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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Scuola - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=26</link><description><![CDATA[Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572880/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Education</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cdd7243d4c2470d23549ab8bfbe9050.jpg</url><title>Scuola - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=26</link></image><lastBuildDate>Mon, 10 Aug 2026 16:17:14 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cdd7243d4c2470d23549ab8bfbe9050.jpg"/><itunes:subtitle>Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo]]></itunes:summary><itunes:category text="Education"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>La Svezia fa marcia indietro sull'uso del digitale a scuola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-svezia-fa-marcia-indietro-sull-uso-del-digitale-a-scuola--72655725</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8582" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8582</a><br /><br />LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA<br /> <br />La Svezia, da tempo considerata all'avanguardia nell'adozione delle tecnologie digitali, si appresta a vietare i telefoni cellulari nelle scuole a partire dall'autunno. La notizia, per quanto storica, in realtà arriva dopo un percorso iniziato già dal 2023 dal governo di coalizione di centro-destra che ha perseguito una politica che privilegia il tempo dedicato alla lettura rispetto a quello trascorso davanti agli schermi, favorendo i libri e gli strumenti di apprendimento tradizionali, soprattutto tra i bambini in età prescolare.<br />Il deputato Joar Forsell, presidente della commissione per l'istruzione del parlamento svedese, ha dichiarato che le autorità hanno riscontrato un calo generale delle capacità di lettura e scrittura, in particolare tra gli studenti più giovani. «Stiamo riducendo l'uso degli schermi perché crediamo che i libri e i metodi di apprendimento più tradizionali siano migliori per i bambini», ha affermato Forsell.<br />UN FENOMENO INTERNAZIONALE<br />La scelta svedese si inserisce in un più ampio ripensamento globale sull'uso degli smartphone nelle scuole, dopo anni in cui molti paesi avevano dotato le proprie aule di laptop, tablet e applicazioni didattiche. Per citare alcuni esempi: tra i paesi nordici, la Danimarca sembra orientata ad attuare un divieto analogo, mentre in Finlandia una legge che limita l'uso dei dispositivi mobili è già in vigore dallo scorso agosto. Ma anche dalla Spagna alla Corea del Sud si moltiplicano le misure simili, che vanno dal divieto totale dei cellulari in classe alla limitazione dei compiti svolti davanti allo schermo. Perfino negli Stati Uniti il vento sta cambiando: il distretto scolastico unificato di Los Angeles, infatti, ovvero il secondo più grande del Paese, ha annunciato il divieto degli schermi fino alla seconda elementare, l'imposizione di limiti giornalieri al tempo di utilizzo per ogni classe, il blocco di YouTube e la revisione di tutti i contratti relativi alle tecnologie didattiche.<br />I DATI CHE HANNO FATTO SCATTARE L'ALLARME<br />A corroborare la svolta svedese ci sono numeri inequivocabili. Nel Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) del 2022, il 24,3% degli studenti svedesi del nono anno non ha raggiunto un livello base di comprensione della lettura, una percentuale solo leggermente migliore della media dell'Unione Europea, ferma al 26,2%. La risposta del governo è stata tanto simbolica quanto concreta: oltre al divieto dei cellulari, infatti, quest'anno sono stati stanziati 555 milioni di corone svedesi - pari a circa 59 milioni di dollari - nell'ambito di un nuovo programma di sovvenzioni per l'acquisto di libri di testo e guide per gli insegnanti. Sul piano scientifico, Magnus Haake, professore associato di scienze cognitive all'Università di Lund, ha spiegato che l'apprendimento con materiali fisici coinvolge la parte motoria e sensoriale del cervello dei bambini e «potenzia l'intero sistema». Inoltre, anche fuori dalle aule, l'agenzia sanitaria pubblica svedese ha iniziato a fornire ai genitori indicazioni su come ridurre il tempo davanti agli schermi in famiglia.<br />UNA SVOLTA GIÀ IN ATTO<br />In alcune scuole svedesi il cambiamento è già realtà. Alla scuola superiore Malmö Borgarskola, nel sud della Svezia, i cellulari sono infatti già vietati durante le lezioni: gli studenti li depositano all'inizio di ogni ora in un apposito contenitore, scherzosamente soprannominato "Hotel per cellulari", e li ritirano solo al suono della campanella. «Quando hai un telefono, c'è sempre qualcosa da guardare», ha ammesso Melina S., studentessa di diciassette anni, la cui testimonianza è stata ripresa dai media locali. Il vicepreside Patrik Sander ha confermato che ora anche l'uso dei computer portatili - comunque forniti a ogni studente - viene scoraggiato in classe a meno di un'espressa indicazione degli insegnanti. «Oggigiorno vediamo che la tendenza va nella direzione opposta», ha detto Sander. «Abbiamo imparato che scrivere a mano con una matita aiuta a memorizzare». Un futuro scritto su carta, insomma, parte da oggi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72655725</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 19:04:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72655725/la_svezia_fa_marcia_indietro.mp3" length="4672409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8582

LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA
 
La Svezia, da tempo considerata all'avanguardia nell'adozione delle tecnologie digitali, si appresta a vietare i telefoni cellulari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8582" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8582</a><br /><br />LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA<br /> <br />La Svezia, da tempo considerata all'avanguardia nell'adozione delle tecnologie digitali, si appresta a vietare i telefoni cellulari nelle scuole a partire dall'autunno. La notizia, per quanto storica, in realtà arriva dopo un percorso iniziato già dal 2023 dal governo di coalizione di centro-destra che ha perseguito una politica che privilegia il tempo dedicato alla lettura rispetto a quello trascorso davanti agli schermi, favorendo i libri e gli strumenti di apprendimento tradizionali, soprattutto tra i bambini in età prescolare.<br />Il deputato Joar Forsell, presidente della commissione per l'istruzione del parlamento svedese, ha dichiarato che le autorità hanno riscontrato un calo generale delle capacità di lettura e scrittura, in particolare tra gli studenti più giovani. «Stiamo riducendo l'uso degli schermi perché crediamo che i libri e i metodi di apprendimento più tradizionali siano migliori per i bambini», ha affermato Forsell.<br />UN FENOMENO INTERNAZIONALE<br />La scelta svedese si inserisce in un più ampio ripensamento globale sull'uso degli smartphone nelle scuole, dopo anni in cui molti paesi avevano dotato le proprie aule di laptop, tablet e applicazioni didattiche. Per citare alcuni esempi: tra i paesi nordici, la Danimarca sembra orientata ad attuare un divieto analogo, mentre in Finlandia una legge che limita l'uso dei dispositivi mobili è già in vigore dallo scorso agosto. Ma anche dalla Spagna alla Corea del Sud si moltiplicano le misure simili, che vanno dal divieto totale dei cellulari in classe alla limitazione dei compiti svolti davanti allo schermo. Perfino negli Stati Uniti il vento sta cambiando: il distretto scolastico unificato di Los Angeles, infatti, ovvero il secondo più grande del Paese, ha annunciato il divieto degli schermi fino alla seconda elementare, l'imposizione di limiti giornalieri al tempo di utilizzo per ogni classe, il blocco di YouTube e la revisione di tutti i contratti relativi alle tecnologie didattiche.<br />I DATI CHE HANNO FATTO SCATTARE L'ALLARME<br />A corroborare la svolta svedese ci sono numeri inequivocabili. Nel Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) del 2022, il 24,3% degli studenti svedesi del nono anno non ha raggiunto un livello base di comprensione della lettura, una percentuale solo leggermente migliore della media dell'Unione Europea, ferma al 26,2%. La risposta del governo è stata tanto simbolica quanto concreta: oltre al divieto dei cellulari, infatti, quest'anno sono stati stanziati 555 milioni di corone svedesi - pari a circa 59 milioni di dollari - nell'ambito di un nuovo programma di sovvenzioni per l'acquisto di libri di testo e guide per gli insegnanti. Sul piano scientifico, Magnus Haake, professore associato di scienze cognitive all'Università di Lund, ha spiegato che l'apprendimento con materiali fisici coinvolge la parte motoria e sensoriale del cervello dei bambini e «potenzia l'intero sistema». Inoltre, anche fuori dalle aule, l'agenzia sanitaria pubblica svedese ha iniziato a fornire ai genitori indicazioni su come ridurre il tempo davanti agli schermi in famiglia.<br />UNA SVOLTA GIÀ IN ATTO<br />In alcune scuole svedesi il cambiamento è già realtà. Alla scuola superiore Malmö Borgarskola, nel sud della Svezia, i cellulari sono infatti già vietati durante le lezioni: gli studenti li depositano all'inizio di ogni ora in un apposito contenitore, scherzosamente soprannominato "Hotel per cellulari", e li ritirano solo al suono della campanella. «Quando hai un telefono, c'è sempre qualcosa da guardare», ha ammesso Melina S., studentessa di diciassette anni, la cui testimonianza è stata ripresa dai media locali. 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Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un'arma per mettere a tacere gli studenti». Sono le parole di Mariasole Tomassini, diciannovenne di Piobbico (in Pesaro e Urbino), che si è rifiutata di sostenere il colloquio dell'Esame di Stato, prima dei lei ben tre studenti veneti hanno fatto parlare per la stessa "forma di protesta". Tra loro Gianmaria Favaretto secondo cui «L'esame di maturità per me è una sciocchezza», ha affermato, criticando un sistema di valutazione che, a suo avviso, non riflette le reali capacità degli studenti.<br />Abbiamo chiesto a Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, se si sarebbe mai aspettato un fenomeno del genere...<br />Sinceramente sono stupito che ancora sia possibile fare esami e dare voti, nelle scuole italiane...<br />In che senso?<br />Partiamo dalla mia lettura del fenomeno. Nel 2024, il 9,8% degli studenti ha ottenuto il massimo dei voti (100 o 100 e lode); l'11,2% si è diplomato nella fascia 91-99; il 17,7% ha preso tra 81 e 90. Quasi il 40% degli studenti si è diplomato con voti altissimi, più del 10% con il massimo. Con buona pace di Carl Gauss, pare che siamo di fronte a una «generazione di fenomeni». L'impressione è confermata dai voti di laurea: un quarto dei laureati lo fa con 110 e lode; praticamente tutti si laureano a «pieni voti», cioè sopra il 99/110. Livelli stratosferici, che ogni nazione dovrebbe invidiarci, no?<br />Poi, però, l'occhio cade sui risultati dei test INVALSI di quest'anno e scopriamo che solo il 52% degli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori raggiunge almeno il livello base in italiano; e che nemmeno la metà degli studenti raggiunge almeno il livello base in matematica. Aggiungiamo l'effetto Flynn inverso, ossia i punteggi QI che sono sempre più bassi di generazione in generazione; disturbi psichiatrici in costante crescita nella popolazione giovanile; un numero spropositato e in aumento di disturbi cognitivi...<br />Che cosa significa?<br />Per quel che ne capisco, significa che la scuola avvalla un sistema educativo disastroso, volto a far sentire i ragazzi - tutti i ragazzi - come dei geni inarrivabili, dei talenti mai visti, delle persone eccellenti. Il narcisismo fatto sistema, alimentato dai genitori e tollerato dagli insegnanti.<br />Ovviamente, una generazione fenomenale come questa, tratta gli adulti dall'alto in basso: non accetta di essere giudicata, anzi. Dà essa stessa voti agli adulti. Non esiste l'idea di una gerarchia, il merito è scontato ed è umiliante il doverlo dimostrare. Come si diceva ai vecchi tempi, tutto è dovuto: complimenti, applausi, gratificazioni. Vedo corone d'alloro per la laurea, tocchi accademici alle elementari... Costruiamo ai ragazzi quest'illusione e poi la alimentiamo per non affrontare le conseguenze del crollo di questa bugia. Tutto ciò, a me, pare folle.<br />I ragazzi affermano di non sentirsi guardati per quello che sono, ma di star dentro un sistema che li considera solo per i voti. Che ne pensi?<br />Penso che sia vero; e che, invece di contestare questo sistema, dovrebbero accettarlo. Non sono più bambini, mi sembra normale che il mondo abbia delle aspettative nei loro confronti. Ma dico: guardiamoci intorno: chi di noi adulti è «guardato per quello che è», se non nella ristretta cerchia delle relazioni personali? E perché mai, gli altri, dovrebbero avere queste attenzioni nei nostri confronti? Siamo speciali? Valiamo più della cassiera al supermercato, o del ragazzo del McDonald, che spesso non guardiamo nemmeno in faccia?<br />La risposta del mondo adulto è stata di tipo diverso, attorno a questo fenomeno si è sviluppato un vero e proprio dibattito con al centro il tema educativo. Che cosa ci dice questo?<br />Ci dice che, se la realtà di indica la luna (il nostro sistema educativo completamente fallimentare), noi guardiamo il dito. Invece di perdere del tempo dietro a queste adolescenziali recriminazioni (si assegnano voti a una persona, gli insegnanti non sono empatici, lo spirito critico non è apprezzato...) dovremmo renderci conto dei gravi problemi che i nostri ragazzi stanno manifestando con questi atteggiamenti.<br />Il ministro ha fatto sapere che, in reazione a questi fenomeni, cambierà l'esame di maturità, che per essere valido dovrà obbligatoriamente vedere lo studente affrontare l'orale, come valuti questa risposta del governo?<br />Lo capisco: per passare l'esame dovrebbe essere necessario superare con voto sufficiente ogni parte che lo compone. Ma il problema resta: questi ragazzi non hanno il minimo contatto con la realtà, non sanno tollerare la minima frustrazione, hanno una valutazione di sé completamente irrealistica, non hanno la minima idea di come funzionino le relazioni sociali...La scuola è un parcheggio, nel quale i ragazzi passano in modo per lo più infruttuoso i loro anni più importanti; è incaricata di un ruolo educativo che i genitori non sono in grado e non vogliono svolgere.<br />Che cosa è per te la maturità e che cosa dovrebbe invece essere?<br />È una formalità, la conclusione di un percorso di istruzione (non educazione); esattamente ciò che dovrebbe essere. Non è una valutazione del valore della persona, non è l'attestazione di quella genialità della quale la mamma si è sempre vantata, non è il primo momento di fama social-mediatica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67257655</guid><pubDate>Tue, 05 Aug 2025 17:23:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67257655/la_scuola_illude_i_giovani_di_essere_eccezionali.mp3" length="6630548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8230

LA SCUOLA ILLUDE I GIOVANI DI ESSERE ECCEZIONALI (MA SENZA MERITO) di Raffaella Frullone
 
«L'orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8230" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8230</a><br /><br />LA SCUOLA ILLUDE I GIOVANI DI ESSERE ECCEZIONALI (MA SENZA MERITO) di Raffaella Frullone<br /> <br />«L'orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un'arma per mettere a tacere gli studenti». Sono le parole di Mariasole Tomassini, diciannovenne di Piobbico (in Pesaro e Urbino), che si è rifiutata di sostenere il colloquio dell'Esame di Stato, prima dei lei ben tre studenti veneti hanno fatto parlare per la stessa "forma di protesta". Tra loro Gianmaria Favaretto secondo cui «L'esame di maturità per me è una sciocchezza», ha affermato, criticando un sistema di valutazione che, a suo avviso, non riflette le reali capacità degli studenti.<br />Abbiamo chiesto a Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, se si sarebbe mai aspettato un fenomeno del genere...<br />Sinceramente sono stupito che ancora sia possibile fare esami e dare voti, nelle scuole italiane...<br />In che senso?<br />Partiamo dalla mia lettura del fenomeno. Nel 2024, il 9,8% degli studenti ha ottenuto il massimo dei voti (100 o 100 e lode); l'11,2% si è diplomato nella fascia 91-99; il 17,7% ha preso tra 81 e 90. Quasi il 40% degli studenti si è diplomato con voti altissimi, più del 10% con il massimo. Con buona pace di Carl Gauss, pare che siamo di fronte a una «generazione di fenomeni». L'impressione è confermata dai voti di laurea: un quarto dei laureati lo fa con 110 e lode; praticamente tutti si laureano a «pieni voti», cioè sopra il 99/110. Livelli stratosferici, che ogni nazione dovrebbe invidiarci, no?<br />Poi, però, l'occhio cade sui risultati dei test INVALSI di quest'anno e scopriamo che solo il 52% degli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori raggiunge almeno il livello base in italiano; e che nemmeno la metà degli studenti raggiunge almeno il livello base in matematica. Aggiungiamo l'effetto Flynn inverso, ossia i punteggi QI che sono sempre più bassi di generazione in generazione; disturbi psichiatrici in costante crescita nella popolazione giovanile; un numero spropositato e in aumento di disturbi cognitivi...<br />Che cosa significa?<br />Per quel che ne capisco, significa che la scuola avvalla un sistema educativo disastroso, volto a far sentire i ragazzi - tutti i ragazzi - come dei geni inarrivabili, dei talenti mai visti, delle persone eccellenti. Il narcisismo fatto sistema, alimentato dai genitori e tollerato dagli insegnanti.<br />Ovviamente, una generazione fenomenale come questa, tratta gli adulti dall'alto in basso: non accetta di essere giudicata, anzi. Dà essa stessa voti agli adulti. Non esiste l'idea di una gerarchia, il merito è scontato ed è umiliante il doverlo dimostrare. Come si diceva ai vecchi tempi, tutto è dovuto: complimenti, applausi, gratificazioni. Vedo corone d'alloro per la laurea, tocchi accademici alle elementari... Costruiamo ai ragazzi quest'illusione e poi la alimentiamo per non affrontare le conseguenze del crollo di questa bugia. Tutto ciò, a me, pare folle.<br />I ragazzi affermano di non sentirsi guardati per quello che sono, ma di star dentro un sistema che li considera solo per i voti. Che ne pensi?<br />Penso che sia vero; e che, invece di contestare questo sistema, dovrebbero accettarlo. Non sono più bambini, mi sembra normale che il mondo abbia delle aspettative nei loro confronti. Ma dico: guardiamoci intorno: chi di noi adulti è «guardato per quello che è», se non nella ristretta cerchia delle relazioni personali? E perché mai, gli altri, dovrebbero avere queste attenzioni nei nostri confronti? Siamo speciali? Valiamo più della cassiera al supermercato, o del ragazzo del McDonald, che spesso non guardiamo nemmeno in faccia?<br />La risposta del mondo adulto è stata di tipo diverso, attorno a questo fenomeno si è sviluppato...]]></itunes:summary><itunes:duration>415</itunes:duration><itunes:keywords>eccellenti,eccezionali,maturità,orali,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/61ff293a0f99de3f3d936cbb5983f16b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Educazione spetta alle famiglie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/educazione-spetta-alle-famiglie--65585712</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8138" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8138</a><br /><br />L'EDUCAZIONE SPETTA ALLE FAMIGLIE: TRUMP VUOLE ABOLIRE IL DIPARTIMENTO di Stefano Magni<br /> <br />Con un altro ordine esecutivo che farà discutere molto, il presidente americano Donald Trump ha dato disposizioni per lo smantellamento del Dipartimento dell'Educazione. Non si tratta di un procedimento facile, occorrerà un voto al Congresso a maggioranza qualificata per abolire il Dipartimento federale e, con la maggioranza risicata di cui dispongono i Repubblicani i numeri non ci sono, a meno di non convincere qualche Democratico a disertare. Ma sarà sempre possibile ridurre il Dipartimento ai minimi termini. E il principio, intanto, è passato: l'istruzione non è compito del governo federale, ma delle famiglie, prima di tutto, e in via sussidiaria delle istituzioni che rappresentano le comunità locali fino, al massimo, al livello dello Stato.<br />Prima di tutto è bene distinguere il Dipartimento dell'Educazione degli Usa dal nostro Ministero dell'Istruzione. Il primo non gestisce direttamente le scuole pubbliche del paese che restano appannaggio dei singoli Stati. Si tratta di un'amministrazione relativamente piccola, finanziata mediamente con appena il 2% del budget federale annuale. Ed è molto recente, istituita durante l'amministrazione Carter nel 1979, con una legge votata da un Congresso a maggioranza democratica. Serve, tuttavia, per dare un indirizzo all'educazione pubblica, vigilare sul rispetto dei diritti civili nelle scuole e concedere prestiti agli studenti. I Repubblicani, a partire da Reagan nel 1981, hanno sempre visto con sospetto questa nuova istituzione, temendo politicizzazione e indottrinamento liberal. Ma non l'hanno mai abolita. Anzi, hanno contribuito ad ampliare i prestiti agli studenti che, attualmente ammontano a quasi 1.700 miliardi di dollari concessi a 43 milioni di debitori in tutto il paese.<br />Linda McMahon, attuale segretaria all'Educazione avrà dunque il primo e più difficile compito di tagliare sui prestiti federali concessi agli studenti. Una voce di spesa che finora era stata trattata come una “mangiatoia” elettorale, soprattutto dai presidenti e dai candidati democratici. E si può solo immaginare quanta opposizione ci sarà in Congresso. Un'altra fonte di dissenso è quella dei sindacati degli insegnanti. «Ci vediamo in tribunale!» è stato il laconico e chiaro commento di Randi Weingarten, della Federazione Americana degli Insegnanti. Alcune cause sono già in corso, una intentata da procuratori generali democratici contro i licenziamenti nel Dipartimento che ne impedirebbero già il regolare funzionamento, un'altra dei genitori degli studenti con disabilità che temono di perdere le agevolazioni sinora concesse e infine altre due cause contro il taglio degli incentivi a sostegno dell'insegnamento di qualità.<br />Il guanto di sfida è stato comunque lanciato. E la sfida riguarda principi fondamentali sull'educazione che possiamo leggere già nell'introduzione dell'ordine esecutivo di Trump: «Il futuro luminoso della nostra nazione si basa su famiglie responsabili, comunità impegnate e ottime opportunità educative per ogni bambino. Purtroppo, l'esperimento di controllare l'educazione americana attraverso programmi e fondi federali, e la burocrazia irresponsabile che questi programmi e fondi sostengono, ha chiaramente deluso i nostri figli, i nostri insegnanti e le nostre famiglie». In sintesi: l'educazione parte dalla famiglia e non dallo Stato. Un principio che, per altro, sarebbe anche nella nostra Costituzione italiana, se solo qualcuno lo ricordasse.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Trump: il gender è un abuso sui minori" si trova un recente discorso di Donald Trump contro l'ideologia di genere.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il marzo aprile 2025:<br />Donal Trump ha proclamato aprile Mese Nazionale per la Prevenzione degli Abusi sui Minori. Nel discorso di proclamazione, tra le altre cose, ha affermato: «Purtroppo, una delle forme più diffuse di abuso sui minori che il nostro Paese si trova ad affrontare oggi è la sinistra minaccia dell'ideologia di genere. I sostenitori del movimento dell'ideologia di genere stanno indottrinando in modo oltraggioso i nostri figli con la devastante menzogna che sono intrappolati nel corpo sbagliato e che l'unico modo per essere veramente felici è alterare il loro sesso con terapia ormonale, bloccanti della pubertà e interventi di mutilazione sessuale.<br />Le malvagie e retrograde menzogne della follia di genere stanno privando i nostri figli della loro felicità, salute e libertà, imponendo al contempo un dolore inimmaginabile a genitori e famiglie. Come ho affermato nel mio discorso congiunto al Congresso il mese scorso, il mio messaggio a ogni bambino americano è semplice: sei perfetto esattamente come Dio ti ha creato.<br />Come Presidente, ho firmato con orgoglio l'Ordine Esecutivo 14187 che proibisce alle scuole pubbliche di indottrinare i nostri figli con l'ideologia transgender, intervenendo al contempo per tagliare tutti i finanziamenti pubblici a qualsiasi istituzione che si dedichi alle mutilazioni sessuali dei nostri giovani».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65585712</guid><pubDate>Tue, 15 Apr 2025 21:41:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65585712/educazione_spetta_alle_famiglie.mp3" length="5654613" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8138

L'EDUCAZIONE SPETTA ALLE FAMIGLIE: TRUMP VUOLE ABOLIRE IL DIPARTIMENTO di Stefano Magni
 
Con un altro ordine esecutivo che farà discutere molto, il presidente americano Donald Trump ha dato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8138" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8138</a><br /><br />L'EDUCAZIONE SPETTA ALLE FAMIGLIE: TRUMP VUOLE ABOLIRE IL DIPARTIMENTO di Stefano Magni<br /> <br />Con un altro ordine esecutivo che farà discutere molto, il presidente americano Donald Trump ha dato disposizioni per lo smantellamento del Dipartimento dell'Educazione. Non si tratta di un procedimento facile, occorrerà un voto al Congresso a maggioranza qualificata per abolire il Dipartimento federale e, con la maggioranza risicata di cui dispongono i Repubblicani i numeri non ci sono, a meno di non convincere qualche Democratico a disertare. Ma sarà sempre possibile ridurre il Dipartimento ai minimi termini. E il principio, intanto, è passato: l'istruzione non è compito del governo federale, ma delle famiglie, prima di tutto, e in via sussidiaria delle istituzioni che rappresentano le comunità locali fino, al massimo, al livello dello Stato.<br />Prima di tutto è bene distinguere il Dipartimento dell'Educazione degli Usa dal nostro Ministero dell'Istruzione. Il primo non gestisce direttamente le scuole pubbliche del paese che restano appannaggio dei singoli Stati. Si tratta di un'amministrazione relativamente piccola, finanziata mediamente con appena il 2% del budget federale annuale. Ed è molto recente, istituita durante l'amministrazione Carter nel 1979, con una legge votata da un Congresso a maggioranza democratica. Serve, tuttavia, per dare un indirizzo all'educazione pubblica, vigilare sul rispetto dei diritti civili nelle scuole e concedere prestiti agli studenti. I Repubblicani, a partire da Reagan nel 1981, hanno sempre visto con sospetto questa nuova istituzione, temendo politicizzazione e indottrinamento liberal. Ma non l'hanno mai abolita. Anzi, hanno contribuito ad ampliare i prestiti agli studenti che, attualmente ammontano a quasi 1.700 miliardi di dollari concessi a 43 milioni di debitori in tutto il paese.<br />Linda McMahon, attuale segretaria all'Educazione avrà dunque il primo e più difficile compito di tagliare sui prestiti federali concessi agli studenti. Una voce di spesa che finora era stata trattata come una “mangiatoia” elettorale, soprattutto dai presidenti e dai candidati democratici. E si può solo immaginare quanta opposizione ci sarà in Congresso. Un'altra fonte di dissenso è quella dei sindacati degli insegnanti. «Ci vediamo in tribunale!» è stato il laconico e chiaro commento di Randi Weingarten, della Federazione Americana degli Insegnanti. Alcune cause sono già in corso, una intentata da procuratori generali democratici contro i licenziamenti nel Dipartimento che ne impedirebbero già il regolare funzionamento, un'altra dei genitori degli studenti con disabilità che temono di perdere le agevolazioni sinora concesse e infine altre due cause contro il taglio degli incentivi a sostegno dell'insegnamento di qualità.<br />Il guanto di sfida è stato comunque lanciato. E la sfida riguarda principi fondamentali sull'educazione che possiamo leggere già nell'introduzione dell'ordine esecutivo di Trump: «Il futuro luminoso della nostra nazione si basa su famiglie responsabili, comunità impegnate e ottime opportunità educative per ogni bambino. Purtroppo, l'esperimento di controllare l'educazione americana attraverso programmi e fondi federali, e la burocrazia irresponsabile che questi programmi e fondi sostengono, ha chiaramente deluso i nostri figli, i nostri insegnanti e le nostre famiglie». In sintesi: l'educazione parte dalla famiglia e non dallo Stato. Un principio che, per altro, sarebbe anche nella nostra Costituzione italiana, se solo qualcuno lo ricordasse.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Trump: il gender è un abuso sui minori" si trova un recente discorso di Donald Trump contro l'ideologia di genere.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il marzo aprile 2025:<br />Donal Trump ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>354</itunes:duration><itunes:keywords>educazione,famiglieresponsabili,fondi,repubblicani,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cdd7243d4c2470d23549ab8bfbe9050.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sedici domande sull'insegnamento parentale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sedici-domande-sull-insegnamento-parentale--63124234</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7961" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7961</a><br /><br /><br />SEDICI DOMANDE SULL'INSEGNAMENTO PARENTALE di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Mi occupo di scuola parentale dal 2009 e dal 2014 ho dato vita ad una scuola parentale che si chiama "Gesù Maestro". Dopo dieci anni di esperienza diretta ho scritto un libro dal titolo "Gesù Maestro. La scuola parentale cattolica" che ha venduto oltre mille copie. Faccio incontri in tutta Italia dal Piemonte alla Sicilia ed ho incontrato centinaia di famiglie interessate all'argomento. Ecco le domande che mi vengono fatte più spesso, con relative risposte.<br />1) In Italia è legale non mandare i figli alla "scuola dell'obbligo"?<br />Non solo è legale, ma è un diritto sancito dalla Costituzione italiana. L'articolo 34 infatti recita: "L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita". Quindi è l'istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola. La "scuola dell'obbligo" non esiste. Inoltre l'articolo 30 dice che "è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Ciò significa che l'istruzione dei figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato. Lo Stato italiano semplicemente riconosce il diritto dei genitori di scegliere i metodi didattici che ritengano più opportuni e di organizzare come credono meglio l'apprendimento per i figli.<br />2) Per tenere i figli a casa cosa occorre fare da un punto di vista burocratico?<br />In concreto, è sufficiente inoltrare ogni anno una comunicazione scritta "al dirigente scolastico del territorio di residenza" (art. 23 D. Lgs. n. 62/2017) in cui i genitori dichiarano di prendersi carico in prima persona dell'istruzione del figlio. Va sottolineato che non è una richiesta e non c'è bisogno di nessuna autorizzazione. Semplicemente si comunica di volersi avvalere del diritto di educare i propri figli.<br />3) Dove va sostenuto l'esame annuale richiesto dalle leggi italiane?<br />L'esame a fine anno può essere sostenuto in una qualunque scuola statale o parificata. Il Ministero dell'Istruzione ha chiarito definitivamente con decreto dell'8 febbraio 2021 che obbligare a dare l'esame nella "scuola di residenza" farebbe venir meno la "libertà di scelta della famiglia" garantito per legge.<br />4) Cos'è l'homeschooling?<br />L'homeschooling è un metodo di istruzione in cui i figli ricevono la loro formazione a casa. I genitori assumono direttamente la fatica, ma anche la soddisfazione dell'istruzione dei propri figli. La mamma casalinga è molto avvantaggiata nella disponibilità di tempo appropriata da dedicare all'educazione dei figli con l'homeschooling.<br />5) Che differenza c'è tra l'homeschooling e la scuola parentale?<br />Nell'homeschooling i genitori insegnano in modo completamente autonomo, anche se spesso si formano reti di homeschooler che organizzano attività in comune come lezioni di lingua, gite ed escursioni, recite o altre attività. L'homeschooling offre la massima flessibilità in termini di orari, ritmo di apprendimento e contenuti. Invece una scuola parentale è organizzata a tutti gli effetti come una scuola con insegnanti, classi, alunni di più famiglie e orari determinati. Per mantenere il carattere parentale i genitori devono impegnarsi nell'insegnare alcune materie o in alcune classi, scegliere gli insegnanti per le materie o le classi che altrimenti non riuscirebbero a "coprire", gestire la maggior parte dei problemi pratici. Senza questo coinvolgimento diretto dei genitori, non è una scuola parentale, ma privata, sebbene non riconosciuta dallo Stato. La scuola parentale rispetto all'homeschooling rende più semplice un programma di studi più strutturato e fornisce un ambiente di maggiore socializzazione con altri bambini.<br />6) Quali sono le differenze tra una scuola paritaria e una scuola parentale?<br />Purtroppo oggi una scuola paritaria cattolica non può insegnare secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa. Il motivo non risiede nella cattiva volontà degli insegnanti, che sono spesso animati da buona volontà. Una scuola paritaria deve avere gli standard imposti dallo Stato. E il motivo è semplice: lo Stato concede l'autorizzazione e quindi, per concederla, pretende che venga imitata la sua impostazione. Inoltre lo Stato finanzia le scuole paritarie e, nonostante dia le briciole rispetto alle scuole statali, quelle briciole sono essenziali alle scuole paritarie per andare avanti. Al contrario le scuole parentali, e a maggior ragione i genitori che fanno homeschooling, non ricevono finanziamenti, né hanno bisogno di alcuna autorizzazione statale. Questo permette la più completa libertà nella scelta su cosa insegnare, quali libri adottare, gli orari delle lezioni, ecc. E non bisogna dimenticare che questa libertà permette una personalizzazione del percorso educativo impossibile nelle scuole statali e paritarie.<br />7) Perché è importante la personalizzazione del percorso educativo? Non si rischia di imparare di meno?<br />I bambini non sono tutti uguali e perciò non apprendono tutti in modo uguale. Inoltre ognuno ha le sue inclinazioni e interessi per cui è giusto dare di più a chi ne ha la possibilità. La diversità di ciascun bambino è una ricchezza e va valorizzata invece che livellarla, come succede nella scuola quando ci si trova a insegnare in classi di 20/25 alunni.<br />8) In un ambiente così confidenziale, familiare e ristretto, non c'è il rischio che i bambini siano tenuti sotto una campana di vetro?<br />Questo è il punto più difficile da fare comprendere alle persone che non conoscono la realtà dell'insegnamento parentale. C'è la convinzione che si crei un ghetto, un ambiente ovattato e autoreferenziale e che, di conseguenza, i bambini facciano più fatica a socializzare, trovandosi poi disorientati nell'impatto con la realtà. Ecco tutto questo è assolutamente un falso mito, una leggenda. Anzi, l'esperienza che raccontano i genitori è l'esatto opposto. Tutti testimoniano una maggiore capacità di socializzazione dei propri bambini rispetto ai loro coetanei.<br />9) Com'è possibile che l'insegnamento parentale stimoli anziché affossi la socializzazione?<br />Il fatto che la famiglia o la scuola parentale rappresenti un contesto protetto e sicuro fa crescere l'autostima nel bambino. Questo lo rende più sicuro di sé. Per esempio, è quasi impossibile che nella scuola parentale si verifichino episodi di bullismo, perché i ragazzi sono seguiti personalmente anche nelle loro difficoltà e nei loro disagi. Sicché, un bambino che si sente sicuro e fa un'esperienza di relazione positiva nel piccolo, è poi portato ad aprirsi con fiducia anche in situazioni più articolate. Viceversa, il bambino che - pur in mezzo a 20 o 30 bambini - è però lasciato a se stesso ha più paura di socializzare.<br />10) Come è nata la scuola di Stato?<br />La scuola di Stato servì all'Italia post risorgimentale, una volta fatta l'Italia, a fare gli italiani. In altre parole occorreva riconvertire le masse dal cattolicesimo diffuso e radicato al nuovo impianto anticristiano di cui era intriso il risorgimento. Ovviamente ciò è stato fatto per gradi, infatti all'inizio si fece leva proprio su quello che gli italiani (ben prima del risorgimento) avevano in comune di più profondo: la fede cattolica e i principi ad essa ispirati. Ora è onesto prendere coscienza che la scuola di oggi è ormai un guscio vuoto, senza identità, esposta ai venti ideologici e politici che soffiano nello Stato.<br />11) Cosa ha determinato la deriva laicista dell'insegnamento cosiddetto "pubblico"?<br />Chiunque comprende l'importanza della scuola per trasmettere principi, i valori e le idee alle nuove generazioni: chi ha a che fare con i giovani ha in mano la società del futuro. Quello che vediamo adesso è il risultato dello stratificarsi delle scelte che certi settori della cultura hanno fatto negli ultimi 50 anni, l'illusione di poter liberare l'uomo da Dio e di affermare la relatività di ogni valore è stata una spinta così forte che non poteva non volersi propagare anche attraverso la scuola.<br />12) Perché i genitori si sentono più tranquilli con l'istruzione parentale?<br />Perché con l'istruzione parentale si supera il divario tra scuola e famiglia e si assicura un tipo di educazione corrispondente alle aspettative dei genitori. L'istruzione parentale non ha bisogno di consigli di classe o di giornate di "scuola aperta" perché è gestita da genitori che non vogliono delegare la grande responsabilità dell'educazione dei propri figli. E si impegnano in prima persona perché da genitori si capisce che non si può scendere a compromessi quando si tratta dei propri figli.<br />13) I genitori sono in grado di insegnare?<br />I genitori sono i migliori insegnanti dei loro figli. La natura li ha dotati delle qualità essenziali per riconoscere nei figli bisogni e potenzialità che altri, i cosiddetti esperti, potrebbero non cogliere. Del resto per insegnare al livello delle elementari è davvero elementare! Basta seguire dei libri di testo e con i figli ripassare, o apprendere proprio, quelle nozioni che appunto si definiscono "elementari". Alle medie si può lo stesso fare homeschooling, anche se un minimo di competenza è richiesto, e poi, per le materie in cui i genitori fossero più in difficoltà, a ripetizioni private. Con due o tre ore al mese si può recuperare il programma che non si riuscirebbe a fare a scuola nemmeno in quattro settimane.<br />14) Si può fare insegnamento parentale anche alle superiori?<br />Chi è riuscito ad insegnare ai propri figli alle medie può anche continuare alle superiori. Ovviamente]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63124234</guid><pubDate>Tue, 03 Dec 2024 20:53:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63124234/16_domande_su_homeschooling_e_scuola_parentale.mp3" length="13626618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7961


SEDICI DOMANDE SULL'INSEGNAMENTO PARENTALE di Don Stefano Bimbi
 
Mi occupo di scuola parentale dal 2009 e dal 2014 ho dato vita ad una scuola parentale che si chiama "Gesù...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7961" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7961</a><br /><br /><br />SEDICI DOMANDE SULL'INSEGNAMENTO PARENTALE di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Mi occupo di scuola parentale dal 2009 e dal 2014 ho dato vita ad una scuola parentale che si chiama "Gesù Maestro". Dopo dieci anni di esperienza diretta ho scritto un libro dal titolo "Gesù Maestro. La scuola parentale cattolica" che ha venduto oltre mille copie. Faccio incontri in tutta Italia dal Piemonte alla Sicilia ed ho incontrato centinaia di famiglie interessate all'argomento. Ecco le domande che mi vengono fatte più spesso, con relative risposte.<br />1) In Italia è legale non mandare i figli alla "scuola dell'obbligo"?<br />Non solo è legale, ma è un diritto sancito dalla Costituzione italiana. L'articolo 34 infatti recita: "L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita". Quindi è l'istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola. La "scuola dell'obbligo" non esiste. Inoltre l'articolo 30 dice che "è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Ciò significa che l'istruzione dei figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato. Lo Stato italiano semplicemente riconosce il diritto dei genitori di scegliere i metodi didattici che ritengano più opportuni e di organizzare come credono meglio l'apprendimento per i figli.<br />2) Per tenere i figli a casa cosa occorre fare da un punto di vista burocratico?<br />In concreto, è sufficiente inoltrare ogni anno una comunicazione scritta "al dirigente scolastico del territorio di residenza" (art. 23 D. Lgs. n. 62/2017) in cui i genitori dichiarano di prendersi carico in prima persona dell'istruzione del figlio. Va sottolineato che non è una richiesta e non c'è bisogno di nessuna autorizzazione. Semplicemente si comunica di volersi avvalere del diritto di educare i propri figli.<br />3) Dove va sostenuto l'esame annuale richiesto dalle leggi italiane?<br />L'esame a fine anno può essere sostenuto in una qualunque scuola statale o parificata. Il Ministero dell'Istruzione ha chiarito definitivamente con decreto dell'8 febbraio 2021 che obbligare a dare l'esame nella "scuola di residenza" farebbe venir meno la "libertà di scelta della famiglia" garantito per legge.<br />4) Cos'è l'homeschooling?<br />L'homeschooling è un metodo di istruzione in cui i figli ricevono la loro formazione a casa. I genitori assumono direttamente la fatica, ma anche la soddisfazione dell'istruzione dei propri figli. La mamma casalinga è molto avvantaggiata nella disponibilità di tempo appropriata da dedicare all'educazione dei figli con l'homeschooling.<br />5) Che differenza c'è tra l'homeschooling e la scuola parentale?<br />Nell'homeschooling i genitori insegnano in modo completamente autonomo, anche se spesso si formano reti di homeschooler che organizzano attività in comune come lezioni di lingua, gite ed escursioni, recite o altre attività. L'homeschooling offre la massima flessibilità in termini di orari, ritmo di apprendimento e contenuti. Invece una scuola parentale è organizzata a tutti gli effetti come una scuola con insegnanti, classi, alunni di più famiglie e orari determinati. Per mantenere il carattere parentale i genitori devono impegnarsi nell'insegnare alcune materie o in alcune classi, scegliere gli insegnanti per le materie o le classi che altrimenti non riuscirebbero a "coprire", gestire la maggior parte dei problemi pratici. Senza questo coinvolgimento diretto dei genitori, non è una scuola parentale, ma privata, sebbene non riconosciuta dallo Stato. 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In costante crescita, la rete riunisce famiglie, insegnanti e istituzioni che condividono l'obiettivo di promuovere un'istruzione cattolica autentica.<br />Come si legge dal sito dell'Osservatorio, "sono invitati a farne parte prima di tutto i genitori che praticano l'homeschooling e gli insegnanti e i genitori delle scuole parentali cattoliche, quindi gli insegnanti delle scuole cattoliche paritarie e insegnanti cattolici nella scuola di Stato. Il Coordinamento intende collegare tra loro le esperienze di vera scuola cattolica al di fuori della camicia di forza dell'attuale sistema statalista cui sembrano aderire anche le attuali gerarchie ecclesiastiche e le istituzioni educative ufficiali della Chiesa. Il Coordinamento porta avanti una linea pienamente cattolica e alternativa al sistema attuale che consideriamo diseducativo".<br />Al centro di questo coordinamento ci sono le famiglie, protagoniste attive nell'educazione dei propri figli. L'Osservatorio offre loro formazione e un punto d'incontro per confrontarsi e condividere esperienze. Un esempio concreto è la Giornata nazionale per la vera scuola cattolica, che si tiene ogni anno a Lonigo (Vicenza). Questo evento rappresenta un momento fondamentale per fare il punto sulla situazione dell'istruzione in Italia e per promuovere un modello educativo alternativo, incentrato sui valori cristiani.<br />INCONTRI REGIONALI<br />Il Coordinamento si propone di essere presente in tutto il territorio nazionale, organizzando regolarmente incontri regionali. Questi appuntamenti sono un'occasione preziosa per le famiglie interessate all'istruzione parentale, per i genitori che già praticano l'homeschooling e per coloro che gestiscono scuole parentali cattoliche. Durante questi incontri si scambiano esperienze, si offrono consigli pratici e si risponde alle domande dei partecipanti.<br />Un ruolo chiave all'interno del Coordinamento è ricoperto da don Stefano Bimbi, parroco di Staggia Senese e fondatore della scuola parentale Gesù Maestro. Da oltre dieci anni don Stefano è impegnato nella promozione dell'istruzione parentale, unendo teoria e pratica. La sua esperienza è racchiusa nel libro di successo Gesù Maestro. La scuola parentale cattolica, giunto alla seconda edizione, con consigli molto preziosi per chi si vuole avvicinare al mondo dell'educazione parentale. Grazie alla sua opera, molte famiglie hanno trovato la forza e la determinazione per intraprendere questo percorso educativo. Informazioni si trovano nel sito di Alleanza parentale, con articoli e video che raccontano l'esperienza sotto tanti punti di vista, come ad esempio quello della maestra Samantha che ha affiancato da subito don Stefano nel gestire la scuola parentale.<br />IL MANIFESTO: È IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA<br />Oltre a questi incontri l'Osservatorio cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa ha scritto il manifesto È il momento della vera scuola cattolica a cui è possibile dare la propria adesione. In tale manifesto si ricorda l'importanza dell'educazione, soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei genitori, i quali "hanno un ruolo originario in quanto dettato dalla natura, essendo l'educazione una continuazione della procreazione. Non hanno tuttavia un diritto assoluto, in quanto per natura hanno prima di tutto un dovere, il dovere di educare i figli al bene, alla verità, alla giustizia, alla bellezza, all'ordine secondo le finalità naturali e soprannaturali della loro persona e secondo l'ordine e la legge naturale e divina".<br />Il Coordinamento delle scuole parentali rappresenta una realtà in continua evoluzione. Per conoscere le date degli incontri futuri, per leggere il manifesto e per prendere contatto con il Coordinamento basta andare nel sito dell'Osservatorio Van Thuân.<br />Questa rete è destinata a crescere e a rafforzarsi. L'obiettivo è quello di offrire sempre più famiglie la possibilità di educare i propri figli secondo i principi della fede cattolica, garantendo loro una formazione completa e personalizzata.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62620544</guid><pubDate>Tue, 05 Nov 2024 21:23:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62620544/il_coordinamento_delle_scuole_parentali_cattoliche.mp3" length="4948699" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7960

IL COORDINAMENTO DELLE SCUOLE PARENTALI CATTOLICHE di Annarita Romagnoli

L'Osservatorio cardinale Van Thuân, fondato dall'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi e di cui il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7960" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7960</a><br /><br />IL COORDINAMENTO DELLE SCUOLE PARENTALI CATTOLICHE di Annarita Romagnoli<br /><br />L'Osservatorio cardinale Van Thuân, fondato dall'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi e di cui il professor Stefano Fontana è direttore, ha dato vita a un importante progetto educativo: il Coordinamento delle scuole parentali. In costante crescita, la rete riunisce famiglie, insegnanti e istituzioni che condividono l'obiettivo di promuovere un'istruzione cattolica autentica.<br />Come si legge dal sito dell'Osservatorio, "sono invitati a farne parte prima di tutto i genitori che praticano l'homeschooling e gli insegnanti e i genitori delle scuole parentali cattoliche, quindi gli insegnanti delle scuole cattoliche paritarie e insegnanti cattolici nella scuola di Stato. Il Coordinamento intende collegare tra loro le esperienze di vera scuola cattolica al di fuori della camicia di forza dell'attuale sistema statalista cui sembrano aderire anche le attuali gerarchie ecclesiastiche e le istituzioni educative ufficiali della Chiesa. Il Coordinamento porta avanti una linea pienamente cattolica e alternativa al sistema attuale che consideriamo diseducativo".<br />Al centro di questo coordinamento ci sono le famiglie, protagoniste attive nell'educazione dei propri figli. L'Osservatorio offre loro formazione e un punto d'incontro per confrontarsi e condividere esperienze. Un esempio concreto è la Giornata nazionale per la vera scuola cattolica, che si tiene ogni anno a Lonigo (Vicenza). Questo evento rappresenta un momento fondamentale per fare il punto sulla situazione dell'istruzione in Italia e per promuovere un modello educativo alternativo, incentrato sui valori cristiani.<br />INCONTRI REGIONALI<br />Il Coordinamento si propone di essere presente in tutto il territorio nazionale, organizzando regolarmente incontri regionali. Questi appuntamenti sono un'occasione preziosa per le famiglie interessate all'istruzione parentale, per i genitori che già praticano l'homeschooling e per coloro che gestiscono scuole parentali cattoliche. Durante questi incontri si scambiano esperienze, si offrono consigli pratici e si risponde alle domande dei partecipanti.<br />Un ruolo chiave all'interno del Coordinamento è ricoperto da don Stefano Bimbi, parroco di Staggia Senese e fondatore della scuola parentale Gesù Maestro. Da oltre dieci anni don Stefano è impegnato nella promozione dell'istruzione parentale, unendo teoria e pratica. La sua esperienza è racchiusa nel libro di successo Gesù Maestro. La scuola parentale cattolica, giunto alla seconda edizione, con consigli molto preziosi per chi si vuole avvicinare al mondo dell'educazione parentale. Grazie alla sua opera, molte famiglie hanno trovato la forza e la determinazione per intraprendere questo percorso educativo. Informazioni si trovano nel sito di Alleanza parentale, con articoli e video che raccontano l'esperienza sotto tanti punti di vista, come ad esempio quello della maestra Samantha che ha affiancato da subito don Stefano nel gestire la scuola parentale.<br />IL MANIFESTO: È IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA<br />Oltre a questi incontri l'Osservatorio cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa ha scritto il manifesto È il momento della vera scuola cattolica a cui è possibile dare la propria adesione. In tale manifesto si ricorda l'importanza dell'educazione, soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei genitori, i quali "hanno un ruolo originario in quanto dettato dalla natura, essendo l'educazione una continuazione della procreazione. 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E quel futuro di lacrime e sangue è arrivato. Ma, occorre ribadirlo, il problema non sono innanzitutto loro, gli islamici, bensì noi, i cristiani (o, meglio, i post-cristiani), che stiamo segando con masochistico livore il ramo su cui la nostra civiltà sta appollaiata.<br />Il fatto: in una scuola media della provincia di Treviso, due studenti sono stati esonerati dallo studio della Divina Commedia di Dante Alighieri su richiesta dei genitori musulmani, che hanno ritenuto l'opera incompatibile con la propria religione, sostenendo che contenga offese all'islam. Ma c'è di più: l'insegnante di lettere della scuola di Treviso, infatti, ha avuto la "geniale" idea di chiedere agli alunni che non seguono l'ora di religione (chissà perché solo a loro...) di sondare il parere dei genitori sull'insegnamento di opere a carattere religioso e, guarda un po', di fronte al prevedibilissimo parere negativo, ha sostituito d'emblée lo studio di Dante con quello di Boccaccio.<br />Indubbiamente, la Divina Commedia non è tenera con il fondatore della religione islamica, ma ha le sue buone ragioni. Dante lo colloca all'Inferno, al canto 28esimo, tra i dannati, colpevole di non essere cristiano e per avere favorito la separazione della comunità degli uomini. Del resto, la storia non mente, e sin dagli inizi (e ancora oggi) l'impeto per la sottomissione degli "infedeli" ha prodotto carneficine, "guerre sante" di conquista, distruzione di luoghi sacri e altre multiformi forme di oppressione nei confronti di chi aderisce ad altri credo religiosi. Come pena per tali azioni, Dante descrive Maometto sottoposto ad orrende mutilazioni del corpo da parte di un diavolo, con il corpo squartato e le interiora che fuoriescono.<br />DIVINA COMMEDIA INDIGESTA<br />Certamente non deve essere piacevole, per chi professa la fede islamica, leggere simili cose, tuttavia - al di là delle ragioni che da parte cristiana si potrebbero addurre - occorre tenere presente che chi si trasferisce in un paese straniero, sede di una tradizione e religione diverse dalla propria, è tenuto a integrarsi, accettando e rispettando anche ciò che non è conforme alle proprie convinzioni. Diversamente, meglio scegliere un paese con una cultura affine alla propria.<br />Assistiamo, invece, alla dinamica opposta, particolarmente nei paesi europei. Già da qualche anno, per esempio, in alcuni paesi come Olanda e Belgio (sedi di importanti comunità islamiche), è stata adottata una versione della Divina Commedia curata dalla traduttrice fiamminga Lies Lavrijsen, ritradotta in modo tale da evitare di urtare i musulmani. «Questa versione si rivolge a lettori più giovani e il cambiamento è pensato per non ferire inutilmente gli islamici», spiegò a suo tempo la traduttrice, affermando (vergognosamente!) che nella Divina Commedia «Maometto subisce un destino crudo e umiliante solo perché è il precursore dell'islam»; per questo motivo, pur riportando tutto l'episodio descritto da Dante, viene omesso il nome di Maometto, ritenuto «non necessario per la comprensione del testo letterario».<br />L'episodio della scuola di Treviso, che si inserisce sulla scia di quanto accaduto in occasione della fine del Ramadan e, in questi ultimi giorni, della vicenda della preghiera islamica all'interno della Università di Torino, altro non è che una ulteriore prova del processo di integrazione a rovescio che si sta attuando.<br />LA "PROFEZIA" INASCOLTATA DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI<br />Forse vale la pena, allora, nella speranza che possano essere di aiuto a invertire la rotta o, quanto meno, a favorire una sana riflessione, rispolverare le raccomandazioni che il Cardinale Biffi fece allo Stato Italiano e anche alle comunità cristiane.<br />Tre convincimenti nei confronti dello Stato italiano:<br />«Di fronte al fenomeno dell´immigrazione, lo Stato non può sottrarsi al dovere di regolamentarlo positivamente con progetti realistici (circa il lavoro, l´abitazione, l´inserimento sociale), che mirino al vero bene sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni».<br />«Poiché non è pensabile che si possano accogliere tutti, è ovvio che si imponga una selezione. La responsabilità di scegliere non può essere che dello Stato italiano, non di altri; e tanto meno si può consentire che la selezione sia di fatto lasciata al caso o, peggio, alla prepotenza».<br />«I criteri di scelta non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovrà essere quello della più facile integrabilità nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale. Un "ecumenismo politico" (per così dire), astratto e imprevidente, che disattendesse questa elementare regola di buon senso amministrativo, potrebbe preparare anche per il nostro popolo un futuro di lacrime e di sangue».<br />Tre persuasioni semplici ed essenziali per le comunità cristiane:<br />«Non è per sé compito della Chiesa e delle singole comunità risolvere i problemi sociali che la storia di volta in volta ci presenta. Noi non dobbiamo perciò nutrire nessun complesso di colpa a causa delle emergenze anche imperiose che non ci riesce di affrontare efficacemente».<br />«Dovere statutario del popolo di Dio e compito di ogni battezzato è di far conoscere Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, e il suo necessario messaggio di salvezza. E´ un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: "Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama».<br />«Allo stesso modo, è nostro dovere l´osservanza del comando dell´amore. Di fronte a un uomo in difficoltà - quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza - i discepoli di Gesù hanno il dovere di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità».<br />Sono raccomandazioni che risalgono a più di venti anni fa, ma conservano tutta la loro forza e ragionevolezza. Se i nostri politici e il nostro popolo avessero avuto la volontà e la forza di seguirle, forse oggi staremmo tutti meglio. Anche gli immigrati musulmani, che magari sarebbero molto meno numerosi, ma sicuramente più integrati e con maggiori possibilità di una vita dignitosa.<br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "A Torino il jihad in Università ha una lunga tradizione" spiega cosa è successo nella sede universitaria di Palazzo Nuovo che però era già stato teatro di azioni estremiste, come nel 2003 quando si inneggiò ai terroristi di Nassiriya.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 maggio 2024:<br />Il 23 maggio l'imam Brahim Baya ha pregato a Palazzo Nuovo, una delle sedi universitarie di Torino occupate dagli studenti che vogliono il boicottaggio degli atenei israeliani. Sembra che l'idea sia partita dagli studenti musulmani che aderiscono alla protesta contro Israele. Era previsto che il giorno successivo, un venerdì, pregasse anche al Politecnico, presso la sede centrale, ma su richiesta del Rettore del Politecnico, Stefano Paolo Corgnati, la Questura di Torino ha diffidato l'imam e l'evento è stato annullato.<br />«È scandaloso che la Questura abbia vietato una preghiera. Il problema è l'islamofobia di questo paese». Questa è stata la reazione di Baya e mai accusa è stata più infondata perché è quel che lui ha detto a Palazzo Nuovo la ragione della diffida. Parlando sia in arabo che in italiano l'imam ha lanciato un invito al jihad contro Israele definendo quella dei palestinesi una resistenza necessaria contro l'ingiustizia e il male. Il popolo palestinese - ha detto - ha resistito «di fronte a questa furia omicida, questa furia genocida, uscita della peggiori barbarie della storia che non tiene in considerazione nessuna umanità, nessun diritto umano».<br />Penoso, per non dire altro, è stato il tentativo di difesa dell'imam che, secondo quanto riportano i mass media, sostiene di non aver attaccato Israele e dice che il significato della parola "jihad" effettivamente da lui usata è stato frainteso, questo perché «degli pseudo musulmani l'hanno utilizzata per seminare violenza e morte, bestemmiando Dio». Non si direbbero degli «pseudo musulmani» i gruppi jihadisti - Hamas compreso - che in tutto il mondo obbediscono all'ordine di conquistare all'islam l'umanità intera, se necessario con la forza come aveva incominciato a fare Maometto dopo essersi trasferito dalla Mecca a Medina.<br />Ma non è questo il punto. Brahim Baya, che pur di attaccare le autorità accademiche nega di essere un imam, dovrà semmai rendere conto di queste affermazioni ai suoi correligionari. Il fatto rilevante è che le sue parole sarebbero gravi, allarmanti, minacciose anche se le avesse pronunciate in una moschea e non in una laica, indipendente sede accademica.<br />E allora la domanda che sorge è chissà quante volte le ha in effetti già proferite in una moschea; e in quante moschee italiane si parla in questi termini contro Israele, l'Occidente, gli infedeli. Sono trascorsi più di 20 anni da quando Magdi Cristiano Allam per la prima volta ha rivelato, dimostrandolo, che ci sono moschee in Italia nelle quali si istiga all'odio contro l'Occidente e si esalta il jihad. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60202340</guid><pubDate>Tue, 28 May 2024 21:45:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60202340/agli_islamici_non_piace_a_scuola_dante_ha_i_giorni_contati.mp3" length="14080294" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7804

AGLI ISLAMICI NON PIACE, A SCUOLA DANTE HA I GIORNI CONTATI di Marco Lepore
Aveva ragione da vendere, il compianto cardinal Giacomo Biffi, quando, parlando della immigrazione,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7804" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7804</a><br /><br />AGLI ISLAMICI NON PIACE, A SCUOLA DANTE HA I GIORNI CONTATI di Marco Lepore<br />Aveva ragione da vendere, il compianto cardinal Giacomo Biffi, quando, parlando della immigrazione, affermava che «un ecumenismo politico astratto e imprevidente», incapace di comprendere i criteri con cui accogliere gli immigrati, avrebbe preparato per il nostro popolo «un futuro di lacrime e di sangue». E quel futuro di lacrime e sangue è arrivato. Ma, occorre ribadirlo, il problema non sono innanzitutto loro, gli islamici, bensì noi, i cristiani (o, meglio, i post-cristiani), che stiamo segando con masochistico livore il ramo su cui la nostra civiltà sta appollaiata.<br />Il fatto: in una scuola media della provincia di Treviso, due studenti sono stati esonerati dallo studio della Divina Commedia di Dante Alighieri su richiesta dei genitori musulmani, che hanno ritenuto l'opera incompatibile con la propria religione, sostenendo che contenga offese all'islam. Ma c'è di più: l'insegnante di lettere della scuola di Treviso, infatti, ha avuto la "geniale" idea di chiedere agli alunni che non seguono l'ora di religione (chissà perché solo a loro...) di sondare il parere dei genitori sull'insegnamento di opere a carattere religioso e, guarda un po', di fronte al prevedibilissimo parere negativo, ha sostituito d'emblée lo studio di Dante con quello di Boccaccio.<br />Indubbiamente, la Divina Commedia non è tenera con il fondatore della religione islamica, ma ha le sue buone ragioni. Dante lo colloca all'Inferno, al canto 28esimo, tra i dannati, colpevole di non essere cristiano e per avere favorito la separazione della comunità degli uomini. Del resto, la storia non mente, e sin dagli inizi (e ancora oggi) l'impeto per la sottomissione degli "infedeli" ha prodotto carneficine, "guerre sante" di conquista, distruzione di luoghi sacri e altre multiformi forme di oppressione nei confronti di chi aderisce ad altri credo religiosi. Come pena per tali azioni, Dante descrive Maometto sottoposto ad orrende mutilazioni del corpo da parte di un diavolo, con il corpo squartato e le interiora che fuoriescono.<br />DIVINA COMMEDIA INDIGESTA<br />Certamente non deve essere piacevole, per chi professa la fede islamica, leggere simili cose, tuttavia - al di là delle ragioni che da parte cristiana si potrebbero addurre - occorre tenere presente che chi si trasferisce in un paese straniero, sede di una tradizione e religione diverse dalla propria, è tenuto a integrarsi, accettando e rispettando anche ciò che non è conforme alle proprie convinzioni. Diversamente, meglio scegliere un paese con una cultura affine alla propria.<br />Assistiamo, invece, alla dinamica opposta, particolarmente nei paesi europei. Già da qualche anno, per esempio, in alcuni paesi come Olanda e Belgio (sedi di importanti comunità islamiche), è stata adottata una versione della Divina Commedia curata dalla traduttrice fiamminga Lies Lavrijsen, ritradotta in modo tale da evitare di urtare i musulmani. «Questa versione si rivolge a lettori più giovani e il cambiamento è pensato per non ferire inutilmente gli islamici», spiegò a suo tempo la traduttrice, affermando (vergognosamente!) che nella Divina Commedia «Maometto subisce un destino crudo e umiliante solo perché è il precursore dell'islam»; per questo motivo, pur riportando tutto l'episodio descritto da Dante, viene omesso il nome di Maometto, ritenuto «non necessario per la comprensione del testo letterario».<br />L'episodio della scuola di Treviso, che si inserisce sulla scia di quanto accaduto in occasione della fine del Ramadan e, in questi ultimi giorni, della vicenda della preghiera islamica all'interno della Università di Torino, altro non è che una ulteriore prova del processo di integrazione a rovescio che si sta attuando.<br />LA "PROFEZIA"...]]></itunes:summary><itunes:duration>881</itunes:duration><itunes:keywords>dante,imam,islam,scuola,treviso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b193a625efbdb9aa26861c5a315c84e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Arte moderna, il culto del nonsenso e del brutto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/arte-moderna-il-culto-del-nonsenso-e-del-brutto--58678336</link><description><![CDATA[VIDEO: Alberto Sordi alla Biennale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7688" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7688</a><br /><br />ARTE MODERNA, IL CULTO DEL NONSENSO E DEL BRUTTO<br />L'opera dei critici diventa uno strumento per cambiare lo sguardo nelle masse nella realtà (VIDEO IRONICO: Alberto Sordi alla Biennale)<br />di Valentina Sessa<br />Oggigiorno dilaga un vero e proprio culto del nonsenso e del brutto, che oscilla tra il banale e il volgare o lo squallido, sia estetico che morale. La produzione artistica purtroppo non fa eccezione, in particolare dal secondo dopo guerra a oggi: costituisce esperienza diffusa non solo una certa fatica a comprenderne il significato, ma molto spesso, anche l'impressione che essa sia banale, fastidiosa, laida, "brutta". Alcuni esempi di famose opere discutibili sono: La fontana (orinatoio) di Marcel Duchamp, le tavole monocrome di Yves Klein, la Merda d'artista di Piero Manzoni, le Marylin o le Zuppe Campbell's di Andy Warhol, gli animali imbalsamati e immersi in formaldeide di Damien Hirst, i tagli di Lucio Fontana, i bambini impiccati di Maurizio Cattelan, i telai di Maria Lai. Altrettanto può dirsi per le innumerevoli installazioni fatte con oggetti di qualsiasi tipo.<br />GLI INTERPRETI DEL BELLO<br />Eppure la critica giudica molte di queste opere "capolavori", sollevando nel pubblico la sensazione di non avere gli strumenti culturali per comprendere tali "opere". Ma è corretto questo giudizio? Non dovremmo riuscire tutti a comprendere il significato di quanto vediamo, soprattutto quando l'opera non è espressione di una cultura diversa dalla nostra? E il senso della bellezza non è innato, così che ciascuno abbia titolo di esprimere un giudizio estetico pur non essendo uno storico o un critico dell'arte? Queste domande sono fondamentali per valutare tante opere - esaltate come produzione di "artisti" eretti a icone del nostro tempo - che, in realtà non sono capolavori come si vorrebbe far credere.<br />Negli ultimi decenni, infatti, l'enorme potenziamento dei mezzi di comunicazione ha consentito a una élite di imporre una vera e propria dittatura culturale attraverso strumenti di comunicazione sofisticatissimi, con cui viene corrotta la concezione di cosa sia "bello" e cosa "brutto", di cosa sia di valore e cosa banalità.<br />Nei bambini esiste una capacità giudicare se l'opera che vedono sia bella o meno: questa capacità nel tempo può essere sviluppata o, al contrario, annichilita dal contesto culturale.<br />Nella nostra società, molti perdono il senso critico o, anche qualora lo mantengano, davanti a un'opera che non trasmette alcun significato o che è brutta, stentano a dare un giudizio negativo. Infatti, la dittatura culturale attiva a livello psicologico una serie di meccanismi che inducono a non esprimere un giudizio o ad acquistare una percezione corretta scorretta del valore delle opere. Tale atteggiamento remissivo o acritico viene generato istillando nelle persone un complesso di inadeguatezza culturale, attraverso la persuasione che l'arte moderna e contemporanea, prevalentemente concettuale, sia qualcosa di troppo alto per essere alla portata di chiunque: cosi l'osservatore, anziché esprimere un eventuale giudizio negativo sull'opera, finisce per credere di essere semplicemente inadeguato a capirla.<br />Chi resiste all'idea della superiore comprensione dei critici rispetto agli altri, della necessaria correttezza dei loro giudizi, subisce dalla comunità indottrinata e plagiata una forma di "isolamento sociale": facendo leva sulla paura inconscia delle persone di restare sole, essa accorda l'integrazione nel contesto dei "colti" in cambio del tributo di valore che il singolo renda alle opere proposte.<br />Si tratta di un'operazione culturale aggressiva e massiccia, perpetrata mediante l'operazione congiunta di diversi attori: da una parte la critica d'arte ha contribuito a diffondere nel pubblico alcune opere e i loro autori dando a interpretare con la sua autorità che quelle opere così poco belle agli occhi del singolo (privo di una competenza specifica), siano capolavori; dall'altra, case d'asta, galleristi, direttori di istruzioni culturali e museali di vario genere, che con queste opere hanno creato un fiorente mercato, indirizzando investimenti indigenti in direzioni prescelte, a tutto discapito di altre forme di arte più autentica.<br />ÉLITE E MASSA<br />Le motivazioni di queste operazioni sono sostanzialmente due. La prima, influenzare il mercato dell'arte: esaltando dei finti artisti non solo si evita l'onerosa ricerca degli artisti veri, ma si creano fenomeni controllabili da parte di chi detta il gusto fenomeni che muovono ingenti investimenti di compratori collezionisti.<br />La seconda, più subdola, consiste nell'indirizzare il gusto estetico delle masse, quindi nell'esercitare su di esse un potere: la deformazione percettiva di cosa sia "bello", infatti, a lungo andare influenza la percezione stessa della realtà, diventa persuasione prima concettuale e poi morale, plagiando l'identità e la libertà della persona. Infatti, chi è in grado di imporre il proprio concetto di bellezza, è in grado di ammaestrare le masse, indirizzandole verso una "non cultura" priva di spessore, di stabilità e intelligenza, oltre che di valore estetico. È così possibile trasmettere contenuti scadenti, che progressivamente affievoliscono il senso del bello, addomesticando la capacità critica, e che allontanano dalle riflessioni profondo e ricche di significato - che la vera e grande arte può favorire: non a caso Dostoevskij scriveva che "la bellezza salverà il mondo" - e dalle emozioni autentiche, anziché educare la persona, si creano individui che rinunciano ad aspirare alle cose grandi, li si priva della capacità di discernere nella realtà ciò che è di valore, li si abitua a un'esistenza povera e volgare che, a sua volta, non sarà in grado di creare cose belle. In sostanza, sfruttando la scarsa educazione del senso critico, dapprima si distorce la percezione della realtà, presentandola come conoscenza più profonda della realtà medesima, attribuendole significati di cui invece è priva e, infine, la si giustifica sul piano estetico e ideale. In tal modo si plasma l'identità di un individuo che, pur persuaso di essere padrone di se stesso e, anzi, appagato dal ritenere di avere avuto accesso a una cultura "alta" che non tutti capiscono, è in realtà debole e manipolato delle élite intellettuali.<br />RIEDUCARE IL GUSTO<br />Le conseguenze per l'esercizio effettivo della libertà e la maturazione della persona sono dunque drammatiche. Com'è possibile opporre resistenza a tale violenza del potere culturale? È fondamentale educare. Senza educazione alla bellezza non vi è alcuna possibilità di discernere cosa è di valore da cosa non lo è. Ma questa educazione non è la comprensione eterodiretta del significato delle opere. Se così fosse, si ricadrebbe nell'idea che per "capire" l'arte occorre formarsi attraverso la mediazione di una élite intellettuale detentrice delle chiavi di lettura dell'arte.<br />Ciò non vuol dire negare l'importanza di studiare la storia dell'arte e il contesto storico in cui sono state prodotte le opere, ma bisogna utilizzare tali conoscenza per meglio comprendere opere che, già da sole, sono in grado di comunicare con la parte più interiore dell'uomo.<br />Occorre dunque innanzitutto aiutare a riscoprire la bellezza vera, ripartendo dai grandi maestri, dalla tradizione, a cominciare da quella classica, medievale e rinascimentale, senza denigrare le vere (poche) opere d'arte contemporanee.<br />La grandezza della vera arte sta infatti nella capacità di veicolare significati ed emozioni a prescindere da una pre-comprensione intellettualistica dalle intenzioni dell'artista; nel suo essere universale, in quanto, pur toccando ciascuno in relazione alla propria storia e sensibilità, è in grado di comunicare con tutti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58678336</guid><pubDate>Tue, 13 Feb 2024 22:32:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58678336/arte_moderna_il_culto_del_nonsenso_e_del_brutto.mp3" length="9262855" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Alberto Sordi alla Biennale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7688

ARTE MODERNA, IL CULTO DEL NONSENSO E DEL BRUTTO
L'opera dei critici diventa uno strumento per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Alberto Sordi alla Biennale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7688" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7688</a><br /><br />ARTE MODERNA, IL CULTO DEL NONSENSO E DEL BRUTTO<br />L'opera dei critici diventa uno strumento per cambiare lo sguardo nelle masse nella realtà (VIDEO IRONICO: Alberto Sordi alla Biennale)<br />di Valentina Sessa<br />Oggigiorno dilaga un vero e proprio culto del nonsenso e del brutto, che oscilla tra il banale e il volgare o lo squallido, sia estetico che morale. La produzione artistica purtroppo non fa eccezione, in particolare dal secondo dopo guerra a oggi: costituisce esperienza diffusa non solo una certa fatica a comprenderne il significato, ma molto spesso, anche l'impressione che essa sia banale, fastidiosa, laida, "brutta". Alcuni esempi di famose opere discutibili sono: La fontana (orinatoio) di Marcel Duchamp, le tavole monocrome di Yves Klein, la Merda d'artista di Piero Manzoni, le Marylin o le Zuppe Campbell's di Andy Warhol, gli animali imbalsamati e immersi in formaldeide di Damien Hirst, i tagli di Lucio Fontana, i bambini impiccati di Maurizio Cattelan, i telai di Maria Lai. Altrettanto può dirsi per le innumerevoli installazioni fatte con oggetti di qualsiasi tipo.<br />GLI INTERPRETI DEL BELLO<br />Eppure la critica giudica molte di queste opere "capolavori", sollevando nel pubblico la sensazione di non avere gli strumenti culturali per comprendere tali "opere". Ma è corretto questo giudizio? Non dovremmo riuscire tutti a comprendere il significato di quanto vediamo, soprattutto quando l'opera non è espressione di una cultura diversa dalla nostra? E il senso della bellezza non è innato, così che ciascuno abbia titolo di esprimere un giudizio estetico pur non essendo uno storico o un critico dell'arte? Queste domande sono fondamentali per valutare tante opere - esaltate come produzione di "artisti" eretti a icone del nostro tempo - che, in realtà non sono capolavori come si vorrebbe far credere.<br />Negli ultimi decenni, infatti, l'enorme potenziamento dei mezzi di comunicazione ha consentito a una élite di imporre una vera e propria dittatura culturale attraverso strumenti di comunicazione sofisticatissimi, con cui viene corrotta la concezione di cosa sia "bello" e cosa "brutto", di cosa sia di valore e cosa banalità.<br />Nei bambini esiste una capacità giudicare se l'opera che vedono sia bella o meno: questa capacità nel tempo può essere sviluppata o, al contrario, annichilita dal contesto culturale.<br />Nella nostra società, molti perdono il senso critico o, anche qualora lo mantengano, davanti a un'opera che non trasmette alcun significato o che è brutta, stentano a dare un giudizio negativo. Infatti, la dittatura culturale attiva a livello psicologico una serie di meccanismi che inducono a non esprimere un giudizio o ad acquistare una percezione corretta scorretta del valore delle opere. Tale atteggiamento remissivo o acritico viene generato istillando nelle persone un complesso di inadeguatezza culturale, attraverso la persuasione che l'arte moderna e contemporanea, prevalentemente concettuale, sia qualcosa di troppo alto per essere alla portata di chiunque: cosi l'osservatore, anziché esprimere un eventuale giudizio negativo sull'opera, finisce per credere di essere semplicemente inadeguato a capirla.<br />Chi resiste all'idea della superiore comprensione dei critici rispetto agli altri, della necessaria correttezza dei loro giudizi, subisce dalla comunità indottrinata e plagiata una forma di "isolamento sociale": facendo leva sulla paura inconscia delle persone di restare sole, essa accorda l'integrazione nel contesto dei "colti" in cambio del tributo di valore che il singolo renda alle opere proposte.<br />Si tratta...]]></itunes:summary><itunes:duration>579</itunes:duration><itunes:keywords>cattelan,duchamp,fontana,manzoni,rieducarealgusto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/511dfc4a900a3cf8ef56502aca8c6fc0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non basta istruire, bisogna educare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-basta-istruire-bisogna-educare--58506510</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681</a><br /><br />NON BASTA ISTRUIRE, BISOGNA EDUCARE di Maurizio Schoepflin<br />Nel 41° paragrafo dell'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), il santo Pontefice Paolo VI scrisse: "l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Con queste parole papa Montini, oltre a porre l'accento su un'evidenza indiscutibile, andò deliberatamente a toccare una delle questioni più importanti e delicate dell'educazione nel suo complesso, quella relativa alla figura della persona investita del compito di insegnare.<br />LA FIGURA DEL MAESTRO NELL'ANTICHITÀ<br />Fin dall'antichità il ruolo del maestro è stato costantemente al centro dell'attenzione, in quanto si comprese subito che tale ruolo si situava al cuore di quella che i greci chiamavano paideia con humanitas, volendo significare in tal modo un'attività indirizzata alla trasmissione dei valori che esaltano la dignità dell'uomo. In merito all'educazione dei giovani, famoso è rimasto lo scontro tra i Sofisti e Platone: i primi interessati a insegnare le tecniche utili a ottenere il successo politico ed economico, il secondo preoccupato di costruire personalità orientate verso la verità, la bellezza e la bontà, fonti di quella felicità autentica che è punto di approdo della vera educazione. In questo contesto si situa La figura di Socrate, il maestro di Platone, che affascinò i discepoli non solo per le sue abilità e competenze, ma anche per la limpida coerenza di vita, che li fece affrontare con serenità persino la morte con cui la città di Atene lo condannò ingiustamente. La grande cultura classica comprese bene la decisiva rilevanza del maestro, e tutte le maggiori correnti filosofiche dell'antichità - dal Platonismo all'Aristotelismo, dall'epicureismo allo stoicismo - ebbero alla loro origine una personalità di rilievo che suscitò ammirazione e ottenne la fiducia dei discepoli, sia in ragione della propria sapienza, sia a motivo di una condotta di una vita virtuosa e coerente. Non va dimenticato, a tale proposito, che quasi tutti i filosofi greci ritennero che soltanto il sapiente fosse in grado di fare il bene.<br />LA NUOVA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'EDUCAZIONE<br />Anche nell'ambito dell'educazione, l'avvento del cristianesimo comportò alcune significative novità, sebbene i cristiani seppero conservare e rinvigorire ciò che di buono avevano ereditato dal mondo classico. Tra i diversi elementi innovativi introdotti nella cultura del tempo dal nascente cristianesimo, ve n'è uno che condizionò in maniera particolare la teoria e la prassi educativa: si tratta della speciale accentuazione e dello straordinario risalto che i cristiani dettero al valore della coerenza personale, ovvero della corrispondenza fra professione di fede e testimonianza di vita. Riguardo a ciò, i credenti in Cristo ravvisarono in una parte della concezione classica della cultura e dell'educazione il pericoli della vacuità e dell'esteriorità, nonché il rischio di privilegiare gli aspetti formali rispetto a quelli sostanziali: per loro, il nodo cruciale di ogni discorso educativo risiedeva non tanto nella ripetizione di formule e concetti, quanto piuttosto nella capacità di testimoniare una verità e di suscitare, mediante questa testimonianza, un'autentica volontà di cambiamento e di conversione da parte degli ascoltatori. Di qui l'importanza attribuita all'esempio personale, quell'esempio che trovò nelle figure dei martiri, uomini e donne morti pur di non rinnovare il proprio credo, la più fulgida dimostrazione. Facendo tesoro di alcune riflessioni dei compianti Antonio Quacquarelli, noto patrologo, e Gino Corallo, importante storico della pedagogia, possiamo affermare che i cristiani non accettarono che esistesse alcuna cesura tra intelligenza e volontà, religione e morale; e se lo scopo delle antiche scuole di retorica era insegnare le tecniche della persuasione, l'obbiettivo dell'educazione cristiana era l'affermazione della coerenza tra la fede e i costumi.<br />Il vero maestro vive e insegna la piena armonia di pensiero, parola e azione; l'assenso razionale è necessario, ma non basta. L'adesione al vangelo esige che vi sia corrispondenza tra ciò che si crede (lex credendi) e ciò che si fa (lex operandi). L'educazione educativa del cristiano perde ogni carattere di fredda ripetitività, per assumere la fisionomia di un atto d'amore, che mette in gioco la vita stessa dell'educatore e dell'educando attraverso il meccanismo dell'emulazione, che spinse immediatamente i cristiani a identificare la figura del maestro con quella del testimone da imitare. Per i seguaci di Gesù fu subito chiaro che ciò che abilitava l'insegnamento non era solo e principalmente il bagaglio di conoscenze possedute dal docente, ma la sua autorità morale e la coerenza di una vita vissuta secondo la parola di Dio. Gli educatori cristiani mirano a una formazione integrale dell'uomo, secondo una concezione che, escludendo qualsiasi riduzionismo, guarda alle diverse componenti della persona umana, prime fra tutte quella spirituale e quella etica.<br />LA SITUAZIONE ATTUALE: IL PREDOMINIO DEL FUNZIONALISMO<br />Che cosa è rimasto oggi della grande lezione del pensiero classico e, soprattutto, della luminosa tradizione cristiana che dalle origini è giunta sino a noi anche attraverso la testimonianza e l'opera di straordinarie figure di maestri? Quanti sono coloro che pensano all'insegnante come un modello esistenziale, in grado di influenzare positivamente i propri discepoli e di fungere da punto di riferimento morale? Non v'è dubbio che il maestro debba essere competente e disposto a far crescere gli allievi nella libertà, ma ciò non significa ridurre il suo ruolo a quello di un esperto tecnologo o, peggio ancora, di un animo burocrate. Attualmente anche in ambito educativo e scolastico ha preso campo una sorta di funzionalismo interessato soltanto alle prestazioni e ai risultati economico - produttivi degli studenti e dell'insegnamento è spesso concepito come una mera trasmissione di tecniche: forse stiamo dimenticando la fondamentale differenza che intercorre tra educazione e istruzione. La competenza dottrinale e il ruolo professionale del docente non possono mettere in secondo piano la dimensione più squisitamente umana ed educativa della sua figura, soprattutto in un momento storico, qual è il nostro, in cui la presenza di maestri credibili si impone come un'urgente necessità. La sfida consiste, dunque, nel trovare uomini e donne che vivono l'esperienza educativa così come viene descritta da San Clemente Alessandrino con le seguenti parole: "la pedagogia secondo Dio è l'indicazione del cammino dritto della verità in vista della contemplazione di Dio e l'indicazione di una santa condotta in un'eterna perseveranza".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58506510</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 13:51:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58506510/non_basta_istruire_bisogna_educare.mp3" length="8436401" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681

NON BASTA ISTRUIRE, BISOGNA EDUCARE di Maurizio Schoepflin
Nel 41° paragrafo dell'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), il santo Pontefice Paolo VI scrisse: "l'uomo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681</a><br /><br />NON BASTA ISTRUIRE, BISOGNA EDUCARE di Maurizio Schoepflin<br />Nel 41° paragrafo dell'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), il santo Pontefice Paolo VI scrisse: "l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Con queste parole papa Montini, oltre a porre l'accento su un'evidenza indiscutibile, andò deliberatamente a toccare una delle questioni più importanti e delicate dell'educazione nel suo complesso, quella relativa alla figura della persona investita del compito di insegnare.<br />LA FIGURA DEL MAESTRO NELL'ANTICHITÀ<br />Fin dall'antichità il ruolo del maestro è stato costantemente al centro dell'attenzione, in quanto si comprese subito che tale ruolo si situava al cuore di quella che i greci chiamavano paideia con humanitas, volendo significare in tal modo un'attività indirizzata alla trasmissione dei valori che esaltano la dignità dell'uomo. In merito all'educazione dei giovani, famoso è rimasto lo scontro tra i Sofisti e Platone: i primi interessati a insegnare le tecniche utili a ottenere il successo politico ed economico, il secondo preoccupato di costruire personalità orientate verso la verità, la bellezza e la bontà, fonti di quella felicità autentica che è punto di approdo della vera educazione. In questo contesto si situa La figura di Socrate, il maestro di Platone, che affascinò i discepoli non solo per le sue abilità e competenze, ma anche per la limpida coerenza di vita, che li fece affrontare con serenità persino la morte con cui la città di Atene lo condannò ingiustamente. La grande cultura classica comprese bene la decisiva rilevanza del maestro, e tutte le maggiori correnti filosofiche dell'antichità - dal Platonismo all'Aristotelismo, dall'epicureismo allo stoicismo - ebbero alla loro origine una personalità di rilievo che suscitò ammirazione e ottenne la fiducia dei discepoli, sia in ragione della propria sapienza, sia a motivo di una condotta di una vita virtuosa e coerente. Non va dimenticato, a tale proposito, che quasi tutti i filosofi greci ritennero che soltanto il sapiente fosse in grado di fare il bene.<br />LA NUOVA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'EDUCAZIONE<br />Anche nell'ambito dell'educazione, l'avvento del cristianesimo comportò alcune significative novità, sebbene i cristiani seppero conservare e rinvigorire ciò che di buono avevano ereditato dal mondo classico. Tra i diversi elementi innovativi introdotti nella cultura del tempo dal nascente cristianesimo, ve n'è uno che condizionò in maniera particolare la teoria e la prassi educativa: si tratta della speciale accentuazione e dello straordinario risalto che i cristiani dettero al valore della coerenza personale, ovvero della corrispondenza fra professione di fede e testimonianza di vita. Riguardo a ciò, i credenti in Cristo ravvisarono in una parte della concezione classica della cultura e dell'educazione il pericoli della vacuità e dell'esteriorità, nonché il rischio di privilegiare gli aspetti formali rispetto a quelli sostanziali: per loro, il nodo cruciale di ogni discorso educativo risiedeva non tanto nella ripetizione di formule e concetti, quanto piuttosto nella capacità di testimoniare una verità e di suscitare, mediante questa testimonianza, un'autentica volontà di cambiamento e di conversione da parte degli ascoltatori. Di qui l'importanza attribuita all'esempio personale, quell'esempio che trovò nelle figure dei martiri, uomini e donne morti pur di non rinnovare il proprio credo, la più fulgida dimostrazione. Facendo tesoro di alcune riflessioni dei compianti Antonio Quacquarelli, noto patrologo, e Gino Corallo, importante storico della pedagogia, possiamo affermare che i cristiani non accettarono che esistesse alcuna cesura tra intelligenza e...]]></itunes:summary><itunes:duration>528</itunes:duration><itunes:keywords>epicureismo,evangeliinuntiandi,lexcredendi,patrologo,pedagogia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/438a85a7e8e8d96f7a876b960aaac1b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La regola di san Benedetto vale anche nel rapporto genitori-figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-regola-di-san-benedetto-vale-anche-nel-rapporto-genitori-figli--58323226</link><description><![CDATA[VIDEO: Salviamo i nostri figli dalla scuola di Stato ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6MsQNTL6IQc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=6MsQNTL6IQc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7672" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7672</a><br /><br />LA REGOLA DI SAN BENEDETTO VALE ANCHE NEL RAPPORTO GENITORI-FIGLI di Loredana Basili e Maurizio Bertoni<br />L'inizio dell'anno è tempo di primi bilanci per i genitori con figli che da poco hanno intrapreso il percorso scolastico. Se questo discorso è vero per coloro con bambini che hanno da poco iniziato a frequentare la scuola pubblica, è tanto più urgente per i genitori che hanno deciso di intraprendere il percorso dell’istruzione parentale.<br />Spesso, quando si inizia un percorso simile, si è portati a mettersi in discussione e a porsi diverse domande: sarò un bravo insegnante per mio figlio? Da cosa è necessario partire? Quali sono gli obbiettivi che mi prefiggo? Che tipo di formazione voglio dare? Come conciliare il ruolo di genitore con quello di insegnante? È meglio essere un genitore/insegnante particolarmente rigido e severo o meglio amorevole e paziente?<br />Come genitori di bambini che da poco tempo hanno iniziato la scuola parentale, desideriamo condividere questa nostra, seppur breve esperienza, con l’auspicio di poter essere di aiuto per altri che si pongono o si sono posti gli stessi interrogativi, perché non "si accende una lucerna per metterla sotto il moggio" (Mt, 5,15) e perché anche altri, confrontandosi "vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt. 5,16).<br />Essendo una famiglia molto legata e devota di San Benedetto, ci è venuto naturale trovare una risposta alle nostre domande nel testo della Regola: quello che possiamo dire, è, che a nostro avviso, essa costituisce davvero un valido strumento di partenza, una sorta di prontuario, capace di rispondere alle nostre domande, semplicemente sostituendo alla voce "abate", quella di "maestro o genitore" e a quella di "monaci" la parola "figli". Non a caso il termine "regula" indicava in latino "l’asticella per misurare": essa risulta quindi un modo per misurare il proprio lavoro, per comprenderne i limiti e la portata.<br />La scelta della Regola è stata per noi però anche legata ad un aspetto pragmatico: essa ha finito per eliminare tutte le altre regole del mondo antico, in quanto più equilibrata e meno dura e allo stesso tempo ci è parsa una scelta "vincente", non perché debba dimostrare, in un futuro più o meno prossimo, dei risultati, ma perché ha già vinto, confermandosi "ricetta" di una religiosità, modo di vivere e di lavorare che ha attraversato i secoli, consegnandoci le nostre radici: quelle del mondo classico e del mondo cristiano.<br />LA REGOLA<br />Percorrere tutto, non sarebbe possibile in poche righe, ma basterà scorrerne pochi passi, in particolare l’inizio del Prologo e il secondo capitolo.<br />Già dall’incipit, infatti, appaiono chiari i soggetti coinvolti nell’educazione, i loro ruoli e il fine: "Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell’obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato".<br />Non è un caso che il Prologo si apra proprio con un invito all’ascolto, rivolto da un padre/maestro ad un figlio ("Ascolta, figlio"!), seguito da un’esortazione a quest’ultimo ad aprire "docilmente il tuo cuore". Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la parola "abate" richiama proprio l’ebraico "abbà", "padre" e che l’apprendimento passa innanzitutto dal... cuore e non dalla testa, proprio perché vincolato ad un forte legame affettivo. Quante volte, al contrario, nel mondo di oggi sentiamo la negazione del ruolo di genitore/insegnante, quando ascoltiamo frasi come: "Non voglio rispiegare gli argomenti scolastici a mio figlio, il mio metodo sarebbe diverso da quello della maestra, si finisce poi per rovinare il rapporto tra genitori e figli".<br />In questa società, le figure del maestro e del genitore tendono infatti a differenziarsi sempre più, escludendosi vicendevolmente; la Regola, invece ci invita a riscoprire la nostra prima vocazione di genitori, cioè quella di educare e di insegnare: un lavoro che, aggiunge, deve essere fatto "con amore paterno", dove nell’aggettivo, rimarca ancora di più il ruolo educativo del padre di famiglia.<br />Ci dice anche come deve disporsi, da parte sua, il figlio/discepolo, chiamato ad "accogliere volentieri" e "a mettere in pratica con impegno".<br />"Volentieri" ed "impegno" sono due parole che sembrano incompatibili, laddove l’impegno viene visto solo come mortificazione o finalizzato ad altro.<br />Invece quella dell’impegnarsi volentieri, resta la chiave: trovare gratificazione nel proprio lavoro, nella propria fatica (in latino "labor" è propriamente la "fatica sotto cui si vacilla") di figlio/discepolo, resta la chiave del giusto orientamento; porsi in un atteggiamento positivo è il modo di santificare quel lavoro.<br />L’OBBEDIENZA AL MAESTRO/GENITORE<br />Infine, nel testo si delinea chiaramente l’obbiettivo da raggiungere: "in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell’obbedienza, a Colui dal quale ti sei allontanato".<br />L’obbedienza al maestro/genitore da parte del figlio/discepolo è l’obbiettivo da raggiungere, perché prefigura l’obbedienza poi al Padre/Maestro che lo salverà per la vita eterna. "Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore" recita il Prologo. In proposito, aggiunge la Regola nel secondo capitolo, definendo la figura dell’abate: "Sappiamo infatti per fede che in monastero egli tiene il posto di Cristo, poiché viene chiamato col suo stesso nome" e "l’abate deve sempre ricordarsi quel che è e come viene chiamato nella consapevolezza che sono maggiori le esigenze poste a colui al quale è stato affidato di più".<br />È chiaro quindi che il tempo del nostro obbiettivo è l’eternità stessa e si capisce quindi la lontananza rispetto alla scuola che conosciamo, dove al centro è posto l’alunno solo e il maestro è un semplice facilitatore degli apprendimenti, dove manca non solo la presenza di Dio, ma quella di un vero progetto futuro a lungo termine. La vera domanda è: cosa, desidero per questo bimbo da qui all’eternità?<br />La risposta ci viene fornita chiaramente da questo frammento: "Perciò l’abate non deve insegnare, né stabilire o ordinare nulla di contrario alle leggi del Signore, anzi il suo comando e il suo insegnamento devono infondere nelle anime dei discepoli il fermento della santità". E ancora: "si guardi dal perdere di vista o sottovalutare la salvezza delle anime di cui è responsabile, per preoccuparsi eccessivamente delle realtà eterne transitorie e caduche, ma pensi sempre che si è assunto l’impegno di dirigere delle anime di cui un giorno dovrà rendere conto" (cap. II, 4-5). La santità è e deve essere il nostro fine di genitori/educatori e, siccome "nessuno si salva da solo", la nostra stessa salvezza sarà legata a quella dei nostri discepoli/figli, di cui risponderemo davanti a Dio: "Si ricordi sempre che nel tremendo giudizio di Dio dovrà rendere conto tanto del suo insegnamento, quanto dell’obbedienza dei discepoli e sappia che il pastore sarà considerato responsabile di tutte le manchevolezze che il padre di famiglia avrà potuto riscontrare nel gregge" (cap. II, 6-7).<br />I modi in cui noi genitori/maestri dobbiamo perseguire tal fine sono due: "mostrando con i fatti più che con le parole tutto quello che è buono e santo" e confermando con la condotta "che bisogna effettivamente evitare quanto ha presentato ai discepoli come riprovevole" (cap. II, 3-4).<br />ADATTAMENTO AL SINGOLO CASO<br />La Regola ci fornisce anche i metodi da adattarsi alle diverse personalità dei nostri figli/studenti, prevedendo semplici piani personalizzati (come si dice oggi) ante litteram calibrati sulle capacità e sul carattere di ognuno: "in altri termini, insegni oralmente i comandamenti del Signore ai discepoli più sensibili e ricettivi, ma li presenti esemplificati nelle sue azioni ai più tardi e grossolani". E ancora, riferendosi al maestro, gli rammenta di doversi lui stesso predisporre ad un insegnamento differenziato, capace di stimolare i più meritevoli, senza lasciare indietro quelli con difficoltà: "bisogna che prenda chiaramente coscienza di quanto sia difficile e delicato il compito che si è assunto di dirigere le anime e porsi al servizio dei vari temperamenti, incoraggiando uno, rimproverando un altro e correggendo un terzo: perciò si conformi e si adatti a tutti, secondo la rispettiva indole e intelligenza (cap. II, 12-13)".<br />A chi si domanda se essere un genitore /maestro rigido piuttosto che amorevole, la Regola risponde: "...alternando i rimproveri agli incoraggiamenti, a seconda dei tempi e delle circostanze, sappia di]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58323226</guid><pubDate>Tue, 16 Jan 2024 20:44:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58323226/la_regola_di_san_benedetto_vale_anche_nel_rapporto_genitori_figli.mp3" length="11961886" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Salviamo i nostri figli dalla scuola di Stato ➜ https://www.youtube.com/watch?v=6MsQNTL6IQc

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7672

LA REGOLA DI SAN BENEDETTO VALE ANCHE NEL RAPPORTO GENITORI-FIGLI di Loredana...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Salviamo i nostri figli dalla scuola di Stato ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6MsQNTL6IQc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=6MsQNTL6IQc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7672" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7672</a><br /><br />LA REGOLA DI SAN BENEDETTO VALE ANCHE NEL RAPPORTO GENITORI-FIGLI di Loredana Basili e Maurizio Bertoni<br />L'inizio dell'anno è tempo di primi bilanci per i genitori con figli che da poco hanno intrapreso il percorso scolastico. Se questo discorso è vero per coloro con bambini che hanno da poco iniziato a frequentare la scuola pubblica, è tanto più urgente per i genitori che hanno deciso di intraprendere il percorso dell’istruzione parentale.<br />Spesso, quando si inizia un percorso simile, si è portati a mettersi in discussione e a porsi diverse domande: sarò un bravo insegnante per mio figlio? Da cosa è necessario partire? Quali sono gli obbiettivi che mi prefiggo? Che tipo di formazione voglio dare? Come conciliare il ruolo di genitore con quello di insegnante? È meglio essere un genitore/insegnante particolarmente rigido e severo o meglio amorevole e paziente?<br />Come genitori di bambini che da poco tempo hanno iniziato la scuola parentale, desideriamo condividere questa nostra, seppur breve esperienza, con l’auspicio di poter essere di aiuto per altri che si pongono o si sono posti gli stessi interrogativi, perché non "si accende una lucerna per metterla sotto il moggio" (Mt, 5,15) e perché anche altri, confrontandosi "vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt. 5,16).<br />Essendo una famiglia molto legata e devota di San Benedetto, ci è venuto naturale trovare una risposta alle nostre domande nel testo della Regola: quello che possiamo dire, è, che a nostro avviso, essa costituisce davvero un valido strumento di partenza, una sorta di prontuario, capace di rispondere alle nostre domande, semplicemente sostituendo alla voce "abate", quella di "maestro o genitore" e a quella di "monaci" la parola "figli". Non a caso il termine "regula" indicava in latino "l’asticella per misurare": essa risulta quindi un modo per misurare il proprio lavoro, per comprenderne i limiti e la portata.<br />La scelta della Regola è stata per noi però anche legata ad un aspetto pragmatico: essa ha finito per eliminare tutte le altre regole del mondo antico, in quanto più equilibrata e meno dura e allo stesso tempo ci è parsa una scelta "vincente", non perché debba dimostrare, in un futuro più o meno prossimo, dei risultati, ma perché ha già vinto, confermandosi "ricetta" di una religiosità, modo di vivere e di lavorare che ha attraversato i secoli, consegnandoci le nostre radici: quelle del mondo classico e del mondo cristiano.<br />LA REGOLA<br />Percorrere tutto, non sarebbe possibile in poche righe, ma basterà scorrerne pochi passi, in particolare l’inizio del Prologo e il secondo capitolo.<br />Già dall’incipit, infatti, appaiono chiari i soggetti coinvolti nell’educazione, i loro ruoli e il fine: "Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell’obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato".<br />Non è un caso che il Prologo si apra proprio con un invito all’ascolto, rivolto da un padre/maestro ad un figlio ("Ascolta, figlio"!), seguito da un’esortazione a quest’ultimo ad aprire "docilmente il tuo cuore". Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la parola "abate" richiama proprio l’ebraico "abbà", "padre" e che l’apprendimento passa innanzitutto dal... cuore e non dalla testa, proprio perché vincolato ad un forte legame affettivo. Quante volte, al contrario, nel mondo di oggi sentiamo la negazione del ruolo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>748</itunes:duration><itunes:keywords>abbà,accoglierevolentieri,lucerna,regola,sanbenedetto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/62aeacb59fbf3d10eb15ed7012caf5cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gesù Maestro, il libro di don Stefano Bimbi sulla scuola parentale cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gesu-maestro-il-libro-di-don-stefano-bimbi-sulla-scuola-parentale-cattolica--58133766</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7637" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7637</a><br /><br />GESU' MAESTRO, IL LIBRO DI DON STEFANO BIMBI SULLA SCUOLA PARENTALE CATTOLICA di Fabio Piemonte<br />«La scuola dell'obbligo non esiste, mentre esiste il diritto da parte dei genitori di dare un'istruzione ai propri figli. È l'istruzione a essere obbligatoria, afferma l'articolo 34 della Costituzione, non la scuola. L'istruzione è in primis una responsabilità dei genitori». È quanto afferma don Stefano Bimbi nel suo volume Gesù Maestro, giunto recentemente alla seconda edizione. Collaboratore della Nuova Bussola con la rubrica "Schegge di Vangelo", don Bimbi ha fondato a Staggia Senese una scuola parentale cattolica che accoglie bambini dalle elementari alle medie per farli diventare uomini e donne maturi, radicati in Cristo, pronti a dare ragione della propria fede attraverso una risposta generosa alla propria vocazione.<br />A Staggia don Stefano arriva nel 2003. In un paesino di neanche tremila anime il gruppo giovani ha solo quattro ragazze. Ma il tenace sacerdote non si dà per vinto; anzi, rispolverando un po' di sana apologetica su temi storici e d'attualità, riesce a ridestare la fede e l'interesse nei parrocchiani per la Verità. Di qui fiorisce il centro culturale "Amici del Timone"; sorgono iniziative quali gli esercizi spirituali; nascono famiglie anche con più di tre figli che all'indottrinamento di Stato preferiscono l'insegnamento della Chiesa. Alla scuola fondata da don Stefano gli alunni sono molto seguiti, massimo dieci per classe, in modo da consentire a ciascuno «di sviluppare tutte le sue qualità, e aiutarlo nelle difficoltà». C'è poi lo "zaino leggero", ossia si lavora sostanzialmente in classe, così da avere tempo libero al pomeriggio per coltivare talenti e interessi e vivere la dimensione familiare. La giornata scolastica, dal lunedì al venerdì, è così suddivisa: ingresso alle ore 8:20, preghiera; lezioni 8:30-10:30; intervallo di mezz'ora; lezioni 11-13.<br />MACCHÈ CAMPANA DI VETRO!<br />Don Bimbi sfata poi alcuni falsi miti legati alle scuole parentali. In primo luogo l'accusa mossa dai suoi detrattori di far crescere i figli in delle "bolle" per l'eccessiva protezione che genererebbe una chiusura verso il mondo esterno. La realtà però dimostra il contrario: «I bimbi sono più socievoli crescendo in un ambiente sano in cui ciascuno è riconosciuto e apprezzato per le sue qualità. Non si formano gruppetti perché, essendo pochi, sono un unico gruppo». Insomma, di bullismo e standardizzazione del metodo alla scuola di don Bimbi non c'è traccia, perché ciascuno è invitato a fiorire nella propria dimensione personale. Senza troppa burocrazia, poi, gli alunni di "Gesù Maestro" fanno almeno una gita al mese, per cui a scuola ci vanno più che volentieri.<br />La maestra unica è anche mamma perché non c'è relazione educativa che non sia generata dall'amore. Inoltre, la divisione in classi omogenee consente di rispettare le caratteristiche di apprendimento differenti tra maschi e femmine, favorendo risultati migliori. Di qui i bambini, dati i tempi d'attenzione decisamente più ridotti rispetto alle bambine, possono finire prima la lezione e andare a giocare a pallone, mentre le ragazze hanno modo di intrattenersi con la maestra per far domande con serenità. Inoltre se «l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il buono e il bello, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo». Non si può perciò fare storia dimenticando che si divide in prima o dopo Cristo e il ruolo della Chiesa; letteratura; storia dell'arte o persino matematica senza tener conto che essa è il linguaggio col quale il Creatore ha progettato e realizzato il mondo. D'altra parte non bisogna dimenticare che le scholae le ha inventate proprio la Chiesa.<br />Don Bimbi evidenzia gli ingredienti fondamentali per la riuscita di una scuola parentale cattolica: un gruppo di amici radicati nella fede; mamme che siano casalinghe felici, perché la vocazione della donna è quella di essere sostanzialmente madre; famiglie con tanti figli, perché «i doni si accolgono. I figli sono doni. E più doni hai e più ringrazi chi te li ha fatti».<br />PREFAZIONE DI CAMILLO BORTOLATO<br />Don Bimbi valorizza in modo particolare il metodo preventivo di don Bosco e mette in guardia dai cattivi maestri infarciti di teosofia ed esoterismo, in particolare Rudolf Steiner e Maria Montessori, o di marxismo, come don Lorenzo Milani.<br />Perciò alla scuola di Staggia non ci si annoia, si coltiva «la disponibilità ad apprendere» - per dirla con le parole della prefazione di Camillo Bortolato - e si privilegia la visione d'insieme, e non quella analitica della scuola pubblica, decisamente fallimentare nella misura in cui mira «al controllo cognitivo attraverso programmazioni senza fine» e parcellizza la realtà, frantumandone così gli stessi saperi. Al contrario, osserva ancora Bortolato, «il Metodo Analogico invita tutti i bambini a volare alto nei cieli della conoscenza, come fa il pettirosso Pitti, perché proprio da lì alto si può capire tutto. La visione d'insieme, lo sguardo panoramico in anteprima, la leggerezza che permette di volare evitando il peso delle concettualizzazioni, sono i connotati che rovesciano la prospettiva in ogni materia di insegnamento. È in questo modo che la competenza si sprigiona come "insight", in forza delle analogie. I bambini per la loro semplicità hanno il dono di apprendere che tutti rimpiangiamo e a cui è faticoso ritornare. [...] La scuola Gesù Maestro di Don Stefano Bimbi ha accolto questo approccio con grande fiducia ed è per me una grande soddisfazione sapere che ora quei bambini possono vivere un tempo scolastico più gioioso, accorciando i tempi sui banchi per dedicarsi ancor più, come nel loro programma a tante altre attività per incontrare gente, visitare luoghi e vivere esperienze più ampie di vita.»<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58133766</guid><pubDate>Wed, 27 Dec 2023 21:26:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58133766/gesu_maestro_il_libro_di_don_stefano_bimbi_sulla_scuola_parentale_cattolica.mp3" length="6193016" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7637

GESU' MAESTRO, IL LIBRO DI DON STEFANO BIMBI SULLA SCUOLA PARENTALE CATTOLICA di Fabio Piemonte
«La scuola dell'obbligo non esiste, mentre esiste il diritto da parte dei genitori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7637" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7637</a><br /><br />GESU' MAESTRO, IL LIBRO DI DON STEFANO BIMBI SULLA SCUOLA PARENTALE CATTOLICA di Fabio Piemonte<br />«La scuola dell'obbligo non esiste, mentre esiste il diritto da parte dei genitori di dare un'istruzione ai propri figli. È l'istruzione a essere obbligatoria, afferma l'articolo 34 della Costituzione, non la scuola. L'istruzione è in primis una responsabilità dei genitori». È quanto afferma don Stefano Bimbi nel suo volume Gesù Maestro, giunto recentemente alla seconda edizione. Collaboratore della Nuova Bussola con la rubrica "Schegge di Vangelo", don Bimbi ha fondato a Staggia Senese una scuola parentale cattolica che accoglie bambini dalle elementari alle medie per farli diventare uomini e donne maturi, radicati in Cristo, pronti a dare ragione della propria fede attraverso una risposta generosa alla propria vocazione.<br />A Staggia don Stefano arriva nel 2003. In un paesino di neanche tremila anime il gruppo giovani ha solo quattro ragazze. Ma il tenace sacerdote non si dà per vinto; anzi, rispolverando un po' di sana apologetica su temi storici e d'attualità, riesce a ridestare la fede e l'interesse nei parrocchiani per la Verità. Di qui fiorisce il centro culturale "Amici del Timone"; sorgono iniziative quali gli esercizi spirituali; nascono famiglie anche con più di tre figli che all'indottrinamento di Stato preferiscono l'insegnamento della Chiesa. Alla scuola fondata da don Stefano gli alunni sono molto seguiti, massimo dieci per classe, in modo da consentire a ciascuno «di sviluppare tutte le sue qualità, e aiutarlo nelle difficoltà». C'è poi lo "zaino leggero", ossia si lavora sostanzialmente in classe, così da avere tempo libero al pomeriggio per coltivare talenti e interessi e vivere la dimensione familiare. La giornata scolastica, dal lunedì al venerdì, è così suddivisa: ingresso alle ore 8:20, preghiera; lezioni 8:30-10:30; intervallo di mezz'ora; lezioni 11-13.<br />MACCHÈ CAMPANA DI VETRO!<br />Don Bimbi sfata poi alcuni falsi miti legati alle scuole parentali. In primo luogo l'accusa mossa dai suoi detrattori di far crescere i figli in delle "bolle" per l'eccessiva protezione che genererebbe una chiusura verso il mondo esterno. La realtà però dimostra il contrario: «I bimbi sono più socievoli crescendo in un ambiente sano in cui ciascuno è riconosciuto e apprezzato per le sue qualità. Non si formano gruppetti perché, essendo pochi, sono un unico gruppo». Insomma, di bullismo e standardizzazione del metodo alla scuola di don Bimbi non c'è traccia, perché ciascuno è invitato a fiorire nella propria dimensione personale. Senza troppa burocrazia, poi, gli alunni di "Gesù Maestro" fanno almeno una gita al mese, per cui a scuola ci vanno più che volentieri.<br />La maestra unica è anche mamma perché non c'è relazione educativa che non sia generata dall'amore. Inoltre, la divisione in classi omogenee consente di rispettare le caratteristiche di apprendimento differenti tra maschi e femmine, favorendo risultati migliori. Di qui i bambini, dati i tempi d'attenzione decisamente più ridotti rispetto alle bambine, possono finire prima la lezione e andare a giocare a pallone, mentre le ragazze hanno modo di intrattenersi con la maestra per far domande con serenità. Inoltre se «l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il buono e il bello, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo». Non si può perciò fare storia dimenticando che si divide in prima o dopo Cristo e il ruolo della Chiesa; letteratura; storia dell'arte o persino matematica senza tener conto che essa è il linguaggio col quale il Creatore ha progettato e realizzato il mondo. D'altra parte non bisogna dimenticare che le scholae le ha inventate proprio la Chiesa.<br />Don Bimbi evidenzia gli ingredienti fondamentali per la riuscita di una scuola parentale...]]></itunes:summary><itunes:duration>388</itunes:duration><itunes:keywords>bortolato,donstefanobimbi,gesùmaestro,homeschooling,scuolaparentale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dfc3d342a35759ab66950318ea598eca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Studenti devastati da schermi e mezzi digitali: la soluzione è tornare al libro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/studenti-devastati-da-schermi-e-mezzi-digitali-la-soluzione-e-tornare-al-libro--56465751</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7491" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7491</a><br /><br />STUDENTI DEVASTATI DA SCHERMI E MEZZI DIGITALI: LA SOLUZIONE E' TORNARE AL LIBRO di Manuela Antonacci<br />Negli ultimi anni, l'impiego del digitale a scuola, ha avuto una forte accelerazione: si credeva che tutti ciò che era digitale potesse costituire il miglior mezzo di apprendimento, ma ultimamente è cominciato un graduale dietrofront sulla questione.<br />Inizialmente la politica educativa, soprattutto in Spagna, era basata sul sistema "one-to-one": un computer o tablet per ogni studente. Indicazione che però non si è mai concretizzata veramente e questo costituisce un dato non da poco. Se infatti, per anni, si è sempre detto che l'uso e l'abuso della televisione non favorisse certo l'apprendimento, ma anzi portasse a sviluppare un atteggiamento di passività, non si capisce come mai i colossi del Big Tech (Apple, Amazon, Microsoft, Google e Facebook -Meta-) ad un certo punto abbiano invaso le scuole. Forse per creare, semplicemente, un nuovo canale di business molto redditizio?<br />IL SUCCESSO INIZIALE DEI DISPOSITIVI DIGITALI<br />Inizialmente le scuole erano ossessionate dai dispositivi digitali che aprivano infinite possibilità di ludicizzazione che, in teoria avrebbero dovuto accrescere la motivazione negli studenti. Il libro sembrava un mezzo ormai relegato nel passato. La digitalizzazione della scuola, invece, sembrava indiscutibile. E anche a casa: i bambini hanno giocato e imparato davanti agli schermi. Tuttavia, la questione era più complessa di quanto sembrasse. Infatti man mano è emersa tutta una serie di possibili ostacoli all'apprendimento che una massiccia digitalizzazione delle scuole comporta. Si è progressivamente scoperto che i dispositivi digitali in classe ostacolano l'attenzione. È come se lo studente scomparisse dietro lo schermo sviluppando, peraltro, conoscenze limitate e superficiali. L'Hi-tech diminuirebbe anche il gusto per la lettura e la comprensione del testo scritto.<br />Ma più di ogni altra cosa, due sono i problemi principali che emergono dall'uso delle nuove tecnologie: nei bambini gli schermi producono isolamento e danneggiano la salute provocando un aumento di ansia e depressione e ingenerando una serie di problematiche legate al sonno. Ciò emerge da molte ricerche, una tra tutte, lo studio di Jean Twenge professore di psicologia alla San Diego State University, da cui risulterebbe che in età scolare, l'attivazione del sistema di anticipazione del piacere generato dalla dopamina darebbe origine a comportamenti di dipendenza. Di conseguenza, gli schermi non contribuiscono pienamente all'apprendimento, ma anzi distraggono e diminuiscono l'attenzione in classe, durante lo studio e la lettura. E ovviamente nella vita in generale.<br />ANSIA, DEPRESSIONE &amp; CO.<br />I danni derivanti dall'uso eccessivo del tablet e dello smartphone, nei bambini, è documentato da un altro importante studio The Use of Social Media in Children and Adolescents: Scoping Review on the Potential Risks (2022) Si tratta di una rassegna di numerosi lavori in cui questi temi sono stati studiati a livello internazionale negli ultimi anni e che vengono analizzati dal mondo della pediatria italiana. Elena Bozzola, Giulia Spina e Rino Agostiniani hanno riscontrato sintomi di ansia, depressione e problemi del sonno, dipendenze, problemi legati al sesso, problemi comportamentali, problemi alla vista che colpiscono i minori che fanno un uso eccessivo degli schermi.<br />C'è anche un secondo studio del 2021 che è una comparazione tra la lettura su libri stampati e la lettura in formato digitale: A Comparison of Children's Reading on Carta. In esso May Irene Furenes, Natalia Kucirkova e Adriana G. Bus (dell'università della Norvegia e della Gran Bretagna) passano in rassegna numerose ricerche che dimostrano scientificamente la superiorità cognitiva della lettura di libri, o testi stampati, rispetto alla lettura di testi digitali. Per non parlare del consorzio Seattle Public Schools (ben 114 scuole) che ha citato in giudizio Big Tech per i danni inflitti ai suoi studenti sotto forma di dipendenza, ansia, depressione, ecc. direttori di questo consorzio di scuole ritengono che questi problemi di salute interferiscano con il rendimento scolastico dei loro studenti.<br />Insomma, studi ed esperienza pratica alla mano, sia nel mondo della scuola sia della ricerca, sta emergendo in maniera sempre più evidente, che le moderne tecnologie, per quanto accattivanti possano essere, non potranno mai sostituire i tradizionali metodi di apprendimento, in particolare la carta stampata e che anzi, il loro uso va decisamente limitato nella scuola, come nella vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56465751</guid><pubDate>Tue, 15 Aug 2023 21:24:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56465751/studenti_devastati_da_schermi_e_mezzi_digitali_la_soluzione_tornare_al_libro.mp3" length="5376253" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7491

STUDENTI DEVASTATI DA SCHERMI E MEZZI DIGITALI: LA SOLUZIONE E' TORNARE AL LIBRO di Manuela Antonacci
Negli ultimi anni, l'impiego del digitale a scuola, ha avuto una forte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7491" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7491</a><br /><br />STUDENTI DEVASTATI DA SCHERMI E MEZZI DIGITALI: LA SOLUZIONE E' TORNARE AL LIBRO di Manuela Antonacci<br />Negli ultimi anni, l'impiego del digitale a scuola, ha avuto una forte accelerazione: si credeva che tutti ciò che era digitale potesse costituire il miglior mezzo di apprendimento, ma ultimamente è cominciato un graduale dietrofront sulla questione.<br />Inizialmente la politica educativa, soprattutto in Spagna, era basata sul sistema "one-to-one": un computer o tablet per ogni studente. Indicazione che però non si è mai concretizzata veramente e questo costituisce un dato non da poco. Se infatti, per anni, si è sempre detto che l'uso e l'abuso della televisione non favorisse certo l'apprendimento, ma anzi portasse a sviluppare un atteggiamento di passività, non si capisce come mai i colossi del Big Tech (Apple, Amazon, Microsoft, Google e Facebook -Meta-) ad un certo punto abbiano invaso le scuole. Forse per creare, semplicemente, un nuovo canale di business molto redditizio?<br />IL SUCCESSO INIZIALE DEI DISPOSITIVI DIGITALI<br />Inizialmente le scuole erano ossessionate dai dispositivi digitali che aprivano infinite possibilità di ludicizzazione che, in teoria avrebbero dovuto accrescere la motivazione negli studenti. Il libro sembrava un mezzo ormai relegato nel passato. La digitalizzazione della scuola, invece, sembrava indiscutibile. E anche a casa: i bambini hanno giocato e imparato davanti agli schermi. Tuttavia, la questione era più complessa di quanto sembrasse. Infatti man mano è emersa tutta una serie di possibili ostacoli all'apprendimento che una massiccia digitalizzazione delle scuole comporta. Si è progressivamente scoperto che i dispositivi digitali in classe ostacolano l'attenzione. È come se lo studente scomparisse dietro lo schermo sviluppando, peraltro, conoscenze limitate e superficiali. L'Hi-tech diminuirebbe anche il gusto per la lettura e la comprensione del testo scritto.<br />Ma più di ogni altra cosa, due sono i problemi principali che emergono dall'uso delle nuove tecnologie: nei bambini gli schermi producono isolamento e danneggiano la salute provocando un aumento di ansia e depressione e ingenerando una serie di problematiche legate al sonno. Ciò emerge da molte ricerche, una tra tutte, lo studio di Jean Twenge professore di psicologia alla San Diego State University, da cui risulterebbe che in età scolare, l'attivazione del sistema di anticipazione del piacere generato dalla dopamina darebbe origine a comportamenti di dipendenza. Di conseguenza, gli schermi non contribuiscono pienamente all'apprendimento, ma anzi distraggono e diminuiscono l'attenzione in classe, durante lo studio e la lettura. E ovviamente nella vita in generale.<br />ANSIA, DEPRESSIONE &amp; CO.<br />I danni derivanti dall'uso eccessivo del tablet e dello smartphone, nei bambini, è documentato da un altro importante studio The Use of Social Media in Children and Adolescents: Scoping Review on the Potential Risks (2022) Si tratta di una rassegna di numerosi lavori in cui questi temi sono stati studiati a livello internazionale negli ultimi anni e che vengono analizzati dal mondo della pediatria italiana. Elena Bozzola, Giulia Spina e Rino Agostiniani hanno riscontrato sintomi di ansia, depressione e problemi del sonno, dipendenze, problemi legati al sesso, problemi comportamentali, problemi alla vista che colpiscono i minori che fanno un uso eccessivo degli schermi.<br />C'è anche un secondo studio del 2021 che è una comparazione tra la lettura su libri stampati e la lettura in formato digitale: A Comparison of Children's Reading on Carta. In esso May Irene Furenes, Natalia Kucirkova e Adriana G. Bus (dell'università della Norvegia e della Gran Bretagna) passano in rassegna numerose ricerche che dimostrano scientificamente la...]]></itunes:summary><itunes:duration>336</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,attenzione,bigtech,depressione,dipendenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5f7792aa3c9ed6dd52ddc6e6b3b0f69.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Troppa scuola fa male</title><link>https://www.spreaker.com/episode/troppa-scuola-fa-male--56001408</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=617<br />TROPPA SCUOLA FA MALE di Mario Palmaro<br />Si, avete letto bene: troppa scuola può far male ai nostri ragazzi, ed è pura illusione pensare che più ore trascorse dentro l'edificio scolastico siano sempre un bene. Non è così e, in un certo senso, non è mai stato così nemmeno in passato.<br />PRIMI IN EUROPA<br />Ma andiamo con ordine e partiamo dai fatti. Oggi l'Italia si ritrova in testa a una classifica molto particolare: le scuole Primarie del Bel Paese - quelle che i comuni mortali e le persone di buon senso continuano a chiamare "elementari" - impegnano i bambini in una maratona di 980 ore per anno scolastico. è il dato più alto di tutta Europa. In Germania - dove la gente è notoriamente tutt'altro che pigra e men che meno ignorante - i kinder stanno in classe 698 ore. Qualche cosa come 300 ore in meno dei coscritti italiani, circa 60 giorni di differenza. La media europea per le scuole Primarie è di 755 ore all'anno, nettamente al di sotto della prassi italica. L'unico Paese con un monteore molto simile al nostro è la Francia (958), ma è notizia di queste settimane - invero clamorosa - che oltralpe si prepara una controrivoluzione dell'orario: il governo Sarkozy ha deciso di ridurre i giorni di scuola da 5 a 4, lasciando i fanciulli a casa il mercoledì, oltre che il sabato. Fra l'altro, è curioso notare che la "vacanza centrale" fu inventata proprio in Francia da Jules Ferry (1832-1893), il padre dell'insegnamento pubblico e gratuito, che volle la chiusura delle scuole il giovedì con lo scopo di "permettere ai genitori di dare ai figli un'istruzione religiosa fuori dagli edifici scolastici". Insomma: un curioso "giorno del catechismo" che nasceva dal giacobinismo francese, ma che alla fine conteneva anche aspetti positivi per la Chiesa e i cattolici.<br />IL CASO ITALIANO<br />Intendiamoci: non è detto che l'Europa sia sempre un modello, e nessuno ci obbliga ad allinearci con le abitudini del vecchio continente, che spesso sono lontane anni luce dal buon senso e dalla tradizione cristiana. Ma, in questo caso, è l'Italia a essere in errore. E a pagare un prezzo altissimo al peso enorme che la cultura marxista ha giocato - e continua a giocare - nella nostra società. [...]<br />TUTTO NELLA SCUOLA, NIENTE AL DI FUORI DELLA SCUOLA<br />Il tutto avviene sotto l'abile regia del Partito comunista italiano e nella sostanziale indifferenza del partito dei cattolici, la Democrazia cristiana. Anzi, il modello pedagogico marxista viene progressivamente assunto come valido anche in larghe fette del mondo cattolico. I "miti" della scuola progressista conquistano il cuore e la mente di politici, intellettuali, presidi di formazione cattolica. E fra questi miti, su tutti trionfa il "tempo pieno". Esso si fonda sull'idea - di impronta tipicamente hegeliana - che l'intera crescita umana e culturale del bambino debba essere guidata e gestita dallo Stato attraverso la scuola, e che il resto - a cominciare dalla famiglia - abbia un ruolo residuale, accidentale, sostanzialmente inadeguato, insufficiente. Come disse il filosofo Umberto Galimberti, columnist di Repubblica, «i genitori non sono in grado di educare i propri figli». È il capovolgimento della dottrina cattolica della "sussidiarietà", in base alla quale l'uomo, la famiglia e la società debbono essere liberi dì fare da sé tutto ciò che è buono e lecito, lasciando allo Stato il compito di intervenire solo dove il cittadino non ce la fa da solo. In questa visione la scuola non è il fulcro della crescila del bambino, ma un supporto al padre e alla madre, che non possono delegare. Per ragioni evidenti, il pensiero comunista e, in seguito, progressista e liberal-radicale, ha attaccato frontalmente questa idea, per strappare alla famiglia il timone dell'educazione dei figli. Non è un caso che la pur discutibile "Riforma Moratti" avesse introdotto la "straordinarietà" della scuola al pomeriggio, e che invece l'attuale Governo di sinistra abbia reintrodotto trionfalmente il "tempo pieno".<br />PIÙ SCUOLA, MENO FAMIGLIA: IN FUGA DALLA FEDE<br />In questo processo di tragica spoliazione, la cultura di sinistra è stata supportata da fette importanti del mondo cattolico, che ha creduto di aiutare la famiglia e soprattutto le fasce meno abbienti della società con un sistema scolastico ispirato all'idea del "parcheggio prolungato": più tempo i figli stanno in classe, e meno sono esposti ai pericoli del mondo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i famosi "pencoli" - che prima attendevano i nostri figli per le strade, come la droga o la devianza o il bullismo - adesso sono entrati trionfalmente nella scuola, che non sa come (e talvolta nemmeno vuole) reagire. Parole come ordine e disciplina, concetti come fede e pudore, sono stati defenestrati dai contenuti educativi, per essere rimpiazzati dall'ambientalismo e dal pacifismo. Un tempo il bambino imparava dal maestro laico dello Stato sabaudo il valore del sacrificio e il saluto alla bandiera del re; oggi il pupo si erudisce sulla raccolta differenziata e si inchina davanti alla bandiera arcobaleno. Non solo: imbottendo le liste dei docenti di Stato di uomini e donne di sinistra - oggi traghettati sulle sponde di uno squallido nichilismo gaio pansessualista - si è giunti a capovolgere la positività originaria del tempo trascorso in aula. Per cui oggi - salvo lodevoli eccezioni - più tempo il figlio trascorre in aula, più ideologia conformista assorbe. Meno resta in famiglia, meno educazione riceve, meno è introdotto in un cammino di fede cattolica.<br />UNA SCUOLA A MISURA DI ADULTO<br />A dar manforte all'idea totalizzante di scuola ha contribuito il modello di sviluppo capitalistico, esploso in Italia con il boom economico degli anni Sessanta. Occorreva spingere le donne fuori dalla casa, e convincerle non solo della legittima opportunità, ma addirittura della doverosa necessità di lavorare in fabbrica o in ufficio, abbandonando le tradizionali incombenze femminili, soprattutto educative e assistenziali. Questa strada ha prodotto spesso nelle madri lavoratrici dolorose lacerazioni - in realtà il lavoro va ad aggiungersi agli impegni domestici - e ha incentivato ancor di più l'idea di una scuola per tutto il giorno, tutti i giorni. Affiancata dal mito che "più asili nido aiutano la famiglia", cavalcato ancora una volta dai governi progressisti, con il beneplacito di cattolici un po' ingenui. Il risultato è che oggi noi abbiamo a che fare con modelli scolastici che non sono pensati per il bene dei nostri figli, ma - riconosciamolo - per i comodi degli adulti: da un lato, l'interesse della corporazione sindacale degli insegnanti, che ottenne ad esempio l'assurda riforma dei tre maestri per classe, al solo scopo di salvare posti di lavoro; dall'altro, i bisogni dei genitori, effettivamente costretti non di rado a lavorare entrambi. Certo, uscire da questa situazione non è facile. Ma, almeno, riconosciamo qual è il vero bene per i nostri bambini. Che cosa c'entra tutto questo discorso con l'apologetica e con la fede cattolica? Beh, un giorno fu proprio Gesù a dire: «Lasciate che i bambini vengano a me». Se la scuola li allontana sempre più dal Maestro buono e dai genitori, c'è davvero qualche cosa che non funziona.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56001408</guid><pubDate>Wed, 05 Jul 2023 11:20:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56001408/troppa_scuola_fa_male.mp3" length="7895745" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=617
TROPPA SCUOLA FA MALE di Mario Palmaro
Si, avete letto bene: troppa scuola può far male ai nostri ragazzi, ed è pura illusione pensare che più ore trascorse dentro l'edificio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=617<br />TROPPA SCUOLA FA MALE di Mario Palmaro<br />Si, avete letto bene: troppa scuola può far male ai nostri ragazzi, ed è pura illusione pensare che più ore trascorse dentro l'edificio scolastico siano sempre un bene. Non è così e, in un certo senso, non è mai stato così nemmeno in passato.<br />PRIMI IN EUROPA<br />Ma andiamo con ordine e partiamo dai fatti. Oggi l'Italia si ritrova in testa a una classifica molto particolare: le scuole Primarie del Bel Paese - quelle che i comuni mortali e le persone di buon senso continuano a chiamare "elementari" - impegnano i bambini in una maratona di 980 ore per anno scolastico. è il dato più alto di tutta Europa. In Germania - dove la gente è notoriamente tutt'altro che pigra e men che meno ignorante - i kinder stanno in classe 698 ore. Qualche cosa come 300 ore in meno dei coscritti italiani, circa 60 giorni di differenza. La media europea per le scuole Primarie è di 755 ore all'anno, nettamente al di sotto della prassi italica. L'unico Paese con un monteore molto simile al nostro è la Francia (958), ma è notizia di queste settimane - invero clamorosa - che oltralpe si prepara una controrivoluzione dell'orario: il governo Sarkozy ha deciso di ridurre i giorni di scuola da 5 a 4, lasciando i fanciulli a casa il mercoledì, oltre che il sabato. Fra l'altro, è curioso notare che la "vacanza centrale" fu inventata proprio in Francia da Jules Ferry (1832-1893), il padre dell'insegnamento pubblico e gratuito, che volle la chiusura delle scuole il giovedì con lo scopo di "permettere ai genitori di dare ai figli un'istruzione religiosa fuori dagli edifici scolastici". Insomma: un curioso "giorno del catechismo" che nasceva dal giacobinismo francese, ma che alla fine conteneva anche aspetti positivi per la Chiesa e i cattolici.<br />IL CASO ITALIANO<br />Intendiamoci: non è detto che l'Europa sia sempre un modello, e nessuno ci obbliga ad allinearci con le abitudini del vecchio continente, che spesso sono lontane anni luce dal buon senso e dalla tradizione cristiana. Ma, in questo caso, è l'Italia a essere in errore. E a pagare un prezzo altissimo al peso enorme che la cultura marxista ha giocato - e continua a giocare - nella nostra società. [...]<br />TUTTO NELLA SCUOLA, NIENTE AL DI FUORI DELLA SCUOLA<br />Il tutto avviene sotto l'abile regia del Partito comunista italiano e nella sostanziale indifferenza del partito dei cattolici, la Democrazia cristiana. Anzi, il modello pedagogico marxista viene progressivamente assunto come valido anche in larghe fette del mondo cattolico. I "miti" della scuola progressista conquistano il cuore e la mente di politici, intellettuali, presidi di formazione cattolica. E fra questi miti, su tutti trionfa il "tempo pieno". Esso si fonda sull'idea - di impronta tipicamente hegeliana - che l'intera crescita umana e culturale del bambino debba essere guidata e gestita dallo Stato attraverso la scuola, e che il resto - a cominciare dalla famiglia - abbia un ruolo residuale, accidentale, sostanzialmente inadeguato, insufficiente. Come disse il filosofo Umberto Galimberti, columnist di Repubblica, «i genitori non sono in grado di educare i propri figli». È il capovolgimento della dottrina cattolica della "sussidiarietà", in base alla quale l'uomo, la famiglia e la società debbono essere liberi dì fare da sé tutto ciò che è buono e lecito, lasciando allo Stato il compito di intervenire solo dove il cittadino non ce la fa da solo. In questa visione la scuola non è il fulcro della crescila del bambino, ma un supporto al padre e alla madre, che non possono delegare. Per ragioni evidenti, il pensiero comunista e, in seguito, progressista e liberal-radicale, ha attaccato frontalmente questa idea, per strappare alla famiglia il timone dell'educazione dei figli. 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Non solo non si potranno fare foto né riprese video, ma gli eventi saranno «phone free», ovvero sarà necessario riporre gli smartphone in una custodia chiusa e assistita da personale dedicato.<br />Una condizione obbligatoria che il premio Nobel spiega con un comunicato elegante e convincente: «Avendo sperimentato questa modalità senza telefono durante i tour recenti, crediamo che essa crei un'esperienza migliore per tutti i presenti. I nostri occhi si aprono un po' di più e i nostri sensi sono leggermente più acuti quando perdiamo la stampella tecnologica a cui ci siamo abituati». Una consapevolezza che oggi si fa compassata e sapienziale, ma che è maturata attraverso momenti decisamente più tonici. Come quando, in un concerto a Vienna, indispettito dai flash e dal mare di telefonini alzati, interruppe di colpo Blowin' in the wind, bloccò con sguardo severo i suoi musicisti e interpellò la platea così: «Possiamo cantare o dobbiamo metterci in posa?».<br />SE DYLAN "FA SCUOLA" SOLO FUORI DALLA SCUOLA<br />Ma se Dylan reclama più rispetto per la sua musica, cosa dire delle scuole, luoghi in cui il deficit di autorevolezza è da tempo autoevidente? Ebbene, nei sacri luoghi di formazione, dove ben più che in uno stadio il rispetto e l'educazione dovrebbero regnare sovrani, il divieto degli smartphone in classe è considerato dalla maggior parte dei presidi assolutamente impraticabile. E che gli insegnanti si arrangino. E ciò malgrado la circolare emanata dal Ministro dell'Istruzione Valditara lo scorso 20 dicembre, la quale altro non faceva che ribadire quanto scriveva nel 2007 l'allora ministro del Pd Giuseppe Fioroni: niente telefonini in aula. Le parole di Valditara, cadute nel vuoto, appaiono quasi banali nella loro inconfutabilità: «Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza».<br />Tranne lodevoli eccezioni, pochi dirigenti scolastici hanno preso sul serio l'input del ministro. Per pavidità, certo, ma anche per un problema di fondo. Con la sua circolare, infatti, l'allora neo eletto Valditara - probabilmente per non dare l'impressione di pronunciare diktat (il "pericolo fascismo" in Italia è sempre dietro l'angolo, specie in ambiente scolastico) - non ha introdotto sanzioni disciplinari per chi disobbedisce. Richiamando tutti ad un generico «senso di responsabilità» e invitando le scuole a scrivere regolamenti in autonomia - cosa che nella maggior parte dei casi non è avvenuta - il non prevedere sanzioni si è rivelato un grosso errore. Una mancanza di coraggio che i ragazzi pagano a caro prezzo.<br />Eppure, se i fan italiani di Bob Dylan vorranno ascoltare Like a Rolling Stone e altre perle, sapranno che qualcuno che non conoscono, a luglio, all'ingresso del Teatro degli Arcimboldi come nell'Arena Santa Giuliana di Perugia, sigillerà il loro sacro smartphone. Ma lo accetteranno di buon grado, sapendo che ciò avverrà per «godersi lo spettacolo a pieno, senza distrazioni di sorta». Insomma, il menestrello 81enne non fa sconti eppure "fa scuola" (ma purtroppo solo fuori dalla scuola).<br />NULLA DI DIVERSO DALLA COCAINA<br />Ma c'è di più. L'elemento sconcertante e non a molti noto che aggrava l'atteggiamento pilatesco dei presidi italiani, è quello relativo a ciò che è stato allegato alla circolare arrivata ai dirigenti scolastici di ogni ordine e grado. E cioè un'accurata relazione effettuata dalla VII Commissione permanente del Senato in cui vengono evidenziati gli effetti dannosi - fisici e psicologici - che l'uso eccessivo degli smartphone può provocare. L'elenco è lungo.<br />Si va dalla miopia al diabete, dall'ipertensione all'aggressività, dall'alienazione alla dipendenza, dalla diminuzione della capacità di concentrazione ai deficit di memoria. «A preoccupare di più», scrivono i senatori sulla base dello studio commissionato ad équipe di esperti, «è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali [...]: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l'adattabilità, la capacità dialettica». Sugli effetti dell'abuso di smartphone e videogiochi, nell'indagine-shock del Senato si legge che non c'è «nulla di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche».<br />Siamo di fronte alla più profonda rivoluzione antropologica del secolo, che andrebbe governata - come specifica il documento allegato alla circolare ministeriale - attraverso divieti inderogabili per scuola e famiglie. Qualche esempio di obblighi citati ma colpevolmente lasciati cadere nel vuoto: «Scoraggiare l'uso di smartphone e videogiochi per i minori di quattordici anni; rendere cogente il divieto di iscrizione ai social per i minori di tredici anni; prevedere l'inibizione all'accesso a siti per adulti sui cellulari dei minori; favorire la riconoscibilità di chi frequenta il web; vietare l'accesso degli smartphone nelle classi; educare gli studenti ai rischi alla navigazione sul web; [...] incoraggiare, nelle scuole, la lettura su carta, la scrittura a mano e l'esercizio della memoria».<br />Nulla di tutto questo è stato fatto. Oltretutto - ed è la beffa finale - dal documento ministeriale si legge che «dal ciclo delle audizioni svolte e dalle documentazioni acquisite dal Senato non sono emerse evidenze scientifiche sull'efficacia del digitale applicato all'insegnamento». La chiusa finale della Commissione del Senato ha dell'incredibile: «Anzi, tutte le ricerche scientifiche internazionali citate dimostrano, numeri alla mano, il contrario. Detta in sintesi: più la scuola e lo studio si digitalizzano, più calano sia le competenze degli studenti sia i loro redditi futuri». Un necrologio alla scuola digital (almeno per com'è concepita ora).<br />In ogni caso, in barba agli esperti, alle circolari ministeriali e ai loro scottanti (e sottaciuti) allegati, molto prosaicamente va registrato che ogni mattina che Dio manda in terra un insegnante deve vigilare (e a volte sgolarsi) affinché gli studenti ripongano i cellulari nello zaino. Cosa che poi accade, sì, ma appena per quella manciata di minuti che servono per allungare di nuovo la mano e ricontrollare il proprio smartphone (si chiama "nomofobia", termine entrato nei vocabolari, e sta per stato ansia collegato alla paura di non essere connessi). Una giostra perenne, un ping pong frustrante che la scuola non merita.<br />Eppure la piccola-grande lezione di Bob Dylan ci dice che volere è potere. Se si vuole, si può. La risposta (al deficit d'attenzione e di rispetto) sembrerebbe allora non soffiare più nel vento, ma in regole semplici e chiare. Via il cellulare, via la dipendenza, via le nevrosi da disconnessione. Per poi domandarsi: «How does it feel?».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53288496</guid><pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:49:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53288496/bob_dylan_vieta_i_cellulari_al_suo_concerto_per_godere_lo_spettacolo_senza_distrazioni.mp3" length="9338174" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7350

BOB DYLAN VIETA I CELLULARI AL SUO CONCERTO PER GODERE LO SPETTACOLO SENZA DISTRAZIONI
In Italia poche scuole hanno preso sul serio l'invito del ministro dell'istruzione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7350" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7350</a><br /><br />BOB DYLAN VIETA I CELLULARI AL SUO CONCERTO PER GODERE LO SPETTACOLO SENZA DISTRAZIONI<br />In Italia poche scuole hanno preso sul serio l'invito del ministro dell'istruzione Valditara il quale non ha avuto il coraggio di imporlo, come invece ha fatto l'anziano cantante ai suoi fans<br />di Valerio Pece<br />A luglio Bob Dylan tornerà in Italia per cinque concerti (due a Milano, uno al Lucca Summer Festival, poi a Perugia per l'Umbria Jazz e infine a Roma), appuntamenti preziosissimi per i suo i tanti fan ma scanditi da un patto non negoziabile: sarà vietato l'uso dei telefonini. Non solo non si potranno fare foto né riprese video, ma gli eventi saranno «phone free», ovvero sarà necessario riporre gli smartphone in una custodia chiusa e assistita da personale dedicato.<br />Una condizione obbligatoria che il premio Nobel spiega con un comunicato elegante e convincente: «Avendo sperimentato questa modalità senza telefono durante i tour recenti, crediamo che essa crei un'esperienza migliore per tutti i presenti. I nostri occhi si aprono un po' di più e i nostri sensi sono leggermente più acuti quando perdiamo la stampella tecnologica a cui ci siamo abituati». Una consapevolezza che oggi si fa compassata e sapienziale, ma che è maturata attraverso momenti decisamente più tonici. Come quando, in un concerto a Vienna, indispettito dai flash e dal mare di telefonini alzati, interruppe di colpo Blowin' in the wind, bloccò con sguardo severo i suoi musicisti e interpellò la platea così: «Possiamo cantare o dobbiamo metterci in posa?».<br />SE DYLAN "FA SCUOLA" SOLO FUORI DALLA SCUOLA<br />Ma se Dylan reclama più rispetto per la sua musica, cosa dire delle scuole, luoghi in cui il deficit di autorevolezza è da tempo autoevidente? Ebbene, nei sacri luoghi di formazione, dove ben più che in uno stadio il rispetto e l'educazione dovrebbero regnare sovrani, il divieto degli smartphone in classe è considerato dalla maggior parte dei presidi assolutamente impraticabile. E che gli insegnanti si arrangino. E ciò malgrado la circolare emanata dal Ministro dell'Istruzione Valditara lo scorso 20 dicembre, la quale altro non faceva che ribadire quanto scriveva nel 2007 l'allora ministro del Pd Giuseppe Fioroni: niente telefonini in aula. Le parole di Valditara, cadute nel vuoto, appaiono quasi banali nella loro inconfutabilità: «Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza».<br />Tranne lodevoli eccezioni, pochi dirigenti scolastici hanno preso sul serio l'input del ministro. Per pavidità, certo, ma anche per un problema di fondo. Con la sua circolare, infatti, l'allora neo eletto Valditara - probabilmente per non dare l'impressione di pronunciare diktat (il "pericolo fascismo" in Italia è sempre dietro l'angolo, specie in ambiente scolastico) - non ha introdotto sanzioni disciplinari per chi disobbedisce. Richiamando tutti ad un generico «senso di responsabilità» e invitando le scuole a scrivere regolamenti in autonomia - cosa che nella maggior parte dei casi non è avvenuta - il non prevedere sanzioni si è rivelato un grosso errore. Una mancanza di coraggio che i ragazzi pagano a caro prezzo.<br />Eppure, se i fan italiani di Bob Dylan vorranno ascoltare Like a Rolling Stone e altre perle, sapranno che qualcuno che non conoscono, a luglio, all'ingresso del Teatro degli Arcimboldi come nell'Arena Santa Giuliana di Perugia, sigillerà il loro sacro smartphone. Ma lo accetteranno di buon grado, sapendo che ciò avverrà per «godersi lo spettacolo a pieno, senza distrazioni di sorta». Insomma, il menestrello 81enne non fa sconti eppure "fa scuola" (ma purtroppo solo fuori dalla scuola).<br />NULLA DI DIVERSO DALLA COCAINA<br />Ma...]]></itunes:summary><itunes:duration>584</itunes:duration><itunes:keywords>bobdylan,cellulare,cocaina,scuola,valditara,videogiochi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3da09523c9854f1abac0935bdac6bb6c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La scuola di stato è un abuso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-scuola-di-stato-e-un-abuso--51756934</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4394" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4394</a><br /><br />LA SCUOLA DI STATO E' UN ABUSO!<br />La responsabilità dell'educazione è dei genitori (e della Chiesa)<br />di Stefano Fontana<br />Nell'Ottocento la Chiesa contestava allo Stato il monopolio dell'educazione. Partita persa dato che oggi essa è completamente in mano allo Stato. Partita persa perché incentrando la scuola sull'educando e non su Dio, si è diffusa l'idea di averla fissata su un obiettivo laico, che anche lo Stato poteva perseguire. Fu così che la scuola confessionale fu considerata "di parte" mentre la scuola statale fu considerata non di parte. La realtà è esattamente il contrario. Già nell'Ottocento lo Stato nelle proprie scuole insegnava una sua religione, la religione massonica di un umanitarismo universale sul tipo del libro "Cuore" in cui la parola Dio non viene mai pronunciata. Oppure la religione del prete apostata Ardigò: il positivismo. Oppure la religione del vate Giosuè Carducci e del suo "Inno a Satana".<br /><br />LA DRAMMATICA SITUAZIONE DI OGGI<br />Oggi, però, lo Stato non è da meno. Anche oggi, in un clima di apparente pluralismo culturale ed educativo, nella scuola statale si insegna una nuova religione che, nel caso migliore, è la religione del relativismo e nel caso peggiore è quella del neo-catarismo. La penetrazione della ideologia del gender e dell'omosessualismo nella scuola pubblica è una penetrazione organizzata e sistematica che, in progressione, non lascerà nessuno spazio di libertà. Ma anche lasciando da parte queste forme acute di oppressione educativa, la scuola di Stato veicola un pensiero unico penetrante e invasivo:<br />1) elimina sistematicamente alcuni autori,<br />2) dà una visione antireligiosa del sapere,<br />3) assume un'ottica illuminista o neoilluminista,<br />4) tace su interi periodi della storia umana come il Medio Evo,<br />5) uniforma i testi scolastici alla medesima ideologia,<br />6) denigra la storia della Chiesa,<br />7) assume il criterio cronolatrico secondo cui il nuovo è anche migliore,<br />8) condanna con forme di damnatio memoriae personaggi e periodi storici considerandoli ideologicamente il male assoluto.<br /><br />LA SCUOLA DI STATO NON EDUCA ED INOLTRE LIMITA LE PARITARIE<br />Leone XIII, nel 1879, davanti al dilagare della religione positivista nelle scuole italiane, scrisse l'enciclica Aeterni Patris, con la quale rilanciava la filosofia di San Tommaso. Egli aveva percepito la gravità del problema. Aveva capito che la scuola di Stato non era neutra ma governata da un assoluto naturalista e razionalista sostanzialmente anticristiano e che, se non contrastata, avrebbe distrutto l'educazione stessa. Oggi, molti si chiedono se la scuola statale educhi ancora. Molti rispondono di no e questo senza nulla togliere alla grande e solerte dedizione di molti insegnanti.<br />Molti si chiedono anche se il sistema della scuola paritaria sia sufficiente a ridare alla Chiesa degli spazi veri di azione educativa nella scuola. Un sistema pubblico integrato, come avviene nella scuola italiana a parte l'aspetto della parità economica che non viene garantito, sembrerebbe idoneo a quello scopo. C'è però da dire che la scuola cattolica paritaria viene inserita in un contesto che ne limita di molto la libertà. La programmazione delle abilità, i criteri di valutazione, i sistemi di valutazione, la tipologia delle prove sono elementi che la scuola di Stato impone alle scuole paritarie. Essi non sono mai neutri, ma funzionali ad un modello di educazione. Le circolari, gli orientamenti, le indicazioni per il recupero delle difficoltà, la normativa per le attività complementari o di sostegno sono emesse dallo Stato e vengono recepire dalle scuole paritarie cattoliche con scarsissima creatività. Molto spesso, a parte casi di forte identità nelle convinzioni degli operatori, nelle scuole paritarie si insegna nello stesso modo delle scuole statali, solo, magari, con la messa all'inizio e alla fine dell'anno scolastico.<br /><br />LA SCUOLA NON DEVE ESSERE DELLO STATO, MA DELLA CHIESA<br />La scuola non può essere dello Stato. A questa concezione la Chiesa ha sempre opposto che la scuola è della Chiesa, e questo lo abbiamo già visto sopra, e che la scuola è delle famiglie. Se nella scuola e nell'educazione avviene qualcosa di molto più fondamentale che non l'apprendimento di alcuni rudimenti e comportamenti, la prima titolarità educativa appartiene ai genitori, che per primi si sono assunti il compito di educare i loro figli davanti a Dio e secondo i suoi insegnamenti. Nella scuola il bambino mette in rapporto la propria più profonda intimità con la verità e, così facendo, si mette in cerca dell'Assoluto, perché niente di relativo lo soddisferà mai più. Questo rapporto dell'educazione con l'assoluto, che era già stato messo in evidenza da Socrate, richiede che a sorvegliarne il processo siano i genitori, gli unici ad avere le chiavi dell'intimità dei propri figli non in assoluto ma secondo il progetto di Dio su di loro. I genitori cristiani hanno una sapienza del cuore rispetto alla vita dei loro figli che deriva loro dall'averli concepiti nella luce di Dio. Ma c'è anche una sapienza naturale che conferisce ai genitori questa capacità, anche se senza la fede rischia di non avere sufficiente sostegno nella vita concreta.<br />Intesa in questo modo, la responsabilità dei genitori nell'educazione dei figli coincide in fondo con la responsabilità della Chiesa. Rivendicando il primato dei genitori sullo Stato, la Chiesa non si limita a rivendicare un elemento di diritto naturale, ma vi aggiunge anche un motivo squisitamente religioso: i figli sono di Dio e, vicariamente, dei genitori che li educano nel progetto di Dio. Tramite la centralità della famiglia, la Chiesa riconduce il tema al suo vero cuore: la centralità di Dio.<br />A questo fine giunge in aiuto la dottrina della sussidiarietà, secondo cui lo Stato non può sostituirsi alla famiglia nei compiti che le sono propri per natura e per disegno divino, deve piuttosto aiutarla a perseguirli con le sue forze o con l'aiuto delle società superiori che tuttavia non deve mai essere di sostituzione, ma di aiuto sussidiario e supplente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756934</guid><pubDate>Tue, 01 Nov 2022 22:23:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756934/la_scuola_di_stato_un_abuso.mp3" length="6540269" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4394&#13;
&#13;
LA SCUOLA DI STATO E' UN ABUSO!&#13;
La responsabilità dell'educazione è dei genitori (e della Chiesa)&#13;
di Stefano Fontana&#13;
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Già nell'Ottocento lo Stato nelle proprie scuole insegnava una sua religione, la religione massonica di un umanitarismo universale sul tipo del libro "Cuore" in cui la parola Dio non viene mai pronunciata. Oppure la religione del prete apostata Ardigò: il positivismo. Oppure la religione del vate Giosuè Carducci e del suo "Inno a Satana".<br /><br />LA DRAMMATICA SITUAZIONE DI OGGI<br />Oggi, però, lo Stato non è da meno. Anche oggi, in un clima di apparente pluralismo culturale ed educativo, nella scuola statale si insegna una nuova religione che, nel caso migliore, è la religione del relativismo e nel caso peggiore è quella del neo-catarismo. La penetrazione della ideologia del gender e dell'omosessualismo nella scuola pubblica è una penetrazione organizzata e sistematica che, in progressione, non lascerà nessuno spazio di libertà. Ma anche lasciando da parte queste forme acute di oppressione educativa, la scuola di Stato veicola un pensiero unico penetrante e invasivo:<br />1) elimina sistematicamente alcuni autori,<br />2) dà una visione antireligiosa del sapere,<br />3) assume un'ottica illuminista o neoilluminista,<br />4) tace su interi periodi della storia umana come il Medio Evo,<br />5) uniforma i testi scolastici alla medesima ideologia,<br />6) denigra la storia della Chiesa,<br />7) assume il criterio cronolatrico secondo cui il nuovo è anche migliore,<br />8) condanna con forme di damnatio memoriae personaggi e periodi storici considerandoli ideologicamente il male assoluto.<br /><br />LA SCUOLA DI STATO NON EDUCA ED INOLTRE LIMITA LE PARITARIE<br />Leone XIII, nel 1879, davanti al dilagare della religione positivista nelle scuole italiane, scrisse l'enciclica Aeterni Patris, con la quale rilanciava la filosofia di San Tommaso. Egli aveva percepito la gravità del problema. Aveva capito che la scuola di Stato non era neutra ma governata da un assoluto naturalista e razionalista sostanzialmente anticristiano e che, se non contrastata, avrebbe distrutto l'educazione stessa. Oggi, molti si chiedono se la scuola statale educhi ancora. Molti rispondono di no e questo senza nulla togliere alla grande e solerte dedizione di molti insegnanti.<br />Molti si chiedono anche se il sistema della scuola paritaria sia sufficiente a ridare alla Chiesa degli spazi veri di azione educativa nella scuola. Un sistema pubblico integrato, come avviene nella scuola italiana a parte l'aspetto della parità economica che non viene garantito, sembrerebbe idoneo a quello scopo. C'è però da dire che la scuola cattolica paritaria viene inserita in un contesto che ne limita di molto la libertà. La programmazione delle abilità, i criteri di valutazione, i sistemi di valutazione, la tipologia delle prove sono elementi che la scuola di Stato impone alle scuole paritarie. Essi non sono mai neutri, ma funzionali ad un modello di educazione. Le circolari, gli orientamenti, le indicazioni per il recupero delle difficoltà, la normativa per le attività complementari o di sostegno sono emesse dallo Stato e vengono recepire dalle scuole paritarie cattoliche con scarsissima creatività. Molto spesso, a parte casi di forte identità nelle convinzioni degli operatori, nelle scuole paritarie si insegna nello stesso...]]></itunes:summary><itunes:duration>409</itunes:duration><itunes:keywords>aeternipatris,assoluto,paritariecattoliche,primato,supplente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aee35642dc9b5acece8206332919981a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La centralità di Dio nell'educazione scolastica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-centralita-di-dio-nell-educazione-scolastica--51756931</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4393" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4393</a><br /><br />LA CENTRALITA' DI DIO NELL'EDUCAZIONE SCOLASTICA di Stefano Fontana<br />La scuola è lo snodo fondamentale di tutti i percorsi per la costruzione della società. Essa, educando o diseducando, contribuisce a formare i cittadini e il capitale umano. Come dice la Caritas in veritate, c'è una professionalità lavorativa e imprenditoriale ma prima c'è una professionalità umana da formare senza della quale anche quella lavorativa e professionale - e la cosa vale per tutti i campi - viene meno e si degrada. [...]<br />Normalmente si pensa che nell'educazione sia centrale la persona dell'educando e che, quindi, nella scuola sia centrale la figura dell'alunno o dello studente. La cosa ha una sua verità, dato che nella scuola si cerca la verità e la si trasmette alle nuove generazioni per la loro maturazione completa. Questa centralità dell'educando è stata riscoperta anche nella cultura cattolica tramite le correnti del personalismo cristiano del Novecento e, dopo il Concilio Vaticano II, la centralità della persona "principio soggetto e fine della società" ha ulteriormente accentuato questa impostazione.<br /><br />LA SCUOLA È PER L'ALUNNO... MA L'ALUNNO PER CHI È?<br />Come si dice che la società è per la persona, si tende anche a dire che la scuola, che è come una società in piccolo, è per l'educando. Ma l'educando per chi è? Qui si dividono due modi molto diversi di intendere la scuola.<br />La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto che la persona è per Dio e che, quindi, il fine ultimo della società lo si persegue ordinandola a Dio in tutte le sue dimensioni. Così è anche per la scuola. Anch'essa deve essere ordinata a Dio, che deve avervi un posto centrale. Solo in questo modo può essere perseguito anche il bene dell'educando, che non è il fine ultimo.<br />Si va invece imponendo la visione opposta: se la scuola ha come fine la persona, Dio non può trovarvi posto o, comunque, avrà un posto laterale e secondario ma non centrale. Il personalismo educativo ha quindi prodotto delle conclusioni non previste, ha favorito l'allontanamento di Dio dall'educazione ponendo al primo posto la persona. Ma in questo modo anche questo obiettivo è diventato impossibile perché senza Dio la persona non sa chi è, gli educatori non sanno chi sia l'uomo che essi devono educare. Si sono così configurate due tipi di scuola: una scuola che, avendo al centro Dio e assumendo come Maestro Gesù Cristo, si ritiene essere un luogo comunitario di educazione di quanti vi operano alla loro vocazione trascendente; oppure una scuola che si concentra orizzontalmente sui bisogni umani dell'educando, dimenticando la prospettiva religiosa.<br />La stessa scuola cattolica, col passare del tempo, ha di molto tralasciato la centralità di Dio nel processo educativo e si è adattata a modelli molto più laici. In tutti questi casi il punto di passaggio è stata la centralità dell'educando.<br />Nel XIX secolo gli Stati liberali europei iniziarono a togliere alla Chiesa il monopolio dell'educazione. Dal punto di vista della sostituzione della centralità della persona alla centralità di Dio, risulta incomprensibile la lotta contro di loro sostenuta dai Sommi Pontefici. Risulta invece comprensibile e addirittura auspicabile quella richiesta degli Stati. Il Giuseppinismo consisteva nel chiudere le scuole gestite dalla Chiesa dando vita ad un insegnamento pubblico statale. Questo insegnamento pubblico non era neutro. In esso mancava ogni riferimento a Dio e la sua filosofia di fondo divenne il Positivismo, che nella seconda metà dell'Ottocento era diventata una specie di religione civile degli Stati europei, a cui non si sottrasse nemmeno lo Stato italiano di Depretis e Crispi. La scuola pubblica statale, quindi, si contraddistingueva in negativo per la sua contrapposizione alla scuola della Chiesa, e in senso positivo perché mirava alla creazione di una mentalità e cultura nazionale capace da fare da collante spirituale laico allo Stato.<br /><br />LA CHIESA HA IL DIRITTO E IL DOVERE DI GOVERNARE L'EDUCAZIONE PUBBLICA<br />Di fronte a questo processo di esclusione della religione cattolica dalla pubblica educazione e/o di subordinazione della stessa al potere civile, i Pontefici dell'epoca reagirono con vigore, rivendicando per la Chiesa un diritto originario di governare l'educazione pubblica.<br />Le proposizioni 45, 46 e 47 del Sillabo, annesso all'enciclica Quanta Cura di Pio IX dell'8 dicembre 1954, sono a tal proposito molto chiare.<br />Viene condannata la proposizione 45, che afferma: «Tutto il regime delle scuole pubbliche, nelle quali si educa la gioventù di qualsiasi stato cristiano, fatta eccezione soltanto in qualche modo per i seminari vescovili, può e deve essere attribuito all'autorità civile, e attribuito inoltre in modo tale, da non riconoscersi ad una qualsiasi altra autorità nessun diritto di immischiarsi nell'organizzazione delle scuole».<br />Viene condannata la proposizione 47 secondo la quale «La condizione ottimale della società civile richiede che le scuole popolari … siano sottratte ad ogni autorità, forza di regolamentazione, ingerenza della Chiesa, e che siano sottoposte al pieno controllo dell'autorità civile e politica».<br />Non sarebbe corretto valutare questa posizione solo come dettata da contingenze storiche, oppure sostenere che in precedenza la Chiesa aveva svolto un'opera di supplenza nei confronti di uno Stato assente che ora giustamente si prendeva le proprie responsabilità, oppure che la Chiesa aveva sbagliato a pretendere per sé quel ruolo centrale nell'educazione in quanto non era ancora emersa nel modo corretto la laicità del secolo. Queste ed altre spiegazioni non colgono una aspetto centrale di quella rivendicazione che, invece, la rende valida ancora oggi e per sempre.<br />L'aspetto centrale della questione è duplice: da un lato esso dice che non è possibile educare senza l'Assoluto Divino, dall'altro dice che se lo si nega si finisce per impostare l'educazione in base ad un altro assoluto, non-divino o anti-divino. Ciò che risulta, comunque, è l'impraticabilità della via personalistica, ossia di considerare la persona dell'educando come il centro e il fine dell'educazione e della scuola. Aver praticato questa strada e continuare a farlo è indice di ingenuità educativa.<br /><br />LE SCUOLE NON POSSONO CHE ESSERE CATTOLICHE<br />Dicevamo che quella posizione dei Sommi Pontefici risulta oggi incomprensibile a chi ha intrapreso la strada della centralità della persona nella scuola. Ed infatti è una posizione che viene condannata e rigettata. Essa però poneva in forme adatte ai tempi un nodo difficilmente eludibile. Cosa può indurre una persona a penetrare così nel profondo di sé e trarne fuori verità talmente assolute da dare un senso ultimo alla sua esistenza se non Dio? Chi, se non Lui, può salvare il percorso educativo dal suo sempre possibile esito nichilistico? L'uomo non afferra se stesso se non viene a sua volta afferrato da Dio. Come giustificare un percorso di ricerca della verità se non in virtù di Colui che è la Verità? Se l'educazione è un percorso di libertà, non potrà essere certo la singola persona a liberarsi – dato che è proprio essa a manifestare il bisogno di essere liberata – ma Dio. La comunità degli educatori da dove riceve il diritto di intervenire così in profondità nella vita dell'educando se non per il bene assoluto di quella persona e chi può sostenere questo bene assoluto se non Dio, che è il Bene?<br />La Chiesa dell'Ottocento rivendicava a se stessa un diritto originario ed assoluto sull'educazione e sulla scuola. Le scuole non potevano che essere cattoliche. Ciò non per un desiderio di potere o per gestire un monopolio lucrativo. Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, poteva forse mancare da questo luogo Gesù Cristo? E il vero, il bello e il buono potevano darsi, sarebbero stati raggiungibili senza Gesù Cristo? Nella scuola la persona si incontra con Gesù perché vuole incontrarsi fino in fondo con se stessa, questo è il punto, e quindi lì la Chiesa deve esserci.<br />L'educazione della persona ha sempre un carattere assoluto, perché la ricerca dell'uomo non si ferma fino a che non arriva al fondamento ultimo del senso. Questo fondamento ultimo ha sempre carattere assoluto e non può essere l'uomo: un umanesimo assoluto è una contraddizione in termini e una cosa funesta. Ecco perché l'educazione o giunge a Dio o giunge ad un altro assoluto, che possieda l'anima dell'educando con la stessa forza ma non nella stessa libertà. L'educazione non mira all'autodeterminazione, essa mira sempre, in un caso o nell'altro, a consegnarsi a Qualcuno. Se questo è Cristo la consegna di sé significa anche il respiro della vera libertà, se è altri si sperimenta il fallimento, non meno assoluto però.<br />Per questi motivi è necessario che i cattolici ricomincino a pensare ad una scuola con Dio al centro. Questo vale sia per gli aspetti strettamente educativi, ma anche per l'organizzazione sociale e politica della scuola stessa nella società attuale. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756931</guid><pubDate>Tue, 01 Nov 2022 22:20:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756931/la_centralit_di_dio_nell_educazione_scolastica.mp3" length="9837549" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4393&#13;
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LA CENTRALITA' DI DIO NELL'EDUCAZIONE SCOLASTICA di Stefano Fontana&#13;
La scuola è lo snodo fondamentale di tutti i percorsi per la costruzione della società. Essa, educando o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4393" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4393</a><br /><br />LA CENTRALITA' DI DIO NELL'EDUCAZIONE SCOLASTICA di Stefano Fontana<br />La scuola è lo snodo fondamentale di tutti i percorsi per la costruzione della società. Essa, educando o diseducando, contribuisce a formare i cittadini e il capitale umano. Come dice la Caritas in veritate, c'è una professionalità lavorativa e imprenditoriale ma prima c'è una professionalità umana da formare senza della quale anche quella lavorativa e professionale - e la cosa vale per tutti i campi - viene meno e si degrada. [...]<br />Normalmente si pensa che nell'educazione sia centrale la persona dell'educando e che, quindi, nella scuola sia centrale la figura dell'alunno o dello studente. La cosa ha una sua verità, dato che nella scuola si cerca la verità e la si trasmette alle nuove generazioni per la loro maturazione completa. Questa centralità dell'educando è stata riscoperta anche nella cultura cattolica tramite le correnti del personalismo cristiano del Novecento e, dopo il Concilio Vaticano II, la centralità della persona "principio soggetto e fine della società" ha ulteriormente accentuato questa impostazione.<br /><br />LA SCUOLA È PER L'ALUNNO... MA L'ALUNNO PER CHI È?<br />Come si dice che la società è per la persona, si tende anche a dire che la scuola, che è come una società in piccolo, è per l'educando. Ma l'educando per chi è? Qui si dividono due modi molto diversi di intendere la scuola.<br />La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto che la persona è per Dio e che, quindi, il fine ultimo della società lo si persegue ordinandola a Dio in tutte le sue dimensioni. Così è anche per la scuola. Anch'essa deve essere ordinata a Dio, che deve avervi un posto centrale. Solo in questo modo può essere perseguito anche il bene dell'educando, che non è il fine ultimo.<br />Si va invece imponendo la visione opposta: se la scuola ha come fine la persona, Dio non può trovarvi posto o, comunque, avrà un posto laterale e secondario ma non centrale. Il personalismo educativo ha quindi prodotto delle conclusioni non previste, ha favorito l'allontanamento di Dio dall'educazione ponendo al primo posto la persona. Ma in questo modo anche questo obiettivo è diventato impossibile perché senza Dio la persona non sa chi è, gli educatori non sanno chi sia l'uomo che essi devono educare. Si sono così configurate due tipi di scuola: una scuola che, avendo al centro Dio e assumendo come Maestro Gesù Cristo, si ritiene essere un luogo comunitario di educazione di quanti vi operano alla loro vocazione trascendente; oppure una scuola che si concentra orizzontalmente sui bisogni umani dell'educando, dimenticando la prospettiva religiosa.<br />La stessa scuola cattolica, col passare del tempo, ha di molto tralasciato la centralità di Dio nel processo educativo e si è adattata a modelli molto più laici. In tutti questi casi il punto di passaggio è stata la centralità dell'educando.<br />Nel XIX secolo gli Stati liberali europei iniziarono a togliere alla Chiesa il monopolio dell'educazione. Dal punto di vista della sostituzione della centralità della persona alla centralità di Dio, risulta incomprensibile la lotta contro di loro sostenuta dai Sommi Pontefici. Risulta invece comprensibile e addirittura auspicabile quella richiesta degli Stati. Il Giuseppinismo consisteva nel chiudere le scuole gestite dalla Chiesa dando vita ad un insegnamento pubblico statale. Questo insegnamento pubblico non era neutro. In esso mancava ogni riferimento a Dio e la sua filosofia di fondo divenne il Positivismo, che nella seconda metà dell'Ottocento era diventata una specie di religione civile degli Stati europei, a cui non si sottrasse nemmeno lo Stato italiano di Depretis e Crispi. La scuola pubblica statale, quindi, si contraddistingueva in negativo per la sua contrapposizione alla scuola della Chiesa, e in senso positivo perché...]]></itunes:summary><itunes:duration>615</itunes:duration><itunes:keywords>assoluto,educando,educazione,quantacura,sillabo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dad977b969baf25ad79bac301842c07b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La distruzione pianificata della scuola italiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-distruzione-pianificata-della-scuola-italiana--51545066</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7168" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7168</a><br /><br />LA DISTRUZIONE PIANIFICATA DELLA SCUOLA ITALIANA di Julio Loredo<br />Sulla scia della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, diversi pensatori marxisti iniziarono a esplorare le possibilità per replicarla in Occidente. Giunsero rapidamente alla conclusione che da noi fosse impraticabile. Era necessaria una nuova strategia. Gli sforzi più importanti in questo senso furono portati avanti dall'Institut für Sozialforschung dell'Università Johann Wolfgang Goethe in Germania, meglio conosciuto come Scuola di Francoforte, anche dopo che i suoi membri si trasferirono prima in Francia e poi negli Stati Uniti.<br />I membri di questa scuola applicarono il marxismo a una teoria sociale radicale e interdisciplinare, utilizzando le intuizioni della psicoanalisi, della sociologia, della filosofia esistenziale e di altre discipline per disegnare un piano di Rivoluzione totale. Nel 1936, ad esempio, coniarono l'espressione "rivoluzione sessuale" per descrivere l'utilizzo della decadenza morale già allora in atto per distruggere la mentalità "borghese" e forgiarne una nuova socialista.<br />Forse meno noto a livello internazionale ma, in più di un modo, maggiormente importante fu il lavoro di Antonio Gramsci, cofondatore del PCI. Ampliando il concetto marxista di egemonia - che considerava l'economia la "struttura" e tutti gli altri ambiti (politico, culturale, ecc.) semplici "sovrastrutture" - Gramsci esplorò gli aspetti culturali dell'egemonia, sviluppando le basi di quella che poi divenne nota come Rivoluzione culturale. Insisteva sul fatto che prendere il controllo del governo non è l'obiettivo più importante (come invece sosteneva Lenin). Secondo lui, la sinistra doveva piuttosto controllare alcuni settori chiave della società, in particolare l'istruzione, la cultura e la magistratura. Istruzione e cultura sono intimamente legate. Mentre una cultura di sinistra plasma il sistema educativo, un'educazione di sinistra forma i giovani che in seguito svilupperanno la cultura, creando un circolo vizioso che lentamente ma inesorabilmente cambia le mentalità. Le trasformazioni politiche, sosteneva Gramsci, sarebbero arrivate in seguito come naturale conseguenza di questi cambiamenti nella cultura.<br />"L'educazione è da sempre strumento per il consolidamento di qualsiasi egemonia - scrivono Lorenzo Caruti e Giammarco Serino - l'educazione [è] strumento imprescindibile di egemonia politica (...) l'educazione plasma le influenze geopolitiche".<br />La sinistra ha avuto un enorme successo nell'applicare questa strategia. La cultura occidentale moderna - lingua, arti, musica, teatro, fotografia, cinema, letteratura, poesia, televisione, moda, pubblicità - è massicciamente orientata a sinistra. Non esiste una cultura "conservatrice" o "tradizionalista" di qualche rilievo. Se prendiamo gli elementi della cultura definiti da Andrew Brown, autore di Organisational Culture - artefatti, storie, rituali, eroi, simboli, credenze, atteggiamenti e valori - ci accorgiamo che sono tutti egemonizzati dalla sinistra.<br />Lo stesso per l'istruzione. La sinistra ha avuto un enorme successo nell'infiltrare il sistema educativo fino a controllarlo virtualmente. In Italia, ad esempio, indipendentemente da chi è al governo, l'istruzione cammina sempre a sinistra.<br />Come possiamo definire la Rivoluzione culturale?<br />Nel descrivere lo spirito che anima il processo rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira afferma: "Due nozioni concepite come valori metafisici esprimono bene lo spirito della Rivoluzione: l'uguaglianza assoluta, la libertà completa. E due sono le passioni che più le servono: l'orgoglio e la sensualità". Se analizziamo le riforme dell'istruzione negli ultimi decenni, tutte si riducono a questo: più uguaglianza e più libertà. Teniamo conto, però, che quando la Rivoluzione proclama la completa libertà come principio metafisico, lo fa solo per giustificare il libero corso delle peggiori passioni e degli errori più perniciosi. Quando è al potere, limita facilmente, e persino con gioia, la libertà del bene.<br /><br />LA DISTRUZIONE PIANIFICATA DELLA SCUOLA<br />Negli ultimi decenni abbiamo assistito in Italia a quella che un analista ha definito "la distruzione pianificata della scuola". Già visibile negli anni ‘60, questa distruzione subì una brusca accelerazione negli anni ‘90, durante i governi del comunista Massimo D'Alema e del "cattolico adulto" Romano Prodi. Il suo principale promotore fu allora il ministro comunista dell'Istruzione Luigi Berlinguer. Scrive Luciano Benadusi: "A partire dall'assunzione della titolarità ad interim dei due rispettivi ministeri da parte dell'on. Luigi Berlinguer, la politica scolastica ed universitaria italiana è entrata in una fase di grande dinamismo, tradottosi nell'ideazione - sebbene non ancora nell'approvazione - di importanti riforme". Queste riforme erano guidate da un "chiaro disegno strategico", di ispirazione comunista.<br />Il concetto stesso di "educazione" cambiò radicalmente. Se tradizionalmente l'educazione era concepita come trasmissione di conoscenze e formazione del carattere secondo determinati valori condivisi, oggi l'educazione è concepita come un mezzo per distruggere nei bambini e nei ragazzi i vecchi modelli di riflessione, volizione e sensibilità, sostituendoli gradualmente con forme di pensiero, deliberazione e sensibilità sempre più egualitarie e libertarie.<br />Vediamo alcuni aspetti di questa distruzione.<br /><br />SOCIALISMO AUTOGESTIONARIO<br />Un primo elemento è stato il decentramento del sistema educativo. In breve, ogni scuola è libera di scegliere il proprio stile e i propri contenuti. Alle scuole fu data autonomia "nell'organizzazione, nell'istruzione, nella ricerca e nello sviluppo"; fu concessa "libertà di pianificazione" e la "libera scelta di metodi, contenuti e tempi". D'altra parte, gli studenti dovevano essere sempre tenuti in considerazione quando si prendevano decisioni che avrebbero riguardato la scuola. Nacquero così le assemblee scolastiche. Tutto questo ispirato al cosiddetto socialismo autogestionario. Chissà per quale motivo, però, nell'applicare la "libertà di scelta", la quasi totalità delle scuole adottò esattamente le stesse riforme rivoluzionarie...<br /><br />1) Abolizione dei voti<br />L'istruzione si è sempre basata sul premiare i più intelligenti e i più diligenti, cercando di stimolare i meno intelligenti e i meno diligenti. L'impegno era premiato, mentre la pigrizia veniva punita. Questo creava naturalmente una gerarchia: alcuni erano i primi della classe, altri gli ultimi. Questo si scontra con lo spirito egualitario della Rivoluzione.<br />Così, in Italia, negli anni è cresciuto il movimento per l'abolizione dei voti. Il primo a essere abolito, nel 2017, è stato il voto di condotta. Poi, nel 2019, agli insegnanti delle scuole elementari è stato vietato di dare voti. Una mia amica, insegnante nella scuola locale, mi ha raccontato che non appena hanno attuato questa legge, il livello accademico della sua classe è crollato. I bambini non erano più stimolati a studiare in maggior misura. Ha avuto allora un'idea brillante: invece di dare voti (vietati dalla legge), ha assegnato dei colori, come quelli dell'arcobaleno. Il rosso per il voto più alto, il viola per il più basso. Immediatamente i bambini hanno iniziato a fare a gara per ottenere un rosso e il livello scolastico generale è tornato alla normalità. Ebbene, la direttrice l'ha rimproverata, perché una simile politica creava disuguaglianze.<br /><br />2) Abolizione dell'ora di religione<br />Secondo il Concordato del 1929 firmato tra lo Stato italiano e il Vaticano, le scuole devono insegnare la religione cattolica. Il nuovo Concordato del 1984 ha reso questo insegnamento facoltativo: gli studenti potevano scegliere se svolgere o meno l'ora di religione. Da allora la frequenza all'ora di religione è diminuita costantemente e in molte scuole è di fato inesistente. Oggi c'è un movimento crescente per abolire del tutto l'ora di religione, come parte di uno sforzo per cancellare la religione dalla vita pubblica.<br /><br />3) Educazione affettiva e sessuale<br />Seguendo una tendenza visibile in altri campi, la scuola italiana si è spostata da un'educazione basata sulla conoscenza a una basata sulla psicologia. In altre parole, non è tanto importante ciò che si impara, ma come ci si relaziona con il mondo: abbiamo di fronte agli altri un atteggiamento "corretto", cioè liberale, tollerante, non giudicante? O piuttosto un atteggiamento "sbagliato", cioè basato su verità e valori oggettivi?<br />Tutto è iniziato con l'"educazione all'affettività". Secondo un documento, "l'educazione all'affettività ha l'obiettivo di sviluppare l'intelligenza emotiva a partire dalla consapevolezza delle proprie sensazioni, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti e di accrescere le abilità affettive con l'obiettivo di favorire una buona relazione interpersonale". È destinata alle scuole elementari e inizia con la domanda "Chi sono io?". Naturalmente è vietata qualsiasi identità di genere. La conclusione è: "Non so chi sono. Io divento. Sono fluido". Nella seconda fase, "Io e gli altri", si esplorano le relazioni interpersonali. Ai bambini a partire dai cinque anni viene chiesto di esplorare il proprio corpo e quello dei colleghi. Questo porta alla terza fase, "Affetto e sessualità", in cui i bambini sono stimolati a relazionarsi anche sessualmente con i loro compagni.<br /><br />4) Agenda LGBT<br />L'imposizione dell'agenda LGBT merita un capitolo a sé. Nel 2014, il Ministero della Pubblica Istruzione emanò un decreto che imponeva un "Programma di educazione all'affettività e alla sessualità". Gli studenti dovevano essere istruiti da membri dell'ArciGay. Gli insegnanti dovevano seguire "corsi di aggiornamento" tenuti da questi stessi militanti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51545066</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2022 11:40:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51545066/la_distruzione_pianificata_della_scuola_italiana.mp3" length="14871449" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7168&#13;
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LA DISTRUZIONE PIANIFICATA DELLA SCUOLA ITALIANA di Julio Loredo&#13;
Sulla scia della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, diversi pensatori marxisti iniziarono a esplorare le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7168" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7168</a><br /><br />LA DISTRUZIONE PIANIFICATA DELLA SCUOLA ITALIANA di Julio Loredo<br />Sulla scia della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, diversi pensatori marxisti iniziarono a esplorare le possibilità per replicarla in Occidente. Giunsero rapidamente alla conclusione che da noi fosse impraticabile. Era necessaria una nuova strategia. Gli sforzi più importanti in questo senso furono portati avanti dall'Institut für Sozialforschung dell'Università Johann Wolfgang Goethe in Germania, meglio conosciuto come Scuola di Francoforte, anche dopo che i suoi membri si trasferirono prima in Francia e poi negli Stati Uniti.<br />I membri di questa scuola applicarono il marxismo a una teoria sociale radicale e interdisciplinare, utilizzando le intuizioni della psicoanalisi, della sociologia, della filosofia esistenziale e di altre discipline per disegnare un piano di Rivoluzione totale. Nel 1936, ad esempio, coniarono l'espressione "rivoluzione sessuale" per descrivere l'utilizzo della decadenza morale già allora in atto per distruggere la mentalità "borghese" e forgiarne una nuova socialista.<br />Forse meno noto a livello internazionale ma, in più di un modo, maggiormente importante fu il lavoro di Antonio Gramsci, cofondatore del PCI. Ampliando il concetto marxista di egemonia - che considerava l'economia la "struttura" e tutti gli altri ambiti (politico, culturale, ecc.) semplici "sovrastrutture" - Gramsci esplorò gli aspetti culturali dell'egemonia, sviluppando le basi di quella che poi divenne nota come Rivoluzione culturale. Insisteva sul fatto che prendere il controllo del governo non è l'obiettivo più importante (come invece sosteneva Lenin). Secondo lui, la sinistra doveva piuttosto controllare alcuni settori chiave della società, in particolare l'istruzione, la cultura e la magistratura. Istruzione e cultura sono intimamente legate. Mentre una cultura di sinistra plasma il sistema educativo, un'educazione di sinistra forma i giovani che in seguito svilupperanno la cultura, creando un circolo vizioso che lentamente ma inesorabilmente cambia le mentalità. Le trasformazioni politiche, sosteneva Gramsci, sarebbero arrivate in seguito come naturale conseguenza di questi cambiamenti nella cultura.<br />"L'educazione è da sempre strumento per il consolidamento di qualsiasi egemonia - scrivono Lorenzo Caruti e Giammarco Serino - l'educazione [è] strumento imprescindibile di egemonia politica (...) l'educazione plasma le influenze geopolitiche".<br />La sinistra ha avuto un enorme successo nell'applicare questa strategia. La cultura occidentale moderna - lingua, arti, musica, teatro, fotografia, cinema, letteratura, poesia, televisione, moda, pubblicità - è massicciamente orientata a sinistra. Non esiste una cultura "conservatrice" o "tradizionalista" di qualche rilievo. Se prendiamo gli elementi della cultura definiti da Andrew Brown, autore di Organisational Culture - artefatti, storie, rituali, eroi, simboli, credenze, atteggiamenti e valori - ci accorgiamo che sono tutti egemonizzati dalla sinistra.<br />Lo stesso per l'istruzione. La sinistra ha avuto un enorme successo nell'infiltrare il sistema educativo fino a controllarlo virtualmente. In Italia, ad esempio, indipendentemente da chi è al governo, l'istruzione cammina sempre a sinistra.<br />Come possiamo definire la Rivoluzione culturale?<br />Nel descrivere lo spirito che anima il processo rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira afferma: "Due nozioni concepite come valori metafisici esprimono bene lo spirito della Rivoluzione: l'uguaglianza assoluta, la libertà completa. E due sono le passioni che più le servono: l'orgoglio e la sensualità". Se analizziamo le riforme dell'istruzione negli ultimi decenni, tutte si riducono a questo: più uguaglianza e più libertà. Teniamo conto, però, che quando la Rivoluzione proclama la completa...]]></itunes:summary><itunes:duration>930</itunes:duration><itunes:keywords>berlinguer,gramsci,lgbt,scuola,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a6b30887648e03f5e0d584a77f75ef1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Enrico Letta (PD): asilo obbligatorio per tutti... come nei "migliori" regimi totalitari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/enrico-letta-pd-asilo-obbligatorio-per-tutti-come-nei-migliori-regimi-totalitari--51084916</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7124" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7124</a><br /><br />ENRICO LETTA (PD): ASILO OBBLIGATORIO PER TUTTI... COME NEI ''MIGLIORI'' REGIMI TOTALITARI di Giuliano Guzzo<br />È forse il solo vero tema nuovo che il Partito democratico di Enrico Letta è stato capace di portare in campagna elettorale; eppure è un tema quanto meno divisivo e che, non a caso, sta sollevando non pochi malumori in settori significativi del Paese come dimostrano, per esempio, i fischi che il segretario dem ha incassato al Meeting di Rimini. Stiamo naturalmente parlando della scuola materna obbligatoria. Una proposta che, nelle intenzioni di chi la condivide, dovrebbe portare ad una scolarizzazione di 150.000 bambini, che andrebbero ad aggiungersi agli 1,2 milioni - l'89% del totale - che risultano già iscritti alle scuole dell'infanzia statali e paritarie.<br />Ciò nonostante, in tanti stanno criticando quest'idea, che giudicano lesiva della libertà educativa familiare nonché un progetto dal sapore ideologico e che non considera come meriterebbe un aspetto rilevante: in non pochi Comuni italiani, specie nella parte meridionale della penisola, l'offerta di posti di nidi e asili non arriva al 15% dei bambini residenti. Oltre che contestabile, dunque, la proposta di Letta - il cui costo si aggirerebbe sui 300 milioni di euro - risulterebbe di fatto inapplicabile. Non è finita. Esistono anche riscontri di come l'istruzione obbligatoria dai 3 anni in avanti possa generare ripercussioni negative...proprio sui minori.<br /><br />CONTRO GLI ASILI NIDO<br />Lo suggerisce un testo di Paola Liberace, giornalista e studiosa di solide basi - si è formata alla Normale di Pisa - uscito qualche anno fa e intitolato, eloquentemente, Contro gli asili nido (Rubbettino, 2009). In quel volume, tra le altre cose, si ricorda che la pioniera a livello europeo, capace di «organizzare un sistema capillare di servizi educativi per la prima infanzia in Europa, fu la Germania dell'Est. Più di qualsiasi altra nazione industriale dell'Occidente, la DDR assunse su di sé l'onore dell'allevamento dei bambini. Ai tedeschi dell'est si deve il copyright degli asili nido "universali" [...] gli orari di apertura seguivano fedelmente gli orari lavorativi delle loro madri: un minimo di dodici ore, con la possibilità di ospitare i bambini anche il sabato» (p.28).<br />Peccato che quell'esperienza non diede risultati felicissimi sui bambini, tutt'altro. Liberace infatti segnala che «le ricerche sulle fonti disponibili parlano di ripercussioni deleterie, derivanti dalla precoce e drastica separazione dei bambini dalle madri e dall'educazione rigorosamente collettiva, che lasciarono segni indelebili sulle loro coscienze: dall'aggressività nei confronti degli stranieri all'incapacità relazionale» (p.30). Eh ma allora c'era un regime, si dirà; nel 2022 e soprattutto in democrazia sarebbe diverso. Peccato che riscontri più recenti e studi eseguiti anche in contesti democratici vadano nella medesima direzione.<br /><br />RIDUZIONE DEL QUOZIENTE DI INTELLIGENZA<br />Per esempio, una indagine sugli asili nido a Bologna, pubblicata nel 2020 sul Journal of Political Economy, ha messo in evidenza come una permanenza più prolunga all'asilo nido, per i figli di nuclei economicamente non poveri, sia associata ad una riduzione nientemeno che del quoziente di intelligenza. Similmente, in un lavoro pubblicato nel 2019 sull'American Economic Journal: Economic Policy e focalizzato sull'esperienza canadese del Québec - che ancora nel 1997 aveva istituito l'assistenza all'infanzia per l'intera giornata e tutto l'anno per tutti i bambini di età inferiore ai 5 anni -, si è scoperto come in terza elementare gli alunni che avevano sperimentato più ore di assistenza non parentale fossero stati valutati dagli insegnanti come dotati di minori abilità sociali e propensioni all'applicarsi.<br />Non solo: più tempo trascorso negli asili nido era associato pure a più comportamenti problematici fino alla prima media e, nell'adolescenza, a più condotte a rischio come l'uso di alcol, tabacco e droghe, furto o danneggiamento di proprietà; e tutto questo, attenzione, a prescindere da quali fossero la qualità dell'asilo nido e il background socioeconomico della famiglia di provenienza. [...]<br />Tutto questo qualcuno di buona volontà dovrebbe farlo presente pure ai dem, specificando che il fatto che in Europa alcuni Paesi abbiano già preso questa strada non la rende più attraente, anzi: soprattutto vedendo qual è stato il primo [la Germania dell'Est, N.d.BB].]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51084916</guid><pubDate>Tue, 30 Aug 2022 22:38:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51084916/enrico_letta_pd_asilo_obbligatorio_per_tutti_come_nei_migliori_regimi_totalitari.mp3" length="5838097" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7124&#13;
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ENRICO LETTA (PD): ASILO OBBLIGATORIO PER TUTTI... COME NEI ''MIGLIORI'' REGIMI TOTALITARI di Giuliano Guzzo&#13;
È forse il solo vero tema nuovo che il Partito democratico di Enrico Letta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7124" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7124</a><br /><br />ENRICO LETTA (PD): ASILO OBBLIGATORIO PER TUTTI... COME NEI ''MIGLIORI'' REGIMI TOTALITARI di Giuliano Guzzo<br />È forse il solo vero tema nuovo che il Partito democratico di Enrico Letta è stato capace di portare in campagna elettorale; eppure è un tema quanto meno divisivo e che, non a caso, sta sollevando non pochi malumori in settori significativi del Paese come dimostrano, per esempio, i fischi che il segretario dem ha incassato al Meeting di Rimini. Stiamo naturalmente parlando della scuola materna obbligatoria. Una proposta che, nelle intenzioni di chi la condivide, dovrebbe portare ad una scolarizzazione di 150.000 bambini, che andrebbero ad aggiungersi agli 1,2 milioni - l'89% del totale - che risultano già iscritti alle scuole dell'infanzia statali e paritarie.<br />Ciò nonostante, in tanti stanno criticando quest'idea, che giudicano lesiva della libertà educativa familiare nonché un progetto dal sapore ideologico e che non considera come meriterebbe un aspetto rilevante: in non pochi Comuni italiani, specie nella parte meridionale della penisola, l'offerta di posti di nidi e asili non arriva al 15% dei bambini residenti. Oltre che contestabile, dunque, la proposta di Letta - il cui costo si aggirerebbe sui 300 milioni di euro - risulterebbe di fatto inapplicabile. Non è finita. Esistono anche riscontri di come l'istruzione obbligatoria dai 3 anni in avanti possa generare ripercussioni negative...proprio sui minori.<br /><br />CONTRO GLI ASILI NIDO<br />Lo suggerisce un testo di Paola Liberace, giornalista e studiosa di solide basi - si è formata alla Normale di Pisa - uscito qualche anno fa e intitolato, eloquentemente, Contro gli asili nido (Rubbettino, 2009). In quel volume, tra le altre cose, si ricorda che la pioniera a livello europeo, capace di «organizzare un sistema capillare di servizi educativi per la prima infanzia in Europa, fu la Germania dell'Est. Più di qualsiasi altra nazione industriale dell'Occidente, la DDR assunse su di sé l'onore dell'allevamento dei bambini. Ai tedeschi dell'est si deve il copyright degli asili nido "universali" [...] gli orari di apertura seguivano fedelmente gli orari lavorativi delle loro madri: un minimo di dodici ore, con la possibilità di ospitare i bambini anche il sabato» (p.28).<br />Peccato che quell'esperienza non diede risultati felicissimi sui bambini, tutt'altro. Liberace infatti segnala che «le ricerche sulle fonti disponibili parlano di ripercussioni deleterie, derivanti dalla precoce e drastica separazione dei bambini dalle madri e dall'educazione rigorosamente collettiva, che lasciarono segni indelebili sulle loro coscienze: dall'aggressività nei confronti degli stranieri all'incapacità relazionale» (p.30). Eh ma allora c'era un regime, si dirà; nel 2022 e soprattutto in democrazia sarebbe diverso. Peccato che riscontri più recenti e studi eseguiti anche in contesti democratici vadano nella medesima direzione.<br /><br />RIDUZIONE DEL QUOZIENTE DI INTELLIGENZA<br />Per esempio, una indagine sugli asili nido a Bologna, pubblicata nel 2020 sul Journal of Political Economy, ha messo in evidenza come una permanenza più prolunga all'asilo nido, per i figli di nuclei economicamente non poveri, sia associata ad una riduzione nientemeno che del quoziente di intelligenza. Similmente, in un lavoro pubblicato nel 2019 sull'American Economic Journal: Economic Policy e focalizzato sull'esperienza canadese del Québec - che ancora nel 1997 aveva istituito l'assistenza all'infanzia per l'intera giornata e tutto l'anno per tutti i bambini di età inferiore ai 5 anni -, si è scoperto come in terza elementare gli alunni che avevano sperimentato più ore di assistenza non parentale fossero stati valutati dagli insegnanti come dotati di minori abilità sociali e propensioni all'applicarsi.<br />Non solo: più tempo trascorso...]]></itunes:summary><itunes:duration>365</itunes:duration><itunes:keywords>asiloobbligatorio,germaniadellest,letta,pd,regime</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7962be202bd26e829d4fc201bd7172c1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' il momento della vera scuola cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-il-momento-della-vera-scuola-cattolica--50474934</link><description><![CDATA[AUDIO: Trasmissione Radio Maria, La dottrina sociale della Chiesa oggi ➜ <a href="https://radiomaria.it/puntata/la-dottrina-sociale-della-chiesa-oggi-18-06-2022/" rel="noopener">https://radiomaria.it/puntata/la-dottrina-sociale-della-chiesa-oggi-18-06-2022/</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7059" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7059</a><br /><br />E' IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA da Osservatorio Card. Van Thuân<br />La Scuola Cattolica esprime l'attività educativa pubblica di ordine naturale e soprannaturale della Religione cattolica.<br />L'educazione cattolica nella Scuola cattolica è dovere/diritto fondativo e originario della Chiesa cattolica, è dovere/diritto originario non fondativo dei genitori ed è compito derivato, sussidiario e ordinato al bene comune della comunità politica.<br />La Chiesa ha un dovere/diritto fondativo e originario in quanto chiamata per essenza e per missione ad annunciare la salvezza di Cristo a tutti gli uomini, assumendo, confermando, e purificando la dimensione naturale della loro vita. La Chiesa ha un ruolo pubblico "sopra-eminente" nel campo educativo e non semplicemente di supplenza o di complemento.<br />La Chiesa tramite l'educazione cattolica e la Scuola cattolica genera cultura e produce civiltà, essendo che la verità di Cristo illumina tutti i diversi ambiti della cultura e della civiltà, inducendoli ad essere fino in fondo se stessi nella loro legittima autonomia, ciò che avviene non in un regime di laicità ma solo nel rapporto strutturato di dipendenza della ragione rispetto alla fede nella rivelazione.<br />L'educazione cattolica nella Scuola cattolica assume le discipline da insegnare secondo la loro naturale struttura epistemica (contenutistica e metodologica) e dentro un quadro organico del sapere nel quale alcune discipline hanno carattere architettonico in quanto capaci di auto-fondarsi - la Metafisica dell'essere sul piano naturale e la Sacra dottrina su quello soprannaturale - mentre altre hanno una autonomia in dipendenza da principi di altre scienze. La Scuola cattolica educa quindi alla Sapienza, da intendersi come la capacità di conferire unità di senso alla vita secondo i principi primi e in vista dei fini ultimi.<br />Il naturalismo educativo e il personalismo educativo sono posizioni incongrue e riduttive in quanto ammettono una autonomia non più legittima dell'educazione naturale rispetto alla dimensione soprannaturale e della ragione rispetto alla rivelazione. Esse sono l'inizio della secolarizzazione dell'educazione che produce effetti via via più radicali, accentuando progressivamente l'esodo della educazione dai propri presupposti religiosi dapprima e naturali ed etici in seguito.<br />I genitori hanno un ruolo originario in quanto dettato dalla natura, essendo l'educazione una continuazione della procreazione. Non hanno tuttavia un diritto assoluto, in quanto per natura hanno prima di tutto un dovere, il dovere di educare i figli al bene, alla verità, alla giustizia, alla bellezza, all'ordine secondo le finalità naturali e soprannaturali della loro persona e secondo l'ordine e la legge naturale e divina.<br />La comunità politica ha un dovere educativo in quanto responsabile del bene comune ma non fondativo né originario, né diretto bensì derivato. La comunità politica deve esercitarlo non direttamente e in assoluto ma in ordine al bene comune, quindi all'ordine finalistico naturale e divino della società, assumendo compiti indiretti e sussidiari tendenti a garantire le condizioni perché i soggetti fondativi e originari - Chiesa e genitori - possano svolgere la propria azione educativa.<br />Lo Stato moderno e contemporaneo deforma i legittimi compiti educativi della comunità politica, accentrando in sé il compito educativo ed esautorando sia la Chiesa, mediante una erronea concezione della laicità dell'educazione, sia i genitori, dato che il fondamento naturale del dovere educativo di questi ultimi viene perduto senza il sostegno della dimensione religiosa della religio vera.<br />Lo statalismo educativo non è solo profondamente sbagliato dal punto di vista di "chi" deve educare, lo è anche per quanto riguarda "cosa" educare. Dato il suo accentramento e la sua visione assoluta di sé, lo Stato finisce per imporre i propri contenuti educativi, plasmando le anime di alunni e studenti secondo i propri principi e insegnando i contenuti di una "religione civile" artificiosa e strumentale. Questo totalitarismo educativo è espresso non solo dai regimi autoritari ma anche dalle democrazie liberali. Esso consiste in un sistema diseducativo, ideologico e ateo.<br />Oggi lo Stato è diventato strumentale rispetto a poteri globali e recepisce nella propria "religione civile", insegnata sistematicamente nel sistema educativo pubblico, le esigenze operative di centri di interesse sovra-statali. All'ideologia diseducativa statalista si aggiunge ora l'ideologia diseducativa globalista.<br />La Chiesa cattolica in genere oggi considera il proprio compito educativo pubblico non come qualcosa di essenziale per sé, accettando la primaria titolarità dello Stato in questo campo e intendendo la propria azione o come una azione di supplenza, quando il presunto legittimo titolare dell'educazione sia nella impossibilità di esercitarla, oppure come una attività di animazione sociale indirizzata a generici valori umanistici di solidarietà e fraternità. Di fatto essa nega di avere un ruolo educativo pubblico "sopra-eminente" in quanto Chiesa ed accetta la laicità educativa che è destinata a diventare laicismo educativo. Questa posizione della Chiesa è evidente in tre ambiti:<br />a) la presenza di insegnanti cattolici nella scuola di Stato è intesa come funzionale agli obiettivi educativi dello Stato, compreso l'Insegnamento della Religione Cattolica;<br />b) la scuola paritaria cattolica è interna al sistema pubblico integrato e quindi dipende normativamente e finalisticamente dalle indicazioni dello Stato;<br />c) la scuola parentale cattolica viene solitamente contrastata dalle istituzioni ecclesiastiche.<br />Le esigenze dell'Educazione cattolica e della Scuola cattolica richiedono di uscire dallo Stato e anche dalle realtà ecclesiastiche istituzionali laddove esse condividano e collaborino al sistema diseducativo statalistico e globalista. Ciò è possibile a tutti e tre i livelli della presenza di insegnanti cattolici nella scuola statale, della scuola cattolica paritaria e della scuola parentale cattolica a cui assimiliamo l'homeschooling. È altresì evidente che le limitazioni e le costrizioni sono maggiori nel primo caso e poi via via minori negli altri due. Questo dice che oggi la scuola parentale cattolica, pur con le sue difficoltà, è la via principale da battere per garantire all'educazione cattolica la coerenza. La scuola parentale cattolica deve però evitare due errori di impostazione. Il primo è di dimenticare la propria natura di educazione "pubblica", ovvero tesa al conseguimento del vero bene comune, finendo per privatizzarsi in qualche modo. Il secondo è di compiacersi della propria "eroica esistenza autonoma" quando invece la scuola libera cattolica deve intendersi come via "dal basso" affinché la Chiesa si riappropri della consapevolezza del proprio dovere sopra-eminente di svolgere un ruolo educativo pubblico.<br />Siamo consapevoli che in questa fase storica ed ecclesiale bisogna partire dal basso.<br /><br />Nota di BastaBugie: questo Manifesto è stato scritto dall'Osservatorio cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa dopo il convegno tenutosi a Lonigo il 4 giugno. Chi vuole può aderire al Manifesto semplicemente scrivendo una mail a <a href="mailto:info.ossvanthuan@gmail.com">info.ossvanthuan@gmail.com</a> specificando se siete:<br />1) educatori di homeschooling,<br />2) Scuola cattolica parentale (quale),<br />3) Scuola cattolica paritaria (quale),<br />4) docente cattolico nella scuola statale.<br />Attenzione: l'invito è rivolto al mondo della scuola perché con chi aderisce l'Osservatorio conta di poter fare in futuro un lavoro di maturazione degli obiettivi e di formazione per cui non comunichi la sua adesione chi fosse solo interessato alla scuola cattolica, ma non vi opera in qualche modo, diretto o indiretto che sia, non appartenendo alle quattro realtà sopra menzionate.<br />Chiariamo che chi aderisce al Manifesto non entra in una nuova associazione, semplicemente dichiara di condividerne l’impostazione e si rende disponibile ad accogliere e a partecipare alle attività in questo senso dell’Osservatorio, nella speranza che ciò possa generare un ampio movimento. Sarà impegno dell’Osservatorio dare seguito a questo Manifesto con iniziative rivolte agli aderenti tese allo studio delle ragioni dottrinali dell’educazione cattolica, alla formazione dei docenti cattolici e alla promozione pubblica del principio non negoziabile della vera libertà educativa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50474934</guid><pubDate>Tue, 05 Jul 2022 22:46:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50474934/e_il_momento_della_vera_scuola_cattolica.mp3" length="10736579" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>AUDIO: Trasmissione Radio Maria, La dottrina sociale della Chiesa oggi ➜ https://radiomaria.it/puntata/la-dottrina-sociale-della-chiesa-oggi-18-06-2022/&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7059&#13;
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E' IL MOMENTO DELLA VERA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[AUDIO: Trasmissione Radio Maria, La dottrina sociale della Chiesa oggi ➜ <a href="https://radiomaria.it/puntata/la-dottrina-sociale-della-chiesa-oggi-18-06-2022/" rel="noopener">https://radiomaria.it/puntata/la-dottrina-sociale-della-chiesa-oggi-18-06-2022/</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7059" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7059</a><br /><br />E' IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA da Osservatorio Card. Van Thuân<br />La Scuola Cattolica esprime l'attività educativa pubblica di ordine naturale e soprannaturale della Religione cattolica.<br />L'educazione cattolica nella Scuola cattolica è dovere/diritto fondativo e originario della Chiesa cattolica, è dovere/diritto originario non fondativo dei genitori ed è compito derivato, sussidiario e ordinato al bene comune della comunità politica.<br />La Chiesa ha un dovere/diritto fondativo e originario in quanto chiamata per essenza e per missione ad annunciare la salvezza di Cristo a tutti gli uomini, assumendo, confermando, e purificando la dimensione naturale della loro vita. La Chiesa ha un ruolo pubblico "sopra-eminente" nel campo educativo e non semplicemente di supplenza o di complemento.<br />La Chiesa tramite l'educazione cattolica e la Scuola cattolica genera cultura e produce civiltà, essendo che la verità di Cristo illumina tutti i diversi ambiti della cultura e della civiltà, inducendoli ad essere fino in fondo se stessi nella loro legittima autonomia, ciò che avviene non in un regime di laicità ma solo nel rapporto strutturato di dipendenza della ragione rispetto alla fede nella rivelazione.<br />L'educazione cattolica nella Scuola cattolica assume le discipline da insegnare secondo la loro naturale struttura epistemica (contenutistica e metodologica) e dentro un quadro organico del sapere nel quale alcune discipline hanno carattere architettonico in quanto capaci di auto-fondarsi - la Metafisica dell'essere sul piano naturale e la Sacra dottrina su quello soprannaturale - mentre altre hanno una autonomia in dipendenza da principi di altre scienze. La Scuola cattolica educa quindi alla Sapienza, da intendersi come la capacità di conferire unità di senso alla vita secondo i principi primi e in vista dei fini ultimi.<br />Il naturalismo educativo e il personalismo educativo sono posizioni incongrue e riduttive in quanto ammettono una autonomia non più legittima dell'educazione naturale rispetto alla dimensione soprannaturale e della ragione rispetto alla rivelazione. Esse sono l'inizio della secolarizzazione dell'educazione che produce effetti via via più radicali, accentuando progressivamente l'esodo della educazione dai propri presupposti religiosi dapprima e naturali ed etici in seguito.<br />I genitori hanno un ruolo originario in quanto dettato dalla natura, essendo l'educazione una continuazione della procreazione. Non hanno tuttavia un diritto assoluto, in quanto per natura hanno prima di tutto un dovere, il dovere di educare i figli al bene, alla verità, alla giustizia, alla bellezza, all'ordine secondo le finalità naturali e soprannaturali della loro persona e secondo l'ordine e la legge naturale e divina.<br />La comunità politica ha un dovere educativo in quanto responsabile del bene comune ma non fondativo né originario, né diretto bensì derivato. La comunità politica deve esercitarlo non direttamente e in assoluto ma in ordine al bene comune, quindi all'ordine finalistico naturale e divino della società, assumendo compiti indiretti e sussidiari tendenti a garantire le condizioni perché i soggetti fondativi e originari - Chiesa e genitori - possano svolgere la propria azione educativa.<br />Lo Stato moderno e contemporaneo deforma i legittimi compiti educativi della comunità politica, accentrando in sé il compito educativo ed esautorando sia la Chiesa, mediante una erronea concezione della laicità dell'educazione, sia i genitori, dato che il fondamento naturale del dovere...]]></itunes:summary><itunes:duration>671</itunes:duration><itunes:keywords>homeschooling,manifesto,religionecivile,scuolacattolica,scuolaparentale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb10fee0bd210b4ee44d43c4b0a0f414.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultima follia: la matematica diventa un'opinione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultima-follia-la-matematica-diventa-un-opinione--50016358</link><description><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=m5NvNxhDpAc&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=m5NvNxhDpAc&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7019" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7019</a><br /><br />L'ULTIMA FOLLIA: LA MATEMATICA DIVENTA UN'OPINIONE<br />Il movimento antirazzista americano punta a cancellare la matematica per agevolare i bambini che appartengono alle minoranze nere ed ispaniche (VIDEO: La matematica è un'opinione?)<br />di Luca Volontè<br />La matematica è diventata una opinione. Questa la nuova trovata revisionista del movimento antirazzista americano che, volendo eliminare ogni possibile retaggio con la storia, ora punta a cancellare la «razzista e bianca matematica». I paradossi? Non solo la rivoluzione è profumatamente pagata con le donazioni del "bianco" Bill Gates, ma i bambini asiatici sono più molto più bravi dei bianchi nelle materie matematiche.<br />Si diffonde negli Usa la matematica anti razzista grazie al programma educativo Pathway e la sua attenzione all'insegnamento matematico anti razzista per gli alunni dagli 11 ai 13 anni. Si legge nella guida che "il percorso offre risorse che gli educatori possono utilizzare, mentre pianificano il loro curriculum, offrendo anche opportunità per una continua auto-riflessione, mentre cercano di sviluppare una pratica matematica anti-razzista".<br />La prima guida, Dismantling Racism in Mathematics Instruction, chiede agli insegnanti di osservare come la matematica sia usata «per sostenere visioni capitaliste, imperialiste e razziste».<br />I fogli di lavoro inclusi nel toolkit chiedono agli insegnanti di creare una lista di qualità antirazziste da coltivare durante l'anno scolastico. A novembre di ogni anno, gli educatori devono riflette su come includono "autenticamente" le minoranze e gli studenti multilingue nelle lezioni di matematica.<br /><br />SMANTELLARE LA MATEMATICA IN CINQUE PASSI<br />A maggio, gli insegnanti valuteranno come «smantellare le strutture di potere in classe». Il percorso matematico si trova in 5 guide progettate per aiutare gli insegnanti di matematica della scuola media:<br />1. Smantellare il razzismo nell'istruzione della matematica;<br />2. Promuovere la comprensione profonda;<br />3. Creare le condizioni per prosperare;<br />4. Collegare le intersezioni critiche;<br />5. Sostenere una pratica equa.<br />I professori non dovranno correggere con la matita rossa gli errori, bensì onorare gli studenti che sbaglieranno nella risoluzione dei problemi, valorizzare anche i percorsi logici errati, identificare le «pratiche di supremazia bianca» all'interno delle classi, evitare di richiamare l'attenzione per ottenere le risposte "giuste" o richiedere agli studenti di mostrare il loro lavoro.<br />Gli errori non sono un problema, anzi non esistono, perché se esistesse l'errore esisterebbe anche la perfezione ed insieme il "paternalismo" degli insegnanti che dovrebbero correggere. Tutto abolito. Un modo semplice per eliminare la cultura della supremazia bianca, secondo le guide, è abolire l'ordine in classe (non far alzare le mani agli studenti per mostrare di conoscere le risposte) e spiegare la matematica attraverso narrazioni che includono "danza, musica, canzoni e altri modi culturali di comunicazione".<br />L'approccio antirazzista all'educazione matematica potrebbe includere uno o tutti i suggerimenti suggeriti dal sito web per insegnanti dell'intero percorso scolastico americano K-12 (dai 5 ai 17 anni) : «La discussione della conoscenza matematica delle antiche civiltà al di fuori dell'Europa e dei contributi non europei alla conoscenza e alla scoperta della matematica; l'evitare gli stereotipi razziali quando si formano e si comunicano le aspettative sui risultati degli alunni in matematica; l'evitare stereotipi razziali o pregiudizi culturali nei materiali di classe, nei libri di testo, negli argomenti dei compiti e nelle domande d'esame».<br /><br />VALORIZZARE OGNI POSSIBILE STRAFALCIONE DI CALCOLO<br />L'insegnamento matematico anti-razzista non insegna innanzitutto la matematica ma vuole «correggere gli squilibri sui punteggi dei test e sui risultati degli esami in alcuni gruppi minoritari». A questo gap di conoscenza non si risponde con più lezioni, esercizi o compiti ma con più generici discorsi di odio contro la cultura (matematica) occidentale e bianca e col valorizzare ogni possibile strafalcione di calcolo.<br />2+2=4 come può esser razzista? Il nuovo dogma del politicamente corretto americano, che cancella tutto ciò che ritiene sbagliato, ora impone agli insegnanti di correggere gli squilibri (tra bravi e somari) e se molti bambini che appartengono alle minoranze nere ed ispaniche non raggiungono gli standars minimi di profitto in matematica, ha spiegato Libby Emmons del gruppo Post Milleninals durante una intervista su Fox news la scorsa settimana, «quegli standard devono essere cambiati».<br />Tutti più somari, tutti livellati verso il basso. Moltissimi distretti scolastici e Dipartimenti statali per l'istruzione negli USA hanno preso provvedimenti, sull'onda delle proteste antirazziste dello scorso anno, per introdurre in varie forme insegnamenti critici del razzismo nei curricula degli studenti di tutte le scuole.<br />Oregon, California, Nord Carolina hanno già introdotto nei curricula i nuovi insegnamenti antirazzisti, inclusa la matematica antirazzista e molti altri Stati, per lo più governati dai Democratici, si apprestano a farlo dal prossimo Settembre.<br />La matematica non può essere una opinione e la mancanza di lezioni e problemi matematici non aiuteranno nessuno a far fortuna nella vita reale. Il «revisionismo matematico» tra l'altro si scontra con i dati oggettivi delle ricerche sulla bravura studenti americani in matematica, i migliori dei quali sono quelli di origine asiatica (gialla) non di origine europea (bianca). Già ma cancellando la realtà, tutto vale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50016358</guid><pubDate>Tue, 31 May 2022 21:52:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50016358/l_ultima_follia_la_matematica_diventa_un_opinione.mp3" length="7549740" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=m5NvNxhDpAc&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa&#13;
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L'ULTIMA FOLLIA: LA MATEMATICA DIVENTA UN'OPINIONE&#13;
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Non solo la rivoluzione è profumatamente pagata con le donazioni del "bianco" Bill Gates, ma i bambini asiatici sono più molto più bravi dei bianchi nelle materie matematiche.<br />Si diffonde negli Usa la matematica anti razzista grazie al programma educativo Pathway e la sua attenzione all'insegnamento matematico anti razzista per gli alunni dagli 11 ai 13 anni. Si legge nella guida che "il percorso offre risorse che gli educatori possono utilizzare, mentre pianificano il loro curriculum, offrendo anche opportunità per una continua auto-riflessione, mentre cercano di sviluppare una pratica matematica anti-razzista".<br />La prima guida, Dismantling Racism in Mathematics Instruction, chiede agli insegnanti di osservare come la matematica sia usata «per sostenere visioni capitaliste, imperialiste e razziste».<br />I fogli di lavoro inclusi nel toolkit chiedono agli insegnanti di creare una lista di qualità antirazziste da coltivare durante l'anno scolastico. A novembre di ogni anno, gli educatori devono riflette su come includono "autenticamente" le minoranze e gli studenti multilingue nelle lezioni di matematica.<br /><br />SMANTELLARE LA MATEMATICA IN CINQUE PASSI<br />A maggio, gli insegnanti valuteranno come «smantellare le strutture di potere in classe». Il percorso matematico si trova in 5 guide progettate per aiutare gli insegnanti di matematica della scuola media:<br />1. Smantellare il razzismo nell'istruzione della matematica;<br />2. Promuovere la comprensione profonda;<br />3. Creare le condizioni per prosperare;<br />4. Collegare le intersezioni critiche;<br />5. Sostenere una pratica equa.<br />I professori non dovranno correggere con la matita rossa gli errori, bensì onorare gli studenti che sbaglieranno nella risoluzione dei problemi, valorizzare anche i percorsi logici errati, identificare le «pratiche di supremazia bianca» all'interno delle classi, evitare di richiamare l'attenzione per ottenere le risposte "giuste" o richiedere agli studenti di mostrare il loro lavoro.<br />Gli errori non sono un problema, anzi non esistono, perché se esistesse l'errore esisterebbe anche la perfezione ed insieme il "paternalismo" degli insegnanti che dovrebbero correggere. Tutto abolito. Un modo semplice per eliminare la cultura della supremazia bianca, secondo le guide, è abolire l'ordine in classe (non far alzare le mani agli studenti per mostrare di conoscere le risposte) e spiegare la matematica attraverso narrazioni che includono "danza, musica, canzoni e altri modi culturali di comunicazione".<br />L'approccio antirazzista all'educazione matematica potrebbe includere uno o tutti i suggerimenti suggeriti dal sito web per insegnanti dell'intero percorso scolastico americano K-12 (dai 5 ai 17 anni) : «La discussione della conoscenza matematica delle antiche civiltà al di fuori dell'Europa e dei contributi non europei alla conoscenza e alla scoperta della matematica; l'evitare gli stereotipi razziali quando si formano e si comunicano le aspettative sui risultati degli alunni in matematica; l'evitare stereotipi razziali o pregiudizi...]]></itunes:summary><itunes:duration>472</itunes:duration><itunes:keywords>antirazzista,billgates,k-12,matematica,scuole</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/739398869bf477df9201f55af8133475.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La persecuzione degli insegnanti non vaccinati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-persecuzione-degli-insegnanti-non-vaccinati--49646178</link><description><![CDATA[VIDEO: Sono un untore ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IKtMfB6yM00&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=IKtMfB6yM00&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6991" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6991</a><br /><br />LA PERSECUZIONE DEGLI INSEGNANTI NON VACCINATI di Marco Lepore<br />Anche aprile se n'è andato. Poche settimane ancora di scuola ci separano dall'ultima campanella di quello che potremo probabilmente definire (sperando di non dover assistere in futuro a spettacoli ancora peggiori) l'anno scolastico più assurdo e diseducativo della storia del nostro malconcio Paese.<br />Non bastavano, infatti, le mascherine, i distanziamenti, le quarantene, la DAD, le finestre aperte nelle aule anche in pieno inverno e una lista infinita di precauzioni per resistere alla diffusione della "peste del XXI secolo", malattia che in realtà si cura, nella maggior parte dei casi, con semplici antinfiammatori e pochi altri farmaci già noti e di uso comune, come sottolineato anche in occasione dell'incontro dell'ordine dei medici di Venezia tenutosi in questi ultimi giorni....<br />No, non bastavano. Quest'anno si sono aggiunte le sospensioni dal lavoro senza stipendio del personale che si è opposto alla inoculazione forzata del cosiddetto "vaccino contro il Covid", e, infine, il rientro al lavoro dopo alcuni mesi, ma in regime di isolamento sociale. Ne abbiamo già parlato, ma vale la pena tornare a dire qualcosa perché ci troviamo di fronte a storie (inconcepibili fino a pochi mesi fa) di insegnanti rinchiusi in stanze da soli, impossibilitati a insegnare, abbandonati dai dirigenti, talvolta fatti entrare da ingressi separati, nella migliore delle ipotesi destinati a lavori non di loro competenza, come bibliotecari o sostituti del personale Ata.<br /><br />RIPROVAZIONE SOCIALE E ISOLAMENTO<br />Tutto questo, poi, sarebbe ancora poco, perché in filigrana persiste un clima di riprovazione sociale e di isolamento anche da parte di quei colleghi, non pochi, che probabilmente condividono le motivazioni del Ministero, riferite senza vergogna alcuna dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, il 30 marzo scorso. È forse utile riportarle per esteso: "[...] Il Consiglio dei ministri ha unanimemente deciso di mantenere, fino al 15 giugno, l’obbligo vaccinale. Nello stesso tempo, però, ha ritenuto di eliminare la sospensione dal servizio per coloro che non ottemperano l’obbligo, superando la severa implicazione di non riconoscere neppure il cosiddetto assegno alimentare. Peraltro, sottrarsi all’obbligo vaccinale per gli insegnanti ha una peculiare conseguenza: la vaccinazione costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni. Di qui l’utilizzazione del docente non vaccinato in attività di supporto alla istituzione scolastica, quali le attività anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione e la conseguente sostituzione, per l’attività didattica, con supplenti. La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre nella comunità educante. La disposizione coniuga, infatti, due esigenze: quella di attenuare le conseguenze di inadempimento all’obbligo vaccinale senza deflettere, però, rispetto al principio di responsabilità dei docenti dinanzi agli alunni. La violazione di un obbligo non può restare priva di conseguenze. Si tratta dunque di un messaggio forte e coerente, che si è voluto dare ai nostri giovani. Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fonda la comunità nella quale sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo. Per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio tra il diritto dei docenti non vaccinati di sostentarsi e il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio."<br /><br />LO STATO ETICO<br />Vale nulla che dietro a quei numeri, dietro a quelle sospensioni, ci fossero famiglie, cittadini, figli, persone che già avevano subito ingiustamente, in sfregio ad ogni norma costituzionale, la sospensione del proprio stipendio, provato difficoltà economiche, vissuto frustrazione e disagio psicologico legato ad una condizione ricattatoria che mai potrà essere definita "una libera scelta", come molti affermano. Occorreva dunque una punizione esemplare per non aver fornito il "corretto esempio", quello necessario per insegnare ai giovani a non ragionare con la propria testa ma secondo il pensiero mainstream, a mettere alla gogna chi difende i propri diritti, a calpestare la Costituzione (su questo i nostri governanti hanno dato un esempio luminoso...), a raggirare e utilizzare a proprio piacimento le leggi, a favorire le ingiustizie e i soprusi usando la violenza e i ricatti...<br />In questo grottesco capovolgimento, il segnale diseducativo - secondo il Ministro - lo hanno dato gli insegnanti che hanno dimostrato senso del sacrificio e che si sono battuti per la difesa dei propri diritti e della libertà di non sottoporsi come pecore a una "cura" ordinata da un ente politico, contrastando così un sistema perverso che ha imposto in modo ricattatorio la vaccinazione obbligatoria senza obbligo di legge.<br />Cosa stanno imparando i nostri giovani, da questa schizofrenica deriva? Molti di questi saranno gli insegnanti di domani o anche i futuri difensori della legge... ma con quali valori?<br />Una sola cosa è certa, al momento: la scuola italiana, che già da decenni era terreno di semina delle ideologie, ma che ancora conservava alcuni spazi di libertà, ha tradito la propria missione originale e svelato definitivamente il proprio volto, quello di uno Stato etico che non ha alcun interesse a educare ma solo a indottrinare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49646178</guid><pubDate>Tue, 03 May 2022 20:29:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49646178/la_persecuzione_degli_insegnanti_non_vaccinati.mp3" length="7572235" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Sono un untore ➜ https://www.youtube.com/watch?v=IKtMfB6yM00&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6991&#13;
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LA PERSECUZIONE DEGLI INSEGNANTI NON VACCINATI di Marco Lepore&#13;
Anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Sono un untore ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IKtMfB6yM00&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=IKtMfB6yM00&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6991" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6991</a><br /><br />LA PERSECUZIONE DEGLI INSEGNANTI NON VACCINATI di Marco Lepore<br />Anche aprile se n'è andato. Poche settimane ancora di scuola ci separano dall'ultima campanella di quello che potremo probabilmente definire (sperando di non dover assistere in futuro a spettacoli ancora peggiori) l'anno scolastico più assurdo e diseducativo della storia del nostro malconcio Paese.<br />Non bastavano, infatti, le mascherine, i distanziamenti, le quarantene, la DAD, le finestre aperte nelle aule anche in pieno inverno e una lista infinita di precauzioni per resistere alla diffusione della "peste del XXI secolo", malattia che in realtà si cura, nella maggior parte dei casi, con semplici antinfiammatori e pochi altri farmaci già noti e di uso comune, come sottolineato anche in occasione dell'incontro dell'ordine dei medici di Venezia tenutosi in questi ultimi giorni....<br />No, non bastavano. Quest'anno si sono aggiunte le sospensioni dal lavoro senza stipendio del personale che si è opposto alla inoculazione forzata del cosiddetto "vaccino contro il Covid", e, infine, il rientro al lavoro dopo alcuni mesi, ma in regime di isolamento sociale. Ne abbiamo già parlato, ma vale la pena tornare a dire qualcosa perché ci troviamo di fronte a storie (inconcepibili fino a pochi mesi fa) di insegnanti rinchiusi in stanze da soli, impossibilitati a insegnare, abbandonati dai dirigenti, talvolta fatti entrare da ingressi separati, nella migliore delle ipotesi destinati a lavori non di loro competenza, come bibliotecari o sostituti del personale Ata.<br /><br />RIPROVAZIONE SOCIALE E ISOLAMENTO<br />Tutto questo, poi, sarebbe ancora poco, perché in filigrana persiste un clima di riprovazione sociale e di isolamento anche da parte di quei colleghi, non pochi, che probabilmente condividono le motivazioni del Ministero, riferite senza vergogna alcuna dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, il 30 marzo scorso. È forse utile riportarle per esteso: "[...] Il Consiglio dei ministri ha unanimemente deciso di mantenere, fino al 15 giugno, l’obbligo vaccinale. Nello stesso tempo, però, ha ritenuto di eliminare la sospensione dal servizio per coloro che non ottemperano l’obbligo, superando la severa implicazione di non riconoscere neppure il cosiddetto assegno alimentare. Peraltro, sottrarsi all’obbligo vaccinale per gli insegnanti ha una peculiare conseguenza: la vaccinazione costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni. Di qui l’utilizzazione del docente non vaccinato in attività di supporto alla istituzione scolastica, quali le attività anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione e la conseguente sostituzione, per l’attività didattica, con supplenti. La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre nella comunità educante. La disposizione coniuga, infatti, due esigenze: quella di attenuare le conseguenze di inadempimento all’obbligo vaccinale senza deflettere, però, rispetto al principio di responsabilità dei docenti dinanzi agli alunni. La violazione di un obbligo non può restare priva di conseguenze. Si tratta dunque di un messaggio forte e coerente, che si è voluto dare ai nostri giovani. Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fonda la comunità nella quale sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo. Per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio...]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>dad,diseducativo,isolamento,mascherine,obbligovaccinale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dab066602f5b022f9ce3843fb8ea5b60.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non esiste la scuola dell'obbligo, puoi tenere i figli a casa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-esiste-la-scuola-dell-obbligo-puoi-tenere-i-figli-a-casa--46126735</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6691" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6691</a><br /><br />NON ESISTE LA SCUOLA DELL'OBBLIGO, PUOI TENERE I FIGLI A CASA di Giulia Tanel<br />In questo particolare periodo storico, segnato dall'emergenza Covid-19, vediamo un considerevole aumento di genitori che decidono di non mandare i propri figli "a scuola", bensì che optano per l'homeschooling o che si riuniscono con altre famiglie per dare vita a una scuola parentale. Come legge questo fenomeno?<br />Lo leggo positivamente. E' un fenomeno promettente ma nello stesso tempo devo notare che può essere dettato da motivi contingenti. Ritengo che l'occasione vada sfruttata per rafforzare le motivazioni e permettere quindi al fenomeno di avere una consistenza e una durata che vada ben oltre l'emergenza. Le difficoltà legate al Covid e ai ritardi della scuola di Stato sono il motivo pressante al momento, la critica allo statalismo nell'educazione e il recupero dei motivi fondanti la responsabilità educativa dei genitori permetteranno di proseguire anche se in futuro l'emergenza Covid dovesse (ammesso e non concesso) finire.<br />Alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, tuttavia, il diritto/dovere dei genitori di educare i propri figli non può essere disgiunto dal diritto/dovere "sopraeminente" della Chiesa di educare. Nella pratica, cosa significa?<br />Vediamo prima di tutto il rapporto tra il diritto dei genitori ad educare i propri figli e il loro dovere di farlo. Cominciamo dal diritto. I figli sono dei genitori e non dello Stato, si dice giustamente. Questo principio è vero perché è il diritto naturale a dirci che la procreazione dei figli continua con l'educazione, sicché i genitori che li hanno procreati sono per natura anche i primi responsabili di quella "seconda nascita" che si fa con l'educazione. La famiglia - come insegnava già la Rerum novarum - è una società vera che precede lo Stato e ha quindi compiti propri nei cui confronti eventualmente lo Stato deve essere sussidiario.<br />Il diritto dei genitori, però, non si fonda su se stesso, perché il diritto naturale non dà ai genitori il diritto di educare i figli in qualsiasi modo essi vogliano, ma per il loro bene morare e religioso, in modo che raggiungano il loro fine naturale e soprannaturale.<br />Il punto decisivo è quindi questo: il diritto è fondato sul dovere, il dovere naturale è fondato sul dovere soprannaturale. Non i genitori e meno che meno lo Stato, ma la Chiesa ha il primordiale dovere/diritto pubblico di educare. Pio XI nell'enciclica "Divini illius magistri" parlava di un dovere/diritto "sopraeminente" della Chiesa.<br />Quindi, dei genitori che oggi decidessero di dare vita a una scuola parentale o di fare homeschooling in ottica cattolica, quali punti fermi dovrebbero considerare imprescindibili?<br />Dovrebbero secondo me non pensare solo di esercitare un diritto, magari appellandosi alla Costituzione, ma andare al dovere che ne sta alla base e al suo fondamento ultimo che è Dio. In altre parole dovrebbero pensare che attraverso la loro azione di educatori è la Chiesa stessa che si riappropria di una sua funzione essenziale che la secolarizzazione le ha sottratto. La Chiesa esercita una "maternità soprannaturale" che le assegna un compito educativo pubblico essenziale. Pubblico, non privato e nemmeno come espressione di una agenzia sociale. So bene che oggi la Chiesa stessa non la pensa più così e che i vescovi spagnoli - per fare un esempio di questi giorni - hanno chiesto allo Stato di inserire la religione cattolica nella materia della educazione ai valori. Ma ormai capita spesso che i laici cattolici debbano fare scelte per la Chiesa anche se non hanno il sostegno ecclesiastico.<br />Tuttavia, ancora oggi, per molti, la scolarizzazione promossa dallo Stato rimane l'unica via percorribile. Quali sono i principali limiti di questa visione? E quali quelli della scuola di Stato in sé?<br />Purtroppo la mentalità comune è che all'educazione deve provvedere lo Stato. Oggi consegniamo allo Stato i nostri figli dall'asilo nido all'università senza nemmeno chiedere cosa esso ne voglia fare. Si pensa che l'educazione sia buona in quanto statale e statale in quanto pubblica. Come mai la massa la pensa così? Perché da quanto, due secoli fa, lo Stato sottrasse alla Chiesa l'educazione si è formato un centralismo statale in molti campi, e non solo in quello educativo, per cui i cittadini sono abituati al fatto che le leggi, il fisco, l'assistenza al disagio, la sanità e così siano servizi in capo allo Stato. Ma non è sempre stato così e non è giusto che sia così. Lo Stato è a servizio della comunità politica la quale viene prima dello Stato ed è articolata al proprio interno in società naturali come la famiglia, in corpi sociali intermedi, in comunità territoriali che hanno il dovere di operare in prima persona per il loro bene comune e non devono essere sostituiti, semmai aiutati a farlo, dallo Stato.<br />A inizio ottobre, dalla Francia, è arrivata la notizia che il presidente Emmanuel Macron sarebbe intenzionato a vietare le scuole parentali e la homeschooling. [vedi <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673</a>] In molti hanno commentato soffermandosi sul venir meno della libertà di scelta dei genitori: condivide questa posizione o la trova lacunosa?<br />La valutazione è giusta ma non completa. Facciamo un esempio. Ammettiamo che in una classe la volontà dei genitori sia di lasciare le cose in mano allo Stato: anche in questocaso sarebbe rispettata la libertà educativa. Oppure poniamo il caso che la volontà dei genitori sia di avere insegnamenti sistematici di omosessualismo e gender in aula. In questi casi la libertà dei genitori esprimerebbe un astratto diritto non radicato in un dovere, quello di educare i figli non in qualsiasi modo ma secondo la morale naturale, la retta ragione e la vera religione. Come non è sovrano lo Stato in campo educativo non lo sono nemmeno i genitori. Certo hanno una priorità verso lo Stato ma non un diritto assoluto di fare quello che vogliono dei figli. Si vede qui la differenza tra un diritto dei genitori inteso in senso liberale, ossia senza limiti, e un diritto inteso nel senso dell'etica naturale e della visione cattolica, vale a dire come conseguente ad un dovere.<br />Ad ogni modo, la realtà rimanda un dato di fatto: per motivi contingenti (che siano i vaccini, o il gender, o altro) ma, in ottica cristiana, anche per non venir meno alla propria responsabilità, oggi i genitori si trovano di fronte a compito molto impegnativo. Dove possono trovare le risorse per non soccombere?<br />A sentire più di tutti questo problema sono i genitori cattolici, perché la fede ha la capacità straordinaria di svegliare anche la ragione. Partire con esperienze di scuola parentale o homeschooling è oneroso, perché tutta l'organizzazione della società e del lavoro dei coniugi rama contro. Inoltre il potere politico o mette i bastoni tra le ruote oppure addirittura vieta questi fenomeni. Anche le democrazie conoscono forme di dittatura. A ciò bisogna aggiungere che la Chiesa di oggi non ci crede, anzi ostacola questi fenomeni. La teologia pastorale di oggi rifiuta l'etichetta cattolica sulle iniziative sociali perché la considera erroneamente una forma di ideologia. Nonostante queste difficoltà, però, il fenomeno è in aumento perché molti sentono la necessità di costruire delle arche nel diluvio per la salvezza dei loro figli. Le cose più importanti sono due: andare al fondo delle motivazioni perché nelle difficoltà solo motivazioni forti ci possono sostenere, e poi collegarsi non solo per consigli operativi ma per sostenersi a vicenda nell'impresa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46126735</guid><pubDate>Tue, 17 Aug 2021 20:37:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46126735/non_esiste_la_scuola_dell_obbligo.mp3" length="8816893" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6691

NON ESISTE LA SCUOLA DELL'OBBLIGO, PUOI TENERE I FIGLI A CASA di Giulia Tanel
In questo particolare periodo storico, segnato dall'emergenza Covid-19, vediamo un considerevole...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6691" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6691</a><br /><br />NON ESISTE LA SCUOLA DELL'OBBLIGO, PUOI TENERE I FIGLI A CASA di Giulia Tanel<br />In questo particolare periodo storico, segnato dall'emergenza Covid-19, vediamo un considerevole aumento di genitori che decidono di non mandare i propri figli "a scuola", bensì che optano per l'homeschooling o che si riuniscono con altre famiglie per dare vita a una scuola parentale. Come legge questo fenomeno?<br />Lo leggo positivamente. E' un fenomeno promettente ma nello stesso tempo devo notare che può essere dettato da motivi contingenti. Ritengo che l'occasione vada sfruttata per rafforzare le motivazioni e permettere quindi al fenomeno di avere una consistenza e una durata che vada ben oltre l'emergenza. Le difficoltà legate al Covid e ai ritardi della scuola di Stato sono il motivo pressante al momento, la critica allo statalismo nell'educazione e il recupero dei motivi fondanti la responsabilità educativa dei genitori permetteranno di proseguire anche se in futuro l'emergenza Covid dovesse (ammesso e non concesso) finire.<br />Alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, tuttavia, il diritto/dovere dei genitori di educare i propri figli non può essere disgiunto dal diritto/dovere "sopraeminente" della Chiesa di educare. Nella pratica, cosa significa?<br />Vediamo prima di tutto il rapporto tra il diritto dei genitori ad educare i propri figli e il loro dovere di farlo. Cominciamo dal diritto. I figli sono dei genitori e non dello Stato, si dice giustamente. Questo principio è vero perché è il diritto naturale a dirci che la procreazione dei figli continua con l'educazione, sicché i genitori che li hanno procreati sono per natura anche i primi responsabili di quella "seconda nascita" che si fa con l'educazione. La famiglia - come insegnava già la Rerum novarum - è una società vera che precede lo Stato e ha quindi compiti propri nei cui confronti eventualmente lo Stato deve essere sussidiario.<br />Il diritto dei genitori, però, non si fonda su se stesso, perché il diritto naturale non dà ai genitori il diritto di educare i figli in qualsiasi modo essi vogliano, ma per il loro bene morare e religioso, in modo che raggiungano il loro fine naturale e soprannaturale.<br />Il punto decisivo è quindi questo: il diritto è fondato sul dovere, il dovere naturale è fondato sul dovere soprannaturale. Non i genitori e meno che meno lo Stato, ma la Chiesa ha il primordiale dovere/diritto pubblico di educare. Pio XI nell'enciclica "Divini illius magistri" parlava di un dovere/diritto "sopraeminente" della Chiesa.<br />Quindi, dei genitori che oggi decidessero di dare vita a una scuola parentale o di fare homeschooling in ottica cattolica, quali punti fermi dovrebbero considerare imprescindibili?<br />Dovrebbero secondo me non pensare solo di esercitare un diritto, magari appellandosi alla Costituzione, ma andare al dovere che ne sta alla base e al suo fondamento ultimo che è Dio. In altre parole dovrebbero pensare che attraverso la loro azione di educatori è la Chiesa stessa che si riappropria di una sua funzione essenziale che la secolarizzazione le ha sottratto. La Chiesa esercita una "maternità soprannaturale" che le assegna un compito educativo pubblico essenziale. Pubblico, non privato e nemmeno come espressione di una agenzia sociale. So bene che oggi la Chiesa stessa non la pensa più così e che i vescovi spagnoli - per fare un esempio di questi giorni - hanno chiesto allo Stato di inserire la religione cattolica nella materia della educazione ai valori. Ma ormai capita spesso che i laici cattolici debbano fare scelte per la Chiesa anche se non hanno il sostegno ecclesiastico.<br />Tuttavia, ancora oggi, per molti, la scolarizzazione promossa dallo Stato rimane l'unica via percorribile. Quali sono i principali limiti di questa visione? E quali quelli della scuola di Stato in...]]></itunes:summary><itunes:duration>552</itunes:duration><itunes:keywords>gender,homeschooling,macron,scuoladellobbligo,scuolaparentale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb10fee0bd210b4ee44d43c4b0a0f414.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Francia vieta l'insegnamento parentale... a proposito di libertè</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-francia-vieta-l-insegnamento-parentale-a-proposito-di-liberte--45962510</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673</a><br /><br />LA FRANCIA VIETA L'INSEGNAMENTO PARENTALE... A PROPOSITO DI LIBERTE' di Valerio Pece<br />Dopo un aspro dibattito durato sette mesi - con un testo rimbalzato tra Camera, Assemblea nazionale e Senato - il 23 luglio scorso il disegno di legge "anti-separatista" è stato approvato dal Parlamento francese. 49 voti favorevoli, 19 contrari e 5 astenuti.<br />Si tratta di un pacchetto legislativo mirato a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica» al fine di tenere sotto controllo estremismo e l'islam radicale (il disegno di legge è stato presentato a dicembre, dopo che la Francia è stata colpita da una serie di attacchi, tra cui l'accoltellamento dell'insegnante Samuel Paty). Nello stesso tempo è innegabile come lo stesso provvedimento si sia trasformato in una ghiotta occasione per dichiarare guerra totale all'homeschooling.<br />Se la nuova legge punta a vietare (giustamente) poligamia, matrimoni forzati, rilascio di certificati di verginità, attraverso un articolo inserito del tutto strumentalmente, il 21 (da qui il lancio dell'hashtag #2021sansarticle21), il popolo francese rischia seriamente di perdere l'ennesima sua libertà costituzionalmente garantita: quella relativa alla scelta educativa per i propri figli. Il testo definitivo sarà promulgato dal Presidente della Repubblica entro 15 giorni dal voto in Parlamento, se non interverrà a dichiararlo incostituzionale il Consiglio costituzionale.<br />Senza irrituali stop, quindi, l'abolizione del sistema dichiarativo di educazione familiare (IEF, Instruction En Famille) verrà sostituito da un sistema di autorizzazione preventiva, subordinata a condizioni tanto rigorose quanto soggettive, privando di fatto 62.398 bambini (cifra più che triplicata rispetto soltanto all'anno scolastico 2010-2011) di una modalità di insegnamento perfettamente legale e regolarmente monitorata dai servizi dello Stato.<br /><br />IL VOTO AL BUIO DEI DEPUTATI<br />In un duro e dettagliato comunicato stampa, la Fondation pour l'école (dal 2008 fondazione riconosciuta di pubblica utilità), oltre ad informare di aver già presentato una memoria scritta presso il Consiglio costituzionale al fine di chiedere l'annullamento della legge, ha ricordato che il voto del 23 luglio è stato ottenuto in spregio di «numerosi avvertimenti e obiezioni delle nostre istituzioni». Nel Comunicato si legge che «un primo parere del Consiglio di Stato su questa legge, modificato all'ultimo minuto su pressione del governo, era nettamente contrario all'abolizione dell'IEF». In effetti anche Le Figaro, il più longevo quotidiano francese, aveva esplicitamente parlato di un Consiglio di Stato che «ha dichiarato la sua incostituzionalità... prima di ritrarre», di «una versione definitiva che è stata sostanzialmente modificata», e di «un'inversione a U che interroga i difensori dell'homeschooling».<br />La Fondation pour l'école ricorda anche che «la Commissione Consultiva Nazionale per i Diritti Umani (CNCDH) [...] ha espresso parere sfavorevole [...] al disegno di legge», e che lo studio sull'impatto del provvedimento presentato dal Governo «non ha fornito dati che dimostrino i massicci abusi separatisti che sarebbero derivati dall'IEF». L'ultimo avvertimento completamente disatteso dalle autorità riguarda il fatto che «la Direzione Generale dell'Istruzione Scolastica (DGESCO) ha rifiutato di rendere pubbliche e di comunicare all'Assemblea due relazioni emanate sull'argomento, costringendo così i deputati a votare "al buio"». La mancanza di trasparenza appare incontestabile.<br />Il comunicato stampa della Fondation pour l'école si chiude con un sarcasmo amaro: «Così, l'Assemblea nazionale avrà disprezzato tutti i pareri espressi dalle varie istituzioni repubblicane... in nome del rispetto dei principi della Repubblica: l'ironia della situazione non sfugge a nessuno».<br />Anne Caffinier, presidente dell'associazione Créer son école, aveva ampiamento previsto l'inasprimento in atto, e già a metà febbraio (all'atto della votazione in prima lettura del disegno di legge contro il "separatismo", comprensivo dell'articolo che ha dato luogo al dibattito più acceso, quello sull'homeschooling) aveva descritto perfettamente quanto è poi avvenuto venerdì 23 luglio nel parlamento parigino: «Passeremo da un regime di libertà controllata a un regime di divieto basato su deroghe in cui sarà necessario giustificarsi costantemente. È un regresso». All'intervistatore che le ricordava di come il governo prevedesse un regime di transizione fino all'anno scolastico 2024, svelando la strumentalità del provvedimento Anne Caffinier così rispondeva: «Ciò dimostra che lo Stato non è a suo agio con quello che sta facendo. Il governo ha preferito riaccendere la guerra della scuola piuttosto che fare una guerra all'islamismo. La vicenda Samuel Paty non si è svolta in casa o in una scuola fuori contratto».<br /><br />LA SCUOLA È LA NUOVA CHIESA<br />In realtà è anche indicativo il fatto che nessun Ispettore che monitora l'attività delle famiglie dell'IEF sia stato sentito dal Parlamento, specie se - dato di pubblico dominio ma evidentemente non funzionale - oltre il 97 per cento delle loro relazioni annuali abbia sempre dato esiti positivi. Va anche segnalato come dall'annuncio del disegno di legge, famiglie e bambini dell'Instruction En Famille siano stati sottoposti ad un linciaggio gratuito (e inaudito) da parte dell'esecutivo, con il ministro dell'Interno Gérald Darmani che ha descritto i bambini come «piccoli fantasmi della Repubblica», e il ministro dell'Educazione, Jean-Michel Blanquer, che addirittura li ha chiamati «selvaggi» (qui è possibile leggere la bella e tonica testimonianza di Adeline Facy e Romain Sardy, genitori di due... "bambini selvaggi").<br />Per comprendere quanto siano da prendere seriamente le preoccupazioni delle associazioni educative e scolastiche francesi basterebbe andare a rileggere le dichiarazioni di Vincent Peillon, ministro del governo socialista di Francois Hollande, voglioso di fondare una nuova «religione repubblicana» all'insegna di quella "Carta della laicità" che già nel 2013 fece affiggere in tutte le scuole della République. Preparando la strada, Vincent Peillon - con cui l'attuale ministro dell'Educazione Jean-Michel Blanquer è in perfetta continuità - affermò solennemente: «La scuola gioca un ruolo fondamentale, perché la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. È come una nuova nascita, una transustanziazione che opera nella scuola e per la scuola, la nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge». "Strappando" alle famiglie il diritto all'educazione scolastica, la legge anti-separatismo votata dal Parlamento francese fa perfettamente suo il "testamento Peillon-Hollande".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45962510</guid><pubDate>Wed, 04 Aug 2021 13:07:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45962510/la_francia_vieta_l_insegnamento_parentale_a_proposito_di_libert.mp3" length="8582835" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673

LA FRANCIA VIETA L'INSEGNAMENTO PARENTALE... A PROPOSITO DI LIBERTE' di Valerio Pece
Dopo un aspro dibattito durato sette mesi - con un testo rimbalzato tra Camera, Assemblea...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673</a><br /><br />LA FRANCIA VIETA L'INSEGNAMENTO PARENTALE... A PROPOSITO DI LIBERTE' di Valerio Pece<br />Dopo un aspro dibattito durato sette mesi - con un testo rimbalzato tra Camera, Assemblea nazionale e Senato - il 23 luglio scorso il disegno di legge "anti-separatista" è stato approvato dal Parlamento francese. 49 voti favorevoli, 19 contrari e 5 astenuti.<br />Si tratta di un pacchetto legislativo mirato a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica» al fine di tenere sotto controllo estremismo e l'islam radicale (il disegno di legge è stato presentato a dicembre, dopo che la Francia è stata colpita da una serie di attacchi, tra cui l'accoltellamento dell'insegnante Samuel Paty). Nello stesso tempo è innegabile come lo stesso provvedimento si sia trasformato in una ghiotta occasione per dichiarare guerra totale all'homeschooling.<br />Se la nuova legge punta a vietare (giustamente) poligamia, matrimoni forzati, rilascio di certificati di verginità, attraverso un articolo inserito del tutto strumentalmente, il 21 (da qui il lancio dell'hashtag #2021sansarticle21), il popolo francese rischia seriamente di perdere l'ennesima sua libertà costituzionalmente garantita: quella relativa alla scelta educativa per i propri figli. Il testo definitivo sarà promulgato dal Presidente della Repubblica entro 15 giorni dal voto in Parlamento, se non interverrà a dichiararlo incostituzionale il Consiglio costituzionale.<br />Senza irrituali stop, quindi, l'abolizione del sistema dichiarativo di educazione familiare (IEF, Instruction En Famille) verrà sostituito da un sistema di autorizzazione preventiva, subordinata a condizioni tanto rigorose quanto soggettive, privando di fatto 62.398 bambini (cifra più che triplicata rispetto soltanto all'anno scolastico 2010-2011) di una modalità di insegnamento perfettamente legale e regolarmente monitorata dai servizi dello Stato.<br /><br />IL VOTO AL BUIO DEI DEPUTATI<br />In un duro e dettagliato comunicato stampa, la Fondation pour l'école (dal 2008 fondazione riconosciuta di pubblica utilità), oltre ad informare di aver già presentato una memoria scritta presso il Consiglio costituzionale al fine di chiedere l'annullamento della legge, ha ricordato che il voto del 23 luglio è stato ottenuto in spregio di «numerosi avvertimenti e obiezioni delle nostre istituzioni». Nel Comunicato si legge che «un primo parere del Consiglio di Stato su questa legge, modificato all'ultimo minuto su pressione del governo, era nettamente contrario all'abolizione dell'IEF». In effetti anche Le Figaro, il più longevo quotidiano francese, aveva esplicitamente parlato di un Consiglio di Stato che «ha dichiarato la sua incostituzionalità... prima di ritrarre», di «una versione definitiva che è stata sostanzialmente modificata», e di «un'inversione a U che interroga i difensori dell'homeschooling».<br />La Fondation pour l'école ricorda anche che «la Commissione Consultiva Nazionale per i Diritti Umani (CNCDH) [...] ha espresso parere sfavorevole [...] al disegno di legge», e che lo studio sull'impatto del provvedimento presentato dal Governo «non ha fornito dati che dimostrino i massicci abusi separatisti che sarebbero derivati dall'IEF». L'ultimo avvertimento completamente disatteso dalle autorità riguarda il fatto che «la Direzione Generale dell'Istruzione Scolastica (DGESCO) ha rifiutato di rendere pubbliche e di comunicare all'Assemblea due relazioni emanate sull'argomento, costringendo così i deputati a votare "al buio"». La mancanza di trasparenza appare incontestabile.<br />Il comunicato stampa della Fondation pour l'école si chiude con un sarcasmo amaro: «Così, l'Assemblea nazionale avrà disprezzato tutti i pareri espressi dalle varie istituzioni repubblicane... in nome del rispetto dei principi della Repubblica: l'ironia della situazione non sfugge a...]]></itunes:summary><itunes:duration>537</itunes:duration><itunes:keywords>bambiniselvaggi,hollande,homeschooling,libertè,paty</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3da83920cba56e0be3cbd19e5ce60007.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le mascherine fanno male alla salute</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-mascherine-fanno-male-alla-salute--44328062</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6543" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6543</a><br /><br />LE MASCHERINE FANNO MALE ALLA SALUTE di Luca Marcolivio<br />Sono stati poco più di un migliaio in tutta Italia, i genitori che hanno firmato petizioni per la limitazione dell'uso delle mascherine a scuola. Dalle loro sottoscrizioni si è arrivati ai ricorsi al TAR e, successivamente, al Consiglio di Stato, accolti dai tribunali amministrativi ma non adempiuti dal governo.<br />Al di là degli esiti strettamente giudiziari, questa vicenda desta interesse per i suoi numeri e per il modo in cui è stata recepita tra le famiglie e negli ambienti scolastici. Un migliaio di genitori in tutto il Paese è una percentuale davvero irrisoria in rapporto alla popolazione. A conferma di quanto, in tempo di Covid, dissentire sulle decisioni governative o ministeriali sia diventato un vero e proprio atto di coraggio. Ora che quasi tutte le scuole italiane sono in DAD, la situazione rimane comunque aperta, è costantemente in divenire e, se la si osserva alla lente d'ingrandimento, i risvolti sono particolarmente interessanti.<br />Le motivazioni che hanno spinto questi genitori a raccogliere firme o a ricorrere alle vie legali sono molteplici ma, di fondo, la ragione prevalente è proprio la salute dei propri figli. Anche le dirigenze scolastiche affermano di avere a cuore la salute dei propri alunni ma, a quanto pare, i metodi e le conclusioni sono diametralmente opposte. I commenti raccolti dalla Nuova Bussola Quotidiana provengono tutti da Venezia e Provincia, il territorio da cui è partita una delle petizioni più partecipate per la rimozione dell'obbligo a determinate condizioni.<br /><br />ESPERIENZE NEGATIVE<br />S.T., madre di una bambina di otto anni, iscritta alla seconda elementare, racconta di come, nella scuola di sua figlia, gli alunni siano costantemente indotti a tenere le mascherine rigorosamente strette al viso e, in particolare, "sul naso" per tutto il tempo quotidiano di permanenza a scuola, quindi fino a nove ore. Inoltre, il dirigente scolastico ha vietato l'uso delle mascherine di stoffa, che pure è consentito dai DPCM e, adesso, dall'ultimo decreto legge.<br />Molti bambini tornavano a casa "con la faccia arrossata e irritata". S.T. aveva dotato la figlia di saturimetro e la bambina, a cavallo delle vacanze di Natale, aveva iniziato a misurarsi la saturazione da sé poco prima della ricreazione e della pausa pranzo, registrando valori particolarmente bassi: 94, 91 e 90. "La cosa che più mi irritava era quella saturazione del sangue e il fatto che mi figlia tornasse spesso a casa col mal di testa e la voce rauca".<br />Una ragione in più per sostenere il ricorso dell'avvocato Antonella Stefani. All'indomani della sentenza del 19 febbraio (favorevole ai ricorrenti), "il dirigente scolastico ha mandato una mail a tutti i genitori, continuando a imporre le mascherine chirurgiche o FFP2 e rifiutando i certificati medici per l'esenzione dalla mascherina: anche gli alunni con patologie incompatibili con la mascherina saranno costretti quindi ad usarla. Una cosa gravissima - commenta la signora T. - tanto più che non si tiene conto dei pareri del CTS e dei DPCM. A questo punto il dirigente scolastico deve prendersi ogni responsabilità di quanto può accadere agli studenti".<br />G.M., anche lei madre di un bambino di otto anni, si domanda: "Al ristorante, in un locale pieno di gente estranea, posso stare a tavola senza mascherina. A scuola, i bambini diventano quasi un nucleo familiare, passano insieme 8-9 ore al giorno e non possono stare senza?". La signora M. osserva anche che, per un bambino, "è troppo spontaneo mettersi le mani sul viso, anche se sono sporche": questo vanifica l'uso della mascherina. Poi c'è il discorso della mimica facciale: "Quando la maestra ti riprende ma lo fa con un sorriso, puoi vedere che non è arrabbiata…. Ma se il bambino vede solo una maschera?". Nella scuola del figlio di G.M., la mascherina viene fatta usare anche durante l'ora di educazione fisica. "Ne ho parlato col preside, per tutti i dirigenti scolastici il DPCM è difficile da interpretare e, alla fine, optano per l'uso indiscriminato e continuo della mascherina".<br /><br />INFLESSIBILITÀ E SCARSA COMPRENSIONE DA PARTE DEGLI INSEGNANTI<br />L'atteggiamento generale degli insegnanti sulle norme igienico-sanitarie è quindi di inflessibilità e scarsa comprensione e, quasi sempre, i genitori li spalleggiano o li assecondano. Non tutti però. È sempre la signora M. ad affermare: "Questi bambini non possono più abbracciarsi, né scambiarsi materiale, né avere un compagno di banco. Hanno persino tolto loro il pallone perché ritenuto ‘veicolo di contagio'".<br />Non necessariamente tutti i genitori ricorrenti o ‘dissidenti' hanno figli con particolari disagi rispetto ai dispositivi di protezione. N., padre di una bambina in seconda elementare è contrario alla mascherina per principio. "Trovo sia un travaglio per i bambini - dice -. E comunque è una pura decisione politica, non avallata dal CTS che con sentenza del TAR ha consentito il non uso della mascherina con garanzia di distanziamento dei banchi. L'idea che mia figlia stia otto ore di seguito imbavagliata mi terrorizza. Le maestre dicono: ‘i bambini sono bravi, rispettano le regole, si adattano'. Per me il fatto stesso che si adattino è una violenza. Respirare otto ore la propria anidride carbonica è nocivo e non è naturale".<br />Anche nella scuola della figlia di N. era stata inizialmente imposta l'educazione fisica con la mascherina. "Abbiamo fatto notare al preside che la circolare del MIUR permette di fare ginnastica a scuola senza mascherina, mantenendo due metri di distanza. Lui ci ha risposto che, essendo difficile mantenere la distanza, l'avrebbero dovuta tenere. Gli abbiamo fatto notare che lo spazio a scuola non mancava, allora si è adeguato". E i genitori? "Ho chiesto a una mamma: ‘Ma tu fai ginnastica con la mascherina'. E lei mi ha risposto: ‘No, ma i miei figli non riescono a mantenere la distanza'. Se un genitore la mette su questo piano, è inutile stare a discutere…", dice N.<br />Che presidi e insegnanti siano "più realisti del re", lo confermano anche altri genitori. "I bambini non la possono abbassare mai, solo per mangiare e bere, nemmeno durante le interrogazioni seppur distanziati - racconta la madre di una bambina in quarta elementare -. Credo che gli insegnanti, chiamati inevitabilmente a fare gli esecutori, e in alcuni casi impauriti dal virus, perdano a volte il buon senso. Questi bambini soffrono non solo per la mancanza d'aria ma anche per la mancata socializzazione dovuta al distanziamento. Non solo la salute fisica ma anche quella mentale è un bene irrinunciabile dell'individuo, e dovremmo tenerlo tutti bene a mente".<br />Se alle elementari si piange, alla materna non si ride. Sotto i 6 anni, la mascherina non è obbligatoria, in compenso, vi è molta fiscalità sull'igienizzazione delle mani. C.G. ha due bambini di 3 e 4 anni, uno dei quali si è preso la dermatite da contatto. "A casa venivano con le mani piene di tagli - racconta la madre -. I protocolli, però, costringevano a disinfettarli perché ‘c'è il Covid'. Alla fine, ho dovuto prendere in farmacia, a mie spese, un sapone specifico ad uso personale al posto del gel e ho parzialmente risolto: i bambini ora hanno le mani secchissime per i continui lavaggi ma almeno non hanno più tagli".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44328062</guid><pubDate>Wed, 14 Apr 2021 08:31:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44328062/le_mascherine_fanno_male_alla_salute.mp3" length="8480808" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6543

LE MASCHERINE FANNO MALE ALLA SALUTE di Luca Marcolivio
Sono stati poco più di un migliaio in tutta Italia, i genitori che hanno firmato petizioni per la limitazione dell'uso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6543" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6543</a><br /><br />LE MASCHERINE FANNO MALE ALLA SALUTE di Luca Marcolivio<br />Sono stati poco più di un migliaio in tutta Italia, i genitori che hanno firmato petizioni per la limitazione dell'uso delle mascherine a scuola. Dalle loro sottoscrizioni si è arrivati ai ricorsi al TAR e, successivamente, al Consiglio di Stato, accolti dai tribunali amministrativi ma non adempiuti dal governo.<br />Al di là degli esiti strettamente giudiziari, questa vicenda desta interesse per i suoi numeri e per il modo in cui è stata recepita tra le famiglie e negli ambienti scolastici. Un migliaio di genitori in tutto il Paese è una percentuale davvero irrisoria in rapporto alla popolazione. A conferma di quanto, in tempo di Covid, dissentire sulle decisioni governative o ministeriali sia diventato un vero e proprio atto di coraggio. Ora che quasi tutte le scuole italiane sono in DAD, la situazione rimane comunque aperta, è costantemente in divenire e, se la si osserva alla lente d'ingrandimento, i risvolti sono particolarmente interessanti.<br />Le motivazioni che hanno spinto questi genitori a raccogliere firme o a ricorrere alle vie legali sono molteplici ma, di fondo, la ragione prevalente è proprio la salute dei propri figli. Anche le dirigenze scolastiche affermano di avere a cuore la salute dei propri alunni ma, a quanto pare, i metodi e le conclusioni sono diametralmente opposte. I commenti raccolti dalla Nuova Bussola Quotidiana provengono tutti da Venezia e Provincia, il territorio da cui è partita una delle petizioni più partecipate per la rimozione dell'obbligo a determinate condizioni.<br /><br />ESPERIENZE NEGATIVE<br />S.T., madre di una bambina di otto anni, iscritta alla seconda elementare, racconta di come, nella scuola di sua figlia, gli alunni siano costantemente indotti a tenere le mascherine rigorosamente strette al viso e, in particolare, "sul naso" per tutto il tempo quotidiano di permanenza a scuola, quindi fino a nove ore. Inoltre, il dirigente scolastico ha vietato l'uso delle mascherine di stoffa, che pure è consentito dai DPCM e, adesso, dall'ultimo decreto legge.<br />Molti bambini tornavano a casa "con la faccia arrossata e irritata". S.T. aveva dotato la figlia di saturimetro e la bambina, a cavallo delle vacanze di Natale, aveva iniziato a misurarsi la saturazione da sé poco prima della ricreazione e della pausa pranzo, registrando valori particolarmente bassi: 94, 91 e 90. "La cosa che più mi irritava era quella saturazione del sangue e il fatto che mi figlia tornasse spesso a casa col mal di testa e la voce rauca".<br />Una ragione in più per sostenere il ricorso dell'avvocato Antonella Stefani. All'indomani della sentenza del 19 febbraio (favorevole ai ricorrenti), "il dirigente scolastico ha mandato una mail a tutti i genitori, continuando a imporre le mascherine chirurgiche o FFP2 e rifiutando i certificati medici per l'esenzione dalla mascherina: anche gli alunni con patologie incompatibili con la mascherina saranno costretti quindi ad usarla. Una cosa gravissima - commenta la signora T. - tanto più che non si tiene conto dei pareri del CTS e dei DPCM. A questo punto il dirigente scolastico deve prendersi ogni responsabilità di quanto può accadere agli studenti".<br />G.M., anche lei madre di un bambino di otto anni, si domanda: "Al ristorante, in un locale pieno di gente estranea, posso stare a tavola senza mascherina. A scuola, i bambini diventano quasi un nucleo familiare, passano insieme 8-9 ore al giorno e non possono stare senza?". La signora M. osserva anche che, per un bambino, "è troppo spontaneo mettersi le mani sul viso, anche se sono sporche": questo vanifica l'uso della mascherina. Poi c'è il discorso della mimica facciale: "Quando la maestra ti riprende ma lo fa con un sorriso, puoi vedere che non è arrabbiata…. 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Adesso è la volta delle scuole elementari, dove per disposizioni prese quando ministro dell'Istruzione era Lucia Azzolina ai voti numerici in pagella e ai tradizionali giudizi ("ottimo", "buono", "insufficiente", ecc.) nelle verifiche e nelle interrogazioni è stata sostituita una nuova nomenclatura dei livelli di apprendimento che suona così: "avanzato", "intermedio", "base", "in via di prima acquisizione". Quest'ultima espressione è l'oscuro ma anche esilarante eufemismo che permette di evitare l'inequivocabile "insufficiente", considerato evidentemente troppo stigmatizzante.<br />Perché da anni ministri dell'Istruzione e mondo della scuola si arrovellano attorno ai sistemi di valutazione, con esiti che diventano puntualmente oggetto di pesanti critiche e di polemiche? I voti numerici pare che li abbia inventati e introdotti Napoleone Bonaparte, e hanno tenuto botta grosso modo fino al Sessantotto, anche se non andavano più da 0 a 20 come aveva stabilito il condottiero còrso ma da 0 a 10. Poi ha preso il sopravvento la riflessione secondo la quale i numeri danno un'idea sbagliata, puramente quantitativa, del processo dell'apprendimento e della sua natura relazionale, di rapporto fra l'insegnante e lo studente. Sono stati introdotti, pur con discontinuità e con molti ripensamenti, i giudizi aggettivati: "ottimo", "distinto", ecc. Dopodiché qualcuno ha pensato che anche questi rischiavano di essere diseducativi, perché potevano essere intesi come giudizi sulla persona e non sulle sue performance scolastiche. Da qui nascono i ragionamenti che hanno portato alla formulazione delle nuove modalità di valutazione: se uso termini come "avanzato", "base", "in via di acquisizione", è inequivocabile che mi sto riferendo al processo di apprendimento e non a qualità e difetti della persona, che la farebbero sentire giudicata. Non sto reificando (voto), non sto stigmatizzando (giudizio aggettivale) nessuno: sto descrivendo i risultati dello sforzo che insegnante e studente stanno compiendo (o non compiendo) in vista dell'apprendimento.<br /><br />IL VOTO E LA NOSTRA IDENTITÀ<br />Ma siamo sicuri che questa separazione radicale fra la persona e le sue azioni sia educativa, sia benefica per la persona, in particolare trattandosi delle persone di bambini delle scuole elementari? Per rispondere basta andare con la mente alla nostra personale esperienza scolastica, al modo in cui ci rapportavamo alla questione del giudizio o del voto quando avevamo 6-10 anni. Era un misto di apprensione e di desiderio. Desiderio spasmodico del bel voto, apprensione per il timore che non arrivasse. Perché ci andava di mezzo la nostra persona: volevamo essere riconosciuti, affermati, desiderati, amati dall'Altro che erano il maestro, la mamma, il babbo, e il conseguimento del successo scolastico era la prestazione che ci permetteva di ottenerlo, perché era la conferma, ai nostri e ai loro occhi, del nostro valore. La controprova di questo l'abbiamo avuta alle scuole superiori, dove qualche voto o giudizio negativo inevitabilmente prima o poi ci scappavano: il dispiacere che provavamo non aveva niente a che fare col timore di non essere accettati/amati dai genitori - questa paura infantile negli anni dell'adolescenza non c'è più -, ma con la ferita al nostro amor proprio. A essere messa in discussione da un 4 in greco o in matematica era la nostra identità, che è sempre rapporto con noi stessi e con gli altri. L'insuccesso scolastico modificava in peggio lo sguardo che noi avevamo su noi stessi e che gli altri avevano su di noi. In un caso come nell'altro, il voto/giudizio scolastico non era separabile dalla nostra persona. In un caso come nell'altro, eravamo noi i primi a pensare che il voto/giudizio non poteva non essere anche un giudizio sulla nostra persona.<br />Tutto ciò - che nessuno può negare che corrisponda al suo vissuto - non smentisce la bontà dell'approccio che vuole evitare l'identificazione del giudizio sul rendimento scolastico col giudizio sulla persona come tale dello studente. L'essere umano è sempre più delle sue azioni: il peccatore non coincide col suo peccato, il carcerato non può essere ridotto al crimine commesso, chi fa uno sbaglio non è tutt'uno col suo errore. In tutti i sensi possibili dell'espressione, l'uomo - come scriveva Pascal - supera infinitamente l'uomo. Ma ognuno di noi è anche le sue azioni, e noi siamo i primi a saperlo: non si giustificherebbero la fierezza o la vergogna con cui ripensiamo a cose che abbiamo fatto nel corso della nostra vita. Perché se non integrassimo le nostre azioni a noi stessi, non sapremmo più chi siamo: non avremmo più un'identità. Come scrive lo psicanalista Mario Binasco, «la nostra identità non è solo qualcosa che precede e fonda il nostro agire, ma soprattutto è ciò che risulterà dal nostro agire; gli atti che compiamo non sono una semplice esplicazione o conseguenza della nostra identità, cioè di chi siamo, ma sono un modo drammatico in cui noi andiamo incontro a ciò che siamo, correndo il rischio di non riconoscerci, o almeno di non compiacerci, in ciò che incontriamo di noi stessi».<br /><br />AL VOTO NUMERICO SI SOSTITUISCE L'ANONIMATO PROTOCOLLARE<br />Giudizi scolastici modellati esclusivamente sull'andamento dei processi di apprendimento in un modo così radicale che lo studente - in questo caso un bambino delle elementari - non possa riconoscervi l'implicazione della sua persona, rischiano di fare più male che bene. Rischiano di creare nel bambino l'impressione che all'insegnante e ai genitori (che accettano il sistema) importi poco di lui, che a loro non interessi creare un legame con lui, riconoscere la sua unicità, personalizzare il rapporto. Alla riduzione quantitativistica del rapporto di cui era accusato il voto numerico si sostituisce l'anonimato protocollare. "Intermedio" significa che il tuo livello di competenze è stato certificato così: «L'alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo». Sicuro che questa spersonalizzazione del rapporto, rafforzata dal taglio burocratico del linguaggio, non sia peggio di un giudizio che va da "ottimo" a "insufficiente" e che inevitabilmente coinvolgerà sempre insieme il soggetto e il suo operato, cioè la persona dello studente e il suo rendimento?<br />Apparentemente sembra un dilemma senza vie d'uscita, ma non è così. La stima reciproca fra alunno e maestro, fra studente e professoressa si costruisce nel corso dell'anno scolastico. Se avverto su di me lo sguardo costantemente valorizzante di un adulto, non mi sentirò castrato da un brutto voto o da un giudizio di insufficienza, se me li sono meritati. Sarà il campanello di allarme che mi avverte che devo cambiare qualcosa nel mio modo di studiare. Sarà la prova che gli adulti mi considerano abbastanza forte da portare il peso di una frustrazione. E abbastanza maturo da potermi paragonarmi con la realtà così com'è.<br /> <br />Titolo originale: Che cosa ci stiamo perdendo con i nuovi giudizi in pagella<br />Fonte: Tempi, 3 marzo 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 708]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43925800</guid><pubDate>Tue, 16 Mar 2021 23:37:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43925800/abolito_alle_elementari_il_voto_22insufficiente_22_per_non_traumatizzare_il_bambino.mp3" length="9065951" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6511&#13;
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ABOLITO IL VOTO ''INSUFFICIENTE'' PER NON TRAUMATIZZARE I BAMBINI DELLE ELEMENTARI&#13;
L'ultima genialata della Azzolina: sostituire ottimo, buono, sufficiente e insufficiente con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6511" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6511</a><br /><br />ABOLITO IL VOTO ''INSUFFICIENTE'' PER NON TRAUMATIZZARE I BAMBINI DELLE ELEMENTARI<br />L'ultima genialata della Azzolina: sostituire ottimo, buono, sufficiente e insufficiente con avanzato, intermedio, base e... in via di prima acquisizione<br />di Rodolfo Casadei<br />Periodicamente la scuola italiana rivoluziona le modalità di giudizio sul rendimento degli studenti, e puntualmente le reazioni vanno dal perplesso all'indignato. Adesso è la volta delle scuole elementari, dove per disposizioni prese quando ministro dell'Istruzione era Lucia Azzolina ai voti numerici in pagella e ai tradizionali giudizi ("ottimo", "buono", "insufficiente", ecc.) nelle verifiche e nelle interrogazioni è stata sostituita una nuova nomenclatura dei livelli di apprendimento che suona così: "avanzato", "intermedio", "base", "in via di prima acquisizione". Quest'ultima espressione è l'oscuro ma anche esilarante eufemismo che permette di evitare l'inequivocabile "insufficiente", considerato evidentemente troppo stigmatizzante.<br />Perché da anni ministri dell'Istruzione e mondo della scuola si arrovellano attorno ai sistemi di valutazione, con esiti che diventano puntualmente oggetto di pesanti critiche e di polemiche? I voti numerici pare che li abbia inventati e introdotti Napoleone Bonaparte, e hanno tenuto botta grosso modo fino al Sessantotto, anche se non andavano più da 0 a 20 come aveva stabilito il condottiero còrso ma da 0 a 10. Poi ha preso il sopravvento la riflessione secondo la quale i numeri danno un'idea sbagliata, puramente quantitativa, del processo dell'apprendimento e della sua natura relazionale, di rapporto fra l'insegnante e lo studente. Sono stati introdotti, pur con discontinuità e con molti ripensamenti, i giudizi aggettivati: "ottimo", "distinto", ecc. Dopodiché qualcuno ha pensato che anche questi rischiavano di essere diseducativi, perché potevano essere intesi come giudizi sulla persona e non sulle sue performance scolastiche. Da qui nascono i ragionamenti che hanno portato alla formulazione delle nuove modalità di valutazione: se uso termini come "avanzato", "base", "in via di acquisizione", è inequivocabile che mi sto riferendo al processo di apprendimento e non a qualità e difetti della persona, che la farebbero sentire giudicata. Non sto reificando (voto), non sto stigmatizzando (giudizio aggettivale) nessuno: sto descrivendo i risultati dello sforzo che insegnante e studente stanno compiendo (o non compiendo) in vista dell'apprendimento.<br /><br />IL VOTO E LA NOSTRA IDENTITÀ<br />Ma siamo sicuri che questa separazione radicale fra la persona e le sue azioni sia educativa, sia benefica per la persona, in particolare trattandosi delle persone di bambini delle scuole elementari? Per rispondere basta andare con la mente alla nostra personale esperienza scolastica, al modo in cui ci rapportavamo alla questione del giudizio o del voto quando avevamo 6-10 anni. Era un misto di apprensione e di desiderio. Desiderio spasmodico del bel voto, apprensione per il timore che non arrivasse. Perché ci andava di mezzo la nostra persona: volevamo essere riconosciuti, affermati, desiderati, amati dall'Altro che erano il maestro, la mamma, il babbo, e il conseguimento del successo scolastico era la prestazione che ci permetteva di ottenerlo, perché era la conferma, ai nostri e ai loro occhi, del nostro valore. La controprova di questo l'abbiamo avuta alle scuole superiori, dove qualche voto o giudizio negativo inevitabilmente prima o poi ci scappavano: il dispiacere che provavamo non aveva niente a che fare col timore di non essere accettati/amati dai genitori - questa paura infantile negli anni dell'adolescenza non c'è più -, ma con la ferita al nostro amor proprio. A essere messa in discussione da un 4 in greco o in matematica era la nostra identità, che è sempre rapporto...]]></itunes:summary><itunes:duration>567</itunes:duration><itunes:keywords>abolito,azzolina,insufficiente,trauma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e718fe0488851efdee63617ee68f7361.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fare scuola ai propri figli è bello e possibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fare-scuola-ai-propri-figli-e-bello-e-possibile--43710309</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6497" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6497</a><br /><br />FARE SCUOLA AI PROPRI FIGLI E' BELLO E POSSIBILE<br />Michele ed Elena: ''La classe dei nostri sei figli è casa nostra e gli insegnanti siamo noi'' (VIDEO: Fare scuola ai figli)<br />di Laura Badaracchi<br />In tempo di Covid-19, con le scuole spesso chiuse a motivo delle restrizioni imposte dal lockdown e la didattica a distanza che ha innescato non poche difficoltà, è aumentato il numero di genitori che hanno interpellato famiglie ormai navigate in homeschooling per chiedere informazioni: «Da marzo a oggi ho ricevuto più di un migliaio di mail, oltre alle videochiamate in cui mamme e papà mi chiedevano consigli», sintetizza Elena Tinti, 34 anni, sposata dal 2010 con Michele e madre di sei figli da 1 a 9 anni, in attesa del settimo che verrà alla luce a fine agosto; vivono in provincia di Bologna e si raccontano nel blog Imparoinfamiglia.it, «aperto proprio per dare una testimonianza come credenti sulla nostra scelta di educazione parentale», spiega Elena.<br />«Ci siamo conosciuti durante un pellegrinaggio a Medjugorie - ricorda Michele, 31 anni, docente in vari Centri di formazione professionale -. Dopo il matrimonio, quando il nostro primogenito Gregorio aveva quattro mesi, Elena ha deciso di lasciare il suo lavoro di infermiera per dedicarsi a tempo pieno alla nostra famiglia. Di comune accordo abbiamo deciso, non senza fatiche, di rinunciare a uno stipendio. Ci siamo chiesti cosa significava educare e il nostro percorso di crescita, personale e di coppia, ci ha portato piano piano a optare per l'educazione parentale: non è solo una scelta educativa, ma uno stile di vita, la risposta adeguata a come vogliamo vivere e far crescere noi e i nostri figli. Prendendoci insieme la piena responsabilità della loro istruzione, educazione e crescita. Non perché io sia il migliore in questi ambiti, anzi sono certo che moltissimi professori, educatori e genitori siano molto più bravi. Ma chi più di me o di mia moglie può metterci cuore, tempo e dedizione nell'aiutare i nostri figli a crescere, imparando con loro?».<br /><br />LA FAMIGLIA MERLI<br />Tutto è cominciato con Gregorio, che ha compiuto 9 anni, mentre la piccola Anna ha poco più di un anno. In mezzo ci sono Benedetta di 8 anni, Maria Marta di 6, Massimo ed Emanuele, gemelli di 3. <br />Imparano in un ambiente pieno di stimoli, a seconda della loro età; seguiamo i programmi ministeriali e al tempo stesso assecondiamo le loro passioni e le loro curiosità, che spaziano dalla musica alla matematica, dalla lettura all'inglese.<br />Mio marito e io siamo entrambi laureati, lui in ingegneria dell'automazione e io in infermieristica, ma spesso siamo "costretti" a riprendere in mano contenuti in cui ci scopriamo un po' arrugginiti: una continua sfida e un perenne apprendimento anche per noi», ammette Elena.<br />La scelta della sua famiglia è condivisa da migliaia di altre e le adesioni sono in aumento, anche se i dati del Ministero dell'istruzione sulla homeschooling sono aggiornati all'anno scolastico 2018-2019: allora ne usufruivano 5.126 minori, mentre quattro anni prima erano 945. Quindi la tendenza al rialzo risulta evidente, anche se nel nostro Paese siamo ancora lontani dalle adesioni in Canada (70 mila ragazzi), Inghilterra (circa 80 mila) e Stati Uniti (oltre 2 milioni).<br />Al di là dei numeri, quello che ha mosso Elena e Michele è il bisogno di superare «il modello premi-punizioni o promozione-bocciatura, l'associare l'errore alla persona con i voti, la rigidità degli orari. Tra delle lezioni, rientri, compiti, il tempo per la famiglia è troppo poco per conoscersi, ascoltarsi, raccontare chi siamo, cosa ci piace. Per imparare a volersi bene ci vuole tempo e la scuola ne ruba sempre troppo. Lottiamo invece affinché il tempo insieme sia tanto e di qualità, lungo e lento: serve ai bambini più piccoli ma anche ai più grandi, molte ricerche ce lo hanno confermato - afferma Michele -. Le nostre giornate non sono piene di attività, sport e varie ma sono ricche di tempo, di cui possiamo decidere il ritmo e le occupazioni: s'impara a ogni ora e ogni giorno, estate compresa. Pensiamo che l'apprendimento debba essere libero e rispettoso dell'individualità di ognuno: invece ormai al centro della scuola ci sono i programmi, i dirigenti, gli insegnanti, i sindacati e, forse per ultimi, i bambini».<br /><br />LA PEDAGOGIA DI DON BOSCO<br />«Vogliamo invece crescere i nostri figli coerentemente ai valori che vivono in casa: rispetto, vicinanza, correttezza, bellezza, cura, fede. La pedagogia di san Giovanni Bosco ci aiuta molto», racconta Elena. Il metodo educativo ideato dal santo piemontese, infatti, si chiama «sistema preventivo e sviluppa tutta la persona: corpo, cuore, mente e spirito, mettendo il bambino al centro, creando un clima di incoraggiamento e fiducia. Per lui l'educatore è chiamato a essere una presenza costante e a camminare con i ragazzi verso la santità, proprio nello spirito di famiglia, senza trascurare il gioco e lo svago oltre alla formazione». Da don Bosco la coppia ha mutuato tre massime: «Ragione, per insegnare a pensare con la loro testa, senza i paraocchi imposti dalla cultura dominante; religione, per imparare a orientare a Dio ogni nostro desiderio e azione; amorevolezza, per compiere ogni azione in una logica di amore e dono di sé, esercitando le virtù della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza».<br />Così i figli di questa coppia di sposi bolognesi imparano «nella semplicità della giornata: uno dei gemelli, per esempio, anche se ha poco più di 3 anni è stimolato a leggere ascoltando i fratelli; Gregorio è appassionato di circuiti elettrici e ha studiato quello della nostra casa. E tutti sono "esposti" alla musica perché il babbo è anche musicista e insegna loro l'inglese. Vivono in un ambiente pieno di stimoli adeguati alla loro età, che suscitano la loro curiosità: così gli obiettivi didattici sono più facili da raggiungere, si appassionano. Ma la cosa più difficile, la vera fatica, è crescere persone all'altezza delle gioie e avversità, capaci di stare in questo mondo e affrontare quello che viene. Ragazzi consapevoli di chi sono, che hanno desideri e sanno come raggiungerli». [...]<br />In questo itinerario esistenziale, affascinante e impervio, i figli chiedono ai genitori di pregare con loro; insieme, la scorsa estate, hanno macinato a piedi in 16 giorni circa 230 chilometri del Cammino di Santiago, per celebrare i primi dieci anni di matrimonio. «Nel percorso che vogliamo compiere con i nostri figli al centro c'è Dio e tutti camminiamo nella crescita di un rapporto con Lui, che è la meta, il vero obiettivo - conclude Michele -. Vogliamo imparare ad amarlo, onorarlo, servirlo: tutto il resto gira attorno a questo, che sia una gita al mare o scoprire le addizioni».<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 6 minuti) dal titolo "Il vero problema di chi fa HomeSchooling" Michele smonta tutte le presunte difficoltà nel fare scuola ai figli, dimostrando invece come sia vincente la scelta di non mandare a scuola i figli.<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6236" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6236</a><br /> <br />Titolo originale: La classe dei nostri sei figli? Tra la cucina e il salotto<br />Fonte: Noi famiglia & vita, febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 706]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43710309</guid><pubDate>Tue, 02 Mar 2021 22:45:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43710309/fare_scuola_ai_propri_figli_bello_e_possibile.mp3" length="9603865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6497&#13;
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FARE SCUOLA AI PROPRI FIGLI E' BELLO E POSSIBILE&#13;
Michele ed Elena: ''La classe dei nostri sei figli è casa nostra e gli insegnanti siamo noi'' (VIDEO: Fare scuola ai figli)&#13;
di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6497" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6497</a><br /><br />FARE SCUOLA AI PROPRI FIGLI E' BELLO E POSSIBILE<br />Michele ed Elena: ''La classe dei nostri sei figli è casa nostra e gli insegnanti siamo noi'' (VIDEO: Fare scuola ai figli)<br />di Laura Badaracchi<br />In tempo di Covid-19, con le scuole spesso chiuse a motivo delle restrizioni imposte dal lockdown e la didattica a distanza che ha innescato non poche difficoltà, è aumentato il numero di genitori che hanno interpellato famiglie ormai navigate in homeschooling per chiedere informazioni: «Da marzo a oggi ho ricevuto più di un migliaio di mail, oltre alle videochiamate in cui mamme e papà mi chiedevano consigli», sintetizza Elena Tinti, 34 anni, sposata dal 2010 con Michele e madre di sei figli da 1 a 9 anni, in attesa del settimo che verrà alla luce a fine agosto; vivono in provincia di Bologna e si raccontano nel blog Imparoinfamiglia.it, «aperto proprio per dare una testimonianza come credenti sulla nostra scelta di educazione parentale», spiega Elena.<br />«Ci siamo conosciuti durante un pellegrinaggio a Medjugorie - ricorda Michele, 31 anni, docente in vari Centri di formazione professionale -. Dopo il matrimonio, quando il nostro primogenito Gregorio aveva quattro mesi, Elena ha deciso di lasciare il suo lavoro di infermiera per dedicarsi a tempo pieno alla nostra famiglia. Di comune accordo abbiamo deciso, non senza fatiche, di rinunciare a uno stipendio. Ci siamo chiesti cosa significava educare e il nostro percorso di crescita, personale e di coppia, ci ha portato piano piano a optare per l'educazione parentale: non è solo una scelta educativa, ma uno stile di vita, la risposta adeguata a come vogliamo vivere e far crescere noi e i nostri figli. Prendendoci insieme la piena responsabilità della loro istruzione, educazione e crescita. Non perché io sia il migliore in questi ambiti, anzi sono certo che moltissimi professori, educatori e genitori siano molto più bravi. Ma chi più di me o di mia moglie può metterci cuore, tempo e dedizione nell'aiutare i nostri figli a crescere, imparando con loro?».<br /><br />LA FAMIGLIA MERLI<br />Tutto è cominciato con Gregorio, che ha compiuto 9 anni, mentre la piccola Anna ha poco più di un anno. In mezzo ci sono Benedetta di 8 anni, Maria Marta di 6, Massimo ed Emanuele, gemelli di 3. <br />Imparano in un ambiente pieno di stimoli, a seconda della loro età; seguiamo i programmi ministeriali e al tempo stesso assecondiamo le loro passioni e le loro curiosità, che spaziano dalla musica alla matematica, dalla lettura all'inglese.<br />Mio marito e io siamo entrambi laureati, lui in ingegneria dell'automazione e io in infermieristica, ma spesso siamo "costretti" a riprendere in mano contenuti in cui ci scopriamo un po' arrugginiti: una continua sfida e un perenne apprendimento anche per noi», ammette Elena.<br />La scelta della sua famiglia è condivisa da migliaia di altre e le adesioni sono in aumento, anche se i dati del Ministero dell'istruzione sulla homeschooling sono aggiornati all'anno scolastico 2018-2019: allora ne usufruivano 5.126 minori, mentre quattro anni prima erano 945. Quindi la tendenza al rialzo risulta evidente, anche se nel nostro Paese siamo ancora lontani dalle adesioni in Canada (70 mila ragazzi), Inghilterra (circa 80 mila) e Stati Uniti (oltre 2 milioni).<br />Al di là dei numeri, quello che ha mosso Elena e Michele è il bisogno di superare «il modello premi-punizioni o promozione-bocciatura, l'associare l'errore alla persona con i voti, la rigidità degli orari. Tra delle lezioni, rientri, compiti, il tempo per la famiglia è troppo poco per conoscersi, ascoltarsi, raccontare chi siamo, cosa ci piace. Per imparare a volersi bene ci vuole tempo e la scuola ne ruba sempre troppo. 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MEGLIO DON BOSCO!<br />Il metodo educativo di don Bosco era fondato su ragione, religione e amorevolezza (ben diverso il pensiero massonico e femminista della Montessori o quello sessantottino e socio-politico di Don Milani)<br />di Cristina Siccardi<br />Il 31 di gennaio è stata la ricorrenza di san Giovanni Bosco (1815-1888), occasione per riflettere, in questi malaugurati tempi di trascuratezza, per usare un eufemismo, sull’educazione della gioventù e per comprendere il peso della pedagogia negativa, sempre più distante dai valori fondativi di una formazione equilibrata e stabile delle creature umane. La vincente e salutare pedagogia preventiva di don Bosco, fondata su tre colonne, Ragione, Religione e Amorevolezza, è stata sostituita, perlopiù, dai sistemi rivoluzionari inaugurati da Maria Montessori (1870-1952) da un lato e da don Lorenzo Milani (1923-1967) dall’altro, la cui amalgama si è trasformata in una caotica e deleteria cultura della diseducazione, priva dei connotati autorevoli della sana gerarchia dei ruoli: il maestro zelante (non l’amico) e l’allievo (fatto di anima e di corpo).<br />Il Metodo preventivo della vincente pedagogia di don Bosco era fondato su tre colonne: la Ragione, la Religione, l’Amorevolezza. La Ragione era basata sul diritto naturale e sul diritto divino e, dunque, ricca di buon senso, di armonia e di ferma consapevolezza del creato e della sfera trascendente. La Religione era Cattolica, unita, quindi, alle verità evangeliche, trasmesse da Santa Madre Chiesa, senza contaminazioni ateiste, liberali, massoniche, socialiste, relativiste... L’Amorevolezza che il fondatore dei Salesiani esigeva per i suoi educatori era determinante per capire al meglio l’alunno, quanto quest’ultimo, come persona fatta di anima e di corpo, fosse importante per Dio e, dunque, per la missione educativa dell’insegnante.<br /><br />IL SISTEMA PREVENTIVO DI SAN GIOVANNI BOSCO<br />San Giovanni Bosco desiderava il bene totale dei suoi ragazzi, destinati alla Salvezza eterna grazie al Sacrificio in Croce di Nostro Signore Gesù e per questo li voleva liberare dai peccati. Non c’era competizione con il mondo, né lotta di classe nella metodologia preventiva, che, dunque, non provocava stati di odio, invidie, rancori, ma soltanto solida preparazione spirituale e istruttiva per permettere ai giovani di diventare «buoni cristiani e buoni cittadini» - sintesi mirabile dell’essere persona, rispettata e stimata - qualsiasi mestiere avrebbero poi esercitato.<br />La gioventù, emigrata nell’Ottocento dalle campagne in cerca di fortuna a Torino, era per la maggior parte in balia della strada e della delinquenza, fu così che il sacerdote piemontese ne salvò a migliaia e migliaia, presentando loro la Via, la Verità, la Vita di Cristo; preparandoli a vivere nel mondo istruiti e professionalmente competenti; consegnando loro le armi della preghiera e dei sacramenti. La moltitudine dei suoi figli, sia sacerdoti che laici, diedero così nel mondo intero la possibilità di costruire, generazione dopo generazione, innumerevoli famiglie cattoliche.<br />Scrisse l’autore ne Il Sistema Preventivo nell’educazione dei giovani, testo fondamentale per gli educatori salesiani, pubblicato per la prima volta nell’agosto 1877: «Esso [il Sistema preventivo] consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze [...]. Il sistema Preventivo rende avvisato l’allievo in modo che l’educatore potrà parlare con il linguaggio del cuore sia in tempo dell’educazione, sia dopo di essa. L’educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo, e anche correggerlo allora eziandio che si troverà negli impieghi, negli uffici civili e nel commercio».<br /><br />IL PESSIMO METODO MONTESSORI E DON LORENZO MILANI<br />Ben diverso il pensiero massonico, laico e femminista della Montessori, che percepisce l’educazione come libera spontaneità del bambino, concepito come un agente dell’evoluzione cosmica dell’umanità, non come fragile creatura di Dio, limitata dopo il peccato originale e, dunque, sempre in lotta, dentro e fuori di sé, fra ciò che è bene e ciò che è male. La pedagogia montessoriana si prefigge di stimolare l’energia del minore, considerata particella del fuoco della vita universale, idee acquisite quando aderì al femminismo e all’esoterismo della Theosophical Society, fondata da Helena Blavatsky (1831-1891), filosofa, teosofa, saggista occultista e medium russa, naturalizzata statunitense, e dal colonnello Henry Steel Olcott (1832-1907).<br />Don Lorenzo Milani, che si può ascrivere a buon diritto nell’alveo della teologia della liberazione, forgiò una pedagogia di carattere squisitamente socio-politico. Le sue polemiche inerenti alla lotta classe, di marxiana impostazione, diedero vita ad un sistema incentrato sulla cosiddetta «presa di coscienza» da parte dei ragazzi della loro disagiata condizione proletaria. I suoi giovani dovevano vivere a scuola 365 giorni all’anno: erano bandite le ricreazioni (tanto care a don Bosco e tanto proficue per la proverbiale gioia dei suoi ragazzi) e persino l’attività fisica perché non dovevano distarsi dalle attività intellettive, le uniche a poterli salvare dalla loro vessata condizione. E dalle aule, dove si indottrinavano le fresche menti, si parlava in circolo ed erano assolutamente prive di immagini sacre, perché la fede era una questione di «cuore», come per l’abate Ferrante Aporti (1791-1858), falsamente proclamato fondatore degli asili in Italia mentre in realtà fu il cattolico Marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo (1782-1838).<br /><br />UMILIAZIONI PUBBLICHE<br />Don Milani era disposto, come provano le testimonianze, ad umiliare pubblicamente coloro che non pensavano esclusivamente a formarsi per poter competere con le forze del potere. Gli studenti non erano da Milani considerati degli scolari, bensì dei pari agli altri e, dunque, dovevano confrontarsi con gli intellettuali. Non a caso la concezione milaniana verrà presa a modello dal pensiero sessantottino: ogni settimana il prete classista invitava a tenere conferenze oratori come i magistrati Gian Paolo Meucci e Marco Ramat, il direttore del Giornale del mattino Ettore Bernabei, lo storico Gaetano Arfé. Era necessaria, perciò, un’educazione finalizzata a trasmettere gli strumenti per sovvertire il modello dei valori tradizionali in vista di un’emancipazione incisiva nella società italiana in sviluppo. Il suo libro Esperienze Pastorali, inizialmente dotato dell’imprimatur ecclesiastico, fu oggetto di un decreto del Sant’Uffizio del 1958 contenente la proibizione di stampa e di diffusione, direttive che decaddero solo nel 2014. Il testo, spalleggiato all’epoca da Giorgio La Pira (1904-1977) e da don Primo Mazzolari (1890-1959), venne con decisione contrastato da La Civiltà Cattolica (20 settembre 1958), dove il gesuita Angelo Perego commentò in termini negativi l’opera, ritenuta carica di ossessioni e di contraddizioni.<br />Le testate giornalistiche laiche di quel tempo vedevano di buon occhio le proposte di don Milani e ne presero a parlare in lungo e largo sulle loro colonne. Don Milani [...]  disseminava malessere e turbamenti, senza contare che ebbe deleteri rapporti con i suoi studenti (lui stesso denunciò di provare attrazione fisica nei loro confronti) e scrisse di aver tolto la pace, di aver portato contrasti, dissapori e «zizzania». Il maestro della famosa scuola di Barbiana, che divenne punto di riferimento della Rivoluzione culturale sessantottina, nemica di tutto ciò che era tradizione, delle gerarchie, dei doveri di stato, dei valori cattolici, e che abbracciò mortalmente la libertà di impronta illuminista, rivoluzionaria e secolarizzatrice, è totalmente all’opposto di ciò che beneficamente ha rappresentato, in ogni continente, il santo missionario e mistico Giovanni Bosco, protetto di Maria Ausiliatrice, per la quale fece erigere il magnifico Santuario di Valdocco. <br /><br />Nota di BastaBugie: nei seguenti articoli si possono approfondire gli errori educativi di Don Lorenzo Milani e quelli di Maria Montessori.<br /><br />DON LORENZO MILANI, UN CATTIVO MAESTRO<br />Il parroco della Barbiana ha contribuito alla devastazione della scuola italiana (che non premia i meriti, toglie autorevolezza al docente, non prepara alla vita, non educa, anzi devasta i ragazzi)<br />di Marcello Veneziani<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4294" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4294</a><br /><br />IL METODO MONTESSORI E' DISEDUCATIVO PERCHE' NEGA IL PRINCIPIO DI AUTORITA'<br />Nata 150 anni fa, Maria Montessori nega il peccato originale e quindi basa il suo metodo educativo sulla spontaneità (il successo è dovuto al fatto che si adatta perfettamente a pacifismo, ambientalismo, gender, ecc.)<br />di Vincenzo Sansonetti<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6271" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6271</a><br /><br />LA FICTION DI PAOLA CORTELLESI SULLA MONTESSORI DIMENTICA DI DIRE CHE APPOGGIAVA L'EUGENETICA, LA MASSONERIA E L'ESOTERISMO<br />Lo sceneggiato in due puntate fa della pedagogista un ritratto da eroina, ma la realtà è molto diversa<br />di Rino Cammilleri<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5594" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5594</a><br /><br />DON BOSCO E LA PEDAGOGIA PREVENTIVA<br />Nell'educazione dei ragazzi san Giovanni Bosco mirava a prevenire gli errori del comportamento piuttosto che a curarli dopo che questi si fossero manifestati<br />da I Tre Sentieri<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008</a><br /> <br />Titolo originale: Il metodo educativo di don Bosco e quello di don Milani<br />Fonte: Corrispondenza Romana, 3 Febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 704]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43500703</guid><pubDate>Wed, 17 Feb 2021 00:30:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43500703/don_milani_e_montessori_meglio_don_bosco.mp3" length="8174444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6467&#13;
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DON MILANI E MONTESSORI? MEGLIO DON BOSCO!&#13;
Il metodo educativo di don Bosco era fondato su ragione, religione e amorevolezza (ben diverso il pensiero massonico e femminista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6467" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6467</a><br /><br />DON MILANI E MONTESSORI? MEGLIO DON BOSCO!<br />Il metodo educativo di don Bosco era fondato su ragione, religione e amorevolezza (ben diverso il pensiero massonico e femminista della Montessori o quello sessantottino e socio-politico di Don Milani)<br />di Cristina Siccardi<br />Il 31 di gennaio è stata la ricorrenza di san Giovanni Bosco (1815-1888), occasione per riflettere, in questi malaugurati tempi di trascuratezza, per usare un eufemismo, sull’educazione della gioventù e per comprendere il peso della pedagogia negativa, sempre più distante dai valori fondativi di una formazione equilibrata e stabile delle creature umane. La vincente e salutare pedagogia preventiva di don Bosco, fondata su tre colonne, Ragione, Religione e Amorevolezza, è stata sostituita, perlopiù, dai sistemi rivoluzionari inaugurati da Maria Montessori (1870-1952) da un lato e da don Lorenzo Milani (1923-1967) dall’altro, la cui amalgama si è trasformata in una caotica e deleteria cultura della diseducazione, priva dei connotati autorevoli della sana gerarchia dei ruoli: il maestro zelante (non l’amico) e l’allievo (fatto di anima e di corpo).<br />Il Metodo preventivo della vincente pedagogia di don Bosco era fondato su tre colonne: la Ragione, la Religione, l’Amorevolezza. La Ragione era basata sul diritto naturale e sul diritto divino e, dunque, ricca di buon senso, di armonia e di ferma consapevolezza del creato e della sfera trascendente. La Religione era Cattolica, unita, quindi, alle verità evangeliche, trasmesse da Santa Madre Chiesa, senza contaminazioni ateiste, liberali, massoniche, socialiste, relativiste... L’Amorevolezza che il fondatore dei Salesiani esigeva per i suoi educatori era determinante per capire al meglio l’alunno, quanto quest’ultimo, come persona fatta di anima e di corpo, fosse importante per Dio e, dunque, per la missione educativa dell’insegnante.<br /><br />IL SISTEMA PREVENTIVO DI SAN GIOVANNI BOSCO<br />San Giovanni Bosco desiderava il bene totale dei suoi ragazzi, destinati alla Salvezza eterna grazie al Sacrificio in Croce di Nostro Signore Gesù e per questo li voleva liberare dai peccati. Non c’era competizione con il mondo, né lotta di classe nella metodologia preventiva, che, dunque, non provocava stati di odio, invidie, rancori, ma soltanto solida preparazione spirituale e istruttiva per permettere ai giovani di diventare «buoni cristiani e buoni cittadini» - sintesi mirabile dell’essere persona, rispettata e stimata - qualsiasi mestiere avrebbero poi esercitato.<br />La gioventù, emigrata nell’Ottocento dalle campagne in cerca di fortuna a Torino, era per la maggior parte in balia della strada e della delinquenza, fu così che il sacerdote piemontese ne salvò a migliaia e migliaia, presentando loro la Via, la Verità, la Vita di Cristo; preparandoli a vivere nel mondo istruiti e professionalmente competenti; consegnando loro le armi della preghiera e dei sacramenti. La moltitudine dei suoi figli, sia sacerdoti che laici, diedero così nel mondo intero la possibilità di costruire, generazione dopo generazione, innumerevoli famiglie cattoliche.<br />Scrisse l’autore ne Il Sistema Preventivo nell’educazione dei giovani, testo fondamentale per gli educatori salesiani, pubblicato per la prima volta nell’agosto 1877: «Esso [il Sistema preventivo] consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze [...]. Il sistema Preventivo rende avvisato l’allievo in modo che l’educatore potrà parlare con il linguaggio del cuore sia in tempo...]]></itunes:summary><itunes:duration>511</itunes:duration><itunes:keywords>bosco,don,preventivo,salesiani,sistema</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/81847c440a75fcb36b4898fdf7f0acfc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutti i danni della didattica a distanza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutti-i-danni-della-didattica-a-distanza--42268709</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6387" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6387</a><br /><br />TUTTI I DANNI DELLA DIDATTICA A DISTANZA<br />Durante il lockdown, a causa della DAD molti giovani e bambini hanno sviluppato problemi comportamentali, depressioni, stress, privazione di sonno, ansia da separazione e una ridotta interazione con i genitori<br />di Roberto Marchesini<br />Finalmente abbiamo qualche dato che ci permetta di rispondere a una importante domanda: quali sono gli effetti del lockdown e della Didattica a distanza (Dad) su bambini e ragazzi?<br />Partiamo da una recente ricerca del Gaslini di Genova condotta su 6800 soggetti in tutt'Italia. Emerge che «nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni i disturbi più frequenti sono stati l'aumento dell'irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d'ansia (inquietudine, ansia da separazione). Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) i disturbi più frequenti hanno interessato la "componente somatica" (disturbi d'ansia e somatoformi come la sensazione di mancanza d'aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa)».<br />Faccio presente che «difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio» sono in genere associate a una tendenza depressiva, mentre i «disturbi del sonno» sono ormai considerati tipi della prolungata esposizione a schermi elettronici. Infatti il movimento, i colori forti, la luce violenta e le onde elettromagnetiche alterano i cicli circadiani, riattivando l'organismo. Tornando ai ragazzi tra i 6 e i 18 anni, «è stata osservata una significativa alterazione del ritmo del sonno con tendenza al "ritardo di fase" (adolescenti che vanno a letto molto più tardi e non riescono a svegliarsi al mattino), come in una sorta di "jet lag" domestico. In questa popolazione di più grandi - prosegue la ricerca del Gaslini - è stata inoltre riscontrata una aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell'umore».<br /><br />I DANNI CAUSATI DAL LOCKDOWN<br />Una rassegna mondiale ha riscontrato, nei ragazzi tra i 6 e i 18 anni, l'emergenza di una serie di atteggiamenti causati dal lockdown: incertezza, paura e isolamento; disturbi del sonno, incubi, inappetenza, agitazione, inattenzione (non disattenzione: inattenzione) e ansia da separazione.<br />In Scozia il lockdown sembra aver provocato sintomi simili a quelli del PTSD (sindrome post-traumatica da stress), in genere causato da un evento traumatico, catastrofico o violento. In genere, il PTSD è la sindrome dei soldati coinvolti in combattimenti pesanti. Oltre a questo, sono stati rilevati stress, preoccupazione, ansia e senso di solitudine. In Francia: stress, depressione e ansia.<br />A tutto questo vanno aggiunti i danni, non sperimentalmente rilevati, provocati dalla mancanza di sport e movimento, fondamentali per uno sviluppo psico-fisico equilibrato dei ragazzi; e la deprivazione di sole e aria aperta. Conosciamo anche l'importanza del gruppo dei pari nello sviluppo dei minorenni; ma non possiamo ancora dire quali saranno le conseguenze della sua deprivazione.<br />Concentriamoci ora sulla Dad. Avviene tramite un media device (computer, tablet o cellulare) e può svolgersi tramite trasmissione dal vivo o registrata. Io stesso sto sperimentando questa forma didattica e posso assicurare che il tempo di attenzione, rispetto alla modalità «in presenza», crolla drammaticamente nella versione «live» (figuriamoci in quella registrata). Se poi ci aggiungiamo le difficoltà tecniche legate alla connessione, alla «tenuta» dei programmi e alla funzionalità delle periferiche (web-cam, microfoni, cuffie...), possiamo avere un'idea del livello di questa forma didattica. Per non parlare degli scherzi («Prof, non sentoooooo!!!») e dell'incombente presenza dei genitori.<br /><br />GLI EFFETTI DELL'USO DEI MEDIA DEVICE<br />Come se tutto questo non bastasse, dobbiamo aggiungere a questo disagio anche gli effetti dell'uso dei media device per molte ore al giorno (qualcosa ci ha già detto la ricerca del Gaslini). L'Italian Journal of Pediatrics ha pubblicato una rassegna sulle ricerche che riguardano l'uso di questi apparati nei bambini sotto i sei anni. Ne risulta una importante riduzione dei punteggi in matematica e nell'attenzione, con una importante perdita di efficienza. Abbiamo inoltre: obesità, sedentarietà, comportamenti alimentari dannosi, mal di testa, problemi al collo e alle spalle; disturbi del sonno (li abbiamo già incontrati); danni agli occhi (fatica, irritazione e secchezza degli occhi); infine, una ridotta interazione tra i bambini e i genitori. Tutto questo, come abbiamo detto, riguarda i bambini in età pre-scolare; ma per quale motivo questi effetti non dovrebbero riguardare i ragazzi in età scolare che usufruiscono della Dad?<br />A quanto ne so, molti genitori possono confermare tutto ciò che la ricerca ha rilevato. Insomma: il quadro è preoccupante, per non dire drammatico. I genitori accettano tutto questo perché sono convinti che si tratti di un sacrificio temporaneo, in attesa di tornare alla normalità: scuola in presenza, giochi, relazioni, aria aperta e sano movimento. Non vorrei deludere nessuno, ma i media, all'inizio di questa faccenda, hanno lanciato una nuova parola d'ordine: «Nuova normalità». Il complottismo non piace a nessuno, quindi l'uso contemporaneo e massiccio di questa locuzione sarà sicuramente un caso: un'idea venuta improvvisamente e contemporaneamente a politici e giornalisti. Anche se fosse: perché non credergli? E se questa fosse davvero la «nuova normalità»? Se davvero stessimo sperimentando la «nuova scuola» (oltre alla «nuova sanità»)?<br />Potrebbe essere. Cari genitori: avete mai preso in considerazione l'home schooling?<br /><br />Nota di BastaBugie: per saperne di più sull'home schooling e le scuole parentali per insegnare a casa ai propri figli si può leggere il dossier di BastaBugie sull'educazione parentale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42268709</guid><pubDate>Wed, 02 Dec 2020 00:05:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42268709/tutti_i_danni_della_didattica_a_distanza.mp3" length="6560704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6387&#13;
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TUTTI I DANNI DELLA DIDATTICA A DISTANZA&#13;
Durante il lockdown, a causa della DAD molti giovani e bambini hanno sviluppato problemi comportamentali, depressioni, stress,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6387" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6387</a><br /><br />TUTTI I DANNI DELLA DIDATTICA A DISTANZA<br />Durante il lockdown, a causa della DAD molti giovani e bambini hanno sviluppato problemi comportamentali, depressioni, stress, privazione di sonno, ansia da separazione e una ridotta interazione con i genitori<br />di Roberto Marchesini<br />Finalmente abbiamo qualche dato che ci permetta di rispondere a una importante domanda: quali sono gli effetti del lockdown e della Didattica a distanza (Dad) su bambini e ragazzi?<br />Partiamo da una recente ricerca del Gaslini di Genova condotta su 6800 soggetti in tutt'Italia. Emerge che «nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni i disturbi più frequenti sono stati l'aumento dell'irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d'ansia (inquietudine, ansia da separazione). Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) i disturbi più frequenti hanno interessato la "componente somatica" (disturbi d'ansia e somatoformi come la sensazione di mancanza d'aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa)».<br />Faccio presente che «difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio» sono in genere associate a una tendenza depressiva, mentre i «disturbi del sonno» sono ormai considerati tipi della prolungata esposizione a schermi elettronici. Infatti il movimento, i colori forti, la luce violenta e le onde elettromagnetiche alterano i cicli circadiani, riattivando l'organismo. Tornando ai ragazzi tra i 6 e i 18 anni, «è stata osservata una significativa alterazione del ritmo del sonno con tendenza al "ritardo di fase" (adolescenti che vanno a letto molto più tardi e non riescono a svegliarsi al mattino), come in una sorta di "jet lag" domestico. In questa popolazione di più grandi - prosegue la ricerca del Gaslini - è stata inoltre riscontrata una aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell'umore».<br /><br />I DANNI CAUSATI DAL LOCKDOWN<br />Una rassegna mondiale ha riscontrato, nei ragazzi tra i 6 e i 18 anni, l'emergenza di una serie di atteggiamenti causati dal lockdown: incertezza, paura e isolamento; disturbi del sonno, incubi, inappetenza, agitazione, inattenzione (non disattenzione: inattenzione) e ansia da separazione.<br />In Scozia il lockdown sembra aver provocato sintomi simili a quelli del PTSD (sindrome post-traumatica da stress), in genere causato da un evento traumatico, catastrofico o violento. In genere, il PTSD è la sindrome dei soldati coinvolti in combattimenti pesanti. Oltre a questo, sono stati rilevati stress, preoccupazione, ansia e senso di solitudine. In Francia: stress, depressione e ansia.<br />A tutto questo vanno aggiunti i danni, non sperimentalmente rilevati, provocati dalla mancanza di sport e movimento, fondamentali per uno sviluppo psico-fisico equilibrato dei ragazzi; e la deprivazione di sole e aria aperta. Conosciamo anche l'importanza del gruppo dei pari nello sviluppo dei minorenni; ma non possiamo ancora dire quali saranno le conseguenze della sua deprivazione.<br />Concentriamoci ora sulla Dad. Avviene tramite un media device (computer, tablet o cellulare) e può svolgersi tramite trasmissione dal vivo o registrata. Io stesso sto sperimentando questa forma didattica e posso assicurare che il tempo di attenzione, rispetto alla modalità «in presenza», crolla drammaticamente nella versione «live» (figuriamoci in quella registrata). 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I segnali c'erano già tutti, dopo la legge "contro i discorsi d'odio su internet", una vera e e propria legge bavaglio approvata nel giugno scorso, l'illiberale Macron ha annunciato che vieterà tutte le scuole parentali o l'home schooling su tutto il territorio di Francia, con la scusa di combattere il 'separatismo' (islamico).<br />Nel suo discorso alla Francia di venerdì 2 ottobre, il galletto francese, vezzeggiato da tutta Europa, se da un lato ha riaffermato la "la neutralità dello Stato e in nessun caso la cancellazione delle religioni nello spazio pubblico" ed evidenziato che il problema è "il separatismo islamista e la sua ideologia", dall'altro ha annunciato la approvazione, il prossimo 9 dicembre, di nuove norme che imporranno "dall'inizio dell'anno scolastico 2021 la scolarizzazione obbligatoria per tutti a partire dai tre anni. L'istruzione domestica sarà strettamente limitata ai requisiti sanitari…Poiché la scuola deve prima inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione". La Repubblica dunque è l'unica religione ammessa, di fatto, nelle scuole di Francia. Né più né meno di un ritorno alle nefaste celebrazioni rivoluzionarie già introdotte da Robespierre per promuovere un nuovo futuro di pace e gioia. Non solo, Macron nell'estremo tentativo di "non discriminare" i musulmani francesi nel loro insieme e preso atto della incapacità di combattere l'islamismo, introduce una legge liberticida dei diritti tutti.<br />Che dire della libertà di istruzione che riconosce ai genitori la libertà di scegliere la modalità educative che desiderano per il proprio figlio: in un istituto pubblico, privato in convenzione, privato fuori convenzione o a casa, come prevede la legislazione attuale? Una libertà di educazione esercitata da più di 2 milioni di studenti nella scuola privata, di cui 73.000 senza convenzione pubblica. E sono 50.000 i bambini francesi che ad oggi conducono i loro studi con un'istruzione parentale o 'home schooling'.<br />Nella decisione sulla legge Guermeur del 25 novembre 1977, il Consiglio Costituzionale considerava la libertà di istruzione uno dei principi fondamentali della Repubblica, ora Macron abolirà anche la magistratura Costituzionale? Abolirà le Sentenze Costituzionali o la stessa Corte, pur di imporre il suo nuovo regime illiberale?<br />Macron vuole inoltre maggiori controlli per le scuole indipendenti o non convenzionate che saranno "ulteriormente vigililate", in particolare attraverso un "percorso formativo per il personale", il "contenuto didattico dei corsi" e "l'origine del finanziamento". Intervistata da Aleteia, Anne Coffinier, Presidente dell'associazione "Créer son école", ha ammesso lo sconcerto per le parole di Macron e per la violazione della libertà fondamentale che è la scelta, per tutti i genitori, del tipo di educazione del proprio figlio. "La scuola dell'obbligo dall'età di 3 anni non è per tutti i bambini, alcuni non sono pronti". Secondo lei, questo cambio di paradigma, da un diritto concesso a tutti a un diritto che dovrà essere giustificato, è una grave violazione dei diritti fondamentali. Secondo la "Fondation pour l'Ecole", federazione di 1500 scuole indipendenti (non convenzionate) francesi, "è chiaramente stabilito da diverse sentenze che non un solo autore di attacchi terroristici in Francia proveniva da scuole indipendenti, non c'è dunque ragione di attentare alla libertà di genitori e scuole. Si controllino piuttosto le scuole pubbliche".<br />L'esperta di Scienze Umane Bernadette Nozarian, intervistata da La Vie Journal, quotidiano cristiano d'informazione, ha dichiarato tutte la sua contrarietà: "Il governo ha sbagliato obiettivo e, lungi dal risolvere il problema, rischia di creare di più! Questa nuova legge completerebbe l'inversione del codice educativo e priverebbe i genitori della scelta fondamentale. Sarebbe soprattutto in contraddizione con i testi internazionali: Dichiarazione dei diritti dell'uomo e Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che menzionano la libertà dei genitori di scegliere la modalità di istruzione del proprio figlio…Associazioni, collettivi, famiglie si stanno già mobilitando…È già online una petizione contro questo provvedimento liberticida. Se questa legge verrà approvata, ciò dirà molto sulla capacità della Francia di rivendicare ancora di essere la patria dei diritti umani".<br />Siamo certi che il popolo francese non lascerà mettere le mani dello Stato sui propri figli né concederà a Macron di privarli della libertà. In passato Mitterand ed i suoi governi ci avevano provato agli inizi degli anni '80 con la proposta della "una creazione di un grande servizio pubblico unificato, obbligatorio e laico per l'istruzione nazionale" o Proposta di Legge Savary. Milioni di francesi erano allora scesi in piazza in tutta la Francia, nella sola Parigi furono 2 milioni il 24 giugno del 1984, costringendo lo stesso MItterand ad annunciare il seguente 14 luglio il ritiro della proposta Savary. <br /><br />Nota di BastaBugie: per leggere gli articoli del nostro dossier sull'educazione parentale, cioè la scuola fatta a casa dai genitori (14 articoli), clicca qui!<br /><br />Se ti interessa approfondire il tema della scuola, clicca sul link di uno dei seguenti articoli:<br /><br />LIBERATE I VOSTRI FIGLI DALLE GRINFIE DELLA AZZOLINA: FATEGLI SCUOLA VOI A CASA!<br />Informate il dirigente scolastico che avete intenzione di fare homeschooling (sempre più genitori in Italia scelgono una scuola parentale, non parificata)<br />di Silvana De Mari<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6284" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6284</a><br /><br />ISTRUZIONI PER APRIRE UNA SCUOLA PARENTALE<br />Una scuola parentale può nascere quando famiglie amiche si mettono d'accordo per creare un ambiente educativo comunitario per i loro figli (queste ''regole'' valgono anche per chi intende fare homeschooling)<br />di Maria Bonaretti<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5663" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5663</a><br /> <br />Titolo originale: Macron: Vietate le scuole parentali e l'home school<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06-10-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 685]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41338233</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 04:12:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41338233/macron_vieter_dal_2021_home_schooling_e_scuole_parentali.mp3" length="7146683" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6312&#13;
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MACRON VIETERA' DAL 2021 HOME SCHOOLING E SCUOLE PARENTALI di Luca Volontè&#13;
Macron è il Presidente più illiberale della storia di Francia e tra qualche mese vieterà l'home...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6312" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6312</a><br /><br />MACRON VIETERA' DAL 2021 HOME SCHOOLING E SCUOLE PARENTALI di Luca Volontè<br />Macron è il Presidente più illiberale della storia di Francia e tra qualche mese vieterà l'home schooling (scuole parentali) in tutto il paese, altro che leader dei valori europei! I segnali c'erano già tutti, dopo la legge "contro i discorsi d'odio su internet", una vera e e propria legge bavaglio approvata nel giugno scorso, l'illiberale Macron ha annunciato che vieterà tutte le scuole parentali o l'home schooling su tutto il territorio di Francia, con la scusa di combattere il 'separatismo' (islamico).<br />Nel suo discorso alla Francia di venerdì 2 ottobre, il galletto francese, vezzeggiato da tutta Europa, se da un lato ha riaffermato la "la neutralità dello Stato e in nessun caso la cancellazione delle religioni nello spazio pubblico" ed evidenziato che il problema è "il separatismo islamista e la sua ideologia", dall'altro ha annunciato la approvazione, il prossimo 9 dicembre, di nuove norme che imporranno "dall'inizio dell'anno scolastico 2021 la scolarizzazione obbligatoria per tutti a partire dai tre anni. L'istruzione domestica sarà strettamente limitata ai requisiti sanitari…Poiché la scuola deve prima inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione". La Repubblica dunque è l'unica religione ammessa, di fatto, nelle scuole di Francia. Né più né meno di un ritorno alle nefaste celebrazioni rivoluzionarie già introdotte da Robespierre per promuovere un nuovo futuro di pace e gioia. Non solo, Macron nell'estremo tentativo di "non discriminare" i musulmani francesi nel loro insieme e preso atto della incapacità di combattere l'islamismo, introduce una legge liberticida dei diritti tutti.<br />Che dire della libertà di istruzione che riconosce ai genitori la libertà di scegliere la modalità educative che desiderano per il proprio figlio: in un istituto pubblico, privato in convenzione, privato fuori convenzione o a casa, come prevede la legislazione attuale? Una libertà di educazione esercitata da più di 2 milioni di studenti nella scuola privata, di cui 73.000 senza convenzione pubblica. E sono 50.000 i bambini francesi che ad oggi conducono i loro studi con un'istruzione parentale o 'home schooling'.<br />Nella decisione sulla legge Guermeur del 25 novembre 1977, il Consiglio Costituzionale considerava la libertà di istruzione uno dei principi fondamentali della Repubblica, ora Macron abolirà anche la magistratura Costituzionale? Abolirà le Sentenze Costituzionali o la stessa Corte, pur di imporre il suo nuovo regime illiberale?<br />Macron vuole inoltre maggiori controlli per le scuole indipendenti o non convenzionate che saranno "ulteriormente vigililate", in particolare attraverso un "percorso formativo per il personale", il "contenuto didattico dei corsi" e "l'origine del finanziamento". Intervistata da Aleteia, Anne Coffinier, Presidente dell'associazione "Créer son école", ha ammesso lo sconcerto per le parole di Macron e per la violazione della libertà fondamentale che è la scelta, per tutti i genitori, del tipo di educazione del proprio figlio. "La scuola dell'obbligo dall'età di 3 anni non è per tutti i bambini, alcuni non sono pronti". Secondo lei, questo cambio di paradigma, da un diritto concesso a tutti a un diritto che dovrà essere giustificato, è una grave violazione dei diritti fondamentali. Secondo la "Fondation pour l'Ecole", federazione di 1500 scuole indipendenti (non convenzionate) francesi, "è chiaramente stabilito da diverse sentenze che non un solo autore di attacchi terroristici in Francia proveniva da scuole indipendenti, non c'è dunque ragione di attentare alla libertà di genitori e scuole. 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Qualche anno dopo, nel 1916, partecipando la notte di Natale alla Messa nella chiesa di Nostra Signora del Rosario di Pompei, a Barcellona, dove in quel periodo viveva, si commosse fino alle lacrime nell'ascolto di un canto natalizio. Questi due episodi, presenti nelle biografie di Maria Montessori (1870-1952), rimangono isolati.<br />Pur nata e cresciuta in una famiglia di credenti - i genitori erano cattolici liberali vicini agli ideali risorgimentali - il rapporto con il cristianesimo della celebre pedagogista fu in realtà occasionale e superficiale, mai si approfondì traducendosi in esperienza vissuta e non influì affatto sulla sua visione del mondo e sulle sue scelte, semmai condizionate da altri riferimenti ideologici e culturali, come il positivismo e la teosofia. Riconosceva sì l'importanza della dimensione spirituale nel processo di crescita dei più piccoli, ma per lei la divinità aveva caratteristiche cosmiche, pagane, nulla a che vedere con il Dio incarnato in Gesù Cristo e vivente nella Chiesa.<br />Peraltro, quel momento di commozione in una notte di Natale era forse solo la nostalgia di un'infanzia lontana, mentre la collaborazione con le Francescane romane non nasceva tanto da un'identica preoccupazione educativa quanto dal fatto che quelle religiose assistevano i bimbi rimasti orfani dopo il devastante terremoto di Messina del 1908: un'iniziativa umanitaria in cui la Montessori, attenta ai drammi sociali del suo tempo, si riconosceva. Per giunta, la citata superiora generale delle Francescane era vicina al modernismo, che in quegli anni minava la dottrina e i fondamenti della fede.<br /><br />NEGAZIONE DEL PECCATO ORIGINALE<br />La stessa Maria Montessori subì l'influsso delle tesi moderniste allora in voga. Infatti manifestò apertamente la sua avversione all'idea di peccato originale. Come tanti intellettuali di ieri e di oggi, magari preparati e intelligenti ma presuntuosi, pure lei si sentì in dovere di dare lezioni al plurisecolare Magistero ecclesiale: così la nozione di peccato originale era a suo avviso incompatibile con la "purezza" che vedeva nei bambini. E neppure accettava che nel percorso educativo di un fanciullo esistesse un'autorità, che premia e punisce, identificandola a torto come espressione del potere di turno: dei genitori, dei docenti, dello Stato. Il bambino, con l'aiuto di opportuni e originali strumenti didattici da lei stessa inventati, va invece accompagnato a individuare in se stesso le qualità e le risorse che possiede, per farle emergere. L'insegnante resta nell'ombra, è solo uno strumento, un mezzo nel cammino alla scoperta di sé. Niente maestri di vita da seguire, niente contenuti di valore con cui confrontarsi. L'educazione non è più un incontro, né un rischio, ma un meccanismo da applicare sia pure in modo elastico, adattandosi alle caratteristiche di ciascun allievo: al più viene esaltata la creatività, senza alcun legame organico con la realtà tutta, senza la ricerca di un senso, di un significato da dare alle cose. Ovviamente il metodo Montessori non prevede alcuna "comunità educante", che unisca nel medesimo obiettivo scuola, famiglie e istituzioni, perché ciò che conta è puntare i riflettori sui singoli individui e potenziarli, quasi fossero prodotti da laboratorio. Siamo lontani anni luce dal capolavoro educativo di Don Bosco, il sistema preventivo basato su ragione, religione e amorevolezza, che punta ancor oggi a formare buoni cittadini e non dei geni senza un vero legame con il contesto sociale, creature di Dio e non individui privi di radici.<br />Maria Montessori è stata accusata di vicinanza al fascismo e di aver cercato l'appoggio di Mussolini, che in effetti inizialmente sostenne le sue scuole, tentando di condizionarle per farne uno strumento di propaganda del regime. Il tentativo fallì, e "la donna che rivoluzionò per sempre il mondo dell'educazione" fu costretta a lasciare l'Italia, dove tornò solo nel dopoguerra, pochi anni prima della morte, dopo aver girato mezzo mondo per far conoscere le sue idee e creare un movimento che le diffondesse. Innegabile il successo di questi tour da un Paese all'altro. E proprio in questi viaggi ebbe incontri importanti, come con il Mahatma Gandhi, che arricchirono il suo bagaglio ideologico, rendendolo ancor più complesso ed eterogeneo.<br /><br />PACIFISMO, AMBIENTALISMO, GENDERISMO<br />Si può affermare che le sue intuizioni, la sua idea di scuola, di educazione, di formazione, di società, sono state profetiche, ma in negativo: hanno cioè in qualche modo precorso e per certi aspetti favorito lo spettacolo piuttosto desolante cui oggi assistiamo, dove imperano idoli che solo apparentemente sono a favore della persona umana. La Montessori credeva nell'educazione ambientale, ma questa oggi si è tramutata in un martellante integralismo ambientalista; sosteneva l'educazione alla pace, ma il risultato è un astratto pacifismo a senso unico, che ignora le vere dittature; credeva nell'educazione alla mondialità (con l'obiettivo di abolire tutti i confini), ma siamo ridotti a subire un globalismo totalitario che soffoca ogni identità. Insomma, una delusione, ben dissimulata da una narrazione agiografica e acritica che non ci aiuta a cogliere i limiti e le contraddizioni di una "maestra del sospetto", intenta a vanificare - con le sue idee e le sue opere - la struttura naturale della convivenza umana, a partire dalla figura e dal ruolo della donna. Al punto che gli attuali sostenitori, ad esempio, del divorzio e dell'aborto volontario, trovano facilmente in lei un punto di riferimento perché da protofemminista sosteneva la più totale libertà di scelta e di autodeterminazione, fuori da ogni schema precostituito e da ogni pregiudizio.<br />La novità è che ora è diventata anche l'idolo dei movimenti Lgbt, che combattono contro le cosiddette discriminazioni di genere. Perché? Perché il metodo Montessori non prevede percorsi differenziati maschio-femmina. Infatti gli ausili didattici sono neutri (niente bambole o soldatini); non ci sono in aula o nell'abbigliamento degli scolari colori che distinguono (il rosa e l'azzurro); non c'è competitività, con il rischio che prevalgano i maschi, perché non si dà peso a voti e giudizi; non c'è il timore di favorire comportamenti differenziati a seconda del sesso, perché l'impostazione prevalentemente pratica del metodo fa sì che tutti imparino ad esempio i lavori domestici.<br /><br />Nota di BastaBugie: sulla Montessori è stata fatta anche una fiction che, ovviamente, ha tralasciato tutte le ombre per esaltare le (supposte) luci. Ad esempio viene nascosto il fatto che la Montessori si era iscritta alla Società Teosofica della medium russa Helena Blavatsky che odiava il cristianesimo (sì, lo odiava proprio).<br />Per leggere la critica alla fiction e per approfondire cosa sia la teosofia (a cui aveva aderito la Montessori) e perché è all'origine dell'occultismo moderno, clicca sul seguente link.<br /><br />LA FICTION DI PAOLA CORTELLESI SULLA MONTESSORI DIMENTICA DI DIRE CHE APPOGGIAVA L'EUGENETICA, LA MASSONERIA E L'ESOTERISMO<br />Lo sceneggiato in due puntate fa della pedagogista un ritratto da eroina, ma la realtà è molto diversa<br />di Rino Cammilleri<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5594" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5594</a><br /> <br />Titolo originale: Montessori, un metodo educativo che non educa<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 681]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40776003</guid><pubDate>Tue, 08 Sep 2020 23:27:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40776003/il_metodo_montessori_diseducativo_perch_nega_il_principio_di_autorit.mp3" length="7783234" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6271&#13;
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IL METODO MONTESSORI E' DISEDUCATIVO PERCHE' NEGA IL PRINCIPIO DI AUTORITA' di Vincenzo Sansonetti&#13;
Nel 1910 aprì una Casa dei Bambini nel convento delle Francescane Missionarie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6271" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6271</a><br /><br />IL METODO MONTESSORI E' DISEDUCATIVO PERCHE' NEGA IL PRINCIPIO DI AUTORITA' di Vincenzo Sansonetti<br />Nel 1910 aprì una Casa dei Bambini nel convento delle Francescane Missionarie di Maria, a Roma, entrando in sintonia con la superiora generale, madre Marie de la Rédemption. Qualche anno dopo, nel 1916, partecipando la notte di Natale alla Messa nella chiesa di Nostra Signora del Rosario di Pompei, a Barcellona, dove in quel periodo viveva, si commosse fino alle lacrime nell'ascolto di un canto natalizio. Questi due episodi, presenti nelle biografie di Maria Montessori (1870-1952), rimangono isolati.<br />Pur nata e cresciuta in una famiglia di credenti - i genitori erano cattolici liberali vicini agli ideali risorgimentali - il rapporto con il cristianesimo della celebre pedagogista fu in realtà occasionale e superficiale, mai si approfondì traducendosi in esperienza vissuta e non influì affatto sulla sua visione del mondo e sulle sue scelte, semmai condizionate da altri riferimenti ideologici e culturali, come il positivismo e la teosofia. Riconosceva sì l'importanza della dimensione spirituale nel processo di crescita dei più piccoli, ma per lei la divinità aveva caratteristiche cosmiche, pagane, nulla a che vedere con il Dio incarnato in Gesù Cristo e vivente nella Chiesa.<br />Peraltro, quel momento di commozione in una notte di Natale era forse solo la nostalgia di un'infanzia lontana, mentre la collaborazione con le Francescane romane non nasceva tanto da un'identica preoccupazione educativa quanto dal fatto che quelle religiose assistevano i bimbi rimasti orfani dopo il devastante terremoto di Messina del 1908: un'iniziativa umanitaria in cui la Montessori, attenta ai drammi sociali del suo tempo, si riconosceva. Per giunta, la citata superiora generale delle Francescane era vicina al modernismo, che in quegli anni minava la dottrina e i fondamenti della fede.<br /><br />NEGAZIONE DEL PECCATO ORIGINALE<br />La stessa Maria Montessori subì l'influsso delle tesi moderniste allora in voga. Infatti manifestò apertamente la sua avversione all'idea di peccato originale. Come tanti intellettuali di ieri e di oggi, magari preparati e intelligenti ma presuntuosi, pure lei si sentì in dovere di dare lezioni al plurisecolare Magistero ecclesiale: così la nozione di peccato originale era a suo avviso incompatibile con la "purezza" che vedeva nei bambini. E neppure accettava che nel percorso educativo di un fanciullo esistesse un'autorità, che premia e punisce, identificandola a torto come espressione del potere di turno: dei genitori, dei docenti, dello Stato. Il bambino, con l'aiuto di opportuni e originali strumenti didattici da lei stessa inventati, va invece accompagnato a individuare in se stesso le qualità e le risorse che possiede, per farle emergere. L'insegnante resta nell'ombra, è solo uno strumento, un mezzo nel cammino alla scoperta di sé. Niente maestri di vita da seguire, niente contenuti di valore con cui confrontarsi. L'educazione non è più un incontro, né un rischio, ma un meccanismo da applicare sia pure in modo elastico, adattandosi alle caratteristiche di ciascun allievo: al più viene esaltata la creatività, senza alcun legame organico con la realtà tutta, senza la ricerca di un senso, di un significato da dare alle cose. Ovviamente il metodo Montessori non prevede alcuna "comunità educante", che unisca nel medesimo obiettivo scuola, famiglie e istituzioni, perché ciò che conta è puntare i riflettori sui singoli individui e potenziarli, quasi fossero prodotti da laboratorio. Siamo lontani anni luce dal capolavoro educativo di Don Bosco, il sistema preventivo basato su ragione, religione e amorevolezza, che punta ancor oggi a formare buoni cittadini e non dei geni senza un vero legame con il contesto sociale, creature di Dio e non individui privi di...]]></itunes:summary><itunes:duration>487</itunes:duration><itunes:keywords>autorità,diseducativo,montessori,principio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/412875cde7524c3f435698e388bde190.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il coronavirus ha mostrato la bellezza di fare la scuola a casa con i genitori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-coronavirus-ha-mostrato-la-bellezza-di-fare-la-scuola-a-casa-con-i-genitori--29993090</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6161" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6161</a><br /><br />IL CORONAVIRUS HA MOSTRATO LA BELLEZZA DI FARE LA SCUOLA A CASA CON I GENITORI di Chiara Chiessi<br />«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze ed un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli, come è giusto, l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone XIII, 10 gennaio 1890).<br />Il pensiero di Papa Leone XIII è molto indicativo, specialmente oggi: a causa del Covid, milioni di studenti sono costretti a casa e molti genitori stanno iniziando a praticare l'homeschooling, ovvero l'istruzione a casa per i propri figli.<br />Avere la possibilità di educare i propri figli a casa, rappresenta un punto fermo per tutte quelle famiglie che non vogliono affidare i propri figli allo Stato, un'imprescindibile libertà per i genitori che desiderano trasmettere alla propria prole la fede e valori sani.<br /><br />SE FAI SCUOLA A CASA SEI PIÙ PREPARATO DEGLI ALTRI<br />In un articolo di LifeSiteNews, un giornalista intervista una ragazza ventenne di nome Hedwig Hageböck, traduttrice in tedesco di diversi libri del Card. Robert Sarah, che è stata educata con l'homeschooling da quando con la famiglia si è trasferita in Francia a quattordici anni di età. Prima di allora aveva frequentato una scuola regolare in Germania.<br />La ragazza ha espresso apprezzamento per l'homeschooling sia per aver potuto passare più tempo con la famiglia sia per aver potuto creare un programma di studio personalizzato, approfondendo determinati argomenti che più le interessavano.<br />Lo studio delle lingue, ad esempio, veniva effettuato soprattutto grazie a lunghi soggiorni con famiglie madrelingua; per cui alla teoria si affiancava da subito la pratica.<br />Gli oppositori dell'homeschooling sostengono che se i bambini vengono educati a casa, cresceranno socialmente isolati.<br />Hageböck risponde però che tutte le famiglie i cui figli vengono educati a casa, si sforzano di fornire ai propri ragazzi molti contatti diversi, a partire dallo sport, i club musicali, i vicini e gli amici.<br />Inoltre, questo tipo di istruzione aiuta molto nell'auto-organizzazione ed apprendimento indipendente, fondamentali nel successivo studio universitario. "Forse, questa situazione attuale è un buon momento per fare tesoro di queste esperienze di homeschooling per aumentarne la consapevolezza in Germania come insegnanti, genitori o alunni, e chiedere la possibilità di studiare a casa", ha suggerito Hageböck.<br /><br />LA PERSECUZIONE IN GERMANIA<br />La persecuzione verso le famiglie che scelgono l'homeschooling per i loro figli è una triste realtà in Germania: famoso è il caso della famiglia tedesca evangelica Romeikes, di nove figli, che chiese asilo agli Stati Uniti per via della persecuzione che stava affrontando in Germania per la propria scelta educativa (multe fino ad 11mila dollari, visite della polizia, minacce di sottrarre i figli ai genitori).<br />In un primo momento, un giudice del Tennessee aveva accolto in primo grado la richiesta di asilo, poi ribaltata dalla Corte di Appello. Infatti in Germania il divieto di educare i propri figli in casa, non è inteso come una violazione dei diritti umani.<br />Temendo di essere rimpatriati, i Romeikes avevano fatto appello anche alla Corte Suprema, che tuttavia non aveva accolto la richiesta. Ma la famiglia ha potuto comunque rimanere negli Stati Uniti, perché l'espulsione è rimasta "sospesa a tempo indefinito", più per motivi burocratici che legali.<br />In conclusione, quello che speriamo vivamente è che la situazione attuale del Covid possa portare ad un ripensamento dell'homeschooling, un diritto ed un sistema fondamentale d'istruzione che vede nei genitori i principali responsabili della formazione ed educazione dei propri figli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29993090</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2020 14:19:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29993090/coronavirus_e_homeschooling.mp3" length="5722696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6161

IL CORONAVIRUS HA MOSTRATO LA BELLEZZA DI FARE LA SCUOLA A CASA CON I GENITORI di Chiara Chiessi
«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6161" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6161</a><br /><br />IL CORONAVIRUS HA MOSTRATO LA BELLEZZA DI FARE LA SCUOLA A CASA CON I GENITORI di Chiara Chiessi<br />«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze ed un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli, come è giusto, l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone XIII, 10 gennaio 1890).<br />Il pensiero di Papa Leone XIII è molto indicativo, specialmente oggi: a causa del Covid, milioni di studenti sono costretti a casa e molti genitori stanno iniziando a praticare l'homeschooling, ovvero l'istruzione a casa per i propri figli.<br />Avere la possibilità di educare i propri figli a casa, rappresenta un punto fermo per tutte quelle famiglie che non vogliono affidare i propri figli allo Stato, un'imprescindibile libertà per i genitori che desiderano trasmettere alla propria prole la fede e valori sani.<br /><br />SE FAI SCUOLA A CASA SEI PIÙ PREPARATO DEGLI ALTRI<br />In un articolo di LifeSiteNews, un giornalista intervista una ragazza ventenne di nome Hedwig Hageböck, traduttrice in tedesco di diversi libri del Card. Robert Sarah, che è stata educata con l'homeschooling da quando con la famiglia si è trasferita in Francia a quattordici anni di età. Prima di allora aveva frequentato una scuola regolare in Germania.<br />La ragazza ha espresso apprezzamento per l'homeschooling sia per aver potuto passare più tempo con la famiglia sia per aver potuto creare un programma di studio personalizzato, approfondendo determinati argomenti che più le interessavano.<br />Lo studio delle lingue, ad esempio, veniva effettuato soprattutto grazie a lunghi soggiorni con famiglie madrelingua; per cui alla teoria si affiancava da subito la pratica.<br />Gli oppositori dell'homeschooling sostengono che se i bambini vengono educati a casa, cresceranno socialmente isolati.<br />Hageböck risponde però che tutte le famiglie i cui figli vengono educati a casa, si sforzano di fornire ai propri ragazzi molti contatti diversi, a partire dallo sport, i club musicali, i vicini e gli amici.<br />Inoltre, questo tipo di istruzione aiuta molto nell'auto-organizzazione ed apprendimento indipendente, fondamentali nel successivo studio universitario. "Forse, questa situazione attuale è un buon momento per fare tesoro di queste esperienze di homeschooling per aumentarne la consapevolezza in Germania come insegnanti, genitori o alunni, e chiedere la possibilità di studiare a casa", ha suggerito Hageböck.<br /><br />LA PERSECUZIONE IN GERMANIA<br />La persecuzione verso le famiglie che scelgono l'homeschooling per i loro figli è una triste realtà in Germania: famoso è il caso della famiglia tedesca evangelica Romeikes, di nove figli, che chiese asilo agli Stati Uniti per via della persecuzione che stava affrontando in Germania per la propria scelta educativa (multe fino ad 11mila dollari, visite della polizia, minacce di sottrarre i figli ai genitori).<br />In un primo momento, un giudice del Tennessee aveva accolto in primo grado la richiesta di asilo, poi ribaltata dalla Corte di Appello. Infatti in Germania il divieto di educare i propri figli in casa, non è inteso come una violazione dei diritti umani.<br />Temendo di essere rimpatriati, i Romeikes avevano fatto appello anche alla Corte Suprema, che tuttavia non aveva accolto la richiesta. 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Durante il contagio il ministero è stato incerto e tentennante, non ha dato nessun tipo di sicurezza ai genitori per quanto riguarda la ripresa della scuola e le modalità con cui potrà avvenire. Negli altri Paesi europei le lezioni in classe sono riprese mentre da noi si viaggia al buio. Si dice - ma i "si dice" si sono moltiplicati in molti campi perché il governo non chiarisce e arriva in ritardo - che riapriranno a settembre con il lavoro organizzato a piccoli gruppi chiusi.<br />Nel frattempo c'è chi specula sulla didattica a distanza, presentandola come l'occasione per provocare un passo in avanti nell'organizzazione e nei metodi dell'istruzione: la quarantena come occasione di rinnovamento da proseguire oltre la quarantena.<br />La cosa lascia molto perplessi sia per motivi didattici sia per gli interessi che si intravedono dietro queste proposte. Nel frattempo il pericolo di nuove forme di autoritarismo aumenta, si diffonde un clima di forte sospetto verso un utilizzo della pandemia per instaurare un regime di controllo che certamente riguarderà anche la scuola, l'insegnamento, la privacy di alunni e genitori. Sulla spinta della pandemia il potere politico potrà imporre comportamenti di massa che interesserebbero senz'altro anche la scuola.<br /><br />SCUOLE PARITARIE IN FORTE CRISI<br />In questo contesto di grande preoccupazione, con il governo assente sul problema, ad essere maggiormente colpite sono le scuole paritarie che in Italia sono soprattutto cattoliche. La lunga chiusura, la crisi economica che non permetterà a molte famiglie di pagare le rette, la mancanza di provvedimenti di sostegno nell'ultimo decreto-legge, l'incertezza normativa per il futuro... stanno mettendo in forte crisi queste scuole, molte delle quali non potranno riaprire nell'indifferenza generale. La Chiesa italiana si è dimostrata debole in questa fase di pandemia, facendosi dettare dallo Stato perfino le norme della liturgia, e anche sul tema delle scuole paritarie non interviene come dovrebbe.<br />Il quadro che qui abbiamo sommariamente descritto condurrà alla riduzione del numero delle scuole cattoliche verso le quali mai nessun governo aveva dimostrato una ostilità così forte come il presente, e la sottomissione delle superstiti alla ragion di Stato. L'intero reparto si indebolirà e le poche scuole rimaste non avranno alcuna forza contrattuale per far valere la propria identità nei confronti di uno Stato che, nel frattempo, sperimenterà nuove forme di controllo anche approvando leggi - come la legge Zan contro l'omofobia - che limiteranno la libertà di pensiero dei cattolici e quindi anche la libertà di educazione nelle scuole del settore pubblico integrato.<br />Per questo si ritiene che questa sia l'ora delle scuole parentali cattoliche. Non per indebolire le scuole paritarie ma per rafforzarle e preparare scialuppe di salvataggio per il futuro. La lotta e la rivendicazione delle paritarie cattoliche contro questo governo deve andare avanti, ma nello stesso tempo i cattolici dovranno pensare a creare il più possibile scuole parentali cattoliche, libere dallo Stato. Ciò potrebbe essere fatto anche dalle stesse scuole paritarie facendo nascere attorno a sé qualche scuola parentale, offrendo degli spazi, coinvolgendo dei genitori: piccoli nuclei di qualcosa di nuovo e di veramente libero.<br />Ogni scuola paritaria cattolica ha un proprio carisma, soprattutto quelle con alle spalle qualche istituto religioso. Questo carisma potrebbe animare anche la o le scuole parentali da far nascere sotto l'ala della paritaria.<br /><br />LA SCUOLA PARENTALE È FACILMENTE REALIZZABILE<br />Le scuole paritarie non sono però solo gestite da famiglie religiose ma anche da cooperative di laici e da associazioni di famiglie: a costoro di fare il primo passo nella costituzione di una scuola parentale cattolica sorella della paritaria. È noto che le scuole paritarie non hanno sempre capito l'esigenza delle parentali e che le hanno viste come una concorrenza, ma è venuto il momento di superare questi antagonismi.<br />L'incertezza in cui sono lasciate le famiglie in questo momento può essere un elemento contingente che aiuta. La scuola parentale nasce incentrata su "Gesù Maestro" e dalla consapevolezza che la priorità educativa non è dello Stato. Però essa risponde anche a dei bisogni e fornisce dei servizi di cui le famiglie aderenti sono contemporaneamente fornitrici e fruitrici.<br />Allo stato attuale una famiglia non sa cosa accadrà in settembre e molti genitori fanno questo ragionamento: se alla ripresa della scuola verranno organizzati piccoli gruppi di alunni facenti riferimento ad un unico  insegnante, perché questo piccolo gruppo non possiamo farlo noi genitori in una scuola parentale nel giardino di casa mia? Almeno per la scuola materna e la scuola elementare la cosa è facilmente realizzabile. L'incertezza, il pericolo e le nuove ristrettezze educative stanno spingendo molti genitori a questo ragionamento avvicinandoli all'ipotesi di creare una scuola parentale.<br />Se da un lato la cosa sembra presentare delle difficoltà dall'altro in realtà è piuttosto semplice. La Costituzione fa obbligo di frequentare la scuola fino ad una certa età, ma se i genitori dichiarano ufficialmente di farsi carico direttamente dell'educazione dei figli e di assolvere in questo modo l'obbligo scolastico possono farlo. Non si corre nessun rischio e si dà vita ad un'avventura di responsabilità e di libertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28358969</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 14:32:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28358969/stato_coronavirus_scuole_paritarie.mp3" length="6161971" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6139

LO STATO UTILIZZA IL CORONAVIRUS PER STRANGOLARE LE SCUOLE PARITARIE di Riccardo Cascioli e Stefano Fontana
Il reparto scuola è in subbuglio. Durante il contagio il ministero è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6139" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6139</a><br /><br />LO STATO UTILIZZA IL CORONAVIRUS PER STRANGOLARE LE SCUOLE PARITARIE di Riccardo Cascioli e Stefano Fontana<br />Il reparto scuola è in subbuglio. Durante il contagio il ministero è stato incerto e tentennante, non ha dato nessun tipo di sicurezza ai genitori per quanto riguarda la ripresa della scuola e le modalità con cui potrà avvenire. Negli altri Paesi europei le lezioni in classe sono riprese mentre da noi si viaggia al buio. Si dice - ma i "si dice" si sono moltiplicati in molti campi perché il governo non chiarisce e arriva in ritardo - che riapriranno a settembre con il lavoro organizzato a piccoli gruppi chiusi.<br />Nel frattempo c'è chi specula sulla didattica a distanza, presentandola come l'occasione per provocare un passo in avanti nell'organizzazione e nei metodi dell'istruzione: la quarantena come occasione di rinnovamento da proseguire oltre la quarantena.<br />La cosa lascia molto perplessi sia per motivi didattici sia per gli interessi che si intravedono dietro queste proposte. Nel frattempo il pericolo di nuove forme di autoritarismo aumenta, si diffonde un clima di forte sospetto verso un utilizzo della pandemia per instaurare un regime di controllo che certamente riguarderà anche la scuola, l'insegnamento, la privacy di alunni e genitori. Sulla spinta della pandemia il potere politico potrà imporre comportamenti di massa che interesserebbero senz'altro anche la scuola.<br /><br />SCUOLE PARITARIE IN FORTE CRISI<br />In questo contesto di grande preoccupazione, con il governo assente sul problema, ad essere maggiormente colpite sono le scuole paritarie che in Italia sono soprattutto cattoliche. La lunga chiusura, la crisi economica che non permetterà a molte famiglie di pagare le rette, la mancanza di provvedimenti di sostegno nell'ultimo decreto-legge, l'incertezza normativa per il futuro... stanno mettendo in forte crisi queste scuole, molte delle quali non potranno riaprire nell'indifferenza generale. La Chiesa italiana si è dimostrata debole in questa fase di pandemia, facendosi dettare dallo Stato perfino le norme della liturgia, e anche sul tema delle scuole paritarie non interviene come dovrebbe.<br />Il quadro che qui abbiamo sommariamente descritto condurrà alla riduzione del numero delle scuole cattoliche verso le quali mai nessun governo aveva dimostrato una ostilità così forte come il presente, e la sottomissione delle superstiti alla ragion di Stato. L'intero reparto si indebolirà e le poche scuole rimaste non avranno alcuna forza contrattuale per far valere la propria identità nei confronti di uno Stato che, nel frattempo, sperimenterà nuove forme di controllo anche approvando leggi - come la legge Zan contro l'omofobia - che limiteranno la libertà di pensiero dei cattolici e quindi anche la libertà di educazione nelle scuole del settore pubblico integrato.<br />Per questo si ritiene che questa sia l'ora delle scuole parentali cattoliche. Non per indebolire le scuole paritarie ma per rafforzarle e preparare scialuppe di salvataggio per il futuro. La lotta e la rivendicazione delle paritarie cattoliche contro questo governo deve andare avanti, ma nello stesso tempo i cattolici dovranno pensare a creare il più possibile scuole parentali cattoliche, libere dallo Stato. Ciò potrebbe essere fatto anche dalle stesse scuole paritarie facendo nascere attorno a sé qualche scuola parentale, offrendo degli spazi, coinvolgendo dei genitori: piccoli nuclei di qualcosa di nuovo e di veramente libero.<br />Ogni scuola paritaria cattolica ha un proprio carisma, soprattutto quelle con alle spalle qualche istituto religioso. Questo carisma potrebbe animare anche la o le scuole parentali da far nascere sotto l'ala della paritaria.<br /><br />LA SCUOLA PARENTALE È FACILMENTE REALIZZABILE<br />Le scuole paritarie non sono però solo gestite da famiglie...]]></itunes:summary><itunes:duration>386</itunes:duration><itunes:keywords>controllo,coronavirus,istruzione,massa,parentali,paritarie,stato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0ec70f26f21136431c703d697716251a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don Bosco e la pedagogia preventiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-bosco-e-la-pedagogia-preventiva--22443807</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008</a><br /><br />DON BOSCO E LA PEDAGOGIA PREVENTIVA<br />Don Bosco viene ricordato anche per la sua pedagogia. Essa è stata definita "preventiva", ovvero una pedagogia che mirava ad evitare gli errori comportamentali piuttosto che a curarli dopo che questi si fossero manifestati. In realtà il famoso sacerdote piemontese era convinto che la pedagogia vera non avesse bisogno di metodi precostituiti, ma decise lo stesso di dare un nome alla sua pedagogia perché doveva pur dare una definizione da presentare al ministro Rattazzi.<br /><br />L'ESISTENZA DELLA VERITÀ<br />La pedagogia di Don Bosco era ovviamente una pedagogia che si basava sulla convinzione dell'esistenza della verità. Sulla convinzione cioè che il soggetto che la pedagogia doveva servire (il fanciullo), pur nelle diversità contestuali, familiari e sociali, fosse sempre lo stesso, ovvero un dato perenne. A dimostrazione di ciò, egli affermava che il primo bisogno del fanciullo fosse quello di essere amato. Sperimentò che quando un giovane o un fanciullo vive nella strada o una vita animalesca nei tuguri, diventa diffidente e scontroso. Invece, quando gli si dimostra affetto e lo si circonda di calore e simpatia, le cose cambiano. Insomma, va fatto capire ai fanciulli che la loro vita non è senza senso, ma sempre frutto di un progetto di amore, che non si è "gettati" nel mondo, ma che invece si ha la possibilità di essere accompagnati dall'Assoluto.<br />Ma come mai don Bosco era convinto che il fanciullo, una volta amato, tendesse sempre a rispondere positivamente? La risposta sta nel fatto che egli era convinto che nessun fanciullo fosse veramente cattivo. Attenzione però: questa convinzione non si poneva all'interno di una prospettiva di tipo roussoniana (l'uomo in natura è sempre buono, ciò che lo corrompe è il progresso e la società), quanto nella concezione autenticamente cattolica del peccato originale. Il Santo credeva che il fanciullo, più facilmente dell'adulto, tendesse a rispondere alla pedagogia del'amore, perché questi (il fanciullo) ancora conserva in sé le gemme preziose della grazia santificante ricevuta dal Battesimo e di una vita senza malizia.<br />Dunque, "prevenzione" del suo metodo vuol dire appunto prendere i fanciulli quanto prima: evitare che si possano guastare e quindi rendere più difficile il loro recupero e l'efficacia della pedagogia dell'amore.<br />Per far questo don Bosco dette grande importanza all'oratorio. Volle che i ragazzi non fossero nella strada, bensì sempre controllati non solo nello studio ma anche nel giocare e nel trascorrere il tempo libero. Attenzione: il gioco e lo sport vennero valorizzati da don Bosco non solo come riempimento, ma anche come realizzazione e contributo importante alla crescita. Il gioco, come possibilità di scaricare le proprie energie per evitare, quindi, qualsiasi tipo di "corto circuito" sul piano fisico e mentale; e per evitare che il fanciullo trascorresse nell'ozio i suoi momenti di libertà dallo studio. Ma anche lo sport, come capacità di giocare nell'accettazione delle regole, vere metafore dell'oggettività della vita; ovvero il fatto che l'uomo non può gestire la sua esistenza a proprio piacimento, ma sempre in conformità alle leggi che non può darsi da sé, ma che invece deve oggettivamente riconoscere e rispettare.<br /><br />LA RISPOSTA ALLA MORALE AUTORITARIA POSTKANTIANA<br />La pedagogia preventiva di don Bosco muove non solo dalla convinzione dell'esistenza della verità, ma anche dalla convinzione secondo cui tale verità è conoscibile. Essa presuppone che alla base dell'educazione vi sia la possibilità di motivare le regole imposte. Insomma, non si tratta della cosiddetta "morale del pugno sbattuto sul tavolo", devi far questo perché lo devi fare, bensì della morale che, imponendo regole, dà anche la spiegazione delle motivazioni che ne sono alla base.<br />In questo senso si capisce molto bene come la spiritualità e il pensiero pedagogico di don Bosco costituiscano valide ed evidenti risposte alla mentalità dominante nel XIX secolo. La morale di quel secolo era infatti di tipo autoritario, proprio perché "figlia" della filosofia kantiana. Tale pensiero aveva demolito la metafisica, affermando l'impossibilità di dimostrare l'esistenza di Dio; accorgendosi poi dell'incapacità, in tal modo, di costruire una morale universale. Kant, dunque, dovette recuperare queste verità non più nella prospettiva razionale, bensì in quella volontaristica: anche se Dio non è conoscibile, deve essere ammesso per esigenze morali. Da qui una morale che non poggiasse sull'evidenza della verità, ma solo sull'impulso della volontà; una morale non più basata sulla persuasione, ma solo sull'imperativo categorico.<br /><br />L'ALLEGRIA<br />L'esito di questa prospettiva pedagogica fondata sul riconoscimento della verità e di una morale basata sulla persuasione era inevitabilmente un rapportarsi positivo e gioioso nei confronti della vita, atteggiamento questo molto lontano dalla cultura del tempo o da spiritualità seriose e protestantiche. Scrive un famoso biografo di don Bosco, Bonaventura Zarbà D'Assoro: Ecco perché don Bosco vuol bandito ogni sussiego e ogni accigliamento del volto degli educatori salesiani, e ogni piega amara sul labbro dei loro educandi. Egli ispira la sua pedagogia al motto di San Filippo Neri: 'Scrupoli e malinconia, via da casa mia!' che non è altro poi che la traduzione libera del detto paolino: 'Guadete, iterum dico, gaudete!' (...). Dell'allegria don Bosco fece come un precetto del vivere fin dai primi anni, e com'egli aveva vissuta la giovinezza a cielo aperto, così volle che i fanciulli avessero 'ampia libertà di saltare, correre, schiamazzar a piacimento.' La disposizione de' suoi istituti conserva l'impronta di quello stile; niente chiostre e cortili chiusi: aria e luce, nell'anima e fuori.<br /><br />L'AMORE ALLA CHIESA E AL PAPA E IL SENSO DELLA GIUSTIZIA<br />La pedagogia di don Bosco, partendo da questi presupposti, si mosse anche nella trasmissione ai fanciulli dell'affidamento alla Chiesa e al suo Capo visibile, nell'amore verso queste realtà. Il Governo Piemontese, infatti, non sopportava le scuole di don Bosco proprio perché in esse gli allievi s'innamoravano della Chiesa e di Pio IX.<br />La prospettiva di don Bosco, proprio perché basata sul riconoscimento della verità e pur fondandosi sull'amore, non si traduceva in una sorta di relativismo mieloso. Egli era convinto della necessità della missione. Racconta Zarbà D'Assoro: "Una delle ultime volte che don Bosco comparve in mezzo ai suoi, il 7 dicembre 1887, fu per trascinarsi incontro a monsignor Cagliero che tornava a rivederlo ancora e gli conduceva con alcune suore una piccola india battezzata. 'Eccole - gli dissero - o Padre, una primizia che i suoi figli le offrono dagli ultimi confini della terra'. E subito la giovinetta, con accento filiale disse: 'Vi ringrazio, carissimo Padre, di aver mandato i vostri missionari a salvar me ed i miei fratelli! Essi ci hanno resi cristiani e ci hanno aperto le porte del cielo.' Don Bosco pianse. Nella piccola india redenta egli vedeva non solo il primo fiore cristiano delle Pampas, ma anche il pegno delle future conquiste destinate ai suoi figli."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22443807</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2020 09:44:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22443807/la_pedagogia_di_don_bosco.mp3" length="8044041" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008

DON BOSCO E LA PEDAGOGIA PREVENTIVA
Don Bosco viene ricordato anche per la sua pedagogia. Essa è stata definita "preventiva", ovvero una pedagogia che mirava ad evitare gli errori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6008</a><br /><br />DON BOSCO E LA PEDAGOGIA PREVENTIVA<br />Don Bosco viene ricordato anche per la sua pedagogia. Essa è stata definita "preventiva", ovvero una pedagogia che mirava ad evitare gli errori comportamentali piuttosto che a curarli dopo che questi si fossero manifestati. In realtà il famoso sacerdote piemontese era convinto che la pedagogia vera non avesse bisogno di metodi precostituiti, ma decise lo stesso di dare un nome alla sua pedagogia perché doveva pur dare una definizione da presentare al ministro Rattazzi.<br /><br />L'ESISTENZA DELLA VERITÀ<br />La pedagogia di Don Bosco era ovviamente una pedagogia che si basava sulla convinzione dell'esistenza della verità. Sulla convinzione cioè che il soggetto che la pedagogia doveva servire (il fanciullo), pur nelle diversità contestuali, familiari e sociali, fosse sempre lo stesso, ovvero un dato perenne. A dimostrazione di ciò, egli affermava che il primo bisogno del fanciullo fosse quello di essere amato. Sperimentò che quando un giovane o un fanciullo vive nella strada o una vita animalesca nei tuguri, diventa diffidente e scontroso. Invece, quando gli si dimostra affetto e lo si circonda di calore e simpatia, le cose cambiano. Insomma, va fatto capire ai fanciulli che la loro vita non è senza senso, ma sempre frutto di un progetto di amore, che non si è "gettati" nel mondo, ma che invece si ha la possibilità di essere accompagnati dall'Assoluto.<br />Ma come mai don Bosco era convinto che il fanciullo, una volta amato, tendesse sempre a rispondere positivamente? La risposta sta nel fatto che egli era convinto che nessun fanciullo fosse veramente cattivo. Attenzione però: questa convinzione non si poneva all'interno di una prospettiva di tipo roussoniana (l'uomo in natura è sempre buono, ciò che lo corrompe è il progresso e la società), quanto nella concezione autenticamente cattolica del peccato originale. Il Santo credeva che il fanciullo, più facilmente dell'adulto, tendesse a rispondere alla pedagogia del'amore, perché questi (il fanciullo) ancora conserva in sé le gemme preziose della grazia santificante ricevuta dal Battesimo e di una vita senza malizia.<br />Dunque, "prevenzione" del suo metodo vuol dire appunto prendere i fanciulli quanto prima: evitare che si possano guastare e quindi rendere più difficile il loro recupero e l'efficacia della pedagogia dell'amore.<br />Per far questo don Bosco dette grande importanza all'oratorio. Volle che i ragazzi non fossero nella strada, bensì sempre controllati non solo nello studio ma anche nel giocare e nel trascorrere il tempo libero. Attenzione: il gioco e lo sport vennero valorizzati da don Bosco non solo come riempimento, ma anche come realizzazione e contributo importante alla crescita. Il gioco, come possibilità di scaricare le proprie energie per evitare, quindi, qualsiasi tipo di "corto circuito" sul piano fisico e mentale; e per evitare che il fanciullo trascorresse nell'ozio i suoi momenti di libertà dallo studio. Ma anche lo sport, come capacità di giocare nell'accettazione delle regole, vere metafore dell'oggettività della vita; ovvero il fatto che l'uomo non può gestire la sua esistenza a proprio piacimento, ma sempre in conformità alle leggi che non può darsi da sé, ma che invece deve oggettivamente riconoscere e rispettare.<br /><br />LA RISPOSTA ALLA MORALE AUTORITARIA POSTKANTIANA<br />La pedagogia preventiva di don Bosco muove non solo dalla convinzione dell'esistenza della verità, ma anche dalla convinzione secondo cui tale verità è conoscibile. Essa presuppone che alla base dell'educazione vi sia la possibilità di motivare le regole imposte. Insomma, non si tratta della cosiddetta "morale del pugno sbattuto sul tavolo", devi far questo perché lo devi fare, bensì della morale che, imponendo regole, dà anche la spiegazione delle motivazioni che ne sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>503</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,donbosco,educatori,pedagogia,sorriso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0d6e524151e55e4fb3b3314d80fdeb21.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Togliere il crocifisso dalle scuole? L'assurda idea del Ministro dell'Istruzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/togliere-il-crocifisso-dalle-scuole-l-assurda-idea-del-ministro-dell-istruzione--19419285</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5844" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5844</a><br /><br />TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE? L'ASSURDA IDEA DEL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE di Marco Lepore<br />Per chi ancora non lo avesse capito, in Italia l'orizzonte educativo che deve avere la scuola statale lo decide il ministro di turno. Forse è sempre stato così, probabilmente, ma oggi questo è diventato esplicito come non mai. Fino a livelli allarmanti. Meno male, vien da dire, chissà che non si arrivi finalmente a comprendere dove sta l'inghippo...<br />Pochi giorni fa è esplosa la vicenda dello sciopero per il clima, con la presa di posizione e conseguente circolare alle scuole del ministro Fioramonti, per chiedere ai dirigenti di considerare giustificata la partecipazione degli studenti alle manifestazioni "gretine".<br />Subito dopo, a seguire, è riesplosa l'annosa questione del crocifisso in aula e si è scatenata ancora una volta una bagarre tra i sostenitori della scuola laica-laicista e quelli (confortati tra l'altro da diverse sentenze nazionali e internazionali) che vogliono il crocifisso esposto perché rappresenta i fondamenti della nostra storia e cultura.<br />Non facciamoci illusioni, nemmeno stavolta il problema sarà risolto. Fioramonti probabilmente continuerà ad affermare le proprie legittime convinzioni (e, con lui, tutti i presidi - e sono tanti - che non vogliono il crocifisso a scuola), fino al prossimo ministro. Quello uscente, ad esempio, era favorevole, e si stava muovendo affinché fosse ripristinato. Insomma, il caos.<br /><br />APERTE UN'INFINITÀ DI QUESTIONI<br />Il problema è che questo accade non solo sul crocifisso, ma su un'infinità di questioni. Chi ne fa le spese sono innanzitutto gli studenti con le loro famiglie, e poi tutto il personale della scuola, che vive in un clima di terremoto perenne. Si può andare avanti così?<br />Il peccato originale è proprio nella natura stessa della scuola italiana. Facciamoci una domanda: a chi appartiene la scuola statale? E, di conseguenza, qual è (o quale deve essere) la sua identità? Non è del ministro, né del governo in carica, nemmeno (men che meno) dei sindacati, e neppure dei docenti, degli studenti o delle famiglie. I "buonisti" risponderebbero: "è della società, cioè di tutti questi!". E in un certo senso potrebbe essere vero, ma il tentativo di realizzare la scuola della concertazione (dopo il '68, coi decreti delegati, che furono pensati proprio per avviare la scuola del dialogo e della collaborazione fra tutte le parti in causa) si è rivelato ampiamente fallimentare e prevedibilmente illusorio.<br />La scuola di Stato, in definitiva, è drammaticamente senza identità, o, meglio, con identità fluttuanti e contraddittorie, dipendenti dal potere politico che, in Italia, è quanto di più instabile esista. Insomma: una fabbrica permanente di conflitti, di scontento, di tristezza, e di manipolazioni ideologiche.<br />Affermare che la scuola è fatta per educare/formare le nuove generazioni, che dovrebbe rappresentare il meglio della nostra storia e cultura, che dovrebbe essere il trampolino di lancio degli studenti per esprimere i loro talenti in funzione della realizzazione personale e del bene comune, che dovrebbe sostenersi su dinamiche virtuose di collaborazione col territorio, le imprese e le famiglie, è pura teoria. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti.<br />C'è una soluzione, e si chiama libertà di educazione. In un sistema davvero libero, anche ammesso che lo Stato voglia continuare ad essere gestore diretto di scuole, il problema del crocifisso non si porrebbe. E nemmeno tanti altri.<br /><br />LA SCUOLA DI STATO È DISASTROSA<br />Le famiglie, che da dettato costituzionale sono le principali depositarie del diritto di educare e istruire i figli, potrebbero mandare questi ultimi nella scuola che preferiscono. Lo Stato è laico (laicista) e non vuole il crocifisso, oppure cambia orientamento continuamente? Benissimo, è possibile iscrivere i figli in altre scuole, chiaramente e stabilmente connotate, a parità di condizione. Il problema è che manca proprio questa possibilità. O, meglio, è alla portata solo di chi se la può permettere economicamente. Ed è una vergogna tutta italiana.<br />E poiché il peccato originale di una scuola di Stato (sempre più evidentemente Stato etico) non può essere risolto, gli studenti e le famiglie dovranno obtorto collo continuare a farne le spese. Le conseguenze, però, come vediamo, sono e saranno sempre più a carico di tutti.<br />A meno che... ed è la controprova di quanto detto sopra: le scuole che rappresentano il meglio della nostra storia e cultura, che sono il trampolino di lancio degli studenti per esprimere i loro talenti in funzione della realizzazione personale e del bene comune, che si sostengono su dinamiche virtuose di collaborazione col territorio, le imprese e le famiglie, esistono anche in Italia, e sono fra le paritarie e parentali. Cioè fra scuole libere, non statali. Sarà un caso?<br />Esistono anche gli strumenti per realizzare un'effettiva parità scolastica e libertà di scelta educativa per le famiglie: il costo standard, buono scuola, finanziamenti diretti dello Stato, e altro ancora. Basterebbe volerli attuare. Perché allora si continua così? Eh già, forse fa comodo a qualcuno...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19419285</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:49:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19419285/togliere_il_crocifisso.mp3" length="5930421" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5844

TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE? L'ASSURDA IDEA DEL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE di Marco Lepore
Per chi ancora non lo avesse capito, in Italia l'orizzonte educativo che deve...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5844" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5844</a><br /><br />TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE? L'ASSURDA IDEA DEL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE di Marco Lepore<br />Per chi ancora non lo avesse capito, in Italia l'orizzonte educativo che deve avere la scuola statale lo decide il ministro di turno. Forse è sempre stato così, probabilmente, ma oggi questo è diventato esplicito come non mai. Fino a livelli allarmanti. Meno male, vien da dire, chissà che non si arrivi finalmente a comprendere dove sta l'inghippo...<br />Pochi giorni fa è esplosa la vicenda dello sciopero per il clima, con la presa di posizione e conseguente circolare alle scuole del ministro Fioramonti, per chiedere ai dirigenti di considerare giustificata la partecipazione degli studenti alle manifestazioni "gretine".<br />Subito dopo, a seguire, è riesplosa l'annosa questione del crocifisso in aula e si è scatenata ancora una volta una bagarre tra i sostenitori della scuola laica-laicista e quelli (confortati tra l'altro da diverse sentenze nazionali e internazionali) che vogliono il crocifisso esposto perché rappresenta i fondamenti della nostra storia e cultura.<br />Non facciamoci illusioni, nemmeno stavolta il problema sarà risolto. Fioramonti probabilmente continuerà ad affermare le proprie legittime convinzioni (e, con lui, tutti i presidi - e sono tanti - che non vogliono il crocifisso a scuola), fino al prossimo ministro. Quello uscente, ad esempio, era favorevole, e si stava muovendo affinché fosse ripristinato. Insomma, il caos.<br /><br />APERTE UN'INFINITÀ DI QUESTIONI<br />Il problema è che questo accade non solo sul crocifisso, ma su un'infinità di questioni. Chi ne fa le spese sono innanzitutto gli studenti con le loro famiglie, e poi tutto il personale della scuola, che vive in un clima di terremoto perenne. Si può andare avanti così?<br />Il peccato originale è proprio nella natura stessa della scuola italiana. Facciamoci una domanda: a chi appartiene la scuola statale? E, di conseguenza, qual è (o quale deve essere) la sua identità? Non è del ministro, né del governo in carica, nemmeno (men che meno) dei sindacati, e neppure dei docenti, degli studenti o delle famiglie. I "buonisti" risponderebbero: "è della società, cioè di tutti questi!". E in un certo senso potrebbe essere vero, ma il tentativo di realizzare la scuola della concertazione (dopo il '68, coi decreti delegati, che furono pensati proprio per avviare la scuola del dialogo e della collaborazione fra tutte le parti in causa) si è rivelato ampiamente fallimentare e prevedibilmente illusorio.<br />La scuola di Stato, in definitiva, è drammaticamente senza identità, o, meglio, con identità fluttuanti e contraddittorie, dipendenti dal potere politico che, in Italia, è quanto di più instabile esista. Insomma: una fabbrica permanente di conflitti, di scontento, di tristezza, e di manipolazioni ideologiche.<br />Affermare che la scuola è fatta per educare/formare le nuove generazioni, che dovrebbe rappresentare il meglio della nostra storia e cultura, che dovrebbe essere il trampolino di lancio degli studenti per esprimere i loro talenti in funzione della realizzazione personale e del bene comune, che dovrebbe sostenersi su dinamiche virtuose di collaborazione col territorio, le imprese e le famiglie, è pura teoria. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti.<br />C'è una soluzione, e si chiama libertà di educazione. In un sistema davvero libero, anche ammesso che lo Stato voglia continuare ad essere gestore diretto di scuole, il problema del crocifisso non si porrebbe. E nemmeno tanti altri.<br /><br />LA SCUOLA DI STATO È DISASTROSA<br />Le famiglie, che da dettato costituzionale sono le principali depositarie del diritto di educare e istruire i figli, potrebbero mandare questi ultimi nella scuola che preferiscono. 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Se la premessa pare apocalittica, il contenuto non è da meno, anche se in realtà la sfida lanciata dalla rivista Tuttoscuola, cui l'articolo si ispira, è quella di trasformare la crisi in una opportunità di crescita: «Tra dieci anni saranno un milione e trecentomila gli studenti che diserteranno l'appello del primo giorno di scuola. Il trend demografico parla chiaro. In due lustri il turnover riguarderà il 40% degli insegnanti, che ancora incidono per il 90% sul bilancio del Miur. Un'occasione d'oro per cambiare il volto del sistema formativo a parità di spesa...».<br />I dati parlano chiaro, e confermano comunque la percezione di uno stato di disfacimento che è avvertito anche da chi non li conosce: il 39% degli italiani nella fascia tra i 25 e i 64 anni non ha un titolo di studio superiore alla terza media. Il 30% è analfabeta funzionale, il doppio rispetto alla media europea (15%). Un analfabeta funzionale è più incline a credere a tutto ciò che legge in maniera acritica, visto che, come certifica Piaac-Ocse (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), non riesce a comprendere quello che legge.<br /><br />DISASTRO EDUCATIVO<br />I dati Invalsi di quest'anno ci dicono che il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano, con un picco del 50% in Calabria. Dati ancora peggiori per l'inglese e la matematica dove le percentuali della non comprensione variano geograficamente dal 32% del Nord al 56% di Sud e isole. Negli ultimi vent'anni 3 milioni e mezzo di studenti su 11 hanno lasciato la scuola secondaria superiore. Un'emorragia che è costata cara anche in termini economici. In ogni caso la spesa per l'istruzione è scesa dal 5,5% del Pil del 1990 al 3,9 del 2016, la media Ue è del 4,7. A questi dati si aggiungono quelli relativi agli episodi di bullismo in costante crescita, al discredito sociale (ed economico) cui sono sottoposti gli insegnanti, spesso vittime anch'essi di violenza da parte di alunni e genitori (!), alla diffusa e profonda demotivazione della maggior parte degli alunni, anche di quelli che tutto sommato "vanno bene".<br />La scuola è tutta da rifare, è vero. Il problema è che la cura proposta, anziché risanare l'organismo, finirebbe per aggravare ulteriormente la malattia sino ad uccidere il paziente. Il ragionamento portato avanti è questo: secondo le proiezioni Eurostat, rielaborate dalla Fondazione Agnelli, fatto 100 il numero di studenti italiani tra i 6 e i 16 anni del 2015, nel 2030 scenderanno a 85. Dunque, ipotizzando di mantenere costante la spesa per l'istruzione, «si può immaginare di rivoluzionare il sistema scolastico che, al di là delle riforme, è ancorato a un modello del secolo scorso».<br />Rivoluzionarlo in che senso? È presto detto: «Tutti sono concordi nel sostenere che il cervello si sviluppa nei primi 5 anni di età. Dunque il calo dei bimbi può trasformare in tempo pieno quel 10% di classi antimeridiane. O magari portare nelle periferie i futuri insegnanti. La globalizzazione delle economie e delle tecnologie comporterà la globalizzazione dei sistemi informativi. L'Italia è pronta a questa rivoluzione?». E allora vai con robotica e nuove tecnologie a go-go!<br /><br />LO STATO È IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE<br />Non si capisce, o non si vuole ammettere, che la malattia da cui è afflitto il nostro sistema di istruzione si chiama statalismo, e che la crisi profondissima che attanaglia la scuola altro non è che il riflesso della crisi dell'intera società, infarcita di vuoti slogan e ancorata, a dispetto di ogni evidenza, all'idea delle "magnifiche sorti e progressive", in una generale glorificazione del progresso e di parole d'ordine ad esso legate, come soluzione di tutti i problemi nonché portatore di insperata e universale felicità. Robotica e tecnologia, appunto, ma non solo...<br />Da questo punto di vista, pare inevitabile che ne segua le sorti, andando incontro ad un irreversibile declino. Questa scuola statalista, sindacalizzata, smarrita nei meandri della burocrazia, infarcita di slogan e incombenze che nulla hanno a che fare con una vera e integrale crescita della persona, è da rifare, ma prima deve finire di implodere, deve esaurire il proprio ciclo di autodistruzione.<br />Può sembrare un discorso fantascientifico o quantomeno esagerato, ma in un mondo come il nostro, molto simile a quello che vide la fine dell'Impero Romano con l'arrivo dei barbari, il futuro della scuola, analogamente al futuro di questa società, si chiama scuola parentale, che insieme all'homeschooling rappresenta la scelta di una famiglia, o di un gruppo di famiglie, di provvedere autonomamente all'istruzione dei propri figli (l'insegnamento può essere impartito anche dagli stessi genitori, oppure da educatori privati. La possibilità di educare i propri figli a casa o in una scuola parentale è garantita dalla Costituzione).<br />Non scuola paritaria, perché questa è tale proprio perché legata a doppio filo alla statale, dovendone in qualche misura - purtroppo crescente - replicare modelli e funzionamento. Quando la scuola statale avrà esaurito il proprio ciclo, si potrà contare solo (o quasi) su una scuola totalmente libera, realizzata da singole famiglie o piccole aggregazioni di esse, appassionate alla cura e alla educazione dei propri figli, desiderose di trasmettere loro le conoscenze e le esperienze che la storia dell'umanità ci ha consegnato, per ritrovare le proprie origini, radici e identità.<br />Esistono già esperienze così, ma sono residuali e spesso guardate con sospetto, perché nella smania di iper-regolamentare tutto che attanaglia la nostra società, sembrano sfuggire al controllo e non garantire quei parametri di formazione che servono allo sviluppo dell'economia.<br />Si tratta, mi rendo conto, di uno scenario estremo, ma molti segnali sembrano confermare che questa è la direzione verso cui siamo incamminati. Uno scenario drammatico e sicuramente non indolore, ma è questo il prezzo da pagare per una umanità che pare aver perso la bussola, il senno, e con esso la capacità e il desiderio di educare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19068172</guid><pubDate>Thu, 12 Sep 2019 11:49:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19068172/scuola.mp3" length="7578017" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5805

LA MALATTIA DELLA SCUOLA ITALIANA SI CHIAMA STATALISMO di Marco Lepore
Scuola tutta da rifare "Analfabeta funzionale un adolescente su tre", così titolava il 3 settembre la Stampa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5805" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5805</a><br /><br />LA MALATTIA DELLA SCUOLA ITALIANA SI CHIAMA STATALISMO di Marco Lepore<br />Scuola tutta da rifare "Analfabeta funzionale un adolescente su tre", così titolava il 3 settembre la Stampa di Torino l'articolo scritto da Maria Berlinguer. Se la premessa pare apocalittica, il contenuto non è da meno, anche se in realtà la sfida lanciata dalla rivista Tuttoscuola, cui l'articolo si ispira, è quella di trasformare la crisi in una opportunità di crescita: «Tra dieci anni saranno un milione e trecentomila gli studenti che diserteranno l'appello del primo giorno di scuola. Il trend demografico parla chiaro. In due lustri il turnover riguarderà il 40% degli insegnanti, che ancora incidono per il 90% sul bilancio del Miur. Un'occasione d'oro per cambiare il volto del sistema formativo a parità di spesa...».<br />I dati parlano chiaro, e confermano comunque la percezione di uno stato di disfacimento che è avvertito anche da chi non li conosce: il 39% degli italiani nella fascia tra i 25 e i 64 anni non ha un titolo di studio superiore alla terza media. Il 30% è analfabeta funzionale, il doppio rispetto alla media europea (15%). Un analfabeta funzionale è più incline a credere a tutto ciò che legge in maniera acritica, visto che, come certifica Piaac-Ocse (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), non riesce a comprendere quello che legge.<br /><br />DISASTRO EDUCATIVO<br />I dati Invalsi di quest'anno ci dicono che il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano, con un picco del 50% in Calabria. Dati ancora peggiori per l'inglese e la matematica dove le percentuali della non comprensione variano geograficamente dal 32% del Nord al 56% di Sud e isole. Negli ultimi vent'anni 3 milioni e mezzo di studenti su 11 hanno lasciato la scuola secondaria superiore. Un'emorragia che è costata cara anche in termini economici. In ogni caso la spesa per l'istruzione è scesa dal 5,5% del Pil del 1990 al 3,9 del 2016, la media Ue è del 4,7. A questi dati si aggiungono quelli relativi agli episodi di bullismo in costante crescita, al discredito sociale (ed economico) cui sono sottoposti gli insegnanti, spesso vittime anch'essi di violenza da parte di alunni e genitori (!), alla diffusa e profonda demotivazione della maggior parte degli alunni, anche di quelli che tutto sommato "vanno bene".<br />La scuola è tutta da rifare, è vero. Il problema è che la cura proposta, anziché risanare l'organismo, finirebbe per aggravare ulteriormente la malattia sino ad uccidere il paziente. Il ragionamento portato avanti è questo: secondo le proiezioni Eurostat, rielaborate dalla Fondazione Agnelli, fatto 100 il numero di studenti italiani tra i 6 e i 16 anni del 2015, nel 2030 scenderanno a 85. Dunque, ipotizzando di mantenere costante la spesa per l'istruzione, «si può immaginare di rivoluzionare il sistema scolastico che, al di là delle riforme, è ancorato a un modello del secolo scorso».<br />Rivoluzionarlo in che senso? È presto detto: «Tutti sono concordi nel sostenere che il cervello si sviluppa nei primi 5 anni di età. Dunque il calo dei bimbi può trasformare in tempo pieno quel 10% di classi antimeridiane. O magari portare nelle periferie i futuri insegnanti. La globalizzazione delle economie e delle tecnologie comporterà la globalizzazione dei sistemi informativi. L'Italia è pronta a questa rivoluzione?». E allora vai con robotica e nuove tecnologie a go-go!<br /><br />LO STATO È IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE<br />Non si capisce, o non si vuole ammettere, che la malattia da cui è afflitto il nostro sistema di istruzione si chiama statalismo, e che la crisi profondissima che attanaglia la scuola altro non è che il riflesso della crisi dell'intera società, infarcita di vuoti slogan e ancorata, a dispetto di ogni evidenza, all'idea delle "magnifiche sorti e...]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>coscienza,indottrinamento,libertà,scuola,statalismo,stato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/31f01b20d9d6dbb345aaf720ce18ff62.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'educazione civica nelle scuole è una nuova religione civile che sostituisce quella cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-educazione-civica-nelle-scuole-e-una-nuova-religione-civile-che-sostituisce-quella-cattolica--18325589</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5694" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5694</a><br /><br />L'EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE E' UNA NUOVA RELIGIONE CIVILE CHE SOSTITUISCE QUELLA CATTOLICA di Stefano Fontana<br />La Camera dei deputati ha approvato la reintroduzione dell'insegnamento dell'Educazione Civica nelle scuole italiane. Ora la questione è passata all'esame del Senato. È il caso di chiedersi se questo sia apprezzabile e auspicabile dal punto di vista dei principi della Dottrina sociale della Chiesa. La cosa va esaminata sia riguardo al cosa (i contenuti) sia riguardo al come (chi educa).<br />Dal punto di vista dei contenuti insegnati è facile prevedere che essi saranno di un certo tipo, ossia conformi all'ideologia dominante oggi, fatta propria anche dallo Stato. È vero che l'insegnamento concreto dipende dal singolo docente, ma oggi la grande maggioranza dei docenti condivide gli stessi riferimenti civici di fondo, i dirigenti scolastici pure, e poi c'è la presenza dei delegati sindacali... insomma la scuola italiana oggi è un "sistema". Le stesse iniziative studentesche sono sempre innescate da fuori e sono sempre politicamente corrette. Non si è mai vista una manifestazione studentesca contro la legge Cirinnà o la 194, ma solo "verità per Giulio Regeni" e mobilitazione per la violenza sulle donne. I direttori d'orchestra sono sempre quelli. C'è tutta una cultura che non ha accesso alla scuola pubblica e non l'avrà nemmeno con l'insegnamento dell'educazione civica.<br />SMARRITO L'ORDINE NATURALE DELLE COSE<br />Proviamo quindi ad immaginare quali potranno essere i contenuti di questo ripristinato insegnamento: i diritti (compresi i nuovi diritti), il costituzionalismo (o patriottismo della Costituzione), le parole d'ordine sulla resistenza come matrice della nuova Italia, l'eguaglianza tra i diversi tipi di famiglie, la laicità (assenza di religione) degli ambiti pubblici, l'ideologia europeista, la società multiculturale e multireligiosa come ideale assoluto, l'uguaglianza di tutte le religioni, l'uguaglianza di tutti gli orientamenti sessuali, le rivendicazioni del femminismo, la liceità delle droghe leggere, il pacifismo, l'ecologismo esasperato con letture dei discorsi di Greta nei vari consessi istituzionali, la libertà del cittadino come autodeterminazione, l'illiceità della pena di morte, la necessità di aprirsi alla globalizzazione come via ad un bene comune mondiale, la tutela delle culture primitive e indigene, la lettura dei libri di don Ciotti sul nuovo razzismo di chi vuole regolare le immigrazioni e così via. Una cosa è certissima: nessun insegnante di educazione civica parlerà di un ordine naturale delle cose a cui le leggi dello Stato dovrebbero uniformarsi.<br />Questo dal punto di vista dei contenuti. Dal punto di vista del come, è evidente che il soggetto educatore sarà lo Stato, il quale prevedibilmente fornirà a scuole e insegnanti anche delle indicazioni e dei programmi. Così l'insegnamento dell'educazione civica sarà una specie di "religione civile", verranno cioè fatte maturare le convinzioni utili a tenere uniti i cittadini tra loro e sotto il potere statale. Non quelle vere ma quelle funzionali a questo scopo. Un tempo uno Stato di questo tipo si sarebbe chiamato "Stato etico", ossia uno Stato che si ritiene autore di una morale pubblica e la vuole imporre non solo esternamente ma anche internamente, nell'animo delle persone. Avremo così studenti educati in batteria, che riceveranno tutti le stesse informazioni e gli stessi insegnamenti e che crederanno negli stessi valori anche se saranno disvalori.<br />NEGATO IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ<br />Altri soggetti educativi saranno ancora una volta esautorati e messi da parte con buona pace del principio di sussidiarietà. Già è così oggi senza l'insegnamento dell'educazione civica, figuriamoci domani. Né varrà affidare questo insegnamento a docenti laureati in legge, dato che dalle nostre università oggi escono solo giuristi di mentalità positivistica, ossia i migliori funzionari per uno Stato che considera se stesso la fonte del diritto, della morale pubblica e dell'educazione civica.<br />Nella sua storia post-unitaria la scuola italiana è passata dalle mani dei cattolici a quella dei comunisti (vecchi e nuovi). La cultura scolastica è oggi prevalentemente nelle mani del progressismo di sinistra. Da un punto di vista strettamente politico non si capisce bene come mai l'attuale maggioranza abbia deciso di mettere nelle mani di una cultura politica avversaria una possibilità di questa portata.<br />In situazioni ordinarie (ossia conformi ad un ordine) la Dottrina sociale della Chiesa avrebbe dato un giudizio favorevole all'insegnamento dell'educazione civica. Ma nella situazione attuale no.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18325589</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2019 07:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18325589/educazione_civica_gia_tolto_rumore_di_fondo.mp3" length="5855607" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5694

L'EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE E' UNA NUOVA RELIGIONE CIVILE CHE SOSTITUISCE QUELLA CATTOLICA di Stefano Fontana
La Camera dei deputati ha approvato la reintroduzione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5694" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5694</a><br /><br />L'EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE E' UNA NUOVA RELIGIONE CIVILE CHE SOSTITUISCE QUELLA CATTOLICA di Stefano Fontana<br />La Camera dei deputati ha approvato la reintroduzione dell'insegnamento dell'Educazione Civica nelle scuole italiane. Ora la questione è passata all'esame del Senato. È il caso di chiedersi se questo sia apprezzabile e auspicabile dal punto di vista dei principi della Dottrina sociale della Chiesa. La cosa va esaminata sia riguardo al cosa (i contenuti) sia riguardo al come (chi educa).<br />Dal punto di vista dei contenuti insegnati è facile prevedere che essi saranno di un certo tipo, ossia conformi all'ideologia dominante oggi, fatta propria anche dallo Stato. È vero che l'insegnamento concreto dipende dal singolo docente, ma oggi la grande maggioranza dei docenti condivide gli stessi riferimenti civici di fondo, i dirigenti scolastici pure, e poi c'è la presenza dei delegati sindacali... insomma la scuola italiana oggi è un "sistema". Le stesse iniziative studentesche sono sempre innescate da fuori e sono sempre politicamente corrette. Non si è mai vista una manifestazione studentesca contro la legge Cirinnà o la 194, ma solo "verità per Giulio Regeni" e mobilitazione per la violenza sulle donne. I direttori d'orchestra sono sempre quelli. C'è tutta una cultura che non ha accesso alla scuola pubblica e non l'avrà nemmeno con l'insegnamento dell'educazione civica.<br />SMARRITO L'ORDINE NATURALE DELLE COSE<br />Proviamo quindi ad immaginare quali potranno essere i contenuti di questo ripristinato insegnamento: i diritti (compresi i nuovi diritti), il costituzionalismo (o patriottismo della Costituzione), le parole d'ordine sulla resistenza come matrice della nuova Italia, l'eguaglianza tra i diversi tipi di famiglie, la laicità (assenza di religione) degli ambiti pubblici, l'ideologia europeista, la società multiculturale e multireligiosa come ideale assoluto, l'uguaglianza di tutte le religioni, l'uguaglianza di tutti gli orientamenti sessuali, le rivendicazioni del femminismo, la liceità delle droghe leggere, il pacifismo, l'ecologismo esasperato con letture dei discorsi di Greta nei vari consessi istituzionali, la libertà del cittadino come autodeterminazione, l'illiceità della pena di morte, la necessità di aprirsi alla globalizzazione come via ad un bene comune mondiale, la tutela delle culture primitive e indigene, la lettura dei libri di don Ciotti sul nuovo razzismo di chi vuole regolare le immigrazioni e così via. Una cosa è certissima: nessun insegnante di educazione civica parlerà di un ordine naturale delle cose a cui le leggi dello Stato dovrebbero uniformarsi.<br />Questo dal punto di vista dei contenuti. Dal punto di vista del come, è evidente che il soggetto educatore sarà lo Stato, il quale prevedibilmente fornirà a scuole e insegnanti anche delle indicazioni e dei programmi. Così l'insegnamento dell'educazione civica sarà una specie di "religione civile", verranno cioè fatte maturare le convinzioni utili a tenere uniti i cittadini tra loro e sotto il potere statale. Non quelle vere ma quelle funzionali a questo scopo. Un tempo uno Stato di questo tipo si sarebbe chiamato "Stato etico", ossia uno Stato che si ritiene autore di una morale pubblica e la vuole imporre non solo esternamente ma anche internamente, nell'animo delle persone. Avremo così studenti educati in batteria, che riceveranno tutti le stesse informazioni e gli stessi insegnamenti e che crederanno negli stessi valori anche se saranno disvalori.<br />NEGATO IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ<br />Altri soggetti educativi saranno ancora una volta esautorati e messi da parte con buona pace del principio di sussidiarietà. Già è così oggi senza l'insegnamento dell'educazione civica, figuriamoci domani. 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I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).<br />LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA<br />Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).<br />Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.<br />Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.<br />Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.<br />L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?<br />Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.<br />COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?<br />Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante ore di lezione frontale e il confronto è cosi diretto da rendere non necessarie valutazioni o verifiche. Basta uno sguardo, una risposta sincera per capirsi... come ogni madre verso i propri figli. Spesso sono i bambini stessi, con la loro curiosità, a proporre argomenti di lezione.<br />Settimanalmente incontriamo altre famiglie che praticano educazione parentale nella zona. I bambini giocano, organizziamo visite in musei o punti di interesse e noi adulti confrontiamo percorsi, strategie didattiche ed eventuali difficolta in cerca di consigli.<br />I BAMBINI HANNO PROBLEMI DI SOCIALITÀ VENENDO EDUCATI A CASA?<br />Questa è l'obiezione che tende più a frenare molti genitori dalla scelta dell'homeschooling. Innanzitutto, penso che il concetto moderno di «socializzazione» sia fuorviante. Lo stare in classe con individui della stessa età fermi al banco ad ascoltare la maestra non è vera socialità. È vero che il confronto con gli altri bambini è importante, ma basta dedicare alcuni pomeriggi di gioco al parco o ad attività sportive per soddisfare questa necessità. In famiglia sono contenuti tutti gli elementi di socializzazione vera e sana: genitori come figure autorevoli da cui imparare, fratelli con cui confrontarsi e, grazie all'insegnamento sul campo, le occasioni di incontro e conoscenza di altre persone sono persino più numerose che negli edifici scolastici. Inoltre, l'esperienza mi ha mostrato come i bambini cresciuti fin da piccoli in famiglia siano più sereni, spensierati, privi di quei piccoli traumi che il distacco prematuro dal focolare domestico può creare.<br />Per concludere, ritengo che l'educazione a casa sia una validissima alternativa a quella tradizionale e che, in particolare per le famiglie cattoliche, sia un'opzione da valutare seriamente per il bene della salvezza dell'anima dei propri figli.<br />Consiglio la lettura del libro L'educazione cristiana dell'Abbè Alain Delagneau, e i vari canali di educazione parentale cattolica, come i blog www.imparoinfamiglia.it e www.bimbifeliciacasa.blogspot.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53798201</guid><pubDate>Wed, 15 May 2019 19:58:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53798201/la_scuola_dell_obbligo_non_esiste.mp3" length="7273369" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651

LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini
«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651</a><br /><br />LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini<br />«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e morale, fisica e civile dei figli e provvedere ugualmente al loro bene temporale» (Codice di Diritto Canonico, can. 1113).<br />«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).<br />LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA<br />Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).<br />Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.<br />Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.<br />Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.<br />L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?<br />Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.<br />COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?<br />Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante...]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>delagneau,educazioneacasa,educazioneparentale,homeschooling</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fa256346f2329ed17275f673959526ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La scuola dell'obbligo non esiste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-scuola-dell-obbligo-non-esiste--18328676</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651</a><br /><br />LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini<br />«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e morale, fisica e civile dei figli e provvedere ugualmente al loro bene temporale» (Codice di Diritto Canonico, can. 1113).<br />«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).<br />LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA<br />Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).<br />Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.<br />Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.<br />Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.<br />L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?<br />Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.<br />COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?<br />Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante ore di lezione frontale e il confronto è cosi diretto da rendere non necessarie valutazioni o verifiche. Basta uno sguardo, una risposta sincera per capirsi... come ogni madre verso i propri figli. Spesso sono i bambini stessi, con la loro curiosità, a proporre argomenti di lezione.<br />Settimanalmente incontriamo altre famiglie che praticano educazione parentale nella zona. I bambini giocano, organizziamo visite in musei o punti di interesse e noi adulti confrontiamo percorsi, strategie didattiche ed eventuali difficolta in cerca di consigli.<br />I BAMBINI HANNO PROBLEMI DI SOCIALITÀ VENENDO EDUCATI A CASA?<br />Questa è l'obiezione che tende più a frenare molti genitori dalla scelta dell'homeschooling. Innanzitutto, penso che il concetto moderno di «socializzazione» sia fuorviante. Lo stare in classe con individui della stessa età fermi al banco ad ascoltare la maestra non è vera socialità. È vero che il confronto con gli altri bambini è importante, ma basta dedicare alcuni pomeriggi di gioco al parco o ad attività sportive per soddisfare questa necessità. In famiglia sono contenuti tutti gli elementi di socializzazione vera e sana: genitori come figure autorevoli da cui imparare, fratelli con cui confrontarsi e, grazie all'insegnamento sul campo, le occasioni di incontro e conoscenza di altre persone sono persino più numerose che negli edifici scolastici. Inoltre, l'esperienza mi ha mostrato come i bambini cresciuti fin da piccoli in famiglia siano più sereni, spensierati, privi di quei piccoli traumi che il distacco prematuro dal focolare domestico può creare.<br />Per concludere, ritengo che l'educazione a casa sia una validissima alternativa a quella tradizionale e che, in particolare per le famiglie cattoliche, sia un'opzione da valutare seriamente per il bene della salvezza dell'anima dei propri figli.<br />Consiglio la lettura del libro L'educazione cristiana dell'Abbè Alain Delagneau, e i vari canali di educazione parentale cattolica, come i blog <a href="http://www.imparoinfamiglia.it" rel="noopener">www.imparoinfamiglia.it</a> e <a href="http://www.bimbifeliciacasa.blogspot.it" rel="noopener">www.bimbifeliciacasa.blogspot.it</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328676</guid><pubDate>Wed, 15 May 2019 15:07:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328676/scuola_obbligo_ok.mp3" length="7159221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651

LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini
«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651</a><br /><br />LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini<br />«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e morale, fisica e civile dei figli e provvedere ugualmente al loro bene temporale» (Codice di Diritto Canonico, can. 1113).<br />«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).<br />LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA<br />Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).<br />Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.<br />Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.<br />Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.<br />L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?<br />Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.<br />COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?<br />Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante ore di lezione frontale e il...]]></itunes:summary><itunes:duration>448</itunes:duration><itunes:keywords>famiglia,obbligo,parentale,pubblica,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b81cfd7ed008cdfb7da43769247def62.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il tracollo della scuola italiana: un milione di studenti in meno nei prossimi 10 anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-tracollo-della-scuola-italiana-un-milione-di-studenti-in-meno-nei-prossimi-10-anni--18328677</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5641" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5641</a><br /><br />IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI di Lorenzo Bertocchi<br />La notizia è di questi giorni, l'anno prossimo 70.000 studenti in meno nelle aule scolastiche. Le proiezioni al 2028, scrive Orrizontescuola.it, indicano un calo di studenti dalla scuola dell'infanzia a quella secondaria di secondo grado pari al 13% - 11%. In termini assoluti, corrisponde a una diminuzione di circa un milione di studenti.<br />La tendenza è segnata e prosegue da un po' di anni, e non è nemmeno una grande scoperta. Se gli italiani non fanno più figli il risultato è questo, e l'Italia è dentro al peggior inverno demografico che si possa immaginare. Con i dati Istat alla mano, nel 2018 i nuovi nati sono stati 449.000, il numero peggiore dall'Unità d'Italia, con un bilancio tra nati e morti in negativo di 187.000 unità (nel 2017 era ancora peggio, - 191.000).<br />I numeri non lasciano scampo. Oggi tocca alla scuola, domani sarà il turno del mondo del lavoro, quindi il problema del welfare e, in particolare, quello delle pensioni da pagare.<br />Tutti, ma proprio tutti, a volte anche taluni uomini di chiesa, si ritrovano a condividere che la causa per cui oggi gli italiani non fanno più figli è quella economica. Ma è piuttosto curioso leggere le statistiche storiche dell'Italia, perché si nota che nel periodo 1940 - 1945, cioè durante la seconda guerra mondiale, nascevano figli (una media di circa 900.000 nati all'anno) allo stesso ritmo dei favolosi anni Cinquanta e Sessanta, cioè in pieno boom economico italiano. Insomma, le nostre nonne e bis-nonne i figli li facevano anche sotto le bombe, e con ben scarse prospettive economiche e sanitarie.<br />Sarebbe importante allora che anche i pro family impegnati nel dibattito sociale e politico non dimenticassero che oltre alle misure economiche, per quanto importanti, c'è di più.<br />San Giovanni Paolo II in una sua enciclica, Evangelium vitae, scriveva «che siamo di fronte a una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall'imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera «cultura di morte». Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società». E, in un altro passo, annotava che esiste «una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità», accompagnata da «un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita».<br />Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio è come il vino buono. Invecchiando migliora" parla del segreto di un matrimonio felice.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 13 marzo 2019:<br />Il segreto di un matrimonio felice? Chiedetelo a vostra nonna. No, non hanno detto esattamente queste parole, eppure i quattro coautori di una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Emotion non sono giunti a conclusioni poi molto diverse. Lo studio, intitolato Age-related changes in emotional behavior, è stato realizzato considerando un campione di 87 coppie monitorate per un arco temporale di 13 anni; alcune di esse erano composte da coniugi sposati da almeno 15 anni mentre altre, più anziane, erano coppie unite in matrimonio da almeno 35 anni.<br />Scopo del lavoro - come suggerisce già il suo titolo - era quello di verificare con più accuratezza possibile se e come i comportamenti emotivi mutano durante il matrimonio, con particolare attenzione a dinamiche legate all'invecchiamento. Ebbene, al termine di questa lunga ricerca si è appurata una cosa sorprendente, e cioè che il comportamento emotivo negativo - come l'essere irritabili o polemici - diminuiva nelle coppie ma man mano che marito e moglie invecchiavano, con un parallelo aumento del comportamento emotivo positivo, riconducibile a manifestazioni di umorismo ed entusiasmo.<br />L'idea che il matrimonio sia la tomba dell'amore e che conduca all'infelicità di coppia si è dunque rivelata una fake news bella e buona. Certo, qualche moglie, con l'età, si è mostrata un po' meno affettuosa e più prepotente che in passato, ma complessivamente l'esito dello studio è stato che sì, l'amore coniugale è proprio come il vino: invecchiando, migliora. Perché matura.<br />Non per nulla gli autori di questo studio sono giunti a dare ragione a quanto affermava una pubblicazione che già decenni or sono, nel 1985, sosteneva che «le fasi iniziali di una relazione sono contrassegnate da un amore romantico e pieno di passione, mentre gli adulti che sono sposati per periodi di tempo più lunghi sperimentano uno spostamento verso l'amore compagno». Una maturazione dell'amore, appunto.<br />Robert Levenson, professore di psicologia all'Università di Berkeley e autore principale dello studio, ha poi messo in evidenzia un altro riscontro interessante emerso con questa ricerca. «I nostri risultati fanno luce su uno dei grandi paradossi della tarda vita», ha dichiarato Levenson, il quale ha poi aggiunto: «Nonostante sperimentino la perdita di amici e parenti, le persone anziane in matrimoni stabili sono relativamente felici e sperimentano bassi tassi di depressione e ansia. Il matrimonio si rivela insomma benefico per la loro salute mentale».<br />Suffragano queste conclusioni altre evidenze scientifiche. Come quelle di ricerche che, basandosi su un campione di 1 milione di persone suddivise in 7 distinti Paesi europei, hanno riscontrato come la decisione di sposarsi sia positivamente associata ad un aumento della vita che va dal 10 al 15%.  Non sorprenderà a questo punto apprendere come, in uno studio comparativo di qualche anno fa condotto su 17 Paesi occidentali e il Giappone, gli studiosi Stack e Eshleman abbiano rilevato come le coppie sposate siano in genere molto felici, addirittura il 3,4 in più di quelle conviventi.<br />I benefici della vita coniugale sono tanti e tali che, nel dicembre 2016, persino l'insospettabile quotidiano Repubblica non ha potuto che prendere atto delle risultanze di una ricerca pubblicata sul Journal of the American Heart Association a proposito del legame positivo che esiste tra matrimonio e salute.<br />Tuttavia, affinché i benefici della vita di coppia si facciano sentire - inclusi quelli del miglioramento del comportamento emotivo rilevati da Emotion - è ovviamente necessaria una cosa, e cioè che i matrimoni durino. Proprio come quelli dei nostri nonni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328677</guid><pubDate>Wed, 08 May 2019 15:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328677/scuola_tracollo_ok.mp3" length="5586944" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5641

IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI di Lorenzo Bertocchi
La notizia è di questi giorni, l'anno prossimo 70.000 studenti in meno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5641" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5641</a><br /><br />IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI di Lorenzo Bertocchi<br />La notizia è di questi giorni, l'anno prossimo 70.000 studenti in meno nelle aule scolastiche. Le proiezioni al 2028, scrive Orrizontescuola.it, indicano un calo di studenti dalla scuola dell'infanzia a quella secondaria di secondo grado pari al 13% - 11%. In termini assoluti, corrisponde a una diminuzione di circa un milione di studenti.<br />La tendenza è segnata e prosegue da un po' di anni, e non è nemmeno una grande scoperta. Se gli italiani non fanno più figli il risultato è questo, e l'Italia è dentro al peggior inverno demografico che si possa immaginare. Con i dati Istat alla mano, nel 2018 i nuovi nati sono stati 449.000, il numero peggiore dall'Unità d'Italia, con un bilancio tra nati e morti in negativo di 187.000 unità (nel 2017 era ancora peggio, - 191.000).<br />I numeri non lasciano scampo. Oggi tocca alla scuola, domani sarà il turno del mondo del lavoro, quindi il problema del welfare e, in particolare, quello delle pensioni da pagare.<br />Tutti, ma proprio tutti, a volte anche taluni uomini di chiesa, si ritrovano a condividere che la causa per cui oggi gli italiani non fanno più figli è quella economica. Ma è piuttosto curioso leggere le statistiche storiche dell'Italia, perché si nota che nel periodo 1940 - 1945, cioè durante la seconda guerra mondiale, nascevano figli (una media di circa 900.000 nati all'anno) allo stesso ritmo dei favolosi anni Cinquanta e Sessanta, cioè in pieno boom economico italiano. Insomma, le nostre nonne e bis-nonne i figli li facevano anche sotto le bombe, e con ben scarse prospettive economiche e sanitarie.<br />Sarebbe importante allora che anche i pro family impegnati nel dibattito sociale e politico non dimenticassero che oltre alle misure economiche, per quanto importanti, c'è di più.<br />San Giovanni Paolo II in una sua enciclica, Evangelium vitae, scriveva «che siamo di fronte a una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall'imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera «cultura di morte». Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società». E, in un altro passo, annotava che esiste «una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità», accompagnata da «un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita».<br />Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio è come il vino buono. Invecchiando migliora" parla del segreto di un matrimonio felice.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 13 marzo 2019:<br />Il segreto di un matrimonio felice? Chiedetelo a vostra nonna. No, non hanno detto esattamente queste parole, eppure i quattro coautori di una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Emotion non sono giunti a conclusioni poi molto diverse. Lo studio, intitolato Age-related changes in emotional behavior, è stato realizzato considerando un campione di 87 coppie monitorate per un arco temporale di 13 anni; alcune di esse erano composte da coniugi sposati da almeno 15 anni mentre altre, più anziane, erano coppie unite in matrimonio da almeno 35 anni.<br />Scopo del lavoro - come suggerisce già il suo titolo - era quello di verificare con più accuratezza possibile se e come i comportamenti emotivi mutano durante il matrimonio, con particolare attenzione a dinamiche...]]></itunes:summary><itunes:duration>475</itunes:duration><itunes:keywords>crisi,ragazzi,scuola,statale,studenti,tracollo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cdd7243d4c2470d23549ab8bfbe9050.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Educazione sessuale a scuola? No, grazie!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/educazione-sessuale-a-scuola-no-grazie--70266735</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4112" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4112</a><br /><br />EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA? NO, GRAZIE! di Roberto Marchesini<br /> <br />L'educazione sessuale è un tema controverso per almeno due i motivi. Il primo è che, mediante l'educazione sessuale, si trasmettono messaggi (quantomeno) ambigui dal punto di vista morale e sui quali le famiglie non hanno alcun controllo. Si vedano, ad esempio, i recenti Standard per l'educazione sessuale in Europa, che si fregiano del logo dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).<br />Questi Standard prevedono che i bambini sperimentino «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce» dagli 0 ai 4 anni; «amicizia e amore verso le persone dello stesso sesso» dai 4 ai 6 anni; e «i diversi metodi contraccettivi» dai 6 ai 9 anni. Il secondo è che la quasi totalità dei corsi di educazione sessuale si basa sull'uso del preservativo come prevenzione di gravidanze precoci, aborti e malattie sessualmente trasmissibili; ed è ormai ampiamente dimostrato che tali corsi aumentano, anziché diminuire, la frequenza di gravidanze indesiderate, aborti e malattie sessualmente trasmissibili.<br />PIÙ CONDOM = PIÙ INFEZIONI<br />Ad esempio, l'Annual Epidemiological Report del 2013, pubblicato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, dimostra l'aumento vertiginoso di malattie sessualmente trasmissibili nei paesi nei quali viene praticata a tappeto l'educazione sessuale fondata sul preservativo; al contrario, nei paesi nei quali non esiste alcuna disposizione di legge in tal senso, le malattie sessualmente trasmissibili sono meno diffuse. Come è possibile questo paradosso? Il punto è che il preservativo viene spacciato come una protezione totale, che invece non sussiste, e viene vissuto come la possibilità di avere comportamenti sessuali spensierati, cioè de-responsabilizzati, esponendo le persone a situazioni più rischiose.<br />Inoltre l'uso del preservativo disabitua le persone a sapersi padroneggiare rispetto all'impulso sessuale: così, incapaci, o quasi, di frenarsi, quando si trovano in situazioni di promiscuità esse non riescono a trattenersi dall'avere rapporti sessuali anche quando non dispongono del preservativo e finiscono per essere spesso contagiate. Dal che si evince che una sessualità responsabile è più efficace, al fine di tutelare la salute delle persone, del preservativo.<br />L'INVENTORE? LUKACS<br />Nonostante questi problemi, c'è un consenso - che forse è meglio definire accettazione - pressoché unanime nei confronti dell'educazione sessuale. Pare che non se ne possa fare a meno, nemmeno discuterne l'opportunità. Eppure l'educazione sessuale non è sempre esistita. Quando è stata inventata, e perché? Le origini dell'educazione sessuale risalgono all'inizio del secolo scorso. L'inventore è l'intellettuale comunista ungherese Gyorgy Lukacs (1885-1971). Egli fu commissario per l'istruzione nella Repubblica Sovietica d'Ungheria di Bela Kuhn.<br />Questo governo durò solo cinque mesi, durante i quali Lukacs si adoperò per sradicare dall'Ungheria la morale tradizionale europea (cioè quella cattolica) attraverso il progetto denominato significativamente «terrore culturale». Lo strumento principale del terrore culturale fu proprio l'istituzione di corsi di "educazione sessuale" per tutte le scuole della repubblica: sradicando la morale tradizionale nei bambini, nel corso di pochi anni essa sarebbe scomparsa definitivamente dall'Ungheria. Questi "corsi" consistevano nell'esposizione di materiale pornografico esplicito e nell'invito ai bambini di fare ogni tipo di esperienza sessuale.<br />MARGARET SANGER E PLANNED PARENTHOOD<br />I corsi di Lukacs durarono quanto il suo governo, cioè pochi mesi; ma l'educazione sessuale sopravvisse. A rianimarla, e a proporla sul suolo statunitense, fu Margaret Sanger (1879-1966), militante eugenetista ed abortista, fondatrice nel 1946 della nota associazione Planned Parenthood Federation, autrice del Negro Project (volto a ridurre eugeneticamente la popolazione afro-americana), promotrice della pillola anticoncezionale. L'educazione sessuale, per la Sanger, era un ottimo strumento per la limitazione delle nascite, accanto ovviamente alla contraccezione e all'aborto.<br />Nel 1953 lo staff scientifico del Planned Parenthood si arricchì della presenza di Mary Calderone (1904-1998) che, convinta che «la distribuzione di contraccettivi non è sufficiente» a limitare le nascite, nel 1964 fondò il SIECUS (Sex Information and Education Council of the United States), associazione votata esclusivamente all'educazione sessuale attiva ancora oggi.<br />CHISHOLM, L'OMS, KINSEY<br />Come abbiamo visto in apertura, l'educazione sessuale è fortemente promossa dagli organismi internazionali. La Planned Parenthood, ad esempio, collabora attivamente con le Nazioni Unite. L'OMS promuove attivamente programmi di educazione sessuale con contenuti discutibili. Bene, proprio il primo direttore dell'OMS, il dottor Brock Chisholm (1896-1971), fu un convinto sostenitore dell'educazione sessuale. Chisholm era un medico militare canadese aderente all'Associazione Umanista (alla quale appartennero anche la Sanger e la Calderone) cooptato come primo direttore dell'OMS nel 1946. In quell'anno Chisholm tenne un discorso intitolato "La psichiatria della pace duratura e del progresso sociale" che ricordiamo perché particolarmente significativo.<br />In questo discorso Chisholm analizza il problema di come prevenire ulteriori guerre mondiali come quella appena conclusa. Secondo il medico canadese, ci sono diversi modi per evitare guerre future, ma il più efficace è eliminare dalla testa dei bambini il concetto «di bene e di male», ossia l'educazione morale, che è alla base di quella «personalità autoritaria» che, secondo la Scuola filosofica di Francoforte, era responsabile del «fascismo» (termine per designare ogni totalitarismo). Per sradicare dai bambini ogni norma morale il metodo più indicato è l'educazione sessuale, ossia il presentare ogni comportamento sessuale come ugualmente buono.<br />Riconosciamo qui lo stesso ragionamento di Lukacs: usare il sesso come strumento per sradicare la morale. Ovviamente, sottolineava Chisholm, l'educazione sessuale dev'essere impartita tenendo alla larga i genitori dai bambini, poiché sono proprio i genitori i primi educatori morali dei fanciulli. In questa carrellata non può mancare il famoso Alfred Charles Kinsey (1894-1956), entomologo statunitense che cominciò ad occuparsi della sessualità umana tenendo corsi di educazione sessuale agli studenti dell'Università dell'Indiana. Ecco, dunque, le radici dell'educazione sessuale: sradicamento della morale, eugenetica, contraccezione, aborto. Se l'albero è questo, possiamo aspettarci dei frutti buoni?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70266735</guid><pubDate>Wed, 02 Mar 2016 13:06:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70266735/educazione_sessuale.mp3" length="8293190" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4112

EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA? NO, GRAZIE! di Roberto Marchesini
 
L'educazione sessuale è un tema controverso per almeno due i motivi. Il primo è che, mediante l'educazione sessuale, si trasmettono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4112" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4112</a><br /><br />EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA? NO, GRAZIE! di Roberto Marchesini<br /> <br />L'educazione sessuale è un tema controverso per almeno due i motivi. Il primo è che, mediante l'educazione sessuale, si trasmettono messaggi (quantomeno) ambigui dal punto di vista morale e sui quali le famiglie non hanno alcun controllo. Si vedano, ad esempio, i recenti Standard per l'educazione sessuale in Europa, che si fregiano del logo dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).<br />Questi Standard prevedono che i bambini sperimentino «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce» dagli 0 ai 4 anni; «amicizia e amore verso le persone dello stesso sesso» dai 4 ai 6 anni; e «i diversi metodi contraccettivi» dai 6 ai 9 anni. Il secondo è che la quasi totalità dei corsi di educazione sessuale si basa sull'uso del preservativo come prevenzione di gravidanze precoci, aborti e malattie sessualmente trasmissibili; ed è ormai ampiamente dimostrato che tali corsi aumentano, anziché diminuire, la frequenza di gravidanze indesiderate, aborti e malattie sessualmente trasmissibili.<br />PIÙ CONDOM = PIÙ INFEZIONI<br />Ad esempio, l'Annual Epidemiological Report del 2013, pubblicato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, dimostra l'aumento vertiginoso di malattie sessualmente trasmissibili nei paesi nei quali viene praticata a tappeto l'educazione sessuale fondata sul preservativo; al contrario, nei paesi nei quali non esiste alcuna disposizione di legge in tal senso, le malattie sessualmente trasmissibili sono meno diffuse. Come è possibile questo paradosso? Il punto è che il preservativo viene spacciato come una protezione totale, che invece non sussiste, e viene vissuto come la possibilità di avere comportamenti sessuali spensierati, cioè de-responsabilizzati, esponendo le persone a situazioni più rischiose.<br />Inoltre l'uso del preservativo disabitua le persone a sapersi padroneggiare rispetto all'impulso sessuale: così, incapaci, o quasi, di frenarsi, quando si trovano in situazioni di promiscuità esse non riescono a trattenersi dall'avere rapporti sessuali anche quando non dispongono del preservativo e finiscono per essere spesso contagiate. Dal che si evince che una sessualità responsabile è più efficace, al fine di tutelare la salute delle persone, del preservativo.<br />L'INVENTORE? LUKACS<br />Nonostante questi problemi, c'è un consenso - che forse è meglio definire accettazione - pressoché unanime nei confronti dell'educazione sessuale. Pare che non se ne possa fare a meno, nemmeno discuterne l'opportunità. Eppure l'educazione sessuale non è sempre esistita. Quando è stata inventata, e perché? Le origini dell'educazione sessuale risalgono all'inizio del secolo scorso. L'inventore è l'intellettuale comunista ungherese Gyorgy Lukacs (1885-1971). Egli fu commissario per l'istruzione nella Repubblica Sovietica d'Ungheria di Bela Kuhn.<br />Questo governo durò solo cinque mesi, durante i quali Lukacs si adoperò per sradicare dall'Ungheria la morale tradizionale europea (cioè quella cattolica) attraverso il progetto denominato significativamente «terrore culturale». Lo strumento principale del terrore culturale fu proprio l'istituzione di corsi di "educazione sessuale" per tutte le scuole della repubblica: sradicando la morale tradizionale nei bambini, nel corso di pochi anni essa sarebbe scomparsa definitivamente dall'Ungheria. Questi "corsi" consistevano nell'esposizione di materiale pornografico esplicito e nell'invito ai bambini di fare ogni tipo di esperienza sessuale.<br />MARGARET SANGER E PLANNED PARENTHOOD<br />I corsi di Lukacs durarono quanto il suo governo, cioè pochi mesi; ma l'educazione sessuale sopravvisse. A rianimarla, e a proporla sul suolo statunitense, fu Margaret Sanger (1879-1966), militante eugenetista ed...]]></itunes:summary><itunes:duration>519</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,educazionesessuale,pillola,plannedparenthood,preservativo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d97e4ecbaa44db81f4ba07338d4c7b8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il presepe va fatto anche nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-presepe-va-fatto-anche-nei-luoghi-pubblici-soprattutto-nelle-scuole--68977958</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4021</a><br /><br />IL PRESEPE VA FATTO ANCHE NEI LUOGHI PUBBLICI, SOPRATTUTTO NELLE SCUOLE di Giampaolo Crepaldi<br /> <br />Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. Il nostro Osservatorio desidera fare, a questo proposito, alcune riflessioni.<br />PRENDERE ATTO<br />Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c'è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L'attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.<br />LA PRIVATIZZAZIONE DELLA FEDE RELIGIOSA<br />In secondo luogo va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la fede può essere al massimo tollerata come fatto privato. Il presepe va fatto in casa e non in piazza. E' la privatizzazione della fede religiosa, che la laicità occidentale vanta come unica propria fede. Ciò dovrebbe valere per tutte le religioni. Tutte dovrebbero abbandonare la pubblica piazza e trasferirsi tra le mura domestiche. La società che ne deriverebbe sarebbe una società senza Dio e questa viene spacciata per neutralità rispetto a tutte le fedi, ossia per presunta laicità. Ma come può essere neutro chi vuol fare piazza pulita? Come può essere neutro chi discrimina le fedi religiose privandole della loro presenza pubblica? Certamente lo Stato ha, in certi casi, il dovere di vietare la manifestazione pubblica della religione. Il diritto alla libertà religiosa, per quanto riguarda il cosiddetto foro esterno, non è assoluto, ma sottoposto all'ordine pubblico e al bene comune. Lo Stato, per il bene comune, può limitare o anche vietare completamente la presenza pubblica di una religione. Ma nel caso in questione, il divieto non avviene per la salvaguardia di un bene comune, che lo Stato non è più nemmeno capace di immaginare, ma per un atto di imperio che tradisce una assolutezza politica molto pericolosa. Tradisce una politica che si fa religione e che gareggia con le religioni sul loro stesso piano assoluto. Si ha così uno scontro tra due religioni, e la laicità, che avrebbe dovuto essere uno spazio neutro e quindi pacifico, diventa un luogo pericoloso perché conflittuale.<br />SOLO ARGOMENTO STORICO O CULTURALE?<br />La terza osservazione da farsi riguarda la qualità dell'opposizione che solitamente viene messa in atto contro simili misure. In genere essa fa riferimento alla civiltà cristiana, alla nostra storia e a come la nostra vita sociale, i nostri criteri morali, le nostre abitudini, senza parlare delle opere d'arte che hanno formato le nostre menti, affondi le proprie radici nel cristianesimo. Difficile avere dubbi su questo tipo di argomentazioni. L'Italia - e con essa tutto l'Occidente - non sarebbe se stesso senza le proprie radici cristiane che sono ben visibili ovunque attorno a noi. E' legittimo e doveroso far valere questo argomento storico e di identità contro quanti sostengono che, invece, per convivere con gli altri, ci si dovrebbe spogliare delle proprie tradizioni e di quanto esse ancora oggi ci danno. L'accoglienza e l'integrazione non si fanno nel vuoto e a volto coperto. E' ben evidente che questi argomenti possono prestarsi anche ad un uso politico e che chi li sostiene non sempre lo fa per amore del cristianesimo, ma per altri motivi. Bisogna però anche accettare che gli argomenti siano vissuti da ognuno al proprio livello di comprensione e di assimilazione, mettendo anche in bilancio possibili elementi di strumentalizzazione. Non è corretto negare valore a questi argomenti circa l'identità di un popolo, con l'idea che si prestano ad operazioni politiche di corto respiro.<br />Detto questo, va anche però osservato che queste argomentazioni sono insufficienti. Se le radici cristiane vengono difese - come è pur giusto fare, lo ripetiamo - solo per motivi storici o culturali, può venire il momento che le nuove generazioni non siano più sensibili alla propria storia passata, alle proprie origini culturali o che, addirittura, diventino incapaci di leggere i segni della presenza cristiana attorno a noi. E' proprio tra le bellissime basiliche gotiche della Francia che alligna il nuovo ateismo e, in genere, un giovane oggi non possiede le più elementari nozioni teologiche per poter leggere una pala d'altare, un affresco o un fregio. La nostra storia cristiana può diventare muta. Non può essere solo il "come eravamo" o il "è da lì che noi proveniamo" a salvarci dalla secolarizzazione che secolarizza anche il senso del passato come il senso in genere e non solo il senso religioso.<br />NON SOLO LE NOSTRE ORIGINI, MA LA VERITÀ DELLA RELIGIONE CRISTIANA<br />Il presepe, come ogni altra manifestazione pubblica delle fede cristiana, ha diritto ad essere mantenuto non solo perché lì ci sono le nostre origini, ma perché è vero. E' solo la verità della religione cristiana a valere come titolo ultimo del suo diritto ad una presenza nella pubblica piazza ed è solo perché questa religione, più di ogni altra, contribuisce al bene comune che il potere pubblico dovrebbe esso stesso difendere il presepe o qualsiasi altro simbolo di quella fede. Senza il Bambinello siamo tutti più poveri, anche i potenti di questa terra, che gestiscono la cosa pubblica senza sapere perché né come e che non sono in grado di valutare la verità delle diverse religioni preoccupandosi invece, con un gesto falsamente liberatorio, di eliminarle in blocco dalla pubblica piazza: fuori tutti da qui! Ma il senso di quel "qui", di cosa significhi la comunità politica, a quel potere sfugge. Altrimenti utilizzerebbe quei criteri per valutare le religioni e per vedere che la fede cristiana è "dal volto umano".<br />Le tradizioni muoiono se non sono continuamente rivissute. Cristo non è una tradizione anche se la Chiesa ha una tradizione, una tradizione viva che si fonda sulla reale presenza di Cristo nella sua storia, proprio ciò che il presepe vuole rappresentare. Le autorità politiche non riusciranno a impedire il presepe, anche se ciò non toglie che si debba lottare perché non lo facciano. Non riusciranno nemmeno a difenderlo dalla secolarizzazione, anche se non possiamo esimerci dal richiederglielo. Ciò che conterà, alla fine, è che Cristo sia vissuto come Vero e come Vivo dai cristiani. Non solo come Vivo, ma anche come Vero, perché su questo si fonda la sua pretesa di essere presente nella pubblica piazza.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo che abbiamo riportato qui sopra è di Mons. Giampaolo Crepaldi, Vescovo di Trieste e Presidente dell'Osservatorio Cardinale Van Thuân. Purtroppo non tutti i vescovi hanno le idee chiare, anzi a volte sono proprio confusi. Ecco l'articolo di Riccardo Cascioli "Il preside, il vescovo e un cane" pubblicato il 02-12-2015 su La nuova Bussola Quotidiana.<br />Ecco l'articolo in versione integrale:<br />Ha un che di surreale la polemica che va avanti da giorni sulla celebrazione del Natale nelle scuole. Del fatto all'origine abbiamo già parlato: a Rozzano (Mi) un preside ha deciso di abolire l'usuale festa di Natale, proponendo invece per gennaio una Festa d'inverno: «per rispetto di chi non è cattolico». Dopo le proteste di alcuni genitori, il caso è diventato nazionale, e la scuola di Rozzano è diventata il teatro di scontro fra giornali, politici, anche con punte di comicità involontaria, tra il leader della Lega Matteo Salvini che porta un presepe da introdurre nella scuola e Mariastella Gelmini che intona "Tu scendi dalle stelle".<br />Perché surreale? Perché - seppure parzialmente giustificati dai recenti fatti di Parigi che costringono a farsi qualche domanda sull'immigrazione e sulle regole di convivenza - non si capisce come mai tanta reazione nei confronti di un preside che ha fatto né più né meno quello che altre decine e centinaia di dirigenti scolastici hanno fatto prima di lui. Nel caso nessuno se ne fosse accorto sono anni che cresce il numero di scuole di ogni ordine e grado in cui si vietano spettacoli natalizi. E le denunce, apparse su pochi giornali, sono sempre state ignorate dai "Signori dell'opinione e dell'informazione". Si fossero mobilitati quando il fenomeno è cominciato forse non ci troveremmo a questo punto.<br />«Non è - ha dichiarato il preside di Rozzano - un passo indietro di fronte all'islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture ad altri credo religiosi, mi pare un passo in avanti rispetto all'integrazione e rispetto reciproco». Un'idiozia, certo, il dialogo si fa tra identità diverse e coscienti della propria diversità e non ci può essere accoglienza e integrazione se non c'è apertura a tutto ciò che l'altro è.<br />Ma proprio mentre fai queste riflessioni, ecco che si fa avanti il solito immancabile prelato che af]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68977958</guid><pubDate>Wed, 09 Dec 2015 16:04:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68977958/il_presepe_va_fatto_anche_nei_luoghi_pubblici.mp3" length="15471639" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4021

IL PRESEPE VA FATTO ANCHE NEI LUOGHI PUBBLICI, SOPRATTUTTO NELLE SCUOLE di Giampaolo Crepaldi
 
Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4021</a><br /><br />IL PRESEPE VA FATTO ANCHE NEI LUOGHI PUBBLICI, SOPRATTUTTO NELLE SCUOLE di Giampaolo Crepaldi<br /> <br />Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. Il nostro Osservatorio desidera fare, a questo proposito, alcune riflessioni.<br />PRENDERE ATTO<br />Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c'è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L'attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.<br />LA PRIVATIZZAZIONE DELLA FEDE RELIGIOSA<br />In secondo luogo va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la fede può essere al massimo tollerata come fatto privato. Il presepe va fatto in casa e non in piazza. E' la privatizzazione della fede religiosa, che la laicità occidentale vanta come unica propria fede. Ciò dovrebbe valere per tutte le religioni. Tutte dovrebbero abbandonare la pubblica piazza e trasferirsi tra le mura domestiche. La società che ne deriverebbe sarebbe una società senza Dio e questa viene spacciata per neutralità rispetto a tutte le fedi, ossia per presunta laicità. Ma come può essere neutro chi vuol fare piazza pulita? Come può essere neutro chi discrimina le fedi religiose privandole della loro presenza pubblica? Certamente lo Stato ha, in certi casi, il dovere di vietare la manifestazione pubblica della religione. Il diritto alla libertà religiosa, per quanto riguarda il cosiddetto foro esterno, non è assoluto, ma sottoposto all'ordine pubblico e al bene comune. Lo Stato, per il bene comune, può limitare o anche vietare completamente la presenza pubblica di una religione. Ma nel caso in questione, il divieto non avviene per la salvaguardia di un bene comune, che lo Stato non è più nemmeno capace di immaginare, ma per un atto di imperio che tradisce una assolutezza politica molto pericolosa. Tradisce una politica che si fa religione e che gareggia con le religioni sul loro stesso piano assoluto. Si ha così uno scontro tra due religioni, e la laicità, che avrebbe dovuto essere uno spazio neutro e quindi pacifico, diventa un luogo pericoloso perché conflittuale.<br />SOLO ARGOMENTO STORICO O CULTURALE?<br />La terza osservazione da farsi riguarda la qualità dell'opposizione che solitamente viene messa in atto contro simili misure. In genere essa fa riferimento alla civiltà cristiana, alla nostra storia e a come la nostra vita sociale, i nostri criteri morali, le nostre abitudini, senza parlare delle opere d'arte che hanno formato le nostre menti, affondi le proprie radici nel cristianesimo. Difficile avere dubbi su questo tipo di argomentazioni. L'Italia - e con essa tutto l'Occidente - non sarebbe se stesso senza le proprie radici cristiane che sono ben visibili ovunque attorno a noi. 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Questi auguri "stagionati" vogliono sostituire gli auguri natalizi. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall'immaginario collettivo, soprattutto infantile, il Bambin Gesù. Ora si sono messi pure catene commerciali ed enti pubblici in giro per il mondo a svuotare ancor più dall'interno il significato cristiano del Natale, sostituendolo con un Natale laico, che è un vero e proprio ossimoro, o con una Festa d'Inverno dal sapore tanto celtico.<br />Questa tendenza a candeggiare nella tinozza laicista il Santo Natale non ha risparmiato le scuole di ogni ordine e grado. Già da anni molte scuole hanno abolito i presepi e Maria, Giuseppe e Gesù sono persone non più gradite nelle aule scolari, immigrati clandestini con il foglio di via.<br />ANNULLARE IL NATALE<br />La ventata cristianofobica ha avuto un suo picco in quel di Rozzano (Milano), in particolare nell'istituto Garofani. Marco Parma, dirigente scolastico dello stesso, ha deciso di annullare l'usuale festa di Natale che si teneva ogni anno (faranno eccezione le classi delle medie) e di sostituirla con festicciole private nelle classi in stile catacombale e con una pagana Festa d'Inverno che si svolgerà a gennaio. Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti non alla furia iconoclasta dei miliziani dell'Isis bensì al Consiglio di istituto. La nostra piccola Palmira l'abbiamo avuta in provincia di Milano.<br />Partiamo da un'evidenza (che tale non è più): si fa festa perché nasce Gesù. Proibire di intonare canti religiosi è come proibire a una festa di compleanno di cantare "Tanti auguri a te" perché potrebbe dare fastidio a quei bambini che non hanno compiuto gli anni in quel giorno. Eppure è questa la motivazione addotta dal preside: «per evitare che qualcuno potesse sentirsi escluso» si è deciso di censurare la fede cattolica in quella scuola. Mettersi a cantare Tu scendi dalle stelle «non sarebbe stato il massimo», spiega Parma, «perché questa è una scuola multietnica». Così gli esclusi e i discriminati finiscono per essere la maggioranza, cioè i bambini cattolici. Il dirigente scolastico aggiunge: «Non è un passo indietro di fronte all'islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture ad altri credo religiosi, mi pare un passo in avanti rispetto all'integrazione e rispetto reciproco».<br />LIBERTÀ RELIGIOSA E INTEGRAZIONE<br />Un paio di riflessioni su questo frusto argomento del rispetto della libertà religiosa e dell'integrazione. Primo: se vieti canti e simboli natalizi-religiosi violi la libertà di espressione dei credenti. Trattasi di atto di violenza culturale. Secondo: il rispetto della libertà non è vietare i simboli e le espressioni della fede cattolica, ma astenersi dall'imporli. Il cattolico poi sa che la sua è l'unica vera religione: quindi ogni manifestazione del proprio credo è manifestazione di verità e l'eventuale fastidio da parte di terzi (tutto da provare perché spesso presunto) è come il fastidio nel prendere una medicina amara, ma che fa bene. Il laicismo pretende una neutralità svizzera in tema di espressione religiosa: pari dignità a tutte le fedi o, che è lo stesso, zero dignità a qualsiasi fede. Questo è erroneo perché nella prospettiva di Dio - e non degli uomini che hanno la vista corta - c'è una sola religione autentica, quella cattolica. Dio è cattolico, non protestante, né ebreo, né musulmano (per gli incerti si rimanda al documento Dominus Iesus della Congregazione della Dottrina per la Fede).<br />Nella prospettiva cattolica le altre credenze si tollerano e si rispetta il libero arbitrio delle persone non cattoliche dal momento che la libertà è condizione ineludibile e necessaria perché si aderisca volontariamente al credo cattolico. Cristo chiede di essere conosciuto e amato, ma amare è un atto di libertà. Il più eccelso atto di libertà. Se poi portiamo a logica conclusione l'asserto che rispetto delle differenze significa cancellazione della propria identità, perché queste ultime potrebbero risultare urticanti per chi non è cristiano, gli effetti sono dirompenti. Infatti, la fede permea tutto il nostro vivere: anche l'ateo dice "grazie" a qualcuno come forma di cortesia, ignaro che quella espressione significa «che il Signore ti riempia di grazie». E il suo interlocutore gli risponde: «prego», che significa «prego per te». La cristianità è dappertutto: nome di vie e piazze dedicate ai santi; i nostri stessi nomi di battesimo sono nomi di santi; ci rechiamo in ospedali e università, istituzioni inventate della Chiesa; il medesimo concetto di persona è un precipitato di un approfondimento teologico sulla Trinità. Per non infastidire atei e diversamente credenti dovremmo far tabula rasa di tutto questo? E poi perché non allargare il discorso ad altre fedi, come quelle calcistiche? A Tizio dovrebbe essere vietato andare in giro con la maglia della (gloriosa) Juve per non indispettire gli interisti o i milanisti.<br />È L'OSPITE CHE SI DEVE ADEGUARE<br />Terzo: integrazione significa che è l'ospite che si deve adeguare al contesto e alle regole dell'ospitante non viceversa. Se ai bambini musulmani Astro del Ciel provoca la pellagra possono ovviamente astenersi dal presenziare. Se io vado alla Mecca non mi è lecito chiedere di radere al suolo il Masjid al-Haram, cioè la più grande moschea al mondo perché ne sono infastidito. A margine, tanto per capire il senso del principio di reciprocità e di rispetto delle altre religioni così come inteso in Arabia Saudita: l'accesso alla Mecca è interdetto ai non musulmani. Se sbianchiettiamo la nostra identità non c'è integrazione perché questa prevede come presupposto logico che un'identità possa convivere pacificamente con un'altra, bensì annullamento. Non integrazione, ma disintegrazione di una fede, di una cultura, di un popolo, di una nazione. Se noi andassimo a cancellare i nostri dati anagrafici in Comune ciò significherebbe che per lo Stato noi siamo morti, siamo dei cadaveri. Quindi è erroneo ciò che dice il preside: «meno si sottolineano le differenze e più si sottolineano le convergenze meglio è». Sono le differenze che mi fanno essere me stesso, altrimenti sarei uguale in tutto e per tutto a te. Il dialogo avviene tra due persone, non tra una persona e un fantasma.<br />VOGLIONO UCCIDERE LA NOSTRA FEDE<br />Infine, il preside in merito ai recenti fatti di Parigi così chiosa: «Se avessimo organizzato un concerto a base di canti religiosi dopo quello che è accaduto qualcuno avrebbe potuto interpretarlo come una provocazione forse anche pericolosa». Gli risponde Nostro Signore: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28). I terroristi e, in modo non violento, una buonissima parte del mondo islamico vogliono uccidere la nostra fede, vogliono sradicare dai nostri cuori e dalle nostre menti le verità rivelate. Vogliono togliere il crocifisso per metterci la mezzaluna. Il preside di Rozzano ha già fatto per loro metà del lavoro. La cosa triste, infatti, sta nel fatto che noi ci pieghiamo a questo piano. Islam, infatti, significa sottomissione (altra musica quando Gesù ci dice «Non vi chiamo più servi […] ma vi ho chiamato amici», GV 15, 15).<br />Non opponiamo resistenza, ma scegliamo noi stessi l'eutanasia di fede. Anticipiamo il nemico nei suoi progetti e diamo alle fiamme la cittadella cattolica con le nostre stesse mani. Il dramma sta tutto qui: il cattolico medio - e figurarsi sul piano culturale l'italiano medio - è un imbelle. Di fronte a gente spietata che follemente si suicida per una credenza erronea, noi non siamo capaci - non diciamo di dare la vita per Cristo, di dar prova di fedeltà a Lui usque sanguinem - ma almeno di dare un'aula dove si insegnano canti cattolici. In nome di Allah ci bersagliano a colpi di kalashnikov e noi porgiamo loro le terga a braghe calate. La pavidità di affermazioni come «non offendiamo, siamo prudenti, veniamoci incontro, scegliamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide» è il sintomo più veritiero che la nostra fede è già morta. Ci prostituiamo con il pretesto della tolleranza, ma siamo noi che non tolleriamo più il nome di Cristo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71890334</guid><pubDate>Wed, 02 Dec 2015 14:12:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71890334/milano_il_dirigente_scolastico_cancella.mp3" length="10102953" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4010

MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO
di Tommaso Scandroglio
 
Se passate dall'aeroporto di Fiumicino alcuni negozi hanno addobbato le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4010" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4010</a><br /><br />MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Se passate dall'aeroporto di Fiumicino alcuni negozi hanno addobbato le vetrine e gli interni con sagome di abeti in cui campeggia la scritta "Season Greetings" che letteralmente significa "Auguri di stagione". Questi auguri "stagionati" vogliono sostituire gli auguri natalizi. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall'immaginario collettivo, soprattutto infantile, il Bambin Gesù. Ora si sono messi pure catene commerciali ed enti pubblici in giro per il mondo a svuotare ancor più dall'interno il significato cristiano del Natale, sostituendolo con un Natale laico, che è un vero e proprio ossimoro, o con una Festa d'Inverno dal sapore tanto celtico.<br />Questa tendenza a candeggiare nella tinozza laicista il Santo Natale non ha risparmiato le scuole di ogni ordine e grado. Già da anni molte scuole hanno abolito i presepi e Maria, Giuseppe e Gesù sono persone non più gradite nelle aule scolari, immigrati clandestini con il foglio di via.<br />ANNULLARE IL NATALE<br />La ventata cristianofobica ha avuto un suo picco in quel di Rozzano (Milano), in particolare nell'istituto Garofani. Marco Parma, dirigente scolastico dello stesso, ha deciso di annullare l'usuale festa di Natale che si teneva ogni anno (faranno eccezione le classi delle medie) e di sostituirla con festicciole private nelle classi in stile catacombale e con una pagana Festa d'Inverno che si svolgerà a gennaio. Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti non alla furia iconoclasta dei miliziani dell'Isis bensì al Consiglio di istituto. La nostra piccola Palmira l'abbiamo avuta in provincia di Milano.<br />Partiamo da un'evidenza (che tale non è più): si fa festa perché nasce Gesù. Proibire di intonare canti religiosi è come proibire a una festa di compleanno di cantare "Tanti auguri a te" perché potrebbe dare fastidio a quei bambini che non hanno compiuto gli anni in quel giorno. Eppure è questa la motivazione addotta dal preside: «per evitare che qualcuno potesse sentirsi escluso» si è deciso di censurare la fede cattolica in quella scuola. Mettersi a cantare Tu scendi dalle stelle «non sarebbe stato il massimo», spiega Parma, «perché questa è una scuola multietnica». Così gli esclusi e i discriminati finiscono per essere la maggioranza, cioè i bambini cattolici. Il dirigente scolastico aggiunge: «Non è un passo indietro di fronte all'islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture ad altri credo religiosi, mi pare un passo in avanti rispetto all'integrazione e rispetto reciproco».<br />LIBERTÀ RELIGIOSA E INTEGRAZIONE<br />Un paio di riflessioni su questo frusto argomento del rispetto della libertà religiosa e dell'integrazione. Primo: se vieti canti e simboli natalizi-religiosi violi la libertà di espressione dei credenti. Trattasi di atto di violenza culturale. Secondo: il rispetto della libertà non è vietare i simboli e le espressioni della fede cattolica, ma astenersi dall'imporli. Il cattolico poi sa che la sua è l'unica vera religione: quindi ogni manifestazione del proprio credo è manifestazione di verità e l'eventuale fastidio da parte di terzi (tutto da provare perché spesso presunto) è come il fastidio nel prendere una medicina amara, ma che fa bene. Il laicismo pretende una neutralità svizzera in tema di espressione religiosa: pari dignità a tutte le fedi o, che è lo stesso, zero dignità a qualsiasi fede. Questo è erroneo perché nella prospettiva di Dio - e non degli uomini che hanno la vista corta - c'è una sola religione autentica, quella cattolica. Dio è cattolico, non protestante, né ebreo, né musulmano (per gli incerti si rimanda al documento...]]></itunes:summary><itunes:duration>632</itunes:duration><itunes:keywords>dirigentescolastico,festadinverno,natale,scuola,seasonsgreetings</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d5e904e7c52808bc449c24d799f258f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Compiti delle vacanze: ecco il modo migliore per farli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/compiti-delle-vacanze-ecco-il-modo-migliore-per-farli--73766655</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1891<br /><br />COMPITI DELLE VACANZE: ECCO IL MODO MIGLIORE PER FARLI<br />di Erminio Riboldi<br /> <br />I compiti di scuola, sia che si tratti di quelli assegnati per le vacanze estive, sia di quelli dati da fare a casa, durante l'anno scolastico, in genere agli studenti non piacciono.  Ci sono, naturalmente, le eccezioni e non mancano studenti, soprattutto nella scuola primaria o negli anni terminali della scuola superiore che traggono un certo piacere nello svolgere i loro compiti. Ma in generale, soprattutto negli anni che vanno dalla scuola media ai primi due o tre anni delle superiori, gli studenti non si pongono nemmeno la questione di farsi piacere i compiti: sanno di doverli fare e, assodata questa verità, a volte li fanno, altre volte no.<br />Certamente, nel corso delle vacanze estive il compito diventa più gravoso, dato, soprattutto, il clima di disimpegno che spesso aleggia sulle vacanze dei nostri figli adolescenti.<br />Quel che bisogna chiedersi è se i compiti assegnati dai docenti servono a qualcosa e, se si trova che sono utili, cercare il modo per eseguirli, nonostante tutto.<br />Per dare una risposta a questo quesito, si può osservare quel che succede a scuola nei primi giorni di settembre, quando gli alunni ritornano tra i banchi: tutti i docenti lamentano il fatto che gli studenti sembra siano regrediti rispetto a come li avevano lasciati a giugno; la regressione non è dovuta tanto alla perdita di nozioni, in molti casi rapidamente recuperabili, quanto alla scomparsa, molto più lentamente e faticosamente recuperabile, di una serie di buone abitudini al lavoro scolastico, della capacità di concentrazione, della percezione del pericolo legato al trascorrere eccessivo del tempo tra le lezioni a scuola e  lo studio individuale a casa. Per esperienza personale, posso affermare che, per un certo numero di studenti, questa impasse iniziale determina in notevole misura l'andamento negativo dell'anno scolastico che verrà.<br />Chi corre i rischi maggiori? Chi non ha fatto o fatto male i compiti durante le vacanze.<br />Se ne deduce che la funzione fondamentale dei compiti a casa è quella di dare vita a un esercizio individuale, personale che mantenga in allenamento alcune caratteristiche tipiche del lavoro intellettuale (che è il lavoro dello studente), senza il quale, in realtà, la scuola serve a ben poco.<br />Assodato, quindi, che i compiti servono, anche se non piacciono, si tratta di trovare il modo migliore per farli.<br />Innanzitutto, come tutti coloro che lavorano, anche lo studente ha bisogno di una pausa veramente tale, cioè libera dalle occupazioni abituali di chi studia, ma la pausa non può durare tre mesi.<br />Suggerisco che questa pausa abbia la stessa durata delle ferie di cui godono i genitori: quando tutta la famiglia è in vacanza, si fa vacanza e libri e quaderni devono essere lasciati a riposo. Questo accorgimento alleggerisce anche il compito dei genitori che hanno più bisogno dei figli di un periodo libero da tensioni, comprese quelle generate dai compiti da fare e non fatti. Tenute, quindi, salve queste due o tre settimane di assoluto riposo (più le feste comandate), nelle restanti vacanze lo studente deve studiare. Quanto? Come?<br />Se l'obiettivo, come abbiamo visto, è quello di mantenere l'allenamento allo studio, quel che conta è dedicare un po' di tempo tutti giorni, nei momenti della giornata che si ritengono, a giudizio di ciascuno, i più adatti.  Il nemico numero uno dello studio efficace è il disordine. Serve, quindi, una pianificazione semplicissima, ad esempio una materia diversa per ogni giorno della settimana,da lunedì a sabato e un'ora  ogni giorno, aggiungendo, magari, per la lettura un'altra mezz'oretta quotidiana, in punti strategici della giornata. Il nemico numero due è la fantasticheria (il contrario della capacità di concentrazione): davanti al libro e al quaderno aperto, anziché studiare, si viaggia in compagnia di ricordi, sensazioni, emozioni, in una parola si sogna; quando ci si risveglia il tempo che doveva servire per lo studio se n'è andato, la giornata è persa. Il modo migliore per evitare questo inconveniente è studiare quando si è più riposati, quando fa meno caldo, quando non si ha la pancia troppo piena.<br />Ai genitori suggerirei di limitarsi a favorire nei figli le disposizioni di cui sopra, senza interferire troppo quando tempi e modalità vengono generalmente rispettati; devono evitare accuratamente di spingere i figli a farli tutti subito, i compiti, per non pensarci più: non servirebbero  a nulla e fanno venire in mente che i compiti siano solo un tributo da versare per tenere buono il docente – carnefice, al quale, senza volerlo, fanno una pessima pubblicità.<br />Per quanto riguarda i docenti, sarebbe bene che si consultassero tra loro per concertare la quantità di lavoro da assegnare per evitare un carico di compiti insostenibile, cosa che inevitabilmente succede quando ciascuno di essi agisce in proprio; i compiti per le vacanze andrebbero, inoltre, pensati non in termini quantitativi soltanto, ma soprattutto come mezzo per mantenere vive le buone abitudini di studio trasmesse durante l'anno e, se possibile, andrebbero anche personalizzati, almeno per gruppi alunni con caratteristiche o necessità simili, evitando generalizzazioni di trattamento che li renderebbero, alla fine, inutili e noiosi, in questo modo fornendo un alibi di ferro a tutti gli studenti che non li fanno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73766655</guid><pubDate>Fri, 12 Aug 2011 16:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73766655/compiti_delle_vacanze.mp3" length="6246862" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1891

COMPITI DELLE VACANZE: ECCO IL MODO MIGLIORE PER FARLI
di Erminio Riboldi
 
I compiti di scuola, sia che si tratti di quelli assegnati per le vacanze estive, sia di quelli dati da fare a casa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1891<br /><br />COMPITI DELLE VACANZE: ECCO IL MODO MIGLIORE PER FARLI<br />di Erminio Riboldi<br /> <br />I compiti di scuola, sia che si tratti di quelli assegnati per le vacanze estive, sia di quelli dati da fare a casa, durante l'anno scolastico, in genere agli studenti non piacciono.  Ci sono, naturalmente, le eccezioni e non mancano studenti, soprattutto nella scuola primaria o negli anni terminali della scuola superiore che traggono un certo piacere nello svolgere i loro compiti. Ma in generale, soprattutto negli anni che vanno dalla scuola media ai primi due o tre anni delle superiori, gli studenti non si pongono nemmeno la questione di farsi piacere i compiti: sanno di doverli fare e, assodata questa verità, a volte li fanno, altre volte no.<br />Certamente, nel corso delle vacanze estive il compito diventa più gravoso, dato, soprattutto, il clima di disimpegno che spesso aleggia sulle vacanze dei nostri figli adolescenti.<br />Quel che bisogna chiedersi è se i compiti assegnati dai docenti servono a qualcosa e, se si trova che sono utili, cercare il modo per eseguirli, nonostante tutto.<br />Per dare una risposta a questo quesito, si può osservare quel che succede a scuola nei primi giorni di settembre, quando gli alunni ritornano tra i banchi: tutti i docenti lamentano il fatto che gli studenti sembra siano regrediti rispetto a come li avevano lasciati a giugno; la regressione non è dovuta tanto alla perdita di nozioni, in molti casi rapidamente recuperabili, quanto alla scomparsa, molto più lentamente e faticosamente recuperabile, di una serie di buone abitudini al lavoro scolastico, della capacità di concentrazione, della percezione del pericolo legato al trascorrere eccessivo del tempo tra le lezioni a scuola e  lo studio individuale a casa. Per esperienza personale, posso affermare che, per un certo numero di studenti, questa impasse iniziale determina in notevole misura l'andamento negativo dell'anno scolastico che verrà.<br />Chi corre i rischi maggiori? Chi non ha fatto o fatto male i compiti durante le vacanze.<br />Se ne deduce che la funzione fondamentale dei compiti a casa è quella di dare vita a un esercizio individuale, personale che mantenga in allenamento alcune caratteristiche tipiche del lavoro intellettuale (che è il lavoro dello studente), senza il quale, in realtà, la scuola serve a ben poco.<br />Assodato, quindi, che i compiti servono, anche se non piacciono, si tratta di trovare il modo migliore per farli.<br />Innanzitutto, come tutti coloro che lavorano, anche lo studente ha bisogno di una pausa veramente tale, cioè libera dalle occupazioni abituali di chi studia, ma la pausa non può durare tre mesi.<br />Suggerisco che questa pausa abbia la stessa durata delle ferie di cui godono i genitori: quando tutta la famiglia è in vacanza, si fa vacanza e libri e quaderni devono essere lasciati a riposo. Questo accorgimento alleggerisce anche il compito dei genitori che hanno più bisogno dei figli di un periodo libero da tensioni, comprese quelle generate dai compiti da fare e non fatti. Tenute, quindi, salve queste due o tre settimane di assoluto riposo (più le feste comandate), nelle restanti vacanze lo studente deve studiare. Quanto? Come?<br />Se l'obiettivo, come abbiamo visto, è quello di mantenere l'allenamento allo studio, quel che conta è dedicare un po' di tempo tutti giorni, nei momenti della giornata che si ritengono, a giudizio di ciascuno, i più adatti.  Il nemico numero uno dello studio efficace è il disordine. Serve, quindi, una pianificazione semplicissima, ad esempio una materia diversa per ogni giorno della settimana,da lunedì a sabato e un'ora  ogni giorno, aggiungendo, magari, per la lettura un'altra mezz'oretta quotidiana, in punti strategici della giornata. Il nemico numero due è la fantasticheria (il contrario della capacità di concentrazione): davanti al libro e al quaderno aperto, anziché studiare, si viaggia in compagnia...]]></itunes:summary><itunes:duration>391</itunes:duration><itunes:keywords>buoneabitudini,carnefice,compiti,quantità,vacanze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cdd7243d4c2470d23549ab8bfbe9050.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
