limiti strategici ma che producano un “valore minino percepito” su cui lavorare in divenire.<br />Personalmente quando devo creare un team agile per poter definire il percorso digitale all’interno di una realtà aziendale le prime settimane le passo ad ascoltare, quindi con strumenti di assessment come interviste, personali e di gruppo, tools per stabilire le skills e i knowledge presenti in azienda, e successivamente passo a definire il team di minimo 4 ad un massimo di 9 persone, tra quelli più motivati, con maggiore propensione alle novità, più predisposti al cambiamento e con competenze e capacità multidisciplinari ma definite.<br />Un team agile deve avere diverse competenze tra cui di design, di copywriter, di progettazione, di comunicazione social, di analisi dei dati e magari con conoscenze umanistiche.<br />Stabilito il team di lavoro andiamo a definire la road map, fatta di sprint definiti, di tasks, in base alle skills, e di impegni e responsabilità da far propri.<br />Definiamo l’obiettivo/problema/opportunità e, grazie a tools specifici, iniziamo a mettere a terra dati da valutare per circoscrivere il framework.<br />Definito l’obiettivo stiliamo una lista, chiamata backlog, in cui inseriamo le attività da prioritizzare e sviluppare. <br />Successivamente svolgiamo attività di ideazione libera, grazie a sedute di brainstroming, in cui guido come facilitare il gruppo cercando, senza censure, di generare almeno 10 idee da ogni individuo.<br />Fortunatamente molto spesso è possibile superare il limite arrivando a produrre anche 200/300 idee di soluzione.<br />Andremo prioritizzare le idee raccolte, io utilizzo il metodo ICE (acronimo di Impatto/confidenza/facilità di implementazione) e il punteggio medio più alto è la prima idea da sperimentare.<br />Si producono prototipi da testare in framework sicuri, in modo da non produrre danni, e se arrivano buoni risultati iniziamo a scalare il processo su tutta la filiera fino all’implementazione totale.<br />Successivamente ci incontriamo per i feedback e analisi di dati ex post e ripartiamo con migliorie o nuovi problemi/opportunità da sviluppare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27328482</guid><pubDate>Thu, 14 May 2020 13:44:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27328482/digital_trasformation_journey.mp3" length="5344344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il Digital Trasformation Jounrey è quel viaggio, percorso, che oramai ogni azienda deve svolgere per traghettare la propria realtà nell’era della digitalizzazione.
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E il guidatore è rappresentato dalle persone con cui farò il viaggio verso la trasformazione; di quali competenze necessito? Come coinvolgerò tutte le risorse aziendali? Come impatterà sul modo di lavorare? Ed in ultimo lo specchietto retrovisore, che rappresenta la nostra storia, che non va eliminata in quanto rappresentativa di noi stessi, ma va considerata come punto di partenza su cui costruire; cosa devo migliorare? Cosa devo tenermi? Come sono arrivato a questo punto?<br /><br />L’implementazione del Digital Trasformation Journey prevede:<br />1) una prima fase di preparazione al cambiamento, in cui bisogna supportare tutto il team aziendale, dai vertici alla periferia, chiarendo i passaggi, condividendo la vision e comunicando lo scopo.<br />2)Successivamente bisogna creare gruppi agili che inizino a sperimentare nuovi processi e nuove strutture, permettendo di agire all’interno di framework protetti, anche sbagliando, ma comunque sempre in divenire.<br />3)Dopo i primi esperimenti bisogna iniziare a scalare i risultati prodotti all’interno dell’organizzazione, contaminando tutta la struttura, prima con i più predisposti al cambiamento e con maggiori capacità di adattamento successivamente, supportando, il passaggio a tutta la realtà aziendale.<br />4)Ripartire con il processo per un continuo miglioramento, adattabile ai cambiamenti repentini di mercato.<br /><br />Per poter sviluppare un buon viaggio digitale e supportare l’azienda verso nuovi orizzonti è necessario ragionare in termini di strutture agili, con team multidisciplinari, che partano dalle priorità, che si basino sulla verifica rapida e continuativa, che siano in grado di contaminarsi, e siano open, inteso come apertura alla condivisione e a ricevere anche dall’esterno, che siano in grado di sperimentare, anche sbagliando ma migliorandosi, che siano portati alla scalabilità e quindi che siano in grado di trascinare ed infine che agiscano (delivery), che lo facciano senza porsi troppi limiti strategici ma che producano un “valore minino percepito” su cui lavorare in divenire.<br />Personalmente quando devo creare un team agile per poter definire il percorso digitale all’interno di una realtà aziendale le prime settimane le passo ad ascoltare, quindi con strumenti di assessment come interviste, personali e di gruppo, tools per stabilire le skills e i knowledge presenti in azienda, e successivamente passo a definire il team di minimo 4 ad un massimo di 9 persone, tra quelli più motivati, con maggiore propensione alle novità, più predisposti al cambiamento e con competenze e capacità multidisciplinari ma definite.<br />Un team agile deve avere diverse competenze tra cui di design, di copywriter, di progettazione, di comunicazione social, di analisi dei dati e magari con conoscenze umanistiche.<br />Stabilito il team di lavoro andiamo a definire la road map, fatta di sprint definiti, di tasks, in base alle skills, e di impegni e responsabilità da far propri.<br />Definiamo l’obiettivo/problema/opportunità e, grazie a tools specifici, iniziamo a mettere a terra dati da valutare per circoscrivere il framework.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>digital trasformation jounrey,strutture agili,valore minino percepito,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68d6aa3d63c8a9b727393f30ba6950be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos'è e come funziona Tik Tok? Intersvista Tik Tok Adavanced Italia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-e-come-funziona-tik-tok-intersvista-tik-tok-adavanced-italia--27224003</link><description><![CDATA[COS'È E COME FUNZIONA TIK TOK??<br /><br /><br />Tik Tok è la piattaforma con maggior crescita nell'ultimo anno, non è popolato solo da "ragazzini" che ballano e simulano canzoni...<br /><br /><br />Nell'era della omni-canalità, del rapporto one-to-one con gli utenti/consumatori, questo social network sta entrando sempre più prepotentemente negli affari con una nuova modalità di fare business.<br /><br /><br />Ho intervistato tre giovani ragazzi fondatori di Tik Tok Advanced Italia (link del sito nei commenti), una community molto attiva su Facebook che vanta più di 3.000 followers, molto preparati, lungimiranti ed esaustivi che con la semplicità di comunicatori veterani mi hanno illuminato sulle caratteristiche di questa piattaforma emergente.<br /><br /><br />Mi sono domandato, e ho ricevuto risposte su:<br /><br /><br />1) Come definireste Tik Tok? Cos’è?<br />2) Quali sono i principi comunicativi e psicologici su cui si fonda?<br />3) Come vengono distribuiti i video sulle sezioni? (seguiti e per te) E dove conviene collocarsi?<br />4) Esistono Ads? Come funzionano? <br />5) Aumentano la reach più i like o i commenti? <br />6) È possibile parlare di lavoro? O della propria professione?<br />7) Cose prevedete nel prossimo futuro? Il pubblico cambierà? Tik Tok quali necessità cercherà di soddisfare?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27224003</guid><pubDate>Wed, 13 May 2020 08:47:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27224003/intersvista_tik_tok_adavanced.mp3" length="27873603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>COS'È E COME FUNZIONA TIK TOK??


Tik Tok è la piattaforma con maggior crescita nell'ultimo anno, non è popolato solo da "ragazzini" che ballano e simulano canzoni...


Nell'era della omni-canalità, del rapporto one-to-one con gli utenti/consumatori,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[COS'È E COME FUNZIONA TIK TOK??<br /><br /><br />Tik Tok è la piattaforma con maggior crescita nell'ultimo anno, non è popolato solo da "ragazzini" che ballano e simulano canzoni...<br /><br /><br />Nell'era della omni-canalità, del rapporto one-to-one con gli utenti/consumatori, questo social network sta entrando sempre più prepotentemente negli affari con una nuova modalità di fare business.<br /><br /><br />Ho intervistato tre giovani ragazzi fondatori di Tik Tok Advanced Italia (link del sito nei commenti), una community molto attiva su Facebook che vanta più di 3.000 followers, molto preparati, lungimiranti ed esaustivi che con la semplicità di comunicatori veterani mi hanno illuminato sulle caratteristiche di questa piattaforma emergente.<br /><br /><br />Mi sono domandato, e ho ricevuto risposte su:<br /><br /><br />1) Come definireste Tik Tok? Cos’è?<br />2) Quali sono i principi comunicativi e psicologici su cui si fonda?<br />3) Come vengono distribuiti i video sulle sezioni? (seguiti e per te) E dove conviene collocarsi?<br />4) Esistono Ads? Come funzionano? <br />5) Aumentano la reach più i like o i commenti? <br />6) È possibile parlare di lavoro? O della propria professione?<br />7) Cose prevedete nel prossimo futuro? Il pubblico cambierà? Tik Tok quali necessità cercherà di soddisfare?]]></itunes:summary><itunes:duration>1747</itunes:duration><itunes:keywords>tiktok,tittokadvanceditalia,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/07f72de623ee6c782dfd6ba517cdf1f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>6 Tools per tracciare i Social Media</title><link>https://www.spreaker.com/episode/6-tools-per-tracciare-i-social-media--27221606</link><description><![CDATA[Con la nascita dei social media si è sviluppato un nuovo modo di comunicare stravolgendo le regole tradizionali basate sull’approccio unidirezionale della comunicazione a più direzioni in cui il consumatore, o utente, interagisce, commenta, propone e condivide.<br /><br />Questa nuova relazione tra brand e utente permette di misurare i risultati che si ottengono intervenendo nel processo per migliorarlo e monitorarlo.<br /><br />Quando si intraprende un percorso di comunicazione on-line e social bisogna però definire quali obiettivi il brand vuole perseguire:<br />1)Pubblicizzare i contenuti del proprio sito tramite social media sia in forma organica che a pagamento<br />2)Promuovere la conversazione e la partecipazione intorno al brand direttamente sui canali social per creare coinvolgimento e trasformare il prodotto/servizio offerto in qualcosa di definito e indispensabile nell’immaginario del consumatore/utente.<br />Prendendo in analisi il primo obiettivo è possibile effettuare molte azioni, misurabili, come divulgare contenuti organici sui social media per creare traffico sul proprio sito web per poi misurarne gli effetti (ROI) e sponsorizzare, organicamente, il brand.<br />È possibile, quindi, diffondere i contenuti del sito web sui social media, in questo è necessario collegare gli analytics della piattaforma con i web analytics del sito.<br />È fondamentale inserire le icone del social sharing sul proprio sito web, attività che si può sviluppare manualmente oppure delegare a tools specifici che supportano la procedura di tracking.<br />Un buon strumento che svolge queste funzioni è AddThis, che permette di inserire sul sito le icone di social sharing, sono presenti le principali piattaforme da Facebook, Twitter, LinkedIn ecc, collegandoli agli strumenti di web analytics e tracciando tutte le azioni che si svolgono con i contenuti del brand.<br /><br />Ogni volta che un utente condivide un contenuto del sito sui social AddThis registra il click sul pulsante e inserisce il parametro di tracciamento nel link che sarà condiviso sul diario.<br />Anche quando qualcun altro condividerà il contenuto presente sul social verrà indirizzato sul sito con il parametro di tracciamento che permetterà di definire il percorso.<br />Il tools permette di tracciare anche le e-mail che gli utenti condividono con i loro contatti.<br />Nel caso in cui gli utenti sono collegati con il feed RSS un tool molto utile è FeedBurner che permette di tracciare molti dati, tra cui la geolocalizzazione, di coloro che sono collegati al sito.<br />Passando al secondo obiettivo, quindi creare contenuti direttamente sui social per generare conversione, conversazione ed engagement per coltivare il rapporto con gli utenti e diffondere la notorietà del brand, è necessario utilizzare tolls di tracking direttamente offerti dalle specifiche piattaforme, da Facebook Insight, a Twitter Insigtht agli analytics di YouTube.<br /><br />Facebook permette, tramite i pixel, di collegare il social al sito e tracciare il comportamento degli utenti riportandoli direttamente sugli analytics. Grazie a questo strumento e possibile definire il pubblico e le loro abitudini supportando la targettizzazione delle attività.<br /><br />Diversi sono i Kpi, o metriche, da misurare sui social media, anche in base alla natura della piattaforma; sul blog andrò a misurare il trackback, cioè le citazioni al mio blog che derivano da altre piattaforme, i commenti, condivisioni sui social e la distribuzione dei feed RSS.<br />Invece sui social network posso monitorare i follower, le menzioni, le views, quindi la portata, i commenti, e quindi l’engagement, i twett, nel caso di Twitter, e i fan nel caso di Facebbok, gli utenti coinvolti e la diffusione.<br />Bisogna considerare però che diversi social producono risultati, e quindi kpi, diversi; per stabilire quale piattaforma è per il brand più performante bisogna considerare il rapporto tra il numero totale di interazioni, sui diversi social, e il numero di utenti che seguono il profilo.<br />Da qui deriva che se produci contenuti, hai molti follower ma le interazioni sono basse vuol dire che non stai comunicando bene con la tua audience.<br />Per misurare le perfomarce di più social network riportandole su un unico schema è possibile usare tools aggregatori, come Hootsuite, che permettono non solo di pubblicare, anche schedulando, più contenuti in diverse piattaforme ma anche di analizzare e monitorare statistiche aggregate.<br /><br />All’interno del mio canale YouTube e possibile trovare, nella playlist Tools utili, un tutorial sull’utilizzo di Hootsuite e come schedulare un mini piano editoriale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27221606</guid><pubDate>Wed, 13 May 2020 08:26:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27221606/6_tools_per_tracciare_i_social_media.mp3" length="4739694" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Con la nascita dei social media si è sviluppato un nuovo modo di comunicare stravolgendo le regole tradizionali basate sull’approccio unidirezionale della comunicazione a più direzioni in cui il consumatore, o utente, interagisce, commenta, propone e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con la nascita dei social media si è sviluppato un nuovo modo di comunicare stravolgendo le regole tradizionali basate sull’approccio unidirezionale della comunicazione a più direzioni in cui il consumatore, o utente, interagisce, commenta, propone e condivide.<br /><br />Questa nuova relazione tra brand e utente permette di misurare i risultati che si ottengono intervenendo nel processo per migliorarlo e monitorarlo.<br /><br />Quando si intraprende un percorso di comunicazione on-line e social bisogna però definire quali obiettivi il brand vuole perseguire:<br />1)Pubblicizzare i contenuti del proprio sito tramite social media sia in forma organica che a pagamento<br />2)Promuovere la conversazione e la partecipazione intorno al brand direttamente sui canali social per creare coinvolgimento e trasformare il prodotto/servizio offerto in qualcosa di definito e indispensabile nell’immaginario del consumatore/utente.<br />Prendendo in analisi il primo obiettivo è possibile effettuare molte azioni, misurabili, come divulgare contenuti organici sui social media per creare traffico sul proprio sito web per poi misurarne gli effetti (ROI) e sponsorizzare, organicamente, il brand.<br />È possibile, quindi, diffondere i contenuti del sito web sui social media, in questo è necessario collegare gli analytics della piattaforma con i web analytics del sito.<br />È fondamentale inserire le icone del social sharing sul proprio sito web, attività che si può sviluppare manualmente oppure delegare a tools specifici che supportano la procedura di tracking.<br />Un buon strumento che svolge queste funzioni è AddThis, che permette di inserire sul sito le icone di social sharing, sono presenti le principali piattaforme da Facebook, Twitter, LinkedIn ecc, collegandoli agli strumenti di web analytics e tracciando tutte le azioni che si svolgono con i contenuti del brand.<br /><br />Ogni volta che un utente condivide un contenuto del sito sui social AddThis registra il click sul pulsante e inserisce il parametro di tracciamento nel link che sarà condiviso sul diario.<br />Anche quando qualcun altro condividerà il contenuto presente sul social verrà indirizzato sul sito con il parametro di tracciamento che permetterà di definire il percorso.<br />Il tools permette di tracciare anche le e-mail che gli utenti condividono con i loro contatti.<br />Nel caso in cui gli utenti sono collegati con il feed RSS un tool molto utile è FeedBurner che permette di tracciare molti dati, tra cui la geolocalizzazione, di coloro che sono collegati al sito.<br />Passando al secondo obiettivo, quindi creare contenuti direttamente sui social per generare conversione, conversazione ed engagement per coltivare il rapporto con gli utenti e diffondere la notorietà del brand, è necessario utilizzare tolls di tracking direttamente offerti dalle specifiche piattaforme, da Facebook Insight, a Twitter Insigtht agli analytics di YouTube.<br /><br />Facebook permette, tramite i pixel, di collegare il social al sito e tracciare il comportamento degli utenti riportandoli direttamente sugli analytics. Grazie a questo strumento e possibile definire il pubblico e le loro abitudini supportando la targettizzazione delle attività.<br /><br />Diversi sono i Kpi, o metriche, da misurare sui social media, anche in base alla natura della piattaforma; sul blog andrò a misurare il trackback, cioè le citazioni al mio blog che derivano da altre piattaforme, i commenti, condivisioni sui social e la distribuzione dei feed RSS.<br />Invece sui social network posso monitorare i follower, le menzioni, le views, quindi la portata, i commenti, e quindi l’engagement, i twett, nel caso di Twitter, e i fan nel caso di Facebbok, gli utenti coinvolti e la diffusione.<br />Bisogna considerare però che diversi social producono risultati, e quindi kpi, diversi; per stabilire quale piattaforma è per il brand più performante bisogna considerare il rapporto tra il numero totale di interazioni, sui diversi social,...]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>addthis,analytics youtube,facebook insight,feedburner,hootsuite,socialmediatracking,twitter insigtht,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95d5b5e36b4e924d4ba6a428b1d22357.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Design Thinking: Strumenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/design-thinking-strumenti--26862489</link><description><![CDATA[Molti sono i tolls utilizzati in un processo di design thinking, dal facilitatore, ma proviamo a definirne i principali:<br /><br />-visualizzazione, come suggerisce il nome serve a visualizzare i concetti verbali con grafici, di flusso, di progetto o semplicemente rappresentativi, che aiutino a semplificare ciò che diversamente sarebbe rappresentato nella mente dei partecipanti come immagini già da noi archiviate. Questo è il motivo per cui si utilizzano, come strumenti base, post-it, pennarelli e fogli, da riempire e spostare in base alle proprie necessità e bisogni visivi.<br />-Storytelling Canvas, che consiste in un tool molto semplice da utilizzare, è un modello su carta, che serve a rappresentare tramite una storia il brand, o prodotto/servizio, creando emozione ed esperienza utente accattivante. Il format prevede 10 campi da riempire con diversi punti che generano la storia:<br />1) L’obiettivo della storia, che serve a mettere a focus ciò che si vuole raggiungere.<br />2) Il pubblico, o personas, a cui rivolgersi.<br />3) I valori da esaltare e trasmettere.<br />4) Call to Action, CTA, quindi quale azione vogliamo che il pubblico faccia.<br />5) Architettura della storia, o viaggio dell’eroe, quindi come impostare la struttura narrativa.<br />6) Immaginario visivo, bisogna creare l’ambiente della storia.<br />7) Tono e scelta lessicale, o tono di voce, quale stile narrativo?<br />8) Habitat mediatico, è necessario stabilire i canali di trazione, soprattutto social, e se sviluppare attività a pagamento.<br />9) Costo/budget, quindi il costo sostenibile.<br />10) Metriche, quindi i Kpi necessari per misurare i risultati dello storytelling.<br />-Mappe mentali, si basa sul concetto di creare, strutturare e classificare idee collegabili e catalogabili, secondo un ordine a più alberi, da sviluppare sull’obiettivo principale. Anche questo è uno strumento di visualizzazione, molto utile nella fase di brainstorming, con l’ausilio di post-it e pennarelli da spostare in evoluzione.<br />-I touchpoints, che sono i punti di contatto con cui vogliamo entrare in relazione con il cliente o utente.<br />I punti di contatto sono il luogo dove mostrare il nostro servizio/prodotto che “toccherà” il nostro stakeholder per raggiungerlo in maniera diretta ed efficace. Possono essere off-line, come retail, punto vendita, fiere, eventi o semplicemente la sede, e on-line, dal sito, ai social, ma anche una campagna Ads.<br />Devono essere inseriti all’interno di un framework dai prioritari, o importanti, ai meno.<br />-Personas, che consiste nell’immaginare, e simulare, degli archetipi dei nostri clienti, utenti, attraverso la rappresentazione di tutti gli aspetti fondamentali, come dati demografici, sociali e relazionali, di utilizzo dei device e su quali punti di contatto, passando per il grado di istruzione, le competenze e le capacità. Il tutto supportato dai dati raccolti. Serve ad identificare il pubblico, targettizzato, a cui rivolgersi.<br />-Empaty Map, è la rappresentazione, grazie all’immedesimazione, di cosa pensano, dicono, vedono e sentono i nostri clienti, utenti, ovviamente successivo, e completamento, delle personas.<br />Quindi bisogna immaginarsi, sempre grazie ai dati raccolti, come si comporta il nostro stakeholder quando è soggetto a determinati stimoli. Grazie a questo tool bisogna identificare anche le paure, comprensivo di frustrazioni, gli obiettivi e le necessità.<br />-Experience Map, ovviamente a completamento del percorso, che consiste nel tracciamento, sempre grafico, dell’esperienza del nostro cliente, utente, partendo dai diversi punti di contatto e di acquisto, definendo gli obiettivi che persegue lungo il percorso e raccogliendo i feedback emotivi, positivi, negativi o neutrali, che è possibile immaginare.<br />Successivamente si intervistano gli stakeholder per quadrare la mappa e verificare se le analisi effettuate sono aderenti alla realtà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26862489</guid><pubDate>Thu, 07 May 2020 08:47:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26862489/design_thinking_strumenti.mp3" length="4381491" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Molti sono i tolls utilizzati in un processo di design thinking, dal facilitatore, ma proviamo a definirne i principali:

-visualizzazione, come suggerisce il nome serve a visualizzare i concetti verbali con grafici, di flusso, di progetto o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Molti sono i tolls utilizzati in un processo di design thinking, dal facilitatore, ma proviamo a definirne i principali:<br /><br />-visualizzazione, come suggerisce il nome serve a visualizzare i concetti verbali con grafici, di flusso, di progetto o semplicemente rappresentativi, che aiutino a semplificare ciò che diversamente sarebbe rappresentato nella mente dei partecipanti come immagini già da noi archiviate. Questo è il motivo per cui si utilizzano, come strumenti base, post-it, pennarelli e fogli, da riempire e spostare in base alle proprie necessità e bisogni visivi.<br />-Storytelling Canvas, che consiste in un tool molto semplice da utilizzare, è un modello su carta, che serve a rappresentare tramite una storia il brand, o prodotto/servizio, creando emozione ed esperienza utente accattivante. Il format prevede 10 campi da riempire con diversi punti che generano la storia:<br />1) L’obiettivo della storia, che serve a mettere a focus ciò che si vuole raggiungere.<br />2) Il pubblico, o personas, a cui rivolgersi.<br />3) I valori da esaltare e trasmettere.<br />4) Call to Action, CTA, quindi quale azione vogliamo che il pubblico faccia.<br />5) Architettura della storia, o viaggio dell’eroe, quindi come impostare la struttura narrativa.<br />6) Immaginario visivo, bisogna creare l’ambiente della storia.<br />7) Tono e scelta lessicale, o tono di voce, quale stile narrativo?<br />8) Habitat mediatico, è necessario stabilire i canali di trazione, soprattutto social, e se sviluppare attività a pagamento.<br />9) Costo/budget, quindi il costo sostenibile.<br />10) Metriche, quindi i Kpi necessari per misurare i risultati dello storytelling.<br />-Mappe mentali, si basa sul concetto di creare, strutturare e classificare idee collegabili e catalogabili, secondo un ordine a più alberi, da sviluppare sull’obiettivo principale. Anche questo è uno strumento di visualizzazione, molto utile nella fase di brainstorming, con l’ausilio di post-it e pennarelli da spostare in evoluzione.<br />-I touchpoints, che sono i punti di contatto con cui vogliamo entrare in relazione con il cliente o utente.<br />I punti di contatto sono il luogo dove mostrare il nostro servizio/prodotto che “toccherà” il nostro stakeholder per raggiungerlo in maniera diretta ed efficace. Possono essere off-line, come retail, punto vendita, fiere, eventi o semplicemente la sede, e on-line, dal sito, ai social, ma anche una campagna Ads.<br />Devono essere inseriti all’interno di un framework dai prioritari, o importanti, ai meno.<br />-Personas, che consiste nell’immaginare, e simulare, degli archetipi dei nostri clienti, utenti, attraverso la rappresentazione di tutti gli aspetti fondamentali, come dati demografici, sociali e relazionali, di utilizzo dei device e su quali punti di contatto, passando per il grado di istruzione, le competenze e le capacità. Il tutto supportato dai dati raccolti. Serve ad identificare il pubblico, targettizzato, a cui rivolgersi.<br />-Empaty Map, è la rappresentazione, grazie all’immedesimazione, di cosa pensano, dicono, vedono e sentono i nostri clienti, utenti, ovviamente successivo, e completamento, delle personas.<br />Quindi bisogna immaginarsi, sempre grazie ai dati raccolti, come si comporta il nostro stakeholder quando è soggetto a determinati stimoli. Grazie a questo tool bisogna identificare anche le paure, comprensivo di frustrazioni, gli obiettivi e le necessità.<br />-Experience Map, ovviamente a completamento del percorso, che consiste nel tracciamento, sempre grafico, dell’esperienza del nostro cliente, utente, partendo dai diversi punti di contatto e di acquisto, definendo gli obiettivi che persegue lungo il percorso e raccogliendo i feedback emotivi, positivi, negativi o neutrali, che è possibile immaginare.<br />Successivamente si intervistano gli stakeholder per quadrare la mappa e verificare se le analisi effettuate sono aderenti alla realtà.]]></itunes:summary><itunes:duration>274</itunes:duration><itunes:keywords>design thinking,empaty map,experience map,mappe mentali,personas,storytelling canvas,touchpoints,visualizzazione,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1be0cf6706c3395566cec3dfba458028.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Brand come esperienza unica ed indispensabile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-brand-come-esperienza-unica-ed-indispensabile--26837045</link><description><![CDATA[Conta essere bravi o saper comunicare quanto si è bravi? <br />Perché dovrei scegliere te?<br /><br />Queste sono 2 domande la cui risposta non è semplice da offrire…<br />La prima si basa sulla consapevolezza di se stessi, tenendo bene a fuoco i punti di forza e di debolezza, e poi trovare la giusta modalità di comunicarli in modo convincente e originale.<br />Non basta essere bravi in un mondo social e globalizzato, ma è necessario identificare le modalità per comunicarlo alle persone interessate.<br />La seconda domanda si basa sempre sulla conoscenza di ciò che offro e chi è il nostro interlocutore, consci di ciò che ci differenzia dalla moltitudine di competitors e in cosa possiamo essere utili.<br />In questo scenario è nato il brand, come l’insieme degli elementi che identificano e rappresentano un determinato prodotto/servizio.<br /><br />Il brand è l’immagine, unica e definita, che si crea nell’immaginario del nostro interlocutore che ci rappresenta come elementi distintivi.<br />Per poter generare un brand che si ricordi non è sufficiente creare un buon prodotto/servizio, ma è necessario lavorare sull’immaginario del nostro utente/consumatore generando un’esperienza completa basata anche su ciò che riusciamo a trasmettere.<br /><br />Esistono molti casi di brand che si sono posizionati sul mercato come leader grazie alla comunicazione come Apple, Red Bull, Nike, Mulino Bianco e tanti altri che nel nostro immaginario rappresentano dei riferimenti, non tanto per il prodotto/servizio, ma per ciò che hanno comunicato e come lo hanno comunicato.<br />Prendiamo il caso di Red Bull, nel nostro immaginario è la bevanda sportiva leader di mercato, ma in realtà non è neanche da annoverarsi come bevanda sportiva, eppure con il claim “ti mette le aaali” si è collocata in quel target anche grazie all’associazione pubblicitaria con sport estremi.<br />Per restare in Italia, Pan di Stelle della Mulino Bianco, nel nostro immaginario non è un biscotto ma un brand, che ha saputo legare al mondo dei sogni, al dormire e al risveglio piacevole; quando si acquista una sotto marca simile viene chiamata Pan di Stelle, e questo grazie a tutta la comunicazione associata dalla Mulino Bianco indirizzata al benessere dopo il risveglio, alle stelle per farci sognare fino al fatidico momento della colazione.<br />Il Brand è, quindi, la combinazione di diversi elementi:<br />•elementi grafici, logo e mascotte (sempre più utilizzati ironicamente)<br />•claim, payoff o slogan (rafforzativi nel nostro immaginario)<br />•il valore, non solo del nostro prodotto/servizio ma quello che il Brand manifesta<br />•le promesse che incidono sul nostro immaginario e che devono essere rispettate<br />Il Brand deve generare un’esperienza unica ed indispensabile per essere efficace!<br />Oggi è fondamentale attivare una comunicazione omni-canale che tocchi i punti di contatto dei nostri consumatori in modalità one-to-one, che trasmetta i propri valori ad ogni singolo utente in maniera diretta, convincente e che generi valori utili all’interlocutore.<br /><br />Ma le insidie sono dietro l’angolo perché una comunicazione non attenta, che coinvolga tutto l’ecosistema, compresi i dipendenti, può generare danni alla brand reputation sortendo effetti indesiderati.<br />Come per esempio una nota marca di pandori che nel 2015 usci sui social con una campagna che citava una frase presa dalla Bibbia e implementata con un concetto che fu inteso come omofobo.<br />Il testo citava: “ama il tuo prossimo come te stesso…basta che sia figo e dell’altro sesso!”.<br />Subito si scatenarono sui social, soprattutto Twitter, e l’azienda fu costretta a cambiare la frase, inserendo “basta che sia figo e del sesso che vuoi!”, ma fu troppo tardi perché oramai lo screenshot girava e l’azienda dovette pubblicare un comunicato in cui dichiarava che la campagna era stata preparata e lanciata da un’azienda esterna senza autorizzazione. Ma oramai il danno era fatto.<br />In più tra i pochi commenti che sostennero il la tesi delle scuse da parte dell’azienda di pandori si scoprì che c’era un manager della stessa azienda e questo fu letto come un’ulteriore caduta di stile..<br /><br />Quindi il brand è fondamentale per evocare nella mente del consumatore il posizionamento ma è necessario fare molta attenzione alle ricadute che ne possono scaturire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26837045</guid><pubDate>Wed, 06 May 2020 13:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26837045/il_brand_come_esperienza.mp3" length="4579149" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Conta essere bravi o saper comunicare quanto si è bravi? 
Perché dovrei scegliere te?

Queste sono 2 domande la cui risposta non è semplice da offrire…
La prima si basa sulla consapevolezza di se stessi, tenendo bene a fuoco i punti di forza e di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Conta essere bravi o saper comunicare quanto si è bravi? <br />Perché dovrei scegliere te?<br /><br />Queste sono 2 domande la cui risposta non è semplice da offrire…<br />La prima si basa sulla consapevolezza di se stessi, tenendo bene a fuoco i punti di forza e di debolezza, e poi trovare la giusta modalità di comunicarli in modo convincente e originale.<br />Non basta essere bravi in un mondo social e globalizzato, ma è necessario identificare le modalità per comunicarlo alle persone interessate.<br />La seconda domanda si basa sempre sulla conoscenza di ciò che offro e chi è il nostro interlocutore, consci di ciò che ci differenzia dalla moltitudine di competitors e in cosa possiamo essere utili.<br />In questo scenario è nato il brand, come l’insieme degli elementi che identificano e rappresentano un determinato prodotto/servizio.<br /><br />Il brand è l’immagine, unica e definita, che si crea nell’immaginario del nostro interlocutore che ci rappresenta come elementi distintivi.<br />Per poter generare un brand che si ricordi non è sufficiente creare un buon prodotto/servizio, ma è necessario lavorare sull’immaginario del nostro utente/consumatore generando un’esperienza completa basata anche su ciò che riusciamo a trasmettere.<br /><br />Esistono molti casi di brand che si sono posizionati sul mercato come leader grazie alla comunicazione come Apple, Red Bull, Nike, Mulino Bianco e tanti altri che nel nostro immaginario rappresentano dei riferimenti, non tanto per il prodotto/servizio, ma per ciò che hanno comunicato e come lo hanno comunicato.<br />Prendiamo il caso di Red Bull, nel nostro immaginario è la bevanda sportiva leader di mercato, ma in realtà non è neanche da annoverarsi come bevanda sportiva, eppure con il claim “ti mette le aaali” si è collocata in quel target anche grazie all’associazione pubblicitaria con sport estremi.<br />Per restare in Italia, Pan di Stelle della Mulino Bianco, nel nostro immaginario non è un biscotto ma un brand, che ha saputo legare al mondo dei sogni, al dormire e al risveglio piacevole; quando si acquista una sotto marca simile viene chiamata Pan di Stelle, e questo grazie a tutta la comunicazione associata dalla Mulino Bianco indirizzata al benessere dopo il risveglio, alle stelle per farci sognare fino al fatidico momento della colazione.<br />Il Brand è, quindi, la combinazione di diversi elementi:<br />•elementi grafici, logo e mascotte (sempre più utilizzati ironicamente)<br />•claim, payoff o slogan (rafforzativi nel nostro immaginario)<br />•il valore, non solo del nostro prodotto/servizio ma quello che il Brand manifesta<br />•le promesse che incidono sul nostro immaginario e che devono essere rispettate<br />Il Brand deve generare un’esperienza unica ed indispensabile per essere efficace!<br />Oggi è fondamentale attivare una comunicazione omni-canale che tocchi i punti di contatto dei nostri consumatori in modalità one-to-one, che trasmetta i propri valori ad ogni singolo utente in maniera diretta, convincente e che generi valori utili all’interlocutore.<br /><br />Ma le insidie sono dietro l’angolo perché una comunicazione non attenta, che coinvolga tutto l’ecosistema, compresi i dipendenti, può generare danni alla brand reputation sortendo effetti indesiderati.<br />Come per esempio una nota marca di pandori che nel 2015 usci sui social con una campagna che citava una frase presa dalla Bibbia e implementata con un concetto che fu inteso come omofobo.<br />Il testo citava: “ama il tuo prossimo come te stesso…basta che sia figo e dell’altro sesso!”.<br />Subito si scatenarono sui social, soprattutto Twitter, e l’azienda fu costretta a cambiare la frase, inserendo “basta che sia figo e del sesso che vuoi!”, ma fu troppo tardi perché oramai lo screenshot girava e l’azienda dovette pubblicare un comunicato in cui dichiarava che la campagna era stata preparata e lanciata da un’azienda esterna senza autorizzazione. Ma oramai il danno era fatto.<br />In più tra i pochi...]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>brand,brandposition,brand reputation,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9ba03421456f4b06f4077caf9227ba87.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ruolo dell'ICT come abilitatore nei processi aziendali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ruolo-dell-ict-come-abilitatore-nei-processi-aziendali--26764033</link><description><![CDATA[Il ruolo dell’Ict nel tempo è complessivamente cambiato, prima della digitalizzazione il ruolo prevedeva l’implementazione tecnica delle tecnologie e il collegamento professionale totalmente avulso dalla struttura aziendale.<br />Con il tempo, grazie ad una maggiore diffusione della tecnologia ad uso e utilizzo ha ridimensionato, in alcune realtà aziendali, l’importanza di questo ruolo. <br />Ma la disponibilità di una cultura Ict, in grado di metabolizzare le sfide del digitale, può essere un fattore abilitante per la trasformazione.<br />Ma quali sono gli ambiti aziendali in cui l’Ict può risultare un fattore abilitante?<br />1)Proprio nel processo It degli asset aziendali, come processi, supply chain, Erp, business Intelligence, sales e operations per esempio.<br />2)Nel processo di big data, quindi nel data mining, nel processo di normalizzazione dei dati, nel data inventory e in tutti quei processi dove vengono trattati i dati.<br />3)Nel continuity e security management, quindi in quei processi dove bisogna implementare continuità e sicurezza nelle infrastrutture aziendali.<br />4)Nei processi di design sistemico, in processi in cui si astrae riducendo sempre più l’approccio materiale.<br />Proprio negli asset tradizionali, come magazzino, clienti, dipendenti, finanza e contabilità il ruolo dell’Ict può risultare fondamentale essendo gestiti all’interno di sistemi Ict tradizionali.<br />Proprio quando la trasformazione digitale richiede connessione con le risorse tradizionali, la disponibilità di conoscenze legate a sistemi e a processi tradizionali, il ruolo dell’Ict può svolgere un ruolo fondamentale per l’appunto di abilitatore alla trasformazione.<br /><br />Nell’ambito dei processi di data mining o analytics il ruolo della struttura Ict può essere fondamentale per la valutazione dei dati da trattare, per la conoscenza e la capacità di individuazione di dati di qualità e affidabili e per la capacità di velocità di trattamento ed elaborazione di questi dati.<br /><br />La continuità operativa e la sicurezza possono risultare un grosso freno al processo di trasformazione digitale soprattutto se inibiscono il processo nella fase sperimentale, difficilmente superabile in alcuni casi e quindi per il superamento di questi ostacoli possono risultare di supporto le competenze e la cultura necessaria nell’Ict che si farà carico del cambiamento strutturale.<br /><br />Nei processi di design sistemico, quindi nel passaggio dal materiale all’astratto digitale, il ruolo dell’Ict può essere fondamentale con le sue competenze ad affrontare questo cambiamento.<br />Si è passati da transazioni e azioni materiali ad una astrazione sistemica che se non sorretta da caratteristiche culturali presenti nell’Ict possono risultare difficilmente implementabili.<br /><br />La velocità di sviluppo delle tecnologie, come la loro obsolescenza, e sempre più elevata, l’utilizzo e l’implementazione sempre maggiore di queste tecnologie, anche con l’acquisto di piattaforme di terze parti, richiede sensibilità, competenze e passione che sono tipiche della cultura Ict e proprio in questa direzione il ruolo risulta strategicamente a supporto del processo di trasformazione digitale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26764033</guid><pubDate>Tue, 05 May 2020 12:54:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26764033/il_ruolo_dell_ict_come_abilitatore_nei_processi_aziendali.mp3" length="3211806" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il ruolo dell’Ict nel tempo è complessivamente cambiato, prima della digitalizzazione il ruolo prevedeva l’implementazione tecnica delle tecnologie e il collegamento professionale totalmente avulso dalla struttura aziendale.
Con il tempo, grazie ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il ruolo dell’Ict nel tempo è complessivamente cambiato, prima della digitalizzazione il ruolo prevedeva l’implementazione tecnica delle tecnologie e il collegamento professionale totalmente avulso dalla struttura aziendale.<br />Con il tempo, grazie ad una maggiore diffusione della tecnologia ad uso e utilizzo ha ridimensionato, in alcune realtà aziendali, l’importanza di questo ruolo. <br />Ma la disponibilità di una cultura Ict, in grado di metabolizzare le sfide del digitale, può essere un fattore abilitante per la trasformazione.<br />Ma quali sono gli ambiti aziendali in cui l’Ict può risultare un fattore abilitante?<br />1)Proprio nel processo It degli asset aziendali, come processi, supply chain, Erp, business Intelligence, sales e operations per esempio.<br />2)Nel processo di big data, quindi nel data mining, nel processo di normalizzazione dei dati, nel data inventory e in tutti quei processi dove vengono trattati i dati.<br />3)Nel continuity e security management, quindi in quei processi dove bisogna implementare continuità e sicurezza nelle infrastrutture aziendali.<br />4)Nei processi di design sistemico, in processi in cui si astrae riducendo sempre più l’approccio materiale.<br />Proprio negli asset tradizionali, come magazzino, clienti, dipendenti, finanza e contabilità il ruolo dell’Ict può risultare fondamentale essendo gestiti all’interno di sistemi Ict tradizionali.<br />Proprio quando la trasformazione digitale richiede connessione con le risorse tradizionali, la disponibilità di conoscenze legate a sistemi e a processi tradizionali, il ruolo dell’Ict può svolgere un ruolo fondamentale per l’appunto di abilitatore alla trasformazione.<br /><br />Nell’ambito dei processi di data mining o analytics il ruolo della struttura Ict può essere fondamentale per la valutazione dei dati da trattare, per la conoscenza e la capacità di individuazione di dati di qualità e affidabili e per la capacità di velocità di trattamento ed elaborazione di questi dati.<br /><br />La continuità operativa e la sicurezza possono risultare un grosso freno al processo di trasformazione digitale soprattutto se inibiscono il processo nella fase sperimentale, difficilmente superabile in alcuni casi e quindi per il superamento di questi ostacoli possono risultare di supporto le competenze e la cultura necessaria nell’Ict che si farà carico del cambiamento strutturale.<br /><br />Nei processi di design sistemico, quindi nel passaggio dal materiale all’astratto digitale, il ruolo dell’Ict può essere fondamentale con le sue competenze ad affrontare questo cambiamento.<br />Si è passati da transazioni e azioni materiali ad una astrazione sistemica che se non sorretta da caratteristiche culturali presenti nell’Ict possono risultare difficilmente implementabili.<br /><br />La velocità di sviluppo delle tecnologie, come la loro obsolescenza, e sempre più elevata, l’utilizzo e l’implementazione sempre maggiore di queste tecnologie, anche con l’acquisto di piattaforme di terze parti, richiede sensibilità, competenze e passione che sono tipiche della cultura Ict e proprio in questa direzione il ruolo risulta strategicamente a supporto del processo di trasformazione digitale.]]></itunes:summary><itunes:duration>201</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,ict,informationcomunicationtecnolo,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d3940b88d1071aa8cc6e67a97342cc28.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il  metodo del Design Thinking</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-metodo-del-design-thinking--26565598</link><description><![CDATA[Il Design Thinking presenta 7 passaggi che devono essere sviluppati dal team per poter generare una soluzione ad un problema e/o una nuova opportunità di business, e sono:<br /><br />•La contestualizzazione; è il primo passaggio in cui il gruppo di lavoro si raccoglie, si spiega la metodologia che si andrà ad attuare, gli strumenti (anche tecnologici) che si utilizzeranno e spiegarne il funzionamento, si deciderà qual è il problema o il bisogno che si vuole affrontare, si assegnano ruoli e task e si definiscono i gruppi, eventuali, di lavoro. È un passaggio chiave perché serve a coordinare le diverse figure che hanno capacità e competenze differenti, i gruppi si creano multidisciplinari, e permetterà di allineare i diversi profili coinvolgendoli, gradatamente, con l’obiettivo di portarli ad una partecipazione proattiva e motivata.<br />•L’analisi; consiste appunto nel raccogliere tutte le informazioni, dati e comportamenti necessari per poter sviluppare il progetto. Le informazioni sono già acquisiate, internamente in azienda, grazie agli stakeholder o direttamente dal mercato. I dati invece vanno raccolti, anche grazie a tools specifici, saranno strutturati e destrutturati e vanno normalizzati per l’utilizzo. E infine ci sono i comportamenti che sono generati da tutti gli stakeholder soggetti a determinati stimoli. Il risultato di questo passaggio rilascia una mappa strutturata della conoscenza.<br />•Il framework, o brief; quindi in questa fase si definisce il campo d’azione, il perimetro entro il quale bisogna muoversi scartando tutte le informazioni e i dati non rilevanti allo scopo e che nella fattispecie rilasci un documento di sintesi che permetta di stabilire la strategia. Il risultato sarà il documento, con il suo perimetro d’azione, che deve essere abbastanza sintetico e sufficientemente dettagliato in modo da poter permettere al gruppo di lavoro di concentrarsi sul focus.<br />•Brainstorming, o ideazione delle idee; è la fase in cui, dopo aver condiviso tutte le informazioni con il team, si generano idee, senza censura, supportata da un facilitatore che non agisce da player ma modera e gestisce la fase, rappresentando il tutto visivamente con post-it e pennarelli, potendo spostare e muovere in base all’evoluzione dello sprint. È la fase di maggior creatività in cui si pone in cliente al centro con le sue necessità, si sviluppa capacità di pensiero laterale e in cui si andranno a prioritizzare le idee più efficaci e sostenibili. Il risultato sarà la selezione delle idee da iniziare a prototipare e testare. Le altre idee saranno conservate per ulteriori utilizzi.<br />•La prototipazione, o visualizzazione del prodotto; consiste nel rendere accessibile e rapida la costruzione visiva di un prodotto o il mockup di un servizio. Consiste nel riprodurre il prodotto/servizio con prodotti poveri e di facile accesso, per poterlo maneggiare e constatare l’utilità, la fruibilità, le dimensioni, i colori, la presenza. Le sessione di questa fase rappresentano il punto di partenza per la fase successiva. Il risultato è verificare la fattibilità del prodotto intesa come economica, di esperienza e di utilità.<br />•Testare; che consiste nel presentare il prototipo agli stakeholder, ovviamente anche ai clienti, per raccogliere le reazioni e comprendere se soddisfa i bisogni di mercato. Non siamo ancora nella fase di progettazione del prodotto/servizio (pilota) ma questa fase è molto utile per raccogliere tutti gli insight generati per poter procedere all’ultimo step.<br />•La validazione; è una fase molto delicata perché definiti i passaggi precedenti bisogna scalare ed integrare la soluzione nel modello di business aziendale. Per fare ciò bisogna condividere con tutti gli stakeholder affinché siano informati su tutti i passaggi, allocare le risorse necessarie per sviluppare la soluzione, ridisegnare il nuovo modello di business e stabilire la nuova organizzazione.<br />Il ciclo va considerato sempre in divenire e quindi che riparta successivamente per verificare se la soluzione proposta sta portando risultati o va migliorata oppure per risolvere altri problemi o ricercare nuove soluzioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26565598</guid><pubDate>Sat, 02 May 2020 13:13:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26565598/il_metodo_del_design_thinking.mp3" length="4642533" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il Design Thinking presenta 7 passaggi che devono essere sviluppati dal team per poter generare una soluzione ad un problema e/o una nuova opportunità di business, e sono:

•La contestualizzazione; è il primo passaggio in cui il gruppo di lavoro si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Design Thinking presenta 7 passaggi che devono essere sviluppati dal team per poter generare una soluzione ad un problema e/o una nuova opportunità di business, e sono:<br /><br />•La contestualizzazione; è il primo passaggio in cui il gruppo di lavoro si raccoglie, si spiega la metodologia che si andrà ad attuare, gli strumenti (anche tecnologici) che si utilizzeranno e spiegarne il funzionamento, si deciderà qual è il problema o il bisogno che si vuole affrontare, si assegnano ruoli e task e si definiscono i gruppi, eventuali, di lavoro. È un passaggio chiave perché serve a coordinare le diverse figure che hanno capacità e competenze differenti, i gruppi si creano multidisciplinari, e permetterà di allineare i diversi profili coinvolgendoli, gradatamente, con l’obiettivo di portarli ad una partecipazione proattiva e motivata.<br />•L’analisi; consiste appunto nel raccogliere tutte le informazioni, dati e comportamenti necessari per poter sviluppare il progetto. Le informazioni sono già acquisiate, internamente in azienda, grazie agli stakeholder o direttamente dal mercato. I dati invece vanno raccolti, anche grazie a tools specifici, saranno strutturati e destrutturati e vanno normalizzati per l’utilizzo. E infine ci sono i comportamenti che sono generati da tutti gli stakeholder soggetti a determinati stimoli. Il risultato di questo passaggio rilascia una mappa strutturata della conoscenza.<br />•Il framework, o brief; quindi in questa fase si definisce il campo d’azione, il perimetro entro il quale bisogna muoversi scartando tutte le informazioni e i dati non rilevanti allo scopo e che nella fattispecie rilasci un documento di sintesi che permetta di stabilire la strategia. Il risultato sarà il documento, con il suo perimetro d’azione, che deve essere abbastanza sintetico e sufficientemente dettagliato in modo da poter permettere al gruppo di lavoro di concentrarsi sul focus.<br />•Brainstorming, o ideazione delle idee; è la fase in cui, dopo aver condiviso tutte le informazioni con il team, si generano idee, senza censura, supportata da un facilitatore che non agisce da player ma modera e gestisce la fase, rappresentando il tutto visivamente con post-it e pennarelli, potendo spostare e muovere in base all’evoluzione dello sprint. È la fase di maggior creatività in cui si pone in cliente al centro con le sue necessità, si sviluppa capacità di pensiero laterale e in cui si andranno a prioritizzare le idee più efficaci e sostenibili. Il risultato sarà la selezione delle idee da iniziare a prototipare e testare. Le altre idee saranno conservate per ulteriori utilizzi.<br />•La prototipazione, o visualizzazione del prodotto; consiste nel rendere accessibile e rapida la costruzione visiva di un prodotto o il mockup di un servizio. Consiste nel riprodurre il prodotto/servizio con prodotti poveri e di facile accesso, per poterlo maneggiare e constatare l’utilità, la fruibilità, le dimensioni, i colori, la presenza. Le sessione di questa fase rappresentano il punto di partenza per la fase successiva. Il risultato è verificare la fattibilità del prodotto intesa come economica, di esperienza e di utilità.<br />•Testare; che consiste nel presentare il prototipo agli stakeholder, ovviamente anche ai clienti, per raccogliere le reazioni e comprendere se soddisfa i bisogni di mercato. Non siamo ancora nella fase di progettazione del prodotto/servizio (pilota) ma questa fase è molto utile per raccogliere tutti gli insight generati per poter procedere all’ultimo step.<br />•La validazione; è una fase molto delicata perché definiti i passaggi precedenti bisogna scalare ed integrare la soluzione nel modello di business aziendale. Per fare ciò bisogna condividere con tutti gli stakeholder affinché siano informati su tutti i passaggi, allocare le risorse necessarie per sviluppare la soluzione, ridisegnare il nuovo modello di business e stabilire la nuova organizzazione.<br />Il ciclo va considerato sempre in divenire e quindi che...]]></itunes:summary><itunes:duration>291</itunes:duration><itunes:keywords>analisi,• brainstorming,contestualizzazione,design thinking,framework,prototipazione,• testare,validazione,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aa056b1c6f012a31e35258a34f8e9601.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>HAI SENTITO PARLARE DI SERIOUS GAME?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/hai-sentito-parlare-di-serious-game--26343809</link><description><![CDATA[HAI SENTITO PARLARE DI SERIOUS GAME?<br /><br />Gianni Rodari scriveva: "Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica."<br /><br />Il bambino, come l'adulto, apprende dal gioco perché stimola la creatività, l'archiviazione delle informazioni e genera in noi un ricordo gradevole che si imprime nel subconscio.<br /><br />Qual'è il motivo per cui ci formiamo come se stessimo tra i banchi di scuola? Per quale motivo non sperimentiamo metodi, di apprendimento, differenti?<br /><br />Sono solo alcune domande a cui Mattia Festa, facilitatore ed utilizzatore di Serious Game, ha fornito le sue risposte da esperto in materia.<br /><br />In questo post ho inserito un parziale dell'intera intervista a cui e possibile accedere dal link nei qui 👇<br /><br /><a href="https://youtu.be/FNcVtrGi1XA" rel="noopener">https://youtu.be/FNcVtrGi1XA</a><br /><br />#VMM #seriousgame #giocarepercrescere]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26343809</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2020 11:05:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26343809/parziale.mp3" length="3327790" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>HAI SENTITO PARLARE DI SERIOUS GAME?

Gianni Rodari scriveva: "Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[HAI SENTITO PARLARE DI SERIOUS GAME?<br /><br />Gianni Rodari scriveva: "Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica."<br /><br />Il bambino, come l'adulto, apprende dal gioco perché stimola la creatività, l'archiviazione delle informazioni e genera in noi un ricordo gradevole che si imprime nel subconscio.<br /><br />Qual'è il motivo per cui ci formiamo come se stessimo tra i banchi di scuola? Per quale motivo non sperimentiamo metodi, di apprendimento, differenti?<br /><br />Sono solo alcune domande a cui Mattia Festa, facilitatore ed utilizzatore di Serious Game, ha fornito le sue risposte da esperto in materia.<br /><br />In questo post ho inserito un parziale dell'intera intervista a cui e possibile accedere dal link nei qui 👇<br /><br /><a href="https://youtu.be/FNcVtrGi1XA" rel="noopener">https://youtu.be/FNcVtrGi1XA</a><br /><br />#VMM #seriousgame #giocarepercrescere]]></itunes:summary><itunes:duration>208</itunes:duration><itunes:keywords>facilitazione,formarsigiocando,formazione,mattiafesta,seriousgame,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/18bf13cc3f0925f52e47eb08bf86322e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa e quali sono le tecnologie abilitanti?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-e-quali-sono-le-tecnologie-abilitanti--26264958</link><description><![CDATA[Cosa e quali sono le tecnologie abilitanti?<br /><br />Una prima definizione ci perviene dalla Commissione Europea che così li definisce: “sono tecnologie ad alta intensità di conoscenza e associate a elevata intensità di R&S, a cicli di innovazione rapidi, a consistenti spese di investimento e a posti di lavoro altamente qualificati”.<br /><br />Quindi hanno la funzione di creare processi agili, veloci, che offrano la possibilità di cogliere opportunità rapidamente, favorire la crescita grazie ad azioni mirate e conseguenti e, non per ultimo, “abilitare” appunto, le capacità e le competenze degli utilizzatori facendoli evolvere nel tempo.<br /><br />Ovviamente tenendo presente la crescita, esponenziale, che la tecnologia sta avendo è difficile raccogliere una lista che sia soddisfacente nel tempo, ma proviamo ad elencarle:<br /><br />•Advanced Manufacturing, come la Robotica collaborativa e la meccatronica, che collaborano con le persone, con cui condividono spazi, per perseguire obiettivi comuni, che sono in grado di riconoscere la presenza umana, che dialogano sia machine to machine che machine to human e sono facilmente riprogrammabili.<br />•Additive Manufacturing, come la stampante 3D, con cui oggi è possibile stampare molti prodotti finiti, addirittura il caffè, consiste nell’utilizzare progetti digitali che con l’aggiunta di materiali a strati ottiene figure finite tridimensionali. Molto utile quando abbiamo prodotti complessi e costosi e con unico materiale, ma anche con l’aggiunta di diversi, è possibile ottenere un prodotto unico e pronto all’uso.<br />•Realtà aumentata, che consiste nell’estendere la realtà con il virtuale rendendo accessibile moltissime informazioni supplementare nel momento in cui fossero necessarie. Quindi sovrapporre alla realtà fisica la realtà virtuale.<br />•Prototipazione rapida, che permette di simulare un oggetto o un servizio progettato, da poter implementare con logica iterativa, quindi nel tempo sempre più semplice e veloce, che aiuta nel generare vantaggio competitivo nel tempo. Quindi anticipare il mercato che è sempre più veloce e turbolento.<br />•Internet of Thinks, IoT, che risulta essere un’orchestrazione tra strumenti, raccolta di dati e processi industriali. Quindi consiste nell’inserire, all’interno dei processi industriali sensori di misurazione che permettano la raccolta di dati, da analizzare e normalizzare, per poter eseguire azioni che andranno a generare nuovi modelli di business in termini di marginalità o di business case.<br />•Cluod computing, che ha il ruolo di abilitare le altre tecnologie, e che rende disponibili e fruibili i servizi e software che si possono utilizzare secondo necessità ed utilizzo. Come per esempio acquistare licenze ad utenza, ad utilizzo oppure a tempo. Permette anche di archiviare i dati raccolti senza dover utilizzare hardware aziendali.<br />•Cybersecurity, che è una tecnologia che preserva l’azienda da attacchi informatici in merito ai dati che archivia, esempio dati personali o proprietà intellettuale, che risulta necessaria per la qualità di gestione dell’azienda.<br />•Big Data, che ha il ruolo di processare tutti i dati raccolti in modalità distribuita su diverse macchine. Questi processi devono essere in grado di gestire l’enorme quantità di dati prodotti nei diversi punti di contatto, di classificare la diversa varietà di dati, strutturati e destrutturati, ed infine di affrontare il flusso di dati in velocità con capacità di analisi che permette un certo vantaggio competitivo.<br />•Intelligenza Artificiale, che si riferisce alla progettazione di algoritmi che permettono alla macchina di apprendere e supportare la produzione generando feedback che auto-apprendono permettendo di intervenire in maniera anche predittiva. Poter predire il futuro rispetto alle informazioni già conosciute risulta strategico per poter anticipare mal funzionamenti o azioni repentine e affidabili.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26264958</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2020 09:30:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26264958/cosa_e_quali_sono_le_tecnologie_abilitanti.mp3" length="4401507" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa e quali sono le tecnologie abilitanti?

Una prima definizione ci perviene dalla Commissione Europea che così li definisce: “sono tecnologie ad alta intensità di conoscenza e associate a elevata intensità di R&amp;S, a cicli di innovazione rapidi, a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa e quali sono le tecnologie abilitanti?<br /><br />Una prima definizione ci perviene dalla Commissione Europea che così li definisce: “sono tecnologie ad alta intensità di conoscenza e associate a elevata intensità di R&S, a cicli di innovazione rapidi, a consistenti spese di investimento e a posti di lavoro altamente qualificati”.<br /><br />Quindi hanno la funzione di creare processi agili, veloci, che offrano la possibilità di cogliere opportunità rapidamente, favorire la crescita grazie ad azioni mirate e conseguenti e, non per ultimo, “abilitare” appunto, le capacità e le competenze degli utilizzatori facendoli evolvere nel tempo.<br /><br />Ovviamente tenendo presente la crescita, esponenziale, che la tecnologia sta avendo è difficile raccogliere una lista che sia soddisfacente nel tempo, ma proviamo ad elencarle:<br /><br />•Advanced Manufacturing, come la Robotica collaborativa e la meccatronica, che collaborano con le persone, con cui condividono spazi, per perseguire obiettivi comuni, che sono in grado di riconoscere la presenza umana, che dialogano sia machine to machine che machine to human e sono facilmente riprogrammabili.<br />•Additive Manufacturing, come la stampante 3D, con cui oggi è possibile stampare molti prodotti finiti, addirittura il caffè, consiste nell’utilizzare progetti digitali che con l’aggiunta di materiali a strati ottiene figure finite tridimensionali. Molto utile quando abbiamo prodotti complessi e costosi e con unico materiale, ma anche con l’aggiunta di diversi, è possibile ottenere un prodotto unico e pronto all’uso.<br />•Realtà aumentata, che consiste nell’estendere la realtà con il virtuale rendendo accessibile moltissime informazioni supplementare nel momento in cui fossero necessarie. Quindi sovrapporre alla realtà fisica la realtà virtuale.<br />•Prototipazione rapida, che permette di simulare un oggetto o un servizio progettato, da poter implementare con logica iterativa, quindi nel tempo sempre più semplice e veloce, che aiuta nel generare vantaggio competitivo nel tempo. Quindi anticipare il mercato che è sempre più veloce e turbolento.<br />•Internet of Thinks, IoT, che risulta essere un’orchestrazione tra strumenti, raccolta di dati e processi industriali. Quindi consiste nell’inserire, all’interno dei processi industriali sensori di misurazione che permettano la raccolta di dati, da analizzare e normalizzare, per poter eseguire azioni che andranno a generare nuovi modelli di business in termini di marginalità o di business case.<br />•Cluod computing, che ha il ruolo di abilitare le altre tecnologie, e che rende disponibili e fruibili i servizi e software che si possono utilizzare secondo necessità ed utilizzo. Come per esempio acquistare licenze ad utenza, ad utilizzo oppure a tempo. Permette anche di archiviare i dati raccolti senza dover utilizzare hardware aziendali.<br />•Cybersecurity, che è una tecnologia che preserva l’azienda da attacchi informatici in merito ai dati che archivia, esempio dati personali o proprietà intellettuale, che risulta necessaria per la qualità di gestione dell’azienda.<br />•Big Data, che ha il ruolo di processare tutti i dati raccolti in modalità distribuita su diverse macchine. Questi processi devono essere in grado di gestire l’enorme quantità di dati prodotti nei diversi punti di contatto, di classificare la diversa varietà di dati, strutturati e destrutturati, ed infine di affrontare il flusso di dati in velocità con capacità di analisi che permette un certo vantaggio competitivo.<br />•Intelligenza Artificiale, che si riferisce alla progettazione di algoritmi che permettono alla macchina di apprendere e supportare la produzione generando feedback che auto-apprendono permettendo di intervenire in maniera anche predittiva. Poter predire il futuro rispetto alle informazioni già conosciute risulta strategico per poter anticipare mal funzionamenti o azioni repentine e affidabili.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>additive manufacturing,advanced manufacturing,big data,cluod computing,• cybersecurity,intelligenza artificiale,internet of thinks,prototipazione rapida,realtà aumentata,tecnologie abilitanti,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9b08dd0414f8ab459446e7a31c9fa364.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Design Thinking come processo human centric</title><link>https://www.spreaker.com/episode/design-thinking-come-processo-human-centric--26133262</link><description><![CDATA[HAI MAI SENTITO PARLARE DI DESIGN THINKING?<br /><br />Il Design Thinking è quel processo, o percorso, innovativo e iterativo, che migliora nel tempo grazie alla sperimentazione, che integra tecnologie, abilitanti, e genera profitto ponendo l’uomo al centro.<br /><br />È utilizzato per risolvere problemi complessi e/o identificare nuove opportunità di business.<br /><br />Nasce negli anni ottanta per studiare soluzioni nel campo dell’architettura, ponendo le persone al centro e le loro necessità, per esempio come progettare un’abitazione che soddisfi le reali necessità oppure studiare strutture aziendali per maggior fruibilità degli spazi lavorativi.<br /><br />Nei primi anni 90’ il professor David Kelley decide di sdoganarlo in tutte le attività di design per processi aziendali riscuotendo un successo imprevisto che ha visto lo sviluppo di questa metodologia in molti continenti.<br /><br />Il suo approccio si basa sul valutare l’argomento trattato non come un problema ma come un’opportunità basando il processo sulla sintesi più che sull’analisi; i dati sono utilizzati come la base, non necessariamente ex post, su cui costruire i comportamenti futuri e le esigenze da soddisfare, separando la leadership da questo compito.<br /><br />Le persone (anche i clienti) sono al centro, con le loro necessità, desideri, bisogni ed esigenze nell’unico scopo di soddisfarli.<br /><br />La metodologia si basa su quattro principi fondamentali:<br /><br />1)il bisogno, di tutti gli stakeholder interessati, clienti, fornitori, dipendenti, istituzioni ecc.<br />2)la fattibilità, del progetto, inteso come le capacità e le competenze all’interno dell’azienda, la possibilità economica per la realizzazione, la scalabilità e sostenibilità fino ad atterrare sulle tecnologie disponibili.<br />3)La redditività del progetto che dovrà generare profitto.<br />4)L’innovazione, come processo di crescita e miglioramento.<br /><br />Erroneamente si pensa che i campi di applicazione di questa metodologia siano il design o la creatività legata al marketing, ma in realtà è utilizzata per qualsiasi ambito sia in termini di nuovi progetti, nuovi sviluppi, sia in termini di miglioramento e soluzione a qualche problema espresso o latente.<br /><br />Come altri processi agile o lean, penso al Growth Hacking o Scrum per esempio, consiste, volendo semplificare, nel creare gruppi di minimo 3 ad un massimo di 9 persone, con profili alcuni multidisciplinari altri verticali, che si incontrano periodicamente per sintetizzare i dati e sviluppare nuovi processi, sempre in divenire, che abbiano come scopo la soddisfazione dei bisogni, latenti e dichiarati, delle persone.<br />Grazie al Design Thinking è possibile sviluppare il pensiero laterale, la collaborazione, la creatività e la contaminazione che aiuta a supportare la crescita anche del team che vi partecipa; in un processo di lungo periodo, con valori comuni, stimolando la creatività, semplificando i processi decisionali ed in ultimo generando profitto per l’azienda.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26133262</guid><pubDate>Sun, 26 Apr 2020 12:47:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26133262/design_thinking_come_processo_human_centric.mp3" length="2967861" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>HAI MAI SENTITO PARLARE DI DESIGN THINKING?

Il Design Thinking è quel processo, o percorso, innovativo e iterativo, che migliora nel tempo grazie alla sperimentazione, che integra tecnologie, abilitanti, e genera profitto ponendo l’uomo al centro.

È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[HAI MAI SENTITO PARLARE DI DESIGN THINKING?<br /><br />Il Design Thinking è quel processo, o percorso, innovativo e iterativo, che migliora nel tempo grazie alla sperimentazione, che integra tecnologie, abilitanti, e genera profitto ponendo l’uomo al centro.<br /><br />È utilizzato per risolvere problemi complessi e/o identificare nuove opportunità di business.<br /><br />Nasce negli anni ottanta per studiare soluzioni nel campo dell’architettura, ponendo le persone al centro e le loro necessità, per esempio come progettare un’abitazione che soddisfi le reali necessità oppure studiare strutture aziendali per maggior fruibilità degli spazi lavorativi.<br /><br />Nei primi anni 90’ il professor David Kelley decide di sdoganarlo in tutte le attività di design per processi aziendali riscuotendo un successo imprevisto che ha visto lo sviluppo di questa metodologia in molti continenti.<br /><br />Il suo approccio si basa sul valutare l’argomento trattato non come un problema ma come un’opportunità basando il processo sulla sintesi più che sull’analisi; i dati sono utilizzati come la base, non necessariamente ex post, su cui costruire i comportamenti futuri e le esigenze da soddisfare, separando la leadership da questo compito.<br /><br />Le persone (anche i clienti) sono al centro, con le loro necessità, desideri, bisogni ed esigenze nell’unico scopo di soddisfarli.<br /><br />La metodologia si basa su quattro principi fondamentali:<br /><br />1)il bisogno, di tutti gli stakeholder interessati, clienti, fornitori, dipendenti, istituzioni ecc.<br />2)la fattibilità, del progetto, inteso come le capacità e le competenze all’interno dell’azienda, la possibilità economica per la realizzazione, la scalabilità e sostenibilità fino ad atterrare sulle tecnologie disponibili.<br />3)La redditività del progetto che dovrà generare profitto.<br />4)L’innovazione, come processo di crescita e miglioramento.<br /><br />Erroneamente si pensa che i campi di applicazione di questa metodologia siano il design o la creatività legata al marketing, ma in realtà è utilizzata per qualsiasi ambito sia in termini di nuovi progetti, nuovi sviluppi, sia in termini di miglioramento e soluzione a qualche problema espresso o latente.<br /><br />Come altri processi agile o lean, penso al Growth Hacking o Scrum per esempio, consiste, volendo semplificare, nel creare gruppi di minimo 3 ad un massimo di 9 persone, con profili alcuni multidisciplinari altri verticali, che si incontrano periodicamente per sintetizzare i dati e sviluppare nuovi processi, sempre in divenire, che abbiano come scopo la soddisfazione dei bisogni, latenti e dichiarati, delle persone.<br />Grazie al Design Thinking è possibile sviluppare il pensiero laterale, la collaborazione, la creatività e la contaminazione che aiuta a supportare la crescita anche del team che vi partecipa; in un processo di lungo periodo, con valori comuni, stimolando la creatività, semplificando i processi decisionali ed in ultimo generando profitto per l’azienda.]]></itunes:summary><itunes:duration>186</itunes:duration><itunes:keywords>agili,bisogno,desig thinking,fattibilità,innovazione,processi,redditività,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4c8522828875377d7807590ee1efa196.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo scenario su cui si fonda la trasformazione Digitale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-scenario-su-cui-si-fonda-la-trasformazione-digitale--25895066</link><description><![CDATA[Qual è lo scenario su cui si fonda il processo di trasformazione digitale?<br />Il mondo oggi è Volatile, Incerto, Complesso e Ambiguo (definito VUCA).<br />Questa definizione nasce intorno al 2005 grazie alle forze armate degli Stati Uniti, che volevano definire i nuovi scenari di battaglia che caratterizzano i conflitti, parola successivamente sdoganata nel contesto socio-economico.<br />Una seconda definizione ci giunge dall'Oxford Futures Forum che ha dichiarato il mondo TUNA, quindi Turbolento, Incerto, Nuovo e Ambiguo..<br /><br />Dunque oggi è tutto in cambiamento con caratteristiche di velocità prima ad ora non provate, in continua trasformazione.<br />I fattori che hanno portato ad un’accelerazione repentina nel nostro stile di vita sono attribuibili alla tecnologia, la globalizzazione e i cambiamenti climatici.<br /><br />La tecnologia ha avuto una accelerazione improvvisa con l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, con la Robotica, nel campo della medicina, biotecnologie, energetico ed informatico, attivando un sovraccarico informativo che rende il tutto turbolento.<br />Questi cambiamenti della tecnologia, repentini, sta comportando un diverso modo di reazione da parte di individui, organizzazioni ed istituzioni venendosi a generare tre diversi gap:<br />1)Gap di adozione.<br />2)Gap di adattamento<br />3)Gap di allineamento.<br /><br />Il gap di adozione è prodotto dalla differente velocità da parte delle persone e organizzazioni ad adottare nuova tecnologia nella vita quotidiana.<br />Le persone, come le organizzazioni, si adattano in maniera differente, alcuni più velocemente di altri, ci sono gli innovatori , early adopters, e i conservatori, o ritardatari, questo dipende dalla capacità di adattamento individuale, dall'età, dall'ambiente che ci circonda, ed alcuni studiosi affermano che non è necessario convincere tutti subito, ma che prima bisogna convincere gli innovatori, che sono stimati attorno al 30% della popolazione, e successivamente saranno loro poi a convincere gli altri.<br /><br />Il gap di adattamento invece si produce quando la maggioranza delle persone si aspetta di poter adottare la tecnologia nella relazione con le organizzazioni che tardano ad adeguarsi.<br /><br />Nella realtà le persone si adattano più velocemente delle organizzazioni e spesso desiderano avere accesso alla tecnologia che le organizzazioni non rendono disponibili.<br />Ancora oggi esistono policy aziendali che vietano l’accesso ai social sul posto di lavoro, oppure computer non aggiornati, accessi negati agli strumenti aziendali.<br />Per la prima volta nella storia le persone nella loro vita quotidiana hanno accesso a tecnologie che non trovano sul posto di lavoro.<br />Alcune ricerche hanno dimostrato che oggi molte aziende implementano tecnologia perché imposta dall'esperienza dei consumatori e non perché incentivata dal management.<br /><br />Il gap di allineamento invece si produce quando le organizzazioni e le persone hanno già adottato tecnologie ma le norme e le istituzioni tardano ad implementarle e regolamentare.<br /><br />È ovvio che nella di trasformazione digitale tutti gap devono essere affrontati per poter intraprendere il processo in maniera adeguata e proficua.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25895066</guid><pubDate>Wed, 22 Apr 2020 11:36:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25895066/qual_lo_scenario_su_cui_si_fonda_la_trasformazione_digitale.mp3" length="3440739" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Qual è lo scenario su cui si fonda il processo di trasformazione digitale?
Il mondo oggi è Volatile, Incerto, Complesso e Ambiguo (definito VUCA).
Questa definizione nasce intorno al 2005 grazie alle forze armate degli Stati Uniti, che volevano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qual è lo scenario su cui si fonda il processo di trasformazione digitale?<br />Il mondo oggi è Volatile, Incerto, Complesso e Ambiguo (definito VUCA).<br />Questa definizione nasce intorno al 2005 grazie alle forze armate degli Stati Uniti, che volevano definire i nuovi scenari di battaglia che caratterizzano i conflitti, parola successivamente sdoganata nel contesto socio-economico.<br />Una seconda definizione ci giunge dall'Oxford Futures Forum che ha dichiarato il mondo TUNA, quindi Turbolento, Incerto, Nuovo e Ambiguo..<br /><br />Dunque oggi è tutto in cambiamento con caratteristiche di velocità prima ad ora non provate, in continua trasformazione.<br />I fattori che hanno portato ad un’accelerazione repentina nel nostro stile di vita sono attribuibili alla tecnologia, la globalizzazione e i cambiamenti climatici.<br /><br />La tecnologia ha avuto una accelerazione improvvisa con l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, con la Robotica, nel campo della medicina, biotecnologie, energetico ed informatico, attivando un sovraccarico informativo che rende il tutto turbolento.<br />Questi cambiamenti della tecnologia, repentini, sta comportando un diverso modo di reazione da parte di individui, organizzazioni ed istituzioni venendosi a generare tre diversi gap:<br />1)Gap di adozione.<br />2)Gap di adattamento<br />3)Gap di allineamento.<br /><br />Il gap di adozione è prodotto dalla differente velocità da parte delle persone e organizzazioni ad adottare nuova tecnologia nella vita quotidiana.<br />Le persone, come le organizzazioni, si adattano in maniera differente, alcuni più velocemente di altri, ci sono gli innovatori , early adopters, e i conservatori, o ritardatari, questo dipende dalla capacità di adattamento individuale, dall'età, dall'ambiente che ci circonda, ed alcuni studiosi affermano che non è necessario convincere tutti subito, ma che prima bisogna convincere gli innovatori, che sono stimati attorno al 30% della popolazione, e successivamente saranno loro poi a convincere gli altri.<br /><br />Il gap di adattamento invece si produce quando la maggioranza delle persone si aspetta di poter adottare la tecnologia nella relazione con le organizzazioni che tardano ad adeguarsi.<br /><br />Nella realtà le persone si adattano più velocemente delle organizzazioni e spesso desiderano avere accesso alla tecnologia che le organizzazioni non rendono disponibili.<br />Ancora oggi esistono policy aziendali che vietano l’accesso ai social sul posto di lavoro, oppure computer non aggiornati, accessi negati agli strumenti aziendali.<br />Per la prima volta nella storia le persone nella loro vita quotidiana hanno accesso a tecnologie che non trovano sul posto di lavoro.<br />Alcune ricerche hanno dimostrato che oggi molte aziende implementano tecnologia perché imposta dall'esperienza dei consumatori e non perché incentivata dal management.<br /><br />Il gap di allineamento invece si produce quando le organizzazioni e le persone hanno già adottato tecnologie ma le norme e le istituzioni tardano ad implementarle e regolamentare.<br /><br />È ovvio che nella di trasformazione digitale tutti gap devono essere affrontati per poter intraprendere il processo in maniera adeguata e proficua.]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:keywords>early adopters,gap di adattamento,gap di adozione,gap di allineamento,tuna,vmm,vuca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b11f98a47686643da6efb2b63d179644.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Buzz Monitoring per ascoltare il web</title><link>https://www.spreaker.com/episode/buzz-monitoring-per-ascoltare-il-web--25740479</link><description><![CDATA[Cos’è il Buzz Monitoring?<br />È quell'attività volta a intercettare il ronzio o brusio, buzz, che si distribuisce lungo la rete al fine di preservare e gestire la Brand Reputation, e mettere in campo azioni conseguenti.<br /><br />Come nella vita reale la reputazione di un brand è sorretta da ciò che si dice di esso, con la differenza che nel web la diffusione e molto più veloce ma più facilmente controllabile e quindi misurabile grazie ai dati insight che genera.<br /><br />Il principio si basa sulla spontaneità del brusio che si crea sul web, anche se alcune volte viene attivata proprio dalla marca, che garantisce un feedback istantaneo sul lavoro che si sta svolgendo, supportando nuove strategie di azione e permettendo anche di intervenire sui buzz quando questi non sono positivi o veritieri.<br /><br />Con il Buzz Monitoring possiamo:<br />-Analizzare ciò che si dice in rete del brand<br />-Verificare la responsabilità del buzz, non sempre legato al prodotto/servizio, basta pensare al caso Barilla datato 2013 in cui un alto dirigente fece uno scivolone causando un grosso problema all’azienda.<br />-Verificare l’utilità e l’efficacia di un prodotto/servizio.<br />-Analizzare i competitors<br />-Individuare opinion leader o influencer da assoldare.<br />-Misurare il grado di gradimento del brand, e quindi dei valori che diffonde.<br />-Misurare il grado di fedeltà e soddisfazione dei consumatori.<br />Come prima fase bisogna identificare le keywords necessarie per l’analisi escludendo quelle apparentemente collegate ma non utili; per esempio se sto effettuando una ricerca sul “Il Volo”, noto trio musicale, includerò nel set parole come concerto, musica, canzone ecc, ed escluderò parole come aerei, viaggi ecc..<br /><br />Successivamente, grazie a tools specifici, iniziare la ricerca intercettando i contenuti on-line e grazie a sistemi di allert ricevere informazioni quando qualche contenuto inerente l’analisi apparirà su motori di ricerca, siti, social network e piattaforme di condivisione.<br />È necessario anche catalogare, in cluster omogenei, queste informazioni, attribuendo uno score di attendibilità in base a parametri di visibilità e seguito dell’ente o della persona che ha divulgato le informazioni.<br /><br />È ovvio che se la persona che ha menzionato il brand non ha seguito, non è presente sui motori di ricerca, non ha citazioni su social e non influisce, è possibile non considerarlo una minaccia attendibile.<br /><br />È possibile effettuare anche monitoring dei social network, anche questo grazie a molti tools presenti, denominata Sentiment Analysis, è comporta l’ascolto delle citazioni catalogandole in positive, negative e neutrali.<br />In questo caso è però necessario un controllo manuale delle informazioni non potendo una macchina valutare l’ironia, il sarcasmo e gli emotional che si utilizzano per esprimere il proprio parere.<br />Essendo un lavoro molto articolato e lungo si procede con l’analisi delle informazioni derivanti da profili autorevoli, quindi che abbiamo già catalogato con score elevato.<br /><br />Un ultimo step consiste nell’utilizzare i tools di analytics collegati al proprio sito web per intercettare citazioni, anche negative, che sviluppano conversioni; non sempre una cattiva pubblicità genera una caduta della propria reputazione, e con questi strumenti è possibile identificare quali contenuti, anche negativi, generano conversioni e quindi non sono per forza da rimuovere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25740479</guid><pubDate>Sun, 19 Apr 2020 09:41:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25740479/buzz_monitoring_per_ascoltare_il_web.mp3" length="3439488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cos’è il Buzz Monitoring?
È quell'attività volta a intercettare il ronzio o brusio, buzz, che si distribuisce lungo la rete al fine di preservare e gestire la Brand Reputation, e mettere in campo azioni conseguenti.

Come nella vita reale la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cos’è il Buzz Monitoring?<br />È quell'attività volta a intercettare il ronzio o brusio, buzz, che si distribuisce lungo la rete al fine di preservare e gestire la Brand Reputation, e mettere in campo azioni conseguenti.<br /><br />Come nella vita reale la reputazione di un brand è sorretta da ciò che si dice di esso, con la differenza che nel web la diffusione e molto più veloce ma più facilmente controllabile e quindi misurabile grazie ai dati insight che genera.<br /><br />Il principio si basa sulla spontaneità del brusio che si crea sul web, anche se alcune volte viene attivata proprio dalla marca, che garantisce un feedback istantaneo sul lavoro che si sta svolgendo, supportando nuove strategie di azione e permettendo anche di intervenire sui buzz quando questi non sono positivi o veritieri.<br /><br />Con il Buzz Monitoring possiamo:<br />-Analizzare ciò che si dice in rete del brand<br />-Verificare la responsabilità del buzz, non sempre legato al prodotto/servizio, basta pensare al caso Barilla datato 2013 in cui un alto dirigente fece uno scivolone causando un grosso problema all’azienda.<br />-Verificare l’utilità e l’efficacia di un prodotto/servizio.<br />-Analizzare i competitors<br />-Individuare opinion leader o influencer da assoldare.<br />-Misurare il grado di gradimento del brand, e quindi dei valori che diffonde.<br />-Misurare il grado di fedeltà e soddisfazione dei consumatori.<br />Come prima fase bisogna identificare le keywords necessarie per l’analisi escludendo quelle apparentemente collegate ma non utili; per esempio se sto effettuando una ricerca sul “Il Volo”, noto trio musicale, includerò nel set parole come concerto, musica, canzone ecc, ed escluderò parole come aerei, viaggi ecc..<br /><br />Successivamente, grazie a tools specifici, iniziare la ricerca intercettando i contenuti on-line e grazie a sistemi di allert ricevere informazioni quando qualche contenuto inerente l’analisi apparirà su motori di ricerca, siti, social network e piattaforme di condivisione.<br />È necessario anche catalogare, in cluster omogenei, queste informazioni, attribuendo uno score di attendibilità in base a parametri di visibilità e seguito dell’ente o della persona che ha divulgato le informazioni.<br /><br />È ovvio che se la persona che ha menzionato il brand non ha seguito, non è presente sui motori di ricerca, non ha citazioni su social e non influisce, è possibile non considerarlo una minaccia attendibile.<br /><br />È possibile effettuare anche monitoring dei social network, anche questo grazie a molti tools presenti, denominata Sentiment Analysis, è comporta l’ascolto delle citazioni catalogandole in positive, negative e neutrali.<br />In questo caso è però necessario un controllo manuale delle informazioni non potendo una macchina valutare l’ironia, il sarcasmo e gli emotional che si utilizzano per esprimere il proprio parere.<br />Essendo un lavoro molto articolato e lungo si procede con l’analisi delle informazioni derivanti da profili autorevoli, quindi che abbiamo già catalogato con score elevato.<br /><br />Un ultimo step consiste nell’utilizzare i tools di analytics collegati al proprio sito web per intercettare citazioni, anche negative, che sviluppano conversioni; non sempre una cattiva pubblicità genera una caduta della propria reputazione, e con questi strumenti è possibile identificare quali contenuti, anche negativi, generano conversioni e quindi non sono per forza da rimuovere.]]></itunes:summary><itunes:duration>215</itunes:duration><itunes:keywords>brand reputation,buzz monitoring,sentiment analysis,tools analytics,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cdc55c0159e7a17aa09cc90dd9409f07.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>COSA SONO I DATI? CHI E' IL DATA SCIENTIST? COSA SONO LE PERSONAS? Intervista William Sbarzaglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-sono-i-dati-chi-e-il-data-scientist-cosa-sono-le-personas-intervista-william-sbarzaglia--25529884</link><description><![CDATA[Queste sono alcune domande che ho avuto l'onore e il piacere di porre a William Sbarzaglia. <br /><br />William è un noto e autorevole Digital Strategist e Data Scientist, autore, creatore di contenuti ed esperto di dati. Da circa 20 anni i dati sono il suo pane quotidiano da imprenditore, consulente, formatore e divulgatore. <br /><br />Ha collaborato con aziende di tutte le dimensioni, anche big player, accumulando un’esperienza, sul campo, rendendolo uno dei massimi esperti nel panorama Italiano. <br /><br />La padronanza dell'argomento ha portato William a chiarirci tutti gli aspetti riguardanti gli argomenti sopracitati con semplicità e chiarezza. <br /><br />Con l'augurio di essere stati utili in una materia complessa e sempre più necessaria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25529884</guid><pubDate>Wed, 15 Apr 2020 14:26:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25529884/podcast_intervista_william_sbarzaglia.mp3" length="27728070" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Queste sono alcune domande che ho avuto l'onore e il piacere di porre a William Sbarzaglia. 

William è un noto e autorevole Digital Strategist e Data Scientist, autore, creatore di contenuti ed esperto di dati. Da circa 20 anni i dati sono il suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Queste sono alcune domande che ho avuto l'onore e il piacere di porre a William Sbarzaglia. <br /><br />William è un noto e autorevole Digital Strategist e Data Scientist, autore, creatore di contenuti ed esperto di dati. Da circa 20 anni i dati sono il suo pane quotidiano da imprenditore, consulente, formatore e divulgatore. <br /><br />Ha collaborato con aziende di tutte le dimensioni, anche big player, accumulando un’esperienza, sul campo, rendendolo uno dei massimi esperti nel panorama Italiano. <br /><br />La padronanza dell'argomento ha portato William a chiarirci tutti gli aspetti riguardanti gli argomenti sopracitati con semplicità e chiarezza. <br /><br />Con l'augurio di essere stati utili in una materia complessa e sempre più necessaria.]]></itunes:summary><itunes:duration>1737</itunes:duration><itunes:keywords>buyerpersona,datamining,datascientist,dati,personas,userpersona,vmm,williamsbarzaglia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ae4a84c6cd1a286ea3d253d3a6fff3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tecnologia Blockchain spiegata semplice</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tecnologia-blockchain-spiegata-semplice--25486058</link><description><![CDATA[La tecnologia Blockchain è un protocollo di comunicazione che premette l’archiviazione dei contenuti in database distribuiti, quindi non un unico archivio centrale, ma i dati sono memorizzati e distribuiti su più macchine, chiamate nodi, che permettono di:<br />-Distribuire le informazioni e i dati su più piattaforme che dovranno essere sempre aggiornate.<br />-Garantire la non accessibilità a chiunque, con maggiore sicurezza di archiviazione.<br />-Applicare un registro pubblico supportando l’accesso a differenti tipologie di informazione.<br /><br />La Blockchain si basa sul concetto di democratizzazione delle transazioni, e quindi dei dati, non centralizzando su un computer unico ma distribuendo su più nodi, che dovranno tutti autorizzare, affinché la transazione, non per forza finanziaria ma di distribuzione delle informazioni, diventi efficace ed accessibile, entro i limiti temporali imposti.<br /><br />Una volta autorizzata la transazione diventa immutabile, basandosi su anonimità dei soggetti interessati che potranno accedervi grazie a chiavi private e criptate.<br /><br />Nella pratica il processo si svolge in 4 fasi:<br />1)2 soggetti attivano una transazione, che viene lanciata sulla rete.<br />2)Diventa un blocco di codice che viene distribuito nei vari nodi, ognuno con i propri blocchi di verifica, i nodi confermano, e quindi marcano, la veridicità delle informazioni.<br />3)Dopo la verifica di tutte le autenticazioni si procede a rendere la transazione efficace ed immutabile.<br />4)La transazione diventa un nuovo nodo della rete con l’indicazione del blocco precedente, rendendola sicura e collegata a tutto il sistema.<br /><br />L’esempio più eclatante, ma non l’unico, di tecnologia Blockchain è nella creazione, nel 2009, delle criptovalute.<br />Sono sistemi di pagamenti sicuri basate sulla tecnologia a “nodi” che supporta transazioni anonime basate su conti virtuali, come per esempio in transazioni sul web.<br />Questo ha permesso di intraprendere, in modo semplice e sicuro, transazioni basate su rapporti peer-to-peer, anonime e basate su chiavi private e criptate, semplicemente scaricando un’app e attivando tutti i nodi per l’identificazione e la marcatura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25486058</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2020 09:39:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25486058/tecnologia_blockchain_spiegata_semplice.mp3" length="2237694" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La tecnologia Blockchain è un protocollo di comunicazione che premette l’archiviazione dei contenuti in database distribuiti, quindi non un unico archivio centrale, ma i dati sono memorizzati e distribuiti su più macchine, chiamate nodi, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La tecnologia Blockchain è un protocollo di comunicazione che premette l’archiviazione dei contenuti in database distribuiti, quindi non un unico archivio centrale, ma i dati sono memorizzati e distribuiti su più macchine, chiamate nodi, che permettono di:<br />-Distribuire le informazioni e i dati su più piattaforme che dovranno essere sempre aggiornate.<br />-Garantire la non accessibilità a chiunque, con maggiore sicurezza di archiviazione.<br />-Applicare un registro pubblico supportando l’accesso a differenti tipologie di informazione.<br /><br />La Blockchain si basa sul concetto di democratizzazione delle transazioni, e quindi dei dati, non centralizzando su un computer unico ma distribuendo su più nodi, che dovranno tutti autorizzare, affinché la transazione, non per forza finanziaria ma di distribuzione delle informazioni, diventi efficace ed accessibile, entro i limiti temporali imposti.<br /><br />Una volta autorizzata la transazione diventa immutabile, basandosi su anonimità dei soggetti interessati che potranno accedervi grazie a chiavi private e criptate.<br /><br />Nella pratica il processo si svolge in 4 fasi:<br />1)2 soggetti attivano una transazione, che viene lanciata sulla rete.<br />2)Diventa un blocco di codice che viene distribuito nei vari nodi, ognuno con i propri blocchi di verifica, i nodi confermano, e quindi marcano, la veridicità delle informazioni.<br />3)Dopo la verifica di tutte le autenticazioni si procede a rendere la transazione efficace ed immutabile.<br />4)La transazione diventa un nuovo nodo della rete con l’indicazione del blocco precedente, rendendola sicura e collegata a tutto il sistema.<br /><br />L’esempio più eclatante, ma non l’unico, di tecnologia Blockchain è nella creazione, nel 2009, delle criptovalute.<br />Sono sistemi di pagamenti sicuri basate sulla tecnologia a “nodi” che supporta transazioni anonime basate su conti virtuali, come per esempio in transazioni sul web.<br />Questo ha permesso di intraprendere, in modo semplice e sicuro, transazioni basate su rapporti peer-to-peer, anonime e basate su chiavi private e criptate, semplicemente scaricando un’app e attivando tutti i nodi per l’identificazione e la marcatura.]]></itunes:summary><itunes:duration>140</itunes:duration><itunes:keywords>blockchain,centralizzando,criptovalute,database distribuiti,peer-to-peer,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a3fb1bd5a6d5365767e866f4fe562477.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'importanza della multicanalità nell'ecosistema del brand</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-importanza-della-multicanalita-nell-ecosistema-del-brand--25297603</link><description><![CDATA[Con il nuovo consumatore, che si informa, verifica, analizza, contribuisce, co-partecipa e si relaziona, con i brand, e le aziende, sono chiamate ad una rivoluzione del proprio modo di comunicare con gli utenti.<br /><br />Non più un modello tradizionale, di tipo broadcast, verticale e top-down, con l’utilizzo di pochi strumenti, tv, radio, giornali ecc, ma si passa ad un modello più complesso, che abbraccia più punti di contatto creando una relazione autentica e soddisfacente; si parla di multicanalità.<br /><br />I brand devono trasformarsi in piattaforme:<br /><br />-Multidimensionali, che consiste nel raggiungere l’utente su più punti di contatto, per arrivare a più consumatori possibili, rendendo fruibili i contenuti.<br /><br />-Integrate, cioè coerente con tutti i punti di contatto, considerando i diversi linguaggi da utilizzare ma che atterrino tutti sugli stessi valori, appunto integrati.<br /><br />-Interattive, che permetta una relazione autentica, trasparente e coinvolgente.<br /><br />-Aperte, verso l’esterno permettendo di co-partecipare, co-creare e contribuire realmente.<br /><br />È necessario integrare l’on-line con l’off-line, due mondi differenti e che si basano su dati e valori differenti, ma che se facenti parte di un ecosistema globale permette di analizzare tutti i dati quali-quantitativi e quindi di generare un’esperienza utente gratificante che soddisfi i reali bisogni.<br /><br />Il brand ecosystem consiste nel definire il corretto ecosistema che identifichi i necessari e prioritari punti di contatto creando collegamenti integrati tra di essi, coordinando la comunicazione del brand in direzione coerente ed efficace.<br /><br />Un corretto Brand Ecosystem comporta una prima fase di ascolto e comprensione, web e non, dei propri consumatori e delle reali necessità individuando quali sono i touch points che prediligono per essere contattati, successivamente si passa alla fase di progettazione, in cui dopo aver intercettato i touch points prioritari si struttura l’architettura del processo multicanale, per poi passare alla fase di creazione in cui si generano i contenuti da divulgare per poter intraprendere una comunicazione interattiva e relazionale, ed in ultimo la fase di controllo, con l’individuazione dei Kpi, le metriche, con cui misurare i feedback per poi poter riattivare il processo in modalità ciclica e quindi in divenire.<br /><br />Definire una strategia multicanale non è semplice in quanto sono richieste competenze e capacità sia verticali che multidisciplinari, ma è sicuramente un passaggio fondamentale per il successo nel proprio business.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25297603</guid><pubDate>Sat, 11 Apr 2020 16:26:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25297603/multicanalit.mp3" length="2788134" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Con il nuovo consumatore, che si informa, verifica, analizza, contribuisce, co-partecipa e si relaziona, con i brand, e le aziende, sono chiamate ad una rivoluzione del proprio modo di comunicare con gli utenti.

Non più un modello tradizionale, di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con il nuovo consumatore, che si informa, verifica, analizza, contribuisce, co-partecipa e si relaziona, con i brand, e le aziende, sono chiamate ad una rivoluzione del proprio modo di comunicare con gli utenti.<br /><br />Non più un modello tradizionale, di tipo broadcast, verticale e top-down, con l’utilizzo di pochi strumenti, tv, radio, giornali ecc, ma si passa ad un modello più complesso, che abbraccia più punti di contatto creando una relazione autentica e soddisfacente; si parla di multicanalità.<br /><br />I brand devono trasformarsi in piattaforme:<br /><br />-Multidimensionali, che consiste nel raggiungere l’utente su più punti di contatto, per arrivare a più consumatori possibili, rendendo fruibili i contenuti.<br /><br />-Integrate, cioè coerente con tutti i punti di contatto, considerando i diversi linguaggi da utilizzare ma che atterrino tutti sugli stessi valori, appunto integrati.<br /><br />-Interattive, che permetta una relazione autentica, trasparente e coinvolgente.<br /><br />-Aperte, verso l’esterno permettendo di co-partecipare, co-creare e contribuire realmente.<br /><br />È necessario integrare l’on-line con l’off-line, due mondi differenti e che si basano su dati e valori differenti, ma che se facenti parte di un ecosistema globale permette di analizzare tutti i dati quali-quantitativi e quindi di generare un’esperienza utente gratificante che soddisfi i reali bisogni.<br /><br />Il brand ecosystem consiste nel definire il corretto ecosistema che identifichi i necessari e prioritari punti di contatto creando collegamenti integrati tra di essi, coordinando la comunicazione del brand in direzione coerente ed efficace.<br /><br />Un corretto Brand Ecosystem comporta una prima fase di ascolto e comprensione, web e non, dei propri consumatori e delle reali necessità individuando quali sono i touch points che prediligono per essere contattati, successivamente si passa alla fase di progettazione, in cui dopo aver intercettato i touch points prioritari si struttura l’architettura del processo multicanale, per poi passare alla fase di creazione in cui si generano i contenuti da divulgare per poter intraprendere una comunicazione interattiva e relazionale, ed in ultimo la fase di controllo, con l’individuazione dei Kpi, le metriche, con cui misurare i feedback per poi poter riattivare il processo in modalità ciclica e quindi in divenire.<br /><br />Definire una strategia multicanale non è semplice in quanto sono richieste competenze e capacità sia verticali che multidisciplinari, ma è sicuramente un passaggio fondamentale per il successo nel proprio business.]]></itunes:summary><itunes:duration>175</itunes:duration><itunes:keywords>aperte,brand ecosystem,integrate,interattive,multicanalità,multidimensionali,strategia multicanale,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b602ff444ca45183437cc330974f9cb1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Strutturare la nuova forza lavoro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/strutturare-la-nuova-forza-lavoro--24965409</link><description><![CDATA[Sempre più le relazioni professionali e sociali all’interno delle organizzazioni aziendali sono meno aderenti alle strutture gerarchiche; le persone condividono, parlano, comunicano, partecipano in maniera libera e differenziata rispetto agli schemi imposti e quindi inevitabilmente le organizzazioni devono tener presente i diversi livelli di comunicazione e adattare le strutture alle necessità.<br /><br />Bisogna quindi definire la futura forza lavoro necessaria all’organizzazione strutturando un piano strategico a supporto.<br /><br />Lo Strategic Workforce Planning è quel processo, sistematico e sistemico, che supporta la strutturazione della nuova forza lavoro utile all’organizzazione.<br /><br />Oggi, più che mai, le aziende sono soggette ad un turn over elevato, trattenere i talenti è diventato difficoltoso perché ricercano valori, tangibili e intangibili, non sempre presenti nelle realtà aziendali, e in taluni casi risulta anche difficoltoso identificare quanto quella risorse sia idonea ed efficace nel complito che svolge.<br /><br />L’utilizzo dello Strategic Workforce Planning sta proprio nel determinare il gap esistente tra reale ed ottimale, nell’individuare, tramite assessment, le skills e i knowledge interne ed esterne, le regole e le azioni utili a colmare il gap esistente, e trovare strumenti adeguati per trattenere i talenti e attrarne di nuovi, tutto stabilito su un piano pluriennale basato su una visione dell’organizzazione futura.<br /><br />Per poter identificare una strategia, di lungo periodo, per la nuova forza lavoro aziendale bisogna:<br /><br />-DEFINIRE IL PIANO, stabilire gli obiettivi e lo scopo, i ruoli e il board, comprendere di quali persone abbiamo bisogno<br />-MAPPARE IL CAMBIAMENTO, puntando sui benefici del cambiamento, i diversi modelli e strumenti di lavoro, identificare figure professionali e i ruoli di cui abbiamo bisogno<br />-DEFINIRE LA NUOVA FORZA LAVORO, Comprendere quali nuove professionalità necessitiamo in virtù dell’evoluzione del mercato (es. data scientist?), stabilire di quante persone e figure professionali abbiamo bisogno<br />-COMPRENDERE L’ATTUALE FORZA LAVORO, determinare il gap esistente tra attuale forza lavoro e futura<br />-SVILUPPARE E ATTIVARE IL PIANO, Individuare le principali motivazioni di loyalty interna e turnover e sviluppare un piano che consegni coerenza con il giusto team, le giuste skills e un management che gestisca il cambiamento. Costruire piano di sviluppo tenendo presente gli obiettivi di forza lavoro future (formazione, affiancamento, progetti di co-design ecc)<br />-STABILIRE LE REGOLE DI MISURAZIONE E MONITORAGGIO, per verificare gli step di avanzamento (semestrali) e porre in essere nuovi progetti.<br />E in ultimo sono da implementare politiche di “inclusione” che valorizzino le diversità e permettano la “contaminazione” sviluppando competenze e capacità, attivando nuove idee, nuovi progetti e compartecipazione.<br /><br />La diversità può essere di genere, cultura, religione, razza e politica e le nuove organizzazioni devono includere e quindi abbracciare tutte le diversità per valori comuni.<br /><br />I fattori abilitanti di un Strategic Workplace Planning sono:<br />-I valori aziendali, nella responsabilità, nella delega, nella cultura della delivery basata sulla sperimentazione, la cultura del fallimento come processo di miglioramento, nell’inclusione, nella diversità e nella fiducia.<br />-La gestione delle risorse, con un piano chiaro e condiviso, con attività di partecipazione e condivisione, implementazione di strumenti di aggregazione e condivisione, piano formativo costante, continuo, di gruppo e personalizzato.<br />-Skills e knowledge individuali, come lo sviluppo della resilienza legata al fallimento e le responsabilità, attivare capacità di ascolto, abituarsi al lavoro non localizzato, sviluppo pensiero laterale e capacità sociali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24965409</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2020 09:19:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24965409/strutturare_la_nuova_forza_lavoro.mp3" length="4135878" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più le relazioni professionali e sociali all’interno delle organizzazioni aziendali sono meno aderenti alle strutture gerarchiche; le persone condividono, parlano, comunicano, partecipano in maniera libera e differenziata rispetto agli schemi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più le relazioni professionali e sociali all’interno delle organizzazioni aziendali sono meno aderenti alle strutture gerarchiche; le persone condividono, parlano, comunicano, partecipano in maniera libera e differenziata rispetto agli schemi imposti e quindi inevitabilmente le organizzazioni devono tener presente i diversi livelli di comunicazione e adattare le strutture alle necessità.<br /><br />Bisogna quindi definire la futura forza lavoro necessaria all’organizzazione strutturando un piano strategico a supporto.<br /><br />Lo Strategic Workforce Planning è quel processo, sistematico e sistemico, che supporta la strutturazione della nuova forza lavoro utile all’organizzazione.<br /><br />Oggi, più che mai, le aziende sono soggette ad un turn over elevato, trattenere i talenti è diventato difficoltoso perché ricercano valori, tangibili e intangibili, non sempre presenti nelle realtà aziendali, e in taluni casi risulta anche difficoltoso identificare quanto quella risorse sia idonea ed efficace nel complito che svolge.<br /><br />L’utilizzo dello Strategic Workforce Planning sta proprio nel determinare il gap esistente tra reale ed ottimale, nell’individuare, tramite assessment, le skills e i knowledge interne ed esterne, le regole e le azioni utili a colmare il gap esistente, e trovare strumenti adeguati per trattenere i talenti e attrarne di nuovi, tutto stabilito su un piano pluriennale basato su una visione dell’organizzazione futura.<br /><br />Per poter identificare una strategia, di lungo periodo, per la nuova forza lavoro aziendale bisogna:<br /><br />-DEFINIRE IL PIANO, stabilire gli obiettivi e lo scopo, i ruoli e il board, comprendere di quali persone abbiamo bisogno<br />-MAPPARE IL CAMBIAMENTO, puntando sui benefici del cambiamento, i diversi modelli e strumenti di lavoro, identificare figure professionali e i ruoli di cui abbiamo bisogno<br />-DEFINIRE LA NUOVA FORZA LAVORO, Comprendere quali nuove professionalità necessitiamo in virtù dell’evoluzione del mercato (es. data scientist?), stabilire di quante persone e figure professionali abbiamo bisogno<br />-COMPRENDERE L’ATTUALE FORZA LAVORO, determinare il gap esistente tra attuale forza lavoro e futura<br />-SVILUPPARE E ATTIVARE IL PIANO, Individuare le principali motivazioni di loyalty interna e turnover e sviluppare un piano che consegni coerenza con il giusto team, le giuste skills e un management che gestisca il cambiamento. Costruire piano di sviluppo tenendo presente gli obiettivi di forza lavoro future (formazione, affiancamento, progetti di co-design ecc)<br />-STABILIRE LE REGOLE DI MISURAZIONE E MONITORAGGIO, per verificare gli step di avanzamento (semestrali) e porre in essere nuovi progetti.<br />E in ultimo sono da implementare politiche di “inclusione” che valorizzino le diversità e permettano la “contaminazione” sviluppando competenze e capacità, attivando nuove idee, nuovi progetti e compartecipazione.<br /><br />La diversità può essere di genere, cultura, religione, razza e politica e le nuove organizzazioni devono includere e quindi abbracciare tutte le diversità per valori comuni.<br /><br />I fattori abilitanti di un Strategic Workplace Planning sono:<br />-I valori aziendali, nella responsabilità, nella delega, nella cultura della delivery basata sulla sperimentazione, la cultura del fallimento come processo di miglioramento, nell’inclusione, nella diversità e nella fiducia.<br />-La gestione delle risorse, con un piano chiaro e condiviso, con attività di partecipazione e condivisione, implementazione di strumenti di aggregazione e condivisione, piano formativo costante, continuo, di gruppo e personalizzato.<br />-Skills e knowledge individuali, come lo sviluppo della resilienza legata al fallimento e le responsabilità, attivare capacità di ascolto, abituarsi al lavoro non localizzato, sviluppo pensiero laterale e capacità sociali.]]></itunes:summary><itunes:duration>259</itunes:duration><itunes:keywords>assessment,contaminazione,diversità,gestione delle risorse,inclusione,knowledge,skills,strategic workforce planning,valori aziendali,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f65d64532275eaadd595ce481046763.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ascolto e azione per i diversi clienti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ascolto-e-azione-per-i-diversi-clienti--24876269</link><description><![CDATA[Il cliente non esiste!<br />Esistono tanti clienti diversi in diversi momenti della verità con le loro necessità, abitudini, bisogni, soddisfazioni, che oggi sanno ricercare, confrontare, relazionarsi (con il brand e non), supportare o denigrare perché ogni persona è diversa dall’altra e lo stesso individuo ha necessità e bisogni diversi in diversi momenti e situazioni differenti.<br /><br />La soddisfazione delle proprie necessità varia nel tempo, ognuno di noi, in un determinato momento, ha bisogni differenti rispetto a quale situazione sta vivendo.<br /><br />Motivo per cui lo standard è da ritenersi antitetico alla soddisfazione nel tempo, le aziende devono continuare a migliorarsi cercando di scardinare modelli uguali ma adattare il proprio servizio/prodotto, e quindi anche la propria comunicazione, ricercando costantemente di soddisfare i diversi bisogni dei diversi clienti, adattandosi ad un processo sempre in divenire e in continuo miglioramento.<br /><br />La retention, brevemente il riutilizzo o riacquisto, e la loyalty, la fedeltà al brand, sono valori da studiare ed approfondire per poter soddisfare nel lungo periodo i clienti per indurli a non passare dalla concorrenza.<br /><br />Cosa accade se commettiamo un errore nel frattempo e quindi eroghiamo un servizio/prodotto percepito inferiore rispetto alle aspettative dei nostri utenti/consumatori?<br /><br />Dipende dalla nostra capacità di fornire una risposta adeguata a quel tipo di utente, in quel determinato momento, che soggettivamente valuterà, in modo implicito e latente, se il brand ha saputo confermare, nonostante l’errore, la sua capacità di intervenire in modo repentino e attento alle necessità non sempre esplicitamente espresse.<br /><br />Per fare un esempio di un big player, Amazon, se ordini un prodotto tramite la piattaforma e ti giunte rotto o difettato, il brand procede immediatamente, dopo la segnalazione dell’utente, a ritirare il prodotto e sostituirlo velocemente con uno performante.<br /><br />In questo caso non solo il consumatore apprezza lo sforzo e la pronta risposta ma vedrà soddisfatto anche il suo bisogno ricevendo, con un piccolo ritardo, il prodotto di cui necessitava.<br /><br />Ma in realtà non finisce qui perché il cliente è assuefacente e mendace.<br /><br />Assuefacente perché tra un momento della verità e quello successivo, tende ad abituarsi trasformando quello che precedentemente è stato per lui un Wow moment in qualcosa di acquisito e quindi conosciuto perdendo interesse nel tempo, perdendo quindi soddisfazione.<br /><br />Mendace perché molte volte i bisogni, e la loro soddisfazione nel tempo, sono latenti e quindi il cliente stesso se interrogato potrà fornire informazioni non veritiere che possono indurre il brand in errore se non valuta attentamente anche il sentimento non manifestato del cliente.<br /><br />Quindi è fondamentale per un’azienda migliorare sempre il proprio servizio/prodotto per cogliere tutte le opportunità per sorprendere e soddisfare i propri clienti tenendo ben presente che si abitua molto presto agli standard e che spesso non è molto consapevole.<br /><br />Bisogna imparare ad ascoltare e relazionarsi, costantemente, con i propri utenti e clienti per riuscire a cogliere tutti i singoli bisogni e in divenire migliorare le performance, anche comunicazionali, per fidelizzarli nel lungo periodo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24876269</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2020 08:42:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24876269/ascolto_e_azione_per_i_diversi_clienti.mp3" length="3444909" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il cliente non esiste!
Esistono tanti clienti diversi in diversi momenti della verità con le loro necessità, abitudini, bisogni, soddisfazioni, che oggi sanno ricercare, confrontare, relazionarsi (con il brand e non), supportare o denigrare perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il cliente non esiste!<br />Esistono tanti clienti diversi in diversi momenti della verità con le loro necessità, abitudini, bisogni, soddisfazioni, che oggi sanno ricercare, confrontare, relazionarsi (con il brand e non), supportare o denigrare perché ogni persona è diversa dall’altra e lo stesso individuo ha necessità e bisogni diversi in diversi momenti e situazioni differenti.<br /><br />La soddisfazione delle proprie necessità varia nel tempo, ognuno di noi, in un determinato momento, ha bisogni differenti rispetto a quale situazione sta vivendo.<br /><br />Motivo per cui lo standard è da ritenersi antitetico alla soddisfazione nel tempo, le aziende devono continuare a migliorarsi cercando di scardinare modelli uguali ma adattare il proprio servizio/prodotto, e quindi anche la propria comunicazione, ricercando costantemente di soddisfare i diversi bisogni dei diversi clienti, adattandosi ad un processo sempre in divenire e in continuo miglioramento.<br /><br />La retention, brevemente il riutilizzo o riacquisto, e la loyalty, la fedeltà al brand, sono valori da studiare ed approfondire per poter soddisfare nel lungo periodo i clienti per indurli a non passare dalla concorrenza.<br /><br />Cosa accade se commettiamo un errore nel frattempo e quindi eroghiamo un servizio/prodotto percepito inferiore rispetto alle aspettative dei nostri utenti/consumatori?<br /><br />Dipende dalla nostra capacità di fornire una risposta adeguata a quel tipo di utente, in quel determinato momento, che soggettivamente valuterà, in modo implicito e latente, se il brand ha saputo confermare, nonostante l’errore, la sua capacità di intervenire in modo repentino e attento alle necessità non sempre esplicitamente espresse.<br /><br />Per fare un esempio di un big player, Amazon, se ordini un prodotto tramite la piattaforma e ti giunte rotto o difettato, il brand procede immediatamente, dopo la segnalazione dell’utente, a ritirare il prodotto e sostituirlo velocemente con uno performante.<br /><br />In questo caso non solo il consumatore apprezza lo sforzo e la pronta risposta ma vedrà soddisfatto anche il suo bisogno ricevendo, con un piccolo ritardo, il prodotto di cui necessitava.<br /><br />Ma in realtà non finisce qui perché il cliente è assuefacente e mendace.<br /><br />Assuefacente perché tra un momento della verità e quello successivo, tende ad abituarsi trasformando quello che precedentemente è stato per lui un Wow moment in qualcosa di acquisito e quindi conosciuto perdendo interesse nel tempo, perdendo quindi soddisfazione.<br /><br />Mendace perché molte volte i bisogni, e la loro soddisfazione nel tempo, sono latenti e quindi il cliente stesso se interrogato potrà fornire informazioni non veritiere che possono indurre il brand in errore se non valuta attentamente anche il sentimento non manifestato del cliente.<br /><br />Quindi è fondamentale per un’azienda migliorare sempre il proprio servizio/prodotto per cogliere tutte le opportunità per sorprendere e soddisfare i propri clienti tenendo ben presente che si abitua molto presto agli standard e che spesso non è molto consapevole.<br /><br />Bisogna imparare ad ascoltare e relazionarsi, costantemente, con i propri utenti e clienti per riuscire a cogliere tutti i singoli bisogni e in divenire migliorare le performance, anche comunicazionali, per fidelizzarli nel lungo periodo.]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:keywords>abitudini,ascoltare,assuefacente,bisogni,cliente,loyalty,mendace,relazionarsi,retention,soddisfazione nel tempo,soddisfazioni,standard,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4ebe03013cfe183c0cb6bb888799998.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come attrarre i talenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-attrarre-i-talenti--24739774</link><description><![CDATA[Per quale motivo oggi le aziende ricercano talenti?<br />Le cause principali di questa rincorsa, affannosa, sono da individuarsi nella globalizzazione con l’accelerazione dei processi e della comunicazione, nella pressione competitiva più agguerrita, nel cambiamento continuo dei modelli di business sempre più orientati a team agili per rispondere repentinamente ai cambiamenti di mercato, nell’innovazione tecnologica con la necessità di profili verticali e multidisciplinari e nella maggiore complessità dei mercati.<br /><br />Per risorse di talento si intendono persone che in prospettiva possono ricoprire posizioni strategiche per l’azienda e che presentano alcune caratteristiche come:<br />1)Curiosità e propensione al rischio<br />2)Capacità di apprendimento agile, veloce e adattabile<br />3)Con propensione al team working<br />4)Ambisce a traguardi sempre più ambiziosi<br />5)Sa gestire lo stress e presenta intelligenza emotiva<br />6)Sa vedere il mondo con occhi diversi<br /><br />Nelle aziende contemporanee il ruolo del HR è sempre più rilevante in quanto preposto ad attrarre e gestire i talenti, a contribuire nel guidare i nuovi valori aziendali e la loro diffusione, nel redigere piani formativi continui, costanti e personalizzati, nel creare processi di mentoring, nel coordinare la comunicazione interna ed esterna, nel determinare le policy, anche social, e nel supportare la governance nelle politiche di assessment.<br /><br />Si parla di Talent Management, quel framework che stabilisce la strategia di gestione dei talenti, che identifica i bacini di talenti su cui operare, monitora e gestisce il bacino di talenti nel tempo e studia e sviluppa processi di retention per circoscrivere gli abbandoni.<br /><br />La strategia di Talent Management deve prevedere l’integrazione di politiche di acquisizione dei talenti, di sviluppo della crescita professionale e di carriera, di sviluppo della leadeship, di gestione delle performance e la loro premialità e di gestione degli abbandoni.<br /><br />Alcuni studi dimostrano, soprattutto per la Generazione Z, che i talenti sono sempre più attratti da benefici intangibili come i valori e la cultura aziendale, una leadership convocativa, un buon equilibrio vita-lavoro e possibilità di carriera e crescita professionale, anche grazie a un piano formativo interno ed esterno (anche esperienze all’estero).<br />Anche quando scendiamo nei benefici tangibili, e quindi quantificabili, si scopre che attraggono molto più benefits come l’assicurazione medica, l’accesso a strumenti di condivisione e collaborazione, lo smart working e solo nelle ultime posizioni il denaro come premialità o aumento di remunerazione.<br /><br />Per poter attrarre talenti, dando per implicito i valori condivisi all’interno dell’azienda, bisogna investire nella qualità del proprio sito internet, il primo acceso del talento al brand, che deve chiaramente rappresentare i valori aziendali, con messaggi che devono suscitare emozioni e desideri, mostrare, possibilmente, una pagina dedicata alle prospettive di crescita all’interno dell’azienda. (es. <a href="https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values" rel="noopener">https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values</a> ).<br />È importante presidiare all’interno dei Carrer Book o partecipare e organizzare giornate di incontro con giovani laureati, creando magari, anche in collaborazione con Università e Master, workshop o BootCamp (campi di addestramento) per testare e reclutare giovani talenti.<br /><br />Ed infine attivare una comunicazione costante con le diverse community attraverso presentazione di articoli, video blog, libri, presentazioni, webinar ecc..<br /><br />Fonti: <a href="https://www.manageritalia.it/it/lavoro/come-assumere-i-talenti-migliori" rel="noopener">https://www.manageritalia.it/it/lavoro/come-assumere-i-talenti-migliori</a><br />Fonti: <a href="https://worldcomgroup.com/hire-talent-not-fit" rel="noopener">https://worldcomgroup.com/hire-talent-not-fit</a><br />Fonti: <a href="https://www.bitmat.it/blog/news/83576/employer-branding-1-azienda-su-3-non-riesce-ad-attrarre-i-talenti-migliori" rel="noopener">https://www.bitmat.it/blog/news/83576/employer-branding-1-azienda-su-3-non-riesce-ad-attrarre-i-talenti-migliori</a><br />Fonti: <a href="https://www.michaelpage.it/advice/consigli-di-management/business-insights/sei-strategie-attrarre-i-migliori-talenti" rel="noopener">https://www.michaelpage.it/advice/consigli-di-management/business-insights/sei-strategie-attrarre-i-migliori-talenti</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24739774</guid><pubDate>Thu, 02 Apr 2020 10:27:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24739774/come_attrarre_i_talenti.mp3" length="3680514" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per quale motivo oggi le aziende ricercano talenti?
Le cause principali di questa rincorsa, affannosa, sono da individuarsi nella globalizzazione con l’accelerazione dei processi e della comunicazione, nella pressione competitiva più agguerrita, nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per quale motivo oggi le aziende ricercano talenti?<br />Le cause principali di questa rincorsa, affannosa, sono da individuarsi nella globalizzazione con l’accelerazione dei processi e della comunicazione, nella pressione competitiva più agguerrita, nel cambiamento continuo dei modelli di business sempre più orientati a team agili per rispondere repentinamente ai cambiamenti di mercato, nell’innovazione tecnologica con la necessità di profili verticali e multidisciplinari e nella maggiore complessità dei mercati.<br /><br />Per risorse di talento si intendono persone che in prospettiva possono ricoprire posizioni strategiche per l’azienda e che presentano alcune caratteristiche come:<br />1)Curiosità e propensione al rischio<br />2)Capacità di apprendimento agile, veloce e adattabile<br />3)Con propensione al team working<br />4)Ambisce a traguardi sempre più ambiziosi<br />5)Sa gestire lo stress e presenta intelligenza emotiva<br />6)Sa vedere il mondo con occhi diversi<br /><br />Nelle aziende contemporanee il ruolo del HR è sempre più rilevante in quanto preposto ad attrarre e gestire i talenti, a contribuire nel guidare i nuovi valori aziendali e la loro diffusione, nel redigere piani formativi continui, costanti e personalizzati, nel creare processi di mentoring, nel coordinare la comunicazione interna ed esterna, nel determinare le policy, anche social, e nel supportare la governance nelle politiche di assessment.<br /><br />Si parla di Talent Management, quel framework che stabilisce la strategia di gestione dei talenti, che identifica i bacini di talenti su cui operare, monitora e gestisce il bacino di talenti nel tempo e studia e sviluppa processi di retention per circoscrivere gli abbandoni.<br /><br />La strategia di Talent Management deve prevedere l’integrazione di politiche di acquisizione dei talenti, di sviluppo della crescita professionale e di carriera, di sviluppo della leadeship, di gestione delle performance e la loro premialità e di gestione degli abbandoni.<br /><br />Alcuni studi dimostrano, soprattutto per la Generazione Z, che i talenti sono sempre più attratti da benefici intangibili come i valori e la cultura aziendale, una leadership convocativa, un buon equilibrio vita-lavoro e possibilità di carriera e crescita professionale, anche grazie a un piano formativo interno ed esterno (anche esperienze all’estero).<br />Anche quando scendiamo nei benefici tangibili, e quindi quantificabili, si scopre che attraggono molto più benefits come l’assicurazione medica, l’accesso a strumenti di condivisione e collaborazione, lo smart working e solo nelle ultime posizioni il denaro come premialità o aumento di remunerazione.<br /><br />Per poter attrarre talenti, dando per implicito i valori condivisi all’interno dell’azienda, bisogna investire nella qualità del proprio sito internet, il primo acceso del talento al brand, che deve chiaramente rappresentare i valori aziendali, con messaggi che devono suscitare emozioni e desideri, mostrare, possibilmente, una pagina dedicata alle prospettive di crescita all’interno dell’azienda. (es. <a href="https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values" rel="noopener">https://www.accenture.com/it-it/careers/team-culture-values</a> ).<br />È importante presidiare all’interno dei Carrer Book o partecipare e organizzare giornate di incontro con giovani laureati, creando magari, anche in collaborazione con Università e Master, workshop o BootCamp (campi di addestramento) per testare e reclutare giovani talenti.<br /><br />Ed infine attivare una comunicazione costante con le diverse community attraverso presentazione di articoli, video blog, libri, presentazioni, webinar ecc..<br /><br />Fonti: <a href="https://www.manageritalia.it/it/lavoro/come-assumere-i-talenti-migliori" rel="noopener">https://www.manageritalia.it/it/lavoro/come-assumere-i-talenti-migliori</a><br />Fonti: <a href="https://worldcomgroup.com/hire-talent-not-fit"...]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>bisogni,inclusione,intangibili,partecipazione,smartworking,talenti,tangibili,vmm,work-life-balance</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/287cda37310970b04a9ad789bf9b8ccf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La gestione del cambiamento nei nuovi spazi lavorativi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-gestione-del-cambiamento-nei-nuovi-spazi-lavorativi--24707512</link><description><![CDATA[Per Smartworking non si intende solo il lavoro da casa o su postazioni mobili, ma è un processo, interno ed esterno, che trasforma il mindset aziendale in qualcosa di “intelligente” e quindi allocato in maniera ottimale per le persone e il loro sviluppo.<br />Anche un progetto di nuova sede o di riqualificazione di quella in essere è da considerare un progetto smart; se strutturato per le persone e la loro crescita, per la collaborazione, co-parcecipazione e co-creazione, con l’utilizzo di tecnologie abilitanti, con spazi condivisi e di privacy, con spazi “hub”, dotata di strutture tecnologiche (connessione, device, postazioni mobili..).<br /><br />Quando in azienda è necessario cambiare sede o rivalutare gli spazi esistenti per poter ricreare un ambiente produttivo bisogna:<br />-Definire le strategie<br />-Analizzare gli spazi ufficio<br />-Studiare nuove disposizioni spaziali<br />-Valutare nuovi modelli organizzativi (anche fisici)<br />-SUPPORTARE (PREPARARE) LE PERSONE AL CAMBIAMENTO.<br /><br />La funzione del Workplace Change Management è di aiutare le resistenze delle persone (al cambiamento) a trasformare le paure, i timori e le resistenze in entusiasmo, proattività e partecipazione.<br /><br />Tutti i profili all’interno di una realtà aziendale sono coinvolti e dovranno partecipare per condividere i benefici e l’utilità della nuova struttura smart.<br /><br />Tendenzialmente le persone sono spaventate dal cambiamento; il cervello umano non è a suo agio in ambienti non conosciuti, è sempre alla ricerca di risparmi energetici, è il motivo per cui ci sentiamo a casa in ambienti che conosciamo, perché essendo molto pigro si blocca davanti all’ignoto.<br /><br />In questa fase è fondamentale sostenere workshop a tutti i livelli organizzativi (partendo da CDA e leadership) per definire la vision e i valori che si vogliono condividere grazie a confronti, definizione degli obiettivi, rappresentazioni di immagini di cluster, processi di gamification.<br /><br />L’obiettivo è di comunicare, diffondere e aiutare a comprendere le motivazioni ma soprattutto i vantaggi della nuova vision aziendale.<br /><br />Seguono le interviste, le survey e colloqui informali ed individuali per comprendere le maggiori resistenze e le incomprensioni ricorrenti.<br /><br />Un metodo pratico ed efficace può essere la simulazione di una giornata tipo nei nuovi spazi ufficio (role paly) per poter far comprendere, in modo esperienziale, le diverse funzionalità spaziali, la nuova impostazione degli uffici e l’accessibilità alle tecnologie, i nuovi spazi di incontro comuni e gli spazi di privacy, gli spazi per le postazioni mobili o per le call conference.<br /><br />Ovviamente è necessario attivare una comunicazione attiva, costante ed esplicativa degli obiettivi e vantaggi del cambiamento, creando una community o intranet aziendale, attivando un processo di mailing (newsletter), innescando i social network (anche per la condivisione esterna).<br /><br />Dopo una prima fase di assessment per identificazione delle resistenze e del coinvolgimento bisogna identificare un “ambassador” (change ambassador), che avrà mostrato entusiasmo al cambiamento, che abbia una notevole apertura mentale, che abbracci la vision, che avrà il ruolo di fare da portavoce e di coinvolgere, dal basso, il team.<br /><br />Il change ambassador dovrà essere formato e informato nel dettaglio degli obiettivi e del processo di trasformazione smart.<br /><br />È consigliabile il giorno di entrata nella nuova sede, o in quella riqualificata, preparare un “welcome day” con una presentazione, informale, dei nuovi spazi e delle nuove facilities in uso con la partecipazione attiva del board.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24707512</guid><pubDate>Wed, 01 Apr 2020 11:40:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24707512/la_gestione_del_cambiamento.mp3" length="3885678" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per Smartworking non si intende solo il lavoro da casa o su postazioni mobili, ma è un processo, interno ed esterno, che trasforma il mindset aziendale in qualcosa di “intelligente” e quindi allocato in maniera ottimale per le persone e il loro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per Smartworking non si intende solo il lavoro da casa o su postazioni mobili, ma è un processo, interno ed esterno, che trasforma il mindset aziendale in qualcosa di “intelligente” e quindi allocato in maniera ottimale per le persone e il loro sviluppo.<br />Anche un progetto di nuova sede o di riqualificazione di quella in essere è da considerare un progetto smart; se strutturato per le persone e la loro crescita, per la collaborazione, co-parcecipazione e co-creazione, con l’utilizzo di tecnologie abilitanti, con spazi condivisi e di privacy, con spazi “hub”, dotata di strutture tecnologiche (connessione, device, postazioni mobili..).<br /><br />Quando in azienda è necessario cambiare sede o rivalutare gli spazi esistenti per poter ricreare un ambiente produttivo bisogna:<br />-Definire le strategie<br />-Analizzare gli spazi ufficio<br />-Studiare nuove disposizioni spaziali<br />-Valutare nuovi modelli organizzativi (anche fisici)<br />-SUPPORTARE (PREPARARE) LE PERSONE AL CAMBIAMENTO.<br /><br />La funzione del Workplace Change Management è di aiutare le resistenze delle persone (al cambiamento) a trasformare le paure, i timori e le resistenze in entusiasmo, proattività e partecipazione.<br /><br />Tutti i profili all’interno di una realtà aziendale sono coinvolti e dovranno partecipare per condividere i benefici e l’utilità della nuova struttura smart.<br /><br />Tendenzialmente le persone sono spaventate dal cambiamento; il cervello umano non è a suo agio in ambienti non conosciuti, è sempre alla ricerca di risparmi energetici, è il motivo per cui ci sentiamo a casa in ambienti che conosciamo, perché essendo molto pigro si blocca davanti all’ignoto.<br /><br />In questa fase è fondamentale sostenere workshop a tutti i livelli organizzativi (partendo da CDA e leadership) per definire la vision e i valori che si vogliono condividere grazie a confronti, definizione degli obiettivi, rappresentazioni di immagini di cluster, processi di gamification.<br /><br />L’obiettivo è di comunicare, diffondere e aiutare a comprendere le motivazioni ma soprattutto i vantaggi della nuova vision aziendale.<br /><br />Seguono le interviste, le survey e colloqui informali ed individuali per comprendere le maggiori resistenze e le incomprensioni ricorrenti.<br /><br />Un metodo pratico ed efficace può essere la simulazione di una giornata tipo nei nuovi spazi ufficio (role paly) per poter far comprendere, in modo esperienziale, le diverse funzionalità spaziali, la nuova impostazione degli uffici e l’accessibilità alle tecnologie, i nuovi spazi di incontro comuni e gli spazi di privacy, gli spazi per le postazioni mobili o per le call conference.<br /><br />Ovviamente è necessario attivare una comunicazione attiva, costante ed esplicativa degli obiettivi e vantaggi del cambiamento, creando una community o intranet aziendale, attivando un processo di mailing (newsletter), innescando i social network (anche per la condivisione esterna).<br /><br />Dopo una prima fase di assessment per identificazione delle resistenze e del coinvolgimento bisogna identificare un “ambassador” (change ambassador), che avrà mostrato entusiasmo al cambiamento, che abbia una notevole apertura mentale, che abbracci la vision, che avrà il ruolo di fare da portavoce e di coinvolgere, dal basso, il team.<br /><br />Il change ambassador dovrà essere formato e informato nel dettaglio degli obiettivi e del processo di trasformazione smart.<br /><br />È consigliabile il giorno di entrata nella nuova sede, o in quella riqualificata, preparare un “welcome day” con una presentazione, informale, dei nuovi spazi e delle nuove facilities in uso con la partecipazione attiva del board.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>change ambassador,smartworking,vmm,welcome day,workplace change management,workshop</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c06516fa1c3722317d26b23ce690351.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos'è lo SmartWorking?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-lo-smartworking--24672029</link><description><![CDATA[Mai come in questo periodo storico le aziende, e le persone, sentono la necessità dello smart working come processo di continuità lavorativa, ma in realtà non è un processo da implementare, da utilizzare per necessità, ma è una cultura aziendale, che abbraccia tutti i settori e le funzioni interne, che coinvolge e aiuta a sviluppare responsabilità ed autonomia; per poter fare ciò è fondamentale agire su nuove modalità di lavoro, nuovi strumenti di condivisione e nuovi spazi di collaborazione.<br /><br />Per nuove modalità di lavoro si intende la capacità di lavorare con maggiore libertà e di organizzare il proprio lavoro con responsabilità, non più ad ore ma ad obiettivo e tasks; bisogna lavorare su obiettivi e risultati, non sul consenso che occupa molto tempo nel processo decisionale, ma le persone devono organizzarsi il proprio lavoro secondo principi di delivery, del fare, anche sbagliando ma facendo in modo da poter portare in esecuzione azioni misurabili da migliorare.<br />E’ necessario creare approcci virtuali di lavoro in team, le persone possono essere anche lontane fisicamente ma deve essere possibile poter co-partecipare e condividere lo sviluppo del lavoro.<br />I team devono imparare a collaborare con approccio agile o lean, quindi senza gerarchie, con la possibilità di prendere decisioni, anche sbagliando, ma di agire, di portare in esecuzione azioni veloci ed efficaci che permettono di intervenire in un mercato con cambiamenti, e crisi, repentini.<br /><br />Ovviamente servono anche nuovi strumenti necessari per poter svolgere il lavoro in smartworking, che non è solo il pc, ma per esempio piattaforme di condivisione e di collaborazione, che permettono quindi di poter lavorare, avendo accesso a tutte le informazioni aziendali necessarie, anche da luoghi differenti, di poter condividere l’avanzamento del lavoro, idee, tasks e attività comuni; per esempio con tool come Trello, Asana, Salesforce e altri. <br />Deve essere consentito l’accesso digitale a queste piattaforme, dallo smartphone al laptop, dalla connessione ai prodotti in cloud, alle piattaforme di condivisione fino alle piattaforme di innovazione che permettono di far emergere idee innovative dal basso e sviluppare nuovi processi, come per esempio Yammer che è un social interno aziendale con cui è possibile collaborare per nuove idee, nuovi progetti e nuovi servizi o Slack che permette di comunicare, tramite messaggi, in maniera istantanea.<br /><br />Ed in ultimo sono necessari nuovi spazi collaborativi, intesi come la possibilità di avere l’ufficio ovunque, e poter essere sempre attivo quando lo desideriamo.<br />Nuovi spazi vanno concepiti anche all’interno delle aziende, come spazi rimodulabili in base alle diverse esigenze, che comprendano luoghi di privacy, di co-working, per call conferenze ma anche, e soprattutto, di incontro e condivisione; l’angolo ristoro può diventare il luogo dove confrontarsi in modalità informale e prendere decisioni da attuare.<br /><br />Molti sono i benedici derivanti dall’utilizzo dello smartworking, dalla riduzione delle emissioni di CO2, con la riduzione delle persone che girano in macchina per raggiungere la sede, all’aumento della produttività incentrata sugli obiettivi da raggiungere, al miglior bilanciamento vita-lavoro, all’abbattimento di tempi morti per lo spostamento fino ad arrivare ad una maggiore capacità di attrarre nuovi talenti che sono sempre più restii al lavoro ad ore tradizionale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24672029</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2020 10:54:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24672029/cos_lo_smartworking.mp3" length="3525807" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Mai come in questo periodo storico le aziende, e le persone, sentono la necessità dello smart working come processo di continuità lavorativa, ma in realtà non è un processo da implementare, da utilizzare per necessità, ma è una cultura aziendale, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mai come in questo periodo storico le aziende, e le persone, sentono la necessità dello smart working come processo di continuità lavorativa, ma in realtà non è un processo da implementare, da utilizzare per necessità, ma è una cultura aziendale, che abbraccia tutti i settori e le funzioni interne, che coinvolge e aiuta a sviluppare responsabilità ed autonomia; per poter fare ciò è fondamentale agire su nuove modalità di lavoro, nuovi strumenti di condivisione e nuovi spazi di collaborazione.<br /><br />Per nuove modalità di lavoro si intende la capacità di lavorare con maggiore libertà e di organizzare il proprio lavoro con responsabilità, non più ad ore ma ad obiettivo e tasks; bisogna lavorare su obiettivi e risultati, non sul consenso che occupa molto tempo nel processo decisionale, ma le persone devono organizzarsi il proprio lavoro secondo principi di delivery, del fare, anche sbagliando ma facendo in modo da poter portare in esecuzione azioni misurabili da migliorare.<br />E’ necessario creare approcci virtuali di lavoro in team, le persone possono essere anche lontane fisicamente ma deve essere possibile poter co-partecipare e condividere lo sviluppo del lavoro.<br />I team devono imparare a collaborare con approccio agile o lean, quindi senza gerarchie, con la possibilità di prendere decisioni, anche sbagliando, ma di agire, di portare in esecuzione azioni veloci ed efficaci che permettono di intervenire in un mercato con cambiamenti, e crisi, repentini.<br /><br />Ovviamente servono anche nuovi strumenti necessari per poter svolgere il lavoro in smartworking, che non è solo il pc, ma per esempio piattaforme di condivisione e di collaborazione, che permettono quindi di poter lavorare, avendo accesso a tutte le informazioni aziendali necessarie, anche da luoghi differenti, di poter condividere l’avanzamento del lavoro, idee, tasks e attività comuni; per esempio con tool come Trello, Asana, Salesforce e altri. <br />Deve essere consentito l’accesso digitale a queste piattaforme, dallo smartphone al laptop, dalla connessione ai prodotti in cloud, alle piattaforme di condivisione fino alle piattaforme di innovazione che permettono di far emergere idee innovative dal basso e sviluppare nuovi processi, come per esempio Yammer che è un social interno aziendale con cui è possibile collaborare per nuove idee, nuovi progetti e nuovi servizi o Slack che permette di comunicare, tramite messaggi, in maniera istantanea.<br /><br />Ed in ultimo sono necessari nuovi spazi collaborativi, intesi come la possibilità di avere l’ufficio ovunque, e poter essere sempre attivo quando lo desideriamo.<br />Nuovi spazi vanno concepiti anche all’interno delle aziende, come spazi rimodulabili in base alle diverse esigenze, che comprendano luoghi di privacy, di co-working, per call conferenze ma anche, e soprattutto, di incontro e condivisione; l’angolo ristoro può diventare il luogo dove confrontarsi in modalità informale e prendere decisioni da attuare.<br /><br />Molti sono i benedici derivanti dall’utilizzo dello smartworking, dalla riduzione delle emissioni di CO2, con la riduzione delle persone che girano in macchina per raggiungere la sede, all’aumento della produttività incentrata sugli obiettivi da raggiungere, al miglior bilanciamento vita-lavoro, all’abbattimento di tempi morti per lo spostamento fino ad arrivare ad una maggiore capacità di attrarre nuovi talenti che sono sempre più restii al lavoro ad ore tradizionale.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>agile,co-working,delivery,obiettivo,responsabilità,smartworking,trello,vmm,yammer</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c776b6096a294866f8ce9661c6b77535.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Geolocalizzazione per una comunicazione diretta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/geolocalizzazione-per-una-comunicazione-diretta--24497587</link><description><![CDATA[Come si è evoluto il sistema di geolocalizzazione? Quali attività svolge?<br /><br />Prima, ma anche oggi si fa, il marketing avveniva per prossimità, esclusivamente tramite cartacea o passaparola; si producevano enormi quantità di volantini e materiale che venivano inseriti nelle caselle postali o distribuiti all’interno dei punti vendita per aumentare l’awareness.<br /><br />Il primo cambiamento si è ottenuto con il marketing di prossimità digitale grazie all’avvento di internet, quindi si è potuto trasformare il cartaceo in mail e, successivamente all’acquisizione o creazione di un database, inviare direttamente su posta personale il contenuto. Molte aziende hanno iniziato a targettizzare il processo di e-mail marketing consentendo di inviare comunicazioni personalizzate sulla base di criteri oggettivi come città, zona, prefisso o cap.<br /><br />Un ulteriore cambiamento si è avuto con l’avvento del mobile, con la comunicazione marketing mobile, sfruttando la possibilità di comunicare con gli utenti mediante messaggi istantanei o video messaggi.<br /><br />Un successivo passaggio si è avuto con la tecnologia Bluetooth, che consiste nel poter inviare dati su reti senza fili. Passando davanti ad uno store si attiva un processo di messaggistica che ricevi.<br /><br />I limiti di questa tecnologia, che non ne hanno permesso lo sviluppo, sta nel dover accettare, da parte del ricevente, il contenuto e dover tenere acceso il bluetooth.<br /><br />Sicuramente un altro strumento di geolocalizzazione arrivato nel tempo deriva proprio da internet che tramite l’indirizzo IP della macchina connessa ti localizza e comunica con te tenendo presente i fattori socio-demografici. Google rappresenta l’esempio più evidente, anche se anche questi strumenti presentano dei limiti in quando non sempre il nostro IP corrisponde al luogo in cui siamo.<br /><br />Con l’avvento del satellitare oggi è possibile tracciare tutti i percorsi di maggiore frequenza ed indirizzare il consumatore verso direzioni commerciali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24497587</guid><pubDate>Sat, 28 Mar 2020 09:09:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24497587/originale_audio.mp3" length="2039202" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come si è evoluto il sistema di geolocalizzazione? Quali attività svolge?

Prima, ma anche oggi si fa, il marketing avveniva per prossimità, esclusivamente tramite cartacea o passaparola; si producevano enormi quantità di volantini e materiale che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come si è evoluto il sistema di geolocalizzazione? Quali attività svolge?<br /><br />Prima, ma anche oggi si fa, il marketing avveniva per prossimità, esclusivamente tramite cartacea o passaparola; si producevano enormi quantità di volantini e materiale che venivano inseriti nelle caselle postali o distribuiti all’interno dei punti vendita per aumentare l’awareness.<br /><br />Il primo cambiamento si è ottenuto con il marketing di prossimità digitale grazie all’avvento di internet, quindi si è potuto trasformare il cartaceo in mail e, successivamente all’acquisizione o creazione di un database, inviare direttamente su posta personale il contenuto. Molte aziende hanno iniziato a targettizzare il processo di e-mail marketing consentendo di inviare comunicazioni personalizzate sulla base di criteri oggettivi come città, zona, prefisso o cap.<br /><br />Un ulteriore cambiamento si è avuto con l’avvento del mobile, con la comunicazione marketing mobile, sfruttando la possibilità di comunicare con gli utenti mediante messaggi istantanei o video messaggi.<br /><br />Un successivo passaggio si è avuto con la tecnologia Bluetooth, che consiste nel poter inviare dati su reti senza fili. Passando davanti ad uno store si attiva un processo di messaggistica che ricevi.<br /><br />I limiti di questa tecnologia, che non ne hanno permesso lo sviluppo, sta nel dover accettare, da parte del ricevente, il contenuto e dover tenere acceso il bluetooth.<br /><br />Sicuramente un altro strumento di geolocalizzazione arrivato nel tempo deriva proprio da internet che tramite l’indirizzo IP della macchina connessa ti localizza e comunica con te tenendo presente i fattori socio-demografici. Google rappresenta l’esempio più evidente, anche se anche questi strumenti presentano dei limiti in quando non sempre il nostro IP corrisponde al luogo in cui siamo.<br /><br />Con l’avvento del satellitare oggi è possibile tracciare tutti i percorsi di maggiore frequenza ed indirizzare il consumatore verso direzioni commerciali.]]></itunes:summary><itunes:duration>128</itunes:duration><itunes:keywords>bluetooth,e-mail marketing,geolocalizzazione,marketing mobile,satellitare,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ee163441779eb7a1647902eb63bdec18.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I Social Media come strumenti di feedback</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-social-media-come-strumenti-di-feedback--24301401</link><description><![CDATA[I social media sono diventati uno strumento molto importante per poter generare nuove idee e nuovi prodotti/servizi (crowdsourcing) e poter generare analisi di mercato dettagliate sul prodotto/servizio e la sua percezione.<br /><br />Nel primo caso si utilizza la rete, nello specifico piattaforme social, per generare, attraverso la co-partecipazione di tutta l’audience, nuove idee e nuove esperienze utente.<br /><br />È il caso in Italia della Mulino Bianco che tramite la community “il mulino che vorrei” è in continuo rapporto con gli utenti per creare nuovi prodotti, nuove esperienze o semplicemente un nuovo nome prodotto, premiando l’utente, con brand Experience, che ha vinto il concorso indetto per esempio.<br /><br />Ovviamente è un processo che richiede estrema trasparenza, genuinità nell’approccio e capacità di saper ascoltare e cogliere, nel ronzio generale, strumenti utili da testare e portare in esecuzione.<br /><br />Cosa diversa è una ricerca di mercato in cui un brand chiede un’opinione su un prodotto o servizio offerto, in questo caso è necessario tenere in considerazione che i dati ricavati hanno natura ottimistica, in quanto coinvolge soprattutto persone legate al brand, e che non è possibile dialogare solo attraverso questionari ma bisogna far testare il prodotto o servizio a un ristretto gruppo di utenti, che siano early adopter, quindi predisposti alle novità, o influencer o band ambassador, a quelli che possono essere dei comuni utenti.<br /><br />In tutti i casi bisogna prevedere una forma di ricompensa per l’attività che stiamo richiedendo, attraverso la valorizzazione dei più partecipativi, sistemi di Loyalty o in alcuni casi omaggiare il prodotto servizio che si sta testando.<br /><br />L’ingaggio degli influencer può essere un traino importante in quando personaggi considerati esperti di settore e quindi credibili e autorevoli, ma il brand si sottopone alla libertà di giudizio dell’influencer che in modo trasparente esprimerà la propria opinione basata sulla sua esperienza e questa potrebbe non essere positiva generando un feedback negativo e quindi sortendo un risultano non atteso.<br /><br />In ultimo è possibile ingaggiare gli ambassador del brand, ossia gli amanti della marca, che sono coloro che credono nella marca e nei loro valori e nel modo di comunicarli.<br /><br />Bisogna coinvolgerli, andarli a ricercare, per potergli far vivere il brand dall’interno senza stimolare nessuna comunicazione ma lasciarli liberi di esprimersi in maniera naturale.<br /><br />L’importante è farlo sentire parte di un percorso di coinvolgimento, come un percorso personalizzato e unico, ma soprattutto dove siano liberi di esprimere le loro opinioni.<br /><br />Per questi motivi prima di intraprendere attività di crowdsourcing o feedback di mercato è meglio decidere preventivamente quale approccio intraprendere per poter generare valore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24301401</guid><pubDate>Wed, 25 Mar 2020 18:12:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24301401/originale_audio.mp3" length="2969946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>I social media sono diventati uno strumento molto importante per poter generare nuove idee e nuovi prodotti/servizi (crowdsourcing) e poter generare analisi di mercato dettagliate sul prodotto/servizio e la sua percezione.

Nel primo caso si utilizza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I social media sono diventati uno strumento molto importante per poter generare nuove idee e nuovi prodotti/servizi (crowdsourcing) e poter generare analisi di mercato dettagliate sul prodotto/servizio e la sua percezione.<br /><br />Nel primo caso si utilizza la rete, nello specifico piattaforme social, per generare, attraverso la co-partecipazione di tutta l’audience, nuove idee e nuove esperienze utente.<br /><br />È il caso in Italia della Mulino Bianco che tramite la community “il mulino che vorrei” è in continuo rapporto con gli utenti per creare nuovi prodotti, nuove esperienze o semplicemente un nuovo nome prodotto, premiando l’utente, con brand Experience, che ha vinto il concorso indetto per esempio.<br /><br />Ovviamente è un processo che richiede estrema trasparenza, genuinità nell’approccio e capacità di saper ascoltare e cogliere, nel ronzio generale, strumenti utili da testare e portare in esecuzione.<br /><br />Cosa diversa è una ricerca di mercato in cui un brand chiede un’opinione su un prodotto o servizio offerto, in questo caso è necessario tenere in considerazione che i dati ricavati hanno natura ottimistica, in quanto coinvolge soprattutto persone legate al brand, e che non è possibile dialogare solo attraverso questionari ma bisogna far testare il prodotto o servizio a un ristretto gruppo di utenti, che siano early adopter, quindi predisposti alle novità, o influencer o band ambassador, a quelli che possono essere dei comuni utenti.<br /><br />In tutti i casi bisogna prevedere una forma di ricompensa per l’attività che stiamo richiedendo, attraverso la valorizzazione dei più partecipativi, sistemi di Loyalty o in alcuni casi omaggiare il prodotto servizio che si sta testando.<br /><br />L’ingaggio degli influencer può essere un traino importante in quando personaggi considerati esperti di settore e quindi credibili e autorevoli, ma il brand si sottopone alla libertà di giudizio dell’influencer che in modo trasparente esprimerà la propria opinione basata sulla sua esperienza e questa potrebbe non essere positiva generando un feedback negativo e quindi sortendo un risultano non atteso.<br /><br />In ultimo è possibile ingaggiare gli ambassador del brand, ossia gli amanti della marca, che sono coloro che credono nella marca e nei loro valori e nel modo di comunicarli.<br /><br />Bisogna coinvolgerli, andarli a ricercare, per potergli far vivere il brand dall’interno senza stimolare nessuna comunicazione ma lasciarli liberi di esprimersi in maniera naturale.<br /><br />L’importante è farlo sentire parte di un percorso di coinvolgimento, come un percorso personalizzato e unico, ma soprattutto dove siano liberi di esprimere le loro opinioni.<br /><br />Per questi motivi prima di intraprendere attività di crowdsourcing o feedback di mercato è meglio decidere preventivamente quale approccio intraprendere per poter generare valore.]]></itunes:summary><itunes:duration>186</itunes:duration><itunes:keywords>analisi di mercato,band ambassador,co-partecipazione,crowdsourcing,early adopter,feedback di mercato,influencer,loyalty,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3aebc88d5aafb17c4d04d5cd1d183b3e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Alcuni strumenti di Geo-mobile Marketing</title><link>https://www.spreaker.com/episode/alcuni-strumenti-di-geo-mobile-marketing--24247422</link><description><![CDATA[Il sistema GPS è gestito dal governo degli Stati Uniti d’America, ma non per molto, ed è liberamente accessibile da chiunque dotato di ricevitore GPS, esempio smartphone o navigatore.<br /><br />Le caratteristiche sono il segnale di origine satellitare, precisione nell’ordine di pochi metri e la possibilità di collegare punti equidistanti.<br /><br />Con lo sviluppo della tecnologia GPS è stato possibile creare strategie di Geolocalizzazione Marketing ed è stato possibile dare vita ai Social Network.<br /><br />Tra le principali attività di Marketing Geolocalizzato ci sono:<br /><br />1)      Le App geolocalizzate, che per esempio in base alla localizzazione ricevere informazioni utili in torno a noi in un determinato momento, taxi, ristoranti, ospedali ecc<br />Le aziende devono essere presenti sui motori che alimentano queste app per poter essere trovate.<br /><br />2)      Google Local Search, che utilizza un servizio di geolocalizzazione delle ricerche da parte degli utenti con rilascio di informazioni. Google tramite la vendita di keywords, la Sem, offre alle aziende la possibilità di pubblicare annunci in una determinata area geografica, sul mobile e ha permesso di sfruttare le potenzialità del GooglePlaces.<br /><br />3)      Augumented reality, la realtà aumentata, che è una tecnologia ancora poco sfruttata, che tramite l’utilizzo dello smartphone permette di estendere la realtà. Per esempio con la telecamera indicare un luogo e il servizio di trasporto ci indica le fermate più vicine e il percorso migliore.<br /><br />4)      Media Geolocalizzato che permette la visualizzazione di messaggi targettizzati sulla base della posizione precisa dell’utente.<br />Esempio il Meteo che in base alla posizione trasmette contenuti dettagliati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24247422</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2020 12:36:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24247422/audio_originale.mp3" length="1812771" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il sistema GPS è gestito dal governo degli Stati Uniti d’America, ma non per molto, ed è liberamente accessibile da chiunque dotato di ricevitore GPS, esempio smartphone o navigatore.

Le caratteristiche sono il segnale di origine satellitare,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il sistema GPS è gestito dal governo degli Stati Uniti d’America, ma non per molto, ed è liberamente accessibile da chiunque dotato di ricevitore GPS, esempio smartphone o navigatore.<br /><br />Le caratteristiche sono il segnale di origine satellitare, precisione nell’ordine di pochi metri e la possibilità di collegare punti equidistanti.<br /><br />Con lo sviluppo della tecnologia GPS è stato possibile creare strategie di Geolocalizzazione Marketing ed è stato possibile dare vita ai Social Network.<br /><br />Tra le principali attività di Marketing Geolocalizzato ci sono:<br /><br />1)      Le App geolocalizzate, che per esempio in base alla localizzazione ricevere informazioni utili in torno a noi in un determinato momento, taxi, ristoranti, ospedali ecc<br />Le aziende devono essere presenti sui motori che alimentano queste app per poter essere trovate.<br /><br />2)      Google Local Search, che utilizza un servizio di geolocalizzazione delle ricerche da parte degli utenti con rilascio di informazioni. Google tramite la vendita di keywords, la Sem, offre alle aziende la possibilità di pubblicare annunci in una determinata area geografica, sul mobile e ha permesso di sfruttare le potenzialità del GooglePlaces.<br /><br />3)      Augumented reality, la realtà aumentata, che è una tecnologia ancora poco sfruttata, che tramite l’utilizzo dello smartphone permette di estendere la realtà. Per esempio con la telecamera indicare un luogo e il servizio di trasporto ci indica le fermate più vicine e il percorso migliore.<br /><br />4)      Media Geolocalizzato che permette la visualizzazione di messaggi targettizzati sulla base della posizione precisa dell’utente.<br />Esempio il Meteo che in base alla posizione trasmette contenuti dettagliati.]]></itunes:summary><itunes:duration>114</itunes:duration><itunes:keywords>app geolocalizzate,augumented reality,geolocalizzazione marketing,google local search,media geolocalizzato,realtà aumentata,sistema gps,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1638f05a45c10a7a5c9bb3c9873d244f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>CRM tradizionale e Social CRM1</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crm-tradizionale-e-social-crm1--24064474</link><description><![CDATA[Il CRM è l’approccio strategico attraverso cui l’azienda acquisisce, mantiene e sviluppa la relazione con il cliente mantenendo un livello alto di soddisfazione nel tempo.<br /><br />Nasce negli anni ‘90 con l’introduzione dei programmi fedeltà che permetteva di ricevere premi o accumulare punti, lato consumatori, e raccogliere dati e informazioni utili, lato azienda.<br /><br />Nel tempo il CRM ha acquisito sempre più funzioni che sono esplose con l’entrata dei social network che hanno permesso di amplificare i punti di contatto generando infiniti dati da analizzare.<br /><br />Il nuovo approccio permette di rilevare dati puntuali di consumo, ricevere tutte le informazioni socio-demografiche e di estrapolare informazioni che descrivono esattamente chi siamo, cosa desideriamo, quali interessi abbiamo e cosa condividiamo.<br /><br />L’evoluzione del CRM conferma la centralità delle persone e dei relativi comportamenti ampliando i punti di contatto e aggregazione social.<br /><br />La Digital Customer Relationship, o Social CRM, pone al centro la persona in quanto tale prima di considerarla un consumatore, per analizzare i dati vengono raccolti da tutte le conversazioni, i dialoghi e commenti presenti sui social.<br /><br />Il modello di riferimento e simile al CRM tradizionale nell’approccio analitico, ma rivolto anche a dati destrutturati, nell’aspetto operativo, ma con maggiori variabili da tradurre in azioni, all’aspetto collaborativo, che ha la sua massima espressione nella recezione di stimoli e contenuti degli utenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24064474</guid><pubDate>Thu, 19 Mar 2020 17:58:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24064474/crm_tradizionale_e_social_crm1.mp3" length="1467495" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il CRM è l’approccio strategico attraverso cui l’azienda acquisisce, mantiene e sviluppa la relazione con il cliente mantenendo un livello alto di soddisfazione nel tempo.

Nasce negli anni ‘90 con l’introduzione dei programmi fedeltà che permetteva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il CRM è l’approccio strategico attraverso cui l’azienda acquisisce, mantiene e sviluppa la relazione con il cliente mantenendo un livello alto di soddisfazione nel tempo.<br /><br />Nasce negli anni ‘90 con l’introduzione dei programmi fedeltà che permetteva di ricevere premi o accumulare punti, lato consumatori, e raccogliere dati e informazioni utili, lato azienda.<br /><br />Nel tempo il CRM ha acquisito sempre più funzioni che sono esplose con l’entrata dei social network che hanno permesso di amplificare i punti di contatto generando infiniti dati da analizzare.<br /><br />Il nuovo approccio permette di rilevare dati puntuali di consumo, ricevere tutte le informazioni socio-demografiche e di estrapolare informazioni che descrivono esattamente chi siamo, cosa desideriamo, quali interessi abbiamo e cosa condividiamo.<br /><br />L’evoluzione del CRM conferma la centralità delle persone e dei relativi comportamenti ampliando i punti di contatto e aggregazione social.<br /><br />La Digital Customer Relationship, o Social CRM, pone al centro la persona in quanto tale prima di considerarla un consumatore, per analizzare i dati vengono raccolti da tutte le conversazioni, i dialoghi e commenti presenti sui social.<br /><br />Il modello di riferimento e simile al CRM tradizionale nell’approccio analitico, ma rivolto anche a dati destrutturati, nell’aspetto operativo, ma con maggiori variabili da tradurre in azioni, all’aspetto collaborativo, che ha la sua massima espressione nella recezione di stimoli e contenuti degli utenti.]]></itunes:summary><itunes:duration>92</itunes:duration><itunes:keywords>crm,digital customer relationship,persone,social crm,socio-demografiche,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d1320a5dd45ac4fe77301be700384846.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Data Management Platform per la normalizzazione dei dati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/data-management-platform-per-la-normalizzazione-dei-dati--23970899</link><description><![CDATA[Per poter effettuare una raccolta dati che ci permetta di mettere in campo azioni mirate, bisogna considerare il cambiamento del consumer journey dell’utente; non più lineare e rappresentato da un funnel, bisogno/ricerca/scelta/acquisto/utilizzo e post vendita, ma il processo di generazione dei dati segue un percorso variabile, fatto di continui punti di contatto sia interni che esterni all’azienda.<br /><br />Esistono dati raccolti dai social, da email, da campagne a pagamento, raccolti nei punti vendita oppure generati da transazioni on line o e-commerce.<br /><br />I dati esterni, o di terze parti, sono generati da piattaforme esterne come i social network, per esempio campagne di content marketing per dati insight gratuiti, oppure campagne di advertising per raccolta dati a pagamento.<br /><br />I dati interni, o di prima parte, sono generati dal CRM aziendale, che storicizza i dati, oppure raccolti da punti di contatto di proprietà, on e off line, come i web site, o i punti vendita, l’e-Commerce oppure una campagna di email marketing.<br /><br />Le principali piattaforme social mettono a disposizione i dati generati con azioni organiche e a pagamento, per esempio Facebook con gli insight, YouTube o Twitter Insight.<br /><br />Questi dati permettono sia in fase di pianificazione della campagna di advertising di targettizzare l’audience a cui rivolgersi utilizzando dati strutturati (età, sesso, localizzazione ecc) ma anche destrutturati (gusti, sentimenti, ciò che piace ecc), sia in fase di analisi post attività per migliorare il consumer journey stabilito, come valutare l’impatto in termini di awareness, engagement, conversione, vendita e post vendita.<br /><br />I dati interni possono essere raccolti dal sito web con i form oppure con i social login oppure con le interazioni e le conversioni con il sito, ma anche da campagne di proprietà come Google Ads, email marketing, o attività nei punti vendita o nel commercio elettronico.<br /><br />Ogni fonte avrà un’archiviazione e un utilizzo differente a seconda che siano dati raccolti da terze parti, Data Management Platform di terze parti, in questo caso è come se affittassimo i dati da utilizzare, oppure raccolti nel CRM aziendale, e riguarderanno direttamente i nostri clienti, oppure in un Data Management Platform aziendale, in cui sono presenti i dati da campagne e attività di proprietà.<br /><br />Affinché sia possibile raccoglierli in una unica visione che permetta di attivare azioni mirate i dati devono essere normalizzati, cioè raccolti, sistematizzati e implementati a supporto della strategia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23970899</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2020 09:08:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23970899/data.mp3" length="2716410" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter effettuare una raccolta dati che ci permetta di mettere in campo azioni mirate, bisogna considerare il cambiamento del consumer journey dell’utente; non più lineare e rappresentato da un funnel, bisogno/ricerca/scelta/acquisto/utilizzo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter effettuare una raccolta dati che ci permetta di mettere in campo azioni mirate, bisogna considerare il cambiamento del consumer journey dell’utente; non più lineare e rappresentato da un funnel, bisogno/ricerca/scelta/acquisto/utilizzo e post vendita, ma il processo di generazione dei dati segue un percorso variabile, fatto di continui punti di contatto sia interni che esterni all’azienda.<br /><br />Esistono dati raccolti dai social, da email, da campagne a pagamento, raccolti nei punti vendita oppure generati da transazioni on line o e-commerce.<br /><br />I dati esterni, o di terze parti, sono generati da piattaforme esterne come i social network, per esempio campagne di content marketing per dati insight gratuiti, oppure campagne di advertising per raccolta dati a pagamento.<br /><br />I dati interni, o di prima parte, sono generati dal CRM aziendale, che storicizza i dati, oppure raccolti da punti di contatto di proprietà, on e off line, come i web site, o i punti vendita, l’e-Commerce oppure una campagna di email marketing.<br /><br />Le principali piattaforme social mettono a disposizione i dati generati con azioni organiche e a pagamento, per esempio Facebook con gli insight, YouTube o Twitter Insight.<br /><br />Questi dati permettono sia in fase di pianificazione della campagna di advertising di targettizzare l’audience a cui rivolgersi utilizzando dati strutturati (età, sesso, localizzazione ecc) ma anche destrutturati (gusti, sentimenti, ciò che piace ecc), sia in fase di analisi post attività per migliorare il consumer journey stabilito, come valutare l’impatto in termini di awareness, engagement, conversione, vendita e post vendita.<br /><br />I dati interni possono essere raccolti dal sito web con i form oppure con i social login oppure con le interazioni e le conversioni con il sito, ma anche da campagne di proprietà come Google Ads, email marketing, o attività nei punti vendita o nel commercio elettronico.<br /><br />Ogni fonte avrà un’archiviazione e un utilizzo differente a seconda che siano dati raccolti da terze parti, Data Management Platform di terze parti, in questo caso è come se affittassimo i dati da utilizzare, oppure raccolti nel CRM aziendale, e riguarderanno direttamente i nostri clienti, oppure in un Data Management Platform aziendale, in cui sono presenti i dati da campagne e attività di proprietà.<br /><br />Affinché sia possibile raccoglierli in una unica visione che permetta di attivare azioni mirate i dati devono essere normalizzati, cioè raccolti, sistematizzati e implementati a supporto della strategia.]]></itunes:summary><itunes:duration>170</itunes:duration><itunes:keywords>consumer journey,crm,data management platform,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/af63704cd83f3af0839cc7c5cf8c0e83.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>DCR-Digital Customer Relationship</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dcr-digital-customer-relationship--23783163</link><description><![CDATA[Nella Digital Customer Relationship il mondo social viene analizzato per ricercare profili omogenei di interazione con la marca o con un argomento specifico, i segmenti, così è possibile individuare gli “influenzatori”, i “commentatori” e i “detrattori”, creando segmenti variabili scelti in base agli obiettivi e gli strumenti da utilizzare.<br /><br />Per esempio nel segmento “commentatori”, avendo l’obiettivo di stimolare la partecipazione per migliorare la reputazione, è possibile attivare azioni Earned, come micro concorsi, o Paid, come contenuti dedicati oppure attività nei canali fisici come coupon e offerte geolocalizzate.<br /><br />La vera sfida è integrare il CRM con il DCR, Digital Consumer Relationship, avendo come obiettivo da un lato implementare le vendite e dall’altro incrementare la conoscenza dei clienti per coglierne il valore, utilizzando dati di analisi strutturati e destrutturati, sviluppando offerte di beni e servizi ma anche di iniziative, contenuti ed esperienze, utilizzando canali fisici e digitali misurando il successo non solo sulla retemption e conversione ma anche sulla partecipazione, viralità e reputazione.<br /><br />Internamente bisogna diffondere la cultura digital e social, formando le persone facendole maturare in competenze e sviluppare un approccio univoco alla gestione della relazione con gli utenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23783163</guid><pubDate>Thu, 12 Mar 2020 09:31:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23783163/dcr_digital_customer_relationship.mp3" length="1521705" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Nella Digital Customer Relationship il mondo social viene analizzato per ricercare profili omogenei di interazione con la marca o con un argomento specifico, i segmenti, così è possibile individuare gli “influenzatori”, i “commentatori” e i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella Digital Customer Relationship il mondo social viene analizzato per ricercare profili omogenei di interazione con la marca o con un argomento specifico, i segmenti, così è possibile individuare gli “influenzatori”, i “commentatori” e i “detrattori”, creando segmenti variabili scelti in base agli obiettivi e gli strumenti da utilizzare.<br /><br />Per esempio nel segmento “commentatori”, avendo l’obiettivo di stimolare la partecipazione per migliorare la reputazione, è possibile attivare azioni Earned, come micro concorsi, o Paid, come contenuti dedicati oppure attività nei canali fisici come coupon e offerte geolocalizzate.<br /><br />La vera sfida è integrare il CRM con il DCR, Digital Consumer Relationship, avendo come obiettivo da un lato implementare le vendite e dall’altro incrementare la conoscenza dei clienti per coglierne il valore, utilizzando dati di analisi strutturati e destrutturati, sviluppando offerte di beni e servizi ma anche di iniziative, contenuti ed esperienze, utilizzando canali fisici e digitali misurando il successo non solo sulla retemption e conversione ma anche sulla partecipazione, viralità e reputazione.<br /><br />Internamente bisogna diffondere la cultura digital e social, formando le persone facendole maturare in competenze e sviluppare un approccio univoco alla gestione della relazione con gli utenti.]]></itunes:summary><itunes:duration>96</itunes:duration><itunes:keywords>commentatori,dcr,detrattori,digitalcostumerrelationship,influenzatori,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1d890b470f83a2c34e1876ec4215e972.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Risultati descritti, predittivi, prescrittivi e automatici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/risultati-descritti-predittivi-prescrittivi-e-automatici--23783130</link><description><![CDATA[I big data cambiano i processi aziendali supportando le decisioni, la gestione operativa e la capitalizzazione, impattando sui modelli organizzativi, basandoli sulle nuove competenze delle persone, conciliando il fattore umano con quello tecnologico.<br /><br />L’analisi dei dati può riportare risultati descrittivi, cioè orientati a descrivere la situazione attuale e passata dei processi aziendali, risultati predittivi, cioè che riescano a prevedere cosa può accadere in futuro, risultati prescrittivi, che hanno la capacità di proporre soluzioni operative e strategiche e risultati automatici, capaci di implementare autonomamente le azioni conseguenti.<br /><br />I big data sono utilizzati per aumentare le performance aziendali, come il fatturato, gestendo i dati di mercato, clienti e comportamenti; oppure per prevedere lo sviluppo della domanda, conoscendo tutti i dati sui clienti, dai comportamenti al customer journey, fino alla possibilità di creare hub di interessi per la compartecipazione, permettendo anche di valutare nuove linee di business o nuove opportunità di mercato.<br /><br />Ovviamente i big data permettono di relazionarci con il cliente conoscendo i suoi bisogni e i suoi comportamenti creando quindi valore per l’esperienza prodotta, intercettando informazioni sul contesto e sull’interazione con gli altri consumatori, e riattivando continuamente il processo di raccolta e analisi che permetterà sempre più di centrare le reali necessità e che supporterà nel viaggio di acquisto del cliente anche in attività di post-selling, up-selling e cross-selling.<br /><br />Per poter attuare una big data Strategy bisogna agire su tutti i livelli funzionali aziendali, implementando una cultura orientata ai dati non su singolo progetto ma come mindset aziendale, trasformando i processi in azioni attraverso un approccio iterativo basato sulla delivery e sulla sperimentazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23783130</guid><pubDate>Thu, 12 Mar 2020 09:29:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23783130/risultati.mp3" length="2038368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>I big data cambiano i processi aziendali supportando le decisioni, la gestione operativa e la capitalizzazione, impattando sui modelli organizzativi, basandoli sulle nuove competenze delle persone, conciliando il fattore umano con quello tecnologico....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I big data cambiano i processi aziendali supportando le decisioni, la gestione operativa e la capitalizzazione, impattando sui modelli organizzativi, basandoli sulle nuove competenze delle persone, conciliando il fattore umano con quello tecnologico.<br /><br />L’analisi dei dati può riportare risultati descrittivi, cioè orientati a descrivere la situazione attuale e passata dei processi aziendali, risultati predittivi, cioè che riescano a prevedere cosa può accadere in futuro, risultati prescrittivi, che hanno la capacità di proporre soluzioni operative e strategiche e risultati automatici, capaci di implementare autonomamente le azioni conseguenti.<br /><br />I big data sono utilizzati per aumentare le performance aziendali, come il fatturato, gestendo i dati di mercato, clienti e comportamenti; oppure per prevedere lo sviluppo della domanda, conoscendo tutti i dati sui clienti, dai comportamenti al customer journey, fino alla possibilità di creare hub di interessi per la compartecipazione, permettendo anche di valutare nuove linee di business o nuove opportunità di mercato.<br /><br />Ovviamente i big data permettono di relazionarci con il cliente conoscendo i suoi bisogni e i suoi comportamenti creando quindi valore per l’esperienza prodotta, intercettando informazioni sul contesto e sull’interazione con gli altri consumatori, e riattivando continuamente il processo di raccolta e analisi che permetterà sempre più di centrare le reali necessità e che supporterà nel viaggio di acquisto del cliente anche in attività di post-selling, up-selling e cross-selling.<br /><br />Per poter attuare una big data Strategy bisogna agire su tutti i livelli funzionali aziendali, implementando una cultura orientata ai dati non su singolo progetto ma come mindset aziendale, trasformando i processi in azioni attraverso un approccio iterativo basato sulla delivery e sulla sperimentazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>128</itunes:duration><itunes:keywords>ascolto,automatici,descrittivi,ewblistering,predittivi,presrcittivi,risultai,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c4595dc7518841bb57a101d3d7985677.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Web Listering a supporto del brand</title><link>https://www.spreaker.com/episode/web-listering-a-supporto-del-brand--23726711</link><description><![CDATA[Sempre più le aziende devono imparare ad ascoltare i bisogni dei consumatori, si necessita di dati insight per poter comprendere quali bisogni sono da soddisfare, quale opinione hanno i consumatori del brand, sentiment analysis, e quale reputazione ha il brand.<br /><br />Il web listering, quindi l’ascolto del web, diventa un elemento fondamentale per porre al centro l’utente e instaurare un rapporto di fiducia, trasparente, che accrescerà la reputazione e il sentimento del brand.<br /><br />È anche possibile instaurare una comunicazione aperta con l’utente che manifesta un sentimento negativo evidenziando un problema, l’azienda potrà rispondere apertamente, con trasparenza e predisposizione, cercando di risolvere il problema espresso. <br /><br />Quest’atteggiamento è apprezzato dai consumatori che desiderano un brand partecipativo, che gli ascolta e risolve i problemi rendendo la vita più comoda.<br /><br />Questa comunicazione aperta e trasparente deve essere tempestiva, in quanto i consumatori desiderano una risposta subito, ma anche perché un commento negativo che non riceve risposta o la riceve dopo molto tempo può nel web, soprattutto sui social, trasformarsi in un grosso problema che resta indelebile nel tempo. <br /><br />Ovviamente per poter rispondere a ciò che si ascolta sul web è necessario possedere competenze orizzontali o per lo meno trasversali, ma questo nelle realtà aziendali, soprattutto di grosse dimensioni, non è facile da attuare perché molto spesso intervengono argomenti laterali al prodotto che richiedono competenze specifiche. <br /><br />Per questo motivo è necessario creare una policy interna, o linee guida, che chiariscano i comportamenti da mantenere nella comunicazione esterna, il tono di voce, il tipo di grammatica del dialogo e a quali argomenti è possibile rispondere direttamente e a quali si necessita di autorizzazione.<br /><br />Quindi bisogna stimolare la co-partecipazione di tutti i collaboratori dell’azienda, che potranno intervenire sui media di proprietà ma anche a blog esterni, social e community di settore, sempre tenendo ben chiara la policy ma nel caso di media non di proprietà tenendo in considerazione anche le policy di chi ospita il dialogo.<br /><br />L’ascolto dei propri utenti comporta l’assunzione di responsabilità da parte del brand di restituire non solo un feedback ma nel caso in cui si manifesti un problema o una esigenza particolare, bisogna farsi carico di ciò che si è ascoltato e tramutarlo, nel possibile, in qualcosa di risolvibile o attuabile. Nel caso contrario bisogna pubblicamente spiegare il perché del non risolvibili e non attuabile con trasparenza.<br /><br />Se si ascolta ma poi non si interviene il brand ne risentirà moltissimo in termini di reputazione e quindi di tutto il resto che ne consegue.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23726711</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2020 21:04:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23726711/web_listering_a_supporto_del_brand.mp3" length="3053346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più le aziende devono imparare ad ascoltare i bisogni dei consumatori, si necessita di dati insight per poter comprendere quali bisogni sono da soddisfare, quale opinione hanno i consumatori del brand, sentiment analysis, e quale reputazione ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più le aziende devono imparare ad ascoltare i bisogni dei consumatori, si necessita di dati insight per poter comprendere quali bisogni sono da soddisfare, quale opinione hanno i consumatori del brand, sentiment analysis, e quale reputazione ha il brand.<br /><br />Il web listering, quindi l’ascolto del web, diventa un elemento fondamentale per porre al centro l’utente e instaurare un rapporto di fiducia, trasparente, che accrescerà la reputazione e il sentimento del brand.<br /><br />È anche possibile instaurare una comunicazione aperta con l’utente che manifesta un sentimento negativo evidenziando un problema, l’azienda potrà rispondere apertamente, con trasparenza e predisposizione, cercando di risolvere il problema espresso. <br /><br />Quest’atteggiamento è apprezzato dai consumatori che desiderano un brand partecipativo, che gli ascolta e risolve i problemi rendendo la vita più comoda.<br /><br />Questa comunicazione aperta e trasparente deve essere tempestiva, in quanto i consumatori desiderano una risposta subito, ma anche perché un commento negativo che non riceve risposta o la riceve dopo molto tempo può nel web, soprattutto sui social, trasformarsi in un grosso problema che resta indelebile nel tempo. <br /><br />Ovviamente per poter rispondere a ciò che si ascolta sul web è necessario possedere competenze orizzontali o per lo meno trasversali, ma questo nelle realtà aziendali, soprattutto di grosse dimensioni, non è facile da attuare perché molto spesso intervengono argomenti laterali al prodotto che richiedono competenze specifiche. <br /><br />Per questo motivo è necessario creare una policy interna, o linee guida, che chiariscano i comportamenti da mantenere nella comunicazione esterna, il tono di voce, il tipo di grammatica del dialogo e a quali argomenti è possibile rispondere direttamente e a quali si necessita di autorizzazione.<br /><br />Quindi bisogna stimolare la co-partecipazione di tutti i collaboratori dell’azienda, che potranno intervenire sui media di proprietà ma anche a blog esterni, social e community di settore, sempre tenendo ben chiara la policy ma nel caso di media non di proprietà tenendo in considerazione anche le policy di chi ospita il dialogo.<br /><br />L’ascolto dei propri utenti comporta l’assunzione di responsabilità da parte del brand di restituire non solo un feedback ma nel caso in cui si manifesti un problema o una esigenza particolare, bisogna farsi carico di ciò che si è ascoltato e tramutarlo, nel possibile, in qualcosa di risolvibile o attuabile. Nel caso contrario bisogna pubblicamente spiegare il perché del non risolvibili e non attuabile con trasparenza.<br /><br />Se si ascolta ma poi non si interviene il brand ne risentirà moltissimo in termini di reputazione e quindi di tutto il resto che ne consegue.]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:keywords>ascolto,digitaltrasformation,vmm,weblistering</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/57e2f1c93c1ab85173ecdd809eff8a02.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo smartphone come engagement devide</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-smartphone-come-engagement-devide--23503722</link><description><![CDATA[Oramai lo smartphone è lo strumento più utilizzato, soprattutto in Italia, perché svolge le stesse funzioni del pc, esprime vantaggi come portabilità, collegamento costante a internet e alle informazioni locali, fa sentire sicuri essendo uno strumento personale e quindi controllabile, ha una connotazione local e offre la possibilità di svolgere attività di Social Networking.<br /><br />Ha acquisito notevole utilità nel processo d’acquisto, entrando a pieno diritto nel processo denominato ROPO, ricerca online e acquisto offline.<br /><br />Le strategie multicanale spingono l’utente ad utilizzare lo smartphone per ricercare prodotti o servizi per invogliarlo a comprare, sfruttando le potenzialità di portabilità e georeferenziazione.<br /><br />Il social shopping sta portando il consumatore ad avere il pieno controllo del processo, ad iniziare la ricerca attraverso i motori ma poi concludere sul brand, a spostarsi sui social network per arricchire l’esperienza d’acquisto e condividerla e ricercare una pluralità di voci per consolidare le proprie scelte.<br /><br />Esistono 4 livelli di engagement:<br /><br />1)      I creatori, che creano community, creano blog/podcast, caricano video e altri contenuti<br />2)      I contributori, commentano il prodotto, rispondono alle domande, contribuiscono alla community<br />3)      Gli spettatori, eseguono le transazioni, leggono i commenti sui contenuti, seguono i blogs<br />4)      Gli opportunisti, che contribuiscono con feedback, danno votazioni e segnalano ad altri.<br /><br />La fase di engagement si differenzia per i diversi settori industriali, il settore Media, It, consumer elettronics e retail risultano tra i settori che hanno prodotto, grazie alla digitalizzazione, maggiore engagement nel tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23503722</guid><pubDate>Thu, 05 Mar 2020 13:36:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23503722/lo_smartphone_come_engagement.mp3" length="1889916" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oramai lo smartphone è lo strumento più utilizzato, soprattutto in Italia, perché svolge le stesse funzioni del pc, esprime vantaggi come portabilità, collegamento costante a internet e alle informazioni locali, fa sentire sicuri essendo uno strumento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oramai lo smartphone è lo strumento più utilizzato, soprattutto in Italia, perché svolge le stesse funzioni del pc, esprime vantaggi come portabilità, collegamento costante a internet e alle informazioni locali, fa sentire sicuri essendo uno strumento personale e quindi controllabile, ha una connotazione local e offre la possibilità di svolgere attività di Social Networking.<br /><br />Ha acquisito notevole utilità nel processo d’acquisto, entrando a pieno diritto nel processo denominato ROPO, ricerca online e acquisto offline.<br /><br />Le strategie multicanale spingono l’utente ad utilizzare lo smartphone per ricercare prodotti o servizi per invogliarlo a comprare, sfruttando le potenzialità di portabilità e georeferenziazione.<br /><br />Il social shopping sta portando il consumatore ad avere il pieno controllo del processo, ad iniziare la ricerca attraverso i motori ma poi concludere sul brand, a spostarsi sui social network per arricchire l’esperienza d’acquisto e condividerla e ricercare una pluralità di voci per consolidare le proprie scelte.<br /><br />Esistono 4 livelli di engagement:<br /><br />1)      I creatori, che creano community, creano blog/podcast, caricano video e altri contenuti<br />2)      I contributori, commentano il prodotto, rispondono alle domande, contribuiscono alla community<br />3)      Gli spettatori, eseguono le transazioni, leggono i commenti sui contenuti, seguono i blogs<br />4)      Gli opportunisti, che contribuiscono con feedback, danno votazioni e segnalano ad altri.<br /><br />La fase di engagement si differenzia per i diversi settori industriali, il settore Media, It, consumer elettronics e retail risultano tra i settori che hanno prodotto, grazie alla digitalizzazione, maggiore engagement nel tempo.]]></itunes:summary><itunes:duration>119</itunes:duration><itunes:keywords>engagement,ropo,smartphone,social networking,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5b424f43766c28e931f58da83b2cf24.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Industria 4.0 e Cyber Security</title><link>https://www.spreaker.com/episode/industria-4-0-e-cyber-security--23459571</link><description><![CDATA[Cosa si intende per industria 4.0?<br /><br />L’Industria 4.0 integra sistemi fisici automatizzati (Robotica Collaborativa) con sistemi interconnessi (IoT e ICS-Industrial Control System), estendendo la comunicazione su tutta la filiera produttiva con archiviazione decentralizzata (Cloud) permettendo controlli e riparazioni automatiche con l’utilizzo di strumenti predittivi (Machine Learning e Intelligenza Artificiale).<br /><br />Quindi è rappresentato dall’industria che integra nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare quantità e qualità produttiva.<br /><br />Si è passati dalla Industria 1.0, risalente alla fine del settecento, con il vapore alla Industria 2.0, fine ottocento, con l’utilizzo dell’elettricità passando per l’Industria 3.0 con l’automazione fino ad oggi con 4.0 con l’impiego del digitale.<br /><br />Il problema principale riscontrato nella funzione ICT è la mancata convergenza delle tempistiche strutturali degli impianti, un sistema industriale è progettato per la durata di 30/40 anni, con l’integrazione dei sistemi IT, che richiedo aggiornamenti continui e sono soggetti ad attacchi esterni, si presentano problemi di Cyber Security da affrontare.<br /><br />Nello strutturare un impianto 4.0 è necessario definire sin da subito il processo di Risk Management, per definire e valutare i potenziali impatti rispetto a possibili attacchi, eventualmente anche l’isolamento della rete da parti attaccabili.<br /><br />Definire passaggi di criptazione e autenticazione prima di qualsiasi accesso, sia che sia machine to machine sia che sia machine to user.<br />Progettare sistemi “fair-safe” che proteggano in caso di assenza di comunicazione oppure strumenti che aggiornino i sistemi senza interrompere la produzione.<br /><br />Ed in ultimo utilizzare sistemi di controllo intelligenti che riconoscano le anomalie e intervengano nel caso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23459571</guid><pubDate>Wed, 04 Mar 2020 09:24:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23459571/industria_4_0_e_cyber_security.mp3" length="2034615" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa si intende per industria 4.0?

L’Industria 4.0 integra sistemi fisici automatizzati (Robotica Collaborativa) con sistemi interconnessi (IoT e ICS-Industrial Control System), estendendo la comunicazione su tutta la filiera produttiva con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa si intende per industria 4.0?<br /><br />L’Industria 4.0 integra sistemi fisici automatizzati (Robotica Collaborativa) con sistemi interconnessi (IoT e ICS-Industrial Control System), estendendo la comunicazione su tutta la filiera produttiva con archiviazione decentralizzata (Cloud) permettendo controlli e riparazioni automatiche con l’utilizzo di strumenti predittivi (Machine Learning e Intelligenza Artificiale).<br /><br />Quindi è rappresentato dall’industria che integra nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare quantità e qualità produttiva.<br /><br />Si è passati dalla Industria 1.0, risalente alla fine del settecento, con il vapore alla Industria 2.0, fine ottocento, con l’utilizzo dell’elettricità passando per l’Industria 3.0 con l’automazione fino ad oggi con 4.0 con l’impiego del digitale.<br /><br />Il problema principale riscontrato nella funzione ICT è la mancata convergenza delle tempistiche strutturali degli impianti, un sistema industriale è progettato per la durata di 30/40 anni, con l’integrazione dei sistemi IT, che richiedo aggiornamenti continui e sono soggetti ad attacchi esterni, si presentano problemi di Cyber Security da affrontare.<br /><br />Nello strutturare un impianto 4.0 è necessario definire sin da subito il processo di Risk Management, per definire e valutare i potenziali impatti rispetto a possibili attacchi, eventualmente anche l’isolamento della rete da parti attaccabili.<br /><br />Definire passaggi di criptazione e autenticazione prima di qualsiasi accesso, sia che sia machine to machine sia che sia machine to user.<br />Progettare sistemi “fair-safe” che proteggano in caso di assenza di comunicazione oppure strumenti che aggiornino i sistemi senza interrompere la produzione.<br /><br />Ed in ultimo utilizzare sistemi di controllo intelligenti che riconoscano le anomalie e intervengano nel caso.]]></itunes:summary><itunes:duration>128</itunes:duration><itunes:keywords>cloud,cyber security,fair safe,industria 4.0,industrial control system,intelligenza artificiale,iot,machine learning,risk management,robotica collaborativa,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8222c05b95b97393d10916f0a7cab6d3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Big Data Governance</title><link>https://www.spreaker.com/episode/big-data-governance--23419738</link><description><![CDATA[Quotidianamente generiamo, e trasmettiamo, dati da moltissimi punti di valore come lo smartphone, i sensori, la geolocalizzazione, i punti di tracciabilita’ negli store, con transazioni on-line e le interazioni sui social network; ma la novità strategica sta nel gestire, conservare, processare e implementare questi dati per prendere decisioni veloci, veritiere e sicure.<br /><br />Bisogna quindi definire le policy di gestione, le regole di condivisione, la visione strategica e gli obiettivi e le regole per la sicurezza nell’archiviazione, in una unica parola di “governance”.<br /><br />La Big Data Governance deve fondarsi sulla consapevolezza dell’importanza di prendere decisioni con i dati e sulla veridicità e attendibilità di essi, sulla condivisione trasversale e quindi sulla democratizzazione dell’informazione come elemento di co-partecipazione e co-creazione ed infine sulla sicurezza nella conservazione e gestione di essi.<br /><br />La struttura della governance non riguarda più soltanto il reparto IT o il BOARD, ma coinvolge tutte le funzioni aziendali dal sales al reparto HR, motivo per cui non bisogna intenderla come un approccio solo strategico/tecnologico ma deve abbracciare e incentivare la crescita delle persone, l’inserimento di nuovi profili (Chief Data Officer o Data scientist), di nuove competenze, adattando e innovando il proprio modello organizzativo e di business.<br /><br />La governance deve basarsi su una strategia chiara e definita, sullo sviluppo e l’implementazione di nuove competenze, sull’inserimento di nuovi profili professionali, sulle tecnologie e strumenti da utilizzare e su un approccio open e permeabile con tutti gli stakeholder.<br /><br />La strategia permetterà di definire gli obiettivi e prioritizzarli, di definire il processo di business e di chiarire e condividere la visione, mentre la gestione delle persone passerà dalla crescita personale e team, dal supporto del chance management, ponendo nuovi paradigmi e nuove regole di condivisione, atterrando sulle regole di conformità come gli standard, le policy e la sicurezza grazie all’intervento del Data Management che raccoglierà, pulirà e integrerà i dati a disposizione.<br /><br />È importante intendere la governance come un lavoro di team, in cui tutti partecipano e interagiscono con i dati per porre al centro le persone e i loro bisogni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23419738</guid><pubDate>Tue, 03 Mar 2020 08:19:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23419738/big_data_governance.mp3" length="2588391" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Quotidianamente generiamo, e trasmettiamo, dati da moltissimi punti di valore come lo smartphone, i sensori, la geolocalizzazione, i punti di tracciabilita’ negli store, con transazioni on-line e le interazioni sui social network; 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ormai la rete, che fa parte della nostra vita quotidiana, con l’aiuto di smartphone, social, wireless, realtà virtuale, Internet delle cose, piattaforme digitali e altro, permette di individuare e trasmettere i dati grezzi che dovranno essere puliti per poterli integrare nel processo di analisi.<br /><br />I dati sono caratterizzati da 4 V differenti:<br /><br />-Volume, determinato dall’enorme mole di dati che sono raccolti.<br /><br />-Varietà, eterogeneità dei dati, che possono originarsi da diverse rappresentazioni.<br /><br />-Velocità, derivante dall’adozione di un sistema nel generare e raccogliere i dati alla velocità di renderli azioni conseguenti.<br /><br />-Veridicità, bisogna essere sicuri che la dimensione a cui facciamo riferimento produca dati attendibili (qualitativamente attendibili) essendo strategici per le azioni in corso. <br /><br />Se utilizziamo dati “spazzatura” il risultato sarà “spazzatura”.<br /><br />L’utilizzo dei dati permette di raccogliere informazioni che elaborate permettono di predire eventi futuri e quindi di strutturare la strategia considerando questi valori.<br /><br />I big data permettono valutazioni, sia su gruppi omogenei di comportamento che su singolo individuo, sempre con maggiore precisione, quindi in divenire, facilmente scalabili che estensibili.<br /><br />Il processo di raccolta dati è ciclico e autorigenerante, si raccolgono i dati, grazie ai punti di contatto, dal mondo reale, si lavorano in fase grezza rendendoli puliti e quindi strutturati secondo logiche definite, si inseriscono nel processo di analisi dei dati, successivamente si trasformano in modelli e algoritmi da portare in esecuzione su cui sviluppare decisioni orientate.<br /><br />Infine si riattiva il processo, dopo l’esecuzione dell’azione derivante, ripartendo con la raccolta dei dati, dal mondo reale, sul data product appena generato.<br /><br />Le sfide principali per le aziende che vogliono implementare un processo data driven si basano sul cambiamento di mindset, basata su una cultura cross-funzionale, e sul dotarsi di strumenti tecnologi adeguati.<br /><br />Una buona data Strategy si basa su una prima fase di pianificazione e determinazione degli obiettivi, su una fase, successivamente di determinazione dei processi attuali e delle persone in azienda (assessment), sulla definizione di una roadmap, e del sistema di misurazione, definita nel tempo e infine nella fase di gestione del cambiamento in cui la struttura, e quindi le persone, vanno supportate inizialmente individualmente e in team.<br /><br />La data Strategy andrà modificata e migliorata nel tempo permettendo di generare, e misurare, valore per l’utente finale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23245108</guid><pubDate>Thu, 27 Feb 2020 11:19:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23245108/data_strategy.mp3" length="3304380" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Con un approccio Data Driven si determina un cambiamento dei paradigmi aziendali basandoli su velocità, veridicità e predittivita’.

I big data sono una enorme mole di dati, caratterizzati dalla continua produzione, disordinati, strutturati e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con un approccio Data Driven si determina un cambiamento dei paradigmi aziendali basandoli su velocità, veridicità e predittivita’.<br /><br />I big data sono una enorme mole di dati, caratterizzati dalla continua produzione, disordinati, strutturati e destrutturati la cui analisi e sistematizzazione può essere svolta solo da strumenti tecnologici e digitali.<br /><br />Oggi i dati sono prodotti da moltissimi punti di materialità; ormai la rete, che fa parte della nostra vita quotidiana, con l’aiuto di smartphone, social, wireless, realtà virtuale, Internet delle cose, piattaforme digitali e altro, permette di individuare e trasmettere i dati grezzi che dovranno essere puliti per poterli integrare nel processo di analisi.<br /><br />I dati sono caratterizzati da 4 V differenti:<br /><br />-Volume, determinato dall’enorme mole di dati che sono raccolti.<br /><br />-Varietà, eterogeneità dei dati, che possono originarsi da diverse rappresentazioni.<br /><br />-Velocità, derivante dall’adozione di un sistema nel generare e raccogliere i dati alla velocità di renderli azioni conseguenti.<br /><br />-Veridicità, bisogna essere sicuri che la dimensione a cui facciamo riferimento produca dati attendibili (qualitativamente attendibili) essendo strategici per le azioni in corso. <br /><br />Se utilizziamo dati “spazzatura” il risultato sarà “spazzatura”.<br /><br />L’utilizzo dei dati permette di raccogliere informazioni che elaborate permettono di predire eventi futuri e quindi di strutturare la strategia considerando questi valori.<br /><br />I big data permettono valutazioni, sia su gruppi omogenei di comportamento che su singolo individuo, sempre con maggiore precisione, quindi in divenire, facilmente scalabili che estensibili.<br /><br />Il processo di raccolta dati è ciclico e autorigenerante, si raccolgono i dati, grazie ai punti di contatto, dal mondo reale, si lavorano in fase grezza rendendoli puliti e quindi strutturati secondo logiche definite, si inseriscono nel processo di analisi dei dati, successivamente si trasformano in modelli e algoritmi da portare in esecuzione su cui sviluppare decisioni orientate.<br /><br />Infine si riattiva il processo, dopo l’esecuzione dell’azione derivante, ripartendo con la raccolta dei dati, dal mondo reale, sul data product appena generato.<br /><br />Le sfide principali per le aziende che vogliono implementare un processo data driven si basano sul cambiamento di mindset, basata su una cultura cross-funzionale, e sul dotarsi di strumenti tecnologi adeguati.<br /><br />Una buona data Strategy si basa su una prima fase di pianificazione e determinazione degli obiettivi, su una fase, successivamente di determinazione dei processi attuali e delle persone in azienda (assessment), sulla definizione di una roadmap, e del sistema di misurazione, definita nel tempo e infine nella fase di gestione del cambiamento in cui la struttura, e quindi le persone, vanno supportate inizialmente individualmente e in team.<br /><br />La data Strategy andrà modificata e migliorata nel tempo permettendo di generare, e misurare, valore per l’utente finale.]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:keywords>assessment,data driven,data strategy,mindset,predittivita’,varietà,velocità,veridicità,volume</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0be7fa5218e003e97358bae2f118aa64.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come fidelizzzare in store</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-fidelizzzare-in-store--23204543</link><description><![CDATA[Nel momento in cui siamo all’interno di uno store, abbiamo scelto il prodotto che vogliamo, dove lo vogliamo e quando lo dobbiamo avere resta l’ultimo passaggio per completare il checkout: il pagamento.<br /><br />Anche in questa fase oggi la tecnologia ci viene in supporto con l’implementazione di diverse tipologie di pagamento e magari si è strutturati per pagamenti on line, quindi utilizzare piattaforme come Amazon oppure crearsi un metodo proprio utilizzando i dati lasciati on e off line dell’utente.<br /><br />La piattaforma di Unified Commerce permette, sempre nella fase di attivazione, di personalizzare anche le consegne, consentendo di garantire flessibilità e capacità di risposta in real-time.<br /><br />È possibile completare un ordine in negozio e farsi consegnare il prodotto a domicilio, oppure un prodotto non disponibile è possibile farlo recapitare nello store più vicino quando ritorna disponibile avvisando direttamente l’utente.<br /><br />Si possono anche integrare dei piccoli dispositivi elettronici all’interno dei cartellini che offrono un identificatore univoco per specifico cartellino, per poter raccogliere dati in real-time sull’inventory permettendo maggiore accuratezza nella gestione.<br /><br />Passando alla fase sociale, ci sono strumenti, chiamati Interactive Design Station, che permettono, tramite schermi all’interno dello store di scegliersi e creare il proprio prodotto personalizzato.<br /><br />Scelto il design e le caratteristiche all’interno dello store è possibile condividerlo con i propri amici su chat o una piattaforma dedicata, e successivamente viene messo in produzione e consegnato in real-time dopo il pagamento.<br /><br />È possibile inserire i Digital Mirror, sono schermi digitali che diventano dei “camerini virtuali” che possono semplificare la scelta, renderla più divertente oltre a renderla condivisibile sui propri gruppi di riferimento social.<br /><br />Questi schermi possono essere integrati con telecamere che permettono l’identificazione dell’utente perché profilato all’interno del database e mostrare solo i prodotti desiderati e offerte dedicate.<br /><br />Per poter sviluppare una Digital Retail Experience bisogna:<br /><br />1)      Valutare come i dati personali e feedback in store possono far evolvere le esperienze<br />2)      Creare opportunità di connessione tra dispositivi personali e infrastruttura fisica.<br />3)      Invitare i clienti a partecipare nel processo di creazione dell’offerta attraverso sevizi personalizzati.<br />4)      Studiare modelli di comunicazione che generi dati per riconoscere e premiare i clienti individualmente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23204543</guid><pubDate>Wed, 26 Feb 2020 10:37:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23204543/come_fidelizzzare_in_store.mp3" length="2661783" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Nel momento in cui siamo all’interno di uno store, abbiamo scelto il prodotto che vogliamo, dove lo vogliamo e quando lo dobbiamo avere resta l’ultimo passaggio per completare il checkout: il pagamento.

Anche in questa fase oggi la tecnologia ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel momento in cui siamo all’interno di uno store, abbiamo scelto il prodotto che vogliamo, dove lo vogliamo e quando lo dobbiamo avere resta l’ultimo passaggio per completare il checkout: il pagamento.<br /><br />Anche in questa fase oggi la tecnologia ci viene in supporto con l’implementazione di diverse tipologie di pagamento e magari si è strutturati per pagamenti on line, quindi utilizzare piattaforme come Amazon oppure crearsi un metodo proprio utilizzando i dati lasciati on e off line dell’utente.<br /><br />La piattaforma di Unified Commerce permette, sempre nella fase di attivazione, di personalizzare anche le consegne, consentendo di garantire flessibilità e capacità di risposta in real-time.<br /><br />È possibile completare un ordine in negozio e farsi consegnare il prodotto a domicilio, oppure un prodotto non disponibile è possibile farlo recapitare nello store più vicino quando ritorna disponibile avvisando direttamente l’utente.<br /><br />Si possono anche integrare dei piccoli dispositivi elettronici all’interno dei cartellini che offrono un identificatore univoco per specifico cartellino, per poter raccogliere dati in real-time sull’inventory permettendo maggiore accuratezza nella gestione.<br /><br />Passando alla fase sociale, ci sono strumenti, chiamati Interactive Design Station, che permettono, tramite schermi all’interno dello store di scegliersi e creare il proprio prodotto personalizzato.<br /><br />Scelto il design e le caratteristiche all’interno dello store è possibile condividerlo con i propri amici su chat o una piattaforma dedicata, e successivamente viene messo in produzione e consegnato in real-time dopo il pagamento.<br /><br />È possibile inserire i Digital Mirror, sono schermi digitali che diventano dei “camerini virtuali” che possono semplificare la scelta, renderla più divertente oltre a renderla condivisibile sui propri gruppi di riferimento social.<br /><br />Questi schermi possono essere integrati con telecamere che permettono l’identificazione dell’utente perché profilato all’interno del database e mostrare solo i prodotti desiderati e offerte dedicate.<br /><br />Per poter sviluppare una Digital Retail Experience bisogna:<br /><br />1)      Valutare come i dati personali e feedback in store possono far evolvere le esperienze<br />2)      Creare opportunità di connessione tra dispositivi personali e infrastruttura fisica.<br />3)      Invitare i clienti a partecipare nel processo di creazione dell’offerta attraverso sevizi personalizzati.<br />4)      Studiare modelli di comunicazione che generi dati per riconoscere e premiare i clienti individualmente.]]></itunes:summary><itunes:duration>167</itunes:duration><itunes:keywords>checkout,digital mirror,digital retail experience,interactive design station,inventory,pagamento,unified commerce,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d10f5a05971954456cd371728c584ca6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa si aspettano le aziende oggi dalla tecnologia?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-si-aspettano-le-aziende-oggi-dalla-tecnologia--23174920</link><description><![CDATA[Cosa si aspettano le aziende oggi dalla tecnologia?<br /><br />La definizione che ci offre la Treccani evidenzia come la tecnologia sia l’insieme di tecniche, procedimenti e discipline che possono essere applicate alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione di procedure e scelte strategiche finalizzate a determinati obiettivi.<br /><br />Quindi le tecnologie sono mezzi, strumenti, che utilizzati permettono di generare attività finalizzate a obiettivi specifici.<br /><br />Fino ad oggi le tecnologie erano gestite dal reparto IT, erano scollegate dai processi decisionali aziendali e vivevano in antitesi con il business.<br /><br />Oggi, nell’era del digitale, le aziende si aspettano dalle tecnologie la possibilità di creare processi agili, veloci, che offrano la possibilità di cogliere opportunità rapidamente e favorire la crescita grazie ad azioni mirate e conseguenti.<br /><br />Basta pensare alla possibilità di raccolta dati da poter analizzare e sfruttare per la crescita del proprio business, per esempio con azioni di prossimità oppure con i progetti crowd, che aiutano a reagire con repentinità alla velocità del mercato.<br /><br />Un’altra aspettativa sulla tecnologia è l’efficienza, intesa in termini di costi, di accessibilità, di fruizione e di facilità di accesso.<br /><br />Oggi la tecnologia è intesa come risorsa in outsourcing, il cloud fra tutti, che permette di accedere ad un bene tecnologico non dovendolo più acquistare ed implementare, ma è possibile accedervi via internet e pagare ad utenza, per esempio.<br /><br />Questa facilità di accesso e di massificazione della tecnologia ha imposto alle aziende di ristrutturare le proprie organizzazioni e i propri processi distruggendo completamente i paradigmi precedentemente esistenti.<br /><br />Sicuramente negli ultimi anni le star up, che prima si intendevano le aziende giovani e appena partite, hanno contribuito a trasformare la mentalità esistente in precedenza esaltano nuovi valori basati sul rimanere focalizzati sui risultati (delivery) e non sulla tecnologia, restare fortemente attaccati al concerto di sostenibilità, problema di tutte le start up, di essere orientati al rischio, inteso come valore del fare e sperimentare anche sbagliando ma imparando, e considerare le tecnologie come strumenti fondamentali per sviluppare valore.<br /><br />Sicuramente il digitale ha permesso di creare una connessione tra Business e Information techonology che prima risultava scollegata; ormai la tecnologia risulta fondamentale per fare affari, una tecnologia che diventata sempre più pervasiva, e che sarà sempre più integrata nei processi di business.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23174920</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2020 15:06:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23174920/cosa_si_aspettano_le_aziende.mp3" length="2868615" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa si aspettano le aziende oggi dalla tecnologia?

La definizione che ci offre la Treccani evidenzia come la tecnologia sia l’insieme di tecniche, procedimenti e discipline che possono essere applicate alla soluzione di problemi pratici,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa si aspettano le aziende oggi dalla tecnologia?<br /><br />La definizione che ci offre la Treccani evidenzia come la tecnologia sia l’insieme di tecniche, procedimenti e discipline che possono essere applicate alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione di procedure e scelte strategiche finalizzate a determinati obiettivi.<br /><br />Quindi le tecnologie sono mezzi, strumenti, che utilizzati permettono di generare attività finalizzate a obiettivi specifici.<br /><br />Fino ad oggi le tecnologie erano gestite dal reparto IT, erano scollegate dai processi decisionali aziendali e vivevano in antitesi con il business.<br /><br />Oggi, nell’era del digitale, le aziende si aspettano dalle tecnologie la possibilità di creare processi agili, veloci, che offrano la possibilità di cogliere opportunità rapidamente e favorire la crescita grazie ad azioni mirate e conseguenti.<br /><br />Basta pensare alla possibilità di raccolta dati da poter analizzare e sfruttare per la crescita del proprio business, per esempio con azioni di prossimità oppure con i progetti crowd, che aiutano a reagire con repentinità alla velocità del mercato.<br /><br />Un’altra aspettativa sulla tecnologia è l’efficienza, intesa in termini di costi, di accessibilità, di fruizione e di facilità di accesso.<br /><br />Oggi la tecnologia è intesa come risorsa in outsourcing, il cloud fra tutti, che permette di accedere ad un bene tecnologico non dovendolo più acquistare ed implementare, ma è possibile accedervi via internet e pagare ad utenza, per esempio.<br /><br />Questa facilità di accesso e di massificazione della tecnologia ha imposto alle aziende di ristrutturare le proprie organizzazioni e i propri processi distruggendo completamente i paradigmi precedentemente esistenti.<br /><br />Sicuramente negli ultimi anni le star up, che prima si intendevano le aziende giovani e appena partite, hanno contribuito a trasformare la mentalità esistente in precedenza esaltano nuovi valori basati sul rimanere focalizzati sui risultati (delivery) e non sulla tecnologia, restare fortemente attaccati al concerto di sostenibilità, problema di tutte le start up, di essere orientati al rischio, inteso come valore del fare e sperimentare anche sbagliando ma imparando, e considerare le tecnologie come strumenti fondamentali per sviluppare valore.<br /><br />Sicuramente il digitale ha permesso di creare una connessione tra Business e Information techonology che prima risultava scollegata; ormai la tecnologia risulta fondamentale per fare affari, una tecnologia che diventata sempre più pervasiva, e che sarà sempre più integrata nei processi di business.]]></itunes:summary><itunes:duration>180</itunes:duration><itunes:keywords>business information techonolo,cloud,delivery,treccani,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d2f8831c7aec35614d45a917a1b8e34f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La gestione del consumatore con i Social Media</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-gestione-del-consumatore-con-i-social-media--22904246</link><description><![CDATA[La definizione che dà Paul Greenberg del Social Customer Relationship Management, o Social CRM “è la risposta delle aziende a un consumatore che ha preso il controllo delle conversazioni”.<br /><br />Inizialmente le aziende hanno utilizzato i social network per diffondere contenuti, unidirezionalmente, che rafforzassero l’immagine del brand, ma quasi subito hanno scoperto che attivando la comunicazione le persone pretendono risposte a domande o critiche, quindi sempre più i social sono diventati strumenti di customer care veri e propri per poter relazionarsi e offrire risposte prontamente, si parla di Social Caring.<br /><br />Per poter gestire bene un processo di Social Caring bisogna:<br /><br />1)      verificare costantemente i commenti e le risposte degli utenti sui propri account Facebook o Twitter<br />2)      Gestire il processo per erogare la risposta coordinando i diversi attori del team<br />3)      Misurare i risultati e ricercare le aree di miglioramento<br /><br />La gestione delle relazioni può esaurirsi con una rapida risposta attraverso i social network, oppure può prevedere un approccio ai social che estende le attività del Customer Care aziendale.<br /><br />In questo caso gli attori del social care devono essere formati adeguatamente con un approccio ibrido, devono sapersi relazionare secondo le dinamiche social e devono saper gestire il tempo e il modo di risposta.<br /><br />I sistemi evoluti di Social Caring sono integrati al CRM aziendale, in modo da poter identificare il cliente, accedendo ai suoi dati, e rispondere in modo più preciso alla richiesta.<br /><br />Gli obiettivi di un Social CRM sono offrire una gestione integrata della relazione on e offline, incrementare le occasioni di contatto, incidere positivamente sulla soddisfazione della clientela e la propensione a far parlare bene del prodotto o servizio.<br /><br />Grazie al Social CRM è possibile ricostruire il profilo degli utenti, attraverso l’utilizzo dei Big Data, che permettono alle aziende di conoscere con maggiore dettaglio i propri clienti e ottenere una relazione che non si limiti solo agli acquisti.<br /><br />Il Social CRM valorizza la conoscenza degli utenti per segmentare l’offerta e offrire contenuti più affini che rispecchiano i bisogni reali e non presunti delle persone.<br /><br />Il modello per implementare il social CRM prevede diverse fasi, dalla visione, che sarà l’avvicinamento alle persone, alla definizione degli obiettivi, sia in lead che i fan, all'identificazione dei canali per contattare gli utenti, retail, forza vendita, web, social, sito ecc, tenendo anche in considerazione dei dati destrutturati come i buzz. <br /><br />Dopo aver raccolto i dati bisogna analizzarli, compresi quelli destrutturati, attraverso tecniche descrittive e predittive, come quelle offerte dal datamining, passando ad una fase di pianificazione e azione.<br /><br />Sempre più sono ricercati profili aziendali che sappiano interpretare la mole di dati generati, trasformandoli in dati utili per azioni strategiche.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22904246</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2020 08:25:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22904246/la_gestione_del_consumatore_con_i_social_media.mp3" length="3633810" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La definizione che dà Paul Greenberg del Social Customer Relationship Management, o Social CRM “è la risposta delle aziende a un consumatore che ha preso il controllo delle conversazioni”.

Inizialmente le aziende hanno utilizzato i social network per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La definizione che dà Paul Greenberg del Social Customer Relationship Management, o Social CRM “è la risposta delle aziende a un consumatore che ha preso il controllo delle conversazioni”.<br /><br />Inizialmente le aziende hanno utilizzato i social network per diffondere contenuti, unidirezionalmente, che rafforzassero l’immagine del brand, ma quasi subito hanno scoperto che attivando la comunicazione le persone pretendono risposte a domande o critiche, quindi sempre più i social sono diventati strumenti di customer care veri e propri per poter relazionarsi e offrire risposte prontamente, si parla di Social Caring.<br /><br />Per poter gestire bene un processo di Social Caring bisogna:<br /><br />1)      verificare costantemente i commenti e le risposte degli utenti sui propri account Facebook o Twitter<br />2)      Gestire il processo per erogare la risposta coordinando i diversi attori del team<br />3)      Misurare i risultati e ricercare le aree di miglioramento<br /><br />La gestione delle relazioni può esaurirsi con una rapida risposta attraverso i social network, oppure può prevedere un approccio ai social che estende le attività del Customer Care aziendale.<br /><br />In questo caso gli attori del social care devono essere formati adeguatamente con un approccio ibrido, devono sapersi relazionare secondo le dinamiche social e devono saper gestire il tempo e il modo di risposta.<br /><br />I sistemi evoluti di Social Caring sono integrati al CRM aziendale, in modo da poter identificare il cliente, accedendo ai suoi dati, e rispondere in modo più preciso alla richiesta.<br /><br />Gli obiettivi di un Social CRM sono offrire una gestione integrata della relazione on e offline, incrementare le occasioni di contatto, incidere positivamente sulla soddisfazione della clientela e la propensione a far parlare bene del prodotto o servizio.<br /><br />Grazie al Social CRM è possibile ricostruire il profilo degli utenti, attraverso l’utilizzo dei Big Data, che permettono alle aziende di conoscere con maggiore dettaglio i propri clienti e ottenere una relazione che non si limiti solo agli acquisti.<br /><br />Il Social CRM valorizza la conoscenza degli utenti per segmentare l’offerta e offrire contenuti più affini che rispecchiano i bisogni reali e non presunti delle persone.<br /><br />Il modello per implementare il social CRM prevede diverse fasi, dalla visione, che sarà l’avvicinamento alle persone, alla definizione degli obiettivi, sia in lead che i fan, all'identificazione dei canali per contattare gli utenti, retail, forza vendita, web, social, sito ecc, tenendo anche in considerazione dei dati destrutturati come i buzz. <br /><br />Dopo aver raccolto i dati bisogna analizzarli, compresi quelli destrutturati, attraverso tecniche descrittive e predittive, come quelle offerte dal datamining, passando ad una fase di pianificazione e azione.<br /><br />Sempre più sono ricercati profili aziendali che sappiano interpretare la mole di dati generati, trasformandoli in dati utili per azioni strategiche.]]></itunes:summary><itunes:duration>228</itunes:duration><itunes:keywords>big data,customer care,datamining,paul greenberg,social caring,social crm,social customer relationship m,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00cb45833bb5fd790297d977c9f67f21.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Digital Customer Experience</title><link>https://www.spreaker.com/episode/digital-customer-experience--22731053</link><description><![CDATA[La trasformazione digitale non riguarda solamente un processo tecnologico ma soprattutto parte da un cambiamento di mentalità, bisogna cambiare i paradigmi, non più prodotti e servizi da vendere ma bisogna creare un’esperienza di valore per il consumatore.<br /><br />Si parla di Digital Customer Experience, che è l’insieme delle “emozioni” e delle “sensazioni” razionali ed emotive che individualmente e sommate generano valore dall’interazione tra il brand e il consumatore.<br /><br />La migliore Customer Experience si ottiene quando il Brand non solo è preferito nel lungo periodo ma quando lo consiglia agli amici. <br /><br />Il consumatore è al centro della strategia del brand.<br /><br />Oggi il consumatore indaga con contenuti informativi, è Always on cioè sempre connesso, crea relazioni e fa comparazioni, valutazioni e suggerimenti, quindi bisogna strutturare un approccio alla vendita non più di tipo lineare bastato su 5 step come awareness, consideration, purchase, service e loyalty ma la Customer Decision Journey si è trasformata in un processo circolare, ovvero siamo ormai in grado di attivare tanti canali differenti incondizionatamente da dove siamo che ci permettono di acquisire informazioni, approfondire, fare comparazioni e magari di comprare real time per poi dimenticarci tutti questi passaggi fino al prossimo evento scatenante.<br /><br />Per poter costruire un’esperienza di valore per il consumatore bisogna creare una Customer Journey Map integrata sia on che off line, per intercettare i nostri clienti in diverse fasi utilizzando anche lo stesso canale; la mail non è più solo un punto di contatto ma può gestire il post vendita, il social non solo come strumento di awareness o engagement ma anche come strumento di relazione o post vendita. <br /><br />Quindi iniziamo a utilizzare gli strumenti lavorando su tanti obiettivi differenti che devono costruire il Journey più corretto.<br /><br />Ma tutto ciò non basta perché bisogna riuscire a comprendere il comportamento del nostro utente con un approccio multichannel che va ad integrare gli strumenti del marketing con l’intelligenza aziendale e con tutte le altre funzioni aziendali tracciando quello che succede on line e off line in tutto il processo del Journey.<br /><br />Ovviamente tutta l’azienda deve lavorare in armonia e non solo un dipartimento, ma bisogna iniziare a lavorare in maniera fluida in tutti gli step cercando di costruire l’esperienza cliente unica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22731053</guid><pubDate>Thu, 13 Feb 2020 13:45:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22731053/digital_customer_experience.mp3" length="3350250" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La trasformazione digitale non riguarda solamente un processo tecnologico ma soprattutto parte da un cambiamento di mentalità, bisogna cambiare i paradigmi, non più prodotti e servizi da vendere ma bisogna creare un’esperienza di valore per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La trasformazione digitale non riguarda solamente un processo tecnologico ma soprattutto parte da un cambiamento di mentalità, bisogna cambiare i paradigmi, non più prodotti e servizi da vendere ma bisogna creare un’esperienza di valore per il consumatore.<br /><br />Si parla di Digital Customer Experience, che è l’insieme delle “emozioni” e delle “sensazioni” razionali ed emotive che individualmente e sommate generano valore dall’interazione tra il brand e il consumatore.<br /><br />La migliore Customer Experience si ottiene quando il Brand non solo è preferito nel lungo periodo ma quando lo consiglia agli amici. <br /><br />Il consumatore è al centro della strategia del brand.<br /><br />Oggi il consumatore indaga con contenuti informativi, è Always on cioè sempre connesso, crea relazioni e fa comparazioni, valutazioni e suggerimenti, quindi bisogna strutturare un approccio alla vendita non più di tipo lineare bastato su 5 step come awareness, consideration, purchase, service e loyalty ma la Customer Decision Journey si è trasformata in un processo circolare, ovvero siamo ormai in grado di attivare tanti canali differenti incondizionatamente da dove siamo che ci permettono di acquisire informazioni, approfondire, fare comparazioni e magari di comprare real time per poi dimenticarci tutti questi passaggi fino al prossimo evento scatenante.<br /><br />Per poter costruire un’esperienza di valore per il consumatore bisogna creare una Customer Journey Map integrata sia on che off line, per intercettare i nostri clienti in diverse fasi utilizzando anche lo stesso canale; la mail non è più solo un punto di contatto ma può gestire il post vendita, il social non solo come strumento di awareness o engagement ma anche come strumento di relazione o post vendita. <br /><br />Quindi iniziamo a utilizzare gli strumenti lavorando su tanti obiettivi differenti che devono costruire il Journey più corretto.<br /><br />Ma tutto ciò non basta perché bisogna riuscire a comprendere il comportamento del nostro utente con un approccio multichannel che va ad integrare gli strumenti del marketing con l’intelligenza aziendale e con tutte le altre funzioni aziendali tracciando quello che succede on line e off line in tutto il processo del Journey.<br /><br />Ovviamente tutta l’azienda deve lavorare in armonia e non solo un dipartimento, ma bisogna iniziare a lavorare in maniera fluida in tutti gli step cercando di costruire l’esperienza cliente unica.]]></itunes:summary><itunes:duration>210</itunes:duration><itunes:keywords>always on,awareness,brand,consideration,customer decision journey,customer journey map,digital customer experience,loyalty,multichannel,purchase,service,trasformazione digitale,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/45d5ebdfe6e4c97315667d2e6d4c91e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Big data analysis per prevenire il futuro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/big-data-analysis-per-prevenire-il-futuro--22693604</link><description><![CDATA[La big data analysis per prevenire il futuro (puoi usarlo come titolo)<br /><br />Le analisi basate sui dati possono restituire risultati descrittivi ma anche, e soprattutto, predittivi.<br /><br />Sempre più spesso si definiscono i big data come il nuovo petrolio del ventunesimo secolo, infatti le aziende stanno comprendendo i vantaggi competitivi che possono scaturire da un approccio data driven, raccogliendo dati da internet, social e macchine, potendo identificare il viaggio del loro consumatore e prevenirne i comportamenti.<br /><br />Si passa da un processo di Business Intelligence ad un processo di Advanced Analytics basato su un’analisi delle distanze fra i valori per poterli ripete in processo di apprendimento.<br /><br />I primi strumenti di BI si sono avuti intorno agli anni 90, con l’obiettivo di raccogliere i dati per Dashboard, reporting, query, quindi tutti valori che rappresentassero la realtà ex-post.<br /><br />Con l’avvento di piattaforme di Advanced Analysis, che girano in un’unica piattaforma metadata driven, è possibile generare etichette che classifichino i valori archiviati e ne prevedano il futuro comportamento.<br /><br />Con Advanced analysis è possibile estrarre i dati, i testi, apprendere automaticamente, effettuare la sentiment analysis ed effettuare simulazioni. <br /><br />Le caratteristiche principali sono nel poter gestire qualsiasi dato, strutturato e non, di nascere per le modern Platform (web, mobile e cloud) e di rendere quindi accessibile a tutti i dati tradotti, di avere una governance interna che è in grado di rielaborare e sistematizzare i big data.<br /><br />La piattaforma è in grado di raccogliere, classificare ed etichettare i dati raccolti, sistematizzarli e nel caso in cui alcuni dati siano incompleti, quindi senza etichetta, è in grado di associare un risultato predittivo dove non presente (machine learning).<br /><br />Il data set viene diviso in 2 parti: il train e il test.<br /><br />Il train permette di performare le regole di classificazione che dopo essere state definite vengono generalizzare nella parte test, sezione non conosciuta.<br /><br />Successivamente si stabilisce la regola di decisone e il grado di accuratezza da generalizzare sul test.<br /><br />Per verificare la validità della procedura di classificazione si procede con la cross validation, in cui si confronta con il dato iniziale e si genera una tabella, si calcola il tasso di errore che graficamente è dato dai dati che non sono sulla diagonale principale della tabella.<br /><br />Per poter generalizzare i modelli di previsione bisogna far riferimento a modelli di data mining che vengono suddivisi in modelli supervisionati (in cui esiste una variabile di classificazione) e in modelli non supervisionati (in cui non esistono variabili di classificazione) utilizzati soprattutto per identificare i comportamenti di acquisto dei nostri consumatori, come per esempio nella basket analysis.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22693604</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2020 14:01:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22693604/big_data_analysis_per_prevenire.mp3" length="3525390" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La big data analysis per prevenire il futuro (puoi usarlo come titolo)

Le analisi basate sui dati possono restituire risultati descrittivi ma anche, e soprattutto, predittivi.

Sempre più spesso si definiscono i big data come il nuovo petrolio del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La big data analysis per prevenire il futuro (puoi usarlo come titolo)<br /><br />Le analisi basate sui dati possono restituire risultati descrittivi ma anche, e soprattutto, predittivi.<br /><br />Sempre più spesso si definiscono i big data come il nuovo petrolio del ventunesimo secolo, infatti le aziende stanno comprendendo i vantaggi competitivi che possono scaturire da un approccio data driven, raccogliendo dati da internet, social e macchine, potendo identificare il viaggio del loro consumatore e prevenirne i comportamenti.<br /><br />Si passa da un processo di Business Intelligence ad un processo di Advanced Analytics basato su un’analisi delle distanze fra i valori per poterli ripete in processo di apprendimento.<br /><br />I primi strumenti di BI si sono avuti intorno agli anni 90, con l’obiettivo di raccogliere i dati per Dashboard, reporting, query, quindi tutti valori che rappresentassero la realtà ex-post.<br /><br />Con l’avvento di piattaforme di Advanced Analysis, che girano in un’unica piattaforma metadata driven, è possibile generare etichette che classifichino i valori archiviati e ne prevedano il futuro comportamento.<br /><br />Con Advanced analysis è possibile estrarre i dati, i testi, apprendere automaticamente, effettuare la sentiment analysis ed effettuare simulazioni. <br /><br />Le caratteristiche principali sono nel poter gestire qualsiasi dato, strutturato e non, di nascere per le modern Platform (web, mobile e cloud) e di rendere quindi accessibile a tutti i dati tradotti, di avere una governance interna che è in grado di rielaborare e sistematizzare i big data.<br /><br />La piattaforma è in grado di raccogliere, classificare ed etichettare i dati raccolti, sistematizzarli e nel caso in cui alcuni dati siano incompleti, quindi senza etichetta, è in grado di associare un risultato predittivo dove non presente (machine learning).<br /><br />Il data set viene diviso in 2 parti: il train e il test.<br /><br />Il train permette di performare le regole di classificazione che dopo essere state definite vengono generalizzare nella parte test, sezione non conosciuta.<br /><br />Successivamente si stabilisce la regola di decisone e il grado di accuratezza da generalizzare sul test.<br /><br />Per verificare la validità della procedura di classificazione si procede con la cross validation, in cui si confronta con il dato iniziale e si genera una tabella, si calcola il tasso di errore che graficamente è dato dai dati che non sono sulla diagonale principale della tabella.<br /><br />Per poter generalizzare i modelli di previsione bisogna far riferimento a modelli di data mining che vengono suddivisi in modelli supervisionati (in cui esiste una variabile di classificazione) e in modelli non supervisionati (in cui non esistono variabili di classificazione) utilizzati soprattutto per identificare i comportamenti di acquisto dei nostri consumatori, come per esempio nella basket analysis.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>advanced analytics,basket analysis,big data analysis,business intelligence,cross validation,dashboard,data driven,machine learning,modelli non supervisionati,modelli supervisionati,piattaforma metadata driven,test,train,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d47c430a9127feb8121da601c64bcd59.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Social Customer Service per risposte adeguate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/social-customer-service-per-risposte-adeguate--22661381</link><description><![CDATA[Sempre più i social media sono diventati uno strumento di Customer Service che risponde prontamente alle segnalazioni degli utenti con tempestività, con il giusto tono e la giusta grammatica, ma soprattutto con qualità di risposte anche in base al canale che si sta utilizzando.<br /><br />Le persone oggi vogliono essere ascoltate e lo fanno su diversi canali e non tutti controllabili dal brand, motivo per cui è fondamentale seguire, anche grazie a tool specifici, tutti gli argomenti riguardanti il brand e il mercato di riferimento, per poter subito fornire l’informazione di cui necessita l’utente.<br /><br />È buona prassi creare anche strumenti che tengano traccia delle domande più frequenti in modo da poter studiare dove gli utenti riscontrano, nel post vendita, maggiori problemi per analizzarli e magari anche risolverli, e poi è possibile creare un contenuto di domande e risposte più frequenti, le FAQ, da offrire ai propri consumatori per accedere alle risposte con rapidità.<br /><br />È fondamentale che ci sia una partecipazione attiva di tutta l’azienda sul web che, seguendo delle linee guida, creerà un rapporto di fiducia verso gli utenti che apprezzeranno la partecipazione di più elementi dell’azienda per risolver un problema o generare valore grazie alla soddisfazione di un bisogno.<br /><br />Molti sono i brand che oggi tramite una community o pagine Facebook offrono servizio di customer service con eccellenti risultati sulla soddisfazione dell’utente finale, generando una Experience gratificante e coinvolgente che in alcuni casi offre anche spunti per generare nuove idee o nuovi processi da poter sperimentare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22661381</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2020 17:02:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22661381/social_customer_service_per_risposte_adeguate.mp3" length="2012514" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più i social media sono diventati uno strumento di Customer Service che risponde prontamente alle segnalazioni degli utenti con tempestività, con il giusto tono e la giusta grammatica, ma soprattutto con qualità di risposte anche in base al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più i social media sono diventati uno strumento di Customer Service che risponde prontamente alle segnalazioni degli utenti con tempestività, con il giusto tono e la giusta grammatica, ma soprattutto con qualità di risposte anche in base al canale che si sta utilizzando.<br /><br />Le persone oggi vogliono essere ascoltate e lo fanno su diversi canali e non tutti controllabili dal brand, motivo per cui è fondamentale seguire, anche grazie a tool specifici, tutti gli argomenti riguardanti il brand e il mercato di riferimento, per poter subito fornire l’informazione di cui necessita l’utente.<br /><br />È buona prassi creare anche strumenti che tengano traccia delle domande più frequenti in modo da poter studiare dove gli utenti riscontrano, nel post vendita, maggiori problemi per analizzarli e magari anche risolverli, e poi è possibile creare un contenuto di domande e risposte più frequenti, le FAQ, da offrire ai propri consumatori per accedere alle risposte con rapidità.<br /><br />È fondamentale che ci sia una partecipazione attiva di tutta l’azienda sul web che, seguendo delle linee guida, creerà un rapporto di fiducia verso gli utenti che apprezzeranno la partecipazione di più elementi dell’azienda per risolver un problema o generare valore grazie alla soddisfazione di un bisogno.<br /><br />Molti sono i brand che oggi tramite una community o pagine Facebook offrono servizio di customer service con eccellenti risultati sulla soddisfazione dell’utente finale, generando una Experience gratificante e coinvolgente che in alcuni casi offre anche spunti per generare nuove idee o nuovi processi da poter sperimentare.]]></itunes:summary><itunes:duration>126</itunes:duration><itunes:keywords>community,customer service,experience,faq,partecipazione attiva,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ad3dabf9c531f342b0993697585e47fe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tecnologie per l'esperienza in store</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tecnologie-per-l-esperienza-in-store--22473672</link><description><![CDATA[Sempre più negli store si usano tecnologie per poter mappare gli utenti, nella fase informativa, e creare nuove esperienze di valore. <br /><br />Tra queste ci sono le Tecnologie chiamate Digital Signage, o schermo interattivo, che esistono da tempo però oggi permettono, con all’interno telecamere e sistemi di intelligenza, di riconoscere il volto della persona entrata nello store e identificare magari sesso, età e tramite strumenti di “intelligenza artificiale” stabilire anche a chi appartiene quel volto, le sue emozioni e bisogni.<br /><br />Basti pensare al solo Facebook che possiede un data base di volti riconosciuti quasi pari al numero di utenti.<br /><br />Ci sono tecnologie chiamate Chat based marketing e bots, che sono schermi interattivi che permettono di simulare conversazioni umane tramite applicazioni di messaggistica, quindi il consumatore entra nello store e può intrattenere una conversazione, quasi umana, che gli permetterà di intraprendere il miglior percorso all’interno dello store. <br /><br />Siamo sempre nella fase informativa.<br /><br />Passando alla fase decisionale, quindi proiettata all’acquisto, ci sono tecnologie di “tracking in store” che permettono, allo staff interno, di tracciare il comportamento in real time all’interno dello store delle persone, fornendo i dati per esempio dei social o dell’esperienza nel sito del brand, permettendo allo staff di avere le informazioni per supportare il consumatore nel processo di acquisto.<br /><br />Sempre nella fase decisionale ci sono gli “Smart Device” e i sensori smart che consentono al retailer di prendere decisioni efficaci guidate da informazioni rilevanti e costantemente aggiornate. <br /><br />Per esempio con strumenti IoT per verificare il traffico in store e riallineare lo staff ed i messaggi nel digital screen.<br /><br />Infine ci sono tecnologie, sempre nella fase decisionale, chiamati “Beacon”, che permettono di interagire, tramite smartphone e tablet, direttamente con i clienti per poter, per esempio, dedicare offerte, ma anche per poter tracciare il comportamento all’interno dello store sempre con l’intendo di migliorare continuamente l’esperienza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22473672</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2020 10:29:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22473672/tecnologie_per_l_esperienza_in_store.mp3" length="2563788" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più negli store si usano tecnologie per poter mappare gli utenti, nella fase informativa, e creare nuove esperienze di valore. 

Tra queste ci sono le Tecnologie chiamate Digital Signage, o schermo interattivo, che esistono da tempo però oggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più negli store si usano tecnologie per poter mappare gli utenti, nella fase informativa, e creare nuove esperienze di valore. <br /><br />Tra queste ci sono le Tecnologie chiamate Digital Signage, o schermo interattivo, che esistono da tempo però oggi permettono, con all’interno telecamere e sistemi di intelligenza, di riconoscere il volto della persona entrata nello store e identificare magari sesso, età e tramite strumenti di “intelligenza artificiale” stabilire anche a chi appartiene quel volto, le sue emozioni e bisogni.<br /><br />Basti pensare al solo Facebook che possiede un data base di volti riconosciuti quasi pari al numero di utenti.<br /><br />Ci sono tecnologie chiamate Chat based marketing e bots, che sono schermi interattivi che permettono di simulare conversazioni umane tramite applicazioni di messaggistica, quindi il consumatore entra nello store e può intrattenere una conversazione, quasi umana, che gli permetterà di intraprendere il miglior percorso all’interno dello store. <br /><br />Siamo sempre nella fase informativa.<br /><br />Passando alla fase decisionale, quindi proiettata all’acquisto, ci sono tecnologie di “tracking in store” che permettono, allo staff interno, di tracciare il comportamento in real time all’interno dello store delle persone, fornendo i dati per esempio dei social o dell’esperienza nel sito del brand, permettendo allo staff di avere le informazioni per supportare il consumatore nel processo di acquisto.<br /><br />Sempre nella fase decisionale ci sono gli “Smart Device” e i sensori smart che consentono al retailer di prendere decisioni efficaci guidate da informazioni rilevanti e costantemente aggiornate. <br /><br />Per esempio con strumenti IoT per verificare il traffico in store e riallineare lo staff ed i messaggi nel digital screen.<br /><br />Infine ci sono tecnologie, sempre nella fase decisionale, chiamati “Beacon”, che permettono di interagire, tramite smartphone e tablet, direttamente con i clienti per poter, per esempio, dedicare offerte, ma anche per poter tracciare il comportamento all’interno dello store sempre con l’intendo di migliorare continuamente l’esperienza.]]></itunes:summary><itunes:duration>161</itunes:duration><itunes:keywords>beacon,bots,chat based marketing,digital screen,digital signage,intelligenza artificiale,iot,schermo interattivo,sensori smart,smart device,tracking in store</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1b4bfab6656ce9340adb592100f3df94.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Monitorare, interpretare e raccogliere i dati web con il CRM Digitale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/monitorare-interpretare-e-raccogliere-i-dati-web-con-il-crm-digitale--22436553</link><description><![CDATA[Quali sono le metriche per valutare un buon utilizzo del CRM digitale?<br /><br />Ovviamente anche questo argomento è in continuo divenire in quanto cambiano anche i diversi modi di comunicare, basta considerare che le campagne di marketing prima erano solo proiettate alla vendita, ma con l’avvento dei social media, dove le persone si incontrano per comunicare e condividere, il focus si è spostato più verso contenuti continuativi e utili ampliando il rapporto di fiducia da parte degli utenti.<br /><br />Questo spostamento di visione ha comportato un cambiamento anche nelle metriche e nei kpi utilizzati, passando alla multicanalità i parametri da valutare diventano specifici per canale e ad ogni singola misurazione bisogna integrarla a macro obiettivi considerando l’arco temporale in cui valutare il ritorno finanziario.<br /><br />Si viene a creare come un funnel, non inteso nel senso abitualmente sdoganato, ma come una serie di metriche che si raccolgono in una prima fase con le metriche di conteggio, che sono quelle specifiche per piattaforma, per poi filtrarle con le metriche fondative, che raggruppano per valori uniformi ad ogni singolo canale, per passare alle metriche di risultato che indicano le performance operative ed infine passare alle metriche di business che valutano l’efficienza finanziaria dell’attività.<br /><br />Come tutti i funnel anche questo è da intendersi a ciclo continuo essendo tutte collegate tra loro, nelle metriche di conteggio i kpi che si vanno a valutare non hanno un valore diretto sul business, le visite al blog non portano direttamente guadagni, come le metriche di business non hanno valore se non sorrette dalle metriche precedenti, e ogni volta che si stabilisce il ritorno, il vecchio Roi, si riparte con la valutazione dalla parte alta del funnel.<br /><br />Le principali metriche di conteggio sono quelle che derivano dai rispettivi canali, esempio i fan o la reach di Facebook, oppure le visite e i commenti sul blog, e quindi sono anche soggette ai cambiamenti di parametri della piattaforma che li ospita.<br /><br />Invece le metriche fondative sono sostanzialmente 2: l’interazione, e quindi le risposte a determinati stimoli, e l’Advocasy che si basa sulla capacità di una persona o di un gruppo di condividere i valori ricevuti.<br /><br />Tutti i dati raccolti dal CRM digitale vanno gestiti in un unico database che permette di costruire un rapporto con l’utente unificato dai dati, restituendo una sensazione di rapporto personalizzato, di interagire su più mezzi mettendoli in relazione e di collegare tutti i sistemi di transazione.<br /><br />La metrica finanziaria oggi più utilizzata è il Life Time Value che consente di valutare l’investimento dei consumatori in termini strategici, e quindi di valutare il profitto generato dai consumatori in un arco temporale nel medio o lungo periodo, differenziandolo dal Roi che ha un arco di tempo più limitato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22436553</guid><pubDate>Wed, 05 Feb 2020 09:13:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22436553/il_crm_digitale.mp3" length="3599199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Quali sono le metriche per valutare un buon utilizzo del CRM digitale?

Ovviamente anche questo argomento è in continuo divenire in quanto cambiano anche i diversi modi di comunicare, basta considerare che le campagne di marketing prima erano solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quali sono le metriche per valutare un buon utilizzo del CRM digitale?<br /><br />Ovviamente anche questo argomento è in continuo divenire in quanto cambiano anche i diversi modi di comunicare, basta considerare che le campagne di marketing prima erano solo proiettate alla vendita, ma con l’avvento dei social media, dove le persone si incontrano per comunicare e condividere, il focus si è spostato più verso contenuti continuativi e utili ampliando il rapporto di fiducia da parte degli utenti.<br /><br />Questo spostamento di visione ha comportato un cambiamento anche nelle metriche e nei kpi utilizzati, passando alla multicanalità i parametri da valutare diventano specifici per canale e ad ogni singola misurazione bisogna integrarla a macro obiettivi considerando l’arco temporale in cui valutare il ritorno finanziario.<br /><br />Si viene a creare come un funnel, non inteso nel senso abitualmente sdoganato, ma come una serie di metriche che si raccolgono in una prima fase con le metriche di conteggio, che sono quelle specifiche per piattaforma, per poi filtrarle con le metriche fondative, che raggruppano per valori uniformi ad ogni singolo canale, per passare alle metriche di risultato che indicano le performance operative ed infine passare alle metriche di business che valutano l’efficienza finanziaria dell’attività.<br /><br />Come tutti i funnel anche questo è da intendersi a ciclo continuo essendo tutte collegate tra loro, nelle metriche di conteggio i kpi che si vanno a valutare non hanno un valore diretto sul business, le visite al blog non portano direttamente guadagni, come le metriche di business non hanno valore se non sorrette dalle metriche precedenti, e ogni volta che si stabilisce il ritorno, il vecchio Roi, si riparte con la valutazione dalla parte alta del funnel.<br /><br />Le principali metriche di conteggio sono quelle che derivano dai rispettivi canali, esempio i fan o la reach di Facebook, oppure le visite e i commenti sul blog, e quindi sono anche soggette ai cambiamenti di parametri della piattaforma che li ospita.<br /><br />Invece le metriche fondative sono sostanzialmente 2: l’interazione, e quindi le risposte a determinati stimoli, e l’Advocasy che si basa sulla capacità di una persona o di un gruppo di condividere i valori ricevuti.<br /><br />Tutti i dati raccolti dal CRM digitale vanno gestiti in un unico database che permette di costruire un rapporto con l’utente unificato dai dati, restituendo una sensazione di rapporto personalizzato, di interagire su più mezzi mettendoli in relazione e di collegare tutti i sistemi di transazione.<br /><br />La metrica finanziaria oggi più utilizzata è il Life Time Value che consente di valutare l’investimento dei consumatori in termini strategici, e quindi di valutare il profitto generato dai consumatori in un arco temporale nel medio o lungo periodo, differenziandolo dal Roi che ha un arco di tempo più limitato.]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:keywords>advocasy,campagne di marketing,crm digitale,funnel,interazione,kpi,life time value,metriche di business,metriche di conteggio,metriche di risultato,metriche fondative,roi,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f10a4153ac4919435e71d6eb83d38f6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Customer Relationship Management</title><link>https://www.spreaker.com/episode/customer-relationship-management--22402051</link><description><![CDATA[La soddisfazione del cliente non ha un momento per preciso ma deve seguire tutto il processo di acquisto, uso ed abbandono o riacquisto.<br /><br />Quando bisogna acquistare un bene o servizio seguiamo il processo di percezione del bisogno, di analisi attenta e informata tramite la ricerca attiva, valutiamo il prezzo e se questi viene percepito come inferiore al valore acquistiamo. <br /><br />Successivamente inizia la fase di utilizzo normale ed evoluto del bene/servizio e se riscontriamo problemi, ricerchiamo una soluzione ma questa non è tempestiva ed esaustiva, si abbasserà la percezione del valore e aumenterà quella del prezzo comportando un abbandono del prodotto con tutto quello che ne deriva in termini di riacquisto futuro o di comunicazione negativa.<br /><br />Quindi l’azienda deve essere attenta a tutte le fasi coinvolgendo il cliente attivamente anche in fase di utilizzo e feedback.<br /><br />Il “Customer Relationship Management” o CRM è una strategia di business che ha l’obiettivo di rendere profittevoli nel tempo i rapporti con i clienti, mantenendone elevata la soddisfazione nelle fasi di ricerca, selezione, acquisto di prodotti o servizi fino all'eventuale sostituzione.<br /><br />Quindi l’utilizzo è orientato al mantenimento della soddisfazione del cliente nel tempo; infatti non è un applicativo o software ma è una strategia, non è un nuovo modello di call center ma  aiuta il call center a generare soddisfazione duratura, non è uno strumento di sales force automation, ma aiuta la forza vendite a semplificare il rapporto con il cliente aiutando le vendite nel generare valore all'utente, non coinvolge solo il front-end aziendale, ma è una strategia che abbraccia tutti e si può realizzare anche senza un nuovo software o hardware, nelle piccole realtà si può stabilire il processo senza dover investire in strutture esterne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22402051</guid><pubDate>Tue, 04 Feb 2020 12:32:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22402051/customer_relationship_management.mp3" length="2364045" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La soddisfazione del cliente non ha un momento per preciso ma deve seguire tutto il processo di acquisto, uso ed abbandono o riacquisto.

Quando bisogna acquistare un bene o servizio seguiamo il processo di percezione del bisogno, di analisi attenta e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La soddisfazione del cliente non ha un momento per preciso ma deve seguire tutto il processo di acquisto, uso ed abbandono o riacquisto.<br /><br />Quando bisogna acquistare un bene o servizio seguiamo il processo di percezione del bisogno, di analisi attenta e informata tramite la ricerca attiva, valutiamo il prezzo e se questi viene percepito come inferiore al valore acquistiamo. <br /><br />Successivamente inizia la fase di utilizzo normale ed evoluto del bene/servizio e se riscontriamo problemi, ricerchiamo una soluzione ma questa non è tempestiva ed esaustiva, si abbasserà la percezione del valore e aumenterà quella del prezzo comportando un abbandono del prodotto con tutto quello che ne deriva in termini di riacquisto futuro o di comunicazione negativa.<br /><br />Quindi l’azienda deve essere attenta a tutte le fasi coinvolgendo il cliente attivamente anche in fase di utilizzo e feedback.<br /><br />Il “Customer Relationship Management” o CRM è una strategia di business che ha l’obiettivo di rendere profittevoli nel tempo i rapporti con i clienti, mantenendone elevata la soddisfazione nelle fasi di ricerca, selezione, acquisto di prodotti o servizi fino all'eventuale sostituzione.<br /><br />Quindi l’utilizzo è orientato al mantenimento della soddisfazione del cliente nel tempo; infatti non è un applicativo o software ma è una strategia, non è un nuovo modello di call center ma  aiuta il call center a generare soddisfazione duratura, non è uno strumento di sales force automation, ma aiuta la forza vendite a semplificare il rapporto con il cliente aiutando le vendite nel generare valore all'utente, non coinvolge solo il front-end aziendale, ma è una strategia che abbraccia tutti e si può realizzare anche senza un nuovo software o hardware, nelle piccole realtà si può stabilire il processo senza dover investire in strutture esterne.]]></itunes:summary><itunes:duration>148</itunes:duration><itunes:keywords>call center,crm,customer relationship manageme,sales force automation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e38add20289897f99708734f2c81a16f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Buyer persona come strumento di profilazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/buyer-persona-come-strumento-di-profilazione--22229777</link><description><![CDATA[Oggi cercheremo di approfondire l'importanza della profilazione del cliente e di mappare il Customer Journey nell'era dell'esperienza.<br /><br />Il consumatore oggi è sempre più indipendente nel processo digitale, ricerca da solo i contenuti ed è cosciente di questa libertà, può anche intercettare valutazioni e suggerimenti, ed è sempre più mobile e always on, quindi il contatto non dipende dal tempo; in più si relaziona, ha bisogno di dialogare, anche con il proprio brand, ed è in grado di fare delle comparazioni.<br /><br />Direi che è cambiata proprio l'impostazione e la realtà sociale, tra qualche anno i nativi digitali saranno la maggior fetta del mercato e sicuramente preferiranno sempre di più internet nell'impostare le relazioni, che è quello che ormai diventerà sempre più ridotto, quindi l'approccio analogico.<br /><br />In questo contesto si inserisce il concerto di "zero moment of truth", ossia il momento in cui un consumatore inizia il suo processo di acquisto, partendo da web ed in tempo reale, fino ad atterrare a tutto quello che il suo viaggio, basato sugli impulsi, con una comunicazione sempre meno unidirezionale ma sempre più ovviamente bidirezionale, anzi omnidirezionale, tra più utenti.<br /><br />Bisogna costruire un approccio basato sulle persone e sull'esperienza che loro vivono; per fare ciò bisogna definire quelle che vengono chiamate le personas, o buyer persona, per costruire su loro uno storytelling su misura, mappare il loro Digital Journey e creare contenuto adeguato.<br /><br />Per poter definire le buyer persona bisogna definire quello che è il target consumer o prospect, Intervistare i clienti in essere, analizzare l'approccio del cliente al brand tramite la sentiment analysis, raccogliere i dati attraverso i canali esistenti, sia di clienti che di prospect, e analizzare i feedback nella vita reale.<br /><br />Grazie al team di vendita ricevere più informazioni possibili, nei comportamenti del consumer o prospect ed infine analizzare i dati raccolti e definire la buyer persona in un ciclo continuo di perfezionamento; quindi sarà sempre in continuo divenire e sarà sempre da controllare nel tempo come cambia la nostra buyer persona.<br /><br />Per poter creare la buyer persona c'è uno strumento di largo uso che si chiama Canvas, che mappa tutti gli aspetti principali non soltanto della buyer persona intesa come elemento socio-demografico ma anche tutti quelli che sono i suoi obiettivi, il suo processo di acquisto, e quindi il pensiero dietro il suo processo d'acquisto, tutti i canali di contatto, tutti i touchpoints da cui vi accede, i tempi e le singole iniziative, il contenuto e le informazioni che vuole trasmettere.<br /><br />Infine per completare lo scenario, e quindi lo studio, bisogna definire tutti gli stakeholder, interni ed esterni, e quelli che sono l'influencer dell'azienda, interni ed esterni. Viviamo in un'economia dell'esperienza, il consumatore non vuole più un prodotto ma l'esperienza e benefici che ne derivano; oggi l'esperienza ha un prezzo e quindi bisogna personalizzare l'esperienza, adattare il prodotto servizio e cercare di aumentare quello che il desiderio e l'aspirazione dell'utente di legarsi a quel brand.<br /><br />Sempre più i brand diventano un riferimento per gli utenti che desiderano essere coccolati e supportati in ogni fase del suo processo di acquisto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22229777</guid><pubDate>Thu, 30 Jan 2020 11:35:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22229777/buyer_persona_come_strumento_di_profilazione.mp3" length="4310184" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi cercheremo di approfondire l'importanza della profilazione del cliente e di mappare il Customer Journey nell'era dell'esperienza.

Il consumatore oggi è sempre più indipendente nel processo digitale, ricerca da solo i contenuti ed è cosciente di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi cercheremo di approfondire l'importanza della profilazione del cliente e di mappare il Customer Journey nell'era dell'esperienza.<br /><br />Il consumatore oggi è sempre più indipendente nel processo digitale, ricerca da solo i contenuti ed è cosciente di questa libertà, può anche intercettare valutazioni e suggerimenti, ed è sempre più mobile e always on, quindi il contatto non dipende dal tempo; in più si relaziona, ha bisogno di dialogare, anche con il proprio brand, ed è in grado di fare delle comparazioni.<br /><br />Direi che è cambiata proprio l'impostazione e la realtà sociale, tra qualche anno i nativi digitali saranno la maggior fetta del mercato e sicuramente preferiranno sempre di più internet nell'impostare le relazioni, che è quello che ormai diventerà sempre più ridotto, quindi l'approccio analogico.<br /><br />In questo contesto si inserisce il concerto di "zero moment of truth", ossia il momento in cui un consumatore inizia il suo processo di acquisto, partendo da web ed in tempo reale, fino ad atterrare a tutto quello che il suo viaggio, basato sugli impulsi, con una comunicazione sempre meno unidirezionale ma sempre più ovviamente bidirezionale, anzi omnidirezionale, tra più utenti.<br /><br />Bisogna costruire un approccio basato sulle persone e sull'esperienza che loro vivono; per fare ciò bisogna definire quelle che vengono chiamate le personas, o buyer persona, per costruire su loro uno storytelling su misura, mappare il loro Digital Journey e creare contenuto adeguato.<br /><br />Per poter definire le buyer persona bisogna definire quello che è il target consumer o prospect, Intervistare i clienti in essere, analizzare l'approccio del cliente al brand tramite la sentiment analysis, raccogliere i dati attraverso i canali esistenti, sia di clienti che di prospect, e analizzare i feedback nella vita reale.<br /><br />Grazie al team di vendita ricevere più informazioni possibili, nei comportamenti del consumer o prospect ed infine analizzare i dati raccolti e definire la buyer persona in un ciclo continuo di perfezionamento; quindi sarà sempre in continuo divenire e sarà sempre da controllare nel tempo come cambia la nostra buyer persona.<br /><br />Per poter creare la buyer persona c'è uno strumento di largo uso che si chiama Canvas, che mappa tutti gli aspetti principali non soltanto della buyer persona intesa come elemento socio-demografico ma anche tutti quelli che sono i suoi obiettivi, il suo processo di acquisto, e quindi il pensiero dietro il suo processo d'acquisto, tutti i canali di contatto, tutti i touchpoints da cui vi accede, i tempi e le singole iniziative, il contenuto e le informazioni che vuole trasmettere.<br /><br />Infine per completare lo scenario, e quindi lo studio, bisogna definire tutti gli stakeholder, interni ed esterni, e quelli che sono l'influencer dell'azienda, interni ed esterni. Viviamo in un'economia dell'esperienza, il consumatore non vuole più un prodotto ma l'esperienza e benefici che ne derivano; oggi l'esperienza ha un prezzo e quindi bisogna personalizzare l'esperienza, adattare il prodotto servizio e cercare di aumentare quello che il desiderio e l'aspirazione dell'utente di legarsi a quel brand.<br /><br />Sempre più i brand diventano un riferimento per gli utenti che desiderano essere coccolati e supportati in ogni fase del suo processo di acquisto.]]></itunes:summary><itunes:duration>270</itunes:duration><itunes:keywords>always on,brand,buyer persona,consumer,customer journey,digital journey,omnidirezionale,personas,prospect,sentiment analysis,stakeholder,touchpoints,vmm,zero moment of truth</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a7f405a36f2e46005b98f285f640985f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Benefici della multicanalità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/benefici-della-multicanalita--22189293</link><description><![CDATA[Fino ad oggi le imprese hanno operato sul mercato con uno o più canali di vendita spesso con forte spinta commerciale e in concorrenza tra loro.<br /><br />Il processo di comunicazione, vendita e servizio si concentrava nel singolo punto fisico dove veniva svolta anche la fase di post vendita.<br /><br />Nel tempo si sono implementati molti altri canali sia nella fase di coinvolgimento, di acquisto e assistenza. Le tecnologie hanno creato nuovi canali di comunicazione e interazione che hanno permesso di creare nuovi strumenti di relazione e acquisto.<br /><br />Nasce la multicanalità che ha l’obiettivo di coordinare, integrare e ottimizzare la pluralità ed eterogeneità delle risorse, migliorando la relazione tra brand e consumatore.<br /><br />I principali cambiamenti ottenuti con l’entrata del commercio su internet sono:<br /><br />1)Maggiore “interattività”, cresce l’interazione con gli utenti grazie alla tecnologia. Il consumatore co-partecipa a tutto il processo passando anche dall’ideazione del prodotto.<br /><br />2)Maggiore “profondità delle informazioni”, aumenta la qualità delle informazioni disponibili, creando maggiore trasparenza.<br /><br />3)Maggiore “personalizzazione”, aumenta la possibilità di personalizzare i contenuti, prodotti o servizi.<br /><br />4)È nata la “tecnologia sociale” che grazie alla tecnologia ha abilitato la produzione e distribuzione di contenuti generati dagli utenti.<br /><br />5)È diminuita “l’asimmetria informativa” tra venditori e i consumer<br /><br />6)Sono diminuiti i “costi di ricerca” per trovare nuovi prodotti.<br /><br />7)Sono diminuiti i “costi di transazione” per accedere al mercato ed effettuare la vendita per un’impresa e l’acquisto per i consumatori.<br /><br />8)Sono diminuiti i “costi di merchant” per adattare i prezzi ai diversi target.<br /><br /><br />Inoltre si è attivato un processo di disintermediazione, prima il produttore vendeva al distributore che vendeva al dettagliante che vendeva al consumatore, nel tempo si è passati ad un modello produttore/dettagliante/consumatore e si va sempre più nella direzione dove il produttore vende direttamente al consumatore.<br /><br />I benefici sono abbattimenti di costi di intermediazione lato consumatore e in risparmio spesa per il produttore da investire nella esperienza per il cliente.<br /><br />Volendo annoverare alcuni benefici che si ottengono dalla multicanalità possiamo dire che aumentano i ricavi e i punti di contatto con il mercato, migliora la capacità di risposta ai veloci cambiamenti, si ottiene un maggior vantaggio competitivo rispetto agli operatori multicanali in termini di rapidità di risposta, miglioramento della gestione di prodotti complessi e dei resi e maggiore efficienza organizzativa.<br /><br />Ovviamente ci sono benefici anche per i consumatori che possono rilevare molte più informazioni, possono migliorare la relazione e quindi diventare più fedeli, possono scegliere autonomamente il canale più consono con cui creare contatto.<br /><br />Nel nuovo viaggio dell’acquirente multicanale il processo di acquisto permette di ottenere informazioni utili indipendentemente dai canali utilizzati, i dati riconoscono il cliente, i suoi interessi, le sue interazioni e le sue preferenze generando una personalizzazione e infine permette una maggiore risposta nel post-sale incrementando la positività della customer experience.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22189293</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2020 10:10:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22189293/benefici_della_multicanalit.mp3" length="3771003" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Fino ad oggi le imprese hanno operato sul mercato con uno o più canali di vendita spesso con forte spinta commerciale e in concorrenza tra loro.

Il processo di comunicazione, vendita e servizio si concentrava nel singolo punto fisico dove veniva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fino ad oggi le imprese hanno operato sul mercato con uno o più canali di vendita spesso con forte spinta commerciale e in concorrenza tra loro.<br /><br />Il processo di comunicazione, vendita e servizio si concentrava nel singolo punto fisico dove veniva svolta anche la fase di post vendita.<br /><br />Nel tempo si sono implementati molti altri canali sia nella fase di coinvolgimento, di acquisto e assistenza. Le tecnologie hanno creato nuovi canali di comunicazione e interazione che hanno permesso di creare nuovi strumenti di relazione e acquisto.<br /><br />Nasce la multicanalità che ha l’obiettivo di coordinare, integrare e ottimizzare la pluralità ed eterogeneità delle risorse, migliorando la relazione tra brand e consumatore.<br /><br />I principali cambiamenti ottenuti con l’entrata del commercio su internet sono:<br /><br />1)Maggiore “interattività”, cresce l’interazione con gli utenti grazie alla tecnologia. Il consumatore co-partecipa a tutto il processo passando anche dall’ideazione del prodotto.<br /><br />2)Maggiore “profondità delle informazioni”, aumenta la qualità delle informazioni disponibili, creando maggiore trasparenza.<br /><br />3)Maggiore “personalizzazione”, aumenta la possibilità di personalizzare i contenuti, prodotti o servizi.<br /><br />4)È nata la “tecnologia sociale” che grazie alla tecnologia ha abilitato la produzione e distribuzione di contenuti generati dagli utenti.<br /><br />5)È diminuita “l’asimmetria informativa” tra venditori e i consumer<br /><br />6)Sono diminuiti i “costi di ricerca” per trovare nuovi prodotti.<br /><br />7)Sono diminuiti i “costi di transazione” per accedere al mercato ed effettuare la vendita per un’impresa e l’acquisto per i consumatori.<br /><br />8)Sono diminuiti i “costi di merchant” per adattare i prezzi ai diversi target.<br /><br /><br />Inoltre si è attivato un processo di disintermediazione, prima il produttore vendeva al distributore che vendeva al dettagliante che vendeva al consumatore, nel tempo si è passati ad un modello produttore/dettagliante/consumatore e si va sempre più nella direzione dove il produttore vende direttamente al consumatore.<br /><br />I benefici sono abbattimenti di costi di intermediazione lato consumatore e in risparmio spesa per il produttore da investire nella esperienza per il cliente.<br /><br />Volendo annoverare alcuni benefici che si ottengono dalla multicanalità possiamo dire che aumentano i ricavi e i punti di contatto con il mercato, migliora la capacità di risposta ai veloci cambiamenti, si ottiene un maggior vantaggio competitivo rispetto agli operatori multicanali in termini di rapidità di risposta, miglioramento della gestione di prodotti complessi e dei resi e maggiore efficienza organizzativa.<br /><br />Ovviamente ci sono benefici anche per i consumatori che possono rilevare molte più informazioni, possono migliorare la relazione e quindi diventare più fedeli, possono scegliere autonomamente il canale più consono con cui creare contatto.<br /><br />Nel nuovo viaggio dell’acquirente multicanale il processo di acquisto permette di ottenere informazioni utili indipendentemente dai canali utilizzati, i dati riconoscono il cliente, i suoi interessi, le sue interazioni e le sue preferenze generando una personalizzazione e infine permette una maggiore risposta nel post-sale incrementando la positività della customer experience.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:keywords>asimmetria informativa,customer experience,digitaltrasformation,maggiore interattività,maggiore personalizzazione,maggiore profondità delle info,multicanalità,tecnologia sociale,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/601cee5db305e17375a540e02502ed5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Molti touchpoint per una relazione di valore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/molti-touchpoint-per-una-relazione-di-valore--22173010</link><description><![CDATA[I momenti di incontro tramite diversi touchpoints oramai coinvolgono metodi tradizionali e digitali, basti pensare ad una affissione outdoor del 2014 di una nota compagnia aerea che raffigurava un bambino che al passare di un aereo lo indicava e appariva la scritta del volo e la destinazione.<br /><br />Oppure processi di “double screen” che permettono per esempio interazione con il brand e tra lo schermo e lo smartphone per esempio, oppure app per poter riprendere o fotografare una bottiglia, per esempio di vodka, e partecipare a concorsi a premio.<br /><br />Sicuramente il prossimo futuro offre opportunità grazie all’ IoT, l’internet delle cose, tramite sensori che traccino i comportamenti degli user per generare un’esperienza di valore.<br /><br />L’utilizzo di tutti questi touchpoints rappresenta un’opportunità ma anche una sfida che le aziende dovranno affrontare; bisogna tenere in considerazione che i big data utilizzano le informazioni per personalizzare l’esperienza dell’utente, con strumenti come Google Search Console che consente di capire ciò che l’azienda è in grado di ottenere con Google, non pensare che il traffico sul sito sia di miglior qualità ma estende gli orizzonti a tutti i punti di contatto creando un’adeguata e differenziata comunicazione, con l’utilizzo di modelli di attribuzione permettendo di analizzare i diversi flussi/canali utilizzati.<br /><br />Ed infine bisogna riconoscere il comportamento dell’utente sui diversi dispositivi e considerarlo un utente differente, in questo caso si utilizzano strumenti di “Universal Analitycs” che tracciano il comportamento del singolo utente rispetto a un diverso approccio con i diversi device.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22173010</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 23:15:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22173010/molti_touchpoint.mp3" length="2095080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>I momenti di incontro tramite diversi touchpoints oramai coinvolgono metodi tradizionali e digitali, basti pensare ad una affissione outdoor del 2014 di una nota compagnia aerea che raffigurava un bambino che al passare di un aereo lo indicava e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I momenti di incontro tramite diversi touchpoints oramai coinvolgono metodi tradizionali e digitali, basti pensare ad una affissione outdoor del 2014 di una nota compagnia aerea che raffigurava un bambino che al passare di un aereo lo indicava e appariva la scritta del volo e la destinazione.<br /><br />Oppure processi di “double screen” che permettono per esempio interazione con il brand e tra lo schermo e lo smartphone per esempio, oppure app per poter riprendere o fotografare una bottiglia, per esempio di vodka, e partecipare a concorsi a premio.<br /><br />Sicuramente il prossimo futuro offre opportunità grazie all’ IoT, l’internet delle cose, tramite sensori che traccino i comportamenti degli user per generare un’esperienza di valore.<br /><br />L’utilizzo di tutti questi touchpoints rappresenta un’opportunità ma anche una sfida che le aziende dovranno affrontare; bisogna tenere in considerazione che i big data utilizzano le informazioni per personalizzare l’esperienza dell’utente, con strumenti come Google Search Console che consente di capire ciò che l’azienda è in grado di ottenere con Google, non pensare che il traffico sul sito sia di miglior qualità ma estende gli orizzonti a tutti i punti di contatto creando un’adeguata e differenziata comunicazione, con l’utilizzo di modelli di attribuzione permettendo di analizzare i diversi flussi/canali utilizzati.<br /><br />Ed infine bisogna riconoscere il comportamento dell’utente sui diversi dispositivi e considerarlo un utente differente, in questo caso si utilizzano strumenti di “Universal Analitycs” che tracciano il comportamento del singolo utente rispetto a un diverso approccio con i diversi device.]]></itunes:summary><itunes:duration>131</itunes:duration><itunes:keywords>big data,double screen,google,google search console,iot,outdoor del 2014,touchpoints,universal analitycs,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b57ef1a7a53abfcac88351fdadfa06fb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come si comportano le aziende in caso di crisi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-si-comportano-le-aziende-in-caso-di-crisi--21987427</link><description><![CDATA[Come si comportano le aziende in caso di crisi?<br /><br />Solitamente esistono due protocolli operativi che gestiscono, con obiettivi diversi, le crisi e sono:<br /><br />Il Crisis Management, che gestisce le situazioni di crisi con l’obiettivo di minimizzare le perdite in termini di sicurezza, di vite umane, di ambiente e di risorse, ma anche in termini di reputazione ed infine economiche.<br /><br />Volendo prendere un esempio, in caso di incidente in autostrada l’azienda che gestisce il tratto autostradale con il Crisis Management verifica che tutti stiano bene, gestisce il servizio di soccorso e rimuove i mezzi.<br /><br />Invece il Business Continuity Management ha come obiettivo la continuità operativa durante la crisi, cercando di contenere il disservizio al flusso aziendale.<br /><br />Per riprendere l’esempio precedente, in caso di incidente in autostrada il Business Continuity Management si attiverà per ripristinare il flusso tramite un’altra corsia o ridurrà la careggiata per far defluire il traffico.<br /><br />Con l’avvento della digitalizzazione si è creato un sotto-protocollo al Business Continuity Management che è il Disaster Recovery con cui si intende l’insieme delle tecnologie e misure organizzative con il compito di ripristinare sistemi, dati e infrastrutture necessarie al l’erogazione di servizi strettamente collegate c IT.<br /><br />Esistono tre tipologie di minacce alla continuità operative nel digital, e sono:<br /><br />1)minacce avversarie; intese come minacce derivanti da attacchi avversari, per esempio attacchi alla autenticazione, divulgazione di dati sensibili, Malware, errori di configurazione o abusi.<br /><br />2)minacce accidentali; come il mal funzionamento di un software o hardware, o di tipo comportamentali oppure fallimenti sui processi di configurazione.<br /><br /><br />3)minacce ambientali; che ovviamente riguardano eventi atmosferici o meteorologici, come eventi idrogeologici o geologici, oppure minacce ad eventi strettamente legati alle infrastrutture come blocco di corrente, di comunicazione o servizi nel settore delle telecomunicazioni.<br /><br />I processi correlati ad entrambi i protocolli si basano sul piano operativo, sulla continua formazione per essere preparati in caso di crisi e sulla comunicazione, interna ed esterna, che risulta fondamentale per il Crisis Management; e soprattutto, come nel caso di “Cambridge Analytica”, in alcuni casi bisogna metterci la faccia, ammettere gli errori pubblicamente e ripartire con una serie di azioni atte ad arginare la crisi e il calo di reputazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21987427</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2020 14:00:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21987427/come_si_comportano_le_aziende_in_caso_di_crisi.mp3" length="2750187" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come si comportano le aziende in caso di crisi?

Solitamente esistono due protocolli operativi che gestiscono, con obiettivi diversi, le crisi e sono:

Il Crisis Management, che gestisce le situazioni di crisi con l’obiettivo di minimizzare le perdite...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come si comportano le aziende in caso di crisi?<br /><br />Solitamente esistono due protocolli operativi che gestiscono, con obiettivi diversi, le crisi e sono:<br /><br />Il Crisis Management, che gestisce le situazioni di crisi con l’obiettivo di minimizzare le perdite in termini di sicurezza, di vite umane, di ambiente e di risorse, ma anche in termini di reputazione ed infine economiche.<br /><br />Volendo prendere un esempio, in caso di incidente in autostrada l’azienda che gestisce il tratto autostradale con il Crisis Management verifica che tutti stiano bene, gestisce il servizio di soccorso e rimuove i mezzi.<br /><br />Invece il Business Continuity Management ha come obiettivo la continuità operativa durante la crisi, cercando di contenere il disservizio al flusso aziendale.<br /><br />Per riprendere l’esempio precedente, in caso di incidente in autostrada il Business Continuity Management si attiverà per ripristinare il flusso tramite un’altra corsia o ridurrà la careggiata per far defluire il traffico.<br /><br />Con l’avvento della digitalizzazione si è creato un sotto-protocollo al Business Continuity Management che è il Disaster Recovery con cui si intende l’insieme delle tecnologie e misure organizzative con il compito di ripristinare sistemi, dati e infrastrutture necessarie al l’erogazione di servizi strettamente collegate c IT.<br /><br />Esistono tre tipologie di minacce alla continuità operative nel digital, e sono:<br /><br />1)minacce avversarie; intese come minacce derivanti da attacchi avversari, per esempio attacchi alla autenticazione, divulgazione di dati sensibili, Malware, errori di configurazione o abusi.<br /><br />2)minacce accidentali; come il mal funzionamento di un software o hardware, o di tipo comportamentali oppure fallimenti sui processi di configurazione.<br /><br /><br />3)minacce ambientali; che ovviamente riguardano eventi atmosferici o meteorologici, come eventi idrogeologici o geologici, oppure minacce ad eventi strettamente legati alle infrastrutture come blocco di corrente, di comunicazione o servizi nel settore delle telecomunicazioni.<br /><br />I processi correlati ad entrambi i protocolli si basano sul piano operativo, sulla continua formazione per essere preparati in caso di crisi e sulla comunicazione, interna ed esterna, che risulta fondamentale per il Crisis Management; e soprattutto, come nel caso di “Cambridge Analytica”, in alcuni casi bisogna metterci la faccia, ammettere gli errori pubblicamente e ripartire con una serie di azioni atte ad arginare la crisi e il calo di reputazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>172</itunes:duration><itunes:keywords>business continuity management,cambridge analytica,crisis management,disaster recovery,malware,minacce accidentali,minacce ambientali,minacce avversarie,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b71e8a7e350d0434a258f29d07cd7e04.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Modelli supervisionati e non supervisionati per il Data Mining</title><link>https://www.spreaker.com/episode/modelli-supervisionati-e-non-supervisionati-per-il-data-mining--21952220</link><description><![CDATA[Esistono due categorie di metodi per poter effettuare il processo di Data Mining, e cioè di estrazione dei dati.<br /><br />I modelli “supervisionati”, che sono metodi che vengono applicati nel momento in cui nel data set di partenza esiste una variabile di raggruppamento, o etichetta, e i modelli “non supervisionati” che non hanno questa variabile di raggruppamento.<br /><br />I supervisionati si dividono in altre due sottocategorie di metodi di estrazione e sono di “Classificazione” o di “Regressione” in base alla variabile di raggruppamento se di tipo cardinale o numerico quantitativo. <br /><br />Nei metodi non supervisionati, quando non esiste la variabile di raggruppamento, abbiamo modelli di Clustering o modelli di Regole di associazione.<br /><br />La fase preliminare di estrazione dei dati è il momento più critico in quanto è caratterizzata dalla preparazione del dato che passa da alcuni step prevalenti; l’acquisizione del dato, la fase di Parsing, quindi di conversione dei dati in una unica struttura e formato, la fase di controllo, che deve prendere in considerazione i casi mancanti e le anomalie.<br /><br />Tra i modelli supervisionati di classificazione esiste il metodo KNN, o del vicino più prossimo, che si basa sulle caratteristiche vicine al dato considerato. Un oggetto è classificato in base alla maggioranza dei voti dei suoi vicini.<br /><br />Il metodo degli alberi di classificazione, o decisione, che rappresenta un albero di classificatori con nodi interni binari, chiamati foglie, che dividono i campioni in classi di etichette omogenee, stratificando i dati.<br /><br />I modelli supervisionati di regressione possono essere lineari, quindi una stima basata su una variabile dipendente e una o più variabili indipendenti, e a vettori di supporto, (Support Vector Machine) che costruisce nuovi esempi ad una delle classi possibili ottenendo un classificatore binario non probabilistico.<br /><br />I principali ambiti di applicazione possono essere per classificare i comportamenti di acquisto, per una diagnosi medica, per la sicurezza web o per il rilevamento dello spam.<br /><br />Invece i modelli non supervisionati, quindi senza variabile di raggruppamento, vengono utilizzati per la sentiment analysis, per analizzare l’e-commerce o per valutare i dati in store.<br /><br />L’esempio più calzante è il modello basket analysis che permette di analizzare le abitudini di acquisto dei clienti identificando le relazioni esistenti tra prodotti acquistati e differenti consumatori.<br /><br />Anche il Clustering figura tra i metodi non supervisionati, e consiste nel raggruppare dati omogenei basandosi sulla somiglianza, e quindi la distanza tra di loro, in uno spazio multidimensionale. <br /><br />In ultimo ci sono metodi di text mining che si applicano a testi non strutturati, estraendo informazioni a valore aggiunto convertendoli in linguaggio strutturato e formale.<br /><br />Si utilizzano per pagine web, email, social, agenzie stampa, chat ecc..<br /><br />in questi casi i campi di applicazione sono la brand reputation, la sentiment analysis, la seo e il web marketing.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21952220</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2020 14:02:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21952220/modelli.mp3" length="3717627" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Esistono due categorie di metodi per poter effettuare il processo di Data Mining, e cioè di estrazione dei dati.

I modelli “supervisionati”, che sono metodi che vengono applicati nel momento in cui nel data set di partenza esiste una variabile di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Esistono due categorie di metodi per poter effettuare il processo di Data Mining, e cioè di estrazione dei dati.<br /><br />I modelli “supervisionati”, che sono metodi che vengono applicati nel momento in cui nel data set di partenza esiste una variabile di raggruppamento, o etichetta, e i modelli “non supervisionati” che non hanno questa variabile di raggruppamento.<br /><br />I supervisionati si dividono in altre due sottocategorie di metodi di estrazione e sono di “Classificazione” o di “Regressione” in base alla variabile di raggruppamento se di tipo cardinale o numerico quantitativo. <br /><br />Nei metodi non supervisionati, quando non esiste la variabile di raggruppamento, abbiamo modelli di Clustering o modelli di Regole di associazione.<br /><br />La fase preliminare di estrazione dei dati è il momento più critico in quanto è caratterizzata dalla preparazione del dato che passa da alcuni step prevalenti; l’acquisizione del dato, la fase di Parsing, quindi di conversione dei dati in una unica struttura e formato, la fase di controllo, che deve prendere in considerazione i casi mancanti e le anomalie.<br /><br />Tra i modelli supervisionati di classificazione esiste il metodo KNN, o del vicino più prossimo, che si basa sulle caratteristiche vicine al dato considerato. Un oggetto è classificato in base alla maggioranza dei voti dei suoi vicini.<br /><br />Il metodo degli alberi di classificazione, o decisione, che rappresenta un albero di classificatori con nodi interni binari, chiamati foglie, che dividono i campioni in classi di etichette omogenee, stratificando i dati.<br /><br />I modelli supervisionati di regressione possono essere lineari, quindi una stima basata su una variabile dipendente e una o più variabili indipendenti, e a vettori di supporto, (Support Vector Machine) che costruisce nuovi esempi ad una delle classi possibili ottenendo un classificatore binario non probabilistico.<br /><br />I principali ambiti di applicazione possono essere per classificare i comportamenti di acquisto, per una diagnosi medica, per la sicurezza web o per il rilevamento dello spam.<br /><br />Invece i modelli non supervisionati, quindi senza variabile di raggruppamento, vengono utilizzati per la sentiment analysis, per analizzare l’e-commerce o per valutare i dati in store.<br /><br />L’esempio più calzante è il modello basket analysis che permette di analizzare le abitudini di acquisto dei clienti identificando le relazioni esistenti tra prodotti acquistati e differenti consumatori.<br /><br />Anche il Clustering figura tra i metodi non supervisionati, e consiste nel raggruppare dati omogenei basandosi sulla somiglianza, e quindi la distanza tra di loro, in uno spazio multidimensionale. <br /><br />In ultimo ci sono metodi di text mining che si applicano a testi non strutturati, estraendo informazioni a valore aggiunto convertendoli in linguaggio strutturato e formale.<br /><br />Si utilizzano per pagine web, email, social, agenzie stampa, chat ecc..<br /><br />in questi casi i campi di applicazione sono la brand reputation, la sentiment analysis, la seo e il web marketing.]]></itunes:summary><itunes:duration>233</itunes:duration><itunes:keywords>alberi di classificazione,basket analysis,brand reputation,classificazione,clustering,datamining,metodo knn,modelli supervisionati,parsing,regole di associazione,regressione,sentiment analysis,support vector machine,text mining,vicino più prossimo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb4f2280a92b508e93245cc51dc0a924.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Customer Experience e Kpi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/customer-experience-e-kpi--21908935</link><description><![CDATA[Per costruire una Customer Experience che porti risultati bisogna comprendere quali sono i Kpi, quindi gli indicatori di performance, che ci permettono di mappare e tracciare, on e off line, l’esperienza e il viaggio che il consumatore effettua e creare un rapporto sulla fiducia e sui valori della relazione.<br /><br />I consumatori sono persone, quindi la relazione deve essere basata sulla interazione, e il digitale è lo strumento che permette di mappare tutti i comportamenti per poter comprendere le barriere, superarle e convertire la relazione in vendita.<br /><br />Per poter misurare il successo non possiamo pensare ad un processo lineare, ma circolare in quanto sempre in continua evoluzione e apprendimento.<br /><br />Bisogna identificare sempre variabili qualitative e quantitative, in un processo circolare, partendo dall’identificazione di un target di studio, ovviamente alla base deve esserci già lo studio delle personas e dei sentimenti, successivamente bisogna isolare le singole personas e la singola esperienza e, tramite strumenti di analytics, identificare le metriche per poter trasformare in numeri gli indicatori qualitativi per poter definire gli obiettivi, che si riferiscono alla misurazione della journey, sistematizzare la raccolta dei dati e identificare e agire sui problemi, condividendo, infine,  i risultati.<br /><br />Come dicevo questo processo è circolare ripartendo nuovamente e quindi in continuo miglioramento.<br /><br /><br />Il setting dei Kpi prevede la strutturazione di un progetto che tramite azioni sia push che pull permettano di estrapolare indicatori che determineranno la customer Experience.<br /><br />Le fasi sono 4:<br /><br />1)Visibilità, è la fase di awareness quindi con azioni push, come Display Adv o Sem, e azioni Pull, come Web Site e Seo, dovranno avere come obiettivo espandere la conoscenza del brand a platee sempre più estese e come Kpi avrai il tasso di conversione, oppure l’interazione con il sito o semplicemente il posizionamento del sito sui motori di ricerca.<br /><br />2)Contatto, in questo caso le azioni Push saranno il Dem, sms o mail, e quelle Pull i social, le partnership e i car configurator. Gli obiettivi sono comprendere se ci sono dei buzz, cioè dei ronzii, quindi se si parla di noi e come, raccogliere maggiori informazioni sociodemografiche o semplicemente creare una community. I Kpi saranno i tassi di conversione, la quantificazione delle metriche emotive, bisogna valutare se si parla e cosa si dice del brand.<br /><br />3)Experience, è la fase più importante per poter quantificare i sentimenti degli utenti, con azioni Push come eventi ad azioni Pull come attività o contenuti da rendere virali; oggi si preferisce la distribuzione organica, i contenuti e quindi il brand. I Kpi restituiranno valori proprio sulla distribuzione organica, sulla partecipazione on e off ai nostri eventi e tramite la Sentiment Analysis valutare se il brand genera sentimenti postivi, neutrali o negativi.<br /><br />4)Ed infine la fase Trust, che andrà a definire, attraverso anche il post vendita che diventa sempre più cruciale, la fiducia degli utenti e quindi la capacità di trasferire la propria esperienza positiva alla cerchia di amici. Anche qui avremo azioni Push con il Marketing reputation o attraverso gli store e azioni Pull come ranking tool o community. Il ranking e le review in questo caso sono i Kpi.<br /><br />Ovviamente gli indicatori di performance sono molteplici e di diversa natura dobbiamo riuscire ad individuare e tramutare in numeri i sentimenti e le emozioni, in linea con le nostre strategie di business e le nostre azioni di Marketing, per poter generare un’esperienza di valore per il nostro utente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21908935</guid><pubDate>Tue, 21 Jan 2020 09:10:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21908935/customer_experience_e_kpi.mp3" length="5396886" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per costruire una Customer Experience che porti risultati bisogna comprendere quali sono i Kpi, quindi gli indicatori di performance, che ci permettono di mappare e tracciare, on e off line, l’esperienza e il viaggio che il consumatore effettua e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per costruire una Customer Experience che porti risultati bisogna comprendere quali sono i Kpi, quindi gli indicatori di performance, che ci permettono di mappare e tracciare, on e off line, l’esperienza e il viaggio che il consumatore effettua e creare un rapporto sulla fiducia e sui valori della relazione.<br /><br />I consumatori sono persone, quindi la relazione deve essere basata sulla interazione, e il digitale è lo strumento che permette di mappare tutti i comportamenti per poter comprendere le barriere, superarle e convertire la relazione in vendita.<br /><br />Per poter misurare il successo non possiamo pensare ad un processo lineare, ma circolare in quanto sempre in continua evoluzione e apprendimento.<br /><br />Bisogna identificare sempre variabili qualitative e quantitative, in un processo circolare, partendo dall’identificazione di un target di studio, ovviamente alla base deve esserci già lo studio delle personas e dei sentimenti, successivamente bisogna isolare le singole personas e la singola esperienza e, tramite strumenti di analytics, identificare le metriche per poter trasformare in numeri gli indicatori qualitativi per poter definire gli obiettivi, che si riferiscono alla misurazione della journey, sistematizzare la raccolta dei dati e identificare e agire sui problemi, condividendo, infine,  i risultati.<br /><br />Come dicevo questo processo è circolare ripartendo nuovamente e quindi in continuo miglioramento.<br /><br /><br />Il setting dei Kpi prevede la strutturazione di un progetto che tramite azioni sia push che pull permettano di estrapolare indicatori che determineranno la customer Experience.<br /><br />Le fasi sono 4:<br /><br />1)Visibilità, è la fase di awareness quindi con azioni push, come Display Adv o Sem, e azioni Pull, come Web Site e Seo, dovranno avere come obiettivo espandere la conoscenza del brand a platee sempre più estese e come Kpi avrai il tasso di conversione, oppure l’interazione con il sito o semplicemente il posizionamento del sito sui motori di ricerca.<br /><br />2)Contatto, in questo caso le azioni Push saranno il Dem, sms o mail, e quelle Pull i social, le partnership e i car configurator. Gli obiettivi sono comprendere se ci sono dei buzz, cioè dei ronzii, quindi se si parla di noi e come, raccogliere maggiori informazioni sociodemografiche o semplicemente creare una community. I Kpi saranno i tassi di conversione, la quantificazione delle metriche emotive, bisogna valutare se si parla e cosa si dice del brand.<br /><br />3)Experience, è la fase più importante per poter quantificare i sentimenti degli utenti, con azioni Push come eventi ad azioni Pull come attività o contenuti da rendere virali; oggi si preferisce la distribuzione organica, i contenuti e quindi il brand. I Kpi restituiranno valori proprio sulla distribuzione organica, sulla partecipazione on e off ai nostri eventi e tramite la Sentiment Analysis valutare se il brand genera sentimenti postivi, neutrali o negativi.<br /><br />4)Ed infine la fase Trust, che andrà a definire, attraverso anche il post vendita che diventa sempre più cruciale, la fiducia degli utenti e quindi la capacità di trasferire la propria esperienza positiva alla cerchia di amici. Anche qui avremo azioni Push con il Marketing reputation o attraverso gli store e azioni Pull come ranking tool o community. Il ranking e le review in questo caso sono i Kpi.<br /><br />Ovviamente gli indicatori di performance sono molteplici e di diversa natura dobbiamo riuscire ad individuare e tramutare in numeri i sentimenti e le emozioni, in linea con le nostre strategie di business e le nostre azioni di Marketing, per poter generare un’esperienza di valore per il nostro utente.]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>analytics,contatto,customer,customerexperience,experience,journey,kpi,personas,tracciare,trust,visibilità,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/57556b371833f58cd2f741445a5453c5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cambiamento dell'ICT</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cambiamento-dell-ict--21757155</link><description><![CDATA[Il panorama dell’Information and Comunication Technology (ICT) è enormemente mutato nel tempo assumendo sempre più un ruolo di interconnessione tra brand, comunicazione e utenti.<br /><br />Il digitale come fenomeno ormai si è diffuso su larga scala, cambiando lo stile di vita delle persone e creando un fattore di discontinuità nelle aziende.<br /><br />Infatti il termine “distruption” sta proprio ad indicare l’impatto distruttivo sui mercati e sulle organizzazioni a causa del digitale, che ha imposto cambiamenti di paradigma fino ad allora non presenti; la necessità di cambiamento diventa un problema di sopravvivenza.<br /><br />Prima degli anni 2000 l’ICT sviluppava e promuoveva le tecnologie all’interno delle aziende, favorendone la comprensione e l’adozione.<br /><br />Successivamente la distruption è avvenuta proprio nella funzione dell’ICT, con l’avvento delle imprese native digitali, rivoluzionando il mercato non più con figure verticali e specializzate ma con profili più vicini al marketing e più multidisciplinari.<br /><br />I fattori che hanno rivoluzionato il mondo dell’Information and Comunication Technology sono:<br /><br />- il mercato è diventato cliente centrico, i tool sono creati per la fruizione, l’esperienza diventa il traino del business, il digitale diventa, tramite i dati, una risorsa fondamentale per poter comprendere le necessità dei consumatori.<br /><br />-effetto della velocità e agilità, ormai i prodotti si aggiornano in continuazione, i prodotti sono sempre in versione beta e in miglioramento, il tempo diventa vincolo importantissimo, il digitale ha imposto capacità di restituire risposte nel minor tempo possibile adattandosi con agilità ai repentini cambiamenti del mercato.<br /><br />-la democrazia tecnologica, quindi la diffusione della tecnologia a largo pubblico, tutti possono accedervi, si ha un ruolo sempre più attivo nella scelta delle tecnologie da utilizzare, molte aziende producono tecnologia da diffondere come servizi.<br /><br />-il nuovo ecosistema dei fornitori, che con il passaggio alle aziende native digitali forniscono tecnologia monetizzandola come elemento compreso nel servizio, la fornitura di tecnologia si è massificata distribuendola a tutte le aziende e utenti, le start up hanno integrato le tecnologie creando nuovi business verticali.<br /><br />-la natura sociale del digitale, imponendo di riconsiderare il rapporto con l’esterno all’azienda con un nuovo modello di organizzazione e implementazione della tecnologia, derivante da tecnologie legate ai contenuti sociali e alla nuova cultura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21757155</guid><pubDate>Thu, 16 Jan 2020 20:06:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21757155/il_cambiamento_dell_ict.mp3" length="2716827" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il panorama dell’Information and Comunication Technology (ICT) è enormemente mutato nel tempo assumendo sempre più un ruolo di interconnessione tra brand, comunicazione e utenti.

Il digitale come fenomeno ormai si è diffuso su larga scala, cambiando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il panorama dell’Information and Comunication Technology (ICT) è enormemente mutato nel tempo assumendo sempre più un ruolo di interconnessione tra brand, comunicazione e utenti.<br /><br />Il digitale come fenomeno ormai si è diffuso su larga scala, cambiando lo stile di vita delle persone e creando un fattore di discontinuità nelle aziende.<br /><br />Infatti il termine “distruption” sta proprio ad indicare l’impatto distruttivo sui mercati e sulle organizzazioni a causa del digitale, che ha imposto cambiamenti di paradigma fino ad allora non presenti; la necessità di cambiamento diventa un problema di sopravvivenza.<br /><br />Prima degli anni 2000 l’ICT sviluppava e promuoveva le tecnologie all’interno delle aziende, favorendone la comprensione e l’adozione.<br /><br />Successivamente la distruption è avvenuta proprio nella funzione dell’ICT, con l’avvento delle imprese native digitali, rivoluzionando il mercato non più con figure verticali e specializzate ma con profili più vicini al marketing e più multidisciplinari.<br /><br />I fattori che hanno rivoluzionato il mondo dell’Information and Comunication Technology sono:<br /><br />- il mercato è diventato cliente centrico, i tool sono creati per la fruizione, l’esperienza diventa il traino del business, il digitale diventa, tramite i dati, una risorsa fondamentale per poter comprendere le necessità dei consumatori.<br /><br />-effetto della velocità e agilità, ormai i prodotti si aggiornano in continuazione, i prodotti sono sempre in versione beta e in miglioramento, il tempo diventa vincolo importantissimo, il digitale ha imposto capacità di restituire risposte nel minor tempo possibile adattandosi con agilità ai repentini cambiamenti del mercato.<br /><br />-la democrazia tecnologica, quindi la diffusione della tecnologia a largo pubblico, tutti possono accedervi, si ha un ruolo sempre più attivo nella scelta delle tecnologie da utilizzare, molte aziende producono tecnologia da diffondere come servizi.<br /><br />-il nuovo ecosistema dei fornitori, che con il passaggio alle aziende native digitali forniscono tecnologia monetizzandola come elemento compreso nel servizio, la fornitura di tecnologia si è massificata distribuendola a tutte le aziende e utenti, le start up hanno integrato le tecnologie creando nuovi business verticali.<br /><br />-la natura sociale del digitale, imponendo di riconsiderare il rapporto con l’esterno all’azienda con un nuovo modello di organizzazione e implementazione della tecnologia, derivante da tecnologie legate ai contenuti sociali e alla nuova cultura.]]></itunes:summary><itunes:duration>170</itunes:duration><itunes:keywords>agilità,clientecentrico,digitaltrasformation,distruption,ict,naturasociale,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/93850d65eab07cb79b9761688e2decec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dal Funnel al Brand Ecosystem</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dal-funnel-al-brand-ecosystem--21704622</link><description><![CDATA[Il processo di acquisto nel tempo si sta evolvendo, il modello tradizionale prevedeva un modello ad imbuto con un “trigger” iniziale, partendo dalla parte alta il processo prevedeva la fase di awareness, poi si passava alla fase interest, esprimendo interessi, per passare alla fase choice, cioè sceglie un brand ed infine la fase action con cui si completa il processo.<br /><br />La fase loyalty e defection dipendeva dal tipo di esperienza vissuta dal consumatore.<br /><br />Il marketing tradizionale, seguendo il suddetto modello, prevedeva investimenti nella parte alta dell’imbuto per creare desiderio e generare ricordo e successivamente prevedeva strumenti tattici, per esempio promozioni, per trasformare il desiderio in scelta. <br /><br />L’obiettivo era quello di accompagnare il consumatore all’interno del funnel, seguendo un modello lineare, affinché alla fine scegliesse un solo brand, il proprio.<br /><br />Ma con il nuovo consumatore, non più passivo nel percorso del funnel ma attivo in tutti gli step desideroso di creare anch’egli una relazione partecipativa, richiede un nuovo modello che tenga presente tutte le variabili, rispetto all’approccio lineare il nuovo processo d’acquisto prevede una deformazione dell’imbuto generando dopo la fase di awareness, con maggiore dispersione di concentrazione perché sono presenti e tiene in considerazione più brand, una fase di “valutazione attiva” in cui l’utente si informa, si confronta e raccoglie informazioni, alla fase di choice, che è più contorta e meno coerente rispetto ai valori del modello tradizionale fino alla fase di action.<br /><br />Nasce una nuova fase, lo sharing, in cui condivide l’esperienza e diventa parte attiva del processo precedente.<br /><br />Quindi si passa da percorso “many to few” ad uno “few to many”, dove il consumatore non è più un ricettore passivo di input ma acquisisce le esperienze altrui, le elabora e le arricchisce con esperienze proprie.<br /><br />Si passa quindi dal consumatore preda al consumatore cacciatore che è in grado di influenzare significativamente i brand.<br /><br />Quindi la sfida dei brand è di trasformarsi e diventare piattaforme: multifunzionali, con anche diversi punti di contatto, integrate, interattive, che creino relazioni e aperte a contributi esterni e alla co-creazione.<br /><br />Bisogna creare un modello di “ecosistema” che integri on-off e unisca modelli tradizionali con modelli più avanzati ed innovativi.<br /><br />Il corretto Brand Ecosystem sta nel creare un sistema adeguato, identificando i touchpoints prioritari e creando opportuni collegamenti verticali e orizzontali tra i diversi touchpoints scelti.<br /><br />Il Brand ecosystem si basa su un modello in 4 fasi:<br /><br /><br />1)Understand, la fase di ascolto, comprensione e analisi del consumatore per decidere quali touchpoints scegliere.<br /><br />2)Define, definizione e progettazione dei punti di contatto prioritari<br /><br />3)Create, vengono sviluppati i contenuti e le storie, lo storytelling<br /><br />4)Control, definizioni delle metriche.<br /><br /><br />La multicanalita’ è una sfida complessa ed importante a cui le aziende non possono sottrarsi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21704622</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2020 10:21:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21704622/dal_funnel_al_brand_ecosystem.mp3" length="3774339" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il processo di acquisto nel tempo si sta evolvendo, il modello tradizionale prevedeva un modello ad imbuto con un “trigger” 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seguendo un modello lineare, affinché alla fine scegliesse un solo brand, il proprio.<br /><br />Ma con il nuovo consumatore, non più passivo nel percorso del funnel ma attivo in tutti gli step desideroso di creare anch’egli una relazione partecipativa, richiede un nuovo modello che tenga presente tutte le variabili, rispetto all’approccio lineare il nuovo processo d’acquisto prevede una deformazione dell’imbuto generando dopo la fase di awareness, con maggiore dispersione di concentrazione perché sono presenti e tiene in considerazione più brand, una fase di “valutazione attiva” in cui l’utente si informa, si confronta e raccoglie informazioni, alla fase di choice, che è più contorta e meno coerente rispetto ai valori del modello tradizionale fino alla fase di action.<br /><br />Nasce una nuova fase, lo sharing, in cui condivide l’esperienza e diventa parte attiva del processo precedente.<br /><br />Quindi si passa da percorso “many to few” ad uno “few to many”, dove il consumatore non è più un ricettore passivo di input ma acquisisce le esperienze altrui, le elabora e le arricchisce con esperienze proprie.<br /><br />Si passa quindi dal consumatore preda al consumatore cacciatore che è in grado di influenzare significativamente i brand.<br /><br />Quindi la sfida dei brand è di trasformarsi e diventare piattaforme: multifunzionali, con anche diversi punti di contatto, integrate, interattive, che creino relazioni e aperte a contributi esterni e alla co-creazione.<br /><br />Bisogna creare un modello di “ecosistema” che integri on-off e unisca modelli tradizionali con modelli più avanzati ed innovativi.<br /><br />Il corretto Brand Ecosystem sta nel creare un sistema adeguato, identificando i touchpoints prioritari e creando opportuni collegamenti verticali e orizzontali tra i diversi touchpoints scelti.<br /><br />Il Brand ecosystem si basa su un modello in 4 fasi:<br /><br /><br />1)Understand, la fase di ascolto, comprensione e analisi del consumatore per decidere quali touchpoints scegliere.<br /><br />2)Define, definizione e progettazione dei punti di contatto prioritari<br /><br />3)Create, vengono sviluppati i contenuti e le storie, lo storytelling<br /><br />4)Control, definizioni delle metriche.<br /><br /><br />La multicanalita’ è una sfida complessa ed importante a cui le aziende non possono sottrarsi.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:keywords>brandecosystem,control,create,define,digitalchange,ecosystem,funnel,marketingtradizionale,understand,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6f4f504c0f1dfcc3142a1ecf642f93eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tracciare le emozioni con la Digital Customer</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tracciare-le-emozioni-con-la-digital-customer--21669258</link><description><![CDATA[Per poter costruire una Digital Customer Experience bisogna utilizzare uno strumento di mappatura per quelli che sono i pensieri, le emozioni e i sentimenti che il consumatore vive, acquisendo dati qualitativamente impattanti sulla relazione emotiva con i nostri clienti, che sono persone reali che dobbiamo comprendere.<br /><br />In ogni fase dei nostri obiettivi, dall’awareness, all’interazione, all’engagement, alla conversione bisogna valutare diversi step di sentiment, dai bisogni, ai reali sentimenti fino alle frustrazioni o barriere.<br /><br />La Customer Experience è la punta di una piramide, ispirata a Maslow, che dobbiamo costruire per ottimizzare nelle nostre attività quotidiane.<br /><br />La piramide si basa sull’efficienza dei singoli touchpoint, passando dalla valutazione del viaggio del consumatore fino a costruire una parte efficiente che lavora sui benefici funzionali, lavorando quindi sulla parte emotiva.<br /><br />Il primo step del processo si basa sulla raccolta dati, tramite social listering tools e sentiment analysis, per poi sistematizzare questi dati, analizzarli ed infine interpretarli prima dell’utilizzo.<br /><br />Nel Design Thinking, ma ormai sdoganato, si costruiscono le personas, che sono dei personaggi che rappresentano le tipologie di potenziali clienti di un brand. Si differenziano per i comportamenti e le scelte che attuano e sono raggruppati per gruppi omogenei.<br /><br />Le personas si definiscono i 7 passi: identificare l’utente, costruirsi un’ipotesi sulle differenze di comportamento, raccogliere e verificare i dati, descrivere i modelli comportamentali, immaginare e descrivere le personas, definire le loro esigenze ed infine verifichiamo nel mondo reale la loro esistenza. <br /><br />Si utilizza proprio una card con i dati anagrafici e professionali ma soprattutto i comportamenti emotivi e sentimentali, come per esempio le loro frustrazioni, sul loro percepito se negativo, neutrale o positivo, le attitudini e che influenze vivono...<br /><br />Si crea, in gruppo, la Empathy Map divisa in 4 passi da compilare, e cioè cosa pensa, cosa vede, cosa fa e dice, cosa sente...<br /><br />Con i dati raccolti andiamo a definire la mappa della Customer Experience, integrando anche i tipi di canali da utilizzare. E infine poter lavorare sui diversi step migliorando l’esperienza che il consumatore ha con il brand.<br /><br />Quindi la Customer Experience si basa sulla costruzione della Empathy Map, sulla creazione delle personas, sulla strutturazione del Journey e la sua storia comportamentale, sulla sistematizzazione di ogni tounchpoints e quindi sul qualificare l’esperienza che i consumatori stanno vivendo se positiva, neutrale o negativa e intervenire di conseguenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21669258</guid><pubDate>Tue, 14 Jan 2020 09:26:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21669258/tracciare_le_emozioni_con_la_digital_customer.mp3" length="3819375" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter costruire una Digital Customer Experience bisogna utilizzare uno strumento di mappatura per quelli che sono i pensieri, le emozioni e i sentimenti che il consumatore vive, acquisendo dati qualitativamente impattanti sulla relazione emotiva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter costruire una Digital Customer Experience bisogna utilizzare uno strumento di mappatura per quelli che sono i pensieri, le emozioni e i sentimenti che il consumatore vive, acquisendo dati qualitativamente impattanti sulla relazione emotiva con i nostri clienti, che sono persone reali che dobbiamo comprendere.<br /><br />In ogni fase dei nostri obiettivi, dall’awareness, all’interazione, all’engagement, alla conversione bisogna valutare diversi step di sentiment, dai bisogni, ai reali sentimenti fino alle frustrazioni o barriere.<br /><br />La Customer Experience è la punta di una piramide, ispirata a Maslow, che dobbiamo costruire per ottimizzare nelle nostre attività quotidiane.<br /><br />La piramide si basa sull’efficienza dei singoli touchpoint, passando dalla valutazione del viaggio del consumatore fino a costruire una parte efficiente che lavora sui benefici funzionali, lavorando quindi sulla parte emotiva.<br /><br />Il primo step del processo si basa sulla raccolta dati, tramite social listering tools e sentiment analysis, per poi sistematizzare questi dati, analizzarli ed infine interpretarli prima dell’utilizzo.<br /><br />Nel Design Thinking, ma ormai sdoganato, si costruiscono le personas, che sono dei personaggi che rappresentano le tipologie di potenziali clienti di un brand. Si differenziano per i comportamenti e le scelte che attuano e sono raggruppati per gruppi omogenei.<br /><br />Le personas si definiscono i 7 passi: identificare l’utente, costruirsi un’ipotesi sulle differenze di comportamento, raccogliere e verificare i dati, descrivere i modelli comportamentali, immaginare e descrivere le personas, definire le loro esigenze ed infine verifichiamo nel mondo reale la loro esistenza. <br /><br />Si utilizza proprio una card con i dati anagrafici e professionali ma soprattutto i comportamenti emotivi e sentimentali, come per esempio le loro frustrazioni, sul loro percepito se negativo, neutrale o positivo, le attitudini e che influenze vivono...<br /><br />Si crea, in gruppo, la Empathy Map divisa in 4 passi da compilare, e cioè cosa pensa, cosa vede, cosa fa e dice, cosa sente...<br /><br />Con i dati raccolti andiamo a definire la mappa della Customer Experience, integrando anche i tipi di canali da utilizzare. E infine poter lavorare sui diversi step migliorando l’esperienza che il consumatore ha con il brand.<br /><br />Quindi la Customer Experience si basa sulla costruzione della Empathy Map, sulla creazione delle personas, sulla strutturazione del Journey e la sua storia comportamentale, sulla sistematizzazione di ogni tounchpoints e quindi sul qualificare l’esperienza che i consumatori stanno vivendo se positiva, neutrale o negativa e intervenire di conseguenza.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:keywords>customerjourney,digital,digitalcustomerexperience,emozioni,emphatymap,esperienze,personas,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e641c8f2be68f738d4f5efafffe9b76.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Porre al centeo la generazione connesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/porre-al-centeo-la-generazione-connesa--21506257</link><description><![CDATA[Oggi gli utenti con i quali i brand possono interagire si dividono in tradizionali, digitali e connessi.<br /><br />I tradizionali sono persone, che probabilmente hanno anche una connessione internet, che sono principalmente influenzati dai media tradizionali, per queste persone il punto centrale per poter attirare la loro attenzione è quel momento, di massimo 7 secondi, in cui dopo essere stati esposti ad una pubblicità tradizionale deciderà se acquistare o no quel prodotto..si definisce First Moment Of Truth.<br /><br />I digitali, vivono on line ma sono influenzati anche dai media tradizionale, queste persone prima di acquistare un prodotto hanno la necessità di informarsi sul web (solitamente Google) per poter decidere di acquistare.<br />Il loro punto di contatto è Zero Moment Truth.<br /><br />I connessi, si parla di Generation Connected, ciò quelle persone che tendono a vivere connessi con i loro device, che interrogano per ogni tipologia di bisogno. Per questo target il momento della verità non finisce mai, anche se acquistano possono condividere l’esperienza, quindi i contenuti creati dalle persone diventa il momento della verità per gli altri utenti, per questo motivo viene definito Ultimate Moment Of Truth, il momento utile si ripete nel tempo.<br /><br />Come fa un brand ad interagire con i connessi?<br /><br />Bisogna in primis conoscere le abitudini di fruizione media e le aspettative dei nostri clienti.<br /><br />Creare contenuti ed esperienze che stimolano le persone a partecipare attivamente.<br /><br />Attivare sistemi di ascolto, monitoraggio ed analisi delle conversazioni.<br /><br /><br />Partecipare attivamente alle conversazioni con i clienti...<br /><br />Ci sono 3 livelli che ridefiniscono le esperienze cliente:<br /><br />1)il mobile, che ormai definisce le abitudini degli utenti, ed è rilevante in una campagna di comunicazione adeguata, se un utente cerca un ristorante a pausa pranzo deve arrivarci tramite questo livello per esempio.<br /><br />2)Social, non solo in senso di piattaforma, ma la grammatica social, che si differenzia per i diversi canali, es. like, commenti<br /><br />3)Dati, i dati permettono di profilare gli utenti seguendo i numeri, in modo da poter indirizzare un’offerta di valore, ma il problema non è trovare i dati ma aggregarli, sintetizzarli e poi, soprattutto, utilizzarli adeguatamente per poter generare valore.<br /><br />Cosa pensi dell’approccio Cusromer Centric?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21506257</guid><pubDate>Thu, 09 Jan 2020 11:56:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21506257/porre_al_centeo_la_generazione_connesa.mp3" length="3940722" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi gli utenti con i quali i brand possono interagire si dividono in tradizionali, digitali e connessi.

I tradizionali sono persone, che probabilmente hanno anche una connessione internet, che sono principalmente influenzati dai media tradizionali,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi gli utenti con i quali i brand possono interagire si dividono in tradizionali, digitali e connessi.<br /><br />I tradizionali sono persone, che probabilmente hanno anche una connessione internet, che sono principalmente influenzati dai media tradizionali, per queste persone il punto centrale per poter attirare la loro attenzione è quel momento, di massimo 7 secondi, in cui dopo essere stati esposti ad una pubblicità tradizionale deciderà se acquistare o no quel prodotto..si definisce First Moment Of Truth.<br /><br />I digitali, vivono on line ma sono influenzati anche dai media tradizionale, queste persone prima di acquistare un prodotto hanno la necessità di informarsi sul web (solitamente Google) per poter decidere di acquistare.<br />Il loro punto di contatto è Zero Moment Truth.<br /><br />I connessi, si parla di Generation Connected, ciò quelle persone che tendono a vivere connessi con i loro device, che interrogano per ogni tipologia di bisogno. Per questo target il momento della verità non finisce mai, anche se acquistano possono condividere l’esperienza, quindi i contenuti creati dalle persone diventa il momento della verità per gli altri utenti, per questo motivo viene definito Ultimate Moment Of Truth, il momento utile si ripete nel tempo.<br /><br />Come fa un brand ad interagire con i connessi?<br /><br />Bisogna in primis conoscere le abitudini di fruizione media e le aspettative dei nostri clienti.<br /><br />Creare contenuti ed esperienze che stimolano le persone a partecipare attivamente.<br /><br />Attivare sistemi di ascolto, monitoraggio ed analisi delle conversazioni.<br /><br /><br />Partecipare attivamente alle conversazioni con i clienti...<br /><br />Ci sono 3 livelli che ridefiniscono le esperienze cliente:<br /><br />1)il mobile, che ormai definisce le abitudini degli utenti, ed è rilevante in una campagna di comunicazione adeguata, se un utente cerca un ristorante a pausa pranzo deve arrivarci tramite questo livello per esempio.<br /><br />2)Social, non solo in senso di piattaforma, ma la grammatica social, che si differenzia per i diversi canali, es. like, commenti<br /><br />3)Dati, i dati permettono di profilare gli utenti seguendo i numeri, in modo da poter indirizzare un’offerta di valore, ma il problema non è trovare i dati ma aggregarli, sintetizzarli e poi, soprattutto, utilizzarli adeguatamente per poter generare valore.<br /><br />Cosa pensi dell’approccio Cusromer Centric?]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:keywords>clienticonnessi,clientidigitali,clientitradizionali,customercentric,dati,generationconnect,generationz,informazionionline,mobile,porrealcentro,social,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9c9d200d8ec1ec50be7bcf32d9ca71ed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La raccolta dei Big Data</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-raccolta-dei-big-data--21467427</link><description><![CDATA[Sempre più le aziende stanno diventando data driven, cioè raccolgono, sistematizzano, analizzano ed implementano i dati all’interno dei processi per prendere decisioni, da rendere azioni conseguenti, efficaci ed efficienti.<br /><br />I big data si generano sia all’interno dell’azienda, attraverso la catena del valore nelle funzioni e nei processi, ma si possono raccogliere anche all’esterno attraverso i consumatori, i concorrenti, le istituzioni e i fornitori.<br /><br />I benefici derivanti dall’utilizzo di dati sono di efficienza, che derivano dai costi più sostenibili, dal rendersi più consapevoli e dall’avere dati di valore predittivo, e di efficacia in quanto permettono di targettizzare meglio il consumatore, di valutare meglio la concorrenza e dedicare contenuti personalizzati.<br /><br /><br />Ma quali sono le fonti che generano big data?<br /><br />Sicuramente IoT, o Internet delle cose, sarà uno dei principali strumenti di rilevamento dati, che è il collegare Internet a qualsiasi apparato, basta pensare allo smartphone, con geolocalizzazione, oppure al Car sharing, o le Smart home, con gli elettrodomestici collegati, fino a noi stessi con gli strumenti di wearable, quindi indossabili, come strumenti per la salute o lo sport.<br /><br />Tutti questi apparati trasmettono dati da raccogliere e utilizzare.<br /><br />La navigazione web, con la condivisione di cookie, è sicuramente un’altra importante fonte di dati, che permette di ricavare informazioni utili sugli utenti in modo da poter aggregare dati strutturati ( età, sesso, genere ecc) a dati destrutturati ( bisogno, abitudini, comportamento d’acquisto ecc).<br /><br />Anche le applicazioni mobili hanno ormai un’importanza rilevante nella raccolta di dati in quanto trasmettiamo dove siamo, cosa desideriamo, quali brand amiamo, cosa mangiamo ecc, permettendo azioni push di advertising come per esempio azioni di prossimità grazie alla geolocalizzazione. <br /><br />I dati possono essere rilevati anche all’esterno dell’azienda grazie a istituzioni o aziende che rendono pubblici i dati in loro possesso, basti pensare al tool di Facebook Insights o Open Data oppure alla condivisione degli API, che non sono altro che connettori che le aziende mettono a disposizione.<br /><br />I dati ormai sono ovunque e per poterli analizzare precisamente bisogna usare dei business case per prioritizzare e organizzare bene i dati in azienda e strutturare il processo che grazie a metriche e kpi aiuteranno a mettere in campo azioni mirate e precise.<br /><br />Tutti i dati raccolti dovranno essere inseriti in un Data Management Platform, che è il sistema che storicizza le informazioni di navigazione degli utenti, e che collegato ad un CRM potrà fornire tutti i dati necessari per poter intraprendere azioni conseguenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21467427</guid><pubDate>Wed, 08 Jan 2020 10:14:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21467427/la_raccolta_dei_big_data.mp3" length="3366930" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più le aziende stanno diventando data driven, cioè raccolgono, sistematizzano, analizzano ed implementano i dati all’interno dei processi per prendere decisioni, da rendere azioni conseguenti, efficaci ed efficienti.

I big data si generano sia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più le aziende stanno diventando data driven, cioè raccolgono, sistematizzano, analizzano ed implementano i dati all’interno dei processi per prendere decisioni, da rendere azioni conseguenti, efficaci ed efficienti.<br /><br />I big data si generano sia all’interno dell’azienda, attraverso la catena del valore nelle funzioni e nei processi, ma si possono raccogliere anche all’esterno attraverso i consumatori, i concorrenti, le istituzioni e i fornitori.<br /><br />I benefici derivanti dall’utilizzo di dati sono di efficienza, che derivano dai costi più sostenibili, dal rendersi più consapevoli e dall’avere dati di valore predittivo, e di efficacia in quanto permettono di targettizzare meglio il consumatore, di valutare meglio la concorrenza e dedicare contenuti personalizzati.<br /><br /><br />Ma quali sono le fonti che generano big data?<br /><br />Sicuramente IoT, o Internet delle cose, sarà uno dei principali strumenti di rilevamento dati, che è il collegare Internet a qualsiasi apparato, basta pensare allo smartphone, con geolocalizzazione, oppure al Car sharing, o le Smart home, con gli elettrodomestici collegati, fino a noi stessi con gli strumenti di wearable, quindi indossabili, come strumenti per la salute o lo sport.<br /><br />Tutti questi apparati trasmettono dati da raccogliere e utilizzare.<br /><br />La navigazione web, con la condivisione di cookie, è sicuramente un’altra importante fonte di dati, che permette di ricavare informazioni utili sugli utenti in modo da poter aggregare dati strutturati ( età, sesso, genere ecc) a dati destrutturati ( bisogno, abitudini, comportamento d’acquisto ecc).<br /><br />Anche le applicazioni mobili hanno ormai un’importanza rilevante nella raccolta di dati in quanto trasmettiamo dove siamo, cosa desideriamo, quali brand amiamo, cosa mangiamo ecc, permettendo azioni push di advertising come per esempio azioni di prossimità grazie alla geolocalizzazione. <br /><br />I dati possono essere rilevati anche all’esterno dell’azienda grazie a istituzioni o aziende che rendono pubblici i dati in loro possesso, basti pensare al tool di Facebook Insights o Open Data oppure alla condivisione degli API, che non sono altro che connettori che le aziende mettono a disposizione.<br /><br />I dati ormai sono ovunque e per poterli analizzare precisamente bisogna usare dei business case per prioritizzare e organizzare bene i dati in azienda e strutturare il processo che grazie a metriche e kpi aiuteranno a mettere in campo azioni mirate e precise.<br /><br />Tutti i dati raccolti dovranno essere inseriti in un Data Management Platform, che è il sistema che storicizza le informazioni di navigazione degli utenti, e che collegato ad un CRM potrà fornire tutti i dati necessari per poter intraprendere azioni conseguenti.]]></itunes:summary><itunes:duration>211</itunes:duration><itunes:keywords>bigdata,cookie,data,datamanagementplatform,datidestrutturati,datistrutturati,driven,iot,vmm,web</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/21888d0a667bbef85b299776c637db53.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gestire un cliente insoddisfatto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gestire-un-cliente-insoddisfatto--21431287</link><description><![CDATA[Per “service recovery” si intende la cura costante volta al monitoraggio, mantenimento e al recupero della soddisfazione del cliente.<br /><br />I benefici derivanti dalla soddisfazione dei clienti sono molteplici; il cliente soddisfatto torna e riacquista, parla bene dell’azienda, è propenso al cross selling, attira i clienti potenziali in quanto espressione di una esperienza positiva ed infine partecipa attivamente allo sviluppo del brand. <br /><br />Specularmente il cliente non soddisfatto tenderà a non tornare, non parlare bene, genererà esperienze negative che inquineranno le strategie di marketing e non parteciperà allo sviluppo del brand.<br /><br />In molte aziende si attribuisce un calo di fatturato alla sbagliata strategia di marketing o addossando le responsabilità alla forza vendita, ma spesso la causa è una perdita maggiore di clienti rispetto a quanti ne prendiamo, ed in questo le aziende dovrebbero domandarsi quanti ne sto perdendo e perché, ma spesso l’analisi si basa su assenza di dati oppure sull’utilizzo di dati sbagliati.<br /><br />Per poter rilevare dati utili bisogna imparare a gestire l’insoddisfazione del cliente positivamente, abituando il personale a gestire ed interpretare il reclamo come manifestazione di insoddisfazione del cliente, dedurre le motivazioni del reclamo, rendere facile per il cliente l’identificazione del luogo, della persona e della procedura per reclamare e gestire con molta attenzione il momento in cui lo farà.<br /><br />Un efficace “service recovery”:<br /><br />1)È una strategia di marketing, non una proceduta e neanche un meccanismo difensivo.<br /><br />2)Utilizza un approccio “indifferente alla colpa” quando è possibile o praticabile, non conviene indagare sulle responsabilità di errore, non produce risultati.<br /><br />3)Si basa su calcoli economici, bisogna essere coscienti di quanto costa perdere un cliente, il passaparola negativo e decidere se intervenire, per esempio, pagando e riconquistare il cliente.<br /><br />4)Richiede la diffusione di una politica, in miglioramento continuo, chiara, condivisa e comunicata.<br /><br />5)Richiede regole di decisione precise e condivise per il personale di contatto, che dovrà avere potere di delega.<br /><br />6)Richiede condivisione di standard di riferimento che dovranno essere misurati e analizzati, per esempio in merito ai tempi di risposta ad un cliente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21431287</guid><pubDate>Tue, 07 Jan 2020 09:12:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21431287/gestire_un_cliente_insoddisfatto.mp3" length="2616330" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per “service recovery” si intende la cura costante volta al monitoraggio, mantenimento e al recupero della soddisfazione del cliente.

I benefici derivanti dalla soddisfazione dei clienti sono molteplici; il cliente soddisfatto torna e riacquista,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per “service recovery” si intende la cura costante volta al monitoraggio, mantenimento e al recupero della soddisfazione del cliente.<br /><br />I benefici derivanti dalla soddisfazione dei clienti sono molteplici; il cliente soddisfatto torna e riacquista, parla bene dell’azienda, è propenso al cross selling, attira i clienti potenziali in quanto espressione di una esperienza positiva ed infine partecipa attivamente allo sviluppo del brand. <br /><br />Specularmente il cliente non soddisfatto tenderà a non tornare, non parlare bene, genererà esperienze negative che inquineranno le strategie di marketing e non parteciperà allo sviluppo del brand.<br /><br />In molte aziende si attribuisce un calo di fatturato alla sbagliata strategia di marketing o addossando le responsabilità alla forza vendita, ma spesso la causa è una perdita maggiore di clienti rispetto a quanti ne prendiamo, ed in questo le aziende dovrebbero domandarsi quanti ne sto perdendo e perché, ma spesso l’analisi si basa su assenza di dati oppure sull’utilizzo di dati sbagliati.<br /><br />Per poter rilevare dati utili bisogna imparare a gestire l’insoddisfazione del cliente positivamente, abituando il personale a gestire ed interpretare il reclamo come manifestazione di insoddisfazione del cliente, dedurre le motivazioni del reclamo, rendere facile per il cliente l’identificazione del luogo, della persona e della procedura per reclamare e gestire con molta attenzione il momento in cui lo farà.<br /><br />Un efficace “service recovery”:<br /><br />1)È una strategia di marketing, non una proceduta e neanche un meccanismo difensivo.<br /><br />2)Utilizza un approccio “indifferente alla colpa” quando è possibile o praticabile, non conviene indagare sulle responsabilità di errore, non produce risultati.<br /><br />3)Si basa su calcoli economici, bisogna essere coscienti di quanto costa perdere un cliente, il passaparola negativo e decidere se intervenire, per esempio, pagando e riconquistare il cliente.<br /><br />4)Richiede la diffusione di una politica, in miglioramento continuo, chiara, condivisa e comunicata.<br /><br />5)Richiede regole di decisione precise e condivise per il personale di contatto, che dovrà avere potere di delega.<br /><br />6)Richiede condivisione di standard di riferimento che dovranno essere misurati e analizzati, per esempio in merito ai tempi di risposta ad un cliente.]]></itunes:summary><itunes:duration>164</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,digitaltrasformation,mantenimento,monitoraggio,recupero,service,servicerecovery,soddisfazionecliente,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb2173dcc64b90f4c14cfb37982a4d4d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tre tipologie di lavoratori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tre-tipologie-di-lavoratori--21280410</link><description><![CDATA[Il modo di lavorare sta cambiando, una volta le parole chiave erano: Gerarchia, Status e Privacy.<br /><br />Oggi i nuovi obiettivi aziendali sono diventati il lavoro di gruppo, flessibilità e mobilità, spazi progettati sulla base di funzioni e attività.<br /><br />Le tecnologie supportano le nuove modalità lavorative; oggi è possibile lavorare ovunque e avere tutti i dati di business sullo smartphone.<br /><br />Possiamo raccogliere tre tipologie di lavoratori:<br />1)Resident, che sono la tipologia di lavoratori che tutti i giorni ha necessità di recarsi in ufficio, svolgono un lavoro di rutine e collaborano poco con i team.<br />2)Internal Mobile, sono all’interno della sede ma stanno poco in postazione perché solitamente svolgono funzioni di coordinamento di altri team.<br />3)External Mobile, persone che passano la maggior parte del tempo al di fuori della sede.<br /><br />Per ognuna di queste tipologie possiamo ipotizzare i work setting specifici, se siamo nella tipologia di Resident bisogna studiare una struttura adeguata ad un efficiente svolgimento del lavoro, contrariamente se si è un External bisogna considerare spazi mobili e condivisi.<br />È importante capire le necessità per poter dimensionare gli spazi, e successivamente c’è da lavorare sulla percezione delle persone che non sempre rappresenta la realtà.<br /><br />Alcuni studi dimostrano che la maggior parte delle persone si sentono Resident, anche se in realtà non lo sono.<br /><br />Le resistenze vanno affrontate e condivise, per poter creare soluzioni alle problematiche percepite.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21280410</guid><pubDate>Thu, 02 Jan 2020 13:56:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21280410/le_tre_tipologie_di_lavoratori.mp3" length="2269386" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il modo di lavorare sta cambiando, una volta le parole chiave erano: Gerarchia, Status e Privacy.

Oggi i nuovi obiettivi aziendali sono diventati il lavoro di gruppo, flessibilità e mobilità, spazi progettati sulla base di funzioni e attività.

Le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il modo di lavorare sta cambiando, una volta le parole chiave erano: Gerarchia, Status e Privacy.<br /><br />Oggi i nuovi obiettivi aziendali sono diventati il lavoro di gruppo, flessibilità e mobilità, spazi progettati sulla base di funzioni e attività.<br /><br />Le tecnologie supportano le nuove modalità lavorative; oggi è possibile lavorare ovunque e avere tutti i dati di business sullo smartphone.<br /><br />Possiamo raccogliere tre tipologie di lavoratori:<br />1)Resident, che sono la tipologia di lavoratori che tutti i giorni ha necessità di recarsi in ufficio, svolgono un lavoro di rutine e collaborano poco con i team.<br />2)Internal Mobile, sono all’interno della sede ma stanno poco in postazione perché solitamente svolgono funzioni di coordinamento di altri team.<br />3)External Mobile, persone che passano la maggior parte del tempo al di fuori della sede.<br /><br />Per ognuna di queste tipologie possiamo ipotizzare i work setting specifici, se siamo nella tipologia di Resident bisogna studiare una struttura adeguata ad un efficiente svolgimento del lavoro, contrariamente se si è un External bisogna considerare spazi mobili e condivisi.<br />È importante capire le necessità per poter dimensionare gli spazi, e successivamente c’è da lavorare sulla percezione delle persone che non sempre rappresenta la realtà.<br /><br />Alcuni studi dimostrano che la maggior parte delle persone si sentono Resident, anche se in realtà non lo sono.<br /><br />Le resistenze vanno affrontate e condivise, per poter creare soluzioni alle problematiche percepite.]]></itunes:summary><itunes:duration>142</itunes:duration><itunes:keywords>agile,co-creazione,condivisione,digitalorganization,digitalworkplace,externalmobile,gerarchie,internalmobile,resident,staus,vmmù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb54d16aaae88421b6248a6f76ca97b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Omnichannel Strategy per soddisfare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/omnichannel-strategy-per-soddisfare--21220204</link><description><![CDATA[Per i clienti connessi l’esperienza di acquisto deve essere continua e senza interruzioni, devono poter esprimere la loro opinione, ricercare il brand e acquistare i prodotti/servizi del brand in qualunque momento e attraverso qualsiasi canale. <br /><br />È importante definire una shopping experience che sia veramente in grado di soddisfare i bisogni dei clienti nel momento in cui questi si esprimono.<br /><br />Quindi bisogna costruire una esperienza d’acquisto che tenga presente:<br /><br />La consistenza nella comunicazione e nel messaggio tra i vari touchpoints, non c’è niente di peggio, per esempio, che ricevere uno sconto nel negozio fisico per poi scoprire che on line lo sconto era maggiore.<br /><br />Le sinergie e coordinamento nella gestione dei canali utilizzati, per massimizzare i punti di forza e minimizzare i punti di debolezza.<br /><br />Il valore bisogna garantirlo nella transazione, che si intende ogni singola transazione che il cliente ha con il nostro brand, dal saluto in entrata nel punto vendita, al valore espresso quando naviga sul nostro sito al post vendita, che diventa sempre più questo valore.<br /><br />Esistono diverse strategie di canale:<br /><br />1)Single Channel Strategy, con massima efficienza dal punto di vista organizzativo, c’è solo il point fisico, limitato impatto sulla supply Chain e un basso livello di investimento, è ideale se hai un prodotto di alto livello e non hai bisogno di cercare altri canali oltre al fisico.<br /><br />2)Multichannel Strategy, che permette al consumatore di attivarsi su diversi canali on e off line, non collegati fra loro, ma con l’intento di aumentare le occasioni di contatto. Ogni interazione genera dati sui clienti che il brand dovrebbe analizzare ed interpretare.<br /><br />3)Cross Channel Strategy, in questo caso l’azienda decide di attivare diversi canali con diverse funzionalità, esempio il sito per raccontare il valore del nostro prodotto ma non attiviamo la vendita on line..<br /><br />4)Omnichannel Strategy, che non significa attivare ogni canale ma attivare una pluralità di canali collegati fra loro e interdipendenti, bisogna saper gestire l’eterogeneità della domanda, definire quale è l’obiettivo del cliente quanto ci contatta attraverso questi canali e permettere al consumatore di scegliere il punto di contatto preferito in base alle sue esigenze.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21220204</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2019 13:29:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21220204/omnichannel_strategy_per_soddisfare.mp3" length="3705534" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per i clienti connessi l’esperienza di acquisto deve essere continua e senza interruzioni, devono poter esprimere la loro opinione, ricercare il brand e acquistare i prodotti/servizi del brand in qualunque momento e attraverso qualsiasi canale. 

È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per i clienti connessi l’esperienza di acquisto deve essere continua e senza interruzioni, devono poter esprimere la loro opinione, ricercare il brand e acquistare i prodotti/servizi del brand in qualunque momento e attraverso qualsiasi canale. <br /><br />È importante definire una shopping experience che sia veramente in grado di soddisfare i bisogni dei clienti nel momento in cui questi si esprimono.<br /><br />Quindi bisogna costruire una esperienza d’acquisto che tenga presente:<br /><br />La consistenza nella comunicazione e nel messaggio tra i vari touchpoints, non c’è niente di peggio, per esempio, che ricevere uno sconto nel negozio fisico per poi scoprire che on line lo sconto era maggiore.<br /><br />Le sinergie e coordinamento nella gestione dei canali utilizzati, per massimizzare i punti di forza e minimizzare i punti di debolezza.<br /><br />Il valore bisogna garantirlo nella transazione, che si intende ogni singola transazione che il cliente ha con il nostro brand, dal saluto in entrata nel punto vendita, al valore espresso quando naviga sul nostro sito al post vendita, che diventa sempre più questo valore.<br /><br />Esistono diverse strategie di canale:<br /><br />1)Single Channel Strategy, con massima efficienza dal punto di vista organizzativo, c’è solo il point fisico, limitato impatto sulla supply Chain e un basso livello di investimento, è ideale se hai un prodotto di alto livello e non hai bisogno di cercare altri canali oltre al fisico.<br /><br />2)Multichannel Strategy, che permette al consumatore di attivarsi su diversi canali on e off line, non collegati fra loro, ma con l’intento di aumentare le occasioni di contatto. Ogni interazione genera dati sui clienti che il brand dovrebbe analizzare ed interpretare.<br /><br />3)Cross Channel Strategy, in questo caso l’azienda decide di attivare diversi canali con diverse funzionalità, esempio il sito per raccontare il valore del nostro prodotto ma non attiviamo la vendita on line..<br /><br />4)Omnichannel Strategy, che non significa attivare ogni canale ma attivare una pluralità di canali collegati fra loro e interdipendenti, bisogna saper gestire l’eterogeneità della domanda, definire quale è l’obiettivo del cliente quanto ci contatta attraverso questi canali e permettere al consumatore di scegliere il punto di contatto preferito in base alle sue esigenze.]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:keywords>consumer,crosschannel,digital,multichannel,omnichannel,shoppingexperience,singlechannel,singlestrategy,user,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/92901225b2a606e7a1ff4466deeeea13.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un piano per affrontare gli incidenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-piano-per-affrontare-gli-incidenti--21106568</link><description><![CDATA[Come procedere quando avviene un’incidente in un ambiente digitale?<br /><br />Il Cyber Security Management è quel processo di gestione dell’incidente che permette di limitare o eliminare gli impatti di un incidente in funzione del tempo, che risulta essere la variabile più predominante.<br /><br />I danni che un’incidente può provocare sono direttamente proporzionali al tempo impiegato per risolverlo; gli incidenti posso provocare anche danni reputazionali importanti, quindi bisogna studiare ed implementare un processo che intervenga e risolva nel più breve tempo possibile.<br /><br />Un buon Cyber Incident Management si adatta al cambiare delle variabili dell’ambiente aggiornando il piano grazie alle informazioni raccolte, avendo come obiettivo la continuità dei processi produttivi. <br /><br />Permette di gestire la durata del tempo di un incidente fornendo informazioni aggiornate sullo stato dell’evento.<br /><br />Il processo di gestione degli eventi si sviluppa in quattro fasi; la fase di rilevazione dell’incidente, condividendo informazioni e analizzando gli eventi, la fase di analisi, raccogliendo e correlando le evidenze di analisi e prioritizzandole, la fase di risposta, che dovrà essere preparata in anticipo, coinvolgendo tutti gli stakeholders ed infine la fase di recovery, anche questa deve essere pianificata in anticipo, in modo da poterla implementare in tempi definiti e rapidi.<br /><br />Quando disegniamo un processo di Cyber Incident Management è fondamentale considerare gli obiettivi e il perimetro di azione, utilizzare risorse formate e specializzate, confrontare e relazionare gli stakeholder con le altre funzioni aziendali interne; mentre nella fase di implementazione bisogna tener presente dei budget per la formazione costante degli interessati, definire i processi operativi e condividerli e sfruttare tutte le tecnologie presenti; infine nella fase di azione bisogna comunicare in maniera adeguata per creare fiducia, effettuare test periodici e condividere costantemente con gli stakeholder.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21106568</guid><pubDate>Fri, 27 Dec 2019 09:34:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21106568/un_piano_per_affrontare_gli_incidenti.mp3" length="2333604" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Come procedere quando avviene un’incidente in un ambiente digitale?

Il Cyber Security Management è quel processo di gestione dell’incidente che permette di limitare o eliminare gli impatti di un incidente in funzione del tempo, che risulta essere la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come procedere quando avviene un’incidente in un ambiente digitale?<br /><br />Il Cyber Security Management è quel processo di gestione dell’incidente che permette di limitare o eliminare gli impatti di un incidente in funzione del tempo, che risulta essere la variabile più predominante.<br /><br />I danni che un’incidente può provocare sono direttamente proporzionali al tempo impiegato per risolverlo; gli incidenti posso provocare anche danni reputazionali importanti, quindi bisogna studiare ed implementare un processo che intervenga e risolva nel più breve tempo possibile.<br /><br />Un buon Cyber Incident Management si adatta al cambiare delle variabili dell’ambiente aggiornando il piano grazie alle informazioni raccolte, avendo come obiettivo la continuità dei processi produttivi. <br /><br />Permette di gestire la durata del tempo di un incidente fornendo informazioni aggiornate sullo stato dell’evento.<br /><br />Il processo di gestione degli eventi si sviluppa in quattro fasi; la fase di rilevazione dell’incidente, condividendo informazioni e analizzando gli eventi, la fase di analisi, raccogliendo e correlando le evidenze di analisi e prioritizzandole, la fase di risposta, che dovrà essere preparata in anticipo, coinvolgendo tutti gli stakeholders ed infine la fase di recovery, anche questa deve essere pianificata in anticipo, in modo da poterla implementare in tempi definiti e rapidi.<br /><br />Quando disegniamo un processo di Cyber Incident Management è fondamentale considerare gli obiettivi e il perimetro di azione, utilizzare risorse formate e specializzate, confrontare e relazionare gli stakeholder con le altre funzioni aziendali interne; mentre nella fase di implementazione bisogna tener presente dei budget per la formazione costante degli interessati, definire i processi operativi e condividerli e sfruttare tutte le tecnologie presenti; infine nella fase di azione bisogna comunicare in maniera adeguata per creare fiducia, effettuare test periodici e condividere costantemente con gli stakeholder.]]></itunes:summary><itunes:duration>146</itunes:duration><itunes:keywords>ambientedigitale,cyber,danni,digitaltrasformation,incidente,management,recovery,repentino,reputazione,security,stakeholders,tempodirisposta,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ff2b839b0764b72a5413fa79aa27924f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>CRM come strumento analitico ed operativo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crm-come-strumento-analitico-ed-operativo--21078578</link><description><![CDATA[Per poter generare un CRM personalizzato, one-to-one, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfazione durevole, bisogna strutturare la strategia in base a 3 step strumentali:<br /><br />1)      Segmentazione, bisogna individuare il valore di ogni singolo cliente, in termini di valori oggettivi, esempio il fatturato, in termini di potenzialità di crescita, di quota sui clienti attuali ma anche di bisogni. I dati si utilizzano per valori numerici oggettivi ma anche in termini umani, quindi i bisogni e i problemi.<br />2)      Piano di azioni, quindi stabilire su quali processi aziendali agire, quali leve utilizzare e quali azioni proporre, ed infine su quali canali. Ovviamente bisogna associare azioni diverse per clienti diversi, serve un piano personalizzato e dedicato ad ogni singolo cliente, se il mio cliente non è predisposto alla tecnologia non lo inviterò in webinar ma magari lo inviterò in sede o ad un evento.<br />3)      Creare il CRM, quindi definire quali strumenti a supporto, come motivare le persone ad usarli, come trattare diversamente clienti diversi con l’obiettivo di incrementare la soddisfazione con esperienze positive.<br /><br />La segmentazione si fa con strumenti di analisi interni ed esterni, con la creazione di una costumer satisfaction model e con la preparazione di un customer profiling che è un sistema informativo in grado di fornire, per ogni singolo cliente, un dettaglio del suo comportamento di acquisto, indicazioni sui suoi bisogni ed una misura del suo valore ad oggi potenziale, il tutto a supporto della loyalty e retention, per individuare opportunità di cross-selling e supportare i processi in fase di sales e customer service.<br /><br />In fase di piani d’azione bisogna individuare dei target, omogenei, grazie alla customer profiling, seguendo indici e indicatori descrittivi, economici, comportamentali e predittivi.<br /><br />Ascoltando il cliente e possibile dedurre indicazioni sui bisogni rilevanti per i singoli segmenti di clientela internamente omogenea, successivamente bisogna definire le leve, per ogni singolo segmento, che porti al livello di soddisfazione richiesto comunicando ai vari reparti, marketing, sales, customer service ecc, che azioni mettere in campo per mantenere il livello di soddisfazione dove presente e migliorare nei processi dove risultiamo mancanti.<br /><br />Volendo sintetizzare con un esempio, se sono un produttore di un bene e ciò che produco lo faccio bene manterrò un piano d’azione che tenderà a confermare quel livello di qualità ma se il customer service non è dello stesso livello e un segmento ci comunica ciò andrò a progettare un piano che migliori la percezione di questo servizio.<br /><br />Avendo determinato le criticità, che saranno le priorità, per quel determinato segmento devo mettere in campo delle azioni che mi permettano di generare valore, quindi soddisfazione, dove necessita, generando delle sessioni di Brainstorming, sessioni creative finalizzate a generate azioni per impattare sui benefici, bisogni di quel determinato segmento.<br /><br />Le azioni del CRM sono da individuare in 2 macrosistemi:<br /><br />1)      CRM analitico, che rende disponibili le informazioni sui bisogni e il valore dei clienti e la storia della relazione con l’azienda<br />2)      CRM operativo, che supporta i contatti e i momenti di relazione con la clientela, comunicando ai diversi reparti dell’azienda come gestire la relazione al meglio con i singoli clienti…..trattare in maniera diversa clienti diversi.<br /><br />Ma ricordiamoci che solo dipendenti soddisfatti gestiscono clienti soddisfatti, quindi strutturare un CRM personalizzato e non creare un ambiente idoneo per i dipendenti non genererà valore e soddisfazione nei clienti perché i nostri dipendenti non si relazioneranno in maniera soddisfatta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21078578</guid><pubDate>Thu, 26 Dec 2019 09:03:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21078578/crm_come_strumento_analitico_ed_operativo.mp3" length="4481571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter generare un CRM personalizzato, one-to-one, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfazione durevole, bisogna strutturare la strategia in base a 3 step strumentali:

1)      Segmentazione, bisogna individuare il valore di ogni singolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter generare un CRM personalizzato, one-to-one, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfazione durevole, bisogna strutturare la strategia in base a 3 step strumentali:<br /><br />1)      Segmentazione, bisogna individuare il valore di ogni singolo cliente, in termini di valori oggettivi, esempio il fatturato, in termini di potenzialità di crescita, di quota sui clienti attuali ma anche di bisogni. I dati si utilizzano per valori numerici oggettivi ma anche in termini umani, quindi i bisogni e i problemi.<br />2)      Piano di azioni, quindi stabilire su quali processi aziendali agire, quali leve utilizzare e quali azioni proporre, ed infine su quali canali. Ovviamente bisogna associare azioni diverse per clienti diversi, serve un piano personalizzato e dedicato ad ogni singolo cliente, se il mio cliente non è predisposto alla tecnologia non lo inviterò in webinar ma magari lo inviterò in sede o ad un evento.<br />3)      Creare il CRM, quindi definire quali strumenti a supporto, come motivare le persone ad usarli, come trattare diversamente clienti diversi con l’obiettivo di incrementare la soddisfazione con esperienze positive.<br /><br />La segmentazione si fa con strumenti di analisi interni ed esterni, con la creazione di una costumer satisfaction model e con la preparazione di un customer profiling che è un sistema informativo in grado di fornire, per ogni singolo cliente, un dettaglio del suo comportamento di acquisto, indicazioni sui suoi bisogni ed una misura del suo valore ad oggi potenziale, il tutto a supporto della loyalty e retention, per individuare opportunità di cross-selling e supportare i processi in fase di sales e customer service.<br /><br />In fase di piani d’azione bisogna individuare dei target, omogenei, grazie alla customer profiling, seguendo indici e indicatori descrittivi, economici, comportamentali e predittivi.<br /><br />Ascoltando il cliente e possibile dedurre indicazioni sui bisogni rilevanti per i singoli segmenti di clientela internamente omogenea, successivamente bisogna definire le leve, per ogni singolo segmento, che porti al livello di soddisfazione richiesto comunicando ai vari reparti, marketing, sales, customer service ecc, che azioni mettere in campo per mantenere il livello di soddisfazione dove presente e migliorare nei processi dove risultiamo mancanti.<br /><br />Volendo sintetizzare con un esempio, se sono un produttore di un bene e ciò che produco lo faccio bene manterrò un piano d’azione che tenderà a confermare quel livello di qualità ma se il customer service non è dello stesso livello e un segmento ci comunica ciò andrò a progettare un piano che migliori la percezione di questo servizio.<br /><br />Avendo determinato le criticità, che saranno le priorità, per quel determinato segmento devo mettere in campo delle azioni che mi permettano di generare valore, quindi soddisfazione, dove necessita, generando delle sessioni di Brainstorming, sessioni creative finalizzate a generate azioni per impattare sui benefici, bisogni di quel determinato segmento.<br /><br />Le azioni del CRM sono da individuare in 2 macrosistemi:<br /><br />1)      CRM analitico, che rende disponibili le informazioni sui bisogni e il valore dei clienti e la storia della relazione con l’azienda<br />2)      CRM operativo, che supporta i contatti e i momenti di relazione con la clientela, comunicando ai diversi reparti dell’azienda come gestire la relazione al meglio con i singoli clienti…..trattare in maniera diversa clienti diversi.<br /><br />Ma ricordiamoci che solo dipendenti soddisfatti gestiscono clienti soddisfatti, quindi strutturare un CRM personalizzato e non creare un ambiente idoneo per i dipendenti non genererà valore e soddisfazione nei clienti perché i nostri dipendenti non si relazioneranno in maniera soddisfatta.]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:keywords>crearecrm,crm,cross-selling,digitalorganization,digitaltrasformation,loyalty,pianodiazioni,retention,segmentazione,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a3bda818b4243311f851c850b89209d9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le 4 dimensioni del Digital Workplace</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-4-dimensioni-del-digital-workplace--21027256</link><description><![CDATA[Creare un ambiente digitalizzato è una sfida impegnativa....<br /><br />Per un buon esito non basta avere a disposizione la tecnologia digitale se la sua implementazione non è accompagnata da processi di cambiamento organizzativo e culturale, le persone diventano un punto centrale essendo coloro che dovranno usare queste innovazioni.<br /><br />È quindi necessario promuovere e rafforzare nuovi comportamenti a tutti i livelli dell’organizzazione e fare in modo che le persone si sentano parte attiva di questo cambiamento.<br /><br />Un Digital Workplace può essere efficace sole se percepito dall’organizzazione come un ecosistema, composto da tecnologia, la cultura organizzativa (strategia, valori, cultura manageriale, collaborazione ecc) e dai fattori abilitanti (processi, struttura, competenze..)<br /><br />Il management deve supportare il cambiamento affinché la tecnologia abilitante si integri completamente in tutti gli aspetti dell’organizzazione.<br /><br />È necessario adottare un approccio socio-tecnico, che predisponga un adattamento tra le componenti tecnologiche, organizzative, culturali e sociali.<br /><br />Solo se le varie componenti del sistema sono perfettamente allineate, l’organizzazione sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi.<br /><br />Il design del Digital Workplace deve prendere in considerazione quattro dimensioni:<br /><br />1)La dimensione simbolica; sono necessari messaggi chiari e una visione condivisa, è buono avvalersi di slogan e immagini evocative per poter rendere più informale l’ambiente di lavoro, meno monotono.<br />2)La dimensione fisica; semplificare l’ambiente fisico negli uffici può facilitare la collaborazione e rendere più fluido il lavoro. In alcuni casi si possono utilizzare software aziendali, oppure Facebook o Twitter per creare, metaforicamente, ambienti più aperti.<br />3) La dimensione dei processi; rendere più semplice il sistema dei processi per fare in modo che essi siano strumenti a disposizione delle persone. Un accesso più rapido ai dati significativi rende alcuni compiti più semplici, mettendo anche le persone nella possibilità di prendere decisioni più rapidamente.<br />4)La dimensione sociale; rappresentata dai social media e intranet, che favoriscono la collaborazione e condivisione della conoscenza, l’esplorazione di idee e la costruzione di relazioni. Creano engagement e senso di appartenenza ed è possibile proporre nuove idee. <br /><br />Queste quattro dimensioni possono essere efficaci solo se il progetto è sponsorizzato dalla leadership che deve farsi portavoce della nuova cultura; nasce il Digital Board, un gruppo direttivo che fornisce supporto constante ed appropriato sia ai designer che ai futuri utenti.<br /><br />È fondamentale, anche, considerare il fattore dell’apprendimento sistemico, è necessario sostenere il fabbisogno formativo con piani di formazione formali e informali.<br /><br />Stai considerando le quattro dimensioni del design per il tuo Digital Workplace?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21027256</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 10:37:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21027256/le_4_dimensioni_del_digital_workplace.mp3" length="3786849" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Creare un ambiente digitalizzato è una sfida impegnativa....

Per un buon esito non basta avere a disposizione la tecnologia digitale se la sua implementazione non è accompagnata da processi di cambiamento organizzativo e culturale, le persone...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Creare un ambiente digitalizzato è una sfida impegnativa....<br /><br />Per un buon esito non basta avere a disposizione la tecnologia digitale se la sua implementazione non è accompagnata da processi di cambiamento organizzativo e culturale, le persone diventano un punto centrale essendo coloro che dovranno usare queste innovazioni.<br /><br />È quindi necessario promuovere e rafforzare nuovi comportamenti a tutti i livelli dell’organizzazione e fare in modo che le persone si sentano parte attiva di questo cambiamento.<br /><br />Un Digital Workplace può essere efficace sole se percepito dall’organizzazione come un ecosistema, composto da tecnologia, la cultura organizzativa (strategia, valori, cultura manageriale, collaborazione ecc) e dai fattori abilitanti (processi, struttura, competenze..)<br /><br />Il management deve supportare il cambiamento affinché la tecnologia abilitante si integri completamente in tutti gli aspetti dell’organizzazione.<br /><br />È necessario adottare un approccio socio-tecnico, che predisponga un adattamento tra le componenti tecnologiche, organizzative, culturali e sociali.<br /><br />Solo se le varie componenti del sistema sono perfettamente allineate, l’organizzazione sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi.<br /><br />Il design del Digital Workplace deve prendere in considerazione quattro dimensioni:<br /><br />1)La dimensione simbolica; sono necessari messaggi chiari e una visione condivisa, è buono avvalersi di slogan e immagini evocative per poter rendere più informale l’ambiente di lavoro, meno monotono.<br />2)La dimensione fisica; semplificare l’ambiente fisico negli uffici può facilitare la collaborazione e rendere più fluido il lavoro. In alcuni casi si possono utilizzare software aziendali, oppure Facebook o Twitter per creare, metaforicamente, ambienti più aperti.<br />3) La dimensione dei processi; rendere più semplice il sistema dei processi per fare in modo che essi siano strumenti a disposizione delle persone. Un accesso più rapido ai dati significativi rende alcuni compiti più semplici, mettendo anche le persone nella possibilità di prendere decisioni più rapidamente.<br />4)La dimensione sociale; rappresentata dai social media e intranet, che favoriscono la collaborazione e condivisione della conoscenza, l’esplorazione di idee e la costruzione di relazioni. Creano engagement e senso di appartenenza ed è possibile proporre nuove idee. <br /><br />Queste quattro dimensioni possono essere efficaci solo se il progetto è sponsorizzato dalla leadership che deve farsi portavoce della nuova cultura; nasce il Digital Board, un gruppo direttivo che fornisce supporto constante ed appropriato sia ai designer che ai futuri utenti.<br /><br />È fondamentale, anche, considerare il fattore dell’apprendimento sistemico, è necessario sostenere il fabbisogno formativo con piani di formazione formali e informali.<br /><br />Stai considerando le quattro dimensioni del design per il tuo Digital Workplace?]]></itunes:summary><itunes:duration>237</itunes:duration><itunes:keywords>4dimensioni,board,digital,digitaltrasformation,digitalworkplace,dimensionefisica,dimensioneprocessi,dimensionesociale,dimesionesimbolica,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/13f7ffdac2dd5c4e9a05e3567524de57.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Social Customer Service per la cura del cliente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/social-customer-service-per-la-cura-del-cliente--20878540</link><description><![CDATA[Sempre più oggi bisogna impostare un’attività di Social Caring basata su una social strategy adeguata.<br /><br /><br />Gli utenti sono sui social media sempre più in modalità mobile utilizzando il paradigma di poter accedere a qualunque ora, a qualunque cosa e da qualunque luogo.<br /><br /><br />L’Italia ha il maggior numero di smartphone, procapite, in Europa.<br /><br /><br />Quindi il social media da strumento di comunicazione e di informazione diventa luogo di servizio e di ascolto, bisogna interagire con il consumatore per risolvere i loro bisogni.<br /><br /><br />I consumatori utilizzano i social per avere informazioni, per chiedere soluzioni al brand e quindi i profili social devono essere collegati al servizio clienti. <br /><br />Bisogna creare un team adeguato che risponda in modo professionale ma alcune volte in modo anche ironico.<br /><br /><br />Il Social Customer Service è la disciplina che integra i canali digital in modo armonico offrendo lo stesso standard di servizio che otterrebbe dai canali tradizionali, diventando una leva competitiva di business.<br /><br /><br />La strategia social deve avere a fuoco con quale obiettivo apriamo il profilo, anche per esempio per attirare i talenti o più semplicemente aumentare le vendite, bisogna settare all’interno della governance delle policy sull’utilizzo dei social.<br /><br /><br />Bisogna condividere le policy e verificare che tutti i soggetti che partecipano siano on BOARD del progetto.<br /><br /><br />Si passa allo sviluppo e l’attivazione delle attività, andremo a capire le fasi del progetto, verificando anche le risorse necessarie e condividere le responsabilità e impegno in termini di tempo.<br /><br /><br />Stabilita la strategia dovremo lavorare sulle competenze, identificando anche dei Champion, che formati potranno essere dei portatori di valori ed intervenire. Bisogna testare alcune attività in fase pilota per poi poter procedere.<br /><br /><br />Successivamente vanno identificati i kpi per valutare e analizzare il real time.<br />Il management dovrà essere coinvolto in tutti i processi per poter trasmettere la cultura giusta.<br /><br /><br />Dobbiamo conquistare l’attenzione degli influencer, e reagire sempre in modo adeguato.<br /><br /><br />Iniziata l’attività social dovremo ascoltare e prendere decisioni in merito, scoprendo anche territori attigui, scoprendo nuovi gruppi o interazioni.<br /><br /><br />Quindi l’approccio da utilizzare sui social e di tipo SMART, cioè devo scegliere il tipo di social media, il messaggio e contenuto, quindi devo essere specifico; deve essere misurabile, attinente perché devo risultare rilevante e devo fare attenzione ai tempi; i diversi social hanno un orario e giorno di pubblicazione diversi in termini di share.<br /><br /><br />Dietro una strategia social c’è sempre una strategia di contenuti, che non è più soltanto il brand a generare contenuti, ma i consumatori diventano editori.<br /><br /><br />Come valuti l’attività di social caring?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20878540</guid><pubDate>Thu, 19 Dec 2019 08:58:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20878540/social_customer_service_per_la_cura_del.mp3" length="4562052" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più oggi bisogna impostare un’attività di Social Caring basata su una social strategy adeguata.


Gli utenti sono sui social media sempre più in modalità mobile utilizzando il paradigma di poter accedere a qualunque ora, a qualunque cosa e da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più oggi bisogna impostare un’attività di Social Caring basata su una social strategy adeguata.<br /><br /><br />Gli utenti sono sui social media sempre più in modalità mobile utilizzando il paradigma di poter accedere a qualunque ora, a qualunque cosa e da qualunque luogo.<br /><br /><br />L’Italia ha il maggior numero di smartphone, procapite, in Europa.<br /><br /><br />Quindi il social media da strumento di comunicazione e di informazione diventa luogo di servizio e di ascolto, bisogna interagire con il consumatore per risolvere i loro bisogni.<br /><br /><br />I consumatori utilizzano i social per avere informazioni, per chiedere soluzioni al brand e quindi i profili social devono essere collegati al servizio clienti. <br /><br />Bisogna creare un team adeguato che risponda in modo professionale ma alcune volte in modo anche ironico.<br /><br /><br />Il Social Customer Service è la disciplina che integra i canali digital in modo armonico offrendo lo stesso standard di servizio che otterrebbe dai canali tradizionali, diventando una leva competitiva di business.<br /><br /><br />La strategia social deve avere a fuoco con quale obiettivo apriamo il profilo, anche per esempio per attirare i talenti o più semplicemente aumentare le vendite, bisogna settare all’interno della governance delle policy sull’utilizzo dei social.<br /><br /><br />Bisogna condividere le policy e verificare che tutti i soggetti che partecipano siano on BOARD del progetto.<br /><br /><br />Si passa allo sviluppo e l’attivazione delle attività, andremo a capire le fasi del progetto, verificando anche le risorse necessarie e condividere le responsabilità e impegno in termini di tempo.<br /><br /><br />Stabilita la strategia dovremo lavorare sulle competenze, identificando anche dei Champion, che formati potranno essere dei portatori di valori ed intervenire. Bisogna testare alcune attività in fase pilota per poi poter procedere.<br /><br /><br />Successivamente vanno identificati i kpi per valutare e analizzare il real time.<br />Il management dovrà essere coinvolto in tutti i processi per poter trasmettere la cultura giusta.<br /><br /><br />Dobbiamo conquistare l’attenzione degli influencer, e reagire sempre in modo adeguato.<br /><br /><br />Iniziata l’attività social dovremo ascoltare e prendere decisioni in merito, scoprendo anche territori attigui, scoprendo nuovi gruppi o interazioni.<br /><br /><br />Quindi l’approccio da utilizzare sui social e di tipo SMART, cioè devo scegliere il tipo di social media, il messaggio e contenuto, quindi devo essere specifico; deve essere misurabile, attinente perché devo risultare rilevante e devo fare attenzione ai tempi; i diversi social hanno un orario e giorno di pubblicazione diversi in termini di share.<br /><br /><br />Dietro una strategia social c’è sempre una strategia di contenuti, che non è più soltanto il brand a generare contenuti, ma i consumatori diventano editori.<br /><br /><br />Come valuti l’attività di social caring?]]></itunes:summary><itunes:duration>286</itunes:duration><itunes:keywords>ascolto,cliente,curadelcliente,digitalstrategy,digitaltrasformation,formazione,influencer,informazione,ironia,kpi,organizzazione,prospect,socialcaring,socialcustomerservice,supportoalcliente,supportoallavendita,user,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7e374817f166d70345431544a16e0925.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>la fedeltà nel nuovo cliente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fedelta-nel-nuovo-cliente--20818313</link><description><![CDATA[quando un cliente è fedele? Una prima definizione potrebbe essere: “è fedele il cliente che vuole e tende a comprare solo da me e non dai miei concorrenti, tranne quando sono chiuso per ferie”.<br /><br /><br />Pertanto se qualcuno compra da me da lungo tempo non vuol dire che sia fedele o che tenderà ad esserlo in futuro. Anche se compra solo da me non lo si può definire fedele in quanto la sua fedeltà dipenderà anche dalla scelta che ha compiuto fra diverse opzioni, se sono l’unico tabaccaio del paese è ovvio che persone comprano da me ma non si può affermare che i consumatori siano fedeli.<br /><br /><br />Ma il mondo spinge verso una assoluta concorrenza e quindi possiamo definire “fedele” il cliente che volontariamente e liberamente compra solo da me e lo fa perché è soddisfatto.<br /><br /><br />Ci sono 4 categorie di fedeltà:<br /><br /><br />1)Il “cliente mercenario”, è infedele o con livello di fedeltà basso, con comportamento altalenante con bassa soddisfazione ma alta competitività. Vado dove mi conviene tanto sono tutti uguali.<br /><br />2)Il “cliente prigioniero”, ha una finta fedeltà, forzata, è ostile, intollerante ma costretto dalla situazione con bassa competitività e bassa soddisfazione, c’è solo 1 tabaccaio. In questa situazione si tende a mettere in atto politiche di retention ma nel lungo periodo tende ad essere un approccio nocivo.<br /><br />3)Il “cliente precario”, che paradossalmente anche se con alto livello di soddisfazione non risulta del tutto fedele perché non c’è la scelta tra i concorrenti. Prima o poi il precario, non avendo scelta, si sentirà prigioniero e quindi inizierà a vedere difetti anche se sei bravo.<br /><br />4)Il “cliente fedele”, che ha un elevata soddisfazione nonostante il livello concorrenziale, questo cliente sceglie te liberamente anche se ci sono altri bravi.<br /><br /><br /><br />Quindi le persone non tradiscono solo se sono soddisfatte, tanto e nel tempo, e analogamente possiamo concludere che prospera nel tempo l’organizzazione che riesce a soddisfare, tanto e sempre, di modo che questi decidano di essergli fedeli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20818313</guid><pubDate>Tue, 17 Dec 2019 09:29:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20818313/la_fedelt_nel_nuovo_cliente.mp3" length="2545857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>quando un cliente è fedele? Una prima definizione potrebbe essere: “è fedele il cliente che vuole e tende a comprare solo da me e non dai miei concorrenti, tranne quando sono chiuso per ferie”.


Pertanto se qualcuno compra da me da lungo tempo non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[quando un cliente è fedele? Una prima definizione potrebbe essere: “è fedele il cliente che vuole e tende a comprare solo da me e non dai miei concorrenti, tranne quando sono chiuso per ferie”.<br /><br /><br />Pertanto se qualcuno compra da me da lungo tempo non vuol dire che sia fedele o che tenderà ad esserlo in futuro. Anche se compra solo da me non lo si può definire fedele in quanto la sua fedeltà dipenderà anche dalla scelta che ha compiuto fra diverse opzioni, se sono l’unico tabaccaio del paese è ovvio che persone comprano da me ma non si può affermare che i consumatori siano fedeli.<br /><br /><br />Ma il mondo spinge verso una assoluta concorrenza e quindi possiamo definire “fedele” il cliente che volontariamente e liberamente compra solo da me e lo fa perché è soddisfatto.<br /><br /><br />Ci sono 4 categorie di fedeltà:<br /><br /><br />1)Il “cliente mercenario”, è infedele o con livello di fedeltà basso, con comportamento altalenante con bassa soddisfazione ma alta competitività. Vado dove mi conviene tanto sono tutti uguali.<br /><br />2)Il “cliente prigioniero”, ha una finta fedeltà, forzata, è ostile, intollerante ma costretto dalla situazione con bassa competitività e bassa soddisfazione, c’è solo 1 tabaccaio. In questa situazione si tende a mettere in atto politiche di retention ma nel lungo periodo tende ad essere un approccio nocivo.<br /><br />3)Il “cliente precario”, che paradossalmente anche se con alto livello di soddisfazione non risulta del tutto fedele perché non c’è la scelta tra i concorrenti. Prima o poi il precario, non avendo scelta, si sentirà prigioniero e quindi inizierà a vedere difetti anche se sei bravo.<br /><br />4)Il “cliente fedele”, che ha un elevata soddisfazione nonostante il livello concorrenziale, questo cliente sceglie te liberamente anche se ci sono altri bravi.<br /><br /><br /><br />Quindi le persone non tradiscono solo se sono soddisfatte, tanto e nel tempo, e analogamente possiamo concludere che prospera nel tempo l’organizzazione che riesce a soddisfare, tanto e sempre, di modo che questi decidano di essergli fedeli.]]></itunes:summary><itunes:duration>160</itunes:duration><itunes:keywords>clientefedele,clientemercenario,clienteprecario,clienteprigioniero,concorrenti,digitaltrasformation,fedeltà,infedeltà,sempre,soddisfazione,tanto,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d796cc5a969b6615acafd8f18b8367cd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fast Prototyping e Meccatronica per risultati efficaci-podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fast-prototyping-e-meccatronica-per-risultati-efficaci-podcast--20675527</link><description><![CDATA[che cosa si intende per Fast Prototyping o prototipazione rapida?<br />È quel processo basato sul concetto di prototipare un prodotto nel più breve tempo possibile per poter usufruire di quel vantaggio competitivo che è il tempo e poi in divenire migliorarlo attraverso i feedback rilevati dal mercato e farlo diventare sempre migliore.<br /><br />Si basa sul concetto di beta o “beta forever”; si lancia un prodotto in una versione beta per poi<br />farlo rimanere in questa versione perenne in cui il prodotto è sempre in miglioramento.<br />Si basa, anche, sul concetto di “layered manifacturing”, quindi di addizionare, per esempio tramite una<br />stampante 3D, prodotti strato su strato per ottenere anche figure complesse e portare sempre al continuo miglioramento del prodotto.<br /><br /> Il Fast Prototyping richiede una struttura interna agile che sia in grado di prendere decisioni veloci, di mettere in campo, testarle e ri-svilupparle, tramite anche concetti di Design Thinking per esempio.<br /><br />Ci sono anche esempi di meccatronica oggi; la meccatronica si basa sul concetto di unione tra meccanica ed elettronica, basti pensare alla quella che era prima la stampante, o la fotocopiatrice.<br /> Un mezzo meccanico che grazie all'implementazione dell'elettronica è in grado di generare un determinato tipo di risultato più veloce, più sicuro e più adeguato.<br /><br />Quindi prima nella fotocopiatrice si inseriva un foglio che elettronicamente veniva letto, interpretato e trasformato meccanicamente in un prodotto, la stampa.<br />Successivamente si è avuta un'evoluzione, la meccatronica si è fusa anche con l’informatica diventando sempre più precisa e più adeguata, quindi permettendo di avere un ulteriore intervento, controllato e supportato dall’informatica, per migliorare la qualità del prodotto finale e creare nuove interazioni.<br /><br />Continuando con l'esempio della fotocopiatrice, pensiamo alla stampante multifunzione che è arrivata dopo, non soltanto avere la meccanica che interviene e l'elettronica che fa da controllo, ma l'informatica è in grado di connetterti da qualsiasi parte e poter inviare, tramite email o tramite wi fi o tramite bluetooth, la stampa in corso senza essere fisicamente vicino alla stampante. <br /><br />Stai utilizzando strumenti di prototipazione rapida e di meccatronica?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20675527</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 07:33:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20675527/fast_prototyping_e_meccatronica_per_risultati_efficaci_podcast.mp3" length="3232495" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>che cosa si intende per Fast Prototyping o prototipazione rapida?
È quel processo basato sul concetto di prototipare un prodotto nel più breve tempo possibile per poter usufruire di quel vantaggio competitivo che è il tempo e poi in divenire...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[che cosa si intende per Fast Prototyping o prototipazione rapida?<br />È quel processo basato sul concetto di prototipare un prodotto nel più breve tempo possibile per poter usufruire di quel vantaggio competitivo che è il tempo e poi in divenire migliorarlo attraverso i feedback rilevati dal mercato e farlo diventare sempre migliore.<br /><br />Si basa sul concetto di beta o “beta forever”; si lancia un prodotto in una versione beta per poi<br />farlo rimanere in questa versione perenne in cui il prodotto è sempre in miglioramento.<br />Si basa, anche, sul concetto di “layered manifacturing”, quindi di addizionare, per esempio tramite una<br />stampante 3D, prodotti strato su strato per ottenere anche figure complesse e portare sempre al continuo miglioramento del prodotto.<br /><br /> Il Fast Prototyping richiede una struttura interna agile che sia in grado di prendere decisioni veloci, di mettere in campo, testarle e ri-svilupparle, tramite anche concetti di Design Thinking per esempio.<br /><br />Ci sono anche esempi di meccatronica oggi; la meccatronica si basa sul concetto di unione tra meccanica ed elettronica, basti pensare alla quella che era prima la stampante, o la fotocopiatrice.<br /> Un mezzo meccanico che grazie all'implementazione dell'elettronica è in grado di generare un determinato tipo di risultato più veloce, più sicuro e più adeguato.<br /><br />Quindi prima nella fotocopiatrice si inseriva un foglio che elettronicamente veniva letto, interpretato e trasformato meccanicamente in un prodotto, la stampa.<br />Successivamente si è avuta un'evoluzione, la meccatronica si è fusa anche con l’informatica diventando sempre più precisa e più adeguata, quindi permettendo di avere un ulteriore intervento, controllato e supportato dall’informatica, per migliorare la qualità del prodotto finale e creare nuove interazioni.<br /><br />Continuando con l'esempio della fotocopiatrice, pensiamo alla stampante multifunzione che è arrivata dopo, non soltanto avere la meccanica che interviene e l'elettronica che fa da controllo, ma l'informatica è in grado di connetterti da qualsiasi parte e poter inviare, tramite email o tramite wi fi o tramite bluetooth, la stampa in corso senza essere fisicamente vicino alla stampante. <br /><br />Stai utilizzando strumenti di prototipazione rapida e di meccatronica?]]></itunes:summary><itunes:duration>202</itunes:duration><itunes:keywords>design,designthinking,elettronica,fotocopiatrice,informatica,layeredmanifacturing,meccanica,meccatronica,nuovetecnologie,prototipazionerapida,stampante,thinking,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/83a168d75dd421940fe2ba15a585f624.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fidelizzare il cliente con la relazione human to human</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fidelizzare-il-cliente-con-la-relazione-human-to-human--20675425</link><description><![CDATA[Molte tecnologie stanno nascendo per creare un contatto ed una relazione continuativa di valore con l’utente, una relazione “human to human” con la sfida di coniugare la tecnologia con la soddisfazione del cliente.<br /><br /><br />Bisogna sviluppare un’attività di customer care con metodi innovativi come per esempio i Social Media.<br /><br /><br />È possibile sviluppare attività di “triggered email” automatizzate per intercettare criticità prima che diventino commenti negativi sui social, bisogna costruire una social media policy per poi definire un modello di gestione della reputazione.<br /><br /><br />È necessario intraprendere azioni differenti nel caso ci sia un commento di un cliente, di un troll, di un hater o utente.<br /><br /><br />Se un cliente ci fa un commento bisogna rimediare con attenzione verso il problema, e risolverlo, condividendolo sui social; nel caso in cui riceviamo una critica da parte di un utente bisogna minimizzare e gestirlo fuori dai social, ed invece nel caso di una critica da parte di un troll bisogna parlare al target ignorandolo.<br /><br /><br />Come ti comporti sui social in merito alle critiche?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20675425</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 07:29:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20675425/fidelizzare_il_cliente_con_la_relazione_human_to_human.mp3" length="3438237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Molte tecnologie stanno nascendo per creare un contatto ed una relazione continuativa di valore con l’utente, una relazione “human to human” con la sfida di coniugare la tecnologia con la soddisfazione del cliente.


Bisogna sviluppare un’attività di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Molte tecnologie stanno nascendo per creare un contatto ed una relazione continuativa di valore con l’utente, una relazione “human to human” con la sfida di coniugare la tecnologia con la soddisfazione del cliente.<br /><br /><br />Bisogna sviluppare un’attività di customer care con metodi innovativi come per esempio i Social Media.<br /><br /><br />È possibile sviluppare attività di “triggered email” automatizzate per intercettare criticità prima che diventino commenti negativi sui social, bisogna costruire una social media policy per poi definire un modello di gestione della reputazione.<br /><br /><br />È necessario intraprendere azioni differenti nel caso ci sia un commento di un cliente, di un troll, di un hater o utente.<br /><br /><br />Se un cliente ci fa un commento bisogna rimediare con attenzione verso il problema, e risolverlo, condividendolo sui social; nel caso in cui riceviamo una critica da parte di un utente bisogna minimizzare e gestirlo fuori dai social, ed invece nel caso di una critica da parte di un troll bisogna parlare al target ignorandolo.<br /><br /><br />Come ti comporti sui social in merito alle critiche?]]></itunes:summary><itunes:duration>215</itunes:duration><itunes:keywords>commenti,contatto,critiche,digitaltrasfromation,haters,humantohuman,like,ralazione,troll,usercontact,utente,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10d01aa72e44076b4f56dfd9d0b92951.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I nuovi valori nell'era della digitalizzazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-nuovi-valori-nell-era-della-digitalizzazione--20626408</link><description><![CDATA[[Nuovi valori nell'era della digitalizzazione]<br /><br /><br />Il processo di Trasformazione Digitale comporta l’evoluzione di molti valori aziendali in più elementi:<br /><br /><br />1) CLIENTE; oggi ha acquisito maggiore autonomia nel processo di acquisto, diventa sempre meno fedele, l’elemento differenziante è l’esperienza.<br /><br /><br />2) STAKEHOLDER; cambia il ruolo dei fornitori e partner; bisogna integrarsi e costruire rapporti di collaborazione, cavalcando la contaminazione per imparare e acquisire competenze.<br /><br /><br />3) LEVE; diventano Leadership, con un nuovo ruolo di guida e sostegno del cambiamento; formazione, deve essere continua e costante; ma soprattutto Mindeset, pensare che ci possono essere nuovi processi e cambiare.<br /><br /><br />4) L’ORGANIZZAZIONE; bisogna abbattere gerarchie, bisogna intraprendere un percorso di crescita e contaminazione tra interno/esterno e nuove leve/senior, e soprattutto tanta formazione.<br /><br /><br />5) INNOVARE; bisogna essere veloci e innovativi; strumenti come Hackaton, Design Thinking, Prototipazione rapida, Scrum, Growth Hacking, e altri, per cogliere le esigenze dei nostri clienti.<br /><br /><br />6) NUOVI MODELLI DI LAVORO; Smart Working, piattaforme di condivisione, accesso digitale agli strumenti, formazione e sviluppo della cultura, del rischio.<br /><br /><br />Quante aziende sviluppano questi valori?<br /><br />#VMM #digitaltrasformation]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20626408</guid><pubDate>Tue, 10 Dec 2019 14:41:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20626408/i_nuovi_valori_nell_era_della_digitalizzazione_podcast.mp3" length="4830353" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>[Nuovi valori nell'era della digitalizzazione]


Il processo di Trasformazione Digitale comporta l’evoluzione di molti valori aziendali in più elementi:


1) CLIENTE; oggi ha acquisito maggiore autonomia nel processo di acquisto, diventa sempre meno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[[Nuovi valori nell'era della digitalizzazione]<br /><br /><br />Il processo di Trasformazione Digitale comporta l’evoluzione di molti valori aziendali in più elementi:<br /><br /><br />1) CLIENTE; oggi ha acquisito maggiore autonomia nel processo di acquisto, diventa sempre meno fedele, l’elemento differenziante è l’esperienza.<br /><br /><br />2) STAKEHOLDER; cambia il ruolo dei fornitori e partner; bisogna integrarsi e costruire rapporti di collaborazione, cavalcando la contaminazione per imparare e acquisire competenze.<br /><br /><br />3) LEVE; diventano Leadership, con un nuovo ruolo di guida e sostegno del cambiamento; formazione, deve essere continua e costante; ma soprattutto Mindeset, pensare che ci possono essere nuovi processi e cambiare.<br /><br /><br />4) L’ORGANIZZAZIONE; bisogna abbattere gerarchie, bisogna intraprendere un percorso di crescita e contaminazione tra interno/esterno e nuove leve/senior, e soprattutto tanta formazione.<br /><br /><br />5) INNOVARE; bisogna essere veloci e innovativi; strumenti come Hackaton, Design Thinking, Prototipazione rapida, Scrum, Growth Hacking, e altri, per cogliere le esigenze dei nostri clienti.<br /><br /><br />6) NUOVI MODELLI DI LAVORO; Smart Working, piattaforme di condivisione, accesso digitale agli strumenti, formazione e sviluppo della cultura, del rischio.<br /><br /><br />Quante aziende sviluppano questi valori?<br /><br />#VMM #digitaltrasformation]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>clienti,consumer,designthinking,digitalorganization,digitaltrasfromation,formazione,leve,nuovimodellidilavoro,roganizzazione,stakeholder,user,valori,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da14065a88ff525b966abfdf31aae1f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Strutturare il Digital Workplace considerando le tecnologie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/strutturare-il-digital-workplace-considerando-le-tecnologie--20500657</link><description><![CDATA[Un buon Digital Workplace deve essere:<br /><br />- disegnato sulle esigenze delle persone. - semplice ed intuitivo, come la maggior parte dei tools oggi – e mobile-<br /><br />- deve essere integrato su tutte le funzioni aziendali (Ceo, risorse umane, manager di linea e tutti i collaboratori).<br /><br />La Digital Organization è un’organizzazione a tutti gli effetti e come tale ha bisogno di:<br />Strategia, processi, ruoli e Kpi, in una parola sola la “governance”.<br /><br />Serve quindi un indirizzo strategico che indichi la direzione verso cui si vuole andare e su quali processi si vuole praticare la trasformazione.<br /><br />È necessario investire sulle persone, con formazione, partecipazione e coinvolgimento, in quanto qualsiasi cambiamento organizzativo passa per la migliore partecipazione delle persone a questo evento. <br /><br />Stai ristrutturando la tua Digital Organization?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20500657</guid><pubDate>Thu, 05 Dec 2019 09:59:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20500657/strutturare_il_digital_workplace_considerando_le_tecnologie.mp3" length="2894366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Un buon Digital Workplace deve essere:

- disegnato sulle esigenze delle persone. - semplice ed intuitivo, come la maggior parte dei tools oggi – e mobile-

- deve essere integrato su tutte le funzioni aziendali (Ceo, risorse umane, manager di linea e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un buon Digital Workplace deve essere:<br /><br />- disegnato sulle esigenze delle persone. - semplice ed intuitivo, come la maggior parte dei tools oggi – e mobile-<br /><br />- deve essere integrato su tutte le funzioni aziendali (Ceo, risorse umane, manager di linea e tutti i collaboratori).<br /><br />La Digital Organization è un’organizzazione a tutti gli effetti e come tale ha bisogno di:<br />Strategia, processi, ruoli e Kpi, in una parola sola la “governance”.<br /><br />Serve quindi un indirizzo strategico che indichi la direzione verso cui si vuole andare e su quali processi si vuole praticare la trasformazione.<br /><br />È necessario investire sulle persone, con formazione, partecipazione e coinvolgimento, in quanto qualsiasi cambiamento organizzativo passa per la migliore partecipazione delle persone a questo evento. <br /><br />Stai ristrutturando la tua Digital Organization?]]></itunes:summary><itunes:duration>181</itunes:duration><itunes:keywords>digitalorganization,digitaltrasfromation,digitalworkplace,facilmenteutilizzabile,governance,intuitivo,privacy,processi,semplice,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4286bad2bd06c47b414c41054daec9ab.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>ascolto e sintonia per il servizio al cliente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ascolto-e-sintonia-per-il-servizio-al-cliente--20448254</link><description><![CDATA[il cliente, oggi è al centro del processo e bisogna soddisfarlo tanto e sempre nel tempo.<br /><br /><br />Esistono 2 leve che possono aiutarci a percepire questi obiettivi e sono legati al nostro livello di benessere e allo sviluppo di alcune competenze relazionali e comunicative.<br /><br /><br />Per poter garantire un eccellente servizio la prima leva da utilizzare è Il nostro livello di benessere, che è collegato alla qualità del servizio e dalla nostra capacità di governare gli atteggiamenti che hanno un diretto impatto sulla nostra autostima. Un atteggiamento perdente può far perdere te e le persone che ti circondano, viceversa un atteggiamento positivo potrà generare benessere per noi e chi ci circonda.<br /><br /><br />Possiamo intervenire sui nostri atteggiamenti decidendo in che circolo stare, positivo o negativo, determinando le nostre azioni e incidendo sul nostro livello di benessere.<br /><br /><br />Un atteggiamento positivo è molto importante perché da esso dipende la qualità del servizio, il raggiungimento degli obiettivi nei tempi previsti, l’efficienza e l’efficacia lavorativa, la collaborazione interpersonale a lavoro e piacevoli relazioni sociali.<br /><br /><br />La seconda leva per poter garantire un eccellente servizio tiene in considerazione delle competenze comunicative e relazionali che comportano lo sviluppo di 2 abilità: l’ascolto e la capacità di creare sintonia.<br /><br /><br />Esiste una differenza sostanziale tra sentire ed ascoltare; sentire è un atto spontaneo e fisico, ascoltare è un atto volontario. <br /><br />Solo ascoltando efficacemente ci possiamo garantire di comunicare efficacemente, stabilire relazioni vincenti, risultare più facile creare sintonia, ridurre lo stess, ridurre i conflitti e velocizzare il raggiungimento degli obiettivi.<br /><br />Ascoltare con efficacia permette di accedere a bisogni, aspettative, valori, atteggiamenti, stati d’animo ed emozioni dell’interlocutore. <br /><br />Ed infine la seconda abilità da attivare è la capacità di creare sintonia, dove per sintonia si intende lo stato relazionale in cui le persone agiscono sulla stessa lunghezza d’onda, in un clima di armonia. <br /><br />Oltre alle leve della comunicazione la sintonia dipende dallo stato d’animo e gli atteggiamenti, dai valori e il vissuto degli interlocutori. <br /><br />Sicuramente non è facile anche perché possono capitare interlocutori ostili con cui è difficile instaurare sintonia, in questo caso è possibile utilizzare la tecnica del rispecchiamento, che consiste nel cercare di entrare nel mondo dell’altro, cercare di ridurre le distanze e creare situazioni positive e controllare la dinamica comunicativa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20448254</guid><pubDate>Tue, 03 Dec 2019 09:40:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20448254/ascolto_e_sintonia_per_il_servizio_al_cliente.mp3" length="2942841" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>il cliente, oggi è al centro del processo e bisogna soddisfarlo tanto e sempre nel tempo.


Esistono 2 leve che possono aiutarci a percepire questi obiettivi e sono legati al nostro livello di benessere e allo sviluppo di alcune competenze relazionali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[il cliente, oggi è al centro del processo e bisogna soddisfarlo tanto e sempre nel tempo.<br /><br /><br />Esistono 2 leve che possono aiutarci a percepire questi obiettivi e sono legati al nostro livello di benessere e allo sviluppo di alcune competenze relazionali e comunicative.<br /><br /><br />Per poter garantire un eccellente servizio la prima leva da utilizzare è Il nostro livello di benessere, che è collegato alla qualità del servizio e dalla nostra capacità di governare gli atteggiamenti che hanno un diretto impatto sulla nostra autostima. Un atteggiamento perdente può far perdere te e le persone che ti circondano, viceversa un atteggiamento positivo potrà generare benessere per noi e chi ci circonda.<br /><br /><br />Possiamo intervenire sui nostri atteggiamenti decidendo in che circolo stare, positivo o negativo, determinando le nostre azioni e incidendo sul nostro livello di benessere.<br /><br /><br />Un atteggiamento positivo è molto importante perché da esso dipende la qualità del servizio, il raggiungimento degli obiettivi nei tempi previsti, l’efficienza e l’efficacia lavorativa, la collaborazione interpersonale a lavoro e piacevoli relazioni sociali.<br /><br /><br />La seconda leva per poter garantire un eccellente servizio tiene in considerazione delle competenze comunicative e relazionali che comportano lo sviluppo di 2 abilità: l’ascolto e la capacità di creare sintonia.<br /><br /><br />Esiste una differenza sostanziale tra sentire ed ascoltare; sentire è un atto spontaneo e fisico, ascoltare è un atto volontario. <br /><br />Solo ascoltando efficacemente ci possiamo garantire di comunicare efficacemente, stabilire relazioni vincenti, risultare più facile creare sintonia, ridurre lo stess, ridurre i conflitti e velocizzare il raggiungimento degli obiettivi.<br /><br />Ascoltare con efficacia permette di accedere a bisogni, aspettative, valori, atteggiamenti, stati d’animo ed emozioni dell’interlocutore. <br /><br />Ed infine la seconda abilità da attivare è la capacità di creare sintonia, dove per sintonia si intende lo stato relazionale in cui le persone agiscono sulla stessa lunghezza d’onda, in un clima di armonia. <br /><br />Oltre alle leve della comunicazione la sintonia dipende dallo stato d’animo e gli atteggiamenti, dai valori e il vissuto degli interlocutori. <br /><br />Sicuramente non è facile anche perché possono capitare interlocutori ostili con cui è difficile instaurare sintonia, in questo caso è possibile utilizzare la tecnica del rispecchiamento, che consiste nel cercare di entrare nel mondo dell’altro, cercare di ridurre le distanze e creare situazioni positive e controllare la dinamica comunicativa.]]></itunes:summary><itunes:duration>184</itunes:duration><itunes:keywords>armonia,ascolto,benessere,comprensione,contatto,digitaltrasformation,obiettivi,positivo,sentire,sintonia,soddisfazionedeibisogni,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b77d51fc9475297eac0799886da6fd2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Strutturare nuovi spazi per nuove aziende</title><link>https://www.spreaker.com/episode/strutturare-nuovi-spazi-per-nuove-aziende--20335951</link><description><![CDATA[Oggi le aziende Chiedono spazi efficienti, efficaci e brandizzati.<br /><br />Per poter valutare l'efficienza degli spazi interni bisogna considerare il rapporto tra "area netta occupabile" e "l'area lorda interna" che deve essere maggiore dell'80% affinché gli spazi risultino dimensionati in modo efficiente.<br /><br />Per l'efficacia si intende lo spazio facilmente riconfigurabile senza interventi onerosi; lo spazio deve supportare il business delle organizzazioni e deve anche seguire i cambiamenti.<br /><br />Per brandizzato si intende lo spazio che diventa un elemento di riconoscimento non solo per i clienti ma anche per le persone che vi lavorano.<br /><br />Ci sono spazi di interazione e lavoro del team, spazi per la privacy, spazi accessori e funzionali, spazi informali di incontro, postazioni di appoggio per i manager fuori sede, aree meeting, aree formali e aree Lockers.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20335951</guid><pubDate>Thu, 28 Nov 2019 11:51:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20335951/strutturare_nuovi_spazi_per_nuove_aziende.mp3" length="3576681" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi le aziende Chiedono spazi efficienti, efficaci e brandizzati.

Per poter valutare l'efficienza degli spazi interni bisogna considerare il rapporto tra "area netta occupabile" e "l'area lorda interna" che deve essere maggiore dell'80% affinché gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi le aziende Chiedono spazi efficienti, efficaci e brandizzati.<br /><br />Per poter valutare l'efficienza degli spazi interni bisogna considerare il rapporto tra "area netta occupabile" e "l'area lorda interna" che deve essere maggiore dell'80% affinché gli spazi risultino dimensionati in modo efficiente.<br /><br />Per l'efficacia si intende lo spazio facilmente riconfigurabile senza interventi onerosi; lo spazio deve supportare il business delle organizzazioni e deve anche seguire i cambiamenti.<br /><br />Per brandizzato si intende lo spazio che diventa un elemento di riconoscimento non solo per i clienti ma anche per le persone che vi lavorano.<br /><br />Ci sono spazi di interazione e lavoro del team, spazi per la privacy, spazi accessori e funzionali, spazi informali di incontro, postazioni di appoggio per i manager fuori sede, aree meeting, aree formali e aree Lockers.]]></itunes:summary><itunes:duration>224</itunes:duration><itunes:keywords>areemeeting,areeprivacy,digitaltrasfromation,digitalworkstyle,hub,lockers,saleformali,saleinformali,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/84c18baed88a86c1455c437a4e050a38.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unified Commerce per una brand experience unica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unified-commerce-per-una-brand-experience-unica--20305503</link><description><![CDATA[Le aziende oggi necessitano di creare una #omnichannel strategy che permette il contatto con i consumatori sui diversi touchpoint e generi un'esperienza di valore.<br /><br /><br />Bisogna integrare i sistemi IT su tutti i diversi touchpoints; è necessario creare insiemi di dati aggregati secondo logiche diverse che dovranno scambiare informazioni fra di loro grazie alle tecnologie.<br /><br /><br />Diventa possibile decidere quali sono le regole di ingaggio, qual è il tipo di processo e di #funnel da far seguire.<br /><br /><br />La #UnifiedCommerce offre all'azienda la possibilità, integrando tutte le piattaforme all'interno, di fornire un servizio di valore efficace e consolidato.<br /><br /><br />Stimola l'aumento delle vendite e genera fiducia rafforzando la credibilità del brand.<br /><br /><br />Migliora la gestione del magazzino e degli approvvigionamenti; permette l'automazione del business aumentando la produttività dei dipendenti.<br /><br /><br />Centralizzando il sistema decisionale, condividendolo, stimolando la co-creazione è possibile attivare un processo di digitalizzazione del punto vendita, permettendo al consumatore, se lo desidera, di farsi riconoscere e di usufruire di tutte le attività già svolte nei diversi punti di contatto.<br /><br />Cosa pensi dell'Unified Commerce?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20305503</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2019 09:04:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20305503/unified_commerce_per_una_brand_experience_unica.mp3" length="5030760" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Le aziende oggi necessitano di creare una #omnichannel strategy che permette il contatto con i consumatori sui diversi touchpoint e generi un'esperienza di valore.


Bisogna integrare i sistemi IT su tutti i diversi touchpoints; è necessario creare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le aziende oggi necessitano di creare una #omnichannel strategy che permette il contatto con i consumatori sui diversi touchpoint e generi un'esperienza di valore.<br /><br /><br />Bisogna integrare i sistemi IT su tutti i diversi touchpoints; è necessario creare insiemi di dati aggregati secondo logiche diverse che dovranno scambiare informazioni fra di loro grazie alle tecnologie.<br /><br /><br />Diventa possibile decidere quali sono le regole di ingaggio, qual è il tipo di processo e di #funnel da far seguire.<br /><br /><br />La #UnifiedCommerce offre all'azienda la possibilità, integrando tutte le piattaforme all'interno, di fornire un servizio di valore efficace e consolidato.<br /><br /><br />Stimola l'aumento delle vendite e genera fiducia rafforzando la credibilità del brand.<br /><br /><br />Migliora la gestione del magazzino e degli approvvigionamenti; permette l'automazione del business aumentando la produttività dei dipendenti.<br /><br /><br />Centralizzando il sistema decisionale, condividendolo, stimolando la co-creazione è possibile attivare un processo di digitalizzazione del punto vendita, permettendo al consumatore, se lo desidera, di farsi riconoscere e di usufruire di tutte le attività già svolte nei diversi punti di contatto.<br /><br />Cosa pensi dell'Unified Commerce?]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:keywords>commerce,digitaltrasformation,unified,unifiedcommerce,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bf7af82cb84bd792edd7245b928e2871.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il customer journey per un'esperienza di valore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-customer-journey-per-un-esperienza-di-valore--20283717</link><description><![CDATA[Customer Journey è il percorso che ciascun consumatore compie, più o meno cosciente, quando agisce da cliente; il punto di partenza è l'esperienza cliente, cioè l'insieme di quelle emozioni e sensazioni che individualmente o sommate generano valore dall'interazione tra brand e il consumatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20283717</guid><pubDate>Tue, 26 Nov 2019 11:59:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20283717/il_customer_journey_per_un_esperienza_di_valore.mp3" length="3874836" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Customer Journey è il percorso che ciascun consumatore compie, più o meno cosciente, quando agisce da cliente; il punto di partenza è l'esperienza cliente, cioè l'insieme di quelle emozioni e sensazioni che individualmente o sommate generano valore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Customer Journey è il percorso che ciascun consumatore compie, più o meno cosciente, quando agisce da cliente; il punto di partenza è l'esperienza cliente, cioè l'insieme di quelle emozioni e sensazioni che individualmente o sommate generano valore dall'interazione tra brand e il consumatore.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>customer,digital,digitalorganization,digitaltrasformation,experience,journey,omnicanale,personas,user,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/828a535add34131c4031e0ae87209d9d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Marketing Automation come processo user contact</title><link>https://www.spreaker.com/episode/marketing-automation-come-processo-user-contact--20211743</link><description><![CDATA[Gli strumenti di Marketing Automation attivano processi automatici che permettono di creare contatti con gli utenti in modo da poterli profilare e targettizzare per poter indirizzare contenuti che possono diventare importanti e di rilievo per l'utente stesso fino a convertirlo in vendita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20211743</guid><pubDate>Sat, 23 Nov 2019 10:04:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20211743/marketing_automation_come_processo_user_contact.mp3" length="4468644" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Gli strumenti di Marketing Automation attivano processi automatici che permettono di creare contatti con gli utenti in modo da poterli profilare e targettizzare per poter indirizzare contenuti che possono diventare importanti e di rilievo per l'utente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli strumenti di Marketing Automation attivano processi automatici che permettono di creare contatti con gli utenti in modo da poterli profilare e targettizzare per poter indirizzare contenuti che possono diventare importanti e di rilievo per l'utente stesso fino a convertirlo in vendita.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>automation,digitalorganization,digitaltrasformation,digitalworkplace,email,emailmarketing,marketingautomation,nurturing,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5194510a6ab48677ae486349a46ed86b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Analisi della maturità digitale come fattore abilitante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/analisi-della-maturita-digitale-come-fattore-abilitante--20113035</link><description><![CDATA[Per poter strutturare un Digital Workplace si necessita di fare una valutazione, in quel momento attuale, della maturità digitale dell'azienda; cioè di valutare tutti quelli che sono i parametri che permettono, passando da interviste e analisi all'interno dell' azienda, di valutare se sono presenti strumenti digitali, quali e se sono coerenti con la strategia che stiamo mettendo in campo, le competenze delle persone, e quindi anche la leadership, quale tipo di comunicazione è presente e se le decisioni vengono prese in base ai dati.<br /><br />Determinante sarà anche valutare il mindset aziendale e se sorretto dalla leadership, se sono presenti dei portavoce o detrattori, e se è presente engagement interno.<br /><br />Fotografare la situazione attuale aiuta a definire le strategie future!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20113035</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2019 08:22:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20113035/analisi_della_maturit_digitale_come_fattore_abilitante.mp3" length="4743835" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter strutturare un Digital Workplace si necessita di fare una valutazione, in quel momento attuale, della maturità digitale dell'azienda; cioè di valutare tutti quelli che sono i parametri che permettono, passando da interviste e analisi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter strutturare un Digital Workplace si necessita di fare una valutazione, in quel momento attuale, della maturità digitale dell'azienda; cioè di valutare tutti quelli che sono i parametri che permettono, passando da interviste e analisi all'interno dell' azienda, di valutare se sono presenti strumenti digitali, quali e se sono coerenti con la strategia che stiamo mettendo in campo, le competenze delle persone, e quindi anche la leadership, quale tipo di comunicazione è presente e se le decisioni vengono prese in base ai dati.<br /><br />Determinante sarà anche valutare il mindset aziendale e se sorretto dalla leadership, se sono presenti dei portavoce o detrattori, e se è presente engagement interno.<br /><br />Fotografare la situazione attuale aiuta a definire le strategie future!]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>a.m.d.a.,competenze,conformità,digitale,digitalorganization,digitaltrasformation,lead,leadership,maturità,mindset,tecnolgieabilitanti,tecnologia,workplace</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a0111cec05582c48a5add583551b0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lead Generation Strategy</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lead-generation-strategy--20028041</link><description><![CDATA[Oggi per poter attrarre quanti più utenti/consumer all'interno della propria realtà e poter convertire in vendita, si utilizzano diversi strumenti tra cui quelli di Lead Generation, ossia quelle attività che si svolgono per poter generare dei lead, che sono dei contatti utili, di cui abbiamo dei dati da poter utilizzare per diverse attività, come remarketing e retargeting.<br /><br />Il processo che si va a sviluppare è a funnel, si passa dalla fase awareness alla consideration, quando l’utente sta prendendo in considerazione il brand e che lo spinge a fare delle valutazioni di conversione, fino alla fase di conversion, da non intendersi solo vendita.<br /><br />Le metriche che si utilizzano generano diversi tipi di contatto e quindi anche di valutazioni e costi in base a quelle che sono le nostre esigenze. <br />Ci sono costi per impression e quindi in base a quante volte viene mostrato il nostro servizio; poi ci sono invece i costi per views, che sono costi per visualizzazioni, quindi dato il pubblico a cui l'ho presentato quanti hanno visualizzato quel tipo di post; ci sono i costi per click, quanti click sono stati generati sulla pagina grazie a quell'annuncio; Il costo per engagement, il costo per lead ed infine il consto per conversione.<br />Ritieni utile la Lead Generation?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20028041</guid><pubDate>Thu, 14 Nov 2019 15:34:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20028041/lead_generation_strategy.mp3" length="5619147" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi per poter attrarre quanti più utenti/consumer all'interno della propria realtà e poter convertire in vendita, si utilizzano diversi strumenti tra cui quelli di Lead Generation, ossia quelle attività che si svolgono per poter generare dei lead,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi per poter attrarre quanti più utenti/consumer all'interno della propria realtà e poter convertire in vendita, si utilizzano diversi strumenti tra cui quelli di Lead Generation, ossia quelle attività che si svolgono per poter generare dei lead, che sono dei contatti utili, di cui abbiamo dei dati da poter utilizzare per diverse attività, come remarketing e retargeting.<br /><br />Il processo che si va a sviluppare è a funnel, si passa dalla fase awareness alla consideration, quando l’utente sta prendendo in considerazione il brand e che lo spinge a fare delle valutazioni di conversione, fino alla fase di conversion, da non intendersi solo vendita.<br /><br />Le metriche che si utilizzano generano diversi tipi di contatto e quindi anche di valutazioni e costi in base a quelle che sono le nostre esigenze. <br />Ci sono costi per impression e quindi in base a quante volte viene mostrato il nostro servizio; poi ci sono invece i costi per views, che sono costi per visualizzazioni, quindi dato il pubblico a cui l'ho presentato quanti hanno visualizzato quel tipo di post; ci sono i costi per click, quanti click sono stati generati sulla pagina grazie a quell'annuncio; Il costo per engagement, il costo per lead ed infine il consto per conversione.<br />Ritieni utile la Lead Generation?]]></itunes:summary><itunes:duration>352</itunes:duration><itunes:keywords>automation,consumer,digitaltrasformation,generation,lead,prospect,user,usercontact</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/941230505a4df69a8ef71d5eaed1fdeb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Applicazioni aziendali per acquisire, gestire e tracciare clienti e prospect</title><link>https://www.spreaker.com/episode/applicazioni-aziendali-per-acquisire-gestire-e-tracciare-clienti-e-prospect--20006905</link><description><![CDATA[Sempre più lo smartphone risulta lo strumento più utilizzato e più intimo e quindi può risultare molto importante per i rapporti con gli utenti sia lato consumer ma anche lato business.<br />Esistono moltissime app che possono facilitare la vendita e che collegate ad un CRM possono svolgere funzioni di gestione dei contatti, di tracciamento delle attività, di priorizzare l'interventi e generare reportistiche integrate.<br />Dotare i propri collaboratori di strumenti condivisi, di facile utilizzo, che permettano di avere tutte le metriche di business a portata di mano, di relazionare e di relazionarsi, aiuta gli utenti e aiuta l'azienda in termini di efficacia ed efficienza ma soprattutto aiuta e supporta a mappare tutte le informazioni su quell'utente in modo da poter compiere azioni dedicate e personalizzate.<br /><br />Conosci funzioni di Mobile Marketing per acquisire nuovi clienti?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20006905</guid><pubDate>Wed, 13 Nov 2019 11:51:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20006905/applicazioni_aziendali_per_acquisire_gestire_e_tracciare_clienti_e_prospect.mp3" length="3645069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sempre più lo smartphone risulta lo strumento più utilizzato e più intimo e quindi può risultare molto importante per i rapporti con gli utenti sia lato consumer ma anche lato business.
Esistono moltissime app che possono facilitare la vendita e che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sempre più lo smartphone risulta lo strumento più utilizzato e più intimo e quindi può risultare molto importante per i rapporti con gli utenti sia lato consumer ma anche lato business.<br />Esistono moltissime app che possono facilitare la vendita e che collegate ad un CRM possono svolgere funzioni di gestione dei contatti, di tracciamento delle attività, di priorizzare l'interventi e generare reportistiche integrate.<br />Dotare i propri collaboratori di strumenti condivisi, di facile utilizzo, che permettano di avere tutte le metriche di business a portata di mano, di relazionare e di relazionarsi, aiuta gli utenti e aiuta l'azienda in termini di efficacia ed efficienza ma soprattutto aiuta e supporta a mappare tutte le informazioni su quell'utente in modo da poter compiere azioni dedicate e personalizzate.<br /><br />Conosci funzioni di Mobile Marketing per acquisire nuovi clienti?]]></itunes:summary><itunes:duration>228</itunes:duration><itunes:keywords>app,applicazioni,digital,trasformation,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3169a7649fecf7b4b0d5c1e8d82449d5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>CrowdProject nel collaborare con il cliente per l'innovazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crowdproject-nel-collaborare-con-il-cliente-per-l-innovazione--19986708</link><description><![CDATA[Nell'era della digitalizzazione sempre più gli strumenti digitali sono utilizzati poter creare dei gruppi di interazione comune per poter crescere e migliorare insieme.<br /><br />Sono i cosiddetti Crowd-Project, quindi quei progetti di crescita in cui si generano delle community e il consumer manifesta, trasmette il suo sentimento, e alcune volte interagisce proprio nei progetti fino ad arrivare a finanziarlo, affinché questo progetto migliori e cresca nel tempo insieme a quelle che sono le reali necessità e la soddisfazione di bisogni del consumatore.<br />Ci sono:<br />Crowd-Funding che sono praticamente delle community dove si presenta in maniera trasparente il progetto e si trovano degli investitori che vogliono puntare sullo sviluppo di quei brand, per poterne farne del business. <br />Crowd-Casting, in cui le aziende si rivolgono a gruppi di esperti, a cui sotto compenso si presentano dei problemi reali di quel momento ed esprimono la loro opinione. <br />Crowd-Collaboration, che sono mirate a poter rivolgersi ai propri clienti aiutandoli, tramite libere idee o progetti guidati, a generare sviluppo e nuove idee. <br />Crowd-Content, dove è possibile sviluppare nuove idee utilizzando esperti e figure professionali specializzate in determinati tipi di argomenti.<br /> <br /><br />Cosa pensi degli strumenti di Crowd-Project?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19986708</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2019 09:28:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19986708/crowdproject_nel_collaborare_con_il_cliente_per_l_innovazione.mp3" length="3193875" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Nell'era della digitalizzazione sempre più gli strumenti digitali sono utilizzati poter creare dei gruppi di interazione comune per poter crescere e migliorare insieme.

Sono i cosiddetti Crowd-Project, quindi quei progetti di crescita in cui si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nell'era della digitalizzazione sempre più gli strumenti digitali sono utilizzati poter creare dei gruppi di interazione comune per poter crescere e migliorare insieme.<br /><br />Sono i cosiddetti Crowd-Project, quindi quei progetti di crescita in cui si generano delle community e il consumer manifesta, trasmette il suo sentimento, e alcune volte interagisce proprio nei progetti fino ad arrivare a finanziarlo, affinché questo progetto migliori e cresca nel tempo insieme a quelle che sono le reali necessità e la soddisfazione di bisogni del consumatore.<br />Ci sono:<br />Crowd-Funding che sono praticamente delle community dove si presenta in maniera trasparente il progetto e si trovano degli investitori che vogliono puntare sullo sviluppo di quei brand, per poterne farne del business. <br />Crowd-Casting, in cui le aziende si rivolgono a gruppi di esperti, a cui sotto compenso si presentano dei problemi reali di quel momento ed esprimono la loro opinione. <br />Crowd-Collaboration, che sono mirate a poter rivolgersi ai propri clienti aiutandoli, tramite libere idee o progetti guidati, a generare sviluppo e nuove idee. <br />Crowd-Content, dove è possibile sviluppare nuove idee utilizzando esperti e figure professionali specializzate in determinati tipi di argomenti.<br /> <br /><br />Cosa pensi degli strumenti di Crowd-Project?]]></itunes:summary><itunes:duration>200</itunes:duration><itunes:keywords>crowd-casting,crowd-collaboration,crowd-content,crowd-funding,crowdproject,digital,digitaltrasfrormation,usercontact,vmm</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e7ecd0e7198538ad7faf6b21f058fd89.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Digital Organization come piattaforma di condivisione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/digital-organization-come-piattaforma-di-condivisione--19904211</link><description><![CDATA[La Digital Organitazion è un modo nuovo di vedere le organizzazioni in azienda, non più un'azienda divisa a silos, ma grazie a molti strumenti tecnologici, che risultano dei fattori abilitanti, è possibile intraprendere nuovi percorsi volti alla collaborazione tra le persone tramite scambi di idee, di progetti e anche di nuovi sviluppi da poter testare e mettere in campo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19904211</guid><pubDate>Thu, 07 Nov 2019 11:23:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19904211/untitled_project.mp3" length="2875976" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>La Digital Organitazion è un modo nuovo di vedere le organizzazioni in azienda, non più un'azienda divisa a silos, ma grazie a molti strumenti tecnologici, che risultano dei fattori abilitanti, è possibile intraprendere nuovi percorsi volti alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Digital Organitazion è un modo nuovo di vedere le organizzazioni in azienda, non più un'azienda divisa a silos, ma grazie a molti strumenti tecnologici, che risultano dei fattori abilitanti, è possibile intraprendere nuovi percorsi volti alla collaborazione tra le persone tramite scambi di idee, di progetti e anche di nuovi sviluppi da poter testare e mettere in campo.]]></itunes:summary><itunes:duration>180</itunes:duration><itunes:keywords>contentmarketing,digital,digitalorganization,digitaltrasformation,innovation,socialmedia,workplace</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/70c690cb4053ced18086b742e4367fc3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tecnologie a supporto nelle aziende digitali-podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tecnologie-a-supporto-nelle-aziende-digitali-podcast--19864752</link><description><![CDATA[Quali #tecnologie oggi si possono adottare e implementare all'interno della propria #realtà #aziendale? Nei commenti seguenti ho voluto nominarne alcuni…<br /><br />l'Intelligenza Artificiale, è in grado di simulare l'intelligenza umana, utilizza degli algoritmi che sono sempre alla ricerca dell'anomalia e nel momento in cui intercettano un'anomalia la segnalano e poi l'archiviano come acquisita, quindi machine learning; apprendono dopo aver intercettato le anomalie.<br /><br />"realtà aumentata" che è uno dei principali fruitori dell'Intelligenza Artificiale, è la capacità di aumentare la realtà analogica ed estenderla con quella digitale, permettendo di accedere digitalmente a tutte quelle che sono le informazioni in merito a un determinato argomento, usufruendo dell'Intelligenza Artificiale.<br /><br />"robotica collaborativa", sono degli strumenti all'interno delle proprie aziende che permettono di ridurre i tempi di lavorazione, utilizzando il comportamento di machine learning, sono facilmente riprogrammabili, hanno caratteristiche di adattabilità, sono in grado di intraprendere rapporti machine to machine, quindi di comunicare con gli altri macchinari, e sono in grado di cambiare e modificare gli aspetti produttivi in termini di volumi e quantità ma anche di tipologia di prodotti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19864752</guid><pubDate>Tue, 05 Nov 2019 09:25:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19864752/le_tecnologie_a_supporto_nelle_aziende_digitali_podcast.mp3" length="3371257" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Quali #tecnologie oggi si possono adottare e implementare all'interno della propria #realtà #aziendale? Nei commenti seguenti ho voluto nominarne alcuni…

l'Intelligenza Artificiale, è in grado di simulare l'intelligenza umana, utilizza degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quali #tecnologie oggi si possono adottare e implementare all'interno della propria #realtà #aziendale? Nei commenti seguenti ho voluto nominarne alcuni…<br /><br />l'Intelligenza Artificiale, è in grado di simulare l'intelligenza umana, utilizza degli algoritmi che sono sempre alla ricerca dell'anomalia e nel momento in cui intercettano un'anomalia la segnalano e poi l'archiviano come acquisita, quindi machine learning; apprendono dopo aver intercettato le anomalie.<br /><br />"realtà aumentata" che è uno dei principali fruitori dell'Intelligenza Artificiale, è la capacità di aumentare la realtà analogica ed estenderla con quella digitale, permettendo di accedere digitalmente a tutte quelle che sono le informazioni in merito a un determinato argomento, usufruendo dell'Intelligenza Artificiale.<br /><br />"robotica collaborativa", sono degli strumenti all'interno delle proprie aziende che permettono di ridurre i tempi di lavorazione, utilizzando il comportamento di machine learning, sono facilmente riprogrammabili, hanno caratteristiche di adattabilità, sono in grado di intraprendere rapporti machine to machine, quindi di comunicare con gli altri macchinari, e sono in grado di cambiare e modificare gli aspetti produttivi in termini di volumi e quantità ma anche di tipologia di prodotti.]]></itunes:summary><itunes:duration>211</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmi,artificiale,azienda,digital,digitalorganization,digitaltrasformation,impresa,intelligenza,realtaaumentata,roboticacollaborativa,supervised,unsupervised,usercontact</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/08e297ed486ec1d9b376c2846b97af6f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Paid, Earned e Owned media per diffondere contenuti Mp3</title><link>https://www.spreaker.com/episode/paid-earned-e-owned-media-per-diffondere-contenuti-mp3--19737956</link><description><![CDATA[Per poter creare una relazione di lungo periodo con l'utente e poter soddisfare i suoi reali bisogni è necessario utilizzare le tre tipologie principali di media.<br />I Paid Media, sono quei media che non sono di proprietà dell'azienda, sotto pagamento è possibile presidiare questi media e potersi promuovere tramite l'advertising;<br />Earned Media, sono quei media che continuano a non essere di proprietà dell'azienda ma che sono facilmente presidiabili in cui ti relazioni, crei contenuto, crei valore ed è possibile l'accesso gratuito.<br />Gli Owned Media che sono invece i media di proprietà dell'azienda e permettono di poter pubblicare tutti i contenuti con il linguaggio che si stabilisce, con lo stile che si stabilisce, il design che si stabilisce e praticamente diventa un contenitore di tutti i servizi e prodotti dell'azienda.<br />Il punto di equilibrio tra i tre media è quello spazio in cui intervenire per poter generare valore, con diversi linguaggi, metriche e messaggi, considerando le diverse piattaforme.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19737956</guid><pubDate>Mon, 28 Oct 2019 20:46:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19737956/paid_earned_e_owned_media_per_diffondere_contenuti_mp3.mp3" length="4738865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Per poter creare una relazione di lungo periodo con l'utente e poter soddisfare i suoi reali bisogni è necessario utilizzare le tre tipologie principali di media.
I Paid Media, sono quei media che non sono di proprietà dell'azienda, sotto pagamento è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per poter creare una relazione di lungo periodo con l'utente e poter soddisfare i suoi reali bisogni è necessario utilizzare le tre tipologie principali di media.<br />I Paid Media, sono quei media che non sono di proprietà dell'azienda, sotto pagamento è possibile presidiare questi media e potersi promuovere tramite l'advertising;<br />Earned Media, sono quei media che continuano a non essere di proprietà dell'azienda ma che sono facilmente presidiabili in cui ti relazioni, crei contenuto, crei valore ed è possibile l'accesso gratuito.<br />Gli Owned Media che sono invece i media di proprietà dell'azienda e permettono di poter pubblicare tutti i contenuti con il linguaggio che si stabilisce, con lo stile che si stabilisce, il design che si stabilisce e praticamente diventa un contenitore di tutti i servizi e prodotti dell'azienda.<br />Il punto di equilibrio tra i tre media è quello spazio in cui intervenire per poter generare valore, con diversi linguaggi, metriche e messaggi, considerando le diverse piattaforme.]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>contact,contenuti,digitaltrasformation,earned,gratuito,linguaggi,marketing,media,messaggi,metriche,owned,paid,user</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fd6744272ac235567a4b73f3dc3f38dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nuovi modelli di lavoro, HR e Leadership per la Digitalizzazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nuovi-modelli-di-lavoro-hr-e-leadership-per-la-digitalizzazione--19663644</link><description><![CDATA[Esistono nuovi modi di vedere e interpretare il lavoro all'interno di un'azienda a partire dallo smart working quindi poter avere l'accesso a tutte le informazioni dell'azienda, poter interagire, lavorare anche da un luogo che è lontano dalla sede.<br /><br />Bisogna abbattere le gerarchie; è necessario che si formino gruppi da 3/9 persone per la creazione di idee innovative, che abbiano totale agilità all'interno della struttura, dando la possibilità di sbagliare perché solo sbagliando si può capire quali sono le motivazioni, analizzarle e attivare le azioni correttive.<br /><br />Poi bisogna creare delle piattaforme di condivisione, le intranet devono diventare uno strumento di comunicazione costante, come Facebook o Twitter o Skype o Google per poter gestire il lavoro di un team.<br /><br />Le risorse umane è un ruolo che ormai sta diventando dominante all'interno delle aziende perché hanno varie funzioni e vari compiti da svolgere; trattenere i talenti o selezionare dei nuovi, deve comunicare in maniera trasversale, deve coinvolgere, creando dei gruppi o dei luoghi, virtuali o fisici, dove le persone si possano incontrare e condividere.<br /><br />Anche la leadership diventa convocativa con un maggiore carisma, con una capacità di coinvolgere, di valorizzare le persone e tira fuori dal loro il meglio.<br />Cosa ne pensi?<br />#hr #leadership # DigitalOrganization #valeriomariamurgolo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19663644</guid><pubDate>Thu, 24 Oct 2019 06:45:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19663644/nuovim_1.mp3" length="6052466" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Esistono nuovi modi di vedere e interpretare il lavoro all'interno di un'azienda a partire dallo smart working quindi poter avere l'accesso a tutte le informazioni dell'azienda, poter interagire, lavorare anche da un luogo che è lontano dalla sede....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Esistono nuovi modi di vedere e interpretare il lavoro all'interno di un'azienda a partire dallo smart working quindi poter avere l'accesso a tutte le informazioni dell'azienda, poter interagire, lavorare anche da un luogo che è lontano dalla sede.<br /><br />Bisogna abbattere le gerarchie; è necessario che si formino gruppi da 3/9 persone per la creazione di idee innovative, che abbiano totale agilità all'interno della struttura, dando la possibilità di sbagliare perché solo sbagliando si può capire quali sono le motivazioni, analizzarle e attivare le azioni correttive.<br /><br />Poi bisogna creare delle piattaforme di condivisione, le intranet devono diventare uno strumento di comunicazione costante, come Facebook o Twitter o Skype o Google per poter gestire il lavoro di un team.<br /><br />Le risorse umane è un ruolo che ormai sta diventando dominante all'interno delle aziende perché hanno varie funzioni e vari compiti da svolgere; trattenere i talenti o selezionare dei nuovi, deve comunicare in maniera trasversale, deve coinvolgere, creando dei gruppi o dei luoghi, virtuali o fisici, dove le persone si possano incontrare e condividere.<br /><br />Anche la leadership diventa convocativa con un maggiore carisma, con una capacità di coinvolgere, di valorizzare le persone e tira fuori dal loro il meglio.<br />Cosa ne pensi?<br />#hr #leadership # DigitalOrganization #valeriomariamurgolo]]></itunes:summary><itunes:duration>379</itunes:duration><itunes:keywords>ascolto,carisma,condivisione,confronto,digitalorganization,gerarchie,hr,leadership,leadershipconvocativa,smartworking,strumenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cb639d480800a0cbbbc3d62f93ba6b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Digital Change Management per nuovi valori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/digital-change-management-per-nuovi-valori--19624366</link><description><![CDATA[Digital Change Management, la "gestione del cambiamento digitale", è quel processo di innovazione culturale che è in grado di far fare un salto all'azienda verso l'#apertura, verso la #permeabilità, verso il rilevare #dati utili per poter generare una l'#esperienza utente soddisfacente nel lungo periodo.<br />Bisogna creare ambienti più #dinamici, più #autonomi, con #delega decisionale per poter prendere decisioni veloci che si adattino al mondo esterno; meno riunioni ma più orientati alla #delivery, al fare, per poter generare nuove idee.<br />La #leadership deve farsi carico di questo cambiamento creando degli ambienti dove le persone si possano confrontare e tirar fuori #idee innovative, trasmettendo i nuovi #valori aziendali.<br />Bisogna anche creare #fiducia all'interno e all'esterno dell'organizzazione, ponendo le persone al centro.<br />Stai utilizzando politiche di Digital Change Management all'interno della tua realtà?<br />#DigitalChangeManagement #DigitalOrganization #valeriomariamurgolo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19624366</guid><pubDate>Tue, 22 Oct 2019 06:24:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19624366/digital_change_management_per_nuovi_valori_mp3.mp3" length="5239162" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Digital Change Management, la "gestione del cambiamento digitale", è quel processo di innovazione culturale che è in grado di far fare un salto all'azienda verso l'#apertura, verso la #permeabilità, verso il rilevare #dati utili per poter generare una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Digital Change Management, la "gestione del cambiamento digitale", è quel processo di innovazione culturale che è in grado di far fare un salto all'azienda verso l'#apertura, verso la #permeabilità, verso il rilevare #dati utili per poter generare una l'#esperienza utente soddisfacente nel lungo periodo.<br />Bisogna creare ambienti più #dinamici, più #autonomi, con #delega decisionale per poter prendere decisioni veloci che si adattino al mondo esterno; meno riunioni ma più orientati alla #delivery, al fare, per poter generare nuove idee.<br />La #leadership deve farsi carico di questo cambiamento creando degli ambienti dove le persone si possano confrontare e tirar fuori #idee innovative, trasmettendo i nuovi #valori aziendali.<br />Bisogna anche creare #fiducia all'interno e all'esterno dell'organizzazione, ponendo le persone al centro.<br />Stai utilizzando politiche di Digital Change Management all'interno della tua realtà?<br />#DigitalChangeManagement #DigitalOrganization #valeriomariamurgolo]]></itunes:summary><itunes:duration>328</itunes:duration><itunes:keywords>apertura,cambiamento,digitalchangemanagement,digitale,digitalorganization,esperienza,permeabilità,valeriomariamurgolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/24417d66e1d71b7d9e57cd277ca41464.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La nuova dimensione lavorativa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nuova-dimensione-lavorativa--19624310</link><description><![CDATA[Il Digital Workplace è un ambiente di lavoro che permette alle persone di creare, di condividere, di sviluppare prodotti e servizi con strumenti digitali in totale sicurezza.<br />Le caratteristiche fondamentali sono gli #strumenti, i #luoghi fisici/virtuali e come al solito la #mentalità.<br />I vantaggi di un Digital Workplace sono diversi, si passa dall'efficacia all'efficienza, con la possibilità di accorciare i tempi di sviluppo e produzione, di poter creare delle dashboard per poter analizzare le criticità prima che si manifestino, di poter lavorare in totale sicurezza e di poter anche intendere il lavoro come una fase di coinvolgimento produttivo.<br />Quindi un Digital Workplace deve essere funzionale, deve essere accessibile, non deve avere un'impronta locale ma ti puoi collegare da ovunque, deve essere sicuro, deve essere strutturato affinché le persone si sentono al loro agio sia nella semplicità di utilizzo ma soprattutto nell'utilità dell'utilizzo di questi strumenti.<br />Ovviamente deve avere anche delle impostazioni fisiche-strutturali!<br />Stai creando un adeguato Digital Workplace all'interno della tua realtà? <br />#digitalworkplace #digitalorganization #valeriomariamurgolo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19624310</guid><pubDate>Tue, 22 Oct 2019 06:15:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19624310/la_nuova_dimensione_lavorativa.mp3" length="3854418" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il Digital Workplace è un ambiente di lavoro che permette alle persone di creare, di condividere, di sviluppare prodotti e servizi con strumenti digitali in totale sicurezza.
Le caratteristiche fondamentali sono gli #strumenti, i #luoghi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Digital Workplace è un ambiente di lavoro che permette alle persone di creare, di condividere, di sviluppare prodotti e servizi con strumenti digitali in totale sicurezza.<br />Le caratteristiche fondamentali sono gli #strumenti, i #luoghi fisici/virtuali e come al solito la #mentalità.<br />I vantaggi di un Digital Workplace sono diversi, si passa dall'efficacia all'efficienza, con la possibilità di accorciare i tempi di sviluppo e produzione, di poter creare delle dashboard per poter analizzare le criticità prima che si manifestino, di poter lavorare in totale sicurezza e di poter anche intendere il lavoro come una fase di coinvolgimento produttivo.<br />Quindi un Digital Workplace deve essere funzionale, deve essere accessibile, non deve avere un'impronta locale ma ti puoi collegare da ovunque, deve essere sicuro, deve essere strutturato affinché le persone si sentono al loro agio sia nella semplicità di utilizzo ma soprattutto nell'utilità dell'utilizzo di questi strumenti.<br />Ovviamente deve avere anche delle impostazioni fisiche-strutturali!<br />Stai creando un adeguato Digital Workplace all'interno della tua realtà? <br />#digitalworkplace #digitalorganization #valeriomariamurgolo]]></itunes:summary><itunes:duration>241</itunes:duration><itunes:keywords>dashboard,digitalorganization,digitaltrasformation,digitalworkplace,luoghivirtuali,strumenti,vmmdigitalknowledge</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7f01d65976e075898cad2e3370d1d1f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La rivoluzione IoT-podcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-rivoluzione-iot-podcast--19514843</link><description><![CDATA[Internet of Things è quella architettura tecnologica che è in grado di collegare internet a qualsiasi apparato, per rendere più fruibile la vita degli utenti e poter intervenire in termini di azioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19514843</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2019 09:19:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19514843/la_rivoluzione_iot_podcast.mp3" length="2900635" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Internet of Things è quella architettura tecnologica che è in grado di collegare internet a qualsiasi apparato, per rendere più fruibile la vita degli utenti e poter intervenire in termini di azioni.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Internet of Things è quella architettura tecnologica che è in grado di collegare internet a qualsiasi apparato, per rendere più fruibile la vita degli utenti e poter intervenire in termini di azioni.]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:keywords>all'intelligenza,apparato,artificiale,dati,internetoftinghs,iot,predittivi,processo,valori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/58eecb23e5ebbc56f73421e3aff49f92.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le fasi del passaggio in Digital Organization</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-fasi-del-passaggio-in-digital-organization--19504105</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19504105</guid><pubDate>Mon, 14 Oct 2019 17:41:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19504105/le_fasi_del_passaggio_in_digital_organization.mp3" length="3464880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:duration>217</itunes:duration><itunes:keywords>champions,collegamenti,diagnostica,digital,feedback,framework,maturità,organizzation,organizzazione,portavoce,tecnologie,workplace</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cb639d480800a0cbbbc3d62f93ba6b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La nuova azienda nella Trasformazione Digitale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nuova-azienda-nella-trasformazione-digitale--19441587</link><description><![CDATA[Oggi una realtà aziendale per poter essere competitiva sul mercato deve essere data driven, raccogliere, monitorare, analizzare ed interpretare i dati; deve essere "open", deve essere orientata all'apertura, che crei una co-partecipazione e una co-creazione per generare idee innovative;  deve essere agile,  per essere molto più veloci nel prendere decisioni autonome e bisogna essere clienti centrici, l’utente è al centro di tutti i processi per poter intercettare i suoi bisogni e creare soddisfazione di valore nel lungo periodo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19441587</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 17:20:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19441587/la_nuova_azienda_nella_trasformazione_digitale.mp3" length="2590510" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Valerio Maria Murgolo</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi una realtà aziendale per poter essere competitiva sul mercato deve essere data driven, raccogliere, monitorare, analizzare ed interpretare i dati; deve essere "open", deve essere orientata all'apertura, che crei una co-partecipazione e una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi una realtà aziendale per poter essere competitiva sul mercato deve essere data driven, raccogliere, monitorare, analizzare ed interpretare i dati; deve essere "open", deve essere orientata all'apertura, che crei una co-partecipazione e una co-creazione per generare idee innovative;  deve essere agile,  per essere molto più veloci nel prendere decisioni autonome e bisogna essere clienti centrici, l’utente è al centro di tutti i processi per poter intercettare i suoi bisogni e creare soddisfazione di valore nel lungo periodo.]]></itunes:summary><itunes:duration>162</itunes:duration><itunes:keywords>agile,bisogni,centrici,clienti,co-creazione,co-partecipazione,datadriven,idee,innovative,open,periodo,soddisfazione,valore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cb639d480800a0cbbbc3d62f93ba6b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
