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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Storia - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=3</link><description><![CDATA[La storia che ci hanno insegnato a scuola è sbagliata; proviamo a guardare alla realtà dei fatti senza pregiudizi e senza paraocchi]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572881/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>History</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/290335d6f4fb3c0d791205f74013e84b.jpg</url><title>Storia - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=3</link></image><lastBuildDate>Wed, 22 Jul 2026 12:23:45 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/290335d6f4fb3c0d791205f74013e84b.jpg"/><itunes:subtitle>La storia che ci hanno insegnato a scuola è sbagliata; proviamo a guardare alla realtà dei fatti senza pregiudizi e senza paraocchi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia che ci hanno insegnato a scuola è sbagliata; proviamo a guardare alla realtà dei fatti senza pregiudizi e senza paraocchi]]></itunes:summary><itunes:category text="History"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>I cristiani perdono solo quando smettono di combattere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cristiani-perdono-solo-quando-smettono-di-combattere--72549198</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8573" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8573</a><br /><br />I CRISTIANI PERDONO SOLO QUANDO SMETTONO DI COMBATTERE<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Pochi conoscevano il nome del castello di Beaufort, nel Libano meridionale, prima che l'esercito dello Stato di Israele ne annunciasse la conquista lo scorso 31 maggio. L'opinione pubblica mondiale ha appreso così l'esistenza di una fortezza crociata che, novecento anni dopo la sua costruzione, continua a rappresentare un significativo baluardo strategico nella guerra in corso in Medio Oriente.<br />Il castello di Beaufort venne edificato nel 1139 da Folco V d'Angiò, re crociato di Gerusalemme, su una cresta rocciosa a 700 metri di altitudine, per controllare le vie di comunicazione tra la costa fenicia, la Galilea e l'interno della Siria. Esso domina la Valle della Bekaa, tra il Libano e la Siria, che costituiva una frontiera tra il mondo franco e quello musulmano. La sopravvivenza di questo castello nel corso dei secoli ci ricorda innanzitutto che i territori oggi contesi fra Israele e Hezbollah furono terre cristiane. In queste terre visse e versò il suo sangue Nostro Signore Gesù Cristo e da lì si diffuse nel mondo la Chiesa cattolica.<br />Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, vi rinvenne, tra il 326 e il 328, le reliquie più preziose della Passione e, per suo impulso, sorsero la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme e la Basilica della Natività a Betlemme, che trasformarono la Terra Santa in una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, contribuendo a fissare nella memoria religiosa la geografia dei luoghi evangelici.<br />Dopo che nel 638 i seguaci di Maometto conquistarono Gerusalemme, i santuari cristiani continuarono a esistere, ma in condizioni sempre più precarie, finché, nell'XI secolo, i Turchi selgiuchidi, dopo aver invaso la Palestina, ne decretarono la distruzione. Le Crociate, nate per liberare i Luoghi Santi occupati dai musulmani, furono la pagina più luminosa del Medioevo cristiano. Dopo la riconquista della Città Santa, nel 1099, nacquero il Regno di Gerusalemme e una serie di Stati crociati sotto la sua sovranità. Questo vasto complesso territoriale comprendeva la Contea di Edessa, corrispondente a porzioni dell'attuale Turchia sud-orientale, della Siria settentrionale e dell'Iraq occidentale; il Principato di Antiochia, esteso sull'odierna regione turca di Hatay e sulla Siria nord-occidentale; la Contea di Tripoli, che occupava gran parte della costa dell'attuale Libano; e il Regno di Gerusalemme, che includeva la maggior parte dell'odierno Israele, i territori palestinesi della Cisgiordania, la fascia costiera di Gaza e ampie zone dell'attuale Giordania occidentale e meridionale.<br />IL REGNO CROCIATO DI GERUSALEMME<br />Nel loro insieme, gli Stati crociati si estendevano dal Mediterraneo fino all'alto corso dell'Eufrate e dai territori dell'odierna Turchia meridionale fino al Golfo di Aqaba sul Mar Rosso.<br />L'esistenza del castello di Beaufort ci ricorda non solo l'esistenza del Regno crociato di Gerusalemme, ma anche il fatto che questo territorio si formò in seguito a una "guerra santa" promossa dal Beato Urbano II e dai suoi successori, che furono trentaquattro tra la conquista di Gerusalemme del 1099 e la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291, data convenzionalmente assunta come termine dell'epopea crociata.<br />Questa epopea vide straordinarie vittorie cristiane, ma anche gravi insuccessi. Quando apparve all'orizzonte il più temibile nemico che i crociati ebbero mai di fronte in quegli anni, il sultano d'Egitto e di Siria Saladino, i capi crociati si lasciarono trasportare dalle lotte interne, dagli intrighi e dall'ambizione e andarono incontro, nel 1187, alla disastrosa sconfitta di Hattin.<br />Ad Hattin, presso il lago di Tiberiade, i crociati caddero nella trappola abilmente predisposta da Saladino. Per costringere l'armata del Regno di Gerusalemme ad abbandonare la forte posizione di Sephoria, ricca d'acqua e favorevole alla difesa, Saladino attaccò Tiberiade. L'esercito cristiano si mise allora in marcia sotto il caldo estivo, mentre la cavalleria leggera musulmana lo tormentava incessantemente con incursioni e manovre di disturbo, impedendogli di raggiungere le sorgenti e di rifornirsi d'acqua. Quando i crociati giunsero esausti presso Hattin, la battaglia era ormai in gran parte perduta e il loro esercito venne quasi completamente annientato. Nel 1191 cadde anche il castello di Beaufort, ultimo e prestigioso avamposto del sistema difensivo crociato verso l'entroterra siriano.<br />DIO NON ABBANDONA COLORO CHE CONFIDANO IN LUI<br />La causa più profonda della sconfitta dei crociati non fu soltanto di ordine militare. Essa risiedeva nella perdita di quella purezza d'intenzione e di quella tensione spirituale che erano state all'origine della loro epopea. La tradizione cristiana insegna che Dio non abbandona coloro che confidano in Lui, ma che spesso permette le sconfitte quando gli uomini si allontanano dalla loro vocazione e fanno affidamento esclusivamente sulle proprie forze. Perciò il vescovo Guglielmo di Tiro, testimone e cronista delle Crociate, scriveva in quel tempo parole che fanno riflettere: «Presso di noi sono venuti meno, secondo il lamento del profeta, "il consiglio al saggio, l'istruzione al sacerdote, la visione al profeta" (Geremia, 18, 18b); ora fra noi è così del sacerdote come del popolo (Osea, 4, 9) , in modo che a noi è possibile adattare le parole del profeta, "la testa è tutta piagata, il cuore tutto sfatto; dalla pianta dei piedi alla testa non v'è niente che sia sano in noi" (Isaia, 1, 5b-6). Si è ormai giunti in quei tempi in cui non siamo in grado di tollerare né i nostri vizi né i loro rimedi; perciò, a causa dei nostri peccati i nemici sono divenuti più forti, e noi, che tanto frequentemente avevamo l'abitudine di riportare con gloria la palma trionfando sui nemici, ora, privati della grazia divina, riportiamo quasi in ogni scontro il risultato peggiore».<br />Ma la storia ci trasmette anche un altro insegnamento. Chi vuole vincere una guerra deve saper scegliere il terreno sul quale combattere e non lasciarsi trascinare dal nemico nel luogo e nei modi da lui stabiliti. Questo principio vale non soltanto per le battaglie militari, ma anche per gli scontri religiosi, culturali e morali che attraversano ogni epoca della storia umana. Spesso la vittoria appartiene a chi conserva la lucidità necessaria per non abbandonare le proprie posizioni essenziali e per non farsi dettare l'agenda dall'avversario.<br />In questa prospettiva, il castello di Beaufort diviene il simbolo di quel «castello interiore» che ciascuno è chiamato a custodire. Esso rappresenta la fortezza dell'anima, la fedeltà ai propri princìpi, la vigilanza sulle proprie convinzioni e sulla propria vita spirituale. Difendere questo castello significa esercitare la prudenza, perseverare nel bene e non cedere alle pressioni esterne o alle debolezze interiori. Affidando infine alla Divina Provvidenza l'esito della battaglia, l'uomo compie tutto ciò che è nelle sue possibilità e trova nella fede la forza per resistere e per vincere.<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72549198</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 19:40:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72549198/i_cristiani_perdono_solo_quando_smettono_di_combattere.mp3" length="9194310" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8573

I CRISTIANI PERDONO SOLO QUANDO SMETTONO DI COMBATTERE
di Roberto de Mattei
 
Pochi conoscevano il nome del castello di Beaufort, nel Libano meridionale, prima che l'esercito dello Stato di Israele...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8573" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8573</a><br /><br />I CRISTIANI PERDONO SOLO QUANDO SMETTONO DI COMBATTERE<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Pochi conoscevano il nome del castello di Beaufort, nel Libano meridionale, prima che l'esercito dello Stato di Israele ne annunciasse la conquista lo scorso 31 maggio. L'opinione pubblica mondiale ha appreso così l'esistenza di una fortezza crociata che, novecento anni dopo la sua costruzione, continua a rappresentare un significativo baluardo strategico nella guerra in corso in Medio Oriente.<br />Il castello di Beaufort venne edificato nel 1139 da Folco V d'Angiò, re crociato di Gerusalemme, su una cresta rocciosa a 700 metri di altitudine, per controllare le vie di comunicazione tra la costa fenicia, la Galilea e l'interno della Siria. Esso domina la Valle della Bekaa, tra il Libano e la Siria, che costituiva una frontiera tra il mondo franco e quello musulmano. La sopravvivenza di questo castello nel corso dei secoli ci ricorda innanzitutto che i territori oggi contesi fra Israele e Hezbollah furono terre cristiane. In queste terre visse e versò il suo sangue Nostro Signore Gesù Cristo e da lì si diffuse nel mondo la Chiesa cattolica.<br />Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, vi rinvenne, tra il 326 e il 328, le reliquie più preziose della Passione e, per suo impulso, sorsero la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme e la Basilica della Natività a Betlemme, che trasformarono la Terra Santa in una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, contribuendo a fissare nella memoria religiosa la geografia dei luoghi evangelici.<br />Dopo che nel 638 i seguaci di Maometto conquistarono Gerusalemme, i santuari cristiani continuarono a esistere, ma in condizioni sempre più precarie, finché, nell'XI secolo, i Turchi selgiuchidi, dopo aver invaso la Palestina, ne decretarono la distruzione. Le Crociate, nate per liberare i Luoghi Santi occupati dai musulmani, furono la pagina più luminosa del Medioevo cristiano. Dopo la riconquista della Città Santa, nel 1099, nacquero il Regno di Gerusalemme e una serie di Stati crociati sotto la sua sovranità. Questo vasto complesso territoriale comprendeva la Contea di Edessa, corrispondente a porzioni dell'attuale Turchia sud-orientale, della Siria settentrionale e dell'Iraq occidentale; il Principato di Antiochia, esteso sull'odierna regione turca di Hatay e sulla Siria nord-occidentale; la Contea di Tripoli, che occupava gran parte della costa dell'attuale Libano; e il Regno di Gerusalemme, che includeva la maggior parte dell'odierno Israele, i territori palestinesi della Cisgiordania, la fascia costiera di Gaza e ampie zone dell'attuale Giordania occidentale e meridionale.<br />IL REGNO CROCIATO DI GERUSALEMME<br />Nel loro insieme, gli Stati crociati si estendevano dal Mediterraneo fino all'alto corso dell'Eufrate e dai territori dell'odierna Turchia meridionale fino al Golfo di Aqaba sul Mar Rosso.<br />L'esistenza del castello di Beaufort ci ricorda non solo l'esistenza del Regno crociato di Gerusalemme, ma anche il fatto che questo territorio si formò in seguito a una "guerra santa" promossa dal Beato Urbano II e dai suoi successori, che furono trentaquattro tra la conquista di Gerusalemme del 1099 e la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291, data convenzionalmente assunta come termine dell'epopea crociata.<br />Questa epopea vide straordinarie vittorie cristiane, ma anche gravi insuccessi. Quando apparve all'orizzonte il più temibile nemico che i crociati ebbero mai di fronte in quegli anni, il sultano d'Egitto e di Siria Saladino, i capi crociati si lasciarono trasportare dalle lotte interne, dagli intrighi e dall'ambizione e andarono incontro, nel 1187, alla disastrosa sconfitta di Hattin.<br />Ad Hattin, presso il lago di Tiberiade, i crociati caddero nella trappola abilmente predisposta da Saladino. 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I suoi dragoni - appartenenti al reggimento Royal-Allemand - erano soldati esperti, spesso di origine tedesca, ma fedelissimi al Re. Cavalieri armati di sciabola e di moschetto, addestrati a combattere sia in sella che a piedi, rappresentavano una delle ultime forze realmente capaci di ristabilire l'ordine nel caos crescente. <br />La situazione precipitava. Il 9 luglio 1789 l'Assemblea nazionale francese si proclama Costituente. Il Re, Luigi XVI, licenzia il ministro Jacques Necker e richiama truppe attorno alla capitale, ma esita. Sovrano pio e mite, ma debole, fatica a concepire l'idea di avere dei nemici e cerca solo di evitare lo scontro aperto.<br />Il 12 luglio, a mezzogiorno, Parigi è in preda a un immenso disordine. Nei giardini delle Tuileries e al Palais-Royal, la folla si accalca, in un turbinio di urli, d'invettive, di false notizie. Si gridano slogan, si agitano i busti di Necker e del duca d'Orléans, il cui palazzo è il centro della rivolta, mentre i discorsi incendiari di Camille Desmoulins trasformano il malcontento in furia.<br />I DRAGONI DEL PRINCIPE DI LAMBESC<br />I dragoni del principe di Lambesc, schierati sulla piazza Luigi XV, all'ingresso delle Tuileries, vengono bersagliati di pietre, mattoni e cocci di bottiglia. Le sciabole brillano al sole, ma il Re ha dato l'ordine di non reagire. Lambesc, fatta fare ai soldati qualche evoluzione, fa avanzare i suoi uomini, compie una carica di alleggerimento, più dimostrativa che distruttiva, e si ritira sulla riva sinistra della Senna. <br />Due giorni dopo, il 14 luglio, una folla di non più di un migliaio di scalmanati, provenienti soprattutto dal Faubourg Saint Antoine, assale l'Hotel des Invalides e poi la Bastiglia, identificata come il simbolo del potere monarchico. Il governatore Bernard-René de Launay, dopo aver trattato con i rivoltosi, che gli promettono l'incolumità, si arrende, ma viene massacrato. Un garzone di cucina ne mozza la testa, la infila in cima a una picca, e, seguito da una muta selvaggia, la porta in giro fino a notte. Quello che sarà chiamato il "Terrore", non inizia con Robespierre, ma con la presa della Bastiglia.<br />La notizia dell'insurrezione giunge al Re, che si trova a Versailles, durante la notte. Luigi XV, il suo predecessore, - scrive lo storico Pierre Gaxotte - " sarebbe balzato in sella a qualsiasi ora, sarebbe entrato a Parigi con tutti gli uomini atti a combattere e, spuntato il giorno, sarebbe stato freneticamente acclamato da una borghesia che, dopo aver tanto protestato, temeva ormai per la propria vita e per i propri beni. Avrebbe fatto impiccare una dozzina di assassini alle finestre dell'Hotel de Ville, rimesso una guarnigione alla Bastiglia e sarebbe rientrato a Versailles ad accogliere le dichiarazioni di obbedienza di un'Assemblea umile e sottomessa" (La Rivoluzione francese, Edizioni A. Barion, tr. it. 1949, p. 129). <br />Il principe di Lambesc vorrebbe caricare la folla alla testa dei suoi dragoni e disperderla con i suoi moschetti, ma l'ordine è di tenere riposte le sciabole, perché il Re non vuole che sia versato del sangue. Il barone Pierre-Victor de Besenval, che sulla piazza di Parigi dispone di tre reggimenti svizzeri e ottocento cavalieri, obbedendo anch'egli agli ordini del sovrano, non interviene. <br />IL RITIRO DELLE TRUPPE<br />Il 15 luglio Luigi XVI annuncia il ritiro delle truppe; il 16 richiama Necker; il 17 entra a Parigi, dove riceve dal sindaco Bailly la coccarda tricolore, nuovo simbolo della Rivoluzione. È un gesto di conciliazione, ma anche il segno della resa alla Rivoluzione.<br />Una settimana dopo, in un parossismo di furore, la folla lincia l'Intendente generale di Parigi Louis Bertier de Sauvigny e suo suocero Joseph François Foulon, controllore delle Finanze. A Foulon il popolaccio taglia la testa e la esibisce in corteo su una picca, riempiendogli la bocca di fieno, per denunciarlo come complice di una congiura antipopolare. Poi un gruppo di rivoltosi afferra Bertier de Sauvigny, e lo costringe a marciare per le vie della città con la testa mozzata del suocero di fronte a sé, cantando: "Bacia papà, bacia papà". Di fronte all'Hotel de Ville, Bertier è ucciso: gli strappano il cuore dal petto e lo gettano verso i notabili del municipio. poi riprendono a marciare, con la testa di Bertier affiancata a quella di Foulon. <br />Il principe di Lambesc, costretto all'inazione, lascia la Francia e si trasferisce a Vienna dove nel 1791 sarà nominato maggiore generale dell'esercito imperiale. Alla battaglia di Tournai, del 22 maggio 1794, carica con i suoi cavalieri la fanteria francese, mettendola in fuga. Da allora combatte, distinguendosi per il suo valore, tutte le battaglie anti-giacobine e anti-napoleoniche del suo tempo, come generale dell'esercito austriaco. Sotto questo aspetto, il principe di Lambesc può essere definito, e fu, un soldato della Contro-Rivoluzione, così come i suoi antenati lorenesi erano stati soldati della Contro-Riforma cattolica sotto san Pio V.<br />Con la restaurazione dei Borboni in Francia nel 1815, vennero restituite al principe di Lambesc tutte le sue dignità dinastiche e venne nominato Maresciallo di Francia e Pari di Francia ereditario. Ma ormai la sua patria era Vienna, dove morì all'età di 74 anni il 2 novembre 1825. Non avendo avuto figli, alla sua morte la gloriosa Casa di Guisa si estinse. <br />Il 21 gennaio 1793, Luigi XVI era stato ghigliottinato e il Papa Pio VI, nell'allocuzione Quare lacrymae del 17 giugno 1793, aveva riconosciuto nel sacrificio del sovrano "una morte votata in odio alla religione cattolica", attribuendogli "la gloria del martirio". Sarebbe stata evitata la tragedia se i Dragoni del principe di Lambesc avessero ricevuto, l'ordine mai dato, di affrontare i rivoltosi?<br />Quel che è certo è che nelle guerre e nelle rivoluzioni, di fronte a un nemico che ci minaccia, tra tutte le decisioni, la più difficile è quella di difendersi, perché non basta possedere la forza, occorre la volontà di usarla, e, soprattutto, la convinzione di avere il diritto di farlo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72073693</guid><pubDate>Tue, 19 May 2026 19:48:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72073693/i_dragoni_di_lambesc.mp3" length="9155099" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8547

I DRAGONI DI LAMBESC, SENZA IL CORAGGIO DI DIFENDERSI IL BENE VIENE SCONFITTO
di Roberto de Mattei
 
Nel caldo luglio del 1789, mentre la Rivoluzione francese muoveva i suoi primi passi, un nome...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8547" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8547</a><br /><br />I DRAGONI DI LAMBESC, SENZA IL CORAGGIO DI DIFENDERSI IL BENE VIENE SCONFITTO<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Nel caldo luglio del 1789, mentre la Rivoluzione francese muoveva i suoi primi passi, un nome cominciò a circolare tra le strade di Parigi: quello dei dragoni del principe di Lambesc, noti per il loro coraggio e per il loro attaccamento alla Monarchia.<br />Il loro comandante, Carlo Eugenio di Lorena, principe di Lambesc, nato nel 1751, era il capo e l'ultimo rappresentante della famiglia dei duchi di Guisa, il Casato, sempre devoto alla Chiesa di Roma, che durante le guerre di religione del XVI secolo aveva guidato la Lega cattolica contro i protestanti ugonotti.<br />Lambesc vedeva con lucidità ciò che molti rifiutavano di ammettere: Parigi non era inquieta, era sull'orlo della rivolta. I suoi dragoni - appartenenti al reggimento Royal-Allemand - erano soldati esperti, spesso di origine tedesca, ma fedelissimi al Re. Cavalieri armati di sciabola e di moschetto, addestrati a combattere sia in sella che a piedi, rappresentavano una delle ultime forze realmente capaci di ristabilire l'ordine nel caos crescente. <br />La situazione precipitava. Il 9 luglio 1789 l'Assemblea nazionale francese si proclama Costituente. Il Re, Luigi XVI, licenzia il ministro Jacques Necker e richiama truppe attorno alla capitale, ma esita. Sovrano pio e mite, ma debole, fatica a concepire l'idea di avere dei nemici e cerca solo di evitare lo scontro aperto.<br />Il 12 luglio, a mezzogiorno, Parigi è in preda a un immenso disordine. Nei giardini delle Tuileries e al Palais-Royal, la folla si accalca, in un turbinio di urli, d'invettive, di false notizie. Si gridano slogan, si agitano i busti di Necker e del duca d'Orléans, il cui palazzo è il centro della rivolta, mentre i discorsi incendiari di Camille Desmoulins trasformano il malcontento in furia.<br />I DRAGONI DEL PRINCIPE DI LAMBESC<br />I dragoni del principe di Lambesc, schierati sulla piazza Luigi XV, all'ingresso delle Tuileries, vengono bersagliati di pietre, mattoni e cocci di bottiglia. Le sciabole brillano al sole, ma il Re ha dato l'ordine di non reagire. Lambesc, fatta fare ai soldati qualche evoluzione, fa avanzare i suoi uomini, compie una carica di alleggerimento, più dimostrativa che distruttiva, e si ritira sulla riva sinistra della Senna. <br />Due giorni dopo, il 14 luglio, una folla di non più di un migliaio di scalmanati, provenienti soprattutto dal Faubourg Saint Antoine, assale l'Hotel des Invalides e poi la Bastiglia, identificata come il simbolo del potere monarchico. Il governatore Bernard-René de Launay, dopo aver trattato con i rivoltosi, che gli promettono l'incolumità, si arrende, ma viene massacrato. Un garzone di cucina ne mozza la testa, la infila in cima a una picca, e, seguito da una muta selvaggia, la porta in giro fino a notte. Quello che sarà chiamato il "Terrore", non inizia con Robespierre, ma con la presa della Bastiglia.<br />La notizia dell'insurrezione giunge al Re, che si trova a Versailles, durante la notte. Luigi XV, il suo predecessore, - scrive lo storico Pierre Gaxotte - " sarebbe balzato in sella a qualsiasi ora, sarebbe entrato a Parigi con tutti gli uomini atti a combattere e, spuntato il giorno, sarebbe stato freneticamente acclamato da una borghesia che, dopo aver tanto protestato, temeva ormai per la propria vita e per i propri beni. Avrebbe fatto impiccare una dozzina di assassini alle finestre dell'Hotel de Ville, rimesso una guarnigione alla Bastiglia e sarebbe rientrato a Versailles ad accogliere le dichiarazioni di obbedienza di un'Assemblea umile e sottomessa" (La Rivoluzione francese, Edizioni A. Barion, tr. it. 1949, p. 129). <br />Il principe di Lambesc vorrebbe caricare la folla alla testa dei suoi dragoni e disperderla con i suoi moschetti, ma l'ordine è di tenere...]]></itunes:summary><itunes:duration>573</itunes:duration><itunes:keywords>coraggio,difendersi,dragonidilambesc,rinuncia,rivoluzionefrancese</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d29785062688212389320ba172e9fee.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Missili e droni su Cipro, frontiera dimenticata dell'Europa cristiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/missili-e-droni-su-cipro-frontiera-dimenticata-dell-europa-cristiana--70851124</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8484</a><br /><br />MISSILI E DRONI SU CIPRO, FRONTIERA DIMENTICATA DELL'EUROPA CRISTIANA<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />«L'Italia non è in guerra e non vi entrerà», ha detto l'11 marzo in Parlamento la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «L'Italia non partecipa e non parteciperà alla guerra», ha ribadito il 13 marzo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolgendosi al Consiglio supremo di difesa riunito al Quirinale.<br />Certo, si potrebbe aggiungere, l'Italia non ha dichiarato e non dichiarerà formalmente guerra a nessuno, ma la guerra è già entrata in Europa, nel momento in cui missili e droni, nelle prime settimane di marzo, hanno ripetutamente colpito l'isola di Cipro, che è uno Stato membro dell'Unione Europea, di cui anche l'Italia fa parte. A Cipro esistono basi militari britanniche, ma le bombe su Cipro hanno un significato che va al di là della dimensione geopolitica. Cipro appartiene alla geografia della grande espansione dell'Islam nel Mediterraneo e oggi è qualcosa di più di una semplice frontiera dell'Unione Europea. È una frontiera della memoria.<br />LA STORIA DI CIPRO<br />Dal 1571 al 1878 l'isola fece parte dell'Impero Ottomano: visse dunque tre secoli sotto lo stendardo dell'Islam. Ma prima, dal 1192 al 1489, era stata l'ultimo baluardo dei crociati nel Mediterraneo. Il Regno crociato di Cipro era stato fondato da Riccardo Cuor di Leone nel 1191 durante la Terza Crociata e poi era stato governato per tre secoli dalla dinastia dei Lusignano. Castelli come quelli che dominano le montagne del nord dell'isola e le grandi cattedrali gotiche di Famagosta testimoniavano la presenza cristiana nel cuore del Mediterraneo. Nel 1489, Caterina Corner, ultima sovrana dell'isola, la cedette alla Repubblica di Venezia. Per i musulmani, la sua conquista aveva un significato strategico e simbolico al tempo stesso, perché rappresentava l'avamposto della Cristianità nel Mar Mediterraneo controllato dall'Islam.<br />Nella seconda metà del XVI secolo, grazie a Solimano I, detto "il Magnifico", l'Islam raggiunse l'apice della sua espansione dal Mar Rosso a Gibilterra, da Baghdad alle porte di Vienna. <br />Nel 1566, a Solimano successe il figlio Solimano II, che decise di rompere la pace conclusa con Venezia nel 1540, rivendicando presunti diritti sull'isola di Cipro. Il 28 marzo 1570, Solimano inviò a Venezia un suo ambasciatore per consegnare un ultimatum: cedere l'isola di Cipro o subire la guerra. Il colloquio tra l'ambasciatore e il doge settantottenne Pietro Loredan durò pochi minuti. «La Repubblica difenderà sé stessa fidando nell'aiuto di Dio e nella forza delle sue armi», dichiarò il doge. Venezia si preparava alla guerra contro i Turchi. Era Papa san Pio V, che si rallegrò: sarebbe stata una grande occasione per realizzare quello che era il suo pensiero dominante: una Lega dei principi cristiani contro il nemico secolare della fede cattolica.<br />L'8 marzo 1570 il Papa scrisse al re di Spagna Filippo II un'accorata lettera. «Non siamo dunque noi conservati in questo mondo che per essere spettatori di una così sanguinosa tragedia? L'impero dei Turchi si è talmente esteso per la nostra viltà, che non siamo più in condizione di opporci alla loro usurpazione, a meno che i principi cristiani non facciano sforzi considerevoli, e non si colleghino insieme contro il nemico comune, e non gli oppongano potenti armate di terra e di mare».<br />Mentre san Pio V, con l'aiuto di Filippo II e della Repubblica di Venezia, organizzava la coalizione contro i Turchi, il 3 luglio 1570 le truppe musulmane guidate dal Pascià Lala Mustafà sbarcarono a Cipro e dopo un assedio di due mesi, forti di 100.000 uomini, conquistarono Nicosia, capitale dell'isola, massacrando o vendendo come schiavi i suoi abitanti. Rimaneva Famagosta, la principale piazzaforte di Cipro, dove i veneziani, guidati dal governatore civile Marcantonio Bragadin e dal comandante militare Astorre Baglioni, erano ridotti a cinquecento uomini, ma resistevano. Nel gennaio 1571, il comandante veneziano Marco Querin, partendo da Creta forzò il blocco turco con sedici delle sue galee, portò via da Famagosta i civili e rinforzò la piccola guarnigione con uomini, viveri e munizioni. Passò l'inverno e nella primavera del 1571 si rinnovarono gli attacchi con sempre maggior furore, mentre Pio V, lavorava faticosamente a riunire la Santa Lega.<br />UN MARTIRIO GLORIOSO<br />Ma a Famagosta finirono i viveri e le munizioni e Bragadin fu costretto a decretare la resa della città. Lala Mustafà aveva promesso, con un documento firmato, di permettere ai superstiti di lasciare l'isola, imbarcandosi sulle loro navi. Bragadin, accompagnato da Astorre Baglioni si presentò alla tenda del Pascià per consegnargli le chiavi della città, ma i due comandanti veneziani furono coperti di insulti e arrestati. Baglioni fu decapitato seduta stante, mentre una sorte ben peggiore aspettava Bragadin a cui vennero mozzate le orecchie e il naso e fu rinchiuso per dodici giorni in una gabbia lasciata al sole, con pochissima acqua e cibo. Al quarto giorno i turchi gli proposero la libertà se si fosse convertito all'Islam, ma Bragadin rifiutò con sdegno. Il 17 agosto fu appeso all'albero della propria nave e massacrato con oltre cento frustate, quindi costretto a portare in spalla per le strade di Famagosta una grande cesta piena di pietre e sabbia, finché non ebbe un collasso. Fu quindi riportato sulla piazza principale della città incatenato a una colonna e qui scuoiato vivo a partire dalla testa. Bragadin sopportò il martirio con eroico coraggio, continuando a recitare il Miserere e ad invocare il nome di Cristo finché, dopo che gli ebbero scorticato il busto e le braccia, gridò: «In manus tuas Domine commendo spiritum meum» e finalmente spirò. Erano le ore 15 del 17 agosto 1571.<br />Il corpo fu quindi squartato, e la sua pelle, imbottita di paglia e rivestita degli abiti e delle insegne del comando, fu portata in macabro corteo per le vie di Famagosta, e poi spedita su una galera a Costantinopoli.<br />La sorte dei cristiani di Cipro era quella che i Turchi preparavano ai cristiani d'Europa, ma un santo sedeva sulla cattedra di Pietro e, in Europa, lo spirito guerriero era ancora vivo. Meno di due mesi dopo la morte di Bragadin, il 7 ottobre 1571, la flotta cristiana trionfò sulla Mezzaluna nelle acque di Lepanto.<br />I musulmani, sciti o sunniti, turchi, arabi o persiani che siano, non hanno dimenticato queste pagine della loro storia. Ma la memoria di Cipro e di Marcantonio Bragadin, di san Pio V e di Lepanto, dice ancora qualcosa ai cristiani di Occidente?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70851124</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:35:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70851124/missili_e_droni_su_cipro.mp3" length="9658662" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8484

MISSILI E DRONI SU CIPRO, FRONTIERA DIMENTICATA DELL'EUROPA CRISTIANA
di Roberto de Mattei
 
«L'Italia non è in guerra e non vi entrerà», ha detto l'11 marzo in Parlamento la presidente del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8484</a><br /><br />MISSILI E DRONI SU CIPRO, FRONTIERA DIMENTICATA DELL'EUROPA CRISTIANA<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />«L'Italia non è in guerra e non vi entrerà», ha detto l'11 marzo in Parlamento la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «L'Italia non partecipa e non parteciperà alla guerra», ha ribadito il 13 marzo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolgendosi al Consiglio supremo di difesa riunito al Quirinale.<br />Certo, si potrebbe aggiungere, l'Italia non ha dichiarato e non dichiarerà formalmente guerra a nessuno, ma la guerra è già entrata in Europa, nel momento in cui missili e droni, nelle prime settimane di marzo, hanno ripetutamente colpito l'isola di Cipro, che è uno Stato membro dell'Unione Europea, di cui anche l'Italia fa parte. A Cipro esistono basi militari britanniche, ma le bombe su Cipro hanno un significato che va al di là della dimensione geopolitica. Cipro appartiene alla geografia della grande espansione dell'Islam nel Mediterraneo e oggi è qualcosa di più di una semplice frontiera dell'Unione Europea. È una frontiera della memoria.<br />LA STORIA DI CIPRO<br />Dal 1571 al 1878 l'isola fece parte dell'Impero Ottomano: visse dunque tre secoli sotto lo stendardo dell'Islam. Ma prima, dal 1192 al 1489, era stata l'ultimo baluardo dei crociati nel Mediterraneo. Il Regno crociato di Cipro era stato fondato da Riccardo Cuor di Leone nel 1191 durante la Terza Crociata e poi era stato governato per tre secoli dalla dinastia dei Lusignano. Castelli come quelli che dominano le montagne del nord dell'isola e le grandi cattedrali gotiche di Famagosta testimoniavano la presenza cristiana nel cuore del Mediterraneo. Nel 1489, Caterina Corner, ultima sovrana dell'isola, la cedette alla Repubblica di Venezia. Per i musulmani, la sua conquista aveva un significato strategico e simbolico al tempo stesso, perché rappresentava l'avamposto della Cristianità nel Mar Mediterraneo controllato dall'Islam.<br />Nella seconda metà del XVI secolo, grazie a Solimano I, detto "il Magnifico", l'Islam raggiunse l'apice della sua espansione dal Mar Rosso a Gibilterra, da Baghdad alle porte di Vienna. <br />Nel 1566, a Solimano successe il figlio Solimano II, che decise di rompere la pace conclusa con Venezia nel 1540, rivendicando presunti diritti sull'isola di Cipro. Il 28 marzo 1570, Solimano inviò a Venezia un suo ambasciatore per consegnare un ultimatum: cedere l'isola di Cipro o subire la guerra. Il colloquio tra l'ambasciatore e il doge settantottenne Pietro Loredan durò pochi minuti. «La Repubblica difenderà sé stessa fidando nell'aiuto di Dio e nella forza delle sue armi», dichiarò il doge. Venezia si preparava alla guerra contro i Turchi. Era Papa san Pio V, che si rallegrò: sarebbe stata una grande occasione per realizzare quello che era il suo pensiero dominante: una Lega dei principi cristiani contro il nemico secolare della fede cattolica.<br />L'8 marzo 1570 il Papa scrisse al re di Spagna Filippo II un'accorata lettera. «Non siamo dunque noi conservati in questo mondo che per essere spettatori di una così sanguinosa tragedia? L'impero dei Turchi si è talmente esteso per la nostra viltà, che non siamo più in condizione di opporci alla loro usurpazione, a meno che i principi cristiani non facciano sforzi considerevoli, e non si colleghino insieme contro il nemico comune, e non gli oppongano potenti armate di terra e di mare».<br />Mentre san Pio V, con l'aiuto di Filippo II e della Repubblica di Venezia, organizzava la coalizione contro i Turchi, il 3 luglio 1570 le truppe musulmane guidate dal Pascià Lala Mustafà sbarcarono a Cipro e dopo un assedio di due mesi, forti di 100.000 uomini, conquistarono Nicosia, capitale dell'isola, massacrando o vendendo come schiavi i suoi abitanti. 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Peccato che, come spesso le cose troppo belle celano un trucco, anche la storia di Galileo davanti all'Inquisizione nasconde una verità ben diversa: sotto la patina dell'aneddotica - e dell'aneddotica anticattolica - la storia dello scontro tra il più grande scienziato dei suoi tempi e l'Inquisizione sia profondamente diversa. Ecco come andarono le cose.<br />Nella prima metà del XVII secolo, l'Europa attraversava un'intensa trasformazione culturale, politica e religiosa. La scoperta dell'America aveva cambiato la percezione geografica del mondo; la rivoluzione scientifica, con figure come Copernico, Keplero e anche il nostro Galileo, aveva messo in discussione la cosmologia aristotelico-tolemaica tradizionale. Infine, vi era la Rivoluzione protestante, metastasi sorta dalle eresie del secolo XV che, a differenza delle prime, era dilagata in tutto il Nord Europa e minacciava di mettere radici anche a sud delle Alpi. Come aveva risposto la Chiesa di fronte alle grandi sfide della sua epoca? Con la Controriforma, o Riforma cattolica, mediante quel lungo laboratorio che fu il Concilio di Trento (1545-1563), il quale aveva tra le altre cose rafforzato il ruolo dell'Inquisizione.<br />GALILEO GALILEI<br />Galileo Galilei (1564–1642), matematico e astronomo, si inserì in questo contesto come sostenitore del sistema eliocentrico copernicano, in aperta contraddizione con il modello geocentrico ancora ufficiosamente sostenuto dalla Chiesa. Ora, la questione qui si fa delicata e, per capirla, è opportuno comprendere il pensiero della Chiesa sempre alla luce delle grandi rivoluzioni scientifiche, geografiche e della geo-politica di allora. I papi - o, per meglio dire, i loro esperti - ritenevano davvero che la Terra potesse essere al centro dell'universo, rifiutando le tante evidenze scientifiche? Ecco, proprio qui sta il bello: la teoria eliocentrica, infatti, per quanto stimolante non aveva ancora delle prove scientifiche che potessero dimostrarne la bontà. Per assurdo: non le aveva Copernico, non le aveva Galileo. Quando, messo alle strette, lo scienziato pisano dovette provare le sue affermazioni dati alla mano, si inventò le cose più assurde, tirando in ballo anche le maree come evidenza del fatto che la Terra girasse attorno al Sole e non viceversa. Noi sappiamo che la prova definitiva sulla materia arrivò soltanto con l'esperimento del pendolo di Foucault, presentato al pubblico di Parigi soltanto nel 1851. Galileo non poteva che arrampicarsi sugli specchi, perché sapeva di essere nel giusto ma sapeva anche di non poterlo dimostrare. E la Chiesa, purtroppo, sapeva che Galileo poteva essere nel giusto ma sapeva anche di non poterlo affermare: non si trattava di uno scontro tra scienza e fede, come spesso è stato dipinto; si trattava di buonsenso. Nell'Europa di allora, dilaniata dalle guerre di religione, un'apertura verso una nuova teoria scientifica da parte del Papa avrebbe significato dare fuoco alle polveri di un nuovo scontro ideologico tra cattolici e protestanti. Perché sì, nel Nord Europa i protestanti si facevano davvero scudo con i Testi Sacri che, essendo stati tradotti per la prima volta da Lutero erano ora di libero accesso a molte più persone. Già le teorie di Copernico, pubblicate postume nel 1542, avevano suscitato un vespaio di polemiche nei territori protestanti.<br />COPERNICO ERA CATTOLICO<br />Piccola annotazione: Copernico era cattolico ed era canonico della cattedrale di Frauenburg, avendo preso gli ordini minori. Roma dava ospitalità (e rifugio) a molti scienziati. I papi non hanno mai rifiutato di confrontarsi con la scienza; semmai, all'epoca, era vero il contrario: le dittature teologiche come quella instaurata da Calvino a Ginevra tutto erano, fuorché "aperte" e "dialoganti" con il pensiero scientifico moderno. Per paradossale che possa sembrare, dunque, la Roma dei papi costituiva uno dei baricentri del sistema scientifico di allora, mentre l'Europa protestante, per giunta devastata dalle guerre di religione, non poté per molto tempo essere considerata all'avanguardia su questo punto.<br />Certo, c'era uno scotto da pagare anche in terra cattolica. Vale a dire: non si era liberi di affermare pubblicamente la verità di studi e ricerche scientifici che non fossero validamente provati in modo inconfutabile. Ma, a ben pensarci, è sempre la solita questione di buon senso: non soltanto per evitare scontri scientifico-teologici con il mondo protestante, quanto per non propagandare teorie sbagliate, con gravi ripercussioni su tutti. Roma non avrebbe potuto "metterci la faccia"; temendo di incorrere in un errore madornale, come quel tale che andò in Occidente per giungere in Oriente e che in mezzo trovò un continente sconosciuto, i papi semplicemente ripiegarono sull'usato sicuro. E cioè la teoria geocentrica che, perlomeno, godeva della confortante protezione data dai grandi dell'antichità.<br />Torniamo però a Galileo, che non si limitava soltanto a scrivere saggi ma che insegnava la teoria eliocentrica in università (e le università erano state fondate ed erano gestite dalla Chiesa). Nel 1616 la Congregazione del Sant'Uffizio esaminò le tesi copernicane con un vero e proprio esame scientifico. Il cardinale Roberto Bellarmino era, d'altronde, uno dei più grandi cervelli della sua epoca. Il futuro santo e Dottore della Chiesa comunicò a Galileo che non avrebbe potuto sostenere né insegnare pubblicamente la dottrina eliocentrica come vera, ma solo come ipotesi matematica. Galileo fu dunque invitato alla prudenza.<br />Nel 1632, Galileo pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, che ottenne anche l'imprimatur da Roma mediante l'intercessione nientemeno che del Papa Urbano VIII Barberini. Questi, quando era ancora cardinale, aveva protetto l'eretico Tommaso Campanella ed aveva sempre dimostrato una grande apertura verso le ricerche scientifiche. Urbano VIII aveva dimostrato anche la sua buona volontà anche verso Galileo, ma le cose andarono in modo diverso. In primo luogo, il contenuto dell'opera di Galileo fece storcere il naso a molti: la figura di Simplicio, portavoce delle idee tolemaiche e apparentemente ridicolizzato nel testo, fu percepita come una sfida diretta all'autorità della Chiesa e la diffusione dell'opera fu, per quanto possibile, ostacolata. Il 12 aprile 1633 Galileo fu quindi convocato a Roma per affrontare il processo. Il fulcro dell'accusa non era tanto il contenuto scientifico del Dialogo, ma la presunta violazione dell'ammonizione del 1616. La Santa Inquisizione sostenne che Galileo avesse infranto un ordine diretto di non trattare la dottrina copernicana in alcun modo.<br />EPPUR SI MUOVE: GALILEO NON L'HA MAI DETTO<br />Nuovamente, la questione di Galileo appare paradossale: lo scienziato pisano si era esposto pubblicamente senza assecondare quell'invito alla prudenza che, nel suo caso, doveva apparire come un imperativo morale in quanto cattolico. Galileo aveva quindi rifiutato di sottostare al Papa, preferendo la via dello scontro frontale. Non era soltanto una questione di carattere (e il carattere di Galileo era notoriamente pessimo) ma di forma e di metodo; ed era in gioco anche il modo di interpretare la scienza. In parole povere: Galilei si faceva schermo della scienza per poter affermare ciò che voleva, andando contro anche ai fraterni ammonimenti del Papa.<br />Con il senno di poi, Galileo si poneva verso la scienza con la sicumera di uno scientista, cioè di colui che eleva la scienza a metro di giudizio del mondo. Ma lo scientismo non è scienza: è dottrina, è fanatismo. Perché la scienza può sbagliare ed, anzi, il metodo scientifico si basa proprio sulla possibilità di sperimentare e quindi di saggiare gli errori. Questa era la posizione della Chiesa che, quindi, era più... scientifica di Galileo! E Galileo, che per altro si era invischiato in questioni teologiche che non gli competevano, il 22 giugno 1633 fu costretto ad abiurare pubblicamente le sue convinzioni. La cosa si esaurì lì: tanto rumore per nulla. Galileo fu condannato alla recita settimanale dei sette Salmi penitenziali per tre anni e alla "reclusione" nella villa dell'ambasciatore del granducato di Toscana, poi in quella dell'arcivescovo Piccolomini a Siena ed infine nella villa posseduta dallo stesso Galileo ad Arcetri. Per altro, l'insostenibile penitenza della recita quotidiana dei Salmi penitenziali fu poi sgravata dalle sue spalle e assegnata alla figlia Maria Celeste, che era suora di clausura.<br />Era evidente che la Chiesa volesse risolvere la questione senza scandalo; semmai, a gettare benzina sul fuoco furono coloro che lessero il "caso Galileo" come uno scontro tra scienza e fede. Cosa che non fu: all'epoca si riteneva ancora che si potesse fare scienza in seno alla Chiesa e che, anzi, la stessa teologia fosse una scienza.<br />I detrattori del cattolicesimo si inventarono la tortura di Galileo (mai avvenuta) e anche il celebre aforisma «Eppur si muove», che compare per la prima volta tra le pagine di Giuseppe Baretti, polemista del secolo XVIII. Ed infine, la beffa: il caso Galileo, come scontro titanico di un uomo, rappresentante della Scienza, contro la Chiesa Cattolica, divenne così celebre che fu tra i primi documenti trafugati dai giacobini al momento dell'invasione degli Stati Pontifici. Pare che i fascicoli processuali passarono nientemeno che tra le mani di Napoleone, il quale li lesse con attenzione. E poi? Tornarono a Roma fortemente lacunosi: il fascicolo dell'Archivio Apostolico Vaticano manca delle parti f]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68052264</guid><pubDate>Tue, 07 Oct 2025 19:49:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68052264/l_inquisizione_e_galileo.mp3" length="12002577" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8317

L'INQUISIZIONE NE SAPEVA UNA PIU' DI GALILEO di Giorgio Cavallo
 
«Eppur si muove!»: uno degli aforismi più celebri della storia. Peccato che, come spesso le cose troppo belle celano un trucco,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8317" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8317</a><br /><br />L'INQUISIZIONE NE SAPEVA UNA PIU' DI GALILEO di Giorgio Cavallo<br /> <br />«Eppur si muove!»: uno degli aforismi più celebri della storia. Peccato che, come spesso le cose troppo belle celano un trucco, anche la storia di Galileo davanti all'Inquisizione nasconde una verità ben diversa: sotto la patina dell'aneddotica - e dell'aneddotica anticattolica - la storia dello scontro tra il più grande scienziato dei suoi tempi e l'Inquisizione sia profondamente diversa. Ecco come andarono le cose.<br />Nella prima metà del XVII secolo, l'Europa attraversava un'intensa trasformazione culturale, politica e religiosa. La scoperta dell'America aveva cambiato la percezione geografica del mondo; la rivoluzione scientifica, con figure come Copernico, Keplero e anche il nostro Galileo, aveva messo in discussione la cosmologia aristotelico-tolemaica tradizionale. Infine, vi era la Rivoluzione protestante, metastasi sorta dalle eresie del secolo XV che, a differenza delle prime, era dilagata in tutto il Nord Europa e minacciava di mettere radici anche a sud delle Alpi. Come aveva risposto la Chiesa di fronte alle grandi sfide della sua epoca? Con la Controriforma, o Riforma cattolica, mediante quel lungo laboratorio che fu il Concilio di Trento (1545-1563), il quale aveva tra le altre cose rafforzato il ruolo dell'Inquisizione.<br />GALILEO GALILEI<br />Galileo Galilei (1564–1642), matematico e astronomo, si inserì in questo contesto come sostenitore del sistema eliocentrico copernicano, in aperta contraddizione con il modello geocentrico ancora ufficiosamente sostenuto dalla Chiesa. Ora, la questione qui si fa delicata e, per capirla, è opportuno comprendere il pensiero della Chiesa sempre alla luce delle grandi rivoluzioni scientifiche, geografiche e della geo-politica di allora. I papi - o, per meglio dire, i loro esperti - ritenevano davvero che la Terra potesse essere al centro dell'universo, rifiutando le tante evidenze scientifiche? Ecco, proprio qui sta il bello: la teoria eliocentrica, infatti, per quanto stimolante non aveva ancora delle prove scientifiche che potessero dimostrarne la bontà. Per assurdo: non le aveva Copernico, non le aveva Galileo. Quando, messo alle strette, lo scienziato pisano dovette provare le sue affermazioni dati alla mano, si inventò le cose più assurde, tirando in ballo anche le maree come evidenza del fatto che la Terra girasse attorno al Sole e non viceversa. Noi sappiamo che la prova definitiva sulla materia arrivò soltanto con l'esperimento del pendolo di Foucault, presentato al pubblico di Parigi soltanto nel 1851. Galileo non poteva che arrampicarsi sugli specchi, perché sapeva di essere nel giusto ma sapeva anche di non poterlo dimostrare. E la Chiesa, purtroppo, sapeva che Galileo poteva essere nel giusto ma sapeva anche di non poterlo affermare: non si trattava di uno scontro tra scienza e fede, come spesso è stato dipinto; si trattava di buonsenso. Nell'Europa di allora, dilaniata dalle guerre di religione, un'apertura verso una nuova teoria scientifica da parte del Papa avrebbe significato dare fuoco alle polveri di un nuovo scontro ideologico tra cattolici e protestanti. Perché sì, nel Nord Europa i protestanti si facevano davvero scudo con i Testi Sacri che, essendo stati tradotti per la prima volta da Lutero erano ora di libero accesso a molte più persone. Già le teorie di Copernico, pubblicate postume nel 1542, avevano suscitato un vespaio di polemiche nei territori protestanti.<br />COPERNICO ERA CATTOLICO<br />Piccola annotazione: Copernico era cattolico ed era canonico della cattedrale di Frauenburg, avendo preso gli ordini minori. Roma dava ospitalità (e rifugio) a molti scienziati. I papi non hanno mai rifiutato di confrontarsi con la scienza; semmai, all'epoca, era vero il contrario: le dittature teologiche come quella instaurata da...]]></itunes:summary><itunes:duration>751</itunes:duration><itunes:keywords>galileo,inquisizione,pendolodifocault,prova,sanbellarmino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/84747e41d8701353ea664ab7b44171fa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Papa Francesco non chiuderà il giubileo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/papa-francesco-non-chiudera-il-giubileo--65953187</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8156" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8156</a><br /><br />PAPA FRANCESCO NON CHIUDERA' IL GIUBILEO (ACCADDE SOLTANTO A INNOCENZO XII) di Cristina Siccardi<br /> <br />Papa Francesco ha aperto la porta Santa in San Pietro, dando inizio all'Anno Santo ordinario del 2025, la Vigilia di Natale dello scorso anno. Era in sedia a rotelle e le campane suonavano a festa. Il 21 aprile, il Lunedì dell'Angelo, dopo la Santa Pasqua, le campane di San Pietro, invece, hanno suonato a morto per la sua scomparsa, avvenuta a 88 anni di età. Il giorno prima ha voluto incontrare, a sorpresa, il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance, poi è apparso dal loggione per impartire la benedizione Urbi et Orbi che ha pronunciato con un filo di voce e al termine è sceso in piazza sulla Papa-mobile tra la folla dei fedeli. È stato il suo ultimo saluto: poche ore dopo, alle 7,35, si è spento. Secondo le sue volontà non sarà sepolto in Vaticano, bensì nella basilica di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche Papali di Roma.<br />Papa Francesco, che aveva già indetto il Giubileo straordinario della Misericordia nel 2015, non potrà chiudere l'Anno Santo nella data prevista, il 6 gennaio 2026.<br />UNICO PRECEDENTE<br />A un solo altro Pontefice accadde la stessa sorte: era Innocenzo XII (1615-1700), nato Antonio Francesco Pignatelli, che morì a 85 anni. Durante il suo pontificato la vita dei popoli europei fu spesso funestata dalle guerre. Il Papa indisse il Giubileo il 18 maggio 1699 con la bolla Regi Saeculorum e all'apertura, a causa delle sue precarie condizioni di salute, non poté presiedere personalmente; ma nel giorno di Pasqua di quell'anno, pur essendo ormai gravemente malato, a causa del gran numero di pellegrini venuti da tutte le parti impartì la benedizione solenne dal balcone del Quirinale. Morì il 27 settembre del 1700, quindi l'Anno Santo fu chiuso dal suo successore, Clemente XI (1649-1721), nato Giovanni Francesco Albani.<br />Nonostante l'assenza del Papa, sostituito dal cardinale Emmanuel de Bouillon (1643-1715), la cerimonia di apertura del Giubileo si svolse solennemente alla presenza della regina di Polonia, María Cristina (1641-1716), vedova del sovrano Jan Sobieski, e dal granduca di Toscana, Cosimo III de' Medici (1642-1723). La regina era entrata in San Pietro scalza e vestita da penitente e l'enorme affluenza di fedeli passava in ginocchio attraverso la Porta Santa.<br />Membro di un casato aristocratico, Antonio Pignatelli, nato a Spinazzola in Puglia, trascorse tutto il periodo di formazione a Roma nel Collegio dei Gesuiti, dove prese gli ordini sacri probabilmente nel 1643. Si laureò in utroque iure e papa Urbano VIII lo chiamò a svolgere le sue mansioni nella Curia romana. Fu ordinato vescovo il 27 ottobre 1652. Svolse la carriera diplomatica come nunzio apostolico e per undici anni, dal 1660 al 1671, risiedette all'estero, tra Confederazione polacco-lituana e Impero austriaco. Fu creato cardinale il 1º settembre 1681 da Innocenzo XI. Come porporato partecipò a due conclavi, nel 1689 e nel 1691, quando fu eletto successore di San Pietro.<br />Convinto della necessità che il clero dovesse porsi a modello dei fedeli, il Pontefice fece pubblicare la costituzione apostolica Sanctissimus in Christo Pater (18 luglio 1695), con la quale richiese a ogni ordine religioso una più stretta osservanza delle regole e una più attenta preparazione dei giovani nei noviziati. Attento alla Liturgia, il 20 agosto 1692 emise un decreto sulla musica sacra, in tal modo dissipò la confusione causata dalle diversità di interpretazioni e illuminando tutta la questione.<br />CONTRO IL NEPOTISMO E IL GIANSENISMO<br />Innocenzo XII è passato anche alla storia per aver emanato, il 23 giugno 1692, la bolla Romanum decet pontificem con la quale si eliminava ogni pratica di nepotismo, proibendo di fatto ai pontefici di concedere proprietà, incarichi o rendite a qualsiasi congiunto; inoltre, nessun parente di essi avrebbe più potuto essere innalzato al cardinalato.<br />Sotto il suo pontificato proseguì l'annosa controversia giansenista, che egli condannò fermamente come eresia nel 1699. Cultore mariano, il 15 maggio 1693, stabilì che tutte la chiese celebrassero la festa dell'Immacolata Concezione con un'ottava. Realista e cosciente dei pericoli musulmani che gravitavano sui popoli d'Europa, appoggiò l'Imperatore del Sacro Romano Impero Leopoldo I d'Asburgo (1640-1705), impegnato nella guerra contro l'Impero Ottomano nella Grande guerra turca (1683-1699). Dopo più di un decennio di duro conflitto, Leopoldo uscì vittorioso in Oriente grazie al geniale talento militare del principe Eugenio di Savoia-Soissons (1663-1736). Con il trattato di Karlowitz, l'Imperatore cristiano recuperò quasi tutto il Regno d'Ungheria, che era caduto sotto il potere turco negli anni successivi alla battaglia di Mohács del 1526.<br />Attento non alle demagogie, ma ai concreti bisogni della Chiesa, Innocenzo XII riformò l'apparato giudiziario per rendere efficace ed efficiente l'azione dei tribunali romani, troppo lenti nel garantire la giustizia. Con la bolla Ad radicitus submovendum del 31 agosto 1692 soppresse tutti i tribunali e i giudici particolari e rimise tutte le cause ai giudici ordinari. Fece quindi erigere un palazzo a Montecitorio, dove concentrò tutti i tribunali dell'Urbe, l'attuale Palazzo Montecitorio, inaugurato nel 1696.<br />Uomo di poche parole, ma dai molti fatti, nel 1692 fece realizzare il nuovo acquedotto di Civitavecchia, dichiarò porto franco lo scalo portuale e le conferì il titolo di Città. Ordinò la costruzione del porto di Anzio (soprannominato «di Nettuno»), che portò crescita e sviluppo del luogo. Fece anche aprire due dogane a Roma, una per il traffico di merci via acqua, presso il porto di Ripa Grande, l'altra per le mercanzie via terra, nel tempio di Adriano a piazza di Pietra e, come non bastasse, rafforzò le difese militari sulla linea di costa per contrastare la minaccia dei Corsari barbareschi.<br />Nel 1693 decise di riorganizzare l'assistenza pubblica di Roma e iniziò con il raccogliere l'infanzia abbandonata in un'unica istituzione, progettando di concentrarvi anche le altre categorie di poveri assistiti. Nacque così il nucleo di quello che divenne l'Ospizio apostolico di San Michele a Ripa Grande.<br />Proprio in occasione del Giubileo del 1700, fece aprire un nuovo raccordo viario tra la via Appia antica e la via Campana, oggi via Appia Nuova, nota ancora oggi come Appia Pignatelli.<br />Patrono delle Arti e delle Scienze, dopo la sua morte, il suo amico e conterraneo, il cardinale don Vincenzo Petra (1662-1747) dei duchi di Vastogirardi, commissionò all'architetto Ferdinando Fuga un monumento funebre in suo onore in San Pietro, presidiato da due statue, opera dello scultore Filippo Valle, che rappresentano la Giustizia e la Carità.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65953187</guid><pubDate>Tue, 06 May 2025 22:26:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65953187/papa_francesco_non_chiudera_il_giubileo.mp3" length="7369918" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8156

PAPA FRANCESCO NON CHIUDERA' IL GIUBILEO (ACCADDE SOLTANTO A INNOCENZO XII) di Cristina Siccardi
 
Papa Francesco ha aperto la porta Santa in San Pietro, dando inizio all'Anno Santo ordinario del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8156" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8156</a><br /><br />PAPA FRANCESCO NON CHIUDERA' IL GIUBILEO (ACCADDE SOLTANTO A INNOCENZO XII) di Cristina Siccardi<br /> <br />Papa Francesco ha aperto la porta Santa in San Pietro, dando inizio all'Anno Santo ordinario del 2025, la Vigilia di Natale dello scorso anno. Era in sedia a rotelle e le campane suonavano a festa. Il 21 aprile, il Lunedì dell'Angelo, dopo la Santa Pasqua, le campane di San Pietro, invece, hanno suonato a morto per la sua scomparsa, avvenuta a 88 anni di età. Il giorno prima ha voluto incontrare, a sorpresa, il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance, poi è apparso dal loggione per impartire la benedizione Urbi et Orbi che ha pronunciato con un filo di voce e al termine è sceso in piazza sulla Papa-mobile tra la folla dei fedeli. È stato il suo ultimo saluto: poche ore dopo, alle 7,35, si è spento. Secondo le sue volontà non sarà sepolto in Vaticano, bensì nella basilica di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche Papali di Roma.<br />Papa Francesco, che aveva già indetto il Giubileo straordinario della Misericordia nel 2015, non potrà chiudere l'Anno Santo nella data prevista, il 6 gennaio 2026.<br />UNICO PRECEDENTE<br />A un solo altro Pontefice accadde la stessa sorte: era Innocenzo XII (1615-1700), nato Antonio Francesco Pignatelli, che morì a 85 anni. Durante il suo pontificato la vita dei popoli europei fu spesso funestata dalle guerre. Il Papa indisse il Giubileo il 18 maggio 1699 con la bolla Regi Saeculorum e all'apertura, a causa delle sue precarie condizioni di salute, non poté presiedere personalmente; ma nel giorno di Pasqua di quell'anno, pur essendo ormai gravemente malato, a causa del gran numero di pellegrini venuti da tutte le parti impartì la benedizione solenne dal balcone del Quirinale. Morì il 27 settembre del 1700, quindi l'Anno Santo fu chiuso dal suo successore, Clemente XI (1649-1721), nato Giovanni Francesco Albani.<br />Nonostante l'assenza del Papa, sostituito dal cardinale Emmanuel de Bouillon (1643-1715), la cerimonia di apertura del Giubileo si svolse solennemente alla presenza della regina di Polonia, María Cristina (1641-1716), vedova del sovrano Jan Sobieski, e dal granduca di Toscana, Cosimo III de' Medici (1642-1723). La regina era entrata in San Pietro scalza e vestita da penitente e l'enorme affluenza di fedeli passava in ginocchio attraverso la Porta Santa.<br />Membro di un casato aristocratico, Antonio Pignatelli, nato a Spinazzola in Puglia, trascorse tutto il periodo di formazione a Roma nel Collegio dei Gesuiti, dove prese gli ordini sacri probabilmente nel 1643. Si laureò in utroque iure e papa Urbano VIII lo chiamò a svolgere le sue mansioni nella Curia romana. Fu ordinato vescovo il 27 ottobre 1652. Svolse la carriera diplomatica come nunzio apostolico e per undici anni, dal 1660 al 1671, risiedette all'estero, tra Confederazione polacco-lituana e Impero austriaco. Fu creato cardinale il 1º settembre 1681 da Innocenzo XI. Come porporato partecipò a due conclavi, nel 1689 e nel 1691, quando fu eletto successore di San Pietro.<br />Convinto della necessità che il clero dovesse porsi a modello dei fedeli, il Pontefice fece pubblicare la costituzione apostolica Sanctissimus in Christo Pater (18 luglio 1695), con la quale richiese a ogni ordine religioso una più stretta osservanza delle regole e una più attenta preparazione dei giovani nei noviziati. Attento alla Liturgia, il 20 agosto 1692 emise un decreto sulla musica sacra, in tal modo dissipò la confusione causata dalle diversità di interpretazioni e illuminando tutta la questione.<br />CONTRO IL NEPOTISMO E IL GIANSENISMO<br />Innocenzo XII è passato anche alla storia per aver emanato, il 23 giugno 1692, la bolla Romanum decet pontificem con la quale si eliminava ogni pratica di nepotismo, proibendo di fatto ai pontefici di concedere proprietà, incarichi o...]]></itunes:summary><itunes:duration>461</itunes:duration><itunes:keywords>giubileo,innocenzoxii,papafrancesco,polonia,sobieski</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8fab6498ed85a3cd5ba411f513776100.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le guardie svizzere al servizio del successore di Pietro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-guardie-svizzere-al-servizio-del-successore-di-pietro--62467071</link><description><![CDATA[VIDEO: Il giuramento delle Guardie Svizzere ➜ https://www.youtube.com/watch?v=9_oxmm_y09Y&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7957<br /><br />LE GUARDIE SVIZZERE AL SERVIZIO DEL SUCCESSORE DI PIETRO di Alberto Carosa<br />Il 6 maggio 1527 è passato alla storia non solo come l'inizio dell'infame Sacco di Roma, ma anche come il giorno del primo autentico "battesimo di fuoco" per il corpo di guardie svizzere pontificie che aveva cominciato a servire il Papa e il Papato un paio di decenni prima.<br />Ma perché reclutare soldati proprio dalla Svizzera? Perché storicamente gli svizzeri sono famosi per le loro capacità in due particolari mestieri: fare orologi e fare la guerra. I mercenari svizzeri si mettono in luce particolarmente nel XV secolo, dedicandosi per lungo tempo all'attività militare mercenaria quale sbocco alla loro povertà.<br />La loro forza d'animo, nobili sentimenti e proverbiale spirito di fedeltà ne faceva dei combattenti ritenuti invincibili. Le loro formazioni semplici e primitive in quadrati massicci, che richiamavano la testuggine romana, armati di picche, si opponevano come istrici dai lunghi aculei agli attacchi della cavalleria, segnandone l'inizio del declino come arma decisiva.<br />Tutte queste doti e in particolare lo spirito di fedeltà, rispetto alle altre truppe mercenarie del tempo, trovarono piena conferma, se pur ce ne fosse stato bisogno, quel giorno, che era cominciato con l'assalto mattutino alle mura vaticane di Borgo tra il Gianicolo e il Vaticano, da parte delle truppe imperiali di Carlo V al comando del duca Carlo di Borbone.<br />ROMA ATTACCATA<br />Ma come si era giunti a questo assalto alla Città eterna? L'ordine era venuto dallo stesso Imperatore Carlo V, che in tal modo volle punire il Papa Clemente VII per il voltafaccia con cui aveva aderito alla Lega Santa di Cognac, alleandosi al Re di Francia, Francesco I di Valois (a sua volta alleato con i turchi), in funzione anti-imperiale. Papa Clemente temeva infatti, che le mire espansionistiche del sovrano asburgico mettessero a rischio la stessa esistenza dello Stato Pontificio come entità territoriale.<br />Il Conestabile di Borbone e la sua orda selvaggia, in gran parte lanzichenecchi tedeschi protestanti già sotto il comando del generale Giorgio von Frundsberg (costretto ad abbandonare il campo anzitempo per motivi di salute), dovevano prendere la città in fretta, per evitare di essere intrappolati a loro volta dall'esercito della Lega, che avrebbe potuto tagliargli la via della ritirata.<br />Poiché forse l'assalto non procedeva secondo i tempi previsti, il Borbone decise di andare a spronare personalmente i suoi soldati che si disponevano a scalare le mura alla Porta del Torrione. Ma mettere tanto zelo in un'impresa del genere non fu una buona idea: una palla d' archibugio (che poi Benvenuto Cellini si vantò d' aver tirato) lo colpì a morte.<br />Dopo un attimo di sbandamento, gli assalti ripresero più furiosi di prima e i mercenari spagnoli (6000 effettivi, il reparto più consistente dopo i lanzichenecchi) sfondarono la Porta del Torrione, mentre i lanzichenecchi dilagavano per Borgo S. Spirito e S. Pietro. La Guardia Svizzera, compatta ai piedi dell'obelisco che allora si trovava vicino al Campo Santo Teutonico, e le poche truppe romane resistettero eroicamente.<br />UN GLORIOSO MARTIRIO<br />Dopo l'eccidio di tutti i soldati di guardia, mentre per il corridoio il Papa si metteva al sicuro, gli svizzeri ancora resistevano, difendendo S. Pietro. Alla loro testa era il comandante Kaspar Röist. Le orde non rispettarono il luogo santo e feroce si riaccese la mischia. Tutti caddero fino all'ultimo e con essi la consorte del comandante Röist, mutilata prima delle braccia, poi uccisa sul cadavere del marito. Dell'intero corpo, 189 svizzeri, se ne salvarono solo 42, quelli che erano di servizio quel giorno nel palazzo apostolico e quindi col compito di scortare il Papa al sicuro in Castel S. Angelo.<br />Infatti il loro supremo sacrificio non fu vano, perché guadagnarono il tempo sufficiente al Papa per mettersi in salvo attraverso il "Passetto", un corridoio segreto costruito da Alessandro VI sul muro che collegava il Vaticano con Castel Sant'Angelo.<br />A suggello del loro supremo sacrificio, equivalente a un vero e proprio martirio, i 147 svizzeri si coprirono di eterna gloria cadendo eroicamente proprio sui gradini dell'altare maggiore di S. Pietro, quasi a simboleggiare l'unione dell'offerta del loro sangue a quella che Nostro Signore rinnova in maniera incruenta in ogni celebrazione della Santa Messa.<br />ROMA IN MANO AI BARBARI PROTESTANTI<br />Attraverso Ponte Sisto, poi, i lanzichenecchi e gli altri mercenari al seguito si riversarono sulla città, e per otto giorni diedero libero sfogo a ogni sopruso e efferatezze possibili e immaginabili: omicidi, torture, stupri, rapine, sequestri di persona a scopo di estorsione, saccheggi, devastazioni, incendi, accanendosi particolarmente nello sfregio di luoghi e oggetti sacri e nelle offese a quanti vestissero un abito religioso.<br />La violenza fu tale che appena qualche giorno dopo, il 10 maggio, l'estensore di una relazione alla Repubblica veneta scriveva: «L'inferno è nulla in confronto colla vista che Roma adesso presenta». I morti pare siano stati dodicimila nei primissimi tempi, cui vanno aggiunte le svariate centinaia, se non migliaia, di altre vittime della peste che scoppiò quasi contemporaneamente, vuoi a causa dei molti cadaveri insepolti e mangiati dai cani, vuoi per le condizioni e le abitudini promiscue della soldataglia (che ne fu a sua volta ampiamente decimata).<br />Il valore complessivo del bottino si sarebbe poi aggirato - secondo le stime dello stesso Clemente VII - intorno alla cifra esorbitante di dieci milioni di ducati d'oro.<br />Ma ingenti furono anche - sul piano più prettamente culturale - i danni subiti dagli archivi e dalle biblioteche, dai tesori delle chiese e dalle raccolte d'arte; furono profanate perfino le tombe dei Papi, compresa quella di Giulio II, per rubare il loro contenuto.<br />Oltre al danno irreparabile della distruzione di reliquie, andò perduto anche un tesoro d'arte inestimabile, ossia la maggior parte dell'oreficeria artigiana di chiesa. Ad ulteriore sfregio, i lanzichenecchi adibirono san Pietro a stalla per i loro cavalli.<br />Non c'è da meravigliarsi troppo di tutto questo perché l'esercito imperiale, e in particolare i lanzichenecchi, erano animati da uno spirito di crociata antipapista, anche se erano al soldo di un monarca cattolico; infatti il Frundsberg non aveva fatto mistero di voler prendere Roma per impiccare il Papa e i suoi cardinali.<br />"VIVAT LUTHERUS PONTIFEX"<br />Non mancarono poi quanti interpretarono gli avvenimenti come un segno dell'ira di Dio per le divisioni dei cristiani a seguito della rivoluzione protestante. Davanti a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi del Papa, fu poi imbastita una parodia di processione religiosa, con la quale si chiedeva che Clemente cedesse a Lutero vele e remi della "Navicella" di Pietro.<br />Allora la soldataglia gridò: "Vivat Lutherus pontifex". Per sfregio, il nome di Lutero fu inciso con la punta d'una spada sull' affresco La Disputa del Santissimo Sacramento nelle Stanze di Raffaello, mentre un altro graffito inneggiava a Carlo V Imperatore.<br />Conciso e esatto il giudizio del priore dei canonici di S. Agostino emesso allora: «Mali fuere Germani, pejores Itali, Hispani vero pessimi»: i tedeschi furono cattivi, peggiori gli italiani, pessimi gli spagnoli.<br />Ad accrescere la ferocia dei vincitori contribuì forse anche il mancato pagamento della "cinquina", ossia il soldo che a quei tempi veniva pagato ogni cinque giorni. Quando però il comandante delle truppe non disponeva di danaro sufficiente, autorizzava il cosiddetto "sacco" della città, che in genere non durava più di una giornata. Nel caso specifico, la soldataglia era rimasta senza paga, senza comandante e senza ordini, e poté quindi più facilmente abbandonarsi ad un saccheggio così sfrenato e prolungato.<br />UN MERITO CHE NON SI DIMENTICA<br />La notizia del Sacco di Roma commosse l'intera Europa ed ebbe grande impatto emotivo e vasta eco presso i contemporanei, tanto che ne rimane traccia in un'articolata pubblicistica. Lo stesso Carlo V ne rimase indignato e fece sospendere le feste indette in Spagna per la nascita del figlio Filippo, fece fare preghiere per la liberazione del Pontefice (come se non fosse suo prigioniero) e scrisse al Re d'Inghilterra e agli altri principi che le violenze erano state commesse contro la sua volontà.<br />La soppressione della Guardia Svizzera, sostituita da una compagnia di 200 lanzichenecchi, fu tra le condizioni imposte a Clemente VII per la resa, ma egli ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nel nuovo corpo. Però solo dodici accettarono, mentre gli altri non vollero avere niente a che fare con gli odiati mercenari tedeschi.<br />La Guardia Svizzera fu reintegrata nella pienezza dei suoi compiti da Paolo III il 3 febbraio 1548, quando un contingente di 225 confederati tornò a servire il Papa su base permanente.<br />E se oggi la Guardia Svizzera è ancora al suo posto dopo le riforme seguite al Concilio Vaticano II, che hanno portato invece all'abolizione di altri corpi armati vaticani, lo si deve anche al ricordo indelebile dell'eroico sacrificio dei suoi 147 membri cinque secoli fa, luminoso esempio di spirito cavalleresco e fedeltà incrollabile al servizio del Papa e del Papato fino alle ultime conseguenze.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "A cosa servono le guardie svizzere" si spiega il ruolo che hanno ancora oggi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62467071</guid><pubDate>Tue, 22 Oct 2024 21:04:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62467071/le_guardie_svizzere_al_servizio_del_successore_di_pietro.mp3" length="15490447" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il giuramento delle Guardie Svizzere ➜ https://www.youtube.com/watch?v=9_oxmm_y09Y&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7957

LE GUARDIE SVIZZERE AL SERVIZIO DEL...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il giuramento delle Guardie Svizzere ➜ https://www.youtube.com/watch?v=9_oxmm_y09Y&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7957<br /><br />LE GUARDIE SVIZZERE AL SERVIZIO DEL SUCCESSORE DI PIETRO di Alberto Carosa<br />Il 6 maggio 1527 è passato alla storia non solo come l'inizio dell'infame Sacco di Roma, ma anche come il giorno del primo autentico "battesimo di fuoco" per il corpo di guardie svizzere pontificie che aveva cominciato a servire il Papa e il Papato un paio di decenni prima.<br />Ma perché reclutare soldati proprio dalla Svizzera? Perché storicamente gli svizzeri sono famosi per le loro capacità in due particolari mestieri: fare orologi e fare la guerra. I mercenari svizzeri si mettono in luce particolarmente nel XV secolo, dedicandosi per lungo tempo all'attività militare mercenaria quale sbocco alla loro povertà.<br />La loro forza d'animo, nobili sentimenti e proverbiale spirito di fedeltà ne faceva dei combattenti ritenuti invincibili. Le loro formazioni semplici e primitive in quadrati massicci, che richiamavano la testuggine romana, armati di picche, si opponevano come istrici dai lunghi aculei agli attacchi della cavalleria, segnandone l'inizio del declino come arma decisiva.<br />Tutte queste doti e in particolare lo spirito di fedeltà, rispetto alle altre truppe mercenarie del tempo, trovarono piena conferma, se pur ce ne fosse stato bisogno, quel giorno, che era cominciato con l'assalto mattutino alle mura vaticane di Borgo tra il Gianicolo e il Vaticano, da parte delle truppe imperiali di Carlo V al comando del duca Carlo di Borbone.<br />ROMA ATTACCATA<br />Ma come si era giunti a questo assalto alla Città eterna? L'ordine era venuto dallo stesso Imperatore Carlo V, che in tal modo volle punire il Papa Clemente VII per il voltafaccia con cui aveva aderito alla Lega Santa di Cognac, alleandosi al Re di Francia, Francesco I di Valois (a sua volta alleato con i turchi), in funzione anti-imperiale. Papa Clemente temeva infatti, che le mire espansionistiche del sovrano asburgico mettessero a rischio la stessa esistenza dello Stato Pontificio come entità territoriale.<br />Il Conestabile di Borbone e la sua orda selvaggia, in gran parte lanzichenecchi tedeschi protestanti già sotto il comando del generale Giorgio von Frundsberg (costretto ad abbandonare il campo anzitempo per motivi di salute), dovevano prendere la città in fretta, per evitare di essere intrappolati a loro volta dall'esercito della Lega, che avrebbe potuto tagliargli la via della ritirata.<br />Poiché forse l'assalto non procedeva secondo i tempi previsti, il Borbone decise di andare a spronare personalmente i suoi soldati che si disponevano a scalare le mura alla Porta del Torrione. Ma mettere tanto zelo in un'impresa del genere non fu una buona idea: una palla d' archibugio (che poi Benvenuto Cellini si vantò d' aver tirato) lo colpì a morte.<br />Dopo un attimo di sbandamento, gli assalti ripresero più furiosi di prima e i mercenari spagnoli (6000 effettivi, il reparto più consistente dopo i lanzichenecchi) sfondarono la Porta del Torrione, mentre i lanzichenecchi dilagavano per Borgo S. Spirito e S. Pietro. La Guardia Svizzera, compatta ai piedi dell'obelisco che allora si trovava vicino al Campo Santo Teutonico, e le poche truppe romane resistettero eroicamente.<br />UN GLORIOSO MARTIRIO<br />Dopo l'eccidio di tutti i soldati di guardia, mentre per il corridoio il Papa si metteva al sicuro, gli svizzeri ancora resistevano, difendendo S. Pietro. Alla loro testa era il comandante Kaspar Röist. Le orde non rispettarono il luogo santo e feroce si riaccese la mischia. Tutti caddero fino all'ultimo e con essi la consorte del comandante Röist, mutilata prima delle braccia, poi uccisa sul cadavere del marito. 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Gli organizzatori hanno voluto scimmiottare l'Ultima Cena. [...]<br />Il carattere esoterico e neo-gnostico della cerimonia era evidente, perché, non a caso, la sua figura centrale era quella del dio pagano Dioniso, che per Friedrich Nietzsche e per gli esoteristi, incarnerebbe l'antitesi del Cristo e rappresenterebbe il simbolo della rottura con la morale cristiana, vista come avvilimento ed annientamento. [...]<br />Guardando a questi spettacoli, così in contrasto con ciò che la Francia un tempo ha rappresentato per la Chiesa e per la fede cattolica, che ha visto germogliare in terra francese schiere di santi, tanto da essere considerata “figlia primogenita della Chiesa”, mi sono chiesto se essi riflettano davvero il popolo francese e le radici di quel paese. A un'analisi superficiale, potrebbe sembrare che quella Nazione non potrà mai tornare ai suoi fasti cristiani. Eppure, c'è speranza. Non dobbiamo dimenticare Colei che tutte le generazioni chiamano beata, a cui la Francia fu affidata secoli fa; un affidamento legato proprio alla solennità dell'Assunzione. Un affidamento che potrebbe costituire, secondo i tempi imperscrutabili della Vergine, che sono i tempi di Dio, il perno su cui la terra di Francia tornerà a essere pienamente cristiana.<br />Cosa c'entra, dunque, quella Nazione con l'Assunta? È presto detto. Si tratta di una storia davvero affascinante, risalente al XVII sec., cioè alle vicissitudini private (e non solo) del re Luigi XIII e della regina Anna d'Austria. Sì, proprio quell'epoca e quei regno durante il quale è ambientata anche la vicenda de I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Per farla breve, la coppia, molto pia e devota (sebbene il re non avesse mancato di intrattenere relazioni con cortigiane), non era stata benedetta dalla nascita di un figlio che potesse garantire la successione al trono. Per la verità, dal matrimonio, la regina concepì ben tre figli, che si risolsero in altrettanti aborti, di cui uno accidentale per una caduta dalle scale.<br />La coppia regale, quindi, non poteva godere della gioia di un erede al trono.<br />Fu su consiglio del monaco agostiniano scalzo Fra Fiacre di Sainte-Marguerite, personalità mistica dell'epoca, che aveva ricevuto nell'autunno 1637 alcune apparizioni della Vergine nelle quali la Madonna annunciava la prossima nascita di un erede al trono ed invitava - suo tramite - a tale scopo la regina Anna a compiere dei cicli di novene (il ciclo di novene si concluse il 5 dicembre di quell'anno, esattamente nove mesi dopo nacque il tanto desiderato bambino), e dell'ex cortigiana e confidente del re, Louise de La Fayette, divenuta nel frattempo monaca visitandina col nome di Suor Angelica, la quale aveva favorito la riconciliazione e la riunione del re con la regina, se si giunse - una volta avuta la certezza del concepimento del figlio da parte della sovrana - alla proposizione di un voto alla Madre di Dio.<br />IL VOTO ALLA VERGINE<br />Per la verità, sin dall'indomani del concepimento del figlio (avvenuto - si badi - dopo oltre un ventennio di matrimonio sostanzialmente sterile), e cioè dall'11 dicembre 1637, il re annunciava la sua intenzione di esprimere un voto alla Vergine. Il testo, più volte corretto e rifinito anche dal primo ministro del re, il celebre cardinal de Richelieu, fu sottoposto al Parlamento di Parigi. Il 10 febbraio 1638, finalmente, il re, nel suo castello di Saint-Germain-en-Laye, firmava, con proprie lettere patenti, il testo del voto in cui dichiarava solennemente che, «prendendo la santissima e gloriosissima Vergine come speciale protettrice del nostro regno, a Lei consacriamo particolarmente la nostra persona, il nostro Stato, la nostra corona e i nostri sudditi, supplicandola di ispirarci una santa condotta e difendere questo regno con tanta cura contro gli sforzi di tutti i suoi nemici [...]. E affinché i posteri non possano non seguire i nostri desideri su questo argomento, come monumento e segno immortale dell'attuale consacrazione che compiamo, faremo riedificare il grande altare della cattedrale di Parigi con un'immagine della Vergine che tenga tra le sue braccia quelle del suo prezioso Figlio deposto dalla Croce, e dove Noi saremo rappresentati ai piedi del Figlio e della Madre nell'atto di offrire loro la nostra corona e il nostro scettro.<br />Ammoniamo il signor arcivescovo di Parigi, e gli ordiniamo nondimeno che ogni anno, nella festa e nel giorno dell'Assunzione, faccia commemorare la nostra presente dichiarazione nella messa solenne, che sarà detta nella sua chiesa cattedrale, e che dopo i vespri di detto giorno, nella detta chiesa si farà una processione, alla quale parteciperanno tutte le compagnie sovrane e gli organi cittadini, con cerimonie simili a quelle che si osservano nelle processioni generali più solenni, che vogliamo si facciano anche in tutte le chiese; sia parrocchiali che quelle dei monasteri di detta città e sobborgo, e in tutte le città, paesi e villaggi della detta diocesi di Parigi.<br />Esortiamo parimenti gli arcivescovi e i vescovi del nostro regno, e nondimeno ingiungiamo loro di celebrare la stessa solennità nelle loro chiese episcopali, e delle loro diocesi, intendendo che a detta cerimonia siano presenti le corti del Parlamento e altre compagnie sovrane, e i principali ufficiali delle città, e avvertendo tutti i popoli ad avere una particolare devozione verso il Vergine, d'implorare in questo giorno la sua protezione, affinché, sotto una così potente Patrona, il nostro regno sia protetto da tutte le imprese dei nostri nemici, che goda lungamente di buona pace, che Dio vi sia servito e venerato così santamente affinché noi e i nostri sudditi arriviamo felici al fine ultimo per il quale tutti siamo stati creati, poiché tale è il nostro desiderio».<br />Con questo voto, Luigi XIII istituì le processioni del 15 agosto durante le quali i sudditi avrebbero dovuto pregare Dio e la Vergine per i felici successi del re. Ogni chiesa del regno era tenuta, nella misura in cui la chiesa stessa non era già sotto il patronato della Vergine, a dedicare un altare o cappella principale alla Regina del Cielo. Luigi XIII promise infine di costruire un nuovo altare maggiore nella cattedrale di Notre Dame di Parigi, nonché di offrire alla cattedrale un nuovo gruppo scultoreo.<br />LA NASCITA DELL'EREDE AL TRONO (DIEUDONNÉ, CIOÈ “DATO DA DIO”)<br />Intanto, il 5 settembre 1638, nasceva il tanto desiderato figlio, Luigi XIV, il famoso Re Sole, soprannominato Dieudonné, cioè “dato da Dio”, proprio perché dono immeritato del Signore, ottenuto per intercessione della Vergine Maria, in un matrimonio sostanzialmente sterile, che si trascinava da oltre un ventennio.<br />Da quell'anno 1638, ogni 15 agosto fu dedicato al ricordo di quel voto e della consacrazione della Francia e del suo popolo alla Madonna.<br />Luigi XIII non fece in tempo ad adempiere al voto: vale a dire a costruire il nuovo altare maggiore a Notre Dame. Questo compito spettò al figlio, Luigi XIV, sessant'anni dopo. Dal 1708 al 1725, l'architetto Robert de Cotte rimodellò completamente il coro della cattedrale parigina, mascherando i costoloni con archi semicircolari più moderni. Ai lati dell'altare maggiore furono collocate sei statue di angeli in bronzo recanti gli strumenti della Passione di Cristo e quelle dei due re inginocchiati, Luigi XIII in atto di offrire scettro e corona di Guillaume Coustou e quella di Luigi XIV scolpita da Antoine Coysevox. Dietro l'altare maggiore, sotto l'arcata centrale dell'abside, fu collocato il gruppo scultoreo della Pietà, in marmo di Carrara, opera di Nicolas Coustou, che lo realizzò tra il 1714 e il 1715. Queste due statue dei re e quella della Pietà vennero rimosse nel 1793 e ricollocate nella cattedrale solo nel 1815, quelle dei sovrani su nuovi piedistalli completati nel 1816 con lo stemma del re di Francia.<br />Tutto il gruppo scultoreo, pegno del voto del pio re di Francia, sono scampati miracolosamente al terribile incendio della cattedrale del 15 aprile 2019.<br />La consacrazione della Francia e del re furono confermate da Luigi XIV il 25 marzo 1650 e vennero rinnovate in occasione del centenario del voto, nel 1738, dal re Luigi XV.<br />Le campane e le processioni si svolsero ogni anno il 15 agosto sino alla Rivoluzione francese e per l'esattezza sino al 1791 compreso: il 14 agosto 1792, infatti, l'Assemblea legislativa rivoluzionaria abolì la consacrazione della Francia ed il voto; l'anno seguente, il 10 novembre 1793, profanata la cattedrale, essa fu trasformata nel tempio della dea Ragione.<br />Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione, il re Luigi XVIII ristabilì la celebrazione del voto nel 1814. Sotto la c.d. Monarchia di Luglio, nell'agosto 1831, il re Luigi Filippo I, figlio della Rivoluzione, abolì definitivamente il voto ed ogni celebrazione, nonostante la ferma e vana protesta di intellettuali cattolici come Lamennais, Lacordaire e Montalembert.<br />Per la verità, già dalla modifica costituzionale del 1830 allorché la religione cattolica cessò di essere religione di Stato, il voto aveva perso forza di legge ed era caduto nel dimenticatoio, lasciando sostanzialmente all'iniziativa locale, popolare o diocesana, la celebrazione della ricorrenza.<br />SANTA GIOVANNA D'ARCO PATRONA DI FRANCIA (DOPO L'ASSUNTA)<br />A]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61321344</guid><pubDate>Tue, 10 Sep 2024 19:51:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61321344/la_francia_consacrata_a_maria_assunta.mp3" length="18175436" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7908

LA FRANCIA E' CONSACRATA A MARIA ASSUNTA di Francesco Patruno

Nei giorni scorsi, durante le Olimpiadi svoltesi a Parigi, abbiamo assistito a una derisione del Cristianesimo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7908" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7908</a><br /><br />LA FRANCIA E' CONSACRATA A MARIA ASSUNTA di Francesco Patruno<br /><br />Nei giorni scorsi, durante le Olimpiadi svoltesi a Parigi, abbiamo assistito a una derisione del Cristianesimo nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, tenutasi il 26 luglio. Gli organizzatori hanno voluto scimmiottare l'Ultima Cena. [...]<br />Il carattere esoterico e neo-gnostico della cerimonia era evidente, perché, non a caso, la sua figura centrale era quella del dio pagano Dioniso, che per Friedrich Nietzsche e per gli esoteristi, incarnerebbe l'antitesi del Cristo e rappresenterebbe il simbolo della rottura con la morale cristiana, vista come avvilimento ed annientamento. [...]<br />Guardando a questi spettacoli, così in contrasto con ciò che la Francia un tempo ha rappresentato per la Chiesa e per la fede cattolica, che ha visto germogliare in terra francese schiere di santi, tanto da essere considerata “figlia primogenita della Chiesa”, mi sono chiesto se essi riflettano davvero il popolo francese e le radici di quel paese. A un'analisi superficiale, potrebbe sembrare che quella Nazione non potrà mai tornare ai suoi fasti cristiani. Eppure, c'è speranza. Non dobbiamo dimenticare Colei che tutte le generazioni chiamano beata, a cui la Francia fu affidata secoli fa; un affidamento legato proprio alla solennità dell'Assunzione. Un affidamento che potrebbe costituire, secondo i tempi imperscrutabili della Vergine, che sono i tempi di Dio, il perno su cui la terra di Francia tornerà a essere pienamente cristiana.<br />Cosa c'entra, dunque, quella Nazione con l'Assunta? È presto detto. Si tratta di una storia davvero affascinante, risalente al XVII sec., cioè alle vicissitudini private (e non solo) del re Luigi XIII e della regina Anna d'Austria. Sì, proprio quell'epoca e quei regno durante il quale è ambientata anche la vicenda de I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Per farla breve, la coppia, molto pia e devota (sebbene il re non avesse mancato di intrattenere relazioni con cortigiane), non era stata benedetta dalla nascita di un figlio che potesse garantire la successione al trono. Per la verità, dal matrimonio, la regina concepì ben tre figli, che si risolsero in altrettanti aborti, di cui uno accidentale per una caduta dalle scale.<br />La coppia regale, quindi, non poteva godere della gioia di un erede al trono.<br />Fu su consiglio del monaco agostiniano scalzo Fra Fiacre di Sainte-Marguerite, personalità mistica dell'epoca, che aveva ricevuto nell'autunno 1637 alcune apparizioni della Vergine nelle quali la Madonna annunciava la prossima nascita di un erede al trono ed invitava - suo tramite - a tale scopo la regina Anna a compiere dei cicli di novene (il ciclo di novene si concluse il 5 dicembre di quell'anno, esattamente nove mesi dopo nacque il tanto desiderato bambino), e dell'ex cortigiana e confidente del re, Louise de La Fayette, divenuta nel frattempo monaca visitandina col nome di Suor Angelica, la quale aveva favorito la riconciliazione e la riunione del re con la regina, se si giunse - una volta avuta la certezza del concepimento del figlio da parte della sovrana - alla proposizione di un voto alla Madre di Dio.<br />IL VOTO ALLA VERGINE<br />Per la verità, sin dall'indomani del concepimento del figlio (avvenuto - si badi - dopo oltre un ventennio di matrimonio sostanzialmente sterile), e cioè dall'11 dicembre 1637, il re annunciava la sua intenzione di esprimere un voto alla Vergine. Il testo, più volte corretto e rifinito anche dal primo ministro del re, il celebre cardinal de Richelieu, fu sottoposto al Parlamento di Parigi. Il 10 febbraio 1638, finalmente, il re, nel suo castello di Saint-Germain-en-Laye, firmava, con proprie lettere patenti, il testo del voto in cui dichiarava solennemente che, «prendendo la santissima e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1136</itunes:duration><itunes:keywords>consacrazioneamaria,francia,parigichartres,pellegrinaggio,processioni,regnumgalliaeregnummariae,sacrocuore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6a211220821949322dc220ca2dac56ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La ridicola festa di san Napoleone al posto dell'Assunta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-ridicola-festa-di-san-napoleone-al-posto-dell-assunta--61252886</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7909" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7909</a><br /><br />LA RIDICOLA FESTA DI SAN NAPOLEONE AL POSTO DELL'ASSUNTA di Francesco Patruno<br /><br />È da pochi giorni trascorsa la solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Anzi, siamo nell'ottava della ricorrenza. Ovviamente, come sempre ogni anno, nell'indifferenza religiosa di coloro che, in questo periodo di ferie estive, sono più intenti a pensare a come trascorrere il Ferragosto, magari in riva al mare, dopo una notte insonne intorno ad un fuoco, tra canti e gozzoviglie varie.<br />Pensando a questo, mi è venuta in mente come la data del 15 agosto abbia segnato la storia della Chiesa e della fede. Basti pensare a Napoleone Bonaparte, che, nato, appunto, un 15 agosto (1769), lungi dal sentirsi onorato per questa singolare e felice coincidenza, tentasse persino di abolire la festa mariana dell'Assunta, per non sentirsi ripetere, proprio nel giorno del suo genetliaco, al Vangelo, il passo lucano della visita di Maria a S. Elisabetta, con il canto del Magnificat nel quale la Vergine fanciulla di Nazaret, echeggiando le parole di Anna, la madre di Samuele, magnifica ed esulta in Dio perché disperde «i superbi nei pensieri del loro cuore», rovescia «i potenti dai troni» ed innalza gli umili.<br />Divenuto imperatore nel 1804, con proprio decreto del 19 febbraio 1806, al fine di consolidare - a fini propagandistici la sua immagine - e sostenuto anche dalle logge massoniche, decise di abolire la festività dell'Assunta nel suo Impero, sostituendola con una festa nazionale dedicata a un improbabile San Napoleone, una figura inventata per l'occasione. Questo presunto santo, il cui vero nome era Neopolo (deformato, appunto, in Napoleone), venne presentato come un anziano martire della fede ed ufficiale romano, morto in prigione il 2 maggio 304 a causa delle torture subite sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. Tale figura era associata a un gruppo di martiri (Santi Saturnino, Celestino e Germano). La statua di questo santo si trova ancora oggi su una guglia del Duomo di Milano, collocata lì nel 1811 e opera dello scultore Giuseppe Fabris.<br />Così, il 15 agosto, Napoleone avrebbe potuto vedere celebrato il suo compleanno e il suo onomastico con gli onori di una festa nazionale, a misura del suo ego smisurato. Tuttavia, questa ricorrenza durò meno di un decennio. Come ci ricorda la prima lettera di Pietro, «Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili» (1 Pt 5,5). Con l'esilio di Napoleone a Sant'Elena, in effetti, la festa nazionale a lui dedicata fu abolita il 16 luglio 1814 da Luigi XVIII. Nel 1852, l'imperatore Napoleone III tentò di ripristinare la festa, ma solo come anniversario della nascita di suo zio, senza il riferimento a San Napoleone. Pure questo tentativo, però, ebbe breve durata. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61252886</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2024 20:09:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61252886/la_ridicola_festa_di_san_napoleone_al_posto_dell_assunta.mp3" length="3634224" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7909

LA RIDICOLA FESTA DI SAN NAPOLEONE AL POSTO DELL'ASSUNTA di Francesco Patruno

È da pochi giorni trascorsa la solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Anzi, siamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7909" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7909</a><br /><br />LA RIDICOLA FESTA DI SAN NAPOLEONE AL POSTO DELL'ASSUNTA di Francesco Patruno<br /><br />È da pochi giorni trascorsa la solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Anzi, siamo nell'ottava della ricorrenza. Ovviamente, come sempre ogni anno, nell'indifferenza religiosa di coloro che, in questo periodo di ferie estive, sono più intenti a pensare a come trascorrere il Ferragosto, magari in riva al mare, dopo una notte insonne intorno ad un fuoco, tra canti e gozzoviglie varie.<br />Pensando a questo, mi è venuta in mente come la data del 15 agosto abbia segnato la storia della Chiesa e della fede. Basti pensare a Napoleone Bonaparte, che, nato, appunto, un 15 agosto (1769), lungi dal sentirsi onorato per questa singolare e felice coincidenza, tentasse persino di abolire la festa mariana dell'Assunta, per non sentirsi ripetere, proprio nel giorno del suo genetliaco, al Vangelo, il passo lucano della visita di Maria a S. Elisabetta, con il canto del Magnificat nel quale la Vergine fanciulla di Nazaret, echeggiando le parole di Anna, la madre di Samuele, magnifica ed esulta in Dio perché disperde «i superbi nei pensieri del loro cuore», rovescia «i potenti dai troni» ed innalza gli umili.<br />Divenuto imperatore nel 1804, con proprio decreto del 19 febbraio 1806, al fine di consolidare - a fini propagandistici la sua immagine - e sostenuto anche dalle logge massoniche, decise di abolire la festività dell'Assunta nel suo Impero, sostituendola con una festa nazionale dedicata a un improbabile San Napoleone, una figura inventata per l'occasione. Questo presunto santo, il cui vero nome era Neopolo (deformato, appunto, in Napoleone), venne presentato come un anziano martire della fede ed ufficiale romano, morto in prigione il 2 maggio 304 a causa delle torture subite sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. Tale figura era associata a un gruppo di martiri (Santi Saturnino, Celestino e Germano). La statua di questo santo si trova ancora oggi su una guglia del Duomo di Milano, collocata lì nel 1811 e opera dello scultore Giuseppe Fabris.<br />Così, il 15 agosto, Napoleone avrebbe potuto vedere celebrato il suo compleanno e il suo onomastico con gli onori di una festa nazionale, a misura del suo ego smisurato. Tuttavia, questa ricorrenza durò meno di un decennio. Come ci ricorda la prima lettera di Pietro, «Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili» (1 Pt 5,5). Con l'esilio di Napoleone a Sant'Elena, in effetti, la festa nazionale a lui dedicata fu abolita il 16 luglio 1814 da Luigi XVIII. Nel 1852, l'imperatore Napoleone III tentò di ripristinare la festa, ma solo come anniversario della nascita di suo zio, senza il riferimento a San Napoleone. Pure questo tentativo, però, ebbe breve durata. 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Fondatore della nuova scuola era Edmund Husserl (1859-1938), professore a Gottinga e a Friburgo in Breslavia, che cercava nella coscienza umana l'oggettività della conoscenza e dei valori.<br />Nella cerchia dei collaboratori di Husserl si distinguevano due giovani studiosi, Edith Stein e Martin Heidegger, i cui opposti itinerari intellettuali ed esistenziali sembrano riassumere emblematicamente le diverse possibilità che ha di fronte a sè la filosofia e la civiltà moderna. Martin Heidegger, nato cattolico, percorse fino in fondo l'itinerario teorico dell'immanentismo moderno, approdando ad un nichilismo tanto ambiguo quanto radicale; successe a Husserl nella cattedra, aderì al nazionalsocialismo e dopo la guerra concluse la sua esistenza, acclamato filosofo; oggi è un controverso profeta della Sinistra postmoderna.<br />Edith Stein, la discepola prediletta di Husserl, nata ebrea, dopo una sofferta ricerca personale, si convertì al cattolicesimo; voltò le spalle ad una brillante carriera universitaria e trovò la pienezza della Verità e della Vita alla quale anelava nella filosofia dell'Essere di san Tommaso d'Aquino e nella profondità interiore del Carmelo. Suggellò con il martirio la sua adesione totale a Cristo. La sua figura merita di essere ricordata.<br />Edith Stein, nacque a Breslavia, in Germania nel 1891, undicesima figlia di una coppia di ferventi ebrei. Nel 1910, dopo aver concluso brillantemente gli studi liceali, si iscrisse all'Università di Breslavia. Nel 1913 si trasferì all'Università di Gottinga, dove incontrò il filosofo Husserl, di cui divenne assistente, assieme a Martin Heidegger, di due anni maggiore di lei.<br />QUESTA È LA VERITÀ<br />La Autobiografia di santa Teresa d'Avila, letta in una notte d'estate del 1921, cambiò la sua vita. Edith era sola nella casa di campagna di alcuni amici, che si erano assentati brevemente. Ella stessa racconta: "Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo "Vita di santa Teresa narrata da lei stessa". Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità".<br />Contro la volontà dei suoi genitori, Edith ricevette il battesimo e la prima comunione nel giorno di Capodanno del 1922. Voltò le spalle a un futuro di successo e il 14 ottobre 1933, mentre il nazismo andava al potere in Germania, entrò nel monastero delle Carmelitane di Colonia, con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il padre Cornelio Fabro, scrisse di Lei: "La vita carmelitana le infondeva una pace di spirito, una pienezza di vita, una gioia del cuore inesprimibile che s'irradiava su quanti poterono in rare occasioni avvicinarla: colpiva, nell'aspetto chiaro e giovanile, una dignità di semplicità, una caritatevole affabilità, una fraterna comprensione che dava quel gaudio e quel pungolo insieme da cui siam colpiti ogni volta che in questa grama esistenza ci tocca qualche autentico raggio del Bene infinito» (Edith Stein, dalla filosofia al supplizio, in "Ecclesia", IX, 7 ,1949, pp. 344-346).<br />Il 21 aprile dello stesso 1933 Martin Heidegger, su proposta di un gruppo di docenti nazionalsocialisti era stato eletto rettore alla Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo. Il 21 aprile 1938, suor Teresa Benedetta della Croce emise la professione perpetua nell'ordine del Carmelo. Qualche giorno dopo, il 26 aprile, morì a Friburgo il suo maestro, Edmund Husserl, pronunciando parole di abbandono in Dio. Martin Heidegger, dopo una torbida relazione sentimentale con la sua allieva Hannah Arendt, morirà a Friburgo, a ottantasei anni, nel 1976.<br />RAPPRESAGLIA CONTRO L'EPISCOPATO OLANDESE<br />La notte del 30 dicembre 1938, per sfuggire alle persecuzioni razziali, Edith abbandonò il Convento delle Carmelitane di Colonia per rifugiarsi nel Carmelo di Echt, in Olanda. Così scriveva: "Ho un pensiero persistente: quaggiù non ci sono dimore permanenti. Non desidero nulla, se non che si compia in me e attraverso di me la volontà di Dio: quanto tempo mi lascerà qui e che cosa succederà in seguito? Tutto questo dipende da Lui e perciò non devo preoccuparmi affatto. È però importante pregare molto, per restare fedeli in ogni circostanza". "Fin da adesso - scrive nel suo testamento - accetto la morte che Dio mi ha destinato, con gioia e con una totale sottomissione alla sua santissima volontà. Prego il Signore di voler accettare la mia vita e la mia morte per la sua gloria e glorificazione [...], per il popolo ebreo affinché il Signore sia accolto dai suoi e venga il suo regno [...] Per la salvezza della Germania e per la pace nel mondo; infine, per i miei parenti, vivi e morti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: perché nessuno si perda".<br />Dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, nel maggio 1940, l'Olanda venne occupata dai tedeschi. Il 2 agosto 1942, il commissario del Reich fece arrestare tutti i religiosi e le religiose non ariane presenti nei conventi, in tutto circa 300, come atto di rappresaglia contro l'episcopato olandese che si era opposto pubblicamente alle persecuzioni contro gli ebrei. Suor Teresa Benedetta, assieme alla sorella Rosa, fu internata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove morì, in una camera a gas, il 10 agosto 1942.<br />Suor Teresa Benedetta della Croce, monaca carmelitana, vergine e martire, fu proclamata beata nel 1987 da Giovanni Paolo II, canonizzata nel 1998 ed elevata alla dignità di co-patrona d'Europa insieme a santa Caterina da Siena e a santa Brigida di Svezia.<br />La grandezza di Edith Stein, più ancora che nel suo martirio, fu nella scelta eroica con cui, decise di voltare le spalle allo spirito del mondo, per immergersi nella profondità spirituale del Carmelo. La grazia del martirio fu la ricompensa di questo ardente amore per la Verità che costituì il filo conduttore della sua vita.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61138359</guid><pubDate>Tue, 27 Aug 2024 22:29:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61138359/husserl_e_le_opposte_vite_dei_suoi_discepoli_pi_famosi.mp3" length="7139055" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7897

HUSSERL E LE OPPOSTE VITE DEI SUOI DISCEPOLI PIU' FAMOSI: HEIDEGGER ED EDITH STEIN di Roberto de Mattei

Agli inizi del Ventesimo secolo, una nuova scuola filosofica si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7897" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7897</a><br /><br />HUSSERL E LE OPPOSTE VITE DEI SUOI DISCEPOLI PIU' FAMOSI: HEIDEGGER ED EDITH STEIN di Roberto de Mattei<br /><br />Agli inizi del Ventesimo secolo, una nuova scuola filosofica si presentava alla ribalta in Europa, nel tentativo di portare il pensiero moderno alla sua "maturità critica". Fondatore della nuova scuola era Edmund Husserl (1859-1938), professore a Gottinga e a Friburgo in Breslavia, che cercava nella coscienza umana l'oggettività della conoscenza e dei valori.<br />Nella cerchia dei collaboratori di Husserl si distinguevano due giovani studiosi, Edith Stein e Martin Heidegger, i cui opposti itinerari intellettuali ed esistenziali sembrano riassumere emblematicamente le diverse possibilità che ha di fronte a sè la filosofia e la civiltà moderna. Martin Heidegger, nato cattolico, percorse fino in fondo l'itinerario teorico dell'immanentismo moderno, approdando ad un nichilismo tanto ambiguo quanto radicale; successe a Husserl nella cattedra, aderì al nazionalsocialismo e dopo la guerra concluse la sua esistenza, acclamato filosofo; oggi è un controverso profeta della Sinistra postmoderna.<br />Edith Stein, la discepola prediletta di Husserl, nata ebrea, dopo una sofferta ricerca personale, si convertì al cattolicesimo; voltò le spalle ad una brillante carriera universitaria e trovò la pienezza della Verità e della Vita alla quale anelava nella filosofia dell'Essere di san Tommaso d'Aquino e nella profondità interiore del Carmelo. Suggellò con il martirio la sua adesione totale a Cristo. La sua figura merita di essere ricordata.<br />Edith Stein, nacque a Breslavia, in Germania nel 1891, undicesima figlia di una coppia di ferventi ebrei. Nel 1910, dopo aver concluso brillantemente gli studi liceali, si iscrisse all'Università di Breslavia. Nel 1913 si trasferì all'Università di Gottinga, dove incontrò il filosofo Husserl, di cui divenne assistente, assieme a Martin Heidegger, di due anni maggiore di lei.<br />QUESTA È LA VERITÀ<br />La Autobiografia di santa Teresa d'Avila, letta in una notte d'estate del 1921, cambiò la sua vita. Edith era sola nella casa di campagna di alcuni amici, che si erano assentati brevemente. Ella stessa racconta: "Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo "Vita di santa Teresa narrata da lei stessa". Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità".<br />Contro la volontà dei suoi genitori, Edith ricevette il battesimo e la prima comunione nel giorno di Capodanno del 1922. Voltò le spalle a un futuro di successo e il 14 ottobre 1933, mentre il nazismo andava al potere in Germania, entrò nel monastero delle Carmelitane di Colonia, con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il padre Cornelio Fabro, scrisse di Lei: "La vita carmelitana le infondeva una pace di spirito, una pienezza di vita, una gioia del cuore inesprimibile che s'irradiava su quanti poterono in rare occasioni avvicinarla: colpiva, nell'aspetto chiaro e giovanile, una dignità di semplicità, una caritatevole affabilità, una fraterna comprensione che dava quel gaudio e quel pungolo insieme da cui siam colpiti ogni volta che in questa grama esistenza ci tocca qualche autentico raggio del Bene infinito» (Edith Stein, dalla filosofia al supplizio, in "Ecclesia", IX, 7 ,1949, pp. 344-346).<br />Il 21 aprile dello stesso 1933 Martin Heidegger, su proposta di un gruppo di docenti nazionalsocialisti era stato eletto rettore alla Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo. Il 21 aprile 1938, suor Teresa Benedetta della Croce emise la professione perpetua nell'ordine del Carmelo. Qualche giorno dopo, il 26 aprile, morì a Friburgo il suo maestro, Edmund Husserl, pronunciando parole di abbandono in Dio. Martin Heidegger, dopo una torbida relazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>cattedra,edithstein,filosofo,heidegger,husserl,nazismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6a5c385da033df39cca8341a5ca2e33c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sangiuliano, dietro lo svarione c'è la solita vulgata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sangiuliano-dietro-lo-svarione-c-e-la-solita-vulgata--60508127</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7833" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7833</a><br /><br />SANGIULIANO, DIETRO LO SVARIONE C'E' LA SOLITA VULGATA di Stefano Chiappalone<br /><br />Più che un semplice anacronismo è un boomerang. Domenica a Taormina durante l'evento "Taobuk 2024 - Identità italiana, identità culturale" il ministro Gennaro Sangiuliano a un certo punto ha citato: «... la Santa Inquisizione, perché l'Inquisizione nella Spagna dell'epoca era un contropotere molto forte. Colombo va davanti alla Santa Inquisizione e spiega il suo progetto. Colombo, sapete, non ipotizzava di scoprire un nuovo continente, ma Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei. Allora i padri, chiamiamoli "padri"...». Il tutto per dire che «Nell'attività normativa legislativa quando ci mettiamo a ragionare a come riformare, troviamo sempre i soloni che ci dicono: "Ma questa cosa non è mai stata fatta". Ma se nella storia dell'umanità non ci fosse stato qualcuno che a un certo punto ha rotto gli schemi, noi non avremmo fatto tante conquiste». Insomma, il riformatore odierno come un novello Colombo o Galileo.<br />Applausi scroscianti sul posto e ironia sferzante sul web, facendo notare un "dettaglio" che dovrebbe essere ovvio come il proverbiale uovo di Colombo (restando in tema): le date non tornano, dal momento che Galileo Galilei nacque nel 1564, quando Cristoforo Colombo era morto da ben 58 anni e pertanto difficilmente avrebbe potuto avvalersi delle «teorie» dello scienziato pisano. Un'occhiata a wikipedia avrebbe risparmiato una gaffe tanto più eclatante in bocca al ministro della Cultura. Come se un sottosegretario agli Esteri confondesse i libanesi con i libici (ah no, è già accaduto). O se qualcuno collocasse Times Square a Londra invece che a New York... ma Sangiuliano ha fatto anche questo.<br />Non c'è solo l'anacronismo: se pure Galileo fosse vissuto qualche tempo prima, di quali teorie si sarebbe potuto avvalere Colombo per il suo viaggio? Dell'eliocentrismo? A rendere possibile il viaggio di Colombo servivano due dati: che la terra fosse sferica, e lo si sapeva da parecchi secoli, malgrado qualcuno ancora sia convinto che le obiezioni a Colombo si basassero sul mito della "terra piatta" (ma la sfericità della terra era cosa nota anche nel vituperato Medioevo). E che la circonferenza terrestre fosse sufficientemente "piccola" da consentire la lunga navigazione attraverso l'Oceano. In effetti le misurazioni di Colombo attingevano alla Geografia non di Galileo bensì di Tolomeo (forse il ministro si riferiva a lui, come ipotizza Focus?)<br />BASTA LO SLOGAN<br />Sviste non da poco, ma che importa, basta aver lanciato lo slogan: l'uomo delle riforme incurante dei pregiudizi come il navigatore genovese, che la vulgata descrive – al pari di Galileo - come la quintessenza della modernità. Il che basta a godere di quella sorta di "impunità culturale" per cui su certi temi, argomenti o personaggi, si può pontificare a piacimento e ogni strafalcione è perdonato purché si esalti la (presunta) modernità di qualcuno rispetto alla (presunta) arretratezza dei tempi in cui visse. Uno schema buono per tutte le occasioni. E poi l'inquisizione ci sta sempre bene a dare un tocco noir, tanto nessuno va a controllare che non si occupava di viaggi per mare (e che le ricerche più recenti hanno restituito un'immagine non esattamente corrispondente alla leggenda nera, da non sostituire con una leggenda rosa, ma semplicemente con le luci e le ombre della verità storica). Potenza della propaganda ottocentesca che tuttora riecheggia dai sussidiari ai documentari.<br />Comunque sia, le obiezioni dei dotti di Salamanca non si fondavano sul terrapiattismo, bensì su calcoli più esatti di quelli di Colombo: in altri termini, la circonferenza terreste era più ampia e quindi il viaggio sarebbe stato più lungo di quanto avesse preventivato il genovese. Troppo lungo per disporre di provviste sufficienti. E chissà come sarebbe finito se nel percorso tra il porto di Palos e le "Indie" non si fossero imbattuti in quel continente imprevisto. Forse come quello dei fratelli Vivaldi, che esattamente due secoli prima si erano già proposti di andare «per mare Oceanum ad partes Indiae», ma non fecero più ritorno.<br />COLOMBO CATTOLICO ROMANO<br />E la sbandierata modernità di Colombo? Il suo Giornale di bordo si apre «nella grande città di Granada dove (...) vidi il Re Moro venire alle porte della città e baciare le regali mani delle Vostre Altezze e del Principe mio signore». Dalla Reconquista all'ansia di convertire i popoli soggetti a quel «principe che è chiamato Gran Khan»: «quante volte egli ed i suoi predecessori avevano mandato messi a Roma per cercar dottori nella nostra Santa Fede che di essa li istruissero, e mai il Santo Padre ne li ha provveduti, e così tante persone andarono perdute per esser cadute in idolatrie ed aver ricevuto dottrine di dannazione». E poiché il Santo Padre non aveva fatto nulla (anche allora si temeva il proselitismo?), los reyes catolicos «hanno risolto di inviare me, Cristoforo Colombo, alle menzionate contrade dell'India, per vedere (...) la maniera in cui possa intraprendersi la loro conversione alla nostra Santa Fede».<br />Un'ultima nota sulla modernità di Galileo, entrato suo malgrado - e anzitempo - in questa vicenda. Il nodo della querelle tra lui e il cardinale Bellarmino stava nella pretesa galileiana di proporre come verità un'ipotesi scientifica. Lasciamo la parola a uno storico non sospetto di filo-cattolicesimo, come Alessandro Barbero: «Attenzione a dire che Galileo era moderno... quando ha scoperto queste cose ha detto: "Questa è la verità e io intendo insegnare la verità". E il cardinale Bellarmino, pover'uomo, gli diceva: "Ma senti, noi non vogliamo farti mica delle cattiverie, basta che tu accetti di insegnare che questa è un'ipotesi e tu puoi anche dire che con quell'ipotesi lì le cose vanno bene, funzionano, però è un'ipotesi". E Galileo, duro: "No, è la verità, non è un'ipotesi!". E il mio professore di fisica concludeva, lo ricorderò per sempre: "Non era moderno Galileo, era moderno il cardinale Bellarmino!"».<br />Parafrasando un noto tormentone di vent'anni fa: «Dammi tre parole: Colombo, Galileo e Inquisizione». Gli ingredienti perfetti per far sfoggio di luogocomunismo. E lo svarione è perdonato, perché in fondo è in linea con la vulgata.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60508127</guid><pubDate>Tue, 25 Jun 2024 20:28:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60508127/sangiuliano_dietro_lo_svarione_c_la_solita_vulgata.mp3" length="6896393" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7833

SANGIULIANO, DIETRO LO SVARIONE C'E' LA SOLITA VULGATA di Stefano Chiappalone

Più che un semplice anacronismo è un boomerang. Domenica a Taormina durante l'evento "Taobuk 2024 -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7833" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7833</a><br /><br />SANGIULIANO, DIETRO LO SVARIONE C'E' LA SOLITA VULGATA di Stefano Chiappalone<br /><br />Più che un semplice anacronismo è un boomerang. Domenica a Taormina durante l'evento "Taobuk 2024 - Identità italiana, identità culturale" il ministro Gennaro Sangiuliano a un certo punto ha citato: «... la Santa Inquisizione, perché l'Inquisizione nella Spagna dell'epoca era un contropotere molto forte. Colombo va davanti alla Santa Inquisizione e spiega il suo progetto. Colombo, sapete, non ipotizzava di scoprire un nuovo continente, ma Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei. Allora i padri, chiamiamoli "padri"...». Il tutto per dire che «Nell'attività normativa legislativa quando ci mettiamo a ragionare a come riformare, troviamo sempre i soloni che ci dicono: "Ma questa cosa non è mai stata fatta". Ma se nella storia dell'umanità non ci fosse stato qualcuno che a un certo punto ha rotto gli schemi, noi non avremmo fatto tante conquiste». Insomma, il riformatore odierno come un novello Colombo o Galileo.<br />Applausi scroscianti sul posto e ironia sferzante sul web, facendo notare un "dettaglio" che dovrebbe essere ovvio come il proverbiale uovo di Colombo (restando in tema): le date non tornano, dal momento che Galileo Galilei nacque nel 1564, quando Cristoforo Colombo era morto da ben 58 anni e pertanto difficilmente avrebbe potuto avvalersi delle «teorie» dello scienziato pisano. Un'occhiata a wikipedia avrebbe risparmiato una gaffe tanto più eclatante in bocca al ministro della Cultura. Come se un sottosegretario agli Esteri confondesse i libanesi con i libici (ah no, è già accaduto). O se qualcuno collocasse Times Square a Londra invece che a New York... ma Sangiuliano ha fatto anche questo.<br />Non c'è solo l'anacronismo: se pure Galileo fosse vissuto qualche tempo prima, di quali teorie si sarebbe potuto avvalere Colombo per il suo viaggio? Dell'eliocentrismo? A rendere possibile il viaggio di Colombo servivano due dati: che la terra fosse sferica, e lo si sapeva da parecchi secoli, malgrado qualcuno ancora sia convinto che le obiezioni a Colombo si basassero sul mito della "terra piatta" (ma la sfericità della terra era cosa nota anche nel vituperato Medioevo). E che la circonferenza terrestre fosse sufficientemente "piccola" da consentire la lunga navigazione attraverso l'Oceano. In effetti le misurazioni di Colombo attingevano alla Geografia non di Galileo bensì di Tolomeo (forse il ministro si riferiva a lui, come ipotizza Focus?)<br />BASTA LO SLOGAN<br />Sviste non da poco, ma che importa, basta aver lanciato lo slogan: l'uomo delle riforme incurante dei pregiudizi come il navigatore genovese, che la vulgata descrive – al pari di Galileo - come la quintessenza della modernità. Il che basta a godere di quella sorta di "impunità culturale" per cui su certi temi, argomenti o personaggi, si può pontificare a piacimento e ogni strafalcione è perdonato purché si esalti la (presunta) modernità di qualcuno rispetto alla (presunta) arretratezza dei tempi in cui visse. Uno schema buono per tutte le occasioni. E poi l'inquisizione ci sta sempre bene a dare un tocco noir, tanto nessuno va a controllare che non si occupava di viaggi per mare (e che le ricerche più recenti hanno restituito un'immagine non esattamente corrispondente alla leggenda nera, da non sostituire con una leggenda rosa, ma semplicemente con le luci e le ombre della verità storica). 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Per quanto sia possibile distinguere in esso periodi diversi - il primo, nell'agosto-settembre del 1792; il secondo, dalla caduta dei girondini, il 2 giugno 1793, alla caduta di Maximilien de Robespierre (1758-1794), il 28 luglio 1794 -, appare più rispondente alla realtà storica considerare il Terrore un blocco unitario, come esito coerente di un movimento che, per accelerazioni progressive, volle fare terra bruciata del passato religioso, culturale e civile della Francia, e praticò sistematicamente, come metodo di lotta politica, l'annientamento dell'avversario esercitando il potere in modo totalitario. Fra i più rilevanti provvedimenti, grondanti intrinseca ingiustizia, antecedenti alla fase strettamente terroristica, vanno ricordati la confisca dei beni della Chiesa cattolica, la loro trasformazione in beni nazionali e la loro vendita all'incanto, con i decreti del 17 marzo e del 14 maggio 1790; la Costituzione Civile del Clero, del 12 luglio 1790, che voleva svellere il clero cattolico dalla Chiesa universale, e la legge Le Chapelier (Isaac, 1754-1794), del 14 giugno 1791, che interdiceva qualsivoglia associazione fra cittadini esercitanti il medesimo mestiere.<br />IL PRIMO PERIODO: AGOSTO E SETTEMBRE 1792<br />Focalizzando l'attenzione sul primo periodo del Terrore - agosto-settembre del 1792 -, può osservarsi che, a partire dall'estate del 1792, la violenza abbandona le apparenze legalistiche. Il 10 agosto 1792 la marmaglia - che già aveva fatto, sotto la guida di abili mestatori, la prova generale il 20 giugno precedente - assale, sospinta dalla Comune insurrezionale, il palazzo delle Tuileries, da cui re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) si era allontanato con la famiglia per porsi sotto la protezione dell'Assemblea Legislativa. Alle guardie svizzere, fedeli alla consegna di difendere la residenza reale, il sovrano, sollecitato dai deputati, trasmette l'improvvido ordine di cessare la resistenza. È l'inizio del Terrore: scampato il pericolo, la folla stermina gli svizzeri e gli altri difensori. La Comune impone l'elezione di un nuovo corpo assembleare e la decadenza del re: l'Assemblea, terrorizzata, sospende il re "[...] fino a che si pronunci la Convenzione nazionale ". La Comune, affermando la sua dittatura, incarcera il re, insieme con la famiglia, nella prigione del Tempio. Si scatena la caccia ai "sospetti ": i vincitori arrestano i sacerdoti che non hanno prestato giuramento alla Costituzione Civile del Clero - detti "refrattari " in contrapposizione ai "giurati " -, gli aristocratici, i parenti degli emigrati e i semplici cittadini malvisti dai sanculotti parigini. Poi, all'inizio di settembre, all'annuncio che l'armata prussiana preme alla frontiera, gli agitatori trucidano nelle prigioni gli arrestati. La carneficina, iniziata il 2 settembre, prosegue il 3, il 4 e il 5 successivi. Le prime esecuzioni sono compiute al convento dei Carmelitani, trasformato in prigione dei sacerdoti fedeli alla Chiesa. Dopo un macello iniziale, compiuto in modo indiscriminato e disordinato a colpi di fucile, di sciabola e di picca, è inscenata una parodia giudiziaria. Il commissario di una sezione della Comune si installa in un corridoio del pianterreno e si fa consegnare la lista dei prigionieri. A due a due i sacerdoti sopravvissuti gli sono presentati innanzi. Con zelo repubblicano, Violette - così si chiamava il figuro - si assicura dell'identità e della persistenza nel rifiuto del giuramento. Poi pronuncia la "sentenza", che viene eseguita immediatamente, con l'uso delle armi più diverse. Dei centocinquanta-centosessanta prigionieri - la grandissima parte sacerdoti - centoquindici sono uccisi: fra essi, il beato Jean-Marie du Lau d'Alleman (1738-1792), arcivescovo di Arles, e i fratelli de la Rochefoucauld-Bayers, il beato François-Joseph (1736-1792), vescovo di Beauvais, e il beato Pierre-Louis (1744-1792), vescovo di Saintes. Maria Teresa di Savoia Carignano, principessa de Lamballe (1749-1792), è vittima dei massacri di settembre: la sua testa, issata su una picca, è condotta come trofeo per le vie della città e portata innanzi alla prigione del Tempio affinché la regina Maria Antonietta (1755-1793) possa vederla. Sono uccisi circa milletrecento prigionieri dei duemilacinquecento imprigionati. Il Comitato di Sorveglianza Rivoluzionaria della Comune si affretta a informare, già in data 3 settembre, i Comitati Dipartimentali che "[...] una parte dei cospiratori feroci detenuti nelle prigioni è stata messa a morte dal popolo " e che gli "[...] atti di giustizia sono apparsi indispensabili al popolo per trattenere con il terrore le migliaia di traditori ". Georges-Jacques Danton (1759-1794), artefice dell'insurrezione del 10 agosto e ministro della Giustizia al momento dei massacri, risponde, all'ispettore delle prigioni che gli manifesta inquietudine: "Me ne fotto dei prigionieri; divengano ciò che potranno ". E il 2 settembre proclama: "Il popolo vuol farsi giustizia da sé di tutti i cattivi soggetti che sono nelle prigioni ". Il 3 aggiunge: "Questa esecuzione era necessaria per tranquillizzare il popolo di Parigi [...]. È un sacrificio indispensabile; d'altra parte il popolo non si sbaglia [...].Vox populi, vox Dei, è questo l'adagio più vero e più repubblicano che io conosca ".<br />IL SECONDO PERIODO: DAL GIUGNO DEL 1793 AL LUGLIO DEL 1794<br />Con l'elezione dei membri della Convenzione, il 21 settembre 1792, sorge la nuova  "legalità " repubblicana. Il Terrore assume forme più raffinate e vuole diventare "legale ". Lo stesso 21 settembre la Convenzione proclama all'unanimità l'abolizione della monarchia; il 25 la Repubblica è dichiarata "una e indivisibile ". Sennonché, l'odio comune contro la religione cattolica e la tradizione storica della Francia cela feroci contrasti fra le fazioni. Già il 25 ottobre Robespierre, accusato in assemblea di volersi fare tiranno, rivendica orgogliosamente la contrarietà al diritto di tutta la Rivoluzione, che egli individua come un blocco unitario. Il Terrore - religioso, politico, militare, economico - è organizzato sistematicamente per accelerare il corso della Rivoluzione. Consapevoli di essere una infima minoranza in Parigi e, ancor più, nel paese, i membri della setta giacobina terrorizzano la Francia intera. Il regime di annichilimento è diretto dal Comitato di Salute Pubblica - creato il 6 aprile 1793 -, che esercita di fatto il governo del paese. Nella fase più allucinante del Terrore - dal settembre del 1793 al luglio del 1794 - ne fanno parte dodici uomini, di cui Robespierre è l'elemento trainante e Louis Saint-Just (1767-1794) e Georges Couthon (1755-1794) i più ascoltati consiglieri. Il Comitato si avvale del Tribunale rivoluzionario - Tribunale criminale straordinario, creato il 10 marzo 1793 - e di una serie di leggi eccezionali, fra cui va ricordata quella sui sospetti, del 17 settembre 1793, che prevede l'arresto e la messa a morte di chiunque non sia allineato con il Comitato. L'infrastruttura indispensabile alla repubblica del Terrore è costituita dai Comitati di Sorveglianza Rivoluzionaria, diffusi su tutto il territorio nazionale nel numero di più di ventimila, con poteri di polizia che prevedono l'arresto dei "nemici della libertà ". I sacerdoti, ormai anche quelli "giurati", appartengono alla categoria dei sospetti e possono essere messi a morte in qualsiasi momento. È imposto il calendario repubblicano, allo scopo di abolire ogni traccia cristiana e cancellare il ritmo settimanale con la centralità della domenica. La scristianizzazione si accanisce contro le chiese, gli oggetti di culto e di arte e contro le memorie dei defunti. A Parigi il vescovo Jean-Baptiste Joseph Gobel (1727-1794), collaborazionista e rivoluzionario lui stesso, abdica pubblicamente, prono agli ordini della Comune, alle funzioni episcopali, deponendo il 7 novembre 1793 la croce pettorale e l'anello nelle mani dei convenzionali, senza che il gesto gli serva per scampare alla ghigliottina l'anno successivo. Il 10 novembre si celebra nella cattedrale di Nôtre-Dame una grottesca festa della Ragione: al centro un tempio simil-greco circondato di cartapesta; ai lati, i busti di Voltaire (François-Marie Arouet, 1694-1778), di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) e di Benjamin Franklin (1706-1790); sulla scena un'attrice dell'Opéra a rappresentare la Ragione. Il 23 novembre la Comune decreta la chiusura di tutte le chiese di Parigi.<br />MISERIA E FAME<br />La miseria e la fame flagellano le città, per le cui strade si consuma la caccia ai sospetti. Le delazioni sono innumerevoli e il Tribunale rivoluzionario stenta a tenere il passo, sì che la Convenzione, preoccupata dell'efficienza del sistema, approva, il 10 giugno 1794, la riforma: sola pena prevista è la morte; tutti i cittadini hanno l'obbligo di denunciare i cospiratori e i contro-rivoluzionari; non v'è più bisogno di ascoltare testimoni, a meno che la  "formalità " non sia necessaria per scoprire altri complici; le deposizioni sono soltanto orali e non più scritte; i difensori sono aboliti. L'articolo XVI della legge statuisce infatti che difensori dei patrioti calunniati sono gli stessi giurati patrioti; i cospiratori, invece, non meritano difensori di sorta. Grazie a tale legge è reso più sbrigativo il sistema delle  "infornate " di condannati. Ogni giorno può essere giudicato un numero doppio di accusati rispetto a prima, il che fa salire il rendimento,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60439613</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2024 17:18:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60439613/il_terrore_apice_della_rivoluzione_francese.mp3" length="15473747" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7829

IL TERRORE, APICE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE di Mauro Ronco
Il Terrore designa la fase acuta del processo rivoluzionario, noto come Rivoluzione francese, che ha devastato la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7829" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7829</a><br /><br />IL TERRORE, APICE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE di Mauro Ronco<br />Il Terrore designa la fase acuta del processo rivoluzionario, noto come Rivoluzione francese, che ha devastato la Francia nel decennio dal 1789 al 1799. Per quanto sia possibile distinguere in esso periodi diversi - il primo, nell'agosto-settembre del 1792; il secondo, dalla caduta dei girondini, il 2 giugno 1793, alla caduta di Maximilien de Robespierre (1758-1794), il 28 luglio 1794 -, appare più rispondente alla realtà storica considerare il Terrore un blocco unitario, come esito coerente di un movimento che, per accelerazioni progressive, volle fare terra bruciata del passato religioso, culturale e civile della Francia, e praticò sistematicamente, come metodo di lotta politica, l'annientamento dell'avversario esercitando il potere in modo totalitario. Fra i più rilevanti provvedimenti, grondanti intrinseca ingiustizia, antecedenti alla fase strettamente terroristica, vanno ricordati la confisca dei beni della Chiesa cattolica, la loro trasformazione in beni nazionali e la loro vendita all'incanto, con i decreti del 17 marzo e del 14 maggio 1790; la Costituzione Civile del Clero, del 12 luglio 1790, che voleva svellere il clero cattolico dalla Chiesa universale, e la legge Le Chapelier (Isaac, 1754-1794), del 14 giugno 1791, che interdiceva qualsivoglia associazione fra cittadini esercitanti il medesimo mestiere.<br />IL PRIMO PERIODO: AGOSTO E SETTEMBRE 1792<br />Focalizzando l'attenzione sul primo periodo del Terrore - agosto-settembre del 1792 -, può osservarsi che, a partire dall'estate del 1792, la violenza abbandona le apparenze legalistiche. Il 10 agosto 1792 la marmaglia - che già aveva fatto, sotto la guida di abili mestatori, la prova generale il 20 giugno precedente - assale, sospinta dalla Comune insurrezionale, il palazzo delle Tuileries, da cui re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) si era allontanato con la famiglia per porsi sotto la protezione dell'Assemblea Legislativa. Alle guardie svizzere, fedeli alla consegna di difendere la residenza reale, il sovrano, sollecitato dai deputati, trasmette l'improvvido ordine di cessare la resistenza. È l'inizio del Terrore: scampato il pericolo, la folla stermina gli svizzeri e gli altri difensori. La Comune impone l'elezione di un nuovo corpo assembleare e la decadenza del re: l'Assemblea, terrorizzata, sospende il re "[...] fino a che si pronunci la Convenzione nazionale ". La Comune, affermando la sua dittatura, incarcera il re, insieme con la famiglia, nella prigione del Tempio. Si scatena la caccia ai "sospetti ": i vincitori arrestano i sacerdoti che non hanno prestato giuramento alla Costituzione Civile del Clero - detti "refrattari " in contrapposizione ai "giurati " -, gli aristocratici, i parenti degli emigrati e i semplici cittadini malvisti dai sanculotti parigini. Poi, all'inizio di settembre, all'annuncio che l'armata prussiana preme alla frontiera, gli agitatori trucidano nelle prigioni gli arrestati. La carneficina, iniziata il 2 settembre, prosegue il 3, il 4 e il 5 successivi. Le prime esecuzioni sono compiute al convento dei Carmelitani, trasformato in prigione dei sacerdoti fedeli alla Chiesa. Dopo un macello iniziale, compiuto in modo indiscriminato e disordinato a colpi di fucile, di sciabola e di picca, è inscenata una parodia giudiziaria. Il commissario di una sezione della Comune si installa in un corridoio del pianterreno e si fa consegnare la lista dei prigionieri. A due a due i sacerdoti sopravvissuti gli sono presentati innanzi. Con zelo repubblicano, Violette - così si chiamava il figuro - si assicura dell'identità e della persistenza nel rifiuto del giuramento. Poi pronuncia la "sentenza", che viene eseguita immediatamente, con l'uso delle armi più diverse. Dei...]]></itunes:summary><itunes:duration>968</itunes:duration><itunes:keywords>carneficina,ghigliottina,rivoluzionefrancese,robespierre,terrore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/35d5ee99635e1ca214b0400b587f318b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Comunione ai divorziati risposati è un'esigenza dovuta ai tempi? Falso!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-comunione-ai-divorziati-risposati-e-un-esigenza-dovuta-ai-tempi-falso--60213894</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3281" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3281</a><br /><br />LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI E' UN'ESIGENZA DOVUTA AI TEMPI? FALSO! di Francesco Agnoli<br />Quello che si sente dire, non di rado, anche in ambienti cattolici, è che la concessione della comunione ai divorziati risposati è un'esigenza dovuta ai tempi. Troppe sono oggi le persone divorziate risposate, per mantenere in vita vecchie regole e vecchi schemi.<br />Si tratta con tutta evidenza di una idea debole, per la quale la verità è sottomessa all'arbitrio del numero. Fu utilizzata dai radicali al tempo del divorzio ("sono già milioni i divorzi de facto, per ignorare ancora la possibilità di un divorzio riconosciuto", si diceva già allora), e sempre dagli stessi per legalizzare l'aborto: "poiché gli aborti clandestini sono ormai la norma, tanto vale regolarizzare l'aborto tout court".<br />Ma lo scopo di questo articolo non è quello di valutare un simile ragionamento sul piano logico; e neppure da un punto di vista teologico. Lo scopo è semplicemente capire, da un punto di vista storico, se questa posizione sia compatibile con l'insegnamento di Cristo.<br />La domanda che vogliamo porci è allora questa: come si comporterebbe Colui che è sommamente buono e misericordioso, Gesù Cristo stesso, se venisse oggi? Cambierebbe la dottrina dell'indissolubilità matrimoniale, ritenendola inadeguata ai tempi, e irrispettosa per l'alto numero di divorziati risposati oggi esistente? Introdurrebbe eccezioni, casistiche, problematicità varie come quelle proposte dal cardinal Kasper? Renderebbe un po' più flessibile, quel laconico e lapidario comandamento che dice "Ciò che Dio congiunge, l'uomo non separi" (Mt.19,8)?<br />Il primo punto da cui partire è senza dubbio questo: il matrimonio, nel mondo antico, pre-cristiano, è di due tipi: monogamico, o poligamico.<br />La monogamia è presente in Grecia, presso il popolo ebraico e a Roma; in altre civiltà, invece, vige la poligamia.<br />L'insegnamento di Cristo sulla famiglia non è dunque una novità del tutto inaudita: la monogamia, lo si ripete, era intuita presso vari popoli come l'istituto portante della società. Siamo di fronte a quello che viene chiamato di solito il "diritto naturale": anche popoli non cristiani portano nel loro cuore il suono di esigenze morali universali. Come Ippocrate aveva capito che abortire è uccidere, in un'epoca in cui l'aborto era però la norma, così i romani comprendevano bene che l'optimum, nel rapporto uomo donna, è la fedeltà e la durata del coniugio.<br />Così in età repubblicana, cioè prima di Cristo, a Roma è previsto il fidanzamento, attraverso una cerimonia ufficiale comprendente lo scambio di un anello (messo nell'anulare, perché, secondo Aulo Gellio, esisterebbe "un nervo molto sottile, che parte dall'anulare e arriva al cuore"). Ad esso segue il matrimonio: una cerimonia solenne, contrassegnata da una sorta di comunione davanti ad un altare, su cui viene offerto a Giove un pane di farro. Inoltre vi è il sacrificio di un animale, di cui vengono lette, da un aruspice, le interiora. Una donna, sposata una sola volta, e quindi di buon auspicio, unisce le mani degli sposi, di fronte ai sacerdoti e a dei testimoni, a dimostrazione della funzione anche sociale del matrimonio. Uomini e divinità sono dunque chiamati a testimonianza di un fatto, lo si ripete, di cui è piuttosto chiara l'importanza.<br />In verità, però, se andiamo a scavare in profondità, scopriamo che anche la monogamia romana, forse la più solida nel mondo antico, era inficiata da mille eccezioni: il maschio, per esempio, poteva andare tranquillamente con le schiave, senza che ciò costituisse uno scandalo neppure per la moglie; inoltre poteva ripudiare la moglie per una serie piuttosto abbondante di motivi. Così anche la monogamia ebraica era quasi una finzione, in quanto le scuole rabbiniche potevano ampliare a dismisura la possibilità del ripudio, permettendo così agli uomini di sposare, in successione, molte e molte donne. Non solo: anche la poligamia era piuttosto praticata.<br />Se torniamo a Roma, in età imperiale, cioè all'epoca di Cristo, e poi nei secoli di graduale affermazione del cristianesimo, i costumi sono precipitati. Tutti gli storici sono concordi nel rilevare che la monogamia, già dissolubile, dell'età repubblicana, è in grave crisi. La durata media dei matrimoni è sempre minore; i divorzi sono sempre di più; persino la cerimonia nuziale, in perfetto accordo con la graduale diminuzione del senso del coniugio, è divenuta semplice, veloce, quasi banale. Ormai, come scrive Igino Giordani nel suo capolavoro, "Il messaggio sociale del cristianesimo", «per divorziare non occorrevano forme complicate. Come per sposare. Bastava un avviso a voce o per iscritto o per messaggio»; tutto era più semplice rispetto al passato repubblicano e il divorzio «divenne una piaga che incancrenì l'istituto del matrimonio e logorò la famiglia».<br />Il grande Seneca, un contemporaneo di Gesù, scrive che ormai le persone «divorziano per sposarsi e si sposano per divorziare». Giovenale, nel I secolo dopo Cristo, ricorda il nome di una donna che si è sposata 8 volte in 5 anni, mentre Marziale descrive la crisi del matrimonio contemporaneo citando Telesilla, con i suoi 10 mariti. Il grande storico romano Carcopino, nel suo La vita quotidiana a Roma, ribadisce il concetto: il divorzio in età precristiana, a Roma, era raro, in età imperiale estremamente diffuso. Anche perché, come ricorda la storica Eva Cantarella, nel suo L'ambiguo malanno, alla possibilità del divorzio richiesto dal marito, con la donna di solito come vittima impotente, si era andata affiancando la possibilità che a divorziare fossero anche le donne.<br />Dato di fatto incontestabile: all'arrivo di Cristo e nei secoli successivi nell'impero romano il matrimonio e la famiglia erano in crisi più che mai; una crisi che si riversava anche sulla società e che finiva anche per avere ripercussioni demografiche. In questo contesto, per citare ancora la Cantarella, la predicazione di Cristo sul matrimonio indissolubile fu senz'altro ben poco "realistica" e alquanto "rivoluzionaria". Tanto più che per i pagani il matrimonio durava sinché dura la volontà di stare insieme, mentre i cristiani "prendevano in considerazione la sola volontà iniziale, fissandola per così dire nel tempo, e solo ad essa attribuendo valore determinante".<br />Di qui le legislazioni degli imperatori cristiani, che piano piano cominciarono a limitare i divorzi, imponendo «per la prima volta, una casistica di circostanze che li giustificavano».<br />Quanto all'insegnamento e all'educazione cristiani, un apologeta come Giustino nella sua Apologia per i cristiani del II sec. d. C espone il pensiero tradizionale della Chiesa, condannando le seconde nozze e il divorzio dei suoi contemporanei e invitando a rispettare in toto l'insegnamento di Cristo. Che certamente non si impone facilmente, soprattutto presso i ceti più alti. Sembra per esempio che Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, sia stato il primo sovrano franco ad avere una sola moglie, meritandosi anche per questo l'appellativo di "Pio".<br />Nel corso dei secoli seguenti la Chiesa si batterà in ogni modo anzitutto per insegnare l'importanza e la grandezza dell'indissolubilità matrimoniale, nello stesso tempo per difenderla, soprattutto dalla prepotenza maschile. Tutti ricordano che per questa posizione intransigente si arrivò persino ad uno scisma, quello con l'Inghilterra di Enrico VIII, quando sarebbe bastato annullare le nozze del re inglese, o concedergli il divorzio da Caterina, per scongiurarlo.<br />Ma i casi simili sono moltissimi. Ricordava infatti lo storico Jacques Le Goff su Avvenire (21/1/2007): "Si dice spesso che in caso di adulterio non vi è uguaglianza fra uomo e donna. Ora, in un certo numero di casi molto particolari, e spesso molto famosi, l'uomo è stato severamente condannato dalla Chiesa, pensiamo al re di Francia Roberto il Pio o a Filippo Augusto. Roberto il Pio, nei primi anni dell'XI secolo, dovette separarsi dalla seconda moglie, Berta di Blois, poiché il clero lo considerava bigamo (la prima moglie era ancora viva) e incestuoso (i due erano consanguinei in terzo grado). Il papa Innocenzo III, invece, eletto nel 1198, lanciò l'interdetto contro il regno di Filippo Augusto, che aveva ripudiato nel 1193 la moglie, Ingeborg di Danimarca, e aveva sposato Agnese di Merania. Negli statuti urbani del XII secolo in Italia e del XIII in Francia, si trovano articoli sulla punizione dell'adulterio che prevedono dure pene sia per gli uomini che per le donne. Così, ad esempio, le Consuetudini di Tolosa del 1293, che raccomandano e illustrano in un disegno la castrazione di un marito adultero...".<br />Possiamo citare un altro caso interessante, che ci dice di come l'indissolubilità sia stata per la Chiesa una verità non negoziabile, neppure con i più potenti. Come nel caso di Teutberga. Racconta lo storico Robert Louis Wilken, nel suo I primi mille anni, riguardo al papa Niccolò I: «In un famoso confronto sfidò il re Lotario II di Lotaringia, che aveva divorziato dalla moglie Teutberga perché non gli aveva dato un erede maschio. Quando gli arcivescovi di Colonia e Treviri giunsero a Roma con i verbali di un sinodo che aveva riconosciuto la validità del divorzio, Niccolò scomunicò i due vescovi. Per tutta risposta l'imperatore Ludovico II (fratello di Lotario, ndr) fece marciare le sue truppe su Roma, accusando Niccolò di 'volersi ergere a 'imperatore del mondo'. Il papa però fu irremovibile e alla fine Lotario dovette accettare Teutberga come sua legittima consorte».<br />Ora, a parte notare quanto gesti come questo, ripetuti molte volte nella storia, abbiano significato per la difesa della dignità femminile, spesso esposta, in passato,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60213894</guid><pubDate>Wed, 29 May 2024 20:50:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60213894/la_comunione_ai_divorziati_risposati_un_esigenza_dovuta_ai_tempi_falso.mp3" length="13432416" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3281

LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI E' UN'ESIGENZA DOVUTA AI TEMPI? FALSO! di Francesco Agnoli
Quello che si sente dire, non di rado, anche in ambienti cattolici, è che la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3281" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3281</a><br /><br />LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI E' UN'ESIGENZA DOVUTA AI TEMPI? FALSO! di Francesco Agnoli<br />Quello che si sente dire, non di rado, anche in ambienti cattolici, è che la concessione della comunione ai divorziati risposati è un'esigenza dovuta ai tempi. Troppe sono oggi le persone divorziate risposate, per mantenere in vita vecchie regole e vecchi schemi.<br />Si tratta con tutta evidenza di una idea debole, per la quale la verità è sottomessa all'arbitrio del numero. Fu utilizzata dai radicali al tempo del divorzio ("sono già milioni i divorzi de facto, per ignorare ancora la possibilità di un divorzio riconosciuto", si diceva già allora), e sempre dagli stessi per legalizzare l'aborto: "poiché gli aborti clandestini sono ormai la norma, tanto vale regolarizzare l'aborto tout court".<br />Ma lo scopo di questo articolo non è quello di valutare un simile ragionamento sul piano logico; e neppure da un punto di vista teologico. Lo scopo è semplicemente capire, da un punto di vista storico, se questa posizione sia compatibile con l'insegnamento di Cristo.<br />La domanda che vogliamo porci è allora questa: come si comporterebbe Colui che è sommamente buono e misericordioso, Gesù Cristo stesso, se venisse oggi? Cambierebbe la dottrina dell'indissolubilità matrimoniale, ritenendola inadeguata ai tempi, e irrispettosa per l'alto numero di divorziati risposati oggi esistente? Introdurrebbe eccezioni, casistiche, problematicità varie come quelle proposte dal cardinal Kasper? Renderebbe un po' più flessibile, quel laconico e lapidario comandamento che dice "Ciò che Dio congiunge, l'uomo non separi" (Mt.19,8)?<br />Il primo punto da cui partire è senza dubbio questo: il matrimonio, nel mondo antico, pre-cristiano, è di due tipi: monogamico, o poligamico.<br />La monogamia è presente in Grecia, presso il popolo ebraico e a Roma; in altre civiltà, invece, vige la poligamia.<br />L'insegnamento di Cristo sulla famiglia non è dunque una novità del tutto inaudita: la monogamia, lo si ripete, era intuita presso vari popoli come l'istituto portante della società. Siamo di fronte a quello che viene chiamato di solito il "diritto naturale": anche popoli non cristiani portano nel loro cuore il suono di esigenze morali universali. Come Ippocrate aveva capito che abortire è uccidere, in un'epoca in cui l'aborto era però la norma, così i romani comprendevano bene che l'optimum, nel rapporto uomo donna, è la fedeltà e la durata del coniugio.<br />Così in età repubblicana, cioè prima di Cristo, a Roma è previsto il fidanzamento, attraverso una cerimonia ufficiale comprendente lo scambio di un anello (messo nell'anulare, perché, secondo Aulo Gellio, esisterebbe "un nervo molto sottile, che parte dall'anulare e arriva al cuore"). Ad esso segue il matrimonio: una cerimonia solenne, contrassegnata da una sorta di comunione davanti ad un altare, su cui viene offerto a Giove un pane di farro. Inoltre vi è il sacrificio di un animale, di cui vengono lette, da un aruspice, le interiora. Una donna, sposata una sola volta, e quindi di buon auspicio, unisce le mani degli sposi, di fronte ai sacerdoti e a dei testimoni, a dimostrazione della funzione anche sociale del matrimonio. Uomini e divinità sono dunque chiamati a testimonianza di un fatto, lo si ripete, di cui è piuttosto chiara l'importanza.<br />In verità, però, se andiamo a scavare in profondità, scopriamo che anche la monogamia romana, forse la più solida nel mondo antico, era inficiata da mille eccezioni: il maschio, per esempio, poteva andare tranquillamente con le schiave, senza che ciò costituisse uno scandalo neppure per la moglie; inoltre poteva ripudiare la moglie per una serie piuttosto abbondante di motivi. 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Lo ha fatto durante la Rivoluzione, quando sono stati coniati gli stessi concetti di destra e di sinistra. Tutto il nostro modo di ragionare e di intendere la politica è nato a Parigi, mentre le teste degli oppositori al regime (veri o presunti, poco importava) cadevano sotto la lama affilata del rasoio nazionale, la ghigliottina. Ma la Rivoluzione ha generato anche la sua opposizione e nemesi, la Contro-Rivoluzione. L'ha fatta sorgere dalla periferia profonda, tra i mulini a vento e le fredde campagne della Bretagna, dell'Angiò, del Poitou. Il termine con il quale si identifica questa opposizione al fenomeno totalizzante e degenerativo della Rivoluzione è "Vandea", dal nome dell'attuale dipartimento affacciato sull'Atlantico. Di fronte alla tirannide di Robespierre e dei suoi emuli ed alle disgraziate leggi anticristiane messe in atto dalla banda di fanatici salita al potere nel 1789, i contadini vandeani e bretoni presero le armi dimostrando che è possibile opporsi alla tempesta, ed opporsi in armi.<br />Per capire come andarono le cose, bisogna prima ricordare che la regione occidentale della Francia fu segnata nel corso della seconda metà del XVII secolo dall'opera evangelizzatrice di un grande santo e mistico: San Luigi Maria Grignon de Montfort, autore del famoso Trattato della vera devozione alla Santa Vergine. Devotissimo alla Madonna e affezionato sostenitore della preghiera del Rosario, San Luigi Maria ha influito molto sulla coscienza dei bretoni e dei vandeani, al punto che è possibile dire che senza il suo insegnamento non vi sarebbe stata l'insorgenza del 1793. Perché il punto è che la sollevazione della Vandea avvenne in nome della regalità di Cristo e di Maria (non a caso il simbolo degli insorti era un Sacro Cuore) e, solo secondariamente, in nome del re. Ad insorgere non furono i nobili, spesso collusi con il nuovo potere e talvolta addirittura artefici dei primi fuochi rivoluzionari; no: furono i contadini a sollevarsi contro la scristianizzazione della Francia, contro il massacro di preti e suore e contro la leva obbligatoria che tanti figli mandava a morire per difendere uno Stato divenuto apostata. Ma, necessitando essi dell'esperienza dei nobili, i quali avevano tutti frequentato la scuola militare come usanza imponeva all'epoca, si recarono da alcuni di loro affinché costituissero un piccolo esercito: l'Armata Cattolica e Reale.<br />PERDERE TUTTO IN CASO DI SCONFITTA<br />Fu così che emersero delle figure straordinarie, come quella del marchese Charles Melchior Artus de Bonchamps, del conte Henri du Vergier de La Rochejaquelein o ancora di François-Athanase de Charette de La Contrie, alcuni tra i più celebri comandanti dell'esercito cattolico. Tra loro, personaggi diversi ma accomunati indubbiamente da un coraggio leonino: comandare un esercito insorgente voleva dire perdere tutto in caso di sconfitta. Tutto voleva dire tutto, poiché i rivoluzionari non perdonavano, e per i non allineati il destino poteva essere amaro: oltre alla pena di morte, anche la ritorsione sui familiari e sui beni che la nobiltà locale deteneva da secoli e secoli. Per il caso di Charette, valga il ricordo che la sua famiglia apparteneva all'antichissima dinastia italiana dei Del Carretto (tra Liguria e Piemonte), con origini che si perdevano nell'Alto Medioevo e che da secoli si era stanziata in Francia. Dunque, dinastie che si erano legate in modo indissolubile con il territorio: un territorio che ora chiamava i loro antichi signori per essere difeso. Recentemente, un libro ha raccolto alcune delle più sorprendenti figure della Vandea Militare: è la Storia delle Guerre di Vandea scritta da Giuseppe Baiocchi (Ed. Il Cerchio, Rimini 2023), monumentale opera della quale è stato edito il primo volume e che racconta con tono divulgativo gli episodi salienti del conflitto focalizzando l'attenzione sulle biografie di Bonchamps, del cavaliere Baudry d'Asson, del marchese di La Rouërie.<br />La difesa avvenne in modo eroico, spesso disperato. I contadini attaccavano con tecniche miste tra un esercito regolare e una banda di guerriglieri e, proprio per questo, inizialmente ebbero la meglio su un esercito ancora abituato a tattiche e schemi antichi. Per tutta la primavera-estate del 1793 la Vandea mise in scacco i blu repubblicani, costituendo un problema serio per la dittatura dei giacobini. Ma come? La Rivoluzione, figlia della "religione laica" dei Lumi, aveva "liberato" il popolo ed ora una parte di quel popolo si ribellava? Robespierre diede l'ordine di schiacciare la Vandea ad ogni costo.<br />Dopo la drammatica battaglia di Cholet del 17 ottobre 1793 le cose mutarono. Alcuni dei comandanti storici furono uccisi: è il caso di Bonchamps, che prima di morire ordinò di non infierire sui prigionieri nemici e ne liberò circa cinquemila. Un gesto di clemenza che non fu riconosciuto dai repubblicani, ormai convinti della necessità di dover sterminare i vandeani. Tutti i vandeani. E così, mentre il resto dell'armata cattolica iniziava un lento sciame tra le brume autunnali della Normandia, terminando tragicamente il suo percorso penoso nelle paludi di Savenay, i giacobini ordinarono lo sterminio sistematico di tutta la regione, che avvenne dal principio del 1794.<br />STERMINARE LE DONNE E I BAMBINI<br />Non dovevano rimanere in vita nemmeno le donne e i bambini; le prime, considerate alla stregua di «solchi riproduttori» e i secondi ritenuti «potenziali briganti». Dunque, individui da sterminare con rigore scientifico, sistematico. L'obiettivo: migliorare la specie francese, depurandola dal cancro della Reazione. Pura eugenetica, prima dell'eugenetica. I vandeani erano esseri inferiori, che avevano alzato la testa contro le sedicenti tesi di pace, amore e libertà recate da Voltaire e dai suoi eponimi, ed incardinate nel motto rivoluzionario «liberté, égalité, fraternité».<br />Le violenze e i soprusi attuati dalle Colonne Infernali (drappelli dell'esercito regolare che avevano il compito di seminare morte e sterminio) furono di una efferatezza tale che lo storico francese Reynald Secher ha parlato di genocidio vandeano. Il genocidio figlio dell'Illuminismo. La rassegna degli orrori è tale che fa ancora raccapriccio, e che ci ricorda come il sonno della ragione generato dalla follia totalitaria generi mostri, evocando l'inferno in Terra. Interi paesi furono dati alle fiamme, i civili seviziati, arsi vivi, squartati. In alcuni casi (poi testimoniati dalle cappelle espiatorie erette nella Restaurazione) ad essere uccisi in modo spietato furono specialmente le donne incinte ed i bambini. Centinaia di bambini, una vera e propria strage degli innocenti. Tra i nomi dei massacri più noti, quello di Lucs-sur-Boulogne tra il febbraio e il marzo 1794, con un numero di vittime tra le 500 e le 600. Nel mentre, i prigionieri dell'esercito cattolico catturati vivi andavano incontro a destini altrettanto tragici: non volendo sprecare pallottole per fucilarli tutti, i ribelli nelle mani dei carnefici furono annegati nella Loira, secondo ciò che la creatività suggeriva. Il «matrimonio repubblicano», a tal proposito, consisteva nell'immergere nei flutti della «vasca da bagno nazionale» (il fiume) un giovane ed una giovane nudi. Spesso, preti e suore subirono questo doloroso supplizio; altri, come il beato Noël Pinot, furono condotti alla ghigliottina ancora vestiti dei paramenti sacri: il suo martirio è narrato con attenzione nel saggio di Baiocchi. Martirio, sì. Perché di martiri, uccisi in odium fidei, si trattò: i civili e i religiosi sterminati dall'esercito del boucher de la Vendée (il macellaio della Vandea) François Joseph Westermann e annegati per ordine del rappresentante in missione Jean-Baptiste Carrier a Nantes furono a tutti gli effetti dei martiri, vittime dell'odio anticattolico che la Rivoluzione francese aveva dimostrato fin dai suoi albori, e che ora era emerso nella sua più luciferina violenza.<br />COMBATTERE PER CRISTO SOVRANO DELLA STORIA E DEI POPOLI<br />I nomi dei macellai che infierirono sui ribelli è stato macchiato di infamia, tant'è che la stessa Rivoluzione li sconfessò, condannando alla ghigliottina sia Westermann che Carrier (ma non altri, come il lugubre organizzatore delle Colonne Infernali, Louis-Marie Turreau). Invece, i nomi dei vandeani riposano in eterno coperti da una gloria che, a posteriori, nessuno può a loro togliere. Per quanto stigmatizzati come dei perdenti e degli illusi, nessuno (nemmeno Napoleone!) poté negare che il coraggio di uomini come Charette era fuori dal comune. Ma più che il coraggio contò la causa, l'idea per la quale queste migliaia di uomini e donne ritennero giusto combattere per ripristinare l'Ancien Régime, il vecchio ordine con al centro Cristo sovrano della storia e dei popoli. La causa era tanto radicata e sentita che nemmeno lo sterminio di circa trecentomila vandeani bastò a sopire il desiderio di giustizia della più cattolica delle regioni francesi. La Vandea, infatti, rimase la spina nel fianco della Rivoluzione. Insorgenti bretoni sotto la guida di Georges Cadoudal tentarono a più riprese di uccidere Napoleone. E la sollevazione dell'Ovest francese continuò con alti e bassi fino al 1815, con un'ultima parentesi addirittura nel 1832, nel tentativo di fare cadere il regime liberale di Luigi Filippo d'Orléans, salito al trono dopo la breve rivoluzione di luglio del 1830. L'anno di Rue du Bac. L'anno della fine della chimera della Restaurazione, esperimento fallito perché ormai le idee della Rivoluzione erano e]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60130441</guid><pubDate>Wed, 22 May 2024 09:45:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60130441/vandea_un_genocidio_in_nome_della_fraternit.mp3" length="12016813" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7799

VANDEA, UN GENOCIDIO IN NOME DELLA FRATERNITE' di Giorgio Cavallo

La Francia ha inventato la politica moderna. Lo ha fatto durante la Rivoluzione, quando sono stati coniati gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7799" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7799</a><br /><br />VANDEA, UN GENOCIDIO IN NOME DELLA FRATERNITE' di Giorgio Cavallo<br /><br />La Francia ha inventato la politica moderna. Lo ha fatto durante la Rivoluzione, quando sono stati coniati gli stessi concetti di destra e di sinistra. Tutto il nostro modo di ragionare e di intendere la politica è nato a Parigi, mentre le teste degli oppositori al regime (veri o presunti, poco importava) cadevano sotto la lama affilata del rasoio nazionale, la ghigliottina. Ma la Rivoluzione ha generato anche la sua opposizione e nemesi, la Contro-Rivoluzione. L'ha fatta sorgere dalla periferia profonda, tra i mulini a vento e le fredde campagne della Bretagna, dell'Angiò, del Poitou. Il termine con il quale si identifica questa opposizione al fenomeno totalizzante e degenerativo della Rivoluzione è "Vandea", dal nome dell'attuale dipartimento affacciato sull'Atlantico. Di fronte alla tirannide di Robespierre e dei suoi emuli ed alle disgraziate leggi anticristiane messe in atto dalla banda di fanatici salita al potere nel 1789, i contadini vandeani e bretoni presero le armi dimostrando che è possibile opporsi alla tempesta, ed opporsi in armi.<br />Per capire come andarono le cose, bisogna prima ricordare che la regione occidentale della Francia fu segnata nel corso della seconda metà del XVII secolo dall'opera evangelizzatrice di un grande santo e mistico: San Luigi Maria Grignon de Montfort, autore del famoso Trattato della vera devozione alla Santa Vergine. Devotissimo alla Madonna e affezionato sostenitore della preghiera del Rosario, San Luigi Maria ha influito molto sulla coscienza dei bretoni e dei vandeani, al punto che è possibile dire che senza il suo insegnamento non vi sarebbe stata l'insorgenza del 1793. Perché il punto è che la sollevazione della Vandea avvenne in nome della regalità di Cristo e di Maria (non a caso il simbolo degli insorti era un Sacro Cuore) e, solo secondariamente, in nome del re. Ad insorgere non furono i nobili, spesso collusi con il nuovo potere e talvolta addirittura artefici dei primi fuochi rivoluzionari; no: furono i contadini a sollevarsi contro la scristianizzazione della Francia, contro il massacro di preti e suore e contro la leva obbligatoria che tanti figli mandava a morire per difendere uno Stato divenuto apostata. Ma, necessitando essi dell'esperienza dei nobili, i quali avevano tutti frequentato la scuola militare come usanza imponeva all'epoca, si recarono da alcuni di loro affinché costituissero un piccolo esercito: l'Armata Cattolica e Reale.<br />PERDERE TUTTO IN CASO DI SCONFITTA<br />Fu così che emersero delle figure straordinarie, come quella del marchese Charles Melchior Artus de Bonchamps, del conte Henri du Vergier de La Rochejaquelein o ancora di François-Athanase de Charette de La Contrie, alcuni tra i più celebri comandanti dell'esercito cattolico. Tra loro, personaggi diversi ma accomunati indubbiamente da un coraggio leonino: comandare un esercito insorgente voleva dire perdere tutto in caso di sconfitta. Tutto voleva dire tutto, poiché i rivoluzionari non perdonavano, e per i non allineati il destino poteva essere amaro: oltre alla pena di morte, anche la ritorsione sui familiari e sui beni che la nobiltà locale deteneva da secoli e secoli. Per il caso di Charette, valga il ricordo che la sua famiglia apparteneva all'antichissima dinastia italiana dei Del Carretto (tra Liguria e Piemonte), con origini che si perdevano nell'Alto Medioevo e che da secoli si era stanziata in Francia. Dunque, dinastie che si erano legate in modo indissolubile con il territorio: un territorio che ora chiamava i loro antichi signori per essere difeso. Recentemente, un libro ha raccolto alcune delle più sorprendenti figure della Vandea Militare: è la Storia delle Guerre di Vandea scritta da Giuseppe Baiocchi (Ed. Il...]]></itunes:summary><itunes:duration>752</itunes:duration><itunes:keywords>fraternitè,genocidio,rivoluzione,sterminio,vandea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d38763afe7fce900dc7c0bf862bce512.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Marta Sordi, addio alla grande storica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/marta-sordi-addio-alla-grande-storica--59400971</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=817" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=817</a><br /><br />MARTA SORDI, ADDIO ALLA GRANDE STORICA di Alfredo Valvo<br />Marta Sordi lascia un vuoto incolmabile nel campo degli studi di storia antica, che ha dominato per decenni, e fra gli amici – allievi e colleghi – che l'hanno conosciuta e stimata. Nata a Livorno nel 1925 e laureatasi in Lettere all'Università degli studi di Milano con Alfredo Passerini, Marta Sordi intraprese subito dopo la laurea la sua attività di ricerca. Presso l'Istituto italiano per la Storia antica, a Roma, per un quinquennio fu allieva di Silvio Accame, maestro e amico. Dal 1962 all'Università di Messina Marta Sordi formò una prima Scuola, attiva ancor oggi.<br />Alcuni anni più tardi, nel 1967, passò a Bologna, dove ha lasciato una traccia incancellabile, e infine approdò due anni dopo all'Università Cattolica di Milano, dove insegnò Storia greca e Storia romana fino alla fine della sua lunga carriera accademica, nel 2001. Il numero delle sue pubblicazioni è difficilmente calcolabile. Non vi è problema aperto nel campo degli studi di storia antica nel quale Marta Sordi non sia autorevolmente intervenuta lasciando comunque, sempre, un'impronta di originalità e fornendo risposte almeno degne di considerazione, il più delle volte risolutive. Dominava senza difficoltà tutta la storia antica – il mondo etrusco, greco e romano, il cristianesimo dei primi secoli – sostenuta da una intelligenza vivacissima, una memoria prodigiosa e una capacità di cogliere sempre il nocciolo delle questioni.<br />Tra le sue opere si ricordano La Lega tessala fino ad Alessandro Magno (1958), I rapporti romano-ceriti e l'origine della civitas sine suffragio (1960), Il cristianesimo e Roma (1965), Roma e i Sanniti nel IV secolo a.C. (1969), Il mito troiano e l'eredità etrusca di Roma (1989), ; La 'dynasteia' in Occidente: studi su Dionigi I (1992), Prospettive di storia etrusca (1995), I cristiani e l'Impero romano (2004). Nel 2002 sono usciti due volumi che raccolgono i suoi scritti minori: Scritti di Storia greca e Scritti di Storia romana, ai quali sono da aggiungere Impero romano e cristianesimo. Scritti scelti (2006), e Sant'Ambrogio e la tradizione di Roma (Roma 2008). Ma molti altri sono i contributi pubblicati successivamente. Resta indicativa della sua originalità e della sua personalità una delle sue principali caratteristiche nell'affronto di ogni problema storico, che è stata anche una lezione per le generazioni di studenti che l'hanno avuta per maestra: l'interpretazione delle fonti, siano esse letterarie epigrafiche o di qualsiasi altra natura, non può essere condizionata da pregiudizi, di qualsiasi genere. La conoscenza vastissima, per non dire totale, dei documenti utili per la ricostruzione storica e una capacità di sintesi talvolta prossima alla divinazione, oltre naturalmente all'intelligenza storica, consentivano alla Sordi di dominare il campo del dibattito con assoluta libertà, cioè in piena indipendenza dalle tante opinioni, apparentemente consolidate, che costituiscono la communis opinio. (...)<br />Curò e diresse la collana dei «Contributi dell'Istituto di storia antica», uscita con cadenza annuale dal 1972 in poi presso Vita e pensiero; negli ultimi dieci anni aveva coordinato con energia e rigore i convegni annuali della fondazione Canussio di Cividale del Friuli, della quale ha presieduto il comitato scientifico. Marta Sordi ricevette prestigiosi riconoscimenti della sua attività, tra i quali la Medaille de la Ville de Paris, nel 1997, la Medaglia d'oro per i Benemeriti della cultura, nel 1999, e la Rosa Camuna per la Regione Lombardia, nel 2002. L'entità e l'importanza dell'opera scientifica di Marta Sordi si commentano da sole.<br />Chi ne ha condiviso un lungo tratto della vita ha ricevuto da lei una lezione di fermezza e di coraggio, di ideali e principi affermati e vissuti, dello studio e della ricerca intesi come servizio alla verità, di fedeltà e obbedienza alla Chiesa. Una conclusione è sempre troppo limitativa di una personalità grande.<br />Tuttavia, nel presentare più di due anni or sono, all'Università Cattolica, Impero romano e cristianesimo.<br />Scritti scelti, mi vennero in mente parole ricorrenti nel pensiero e negli scritti di Benedetto XVI che Marta Sordi gradì molto, anche se ne rimase stupita, e che qui ripeto come estremo omaggio, carico di affetto e di rimpianto: «La fede è chiamata a spingere la ragione ad avere il coraggio della verità». Credo che questa esortazione Marta Sordi l'abbia messa in pratica lungo tutta la sua vita di studiosa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59400971</guid><pubDate>Wed, 10 Apr 2024 19:17:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59400971/marta_sordi_addio_alla_grande_storica.mp3" length="5663391" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=817

MARTA SORDI, ADDIO ALLA GRANDE STORICA di Alfredo Valvo
Marta Sordi lascia un vuoto incolmabile nel campo degli studi di storia antica, che ha dominato per decenni, e fra gli amici...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=817" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=817</a><br /><br />MARTA SORDI, ADDIO ALLA GRANDE STORICA di Alfredo Valvo<br />Marta Sordi lascia un vuoto incolmabile nel campo degli studi di storia antica, che ha dominato per decenni, e fra gli amici – allievi e colleghi – che l'hanno conosciuta e stimata. Nata a Livorno nel 1925 e laureatasi in Lettere all'Università degli studi di Milano con Alfredo Passerini, Marta Sordi intraprese subito dopo la laurea la sua attività di ricerca. Presso l'Istituto italiano per la Storia antica, a Roma, per un quinquennio fu allieva di Silvio Accame, maestro e amico. Dal 1962 all'Università di Messina Marta Sordi formò una prima Scuola, attiva ancor oggi.<br />Alcuni anni più tardi, nel 1967, passò a Bologna, dove ha lasciato una traccia incancellabile, e infine approdò due anni dopo all'Università Cattolica di Milano, dove insegnò Storia greca e Storia romana fino alla fine della sua lunga carriera accademica, nel 2001. Il numero delle sue pubblicazioni è difficilmente calcolabile. Non vi è problema aperto nel campo degli studi di storia antica nel quale Marta Sordi non sia autorevolmente intervenuta lasciando comunque, sempre, un'impronta di originalità e fornendo risposte almeno degne di considerazione, il più delle volte risolutive. Dominava senza difficoltà tutta la storia antica – il mondo etrusco, greco e romano, il cristianesimo dei primi secoli – sostenuta da una intelligenza vivacissima, una memoria prodigiosa e una capacità di cogliere sempre il nocciolo delle questioni.<br />Tra le sue opere si ricordano La Lega tessala fino ad Alessandro Magno (1958), I rapporti romano-ceriti e l'origine della civitas sine suffragio (1960), Il cristianesimo e Roma (1965), Roma e i Sanniti nel IV secolo a.C. (1969), Il mito troiano e l'eredità etrusca di Roma (1989), ; La 'dynasteia' in Occidente: studi su Dionigi I (1992), Prospettive di storia etrusca (1995), I cristiani e l'Impero romano (2004). Nel 2002 sono usciti due volumi che raccolgono i suoi scritti minori: Scritti di Storia greca e Scritti di Storia romana, ai quali sono da aggiungere Impero romano e cristianesimo. Scritti scelti (2006), e Sant'Ambrogio e la tradizione di Roma (Roma 2008). Ma molti altri sono i contributi pubblicati successivamente. Resta indicativa della sua originalità e della sua personalità una delle sue principali caratteristiche nell'affronto di ogni problema storico, che è stata anche una lezione per le generazioni di studenti che l'hanno avuta per maestra: l'interpretazione delle fonti, siano esse letterarie epigrafiche o di qualsiasi altra natura, non può essere condizionata da pregiudizi, di qualsiasi genere. La conoscenza vastissima, per non dire totale, dei documenti utili per la ricostruzione storica e una capacità di sintesi talvolta prossima alla divinazione, oltre naturalmente all'intelligenza storica, consentivano alla Sordi di dominare il campo del dibattito con assoluta libertà, cioè in piena indipendenza dalle tante opinioni, apparentemente consolidate, che costituiscono la communis opinio. (...)<br />Curò e diresse la collana dei «Contributi dell'Istituto di storia antica», uscita con cadenza annuale dal 1972 in poi presso Vita e pensiero; negli ultimi dieci anni aveva coordinato con energia e rigore i convegni annuali della fondazione Canussio di Cividale del Friuli, della quale ha presieduto il comitato scientifico. Marta Sordi ricevette prestigiosi riconoscimenti della sua attività, tra i quali la Medaille de la Ville de Paris, nel 1997, la Medaglia d'oro per i Benemeriti della cultura, nel 1999, e la Rosa Camuna per la Regione Lombardia, nel 2002. L'entità e l'importanza dell'opera scientifica di Marta Sordi si commentano da sole.<br />Chi ne ha condiviso un lungo tratto della vita ha ricevuto da lei una lezione di fermezza e di coraggio, di ideali e principi affermati...]]></itunes:summary><itunes:duration>354</itunes:duration><itunes:keywords>cristianesimo,dynasteia,imperoromano,martasordi,universitàcattolica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2694f9a12d0a9a39f152fd26a1e691df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Pasqua delle tre enclicliche di PIo XI contro nazismo, comunismo e massoneria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-pasqua-delle-tre-enclicliche-di-pio-xi-contro-nazismo-comunismo-e-massoneria--59375859</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7756" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7756</a><br /><br />LA PASQUA DELLE TRE ENCICLICHE DI PIO XI CONTRO NAZISMO, COMUNISMO E MASSONERIA di Roberto de Mattei<br />Il titolo "La Pasqua delle tre encicliche" vuole ricordare tre importanti documenti emanati da papa Pio XI a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro nel marzo del 1937. Tre Encicliche che si rivolgevano a tutti i cattolici del mondo e che mantengono ancora oggi la loro attualità.<br />Pio XI, ottantenne e convalescente dopo una lunga malattia che lo aveva immobilizzato per mesi, affrontava tre gravi sfide poste alla Chiesa dalle ideologie anticristiane del suo tempo: il neopaganesimo della Germania hitleriana, con la Mit brennender Sorge;il comunismo della Russia sovietica, con la Divini Redemptoris; l'anticristianesimo del Messico laicista e massonico, con la Firmissimam constantiam. L'uscita di queste tre encicliche nel giro di due settimane fu un fatto unico nella storia della Chiesa.<br />IL NEOPAGANESIMO DELLA GERMANIA HITLERIANA<br />La prima enciclica, la Mit brennender Sorge, era datata la Domenica di Passione il 14 marzo 1937. Pio XI affermava: «Se è vero che la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell'ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; tuttavia chi li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l'ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme. (...) Sulla fede in Dio genuina e pura si fonda la moralità del genere umano. Tutti i tentativi di staccare la dottrina dell'ordine morale dalla base granitica della fede, per ricostruirla sulla sabbia mobile di norme umane, portano, tosto o tardi, individui e nazioni al decadimento morale. Lo stolto, che dice nel suo cuore: "non c'è Dio", si avvierà alla corruzione morale. E questi stolti, che presumono di separare la morale dalla religione, sono oggi divenuti legione».<br />IL COMUNISMO DELLA RUSSIA SOVIETICA<br />La seconda enciclica, la Divini Redemptoris, fu pubblicata il 19 marzo 1937, festa di S. Giuseppe, patrono della Chiesa e dei lavoratori cristiani. Denunciando il comunismo mondiale e ateo che dalla Russia si diffondeva nel mondo, Pio XI diceva: «Per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta, e accuratamente preparata dell'uomo contro "tutto ciò che è divino" (...) Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana. E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per primi come vittime del loro errore, e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l'antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana, tanto più devastatore vi si manifesterà l'odio dei "senza Dio».<br />Pio XI lanciava un «appello a quanti credono in Dio»: «Ma a questa lotta impegnata dal «potere delle tenebre» contro l'idea stessa della Divinità, Ci è caro sperare che, oltre tutti quelli che si gloriano del nome di Cristo, si oppongano pure validamente quanti (e sono la stragrande maggioranza dell'umanità) credono ancora in Dio e lo adorano. Rinnoviamo quindi l'appello che già lanciammo cinque anni or sono nella Nostra Enciclica Caritate in Christi affinché essi pure lealmente e cordialmente concorrano da parte loro "per allontanare dall'umanità il grande pericolo che minaccia tutti". Poiché - come allora dicevamo, - siccome "il credere in Dio è il fondamento incrollabile di ogni ordinamento sociale e di ogni responsabilità sulla terra, perciò tutti quelli che non vogliono l'anarchia e il terrore devono energicamente adoperarsi perché i nemici della religione non raggiungano lo scopo da loro così apertamente proclamato"».<br />Il Papa aggiungeva: «Dove il comunismo ha potuto affermarsi e dominare - e qui Noi pensiamo con singolare affetto paterno ai popoli della Russia e del Messico, - ivi si è sforzato con ogni mezzo di distruggere (e lo proclama apertamente) fin dalle sue basi la civiltà e la religione cristiana, spegnendone nel cuore degli uomini, specie della gioventù, ogni ricordo. Vescovi e sacerdoti sono stati banditi, condannati ai lavori forzati, fucilati e messi a morte in maniera inumana; semplici laici, per aver difeso la religione, sono stati sospettati, vessati, perseguitati e trascinati nelle prigioni e davanti ai tribunali».<br />IL LAICISMO MASSONICO DEL MESSICO<br />Proprio al Messico era dedicata la terza enciclica, Firmissimam constantiam, emanata il giorno di Pasqua, il 28 marzo 1937. In essa il Papa affermava che «quando le più elementari libertà religiose e civili vengono impugnate, i cittadini cattolici non si rassegnino senz'altro a rinunziarvi».'Qualora i poteri costituiti «insorgessero contro la giustizia e la verità al punto di distruggere le fondamenta stesse dell'autorità, non si vedrebbe come dover condannare quei cittadini che si unissero per difendere con mezzi leciti ed idonei se stessi e la Nazione, contro chi si vale del potere pubblico per rovinarla».<br />Pio XI non invitava alla resa, ma ricordava ai cattolici messicani ad avere «quella visione soprannaturale della vita, quella educazione religiosa e morale e quello zelo ardente per la dilatazione del Regno di Cristo che l'Azione Cattolica si propone di dare. Di fronte a una felice coalizione di coscienze che non intendono rinunziare alla libertà rivendicata loro da Cristo (Gal. 4, 31) quale potere o forza umana potrebbe aggiogarle al peccato? Quali pericoli, quali persecuzioni, quali prove potrebbero separare anime così temprate dalla carità di Cristo? (cf. Rm, 8, 35)».<br />I cristeros messicani avevano impugnate le armi in nome di Cristo Re. Pio XI, rivolgendosi ai cattolici messicani, richiamava la sua enciclica Quas primas dell'11 dicembre 1925 in cui proclamava Cristo Re dell'universo. Una verità che opponeva alle ideologie anticristiane che alla vigilia della Seconda guerra mondiale minacciavano il mondo. Ma anche nelle ore più buie la virtù della speranza, alimenta la fede dei cristiani.'Così, nella Divini Redemptoris, Pio XI affermava: «Con gli occhi rivolti in alto, la nostra fede vede i "nuovi cieli" e la "nuova terra", di cui parla il primo Nostro Antecessore, San Pietro (II Petr., III, 13). Mentre le promesse dei falsi profeti in questa terra si spengono nel sangue e nelle lacrime, risplende di celeste bellezza la grande apocalittica profezia del Redentore del mondo: Ecco, Io faccio nuove tutte le cose (Apoc., 21, 5)».<br />È questo il nostro augurio nella Pasqua di Resurrezione del 2024, ricordando la Pasqua delle tre gloriose encicliche di Pio XI del 1937.'<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59375859</guid><pubDate>Tue, 09 Apr 2024 21:28:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59375859/la_pasqua_delle_tre_enclicliche_di_pio_xi_contro_nazismo_comunismo_e_massoneria.mp3" length="8744586" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7756

LA PASQUA DELLE TRE ENCICLICHE DI PIO XI CONTRO NAZISMO, COMUNISMO E MASSONERIA di Roberto de Mattei
Il titolo "La Pasqua delle tre encicliche" vuole ricordare tre importanti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7756" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7756</a><br /><br />LA PASQUA DELLE TRE ENCICLICHE DI PIO XI CONTRO NAZISMO, COMUNISMO E MASSONERIA di Roberto de Mattei<br />Il titolo "La Pasqua delle tre encicliche" vuole ricordare tre importanti documenti emanati da papa Pio XI a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro nel marzo del 1937. Tre Encicliche che si rivolgevano a tutti i cattolici del mondo e che mantengono ancora oggi la loro attualità.<br />Pio XI, ottantenne e convalescente dopo una lunga malattia che lo aveva immobilizzato per mesi, affrontava tre gravi sfide poste alla Chiesa dalle ideologie anticristiane del suo tempo: il neopaganesimo della Germania hitleriana, con la Mit brennender Sorge;il comunismo della Russia sovietica, con la Divini Redemptoris; l'anticristianesimo del Messico laicista e massonico, con la Firmissimam constantiam. L'uscita di queste tre encicliche nel giro di due settimane fu un fatto unico nella storia della Chiesa.<br />IL NEOPAGANESIMO DELLA GERMANIA HITLERIANA<br />La prima enciclica, la Mit brennender Sorge, era datata la Domenica di Passione il 14 marzo 1937. Pio XI affermava: «Se è vero che la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell'ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; tuttavia chi li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l'ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme. (...) Sulla fede in Dio genuina e pura si fonda la moralità del genere umano. Tutti i tentativi di staccare la dottrina dell'ordine morale dalla base granitica della fede, per ricostruirla sulla sabbia mobile di norme umane, portano, tosto o tardi, individui e nazioni al decadimento morale. Lo stolto, che dice nel suo cuore: "non c'è Dio", si avvierà alla corruzione morale. E questi stolti, che presumono di separare la morale dalla religione, sono oggi divenuti legione».<br />IL COMUNISMO DELLA RUSSIA SOVIETICA<br />La seconda enciclica, la Divini Redemptoris, fu pubblicata il 19 marzo 1937, festa di S. Giuseppe, patrono della Chiesa e dei lavoratori cristiani. Denunciando il comunismo mondiale e ateo che dalla Russia si diffondeva nel mondo, Pio XI diceva: «Per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta, e accuratamente preparata dell'uomo contro "tutto ciò che è divino" (...) Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana. E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per primi come vittime del loro errore, e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l'antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana, tanto più devastatore vi si manifesterà l'odio dei "senza Dio».<br />Pio XI lanciava un «appello a quanti credono in Dio»: «Ma a questa lotta impegnata dal «potere delle tenebre» contro l'idea stessa della Divinità, Ci è caro sperare che, oltre tutti quelli che si gloriano del nome di Cristo, si oppongano pure validamente quanti (e sono la stragrande maggioranza dell'umanità) credono ancora in Dio e lo adorano. Rinnoviamo quindi l'appello che già lanciammo cinque anni or sono nella Nostra Enciclica Caritate in Christi affinché essi pure lealmente e cordialmente concorrano da parte loro "per allontanare dall'umanità il grande pericolo che minaccia tutti". Poiché - come allora dicevamo, - siccome "il credere in Dio è il fondamento incrollabile...]]></itunes:summary><itunes:duration>547</itunes:duration><itunes:keywords>comunismo,massoneria,nazismo,pioxi,treencicliche</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/90eef16b38ce146cddccfd70c3c53997.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Concordato del 1984: quarant'anni di scristianizzazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/concordato-del-1984-quarant-anni-di-scristianizzazione--58754844</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7703" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7703</a><br /><br />CONCORDATO DEL 1984: QUARANT'ANNI DI SCRISTIANIZZAZIONE di Roberto De Mattei<br />Quarant'anni fa, il 18 febbraio 1984, il presidente del Consiglio Bettino Craxi ed il cardinale<br />Segretario di Stato Agostino Casaroli firmarono solennemente a Villa Madama, il Nuovo Concordato tra la Santa Sede lo Stato italiano, che rivedeva profondamente i Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929.<br />I Patti Lateranensi del 1929, avevano sancito un nuovo rapporto di collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, la cosiddetta "Conciliazione", dopo il lungo dissidio seguito all'occupazione militare dello Stato pontificio e alla presa di Roma del 20 settembre 1870. Essi avevano il loro principio fondamentale nel riconoscimento della Religione cattolica, apostolica e romana, come la sola Religione dello Stato. Da questo principio scaturivano alcune importanti conseguenze, come l'insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole, il riconoscimento giuridico del matrimonio sacramentale, la proclamazione del carattere sacro della città di Roma.<br />La Costituzione repubblicana del 1948, pur essendo animata da un profondo spirito laicista, nel suo articolo 7, recepì i Patti Lateranensi come fondamento dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia. La novità del "Nuovo Concordato", firmato nel 1984, come spiegò lo stesso Presidente del Consiglio Craxi, consisteva invece nel realizzare la «moderna separazione» tra Stato e Chiesa, affermando il principio della "neutralità" dello Stato in materia di religione. Lo stesso cardinale Casaroli precisò che il «fulcro» del Nuovo Concordato era costituito dall'abolizione del "principio originariamente richiamato dai Patti Lateranensi della religione cattolica come sola religione dello Stato». La segreteria di Stato vaticana e la Conferenza episcopale italiana, esprimevano pubblicamente il loro plauso per il nuovo traguardo raggiunto.<br />IL CENTRO CULTURALE LEPANTO<br />L'11 febbraio 1984, una settimana prima della firma del Nuovo Concordato, il Centro Culturale Lepanto, che avevo l'onore di presiedere, pubblicò, come inserto pubblicitario, su alcuni quotidiani nazionali un «manifesto» intitolato «Può un cattolico preferire lo Stato ateo?». Scrivevamo tra l'altro: "Non meraviglia che le forze rivoluzionarie e anticristiane, che professano l'ateismo e l'egualitarismo radicale, esprimano la loro sostanziale soddisfazione verso un progetto concordatario in cui vedono affermato il principio dell'uguaglianza delle religioni, e quindi un implicito ateismo di Stato, destinato ad avere enormi conseguenze in seno alla società civile. Ciò che invece è strabiliante è che la stessa intima soddisfazione per questo Concordato venga espressa pubblicamente dai vertici del mondo cattolico, sia laici che ecclesiastici, tanto da considerarlo molto migliore dell'antico e quindi a questo nettamente preferibile. Il Centro Culturale Lepanto - associazione civico-culturale che si ispira all'immutabile dottrina della Chiesa - rivolge a queste autorità del mondo cattolico italiano una domanda, rispettosa ma pressante: Può un cattolico preferire uno Stato "neutrale" in materia di religione, e quindi implicitamente ateo, ad uno Stato ufficialmente cattolico? Questa preferenza non contraddice la dottrina cattolica e lo stesso buon senso? Negli ultimi due secoli, il Magistero della Chiesa, soprattutto per bocca dei Sommi Pontefici, ha sempre condannato il principio anticristiano del laicismo e della neutralità religiosa, affermando per contro il dovere dello Stato di riconoscere pubblicamente e di sostenere efficacemente la vera Religione. Tra le innumerevoli citazioni, ci limitiamo a riportare questa di san Pio X: «È una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa. Questa posizione si basa infatti sul principio che lo Stato non debba riconoscere nessun culto religioso. Essa è assolutamente ingiuriosa verso Dio, poiché il Creatore dell'uomo è anche il fondatore della società umana, e mantiene in vita sia questa che noi singoli individui. Perciò gli dobbiamo non soltanto un culto privato, ma anche un culto sociale ed onori pubblici» (Enc. Vehementer dell' 11 febbraio 1906). Lo stesso buon senso impone del resto che un cattolico abbia il diritto di vivere in una società in cui costumi, leggi e istituzioni subiscano la più profonda influenza da parte della vera Religione. La stessa logica esige che il cattolico reclami l'irrinunziabile diritto di formare una famiglia cattolica, una civiltà cattolica, uno Stato di principio e di fatto cattolico. Assolutamente illogico è invece che un cattolico preferisca uno Stato "neutrale" ad uno Stato animato dallo spirito della Santa Chiesa. Come può infatti egli preferire uno Stato in cui la Religione cattolica perda il suo primato e il suo prestigio per essere trattata alla stregua di una setta qualsiasi? In cui l'insegnamento religioso non venga più impartito nelle scuole, se non su esplicita richiesta? In cui 1e preziose figure dei cappellani debbano abbandonare ospedali, carceri, caserme? In cui l'adorabile immagine del Crocefisso venga estromessa da ogni edificio pubblico? In cui la bestemmia non sia più perseguibile come reato, ma venga considerata una rispettabile opinione? Non sono forse queste le logiche conseguenze del Nuovo Concordato?".<br />CONCLUSIONI<br />Ciò che era scandaloso non era l'accordo, ma l'elogio che di esso facevano le autorità ecclesiastiche. Esse avrebbero potuto presentare il Nuovo Concordato come un compromesso doloroso, ma necessario, esprimendo il loro rammarico per una oggettiva menomazione dei diritti della Chiesa e ricordando l'ideale dello Stato cattolico, come modello a cui tendere. La CEI, in una dichiarazione ufficiale del 19 febbraio 1984, si vantava invece di aver "dato il deciso contributo di sua competenza nelle fasi dell'elaborazione del testo, lieta ora che il contributo sia stato accolto".<br />Il 12 dicembre 1984 venne posta a Roma la prima pietra della grande moschea islamica che fu ufficialmente inaugurata il 21 giugno 1995, Fu questa una delle prime conseguenze della scomparsa del carattere sacro della città di Roma, tutelato dai Patti Lateranensi.<br />Quarant'anni dopo possiamo confermare ciò che nel 1984, unica voce cattolica in Italia, affermavamo ad alta voce. Il Nuovo Concordato rappresentò una grave tappa nel processo di scristianizzazione del nostro paese.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58754844</guid><pubDate>Tue, 20 Feb 2024 22:14:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58754844/concordato_del_1984_quarant_anni_di_scristianizzazione.mp3" length="8271874" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7703

CONCORDATO DEL 1984: QUARANT'ANNI DI SCRISTIANIZZAZIONE di Roberto De Mattei
Quarant'anni fa, il 18 febbraio 1984, il presidente del Consiglio Bettino Craxi ed il cardinale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7703" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7703</a><br /><br />CONCORDATO DEL 1984: QUARANT'ANNI DI SCRISTIANIZZAZIONE di Roberto De Mattei<br />Quarant'anni fa, il 18 febbraio 1984, il presidente del Consiglio Bettino Craxi ed il cardinale<br />Segretario di Stato Agostino Casaroli firmarono solennemente a Villa Madama, il Nuovo Concordato tra la Santa Sede lo Stato italiano, che rivedeva profondamente i Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929.<br />I Patti Lateranensi del 1929, avevano sancito un nuovo rapporto di collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, la cosiddetta "Conciliazione", dopo il lungo dissidio seguito all'occupazione militare dello Stato pontificio e alla presa di Roma del 20 settembre 1870. Essi avevano il loro principio fondamentale nel riconoscimento della Religione cattolica, apostolica e romana, come la sola Religione dello Stato. Da questo principio scaturivano alcune importanti conseguenze, come l'insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole, il riconoscimento giuridico del matrimonio sacramentale, la proclamazione del carattere sacro della città di Roma.<br />La Costituzione repubblicana del 1948, pur essendo animata da un profondo spirito laicista, nel suo articolo 7, recepì i Patti Lateranensi come fondamento dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia. La novità del "Nuovo Concordato", firmato nel 1984, come spiegò lo stesso Presidente del Consiglio Craxi, consisteva invece nel realizzare la «moderna separazione» tra Stato e Chiesa, affermando il principio della "neutralità" dello Stato in materia di religione. Lo stesso cardinale Casaroli precisò che il «fulcro» del Nuovo Concordato era costituito dall'abolizione del "principio originariamente richiamato dai Patti Lateranensi della religione cattolica come sola religione dello Stato». La segreteria di Stato vaticana e la Conferenza episcopale italiana, esprimevano pubblicamente il loro plauso per il nuovo traguardo raggiunto.<br />IL CENTRO CULTURALE LEPANTO<br />L'11 febbraio 1984, una settimana prima della firma del Nuovo Concordato, il Centro Culturale Lepanto, che avevo l'onore di presiedere, pubblicò, come inserto pubblicitario, su alcuni quotidiani nazionali un «manifesto» intitolato «Può un cattolico preferire lo Stato ateo?». Scrivevamo tra l'altro: "Non meraviglia che le forze rivoluzionarie e anticristiane, che professano l'ateismo e l'egualitarismo radicale, esprimano la loro sostanziale soddisfazione verso un progetto concordatario in cui vedono affermato il principio dell'uguaglianza delle religioni, e quindi un implicito ateismo di Stato, destinato ad avere enormi conseguenze in seno alla società civile. Ciò che invece è strabiliante è che la stessa intima soddisfazione per questo Concordato venga espressa pubblicamente dai vertici del mondo cattolico, sia laici che ecclesiastici, tanto da considerarlo molto migliore dell'antico e quindi a questo nettamente preferibile. Il Centro Culturale Lepanto - associazione civico-culturale che si ispira all'immutabile dottrina della Chiesa - rivolge a queste autorità del mondo cattolico italiano una domanda, rispettosa ma pressante: Può un cattolico preferire uno Stato "neutrale" in materia di religione, e quindi implicitamente ateo, ad uno Stato ufficialmente cattolico? Questa preferenza non contraddice la dottrina cattolica e lo stesso buon senso? Negli ultimi due secoli, il Magistero della Chiesa, soprattutto per bocca dei Sommi Pontefici, ha sempre condannato il principio anticristiano del laicismo e della neutralità religiosa, affermando per contro il dovere dello Stato di riconoscere pubblicamente e di sostenere efficacemente la vera Religione. Tra le innumerevoli citazioni, ci limitiamo a riportare questa di san Pio X: «È una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa. 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In sintesi: prosegue il ramo Savoia-Carignano, con Vittorio Emanuele e ora suo figlio Emanuele Filiberto? Oppure, come altri sostengono, sarebbero subentrati i cugini del ramo Savoia-Aosta, con Amedeo (morto nel 2021) e ora suo figlio Aimone? E perché? La questione è apparentemente “di nicchia”, ma tutt'altro che priva di interesse, essendo legata alla storia del nostro Paese e - perché no? - a un ipotetico futuro sovrano, in caso di improbabile ma non impossibile ritorno della monarchia, cui si intreccia anche una profezia attribuita a san Pio da Pietrelcina.<br />Il “nocciolo” della disputa risale al 1970 per via del matrimonio tra Vittorio Emanuele e Marina Ricolfi Doria: non essendo la sposa di famiglia reale, in mancanza di assenso di Umberto II, lo sposo sarebbe stato escluso dalla successione. Assenso necessario secondo le norme di casa Savoia per ogni matrimonio (diseguale o meno), ma se «contratto con persona di condizione e stato inferiore (...), tanto i contraenti, che i discendenti da tale matrimonio, si intenderanno senz'altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi». Salvo «qualche singolare circostanza» che spingesse il sovrano a dare il beneplacito, come stabilito nel 1780 dalle Regie Patenti di Vittorio Amedeo III, re di Sardegna.<br />LA SOLENNE AMMONIZIONE<br />Norme che Umberto II, non più re ma pur sempre capo di casa Savoia, ribadiva in una lettera del 25 gennaio 1960 al figlio, all'epoca fidanzato con l'attrice Dominique Claudel, «in modo che tu sappia con esattezza in quale situazione verresti a trovarti», richiamandosi «alla legge della nostra Casa, vigente da ben 29 generazioni e rispettata dai 43 Capi Famiglia, miei predecessori, succedutisi secondo la legge Salica attraverso matrimoni contratti con famiglie di Sovrani. Tale legge, io 44mo Capo Famiglia, non intendo e non ho diritto di mutare, nonostante l'affetto per te». Umberto era netto sulle conseguenze: «la tua decadenza da qualsiasi diritto di successione come Capo della Casa di Savoia e di pretensione al trono d'Italia, perdendo i tuoi titoli e il tuo rango e riducendoti alla situazione di privato cittadino. Perciò tutti i diritti passerebbero immediatamente a mio nipote Amedeo, Duca d'Aosta». Vittorio Emanuele il 25 aprile 1960 riconosceva «la situazione nella quale verrei a trovarmi se decidessi di rinunciare alle mie prerogative e mi sposassi con una donna - qualunque essa fosse - non di sangue reale» e la relativa situazione anche «sotto l'aspetto strettamente dinastico».<br />L'ammonimento si ripeté il 18 luglio 1963, quando l'ex sovrano riprese carta e penna dopo aver letto un'intervista al figlio circa le possibili nozze (poi di fatto avvenute) con Marina Doria, vedendosi costretto a «ripeterti, parola per parola, quanto ebbi a scriverti il 23 [sic] gennaio 1960, in una simile circostanza». «L'intervista non rispecchia il mio pensiero», rispose Vittorio Emanuele il 25 agosto in calce alla lettera paterna. Fatto sta che qualche anno dopo quel matrimonio che “non s'aveva da fare” si fece nel 1970 a Las Vegas, con rito civile, all'insaputa del padre. Quello religioso seguì l'anno dopo a Teheran.<br />LA PROFEZIA DI PADRE PIO<br />A dirimere la questione nel frattempo insorta fra i due rami fu chiamata nel 2001 la Consulta dei Senatori del Regno, fondata nel 1955 da ex senatori attivi durante la monarchia e poi man mano rinnovatasi per le evidenti necessità anagrafiche. Il risultato, in breve, fu che invece di sciogliere il nodo si spaccò in due anche la Consulta. Da allora di Consulte ce ne sono due: una, presieduta dal medico Pier Luigi Duvina, che riconosce la successione di Vittorio Emanuele (e di Emanuele Filiberto), l'altra, presieduta dallo storico Aldo Alessandro Mola, che invece riconosce i Savoia-Aosta (Amedeo e Aimone) quali legittimi successori di Umberto II. Il picco di tensione tra i due rami si raggiunse però nel 2004 alle nozze reali di Felipe VI di Spagna quando lo scontro divenne anche fisico e Marina Doria dovette andare a scusarsi con Amedeo che aveva appena rimediato un pugno dal cugino Vittorio Emanuele.<br />Anche prescindendo dalla querelle matrimoniale relativa a Vittorio Emanuele, un altro elemento avrebbe nel tempo giocato a favore del ramo Savoia-Aosta: la legge salica - che attribuisce il trono solo agli eredi maschi - anch'essa richiamata nella lettera di Umberto II del 1960. Emanuele Filiberto non ha fratelli e ha due figlie femmine che pertanto non sarebbero entrate nella linea di successione se il nonno Vittorio Emanuele all'inizio del 2020 non avesse dichiarato abolita la legge salica, legiferando a tutti gli effetti come capo di Casa Savoia e pertanto considerandosi tale. Decisione che ha suscitato malumori tra i rami del casato, dichiarata da Amedeo «nulla, tanto più perché proveniente da persona esclusa dalla successione dinastica», attraverso un comunicato. [...]<br />Da capofamiglia si presenta Aimone, che invia le condoglianze ai parenti dal sito intitolato Casa Reale di Savoia. E c'è chi vede in Aimone l'uomo della profezia sul crollo della monarchia e sul suo ritorno per mano di un ramo collaterale, attribuita a san Pio da Pietrelcina, che negli anni '30 avrebbe predetto - il condizionale è d'obbligo - alla futura regina Maria José: «Un ramo della pianta seccherà, ma un altro ramo germoglierà portando copiosi frutti». [...]<br />Nota di BastaBugie: in merito alla profezia di padre Pio accennata alla fine dell'articolo ecco cosa si trova scritto su Wikipedia.<br />Secondo una profezia, padre Pio da Pietrelcina avrebbe previsto la fine del Regno d'Italia, l'estinzione del ramo principale dei Savoia discendenti da Umberto I e il successivo ritorno della monarchia in Italia con il ramo collaterale dei Savoia-Aosta. Nella cripta dove riposano i resti mortali del frate, a San Giovanni Rotondo, è presente un grande bassorilievo commissionato nel 1968 da Gian Paolo Quinto e modellato dallo scultore Cesarino Vincenti, intitolato Maestà e Bellezza ti stanno intorno. L'opera raffigura la Sacra Famiglia attorniata da un gruppo di persone raccolte in preghiera, fra le quali spicca un uomo che, nonostante l'opera sia stata realizzata quando Aimone aveva solo un anno, ha il viso di Aimone di Savoia-Aosta da adulto, con sulle spalle il collare dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58756717</guid><pubDate>Tue, 20 Feb 2024 22:14:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58756717/muore_vittorio_emanuele_di_savoia_escluso_dalla_successione_per_il_suo_matrimonio.mp3" length="9079371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7702

MUORE VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA, ESCLUSO DALLA SUCCESSIONE PER IL SUO MATRIMONIO di Stefano Chiappalone
Con la morte di Vittorio Emanuele di Savoia [...] torna sotto i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7702" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7702</a><br /><br />MUORE VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA, ESCLUSO DALLA SUCCESSIONE PER IL SUO MATRIMONIO di Stefano Chiappalone<br />Con la morte di Vittorio Emanuele di Savoia [...] torna sotto i riflettori il casato che ha cinto la corona d'Italia dal 1861 al 1946, ma - insieme alle non poche controversie che lo hanno coinvolto in vita - anche l'annosa questione di chi sia il “vero” capo di casa Savoia, dopo la morte di Umberto II, l'ultimo re d'Italia deceduto in esilio nel 1983. In sintesi: prosegue il ramo Savoia-Carignano, con Vittorio Emanuele e ora suo figlio Emanuele Filiberto? Oppure, come altri sostengono, sarebbero subentrati i cugini del ramo Savoia-Aosta, con Amedeo (morto nel 2021) e ora suo figlio Aimone? E perché? La questione è apparentemente “di nicchia”, ma tutt'altro che priva di interesse, essendo legata alla storia del nostro Paese e - perché no? - a un ipotetico futuro sovrano, in caso di improbabile ma non impossibile ritorno della monarchia, cui si intreccia anche una profezia attribuita a san Pio da Pietrelcina.<br />Il “nocciolo” della disputa risale al 1970 per via del matrimonio tra Vittorio Emanuele e Marina Ricolfi Doria: non essendo la sposa di famiglia reale, in mancanza di assenso di Umberto II, lo sposo sarebbe stato escluso dalla successione. Assenso necessario secondo le norme di casa Savoia per ogni matrimonio (diseguale o meno), ma se «contratto con persona di condizione e stato inferiore (...), tanto i contraenti, che i discendenti da tale matrimonio, si intenderanno senz'altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi». Salvo «qualche singolare circostanza» che spingesse il sovrano a dare il beneplacito, come stabilito nel 1780 dalle Regie Patenti di Vittorio Amedeo III, re di Sardegna.<br />LA SOLENNE AMMONIZIONE<br />Norme che Umberto II, non più re ma pur sempre capo di casa Savoia, ribadiva in una lettera del 25 gennaio 1960 al figlio, all'epoca fidanzato con l'attrice Dominique Claudel, «in modo che tu sappia con esattezza in quale situazione verresti a trovarti», richiamandosi «alla legge della nostra Casa, vigente da ben 29 generazioni e rispettata dai 43 Capi Famiglia, miei predecessori, succedutisi secondo la legge Salica attraverso matrimoni contratti con famiglie di Sovrani. Tale legge, io 44mo Capo Famiglia, non intendo e non ho diritto di mutare, nonostante l'affetto per te». Umberto era netto sulle conseguenze: «la tua decadenza da qualsiasi diritto di successione come Capo della Casa di Savoia e di pretensione al trono d'Italia, perdendo i tuoi titoli e il tuo rango e riducendoti alla situazione di privato cittadino. Perciò tutti i diritti passerebbero immediatamente a mio nipote Amedeo, Duca d'Aosta». Vittorio Emanuele il 25 aprile 1960 riconosceva «la situazione nella quale verrei a trovarmi se decidessi di rinunciare alle mie prerogative e mi sposassi con una donna - qualunque essa fosse - non di sangue reale» e la relativa situazione anche «sotto l'aspetto strettamente dinastico».<br />L'ammonimento si ripeté il 18 luglio 1963, quando l'ex sovrano riprese carta e penna dopo aver letto un'intervista al figlio circa le possibili nozze (poi di fatto avvenute) con Marina Doria, vedendosi costretto a «ripeterti, parola per parola, quanto ebbi a scriverti il 23 [sic] gennaio 1960, in una simile circostanza». «L'intervista non rispecchia il mio pensiero», rispose Vittorio Emanuele il 25 agosto in calce alla lettera paterna. Fatto sta che qualche anno dopo quel matrimonio che “non s'aveva da fare” si fece nel 1970 a Las Vegas, con rito civile, all'insaputa del padre. 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La Repubblica italiana dichiara il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo. 2° comma. In occasione del "Giorno della libertà", di cui al comma 1, vengono annualmente organizzati cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti». Stop, finita. Breve ma da conoscere e far conoscere.<br />Lo scorso anno è balzata alle cronache non già per essere stata onorata, ma per le proteste da parte di presidi, insegnanti, sindacati della Scuola, verso il ministro dell'Istruzione per il solo fatto che, essendo tale legge disattesa, egli esortava ad applicarla. Laddove invece si va diffondendo la pratica di celebrare a scuola una "giornata contro l'omo-bi-trans-eccetera-fobia" nonostante nessuna disposizione la prescriva. Eppure molto sarebbe il materiale, generalmente ignorato, che almeno in questo giorno si potrebbe portare alla discussione.<br />IL TRENTENNALE DEL 1989<br />Ricordiamo, quattro anni fa, come è stato celebrato il trentennale del 1989? Liquidato con qualche articolo il solo giorno del 9 novembre, mentre sarebbe stato notiziabile e commercialmente allettante scandire mese per mese tutto il 2019. Una Rai che, per esempio, aveva poco prima minuziosamente ripercorso e vivisezionato la Grande guerra (occasione per blandire pacifisti e nostalgici della rivoluzione d'ottobre), il 1989 lo ha trattato poco e male. Chiediamoci, è casuale questo obnubilamento del 9 novembre e dell'89? È una svista? O non è ancora una volta la manipolazione ideologica della Storia e della storiografia, l'annoso discorso dell'occupazione gramsciana di tutte le casematte culturali (università, editoria, letteratura (e premi letterari!), cinema, teatro, arti figurative, etc. etc.<br />Il totalitarismo, ci ricorda Hannah Arendt nel suo celebre saggio, non pretende solo la subordinazione politica degli individui, ma invade e controlla anche la loro sfera privata. Questa, una delle principali differenze coi regimi autoritari. Da noi nel ventennio non succedeva che, col pretesto di insegnare norme igieniche, gruppi di "volontari" venissero a ingerire in casa per vedere quali libri, quali simboli religiosi appesi, come invece fanno i "Comités de Defensa de la Revoluciòn" nelle case dei cubani. Da noi non succedeva che a ridosso della Pasqua, si interrogassero capziosamente gli scolaretti delle elementari e dell'asilo, per farsi dire se in casa si dipingevano le uova per la festa. In Albania sì. E successivamente in quelle case faceva irruzione la polizia politica. In Albania per battezzare un bimbo si rischiava la vita: un sacerdote, don Stiefen Kurti, subì la fucilazione per aver battezzato un neonato (20 ottobre 1971). Quegli stessi anni '70 in cui un noto disegnatore satirico recentemente scomparso, in Albania ci passava le settimane estive di volontariato "per l'edificazione del Socialismo" (e non risulta che mai abbia pronunciato ravvedimento). Proprio gli anni in cui Italia e mondo democratico, inscenavano fluviali cortei per la pena capitale eseguita in Spagna su uomini i quali, a prescindere dai loro nobili (?) ideali avevano tuttavia compiuto sanguinari atti di terrorismo con corredo di vittime innocenti. La Spagna non era un regime totalitario, i Paesi del Patto di Varsavia lo erano.<br />STUDIARE HAMAS E ISRAELE<br />Onorando il dettato della legge sul 9 novembre si potrebbe studiare Hamas (anche a prescindere dal contegno che essa tiene verso Israele): spiegare nelle scuole (che paiono essere parecchio simpatizzanti, docenti compresi) come Hamas governa nel suo stesso territorio. Con quali strumenti giuridici ha potuto destinare incommensurabili risorse ricevute dagli Stati amici, o dalla Unione Europea stessa, per armamenti sofisticati, per una rete di cunicoli e una edilizia tutta offensiva, lasciando il suo popolo nella miseria. Uno Stato che opprime il suo popolo al punto da farsene scudo umano, che gli impedisce lo sfollamento in luoghi sicuri e installa il quartiere generale bellico sotto strutture ospedaliere, che elimina fisicamente gli oppositori parlamentari e permette lo stupro delle proprie cittadine se carcerate, che purifica il territorio dagli omosessuali spicciamente defenestrandoli dai grattacieli perché intanto per essi c'è la pena di morte. E se non bastano questi indicatori per configurare il totalitarismo, raccomandiamo ai docenti di esporre semplicemente agli studenti lo statuto di Hamas e le ripugnanti pagine dei manuali scolastici che coi nostri soldi UE hanno potuto editare.<br />Si potrebbe altresì spiegare come funziona Israele, vero Stato di diritto, l'unica democrazia che si possa incontrare a partire dal mare dinnanzi alle Canarie fino all'India. E approfondire di come la minoranza araba è rappresentata in tutti i livelli della Pubblica Amministrazione, fino alla Magistratura e compresa la Corte Suprema. Conoscere della possibilità per la popolazione araba di accedere alle università come Medicina senza numero chiuso (ciò che invece vale per la popolazione ebraica) proprio per favorire l'integrazione e la partecipazione alla vita sociale dello Stato di Israele. Altro che apartheid! Magari pure accennando al Welfare e a una Sanità che cura indistintamente tutti.<br />I sistemi totalitari, ci ricorda ancora la Arendt, perseguono sempre una politica estera bellicista e apertamente diretta al dominio mondiale. È dimostrata l'aspirazione alla pace e alla normalizzazione di Israele verso altri paesi arabi, percorso proficuamente iniziato con gli Accordi di Abramo che invece i regimi totalitari hanno voluto interrompere: perché la guerra è consustanziale al totalitarismo.<br />Tutto questo, anche questo, la legge 61/2005, istitutiva del Giorno della Libertà ci permette di mettere a tema. Occorre solo volerla utilizzare. Coraggio prof!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57771212</guid><pubDate>Wed, 22 Nov 2023 20:58:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57771212/la_festa_dimenticata_della_libert_dai_totalitarismi.mp3" length="6763910" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ hhttps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7609

LA FESTA (DIMENTICATA) DELLA LIBERTA' DAI TOTALITARISMI di Valter Lazzari
La legge sul 9 novembre è una delle più brevi del nostro ordinamento, un solo articolo. «Legge 15...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ h<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7609" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ttps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7609</a><br /><br />LA FESTA (DIMENTICATA) DELLA LIBERTA' DAI TOTALITARISMI di Valter Lazzari<br />La legge sul 9 novembre è una delle più brevi del nostro ordinamento, un solo articolo. «Legge 15 aprile 2005, n. 61 Istituzione del "Giorno della libertà". 1° comma. La Repubblica italiana dichiara il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo. 2° comma. In occasione del "Giorno della libertà", di cui al comma 1, vengono annualmente organizzati cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti». Stop, finita. Breve ma da conoscere e far conoscere.<br />Lo scorso anno è balzata alle cronache non già per essere stata onorata, ma per le proteste da parte di presidi, insegnanti, sindacati della Scuola, verso il ministro dell'Istruzione per il solo fatto che, essendo tale legge disattesa, egli esortava ad applicarla. Laddove invece si va diffondendo la pratica di celebrare a scuola una "giornata contro l'omo-bi-trans-eccetera-fobia" nonostante nessuna disposizione la prescriva. Eppure molto sarebbe il materiale, generalmente ignorato, che almeno in questo giorno si potrebbe portare alla discussione.<br />IL TRENTENNALE DEL 1989<br />Ricordiamo, quattro anni fa, come è stato celebrato il trentennale del 1989? Liquidato con qualche articolo il solo giorno del 9 novembre, mentre sarebbe stato notiziabile e commercialmente allettante scandire mese per mese tutto il 2019. Una Rai che, per esempio, aveva poco prima minuziosamente ripercorso e vivisezionato la Grande guerra (occasione per blandire pacifisti e nostalgici della rivoluzione d'ottobre), il 1989 lo ha trattato poco e male. Chiediamoci, è casuale questo obnubilamento del 9 novembre e dell'89? È una svista? O non è ancora una volta la manipolazione ideologica della Storia e della storiografia, l'annoso discorso dell'occupazione gramsciana di tutte le casematte culturali (università, editoria, letteratura (e premi letterari!), cinema, teatro, arti figurative, etc. etc.<br />Il totalitarismo, ci ricorda Hannah Arendt nel suo celebre saggio, non pretende solo la subordinazione politica degli individui, ma invade e controlla anche la loro sfera privata. Questa, una delle principali differenze coi regimi autoritari. Da noi nel ventennio non succedeva che, col pretesto di insegnare norme igieniche, gruppi di "volontari" venissero a ingerire in casa per vedere quali libri, quali simboli religiosi appesi, come invece fanno i "Comités de Defensa de la Revoluciòn" nelle case dei cubani. Da noi non succedeva che a ridosso della Pasqua, si interrogassero capziosamente gli scolaretti delle elementari e dell'asilo, per farsi dire se in casa si dipingevano le uova per la festa. In Albania sì. E successivamente in quelle case faceva irruzione la polizia politica. In Albania per battezzare un bimbo si rischiava la vita: un sacerdote, don Stiefen Kurti, subì la fucilazione per aver battezzato un neonato (20 ottobre 1971). Quegli stessi anni '70 in cui un noto disegnatore satirico recentemente scomparso, in Albania ci passava le settimane estive di volontariato "per l'edificazione del Socialismo" (e non risulta che mai abbia pronunciato ravvedimento). Proprio gli anni in cui Italia e mondo democratico, inscenavano fluviali cortei per la pena capitale eseguita in Spagna su uomini i quali, a prescindere dai loro nobili (?) ideali avevano tuttavia compiuto sanguinari atti di terrorismo con corredo di vittime innocenti. La Spagna non era un regime totalitario, i Paesi del Patto di Varsavia lo...]]></itunes:summary><itunes:duration>423</itunes:duration><itunes:keywords>9novembre,balloon,giornodellalibertà,murodiberlino,totalitarismi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a76c2718b74508e3c40727097c9f36dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sacerdote che con il suo genio scientifico catalogò oltre 1000 specie di funghi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sacerdote-che-con-il-suo-genio-scientifico-catalogo-oltre-1000-specie-di-funghi--57385615</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2504" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2504</a><br /><br />IL SACERDOTE CHE CON IL SUO GENIO SCIENTIFICO CATALOGO' OLTRE 1000 SPECIE DI FUNGHI di Barbara Sartori<br />I colleghi statunitensi lo consideravano un maestro, «the most learned in the world». Richieste di consulenze gli arrivavano da tutta Europa.<br />Ma, in Italia, al di fuori di una ristretta cerchia di esperti, restava un modesto parroco della Val di Sole.<br />È un sacerdote trentino vissuto a cavallo tra Otto e Novecento il più grande micologo italiano, l'abate Giacomo Bresadola. La Biblioteca della sede piacentina dell'Università Cattolica - che ne conserva gran parte delle opere, vere rarità editoriali, donate da Giuseppe Fogliani, dal 1960 al '92 docente della Facoltà di Agraria - vuol rendere omaggio al suo genio scientifico. Fino al 28 settembre, nell'atrio d'onore, è possibile ammirare alcuni testi originali e riproduzioni delle tavole dipinte dal Bresadola per illustrare i funghi analizzati in cinquant'anni di ricerche. Si calcola, limitandosi alle sole nuove specie, che ne abbia catalogate ben 1017.<br />Nato a Ortisé nel 1847, Giacomo Bresadola è indirizzato dal padre alle scuole tecniche a Rovereto, per farne un ingegnere. Lui preferisce il seminario: nel 1870 è sacerdote.<br />Non dimentica però la passione per le scienze. A Baselga di Piné il giardino della canonica diventa un orto botanico. A Roncegno comincia lo studio delle fanerogame, piante della famiglia dei faggi e degli abeti, sotto la guida Francesco Ambrosi, direttore e bibliotecario del Museo di storia naturale di Trento. È lui a proporgli di occuparsi di muschi e licheni, presentandogli il biologo Venturi. Si deve invece al cappuccino Giovanella da Cembra, se, mentre era curato a Magras, tra il 1878 e l'83, inizia a interessarsi di funghi. Ma i testi su cui lavorare - si accorse il sacerdote - erano imprecisi.<br />Decise perciò di scrivere ad Andrea Saccardo, docente di botanica all'Università di Padova, chiedendogli di inviargli le sue opere e proponendosi «per la ricerca di qualche fungo o altro che riguarda la Micologia, che specialmente in questi paesi montuosi è ricca, e vergine dalle ricerche degli scienziati». È l'inizio della carriera di micologo. Nel 1881 entra in contatto con gli studiosi nordamericani e pubblica la sua prima opera, Fungi tridentini novi vel nondum delineati, un atlante di 281 specie locali, descritte e illustrate dall'autore.<br />Seguiranno Mycromicetes tridentini (1889) e la divulgativa Funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media , in italiano (pubblicata postuma).<br />Il rigore dello studio e la finezza del tratto sono la peculiarità del metodo del Bresadola, che non si accontentava di vaghe descrizioni, ma - seguendo l'insegnamento del francese Lucien Quélet - corredava le sue schede con note critiche e minuziosi disegni, frutto di un attento esame al microscopio. Il suo credito crebbe a tal punto che i musei di Londra, Parigi, Uppsala, Liegi, Washington, Kiev gli inviavano da analizzare le loro collezioni più preziose e ancora oggi custodiscono testimonianze del suo infaticabile lavoro. Senza spostarsi da Trento - nel 1884 era stato nominato amministratore all'Ordinariato vescovile e nel 1887 al capitolo della Cattedrale ­ poté revisionare miceti da ogni latitudine, con l'obiettivo di dare ordine alla catalogazione esistente: ottocento specie furono dichiarate non valide.<br />A dispetto dei riconoscimenti ­ nel 1927 la laurea honoris causa in scienze naturali a Padova, il titolo di socio fondatore conferito dall'Accademia pontificia dei Nuovi Lincei, dalla Società micologica britannica e da varie accademie europee - restò l'umile prete di sempre. Le ristrettezze economiche lo costrinsero a vendere al museo di Stoccolma un erbario con 30mila specie. Alcuni editori stranieri avevano messo gli occhi sulla documentazione prodotta in una vita di studio, qualcosa come 1250 tavole a colori, disegnate a mano. Le avrebbero ottenute, se il Museo tridentino di storia naturale e alcuni studiosi italiani non fossero intervenuti per promuovere la monumentale Iconographia Mycologica .<br />Furono raccolte sottoscrizioni in tutto il mondo e, insieme al denaro, arrivavano attestati di stima nei confronti dell'anziano abate. Prima di morire, nel '27, riuscì a vedere pubblicati i primi 12 dei 26 volumi di cui si compone l'opera, conclusa nel '33. Rarissima, sul mercato librario è quotata sui diecimila euro. Ora, grazie alla 'Società Micologica Bresadola' di Trento, gli appassionati possono consultarla in versione digitale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57385615</guid><pubDate>Wed, 25 Oct 2023 21:53:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57385615/il_sacerdote_che_con_il_suo_genio_scientifico_catalog_oltre_1000_specie_di_funghi.mp3" length="5297257" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2504

IL SACERDOTE CHE CON IL SUO GENIO SCIENTIFICO CATALOGO' OLTRE 1000 SPECIE DI FUNGHI di Barbara Sartori
I colleghi statunitensi lo consideravano un maestro, «the most learned in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2504" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2504</a><br /><br />IL SACERDOTE CHE CON IL SUO GENIO SCIENTIFICO CATALOGO' OLTRE 1000 SPECIE DI FUNGHI di Barbara Sartori<br />I colleghi statunitensi lo consideravano un maestro, «the most learned in the world». Richieste di consulenze gli arrivavano da tutta Europa.<br />Ma, in Italia, al di fuori di una ristretta cerchia di esperti, restava un modesto parroco della Val di Sole.<br />È un sacerdote trentino vissuto a cavallo tra Otto e Novecento il più grande micologo italiano, l'abate Giacomo Bresadola. La Biblioteca della sede piacentina dell'Università Cattolica - che ne conserva gran parte delle opere, vere rarità editoriali, donate da Giuseppe Fogliani, dal 1960 al '92 docente della Facoltà di Agraria - vuol rendere omaggio al suo genio scientifico. Fino al 28 settembre, nell'atrio d'onore, è possibile ammirare alcuni testi originali e riproduzioni delle tavole dipinte dal Bresadola per illustrare i funghi analizzati in cinquant'anni di ricerche. Si calcola, limitandosi alle sole nuove specie, che ne abbia catalogate ben 1017.<br />Nato a Ortisé nel 1847, Giacomo Bresadola è indirizzato dal padre alle scuole tecniche a Rovereto, per farne un ingegnere. Lui preferisce il seminario: nel 1870 è sacerdote.<br />Non dimentica però la passione per le scienze. A Baselga di Piné il giardino della canonica diventa un orto botanico. A Roncegno comincia lo studio delle fanerogame, piante della famiglia dei faggi e degli abeti, sotto la guida Francesco Ambrosi, direttore e bibliotecario del Museo di storia naturale di Trento. È lui a proporgli di occuparsi di muschi e licheni, presentandogli il biologo Venturi. Si deve invece al cappuccino Giovanella da Cembra, se, mentre era curato a Magras, tra il 1878 e l'83, inizia a interessarsi di funghi. Ma i testi su cui lavorare - si accorse il sacerdote - erano imprecisi.<br />Decise perciò di scrivere ad Andrea Saccardo, docente di botanica all'Università di Padova, chiedendogli di inviargli le sue opere e proponendosi «per la ricerca di qualche fungo o altro che riguarda la Micologia, che specialmente in questi paesi montuosi è ricca, e vergine dalle ricerche degli scienziati». È l'inizio della carriera di micologo. Nel 1881 entra in contatto con gli studiosi nordamericani e pubblica la sua prima opera, Fungi tridentini novi vel nondum delineati, un atlante di 281 specie locali, descritte e illustrate dall'autore.<br />Seguiranno Mycromicetes tridentini (1889) e la divulgativa Funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media , in italiano (pubblicata postuma).<br />Il rigore dello studio e la finezza del tratto sono la peculiarità del metodo del Bresadola, che non si accontentava di vaghe descrizioni, ma - seguendo l'insegnamento del francese Lucien Quélet - corredava le sue schede con note critiche e minuziosi disegni, frutto di un attento esame al microscopio. Il suo credito crebbe a tal punto che i musei di Londra, Parigi, Uppsala, Liegi, Washington, Kiev gli inviavano da analizzare le loro collezioni più preziose e ancora oggi custodiscono testimonianze del suo infaticabile lavoro. Senza spostarsi da Trento - nel 1884 era stato nominato amministratore all'Ordinariato vescovile e nel 1887 al capitolo della Cattedrale ­ poté revisionare miceti da ogni latitudine, con l'obiettivo di dare ordine alla catalogazione esistente: ottocento specie furono dichiarate non valide.<br />A dispetto dei riconoscimenti ­ nel 1927 la laurea honoris causa in scienze naturali a Padova, il titolo di socio fondatore conferito dall'Accademia pontificia dei Nuovi Lincei, dalla Società micologica britannica e da varie accademie europee - restò l'umile prete di sempre. Le ristrettezze economiche lo costrinsero a vendere al museo di Stoccolma un erbario con 30mila specie. Alcuni editori stranieri avevano messo gli occhi sulla documentazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>332</itunes:duration><itunes:keywords>bresadola,fanerogame,funghi,lucienquelet,micologo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ce3f05da398e1657bca99e90b516146.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Norma Cossetto, la ragazza stuprata e infoibata che la sinistra vorrebbe dimenticare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/norma-cossetto-la-ragazza-stuprata-e-infoibata-che-la-sinistra-vorrebbe-dimenticare--57276668</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7569</a><br /><br />NORMA COSSETTO, LA RAGAZZA STUPRATA E INFOIBATA CHE LA SINISTRA VUOL DIMENTICARE di Giovanni Terrano<br />La triste vicenda di Norma Cossetto, uccisa barbaricamente ottant'anni fa tra la notte del 4 ed il 5 ottobre 1943, dai partigiani comunisti, non rientra sicuramente nel "politicamente corretto". Questa storia è stata commemorata unicamente in Parlamento, in un convegno organizzato il 3 ottobre scorso da Alessandro Amorese, Nicole Matteoni, Maurizio Gasparri e Rossano Sasso e ricordata, poi, il 5 ottobre dal vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d'Italia, Fabio Rampelli. La storia delle foibe, si sa, va nascosta perché scomoda per la sinistra italiana in quanto pone in risalto le barbarie e le atrocità poste in essere dai partigiani.<br />Norma Cossetto, figlia di un dirigente locale istriano del Partito Nazionale Fascista, era una studentessa universitaria di Lettere dell'Università di Padova di 23 anni che stava preparando una tesi di laurea in geografia proprio sul suo territorio, l'Istria Rossa (in quanto ricco di bauxite). Dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, i partigiani depredarono la casa della famiglia di Norma e quest'ultima si rifiutò di entrare a far parte del movimento partigiano, cosa che le comportò l'arresto presso l'ex caserma della Guardia di Finanza di Parenzo. Successivamente, la sorella, Licia Cossetto, ha raccontato che prima che Norma fosse infoibata ed uccisa, la stessa fu sottoposta anche a sevizi e stupri ad opera dei partigiani. Il suo corpo fu trovato e recuperato, privo di vestiti, dopo il 10 dicembre 1943, a seguito dell'occupazione dell'Istria da parte dell'esercito tedesco.<br />La storia di Norma Cossetto è una delle tante storie di infoibati coinvolti in una razzia storica, di coloro, cioè, che hanno affrontato un'impervia prova senza barattare la propria dignità. Norma è un'eroina, suo malgrado, che ha dimostrato un'accettazione fiera e composta delle barbare violenze dei partigiani, privata, tra l'altro, dei suoi sogni di studentessa universitaria e scaraventata in una realtà di incubi e di morte. Se la realtà partigiana fosse stata realmente giusta, non avrebbe costretto donne come Norma Cossetto a diventare "eroine".<br />Non va dimenticato che il massacro delle foibe, avvenuto tra il 1943 ed il 1945, è un evento storico molto importante, spesso volutamente dimenticato dalla sinistra, che ha dato spazio ad una politica riduzionista se non addirittura negazionista. È noto che sulla strage delle foibe vi sia una forte divisione sul modo di leggere i fatti storici. E, talvolta, alcuni autori hanno tentato di dare palesemente una chiave di lettura faziosa della storia. Vicende tristi come quella di Norma Cossetto non vengono ricordate perché scomode per una certa area politica, e solo il centrodestra ha ritenuto opportuno commemorare gli ottant'anni di tale triste evento, come già detto.<br />Ed è ancora più curioso evidenziare come, qualche giorno prima, sia stato data molta risonanza alle Quattro Giornate di Napoli e all'Anpi, e il Comune di Napoli ha addirittura intitolato ad Antonio Amoretti, ritenuto l'ultimo partigiano delle Quattro Giornate e scomparso qualche mese fa, i giardini di Piazza Quattro Giornate del quartiere Vomero di Napoli. Ma ci sarebbe tanto da dire, a cominciare dal fatto che le Quattro Giornate di Napoli - e, se vogliamo, l'intera Resistenza -, rappresentano un clamoroso falso storico. Ma questo è un altro discorso. Limitiamoci, ora, a ricordare gli ottant'anni dal tragico evento di Norma Cossetto causato dai partigiani, evidenziando, purtroppo, che la storia, spesso, viene letta come la si vuol leggere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57276668</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 19:27:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57276668/norma_cossetto_la_ragazza_stuprata_e_infoibata_che_la_sinistra_vorrebbe_dimenticare.mp3" length="4710443" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7569

NORMA COSSETTO, LA RAGAZZA STUPRATA E INFOIBATA CHE LA SINISTRA VUOL DIMENTICARE di Giovanni Terrano
La triste vicenda di Norma Cossetto, uccisa barbaricamente ottant'anni fa tra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7569</a><br /><br />NORMA COSSETTO, LA RAGAZZA STUPRATA E INFOIBATA CHE LA SINISTRA VUOL DIMENTICARE di Giovanni Terrano<br />La triste vicenda di Norma Cossetto, uccisa barbaricamente ottant'anni fa tra la notte del 4 ed il 5 ottobre 1943, dai partigiani comunisti, non rientra sicuramente nel "politicamente corretto". Questa storia è stata commemorata unicamente in Parlamento, in un convegno organizzato il 3 ottobre scorso da Alessandro Amorese, Nicole Matteoni, Maurizio Gasparri e Rossano Sasso e ricordata, poi, il 5 ottobre dal vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d'Italia, Fabio Rampelli. La storia delle foibe, si sa, va nascosta perché scomoda per la sinistra italiana in quanto pone in risalto le barbarie e le atrocità poste in essere dai partigiani.<br />Norma Cossetto, figlia di un dirigente locale istriano del Partito Nazionale Fascista, era una studentessa universitaria di Lettere dell'Università di Padova di 23 anni che stava preparando una tesi di laurea in geografia proprio sul suo territorio, l'Istria Rossa (in quanto ricco di bauxite). Dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, i partigiani depredarono la casa della famiglia di Norma e quest'ultima si rifiutò di entrare a far parte del movimento partigiano, cosa che le comportò l'arresto presso l'ex caserma della Guardia di Finanza di Parenzo. Successivamente, la sorella, Licia Cossetto, ha raccontato che prima che Norma fosse infoibata ed uccisa, la stessa fu sottoposta anche a sevizi e stupri ad opera dei partigiani. Il suo corpo fu trovato e recuperato, privo di vestiti, dopo il 10 dicembre 1943, a seguito dell'occupazione dell'Istria da parte dell'esercito tedesco.<br />La storia di Norma Cossetto è una delle tante storie di infoibati coinvolti in una razzia storica, di coloro, cioè, che hanno affrontato un'impervia prova senza barattare la propria dignità. Norma è un'eroina, suo malgrado, che ha dimostrato un'accettazione fiera e composta delle barbare violenze dei partigiani, privata, tra l'altro, dei suoi sogni di studentessa universitaria e scaraventata in una realtà di incubi e di morte. Se la realtà partigiana fosse stata realmente giusta, non avrebbe costretto donne come Norma Cossetto a diventare "eroine".<br />Non va dimenticato che il massacro delle foibe, avvenuto tra il 1943 ed il 1945, è un evento storico molto importante, spesso volutamente dimenticato dalla sinistra, che ha dato spazio ad una politica riduzionista se non addirittura negazionista. È noto che sulla strage delle foibe vi sia una forte divisione sul modo di leggere i fatti storici. E, talvolta, alcuni autori hanno tentato di dare palesemente una chiave di lettura faziosa della storia. Vicende tristi come quella di Norma Cossetto non vengono ricordate perché scomode per una certa area politica, e solo il centrodestra ha ritenuto opportuno commemorare gli ottant'anni di tale triste evento, come già detto.<br />Ed è ancora più curioso evidenziare come, qualche giorno prima, sia stato data molta risonanza alle Quattro Giornate di Napoli e all'Anpi, e il Comune di Napoli ha addirittura intitolato ad Antonio Amoretti, ritenuto l'ultimo partigiano delle Quattro Giornate e scomparso qualche mese fa, i giardini di Piazza Quattro Giornate del quartiere Vomero di Napoli. Ma ci sarebbe tanto da dire, a cominciare dal fatto che le Quattro Giornate di Napoli - e, se vogliamo, l'intera Resistenza -, rappresentano un clamoroso falso storico. Ma questo è un altro discorso. Limitiamoci, ora, a ricordare gli ottant'anni dal tragico evento di Norma Cossetto causato dai partigiani, evidenziando, purtroppo, che la storia, spesso, viene letta come la si vuol leggere.]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>foibe,medaglia,normacossetto,partigiani,redland</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bfa524090eea3bd1147a45e6a0784fc2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il nobile Cristoforo Colombo, ultimo dei cavalieri medievali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-nobile-cristoforo-colombo-ultimo-dei-cavalieri-medievali--56944912</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7547" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7547</a><br /><br />IL NOBILE CRISTOFORO COLOMBO, ULTIMO DEI CAVALIERI MEDIEVALI di Michelangelo Longo<br />La vulgata vorrebbe Cristoforo Colombo marinaio genovese, di umili origini che grazie a una felice intuizione scopre "per caso" un nuovo continente. I dati storici ribaltano questa narrazione. I documenti ci regalando uno spaccato del tardo medioevo assai diverso: il self made man non è semplicemente possibile, ma è possibile l'epopea di un nobile cavaliere spinto dallo spirito di avventura e dal desiderio, per noi post moderni incomprensibile, di portare la fede ovunque.<br />Ma partiamo dalla famiglia. Il cognome per esteso è Colombo di Cuccaro, feudo del marchesato del Monferrato. La famiglia serviva i Marchesi e li seguì fino alla fine della signoria, quando Gian Giacomo Paleologo si dichiarò vassallo dei Savoia per ritornare nel Monferrato dopo l'esilio a Venezia con a seguito i Colombo di Cuccaro. La nobile famiglia dei Colombo si trovò così a servire non più un marchesato nel pieno del suo potere ma un vassallo senza futuro e rendite. A quel punto i Colombo di Cuccaro dovettero trovare altre strade per vivere e una di queste portava al mare...<br />Colombo fu corsaro, mozzo? È plausibile che come cadetto di una nobile famiglia fosse comandante di qualche vascello, magari anche con la licenza di corsa (corsaro appunto). Il figlio Ferdinando riporta episodi che sembrano figli di battaglie atlantiche tra corsari di diverse nazioni, certo è che il futuro Ammiraglio esplora in lungo e in largo l'Atlantico e il Mediterraneo fino ad incontrare il sorgente impero Ottomano a Chio, poche miglia dall'Asia Minore ormai presa dagli infedeli. Forse proprio lì maturò il desidero di trovare una nuova via per l'Asia.<br />Proprio la ricerca di una nuova via per l'Asia ha solleticato la fantasia di innumerevoli detrattori del Medioevo e della Chiesa Cattolica. La leggenda nera vuole la Chiesa schierata su posizioni "terra-piattiste", quando in realtà la consapevolezza della forma sferica della terra era nota ed accettata. Inoltre molti episodi conosciuti alle corti della penisola iberica dimostravano che al di là del mare esistevano terre abitate: le indie? L'Asia? Erano popoli da convertire, con cui commerciare? Il punto era comprendere quanto distasse la terra al di là dell'Oceano. Colombo sosteneva che l'intera circonferenza della terra fosse di 20.000 km (sbagliando), portoghesi, spagnoli non ci credevano. Molti fattori ritardarono l'avvallo all'impresa di Colombo: dubbi sulla rotta proposta, i portoghesi che probabilmente stavano cercando di raggiungere l'altra sponda già da tempo per altre vie, gli Spagnoli che erano ancora intenti a cacciare i mori dalle loro terre, non ultime le consistenti richieste di Cristoforo (la decima parte delle scoperte, l'Ammiragliato, la nomina a vice Re del nuovo mondo). L'idea che un popolano potesse attendere così a lungo, perorare la sua causa con continue trattative con le corti spagnola e lusitana, che potesse intrattenersi con i cartografi e studiosi del suo tempo a discutere di una terra non ancora "scoperta" rimane improbabile. Il nobile Colombo attese con frustrazione uno spiraglio che arrivò dopo un decennio di attesa e, quando era ormai intenzionato a rivolgersi altrove, Isabella e Ferdinando di Castiglia decisero: a don Cristoforo Colombo avrebbero concesso titoli e privilegi nel caso di successo, assegnarono le tre caravelle più famose di tutti i tempi. L'avventura era partita.<br />Quattro viaggi resero Colombo immortale. Dal primo epico e trionfante all'ultimo quasi "normale". Il mondo era entrato in una nuova epoca e i caratteri distintivi dell'Ammiraglio, la testardaggine, la petulanza, l'incapacità al governo, lo resero inviso alle corti del tempo. Morirà lasciando ai posteri un continente e un segno indelebile nella storia.<br />Su di lui si è scritto molto, ma le parole di Leone XIII forse chiariscono il motivo per cui è ancora segno di contraddizione. Nell'enciclica Quarto abeunte saeculo, scritta in occasione del quarto centenario della scoperta del nuovo mondo, scrive "...Colombo è uomo nostro", a sottolineare che Cristoforo non partì per la sete di gloria e di conquista ma per servire Dio, per trovare una via alternativa al Santo Sepolcro, per conquistare nuove anime a Dio. Il nobile Colombo fu l'ultimo dei cavalieri medievali votati al servizio della Cristianità e per questo oggi raccoglie ancora tanto rancore e odio, in un mondo che desidera stare lontano dal Creatore del mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56944912</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 21:32:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56944912/il_nobile_cristoforo_colombo_ultimo_dei_cavalieri_medievali.mp3" length="6352264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7547

IL NOBILE CRISTOFORO COLOMBO, ULTIMO DEI CAVALIERI MEDIEVALI di Michelangelo Longo
La vulgata vorrebbe Cristoforo Colombo marinaio genovese, di umili origini che grazie a una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7547" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7547</a><br /><br />IL NOBILE CRISTOFORO COLOMBO, ULTIMO DEI CAVALIERI MEDIEVALI di Michelangelo Longo<br />La vulgata vorrebbe Cristoforo Colombo marinaio genovese, di umili origini che grazie a una felice intuizione scopre "per caso" un nuovo continente. I dati storici ribaltano questa narrazione. I documenti ci regalando uno spaccato del tardo medioevo assai diverso: il self made man non è semplicemente possibile, ma è possibile l'epopea di un nobile cavaliere spinto dallo spirito di avventura e dal desiderio, per noi post moderni incomprensibile, di portare la fede ovunque.<br />Ma partiamo dalla famiglia. Il cognome per esteso è Colombo di Cuccaro, feudo del marchesato del Monferrato. La famiglia serviva i Marchesi e li seguì fino alla fine della signoria, quando Gian Giacomo Paleologo si dichiarò vassallo dei Savoia per ritornare nel Monferrato dopo l'esilio a Venezia con a seguito i Colombo di Cuccaro. La nobile famiglia dei Colombo si trovò così a servire non più un marchesato nel pieno del suo potere ma un vassallo senza futuro e rendite. A quel punto i Colombo di Cuccaro dovettero trovare altre strade per vivere e una di queste portava al mare...<br />Colombo fu corsaro, mozzo? È plausibile che come cadetto di una nobile famiglia fosse comandante di qualche vascello, magari anche con la licenza di corsa (corsaro appunto). Il figlio Ferdinando riporta episodi che sembrano figli di battaglie atlantiche tra corsari di diverse nazioni, certo è che il futuro Ammiraglio esplora in lungo e in largo l'Atlantico e il Mediterraneo fino ad incontrare il sorgente impero Ottomano a Chio, poche miglia dall'Asia Minore ormai presa dagli infedeli. Forse proprio lì maturò il desidero di trovare una nuova via per l'Asia.<br />Proprio la ricerca di una nuova via per l'Asia ha solleticato la fantasia di innumerevoli detrattori del Medioevo e della Chiesa Cattolica. La leggenda nera vuole la Chiesa schierata su posizioni "terra-piattiste", quando in realtà la consapevolezza della forma sferica della terra era nota ed accettata. Inoltre molti episodi conosciuti alle corti della penisola iberica dimostravano che al di là del mare esistevano terre abitate: le indie? L'Asia? Erano popoli da convertire, con cui commerciare? Il punto era comprendere quanto distasse la terra al di là dell'Oceano. Colombo sosteneva che l'intera circonferenza della terra fosse di 20.000 km (sbagliando), portoghesi, spagnoli non ci credevano. Molti fattori ritardarono l'avvallo all'impresa di Colombo: dubbi sulla rotta proposta, i portoghesi che probabilmente stavano cercando di raggiungere l'altra sponda già da tempo per altre vie, gli Spagnoli che erano ancora intenti a cacciare i mori dalle loro terre, non ultime le consistenti richieste di Cristoforo (la decima parte delle scoperte, l'Ammiragliato, la nomina a vice Re del nuovo mondo). L'idea che un popolano potesse attendere così a lungo, perorare la sua causa con continue trattative con le corti spagnola e lusitana, che potesse intrattenersi con i cartografi e studiosi del suo tempo a discutere di una terra non ancora "scoperta" rimane improbabile. Il nobile Colombo attese con frustrazione uno spiraglio che arrivò dopo un decennio di attesa e, quando era ormai intenzionato a rivolgersi altrove, Isabella e Ferdinando di Castiglia decisero: a don Cristoforo Colombo avrebbero concesso titoli e privilegi nel caso di successo, assegnarono le tre caravelle più famose di tutti i tempi. L'avventura era partita.<br />Quattro viaggi resero Colombo immortale. Dal primo epico e trionfante all'ultimo quasi "normale". Il mondo era entrato in una nuova epoca e i caratteri distintivi dell'Ammiraglio, la testardaggine, la petulanza, l'incapacità al governo, lo resero inviso alle corti del tempo. Morirà lasciando ai posteri un continente e un segno...]]></itunes:summary><itunes:duration>397</itunes:duration><itunes:keywords>ammiraglio,cristoforocolombo,isabelladicastiglia,leonexiii,mori,terrapiattista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b74e2b787cb175b24dfe34db3e9ae38a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quattro buone ragioni a favore della monarchia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quattro-buone-ragioni-a-favore-della-monarchia--56948210</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4255</a><br /><br />QUATTRO BUONE RAGIONI A FAVORE DELLA MONARCHIA di Corrado Gnerre<br /><br />In occasione del 70° anniversario della Repubblica Italiana offro qualche riflessione in merito non alla Repubblica ma alla Monarchia, più specificamente alla Monarchia Cristiana. Prima però mi preme fare due premesse.<br />La prima è più specifica. Confesso (ma penso sia cosa abbastanza prevedibile) di non nutrire alcuna simpatia per Casa Savoia per una serie di motivazioni, prima fra tutte il fatto che essa ha svolto un ruolo decisivo in quel processo, cosiddetto "Risorgimento", che altro non è stato che una sorta di "piemontizzazione" dell'Italia.<br />La seconda premessa è più generale. La Dottrina Cattolica tradizionale (quindi non contaminata da derive modernistiche) accetta diverse forme di governo, sempre che non cadano in derive totalitarie. Ricordo che anche la democrazia, non intesa in senso classico, bensì come puro "democraticismo" (pretesa di poter tutto decidere con il criterio del numero anche cosa è oggettivamente bene e cosa è oggettivamente male) cade inevitabilmente nel totalitarismo, come è ben affermato da Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus Annus al punto 46: "Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia."<br />Fatte queste due premesse, vengo al dunque. Le buone ragioni della Monarchia sono quattro. La prima è "sociale", la seconda "antropologica", la terza "religiosa" e la quarta "filosofica". Ho utilizzato le virgolette perché il significato di queste aggettivazioni è in senso ampio.<br /> <br />1) RAGIONE SOCIALE<br />Una delle più precise definizioni di Monarchia è "governo di una famiglia su tante famiglie". Infatti, la Monarchia altro non è che la "centralità politica" della Famiglia. Qui ovviamente il riferimento è alla concezione tradizionale e vera della società. Secondo questa concezione la società non può che avere una dimensione comunitaria. Essa non è un insieme di individui ma di famiglie: è una "famiglia di famiglie". La concezione individualistica della società è invece un prodotto tipicamente "moderno". Ed è proprio la forma repubblicana ad esprimere chiaramente l'impostazione individualistica, cioè il governo di uno su tanti, di un individuo su tanti individui.<br />Relativamente a questo discorso va detto che la concezione vera della Monarchia -o meglio: la concezione della Monarchia vera- si espresse non a caso nel medioevo cristiano, che fu un periodo tutto all'insegna della dimensione comunitaria e "familiare". Le stesse corporazioni erano strutturate sul modello familiare.<br />In merito alla famiglia bisogna fare un'altra considerazione. A differenza di altre forme di governo, nella Monarchia Cristiana il Re è tenuto, anche se indirettamente, a render conto di come gestisce la propria famiglia che è parte integrante della sua rappresentatività politica; il tutto nella convinzione che non si può pretendere di governare uno Stato se non si è capaci di saper governare la propria famiglia.<br />2) RAGIONE ANTROPOLOGICA<br />Passiamo adesso ad un'altra buona ragione della Monarchia, che possiamo definire "antropologica". Dico subito che qui il discorso si fa molto più "delicato", non solo nel senso che va ben capito, ma anche perché sembrerebbe offrire argomenti un po' troppo "sottili". Ma si tratta ugualmente di una questione importante.<br />Governare è qualcosa di impegnativo: è un'arte che è difficile improvvisare. Ebbene, nella Monarchia vige il riconoscimento del principio secondo cui sin da piccoli bisogna prepararsi a governare. Può sembrare una sciocchezza, ma non lo è. Lasciamo stare la misteriosa incompetenza di molti politici dei nostri giorni, "misteriosa" perché assume proporzioni tali da sembrare voluta. Spesso mi viene la tentazione di pensare che coloro che ci comandano formalmente siano volutamente scelti per la loro pochezza da coloro che ci comandano sostanzialmente (che stanno dietro le quinte) affinché possano essere più facilmente gestibili. Ma, lasciando stare questo discorso che porterebbe molto lontano, resta il fatto che l'arte del governo è anche l'esito di un apprendimento, di una scuola, di un'educazione. San Luigi IX (che a detta del famoso medievista di formazione laica, Jacques le Goff, è stato il più il più grande Re di Francia) così scrive al figlio che dovrà ereditare il Regno: "Caro Figlio, la prima cosa che ti raccomando è che tu metta tutto il tuo cuore nell'amare Dio. Se Dio ti manda delle avversità, sopportale pazientemente. Confessati spesso e scegli confessori prudenti. Mantieni i buoni costumi del regno e combatti quelli cattivi. Prendi cura di avere in tua compagnia tutti uomini prudenti, sia religiosi, sia secolari. Non sopportare che si dica davanti a te nessun oltraggio verso Dio, né ai Santi. Rendi sovente grazie a Dio di tutti i doni che Egli ti ha fatto, affinché tu sia degno di averne ancora. Le tue genti vivano in pace e in rettitudine sotto te, anche i religiosi e tutte le persone della Santa Chiesa. Dona i benefici di Santa Chiesa. Pacificati piuttosto che porre guerre, sia coi tuoi, sia coi tuoi sudditi, come faceva San Martino. Sii diligente di avere buoni preposti e buoni podestà e buoni inquisitori. Sforzati di impedire il peccato e cattivi giuramenti; fa distruggere le eresie contro il tuo potere. Fa in modo che le spese del tuo palazzo siano ragionevoli. Infine, caro figlio, io ti do tutte le benedizioni che un buon padre pietoso può dare a suo figlio, e che sia benedetta la Santissima Trinità e tutti i Santi ti guardino e ti difendano da ogni male; e che Dio ti dia la Grazia di fare sempre la sua volontà, in modo che Egli sia sempre onorato da te".<br /> <br />3) RAGIONE RELIGIOSA<br />Se Dio esiste (ed esiste!) la realtà è gerarchica; e per logica tutto deve essere riconducibile alla sovranità di Colui che è il Re di tutto: il Re dei Re. Se Dio esiste (ed esiste!) la realtà non è né "repubblicana" né "democratica", ma inevitabilmente "monarchica".<br />Qui c'è da aggiungere una cosa interessante. Prima abbiamo detto che simbolicamente la Monarchia rappresenta la centralità politica e sociale della Famiglia; ebbene il Cristianesimo parla di un Dio che è Unico ma anche Comunione, in quanto Trinitario. Dunque, è proprio nel Cristianesimo, più di ogni altra religione, che la Monarchia, come centralità politica della Famiglia, trova il suo fondamento teologico. Possiamo in un certo qual modo dire che il Cristianesimo è strutturalmente monarchico e che la Monarchia è strutturalmente cristiana.<br /> <br />4) RAGIONE FILOSOFICA<br />La Monarchia esprime anche un'altra conformazione, ed è quella alla realtà. Ecco la ragione "filosofica" che è legata al "realismo filosofico", unico criterio per una corretta speculazione razionale.<br />La dimensione gerarchica è nell'ordine naturale delle cose; tant'è che anche negli ambienti che ne teorizzano l'illegittimità e l'innaturalità, questa, cacciata dalla porta, rientra in un certo qual modo dalla finestra. Provare per credere: finanche negli ambienti anarchici il leader finisce sempre con l'emergere.<br />E' nella natura delle cose riconoscere che chi comanda può comandare per sempre, che sui talenti che il Signore dona non c'è data di scadenza. Se la politica diventa un bene di consumo, allora sì che esiste il rischio che vada a male; ma se la politica è promozione e difesa del bene comune (tradizionalmente e metafisicamente inteso) allora non c'è rischio né che vada a male né che possa passare di moda.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56948210</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 21:14:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56948210/quattro_buone_ragioni_a_favore_della_monarchia.mp3" length="9434636" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4255

QUATTRO BUONE RAGIONI A FAVORE DELLA MONARCHIA di Corrado Gnerre

In occasione del 70° anniversario della Repubblica Italiana offro qualche riflessione in merito non alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4255</a><br /><br />QUATTRO BUONE RAGIONI A FAVORE DELLA MONARCHIA di Corrado Gnerre<br /><br />In occasione del 70° anniversario della Repubblica Italiana offro qualche riflessione in merito non alla Repubblica ma alla Monarchia, più specificamente alla Monarchia Cristiana. Prima però mi preme fare due premesse.<br />La prima è più specifica. Confesso (ma penso sia cosa abbastanza prevedibile) di non nutrire alcuna simpatia per Casa Savoia per una serie di motivazioni, prima fra tutte il fatto che essa ha svolto un ruolo decisivo in quel processo, cosiddetto "Risorgimento", che altro non è stato che una sorta di "piemontizzazione" dell'Italia.<br />La seconda premessa è più generale. La Dottrina Cattolica tradizionale (quindi non contaminata da derive modernistiche) accetta diverse forme di governo, sempre che non cadano in derive totalitarie. Ricordo che anche la democrazia, non intesa in senso classico, bensì come puro "democraticismo" (pretesa di poter tutto decidere con il criterio del numero anche cosa è oggettivamente bene e cosa è oggettivamente male) cade inevitabilmente nel totalitarismo, come è ben affermato da Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus Annus al punto 46: "Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia."<br />Fatte queste due premesse, vengo al dunque. Le buone ragioni della Monarchia sono quattro. La prima è "sociale", la seconda "antropologica", la terza "religiosa" e la quarta "filosofica". Ho utilizzato le virgolette perché il significato di queste aggettivazioni è in senso ampio.<br /> <br />1) RAGIONE SOCIALE<br />Una delle più precise definizioni di Monarchia è "governo di una famiglia su tante famiglie". Infatti, la Monarchia altro non è che la "centralità politica" della Famiglia. Qui ovviamente il riferimento è alla concezione tradizionale e vera della società. Secondo questa concezione la società non può che avere una dimensione comunitaria. Essa non è un insieme di individui ma di famiglie: è una "famiglia di famiglie". La concezione individualistica della società è invece un prodotto tipicamente "moderno". Ed è proprio la forma repubblicana ad esprimere chiaramente l'impostazione individualistica, cioè il governo di uno su tanti, di un individuo su tanti individui.<br />Relativamente a questo discorso va detto che la concezione vera della Monarchia -o meglio: la concezione della Monarchia vera- si espresse non a caso nel medioevo cristiano, che fu un periodo tutto all'insegna della dimensione comunitaria e "familiare". Le stesse corporazioni erano strutturate sul modello familiare.<br />In merito alla famiglia bisogna fare un'altra considerazione. A differenza di altre forme di governo, nella Monarchia Cristiana il Re è tenuto, anche se indirettamente, a render conto di come gestisce la propria famiglia che è parte integrante della sua rappresentatività politica; il tutto nella convinzione che non si può pretendere di governare uno Stato se non si è capaci di saper governare la propria famiglia.<br />2) RAGIONE ANTROPOLOGICA<br />Passiamo adesso ad un'altra buona ragione della Monarchia, che possiamo definire "antropologica". Dico subito che qui il discorso si fa molto più "delicato", non solo nel senso che va ben capito, ma anche perché sembrerebbe offrire argomenti un po' troppo "sottili". Ma si tratta ugualmente di una questione importante.<br />Governare è qualcosa di impegnativo: è un'arte che è difficile improvvisare. Ebbene, nella Monarchia vige il riconoscimento del principio secondo cui sin da piccoli bisogna prepararsi a governare. Può sembrare una sciocchezza, ma non lo è. Lasciamo stare la misteriosa incompetenza di molti politici dei nostri giorni, "misteriosa" perché assume proporzioni tali da sembrare voluta. Spesso mi viene la...]]></itunes:summary><itunes:duration>590</itunes:duration><itunes:keywords>centesimusannus,monarchia,monarchiacristiana,repubblicaitaliana,sanluigiix</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/463cbf60d14e2ef95e48387e4bfe0691.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Hitler ne era convinto la principale attività dei preti consisteva nel minare la politica nazista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/hitler-ne-era-convinto-la-principale-attivita-dei-preti-consisteva-nel-minare-la-politica-nazista--56626945</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1729" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1729</a><br /><br />HITLER NE ERA CONVINTO: LA PRINCIPALE ATTIVITA' DEI PRETI CONSISTEVA NEL MINARE LA POLITICA NAZISTA di Francesco Agnoli<br />Il pensiero di Hitler e stato consegnato solo in parte, cioè nella prima fase della sua attività politica, al Mein Kampf. In questo testo confuso e logorroico, i pensieri del futuro dittatore si accavallano l'uno sull'altro, risultando spesso indigeribili. Però, per quanto riguarda il tema che a noi interessa, sono già in parte delineati. Hitler, infatti, afferma più volte due concetti: che la Chiesa cattolica è «in conflitto con le scienze esatte e con l'indagine scientifica», e che il cristianesimo si è imposto grazie ad una «fanatica intolleranza». Intolleranza che è propria degli ebrei in generale: «Oggi il singolo deve constatare con dolore - scrive Hitler - che nel mondo antico, assai più libero del moderno, comparve col cristianesimo il primo terrore spirituale».<br />Questi pensieri, espressi nel 1923, possono essere meglio compresi alla luce di quanto Hitler ebbe a dire una volta giunto al potere. Per questo risulta indispensabile la lettura delle Conversazioni a tavola di Hitler, da poco ristampato in Italia (dopo ben 50 anni!) dalla Libreria editrice Goriziana. Si tratta dei discorsi tenuti da Hitler con gli invitati che di volta in volta accedevano a lui: furono trascritti a partire dal 5 luglio 1941 per ordine di Martin Bormann, capo della cancelleria del partito e segretario del Führer.<br />Ebbene, in queste conversazioni a ruota libera, Hitler rivela molto chiaramente il suo pensiero rispetto al cristianesimo, dimostrando che era una delle tematiche che più gli stava a cuore. Nelle quasi 700 pagine in cui discorre di guerra, russi, ebrei, diete, nazismo ecc., i riferimenti al cristianesimo e alla Chiesa cattolica, pur minoritaria all'interno del paese di cui era l'incontrastato leader, sono continui, insistenti e ripetitivi.<br />Anzitutto Hitler ritiene che il cristianesimo sia una delle manifestazioni della perfidia ebraica: parla quindi esplicitamente di «cristianesimo ebraico». «Il cristianesimo - afferma la notte del 20 febbraio 1942 - costituisce il peggiore del regressi che l'umanità abbia mai potuto subire, ed è stato I'Ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla quindici secoli indietro». Cristo, in verità, per Hitler, non era un ebreo, ma un ariano che «attaccò il capitalismo ebraico» e per questo venne ucciso: «Non è escluso che sua madre fosse ebrea»: ma certo non lo fu il padre.<br />La «falsificazione della dottrina di Gesù» fu quindi opera dell'ebreo san Paolo: a lui si deve la creazione della religione cristiana, cioè di una forma di bolscevismo ante litteram. Il cristianesimo infatti si è posto alla testa dei più miserabili, degli schiavi, dei malriusciti, con le sue teorie «egualitarie» nate per «conquistare un'enorme massa di gente priva di radici»; «ha mobilitato la feccia», per «organizzare cosi un pre-bolscevismo».<br />Per Hitler all'equazione ebraismo-cristianesimo, si affianca quella cristianesimo-bolscevismo: l'ebreo Saul e l'ebreo Marx sono i creatori di due ideologie di morte equivalenti tra di loro!<br />«Il colpo più duro che l'umanità abbia ricevuto - dichiara - è l'avvento del cristianesimo. Il bolscevismo è figlio illegittimo del cristianesimo. L'uno e l'altro sono una invenzione degli Ebrei. È dal cristianesimo che la menzogna cosciente in fatto di religione è stata introdotta nel mondo. Si tratta di una menzogna della stessa natura di quella che pratica il bolscevismo quando pretende di apportare la libertà agli uomini, mentre in realtà vuol far di loro solo degli schiavi». Ancora: «L'Ebreo che fraudolentemente introdusse il cristianesimo nel mondo antico, allo scopo di perderlo, ha oggi riaperto questa breccia prendendo, questa volta, il pretesto della questione sociale. È sempre lo stesso gioco dei bussolotti. Come Saul si è trasformato in s. Paolo, così Mardocheo è diventato Karl Marx».<br />Come il bolscevismo è oggi causa di morte e di distruzione, così il cristianesimo, afferma Hitler ribadendo quanto già scritto nel Mein Kampf, è fondato sull'intolleranza: «Il cristianesimo è stata la prima religione a sterminare i suoi avversari in nome dell'amore. Il suo segno è l'intolleranza».<br />La colpa storica della Chiesa cattolica è poi quella di aver fatto crollare l'impero romano, regno dell'arte, della tolleranza e della civiltà. E di averlo sostituito con l'arte barbara delle catacombe, col buio del medio Evo, l'epoca più insignificante della stona umana. Hitler afferma: «Sono sicuro che Nerone non ha mai incendiato Roma. Sono stati i cristiani-bolscevichi». Poi loda Giuliano l'Apostata, e depreca Costantino. Il concetto è sempre lo stesso: i cristiani, figli spirituali dell'ebreo Paolo, sono la causa della caduta dell'Impero e di ogni barbarie degli ultimi 20 secoli.<br />Ai cristiani Hitler imputa di negare «tutte le gioie dei sensi»; di aver proposto una errata «volontà ecumenica», cioè universalistica e non razzista; di essere «contro la selezione naturale» e quindi di instillare una «ribellione contro la natura, una protesta contro la natura» di proporre un «paradiso insipido», tutto canti e alleluia; di essere una «storia puerile», una «invenzione di cervelli malati», una vera e propria «malattia».<br />Soprattutto interessante è il fatto che Hitler condivida coi comunisti-bolscevichi (verso cui dichiara il suo odio, e con cui si alleerà per scatenare il secondo conflitto mondiale) due idee. La prima: che il cristianesimo sia contro la scienza e la ragione. La seconda: che sia condannato a sparire col tempo, automaticamente, soffocato dall'affermarsi del nazismo trionfante e liberatore.<br />Anche Marx aveva creduto lo stesso; anche i bolscevichi spiegavano, in quegli stessi anni, che la Chiesa non avrebbe retto il confronto con la scienza, la modernità ed il progresso, e sarebbe sparita da sola, una volta instaurata la società giusta, perfetta, egualitaria, in una parola, comunista. Senza bisogno di persecuzioni (che invece, poi, ci furono eccome).<br />Riguardo alla prima idea, Hitler, che riteneva «scientifico» il razzismo, afferma: «la religione è in perpetuo conflitto con lo spirito di ricerca. L'opposizione della Chiesa alla scienza fu talvolta così violenta da sprizzare scintille». Quanto alla seconda idea cui accennavo, la scomparsa automatica del cristianesimo, per manifesta «inferiorità», Hitler dichiara di aver creduto, un tempo, sin dai 14 anni, che la soluzione avrebbe dovuto essere violenta, la «dinamite»: sterminare i preti, le loro menzogne e la loro malvagità.<br />Poi, col tempo, sostiene di essersi convinto che sia politicamente più produttivo lasciar morire il cristianesimo «a fuoco lento», come effettivamente cercherà di fare sopprimendo le scuole e i giornali confessionali e attuando una persecuzione spesso soprattutto di tipo culturale e ideologico: «A lungo andare, il nazionalsocialismo e la religione non potranno più coesistere... la soluzione ideate sarebbe di lasciar le religioni consumarsi da sé, senza perseguitarle».<br />Per capire questa prospettiva hitleriana è bene ricordare che Hitler era un uomo molto pragmatico: sapeva che certe operazioni vanno fatte con prudenza e cautela, o addirittura di nascosto, come ad esempio nel caso del programma eutanasico T4. Così più volte rivelava ai suoi collaboratori che l'ora dei conti con la Chiesa e con il cardinal von Galen, il suo più agguerrito avversario, sarebbe arrivata solo alla fine della guerra, per non dividere troppo il paese in un momento difficile. In varie occasioni Hitler frenò addirittura le repressioni contro la Chiesa del suo fidato segretario Bormann, non perché non le condividesse, ma perché temeva «potessero ritorcersi sfavorevolmente sullo stato d'animo del paese in guerra». «Secondo Bormann - scrive il gerarca nazista Albert Speer - un modo per restituire vitalità ed interesse all'ideologia nazionalsocialista era quello di stimolare la lotta contro la Chiesa [...]. Hitler in materia temporeggiava, ma nessuno poteva dubitare che egli intendesse soltanto rinviare il problema ad un momento più favorevole, poiché alla tavola della Cancelleria usava nei confronti della Chiesa parole molto più pesanti e scoperte di quelle che usava all'Obersalzberg, dove la presenza delle signore lo frenava. «Quando avrò risolto tutti gli altri miei problemi - diceva a volte - farò i conti con la chiesa. Allora essa vedrà i sorci verdi» (A. Speer, Memorie del terzo Reich, Mondadori, 1997).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56626945</guid><pubDate>Tue, 29 Aug 2023 15:32:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56626945/hitler_ne_era_convinto_la_principale_attivit_dei_preti_consisteva_nel_minare_la_politica_nazista.mp3" length="11436661" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1729

HITLER NE ERA CONVINTO: LA PRINCIPALE ATTIVITA' DEI PRETI CONSISTEVA NEL MINARE LA POLITICA NAZISTA di Francesco Agnoli
Il pensiero di Hitler e stato consegnato solo in parte,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1729" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1729</a><br /><br />HITLER NE ERA CONVINTO: LA PRINCIPALE ATTIVITA' DEI PRETI CONSISTEVA NEL MINARE LA POLITICA NAZISTA di Francesco Agnoli<br />Il pensiero di Hitler e stato consegnato solo in parte, cioè nella prima fase della sua attività politica, al Mein Kampf. In questo testo confuso e logorroico, i pensieri del futuro dittatore si accavallano l'uno sull'altro, risultando spesso indigeribili. Però, per quanto riguarda il tema che a noi interessa, sono già in parte delineati. Hitler, infatti, afferma più volte due concetti: che la Chiesa cattolica è «in conflitto con le scienze esatte e con l'indagine scientifica», e che il cristianesimo si è imposto grazie ad una «fanatica intolleranza». Intolleranza che è propria degli ebrei in generale: «Oggi il singolo deve constatare con dolore - scrive Hitler - che nel mondo antico, assai più libero del moderno, comparve col cristianesimo il primo terrore spirituale».<br />Questi pensieri, espressi nel 1923, possono essere meglio compresi alla luce di quanto Hitler ebbe a dire una volta giunto al potere. Per questo risulta indispensabile la lettura delle Conversazioni a tavola di Hitler, da poco ristampato in Italia (dopo ben 50 anni!) dalla Libreria editrice Goriziana. Si tratta dei discorsi tenuti da Hitler con gli invitati che di volta in volta accedevano a lui: furono trascritti a partire dal 5 luglio 1941 per ordine di Martin Bormann, capo della cancelleria del partito e segretario del Führer.<br />Ebbene, in queste conversazioni a ruota libera, Hitler rivela molto chiaramente il suo pensiero rispetto al cristianesimo, dimostrando che era una delle tematiche che più gli stava a cuore. Nelle quasi 700 pagine in cui discorre di guerra, russi, ebrei, diete, nazismo ecc., i riferimenti al cristianesimo e alla Chiesa cattolica, pur minoritaria all'interno del paese di cui era l'incontrastato leader, sono continui, insistenti e ripetitivi.<br />Anzitutto Hitler ritiene che il cristianesimo sia una delle manifestazioni della perfidia ebraica: parla quindi esplicitamente di «cristianesimo ebraico». «Il cristianesimo - afferma la notte del 20 febbraio 1942 - costituisce il peggiore del regressi che l'umanità abbia mai potuto subire, ed è stato I'Ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla quindici secoli indietro». Cristo, in verità, per Hitler, non era un ebreo, ma un ariano che «attaccò il capitalismo ebraico» e per questo venne ucciso: «Non è escluso che sua madre fosse ebrea»: ma certo non lo fu il padre.<br />La «falsificazione della dottrina di Gesù» fu quindi opera dell'ebreo san Paolo: a lui si deve la creazione della religione cristiana, cioè di una forma di bolscevismo ante litteram. Il cristianesimo infatti si è posto alla testa dei più miserabili, degli schiavi, dei malriusciti, con le sue teorie «egualitarie» nate per «conquistare un'enorme massa di gente priva di radici»; «ha mobilitato la feccia», per «organizzare cosi un pre-bolscevismo».<br />Per Hitler all'equazione ebraismo-cristianesimo, si affianca quella cristianesimo-bolscevismo: l'ebreo Saul e l'ebreo Marx sono i creatori di due ideologie di morte equivalenti tra di loro!<br />«Il colpo più duro che l'umanità abbia ricevuto - dichiara - è l'avvento del cristianesimo. Il bolscevismo è figlio illegittimo del cristianesimo. L'uno e l'altro sono una invenzione degli Ebrei. È dal cristianesimo che la menzogna cosciente in fatto di religione è stata introdotta nel mondo. Si tratta di una menzogna della stessa natura di quella che pratica il bolscevismo quando pretende di apportare la libertà agli uomini, mentre in realtà vuol far di loro solo degli schiavi». Ancora: «L'Ebreo che fraudolentemente introdusse il cristianesimo nel mondo antico, allo scopo di perderlo, ha oggi riaperto questa breccia prendendo, questa volta, il pretesto...]]></itunes:summary><itunes:duration>715</itunes:duration><itunes:keywords>ebreosanpaolo,hitler,paradisoinsipido,socialismobolscevico,tolleranza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d379c74ec961c8ec313cfe2971d7753.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Italia riconosce l'Holodomor come genocidio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-italia-riconosce-l-holodomor-come-genocidio--56480342</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7509" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7509</a><br /><br />L'ITALIA RICONOSCE L'HOLODOMOR COME GENOCIDIO di Stefano Magni<br />A 90 anni di distanza, anche il Parlamento italiano ha votato per il riconoscimento dell'Holodomor quale genocidio degli ucraini, commesso da Stalin dal 1932 al 1933. Il Senato ha approvato la mozione con 130 voti a favore e 4 astenuti (e tutti gli altri assenti). I 4 astenuti sono senatori di Verdi-Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle.<br />Sull'Holodomor (in ucraino: "morte per fame") è stato fatto negazionismo (vero) da parte del regime sovietico e ancora oggi il dibattito è difficile da affrontare. È innegabilmente un crimine di massa figlio dell'ideologia comunista. Nel 1928 Stalin impose le sue riforme economiche radicali, dopo aver introdotto il primo Piano Quinquennale. L'agricoltura, che era la principale risorsa per l'Ucraina, come per la Russia meridionale, venne considerata come un settore ausiliario dell'industria. Nutrire gli operai: questo doveva essere il compito dei contadini. Poi la grandezza dell'Urss sarebbe arrivata grazie al programma di industrializzazione. L'Ucraina, nei primi anni sovietici, dopo la guerra civile (che l'aveva devastata, con una prima carestia) aveva ottenuto una certa autonomia, per lo meno il permesso di usare la propria lingua e di studiare la propria cultura nazionale. Gli anni '20 furono un periodo di "ucrainizzazione". Stalin, con la sua furia centralizzatrice, volle distruggere l'identità ucraina che lui stesso, da ex ministro delle Nazionalità, aveva concesso. L'Ucraina era un nemico nazionale: con la sua identità rischiava di minare l'unità dell'Urss. Era anche un nemico di classe, dove la Nuova Politica Economica aveva fatto fiorire più che altrove una classe di intraprendenti contadini proprietari, i "kulaki" come venivano chiamati spregiativamente.<br />SI AIZZARONO LE LOTTE DI CLASSE<br />L'ira lucida di Stalin si abbatté sui kulaki. Considerati nemici di classe, vennero aizzate contro di loro le masse contadine. Con processi sommari e linciaggi veri e propri, furono poi tutti deportati in Siberia, in Asia centrale e al Circolo polare. La campagna di "de-kulakizzazione" fece sparire quasi 2 milioni di ucraini e fu devastante per l'economia. Arrivati al 1931, le autorità sovietiche accelerarono la collettivizzazione. La resa dei terreni crollò. Le autorità sovietiche, più che "esperti" di agricoltura mandarono brigate di agit prop. Le stazioni dei trattori e delle macchine agricole erano centri di propaganda, più che fornitori di servizi ai contadini. La collettivizzazione fu una grande ubriacatura ideologica e causò la fine di una società agricola, in quello che era sempre stato il "granaio d'Europa".<br />Ma al Cremlino non ammisero mai alcun errore, il modello doveva funzionare. Quindi alla comparsa delle prime statistiche che dimostravano raccolti molto inferiori alle quote prefissate dal piano, Stalin reagì punendo in massa i contadini. Chiunque era sospetto di nascondere il grano. La polizia politica entrava casa per casa, con pertiche di ferro con cui ispezionava (e distruggeva) le misere capanne di legno dei contadini, sequestrando ogni singolo chicco di grano. Ai contadini stessi non veniva lasciato nulla. Nessuno poteva fuggire. Venne reintrodotto un sistema rigidissimo di passaporti interni. Nessuno poteva neppure raggiungere le città. In tempi di carestia naturale, le città fanno la fame, i contadini hanno sempre qualcosa da mangiare. In una carestia artificiale, come quella provocata da Stalin in Ucraina, le campagne morivano, le città ricevevano provviste dalle autorità centrali, a sufficienza da sfamare operai e funzionari. Chi provava a entrare nelle città, alla ricerca di un po' di cibo, veniva cacciato o arrestato, oppure bastonato e lasciato morire. I casi di cannibalismo si moltiplicarono. La fame provocò un impazzimento collettivo. Testimonianze di sopravvissuti ci ricordano di persone trasformate completamente, ridotte all'inedia o ad una condizione di automi famelici, disperati, pronti a tutto. Tutta l'Ucraina si riempì di fosse comuni.<br />Non esiste una contabilità dell'Holodomor. Esistono solo stime demografiche che variano da 3 a 7 milioni di morti. La più probabile è di 4,5 milioni di vittime, in un unico anno. Una mattanza simile, per dimensioni (anche se in proporzione alla popolazione fu molto maggiore) si vedrà, mezzo secolo dopo, solo in Cambogia, altro regime comunista che collettivizzò di colpo le campagne.<br />UN VERO E PROPRIO GENOCIDIO<br />Nella lettera di contestazione inviata al governo italiano dall'Ambasciata russa, si leggono i classici tre argomenti contro la definizione di "genocidio": la stessa carestia riguardò non solo l'Ucraina, ma anche il Kazakistan e la Russia meridionale. Non fu deliberato, ma il frutto di "errori gestionali da parte delle amministrazioni regionali delle zone agricole dell'Urss". E infine avvenne in "condizioni climatiche sfavorevoli dei primi anni '30". La prima obiezione non nega il carattere genocida dello sterminio per fame in Ucraina. La popolazione ucraina fu deliberatamente colpita e, contemporaneamente alla fame, venne scatenata anche una purga di tutte le personalità della cultura nazionale locale, un processo di violenta "de-ucrainizzazione". Semmai sono il Kazakistan e i russi delle regioni del Kuban e Caucaso settentrionale che avrebbero tutto il diritto di reclamare la memoria del loro genocidio, ma nessuno può negare che gli ucraini lo abbiano subito. La dinamica della carestia dimostra che fu un atto deliberato. Non solo non vennero inviati soccorsi, ma vennero vietati tutti i possibili aiuti e chiuse tutte le vie di fuga. Quindi non furono "errori gestionali". Infine le condizioni climatiche "sfavorevoli" non impedirono raccolti altrove, in Urss e all'estero, colpirono selettivamente solo le zone agricole soggette a collettivizzazione forzata. Troppo per essere una coincidenza.<br />UNA SISTEMATICA CAMPAGNA DI NEGAZIONISMO<br />Dell'Holodomor non si parla molto, perché, appunto, il regime staliniano condusse una sistematica campagna di negazionismo in tempo reale. Non si limitò a chiudere l'accesso delle aree colpite dalla carestia, arrivò ad organizzare tour di giornalisti selezionati in zone in cui era stata creata una campagna sovietica completamente artificiale: finti villaggi, comparse, un benessere costruito per essere mostrato all'estero. Ci cascarono in tanti, un giornalista in particolare si fece promotore della disinformazione sovietica: il britannico (premio Pulitzer) Walter Duranty. Tuttora non è chiaro quanto non sapesse o quanto fingesse di non sapere. Ad un diplomatico britannico, successivamente alle sue corrispondenze, confessò di sapere che la popolazione ucraina aveva subito fino a 5 milioni di morti a causa della carestia. Chi sapeva era il console italiano a Kharkov (attuale Kharkiv), Sergio Guadenigo, che inviava a Mussolini fedeli e puntuali rapporti di quanto stava accadendo. Tuttavia, anche l'Italia fascista scelse di non protestare, di non reagire, in un periodo in cui i rapporti con l'Urss era distesi. L'unico giornalista indipendente che documentò fedelmente l'orrore dell'Holodomor fu un altro britannico, Gareth Jones. Tuttavia i suoi articoli non ebbero seguito e furono contestati dalla stessa comunità giornalistica del suo Paese. Jones morì appena due anni dopo, nel 1935, in Manciuria. Si portò nella tomba la verità sconvolgente che aveva visto in Ucraina. Il 1933 fu l'anno dell'ascesa di Hitler in Germania. Da allora, per la stampa internazionale, non ci fu argomento più importante. Quel poco di attenzione per quanto accadeva nell'Urss si spense subito.<br />Il voto in Senato può essere considerato un atto tardivo, può essere visto come un atto interessato per motivare la politica estera italiana sulla guerra in Ucraina. Ma intanto afferma una verità troppo a lungo negata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56480342</guid><pubDate>Tue, 15 Aug 2023 21:23:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56480342/l_italia_riconosce_l_holodomor_come_genocidio.mp3" length="9431293" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7509

L'ITALIA RICONOSCE L'HOLODOMOR COME GENOCIDIO di Stefano Magni
A 90 anni di distanza, anche il Parlamento italiano ha votato per il riconoscimento dell'Holodomor quale genocidio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7509" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7509</a><br /><br />L'ITALIA RICONOSCE L'HOLODOMOR COME GENOCIDIO di Stefano Magni<br />A 90 anni di distanza, anche il Parlamento italiano ha votato per il riconoscimento dell'Holodomor quale genocidio degli ucraini, commesso da Stalin dal 1932 al 1933. Il Senato ha approvato la mozione con 130 voti a favore e 4 astenuti (e tutti gli altri assenti). I 4 astenuti sono senatori di Verdi-Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle.<br />Sull'Holodomor (in ucraino: "morte per fame") è stato fatto negazionismo (vero) da parte del regime sovietico e ancora oggi il dibattito è difficile da affrontare. È innegabilmente un crimine di massa figlio dell'ideologia comunista. Nel 1928 Stalin impose le sue riforme economiche radicali, dopo aver introdotto il primo Piano Quinquennale. L'agricoltura, che era la principale risorsa per l'Ucraina, come per la Russia meridionale, venne considerata come un settore ausiliario dell'industria. Nutrire gli operai: questo doveva essere il compito dei contadini. Poi la grandezza dell'Urss sarebbe arrivata grazie al programma di industrializzazione. L'Ucraina, nei primi anni sovietici, dopo la guerra civile (che l'aveva devastata, con una prima carestia) aveva ottenuto una certa autonomia, per lo meno il permesso di usare la propria lingua e di studiare la propria cultura nazionale. Gli anni '20 furono un periodo di "ucrainizzazione". Stalin, con la sua furia centralizzatrice, volle distruggere l'identità ucraina che lui stesso, da ex ministro delle Nazionalità, aveva concesso. L'Ucraina era un nemico nazionale: con la sua identità rischiava di minare l'unità dell'Urss. Era anche un nemico di classe, dove la Nuova Politica Economica aveva fatto fiorire più che altrove una classe di intraprendenti contadini proprietari, i "kulaki" come venivano chiamati spregiativamente.<br />SI AIZZARONO LE LOTTE DI CLASSE<br />L'ira lucida di Stalin si abbatté sui kulaki. Considerati nemici di classe, vennero aizzate contro di loro le masse contadine. Con processi sommari e linciaggi veri e propri, furono poi tutti deportati in Siberia, in Asia centrale e al Circolo polare. La campagna di "de-kulakizzazione" fece sparire quasi 2 milioni di ucraini e fu devastante per l'economia. Arrivati al 1931, le autorità sovietiche accelerarono la collettivizzazione. La resa dei terreni crollò. Le autorità sovietiche, più che "esperti" di agricoltura mandarono brigate di agit prop. Le stazioni dei trattori e delle macchine agricole erano centri di propaganda, più che fornitori di servizi ai contadini. La collettivizzazione fu una grande ubriacatura ideologica e causò la fine di una società agricola, in quello che era sempre stato il "granaio d'Europa".<br />Ma al Cremlino non ammisero mai alcun errore, il modello doveva funzionare. Quindi alla comparsa delle prime statistiche che dimostravano raccolti molto inferiori alle quote prefissate dal piano, Stalin reagì punendo in massa i contadini. Chiunque era sospetto di nascondere il grano. La polizia politica entrava casa per casa, con pertiche di ferro con cui ispezionava (e distruggeva) le misere capanne di legno dei contadini, sequestrando ogni singolo chicco di grano. Ai contadini stessi non veniva lasciato nulla. Nessuno poteva fuggire. Venne reintrodotto un sistema rigidissimo di passaporti interni. Nessuno poteva neppure raggiungere le città. In tempi di carestia naturale, le città fanno la fame, i contadini hanno sempre qualcosa da mangiare. In una carestia artificiale, come quella provocata da Stalin in Ucraina, le campagne morivano, le città ricevevano provviste dalle autorità centrali, a sufficienza da sfamare operai e funzionari. Chi provava a entrare nelle città, alla ricerca di un po' di cibo, veniva cacciato o arrestato, oppure bastonato e lasciato morire. I casi di cannibalismo si moltiplicarono. La fame...]]></itunes:summary><itunes:duration>590</itunes:duration><itunes:keywords>genocidio,holodomor,kulaki,morteperfame,stalin,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9721292e23cff5ba0b56affd9b8e14ee.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli inglesi che preferirono la morte pur di rimanere cattolici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-inglesi-che-preferirono-la-morte-pur-di-rimanere-cattolici--56098878</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7473" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7473</a><br /><br />GLI INGLESI CHE PREFERIRONO LA MORTE PUR DI RIMANERE CATTOLICI di Roberto de Mattei<br />Mi sono trovato in Inghilterra il 29 giugno e mi ha molto colpito l'attaccamento che ancora oggi i cattolici inglesi hanno verso il Papa e verso la Chiesa di Roma. Questo attaccamento ha le sue radici nel doloroso scisma che si consumò nel XVI secolo, strappando l'Inghilterra alla vera fede. L'autore di questo scisma fu il re Enrico VIII, che in preda a una diabolica passione per una damigella di Corte, Anna Bolena, divorziò dalla moglie Caterina d'Aragona e, contro il divieto papale, la sposò nel 1533. Papa Clemente VII non riconobbe il matrimonio e l'anno successivo Enrico VIII fece votare dal Parlamento l'Atto di Supremazia con cui il Regno si separava dalla religione cattolica romana e costituiva una chiesa nazionale, detta poi anglicana, di cui il Re era il capo supremo. Il popolo inglese era cattolico ma furono pochi gli ecclesiastici, i dignitari e gli aristocratici, che osarono mettersi contro il sovrano, sfidando la prigione e la morte che li aspettava.<br />SCISMA E GRANDI SANTI<br />I primi tra questi furono un eminente laico Tommaso Moro, Cancelliere del Regno, e un vescovo Giovanni Fisher, creato cardinale dal Papa prima del supplizio. Si aprì un periodo di contrastate lotte politiche e religiose, in cui il papa san Pio V scomunicò la regina Elisabetta I, figlia illegittima di Enrico VIII, e il re di Spagna Filippo II tentò di conquistare il Regno d'Inghilterra, ma la Provvidenza aveva disposto altrimenti. Per oltre due secoli la fedeltà a Roma fu testimoniata dall'epopea di una legione di santi, pronti ad affrontare la peggiore delle morti, in difesa della fede cattolica.<br />Il condannato, condotto su un carretto al luogo dell'esecuzione, veniva squartato e orrendamente mutilato, ancora vivo e cosciente. Il carnefice dopo aver castrato il suppliziato, gli praticava un taglio nel ventre estraendone gli intestini, che venivano bruciati in un braciere davanti ai suoi occhi. Poi il carnefice gli tagliava la testa e procedeva allo squartamento del corpo. Con un'ascia lo divideva in quattro parti, prima tagliandolo verticalmente poi, orizzontalmente, quindi in altre due metà. I quarti del suo corpo venivano appesi in diversi angoli della città. Sant'Oliviero Plunkett fu l'ultimo martire cattolico inglese, squartato a Londra nel 1681, in seguito al Complotto papista (Popish Plot), una fittizia cospirazione gesuita per assassinare il re Carlo II di Inghilterra, ma in realtà inventata dal fanatico anglicano Titus Oates, per accreditarsi di fronte al sovrano.<br />Degli innumerevoli martiri cattolici inglesi, Margarete Pole e quaranta compagni furono beatificati da Leone XIII nel 1886, e altri nove nel 1895. Thomas Hereford e altri centosei martiri vennero beatificati da Pio XI il 15 dicembre 1929. Il 25 ottobre 1970 vennero canonizzati da Paolo VI quaranta martiri, undici dei quali appartenevano al gruppo dei beati del 1886 e ventinove a quello del 1929. Il 22 novembre 1987, infine, Georg Haydock e ottantaquattro cattolici di Inghilterra, Scozia e Irlanda, sventrati a Tyburn, sono stati beatificati da Giovanni Paolo II.<br />A Tyburn, proprio accanto al luogo in cui avvenivano le esecuzioni, che si affaccia su Hyde Park, è stato costruito un piccolo convento, dove si prega e si chiede l'intercessione di questi martiri. Vi aleggia lo stesso profumo soprannaturale che si respira in tante cappelle, chiese, santuari e monasteri cattolici del Regno Unito, da Londra fino alle brume della Scozia e alle coste della Cornovaglia<br />SANTI PIETRO E PAOLO, FESTA NAZIONALE INGLESE<br />La festa dei Santi Pietro e Paolo che, il 29 giugno in Italia è di precetto solo per la diocesi di Roma, in Inghilterra è festa obbligatoria sul suolo nazionale e quel giorno si recita una bella preghiera che esprime tutto l'amore di questo popolo per la Cattedra di Pietro.<br />Questa è la preghiera, rivolta a San Pietro:<br />"O Beato Principe degli Apostoli, Vicario di Cristo, Pastore di tutto il gregge, Roccia su cui è costruita la Chiesa! Noi ringraziamo il Principe dei Pastori, che nelle epoche della fede ha legato questa terra così dolcemente e fortemente a voi e a quella sede di Roma da cui venne la sua conversione. Noi lodiamo e benediciamo Nostro Signore per quegli intrepidi confessori che hanno dato la vita per il vostro onore e il vostro primato, nell'ora in cui lo scisma e l'eresia divisero la nostra terra. Noi desideriamo ravvivare lo zelo, la devozione e l'amore dei tempi passati. Per quanto è in nostro potere, noi consacriamo il nostro Paese, con fervore ed amore, a Voi. Vi offriamo il nostro omaggio, rinnoviamo la nostra fedeltà al Pontefice, vostro Successore, che ora occupa la Sede Apostolica. Con la vostra potente intercessione confermate e rafforzate la fede dei Pastori e del popolo che vi invoca. Salvateci dall'apostasia, dalla disunione, dall'indifferenza religiosa e dalle perdite a cui l'ignoranza e la tentazione espongono il nostro piccolo gregge. O umilissimo e sincerissimo penitente, otteneteci lacrime di vero pentimento per i nostri peccati ed un amore ardente al Nostro Divin Maestro. O Clavigero del Regno dei Cieli, apriteci le porte del Cielo affinché possiamo entrare nel gaudio del Re della gloria. Ricordatevi del Regno d'Inghilterra che è cresciuto in grazia ed unità sotto la benedetta influenza apostolica per circa mille anni. Pregate Gesù affinché tutti possano ottenere la luce e ritornare al vostro gregge, che è l'unico gregge di Cristo."<br />Non è una preghiera inglese, è una preghiera universale, come ogni preghiera cattolica. Oggi il fumo di Satana che, secondo le parole di Paolo VI, è penetrato all'interno del Tempio di Dio, avvolge la stessa Cattedra di Pietro, ma proprio per questo bisogna aumentare il nostro amore per il Papa e per il Papato, per la Roma immortale, di martiri e di santi, che inviò apostoli e missionari in ogni angolo della terra per diffondere la verità del Vangelo. Oggi c'è bisogno di nuovi apostoli che dall'Inghilterra alla Russia convertano il mondo alla Santa Chiesa romana, l'unica che è veramente una, cattolica e apostolica, e che ha nel successore del Beato Pietro, Vicario di Cristo, il suo fondamento. La preghiera è necessaria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56098878</guid><pubDate>Tue, 18 Jul 2023 20:11:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56098878/gli_inglesi_che_preferirono_la_morte_pur_di_rimanere_cattolici.mp3" length="10290617" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7473

GLI INGLESI CHE PREFERIRONO LA MORTE PUR DI RIMANERE CATTOLICI di Roberto de Mattei
Mi sono trovato in Inghilterra il 29 giugno e mi ha molto colpito l'attaccamento che ancora...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7473" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7473</a><br /><br />GLI INGLESI CHE PREFERIRONO LA MORTE PUR DI RIMANERE CATTOLICI di Roberto de Mattei<br />Mi sono trovato in Inghilterra il 29 giugno e mi ha molto colpito l'attaccamento che ancora oggi i cattolici inglesi hanno verso il Papa e verso la Chiesa di Roma. Questo attaccamento ha le sue radici nel doloroso scisma che si consumò nel XVI secolo, strappando l'Inghilterra alla vera fede. L'autore di questo scisma fu il re Enrico VIII, che in preda a una diabolica passione per una damigella di Corte, Anna Bolena, divorziò dalla moglie Caterina d'Aragona e, contro il divieto papale, la sposò nel 1533. Papa Clemente VII non riconobbe il matrimonio e l'anno successivo Enrico VIII fece votare dal Parlamento l'Atto di Supremazia con cui il Regno si separava dalla religione cattolica romana e costituiva una chiesa nazionale, detta poi anglicana, di cui il Re era il capo supremo. Il popolo inglese era cattolico ma furono pochi gli ecclesiastici, i dignitari e gli aristocratici, che osarono mettersi contro il sovrano, sfidando la prigione e la morte che li aspettava.<br />SCISMA E GRANDI SANTI<br />I primi tra questi furono un eminente laico Tommaso Moro, Cancelliere del Regno, e un vescovo Giovanni Fisher, creato cardinale dal Papa prima del supplizio. Si aprì un periodo di contrastate lotte politiche e religiose, in cui il papa san Pio V scomunicò la regina Elisabetta I, figlia illegittima di Enrico VIII, e il re di Spagna Filippo II tentò di conquistare il Regno d'Inghilterra, ma la Provvidenza aveva disposto altrimenti. Per oltre due secoli la fedeltà a Roma fu testimoniata dall'epopea di una legione di santi, pronti ad affrontare la peggiore delle morti, in difesa della fede cattolica.<br />Il condannato, condotto su un carretto al luogo dell'esecuzione, veniva squartato e orrendamente mutilato, ancora vivo e cosciente. Il carnefice dopo aver castrato il suppliziato, gli praticava un taglio nel ventre estraendone gli intestini, che venivano bruciati in un braciere davanti ai suoi occhi. Poi il carnefice gli tagliava la testa e procedeva allo squartamento del corpo. Con un'ascia lo divideva in quattro parti, prima tagliandolo verticalmente poi, orizzontalmente, quindi in altre due metà. I quarti del suo corpo venivano appesi in diversi angoli della città. Sant'Oliviero Plunkett fu l'ultimo martire cattolico inglese, squartato a Londra nel 1681, in seguito al Complotto papista (Popish Plot), una fittizia cospirazione gesuita per assassinare il re Carlo II di Inghilterra, ma in realtà inventata dal fanatico anglicano Titus Oates, per accreditarsi di fronte al sovrano.<br />Degli innumerevoli martiri cattolici inglesi, Margarete Pole e quaranta compagni furono beatificati da Leone XIII nel 1886, e altri nove nel 1895. Thomas Hereford e altri centosei martiri vennero beatificati da Pio XI il 15 dicembre 1929. Il 25 ottobre 1970 vennero canonizzati da Paolo VI quaranta martiri, undici dei quali appartenevano al gruppo dei beati del 1886 e ventinove a quello del 1929. Il 22 novembre 1987, infine, Georg Haydock e ottantaquattro cattolici di Inghilterra, Scozia e Irlanda, sventrati a Tyburn, sono stati beatificati da Giovanni Paolo II.<br />A Tyburn, proprio accanto al luogo in cui avvenivano le esecuzioni, che si affaccia su Hyde Park, è stato costruito un piccolo convento, dove si prega e si chiede l'intercessione di questi martiri. Vi aleggia lo stesso profumo soprannaturale che si respira in tante cappelle, chiese, santuari e monasteri cattolici del Regno Unito, da Londra fino alle brume della Scozia e alle coste della Cornovaglia<br />SANTI PIETRO E PAOLO, FESTA NAZIONALE INGLESE<br />La festa dei Santi Pietro e Paolo che, il 29 giugno in Italia è di precetto solo per la diocesi di Roma, in Inghilterra è festa obbligatoria sul suolo nazionale e quel...]]></itunes:summary><itunes:duration>644</itunes:duration><itunes:keywords>enricoviii,sanpietro,scisma,tommasomoro,torture</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6a2018abb878abd7851ceb9e2d1df268.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando le Williams persero dal tennista maschio numero 203</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-le-williams-persero-dal-tennista-maschio-numero-203--55301921</link><description><![CDATA[VIDEO: Martina Navratilova - Jimmy Connors ➜ https://www.youtube.com/watch?v=jGRIf7e6fP0<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7462" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7462</a><br /><br />QUANDO LE WILLIAMS PERSERO DAL TENNISTA MASCHIO NUMERO 203 di Riccardo Bisti<br />Fosse successo oggi, non li avrebbero collocati sul campo 17 di Melbourne Park. Ci sarebbe stata la diretta TV, migliaia di persone si sarebbero ammassate in tribuna e l'hashtag avrebbe fatto tendenza. Per ricordare l'improvvisata Battaglia dei Sessi di Melbourne, invece, bisogna affidarsi all'antico strumento dei testimoni oculari. Neanche le riviste specializzate dell'epoca - pensate un po' - diedero grande risalto alla lezione che Karsten Braasch rifilò a Serena e Venus Williams, allora giovani rampanti del tour. 23 anni dopo sono diventate star planetarie e ricordano malvolentieri quel pomeriggio del 27 gennaio 1998. Se possono, evitano del tutto. Venus aveva già raggiunto la finale allo Us Open (persa contro Martina Hingis), mentre papà Richard (inascoltato) diceva che la sorella minore sarebbe stata ancora più forte. Le due si affrontarono al secondo turno nel primo episodio di una saga infinita. Ma nessuno immaginava cosa sarebbe successo pochi giorni dopo.<br />Durante una conferenza stampa, alcuni giornalisti confrontarono lo stile aggressivo delle sorelle con quello del tennis maschile. La 16enne Serena rispose a gamba tesa: "Durante il torneo mi sono allenata spesso con gli uomini e li ho visti lavorare. Onestamente credo di poter battere un uomo fuori dai primi 200 ATP". Un tour manager particolarmente arguto pensò che sarebbe stato divertente organizzare la sfida. Diede un'occhiata alla classifica mondiale, la confrontò con i giocatori ancora presenti a Melbourne e si accorse che al numero 203 (qualche settimana prima era stato esattamente n.200) si trovava Karsten Braasch, 31 anni, tedesco. Era stato eliminato al primo turno dopo aver superato le qualificazioni ed era il profilo giusto: ex n.38, in declino, personalità particolare, vizio del fumo, occhiali da vista e un servizio dal movimento stranissimo, imparato chissà dove. Per la sua personalità, in Germania dicevano che era il Mario Basler del tennis. "Mi accennarono la possibilità di questa sfida, pensando che fossi il candidato perfetto - racconta Braasch - non c'è voluto molto per convincermi, mi sembrava divertente".<br />LA SFIDA E LA MANCATA RIVINCITA<br />L'avvicinamento al match non fu semplice, poiché le Williams erano già popolarissime e la sfida fu rinviata un paio di volte a causa dei loro impegni. "In questi casi è importante rimanere rilassati e non prenderla troppo sul serio - dice Braasch, soprannominato "Katze", gatto - la mia preparazione è stata una partita di golf al mattino, poi ho bevuto qualcosa e fumato le mie immancabili sigarette. Mi sono presentato sufficientemente rilassato". Il match si è giocato sul Campo 17, davanti a uno sparuto gruppo di spettatori e un paio di giornalisti. Come era accaduto qualche anno prima a Jimmy Connors contro Martina Navratilova, il tedesco ha rinunciato alla seconda di servizio. Nonostante il vantaggio, per Serena è stato un incubo. In pochi minuti è piombata sullo 0-5: temeva il cappotto, ma ha raccolto il game della bandiera. Non è dato sapere se Braasch gliel'abbia concesso o meno. Sul finire della partita, è arrivata Venus. Aveva appena terminato la conferenza stampa dopo la sconfitta contro Lindsay Davenport. In un atto di solidarietà familiare, ha sfidato Braasch per vendicare la sorella. Risultato? 6-2 per il mancino di Marl, cresciuto nella Germania operosa della Ruhr.<br />"Entrambe colpiscono la palla molto bene - dice Braasch - ma se hai frequentato il circuito ATP possiedi alcune armi che le metteranno in difficoltà. Le rotazioni, per esempio: noi siamo in grado di dare effetti che non sono abituate a fronteggiare. E poi la preparazione atletica: hanno tirato alcuni colpi che in campo femminile sarebbero stati vincenti, invece io li ho rimandati di là. Il clima era sereno, non l'abbiamo presa troppo sul serio, ci siamo divertiti". Non tutti ricordano che - dopo la batosta - Venus e Serena hanno rilanciato, abbassando le pretese. Volevano sfidare di nuovo un uomo, spostando però l'asticella al n.350 ATP. "Ho detto loro che bastava aspettare qualche settimana e mi avrebbero potuto sfidare di nuovo!". Già, perché a fine torneo Braasch perse i punti del terzo turno raccolto l'anno prima e a fine torneo precipitò al numero 339. La rivincita non si è mai tenuta: Braasch ha visto Venus qualche mese dopo, al Roland Garros: "La nostra rivincita non si è svolta!" disse la Williams con un sorriso, salvo poi scappare via. Meglio non alimentare l'idea di una rivincita.<br />SERENA: "GLI UOMINI SONO MOLTO PIÙ FORTI"<br />Oggi Braasch è un simpatico 53enne che si diletta nei tornei senior, rassegnato ad essere ricordato soprattutto per quella partita giocata bevendo birra e fumando ai cambi di campo. Come Antonin Panenka per il suo rigore a cucchiaio, o Olivier Panis per la sua vittoria a Monte Carlo, sa che glielo chiederanno fino alla fine dei suoi giorni. Al contrario, Serena ha fatto il possibile per cancellare il ricordo. Nel 2017, anno dell'ultima finale Slam in famiglia, i giornalisti le hanno chiesto un ricordo. "Mi ero già dimenticata di lui - ha risposto imbarazzata - non ricordo nemmeno in che anno sia successo". Qualche mese dopo, John McEnroe ha detto che una Serena al meglio avrebbe potuto collocarsi intorno al numero 700 ATP. Curiosamente, in quel momento si trovava in 701esima posizione Dmitry Tursunov. Qualcuno provò a solleticarlo, ma lui tenne alla larga le suggestioni: "Discutere su questo è come cercare di capire chi è più veloce, l'uomo o la donna. Il tennis richiede grande forza fisica, quindi per una donna è molto complicato battere un uomo".<br />Questa storia quasi dimenticata, tuttavia, è servita a cancellare ogni discussione sulla possibilità di una reale sfida tra sessi. Il mitico Riggs-King ebbe troppe influenze sociali e culturali per essere ritenuto attendibile (e qualcuno giura che Riggs scommise una bella cifra contro se stesso), mentre gli altri match di questo tipo erano state semplici esibizioni. Le sorelle Williams hanno avuto bisogno di toccare con mano il divario per tornare a miti consigli. Nel 2010 Serena ha ammesso l'enorme differenza tra i due circuiti. "Credo che tennis maschile e femminile siano molto diversi. Gli uomini sono molto più forti. È come mischiare mele con pere. Non avrei nessuna possibilità contro un top-100". Qualche anno dopo, Andy Murray (uno dei pochissimi uomini che segue con interesse il tennis femminile) disse che gli sarebbe piaciuto affrontarla. "Davvero? Ne è sicuro? - disse Serena - sarebbe divertente, ma credo che non riuscirei a fare un punto". Realismo travestito da umiltà. Per rendersi conto della realtà, aveva dovuto prendere una stesa da un tabagista tedesco con barba e occhiali da vista. Non fosse successo per davvero, sembrerebbe un film.<br />Nota di BastaBugie: alla voce "Battaglia dei sessi (tennis)" su Wikipedia si possono leggere le seguenti informazioni.<br />Nel tennis il termine battaglia dei sessi (in inglese Battle of the sexes) è riferito a tre famosi incontri giocati tra un uomo e una donna. In particolare il secondo ebbe grande risalto mediatico per via della vittoria della giocatrice.<br />1) BOBBY RIGGS - MARGARET COURT (13 MAGGIO 1973)<br />Il campione degli anni trenta e quaranta Bobby Riggs nel 1973 affermò pubblicamente che nonostante la sua età (55 anni all'epoca) egli sarebbe stato in grado di battere anche le migliori giocatrici donne. Inizialmente sfidò Billie Jean King ma questa rifiutò l'incontro, subentrò quindi Margaret Court (all'epoca trentenne e numero 1 della classifica femminile). Il match apparve fin dall'inizio dall'esito incerto, tuttavia la maggior parte degli appassionati riteneva favorita la Court a causa dell'età di Riggs e del suo essere fuori forma da molti anni ormai.<br />La partita si disputò a Ramona; Riggs si era preparato a dovere fisicamente ma soprattutto tatticamente, infatti utilizzando dei lob e dei drop shot riuscì a mandare subito in crisi la Court, infliggendole una dura sconfitta. Dopo questo incontro Riggs apparve sulla copertina di Sports Illustrated e del Time.<br />2) BOBBY RIGGS - BILLIE JEAN KING (20 SETTEMBRE 1973)<br />Delle tre partite questa è quella che viene maggiormente ricordata, al punto che molti la indicano come La battaglia dei sessi, ignorando le altre. Questa partita fu giocata al meglio dei 5 set.<br />Dopo aver rifiutato il precedente incontro, Billie Jean King, all'epoca ventinovenne e numero 2 della classifica femminile, fu convinta a giocare da una ottima offerta economica. A differenza della Court, King si preparò a dovere all'incontro e giocando frequenti smorzate costrinse Riggs a giocare un Serve &amp; Volley per lui innaturale e soprattutto troppo dispendioso dal punto di vista energetico. Questa strategia portò King alla vittoria di fronte a 30.000 spettatori ed ebbe grande risalto mediatico. La partita fu vista in televisione da oltre 90 milioni di persone.<br />Il film]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55301921</guid><pubDate>Tue, 11 Jul 2023 21:45:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55301921/quando_le_williams_persero_dal_tennista_maschio_numero_203.mp3" length="13223436" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Martina Navratilova - Jimmy Connors ➜ https://www.youtube.com/watch?v=jGRIf7e6fP0

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7462

QUANDO LE WILLIAMS PERSERO DAL TENNISTA MASCHIO NUMERO 203 di Riccardo Bisti
Fosse...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Martina Navratilova - Jimmy Connors ➜ https://www.youtube.com/watch?v=jGRIf7e6fP0<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7462" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7462</a><br /><br />QUANDO LE WILLIAMS PERSERO DAL TENNISTA MASCHIO NUMERO 203 di Riccardo Bisti<br />Fosse successo oggi, non li avrebbero collocati sul campo 17 di Melbourne Park. Ci sarebbe stata la diretta TV, migliaia di persone si sarebbero ammassate in tribuna e l'hashtag avrebbe fatto tendenza. Per ricordare l'improvvisata Battaglia dei Sessi di Melbourne, invece, bisogna affidarsi all'antico strumento dei testimoni oculari. Neanche le riviste specializzate dell'epoca - pensate un po' - diedero grande risalto alla lezione che Karsten Braasch rifilò a Serena e Venus Williams, allora giovani rampanti del tour. 23 anni dopo sono diventate star planetarie e ricordano malvolentieri quel pomeriggio del 27 gennaio 1998. Se possono, evitano del tutto. Venus aveva già raggiunto la finale allo Us Open (persa contro Martina Hingis), mentre papà Richard (inascoltato) diceva che la sorella minore sarebbe stata ancora più forte. Le due si affrontarono al secondo turno nel primo episodio di una saga infinita. Ma nessuno immaginava cosa sarebbe successo pochi giorni dopo.<br />Durante una conferenza stampa, alcuni giornalisti confrontarono lo stile aggressivo delle sorelle con quello del tennis maschile. La 16enne Serena rispose a gamba tesa: "Durante il torneo mi sono allenata spesso con gli uomini e li ho visti lavorare. Onestamente credo di poter battere un uomo fuori dai primi 200 ATP". Un tour manager particolarmente arguto pensò che sarebbe stato divertente organizzare la sfida. Diede un'occhiata alla classifica mondiale, la confrontò con i giocatori ancora presenti a Melbourne e si accorse che al numero 203 (qualche settimana prima era stato esattamente n.200) si trovava Karsten Braasch, 31 anni, tedesco. Era stato eliminato al primo turno dopo aver superato le qualificazioni ed era il profilo giusto: ex n.38, in declino, personalità particolare, vizio del fumo, occhiali da vista e un servizio dal movimento stranissimo, imparato chissà dove. Per la sua personalità, in Germania dicevano che era il Mario Basler del tennis. "Mi accennarono la possibilità di questa sfida, pensando che fossi il candidato perfetto - racconta Braasch - non c'è voluto molto per convincermi, mi sembrava divertente".<br />LA SFIDA E LA MANCATA RIVINCITA<br />L'avvicinamento al match non fu semplice, poiché le Williams erano già popolarissime e la sfida fu rinviata un paio di volte a causa dei loro impegni. "In questi casi è importante rimanere rilassati e non prenderla troppo sul serio - dice Braasch, soprannominato "Katze", gatto - la mia preparazione è stata una partita di golf al mattino, poi ho bevuto qualcosa e fumato le mie immancabili sigarette. Mi sono presentato sufficientemente rilassato". Il match si è giocato sul Campo 17, davanti a uno sparuto gruppo di spettatori e un paio di giornalisti. Come era accaduto qualche anno prima a Jimmy Connors contro Martina Navratilova, il tedesco ha rinunciato alla seconda di servizio. Nonostante il vantaggio, per Serena è stato un incubo. In pochi minuti è piombata sullo 0-5: temeva il cappotto, ma ha raccolto il game della bandiera. Non è dato sapere se Braasch gliel'abbia concesso o meno. Sul finire della partita, è arrivata Venus. Aveva appena terminato la conferenza stampa dopo la sconfitta contro Lindsay Davenport. In un atto di solidarietà familiare, ha sfidato Braasch per vendicare la sorella. Risultato? 6-2 per il mancino di Marl, cresciuto nella Germania operosa della Ruhr.<br />"Entrambe colpiscono la palla molto bene - dice Braasch - ma se hai frequentato il circuito ATP possiedi alcune armi che le metteranno in difficoltà. Le rotazioni, per esempio: noi siamo in grado di dare effetti che non sono abituate a fronteggiare. 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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando a Cuneo, ha affermato che il 25 aprile è la festa della identità italiana, ritrovata e rifondata dopo il fascismo. L'Italia è figlia dell'antifascismo e della resistenza, ha aggiunto, e le parole del giurista Piero Calamandrei "Ora e sempre resistenza", costituiscono un programma ideale.<br />Osserviamo che il ventesimo secolo è stato il secolo dei totalitarismi e delle dittature: comunismo, nazionalsocialismo, fascismo. Tra il 1939 e il 1945 si è combattuta una guerra mondiale in cui le democrazie occidentali, alleate al comunismo sovietico, hanno vinto il nazismo e il fascismo. Nella seconda metà del Novecento, scomparsi dalla scena nazismo e fascismo, sono rimaste, l'una di fronte all'altra, divise dalla Cortina di Ferro, le democrazie liberali e la Russia comunista, con i suoi paesi satelliti. Il crollo del muro di Berlino, nel 1989, e l'autodissoluzione dell'Unione Sovietica, nel 1991, hanno segnato la fine dell'anticomunismo, ma non quella del comunismo. Lo prova il fatto che oggi mentre tutti si dicono antifascisti, in assenza di fascismo, nessuno si dice anticomunista, in presenza di regimi politici che si richiamano esplicitamente al comunismo, come la Cina, di Xjnping, ma anche la Russia di Putin, che ancora inneggia a Stalin, come ad un eroe nazionale. La storiografia condanna in blocco come male assoluto il fascismo, ma per quanto riguarda il comunismo scompone il blocco tra l'ideale comunista e la sua realizzazione pratica e tra i diversi comunismi che si sono realizzati.<br />IL FANTASMA DELL'ANTIFASCISMO<br />Il filosofo Augusto Del Noce, scomparso nel 1989, ci offriva oltre cinquant'anni fa, una chiave di interpretazione di questa concezione della storia. Ciò che allora accadeva, e che ancora oggi accade, è che i comunisti utilizzavano il fantasma dell'antifascismo e della resistenza, per combattere non il fascismo, ma una concezione della società che con il fascismo non ha niente a che fare, ma al comunismo direttamente si oppone: quella visione tradizionale del mondo, fondata sul trinomio "Dio, patria e famiglia", che il comunismo vuole estirpare nel suo progetto di secolarizzazione della società Per compiere quest'operazione culturale, gli intellettuali progressisti elevano la resistenza da fatto storico quale essa fu a mito ideale, assumendola come spartiacque tra due ere della storia, l'oscura, legata ai valori tradizionali e la progressiva, fondata sull'abbandono di questi valori e sulla mitologia di un uomo nuovo, emancipato da ogni legge naturale e divina.<br />La resistenza, affermava Augusto Del Noce fu un momento della seconda guerra mondiale, ed è in rapporto a essa che, sul piano internazionale, dev'essere intesa. Essa svolse un ruolo storico, ma in Italia si pose in continuità e non in discontinuità con il fascismo, di cui accolse proprio il concetto di "fascio", cioè di coalizione ideale tra forze divergenti per un progetto comune. Il "fascio" di Mussolini in seguito alla sconfitta nella seconda guerra mondiale si frantumò nelle varie forme che unificava e nacque un nuovo "fascio" antifascista, per cui i fascisti di tendenza liberale raggiunsero i liberali antifascisti, i fascisti cattolici si unirono ai cattolici antifascisti, i fascisti di sinistra io socialisti, agli azionisti ai comunisti; e così via. Al momento della caduta di un regime in cui monarchia e fascismo erano unificati, divampò una guerra civile, in cui, sotto l'aspetto ideologico, spesso le due parti, che erano formate da fascisti, antifascisti ed ex-fascisti, si confondevano; e come accade nelle guerre, ogni parte ebbe i suoi eroi e i suoi vili, i suoi ingenui e i suoi furbi, i suoi onesti e i suoi profittatori.<br />TUTTI I BUONI DA UNA PARTE, TUTTI I CATTIVI DALL'ALTRA<br />Per gli intellettuali progressisti, però, tutti i buoni stavano da una parte, tutti i cattivi dall'altra. Da qui la mitizzazione della resistenza, considerata come "unità ideale" delle forze del progresso contro il "male radicale", individuato non tanto nel fascismo, quanto in ogni visione della storia fondata sui valori tradizionali. La resistenza invece di essere un elemento da situare nella storia, divenne il metro stesso della valutazione della storia, l'antifascismo una categoria ideale contro un nemico che non è più il fascismo storico, ma è la visione del mondo di chi resiste alla dissoluzione dei valori e delle istituzioni tradizionali.<br />Dunque le parole "ora e sempre resistenza" non hanno senso se sono applicate a un fascismo inesistente. E' vero che la vita è lotta e dobbiamo resistere contro i nemici che ci aggrediscono. Ma quali sono i veri nemici che ogni giorno ci troviamo a combattere? Innanzitutto il male morale, che ha le sue radici nel peccato originale e che si esprime nella concupiscenza che portiamo dentro di noi. A questo nemico interno si aggiungono il mondo e il demonio. Dobbiamo resistere al mondo, che san Giovanni dice immerso tutto nel male (1 Gv, 5, 19 e dobbiamo resistere al demonio, che è un essere personale e reale, che san Pietro paragona a un leone ruggente che cerca di divorarci (1, Pt, 5, 8). Ma dobbiamo resistere anche ai nemici della Chiesa e della nostra civiltà, che sono quotidianamente all'opera. Questi nemici sono tanti, e tra questi non c'è più il fascismo, ma c'è ancora il comunismo, che definisce fascisti i suoi avversari. Ed è innanzitutto contro il comunismo, in tutte le sue versioni, che proclamiamo "ora e sempre resistenza" il 25 aprile, festa di una ritrovata libertà che rischiamo nuovamente di perdere.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Il vero male del fascismo: il culto dello Stato" spiega che la dottrina fascista è una teoria statalista che anche oggi è incontrastata. Per cui l'antifascismo, da questo punto di vista, è identico al fascismo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 aprile 2023:<br />"Fascismo" è la parola più abusata nel dibattito politico di questo mese, che si concluderà, passato il 25 aprile, solo con le celebrazioni del 1° maggio. Si tratta, tuttavia, di un insulto ormai scollegato dalla realtà storica. Si dà del "fascista" al prepotente che non ti lascia parlare, all'estremista che ricorre facilmente alle mani, al politico che vuole imporre legge-e-ordine.<br />Al tempo stesso, il "fascismo" è inteso come periodo storico, una pagina negativa della storia di cui si chiede continuamente una ferma condanna. Gianfranco Fini, autore della svolta che mutò il Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale, il 25 aprile ha chiesto pubblicamente a Giorgia Meloni di abiurare il fascismo. La premier ha scritto una lettera aperta al Corriere della Sera, condannando tutti i totalitarismi, in generale, e i suoi critici l'hanno accusata di non aver avuto il coraggio di condannare il fascismo, in particolare. La Russa, dopo una serie di uscite che non lo hanno aiutato certamente a superare la sua etichetta di fascista nostalgico, ha rifiutato di rispondere alle insistenti domande di un cronista de La Stampa che gli chiedeva se si "sentisse antifascista".<br />Ma non sappiamo realmente da cosa si debba prendere le distanze. A rendere complicata la memoria su cosa fu il fascismo, furono i fascisti stessi che aveva idee tutt'altro che chiare. Nel suo manifesto Origini e dottrina del fascismo, del 1932, Mussolini ammette: "Il fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione; non fu partito, ma, nei primi due anni, antipartito e movimento".<br />Il fascismo elaborò una sua dottrina solo stando al governo. Ma ciò non vuol dire che non vi fosse un pensiero. Vi è una chiara continuità fra le leggi e le politiche perseguite dal regime almeno dall'inizio della dittatura (1925) alla sua sconfitta militare finale nel 1945.<br />La definizione di "totalitarismo" non è un'invenzione di Hannah Arendt o di qualche politologo del secondo dopoguerra, ma è un'aspirazione del regime fascista. Scriveva Mussolini: "Si può pensare che questo sia il secolo dell'autorità, un secolo di «destra», un secolo fascista; se il XIX fu il secolo dell'individuo (liberalismo significa individualismo), si può pensare che questo sia il secolo «collettivo» e quindi il secolo dello Stato". E più esplicitamente: "Caposaldo della dottrina fascista è la concezione dello Stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalità. Per il fascismo lo Stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Individui e gruppi sono «pensabili» in quanto siano nello Stato". Il filosofo Giovanni Gentile autore delle Idee fondamentali nella dottrina fascista, nega che la nazione nasca dalla tradizione o dal consenso, ma ritiene che sia lo Stato a plasmarla: "Questa personalità superiore è bensì nazione in quanto è Stato. Non è la nazione a generare lo Stato, secon]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53725846</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 14:51:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53725846/per_mattarella_l_italia_figlia_dell_antifascismo_e_della_resistenza.mp3" length="8427355" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7398

PER MATTARELLA L'ITALIA E' FIGLIA DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA di Roberto De Mattei
Negli ultimi giorni, in Italia, si è discusso molto di antifascismo e di resistenza....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7398" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7398</a><br /><br />PER MATTARELLA L'ITALIA E' FIGLIA DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA di Roberto De Mattei<br />Negli ultimi giorni, in Italia, si è discusso molto di antifascismo e di resistenza. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando a Cuneo, ha affermato che il 25 aprile è la festa della identità italiana, ritrovata e rifondata dopo il fascismo. L'Italia è figlia dell'antifascismo e della resistenza, ha aggiunto, e le parole del giurista Piero Calamandrei "Ora e sempre resistenza", costituiscono un programma ideale.<br />Osserviamo che il ventesimo secolo è stato il secolo dei totalitarismi e delle dittature: comunismo, nazionalsocialismo, fascismo. Tra il 1939 e il 1945 si è combattuta una guerra mondiale in cui le democrazie occidentali, alleate al comunismo sovietico, hanno vinto il nazismo e il fascismo. Nella seconda metà del Novecento, scomparsi dalla scena nazismo e fascismo, sono rimaste, l'una di fronte all'altra, divise dalla Cortina di Ferro, le democrazie liberali e la Russia comunista, con i suoi paesi satelliti. Il crollo del muro di Berlino, nel 1989, e l'autodissoluzione dell'Unione Sovietica, nel 1991, hanno segnato la fine dell'anticomunismo, ma non quella del comunismo. Lo prova il fatto che oggi mentre tutti si dicono antifascisti, in assenza di fascismo, nessuno si dice anticomunista, in presenza di regimi politici che si richiamano esplicitamente al comunismo, come la Cina, di Xjnping, ma anche la Russia di Putin, che ancora inneggia a Stalin, come ad un eroe nazionale. La storiografia condanna in blocco come male assoluto il fascismo, ma per quanto riguarda il comunismo scompone il blocco tra l'ideale comunista e la sua realizzazione pratica e tra i diversi comunismi che si sono realizzati.<br />IL FANTASMA DELL'ANTIFASCISMO<br />Il filosofo Augusto Del Noce, scomparso nel 1989, ci offriva oltre cinquant'anni fa, una chiave di interpretazione di questa concezione della storia. Ciò che allora accadeva, e che ancora oggi accade, è che i comunisti utilizzavano il fantasma dell'antifascismo e della resistenza, per combattere non il fascismo, ma una concezione della società che con il fascismo non ha niente a che fare, ma al comunismo direttamente si oppone: quella visione tradizionale del mondo, fondata sul trinomio "Dio, patria e famiglia", che il comunismo vuole estirpare nel suo progetto di secolarizzazione della società Per compiere quest'operazione culturale, gli intellettuali progressisti elevano la resistenza da fatto storico quale essa fu a mito ideale, assumendola come spartiacque tra due ere della storia, l'oscura, legata ai valori tradizionali e la progressiva, fondata sull'abbandono di questi valori e sulla mitologia di un uomo nuovo, emancipato da ogni legge naturale e divina.<br />La resistenza, affermava Augusto Del Noce fu un momento della seconda guerra mondiale, ed è in rapporto a essa che, sul piano internazionale, dev'essere intesa. Essa svolse un ruolo storico, ma in Italia si pose in continuità e non in discontinuità con il fascismo, di cui accolse proprio il concetto di "fascio", cioè di coalizione ideale tra forze divergenti per un progetto comune. Il "fascio" di Mussolini in seguito alla sconfitta nella seconda guerra mondiale si frantumò nelle varie forme che unificava e nacque un nuovo "fascio" antifascista, per cui i fascisti di tendenza liberale raggiunsero i liberali antifascisti, i fascisti cattolici si unirono ai cattolici antifascisti, i fascisti di sinistra io socialisti, agli azionisti ai comunisti; e così via. Al momento della caduta di un regime in cui monarchia e fascismo erano unificati, divampò una guerra civile, in cui, sotto l'aspetto ideologico, spesso le due parti, che erano formate da fascisti, antifascisti ed ex-fascisti, si confondevano; e come accade nelle guerre,...]]></itunes:summary><itunes:duration>527</itunes:duration><itunes:keywords>fascismo,mattarella,mussolini,resistenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0d8ba3259768a394c3dd4ccda4814c5c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nessuno attendeva la fine del mondo per l'anno mille...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nessuno-attendeva-la-fine-del-mondo-per-l-anno-mille--53127518</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7337" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7337</a><br /><br />NESSUNO ATTENDEVA LA FINE DEL MONDO PER L'ANNO MILLE di Marco Di Matteo<br />Un mito storiografico ci presenta la società europea al termine del X secolo come paralizzata, per colpa di una superstizione cristiana, dal terrore della prossima fine del mondo, che si credeva coincidente con il compimento del millesimo anno dalla nascita di Cristo. Per prepararsi adeguatamente alla mezzanotte di S. Silvestro del 999, gli uomini del tempo avrebbero abbandonato ogni attività e si sarebbero dedicati solo alle opere di preghiera e di penitenza; essi inoltre sarebbero accorsi ad offrire ai monasteri i propri beni e tesori, per ottenere il perdono delle colpe. Vedendo poi spuntare l'alba del nuovo millennio, avrebbero tirato un sospiro di sollievo e si sarebbero impegnati con gioia e rinnovata alacrità in tutti i campi della vita.<br />UN MITO STORIOGRAFICO<br />In realtà questa ricostruzione è puramente immaginaria e si basa su leggende inventate circa cinquecento anni dopo tali presunti eventi, che compaiono per la prima volta negli Annales del monaco benedettino occultista Giovanni Tritemio (1462-1517).<br />Nel Settecento anche alcuni ecclesiastici, soprattutto benedettini, animati dall'intento di purificare la devozione religiosa da ogni elemento superstizioso, hanno accreditato la leggenda dei terrori dell'anno Mille, che essi intendevano condannare alla stregua di tutte le altre manifestazioni di barbarie del passato. Poi, le immagini di queste presunte paure e superstizioni collettive furono riprese prima e durante la Rivoluzione Francese da philosophes e pamphletisti anticlericali, che accusavano la Chiesa non solo di aver diffuso credenze irrazionali tra il popolo, ma di averle sfruttate ingannevolmente per incitare nobili, borghesi e contadini a donare i loro beni ai conventi e alla Chiesa. Sulla base di tale arbitraria ricostruzione, in Francia, nel 1791, si giustificò la confisca dei beni del clero, che fu presentata come una doverosa restituzione al popolo di ricchezze sottratte con sotterfugi nei "secoli bui".<br />In età romantica diversi storiografi, in primis Jules Michelet, bramosi di scene tragiche e apocalittiche, diedero pieno credito a tali leggende, raccontando in termini melodrammatici le angosce del popolo cristiano alla vigilia del Millennio. Nel 1876 Le Dictionnaire Universel Larousse conferì un'ulteriore consacrazione a questo mito storiografico, contribuendo a diffonderlo nei manuali scolastici. In Italia soprattutto Giosuè Carducci accreditò tali fantasie nei suoi Discorsi sullo svolgimento della letteratura nazionale.<br />LA VERITÀ STORICA<br />Se questa è la leggenda, che cosa in realtà ci raccontano le fonti coeve o di poco posteriori al Mille?<br />Cominciamo col dire che anche questa, come tutte le menzogne, parte da un nucleo di verità: da un lato l'attesa escatologica, biblicamente fondata, della seconda venuta di Cristo, che ha sempre accompagnato la storia della cristianità, soprattutto medievale (alimentando talvolta tendenze millenaristiche poi condannate dalla Chiesa); dall'altro, l'evidente fioritura demografica, economica, artistica ed intellettuale che ha caratterizzato l'Europa dopo il Mille.<br />Tutto questo però non avalla la tesi dei terrori dell'anno Mille, perché dalle fonti non risulta alcun indizio del fatto che l'umanità, al volgere del X secolo, fosse triste e inerte nell'attesa della fine. Al contrario, tutti i documenti ci presentano un'umanità che vive come sempre, lavorando e progettando per il futuro, come se avesse davanti a sé tutto l'avvenire. Le centocinquanta bolle papali pubblicate dal 970 al 1000 non fanno menzione della fine del mondo. I venti concili svoltisi dal 990 al 1000 non accennano a questa drammatica scadenza, al contrario legiferano per gli anni successivi al Mille, a dimostrazione che i vescovi non credevano all'imminente catastrofe (ad esempio nel 998 il concilio di Roma imponeva al re di Francia Roberto II una penitenza di sette anni, quindi fino al 1005). Il 31 dicembre 999 Silvestro II riconfermava Arnoldo arcivescovo di Reims. I Veneziani si impadronivano dell'Istria e della Dalmazia nel 998-999 e, nello stesso periodo, Stefano d'Ungheria otteneva dal Papa il titolo di re. Inoltre dal 950 al 1000 solo in Francia furono costruiti o restaurati circa centoventi monasteri. [...]<br />Ci sono inoltre chiare attestazioni di come gli uomini di Chiesa si adoperassero per sconfessare le profezie apocalittiche circolanti in certi ambienti: quando il 22 dicembre 968 si verificò un'eclissi totale di sole che spaventò l'armata di Ottone I, il vescovo di Liegi rassicurò i soldati sostenendo il carattere naturale del fenomeno; Abbone di Fleury (945-1004) racconta di aver dovuto in due occasioni confutare pubblicamente false profezie sul prossimo avvento dell'Anticristo.<br />Da quanto riportato risulta evidente che la leggenda dell'Anno Mille, come ha riconosciuto anche lo storico Georges Duby, rappresenta una delle tante manifestazioni di ingiustificato disprezzo nei confronti delle proprie radici medievali da parte della cultura occidentale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53127518</guid><pubDate>Tue, 07 Mar 2023 22:39:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53127518/nessuno_attendeva_la_fine_del_mondo_per_l_anno_mille.mp3" length="6607585" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7337

NESSUNO ATTENDEVA LA FINE DEL MONDO PER L'ANNO MILLE di Marco Di Matteo
Un mito storiografico ci presenta la società europea al termine del X secolo come paralizzata, per colpa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7337" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7337</a><br /><br />NESSUNO ATTENDEVA LA FINE DEL MONDO PER L'ANNO MILLE di Marco Di Matteo<br />Un mito storiografico ci presenta la società europea al termine del X secolo come paralizzata, per colpa di una superstizione cristiana, dal terrore della prossima fine del mondo, che si credeva coincidente con il compimento del millesimo anno dalla nascita di Cristo. Per prepararsi adeguatamente alla mezzanotte di S. Silvestro del 999, gli uomini del tempo avrebbero abbandonato ogni attività e si sarebbero dedicati solo alle opere di preghiera e di penitenza; essi inoltre sarebbero accorsi ad offrire ai monasteri i propri beni e tesori, per ottenere il perdono delle colpe. Vedendo poi spuntare l'alba del nuovo millennio, avrebbero tirato un sospiro di sollievo e si sarebbero impegnati con gioia e rinnovata alacrità in tutti i campi della vita.<br />UN MITO STORIOGRAFICO<br />In realtà questa ricostruzione è puramente immaginaria e si basa su leggende inventate circa cinquecento anni dopo tali presunti eventi, che compaiono per la prima volta negli Annales del monaco benedettino occultista Giovanni Tritemio (1462-1517).<br />Nel Settecento anche alcuni ecclesiastici, soprattutto benedettini, animati dall'intento di purificare la devozione religiosa da ogni elemento superstizioso, hanno accreditato la leggenda dei terrori dell'anno Mille, che essi intendevano condannare alla stregua di tutte le altre manifestazioni di barbarie del passato. Poi, le immagini di queste presunte paure e superstizioni collettive furono riprese prima e durante la Rivoluzione Francese da philosophes e pamphletisti anticlericali, che accusavano la Chiesa non solo di aver diffuso credenze irrazionali tra il popolo, ma di averle sfruttate ingannevolmente per incitare nobili, borghesi e contadini a donare i loro beni ai conventi e alla Chiesa. Sulla base di tale arbitraria ricostruzione, in Francia, nel 1791, si giustificò la confisca dei beni del clero, che fu presentata come una doverosa restituzione al popolo di ricchezze sottratte con sotterfugi nei "secoli bui".<br />In età romantica diversi storiografi, in primis Jules Michelet, bramosi di scene tragiche e apocalittiche, diedero pieno credito a tali leggende, raccontando in termini melodrammatici le angosce del popolo cristiano alla vigilia del Millennio. Nel 1876 Le Dictionnaire Universel Larousse conferì un'ulteriore consacrazione a questo mito storiografico, contribuendo a diffonderlo nei manuali scolastici. In Italia soprattutto Giosuè Carducci accreditò tali fantasie nei suoi Discorsi sullo svolgimento della letteratura nazionale.<br />LA VERITÀ STORICA<br />Se questa è la leggenda, che cosa in realtà ci raccontano le fonti coeve o di poco posteriori al Mille?<br />Cominciamo col dire che anche questa, come tutte le menzogne, parte da un nucleo di verità: da un lato l'attesa escatologica, biblicamente fondata, della seconda venuta di Cristo, che ha sempre accompagnato la storia della cristianità, soprattutto medievale (alimentando talvolta tendenze millenaristiche poi condannate dalla Chiesa); dall'altro, l'evidente fioritura demografica, economica, artistica ed intellettuale che ha caratterizzato l'Europa dopo il Mille.<br />Tutto questo però non avalla la tesi dei terrori dell'anno Mille, perché dalle fonti non risulta alcun indizio del fatto che l'umanità, al volgere del X secolo, fosse triste e inerte nell'attesa della fine. Al contrario, tutti i documenti ci presentano un'umanità che vive come sempre, lavorando e progettando per il futuro, come se avesse davanti a sé tutto l'avvenire. Le centocinquanta bolle papali pubblicate dal 970 al 1000 non fanno menzione della fine del mondo. I venti concili svoltisi dal 990 al 1000 non accennano a questa drammatica scadenza, al contrario legiferano per gli anni successivi al Mille, a...]]></itunes:summary><itunes:duration>413</itunes:duration><itunes:keywords>999,annomille,anticristo,finedelmondo,secolibui</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9611f8908baa5ab0cc86b22793adbbbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il medioevo, un'epoca di straordinaria luce</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-medioevo-un-epoca-di-straordinaria-luce--52598654</link><description><![CDATA[VIDEO: George Lemaître e il Big Bang ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=q1MUSvVb41A&amp;list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=q1MUSvVb41A&amp;list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7299" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7299</a><br /><br />IL MEDIOEVO, UN'EPOCA DI STRAORDINARIA LUCE di Francesco Agnoli<br />Da dove nasce l'espressione, oggi così spesso impiegata, del «buio Medioevo»? Semplice: dagli "illuministi". È noto che mentre Socrate afferma di «sapere di non sapere», Agostino d'Ippona e Nicola Cusano definiscono l'uomo un «dotto ignorante» e Isaac Newton si paragona a un bambino, pieno di curiosità e d'ignoranza insieme, gli illuministi si considerano invece "adulti" pienamente razionali, avviati verso le «magnifiche sorti e progressive» tanto derise da Giacomo Leopardi. Il marchese di Condorcet, nel suo Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano, descrive infatti la storia umana come un'arrestabile ascesa verso la felicità. Per costui, dopo i secoli medievali, oscuri e tetri, la storia ha ormai preso una piega differente. «Lo stato attuale dei lumi», scrive, «ci dice che essa [l'epoca ventura, ndr] sarà felice...» perché sta per giungere «il momento in cui il Sole non illuminerà più sulla terra che uomini liberi che non riconoscano altra guida che la ragione: in cui i tiranni e gli schiavi, i preti e i loro sciocchi o ipocriti strumenti non esisteranno più che nella storia o nei teatri». La pensa così anche il più agguerrito polemista del Settecento, quel Voltaire che bolla i secoli più segnati dal cristianesimo come «tenebrosi e intolleranti» e vede nel Rinascimento l'annuncio della luce piena, giunta, finalmente, con l'Illuminismo (e con lui stesso). A ben vedere tutto il Settecento è segnato da questa convinzione, che sarà ereditata dai secoli successivi: il passato da buttare, il presente e il futuro forieri di una vera e propria salvezza e redenzione terrena, di un regnum hominis capace di svelare l'onnipotenza della ragione umana. Poco importa che poi la luce della ragione trionfi solo nella fantasia e che lo stesso Condorcet finisca condannato a morte da quei giacobini che tagliano teste a ritmo continuo per eliminare "fanatici" e oscurantisti, compreso quell'Antoine-Laurent de Lavoisier, padre della chimica moderna, ucciso nel "radioso" 1794.<br />MARX E MUSSOLINI<br />Oggi sappiamo bene che la marcia trionfale dell'uomo illuminista si schianta sulla ghigliottina e sui 23 anni di guerra scatenati dai giacobini... eppure quel sogno continuerà a vivere anche dopo. «Civette del Medioevo» è l'insulto con cui il leader socialista Benito Mussolini apostrofa i sacerdoti cattolici, mentre ripete con Marx che «la religione è l'oppio dei popoli» e annuncia un radioso futuro: «Dietro di noi, quindi, un passato di tenebre; davanti, un avvenire di luce». [...] Non possiamo qui soffermarci sulla luce irradiata dal terrore dei giacobini e dei loro epigoni (in primis i comunisti), ma solo chiederci cosa ci sia di vero nella descrizione del Medioevo cui si è accennato, ricordando, per brevità, che accanto al Medioevo vero e proprio esiste un fanta-Medioevo, zeppo di torturatori, terrapiattisti e cinture di castità, esistito soltanto nella penna dei romanzieri e dei falsari dell'Ottocento, desiderosi di venire incontro al gusto diffuso per il macabro e il gotico. La realtà storica però fu diversa. In estrema sintesi, ricordiamo anzitutto che il Medioevo è diviso in due: l'alto Medioevo, dal 476 al 1000, e il basso Medioevo, dal 1000 al 1492. Ebbene, la prima parte è sicuramente la più cupa: l'Impero romano è crollato, le invasioni barbariche e islamiche rendono la vita dell'Europa piuttosto grama. Eppure questo buio è come quello del grembo materno: annuncia una nascita, un venire alla luce.<br />LA REALTÀ STORICA<br />Infatti, con l'affermarsi di una pace duratura, esplode una civiltà nuova, davvero luminosa, segnata tra l'altro dalla civilizzazione dei germani e degli altri barbari. Sì, la cristianità basso medievale è un periodo storico, che, pur evitando eccessive idealizzazioni, ha pochi paragoni nella storia: nascono i Comuni medievali, la massima espressione di libertà e di "democrazia" realizzata sino ad allora, e con essi le banche, i Monti dei pegni e i primi ospedali degni di questo nome. È in quest'epoca che la ragione umana, intesa come dono di Dio, genera le università e stimola una corsa alla produzione libraria assolutamente unica, portando all'invenzione della carta di Fabriano e a quella della stampa (imprimendo così un'accelerazione inaudita nella diffusione della conoscenza); è in questi secoli che Mondino de' Liuzzi apre alla nascita dell'anatomia moderna, e che Nicola di Oresme, Nicola Cusano e molti altri "scienziati in tonaca" minano l'astrologia superstiziosa degli antichi, segnando il passaggio dall'astrolatria all'astronomia e alle intuizioni del devoto canonico Niccolò Copernico. Ma tornando all'immagine della luce e del buio, il basso Medioevo è inondato di luce: è il periodo in cui nascono le vetrate delle chiese e delle case; in cui vengono inventati gli occhiali (probabilmente da un frate di un convento veneziano), e in cui, nell'università francescana di Oxford, prende forma un'importantissima disciplina scientifica, l'ottica o perspectiva. In generale, la luce esercita un fascino incredibile: il frate Ruggero Bacone conosce la scomposizione della luce in vari colori per mezzo di un bicchiere pieno d'acqua e comprende le leggi della riflessione e della rifrazione (sarà un altro religioso, padre Francesco Maria Grimaldi, nel 1665, a scoprire la diffrazione).<br />LA BONTÀ DELLA CREAZIONE<br />Tutto ciò in continuità con il suo maestro, il vescovo Roberto Grossatesta, autore di un trattatello, il De luce, che viene oggi considerato un capolavoro scientifico. In esso Grossatesta, prendendo spunto dal Fiat lux della Genesi e dai suoi studi su luce, iride e arcobaleno, propone una cosmologia per certi aspetti anticipatoria dell'ipotesi del Bing Bang (anch'essa figlia, secoli più tardi, dell'ingegno di un sacerdote, George Lemaȋtre): l'universo sarebbe nato da un punto di luce, in un istante atemporale che avrebbe dato cominciamento a materia, spazio e tempo, producendo così una "mundi machina", cioè la macchina ordinata del mondo materiale. Al di là delle considerazioni scientifiche [...] quello che emerge da questa visione tipicamente medievale è la bontà della creazione e della natura, che Dio avrebbe creato tramite la luce, cioè il corpo più sottile e spirituale che esista. [...] Il mondo, per questi oscurantisti medievali, è dunque fatto di luce-energia, di una luce che è a suo modo immagine stessa di Dio, perché capace di mostrare la verità, donare bellezza, scaldare e vivificare ogni altra realtà. Il Medioevo che ama i colori, affresca interamente i suoi ospedali, che produce lo «stile della luce» (le cattedrali gotiche), vede la vita dell'uomo come un progressivo aprirsi alla luce: dal buio del grembo materno, alla luce della nascita, sino alla luce piena del Paradiso («che solo Amore e Luce ha per confine»). L'idea che Dio sia la Luce vera, piena, «che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» è, allora, ciò che non può essere perdonato al medioevo dagli illuministi e da quanti ritengono che l'uomo possa essere luce e salvezza a se stesso!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52598654</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 21:38:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52598654/il_medioevo_un_epoca_di_straordinaria_luce.mp3" length="9682904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: George Lemaître e il Big Bang ➜ https://www.youtube.com/watch?v=q1MUSvVb41A&amp;amp;list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7299

IL MEDIOEVO, UN'EPOCA DI STRAORDINARIA LUCE di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: George Lemaître e il Big Bang ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=q1MUSvVb41A&amp;list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=q1MUSvVb41A&amp;list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7299" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7299</a><br /><br />IL MEDIOEVO, UN'EPOCA DI STRAORDINARIA LUCE di Francesco Agnoli<br />Da dove nasce l'espressione, oggi così spesso impiegata, del «buio Medioevo»? Semplice: dagli "illuministi". È noto che mentre Socrate afferma di «sapere di non sapere», Agostino d'Ippona e Nicola Cusano definiscono l'uomo un «dotto ignorante» e Isaac Newton si paragona a un bambino, pieno di curiosità e d'ignoranza insieme, gli illuministi si considerano invece "adulti" pienamente razionali, avviati verso le «magnifiche sorti e progressive» tanto derise da Giacomo Leopardi. Il marchese di Condorcet, nel suo Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano, descrive infatti la storia umana come un'arrestabile ascesa verso la felicità. Per costui, dopo i secoli medievali, oscuri e tetri, la storia ha ormai preso una piega differente. «Lo stato attuale dei lumi», scrive, «ci dice che essa [l'epoca ventura, ndr] sarà felice...» perché sta per giungere «il momento in cui il Sole non illuminerà più sulla terra che uomini liberi che non riconoscano altra guida che la ragione: in cui i tiranni e gli schiavi, i preti e i loro sciocchi o ipocriti strumenti non esisteranno più che nella storia o nei teatri». La pensa così anche il più agguerrito polemista del Settecento, quel Voltaire che bolla i secoli più segnati dal cristianesimo come «tenebrosi e intolleranti» e vede nel Rinascimento l'annuncio della luce piena, giunta, finalmente, con l'Illuminismo (e con lui stesso). A ben vedere tutto il Settecento è segnato da questa convinzione, che sarà ereditata dai secoli successivi: il passato da buttare, il presente e il futuro forieri di una vera e propria salvezza e redenzione terrena, di un regnum hominis capace di svelare l'onnipotenza della ragione umana. Poco importa che poi la luce della ragione trionfi solo nella fantasia e che lo stesso Condorcet finisca condannato a morte da quei giacobini che tagliano teste a ritmo continuo per eliminare "fanatici" e oscurantisti, compreso quell'Antoine-Laurent de Lavoisier, padre della chimica moderna, ucciso nel "radioso" 1794.<br />MARX E MUSSOLINI<br />Oggi sappiamo bene che la marcia trionfale dell'uomo illuminista si schianta sulla ghigliottina e sui 23 anni di guerra scatenati dai giacobini... eppure quel sogno continuerà a vivere anche dopo. «Civette del Medioevo» è l'insulto con cui il leader socialista Benito Mussolini apostrofa i sacerdoti cattolici, mentre ripete con Marx che «la religione è l'oppio dei popoli» e annuncia un radioso futuro: «Dietro di noi, quindi, un passato di tenebre; davanti, un avvenire di luce». [...] Non possiamo qui soffermarci sulla luce irradiata dal terrore dei giacobini e dei loro epigoni (in primis i comunisti), ma solo chiederci cosa ci sia di vero nella descrizione del Medioevo cui si è accennato, ricordando, per brevità, che accanto al Medioevo vero e proprio esiste un fanta-Medioevo, zeppo di torturatori, terrapiattisti e cinture di castità, esistito soltanto nella penna dei romanzieri e dei falsari dell'Ottocento, desiderosi di venire incontro al gusto diffuso per il macabro e il gotico. La realtà storica però fu diversa. In estrema sintesi, ricordiamo anzitutto che il Medioevo è diviso in due: l'alto Medioevo, dal 476 al 1000, e il basso Medioevo, dal 1000 al 1492. Ebbene, la prima parte è sicuramente la più cupa: l'Impero romano è crollato, le invasioni barbariche e islamiche rendono la vita dell'Europa piuttosto grama. Eppure questo buio è come quello del grembo materno: annuncia una nascita, un venire alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>606</itunes:duration><itunes:keywords>astrologia,bigbang,democrazia,giacobini,lemaitre,medioevo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d8e8995a2ceab4869244e304adfa97d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Smentita ancora una volta la leggenda nera dell'evangelizzazione dell'America</title><link>https://www.spreaker.com/episode/smentita-ancora-una-volta-la-leggenda-nera-dell-evangelizzazione-dell-america--52532856</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7287" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7287</a><br /><br />SMENTITA ANCORA UNA VOLTA LA LEGGENDA NERA DELL'EVANGELIZZAZIONE DELL'AMERICA<br />I missionari spagnoli nelle Americhe furono una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke e dell'attivismo stile Black Lives Matter<br />di Mauro Faverzani<br />Il ruolo svolto dai missionari spagnoli nelle Americhe? Una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke, delle sue teorie false e fuorvianti e dell'attivismo stile Black Lives Matter.<br />È quanto emerso con chiarezza dalla tavola rotonda sul tema «La prima globalizzazione a partire dal Vangelo», svolta nei giorni scorsi dalla facoltà di Teologia dell'Università ecclesiastica «San Damaso» di Madrid. Il prof. Andrés Martínez, docente di Storia della Chiesa presso lo stesso ateneo, non ha dubbi: non si è trattato di «conquista», bensì di opera di «evangelizzazione» di quei territori d'Oltreoceano. Benché dubbi siano stati sollevati circa la genuinità delle intenzioni di re Ferdinando II detto «il Cattolico», mosso, secondo alcuni storici, più da motivi economici che religiosi, «sappiamo con certezza - ha proseguito il docente - come, nella mente di Isabella la Cattolica, vi fosse un progetto sicuramente di evangelizzazione», come si evince da quanto scritto nel suo testamento, dove riconosce pari dignità ai suoi sudditi dalla parte opposta del mondo, nonché dalla bolla di papa Alessandro VI, che dava ai monarchi cattolici diritto di conquista a condizione che evangelizzassero.<br />L'EVANGELIZZAZIONE ERA IL MOTIVO PRINCIPALE<br />«C'è stato chi ha detto che l'evangelizzazione fosse solo una scusa», ha dichiarato la professoressa Maria Saavedra, docente di Storia presso l'Università CEU San Paolo di Madrid, ma non fu così e, francamente, si è detta anche un po' «annoiata» da questa sorta di "leggenda nera", fugata, pur tra luci e ombre, dai buoni e positivi frutti ottenuti proprio grazie alla presenza missionaria spagnola. Quali frutti? I numeri parlano chiaro: mille ospedali, trenta università, un numero incalcolabile di scuole e molte confraternite sono le cifre incontestabili di autentiche e concrete opere di misericordia quotidiana. Secondo la professoressa Saavedra, di fatto, «i sovrani cattolici avviarono per la prima volta nella Storia una vera politica indigenista», riconoscendo subito agli indios lo status di sudditi della Corona di Castiglia. Si stima che, all'epoca, 20 mila missionari spagnoli, tra sacerdoti secolari e religiosi, fecero di tutto per annunciare Cristo ovunque, rispettando sempre la popolazione locale, le sue tradizioni ed il suo patrimonio linguistico e culturale, mai eliminato ma sempre documentato e, ad oggi, conservato proprio grazie al materiale prezioso raccolto dagli uomini di Chiesa, il che ha consentito il sorgere e lo svilupparsi della scienza etnografica. «Non vi fu alcun etnocidio - ha proseguito la professoressa Saavedra - in quanto le realtà culturali non sono state cancellate. Si è verificato un processo di transculturazione, durante il quale i cattolici hanno accettato e valorizzato il buono di quelle culture, rifiutando solo quanto risultasse incompatibile col Vangelo, come il cannibalismo o la magia» oppure i sacrifici umani. Non a caso l'America plasmata dagli spagnoli è la sola area del Continente a vantare ancora oggi una popolazione a maggioranza indigena o meticcia, altro che sterminio!<br />L'IDEOLOGIA WOKE E I MOVIMENTI INDIGENISTI<br />La professoressa Pilar Gordillo, storica dell'arte e delegata per fede e cultura dell'Arcidiocesi di Toledo, ha evidenziato come l'ideologia Woke si opponga per principio a tutto quanto sia stato fatto dalla "cultura bianca", diffamandola ed accusandola persino di aver distrutto le culture indigene, il che è totalmente falso, come mostrano i documenti originali dell'epoca, che comprovano come i pochi eccessi siano stati puniti in modo esemplare. Scontri si sono avuti da entrambe le parti, ma, in generale, si può dire che vi sia stato un sostanziale rispetto per la dignità degli indigeni, rispetto confluito poi nella celebrazione di matrimoni misti e nella liberazione di gruppi etnici sottomessi da altre tribù più aggressive e violente. «Dobbiamo essere orgogliosi del lavoro svolto dalla Spagna», ha commentato la professoressa Gordillo. Sulla stessa linea anche il prof. José María Calderón, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie e direttore della cattedra di Missiologia presso l'Università Ecclesiastica San Damaso: «Vogliamo mostrare la verità - ha detto - in modo che certe dottrine non continuino ad essere diffuse». Per questo ha annunciato di voler impegnare l'intero anno accademico ad approfondire la storia dell'evangelizzazione e l'attività missionaria svolta dalla Chiesa in America. Un proposito più che opportuno per almeno due motivi. Il primo consiste nel mostrare quante ostinate faziosità ed odiose menzogne siano state volutamente propalate per motivi ideologici da una letteratura antispagnola ed anticattolica, iniziata nel Cinquecento negli ambienti protestanti ed ancora oggi alimentata e diffusa tramite movimenti indigenisti, ecologisti, neomarxisti, terzomondisti, pauperisti, nonché dai cosiddetti cattolici progressisti. Il secondo motivo consiste, invece, in positivo, nel far conoscere il patrimonio di opere concrete, realizzate da conquistadores e missionari: dalle case alle chiese, dall'agricoltura all'allevamento, dall'artigianato alle opere di carità, dagli ospedali alle università, dall'arte all'architettura, tutto a beneficio soprattutto delle popolazioni locali in una felice sintesi tra culture sotto l'egida di una comune fede. Checché ne dicano i detrattori...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52532856</guid><pubDate>Tue, 24 Jan 2023 23:14:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52532856/smentita_ancora_una_volta_la_leggenda_nera_dell_evangelizzazione_dell_america.mp3" length="6997516" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7287

SMENTITA ANCORA UNA VOLTA LA LEGGENDA NERA DELL'EVANGELIZZAZIONE DELL'AMERICA
I missionari spagnoli nelle Americhe furono una benedizione del Signore con buona pace...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7287" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7287</a><br /><br />SMENTITA ANCORA UNA VOLTA LA LEGGENDA NERA DELL'EVANGELIZZAZIONE DELL'AMERICA<br />I missionari spagnoli nelle Americhe furono una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke e dell'attivismo stile Black Lives Matter<br />di Mauro Faverzani<br />Il ruolo svolto dai missionari spagnoli nelle Americhe? Una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke, delle sue teorie false e fuorvianti e dell'attivismo stile Black Lives Matter.<br />È quanto emerso con chiarezza dalla tavola rotonda sul tema «La prima globalizzazione a partire dal Vangelo», svolta nei giorni scorsi dalla facoltà di Teologia dell'Università ecclesiastica «San Damaso» di Madrid. Il prof. Andrés Martínez, docente di Storia della Chiesa presso lo stesso ateneo, non ha dubbi: non si è trattato di «conquista», bensì di opera di «evangelizzazione» di quei territori d'Oltreoceano. Benché dubbi siano stati sollevati circa la genuinità delle intenzioni di re Ferdinando II detto «il Cattolico», mosso, secondo alcuni storici, più da motivi economici che religiosi, «sappiamo con certezza - ha proseguito il docente - come, nella mente di Isabella la Cattolica, vi fosse un progetto sicuramente di evangelizzazione», come si evince da quanto scritto nel suo testamento, dove riconosce pari dignità ai suoi sudditi dalla parte opposta del mondo, nonché dalla bolla di papa Alessandro VI, che dava ai monarchi cattolici diritto di conquista a condizione che evangelizzassero.<br />L'EVANGELIZZAZIONE ERA IL MOTIVO PRINCIPALE<br />«C'è stato chi ha detto che l'evangelizzazione fosse solo una scusa», ha dichiarato la professoressa Maria Saavedra, docente di Storia presso l'Università CEU San Paolo di Madrid, ma non fu così e, francamente, si è detta anche un po' «annoiata» da questa sorta di "leggenda nera", fugata, pur tra luci e ombre, dai buoni e positivi frutti ottenuti proprio grazie alla presenza missionaria spagnola. Quali frutti? I numeri parlano chiaro: mille ospedali, trenta università, un numero incalcolabile di scuole e molte confraternite sono le cifre incontestabili di autentiche e concrete opere di misericordia quotidiana. Secondo la professoressa Saavedra, di fatto, «i sovrani cattolici avviarono per la prima volta nella Storia una vera politica indigenista», riconoscendo subito agli indios lo status di sudditi della Corona di Castiglia. Si stima che, all'epoca, 20 mila missionari spagnoli, tra sacerdoti secolari e religiosi, fecero di tutto per annunciare Cristo ovunque, rispettando sempre la popolazione locale, le sue tradizioni ed il suo patrimonio linguistico e culturale, mai eliminato ma sempre documentato e, ad oggi, conservato proprio grazie al materiale prezioso raccolto dagli uomini di Chiesa, il che ha consentito il sorgere e lo svilupparsi della scienza etnografica. «Non vi fu alcun etnocidio - ha proseguito la professoressa Saavedra - in quanto le realtà culturali non sono state cancellate. Si è verificato un processo di transculturazione, durante il quale i cattolici hanno accettato e valorizzato il buono di quelle culture, rifiutando solo quanto risultasse incompatibile col Vangelo, come il cannibalismo o la magia» oppure i sacrifici umani. Non a caso l'America plasmata dagli spagnoli è la sola area del Continente a vantare ancora oggi una popolazione a maggioranza indigena o meticcia, altro che sterminio!<br />L'IDEOLOGIA WOKE E I MOVIMENTI INDIGENISTI<br />La professoressa Pilar Gordillo, storica dell'arte e delegata per fede e cultura dell'Arcidiocesi di Toledo, ha evidenziato come l'ideologia Woke si opponga per principio a tutto quanto sia stato fatto dalla "cultura bianca", diffamandola ed accusandola persino di aver distrutto le culture indigene, il che è totalmente falso, come mostrano i documenti originali dell'epoca, che comprovano come i...]]></itunes:summary><itunes:duration>438</itunes:duration><itunes:keywords>blm,conquistadores,evangelizzazione,isabelladicastiglia,sandamaso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/642bf39939aae8e0015d7e91e99fb97d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il battesimo di Clodoveo nel 496 cambia la storia d'Europa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-battesimo-di-clodoveo-nel-496-cambia-la-storia-d-europa--52241715</link><description><![CDATA[VIDEO: Clodoveo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qB293nyWv88" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=qB293nyWv88</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7255</a><br /><br />IL BATTESIMO DI CLODOVEO NEL 496 CAMBIA LA STORIA D'EUROPA<br />Oltre a convertire i barbari, la Chiesa doveva renderli capaci di sviluppare una grande civiltà. Tale era il piano divino e a questo scopo Essa aveva bisogno di un potente aiuto, di una spada che prendesse le sue difese, di un guardiano che preservasse i suoi diritti dalle aggressioni, di un potere secolare che fosse garante della sua indipendenza e le assicurasse, nel nuovo ordine di cose, una certa sovranità temporale diventatale più indispensabile che mai. Insomma, per assecondare l'azione della Chiesa, era necessario un popolo che unisse la rettitudine dell'animo, il carattere energico, il potere delle armi, un alto spirito di proselitismo e un ardore cavalleresco e cristiano per la causa della religione.<br />Questo popolo stava per comparire e inaugurare una missione che per 14 secoli sarebbe stata consacrata dalla famosa formula: "Gesta Dei per francos". I franchi, uno dei popoli barbari, avrebbero avuto questa missione provvidenziale.<br />Al contrario della maggioranza dei germani, che aveva abbracciato l'arianesimo, i franchi erano ancora pagani. Dall'anno 481 era alla loro testa un grande guerriero, Clodoveo, che nel 493 aveva sposato una nipote del Re dei burgundi, la principessa Clotilde. Il Re dei burgundi aveva assassinato tutta la famiglia di Clotilde (rimanendo così solo a governare), odiata dalla sua coscienza e dalla sua fede, che erano ariane come tutta la corte dei burgundi. Clotilde, infatti, era cattolica fervente e aveva sofferto la persecuzione degli ariani fanatici, temprando così le virtù che la dovevano sostenere nella sua grande missione.<br />Divenuta sposa di Clodoveo, ella seppe presto conquistare il cuore del barbaro per mezzo della sua dolcezza e santità e, a poco a poco, riuscì a moderare le feroci abitudini di Clodoveo. Ella gli parlava spesso della inutilità degli idoli e della grandezza e soavità della religione cristiana, così come della speranza nell'eternità ad essa congiunta.<br />Clodoveo, per quanto abbagliato, non voleva darsi per vinto. L'influenza di Clotilde era comunque tale che egli permise il battesimo del suo figlio primogenito; la creatura però morì e Clodoveo rimproverò aspramente la sua sposa attribuendo la morte del bambino alla collera degli dei. Tuttavia l'amore per Clotilde fece sì che ella riuscisse a far battezzare anche il secondo figlio. Ma quando, come il primo, anche questo bambino cadde gravemente malato, la collera del Re esplose in modo terribile. Iddio, che voleva mettere alla prova per l'ultima volta la fede della sposa, guarì miracolosamente la creaturina per le preghiere della madre: Clodoveo rimase profondamente impressionato da questo fatto.<br />Poco dopo, nel 496, un altro popolo barbaro, quello degli alemanni, attraversò il Reno. Clodoveo ingaggiò battaglia contro esso vicino a Colonia, nella pianura di Tolbiac. Nel cuore della battaglia l'esercito di Clodoveo sbanda, la vittoria gli sfugge ed egli stesso è sul punto di cadere in potere dei suoi nemici; in quel momento gli tornano alla memoria gli insegnamenti di Clotilde. "Dio di Clotilde - grida a tutto petto - dammi la vittoria e non avrò altro Dio all'infuori di te!"; pochi istanti dopo l'esito della battaglia si rovescia, gli alemanni sono presi dal terrore, retrocedono, fuggono e quelli che non vengono uccisi si arrendono.<br />Clodoveo mantenne il suo giuramento di rozzo, ma forte e lealissimo uomo naturale. Dopo Tolbiac, egli accettò di essere istruito nella fede da due santi vescovi (uno dei quali era il famoso S. Remigio, vescovo di Reims).<br />Un episodio, avvenuto nel corso della sua istruzione religiosa, è utile per dare un'idea del forte spirito guerriero e del coraggio di questo capo dei franchi: all'udire che Gesù, uomo innocente e suo Salvatore, era stato impunemente crocifisso proruppe in un violento grido: "Infami assassini! fossi stato presente io coi miei franchi non sarebbe finita così!".<br />Clodoveo si fece battezzare la vigilia di Natale del 496. Tremila suoi guerrieri, disposti a lasciare, come il loro capo, il culto degli idoli per quello di Gesù Cristo, lo circondavano nell'imponente cerimonia la cui grandezza era accresciuta dalla presenza di numeroso clero e dal canto degli inni sacri. Nel battezzarlo S. Remigio, detto il Samuele francese, fece udire a Clodoveo queste sublimi parole, formula di tutto il nuovo ordine che stava per sorgere: "Abbassa il capo, condottiero; adora quel che bruciasti e brucia quel che adorasti!".<br />La conversione del Re e dei principali guerrieri franchi provocò la conversione della nazione, e l'esempio di Clodoveo contagiò anche le nazioni vicine, venendo imitato anche da altri capi franchi, come Valarico e i suoi figli. Due sorelle di Clodoveo, una pagana e l'altra ariana, ricevettero rispettivamente il battesimo e la riconciliazione con la Chiesa.<br />La conversione di Clodoveo decise il futuro religioso di tutta la sua razza, poiché egli non tardò ad estendere il suo dominio sui territori che dipendevano da altri capi e a riunire tutte le tribù sotto un'unica monarchia. Il battesimo dei franchi fu, dunque, un evento di immensa portata. La conversione di un potente popolo germanico alla fede cattolica portava il sigillo del trionfo del cristianesimo contro l'eresia ariana e se tre tribù di germani abbandonarono la dottrina di Ario nel corso del VI secolo, lo si deve alla conversione dei franchi al cattolicesimo.<br />Sarà necessario lavorare ancora per molto tempo per far penetrare la vita cristiana e sradicare i resti del paganesimo nel popolo franco, tuttavia la sua fedeltà alla Chiesa Romana non verrà smentita; la sua storia domina a partire da allora quella degli altri popoli e si lega strettamente alla storia della Chiesa. Esso salverà nel VII secolo la Cristianità contro l'invasione dell'Islam. Esso difenderà il papato minacciato dai longobardi e opererà sotto Carlo Magno per la conversione della Germania e, più tardi, dei Paesi Bassi. L'Inghilterra riceverà la civiltà da un popolo di cavalieri che l'aveva ricevuta dai franchi. I popoli scandinavi riceveranno da missionari franchi le prime scintille della fede. L'Oriente, durante le crociate, rimarrà tanto meravigliato dalle prodezze di questo popolo cavalleresco, che conserverà fino ai nostri giorni l'abitudine di identificare la fede romana con la civiltà francese.<br />Nota di BastaBugie: Massimo Viglione nell'articolo seguente dal titolo "Il battesimo e la consacrazione di Re Clodoveo" parla dell'ampolla del sacro crisma portato dal cielo per mezzo d'una colomba, che servì a consacrare Clodoveo e tutti i re di Francia, suoi successori.<br />Ecco l'articolo pubblicato su Radio Roma Libera l'8 maggio 2020:<br />Clodoveo, figlio del capo della tribù dei Sicambri, aveva 11 anni quando nel 476 cadde per sempre l'Impero Romano d'Occidente. Quattro anni dopo divenne Re dei Franchi Salii, e da sovrano seppe sempre scegliere come suoi consiglieri vescovi cattolici, sebbene egli fosse ancora pagano e metà del suo popolo cristiano ma ariano. [...]<br />Nel 493, dopo una serie di vittorie, l'esercito di Clodoveo stava per essere distrutto nella Battaglia di Tolbiac. Nel momento del più grande timore, Clodoveo ebbe la forza di imitare Costantino, giurando che qualora la sorte della battaglia si fosse rovesciata egli si sarebbe battezzato. [...]<br />La vittoria arrise miracolosamente e subitaneamente a Clodoveo, il quale, incoraggiato anche dalla nascita del desiderato erede, nella notte di Natale del 496, assistito dalle preghiere di Clotilde, ricevette il Battesimo da san Remigio. [...]<br />Ma un miracolo ancor più grande stava per avvenire, destinato a segnare per sempre la storia della Francia monarchica. Per un banale incidente, era venuto a mancare l'olio benedetto; san Remigio allora si mise a pregare, e subito, come riporta mons. Delassus, [...] che riprende il racconto del Baronio: Dio volle mostrare visibilmente quello che dice a tutti i fedeli: "Quando due o tre sono riuniti in mio nome, io mi trovo in mezzo a loro". Infatti, tutto ad un tratto, una gran luce, più risplendente che quella del sole, riempì tutta la cappella e in pari tempo s'intesero queste parole: "La pace sia con voi. Son io non temete: mantenetevi nel mio amore".<br />Poi, dette queste parole la luce disparve e un odore d'ineffabile soavità profumò il palazzo, a fine di provare evidentemente che l'autore della luce, della pace e della dolcezza era venuto, perché, eccettuato il Vescovo, nessuno degli astanti aveva potuto vederlo, perché erano tutti abbagliati dallo splendore della luce. Il suo splendore penetrò il santo Vescovo, e la luce che raggiava da lui illuminava il palazzo con maggior splendore delle luci che lo rischiaravano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52241715</guid><pubDate>Wed, 21 Dec 2022 00:04:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52241715/il_battesimo_di_clodoveo_nel_496_cambia_la_storia_d_europa.mp3" length="14367391" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Clodoveo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=qB293nyWv88

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7255

IL BATTESIMO DI CLODOVEO NEL 496 CAMBIA LA STORIA D'EUROPA
Oltre a convertire i barbari, la Chiesa doveva renderli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Clodoveo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qB293nyWv88" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=qB293nyWv88</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7255</a><br /><br />IL BATTESIMO DI CLODOVEO NEL 496 CAMBIA LA STORIA D'EUROPA<br />Oltre a convertire i barbari, la Chiesa doveva renderli capaci di sviluppare una grande civiltà. Tale era il piano divino e a questo scopo Essa aveva bisogno di un potente aiuto, di una spada che prendesse le sue difese, di un guardiano che preservasse i suoi diritti dalle aggressioni, di un potere secolare che fosse garante della sua indipendenza e le assicurasse, nel nuovo ordine di cose, una certa sovranità temporale diventatale più indispensabile che mai. Insomma, per assecondare l'azione della Chiesa, era necessario un popolo che unisse la rettitudine dell'animo, il carattere energico, il potere delle armi, un alto spirito di proselitismo e un ardore cavalleresco e cristiano per la causa della religione.<br />Questo popolo stava per comparire e inaugurare una missione che per 14 secoli sarebbe stata consacrata dalla famosa formula: "Gesta Dei per francos". I franchi, uno dei popoli barbari, avrebbero avuto questa missione provvidenziale.<br />Al contrario della maggioranza dei germani, che aveva abbracciato l'arianesimo, i franchi erano ancora pagani. Dall'anno 481 era alla loro testa un grande guerriero, Clodoveo, che nel 493 aveva sposato una nipote del Re dei burgundi, la principessa Clotilde. Il Re dei burgundi aveva assassinato tutta la famiglia di Clotilde (rimanendo così solo a governare), odiata dalla sua coscienza e dalla sua fede, che erano ariane come tutta la corte dei burgundi. Clotilde, infatti, era cattolica fervente e aveva sofferto la persecuzione degli ariani fanatici, temprando così le virtù che la dovevano sostenere nella sua grande missione.<br />Divenuta sposa di Clodoveo, ella seppe presto conquistare il cuore del barbaro per mezzo della sua dolcezza e santità e, a poco a poco, riuscì a moderare le feroci abitudini di Clodoveo. Ella gli parlava spesso della inutilità degli idoli e della grandezza e soavità della religione cristiana, così come della speranza nell'eternità ad essa congiunta.<br />Clodoveo, per quanto abbagliato, non voleva darsi per vinto. L'influenza di Clotilde era comunque tale che egli permise il battesimo del suo figlio primogenito; la creatura però morì e Clodoveo rimproverò aspramente la sua sposa attribuendo la morte del bambino alla collera degli dei. Tuttavia l'amore per Clotilde fece sì che ella riuscisse a far battezzare anche il secondo figlio. Ma quando, come il primo, anche questo bambino cadde gravemente malato, la collera del Re esplose in modo terribile. Iddio, che voleva mettere alla prova per l'ultima volta la fede della sposa, guarì miracolosamente la creaturina per le preghiere della madre: Clodoveo rimase profondamente impressionato da questo fatto.<br />Poco dopo, nel 496, un altro popolo barbaro, quello degli alemanni, attraversò il Reno. Clodoveo ingaggiò battaglia contro esso vicino a Colonia, nella pianura di Tolbiac. Nel cuore della battaglia l'esercito di Clodoveo sbanda, la vittoria gli sfugge ed egli stesso è sul punto di cadere in potere dei suoi nemici; in quel momento gli tornano alla memoria gli insegnamenti di Clotilde. "Dio di Clotilde - grida a tutto petto - dammi la vittoria e non avrò altro Dio all'infuori di te!"; pochi istanti dopo l'esito della battaglia si rovescia, gli alemanni sono presi dal terrore, retrocedono, fuggono e quelli che non vengono uccisi si arrendono.<br />Clodoveo mantenne il suo giuramento di rozzo, ma forte e lealissimo uomo naturale. Dopo Tolbiac, egli accettò di essere istruito nella fede da due santi vescovi (uno dei quali era il famoso S. Remigio, vescovo di Reims).<br />Un episodio, avvenuto nel corso...]]></itunes:summary><itunes:duration>898</itunes:duration><itunes:keywords>clodoveo,clotilde,leggesalica,miracolo,reims,sanremigio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cad73abe380bd5d62a4fc68010302b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cinquant'anni fa le martellate sulla Pietà di Michelangelo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cinquant-anni-fa-le-martellate-sulla-pieta-di-michelangelo--50284815</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7048" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7048</a><br /><br />CINQUANT'ANNI FA LE MARTELLATE SULLA PIETA' DI MICHELANGELO di Valerio Pece<br />Alle undici e mezza del mattino del 21 maggio 1972, un uomo si fa largo tra la folla di pellegrini, schiva cinque guardie, si arrampica sulla balaustra e al grido di «sono Gesù Cristo!» e sferra dodici colpi di martello sulla Pietà di Michelangelo. Il suo nome è Laszlo Toth, geologo australiano di origini ungheresi. I colpi mandano totalmente in frantumi il braccio sinistro della Vergine e scheggiano gravemente il naso, l'occhio sinistro e il velo.<br />Quel giorno di 50 anni fa il mondo puntò gli occhi sul gruppo scultoreo posto all'inizio della navata destra della basilica di San Pietro. Prima di essere ricoperta da un drappo, poco dopo le 14, la Pietà venne visitata da Papa Paolo VI. Dal New York Times si legge che il Pontefice bresciano «apparve nella Cappella della Pietà per ispezionare i danni. Si inginocchiò brevemente per pregare davanti alla scultura vandalizzata. Poi indossò gli occhiali mormorando con un'espressione più seria del solito: "Sono gravissimi anche i danni morali"». Le cronache raccontano che dopo aver benedetto in silenzio la folla radunata davanti alla cappella, Paolo VI fece collocare davanti alla Pietà il mazzo di rose bianche e gialle che gli era stato donato quella mattina, domenica di Pentecoste.<br /><br />UN RESTAURO PERFETTO<br />Il restauro della scultura realizzata a ridosso del giubileo del 1500 - quando il cardinale Jean Bilhères commissionò al giovane Buonarroti «una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio» - diede risultati insperati. I timori iniziali degli esperti erano più che fondati: le martellate inferte avevano fatto cadere una cinquantina di frammenti più o meno grandi, alcuni completamente polverizzati, come quelli della palpebra sinistra. L'asso nella manica, per quella che all'epoca molti consideravano un'impresa impossibile, fu il calco di gesso dell'opera, realizzata nel 1933 e conservato nei Musei Vaticani. Fu grazie all'utilizzo di quella copia dimenticata che l'équipe di restauratori (tutti italiani) poté ottenere le matrici per realizzare le parti mancanti. Sebbene a distanza ravvicinata può intravedersi un leggerissimo ingiallimento rispetto al marmo dell'opera (il timore era che, con l'invecchiamento naturale del marmo, le protesi sarebbero saltate all'occhio in maniera molto più evidente), a distanza di 50 anni il restauro continua a regalare all'opera un aspetto assolutamente omogeneo.<br />Laszlo Toth, capelli lunghi e barba rossiccia, dopo di versi minuti di violenza inaudita, fu prima bloccato da un vigile del fuoco, quindi immediatamente arrestato. Sandro Barbagallo, curatore delle collezioni storiche dei Musei Vaticani, per spiegare il ritardo con cui l'autore del gesto fu fermato, ha riferito con candido realismo che «i fedeli erano sotto shock, tanto che nessuno capì realmente cosa stesse succedendo». L'entità dei crimini commessi avrebbe dovuto portare ad una reclusione di nove anni. I giudici, però, ritennero Toth infermo di mente, così, dopo due anni passati in un manicomio italiano, il geologo con brama d'artista fu trasferito in Australia. Da allora se ne sono perse le tracce.<br />Il suo nome, però, sopravvive ancora, specie in certi ambienti artistici di area radicale, in cui Toth viene evocato come un innovatore. Donald Novello, attore e regista italo-americano (noto per aver creato la figura di padre Guido Sarducci, uno dei personaggi più longevi del Saturday Night Live) ha intitolato un suo libro Le lettere di Laszlo. Ken Friedman, compositore americano, ha scritto un oratorio musicale in onore di Laszlo Toth. Esiste perfino una Scuola d'arte, la Laszlo Toth School of Art, che elogia «l'artista del martello», il quale - si legge sul sito - «ha modellato alcune sculture popolari di Michelangelo a una sensibilità più moderna». Un altro intellettuale debitore di chi ha vandalizzato la Pietà Vaticana è Roger Dunsmore, docente di letteratura all'Università del Montana, vincitore di diversi premi di poesia. Dunsmore ha pubblicato un libro-omaggio dal titolo inequivocabile, Laszlo Toth, in cui, tra gli altri, spicca questo verso: «Dove sei Laszlo Toth, dal martello gentile?».<br /><br />VIOLENZA DELIRANTE<br />Cosa spinse Laszlo Toth a scagliarsi con quella violenza sulla Pietà michelangiolesca non è così semplice da dire (le suore spagnole, responsabili dell'ostello per pellegrini dove Toth visse negli ultimi quattro mesi, riferirono che il geologo era stato «un ospite modello»). Se certi sfregi alle opere d'arte sono dovuti all'azione di squilibrati, altre volte la causa è il puro teppismo. Altre volte ancora - ma sono categorie interscambiabili - i danni alle opere d'arte sono opera di artisti falliti, che riversano la loro insoddisfazione sui capolavori altrui. Celebre è il caso di Pietro Cannata, ex studente di estetica e pittore mancato, autore di una serie-record di sfregi. Non pago di aver rotto il dito del piede sinistro al David di Michelangelo, ha prima scarabocchiato con un pennarello "Sentieri ondulati", quadro di Pollock, per poi vandalizzare, nel duomo di Prato, "Le esequie di Santo Stefano" di Filippo Lippi.<br />Per cercare di capire come si comporta il nostro cervello di fronte ad un capolavoro, da non molti anni le neuroscienze hanno cominciato a interessarsi di arte. Ursula Valmori - esperta del ramo e collaboratrice di State of Mind, rivista di scienze psicologiche - scrive: «Il corpo del fruitore reagisce come se fosse esso stesso direttamente coinvolto nella scena raffigurata». Ciò è risultato con maggiore evidenza soprattutto dopo lo studio dei neuroni-specchio, «capaci», spiega Valmori, «di elaborare, contemporaneamente, una rappresentazione dei propri atti e di quelli altrui».<br />Se la Pietà di Michelangelo, simbolo di bellezza ed armonia, ha potuto provocare turbamenti così violenti da arrivare a quello scandaloso atto vandalico, il motivo va forse ricercato nella perfezione con cui Michelangelo, a soli 23 anni, impressionò il suo tempo. Troppa era la bellezza di quel Cristo, sorretto da una Vergine così dolce e giovane da essere, anche in quel marmo di Carrara, "figlia del suo figlio".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50284815</guid><pubDate>Tue, 21 Jun 2022 21:45:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50284815/cinquant_anni_fa_le_martellate_sulla_piet_di_michelangelo.mp3" length="7771577" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7048&#13;
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CINQUANT'ANNI FA LE MARTELLATE SULLA PIETA' DI MICHELANGELO di Valerio Pece&#13;
Alle undici e mezza del mattino del 21 maggio 1972, un uomo si fa largo tra la folla di pellegrini, schiva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7048" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7048</a><br /><br />CINQUANT'ANNI FA LE MARTELLATE SULLA PIETA' DI MICHELANGELO di Valerio Pece<br />Alle undici e mezza del mattino del 21 maggio 1972, un uomo si fa largo tra la folla di pellegrini, schiva cinque guardie, si arrampica sulla balaustra e al grido di «sono Gesù Cristo!» e sferra dodici colpi di martello sulla Pietà di Michelangelo. Il suo nome è Laszlo Toth, geologo australiano di origini ungheresi. I colpi mandano totalmente in frantumi il braccio sinistro della Vergine e scheggiano gravemente il naso, l'occhio sinistro e il velo.<br />Quel giorno di 50 anni fa il mondo puntò gli occhi sul gruppo scultoreo posto all'inizio della navata destra della basilica di San Pietro. Prima di essere ricoperta da un drappo, poco dopo le 14, la Pietà venne visitata da Papa Paolo VI. Dal New York Times si legge che il Pontefice bresciano «apparve nella Cappella della Pietà per ispezionare i danni. Si inginocchiò brevemente per pregare davanti alla scultura vandalizzata. Poi indossò gli occhiali mormorando con un'espressione più seria del solito: "Sono gravissimi anche i danni morali"». Le cronache raccontano che dopo aver benedetto in silenzio la folla radunata davanti alla cappella, Paolo VI fece collocare davanti alla Pietà il mazzo di rose bianche e gialle che gli era stato donato quella mattina, domenica di Pentecoste.<br /><br />UN RESTAURO PERFETTO<br />Il restauro della scultura realizzata a ridosso del giubileo del 1500 - quando il cardinale Jean Bilhères commissionò al giovane Buonarroti «una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio» - diede risultati insperati. I timori iniziali degli esperti erano più che fondati: le martellate inferte avevano fatto cadere una cinquantina di frammenti più o meno grandi, alcuni completamente polverizzati, come quelli della palpebra sinistra. L'asso nella manica, per quella che all'epoca molti consideravano un'impresa impossibile, fu il calco di gesso dell'opera, realizzata nel 1933 e conservato nei Musei Vaticani. Fu grazie all'utilizzo di quella copia dimenticata che l'équipe di restauratori (tutti italiani) poté ottenere le matrici per realizzare le parti mancanti. Sebbene a distanza ravvicinata può intravedersi un leggerissimo ingiallimento rispetto al marmo dell'opera (il timore era che, con l'invecchiamento naturale del marmo, le protesi sarebbero saltate all'occhio in maniera molto più evidente), a distanza di 50 anni il restauro continua a regalare all'opera un aspetto assolutamente omogeneo.<br />Laszlo Toth, capelli lunghi e barba rossiccia, dopo di versi minuti di violenza inaudita, fu prima bloccato da un vigile del fuoco, quindi immediatamente arrestato. Sandro Barbagallo, curatore delle collezioni storiche dei Musei Vaticani, per spiegare il ritardo con cui l'autore del gesto fu fermato, ha riferito con candido realismo che «i fedeli erano sotto shock, tanto che nessuno capì realmente cosa stesse succedendo». L'entità dei crimini commessi avrebbe dovuto portare ad una reclusione di nove anni. I giudici, però, ritennero Toth infermo di mente, così, dopo due anni passati in un manicomio italiano, il geologo con brama d'artista fu trasferito in Australia. Da allora se ne sono perse le tracce.<br />Il suo nome, però, sopravvive ancora, specie in certi ambienti artistici di area radicale, in cui Toth viene evocato come un innovatore. Donald Novello, attore e regista italo-americano (noto per aver creato la figura di padre Guido Sarducci, uno dei personaggi più longevi del Saturday Night Live) ha intitolato un suo libro Le lettere di Laszlo. Ken Friedman, compositore americano, ha scritto un oratorio musicale in onore di Laszlo Toth. Esiste perfino una Scuola d'arte, la Laszlo Toth School of Art, che elogia «l'artista del martello», il quale - si legge sul sito - «ha modellato alcune sculture popolari di Michelangelo a una...]]></itunes:summary><itunes:duration>486</itunes:duration><itunes:keywords>figliadelsuofiglio,michelangelo,pietà,pollock,toth</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b421b73003267900af8651390959a4c8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il vero motivo dell'affondamento del Titanic furono le bestemmie sullo scafo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vero-motivo-dell-affondamento-del-titanic-furono-le-bestemmie-sullo-scafo--49417681</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6977" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6977</a><br /><br />IL VERO MOTIVO DELL'AFFONDAMENTO DEL TITANIC FURONO LE BESTEMMIE SULLO SCAFO<br />Tra le centinaia di operai che lavoravano alla costruzione di quel colosso, alcuni, per dispetto ai loro compagni cattolici, avevano scritto sulla carcassa della nave bestemmie e scherzi sacrileghi, ad esempio: Nemmeno Cristo potrà farti colare a picco<br />da I Tre Sentieri<br />Il 10 aprile 1912 il grande e lussuoso transatlantico Titanic partiva da Southampton alla volta di New York. Aveva a bordo 2201 passeggeri più l'equipaggio. Era il primo e ultimo viaggio.<br />La Domenica in Albis, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, mentre si trovava a 300 miglia (555 km) a sud-est di terranova e a metà della traversata, urtò improvvisamente contro un iceberg. Erano le 23,40. L'urto non risvegliò neppure i viaggiatori addormentati, ma la nave era colpita a morte. In dieci secondi l'iceberg aprì una breccia di 100 metri (un terzo della lunghezza totale al di sotto della linea di immersione). Si lanciarono l'S.O.S. e dei razzi mentre l'orchestra di bordo continuava a suonare musica da ballo.<br />L'acqua montava raggiungendo le caldaie e la stiva. Si decise di mettere in acqua i 16 canotti di salvataggio e le 4 zattere. All'una di notte la prua si inabissava. Poco dopo tutta la parte anteriore veniva sommersa. Seicentosessanta persone presero opposto nelle imbarcazioni di salvataggio. Scene terribili di spavento e di follia si verificarono.<br />Millecinquecento passeggeri rimasero a bordo. Si pensò di invocare l'Onnipotente. L'orchestra accompagnò il canto, divenuto poi celebre in tutto il mondo: "Più vicino a Te, mio Dio... Più vicino a Te". Altri passeggeri in ginocchio sul ponte inclinato pregavano con fervore. Poi fu l'oscurità completa. La prima ciminiera si spezzava e rotolava in mare trascinando parecchi naufraghi. Dopo due minuti (ore 2,20) l'enorme transatlantico, orgoglio della marina mercantile britannica, colava a picco. Le vittime furono 1750, i superstiti 711.<br />Ed ecco alcuni precedenti venuti alla luce quando si faceva l'inchiesta. Tra le centinaia di operai che lavoravano alla costruzione di quel colosso, alcuni, per dispetto ai loro compagni cattolici, avevano scritto sulla carcassa della nave bestemmie e scherzi sacrileghi: "Nemmeno Cristo potrà farti colare a picco". Al di sopra della linea di immersione in lettere enormi si leggeva: "No God, no pope" (Né Dio, né Papa) e dall'altra parte: "Né la terra né il cielo possono inghiottirci".<br />Benché fossero state coperte dalla vernice, parecchie di queste iscrizioni non tardarono a riapparire, anzi un impiegato cattolico del Titanic, che le aveva viste, scrisse ai suoi parenti di Dublino in una lettera che essi conservarono come reliquia: "Sono persuaso che la nave non arriverà in America a causa delle scritte blasfeme che ricoprono i suoi fianchi." Le parole "No God, no pope" furono letteralmente tagliate a metà dall'iceberg che attaccò la linea di immersione dove erano scritte. Queste medesime affermazioni blasfeme furono poi ripetute dal comandante della nave Smith durante l'ultimo pranzo. Poco dopo egli stesso pagava con la vita la sua empia temerarietà.<br />È stato osservato che la bestemmia è più diffusa tra i popoli che hanno più vivo il senso religioso: fenomeno piscologico spiegabile. Quando nella vita domina il pensiero della Divinità che tutto governa, è spontaneo nel momento che le cose vanno male, dapprima lamentarsi con Dio, poi arrivare ad ingiuriarlo come se Egli fosse la causa dei nostri mali. Il bestemmiatore faccia appello al vero buon senso, risvegli la sua fede sopita e la liberi dalle incrostazioni dell'errore.<br />Allora non troverà difficile sostituire l'espressione blasfema, l'imprecazione a Dio, che equivale ad una invocazione di maledizione su di sé, con l'invocazione filiale per la ricerca di aiuto al Datore di ogni bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49417681</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2022 23:00:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49417681/il_vero_motivo_dell_affondamento_del_titanic_furono_le_bestemmie_sullo_scafo.mp3" length="5345742" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6977&#13;
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IL VERO MOTIVO DELL'AFFONDAMENTO DEL TITANIC FURONO LE BESTEMMIE SULLO SCAFO&#13;
Tra le centinaia di operai che lavoravano alla costruzione di quel colosso, alcuni, per dispetto ai loro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6977" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6977</a><br /><br />IL VERO MOTIVO DELL'AFFONDAMENTO DEL TITANIC FURONO LE BESTEMMIE SULLO SCAFO<br />Tra le centinaia di operai che lavoravano alla costruzione di quel colosso, alcuni, per dispetto ai loro compagni cattolici, avevano scritto sulla carcassa della nave bestemmie e scherzi sacrileghi, ad esempio: Nemmeno Cristo potrà farti colare a picco<br />da I Tre Sentieri<br />Il 10 aprile 1912 il grande e lussuoso transatlantico Titanic partiva da Southampton alla volta di New York. Aveva a bordo 2201 passeggeri più l'equipaggio. Era il primo e ultimo viaggio.<br />La Domenica in Albis, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, mentre si trovava a 300 miglia (555 km) a sud-est di terranova e a metà della traversata, urtò improvvisamente contro un iceberg. Erano le 23,40. L'urto non risvegliò neppure i viaggiatori addormentati, ma la nave era colpita a morte. In dieci secondi l'iceberg aprì una breccia di 100 metri (un terzo della lunghezza totale al di sotto della linea di immersione). Si lanciarono l'S.O.S. e dei razzi mentre l'orchestra di bordo continuava a suonare musica da ballo.<br />L'acqua montava raggiungendo le caldaie e la stiva. Si decise di mettere in acqua i 16 canotti di salvataggio e le 4 zattere. All'una di notte la prua si inabissava. Poco dopo tutta la parte anteriore veniva sommersa. Seicentosessanta persone presero opposto nelle imbarcazioni di salvataggio. Scene terribili di spavento e di follia si verificarono.<br />Millecinquecento passeggeri rimasero a bordo. Si pensò di invocare l'Onnipotente. L'orchestra accompagnò il canto, divenuto poi celebre in tutto il mondo: "Più vicino a Te, mio Dio... Più vicino a Te". Altri passeggeri in ginocchio sul ponte inclinato pregavano con fervore. Poi fu l'oscurità completa. La prima ciminiera si spezzava e rotolava in mare trascinando parecchi naufraghi. Dopo due minuti (ore 2,20) l'enorme transatlantico, orgoglio della marina mercantile britannica, colava a picco. Le vittime furono 1750, i superstiti 711.<br />Ed ecco alcuni precedenti venuti alla luce quando si faceva l'inchiesta. Tra le centinaia di operai che lavoravano alla costruzione di quel colosso, alcuni, per dispetto ai loro compagni cattolici, avevano scritto sulla carcassa della nave bestemmie e scherzi sacrileghi: "Nemmeno Cristo potrà farti colare a picco". Al di sopra della linea di immersione in lettere enormi si leggeva: "No God, no pope" (Né Dio, né Papa) e dall'altra parte: "Né la terra né il cielo possono inghiottirci".<br />Benché fossero state coperte dalla vernice, parecchie di queste iscrizioni non tardarono a riapparire, anzi un impiegato cattolico del Titanic, che le aveva viste, scrisse ai suoi parenti di Dublino in una lettera che essi conservarono come reliquia: "Sono persuaso che la nave non arriverà in America a causa delle scritte blasfeme che ricoprono i suoi fianchi." Le parole "No God, no pope" furono letteralmente tagliate a metà dall'iceberg che attaccò la linea di immersione dove erano scritte. Queste medesime affermazioni blasfeme furono poi ripetute dal comandante della nave Smith durante l'ultimo pranzo. Poco dopo egli stesso pagava con la vita la sua empia temerarietà.<br />È stato osservato che la bestemmia è più diffusa tra i popoli che hanno più vivo il senso religioso: fenomeno piscologico spiegabile. Quando nella vita domina il pensiero della Divinità che tutto governa, è spontaneo nel momento che le cose vanno male, dapprima lamentarsi con Dio, poi arrivare ad ingiuriarlo come se Egli fosse la causa dei nostri mali. Il bestemmiatore faccia appello al vero buon senso, risvegli la sua fede sopita e la liberi dalle incrostazioni dell'errore.<br />Allora non troverà difficile sostituire l'espressione blasfema, l'imprecazione a Dio, che equivale ad una invocazione di maledizione su di sé, con l'invocazione filiale per la ricerca di aiuto...]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>bestemmie,iceberg,scafo,southampton,titanic</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2909c940ce6b4f4b6a6199ae96fc28ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia dei dittatori maniaci e pervertiti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-dei-dittatori-maniaci-e-pervertiti--46625497</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6722" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6722</a><br /><br />DITTATORI MANIACI E PERVERTITI: MUSSOLINI, HITLER, STALIN...<br />Mussolini donnaiolo maniacale, Togliatti doppio anche nei tradimenti e negli aborti, Hitler bisessuale e sadomasochista, Stalin pedofilo per carnose minorenni<br />di Francesco Agnoli<br /><br />Riscuote sempre più interesse la vita privata dei grandi personaggi storici, in particolare dei dittatori del XX secolo. Le loro vite sono state indagate in lungo e in largo, quanto al pensiero, le scelte politiche ecc. Da tempo godono di notevole successo anche le indagini sulla vita privata ed affettiva, in particolare di Mussolini ed Hitler (meno "fortunato", invece, Stalin).<br /><br />MUSSOLINI DONNAIOLO<br />La nostra Italia è stata segnata per molti anni dall'attività politica di Benito Mussolini, prima leader socialista, acclamato a sinistra per il suo anticlericalismo e zelo rivoluzionario, e poi fascista.<br />La vita sentimentale di Mussolini è abbastanza nota: da giovane è un teorico del "libero amore", contrario al matrimonio ed ai figli (traduce un opuscolo neomalthusiano dal titolo Meno figli, meno schiavi), vicino al femminismo di sinistra. Prima di essere il duce, frequenta bordelli, gestisce anche 3 o 4 relazioni contemporaneamente, disinteressandosi dei figli che ne nascono: per loro c'è il manicomio, come per il figlio avuto da Ida Dalser, l'abbandono, oppure ancora il ricorso all'aborto, come nel caso di uno dei due figli avuti dalla giovanissima Bianca Ceccato, sua giovanissima segretaria personale al Popolo d'Italia.<br />Storici come Mimmo Franzinelli, autore de Il duce e le donne. Avventure e passioni extraconiugali di Mussolini (Mondadori, Milano, 2013), ed Antonio Spinosa, che ha scritto I figli del duce (Rizzoli, Milano, 1983), hanno indagato la storia di alcune delle amanti del duce, dalle ebree socialiste Angelica Balabanoff e Margherita Sarfatti a Ida Dalser, Leda Rafanelli (esperta di cartomanzia e Corano), Giulia Mattavelli... sino, per brevità, a Claretta Petacci.<br />Roberto Festorazzi riassume così il tutto: "la consumazione vorace di carne femminile fu una costante della sua vita", insieme all'uso di droghe, "in funzione di stimolante sessuale" (Roberto Festorazzi, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini, Colla editore, Vicenza, 2010). La frequentazione giovanile dei bordelli porta Mussolini a considerare il sesso la sua "ossessione" (teme anche, a lungo, di aver contratto la sifilide), tanto che il medico Pierluigi Baima Bollone non esita a descrivere il duce come un "maniaco sessuale" (Pierluigi Baima Bollone, La psicologia di Mussolini).<br />Sappiamo che il duce del fascismo - che si inseriva in un filone libertario che andava dal "libero amore" della sinistra all'esaltazione, a destra, dei rapporti "rapidi e disinvolti" dei futuristi, della "coppia aperta" e dell'omosessualità dei fiumani e di Gabriele D'Annunzio- avrebbe anche voluto introdurre il divorzio, ma si fermò per evitare un'ulteriore occasione di scontro con la Chiesa cattolica.<br />All'indomani della consultazione referendaria sul divorzio del 1974, l'ex ministro degli Esteri e Guardasigilli fascista Dino Grandi esprimerà al giornalista Benny Lai la sua soddisfazione per l'esito, spiegandogli che si era giunti finalmente a quello che anche lui e Mussolini avrebbero voluto, tanti anni prima: "Mussolini pretendeva che la Santa Sede, la quale aveva rafforzato la sua stretta neutralità dopo l'intervento dell'Italia in guerra, si schierasse a favore delle potenze dell'Asse. A sua volta Hitler insisteva, con la sua nota stupidità, che l'Italia rompesse con la Santa Sede. A quel tempo... toccava a me provvedere alla redazione del nuovo codice civile. Ebbene, ricevetti ordini perentori da Mussolini di stendere gli articoli relativi al matrimonio in modo che fossero in contrasto all'articolo 34 del concordato... Allora mi ribellai, mi ribellai per ragioni tattiche", così che alla fine Mussolini disse: "Questi preti mi hanno fregato. Forse tu hai ragione (a dire che non è questo il momento opportuno, ndr)..." (Benny Lai, Il mio Vaticano).<br /><br />GLI ABORTI DI TOGLIATTI E SPALLONE<br />Da questo punto di vista la storia di Mussolini ricorda da vicino quella di un altro campione di doppiezza, Palmiro Togliatti, leader del PCI: anche il Migliore non lesinava elogi pubblici della famiglia, esaltazioni retoriche della prole, mentre cornificava la moglie Rita Montagnana, trascurava il figlio malato e corteggiava donne molto più giovani della moglie, spingendole, quando "necessario", all' aborto clandestino (il fatto diverrà noto nel 2000, quando si scoprirà che nella clinica privata, Villa Gina, del suo medico di fiducia, Ilio Spallone, "si abortiva anche in casi in cui la gravidanza era molto avanzata anche con pazienti al sesto mese, anche con pazienti che non volevano farlo", vedi Repubblica, 9/6/2000).<br /><br />L'OMOSESSUALITÀ DI HITLER E DEI CAPI DELLE SA<br />Il "maniaco" Mussolini, dopo i primi incontri con Adolf Hitler, verso cui, come noto, nutriva un misto di attrazione e repulsione, definì il tedesco... "un pazzo maniaco sessuale". Al di là di questa definizione, la sessualità di Hitler e di svariati gerarchi nazisti fu per anni, sino al 1934, al centro di molto dibattiti in Germania: in un'epoca in cui esisteva ancora il reato di sodomia (art.175), giornali cattolici, comunisti e socialdemocratici accusavano il leader del NASDAP di essere il capo di una "cricca di omosessuali".<br />Il 5 luglio 1934, cioè dopo la notte dei lunghi coltelli, per esempio, la comunista Deutsche Volks Zeitung sostenne che Hitler aveva assassinato "complici divenuti pericolosi" soprattutto perché conoscevano "la vita privata del Führer omosessuale". Da dove nasceva l'accusa, rilanciata da giornalisti che stigmatizzavano anche il razzismo nazista, e che avrebbero pagato con la vita come Fritz Gerlich?<br />Lo storico ebreo ed omosessuale George Mosse, nel più celebre studio sul tema, Sessualità e nazionalismo (Laterza, Roma-Bari, 1996), ricorda che l'omosessualità era di gran moda tra gli ex combattenti della destra nazionalista e razzista tedesca, molto propensi al disprezzo delle donne ed al culto, che il nazismo coltiverà con insistenza, della bellezza del corpo maschile. Per questi sostenitori dell' "orgoglio" omosessuale, che spesso avevano condiviso, come Hitler, gli anni di servizio militare e di guerra tra soli uomini, gli omosessuali costituivano "il fiore della virilità", e i loro corpi nudi erano simbolo di forza, coraggio, sprezzo degli pseudo-valori borghesi e cristiani (pudore, riservatezza...).<br />In particolare era nota, perché pubblicamente rivendicata, l'omosessualità di Ernst Röhm, leader delle SA, e cioè l'uomo più potente del partito dopo Hitler (che nel 1933 lo nominò Reichsleiter e ministro nel suo primo governo). Ricorda Mosse: "Nel 1932 Hitler aveva difeso con vigore Röhm quando costui era stato pubblicamente accusato di corrompere la gioventù abusando del grado di comandante per sedurre alcuni dei suoi uomini".<br />Anche lo storico Joachim Fest nel suo Il volto del Terzo Reich (Mursia, Milano, 2011) segnala l'"impronta tipicamente omosessuale delle SA", e descrive i primi nazisti come apolidi e sradicati che disprezzavano "i legami solidi e quindi anche quelli con la donna e con la famiglia", vedendo nella donna il mezzo per procreare, ma nell'amore omoerotico, già praticato dai pagani greci, una dignità superiore.<br />Lo storico Francesco Maria Feltri riassume così l'omosessualismo di stampo nazista: "Il nazismo si oppose fin dall'inizio al femminismo, che Hitler bollò come un'assurda e pericolosa innovazione marxista. In un primo tempo, invece, il movimento ebbe un atteggiamento molto più fluido e ambiguo nei confronti dell'omosessualità. Il nazismo era figlio della guerra e celebrava la comunità eletta di coloro che avevano vissuto insieme l'eccezionale esperienza della trincea; le donne erano a priori escluse da quel mondo maschile, che si considerava superiore, perché formato da uomini che avevano attraversato le tempeste d'acciaio del conflitto mondiale. Inoltre, col passar del tempo, la propaganda nazista fece ricorso ad un uso sempre più frequente del nudo maschile, considerato come il veicolo privilegiato per trasmettere l'idea della superiorità della razza ariana su tutte le altre. In questo contesto, non meraviglia che potesse diffondersi tra le file naziste, soprattutto tra le SA di Röhm, un tipo particolare di omosessualità, che disprezzava la donna..." (Francesco Maria Feltri, Nazismo e identità di genere, in Chiaroscuro. Corso di storia, vol. III, Sei, Torino, 2010).<br />Dal canto suo lo storico francese Max Gallo, ne La notte dei lunghi coltelli, (Mondadori, Milano, 1999), ci dà conto delle orge tra uomini che contraddistinguevano la vita di molti alti gradi della SA.<br />Quanto ad Hitler, l'"accusa" ricadeva anche su di lui, non solo per le tante amicizie maschili e l'evidente disinteresse per le donne, coperto, come sostengono molti, dalla finta relazione con Eva Braun, ma anche per la sua ossessiva volontà di far sparire tutto ciò che riguardava la sua giovinezza, quasi a voler nascondere qualcosa che lo avrebbe svilito agli occhi del paese. Così un testimone come l'ex nazista Hermann Rauschning, autore di Hitler mi ha detto (1939): "Più disgustoso di qualunque altra cosa è il miasma puzzolente di sessualità furtiva, pervertita, che emana e ammorba l'atmosfera intorno a Hitler, come un effluvio diabolico. Nulla in questo ambiente è schietto. Relazioni clandestine, sentimenti falsi, segrete brame, così come le mistificazioni e i simboli: niente di ciò che circonda quest'uomo è naturale e genuino, niente ha la freschezza di un istinto naturale".<br />Alcuni anni orsono, il 15/5/2001, il quotidiano Repubblica recensiva le rivelazioni della Cia - basate anche sui racconti di Ernst Franz Sedgwick Hanfstaengl, già addetto stampa di Hitler - sulle perversioni del Führer, definito "omosessuale ed eterosessuale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46625497</guid><pubDate>Tue, 21 Sep 2021 22:12:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46625497/dittatori_maniaci_e_pervertiti_mussolini_hitler_stalin.mp3" length="13805235" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6722

DITTATORI MANIACI E PERVERTITI: MUSSOLINI, HITLER, STALIN...
Mussolini donnaiolo maniacale, Togliatti doppio anche nei tradimenti e negli aborti, Hitler bisessuale e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6722" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6722</a><br /><br />DITTATORI MANIACI E PERVERTITI: MUSSOLINI, HITLER, STALIN...<br />Mussolini donnaiolo maniacale, Togliatti doppio anche nei tradimenti e negli aborti, Hitler bisessuale e sadomasochista, Stalin pedofilo per carnose minorenni<br />di Francesco Agnoli<br /><br />Riscuote sempre più interesse la vita privata dei grandi personaggi storici, in particolare dei dittatori del XX secolo. Le loro vite sono state indagate in lungo e in largo, quanto al pensiero, le scelte politiche ecc. Da tempo godono di notevole successo anche le indagini sulla vita privata ed affettiva, in particolare di Mussolini ed Hitler (meno "fortunato", invece, Stalin).<br /><br />MUSSOLINI DONNAIOLO<br />La nostra Italia è stata segnata per molti anni dall'attività politica di Benito Mussolini, prima leader socialista, acclamato a sinistra per il suo anticlericalismo e zelo rivoluzionario, e poi fascista.<br />La vita sentimentale di Mussolini è abbastanza nota: da giovane è un teorico del "libero amore", contrario al matrimonio ed ai figli (traduce un opuscolo neomalthusiano dal titolo Meno figli, meno schiavi), vicino al femminismo di sinistra. Prima di essere il duce, frequenta bordelli, gestisce anche 3 o 4 relazioni contemporaneamente, disinteressandosi dei figli che ne nascono: per loro c'è il manicomio, come per il figlio avuto da Ida Dalser, l'abbandono, oppure ancora il ricorso all'aborto, come nel caso di uno dei due figli avuti dalla giovanissima Bianca Ceccato, sua giovanissima segretaria personale al Popolo d'Italia.<br />Storici come Mimmo Franzinelli, autore de Il duce e le donne. Avventure e passioni extraconiugali di Mussolini (Mondadori, Milano, 2013), ed Antonio Spinosa, che ha scritto I figli del duce (Rizzoli, Milano, 1983), hanno indagato la storia di alcune delle amanti del duce, dalle ebree socialiste Angelica Balabanoff e Margherita Sarfatti a Ida Dalser, Leda Rafanelli (esperta di cartomanzia e Corano), Giulia Mattavelli... sino, per brevità, a Claretta Petacci.<br />Roberto Festorazzi riassume così il tutto: "la consumazione vorace di carne femminile fu una costante della sua vita", insieme all'uso di droghe, "in funzione di stimolante sessuale" (Roberto Festorazzi, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini, Colla editore, Vicenza, 2010). La frequentazione giovanile dei bordelli porta Mussolini a considerare il sesso la sua "ossessione" (teme anche, a lungo, di aver contratto la sifilide), tanto che il medico Pierluigi Baima Bollone non esita a descrivere il duce come un "maniaco sessuale" (Pierluigi Baima Bollone, La psicologia di Mussolini).<br />Sappiamo che il duce del fascismo - che si inseriva in un filone libertario che andava dal "libero amore" della sinistra all'esaltazione, a destra, dei rapporti "rapidi e disinvolti" dei futuristi, della "coppia aperta" e dell'omosessualità dei fiumani e di Gabriele D'Annunzio- avrebbe anche voluto introdurre il divorzio, ma si fermò per evitare un'ulteriore occasione di scontro con la Chiesa cattolica.<br />All'indomani della consultazione referendaria sul divorzio del 1974, l'ex ministro degli Esteri e Guardasigilli fascista Dino Grandi esprimerà al giornalista Benny Lai la sua soddisfazione per l'esito, spiegandogli che si era giunti finalmente a quello che anche lui e Mussolini avrebbero voluto, tanti anni prima: "Mussolini pretendeva che la Santa Sede, la quale aveva rafforzato la sua stretta neutralità dopo l'intervento dell'Italia in guerra, si schierasse a favore delle potenze dell'Asse. A sua volta Hitler insisteva, con la sua nota stupidità, che l'Italia rompesse con la Santa Sede. A quel tempo... toccava a me provvedere alla redazione del nuovo codice civile. Ebbene, ricevetti ordini perentori da Mussolini di stendere gli articoli relativi al matrimonio in modo che fossero in contrasto all'articolo 34 del...]]></itunes:summary><itunes:duration>863</itunes:duration><itunes:keywords>hitler,mussolini,omosessualismo,stalin,togliatti,virilità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/90eef16b38ce146cddccfd70c3c53997.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Spagna torna al terribile clima che causò la guerra civile nel 1936-1939</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-spagna-torna-al-terribile-clima-che-causo-la-guerra-civile-nel-1936-1939--46402643</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6701" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6701</a><br /><br />LA SPAGNA TORNA AL TERRIBILE CLIMA CHE CAUSO' LA GUERRA CIVILE DEL 1936-1939 di José Miguel Oriol<br />Negli ultimi anni del regime di Francisco Franco divenne sempre più chiaro che i ministri e i deputati delle Cortes franchiste favorevoli all'evoluzione verso un sistema democratico si sarebbero imposti su quelli che propugnavano un'impossibile continuazione del regime uscito dalla Guerra civile del 1936-1939. Morto Franco nel novembre 1975, dodici mesi più tardi l'immensa maggioranza del popolo spagnolo (il 94,17 per cento) approvò per via referendaria la riforma politica proposta dai governanti per stabilire una nuova legalità a partire da quella precedente: «de la Ley a la Ley» fu lo slogan della cosiddetta Transizione.<br />Uno dei fattori fondamentali di quest'ultima fu la restaurazione della monarchia costituzionale nella persona di Juan Carlos I, nipote di Alfonso XIII, il re deposto nel 1931. La costituzione della Spagna come monarchia, dopo la parentesi aperta dalla Seconda Repubblica, fu una decisione del regime franchista nel 1947. E nel 1969 Franco designò il principe Juan Carlos come suo successore dopo la sua morte.<br />Elemento essenziale del processo di transizione fra i due regimi fu la ley de Amnistia dell'ottobre 1977, promulgata per spianare la strada alla riconciliazione nazionale attraverso la cancellazione di tutti i delitti di natura politica commessi dai giorni della Guerra civile fino a quel momento, inclusi i crimini più recenti compiuti dall'Eta e da altre formazioni terroristiche di minore importanza.<br /><br />UNA TRANQUILLITÀ SOLO APPARENTE<br />Così trascorsero tranquillamente tre decenni dal punto di vista giuridico, mentre al contrario dal punto di vista ideologico e culturale la sinistra non cessò la sua campagna di demonizzazione della fazione nazionalista. In forza di ciò si procedette a una graduale eliminazione di monumenti e riferimenti pubblici a persone e fatti connessi a tale fazione, mentre nello stesso tempo si rendeva omaggio alla fazione repubblicana.<br />Il Partito popolare, sempre timoroso di essere accusato di filo-franchismo, non si è mai opposto a questi provvedimenti che hanno finito per minare lo spirito della Transizione e della Costituzione del 1978. Anzi, ha collaborato ad essi: un caso di particolare importanza è stata la mozione di condanna dell'insurrezione del 18 luglio 1936 (l'"alzamiento" di Franco, ndt) approvata all'unanimità dalla Camera dei deputati il 20 novembre 2002, quando governava con la maggioranza assoluta José María Aznar. Quella delegittimazione del regime franchista non è stata accompagnata, tuttavia, né da una parallela delegittimazione del colpo di Stato socialista dell'ottobre 1934, antecedente fondamentale della Guerra civile, né da quella della deriva bolscevica del regime repubblicano, che affogò la Spagna nel caos a partire dalle elezioni vinte coi brogli dal Fronte popolare nel febbraio 1936.<br />Con l'arrivo al potere del socialista José Luis Rodríguez Zapatero nel marzo del 2004, dopo i sanguinosi attentati jihadisti di Madrid, il processo ha subìto un'accelerazione: una delle sue prime decisioni al riguardo è stata la demolizione della statua equestre di Franco che si trovava insieme a quelle dei dirigenti socialisti Indalecio Prieto e Francisco Largo Caballero presso Nuevos Ministerios, complesso di edifici governativi a Madrid. Le statue dei due leader socialisti rimangono invece in piedi, nonostante siano stati dei golpisti come Franco in forza del sanguinoso tentativo rivoluzionario del 1934.<br /><br />IL CAUDILLO NON ERA IL FÜHRER<br />L'ossessione della sinistra spagnola per le statue di Franco e per altri riferimenti al suo regime è stata giustificata attraverso il paragone con la Germania e con l'Italia. Il ragionamento è il seguente: se ogni ricordo dei regimi di Adolf Hitler e di Benito Mussolini è stato eliminato dalla vita pubblica dei paesi che essi governarono, lo stesso dovrebbe aver luogo in Spagna col regime di Franco. Però le differenze fra i due casi non sono piccole. In primo luogo, mentre Hitler e Mussolini persero le loro guerre, Franco vinse la sua, e dalla notte dei tempi a erigere statue in propria memoria sono sempre stati, come è logico, i vincitori: tutti i paesi del mondo sono disseminati di memorie lasciate da governanti e guerrieri vittoriosi nel corso dei millenni.<br />In secondo luogo, mentre le attuali repubbliche in Italia e in Germania sono nate a partire dall'eliminazione dei regimi fascista e nazionalsocialista, l'attuale monarchia spagnola è conseguenza della vittoria di Franco sulla Seconda Repubblica e continuazione - «dalla Legge alla Legge» - del regime nato a causa di quella vittoria.<br />Ma il passaggio più importante è consistito nella "legge della Memoria storica" del dicembre 2007 promossa dal capo del governo Zapatero, con la quale si è rotto il consenso raggiunto nella Transizione e concretizzato nella Costituzione del 1978. Si è preteso di annullare l'amnistia del 1977 allo scopo di perseguire i dirigenti franchisti, si sono riaperte le ferite, rinfocolati rancori spenti e l'ambiente politico si è trovato di nuovo percorso da tensioni inimmaginabili fino a pochi anni prima. Nelle campagne elettorali seguenti il Partito popolare guidato da Mariano Rajoy ha promesso che la legge sarebbe stata abolita, ma la promessa è rimasta inadempiuta come molte altre, cosa che ha provocato un crescente rigetto da parte di buona parte dei suoi elettori, emigrati di conseguenza verso altre opzioni politiche, fondamentalmente Ciudadanos e Vox.<br /><br />UNA "LEY" VI SEPPELLIRÀ<br />Con l'arrivo al potere della coalizione social-comunista tra Psoe e Unidas Podemos, i dirigenti di questi partiti, soprattutto del secondo, ritengono che sia giunto il momento di mettere la ciliegina sulla torta pazientemente preparata nel corso di quarant'anni di falsa riconciliazione da parte di un settore considerevole della sinistra. La chiamano "Seconda Transizione" e consiste nella condanna eterna e senza sfumature della fazione vincitrice nel 1939 e, di conseguenza, nella delegittimazione di tutto ciò che da quella vittoria è derivato, Costituzione del 1978 e monarchia comprese.<br />L'esumazione di Franco dalla Valle dei caduti - dove comunque fu sepolto non per sua volontà, ma per disposizione del re Juan Carlos - nell'ottobre 2019 è stato un gesto di enorme importanza simbolica. Però la mossa chiave del governo di Pedro Sánchez e Pablo Iglesias è la promulgazione della già annunciata "legge della Memoria democratica", norma che verrà a completare quello che è già stato ottenuto dall'antecedente legge della Memoria storica del 2007. Il suo ambito di attuazione sarà ampio: revoca delle decorazioni e dei titoli concessi durante il regime franchista; annullamento delle sentenze giudiziarie dell'epoca franchista, compresa quella molto famosa contro il golpista separatista Lluís Companys; forti multe e anche la messa fuori legge di associazioni che organizzino iniziative o attuino campagne di sensibilizzazione che «incitino all'esaltazione del franchismo»; trasformazione della Valle dei caduti [vedi foto, N.d.BB] in un cimitero civile ed espulsione dei benedettini dall'annesso monastero; anche se è considerato secondario, si valuta la possibilità di abbattere la grande croce che sovrasta il cimitero; aggiornamento dei contenuti scolastici per poter indottrinare i bambini secondo la verità ufficiale circa la storia contemporanea spagnola, eccetera.<br /><br />LA DEBOLEZZA DEL PPE E DEL RE<br />A questo progetto totalitario di riscrittura della storia spagnola e di indottrinamento delle future generazioni in una visione manichea della grande tragedia spagnola del 1936-1939 si sono opposte numerose voci - e non tutte ascrivibili in linea di principio alla destra - che lo considerano contrario alla riconciliazione nazionale sigillata nel 1978, incompatibile con un regime democratico e delegittimante della monarchia. Fra i partiti politici, Vox ha annunciato la sua ferma opposizione. Per quanto riguarda il Partito popolare, resta da vedere quale sarà la sua decisione, poiché si tratta di un tema che ha sempre cercato di evitare per non essere accusato di filo-franchismo. A titolo personale, la deputata del Ppe Cayetana Álvarez de Toledo ha invitato il suo partito a dire un "no" assoluto a una legge che, lungi dall'essere democratica, rappresenta la continuazione dello spirito dittatoriale franchista ma sul versante opposto. Il peso che questa presa di posizione personale potrà avere nella sua compagine è al momento attuale imprevedibile, tenendo conto che la stessa Álvarez de Toledo è stata recentemente destituita del suo incarico di portavoce del partito alla Camera dei deputati.<br />Il momento scelto per promuovere questa legge controversa non deve nulla al caso, ma è stato favorito dalla situazione delicata che attraversa la Corona spagnola a causa degli scandali finanziari del re emerito, oggi trasferitosi all'estero. I comunisti presenti nel governo non hanno nascosto il loro interesse nell'approfittare della congiuntura per abbattere la monarchia: il vicepresidente del governo Pablo Iglesias ha dichiarato, il 18 settembre, che «compito fondamentale» del suo partito (Podemos, ndt) è lavorare per mettere fine alla monarchia e con essa al sistema che rappresenta. E come prova definitiva del suo animo totalitario e antidemocratico, cinque giorni più tardi ha annunciato che il Partito popolare, principale partito dell'opposizione, «non tornerà mai più a governare il paese».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46402643</guid><pubDate>Tue, 07 Sep 2021 20:43:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46402643/la_spagna_torna_al_terribile_clima_che_caus_la_guerra_civile_nel_1936_1939.mp3" length="20192070" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6701

LA SPAGNA TORNA AL TERRIBILE CLIMA CHE CAUSO' LA GUERRA CIVILE DEL 1936-1939 di José Miguel Oriol
Negli ultimi anni del regime di Francisco Franco divenne sempre più chiaro che i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6701" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6701</a><br /><br />LA SPAGNA TORNA AL TERRIBILE CLIMA CHE CAUSO' LA GUERRA CIVILE DEL 1936-1939 di José Miguel Oriol<br />Negli ultimi anni del regime di Francisco Franco divenne sempre più chiaro che i ministri e i deputati delle Cortes franchiste favorevoli all'evoluzione verso un sistema democratico si sarebbero imposti su quelli che propugnavano un'impossibile continuazione del regime uscito dalla Guerra civile del 1936-1939. Morto Franco nel novembre 1975, dodici mesi più tardi l'immensa maggioranza del popolo spagnolo (il 94,17 per cento) approvò per via referendaria la riforma politica proposta dai governanti per stabilire una nuova legalità a partire da quella precedente: «de la Ley a la Ley» fu lo slogan della cosiddetta Transizione.<br />Uno dei fattori fondamentali di quest'ultima fu la restaurazione della monarchia costituzionale nella persona di Juan Carlos I, nipote di Alfonso XIII, il re deposto nel 1931. La costituzione della Spagna come monarchia, dopo la parentesi aperta dalla Seconda Repubblica, fu una decisione del regime franchista nel 1947. E nel 1969 Franco designò il principe Juan Carlos come suo successore dopo la sua morte.<br />Elemento essenziale del processo di transizione fra i due regimi fu la ley de Amnistia dell'ottobre 1977, promulgata per spianare la strada alla riconciliazione nazionale attraverso la cancellazione di tutti i delitti di natura politica commessi dai giorni della Guerra civile fino a quel momento, inclusi i crimini più recenti compiuti dall'Eta e da altre formazioni terroristiche di minore importanza.<br /><br />UNA TRANQUILLITÀ SOLO APPARENTE<br />Così trascorsero tranquillamente tre decenni dal punto di vista giuridico, mentre al contrario dal punto di vista ideologico e culturale la sinistra non cessò la sua campagna di demonizzazione della fazione nazionalista. In forza di ciò si procedette a una graduale eliminazione di monumenti e riferimenti pubblici a persone e fatti connessi a tale fazione, mentre nello stesso tempo si rendeva omaggio alla fazione repubblicana.<br />Il Partito popolare, sempre timoroso di essere accusato di filo-franchismo, non si è mai opposto a questi provvedimenti che hanno finito per minare lo spirito della Transizione e della Costituzione del 1978. Anzi, ha collaborato ad essi: un caso di particolare importanza è stata la mozione di condanna dell'insurrezione del 18 luglio 1936 (l'"alzamiento" di Franco, ndt) approvata all'unanimità dalla Camera dei deputati il 20 novembre 2002, quando governava con la maggioranza assoluta José María Aznar. Quella delegittimazione del regime franchista non è stata accompagnata, tuttavia, né da una parallela delegittimazione del colpo di Stato socialista dell'ottobre 1934, antecedente fondamentale della Guerra civile, né da quella della deriva bolscevica del regime repubblicano, che affogò la Spagna nel caos a partire dalle elezioni vinte coi brogli dal Fronte popolare nel febbraio 1936.<br />Con l'arrivo al potere del socialista José Luis Rodríguez Zapatero nel marzo del 2004, dopo i sanguinosi attentati jihadisti di Madrid, il processo ha subìto un'accelerazione: una delle sue prime decisioni al riguardo è stata la demolizione della statua equestre di Franco che si trovava insieme a quelle dei dirigenti socialisti Indalecio Prieto e Francisco Largo Caballero presso Nuevos Ministerios, complesso di edifici governativi a Madrid. Le statue dei due leader socialisti rimangono invece in piedi, nonostante siano stati dei golpisti come Franco in forza del sanguinoso tentativo rivoluzionario del 1934.<br /><br />IL CAUDILLO NON ERA IL FÜHRER<br />L'ossessione della sinistra spagnola per le statue di Franco e per altri riferimenti al suo regime è stata giustificata attraverso il paragone con la Germania e con l'Italia. Il ragionamento è il seguente: se ogni ricordo dei regimi di...]]></itunes:summary><itunes:duration>1262</itunes:duration><itunes:keywords>franco,guerracivile,ppe,spagna,zapatero</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2670c7955e2f028ef077fd07be1d091c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I musei della tortura contengono solo dei falsi (che l'inquisizione non ha mai usato)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-musei-della-tortura-contengono-solo-dei-falsi-che-l-inquisizione-non-ha-mai-usato--46043638</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6679" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6679</a><br /><br />I MUSEI DELLA TORTURA CONTENGONO SOLO DEI FALSI (CHE L'INQUISIZIONE NON HA MAI USATO) di Gabriele Campagnano<br />In Italia, e nel mondo, esistono numerosi musei della tortura. Spesso fanno gioco sulle leggende nere che riguardano il medioevo e l'inquisizione (che in realtà è un fenomeno fortemente rinascimentale). Questi musei, che in Italia sono un franchising di proprietà della "Inquisizione srl" (non è uno scherzo), mostrano ai turisti un innumerevole numero di "strumenti di tortura". Peccato nessuno di questi sopravviva a una valutazione storica. Essenzialmente, esclusi gli strumenti di condanna capitale, gli altri sono tutti falsi storici del XVII e XIX secolo. Alcuni sono famosissimi come la "Vergine di ferro" o "Vergine di Norimberga" da cui prende il nome il gruppo "Iron Maiden", altri sono meno conosciuti ma altrettanto falsi.<br />Gli strumenti di tortura medievale, specie quelli attribuiti all'Inquisizione - senza neanche specificare di quale Inquisizione si tratti - suscitano da sempre un interesse profondo, a volte morboso, da parte del grande pubblico. Molti di voi hanno visitato i musei della tortura e ci hanno chiesto quale sia la veridicità o verosimiglianza storica degli oggetti esposti. La risposta è abbastanza semplice: si tratta di oggetti senza alcun valore storico che appestano diverse città italiane e, incredibile dictu, riescono a ottenere patrocini regionali, del FAI e addirittura di ONG piuttosto famose. Un'affermazione tranciante, ma pienamente giustificata alla luce di quanto leggerete qui sotto.<br />Il primo dato che accende sincera meraviglia è l'assoluta mancanza di testimonianze archeologiche o documentali sui mezzi di tortura che vediamo esposti nei numerosissimi "musei della tortura". Quasi tutti hanno didascalie che ne spiegano l'uso da parte dell'Inquisizione Romana o di altri tribunali inquisitori, quindi ci si aspetterebbe, ad esempio, di trovare almeno una menzione della Vergine di Norimberga o della Forcella dell'Eretico nel "Philippi a Limborch Historia inquisitionis" [...] scritto da Philippus van Limborch nel 1692, un teologo protestante fortemente critico della Chiesa. Oppure di scoprire, tra le pagine di A history of the Inquisition of the Middle Ages, redatto dallo storico statunitense Henry Charles Lea e pubblicato a partire dal 1887, una breve trattazione della Pear of Anguish. E invece niente, [...] così come in altre decine di volumi da noi visionati, non c'è traccia di questi strumenti. Si rende quindi necessaria un'analisi dei singoli strumenti.<br />1) LA VERGINE DI NORIMBERGA<br />La Vergine di Norimberga ha suscitato le più sfrenate fantasie della cultura di massa, ancora di più della Pear of Anguish, ed è presente in qualsiasi museo della tortura in Italia e all'estero. Spacciata come strumento medievale, è stata in realtà creata solo nel XIX secolo, realizzata su commissione di gentiluomini europei con il gusto per il "finto medioevo gotico", fatto di inquisitori con il cappuccio, streghe formose e un enorme quantitativo di violenza e atrocità gratuite. Il castello di Otranto, di Horace Walpole, pubblicato nel 1764, è stato forse il romanzo che più di ogni altro ha dato una spinta a questo gusto, protrattosi fino all'epoca vittoriana.<br />Tornando alla Vergine, il franchise "Museo della Tortura" la descrive così: "La storia della tortura ricorda molti congegni che operavano col principio del sarcofago antropomorfo a due ante e con aculei all'interno che penetravano, con la chiusura delle ante, nel corpo della vittima. L'esempio più famoso è la cosiddetta "Vergine di Ferro" [die eiserne Jungfrau] del castello di Norimberga, distrutta dai bombardamenti del 1944".<br />In realtà, anche quella andata distrutta nel 1944 era una contraffazione ottocentesca, probabilmente del 1830-40. Ma andiamo con ordine.<br />La prima citazione della Vergine di Norimberga è datata 1793, ad opera dell'erudito tedesco Johann Philipp Siebenkees (1759-1796), che la menziona come utilizzata a Norimberga nel Cinquecento, ma, sebbene abbia ricercato a lungo nei suoi scritti, non ho trovato traccia del passo. Circa mezzo secolo dopo, nel 1840 circa, la Vergine è esposta per la prima volta a Norimberga. L'involucro antropomorfo, interamente in metallo, è alto 210 centimetri e largo 90, abbastanza grande, quindi, da contenere un uomo adulto. Gli spuntoni metallici creano il giusto "morso allo stomaco" dei visitatori, che li immaginano penetrare le membra di un essere umano.<br />Già molti visitatori ottocenteschi ne sottolineano la falsità e il magro interesse storico della Vergine. [...] J. Ichenhauser definisce la Iron Maiden come "... di nessun interesse per storici e antiquari". Questo 52 anni prima del bombardamento alleato che ci ha privati di questo pezzo di poco valore.<br />Ma allora quale fu la vera origine della Vergine di Ferro? Uno dei più importanti archivisti tedeschi, Klaus Graf, in un lungo articolo del 2001, [...] definisce la Vergine di Norimberga come "una finzione del XIX secolo, perché solo nella prima metà del XIX secolo gli schandmantel, a volti chiamati "vergini", vennero dotati di aculei interni; in seguito, questi oggetti furono adattati a morbose fantasie mitiche e letterarie."<br />La menzione dello Schandmantel (o Schandtonne) traducibile come "Mantello/Barile della Vergogna", ci aiuta a fare chiarezza. Questo era infatti una sorta di barile che le autorità civili facevano indossare, in alcuni casi, a prostitute e altri soggetti, con lo scopo di impartire loro una pubblica umiliazione. Morbose fantasie, come dice bene il Graf, e fantasie molto più semplici relative all'orrore e al sacrilego (non di per sé negative, altrimenti non avremmo avuto autori come Lovecraft, Poe, ecc.), hanno preso lo shandmantel come base di partenza per creare qualcos'altro.<br />Non solo non è arrivata fino a noi una Vergine di Ferro costruita prima della fine del XIX secolo, ma anche in tutte le cronache cittadine, i manuali inquisitori, le procedure dei processi gestiti dal potere secolare, non si trova neanche un accenno al dispositivo. Anche nel diario del più famoso boia del Cinque-Seicento, Franz Schmidt [...] non si trova nulla, sebbene egli abbia descritto in modo puntuale ogni punizione ed esecuzione portata a termine (senza mai tralasciare i particolari più raccapiccianti) nei suoi 40 anni di carriera (1578-1617).<br />2) LA PERA VAGINALE<br />Gli hanno dedicato paragrafi in riviste, libri e articoli. Fa bella mostra di sé nei "musei della tortura". La citano migliaia di siti e pagine web come uno degli strumenti di tortura dell'Inquisizione. Peccato che non sia mai stata utilizzata. In realtà, la pera vaginale (o "poire d'angoisse" o "pear of anguish") non è mai esistita fino alla costruzione delle prime repliche nel XIX secolo.<br />Nei verbali dell'Inquisizione dal Cinquecento in poi non se ne trova traccia (e chiunque li abbia avuto sottomano sa perfettamente quanto siano precisi), stesso dicasi per le altre fonti dell'epoca, compresi i diari di carnefici del potere civile come Franz Schmidt, le enciclopedie mediche, ecc. [...]<br />È tra fine Ottocento e primi del Novecento che la Pera Vaginale inizia a trovare posto in quella rievocazione dei Cabinet of Curiosities che sono i "musei della tortura" e, da lì, in volumi divulgativi sull'Inquisizione e le torture medievali. Il sentimento anticlericale ha fatto, lentamente, il resto. Molti autori, probabilmente guidati da un interesse morboso, hanno iniziato a fantasticare sull'uso dello strumento per dilaniare vagine e orifizi anali di streghe e seguaci del demonio. Un'assurdità che è diventata quasi sapere comune. Non a caso, anche in una delle ultime pubblicazioni relative all'argomento [...] leggiamo che la pera fu immaginata come "inseribile" anche in orifizi diversi dalla bocca solo nell'Ottocento, e con il fine di sadico godimento sessuale.<br />Eppure basta una ricerca su google per vederla etichettata come "strumento di tortura medievale usata dall'Inquisizione sulle streghe" (difficile trovare più errori storici in una sola frase!). [...]<br />3) LA FORCELLA DELL'ERETICO<br />La Forcella dell'Eretico presenta come una doppia forchetta legata al collo, con le punte rivolte sotto il mento e al petto. Il sito de Il Museo della Tortura, gestito dalla Inquisizione s.r.l., lo definisce così: "Con le quattro punte acutissime conficcate profondamente nella carne sotto il mento e sopra lo sterno veniva impedito qualsiasi movimento della testa: la vittima poteva soltanto bisbigliare abiuro (parola questa che ha il significato di rinunzia ad altra religione o dottrina che non sia quella cristiana)."<br />A parte la menzione alla "dottrina cristiana" senza specificare se si trattasse di strumento dell'Inquisizione Romana o di un tribunale protestante, fa sorridere il fatto che, partendo da questa storia della parola sospirata "abiuro", altri "musei" abbiano addirittura fatto creare dei pezzi che riportano la scritta "abiuro" incisa sul ferro. Le fonti wikipedia per "heretic fork" sono grottesche: un museo della tortura fasullo e la pagina di un negozio online che vende repliche (per giunta maldestre).<br />Un altro falso del secolo scorso. Molto forte dal punto di vista immaginifico ma pur sempre un falso. [...]<br />4) LA SEDIA INQUISITORIA<br />Che qualcuno abbia potuto credere a una cosa del genere è, dal punto di vista storico, a dir poco mortificante. [...] L'idea stessa di inquisitori disposti a spendere cifre enormi per realizzare un simile oggetto è grottesca; il quantitativo di metallo utilizzato, poi, e la presenza di chiodi fatti in serie lasciano presupporre una prima fabbricazione modernissima. È quantomeno sospetto che le prime riproduzioni della Sedia Inquisitoria siano del XX secolo, anzi, più precisamente, dell'ultimo quarto del secolo scorso. [...]<br />5) LA CULLA DI GIUDA<br />Almeno nel caso della Culla di Giuda [...] alcune pagine wikipedia, come quella in italiano e in tedesco, riportano che si tratta di uno strumento immaginario]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46043638</guid><pubDate>Wed, 11 Aug 2021 14:34:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46043638/i_musei_della_tortura_contengono_solo_dei_falsi_che_l_inquisizione_non_ha_mai_usato.mp3" length="13778904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6679

I MUSEI DELLA TORTURA CONTENGONO SOLO DEI FALSI (CHE L'INQUISIZIONE NON HA MAI USATO) di Gabriele Campagnano
In Italia, e nel mondo, esistono numerosi musei della tortura. Spesso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6679" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6679</a><br /><br />I MUSEI DELLA TORTURA CONTENGONO SOLO DEI FALSI (CHE L'INQUISIZIONE NON HA MAI USATO) di Gabriele Campagnano<br />In Italia, e nel mondo, esistono numerosi musei della tortura. Spesso fanno gioco sulle leggende nere che riguardano il medioevo e l'inquisizione (che in realtà è un fenomeno fortemente rinascimentale). Questi musei, che in Italia sono un franchising di proprietà della "Inquisizione srl" (non è uno scherzo), mostrano ai turisti un innumerevole numero di "strumenti di tortura". Peccato nessuno di questi sopravviva a una valutazione storica. Essenzialmente, esclusi gli strumenti di condanna capitale, gli altri sono tutti falsi storici del XVII e XIX secolo. Alcuni sono famosissimi come la "Vergine di ferro" o "Vergine di Norimberga" da cui prende il nome il gruppo "Iron Maiden", altri sono meno conosciuti ma altrettanto falsi.<br />Gli strumenti di tortura medievale, specie quelli attribuiti all'Inquisizione - senza neanche specificare di quale Inquisizione si tratti - suscitano da sempre un interesse profondo, a volte morboso, da parte del grande pubblico. Molti di voi hanno visitato i musei della tortura e ci hanno chiesto quale sia la veridicità o verosimiglianza storica degli oggetti esposti. La risposta è abbastanza semplice: si tratta di oggetti senza alcun valore storico che appestano diverse città italiane e, incredibile dictu, riescono a ottenere patrocini regionali, del FAI e addirittura di ONG piuttosto famose. Un'affermazione tranciante, ma pienamente giustificata alla luce di quanto leggerete qui sotto.<br />Il primo dato che accende sincera meraviglia è l'assoluta mancanza di testimonianze archeologiche o documentali sui mezzi di tortura che vediamo esposti nei numerosissimi "musei della tortura". Quasi tutti hanno didascalie che ne spiegano l'uso da parte dell'Inquisizione Romana o di altri tribunali inquisitori, quindi ci si aspetterebbe, ad esempio, di trovare almeno una menzione della Vergine di Norimberga o della Forcella dell'Eretico nel "Philippi a Limborch Historia inquisitionis" [...] scritto da Philippus van Limborch nel 1692, un teologo protestante fortemente critico della Chiesa. Oppure di scoprire, tra le pagine di A history of the Inquisition of the Middle Ages, redatto dallo storico statunitense Henry Charles Lea e pubblicato a partire dal 1887, una breve trattazione della Pear of Anguish. E invece niente, [...] così come in altre decine di volumi da noi visionati, non c'è traccia di questi strumenti. Si rende quindi necessaria un'analisi dei singoli strumenti.<br />1) LA VERGINE DI NORIMBERGA<br />La Vergine di Norimberga ha suscitato le più sfrenate fantasie della cultura di massa, ancora di più della Pear of Anguish, ed è presente in qualsiasi museo della tortura in Italia e all'estero. Spacciata come strumento medievale, è stata in realtà creata solo nel XIX secolo, realizzata su commissione di gentiluomini europei con il gusto per il "finto medioevo gotico", fatto di inquisitori con il cappuccio, streghe formose e un enorme quantitativo di violenza e atrocità gratuite. Il castello di Otranto, di Horace Walpole, pubblicato nel 1764, è stato forse il romanzo che più di ogni altro ha dato una spinta a questo gusto, protrattosi fino all'epoca vittoriana.<br />Tornando alla Vergine, il franchise "Museo della Tortura" la descrive così: "La storia della tortura ricorda molti congegni che operavano col principio del sarcofago antropomorfo a due ante e con aculei all'interno che penetravano, con la chiusura delle ante, nel corpo della vittima. L'esempio più famoso è la cosiddetta "Vergine di Ferro" [die eiserne Jungfrau] del castello di Norimberga, distrutta dai bombardamenti del 1944".<br />In realtà, anche quella andata distrutta nel 1944 era una contraffazione ottocentesca, probabilmente del 1830-40. Ma andiamo con ordine.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>862</itunes:duration><itunes:keywords>falsi,inquisizionesrl,ironmaiden,musei,poe,tortura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6c3e28b9f1e42e5199c61d834611b7d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Prima Guerra Mondiale fu il suicidio dell'Europa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-prima-guerra-mondiale-fu-il-suicidio-dell-europa--45846624</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6660" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6660</a><br /><br />LA PRIMA GUERRA MONDIALE FU IL SUICIDIO DELL'EUROPA di Roberto de Mattei<br />Nella storia dei conflitti che hanno sempre accompagnato le vicende umane, la Prima Guerra Mondiale occupa un posto centrale, non solo per l'estensione planetaria e il numero spaventoso delle vittime, ben nove milioni, ma soprattutto per la novità e l'intensità dell'odio tra i popoli che essa accumulò nelle trincee contrapposte. Lo storico francese Jean de Viguerie (Les deux patries. Essai historique sur l'idée de patrie en France, Parigi 1998) mostra come alla dottrina tradizionale della "guerra giusta", per sua natura difensiva, si sostituisce nel '14-'18, una nuova concezione della guerra, offensiva, totale, incessante, che ha le sue radici nella Rivoluzione Francese. Il primo conflitto mondiale fu, in questo senso, una continuazione dell'appello alle armi lanciato l'11 luglio 1792, quando l'Assemblea Nazionale dichiarò "la Patria in pericolo".<br />È con la Rivoluzione Francese che nasce la parola d'ordine di "annientare il nemico", interno ed esterno, come avvenne con le "colonne infernali" che tra il 1793 e il 1794 sterminarono gli insorti della Vandea. Al concetto tradizionale di "Patria", radicato in un luogo concreto e in una precisa memoria storica, se ne sovrappone, nel XVIII secolo, uno nuovo, associato all'idea dei diritti dell'uomo. La "patria filosofica" degli illuministi è divinizzata fino a divenire un Moloch che autorizza qualsiasi sacrificio.<br />La continuità ideologica tra la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Francese fu teorizzata dagli interventisti, che presentarono il conflitto come una rivoluzione tesa ad instaurare in Europa la "democrazia universale". La "grande guerra" fu - secondo un altro grande storico, l'ungherese François Fejtö - un conflitto ideologico di massa, che ebbe lo scopo di «repubblicanizzare e de-cattolicizzare l'Europa» e compiere, a livello nazionale e internazionale, l'opera interrotta della Rivoluzione Francese (Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico, tr. it. Mondadori, Milano 1994, pagg. 316-333).<br />L'Austria-Ungheria, da cui ancora emanavano i bagliori del Sacro Romano Impero medioevale, rappresentava il principale ostacolo al progresso dell'umanità. Attraverso la distruzione dell'Impero austriaco, l'obiettivo di un circolo ristretto di uomini politici affiliati alla Massoneria fu, sottolinea Fejtö, quello «di estirpare dall'Europa le ultime vestigia del clericalismo e del monarchismo». Abbeverandosi a queste fonti ideologiche, l'interventismo rivoluzionario vedeva nella guerra il compimento della modernità ossia l'ultima fase di un processo culturale che avrebbe definitivamente liberato l'Europa dagli ultimi residui dell'oscurantismo.<br />L'esito della guerra del ‘14-'18 fu, di fatto, la "repubblicanizzazione" dell'Europa. Lo storico inglese Niall Ferguson, autore di un'altra opera capitale sul conflitto, ricorda che alla vigilia della guerra discendenti e altri parenti della Regina Vittoria erano seduti sui Troni non solo di Gran Bretagna e Irlanda, ma anche di Austria-Ungheria, Russia, Germania, Belgio, Romania, Grecia e Bulgaria. In Europa solo Svizzera, Francia e Portogallo erano già Repubbliche. «Nonostante le rivalità imperiali della diplomazia prebellica, i rapporti personali tra gli stessi Monarchi erano rimasti cordiali, persino amichevoli: la corrispondenza tra "George", "Willy" e "Nicky", testimonia il protrarsi dell'esistenza di un'élite reale cosmopolita e poliglotta con un certo senso dell'interesse comune» (La Verità taciuta. La prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna, tr. it. Milano 2002, pag. 559).<br />La carta postbellica dell'Europa vide l'emergere di Repubbliche in Russia, Germania, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia e nei tre Stati baltici, oltre che in Bielorussia, Ucraina occidentale, Georgia, Armenia e Azerbaijan (assorbite di forza nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nel periodo dal 1919 al 1921).<br />I trattati di Parigi del 1919-1920 costituirono, osserva a sua volta François Furet, «più che una pace europea, una rivoluzione europea» (Il passato di un'illusione. L'idea comunista nel XX secolo, tr. it. Mondadori, Milano 1995, p. 70), che sconvolse l'equilibrio sul quale si reggeva l'Europa dal Congresso di Vienna. Al Cancelliere austriaco Metternich successe, come architetto del nuovo equilibrio internazionale, il Presidente americano Woodrow Wilson, che si presentò come il profeta di una nuova era in cui, in nome del principio dell'"autodeterminazione dei popoli", le Nazioni libere avrebbero finalmente trovato la via del progresso, della giustizia, della pace. Il diritto assoluto delle nazionalità a costituirsi come Stati indipendenti, proclamato per la prima volta dalla Rivoluzione Francese, veniva così elevato a principio giuridico e a regola suprema della politica internazionale.<br /><br />Nota di BastaBugie: Massimo de Leonardis nell'articolo seguente dal titolo "Europa 1914. Da cittadella orgogliosa a devastata" parla delle conseguenze disastrose della Prima Guerra Mondiale.<br />Ecco l'articolo pubblicato su Radio Roma Libera il 2 luglio 2021:<br />Nel 1914 l'Europa era la "cittadella orgogliosa", all'apogeo del potere mondiale: controllava il 60% dei territori, il 65% degli abitanti, il 57% della produzione di acciaio, il 57% del commercio. Era consapevole e orgogliosa della sua missione civilizzatrice, della quale era parte rilevante l'opera delle missioni cattoliche, sostenute anche da governi laicisti come quello francese, sia pure per meri fini di prestigio e influenza politica. Tutto ciò fu distrutto con il "suicidio dell'Europa", come giustamente è stata definita la Grande Guerra.<br />Causa scatenante della crisi fu l'assassinio a Sarajevo il 28 giugno 1914 da parte del rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip, la cui mano fu armata da circoli dirigenti serbi, dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono Austro-ungarico, fervente cattolico e anti-massone, fautore di un progetto di riorganizzazione dell'Impero, che avrebbe consolidato la fedeltà al Trono degli slavi, tarpando le ali alla Serbia. Il 23 luglio Vienna inviò un ultimatum a Belgrado, chiedendo una severa inchiesta e la punizione dei colpevoli. Ciò mise in moto un meccanismo diplomatico e militare, che in poco più di dieci giorni precipitò nella guerra gran parte dell'Europa. [...]<br />È evidente che la Prima guerra mondiale scoppiò per ragioni classiche di politica di potenza. Tuttavia era in agguato la direttiva ideologica cara alla Massoneria internazionale: il risultato del conflitto doveva innanzi tutto essere la "repubblicanizzazione" dell'Europa e soprattutto l'abbattimento dell'unica Grande potenza cattolica, l'Impero asburgico.<br />Di lì a poco, la Germania prese la decisione cinica e di corte vedute di inviare Lenin in Russia, allo scopo di farla uscire dalla guerra, che il governo borghese nato dalla rivoluzione di febbraio intendeva invece continuare. La Russia si ritirò dal conflitto, ma furono poste le basi per la creazione del primo Stato comunista. Nello stesso anno entrarono in guerra dalla parte dell'Intesa gli Stati Uniti, portatori di un programma di sovvertimento del tradizionale ordine internazionale e di ostilità alle monarchie. Sempre nel 1917, vero anno chiave della guerra, l'Intesa pose o completò le basi del tuttora insolubile problema del Medio Oriente, dividendosi in zone d'influenza tale area, ma allo stesso tempo da un lato fomentando la rivolta araba dall'altro promettendo agli Ebrei un "focolare nazionale".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45846624</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2021 17:21:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45846624/la_prima_guerra_mondiale_fu_il_suicidio_dell_europa.mp3" length="9675799" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6660

LA PRIMA GUERRA MONDIALE FU IL SUICIDIO DELL'EUROPA di Roberto de Mattei
Nella storia dei conflitti che hanno sempre accompagnato le vicende umane, la Prima Guerra Mondiale occupa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6660" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6660</a><br /><br />LA PRIMA GUERRA MONDIALE FU IL SUICIDIO DELL'EUROPA di Roberto de Mattei<br />Nella storia dei conflitti che hanno sempre accompagnato le vicende umane, la Prima Guerra Mondiale occupa un posto centrale, non solo per l'estensione planetaria e il numero spaventoso delle vittime, ben nove milioni, ma soprattutto per la novità e l'intensità dell'odio tra i popoli che essa accumulò nelle trincee contrapposte. Lo storico francese Jean de Viguerie (Les deux patries. Essai historique sur l'idée de patrie en France, Parigi 1998) mostra come alla dottrina tradizionale della "guerra giusta", per sua natura difensiva, si sostituisce nel '14-'18, una nuova concezione della guerra, offensiva, totale, incessante, che ha le sue radici nella Rivoluzione Francese. Il primo conflitto mondiale fu, in questo senso, una continuazione dell'appello alle armi lanciato l'11 luglio 1792, quando l'Assemblea Nazionale dichiarò "la Patria in pericolo".<br />È con la Rivoluzione Francese che nasce la parola d'ordine di "annientare il nemico", interno ed esterno, come avvenne con le "colonne infernali" che tra il 1793 e il 1794 sterminarono gli insorti della Vandea. Al concetto tradizionale di "Patria", radicato in un luogo concreto e in una precisa memoria storica, se ne sovrappone, nel XVIII secolo, uno nuovo, associato all'idea dei diritti dell'uomo. La "patria filosofica" degli illuministi è divinizzata fino a divenire un Moloch che autorizza qualsiasi sacrificio.<br />La continuità ideologica tra la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Francese fu teorizzata dagli interventisti, che presentarono il conflitto come una rivoluzione tesa ad instaurare in Europa la "democrazia universale". La "grande guerra" fu - secondo un altro grande storico, l'ungherese François Fejtö - un conflitto ideologico di massa, che ebbe lo scopo di «repubblicanizzare e de-cattolicizzare l'Europa» e compiere, a livello nazionale e internazionale, l'opera interrotta della Rivoluzione Francese (Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico, tr. it. Mondadori, Milano 1994, pagg. 316-333).<br />L'Austria-Ungheria, da cui ancora emanavano i bagliori del Sacro Romano Impero medioevale, rappresentava il principale ostacolo al progresso dell'umanità. Attraverso la distruzione dell'Impero austriaco, l'obiettivo di un circolo ristretto di uomini politici affiliati alla Massoneria fu, sottolinea Fejtö, quello «di estirpare dall'Europa le ultime vestigia del clericalismo e del monarchismo». Abbeverandosi a queste fonti ideologiche, l'interventismo rivoluzionario vedeva nella guerra il compimento della modernità ossia l'ultima fase di un processo culturale che avrebbe definitivamente liberato l'Europa dagli ultimi residui dell'oscurantismo.<br />L'esito della guerra del ‘14-'18 fu, di fatto, la "repubblicanizzazione" dell'Europa. Lo storico inglese Niall Ferguson, autore di un'altra opera capitale sul conflitto, ricorda che alla vigilia della guerra discendenti e altri parenti della Regina Vittoria erano seduti sui Troni non solo di Gran Bretagna e Irlanda, ma anche di Austria-Ungheria, Russia, Germania, Belgio, Romania, Grecia e Bulgaria. In Europa solo Svizzera, Francia e Portogallo erano già Repubbliche. «Nonostante le rivalità imperiali della diplomazia prebellica, i rapporti personali tra gli stessi Monarchi erano rimasti cordiali, persino amichevoli: la corrispondenza tra "George", "Willy" e "Nicky", testimonia il protrarsi dell'esistenza di un'élite reale cosmopolita e poliglotta con un certo senso dell'interesse comune» (La Verità taciuta. La prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna, tr. it. Milano 2002, pag. 559).<br />La carta postbellica dell'Europa vide l'emergere di Repubbliche in Russia, Germania, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia e nei tre Stati baltici,...]]></itunes:summary><itunes:duration>605</itunes:duration><itunes:keywords>congressodivienna,massoneria,moloch,patria,sacroromanoimpero</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cd32609b1201a90956f499c0de48e20c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sai perchè in Francia i rivoluzionari volevano distruggere gli orologi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sai-perche-in-francia-i-rivoluzionari-volevano-distruggere-gli-orologi--45791112</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6658" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6658</a><br /><br />SAI PERCHE' IN FRANCIA I RIVOLUZIONARI VOLEVANO DISTRUGGERE GLI OROLOGI? di Roberto de Mattei<br />"Santificare il momento presente". È quanto ci invita a fare il canonico Pierre Feige (1857-1947) nel trattato spirituale appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia. "Santificare il momento presente - spiega questo autore - è concentrare sopra questo momento, il solo che ci appartiene, tutta la nostra attività, tutta la nostra buona volontà, per passarlo il più santamente possibile, senza preoccuparci inutilmente del passato che non esiste più, né del futuro che non è nostro."<br />Questo prezioso consiglio spirituale ci spinge ad una riflessione di carattere filosofico sul concetto di tempo, perché è sulla linea del tempo che si situa il momento presente, tra un passato che non c'è più e un futuro che non c'è ancora.<br />Sant'Agostino, nelle Confessioni, con la penetrazione psicologica che gli è propria, ha spiegato che delle tre fasi in cui si divide il tempo: passato, presente e futuro, l'unica di cui si può dire che esiste è il presente, perché il passato, non è più e il futuro non è ancora. Passato e futuro posseggono la loro esistenza solo grazie al presente, che conserva il passato e anticipa il futuro. Ciò avviene grazie alle facoltà conoscitive dell'uomo: la memoria, che trattiene il passato e la previsione che anticipa il futuro. Pertanto il tempo non esiste al di fuori dell'uomo, bensì soltanto nell'uomo: "È nella nostra mente che si trovano in qualche modo questi tre tempi, mentre altrove non li vedo: il presente del passato vale a dire la memoria, il presente del presente vale a dire l'intuizione, e il presente del futuro vale a dire l'attesa" (Confessioni, 11, 20).<br />San Tommaso condivide la tesi di sant'Agostino, ma aggiunge che oltre al tempo soggettivo, che esiste nella nostra coscienza, esiste un tempo oggettivo, radicato nel divenire delle cose. Dio infatti, quando ha creato l'universo, ha anche creato il tempo e lo spazio. Se ci fosse un universo senza tempo e senza spazio che lo limiti, questo universo illimitato coinciderebbe con Dio stesso e si cadrebbe nel panteismo. Il panteismo caratterizza chi nega Dio, ma attribuisce alla materia creata i caratteri della divinità, trasformandola, ad esempio, nella dea Gaia degli ecologi.<br />Il tempo e lo spazio hanno dunque una loro esistenza oggettiva: sono i limiti di ogni essere creato. E il tempo, come già aveva compreso Aristotele, è la durata delle cose mutevoli, la misura del divenire, secondo il prima e il dopo (Fisica, 219 b 1). Il tempo, conferma san Tommaso, è una proprietà di tutte le realtà corporee, le quali sono necessariamente soggette al cambiamento, alla generazione e alla corruzione. Gli eventi sono nel tempo come i corpi fisici sono nello spazio. Il tempo esiste perché esiste il divenire e il divenire delle cose esiste perché esiste Dio.<br />Il demonio e suoi seguaci, che odiano Dio e vogliono disfare la creazione per riportare l'universo all'abisso del nulla da cui Dio lo ha tratto, vorrebbero distruggere, se possibile, il tempo e lo spazio. La "società aperta" di George Soros è una società senza tempo, cioè senza memoria e senza spazio, cioè senza frontiere fisiche e geografiche: una società liquida, un ammasso caotico in cui tutto si confonde, tutto diviene e nulla è.<br />È in questa prospettiva che possiamo spiegare un gesto apparentemente folle che suscitò l'interesse del filosofo tedesco Walter Benjamin: la distruzione degli orologi nelle due rivoluzioni di Parigi del 1830 e del 1871: la Rivoluzione di luglio e quella della cosiddetta Comune.<br />Una distruzione che è un gesto più radicale ancora di quello stravolgimento del tempo che fu il calendario rivoluzionario in vigore in Francia dal 1793 al 1806.<br />Nel 1793 si cercò di creare un "tempo nuovo", nel 1830 e nel 1871 si cercò, più coerentemente, di distruggere il tempo, in modo che ogni possibilità di santificarlo fosse preclusa all'uomo. Ma il tempo è necessario per conquistare l'eternità, e quella frazione di tempo che si chiama "momento presente", è quella in cui, come afferma il padre Garrigou-Lagrange, è data all'uomo la possibilità di giudicare le cose del mondo non sulla linea orizzontale del tempo, ma in quella verticale dell'eternità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45791112</guid><pubDate>Wed, 21 Jul 2021 21:54:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45791112/la_rivoluzione_francese_voleva_distruggere_gli_orologi.mp3" length="5853223" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6658

SAI PERCHE' IN FRANCIA I RIVOLUZIONARI VOLEVANO DISTRUGGERE GLI OROLOGI? di Roberto de Mattei
"Santificare il momento presente". È quanto ci invita a fare il canonico Pierre Feige...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6658" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6658</a><br /><br />SAI PERCHE' IN FRANCIA I RIVOLUZIONARI VOLEVANO DISTRUGGERE GLI OROLOGI? di Roberto de Mattei<br />"Santificare il momento presente". È quanto ci invita a fare il canonico Pierre Feige (1857-1947) nel trattato spirituale appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia. "Santificare il momento presente - spiega questo autore - è concentrare sopra questo momento, il solo che ci appartiene, tutta la nostra attività, tutta la nostra buona volontà, per passarlo il più santamente possibile, senza preoccuparci inutilmente del passato che non esiste più, né del futuro che non è nostro."<br />Questo prezioso consiglio spirituale ci spinge ad una riflessione di carattere filosofico sul concetto di tempo, perché è sulla linea del tempo che si situa il momento presente, tra un passato che non c'è più e un futuro che non c'è ancora.<br />Sant'Agostino, nelle Confessioni, con la penetrazione psicologica che gli è propria, ha spiegato che delle tre fasi in cui si divide il tempo: passato, presente e futuro, l'unica di cui si può dire che esiste è il presente, perché il passato, non è più e il futuro non è ancora. Passato e futuro posseggono la loro esistenza solo grazie al presente, che conserva il passato e anticipa il futuro. Ciò avviene grazie alle facoltà conoscitive dell'uomo: la memoria, che trattiene il passato e la previsione che anticipa il futuro. Pertanto il tempo non esiste al di fuori dell'uomo, bensì soltanto nell'uomo: "È nella nostra mente che si trovano in qualche modo questi tre tempi, mentre altrove non li vedo: il presente del passato vale a dire la memoria, il presente del presente vale a dire l'intuizione, e il presente del futuro vale a dire l'attesa" (Confessioni, 11, 20).<br />San Tommaso condivide la tesi di sant'Agostino, ma aggiunge che oltre al tempo soggettivo, che esiste nella nostra coscienza, esiste un tempo oggettivo, radicato nel divenire delle cose. Dio infatti, quando ha creato l'universo, ha anche creato il tempo e lo spazio. Se ci fosse un universo senza tempo e senza spazio che lo limiti, questo universo illimitato coinciderebbe con Dio stesso e si cadrebbe nel panteismo. Il panteismo caratterizza chi nega Dio, ma attribuisce alla materia creata i caratteri della divinità, trasformandola, ad esempio, nella dea Gaia degli ecologi.<br />Il tempo e lo spazio hanno dunque una loro esistenza oggettiva: sono i limiti di ogni essere creato. E il tempo, come già aveva compreso Aristotele, è la durata delle cose mutevoli, la misura del divenire, secondo il prima e il dopo (Fisica, 219 b 1). Il tempo, conferma san Tommaso, è una proprietà di tutte le realtà corporee, le quali sono necessariamente soggette al cambiamento, alla generazione e alla corruzione. Gli eventi sono nel tempo come i corpi fisici sono nello spazio. Il tempo esiste perché esiste il divenire e il divenire delle cose esiste perché esiste Dio.<br />Il demonio e suoi seguaci, che odiano Dio e vogliono disfare la creazione per riportare l'universo all'abisso del nulla da cui Dio lo ha tratto, vorrebbero distruggere, se possibile, il tempo e lo spazio. La "società aperta" di George Soros è una società senza tempo, cioè senza memoria e senza spazio, cioè senza frontiere fisiche e geografiche: una società liquida, un ammasso caotico in cui tutto si confonde, tutto diviene e nulla è.<br />È in questa prospettiva che possiamo spiegare un gesto apparentemente folle che suscitò l'interesse del filosofo tedesco Walter Benjamin: la distruzione degli orologi nelle due rivoluzioni di Parigi del 1830 e del 1871: la Rivoluzione di luglio e quella della cosiddetta Comune.<br />Una distruzione che è un gesto più radicale ancora di quello stravolgimento del tempo che fu il calendario rivoluzionario in vigore in Francia dal 1793 al 1806.<br />Nel 1793 si cercò di creare un "tempo nuovo", nel 1830 e nel 1871...]]></itunes:summary><itunes:duration>366</itunes:duration><itunes:keywords>agostino,aristotele,confessioni,orologio,rivoluzionefrancese,tempo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/767a652d5a2ab545b4e46504fba7ffac.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per capire la donazione di Costantino va conosciuta la donazione di Sutri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-capire-la-donazione-di-costantino-va-conosciuta-la-donazione-di-sutri--45390704</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6626" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6626</a><br /><br />PER CAPIRE LA (FALSA) DONAZIONE DI COSTANTINO VA CONOSCIUTA LA (VERA) DONAZIONE DI SUTRI<br />Per Donazione di Sutri si intende la cessione effettuata nel 728 dal sovrano longobardo Liutprando a papa Gregorio II, di alcuni castelli del Ducato romano importanti per la difesa di Roma, il maggiore dei quali era quello di Sutri. Fu la prima delle due restituzioni per donationis titulo effettuate da Liutprando alla Chiesa di Roma. La seconda si ebbe nel 743.<br />Dopo essere stato eletto re dei Longobardi (712), Liutprando, re di un popolo divenuto ormai cattolico, si trovò a fronteggiare una serie di problemi quali il forte potere delle principali famiglie dell'aristocrazia e la minaccia di secessione di alcuni grandi ducati; tra questi in particolare i ducati di Spoleto e di Benevento, costituenti la Langobardia Minor, di fatto autonomi dal potere centrale e separati dal resto del regno dal Corridoio bizantino, che attraversava tutta l'Italia centrale dal Tirreno (Roma) all'Adriatico (Ravenna).<br />A tal proposito iniziò dunque una politica di rafforzamento del potere centrale. Mentre, in una prima fase, cercò l'appoggio di parte del mondo ecclesiastico e romano, in seguito, una volta scoppiata la disputa iconoclasta si volse contro l'impero bizantino, tentando la conquista di quei territori che dividevano in due tronconi il regno. Liutprando seppe cogliere il momento propizio quando nei territori italiani governati dai bizantini si diffuse lo sdegno per l'appoggio dell'imperatore Leone III Isaurico al movimento iconoclasta. La sua campagna militare iniziò appunto da quei territori che dividevano in due la Langobardia, cioè l'area del Ducato romano.<br />Quando il papa capì le intenzioni dei Longobardi - i quali erano probabilmente decisi a conquistare la stessa Roma - si sentì direttamente in pericolo, in quanto da molti anni l'impero bizantino aveva cessato di intervenire militarmente in favore di Roma, spendendo le proprie energie per difendere la sola Ravenna, capitale dell'Esarcato. Il corso degli eventi prese una direzione diversa da quella annunciata (la possibile presa di Roma) quando, nel 728, i Longobardi conquistarono la fortezza di Narni, centro strategico lungo la via Flaminia. Persa la via Flaminia, i bizantini concentrarono tutte le loro difese sulla via Amerina, unica altra strada romana che, partendo da Roma, attraversa l'Umbria e il Piceno.<br />A presidiare la via Amerina vi erano le fortezze di Todi, Amelia ed Orte. Più a sud, i castra di Bomarzo, Sutri e Blera erano a salvaguardia della via Cassia. Papa Gregorio II (715-731) si rivolse direttamente a re Liutprando chiedendogli di rinunciare ai territori già conquistati e di restituirli all'esarca bizantino cioè al legittimo possessore. Liutprando, che nel frattempo era riuscito ad ottenere la sottomissione dei duchi "ribelli" di Spoleto e Benevento, invece donò il castrum di Sutri al pontefice, con un gesto di grande significato simbolico.<br /><br />IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA DONAZIONE<br />A partire almeno dal VI secolo, con papa Gregorio I (romano di nascita) la Chiesa era stata costretta suo malgrado a sostituirsi all'amministrazione bizantina provvedendo al vettovagliamento della popolazione dell'Urbe e dei dintorni. La popolazione era stata colpita da carestie e pestilenze, che si succedettero ripetutamente in quel periodo. In effetti già papa Leone I nel V secolo dovette sopperire con le istituzioni caritatevoli alla sensibile diminuzione delle pubbliche elargizioni seguite alle occupazioni dei Barbari. Dovendo far fronte all'assenza dell'intervento dell'Imperatore di Costantinopoli, legittimo sovrano, e dell'Esarca di Ravenna, ai quali ripetutamente e invano aveva fatto ricorso per ottenere aiuti, il pontefice amministrò sotto la sua responsabilità l'Annona civile e militare, attingendo anche ai beni della Chiesa. Non di rado inoltre, a difesa del territorio e in nome dell'Imperatore, lo stesso papa Gregorio dovette esercitare l'imperium per mezzo del duca (il comandante della guarnigione militare) sulle truppe bizantine stanziate a Roma.<br />Si può far risalire quindi almeno a questo periodo l'acquisizione de facto da parte del papato di un nuovo ruolo politico-istituzionale sul territorio di Roma e dei dintorni, non in virtù di una formale sovranità territoriale, ma in base al riconoscimento ottenuto dalla popolazione stessa. Inoltre, l'accresciuto peso politico-istituzionale della Chiesa, che andava oltre l'autorità religiosa, comportò una ristrutturazione della stessa struttura ecclesiastica al fine di metterla in grado di fare fronte alle accresciute, ed impreviste, funzioni cui si era vista chiamata.<br />Le donazioni longobarde dei primi castelli nell'VIII secolo, formalmente destinate "agli apostoli Pietro e Paolo", non possono pertanto prescindere da un riconoscimento ormai consolidato di un ruolo politico della Chiesa a cui gli stessi sovrani longobardi guardavano ormai come necessario interlocutore negli equilibri politici della penisola. Una soggettività che ormai andava oltre la sua forza principale data dalla "superiorità" spirituale conferitagli dal primato di San Pietro ed in virtù della successione apostolica (preminenza ribadita più volte nei concili ecumenici dei secoli III e IV, e già testimoniata nel I secolo durante il pontificato di papa Clemente I), autorità morale che veniva ormai riconosciuta anche dai popoli germanici: i Franchi, i Visigoti di Spagna, i Burgundi, gli Anglo-sassoni d'Inghilterra e gli stessi Longobardi.<br />D'altra parte la Santa Sede era già proprietaria di numerosi territori, i Patrimonia, storicamente documentati e mediante i quali venivano donati chiese e monasteri, e che erano pervenuti sin dalla fine del III secolo, come già testimoniato nell'Editto di Milano mediante il quale Costantino e Licinio ordinavano che alla Chiesa venissero anche restituiti i beni ad essa in precedenza confiscati, per accrescersi ulteriormente come descritto nel Liber Pontificalis. Già in anni precedenti inoltre erano avvenute altre restituzioni di patrimoni già appartenenti alla Chiesa e sottratti dai Longobardi come il patrimonio delle Alpi Coziee la città di Cuma recuperata dallo stesso Gregorio II.<br />La Donazione di Sutri, pur non rappresentando l'atto formale della concessione di una sovranità statuale e pur ricevendola papa Gregorio II solo come rappresentante dell'Imperatore, costituisce comunque un riconoscimento formale dell'esercizio di alcuni poteri giurisdizionali in capo alla Santa Sede che questa già da tempo esercitava ormai di fatto, sostanzialmente diverso quindi dalla mera gestione amministrativa dei Patrimonia, e segno di una autorità politica che era venuta accentuandosi negli ultimi decenni.<br />Tale riconoscimento di una autorità anche civile e giurisdizionale (che fino ad allora era stata esercitata solo di fatto ma non di diritto sui territori romani), andrà accentuandosi negli anni di poco seguenti con gli immediati successori di Gregorio II (Gregorio III e Zaccaria), dovuto anche al progressivo disinteresse e allontanamento degli imperatori bizantini.<br />La donazione di Sutri, che avveniva nel pieno della rivolta ai decreti bizantini iconoclasti, vedeva inoltre la popolazione romana al fianco del papa contro i rappresentanti degli imperatori di Costantinopoli: l'Esarca e il Duca romano, che già si erano resi protagonisti di un fallito attentato ai danni di papa Gregorio II. Ciò rese maggiormente significativo il fine politico dell'atto della donazione da parte del re longobardo, che si ritagliò un ruolo di primo piano nel ristabilimento, seppur transitorio, dell'ordine e della pace nella penisola. [...]<br /><br />EVENTI SUCCESSIVI ALLA DONAZIONE<br />Nel 739 papa Gregorio III indirizzò una lettera a Carlo Martello, maestro di palazzo del re dei Franchi, in cui comparve per la prima volta la locuzione populus peculiaris beati Petri, riferita alle popolazioni del Ducato Romano, del Ravennate e della Pentapoli, che vivono insieme in una respublica di cui san Pietro è il protettore e l'eroe eponimo.<br />Tra il 739 e il 741 a Sutri si aggiunsero: Gallese (per riscatto) e per donazione i castra di Ameria (Amelia), Orte, Bieda (Blera), e Polimartium (Bomarzo) e ancora nel 743 re Liutprando restituiva al Pontefice papa Zaccaria per donationis titulo quattro città da lui occupate (Vetralla, Palestrina, Ninfa e Norma) e una parte dei patrimoni della Chiesa in Sabina, ad essa sottratti oltre trent'anni prima dai duchi di Spoleto. Liutprando, dal canto suo, aveva temporaneamente sfumato le tensioni con gli altri ducati longobardi, soprattutto con i ducati periferici - e quindi più autonomi - di Spoleto e Benevento, evitando così una guerra civile.<br />Di poco successiva è la Promissio Carisiaca, sottoscritta a Pavia dal re dei Franchi Pipino il Breve nel 754.<br />Con i patti stretti con i sovrani franchi sin dalla seconda metà dell'VIII secolo la respublica di San Pietro non è più solo da intendere come "Patrimonio del vescovo di Roma", ma come un ente avente soggettività giurisdizionale riconosciuta ormai da più parti e a cui Pipino il Breve nel 754 garantirà protezione militare contro le aggressioni dei re longobardi. Le successive restituzioni dei re longobardi al pontefice (774) indotte dai patti con i Franchi, tra cui Ravenna e la Pentapoli, parlano espressamente di una restitutio alla Respublica Romanorum di cui il vescovo di Roma veniva riconosciuto capo.<br /><br />LA DONAZIONE DI COSTANTINO È LA GIUSTA RIVENDICAZIONE DEL RUOLO ACQUISITO DALLA CHIESA<br />Uno degli eventi successivi alla donazione di Sutri è anche la redazione del falso storico della Donazione di Costantino (in latino Constitutum Constantini). Secondo il documento, retrodatato al 321, l'imperatore romano Costantino I avrebbe ceduto alla Chiesa di Papa Silvestro I l]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45390704</guid><pubDate>Tue, 06 Jul 2021 19:59:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45390704/per_capire_la_donazione_di_costantino_va_conosciuta_la_donazione_di_sutri.mp3" length="13543593" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6626

PER CAPIRE LA (FALSA) DONAZIONE DI COSTANTINO VA CONOSCIUTA LA (VERA) DONAZIONE DI SUTRI
Per Donazione di Sutri si intende la cessione effettuata nel 728 dal sovrano longobardo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6626" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6626</a><br /><br />PER CAPIRE LA (FALSA) DONAZIONE DI COSTANTINO VA CONOSCIUTA LA (VERA) DONAZIONE DI SUTRI<br />Per Donazione di Sutri si intende la cessione effettuata nel 728 dal sovrano longobardo Liutprando a papa Gregorio II, di alcuni castelli del Ducato romano importanti per la difesa di Roma, il maggiore dei quali era quello di Sutri. Fu la prima delle due restituzioni per donationis titulo effettuate da Liutprando alla Chiesa di Roma. La seconda si ebbe nel 743.<br />Dopo essere stato eletto re dei Longobardi (712), Liutprando, re di un popolo divenuto ormai cattolico, si trovò a fronteggiare una serie di problemi quali il forte potere delle principali famiglie dell'aristocrazia e la minaccia di secessione di alcuni grandi ducati; tra questi in particolare i ducati di Spoleto e di Benevento, costituenti la Langobardia Minor, di fatto autonomi dal potere centrale e separati dal resto del regno dal Corridoio bizantino, che attraversava tutta l'Italia centrale dal Tirreno (Roma) all'Adriatico (Ravenna).<br />A tal proposito iniziò dunque una politica di rafforzamento del potere centrale. Mentre, in una prima fase, cercò l'appoggio di parte del mondo ecclesiastico e romano, in seguito, una volta scoppiata la disputa iconoclasta si volse contro l'impero bizantino, tentando la conquista di quei territori che dividevano in due tronconi il regno. Liutprando seppe cogliere il momento propizio quando nei territori italiani governati dai bizantini si diffuse lo sdegno per l'appoggio dell'imperatore Leone III Isaurico al movimento iconoclasta. La sua campagna militare iniziò appunto da quei territori che dividevano in due la Langobardia, cioè l'area del Ducato romano.<br />Quando il papa capì le intenzioni dei Longobardi - i quali erano probabilmente decisi a conquistare la stessa Roma - si sentì direttamente in pericolo, in quanto da molti anni l'impero bizantino aveva cessato di intervenire militarmente in favore di Roma, spendendo le proprie energie per difendere la sola Ravenna, capitale dell'Esarcato. Il corso degli eventi prese una direzione diversa da quella annunciata (la possibile presa di Roma) quando, nel 728, i Longobardi conquistarono la fortezza di Narni, centro strategico lungo la via Flaminia. Persa la via Flaminia, i bizantini concentrarono tutte le loro difese sulla via Amerina, unica altra strada romana che, partendo da Roma, attraversa l'Umbria e il Piceno.<br />A presidiare la via Amerina vi erano le fortezze di Todi, Amelia ed Orte. Più a sud, i castra di Bomarzo, Sutri e Blera erano a salvaguardia della via Cassia. Papa Gregorio II (715-731) si rivolse direttamente a re Liutprando chiedendogli di rinunciare ai territori già conquistati e di restituirli all'esarca bizantino cioè al legittimo possessore. Liutprando, che nel frattempo era riuscito ad ottenere la sottomissione dei duchi "ribelli" di Spoleto e Benevento, invece donò il castrum di Sutri al pontefice, con un gesto di grande significato simbolico.<br /><br />IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA DONAZIONE<br />A partire almeno dal VI secolo, con papa Gregorio I (romano di nascita) la Chiesa era stata costretta suo malgrado a sostituirsi all'amministrazione bizantina provvedendo al vettovagliamento della popolazione dell'Urbe e dei dintorni. La popolazione era stata colpita da carestie e pestilenze, che si succedettero ripetutamente in quel periodo. In effetti già papa Leone I nel V secolo dovette sopperire con le istituzioni caritatevoli alla sensibile diminuzione delle pubbliche elargizioni seguite alle occupazioni dei Barbari. Dovendo far fronte all'assenza dell'intervento dell'Imperatore di Costantinopoli, legittimo sovrano, e dell'Esarca di Ravenna, ai quali ripetutamente e invano aveva fatto ricorso per ottenere aiuti, il pontefice amministrò sotto la sua responsabilità l'Annona civile e militare, attingendo...]]></itunes:summary><itunes:duration>847</itunes:duration><itunes:keywords>costantino,donazione,liutprando,longobardi,sutri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ce80ee03d03a65bf3cd8990d1e873dc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cristianesimo feconda la società, senza compromessi col potere politico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cristianesimo-feconda-la-societa-senza-compromessi-col-potere-politico--45389849</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6627" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6627</a><br /><br />IL CRISTIANESIMO FECONDA LA SOCIETA', SENZA COMPROMESSI CON IL POTERE POLITICO di Corrado Gnerre<br />Il 13 giugno del 313 venne promulgato l'Editto di Milano. Costantino I il Grande (imperatore dal 306 al 337) adottò verso il Cristianesimo una politica negli anni sempre più favorevole. In una lettera agli orientali del 324 arrivò al punto di esortare i sudditi ad abbracciare il Cristianesimo. Fu particolarmente preoccupato di preservare l'unità della Chiesa, come dimostrano i suoi interventi nella controversia sul donatismo nel 312 e, soprattutto, la convocazione del Concilio di Nicea nel 325 per condannare l'arianesimo. Ovvero quella eresia che negava la natura divina, accanto a quella umana, di Gesù. La stessa fondazione di Costantinopoli, nel sito dell'antica Bisanzio, avvenuta nel 326, si spiega, oltre che per ragioni strategiche, con l'intenzione da parte di Costantino di disporre di una capitale sottratta ad ogni tradizione pagana.<br />Una delle accuse più frequenti che si fanno al Cattolicesimo è quella di essersi nei secoli troppo compromesso con il potere politico. E il punto discriminante sarebbe proprio Costantino. Si dice - soprattutto da parte protestante, ma non solo - che fino a Costantino la Chiesa fu, bene o male, fedele al suo mandato, ma poi sarebbe divenuta una sorta di instrumentum regni, cioè un vero e proprio strumento del potere politico. Davvero le cose sono andate in questo modo? Tutt'altro. In realtà Costantino non fu altro che uno strumento della Provvidenza, uno strumento che ebbe il merito di capire l'essenza vera del Cristianesimo.<br />Il Cristianesimo non è affatto alternativo al mondo in quanto realtà creata da governare ed organizzare. Certo, il "mondo", insieme al "diavolo" e alla "carne" sono i tre nemici del cristiano, ma in questo caso il "mondo" deve intendersi non come realtà creata, che di per sé è "cosa buona" (Genesi 1), quanto come ambizione di potere e tentativo di trovare la propria realizzazione e la propria felicità unicamente su questa terra.<br />Ci sono almeno quattro motivi alla base di questa "attenzione" del Cristianesimo nei confronti della società:<br />1) La fede nel peccato originale.<br />2) La concezione cristiana dell'uomo.<br />3) Il Mistero dell'Incarnazione.<br />4) La libertà di giudizio come esito dell'autonomia politica ed economica.<br /><br />1) LA FEDE NEL PECCATO ORIGINALE<br />Prima di tutto la fede nel peccato originale. Questa fede è stata da sempre l'antidoto ad ogni deriva utopistica del Cristianesimo stesso. Ragioniamo. Se Adamo ed Eva, pur vivendo nella società migliore possibile (il paradiso terrestre), peccarono, vuol dire che l'uomo è sempre chiamato nella sua libertà a decidere di essere buono o cattivo. Certo, un'influenza della società c'è. Non si può negare che da una famiglia moralmente sana più facilmente usciranno dei figli bravi, così da una società virtuosa che riconosce ciò che è bene e condanna ciò che è male, più facilmente si potrà conquistare il paradiso. D'altronde Pio XII ebbe a dire: "Dalla santità delle strutture politiche dipende la salvezza degli uomini." Ma non c'è nessun determinismo, ogni uomo singolarmente è chiamato ad essere buono o cattivo. Ebbene, proprio il rifiuto costitutivo di ogni utopia, fa sì che il Cristianesimo, realisticamente, ponga attenzione alla società, non con la pretesa di crearne una perfetta, ma con la convinzione della necessità che essa sia orientata verso il bene, che sappia salvaguardare il bene comune, che possa difendere chi non ha la possibilità di difendersi... ciò perché il male non potrà mai essere eliminato dalla terra se non alla fine dei tempi.<br /><br />2) LA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'UOMO<br />Il secondo motivo è la concezione cristiana dell'uomo (l'antropologia cristiana). Il Cristianesimo dice che l'uomo è formato da anima e corpo, cioè che è stato voluto da Dio non solo in anima ma anche in corpo. Insomma, c'è un rifiuto tanto del materialismo quanto dello spiritualismo. Certo, l'anima deve governare il corpo, tra anima e corpo c'è un indiscutibile rapporto gerarchico; ma l'uomo non è solo la sua anima bensì anche il suo corpo. Da qui l'attenzione alla società.<br /><br />3) IL MISTERO DELL'INCARNAZIONE<br />Il terzo motivo è legato al Mistero dell'Incarnazione. Dio si è fatto uomo per la salvezza dell'uomo. Ha salvato attraverso la carne. San Bernardo infatti dice: "(...) poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne." L'incarnazione valorizza la dignità della condizione umana, perché essa è la salvezza che passa attraverso la realtà corporale. Il Verbo incarnato realizza la salvezza con tutto se stesso. La realizza tanto con la sua natura divina, quanto con quella umana. Il corpo di Gesù è realtà salvifica. Ciò è una gratificazione per l'uomo perché - in un certo qual modo - lo "costringe" a fare attenzione al creato, a governarlo secondo la Verità e il Bene e non consentendogli alcuna "fuga" settaria verso realtà alternative o, peggio, verso imminenti conclusioni palingenetiche e apocalittiche.<br /><br />4) LA LIBERTÀ DI GIUDIZIO COME ESITO DELL'AUTONOMIA POLITICA ED ECONOMICA<br />Il quarto ed ultimo motivo è la libertà di giudizio come esito dell'autonomia politica ed economica. Gesù disse che i suoi discepoli, pur non essendo del mondo, dovevano essere nel mondo. Da qui la gestione da parte degli apostoli di una cassa. E' vero che il cassiere era Giuda e che forse, a riguardo, una certa predisposizione l'avesse, ma Gesù legittimò la gestione di un'autonomia economica. Quello che viene chiamato "potere temporale" non nacque dopo alcuni secoli con la cosiddetta donazione del Castello di Sutri (728), ma sin da subito. Senza autonomia economica, non c'è libertà di giudizio e senza libertà di giudizio non vi può essere la Chiesa. Non a caso tutte le sedicenti chiese cristiane che hanno rifiutato il potere temporale sono finite per sottomettersi ai vari poteri politici.<br />Dunque, l'avversione alla cosiddetta "Chiesa costantiniana" non è altro che la riproposizione di un cristianesimo spiritualista e gnostico. Riproposizione, perché si tratta di una specie di fiume carsico che ogni tanto riemerge nel corso della storia e si rende manifesto in varie eresie, anche formalmente diverse fra loro, ma accomunate proprio da questa convinzione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45389849</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2021 19:57:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45389849/il_cristianesimo_feconda_la_societ_senza_compromessi_col_potere_politico.mp3" length="8464971" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6627

IL CRISTIANESIMO FECONDA LA SOCIETA', SENZA COMPROMESSI CON IL POTERE POLITICO di Corrado Gnerre
Il 13 giugno del 313 venne promulgato l'Editto di Milano. Costantino I il Grande...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6627" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6627</a><br /><br />IL CRISTIANESIMO FECONDA LA SOCIETA', SENZA COMPROMESSI CON IL POTERE POLITICO di Corrado Gnerre<br />Il 13 giugno del 313 venne promulgato l'Editto di Milano. Costantino I il Grande (imperatore dal 306 al 337) adottò verso il Cristianesimo una politica negli anni sempre più favorevole. In una lettera agli orientali del 324 arrivò al punto di esortare i sudditi ad abbracciare il Cristianesimo. Fu particolarmente preoccupato di preservare l'unità della Chiesa, come dimostrano i suoi interventi nella controversia sul donatismo nel 312 e, soprattutto, la convocazione del Concilio di Nicea nel 325 per condannare l'arianesimo. Ovvero quella eresia che negava la natura divina, accanto a quella umana, di Gesù. La stessa fondazione di Costantinopoli, nel sito dell'antica Bisanzio, avvenuta nel 326, si spiega, oltre che per ragioni strategiche, con l'intenzione da parte di Costantino di disporre di una capitale sottratta ad ogni tradizione pagana.<br />Una delle accuse più frequenti che si fanno al Cattolicesimo è quella di essersi nei secoli troppo compromesso con il potere politico. E il punto discriminante sarebbe proprio Costantino. Si dice - soprattutto da parte protestante, ma non solo - che fino a Costantino la Chiesa fu, bene o male, fedele al suo mandato, ma poi sarebbe divenuta una sorta di instrumentum regni, cioè un vero e proprio strumento del potere politico. Davvero le cose sono andate in questo modo? Tutt'altro. In realtà Costantino non fu altro che uno strumento della Provvidenza, uno strumento che ebbe il merito di capire l'essenza vera del Cristianesimo.<br />Il Cristianesimo non è affatto alternativo al mondo in quanto realtà creata da governare ed organizzare. Certo, il "mondo", insieme al "diavolo" e alla "carne" sono i tre nemici del cristiano, ma in questo caso il "mondo" deve intendersi non come realtà creata, che di per sé è "cosa buona" (Genesi 1), quanto come ambizione di potere e tentativo di trovare la propria realizzazione e la propria felicità unicamente su questa terra.<br />Ci sono almeno quattro motivi alla base di questa "attenzione" del Cristianesimo nei confronti della società:<br />1) La fede nel peccato originale.<br />2) La concezione cristiana dell'uomo.<br />3) Il Mistero dell'Incarnazione.<br />4) La libertà di giudizio come esito dell'autonomia politica ed economica.<br /><br />1) LA FEDE NEL PECCATO ORIGINALE<br />Prima di tutto la fede nel peccato originale. Questa fede è stata da sempre l'antidoto ad ogni deriva utopistica del Cristianesimo stesso. Ragioniamo. Se Adamo ed Eva, pur vivendo nella società migliore possibile (il paradiso terrestre), peccarono, vuol dire che l'uomo è sempre chiamato nella sua libertà a decidere di essere buono o cattivo. Certo, un'influenza della società c'è. Non si può negare che da una famiglia moralmente sana più facilmente usciranno dei figli bravi, così da una società virtuosa che riconosce ciò che è bene e condanna ciò che è male, più facilmente si potrà conquistare il paradiso. D'altronde Pio XII ebbe a dire: "Dalla santità delle strutture politiche dipende la salvezza degli uomini." Ma non c'è nessun determinismo, ogni uomo singolarmente è chiamato ad essere buono o cattivo. Ebbene, proprio il rifiuto costitutivo di ogni utopia, fa sì che il Cristianesimo, realisticamente, ponga attenzione alla società, non con la pretesa di crearne una perfetta, ma con la convinzione della necessità che essa sia orientata verso il bene, che sappia salvaguardare il bene comune, che possa difendere chi non ha la possibilità di difendersi... ciò perché il male non potrà mai essere eliminato dalla terra se non alla fine dei tempi.<br /><br />2) LA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'UOMO<br />Il secondo motivo è la concezione cristiana dell'uomo (l'antropologia cristiana). Il Cristianesimo dice che l'uomo è formato da...]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:keywords>313,costantino,cristianesimo,incarnazione,peccatooriginale,sutri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f8e7580b952e9c0821f0b5aaa3af463.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cristianesimo non può che essere romano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cristianesimo-non-puo-che-essere-romano--45121423</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6590" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6590</a><br /><br />IL CRISTIANESIMO NON PUO' CHE ESSERE ROMANO<br />La romanità è un giudizio culturale e un criterio di civiltà che è stato (ed è ancora) importantissimo.<br />Attenzione, importantissimo non solo per la civiltà occidentale in genere, ma anche per il Cristianesimo stesso, per la sua diffusione e quindi per il suo essere fondamento della civiltà occidentale.<br />San Francesco Saverio è un santo straordinario: da solo partì per le Indie per portare il Vangelo. Partì senza nulla, solo con la ricchezza della propria Grazia e della propria Fede. Un vero gigante della santità. Eppure quali sono stati i risultati della sua missione? Certamente tante conversioni, certamente il grandissimo suo esempio che ammiriamo e che ci edifica ancora adesso... ma l'Oriente e l'Estremo Oriente, purtroppo, sono rimasti culturalmente e numericamente non cristiani.<br />Quali invece sono stati i risultati dei vari san Patrizio, san Bonifacio, san Colombano che hanno evangelizzato il Nord Europa? Di fatto quelle terre sono diventate sia culturalmente sia numericamente cristiane.<br />Possiamo, pertanto, concludere che san Patrizio, san Bonifacio e san Colombano erano più santi di san Francesco Saverio? Ovviamente no. E allora dov'è la spiegazione? È nel fatto che mentre san Francesco Saverio trovò un "terreno" poco predisposto ad accogliere il Vangelo, non fu così per coloro che evangelizzarono le terre del Nord Europa.<br />San Francesco Saverio trovò delle terre in cui era pressoché assente la dimensione della libertà individuale e quindi la stessa consapevolezza dell'alterità tra l'individuo e il tutto. D'altronde il fondamento filosofico della religiosità orientale ed estremo-orientale è il monismo panteistico in cui non c'è spazio per la realtà individuale.<br />Chi invece evangelizzò l'Europa trovò un "terreno" già predisposto per l'annuncio evangelico, un "terreno" già dissodato. Da cosa? Dal diritto romano.<br />Certamente, nel mondo antico ancora non vi era un vero e proprio concetto di persona, ma è indubbio come nel diritto romano già vi fosse la dimensione dell'alterità tra individuo e istituzione statuale, che servirà non poco a far accettare il Cristianesimo con il suo costitutivo riconoscimento della sostanza ontologica della persona umana, della sua individualità e dei suoi inalienabili diritti.<br />Dante Alighieri, che con la sua Commedia sintetizza tutto il pensiero medievale, lo dice: è vero che l'Impero romano ha perseguitato i primi cristiani, ma è pur vero che esso non solo è stato criterio di civiltà, ma ha svolto anche un ruolo provvidenziale per la diffusione del Cristianesimo stesso.<br />Si pensi a quanto gli apostoli e i loro successori si siano avvantaggiati di un'unificazione politica, culturale e linguistica, date appunto dalla romanità.<br />Ma Dante giustamente va oltre il dato storico del ruolo provvidenziale che la romanità e poi l'Impero romano avrebbero avuto per il raggiungimento della civiltà cristiana, dice anche che il futuro della cristianità non può che essere nella conservazione anche della sua romanità. In Paradiso Dante dialoga con una grande aquila formata da tante anime beate.<br />D'altronde fu questo il senso provvidenziale di quella fatidica notte del Natale dell'anno 800 in cui proprio a Roma, per volere del Papa e di un grande re come Carlo Magno, nacque quello che non a caso si chiamò il Sacro Romano Impero.<br />Sacro Romano Impero voluto appunto dalla Provvidenza.<br />Per chi crede che la storia non è solo un succedersi di avvenimenti senza significato o di fatti che casualmente si succedono, bensì l'azione della volontà di Dio che si serve della libera collaborazione dell'uomo, allora anche certe coincidenze non possono non avere un significato.<br />Come mai l'Impero Romano inizia con un Romolo e finisce con un altro Romolo (Romolo Augustolo)?<br />E come mai anche il Sacro Romano Impero inizia con un Carlo (Carlo Magno) e finisce con un altro Carlo (il beato Carlo d'Asburgo)?<br />Coincidenze? È un po' difficile crederlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45121423</guid><pubDate>Tue, 01 Jun 2021 21:24:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45121423/il_cristianesimo_non_pu_che_essere_romano.mp3" length="5405883" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6590

IL CRISTIANESIMO NON PUO' CHE ESSERE ROMANO
La romanità è un giudizio culturale e un criterio di civiltà che è stato (ed è ancora) importantissimo.
Attenzione, importantissimo non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6590" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6590</a><br /><br />IL CRISTIANESIMO NON PUO' CHE ESSERE ROMANO<br />La romanità è un giudizio culturale e un criterio di civiltà che è stato (ed è ancora) importantissimo.<br />Attenzione, importantissimo non solo per la civiltà occidentale in genere, ma anche per il Cristianesimo stesso, per la sua diffusione e quindi per il suo essere fondamento della civiltà occidentale.<br />San Francesco Saverio è un santo straordinario: da solo partì per le Indie per portare il Vangelo. Partì senza nulla, solo con la ricchezza della propria Grazia e della propria Fede. Un vero gigante della santità. Eppure quali sono stati i risultati della sua missione? Certamente tante conversioni, certamente il grandissimo suo esempio che ammiriamo e che ci edifica ancora adesso... ma l'Oriente e l'Estremo Oriente, purtroppo, sono rimasti culturalmente e numericamente non cristiani.<br />Quali invece sono stati i risultati dei vari san Patrizio, san Bonifacio, san Colombano che hanno evangelizzato il Nord Europa? Di fatto quelle terre sono diventate sia culturalmente sia numericamente cristiane.<br />Possiamo, pertanto, concludere che san Patrizio, san Bonifacio e san Colombano erano più santi di san Francesco Saverio? Ovviamente no. E allora dov'è la spiegazione? È nel fatto che mentre san Francesco Saverio trovò un "terreno" poco predisposto ad accogliere il Vangelo, non fu così per coloro che evangelizzarono le terre del Nord Europa.<br />San Francesco Saverio trovò delle terre in cui era pressoché assente la dimensione della libertà individuale e quindi la stessa consapevolezza dell'alterità tra l'individuo e il tutto. D'altronde il fondamento filosofico della religiosità orientale ed estremo-orientale è il monismo panteistico in cui non c'è spazio per la realtà individuale.<br />Chi invece evangelizzò l'Europa trovò un "terreno" già predisposto per l'annuncio evangelico, un "terreno" già dissodato. Da cosa? Dal diritto romano.<br />Certamente, nel mondo antico ancora non vi era un vero e proprio concetto di persona, ma è indubbio come nel diritto romano già vi fosse la dimensione dell'alterità tra individuo e istituzione statuale, che servirà non poco a far accettare il Cristianesimo con il suo costitutivo riconoscimento della sostanza ontologica della persona umana, della sua individualità e dei suoi inalienabili diritti.<br />Dante Alighieri, che con la sua Commedia sintetizza tutto il pensiero medievale, lo dice: è vero che l'Impero romano ha perseguitato i primi cristiani, ma è pur vero che esso non solo è stato criterio di civiltà, ma ha svolto anche un ruolo provvidenziale per la diffusione del Cristianesimo stesso.<br />Si pensi a quanto gli apostoli e i loro successori si siano avvantaggiati di un'unificazione politica, culturale e linguistica, date appunto dalla romanità.<br />Ma Dante giustamente va oltre il dato storico del ruolo provvidenziale che la romanità e poi l'Impero romano avrebbero avuto per il raggiungimento della civiltà cristiana, dice anche che il futuro della cristianità non può che essere nella conservazione anche della sua romanità. In Paradiso Dante dialoga con una grande aquila formata da tante anime beate.<br />D'altronde fu questo il senso provvidenziale di quella fatidica notte del Natale dell'anno 800 in cui proprio a Roma, per volere del Papa e di un grande re come Carlo Magno, nacque quello che non a caso si chiamò il Sacro Romano Impero.<br />Sacro Romano Impero voluto appunto dalla Provvidenza.<br />Per chi crede che la storia non è solo un succedersi di avvenimenti senza significato o di fatti che casualmente si succedono, bensì l'azione della volontà di Dio che si serve della libera collaborazione dell'uomo, allora anche certe coincidenze non possono non avere un significato.<br />Come mai l'Impero Romano inizia con un Romolo e finisce con un altro Romolo (Romolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>carlomagno,cristianesimo,dirittoromano,papa,provvidenza,romolo,sacroromanoimpero</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/785d1a2dadd646e76b74313677730d64.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia dell'infinita guerra arabo-israeliana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-dell-infinita-guerra-arabo-israeliana--45033512</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6587" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6587</a><br /><br />STORIA DELLA INFINITA GUERRA ARABO-ISRAELIANA di Luca Della Torre Uno dei rischi più gravi che minano le relazioni internazionali politiche di questo avvio di millennio è l'opera di dis-informazione e mistificazione dei fatti della Storia che, come nella Fattoria degli animali di George Orwell, mira ad instaurare un sistema di pensiero unico totalitario in nome di un'ipocrita distorsione dei concetti di libertà e di democrazia.<br />La guerra arabo-israeliana ce ne offre un esempio ed è necessario ripristinare i recinti di una verità storica e di una interpretazione storiografica che non si lasci appannare la mente dai tentacoli ideologici che i mass-media propinano al lettore con doloso opportunismo.<br />I violenti scontri armati che divampano in tutto Israele e nelle Striscia di Gaza sono nati per il minacciato sfratto di famiglie palestinesi da parte dei proprietari ebraici di abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, il cui suolo fu acquistato già nel lontano 1870 da sudditi ebrei dell'Impero ottomano. La propaganda ideologico-religiosa di tutto il mondo arabo ed islamico - perennemente litigioso ed in conflitto nel proprio seno tra fedi sunnita e sciita, arabi ed iraniani, organizzazioni terroristiche istituzionalizzate come Hamas e Hezbollah, monarchie assolute e populismi totalitari della Fratellanza Musulmana - si è immediatamente ricompattata in un refrain che a livello di cancellerie internazionali, UE ed ONU, è tristemente noto: Israele è uno Stato che si macchia di crimini contro l'umanità e deve essere sottoposto alla macchina della giustizia penale internazionale.<br />Dalla striscia di Gaza, sotto il governo del movimento terroristico di Hamas (si consideri che la stessa mitissima Unione europea ha da anni riconosciuto come terrorista l'organizzazione politica palestinese che amministra Gaza) piovono migliaia di razzi - più di millecinquecento ad oggi - sul territorio di Israele; il leader turco Erdogan, autentica palla al piede della diplomazia NATO in quanto promotore della aggressiva strategia politica neo-ottomana pan-turanista e pan-islamica, definisce pubblicamente gli Ebrei «terroristi senza pietà»; la Guida Suprema del regime teocratico sciita iraniano Khamenei dichiara che Israele non è un Paese, ma un rifiuto della storia, e come tale va eliminato dalla faccia della terra. In sostanza, l'intera Jihad islamica - quel filone di pensiero politico religioso da cui sono sorte tutte le cellule terroristiche che hanno seminato il sangue in Europa in questi anni - si è ricompattata e mobilitata contro il diritto di Israele ad essere riconosciuto e tutelato nella sua esistenza ed integrità territoriale come previsto dai pilastri giuridici del diritto internazionale, artt.2, 42, 51, 55 dello Statuto dell'ONU.<br /><br />ALCUNI PUNTI FERMI<br />Alla luce di questo quadro drammatico, è bene che alcuni punti fermi - sotto il profilo storico-giuridico del diritto e delle relazioni internazionali - siano rammentati e puntualizzati.<br />Nel 1948, dopo che l'Onu stabilisce concordemente con la Risoluzione 181 la partizione della Palestina - per secoli parte del territorio dell'Impero ottomano - in due Stati sovrani (con l'assenso unanime sia degli USA che dell'URSS, sia dei Paesi occidentali che di quelli della Cortina di Ferro, dell'Africa e del Sud America, con la sola eccezione dei membri della Lega Araba), gli Stati arabi violano il patto internazionale ONU, e attaccano le forze ebraiche, che nonostante l'inferiorità numerica salvano i territori assegnati al popolo ebraico e costituiscono lo Stato di Israele. Nel corso di quel primo conflitto gli Arabi si resero responsabili di crimini perseguibili dal Diritto Internazionale umanitario e dei conflitti armati: gli storici ben conoscono le vicende della deportazione dei cittadini ebrei dai quartieri di Gerusalemme, e l'espropriazione delle loro case dal quartiere di Sheihk Jarrah in particolare; la totale distruzione dei cimiteri ebraici della Valle di Cedron ad opera dei carri armati della Giordania, che per sfregio con i cingoli schiacciarono tutte le lapidi funerarie; la loro utilizzazione come manto stradale lungo il Monte degli Ulivi a Gerusalemme.<br />Nel 1967 le forze armate corazzate dei Paesi della Lega Araba si ammassano ai confini del territorio israeliano, circondando dalla Siria al Libano, dall'Egitto all'Arabia Saudita Israele: una condotta che secondo la Risoluzione 3314 dell'ONU rientra nelle fattispecie di aggressione ai danni di uno Stato e autorizza quindi il ricorso alla legittima difesa ex art.51 della Carta ONU: ne scaturirà la guerra dei Sei Giorni, come verrà ricordata, in cui l'esercito israeliano guidato dal generale Moshe Dayan, sbaragliò i Paesi arabi, riunificò Gerusalemme conquistando la Città Vecchia con il Muro del Pianto, ed entrò in possesso - al fine di garantire un "cuscino di difesa" dei territori israeliani di fronte alle ripetute aggressioni arabo islamiche - anche della Cisgiordania, parte della Giordania fra il 1948 e il ‘67, della striscia di Gaza, parte dell'Egitto, oltre che delle alture del Golan in territorio siriano.<br /><br />UNA PERENNE AZIONE TERRORISTICA ALIMENTATA DAI PAESI ARABI<br />Nel 1973 ancora una volta - con un atto di guerra in violazione dell'art. 2 dello Statuto ONU - gli Stati arabi islamici attaccano Israele di sorpresa durante la festività "dello Yom Kippur": il generale Ariel Sharon rovescia le sorti del conflitto con un'audace offensiva e conquista l'intera penisola egiziana del Sinai.<br />Nel 1982, dopo i ripetuti attacchi dal sud del Libano da parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) capeggiata da Yasser Arafat, che ha fatto di Beirut la sua base, destabilizzando totalmente il Paese grazie all'uso politico dei campi profughi palestinesi, Israele invade il Paese dei cedri. Fino al 2000 Israele manterrà la sua presenza in quei territori, a causa della perenne azione terroristica filopalestinese alimentata dai Paesi arabi.<br />Siamo agli anni delle cosiddette "Intifade", guerriglie molto invasive sotto il profilo militare, short acts of war in diritto internazionale, in cui l'odio delle popolazioni arabe islamiche verso l'esistenza di Israele come Stato sovrano è alimentato da una propaganda ideologica sempre più giustificata dal valore religioso della Jihad, della guerra santa islamica.<br />È questo l'acme della inaffidabilità diplomatica e della inadeguatezza politico culturale del mondo arabo e palestinese in particolare, nel gestire pacificamente le relazioni internazionali: Ehud Barak, il generale più decorato al valore nella storia di Israele, diventato primo ministro in quota al Partito Laburista, dunque un progressista moderato, propone ufficialmente al leader palestinese Arafat la creazione uno Stato di Palestina con Gerusalemme Est come capitale: sciaguratamente Arafat, succube delle aspirazioni geopolitiche panislamiste e della demagogia del radicalismo della Fratellanza Musulmani nei Paesi arabi sunniti, rifiuta la proposta.<br />E veniamo al conflitto di questi giorni, combattuto con migliaia di razzi da Gaza, scontri nelle strade di Gerusalemme, stato di emergenza nella città arabo-israeliane ai confini con Gaza. I movimenti terroristi di Hamas e della Jihad palestinese hanno a disposizione missili di diversa gittata, con un raggio di azione che va dagli 8 chilometri ai 180, un arsenale che è fornito dall'Iran e dalla Cina, secondo le fonti dell'International Institute for Strategic Studies e dell'IDF, le forze armate israeliane. E' ancora valida la distinzione giuridica tra un'aggressione militare ingiustificata e la liceità della legittima difesa?<br /><br />Nota di BastaBugie: Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Disarmare Hamas a Gaza è solo un miraggio" spiega la situazione dopo il recente breve conflitto di Gaza.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25 maggio 2021:<br />Mentre il cessate il fuoco mediato da Egitto e Qatar sembra reggere all'indomani della fine delle e ostilità a Gaza è tempo di bilanci e anche se tutti si dichiarano a loro modo vincitori al termine di dieci giorni di scontri non mancano gli elementi su cui riflettere.<br />Dall'inizio dell'operazione israeliana "Guardiano delle mura" le Brigate Ezzedin al-Qassam (braccio armato di Hamas) e il Movimento della Jihad Islamica hanno lanciato contro Israele 4.340 razzi, 640 dei quali abortiti al momento del lancio o caduti all'interno della Striscia mentre il sistema di difesa anti missile Iron Dome ha abbattuto circa 3600 razzi, pari al 90% di quelli sparati contro Israele; i missili non intercettati hanno invece colpito le città di Nevit Haasara, Sderot, Ashkelot, Ashdod e Lod, le periferie di Gerusalemme, Nazareth, Beersheba, Holon e la stessa Tel Aviv. Tredici le vittime in Israele tra cui un militare con 117 i feriti gravi (114 civili e tre militari) mentre la risposta militare israeliana ha causato la morte di almeno 248 persone, più della metà delle quali appartenenti alle milizie e oltre 1900 feriti. I bombardamenti israeliani avrebbero distrutto o danneggiato 2mila edifici e 500 rampe di lancio dei razzi oltre a depositi di armi e oltre 100 chilometri di tunnel che collegano la Striscia di Gaza con il territorio del Sinai egiziano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45033512</guid><pubDate>Tue, 25 May 2021 20:21:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45033512/storia_dell_infinita_guerra_arabo_israeliana.mp3" length="16649821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6587

STORIA DELLA INFINITA GUERRA ARABO-ISRAELIANA di Luca Della Torre Uno dei rischi più gravi che minano le relazioni internazionali politiche di questo avvio di millennio è l'opera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6587" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6587</a><br /><br />STORIA DELLA INFINITA GUERRA ARABO-ISRAELIANA di Luca Della Torre Uno dei rischi più gravi che minano le relazioni internazionali politiche di questo avvio di millennio è l'opera di dis-informazione e mistificazione dei fatti della Storia che, come nella Fattoria degli animali di George Orwell, mira ad instaurare un sistema di pensiero unico totalitario in nome di un'ipocrita distorsione dei concetti di libertà e di democrazia.<br />La guerra arabo-israeliana ce ne offre un esempio ed è necessario ripristinare i recinti di una verità storica e di una interpretazione storiografica che non si lasci appannare la mente dai tentacoli ideologici che i mass-media propinano al lettore con doloso opportunismo.<br />I violenti scontri armati che divampano in tutto Israele e nelle Striscia di Gaza sono nati per il minacciato sfratto di famiglie palestinesi da parte dei proprietari ebraici di abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, il cui suolo fu acquistato già nel lontano 1870 da sudditi ebrei dell'Impero ottomano. La propaganda ideologico-religiosa di tutto il mondo arabo ed islamico - perennemente litigioso ed in conflitto nel proprio seno tra fedi sunnita e sciita, arabi ed iraniani, organizzazioni terroristiche istituzionalizzate come Hamas e Hezbollah, monarchie assolute e populismi totalitari della Fratellanza Musulmana - si è immediatamente ricompattata in un refrain che a livello di cancellerie internazionali, UE ed ONU, è tristemente noto: Israele è uno Stato che si macchia di crimini contro l'umanità e deve essere sottoposto alla macchina della giustizia penale internazionale.<br />Dalla striscia di Gaza, sotto il governo del movimento terroristico di Hamas (si consideri che la stessa mitissima Unione europea ha da anni riconosciuto come terrorista l'organizzazione politica palestinese che amministra Gaza) piovono migliaia di razzi - più di millecinquecento ad oggi - sul territorio di Israele; il leader turco Erdogan, autentica palla al piede della diplomazia NATO in quanto promotore della aggressiva strategia politica neo-ottomana pan-turanista e pan-islamica, definisce pubblicamente gli Ebrei «terroristi senza pietà»; la Guida Suprema del regime teocratico sciita iraniano Khamenei dichiara che Israele non è un Paese, ma un rifiuto della storia, e come tale va eliminato dalla faccia della terra. In sostanza, l'intera Jihad islamica - quel filone di pensiero politico religioso da cui sono sorte tutte le cellule terroristiche che hanno seminato il sangue in Europa in questi anni - si è ricompattata e mobilitata contro il diritto di Israele ad essere riconosciuto e tutelato nella sua esistenza ed integrità territoriale come previsto dai pilastri giuridici del diritto internazionale, artt.2, 42, 51, 55 dello Statuto dell'ONU.<br /><br />ALCUNI PUNTI FERMI<br />Alla luce di questo quadro drammatico, è bene che alcuni punti fermi - sotto il profilo storico-giuridico del diritto e delle relazioni internazionali - siano rammentati e puntualizzati.<br />Nel 1948, dopo che l'Onu stabilisce concordemente con la Risoluzione 181 la partizione della Palestina - per secoli parte del territorio dell'Impero ottomano - in due Stati sovrani (con l'assenso unanime sia degli USA che dell'URSS, sia dei Paesi occidentali che di quelli della Cortina di Ferro, dell'Africa e del Sud America, con la sola eccezione dei membri della Lega Araba), gli Stati arabi violano il patto internazionale ONU, e attaccano le forze ebraiche, che nonostante l'inferiorità numerica salvano i territori assegnati al popolo ebraico e costituiscono lo Stato di Israele. Nel corso di quel primo conflitto gli Arabi si resero responsabili di crimini perseguibili dal Diritto Internazionale umanitario e dei conflitti armati: gli storici ben conoscono le vicende della deportazione dei cittadini ebrei...]]></itunes:summary><itunes:duration>1041</itunes:duration><itunes:keywords>gaza,israele,nato,orwell,palestina,raid</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3fad5a3698ceeb545ff30021ddb03588.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'epidemia raccontata nei Promessi Sposi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-epidemia-raccontata-nei-promessi-sposi--45013131</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6582" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6582</a><br /><br />L'EPIDEMIA RACCONTATA NEI PROMESSI SPOSI di Domenico Lalli<br />Negli anni in cui furono ambientati I Promessi Sposi, il capolavoro di Alessandro Manzoni, l'Europa e l'Italia furono flagellate da un'epidemia inarrestabile, nota come peste bubbonica, un triste e tragico tributo pagato alla Guerra dei Trent'anni. Il protofisico (una sorta di ministro della Sanità) Lodovico Settala, che ne sapeva qualcosa per aver curato gli appestati nella precedente epidemia del 1576, fu il primo a dare l'allarme.<br />Nel 1630 sembra sia stata portata a Milano da un soldato italiano al servizio della Spagna. Colpì varie zone del Settentrione, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Lucca e la Svizzera, con oltre un milione di morti. Si propagò e flagellò la popolazione in maniera virulenta e spietata, forse anche perché vi furono inizialmente errori e negligenze, a partire dal governatore Ambrogio Spinola - che non se ne preoccupò affatto, preso in faccende di guerra -, da molti medici, così come dalle varie classi sociali quali nobili, mercanti e plebei, che, con toni beffardi, increduli e, a volta violenti, si scagliarono contro i provvedimenti presi dal tribunale della Sanità (bruciar robe, mandar famiglie al lazzeretto, ecc.), considerando i due medici, che ne facevano parte, impostori e nemici della patria.<br />Ma quando il male cominciò a propagarsi senza pietà, mietendo migliaia di morti, non si negò più il contagio, ma lo si attribuì ad arti venefiche e ad operazioni diaboliche, come fosse opera di una congiura: «Cominciarono a farsi frequenti le malattie, le morti con accedenti strani, di spasimi, di palpitazioni, di letargo, di delirio, con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni, morti per lo più celeri, violente, repentine, senza alcun indizio antecedente di malattia», come si legge nel cap. XXXI de I promessi sposi. Panico ed isteria, insieme a pregiudizi, cominciarono a serpeggiare sempre più diffusamente. Vennero aggrediti molti innocenti per sfogare dolore e disperazione, da menti ormai ottenebrate dall'ignoranza: «Era il povero senno umano - spiega ancora Manzoni - che cozzava co' i fantasmi creati da sé». Sfilano davanti al lettore tanti personaggi di questo piccolo mondo.<br />Una povera infelice viene torturata e bruciata come strega, dietro un «deplorevole consulto» del protofisico Settala; un vecchio, più che ottantenne, massacrato dalla folla perché scambiato per untore; i monatti, incaricati della raccolta dei malati e dei morti, reclutati tra la peggior feccia cittadina, cinici, volgari, maledetti, che diventano arbitri di ogni cosa; brindano e ridono sguaiatamente sui carri che trasportano i cadaveri.[...]<br />Una sequela di scene raccapriccianti di dolore, di morte: ovunque fetore di cadaveri, desolazione, case serrate e strade deserte, in un progressivo imbarbarimento delle menti e dei costumi. In un parossismo senza fine si arrivava a sospettare degli stessi familiari, tanto che Manzoni scrisse, in maniera lapidaria e con sottile ironia, una verità che vale in ogni tempo e per ogni circostanza: «Il buon senso c'è, ma se ne sta nascosto, per paura del senso comune»!<br />La peste non fece sconti nemmeno ad un signorotto mosso da scellerata prepotenza quale don Rodrigo, immoto su un materasso, con occhi spalancati ma senza sguardo, abbandonato anche dal «fedel Griso»; forse solo negli ultimi istanti, capì ch'era un flagello permesso da Dio per richiamare gli uomini, ed anche lui, al pensiero dell'altra vita. È il prologo del dramma. Negli anni immediatamente successivi al contagio vennero costruiti diversi edifici religiosi per celebrarne la fine: cappelle votive e, fra le chiese, la più nota fu certamente la Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia.<br />È proprio dall'intreccio di avvenimenti realmente accaduti e di trame romanzesche, che il Manzoni riesce a rappresentare, in maniera impareggiabile, in «una forma che è poesia e ti pare storia», un affresco dell'umanità nelle sue varie sfaccettature: nell'eroismo e nella viltà, nei meschini difetti e nelle più alte virtù, nel gretto egoismo e negli slanci caritatevoli, nelle passioni feroci e nell'umiltà del dolore, nell'ignoranza e nella sapienza. E su tutto si staglia l'esempio dei religiosi, «saldi di coraggio al loro posto», e della loro missione in favore delle vittime del contagio e delle loro sofferenze, perché la pietà è infinita. Come la vita.<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco altri tre interessanti articoli sui Promessi Sposi e il loro autore, Alessandro Manzoni.<br /><br />IL FINALE SCONOSCIUTO DEI PROMESSI SPOSI<br />Il romanzo non finisce solo con il matrimonio tra Renzo e Lucia, ma con la loro stupenda riflessione su tutta la vicenda (il Manzoni lo chiama il ''sugo della storia'')<br />di Giovanni Fighera<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5907" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5907</a><br /><br />ALESSANDRO MANZONI CONVERTITO AL CATTOLICESIMO GRAZIE A UN MATRIMONIO, IL SUO<br />Il cammino di fede dell'autore dei Promessi Sposi è adombrato nella vicenda della conversione dell'Innominato<br />di Giovanni Fighera<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3928" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3928</a><br /><br />I PROMESSI SPOSI E LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE<br />Sulle orme di Renzo e Lucia scopriamo che il sorgere della vita non può essere separato da un atto d'amore<br />di Giorgio Carbone<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5364" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5364</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45013131</guid><pubDate>Tue, 25 May 2021 20:15:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45013131/l_epidemia_raccontata_nei_promessi_sposi.mp3" length="6035329" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6582

L'EPIDEMIA RACCONTATA NEI PROMESSI SPOSI di Domenico Lalli
Negli anni in cui furono ambientati I Promessi Sposi, il capolavoro di Alessandro Manzoni, l'Europa e l'Italia furono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6582" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6582</a><br /><br />L'EPIDEMIA RACCONTATA NEI PROMESSI SPOSI di Domenico Lalli<br />Negli anni in cui furono ambientati I Promessi Sposi, il capolavoro di Alessandro Manzoni, l'Europa e l'Italia furono flagellate da un'epidemia inarrestabile, nota come peste bubbonica, un triste e tragico tributo pagato alla Guerra dei Trent'anni. Il protofisico (una sorta di ministro della Sanità) Lodovico Settala, che ne sapeva qualcosa per aver curato gli appestati nella precedente epidemia del 1576, fu il primo a dare l'allarme.<br />Nel 1630 sembra sia stata portata a Milano da un soldato italiano al servizio della Spagna. Colpì varie zone del Settentrione, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Lucca e la Svizzera, con oltre un milione di morti. Si propagò e flagellò la popolazione in maniera virulenta e spietata, forse anche perché vi furono inizialmente errori e negligenze, a partire dal governatore Ambrogio Spinola - che non se ne preoccupò affatto, preso in faccende di guerra -, da molti medici, così come dalle varie classi sociali quali nobili, mercanti e plebei, che, con toni beffardi, increduli e, a volta violenti, si scagliarono contro i provvedimenti presi dal tribunale della Sanità (bruciar robe, mandar famiglie al lazzeretto, ecc.), considerando i due medici, che ne facevano parte, impostori e nemici della patria.<br />Ma quando il male cominciò a propagarsi senza pietà, mietendo migliaia di morti, non si negò più il contagio, ma lo si attribuì ad arti venefiche e ad operazioni diaboliche, come fosse opera di una congiura: «Cominciarono a farsi frequenti le malattie, le morti con accedenti strani, di spasimi, di palpitazioni, di letargo, di delirio, con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni, morti per lo più celeri, violente, repentine, senza alcun indizio antecedente di malattia», come si legge nel cap. XXXI de I promessi sposi. Panico ed isteria, insieme a pregiudizi, cominciarono a serpeggiare sempre più diffusamente. Vennero aggrediti molti innocenti per sfogare dolore e disperazione, da menti ormai ottenebrate dall'ignoranza: «Era il povero senno umano - spiega ancora Manzoni - che cozzava co' i fantasmi creati da sé». Sfilano davanti al lettore tanti personaggi di questo piccolo mondo.<br />Una povera infelice viene torturata e bruciata come strega, dietro un «deplorevole consulto» del protofisico Settala; un vecchio, più che ottantenne, massacrato dalla folla perché scambiato per untore; i monatti, incaricati della raccolta dei malati e dei morti, reclutati tra la peggior feccia cittadina, cinici, volgari, maledetti, che diventano arbitri di ogni cosa; brindano e ridono sguaiatamente sui carri che trasportano i cadaveri.[...]<br />Una sequela di scene raccapriccianti di dolore, di morte: ovunque fetore di cadaveri, desolazione, case serrate e strade deserte, in un progressivo imbarbarimento delle menti e dei costumi. In un parossismo senza fine si arrivava a sospettare degli stessi familiari, tanto che Manzoni scrisse, in maniera lapidaria e con sottile ironia, una verità che vale in ogni tempo e per ogni circostanza: «Il buon senso c'è, ma se ne sta nascosto, per paura del senso comune»!<br />La peste non fece sconti nemmeno ad un signorotto mosso da scellerata prepotenza quale don Rodrigo, immoto su un materasso, con occhi spalancati ma senza sguardo, abbandonato anche dal «fedel Griso»; forse solo negli ultimi istanti, capì ch'era un flagello permesso da Dio per richiamare gli uomini, ed anche lui, al pensiero dell'altra vita. È il prologo del dramma. Negli anni immediatamente successivi al contagio vennero costruiti diversi edifici religiosi per celebrarne la fine: cappelle votive e, fra le chiese, la più nota fu certamente la Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia.<br />È proprio dall'intreccio di avvenimenti realmente accaduti e di trame romanzesche,...]]></itunes:summary><itunes:duration>378</itunes:duration><itunes:keywords>epidemia,manzoni,peste,sposi,venezia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/767a2810a950a1e6a9e6f57a5eefb28a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Finalmente gli Stati Uniti riconoscono il genocidio degli armeni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/finalmente-gli-stati-uniti-riconoscono-il-genocidio-degli-armeni--44633324</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6561" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6561</a><br /><br />FINALMENTE GLI STATI UNITI RICONOSCONO IL GENOCIDIO ARMENO di Luca Della Torre<br />Lo scorso 24 aprile, il governo degli USA ha finalmente riconosciuto ufficialmente il genocidio del popolo armeno costato la vita a un milione e mezzo di cristiani sterminati con un piano normativo studiato a tavolino e realizzato con criminale determinazione dal governo ottomano musulmano turco tra il 1915 ed il 1917.<br />Gli Stati Uniti si uniscono così ai 29 Paesi che nel mondo riconoscono che le efferate persecuzioni perpetrate con ferocia dalla Turchia durante la Prima Guerra Mondiale contro l'intero popolo di fede cristiana ed etnia armena rientrino a pieno titolo nella fattispecie di crimine penale internazionale di genocidio, come previsto dalla Convenzione ONU del 1948: 29 Stati sono ancora molto pochi in verità, rispetto ai 194 Stati membri dell'ONU.<br />La decisione degli USA avrà ovviamente una ricaduta storica, politica e giuridica di portata internazionale nei confronti del tanto discusso alleato NATO, il regime islamico-nazionalista turco di Recep Taiyp Erdogan, che viene inchiodato alle sue precise responsabilità in tema di negazionismo sul genocidio armeno cristiano.<br />Gli elementi storiografici che hanno portato a maturazione i processi per il riconoscimento di questo tragico capitolo nella storia della persecuzione alla fede cristiana sono dati dalla scoperta e pubblicazione nelle università USA del carteggio istituzionale di uno dei tre membri del Triumvirato che governò la Turchia ottomana durante la Prima Guerra Mondiale, il ministro Talat Pasha. In questi documenti si individuano le prove dei decreti, ordinanze, provvedimenti amministrativi finalizzati al massacro degli armeni.<br /><br />LA STRAGE DI UN MILIONE E MEZZO DI ARMENI<br />A partire dall'aprile del 1915, il governo del Sultano turco in guerra contro le potenze alleate, pianifica a livello legale, militare un programma mirato alla eliminazione totale dal territorio ottomano della popolazione armena - cittadini turchi a tutti gli effetti ma di fede religiosa cristiana e non islamica e di gruppo etnico non turcomanno - attraverso arresti, massacri, stupri, deportazioni di massa, tra cui le celebri "marce della morte" verso i deserti della Mesopotamia. Le famiglie vengono smembrate, separando i genitori dai figli che vengono affidati in schiavitù a tribù curde dell'Impero ottomano; la legge di sicurezza per la deportazione ed espropriazione dispone la liquidazione dei beni dei cittadini armeni per miliardi di Euro attuali.<br />Il frutto tragico di questa strategia porterà alla eliminazione fisica intenzionale di più di un milione e mezzo di armeni, alla luce dei più attendibili dati scientificamente assunti dalla comunità scientifica internazionale.<br />La repressione dei cristiani armeni nell'Impero ottomano era cominciata in verità diversi anni prima. Già alla fine dell'Ottocento, nel momento in cui all'interno dell'Impero ottomano la vivace intraprendente minoranza cristiana si era organizzata per ribellarsi alle condizioni anacronistiche di "dimmithudine" (la sottomissione giuridica a discriminazioni dei diritti di libertà, politici, economici, praticate dai sistemi politici islamici verso le minoranze religiose cristiane in Medio Oriente da secoli) l'esercito turco si era già mobilitato.<br />Gli storici armeni di quel periodo evidenziano che i militari di Costantinopoli uccisero con ferocia, nei quindici anni compresi fra il 1894 e il 1909, circa 200 mila persone. Uno sterminio, dunque, partito già dagli ultimi sultani, in particolare da Adbul Hamid II, che governò fino al 1909, e poi dal governo dei Giovani Turchi.<br />Oggi la battaglia sul riconoscimento del genocidio riguarda più aspetti nell'ambito delle relazioni internazionali e della geopolitica: almeno tre.<br />In primo luogo la legittimità della attribuzione del termine genocidio a questo stermino di massa, considerato come decisivo a livello di diritto internazionale: si consideri che il termine genocidio non nasce a seguito della Shoah ebraica della Seconda Guerra Mondiale, ma viene creato e introdotto nel diritto internazionale dal giurista accademico USA di origine polacca Raphael Lemkin, che studiò per primo negli anni ‘30 del XX secolo il dramma del popolo armeno nella Prima Guerra Mondiale.<br />La nozione di genocidio introdotta grazie agli studi di Lemkin nella Convenzione ONU per la repressione del crimine di genocidio comprende tutte quelle condotte - uccisioni di massa, lesioni gravi, stupri, deportazioni, sottoposizione a condizioni di vita insostenibili fisicamente - miranti a distruggere in toto o in parte un gruppo nazionale, etnico, religioso, razziale.<br /><br />COPYRIGHT EBRAICO ESCLUSIVO SUL GENOCIDIO<br />Per quanto paradossale possa apparire, si consideri che a livello di relazioni internazionali il termine genocidio è ancora oggetto di contesa sulla "proprietà esclusiva" del termine: un esempio è il discorso di memoria storica fortemente dibattuto in seno ad Israele - sia alla Knesset, il Parlamento, sia nelle accademie - sulla questione di esclusiva del genocidio ebraico e sulla unicità della Shoah. L'Armenia ha avuto parecchi contraddittori proprio con Israele al riguardo, contestando la pretesa israeliana al "copyright" esclusivo sulla tragedia del genocidio in forma di Olocausto nazista.<br />Ciò vale pure per i criminali tragici misfatti compiuti dai regimi totalitari comunisti nel XX secolo: dall'Unione Sovietica alla Cambogia alla Cina, le responsabilità precise dei vertici politici, militari, di questi funesti leader - da Lenin a Stalin a Krushev, da Mao Ze Dong ai Khmer Rossi - tendono a non essere ricomprese nella qualifica di genocidio da parte dei governi che si sono succeduti agli stessi regimi.<br />Così accade in Turchia: la reazione furibonda della Cancelleria turca a questo preciso atto d'accusa USA, tradisce l'impronta islamista-nazionalista che ancor oggi è la piattaforma giuridico-istituzionale che cementa le aspirazioni geopolitiche di questo scomodo alleato dell'Occidente: uno dei primi atti istituzionali che fondano la moderna Turchia in cui si incarna Erdogan è il Patto nazionale del 1920 dei Giovani Turchi, che afferma che il popolo turco ha una comune radice musulmana ed ottomana, che la rende unita per religione, razza e finalità.<br />La Turchia vive oggi - con riferimento al mancato riconoscimento del genocidio armeno - la paradossale condizione dell'impianto costituzionale del proprio Stato, un mix di totalitarismo di evidente impronta islamista che confonde religione, Stato e società civile in un'unica definizione giuridica, e di esasperato nazionalismo panturanico che qualifica come nemico della nazione tutto ciò che proviene dall'Occidente: basti considerare che il Codice Penale turco prevede il reato di "offesa alla nazione turca" nei confronti di chiunque osi attribuire al governo turco di allora la responsabilità del presunto genocidio: le responsabilità giuridiche e politiche del milieu islamico ed islamista nei confronti dell'Occidente sono evidenti, il dialogo tra civiltà non è unilaterale se non esiste piattaforma identitaria condivisa su cui ragionare.<br /><br />Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo seguente dal titolo "Genocidio armeno. Più Erdogan strepita, più si rivela debole" spiega perché Erdogan attacca Biden per il riconoscimento del genocidio armeno. Ma va detto anche che alle parole non seguono i fatti perché l'economia della Turchia è troppo fragile.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 27 aprile 2021:<br />Il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno da parte di Joe Biden ha mandato su tutte le furie Recep Tayyip Erdogan. Il "sultano" ha intimato agli Stati Uniti di «rivedere immediatamente questo passo falso». Ha spiegato che il riconoscimento «avrà effetti devastanti sulle nostre relazioni bilaterali». Ha aggiunto che i rapporti con gli Usa «sono danneggiati come mai prima d'ora». E poi non ha fatto nulla di concreto, svelando l'estrema debolezza della Turchia.<br />Il presidente turco sa di non potersi permettere sanzioni contro gli Stati Uniti per non indebolire ulteriormente un'economia già fragile e inimicarsi l'alleato Nato. Al contrario di quanto fatto in precedenza, non ha nemmeno ritirato l'ambasciatore, dimostrando ancora una volta l'inconsistenza delle minacce di Ankara. Al di là delle dichiarazioni di fuoco, infatti, più Erdogan urla più dimostra di essere debole.<br />Quando nell'aprile 2019 la Camera dei deputati italiana riconobbe il genocidio armeno, Ankara si infuriò e ritirò il proprio ambasciatore. La stessa cosa fece nel 2015, quando fu papa Francesco a esprimersi sul genocidio. In entrambi i casi, gli ambasciatori tornarono al loro posto dopo pochi mesi.<br />Erdogan sa che l'economia della Turchia è fragile. L'inflazione a marzo è cresciuta per il sesto mese consecutivo, aumentando il costo delle importazioni, a causa del continuo deprezzamento della lira. Nell'ultimo anno la lira turca ha perso più di un quinto del suo valore rispetto al dollaro americano. Ecco perché Ankara non può permettersi di protestare seriamente per il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Biden.<br />Parlare di genocidio armeno in Turchia è un reato punito dall'articolo 301 del codice penale. Ma lo sterminio di 1,5 milioni di armeni tra il 1915 e il 1917 è un fatto storico confermato da decine di migliaia di documenti ufficiali. Persino Hasan Cemal, nipote di quel Djemal Pasha che fu uno degli architetti del genocidio, ha scritto un libro intitolato 1915. Genocidio armeno, tradotto in Italia da Guerini. Nel libro si legge: «Finché noi turchi non prendiamo coscienza di ciò che è avvenuto, non potremo fare pace col nostro passato e considerarci una nazione con una storia».<br /><br />THE PROMISE (2016): IL MIGLIOR FILM SUL GENOCIDIO ARMENO<br />Per sapere tutto sul film, che vede tra i protagonisti Christian Bale (ha interpretato Batman nella trilogia), visita il sito FilmGarantiti.it<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=72" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=72</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44633324</guid><pubDate>Wed, 05 May 2021 08:08:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44633324/finalmente_gli_stati_uniti_riconoscono_il_genocidio_degli_armeni.mp3" length="14335163" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6561

FINALMENTE GLI STATI UNITI RICONOSCONO IL GENOCIDIO ARMENO di Luca Della Torre
Lo scorso 24 aprile, il governo degli USA ha finalmente riconosciuto ufficialmente il genocidio del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6561" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6561</a><br /><br />FINALMENTE GLI STATI UNITI RICONOSCONO IL GENOCIDIO ARMENO di Luca Della Torre<br />Lo scorso 24 aprile, il governo degli USA ha finalmente riconosciuto ufficialmente il genocidio del popolo armeno costato la vita a un milione e mezzo di cristiani sterminati con un piano normativo studiato a tavolino e realizzato con criminale determinazione dal governo ottomano musulmano turco tra il 1915 ed il 1917.<br />Gli Stati Uniti si uniscono così ai 29 Paesi che nel mondo riconoscono che le efferate persecuzioni perpetrate con ferocia dalla Turchia durante la Prima Guerra Mondiale contro l'intero popolo di fede cristiana ed etnia armena rientrino a pieno titolo nella fattispecie di crimine penale internazionale di genocidio, come previsto dalla Convenzione ONU del 1948: 29 Stati sono ancora molto pochi in verità, rispetto ai 194 Stati membri dell'ONU.<br />La decisione degli USA avrà ovviamente una ricaduta storica, politica e giuridica di portata internazionale nei confronti del tanto discusso alleato NATO, il regime islamico-nazionalista turco di Recep Taiyp Erdogan, che viene inchiodato alle sue precise responsabilità in tema di negazionismo sul genocidio armeno cristiano.<br />Gli elementi storiografici che hanno portato a maturazione i processi per il riconoscimento di questo tragico capitolo nella storia della persecuzione alla fede cristiana sono dati dalla scoperta e pubblicazione nelle università USA del carteggio istituzionale di uno dei tre membri del Triumvirato che governò la Turchia ottomana durante la Prima Guerra Mondiale, il ministro Talat Pasha. In questi documenti si individuano le prove dei decreti, ordinanze, provvedimenti amministrativi finalizzati al massacro degli armeni.<br /><br />LA STRAGE DI UN MILIONE E MEZZO DI ARMENI<br />A partire dall'aprile del 1915, il governo del Sultano turco in guerra contro le potenze alleate, pianifica a livello legale, militare un programma mirato alla eliminazione totale dal territorio ottomano della popolazione armena - cittadini turchi a tutti gli effetti ma di fede religiosa cristiana e non islamica e di gruppo etnico non turcomanno - attraverso arresti, massacri, stupri, deportazioni di massa, tra cui le celebri "marce della morte" verso i deserti della Mesopotamia. Le famiglie vengono smembrate, separando i genitori dai figli che vengono affidati in schiavitù a tribù curde dell'Impero ottomano; la legge di sicurezza per la deportazione ed espropriazione dispone la liquidazione dei beni dei cittadini armeni per miliardi di Euro attuali.<br />Il frutto tragico di questa strategia porterà alla eliminazione fisica intenzionale di più di un milione e mezzo di armeni, alla luce dei più attendibili dati scientificamente assunti dalla comunità scientifica internazionale.<br />La repressione dei cristiani armeni nell'Impero ottomano era cominciata in verità diversi anni prima. Già alla fine dell'Ottocento, nel momento in cui all'interno dell'Impero ottomano la vivace intraprendente minoranza cristiana si era organizzata per ribellarsi alle condizioni anacronistiche di "dimmithudine" (la sottomissione giuridica a discriminazioni dei diritti di libertà, politici, economici, praticate dai sistemi politici islamici verso le minoranze religiose cristiane in Medio Oriente da secoli) l'esercito turco si era già mobilitato.<br />Gli storici armeni di quel periodo evidenziano che i militari di Costantinopoli uccisero con ferocia, nei quindici anni compresi fra il 1894 e il 1909, circa 200 mila persone. Uno sterminio, dunque, partito già dagli ultimi sultani, in particolare da Adbul Hamid II, che governò fino al 1909, e poi dal governo dei Giovani Turchi.<br />Oggi la battaglia sul riconoscimento del genocidio riguarda più aspetti nell'ambito delle relazioni internazionali e della geopolitica: almeno tre.<br />In primo luogo la...]]></itunes:summary><itunes:duration>896</itunes:duration><itunes:keywords>armeni,biden,erdogan,genocidio,onu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b14d31bfcfbafb2620b2afdce3ebecbf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I francescani che hanno combattuto per Cristo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-francescani-che-hanno-combattuto-per-cristo--44494477</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6553" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6553</a><br /><br />I FRANCESCANI CHE HANNO COMBATTUTO PER CRISTO di Roberto de Mattei<br />I serafini sono il primo coro della gerarchia angelica, gli angeli più vicini al trono divino, dove cantano incessantemente la gloria di Dio. Lo spirito serafico è un ardente amore di Dio che si esprime però in quello spirito di pace, tranquillità e letizia che ha caratterizzato soprattutto san Francesco, il "padre serafico" per eccellenza e i suoi discepoli.<br />Lo spirito serafico che caratterizza la Chiesa trionfante, non è in contrasto con lo spirito guerriero che caratterizza la Chiesa militante. La vita del cristiano infatti è lotta. Il combattimento cristiano, è prima di tutto un atteggiamento spirituale, che comprende la possibilità della guerra giusta e perfino della "guerra santa".<br />Questi concetti vengono riportati alla luce da un bel volume, di cui consiglio la lettura, che ha per titolo: Guerrieri serafici. [...]<br />I due autori ricompongono un binomio troppo a lungo separato nell'ultimo mezzo secolo: la guerra e la santità. Si tratta di una raccolta di racconti di pace e di guerra, non fantasiosi, ma autentici. Le storie dei "guerrieri serafici" sono rigorosamente basate sui documenti, anche se presentate nella maniera avvincente che si addice ai romanzi. Alla fine di ogni racconto, il lettore trova una nota bibliografica che gli permette di controllare e approfondire le vicende narrate.<br />Si parte dall'incontro di san Francesco d'Assisi, con il sultano Al Khamil, durante la Quinta Crociata. I due sacerdoti, basandosi sulle fonti francescane, ricostruiscono il colloquio tra Francesco e il Sultano, che rimase profondamente colpito dal coraggio con cui il santo di Assisi lo invitava alla conversione. La milizia serafica era di ordine spirituale, ma Francesco era un santo dal cuore guerriero e l'impegno costante dei francescani nelle crociate - dal XIII al XVII secolo - si colloca interamente sulla scia dello spirito del Fondatore.<br />Un cuore altrettanto forte mostrò santa Chiara, che fece fronte all'assalto dei saraceni al convento di San Damiano ad Assisi nel 1239.<br />Contro i musulmani giganteggiano poi san Giovanni da Capestrano, condottiero a settant'anni dell'esercito cristiano a Belgrado (1456), e il padre Anselmo da Pietramelara, il cappuccino che con forza soprannaturale salvò la nave ammiraglia pontificia a Lepanto (1571). Singolare e affascinante è la figura di padre Angelo di Joyeuse, che uscì dal chiostro per salvare la Francia dagli Ugonotti. Egli era, al secolo, il duca Enrico di Joyeuse, un valoroso gentiluomo della corte di Enrico III, sposato con la virtuosa Catherine de Nogaret de La Valette, figlia del duca di Epernon. Quando la moglie morì prematuramente, Enrico voltò le spalle al mondo ed entrò in un convento di cappuccini, con il nome di padre Angelo. Qualche anno dopo, mentre la Francia era insanguinata dalla guerra religiosa, la Lega cattolica si trovò senza un capo. Ci si rivolse a lui: nessuno, quanto l' ex-duca di Joyeuse, aveva tanta autorità e conoscenza dell'arte di militare e di governo. Un breve del papa Innocenzo IX, che autorizzava il cappuccino ad uscire dal convento, sciolse i suoi ultimi dubbi. Padre Angelo divenne il capo della Lega Cattolica, combatté, vinse, negoziò l'accordo con Enrico IV, fu creato maresciallo e Pari di Francia, e infine, nel 1599, ritornò nel suo convento. Ebbe fama di grande predicatore e direttore spirituale e morì il 28 settembre 1608 a Rivoli.<br />Grazie a un altro cappuccino, san Lorenzo da Brindisi, nell'ottobre del 1601 la vittoria contro i Turchi arrise alle forze cristiane ad Albareale, città fortificata nella bassa Ungheria, dove erano incoronati i sovrani magiari. Cappuccino fu anche il beato Marco d'Aviano, che animò e guidò i combattenti cristiani nella liberazione di Vienna del 1686.<br />Meno conosciuto è il francescano fra Luka Ibrišimović, soprannominato "il Falco", un frate croato che, il 12 marzo 1680, spada in una mano, rosario nell'altra, sconfisse i turchi sulla collina di Sokolovac vicino a Požega, storica capitale della Slavonia, in Croazia. Oggi davanti alla cattedrale della cittadina, un monumento eretto nel 1893 lo raffigura mentre vittorioso calpesta la mezzaluna islamica.<br />Poco note sono anche le incredibili avventure del francescano Fra Gereon Goldmann, veterano della Wehrmacht, che nel 1943, non ancora sacerdote, assicurò i conforti religiosi a migliaia di feriti. La sua autobiografia è stata tradotta in italiano con il titolo Missione SS. Un frate tra i nazisti (San Paolo, Milano 2008), ma il titolo è improprio, visto che Fra Gereon fu espulso dalle SS per la sua fede cattolica e divenne un membro della resistenza tedesca contro Hitler.<br />A mò di conclusione i due autori pongono san Massimiliano Maria Kolbe e la Milizia dell'Immacolata fondata a Roma nel 1917 per combattere la massoneria e tutti i nemici della Chiesa. Essi ne raccolgono lo spirito in questo libro dedicato "a tutti coloro che lavorano e soffrono per la ricostruzione di un francescanesimo militante sotto le insegne dell'Immacolata".<br />La Chiesa non ha mai professato il pacifismo. Oggi si confonde la pace, che è l'ordine della legge naturale e divina, con il pacifismo, che è un atteggiamento di rinuncia alla Verità e alla lotta per affermarla. Pacifici, ma non pacifisti, furono i guerrieri serafici: guerrieri senza odio, guerrieri mossi dall'amore di Dio e pronti per questo amore a fare l'olocausto della propria vita.<br />Oggi più che mai abbiamo bisogno di guerrieri disposti a combattere e a morire per Cristo in un mondo che gli volta le spalle.<br /><br />Nota di BastaBugie: il libro di cui si parla nell'articolo è Guerrieri serafici (Tabula Fati, Chieti 2021). Il libro è dovuto alla penna di due giovani sacerdoti francescani, padre Ambrogio Maria Canavesi e padre Lorenzo Maria Waszkiewicz, italiano il primo, polacco il secondo, ottimamente ferrati entrambi nelle scienze storiche.<br />Per ordinare il libro, clicca qui! <a href="https://www.edizionitabulafati.it/guerrieriserafici.htm" rel="noopener">https://www.edizionitabulafati.it/guerrieriserafici.htm</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44494477</guid><pubDate>Tue, 27 Apr 2021 20:47:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44494477/i_francescani_che_hanno_combattuto_per_cristo.mp3" length="7274160" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6553

I FRANCESCANI CHE HANNO COMBATTUTO PER CRISTO di Roberto de Mattei
I serafini sono il primo coro della gerarchia angelica, gli angeli più vicini al trono divino, dove cantano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6553" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6553</a><br /><br />I FRANCESCANI CHE HANNO COMBATTUTO PER CRISTO di Roberto de Mattei<br />I serafini sono il primo coro della gerarchia angelica, gli angeli più vicini al trono divino, dove cantano incessantemente la gloria di Dio. Lo spirito serafico è un ardente amore di Dio che si esprime però in quello spirito di pace, tranquillità e letizia che ha caratterizzato soprattutto san Francesco, il "padre serafico" per eccellenza e i suoi discepoli.<br />Lo spirito serafico che caratterizza la Chiesa trionfante, non è in contrasto con lo spirito guerriero che caratterizza la Chiesa militante. La vita del cristiano infatti è lotta. Il combattimento cristiano, è prima di tutto un atteggiamento spirituale, che comprende la possibilità della guerra giusta e perfino della "guerra santa".<br />Questi concetti vengono riportati alla luce da un bel volume, di cui consiglio la lettura, che ha per titolo: Guerrieri serafici. [...]<br />I due autori ricompongono un binomio troppo a lungo separato nell'ultimo mezzo secolo: la guerra e la santità. Si tratta di una raccolta di racconti di pace e di guerra, non fantasiosi, ma autentici. Le storie dei "guerrieri serafici" sono rigorosamente basate sui documenti, anche se presentate nella maniera avvincente che si addice ai romanzi. Alla fine di ogni racconto, il lettore trova una nota bibliografica che gli permette di controllare e approfondire le vicende narrate.<br />Si parte dall'incontro di san Francesco d'Assisi, con il sultano Al Khamil, durante la Quinta Crociata. I due sacerdoti, basandosi sulle fonti francescane, ricostruiscono il colloquio tra Francesco e il Sultano, che rimase profondamente colpito dal coraggio con cui il santo di Assisi lo invitava alla conversione. La milizia serafica era di ordine spirituale, ma Francesco era un santo dal cuore guerriero e l'impegno costante dei francescani nelle crociate - dal XIII al XVII secolo - si colloca interamente sulla scia dello spirito del Fondatore.<br />Un cuore altrettanto forte mostrò santa Chiara, che fece fronte all'assalto dei saraceni al convento di San Damiano ad Assisi nel 1239.<br />Contro i musulmani giganteggiano poi san Giovanni da Capestrano, condottiero a settant'anni dell'esercito cristiano a Belgrado (1456), e il padre Anselmo da Pietramelara, il cappuccino che con forza soprannaturale salvò la nave ammiraglia pontificia a Lepanto (1571). Singolare e affascinante è la figura di padre Angelo di Joyeuse, che uscì dal chiostro per salvare la Francia dagli Ugonotti. Egli era, al secolo, il duca Enrico di Joyeuse, un valoroso gentiluomo della corte di Enrico III, sposato con la virtuosa Catherine de Nogaret de La Valette, figlia del duca di Epernon. Quando la moglie morì prematuramente, Enrico voltò le spalle al mondo ed entrò in un convento di cappuccini, con il nome di padre Angelo. Qualche anno dopo, mentre la Francia era insanguinata dalla guerra religiosa, la Lega cattolica si trovò senza un capo. Ci si rivolse a lui: nessuno, quanto l' ex-duca di Joyeuse, aveva tanta autorità e conoscenza dell'arte di militare e di governo. Un breve del papa Innocenzo IX, che autorizzava il cappuccino ad uscire dal convento, sciolse i suoi ultimi dubbi. Padre Angelo divenne il capo della Lega Cattolica, combatté, vinse, negoziò l'accordo con Enrico IV, fu creato maresciallo e Pari di Francia, e infine, nel 1599, ritornò nel suo convento. Ebbe fama di grande predicatore e direttore spirituale e morì il 28 settembre 1608 a Rivoli.<br />Grazie a un altro cappuccino, san Lorenzo da Brindisi, nell'ottobre del 1601 la vittoria contro i Turchi arrise alle forze cristiane ad Albareale, città fortificata nella bassa Ungheria, dove erano incoronati i sovrani magiari. Cappuccino fu anche il beato Marco d'Aviano, che animò e guidò i combattenti cristiani nella liberazione di Vienna del 1686.<br />Meno...]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>francesco,guerrieri,lega,pacifisti,santi,sultano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc3cdd6c093089d083e7cdcbd9ad8eb5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il medioevo esaltava ovunque la bellezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-medioevo-esaltava-ovunque-la-bellezza--44046055</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6522" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6522</a><br /><br />IL MEDIOEVO ESALTAVA OVUNQUE LA BELLEZZA<br />I medievali non avrebbero mai concepito l'idea del museo perché la bellezza è necessaria e non può essere separata dalla vita reale e quotidiana (DOPPIO VIDEO: Il duomo di Siena e l'importanza della donna)<br />di Corrado Gnerre<br />I medievali non solo amavano la bellezza, ma la ritenevano in un certo qual modo necessaria. Pensiamo alle cattedrali gotiche. Le guglie venivano fatte benissimo fino alla cima, adornate di disegni e di decorazioni che nessun uomo avrebbe mai potuto ammirare, ma solo viste da Dio e... dai piccioni.<br />Un particolare, questo, che solitamente non viene messo in risalto, ma che è di grande importanza per capire come i medievali intendessero la bellezza. Per loro, infatti, la bellezza non era qualcosa che necessitava di esser vista, ma qualcosa che necessitava e basta. Ci spieghiamo meglio. I medievali non pensavano che a dover decidere se la bellezza fosse tale o meno dovesse essere il giudizio dell'uomo, ma che la bellezza fosse tale in quanto bellezza, indipendentemente dall'osservazione e dal giudizio dell'uomo.<br />Questa mentalità si coglie anche in un altro elemento: i medievali non avrebbero mai concepito l'idea del "museo", che invece, non a caso, nacque con il razionalismo del XVIII secolo. La bellezza - pensava l'uomo medievale - è talmente necessaria che deve essere nella realtà, nella vita, non può essere separata dalla quotidianità, bensì in un certo qual modo deve "informare" (nel senso letterale di "dare forma") l'esistere di ognuno.<br />Alla base dell'idea moderna di "museo" vi è invece la convinzione che la bellezza sia un prodotto di una particolare elaborazione intellettuale del soggetto, un'elaborazione pensata partendo da un distacco dalla vita, come se il vero artista dovesse necessariamente alienarsi, staccarsi, emanciparsi dal vivere per immergersi in una sorta di delirio dell'immaginazione in cui la costruzione puramente intellettuale svolgerebbe un ruolo non solo protagonistico ma anche esclusivo. Insomma, l'arte staccata dal vivere quotidiano, relegata in una sorta di "riserva" per farsi vedere e sottoporsi ad un giudizio di un'élite.<br />Insomma, nella cristianità medioevale vi era l'obbligo di fare cose belle; anche le cose utili dovevano essere belle; e la stessa bellezza aveva una sua utilità.<br />E a proposito di quanto si pretendesse che le cose venissero fatte bene non tanto per gli altri, né tantomeno per se stessi, ma per la bellezza in sé, il poeta Charles Peguy, nel suo Il denaro, ci ha lasciato queste belle parole: "Abbiamo conosciuto un onore del lavoro identico a quello che nel Medio Evo governava le braccia e i cuori. Proprio lo stesso, conservato intatto nell'intimo. Abbiamo conosciuto l'accuratezza spinta sino alla perfezione, compatta nell'insieme, compatta nel più minuto dettaglio... Ho veduto, durante la mia infanzia, impagliare seggiole con lo stesso identico spirito, e col medesimo cuore, con i quali quel popolo aveva scolpito le proprie cattedrali... La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso... Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé in sé nella sua stessa natura." E Van Loon, celebre storico delle idee, scrive nel suo famoso Le arti: "(...) un francese o un italiano del Duecento o del Trecento avrebbe scosso il capo perplesso, se qualcuno avesse espresso seri dubbi circa l'utilità di esser circondati da cose belle." San Tommaso d'Aquino -colui che è il vertice del pensiero medioevale- scrive: "(...) belle sono le cose , anche fatte bene dall'uomo, che, anche soltanto viste e sentite, comunque cognite, danno gioia." E già sant'Agostino aveva sentenziato nel De musica: "Che altro si può amare se non le cose belle?"<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 6 minuti) dal titolo "La donna è il fondamento della famiglia" viene spiegato, con l'importante riferimento alla costruzione delle cattedrali medievali, il ruolo "invisibile" e allo stesso tempo fondamentale di una madre di famiglia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44046055</guid><pubDate>Thu, 25 Mar 2021 11:02:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44046055/il_medioevo_esaltava_ovunque_la_bellezza.mp3" length="5415496" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6522&#13;
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IL MEDIOEVO ESALTAVA OVUNQUE LA BELLEZZA&#13;
I medievali non avrebbero mai concepito l'idea del museo perché la bellezza è necessaria e non può essere separata dalla vita reale e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6522" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6522</a><br /><br />IL MEDIOEVO ESALTAVA OVUNQUE LA BELLEZZA<br />I medievali non avrebbero mai concepito l'idea del museo perché la bellezza è necessaria e non può essere separata dalla vita reale e quotidiana (DOPPIO VIDEO: Il duomo di Siena e l'importanza della donna)<br />di Corrado Gnerre<br />I medievali non solo amavano la bellezza, ma la ritenevano in un certo qual modo necessaria. Pensiamo alle cattedrali gotiche. Le guglie venivano fatte benissimo fino alla cima, adornate di disegni e di decorazioni che nessun uomo avrebbe mai potuto ammirare, ma solo viste da Dio e... dai piccioni.<br />Un particolare, questo, che solitamente non viene messo in risalto, ma che è di grande importanza per capire come i medievali intendessero la bellezza. Per loro, infatti, la bellezza non era qualcosa che necessitava di esser vista, ma qualcosa che necessitava e basta. Ci spieghiamo meglio. I medievali non pensavano che a dover decidere se la bellezza fosse tale o meno dovesse essere il giudizio dell'uomo, ma che la bellezza fosse tale in quanto bellezza, indipendentemente dall'osservazione e dal giudizio dell'uomo.<br />Questa mentalità si coglie anche in un altro elemento: i medievali non avrebbero mai concepito l'idea del "museo", che invece, non a caso, nacque con il razionalismo del XVIII secolo. La bellezza - pensava l'uomo medievale - è talmente necessaria che deve essere nella realtà, nella vita, non può essere separata dalla quotidianità, bensì in un certo qual modo deve "informare" (nel senso letterale di "dare forma") l'esistere di ognuno.<br />Alla base dell'idea moderna di "museo" vi è invece la convinzione che la bellezza sia un prodotto di una particolare elaborazione intellettuale del soggetto, un'elaborazione pensata partendo da un distacco dalla vita, come se il vero artista dovesse necessariamente alienarsi, staccarsi, emanciparsi dal vivere per immergersi in una sorta di delirio dell'immaginazione in cui la costruzione puramente intellettuale svolgerebbe un ruolo non solo protagonistico ma anche esclusivo. Insomma, l'arte staccata dal vivere quotidiano, relegata in una sorta di "riserva" per farsi vedere e sottoporsi ad un giudizio di un'élite.<br />Insomma, nella cristianità medioevale vi era l'obbligo di fare cose belle; anche le cose utili dovevano essere belle; e la stessa bellezza aveva una sua utilità.<br />E a proposito di quanto si pretendesse che le cose venissero fatte bene non tanto per gli altri, né tantomeno per se stessi, ma per la bellezza in sé, il poeta Charles Peguy, nel suo Il denaro, ci ha lasciato queste belle parole: "Abbiamo conosciuto un onore del lavoro identico a quello che nel Medio Evo governava le braccia e i cuori. Proprio lo stesso, conservato intatto nell'intimo. Abbiamo conosciuto l'accuratezza spinta sino alla perfezione, compatta nell'insieme, compatta nel più minuto dettaglio... Ho veduto, durante la mia infanzia, impagliare seggiole con lo stesso identico spirito, e col medesimo cuore, con i quali quel popolo aveva scolpito le proprie cattedrali... La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso... Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé in sé nella sua stessa natura." E Van Loon, celebre storico delle idee, scrive nel suo famoso Le arti: "(...) un francese o un italiano del Duecento o del Trecento avrebbe scosso il capo perplesso, se qualcuno avesse espresso seri dubbi circa l'utilità di esser circondati da cose belle." San Tommaso d'Aquino -colui che è il vertice del pensiero medioevale- scrive: "(...) belle sono le cose , anche fatte bene dall'uomo, che, anche soltanto viste e sentite, comunque cognite, danno gioia." E già sant'Agostino aveva sentenziato nel De musica: "Che altro si può amare se non le cose belle?"<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>339</itunes:duration><itunes:keywords>bellezza,esaltata,medioevo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6b46a46676cd0461106246804709bb0a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I documenti provano che Gesù è nato il 25 dicembre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-documenti-provano-che-gesu-e-nato-il-25-dicembre--42636449</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6402" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6402</a><br /><br />I DOCUMENTI PROVANO CHE GESU' E' NATO IL 25 DICEMBRE<br />di Luca Del Pozzo<br />Padre Antonio Spadaro, intervenendo sul Fatto quotidiano del 1° dicembre a proposito della Messa di Natale, osserva che ciò che conta a livello simbolico non è «l'orario esatto - che sia la mezzanotte o qualunque altra ora - ma il fatto che si celebri quando non c'è luce, quando è buio. E questo proprio per rendere evidente il senso simbolico della festa. Tuttavia la Messa non è la "Messa di mezzanotte", ma "della notte". Se si comprende il ragionamento, si comprende pure che la celebrazione della notte che dovesse svolgersi quando è buio, ma in un orario precedente alla mezzanotte, non fa di certo "nascere" Gesù in anticipo».<br />Tutto giusto. A patto però di non ridurre la celebrazione del Natale ad un qualcosa di meramente simbolico. E questo perché con buona pace del "fastidio" di san Clemente Alessandrino citato in apertura da padre Spadaro, oggi possiamo affermare che la festa, anzi la solennità del Natale ha un fondamento storico sicuro. Che poi questo al semplice credente importi poco o nulla ai fini di ciò che il Natale significa, può anche essere. Ma, intanto, è tutto da dimostrare che le cose stiano effettivamente così; inoltre, e cosa più importante, in questa come in altre occasioni bisogna fare attenzione a maneggiare con estrema cura la materia del contendere onde evitare di far passare il messaggio - caro a certa esegesi che fin troppi danni ha fatto avendo voluto distinguere tra il "Gesù della storia" e il "Cristo della fede" - che il cristianesimo sia ultimamente basato sull'aria fritta, che non abbia cioè alcun fondamento storico. Il che, tanto per essere chiari, è falso.<br /><br />IL CULTO PAGANO DEL NATALIS SOLIS INVICTI<br />Tornando al Natale, la vulgata - confermata dallo stesso padre Spadaro - vuole che tale festa fosse in origine un culto pagano, quello del Natalis Solis Invicti, che cadendo in coincidenza col solstizio d'inverno celebrava la nascita del nuovo corso solare. Solo in seguito la Chiesa sostituì il culto pagano del sole nascente con la festa della nascita del nuovo sole dell'umanità, cioè Gesù. Questa, ridotta all'osso, la "storia" del Natale che ci è stata insegnata.<br />In realtà, come documentò per primo il grande liturgista Tommaso Federici che ne scrisse sull'Osservatore Romano alla vigilia di Natale del 1998, le cose stanno diversamente; ed oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, è possibile affermare che Gesù nacque realmente un 25 dicembre. La scoperta si deve soprattutto ai lavori di due specialisti, Annie Jaubert e Shemariahu Talmon. In breve: se Gesù è nato il 25 dicembre, il concepimento deve essere avvenuto, ovviamente, nove mesi prima. E non a caso il calendario cristiano pone al 25 marzo l'Annunciazione a Maria. E l'evangelista Luca ci dice anche che giusto sei mesi prima era stato concepito Giovanni Battista, il precursore. Quel concepimento, che non viene ricordato nella Chiesa d'Occidente, le antiche Chiese d'Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre, appunto sei mesi prima dell'Annunciazione a Maria.<br />Ci sarebbe dunque una successione di date logica, e in effetti è giusto dal concepimento di Giovanni che bisogna partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia di Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità. Sempre da Luca sappiamo che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia, e che quando ebbe l'apparizione «officiava nel turno della sua classe». Ora si ha che i sacerdoti nell'antico Israele erano divisi in ventiquattro classi le quali, dandosi il turno con una cadenza fissa, prestavano servizio liturgico nel tempio per una settimana, due volte l'anno. Si sapeva anche che la classe di Zaccaria, quella di Abia, nell'elenco ufficiale era l'ottava, senza conoscere però quando cadevano i suoi turni di servizio.<br /><br />E QUI ENTRA IN GIOCO IL PROFESSOR TALMON<br />Utilizzando anche studi e ricerche di altri specialisti, e lavorando, soprattutto, sui testi esseni di Qumran, lo studioso ebreo è riuscito a precisare in quale ordine cronologico si susseguivano le ventiquattro classi sacerdotali. A quella di Abia toccava, come le altre, il servizio liturgico al Tempio due volte l'anno, ed una di quelle volte capitava proprio nell'ultima settimana di settembre: le Chiese orientali avevano dunque ragione a celebrare tra il 23 e il 25 settembre l'annuncio a Zaccaria. Ragione che presto è diventata certezza, perché in seguito gli studiosi, sulla scia delle scoperte di Talmon, hanno saputo ricostruire la genesi di quella antica tradizione giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa giudeo-cristiana di Gerusalemme.<br />Ecco allora che ciò che sembrava leggendario e mitologico, d'incanto assumeva nuova luce e credibilità. Questa, dunque, la successione dei fatti, disposti su un arco temporale di quindici mesi: in settembre l'annuncio a Zaccaria e il concepimento di Giovanni; a marzo, sei mesi dopo, l'annuncio a Maria; a giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; infine sei mesi dopo, il 25 dicembre, la nascita di Gesù. In conclusione: fissando in quel giorno la festa del Natale del Signore, la Chiesa non ha fatto una scelta arbitraria dettata da motivi pastorali o, peggio ancora, politici. Come scrisse Federici, «quando la Chiesa celebra la nascita di Gesù nella terza decade di dicembre, attinge all'ininterrotta memoria delle prime comunità cristiane riguardo ai fatti evangelici e ai luoghi in cui accaddero... il 25 marzo e il 25 dicembre per l'annunciazione del Signore e per la sua nascita non furono arbitrarie, e non provengono da ideologie di riporto».<br /><br />LA FEDE NON SI FONDA SULLE FAVOLE<br />A riprova che la fede non si fonda sulle favole ma, appunto, su fatti storici. Quanto al significato del Natale, il Credo che in ogni Messa viene professato dice una cosa tanto precisa quanto spesso e volentieri dimenticata: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo». Per noi uomini e per la nostra salvezza: il Natale - questa festa che ogni anno che passa assume sempre più la triste ritualità di un lavacro collettivo delle coscienze ricoperto da una massiccia coltre di sentimentalismo e di buonismo peloso un tanto al chilo, ovviamente in chiave anti-consumistica perché, chiaro, il Natale o è povero o non è - ad un uomo che ha scelto di vivere etsi Deus non daretur e che ora si ritrova terrorizzato a causa di un virus neanche troppo pericoloso, viene a ricordare una cosa che suona inaudita e scandalosa (e infatti l'abbiamo disinnescata smontandola pezzo dopo pezzo), ossia che abbiamo bisogno di essere salvati.<br />Ma non dal Covid-19, che al massimo può uccidere il corpo. E qui la musica cambia. Salvati? E da cosa, esattamente? Ancora con la vecchia storia dell'inferno e della dannazione eterna e dei diavoli che ci tormentano coi forconi? Suvvia, non scherziamo. Piuttosto, vedete di sanificarle le feste, che almeno torna utile a tutti.<br />In effetti, se uno guarda a certi dibattiti teologici o a certa omiletica (che se possibile la fede te la toglie anziché confermartela) gli indizi che la salvezza sia scomparsa dai radar sono più d'uno. Al punto che ampi settori ecclesiali sembrano essere più interessati alla salvezza dell'economia che non all'economia della salvezza. Come se Cristo si fosse lasciato maciullare così, perché ciascuno viva come meglio può sapendo che all'occorrenza, tranquilli, la Chiesa che accompagna gli uomini e le donne del suo tempo nella loro fatica quotidiana c'è e ci sarà sempre; o magari per un mondo più giusto («i poveri li avrete sempre con voi», do you remember?), più equo e solidale, più salubre, con pari opportunità per tutti, più buono. Non perché dopo la morte esiste qualcosa di veramente orribile, come reale possibilità per ogni uomo, no. Ma tant'è. Come tanti altri fenomeni, anche la progressiva secolarizzazione del Natale viene da lontano.<br /><br />IL CARDINALE RATZINGER<br />In una straordinaria omelia del 25 dicembre 1978, l'allora cardinale Ratzinger aveva intravisto con estrema lucidità quello che stava succedendo e che sarebbe accaduto, e per questo va la pena riportarne un ampio stralcio:<br />«Oggi nella cristianità questi dogmi non contano più molto. Ci sembrano troppo grandi e troppo remoti per poter influenzare la nostra vita. E ignorarli o non prenderli troppo in considerazione, facendo del figlio di Dio più o meno il suo rappresentante, sembra essere quasi una specie di "trasgressione perdonabile" per i cristiani.<br />Si adduce il pretesto che tutti questi concetti sono talmente lontani da noi che non riusciremmo mai a tradurli a parole in modo convincente e in fondo neppure a comprenderli. Inoltre ci siamo fatti un'idea tale della tolleranza e del pluralismo, che credere che la verità si sia effettivamente manifestata sembra essere nientemeno che una violazione della tolleranza.<br />Però, se pensiamo in questo modo, cancelliamo la verità, facciamo dell'uomo un essere a cui è definitivamente precluso il vero e costringiamo noi stessi ed il mondo ad aderire ad un vuoto relativismo. Non riconosciamo quello che di salvifico c'è nel Natale, che esso cioè dà la luce, che si è manifestata e si è rivelata a noi la via, che è veramente via perché è la verità.<br />Se non riconosciamo che Dio si è fatto uomo non possiamo veramente festeggiare e custodire nel nostro cuore il Natale, con la sua gioia grande che si irradia oltre noi stessi. Se questo fatto viene ignorato, molte cose possono funzionare anche a lungo, ma in realtà la Chiesa comincia a spegnersi a partire dal suo cuore. E finirà per essere disprezzata e calpestata dagli uomini, proprio nel momento in cui crederà di essere diventata per essi accettabile».<br /><br />LA VERITÀ SI È MANIF]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42636449</guid><pubDate>Wed, 23 Dec 2020 20:03:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42636449/i_documenti_provano_che_ges_nato_il_25_dicembre.mp3" length="12041821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6402&#13;
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I DOCUMENTI PROVANO CHE GESU' E' NATO IL 25 DICEMBRE&#13;
di Luca Del Pozzo&#13;
Padre Antonio Spadaro, intervenendo sul Fatto quotidiano del 1° dicembre a proposito della Messa di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6402" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6402</a><br /><br />I DOCUMENTI PROVANO CHE GESU' E' NATO IL 25 DICEMBRE<br />di Luca Del Pozzo<br />Padre Antonio Spadaro, intervenendo sul Fatto quotidiano del 1° dicembre a proposito della Messa di Natale, osserva che ciò che conta a livello simbolico non è «l'orario esatto - che sia la mezzanotte o qualunque altra ora - ma il fatto che si celebri quando non c'è luce, quando è buio. E questo proprio per rendere evidente il senso simbolico della festa. Tuttavia la Messa non è la "Messa di mezzanotte", ma "della notte". Se si comprende il ragionamento, si comprende pure che la celebrazione della notte che dovesse svolgersi quando è buio, ma in un orario precedente alla mezzanotte, non fa di certo "nascere" Gesù in anticipo».<br />Tutto giusto. A patto però di non ridurre la celebrazione del Natale ad un qualcosa di meramente simbolico. E questo perché con buona pace del "fastidio" di san Clemente Alessandrino citato in apertura da padre Spadaro, oggi possiamo affermare che la festa, anzi la solennità del Natale ha un fondamento storico sicuro. Che poi questo al semplice credente importi poco o nulla ai fini di ciò che il Natale significa, può anche essere. Ma, intanto, è tutto da dimostrare che le cose stiano effettivamente così; inoltre, e cosa più importante, in questa come in altre occasioni bisogna fare attenzione a maneggiare con estrema cura la materia del contendere onde evitare di far passare il messaggio - caro a certa esegesi che fin troppi danni ha fatto avendo voluto distinguere tra il "Gesù della storia" e il "Cristo della fede" - che il cristianesimo sia ultimamente basato sull'aria fritta, che non abbia cioè alcun fondamento storico. Il che, tanto per essere chiari, è falso.<br /><br />IL CULTO PAGANO DEL NATALIS SOLIS INVICTI<br />Tornando al Natale, la vulgata - confermata dallo stesso padre Spadaro - vuole che tale festa fosse in origine un culto pagano, quello del Natalis Solis Invicti, che cadendo in coincidenza col solstizio d'inverno celebrava la nascita del nuovo corso solare. Solo in seguito la Chiesa sostituì il culto pagano del sole nascente con la festa della nascita del nuovo sole dell'umanità, cioè Gesù. Questa, ridotta all'osso, la "storia" del Natale che ci è stata insegnata.<br />In realtà, come documentò per primo il grande liturgista Tommaso Federici che ne scrisse sull'Osservatore Romano alla vigilia di Natale del 1998, le cose stanno diversamente; ed oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, è possibile affermare che Gesù nacque realmente un 25 dicembre. La scoperta si deve soprattutto ai lavori di due specialisti, Annie Jaubert e Shemariahu Talmon. In breve: se Gesù è nato il 25 dicembre, il concepimento deve essere avvenuto, ovviamente, nove mesi prima. E non a caso il calendario cristiano pone al 25 marzo l'Annunciazione a Maria. E l'evangelista Luca ci dice anche che giusto sei mesi prima era stato concepito Giovanni Battista, il precursore. Quel concepimento, che non viene ricordato nella Chiesa d'Occidente, le antiche Chiese d'Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre, appunto sei mesi prima dell'Annunciazione a Maria.<br />Ci sarebbe dunque una successione di date logica, e in effetti è giusto dal concepimento di Giovanni che bisogna partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia di Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità. Sempre da Luca sappiamo che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia, e che quando ebbe l'apparizione «officiava nel turno della sua classe». Ora si ha che i sacerdoti nell'antico Israele erano divisi in ventiquattro classi le quali, dandosi il turno con una cadenza fissa, prestavano servizio liturgico nel tempio per una settimana, due volte l'anno. Si sapeva anche che la classe di Zaccaria, quella di Abia, nell'elenco ufficiale era l'ottava, senza conoscere però quando...]]></itunes:summary><itunes:duration>753</itunes:duration><itunes:keywords>25,dicembre,documenti,natale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4a9fd8e572183623f87869899f625c5b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Muore Sean Connery... Si torna a parlare de Il nome della rosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/muore-sean-connery-si-torna-a-parlare-de-il-nome-della-rosa--41800393</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6343" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6343</a><br /><br />MUORE SEAN CONNERY... SI TORNA A PARLARE DE IL NOME DELLA ROSA<br />Il celebre romanzo di Umberto Eco è ideologico, anticattolico e storicamente falso<br />di Corrado Gnerre<br />In occasione della morte del celebre attore Sean Connery, si è tornati a parlare de Il nome della rosa, il celebre romanzo di Umberto Eco. Se ne è tornato a parlare perché la sua traduzione filmica del 1986 vide come interprete del protagonista (fra Guglielmo di Baskerville) proprio il celebre attore scozzese.<br />Va ricordato che il celebre romanzo di Umberto Eco (1932-2016) non è affatto un romanzo storicamente attendibile, ma solo spudoratamente (consentiteci questo avverbio) "ideologico". Un'ideologia del peggiore, anticattolico, neo-illuminismo.<br />Il nome della rosa può essere, al limite, considerato un romanzo storico, nel senso che alcuni suoi personaggi sono storicamente esistiti, ma non certo un romanzo storicamente attendibile.<br />Prima di tutto non lo è per come vengono raccontati certi personaggi realmente vissuti. Per esempio, il domenicano, inquisitore, Bernardo Gui (1261-1331) fu uomo colto, mite e clemente, tutt'altro da come viene descritto nel romanzo e soprattutto nel film del 1986.<br />Ma veniamo al dunque e vediamo di capire brevemente perché Il nome della rosa è un romanzo ideologico.<br /><br />LA TRAMA<br />In un monastero benedettino avvengono degli omicidi. Per risolvere il mistero, l'abate chiama un frate francescano, Gugliemo di Baskerville (Baskerville, dal famoso "giallo" Il mastino di Baskerville della serie di Sherlock Holmes. Eco infatti era un ammiratore di sir Arthur Conan Doyle, il creatore del celebre detective).<br />Questi scopre che a morire sono monaci che nella biblioteca erano venuti in contatto con un misterioso libro imbevuto di veleno. In realtà, si trattava del secondo libro della Poetica di Aristotele, in cui il celebre filosofo parla positivamente della commedia e quindi dell'allegria.<br />L'assassino è il bibliotecario, un anziano monaco, chiamato venerabile Jorge, il quale decide di continuare a tenere all'oscuro il libro di Aristotele affinché non si alterasse l'immagine che il medioevo voleva dare del filosofo. Un immagine seriosa e oscurantista, compatibile con una cultura, come quella cattolico-medioevale, che sarebbe stata altrettanto seriosa e oscurantista, ovviamente secondo le convinzioni neo-illuministe.<br />Ci sono dunque due elementi molto importanti che dimostrano l'inattendibilità del romanzo. Il primo è la presunta avversione medievale verso l'allegria; il secondo l'intento censorio della cultura monastica. <br /><br />AVVERSIONE VERSO L'ALLEGRIA E CENSURA DEI TESTI SCOMODI<br />Il medioevo sarebbe stata un'epoca "seriosa", intollerante nei confronti dell'allegria. Grande sciocchezza!<br />Se c'è stata un'epoca amante dell'allegria questa è stata appunto il medioevo. Ci sono tanti segni che lo dimostrano. Solo alcuni esempi.<br />I medievali aggiunsero ufficiosamente un ottavo peccato capitale: la tristitia. Avevano ben capito che il cristiano, malgrado le prove della vita, non può mai assecondare la tristezza.<br />I medievali avevano un atteggiamento positivo nei confronti della vita che dimostravano attraverso varie espressioni artistiche, fra cui anche l'amore per il forte contrasto cromatico che contraddistingueva i dipinti, le vetrate delle cattedrali, l'araldica, il vestiario, le miniature, ecc.<br />Nel medioevo il suicidio era pressoché inesistente.<br />Ma poi, a tagliare la testa al toro, come si suol dire, è ciò che scrive san Tommaso d'Aquino (1225-1274), massima espressione della filosofia e teologia di questo periodo, il quale nella II-II, questione 168, della Summa, citando sant'Ambrogio, dice che l'uomo equilibrato deve avere un volto sorridente. Se non è così, questi potrebbe nascondere un vizio.<br />L'altro elemento che dimostra l'inattendibilità de Il nome della rosa è la convinzione secondo cui la cultura monastica avrebbe svolto un opera di censura nei confronti della cultura classica, trasmettendo ciò che è più o meno compatibile con il Cristianesimo, censurando ciò che è invece incompatibile.<br />Ora - diciamolo francamente - qui siamo su un'affermazione che è talmente errata da essere da "matita blu".<br />Si sa che le opere letterarie del mondo classico sono arrivate a noi grazie alla mediazione della cultura monastica. Ora, se i monaci avessero voluto fare ciò che indirettamente sostiene Eco nel romanzo, noi dovremmo conoscere solo opere del mondo classico edificanti. Ciò che invece non è. Si pensi che il XIII secolo è stato definito dagli studiosi come l'età ovidiana, perché caratterizzata da una forte riscoperta di questo scrittore latino. Ebbene, tra le opere di Ovidio, vi è anche l'Ars amandi che è un'opera inequivocabilmente licenziosa. Come mai i monaci l'hanno trasmessa ugualmente?<br /><br />UN ROMANZO FILOSOFICO<br />Rimane però un altro interrogativo. Perché Il nome della rosa si chiama così? Cosa c'entra la parola "nome" e la parola "rosa"?<br />Per rispondere dobbiamo necessariamente fare riferimento alla filosofia, ma cercheremo di essere quanto più semplici possibile.<br />Nel XIV secolo entrò in crisi la scolastica (la corrente filosofica il cui vertice fu il pensiero di san Tommaso). Da questa crisi subentrò un pensiero chiamato nominalismo che affermava l'impossibilità di conoscere una verità universale, ma solo verità particolari. Da qui la messa in discussione della possibilità di dimostrare razionalmente l'esistenza di Dio e quindi anche l'esistenza di una morale universale. Pertanto si arrivò al principio della "doppia verità": un conto è ciò che farebbe conoscere la fede, altro ciò che farebbe conoscere la ragione.<br />Ragione e fede possono anche contraddirsi. Anzi, in un certo qual modo devono contraddirsi per essere davvero se stesse. Insomma, è il sorgere del dramma della modernità, con la sua carica inevitabilmente schizofrenica.<br />Ed ecco perché "nome della rosa". Ciò che la ragione può conoscere sono solo gli oggetti particolari, gli universali altro non sarebbero che dei "nomi" (flatus vocis: espressioni vocali). Ed ecco il nominalismo; ed ecco anche lo scetticismo moderno. La verità? Sarebbe solo un'espressione vocale e basta.<br />E pensare che ci sono professori che pretendono insegnare ai nostri figli il medioevo con Il nome della rosa.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel 2019 è uscita una nuova versione-kolossal (finanziata da RaiCinema, cioè dai contribuenti), se possibile, anche peggiore del film del 1986 con protagonista il recentemente scomparso Sean Connery. Ecco il link all'articolo che parla dell'ultima riproposizione cinematografica del libro Il nome della Rosa. A seguire due articoli su Umberto Eco autore del romanzo.<br /><br />LA SERIE TV ''IL NOME DELLA ROSA'' HA RIPROPOSTO I SOLITI ERRORI SUL MEDIOEVO E LA CHIESA<br />Del resto Umberto Eco, autore del libro, era relativista, anticattolico e antistorico... potevamo aspettarci qualcosa di diverso dalla nuova fiction Rai?<br />di Rino Cammilleri<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5870" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5870</a><br /><br />UMBERTO ECO, RELATIVISTA ANTICATTOLICO E ANTISTORICO... PER QUESTO ESALTATO DAL MONDO<br />Nel suo famigerato romanzo, Il nome della rosa, deturpa la verità storica su medioevo e inquisizione arrivando alla conclusione che Dio e la verità non esistono<br />di Aldo Vitale<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4114" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4114</a><br /><br />MUORE UMBERTO ECO, IL FRUTTO PEGGIORE DELLA CULTURA TORINESE ED ITALIANA DEL XX SECOLO<br />L'autore de ''Il nome della rosa'' a 22 anni abbandonò la fede e diventò un nominalista, cioè non credeva che esistano verità universali (tanto meno Dio), ma solo nomi convenzionali<br />di Roberto de Mattei<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4125" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4125</a><br /> <br />Titolo originale: Il nome della rosa? Un romanzo ideologico e per nulla storico!<br />Fonte: I Tre Sentieri, 2 novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 689]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41800393</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2020 00:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41800393/muore_sean_connery_si_torna_a_parlare_de_il_nome_della_rosa.mp3" length="7482304" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6343&#13;
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MUORE SEAN CONNERY... SI TORNA A PARLARE DE IL NOME DELLA ROSA&#13;
Il celebre romanzo di Umberto Eco è ideologico, anticattolico e storicamente falso&#13;
di Corrado Gnerre&#13;
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Un'ideologia del peggiore, anticattolico, neo-illuminismo.<br />Il nome della rosa può essere, al limite, considerato un romanzo storico, nel senso che alcuni suoi personaggi sono storicamente esistiti, ma non certo un romanzo storicamente attendibile.<br />Prima di tutto non lo è per come vengono raccontati certi personaggi realmente vissuti. Per esempio, il domenicano, inquisitore, Bernardo Gui (1261-1331) fu uomo colto, mite e clemente, tutt'altro da come viene descritto nel romanzo e soprattutto nel film del 1986.<br />Ma veniamo al dunque e vediamo di capire brevemente perché Il nome della rosa è un romanzo ideologico.<br /><br />LA TRAMA<br />In un monastero benedettino avvengono degli omicidi. Per risolvere il mistero, l'abate chiama un frate francescano, Gugliemo di Baskerville (Baskerville, dal famoso "giallo" Il mastino di Baskerville della serie di Sherlock Holmes. Eco infatti era un ammiratore di sir Arthur Conan Doyle, il creatore del celebre detective).<br />Questi scopre che a morire sono monaci che nella biblioteca erano venuti in contatto con un misterioso libro imbevuto di veleno. In realtà, si trattava del secondo libro della Poetica di Aristotele, in cui il celebre filosofo parla positivamente della commedia e quindi dell'allegria.<br />L'assassino è il bibliotecario, un anziano monaco, chiamato venerabile Jorge, il quale decide di continuare a tenere all'oscuro il libro di Aristotele affinché non si alterasse l'immagine che il medioevo voleva dare del filosofo. Un immagine seriosa e oscurantista, compatibile con una cultura, come quella cattolico-medioevale, che sarebbe stata altrettanto seriosa e oscurantista, ovviamente secondo le convinzioni neo-illuministe.<br />Ci sono dunque due elementi molto importanti che dimostrano l'inattendibilità del romanzo. Il primo è la presunta avversione medievale verso l'allegria; il secondo l'intento censorio della cultura monastica. <br /><br />AVVERSIONE VERSO L'ALLEGRIA E CENSURA DEI TESTI SCOMODI<br />Il medioevo sarebbe stata un'epoca "seriosa", intollerante nei confronti dell'allegria. Grande sciocchezza!<br />Se c'è stata un'epoca amante dell'allegria questa è stata appunto il medioevo. Ci sono tanti segni che lo dimostrano. Solo alcuni esempi.<br />I medievali aggiunsero ufficiosamente un ottavo peccato capitale: la tristitia. Avevano ben capito che il cristiano, malgrado le prove della vita, non può mai assecondare la tristezza.<br />I medievali avevano un atteggiamento positivo nei confronti della vita che dimostravano attraverso varie espressioni artistiche, fra cui anche l'amore per il forte contrasto cromatico che contraddistingueva i dipinti, le vetrate delle cattedrali, l'araldica, il vestiario, le miniature, ecc.<br />Nel medioevo il suicidio era pressoché inesistente.<br />Ma poi, a tagliare la testa al toro, come si suol dire, è ciò che scrive san Tommaso d'Aquino (1225-1274), massima espressione della filosofia e teologia di questo periodo, il quale nella II-II, questione 168, della Summa, citando sant'Ambrogio, dice che l'uomo equilibrato deve avere un volto sorridente. 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Curiosamente è l'avverbio esatto. E non perché ritenga che i libri che ho scritto non siano documentati, seri, e quindi meritevoli di attenzione. Ma perché, vivendo in una società pervasa fin nei suoi più piccoli meandri dalle soffocanti maglie del pensiero liberal-massonico, era semplicemente impossibile che un libro sui "fatti" del risorgimento avesse successo.<br />D'altronde la sua stessa pubblicazione ha avuto del miracoloso: dopo aver bussato a tutte le porte, c'è voluto l'intervento di Padre Pio perché alla fine l'Ares si decidesse a pubblicare quello che è stato uno dei suoi più riusciti best seller.<br />Lo spiraglio che si è aperto per qualche tempo una ventina di anni fa, si è nel frattempo meticolosamente richiuso e le notizie che ho raccontato in tanti libri, oggi sono in pochi a ricordarsele. E' la vita. Lo stesso Meeting di Rimini, che tanta risonanza ha dato ai miei libri sul risorgimento, da qualche anno non solo ha taciuto ma si è accodato alla versione di sempre. Quella ribadita dallo stesso presidente della Repubblica Napolitano, accolto con molta benevolenza dai vertici del Meeting.<br />150 anni dalla presa di Roma? Sotto la presidenza Napolitano, all'epoca di Alemanno sindaco, sono stati restaurati sul Gianicolo i tanti busti  dei protagonisti della repubblica romana del 1849. Cosa si celebra in quell'evento? L'aver messo la parola fine al potere temporale dei papi. Detto in altri termini, l'aver creduto di aver ucciso la religione cattolica: "Roma, la santa, l'Eterna Roma, ha parlato", scrive Mazzini in Per la proclamazione della Repubblica Romana. Cosa avrebbe detto Roma? "Roma non è dei Romani: Roma è dell'Italia: Roma è nostra perché noi siamo suoi. Roma è del Dovere, della Missione, dell'Avvenire". E quelli che non sono d'accordo? "I Romani che non lo intendono non sono degni del nome".<br />La libertà portata ai romani da Mazzini e dai carbonari è descritta da Pio IX nell'enciclica Quibus quantisque malorum compsta durante l'esilio di Gaeta, ma è anche raccontata dal futuro primo ministro Luigi Carlo Farini ne Lo stato romano dall'anno 1814 al 1850: "Fra gli inni di libertà, e gli augurii di fratellanza erano violati i domicilii, violate le proprietà; qual cittadino nella persona, qual era nella roba offeso, e le requisizioni dei metalli preziosi divenivano esca a ladronecci, e pretesto a rapinerie".<br />Se questo è stato l'inizio, il 20 settembre 1870 i massoni hanno continuato l'opera in piena e totale libertà.<br />Se siamo ancora vivi è perché Pio IX e tutto il popolo cristiano hanno obbedito al Vangelo e hanno alla lettera dato l'altra guancia.<br /><br />TUTTI I NUMERI DI UN DISASTRO<br />L'unità d'Italia è stata realizzata dai Savoia in nome della monarchia costituzionale e dello stato liberale.<br />È successo l'esatto contrario: sono stati violati tutti i principali articoli dello Statuto, a cominciare dal primo che definisce la chiesa apostolica, cattolica, romana, unica religione di Stato:<br />- sono stati soppressi tutti gli ordini religiosi: a 57.492 persone è stata negata la possibilità di vivere come liberamente avevano scelto di fare;<br />- sono stati derubati tutti i beni degli ordini religiosi (chiese, conventi, terreni, compresi archivi, biblioteche, oggetti d'arte e di culto, paramenti);<br />- al momento dell'unificazione più di cento diocesi sono state lasciate senza vescovo;<br />- non c'è stata nessuna libertà di istruzione;<br />- non c'è stata nessuna libertà di stampa (è stata persino proibita la pubblicazione delle encicliche del papa);<br />- è stato infranto il principio della inviolabilità della proprietà privata;<br />- in nome dell'ordine morale che aveva visto la luce i preti sono stati obbligati a cantare il Te Deum e a dare i sacramenti agli scomunicati liberali. Chi non ha ubbidito è incorso in multe pesanti ed è stato condannato a 2 o 3 anni di carcere (questo stabiliva il codice di diritto penale approvato nel 1859 nell'imminenza dell'invasione);<br />- qualche anno dopo l'unificazione sono state soppresse anche le 24.000 opere pie.<br /><br />CONSEGUENZE<br />- per giustificare la violenza contro lo stato pontificio e il Regno delle Due Sicilie è stata imposta una storiografia radicalmente falsa;<br />- è trionfato l'odio per la religione cattolica;<br />- è trionfato il disprezzo per la nostra storia e per la nostra identità (tuttora imperante);<br />- l'1% circa della popolazione di fede liberale ha realizzato un bottino ingente alle spalle dei beni della Chiesa, cioè di tutta la popolazione;<br />- enorme è stata la distruzione del patrimonio artistico e culturale;<br />- il bilancio dello stato è risultato fuori controllo (all'opposto delle abitudini virtuose degli stati preesistenti);<br />- è stata imposta una tassazione elevatissima per l'epoca;<br />- c'è stato l'impoverimento delle fasce più povere della popolazione;<br />- all'Italia liberale è spettato il primato della popolazione carceraria: 72.450 detenuti (il rapporto carceratiabitanti è di 138 ogni 100.000 persone in Francia, di 107 in Inghilterra, di 63 in Belgio, di 270 in Italia);<br />- è stata realizzata una grande concentrazione della proprietà fondiaria che è aumentata del 20% nei primi venti anni dopo l'unificazione;<br />- per la prima volta nella sua storia l'Italia è stata ridotta a colonia (economica, culturale, religiosa);<br />- per la prima volta nella sua storia il popolo italiano è stato  costretto ad un'emigrazione di massa.<br /><br />Nota di BastaBugie: già da noi pubblicizzati, consigliamo nuovamente i video di Angela Pellicciari. Ecco come l'autrice li presenta:<br />In questo periodo, per ingannare il tempo, mi sono inventata quelle che ho chiamato Pillole. Piccoli video in cui parlo con semplicità e chiarezza delle cose che ho scritto. Se credete potete vederle sul mio canale di youtube. Ben 51 sono quelle che ho dedicato al risorgimento (1; 31-35; 57-102).<br /><a href="https://angelapellicciari.com/pillole/" rel="noopener">https://angelapellicciari.com/pillole/</a><br /><br />METTERE UN VIDEO VERSIONE YT<br /><a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLxI2qyU9ZN4nlsTa-0x_wgyiLIdCxen-T" rel="noopener">https://www.youtube.com/playlist?list=PLxI2qyU9ZN4nlsTa-0x_wgyiLIdCxen-T</a><br /> <br />Titolo originale: Porta Pia e Risorgimento, 150 anni di menzogne. Tutti i numeri di un disastro.<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 683]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41071513</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2020 21:57:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41071513/a_150_anni_dalla_presa_di_roma_sono_evidenti_tutti_i_disastri_del_risorgimento.mp3" length="8039443" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6288&#13;
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A 150 ANNI DALLA PRESA DI ROMA SONO EVIDENTI TUTTI I DISASTRI DEL RISORGIMENTO di Angela Pellicciari&#13;
Oramai tanto tempo fa, ventidue anni per l'esattezza, pubblicavo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6288" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6288</a><br /><br />A 150 ANNI DALLA PRESA DI ROMA SONO EVIDENTI TUTTI I DISASTRI DEL RISORGIMENTO di Angela Pellicciari<br />Oramai tanto tempo fa, ventidue anni per l'esattezza, pubblicavo Risorgimento da riscrivere, un testo che ha curiosamente avuto molto successo. Curiosamente è l'avverbio esatto. E non perché ritenga che i libri che ho scritto non siano documentati, seri, e quindi meritevoli di attenzione. Ma perché, vivendo in una società pervasa fin nei suoi più piccoli meandri dalle soffocanti maglie del pensiero liberal-massonico, era semplicemente impossibile che un libro sui "fatti" del risorgimento avesse successo.<br />D'altronde la sua stessa pubblicazione ha avuto del miracoloso: dopo aver bussato a tutte le porte, c'è voluto l'intervento di Padre Pio perché alla fine l'Ares si decidesse a pubblicare quello che è stato uno dei suoi più riusciti best seller.<br />Lo spiraglio che si è aperto per qualche tempo una ventina di anni fa, si è nel frattempo meticolosamente richiuso e le notizie che ho raccontato in tanti libri, oggi sono in pochi a ricordarsele. E' la vita. Lo stesso Meeting di Rimini, che tanta risonanza ha dato ai miei libri sul risorgimento, da qualche anno non solo ha taciuto ma si è accodato alla versione di sempre. Quella ribadita dallo stesso presidente della Repubblica Napolitano, accolto con molta benevolenza dai vertici del Meeting.<br />150 anni dalla presa di Roma? Sotto la presidenza Napolitano, all'epoca di Alemanno sindaco, sono stati restaurati sul Gianicolo i tanti busti  dei protagonisti della repubblica romana del 1849. Cosa si celebra in quell'evento? L'aver messo la parola fine al potere temporale dei papi. Detto in altri termini, l'aver creduto di aver ucciso la religione cattolica: "Roma, la santa, l'Eterna Roma, ha parlato", scrive Mazzini in Per la proclamazione della Repubblica Romana. Cosa avrebbe detto Roma? "Roma non è dei Romani: Roma è dell'Italia: Roma è nostra perché noi siamo suoi. Roma è del Dovere, della Missione, dell'Avvenire". E quelli che non sono d'accordo? "I Romani che non lo intendono non sono degni del nome".<br />La libertà portata ai romani da Mazzini e dai carbonari è descritta da Pio IX nell'enciclica Quibus quantisque malorum compsta durante l'esilio di Gaeta, ma è anche raccontata dal futuro primo ministro Luigi Carlo Farini ne Lo stato romano dall'anno 1814 al 1850: "Fra gli inni di libertà, e gli augurii di fratellanza erano violati i domicilii, violate le proprietà; qual cittadino nella persona, qual era nella roba offeso, e le requisizioni dei metalli preziosi divenivano esca a ladronecci, e pretesto a rapinerie".<br />Se questo è stato l'inizio, il 20 settembre 1870 i massoni hanno continuato l'opera in piena e totale libertà.<br />Se siamo ancora vivi è perché Pio IX e tutto il popolo cristiano hanno obbedito al Vangelo e hanno alla lettera dato l'altra guancia.<br /><br />TUTTI I NUMERI DI UN DISASTRO<br />L'unità d'Italia è stata realizzata dai Savoia in nome della monarchia costituzionale e dello stato liberale.<br />È successo l'esatto contrario: sono stati violati tutti i principali articoli dello Statuto, a cominciare dal primo che definisce la chiesa apostolica, cattolica, romana, unica religione di Stato:<br />- sono stati soppressi tutti gli ordini religiosi: a 57.492 persone è stata negata la possibilità di vivere come liberamente avevano scelto di fare;<br />- sono stati derubati tutti i beni degli ordini religiosi (chiese, conventi, terreni, compresi archivi, biblioteche, oggetti d'arte e di culto, paramenti);<br />- al momento dell'unificazione più di cento diocesi sono state lasciate senza vescovo;<br />- non c'è stata nessuna libertà di istruzione;<br />- non c'è stata nessuna libertà di stampa (è stata persino proibita la pubblicazione delle encicliche del papa);<br />- è stato infranto il...]]></itunes:summary><itunes:duration>503</itunes:duration><itunes:keywords>disastri,presa,risorgimento,roma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2ce3da32d4df032257d1c32bec51b939.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ai mondiali del 2006 l'Italia sconfisse la Francia... ma non era la prima volta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ai-mondiali-del-2006-l-italia-sconfisse-la-francia-ma-non-era-la-prima-volta--40138690</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6228" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6228</a><br /><br />AI MONDIALI DEL 2006 L'ITALIA SCONFISSE LA FRANCIA... MA NON ERA LA PRIMA VOLTA<br />Diciamolo francamente i francesi sono cugini fino ad un certo punto. Si, tutto quello che volete: i nostri vicini, la somiglianza, la lingua neolatina, la passione per il vino e i formaggi, una cucina che non è molto differente dalla nostra (si fa per dire!). Sì, c'è tutto questo... ma i francesi sono francesi, e gli italiani sono italiani.<br />Ci è difficile sopportare quella prosopopea sciovinista con contorno di nasino all'insù. Così come loro non sopportano la nostra superiorità storica e culturale. Questa insopportazione ce l'hanno fino al midollo e l'hanno voluta trasmettere finanche ai più piccoli: la serie di Asterix e Obelix docet.<br />Calcisticamente non gli è andata sempre bene. Così come per noi. Nella finale degli Europei del 2000 gli azzurri di fatto dominarono, poi vennero beffati con il famoso golden gol di Trezeguet. Ma ci rifacemmo nella finale del Mondiale 2006. Accadde di fatto il contrario: i blues transalpini fecero più possesso palla e, anche senza Zidane (espulso), ce la fecero vedere brutta. Ma andò come andò e Fabio Grosso, di mestiere terzino fluidificante, divenne l'eroe nazionale.<br />Forse l'unico match in cui il dominio territoriale sortì effetto fu l'ottavo di finale nei Mondiali del Messico del 1986, quando la banda di Platini, Rochteau e Tigana ci dette una lezione non indifferente sul piano del gioco e del risultato: 2-0 senza nessuna attenuante!<br />Eppure tra le grandi sfide Italia-Francia ve ne è un'altra che arrise a nostro favore. Una bella lezione che va ben oltre la conquista di Cesare delle Gallie e la romanizzazione del Rodano.<br />Nel basso medioevo la Sorbona era il top del sistema universitario della cristianità. Allora il sistema universitario funzionava in un modo molto libero e poco burocratico. Gli studenti, beneficiando di un'unificazione linguistica accademica (il latino), seguivano i corsi che ritenevano più utili in diverse università dell'Europa. E nello stesso ateneo potevano decidere liberamente di seguire i corsi dei docenti che ritenevano più preparati. Ebbene, nel XIII secolo, alla Sorbona, i corsi più seguiti erano di due italiani, precisamente di un viterbese e di un ciociaro: San Bonaventura da Bagnoregio e san Tommaso d'Aquino... scusate se è poco. Ovvero, il vertice della scuola francescana e il vertice della scuola domenicana.<br />Costoro raccoglievano una tale quantità di studenti che ci fu chi pensò di farli fuori (accademicamente parlando, s'intende), proponendo che fosse bene per i regolari (cioè per coloro che appartenevano ad ordini religiosi) non insegnare per evitare che si distraessero dalla preghiera. Ma non ci fu nulla da fare, questi due italiani erano diventati troppo famosi e continuarono a "menare la danza" della docenza e ad affascinare filosoficamente. Se volessimo utilizzare un paragone calcistico (speriamo non irriverente) è come se in una stessa squadra vi fossero contemporaneamente un Maradona ed un Pelé.<br />San Bonaventura e san Tommaso... un bel colpo per lo sciovinismo transalpino!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40138690</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2020 18:20:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40138690/ai_mondiali_del_2006_italia_sconfigge_francia.mp3" length="3912514" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6228

AI MONDIALI DEL 2006 L'ITALIA SCONFISSE LA FRANCIA... MA NON ERA LA PRIMA VOLTA
Diciamolo francamente i francesi sono cugini fino ad un certo punto. Si, tutto quello che volete: i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6228" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6228</a><br /><br />AI MONDIALI DEL 2006 L'ITALIA SCONFISSE LA FRANCIA... MA NON ERA LA PRIMA VOLTA<br />Diciamolo francamente i francesi sono cugini fino ad un certo punto. Si, tutto quello che volete: i nostri vicini, la somiglianza, la lingua neolatina, la passione per il vino e i formaggi, una cucina che non è molto differente dalla nostra (si fa per dire!). Sì, c'è tutto questo... ma i francesi sono francesi, e gli italiani sono italiani.<br />Ci è difficile sopportare quella prosopopea sciovinista con contorno di nasino all'insù. Così come loro non sopportano la nostra superiorità storica e culturale. Questa insopportazione ce l'hanno fino al midollo e l'hanno voluta trasmettere finanche ai più piccoli: la serie di Asterix e Obelix docet.<br />Calcisticamente non gli è andata sempre bene. Così come per noi. Nella finale degli Europei del 2000 gli azzurri di fatto dominarono, poi vennero beffati con il famoso golden gol di Trezeguet. Ma ci rifacemmo nella finale del Mondiale 2006. Accadde di fatto il contrario: i blues transalpini fecero più possesso palla e, anche senza Zidane (espulso), ce la fecero vedere brutta. Ma andò come andò e Fabio Grosso, di mestiere terzino fluidificante, divenne l'eroe nazionale.<br />Forse l'unico match in cui il dominio territoriale sortì effetto fu l'ottavo di finale nei Mondiali del Messico del 1986, quando la banda di Platini, Rochteau e Tigana ci dette una lezione non indifferente sul piano del gioco e del risultato: 2-0 senza nessuna attenuante!<br />Eppure tra le grandi sfide Italia-Francia ve ne è un'altra che arrise a nostro favore. Una bella lezione che va ben oltre la conquista di Cesare delle Gallie e la romanizzazione del Rodano.<br />Nel basso medioevo la Sorbona era il top del sistema universitario della cristianità. Allora il sistema universitario funzionava in un modo molto libero e poco burocratico. Gli studenti, beneficiando di un'unificazione linguistica accademica (il latino), seguivano i corsi che ritenevano più utili in diverse università dell'Europa. E nello stesso ateneo potevano decidere liberamente di seguire i corsi dei docenti che ritenevano più preparati. Ebbene, nel XIII secolo, alla Sorbona, i corsi più seguiti erano di due italiani, precisamente di un viterbese e di un ciociaro: San Bonaventura da Bagnoregio e san Tommaso d'Aquino... scusate se è poco. Ovvero, il vertice della scuola francescana e il vertice della scuola domenicana.<br />Costoro raccoglievano una tale quantità di studenti che ci fu chi pensò di farli fuori (accademicamente parlando, s'intende), proponendo che fosse bene per i regolari (cioè per coloro che appartenevano ad ordini religiosi) non insegnare per evitare che si distraessero dalla preghiera. Ma non ci fu nulla da fare, questi due italiani erano diventati troppo famosi e continuarono a "menare la danza" della docenza e ad affascinare filosoficamente. Se volessimo utilizzare un paragone calcistico (speriamo non irriverente) è come se in una stessa squadra vi fossero contemporaneamente un Maradona ed un Pelé.<br />San Bonaventura e san Tommaso... un bel colpo per lo sciovinismo transalpino!]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:keywords>calcio,francia,italia,mondiali,vittoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2d9fc803febcabd5e1a3a46576cc5ffc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il conflitto tra Napoleone e Papa Pio VII</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-conflitto-tra-napoleone-e-papa-pio-vii--39526502</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6201" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6201</a><br /><br />IL CONFLITTO TRA NAPOLEONE E PAPA PIO VII di Alvaro Real<br />La Chiesa e i grandi poteri non hanno mai avuto ottimi rapporti. Lo Stato Pontificio è sempre stato un luogo di conflitto. Nel 1797 Pio VI venne arrestato e deportato da alcuni rivoluzionari in Francia, dove morì tre anni dopo. Anche Napoleone ha avuto i suoi conflitti con il Successore di Pietro.<br />Napoleone voleva estendere il proprio potere in tutta l'Europa, aspirava a creare un impero che non avesse fine e si vedeva come il grande imperatore onnipotente del continente europeo. Tutto doveva essere sotto il suo controllo e il suo potere, anche il nuovo papa, Pio VII.<br />All'inizio Napoleone voleva essere un alleato di Roma. Non voleva agire come i rivoluzionari, ma giungere a un accordo con lo Stato Pontificio. Venne firmato un concordato, con il quale si pensava di pacificare gli animi. Nonostante questo, Napoleone portò avanti i suoi piani. Per lui il pontificato era una semplice pedina della sua strategia militare.<br /><br />VOLEVA UMILIARE PAPA PIO VII<br />La prima cosa che fece fu obbligarlo ad andare a Parigi alla sua incoronazione. [...] Ma perché Napoleone volle obbligare il papa ad assistere alla sua incoronazione? L'idea di Napoleone era trattenere il pontefice in Francia, ma desistette rendendosi conto che se il papa non fosse tornato i cardinali avrebbero pensato che aveva rinunciato e avrebbero eletto un nuovo pontefice. Fu la prima delle tensioni.<br />Nel 1806 Napoleone minacciò il papa quando la Gran Bretagna chiese al pontefice di astenersi davanti al blocco continentale alla Francia. "Sua Santità è sovrano di Roma, ma io sono l'imperatore; tutti i miei nemici devono essere i suoi", gli scrisse.<br />Nel 1808 le tensioni aumentarono. Le truppe dell'imperatore entrarono nella Città Eterna, e il papa si ritirò nel Quirinale. Napoleone riuscì ad annettere parte del territorio, ma voleva di più.<br />Nel 1809 decretò l'annessione del resto dei territori e lasciò che il pontefice restasse nella sua residenza di Roma. Pio VII eseguì la condanna più grave che si può verificare nella Chiesa e scomunicò l'imperatore. Alcuni diranno che non fu una scomunica perché non citava il nome del pontefice, ma non serviva. La bolla Quam memorandum era molto chiara: "scomunicava i ladri del patrimonio di San Pietro".<br />I rapporti finirono per rompersi, e Napoleone decise di arrestare il papa. Quando le truppe entrarono nel Quirinale, Pio VII non oppose resistenza. In quel momento il papa pronunciò la frase più famosa del suo pontificato. Gli venne chiesto se rinunciava allo Stato Pontificio e se ritirava la scomunica, ma la risposta fu netta: "Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo".<br /><br />PIO VII, SERVO DI DIO<br />Venne portato a Savona, in un viaggio disumano con il quale Napoleone voleva continuare a umiliarlo. Cercò di far sì che il papa sostenesse la sua causa, ma Pio VII rifiutò i vescovi designati dall'imperatore e il suo divorzio e successivo matrimonio. Napoleone convocò un concilio a Parigi per umiliare ancor di più il pontefice, ma i vescovi appoggiarono Pio VII.<br />La tremenda storia di Pio VII non finì qui. Venne trasferito nel palazzo di Napoleone, e nel trasferimento fu sul punto di morire. Sopravvisse a una grave malattia, e l'imperatore pensò che il papa avrebbe potuto essergli più utile se lo avesse liberato. Si sbagliava. Pio VII non si lasciò manipolare, e Napoleone lo arrestò e lo deportò nuovamente. Venne portato da un luogo all'altro, da una città all'altra.<br />Pio VII sarebbe stato liberato dagli austriaci, e poco dopo Napoleone avrebbe abdicato. Il papa tornò nel luogo dal quale non avrebbe mai dovuto andar via: la sua residenza di Roma.<br />Pio VII potrebbe arrivare agli altari, e forse presto sarà santo. Benedetto XVI rimase così colpito dalla sua storia, dal suo coraggio e dalla sua forza da dichiarare il "nihil obstat" e da concedergli il titolo di Servo di Dio. Attualmente nella diocesi di Savona-Noli è aperta la sua causa.<br />Anche la storia di Napoleone è forse finita in modo positivo, o almeno strano. Esiliato nell'isola di Sant'Elena, disse del pontefice: "È davvero un uomo buono, amabile e coraggioso. È un agnello, un vero uomo, che mi fa sentire piccolo". Fu forse la conseguenza degli anni di lotte con il pontefice, della determinazione di Pio VII o di una caduta da cavallo come per San Paolo. Perché alla fine dei suoi giorni Napoleone parlò così del pontefice? Lo sa solo lui.<br />Il fatto è che l'imperatore francese alla fine venne sconfitto. Non il suo esercito né il suo potere, ma il suo egoismo e la sua lotta personale. In esilio si convertì e abbracciò la fede. Ma questa è un'altra storia.<br />[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]<br /> <br />Titolo originale: Pio VII vs Napoleone: l’imperatore contro il papa<br />Fonte: Aleteia, 7 aprile 2017<br />Pubblicato su BastaBugie n. 674]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39526502</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 19:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39526502/il_conflitto_tra_napoleone_e_papa_pio_vii.mp3" length="7263711" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6201&#13;
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IL CONFLITTO TRA NAPOLEONE E PAPA PIO VII di Alvaro Real&#13;
La Chiesa e i grandi poteri non hanno mai avuto ottimi rapporti. Lo Stato Pontificio è sempre stato un luogo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6201" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6201</a><br /><br />IL CONFLITTO TRA NAPOLEONE E PAPA PIO VII di Alvaro Real<br />La Chiesa e i grandi poteri non hanno mai avuto ottimi rapporti. Lo Stato Pontificio è sempre stato un luogo di conflitto. Nel 1797 Pio VI venne arrestato e deportato da alcuni rivoluzionari in Francia, dove morì tre anni dopo. Anche Napoleone ha avuto i suoi conflitti con il Successore di Pietro.<br />Napoleone voleva estendere il proprio potere in tutta l'Europa, aspirava a creare un impero che non avesse fine e si vedeva come il grande imperatore onnipotente del continente europeo. Tutto doveva essere sotto il suo controllo e il suo potere, anche il nuovo papa, Pio VII.<br />All'inizio Napoleone voleva essere un alleato di Roma. Non voleva agire come i rivoluzionari, ma giungere a un accordo con lo Stato Pontificio. Venne firmato un concordato, con il quale si pensava di pacificare gli animi. Nonostante questo, Napoleone portò avanti i suoi piani. Per lui il pontificato era una semplice pedina della sua strategia militare.<br /><br />VOLEVA UMILIARE PAPA PIO VII<br />La prima cosa che fece fu obbligarlo ad andare a Parigi alla sua incoronazione. [...] Ma perché Napoleone volle obbligare il papa ad assistere alla sua incoronazione? L'idea di Napoleone era trattenere il pontefice in Francia, ma desistette rendendosi conto che se il papa non fosse tornato i cardinali avrebbero pensato che aveva rinunciato e avrebbero eletto un nuovo pontefice. Fu la prima delle tensioni.<br />Nel 1806 Napoleone minacciò il papa quando la Gran Bretagna chiese al pontefice di astenersi davanti al blocco continentale alla Francia. "Sua Santità è sovrano di Roma, ma io sono l'imperatore; tutti i miei nemici devono essere i suoi", gli scrisse.<br />Nel 1808 le tensioni aumentarono. Le truppe dell'imperatore entrarono nella Città Eterna, e il papa si ritirò nel Quirinale. Napoleone riuscì ad annettere parte del territorio, ma voleva di più.<br />Nel 1809 decretò l'annessione del resto dei territori e lasciò che il pontefice restasse nella sua residenza di Roma. Pio VII eseguì la condanna più grave che si può verificare nella Chiesa e scomunicò l'imperatore. Alcuni diranno che non fu una scomunica perché non citava il nome del pontefice, ma non serviva. La bolla Quam memorandum era molto chiara: "scomunicava i ladri del patrimonio di San Pietro".<br />I rapporti finirono per rompersi, e Napoleone decise di arrestare il papa. Quando le truppe entrarono nel Quirinale, Pio VII non oppose resistenza. In quel momento il papa pronunciò la frase più famosa del suo pontificato. Gli venne chiesto se rinunciava allo Stato Pontificio e se ritirava la scomunica, ma la risposta fu netta: "Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo".<br /><br />PIO VII, SERVO DI DIO<br />Venne portato a Savona, in un viaggio disumano con il quale Napoleone voleva continuare a umiliarlo. Cercò di far sì che il papa sostenesse la sua causa, ma Pio VII rifiutò i vescovi designati dall'imperatore e il suo divorzio e successivo matrimonio. Napoleone convocò un concilio a Parigi per umiliare ancor di più il pontefice, ma i vescovi appoggiarono Pio VII.<br />La tremenda storia di Pio VII non finì qui. Venne trasferito nel palazzo di Napoleone, e nel trasferimento fu sul punto di morire. Sopravvisse a una grave malattia, e l'imperatore pensò che il papa avrebbe potuto essergli più utile se lo avesse liberato. Si sbagliava. Pio VII non si lasciò manipolare, e Napoleone lo arrestò e lo deportò nuovamente. Venne portato da un luogo all'altro, da una città all'altra.<br />Pio VII sarebbe stato liberato dagli austriaci, e poco dopo Napoleone avrebbe abdicato. Il papa tornò nel luogo dal quale non avrebbe mai dovuto andar via: la sua residenza di Roma.<br />Pio VII potrebbe arrivare agli altari, e forse presto sarà santo. 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Generoso e pio, era anche uno dei principi più colti della Cristianità. Sposò, per amore e non per opportunità politica, Caterina d'Aragona, principessa spagnola decisamente alla sua altezza; insieme aprirono le porte agli umanisti europei e sovvenzionarono generosamente chiese e università.<br />Ottimo musicista, il re compose, oltre alla ben nota "Greensleeves", anche due Messe in cinque parti; alla nascita del primogenito, il sovrano andò a rendere grazie al santuario di Nostra Signora di Walsingham, una delle sue mete preferite insieme a quella di san Tommaso di Canterbury (due santuari, che avrebbe poi distrutto).<br />Quando, nel 1511, il re di Francia minacciò il Papa di deposizione, Enrico, scandalizzato, aderì con entusiasmo alla Lega Santa che Giulio II costituì contro il francese. Certo non aspettava altro per riprendere la guerra contro il tradizionale nemico; nel suo discorso al Consiglio Privato, però, lanciò tuoni e fulmini contro l'uomo che aveva osato «lacerare la tunica di Cristo, tessuta senza cuciture». Pochi anni dopo dichiarò al Papa di essere pronto per una Crociata, se il Pontefice ne avesse indetta una.<br />Intanto, nel 1517 scoppiò la bomba luterana. Enrico si sentì subito chiamato in causa e, lì per lì, buttò giù una bozza in difesa del Papato e delle indulgenze. Quando Lutero pubblicò il "De captivitate babylonica", Enrico si mise d'impegno e, incoraggiato dal card. Wolsey, ampliò quella bozza, redigendo l' "Assertio septem sacramentorum", il primo scritto antiluterano composto da un monarca. Dato alle stampe nel luglio 1521, quando il monaco apostata era già stato scomunicato e dichiarato fuorilegge, il libro ebbe una gran fortuna, con una ventina di edizioni, nel corso del Cinquecento, in tutta Europa. In ottobre un'edizione di lusso fu inviata a Leone X, il quale conferì al re d'Inghilterra il titolo onorifico di Defensor fidei, difensore della fede.<br /><br />CONTRO LUTERO<br />Il vasto successo fu dovuto proprio al fatto che fosse un'opera piuttosto convenzionale e divulgativa, priva di finezza teologica, opera in cui si ribadiva con forza l'infallibilità del Papa, l'indissolubilità del matrimonio, la terribile gravità dello scisma. Uno degli argomenti contro Lutero si rivelò piuttosto efficace: come mai Dio avrebbe rivelato la verità solo ora e a quell'oscuro monaco tedesco, dopo aver lasciato che la Chiesa vagasse nelle tenebre per duemila anni?<br />Lutero gli rispose con l'infamante "Contra Henricum regem Angliae" (1522), in cui, smontando alcune facilonerie di Enrico, lo mise alla berlina davanti all'Europa intera. L'ex-monaco, che certo non è passato alla storia per la raffinatezza dell'eloquio, affermò che quell'incompetente imbrattafogli del re inglese faceva parte dei «porci tomisti» e non era altro che un ipocrita ed un giullare, plebeo e ignorante.<br />Da questo momento, forse anche più del luteranesimo, Enrico odiò con tutte le sue forze la persona di Lutero. Visto che la questione si faceva seria e intricata, non si abbassò a rispondere all'eresiarca tedesco e delegò il compito ai due migliori apologeti d'Inghilterra, John Fisher e Thomas More, entrambi fini umanisti e suoi amici personali, con i quali s'intratteneva spesso a discettare di teologia, esegesi, astronomia.<br /><br />L'INCREDIBILE VOLTAFACCIA<br />Che avrebbe detto il giovane Enrico se qualcuno gli avesse profetizzato gli anni a venire, rivelandogli ch'egli avrebbe insanguinato la propria famiglia, il proprio Paese, quella Chiesa cui era tanto devoto? Che avrebbe rinnegato l'alleanza imperiale, ripudiato l'amata moglie, distrutto tutte le ottocento case religiose d'Inghilterra, intascandone i proventi? Che avrebbe presto causato la rovina e la morte di Wolsey, Fisher, More e tanti altri, che ora stimava e ammirava? Che, a causa sua, l'Inghilterra sarebbe divenuta protestante, che la confusione dottrinale avrebbe regnato sovrana, che gli inglesi avrebbero poi diffuso quel protestantesimo incerto e multiforme in tutto l'impero?<br />Certo, Enrico non ci avrebbe creduto. Certo, lo avrebbe ritenuto impossibile. Eppure Enrico VIII si attirò la scomunica, depredò i beni della Chiesa, morì universalmente odiato. Senza, oltretutto, aver ottenuto ciò per cui aveva cominciato a buttare tutto all'aria: una successione solida (lasciò il trono a un bambino di nove anni) e l'amore di Anna Bolena (che fece decapitare dopo soli tre anni di "matrimonio").<br />Quanto alla Chiesa scismatica che aveva creato, proibì categoricamente qualsiasi ulteriore cambiamento: la liturgia doveva rimanere in latino e guai a chi dubitasse della Transustanziazione, del celibato sacerdotale o della necessità della confessione auricolare. Ma due anni dopo la morte del re, l'arcivescovo criptoprotestante Thomas Cranmer (lo stesso che aveva illegittimamente annullato il matrimonio con Caterina d'Aragona) diede alle stampe il "Book of Common Prayer", con il quale l'Inghilterra entrava ufficialmente a far parte del variopinto caleidoscopio protestante. Peggio di così...<br /><br />Nota di BastaBugie: sulla vicenda dello scisma anglicano del re d'Inghilterra Enrico VIII il miglior film è "Un uomo per tutte le stagioni" che vede come protagonista il Cancelliere del Regno Tommaso Moro che si opporrà eroicamente al re perdendo prima il lavoro, poi la libertà ed infine la vita. Il film è del 1966 e all'epoca vinse 6 Premi Oscar (tra cui: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista, miglior sceneggiatura). <br />Per approfondimenti sul film e per leggere la lettera di San Tommaso Moro alla figlia, clicca qui! <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=4" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=4</a><br />Qui sotto puoi vedere il trailer del film "Un uomo per tutte le stagioni".<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=StMdOMqz9No" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=StMdOMqz9No</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/34956445</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2020 17:24:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/34956445/enrico_viii_da_difensore_della_fede_cattolica_ad_eretico_e_scismatico.mp3" length="8265977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6193&#13;
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ENRICO VIII, DA DIFENSORE DELLA FEDE CATTOLICA AD ERETICO E SCISMATICO di Elisabetta Sala&#13;
Quando, nemmeno diciottenne, Enrico VIII ereditò il trono, l'Inghilterra gioì. Generoso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6193" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6193</a><br /><br />ENRICO VIII, DA DIFENSORE DELLA FEDE CATTOLICA AD ERETICO E SCISMATICO di Elisabetta Sala<br />Quando, nemmeno diciottenne, Enrico VIII ereditò il trono, l'Inghilterra gioì. Generoso e pio, era anche uno dei principi più colti della Cristianità. Sposò, per amore e non per opportunità politica, Caterina d'Aragona, principessa spagnola decisamente alla sua altezza; insieme aprirono le porte agli umanisti europei e sovvenzionarono generosamente chiese e università.<br />Ottimo musicista, il re compose, oltre alla ben nota "Greensleeves", anche due Messe in cinque parti; alla nascita del primogenito, il sovrano andò a rendere grazie al santuario di Nostra Signora di Walsingham, una delle sue mete preferite insieme a quella di san Tommaso di Canterbury (due santuari, che avrebbe poi distrutto).<br />Quando, nel 1511, il re di Francia minacciò il Papa di deposizione, Enrico, scandalizzato, aderì con entusiasmo alla Lega Santa che Giulio II costituì contro il francese. Certo non aspettava altro per riprendere la guerra contro il tradizionale nemico; nel suo discorso al Consiglio Privato, però, lanciò tuoni e fulmini contro l'uomo che aveva osato «lacerare la tunica di Cristo, tessuta senza cuciture». Pochi anni dopo dichiarò al Papa di essere pronto per una Crociata, se il Pontefice ne avesse indetta una.<br />Intanto, nel 1517 scoppiò la bomba luterana. Enrico si sentì subito chiamato in causa e, lì per lì, buttò giù una bozza in difesa del Papato e delle indulgenze. Quando Lutero pubblicò il "De captivitate babylonica", Enrico si mise d'impegno e, incoraggiato dal card. Wolsey, ampliò quella bozza, redigendo l' "Assertio septem sacramentorum", il primo scritto antiluterano composto da un monarca. Dato alle stampe nel luglio 1521, quando il monaco apostata era già stato scomunicato e dichiarato fuorilegge, il libro ebbe una gran fortuna, con una ventina di edizioni, nel corso del Cinquecento, in tutta Europa. In ottobre un'edizione di lusso fu inviata a Leone X, il quale conferì al re d'Inghilterra il titolo onorifico di Defensor fidei, difensore della fede.<br /><br />CONTRO LUTERO<br />Il vasto successo fu dovuto proprio al fatto che fosse un'opera piuttosto convenzionale e divulgativa, priva di finezza teologica, opera in cui si ribadiva con forza l'infallibilità del Papa, l'indissolubilità del matrimonio, la terribile gravità dello scisma. Uno degli argomenti contro Lutero si rivelò piuttosto efficace: come mai Dio avrebbe rivelato la verità solo ora e a quell'oscuro monaco tedesco, dopo aver lasciato che la Chiesa vagasse nelle tenebre per duemila anni?<br />Lutero gli rispose con l'infamante "Contra Henricum regem Angliae" (1522), in cui, smontando alcune facilonerie di Enrico, lo mise alla berlina davanti all'Europa intera. L'ex-monaco, che certo non è passato alla storia per la raffinatezza dell'eloquio, affermò che quell'incompetente imbrattafogli del re inglese faceva parte dei «porci tomisti» e non era altro che un ipocrita ed un giullare, plebeo e ignorante.<br />Da questo momento, forse anche più del luteranesimo, Enrico odiò con tutte le sue forze la persona di Lutero. Visto che la questione si faceva seria e intricata, non si abbassò a rispondere all'eresiarca tedesco e delegò il compito ai due migliori apologeti d'Inghilterra, John Fisher e Thomas More, entrambi fini umanisti e suoi amici personali, con i quali s'intratteneva spesso a discettare di teologia, esegesi, astronomia.<br /><br />L'INCREDIBILE VOLTAFACCIA<br />Che avrebbe detto il giovane Enrico se qualcuno gli avesse profetizzato gli anni a venire, rivelandogli ch'egli avrebbe insanguinato la propria famiglia, il proprio Paese, quella Chiesa cui era tanto devoto? Che avrebbe rinnegato l'alleanza imperiale, ripudiato l'amata moglie, distrutto tutte le ottocento case religiose d'Inghilterra,...]]></itunes:summary><itunes:duration>517</itunes:duration><itunes:keywords>cattolica,difesa,eretico,fede,scismatico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2a588005bed3a371018d8d26722c12cd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Esaltazione del vino e di chi lo sa apprezzare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/esaltazione-del-vino-e-di-chi-lo-sa-apprezzare--26755845</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6111" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6111</a><br /><br />ESALTAZIONE DEL VINO E DI CHI LO SA APPREZZARE di Mario lannaccone<br />Il vino è una bevanda difficile,  che - si dice spesso - va "capita".  È una bevanda che va compresa piano piano, e assaporata; esiste in migliaia di declinazioni, con sapori, aromi e retrogusti diversi. Basta che cambi il terreno, il clima, la maturazione dell'uva, l'invecchiamento; basta che mutino altre variabili e lo stesso vino, prodotto con le stesse uve, nello stesso terreno, si presenta completamente diverso. Il vino è come gli uomini: sempre diverso, esposto al tempo e al caso. Ci porta a ritmi lenti, all'arte dei conoscitori, ai legni e ai profumi; alla difficile arte della vinificazione, tramandata da maestro a discepolo, perché fatta di esperienza, osservazione, intuizione. Ci porta emozione; e, non a caso, la rossa bevanda è costantemente associata alla poesia, alla musica, all'amore sia nei suoi aspetti più sensuali, sia in quelli più platonici, spirituali, mistici. Il vino entra spesso, e nei modi più diversi, nella letteratura. Del resto, il vino si produce da migliaia di anni, con un lavoro paziente, che ha richiesto secoli per affinarsi a partire da una materia prima nobile come il succo d'uva. Esistono altri tipi di bevande prodotte dalla fermentazione di succhi zuccherini (birra, idromele, sidro), ma il vino d'uva è rimasto il più complesso, vario, nobile. Soltanto la birra può avvicinarsi alla complessa civiltà del vino, ma non ha mai assunto quel valore sacro che la civiltà cristiana ha attribuito al vino.<br /><br />STORIA DI UNA COLTURA<br />Il vino d'uva cominciò a essere prodotto in molte terre e da molti popoli della Mezzaluna fertile sin dalla scoperta della vite, allora molto diversa e poi costantemente migliorata da incroci di coltura. Il suo consumo era comune fra i sumeri, gli egizi, gli israeliti, gli etruschi, i persiani e soprattutto fra i popoli mediterranei, i greci e i romani. I romani lo producevano molto concentrato e forte, talvolta denso, quasi sempre da mescolarsi all'acqua, per diluirlo. Prodotto costoso, in alcune sue varianti assai raro e molto ambito, assorbì e concentro in sé, nel tempo, simboli profondi. Il produrlo costa all'uomo un elaborato lavoro che inizia dalla cura della terra e della vigna, prosegue nella manipolazione e lavorazione del frutto, nella spremitura, nella prima fermentazione, nella produzione e trattamento del mosto. Poi, l'ultima fase del processo è, in certo senso, segreta, poiché avviene nel buio. S'ignorava perché il mosto iniziasse a fermentare e il suo gusto dolce diventasse pregno d'alcool facendo nascere il vino nuovo che l'invecchiamento migliora: ogni contenitore, ogni botte, ogni diverso legno nel quale il vino può maturare produce effetti diversi, bouquet differenti di aromi. Va conservato in luoghi adatti e curato nel tempo affinché i suoi zuccheri si sublimino, in un processo che gli scrittori di un tempo descrivevano come prodigioso, sacro, misterioso. L'uva viene pestata, quasi umiliata, e produce un succo che somiglia al sangue e che, nel tempo, dopo essere risorto dal buio si presenta affinato nel sapore e nel profumo. Già in questo vediamo l'anticipazione del vino come materia eucaristica. Ma prima di allora, in epoca precristiana, il vino era bevanda degli dei, dell'ebbrezza, della possessione sacra di Bacco o Dioniso. Il mistero che circondava il suo prodursi, la cura che l'uomo doveva dedicargli, l'ebbrezza che produceva, lo legarono a culti diffusi: era usato per riti, sacrifici, libagioni.<br /><br />NELLA VITA DI GESÙ<br />Il lavoro della vigna è presente nei Vangeli in diversi contesti, come la Parabola dei lavoratori della vigna (Mc 20,1-16) e la Parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-44; Mc 12,1-12; Lc 20,9-18). Il vino è nominato nel discorso sul digiuno di Marco (Mc 2,18-22), dove si menziona il vino nuovo - la Buona Novella - che non si adatta agli otri vecchi: la predicazione di Gesù non sta più nei limiti della Legge ebraica. Nell'episodio delle Nozze di Cana, cui Gesù partecipa come invitato, il vino assume un'importanza ancora maggiore, che lascia presagire, prefigurare, annunciare il suo ruolo autentico e il sacrificio. Essendo finito il vino, con un miracolo Gesù trasforma l'acqua e la fa diventare rossa bevanda. Cosa significhi questo miracolo, lo capiamo tutti: il vino comincia a rappresentare il sangue, lo prefigura. È rosso e prezioso come il sangue; Gesù lo moltiplica, come moltiplicherà le specie eucaristiche. I primi autori cristiani erano ben consapevoli di questo significato e della ragione del comparire frequente del vino nell'Antico Testamento. Del resto, era un elemento importante anche in alcune celebrazioni ebraiche. L'episodio delle Nozze di Cana va collegato a quello della Moltiplicazione dei pani e dei pesci, narrato da Giovanni (Gv 6, 1-14), ma anche dagli altri Evangelisti (Mt 14,13-21, MC 6,30-44, LC 9,12-<br />17). Pane e vino, due alimenti fondamentali che danno gusto e sostanza all'atto del mangiare e che nella civiltà cristiana sono stati menzionati innumerevoli volte da santi e scrittori, poeti e teologi per il loro valore sacrale, simbolico e infine teologico-eucaristico.<br /><br />NELL'EUCARISTIA<br />Il momento fondamentale del rovesciamento di significato del vino e del pane, il momento in cui questi alimenti comuni divengono qualcosa d'altro, d'inaudito, mai prima apparso in questo modo nella tradizione spirituale e religiosa precedente, è l'evento dell'Ultima Cena. Qui, al limite della Pasqua ebraica, il giovedì sera, Gesù si ritrova con i suoi discepoli e beve il vino e mangia il pane. Non si limita a questo, li benedice secondo l'uso ebraico ma poi annuncia qualcosa di nuovo e sconvolgente: come sappiamo tutti, spezza il pane, lo dà ai discepoli e dice: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo». Così fa con il vino: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti in remissione dei peccati» (Mt 26, 26-27). Si tratta di qualcosa di unico perché se Gesù è il Messia allora le sue parole hanno esattamente il significato che è stato spiegato da coloro che sono venuti dopo, da san Paolo ai Padri della Chiesa, cancellando il concetto che si ritrova nei riti bacchici e dionisiaci o in tanti altri culti nei quali il vino, pure, veniva utilizzato. S'instaura qualcosa di nuovo: un sacramento che non soltanto possiede la virtù di santificare, ma che racchiude l'autore stesso della Grazia. Gesù lo istituisce come alimento spirituale dell'anima, che viene fortificata nella lotta per conseguire la salvezza. Nella cristianità la produzione del vino fu perfezionata dai monaci, soprattutto benedettini, sia perché il vino era consentito nell'alimentazione monastica, sia perché era diffusissima, almeno sino al XII secolo, la celebrazione della Messa usando le due specie eucaristiche: il pane e il vino. Per questo, per l'uso che ne facevano i fedeli a tavola ma anche per l'esistenza del vino santo che rappresentava il sangue di Cristo, esso ha sempre avuto un doppio significato, sacro e quotidiano, sacramentale e alimentare. Celebrato nella pittura sacra, nei grandi cicli di affreschi, nell'epica cristiana, nella letteratura spirituale, il vino, anche oggi, in epoca di desacralizzazione e di laicismo, continua a mantenere quell'aura sacrale che gli proviene dal cuore radiante del mistero eucaristico cristiano che lo ha mutato per sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26755845</guid><pubDate>Tue, 05 May 2020 15:44:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26755845/esaltazione_del_vino.mp3" length="8938892" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6111&#13;
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ESALTAZIONE DEL VINO E DI CHI LO SA APPREZZARE di Mario lannaccone&#13;
Il vino è una bevanda difficile,  che - si dice spesso - va "capita".  È una bevanda che va compresa piano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6111" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6111</a><br /><br />ESALTAZIONE DEL VINO E DI CHI LO SA APPREZZARE di Mario lannaccone<br />Il vino è una bevanda difficile,  che - si dice spesso - va "capita".  È una bevanda che va compresa piano piano, e assaporata; esiste in migliaia di declinazioni, con sapori, aromi e retrogusti diversi. Basta che cambi il terreno, il clima, la maturazione dell'uva, l'invecchiamento; basta che mutino altre variabili e lo stesso vino, prodotto con le stesse uve, nello stesso terreno, si presenta completamente diverso. Il vino è come gli uomini: sempre diverso, esposto al tempo e al caso. Ci porta a ritmi lenti, all'arte dei conoscitori, ai legni e ai profumi; alla difficile arte della vinificazione, tramandata da maestro a discepolo, perché fatta di esperienza, osservazione, intuizione. Ci porta emozione; e, non a caso, la rossa bevanda è costantemente associata alla poesia, alla musica, all'amore sia nei suoi aspetti più sensuali, sia in quelli più platonici, spirituali, mistici. Il vino entra spesso, e nei modi più diversi, nella letteratura. Del resto, il vino si produce da migliaia di anni, con un lavoro paziente, che ha richiesto secoli per affinarsi a partire da una materia prima nobile come il succo d'uva. Esistono altri tipi di bevande prodotte dalla fermentazione di succhi zuccherini (birra, idromele, sidro), ma il vino d'uva è rimasto il più complesso, vario, nobile. Soltanto la birra può avvicinarsi alla complessa civiltà del vino, ma non ha mai assunto quel valore sacro che la civiltà cristiana ha attribuito al vino.<br /><br />STORIA DI UNA COLTURA<br />Il vino d'uva cominciò a essere prodotto in molte terre e da molti popoli della Mezzaluna fertile sin dalla scoperta della vite, allora molto diversa e poi costantemente migliorata da incroci di coltura. Il suo consumo era comune fra i sumeri, gli egizi, gli israeliti, gli etruschi, i persiani e soprattutto fra i popoli mediterranei, i greci e i romani. I romani lo producevano molto concentrato e forte, talvolta denso, quasi sempre da mescolarsi all'acqua, per diluirlo. Prodotto costoso, in alcune sue varianti assai raro e molto ambito, assorbì e concentro in sé, nel tempo, simboli profondi. Il produrlo costa all'uomo un elaborato lavoro che inizia dalla cura della terra e della vigna, prosegue nella manipolazione e lavorazione del frutto, nella spremitura, nella prima fermentazione, nella produzione e trattamento del mosto. Poi, l'ultima fase del processo è, in certo senso, segreta, poiché avviene nel buio. S'ignorava perché il mosto iniziasse a fermentare e il suo gusto dolce diventasse pregno d'alcool facendo nascere il vino nuovo che l'invecchiamento migliora: ogni contenitore, ogni botte, ogni diverso legno nel quale il vino può maturare produce effetti diversi, bouquet differenti di aromi. Va conservato in luoghi adatti e curato nel tempo affinché i suoi zuccheri si sublimino, in un processo che gli scrittori di un tempo descrivevano come prodigioso, sacro, misterioso. L'uva viene pestata, quasi umiliata, e produce un succo che somiglia al sangue e che, nel tempo, dopo essere risorto dal buio si presenta affinato nel sapore e nel profumo. Già in questo vediamo l'anticipazione del vino come materia eucaristica. Ma prima di allora, in epoca precristiana, il vino era bevanda degli dei, dell'ebbrezza, della possessione sacra di Bacco o Dioniso. Il mistero che circondava il suo prodursi, la cura che l'uomo doveva dedicargli, l'ebbrezza che produceva, lo legarono a culti diffusi: era usato per riti, sacrifici, libagioni.<br /><br />NELLA VITA DI GESÙ<br />Il lavoro della vigna è presente nei Vangeli in diversi contesti, come la Parabola dei lavoratori della vigna (Mc 20,1-16) e la Parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-44; Mc 12,1-12; Lc 20,9-18). Il vino è nominato nel discorso sul digiuno di Marco (Mc 2,18-22), dove si menziona il...]]></itunes:summary><itunes:duration>559</itunes:duration><itunes:keywords>cana,eucarestia,nozze,vino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/105160c9eb66c96fd20b98a0cb351b49.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Breve storia della clessidra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/breve-storia-della-clessidra--26295148</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6107" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6107</a><br /><br />BREVE STORIA DELLA CLESSIDRA di Domenico Lalli<br />«Cos'è il tempo? Lo so quando nessuno me lo chiede, ma se qualcuno me lo chiede non lo so più», affermava sant'Agostino. Per sant'Agostino, che ha affrontato la questione nel Libro XI delle Confessioni, esistono tre tempi: il presente del passato (la memoria), il presente del presente (quando intuiamo le cose) e il presente del futuro (l'attesa). Misura del tempo cronologico e del tempo aionico.<br />Da sant'Agostino in poi, nel pensiero cristiano il tempo è concepito in senso lineare-progressivo e non più circolare-ciclico come nel mondo pagano. Nel Medioevo l'idea dominante era quella proposta da Aristotele: il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il poi, in una concezione "a spirale", dove il tempo non ritorna mai su se stesso. Aristotele usa il tempo come elemento che definisce ciò che è divino e ciò che è materiale.<br />A designare il tempo biblico concorrono essenzialmente due termini ambivalenti: in ebraico et (tempo misurato) e olam (tempo nella sua durata) con i corrispettivi termini greci Kronos e Kairos. Kronos è il tempo della storia, la successione arida degli eventi, il "profano" che annienta i vivi; Kairos è il tempo pieno, profondo, intenso, sacro, designato nella sua puntualità, la giusta misura, il momento dell'opportunità, il tempo della grazia nel quale si è inserito Dio per la salvezza dell'uomo.<br /><br />L'ETERNITÀ ENTRA NEL TEMPO<br />Con il Cristianesimo, invece, l'eternità è entrata nel tempo. San Paolo elabora l'idea teologica dell'attesa "operosa" dei cristiani, mentre camminano verso il compimento dei tempi. Anche nella sepoltura dei defunti si può riscontrare il diverso concetto sussistente fra paganesimo e Cristianesimo: mentre le necropoli sono città dei morti, il cimitero (coemeterium) è il dormitorio, il luogo dove i defunti si addormentano per risvegliarsi nel Signore.<br />Insieme alla meridiana, la clessidra a sabbia è il più antico strumento creato dall'uomo per la misurazione del tempo, indipendentemente dalle osservazioni astronomiche. Racchiude in sé l'elemento tempo, la sua concezione, la sua durata, la sua scansione. Le clessidre non consentono di determinare l'ora, misurando tramite il flusso della polvere o sabbia. La sabbia fluisce silenziosa da una fiala all'altra. Si inarca a forma d'imbuto in quella superiore ed a cono in quella inferiore. Ha simboleggiato l'ineluttabile avanzamento della vita ed il suo inevitabile concludersi nella morte. Nel passato, invece, il tempo non veniva misurato, ma solo stimato con molta approssimazione.<br />È il sole ad imprimere al tempo medievale il suo ritmo: tempo breve, con l'alternarsi del giorno e della notte; tempo lungo, col ritmo ciclico delle stagioni e degli anni. Questa successione immutabile e perfetta, un frammento di eternità, appartiene a Dio, dunque alla Chiesa. Non vi era alcuna attività in cui i monaci non dessero prova di creatività e di uno spirito di ricerca fecondo. Insieme alla preghiera, nei monasteri erano coltivate la cultura con gli scriptorium e praticate le arti manuali.<br /><br />LA REGOLA DI SAN BENEDETTO<br />Gli "orologi a sabbia" o clessidre nacquero nelle abbazie benedettine e cistercensi in quanto, organizzando la Regola di san Benedetto minuziosamente la giornata, serviva uno strumento per scandire il tempo della preghiera e della meditazione dei monaci. I monasteri sono stati a lungo non solo centri di spiritualità e di preghiera, ma anche di studio, di creatività operosa, di sperimentazione, sulla scia del motto «ora et labora».<br />La clessidra si diffuse nel XV e XVI sec. Oltre che nei monasteri se ne fece uso, ma solo successivamente, nei tribunali, durante gli esami e sulle navi, dove si scandivano le ore di guardia. Durante il viaggio di Ferdinando Magellano attorno al globo (1519-1522) su ogni nave della flotta erano utilizzate 18 clessidre. Si dice che la clessidra a polvere sia stata inventata nell'VIII sec. dal monaco francese Liuptrando della cattedrale di Chartres, ma la prima testimonianza storica e attendibile risale ad un affresco di Ambrogio Lorenzetti del 1338, che si trova a Siena, nella sala dei Nove del Palazzo Pubblico, nel ciclo di affreschi L'Allegoria ed Effetti del Buono e Cattivo Governo, che dovevano ispirare l'operato dei governatori cittadini che si riunivano in queste sale.<br />È spesso presente nei dipinti che rappresentano san Girolamo (331-420), anche se la sua prima raffigurazione a noi nota risale al 650 circa e non mostra alcun orologio a polvere. Inizialmente si produssero clessidre da tavolo composte da due o più ampolle di vetro riempite di sabbia o polvere di calcare (gusci di uovo o polvere di marmo polverizzato), strette in vita da in vita da un becco con una sottile cintura rinforzata con un pezzo di tela grezza, di canapa o di seta, ricoperta con fili colorati intrecciati "alla turca" e da un supporto che poteva essere in legno, in ferro, in cuoio, in cartone, in bronzo o in ottone.<br /><br />DENTRO LA CLESSIDRA<br />Anche se il ripieno è spesso indicato come sabbia, raramente era sabbia di quarzo, dal momento che questa è troppo grossa per passare attraverso la stretta apertura fra le due ampolle in modo uniforme, senza intasarsi. La ricetta più antica per fabbricare la sabbia è stata scritta tra il 1392 e il 1394 da Managier de Paris per l'istruzione della sua giovane moglie. Inizialmente fu utilizzata segatura di marmo nero (sono rarissime le clessidre di questo tipo), successivamente sabbia rossa e poi quella bianca.<br />In Italia sono prevalenti le clessidre con l'incastellatura in ferro. È a partire dal XVI sec., quando divennero il compagno preferito degli eruditi, che le clessidre raggiunsero il massimo splendore e la massima diffusione, assumendo forme e decori sempre più preziosi ed elaborati. A Venezia nel XVIII sec. vengono prodotte clessidre in cartone ricoperto di carta decorata, la cui lavorazione, proprio in Europa, raggiunge l'acme della raffinatezza artistica.<br />Un criterio interessante per la datazione delle clessidre è il numero di colonne che sostengono le due basi. I primi modelli del XIV e XV sec. hanno sistematicamente sei colonnine, successivamente per le clessidre del XVI e XVII sec. questo numero scende a cinque, per poi arrivare a quattro tra il 1650 e il 1750 e a tre colonnine nella seconda metà del XVIII e XIX sec.<br />Nei Paesi del nord Europa e specialmente in Germania, in Svizzera e nei Paesi Scandinavi è frequente vedere nelle chiese clessidre multiple, dette in francese "en buffet d'orgues", nel periodo a cavallo fra il Seicento e il Settecento, realizzate in apparati architettonici raffinati, di legno policromo o di ottone dorato, dalla ricca e spesso ridondante decorazione.<br />Il tema della vanitas delle cose terrene, già presente nell'antichità classica, nel Medioevo e nel Rinascimento, si diffuse specialmente in Olanda nel XVII sec. come genere preciso di natura morta, e, fra gli oggetti maggiormente rappresentati nei dipinti, compare la clessidra. Il Libro dell'Ecclesiaste si apre con le parole «vanitas vanitatuum et omnia vanitas» (vanità delle vanità e tutto è vanità) per affermare la caducità dell'affannoso agitarsi dell'uomo per conseguire i beni terreni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26295148</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2020 18:30:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26295148/breve_storia_della_clessidra.mp3" length="9619329" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6107&#13;
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BREVE STORIA DELLA CLESSIDRA di Domenico Lalli&#13;
«Cos'è il tempo? Lo so quando nessuno me lo chiede, ma se qualcuno me lo chiede non lo so più», affermava sant'Agostino. Per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6107" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6107</a><br /><br />BREVE STORIA DELLA CLESSIDRA di Domenico Lalli<br />«Cos'è il tempo? Lo so quando nessuno me lo chiede, ma se qualcuno me lo chiede non lo so più», affermava sant'Agostino. Per sant'Agostino, che ha affrontato la questione nel Libro XI delle Confessioni, esistono tre tempi: il presente del passato (la memoria), il presente del presente (quando intuiamo le cose) e il presente del futuro (l'attesa). Misura del tempo cronologico e del tempo aionico.<br />Da sant'Agostino in poi, nel pensiero cristiano il tempo è concepito in senso lineare-progressivo e non più circolare-ciclico come nel mondo pagano. Nel Medioevo l'idea dominante era quella proposta da Aristotele: il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il poi, in una concezione "a spirale", dove il tempo non ritorna mai su se stesso. Aristotele usa il tempo come elemento che definisce ciò che è divino e ciò che è materiale.<br />A designare il tempo biblico concorrono essenzialmente due termini ambivalenti: in ebraico et (tempo misurato) e olam (tempo nella sua durata) con i corrispettivi termini greci Kronos e Kairos. Kronos è il tempo della storia, la successione arida degli eventi, il "profano" che annienta i vivi; Kairos è il tempo pieno, profondo, intenso, sacro, designato nella sua puntualità, la giusta misura, il momento dell'opportunità, il tempo della grazia nel quale si è inserito Dio per la salvezza dell'uomo.<br /><br />L'ETERNITÀ ENTRA NEL TEMPO<br />Con il Cristianesimo, invece, l'eternità è entrata nel tempo. San Paolo elabora l'idea teologica dell'attesa "operosa" dei cristiani, mentre camminano verso il compimento dei tempi. Anche nella sepoltura dei defunti si può riscontrare il diverso concetto sussistente fra paganesimo e Cristianesimo: mentre le necropoli sono città dei morti, il cimitero (coemeterium) è il dormitorio, il luogo dove i defunti si addormentano per risvegliarsi nel Signore.<br />Insieme alla meridiana, la clessidra a sabbia è il più antico strumento creato dall'uomo per la misurazione del tempo, indipendentemente dalle osservazioni astronomiche. Racchiude in sé l'elemento tempo, la sua concezione, la sua durata, la sua scansione. Le clessidre non consentono di determinare l'ora, misurando tramite il flusso della polvere o sabbia. La sabbia fluisce silenziosa da una fiala all'altra. Si inarca a forma d'imbuto in quella superiore ed a cono in quella inferiore. Ha simboleggiato l'ineluttabile avanzamento della vita ed il suo inevitabile concludersi nella morte. Nel passato, invece, il tempo non veniva misurato, ma solo stimato con molta approssimazione.<br />È il sole ad imprimere al tempo medievale il suo ritmo: tempo breve, con l'alternarsi del giorno e della notte; tempo lungo, col ritmo ciclico delle stagioni e degli anni. Questa successione immutabile e perfetta, un frammento di eternità, appartiene a Dio, dunque alla Chiesa. Non vi era alcuna attività in cui i monaci non dessero prova di creatività e di uno spirito di ricerca fecondo. Insieme alla preghiera, nei monasteri erano coltivate la cultura con gli scriptorium e praticate le arti manuali.<br /><br />LA REGOLA DI SAN BENEDETTO<br />Gli "orologi a sabbia" o clessidre nacquero nelle abbazie benedettine e cistercensi in quanto, organizzando la Regola di san Benedetto minuziosamente la giornata, serviva uno strumento per scandire il tempo della preghiera e della meditazione dei monaci. I monasteri sono stati a lungo non solo centri di spiritualità e di preghiera, ma anche di studio, di creatività operosa, di sperimentazione, sulla scia del motto «ora et labora».<br />La clessidra si diffuse nel XV e XVI sec. Oltre che nei monasteri se ne fece uso, ma solo successivamente, nei tribunali, durante gli esami e sulle navi, dove si scandivano le ore di guardia. Durante il viaggio di Ferdinando Magellano attorno al globo...]]></itunes:summary><itunes:duration>602</itunes:duration><itunes:keywords>clessidra,lavoro,monaci,preghiera,tempo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0833d4ecf4778ba3ef2d922ab91ae420.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa intendeva san benedetto con "Ora et labora"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-intendeva-san-benedetto-con-ora-et-labora--24256998</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6065" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6065</a><br /><br />COSA INTENDEVA SAN BENEDETTO CON "ORA ET LABORA"<br />"L'ozio è nemico dell'anima; e quindi i fratelli devono in alcune determinate ore occuparsi nel lavoro manuale, e in altre ore, anch'esse ben fissate, nello studio delle cose divine" <br />Così dice san Benedetto da Norcia nella sua Regola (XLIII, 1).<br />D'altronde questo Santo è ricordato per il famoso ora et labora che si traduce semplicemente con prega e lavora.<br />È questa, però, una traduzione che traduce sì (scusate il gioco di parole), ma che non rende effettivamente l'idea di cosa volesse davvero dire san Benedetto e soprattutto dell'enorme portata innovativa di questa affermazione.<br /><br />UNA COSA SCONTATA?<br />Pregare e lavorare sembra, infatti, una cosa scontata. Chi può sorprendersi del fatto che un santo inviti i propri monaci e, al di là dei monaci, i cristiani a pregare e lavorare?<br />Invece l'affermazione è totalmente nuova e lo si capisce dalla parola latina labor. Questo, il labor, per i latini non era il semplice lavoro, che loro solitamente definivano negotium da nec-otium, cioè non-ozio, bensì un certo tipo di lavoro, quello manuale, del lavoro fisico; per intenderci: quello che fa sudare.<br />Ebbene, nel mondo antico questo labor, cioè il lavoro fisico, era destinato solo agli schiavi, perché poco onorevole. San Benedetto, invece, che fa? Non solo dice che il monaco deve lavorare, cioè deve lavorare manualmente, ma va oltre, dice che questo lavoro fisico deve accompagnare la preghiera e che, accompagnando la preghiera, in un certo qual modo si fa esso stesso preghiera.<br />È per questo che san Benedetto è il padre della civiltà occidentale.<br /><br />LA DIGNITÀ DEL LAVORO MANUALE<br />Nel mondo antico il lavoro manuale era considerato poco onorevole. L' "anima" culturale, cioè l'essenza, di questo mondo era di fatto gnostica, ovvero dominava la convinzione che ciò che avesse valore fossero solo realtà spirituali, intellettuali, e basta. L'uomo stesso (si pensi al platonismo) era considerato come spirito e basta, e il corpo una sorta di "pezzo di ricambio", un qualcosa di degradato da cui liberarsi quanto prima.<br />L'antropologia cristiana ribalta totalmente questa prospettiva affermando che l'uomo è persona in spirito e corpo, che è stato così voluto e creato da Dio, e che l'anima è forma organica del corpo. Se il corpo dovrà morire, non è perché così avesse stabilito Dio, ma in conseguenza del peccato originale. Tanto il corpo è parte integrante della persona umana, che esso verrà restituito alla sua anima con la resurrezione dei corpi.<br />Dunque, per il Cristianesimo l'uomo deve santificarsi con l'anima, ma anche con il corpo. Ed ecco perché il lavoro manuale, fisico, non solo deve accompagnare la preghiera (in cui rientra anche l'attività intellettuale, cioè lo studio), ma diventa esso stesso un mezzo di santificazione e di glorificazione di Dio, cioè diventa preghiera.<br />L'ora et labora, insomma, è un vero "manifesto" contro il fatalismo e lo spiritualismo orientali e gnostici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24256998</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2020 19:55:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24256998/cosa_intendeva_san_benedetto_con_ora_et_labora.mp3" length="4046261" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6065&#13;
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COSA INTENDEVA SAN BENEDETTO CON "ORA ET LABORA"&#13;
"L'ozio è nemico dell'anima; e quindi i fratelli devono in alcune determinate ore occuparsi nel lavoro manuale, e in altre ore,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6065" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6065</a><br /><br />COSA INTENDEVA SAN BENEDETTO CON "ORA ET LABORA"<br />"L'ozio è nemico dell'anima; e quindi i fratelli devono in alcune determinate ore occuparsi nel lavoro manuale, e in altre ore, anch'esse ben fissate, nello studio delle cose divine" <br />Così dice san Benedetto da Norcia nella sua Regola (XLIII, 1).<br />D'altronde questo Santo è ricordato per il famoso ora et labora che si traduce semplicemente con prega e lavora.<br />È questa, però, una traduzione che traduce sì (scusate il gioco di parole), ma che non rende effettivamente l'idea di cosa volesse davvero dire san Benedetto e soprattutto dell'enorme portata innovativa di questa affermazione.<br /><br />UNA COSA SCONTATA?<br />Pregare e lavorare sembra, infatti, una cosa scontata. Chi può sorprendersi del fatto che un santo inviti i propri monaci e, al di là dei monaci, i cristiani a pregare e lavorare?<br />Invece l'affermazione è totalmente nuova e lo si capisce dalla parola latina labor. Questo, il labor, per i latini non era il semplice lavoro, che loro solitamente definivano negotium da nec-otium, cioè non-ozio, bensì un certo tipo di lavoro, quello manuale, del lavoro fisico; per intenderci: quello che fa sudare.<br />Ebbene, nel mondo antico questo labor, cioè il lavoro fisico, era destinato solo agli schiavi, perché poco onorevole. San Benedetto, invece, che fa? Non solo dice che il monaco deve lavorare, cioè deve lavorare manualmente, ma va oltre, dice che questo lavoro fisico deve accompagnare la preghiera e che, accompagnando la preghiera, in un certo qual modo si fa esso stesso preghiera.<br />È per questo che san Benedetto è il padre della civiltà occidentale.<br /><br />LA DIGNITÀ DEL LAVORO MANUALE<br />Nel mondo antico il lavoro manuale era considerato poco onorevole. L' "anima" culturale, cioè l'essenza, di questo mondo era di fatto gnostica, ovvero dominava la convinzione che ciò che avesse valore fossero solo realtà spirituali, intellettuali, e basta. L'uomo stesso (si pensi al platonismo) era considerato come spirito e basta, e il corpo una sorta di "pezzo di ricambio", un qualcosa di degradato da cui liberarsi quanto prima.<br />L'antropologia cristiana ribalta totalmente questa prospettiva affermando che l'uomo è persona in spirito e corpo, che è stato così voluto e creato da Dio, e che l'anima è forma organica del corpo. Se il corpo dovrà morire, non è perché così avesse stabilito Dio, ma in conseguenza del peccato originale. Tanto il corpo è parte integrante della persona umana, che esso verrà restituito alla sua anima con la resurrezione dei corpi.<br />Dunque, per il Cristianesimo l'uomo deve santificarsi con l'anima, ma anche con il corpo. Ed ecco perché il lavoro manuale, fisico, non solo deve accompagnare la preghiera (in cui rientra anche l'attività intellettuale, cioè lo studio), ma diventa esso stesso un mezzo di santificazione e di glorificazione di Dio, cioè diventa preghiera.<br />L'ora et labora, insomma, è un vero "manifesto" contro il fatalismo e lo spiritualismo orientali e gnostici.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:keywords>benedetto,labora,ora,san</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/62aeacb59fbf3d10eb15ed7012caf5cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristoforo Colombo aveva ragione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristoforo-colombo-aveva-ragione--21943510</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5991" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5991</a><br /><br />CRISTOFORO COLOMBO AVEVA RAGIONE di Mauro Faverzani<br />Gli studi più recenti smentiscono in modo chiaro e netto quanti ritengano pure invenzioni i racconti macabri, redatti dai primi coloni giunti in America Latina e confermano le pratiche antropofaghe delle popolazioni indigene.<br />Quando Cristoforo Colombo giunse nelle isole oggi chiamate Bahamas, nel corso del suo primo viaggio in America, ebbe la fortuna di incontrare i pacifici Tainos, un popolo ch'egli definì infatti «gentile e semplice». Ma quando si spostò nella vicina isola di Guadalupa, l'accoglienza che ricevette fu decisamente più ostile. Nei suoi racconti e nelle cronache spagnole dell'epoca si descrivono uomini feroci, abili con archi e frecce, abituati a divorare carne dei loro simili. Ne conservavano poi le ossa dentro cesti, mentre teste e gambe ancora sanguinanti venivano appese alle travi dei loro alloggi. Colombo, ancora convinto di trovarsi in Oriente, li chiamò «cannibali», ritenendoli i sudditi asiatici del Gran Khan.<br />Qualche decennio dopo, però, gli spagnoli corressero la definizione in quella di «caribi», indicando con tale nome gli indios del Continente, della costa del Venezuela, della Colombia e della Guyana. Ad essi fu attribuita la pratica dell'antropofagia, ritenendola dovuta a motivi rituali: erano convinti di potersi "appropriare" così della forza del nemico.<br />Finora però gli archeologi ritenevano che i «caribi» non fossero mai giunti sino alle Bahamas, trovando le tracce più vicine a quasi 1.600 chilometri a sud: per questo, pensavano che le macabre storie dei coloni spagnoli fossero frutto di pura fantasia. Non è così.<br /><br />COLOMBO AVEVA RAGIONE<br />Un nuovo studio morfologico, pubblicato su Scientific Reports e condotto su oltre 100 crani datati 800 a. C.-1542 d.C., appartenuti agli abitanti dei Caraibi, confermano come Colombo abbia detto la verità. L'analisi ha consentito di accertare come i «caribi» avessero invaso la Giamaica, l'Española e le Bahamas: ciò costringe a riscrivere ex novo oltre mezzo secolo di ipotesi, rivelatesi infondate, ridando credito viceversa alle narrazioni dei colonizzatori.<br />Il prof. William Keegan del Museo di Storia Naturale della Florida, co-autore dell'articolo dal titolo «Dobbiamo reinterpretare tutto quanto credevamo di sapere», ha dichiarato: «Ho passato anni con l'intento di dimostrare che Colombo avesse torto, invece aveva ragione: c'erano caribi anche a nord dei Caraibi, proprio quando lui vi giunse».<br />Ann Ross, docente di Scienze Biologiche presso l'Università Statale della Carolina del Nord e principale autrice dello studio in oggetto, ha utilizzato «parametri di riferimento» facciali in 3D, come la dimensione delle orbite degli occhi o la lunghezza del naso, sorta di indicatore generico per analizzare i crani utilizzati come campione: «Sappiamo che i caribi praticavano una sorta di appiattimento del cranio, per poter ottenere caratteristiche particolari. Ciò è abbastanza facile da individuare - ha spiegato - Ma, per tracciare veramente una popolazione, bisogna guardare alle caratteristiche ereditabili, cioè ai fattori che vengono trasmessi geneticamente».<br /><br />INFANTICIDIO E CANNIBALISMO RITUALE IN AMAZZONIA<br />Come rivelato dal quotidiano spagnolo Abc, l'indagine ha consentito di individuare non solo la presenza di tre diversi gruppi di persone nei Caraibi, bensì anche le loro rotte migratorie. La prima ondata migratoria è stata quella che dallo Yucatan è giunta sino a Cuba ed alle Indie Occidentali, il che conferma quanto già in passato intuito, notando le analogie tra gli strumenti in pietra. La seconda ondata migratoria, quella del gruppo Arawak, che comprendeva anche i già citati Tainos, si è verificata tra l'800 ed il 200 a.C. dalle coste della Colombia e del Venezuela a quelle di Puerto Rico, come confermano le analogie tra le ceramiche ritrovate. C'è stata, però, anche una terza ondata migratoria, finora sconosciuta: i «caribi», infatti, dall'Amazzonia nordoccidentale, verso l'800 a.C., si diressero ancora più a Nord, verso l'Española, la Giamaica e le Bahamas. Furono loro i primi abitanti di queste zone, dunque, e non i cubani. Si erano già stabiliti qui molto tempo prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo.<br />Secondo la professoressa Ross, tutto questo «cambierà la prospettiva con cui guardare alle popolazioni caraibiche». Le diverse fasi di espansione in queste zone spiegano ora per quale motivo un particolare tipo di ceramica, nota come «meillacoide», apparve a Española nell'800, a Giamaica cento anni dopo ed alle Bahamas nel primo millennio.<br />Questioni del passato? Non proprio. Ancora oggi vi sono popolazioni, come gli Yanomami, che praticano l'infanticidio e il cannibalismo rituale: nel corso di una cerimonia funebre bruciano il cadavere di un parente morto e mangiano le ceneri delle sue ossa, poiché credono che in esse risieda l'energia vitale del defunto, che in questo modo viene reintegrato nel gruppo familiare. Tutto ciò rende improponibile l'invito, suggerito, ad esempio, al n. 50 dell'Instrumentum Laboris utilizzato in occasione del recente Sinodo per l'Amazzonia, affinché si ascoltino l'«esperienza ancestrale, le cosmologie, le spiritualità e le teologie dei popoli indigeni». Di tutto questo facciamo volentieri a meno.<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire questi argomenti si possono leggere i seguenti articoli e guardare il video (durata: 31 minuti) con l'intervento del prof. Roberto de Mattei ad un convegno sull'Amazzonia.<br /><br />L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO<br />Vale la pena ricordare ciò che i missionari del XVI e XVII secolo trovarono all'arrivo in queste terre<br />di Rino Cammilleri<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880</a><br /><br />LA SOLUZIONE CHE IL SINODO SULL'AMAZZONIA NON DARA' MAI<br />Torniamo a celebrare le 4 tempora per i ''problemi ecologici'' e le vocazioni (e comunque: l'Amazzonia non è indigena, non è vergine, non è un paradiso e soprattutto... non è il polmone del mondo)<br />di Luisella Scrosati<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5856" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5856</a><br /><br />VIDEO: SINODO SULL'AMAZZONIA<br />La posta in gioco - Intervento del prof. Roberto de Mattei (5 ottobre 2019)<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=cchLZo8ts48" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=cchLZo8ts48</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21943510</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2020 14:56:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21943510/cristoforo_colombo_aveva_ragione.mp3" length="5787061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5991

CRISTOFORO COLOMBO AVEVA RAGIONE di Mauro Faverzani
Gli studi più recenti smentiscono in modo chiaro e netto quanti ritengano pure invenzioni i racconti macabri, redatti dai primi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5991" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5991</a><br /><br />CRISTOFORO COLOMBO AVEVA RAGIONE di Mauro Faverzani<br />Gli studi più recenti smentiscono in modo chiaro e netto quanti ritengano pure invenzioni i racconti macabri, redatti dai primi coloni giunti in America Latina e confermano le pratiche antropofaghe delle popolazioni indigene.<br />Quando Cristoforo Colombo giunse nelle isole oggi chiamate Bahamas, nel corso del suo primo viaggio in America, ebbe la fortuna di incontrare i pacifici Tainos, un popolo ch'egli definì infatti «gentile e semplice». Ma quando si spostò nella vicina isola di Guadalupa, l'accoglienza che ricevette fu decisamente più ostile. Nei suoi racconti e nelle cronache spagnole dell'epoca si descrivono uomini feroci, abili con archi e frecce, abituati a divorare carne dei loro simili. Ne conservavano poi le ossa dentro cesti, mentre teste e gambe ancora sanguinanti venivano appese alle travi dei loro alloggi. Colombo, ancora convinto di trovarsi in Oriente, li chiamò «cannibali», ritenendoli i sudditi asiatici del Gran Khan.<br />Qualche decennio dopo, però, gli spagnoli corressero la definizione in quella di «caribi», indicando con tale nome gli indios del Continente, della costa del Venezuela, della Colombia e della Guyana. Ad essi fu attribuita la pratica dell'antropofagia, ritenendola dovuta a motivi rituali: erano convinti di potersi "appropriare" così della forza del nemico.<br />Finora però gli archeologi ritenevano che i «caribi» non fossero mai giunti sino alle Bahamas, trovando le tracce più vicine a quasi 1.600 chilometri a sud: per questo, pensavano che le macabre storie dei coloni spagnoli fossero frutto di pura fantasia. Non è così.<br /><br />COLOMBO AVEVA RAGIONE<br />Un nuovo studio morfologico, pubblicato su Scientific Reports e condotto su oltre 100 crani datati 800 a. C.-1542 d.C., appartenuti agli abitanti dei Caraibi, confermano come Colombo abbia detto la verità. L'analisi ha consentito di accertare come i «caribi» avessero invaso la Giamaica, l'Española e le Bahamas: ciò costringe a riscrivere ex novo oltre mezzo secolo di ipotesi, rivelatesi infondate, ridando credito viceversa alle narrazioni dei colonizzatori.<br />Il prof. William Keegan del Museo di Storia Naturale della Florida, co-autore dell'articolo dal titolo «Dobbiamo reinterpretare tutto quanto credevamo di sapere», ha dichiarato: «Ho passato anni con l'intento di dimostrare che Colombo avesse torto, invece aveva ragione: c'erano caribi anche a nord dei Caraibi, proprio quando lui vi giunse».<br />Ann Ross, docente di Scienze Biologiche presso l'Università Statale della Carolina del Nord e principale autrice dello studio in oggetto, ha utilizzato «parametri di riferimento» facciali in 3D, come la dimensione delle orbite degli occhi o la lunghezza del naso, sorta di indicatore generico per analizzare i crani utilizzati come campione: «Sappiamo che i caribi praticavano una sorta di appiattimento del cranio, per poter ottenere caratteristiche particolari. Ciò è abbastanza facile da individuare - ha spiegato - Ma, per tracciare veramente una popolazione, bisogna guardare alle caratteristiche ereditabili, cioè ai fattori che vengono trasmessi geneticamente».<br /><br />INFANTICIDIO E CANNIBALISMO RITUALE IN AMAZZONIA<br />Come rivelato dal quotidiano spagnolo Abc, l'indagine ha consentito di individuare non solo la presenza di tre diversi gruppi di persone nei Caraibi, bensì anche le loro rotte migratorie. La prima ondata migratoria è stata quella che dallo Yucatan è giunta sino a Cuba ed alle Indie Occidentali, il che conferma quanto già in passato intuito, notando le analogie tra gli strumenti in pietra. La seconda ondata migratoria, quella del gruppo Arawak, che comprendeva anche i già citati Tainos, si è verificata tra l'800 ed il 200 a.C. dalle coste della Colombia e del Venezuela a quelle di Puerto Rico, come...]]></itunes:summary><itunes:duration>362</itunes:duration><itunes:keywords>amazzonia,america,colombo,cristoforo,sacrifici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b03f893a552b653c16f7146e19b888c4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come sarebbe la nostra civiltà senza Gesù?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-sarebbe-la-nostra-civilta-senza-gesu--21501943</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5956" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5956</a><br /><br />COME SAREBBE LA NOSTRA CIVILTA' SENZA GESU'?<br />Le radici della nostra civiltà affondano in Lui e senza di Lui semplicemente non sarebbero. Ecco alcuni esempi in pillole.<br />OSPEDALI<br />La fioritura degli ospedali e della cura dei malati nasce dalla fede, dall'identificazione del povero e del malato con Cristo sofferente. Nella sua vita terrena, Gesù è stato guaritore di corpi e di anime e lui stesso sofferente, come dicevano i teologi medievali: "Christus medicus et infirmus". C'è anche un modo di intendere l'uomo nel suo valore intrinseco e di vedere nel corpo non - come credeva Platone - un «involucro, immagine di una prigione» (Cratilo, 400 C), bensì la componente fisica della persona umana, per la prima volta concepita e apprezzata in modo unitario. I numerosi ospedali nati nel Medioevo, in genere presso monasteri, venivano chiamati "Domus Dei", "Casa di Dio". In America Latina, in Asia e in Africa i primi ospedali  sono stati fondati dalle missioni cattoliche e protestanti e ancor oggi la sanità delle Chiese cristiane occupa un ruolo importante in non pochi paesi. (Francesco Agnoli)<br /><br />DIGNITÀ DEI BAMBINI<br />Con la diffusione del cristianesimo aborto e infanticidio divengono culturalmente inaccettabili e quindi fenomeni più rari e circoscritti. Se nell'Impero romano l'esposizione di neonati non desiderati era diffusa, i cristiani condannavano tale pratica come omicidio. Come ebbe a dire Giustino Martire (100-165 d.C.), «ci è stato insegnato che è malvagio esporre perfino i neonati [...] perché in tal caso saremmo degli assassini» (citato in "Writings of Saints Justin Martyr, Christian Heritage 1948). Le legislazioni, a partire da Costantino, vietano l'infanticidio e aiutano le famiglie bisognose perché non ricorrano alla vendita dei loro figli per motivi economici.<br /><br />DIGNITÀ DELLA DONNA<br />Una delle grandi novità storicamente rilevabili apportate dal cristianesimo riguarda la concezione della donna. Sovente secondaria e marginale, almeno in linea di diritto, nel mondo greco; sotto perpetua tutela dell'uomo, padre e marito, nel mondo romano; ostaggio della forza maschile, presso i popoli germanici; passibile di ripudio e giuridicamente inferiore nel mondo ebraico; vittima di infiniti abusi e violenze, compreso l'infanticidio, in Cina e India; forma inferiore di reincarnazione nell'induismo tradizionale; sottoposta alla poligamia, umiliante affermazione della sua inferiorità, nel mondo islamico e animista; vittima presso diverse culture di vere e proprie mutilazioni fisiche; sottoposta al ripudio del maschio, in tutte le culture antiche, la donna diventa col cristianesimo creatura di Dio, al pari dell'uomo. (Francesco Agnoli)<br /><br />MATRIMONIO<br />Il matrimonio cristiano è imprescindibilmente monogamico e indissolubile. Esso quindi sottintende e implica anzitutto la pari dignità degli sposi: non è lecito ad un uomo avere più mogli, nel suo gineceo o nel suo harem! Non è lecito, in virtù della sua maggior forza, ripudiare la moglie, come fosse un oggetto, né sostituirla con delle schiave! E neppure, ovviamente, il contrario. Tutta la storia della chiesa, per quanto riguarda la morale coniugale, tende a salvare proprio questa pari dignità: vietando ovviamente ogni antico diritto di vita o di morte dell'uomo sulla donna; tutelando il più possibile il libero consenso degli sposi, già partire dai primi secoli quando Agostino ricorda che "l'intervento dei genitori non è di diritto divino", cioè non è necessario, come per gli antichi, e aggiunge umoristicamente che "altrimenti Adamo avrebbe dovuto essere presentato a Eva da suo Padre"; innalzando l'età del matrimonio della donna (che per i romani erano sovente i dodici anni) e quindi la sua responsabilità e libertà; ostacolando il più possibile la possibilità dei genitori di violare la libertà dei figli, e in particolare ai padri di decidere il marito della figlia; combattendo l'abitudine dei matrimoni combinati, soprattutto tra i nobili; contrastando in ogni modo i matrimoni forzati, in cui solitamente era la donna a fungere da vittima; impedendo, in questo caso a tutela della salute dei figli, i matrimoni tra consanguinei... (Francesco Agnoli)<br /><br />ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITU'<br />Se infatti siamo tutti figli dello stesso Padre, è giocoforza riconoscere la nostra uguaglianza dinnanzi a Lui. Per questo Marc Bloch nota giustamente che il solo sedere accanto, durante la liturgia divina, di padrone e schiavo cristiani, fu una rivoluzione culturale immensa. Lo schiavo, figlio anche lui del "Padre Nostro", non era più da meno di una porta (Plutarco), neppure un mero instrumentum vocale (Catone), ma era, appunto nientemeno che figlio di Dio. Così nella Lettera di Barnaba si poteva leggere: "Non comandare amaramente alla schiava o allo schiavo tuo che sperano nello stesso Dio, onde non ti avvenga di non temere Dio che è sopra te e sopra loro"; analogamente Lattanzio affermava che padroni e servi "sono pari" perché "fratelli", mentre Clemente Alessandrino insegnava: "Gli schiavi debbonsi adoperare come noi adoperiamo noi stessi, giacché sono uomini come noi, e Dio è eguale per tutti, liberi e schiavi". Fu dalla visione teologica cristiana, dunque, che derivò il progressivo sgretolarsi dello schiavismo romano, che era sì già in crisi, ma non certo defunto; fu per questa stessa fede che Costantino vietò la crocifissione, i giochi gladiatorii negli stadi, dove gli schiavi venivano divorati dalle belve, il marchio a fuoco sugli schiavi stessi e la vendita dei bambini esposti. (Francesco Agnoli)<br /><br />ECONOMIA<br />L'abitudine protocristiana di parlare di salvezza dell'anima in termini economici condusse in Occidente prima di tutto allo standardizzarsi di linguaggi economici fortemente intrisi di teologia, o se si preferisca strutturati a partire dai vocabolari giuridici dello scambio, e in secondo luogo alla divulgazione di una razionalità economica chiaramente orientata in senso religioso, ossia codificata in termini di ritualità religiosa. Se la ricerca di un profitto e l'aumento di un capitale monetario così come la competenza di un cambiavalute potevano valere da modello logico di riferimento per tutti quanti, da cristiani, intendevano accumulare un patrimonio di buone pratiche collettive che poi, investito e moltiplicato, si sarebbe tradotto nella felicità eterna, ne risultava che la dinamica dei mercati e le logiche dell'investimento profittevole venivano a trovarsi al centro della vita pubblica dei cristiani non soltanto per ragioni di utilità ma anche e soprattutto per ragioni metodologiche e religiose, inerenti cioè strutturalmente all'identità civica e politica di quanti si dicevano cristiani. (...) Due fenomeni storici furono tuttavia decisivi nel processo che condusse gradualmente questa definizione sacralizzata delle relazioni di mercato ad affermarsi come linguaggio corrente dell'esperienza economica e politica: la diffusione delle istituzioni monastiche e la collaborazione o per meglio dire la fusione politico-religiosa che si realizzò in Europa fra poteri ecclesiastici e poteri regi e imperiali. (G. Todeschini)<br /><br />SCIENZA NATURALE<br />Risulta determinante lo spirito con cui ci si pone di fronte al mondo materiale. Il cristiano crede che il mondo è buono. La materia fu ulteriormente nobilitata dall'Incarnazione, allorché «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). La materia è ordinata e razionale, perché fu creata da un Dio fonte di razionalità. Nel Libro della Sapienza leggiamo che il Creatore «ha tutto disposto secondo misura, calcolo e peso» (Sap 11,20), una delle frasi della Bibbia maggiormente citate durante il Medioevo. L'ordine del mondo materiale è frutto di una libera scelta di Dio. Egli avrebbe potuto creare il mondo in molte altre maniere, ma scelse di crearlo così. Ciò indica l'importanza delle nostre convinzioni teologiche in rapporto al nostro modo di concepire il mondo materiale. Si attribuisce a Dio, allo stesso tempo, la razionalità e la libertà. Se si pone troppa insistenza sulla sua razionalità a scapito della sua libertà, ci si trova allora di fronte a un mondo chiuso e necessario, senza nessuna possibilità di scienza. Se, al contrario, si accentua troppo fortemente la libertà di Dio a scapito della sua razionalità, eccoci di fronte a un mondo totalmente imprevedibile, e, ancora una volta, senza alcuna possibilità di scienza. I cristiani credono che l'ordine della natura sia accessibile alla mente umana e credono che sia possibile acquisire conoscenze sul mondo, perché Dio comandò all'uomo di dominare la terra. (Peter E. Hodgson)<br /><br />POLITICA<br />L'idea di bene comune e di legge naturale, corroborate dalla Rivelazione, sono alla base dei sistemi politici cristiani. Sistemi che sono ben rappresentati dalla celebre espressione di Gesù, mentre gli viene chiesto se sia giusto pagare le tasse a Roma: "Date a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio". Questa formula è densissima, e occorre sottrarla alla sua banalizzazione tipica dell'era contemporanea. Essa dice certamente della necessità di non confondere e sovrapporre la Chiesa allo Stato, il Papa all'imperatore. Ma non si ferma qui, come vorrebbe il pensiero laico e liberale contemporaneo. Innanzitutto, Nostro Signore ordina di dare a Dio ciò che gli spetta, e questo dovere ricade innanzitutto su ogni sovrano, sia esso un re o un parlamento. In questo modo, la fede si ritaglia un ruolo pubblico innegabile, e si propone come guida dello Stato per riconoscere il vero e il bene. La storia dimostra che, senza questa bussola, gli Stati scivolano sempre nel più disumano relativismo. Dall'altro lato, Gesù ricorda al cristiano che è suo dovere essere un leale suddito del potere costituito, a patto che l'autorità non sia iniqua e rispetti la Chiesa e il bene comune con le sue leggi e i suoi decreti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21501943</guid><pubDate>Thu, 09 Jan 2020 22:08:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21501943/civilta_senza_gesu.mp3" length="13929324" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5956

COME SAREBBE LA NOSTRA CIVILTA' SENZA GESU'?
Le radici della nostra civiltà affondano in Lui e senza di Lui semplicemente non sarebbero. Ecco alcuni esempi in pillole.
OSPEDALI
La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5956" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5956</a><br /><br />COME SAREBBE LA NOSTRA CIVILTA' SENZA GESU'?<br />Le radici della nostra civiltà affondano in Lui e senza di Lui semplicemente non sarebbero. Ecco alcuni esempi in pillole.<br />OSPEDALI<br />La fioritura degli ospedali e della cura dei malati nasce dalla fede, dall'identificazione del povero e del malato con Cristo sofferente. Nella sua vita terrena, Gesù è stato guaritore di corpi e di anime e lui stesso sofferente, come dicevano i teologi medievali: "Christus medicus et infirmus". C'è anche un modo di intendere l'uomo nel suo valore intrinseco e di vedere nel corpo non - come credeva Platone - un «involucro, immagine di una prigione» (Cratilo, 400 C), bensì la componente fisica della persona umana, per la prima volta concepita e apprezzata in modo unitario. I numerosi ospedali nati nel Medioevo, in genere presso monasteri, venivano chiamati "Domus Dei", "Casa di Dio". In America Latina, in Asia e in Africa i primi ospedali  sono stati fondati dalle missioni cattoliche e protestanti e ancor oggi la sanità delle Chiese cristiane occupa un ruolo importante in non pochi paesi. (Francesco Agnoli)<br /><br />DIGNITÀ DEI BAMBINI<br />Con la diffusione del cristianesimo aborto e infanticidio divengono culturalmente inaccettabili e quindi fenomeni più rari e circoscritti. Se nell'Impero romano l'esposizione di neonati non desiderati era diffusa, i cristiani condannavano tale pratica come omicidio. Come ebbe a dire Giustino Martire (100-165 d.C.), «ci è stato insegnato che è malvagio esporre perfino i neonati [...] perché in tal caso saremmo degli assassini» (citato in "Writings of Saints Justin Martyr, Christian Heritage 1948). Le legislazioni, a partire da Costantino, vietano l'infanticidio e aiutano le famiglie bisognose perché non ricorrano alla vendita dei loro figli per motivi economici.<br /><br />DIGNITÀ DELLA DONNA<br />Una delle grandi novità storicamente rilevabili apportate dal cristianesimo riguarda la concezione della donna. Sovente secondaria e marginale, almeno in linea di diritto, nel mondo greco; sotto perpetua tutela dell'uomo, padre e marito, nel mondo romano; ostaggio della forza maschile, presso i popoli germanici; passibile di ripudio e giuridicamente inferiore nel mondo ebraico; vittima di infiniti abusi e violenze, compreso l'infanticidio, in Cina e India; forma inferiore di reincarnazione nell'induismo tradizionale; sottoposta alla poligamia, umiliante affermazione della sua inferiorità, nel mondo islamico e animista; vittima presso diverse culture di vere e proprie mutilazioni fisiche; sottoposta al ripudio del maschio, in tutte le culture antiche, la donna diventa col cristianesimo creatura di Dio, al pari dell'uomo. (Francesco Agnoli)<br /><br />MATRIMONIO<br />Il matrimonio cristiano è imprescindibilmente monogamico e indissolubile. Esso quindi sottintende e implica anzitutto la pari dignità degli sposi: non è lecito ad un uomo avere più mogli, nel suo gineceo o nel suo harem! Non è lecito, in virtù della sua maggior forza, ripudiare la moglie, come fosse un oggetto, né sostituirla con delle schiave! E neppure, ovviamente, il contrario. Tutta la storia della chiesa, per quanto riguarda la morale coniugale, tende a salvare proprio questa pari dignità: vietando ovviamente ogni antico diritto di vita o di morte dell'uomo sulla donna; tutelando il più possibile il libero consenso degli sposi, già partire dai primi secoli quando Agostino ricorda che "l'intervento dei genitori non è di diritto divino", cioè non è necessario, come per gli antichi, e aggiunge umoristicamente che "altrimenti Adamo avrebbe dovuto essere presentato a Eva da suo Padre"; innalzando l'età del matrimonio della donna (che per i romani erano sovente i dodici anni) e quindi la sua responsabilità e libertà; ostacolando il più possibile la possibilità dei genitori di violare la...]]></itunes:summary><itunes:duration>871</itunes:duration><itunes:keywords>abitudini,civiltà,cristianesimo,cristo,cultura,sapere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d2c4f6732db039aa2d677c3e6b60bd23.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Carlo Magno fu incoronato imperatore nel Natale dell'800</title><link>https://www.spreaker.com/episode/carlo-magno-fu-incoronato-imperatore-nel-natale-dell-800--21217545</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5950" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5950</a><br /><br />CARLO MAGNO FU INCORONATO IMPERATORE NEL NATALE DELL'800 di Roberto de Mattei<br />Se c'è un momento di grazia e di conversione del cuore, questo è il Santo Natale, il giorno della Natività del Signore, il giorno da cui si contano gli anni del mondo. L'atmosfera familiare del giorno di Natale intenerisce i cuori più duri. [...]<br />Ma la festa del Santo Natale non ha solo un significato individuale e familiare: ha anche, e ha avuto nella storia, un significato sociale. Il grande abate di Solesmes Dom Prosper Guéranger (1805-1875), nel suo Année liturgique, ci ricorda tre momenti del Santo Natale legati alla storia d'Europa, alle sue più profonde radici cristiane.<br /><br />IL BATTESIMO DI CLODOVEO, RE DEI FRANCHI<br />Il primo di questi momenti è il battesimo di Clodoveo, avvenuto, secondo la tradizione, il 25 dicembre del 496.<br />Clodoveo era il re dei Franchi, un popolo ancora pagano, mentre il Cristianesimo si andava diffondendo in un'Europa in preda al caos e all'anarchia, dopo la caduta dell'Impero romano di Occidente, avvenuta venti anni prima. Egli aveva sposato una principessa cattolica del popolo dei Burgundi, Clotilde. Fu lei, con l'aiuto del santo vescovo di Reims, Remigio, a portare Clodoveo alla religione cattolica, conquistandone il cuore. Clodoveo si fece battezzare, nella notte di Natale del 496.<br />Lo storico dei Franchi Gregorio di Tours scrive che Clodoveo «si avvicinò al lavacro come un nuovo Costantino, per essere liberato dalla lebbra antica, per sciogliere in acqua fresca macchie luride createsi lontano nel tempo. E quando Clodoveo fu entrato nel Battistero, il santo di Dio così disse con parole solenni: 'Piega quieto il tuo capo, o si cauto; adora quello che hai bruciato, brucia quello che hai adorato'».<br />Il battesimo di Clodoveo fu quello di un popolo che, con lui, entrava nella storia: i Franchi. E secondo dom Guéranger il supremo Signore degli eventi volle che il regno dei Franchi nascesse il giorno di Natale per incidere più profondamente l'importanza di un giorno così santo nella memoria dei popoli cristiani dell'Europa. Clodoveo, il fiero barbaro, divenuto mite come l'agnello, fu immerso da san Remigio nel fonte battesimale della salvezza, dal quale uscì purificato per inaugurare la prima monarchia cattolica fra le monarchie nuove, quel regno di Francia, il più bello - è stato detto - dopo quello dei cieli.<br /> <br />LA CONVERSIONE DELL'INGHILTERRA<br />Passarono cento anni dalla conversione di Clodoveo. Salì sul trono pontificio un grande Papa, san Gregorio Magno. Nel 596, secondo quanto si ricorda, Papa Gregorio restò commosso nel vedere un gruppo di giovani biondi e belli come angeli, sul mercato degli schiavi di Roma. Chiese chi fossero. Gli fu risposto: Angli.<br />«Non Angli, ma Angeli», replicò il Papa, che a partire da quel momento decise di affidare ai monaci benedettini l'evangelizzazione dell'Inghilterra. Un gruppo di quaranta monaci, guidato da Agostino, poi detto di Canterbury, partì per l'isola degli Angli per propagare il Vangelo.<br />Agostino, dopo aver convertito al vero Dio il re Eteiredo, si diresse verso la città, già romana, di York, vi fece risuonare la Parola di vita, e un intero popolo si unì al proprio re per chiedere il Battesimo. Così allora accadeva: il battesimo del Re era quello di un popolo intero, legato al suo sovrano da vincoli di indissolubile fedeltà. Fu fissato il giorno di Natale per la rigenerazione di quei nuovi discepoli di Cristo; e il fiume che scorreva sotto le mura della città venne scelto per servire da fonte battesimale a un'armata di diecimila di catecumeni, non contando le donne e i bambini. Il rigore della stagione non arrestò i nuovi e ferventi discepoli del Bambino di Betlemme che scesero nelle acque per purificare le loro anime. «Dalle acque gelide - scrive dom Guéranger - uscì piena di gaudio e risplendente d'innocenza tutta un'armata di neofiti; e nel giorno stesso della sua nascita, Cristo contò una nazione di più sotto il suo impero». Sant'Agostino di Canterbury fu l'evangelizzatore della Britannia. Dall'Inghilterra e dall'Irlanda partirono poi, al seguito un altro grande missionario, san Bonifacio, i monaci che evangelizzarono la Germania.<br /> <br />L'INCORONAZIONE DI CARLO MAGNO<br />Un altro illustre evento doveva ancora abbellire l'anniversario del Natale.<br />Nella solennità di Natale dell'800, con l'incoronazione di Carlo Magno, a Roma, nacque il Sacro Romano Impero al quale era riservata la missione di propagare il regno di Cristo nelle regioni barbare del Nord, e di mantenere l'unità europea, sotto la direzione del Romano Pontefice.<br />Correva l'anno 800. Era il giorno di Natale. A Roma, nella Basilica di San Pietro, entrò un uomo maestoso, quasi sessantenne, la cui statura quasi da gigante esprimeva la forza indomabile del guerriero, mentre i bianchi capelli e la barba rivelavano una dolcezza straordinaria. Non era un uomo qualsiasi, si vedeva immediatamente. Quest'uomo era Carlo Magno, re dei Franchi, il popolo di Clodoveo, chiamato a Roma dal Papa perché mettesse la sua spada al servizio della Croce, contro i Longobardi.<br />Il re dei Franchi nell'anno Ottocento dopo Cristo ha già sottomesso gli aquitani e i longobardi; ha attraversato i Pirenei per domare in Spagna il potere minaccioso degli arabi; ha represso l'insurrezione dei sassoni e dei bavari; e sta in piena lotta con gli avari. Egli non è solo un guerriero. Sotto il suo influsso, le arti e le scienze fioriscono in tutta Europa. Amato moltissimo dai suoi sudditi, venerato dai suoi guerrieri, estende nelle terre che conquista la benefica influenza della Religione cattolica.<br />Ed ora, Carlo Magno, l'erede di Clodoveo, entra nella Basilica di San Pietro, in una notte di Natale, fredda per i rigori dell'inverno, ma calda per l'atmosfera di entusiasmo che regna nella Basilica. Il re dei Franchi si inginocchia, abbassa il capo, adorando Dio fatto uomo e implorando misericordia per i suoi peccati. Si batte il petto e ricorre all'intercessione della Vergine Maria, senza accorgersi che qualcuno gli si avvicina in silenzio rispettoso. Non è un semplice sacerdote o vescovo, è un Papa, un Papa santo. Le cronache raccontano che «nel momento in cui il re si levava dall'orazione, durante la Messa, dinanzi all'altare della confessione di San Pietro Apostolo, il Papa Leone III gli giunse vicino e pose sulla sua fronte scoperta una corona. Una corona nuova, non di Re ma di Imperatore».<br />Il Papa, san Leone III poneva la corona imperiale sul capo di Carlo Magno; e la terra attonita rivedeva un Cesare, un Augusto, non più successore dei Cesari e degli Augusti della Roma pagana, ma investito di quei titoli gloriosi dal Vicario di Colui che viene definito della Scrittura, il Re dei re, il Signore dei signori. Il popolo romano lo acclamò con queste parole: «a Carlo Augusto, coronato da Dio grande e pacifico imperatore dei Romani, vita e vittoria», mentre i franchi, battendo le lance sulle spade, levavano il grido «Natale, Natale», un grido che, dai tempi di Clodoveo, ricordava l'entrata del loro popolo nella storia.<br />Due giorni prima dell'incoronazione un monaco di San Saba e un monaco del Monte degli Olivi a Gerusalemme avevano offerto al re dei Franchi, da parte del Patriarca, «le chiavi del Santo Sepolcro e del Calvario e quelle della città e del monte Sion con una bandiera». Era un omaggio simbolico, una nuova aureola di santità cinta alla fronte del re che aveva steso la sua protezione oltre i mari, che doveva proteggere i cristiani di Palestina, di Siria, di Egitto, di Tunisia.<br /><br />IL SACRO ROMANO IMPERO<br />In quel Natale, nella Cattedrale del Vicario di Cristo, nacque l'Impero Cattolico d'Occidente, pilastro della Civiltà cristiana medioevale - come 800 anni prima, nello stesso giorno, era nato in una mangiatoia il Bambino Gesù.<br />Fondando la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, Gesù Cristo aveva posto in essa, in seme, tutte le potenzialità per generare una grande civiltà. Con l'espansione della Chiesa, con la conversione dei popoli lungo otto secoli, il seme si sviluppò, divenne una possibilità concreta, sbocciò, infine, nell'anno 800, nell'impero di Carlo Magno, benedetto e ratificato dalle mani di un santo successore di Pietro. Si aprì un'epoca in cui, come insegna Leone XIII nella enciclica Immortale Dei, «il sacerdozio e l'impero erano legati tra di loro da una felice concordia e dallo scambio amichevole di servigi» e «organizzata in tal modo, la società civile diede frutti superiori ad ogni aspettativa».<br />Un altro Papa, Giovanni Paolo II, nel 1200esimo anniversario dell'incoronazione di Carlo Magno, ha ricordato che «la grande figura storica dell'imperatore Carlo Magno rievoca le radici cristiane dell'Europa, riportando quanti la studiano ad un'epoca che, nonostante i limiti umani sempre presenti, fu caratterizzata da un'imponente fioritura culturale in quasi tutti i campi dell'esperienza. Alla ricerca della sua identità, l'Europa non può prescindere da un energico sforzo di recupero del patrimonio culturale lasciato da Carlo Magno e conservato lungo più di un millennio».<br />Carlo Magno fu grande non solo per le sue guerre vittoriose da un estremo all'altro d'Europa, ma soprattutto per la sua opera di restaurazione giuridica, culturale ed artistica, ispirata ai principi del Vangelo. In un'epoca di decadenza e di disordine, egli può essere considerato come il fondatore dell'Europa cristiana. Con il primo imperatore cristiano l'Occidente per la prima volta acquista coscienza di sé e si presenta sulla scena della storia consapevole della propria unità cristiana e romana.<br />L'incoronazione di Carlo Magno è inoltre un atto pubblico e simbolico di importanza universale, destinato a esprimere, per più di un millennio, la concezione della sovranità cristiana. La fonte dell'autorità è il rappresentante di Dio in terra, perché - in terra - non esiste autorità che non provenga da Dio. In questo senso l'incoronazione di Carlo Magno può essere considerata come il Natale della Cristianità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21217545</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2019 14:55:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21217545/carlo_magno.mp3" length="14088149" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5950

CARLO MAGNO FU INCORONATO IMPERATORE NEL NATALE DELL'800 di Roberto de Mattei
Se c'è un momento di grazia e di conversione del cuore, questo è il Santo Natale, il giorno della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5950" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5950</a><br /><br />CARLO MAGNO FU INCORONATO IMPERATORE NEL NATALE DELL'800 di Roberto de Mattei<br />Se c'è un momento di grazia e di conversione del cuore, questo è il Santo Natale, il giorno della Natività del Signore, il giorno da cui si contano gli anni del mondo. L'atmosfera familiare del giorno di Natale intenerisce i cuori più duri. [...]<br />Ma la festa del Santo Natale non ha solo un significato individuale e familiare: ha anche, e ha avuto nella storia, un significato sociale. Il grande abate di Solesmes Dom Prosper Guéranger (1805-1875), nel suo Année liturgique, ci ricorda tre momenti del Santo Natale legati alla storia d'Europa, alle sue più profonde radici cristiane.<br /><br />IL BATTESIMO DI CLODOVEO, RE DEI FRANCHI<br />Il primo di questi momenti è il battesimo di Clodoveo, avvenuto, secondo la tradizione, il 25 dicembre del 496.<br />Clodoveo era il re dei Franchi, un popolo ancora pagano, mentre il Cristianesimo si andava diffondendo in un'Europa in preda al caos e all'anarchia, dopo la caduta dell'Impero romano di Occidente, avvenuta venti anni prima. Egli aveva sposato una principessa cattolica del popolo dei Burgundi, Clotilde. Fu lei, con l'aiuto del santo vescovo di Reims, Remigio, a portare Clodoveo alla religione cattolica, conquistandone il cuore. Clodoveo si fece battezzare, nella notte di Natale del 496.<br />Lo storico dei Franchi Gregorio di Tours scrive che Clodoveo «si avvicinò al lavacro come un nuovo Costantino, per essere liberato dalla lebbra antica, per sciogliere in acqua fresca macchie luride createsi lontano nel tempo. E quando Clodoveo fu entrato nel Battistero, il santo di Dio così disse con parole solenni: 'Piega quieto il tuo capo, o si cauto; adora quello che hai bruciato, brucia quello che hai adorato'».<br />Il battesimo di Clodoveo fu quello di un popolo che, con lui, entrava nella storia: i Franchi. E secondo dom Guéranger il supremo Signore degli eventi volle che il regno dei Franchi nascesse il giorno di Natale per incidere più profondamente l'importanza di un giorno così santo nella memoria dei popoli cristiani dell'Europa. Clodoveo, il fiero barbaro, divenuto mite come l'agnello, fu immerso da san Remigio nel fonte battesimale della salvezza, dal quale uscì purificato per inaugurare la prima monarchia cattolica fra le monarchie nuove, quel regno di Francia, il più bello - è stato detto - dopo quello dei cieli.<br /> <br />LA CONVERSIONE DELL'INGHILTERRA<br />Passarono cento anni dalla conversione di Clodoveo. Salì sul trono pontificio un grande Papa, san Gregorio Magno. Nel 596, secondo quanto si ricorda, Papa Gregorio restò commosso nel vedere un gruppo di giovani biondi e belli come angeli, sul mercato degli schiavi di Roma. Chiese chi fossero. Gli fu risposto: Angli.<br />«Non Angli, ma Angeli», replicò il Papa, che a partire da quel momento decise di affidare ai monaci benedettini l'evangelizzazione dell'Inghilterra. Un gruppo di quaranta monaci, guidato da Agostino, poi detto di Canterbury, partì per l'isola degli Angli per propagare il Vangelo.<br />Agostino, dopo aver convertito al vero Dio il re Eteiredo, si diresse verso la città, già romana, di York, vi fece risuonare la Parola di vita, e un intero popolo si unì al proprio re per chiedere il Battesimo. Così allora accadeva: il battesimo del Re era quello di un popolo intero, legato al suo sovrano da vincoli di indissolubile fedeltà. Fu fissato il giorno di Natale per la rigenerazione di quei nuovi discepoli di Cristo; e il fiume che scorreva sotto le mura della città venne scelto per servire da fonte battesimale a un'armata di diecimila di catecumeni, non contando le donne e i bambini. Il rigore della stagione non arrestò i nuovi e ferventi discepoli del Bambino di Betlemme che scesero nelle acque per purificare le loro anime. «Dalle acque gelide - scrive dom Guéranger -...]]></itunes:summary><itunes:duration>881</itunes:duration><itunes:keywords>800,carlomagno,cattolico,incoronazione,natale,re</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6f44f89fad939f495543b1b82afb495b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una generazione di orfani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-generazione-di-orfani--20816830</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5930" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5930</a><br /><br />UNA GENERAZIONE DI ORFANI di Luciano Leone<br />Il bambino, iperprotetto nei primi anni, viene trastullato nella sua infanzia, assorbito quindi dalla scuola pubblica. La scuola pubblica costituisce un grande mezzo di omologazione della popolazione («L'Italia è stata fatta, occorre fare gli Italiani», disse Massimo D'Azeglio), più palesemente sotto i regimi più autoritari, più subdolamente nei Paesi cosiddetti democratici, dove peraltro il ministero definisce programmi scolastici e dove il governo (francese o svedese) può imporre una cittadina islamica quale ministro della pubblica istruzione per tutti i sudditi.<br />Per educare è necessario che l'educatore non solo interagisca con l'alunno, riconoscendone carattere, inclinazioni, attitudini, capacità, debolezze, ma anche che l'educatore abbia ben presenti i principi e le finalità della sua opera: quali sono gli scopi fondamentali della vita (il poeta greco Mimnermo poneva la domanda: «Cosa è dunque la vita?»)?<br />Privato della chiara direttiva dell'insegnamento di Gesù Cristo, l'individuo è ripiombato nella condizione dolorosamente espressa (sette secoli prima della Rivelazione Cristiana da Mimnermo; «Davanti agli dei non sapendo che cosa sia bene, che cosa sia male»).<br />Nella scuola pubblica il bambino, sottratto alla famiglia, viene così immesso in un sistema che può soltanto impartire alcune nozioni programmate dal ministero (o eventualmente diseducare al gender), non può "educare" perché sia gli insegnanti sia gli alunni hanno concezioni disparate della vita. Però la scuola pubblica assorbe gli alunni sino almeno ai 16 anni senza insegnare un mestiere e senza consentire a coloro che hanno attitudine agli studi di sviluppare presto e bene le loro capacità («Rapidamente, con sicurezza e con gioia»: motto attribuito ad Asclepiade di Prusa).<br />Intanto, con notevole frequenza, i bambini crescono incantati dai videogiochi, vengono precocemente ipersocializzati, acquistano presto una specie di autonomia, che consente ai genitori, distratti dal lavoro o purtroppo in rotta tra loro, di lasciare gli adolescenti in ampia balia di se stessi (della Tv e di internet) e del gruppo. Li incroci per la strada in gruppetti, all'interno dei quali tuttavia la comunicazione è spesso ridotta o assente: uno telefona, un altro digita un sms, un terzo pur deambulando riesce a fare un videogioco, un quarto consulta Google Maps.<br />L'adolescente è con grande frequenza e con grande facilità lasciato a se stesso, oppure reclama una autonomia per la quale non è ancora pronto, ed è quindi esposto a grandi pericoli. L'atteggiamento adolescenziale tende inoltre a perpetuarsi anche in età adulta a causa della mancata assunzione di ruoli sociali, della carente o, all'opposto, dell'eccessiva disponibilità economica, dell'assenza di uno scopo definito per la vita: il divertimento fa parte degli equilibri della vita, ma la vita non è divertimento.<br />Le prospettive di vita sono avvolte nella nebbia cosi come il mondo non è più una società ben strutturata. l genitori, anche quelli più responsabili, trovano difficoltà ad indirizzare i figli: gli studi non assicurano gratificazione di ruolo sociale e di retribuzione; i lavori, a fronte dell'impegno che hanno sempre richiesto, non sono più gratificanti; le figure più quotate per il successo sembrano essere calciatori e veline. Ma ovviamente a pochi è dato assurgere a tali fasti.<br />Si comprendono quindi manifestazioni minori di disagio sociale, che sembrano tuttavia diffusissime: abuso di sistemi tipo Facebook, autoscatto (detto selfie), tatuaggi: per acquisire una identità, per uscire dalla omologazione e dall'anonimato l'individuo ricorre a questi sistemi identificativi esteriori, costruisce non la personalità, bensì una immagine di facciata e propala ogni genere di informazioni, che sarebbe assai meglio custodire nell'intimo e condividere soltanto con persone care.<br />Si è pervenuti a questi risultati attraverso una serie di rivoluzioni (protestantesimo, rivoluzione francese, capitalismo e comunismo, Sessantotto, rivoluzione nelle comunicazioni sociali, gender, ecologismo, mondialismo, migrazioni incontrollate), dietro le quali, ovviamente, si nascondono interessi profondamente diversi da quelli dichiarati, interessi palesemente anti-cristiani e quindi disumani.<br />Presa coscienza cli questa situazione, l'impegno di ogni persona ragionevole è in primo luogo quello di sottrarsi alle spire delle rivoluzioni, in secondo luogo operare affinché si attui una inversione di tendenza. [...]<br /><br />Nota di BastaBugie: per leggere la prima parte dell'articolo, che descrive la ben diversa situazione nel Medioevo rispetto alla situazione di oggi, si può cliccare nel seguente link. Le due parti dell'articolo si illuminano a vicenda per cui, per una visione d'insieme, consigliamo di leggerli entrambi.<br /><br />TUTTO QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SUL MEDIOEVO<br />L'uomo del Medioevo non era mai solo (non esisteva la depressione), fin da bambino era educato a graduali responsabilità ed era libero poiché ricopriva con soddisfazione il suo ruolo sociale (VIDEO: Il Medioevo)<br />di Luciano Leone<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20816830</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2019 16:31:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20816830/storia_2.mp3" length="5937527" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5930

UNA GENERAZIONE DI ORFANI di Luciano Leone
Il bambino, iperprotetto nei primi anni, viene trastullato nella sua infanzia, assorbito quindi dalla scuola pubblica. La scuola...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5930" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5930</a><br /><br />UNA GENERAZIONE DI ORFANI di Luciano Leone<br />Il bambino, iperprotetto nei primi anni, viene trastullato nella sua infanzia, assorbito quindi dalla scuola pubblica. La scuola pubblica costituisce un grande mezzo di omologazione della popolazione («L'Italia è stata fatta, occorre fare gli Italiani», disse Massimo D'Azeglio), più palesemente sotto i regimi più autoritari, più subdolamente nei Paesi cosiddetti democratici, dove peraltro il ministero definisce programmi scolastici e dove il governo (francese o svedese) può imporre una cittadina islamica quale ministro della pubblica istruzione per tutti i sudditi.<br />Per educare è necessario che l'educatore non solo interagisca con l'alunno, riconoscendone carattere, inclinazioni, attitudini, capacità, debolezze, ma anche che l'educatore abbia ben presenti i principi e le finalità della sua opera: quali sono gli scopi fondamentali della vita (il poeta greco Mimnermo poneva la domanda: «Cosa è dunque la vita?»)?<br />Privato della chiara direttiva dell'insegnamento di Gesù Cristo, l'individuo è ripiombato nella condizione dolorosamente espressa (sette secoli prima della Rivelazione Cristiana da Mimnermo; «Davanti agli dei non sapendo che cosa sia bene, che cosa sia male»).<br />Nella scuola pubblica il bambino, sottratto alla famiglia, viene così immesso in un sistema che può soltanto impartire alcune nozioni programmate dal ministero (o eventualmente diseducare al gender), non può "educare" perché sia gli insegnanti sia gli alunni hanno concezioni disparate della vita. Però la scuola pubblica assorbe gli alunni sino almeno ai 16 anni senza insegnare un mestiere e senza consentire a coloro che hanno attitudine agli studi di sviluppare presto e bene le loro capacità («Rapidamente, con sicurezza e con gioia»: motto attribuito ad Asclepiade di Prusa).<br />Intanto, con notevole frequenza, i bambini crescono incantati dai videogiochi, vengono precocemente ipersocializzati, acquistano presto una specie di autonomia, che consente ai genitori, distratti dal lavoro o purtroppo in rotta tra loro, di lasciare gli adolescenti in ampia balia di se stessi (della Tv e di internet) e del gruppo. Li incroci per la strada in gruppetti, all'interno dei quali tuttavia la comunicazione è spesso ridotta o assente: uno telefona, un altro digita un sms, un terzo pur deambulando riesce a fare un videogioco, un quarto consulta Google Maps.<br />L'adolescente è con grande frequenza e con grande facilità lasciato a se stesso, oppure reclama una autonomia per la quale non è ancora pronto, ed è quindi esposto a grandi pericoli. L'atteggiamento adolescenziale tende inoltre a perpetuarsi anche in età adulta a causa della mancata assunzione di ruoli sociali, della carente o, all'opposto, dell'eccessiva disponibilità economica, dell'assenza di uno scopo definito per la vita: il divertimento fa parte degli equilibri della vita, ma la vita non è divertimento.<br />Le prospettive di vita sono avvolte nella nebbia cosi come il mondo non è più una società ben strutturata. l genitori, anche quelli più responsabili, trovano difficoltà ad indirizzare i figli: gli studi non assicurano gratificazione di ruolo sociale e di retribuzione; i lavori, a fronte dell'impegno che hanno sempre richiesto, non sono più gratificanti; le figure più quotate per il successo sembrano essere calciatori e veline. Ma ovviamente a pochi è dato assurgere a tali fasti.<br />Si comprendono quindi manifestazioni minori di disagio sociale, che sembrano tuttavia diffusissime: abuso di sistemi tipo Facebook, autoscatto (detto selfie), tatuaggi: per acquisire una identità, per uscire dalla omologazione e dall'anonimato l'individuo ricorre a questi sistemi identificativi esteriori, costruisce non la personalità, bensì una immagine di facciata e propala ogni genere di informazioni, che...]]></itunes:summary><itunes:duration>372</itunes:duration><itunes:keywords>adulti,bambini,iperprotetti,orfani,responsabilità,società</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e95c408dd436754fe79718fb73eff462.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La drammatica storia del muro di Berlino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-drammatica-storia-del-muro-di-berlino--20855414</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5933" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5933</a><br /><br />LA DRAMMATICA STORIA DEL MURO DI BERLINO di Luciano Garibaldi<br />Il dramma di Berlino ebbe inizio durante il summit di Yalta, nel febbraio 1945, allorché le quattro potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito e Francia) stabilirono che la capitale del Terzo Reich venisse divisa in quattro settori, ognuno dei quali controllato e amministrato dai vincitori. All'URSS toccò il settore più esteso.<br />Nel frattempo, l'avanzata sovietica proseguì su tutto il territorio tedesco, per arrestarsi, all'atto della resa del Terzo Reich, lungo la linea che verrà definita "Cortina di ferro": ad Occidente, le nazioni libere e indipendenti; ad Oriente, quelle private della libertà e sottomesse alle dittature comuniste, strettamente controllate da Mosca.<br />Berlino venne così a trovarsi in una situazione assolutamente unica al mondo: i berlinesi, che abitavano nella zona sottoposta all'URSS, furono privati di ogni libertà; quelli invece residenti nei tre quartieri controllati da americani, inglesi e francesi, iniziarono ad apprezzare i vantaggi della libertà di azione e di opinione alla quale avevano dovuto rinunciare durante il Terzo Reich.<br /><br />IL "BLOCCO DI BERLINO"<br />Fino al 1948, sia pure con mille condizionamenti, i tre quartieri "liberi" di Berlino avevano potuto comunicare, via terra e via aerea, con la Germania Occidentale. Ma nel 1948 si verificò il cosiddetto "Blocco di Berlino" da parte dell'Unione Sovietica, blocco che spinse gli Alleati ad attuare il «ponte aereo per Berlino», anche solo per rifornire i tre quartieri da essi controllati di viveri e generi di prima necessità.<br />Ben presto, si diffuse la denominazione di Berlino Ovest e Berlino Est, che non era soltanto un'espressione geografica. Di fatto, i tre quartieri sottoposti ad americani, inglesi e francesi diventavano un'enclave della Germania Ovest, enclave completamente circondata dalla Germania Est. Nei primi tempi ai cittadini di Berlino fu consentito di circolare liberamente in tutti i settori. I residenti nel quartiere controllato dai russi potevano tranquillamente recarsi nei quartieri americano-anglo-francesi, fare la spesa dove volevano, mandare i figli a scuola negli istituti preferiti, cercare lavoro ovunque.<br />Tuttavia, divenne sempre più imponente il flusso di cittadini della Germania Est, stufi dell'oppressione comunista, verso i tre quartieri liberi di Berlino, con l'obiettivo di raggiungere, da qui, via aerea, la Germania Ovest, dove li attendevano parenti o amici stretti, pronti ad aiutarli ad intraprendere una nuova esistenza. Le cifre parlano chiaro.<br />Circa 2 milioni e mezzo di tedeschi lasciarono la Germania Est (RDT, Repubblica Democratica Tedesca) e Berlino Est tra il 1949 e il 1961: il flusso di fuggiaschi era costituito per circa la metà da persone giovani, sotto i 25 anni, e poneva la dirigenza della RDT di fronte a difficoltà sempre maggiori. Era di fatto impossibile controllare l'enorme massa di persone (in media, mezzo milione) che ogni giorno passava i confini dei quattro settori di Berlino in tutte e due le direzioni, e che aveva così modo di confrontare le condizioni di vita: un abisso tra chi viveva nel settore sovietizzato e chi aveva avuto la fortuna di nascere, crescere e abitare nei tre settori occidentalizzati. I risultati non poterono mancare. Soltanto nel 1960 circa 200 mila tedeschi dell'Est si trasferirono stabilmente nella Germania Ovest, raggiungendola, via aerea, da Berlino Ovest. La RDT rischiava il collasso sociale ed economico.<br /><br />DAL FILO SPINATO AL MURO<br />Così, anche per effetto del peggioramento della Guerra Fredda, una serie di proibizioni calò sia sugli abitanti della zona "sovietizzata", sia su coloro che avevano raggiunto Berlino provenendo da altre città o paesi della Germania Est. I loro movimenti subirono limitazioni sempre più pesanti. Il 15 giugno 1961 il presidente del Consiglio di Stato della RDT dichiarò: «Nessuno ha intenzione di costruire un muro». Ma, poche settimane dopo, il 12 agosto, il Consiglio dei ministri emise un'ordinanza nella quale si poteva leggere: «Per impedire le attività ostili delle forze revansciste e militariste della Germania Occidentale e di Berlino Ovest, verrà introdotto ai confini della Repubblica Democratica Tedesca - compresi i confini dei settori occidentali di Berlino - un controllo pari a quello consueto ai confini di ogni Stato sovrano».<br />Ovviamente, queste misure erano volte a limitare la libertà della propria popolazione, non certo quella degli europei occidentali, liberi di recarsi dove volessero. La prima conseguenza fu che nelle prime ore del mattino di domenica 13 agosto 1961 vennero eretti sbarramenti provvisori ai confini tra il settore sovietico e i tre settori "occidentali" e furono tolti tratti di pavimentazione sulle strade di collegamento, di fatto interrompendole. Squadre della Polizia del Popolo e della Polizia dei Trasporti bloccarono la circolazione al confine dei settori.<br />Nelle settimane e nei giorni successivi, gli sbarramenti di filo spinato ai confini con i tre quartieri di Berlino Ovest furono sostituiti da un muro di lastre di cemento e blocchi forati. Vi erano strade i cui marciapiedi appartenevano ad uno dei quartieri di Berlino Ovest mentre la fila di edifici era stata assegnata alla Berlino sovietizzata. Ebbene, senza esitare, il governo della RDT fece murare le entrate delle case e le finestre al piano terra. Gli abitanti potevano accedere alle loro abitazioni solo passando dalla parte dei cortili, che si trovavano a Berlino Est.<br /><br />IL MURO E LA GUERRA FREDDA<br />Attraverso la costruzione del Muro, da un giorno all'altro furono tagliate e separate strade, piazze e case ed i collegamenti del traffico urbano furono interrotti. La sera del 13 agosto il borgomastro Willy Brandt disse, davanti al Parlamento di Berlino: «L'amministrazione di Berlino denuncia davanti a tutto il mondo le misure illegali e inumane di chi divide la Germania, opprime Berlino Est e minaccia Berlino Ovest».<br />«Il Muro di Berlino - scrive Enzo Bettiza nel suo celebre libro 1989. La fine del Novecento - fu concepito a Vienna fra il 3 e il 4 giugno 1961. Lo concepì in quei due giorni l'imprevedibile Nikita Kruscev durante un paio d'incontri, insieme fatali e falliti, con il presidente John Fitzgerald Kennedy. Il vertice viennese fu eccezionale sul piano mediatico e sembrò promettente su quello politico. Definito per quarantott'ore "storico" da famosi commentatori internazionali, accorsi da ogni parte nella capitale austriaca, avrebbe dovuto sminare il terreno sotto le zampate delle due superpotenze atomiche e inaugurare, all'insegna della coesistenza, un'era di distensione e di costruttivo armistizio. Accadde l'esatto contrario. L'evento, anziché preannunciare un'epoca di negoziati e di compromessi planetari, segnò l'inizio della fase più acuta e pericolosa della guerra fredda. Si può ben dire che esso partorì la prima pietra del Muro. Di lì a poco, il 13 agosto, Kruscev, sostenuto dal complice tedesco Walter Ulbricht, avrebbe conficcato una spada di cemento armato nel cuore d'Europa».<br />Nel periodo successivo gli impianti di sbarramento furono ampliati sempre di più, il sistema di controllo fu perfezionato. Il Muro all'interno della città, che divideva Berlino Est da Berlino Ovest, raggiunse una lunghezza di 43,1 chilometri. La parte degli impianti di sbarramento, che isolava ermeticamente il resto della RDT lungo il confine con Berlino Ovest, aveva una lunghezza di 111,9 chilometri. Negli anni successivi, oltre 100 mila cittadini della RDT cercarono di fuggire attraverso il confine tra le due Germanie oppure oltre il Muro di Berlino.<br />In base alla documentazione raccolta dal Centro di Storia Contemporanea di Potsdam, 125 persone persero la vita tra il 1961 e il 1989 nel tentativo di oltrepassare il Muro, ma centinaia (il numero esatto non è stato possibile ricostruire) vennero abbattute dalle guardie di confine comuniste, onde impedire loro di raggiungere la Germania Ovest.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20855414</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2019 16:30:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20855414/muro_berlino.mp3" length="11111026" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5933

LA DRAMMATICA STORIA DEL MURO DI BERLINO di Luciano Garibaldi
Il dramma di Berlino ebbe inizio durante il summit di Yalta, nel febbraio 1945, allorché le quattro potenze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5933" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5933</a><br /><br />LA DRAMMATICA STORIA DEL MURO DI BERLINO di Luciano Garibaldi<br />Il dramma di Berlino ebbe inizio durante il summit di Yalta, nel febbraio 1945, allorché le quattro potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito e Francia) stabilirono che la capitale del Terzo Reich venisse divisa in quattro settori, ognuno dei quali controllato e amministrato dai vincitori. All'URSS toccò il settore più esteso.<br />Nel frattempo, l'avanzata sovietica proseguì su tutto il territorio tedesco, per arrestarsi, all'atto della resa del Terzo Reich, lungo la linea che verrà definita "Cortina di ferro": ad Occidente, le nazioni libere e indipendenti; ad Oriente, quelle private della libertà e sottomesse alle dittature comuniste, strettamente controllate da Mosca.<br />Berlino venne così a trovarsi in una situazione assolutamente unica al mondo: i berlinesi, che abitavano nella zona sottoposta all'URSS, furono privati di ogni libertà; quelli invece residenti nei tre quartieri controllati da americani, inglesi e francesi, iniziarono ad apprezzare i vantaggi della libertà di azione e di opinione alla quale avevano dovuto rinunciare durante il Terzo Reich.<br /><br />IL "BLOCCO DI BERLINO"<br />Fino al 1948, sia pure con mille condizionamenti, i tre quartieri "liberi" di Berlino avevano potuto comunicare, via terra e via aerea, con la Germania Occidentale. Ma nel 1948 si verificò il cosiddetto "Blocco di Berlino" da parte dell'Unione Sovietica, blocco che spinse gli Alleati ad attuare il «ponte aereo per Berlino», anche solo per rifornire i tre quartieri da essi controllati di viveri e generi di prima necessità.<br />Ben presto, si diffuse la denominazione di Berlino Ovest e Berlino Est, che non era soltanto un'espressione geografica. Di fatto, i tre quartieri sottoposti ad americani, inglesi e francesi diventavano un'enclave della Germania Ovest, enclave completamente circondata dalla Germania Est. Nei primi tempi ai cittadini di Berlino fu consentito di circolare liberamente in tutti i settori. I residenti nel quartiere controllato dai russi potevano tranquillamente recarsi nei quartieri americano-anglo-francesi, fare la spesa dove volevano, mandare i figli a scuola negli istituti preferiti, cercare lavoro ovunque.<br />Tuttavia, divenne sempre più imponente il flusso di cittadini della Germania Est, stufi dell'oppressione comunista, verso i tre quartieri liberi di Berlino, con l'obiettivo di raggiungere, da qui, via aerea, la Germania Ovest, dove li attendevano parenti o amici stretti, pronti ad aiutarli ad intraprendere una nuova esistenza. Le cifre parlano chiaro.<br />Circa 2 milioni e mezzo di tedeschi lasciarono la Germania Est (RDT, Repubblica Democratica Tedesca) e Berlino Est tra il 1949 e il 1961: il flusso di fuggiaschi era costituito per circa la metà da persone giovani, sotto i 25 anni, e poneva la dirigenza della RDT di fronte a difficoltà sempre maggiori. Era di fatto impossibile controllare l'enorme massa di persone (in media, mezzo milione) che ogni giorno passava i confini dei quattro settori di Berlino in tutte e due le direzioni, e che aveva così modo di confrontare le condizioni di vita: un abisso tra chi viveva nel settore sovietizzato e chi aveva avuto la fortuna di nascere, crescere e abitare nei tre settori occidentalizzati. I risultati non poterono mancare. Soltanto nel 1960 circa 200 mila tedeschi dell'Est si trasferirono stabilmente nella Germania Ovest, raggiungendola, via aerea, da Berlino Ovest. 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Molti ritengono che sia stato Alessandro VI, un Papa criticato oltre misura, ma secondo san Roberto Bellarmino fu Giovanni XII (937-964), che definisce «omnium pontificum fere deterrimus», «quasi il peggiore di tutti i pontefici».<br />Alberico II dei conti di Tuscolo, princeps di Roma dal 932 al 954, qualche giorno prima di morire si fece portare in San Pietro e sulla tomba dell'apostolo, alla presenza del papa Agapito, fece giurare ai nobili romani che alla scomparsa del Papa in carica avrebbero eletto al soglio pontificio il proprio figlio, al quale aveva posto il nome augurale di Ottaviano. Quando il Papa morì, nel dicembre 955, Ottaviano fu eletto con il nome di Giovanni XII, quantunque non avesse l'età canonica per diventarlo, essendo solo diciottenne. Secondo la concorde descrizione delle fonti, il giovane Papa fu un pontefice dissoluto, che non interruppe la vita di sfrenati piaceri cui si era abbandonato fino all'elezione al Soglio pontificio. Nell'autunno del 960, essendo entrato in conflitto con il marchese Berengario di Ivrea, che si era proclamato re d'Italia, e con il figlio di questi Adalberto, il nuovo Papa invocò l'aiuto di Ottone I, re di Germania. Ottone scese in Italia a capo del suo esercito, sconfisse Berengario ed Adalberto e proseguì verso Roma, dove il 2 febbraio 962, giorno della Candelora, fu solennemente incoronato Imperatore dal Pontefice. Questa incoronazione fu l'atto di fondazione di quello che sarà chiamato "Sacro Romano Impero della Nazione Germanica". A questo atto seguì, una settimana dopo, la concessione del cosiddetto Privilegium Ottonis, di cui si custodisce ancora copia negli Archivi Vaticani. Il documento, se da una parte confermava tutte le concessioni territoriali fatte alla Santa Sede da Pipino il Breve e da Carlo Magno e altre ne aggiungeva, costituendo di fatto lo Stato della Chiesa, dall'altra imponeva alla Santa Sede di sottoporre le elezioni pontificie all'approvazione preventiva della persona dell'Imperatore e dei suoi successori. Ottone rientrò quindi a Pavia, ma Giovanni tradì il giuramento di fedeltà fatto ad Ottone e strinse una opposta alleanza con l'antico avversario Adalberto.<br />UNA LUNGA LISTA DI CRIMINI<br />In un celebre testo recentemente riprodotto in una versione filologicamente accurata, Liutprando, vescovo di Cremona, racconta il conflitto che contrappose il papa e il sovrano negli anni 960-964 (De Iohanne papa et Ottone imperatore, a cura di Paolo Chiesa, Edizioni del Galluzzo, Firenze 2018). Il curatore del volume ha riportato in appendice anche altri documenti che contribuiscono a fornire un quadro più completo di quegli eventi, a cominciare dalle pagine dedicate a Giovanni XII dal Liber pontificalis (pp. 97-100 dell'appendice).<br />Quando seppe che il Papa aveva stretto alleanza con Adalberto, l'imperatore Ottone riunì un Sinodo in San Pietro, a cui presero parte i vescovi e gli arcivescovi del suo seguito, gli ecclesiastici e i curiali romani, i maggiorenti della città e i rappresentanti del popolo. Giovanni XII però si allontanò dalla Città Eterna. Quando l'imperatore chiese le ragioni della sua assenza, i romani risposero che esse andavano cercate nell'immoralità del Papa, che si esprimeva in una lunga lista di crimini; simonia, sacrilegi, blasfemia, adulterio, incesto, astensione dai sacramenti, pratica delle armi, traffico col demonio. Tutti, chierici e laici, dichiararono che «aveva reso il santo palazzo un autentico bordello», «aveva accecato Benedetto, suo padre spirituale, che era morto poco dopo; aveva ucciso Giovanni cardinale suddiacono amputandogli i genitali, appiccava incendi, si cingeva di spada e si armava di elmo e di corazza: di tutto questo diedero testimonianza. Che brindasse alla salute del diavolo lo gridarono tutti, ecclesiastici e laici; dissero che al gioco dei dadi invocava l'aiuto di Giove, di Venere e degli altri demoni; che non celebrava il mattutino e le ore canoniche, e che non si faceva il segno della croce» (p. 15).<br />Dopo che gli accusatori confermarono le loro dichiarazioni con un solenne giuramento, il 6 novembre 963 Ottone, a nome del Sinodo, mandò una lettera a Giovanni, chiedendogli di venire di persona a discolparsi. «Sappiate dunque che siete stato accusato - non da pochi, ma da tutti, laici ed ecclesiastici - di omicidio, di spergiuro, di furto di oggetti sacri, di incesto con vostre parenti e con due sorelle. Vi rivolgono anche un'altra accusa, orribile anche solo a sentirla: che abbiate brindato alla salute del diavolo, e che nel gioco dei dadi abbiate invocato l'aiuto di Giove, di Venere e degli altri demoni. Vi preghiamo fermamente, padre, di non opporre rifiuto a venire a Roma e a difendervi da tutte queste accuse» (p. 19).<br />CONDANNATO E DEPOSTO<br />Giovanni rifiutò però di comparire davanti all'assemblea. I romani chiesero allora all'imperatore di deporlo e di sostituirlo con un nuovo Papa di alta levatura morale. «Una piaga inaudita va estirpata con un cauterio inaudito. Se, con i suoi costumi corrotti, fosse di danno solo per sé stesso e non per tutti, lo si potrebbe in qualche modo sopportare. Ma quanti che erano casti si son depravati per desiderio di imitarlo! Quanti probi si sono pervertiti per l'esempio che dava! Chiediamo perciò alla vostra maestà imperiale che codesto mostro, che nessuna virtù ha potuto redimere dai suoi vizi, sia cacciato dalla santa Chiesa di Roma» (p. 23).<br />Il 4 dicembre 963 Giovanni venne condannato e deposto e Ottone chiese al Sinodo di eleggere il successore. Il clero e il popolo romano scelsero, con il nome di Leone VIII (963-965), un laico, capo della cancelleria del Laterano, che dopo essere stato ordinato, lo stesso giorno, diacono, sacerdote e vescovo, ebbe l'approvazione dell'Imperatore e fu consacrato a San Pietro. Quando Ottone partì, Giovanni, il Papa deposto, rientrò a Roma e costrinse Leone VIII alla fuga. Giovanni XII convocò un nuovo Concilio con il quale scomunicò Leone e iniziò a vendicarsi su coloro che lo avevano abbandonato, facendo tagliare a uno (Azzone) la mano destra; a un altro (Giovanni) il naso, la lingua e due dita. Mentre l'imperatore si apprestava a tornare a Roma, il 7 maggio 964, Giovanni XII ebbe un colpo apoplettico provocato, secondo Liutprando, dal diavolo durante un peccato sessuale, e morì otto giorni dopo, il 14 maggio 964 senza ricevere i sacramenti. Aveva ventisette anni e fu sepolto in San Giovanni in Laterano. Il Liber pontificalis, lo qualifica come infelicissimus, perché totam vitam sua in adulterio et vanitate duxit, «passò tutta la sua vita in adulteri e frivolezze» (p. 99).<br />LO SPIRITO SANTO? PAPI E CARDINALI POSSONO IGNORARLO<br />Chi ritiene che lo Spirito Santo elegga e guidi infallibilmente ogni pontefice è smentito dai fatti e rischia di rendere un pessimo servizio alla Chiesa. Lo Spirito Santo non abbandona mai la sua Chiesa ma al suo influsso, in quel secolo oscuro, corrisposero con maggiore pietà i laici che i Papi. Malgrado le proteste di Giovanni XII contro l'illegittimità canonica della sua deposizione, la Chiesa nella sua cronologia ufficiale annovera come suo legittimo successore Leone VIII. L'aureola della santità circondò il trono di Ottone I, che san Roberto Bellarmino definisce "pius imperator". Sua moglie era santa Adelaide; sua madre santa Matilde, che dopo essere rimasta vedova si ritirò nell'abbazia di Quedlinberg da lei fondata; san Bruno, arcivescovo di Colonia, era suo fratello. Il nipote di Ottone I e suo terzo successore, sant'Enrico imperatore, sposò santa Cunegonda; la sorella di Enrico, santa Gisella, andò sposa a santo Stefano I, re d'Ungheria e fu madre di sant'Emmerico. Questa rete familiare di santi fu all'origine dell'Europa cristiana del Medioevo, in un'epoca in cui il Papato attraversava un periodo di grave decadenza. Poi, un secolo dopo, partì da Cluny il grande movimento di riforma della Chiesa che culminò con il pontificato di san Gregorio VII e con l'epopea delle crociate inaugurata dal beato Urbano II. La Chiesa, come sempre, avanzava vittoriosa nella tempesta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20650705</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:24:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20650705/eletto_papa_18.mp3" length="9637719" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5921

E SE FOSSE ELETTO PAPA UN DICIOTTENNE? di Roberto de Mattei
Chi è stato il peggior Papa nella storia della Chiesa? Molti ritengono che sia stato Alessandro VI, un Papa criticato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5921" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5921</a><br /><br />E SE FOSSE ELETTO PAPA UN DICIOTTENNE? di Roberto de Mattei<br />Chi è stato il peggior Papa nella storia della Chiesa? Molti ritengono che sia stato Alessandro VI, un Papa criticato oltre misura, ma secondo san Roberto Bellarmino fu Giovanni XII (937-964), che definisce «omnium pontificum fere deterrimus», «quasi il peggiore di tutti i pontefici».<br />Alberico II dei conti di Tuscolo, princeps di Roma dal 932 al 954, qualche giorno prima di morire si fece portare in San Pietro e sulla tomba dell'apostolo, alla presenza del papa Agapito, fece giurare ai nobili romani che alla scomparsa del Papa in carica avrebbero eletto al soglio pontificio il proprio figlio, al quale aveva posto il nome augurale di Ottaviano. Quando il Papa morì, nel dicembre 955, Ottaviano fu eletto con il nome di Giovanni XII, quantunque non avesse l'età canonica per diventarlo, essendo solo diciottenne. Secondo la concorde descrizione delle fonti, il giovane Papa fu un pontefice dissoluto, che non interruppe la vita di sfrenati piaceri cui si era abbandonato fino all'elezione al Soglio pontificio. Nell'autunno del 960, essendo entrato in conflitto con il marchese Berengario di Ivrea, che si era proclamato re d'Italia, e con il figlio di questi Adalberto, il nuovo Papa invocò l'aiuto di Ottone I, re di Germania. Ottone scese in Italia a capo del suo esercito, sconfisse Berengario ed Adalberto e proseguì verso Roma, dove il 2 febbraio 962, giorno della Candelora, fu solennemente incoronato Imperatore dal Pontefice. Questa incoronazione fu l'atto di fondazione di quello che sarà chiamato "Sacro Romano Impero della Nazione Germanica". A questo atto seguì, una settimana dopo, la concessione del cosiddetto Privilegium Ottonis, di cui si custodisce ancora copia negli Archivi Vaticani. Il documento, se da una parte confermava tutte le concessioni territoriali fatte alla Santa Sede da Pipino il Breve e da Carlo Magno e altre ne aggiungeva, costituendo di fatto lo Stato della Chiesa, dall'altra imponeva alla Santa Sede di sottoporre le elezioni pontificie all'approvazione preventiva della persona dell'Imperatore e dei suoi successori. Ottone rientrò quindi a Pavia, ma Giovanni tradì il giuramento di fedeltà fatto ad Ottone e strinse una opposta alleanza con l'antico avversario Adalberto.<br />UNA LUNGA LISTA DI CRIMINI<br />In un celebre testo recentemente riprodotto in una versione filologicamente accurata, Liutprando, vescovo di Cremona, racconta il conflitto che contrappose il papa e il sovrano negli anni 960-964 (De Iohanne papa et Ottone imperatore, a cura di Paolo Chiesa, Edizioni del Galluzzo, Firenze 2018). Il curatore del volume ha riportato in appendice anche altri documenti che contribuiscono a fornire un quadro più completo di quegli eventi, a cominciare dalle pagine dedicate a Giovanni XII dal Liber pontificalis (pp. 97-100 dell'appendice).<br />Quando seppe che il Papa aveva stretto alleanza con Adalberto, l'imperatore Ottone riunì un Sinodo in San Pietro, a cui presero parte i vescovi e gli arcivescovi del suo seguito, gli ecclesiastici e i curiali romani, i maggiorenti della città e i rappresentanti del popolo. Giovanni XII però si allontanò dalla Città Eterna. Quando l'imperatore chiese le ragioni della sua assenza, i romani risposero che esse andavano cercate nell'immoralità del Papa, che si esprimeva in una lunga lista di crimini; simonia, sacrilegi, blasfemia, adulterio, incesto, astensione dai sacramenti, pratica delle armi, traffico col demonio. Tutti, chierici e laici, dichiararono che «aveva reso il santo palazzo un autentico bordello», «aveva accecato Benedetto, suo padre spirituale, che era morto poco dopo; aveva ucciso Giovanni cardinale suddiacono amputandogli i genitali, appiccava incendi, si cingeva di spada e si armava di elmo e di corazza: di tutto questo diedero...]]></itunes:summary><itunes:duration>603</itunes:duration><itunes:keywords>diciottenne,papa,pontefice,roma,youngpope</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db91d53a1267075616526e15fef5fc0f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutto quello che non ci hanno detto sul medioevo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutto-quello-che-non-ci-hanno-detto-sul-medioevo--20676236</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925</a><br /><br />TUTTO QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SUL MEDIOEVO di Luciano Leone<br />Nelle società antiche, fino a tutto il Settecento, ogni bambino viene presto educato a graduali responsabilità e, in rapporto alle sue attitudini e alle possibilità economiche della famiglia, viene presto avviato ad apprendere un mestiere o a studi corposi.<br />Nell'anno 999 Gerberto d'Aurillac, eletto al soglio pontificio, per il quale assume il nome di Silvestro II, in una lettera all'Imperatore Ottone III ricorda con gratitudine che, paggio di umili origini, aveva potuto intraprendere studi superiori grazie alla generosità dell'Imperatore Ottone I, buon giudice nel valutare le doti del giovinetto, e nonno di Ottone III.<br />Montgisard, 25 novembre 1177: da qualche tempo Saladino è penetrato nelle terre del Regno Latino di Gerusalemme (Cristiano) e, come consuetudine islamica, le sta depredando e violentando con il suo esercito di 26 mila uomini, per lo più costituito da migliaia di cavalieri, compresi quelli della sua guardia personale. L'esercito dei Crociati, che dispongono soltanto di 375 cavalieri, intercetta e affronta gli islamici a Montgisard, nelle vicinanze di Ascalona. Baldovino IV, Re di Gerusalemme, guida la carica di questi 375, i quali ottengono una strepitosa vittoria sulle orde islamiche, che lasciano sul campo migliaia di caduti. Baldovino IV ha 16 anni (ed era malato di lebbra).<br />Agosto 1561: Maria Stuart assume la corona di regina di Scozia; ha 19 anni e, negli anni seguenti, ventenne, guiderà più volte l'esercito in guerra.<br /><br />DONNE E ISTRUZIONE<br />Scuola Medica Salernitana: fondata nel IX secolo, celebre anche per il De mulierum passionibus, trattato Sulle patologie delle donne, laureava medici e medichesse. Federico Il di Svevia (1194-1250), noto per la sua cultura, ma soprattutto, presso chi sia ben informato, per la sua malvagità (torturò ed assassinò l'Arcivescovo di Ancona, suo alleato il famigerato Ezzelino da Romano), volle riformarne gli statuti allungando a dismisura gli anni di studio. Si assistette allora a un crollo della presenza femminile presso la Scuola, poiché le medichesse avrebbero conseguito la laurea in età adatta allo zitellaggio: le famiglie previdentemente preferirono accasare le figlie.<br />Saltiamo direttamente agli anni Cinquanta del XX secolo: il corso di laurea in Medicina e Chirurgia era di cinque anni, le specializzazioni tipicamente di due anni. Nei decenni successivi la medesima laurea saliva a sei anni, una specializzazione in genere a quattro anni e poi a cinque anni. Ecco i quesiti che si pongono: è necessario dedicare il primo anno a esami come fisica e chimica, che gli studenti dovrebbero già aver appreso alle scuole superiori? Lo scibile medico si era così accresciuto da richiedere il passaggio da sette a ben undici-dodici anni di studi? Contemporaneamente i corsi di laurea di altre Facoltà da quattro sono passati a cinque anni, costituiti da tre anni per la laurea breve con tesi, ed altri due anni per la laurea magistrale con tesi; per approntare prima e seconda tesi è possibile che il laureando impieghi sette anni anziché i teorici cinque.<br /><br />PERSONA E RAPPORTI SOCIALI<br />L'uomo nelle società pre-rivoluzione francese non è mai solo. Nella società Cristiana ben strutturata la persona è sostenuta dalla famiglia, dalla parrocchia, dalla corporazione d'arti e mestieri, dalla confraternita, e le autonomie locali vengono accuratamente custodite a vari livelli. La depressione non esiste: l'uomo ha le "spalle larghe", non cova fantasie fittizie di un mondo piacevole e senza dolori, è quindi pronto ad affrontare le avversità della vita; atti di autolesionismo estremo come il suicidio sono ignoti. Il matrimonio è visto non come un sogno romantico, ma come l'assunzione di responsabilità tra due persone che si amano e si dispongono ad affrontare solidali quanto la vita riserverà loro. San Luigi IX, Re di Francia, ama teneramente la moglie Margherita di Provenza, persino a dispetto di quella impicciona di sua madre Bianca di Castiglia: è però costante nei suoi doveri di sovrano e organizza ben due Crociate.<br />Questo inquadramento della società perdura sino alla nefasta rivoluzione francese ed alla esportazione napoleonica del dissesto, causato da uno stato accentratore, da una cosiddetta democrazia anonima, da enti locali avulsi dal contesto sociale. La persona, ridotta a "cittadino" viene invitata a fornire un voto da analfabeta (una croce su una scheda prestampata da partiti politici) e viene poi esautorata sino alla successiva tornata elettorale. L'uomo si trova sempre più isolato, e la sua solitudine viene amplificata da enti anonimi e oggi persino da enti virtuali, invisibili, intangibili come quelli che si annidano in internet. Esperienza comune a tutti la difficoltà di interagire con gli operatori telefonici, l'imposizione da parte di molteplici enti pubblici, rivolta anche a pensionati novantenni, di comunicare dati via internet. Viene insidiato anche il rifugio privato della famiglia (le donne sono costrette a lavorare, non si fanno figli, si torna la sera in una casa vuota), con una bella spinta verso la depressione e il suicidio.<br /><br />STATO MEDIEVALE E STATO MODERNO<br />Il Re medievale è costantemente in rapporto con i suoi collaboratori e con i corpi sociali. Se vuole o deve programmare un intervento pubblico, contratta con essi i termini dell'imposizione fiscale relativa. Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, i Re Cattolici, ad esempio, riuniscono le cortes e contrattano con esse. Lo stato rivoluzionario, erede del dispotismo che si avvia con il Re di Francia Luigi XIV (l'état c'est moi), viene amplificato durante il cosiddetto illuminismo, culmina con Napoleone, dispone a proprio piacimento dei beni delle persone, definite "contribuenti". Con la rivoluzione francese compare la coscrizione obbligatoria: il "cittadino" è lieto di essere strappato alla sua famiglia, alla sua attività, alle sue aspirazioni, per essere irregimentato nelle gloriose armate rivoluzionarie prima, napoleoniche poi, per affrontare gli eserciti dei confinanti e imporre anche lì libertè, egalitè, fraternitè. Ovviamente il generale rivoluzionario per vincere non ha problemi a lasciare sul terreno un gran numero dei suoi, sia perché non si fa scrupolo alcuno, sia poiché potrà "rifornirsi a volontà" di nuovi coscritti. Napoleone nella sola campagna di Russia "sacrificherà" mezzo milione di coscritti: pazienza... Il tipo di libertà recata dagli eserciti rivoluzionari è magistralmente descritto da Massimo Viglione, da Elena Bianchini Braglia, da Lorenzo del Boca, da Lucio Martino, da Fulvio lzzo e da tanti altri storici seri, detti revisionisti.<br />È manifesta la mistificazione storica, che tutti tendiamo a subire, persino nel titolo attribuito a periodi e a fatti storici: il Medioevo sarebbe soltanto un oscuro periodo interposto tra Classicità e Umanesimo-Rinascimento; il Rinascimento reca questo bel nome, pur essendo caratterizzato da molte infiltrazioni di paganesimo, che porteranno alla rivoluzione protestante e alla devastazione culturale e materiale del Nord Europa (devastazione che persino Lutero e Melantone sono costretti a constatare!). L'Illuminismo sarebbe il trionfo della luce, mentre segna la secolarizzazione della società e prelude ai cruenti disastri della rivoluzione francese e napoleonica. Il nostro Risorgimento, sotto la maschera dell'Unità d'Italia, che inganna anche tanti Cristiani, amplifica i dissesti napoleonici e distrugge gli Stati preunitari, la cui "colpa" è di essere Stati ancora tradizionali: la rivoluzione doveva quindi distruggerli anziché consentire la pacifica creazione di una Confederazione Italiana. «Nel Medioevo non c'era democrazia, non c'era libertà»: obiezione fittizia. Intanto, qual è la definizione di democrazia e di libertà? L'uomo medievale partecipa a elezioni, cioè viene ascoltato e vota, ma vota all'interno di un sistema a lui ben conosciuto, quello della sua corporazione o della sua confraternita; se è un frate, all'interno del suo convento per l'elezione dell'abate e del priore. L'uomo medievale è libero, poiché ricopre con soddisfazione il suo ruolo sociale sia che resti nel suo casolare o nella sua città, sia che decida di avviarsi ad uno dei piccoli o grandi pellegrinaggi, di cui quest'epoca è piena. Ben lo descrive Régine Pernoud nel suo indimenticabile Luce del Medioevo. Un uomo di valore come Gerberto d'Aurillac o Guglielmo il Maresciallo può essere apprezzato e "fare carriera" probabilmente meglio che nel mondo odierno.<br />Nel Medioevo la donna, liberata dal Cristianesimo (Gesù si rivolge a uomini e a donne; e San Paolo esplica: «Non c'è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna», Galati 3,28) non è meno rispettata dell'uomo: Giustiniano, imperatore di Costantinopoli, associa nella dignità imperiale Teodora; Matilde di Canossa è celebre come la potente e rispettata Grancontessa; Santa Ildegarda di Bingen, come ogni badessa, è signora del suo convento, e viene ascoltata per i suoi pareri da Imperatori e Principi; le monache benedettine conoscono il latino così come i monaci; Dhuoda indirizza al figliolo un Liber manualis di ammaestramenti; anche Muriel, Eloisa, Rosvita di Gandersheim sono letterate apprezzate.<br />Possiamo ora confrontare le situazioni sopra delineate con quella odierna.<br /><br />Nota di BastaBugie: la seconda parte dell'articolo sarà pubblicata la prossima settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20676236</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:23:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20676236/medioevo_1.mp3" length="13238020" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925

TUTTO QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SUL MEDIOEVO di Luciano Leone
Nelle società antiche, fino a tutto il Settecento, ogni bambino viene presto educato a graduali responsabilità e,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5925</a><br /><br />TUTTO QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SUL MEDIOEVO di Luciano Leone<br />Nelle società antiche, fino a tutto il Settecento, ogni bambino viene presto educato a graduali responsabilità e, in rapporto alle sue attitudini e alle possibilità economiche della famiglia, viene presto avviato ad apprendere un mestiere o a studi corposi.<br />Nell'anno 999 Gerberto d'Aurillac, eletto al soglio pontificio, per il quale assume il nome di Silvestro II, in una lettera all'Imperatore Ottone III ricorda con gratitudine che, paggio di umili origini, aveva potuto intraprendere studi superiori grazie alla generosità dell'Imperatore Ottone I, buon giudice nel valutare le doti del giovinetto, e nonno di Ottone III.<br />Montgisard, 25 novembre 1177: da qualche tempo Saladino è penetrato nelle terre del Regno Latino di Gerusalemme (Cristiano) e, come consuetudine islamica, le sta depredando e violentando con il suo esercito di 26 mila uomini, per lo più costituito da migliaia di cavalieri, compresi quelli della sua guardia personale. L'esercito dei Crociati, che dispongono soltanto di 375 cavalieri, intercetta e affronta gli islamici a Montgisard, nelle vicinanze di Ascalona. Baldovino IV, Re di Gerusalemme, guida la carica di questi 375, i quali ottengono una strepitosa vittoria sulle orde islamiche, che lasciano sul campo migliaia di caduti. Baldovino IV ha 16 anni (ed era malato di lebbra).<br />Agosto 1561: Maria Stuart assume la corona di regina di Scozia; ha 19 anni e, negli anni seguenti, ventenne, guiderà più volte l'esercito in guerra.<br /><br />DONNE E ISTRUZIONE<br />Scuola Medica Salernitana: fondata nel IX secolo, celebre anche per il De mulierum passionibus, trattato Sulle patologie delle donne, laureava medici e medichesse. Federico Il di Svevia (1194-1250), noto per la sua cultura, ma soprattutto, presso chi sia ben informato, per la sua malvagità (torturò ed assassinò l'Arcivescovo di Ancona, suo alleato il famigerato Ezzelino da Romano), volle riformarne gli statuti allungando a dismisura gli anni di studio. Si assistette allora a un crollo della presenza femminile presso la Scuola, poiché le medichesse avrebbero conseguito la laurea in età adatta allo zitellaggio: le famiglie previdentemente preferirono accasare le figlie.<br />Saltiamo direttamente agli anni Cinquanta del XX secolo: il corso di laurea in Medicina e Chirurgia era di cinque anni, le specializzazioni tipicamente di due anni. Nei decenni successivi la medesima laurea saliva a sei anni, una specializzazione in genere a quattro anni e poi a cinque anni. Ecco i quesiti che si pongono: è necessario dedicare il primo anno a esami come fisica e chimica, che gli studenti dovrebbero già aver appreso alle scuole superiori? Lo scibile medico si era così accresciuto da richiedere il passaggio da sette a ben undici-dodici anni di studi? Contemporaneamente i corsi di laurea di altre Facoltà da quattro sono passati a cinque anni, costituiti da tre anni per la laurea breve con tesi, ed altri due anni per la laurea magistrale con tesi; per approntare prima e seconda tesi è possibile che il laureando impieghi sette anni anziché i teorici cinque.<br /><br />PERSONA E RAPPORTI SOCIALI<br />L'uomo nelle società pre-rivoluzione francese non è mai solo. Nella società Cristiana ben strutturata la persona è sostenuta dalla famiglia, dalla parrocchia, dalla corporazione d'arti e mestieri, dalla confraternita, e le autonomie locali vengono accuratamente custodite a vari livelli. La depressione non esiste: l'uomo ha le "spalle larghe", non cova fantasie fittizie di un mondo piacevole e senza dolori, è quindi pronto ad affrontare le avversità della vita; atti di autolesionismo estremo come il suicidio sono ignoti. Il matrimonio è visto non come un sogno romantico, ma come l'assunzione di responsabilità tra due persone che si amano e...]]></itunes:summary><itunes:duration>828</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,donne,istruzione,medioevo,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4578409c3c5625859d9bf9b40a9dc5ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mussolini ateo e socialista (come Hitler e il nazional-socialismo, detto nazismo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mussolini-ateo-e-socialista-come-hitler-e-il-nazional-socialismo-detto-nazismo--20280360</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5906" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5906</a><br /><br />MUSSOLINI ATEO E SOCIALISTA (COME HITLER E IL NAZIONAL-SOCIALISMO, DETTO NAZISMO) di Giulia Tanel<br />Quanto conosciamo Benito Mussolini? Quanto di quello che ci viene insegnato sui banchi di scuola, nei libri o in qualche documentario ci permette di approfondire realmente questa figura chiave della storia del XIX secolo? Forse meno di quanto crediamo, perché talvolta a prevalere sono semplicistici luoghi comuni o interpretazioni ideologicamente orientate, che però spesso non rendono onore alla verità. Per ovviare a questo occorre andare alle fonti, rileggere i documenti originali, come per esempio il testo Dio non esiste, pronunciato da un Mussolini appena ventenne e ora di nuovo disponibile grazie a Francesco Agnoli, che lo ha ripubblicato per i tipi di Fede&Cultura con un documentato commento critico.<br />Agnoli, come mai ha ritrovato questo testo di Mussolini e ha deciso di renderlo disponibile al pubblico con un suo commento?<br />«La prima cosa da dire è che quando si va sui testi originari, si scoprono cose che le biografie e i libri non raccontano. Ultimamente ho deciso di leggere un po' di scritti di Mussolini e ho notato che Dio non esiste e non era edito da un po', quindi lo ho ripubblicato aggiungendoci un'appendice. Si tratta di un testo interessante perché dimostra che Mussolini è stato un ateo e un socialista».<br />Mussolini però è un uomo dai mille volti...<br />«Certamente. Sappiamo tutti che, per esempio, le sue idee politiche sono cambiate innumerevoli volte a seconda del bisogno, anche se è importante dire che si è sempre mantenuto un legame di fondo: le idee socialiste, nicciane, superomistiche, macchiavelliche gli sono sempre rimaste...».<br />E le sue idee sulla religione?<br />«Le sue idee religiose non sono mai cambiate. Certo, ci sono state varie fasi, ma è importante sottolineare che Mussolini voleva pacificarsi con la Chiesa esclusivamente per intenti politici: voleva solo fare bingo, prendersi un po' tutto. A dircelo sono i suoi stessi testi, come per esempio Dedicato ai bigotti, pubblicato sull'Avvenire del Lavoratore nel 1909 e Natale, uscito sulla Lotta di Classe nel 1910: scritti il cui concetto fondamentale - peraltro comune al fascismo, al nazismo e al comunismo - è che non va cercato il Regno di Dio, bensì va costruito il regno dell'uomo, che si autoredime.<br />La realtà insomma è che il Duce è stato sempre, per tutta la sua vita, un ateo, un materialista, un panteista e un uomo molto superstizioso. Ed è sempre stato chiuso al Soprannaturale, almeno fino a quando abbiamo documenti, fino al 1943: poi forse, sul finire della vita, uno spiraglio si è aperto, ma non lo si può dire con certezza».<br />Un altro aspetto poco sottolineato dalla storiografia ufficiale è che Mussolini ha una formazione socialista...<br />«La sua visione era socialista, si è formato sui testi dei socialisti atei e materialisti. E, in fondo, a ben vedere il fascismo mantiene sempre alcune delle idee che hanno vivificato il socialismo prima e il comunismo sovietico poi: una concezione hegeliana dello Stato e della storia e l'esaltazione della violenza. Anche per questo molti socialisti, dopo la Grande Guerra, sono transitati al fascismo, così nel secondo dopoguerra non pochi intellettuali fascisti. Tornando a Mussolini, non è un caso che abbia dichiarato, ai compagni socialisti che lo espulsero dal PSI: "Sono e rimarrò socialista... viva il socialismo, viva la rivoluzione!"».<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 25 minuti) Mussolini, Dichiarazione di guerra - 10 Giugno 1940<br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=uiYICtn0r6k" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=uiYICtn0r6k</a><br /><br />Italia - 10 giugno 1940, Annuncio della dichiarazione di guerra<br />Combattenti di terra, di mare, dell'aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni. Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania. Ascoltate!<br />Un'ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.<br />Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.<br />Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste parole: frasi, promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue Stati.<br />La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano.<br />Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate. Bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.<br />Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferreamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.<br />Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano.<br />Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione. È la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra. È la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto. È la lotta tra due secoli e due idee.<br />Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra: Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.<br />Italiani! In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto con la Germania, col suo popolo, con le sue vittoriose Forze Armate.<br />In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore, che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.<br />L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere!<br />E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.<br />Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20280360</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2019 15:53:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20280360/mussolini.mp3" length="4777272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5906

MUSSOLINI ATEO E SOCIALISTA (COME HITLER E IL NAZIONAL-SOCIALISMO, DETTO NAZISMO) di Giulia Tanel
Quanto conosciamo Benito Mussolini? Quanto di quello che ci viene insegnato sui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5906" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5906</a><br /><br />MUSSOLINI ATEO E SOCIALISTA (COME HITLER E IL NAZIONAL-SOCIALISMO, DETTO NAZISMO) di Giulia Tanel<br />Quanto conosciamo Benito Mussolini? Quanto di quello che ci viene insegnato sui banchi di scuola, nei libri o in qualche documentario ci permette di approfondire realmente questa figura chiave della storia del XIX secolo? Forse meno di quanto crediamo, perché talvolta a prevalere sono semplicistici luoghi comuni o interpretazioni ideologicamente orientate, che però spesso non rendono onore alla verità. Per ovviare a questo occorre andare alle fonti, rileggere i documenti originali, come per esempio il testo Dio non esiste, pronunciato da un Mussolini appena ventenne e ora di nuovo disponibile grazie a Francesco Agnoli, che lo ha ripubblicato per i tipi di Fede&Cultura con un documentato commento critico.<br />Agnoli, come mai ha ritrovato questo testo di Mussolini e ha deciso di renderlo disponibile al pubblico con un suo commento?<br />«La prima cosa da dire è che quando si va sui testi originari, si scoprono cose che le biografie e i libri non raccontano. Ultimamente ho deciso di leggere un po' di scritti di Mussolini e ho notato che Dio non esiste e non era edito da un po', quindi lo ho ripubblicato aggiungendoci un'appendice. Si tratta di un testo interessante perché dimostra che Mussolini è stato un ateo e un socialista».<br />Mussolini però è un uomo dai mille volti...<br />«Certamente. Sappiamo tutti che, per esempio, le sue idee politiche sono cambiate innumerevoli volte a seconda del bisogno, anche se è importante dire che si è sempre mantenuto un legame di fondo: le idee socialiste, nicciane, superomistiche, macchiavelliche gli sono sempre rimaste...».<br />E le sue idee sulla religione?<br />«Le sue idee religiose non sono mai cambiate. Certo, ci sono state varie fasi, ma è importante sottolineare che Mussolini voleva pacificarsi con la Chiesa esclusivamente per intenti politici: voleva solo fare bingo, prendersi un po' tutto. A dircelo sono i suoi stessi testi, come per esempio Dedicato ai bigotti, pubblicato sull'Avvenire del Lavoratore nel 1909 e Natale, uscito sulla Lotta di Classe nel 1910: scritti il cui concetto fondamentale - peraltro comune al fascismo, al nazismo e al comunismo - è che non va cercato il Regno di Dio, bensì va costruito il regno dell'uomo, che si autoredime.<br />La realtà insomma è che il Duce è stato sempre, per tutta la sua vita, un ateo, un materialista, un panteista e un uomo molto superstizioso. Ed è sempre stato chiuso al Soprannaturale, almeno fino a quando abbiamo documenti, fino al 1943: poi forse, sul finire della vita, uno spiraglio si è aperto, ma non lo si può dire con certezza».<br />Un altro aspetto poco sottolineato dalla storiografia ufficiale è che Mussolini ha una formazione socialista...<br />«La sua visione era socialista, si è formato sui testi dei socialisti atei e materialisti. E, in fondo, a ben vedere il fascismo mantiene sempre alcune delle idee che hanno vivificato il socialismo prima e il comunismo sovietico poi: una concezione hegeliana dello Stato e della storia e l'esaltazione della violenza. Anche per questo molti socialisti, dopo la Grande Guerra, sono transitati al fascismo, così nel secondo dopoguerra non pochi intellettuali fascisti. Tornando a Mussolini, non è un caso che abbia dichiarato, ai compagni socialisti che lo espulsero dal PSI: "Sono e rimarrò socialista... viva il socialismo, viva la rivoluzione!"».<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 25 minuti) Mussolini, Dichiarazione di guerra - 10 Giugno 1940<br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=uiYICtn0r6k" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=uiYICtn0r6k</a><br /><br />Italia - 10 giugno 1940, Annuncio della dichiarazione di guerra<br />Combattenti di terra, di mare, dell'aria. Camicie nere...]]></itunes:summary><itunes:duration>299</itunes:duration><itunes:keywords>ateo,comunismo,hitler,mussolini,socialismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1c539248138e1edc2d4f2b36a2b91516.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Patti Lateranensi: 90 anni e non sentirli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/patti-lateranensi-90-anni-e-non-sentirli--19766289</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5864" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5864</a><br /><br />PATTI LATERANENSI: 90 ANNI E NON SENTIRLI di Rino Cammilleri<br />Quest'anno ricorrono i novant'anni della storica firma dei Patti Lateranensi. Era il 1929 e quel giorno, 11 febbraio, fu da allora festa nazionale. La data ricordava anche le apparizioni di Lourdes e fu considerata una coincidenza provvidenziale. Il papa di allora, Pio XI, commentò: «E forse ci voleva un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale». Quell'uomo era Mussolini, allora capo del governo, e la frase di Pio XI finì col diventare, a suo tempo, lo slogan con cui i malevoli dimostravano la complicità della Chiesa col fascismo. Ci volle un altro «uomo della provvidenza», nel 1984, per rinnovare quei Patti: Craxi, che non a caso le vignette comuniste dipingevano sempre in pose da Duce. Al di là della propaganda politica, tuttavia, l'era di Craxi declassò la Festa Nazionale della Conciliazione tra Stato e Chiesa a giorno feriale qualsiasi, Era il tempo in cui la narrazione politica in auge sosteneva che gli italiani lavorassero poco rispetto alle Nazioni Più Avanzate (cioè, quelle di cultura protestante), cosi parecchie feste religiose vennero abolite. Non era, in realtà, che una riedizione della vecchia vulgata ottocentesca che descriveva i popoli cattolici come sottosviluppati perché bigotti e dediti alla festa. Ne avevano fatto le spese, a volte in modo sanguinoso, la Spagna, il Portogallo, la Francia, il Messico, l'Austria. E anche l'Italia, che nel 1870 aveva visto il Papa preso a cannonate e il Concilio in corso interrotto manu militari. Come risultato della perdita di indipendenza politica per la Chiesa, per esempio, durante la Grande Guerra i rappresentanti diplomatici presso la Santa Sede dei Paesi nemici dell'Italia dovettero andarsene. E ci volle una lunga e defatigante trattativa perché i chierici e i seminaristi fossero assegnati alla Sanità anziché alla trincea. Coi Patti, invece, durante la Seconda guerra mondiale i diplomatici poterono restare, e il \/aticano poté accogliere anche gli antifascisti che vi si rifugiarono (e gli ebrei).<br /><br />IDEE CHIARE<br />La vecchia classe dirigente liberale italiana era così intrisa di mentalità anticlericale che al trattato di Versailles nel 1919 si era preoccupata soprattutto di non far partecipare la Santa Sede al tavolo negoziale, unico incasso di una vittoria per il resto «mutilata». L'Italia, nel 1929, aveva voluto siglare l'importantissimo momento dei Patti inaugurando addirittura una lunga strada in Roma, quella Via della Conciliazione che porta a San Pietro. Come ha ricordato Gennaro Malgieri su Formiche.net (11 febbraio 2019), Mussolini aveva in materia le idee chiare fin dal suo esordio in Parlamento nel 1921. In quell'occasione disse senza mezzi termini: «La tradizione latina e imperiale di Roma è oggi rappresentata dal cattolicesimo. (...) io penso e affermo che l'unica idea universale che oggi esiste a Roma è quella che si irradia dal Vaticano». Mussolini era allora un semplice deputato, uno dei tanti. E sapeva bene così facendo di rinnegare il suo passato di socialista anticlericale. Sapeva anche di inimicarsi i laicisti di ogni schieramento e perfino la componente del suo fascismo «intrinsecamente avversa al confessionalismo e in alcuni settori legata alla massoneria». Aveva ben chiaro che, senza la risoluzione una buona volta della Questione Romana, l'Italia sarebbe rimasta quel «regno di terz'ordine» che aveva fatto scuotere la testa a Dostojewski all'ora della Breccia di Porta Pia. Stessa lungimiranza ebbe, e stesso scandalo suscitò, Togliatti quando, alla Costituente, votò a favore dell'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica (il famoso articolo 7).<br /><br />1) IL TRATTATO<br />I Patti constavano di tre parti. La prima, il Trattato, stabiliva che il cattolicesimo era religione di Stato. Come nel vecchio Statuto di Carlo Alberto, ciò non significava che l'Italia diventava uno stato confessionale come, per esempio, l'Arabia Saudita odierna. Ma solo che quando lo Stato avesse deciso di accompagnare le sue cerimonie e ricorrenze con un rito religioso, questo doveva essere quello cattolico. L'Italia riconosceva, anche, Città del Vaticano come stato indipendente e sovrano. Ciò ripristinava, di fatto, il vecchio Stato Pontificio, anche se ridotto alle dimensioni di soli quarantaquattro ettari. Con buona pace di quanti andavano ripetendo, da quasi un secolo, che la Chiesa spogliata di ogni possedimento terreno avrebbe meglio effettuato la sua missione spirituale. Lo sapeva anche il vecchio rivoluzionario Proudhon (1809-1865), l'autore dello slogan «la proprietà è un furto», che la Chiesa senza un suo posto in cui poter stare senza dipendere da nessuno si sarebbe dissolta in poco tempo. E lo diceva proprio perché incoraggiava la spoliazione.<br /><br />2) IL CONCORDATO<br />La seconda parte, il Concordato, indicava le festività religiose che venivano riconosciute civilmente, riconosceva validità civile al matrimonio religioso e l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Infine, i titoli rilasciati dalle scuole cattoliche venivano parificati a quelli delle scuole statali.<br /><br />3) LA CONVENZIONE<br />La terza parte, la Convenzione, riguardava gli accordi finanziari tra Chiesa e Stato, comprendendo i risarcimenti per le espropriazioni inflitte alla Chiesa durante tutto il Risorgimento; ai preti con «cura d'anime» veniva riconosciuto un emolumento statale, la cosiddetta «congrua». Non fu facile ricucire lo strappo che si era creato tra la politica e il popolo italiano, un popolo composto quasi interamente da cattolici. I quali da troppi decenni erano frastornati da un processo unitario che si era svolto interamente contro la religione nazionale. La firma di quegli accordi forse evitò all'Italia una «guerra di religione» come quella avvenuta in Messico dal 1926 al 1929 e quella spagnola di dieci anni dopo, anche se qualcosa del genere accadde nella guerra civile che seguì l'armistizio del 1943. La firma sancì quella coesione nazionale che le classi dirigenti «piemontesi» non erano riusciti mai a procurare, perché «fatta l'unità, restava da fare gli italiani». Impresa impossibile, perché volevano farli a modo loro, giacobini e possibilmente atei. Nel 1984, infatti, quantunque ci fosse già stato il Sessantotto, i Patti furono semplicemente rivisti, non certo aboliti L'accordo, detto di Villa Madama, fu firmato il 18 febbraio, non l'11, perché il leader dei socialisti era da tempo bersaglio di critiche, soprattutto da sinistra. Per esempio, agli slogan governativi contro l'evasione fiscale («Io pago le tasse, e tu?») rispondeva il comico Beppe Grillo, estromesso dalla Rai per un suo sketch («Se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?»). La Chiesa ebbe il suo famoso 8xmille e il cattolicesimo cessò di essere la religione dello Stato. Nel 1933 la Chiesa stipulò un Concordato anche con la Germania di Hitler: fu, non a caso, l'unico accordo internazionale tedesco sopravvissuto al nazismo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19766289</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2019 21:45:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19766289/patti_lateranensi.mp3" length="9189249" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5864

PATTI LATERANENSI: 90 ANNI E NON SENTIRLI di Rino Cammilleri
Quest'anno ricorrono i novant'anni della storica firma dei Patti Lateranensi. Era il 1929 e quel giorno, 11 febbraio,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5864" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5864</a><br /><br />PATTI LATERANENSI: 90 ANNI E NON SENTIRLI di Rino Cammilleri<br />Quest'anno ricorrono i novant'anni della storica firma dei Patti Lateranensi. Era il 1929 e quel giorno, 11 febbraio, fu da allora festa nazionale. La data ricordava anche le apparizioni di Lourdes e fu considerata una coincidenza provvidenziale. Il papa di allora, Pio XI, commentò: «E forse ci voleva un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale». Quell'uomo era Mussolini, allora capo del governo, e la frase di Pio XI finì col diventare, a suo tempo, lo slogan con cui i malevoli dimostravano la complicità della Chiesa col fascismo. Ci volle un altro «uomo della provvidenza», nel 1984, per rinnovare quei Patti: Craxi, che non a caso le vignette comuniste dipingevano sempre in pose da Duce. Al di là della propaganda politica, tuttavia, l'era di Craxi declassò la Festa Nazionale della Conciliazione tra Stato e Chiesa a giorno feriale qualsiasi, Era il tempo in cui la narrazione politica in auge sosteneva che gli italiani lavorassero poco rispetto alle Nazioni Più Avanzate (cioè, quelle di cultura protestante), cosi parecchie feste religiose vennero abolite. Non era, in realtà, che una riedizione della vecchia vulgata ottocentesca che descriveva i popoli cattolici come sottosviluppati perché bigotti e dediti alla festa. Ne avevano fatto le spese, a volte in modo sanguinoso, la Spagna, il Portogallo, la Francia, il Messico, l'Austria. E anche l'Italia, che nel 1870 aveva visto il Papa preso a cannonate e il Concilio in corso interrotto manu militari. Come risultato della perdita di indipendenza politica per la Chiesa, per esempio, durante la Grande Guerra i rappresentanti diplomatici presso la Santa Sede dei Paesi nemici dell'Italia dovettero andarsene. E ci volle una lunga e defatigante trattativa perché i chierici e i seminaristi fossero assegnati alla Sanità anziché alla trincea. Coi Patti, invece, durante la Seconda guerra mondiale i diplomatici poterono restare, e il \/aticano poté accogliere anche gli antifascisti che vi si rifugiarono (e gli ebrei).<br /><br />IDEE CHIARE<br />La vecchia classe dirigente liberale italiana era così intrisa di mentalità anticlericale che al trattato di Versailles nel 1919 si era preoccupata soprattutto di non far partecipare la Santa Sede al tavolo negoziale, unico incasso di una vittoria per il resto «mutilata». L'Italia, nel 1929, aveva voluto siglare l'importantissimo momento dei Patti inaugurando addirittura una lunga strada in Roma, quella Via della Conciliazione che porta a San Pietro. Come ha ricordato Gennaro Malgieri su Formiche.net (11 febbraio 2019), Mussolini aveva in materia le idee chiare fin dal suo esordio in Parlamento nel 1921. In quell'occasione disse senza mezzi termini: «La tradizione latina e imperiale di Roma è oggi rappresentata dal cattolicesimo. (...) io penso e affermo che l'unica idea universale che oggi esiste a Roma è quella che si irradia dal Vaticano». Mussolini era allora un semplice deputato, uno dei tanti. E sapeva bene così facendo di rinnegare il suo passato di socialista anticlericale. Sapeva anche di inimicarsi i laicisti di ogni schieramento e perfino la componente del suo fascismo «intrinsecamente avversa al confessionalismo e in alcuni settori legata alla massoneria». Aveva ben chiaro che, senza la risoluzione una buona volta della Questione Romana, l'Italia sarebbe rimasta quel «regno di terz'ordine» che aveva fatto scuotere la testa a Dostojewski all'ora della Breccia di Porta Pia. Stessa lungimiranza ebbe, e stesso scandalo suscitò, Togliatti quando, alla Costituente, votò a favore dell'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica (il famoso articolo 7).<br /><br />1) IL TRATTATO<br />I Patti constavano di tre parti. 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Lo stendardo della Lega Santa, benedetto prima della partenza da san Pio V, raffigurava il Crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo, sormontato dal motto In hoc signo vinces. Fu l'unico simbolo a sventolare nello schieramento cristiano, assieme a un'immagine della Madonna con la scritta Sancta Maria succurre miseris, mentre il vessillo della flotta turca riportava migliaia di volte il nome di Allah. Prima della battaglia, i cristiani recitarono il Rosario e chiesero l'intercessione di Maria.<br />Quel 7 ottobre segnò la prima grande vittoria di un'armata cristiana dell'Europa - allora consapevole delle proprie radici e della necessità di difenderle - contro l'Impero Ottomano e il suo espansionismo che aveva già islamizzato molti territori. I messaggeri informarono Roma solo 23 giorni dopo, ma il giorno stesso della battaglia san Pio V aveva avuto una visione e ordinato: «Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto per intercessione della Vergine Santissima». Così nacque la festa di Santa Maria della Vittoria, chiamata poi Madonna del Rosario, fino alla denominazione attuale che nasce dalla riforma del calendario del 1969. Nel 1883, intanto, Leone XIII aveva «consacrato e dedicato alla celeste Vergine del Rosario» tutto ottobre, incoraggiando la recita quotidiana dell'orazione per l'intero mese.<br />Il Rosario aveva conosciuto uno straordinario impulso già nel XIII secolo grazie ai domenicani (san Domenico, che aveva pregato per capire come sconfiggere l'eresia catara, vide la Vergine che gli consegnava la coroncina) e alle varie confraternite nate proprio con lo scopo di diffondere questa preghiera, che pure nei secoli precedenti stava pian piano prendendo forma. Le apparizioni di Fatima hanno poi fatto aumentare la consapevolezza sull'importanza del Rosario nel disegno salvifico di Dio, come arma contro Satana. La Madonna ne raccomandò ai pastorelli la recita quotidiana già nella prima apparizione del 13 maggio 1917, «per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra».<br />Suor Lucia ne spiegò ulteriormente la potenza in un'intervista con padre Fuentes: «La Santissima Vergine ha voluto dare, in questi ultimi tempi in cui viviamo, una nuova efficacia alla recita del Santo Rosario. Ella ha talmente rinforzato la sua efficacia che non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o specialmente spirituale, nella vita privata di ognuno di noi o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie di tutto il mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario. Non c'è problema, vi dico, per quanto difficile, che non possa essere risolto dalla recita del Santo Rosario. Con il Santo Rosario ci salveremo, ci santificheremo, consoleremo Nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime».<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 6 minuti) viene ricostruita la Battaglia navale dove la Lega Santa cristiana sconfisse la Flotta Ottomana (musulmana) nel Golfo di Lepanto e Patrasso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19433905</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:34:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19433905/beata.mp3" length="4069667" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5842

BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO: QUANDO E' NATA LA FESTA E PERCHE'? di Ermes Dovico
Il 7 ottobre 1571, nelle acque greche di Lepanto, la flotta musulmana dell'Impero Ottomano si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5842" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5842</a><br /><br />BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO: QUANDO E' NATA LA FESTA E PERCHE'? di Ermes Dovico<br />Il 7 ottobre 1571, nelle acque greche di Lepanto, la flotta musulmana dell'Impero Ottomano si scontrò con la flotta cristiana della Lega Santa, che riuniva le repubbliche di Venezia e Genova, lo Stato Pontificio, l'Impero Spagnolo, i maggiori ducati italiani e i Cavalieri di Malta. Lo stendardo della Lega Santa, benedetto prima della partenza da san Pio V, raffigurava il Crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo, sormontato dal motto In hoc signo vinces. Fu l'unico simbolo a sventolare nello schieramento cristiano, assieme a un'immagine della Madonna con la scritta Sancta Maria succurre miseris, mentre il vessillo della flotta turca riportava migliaia di volte il nome di Allah. Prima della battaglia, i cristiani recitarono il Rosario e chiesero l'intercessione di Maria.<br />Quel 7 ottobre segnò la prima grande vittoria di un'armata cristiana dell'Europa - allora consapevole delle proprie radici e della necessità di difenderle - contro l'Impero Ottomano e il suo espansionismo che aveva già islamizzato molti territori. I messaggeri informarono Roma solo 23 giorni dopo, ma il giorno stesso della battaglia san Pio V aveva avuto una visione e ordinato: «Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto per intercessione della Vergine Santissima». Così nacque la festa di Santa Maria della Vittoria, chiamata poi Madonna del Rosario, fino alla denominazione attuale che nasce dalla riforma del calendario del 1969. Nel 1883, intanto, Leone XIII aveva «consacrato e dedicato alla celeste Vergine del Rosario» tutto ottobre, incoraggiando la recita quotidiana dell'orazione per l'intero mese.<br />Il Rosario aveva conosciuto uno straordinario impulso già nel XIII secolo grazie ai domenicani (san Domenico, che aveva pregato per capire come sconfiggere l'eresia catara, vide la Vergine che gli consegnava la coroncina) e alle varie confraternite nate proprio con lo scopo di diffondere questa preghiera, che pure nei secoli precedenti stava pian piano prendendo forma. Le apparizioni di Fatima hanno poi fatto aumentare la consapevolezza sull'importanza del Rosario nel disegno salvifico di Dio, come arma contro Satana. La Madonna ne raccomandò ai pastorelli la recita quotidiana già nella prima apparizione del 13 maggio 1917, «per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra».<br />Suor Lucia ne spiegò ulteriormente la potenza in un'intervista con padre Fuentes: «La Santissima Vergine ha voluto dare, in questi ultimi tempi in cui viviamo, una nuova efficacia alla recita del Santo Rosario. Ella ha talmente rinforzato la sua efficacia che non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o specialmente spirituale, nella vita privata di ognuno di noi o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie di tutto il mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario. Non c'è problema, vi dico, per quanto difficile, che non possa essere risolto dalla recita del Santo Rosario. Con il Santo Rosario ci salveremo, ci santificheremo, consoleremo Nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime».<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 6 minuti) viene ricostruita la Battaglia navale dove la Lega Santa cristiana sconfisse la Flotta Ottomana (musulmana) nel Golfo di Lepanto e Patrasso.]]></itunes:summary><itunes:duration>255</itunes:duration><itunes:keywords>lepanto,maria,ottomani,papa,rosario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bd4a753c270e8873f1f7bf8ed2b12ef6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La leggenda di Woodstock è totalmente fuorviante (come molti dei miti degli anni '60)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-leggenda-di-woodstock-e-totalmente-fuorviante-come-molti-dei-miti-degli-anni-60--18936744</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5789" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5789</a><br /><br />LA LEGGENDA DI WOODSTOCK E' TOTALMENTE FUORVIANTE (COME MOLTI DEI MITI DEGLI ANNI '60) di Giulia Tanel<br />Cinquant'anni fa, tra il 15 e il 18 agosto 1969, si svolgeva vicino a Bethel, una cittadina rurale dello Stato di New York, la Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock. Nell'immaginario collettivo, che si è costruito una (fuorviante) idea del festival grazie al documentario - premio Oscar nel 1970 - dal titolo "Woodstock: tre giorni di pace, amore e musica", si è trattato di un festoso e pacifico raduno di giovani che ha dato slancio al movimento controculturale che ha visto nell'affermarsi della "rivoluzione sessuale" e nella conquista dei cosiddetti "diritti civili", in primis aborto e divorzio, i suoi frutti più eclatanti.<br />Eppure, una lettura meno disincantata e più attinente ai fatti, unita a un'analisi delle conseguenze derivate, non solo è possibile, ma è anche un dovere di verità. Ed è proprio questa l'analisi che propone K.V. Turley sul National Catholic Register, innanzitutto affermando che Woodstock, inteso appunto secondo la concezione più diffusa del fenomeno, «non è mai esistito. Era un campo fangoso con quasi mezzo milione di giovani, molti dei quali erano drogati e ascoltavano musica rock attraverso un cattivo sistema di diffusione sonora con carenza di cibo e servizi igienici. [...] Eppure, come gran parte dei miti degli anni '60, la leggenda che è stata stampata sul festival è totalmente fuorviante».<br />Non c'è stato solo Woodstock, naturalmente: sempre nel 1969, questa volta in California, si svolse l'Altamont Free Concert, presentato come il West Coast Woodstock, che vide i Rolling Stone suonare come primo pezzo la canzone Sympathy for the Devil, dopo che già durante la "mitica" Summer of Love del 1967 avevano registrato l'album Their Satanic Majesties Request... Le parole parlano da sé e questi eventi, rileva Turley, «non sono che i mezzi con cui gli aspetti di quella rivoluzione [sessuale, ndR] continuano ad essere glamour, anche se è stata, e continua ad essere, una rivoluzione mortale come qualsiasi guerra e, con il senno di poi di mezzo secolo, con altrettante causalità». Infatti, si domanda ancora il giornalista, «è una semplice coincidenza che il festival controculturale di Woodstock abbia avuto inizio durante la festa dell'Assunta? O se Altamont si è tenuto durante la festa dell'Immacolata Concezione? O che l'inno hippy originale dell'estate del 1967 e oltre San Francisco (Be Sure to Wear Flowers in Your Hair) è stato rilasciato il 13 maggio, festa della Nostra Signora di Fatima?».<br />Quanto è certo, chiosa Turley, è che quello che Woodstock rappresentava - e ancora rappresenta - continua a seminare falsità demoniache nel mondo. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Come ha recentemente dichiarato al New York Times Roger Daltrey, della rock band inglese The Who, che nell'agosto del 1969 era presente in prima persona a Bethel: «Woodstock non era pace e amore. C'erano un sacco di urla, di continuo. Quando tutto finì, i lati peggiori della nostra natura erano emersi».<br />Ecco perché, di fronte alle celebrazioni per il cinquantennio dell'evento clou dei "figli dei fiori", è importante, in prima istanza per i cattolici, smascherare l'errore portato subdolamente avanti dalla narrazione ideologicamente allineata e, di contro, riaffermare pubblicamente quella che è la Via, la Verità e la Vita: Gesù Cristo, il Salvatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18936744</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2019 22:20:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18936744/woodstock.mp3" length="4174575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5789

LA LEGGENDA DI WOODSTOCK E' TOTALMENTE FUORVIANTE (COME MOLTI DEI MITI DEGLI ANNI '60) di Giulia Tanel
Cinquant'anni fa, tra il 15 e il 18 agosto 1969, si svolgeva vicino a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5789" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5789</a><br /><br />LA LEGGENDA DI WOODSTOCK E' TOTALMENTE FUORVIANTE (COME MOLTI DEI MITI DEGLI ANNI '60) di Giulia Tanel<br />Cinquant'anni fa, tra il 15 e il 18 agosto 1969, si svolgeva vicino a Bethel, una cittadina rurale dello Stato di New York, la Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock. Nell'immaginario collettivo, che si è costruito una (fuorviante) idea del festival grazie al documentario - premio Oscar nel 1970 - dal titolo "Woodstock: tre giorni di pace, amore e musica", si è trattato di un festoso e pacifico raduno di giovani che ha dato slancio al movimento controculturale che ha visto nell'affermarsi della "rivoluzione sessuale" e nella conquista dei cosiddetti "diritti civili", in primis aborto e divorzio, i suoi frutti più eclatanti.<br />Eppure, una lettura meno disincantata e più attinente ai fatti, unita a un'analisi delle conseguenze derivate, non solo è possibile, ma è anche un dovere di verità. Ed è proprio questa l'analisi che propone K.V. Turley sul National Catholic Register, innanzitutto affermando che Woodstock, inteso appunto secondo la concezione più diffusa del fenomeno, «non è mai esistito. Era un campo fangoso con quasi mezzo milione di giovani, molti dei quali erano drogati e ascoltavano musica rock attraverso un cattivo sistema di diffusione sonora con carenza di cibo e servizi igienici. [...] Eppure, come gran parte dei miti degli anni '60, la leggenda che è stata stampata sul festival è totalmente fuorviante».<br />Non c'è stato solo Woodstock, naturalmente: sempre nel 1969, questa volta in California, si svolse l'Altamont Free Concert, presentato come il West Coast Woodstock, che vide i Rolling Stone suonare come primo pezzo la canzone Sympathy for the Devil, dopo che già durante la "mitica" Summer of Love del 1967 avevano registrato l'album Their Satanic Majesties Request... Le parole parlano da sé e questi eventi, rileva Turley, «non sono che i mezzi con cui gli aspetti di quella rivoluzione [sessuale, ndR] continuano ad essere glamour, anche se è stata, e continua ad essere, una rivoluzione mortale come qualsiasi guerra e, con il senno di poi di mezzo secolo, con altrettante causalità». Infatti, si domanda ancora il giornalista, «è una semplice coincidenza che il festival controculturale di Woodstock abbia avuto inizio durante la festa dell'Assunta? O se Altamont si è tenuto durante la festa dell'Immacolata Concezione? O che l'inno hippy originale dell'estate del 1967 e oltre San Francisco (Be Sure to Wear Flowers in Your Hair) è stato rilasciato il 13 maggio, festa della Nostra Signora di Fatima?».<br />Quanto è certo, chiosa Turley, è che quello che Woodstock rappresentava - e ancora rappresenta - continua a seminare falsità demoniache nel mondo. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Come ha recentemente dichiarato al New York Times Roger Daltrey, della rock band inglese The Who, che nell'agosto del 1969 era presente in prima persona a Bethel: «Woodstock non era pace e amore. C'erano un sacco di urla, di continuo. Quando tutto finì, i lati peggiori della nostra natura erano emersi».<br />Ecco perché, di fronte alle celebrazioni per il cinquantennio dell'evento clou dei "figli dei fiori", è importante, in prima istanza per i cattolici, smascherare l'errore portato subdolamente avanti dalla narrazione ideologicamente allineata e, di contro, riaffermare pubblicamente quella che è la Via, la Verità e la Vita: Gesù Cristo, il Salvatore.]]></itunes:summary><itunes:duration>261</itunes:duration><itunes:keywords>anni60,leggenda,paceeamore,storia,verità,woodstock</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/524a41a3af605d833932c6192f6c69b6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lutero ammise di non avere la vocazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lutero-ammise-di-non-avere-la-vocazione--18762676</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5775" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5775</a><br /><br />LUTERO AMMISE DI NON AVERE LA VOCAZIONE<br />Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio; da qui la sua infelicità.<br />Si racconta, anche se sembra che questo fatto non sia avvenuto, che quando era all'Università di Erfurt, si batté a duello con un compagno, Gerome Bluntz, uccidendolo. E sappiamo anche che entrò nel monastero degli agostiniani solo per sfuggire alla giustizia. Egli stesso lo dice: "Mi sono fatto monaco perché non mi potessero prendere. Se non lo avessi fatto, sarei stato arrestato. Ma così fu impossibile, visto che l'ordine agostiniano mi proteggeva."<br />UNA FINTA VOCAZIONE<br />Dicevamo che tale misfatto pare non sia avvenuto, ma in realtà questo conta poco perché il solo fatto che si sia poi diffuso questo racconto dimostra che era di dominio popolare la convinzione che Lutero avesse deciso con poca riflessione di intraprendere la vita religiosa. Un altro racconto narra che una tempesta avrebbe colto Lutero nel bosco e un fulmine ucciso il suo amico, per cui Lutero, impauritosi, avrebbe fatto voto a sant'Anna di farsi monaco se fosse uscito indenne da quella tempesta. Ebbene, anche questo racconto è in linea con il primo: la scelta di diventare monaco sarebbe stata in Lutero poco riflettuta.<br />Questa assenza di vocazione lo rese nevrotico e infelice. Si narra che durante la sua prima Messa, al momento dell'offertorio, stava per fuggire e fu trattenuto dal suo superiore.<br />Potremmo chiederci: ma se eventualmente si sbaglia la vocazione è possibile mai che il Signore non dia la grazia sufficiente per andare avanti? Certamente. Il problema di Lutero fu un altro e cioè che non volle rendersi docile alla Grazia. Quando si abbandona tutto e si tradisce la verità è sempre perché si è prima abbandonata la preghiera. Lutero stesso scrisse nel 1516, cioè prima della svolta della sua vita: "Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa. Sono troppo sollecitato dalle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo."<br />Fu così che credette di trovare la soluzione della sua infelicità nella Lettera ai Romani (1,17): "Il giusto vivrà per la sua fede". Per la salvezza non occorre nessun sforzo di volontà se non quello di abbandonarsi ciecamente alla fede nel Signore (fideismo).<br />VOLONTARISMO E FIDEISMO: QUANDO GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO<br />In Lutero dunque si ritrova tanto il volontarismo quanto il fideismo. Il volontarismo: darsi una vocazione che non c'è; il fideismo: negare totalmente qualsiasi contributo della volontà. Due errori completamente diversi, ma, proprio perché errori, dalla origine comune.<br />L'ipotesi di una successione diacronica di volontarismo e di fideismo in Lutero troverebbe conferma negli Esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola, contemporaneo di Lutero, che impostò la spiritualità del suo Ordine (i Gesuiti) in chiara prospettiva antiluterana. Scrive sant'Ignazio: "Ci sono tre tempi o circostanze per fare una buona e sana elezione. Il primo: è quando Dio nostro Signore muove e attrae tanto la volontà che, senza dubitare né poter dubitare, l'anima devota segue quello che le è mostrato, come fecero san Paolo e san Matteo nel seguire Cristo nostro Signore. Il secondo: quando si riceve molta chiarezza e conoscenza per mezzo di consolazioni e desolazioni, e per l'esistenza del discernimento degli spiriti. Il terzo: è il tempo di tranquillità. L'uomo, considerando prima perché è nato, e cioè per lodare Dio nostro Signore e salvare la sua anima, e desiderando questo, elegge come mezzo uno stato o un genere di vita nell'ambito della Chiesa, per essere aiutato nel servizio del suo Signore e nella salvezza della propria anima. E' tempo di tranquillità quello in cui l'anima non è agitata da vari spiriti e usa delle sue potenze naturali liberamente e tranquillamente."<br />Dunque, dice sant'Ignazio, è molto importante non sbagliare la propria vocazione avendo come unico scopo quello di rendere gloria a Dio. Che ci sia anche un'allusione all'esperienza di Martin Lutero? Può darsi.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "L'odio di Lutero verso gli Ebrei" emerge un aspetto poco noto dell'ex monaco ex cattolico che può essere utile per far capire quanto sia distante dalla dottrina e dalla morale cattolica.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 2 agosto 2019:<br />In questi tempi in cui sembra che tutto vada bene e che le differenze valgano solo per quello che valgono, in questi tempi in cui essere cattolici o essere luterani tutto sommato è la stessa cosa, offriamo alla lettura un passaggio di uno scritto di Martin Lutero che ha come titolo "Degli ebrei e delle loro menzogne" (anno 1543).<br />Leggete cosa dice l'eresiarca tedesco a proposito degli Ebrei: "In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto"; poi che "bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari"; poi che "bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie".<br />Fu così che, nel famoso Processo di Norimberga, il nazista Julius Streicher poté dire che il dottor Martin Lutero "oggi, sarebbe sicuramente al mio posto sul banco degli accusati".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18762676</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2019 22:15:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18762676/lutero.mp3" length="7260368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5775

LUTERO AMMISE DI NON AVERE LA VOCAZIONE
Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio; da qui la sua infelicità.
Si racconta, anche se sembra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5775" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5775</a><br /><br />LUTERO AMMISE DI NON AVERE LA VOCAZIONE<br />Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio; da qui la sua infelicità.<br />Si racconta, anche se sembra che questo fatto non sia avvenuto, che quando era all'Università di Erfurt, si batté a duello con un compagno, Gerome Bluntz, uccidendolo. E sappiamo anche che entrò nel monastero degli agostiniani solo per sfuggire alla giustizia. Egli stesso lo dice: "Mi sono fatto monaco perché non mi potessero prendere. Se non lo avessi fatto, sarei stato arrestato. Ma così fu impossibile, visto che l'ordine agostiniano mi proteggeva."<br />UNA FINTA VOCAZIONE<br />Dicevamo che tale misfatto pare non sia avvenuto, ma in realtà questo conta poco perché il solo fatto che si sia poi diffuso questo racconto dimostra che era di dominio popolare la convinzione che Lutero avesse deciso con poca riflessione di intraprendere la vita religiosa. Un altro racconto narra che una tempesta avrebbe colto Lutero nel bosco e un fulmine ucciso il suo amico, per cui Lutero, impauritosi, avrebbe fatto voto a sant'Anna di farsi monaco se fosse uscito indenne da quella tempesta. Ebbene, anche questo racconto è in linea con il primo: la scelta di diventare monaco sarebbe stata in Lutero poco riflettuta.<br />Questa assenza di vocazione lo rese nevrotico e infelice. Si narra che durante la sua prima Messa, al momento dell'offertorio, stava per fuggire e fu trattenuto dal suo superiore.<br />Potremmo chiederci: ma se eventualmente si sbaglia la vocazione è possibile mai che il Signore non dia la grazia sufficiente per andare avanti? Certamente. Il problema di Lutero fu un altro e cioè che non volle rendersi docile alla Grazia. Quando si abbandona tutto e si tradisce la verità è sempre perché si è prima abbandonata la preghiera. Lutero stesso scrisse nel 1516, cioè prima della svolta della sua vita: "Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa. Sono troppo sollecitato dalle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo."<br />Fu così che credette di trovare la soluzione della sua infelicità nella Lettera ai Romani (1,17): "Il giusto vivrà per la sua fede". Per la salvezza non occorre nessun sforzo di volontà se non quello di abbandonarsi ciecamente alla fede nel Signore (fideismo).<br />VOLONTARISMO E FIDEISMO: QUANDO GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO<br />In Lutero dunque si ritrova tanto il volontarismo quanto il fideismo. Il volontarismo: darsi una vocazione che non c'è; il fideismo: negare totalmente qualsiasi contributo della volontà. Due errori completamente diversi, ma, proprio perché errori, dalla origine comune.<br />L'ipotesi di una successione diacronica di volontarismo e di fideismo in Lutero troverebbe conferma negli Esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola, contemporaneo di Lutero, che impostò la spiritualità del suo Ordine (i Gesuiti) in chiara prospettiva antiluterana. Scrive sant'Ignazio: "Ci sono tre tempi o circostanze per fare una buona e sana elezione. Il primo: è quando Dio nostro Signore muove e attrae tanto la volontà che, senza dubitare né poter dubitare, l'anima devota segue quello che le è mostrato, come fecero san Paolo e san Matteo nel seguire Cristo nostro Signore. Il secondo: quando si riceve molta chiarezza e conoscenza per mezzo di consolazioni e desolazioni, e per l'esistenza del discernimento degli spiriti. Il terzo: è il tempo di tranquillità. L'uomo, considerando prima perché è nato, e cioè per lodare Dio nostro Signore e salvare la sua anima, e desiderando questo, elegge come mezzo uno stato o un genere di vita nell'ambito della Chiesa, per essere aiutato nel servizio del suo Signore e nella salvezza della propria anima. 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La realtà è ben diversa, come spesso accade.<br />Il conte Monaldo Leopardi ha sempre pagato lo scotto di essere stato uomo di fede integerrima e idee e costumi tradizionali, non allineati all'ideologia del tempo, al contrario, occorre dirlo, del figlio, apprezzato dalla critica progressista, non solo ma anche, per la sua convinta adesione al materialismo ateo.<br />ARISTOCRAZIA COME MISSIONE<br />A scuola lo si ricorda solo come burbero padre di Giacomo Leopardi (e c'è molta leggenda nera nei rapporti tra i due), ma il conte Monaldo è invece una importante figura della storia, della cultura e - perché no? - anche della letteratura italiana a cavallo tra '700 e '800.<br />Nato a Recanati (allora provincia pontificia della Marca) il 16 agosto 1776 venne istruito in famiglia, come si usava a quel tempo. Il carattere, la formazione intellettuale e culturale, le vicende personali e familiari di Monaldo sono note grazie alla sua Autobiografia in cui, fra l'altro, scrive: «i principi di religione e di onore, e i modi nobili e generosi erano ereditari nella mia famiglia, tantoché i congiunti miei li trasfusero in me senza avvedersene».<br />Monaldo era attento anche all'abbigliamento, considerandolo un aiuto a mantenere un comportamento conveniente e a non cedere alle tentazioni: vestiva in modo severo, mai ostentato e portava lo spadino - già al tempo passato di moda - fino a quando ne venne proibito l'uso durante la Repubblica Romana.<br />In seguito il conte avrebbe osservato acutamente che le rivoluzioni hanno inizio proprio con l'apportare mutamenti al costume e con l'introdurre nuove mode: «Coloro che hanno immaginato di sconvolgere gli ordini della società e di rovesciare le istituzioni più utili e rispettate hanno incominciato dall'eguagliare il vestiario di tutti i ceti raccomandando la causa loro alla moda».<br />Parole che conservano ancora tanta verità: chissà cosa avrebbe pensato delle volgarissime, recenti mode, dal piercing ai tatuaggi, al fondoschiena ostentato.<br />UNA VITA DI IMPEGNO CIVICO<br />Nel 1797 sposò Adelaide dei marchesi Antici: dall'unione nacquero cinque figli (il primo è il poeta Giacomo), che il conte seguì amorevolmente, sforzandosi d'essere una guida affettuosa, studiando con loro e costituendo quella biblioteca familiare, che sarà uno strumento essenziale per la formazione di Giacomo.<br />Seguendo le tradizioni familiari si interessò attivamente di politica diventando consigliere comunale di Recanati a diciotto anni, governatore della città a ventidue, quindi amministratore dell'annona.<br />Si sforzò di pacificare gli animi nel turbolento periodo dell'invasione francese e, durante la Repubblica Romana e il Regno d'Italia, rifiutò di assumere incarichi pubblici.<br />Durante la Restaurazione fu due volte gonfaloniere di Recanati, la massima carica amministrativa, e si occupò della costruzione di strade e di ospedali, dell'illuminazione notturna, del sostegno ai meno abbienti, della riduzione delle gabelle, del rilancio degli studi pubblici e delle attività teatrali, perché «la coltura delle scienze e delle arti è misura della moralità e della prosperità sociale».<br />A differenza di quanto si pensa, Monaldo Leopardi non fu chiuso alle innovazioni. Pur preoccupato per le conseguenze della meccanizzazione sull'occupazione, ritenne che ferrovie e macchine a vapore rappresentassero un progresso; nei suoi possedimenti seguì le innovazioni degli agronomi più avvertiti (dalla messa a coltura dei prati all'applicazione di nuove colture, come il cotone o la patata).<br />Fu addirittura il primo a introdurre nello Stato Pontificio il vaccino antivaioloso, facendolo sperimentare sui propri figli; poi, da gonfaloniere, rese obbligatoria la vaccinazione.<br />Durante la carestia del 1816-'17 fece erogare gratuitamente i medicinali ai più bisognosi e creò nuovi posti di lavoro con la tessitura della canapa e la costruzione di strade.<br />L'attività riformatrice del conte non è in contraddizione con la sua polemica anti-illuminista: «Oggi - scrive - si pretende di costruire il mondo per l'eternità e si soffoca ogni residuo e ogni speranza del bene presente sotto il progetto mostruoso del perfezionamento universale», considerando la Rivoluzione come il contrario di ogni sano progresso perché rincorre un inesistente stato di natura perfetto.<br />LA LETTERATURA AL SERVIZIO DELLA VERITÀ<br />Monaldo Leopardi ha lasciato molti scritti - religiosi, storici, letterari, eruditi e filosofici - e un ricco epistolario con i più importanti esponenti della cultura cattolica dell'epoca. Contro le seduzioni della stampa rivoluzionaria, sempre più diffusa, egli ritenne necessario stimolare gli "scritti sani", che con la medesima determinazione degli avversari riconducessero «le idee degli uomini sulle strade del raziocinio» e ristabilissero «l'edificio sociale sui fondamenti della religione, della giustizia e della verità».<br />Le sue critiche alla filosofia illuminista e alla Rivoluzione sono contenute in vari scritti, i più famosi dei quali sono i Dialoghetti sulle materie correnti nell'anno 1831 - apprezzati fra gli altri dal futuro Papa Leone XIII - che conobbero sei edizioni in cento giorni e furono tradotti in francese, olandese e tedesco.<br />I Dialoghetti sono le sue "operette morali": scorrevolissime (a differenza, va detto, di quelle del figlio), sono però piene di amare verità e mettono in ridicolo le pretese conquiste del mondo "moderno" (soprattutto nel riuscitissimo Viaggio di Pulcinella).<br />Monaldo colse anche l'importanza di un teatro "utile e dogmatico" (sollecitato in questo dall'amico Antonio Capece Minutolo, principe di Canosa, anch'egli uomo politico e polemista contro-rivoluzionario) individuando nella forma dialogica un ottimo mezzo di divulgazione della verità.<br />COMBATTERE LE GUERRE DI DIO<br />Nel 1832 Monaldo iniziò la pubblicazione di un quindicinale, redatto a Recanati ma stampato a Pesaro, La Voce della ragione - «una cosa fatta tutta per la gloria di Dio», il cui programma era Prœliare bella Domini (combattere le guerre di Dio) -, che fu chiuso nel 1835, a causa di alcune polemiche con la Curia.<br />L'opera giornalistica del conte Monaldo fu comunque apprezzata da Papa Gregorio XVI, dal segretario di Stato cardinale Bernetti e dal generale della Compagnia di Gesù, Roothaan. Come i redattori del trisettimanale modenese Voce della Verità (1831-1841), Leopardi volle opporre all'offensiva della pubblicistica liberale una guerra sostenuta da una «mitraglia dei piccoli scritti», cioè pubblicazioni agili con un linguaggio semplice e comprensibile, invece che voluminose e di difficile comprensione: «La ragione è fatta per tutti e devono intenderla i ricchi e i poveri, e i dotti e gli idioti, le dame e le plebee».<br />Il giornale, stampato fino a duemila esemplari (quantità elevata per l'epoca) si occupava anche d'attualità e di politica; polemizzò le principali riviste liberali e democratiche del tempo; contestò le nuove dottrine educative e il cosiddetto modello americano proposto da Cattaneo; criticò l'egualitarismo massificante e l'accentramento statale, contro cui rivendicava le autonomie cittadine.<br />Dopo una collaborazione con il periodico svizzero Il Cattolico, Monaldo tornò negli ultimi anni di vita agli studi storici su Recanati, dove morì il 30 aprile 1847.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18737014</guid><pubDate>Wed, 07 Aug 2019 06:33:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18737014/leopardi.mp3" length="10466696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5745

VI SIETE CHIESTI PERCHE' A SCUOLA CI FANNO STUDIARE GIACOMO LEOPARDI E NON SUO PADRE? di Gianandrea de Antonellis
L'Italia e il mondo conoscono e apprezzano Giacomo Leopardi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5745" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5745</a><br /><br />VI SIETE CHIESTI PERCHE' A SCUOLA CI FANNO STUDIARE GIACOMO LEOPARDI E NON SUO PADRE? di Gianandrea de Antonellis<br />L'Italia e il mondo conoscono e apprezzano Giacomo Leopardi, peraltro sempre presentato come vittima della "chiusura mentale" del padre Monaldo (e dei suoi sperperi economici). La realtà è ben diversa, come spesso accade.<br />Il conte Monaldo Leopardi ha sempre pagato lo scotto di essere stato uomo di fede integerrima e idee e costumi tradizionali, non allineati all'ideologia del tempo, al contrario, occorre dirlo, del figlio, apprezzato dalla critica progressista, non solo ma anche, per la sua convinta adesione al materialismo ateo.<br />ARISTOCRAZIA COME MISSIONE<br />A scuola lo si ricorda solo come burbero padre di Giacomo Leopardi (e c'è molta leggenda nera nei rapporti tra i due), ma il conte Monaldo è invece una importante figura della storia, della cultura e - perché no? - anche della letteratura italiana a cavallo tra '700 e '800.<br />Nato a Recanati (allora provincia pontificia della Marca) il 16 agosto 1776 venne istruito in famiglia, come si usava a quel tempo. Il carattere, la formazione intellettuale e culturale, le vicende personali e familiari di Monaldo sono note grazie alla sua Autobiografia in cui, fra l'altro, scrive: «i principi di religione e di onore, e i modi nobili e generosi erano ereditari nella mia famiglia, tantoché i congiunti miei li trasfusero in me senza avvedersene».<br />Monaldo era attento anche all'abbigliamento, considerandolo un aiuto a mantenere un comportamento conveniente e a non cedere alle tentazioni: vestiva in modo severo, mai ostentato e portava lo spadino - già al tempo passato di moda - fino a quando ne venne proibito l'uso durante la Repubblica Romana.<br />In seguito il conte avrebbe osservato acutamente che le rivoluzioni hanno inizio proprio con l'apportare mutamenti al costume e con l'introdurre nuove mode: «Coloro che hanno immaginato di sconvolgere gli ordini della società e di rovesciare le istituzioni più utili e rispettate hanno incominciato dall'eguagliare il vestiario di tutti i ceti raccomandando la causa loro alla moda».<br />Parole che conservano ancora tanta verità: chissà cosa avrebbe pensato delle volgarissime, recenti mode, dal piercing ai tatuaggi, al fondoschiena ostentato.<br />UNA VITA DI IMPEGNO CIVICO<br />Nel 1797 sposò Adelaide dei marchesi Antici: dall'unione nacquero cinque figli (il primo è il poeta Giacomo), che il conte seguì amorevolmente, sforzandosi d'essere una guida affettuosa, studiando con loro e costituendo quella biblioteca familiare, che sarà uno strumento essenziale per la formazione di Giacomo.<br />Seguendo le tradizioni familiari si interessò attivamente di politica diventando consigliere comunale di Recanati a diciotto anni, governatore della città a ventidue, quindi amministratore dell'annona.<br />Si sforzò di pacificare gli animi nel turbolento periodo dell'invasione francese e, durante la Repubblica Romana e il Regno d'Italia, rifiutò di assumere incarichi pubblici.<br />Durante la Restaurazione fu due volte gonfaloniere di Recanati, la massima carica amministrativa, e si occupò della costruzione di strade e di ospedali, dell'illuminazione notturna, del sostegno ai meno abbienti, della riduzione delle gabelle, del rilancio degli studi pubblici e delle attività teatrali, perché «la coltura delle scienze e delle arti è misura della moralità e della prosperità sociale».<br />A differenza di quanto si pensa, Monaldo Leopardi non fu chiuso alle innovazioni. Pur preoccupato per le conseguenze della meccanizzazione sull'occupazione, ritenne che ferrovie e macchine a vapore rappresentassero un progresso; nei suoi possedimenti seguì le innovazioni degli agronomi più avvertiti (dalla messa a coltura dei prati all'applicazione di nuove colture, come il cotone...]]></itunes:summary><itunes:duration>655</itunes:duration><itunes:keywords>cattolico,leopardi,monaldo,scuola,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d96e269ddbf6b44a67fe611588db7aa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La cattolicità di Cristoforo Colombo ha permesso la scoperta dell'America</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-cattolicita-di-cristoforo-colombo-ha-permesso-la-scoperta-dell-america--18328503</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5669" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5669</a><br /><br />LA CATTOLICITA' DI CRISTOFORO COLOMBO HA PERMESSO LA SCOPERTA DELL'AMERICA di Maurizio Parenti e Marco Tangheroni<br />Come l'esperienza marinara di Cristoforo Colombo si inquadra perfettamente nella storia della sua patria e del suo tempo, così il progetto di raggiungere l'Oriente passando, attraverso l'Oceano, per l'Occidente, si stava imponendo, sia pure in maniera sfocata e imprecisa, in diversi ambienti scientifici ed eruditi dell'epoca: basti ricordare l'influenza di Paolo dal Pozzo Toscanelli.<br />Il navigatore genovese ha il merito di concepire con maggior precisione il disegno, rafforzando le tesi di alcuni dotti con la personale esperienza di uomo di mare, che aveva osservato indizi significativi e raccolto anche alcune voci degli ambienti marinari; e quindi di perseguire con ostinazione la realizzazione dell'impresa condotta, poi, con le sue straordinarie doti nella guida delle navi e degli uomini.<br />Tuttavia è bene ricordare che il suo progetto si basava su un duplice errore geografico, pur condiviso da sapienti di grande autorità, e verrebbe voglia di esclamare con la liturgia del Sabato Santo: felix culpa! Infatti egli riteneva la Terra molto più piccola e l'Asia molto più estesa verso l'Europa. Così gli poté apparire realizzabile un viaggio che, senza l'inattesa presenza di un altro continente, si sarebbe rivelato, evidentemente, impossibile.<br />L'EUFORIA PER LA RECONQUISTA DELLA SPAGNA<br />È importante ricordare questo fatto perché ci permette di comprendere il parere negativo sia degli studiosi consultati dal re del Portogallo, Giovanni II, sia di quelli spagnoli, in buona parte dell'università di Salamanca, interpellati dai Re Cattolici. Essi avevano, da un punto di vista matematico e geografico, ragione. E su questo piano avvennero, com'è documentato, le discussioni. Naturalmente non era in questione la sfericità della Terra, dato pienamente acquisito dalla cultura geografica medievale, ma la sua dimensione; e non sarebbe stato necessario ricordarlo se non fosse ancora largamente diffuso questo luogo comune tipico della "leggenda nera" sul Medioevo.<br />Dunque tali studiosi non erano, come spesso li si immagina, i rappresentanti di una cultura vecchia, superata, "medioevale", contrapposta a quella nuova e "moderna" di Cristoforo Colombo. Ancor meno essi erano fanatici religiosi nemici della umanistica laicità del genovese, come, per esempio, ce li raffigurava uno sceneggiato televisivo realizzato alcuni anni or sono, senza risparmiarci nessuno dei topoi che era, ahimè, prevedibile attendersi: facce incavate, occhi ardenti, voci stridule. Semmai era proprio Cristoforo Colombo a superare, di fronte agli altri e a sé stesso, le obbiezioni oltre che con argomenti razionali anche con una convinzione progressivamente crescente di una missione affidatagli dalla Provvidenza.<br />Un'ultima considerazione: perché il progetto di Cristoforo Colombo, che era stato giudicato negativamente da ripetuti autorevoli pareri, trovò quasi improvvisamente accoglienza da parte dei Re Cattolici nei primi mesi del 1492?<br />Indubbiamente pesarono i sostenitori e i finanziatori che il navigatore genovese era riuscito a procurarsi, ma la spiegazione essenziale è da ricercarsi nell'euforia dei sovrani, della Corte e del popolo spagnoli per l'avvenuto compimento del processo di Reconquista, avviato dalla metà del secolo VIII e terminato il 2 gennaio 1492 con la conquista di Granada. [...]<br />LA RELIGIOSITÀ DI CRISTOFORO COLOMBO<br />Certamente in Cristoforo Colombo e in coloro che lo seguirono, come in generale nell'espansione europea della fine del Medioevo, non sono da trascurare le motivazioni di tipo economico e, in particolare, la ricerca dell'oro, senza dimenticare che, a partire dagli anni Quaranta del secolo XV, per i portoghesi acquista crescente importanza anche la cattura di schiavi lungo le coste africane: ma questa motivazione economica è assente dal progetto del navigatore genovese; più in generale, in tale espansione si manifesta "l'incoercibile bisogno, più o meno cosciente, di spazio", non per eccesso di popolazione - le grandi epidemie di peste del secolo precedente avevano abbattuto di circa il 40% la popolazione europea -, ma per la ricerca di orizzonti più ampi, anche in relazione al serrarsi del Mediterraneo Orientale per l'avanzata dei turchi ottomani e al completamento della Reconquista.<br />Inoltre, per Cristoforo Colombo le motivazioni di ordine religioso avevano un peso notevole, che sarebbe estremamente ingiusto e arbitrario ridurre a giustificazioni strumentali o a residui poco<br />significativi di riti o di pratiche a carattere magico e superstizioso.<br />E ciò va ribadito contro gli storici moderni poco propensi a prendere in considerazione il richiamo religioso; essi, come ha osservato Jacques Heers, "se ne parlano, vi vedono un elemento troppo trascurabile per evocarlo in maniera attenta, oppure un semplice pretesto. Molti pensano volentieri che il Genovese parlasse di dovere religioso, di servizio di Cristo e di prospettive di evangelizzazione solo per conciliarsi meglio le buone grazie della regina attraverso una manovra interessata".<br />Già la lettura del Diario di bordo ci offre un'ampia esemplificazione di questi aspetti decisivi per comprendere la personalità dell'Ammiraglio: ci limitiamo a qualche esempio, per altro assai eloquente, circa la profonda religiosità di Cristoforo Colombo e la sua convinzione di svolgere una missione accompagnata dal favore divino.<br />In data 23 settembre 1492 egli istituisce un parallelo fra sé e Mosè: come allora a Mosè, che conduceva gli ebrei fuori dalla schiavitù egiziana, risultò utile il mare grosso in assenza di vento, così lo stesso straordinario fenomeno si è ripetuto a suo vantaggio per tranquillizzare i marinai timorosi circa la possibilità di fare ritorno.<br />LA CONVERSIONE DEGLI INDIGENI<br />Il problema della conversione degli indigeni è, fin dallo stesso primo contatto del 12 ottobre, al centro dell'attenzione dello scopritore: "Conobbi che era gente che meglio si salverebbe e si convertirebbe alla nostra santa fede con l'amore che con la forza". E in data 27 novembre, rivolgendosi ai sovrani spagnoli, dopo aver esposto la necessità di superare la barriera linguistica, scrive: "E poi si raccoglieranno i benefici e si lavorerà per fare cristiani tutti questi popoli, il che agevolmente si farà perché essi non hanno setta alcuna, né sono idolatri".<br />Sempre il Diario di bordo ci informa sul comportamento e sui pensieri di Cristoforo Colombo durante la spaventosa tempesta che coglie le due caravelle superstiti a metà febbraio, durante il viaggio di ritorno.<br />In tali drammatici frangenti egli ha il timore che Dio gli impedisca il ritorno e "attribuì questo alla sua poca fede e alla mancanza di fiducia nella Provvidenza divina. D'altra parte lo confortavano le grazie che Dio gli aveva fatto, dandogli tanto grande vittoria, permettendogli di scoprire quello che aveva scoperto. [...] E che, come nel passato aveva posto il suo fine e indirizzato tutta la sua impresa a Dio e lo aveva ascoltato [...] doveva credere che gli darebbe compimento di quanto cominciato e lo porterebbe a salvamento".<br />Da buon capitano medievale Cristoforo Colombo si preoccupa "che si estraesse a sorte un pellegrino che andasse a Santa Maria di Guadalupe e portasse un cero di 5 libbre di cera", e la sorte designa proprio lui: a questo santuario dell'Estremadura condurrà di persona i primi indiani portati in Spagna a ricevere il battesimo.<br />Poi viene deciso anche "di mandare un pellegrino a Santa Maria di Loreto, che è nella marca di Ancona, terra del Papa, che è una casa dove Nostra Signora ha fatto e fa molti e grandi miracoli"; "dopo di ciò l'Ammiraglio e tutto l'equipaggio fecero voto di andare, arrivando alla prima terra, tutti in camicia in processione a far preghiera in una chiesa che fosse dedicata a Nostra Signora".<br />Va inoltre ricordato che l'Ammiraglio tiene sempre presenti, anche nel corso delle sue esplorazioni, il calendario liturgico, le solennità ecclesiastiche e i misteri della Fede. Il 6 dicembre 1492, giorno della festività di san Nicola, chiama con quel nome il porto dell'isola Hispaniola - poi Haiti - in cui si trovava, come nel secondo viaggio un promontorio riceve il nome di Cabo Cruz il 3 maggio, giorno del rinvenimento della Croce.<br />LO SCOPO DI CRISTOFORO COLOMBO: IL SANTO SEPOLCRO E LA CROCIATA<br />Un motivo ricorrente nei testi di Cristoforo Colombo è quello della finalizzazione dei risultati della sua impresa alla liberazione del Santo Sepolcro.<br />Nel Diario di bordo, dopo aver narrato la costruzione del primo insediamento, quello di Navidad - fondato il 25 dicembre del 1492, subito dopo il naufragio della Santa Maria -, afferma che intende ritornare in un secondo viaggio dalla Castiglia e trovare oro e spezie "in tanta quantità che i re, prima di 3 anni, intraprendessero e preparassero [l'azione] per andare a conquistare la Casa Santa" confermando così l'impegno preso "con fermezza" con i sovrani prima della sua partenza, e cioè "che tutto il guadagno di questa mia impresa si spendesse nella riconquista di Gerusalemme". In quell'occasione - ricorda - i sovrani "sorrisero e dissero che piaceva loro e che [anche] senza questo avevano quel desiderio".<br />Nell'atto con cui istituisce il maggiorascato a favore di don Diego, il suo primogenito, Cristoforo Colombo ricorda nuovamente l'intenzione di spendere la rendita delle Indie "per la conquista di Gerusalemme" e impegna il figlio, o il suo erede, "ad andare con il Re Nostro Signore, se andrà a Gerusalemme a conquistarla, o anche solo, con la maggior forza possibile".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328503</guid><pubDate>Wed, 29 May 2019 14:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328503/storia_colombo_ok.mp3" length="17109576" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5669

LA CATTOLICITA' DI CRISTOFORO COLOMBO HA PERMESSO LA SCOPERTA DELL'AMERICA di Maurizio Parenti e Marco Tangheroni
Come l'esperienza marinara di Cristoforo Colombo si inquadra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5669" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5669</a><br /><br />LA CATTOLICITA' DI CRISTOFORO COLOMBO HA PERMESSO LA SCOPERTA DELL'AMERICA di Maurizio Parenti e Marco Tangheroni<br />Come l'esperienza marinara di Cristoforo Colombo si inquadra perfettamente nella storia della sua patria e del suo tempo, così il progetto di raggiungere l'Oriente passando, attraverso l'Oceano, per l'Occidente, si stava imponendo, sia pure in maniera sfocata e imprecisa, in diversi ambienti scientifici ed eruditi dell'epoca: basti ricordare l'influenza di Paolo dal Pozzo Toscanelli.<br />Il navigatore genovese ha il merito di concepire con maggior precisione il disegno, rafforzando le tesi di alcuni dotti con la personale esperienza di uomo di mare, che aveva osservato indizi significativi e raccolto anche alcune voci degli ambienti marinari; e quindi di perseguire con ostinazione la realizzazione dell'impresa condotta, poi, con le sue straordinarie doti nella guida delle navi e degli uomini.<br />Tuttavia è bene ricordare che il suo progetto si basava su un duplice errore geografico, pur condiviso da sapienti di grande autorità, e verrebbe voglia di esclamare con la liturgia del Sabato Santo: felix culpa! Infatti egli riteneva la Terra molto più piccola e l'Asia molto più estesa verso l'Europa. Così gli poté apparire realizzabile un viaggio che, senza l'inattesa presenza di un altro continente, si sarebbe rivelato, evidentemente, impossibile.<br />L'EUFORIA PER LA RECONQUISTA DELLA SPAGNA<br />È importante ricordare questo fatto perché ci permette di comprendere il parere negativo sia degli studiosi consultati dal re del Portogallo, Giovanni II, sia di quelli spagnoli, in buona parte dell'università di Salamanca, interpellati dai Re Cattolici. Essi avevano, da un punto di vista matematico e geografico, ragione. E su questo piano avvennero, com'è documentato, le discussioni. Naturalmente non era in questione la sfericità della Terra, dato pienamente acquisito dalla cultura geografica medievale, ma la sua dimensione; e non sarebbe stato necessario ricordarlo se non fosse ancora largamente diffuso questo luogo comune tipico della "leggenda nera" sul Medioevo.<br />Dunque tali studiosi non erano, come spesso li si immagina, i rappresentanti di una cultura vecchia, superata, "medioevale", contrapposta a quella nuova e "moderna" di Cristoforo Colombo. Ancor meno essi erano fanatici religiosi nemici della umanistica laicità del genovese, come, per esempio, ce li raffigurava uno sceneggiato televisivo realizzato alcuni anni or sono, senza risparmiarci nessuno dei topoi che era, ahimè, prevedibile attendersi: facce incavate, occhi ardenti, voci stridule. Semmai era proprio Cristoforo Colombo a superare, di fronte agli altri e a sé stesso, le obbiezioni oltre che con argomenti razionali anche con una convinzione progressivamente crescente di una missione affidatagli dalla Provvidenza.<br />Un'ultima considerazione: perché il progetto di Cristoforo Colombo, che era stato giudicato negativamente da ripetuti autorevoli pareri, trovò quasi improvvisamente accoglienza da parte dei Re Cattolici nei primi mesi del 1492?<br />Indubbiamente pesarono i sostenitori e i finanziatori che il navigatore genovese era riuscito a procurarsi, ma la spiegazione essenziale è da ricercarsi nell'euforia dei sovrani, della Corte e del popolo spagnoli per l'avvenuto compimento del processo di Reconquista, avviato dalla metà del secolo VIII e terminato il 2 gennaio 1492 con la conquista di Granada. [...]<br />LA RELIGIOSITÀ DI CRISTOFORO COLOMBO<br />Certamente in Cristoforo Colombo e in coloro che lo seguirono, come in generale nell'espansione europea della fine del Medioevo, non sono da trascurare le motivazioni di tipo economico e, in particolare, la ricerca dell'oro, senza dimenticare che, a partire dagli anni Quaranta del secolo XV, per i portoghesi acquista crescente...]]></itunes:summary><itunes:duration>1070</itunes:duration><itunes:keywords>america,cattolica,colombo,cristoforo,scoperta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d24a5f2007ba8c55c7d51056b587b0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La scoperta dell'America non è stata casuale, ma frutto della fede cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-scoperta-dell-america-non-e-stata-casuale-ma-frutto-della-fede-cattolica--18328502</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5633<br /><br />LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA di Francesco Pappalardo<br />L'arrivo nell'isola di Guanahaní - poi San Salvador - della piccola flotta capitanata dal genovese Cristoforo Colombo (1451 ca. -1506), il 12 ottobre 1492, segna l'inizio della scoperta, della conquista e dell'evangelizzazione delle Americhe. Non si tratta, dunque, di un semplice rinvenimento - come nel caso del probabile arrivo di un gruppo di vichinghi nell'America Settentrionale verso la fine del secolo X, che non ebbe alcuna conseguenza per il continente -, ma di un atto che pone le premesse di un'integrazione razziale, culturale e spirituale unica nella storia.<br />L'impresa di Colombo s'inserisce nel quadro dell'espansione europea dei secoli XIII-XVI, che vede protagonisti soprattutto portoghesi e spagnoli, i quali solcano con entusiasmo mari sconosciuti e affrontano i pericoli dei viaggi verso l'ignoto, animati anzitutto dal desiderio di ampliare le frontiere della Cristianità. Nell'ammiraglio genovese e in coloro che lo seguono non sono da trascurare le motivazioni economiche e la ricerca di orizzonti più ampi, anche in relazione al serrarsi del Mediterraneo Orientale per l'avanzata dei turchi ottomani, ma un peso notevole hanno pure le aspirazioni religiose, cioè il desiderio di convertire gli indigeni e di reperire fondi per la riconquista di Gerusalemme. Se il progetto crociato del grande navigatore non viene realizzato, non si può dimenticare che l'oro del Nuovo Mondo servirà a finanziare la resistenza contro i turchi.<br />La spedizione guidata da Colombo segue immediatamente il compimento della Reconquista, cioè del processo di liberazione della penisola iberica dai musulmani, iniziato nel secolo VIII e concluso con la presa di Granada, il 2 gennaio 1492. L'entusiasmo per la vittoria spiega anche perché i Re Cattolici, Isabella di Castiglia (1451-1504) e Ferdinando d'Aragona (1452-1516), consapevoli della grande missione della Spagna - difendere e diffondere il messaggio cristiano in Europa e nel mondo - accogliessero il progetto, apparentemente irrealizzabile, del navigatore genovese: andare dalla Spagna alle Indie "passando il Mare Oceano a Ponente".<br />VINTI I MORI, RICONQUISTATA LA SPAGNA, SI PASSA ALL'EVANGELIZZAZIONE DI NUOVI MONDI<br />A partire dal secondo viaggio di Colombo - realizzato fra il 1493 e il 1496 - la visione idilliaca delle Indie, che aveva caratterizzato fino ad allora le relazioni degli scopritori, viene meno tragicamente con l'uccisione di tutti i compagni dell'ammiraglio da parte degli indios. Ha inizio la conquista, il cui fine principale è sempre l'evangelizzazione, che prevale su altri fini del tutto leciti, come l'onore e la grandezza della Spagna, nonché la ricerca di ricchezze e di profitti materiali. L'ideale missionario, applicato alle nuove terre, costituisce l'humus dal quale scaturisce un tipo umano forse irripetibile, quello dei conquistadores. Figli di una terra dove si era appena conclusa la crociata contro i mori, ma in cui sopravviveva lo spirito che l'aveva ispirata, molti di essi attraversano l'oceano animati da un sogno di conquista e di gloria, fondato sulla volontà di ampliare i confini della fede cristiana e i domìni della Corona spagnola.<br />La conquista, soprattutto nella fase iniziale, è una sorpresa per tutti, risultando come la conseguenza non di un piano preciso, ma di una serie di reazioni di fronte a situazioni impreviste o d'iniziative di pochi audaci, come quella di Hernán Cortés (1485-1547) nei territori dell'attuale Messico. Inoltre, solo per le comunità del Centroamerica e dell'America andina si può parlare di vera e propria conquista, perché i nuovi arrivati non si misurano con organizzazioni primitive, ma con autentici Stati, caratterizzati peraltro da inspiegabili assenze sul piano economico e tecnologico - la ruota, l'allevamento, la lavorazione del ferro, l'arco e la volta nelle costruzioni - o da presenze sinistre, come il cannibalismo, i sacrifici umani, la schiavitù. Questi elementi spiegano sia l'intransigenza e il furore dei conquistadores - che inorridiscono di fronte a oscure idolatrie, nei cui templi scorreva sempre sangue -, sia la facilità della conquista. Infatti, i regni e gli imperi indigeni, costruiti a prezzo di guerre sanguinosissime e fondati sulla tirannia e sulla crudeltà, portavano in sé i germi della propria distruzione: l'inaridimento culturale e l'instabilità politica, a causa della turbolenza dei popoli sottomessi, la cui presenza a fianco degli spagnoli capovolge le sorti della guerra e la trasforma in una carneficina.<br />Una diffusa letteratura antispagnola e anticattolica - nata nel Cinquecento in ambienti protestanti e alimentata ancor oggi da movimenti indianisti ed ecologisti, gruppi neomarxisti e terzomondisti, nonché frange cattoliche progressiste - continua a presentare la conquista come un "genocidio", ma la storiografia ha mostrato la falsità di questa leggenda nera. "Usciti troppo bruscamente dal loro isolamento - scrive lo storico francese e calvinista Pierre Chaunu -, gli Indiani d'America non soccombettero sotto i colpi delle spade in acciaio di Toledo, ma sotto lo choc microbico e virale". La catastrofe demografica dei popoli amerindi ha la sua causa nelle grandi epidemie, provocate dal contatto fra due realtà biologiche estranee, e non in una presunta politica razzista e di sterminio messa in opera dagli spagnoli, i quali, invece, avevano tutto l'interesse a garantire la sopravvivenza dei nativi e favoriscono la fusione fra vincitori e vinti. Significativamente l'Iberoamerica è la sola delle Americhe dove, ancor oggi, la razza indiana e i suoi meticci costituiscono la grande maggioranza della popolazione, dimostrando fra l'altro, grazie all'irrisorietà dell'insediamento di neri africani, che la Spagna ricorse in modo molto limitato all'importazione di schiavi nel Nuovo Mondo. Anche le denunce del domenicano Bartolomé de Las Casas (1474-1566) - subito confutate dal missionario francescano Toribio da Benavente (1490 ca.-1569) - si sono rivelate eccessive e inaffidabili, così da non poter essere utilizzate come fonti storiche esclusive e attendibili.<br />In realtà, nella conquista non colpiscono tanto gli abusi e gli errori iniziali - caratteristici di tutte le vicende umane - quanto la grande capacità di autocritica, unica nella storia della colonizzazione mondiale, che era la conseguenza di una profonda coscienza cristiana. Di fronte alle deviazioni la voce della Chiesa si leva dal primo momento attraverso la denuncia da parte dei missionari, le elaborazioni dottrinali dei teologi e dei giuristi, la sollecitudine dei sovrani spagnoli, che prendono numerosi provvedimenti in difesa degli indios, anzitutto le leggi di Burgos, promulgate dall'imperatore Carlo V d'Asburgo (1500-1558) nel 1519, due anni prima delle denunce di padre Las Casas. In particolare, la testimonianza della Scuola di Salamanca e le celebri relazioni sugli indios, del domenicano Francisco de Vitoria (1483-1546), rappresentano un encomiabile sforzo di porre i fondamenti teologici e filosofici di una colonizzazione secondo princìpi ispirati all'etica cristiana.<br />LA REGINA ISABELLA SPERA DI CONDURRE ALTRI POPOLI ALLA VERA FEDE<br />Al momento di finanziare l'impresa di Colombo la regina Isabella spera di condurre altri popoli alla vera fede e non bada né a spese né a difficoltà per onorare gli impegni assunti con Papa Alessandro VI (1492-1503), il famoso Papa Borgia, che aveva concesso ai sovrani il diritto di patronato sulle nuove terre in cambio di precisi doveri di evangelizzazione. Ne consegue uno spiegamento missionario senza precedenti, che dà presto una nuova configurazione alla realtà ecclesiale universale, proprio nel momento in cui le convulsioni religiose in Europa provocavano gravi divisioni nella Cristianità, e che costituisce, secondo le parole di Papa Giovanni Paolo II, "una delle pagine più belle di tutta la storia dell'evangelizzazione portata a compimento dalla Chiesa".<br />Protagonisti di questa epopea sono innanzitutto i missionari - altamente selezionati e dotati di grande libertà d'iniziativa di fronte alle autorità civili -, quindi la Corona spagnola, cioè i sovrani e gli organi di governo, fra cui il Consiglio delle Indie, infine tutti gli spagnoli giunti nel continente - conquistadores e coloni -, i quali, nonostante i limiti del loro operato, erano consapevoli di aprire la strada alla diffusione del messaggio di Cristo.<br />L'azione evangelizzatrice opera in tre direzioni convergenti: l'irradiazione della fede e della cultura cristiana, il salvataggio delle lingue e delle tradizioni del continente americano, la civilizzazione delle popolazioni locali. Sotto il primo aspetto i missionari fanno fruttificare i semi di religiosità presenti nelle credenze dei popoli indigeni attraverso l'elaborazione di nuovi metodi di catechesi, la creazione di parrocchie di indios, dove costoro venivano istruiti nella verità della fede cristiana e ricevevano i sacramenti, e la preparazione di catechismi bilingui o pittografici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328502</guid><pubDate>Wed, 08 May 2019 14:43:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328502/storia_america_ok.mp3" length="8978432" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5633

LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA di Francesco Pappalardo
L'arrivo nell'isola di Guanahaní - poi San Salvador - della piccola flotta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5633<br /><br />LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA di Francesco Pappalardo<br />L'arrivo nell'isola di Guanahaní - poi San Salvador - della piccola flotta capitanata dal genovese Cristoforo Colombo (1451 ca. -1506), il 12 ottobre 1492, segna l'inizio della scoperta, della conquista e dell'evangelizzazione delle Americhe. Non si tratta, dunque, di un semplice rinvenimento - come nel caso del probabile arrivo di un gruppo di vichinghi nell'America Settentrionale verso la fine del secolo X, che non ebbe alcuna conseguenza per il continente -, ma di un atto che pone le premesse di un'integrazione razziale, culturale e spirituale unica nella storia.<br />L'impresa di Colombo s'inserisce nel quadro dell'espansione europea dei secoli XIII-XVI, che vede protagonisti soprattutto portoghesi e spagnoli, i quali solcano con entusiasmo mari sconosciuti e affrontano i pericoli dei viaggi verso l'ignoto, animati anzitutto dal desiderio di ampliare le frontiere della Cristianità. Nell'ammiraglio genovese e in coloro che lo seguono non sono da trascurare le motivazioni economiche e la ricerca di orizzonti più ampi, anche in relazione al serrarsi del Mediterraneo Orientale per l'avanzata dei turchi ottomani, ma un peso notevole hanno pure le aspirazioni religiose, cioè il desiderio di convertire gli indigeni e di reperire fondi per la riconquista di Gerusalemme. Se il progetto crociato del grande navigatore non viene realizzato, non si può dimenticare che l'oro del Nuovo Mondo servirà a finanziare la resistenza contro i turchi.<br />La spedizione guidata da Colombo segue immediatamente il compimento della Reconquista, cioè del processo di liberazione della penisola iberica dai musulmani, iniziato nel secolo VIII e concluso con la presa di Granada, il 2 gennaio 1492. L'entusiasmo per la vittoria spiega anche perché i Re Cattolici, Isabella di Castiglia (1451-1504) e Ferdinando d'Aragona (1452-1516), consapevoli della grande missione della Spagna - difendere e diffondere il messaggio cristiano in Europa e nel mondo - accogliessero il progetto, apparentemente irrealizzabile, del navigatore genovese: andare dalla Spagna alle Indie "passando il Mare Oceano a Ponente".<br />VINTI I MORI, RICONQUISTATA LA SPAGNA, SI PASSA ALL'EVANGELIZZAZIONE DI NUOVI MONDI<br />A partire dal secondo viaggio di Colombo - realizzato fra il 1493 e il 1496 - la visione idilliaca delle Indie, che aveva caratterizzato fino ad allora le relazioni degli scopritori, viene meno tragicamente con l'uccisione di tutti i compagni dell'ammiraglio da parte degli indios. Ha inizio la conquista, il cui fine principale è sempre l'evangelizzazione, che prevale su altri fini del tutto leciti, come l'onore e la grandezza della Spagna, nonché la ricerca di ricchezze e di profitti materiali. L'ideale missionario, applicato alle nuove terre, costituisce l'humus dal quale scaturisce un tipo umano forse irripetibile, quello dei conquistadores. Figli di una terra dove si era appena conclusa la crociata contro i mori, ma in cui sopravviveva lo spirito che l'aveva ispirata, molti di essi attraversano l'oceano animati da un sogno di conquista e di gloria, fondato sulla volontà di ampliare i confini della fede cristiana e i domìni della Corona spagnola.<br />La conquista, soprattutto nella fase iniziale, è una sorpresa per tutti, risultando come la conseguenza non di un piano preciso, ma di una serie di reazioni di fronte a situazioni impreviste o d'iniziative di pochi audaci, come quella di Hernán Cortés (1485-1547) nei territori dell'attuale Messico. Inoltre, solo per le comunità del Centroamerica e dell'America andina si può parlare di vera e propria conquista, perché i nuovi arrivati non si misurano con organizzazioni primitive, ma con autentici Stati, caratterizzati peraltro da inspiegabili assenze sul piano economico e tecnologico - la ruota, l'allevamento, la lavorazione del...]]></itunes:summary><itunes:duration>660</itunes:duration><itunes:keywords>america,caso,cattolici,india,scoperta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d24a5f2007ba8c55c7d51056b587b0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guida a sinistra: L'Inghilterra antipapista ha mantenuto la ''regola'' di Papa Bonifacio VIII</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guida-a-sinistra-l-inghilterra-antipapista-ha-mantenuto-la-regola-di-papa-bonifacio-viii--18328369</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5621" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5621</a><br /><br />GUIDA A SINISTRA: L'INGHILTERRA ANTIPAPISTA HA MANTENUTO LA ''REGOLA'' DI PAPA BONIFACIO VIII<br />L'espressione "mano da tenere" indica su quale lato (o "mano") della strada i mezzi di trasporto debbono mantenersi durante il percorso, secondo quanto imposto dai regolamenti vigenti in un determinato Stato o in particolari circostanze.<br />L'obbligo di tenere la stessa mano durante la circolazione stradale permette ai veicoli che viaggiano in direzioni opposte lungo una strada di non ostacolarsi allorquando si sfilino lungo il percorso. Questa convenzione evita che i veicoli si blocchino a vicenda, promuovendo contemporaneamente la sicurezza stradale e riducendo il rischio di incidenti stradali. [...]<br />PAPA BONIFACIO VIII "CANONIZZA" LA GUIDA A SINISTRA<br />Nel Medioevo i cavalieri tenevano la sinistra al fine di utilizzare più agevolmente e con maggior libertà la propria spada con la mano destra in caso di attacchi improvvisi durante il percorso; anche nello svolgimento dei tornei di giostra a cavallo era consuetudine tenere la sinistra per poter meglio impugnare la lancia con la mano destra.<br />Il primo documento sull'obbligo di tenere la sinistra risale a papa Bonifacio VIII, in occasione del primo Giubileo del 1300, come norma generale per raggiungere Roma e, in particolare, per l'attraversamento pedonale dell'affollatissimo ponte di Castel Sant'Angelo; lo stesso Dante Alighieri ricorda l'episodio nell'inferno della Divina Commedia.<br />Nel 1722 il traffico sul London Bridge era diventato così intenso che il sindaco decretò che «tutti i veicoli che da Southwark entravano in città tenessero il lato ovest del ponte e tutti i veicoli che uscivano dalla città tenessero il lato est». Questa ordinanza è stata identificata come una delle possibili origine della regola inglese di guidare tenendo la sinistra.<br />Nel XVII secolo, con la comparsa delle prime carrozze, questa consuetudine restò in vigore obbligando così i pedoni, solitamente poveri che non possedevano una carrozza, a camminare sulla destra per non essere travolti.<br />LA RIVOLUZIONE FRANCESE ROVESCIA LA "TRADIZIONE"<br />La consuetudine imposta da Bonifacio VIII fu interrotta dalla Rivoluzione francese, probabilmente perché si trattava di un'usanza considerata clericale. Napoleone Bonaparte impose quindi il nuovo senso di marcia nei territori conquistati, e la guida a destra si diffuse ovunque, anche se in Italia, fino al 1923, le poche automobili in circolazione potevano viaggiare sia a sinistra, sia a destra.<br />Tuttavia sussistono anche motivazioni tecniche non trascurabili e spinte da necessità prettamente pratiche. Nell'epoca delle carrozze, tenere la sinistra nelle strade a due sensi di marcia faceva sì che il cocchiere, che solitamente teneva la frusta con la mano destra verso il centro tra le due corsie, avesse meno probabilità di colpire i pedoni che transitavano ai lati delle strade.<br />Con l'avvento delle prime automobili emersero nuove motivazioni. I primi esemplari di automobile avevano il freno a mano all'esterno, sul predellino del lato destro della vettura, per essere stretto dalla mano destra con più forza e quindi il volante si trovava a destra dell'abitacolo. Inoltre a quel tempo la manovra che risultava più difficoltosa era incrociare un altro veicolo proveniente dal senso opposto: questa condizione, specie sulle strade strette, costringeva i veicoli ad allontanarsi quanto più possibile l'uno dall'altro per non urtarsi. Il conducente, per realizzare al meglio questa manovra, si doveva spostare sul lato stradale più esterno per accertarsi che le ruote non uscissero dalla carreggiata; per questa ragione, essendo il volante posto a destra, anche il senso di marcia era a destra. Negli anni successivi l'evoluzione tecnica delle vetture portò a installare il freno a mano internamente, al centro dell'abitacolo e conserva ancora oggi quella posizione nella maggior parte dei modelli di vetture. Probabilmente la spiegazione più attendibile potrebbe anche essere che certi produttori di automobili, e di conseguenza gli Stati in cui risiedevano abbiano deciso di spostare il volante a sinistra dell'abitacolo per continuare a stringere il freno a mano con la mano destra; altri, fortemente legati alle tradizioni come i britannici, non hanno cambiato nulla.<br />IN ITALIA E' MUSSOLINI A IMPORRE A TUTTI LA GUIDA A DESTRA<br />In Italia si teneva a volte la sinistra e a volte la destra. Il Regio decreto n. 416 del 28 luglio 1901 confermò il diritto di ogni provincia di scegliere la direzione di marcia dei veicoli: per esempio a Brescia e alla periferia di Milano si teneva la destra, a Roma e nel centro di Milano si teneva la sinistra. A seguito di presumibili e disastrose conseguenze che vi furono nei primi anni di diffusione delle autovetture e degli incidenti causati dall'aumentato traffico automobilistico fu emanato il Regio decreto del 12 dicembre del 1923 che impose all'Italia l'adozione della mano destra unica e accordò una proroga di due anni per approntare la nuova segnaletica e riadattare tranvie e mezzi pubblici vari. A Roma il cambio di senso di marcia ufficiale avvenne il 20 ottobre 1924, mentre Milano fu l'ultima città in Italia ad adeguarsi, il 3 agosto 1926.<br />Nonostante il senso di marcia a destra, vennero prodotti alcuni modelli in serie di camion con guida a destra. Ancora oggi alcuni veicoli speciali, utilizzati per esempio per la pulizia meccanizzata o per asfaltare le strade, hanno la guida a destra in quanto, essendo lenti e quindi non richiedendo sorpassi, facilitano gli operatori che li guidano nell'effettuare lavori sul lato destro della strada (per esempio scendere per maneggiare i cassonetti o effettuare lavori con maggiore precisione), avendo una migliore visuale del ciglio della strada.<br />Nota di BastaBugie: la maggior parte degli stati ha la guida a destra, sebbene fino alla Rivoluzione Francese questa scelta fosse largamente minoritaria. Oggi solo in 76 Stati (circa un quarto) si guida a sinistra. Tra i più noti: Gran Bretagna, Irlanda, Malta, Australia, Giappone, India, Indonesia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Tailandia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328369</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2019 14:30:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328369/storia_guida_ok.mp3" length="7306761" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5621

GUIDA A SINISTRA: L'INGHILTERRA ANTIPAPISTA HA MANTENUTO LA ''REGOLA'' DI PAPA BONIFACIO VIII
L'espressione "mano da tenere" indica su quale lato (o "mano") della strada i mezzi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5621" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5621</a><br /><br />GUIDA A SINISTRA: L'INGHILTERRA ANTIPAPISTA HA MANTENUTO LA ''REGOLA'' DI PAPA BONIFACIO VIII<br />L'espressione "mano da tenere" indica su quale lato (o "mano") della strada i mezzi di trasporto debbono mantenersi durante il percorso, secondo quanto imposto dai regolamenti vigenti in un determinato Stato o in particolari circostanze.<br />L'obbligo di tenere la stessa mano durante la circolazione stradale permette ai veicoli che viaggiano in direzioni opposte lungo una strada di non ostacolarsi allorquando si sfilino lungo il percorso. Questa convenzione evita che i veicoli si blocchino a vicenda, promuovendo contemporaneamente la sicurezza stradale e riducendo il rischio di incidenti stradali. [...]<br />PAPA BONIFACIO VIII "CANONIZZA" LA GUIDA A SINISTRA<br />Nel Medioevo i cavalieri tenevano la sinistra al fine di utilizzare più agevolmente e con maggior libertà la propria spada con la mano destra in caso di attacchi improvvisi durante il percorso; anche nello svolgimento dei tornei di giostra a cavallo era consuetudine tenere la sinistra per poter meglio impugnare la lancia con la mano destra.<br />Il primo documento sull'obbligo di tenere la sinistra risale a papa Bonifacio VIII, in occasione del primo Giubileo del 1300, come norma generale per raggiungere Roma e, in particolare, per l'attraversamento pedonale dell'affollatissimo ponte di Castel Sant'Angelo; lo stesso Dante Alighieri ricorda l'episodio nell'inferno della Divina Commedia.<br />Nel 1722 il traffico sul London Bridge era diventato così intenso che il sindaco decretò che «tutti i veicoli che da Southwark entravano in città tenessero il lato ovest del ponte e tutti i veicoli che uscivano dalla città tenessero il lato est». Questa ordinanza è stata identificata come una delle possibili origine della regola inglese di guidare tenendo la sinistra.<br />Nel XVII secolo, con la comparsa delle prime carrozze, questa consuetudine restò in vigore obbligando così i pedoni, solitamente poveri che non possedevano una carrozza, a camminare sulla destra per non essere travolti.<br />LA RIVOLUZIONE FRANCESE ROVESCIA LA "TRADIZIONE"<br />La consuetudine imposta da Bonifacio VIII fu interrotta dalla Rivoluzione francese, probabilmente perché si trattava di un'usanza considerata clericale. Napoleone Bonaparte impose quindi il nuovo senso di marcia nei territori conquistati, e la guida a destra si diffuse ovunque, anche se in Italia, fino al 1923, le poche automobili in circolazione potevano viaggiare sia a sinistra, sia a destra.<br />Tuttavia sussistono anche motivazioni tecniche non trascurabili e spinte da necessità prettamente pratiche. Nell'epoca delle carrozze, tenere la sinistra nelle strade a due sensi di marcia faceva sì che il cocchiere, che solitamente teneva la frusta con la mano destra verso il centro tra le due corsie, avesse meno probabilità di colpire i pedoni che transitavano ai lati delle strade.<br />Con l'avvento delle prime automobili emersero nuove motivazioni. I primi esemplari di automobile avevano il freno a mano all'esterno, sul predellino del lato destro della vettura, per essere stretto dalla mano destra con più forza e quindi il volante si trovava a destra dell'abitacolo. Inoltre a quel tempo la manovra che risultava più difficoltosa era incrociare un altro veicolo proveniente dal senso opposto: questa condizione, specie sulle strade strette, costringeva i veicoli ad allontanarsi quanto più possibile l'uno dall'altro per non urtarsi. Il conducente, per realizzare al meglio questa manovra, si doveva spostare sul lato stradale più esterno per accertarsi che le ruote non uscissero dalla carreggiata; per questa ragione, essendo il volante posto a destra, anche il senso di marcia era a destra. Negli anni successivi l'evoluzione tecnica delle vetture portò a installare il freno a mano...]]></itunes:summary><itunes:duration>457</itunes:duration><itunes:keywords>guida,inghilterra,papa,sinistra,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/78503571b9a8f3e32c22aafc5155d609.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giordano Bruno, il folle che fu scomunicato non solo dalla Chiesa Cattolica, ma anche da calvinisti e luterani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giordano-bruno-il-folle-che-fu-scomunicato-non-solo-dalla-chiesa-cattolica-ma-anche-da-calvinisti-e-luterani--52825950</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5563<br /><br />GIORDANO BRUNO, IL FOLLE CHE FU SCOMUNICATO NON SOLO DALLA CHIESA CATTOLICA, MA ANCHE DA CALVINISTI E LUTERANI di Giovanni Tortelli<br />Giordano Bruno visse esattamente il ruolo che si era imposto, quello dell'intellettuale puro ma scaltro, trasfigurato dallo studio della filosofia e delle scienze ma maudit fino in fondo, fino al punto di rifiutare il crocifisso sul rogo che l'avrebbe consumato all'alba del 17 febbraio 1600 in Campo de' Fiori.<br />Gesto coerente con lo spirito antireligioso che lo aveva animato per tutta la vita. Ebbe certamente l'intelligenza, l'erudizione, la prodigiosa memoria e la sete per un sapere che non conosceva limiti nemmeno morali, ebbe la passione e la forza di carattere, ma non fu mai un uomo di fede nonostante l'abito domenicano rivestito da quando aveva quindici anni e il sacerdozio conseguito con tutti i crismi.<br />Nato a Nola nel 1548, già al tempo del noviziato a Napoli era stato denunciato per aver difeso l'arianesimo, per aver dubitato che Padre e Figlio nella SS. Trinità avessero la medesima natura, per aver confuso lo Spirito Santo con l'«anima dell'universo» e quindi con le filosofie pitagoriche, e per esser uso a disprezzare le immagini dei santi.<br />Nel 1576 fuggì a Roma ma anche da lì dovette ben presto allontanarsi perché raggiunto dalla denuncia di aver occultato delle opere di san Giovanni Crisostomo e di san Girolamo perché annotate con le glosse proibite di Erasmo da Rotterdam, e forse anche perché coinvolto in qualche modo nell'omicidio di un confratello (V. Spampanato, Documenti della vita di Giordano Bruno, Olschki 1933, pp. 125-126).<br />Fu a questo punto che lasciò l'abito domenicano. Si diresse quindi a Genova dove visse impartendo lezioni di grammatica e di astronomia. In quest'epoca Bruno manifestò anche il passaggio al materialismo filosofico, e in astronomia all'eliocentrismo copernicano. Ma le peregrinazioni dell'ex domenicano erano solo agli inizi: sempre nel 1576, da Genova si spostò in varie città, per raggiungere infine Ginevra, dove trovò l'aiuto del marchese de Vico che là aveva radunato una piccola comunità di napoletani passati al protestantesimo.<br />Giunto a Ginevra nel 1578, Bruno si fece subito calvinista, si iscrisse alla "chiesa protestante italiana" e si immatricolò come studente di teologia. Anche se egli vedeva ormai la religione non come mezzo di manifestazione di verità ma solo come strumento uniformante e repressivo della società, si rendeva conto che senza un'appartenenza religiosa non era possibile convivere in alcun consesso sociale. In breve tempo però riuscì a mettersi nei guai anche coi calvinisti, cioè con la quasi totalità della popolazione ginevrina: arrestato per diffamazione nel 1579, fu processato e scomunicato e obbligato alla ritrattazione.<br />MORDI E FUGGI EUROPEO<br />Lasciata Ginevra passò da Lione per poi stabilirsi per due anni a Tolosa, città cattolica, sede di un'importante università, presso la quale fu lettore del De anima di Aristotele. Ma dopo essersi attirato l'ostilità degli aristotelici per la sua adesione all'ars combinatoria di Lullo, nel 1581 passò a Parigi dove insegnò con profitto e la sua fama giunse fino al re Enrico III di Valois che lo fece "lettore straordinario e provisionato", cioè stipendiato. A Parigi scrisse il Candelaio, commedia che descrive un mondo assurdo, violento e corrotto, i cui protagonisti sono la magia e l'alchimia, l'amore infedele e la beffa.<br />Nell'aprile 1583 giunse a Londra come accompagnatore dell'ambasciatore francese de Castelnau. A Londra, Bruno pubblicò tre opere in latino che avevano come oggetto la memoria e la disposizione di tutte le arti e scienze (ars combinatoria, cabala) in formule che assicurassero un sapere sempre più illimitato e i Dialoghi italiani, dedicati alla metafisica del sapere, attraversati da quell'amarezza già evocata nel celebre ossimoro del Candelaio: "In tristitiahilaris, in hilaritatetristis". La pubblicazione di quest'opera sollevò un vespaio e dovette scappare anche da Londra, rientrando in Francia.<br />A Parigi continuò la sua denigrazione contro la Chiesa cattolica e contro i Sacramenti e in special modo l'Eucaristia «ignoti a san Pietro e a san Paolo» (A. Verrecchia, Giordano Bruno: la falena dello spirito, Donzelli 2002).Si inimicò anche l'ambiente dei sorbonisti che all'epoca era totalmente di formazione aristotelica e decise perciò di partire per la Germania, prima a Magonza e poi a Wittenberg.<br />A Wittenberg però la fazione calvinista della città riconobbe in lui l'antico avversario di Ginevra e gli fu subito ostile e così, pur dopo aver composto l'Oratio valedictoria nella quale esaltava Lutero, Bruno dovette riparare a Praga presso re Rodolfo II d'Asburgo che lo accolse benevolmente e al quale dedicò lo scritto Articuli centum et sexaginta.<br />Nel 1589, da Praga si trasferì a Helmstädt (Bassa Sassonia) dove fu incoraggiato dal principe Enrico Giulio figlio del regnante duca di Braunschweig. Qui si occupò ancora di mnemotecnica, di cosmologia e di metafisica a cui aggiunse anche quattro trattati di magia (De Magia; Theses de magia; De magia mathematica; De rerum principiis et elementis et causis). Per motivi ignoti fu scomunicato dal sovrintendente della chiesa luterana della città, ottenendo il primato di essere scomunicato contemporaneamente da tre confessioni religiose, la cattolica, la calvinista e la luterana.<br />Nell'aprile 1590 lasciò Helmstädt e giunse a Francoforte dove scrisse, fra le altre cose, De triplici minimo et mensura, un testo che sviluppava ancor più i suoi studi sulla matematica e sulla memoria e che giunse nelle mani del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, il quale invitò Bruno a Venezia. Questi accolse subito l'offerta, forse perché vedeva nella Repubblica di san Marco la realizzazione dei suoi ideali di potenza e libertà.<br />Nel marzo 1592 cominciò a impartire a Mocenigo le lezioni concordate ma il giovanotto ne rimase deluso e chiese a Bruno la restituzione del compenso che gli aveva già elargito. Fu la rottura. Quando Bruno stava per lasciare definitivamente Venezia per tornare a Francoforte, Mocenigo, la notte del 21 maggio 1592, lo fece sequestrare dai suoi servitori dopo averlo denunciato al Sant'Uffizio.<br />LO SCONTATO FINALE<br />Mocenigo accusava Bruno di non credere né alla transustanziazione, né alla distinzione di Dio in Tre Persone, inoltre di credere nella pluralità dei mondi e di avere tanto in odio la Chiesa da incitare gli Stati alla confisca di tutti i beni ecclesiastici (Spampanato, cit., pp. 59 ss.).<br />Queste accuse erano tanto più gravi perché confermavano tutti i capi d'imputazione che Bruno aveva collezionato fin dai tempi del suo noviziato, classificandolo come un recidivo. Quando Giordano Bruno fu condotto in prigione, furono sequestrate anche tutte le sue carte. Non uscì più dal carcere e Roma ne ottenne ben presto l'estradizione da Venezia.<br />Fondamentalmente, Bruno fu per tutta la sua vita il nemico giurato del principio d'autorità, che egli vedeva realizzato in tutte le religioni ma in special modo in quella cattolica. Per Bruno infatti la religione era veicolo di verità, che egli trovava invece unicamente nell'esercizio dell'intelligenza, quindi solo nella pratica della filosofia. A tal fine nello Spaccio de la bestia trionfante, dialogo londinese del 1584, cerca di espellere ("spaccio") dal cielo tutti i vizi riportandovi le virtù, in un collegamento diretto fra uomo, natura e Dio (ma quale Dio?), escludendo completamente ogni confessione religiosa.<br />Giordano Bruno divenne ben presto l'icona del libero pensatore immolato per i suoi ideali dall'oscurantismo cattolico. Più tardi, la nascente massoneria riconobbe in lui l'"indomito spirito di ricerca, ribelle a qualsiasi imposizione dogmatica, un ideale affine al libero pensiero su cui essa si fonda" (A. Mola, Storia della massoneria italiana, Bompiani 1984).<br />Il monumento eretto in suo onore in Campo de' Fiori, inaugurato il 9 giugno 1889, giorno di Pentecoste, fortemente voluto dalle forze anticlericali e massoniche, suscitò violentissime polemiche: papa Leone XIII chiese che la statua non fosse esposta al pubblico, il giorno dell'inaugurazione digiunò davanti alla statua di san Pietro e chiese che in Campo dei Fiori venisse eretta una cappella riparatoria.<br />Minacciò anche di lasciare Roma, minaccia che l'anticlericale Francesco Crispi, allora presidente del Consiglio, colse al volo per dichiarare che se il Papa se ne fosse andato da Roma non vi sarebbe tornato mai più. Nemmeno coi Patti Lateranensi del 1929 si riuscì ad abbattere la statua, più volte contestata anche da parte di Pio XII. Essa rimane come ricordo di una sfida alla Chiesa che percorre i secoli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52825950</guid><pubDate>Wed, 13 Mar 2019 14:21:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52825950/giordano_bruno_fu_scomunicato_dalla_chiesa_cattolica_ma_anche_da_calvinisti_e_luterani.mp3" length="12106649" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5563

GIORDANO BRUNO, IL FOLLE CHE FU SCOMUNICATO NON SOLO DALLA CHIESA CATTOLICA, MA ANCHE DA CALVINISTI E LUTERANI di Giovanni Tortelli
Giordano Bruno visse esattamente il ruolo che si era...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5563<br /><br />GIORDANO BRUNO, IL FOLLE CHE FU SCOMUNICATO NON SOLO DALLA CHIESA CATTOLICA, MA ANCHE DA CALVINISTI E LUTERANI di Giovanni Tortelli<br />Giordano Bruno visse esattamente il ruolo che si era imposto, quello dell'intellettuale puro ma scaltro, trasfigurato dallo studio della filosofia e delle scienze ma maudit fino in fondo, fino al punto di rifiutare il crocifisso sul rogo che l'avrebbe consumato all'alba del 17 febbraio 1600 in Campo de' Fiori.<br />Gesto coerente con lo spirito antireligioso che lo aveva animato per tutta la vita. Ebbe certamente l'intelligenza, l'erudizione, la prodigiosa memoria e la sete per un sapere che non conosceva limiti nemmeno morali, ebbe la passione e la forza di carattere, ma non fu mai un uomo di fede nonostante l'abito domenicano rivestito da quando aveva quindici anni e il sacerdozio conseguito con tutti i crismi.<br />Nato a Nola nel 1548, già al tempo del noviziato a Napoli era stato denunciato per aver difeso l'arianesimo, per aver dubitato che Padre e Figlio nella SS. Trinità avessero la medesima natura, per aver confuso lo Spirito Santo con l'«anima dell'universo» e quindi con le filosofie pitagoriche, e per esser uso a disprezzare le immagini dei santi.<br />Nel 1576 fuggì a Roma ma anche da lì dovette ben presto allontanarsi perché raggiunto dalla denuncia di aver occultato delle opere di san Giovanni Crisostomo e di san Girolamo perché annotate con le glosse proibite di Erasmo da Rotterdam, e forse anche perché coinvolto in qualche modo nell'omicidio di un confratello (V. Spampanato, Documenti della vita di Giordano Bruno, Olschki 1933, pp. 125-126).<br />Fu a questo punto che lasciò l'abito domenicano. Si diresse quindi a Genova dove visse impartendo lezioni di grammatica e di astronomia. In quest'epoca Bruno manifestò anche il passaggio al materialismo filosofico, e in astronomia all'eliocentrismo copernicano. Ma le peregrinazioni dell'ex domenicano erano solo agli inizi: sempre nel 1576, da Genova si spostò in varie città, per raggiungere infine Ginevra, dove trovò l'aiuto del marchese de Vico che là aveva radunato una piccola comunità di napoletani passati al protestantesimo.<br />Giunto a Ginevra nel 1578, Bruno si fece subito calvinista, si iscrisse alla "chiesa protestante italiana" e si immatricolò come studente di teologia. Anche se egli vedeva ormai la religione non come mezzo di manifestazione di verità ma solo come strumento uniformante e repressivo della società, si rendeva conto che senza un'appartenenza religiosa non era possibile convivere in alcun consesso sociale. In breve tempo però riuscì a mettersi nei guai anche coi calvinisti, cioè con la quasi totalità della popolazione ginevrina: arrestato per diffamazione nel 1579, fu processato e scomunicato e obbligato alla ritrattazione.<br />MORDI E FUGGI EUROPEO<br />Lasciata Ginevra passò da Lione per poi stabilirsi per due anni a Tolosa, città cattolica, sede di un'importante università, presso la quale fu lettore del De anima di Aristotele. Ma dopo essersi attirato l'ostilità degli aristotelici per la sua adesione all'ars combinatoria di Lullo, nel 1581 passò a Parigi dove insegnò con profitto e la sua fama giunse fino al re Enrico III di Valois che lo fece "lettore straordinario e provisionato", cioè stipendiato. A Parigi scrisse il Candelaio, commedia che descrive un mondo assurdo, violento e corrotto, i cui protagonisti sono la magia e l'alchimia, l'amore infedele e la beffa.<br />Nell'aprile 1583 giunse a Londra come accompagnatore dell'ambasciatore francese de Castelnau. A Londra, Bruno pubblicò tre opere in latino che avevano come oggetto la memoria e la disposizione di tutte le arti e scienze (ars combinatoria, cabala) in formule che assicurassero un sapere sempre più illimitato e i Dialoghi italiani, dedicati alla metafisica del sapere, attraversati da quell'amarezza già evocata nel celebre ossimoro del Candelaio: "In...]]></itunes:summary><itunes:duration>757</itunes:duration><itunes:keywords>calvinisti,giordanobruno,luterani,massoni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1970317d8cb9cfa13b1b7f394b9f2ff8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Anche i "cattolici" collaborano alla damnatio memoriae di Cristoforo Colombo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/anche-i-cattolici-collaborano-alla-damnatio-memoriae-di-cristoforo-colombo--73106411</link><description><![CDATA[VIDEO: Columbus day a New York ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SnjoG5je8ww" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=SnjoG5je8ww</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5512" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5512</a><br /><br />ANCHE I ''CATTOLICI'' COLLABORANO ALLA DAMNATIO MEMORIAE DI CRISTOFORO COLOMBO<br />di Caterina Giojelli<br /> <br />«Cari membri della comunità di Notre Dame»: inizia così la lettera che il reverendo John I. Jenkins, presidente della blasonata università cattolica dell'Indiana, ha indirizzato lo scorso 20 gennaio al campus. Oggetto: "Gli affreschi di Colombo". «Ho deciso che saranno preservati ma non saranno più esposti al pubblico regolarmente e nella loro posizione attuale».<br />Non c'è pace per la vittima più illustre dell'isteria politicamente corretta americana: abolito il Columbus Day dai consigli americani di Los Angeles, Seattle, Minneapolis, Albuquerque, Phoenix e Denver (per celebrare al suo posto commemorazioni come l'Indigenous and Native People Day), decapitate, imbrattate o fatte a pezzi le sue statue a Baltimora, Houston, New York, Yonkers, entrata nel mirino dei nemici dei «simboli d'odio» la sua effigie a Central Park, per cui è invocato lo stesso destino delle "statue confederate" e dei busti dei generali dell'esercito sudista rimossi dalla Hall of Fame dell'Università di New York perché «New York è contro il razzismo» (copyright il governatore Andrew Cuomo), a farsi paladina della damnatio memoriae di Cristoforo Colombo è oggi la stessa università che nel 1880 commissionò al pittore vaticano Luigi Gregori il ciclo di affreschi raffiguranti la vita e i viaggi dell'esploratore.<br />IERI MECENATI, OGGI ICONOCLASTI<br />Realizzati tra il 1882 e il 1884, fonte di ispirazione di una serie di francobolli commemorativi della storia degli States emessi nel 1893, i murales di Gregori «riflettono la mentalità dell'epoca», servivano ad incoraggiare la comunità scolastica, composta in larga parte da immigrati e cattolici, a «sentirsi pienamente e orgogliosamente americana» e si concentravano «sull'immagine popolare di Colombo, un eroe americano, che era anche un immigrato e un devoto cattolico». A incaricare Gregori fu proprio padre Edward Sorin, fondatore di Notre Dame, che dopo averlo conosciuto durante una sua visita alla corte papale nel 1874 lo volle nella sua sede americana per 17 anni.<br />Tuttavia ora l'odierno successore di Sorin, padre Jenkins, dice di sentire questi dipinti incompatibili con la missione cattolica di Notre Dame: «Per i popoli nativi di questa "nuova" terra la venuta di Colombo fu a dir poco catastrofica. A prescindere da qualunque altra cosa abbia portato il suo arrivo, per questi popoli ha portato allo sfruttamento, all'esproprio della terra, alla repressione di vivaci culture, alla schiavitù e a nuove malattie che hanno causato epidemie che hanno ucciso milioni di persone». È il trito e ritrito discorso del nuovo mondo col pallino delle scuse retroattive, la sindrome dell'"essere figli del tempo", da cui l'apostolato contemporaneo ci vorrebbe tutti immuni e vaccinati (ricordate le rocambolesche scuse del National Geographic? «Per anni ci siamo comportati in maniera razzista nel nostro giornale. Non abbiamo fatto abbastanza per portare i nostri lettori oltre gli stereotipi della cultura bianca americana»).<br />E non è la prima volta che gli affreschi di Gregori rischiano la censura: già nel 1995 un gruppo di studenti nativi ne aveva chiesto la "rimozione" portando l'università a produrre un opuscolo che cercasse di contestualizzarli. E nel 2017, più di 300 persone tra studenti e dipendenti di Notre Dame firmarono una lettera pubblicata dal giornale del campus per ribadire la necessità della censura.<br />WOJTYLA TAGLIUZZATO<br />Ma questa volta ad avallare le ragioni degli iconoclasti abbiamo un testimonial d'eccezione: san Giovanni Paolo II. Padre Jenkins estrapola infatti una frase da un suo discorso agli amerindi del 1987: «Tale incontro [tra le vostre culture tradizionali e lo stile di vita europeo] fu un'aspra e dolorosa realtà per le vostre popolazioni. È doveroso riconoscere l'oppressione culturale, le ingiustizie, la distruzione della vostra vita e delle vostre società tradizionali». Non cita, Jenkins, la parte immediatamente successiva, «nello stesso tempo, per essere obiettivi, la storia deve registrare gli aspetti profondamente positivi dell'incontro tra le vostre popolazioni e la cultura proveniente dall'Europa», elogiativa dei tanti missionari che «lavorarono per migliorare le condizioni di vita e per creare sistemi di istruzione e per far questo impararono la vostra lingua. Soprattutto essi proclamarono la buona novella della salvezza in nostro Signore Gesù Cristo, di cui parte essenziale è l'affermazione che tutti gli uomini e le donne sono ugualmente figli di Dio e come tali devono essere rispettati e amati. Questo Vangelo di Gesù Cristo rappresenta oggi e rimarrà per sempre il maggiore vanto e patrimonio del vostro popolo».<br />Non la cita perché l'obiettivo dell'università cattolica oggi è sì «preservare le opere artistiche originariamente intese a celebrare i cattolici immigrati che all'epoca erano emarginati nella società», ma farlo senza cercare involontariamente «di emarginare gli altri». Pertanto gli affreschi verranno coperti, e verrà stabilito un comitato per decidere dove e come esporne le immagini ad alta qualità altrove contestualizzandole con un'opera di comunicazione consapevole e rispettosa della «eredità dei popoli nativi, che hanno conosciuto grandi avversità dall'arrivo degli europei».<br />Sono passati oltre cinquecentoventisei anni dallo sbarco di Colombo, il grande «non santo, ma defensor fidei», come scrisse Paolo Emilio Taviani, oggi accusato di «tutto ciò che è andato storto nel Nuovo Mondo», dal colonialismo alla schiavitù alla segregazione razziale, sebbene in realtà si tratti di «conseguenze che egli non voleva, non si attendeva e non avallava», come ha ben spiegato l'antropologa Carol Delaney in una intervista alla Catholic News Agency del 2014. Non ci meraviglia che Colombo sia odiato da un mondo per il quale la fede è mistificazione, superstizione, fastidio. Ma che una università cattolica si appelli al discorso democratico della discriminazione per mettersi al seguito dei mozzatori di teste di statue, sloggiare il suo patrimonio e proclamare i suoi "mea culpa" usando san Giovanni Paolo II dovrebbe dire, alle nostre teste, ancora qualcosa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73106411</guid><pubDate>Wed, 30 Jan 2019 13:23:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73106411/anche_i_cattolici_collaborano_alla_damnatio_memoriae.mp3" length="7473572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Columbus day a New York ➜ https://www.youtube.com/watch?v=SnjoG5je8ww

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5512

ANCHE I ''CATTOLICI'' COLLABORANO ALLA DAMNATIO MEMORIAE DI CRISTOFORO COLOMBO
di Caterina Giojelli
 
«Cari membri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Columbus day a New York ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SnjoG5je8ww" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=SnjoG5je8ww</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5512" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5512</a><br /><br />ANCHE I ''CATTOLICI'' COLLABORANO ALLA DAMNATIO MEMORIAE DI CRISTOFORO COLOMBO<br />di Caterina Giojelli<br /> <br />«Cari membri della comunità di Notre Dame»: inizia così la lettera che il reverendo John I. Jenkins, presidente della blasonata università cattolica dell'Indiana, ha indirizzato lo scorso 20 gennaio al campus. Oggetto: "Gli affreschi di Colombo". «Ho deciso che saranno preservati ma non saranno più esposti al pubblico regolarmente e nella loro posizione attuale».<br />Non c'è pace per la vittima più illustre dell'isteria politicamente corretta americana: abolito il Columbus Day dai consigli americani di Los Angeles, Seattle, Minneapolis, Albuquerque, Phoenix e Denver (per celebrare al suo posto commemorazioni come l'Indigenous and Native People Day), decapitate, imbrattate o fatte a pezzi le sue statue a Baltimora, Houston, New York, Yonkers, entrata nel mirino dei nemici dei «simboli d'odio» la sua effigie a Central Park, per cui è invocato lo stesso destino delle "statue confederate" e dei busti dei generali dell'esercito sudista rimossi dalla Hall of Fame dell'Università di New York perché «New York è contro il razzismo» (copyright il governatore Andrew Cuomo), a farsi paladina della damnatio memoriae di Cristoforo Colombo è oggi la stessa università che nel 1880 commissionò al pittore vaticano Luigi Gregori il ciclo di affreschi raffiguranti la vita e i viaggi dell'esploratore.<br />IERI MECENATI, OGGI ICONOCLASTI<br />Realizzati tra il 1882 e il 1884, fonte di ispirazione di una serie di francobolli commemorativi della storia degli States emessi nel 1893, i murales di Gregori «riflettono la mentalità dell'epoca», servivano ad incoraggiare la comunità scolastica, composta in larga parte da immigrati e cattolici, a «sentirsi pienamente e orgogliosamente americana» e si concentravano «sull'immagine popolare di Colombo, un eroe americano, che era anche un immigrato e un devoto cattolico». A incaricare Gregori fu proprio padre Edward Sorin, fondatore di Notre Dame, che dopo averlo conosciuto durante una sua visita alla corte papale nel 1874 lo volle nella sua sede americana per 17 anni.<br />Tuttavia ora l'odierno successore di Sorin, padre Jenkins, dice di sentire questi dipinti incompatibili con la missione cattolica di Notre Dame: «Per i popoli nativi di questa "nuova" terra la venuta di Colombo fu a dir poco catastrofica. A prescindere da qualunque altra cosa abbia portato il suo arrivo, per questi popoli ha portato allo sfruttamento, all'esproprio della terra, alla repressione di vivaci culture, alla schiavitù e a nuove malattie che hanno causato epidemie che hanno ucciso milioni di persone». È il trito e ritrito discorso del nuovo mondo col pallino delle scuse retroattive, la sindrome dell'"essere figli del tempo", da cui l'apostolato contemporaneo ci vorrebbe tutti immuni e vaccinati (ricordate le rocambolesche scuse del National Geographic? «Per anni ci siamo comportati in maniera razzista nel nostro giornale. Non abbiamo fatto abbastanza per portare i nostri lettori oltre gli stereotipi della cultura bianca americana»).<br />E non è la prima volta che gli affreschi di Gregori rischiano la censura: già nel 1995 un gruppo di studenti nativi ne aveva chiesto la "rimozione" portando l'università a produrre un opuscolo che cercasse di contestualizzarli. E nel 2017, più di 300 persone tra studenti e dipendenti di Notre Dame firmarono una lettera pubblicata dal giornale del campus per ribadire la necessità della censura.<br />WOJTYLA TAGLIUZZATO<br />Ma questa volta ad avallare le ragioni degli iconoclasti abbiamo un testimonial d'eccezione: san Giovanni Paolo II. Padre...]]></itunes:summary><itunes:duration>468</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00556e7ee717a0f899a62c8f8bb0a75b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sette verità dimenticate sul Natale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sette-verita-dimenticate-sul-natale--54360559</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981</a><br /><br />SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE di Matteo Carletti<br />1) GESÙ NON ERA UN ARABO<br />Gesù non era un arabo, come viene sostenuto da più parti, né tanto meno un "palestinese" ma più semplicemente un ebreo avente, per di più, una ascendenza regale (Re Davide).<br />2) MARIA E GIUSEPPE ERANO REGOLARMENTE SPOSATI<br />Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati e non una "coppia particolare" come spesso alcuni riferiscono.<br />3) A BETLEMME NON ERANO PROFUGHI<br />Maria e Giuseppe non erano profughi. [...] Si dovettero spostare da Nazareth a Betlemme (circa 130 km, un po' come andare da Roma a L'Aquila) per via del censimento indetto dall'imperatore romano Cesare Augusto.<br />4) IN EGITTO NON ERANO CLANDESTINI<br />Maria e Giuseppe non erano clandestini. [...] Anche quando si trasferirono in Egitto per sfuggire alla cattura di Re Erode si trovarono sempre dentro l'Impero Romano, nel quale la circolazione fra le varie province era libera. Un po' come se noi dall'Italia ci trasferissimo per tre anni, all'interno della stessa Comunità Europea, a Vienna o a Parigi.<br />5) NON ERANO SENZA FISSA DIMORA<br />Maria e Giuseppe non erano "senza fissa dimora". Avevano una casa a Nazareth dove Giuseppe svolgeva un regolare lavoro.<br />6) NON ERANO POVERI<br />Giuseppe e Maria non erano poveri. Giuseppe, carpentiere e uomo saggio, faceva parte, per usare un'espressione moderna, del ceto medio. Arrivato con Maria a Betlemme cercò un albergo dove far riposare la sua sposa avendo con sé il denaro sufficiente per pagarlo. Purtroppo non vi trovò posto per via della moltitudine di persone che si erano spostate a causa censimento.<br />7) MARIA E GIUSEPPE NON DISPREZZARONO I SOLDI E L'ORO<br />Maria e Giuseppe non schifarono l'oro ritenendolo "sterco del demonio", ma lo accettarono insieme agli altri preziosissimi doni portati a Betlemme dai nobili sacerdoti orientali.<br />Nota di BastaBugie: Camillo Langone nell'articolo sottostante dal titolo "Da consumista a buonista... Il Natale peggiore" parla significato del Natale.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 24 dicembre 2017:<br />Natale lussuosista o Natale pauperista? Chiaramente, dovendo scegliere, io opterei per il primo, e pazienza per l'overdose di traffico e pacchetti: perfino san Francesco, il Povero per eccellenza, esortava ogni cristiano a essere in questa occasione «largo e munifico», mettendo in tavola i cibi più preziosi e più rari proprio per solennizzare la nascita del Salvatore.<br />Del resto i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù oro, incenso e mirra, non strofinacci equo-solidali... Il Natale pauperista lo lascio molto volentieri agli emuli di Giuda: guarda caso è proprio l'apostolo traditore a mettersi a tuonare contro gli sprechi (per chi non frequenta abitualmente il Vangelo ecco il riferimento: Giovanni 12,4).<br />E a tutti coloro che si meritano 4 in economia perché ignorano come il lusso sia un formidabile volano occupazionale: il cosiddetto superfluo è indispensabile a tanti lavoratori, smettere di regalare cravatte, guanti, orecchini e borsette significherebbe far crollare comparti produttivi a forte impiego di manodopera specializzata. E poi di cosa vivrebbero costoro? Di prediche moralistiche?<br />Dunque, dovendo scegliere, preferirei il Natale lussuosista, consumista e sprecone, ma potendo non scegliere rinuncerei anche a questi aggettivi che in effetti, deve ammetterlo perfino un collezionista di cravatte come me, un certo oscuramento del messaggio originale lo segnalano: gli uomini sono fatti così, il benessere li distrae da Dio a cui invece ritornano nel momento del bisogno. Un Natale che sia semplicemente natalizio è possibile? Un Natale senza aggettivi perché Natale è di per sé un aggettivo (il giorno natale, il giorno della nascita) e qualsiasi parola ulteriore distoglie l'attenzione dal vero protagonista della festa.<br />Ebbene sì, sogno un Natale puramente religioso che per qualche giorno faccia tacere ideologie e polemiche e purtroppo sembra un sogno irrealizzabile perché a buttarla in politica sono proprio coloro che della religione dovrebbero essere i custodi: i preti. Non tutto il clero, ci mancherebbe, ma tutto il clero responsabile dei presepi tendenziosi e faziosi di cui si parla in questi giorni. Non c'è scampo nemmeno in provincia, nemmeno lontano dal presepe di piazza San Pietro in sospetto di omosessualismo: ero dal barbiere a Trani e leggendo la Gazzetta del Mezzogiorno mi sono imbattuto nel presepe immigrazionista di Modugno, paesone dell'entroterra barese.<br />Non ci si può neanche far tagliare i capelli in pace, ho pensato. Presepi analoghi, dedicati al dio Gommone, spuntano ovunque da Arcore a Palermo, passando per Castenaso, Bra, Filattiera, Lari... L'apostasia del clero cattolico è impressionante, l'entusiasmo per un'africanizzazione che significa islamizzazione ha dell'incredibile, ma almeno fino all'Epifania si potrebbe adorare esclusivamente un bambino di nome Gesù?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54360559</guid><pubDate>Wed, 27 Dec 2017 21:52:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54360559/sette_verit_dimenticate_sul_natale.mp3" length="6094724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981

SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE di Matteo Carletti
1) GESÙ NON ERA UN ARABO
Gesù non era un arabo, come viene sostenuto da più parti, né tanto meno un "palestinese" ma più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981</a><br /><br />SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE di Matteo Carletti<br />1) GESÙ NON ERA UN ARABO<br />Gesù non era un arabo, come viene sostenuto da più parti, né tanto meno un "palestinese" ma più semplicemente un ebreo avente, per di più, una ascendenza regale (Re Davide).<br />2) MARIA E GIUSEPPE ERANO REGOLARMENTE SPOSATI<br />Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati e non una "coppia particolare" come spesso alcuni riferiscono.<br />3) A BETLEMME NON ERANO PROFUGHI<br />Maria e Giuseppe non erano profughi. [...] Si dovettero spostare da Nazareth a Betlemme (circa 130 km, un po' come andare da Roma a L'Aquila) per via del censimento indetto dall'imperatore romano Cesare Augusto.<br />4) IN EGITTO NON ERANO CLANDESTINI<br />Maria e Giuseppe non erano clandestini. [...] Anche quando si trasferirono in Egitto per sfuggire alla cattura di Re Erode si trovarono sempre dentro l'Impero Romano, nel quale la circolazione fra le varie province era libera. Un po' come se noi dall'Italia ci trasferissimo per tre anni, all'interno della stessa Comunità Europea, a Vienna o a Parigi.<br />5) NON ERANO SENZA FISSA DIMORA<br />Maria e Giuseppe non erano "senza fissa dimora". Avevano una casa a Nazareth dove Giuseppe svolgeva un regolare lavoro.<br />6) NON ERANO POVERI<br />Giuseppe e Maria non erano poveri. Giuseppe, carpentiere e uomo saggio, faceva parte, per usare un'espressione moderna, del ceto medio. Arrivato con Maria a Betlemme cercò un albergo dove far riposare la sua sposa avendo con sé il denaro sufficiente per pagarlo. Purtroppo non vi trovò posto per via della moltitudine di persone che si erano spostate a causa censimento.<br />7) MARIA E GIUSEPPE NON DISPREZZARONO I SOLDI E L'ORO<br />Maria e Giuseppe non schifarono l'oro ritenendolo "sterco del demonio", ma lo accettarono insieme agli altri preziosissimi doni portati a Betlemme dai nobili sacerdoti orientali.<br />Nota di BastaBugie: Camillo Langone nell'articolo sottostante dal titolo "Da consumista a buonista... Il Natale peggiore" parla significato del Natale.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 24 dicembre 2017:<br />Natale lussuosista o Natale pauperista? Chiaramente, dovendo scegliere, io opterei per il primo, e pazienza per l'overdose di traffico e pacchetti: perfino san Francesco, il Povero per eccellenza, esortava ogni cristiano a essere in questa occasione «largo e munifico», mettendo in tavola i cibi più preziosi e più rari proprio per solennizzare la nascita del Salvatore.<br />Del resto i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù oro, incenso e mirra, non strofinacci equo-solidali... Il Natale pauperista lo lascio molto volentieri agli emuli di Giuda: guarda caso è proprio l'apostolo traditore a mettersi a tuonare contro gli sprechi (per chi non frequenta abitualmente il Vangelo ecco il riferimento: Giovanni 12,4).<br />E a tutti coloro che si meritano 4 in economia perché ignorano come il lusso sia un formidabile volano occupazionale: il cosiddetto superfluo è indispensabile a tanti lavoratori, smettere di regalare cravatte, guanti, orecchini e borsette significherebbe far crollare comparti produttivi a forte impiego di manodopera specializzata. E poi di cosa vivrebbero costoro? Di prediche moralistiche?<br />Dunque, dovendo scegliere, preferirei il Natale lussuosista, consumista e sprecone, ma potendo non scegliere rinuncerei anche a questi aggettivi che in effetti, deve ammetterlo perfino un collezionista di cravatte come me, un certo oscuramento del messaggio originale lo segnalano: gli uomini sono fatti così, il benessere li distrae da Dio a cui invece ritornano nel momento del bisogno. Un Natale che sia semplicemente natalizio è possibile? Un Natale senza aggettivi perché Natale è di per sé un aggettivo (il giorno natale, il giorno della...]]></itunes:summary><itunes:duration>381</itunes:duration><itunes:keywords>betlemme,natale,oro,profughi,remagi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ab8b3ffea6830ad3c83606b66d5b5777.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Madonna del rosario e la battaglia di Lepanto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-madonna-del-rosario-e-la-battaglia-di-lepanto--67968035</link><description><![CDATA[VIDEO: la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LAgxnA8dymo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LAgxnA8dymo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4875" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4875</a><br /><br />LA MADONNA DEL ROSARIO E LA BATTAGLIA DI LEPANTO di Cristina Siccardi<br /> <br />Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l'eresia albigese.<br />Fu così che il Santo Rosario divenne l'orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l'arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l'avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all'intervento divino.<br />LA GUERRA DI CIPRO<br />La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell'Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell'Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell'alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all'armamento della flotta genovese.<br />Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l'immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l'unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L'annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all'intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».<br />LE FORZE IN CAMPO<br />Comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni d'Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave Real erano schierate: la Capitana di Sebastiano Venier, capitano generale veneziano; la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, ammiraglio pontificio; la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale genovese; la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale piemontese; l'ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano generale dei Cavalieri di Malta. In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati non meno di 36.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.<br />A questi si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori. Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000 uomini. L'ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluè Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all'Islam. Alì Pascià si trovava a bordo dell'ammiraglia Sultana, sulla quale sventolava un vessillo verde, dove era stato scritto, a caratteri d'oro, 28.900 volte il nome di Allah.<br />TAGLIATORI DI TESTE, OGGI COME ALLORA<br />I musulmani di allora tagliavano le teste così come le tagliano oggi quelli dell'Isis: essi non hanno mutato i loro sistemi, mentre i cristiani hanno declinato i loro doveri davanti a Dio e alle loro nazioni, asservendosi non più al Re del Cielo e della terra, ma al padrone degli Inferi. Spiegava san Louis-Marie Grignon de Montfort: «Nel Cielo, Maria comanda agli angeli e ai beati. Come ricompensa della sua profonda umiltà, Dio le ha dato il potere e l'incarico di riempire di santi i troni lasciati vuoti dalla superbia degli angeli ribelli». Tutte le grazie passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed ecco perché san Pio V, Papa mariano e domenicano, affidò a Maria Santissima le armate ed i destini dell'Occidente e della Cristianità, minacciati dai musulmani.<br />Da allora in poi si utilizzò ufficialmente il titolo di Auxilium Christianorum, titolo che non sembra doversi attribuire direttamente al Pontefice, ma ai reduci vittoriosi, che ritornando dalla guerra passarono per Loreto a ringraziare la Madonna.<br />I forzati che erano stati messi ai banchi dei remi furono liberati: sbarcarono a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna; con esse furono costruite le cancellate poi poste agli altari delle cappelle. Lo stendardo della flotta fu donato alla chiesa di Maria Vergine a Gaeta, dove è tuttora conservato e che attende di essere ancora issato nei cuori di coloro che si professano cristiani e vogliono difendere le proprie radici di fronte al proselitismo sanguinario dell'Isis.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67968035</guid><pubDate>Wed, 11 Oct 2017 11:54:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67968035/la_madonna_del_rosario_e_la_battaglia_di_lepanto.mp3" length="6553644" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=LAgxnA8dymo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4875

LA MADONNA DEL ROSARIO E LA BATTAGLIA DI LEPANTO di Cristina Siccardi
 
Nel 1212 san Domenico di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LAgxnA8dymo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LAgxnA8dymo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4875" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4875</a><br /><br />LA MADONNA DEL ROSARIO E LA BATTAGLIA DI LEPANTO di Cristina Siccardi<br /> <br />Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l'eresia albigese.<br />Fu così che il Santo Rosario divenne l'orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l'arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l'avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all'intervento divino.<br />LA GUERRA DI CIPRO<br />La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell'Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell'Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell'alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all'armamento della flotta genovese.<br />Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l'immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l'unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L'annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all'intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».<br />LE FORZE IN CAMPO<br />Comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni d'Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave Real erano schierate: la Capitana di Sebastiano Venier, capitano generale veneziano; la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, ammiraglio pontificio; la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale genovese; la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale piemontese; l'ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano generale dei Cavalieri di Malta. In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati non meno di 36.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.<br />A questi si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori. Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000 uomini....]]></itunes:summary><itunes:duration>410</itunes:duration><itunes:keywords>battagliadilepanto,carlov,isis,madonnadelrosario,piov,venier</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d4d7039e5ade4ce3eec2bc84779df791.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Chiesa ha sempre affrontato bufere e tempeste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-chiesa-ha-sempre-affrontato-bufere-e-tempeste--67956209</link><description><![CDATA[VIDEO: Il Vaticano II, un Concilio pastorale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=OgyhzlZLz0A" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=OgyhzlZLz0A</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4228" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4228</a><br /><br />LA CHIESA HA SEMPRE AFFRONTATO BUFERE E TEMPESTE di Roberto de Mattei<br /> <br />Gesù nel Vangelo si serve di molte metafore per indicare la Chiesa da Lui fondata. Una delle più calzanti è l'immagine della barca minacciata dalla tempesta (Mt. 8, 23-27; Mc. 4, 35-41; Lc. 8, 22-25). Questa immagine è stata spesso utilizzata dai Padri della Chiesa e dai santi che parlano della Chiesa come di una navicella sbattuta dalle onde, che vive si può dire tra le tempeste, senza mai lasciarsi sommergere dai flutti.<br />Celebre, nel Vangelo, è la scena della tempesta nel lago di Tiberiade, sedata da Nostro Signore: "Tunc surgens imperavit ventis et mari" (Mt. 8, 26). Giotto, durante il periodo del Papato ad Avignone, raffigurò la scena della barca di Pietro nella tempesta in un celebre mosaico che si trovava nel frontone dell'antica basilica di San Pietro, e che ora è nell'atrio della nuova Basilica. Nella quaresima del 1380, santa Caterina da Siena fece voto, di recarsi ogni mattina in San Pietro per pregare davanti a questa immagine. Un giorno, il 29 gennaio 1380, verso l'ora di vespro, mentre Caterina era assorta in preghiera, Gesù, si staccò dal mosaico e pose sulle sue spalle la navicella della Chiesa. La santa, oppressa sotto tanto peso, cadde a terra priva di sensi. Fu questa l'ultima visita a San Pietro di Caterina, che aveva sempre esortato il Papa a guidare con vigore la navicella della Chiesa.<br />IL PRIMO MILLENNIO<br />Nel corso di duemila anni di storia, la mistica nave della Chiesa ha sempre affrontato bufere e tempeste.<br />Nei suoi primi tre secoli di vita, la Chiesa fu duramente perseguitata dall'Impero romano. In quest'epoca, tra san Pietro a Papa Melchiade, contemporaneo dell'imperatore Costantino, si contano trentatre Papi. Sono tutti santi e salvo due che soffrirono l'esilio, gli altri trenta morirono martiri.<br />Nell'anno 313 Costantino il Grande concesse libertà alla Chiesa e i cristiani, usciti dalle catacombe, iniziarono a gettare le basi di una nuova società cristiana, ma il IV secolo, il secolo della libertà e del trionfo della Chiesa, fu anche il secolo della terribile crisi ariana.<br />Nel V secolo, l'Impero romano crollò e la Chiesa, da sola, dovette affrontare le invasioni prima dei barbari e poi dell'Islam, che a partire dall'VIII secolo, sommerse terre cristiane come l'Africa e l'Asia Minore, da allora mai restituite alla vera fede.<br />Nei secoli che vanno da Costantino a Carlo Magno contiamo sessantadue Papi, tra i quali san Leone Magno, che affrontò da solo Attila, il "flagello di Dio", san Gregorio Magno, che lottò strenuamente contro i longobardi, san Martino I, spedito in esilio in catene nel Chersoneo, san Gregorio II e san Gregorio III, che vissero in continuo pericolo di morte, perseguitati dagli imperatori bizantini. Ma accanto a questi grandi difensori della Chiesa, troviamo anche Papi come Liberio, Vigilio ed Onorio che vacillarono nella fede. Onorio, in particolare, fu condannato come eretico da un suo successore, san Leone II.<br />Carlo Magno restaurò l'Impero cristiano e fondò la Civiltà cristiana del Medioevo. Però questa epoca di fede non fu priva di piaghe, come la simonia, la dissolutezza morale del clero e la ribellione degli Imperatori e dei sovrani cristiani all'autorità della Cattedra di Pietro. Dopo la morte di Carlo Magno, tra l'882 e il 1046, vi furono 45 Papi e antipapi, di cui 15 deposti e 14 assassinati, imprigionati e esiliati. I Papi del Medioevo conobbero lotte e persecuzioni, da san Pasquale I a san Leone IX, fino a san Gregorio VII, l'ultimo Papa canonizzato del Medioevo, che morì, perseguitato, in esilio.<br />IL SECONDO MILLENNIO<br />Il Medioevo ebbe il suo apice sotto il pontificato di Innocenzo III, ma santa Lutgarda ebbe una visione in cui il Papa le apparve tutto avvolto nelle fiamme, dicendole che sarebbe rimasto in purgatorio fino al Giudizio universale, per tre gravi colpe da lui commesse. San Roberto Bellarmino commenta: "Se un Papa così degno e stimato da tutti subisce questa sorte, cosa accadrà agli altri ecclesiastici, religiosi, o laici, che si macchiano di infedeltà?".<br />Nel XIV secolo, al trasferimento per settant'anni del Papato ad Avignone seguì una crisi altrettanto terribile di quella ariana, il Grande scisma di Occidente, che vide la Cristianità divisa tra due, e poi tre Papi, senza che si riuscisse a risolvere, fino al 1417, il problema della legittimità canonica.<br />Seguì un'età che sembrò tranquilla, quella dell'umanesimo, che in realtà preparò una nuova catastrofe: la Rivoluzione protestante del XVI secolo. La Chiesa reagì ancora una volta vigorosamente, ma nei secoli XVII e XVIII si insinuò nel suo seno la prima eresia che scelse di non separarsi dalla Chiesa, ma di rimanere al suo interno: il giansenismo.<br />La Rivoluzione francese e Napoleone cercarono di distruggere il Papato senza riuscirvi. Due Papi, Pio VI e Pio VII furono esiliati da Roma e imprigionati. Quando, nel 1799, morì a Valence Pio VI, il municipio di quella città lo comunicò al Direttorio, scrivendo che si era sepolto l'ultimo papa della storia.<br />Da Bonifacio VIII, l'ultimo Papa del Medioevo, a Pio XII, l'ultimo dell'era pre-conciliare, contiamo 68 Papi, di cui solo due canonizzati finora dalla Chiesa, san Pio V e san Pio X, e due beatificati, Innocenzo XI e Pio IX. Tutti si trovarono al centro di furiose tempeste. San Pio V combatté il protestantesimo e animò la Lega Santa contro l'Islam, ottenendo la vittoria di Lepanto; il Beato Innocenzo XI combatté il gallicanesimo e fu l'artefice della liberazione di Vienna dai Turchi nel 1683. Il grande Pio IX resisté impavidamente alla Rivoluzione italiana che, nel 1870, gli strappò la Città Santa. San Pio X combatté una nuova eresia, anzi la sintesi di tutte le eresie, il modernismo, che infiltrò profondamente la Chiesa tra il XIX e il XX secolo.<br />Il Vaticano II, aperto da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI, si propose di inaugurare una nuova era di pace e progresso per la Chiesa, ma il post-concilio si rivelò uno dei periodi più drammatici nella vita della Chiesa. Benedetto XVI, utilizzando una metafora di san Basilio, ha paragonato il post-concilio una battaglia navale, nel corso della notte, in un mare in tempesta... E' questa l'epoca in cui viviamo.<br />Il fulmine che cadde su San Pietro l'11 febbraio 2013, il giorno in cui Benedetto XVI annunciò la sua abdicazione è come il simbolo di questa tempesta che da allora sembra aver travolto la navicella di Pietro e travolge la vita di ogni figlio della Chiesa.<br />IL MODERNISMO E IL CONCILIO VATICANO II<br />La storia delle tempeste della Chiesa è la storia delle persecuzioni che ha subito, ma è anche la storia degli scismi e delle eresie che, fin dalle origini, ne hanno minato l'unità interna. Gli attacchi interni sono sempre stati più gravi e pericolosi di quelli esterni. I più gravi di questi attacchi, le due tempeste più terribili, sono state l'eresia ariana del IV secolo e il Grande Scisma d'Occidente del XIV secolo.<br />Nel primo caso il popolo cattolico non sapeva dove era la vera fede, perché i vescovi erano divisi, tra ariani, semi-ariani, anti-ariani e i Papi non si esprimevano con chiarezza. Fu allora che san Girolamo coniò l'espressione secondo cui "il mondo gemette e si accorse con stupore di essere diventato ariano".<br />Nel secondo caso il popolo cattolico non sapeva chi fosse il vero Papa, perché cardinali, vescovi, teologi, sovrani e persino santi, seguivano Papi diversi. Nessuno negava il Primato pontificio e perciò non si trattava di eresia, ma tutti seguivano due o addirittura tre Papi e dunque si trovavano in quella situazione di divisione ecclesiale che la teologia definisce scisma.<br />Il modernismo fu una crisi potenzialmente superiore alle due precedenti, ma non esplose in tutta la sua virulenza perché fu parzialmente debellato da san Pio X. Scomparve per qualche decennio, ma riemerse con forza durante il Concilio Vaticano II. Questo Concilio, l'ultimo della Chiesa, svoltosi tra il 1962 e il 1965, volle essere un Concilio pastorale, ma per il carattere ambiguo ed equivoco dei suoi testi, portò a risultati pastorali catastrofici.<br />La crisi contemporanea discende direttamente dal Concilio Vaticano II e ha la sua origine nel primato della prassi sulla dottrina affermato dal Concilio Vaticano II.<br />Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio, l'11 ottobre 1962 enunciò la natura pastorale del Vaticano II, distinguendo tra "il deposito o le verità della fede" e "il modo in cui vengono enunziate, rimanendo pur sempre lo stesso significato e il senso profondo".<br />Tutti i venti concili ecumenici precedenti erano stati pastorali, perché avevano avuto accanto a una forma dogmatica e normativa una dimensione pastorale. Nel Vaticano II la pastoralità non fu solo la naturale esplicazione del contenuto dogmatico del Concilio nei modi adatti ai tempi. La "pastorale" fu invece elevata a principio alternativo al dogma. La conseguenza fu una rivoluzione nel linguaggio e nella mentalità, la trasformazione della pastorale in una nuova dottrina. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67956209</guid><pubDate>Wed, 25 May 2016 20:05:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67956209/la_chiesa_ha_sempre_affrontato_bufere_e_tempeste.mp3" length="11079575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il Vaticano II, un Concilio pastorale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OgyhzlZLz0A

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4228

LA CHIESA HA SEMPRE AFFRONTATO BUFERE E TEMPESTE di Roberto de Mattei
 
Gesù nel Vangelo si serve di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il Vaticano II, un Concilio pastorale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=OgyhzlZLz0A" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=OgyhzlZLz0A</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4228" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4228</a><br /><br />LA CHIESA HA SEMPRE AFFRONTATO BUFERE E TEMPESTE di Roberto de Mattei<br /> <br />Gesù nel Vangelo si serve di molte metafore per indicare la Chiesa da Lui fondata. Una delle più calzanti è l'immagine della barca minacciata dalla tempesta (Mt. 8, 23-27; Mc. 4, 35-41; Lc. 8, 22-25). Questa immagine è stata spesso utilizzata dai Padri della Chiesa e dai santi che parlano della Chiesa come di una navicella sbattuta dalle onde, che vive si può dire tra le tempeste, senza mai lasciarsi sommergere dai flutti.<br />Celebre, nel Vangelo, è la scena della tempesta nel lago di Tiberiade, sedata da Nostro Signore: "Tunc surgens imperavit ventis et mari" (Mt. 8, 26). Giotto, durante il periodo del Papato ad Avignone, raffigurò la scena della barca di Pietro nella tempesta in un celebre mosaico che si trovava nel frontone dell'antica basilica di San Pietro, e che ora è nell'atrio della nuova Basilica. Nella quaresima del 1380, santa Caterina da Siena fece voto, di recarsi ogni mattina in San Pietro per pregare davanti a questa immagine. Un giorno, il 29 gennaio 1380, verso l'ora di vespro, mentre Caterina era assorta in preghiera, Gesù, si staccò dal mosaico e pose sulle sue spalle la navicella della Chiesa. La santa, oppressa sotto tanto peso, cadde a terra priva di sensi. Fu questa l'ultima visita a San Pietro di Caterina, che aveva sempre esortato il Papa a guidare con vigore la navicella della Chiesa.<br />IL PRIMO MILLENNIO<br />Nel corso di duemila anni di storia, la mistica nave della Chiesa ha sempre affrontato bufere e tempeste.<br />Nei suoi primi tre secoli di vita, la Chiesa fu duramente perseguitata dall'Impero romano. In quest'epoca, tra san Pietro a Papa Melchiade, contemporaneo dell'imperatore Costantino, si contano trentatre Papi. Sono tutti santi e salvo due che soffrirono l'esilio, gli altri trenta morirono martiri.<br />Nell'anno 313 Costantino il Grande concesse libertà alla Chiesa e i cristiani, usciti dalle catacombe, iniziarono a gettare le basi di una nuova società cristiana, ma il IV secolo, il secolo della libertà e del trionfo della Chiesa, fu anche il secolo della terribile crisi ariana.<br />Nel V secolo, l'Impero romano crollò e la Chiesa, da sola, dovette affrontare le invasioni prima dei barbari e poi dell'Islam, che a partire dall'VIII secolo, sommerse terre cristiane come l'Africa e l'Asia Minore, da allora mai restituite alla vera fede.<br />Nei secoli che vanno da Costantino a Carlo Magno contiamo sessantadue Papi, tra i quali san Leone Magno, che affrontò da solo Attila, il "flagello di Dio", san Gregorio Magno, che lottò strenuamente contro i longobardi, san Martino I, spedito in esilio in catene nel Chersoneo, san Gregorio II e san Gregorio III, che vissero in continuo pericolo di morte, perseguitati dagli imperatori bizantini. Ma accanto a questi grandi difensori della Chiesa, troviamo anche Papi come Liberio, Vigilio ed Onorio che vacillarono nella fede. Onorio, in particolare, fu condannato come eretico da un suo successore, san Leone II.<br />Carlo Magno restaurò l'Impero cristiano e fondò la Civiltà cristiana del Medioevo. Però questa epoca di fede non fu priva di piaghe, come la simonia, la dissolutezza morale del clero e la ribellione degli Imperatori e dei sovrani cristiani all'autorità della Cattedra di Pietro. Dopo la morte di Carlo Magno, tra l'882 e il 1046, vi furono 45 Papi e antipapi, di cui 15 deposti e 14 assassinati, imprigionati e esiliati. I Papi del Medioevo conobbero lotte e persecuzioni, da san Pasquale I a san Leone IX, fino a san Gregorio VII, l'ultimo Papa canonizzato del Medioevo, che morì, perseguitato, in esilio.<br />IL...]]></itunes:summary><itunes:duration>693</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7260788ed3723a005e8a0d6cf8e70ae9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ecco come il clima ha condizionato la storia umana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ecco-come-il-clima-ha-condizionato-la-storia-umana--71041447</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4157</a><br /><br />ECCO COME IL CLIMA HA CONDIZIONATO LA STORIA UMANA<br />di Vittorio Messori<br /> <br />Poiché si parla sin troppo (anche, imprudentemente, nella Chiesa stessa) di un presunto "riscaldamento globale" che minaccerebbe la vita sulla terra - e che è invece negato da scienziati autorevoli - mi è venuto in mente il celebre Emmanuel Le Roy Ladurie. È il primo storico accademico che abbia redatto una Storia del clima, opera potente ma che non è stata citata da alcuno nel grande dibattito attuale, rinfocolato dalla enciclica ambientalista del Vescovo di Roma, come ama essere chiamato.<br />REPUBBLICA FRANCESE E LEGGI DI SOPPRESSIONE<br />Le Roy Ladurie fu comunista sino all'invasione sovietica dell'Ungheria e poi militò in vari partiti, sempre a sinistra. Ma la politica non lo condusse sino a rinnegare suo nonno, ufficiale dell'esercito francese, che si era rifiutato di obbedire all'ordine di sgomberare con la forza una casa religiosa. Era il 1902, con l'entrata in vigore delle leggi di soppressione delle Congregazioni cattoliche voluta dall'ex seminarista Emile Combes, divenuto fanatico anticlericale, come è spesso avvenuto ed avviene per gli "ex". Il nonno del futuro storico, che rifiutò di operare contro dei frati per cacciarli dal loro convento, fu giudicato per insubordinazione da una Corte marziale ed espulso dall'esercito con, tra l'altro, la negazione di ogni pensione. Gli fu almeno risparmiato il carcere e la degradazione pubblica: bontà, davvero, del capo del governo, il sullodato Combes. Nel 1915, a guerra mondiale scoppiata, le autorità ebbero un pressante bisogno di bravi ufficiali e, così, il militare cacciato con infamia per non aver voluto "attaccare" con i suoi soldati un convento come fosse una fortezza, fu richiamato in servizio. Ma, per "marchiarlo" comunque, non gli fu riconosciuto l'avanzamento di grado cui avrebbe avuto diritto per gli anni di espulsione dall'esercito. Un episodio che ricordiamo per confermare quale fosse il clima, per i cattolici, durante la III repubblica francese, il cui governo era il braccio scoperto (e violento) della società segreta.<br />STORIA DEL CLIMA<br />Idee politiche a parte, l'opera del nipote Emmanuel è non solo importante ma anche di interessante lettura: la sua originale storia del clima mostra come il tempo - caldo o freddo, secco o piovoso - condizioni o magari decida gli eventi della storia umana. Per fare un esempio, la rovina di Napoleone, quella disfatta in Russia, che portò alla prima abdicazione, fu dovuta ad un inverno che in quell'anno fu eccezionalmente precoce. Della sua seconda abdicazione, dopo la fuga dall'Elba, fu responsabile soprattutto la pioggia scrosciante che nella notte che precedette la battaglia di Waterloo. Nella piana argillosa del Belgio, il fango paralizzò il movimento dei cavalli, fece impantanare i cannoni, impedì gli assalti della fanteria, immersa nella melma fino alle ginocchia. Le operazioni francesi poterono iniziare solo nella tarda mattinata, quando il sole aveva asciugato un poco il terreno, ma per il Bonaparte era troppo tardi, si diede così a Bluecher, capo dell'armata prussiana, il tempo di giungere verso sera a salvare i soldati di Wellington e a mettere in fuga i francesi. Ma, prima ancora, non era stata una imprevista tempesta nella Manica a scompaginare la spagnola Invencible Armada, salvando così l'Inghilterra staccatasi da Roma e rendendo impossibile la riconquista al cattolicesimo dell'intera Europa, come desideravano gli imperatori austro-ispanici?<br />Ma Le Roy Ladurie fu il primo a rivelarci come il tempo atmosferico abbia avuto grande importanza anche nell'inizio della Rivoluzione Francese. Il caldo straordinario e la siccità dell'estate 1788 impedirono il raccolto del grano, della frutta, nonché la vendemmia in buona parte della Francia. Così, la carestia imperversò e divenne drammatica, in attesa del raccolto del 1789: ma anche in quell'anno la produzione agricola fu molto deludente. Il prezzo del pane e del vino raggiunsero livelli mai visti prima. Secondo lo storico, la rivoluzione divenne sin dagli inizi violenta anche perché le folle, soprattutto parigine, erano esasperate dalla fame e avevano già tumultuato più volte, con tanto di barricate, prima che si riunissero gli Stati Generali. Fu facile, per i demagoghi borghesi (ma anche per gli aristocratici "progressisti") che vollero e guidarono la rivoluzione, servirsi di quella gente esasperata, impiegata, nell'esempio più celebre nell'assalto di quel simbolo dell'Ancien Règime, anche se ormai inutilizzato, che era la Bastiglia. La rivoluzione fu voluta e gestita dalle classi alte ma la "manovalanza" violenta di cui avevano bisogno fu messa a disposizione dei popolani affamati dal clima avverso.<br />LENIN<br />A proposito di Rivoluzione Francese. L'Unione Sovietica era stata appena fondata ed era riconosciuta soltanto da pochi Paesi. Tra questi non c'era la Francia che, nella nuova capitale, Mosca, non aveva un ambasciatore ma solo un rappresentante diplomatico. Costui, un giorno, chiese udienza a Lenin per protestare, a nome della umanità, per le stragi e le esecuzioni di massa che erano segnalate da molte parti. Lenin guardò quel francese con uno dei suoi temibili sorrisetti: "Ci accusate di essere crudeli? Ma i vostri borghesi non lo furono altrettanto con quel Grande Terrore che è diventato simbolo della strage politica? Venite proprio voi ad esortarci alla clemenza?". Una volta tanto, quell'uomo diabolico (la vera "anima nera" del Novecento) non aveva torto.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71041447</guid><pubDate>Wed, 06 Apr 2016 11:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71041447/ecco_come_il_clima_ha_condizionato_la_storia_umana.mp3" length="5358698" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4157

ECCO COME IL CLIMA HA CONDIZIONATO LA STORIA UMANA
di Vittorio Messori
 
Poiché si parla sin troppo (anche, imprudentemente, nella Chiesa stessa) di un presunto "riscaldamento globale" che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4157</a><br /><br />ECCO COME IL CLIMA HA CONDIZIONATO LA STORIA UMANA<br />di Vittorio Messori<br /> <br />Poiché si parla sin troppo (anche, imprudentemente, nella Chiesa stessa) di un presunto "riscaldamento globale" che minaccerebbe la vita sulla terra - e che è invece negato da scienziati autorevoli - mi è venuto in mente il celebre Emmanuel Le Roy Ladurie. È il primo storico accademico che abbia redatto una Storia del clima, opera potente ma che non è stata citata da alcuno nel grande dibattito attuale, rinfocolato dalla enciclica ambientalista del Vescovo di Roma, come ama essere chiamato.<br />REPUBBLICA FRANCESE E LEGGI DI SOPPRESSIONE<br />Le Roy Ladurie fu comunista sino all'invasione sovietica dell'Ungheria e poi militò in vari partiti, sempre a sinistra. Ma la politica non lo condusse sino a rinnegare suo nonno, ufficiale dell'esercito francese, che si era rifiutato di obbedire all'ordine di sgomberare con la forza una casa religiosa. Era il 1902, con l'entrata in vigore delle leggi di soppressione delle Congregazioni cattoliche voluta dall'ex seminarista Emile Combes, divenuto fanatico anticlericale, come è spesso avvenuto ed avviene per gli "ex". Il nonno del futuro storico, che rifiutò di operare contro dei frati per cacciarli dal loro convento, fu giudicato per insubordinazione da una Corte marziale ed espulso dall'esercito con, tra l'altro, la negazione di ogni pensione. Gli fu almeno risparmiato il carcere e la degradazione pubblica: bontà, davvero, del capo del governo, il sullodato Combes. Nel 1915, a guerra mondiale scoppiata, le autorità ebbero un pressante bisogno di bravi ufficiali e, così, il militare cacciato con infamia per non aver voluto "attaccare" con i suoi soldati un convento come fosse una fortezza, fu richiamato in servizio. Ma, per "marchiarlo" comunque, non gli fu riconosciuto l'avanzamento di grado cui avrebbe avuto diritto per gli anni di espulsione dall'esercito. Un episodio che ricordiamo per confermare quale fosse il clima, per i cattolici, durante la III repubblica francese, il cui governo era il braccio scoperto (e violento) della società segreta.<br />STORIA DEL CLIMA<br />Idee politiche a parte, l'opera del nipote Emmanuel è non solo importante ma anche di interessante lettura: la sua originale storia del clima mostra come il tempo - caldo o freddo, secco o piovoso - condizioni o magari decida gli eventi della storia umana. Per fare un esempio, la rovina di Napoleone, quella disfatta in Russia, che portò alla prima abdicazione, fu dovuta ad un inverno che in quell'anno fu eccezionalmente precoce. Della sua seconda abdicazione, dopo la fuga dall'Elba, fu responsabile soprattutto la pioggia scrosciante che nella notte che precedette la battaglia di Waterloo. Nella piana argillosa del Belgio, il fango paralizzò il movimento dei cavalli, fece impantanare i cannoni, impedì gli assalti della fanteria, immersa nella melma fino alle ginocchia. Le operazioni francesi poterono iniziare solo nella tarda mattinata, quando il sole aveva asciugato un poco il terreno, ma per il Bonaparte era troppo tardi, si diede così a Bluecher, capo dell'armata prussiana, il tempo di giungere verso sera a salvare i soldati di Wellington e a mettere in fuga i francesi. Ma, prima ancora, non era stata una imprevista tempesta nella Manica a scompaginare la spagnola Invencible Armada, salvando così l'Inghilterra staccatasi da Roma e rendendo impossibile la riconquista al cattolicesimo dell'intera Europa, come desideravano gli imperatori austro-ispanici?<br />Ma Le Roy Ladurie fu il primo a rivelarci come il tempo atmosferico abbia avuto grande importanza anche nell'inizio della Rivoluzione Francese. Il caldo straordinario e la siccità dell'estate 1788 impedirono il raccolto del grano, della frutta, nonché la vendemmia in buona parte della Francia. Così, la carestia imperversò e...]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>cambiamentoclimatico,clima,messori,napoleone,unionesovietica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5728420db76398bb6c82848899d1c354.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il femminismo ha tolto dignità alla donna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-femminismo-ha-tolto-dignita-alla-donna--69629004</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4098" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4098</a><br /><br />IL FEMMINISMO HA TOLTO DIGNITA' ALLA DONNA di Cristina Siccardi<br /> <br />Alcuni psicanalisti affermano, con ragione, che la figura paterna nell'età postmoderna è «evaporata». Tuttavia non vi è bisogno degli esperti per comprendere tale verità. Ma qual è la causa di questa evaporazione? La rivoluzione femminista è stata determinante nel mutamento del ruolo del capo famiglia. Il percorso è stato, ancora una volta, anticristiano.<br />Il Basso ed Alto Medioevo fu il periodo in cui la donna ebbe i riconoscimenti più alti e ciò perché non vi era alcun antagonismo fra uomo e donna. La tesi per cui uomo e donna devono essere uguali (perdendo tutta l'armonia e la bellezza della loro diversità e complementarietà) deriva da un pensiero laicista che si ribella alle leggi divine; da un pensiero sorto dall'Illuminismo in poi, che ha visto nella Chiesa un potere da attaccare ed abbattere, portando in tal modo l'Europa a rinnegare le sue radici cristiane.<br />Nel mondo animale tutto ha un ordine ed un'armonia; un rapporto di forze fra specie diverse per la sopravvivenza, senza antagonismo e concorrenza fra maschi e femmine della stessa specie. Così dovrebbe essere anche per gli umani, creati, addirittura, ad immagine e somiglianza di Dio. L'antagonismo fra uomo e donna sorge proprio dalla ribellione alle leggi di natura inscritte nel creato e, dunque, alle leggi divine. Ecco, dunque, nascere fra i due sessi disagio, divisione, frammentazione, schizofrenia e volontà di disordinare ciò che è ordinato per essenza. Proprio con il Vangelo e il Cristianesimo abbiamo la valorizzazione del ruolo femminile all'interno del creato.<br />NEL MEDIOEVO<br />Nel Medioevo, dove vigeva la coscienza che l'Universo apparteneva a Dio, e in terra, nella civiltà cristiana, dominava il Regno di Cristo Re, non ci si preoccupava della parità dei sessi, ma si esercitava la forza dell'essere maschi da una parte e la forza dell'essere donne dall'altra, in un completamento scambievole ed omogeneo fatto, al di là delle eccezioni, di scambievole rispetto. Regine, aristocratiche e badesse potevano assurgere a livelli di grande potere e di alta responsabilità.<br />Proprio da questo sentire profondamente cristiano (che ha le sue origini nell'eccelsa dignità donata da Dio a sua Madre) nascerà nel Medioevo il grande rispetto culturale nei confronti della donna (si pensi al tempo dell' «Amor cortese» e del «Dolce stil novo»), considerandola per quello che è: dotata, di natura propria, di maggior elevazione spirituale rispetto a quella dell'uomo. A questa visione non sono estranei influssi filosofico-religiosi della Scolastica medievale: il pensiero di San Tommaso D'Aquino, il misticismo di San Bonaventura, nonché le riflessioni di Aristotele.<br />Sarà Dante Alighieri ad offrire questa connotazione profondamente spirituale della dimensione femminile, in grado di guidare l'anima dell'uomo verso la purificazione, per essere più degno dell'Amore di Dio. Si pensi al ruolo catartico e di guida assunto da Beatrice. Diametralmente opposta l'ideologia femminista, concentrata tutta sull'immanente.<br />RIVOLUZIONE FRANCESE: L'INIZIO DI TUTTI I MALI<br />Il femminismo prese le mosse già agli albori della Rivoluzione Francese. Le assemblee incaricate di eleggere i deputati agli Stati Generali presentarono all'Assemblea Rivoluzionaria, nel 1789, i Cahier de Doléances des femmes, una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti sociali delle donne. In quegli anni Olympe de Gouges pubblica Le prince philosophe, romanzo che rivendica i diritti delle donne, ed inizia ad organizzare gruppi femminili. La sua azione, però, viene interrotta quando inizia a criticare Marat e Robespierre, e nel 1793 viene ghigliottinata dalla "libertà", dall' "uguaglianza", dalla "fraternità" della Francia. L'eredità femminista francese venne raccolta dal Regno Unito. Iniziarono così a circolare libri a sostegno dei diritti per le donne.<br />Mary Wollstonecraft pubblicò, nel 1792, A Vindication of the Right of Women; contemporaneamente si formarono circoli femminili. Il movimento delle suffragette, come movimento volto a chiedere il suffragio femminile per le elezioni nazionali, sorse in Inghilterra nel 1869. Nel 1903 Emmeline Pankhurst fondòWomen's Social and Political Union (Unione sociale e politica delle donne), con il preciso intento di far ottenere il diritto di voto politico femminile.<br />Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e quant'altro... Molte vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima ad attuare tale forma di protesta. Dietro alle richieste del diritto al voto (traguardo che sarebbe senza dubbio arrivato per vie più naturali e cristiane. Lo stesso papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente a favore del suffragio universale) sta il furore dell'ideologia: il femminismo aveva come scopo il raggiungimento di una parità non solo dal punto di vista politico, ma in tutti i campi e in tutti i ruoli. Da qui lo scompenso familiare e, dunque, sociale. Uomo e donna non più complementari, ma antagonisti, fino a snaturare virilità e femminilità, paternità e maternità.<br />L'EQUILIBRATA POSIZIONE DELLA CHIESA E IL TRADIMENTO DEMOCRISTIANO<br />La Chiesa ha cercato, attraverso il magistero petrino, di ricordare i doveri familiari all'uomo e alla donna, pensiamo a quel capolavoro di Pio XI che è laCasti Connubii. Ciò nonostante sono mancati docenti, scrittori, giornalisti cattolici in grado di fronteggiare la valanga femminista che ha potuto agire, indisturbata, grazie ad un apparato politico e culturale socialista, comunista, progressista.<br />Che cosa hanno fatto, per esempio in Italia, la Democrazia Cristiana e la cultura cattolica, per fronteggiare le idee distorte del femminismo? Manca un serio mea culpa del mondo cattolico per questa grave omissione nell'aver lasciato campo aperto ai nemici di Cristo. A tutt'oggi manca il sale evangelico per ricordare, pubblicamente, che cosa sia essere donna e che cosa sia essere uomo... intanto la prima ha perso la sua coscienza di essere, innanzitutto, madre.<br />La figura materna è essenziale perché una famiglia funzioni e perché il capo famiglia possa svolgere la sua mansione; se il suo posto è vacante, la famiglia non soltanto è distrutta, ma ogni membro è minato spiritualmente e psicologicamente. A nessuno può essere delegato il compito femminile della maternità. Se la preponderanza del cuore e delle energie della madre sono fuori dalla famiglia, tutto crolla. Egoismo ed edonismo sono nemici feroci del nucleo familiare e la madre è la prima responsabile di tale combattimento per sé e per gli altri. A lei, infatti, è stata affidata da Dio grande forza del sacrificio nel dovere; grande capacità di comprensione e condivisione; grande dolcezza, quella che disarma ogni ostilità; grande generosità nell'amore; grande autorevolezza nei legami coniugali e materni.<br />Come può una madre portare il proprio neonato nei locali notturni perché non ha nessuno a chi consegnarlo e lei non può rinunciare alla sua "libertà" di divertimento? Come può una madre divorziata, lasciare i propri figli a casa, bambini, per andare a ballare con il compagno di turno? Sono fatti che oggi accadono con frequenza, ma è evidente che se una madre trova il "coraggio femminista" di abortire, tutto il resto è conseguenza di una ideologia che ha voluto togliere la donna dalla donna.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69629004</guid><pubDate>Wed, 10 Feb 2016 21:05:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69629004/il_femminismo_ha_tolto_dignita_alla_donna.mp3" length="10174006" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4098

IL FEMMINISMO HA TOLTO DIGNITA' ALLA DONNA di Cristina Siccardi
 
Alcuni psicanalisti affermano, con ragione, che la figura paterna nell'età postmoderna è «evaporata». Tuttavia non vi è bisogno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4098" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4098</a><br /><br />IL FEMMINISMO HA TOLTO DIGNITA' ALLA DONNA di Cristina Siccardi<br /> <br />Alcuni psicanalisti affermano, con ragione, che la figura paterna nell'età postmoderna è «evaporata». Tuttavia non vi è bisogno degli esperti per comprendere tale verità. Ma qual è la causa di questa evaporazione? La rivoluzione femminista è stata determinante nel mutamento del ruolo del capo famiglia. Il percorso è stato, ancora una volta, anticristiano.<br />Il Basso ed Alto Medioevo fu il periodo in cui la donna ebbe i riconoscimenti più alti e ciò perché non vi era alcun antagonismo fra uomo e donna. La tesi per cui uomo e donna devono essere uguali (perdendo tutta l'armonia e la bellezza della loro diversità e complementarietà) deriva da un pensiero laicista che si ribella alle leggi divine; da un pensiero sorto dall'Illuminismo in poi, che ha visto nella Chiesa un potere da attaccare ed abbattere, portando in tal modo l'Europa a rinnegare le sue radici cristiane.<br />Nel mondo animale tutto ha un ordine ed un'armonia; un rapporto di forze fra specie diverse per la sopravvivenza, senza antagonismo e concorrenza fra maschi e femmine della stessa specie. Così dovrebbe essere anche per gli umani, creati, addirittura, ad immagine e somiglianza di Dio. L'antagonismo fra uomo e donna sorge proprio dalla ribellione alle leggi di natura inscritte nel creato e, dunque, alle leggi divine. Ecco, dunque, nascere fra i due sessi disagio, divisione, frammentazione, schizofrenia e volontà di disordinare ciò che è ordinato per essenza. Proprio con il Vangelo e il Cristianesimo abbiamo la valorizzazione del ruolo femminile all'interno del creato.<br />NEL MEDIOEVO<br />Nel Medioevo, dove vigeva la coscienza che l'Universo apparteneva a Dio, e in terra, nella civiltà cristiana, dominava il Regno di Cristo Re, non ci si preoccupava della parità dei sessi, ma si esercitava la forza dell'essere maschi da una parte e la forza dell'essere donne dall'altra, in un completamento scambievole ed omogeneo fatto, al di là delle eccezioni, di scambievole rispetto. Regine, aristocratiche e badesse potevano assurgere a livelli di grande potere e di alta responsabilità.<br />Proprio da questo sentire profondamente cristiano (che ha le sue origini nell'eccelsa dignità donata da Dio a sua Madre) nascerà nel Medioevo il grande rispetto culturale nei confronti della donna (si pensi al tempo dell' «Amor cortese» e del «Dolce stil novo»), considerandola per quello che è: dotata, di natura propria, di maggior elevazione spirituale rispetto a quella dell'uomo. A questa visione non sono estranei influssi filosofico-religiosi della Scolastica medievale: il pensiero di San Tommaso D'Aquino, il misticismo di San Bonaventura, nonché le riflessioni di Aristotele.<br />Sarà Dante Alighieri ad offrire questa connotazione profondamente spirituale della dimensione femminile, in grado di guidare l'anima dell'uomo verso la purificazione, per essere più degno dell'Amore di Dio. Si pensi al ruolo catartico e di guida assunto da Beatrice. Diametralmente opposta l'ideologia femminista, concentrata tutta sull'immanente.<br />RIVOLUZIONE FRANCESE: L'INIZIO DI TUTTI I MALI<br />Il femminismo prese le mosse già agli albori della Rivoluzione Francese. Le assemblee incaricate di eleggere i deputati agli Stati Generali presentarono all'Assemblea Rivoluzionaria, nel 1789, i Cahier de Doléances des femmes, una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti sociali delle donne. In quegli anni Olympe de Gouges pubblica Le prince philosophe, romanzo che rivendica i diritti delle donne, ed inizia ad organizzare gruppi femminili. La sua azione, però, viene interrotta quando inizia a criticare Marat e Robespierre, e nel 1793 viene ghigliottinata dalla "libertà", dall' "uguaglianza", dalla "fraternità" della Francia. L'eredità femminista francese venne...]]></itunes:summary><itunes:duration>636</itunes:duration><itunes:keywords>femminismo,mali,progressista,rivoluzionefrancese,robespierre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6f21cfc39470b1796b3e4add4cca9945.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La cintura di castità è una favola inventata per infangare il medioevo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-cintura-di-castita-e-una-favola-inventata-per-infangare-il-medioevo--67267980</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3749" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3749</a><br /><br />LA CINTURA DI CASTITA' E' UNA FAVOLA INVENTATA PER INFANGARE IL MEDIOEVO di Federica Garofalo<br /> <br />«In tempo d'estate, un mattino, giaceva la Dama accanto al meschino. La bocca gli baciò e il viso, poi così gli disse: "Bello e dolce amico, il mio cuore dice che vi perderò: colti saremo e scoperti. Se voi morrete, io voglio morir; e se vivo potrete partire, voi troverete un altro amore e io rimarrò nel dolore. - Dama, fece lui, manco il dite! Ch'io non abbia gioia né pace, se ad altra lo sguardo volgerò! Non abbiate di ciò alcuna paura! - Amico, di ciò m'assicurate! La vostra camicia mi date; nel lembo di sotto farò un nodo: libertà vi dono, ovunque voi siate, d'amare colei che lo scioglierà e che disfar lo saprà." Egli gliela dà, così l'assicura. Un nodo ella fece in tal misura che donna alcuna scioglierebbe se la forbice o il coltello non vi metta. La camicia gli dona e rende. Egli la riceve ad una condizione, che anch'ella lo renda sicuro; con una cintura a sua volta la sua carne nuda cinge, attorno ai fianchi forte la stringe; chi la fibbia potrà aprir senza spezzarla né strapparla, il solo sarà ch'ella potrà amare. Poi la bacia, e così rimane». E pensare che questa scena d'amore così delicata, tratta dal Lai de Guigemar di Maria di Francia, ha suscitato le congetture più assurde da parte degli storici dell'Ottocento e dei primi del Novecento.<br />SEMPLICEMENTE UN GIURAMENTO DI FEDELTÀ<br />Cos'altro avrebbe potuto fare il cavaliere in esilio Guigemar, parto di quel Medioevo così oscuro e misogino, per garantirsi la fedeltà assoluta della sua dama, se non serrarla in una morsa di ferro che castrasse chiunque osasse toccarla, così che appartenesse a lui soltanto? Sembra che a nessuno degli storici di cui sopra sia passato per la testa che quello evocato da Maria di Francia fosse semplicemente un giuramento di fedeltà incondizionata l'uno all'altra, suggellato da un gesto concreto, uno di quei segni di cui la società feudale (stavolta sì) non può fare a meno: il nodo con cui sono legati sia la camicia del cavaliere sia la cintura della dama, infatti, richiama i tre nodi che si vedono sulle cinture di tessuto portate dai novizi degli ordini religiosi, tre quanti sono i voti che dovranno pronunciare, tra cui anche quello della castità. Non solo, il nodo e la fibbia che rappresentano il legame tra i due amanti saranno anche il mezzo che permetterà loro di ritrovarsi alla fine della storia.<br />A leggere le affermazioni degli storici dell'Ottocento (e anche gli articoli su certe riviste "divulgative" con tanto di titoloni a caratteri cubitali), c'è davvero di che far venire la pelle d'oca: secondo quanto si legge, a fare uso della cintura di castità sarebbero stati soprattutto i crociati, i quali, partendo per liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, si sarebbero premurati di evitare qualsiasi rischio di ritrovarsi al ritorno in patria con un bel paio di corna, chiudendo letteralmente in cassaforte "l'onore" delle mogli; cosa che non ha molta consistenza già di per sé, perché l'obbligo di tenere un arnese di ferro a così stretto contatto con le parti intime avrebbe presto provocato una strage di donne per setticemia o per tetano.<br />Per giunta, nessuna delle fonti sulle Crociate, nemmeno da parte musulmana o bizantina, fa mai riferimento a questa pratica. Al contrario, Anna Comnena, nella sua Alessiade, sottolinea come, all'indomani dell'appello di papa Urbano II nel 1089 per difendere il Santo Sepolcro e i Cristiani di Gerusalemme dalle vessazioni dei Turchi, non sono solo gli uomini a mobilitarsi, ma anche le donne: «Si produsse allora un movimento di uomini e di donne come non si ricorda di averne mai visto l'uguale: le persone più semplici erano davvero animate dal desiderio di venerare il Sepolcro del Signore e di visitare i Luoghi Santi. […] L'ardore e lo slancio di questi uomini era tale, che tutte le strade ne furono coperte; i soldati franchi erano accompagnati da una moltitudine di gente senz'armi più numerosa dei granelli di sabbia e delle stelle del cielo, che portava palme e croci sulla spalla: uomini, donne e bambini che lasciavano i loro paesi».<br />Dunque non solo non c'è traccia di "segregazioni", ma è documentato che le donne possono perfino seguire i mariti nei "pellegrinaggi armati", come vengono chiamate all'epoca le Crociate; a volte intere famiglie di alto lignaggio partono per la Terra Santa. [...] È pur vero che molte restano in patria, ma non certo per starsene chiuse in casa: in assenza dei loro uomini, sono loro "il capofamiglia", signore dei feudi e responsabili dei vassalli, e come tali sono trattate.<br />LA CINTURA È SOLO SIMBOLO DI "CASTITÀ"<br />C'è da dire, comunque, che la cintura compare sì nei testi medievali in riferimento alla castità, ma in maniera del tutto simbolica: ad esempio nel Decretum Gratiani, raccolta di norme di diritto canonico risalente al XII secolo, in una delle cui miniature che riguardano il matrimonio, vediamo consegnare alla sposa una cintura (una cintura assolutamente comune), come segno del suo nuovo stato di "consacrata" allo sposo, un simbolo simile a quello che si scambiano come pegno di fedeltà reciproca gli amanti del Lai de Guigemar. La scelta della cintura come simbolo di castità, per le donne ma soprattutto per gli uomini, non è casuale: la predicazione del XIII secolo cerca di dire chiaro e tondo che il matrimonio è un sacramento, un "ordine sacro", la cui importanza è pari a quella degli ordini religiosi, e che dunque ha anch'esso delle regole, molto esigenti, sia per l'uomo sia per la donna.<br />La prima menzione di qualcosa che somiglia alla "cintura di castità" come la concepiamo noi, cioè come arnese<br />per impedire rapporti sessuali, è del 1405, e viene dall'ingegnere militare tedesco Konrad Kyeser von Eichstätt, che la inserisce all'interno di un trattato sulle varie tecniche di guerra, il Bellifortis; ad un certo punto troviamo il disegno di una specie di mutandoni di metallo, accompagnato da una scritta in Latino, "Est florentinarum hoc bracile dominarum ferreum et durum ab antea sic reseratum", "Queste sono le brache di ferro pesante delle donne fiorentine chiuse sul davanti in questo modo". La cosa viene presentata dunque come un'usanza specifica delle donne di Firenze, e per giunta descritta nel contesto di un trattato militare. C'è da capirle, le povere Fiorentine: la guerra, in pieno Quattrocento, è divenuta affare di bande di mercenari comandate da capitani di ventura, e, quando una città cade nelle loro mani, ci si può aspettare ogni tipo di barbarie, compresa quella di veder violentate perfino le monache; ancora peggio, poi, se si tratta della Toscana, dove infuria la guerra tra le grandi famiglie come i Cavalcanti, i Pazzi, i Medici.<br />BRAGHE DI FERRO ANTI-STUPRO<br />A mali estremi, estremi rimedi, e le donne di Firenze, perlomeno, possono contare su questa specie di "armatura" per evitare se non altro le conseguenze dei saccheggi nella propria carne.<br />Presto la notizia di questi arnesi si diffonde, e diventa materia succulenta per la letteratura satirica tanto di moda soprattutto nella Francia del Cinquecento: le cinture di castità sono le armi comiche dei soliti Barbablù da novella che alla fine si ritrovano immancabilmente "cornuti e mazziati", ad esempio nella raccolta Le dame galanti di Brantôme o nel romanzo Pantagruele di Rabelais. Il guaio è che queste storielle finiscono per esser prese alla lettera da letterati e storici di Settecento e Ottocento, e la storia di signori del Medioevo dispotici e violenti che, partendo per la guerra, impongono alle mogli la cintura di castità, della quale soltanto loro hanno la chiave, per scongiurare qualsiasi tradimento, viene data per buona; non solo, alimenta un mercato di "riproduzioni" ad uso dei collezionisti (in realtà veri e propri falsi inventati di sana pianta), sostanzialmente quelle che riempiono ancora oggi i vari "musei della tortura" sparsi per l'Europa. Nel 1889, addirittura, l'archeologo austriaco Maximilian Anton Pachinger annunciò la scoperta di una tomba femminile a Linz, da lui datata tra il Cinquecento e il Seicento, il cui scheletro avrebbe avuto l'osso pelvico cinto da una fascia di cuoio e ferro chiusa da ben due lucchetti, e possiamo facilmente immaginare quali fantasie avesse suscitato all'epoca un simile ritrovamento; purtroppo lo scheletro, con relativo arnese, è andato perduto, ma qualcuno ha recentemente ipotizzato che la defunta soffrisse semplicemente di una qualche deformazione al bacino e che la "cintura di castità" fosse in realtà soltanto una protesi per sostenerlo.<br />L'unico esemplare autentico conosciuto di "braga de fero" è custodito nell'armeria del Palazzo Ducale di Venezia, e si dice appartenuto ai da Carrara, signori di Padova (XV-XVI secolo): la sua analisi ha permesso di chiarire molte cose. La sua fattura corrisponde in pieno alle braghe di ferro fiorentine anti-stupro descritte dal von Eichstätt: una fascia "a croce" relativamente sottile che avvolgeva sia la vita sia il pube, rivestita di cuoio per una maggiore comodità. Interessante è il fatto che la braga in questione sia chiusa da un lucchetto cosiddetto "romano", fermato cioè da una sorta di fibbia, completamente inadatta ad una "cassaforte" ma che non permette un'apertura immediata. Insomma, questo arnese non poteva certo esser strappato con violenza di dosso a colei che lo indossava da un potenziale stupratore, ma, a emergenza passata, la signora avrebbe potuto toglierselo da sola in tutta tranquillità.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67267980</guid><pubDate>Wed, 12 Aug 2015 09:20:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67267980/la_cintura_di_castita_e_una_favola.mp3" length="11572079" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3749

LA CINTURA DI CASTITA' E' UNA FAVOLA INVENTATA PER INFANGARE IL MEDIOEVO di Federica Garofalo
 
«In tempo d'estate, un mattino, giaceva la Dama accanto al meschino. La bocca gli baciò e il viso,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3749" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3749</a><br /><br />LA CINTURA DI CASTITA' E' UNA FAVOLA INVENTATA PER INFANGARE IL MEDIOEVO di Federica Garofalo<br /> <br />«In tempo d'estate, un mattino, giaceva la Dama accanto al meschino. La bocca gli baciò e il viso, poi così gli disse: "Bello e dolce amico, il mio cuore dice che vi perderò: colti saremo e scoperti. Se voi morrete, io voglio morir; e se vivo potrete partire, voi troverete un altro amore e io rimarrò nel dolore. - Dama, fece lui, manco il dite! Ch'io non abbia gioia né pace, se ad altra lo sguardo volgerò! Non abbiate di ciò alcuna paura! - Amico, di ciò m'assicurate! La vostra camicia mi date; nel lembo di sotto farò un nodo: libertà vi dono, ovunque voi siate, d'amare colei che lo scioglierà e che disfar lo saprà." Egli gliela dà, così l'assicura. Un nodo ella fece in tal misura che donna alcuna scioglierebbe se la forbice o il coltello non vi metta. La camicia gli dona e rende. Egli la riceve ad una condizione, che anch'ella lo renda sicuro; con una cintura a sua volta la sua carne nuda cinge, attorno ai fianchi forte la stringe; chi la fibbia potrà aprir senza spezzarla né strapparla, il solo sarà ch'ella potrà amare. Poi la bacia, e così rimane». E pensare che questa scena d'amore così delicata, tratta dal Lai de Guigemar di Maria di Francia, ha suscitato le congetture più assurde da parte degli storici dell'Ottocento e dei primi del Novecento.<br />SEMPLICEMENTE UN GIURAMENTO DI FEDELTÀ<br />Cos'altro avrebbe potuto fare il cavaliere in esilio Guigemar, parto di quel Medioevo così oscuro e misogino, per garantirsi la fedeltà assoluta della sua dama, se non serrarla in una morsa di ferro che castrasse chiunque osasse toccarla, così che appartenesse a lui soltanto? Sembra che a nessuno degli storici di cui sopra sia passato per la testa che quello evocato da Maria di Francia fosse semplicemente un giuramento di fedeltà incondizionata l'uno all'altra, suggellato da un gesto concreto, uno di quei segni di cui la società feudale (stavolta sì) non può fare a meno: il nodo con cui sono legati sia la camicia del cavaliere sia la cintura della dama, infatti, richiama i tre nodi che si vedono sulle cinture di tessuto portate dai novizi degli ordini religiosi, tre quanti sono i voti che dovranno pronunciare, tra cui anche quello della castità. Non solo, il nodo e la fibbia che rappresentano il legame tra i due amanti saranno anche il mezzo che permetterà loro di ritrovarsi alla fine della storia.<br />A leggere le affermazioni degli storici dell'Ottocento (e anche gli articoli su certe riviste "divulgative" con tanto di titoloni a caratteri cubitali), c'è davvero di che far venire la pelle d'oca: secondo quanto si legge, a fare uso della cintura di castità sarebbero stati soprattutto i crociati, i quali, partendo per liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, si sarebbero premurati di evitare qualsiasi rischio di ritrovarsi al ritorno in patria con un bel paio di corna, chiudendo letteralmente in cassaforte "l'onore" delle mogli; cosa che non ha molta consistenza già di per sé, perché l'obbligo di tenere un arnese di ferro a così stretto contatto con le parti intime avrebbe presto provocato una strage di donne per setticemia o per tetano.<br />Per giunta, nessuna delle fonti sulle Crociate, nemmeno da parte musulmana o bizantina, fa mai riferimento a questa pratica. Al contrario, Anna Comnena, nella sua Alessiade, sottolinea come, all'indomani dell'appello di papa Urbano II nel 1089 per difendere il Santo Sepolcro e i Cristiani di Gerusalemme dalle vessazioni dei Turchi, non sono solo gli uomini a mobilitarsi, ma anche le donne: «Si produsse allora un movimento di uomini e di donne come non si ricorda di averne mai visto l'uguale: le persone più semplici erano davvero animate dal desiderio di venerare il Sepolcro del Signore e di visitare i Luoghi Santi. 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Reggevano uno Stato cuscinetto per tenere distanti due grandi potenze: Francia e Impero tedesco. Hanno assolto tale funzione adottando l'alleanza col maggiore offerente, acquistando un territorio sempre più esteso ed armando sempre un esercito superiore alle loro finanze, da impiegare oculatamente, per intimorire l'avversario.<br />La storia di quella famiglia conosce alcuni casi di santità, a preferenza tra le donne, perché venivano educate con rigore morale, mentre gli uomini dovevano essere rudi soldati, coi relativi usi e costumi.<br />La rivoluzione francese rischiò di travolgere i Savoia. Furono sconfitti da Napoleone e il re trovò rifugio in Sardegna, difeso dalla flotta di Nelson. Il Piemonte corse il rischio di esser trasformato in un dipartimento francese: solamente la vittoria dell'ultima coalizione antifrancese riportò Vittorio Emanuele I a Torino. Qui giunto, allontanò da corte coloro che si erano compromessi col governo francese, ma le terre confiscate agli enti ecclesiastici rimasero ai nuovi proprietari.<br />Purtroppo, nessun re di casa Savoia risultò una mente superiore e così andò sprecato un tesoro immenso, la fedeltà dei loro sudditi. Fra tutte le opzioni politiche allora discusse per unificare l'Italia, il modello federativo suggerito da Antonio Rosmini, che era il migliore, fu sciupato da Carlo Alberto. Nel 1847, il papa Pio IX inviò Mons. Corboli Bussi in missione a Firenze, Modena, Parma e Torino, proponendo l'Unione Doganale tra quegli Stati, a somiglianza di quanto era avvenuto per lo Zollverein tedesco, preludio dell'unificazione politica. La missione ricevette risposta positiva ovunque, meno che a Torino. Qui ormai prevalevano venti di guerra.<br /><br />UN ANTICLERICALISMO MONTANTE<br />Durante la Prima guerra del Risorgimento i liberali si scoprirono antigesuiti, anticlericali, desiderosi di uscire da ogni tutela ecclesiastica. Fu decisa la cacciata dei Gesuiti (una ventina) e la chiusura delle loro scuole, comprese quelle dei "gesuitanti" come le Dame del Sacro Cuore. A Chambery, in Savoia, esse avevano una scuola superiore femminile, frequentata anche da alunne francesi e svizzere. I deputati della Savoia che lamentavano, in caso di chiusura, l'assenza completa di istituti analoghi in grado di sostituirla, si sentirono dire dal ministro: "Meglio nessuna scuola piuttosto di una scuola di gesuitanti".<br />Don Bosco, nel 1848, notò tra i suoi ragazzi un crescente bellicismo con fioritura di esercizi militari, marce, odio al nemico e dovette prodigarsi perché quei sentimenti non distruggessero il suo lavoro. Per poco tempo don Bosco ritenne possibile favorire un qualche partito che si ponesse a difesa dei valori cattolici, ma quando percepì la disunione esistente tra i cittadini dichiarò di aderire al "partito del Papa" nel senso di obbedire a principi religiosi non legati a partiti. Avendo bisogno di tutti non poteva schierarsi per alcuno.<br /><br />LA PROFEZIA DI DON BOSCO<br />La Prima guerra del Risorgimento terminò col disastro di Novara nel febbraio 1849, l'abdicazione di Carlo Alberto e la successione di Vittorio Emanuele Il.<br />Ben presto si fece luce il liberalismo del Cavour, dapprima come ministro di Commercio e Agricoltura, poi dal 1852 come primo ministro. Cavour decise di appiattire la politica piemontese su quella d'Oltralpe: perciò riforme liberali, investimenti in infrastrutture come strade, porti, ferrovie, telegrafo. Nel 1855 il Cavour prese a pretesto la necessità di ridurre la voce del bilancio statale riservata al culto. Perciò, unilateralmente, decise la confisca di metà del patrimonio ecclesiastico presente nel Regno, di venderlo e col ricavato costituire un fondo dal quale attingere per le future necessità del culto. Il re Vittorio Emanuele II pensava che fosse un buon affare. Don Bosco ebbe una delle sue premonizioni e fece sapere al re di aver sognato un valletto che annunciava tristemente: «Grandi funerali a corte» e supplicò perciò il Sovrano «che pensasse a regolarsi in modo da schivare i minacciati castighi, e di impedire a qualunque costo quella legge», e gli fece sapere che chi ruba alla Chiesa non arriva alla quarta generazione. Non fu ascoltato e, durante la discussione della legge, la famiglia del re fu colpita da quattro lutti: in poco tempo morirono la moglie del re col figlio di otto giorni, la madre e l'unico fratello.<br /><br />LO STATO È TUTTO, LA CHIESA È NIENTE<br />La Seconda guerra d'indipendenza fu il capolavoro del Cavour che con l'intervento francese trovò l'unico modo per sconfiggere l'Austria. Furono acquisite la Lombardia, i Ducati padani, le legazioni di Romagna e il Granducato di Toscana. Seguì la conquista del resto d'Italia con Garibaldi in Sicilia e l'esercito piemontese che lo ferma a Napoli, rimandando a più tardi la presa di Roma.<br />Il governo italiano diceva di praticare la nota politica di Cavour «libera Chiesa in libero Stato», ma nei fatti si riteneva erede degli Stati preunitari che avevano esercitato il diritto di placet e di veto per le nomine episcopali. Molte diocesi erano senza vescovo perché o defunto o scacciato. Bastava aver detto mezza parola o scritto una riga critica nei confronti della nuova realtà politica per venire esclusi dalla nomina a vescovo.<br />Don Bosco fu inviato da Pio IX nelle diocesi sprovviste di vescovi per cercare candidati all'episcopato. Dopo aver effettuato l'inchiesta canonica, quei nominativi venivano portati al Ministro degli interni che effettuava la propria indagine e finalmente si poteva nominare il vescovo. Insomma, la Chiesa aveva la libertà del girarrosto che può solo presentare alla fiamma la parte non ancora ben rosolata. Il De Sanctis spiegava che in quel momento il motto di Cavour andava interpretato nel senso che «lo Stato è tutto e la Chiesa niente».<br /><br />LA PROFEZIA SI COMPIE<br />Il papa Leone XIII volle edificare un tempio votivo nei pressi della stazione Termini, con la stessa funzione del Sacro Cuore di Parigi. I costruttori fecero il riccio della spesa e fermarono i lavori annunciando che i denari erano finiti. Il cardinal Nina suggerì al Papa di affidare il completamento dell'edificio a don Bosco, giudicato un imprenditore che non si faceva imbrogliare. Dovette compiere due viaggi a Parigi e uno a Barcellona per trovare il denaro necessario. La chiesa fu portata a termine e don Bosco poté celebrare una Messa di ringraziamento nel corso della quale molte volte si commosse fino al pianto, rievocando le tappe del cammino che la Provvidenza gli aveva riservato.<br />Ancora adesso i Salesiani curano l'avviamento professionale di giovani sottratti alla strada per munirli di solide competenze lavorative e di un orientamento cristiano alla vita.<br />I Savoia, invece, fecero le guerre coloniali, poi la Prima guerra mondiale a seguito di un colpo di Stato del sovrano; poi, con un secondo colpo di Stato, scelsero Mussolini come primo ministro che procurò loro l'Impero d'Etiopia e il regno di Albania e infine lo scacciarono. Vittorio Emanuele III non imitò il trisnonno Carlo Alberto e non si dimise nel 1943. Quando lo fece, nel 1946 era troppo tardi e il 2 giugno il referendum scelse la repubblica: Umberto II, il re di maggio, andò in esilio.<br />Era la quarta generazione dei Savoia in Italia: la profezia di don Bosco così si adempiva del tutto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45165584</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2015 13:48:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45165584/la_profezia_di_san_giovanni_bosco_ai_savoia.mp3" length="10839397" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3727

LA PROFEZIA DI SAN GIOVANNI BOSCO AI SAVOIA di Alberto Torresani
I Savoia, prima come conti, poi duchi e infine come re di Sardegna, sono stati presenti in Piemonte per quasi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3727" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3727</a><br /><br />LA PROFEZIA DI SAN GIOVANNI BOSCO AI SAVOIA di Alberto Torresani<br />I Savoia, prima come conti, poi duchi e infine come re di Sardegna, sono stati presenti in Piemonte per quasi mille anni. Reggevano uno Stato cuscinetto per tenere distanti due grandi potenze: Francia e Impero tedesco. Hanno assolto tale funzione adottando l'alleanza col maggiore offerente, acquistando un territorio sempre più esteso ed armando sempre un esercito superiore alle loro finanze, da impiegare oculatamente, per intimorire l'avversario.<br />La storia di quella famiglia conosce alcuni casi di santità, a preferenza tra le donne, perché venivano educate con rigore morale, mentre gli uomini dovevano essere rudi soldati, coi relativi usi e costumi.<br />La rivoluzione francese rischiò di travolgere i Savoia. Furono sconfitti da Napoleone e il re trovò rifugio in Sardegna, difeso dalla flotta di Nelson. Il Piemonte corse il rischio di esser trasformato in un dipartimento francese: solamente la vittoria dell'ultima coalizione antifrancese riportò Vittorio Emanuele I a Torino. Qui giunto, allontanò da corte coloro che si erano compromessi col governo francese, ma le terre confiscate agli enti ecclesiastici rimasero ai nuovi proprietari.<br />Purtroppo, nessun re di casa Savoia risultò una mente superiore e così andò sprecato un tesoro immenso, la fedeltà dei loro sudditi. Fra tutte le opzioni politiche allora discusse per unificare l'Italia, il modello federativo suggerito da Antonio Rosmini, che era il migliore, fu sciupato da Carlo Alberto. Nel 1847, il papa Pio IX inviò Mons. Corboli Bussi in missione a Firenze, Modena, Parma e Torino, proponendo l'Unione Doganale tra quegli Stati, a somiglianza di quanto era avvenuto per lo Zollverein tedesco, preludio dell'unificazione politica. La missione ricevette risposta positiva ovunque, meno che a Torino. Qui ormai prevalevano venti di guerra.<br /><br />UN ANTICLERICALISMO MONTANTE<br />Durante la Prima guerra del Risorgimento i liberali si scoprirono antigesuiti, anticlericali, desiderosi di uscire da ogni tutela ecclesiastica. Fu decisa la cacciata dei Gesuiti (una ventina) e la chiusura delle loro scuole, comprese quelle dei "gesuitanti" come le Dame del Sacro Cuore. A Chambery, in Savoia, esse avevano una scuola superiore femminile, frequentata anche da alunne francesi e svizzere. I deputati della Savoia che lamentavano, in caso di chiusura, l'assenza completa di istituti analoghi in grado di sostituirla, si sentirono dire dal ministro: "Meglio nessuna scuola piuttosto di una scuola di gesuitanti".<br />Don Bosco, nel 1848, notò tra i suoi ragazzi un crescente bellicismo con fioritura di esercizi militari, marce, odio al nemico e dovette prodigarsi perché quei sentimenti non distruggessero il suo lavoro. Per poco tempo don Bosco ritenne possibile favorire un qualche partito che si ponesse a difesa dei valori cattolici, ma quando percepì la disunione esistente tra i cittadini dichiarò di aderire al "partito del Papa" nel senso di obbedire a principi religiosi non legati a partiti. Avendo bisogno di tutti non poteva schierarsi per alcuno.<br /><br />LA PROFEZIA DI DON BOSCO<br />La Prima guerra del Risorgimento terminò col disastro di Novara nel febbraio 1849, l'abdicazione di Carlo Alberto e la successione di Vittorio Emanuele Il.<br />Ben presto si fece luce il liberalismo del Cavour, dapprima come ministro di Commercio e Agricoltura, poi dal 1852 come primo ministro. Cavour decise di appiattire la politica piemontese su quella d'Oltralpe: perciò riforme liberali, investimenti in infrastrutture come strade, porti, ferrovie, telegrafo. Nel 1855 il Cavour prese a pretesto la necessità di ridurre la voce del bilancio statale riservata al culto. Perciò, unilateralmente, decise la confisca di metà del patrimonio ecclesiastico presente nel Regno, di...]]></itunes:summary><itunes:duration>678</itunes:duration><itunes:keywords>anticlericalismo,donbosco,esilio,nelsono,profezia,sardegna,savoia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/34a90d484d16895c97506208b84e57a3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il mito di Guernica non regge alla prova dei fatti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-mito-di-guernica-non-regge-alla-prova-dei-fatti--62192109</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3454" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3454</a><br /><br />IL MITO DI GUERNICA NON REGGE ALLA PROVA DEI FATTI di Paolo De Marchi<br />"La Spagna contemporanea è un nodo drammatico anche per il rapporto apparentemente inestricabile tra politica e storiografia. Passioni ideologiche e ragioni di schieramento si sono abbattute sul lavoro degli storici come forze prementi e distorcenti sino al punto di rendere assai ardua la ricostruzione effettiva del passato". Queste parole di Giorgio Rumi spiegano molto bene come mai, a oltre 60 anni dalla fine della Guerra Civile, molti, troppi suoi snodi importanti siano ancora o poco conosciuti o addirittura ignorati, o - ancora peggio - radicalmente travisati attraverso una oculata manipolazione. Da un lato, infatti, non si vuole ancora riconoscere una verità in realtà palese, e cioè che la guerra di Spagna (18 luglio 1936 - 1 aprile 1939) è stata essenzialmente e prima di tutto una persecuzione religiosa, che trae origine dall'ideologia anticattolica del regime repubblicano instaurato nel 1931, e che è cosa ben diversa dalla repressione politica, la quale fu invece praticata, in modo brutale e spietato, da entrambe le parti contendenti (e invero i 239 martiri spagnoli beatificati da Giovanni Paolo II sono tutti vittime dei repubblicani, e hanno subito il martirio in quanto cattolici). E dall'altro lato, si è venuta creando una serie di vere e proprie leggende, che tuttora si trovano nei più diffusi libri di storia, e delle quali è urgente una verifica per ristabilire la pura e semplice verità dei fatti.<br />LA LEGGENDA INVENTATA<br />Prendiamo per esempio Guernica. Secondo la vulgata universalmente diffusa, Guernica è una cittadina basca di 7000 abitanti, bucolica e senza alcun interesse militare, che sarebbe stata rasa al suolo dalla modernissima aviazione nazista il lunedì 26 aprile 1937; i morti sarebbero stati 1454 (3000 secondo altri) e 889 i feriti: così tanti, anche perché il lunedì era giorno di mercato. Per commemorare l'eccidio, Picasso avrebbe dipinto il famosissimo quadro omonimo. Ma le cose stanno davvero così? Va premesso che all'origine della "leggenda" sta una corrispondenza sul Times di un noto giornalista, George Lowther Steer che peraltro non era sul posto quel giorno, e che poi riunì le sue disinformazioni in un libro, The tree of Guernika, pubblicato a Londra nel 1938. E ora vediamo i fatti.<br />GUERNICA: I FATTI<br />1) Guernica raggiungeva a stento i 4000 abitanti, e costituiva un importante obiettivo militare, in quanto rilevante nodo stradale e ferroviario e sede di due fabbriche dì armi e bombe.<br />2) Quel lunedì non ci fu mercato a Guernica, perché il delegato del governo basco, Francisco Lozano, lo aveva sospeso, così come aveva sospeso la partita di pelota, in programma per la sera.<br />3) Il bombardamento non fu opera esclusiva dei bombardieri tedeschi, e neppure di aerei molto moderni (come Steer volle far credere, per fomentare l'odio verso i nazisti e convincere della necessità di un riarmo inglese per difendersi contro Hitler e la sua potenza bellica): ad esso parteciparono infatti tre Savoia Marchetti 79 italiani, oltre a numerosi caccia, sempre italiani (Si tenga presente che esiste la documentazione abbastanza precisa del numero dei voli, del tipo di apparecchi impiegati e del tipo di bombe sganciate).<br />4) Il numero delle vittime è stato enormemente gonfiato, e in realtà non arriva al centinaio: il che non significa che il bombardamento non ci sia stato, come per anni ha cercato di sostenere la propaganda nazionalista, attribuendo l'incendio della città e i morti soltanto all'azione dell'esercito repubblicano in ritirata.<br />5) Sta di fatto, comunque, che la distruzione di Guernica dipende per circa un quarto dal bombardamento: ma, dato che la città fu bruciata per circa il settanta per cento, il resto è stato provocato da incendi ed esplosioni ad opera dei repubblicani prima di abbandonare la città (anche qui, esistono testimonianze dirette e specifiche, di cui la mitologia ufficiale non ha mai voluto tener conto).<br />IL QUADRO DI PICASSO SUL TORERO MORTO<br />Quanto infine al quadro di Picasso, anche qui la verità sembra divergere nettamente dalla leggenda ormai consolidata. Come racconta Messori, in effetti, il famoso pittore, grande appassionato della corrida, aveva celebrato in un'enorme tela - che conservava ancora nel suo studio parigino - la morte di un celebre torero, Joselito. Ma quando il governo repubblicano gli chiese un quadro per l'Esposizione Universale di Parigi, che doveva aver luogo nel 1937, ecco che Picasso pensò bene di utilizzare l'opera già dipinta in memoria di Joselito, limitandosi a qualche modifica e al cambio del titolo, che divenne appunto Guernica: dopo di che passò ad incassare dal governo spagnolo il prezzo pattuito (300.000 pesetas, cioè qualche miliardo di lire oggi, regolarmente fornito da Stalin). E nasce così la leggenda di quest'opera certo notevole, ma sicuramente sopravvalutata - perché in sostanza troppo enfatica e gridata nel suo acceso espressionismo - e sulla quale le interpretazioni peregrine si sprecano: fino a scambiare per il Minotauro (motivo peraltro molto caro a Picasso) il toro che uccise Joselito, e a non avvertire che il cavallo trafitto, al centro del quadro, non simboleggia un bel niente, ma è soltanto una povera bestia sventrata dal toro. La conclusione di questa breve nota, che rischia di essere tacciata di revisionista, è sempre la solita: la storia, quella vera, non può che essere seriamente - revisionista, perché uno dei suoi compiti essenziali è proprio quello di smascherare le mitologie interessate a nascondere la realtà dei fatti per scopi politici abbastanza evidenti, e poi pedissequamente ripetute fino a passare per verità assodate. E la guerra di Spagna è uno dei campi in cui più occorre ancora indagare con tranquilla ma rocciosa e implacabile intransigenza.<br />CRONOLOGIA<br />14 aprile 1931. Il re Alfonso XIII lascia il Paese, dopo la vittoria repubblicana alle elezioni. Viene proclamata la Repubblica. Inizia la propaganda antireligiosa.<br />Maggio 1931. Manifestazioni anticattoliche. Incendio di monasteri e chiese.<br />Febbraio 1936. Vittoria elettorale del "Fronte Popolare", formato da socialisti, radicali, comunisti e anarchici.<br />18 luglio 1936. Rivolta militare, guidata dal generale Francisco Franco contro il governo repubblicano. Scoppia la guerra civile. Germania, Italia e Portogallo sono con i rivoltosi. URSS e le "brigate internazionali" di volontari con le sinistre.<br />Settembre 1936. A Burgos viene istituito un governo guidato da Franco.<br />26 aprile 1937. Bombardamento di Guernica.<br />1 luglio 1937. Lettera collettiva dei vescovi spagnoli ai loro confratelli nel mondo. I vescovi vedono nella rivolta di Franco una speranza per la libertà della Chiesa.<br />28 marzo 1939. Le truppe del generale Franco entrano in Madrid.<br />1 aprile 1939. Termina la guerra civile con la sconfitta delle sinistre. La persecuzione contro la Chiesa presenta un drammatico bilancio: 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2365 religiosi, 283 suore e decine di migliaia di laici uccisi dai comunisti e dalle sinistre in odio alla fede.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62192109</guid><pubDate>Fri, 03 Oct 2014 08:56:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62192109/il_mito_di_guernica_non_regge_alla_prova_dei_fatti.mp3" length="9036321" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3454

IL MITO DI GUERNICA NON REGGE ALLA PROVA DEI FATTI di Paolo De Marchi
"La Spagna contemporanea è un nodo drammatico anche per il rapporto apparentemente inestricabile tra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3454" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3454</a><br /><br />IL MITO DI GUERNICA NON REGGE ALLA PROVA DEI FATTI di Paolo De Marchi<br />"La Spagna contemporanea è un nodo drammatico anche per il rapporto apparentemente inestricabile tra politica e storiografia. Passioni ideologiche e ragioni di schieramento si sono abbattute sul lavoro degli storici come forze prementi e distorcenti sino al punto di rendere assai ardua la ricostruzione effettiva del passato". Queste parole di Giorgio Rumi spiegano molto bene come mai, a oltre 60 anni dalla fine della Guerra Civile, molti, troppi suoi snodi importanti siano ancora o poco conosciuti o addirittura ignorati, o - ancora peggio - radicalmente travisati attraverso una oculata manipolazione. Da un lato, infatti, non si vuole ancora riconoscere una verità in realtà palese, e cioè che la guerra di Spagna (18 luglio 1936 - 1 aprile 1939) è stata essenzialmente e prima di tutto una persecuzione religiosa, che trae origine dall'ideologia anticattolica del regime repubblicano instaurato nel 1931, e che è cosa ben diversa dalla repressione politica, la quale fu invece praticata, in modo brutale e spietato, da entrambe le parti contendenti (e invero i 239 martiri spagnoli beatificati da Giovanni Paolo II sono tutti vittime dei repubblicani, e hanno subito il martirio in quanto cattolici). E dall'altro lato, si è venuta creando una serie di vere e proprie leggende, che tuttora si trovano nei più diffusi libri di storia, e delle quali è urgente una verifica per ristabilire la pura e semplice verità dei fatti.<br />LA LEGGENDA INVENTATA<br />Prendiamo per esempio Guernica. Secondo la vulgata universalmente diffusa, Guernica è una cittadina basca di 7000 abitanti, bucolica e senza alcun interesse militare, che sarebbe stata rasa al suolo dalla modernissima aviazione nazista il lunedì 26 aprile 1937; i morti sarebbero stati 1454 (3000 secondo altri) e 889 i feriti: così tanti, anche perché il lunedì era giorno di mercato. Per commemorare l'eccidio, Picasso avrebbe dipinto il famosissimo quadro omonimo. Ma le cose stanno davvero così? Va premesso che all'origine della "leggenda" sta una corrispondenza sul Times di un noto giornalista, George Lowther Steer che peraltro non era sul posto quel giorno, e che poi riunì le sue disinformazioni in un libro, The tree of Guernika, pubblicato a Londra nel 1938. E ora vediamo i fatti.<br />GUERNICA: I FATTI<br />1) Guernica raggiungeva a stento i 4000 abitanti, e costituiva un importante obiettivo militare, in quanto rilevante nodo stradale e ferroviario e sede di due fabbriche dì armi e bombe.<br />2) Quel lunedì non ci fu mercato a Guernica, perché il delegato del governo basco, Francisco Lozano, lo aveva sospeso, così come aveva sospeso la partita di pelota, in programma per la sera.<br />3) Il bombardamento non fu opera esclusiva dei bombardieri tedeschi, e neppure di aerei molto moderni (come Steer volle far credere, per fomentare l'odio verso i nazisti e convincere della necessità di un riarmo inglese per difendersi contro Hitler e la sua potenza bellica): ad esso parteciparono infatti tre Savoia Marchetti 79 italiani, oltre a numerosi caccia, sempre italiani (Si tenga presente che esiste la documentazione abbastanza precisa del numero dei voli, del tipo di apparecchi impiegati e del tipo di bombe sganciate).<br />4) Il numero delle vittime è stato enormemente gonfiato, e in realtà non arriva al centinaio: il che non significa che il bombardamento non ci sia stato, come per anni ha cercato di sostenere la propaganda nazionalista, attribuendo l'incendio della città e i morti soltanto all'azione dell'esercito repubblicano in ritirata.<br />5) Sta di fatto, comunque, che la distruzione di Guernica dipende per circa un quarto dal bombardamento: ma, dato che la città fu bruciata per circa il settanta per cento, il resto è stato...]]></itunes:summary><itunes:duration>565</itunes:duration><itunes:keywords>governobasco,guarracivile,guernica,leggenda,picasso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/26460ce43643f6b89090e28f4f2f116c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Voltaire, Rousseau e i mostri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/voltaire-rousseau-e-i-mostri--60873416</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3370" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3370</a><br /><br />VOLTAIRE, ROUSSEAU E I MOSTRI di Antonio Margheriti Mastino<br /><br />La Chiesa e i "mostri": i malati teratologici. Ossia gli afflitti da gravi deformità e anomalie fisiche congenite o acquisite. Coloro che per eccellenza facevano spavento. Pure questi si è cercato di usare contro la storia della Chiesa matrigna e per magnificare invece la "società laica", pietosissima. Vediamo come stanno davvero le cose.<br />VOLTAIRE E L'ODIO PER GLI EBREI CHE ISPIRO' HITLER<br />Partiamo dal padre spirituale di laicisti e illuministi: Voltaire. Nel suo arcinoto e in realtà poco letto Dictionaire Philosophique, il gran burlone fin troppo preso sul serio si interroga su quando la medicina possa definire "mostro" un essere umano nato con delle anomalie. «Se a un uomo ben fatto mancano quattro dita dei piedi, lo chiameremo un mostro?», e generosamente ammette che la mancanza di certi organi, così come l'eccesso di dita, di altri organi o ghiandole, di per sé non costituisce "prova di mostruosità".<br />Poi, con fare distratto, come suo costume, getta una pietra contro la Chiesa (ne è ossessionato) e nasconde la mano. Tirando in ballo anche Locke, si domanda quale sia il "limite", nell'ottica della scienza che studia le anomalie nello sviluppo animale, la teratologia, oltre il quale più che parlare di "mostri" (ed ecco l'esca avvelenata) si possa "negare il battesimo a un neonato e respingerlo nell'animalità".<br />Voltaire, anche a nome di Locke, non solo non risponde alla domanda, ma rifiuta di "fissare un limite". Prendendo due piccioni con una fava: fa passare il messaggio subliminale che invece la Chiesa, crudele, quel limite lo fissa; al contempo, che egli, Voltaire, e Locke, "aprioristicamente accettano di considerare come appartenenti alla razza umana" i malformati, i focomelici, gli altri casi "mostruosi". Già! La Chiesa magari - lo leggi tra le righe volterriane - no.<br />In realtà, Voltaire non trova un "limite" al battesimo, e astutamente gira intorno all'ostacolo, mentendo senza mentire, perché quel "limite" non era mai esistito, non per la Chiesa almeno, che considera vita umana e anima divina qualsiasi creatura si nasconda dietro i veli amniotici del grembo materno, prima ancora di vederne il volto; anche se poi dovesse risultare mostruoso quel volto, anche se non dovesse averne alcuno.<br />È lo stesso Voltaire che poche pagine più in là, stavolta senza limiti, come "mostri" immondi qualificherà nell'ordine: negri, ebrei e in parte le donne. Sui neri: prima, s'intrattiene sinistramente sul loro aspetto "disumano", poi passa a sostenerne la minorità, quindi deduce debbano considerarsi bestie, e in quanto tali naturaliter schiavi; infine, va oltre e afferma che forse i negri hanno avuto origine da "abominevoli incroci" tra donne e scimmie. E tutto questo per il loro aspetto: mostruoso. Curioso che negli stessi anni in cui Voltaire scriveva queste cose, la Chiesa per mano di Benedetto XIV beatificava (e pochi anni dopo canonizzava) un frate del '500, e per giunta lo dichiarava compatrono di Palermo e patrono delle comunità negre dell'America Latina: san Benedetto il Moro. Discendente di schiavi africani, negro egli stesso.<br />Se per Voltaire il negro nascerebbe da abominevoli incroci tra donna e gorilla, e se dalla scimmia ha ereditato la mostruosità, l'imbecillità, invece, l'ha ereditata dalla donna, che reputa completamente incapace di intendere e volere. È lo stesso che dipinge gli ebrei come esseri immondi: si veda il suo Dictionaire, dove per decine di volte cita gli ebrei per brutalizzarli con epiteti crudeli.<br />Ebbene sì: il razzismo biologico fu riscoperto dagli illuministi. E Voltaire ne fu il dottore. Lui il padre dell'antisemitismo, del razzismo, il teorico della misoginia e dello schiavismo. Non meraviglia che sia anche il patriarca dei propagandisti anticattolici. Voltaire! A proposito del quale leggiamo queste affermazioni di Messori: «Chiariamo subito che l'antisemitismo biologico e razziale non ha nulla a che fare con la tradizione cristiana. Ci sono state dispute teologiche e religiose attorno alla figura dell'ebreo Gesù, sul suo essere o no il Messia, da cui è nato l'antigiudaismo. Ma le origini dell'antisemitismo violento, sfociato nelle persecuzioni di Hitler, vanno ricercate nel pensiero illuminista e darwiniano. Consideriamo la virulenza antiebraica di Voltaire: non è un caso se nelle scuole della Francia di Vichy veniva imposta la lettura di un libretto in cui erano state raccolte tutte le citazioni antisemite del filosofo dei lumi».<br />«Per cui non vi sono più né Ebrei né Gentili, né Greci né Romani, né padroni né schiavi, non più discriminazioni fra uomini e donne, né potenti né oppressi; tutti gli uomini sono fratelli in quanto figli di Dio» e perché «tutti siete un solo uomo in Gesù Cristo». È san Paolo. Allora all'interno della comunità cristiana, al contrario di quella greca e romana, non hanno più importanza le peculiari differenze etniche (giudeo o greco), sociali (liberi o schiavi), sessuali (uomo o donna): tutti ormai hanno lo stesso valore, identica dignità, medesima uguaglianza, quella che deriva loro dal costituire in Cristo e per Cristo il "popolo" della nuova alleanza, "erede" delle promesse fatte ad Abramo.<br />Possiamo ben dire che è il cristianesimo a istituire l'uguaglianza. Non il "Padre dei diritti umani", quel Voltaire che addirittura perora un ritorno all'antico, aristocratico razzismo del giudaismo e del paganesimo.<br />ROUSSEAU E L'ILLUSORIO MITO DEL BUON SELVAGGIO<br />Ma ci sarebbe anche l'altro oracolo dei laicisti, rivale di Voltaire: Rousseau, quello che sosteneva la bontà dell'uomo nato libero, selvatico, allo stato naturale, ossia la negazione più perfetta della macchia antica, il peccato originale. Ebbene, pure costui si intrattiene con gran scialo di buoni sentimenti sui "mostri", gli infelici fisicamente. Nel suo Emile ou de l'education scrive che «un padre non deve avere preferenze nella famiglia che Dio gli ha dato: tutti i suoi figli sono per lui eguali, a tutti deve la stessa tenerezza, siano essi storpi o sani, deboli robusti. Ciascuno di essi è un deposito di cui deve rendere conto alla Mano che glielo ha affidato».<br />Belle parole, non v'è dubbio. Ma è fumo negli occhi. Tra le righe, Rousseau lascia intendere che egli è contrario alla soppressione di bambini nati deformi, come era successo per i famigerati infanticidi di Liegi, dove si fece strage di infanti nati focomelici ossia senza gambe e braccia. Tutto questo per quanto riguarda il "padre di famiglia", perché per se stesso il buon Rousseau usa altri parametri.<br />Infatti, in quelle stesse pagine del trattato di pedagogia, poco dopo Rousseau consiglia ai pedagoghi di fare come lui e «rifiutare per allievo un fanciullo malaticcio e cachettico. lo, ad esempio, non vorrei interessarmi a un allievo che si preoccupa unicamente della propria conservazione fisica e di cui il corpo nuoce all'educazione dell'anima».<br />Ecco la differenza tra buonismo e bontà, tra teoria e pratica, tra la imperturbabile etica cattolica e le labili etiche civili: un Rousseau, padre nobile del laicismo, risolve il problema degli alunni malformati, malaticci allontanandoli dal suo domicilio, reputandoli incapaci di imparare qualcosa; un san Filippo Smaldone, pochi decenni dopo la morte di Rousseau, apre una scuola per bambini sordomuti e per giunta poveri, ritenendo pure questi capaci di imparare qualcosa.<br />Poco prima della nascita di Rousseau, i santi Vincenzo de' Paoli e Luisa di Marillac riempivano tutta la Francia di questi illuministi allergici alle donne, ai negri e ai bambini malaticci, di "Figlie della Carità", vale a dire di scuole, ospedali, orfanotrofi per loro, i malaticci, i deformi, i piccoli ritardati, e tutti, va da sé, poveri; ai quali anche a domicilio donavano la loro assistenza attraverso consorelle laiche addestrate alla fede cattolica, alla pietà cristiana e alla scienza infermieristica.<br />Come non bastasse, appena chiusi gli occhi Rousseau, li aprì san Giuseppe Benedetto Cottolengo, uno dei tanti preti destinati a patire pene inenarrabili sotto le dominazioni francesi scatenate da quella Rivoluzione Francese che a Rousseau e Voltaire s'ispirava, tanto da dover studiare in clandestinità. Fonderà quella Piccola Casa della Divina Provvidenza, destinata proprio a raccogliere i "rifiuti umani" della società e persino dei sanatori, gli inguardabili e gli inguaribili, gli errori e orrori della natura, gli scherzi e scarabocchi di Dio, per usare il quantomeno colorato (e cinico) vocabolario laico: i "mostri". I grandi deformi, gli afflitti dalle malattie più repellenti, rare e dai risvolti osceni, difficilmente tollerabili dai nostri sensi. Ai quali la pietà cattolica offrì assistenza, e riparo invalicabile dallo sguardo offensivo del mondo "civile". E illuminista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60873416</guid><pubDate>Fri, 01 Aug 2014 11:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60873416/voltaire_rousseau_e_i_mostri.mp3" length="9549575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3370

VOLTAIRE, ROUSSEAU E I MOSTRI di Antonio Margheriti Mastino

La Chiesa e i "mostri": i malati teratologici. Ossia gli afflitti da gravi deformità e anomalie fisiche congenite o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3370" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3370</a><br /><br />VOLTAIRE, ROUSSEAU E I MOSTRI di Antonio Margheriti Mastino<br /><br />La Chiesa e i "mostri": i malati teratologici. Ossia gli afflitti da gravi deformità e anomalie fisiche congenite o acquisite. Coloro che per eccellenza facevano spavento. Pure questi si è cercato di usare contro la storia della Chiesa matrigna e per magnificare invece la "società laica", pietosissima. Vediamo come stanno davvero le cose.<br />VOLTAIRE E L'ODIO PER GLI EBREI CHE ISPIRO' HITLER<br />Partiamo dal padre spirituale di laicisti e illuministi: Voltaire. Nel suo arcinoto e in realtà poco letto Dictionaire Philosophique, il gran burlone fin troppo preso sul serio si interroga su quando la medicina possa definire "mostro" un essere umano nato con delle anomalie. «Se a un uomo ben fatto mancano quattro dita dei piedi, lo chiameremo un mostro?», e generosamente ammette che la mancanza di certi organi, così come l'eccesso di dita, di altri organi o ghiandole, di per sé non costituisce "prova di mostruosità".<br />Poi, con fare distratto, come suo costume, getta una pietra contro la Chiesa (ne è ossessionato) e nasconde la mano. Tirando in ballo anche Locke, si domanda quale sia il "limite", nell'ottica della scienza che studia le anomalie nello sviluppo animale, la teratologia, oltre il quale più che parlare di "mostri" (ed ecco l'esca avvelenata) si possa "negare il battesimo a un neonato e respingerlo nell'animalità".<br />Voltaire, anche a nome di Locke, non solo non risponde alla domanda, ma rifiuta di "fissare un limite". Prendendo due piccioni con una fava: fa passare il messaggio subliminale che invece la Chiesa, crudele, quel limite lo fissa; al contempo, che egli, Voltaire, e Locke, "aprioristicamente accettano di considerare come appartenenti alla razza umana" i malformati, i focomelici, gli altri casi "mostruosi". Già! La Chiesa magari - lo leggi tra le righe volterriane - no.<br />In realtà, Voltaire non trova un "limite" al battesimo, e astutamente gira intorno all'ostacolo, mentendo senza mentire, perché quel "limite" non era mai esistito, non per la Chiesa almeno, che considera vita umana e anima divina qualsiasi creatura si nasconda dietro i veli amniotici del grembo materno, prima ancora di vederne il volto; anche se poi dovesse risultare mostruoso quel volto, anche se non dovesse averne alcuno.<br />È lo stesso Voltaire che poche pagine più in là, stavolta senza limiti, come "mostri" immondi qualificherà nell'ordine: negri, ebrei e in parte le donne. Sui neri: prima, s'intrattiene sinistramente sul loro aspetto "disumano", poi passa a sostenerne la minorità, quindi deduce debbano considerarsi bestie, e in quanto tali naturaliter schiavi; infine, va oltre e afferma che forse i negri hanno avuto origine da "abominevoli incroci" tra donne e scimmie. E tutto questo per il loro aspetto: mostruoso. Curioso che negli stessi anni in cui Voltaire scriveva queste cose, la Chiesa per mano di Benedetto XIV beatificava (e pochi anni dopo canonizzava) un frate del '500, e per giunta lo dichiarava compatrono di Palermo e patrono delle comunità negre dell'America Latina: san Benedetto il Moro. Discendente di schiavi africani, negro egli stesso.<br />Se per Voltaire il negro nascerebbe da abominevoli incroci tra donna e gorilla, e se dalla scimmia ha ereditato la mostruosità, l'imbecillità, invece, l'ha ereditata dalla donna, che reputa completamente incapace di intendere e volere. È lo stesso che dipinge gli ebrei come esseri immondi: si veda il suo Dictionaire, dove per decine di volte cita gli ebrei per brutalizzarli con epiteti crudeli.<br />Ebbene sì: il razzismo biologico fu riscoperto dagli illuministi. E Voltaire ne fu il dottore. Lui il padre dell'antisemitismo, del razzismo, il teorico della misoginia e dello schiavismo. Non meraviglia che sia anche il...]]></itunes:summary><itunes:duration>597</itunes:duration><itunes:keywords>illuministi,razzismo,rousseau,sanbenedettoilmoro,vichy,voltaire</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac6d9662eaee31aec30cddcee7347e75.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'impero romano crollò per l'immoralità diffusa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-impero-romano-crollo-per-l-immoralita-diffusa--60045548</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257</a><br /><br />L'IMPERO ROMANO CROLLO' PER L'IMMORALITA' DIFFUSA di Roberto de Mattei<br />La data ufficiale della caduta dell'Impero romano di Occidente è il 476 dopo Cristo. In quell'anno, infatti, il barbaro Odoacre, dopo avere ucciso il suo rivale Oreste, depose l'ultimo imperatore, il giovane Romolo Augustolo, e rimandò a Bisanzio le insegne imperiali, accontentandosi per sé del titolo di re. L'Imperatore di Oriente rivendicò da quel momento l'eredità di Roma, almeno fino all'anno 800 dopo Cristo, quando Carlo Magno fu incoronato Imperatore e l'antico Impero romano risorse in Occidente come Sacro Romano Impero.<br />Ma la crisi istituzionale dell'Impero romano, che precipita nel 476 con la scomparsa visibile dell'Impero, è di molto precedente, risale ad almeno un secolo prima. Se volessimo indicare una data dovremmo scegliere l'anno 378, quando le legioni di Roma vengono disfatte dai visigoti nella piana di Adrianopoli e lo stesso Valente II, l'Imperatore di Oriente, cade sul campo di battaglia. Fu, per l'esercito romano, la più grave disfatta dopo la battaglia di Canne. Quest'evento, la battaglia di Adrianopoli del 378, segna la prima grande vittoria militare dei barbari su Roma e apre la strada alle grandi invasioni che caratterizzarono il V secolo, il secolo del definitivo tramonto dell'Impero romano.<br />Causa esterna del tramonto e poi del crollo dell'Impero romano sono le invasioni barbariche. Ma le cause vere e più profonde della decadenza e della fine dell'Impero di Roma sono interne, di carattere culturale e morale. Mentre i popoli barbari premevano ai confini di un immenso Impero che dall'Oceano Atlantico e dal Mare del Nord arrivava all'Africa Settentrionale, al mar Caspio, alle frontiere con i Persiani e con gli Arabi, la società romana era immersa nel relativismo intellettuale e nell'edonismo pratico. Perciò Benedetto XVI, in relazione all'Impero romano, ha affermato che il "disfacimento degli ordinamenti portanti del diritto e degli atteggiamenti morali di fondo che ad essi davano forza, causavano la rottura degli argini che fino a quel momento avevano protetto la convivenza pacifica tra gli uomini. Un mondo stava tramontando". Fu la corruzione morale a spalancare le porte ai Vandali, che nel 406 attraversarono il Reno ghiacciato, irrompendo nella Gallia, e ai Visigoti invasero Roma.<br />Oggi, piuttosto che di invasioni, si preferisce parlare di migrazioni per sottolineare il fatto che quelli che fecero irruzione nell'Impero romano erano popoli interi, provenienti dalle regioni più settentrionali d'Europa e dalle steppe dell'Asia. Quel che è vero è che nella storia delle invasioni barbariche possiamo distinguere fasi diverse. Una prima fase di infiltrazione pacifica e graduale, alla spicciolata, nei territori dell'Impero, tra il II e il III secolo, di uomini e gruppi attratti dall'alto tenore di vita di Roma e dalla sua cultura; una seconda fase, anch'essa pacifica, di stanziamento di interi gruppi barbarici, cioè di immigrazione e di stabile insediamento entro il limes romano, non di individui o gruppi frammentati, ma di popoli interi, destinati a divenire uno Stato nello Stato; una terza fase di grandi migrazioni di popoli all'interno dell'Impero, in forma sia pacifica che guerresca; infine, a partire dal V secolo, l'ultima fase, quella della violenta irruzione di popolazioni del tutto ostili, dai Vandali agli Unni, fino ai Longobardi nel VI secolo. Le migrazioni divennero prima invasioni, poi occupazioni e conquista dell'Impero romano che, sotto gli urti dei barbari, si sgretolò e scomparve.<br />Tutto iniziò, si può dire, in una notte di inverno dell'anno 406. Il 31 dicembre di quell'anno, le scarse guarnigioni romane di stanza sul Reno, nei pressi di Magonza, avvistarono una massa brulicante di barbari, che si perdeva a vista d'occhio al di là del fiume. Il Reno era una spessa lastra di ghiaccio che permise a quella massa di attraversarlo, irrompendo all'interno dei confini dell'Impero. I pochi che tentarono di opporsi furono massacrati. Erano Vandali, Alani, Svevi, tribù intere, con donne e bambini, carri, bestie e greggi, quelli che travolsero ogni resistenza e dilagarono in Gallia. Nulla poté più fermarli.<br />I due popoli barbarici più temibili erano i Vandali e i Goti: questi ultimi divisi a loro volta in due gruppi: gli Ostrogoti e i Visigoti. Altri popoli, tra cui i terribili Unni, premevano alle loro spalle. Quando i Visigoti invasero l'Italia, sant'Agostino, scrivendo nel 408 dall'Africa ad una delle sue amiche italiane, le scrisse: "La vostra ultima lettera non mi informa di nulla di quanto avviene a Roma. Vorrei tuttavia sapere bene quanto c'è di vero di una voce vaga arrivata fin qui, quella di una minaccia sulla città. Non vorrei prestarvi fede". Il timore del santo vescovo di Ippona diverrà due anni dopo realtà.<br />Nell'agosto del 410 i Visigoti guidati dal loro capo Alarico si presentano alle porte di Roma, la assediano e durante un terribile temporale entrano per la porta Salaria che fu aperta loro dal di dentro. La città più celebre del mondo che da ottocento anni non era stata invasa dal nemico fu esposta senza misericordia alla furia dei barbari che accesero i loro fuochi sulle pendici del Campidoglio. Alarico diede ordine di rispettare le Basiliche degli Apostoli ma diede, per il resto, licenza di saccheggio. Fu, per quattro giorni, un susseguirsi di rapine, incendi, stragi, in un'atmosfera di terrore. [...]<br />Queste parole ci fanno riflettere su quanto sia precario ed effimero ogni potere, ogni ricchezza, ogni onore umano. Fu proprio meditando sul sacco di Roma del 410 che S. Agostino compose la sua celebre Città di Dio, una delle più grandi filosofie cristiane della storia dell'umanità, concepita come la storia della lotta tra due amori: l'amore di sé fino all'odio e all'indifferenza per Dio e l'amore di Dio fino all'odio e all'indifferenza per sé. Questa visione della storia non ha perso la sua attualità.<br />L'Impero romano crollò perché in esso la legge morale e divina era trasgredita. Questo è ciò che ci attesta la storia e che, attraverso la storia, giunge a noi come un monito. Anche oggi popoli stranieri invadono l'Occidente. Si tratta di una migrazione pacifica e silenziosa che potrebbe trasformarsi però in un'invasione cruenta. I barbari erano estranei alla civiltà romana ma ne assimilarono la cultura e le tradizioni. I nuovi barbari proclamano di non volersi integrare nella nostra civiltà, di cui assimilano solo gli elementi di decadenza, rifiutandone cultura e tradizioni.<br />Anche oggi il cuore dell'uomo e, di conseguenza, la vita della società, oscilla tra due opposti richiami: l'amore di Dio, che si esprime nel rispetto dell'ordine che egli ha voluto dare all'universo, fino al punto di rinunziare a ogni nostro istinto e desiderio, pur di rispettare quest'ordine. Oppure l'amore di noi stessi, il libero gioco lasciato alle nostre passioni e alla nostra volontà di potenza, fino al punto di trasgredire, nella nostra vita e nella società intera, la legge di Dio. Questa la drammatica alternativa che sempre si pone nella storia e di fronte a cui non solo i singoli uomini, ma le civiltà, sono chiamate a una scelta.<br />Nelle tenebre del V secolo, brillarono solo le luci dei santi. Furono essi a comprendere che cosa accadeva e a infondere fiducia soprannaturale, quando tutto sembrava perduto. "Cristo ti parla, ascolta! – esclamava Sant'Agostino –. Egli ti dice: perché temi? Non ti avevo forse predetto tutto ciò? Te l'avevo predetto perché la tua speranza si volgesse, una volta sopraggiunta la sentenza, verso il vero bene, invece di oscurarsi nel mondo". Tutto ciò che accadde nella storia, come nella vita di ognuno di noi, ha un senso e un significato, conosciuto solo da Dio. [...]<br />È nelle virtù cristiane che ancora oggi occorre attingere la forza al male fisico che ci minaccia dall'esterno e a quello morale che ci colpisce dall'interno.<br />Colpisce il fatto che oggi le accuse alla nostra classe politica per il clima di Basso Impero e di decadenza morale in cui vive, siano fatte proprio da chi ha fatto del relativismo morale il suo programma.<br />In Italia e in Europa esiste una questione morale, ma chi ha titolo a intervenire nel merito è solo chi si richiama a valori morali perenni e non negoziabili. Come può chi nega di principio questi valori, rimproverare gli altri se li trasgrediscono? Sono queste le contraddizioni dell'epoca attuale, ma la contraddizione è la nota distintiva del relativismo. [...]<br />Abbiamo parlato dei barbari che invadono i territori dell'Impero, ne conquistano e devastano le città, raggiungono da Nord e da Oriente i suoi estremi confini: l'Atlantico e il Mediterraneo, saccheggiano Roma, caput mundi, la città sacra e inviolata che aveva dettato le leggi a tutto il mondo civile.<br />Ma questo nemico che Roma deve affrontare e da cui Roma sarà travolta è un nemico esterno. La causa più profonda del crollo dell'Impero romano non è in realtà di carattere esterno, ma interno. Non è di carattere politico e militare, ma di natura, culturale e morale. l'Impero romano crolla perché l'edificio è ormai tarlato e la sua forza non è più che apparenza. Cerchiamo di sviluppare anche questo punto, perché il Papa Benedetto XVI ha paragonato il tramonto dell'Impero romano a quello della civiltà occidentale contemporanea e questo paragone può aiutarci a meglio comprendere la crisi del nostro tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60045548</guid><pubDate>Fri, 16 May 2014 12:26:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60045548/l_impero_romano_croll_per_l_immoralit_diffusa.mp3" length="28647384" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257

L'IMPERO ROMANO CROLLO' PER L'IMMORALITA' DIFFUSA di Roberto de Mattei
La data ufficiale della caduta dell'Impero romano di Occidente è il 476 dopo Cristo. In quell'anno, infatti,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257</a><br /><br />L'IMPERO ROMANO CROLLO' PER L'IMMORALITA' DIFFUSA di Roberto de Mattei<br />La data ufficiale della caduta dell'Impero romano di Occidente è il 476 dopo Cristo. In quell'anno, infatti, il barbaro Odoacre, dopo avere ucciso il suo rivale Oreste, depose l'ultimo imperatore, il giovane Romolo Augustolo, e rimandò a Bisanzio le insegne imperiali, accontentandosi per sé del titolo di re. L'Imperatore di Oriente rivendicò da quel momento l'eredità di Roma, almeno fino all'anno 800 dopo Cristo, quando Carlo Magno fu incoronato Imperatore e l'antico Impero romano risorse in Occidente come Sacro Romano Impero.<br />Ma la crisi istituzionale dell'Impero romano, che precipita nel 476 con la scomparsa visibile dell'Impero, è di molto precedente, risale ad almeno un secolo prima. Se volessimo indicare una data dovremmo scegliere l'anno 378, quando le legioni di Roma vengono disfatte dai visigoti nella piana di Adrianopoli e lo stesso Valente II, l'Imperatore di Oriente, cade sul campo di battaglia. Fu, per l'esercito romano, la più grave disfatta dopo la battaglia di Canne. Quest'evento, la battaglia di Adrianopoli del 378, segna la prima grande vittoria militare dei barbari su Roma e apre la strada alle grandi invasioni che caratterizzarono il V secolo, il secolo del definitivo tramonto dell'Impero romano.<br />Causa esterna del tramonto e poi del crollo dell'Impero romano sono le invasioni barbariche. Ma le cause vere e più profonde della decadenza e della fine dell'Impero di Roma sono interne, di carattere culturale e morale. Mentre i popoli barbari premevano ai confini di un immenso Impero che dall'Oceano Atlantico e dal Mare del Nord arrivava all'Africa Settentrionale, al mar Caspio, alle frontiere con i Persiani e con gli Arabi, la società romana era immersa nel relativismo intellettuale e nell'edonismo pratico. Perciò Benedetto XVI, in relazione all'Impero romano, ha affermato che il "disfacimento degli ordinamenti portanti del diritto e degli atteggiamenti morali di fondo che ad essi davano forza, causavano la rottura degli argini che fino a quel momento avevano protetto la convivenza pacifica tra gli uomini. Un mondo stava tramontando". Fu la corruzione morale a spalancare le porte ai Vandali, che nel 406 attraversarono il Reno ghiacciato, irrompendo nella Gallia, e ai Visigoti invasero Roma.<br />Oggi, piuttosto che di invasioni, si preferisce parlare di migrazioni per sottolineare il fatto che quelli che fecero irruzione nell'Impero romano erano popoli interi, provenienti dalle regioni più settentrionali d'Europa e dalle steppe dell'Asia. Quel che è vero è che nella storia delle invasioni barbariche possiamo distinguere fasi diverse. Una prima fase di infiltrazione pacifica e graduale, alla spicciolata, nei territori dell'Impero, tra il II e il III secolo, di uomini e gruppi attratti dall'alto tenore di vita di Roma e dalla sua cultura; una seconda fase, anch'essa pacifica, di stanziamento di interi gruppi barbarici, cioè di immigrazione e di stabile insediamento entro il limes romano, non di individui o gruppi frammentati, ma di popoli interi, destinati a divenire uno Stato nello Stato; una terza fase di grandi migrazioni di popoli all'interno dell'Impero, in forma sia pacifica che guerresca; infine, a partire dal V secolo, l'ultima fase, quella della violenta irruzione di popolazioni del tutto ostili, dai Vandali agli Unni, fino ai Longobardi nel VI secolo. Le migrazioni divennero prima invasioni, poi occupazioni e conquista dell'Impero romano che, sotto gli urti dei barbari, si sgretolò e scomparve.<br />Tutto iniziò, si può dire, in una notte di inverno dell'anno 406. Il 31 dicembre di quell'anno, le scarse guarnigioni romane di stanza sul Reno, nei pressi di Magonza, avvistarono una massa brulicante di barbari, che si perdeva a vista...]]></itunes:summary><itunes:duration>1791</itunes:duration><itunes:keywords>cartagine,immoralità,imperoromano,occidente,sanleonemagno,santagostino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/40e8f6b2e0e3f45b3b5b49ccb9095258.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>25 aprile, la festa più insensata e ridicola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/25-aprile-la-festa-piu-insensata-e-ridicola--59640807</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3241" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3241</a><br /><br />25 APRILE, LA FESTA PIU' INSENSATA E RIDICOLA di Massimo Viglione<br />È fin troppo facile far notare che il 25 aprile è la festa più insensata e ridicola che sia mai esistita nella storia, visto che di fatto si festeggia una sconfitta miliare di un popolo distrutto e caduto nella guerra civile e nell'odio ideologizzato. E che è ancora più insensata perché si continua a festeggiarla dopo settant'anni! Una tipica follia democratica.<br />Naturalmente diciamo questo non certo per nostalgismo pro sconfitti, né perché riteniamo che qualora la guerra fosse stata vinta dal nazional-socialismo noi italiani ce la saremmo passata meglio. Forse nei primissimi anni della vittoria; ma, personalmente ritengo che, specie alla lunga – e questo al di là delle follie razziste dell'hitlerismo – sempre servi saremmo stati, e sempre del Paese che oggi domina l'Europa non con le armi e la Gestapo ma con la finanza e le banche.<br />Occorre riflettere bene ormai, dopo settant'anni, sul perché di questa stupida festa nazionale. Se essa è stata inventata e continua ad essere imposta ogni anno, nonostante ormai da lungo tempo molti intellettuali – spesso ex-marxisti – stiano oggettivamente invitando all'eliminazione di questo solco di sangue che ancora bagna l'identità italiana – è perché essa è il marchio stesso della Repubblica Italiana. Ne è il sigillo nazionale. Un sigillo troppo pesante perché possa essere tolto e possa divenire pubblico ciò che nasconde.<br />Per decenni si è taciuto sulle stragi comuniste dei titini in Istria e sulle stragi comuniste dei partigiani in Emilia Romagna e altrove. Per decenni il 25 aprile serviva a occultare nella festa "di tutti" (come Pertini, il presidente di tutti, ricordate?) il sangue innocente (donne, vecchi, seminaristi, sacerdoti, uomini che si erano arresi, ecc.) offerto in tributo all'altare del sol dell'avvenire che sembrava stesse per sorgere in quei tragici giorni.<br />Soprattutto doveva però nascondere anche l'idea stessa che in Italia vi fosse stata una guerra civile. Tutti noi che siamo stati studenti nella Prima Repubblica, sappiamo bene che la guerra civile fra partigiani e fascisti non è mai esistita: è esistita invece la guerra di "liberazione" – termine che dimenticava, come se nulla fosse, il fatto che se dietro i fascisti vi era un invasore, dietro i partigiani ve ne erano due (o di più, forse). "Liberazione": ecco la parola magica inventata, mentre Mussolini pendeva a Piazzale Loreto e il sangue scorreva a litri nel triangolo rosso della morte e in Istria, per occultare sia la sconfitta militare che l'idea stessa di una guerra civile. Al punto tale che – e il cinema ha lavorato molto in tal senso – il "fascista" non era più neanche italiano, ma era il male in sé, inevitabilmente cattivo perché antitesi dell'inevitabilmente buono, ovvero dell'italiano partigiano.<br />Ma perché occorreva – e occorre ancora dopo settant'anni – nascondere la sconfitta e la guerra civile? Su questo nodo focale ormai la letteratura è vasta (Galli della Loggia, Emilio Gentile, Paolo Mieli, Marcello Veneziani, solo per citare alcuni fra gli autori più noti): la ragione vera risiede nella storia precedente, vale a dire nel Risorgimento italiano.<br />Il processo di unificazione nazionale è stato – al di là del mero risultato territoriale amministrativo – un assoluto fallimento. L'"italietta" nata dal blitz di Cavour e Garibaldi era più "espressione geografica" dell'Italia dei giorni di Metternich. Niente univa il siciliano e il piemontese, il salentino e il lombardo, il fiorentino e il calabrese. Economicamente era un disastro, più o meno come oggi. Moralmente screditati e corrotti. Militarmente ridicoli e incapaci (nemmeno gli africani ci rispettavano). Per non parlare della questione meridionale, della mafia, della corruzione, dell'emigrazione di milioni di uomini costretti a lasciare la loro Italia per non morire di fame.<br />Essendo evidente a tutti il fallimento ideale, civile e culturale del Risorgimento, per forgiare gli italiani fu deciso prima di tentare la via coloniale e fu un disastro, come già accennato. Poi di entrare nella Prima Guerra Mondiale, pur sapendo perfettamente che se ne poteva stare tranquillamente fuori. Il prezzo è stato 600.000 morti e 1.500.000 mutilati e feriti, il tutto per la "vittoria mutilata" (anche la vittoria fu mutilata).<br />Poi il biennio rosso – con il rischio bolscevico – e infine la dittatura fascista, che si assunse il compito di "fare gli italiani", ovvero di riuscire dove il risorgimento liberale aveva chiaramente fallito. Il fascismo divenne, come Mussolini stesso dichiarò più volte e Giovanni Gentile teorizzò filosoficamente – il compimento del Risorgimento. Il Secondo Risorgimento.<br />Ma il fascismo – al di là di alcuni innegabili risultati positivi – ci ha condotto al secondo disastro mondiale e all'8 settembre, con la "morte della patria", lo Stato alla sfascio, una monarchia indecente che fugge, un esercito lasciato senza ordini e senza capi, all'invasione degli stranieri e alla guerra civile.<br />Così, il mondo partigiano, almeno l'intelligenza di esso, comprese che occorreva risollevare ancora una volta, per la terza volta, dal baratro il mito fallimentare del Risorgimento. E lo fece facendo scomparire dall'idea italiana il fascismo, la sconfitta e la guerra civile, e presentando la nuova repubblica consociativa, liberal-democratica tendente a sinistra come il vero ultimo passaggio per la realizzazione del "nuovo italiano", quello appunto sognato dagli eroi risorgimentali. Nacque così il "terzo risorgimento", quello democristian-laico-comunista.<br />Ecco la necessità di mantenere in vita la festa del 25 aprile. In fondo, abolirla, sarebbe come ammettere che pure il "terzo risorgimento" ha fallito nell'obbiettivo di fare gli italiani e di costruire un Italia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni.<br />Quanto l'Italia di oggi sia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni è sotto gli occhi di tutti.<br />È fallito il primo Risorgimento, quello condotto contro la Chiesa e l'identità cattolica italiana. È fallito il secondo Risorgimento, quello fascista. È fallito pure il terzo Risorgimento, quello del compromesso storico fra "cattolici" liberali, laici e comunisti, che ha prodotto l'obbrobrio in cui oggi viviamo.<br />Oggi l'Italia neanche esiste più, essendo divenuta colonia sottomessa a un'entità astratta e al contempo famelica e contro-natura come la UE. Eppure noi continuiamo a festeggiare il 25 aprile.<br />Come dire... sempre più stupidi, ogni anno che passa. Sempre meno italiani, ogni anno che passa.<br />Perché il vero italiano era quello figlio di 26 secoli di storia. Quello che si trovò i piemontesi a casa. Quello era il vero italiano. E oggi, italiano vero, è colui che è in grado di capire e ha la forza di dirlo che questa Italia, questa Repubblica, non ha quasi nulla della vera Italia. E che finché non restaureremo la vera Italia, il nostro destino sarà quello di andare sempre più allo sfascio generale.<br />Ma, per usare una loro espressione... "un'altra Italia è possibile". Non dimentichiamolo e lottiamo per questo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59640807</guid><pubDate>Thu, 01 May 2014 22:08:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59640807/25_aprile_la_festa_piu_insensata_e_ridicola.mp3" length="8889199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3241

25 APRILE, LA FESTA PIU' INSENSATA E RIDICOLA di Massimo Viglione
È fin troppo facile far notare che il 25 aprile è la festa più insensata e ridicola che sia mai esistita nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3241" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3241</a><br /><br />25 APRILE, LA FESTA PIU' INSENSATA E RIDICOLA di Massimo Viglione<br />È fin troppo facile far notare che il 25 aprile è la festa più insensata e ridicola che sia mai esistita nella storia, visto che di fatto si festeggia una sconfitta miliare di un popolo distrutto e caduto nella guerra civile e nell'odio ideologizzato. E che è ancora più insensata perché si continua a festeggiarla dopo settant'anni! Una tipica follia democratica.<br />Naturalmente diciamo questo non certo per nostalgismo pro sconfitti, né perché riteniamo che qualora la guerra fosse stata vinta dal nazional-socialismo noi italiani ce la saremmo passata meglio. Forse nei primissimi anni della vittoria; ma, personalmente ritengo che, specie alla lunga – e questo al di là delle follie razziste dell'hitlerismo – sempre servi saremmo stati, e sempre del Paese che oggi domina l'Europa non con le armi e la Gestapo ma con la finanza e le banche.<br />Occorre riflettere bene ormai, dopo settant'anni, sul perché di questa stupida festa nazionale. Se essa è stata inventata e continua ad essere imposta ogni anno, nonostante ormai da lungo tempo molti intellettuali – spesso ex-marxisti – stiano oggettivamente invitando all'eliminazione di questo solco di sangue che ancora bagna l'identità italiana – è perché essa è il marchio stesso della Repubblica Italiana. Ne è il sigillo nazionale. Un sigillo troppo pesante perché possa essere tolto e possa divenire pubblico ciò che nasconde.<br />Per decenni si è taciuto sulle stragi comuniste dei titini in Istria e sulle stragi comuniste dei partigiani in Emilia Romagna e altrove. Per decenni il 25 aprile serviva a occultare nella festa "di tutti" (come Pertini, il presidente di tutti, ricordate?) il sangue innocente (donne, vecchi, seminaristi, sacerdoti, uomini che si erano arresi, ecc.) offerto in tributo all'altare del sol dell'avvenire che sembrava stesse per sorgere in quei tragici giorni.<br />Soprattutto doveva però nascondere anche l'idea stessa che in Italia vi fosse stata una guerra civile. Tutti noi che siamo stati studenti nella Prima Repubblica, sappiamo bene che la guerra civile fra partigiani e fascisti non è mai esistita: è esistita invece la guerra di "liberazione" – termine che dimenticava, come se nulla fosse, il fatto che se dietro i fascisti vi era un invasore, dietro i partigiani ve ne erano due (o di più, forse). "Liberazione": ecco la parola magica inventata, mentre Mussolini pendeva a Piazzale Loreto e il sangue scorreva a litri nel triangolo rosso della morte e in Istria, per occultare sia la sconfitta militare che l'idea stessa di una guerra civile. Al punto tale che – e il cinema ha lavorato molto in tal senso – il "fascista" non era più neanche italiano, ma era il male in sé, inevitabilmente cattivo perché antitesi dell'inevitabilmente buono, ovvero dell'italiano partigiano.<br />Ma perché occorreva – e occorre ancora dopo settant'anni – nascondere la sconfitta e la guerra civile? Su questo nodo focale ormai la letteratura è vasta (Galli della Loggia, Emilio Gentile, Paolo Mieli, Marcello Veneziani, solo per citare alcuni fra gli autori più noti): la ragione vera risiede nella storia precedente, vale a dire nel Risorgimento italiano.<br />Il processo di unificazione nazionale è stato – al di là del mero risultato territoriale amministrativo – un assoluto fallimento. L'"italietta" nata dal blitz di Cavour e Garibaldi era più "espressione geografica" dell'Italia dei giorni di Metternich. Niente univa il siciliano e il piemontese, il salentino e il lombardo, il fiorentino e il calabrese. Economicamente era un disastro, più o meno come oggi. Moralmente screditati e corrotti. Militarmente ridicoli e incapaci (nemmeno gli africani ci rispettavano). Per non parlare della questione meridionale, della mafia, della...]]></itunes:summary><itunes:duration>556</itunes:duration><itunes:keywords>25aprile,identitàitaliana,militarmenteridicoli,risorgimento,vittoriamutilata</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e5fb90f49a30a6bb7e4b79a4377befb8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La sedia gestatoria dei papi? Sfatiamo un mito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-sedia-gestatoria-dei-papi-sfatiamo-un-mito--59283901</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3214" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3214</a><br /><br />LA SEDIA GESTATORIA DEI PAPI? SFATIAMO UN MITO di Vittorio Messori<br />Ha scritto Vittorio Feltri in un articolo su Il Giornale di settembre, a proposito di papa Francesco e del suo rapporto con l'antica tradizione della Chiesa: "Che dire della sedia gestatoria, in voga sino a qualche anno fa? Il Capo della cristianità si faceva portare in giro su un cadreghino con le stanghe, rette da poveracci, sostituti di cavalli o asini." Feltri ribadisce all'inizio dell'articolo di non essere credente, meno che mai cattolico, e, dunque, di sapere ben poco di "cose di Chiesa". Ci permettiamo allora - ad uso suo e dei lettori - di chiarire come, storicamente, stiano le cose. Il tema è solo apparentemente secondario, visto che sin dal Settecento è un luogo comune della polemica anticlericale (vi accenna persino Voltaire) come esempio della violenza sull'uomo da parte di coloro che osano dirsi rappresentanti del Cristo in terra. L'uso della sedia gestatoria da parte dei papi non era il residuo di crudeltà schiavistiche da faraone egizio o da imperatore del Basso Impero romano. Era, al contrario, un "servizio" prezioso reso ai devoti che si accalcavano alle cerimonie pontificie e si lagnavano di non poter vedere il papa che passava benedicendo. Non a caso l'impiego della sedia era limitato all'interno delle grandi basiliche, a cominciare da San Pietro e dal Laterano, o a liturgie solenni all'aperto che attiravano le folle. Insomma, qualcosa di equivalente ai maxischermi sulle piazze attuali. Non dimentichiamo che colonne di pellegrini giungevano di continuo a Roma dai luoghi più lontani, ut videre Petrum, per vedere Pietro; e grande sarebbe stata la loro delusione se, stretti nella calca, non avessero potuto contemplare il suo volto e la sua mano benedicente. Paolo VI disse all'amico Jean Guitton che stare su quella sedia era "assai incomodo", visti gli ondeggiamenti, ma di sopportare volentieri il disagio per una questione di equità: tutti coloro che lo desideravano - e non solo coloro che godevano di privilegi e di precedenze - potevano vedere il Santo Padre ed essere visti da lui. Anche per questo Giovanni XXIII ne fece grande uso. Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI non vollero tornare alla sedia gestatoria (soprattutto per evitare equivoci come quello di cui testimonia ora Vittorio Feltri) ma la pedana mobile di cui si servirono non aveva solo funzioni "ortopediche", ma anche di migliore visibilità da parte dei fedeli. In ogni caso, portare sulle spalle il Santo Padre era un grande onore che si disputavano le grandi famiglie dell'Urbe. Ancora oggi, del resto, c'è viva competizione in antiche e nobili città come Viterbo e Gubbio per far parte del gruppo di eletti che hanno il privilegio di portare ogni anno la pesantissima "macchina di santa Rosa" e i "ceri", essi pure di peso non lieve. Per stare al Vaticano, abbiamo, tra l'altro, l'ordinanza con cui Pio IV, alla metà del Cinquecento, regolamenta il servizio alla sedia, riservandolo soltanto ai "cavalieri romani". Col tempo, l'impiego si fece più professionale e i Sediari Pontifici (questo il nome ufficiale) si unirono ad un'altra categoria ambita ed onorata, quella dei Palafrenieri del papa e dei cardinali, e crearono una confraternita che ebbe l'onore di una chiesa in Vaticano, accanto alla porta di Sant'Anna. Solo una minima parte del lavoro dei Sediari consisteva nel trasporto a spalle del pontefice: come dicevo, si ricorreva a quel seggio elevato solo in certe occasioni. Vestiti di una elegante livrea, con sul petto lo stemma papale ricamato, facevano parte della "Famiglia del Santo Padre" ed erano dunque tra quelli in maggiore intimità con lui. Accudivano e intrattenevano gli ospiti nelle anticamere e uno di loro aveva l'onore di dormire nella camera adiacente a quella papale, alla quale era collegato con un campanello, pronto ad accorrere a una sua chiamata. Quanto al trasporto a spalle del tronetto pontificale, gli addetti erano 12, dunque 3 per ciascuna delle quattro stanghe. In genere, si trattava di percorrere poche centinaia - se non poche decine - di metri: nulla di arduo per gente robusta e giovane, visto che a una certa età erano addetti solo ai servizi sedentari, di camera. La fatica di moltissimi operai o di muratori odierni è ben più pesante e prolungata, sopportata per giunta sino all'età della pensione. Non dimenticando il soddisfacente e sicuro stipendio (cosa rara e preziosa, un tempo ancor più che oggi) e, soprattutto, la gratificazione personale: come si diceva, quell'impegno a servizio diretto del Vicario di Cristo e, soprattutto, quello sforzo per mostrarlo alla folla dei devoti erano considerati tra i più prestigiosi e meritevoli, degni persino di un premio soprannaturale. Insomma è la storia che lo attesta: checché ne dica la superficialità giornalistica, quei collaboratori del ruolo pastorale del Pontefice erano tutt'altro che "poveracci", né sostituivano "cavalli ed asini".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59283901</guid><pubDate>Fri, 04 Apr 2014 20:46:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59283901/la_sedia_gestatoria_dei_papi_sfatiamo_un_mito.mp3" length="6433271" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3214

LA SEDIA GESTATORIA DEI PAPI? SFATIAMO UN MITO di Vittorio Messori
Ha scritto Vittorio Feltri in un articolo su Il Giornale di settembre, a proposito di papa Francesco e del suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3214" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3214</a><br /><br />LA SEDIA GESTATORIA DEI PAPI? SFATIAMO UN MITO di Vittorio Messori<br />Ha scritto Vittorio Feltri in un articolo su Il Giornale di settembre, a proposito di papa Francesco e del suo rapporto con l'antica tradizione della Chiesa: "Che dire della sedia gestatoria, in voga sino a qualche anno fa? Il Capo della cristianità si faceva portare in giro su un cadreghino con le stanghe, rette da poveracci, sostituti di cavalli o asini." Feltri ribadisce all'inizio dell'articolo di non essere credente, meno che mai cattolico, e, dunque, di sapere ben poco di "cose di Chiesa". Ci permettiamo allora - ad uso suo e dei lettori - di chiarire come, storicamente, stiano le cose. Il tema è solo apparentemente secondario, visto che sin dal Settecento è un luogo comune della polemica anticlericale (vi accenna persino Voltaire) come esempio della violenza sull'uomo da parte di coloro che osano dirsi rappresentanti del Cristo in terra. L'uso della sedia gestatoria da parte dei papi non era il residuo di crudeltà schiavistiche da faraone egizio o da imperatore del Basso Impero romano. Era, al contrario, un "servizio" prezioso reso ai devoti che si accalcavano alle cerimonie pontificie e si lagnavano di non poter vedere il papa che passava benedicendo. Non a caso l'impiego della sedia era limitato all'interno delle grandi basiliche, a cominciare da San Pietro e dal Laterano, o a liturgie solenni all'aperto che attiravano le folle. Insomma, qualcosa di equivalente ai maxischermi sulle piazze attuali. Non dimentichiamo che colonne di pellegrini giungevano di continuo a Roma dai luoghi più lontani, ut videre Petrum, per vedere Pietro; e grande sarebbe stata la loro delusione se, stretti nella calca, non avessero potuto contemplare il suo volto e la sua mano benedicente. Paolo VI disse all'amico Jean Guitton che stare su quella sedia era "assai incomodo", visti gli ondeggiamenti, ma di sopportare volentieri il disagio per una questione di equità: tutti coloro che lo desideravano - e non solo coloro che godevano di privilegi e di precedenze - potevano vedere il Santo Padre ed essere visti da lui. Anche per questo Giovanni XXIII ne fece grande uso. Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI non vollero tornare alla sedia gestatoria (soprattutto per evitare equivoci come quello di cui testimonia ora Vittorio Feltri) ma la pedana mobile di cui si servirono non aveva solo funzioni "ortopediche", ma anche di migliore visibilità da parte dei fedeli. In ogni caso, portare sulle spalle il Santo Padre era un grande onore che si disputavano le grandi famiglie dell'Urbe. Ancora oggi, del resto, c'è viva competizione in antiche e nobili città come Viterbo e Gubbio per far parte del gruppo di eletti che hanno il privilegio di portare ogni anno la pesantissima "macchina di santa Rosa" e i "ceri", essi pure di peso non lieve. Per stare al Vaticano, abbiamo, tra l'altro, l'ordinanza con cui Pio IV, alla metà del Cinquecento, regolamenta il servizio alla sedia, riservandolo soltanto ai "cavalieri romani". Col tempo, l'impiego si fece più professionale e i Sediari Pontifici (questo il nome ufficiale) si unirono ad un'altra categoria ambita ed onorata, quella dei Palafrenieri del papa e dei cardinali, e crearono una confraternita che ebbe l'onore di una chiesa in Vaticano, accanto alla porta di Sant'Anna. Solo una minima parte del lavoro dei Sediari consisteva nel trasporto a spalle del pontefice: come dicevo, si ricorreva a quel seggio elevato solo in certe occasioni. Vestiti di una elegante livrea, con sul petto lo stemma papale ricamato, facevano parte della "Famiglia del Santo Padre" ed erano dunque tra quelli in maggiore intimità con lui. Accudivano e intrattenevano gli ospiti nelle anticamere e uno di loro aveva l'onore di dormire nella camera adiacente a quella papale, alla quale...]]></itunes:summary><itunes:duration>403</itunes:duration><itunes:keywords>feltri,messori,pensione,sediagestatoria,sediaripontifici,utviderepetrum</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3f01d617466d49a7702da77f9b1fb53e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Heinrich Himmler: comandante delle SS e della polizia nazista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/heinrich-himmler-comandante-delle-ss-e-della-polizia-nazista--59034302</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3163" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3163</a><br /><br />HEINRICH HIMMLER: COMANDANTE DELLE SS E DELLA POLIZIA NAZISTA CON IL COMPITO DI REALIZZARE IL PIU' SPAVENTOSO MASSACRO DELLA STORIA di Giulio Meotti<br />"Sei un ebreo?", chiede Heinrich Himmler a un prigioniero durante una visita nel fronte orientale del 1941. "Sì". "Entrambi i genitori sono ebrei?". "Sì", continua il ragazzo. "Hai antenati che non fossero ebrei?". "No". "Allora non posso aiutarti". Il giovane viene fucilato sotto gli occhi del gerarca nazista. Questo era Heinrich Himmler.<br />Di Hitler si dice che fosse "magnetico". Di Göring che fosse un valoroso pilota. Di Goebbels che fosse un demagogo straordinario. Di Heydrich che fosse un provetto schermidore, un eccellente pilota e un ottimo musicista. Nessuno è mai riuscito a trovare niente di speciale in Himmler, non un solo momento di carisma e umanità in tutta la sua esistenza.<br />Fra i grandi capi nazisti è il più efferato e il più anonimo. L'uomo che vanta un curriculum di delitti senza precedenti non mostra segni caratteristici. Basso, flaccido, calvo, grassoccio, occhi acquosi, mento sfuggente, stretta di mano molle, Himmler era uno come tanti, monotono e pedante. Solo che il suo ufficio era il comando delle SS e della polizia nazista, il suo compito realizzare il più spaventoso massacro della storia.<br />I suoi lineamenti sono talmente banali che nel maggio del 1945 non viene identificato dai sovietici che lo fanno prigioniero e dagli inglesi che lo prendono in custodia. Non si è nemmeno camuffato: a Himmler è bastato togliersi i pince-nez. Senza quelli, non è più lui. Come in una gag, Himmler era i suoi occhiali. Dietro non c'è nulla. Fino a oggi.<br />"Vado ad Auschwitz. Baci, il tuo Heini", scrive Himmler alla moglie Margaret. E ancora: "Nei prossimi giorni sarò a Lublino, Zamosch, Auschwitz, Lemberg e poi nella nuova sede. Sono curioso di vedere se e come funzionerà il telefono. Saluti e baci! Il tuo Pappi". Pochi giorni dopo parte per un sopralluogo di due giorni ad Auschwitz per vedere con i suoi occhi che cosa accade a un trasporto di ebrei sottoposti all'azione del pesticida Zyklon B. I cadaveri gonfi che si colorano di blu, i forni crematori. Himmler dà il via libera alla distruzione su vasta scala del popolo ebraico.<br />Queste sono soltanto due delle straordinarie lettere ritrovate in Israele e pubblicate in questi giorni dal quotidiano tedesco Die Welt. Documenti, corrispondenza e fotografie dell'architetto dell'Olocausto. Leggendo queste lettere, vedendo queste immagini, i giornali hanno sottolineato la "normalità" del boia del Terzo Reich, il capo delle SS, del programma eutanasia e dell'annientamento del popolo ebraico.<br />Le lettere ci rivelano un Himmler attento alle spese personali, che vive senza lussi, a differenza di quasi tutti gli altri gerarchi, specie Göring. Dalle lettere ne esce un Himmler "sobrio esecutore di una visione del mondo", come dice lo storico Michael Wildt. Ai suoi occhi l'omicidio di massa era un passo necessario per compiere la missione del Terzo Reich. "Sarò in un centro di esecuzioni per testare nuovi e interessanti metodi di fucilazione", scrive il gerarca alla moglie. Come commenta lo Spiegel, "Himmler non aveva nulla di banale, era intelligente, possedeva una energia radiante, e una fantasia capace di attuare l'ideologia del nazionalsocialismo in azione".<br />Le lettere confermano che Himmler non era un mostro, non aveva nulla di demoniaco, né di sadico, non traeva piacere nella sofferenza altrui (si sentì spesso male di fronte alle carneficine). Aveva una missione, invece, e una ideologia ben precisa. Pagana, salutista, eugenetica, ecologista, darwiniana, ultra moderna e iper illuministica.<br />Queste ultime scoperte ci parlano di un uomo che concepiva se stesso, nelle parole di Joachim Fest, "non come un assassino, ma come un patrono della scienza". E fu proprio quella moglie, l'infermiera Margaret, appassionata di omeopatia e mesmerismo, a introdurlo alla scienza del biologico. Una fotografia li ritrae a raccogliere erbe mediche sul lago di Tegernsee, dove la moglie e la figlia Gudrun lo aspettavano. Era il giugno 1941. Questo materiale incredibile si trova a Tel Aviv, in un caveau di proprietà della regista Vanessa Lapa, che ha realizzato un documentario su Himmler la cui proiezione in anteprima è in programma alla prossima Berlinale.<br />Emerge l'Himmler pioniere dell'alimentazione biologica e della battaglia contro il "Gm Food", il cibo geneticamente modificato, da combattere a favore di una "agricoltura in accordo con le leggi della vita". "L'artificiale è ovunque", scriveva Himmler. "Ovunque c'è cibo adulterato, pieno di ingredienti che lo rendono longevo e più bello".<br />Himmler era un avido lettore di Max Bircher-Benner e Ragnar Berg, i due principali sostenitori del cibo biologico, il primo addirittura inventore del famoso Muesli. Himmler si distinse come uno zelota della lotta agli additivi, ai conservanti, ai coloranti, e vietò l'uso dello zucchero bianco raffinato e del miele artificiale. Grande sostenitore dei rimedi naturali, il capo delle SS fu anche un acerrimo nemico della vivisezione e promosse campagne per la tutela dell'ambiente e di specie sotto minaccia di estinzione, come la balena. Secondo Himmler, si doveva bandire la vivisezione con l'obiettivo di "risvegliare e rafforzare lo spirito di compassione in quanto uno dei più alti valori morali del popolo tedesco". Un Himmler orgoglioso di definire questo popolo "l'unico al mondo ad avere un'attitudine decente verso gli animali".<br />Il più zelante assassino di bambini della storia scrisse persino un libro di fiabe, in cui i topi scovati nelle case dei tedeschi non vengono uccisi, ma portati in tribunale per essere processati, "trattati con umanità". Su volontà di Himmler furono approvate direttive per il trasporto degli animali, furono ospitate a Berlino conferenze internazionali sulla protezione degli animali e promulgata una regolamentazione della macellazione dei pesci e di altri animali a sangue freddo. Una volta Himmler chiese al suo medico, noto cacciatore: "Come puoi, tu, dottor Kersten, gioire sparando, da un riparo, a delle creature indifese, che vagano per la foresta, incapaci di proteggere se stesse e prive di ogni sospetto? E' un vero delitto. La natura è tremendamente bella e ogni animale ha il diritto di vivere". Intanto gli ascari di Himmler inseguivano e abbattevano gli ebrei nelle foreste della Polonia e dell'Ucraina.<br />Un saggio di due ricercatori americani, Arnold Arluke della Northeastern University di Boston e Boria Sax della Pace University di New York, è arrivato addirittura alla conclusione che "l'Olocausto è stato causato dalla paura della contaminazione genetica del popolo tedesco che i nazisti consideravano unico anche per il suo rapporto privilegiato e simpatetico con gli animali". Himmler decise anche di bandire la macellazione rituale ebraica che non permette di anestetizzare la bestia. Stigmatizzava la tradizione kasher perché si poneva "contro la raffinata sensibilità della società tedesca" e addirittura come "una sofferenza inutile".<br />Salutista, Himmler aveva in odio il tabacco, che definiva "una masturbazione polmonare". Il Reichsführer che incitava i suoi soldati a non avere pietà di una colonna di donne e bambini da fucilare, bandì il fumo non soltanto fra le sue SS, ma anche in molti luoghi di lavoro, negli uffici governativi, negli ospedali e sui treni e autobus delle città. Nessuno fumava mai in presenza del sovrano dei campi di concentramento.<br />Himmler raccomandava colazioni a base di porri crudi e acqua minerale, e dedicò parte della sua attività al "problema delle patate lesse", finanziando persino delle ricerche sul tema. Emerge anche una passione per i bagni nel fieno d'avena. Himmler aveva messo a punto anche uno speciale menu da sottoporre al popolo tedesco: il caffè del mattino era sostituito da latte e poltiglia di cereali; a tavola, al posto di vino o birra, si doveva bere acqua minerale; i pasti erano da calcolare minuziosamente sui computi delle vitamine e delle calorie prescritte dagli eugenisti a lui vicini. Himmler amava i cerbiatti e definiva la caccia "un delitto a sangue freddo contro esseri innocenti". E' la stessa persona che sponsorizza nei campi di sterminio i medici criminali e gli esperimenti sulle cavie umane.<br />Il capo delle SS era prima di tutto un allevatore di polli. Un destino che condivise con altri genieri della "soluzione finale": Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, aveva un negozio di macelleria; Willi Mentz, guardiano a Treblinka, aveva fatto il mungitore di vacche; Kurt Franz, ultimo comandante di Treblinka, era stato macellaio come Karl Frenzel, "fuochista" prima a Hadamar poi a Sobibor.<br />A Waldtrudering gli Himmler si stabiliscono con il cane, i polli, i conigli e un maiale. "Le galline depongono male", scrive Margaret a Himmler. "Appena due uova al giorno". La famiglia Himmler, alla fine della guerra, sognava di aprire una grande industria di allevamento di uova biologiche. Lo stratega dello sterminio stravedeva per i tramonti, ma soprattutto per i fiori. E giunse così a ordinare la produzione di erbe medicinali e miele organico nel campo di concentramento di Dachau, dove il dottor Fahrenkamp diresse una sorta di paradiso verde in mezzo al lager.<br />L'Istituto tedesco per la nutrizione e il cibo organizzò una rete di coltivazioni all'interno dei campi di concentramento in Polonia e Cecoslovacchia. A Dachau la piantagione era diretta dal botanista austriaco Emmerich Zederbauer, che coordinava un gruppo di medici, farmacisti e tecnici di laboratorio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59034302</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2014 17:13:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59034302/heinrich_himmler.mp3" length="14596850" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3163

HEINRICH HIMMLER: COMANDANTE DELLE SS E DELLA POLIZIA NAZISTA CON IL COMPITO DI REALIZZARE IL PIU' SPAVENTOSO MASSACRO DELLA STORIA di Giulio Meotti
"Sei un ebreo?", chiede...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3163" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3163</a><br /><br />HEINRICH HIMMLER: COMANDANTE DELLE SS E DELLA POLIZIA NAZISTA CON IL COMPITO DI REALIZZARE IL PIU' SPAVENTOSO MASSACRO DELLA STORIA di Giulio Meotti<br />"Sei un ebreo?", chiede Heinrich Himmler a un prigioniero durante una visita nel fronte orientale del 1941. "Sì". "Entrambi i genitori sono ebrei?". "Sì", continua il ragazzo. "Hai antenati che non fossero ebrei?". "No". "Allora non posso aiutarti". Il giovane viene fucilato sotto gli occhi del gerarca nazista. Questo era Heinrich Himmler.<br />Di Hitler si dice che fosse "magnetico". Di Göring che fosse un valoroso pilota. Di Goebbels che fosse un demagogo straordinario. Di Heydrich che fosse un provetto schermidore, un eccellente pilota e un ottimo musicista. Nessuno è mai riuscito a trovare niente di speciale in Himmler, non un solo momento di carisma e umanità in tutta la sua esistenza.<br />Fra i grandi capi nazisti è il più efferato e il più anonimo. L'uomo che vanta un curriculum di delitti senza precedenti non mostra segni caratteristici. Basso, flaccido, calvo, grassoccio, occhi acquosi, mento sfuggente, stretta di mano molle, Himmler era uno come tanti, monotono e pedante. Solo che il suo ufficio era il comando delle SS e della polizia nazista, il suo compito realizzare il più spaventoso massacro della storia.<br />I suoi lineamenti sono talmente banali che nel maggio del 1945 non viene identificato dai sovietici che lo fanno prigioniero e dagli inglesi che lo prendono in custodia. Non si è nemmeno camuffato: a Himmler è bastato togliersi i pince-nez. Senza quelli, non è più lui. Come in una gag, Himmler era i suoi occhiali. Dietro non c'è nulla. Fino a oggi.<br />"Vado ad Auschwitz. Baci, il tuo Heini", scrive Himmler alla moglie Margaret. E ancora: "Nei prossimi giorni sarò a Lublino, Zamosch, Auschwitz, Lemberg e poi nella nuova sede. Sono curioso di vedere se e come funzionerà il telefono. Saluti e baci! Il tuo Pappi". Pochi giorni dopo parte per un sopralluogo di due giorni ad Auschwitz per vedere con i suoi occhi che cosa accade a un trasporto di ebrei sottoposti all'azione del pesticida Zyklon B. I cadaveri gonfi che si colorano di blu, i forni crematori. Himmler dà il via libera alla distruzione su vasta scala del popolo ebraico.<br />Queste sono soltanto due delle straordinarie lettere ritrovate in Israele e pubblicate in questi giorni dal quotidiano tedesco Die Welt. Documenti, corrispondenza e fotografie dell'architetto dell'Olocausto. Leggendo queste lettere, vedendo queste immagini, i giornali hanno sottolineato la "normalità" del boia del Terzo Reich, il capo delle SS, del programma eutanasia e dell'annientamento del popolo ebraico.<br />Le lettere ci rivelano un Himmler attento alle spese personali, che vive senza lussi, a differenza di quasi tutti gli altri gerarchi, specie Göring. Dalle lettere ne esce un Himmler "sobrio esecutore di una visione del mondo", come dice lo storico Michael Wildt. Ai suoi occhi l'omicidio di massa era un passo necessario per compiere la missione del Terzo Reich. "Sarò in un centro di esecuzioni per testare nuovi e interessanti metodi di fucilazione", scrive il gerarca alla moglie. Come commenta lo Spiegel, "Himmler non aveva nulla di banale, era intelligente, possedeva una energia radiante, e una fantasia capace di attuare l'ideologia del nazionalsocialismo in azione".<br />Le lettere confermano che Himmler non era un mostro, non aveva nulla di demoniaco, né di sadico, non traeva piacere nella sofferenza altrui (si sentì spesso male di fronte alle carneficine). Aveva una missione, invece, e una ideologia ben precisa. Pagana, salutista, eugenetica, ecologista, darwiniana, ultra moderna e iper illuministica.<br />Queste ultime scoperte ci parlano di un uomo che concepiva se stesso, nelle parole di Joachim Fest, "non come un...]]></itunes:summary><itunes:duration>913</itunes:duration><itunes:keywords>auschwitz,himmler,hitler,massacro,ss</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/192bca733bb83b77b59ff294d70521b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martin Luther King il lato oscuro del leader nero che aveva un sogno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martin-luther-king-il-lato-oscuro-del-leader-nero-che-aveva-un-sogno--58767277</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3154" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3154</a><br /><br />MARTIN LUTHER KING: IL ''LATO OSCURO'' DEL LEADER NERO CHE ''AVEVA UN SOGNO'' di Giuseppe Brienza<br />Martin Luther King, nato "Michael King", ad Atlanta il 15 gennaio 1929, è morto a soli 39 anni a Memphis, il 4 aprile 1968. Politico, attivista e pastore protestante (battista) statunitense, è stato nel 1964 il più giovane Premio Nobel per la pace del mondo.<br /><br />IL "MITO SVELATO": GARROW ED IL GRUPPO DELLA STANFORD UNIVERSITY<br />Pochi sanno che, negli anni 1980, i lavori di un gruppo di ricerca istituito alla Stanford University per la pubblicazione dell'Opera omnia di King, sono stati bruscamente interrotti perché l'editore, già pronto da tempo, ha improvvisamente rinunciato alla stampa delle opere annunciate. Dopo i primi giorni di lavoro, infatti, i membri, discepoli e ammiratori fedelissimi del leader nero, si sono detti, testualmente, «increduli, sconvolti, avviliti» da quanto andava profilandosi sotto i loro occhi. Ma cosa era successo?<br />Ha scritto Vittorio Messori che, i componenti del gruppo di lavoro della Stanford University, hanno «scoperto che buona parte di ciò che King ha lasciato — dai discorsi ai libri era stato copiato da altri autori: spesso, senza citare affatto la fonte; talvolta, limitandosi a una piccola nota che non faceva però sospettare l'imponenza del plagio. David Garrow, vincitore di un Premio Pulitzer per una biografia del pastore dall'impegnativo titolo di Portando la croce, ha dichiarato: "La scoperta è stata per me un forte trauma. Perché l'ha fatto? La cosa è ancor più sconvolgente perché non rientra nell'immagine dell'uomo che ho conosciuto e amato"» (V. Messori, M.L. King, in La sfida della Fede, SugarCo, Milano 2008, p. 488).<br /><br />IL «MOVIMENTO PER I DIRITTI CIVILI»<br />Com'è nata la leadership di M. L. King a capo del «Movimento per i diritti civili»? Tutto è partito dal "caso dell'Arkansas", del 1957, che vide l'esclusione, da parte del governatore "sudista", di nove studenti negri dall'High School di Little Rock per evitare incidenti coi circa 2000 studenti bianchi iscritti. Il politico a capo della comunità fra le più conservatrici degli Stati Uniti ricorse alla Guardia nazionale, da lui dipendente, per impedire l'accesso alla scuola da parte dei negri.<br />Il Presidente Eisenhower non poteva certo permettere che gli ordini del governo federale fossero disattesi da un governo "locale" e, pertanto, inviò un reparto dell'Esercito americano per scortare da casa a scuola gli studenti neri con soldati in pieno assetto di combattimento. Tale imposizione provocò incidenti che portarono appunto Martin Luther King a mettersi a capo di un "Movimento per i diritti civili" che, in primo luogo, avrebbe dovuto tutelare gli "American Negroes".<br />King, alla maniera di Gandhi, scelse fin da subito di ricorrere a metodi di lotta non violenti come il boicottaggio di autobus, la convocazione di "marce per la pace" di soli negri, sit-in davanti ai ristoranti e ai locali riservati ai bianchi etc. Alla fine del 1957 il Congresso americano si vide quindi costretto ad approvare una legge sui diritti civili che dichiarava illegale la discriminazione dei negri nelle liste elettorali.<br />MLK fu ucciso da un colpo di fucile di precisione sparatogli alla testa il 4 aprile 1968 mentre stava sul balcone di un Motel a Memphis, Tennessee. Anche nella morte violenta il pensiero politicamente corretto lo accomuna a Malcolm Little (1925-1965), detto Malcolm X, assassinato a New York durante una conferenza.<br />Quest'ultimo, lungi dall'essere l'eroe che spesso ci si presenta, fu dapprima un delinquente, poi un fondamentalista islamico. In prigione dal 1946 al 1952 per furto, Little studiando da autodidatta fu attratto dai Black Muslims, movimento fondato da Elijha Muhammad, di cui divenne leader per 12 anni, cioè fino all'espulsione, che avvenne nel dicembre 1963. L'anno successivo, divenuto Malcolm X per rivendicare le sue ascendenze non-americane, fondò la Islam Nation, la "nazione dell'Islam", andando in pellegrinaggio alla Mecca.<br />In The Autobiography of Malcolm X (1965) egli parla espressamente del suo passaggio da rapinatore e trafficante di droga del ghetto di Harlem a rivoluzionario islamista in servizio permanente effettivo. Eppure, da ultimo il regista americano Bryan Singer, nello scrivere il soggetto del noto film X-men (Usa 2011), ha esplicitamente modellato i suoi eroi sulle due figure a suo avviso fondamentali della storia americana, Martin Luther King appunto, e Malcolm X, «in sostanza mossi da ideali comuni, ma lontani nei metodi e nella Weltanschauung più profonda» (Armando Fumagalli-Luisa Cotta Ramosino, Scegliere un film 2011, Edizioni Ares, Milano 2011, p. 385).<br /><br />IL LIBRO PIÙ NOTO DI KING, «THE STRENGTH TO LOVE»<br />Il libro più noto di King è The Strength to Love (Harper &amp; Row, New York 1963), La forza di amare una raccolta di sermoni e preghiere che, anche in Italia, si rivelò negli anni 1960 un best seller straordinario, apprezzato soprattutto negli ambienti cattolici e, persino, ecclesiastici. Eppure, come ha rivelato il gruppo di ricerca americano, «anche quel libro è in gran parte la cucitura di sermoni e libri di altri autori, il cui contributo è però taciuto da King» (V. Messori, M.L. King, in La sfida della Fede, op. cit., p. 488).<br />Recentemente abbiamo poi visto l'ennesima edizione cattolica di questo libro che, dal 1 settembre 2011, è stato addirittura venduto "in abbinata" con il settimanale Famiglia Cristiana a soli 6,90 € in più (cfr. Martin Luther King, La forza di amare, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2011). Dalla "quarta di copertina" di questa popolare ed economica edizione troviamo "dichiarazioni d'amore" per il leader nero del seguente tenore: «Dalle pagine dei discorsi di M. L. King emerge un completo sistema di vita morale: un pensiero illuminato dalla dottrina cristiana dell'amore operante attraverso la non-violenza… King non era ostinatamente fedele a una astratta ideologia: con incrollabile fermezza seguiva la voce della coscienza nel diritto cammino verso l'abolizione della segregazione dei neri».<br />E ancora: «Rosa Parks, nera dell'Alabama che non poteva sedere nell'autobus dei bianchi, cantava: "Se non posso sedere fra gli altri / secondo la legge della mia terra/ camminerò per strada/camminerò con la pioggia e con il sole finché la legge/non sarà cambiata /nella mia terra". Con la forza della non violenza King e il suo popolo ottennero uno storico pronunciamento della Corte suprema che apriva la strada ai diritti civili ai neri».<br />Eppure la sua figura, oltre a quanto finora detto, non è stata "rosa e fiori" anche per altri gravi motivi morali. Quello di scabroso che molti non sanno di Martin Luther King... La sua abitudine di avere avventure extra-coniugali era ben nota nella società americana "che conta" degli anni Sessanta. Uno dei suoi ammiratori, Michael Eric Dyson, ha dichiarato ad esempio che King raccontava spesso «barzellette oscene», «condivideva donne con amici», ed era uno «sessualmente sconsiderato», «sexually reckless» secondo l'espressione diretta di Dyson (cfr. The Unknown Martin Luther King, Jr., a cura di Benjamin J. Ryan, American Renaissance, Gennaio 2009).<br />Secondo Taylor Branch, uno dei biografi di King, durante il giorno il leader nero parlava a grandi folle, citando la Sacra Scrittura e invocando la volontà di Dio ma, di notte, aveva frequentemente rapporti sessuali con donne del suo uditorio. Sempre secondo Branch, durante una lunga festa nella notte fra il 6 ed il 7 gennaio 1964, una microspia dell'FBI registrò la distinta voce di King che aveva rapporti con una donna e, la notte prima della sua morte, tradì la moglie Coretta Scott (1927-2006), che aveva sposato giovanissima, nel 1953, andando a letto con alcune donne.<br />L'informazione che King sia stato fedifrago in articulo mortis è tratta dalla mastodontica biografia scritta da un testimone diretto di molte delle sue avventure, Ralph Abernathy (1926-1990), intitolata And The Walls Came Tumbling Down (Harper &amp; Row, New York 1989, pp. 638). Abernathy è stato il suo miglior amico ed era presente con King nella notte precedente al suo assassinio.<br />King giustificava le sue infedeltà coniugali in una maniera che, oggi, a dir poco potrebbe essere definita maschilista e sessista. «Io sto lontano da casa dai 25 ai 27 giorni ogni mese. Avere rapporti è una forma di riduzione dell'ansietà», avrebbe dichiarato stando al libro sopra citato The Unknown Martin Luther King, Jr.<br />Ma oltre che "scabroso", il pensiero di King, risulta anche eretico dal punti di vista cattolico. Nel suo scritto "What Experiences of Christians Living in the Early Christian Century Led to the Christian Doctrines of the Divine Son ship of Jesus, the Virgin Birth, and the Bodily Resurrection" ("Quali Esperienze dei Cristiani che vissero nel Primo Secolo Cristiano portarono alle Dottrine Cristiane della Divina Condizione di Figlio di Gesù, della Nascita Verginale, e della Resurrezione Corporale") il pastore nero nega infatti che Gesù Cristo è il divino Figli]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58767277</guid><pubDate>Fri, 28 Feb 2014 17:54:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58767277/martin_luther_king_il_lato_oscuro_del_leader_nero_che_aveva_un_sogno.mp3" length="12822613" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3154

MARTIN LUTHER KING: IL ''LATO OSCURO'' DEL LEADER NERO CHE ''AVEVA UN SOGNO'' di Giuseppe Brienza
Martin Luther King, nato "Michael King", ad Atlanta il 15 gennaio 1929, è morto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3154" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3154</a><br /><br />MARTIN LUTHER KING: IL ''LATO OSCURO'' DEL LEADER NERO CHE ''AVEVA UN SOGNO'' di Giuseppe Brienza<br />Martin Luther King, nato "Michael King", ad Atlanta il 15 gennaio 1929, è morto a soli 39 anni a Memphis, il 4 aprile 1968. Politico, attivista e pastore protestante (battista) statunitense, è stato nel 1964 il più giovane Premio Nobel per la pace del mondo.<br /><br />IL "MITO SVELATO": GARROW ED IL GRUPPO DELLA STANFORD UNIVERSITY<br />Pochi sanno che, negli anni 1980, i lavori di un gruppo di ricerca istituito alla Stanford University per la pubblicazione dell'Opera omnia di King, sono stati bruscamente interrotti perché l'editore, già pronto da tempo, ha improvvisamente rinunciato alla stampa delle opere annunciate. Dopo i primi giorni di lavoro, infatti, i membri, discepoli e ammiratori fedelissimi del leader nero, si sono detti, testualmente, «increduli, sconvolti, avviliti» da quanto andava profilandosi sotto i loro occhi. Ma cosa era successo?<br />Ha scritto Vittorio Messori che, i componenti del gruppo di lavoro della Stanford University, hanno «scoperto che buona parte di ciò che King ha lasciato — dai discorsi ai libri era stato copiato da altri autori: spesso, senza citare affatto la fonte; talvolta, limitandosi a una piccola nota che non faceva però sospettare l'imponenza del plagio. David Garrow, vincitore di un Premio Pulitzer per una biografia del pastore dall'impegnativo titolo di Portando la croce, ha dichiarato: "La scoperta è stata per me un forte trauma. Perché l'ha fatto? La cosa è ancor più sconvolgente perché non rientra nell'immagine dell'uomo che ho conosciuto e amato"» (V. Messori, M.L. King, in La sfida della Fede, SugarCo, Milano 2008, p. 488).<br /><br />IL «MOVIMENTO PER I DIRITTI CIVILI»<br />Com'è nata la leadership di M. L. King a capo del «Movimento per i diritti civili»? Tutto è partito dal "caso dell'Arkansas", del 1957, che vide l'esclusione, da parte del governatore "sudista", di nove studenti negri dall'High School di Little Rock per evitare incidenti coi circa 2000 studenti bianchi iscritti. Il politico a capo della comunità fra le più conservatrici degli Stati Uniti ricorse alla Guardia nazionale, da lui dipendente, per impedire l'accesso alla scuola da parte dei negri.<br />Il Presidente Eisenhower non poteva certo permettere che gli ordini del governo federale fossero disattesi da un governo "locale" e, pertanto, inviò un reparto dell'Esercito americano per scortare da casa a scuola gli studenti neri con soldati in pieno assetto di combattimento. Tale imposizione provocò incidenti che portarono appunto Martin Luther King a mettersi a capo di un "Movimento per i diritti civili" che, in primo luogo, avrebbe dovuto tutelare gli "American Negroes".<br />King, alla maniera di Gandhi, scelse fin da subito di ricorrere a metodi di lotta non violenti come il boicottaggio di autobus, la convocazione di "marce per la pace" di soli negri, sit-in davanti ai ristoranti e ai locali riservati ai bianchi etc. Alla fine del 1957 il Congresso americano si vide quindi costretto ad approvare una legge sui diritti civili che dichiarava illegale la discriminazione dei negri nelle liste elettorali.<br />MLK fu ucciso da un colpo di fucile di precisione sparatogli alla testa il 4 aprile 1968 mentre stava sul balcone di un Motel a Memphis, Tennessee. Anche nella morte violenta il pensiero politicamente corretto lo accomuna a Malcolm Little (1925-1965), detto Malcolm X, assassinato a New York durante una conferenza.<br />Quest'ultimo, lungi dall'essere l'eroe che spesso ci si presenta, fu dapprima un delinquente, poi un fondamentalista islamico. In prigione dal 1946 al 1952 per furto, Little studiando da autodidatta fu attratto dai Black Muslims, movimento fondato da Elijha Muhammad, di cui divenne leader per 12 anni,...]]></itunes:summary><itunes:duration>802</itunes:duration><itunes:keywords>dottrine,elijhamuhammad,malcolmx,martinlutherking,mecca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eebf404a7b9d1d12130e0ab537e8c762.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La favola inventata dell'8marzo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-favola-inventata-dell-8marzo--53128436</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1410<br /><br />LA FAVOLA INVENTATA DELL'8 MARZO di Alessandra Nucci<br />La festa dell'8 marzo, che in Italia si tramanda di anno in anno con l'immutabilità delle leggende, narra della lotta di classe, dello sfruttamento capitalista, del diritto al lavoro e, immancabilmente, dell'iniquità della società americana. Si tratta però di una mitologia indotta, un misto di fatti veri e meno veri ricostruiti con fantasia dal movimento sindacale, in piena Guerra Fredda, per dare corpo all'ideologia marxista e incanalare le donne il più possibile verso rivendicazioni di stampo comunista. La storia vera infatti è molto più articolata della sola iniziativa che si vuole lanciata da Clara Zetkin a Copenhagen nel 1910. L'incendio della Triangle Shirtwaist Factory di New York fu tragedia vera e immane, ma non fu riconducibile né a scioperi né a serrate, fece vittime anche fra gli uomini e oltretutto avvenne nel 1911, un anno dopo il supposto "proclama". Nella minuziosa ricostruzione storica offerta dal libro "8 marzo. Storie, miti, riti della giornata internazionale della donna" di Tilde Capomazza e Marisa Ombra (ed. Utopia, Roma, 1991), si scopre che la data dell'8 marzo fu stabilita a Mosca nel 1921, durante la "Seconda conferenza delle donne comuniste". Svoltasi all'interno della III Internazionale comunista, la conferenza decise di stabilire quella data come "Giornata internazionale dell'operaia" in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo. La "Festa della donna" fu istituita quindi nel quadro ideologico e politico che vedeva i paesi comunisti di tutto il mondo uniti per la rivoluzione del proletariato, sotto la guida dell'Unione Sovietica. Perché allora questo fatto non viene tramandato ogni 8 marzo? Per capirlo bisogna andare alle radici del femminismo, che non nasce dalle lotte del proletariato ma dalle donne del ceto medio, che già dalla metà dell'800 avevano cominciato a mobilitarsi per il diritto di voto. Quando poi, al volgere del XX secolo, venne fondato il Partito Socialista internazionale, le sue donne si divisero fra quelle disposte ad allearsi con le femministe "borghesi", e quelle che invece ritenevano che, come scrisse nel 1910 «L'Avanti!», "il proletariato femminile non può schierarsi col femminismo delle donne borghesi [...] per ottenere quelle riforme civili e giuridiche che le tolgano alla tutela e alla dipendenza dall'uomo. Questa emancipazione di sesso non scuote e può piuttosto rafforzare i cardini della presente società economica: proprietà privata e sfruttamento di classe". In poche parole le donne di sinistra accusavano le borghesi di "non attaccare a fondo l'istituto familiare, luogo privilegiato di oppressione della donna". Questa divisione può spiegare la ricostruzione dell'8 marzo come iniziativa di protesta per il terribile incendio di New York, il cui taglio anti-americano risultava tanto più efficace quanto più ne rimaneva nascosta la radice sovietica. Questa versione fu riportata infatti per la prima volta in Italia dal settimanale «La lotta», edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. Era il 1952, e quell'anno l'Unione Donne Italiane, settore femminile della Cgil, distribuì alle sue iscritte una valanga di librettini minuscoli, 4 cm x 6, da attaccare agli abiti insieme a una mimosa. Nel libretto c'era un resoconto dell'incendio di New York. Due anni dopo, il settimanale della Cgil, «Il lavoro», perfezionò il racconto con un fotomontaggio che ritrae un signore arcigno in bombetta dal nome inventato che si fa largo fra masse di donne tenute indietro dalla polizia. Così la data dell'8 marzo si è diffusa a tappe alterne, soprattutto in Europa. In alcuni paesi è salita alla ribalta solo da pochi anni. Negli Stati Uniti, dove le manifestazioni delle donne hanno sempre incluso le più svariate associazioni femminili, le donne socialiste tenevano già una "Festa della donna" nel 1908, che però non è mai diventato un appuntamento diffuso. È da pochissimo che si tenta di far acquistare visibilità in USA all'"International Women's Day". Nonostante infatti la crescente pubblicistica degli studi femminili, presenti in tutti gli atenei, il livello di attenzione del pubblico per l'8 marzo continua ad essere quasi del tutto inesistente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53128436</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2008 22:55:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53128436/la_favola_inventata_dell_8marzo.mp3" length="5132164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1410

LA FAVOLA INVENTATA DELL'8 MARZO di Alessandra Nucci
La festa dell'8 marzo, che in Italia si tramanda di anno in anno con l'immutabilità delle leggende, narra della lotta di classe,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1410<br /><br />LA FAVOLA INVENTATA DELL'8 MARZO di Alessandra Nucci<br />La festa dell'8 marzo, che in Italia si tramanda di anno in anno con l'immutabilità delle leggende, narra della lotta di classe, dello sfruttamento capitalista, del diritto al lavoro e, immancabilmente, dell'iniquità della società americana. Si tratta però di una mitologia indotta, un misto di fatti veri e meno veri ricostruiti con fantasia dal movimento sindacale, in piena Guerra Fredda, per dare corpo all'ideologia marxista e incanalare le donne il più possibile verso rivendicazioni di stampo comunista. La storia vera infatti è molto più articolata della sola iniziativa che si vuole lanciata da Clara Zetkin a Copenhagen nel 1910. L'incendio della Triangle Shirtwaist Factory di New York fu tragedia vera e immane, ma non fu riconducibile né a scioperi né a serrate, fece vittime anche fra gli uomini e oltretutto avvenne nel 1911, un anno dopo il supposto "proclama". Nella minuziosa ricostruzione storica offerta dal libro "8 marzo. Storie, miti, riti della giornata internazionale della donna" di Tilde Capomazza e Marisa Ombra (ed. Utopia, Roma, 1991), si scopre che la data dell'8 marzo fu stabilita a Mosca nel 1921, durante la "Seconda conferenza delle donne comuniste". Svoltasi all'interno della III Internazionale comunista, la conferenza decise di stabilire quella data come "Giornata internazionale dell'operaia" in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo. La "Festa della donna" fu istituita quindi nel quadro ideologico e politico che vedeva i paesi comunisti di tutto il mondo uniti per la rivoluzione del proletariato, sotto la guida dell'Unione Sovietica. Perché allora questo fatto non viene tramandato ogni 8 marzo? Per capirlo bisogna andare alle radici del femminismo, che non nasce dalle lotte del proletariato ma dalle donne del ceto medio, che già dalla metà dell'800 avevano cominciato a mobilitarsi per il diritto di voto. Quando poi, al volgere del XX secolo, venne fondato il Partito Socialista internazionale, le sue donne si divisero fra quelle disposte ad allearsi con le femministe "borghesi", e quelle che invece ritenevano che, come scrisse nel 1910 «L'Avanti!», "il proletariato femminile non può schierarsi col femminismo delle donne borghesi [...] per ottenere quelle riforme civili e giuridiche che le tolgano alla tutela e alla dipendenza dall'uomo. Questa emancipazione di sesso non scuote e può piuttosto rafforzare i cardini della presente società economica: proprietà privata e sfruttamento di classe". In poche parole le donne di sinistra accusavano le borghesi di "non attaccare a fondo l'istituto familiare, luogo privilegiato di oppressione della donna". Questa divisione può spiegare la ricostruzione dell'8 marzo come iniziativa di protesta per il terribile incendio di New York, il cui taglio anti-americano risultava tanto più efficace quanto più ne rimaneva nascosta la radice sovietica. Questa versione fu riportata infatti per la prima volta in Italia dal settimanale «La lotta», edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. Era il 1952, e quell'anno l'Unione Donne Italiane, settore femminile della Cgil, distribuì alle sue iscritte una valanga di librettini minuscoli, 4 cm x 6, da attaccare agli abiti insieme a una mimosa. Nel libretto c'era un resoconto dell'incendio di New York. Due anni dopo, il settimanale della Cgil, «Il lavoro», perfezionò il racconto con un fotomontaggio che ritrae un signore arcigno in bombetta dal nome inventato che si fa largo fra masse di donne tenute indietro dalla polizia. Così la data dell'8 marzo si è diffusa a tappe alterne, soprattutto in Europa. In alcuni paesi è salita alla ribalta solo da pochi anni. Negli Stati Uniti, dove le manifestazioni delle donne hanno sempre incluso le più svariate associazioni femminili, le donne socialiste tenevano già una "Festa della donna" nel 1908, che però non...]]></itunes:summary><itunes:duration>321</itunes:duration><itunes:keywords>8marzo,festadelladonna,pci,proletariatofemminile,triangleshirtwaistfactory</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e20fb3de4b14167ce483412e6c7dd3a1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
