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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Politica - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=5</link><description><![CDATA[Per chi non crede che la politica sia l'arte del compromesso, ma uno strumento utile per raggiungere il bene comune secondo quello che prevede la Legge Naturale scritta nel cuore di ogni uomo]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572877/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Politics</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5651358647ef30cb1a5fa9b5218078f8.jpg</url><title>Politica - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=5</link></image><lastBuildDate>Tue, 11 Aug 2026 19:08:52 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5651358647ef30cb1a5fa9b5218078f8.jpg"/><itunes:subtitle>Per chi non crede che la politica sia l'arte del compromesso, ma uno strumento utile per raggiungere il bene comune secondo quello che prevede la Legge Naturale scritta nel cuore di ogni uomo</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per chi non crede che la politica sia l'arte del compromesso, ma uno strumento utile per raggiungere il bene comune secondo quello che prevede la Legge Naturale scritta nel cuore di ogni uomo]]></itunes:summary><itunes:category text="News"><itunes:category text="Politics"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Dr. Anthony e Mr. Fauci, la doppia verità del super-scienziato del Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dr-anthony-e-mr-fauci-la-doppia-verita-del-super-scienziato-del-covid--73822470</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8637" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8637</a><br /><br />DR. ANTHONY E MR. FAUCI, LA DOPPIA VERITA' DEL SUPER-SCIENZIATO DEL COVID<br />di Stefano Magni<br /> <br />Anthony Fauci il 29 luglio si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'audizione al Senato degli Usa. Il super consulente sanitario di Trump durante la prima crisi del Covid e poi figura chiave nell'amministrazione Biden, interrogato dal senatore Rand Paul, nella Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha preferito appellarsi al Quinto Emendamento e rimanere in silenzio. Non ha voluto spiegare le numerose contraddizioni emerse dalle sue carte private, con tesi che sono spesso l'opposto di quelle espresse pubblicamente. La questione Fauci è ancora divisiva. In Italia, oggi come allora, una stampa prevalentemente simpatetica dipinge a tinte fosche la "caccia alle streghe" dell'amministrazione Trump e l'"ossessione" del senatore repubblicano Rand Paul, libertario del Kentucky, contro lo scienziato che fu il volto del lockdown.<br />Eppure Rand Paul non sta lanciando un'accusa a caso, sta semplicemente affermando che gli appunti privati di Fauci, così come le email già declassificate, mostrano due persone completamente diverse: una pubblica e una privata. Il Fauci privato aveva molti dubbi sulla tesi pubblica del coronavirus quale patogeno naturale e aveva ancora più dubbi sui metodi cinesi di chiusura di un intero paese. Quel che emerge è anche una figura non esente da vanità, ricca di rapporti ben coltivati con la stampa e con il mondo dell'intrattenimento, con amici nello star system e una grande ambizione politica, in contrapposizione con il presidente repubblicano.<br />"Due persone diverse", così esordisce Paul nella sua arringa, presentando il cosiddetto "diario segreto" di Fauci, una raccolta di annotazioni personali recuperata nel corso di otto mesi di indagine condotta dal Dipartimento della Sanità, per ordine di Robert Kennedy jr. nei server delle agenzie federali.<br />CONTRADDIZIONI SU CONTRADDIZIONI<br />Secondo il Fauci pubblico il Covid-19 era stato trasmesso da un animale all'uomo nel mercato "bagnato" di Wuhan, in Cina. Tuttavia, dopo una teleconferenza del 1 febbraio 2020 con scienziati di spicco, Fauci osservò che «non c'era un accordo totale sulla probabilità di un'introduzione deliberata». Solo due degli scienziati presenti alla teleconferenza ritenevano probabile un'origine naturale. Durante tutta la pandemia, Fauci ha liquidato le discussioni sulle fughe di laboratorio come teorie del complotto.<br />Anche per quanto riguarda le misure antipandemiche, il Fauci privato, a gennaio, riteneva che il lockdown fosse una follia cinese. In un appunto del 25 gennaio 2020, metteva in discussione l'approccio della Cina: «Perché i cinesi reagiscono in modo così drastico, chiudendo di fatto l'intero Paese?». Ma meno di due mesi dopo, il 15 marzo, annotava "Un giorno importante!" a commento della chiusura delle scuole e di gran parte delle attività economiche in California e New York, tutte misure da lui suggerite. Pochi mesi dopo, sempre il Fauci pubblico avrebbe negato di aver sostenuto il lockdown. In particolare in un'intervista rilasciata alla Abc nel 2022, aveva dichiarato di non aver avuto niente a che fare con la chiusura delle scuole.<br />Spicca la netta volontà di Fauci di cancellare le tracce delle sue conversazioni. In un momento concitato dell'audizione, il senatore Paul sostiene: «La commissione ha ricevuto da lei ripetute istruzioni, che intimavano ai funzionari federali di cancellare le comunicazioni». Per esempio: «Il 2 febbraio 2020, un giorno dopo [una teleconferenza sulle origini del Covid-19], lei ha detto a Francis Collins [allora direttore dei National Institutes of Health]: "Per favore, cancelli questa email dopo averla letta"». Collins e Fauci, per altro, sono stati i primi a voler screditare gli scienziati firmatari della Great Barrington Declaration, cioè quegli scienziati che sconsigliavano un lockdown totale, ma proponevano di limitare la protezione alle fasce più deboli della popolazione, fra cui anziani, immuno-depressi e persone con comorbidità pericolose.<br />LA RISERVATEZZA E LA SEGRETEZZA<br />La riservatezza e la segretezza del Fauci privato, fanno a pugni con il suo grande presenzialismo in pubblico. Un presenzialismo che, stando alle sue stesse "carte" private, era ben coltivato. I riferimenti al mondo dei media sono ben 1400 nei suoi appunti. Si legge, in uno di essi, «Sono stati scritti numerosi editoriali (su testate giornalistiche come il Washington Post, ecc.) e articoli di opinione (su Newsweek) su di me. Non riesco a stargli dietro, né a leggerli tutti. Il Paese ha bisogno di qualcuno a cui guardare con ammirazione di fronte alla presidenza Trump. Una dinamica psicologica interessante». A fianco dei rapporti maturati con membri di spicco dello star system, come Joan Baez, Julia Roberts e Barbra Streisand, ci sono quelli con i giornalisti di punta delle maggiori testate americane. E l'ambizione, che traspare, di diventare l'anti-Trump, la voce della "scienza" contro la "demagogia": è fortissimo il disprezzo per il presidente americano, che Fauci definisce anche con epiteti insultanti come "un adolescente odioso".<br />Nascondere i dubbi, dunque, e pilotare la narrazione. Verso dove? Verso la versione cinese dei fatti: virus solo naturale, nessuna colpa umana, lockdown unica soluzione per contenere il contagio. E tutto nel nome della "scienza", contro il populismo, contro chi dubitava e che è stato liquidato come complottista. Quel che invece non emerge (e non lo sapremo finché non si apriranno anche gli archivi della Cina) è la vera origine del Covid e l'elenco degli eventuali responsabili, se dovesse essere confermata l'ipotesi di una fuga da laboratorio. Era davvero un virus ingegnerizzato? Era davvero fuggito a seguito di un esperimento di "guadagno di funzione" in cui un virus di origine animale viene deliberatamente manipolato per renderlo capace di infettare anche un umano? E i soldi dell'Nih americano, per tramite dell'associazione Eco Health, sono veramente finiti in Cina, per finanziare quegli esperimenti?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73822470</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 19:05:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73822470/dr_anthony_e_mr_fauci.mp3" length="6276119" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8637

DR. ANTHONY E MR. FAUCI, LA DOPPIA VERITA' DEL SUPER-SCIENZIATO DEL COVID
di Stefano Magni
 
Anthony Fauci il 29 luglio si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'audizione al Senato degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8637" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8637</a><br /><br />DR. ANTHONY E MR. FAUCI, LA DOPPIA VERITA' DEL SUPER-SCIENZIATO DEL COVID<br />di Stefano Magni<br /> <br />Anthony Fauci il 29 luglio si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'audizione al Senato degli Usa. Il super consulente sanitario di Trump durante la prima crisi del Covid e poi figura chiave nell'amministrazione Biden, interrogato dal senatore Rand Paul, nella Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha preferito appellarsi al Quinto Emendamento e rimanere in silenzio. Non ha voluto spiegare le numerose contraddizioni emerse dalle sue carte private, con tesi che sono spesso l'opposto di quelle espresse pubblicamente. La questione Fauci è ancora divisiva. In Italia, oggi come allora, una stampa prevalentemente simpatetica dipinge a tinte fosche la "caccia alle streghe" dell'amministrazione Trump e l'"ossessione" del senatore repubblicano Rand Paul, libertario del Kentucky, contro lo scienziato che fu il volto del lockdown.<br />Eppure Rand Paul non sta lanciando un'accusa a caso, sta semplicemente affermando che gli appunti privati di Fauci, così come le email già declassificate, mostrano due persone completamente diverse: una pubblica e una privata. Il Fauci privato aveva molti dubbi sulla tesi pubblica del coronavirus quale patogeno naturale e aveva ancora più dubbi sui metodi cinesi di chiusura di un intero paese. Quel che emerge è anche una figura non esente da vanità, ricca di rapporti ben coltivati con la stampa e con il mondo dell'intrattenimento, con amici nello star system e una grande ambizione politica, in contrapposizione con il presidente repubblicano.<br />"Due persone diverse", così esordisce Paul nella sua arringa, presentando il cosiddetto "diario segreto" di Fauci, una raccolta di annotazioni personali recuperata nel corso di otto mesi di indagine condotta dal Dipartimento della Sanità, per ordine di Robert Kennedy jr. nei server delle agenzie federali.<br />CONTRADDIZIONI SU CONTRADDIZIONI<br />Secondo il Fauci pubblico il Covid-19 era stato trasmesso da un animale all'uomo nel mercato "bagnato" di Wuhan, in Cina. Tuttavia, dopo una teleconferenza del 1 febbraio 2020 con scienziati di spicco, Fauci osservò che «non c'era un accordo totale sulla probabilità di un'introduzione deliberata». Solo due degli scienziati presenti alla teleconferenza ritenevano probabile un'origine naturale. Durante tutta la pandemia, Fauci ha liquidato le discussioni sulle fughe di laboratorio come teorie del complotto.<br />Anche per quanto riguarda le misure antipandemiche, il Fauci privato, a gennaio, riteneva che il lockdown fosse una follia cinese. In un appunto del 25 gennaio 2020, metteva in discussione l'approccio della Cina: «Perché i cinesi reagiscono in modo così drastico, chiudendo di fatto l'intero Paese?». Ma meno di due mesi dopo, il 15 marzo, annotava "Un giorno importante!" a commento della chiusura delle scuole e di gran parte delle attività economiche in California e New York, tutte misure da lui suggerite. Pochi mesi dopo, sempre il Fauci pubblico avrebbe negato di aver sostenuto il lockdown. In particolare in un'intervista rilasciata alla Abc nel 2022, aveva dichiarato di non aver avuto niente a che fare con la chiusura delle scuole.<br />Spicca la netta volontà di Fauci di cancellare le tracce delle sue conversazioni. In un momento concitato dell'audizione, il senatore Paul sostiene: «La commissione ha ricevuto da lei ripetute istruzioni, che intimavano ai funzionari federali di cancellare le comunicazioni». Per esempio: «Il 2 febbraio 2020, un giorno dopo [una teleconferenza sulle origini del Covid-19], lei ha detto a Francis Collins [allora direttore dei National Institutes of Health]: "Per favore, cancelli questa email dopo averla letta"». 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Il Comune di Acqui Terme in provincia di Alessandria ha introdotto una novità senza precedenti nell'ambito dell'intelligenza artificiale nominando Eva Statiella, un'assessore interamente generato dall'IA. Per quanto possa sembrare già di per sé strana come notizia, c'è da aggiungere che questa figura virtuale avrà l'incarico paradossale di occuparsi dell'umanizzazione, oltre a gestire i temi della transizione digitale e dell'innovazione tecnologica. E affidare a una figura virtuale un incarico legato all'umanizzazione contiene in sé un enorme paradosso. <br />L'iniziativa, voluta dal sindaco Danilo Rapetti, sarebbe un esperimento volto a esplorare l'integrazione delle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione e testare concretamente l'efficacia dei sistemi algoritmici nei processi decisionali nella gestione pubblica. Annunciato il 9 giugno, il sindaco prevede di formalizzare il suo incarico entro la fine del mese. Il progetto prevede inoltre la futura creazione di un avatar del sindaco per interagire con i cittadini e l'automazione dei servizi burocratici per alleggerire il lavoro dei dipendenti.<br />Questo progetto si inserisce in una visione più ampia del sindaco Rapetti, che prevede anche la creazione di un "sindaco avatar" per rispondere ai cittadini e l'automazione di uffici come l'anagrafe e l'urbanistica per sgravare i dipendenti da compiti ripetitivi. Attualmente, accanto al valutatore, Rapetti ha pianificato un secondo strumento: un assistente virtuale che interagirà con i cittadini attraverso i canali social della città. Questo agente di conversazione risponderà a richieste pratiche, dalla segnalazione di una buca in centro alle informazioni su come pagare una multa.<br />ESPRIMERE OPINIONI?<br />Ora, mentre un chatbot di servizio al cittadino è uno strumento già collaudato in molte amministrazioni (per esempio Roma Capitale), un valutatore con il potere di dare opinioni sul consiglio è qualcosa di molto diverso. Restano però da chiarire diversi aspetti pratici: non è ancora noto quali provvedimenti l'assessore virtuale potrà adottare nell'ambito delle sue competenze né in che modo prenderà parte al confronto con gli altri membri della giunta. Ciò che sappiamo è che in pratica dalla prossima riunione di consiglio apparirà un valutatore virtuale che avrà un posto tra gli amministratori e sarà in grado di parlare ed esprimere opinioni. Le conseguenze sono tutte da scoprire. <br />Anche il nome scelto non è casuale. Il nome "Eva" richiama la figura biblica progenitrice dell'umanità, mentre "Statiella" è un omaggio ai Liguri Statielli e all'insediamento romano Acquae Statiellae, da cui ha origine la città. È un dettaglio di comunicazione costruito con cura, e questo da solo dice qualcosa sulla natura dell'iniziativa. Lo stesso sindaco ha inquadrato la nomina come un esperimento, utile «per capire meglio cosa può accadere quando queste entità hanno concretamente un ruolo attivo e decisionale». Questo test dunque ci servirebbe per immaginare le conseguenze dell'introduzione dell'Intelligenza artificiale in politica.<br />Basta dare uno sguardo al funzionamento di certe entità software per chiarire che quando si dice che Eva Statiella «esprimerà opinioni», in termini concreti significa che un modello linguistico, adeguatamente istruito con i documenti e le priorità dell'amministrazione, produrrà testi su un determinato argomento. Questi testi sono il risultato di un calcolo statistico raffinato, non di una coscienza o di una volontà personale. Un sistema come questo riflette i dati e le istruzioni con cui è stato configurato e può produrre risposte sbagliate, ma convincenti. Per questo è necessaria una supervisione umana e precisa che riconosca raccomandazioni errate che potrebbero influenzare le scelte pubbliche.<br />MAGNIFICA HUMANITAS<br />Inoltre, il riferimento che il sindaco ha fatto all'enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, con il ruolo dell'assessore virtuale «all'umanizzazione», non si capisce se sia una provocazione o uno sconsiderato accostamento. Citare quel documento per giustificare l'assegnazione della responsabilità per l'umanizzazione a un'entità non umana è un cortocircuito e non un omaggio. L'enciclica, che porta il sottotitolo «sulla salvaguardia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale», insiste infatti sull'idea che il progresso tecnologico deve essere umanizzato, impedendo alla persona di essere ridotta a un inganaggio in un sistema governato da macchine e mette in guardia dal delegare alla tecnologia ciò che è proprio dell'essere umano.<br />In ultimo, ci preme puntualizzare che, sebbene attualmente la legge italiana ed europea (UE 2024/1689 - che impone per i sistema di IA utilizzati dalla pubblica amministrazione che incidono sui diritti dei cittadini, obblighi di vigilanza umana, tracciabilità, valutazione del rischio e chiara responsabilità) impediscano a un assessore virtuale di governare nel concreto una città - al limite Eva potrà fornire opinioni non vincolanti che rimarranno sotto la responsabilità degli amministratori -, un precedente come questo concretizza in qualche modo l'entrata in scena dell'IA in politica.<br />Niente allarmismi, ma neanche superficialità. In un ipotetico scenario futuro un primo grosso rischio è aumentare la distanza - e la conseguente sfiducia - tra i cittadini e le istituzioni. I primi potrebbero potenzialmente ritrovarsi a votare per messaggi controllati da algoritmi con la conseguenza che sarebbe messa a rischio la democrazia. In questo contesto, urge ridare alla tecnologia il posto che gli spetta: quello di fungere da strumento a servizio di scelte che devono continuare a rimanere umane. Saremo in grado o aspetteremo il prossimo esperimento?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73221118</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 20:13:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73221118/eva_fa_l_assessore.mp3" length="6708706" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/693c19a6-e79f-4631-97c4-f4417773701c/693c19a6-e79f-4631-97c4-f4417773701c.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/693c19a6-e79f-4631-97c4-f4417773701c/693c19a6-e79f-4631-97c4-f4417773701c.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/693c19a6-e79f-4631-97c4-f4417773701c/693c19a6-e79f-4631-97c4-f4417773701c.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8609

EVA FA L'ASSESSORE, MA NON ESISTE: E' CREATA DALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Ad Acqui Terme l'Assessore IA avrà la delega... all'Umanizzazione (paradosso nel paradosso: farsi spiegare l'umanizzazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8609" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8609</a><br /><br />EVA FA L'ASSESSORE, MA NON ESISTE: E' CREATA DALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br />Ad Acqui Terme l'Assessore IA avrà la delega... all'Umanizzazione (paradosso nel paradosso: farsi spiegare l'umanizzazione da una macchina)<br />di Federica di Vito<br /> <br />Eva Statiella nel giro di poche settimane ha assunto un nome, un volto e un seggio comunale. Il Comune di Acqui Terme in provincia di Alessandria ha introdotto una novità senza precedenti nell'ambito dell'intelligenza artificiale nominando Eva Statiella, un'assessore interamente generato dall'IA. Per quanto possa sembrare già di per sé strana come notizia, c'è da aggiungere che questa figura virtuale avrà l'incarico paradossale di occuparsi dell'umanizzazione, oltre a gestire i temi della transizione digitale e dell'innovazione tecnologica. E affidare a una figura virtuale un incarico legato all'umanizzazione contiene in sé un enorme paradosso. <br />L'iniziativa, voluta dal sindaco Danilo Rapetti, sarebbe un esperimento volto a esplorare l'integrazione delle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione e testare concretamente l'efficacia dei sistemi algoritmici nei processi decisionali nella gestione pubblica. Annunciato il 9 giugno, il sindaco prevede di formalizzare il suo incarico entro la fine del mese. Il progetto prevede inoltre la futura creazione di un avatar del sindaco per interagire con i cittadini e l'automazione dei servizi burocratici per alleggerire il lavoro dei dipendenti.<br />Questo progetto si inserisce in una visione più ampia del sindaco Rapetti, che prevede anche la creazione di un "sindaco avatar" per rispondere ai cittadini e l'automazione di uffici come l'anagrafe e l'urbanistica per sgravare i dipendenti da compiti ripetitivi. Attualmente, accanto al valutatore, Rapetti ha pianificato un secondo strumento: un assistente virtuale che interagirà con i cittadini attraverso i canali social della città. Questo agente di conversazione risponderà a richieste pratiche, dalla segnalazione di una buca in centro alle informazioni su come pagare una multa.<br />ESPRIMERE OPINIONI?<br />Ora, mentre un chatbot di servizio al cittadino è uno strumento già collaudato in molte amministrazioni (per esempio Roma Capitale), un valutatore con il potere di dare opinioni sul consiglio è qualcosa di molto diverso. Restano però da chiarire diversi aspetti pratici: non è ancora noto quali provvedimenti l'assessore virtuale potrà adottare nell'ambito delle sue competenze né in che modo prenderà parte al confronto con gli altri membri della giunta. Ciò che sappiamo è che in pratica dalla prossima riunione di consiglio apparirà un valutatore virtuale che avrà un posto tra gli amministratori e sarà in grado di parlare ed esprimere opinioni. Le conseguenze sono tutte da scoprire. <br />Anche il nome scelto non è casuale. Il nome "Eva" richiama la figura biblica progenitrice dell'umanità, mentre "Statiella" è un omaggio ai Liguri Statielli e all'insediamento romano Acquae Statiellae, da cui ha origine la città. È un dettaglio di comunicazione costruito con cura, e questo da solo dice qualcosa sulla natura dell'iniziativa. Lo stesso sindaco ha inquadrato la nomina come un esperimento, utile «per capire meglio cosa può accadere quando queste entità hanno concretamente un ruolo attivo e decisionale». Questo test dunque ci servirebbe per immaginare le conseguenze dell'introduzione dell'Intelligenza artificiale in politica.<br />Basta dare uno sguardo al funzionamento di certe entità software per chiarire che quando si dice che Eva Statiella «esprimerà opinioni», in termini concreti significa che un modello linguistico, adeguatamente istruito con i documenti e le priorità dell'amministrazione, produrrà testi su un determinato argomento. 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Quando un personaggio politico riceve l'elogio di un Pontefice (Francesco nella storica telefonata del 25 aprile 2014 e poi in altre occasioni) e di un Presidente della Repubblica (Mattarella ieri su Repubblica e anche lui in varie altre occasioni), sia dell'autorità spirituale che di quella secolare, significa che è stato un Vincitore con la maiuscola.<br />Ma il vincitore di fatto, colui che ha imposto la propria ragione, non automaticamente è anche il vincitore di diritto, colui che aveva ragione. Anche i Papi, talvolta, e anche i Presidenti, più spesso, danno medaglie a chi ha avuto la meglio, non a chi ha generato il meglio. Se i vincitori avessero solo perciò ragione, essere perdenti sarebbe sempre una sciagura, invece è spesso una provvidenza.<br />Nei confronti di Marco Pannella ci collochiamo tra i perdenti, tra quelli che avevano ragione e la conservano gelosamente. Chi violenta la natura delle cose commette ingiustizia, chi fa della democrazia «l'organizzazione della disorganizzazione» (De Corte) dissolve l'ordine naturale su cui la società è costruita e la trasforma in una "dissocietà". Non c'è alcun dubbio che Pannella sia stato un grande protagonista in questo campo, il Migliore, ma dalla legge sul divorzio in poi è stata una progressiva discesa agli inferi.<br />Non è il caso di ripetere qui la rassegna della dissoluzione prodotta, tanto è tristemente nota. Può essere più interessante, invece, esaminare meglio l'idea che Pannella sia stato un anticipatore dei tempi, colui che si pone controcorrente (come ha anche ricordato Mattarella ieri), che anticipa il futuro con rischio personale, un profeta capace di vedere quanto nessun altro ancora vedeva.<br />IL REFERENDUM SUL DIVORZIO<br />Nella seconda metà degli anni Sessanta e nel primo lustro dei Settanta del secolo scorso, la società italiana era già ampiamente secolarizzata. Il libro di Augusto Del Noce L'epoca della secolarizzazione è del 1970, ma l'analisi della situazione e del probabile futuro che ci attendeva era già stata scritta da lui nel 1964 ne "Il problema dell'ateismo". Nel 1970 è stata approvata la legge Fortuna-Baslini sul divorzio, ma col suo libro Del Noce mostra che le basi sociali e culturali erano già state poste prima.<br />Nel 1974 Pannella e i Radicali guidarono il fronte del no al referendum sul divorzio. Ma in contemporanea anche Pedrazzi, Zizola, Scoppola, La Valle coalizzarono un fronte cattolico molto radicato e diffuso a favore del "no", segno che il terreno era già pronto e l'esito non fu prodotto solo dal pioniere Pannella. Quell'appello dei cattolici democratici per il no al referendum fu firmato da qualche migliaio di aderenti, con molti nomi di spicco che già occupavano posti di grande rilievo nella vita italiana, politica, sindacale e culturale.<br />Va anche ricordato che dei nuovi diritti al divorzio e all'aborto parlavano proprio in quell'epoca grandi teologi cattolici progressisti. Si faccia attenzione alle date. Per esempio, nel 1971 Hans Küng pubblicava il suo Essere cristiani nel quale forniva il quadro teologico progressista per l'appoggio alle richieste, diciamo così, "pannelliane", dandovi, ovviamente, un substrato di pensiero non paragonabile a quello di Marco. Nel 1972, Karl Rahner parlava di liceità dell'aborto nel suo libro Trasformazione strutturale della Chiesa come compito e come chance, pur essendo a quell'epoca ancora lontani dall'approvazione della legge 194 del 1978 e dalle battaglie per l'aborto di Pannella e Bonino che conversero nel referendum del 1981.<br />TEOLOGIA MODERNISTA<br />In altre parole, Pannella era stato anticipato perfino dalla teologia modernista cattolica. Certo, ricordare che a Küng fu ritirata la missio canonica per insegnare all'università di Tubinga proprio per il suo libro Essere cristiani fa capire che i Pontefici di allora non erano ancora pronti ad elogiare un Pannella come vincitore, ma nel mondo cattolico molto si era mosso prima di lui e attorno a lui. La discesa agli inferi ebbe molti altri pionieri.<br />Pannella è stato una guida alla secolarizzazione nichilista della società italiana, oppure è stato guidato? Possiamo dire che ha fiutato una situazione che era già in corso e che per molti versi lo aveva anche anticipato. I successi del Partito radicale non sarebbero stati possibili senza che il PCI diventasse quel "partito radicale di massa" previsto da Del Noce. E il gramscismo era già molto attivo anche prima che Del Noce ne parlasse nel 1978 nel libro il Suicidio della rivoluzione. <br />È importante non fare di Pannella il solitario profeta anticipatore del suo e del nostro tempo, in questo modo si possono comprendere meglio le ragioni del suo "successo" di cui si parlava all'inizio. In questo quadro è doveroso anche ricordare il suo essere sempre stato prima di tutto un "liberale". Questo ci porta a riprendere in mano il senso intimo del pensiero liberale e della sua profonda influenza sugli avvenimenti di cui Pannella è stato protagonista.<br />Certamente abbiamo avuto molte versioni di questo pensiero, ma ciò non esclude un punto essenziale in comune: l'uomo visto come individualità emancipata e liberante se stessa e lo Stato come individualità chiamata a garantire questo diritto, anche allargandone progressivamente gli eventuali confini. Pannella ha lavorato per far coincidere le due istanze, ma non le ha inventate perché sono state esse ad inventare lui.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72747483</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 20:09:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72747483/ungheria_iniziano_le_purghe.mp3" length="4987133" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d9108986-5829-48fd-91c9-1ca9b7e96596/d9108986-5829-48fd-91c9-1ca9b7e96596.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d9108986-5829-48fd-91c9-1ca9b7e96596/d9108986-5829-48fd-91c9-1ca9b7e96596.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d9108986-5829-48fd-91c9-1ca9b7e96596/d9108986-5829-48fd-91c9-1ca9b7e96596.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8586

PANNELLA HA VINTO, MA NON AVEVA RAGIONE
di Stefano Fontana
 
Marco Pannella è stato celebrato ieri, decimo anniversario della sua morte, come il vincitore, dato che quanto lui voleva è oggi realtà....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8586" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8586</a><br /><br />PANNELLA HA VINTO, MA NON AVEVA RAGIONE<br />di Stefano Fontana<br /> <br />Marco Pannella è stato celebrato ieri, decimo anniversario della sua morte, come il vincitore, dato che quanto lui voleva è oggi realtà. Quando un personaggio politico riceve l'elogio di un Pontefice (Francesco nella storica telefonata del 25 aprile 2014 e poi in altre occasioni) e di un Presidente della Repubblica (Mattarella ieri su Repubblica e anche lui in varie altre occasioni), sia dell'autorità spirituale che di quella secolare, significa che è stato un Vincitore con la maiuscola.<br />Ma il vincitore di fatto, colui che ha imposto la propria ragione, non automaticamente è anche il vincitore di diritto, colui che aveva ragione. Anche i Papi, talvolta, e anche i Presidenti, più spesso, danno medaglie a chi ha avuto la meglio, non a chi ha generato il meglio. Se i vincitori avessero solo perciò ragione, essere perdenti sarebbe sempre una sciagura, invece è spesso una provvidenza.<br />Nei confronti di Marco Pannella ci collochiamo tra i perdenti, tra quelli che avevano ragione e la conservano gelosamente. Chi violenta la natura delle cose commette ingiustizia, chi fa della democrazia «l'organizzazione della disorganizzazione» (De Corte) dissolve l'ordine naturale su cui la società è costruita e la trasforma in una "dissocietà". Non c'è alcun dubbio che Pannella sia stato un grande protagonista in questo campo, il Migliore, ma dalla legge sul divorzio in poi è stata una progressiva discesa agli inferi.<br />Non è il caso di ripetere qui la rassegna della dissoluzione prodotta, tanto è tristemente nota. Può essere più interessante, invece, esaminare meglio l'idea che Pannella sia stato un anticipatore dei tempi, colui che si pone controcorrente (come ha anche ricordato Mattarella ieri), che anticipa il futuro con rischio personale, un profeta capace di vedere quanto nessun altro ancora vedeva.<br />IL REFERENDUM SUL DIVORZIO<br />Nella seconda metà degli anni Sessanta e nel primo lustro dei Settanta del secolo scorso, la società italiana era già ampiamente secolarizzata. Il libro di Augusto Del Noce L'epoca della secolarizzazione è del 1970, ma l'analisi della situazione e del probabile futuro che ci attendeva era già stata scritta da lui nel 1964 ne "Il problema dell'ateismo". Nel 1970 è stata approvata la legge Fortuna-Baslini sul divorzio, ma col suo libro Del Noce mostra che le basi sociali e culturali erano già state poste prima.<br />Nel 1974 Pannella e i Radicali guidarono il fronte del no al referendum sul divorzio. Ma in contemporanea anche Pedrazzi, Zizola, Scoppola, La Valle coalizzarono un fronte cattolico molto radicato e diffuso a favore del "no", segno che il terreno era già pronto e l'esito non fu prodotto solo dal pioniere Pannella. Quell'appello dei cattolici democratici per il no al referendum fu firmato da qualche migliaio di aderenti, con molti nomi di spicco che già occupavano posti di grande rilievo nella vita italiana, politica, sindacale e culturale.<br />Va anche ricordato che dei nuovi diritti al divorzio e all'aborto parlavano proprio in quell'epoca grandi teologi cattolici progressisti. Si faccia attenzione alle date. Per esempio, nel 1971 Hans Küng pubblicava il suo Essere cristiani nel quale forniva il quadro teologico progressista per l'appoggio alle richieste, diciamo così, "pannelliane", dandovi, ovviamente, un substrato di pensiero non paragonabile a quello di Marco. Nel 1972, Karl Rahner parlava di liceità dell'aborto nel suo libro Trasformazione strutturale della Chiesa come compito e come chance, pur essendo a quell'epoca ancora lontani dall'approvazione della legge 194 del 1978 e dalle battaglie per l'aborto di Pannella e Bonino che conversero nel referendum del 1981.<br />TEOLOGIA MODERNISTA<br />In altre parole, Pannella era stato anticipato perfino dalla...]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>gaypride,golpebianco,magyar,orban,purghe,ungheria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ede3e6dc305e7eb274203dbe879ee622.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il limite del consenso informato per i corsi gender</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-limite-del-consenso-informato-per-i-corsi-gender--72442387</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8571" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8571</a><br /><br />IL LIMITE DEL CONSENSO INFORMATO PER I CORSI GENDER<br />di Daniele Trabucco<br /> <br />La nuova disciplina in materia di consenso informato per le attività scolastiche concernenti l'educazione affettiva e sessuale prevede che la partecipazione degli studenti a tali iniziative sia subordinata alla previa autorizzazione dei genitori, ovvero degli studenti medesimi qualora maggiorenni. La scuola è tenuta a rendere conoscibili, prima dello svolgimento dell'attività, le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti trattati, le modalità operative, i materiali didattici utilizzati e l'eventuale intervento di esperti esterni. In caso di mancata adesione, lo studente non partecipa all'attività, beneficiando, ove previsto, di percorsi alternativi. La legge, inoltre, esclude lo svolgimento di simili attività nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, salvo quanto previsto dalle Indicazioni nazionali, e introduce forme di vigilanza sugli interventi esterni attraverso il coinvolgimento degli organi collegiali dell'istituzione scolastica.<br />A prima vista, tale impianto sembra rispondere a un'esigenza reale: impedire che la scuola, mediante progetti extracurricolari, laboratori, percorsi formativi o interventi di soggetti esterni, possa introdurre surrettiziamente contenuti incidenti sulla coscienza morale del minore e sull'ordine educativo familiare. Sotto questo profilo, la norma possiede indubbiamente una funzione arginante: rende visibile ciò che altrimenti potrebbe restare implicito, obbliga l'istituzione scolastica a dichiarare contenuti e finalità, restituisce ai genitori una posizione non meramente passiva rispetto a materie che toccano il nucleo più delicato della formazione personale. Tuttavia, proprio qui si manifesta il limite più profondo del provvedimento. Esso non assume la questione educativa nella sua radicalità ontologica e morale, ma la riconduce al piano procedurale dell'autorizzazione. Non domanda anzitutto che cosa sia vero dell'uomo, del corpo, della sessualità, dell'affettività, della famiglia e del bene del minore; domanda, piuttosto, chi debba prestare il consenso affinché determinati contenuti possano essere proposti. La questione, così, non è più collocata nell'ordine della verità, ma nell'ordine della volontà. Il consenso informato, in questa prospettiva, diventa il baricentro della disciplina.<br />IL CRITERIO FONDATIVO DELL'EDUCAZIONE<br />Ora, il consenso, per quanto possa costituire una garanzia contro l'arbitrio amministrativo o l'imposizione ideologica occulta, non può assurgere a criterio fondativo dell'educazione. Esso appartiene alla grammatica della scelta, non a quella del bene; alla logica dell'autorizzazione, non a quella della verità. Nessuna volontà, neppure se formalmente libera e previamente informata, può trasformare in educativo ciò che, per il suo contenuto intrinseco, contraddice la natura della persona e disordina l'intelligenza morale del minore. È questo il punto essenziale. Una visione antropologica falsa non diviene legittima perché comunicata preventivamente; un contenuto diseducativo non diviene conforme al bene perché approvato mediante modulo; una concezione della sessualità fondata sulla separazione tra corpo e identità, sulla riduzione del sesso a percezione soggettiva o sull'equiparazione indifferenziata di ogni forma relazionale non cessa di essere problematica solo perché la famiglia è stata posta nella condizione di conoscerla e, eventualmente, di accettarla. Il vizio della legge consiste, dunque, nell'adottare ancora il linguaggio tipico della modernità liberale: informazione, consenso, opzione, scelta, rifiuto. La famiglia viene sì richiamata, ma prevalentemente come soggetto chiamato ad autorizzare o a non autorizzare; non viene, invece, posta al centro come realtà naturale titolare di un compito educativo originario, anteriore allo Stato e non riducibile a una mera competenza partecipativa.<br />La scuola, a sua volta, non viene ricondotta in modo pieno alla propria funzione sussidiaria, ma resta potenzialmente abilitata a proporre contenuti antropologicamente sensibili, purché essi siano sottoposti a una procedura di trasparenza e adesione. In tal modo, il problema educativo viene amministrativizzato. L'educazione affettiva e sessuale è trattata come un'offerta formativa facoltativa, quasi fosse un segmento opzionale del curricolo, da accettare o rifiutare secondo una dinamica consensuale. In realtà, essa non è un'attività neutra tra le altre. Essa riguarda il rapporto dell'uomo con sé stesso, con il proprio corpo, con l'altro, con la differenza sessuale, con la generazione, con la responsabilità e con il bene. In essa è implicata, sempre, una determinata concezione dell'umano. Per questa ragione, il consenso informato può impedire la clandestinità dell'ideologia, ma non può impedirne la legittimazione. Può rendere palese il contenuto, ma non giudicarne la verità. Può tutelare la famiglia dall'esclusione procedurale, ma non restituirle, da solo, il primato sostanziale che le compete nell'ordine educativo. Può, insomma, contenere l'abuso, ma non fondare il giusto.<br />LA VERA SOLUZIONE<br />Ciò che sarebbe stato necessario non era, dunque, una legge costruita principalmente sulla volontà autorizzante, quanto una disciplina fondata sull'ordine oggettivo dell'educazione. La norma avrebbe dovuto affermare, in principio, che l'educazione dei figli appartiene primariamente alla famiglia e che la scuola vi concorre soltanto in via sussidiaria, nei limiti di una formazione conforme alla dignità della persona, all'unità di corpo e anima, alla realtà sessuata dell'essere umano, alla differenza tra uomo e donna, al pudore, alla responsabilità morale e al bene integrale del minore. Sarebbe stato, inoltre, necessario distinguere con nettezza l'insegnamento biologico e scientifico della sessualità, proprio delle discipline curricolari e ordinato alla conoscenza del corpo umano, dall'educazione affettiva e morale, che non può essere sottratta al giudizio primario della famiglia né consegnata al pluralismo indifferenziato delle opzioni ideologiche. La biologia istruisce circa il dato naturale, mentre l'educazione morale forma il giudizio sul bene. Confondere i due piani significa consentire che, sotto l'apparenza della neutralità scientifica, vengano introdotte visioni dell'uomo tutt'altro che neutrali.<br />La vera soluzione, pertanto, non consiste nel rendere consensuale qualunque contenuto, bensì nel dichiarare indisponibili alla volontà quei contenuti che contraddicono la verità della persona. Non basta dire che la scuola può proporre attività in materia affettiva e sessuale purché i genitori siano informati; occorre stabilire che la scuola non può proporre contenuti che dissolvano il legame tra corpo e identità, che riducano la sessualità ad autodeterminazione soggettiva, che oscurino la differenza sessuale o che relativizzino la funzione educativa e naturale della famiglia. Il consenso informato può, dunque, rimanere come presidio accessorio di trasparenza e garanzia, ma non può essere il fondamento dell'ordine educativo. Fondamento deve essere il primato della famiglia, la funzione sussidiaria della scuola, la tutela del minore e il riconoscimento che l'educazione non appartiene al dominio della pura scelta, bensì all'ordine della verità. La vera soluzione è questa: non autorizzare il possibile errore, semmai impedire che l'errore diventi educazione.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72442387</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 19:16:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72442387/il_limite_del_consenso_informato_per_i_corsi_gender.mp3" length="7772889" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/47b2d8e6-c092-402b-8768-4c7c745778d1/47b2d8e6-c092-402b-8768-4c7c745778d1.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/47b2d8e6-c092-402b-8768-4c7c745778d1/47b2d8e6-c092-402b-8768-4c7c745778d1.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/47b2d8e6-c092-402b-8768-4c7c745778d1/47b2d8e6-c092-402b-8768-4c7c745778d1.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8571

IL LIMITE DEL CONSENSO INFORMATO PER I CORSI GENDER
di Daniele Trabucco
 
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In caso di mancata adesione, lo studente non partecipa all'attività, beneficiando, ove previsto, di percorsi alternativi. La legge, inoltre, esclude lo svolgimento di simili attività nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, salvo quanto previsto dalle Indicazioni nazionali, e introduce forme di vigilanza sugli interventi esterni attraverso il coinvolgimento degli organi collegiali dell'istituzione scolastica.<br />A prima vista, tale impianto sembra rispondere a un'esigenza reale: impedire che la scuola, mediante progetti extracurricolari, laboratori, percorsi formativi o interventi di soggetti esterni, possa introdurre surrettiziamente contenuti incidenti sulla coscienza morale del minore e sull'ordine educativo familiare. Sotto questo profilo, la norma possiede indubbiamente una funzione arginante: rende visibile ciò che altrimenti potrebbe restare implicito, obbliga l'istituzione scolastica a dichiarare contenuti e finalità, restituisce ai genitori una posizione non meramente passiva rispetto a materie che toccano il nucleo più delicato della formazione personale. Tuttavia, proprio qui si manifesta il limite più profondo del provvedimento. Esso non assume la questione educativa nella sua radicalità ontologica e morale, ma la riconduce al piano procedurale dell'autorizzazione. Non domanda anzitutto che cosa sia vero dell'uomo, del corpo, della sessualità, dell'affettività, della famiglia e del bene del minore; domanda, piuttosto, chi debba prestare il consenso affinché determinati contenuti possano essere proposti. La questione, così, non è più collocata nell'ordine della verità, ma nell'ordine della volontà. Il consenso informato, in questa prospettiva, diventa il baricentro della disciplina.<br />IL CRITERIO FONDATIVO DELL'EDUCAZIONE<br />Ora, il consenso, per quanto possa costituire una garanzia contro l'arbitrio amministrativo o l'imposizione ideologica occulta, non può assurgere a criterio fondativo dell'educazione. Esso appartiene alla grammatica della scelta, non a quella del bene; alla logica dell'autorizzazione, non a quella della verità. Nessuna volontà, neppure se formalmente libera e previamente informata, può trasformare in educativo ciò che, per il suo contenuto intrinseco, contraddice la natura della persona e disordina l'intelligenza morale del minore. È questo il punto essenziale. Una visione antropologica falsa non diviene legittima perché comunicata preventivamente; un contenuto diseducativo non diviene conforme al bene perché approvato mediante modulo; una concezione della sessualità fondata sulla separazione tra corpo e identità, sulla riduzione del sesso a percezione soggettiva o sull'equiparazione indifferenziata di ogni forma relazionale non cessa di essere problematica solo perché la famiglia è stata posta nella condizione di conoscerla e, eventualmente, di accettarla. Il vizio della legge consiste, dunque, nell'adottare ancora il linguaggio tipico della modernità liberale: informazione, consenso, opzione, scelta, rifiuto. 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O meglio, è arrivata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo da tempo. «La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi», si legge infatti in una nota diffusa dal teatro per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi. Decisione «maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenica e della sua orchestra», prosegue. Intanto, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, «prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia».<br />Le polemiche esplose i giorni scorsi riguardano l'intervista che il maestro d'orchestra Venezi aveva rilasciato al quotidiano argentino La Nacion il 23 aprile, nella quale aveva imputato all'orchestra di «tramandare le posizioni praticamente di padre in figlio». La Venezi, forte di collaborazioni estere, commentando la notizia del suo "licenziamento", ha spiegato che all'estero «si chiedono come sia possibile che una Fondazione finanziata con fondi pubblici possa essere in mano ai sindacati, gestito in un contesto totalmente anarchico».<br />Già lo scorso ottobre il Telegraph aveva titolato le reazioni della sinistra alla nomina della Venezi: «Il contraccolpo di sinistra contro questo affascinante direttore d'orchestra italiano, puzza di sessismo». Definito nell'articolo «uno scandalo tutto italiano» rende l'idea di come la «cupola» dominante del nostro Paese, per dirla con le parole di Marcello Veneziani, ci tenga a epurare i suoi ambienti (artistici, editoriali, culturali) da qualsiasi estraneo che simpatizzi minimamente con l'area conservatrice. Idea che ha ben espresso Alfredo Antoniozzi, esponente di Fratelli d'Italia commentando la vicenda: «L'amara verità è che l'Italia ancora oggi è come quella che descrisse Montanelli cinquant'anni fa: regna il centrodestra ma governa la sinistra nei posti chiave della cultura».<br />Già dall'esordio il rapporto tra La Fenice e Beatrice Venezi era apparso teso. Il 22 settembre scorso, appena resa pubblica la sua nomina a direttore musicale, tutti gli orchestrali del teatro La Fenice si erano ribellati, ritenendo le sue competenze inadeguate per un teatro prestigioso come quello di Venezia. Protesta che è durata ben sette mesi durante i quali abbiamo assistito a episodi quanto meno sconvenienti: durante la prima della Venezi prevista per il 17 ottobre le maestranze avevano scelto di incrociare le braccia e tenere un concerto gratuito in Campo Sant'Angelo. Poi è arrivata la minaccia di non rinnovo degli abbonati qualora fosse stata confermata la direzione della Venezi.<br />Altre proteste al concerto di Capodanno fino ad arrivare alla festosa messinscena fuori dal teatro o agli applausi durante l'intervallo dell'opera di Wagner dopo l'annuncio della fine della collaborazione. A noi risulta troppo palese la colpa principale della Venezi, quella di essere troppo vicina al governo e di non averne mai fatto mistero. L'anno prima aveva partecipato a Sanremo chiedendo di essere chiamata «direttore» al maschile, l'invito ad Atreju e la nomina a consigliere musicale del ministero della Cultura. Una lunga lista di cose imperdonabili.<br />Beatrice Venezi è stata rimossa per aver espresso un'opinione legittima (ma di un certo peso per il ruolo ricoperto) e perché è culturalmente di destra. A chi ancora sostiene la sua presunta inadeguatezza rammentiamo qualche altro ruolo pubblico. Che la giovanissima (23 anni) vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop, non abbia un curriculum all'altezza del ruolo (difficile da maturare anche solo per la giovane età) poco importa. Anzi, era stata applaudita come un segno di maturità e di speranza verso i giovani, peccato che gli stessi che esultavano svilivano l'età troppo giovane della Venezi - che comunque un curriculum di tutto rispetto con tanto di carriera internazionale per lo meno ce l'ha.<br />Per non parlare dell'astro nascente progressista Silvia Salis che ieri sera ha compiuto il rito d'iniziazione catodica da Fabio Fazio. Da atletica, passando per qualche ruolo dirigenziale in ambito sportivo, è stata subito lanciata dalla politica a sindaco di una città capoluogo di regione. In fondo è proprio la sindaca che il 25 aprile l'ha detto a gran voce, «la Liberazione non è di tutti». Così anche ruoli come la direzione d'orchestra, e non c'è curriculum che tenga, non sono di tutti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71864283</guid><pubDate>Tue, 05 May 2026 18:38:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71864283/beatrice_venezi_licenziata_dalla_fenice.mp3" length="5970173" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8526

BEATRICE VENEZI LICENZIATA DALLA FENICE PER NON ESSERE DI SINISTRA
di Federica Di Vito
 
Siamo giunti all'atto finale del rapporto tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice. O meglio, è arrivata la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8526" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8526</a><br /><br />BEATRICE VENEZI LICENZIATA DALLA FENICE PER NON ESSERE DI SINISTRA<br />di Federica Di Vito<br /> <br />Siamo giunti all'atto finale del rapporto tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice. O meglio, è arrivata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo da tempo. «La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi», si legge infatti in una nota diffusa dal teatro per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi. Decisione «maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenica e della sua orchestra», prosegue. Intanto, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, «prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia».<br />Le polemiche esplose i giorni scorsi riguardano l'intervista che il maestro d'orchestra Venezi aveva rilasciato al quotidiano argentino La Nacion il 23 aprile, nella quale aveva imputato all'orchestra di «tramandare le posizioni praticamente di padre in figlio». La Venezi, forte di collaborazioni estere, commentando la notizia del suo "licenziamento", ha spiegato che all'estero «si chiedono come sia possibile che una Fondazione finanziata con fondi pubblici possa essere in mano ai sindacati, gestito in un contesto totalmente anarchico».<br />Già lo scorso ottobre il Telegraph aveva titolato le reazioni della sinistra alla nomina della Venezi: «Il contraccolpo di sinistra contro questo affascinante direttore d'orchestra italiano, puzza di sessismo». Definito nell'articolo «uno scandalo tutto italiano» rende l'idea di come la «cupola» dominante del nostro Paese, per dirla con le parole di Marcello Veneziani, ci tenga a epurare i suoi ambienti (artistici, editoriali, culturali) da qualsiasi estraneo che simpatizzi minimamente con l'area conservatrice. Idea che ha ben espresso Alfredo Antoniozzi, esponente di Fratelli d'Italia commentando la vicenda: «L'amara verità è che l'Italia ancora oggi è come quella che descrisse Montanelli cinquant'anni fa: regna il centrodestra ma governa la sinistra nei posti chiave della cultura».<br />Già dall'esordio il rapporto tra La Fenice e Beatrice Venezi era apparso teso. Il 22 settembre scorso, appena resa pubblica la sua nomina a direttore musicale, tutti gli orchestrali del teatro La Fenice si erano ribellati, ritenendo le sue competenze inadeguate per un teatro prestigioso come quello di Venezia. Protesta che è durata ben sette mesi durante i quali abbiamo assistito a episodi quanto meno sconvenienti: durante la prima della Venezi prevista per il 17 ottobre le maestranze avevano scelto di incrociare le braccia e tenere un concerto gratuito in Campo Sant'Angelo. Poi è arrivata la minaccia di non rinnovo degli abbonati qualora fosse stata confermata la direzione della Venezi.<br />Altre proteste al concerto di Capodanno fino ad arrivare alla festosa messinscena fuori dal teatro o agli applausi durante l'intervallo dell'opera di Wagner dopo l'annuncio della fine della collaborazione. A noi risulta troppo palese la colpa principale della Venezi, quella di essere troppo vicina al governo e di non averne mai fatto mistero. L'anno prima aveva partecipato a Sanremo chiedendo di essere chiamata «direttore» al maschile, l'invito ad Atreju e la nomina a consigliere musicale del ministero della Cultura. Una lunga lista di cose imperdonabili.<br />Beatrice Venezi è stata rimossa per aver espresso un'opinione legittima (ma di un certo peso per il ruolo ricoperto) e perché è culturalmente di destra. A chi ancora sostiene la sua presunta inadeguatezza rammentiamo qualche altro ruolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>374</itunes:duration><itunes:keywords>beatricevenezi,fabiofazio,lafenice,licenziamento,telegraph</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b910b00b52057017719b4bbcb1027f28.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il lascito di Umberto Bossi e la promessa incompiuta del federalismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-lascito-di-umberto-bossi-e-la-promessa-incompiuta-del-federalismo--70851642</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8490" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8490</a><br /><br />IL LASCITO DI UMBERTO BOSSI E LA PROMESSA INCOMPIUTA DEL FEDERALISMO<br />di Ruben Razzante<br /> <br />La morte di Umberto Bossi segna la fine di una stagione politica che ha inciso profondamente nella storia della Seconda Repubblica e lascia aperta una riflessione complessa sul suo lascito, fatto di intuizioni potenti, battaglie identitarie e scelte controverse. Bossi è stato, prima di tutto, un animale politico nel senso più pieno del termine, capace di intercettare un sentimento diffuso nelle regioni del Nord e di trasformarlo in una forza organizzata, identitaria e duratura.<br />La nascita della Lega rappresentò una rottura radicale con i partiti tradizionali: non solo una protesta contro Roma e il centralismo, ma una narrazione alternativa del Paese, fondata sulla contrapposizione tra produttività settentrionale e inefficienza statale. Tuttavia, il percorso di Bossi non fu lineare e uno dei momenti più controversi resta il 1994, quando contribuì alla caduta del primo governo guidato da Silvio Berlusconi dopo appena sette mesi, finendo - secondo molti osservatori - nella trappola istituzionale del presidente Oscar Luigi Scalfaro. Quel ribaltone aprì la strada al governo tecnico di Lamberto Dini e successivamente alla vittoria del centrosinistra nel 1996, segnando una frattura profonda nei rapporti tra Lega e centrodestra. Eppure, proprio la capacità di ricucire strappi apparentemente insanabili rappresenta un altro tratto distintivo della leadership bossiana: dopo anni di tensioni e divisioni, la riappacificazione con Berlusconi portò alla nascita di una coalizione più solida, culminata nella vittoria del 2001 e in una legislatura che, fino al 2006, fu tra le più stabili della storia recente, caratterizzata da riforme e da un consolidamento dell'asse tra Lega e Forza Italia.<br />IL FEDERALISMO NON SI È MAI REALIZZATO<br />L'ictus che colpì Bossi nel 2004 segnò un punto di svolta personale e politico, riducendo progressivamente la presenza pubblica del leader della Lega, ma non cancellandone l'influenza simbolica, che rimase forte soprattutto tra gli iscritti e nella base militante. Il cuore del suo lascito risiede nella centralità attribuita agli interessi del Nord, un'intuizione che ha ridefinito il dibattito politico italiano per decenni: dalla secessione, inizialmente evocata come obiettivo radicale, al più pragmatico federalismo, Bossi seppe adattare la sua strategia alle condizioni reali del sistema, riconoscendo i limiti di un progetto indipendentista in un contesto istituzionale fortemente vincolato.<br />Tuttavia, il federalismo spinto che immaginava non si è mai pienamente realizzato, rimanendo una promessa incompiuta della sua parabola politica. Negli ultimi anni, ormai figura più simbolica che operativa, Bossi non ha rinunciato a esprimere critiche anche dure nei confronti della trasformazione della Lega sotto la guida di Matteo Salvini, accusato di aver snaturato il partito, spostandone il baricentro verso una dimensione nazionale e verso il consenso nel Sud, a scapito della storica base settentrionale. La scelta di dichiarare il voto per Forza Italia e la nascita del Comitato per il Nord insieme a figure a lui vicine rappresentano il segnale di una frattura mai ricomposta, che riflette due visioni diverse del ruolo e dell'identità del Carroccio.<br />LA DECADENZA E IL CALO DI CONSENSO<br />In questo contesto, la morte di Bossi potrebbe riaprire un dibattito interno profondo: da un lato la tentazione di recuperare le radici padane e rilanciare una politica fortemente ancorata agli interessi economici e produttivi del Nord, dall'altro la prosecuzione della linea nazional-populista che ha garantito alla Lega successi significativi negli anni recenti ma che oggi mostra segni di affaticamento proprio nelle sue roccaforti storiche.<br />Il calo di consenso nelle regioni settentrionali, a fronte di una maggiore attenzione a temi come il ponte sullo Stretto, evidenzia una tensione strategica non ancora risolta. La domanda che si apre è se il "culto padano", mai del tutto scomparso, possa tornare a essere un elemento mobilitante oppure se appartenga definitivamente a una fase storica irripetibile. In ogni caso, il lascito di Bossi resta quello di aver imposto una questione territoriale che continua a condizionare la politica italiana, costringendo alleanze e governi a confrontarsi con le istanze di autonomia, efficienza e rappresentanza provenienti dal Nord, anche quando queste non trovano piena traduzione istituzionale, come nel governo Meloni, fortemente sbilanciato in favore degli interessi del sud a scapito della valorizzazione delle eccellenze economiche e produttive settentrionali.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Bossi, buone intuizioni ma senza una visione culturale" analizza l'azione politica dello storico segretario della Lega Nord.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 marzo 2026: <br />Ad uno sguardo retrospettivo sintetico sulla sua vita politica risulta che Umberto Bossi ha espresso intuizioni di potenziale interesse, ma né lui né la Lega sono riusciti a configurarle in una visione culturale chiara. Gli spunti legati alla situazione di un momento possono dare ossigeno immediato e fare da propulsore per uno sviluppo politico anche significativo, ma hanno bisogno di essere sostenuti da una coerenza di quadro che in questo caso non c'è stata. I bisogni e le richieste di un momento, fosse anche per una intera macroregione come il Nord d'Italia, sono fondamentali perché la gente si mobiliti all'inizio e per un periodo, ma non riescono a mobilitarla a lungo. Per questo servono principi chiaramente coagulati in una consistente cultura politica.<br />Le intuizioni politiche di Bossi avevano una dimensione legata al suo tempo, ma contenevano anche valori solidi e potenzialmente duraturi, se coltivati con consapevolezza. Quelle del primo tipo riguardavano l'insoddisfazione e il fastidio delle categorie produttive del Settentrione davanti al centralismo statalista, alla burocrazia partitica e sindacale, ad una "casta", come si diceva allora, che si autoalimentava e che faceva pagare i costi del sistema alle regioni del Nord.<br />Quelle del secondo tipo riguardavano la famiglia, la terra, la comunità locale, il popolo, la propria storia, le culture dei cento campanili, la dimensione reale della vita sotto le artificiosità della politica di professione. Questi principi e valori non erano solo legati alle insoddisfazioni espresse sinteticamente nello slogan "Roma ladrona", non esprimevano solo un fastidio per un fisco oppressivo o per politiche che facevano pagare ad una parte dell'Italia l'assistenzialismo dell'altra. Essi avevano una loro consistenza oltre la contingenza.<br />Il punto è proprio questo: quanta chiarezza c'era nelle prospettive di Bossi e della sua Lega su questi valori? Nelle regioni del Nord, dove la Lega si sviluppò, era evidente il nesso tra i valori che abbiamo elencato sopra e lo stesso sviluppo economico. La centralità della famiglia e della religione cattolica come molle di questo sviluppo erano accertati. Ma fino a che punto Bossi e la Lega chiarirono questo rapporto? Puntare su imprese che volevano meno tasse, ipotizzare una qualche identità etnica propria della Padania, inventarsi il "dio Po", recuperare in Alberto da Giussano le proprie origini, rinverdire il giuramento di Pontida... non erano sufficienti, nella loro confusione strumentale, a supportare a lungo un partito che volesse essere anche un movimento culturale.<br />Tornando ai valori citati sopra, essi richiamano un concetto di fondo che avrebbe potuto fare da collante, chiaro e propositivo, della cultura politica della Lega: la sussidiarietà. La famiglia, il municipio, la regione avrebbero potuto venire intese come "società naturali" che, giustamente erano pronte a lottare contro uno Stato accentratore e irrispettoso non delle autonomie in generale, ma delle autonomie delle società naturali appunto. La lotta avrebbe potuto essere tra natura e artificio e allora sì che avrebbe assunto un respiro lungimirante.<br />Come è noto da quando Matteo Salvini ha spinto le cose per trasformare la Lega in un partito nazionale elettoralmente ci fu un momento nel quale l'idea ebbe successo. Da allora nella Lega si sono fronteggiate due linee, nonostante l'apparente unanimismo di convenienza. Ma la linea di chi contestava l'apertura nazionale rimaneva impigliata nei piccoli rapporti di potere locali e non pensava a valorizzare le grandi potenzialità della sussidiarietà correttamente intesa. Le intuizioni di Bossi avevano una potenzialità di cui Bossi non era a conoscenza. Si spiega così anche il difficile rapporto con Gianfranco Miglio, il politologo del federalismo, il quale cercò di rinforzare il quadro culturale della Lega senza riuscirci.<br />Ripartire dal basso, questo era il grande messaggio rivoluzionario della Lega, la rivendicazione di una priorità politica delle società naturali rispetto allo Stato che dovevano riprendersi con la lotta la propria originaria autonomia. Non per fuggire dalle tasse, dalla burocrazia o dell'ipertrofia legislativa, ma per riordinare in modo naturale tutta la politica, liberandola dalle ideologie e riconducendola alla realtà.<br />Una prova piuttosto evidente che questo tipo di chiarezza non c'era o era difettosa è che durante i governi leghisti delle regioni settentrionali quei valori non sono stati promossi. Chi scrive queste righe ha una conoscenza maggiore del Veneto e del Friuli Venezia Giulia più che di Lombardia o Piemonte. Ora, in quelle due regioni, non si riescono a individuare nel governo leghista]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70851642</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:36:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70851642/il_lascito_di_umberto_bossi.mp3" length="11812847" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8490

IL LASCITO DI UMBERTO BOSSI E LA PROMESSA INCOMPIUTA DEL FEDERALISMO
di Ruben Razzante
 
La morte di Umberto Bossi segna la fine di una stagione politica che ha inciso profondamente nella storia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8490" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8490</a><br /><br />IL LASCITO DI UMBERTO BOSSI E LA PROMESSA INCOMPIUTA DEL FEDERALISMO<br />di Ruben Razzante<br /> <br />La morte di Umberto Bossi segna la fine di una stagione politica che ha inciso profondamente nella storia della Seconda Repubblica e lascia aperta una riflessione complessa sul suo lascito, fatto di intuizioni potenti, battaglie identitarie e scelte controverse. Bossi è stato, prima di tutto, un animale politico nel senso più pieno del termine, capace di intercettare un sentimento diffuso nelle regioni del Nord e di trasformarlo in una forza organizzata, identitaria e duratura.<br />La nascita della Lega rappresentò una rottura radicale con i partiti tradizionali: non solo una protesta contro Roma e il centralismo, ma una narrazione alternativa del Paese, fondata sulla contrapposizione tra produttività settentrionale e inefficienza statale. Tuttavia, il percorso di Bossi non fu lineare e uno dei momenti più controversi resta il 1994, quando contribuì alla caduta del primo governo guidato da Silvio Berlusconi dopo appena sette mesi, finendo - secondo molti osservatori - nella trappola istituzionale del presidente Oscar Luigi Scalfaro. Quel ribaltone aprì la strada al governo tecnico di Lamberto Dini e successivamente alla vittoria del centrosinistra nel 1996, segnando una frattura profonda nei rapporti tra Lega e centrodestra. Eppure, proprio la capacità di ricucire strappi apparentemente insanabili rappresenta un altro tratto distintivo della leadership bossiana: dopo anni di tensioni e divisioni, la riappacificazione con Berlusconi portò alla nascita di una coalizione più solida, culminata nella vittoria del 2001 e in una legislatura che, fino al 2006, fu tra le più stabili della storia recente, caratterizzata da riforme e da un consolidamento dell'asse tra Lega e Forza Italia.<br />IL FEDERALISMO NON SI È MAI REALIZZATO<br />L'ictus che colpì Bossi nel 2004 segnò un punto di svolta personale e politico, riducendo progressivamente la presenza pubblica del leader della Lega, ma non cancellandone l'influenza simbolica, che rimase forte soprattutto tra gli iscritti e nella base militante. Il cuore del suo lascito risiede nella centralità attribuita agli interessi del Nord, un'intuizione che ha ridefinito il dibattito politico italiano per decenni: dalla secessione, inizialmente evocata come obiettivo radicale, al più pragmatico federalismo, Bossi seppe adattare la sua strategia alle condizioni reali del sistema, riconoscendo i limiti di un progetto indipendentista in un contesto istituzionale fortemente vincolato.<br />Tuttavia, il federalismo spinto che immaginava non si è mai pienamente realizzato, rimanendo una promessa incompiuta della sua parabola politica. Negli ultimi anni, ormai figura più simbolica che operativa, Bossi non ha rinunciato a esprimere critiche anche dure nei confronti della trasformazione della Lega sotto la guida di Matteo Salvini, accusato di aver snaturato il partito, spostandone il baricentro verso una dimensione nazionale e verso il consenso nel Sud, a scapito della storica base settentrionale. La scelta di dichiarare il voto per Forza Italia e la nascita del Comitato per il Nord insieme a figure a lui vicine rappresentano il segnale di una frattura mai ricomposta, che riflette due visioni diverse del ruolo e dell'identità del Carroccio.<br />LA DECADENZA E IL CALO DI CONSENSO<br />In questo contesto, la morte di Bossi potrebbe riaprire un dibattito interno profondo: da un lato la tentazione di recuperare le radici padane e rilanciare una politica fortemente ancorata agli interessi economici e produttivi del Nord, dall'altro la prosecuzione della linea nazional-populista che ha garantito alla Lega successi significativi negli anni recenti ma che oggi mostra segni di affaticamento proprio nelle sue roccaforti storiche.<br />Il calo di consenso...]]></itunes:summary><itunes:duration>739</itunes:duration><itunes:keywords>carroccio,federalismotradito,intuizioni,padania,umbertobossi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56d2cbdd8d879c97353c5da814941cef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La memoria di Charlie Kirk diventa scomoda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-memoria-di-charlie-kirk-diventa-scomoda--70700663</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8481" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8481</a><br /><br />LA MEMORIA DI CHARLIE KIRK DIVENTA SCOMODA<br /> <br />Si può avere timore delle opinioni in difesa della vita e in difesa delle verità scientifiche? Si può avere paura di queste opinioni anche quando arrivano da chi, proprio per esse, ci ha rimesso la vita?<br />Ebbene sì, ed è quanto sta accadendo in Valle d'Aosta, dove una semplice proposta di intitolare un'aula di un Ateneo alla memoria di Charlie Kirk è bastata a scatenare una tempesta ideologica. Nelle scorse settimane, infatti, Lega Vallée d'Aoste e Renaissance hanno avanzato l'idea di intitolare un'aula dell'Università della Valle d'Aosta a Charlie Kirk, attivista pro life ed esponente politico statunitense ucciso in un attentato il 10 settembre dello scorso anno. La mozione sarebbe dovuta approdare in Consiglio regionale nelle sedute del 28 e 29 gennaio scorsi, ma la decisione - anche a seguito delle polemiche che sono sorte - è slittata, come ha fatto sapere il consigliere regionale della Lega Andrea Manfrin, raggiunto telefonicamente da Pro Vita &amp; Famiglia.<br />La proposta è nata, come detto, per iniziativa dei gruppi Lega Vallée d'Aoste e Renaissance e prevede l'intitolazione di uno spazio dell'Università della Valle d'Aosta a Charlie Kirk, con l'obiettivo di ricordarne la figura e l'impegno politico e culturale. Il tema avrebbe dovuto essere discusso formalmente in aula a fine gennaio, ma il tutto si è trasformato in un vespaio di polemiche ideologiche, spostando l'attenzione da una scelta simbolica a un terreno di scontro politico.<br />LE ACCUSE DI CGIL E ARCIGAY<br />Le voci critiche sono state quelle di Cgil Valle d'Aosta e Arcigay: la prima ha parlato di una scelta «del tutto inopportuna» e «divisiva», sostenendo che sarebbe sbagliato dedicare uno spazio di un ateneo pubblico a una figura che avrebbe costruito la propria notorietà politica su «posizioni xenofobe e sessiste» e su un «sistematico attacco al mondo universitario». Secondo il sindacato, infatti, le posizioni di Kirk sarebbero state legate ai valori dell'«evangelismo reazionario», con attacchi ai diritti delle persone transgender. La Cgil ha inoltre denunciato una non meglio precisata «grave ingerenza della politica» nelle scelte che dovrebbero restare di competenza esclusiva dell'Ateneo. Ancora più fazioso il comunicato di Arcigay Queer Valle d'Aosta, che ha definito la proposta «una scelta ideologica che usa un'istituzione pubblica come palcoscenico politico» e ha sostenuto che «non è pluralismo: è un tentativo di legittimazione istituzionale di una cultura politica reazionaria, autoritaria e apertamente ostile ai diritti civili». Arcigay ha inoltre riportato - decontestualizzate - alcune frasi attribuite a Kirk per dipingerlo come una figura pericolosa, arrivando a sostenere che l'intitolazione di un'aula rappresenterebbe una minaccia per i valori di inclusione e rispetto.<br />LA PAURA DELLE IDEE ALTRUI<br />Queste polemiche, però, rivelano soprattutto la difficoltà di una certa parte politica nell'accettare un confronto democratico con idee diverse dalle proprie. Charlie Kirk viene infatti falsamente accusato, anche nella sua memoria, di violenza, omofobia e discriminazione, senza invece riconoscere che si trattava di un attivista che difendeva con coraggio le sue posizioni - innocue e in difesa dei valori - senza ricorrere alla censura. Al centro del suo impegno c'erano infatti la difesa della vita, la libertà educativa e il richiamo alle verità scientifiche e biologiche contro le imposizioni ideologiche del gender. E dunque proprio questo sembra essere il vero motivo degli attacchi alla mozione: non l'intitolazione di un'aula, ma la paura che quelle idee possano ancora parlare, essere ricordate e trovare spazio nel confronto pubblico e democratico. Una paura che porta a trasformare le idee diverse dal mainstream in opinioni "violente", "omofobe" e "discriminatorie". Praticamente chi a parole invoca continuamente il pluralismo e la democrazia finisce per negarle.<br />Sulla vicenda abbiamo raggiunto telefonicamente uno dei sottoscrittori della mozione, il consigliere regionale della Lega Andrea Manfrin, anche firmatario del Manifesto valoriale di Pro Vita &amp; Famiglia alle ultime elezioni regionali. «L'iniziativa dell'intitolazione di uno spazio a Charlie Kirk - spiega - persegue l'obiettivo di rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita sull'altare della libertà di espressione. Nessuno ha promosso, più di lui, il dialogo tra idee diverse, antitetiche, sfidando chiunque a dimostrare che quello che sosteneva era sbagliato, in maniera libera, di fronte a tutti. Nessuno, più di lui, ha dimostrato, con la forza della parola e della Fede, che anche un ambiente apparentemente ostile, può cambiare radicalmente opinione». Secondo il consigliere Manfrin, dunque, «le tonnellate di fango e livore riversate sui social di fronte a questa proposta, i molteplici tentativi di infangare la sua memoria non possono offuscare il suo messaggio. Abbiamo aperto un dibattito sul tema, e questo è già un grande risultato».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70700663</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 22:48:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70700663/la_memoria_di_charlie_kirk.mp3" length="6381862" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8481

LA MEMORIA DI CHARLIE KIRK DIVENTA SCOMODA
 
Si può avere timore delle opinioni in difesa della vita e in difesa delle verità scientifiche? Si può avere paura di queste opinioni anche quando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8481" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8481</a><br /><br />LA MEMORIA DI CHARLIE KIRK DIVENTA SCOMODA<br /> <br />Si può avere timore delle opinioni in difesa della vita e in difesa delle verità scientifiche? Si può avere paura di queste opinioni anche quando arrivano da chi, proprio per esse, ci ha rimesso la vita?<br />Ebbene sì, ed è quanto sta accadendo in Valle d'Aosta, dove una semplice proposta di intitolare un'aula di un Ateneo alla memoria di Charlie Kirk è bastata a scatenare una tempesta ideologica. Nelle scorse settimane, infatti, Lega Vallée d'Aoste e Renaissance hanno avanzato l'idea di intitolare un'aula dell'Università della Valle d'Aosta a Charlie Kirk, attivista pro life ed esponente politico statunitense ucciso in un attentato il 10 settembre dello scorso anno. La mozione sarebbe dovuta approdare in Consiglio regionale nelle sedute del 28 e 29 gennaio scorsi, ma la decisione - anche a seguito delle polemiche che sono sorte - è slittata, come ha fatto sapere il consigliere regionale della Lega Andrea Manfrin, raggiunto telefonicamente da Pro Vita &amp; Famiglia.<br />La proposta è nata, come detto, per iniziativa dei gruppi Lega Vallée d'Aoste e Renaissance e prevede l'intitolazione di uno spazio dell'Università della Valle d'Aosta a Charlie Kirk, con l'obiettivo di ricordarne la figura e l'impegno politico e culturale. Il tema avrebbe dovuto essere discusso formalmente in aula a fine gennaio, ma il tutto si è trasformato in un vespaio di polemiche ideologiche, spostando l'attenzione da una scelta simbolica a un terreno di scontro politico.<br />LE ACCUSE DI CGIL E ARCIGAY<br />Le voci critiche sono state quelle di Cgil Valle d'Aosta e Arcigay: la prima ha parlato di una scelta «del tutto inopportuna» e «divisiva», sostenendo che sarebbe sbagliato dedicare uno spazio di un ateneo pubblico a una figura che avrebbe costruito la propria notorietà politica su «posizioni xenofobe e sessiste» e su un «sistematico attacco al mondo universitario». Secondo il sindacato, infatti, le posizioni di Kirk sarebbero state legate ai valori dell'«evangelismo reazionario», con attacchi ai diritti delle persone transgender. La Cgil ha inoltre denunciato una non meglio precisata «grave ingerenza della politica» nelle scelte che dovrebbero restare di competenza esclusiva dell'Ateneo. Ancora più fazioso il comunicato di Arcigay Queer Valle d'Aosta, che ha definito la proposta «una scelta ideologica che usa un'istituzione pubblica come palcoscenico politico» e ha sostenuto che «non è pluralismo: è un tentativo di legittimazione istituzionale di una cultura politica reazionaria, autoritaria e apertamente ostile ai diritti civili». Arcigay ha inoltre riportato - decontestualizzate - alcune frasi attribuite a Kirk per dipingerlo come una figura pericolosa, arrivando a sostenere che l'intitolazione di un'aula rappresenterebbe una minaccia per i valori di inclusione e rispetto.<br />LA PAURA DELLE IDEE ALTRUI<br />Queste polemiche, però, rivelano soprattutto la difficoltà di una certa parte politica nell'accettare un confronto democratico con idee diverse dalle proprie. Charlie Kirk viene infatti falsamente accusato, anche nella sua memoria, di violenza, omofobia e discriminazione, senza invece riconoscere che si trattava di un attivista che difendeva con coraggio le sue posizioni - innocue e in difesa dei valori - senza ricorrere alla censura. Al centro del suo impegno c'erano infatti la difesa della vita, la libertà educativa e il richiamo alle verità scientifiche e biologiche contro le imposizioni ideologiche del gender. E dunque proprio questo sembra essere il vero motivo degli attacchi alla mozione: non l'intitolazione di un'aula, ma la paura che quelle idee possano ancora parlare, essere ricordate e trovare spazio nel confronto pubblico e democratico. Una paura che porta a trasformare le idee diverse dal mainstream in opinioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>399</itunes:duration><itunes:keywords>charliekirk,dibattitopubblico,memoriascomoda,polemica,realtàbiologica,valledaosta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ab519f1ce4fda0797aeee4cd8bcbbe56.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Valanghe di euro dall'Ue ai media per fabbricare il consenso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/valanghe-di-euro-dall-ue-ai-media-per-fabbricare-il-consenso--70579418</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8450" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8450</a><br /><br />VALANGHE DI EURO DALL'UE AI MEDIA PER FABBRICARE IL CONSENSO<br />di Lorenza Formicola<br /> <br />C'è un miliardo di euro che si muove nell'ombra dei palazzi di vetro di Bruxelles, con un unico obiettivo: fabbricare il consenso. Mentre l'Unione Europea si erge a paladina globale della libertà di stampa, un rapporto esplosivo intitolato Bruxelles's media machine: European media funding and the shaping of public discourse, firmato da Thomas Fazi per il think tank MCC Brussels, squarcia il velo su un sistema di finanziamento capillare. Non si tratta di semplice sostegno all'editoria, ma di una vera e propria ingegneria del discorso pubblico che, nell'ultimo decennio, ha drenato quasi 1 miliardo di euro dalle tasche dei contribuenti per alimentare narrazioni pro-UE e soffocare il dissenso.<br />La cifra è notevole, ma secondo il rapporto è persino prudente. La Commissione Europea e il Parlamento Europeo erogano collettivamente circa 80 milioni di euro all'anno per "progetti mediatici". Analizzando la struttura di spesa, emerge un sistema ramificato: il cuore finanziario di questa colossale operazione di condizionamento batte all'interno della DG CONNECT - dipartimento della Commissione europea responsabile per la politica digitale dell'UE - che ogni anno irriga il sistema mediatico con circa 50 milioni di euro. A questa imponente dotazione si affianca l'azione parallela del Parlamento Europeo, il quale, agendo tramite la propria DG COMM (Direzione Generale della Comunicazione), immette nel circuito altri 10 milioni di euro annui sotto forma di sovvenzioni destinate a co-finanziare programmi radiofonici, televisivi e piattaforme digitali incaricate di riportare l'attività legislativa comunitaria. <br />Tuttavia, la proiezione di potere di Bruxelles travalica i confini dell'Unione per farsi strumento geopolitico: per il solo 2025, infatti, sono stati stanziati ulteriori 10 milioni di euro destinati esclusivamente al panorama informativo ucraino.<br />Tutto questo avviene sotto etichette rassicuranti: "lotta alla disinformazione", "promozione dell'integrazione europea" o "difesa dei valori".<br />MILIONI DI EURO<br />Il rapporto scende nel dettaglio dei beneficiari, svelando che la Commissione europea ha letteralmente messo a libro paga tante agenzie di stampa: 7 milioni di euro all'Agence France-Presse (AFP), 5,6 milioni all'italiana ANSA, 3,2 milioni alla tedesca DPA, 2 milioni alla spagnola EFE e persino 1 milione alla statunitense Associated Press (AP). Anche testate minori come la portoghese Lusa (200.000 euro) o la polacca PAP (500.000 euro) compaiono nella lista.<br />Il quadro si fa ancora più inquietante osservando le emittenti e i gruppi editoriali. Euronews svetta con un finanziamento monstre di 230 milioni di euro. Seguono la franco-tedesca ARTE con 26 milioni, la piattaforma Euractiv con 6 milioni e giganti del servizio pubblico come Deutsche Welle (35 milioni), France Médias Monde con 16,5 milioni, 444.hu (Ungheria) 1,1 milioni di euro e la spagnola RTVE con 700.000 euro. <br />In Italia, la RAI ha beneficiato di 2 milioni di euro, mentre il Gruppo Editoriale GEDI ha ricevuto 190.000 euro. Persino organizzazioni teoricamente indipendenti come Reporters Without Borders (5,7 milioni) e il sito di investigazione Bellingcat (440.000 euro) risultano agganciate ai flussi di Bruxelles. <br />Il controllo avviene attraverso programmi tecnici dai nomi asettici. L'IMREG (Information Measures for the EU Cohesion Policy) ha speso dal 2017 ad oggi oltre 40 milioni di euro in campagne "pubbliredazionali". Il programma Journalism Partnerships, con un budget di circa 50 milioni, supervisiona collaborazioni che promuovono esplicitamente la "demistificazione dell'UE" e la lotta ai "movimenti nazionali estremisti".<br />Il quadro si completa con le Multimedia Actions, un polmone finanziario da oltre 20 milioni di euro l'anno che tiene in vita la European Newsroom, il consorzio di 24 agenzie di stampa strategicamente appostato nel cuore di Bruxelles. A queste si affianca l'EDMO (European Digital Media Observatory), la corazzata "anti-disinformazione" da 27 milioni di euro incaricata di pattugliare i confini della verità ufficiale. Il risultato è un conflitto di interessi sistemico: un ecosistema in continua espansione che, sotto le insegne virtuose della difesa dei valori europei, cementa una dipendenza finanziaria letale che incentiva l'allineamento e marginalizza le voci dissenzienti.<br />UNA NARRAZIONE PILOTATA DALL'ALTO<br />La strategia di Bruxelles non si limita ai media tradizionali, ma si estende al controllo brutale dello spazio digitale. Jim Jordan, presidente della Commissione Giustizia alla Camera Usa, ha rivelato una campagna decennale architettata per imporre la censura europea su scala globale. Attraverso il Digital Services Act (DSA), la Commissione Europea ha trasformato quelli che erano nati come codici di condotta "volontari" in veri e propri obblighi di fatto, costringendo le piattaforme a riscrivere le proprie linee guida per conformarsi ai desiderata di Bruxelles.<br />L'obiettivo di questa pressione sistematica è la definizione dei confini del dibattito pubblico su temi politici cruciali, come l'immigrazione o l'identità di genere. Migliaia di documenti interni confermano come le Big Tech, per non perdere l'accesso al mercato unico europeo, abbiano esteso gli standard restrittivi dell'Unione a tutto il mondo, censurando contenuti protetti dal Primo Emendamento persino negli Stati Uniti. Un caso emblematico è quello di TikTok, che ha modificato le proprie policy globali arrivando a oscurare affermazioni come "esistono solo due generi" per allinearsi ai parametri del DSA.<br />Le radici di questa offensiva risalgono a ben prima dell'entrata in vigore del nuovo regolamento: già nel 2020, Bruxelles pretendeva la rimozione dei contenuti che mettevano in discussione le narrazioni ufficiali sull'emergenza sanitaria legata al Covid-19 e sui vaccini. Con l'avvento del DSA, questa prassi è divenuta strutturale, imponendo alle piattaforme una "revisione continua" dei contenuti per restare in regola. Le interferenze sono state particolarmente aggressive durante le tornate elettorali in Francia, Olanda, Irlanda, Slovacchia, Moldova e Romania, dove la Commissione ha esercitato un monitoraggio ossessivo sui contenuti politici ritenuti sgraditi. <br />In questa trama di influenze e capitali, il confine tra informazione e propaganda istituzionale non è più una linea sottile. Ciò che le istituzioni vendono come un argine alla disinformazione si rivela, alla luce dei fatti, un'imponente opera di architettura sociale: una "sfera pubblica" fabbricata in laboratorio per essere impermeabile al dissenso. In questo impero invisibile, centinaia di milioni di cittadini europei si ritrovano immersi in una narrazione che è stata pagata per essere fedele.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70579418</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 21:42:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70579418/valanghe_di_euro.mp3" length="8019043" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8450

VALANGHE DI EURO DALL'UE AI MEDIA PER FABBRICARE IL CONSENSO
di Lorenza Formicola
 
C'è un miliardo di euro che si muove nell'ombra dei palazzi di vetro di Bruxelles, con un unico obiettivo:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8450" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8450</a><br /><br />VALANGHE DI EURO DALL'UE AI MEDIA PER FABBRICARE IL CONSENSO<br />di Lorenza Formicola<br /> <br />C'è un miliardo di euro che si muove nell'ombra dei palazzi di vetro di Bruxelles, con un unico obiettivo: fabbricare il consenso. Mentre l'Unione Europea si erge a paladina globale della libertà di stampa, un rapporto esplosivo intitolato Bruxelles's media machine: European media funding and the shaping of public discourse, firmato da Thomas Fazi per il think tank MCC Brussels, squarcia il velo su un sistema di finanziamento capillare. Non si tratta di semplice sostegno all'editoria, ma di una vera e propria ingegneria del discorso pubblico che, nell'ultimo decennio, ha drenato quasi 1 miliardo di euro dalle tasche dei contribuenti per alimentare narrazioni pro-UE e soffocare il dissenso.<br />La cifra è notevole, ma secondo il rapporto è persino prudente. La Commissione Europea e il Parlamento Europeo erogano collettivamente circa 80 milioni di euro all'anno per "progetti mediatici". Analizzando la struttura di spesa, emerge un sistema ramificato: il cuore finanziario di questa colossale operazione di condizionamento batte all'interno della DG CONNECT - dipartimento della Commissione europea responsabile per la politica digitale dell'UE - che ogni anno irriga il sistema mediatico con circa 50 milioni di euro. A questa imponente dotazione si affianca l'azione parallela del Parlamento Europeo, il quale, agendo tramite la propria DG COMM (Direzione Generale della Comunicazione), immette nel circuito altri 10 milioni di euro annui sotto forma di sovvenzioni destinate a co-finanziare programmi radiofonici, televisivi e piattaforme digitali incaricate di riportare l'attività legislativa comunitaria. <br />Tuttavia, la proiezione di potere di Bruxelles travalica i confini dell'Unione per farsi strumento geopolitico: per il solo 2025, infatti, sono stati stanziati ulteriori 10 milioni di euro destinati esclusivamente al panorama informativo ucraino.<br />Tutto questo avviene sotto etichette rassicuranti: "lotta alla disinformazione", "promozione dell'integrazione europea" o "difesa dei valori".<br />MILIONI DI EURO<br />Il rapporto scende nel dettaglio dei beneficiari, svelando che la Commissione europea ha letteralmente messo a libro paga tante agenzie di stampa: 7 milioni di euro all'Agence France-Presse (AFP), 5,6 milioni all'italiana ANSA, 3,2 milioni alla tedesca DPA, 2 milioni alla spagnola EFE e persino 1 milione alla statunitense Associated Press (AP). Anche testate minori come la portoghese Lusa (200.000 euro) o la polacca PAP (500.000 euro) compaiono nella lista.<br />Il quadro si fa ancora più inquietante osservando le emittenti e i gruppi editoriali. Euronews svetta con un finanziamento monstre di 230 milioni di euro. Seguono la franco-tedesca ARTE con 26 milioni, la piattaforma Euractiv con 6 milioni e giganti del servizio pubblico come Deutsche Welle (35 milioni), France Médias Monde con 16,5 milioni, 444.hu (Ungheria) 1,1 milioni di euro e la spagnola RTVE con 700.000 euro. <br />In Italia, la RAI ha beneficiato di 2 milioni di euro, mentre il Gruppo Editoriale GEDI ha ricevuto 190.000 euro. Persino organizzazioni teoricamente indipendenti come Reporters Without Borders (5,7 milioni) e il sito di investigazione Bellingcat (440.000 euro) risultano agganciate ai flussi di Bruxelles. <br />Il controllo avviene attraverso programmi tecnici dai nomi asettici. L'IMREG (Information Measures for the EU Cohesion Policy) ha speso dal 2017 ad oggi oltre 40 milioni di euro in campagne "pubbliredazionali". Il programma Journalism Partnerships, con un budget di circa 50 milioni, supervisiona collaborazioni che promuovono esplicitamente la "demistificazione dell'UE" e la lotta ai "movimenti nazionali estremisti".<br />Il quadro si completa con le Multimedia Actions, un polmone...]]></itunes:summary><itunes:duration>502</itunes:duration><itunes:keywords>consenso,finanziamenti,media,pilotarelopinionepubblica,propaganda,valanghedieuro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/667356c6290f9e125d7c21bc120e2e6c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Costa Rica ha una nuova presidente, cattolica e pro life</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-costa-rica-ha-una-nuova-presidente-cattolica-e-pro-life--70423620</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8466" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8466</a><br /><br />IL COSTA RICA HA UNA NUOVA PRESIDENTE, CATTOLICA E PRO LIFE<br />di Paola Belletti<br /> <br />Laura Virginia Fernandez è la nuova presidente del Costa Rica. Entrerà ufficialmente in carica l'8 maggio prossimo e sarà la seconda donna presidente dello stato dell'America centrale. Leader del Partito Pueblo Soberano (PPSO), è considerata erede del presidente uscente, Rodrigo Chaves, del quale intende proseguire le politiche. Con il 96,87% delle schede scrutinate alle 12:00 del 2 febbraio, Fernández ha ottenuto 1.191.727 voti (48,30%). Come riporta Aciprensa in un ampio commento dove riferisce la vittoria elettorale e tratteggia il profilo della neo eletta, «avendo superato la soglia del 40% richiesta dalla legge elettorale, non sarà necessario un secondo turno. Oltre alla presidenza, questa domenica sono stati eletti i 57 membri dell'Assemblea Legislativa. Il partito del Popolo Sovrano ha ottenuto 31 seggi, assicurandosi così la maggioranza nell'organismo che approva le leggi. Il Partito di Liberazione Nazionale ne avrà 17, il Fronte Ampio 7, mentre i restanti due sono stati divisi tra la Coalizione Agenda Cittadina e il Partito dell'Unità Sociale Cristiana».<br />Quello che gli osservatori frettolosamente definiscono come essere conservatrice, si declina per la Fernandez in fede cattolica vissuta e conseguente difesa dei valori non negoziabili, a partire da quella della vita che secondo la presidente entrante va difesa dal concepimento alla morte naturale. Il 2 febbraio, nella sua prima conferenza stampa, Fernández ha ringraziato "Dio e il popolo della Costa Rica" per i risultati elettorali. «"Confido in Dio, che so sarà con noi ogni giorno e ogni minuto del prossimo governo", ha aggiunto. Nel governo di Rodrigo Chaves, è stata Ministra della Pianificazione Nazionale e della Politica Economica dal 2022 al 2025 e, contemporaneamente, Ministra della Presidenza dal 2024 al 2025». Con la sua squadra di governo intende promuovere "una grande crociata per la dignità umana nazionale, una grande crociata per l'amore del prossimo, una grande crociata per la giustizia sociale, per il salvataggio dei valori e della famiglia". La sua fede cattolica è manifesta, non esibita. Il giorno delle elezioni ha partecipato alla celebrazione eucaristica nella Basilica di Nostra Signore degli Angeli, patrona del paese. Così ha commentato in un post su X: "Ho pregato per tutti i costaricani, per questo amato Paese, per ciò che verrà".<br />Della sua solida posizione a difesa della vita ha parlato in più di un'occasione. Nel programma El Octavo Mandamiento il 4 agosto 2025 «ha dichiarato di essere "contraria all'aborto; credo nella vita dal concepimento alla morte naturale"». Fernández ne ha parlato pubblicamente in diverse occasioni. Nel programma El Octavo Mandamiento , il 4 agosto 2025, ha dichiarato di essere «"contraria all'aborto; credo nella vita dal concepimento alla morte naturale".» Quando era ancora in carica Chaves, nel cui governo Fernandez ha ricoperto ruoli importanti (Ministra della Pianificazione Nazionale e della Politica Economica dal 2022 al 2025 e, contemporaneamente, Ministra della Presidenza dal 2024 al 2025), il governo aveva modificato una norma introdotta da Alvarado che allargava l'accesso all'aborto, ripristinando una legislazione più rigorosa a difesa della vita del nascituro e delle madri. L'accesso all'aborto cosiddetto terapeutico è permesso quindi dall'ottobre del 2025 solo in caso di pericolo imminente per la vita della madre. «Dopo l'abrogazione, Fernández ha dichiarato di essere "enormemente soddisfatta perché la legge precedente, che conteneva indebite lacune che mettevano a rischio la vita dei bambini non ancora nati, è stata abrogata"». La presidente entrante ha inserito nel suo piano di governo cinque principi guida fondamentali e uno di essi è proprio sui valori portanti della "vita, la famiglia e i valori che ci definiscono come nazione". Nel documento dichiara che ogni politica pubblica sarà "progettata e pianificata per proteggere la vita e le nostre famiglie". Altre priorità che si è data Fernandez riguardano la giustizia sociale, la sicurezza e la lotta al crimine organizzato - il narcotraffico approfitta della posizione strategica del paese.<br />«"Riconosciamo, in questo momento, non solo il culmine di un processo elettorale, ma l'inizio di un compito impegnativo e di grande responsabilità: servire l'intera nazione, nella sua diversità di opinioni, sensibilità e realtà sociali", hanno affermato i vescovi. Hanno affermato che coloro che presto assumeranno i loro incarichi avranno "la sfida di unire il Paese, sanare le divisioni e promuovere un clima di dialogo, rispetto e sincera ricerca del bene"». Così si sono espressi i vescovi del paese in una dichiarazione all'indomani del voto congratulandosi con Laura Fernández Delgado e gli altri deputati eletti. Assicurano la preghiera e il loro accompagnamento spirituale e chiedono a Dio di "illuminarli con saggezza, prudenza e forza, affinché le loro decisioni siano sempre orientate alla giustizia, alla pace e alla dignità di tutte le persone, in particolare di coloro che vivono in situazioni di maggiore vulnerabilità".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70423620</guid><pubDate>Tue, 03 Mar 2026 19:33:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70423620/il_costa_rica_ha_una_nuova_presidente.mp3" length="6754264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8466

IL COSTA RICA HA UNA NUOVA PRESIDENTE, CATTOLICA E PRO LIFE
di Paola Belletti
 
Laura Virginia Fernandez è la nuova presidente del Costa Rica. Entrerà ufficialmente in carica l'8 maggio prossimo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8466" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8466</a><br /><br />IL COSTA RICA HA UNA NUOVA PRESIDENTE, CATTOLICA E PRO LIFE<br />di Paola Belletti<br /> <br />Laura Virginia Fernandez è la nuova presidente del Costa Rica. Entrerà ufficialmente in carica l'8 maggio prossimo e sarà la seconda donna presidente dello stato dell'America centrale. Leader del Partito Pueblo Soberano (PPSO), è considerata erede del presidente uscente, Rodrigo Chaves, del quale intende proseguire le politiche. Con il 96,87% delle schede scrutinate alle 12:00 del 2 febbraio, Fernández ha ottenuto 1.191.727 voti (48,30%). Come riporta Aciprensa in un ampio commento dove riferisce la vittoria elettorale e tratteggia il profilo della neo eletta, «avendo superato la soglia del 40% richiesta dalla legge elettorale, non sarà necessario un secondo turno. Oltre alla presidenza, questa domenica sono stati eletti i 57 membri dell'Assemblea Legislativa. Il partito del Popolo Sovrano ha ottenuto 31 seggi, assicurandosi così la maggioranza nell'organismo che approva le leggi. Il Partito di Liberazione Nazionale ne avrà 17, il Fronte Ampio 7, mentre i restanti due sono stati divisi tra la Coalizione Agenda Cittadina e il Partito dell'Unità Sociale Cristiana».<br />Quello che gli osservatori frettolosamente definiscono come essere conservatrice, si declina per la Fernandez in fede cattolica vissuta e conseguente difesa dei valori non negoziabili, a partire da quella della vita che secondo la presidente entrante va difesa dal concepimento alla morte naturale. Il 2 febbraio, nella sua prima conferenza stampa, Fernández ha ringraziato "Dio e il popolo della Costa Rica" per i risultati elettorali. «"Confido in Dio, che so sarà con noi ogni giorno e ogni minuto del prossimo governo", ha aggiunto. Nel governo di Rodrigo Chaves, è stata Ministra della Pianificazione Nazionale e della Politica Economica dal 2022 al 2025 e, contemporaneamente, Ministra della Presidenza dal 2024 al 2025». Con la sua squadra di governo intende promuovere "una grande crociata per la dignità umana nazionale, una grande crociata per l'amore del prossimo, una grande crociata per la giustizia sociale, per il salvataggio dei valori e della famiglia". La sua fede cattolica è manifesta, non esibita. Il giorno delle elezioni ha partecipato alla celebrazione eucaristica nella Basilica di Nostra Signore degli Angeli, patrona del paese. Così ha commentato in un post su X: "Ho pregato per tutti i costaricani, per questo amato Paese, per ciò che verrà".<br />Della sua solida posizione a difesa della vita ha parlato in più di un'occasione. Nel programma El Octavo Mandamiento il 4 agosto 2025 «ha dichiarato di essere "contraria all'aborto; credo nella vita dal concepimento alla morte naturale"». Fernández ne ha parlato pubblicamente in diverse occasioni. Nel programma El Octavo Mandamiento , il 4 agosto 2025, ha dichiarato di essere «"contraria all'aborto; credo nella vita dal concepimento alla morte naturale".» Quando era ancora in carica Chaves, nel cui governo Fernandez ha ricoperto ruoli importanti (Ministra della Pianificazione Nazionale e della Politica Economica dal 2022 al 2025 e, contemporaneamente, Ministra della Presidenza dal 2024 al 2025), il governo aveva modificato una norma introdotta da Alvarado che allargava l'accesso all'aborto, ripristinando una legislazione più rigorosa a difesa della vita del nascituro e delle madri. L'accesso all'aborto cosiddetto terapeutico è permesso quindi dall'ottobre del 2025 solo in caso di pericolo imminente per la vita della madre. «Dopo l'abrogazione, Fernández ha dichiarato di essere "enormemente soddisfatta perché la legge precedente, che conteneva indebite lacune che mettevano a rischio la vita dei bambini non ancora nati, è stata abrogata"». La presidente entrante ha inserito nel suo piano di governo cinque principi guida fondamentali e uno di essi è proprio sui valori...]]></itunes:summary><itunes:duration>423</itunes:duration><itunes:keywords>concepimento,costarica,laurafernandez,mortenaturale,principinonnegoziabili,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0889096ae7bfc11cb6be709b144958dc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cinquant'anni di Repubblica, il quotidiano laicista che piace alla gente che piace</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cinquant-anni-di-repubblica-il-quotidiano-laicista-che-piace-alla-gente-che-piace--69962971</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8440" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8440</a><br /><br />CINQUANT'ANNI DI REPUBBLICA, IL QUOTIDIANO LAICISTA CHE PIACE ALLA GENTE CHE PIACE di Giuliano Guzzo<br /> <br />Da giorni si celebra un compleanno rilevante per il mondo dell'informazione italiana: quello dei 50 anni di Repubblica. Mezzo secolo di stampa che piace alla gente che piace, il primo quotidiano di cui vale forse la pena leggere i titoli e senz'altro l'ultimo nel quale, per chi abbia a cuore i principi non negoziabili, è raccomandabile riconoscersi. Abortista, divorzista, pro eutanasia di Stato, pro fecondazione in vitro, ovviamente pro ddl Zan e rivendicazioni Lgbt e chi più ne ha più ne metta, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (1924-2022) fin dalle origini sta orgogliosamente dalla parte «giusta» della storia.<br />È spesso il giornale dei professori (presenti, futuri e in pensione), a volte quello di chi vuol darsi un tono, sempre quello dei radical chic. Ha di certo pubblicato grandi firme, ma soprattutto enormi ego; a partire da quello del suo fondatore, il già citato Scalfari, che coi suoi interminabili editoriali della domenica - un'omelia laica imperdibile per i maggiorenti dell'amichettismo di casa ai Parioli e a Capalbio - spaziava dalla politica alla filosofia al costume, non di rado incorrendo nella gaffe. Non a caso sugli errori scalfariani sono stati pubblicati perfino libri. Eppure, va detto, Repubblica era Scalfari e Scalfari era Repubblica.<br />DOPO SCALFARI<br />Ezio Mauro, il primo a succedere al fondatore nel 1996, non ha più avuto - forse per un suo senso della misura sabaudo -, il carisma da sommo sacerdote, da patriarca del laicismo appunto di Scalfari; e i successori del successore meno ancora. Risultato: dopo 50 anni Repubblica è sempre Repubblica, la bibbia quotidiana dei «sinceramente democratici», ma i lettori calano. Eccome: dei dati ufficiali piuttosto recenti (Ads, settembre 2025) parlano di crisi nera: sotto le 100.000 copie, meno della metà di quelle del Corriere. Aggiungiamoci le ultime novità sul cambio di proprietà, e si capisce quanto sia ora amaro, il cinquantesimo compleanno di questo giornale che sicuramente la storia l'ha fatta. Però si tratta di capire quale.<br />Senza voler risultare sprezzanti né voler semplificare, si può osservare come a Repubblica la cosa riuscita meglio, sul piano politico, sia sempre stata la demonizzazione dell'avversario politico più in vista: per molti anni è stato Silvio Berlusconi, il Cavaliere, poi è venuto Matteo Salvini, oggi tocca naturalmente a Giorgia Meloni, domani chissà. Ma in fondo neppure importa chi: ciò che conta, per la linea di questa testata, è rilanciare un sentimento di ostilità ideologica viscerale e talmente insistita da far apparire, dopo un po', simpatico il bersaglio di tutti quegli editoriali e quelle inchieste.<br />UN PRESENTE INCERTO E UN FUTURO INCERTISSIMO<br />Per quanto riguarda invece l'antropologia sposata da Rep, beh, come già si diceva in apertura è in buona sostanza quella del permissivismo più assoluto. Non c'è opzione bioetica che il giornalone fondato da Scalfari non consideri percorribile. E chi, a fronte di tutto ciò, si fosse per caso meravigliato del fatto che giovedì anche Papa Leone XIV abbia inviato i suoi (brevi) auguri alla testata, facciamo osservare che nel messaggio papale - dove non manca un elegante ma eloquente richiamo alla «diversità di opinioni, dei punti di vista» - si trova l'augurio alla testata di «costruire sempre una comunicazione libera e dialogante, animata dalla ricerca della verità e senza pregiudizi».<br />Ora, già richiamare apertis verbis «la verità» nel tempio editoriale del relativismo può essere una piccola frecciata, ma forse lo è ancor più quel «costruire» al posto di «continuare a costruire»: vuol dire che forse la comunicazione «libera e dialogante», nel giornalone radical chic per eccellenza, manca ancora? Chissà. Conoscendo lo stile molto misurato di Papa Leone XIV non lo si può né affermare né escludere. Ciò che è sicuro è che per Repubblica i tempi d'oro in cui Scalfari intervistava Papa Francesco (o Papa Francesco intervistava Scalfari, non si è mai davvero capito) sono acqua passata. Con il pontefice statunitense le vere o presunte «aperture della Chiesa» fanno oggi molta, moltissima fatica a finire in pagina.<br />Dopo mezzo secolo di storia editoriale anche gloriosa, ma con un presente incerto e un futuro incertissimo, a Repubblica, il fu giornale-partito scalfariano, non resta dunque che giocarsi la carta della demonizzazione o lo spauracchio del «fascismo eterno» di Umberto Eco (sua storica firma), a danno ora di Giorgia Meloni ora di Donald Trump, che ogni giorno prende a picconate qualcosa di caro alla testata. Che, con alcune firme, continua ad esprimere qualità: nessuno lo nega. Ma dopo decenni di veleno sputato quasi ovunque, sulla morale naturale e sulla Chiesa (la cotta scalfariana per Papa Bergoglio non cancella il passato), ecco, oggi quel veleno sembra essere rimasto nel giornale. Un quotidiano che vende sempre meno e potrebbe, in un ironico boomerang, vivere un'eutanasia di quelle per cui ha sempre tifato. Tanti auguri.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69962971</guid><pubDate>Tue, 10 Feb 2026 22:14:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69962971/cinquant_anni_di_repubblica.mp3" length="6558659" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8440

CINQUANT'ANNI DI REPUBBLICA, IL QUOTIDIANO LAICISTA CHE PIACE ALLA GENTE CHE PIACE di Giuliano Guzzo
 
Da giorni si celebra un compleanno rilevante per il mondo dell'informazione italiana: quello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8440" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8440</a><br /><br />CINQUANT'ANNI DI REPUBBLICA, IL QUOTIDIANO LAICISTA CHE PIACE ALLA GENTE CHE PIACE di Giuliano Guzzo<br /> <br />Da giorni si celebra un compleanno rilevante per il mondo dell'informazione italiana: quello dei 50 anni di Repubblica. Mezzo secolo di stampa che piace alla gente che piace, il primo quotidiano di cui vale forse la pena leggere i titoli e senz'altro l'ultimo nel quale, per chi abbia a cuore i principi non negoziabili, è raccomandabile riconoscersi. Abortista, divorzista, pro eutanasia di Stato, pro fecondazione in vitro, ovviamente pro ddl Zan e rivendicazioni Lgbt e chi più ne ha più ne metta, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (1924-2022) fin dalle origini sta orgogliosamente dalla parte «giusta» della storia.<br />È spesso il giornale dei professori (presenti, futuri e in pensione), a volte quello di chi vuol darsi un tono, sempre quello dei radical chic. Ha di certo pubblicato grandi firme, ma soprattutto enormi ego; a partire da quello del suo fondatore, il già citato Scalfari, che coi suoi interminabili editoriali della domenica - un'omelia laica imperdibile per i maggiorenti dell'amichettismo di casa ai Parioli e a Capalbio - spaziava dalla politica alla filosofia al costume, non di rado incorrendo nella gaffe. Non a caso sugli errori scalfariani sono stati pubblicati perfino libri. Eppure, va detto, Repubblica era Scalfari e Scalfari era Repubblica.<br />DOPO SCALFARI<br />Ezio Mauro, il primo a succedere al fondatore nel 1996, non ha più avuto - forse per un suo senso della misura sabaudo -, il carisma da sommo sacerdote, da patriarca del laicismo appunto di Scalfari; e i successori del successore meno ancora. Risultato: dopo 50 anni Repubblica è sempre Repubblica, la bibbia quotidiana dei «sinceramente democratici», ma i lettori calano. Eccome: dei dati ufficiali piuttosto recenti (Ads, settembre 2025) parlano di crisi nera: sotto le 100.000 copie, meno della metà di quelle del Corriere. Aggiungiamoci le ultime novità sul cambio di proprietà, e si capisce quanto sia ora amaro, il cinquantesimo compleanno di questo giornale che sicuramente la storia l'ha fatta. Però si tratta di capire quale.<br />Senza voler risultare sprezzanti né voler semplificare, si può osservare come a Repubblica la cosa riuscita meglio, sul piano politico, sia sempre stata la demonizzazione dell'avversario politico più in vista: per molti anni è stato Silvio Berlusconi, il Cavaliere, poi è venuto Matteo Salvini, oggi tocca naturalmente a Giorgia Meloni, domani chissà. Ma in fondo neppure importa chi: ciò che conta, per la linea di questa testata, è rilanciare un sentimento di ostilità ideologica viscerale e talmente insistita da far apparire, dopo un po', simpatico il bersaglio di tutti quegli editoriali e quelle inchieste.<br />UN PRESENTE INCERTO E UN FUTURO INCERTISSIMO<br />Per quanto riguarda invece l'antropologia sposata da Rep, beh, come già si diceva in apertura è in buona sostanza quella del permissivismo più assoluto. Non c'è opzione bioetica che il giornalone fondato da Scalfari non consideri percorribile. E chi, a fronte di tutto ciò, si fosse per caso meravigliato del fatto che giovedì anche Papa Leone XIV abbia inviato i suoi (brevi) auguri alla testata, facciamo osservare che nel messaggio papale - dove non manca un elegante ma eloquente richiamo alla «diversità di opinioni, dei punti di vista» - si trova l'augurio alla testata di «costruire sempre una comunicazione libera e dialogante, animata dalla ricerca della verità e senza pregiudizi».<br />Ora, già richiamare apertis verbis «la verità» nel tempio editoriale del relativismo può essere una piccola frecciata, ma forse lo è ancor più quel «costruire» al posto di «continuare a costruire»: vuol dire che forse la comunicazione «libera e dialogante», nel giornalone radical chic per eccellenza, manca ancora?...]]></itunes:summary><itunes:duration>410</itunes:duration><itunes:keywords>cinquant'anni,eugenioscalfari,protutto,quotidiano,repubblica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eb8ca0936dc8a0110be332950b6366b3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pierferdinando Casini e il trasformismo democristiano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pierferdinando-casini-e-il-trasformismo-democristiano--69254147</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8400" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8400</a><br /><br />PIERFERDINANDO CASINI E IL TRASFORMISMO DEMOCRISTIANO di Lorenzo Bertocchi<br /> <br />Settant'anni e non sentirli, almeno politicamente. Pierferdinando Casini spegne le candeline come solo un democristiano sa fare: rilasciando un'intervista in cui il passato diventa un grande magazzino di memorie selezionate e il presente un elegante slalom tra valori, cambiali e tortellini. Alla domanda su chi sia stato il più grande democristiano, Casini non ha dubbi: Amintore Fanfani. Quell'uomo del "piano casa" che, pur incontrato poco, rimane per lui una specie di santo laico della prima Repubblica.<br />Poi arriva il capitolo spinoso: divorzio e aborto. E qui Casini rispolvera la vecchia cassetta degli attrezzi democristiana, quella che contiene prudenza, evocazioni ecclesiastiche e un pizzico di realpolitik. Quelle leggi? «Cambiali pagate alla Chiesa», taglia corto l'ex enfant prodige dei dorotei. L'aborto forse passava, il divorzio era già scritto nei tempi: i cambiamenti sociali non aspettavano nessuno, nemmeno la Balena Bianca.<br />Peccato che a pagare oggi sia soprattutto la reputazione del protagonista di quell'epoca: Amintore Fanfani, col suo celebre aforisma profetico: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l'aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Visione lucida di un'Italia che tuffandosi nella libertà sarebbe scivolata fino in fondo. E Pierferdinando? Beh, di quei cambiamenti sociali pare essersi accorto eccome, se dal referendum del 1974 ha tratto le sue personali conseguenze: due divorzi, prima dalla bellissima Roberta Lubich e poi dalla ricchissima Azzurra Caltagirone. Gli va certamente riconosciuto un certo senso dell'adattamento.<br />Quelle "cambiali pagate alla Chiesa" certificano un fallimento epocale: non solo della Dc, ma in fondo della stessa Chiesa che era convinta di poter frenare la storia con le mille correnti e che invece non ha incassato nulla. Ha vinto una politica che per convenienza ostentava fedeltà, trasformando però le questioni morali in moneta di scambio parlamentare. È la democrazia, bellezza - direbbe forse Pierferdy. In un Paese dove la fede si assottigliava e la Chiesa arrancava a interpretare le nuove stagioni, sono proliferati i Pierferdy, abili a stare sempre nel mezzo - tra sacrestia e comizio, tra Dio e pragmatismo, tra valori proclamati e scelte personali più disinvolte.<br />Dall'appennino bolognese ai palazzi romani, Casini è in Parlamento dal 1983: una costanza più perseguita della coerenza. Ex democristiano, poi con Berlusconi, poi con Monti, infine con Renzi: un cammino che più che una carriera sembra un pellegrinaggio tra tutte le sfumature del centro. La sua "bolognesità", poi, è stata la chiave dell'apoteosi: nel 2018, quando Renzi sublimò la fusione a freddo tra cattodem ed ex Pci, la rossa Bologna lo elesse nelle file del centrosinistra. Da rossa a rosé: sommelier della politica, Casini ha saputo riconoscere la bottiglia giusta al momento giusto. Una carriera costruita sempre al centro, il suo naturale habitat, il centro di gravità permanente: quello dove si entra in sacrestia con un santino della Madonna di San Luca nel portafoglio e si esce di corsa a mangiare una piadina alla Festa dell'Unità.<br />Non si tirino in ballo don Camillo e Peppone: loro, almeno, sapevano da che parte stare. Il vero dramma della politica italiana (e anche della Chiesa italiana?) oggi è che di don Camillo e Peppone ne sono rimasti pochi, mentre di Pierferdy ce ne sono sempre di più. E resistono, impermeabili alle bufere, ai cambi di maggioranza, ai cicli economici e perfino alle epoche storiche. Del resto, essere al centro - soprattutto del proprio destino - è un'arte. E Pierferdinando Casini, a settant'anni, dimostra di essere ancora un grande interprete. Auguri!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69254147</guid><pubDate>Tue, 30 Dec 2025 20:32:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69254147/pierferdinando_casini.mp3" length="5212060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8400

PIERFERDINANDO CASINI E IL TRASFORMISMO DEMOCRISTIANO di Lorenzo Bertocchi
 
Settant'anni e non sentirli, almeno politicamente. Pierferdinando Casini spegne le candeline come solo un democristiano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8400" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8400</a><br /><br />PIERFERDINANDO CASINI E IL TRASFORMISMO DEMOCRISTIANO di Lorenzo Bertocchi<br /> <br />Settant'anni e non sentirli, almeno politicamente. Pierferdinando Casini spegne le candeline come solo un democristiano sa fare: rilasciando un'intervista in cui il passato diventa un grande magazzino di memorie selezionate e il presente un elegante slalom tra valori, cambiali e tortellini. Alla domanda su chi sia stato il più grande democristiano, Casini non ha dubbi: Amintore Fanfani. Quell'uomo del "piano casa" che, pur incontrato poco, rimane per lui una specie di santo laico della prima Repubblica.<br />Poi arriva il capitolo spinoso: divorzio e aborto. E qui Casini rispolvera la vecchia cassetta degli attrezzi democristiana, quella che contiene prudenza, evocazioni ecclesiastiche e un pizzico di realpolitik. Quelle leggi? «Cambiali pagate alla Chiesa», taglia corto l'ex enfant prodige dei dorotei. L'aborto forse passava, il divorzio era già scritto nei tempi: i cambiamenti sociali non aspettavano nessuno, nemmeno la Balena Bianca.<br />Peccato che a pagare oggi sia soprattutto la reputazione del protagonista di quell'epoca: Amintore Fanfani, col suo celebre aforisma profetico: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l'aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Visione lucida di un'Italia che tuffandosi nella libertà sarebbe scivolata fino in fondo. E Pierferdinando? Beh, di quei cambiamenti sociali pare essersi accorto eccome, se dal referendum del 1974 ha tratto le sue personali conseguenze: due divorzi, prima dalla bellissima Roberta Lubich e poi dalla ricchissima Azzurra Caltagirone. Gli va certamente riconosciuto un certo senso dell'adattamento.<br />Quelle "cambiali pagate alla Chiesa" certificano un fallimento epocale: non solo della Dc, ma in fondo della stessa Chiesa che era convinta di poter frenare la storia con le mille correnti e che invece non ha incassato nulla. Ha vinto una politica che per convenienza ostentava fedeltà, trasformando però le questioni morali in moneta di scambio parlamentare. È la democrazia, bellezza - direbbe forse Pierferdy. In un Paese dove la fede si assottigliava e la Chiesa arrancava a interpretare le nuove stagioni, sono proliferati i Pierferdy, abili a stare sempre nel mezzo - tra sacrestia e comizio, tra Dio e pragmatismo, tra valori proclamati e scelte personali più disinvolte.<br />Dall'appennino bolognese ai palazzi romani, Casini è in Parlamento dal 1983: una costanza più perseguita della coerenza. Ex democristiano, poi con Berlusconi, poi con Monti, infine con Renzi: un cammino che più che una carriera sembra un pellegrinaggio tra tutte le sfumature del centro. La sua "bolognesità", poi, è stata la chiave dell'apoteosi: nel 2018, quando Renzi sublimò la fusione a freddo tra cattodem ed ex Pci, la rossa Bologna lo elesse nelle file del centrosinistra. Da rossa a rosé: sommelier della politica, Casini ha saputo riconoscere la bottiglia giusta al momento giusto. Una carriera costruita sempre al centro, il suo naturale habitat, il centro di gravità permanente: quello dove si entra in sacrestia con un santino della Madonna di San Luca nel portafoglio e si esce di corsa a mangiare una piadina alla Festa dell'Unità.<br />Non si tirino in ballo don Camillo e Peppone: loro, almeno, sapevano da che parte stare. Il vero dramma della politica italiana (e anche della Chiesa italiana?) oggi è che di don Camillo e Peppone ne sono rimasti pochi, mentre di Pierferdy ce ne sono sempre di più. E resistono, impermeabili alle bufere, ai cambi di maggioranza, ai cicli economici e perfino alle epoche storiche. Del resto, essere al centro - soprattutto del proprio destino - è un'arte. 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Matteo Salvini è allora vicepremier e ministro dell'Interno del governo Lega-M5s e applica la linea dei porti chiusi già sperimentata nei mesi precedenti, ritenendo che la gestione degli sbarchi non possa essere lasciata alle Ong e che debba coinvolgere l'Unione europea.<br />UNA VICENDA GROTTESCA DI USO POLITICO DELLA MAGISTRATURA<br />Il divieto di sbarco non è una decisione solitaria: il 2 agosto 2019 viene firmato un decreto interministeriale anche dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, entrambi esponenti del Movimento 5 Stelle, mentre a Palazzo Chigi siede Giuseppe Conte. Nonostante ciò, la vicenda si trasforma rapidamente in un caso giudiziario. Il 19 novembre 2019 Salvini viene iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di sequestro di persona aggravato, per aver impedito lo sbarco dei migranti, e da quel momento inizia un lungo calvario durato 2.220 giorni, con una spada di Damocle sulla testa e la richiesta finale, da parte della Procura, di sei anni di carcere.<br />Nel frattempo il quadro politico cambia radicalmente: pochi giorni dopo il braccio di ferro su Open Arms cade il governo gialloverde, nasce l'esecutivo giallorosso e Giuseppe Conte diventa il punto di riferimento di una nuova maggioranza progressista. Il Movimento 5 Stelle, che al governo aveva sostenuto compatto la linea di Salvini sugli sbarchi, il 30 luglio 2020 vota in Senato a favore dell'autorizzazione a procedere contro il leader leghista, di fatto scaricando l'ex alleato. Conte e Toninelli prendono le distanze: il primo parla di una lettera inviata a Salvini per chiedere almeno lo sbarco dei minori, il secondo sostiene che Salvini volesse "monetizzare" politicamente la crisi avendo già deciso di far cadere il governo. Si arriva così al processo a Palermo, con tre anni di dibattimento, ventiquattro udienze in primo grado, oltre quarantacinque testimoni ascoltati, continui viaggi in Sicilia di un ex vicepremier sotto scorta, con costi pubblici rilevanti per la sicurezza e per l'intero apparato giudiziario.<br />Il tribunale assolve Salvini perché il fatto non sussiste e la Cassazione conferma definitivamente l'assoluzione, chiudendo un procedimento che, dal punto di vista penale, si rivela infondato.<br />IL TRACOLLO DELLA LEGA<br />Resta però il dato politico: dal 2019 a oggi la Lega è passata dal 34,3% delle elezioni europee all'8,97% delle ultime consultazioni europee e, se le cause di questo calo sono molteplici, è difficile negare che l'inchiesta Open Arms abbia rappresentato uno spartiacque nella parabola di Salvini, condizionandone l'azione politica, l'immagine pubblica e la capacità di incidere nel dibattito nazionale. Per sei anni Salvini è stato di fatto in ostaggio dei Pm, con un'accusa gravissima che si è dissolta solo al termine dell'iter giudiziario, mentre nel frattempo il danno politico, mediatico ed elettorale si è prodotto ed è ormai irreversibile. È qui che si innesta una riflessione più ampia e delicata: quando un'inchiesta appare fortemente politicizzata e interviene a gamba tesa su scelte che sono eminentemente politiche, il rischio per la democrazia è evidente.<br />La magistratura svolge un ruolo fondamentale di garanzia, ma proprio per questo deve essere percepita come imparziale, distante da qualsiasi retropensiero ideologico, capace di applicare la legge senza trasformarsi in un attore del confronto politico. La fiducia dei cittadini nelle toghe è un pilastro dello Stato di diritto e si fonda sulla certezza che la libertà personale sia nelle mani di chi giudica secondo le norme e non secondo l'opportunità o l'appartenenza. Nel caso Open Arms, l'assoluzione definitiva pone una domanda che va oltre Salvini e la Lega: chi risarcisce sei anni di indagini, processi, tensioni istituzionali e danni politici? Chi paga per il tempo, le risorse pubbliche e il logoramento di un leader e di un partito poi riconosciuti innocenti? Sono interrogativi scomodi ma inevitabili, perché senza una riflessione seria su questi effetti collaterali il rischio è che la giustizia, anche quando arriva alla verità, lasci dietro di sé macerie che nessuna sentenza potrà mai riparare.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69187596</guid><pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:21:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69187596/salvini_assolto.mp3" length="5232148" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8393

SALVINI ASSOLTO: RESTANO I DANNI DI UN PROCESSO POLITICO di Ruben Razzante
 
L'assoluzione definitiva di Matteo Salvini nel processo Open Arms, sancita dalla Cassazione con il rigetto del ricorso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8393" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8393</a><br /><br />SALVINI ASSOLTO: RESTANO I DANNI DI UN PROCESSO POLITICO di Ruben Razzante<br /> <br />L'assoluzione definitiva di Matteo Salvini nel processo Open Arms, sancita dalla Cassazione con il rigetto del ricorso della Procura di Palermo, chiude formalmente una delle vicende giudiziarie e politiche più controverse degli ultimi anni, ma lascia aperte molte domande sul rapporto tra giustizia e politica e sui danni, materiali e immateriali, che un'inchiesta può produrre anche quando si conclude con un nulla di fatto.<br />Tutto inizia nell'estate del 2019, tra l'1 e il 20 agosto, quando la nave della Ong spagnola Open Arms soccorre migranti in acque libiche e chiede l'autorizzazione a sbarcare in Italia. Matteo Salvini è allora vicepremier e ministro dell'Interno del governo Lega-M5s e applica la linea dei porti chiusi già sperimentata nei mesi precedenti, ritenendo che la gestione degli sbarchi non possa essere lasciata alle Ong e che debba coinvolgere l'Unione europea.<br />UNA VICENDA GROTTESCA DI USO POLITICO DELLA MAGISTRATURA<br />Il divieto di sbarco non è una decisione solitaria: il 2 agosto 2019 viene firmato un decreto interministeriale anche dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, entrambi esponenti del Movimento 5 Stelle, mentre a Palazzo Chigi siede Giuseppe Conte. Nonostante ciò, la vicenda si trasforma rapidamente in un caso giudiziario. Il 19 novembre 2019 Salvini viene iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di sequestro di persona aggravato, per aver impedito lo sbarco dei migranti, e da quel momento inizia un lungo calvario durato 2.220 giorni, con una spada di Damocle sulla testa e la richiesta finale, da parte della Procura, di sei anni di carcere.<br />Nel frattempo il quadro politico cambia radicalmente: pochi giorni dopo il braccio di ferro su Open Arms cade il governo gialloverde, nasce l'esecutivo giallorosso e Giuseppe Conte diventa il punto di riferimento di una nuova maggioranza progressista. Il Movimento 5 Stelle, che al governo aveva sostenuto compatto la linea di Salvini sugli sbarchi, il 30 luglio 2020 vota in Senato a favore dell'autorizzazione a procedere contro il leader leghista, di fatto scaricando l'ex alleato. Conte e Toninelli prendono le distanze: il primo parla di una lettera inviata a Salvini per chiedere almeno lo sbarco dei minori, il secondo sostiene che Salvini volesse "monetizzare" politicamente la crisi avendo già deciso di far cadere il governo. Si arriva così al processo a Palermo, con tre anni di dibattimento, ventiquattro udienze in primo grado, oltre quarantacinque testimoni ascoltati, continui viaggi in Sicilia di un ex vicepremier sotto scorta, con costi pubblici rilevanti per la sicurezza e per l'intero apparato giudiziario.<br />Il tribunale assolve Salvini perché il fatto non sussiste e la Cassazione conferma definitivamente l'assoluzione, chiudendo un procedimento che, dal punto di vista penale, si rivela infondato.<br />IL TRACOLLO DELLA LEGA<br />Resta però il dato politico: dal 2019 a oggi la Lega è passata dal 34,3% delle elezioni europee all'8,97% delle ultime consultazioni europee e, se le cause di questo calo sono molteplici, è difficile negare che l'inchiesta Open Arms abbia rappresentato uno spartiacque nella parabola di Salvini, condizionandone l'azione politica, l'immagine pubblica e la capacità di incidere nel dibattito nazionale. Per sei anni Salvini è stato di fatto in ostaggio dei Pm, con un'accusa gravissima che si è dissolta solo al termine dell'iter giudiziario, mentre nel frattempo il danno politico, mediatico ed elettorale si è prodotto ed è ormai irreversibile. 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Sempre che Lula e de Moraes consentiranno lo svolgimento di elezioni libere, democratiche e con un candidato forte delle opposizioni, atteggiamento per nulla scontato viste le decisioni illiberali di questi anni. Dio non voglia che, come sta accadendo in Honduras, dove il candidato delle destre cristiane Nasry Asfura sta vincendo le elezioni, il presidente in carica, la comunista Xiomara Castro invochi la protesta di piazza per bruciare le schede elettorali, visto il magrissimo consenso raccolto.<br />LA DETERMINAZIONE DEL FIGLIO<br />Lo scorso 5 dicembre il senatore Flavio Bolsonaro ha dichiarato che suo padre, l'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, lo sostiene per la corsa presidenziale del prossimo anno, anche se ora deve consolidare l'alleanza di tutti i partiti e i leaders della destra conservatrice del paese nella sfida con l'uscente e regnante Lula. Le parole di Flavio Bolsonaro sono state confermate dal leader del "Partito Liberale", Valdemar Costa Neto, che in una dichiarazione ha detto come l'ex presidente, seppur stia scontando una pena di 27 anni per un fallito colpo di Stato, abbia veramente scelto il figlio maggiore come candidato presidenziale del partito. «Adesso è il momento per me di parlare con più persone, affinché tutti capiscano che questo è in realtà il progetto che vincerà nel 2026», ha dichiarato il senatore Bolsonaro al notiziario locale Metropoles in un'intervista, il cui video è stato pubblicato nella serata di venerdì. Consapevole di non essere la prima scelta di alcuni altri colonnelli ed esponenti della destra conservatrice e cristiana del paese, Flavio Bolsonaro è convinto che il suo programma economico sarà elaborato da persone molto serie, competenti e credibili. <br />L'8 dicembre scorso, a pochi giorni dall'annuncio della scelta di Jair Bolsonaro a favore del figlio, il potentissimo e stimatissimo governatore di San Paolo, la capitale economica e finanziaria del paese, Tarcisio de Freitas ha dichiarato che Flavio Bolsonaro avrà il suo pieno sostegno per la candidatura alla presidenza il prossimo anno, «Flavio può contare su di noi», ha detto ai giornalisti dopo un evento pubblico, confermando che egli sarà sempre fedele al padre del senatore, l'ex presidente Jair Bolsonaro. L'endorsement del governatore di San Paolo ha rafforzato la determinazione del senatore e candidato delle destre Flavio Bolsonaro che, il giorno seguente, ha ringraziato Freitas e tentato di tranquillizzare i mercati, preoccupati che Lula possa rimanere in carica per altri quattro anni, tant'è che l'indice della Borsa Bovespa, sta tornando ai livelli di crescita moderata di fine novembre. <br />LA DERIVA AUTORITARIA DI LULA<br />Per parte sua, non c'è nemmeno lontanamente da pensare che Lula da Silva stia con le mani in mano e accetti di competere in una elezione democratica con un avversario forte dello schieramento conservatore e cristiano. Infatti, il leader del Partito dei Lavoratori del presidente brasiliano Lula da Silva, Edinho Silva, il 10 dicembre ha banalizzato la candidatura presidenziale del senatore Flavio Bolsonaro, definendola come ridicola e poco seria ma tradendo al contempo preoccupazione per il crescente sostegno che potrebbe catalizzare il figlio di Bolsonaro, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Nel frattempo, a riprova della velocità con la quale le vicende politiche brasiliane stanno accelerando, ieri 10 dicembre, i deputati del Congresso federale hanno approvato un disegno di legge che riduce significativamente le pene per diversi reati, tra cui il tentativo di colpo di Stato, aprendo la prospettiva che Bolsonaro, 70 anni, possa vedere la sua pena ridotta a poco più di due anni, dai 27 che dovrebbe invece scontare.<br />Prima di diventare legge dello Stato, la proposta dovrà ancora essere ratificata dal Senato dove ci sono buone possibilità che venga approvata. Sempre di questi giorni è la notizia di un film in fase di produzione un film sull'ex presidente brasiliano incarcerato Jair Bolsonaro, come ha confermato il figlio Carlos, in un post condiviso su X dopo che suo fratello Flavio si è candidato alle presidenziali del Paese nel 2026, in cui si ringrazia ed elogia l'attore americano Jim Caviezel, che interpreta il ruolo l'ex presidente nel film. Secondo il "The Guardian", il film biografico "Dark Horse", sulla base di indiscrezioni e di una prima anteprima non ufficiale, il film sembra concentrarsi sulla campagna presidenziale di Bolsonaro del 2018, sottolineando il suo passato militare. La pellicola, in uscita il prossimo anno anche in lingua portoghese, accrescerà certamente il consenso intorno alle destre conservatrici e cristiane e, manco a dirlo, alla figura di Flavio Bolsonaro. Sempre l'attuale Presidente della Repubblica, Lula da Silva, e il suo Robespierre, ovvero il Vicepresidente del Tribunale supremo federale del Brasile Alexandre de Moraes, non decidano di arrestare e dichiarare incandidabile anche il senatore Flavio Bolsonaro, completando così la deriva autoritaria del paese.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69075857</guid><pubDate>Tue, 16 Dec 2025 20:17:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69075857/persecuzione_di_bolsonaro.mp3" length="5598607" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8386

PERSECUZIONE DI BOLSONARO, IL FIGLIO SI CANDIDA E UN FILM LO LANCIA di Luca Volontè
 
Molti ravvicinati avvenimenti negli ultimi giorni in Brasile e, nonostante le minacce del Presidente Lula da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8386" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8386</a><br /><br />PERSECUZIONE DI BOLSONARO, IL FIGLIO SI CANDIDA E UN FILM LO LANCIA di Luca Volontè<br /> <br />Molti ravvicinati avvenimenti negli ultimi giorni in Brasile e, nonostante le minacce del Presidente Lula da Silva agli oppositori conservatori cristiani, la candidatura del senatore Flavio Bolsonaro raccoglie importanti consensi e anche un film sul padre, ancora in carcere, potrebbe favorirlo. Sempre che Lula e de Moraes consentiranno lo svolgimento di elezioni libere, democratiche e con un candidato forte delle opposizioni, atteggiamento per nulla scontato viste le decisioni illiberali di questi anni. Dio non voglia che, come sta accadendo in Honduras, dove il candidato delle destre cristiane Nasry Asfura sta vincendo le elezioni, il presidente in carica, la comunista Xiomara Castro invochi la protesta di piazza per bruciare le schede elettorali, visto il magrissimo consenso raccolto.<br />LA DETERMINAZIONE DEL FIGLIO<br />Lo scorso 5 dicembre il senatore Flavio Bolsonaro ha dichiarato che suo padre, l'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, lo sostiene per la corsa presidenziale del prossimo anno, anche se ora deve consolidare l'alleanza di tutti i partiti e i leaders della destra conservatrice del paese nella sfida con l'uscente e regnante Lula. Le parole di Flavio Bolsonaro sono state confermate dal leader del "Partito Liberale", Valdemar Costa Neto, che in una dichiarazione ha detto come l'ex presidente, seppur stia scontando una pena di 27 anni per un fallito colpo di Stato, abbia veramente scelto il figlio maggiore come candidato presidenziale del partito. «Adesso è il momento per me di parlare con più persone, affinché tutti capiscano che questo è in realtà il progetto che vincerà nel 2026», ha dichiarato il senatore Bolsonaro al notiziario locale Metropoles in un'intervista, il cui video è stato pubblicato nella serata di venerdì. Consapevole di non essere la prima scelta di alcuni altri colonnelli ed esponenti della destra conservatrice e cristiana del paese, Flavio Bolsonaro è convinto che il suo programma economico sarà elaborato da persone molto serie, competenti e credibili. <br />L'8 dicembre scorso, a pochi giorni dall'annuncio della scelta di Jair Bolsonaro a favore del figlio, il potentissimo e stimatissimo governatore di San Paolo, la capitale economica e finanziaria del paese, Tarcisio de Freitas ha dichiarato che Flavio Bolsonaro avrà il suo pieno sostegno per la candidatura alla presidenza il prossimo anno, «Flavio può contare su di noi», ha detto ai giornalisti dopo un evento pubblico, confermando che egli sarà sempre fedele al padre del senatore, l'ex presidente Jair Bolsonaro. L'endorsement del governatore di San Paolo ha rafforzato la determinazione del senatore e candidato delle destre Flavio Bolsonaro che, il giorno seguente, ha ringraziato Freitas e tentato di tranquillizzare i mercati, preoccupati che Lula possa rimanere in carica per altri quattro anni, tant'è che l'indice della Borsa Bovespa, sta tornando ai livelli di crescita moderata di fine novembre. <br />LA DERIVA AUTORITARIA DI LULA<br />Per parte sua, non c'è nemmeno lontanamente da pensare che Lula da Silva stia con le mani in mano e accetti di competere in una elezione democratica con un avversario forte dello schieramento conservatore e cristiano. Infatti, il leader del Partito dei Lavoratori del presidente brasiliano Lula da Silva, Edinho Silva, il 10 dicembre ha banalizzato la candidatura presidenziale del senatore Flavio Bolsonaro, definendola come ridicola e poco seria ma tradendo al contempo preoccupazione per il crescente sostegno che potrebbe catalizzare il figlio di Bolsonaro, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Nel frattempo, a riprova della velocità con la quale le vicende politiche brasiliane stanno accelerando, ieri 10 dicembre, i deputati del Congresso...]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>brasile,elezionedemocratica,flaviobolsonaro,jairbolsonaro,luladasilva</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5f61b340d088a0129246e3175f92eba5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Escalation illiberale: dopo Sarkozy va in prigione Bolsonaro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/escalation-illiberale-dopo-sarkozy-va-in-prigione-bolsonaro--68746706</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8360<br /><br />ESCALATION ILLIBERALE: DOPO SARKOZY VA IN PRIGIONE BOLSONARO di Luca Volontè<br /> <br />In un crescendo di illiberalità senza precedenti da almeno 100 anni, la democrazia occidentale mostra, via via, segni di grave decomposizione e sfilacciamento ben chiari della tracotanza di un potere che arresta i nemici e possibili oppositori di ieri e di oggi. Dopo il caso clamoroso della grave condanna di Sarkozy perchè "non poteva non sapere" cosa tramassero alcuni dei suoi collaboratori, del successivo arresto e della recente disposizione del carcere ai domiciliari - tutti fatti successivi all'intervista dell'ex presidente francese in cui invitava il reuccio Macron a convocare elezioni o dimettersi - ora in Brasile siamo all'incarcerazione "preventiva" dell'ex presidente Jair Bolsonaro per evitare una possibile fuga. Fuga durante una veglia di preghiera: assurdo spirito anticristiano.<br />L'ex presidente brasiliano è stato condannato recentemente a 27 anni di carcere, per aver "presumibilmente" complottato un colpo di Stato ai danni di Luiz Inácio Lula da Silva, vincitore delle elezioni del 2022. Lo scorso 21 novembre gli avvocati di Bolsonaro avevano chiesto al giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes di consentirgli di scontare la sua condanna agli arresti domiciliari, adducendo motivi di salute, visti i ricorrenti problemi intestinali dell'ex presidente settantenne, derivanti da un accoltellamento avvenuto nel 2018 durante la campagna elettorale, che renderebbero la detenzione pericolosa per la vita. «È certo che trattenere il ricorrente in un ambiente carcerario rappresenterebbe un rischio concreto e immediato per la sua integrità fisica e persino per la sua vita», si legge nella richiesta, che chiedeva gli arresti domiciliari per «motivi umanitari». <br />Il tribunale non ha ancora ordinato l'inizio della pena, mentre sono in corso vari procedimenti legali e ricorsi. I sostenitori di Bolsonaro avevano in programma di organizzare una "veglia" sabato sera davanti all' appartamento dove si trovava da agosto agli arresti domiciliari, un'originale protesta che era stata annunciata da suo figlio, Flávio Bolsonaro, in un video pubblicato sui social media e che sarebbe all'origine del provvedimento di incarcerazione "preventiva" deciso da chi? Dal braccio armato giudiziario di Lula, ovvero il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes. «Il tumulto causato da un raduno illegale dei sostenitori del condannato rischia fortemente di compromettere l'arresto domiciliare e altre misure cautelari, consentendo la sua eventuale fuga», aveva scritto Moraes nella sua decisione, visionata dalla Reuters.<br />Bontà sua, Moraes ha ordinato che non venissero utilizzate manette, che non vi fosse alcuna esposizione mediatica forzata e che venisse riservato un trattamento rispettoso, consono alla dignità di un ex capo di Stato: un insolito mix di severità e deferenza che riflette quanto questo caso sia diventato delicato per gli stessi giustizialisti.<br />Ovviamente anche quest'ultimo atto politicamente motivato a favore dell'attuale presidente Lula da Silva e contrario alle opposizioni, oltre che ad ogni interpretazione dello "Stato di diritto e separazione dei poteri" sta creando sconcerto nel campo dei conservatori. Ogni visita a Bolsonaro deve essere preventivamente approvata dal giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes e quest'ultimo, già durante i "domiciliari", impediva qualsiasi contatto diretto con il leader del Partito Liberale (conservatori) Valdemar Costa Neto; i figli di Bolsonaro si descrivono sempre più spesso come gli unici eredi legittimi degli elettori del padre, circa la possibile candidatura del governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas. <br />L'ottantenne Lula da Silva, che aveva annunciato la sua ricandidatura alla presidenza della Repubblica lo scorso 23 ottobre, non ha più nessuna remora nel combattere senza sosta e con sistematicità, grazie al controllo totale sulla magistratura suprema del Paese, contro ogni leader dei conservatori, in particolare Jair Bolsonaro ed i suoi famigliari ed alleati, rei di rappresentare un'alternativa cristiana di libertà e di ripresa economica credibile per il Paese. Le elezioni presidenziali in Brasile si celebreranno, a Dio piacendo e Lula consentendo, i prossimi 4 e 25 ottobre 2026, solo qualche mese prima di quelle francesi (se non si riuscirà a sfiduciare Emmanuel Macron). Saranno mesi intensi e ricchi di colpi di scena, purtroppo tutti eventi che molto probabilmente allontaneranno i due Paesi dai minimi standard democratici.<br />Lula come Macron, due dei leader dei più importanti Paesi del G20, nel silenzio generale passano alle maniere forti e, dopo aver imbavagliato e intimidito le opposizioni, ora incarcerano i disturbatori e pericolosi dissenzienti. C'è da chiedersi dove siano i difensori della democrazia liberale e dove i cantori dei valori occidentali?  <br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Luca Volontè, nell'articolo seguente dal titolo "Sarkozy condannato, anche le toghe francesi fanno politica" parla della condanna a 5 anni di reclusione per l'ex presidente ritenuto colpevole di associazione a delinquere per i rapporti con la Libia. Una pena senza precedenti per una figura politica di spicco, che apre le porte del carcere a uno scomodo avversario di Macron, in base al teorema ben noto anche in Italia del "non poteva non sapere".<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 settembre 2025:<br />L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy sarà presto incarcerato, dopo essere stato condannato ieri, giovedì 25 settembre, a cinque anni di carcere da un tribunale di Parigi che lo ha ritenuto colpevole di associazione a delinquere per i rapporti con la Libia, una punizione senza precedenti per una figura politica francese di spicco. Il processo a suo carico era iniziato lo scorso 6 gennaio. <br />La sentenza di ieri è stata più severa di quanto molti si aspettassero, una novità assoluta per la sua severità e gravità nella storia politica francese moderna. Uno scomodo avversario politico di Macron e dei suoi che viene chiuso in cella per il tempo necessario all'attuale presidente per proseguire con i suoi azzardi internazionali e bluff alla guida del Paese.<br />Di certo Nicolas Sarkozy paga la franchezza delle sue opinioni sulla crisi politica francese e le responsabilità di Macron, rilasciate lo scorso 3 settembre al quotidiano Le Figaro. Meno di un mese fa l'ex presidente diceva: «...Ho avuto modo quest'estate di dire al presidente della Repubblica Macron che sono convinto che non ci sarà altra soluzione che lo scioglimento [del Parlamento]. Sarebbe strano, dopo aver scelto di scioglierlo ieri quando nulla lo richiedeva, rifiutarsi di farlo oggi che la decisione è necessaria! La politica deve rispettare il buon senso e obbedire a regole alle quali bisogna sottomettersi. Le elezioni legislative anticipate si terranno quindi senza dubbio entro poche settimane... il Rassemblement National di Marine Le Pen è un partito che ha il diritto di candidarsi alle elezioni. Può quindi anche vincerle se questa è la scelta del popolo francese! Ai miei occhi, appartengono all'arco repubblicano». <br />Elezioni come unica soluzione alla crisi politica, voluta e innescata lo scorso anno dagli azzardi di Macron e piena legittimità della destra, come forza democratica e repubblicana, di poter vincere le elezioni e governare: due affermazioni che non sono passate inosservate nei circoli che governano oltralpe. Sarkozy, presidente dal 2007 al 2012, trascorrerà del tempo in carcere anche se ricorrerà in appello, come infatti si legge nella decisione del tribunale di ieri.<br />Uscendo dall'aula, Sarkozy ha espresso la sua rabbia per la sentenza. «Quello che è successo oggi... è di estrema gravità per quanto riguarda lo Stato di diritto e la fiducia che si può avere nel sistema giudiziario», ha detto ai giornalisti, dichiarandosi innocente e aggiungendo che la scandalosa sentenza mette in discussione anche il voto dei francesi di allora e l'intero Stato di diritto del Paese.<br />Sarkozy è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere per i tentativi di alcuni suoi stretti collaboratori di ottenere fondi dalla Libia per la sua candidatura presidenziale del 2007, durante il governo del defunto dittatore Muammar Gheddafi. I fatti per i quali è stato dichiarato colpevole risalgono al periodo tra il 2005 e il 2007, dopo di che - ha aggiunto la corte - è diventato presidente ed è stato coperto dall'immunità presidenziale.<br />Una condanna che si fonda sul teorema, sancito per decenni dalla magistratura italiana, che pur non essendoci alcuna prova certa del reato di cui era accusato, né un soldo era arrivato per la campagna elettorale, Sarkozy, che all'epoca era ministro degli Interni, "non poteva non sapere" cosa avevano trescato i suoi collaboratori con Gheddafi per favorirne l'elezione a presidente della Repubblica. Zero prove anche per quanto riguarda tutte le altre accuse, tra cui corruzione e ricezione di finanziamenti illeciti per la campagna elettorale. Il giudice ha affermato che non vi è alcuna prova che Sarkozy abbia stipulato un accordo con Gheddafi, né che il denaro inviato dalla Libia sia arrivato nelle casse della campagna elettorale di Sarkozy, anche se la tempistica era «compatibile» e i percorsi seguiti dal denaro erano «molto poco trasparenti», ma l'ex presidente è colpevole di associazione a delinquere per aver «permesso» ai suoi stretti collaboratori di mettersi in contatto con persone in Libia, nel tentativo di ottenere finanziamenti per la campagna elettorale. Sarkozy avrà qualche giorno di tempo per sistemare le sue cose e poi i procuratori lo faranno condurre in]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68746706</guid><pubDate>Tue, 25 Nov 2025 21:27:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68746706/escalation_illiberale.mp3" length="11309618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8360

ESCALATION ILLIBERALE: DOPO SARKOZY VA IN PRIGIONE BOLSONARO di Luca Volontè
 
In un crescendo di illiberalità senza precedenti da almeno 100 anni, la democrazia occidentale mostra, via via, segni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8360<br /><br />ESCALATION ILLIBERALE: DOPO SARKOZY VA IN PRIGIONE BOLSONARO di Luca Volontè<br /> <br />In un crescendo di illiberalità senza precedenti da almeno 100 anni, la democrazia occidentale mostra, via via, segni di grave decomposizione e sfilacciamento ben chiari della tracotanza di un potere che arresta i nemici e possibili oppositori di ieri e di oggi. Dopo il caso clamoroso della grave condanna di Sarkozy perchè "non poteva non sapere" cosa tramassero alcuni dei suoi collaboratori, del successivo arresto e della recente disposizione del carcere ai domiciliari - tutti fatti successivi all'intervista dell'ex presidente francese in cui invitava il reuccio Macron a convocare elezioni o dimettersi - ora in Brasile siamo all'incarcerazione "preventiva" dell'ex presidente Jair Bolsonaro per evitare una possibile fuga. Fuga durante una veglia di preghiera: assurdo spirito anticristiano.<br />L'ex presidente brasiliano è stato condannato recentemente a 27 anni di carcere, per aver "presumibilmente" complottato un colpo di Stato ai danni di Luiz Inácio Lula da Silva, vincitore delle elezioni del 2022. Lo scorso 21 novembre gli avvocati di Bolsonaro avevano chiesto al giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes di consentirgli di scontare la sua condanna agli arresti domiciliari, adducendo motivi di salute, visti i ricorrenti problemi intestinali dell'ex presidente settantenne, derivanti da un accoltellamento avvenuto nel 2018 durante la campagna elettorale, che renderebbero la detenzione pericolosa per la vita. «È certo che trattenere il ricorrente in un ambiente carcerario rappresenterebbe un rischio concreto e immediato per la sua integrità fisica e persino per la sua vita», si legge nella richiesta, che chiedeva gli arresti domiciliari per «motivi umanitari». <br />Il tribunale non ha ancora ordinato l'inizio della pena, mentre sono in corso vari procedimenti legali e ricorsi. I sostenitori di Bolsonaro avevano in programma di organizzare una "veglia" sabato sera davanti all' appartamento dove si trovava da agosto agli arresti domiciliari, un'originale protesta che era stata annunciata da suo figlio, Flávio Bolsonaro, in un video pubblicato sui social media e che sarebbe all'origine del provvedimento di incarcerazione "preventiva" deciso da chi? Dal braccio armato giudiziario di Lula, ovvero il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes. «Il tumulto causato da un raduno illegale dei sostenitori del condannato rischia fortemente di compromettere l'arresto domiciliare e altre misure cautelari, consentendo la sua eventuale fuga», aveva scritto Moraes nella sua decisione, visionata dalla Reuters.<br />Bontà sua, Moraes ha ordinato che non venissero utilizzate manette, che non vi fosse alcuna esposizione mediatica forzata e che venisse riservato un trattamento rispettoso, consono alla dignità di un ex capo di Stato: un insolito mix di severità e deferenza che riflette quanto questo caso sia diventato delicato per gli stessi giustizialisti.<br />Ovviamente anche quest'ultimo atto politicamente motivato a favore dell'attuale presidente Lula da Silva e contrario alle opposizioni, oltre che ad ogni interpretazione dello "Stato di diritto e separazione dei poteri" sta creando sconcerto nel campo dei conservatori. Ogni visita a Bolsonaro deve essere preventivamente approvata dal giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes e quest'ultimo, già durante i "domiciliari", impediva qualsiasi contatto diretto con il leader del Partito Liberale (conservatori) Valdemar Costa Neto; i figli di Bolsonaro si descrivono sempre più spesso come gli unici eredi legittimi degli elettori del padre, circa la possibile candidatura del governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas. <br />L'ottantenne Lula da Silva, che aveva annunciato la sua ricandidatura alla presidenza della Repubblica lo scorso 23 ottobre, non ha più nessuna remora nel combattere senza sosta e con sistematicità, grazie...]]></itunes:summary><itunes:duration>707</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79f2d41a082b738e9c7db591cce104ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Federica Picchi sfiduciata dal consiglio regionale lombardo per un post</title><link>https://www.spreaker.com/episode/federica-picchi-sfiduciata-dal-consiglio-regionale-lombardo-per-un-post--68626544</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8352" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8352</a><br /><br />FEDERICA PICCHI SFIDUCIATA DAL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO PER UN POST di Manuela Ferraro<br /> <br /><br />Nell'era delle "Salis" che si vantano della propria disonestà e vengono pubblicamente idolatrate come le eroine dei nostri tempi, Federica Picchi (FdI), sottosegretaria allo sport e ai giovani di Regione Lombardia, è stata sfiduciata dal consiglio regionale per avere ripostato sui social un post del ministro della salute statunitense, Robert F. Kennedy jr., riguardante in particolare la presunta correlazione tra autismo e vaccino per l'epatite B.<br />Ma in che mondo viviamo?<br />Mostrare dati provenienti da ricerche indipendenti, ovvero portate avanti da enti non in conflitto di interessi, che ci invitano a riflettere sul rapporto rischi/benefici di un trattamento sanitario è fare l'interesse del proprio popolo ed è proprio questo che dovrebbe essere il primo obiettivo di un politico che ama il suo paese. O sbaglio?<br />Tra l'altro il ministro della salute Usa non è un pericoloso sciamano "novax" - termine che i media paladini dell'inclusione adorano appiccicare a chi usa ancora la logica solo per intimorire l'audience e dividere le persone - ma una figura istituzionale di alto profilo e rilievo a livello internazionale. Pertanto ne consegue che divulgare le informazioni scientifiche provenienti da tale fonte dovrebbe essere considerato una garanzia di autorevolezza.<br />Invece accade esattamente il contrario.<br />Il dogma moderno del dio-vaccino, così come l'idolatria dell'aborto, sono argomenti scomodi, la cui realtà è più sopportabile se rimane nascosta.<br />Si parla molto dell'aborto come diritto della donna, ma non si affronta mai con coraggio ciò che può rimanere dopo: il dolore, la vergogna, la solitudine, il "che cosa sarebbe stato se...".<br />Nello stesso modo si esalta lo slogan di vaccino-salvavite, ma non si ha mai il coraggio di dare voce al dolore di ondate di uomini e donne danneggiati da questi farmaci spesso a fronte di un beneficio del tutto indimostrabile.<br />Così come i bimbi mai nati anche i danneggiati sono gli invisibili per la nostra società oppressa dal peso degli enormi imperi economici delle case farmaceutiche che guadagnano sulla pelle degli esseri umani.<br />Federica Picchi, non a caso, è certamente molto consapevole del rischio di toccare certi argomenti, ma ha dimostrato di avere il coraggio di affrontarli con la professionalità e la delicatezza di chi crede fermamente nel potere della verità.<br />Dopo anni di brillante carriera come analista finanziario a Londra, nel 2010 fonda Dominus Production, società di produzione e distribuzione filmica e casa editrice per la diffusione di storie vere di valore che tocchino il cuore dei più giovani.<br />Fra i film distribuiti in Italia possiamo menzionare Unplanned e Sound of Freedom, entrambe storie vere che mostrano realtà scomode che nessuno vuole vedere ovvero l'aborto e il traffico sessuale dei minori.<br />A questo punto mi chiedo: la permanenza in carica di un politico può essere ritenuta "non adeguata in quanto le sue affermazioni ledono l'integrità istituzionale e la credibilità delle politiche regionali in materia di salute pubblica", per aver ripostato un post del ministro della salute della Casa Bianca?<br />Pertanto, in base all'articolo 21 della nostra Costituzione che recita "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", il nostro Comitato Prolife Insieme desidera dimostrare pubblicamente la totale solidarietà a Federica Picchi sfiduciata solo per aver espresso il suo pensiero.<br />È importante ricordare che la censura che oggi viene fatta su temi quali aborto, vaccini, traffico sessuale dei minori e teorie gender, domani potrebbe essere ancora più estesa ed oppressiva, in grado di togliere il lavoro a chi non obbedisce.<br />Anche se forse ripensandoci meglio questo fenomeno è già accaduto in un recente triste passato che i media - chissà perché - fanno tanta fatica a ricordare, con l'applicazione dell'obbligo di esibire la famosa tessera verde, meglio conosciuta come il green pass.<br />Ribadisco la mia stima a Federica Picchi per il coraggio di 'osare' per restare fedele alla propria coscienza nella ricerca della verità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68626544</guid><pubDate>Tue, 18 Nov 2025 20:59:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68626544/federica_picchi_sfiduciata.mp3" length="4912318" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8352

FEDERICA PICCHI SFIDUCIATA DAL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO PER UN POST di Manuela Ferraro
 

Nell'era delle "Salis" che si vantano della propria disonestà e vengono pubblicamente idolatrate come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8352" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8352</a><br /><br />FEDERICA PICCHI SFIDUCIATA DAL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO PER UN POST di Manuela Ferraro<br /> <br /><br />Nell'era delle "Salis" che si vantano della propria disonestà e vengono pubblicamente idolatrate come le eroine dei nostri tempi, Federica Picchi (FdI), sottosegretaria allo sport e ai giovani di Regione Lombardia, è stata sfiduciata dal consiglio regionale per avere ripostato sui social un post del ministro della salute statunitense, Robert F. Kennedy jr., riguardante in particolare la presunta correlazione tra autismo e vaccino per l'epatite B.<br />Ma in che mondo viviamo?<br />Mostrare dati provenienti da ricerche indipendenti, ovvero portate avanti da enti non in conflitto di interessi, che ci invitano a riflettere sul rapporto rischi/benefici di un trattamento sanitario è fare l'interesse del proprio popolo ed è proprio questo che dovrebbe essere il primo obiettivo di un politico che ama il suo paese. O sbaglio?<br />Tra l'altro il ministro della salute Usa non è un pericoloso sciamano "novax" - termine che i media paladini dell'inclusione adorano appiccicare a chi usa ancora la logica solo per intimorire l'audience e dividere le persone - ma una figura istituzionale di alto profilo e rilievo a livello internazionale. Pertanto ne consegue che divulgare le informazioni scientifiche provenienti da tale fonte dovrebbe essere considerato una garanzia di autorevolezza.<br />Invece accade esattamente il contrario.<br />Il dogma moderno del dio-vaccino, così come l'idolatria dell'aborto, sono argomenti scomodi, la cui realtà è più sopportabile se rimane nascosta.<br />Si parla molto dell'aborto come diritto della donna, ma non si affronta mai con coraggio ciò che può rimanere dopo: il dolore, la vergogna, la solitudine, il "che cosa sarebbe stato se...".<br />Nello stesso modo si esalta lo slogan di vaccino-salvavite, ma non si ha mai il coraggio di dare voce al dolore di ondate di uomini e donne danneggiati da questi farmaci spesso a fronte di un beneficio del tutto indimostrabile.<br />Così come i bimbi mai nati anche i danneggiati sono gli invisibili per la nostra società oppressa dal peso degli enormi imperi economici delle case farmaceutiche che guadagnano sulla pelle degli esseri umani.<br />Federica Picchi, non a caso, è certamente molto consapevole del rischio di toccare certi argomenti, ma ha dimostrato di avere il coraggio di affrontarli con la professionalità e la delicatezza di chi crede fermamente nel potere della verità.<br />Dopo anni di brillante carriera come analista finanziario a Londra, nel 2010 fonda Dominus Production, società di produzione e distribuzione filmica e casa editrice per la diffusione di storie vere di valore che tocchino il cuore dei più giovani.<br />Fra i film distribuiti in Italia possiamo menzionare Unplanned e Sound of Freedom, entrambe storie vere che mostrano realtà scomode che nessuno vuole vedere ovvero l'aborto e il traffico sessuale dei minori.<br />A questo punto mi chiedo: la permanenza in carica di un politico può essere ritenuta "non adeguata in quanto le sue affermazioni ledono l'integrità istituzionale e la credibilità delle politiche regionali in materia di salute pubblica", per aver ripostato un post del ministro della salute della Casa Bianca?<br />Pertanto, in base all'articolo 21 della nostra Costituzione che recita "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", il nostro Comitato Prolife Insieme desidera dimostrare pubblicamente la totale solidarietà a Federica Picchi sfiduciata solo per aver espresso il suo pensiero.<br />È importante ricordare che la censura che oggi viene fatta su temi quali aborto, vaccini, traffico sessuale dei minori e teorie gender, domani potrebbe essere ancora più estesa ed oppressiva, in grado di...]]></itunes:summary><itunes:duration>307</itunes:duration><itunes:keywords>consiglioregionale,federicapicchi,libertà,lombardia,social</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a907d9e6527d0db89f379e8abafff825.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Milei abbatte lo statalismo e per questo è stato confermato alle elezioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/milei-abbatte-lo-statalismo-e-per-questo-e-stato-confermato-alle-elezioni--68529450</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8348" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8348</a><br /><br />MILEI ABBATTE LO STATALISMO E PER QUESTO E' STATO CONFERMATO ALLE ELEZIONI di Stefano Magni<br /> <br />La rivoluzione liberale argentina avanza. Le elezioni di metà mandato, per il rinnovo del legislativo (la metà della Camera e un terzo del Senato), sono state vinte dal partito del presidente Javier Milei, la Libertà Avanza. "Oggi abbiamo superato il punto di svolta: inizia la costruzione di una grande Argentina", ha dichiarato il presidente nel suo discorso della vittoria, a Buenos Aires.<br />Finora, le riforme radicali erano state promosse nonostante la formazione liberale avesse appena una rappresentanza parlamentare di 37 deputati e 6 senatori, pari al 15 e 10 per cento di Camera e Senato rispettivamente. Le riforme erano passate soprattutto grazie al voto degli alleati di destra, il partito dell'ex presidente Mauricio Macrì, ma erano necessari mille compromessi.<br />Adesso, la Libertà Avanza, ha ottenuto quasi il 41 per cento dei voti, aggiudicandosi 13 dei 24 seggi del Senato e 64 dei 127 seggi della Camera bassa in lizza. Con più di un terzo del legislativo direttamente sotto il suo controllo, Milei ha la possibilità di porre il veto a legislazioni ostili e promuovere le sue riforme con un sostegno parlamentare più solido.<br />Ora: considerate quanto il presidente libertario, anarco-capitalista, è riuscito a fare sinora, abolendo più della metà dei ministeri, liberalizzando già molti settori chiave e tagliando un terzo della spesa pubblica. E ora pensate a cosa potrebbe fare nei prossimi due anni, con ancor meno ostacoli.<br />I peronisti, del partito Forza Patria, padroni del Paese sudamericano per ottant'anni, hanno ottenuto risultati peggiori del previsto, con un 31,7 per cento di consensi su scala nazionale. Ora non resta loro che la lamentela, come la dichiarazione subito rilasciata dal governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof: "Il governo sbaglia a festeggiare. È sbagliato ignorare la sofferenza di molti argentini, le cui aziende stanno chiudendo, e dei più vulnerabili che soffrono sempre di più ogni giorno che passa".<br />Secondo un punto di vista tipicamente di sinistra, infatti, il liberalismo è solo "per i ricchi". Ma ignora una realtà che è sempre più difficile negare: proprio le riforme di Milei hanno fatto uscire dalla povertà milioni di argentini. La politica monetaria di Milei ha permesso di abbattere l'inflazione che è ridotta al 2 per cento mensile (prima era al 13 per cento): anche questi non solo freddi numeri, per gli argentini è la liberazione da un pesante giogo.<br />IL PREGIUDIZIO ANTI-LIBERALE DEI MEDIA<br />Come mai la sua vittoria non era stata prevista dai sondaggisti e dagli analisti dei migliori quotidiani? I sondaggisti dovranno studiare meglio i loro modelli (per ora si giustificano affermando che l'affluenza era bassa). Ma gli analisti hanno rivelato tutti i loro pregiudizi contro il liberalismo. Dando per scontato che tagliare la spesa faccia male all'economia "reale" anche se dovessero migliorare i conti pubblici.<br />Una logica che ha portato a: ingigantire i segnali di malessere e le proteste degli argentini contro il presidente. E, soprattutto, ingigantire la crisi del Peso, la valuta argentina, nonostante la promessa di importante sostegno da parte dell'amministrazione Trump, con circa 40 miliardi di dollari di prestito (condizionandolo, però, proprio alla vittoria di Milei in queste elezioni).<br />I titoli dei quotidiani italiani, alla vigilia delle elezioni, erano eloquenti: "Vacilla l'Argentina di Milei: e per Trump l'America diventa un po' meno 'first'" (Corriere della Sera); "Argentina, dopo due anni la rivoluzione liberale sta implodendo: Peso in caduta libera e riserve valutarie in calo" (Il Fatto Quotidiano); "Il Peso dell'Argentina, il miracolo economico di Milei è al capolinea" (La Stampa); "I pentiti della motosega: Milei rischia il flop alle elezioni di midterm" (La Repubblica); "Argentina, il 'miracolo' di Javier Milei al capolinea?" (Open). E per fortuna che almeno qualche dubbio o punto di domanda c'è ancora, altrimenti avremmo avuto una stampa "mainstream" interamente convinta di una prossima sicura sconfitta della Libertà Avanza.<br />In generale descrivevano un'Argentina "in ginocchio" e spiegavano (o meglio: si spiegavano) la scelta della maggioranza assoluta degli elettori nel 2023, quando Milei era stato eletto presidente, come un colpo di follia, dovuto a una situazione di crisi disastrosa. Ebbene, a due anni di distanza, il voto dimostra che quella ricetta per uscire dalla povertà viene scelta ancora, a mentre fredda e lontano da ogni ondata di follia.<br />INFRANTE DUE LEGGI DELLA "NATURA" DELLO STATO<br />Certo è una riconferma che sorprende anche non pochi liberali. Sinora eravamo tutti convinti della inviolabilità di almeno due costanti: la legge di gravità dello Stato e la tirannia dello status quo. La prima, teorizzata proprio dai libertari anarco-capitalisti (corrente di pensiero a cui appartiene lo stesso Milei), è una legge del costante ingrandimento del potere dello Stato. Un ente monopolista della violenza tenderà, per sua natura, ad accentrare sempre più potere.<br />Le leggi (nemmeno la costituzione) non sono sufficienti a contenere l'espansione dello Stato, men che meno a ridurlo, anche perché, per dirla con un'efficace metafora di Antony De Jasay: "Una Costituzione è come una cintura di castità per lo Stato, il quale però ne detiene la chiave".<br />Ciò vale, a maggior ragione, nelle democrazie, dove la maggioranza degli elettori e "consumatori di tasse" tenderà a votare per ottenere più privilegi dallo Stato a scapito di una minoranza sempre più esigua di produttori di ricchezza.<br />La tirannia dello status quo, termine introdotto efficacemente dall'economista Milton Friedman, è invece quella condizione per cui una maggioranza ritiene "diritto acquisito" la sua quota di spesa pubblica. Friedman osservava che neppure Reagan, nei suoi due mandati dal 1980 al 1988, fosse riuscito a tagliare quei capitoli di spesa pubblica che ormai erano inviolabili per decine di milioni di beneficiari.<br />Ebbene, Javier Milei è riuscito a sconfiggere queste due leggi della "natura" dello Stato, in pochi anni e per di più in un Paese da sempre culturalmente ostile alla libertà individuale. I liberali nostrani non hanno più scuse: se qualcuno ce l'ha fatta in Argentina, anche in Italia è possibile una rivoluzione liberale.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Stefano Magni, nell'articolo seguente dal titolo "Milei, il presidente libertario che ha già cambiato l'Argentina" racconta come Javier Milei, il primo presidente libertario dell'Argentina, ha cambiato profondamente il paese in appena un anno di governo. In meglio o in peggio? Le urne hanno decretato che il popolo è contento dei risultati delle sue riforme liberali.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su la Nuova Bussola Quotidiana il 12 dicembre 2024:<br />Il primo anno di presidenza di Javier Milei, il primo presidente libertario, ha già cambiato profondamente l'Argentina. In meglio o in peggio? «La cartina al tornasole della comunicazione politica è Javier Milei. Tutti quelli che dicevano avrebbe fatto bene dicono stia facendo benissimo, tutti quelli che dicevano avrebbe fatto i disastri dicono stia facendo i disastri», scrive sul suo profilo X il comico Luca Bizzarri. Ed ha ragione. Mai come in questo caso, le analisi divergono addirittura nei dati, non solo nelle conclusioni. Dipende da quel che si vuole guardare.<br />Evitando, dunque, di addentrarci troppo nei tecnicismi, quali sono i risultati di Milei? L'Argentina è ancora un paese molto povero, con il 44,6% della popolazione in povertà relativa e l'11,6% in povertà assoluta. Ma sono dati in miglioramento costante, da quando Milei è presidente. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, rispetto al primo trimestre dell'anno, quando era già presidente ma scontava ancora gli effetti delle politiche dei suoi predecessori, la povertà relativa è calata del 10,3% e quella assoluta del 9%. Si tratta di un miglioramento sensibile e continuo che è impossibile da sottovalutare.<br />Altri piccoli segnali di miglioramento nella vita quotidiana: è di nuovo possibile trovare appartamenti da affittare. Una delle prime riforme è stata la liberalizzazione degli affitti (che erano sottoposti a una rigida regolamentazione) e l'offerta, nella capitale, è aumentata del 170%. Da città di appartamenti vuoti, sta tornando a riempirsi, grazie a offerte più varie dai prezzi appetibili. È solo una delle tantissime liberalizzazioni e deregolamentazioni, l'ultima in ordine di tempo è quella dei trasporti. E tutte con lo scopo di spingere la concorrenza e abbassare i prezzi per i consumatori.<br />Chi concentra l'attenzione sui nuovi disoccupati, su tutti quelli che hanno perso il lavoro nel settore statale per i tagli alla spesa pubblica (50mila licenziati nel primo semestre, altri 70mila in uscita), vedono il bicchiere mezzo vuoto. Così come quelli che sono scesi a protestare in piazza, mese dopo mese, con cortei sempre più aggressivi, a cui la polizia ha risposto con durezza estrema. Milei ha chiesto poteri speciali, per il primo anno, per poter passare le riforme più drastiche senza passare dal dibattito parlamentare. Per questo, oltre che per l'azione della polizia nelle piazze, viene visto come un presidente più autoritario che libertario. Patricia Bullrich, ministro della Sicurezza si è fatta già la fama di dura e inflessibile tutrice dell'ordine, oltre che una orgogliosa combattente nella guerra alla droga. La strategia della tolleranza zero ha però funzionato. Anche nelle città più violente del narcotraffico,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68529450</guid><pubDate>Tue, 11 Nov 2025 23:17:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68529450/milei_abbatte_lo_statalismo.mp3" length="14549203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8348

MILEI ABBATTE LO STATALISMO E PER QUESTO E' STATO CONFERMATO ALLE ELEZIONI di Stefano Magni
 
La rivoluzione liberale argentina avanza. Le elezioni di metà mandato, per il rinnovo del legislativo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8348" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8348</a><br /><br />MILEI ABBATTE LO STATALISMO E PER QUESTO E' STATO CONFERMATO ALLE ELEZIONI di Stefano Magni<br /> <br />La rivoluzione liberale argentina avanza. Le elezioni di metà mandato, per il rinnovo del legislativo (la metà della Camera e un terzo del Senato), sono state vinte dal partito del presidente Javier Milei, la Libertà Avanza. "Oggi abbiamo superato il punto di svolta: inizia la costruzione di una grande Argentina", ha dichiarato il presidente nel suo discorso della vittoria, a Buenos Aires.<br />Finora, le riforme radicali erano state promosse nonostante la formazione liberale avesse appena una rappresentanza parlamentare di 37 deputati e 6 senatori, pari al 15 e 10 per cento di Camera e Senato rispettivamente. Le riforme erano passate soprattutto grazie al voto degli alleati di destra, il partito dell'ex presidente Mauricio Macrì, ma erano necessari mille compromessi.<br />Adesso, la Libertà Avanza, ha ottenuto quasi il 41 per cento dei voti, aggiudicandosi 13 dei 24 seggi del Senato e 64 dei 127 seggi della Camera bassa in lizza. Con più di un terzo del legislativo direttamente sotto il suo controllo, Milei ha la possibilità di porre il veto a legislazioni ostili e promuovere le sue riforme con un sostegno parlamentare più solido.<br />Ora: considerate quanto il presidente libertario, anarco-capitalista, è riuscito a fare sinora, abolendo più della metà dei ministeri, liberalizzando già molti settori chiave e tagliando un terzo della spesa pubblica. E ora pensate a cosa potrebbe fare nei prossimi due anni, con ancor meno ostacoli.<br />I peronisti, del partito Forza Patria, padroni del Paese sudamericano per ottant'anni, hanno ottenuto risultati peggiori del previsto, con un 31,7 per cento di consensi su scala nazionale. Ora non resta loro che la lamentela, come la dichiarazione subito rilasciata dal governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof: "Il governo sbaglia a festeggiare. È sbagliato ignorare la sofferenza di molti argentini, le cui aziende stanno chiudendo, e dei più vulnerabili che soffrono sempre di più ogni giorno che passa".<br />Secondo un punto di vista tipicamente di sinistra, infatti, il liberalismo è solo "per i ricchi". Ma ignora una realtà che è sempre più difficile negare: proprio le riforme di Milei hanno fatto uscire dalla povertà milioni di argentini. La politica monetaria di Milei ha permesso di abbattere l'inflazione che è ridotta al 2 per cento mensile (prima era al 13 per cento): anche questi non solo freddi numeri, per gli argentini è la liberazione da un pesante giogo.<br />IL PREGIUDIZIO ANTI-LIBERALE DEI MEDIA<br />Come mai la sua vittoria non era stata prevista dai sondaggisti e dagli analisti dei migliori quotidiani? I sondaggisti dovranno studiare meglio i loro modelli (per ora si giustificano affermando che l'affluenza era bassa). Ma gli analisti hanno rivelato tutti i loro pregiudizi contro il liberalismo. Dando per scontato che tagliare la spesa faccia male all'economia "reale" anche se dovessero migliorare i conti pubblici.<br />Una logica che ha portato a: ingigantire i segnali di malessere e le proteste degli argentini contro il presidente. E, soprattutto, ingigantire la crisi del Peso, la valuta argentina, nonostante la promessa di importante sostegno da parte dell'amministrazione Trump, con circa 40 miliardi di dollari di prestito (condizionandolo, però, proprio alla vittoria di Milei in queste elezioni).<br />I titoli dei quotidiani italiani, alla vigilia delle elezioni, erano eloquenti: "Vacilla l'Argentina di Milei: e per Trump l'America diventa un po' meno 'first'" (Corriere della Sera); "Argentina, dopo due anni la rivoluzione liberale sta implodendo: Peso in caduta libera e riserve valutarie in calo" (Il Fatto Quotidiano); "Il Peso dell'Argentina, il miracolo economico di Milei è al capolinea" (La Stampa); "I...]]></itunes:summary><itunes:duration>910</itunes:duration><itunes:keywords>argentina,elezioni,fallimento,milei,motosega,statalismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dce3ee1358ea8a69642c813b91684183.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Partito Popolare Europeo salva Ilaria Salis</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-partito-popolare-europeo-salva-ilaria-salis--68231814</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8327" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8327</a><br /><br />IL PARTITO POPOLARE EUROPEO SALVA ILARIA SALIS, MA NON OBAJTEK di Ruben Razzante<br /> <br />Il voto del Parlamento europeo che ieri ha confermato l'immunità parlamentare a Ilaria Salis, per un solo voto di scarto, segna una delle pagine più controverse e ipocrite della recente storia dell'Eurocamera. Non solo per l'esito, ma per le dinamiche e le reazioni che ha scatenato. Una decisione assunta al termine di un voto segreto, con una maggioranza risicatissima, dove il risultato finale - 306 voti contro la revoca dell'immunità, 305 a favore - è stato segnato da un episodio quantomeno sospetto: il malfunzionamento segnalato dal deputato Markus Ferber del PPE, che ha chiesto la ripetizione del voto, rifiutata dalla presidente Metsola.<br />Un dettaglio tecnico, si dirà. Ma in politica i dettagli sono tutto. Soprattutto quando il risultato è determinato da un solo voto. L'interpretazione che se ne può dare, allora, non può che essere politica. Si tratta di una sentenza di salvezza per Salis che, pur avendo a suo carico accuse gravi - lesioni personali e appartenenza a un'organizzazione definita terroristica dal governo ungherese - viene graziata da un voto che non avrebbe retto a un ulteriore scrutinio, a un'analisi più trasparente, a un minimo di rigore istituzionale. E che ciò sia avvenuto con la complicità passiva del Partito Popolare Europeo (PPE) è un fatto che grida vendetta.<br />Sì, proprio quel PPE che alla vigilia del voto aveva annunciato solennemente che avrebbe votato per la revoca dell'immunità. «Rispettiamo le regole», aveva dichiarato il leader Weber, con tono solenne, come se il PPE si volesse ergere a garante delle istituzioni. Ma alla prova dei fatti, quella dichiarazione è evaporata nel segreto dell'urna. E se è vero che le forze del centrosinistra - Verdi, S&amp;D, The Left e Renew - potevano contare su non più di 310 voti, e alla fine i voti a favore della Salis sono stati 306, è chiaro che alcuni franchi tiratori di centrodestra hanno fatto il "miracolo".<br />UN IPOCRITA RIGURGITO DI LEGALITARISMO<br />Eppure la retorica ufficiale del PPE resta intatta, come se l'ipocrisia potesse essere coperta da una dichiarazione preconfezionata o da un rigurgito di legalitarismo a comando. Così, mentre Salis si salva per un pelo, un altro eurodeputato, l'ex ad di Orlen, Daniel Obajtek, viene invece spogliato della sua immunità. Il Parlamento europeo vota in quel caso a favore della revoca, permettendo così l'apertura di un processo da parte delle autorità polacche. E qui sta la contraddizione più bruciante: due casi, due approcci completamente diversi.<br />Obajtek è accusato di corruzione, un reato pesante, certamente. Ma come Salis, anche lui non ha commesso il fatto da europarlamentare. Eppure nel suo caso il Parlamento si schiera con le autorità del suo Paese e vota per l'autorizzazione a procedere. Come spiegare questa doppia morale? Perché Salis deve essere protetta e Obajtek no? La risposta è fin troppo chiara: la protezione politica è diventata il vero criterio di giudizio.<br />Salis è ormai un simbolo, e non per i suoi meriti parlamentari (è stata eletta da pochi mesi), ma per la narrazione martirologica che la sinistra ha costruito intorno a lei, per coprire ogni tipo di valutazione giuridica. Al contrario, Obajtek non gode di alcuna simpatia nel nuovo assetto del Parlamento. È un nome legato al vecchio governo polacco del PiS, e quindi sacrificabile, anzi un bersaglio ideale per dimostrare che in Europa la corruzione viene punita. Si chiama realpolitik.<br />Ma c'è poco di nobile in questo: c'è piuttosto la conferma che l'immunità parlamentare, che dovrebbe essere uno strumento di garanzia per l'indipendenza dei deputati, viene usata come scudo per amici e come leva punitiva per gli avversari.<br />E chi oggi esulta per Salis - evocando parole roboanti come "resistenza", "antifascismo", "valori democratici" - dovrebbe guardare in faccia questa realtà: il salvataggio della loro beniamina non è stata una vittoria del diritto, ma una forzatura politica. Una forzatura condita da ombre - il malfunzionamento della scheda elettronica, le defezioni nel centrodestra, il voto segreto - e sostenuta da una maggioranza raccogliticcia che, in un Parlamento spaccato, ha preferito trasformare una decisione tecnica in una battaglia ideologica.<br />UN DOPPIO GIOCO CHE NON INGANNA NESSUNO<br />E il PPE, che doveva essere il garante dell'equilibrio, si è piegato al calcolo: non ha avuto il coraggio di difendere davvero la sua posizione, lasciando che qualche suo rappresentante facesse il lavoro sporco, votando in segreto per salvare Salis e mantenendo però la faccia pulita davanti alla stampa. Un doppio gioco che non inganna nessuno.<br />Che credibilità può avere, d'ora in avanti, un partito che predica rigore e poi chiude un occhio? E non si può neanche invocare l'argomento dell'abuso ungherese, perché nel caso dell'altro eurodeputato, Péter Magyar - altro oppositore di Orban - il PPE ha fatto fronte comune per salvare anche lui. Un esempio di coerenza? Forse.<br />Ma allora perché Obajtek non è stato difeso allo stesso modo? Perché la sua causa è meno "spendibile" sul piano mediatico? Perché la sua vicinanza al PiS rende più comodo sacrificarlo? È questa l'Europa dei diritti, della giustizia e dell'uguaglianza davanti alla legge? O siamo di fronte a una gestione faziosa, dove conta solo la posizione politica e non il merito dei casi?<br />Il problema non è solo che Ilaria Salis sia stata salvata. Il problema è che il principio di imparzialità è stato calpestato. Che ci sia stato un voto chiave contestato e non verificato. Che la presidente Metsola abbia respinto la richiesta di ripetizione con una fretta sospetta. Che nessuno oggi possa dire con certezza se quel voto rifletta davvero la volontà dell'Aula. E che nel frattempo un altro deputato venga privato dell'immunità senza che nessuno si ponga troppi dubbi. Due pesi e due misure. Questa è la vera questione politica.<br />E non basta arrampicarsi sugli specchi del garantismo o dell'antifascismo per giustificare un atto che, nei fatti, si è trasformato in una deroga alle regole per convenienza politica. La democrazia non è un'arma da brandire quando fa comodo, e l'immunità parlamentare non può diventare una coperta corta da tirare solo da un lato. O vale per tutti, o diventa un arbitrio. E oggi, nel silenzio assordante dei moderati e nell'esultanza teatrale della sinistra radicale, il Parlamento europeo ha perso una grande occasione per mostrarsi imparziale, coerente e degno della fiducia dei cittadini.<br />Nota di BastaBugie: Wlodzimierz Redzioch nell'articolo seguente dal titolo "Tusk vuole processarmi per aver difeso Giovanni Paolo II" racconta la vicenda dell'europarlamentare conservatore che rispose alle calunnie su papa Wojtyła diffuse da un giornale di sinistra. L'attuale governo polacco punta a revocargli l'immunità.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 ottobre 2025:<br />L'8 maggio 2020 due grossi Tir con la scritta "Operazione Polacca di Aiuto al Vaticano" e con il logo dell'azienda Orlen varcarono l'ingresso del Perugino. I camion portavano un grosso carico di mascherine e disinfettanti, dono del colosso petrolifero polacco Orlen. I Tir erano attesi dall'ambasciatore della Polonia, Janusz Kotański e dall'elemosiniere di Sua Santità, il card. Konrad Krajewski. Come spiegò il rappresentante di Orlen le mascherine e i prodotti disinfettanti sarebbero destinati all'Elemosineria del Papa per aiutare le persone più vulnerabili nella situazione della dilagante pandemia: senzatetto, migranti, pazienti in case di cura, oltre alla Gendarmeria Vaticana e alla Guardia Svizzera. <br />Da quei fatti sono passati 5 anni e l'ex amministratore delegato di Orlen, Daniel Obajtek, è un europarlamentare. Oggi al Parlamento europeo si vota per la revoca della sua immunità perché le autorità polacche vogliono processarlo, tra l'altro, per quel dono al Vaticano.<br />L'On. Obajtek per anni è stato amministratore delegato dell'azienda di carburanti ed energia Orlen, che ha diretto durante il governo PiS (Diritto e Giustizia, tra il 2015 e il 2023), quando la Polonia stava vivendo la sua crescita economica più dinamica degli ultimi anni.<br />Che cos'è Orlen?<br />Orlen è un'azienda di carburanti, energia e gas. Durante il mio mandato, è diventata la più grande azienda del suo genere nell'Europa centrale: era la 44^ azienda più grande in Europa e la 135^ al mondo. È diventata anche la quinta azienda in più rapida crescita al mondo. Ha avuto una forte influenza sulla transizione energetica non solo in Polonia, ma in tutta la regione. Orlen aveva un fatturato pari al 70% del bilancio statale. Abbiamo avuto grandi profitti: durante gli otto anni di governo del PiS, abbiamo guadagnato circa 25 miliardi di euro.<br />Lei è stato amministratore delegato di Orlen, ma ha perso il lavoro dopo il cambio di governo...<br />Sono stato amministratore delegato per sei anni. Ma Orlen è un'azienda statale, e quindi strettamente legata alla politica.<br />Il governo precedente ha lasciato il debito pubblico a un livello inferiore al 50% del PIL, mentre l'attuale governo lo sta aumentando...<br />Esatto, il precedente governo ha lasciato un debito pari al 48% del PIL e oggi, tenendo conto del bilancio del prossimo anno, il debito pubblico raggiungerà il 67% del PIL. Nel 2024, Orlen ha avuto un utile di soli 300 milioni di euro, mentre l'anno precedente, 2023 (sempre sotto il PiS), abbiamo avuto un utile di 5 miliardi di euro.<br />Chi ha portato la Polonia in una situazione economica così disastrosa?<br />La Polonia è governata principalm]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68231814</guid><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 20:39:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68231814/il_partito_popolare_europeo_salva_ilaria_salis.mp3" length="13394834" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8327

IL PARTITO POPOLARE EUROPEO SALVA ILARIA SALIS, MA NON OBAJTEK di Ruben Razzante
 
Il voto del Parlamento europeo che ieri ha confermato l'immunità parlamentare a Ilaria Salis, per un solo voto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8327" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8327</a><br /><br />IL PARTITO POPOLARE EUROPEO SALVA ILARIA SALIS, MA NON OBAJTEK di Ruben Razzante<br /> <br />Il voto del Parlamento europeo che ieri ha confermato l'immunità parlamentare a Ilaria Salis, per un solo voto di scarto, segna una delle pagine più controverse e ipocrite della recente storia dell'Eurocamera. Non solo per l'esito, ma per le dinamiche e le reazioni che ha scatenato. Una decisione assunta al termine di un voto segreto, con una maggioranza risicatissima, dove il risultato finale - 306 voti contro la revoca dell'immunità, 305 a favore - è stato segnato da un episodio quantomeno sospetto: il malfunzionamento segnalato dal deputato Markus Ferber del PPE, che ha chiesto la ripetizione del voto, rifiutata dalla presidente Metsola.<br />Un dettaglio tecnico, si dirà. Ma in politica i dettagli sono tutto. Soprattutto quando il risultato è determinato da un solo voto. L'interpretazione che se ne può dare, allora, non può che essere politica. Si tratta di una sentenza di salvezza per Salis che, pur avendo a suo carico accuse gravi - lesioni personali e appartenenza a un'organizzazione definita terroristica dal governo ungherese - viene graziata da un voto che non avrebbe retto a un ulteriore scrutinio, a un'analisi più trasparente, a un minimo di rigore istituzionale. E che ciò sia avvenuto con la complicità passiva del Partito Popolare Europeo (PPE) è un fatto che grida vendetta.<br />Sì, proprio quel PPE che alla vigilia del voto aveva annunciato solennemente che avrebbe votato per la revoca dell'immunità. «Rispettiamo le regole», aveva dichiarato il leader Weber, con tono solenne, come se il PPE si volesse ergere a garante delle istituzioni. Ma alla prova dei fatti, quella dichiarazione è evaporata nel segreto dell'urna. E se è vero che le forze del centrosinistra - Verdi, S&amp;D, The Left e Renew - potevano contare su non più di 310 voti, e alla fine i voti a favore della Salis sono stati 306, è chiaro che alcuni franchi tiratori di centrodestra hanno fatto il "miracolo".<br />UN IPOCRITA RIGURGITO DI LEGALITARISMO<br />Eppure la retorica ufficiale del PPE resta intatta, come se l'ipocrisia potesse essere coperta da una dichiarazione preconfezionata o da un rigurgito di legalitarismo a comando. Così, mentre Salis si salva per un pelo, un altro eurodeputato, l'ex ad di Orlen, Daniel Obajtek, viene invece spogliato della sua immunità. Il Parlamento europeo vota in quel caso a favore della revoca, permettendo così l'apertura di un processo da parte delle autorità polacche. E qui sta la contraddizione più bruciante: due casi, due approcci completamente diversi.<br />Obajtek è accusato di corruzione, un reato pesante, certamente. Ma come Salis, anche lui non ha commesso il fatto da europarlamentare. Eppure nel suo caso il Parlamento si schiera con le autorità del suo Paese e vota per l'autorizzazione a procedere. Come spiegare questa doppia morale? Perché Salis deve essere protetta e Obajtek no? La risposta è fin troppo chiara: la protezione politica è diventata il vero criterio di giudizio.<br />Salis è ormai un simbolo, e non per i suoi meriti parlamentari (è stata eletta da pochi mesi), ma per la narrazione martirologica che la sinistra ha costruito intorno a lei, per coprire ogni tipo di valutazione giuridica. Al contrario, Obajtek non gode di alcuna simpatia nel nuovo assetto del Parlamento. È un nome legato al vecchio governo polacco del PiS, e quindi sacrificabile, anzi un bersaglio ideale per dimostrare che in Europa la corruzione viene punita. Si chiama realpolitik.<br />Ma c'è poco di nobile in questo: c'è piuttosto la conferma che l'immunità parlamentare, che dovrebbe essere uno strumento di garanzia per l'indipendenza dei deputati, viene usata come scudo per amici e come leva punitiva per gli avversari.<br />E chi oggi esulta per Salis - evocando parole roboanti...]]></itunes:summary><itunes:duration>838</itunes:duration><itunes:keywords>immunità,obajtek,parlamentoeuropeo,ppe,salis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/209ed0902a8a20176c613453f534ff52.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sgomberato il centro sociale Leoncavallo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sgomberato-il-centro-sociale-leoncavallo--67784465</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8289" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8289</a><br /><br />SGOMBERATO IL CENTRO SOCIALE LEONCAVALLO di Manuela Antonacci<br /> <br />«Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità» con queste parole lapidarie il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi ha commentato la fine dello storico centro sociale milanese, un po' l'archetipo di tutti centri sociali italiani, avvenuto ieri mattina. Ma ricostruiamone brevemente la storia: il Leoncavallo è chiamato così dal nome della strada di Milano dove acquistò la sua "fama" occupando abusivamente un'area privata. La prima occupazione, il 18 ottobre 1975, fu di un piccolo stabile di via Mancinelli, nella periferia nord-est della città, ad opera dei collettivi antifascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo.<br />Una volta entrati nello stabile, in stato di abbandono da anni, gli occupanti si resero conto dell'enorme magazzino abbandonato adiacente, di oltre 3.600 m², che si affacciava su via Ruggero Leoncavallo e ne fecero la sede del centro sociale fino al 1994, per trasferirsi, poi, nel quartiere Greco. Diciamo che questa realtà, negli anni, non ha mai goduto esattamente delle simpatie dei vicini, a causa dei continui rumori molesti provenienti dall'edificio e soprattutto dello spaccio di eroina che, per un periodo, portò all'organizzazione delle "ronde anti-spaccio", tanto che, in passato, si è tentato più volte lo sgombero dell'edificio, ma i tentativi non sono mai andati a buon fine a causa delle violente proteste degli occupanti.<br />LA FINE DI UNA LUNGA STAGIONE DI ILLEGALITÀ<br />Molto più che un luogo di ritrovo, dunque, nuovamente salito agli onori delle cronache, ultimamente, a causa, appunto, del recente sgombero che ha suscitato reazioni opposte da parte degli esponenti dei vari schieramenti politici: «Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent'anni quell'immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato costretto persino a risarcire i danni dell'occupazione», ha tuonato Piantedosi, riferendosi ad un singolare precedente che riguarda lo stabile, per la cui occupazione abusiva, il ministero dell'Interno è stato condannato al risarcimento di 3 milioni di euro alla società dell'Orologio, proprietaria dell'immobile. Multa che il Viminale ha girato alla presidente dell'associazione "Mamme Antifasciste" del Leoncavallo.<br />Riguardo lo sgombro che doveva essere eseguito il 9 settembre, ma che per ragioni di sicurezza è stato anticipato, ha mostrato soddisfazione anche la premier Giorgia Meloni: «In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole. Il governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti». L'opposizione non sembra della stessa idea e denuncia, invece la "propaganda securitaria" del governo. Bonelli: «L'immobile occupato dai fascisti di Casapound nel cuore di Roma resta però intoccabile». Si lamenta anche il sindaco di Milano, per essere stato lasciato all'oscuro di tutto e definisce il centro sociale «un valore storico e sociale nella nostra città».<br />UN LUOGO SIMBOLO<br />Polemiche non sono mancate anche contro Salvini, che avrebbe esultato di fronte alla notizia della fine del centro sociale; ma la sinistra gli ricorda di essere stato un assiduo frequentatore, nei suoi anni giovanili, del Centro, al punto che il Corsera ha avuto l'ardire di ripubblicare un articolo del 13 settembre del 1994, in cui si esprime meraviglia per un intervento dell'allora appena ventenne Salvini, già leghista, in consiglio comunale, in seguito ad uno dei tanti tentativi di sgombro del capannone, avvenuto in quei giorni. Il giovane Salvini avrebbe, a quei tempi, inaspettatamente difeso le attività del centro parlando di «bravi ragazzi che non prenderebbero mai in mano una spranga».<br />Insomma si riesumano anche "vecchie glorie" pur di dare sostanza alla polemica. Non ha tardato a strapparsi i capelli neanche Ilaria Salis, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra. «Nessun rispetto per la storia», ha dichiarato, difendendo il centro sociale che per anni ha occupato spazi di proprietà privata. Le fa da eco Bobo Craxi che si lagna su X: «Festeggiano lo sgombro del Leoncavallo come fosse la riconquista dell'Amba Alagi [...] Mi auguro si trovi una soluzione così la piantano di festeggiare». Ma un utente gli risponde senza peli sulla lingua: «Che costa alla collettività 8.000 euro al mese da 31 anni».<br />E basta scorrere i commenti degli internauti sui vari social e sotto i post degli esponenti di certa politica, per accorgersi che, nonostante la solita propaganda, i cittadini, alle prese con la concretezza della vita, quella vera, non possono non accorgersi che, anche stavolta, "Il re è nudo" e di fronte al rammaricarsi dei rappresentanti della sinistra, molti di loro, per tutta risposta, invitano i progressisti ad abbandonare le loro vesti da "radical chic" e a mettere a disposizione le loro proprietà, in primis o ad offrirsi di pagare l'affitto del Centro, se davvero il lutto per un luogo simbolo di un così alto scambio culturale, è autentico.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67784465</guid><pubDate>Tue, 16 Sep 2025 20:25:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67784465/sgomberato_il_centro_sociale_leoncavallo.mp3" length="6791044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8289

SGOMBERATO IL CENTRO SOCIALE LEONCAVALLO di Manuela Antonacci
 
«Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità» con queste parole lapidarie il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8289" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8289</a><br /><br />SGOMBERATO IL CENTRO SOCIALE LEONCAVALLO di Manuela Antonacci<br /> <br />«Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità» con queste parole lapidarie il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi ha commentato la fine dello storico centro sociale milanese, un po' l'archetipo di tutti centri sociali italiani, avvenuto ieri mattina. Ma ricostruiamone brevemente la storia: il Leoncavallo è chiamato così dal nome della strada di Milano dove acquistò la sua "fama" occupando abusivamente un'area privata. La prima occupazione, il 18 ottobre 1975, fu di un piccolo stabile di via Mancinelli, nella periferia nord-est della città, ad opera dei collettivi antifascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo.<br />Una volta entrati nello stabile, in stato di abbandono da anni, gli occupanti si resero conto dell'enorme magazzino abbandonato adiacente, di oltre 3.600 m², che si affacciava su via Ruggero Leoncavallo e ne fecero la sede del centro sociale fino al 1994, per trasferirsi, poi, nel quartiere Greco. Diciamo che questa realtà, negli anni, non ha mai goduto esattamente delle simpatie dei vicini, a causa dei continui rumori molesti provenienti dall'edificio e soprattutto dello spaccio di eroina che, per un periodo, portò all'organizzazione delle "ronde anti-spaccio", tanto che, in passato, si è tentato più volte lo sgombero dell'edificio, ma i tentativi non sono mai andati a buon fine a causa delle violente proteste degli occupanti.<br />LA FINE DI UNA LUNGA STAGIONE DI ILLEGALITÀ<br />Molto più che un luogo di ritrovo, dunque, nuovamente salito agli onori delle cronache, ultimamente, a causa, appunto, del recente sgombero che ha suscitato reazioni opposte da parte degli esponenti dei vari schieramenti politici: «Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent'anni quell'immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato costretto persino a risarcire i danni dell'occupazione», ha tuonato Piantedosi, riferendosi ad un singolare precedente che riguarda lo stabile, per la cui occupazione abusiva, il ministero dell'Interno è stato condannato al risarcimento di 3 milioni di euro alla società dell'Orologio, proprietaria dell'immobile. Multa che il Viminale ha girato alla presidente dell'associazione "Mamme Antifasciste" del Leoncavallo.<br />Riguardo lo sgombro che doveva essere eseguito il 9 settembre, ma che per ragioni di sicurezza è stato anticipato, ha mostrato soddisfazione anche la premier Giorgia Meloni: «In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole. Il governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti». L'opposizione non sembra della stessa idea e denuncia, invece la "propaganda securitaria" del governo. Bonelli: «L'immobile occupato dai fascisti di Casapound nel cuore di Roma resta però intoccabile». Si lamenta anche il sindaco di Milano, per essere stato lasciato all'oscuro di tutto e definisce il centro sociale «un valore storico e sociale nella nostra città».<br />UN LUOGO SIMBOLO<br />Polemiche non sono mancate anche contro Salvini, che avrebbe esultato di fronte alla notizia della fine del centro sociale; ma la sinistra gli ricorda di essere stato un assiduo frequentatore, nei suoi anni giovanili, del Centro, al punto che il Corsera ha avuto l'ardire di ripubblicare un articolo del 13 settembre del 1994, in cui si esprime meraviglia per un intervento dell'allora appena ventenne Salvini, già leghista, in consiglio...]]></itunes:summary><itunes:duration>425</itunes:duration><itunes:keywords>cambiopagina,centrosociale,illegalità,leoncavallo,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a23c57b846c40e0137abce429f79ed3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Unione Europea si vergogna delle 12 stelle della Madonna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-unione-europea-si-vergogna-delle-12-stelle-della-madonna--66903451</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8223" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8223</a><br /><br />L'UNIONE EUROPEA SI VERGOGNA DELLE DODICI STELLE DELLA MADONNA<br />Grazie al cattolico Arsène Heitz, la bandiera dell'Unione Europea nasce sotto il segno dell'Immacolata... ma Ursula von der Leyen finge di non saperlo<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Tu chiamale, se vuoi, figuracce. Una politica che alle gaffe risulta saldamente abbonata - è ormai ai livelli dell'indimenticabile Jean-Claude Juncker e in scia a Joe Biden - è Ursula von der Leyen la quale, essendo presidente della Commissione dell'Unione europea, ha pensato bene di segnalare a tutti che, udite udite, ignora perfino la più recente storia europea. La spettacolare performance si è consumata sui profili social ufficiali della von der Leyen, che due giorni fa ha scritto: «Il 29 giugno 1985, i leader europei scelsero un simbolo che avrebbe resistito alla prova del tempo. Dodici stelle dorate in un cerchio. Un simbolo potente di ciò che siamo e di ciò che rappresentiamo: unità e pace, democrazia e solidarietà. Oggi celebriamo i 40 anni della nostra bandiera comune».<br />Ora, già accostare allegramente all'Unione europea a parole impegnative quali «unità e pace, democrazia e solidarietà», se non un azzardo, appare comunque un esercizio temerario. Ma, non già da passante bensì da presidente della Commissione europea, pure dimostrare al mondo di non sapere - o censurare volutamente, scegliete cosa sia peggio - il significato delle «dodici stelle dorate in un cerchio» che rappresentano la bandiera europea, ecco, è inqualificabile. Urge pertanto ricordare alla signora von der Leyen, come le «dodici stelle dorate in un cerchio» non siano un omaggio ad «unità e pace, democrazia e solidarietà» - tutte cose importanti, sia chiaro, soprattutto quanto vere e non citate tanto per -, bensì una scelta precisa.<br />Quale scelta? Quella compiuta da chi la bandiera europea l'ha realizzata, vale a dire il cattolico Arsène Heitz (1908-1989), il quale, da devoto alla Madonna, pensò alle dodici stelle sul blu mariano che tutti conosciamo. Per la precisione, Heitz ammise di essersi ispirato ad un passaggio dell'Apocalisse che per i cattolici anticipa la figura della Madre di Dio: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle». Rimane vero che tale interpretazione non è mai stata convalidata dalle istituzioni europee, ma è anche vero che - se era il 29 giugno 1985 quando la Comunità economica maturò la scelta definitiva d'adottare quella che sappiamo come bandiera dell'Europa unita - la bandiera fu per la prima volta adottata dal Consiglio d'Europa proprio l'8 dicembre 1955: la Festa dell'Immacolata. C'è di più.<br />Sappiamo che Heitz fu molto esplicito nel dichiarare la genesi della sua opera, raccontando a padre Pierre Caillon nel 1987 quanto segue: «Mi sentii ispirato da Dio nel concepire un vessillo tutto azzurro su cui si stagliava un cerchio di stelle, come quello della medaglia miracolosa. Cosicché la bandiera europea è quella di Nostra Signora». Chiaro? Con tutto il rispetto per «unità e pace, democrazia e solidarietà», il senso originale di quella bandiera è questo. Ma, a ben vedere, la gaffe - o la censura - di Ursula von der Leyen non sorprendono. L'Unione europea che la bionda signora tedesca presiede, infatti, è pur sempre la stessa che chiuse le porte in faccia a Papa San Giovanni Paolo II, allorquando chiese il riconoscimento delle radici cristiane del Continente. Un riconoscimento che chiunque di intellettualmente onesto avrebbe dovuto fare all'istante, ma i cervelloni di Bruxelles la pensavano diversamente. Ed oggi Ursula von der Leyen si colloca perfettamente in questa tradizione cristianofobia che pure si presenta come tollerante ed inclusiva. A parole.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66903451</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 21:42:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66903451/l_unione_europea_si_vergogna.mp3" length="5064112" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8223

L'UNIONE EUROPEA SI VERGOGNA DELLE DODICI STELLE DELLA MADONNA
Grazie al cattolico Arsène Heitz, la bandiera dell'Unione Europea nasce sotto il segno dell'Immacolata... ma Ursula von der Leyen...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8223" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8223</a><br /><br />L'UNIONE EUROPEA SI VERGOGNA DELLE DODICI STELLE DELLA MADONNA<br />Grazie al cattolico Arsène Heitz, la bandiera dell'Unione Europea nasce sotto il segno dell'Immacolata... ma Ursula von der Leyen finge di non saperlo<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Tu chiamale, se vuoi, figuracce. Una politica che alle gaffe risulta saldamente abbonata - è ormai ai livelli dell'indimenticabile Jean-Claude Juncker e in scia a Joe Biden - è Ursula von der Leyen la quale, essendo presidente della Commissione dell'Unione europea, ha pensato bene di segnalare a tutti che, udite udite, ignora perfino la più recente storia europea. La spettacolare performance si è consumata sui profili social ufficiali della von der Leyen, che due giorni fa ha scritto: «Il 29 giugno 1985, i leader europei scelsero un simbolo che avrebbe resistito alla prova del tempo. Dodici stelle dorate in un cerchio. Un simbolo potente di ciò che siamo e di ciò che rappresentiamo: unità e pace, democrazia e solidarietà. Oggi celebriamo i 40 anni della nostra bandiera comune».<br />Ora, già accostare allegramente all'Unione europea a parole impegnative quali «unità e pace, democrazia e solidarietà», se non un azzardo, appare comunque un esercizio temerario. Ma, non già da passante bensì da presidente della Commissione europea, pure dimostrare al mondo di non sapere - o censurare volutamente, scegliete cosa sia peggio - il significato delle «dodici stelle dorate in un cerchio» che rappresentano la bandiera europea, ecco, è inqualificabile. Urge pertanto ricordare alla signora von der Leyen, come le «dodici stelle dorate in un cerchio» non siano un omaggio ad «unità e pace, democrazia e solidarietà» - tutte cose importanti, sia chiaro, soprattutto quanto vere e non citate tanto per -, bensì una scelta precisa.<br />Quale scelta? Quella compiuta da chi la bandiera europea l'ha realizzata, vale a dire il cattolico Arsène Heitz (1908-1989), il quale, da devoto alla Madonna, pensò alle dodici stelle sul blu mariano che tutti conosciamo. Per la precisione, Heitz ammise di essersi ispirato ad un passaggio dell'Apocalisse che per i cattolici anticipa la figura della Madre di Dio: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle». Rimane vero che tale interpretazione non è mai stata convalidata dalle istituzioni europee, ma è anche vero che - se era il 29 giugno 1985 quando la Comunità economica maturò la scelta definitiva d'adottare quella che sappiamo come bandiera dell'Europa unita - la bandiera fu per la prima volta adottata dal Consiglio d'Europa proprio l'8 dicembre 1955: la Festa dell'Immacolata. C'è di più.<br />Sappiamo che Heitz fu molto esplicito nel dichiarare la genesi della sua opera, raccontando a padre Pierre Caillon nel 1987 quanto segue: «Mi sentii ispirato da Dio nel concepire un vessillo tutto azzurro su cui si stagliava un cerchio di stelle, come quello della medaglia miracolosa. Cosicché la bandiera europea è quella di Nostra Signora». Chiaro? Con tutto il rispetto per «unità e pace, democrazia e solidarietà», il senso originale di quella bandiera è questo. Ma, a ben vedere, la gaffe - o la censura - di Ursula von der Leyen non sorprendono. L'Unione europea che la bionda signora tedesca presiede, infatti, è pur sempre la stessa che chiuse le porte in faccia a Papa San Giovanni Paolo II, allorquando chiese il riconoscimento delle radici cristiane del Continente. Un riconoscimento che chiunque di intellettualmente onesto avrebbe dovuto fare all'istante, ma i cervelloni di Bruxelles la pensavano diversamente. Ed oggi Ursula von der Leyen si colloca perfettamente in questa tradizione cristianofobia che pure si presenta come tollerante ed inclusiva. A parole.]]></itunes:summary><itunes:duration>317</itunes:duration><itunes:keywords>bandiera,dodicistelle,harseneheitz,ue,vonderleyen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c97c48a9ac3355c24b9dcbc2f082863a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Putin restaura il culto staliniano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/putin-restaura-il-culto-staliniano--66286268</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8168" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8168</a><br /><br />PUTIN RESTAURA IL CULTO STALINIANO<br />di Stefano Magni<br /> <br />La parata del 9 maggio a Mosca ha avuto due significati precisi: uno politico e l'altro storico.<br />Il significato politico è sempre stato nella scelta polemica della data del 9 maggio, per celebrare la vittoria della guerra in Europa, da parte dell'Unione Sovietica prima e della Russia post-sovietica poi. Gli Alleati che batterono i nazisti festeggiano l'8 maggio. I sovietici no: il 9 maggio, perché per motivi di fuso orario, a Mosca era già il 9 quando la Germania si arrese. Dal 1965 (ventennale della vittoria) il 9 maggio era diventata festa nazionale in Unione Sovietica e di conseguenza anche in tutti i regimi comunisti satelliti.<br />Cosa significa celebrare un giorno dopo rispetto agli Alleati? Marcare la differenza. E sottolineare la superiorità della causa sovietica. Per la storiografia ufficiale comunista, infatti, la guerra contro il nazismo è stata vinta soprattutto dall'Urss, con l'appoggio solo secondario degli Alleati. Questi ultimi, i nuovi nemici, erano dipinti come partner infidi che si preparavano, già allora, a combattere la guerra contro la patria socialista al fianco dei nuovi "nazisti" tedeschi.<br />Tutta la retorica sovietica, fino alla metà degli anni'80, non faceva che ripetere e replicare all'infinito la paura di una nuova invasione da Occidente. O peggio ancora: un attacco nucleare a sorpresa, una "Barbarossa atomica" a cui Mosca preparava continuamente la popolazione, anche con sistemi di bunker ed esercitazioni di difesa civile che non avevano eguali nei Paesi occidentali. Quindi c'era la paura costante di un nuovo attacco e il momento catartico in cui celebrare la vittoria, senza alleati, solo alla presenza dei comunisti.<br />Il 9 maggio è stato mantenuto come tradizione anche nella Russia post-sovietica, ma caricandolo meno di significati retorici e senza troppa ideologia di mezzo. Con Putin è pian piano tornato alla sua simbologia originaria. Una vittoria ottenuta in solitaria e con grande sofferenza contro il nemico nazista invasore, un nemico "che c'è ancora" anche se prende altre forme. E che, per il Cremlino, risiede sempre in Occidente. Questa è la piega che la grande parata sta prendendo almeno dal 2014, il primo anno di guerra in Ucraina, il primo di netta cesura della Russia con l'Occidente.<br />IL NUOVO BLOCCO ORIENTALE<br />Gli ospiti di ieri erano i rappresentanti del nuovo blocco orientale: Xi Jinping, il dittatore cinese, aveva l'onore di sedere al fianco di Putin e di un veterano 99enne della Seconda Guerra Mondiale, Jevgenij Znamenskij. Erano rappresentate nazioni dell'ex Unione Sovietica che, negli anni della Guerra Patriottica, combattevano nell'Armata Rossa ed oggi restano fedeli alleati o almeno partner di Putin: Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan.<br />E poi altre dittature afro-asiatiche, quali Egitto, Laos, Mongolia, Myanmar e Vietnam. Oltre, ovviamente, alla Cina che è attualmente l'alleato della Russia più importante. Fra i leader ospiti c'erano anche gli europei Vucic (Serbia) e Fico (Slovacchia), una specie di mini-Patto di Varsavia in embrione (benché la Slovacchia faccia ancora parte della Nato).<br />Cambia di poco la geografia delle alleanze rispetto agli anni di Breznev, ma a sfilare il 9 maggio è sempre il blocco orientale che si contrappone a quello occidentale. Da quando Putin ha invaso l'Ucraina, la retorica sul nazismo è stata rispolverata e tirata a lucido. E così gli ucraini sono tutti "nazisti". L'Europa è "nazista" e Ursula von der Leyen viene rappresentata nelle vignette di regime a forma di svastica, come ai tempi dell'Urss era rappresentata la Germania.<br />L'America viene risparmiata da questa retorica solo da quando c'è Trump, che promette la distensione con la Russia. Ma la distensione non viene vista da Mosca come una premessa per una pace duratura, bensì come uno strumento per vincere la guerra. La retorica di Putin, il 9 maggio, più che di pace (in Ucraina) parla di vittoria: "L'intero Paese, la società, il popolo sostengono i partecipanti all'operazione militare speciale. Siamo orgogliosi del loro coraggio e della loro determinazione, della forza d'animo che ci ha sempre portato solo la vittoria".<br />LA RIVALUTAZIONE DI STALIN<br />Da un punto di vista storico, l'enfasi della Grande Guerra Patriottica contro il nazismo, porta ovviamente anche alla rivalutazione di Stalin. Nemesi storica: da Chrushev in poi, dalla destalinizzazione fino alla caduta dell'Urss, il dittatore sovietico era stato relegato nell'oblio, una parentesi imbarazzante e sanguinosa.<br />La glasnost di Gorbaciov aveva fatto il resto, rimuovendo i segreti di Stato sugli immensi crimini di Stalin e soprattutto riscoprendo quello che, nella storia ufficiale sovietica, era un "buco nero" vero e proprio: cosa era successo dal 1939 (anno di inizio della Seconda Guerra Mondiale) al 1941 (anno dell'invasione tedesca dell'Urss). I libri di testo, pur non potendo tacerlo del tutto, sorvolavano sul fatto che in quei due anni Hitler e Stalin erano alleati. Fu Hitler a tradire e dare inizio alla guerra fra i due totalitarismi, ma ancora il 1 maggio 1941 i soldati della Germania nazista partecipavano alla grande parata di Mosca, per la Festa dei Lavoratori.<br />La caduta dell'Urss aveva permesso agli storici, così come ai comuni cittadini degli ex regimi comunisti, di studiare liberamente i crimini di Stalin, le sue ambiguità e il suo cinismo, la sua incapacità di combattere la guerra senza perdere masse immense di uomini, il cinismo con cui aveva usato le alleanze (prima con Hitler, poi con Churchill e Roosevelt) per espandere il territorio sovietico.<br />Almeno da vent'anni a questa parte, questa finestra di opportunità di studio e revisione storica si è serrata. Non è un caso che appena due mesi prima dell'invasione dell'Ucraina, il regime russo abbia chiuso Memorial, l'organizzazione che studiava i crimini del comunismo. Putin ha restaurato il culto staliniano: sono tornate le statue, sono tornate addirittura le sue icone e i libri di storia sono stati riscritti di nuovo.<br />Contrariamente all'Urss di Chrushev, Breznev e Gorbaciov, che avevano il culto di Lenin ma cercavano di far dimenticare Stalin, Putin cerca di dimenticare Lenin (uomo di rivoluzione e sconfitta) e riabilitare il culto di Stalin perché è il leader del Cremlino che (pur non essendo russo, ma georgiano) ha portato l'imperialismo di Mosca alla sua massima espansione.<br />Il 9 maggio, a Mosca, è il trionfo del nuovo stalinismo di Stato, non più comunista ma puramente imperiale. Ed è questo il nuovo nemico totalitario che ci troviamo di fronte, impossibile da sottovalutare.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66286268</guid><pubDate>Tue, 27 May 2025 18:20:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66286268/putin_restaura_il_culto_staliniano.mp3" length="8027368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8168

PUTIN RESTAURA IL CULTO STALINIANO
di Stefano Magni
 
La parata del 9 maggio a Mosca ha avuto due significati precisi: uno politico e l'altro storico.
Il significato politico è sempre stato nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8168" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8168</a><br /><br />PUTIN RESTAURA IL CULTO STALINIANO<br />di Stefano Magni<br /> <br />La parata del 9 maggio a Mosca ha avuto due significati precisi: uno politico e l'altro storico.<br />Il significato politico è sempre stato nella scelta polemica della data del 9 maggio, per celebrare la vittoria della guerra in Europa, da parte dell'Unione Sovietica prima e della Russia post-sovietica poi. Gli Alleati che batterono i nazisti festeggiano l'8 maggio. I sovietici no: il 9 maggio, perché per motivi di fuso orario, a Mosca era già il 9 quando la Germania si arrese. Dal 1965 (ventennale della vittoria) il 9 maggio era diventata festa nazionale in Unione Sovietica e di conseguenza anche in tutti i regimi comunisti satelliti.<br />Cosa significa celebrare un giorno dopo rispetto agli Alleati? Marcare la differenza. E sottolineare la superiorità della causa sovietica. Per la storiografia ufficiale comunista, infatti, la guerra contro il nazismo è stata vinta soprattutto dall'Urss, con l'appoggio solo secondario degli Alleati. Questi ultimi, i nuovi nemici, erano dipinti come partner infidi che si preparavano, già allora, a combattere la guerra contro la patria socialista al fianco dei nuovi "nazisti" tedeschi.<br />Tutta la retorica sovietica, fino alla metà degli anni'80, non faceva che ripetere e replicare all'infinito la paura di una nuova invasione da Occidente. O peggio ancora: un attacco nucleare a sorpresa, una "Barbarossa atomica" a cui Mosca preparava continuamente la popolazione, anche con sistemi di bunker ed esercitazioni di difesa civile che non avevano eguali nei Paesi occidentali. Quindi c'era la paura costante di un nuovo attacco e il momento catartico in cui celebrare la vittoria, senza alleati, solo alla presenza dei comunisti.<br />Il 9 maggio è stato mantenuto come tradizione anche nella Russia post-sovietica, ma caricandolo meno di significati retorici e senza troppa ideologia di mezzo. Con Putin è pian piano tornato alla sua simbologia originaria. Una vittoria ottenuta in solitaria e con grande sofferenza contro il nemico nazista invasore, un nemico "che c'è ancora" anche se prende altre forme. E che, per il Cremlino, risiede sempre in Occidente. Questa è la piega che la grande parata sta prendendo almeno dal 2014, il primo anno di guerra in Ucraina, il primo di netta cesura della Russia con l'Occidente.<br />IL NUOVO BLOCCO ORIENTALE<br />Gli ospiti di ieri erano i rappresentanti del nuovo blocco orientale: Xi Jinping, il dittatore cinese, aveva l'onore di sedere al fianco di Putin e di un veterano 99enne della Seconda Guerra Mondiale, Jevgenij Znamenskij. Erano rappresentate nazioni dell'ex Unione Sovietica che, negli anni della Guerra Patriottica, combattevano nell'Armata Rossa ed oggi restano fedeli alleati o almeno partner di Putin: Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan.<br />E poi altre dittature afro-asiatiche, quali Egitto, Laos, Mongolia, Myanmar e Vietnam. Oltre, ovviamente, alla Cina che è attualmente l'alleato della Russia più importante. Fra i leader ospiti c'erano anche gli europei Vucic (Serbia) e Fico (Slovacchia), una specie di mini-Patto di Varsavia in embrione (benché la Slovacchia faccia ancora parte della Nato).<br />Cambia di poco la geografia delle alleanze rispetto agli anni di Breznev, ma a sfilare il 9 maggio è sempre il blocco orientale che si contrappone a quello occidentale. Da quando Putin ha invaso l'Ucraina, la retorica sul nazismo è stata rispolverata e tirata a lucido. E così gli ucraini sono tutti "nazisti". L'Europa è "nazista" e Ursula von der Leyen viene rappresentata nelle vignette di regime a forma di svastica, come ai tempi dell'Urss era rappresentata la Germania.<br />L'America viene risparmiata da questa retorica solo da quando c'è Trump, che promette la distensione con la Russia. Ma la...]]></itunes:summary><itunes:duration>502</itunes:duration><itunes:keywords>culto,mosca,nazisti,putin,stalin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bf46f5b6884d94a9aa6654e2bf1c4115.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo Meloni chiude la porta alla droga camuffata da libertà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-meloni-chiude-la-porta-alla-droga-camuffata-da-liberta--65670357</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8140" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8140</a><br /><br />IL GOVERNO MELONI CHIUDE LA PORTA ALLA DROGA CAMUFFATA DA LIBERTA'<br /> <br />Il decreto Sicurezza approvato dal governo Meloni lo scorso 4 aprile 2025 - e firmato e reso esecutivo dal presidente della Repubblica Mattarella l'11 aprile - ha introdotto una significativa restrizione riguardante la cannabis light. In particolare, il provvedimento vieta espressamente l'importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l'invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze di canapa coltivata, comunemente note come cannabis light. Una misura che mira a colmare un vuoto normativo che aveva permesso la proliferazione di punti vendita di cannabis light, spesso pubblicizzati come "legali" nonostante l'ambiguità della normativa precedente e che rappresenta un passo importante - seppur ci sia ancora tanto da fare - nella direzione della protezione della salute e della sicurezza degli italiani, in particolare dei giovani.<br />PROTESTE STRUMENTALI CONTRO UNA NORMA DI CIVILTÀ<br />Il contrasto ad ogni tipo di droga e, in questo caso, alla cannabis light incontra - lo sappiamo - le barricate di sinistra, progressisti e radicali che vorrebbero invece andare nella direzione opposta, quella di una legalizzazione (chi parziale, chi addirittura totale) per la diffusione e l'uso di certe sostanze, in barba alle devastanti conseguenze sulla salute che hanno. Proteste, dichiarazioni al vetriolo, levata di scudi e addirittura chi si è messo in pubblica piazza, con aria di sfida, a fumare apertamente degli spinelli proprio per protestare contro questa norma dell'attuale Governo. Proteste e critiche in realtà strumentali, che evidenziano come anche la legalizzazione della cannabis light - come in generale delle droghe cosiddette "leggere" - sia diventata una bandiera ideologica per alcuni esponenti politici, che utilizzano proteste, contestazioni e gesti provocatori. Tali azioni, però, sembrano avere poco a che vedere con la normale e legittima contestazione politica e con la dovuta libertà di opposizione delle minoranze e sembra piuttosto banalizzare proprio il dibattito pubblico, rischiando di promuovere modelli culturali che minimizzano i rischi associati all'uso di sostanze psicoattive, anche se - come in questo caso - a basso contenuto di Thc. Al di là delle fazioni politiche, vi spieghiamo perché la legalizzazione della cannabis light - e in generale di quelle che vengono, tra l'altro imprudentemente, chiamate "droghe leggere" - sia pericolosa e assolutamente da evitare.<br />PERCHÉ LEGALIZZARE LA CANNABIS SAREBBE UN GRAVE ERRORE<br />Il primo motivo è che legalizzare queste sostanze significherebbe, dal punto di vista sociale, normalizza l'uso della droga e abbassa le difese culturali. Anche se contiene una bassa percentuale di THC, infatti, la cannabis light abitua culturalmente all'uso della droga e veicola un messaggio pericoloso: che fumare cannabis sia "normale" o "innocuo". Ma la droga non è mai innocua. È una porta d'ingresso verso forme più pesanti e più dannose.<br />Indebolisce la vigilanza educativa. La diffusione legale e tollerata della cannabis light mina il ruolo educativo di genitori e insegnanti. Se lo Stato permette o promuove l'uso della cannabis, anche "light", i giovani penseranno che sia giusto farlo. E questo riduce la credibilità degli adulti che cercano di prevenire le dipendenze.<br />Espone i più fragili a gravi rischi per la salute. Anche a dosaggi bassi, la cannabis ha effetti sul sistema nervoso, sul controllo dell'attenzione, sulla memoria e sull'umore. Gli adolescenti e i soggetti vulnerabili rischiano danni cerebrali irreversibili, con gravi conseguenze sul rendimento scolastico, lavorativo e relazionale.<br />Apre la strada a una legalizzazione totale. La cannabis "light" è spesso usata come cavallo di Troia per ottenere l'approvazione sociale della legalizzazione della cannabis tout court. Dove è stata introdotta la cannabis light, le lobby hanno poi spinto per legalizzare anche le droghe pesanti. È un primo passo verso un baratro.<br />È un business, mascherato da libertà, sulla pelle dei giovani. Dietro la cannabis light c'è un mercato che lucra su una sostanza che può generare dipendenza e danni psicofisici. È inaccettabile che lo Stato o le aziende promuovano un commercio che mette a rischio la salute pubblica, specialmente quella delle nuove generazioni.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65670357</guid><pubDate>Tue, 22 Apr 2025 21:05:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65670357/il_governo_meloni_chiude_la_porta.mp3" length="6300360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8140

IL GOVERNO MELONI CHIUDE LA PORTA ALLA DROGA CAMUFFATA DA LIBERTA'
 
Il decreto Sicurezza approvato dal governo Meloni lo scorso 4 aprile 2025 - e firmato e reso esecutivo dal presidente della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8140" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8140</a><br /><br />IL GOVERNO MELONI CHIUDE LA PORTA ALLA DROGA CAMUFFATA DA LIBERTA'<br /> <br />Il decreto Sicurezza approvato dal governo Meloni lo scorso 4 aprile 2025 - e firmato e reso esecutivo dal presidente della Repubblica Mattarella l'11 aprile - ha introdotto una significativa restrizione riguardante la cannabis light. In particolare, il provvedimento vieta espressamente l'importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l'invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze di canapa coltivata, comunemente note come cannabis light. Una misura che mira a colmare un vuoto normativo che aveva permesso la proliferazione di punti vendita di cannabis light, spesso pubblicizzati come "legali" nonostante l'ambiguità della normativa precedente e che rappresenta un passo importante - seppur ci sia ancora tanto da fare - nella direzione della protezione della salute e della sicurezza degli italiani, in particolare dei giovani.<br />PROTESTE STRUMENTALI CONTRO UNA NORMA DI CIVILTÀ<br />Il contrasto ad ogni tipo di droga e, in questo caso, alla cannabis light incontra - lo sappiamo - le barricate di sinistra, progressisti e radicali che vorrebbero invece andare nella direzione opposta, quella di una legalizzazione (chi parziale, chi addirittura totale) per la diffusione e l'uso di certe sostanze, in barba alle devastanti conseguenze sulla salute che hanno. Proteste, dichiarazioni al vetriolo, levata di scudi e addirittura chi si è messo in pubblica piazza, con aria di sfida, a fumare apertamente degli spinelli proprio per protestare contro questa norma dell'attuale Governo. Proteste e critiche in realtà strumentali, che evidenziano come anche la legalizzazione della cannabis light - come in generale delle droghe cosiddette "leggere" - sia diventata una bandiera ideologica per alcuni esponenti politici, che utilizzano proteste, contestazioni e gesti provocatori. Tali azioni, però, sembrano avere poco a che vedere con la normale e legittima contestazione politica e con la dovuta libertà di opposizione delle minoranze e sembra piuttosto banalizzare proprio il dibattito pubblico, rischiando di promuovere modelli culturali che minimizzano i rischi associati all'uso di sostanze psicoattive, anche se - come in questo caso - a basso contenuto di Thc. Al di là delle fazioni politiche, vi spieghiamo perché la legalizzazione della cannabis light - e in generale di quelle che vengono, tra l'altro imprudentemente, chiamate "droghe leggere" - sia pericolosa e assolutamente da evitare.<br />PERCHÉ LEGALIZZARE LA CANNABIS SAREBBE UN GRAVE ERRORE<br />Il primo motivo è che legalizzare queste sostanze significherebbe, dal punto di vista sociale, normalizza l'uso della droga e abbassa le difese culturali. Anche se contiene una bassa percentuale di THC, infatti, la cannabis light abitua culturalmente all'uso della droga e veicola un messaggio pericoloso: che fumare cannabis sia "normale" o "innocuo". Ma la droga non è mai innocua. È una porta d'ingresso verso forme più pesanti e più dannose.<br />Indebolisce la vigilanza educativa. La diffusione legale e tollerata della cannabis light mina il ruolo educativo di genitori e insegnanti. Se lo Stato permette o promuove l'uso della cannabis, anche "light", i giovani penseranno che sia giusto farlo. E questo riduce la credibilità degli adulti che cercano di prevenire le dipendenze.<br />Espone i più fragili a gravi rischi per la salute. Anche a dosaggi bassi, la cannabis ha effetti sul sistema nervoso, sul controllo dell'attenzione, sulla memoria e sull'umore. Gli adolescenti e i soggetti vulnerabili rischiano danni cerebrali irreversibili, con gravi conseguenze sul rendimento scolastico, lavorativo e relazionale.<br />Apre la strada a una legalizzazione totale. 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Ora, non è che io voglia sposare la causa della Russia, come qualcuno può a buon diritto supporre dopo aver letto i miei articoli degli ultimi tre anni; però la cosa rimane una supposizione perché, solo a sforzarsi di restare obiettivi, non si può non concludere che chi ha bisogno di garanzie di sicurezza è proprio la Russia.<br />Abbiamo più volte ascoltato, e non solo da Zelensky, che la Russia vorrebbe prendersi l'intera Ucraina e, dopo averlo fatto, procederà con l'invadere l'Europa occidentale, a cominciare dalla Polonia. E la stessa Ursula von der Leyen ci sta terrorizzando con una nuova minaccia esistenziale: messa in soffitta quella climatica, ha estratto dal cilindro quella della Russia.<br />Da quel poco di Storia che abbiamo studiato, non risulta che i Russi abbiano mai avuto velleità di espansione ad ovest. In particolare, noi in Italia abbiamo subito quelle di normanni, spagnoli, francesi, arabi (naturalmente, prima ancora Roma si era costruita il proprio impero); ma, quanto alla Russia, essa subì, nel tempo, gli attacchi dei turchi ottomani, di Napoleone e di Hitler. E perfino durante la Guerra Fredda l'influenza della Russia sovietica nei Paesi dell'Europa Occidentale fu limitata alla sovvenzione dei partiti politici ad essa amici (da noi quello che poi diventerà il Pd).<br />È vero che tutto può accadere, se esercitiamo sufficiente fantasia. Ma ce ne vuole proprio tanta ad immaginare una Russia che - cosa mai vista prima - si proponga di invadere l'Europa. E questo anche se la Nato dovesse sciogliersi - cosa che, personalmente, auspicherei. Questa, sorta come Alleanza di mutuo soccorso contro il pericolo comunista sovietico, non avrebbe motivo di esistere visto che quel pericolo non esiste più.<br />LA NATO È CONTROPRODUCENTE<br />Per certi versi, anzi, la Nato è controproducente non solo alla sicurezza di tutti ma anche alla convivenza pacifica. Si pensi se l'Ucraina fosse stata nella Nato: l'Operazione militare speciale di Mosca sarebbe stata più problematica, il che farebbe concludere il contrario di quel che ho detto nella frase appena precedente. Eppure no: in quella Operazione la Russia ha potuto rendere inoffensive diverse basi militari presenti in Ucraina, una presenza minacciosa per la Russia, alla luce della Storia passata che ho ricordato all'inizio. Il rapporto di forze Nato/Russia è smodatamente svantaggioso per quest'ultima e, in caso di conflitto, questa soccomberebbe. E con essa il pianeta, perché Vladimir Putin è stato chiaro in proposito: alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia. Ma, in caso - più probabile - di non conflitto, vi sarebbero stati anni di atmosfera irrespirabile, peggiori degli anni della Guerra Fredda. Se solo Zelensky, già nel febbraio 2022, avesse accettato di mantenere la solenne promessa del 16 luglio 1990 ove Ucraina prometteva di restar fuori dalla Nato, questi tre anni li avremmo raccontati diversamente.<br />Se è la pace quel che si vuole, se è la pace quel che veramente si vuole, è necessario che da nessuna delle parti si mettano in atto azioni minacciose. Il rafforzamento delle nostre presunte difese è una di quelle azioni, perché ha tutta l'aria di essere un rafforzamento delle nostre capacità di offesa. Il piano di von der Leyen andava respinto al mittente, tanto più che la donna ha già dimostrato ampie incapacità in ogni altro settore da ella toccato.<br />INCLUDERE LA RUSSIA NELLA UE<br />Avrei una proposta. Anziché armarsi contro la Russia (contro chi, sennò, lo farebbe la Ue), si è pensato alla possibilità di includere la Russia nella Ue? Dopotutto, Russia e Ue hanno interessi comuni e complementari: la Ue ha bisogno delle materie prime ed energetiche della Russia, e a questa fan comodo i prodotti industriali della Ue. La convivenza pacifica converrebbe a tutti, e la Russia (e l'Ucraina, naturalmente) nella Ue potrebbe essere un buon passo. Almeno finché si è convinti che la Ue sia una buona idea di suo, cosa di cui io, personalmente, per molte altre ragioni, dubito fortemente. Ma almeno, finché la Ue rimane una fissazione, forse conviene averci dentro anche la Russia. Lo stesso potrebbe valere per la Nato.<br />Smantellarla potrebbe non essere una cattiva idea, ma finché si decide di tenerla in vita, forse converrebbe rimodulare il pericolo comune - potrebbe essere il terrorismo, di qualunque natura - ed estendere la Nato anche alla Russia. Insomma, la Russia condivide col resto del mondo occidentale le radici cristiane e ha anche messo in soffitta quel sistema economico che ha fatto crollare l'Unione sovietica. Inoltre, sarebbe una ventata d'aria fresca in una Ue che, al momento, è in mani tutt'altro che rassicuranti.<br />A chi pensasse la proposta provocatoria, rammento, per esempio, che nel 1940 la Germania invadeva la Francia e che nel 1955 Francia e Germania stavano nella Nato e all'inizio degli anni '90 nella Unione Europea.<br />Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri nell'articolo seguente dal titolo "Putin nella Ue? Ciao core" spiega perché purtroppo non è possibile per la Russia entrare a far parte dell'Unione Europea e della Nato.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 marzo 2025:<br />Il fraterno amico e sodale e conterraneo professor Franco Battaglia ha scritto una cosa buona&amp;giusta che condivido toto corde: sarebbe bello se la Federazione Russa entrasse nella Ue e, perché no, anche nella Nato. Ebbene, ciò è impossibile, e vado a spiegare il motivo.<br />La crisi attuale, è noto, è stata a suo tempo innescata dai presidenti dem americani proprio per impedire quel che il nostro Berlusconi, a Pratica di Mare, stava cercando di fare con un Putin sorridente e propenso. Cioè, esattamente quanto Battaglia propone. No, i dem americani sono legati a filo doppio col loro c.d. complesso militar-industriale, cui hanno sempre garantito lautissimi guadagni. E il "sogno americano", lo si rammenti, non è altro che questo: fare soldi, fortissimamente soldi, soldi a ogni costo.<br />I socialisti che comandano nella Ue, e che continuano a comandare alla faccia dei popoli che vanamente votano loro contro, sono parenti stretti dei dem americani, non dimentichiamolo. Ebbene, ricordiamoci anche che l'Europa è letteralmente trapunta di basi militari americane, Italia e Germania in primis. E come fai a mantenere una simile rete se non la supporti con un'intelligence altrettanto ramificata ed efficiente? Fuor dai denti, quanti sono stati, e sono, i capi europei che hanno un dossier loro dedicato negli archivi della Cia?<br />Trump, lo si tenga presente, è anche lui americano, e deve render conto prima di tutto a quelli che lo hanno votato. A questi ha promesso benessere, posti di lavoro e quant'altro. Dunque, deve cavare soldi da dove possibile. Da qui i dazi, per esempio. Ma anche il calcolo: gli arsenali bellici europei sono stati svuotati per darli a Zelensky. Su input americano, ovvio. E l'Europa non ha potuto dire di no, come sappiamo.<br />Perciò, per convincere gli scettici cittadini europei, ha dovuto por mano alla propaganda e mostrarsi più realista del re. Così, il gas lo compriamo in America, ma anche le armi dovremo comprarle là, nel produttore mondiale numero uno. Volete che Trump rinunci ai soldi degli europei? Non ci pensa nemmeno. Gli inglesi? Continuano a essere i peggiori nemici del Continente, anche se in casa loro il woke e l'islam li stanno facendo marcire.<br />Putin, dovendo far risorgere il suo Paese dalle macerie dell'Urss, non aveva i mezzi per fare quel che, invece, fanno da decenni i ricchissimi arabi: finanziare le università americane (una ha addirittura una cattedra di studio della sharìa). In tal caso la narrativa sarebbe stata diversa. E pure la politica internazionale. Sarà un caso che l'incontro Trump-Putin sia stato organizzato a Riyadh? No, se continua così, spiace dirlo, ma le cose si metteranno male per gli europei. Tanto, l'Inghilterra è un'isola e l'unica guerra che gli americani hanno visto in casa loro è quella di Secessione. L'eventuale, ennesima, guerra europea la vedranno in televisione.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65139437</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 19:28:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65139437/se_la_russia_entrasse_nella_ue_e_nella_nato.mp3" length="9792409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8109

SE LA RUSSIA ENTRASSE NELLA UE E NELLA NATO SAREBBE BELLO, MA PURTROPPO E' IMPOSSIBILE di Franco Battaglia
 
Tutti, Volodymyr Zelensky per primo, chiedono garanzie di sicurezza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8109" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8109</a><br /><br />SE LA RUSSIA ENTRASSE NELLA UE E NELLA NATO SAREBBE BELLO, MA PURTROPPO E' IMPOSSIBILE di Franco Battaglia<br /> <br />Tutti, Volodymyr Zelensky per primo, chiedono garanzie di sicurezza alla Russia. Ora, non è che io voglia sposare la causa della Russia, come qualcuno può a buon diritto supporre dopo aver letto i miei articoli degli ultimi tre anni; però la cosa rimane una supposizione perché, solo a sforzarsi di restare obiettivi, non si può non concludere che chi ha bisogno di garanzie di sicurezza è proprio la Russia.<br />Abbiamo più volte ascoltato, e non solo da Zelensky, che la Russia vorrebbe prendersi l'intera Ucraina e, dopo averlo fatto, procederà con l'invadere l'Europa occidentale, a cominciare dalla Polonia. E la stessa Ursula von der Leyen ci sta terrorizzando con una nuova minaccia esistenziale: messa in soffitta quella climatica, ha estratto dal cilindro quella della Russia.<br />Da quel poco di Storia che abbiamo studiato, non risulta che i Russi abbiano mai avuto velleità di espansione ad ovest. In particolare, noi in Italia abbiamo subito quelle di normanni, spagnoli, francesi, arabi (naturalmente, prima ancora Roma si era costruita il proprio impero); ma, quanto alla Russia, essa subì, nel tempo, gli attacchi dei turchi ottomani, di Napoleone e di Hitler. E perfino durante la Guerra Fredda l'influenza della Russia sovietica nei Paesi dell'Europa Occidentale fu limitata alla sovvenzione dei partiti politici ad essa amici (da noi quello che poi diventerà il Pd).<br />È vero che tutto può accadere, se esercitiamo sufficiente fantasia. Ma ce ne vuole proprio tanta ad immaginare una Russia che - cosa mai vista prima - si proponga di invadere l'Europa. E questo anche se la Nato dovesse sciogliersi - cosa che, personalmente, auspicherei. Questa, sorta come Alleanza di mutuo soccorso contro il pericolo comunista sovietico, non avrebbe motivo di esistere visto che quel pericolo non esiste più.<br />LA NATO È CONTROPRODUCENTE<br />Per certi versi, anzi, la Nato è controproducente non solo alla sicurezza di tutti ma anche alla convivenza pacifica. Si pensi se l'Ucraina fosse stata nella Nato: l'Operazione militare speciale di Mosca sarebbe stata più problematica, il che farebbe concludere il contrario di quel che ho detto nella frase appena precedente. Eppure no: in quella Operazione la Russia ha potuto rendere inoffensive diverse basi militari presenti in Ucraina, una presenza minacciosa per la Russia, alla luce della Storia passata che ho ricordato all'inizio. Il rapporto di forze Nato/Russia è smodatamente svantaggioso per quest'ultima e, in caso di conflitto, questa soccomberebbe. E con essa il pianeta, perché Vladimir Putin è stato chiaro in proposito: alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia. Ma, in caso - più probabile - di non conflitto, vi sarebbero stati anni di atmosfera irrespirabile, peggiori degli anni della Guerra Fredda. Se solo Zelensky, già nel febbraio 2022, avesse accettato di mantenere la solenne promessa del 16 luglio 1990 ove Ucraina prometteva di restar fuori dalla Nato, questi tre anni li avremmo raccontati diversamente.<br />Se è la pace quel che si vuole, se è la pace quel che veramente si vuole, è necessario che da nessuna delle parti si mettano in atto azioni minacciose. Il rafforzamento delle nostre presunte difese è una di quelle azioni, perché ha tutta l'aria di essere un rafforzamento delle nostre capacità di offesa. Il piano di von der Leyen andava respinto al mittente, tanto più che la donna ha già dimostrato ampie incapacità in ogni altro settore da ella toccato.<br />INCLUDERE LA RUSSIA NELLA UE<br />Avrei una proposta. 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A partire dal discorso di insediamento di Donald Trump dall'America sono arrivate bordate devastanti, una dietro l'altra, che hanno fatto a pezzi tutte le convenzioni e le argomentazioni retoriche sulle quali il loro potere tentava di legittimarsi agli occhi dei cittadini delle loro nazioni e del mondo.<br />Prima il ripudio radicale del globalismo ideologizzato, con la nuova uscita degli Stati Uniti dal Trattato di Parigi sul clima e quella annunciata dall'Oms. Poi la minaccia concreta dei dazi "reciproci", che smaschera il protezionismo sedimentato praticato dal vecchio continente verso il nuovo, e obbligherà i leader dei paesi Ue a scomodi negoziati bilaterali. Poi le proposte spiazzanti di risoluzione del conflitto a Gaza, che mettono a nudo la totale impraticabilità della formula retorica dei "due popoli due Stati" con cui le classi politiche europee a lungo hanno comodamente tenuto il piede in molte scarpe sui temi del Medio Oriente, e certificano l'irrilevanza di queste ultime nei giochi di potenza in evoluzione in quell'area. Infine, l'annuncio choc dell'avvio di un negoziato di pace diretto tra Stati Uniti e Russia sul conflitto russo-ucraino, che lascia da parte senza complimenti l'Ue e il governo ucraino di Zelensky da essa sostenuto "senza se e senza ma" dall'inizio del conflitto.<br />Ma i colpi più ferali ai "mandarini" continentali sono arrivati negli ultimi giorni da un componente della nuova amministrazione statunitense la cui rilevanza essi avevano forse sottovalutato: il vicepresidente J.D. Vance (nella foto LaPresse). Quest'ultimo è "calato" in Europa per pronunciare due discorsi pubblici, evidentemente pensati e preparati con cura, in cui ha rivolto alle classi politiche europee critiche severissime su temi che toccano nervi particolarmente sensibili e dolorosi per le élites del vecchio continente, e anche dell'intero Occidente, negli ultimi decenni, e ha aperto di fatto un vero e proprio dibattito "sui massimi sistemi" dei fondamenti della civiltà euro-occidentale.<br />Prima, nell'"Action Summit" sull'intelligenza artificiale convocato a Parigi da Emmanuel Macron nella speranza di controbilanciare l'accelerazione impressa da Washington sul tema, Vance ha avvisato con molta chiarezza che gli Stati Uniti non accetteranno che lo sviluppo della ricerca sull'AI venga soffocato dalle iper-regolamentazioni e dalle tendenze alla censura e al controllo, le quali invece sembrano rappresentare ancora le principali preoccupazioni dei vertici dell'Ue in materia.<br />Poi, dopo qualche giorno (14 febbraio), nella Conferenza internazionale di Monaco sulla sicurezza dedicata all'Ucraina il vicepresidente americano ha preso di petto, spiazzandoli, i leader dei Paesi Ue con un intervento che è stato un pesantissimo atto d'accusa nei loro confronti sul tema, appunto, dei princìpi ispiratori dell'Occidente.<br />Vance ha sostenuto, come ormai è noto, che la peggiore minaccia alla sicurezza dell'Europa non viene da nemici esterni, come la Russia o la Cina, ma dall'interno, ed è una minaccia di natura culturale, etica, spirituale. In sintesi, il braccio destro di Trump ha denunciato il fatto che il modello politico costruito dall'Unione europea e da gran parte dei governi del continente appare oggi, visto dall'esterno, inclinare decisamente verso l'autoritarismo, e configurare un vero e proprio tradimento dei valori di libertà e democrazia che, pure, a parole quei governi sostengono con tanta enfasi. E ha fatto, a tale riguardo, esempi molto precisi, che sono certamente suonati per molti degli ascoltatori presenti come un vero e proprio schiaffo in pieno viso: l'irregimentazione soffocante dei social media; la censura e la repressione sempre più ferree della libertà di opinione e di espressione (con un particolare affondo sulla libertà religiosa e il diritto a pregare vicino alle cliniche per aborti); l'esplicita tendenza a manipolare i risultati elettorali quando non sono conformi a determinati dettami ideologici (in particolare, il caso incredibile della Romania); il tentativo di ghettizzare ed escludere dal dibattito pubblico forze politiche dal consenso anche rilevante, additandole unilateralmente come "impresentabili"; la promozione dell'immigrazione di massa incontrollata che mina la vita, la sicurezza, le libertà dei propri cittadini. Per di più, lo ha fatto da un punto di vista politico-culturale che per le élite euro-globaliste ha lo stesso effetto dell'aglio per i vampiri: quello di un conservatore assolutamente pro-vita e antiabortista.<br />Le reazioni piccate (come innanzitutto quelle dei vertici tedeschi e francesi), sdegnate, o sprezzantemente sarcastiche di alcuni "mandarini" al discorso di Vance, o addirittura il silenzio in cui alcuni altri hanno tentato di farlo cadere, sono la più chiara dimostrazione di come quell'attacco abbia colpito al cuore le residue sicurezze e i radicati pregiudizi di gran parte delle élites europee.<br />Non sono stati soltanto i contenuti delle accuse a fare male. È stato, forse, ancor più il tono autorevole, sicuro, senza la minima concessione al "politicamente corretto", con cui Vance le ha pronunciate, anzi scandite. Il tono di un emissario che mette pesantemente sul piatto il giudizio, severissimo, di chi tiene in questo momento le redini dell'Occidente e non ha intenzione di fare sconti a nessuno, nemmeno agli amici. «È arrivato un nuovo sceriffo in città», come ha chiosato sorridendo lo stesso vicepresidente. E il nuovo sceriffo - questa è stata forse la frustata più dolorosa - non ha come bussola ispiratrice soltanto il principio dell'"America first", dell'interesse nazionale, ma ha anche un'idea molto precisa della direzione in cui le democrazie alleate dovrebbero muoversi, e non ha nessun ritegno nel comunicarlo.<br />Quella direzione - lascia intendere Vance - sarà d'ora in poi criterio dirimente nei rapporti tra gli Stati Uniti e ciascuna di esse: abbandonare ogni velleità da Stato, o Superstato, etico che pretenda di "educare" i propri cittadini; abbandonare l'ideologia soffocante dell'ambientalismo antiumano e antieconomico; fare marcia indietro sull'indottrinamento woke; tornare a consentire un dibattito politico aperto, a 360 gradi, in cui vengano pienamente ammesse anche le forze populiste e sovraniste, in modo da muovere il continente verso politiche più realiste, orientate alla crescita e alla tenuta di un solido tessuto comunitario.<br />Insomma, Vance ha lasciato inequivocabilmente intendere come l'amministrazione Trump 2 sia tutt'altro che isolazionista o disinteressata ai rapporti con l'Europa, come molti pensavano. Al contrario, essa è estremamente preoccupata per la deriva autolesionista di un continente chiuso in una "bolla" ideologica, votato alla decrescita e alla decadenza, sempre più fragile ed esposto a influenze di poteri estranei alle sue radici. E lancia alle sue classi dirigenti un avvertimento deciso: o state con noi, con la linea di conservatorismo realista, de-regolatore e identitario di Trump, o prima o poi non ci sarà più tra noi una vera alleanza, con tutte le conseguenze negative che per voi potranno derivarne.<br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Romania, Trump toglie la copertura al golpe UE" racconta che la Commissione Europea ha annullato le elezioni presidenziali in Romania perché i vincitori non gli erano graditi. In questo modo la democrazia diventa la parodia di sé stessa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 febbraio 2025:<br />L'intervento promosso dalla Commissione Europea che ha portato all'annullamento delle elezioni presidenziali in Romania è stato uno degli esempi eclatanti che il vicepresidente americano JD Vance ha portato nel suo storico discorso del 14 febbraio scorso alla Conferenza Internazionale sulla sicurezza svoltasi a Monaco.<br />Quello di Vance non è stato l'unico intervento della nuova amministrazione USA sul caso Romania. Sempre la scorsa settimana il presidente Donald Trump ha inviato a Bucarest l'incaricato speciale della Casa Banca Richard Grenell (nella foto LaPresse, con il presidente Trump). Da lui è arrivata la denuncia di come l'amministrazione Biden abbia cercato di boicottare i conservatori ed i loro candidati con la complicità dell'Unione Europea, questione che riguardava anche il caso romeno contro il vincitore del primo turno elettorale dello scorso inverno Călin Georgescu.<br />Secondo il New York Sun della scorsa settimana, l'accusa è stata formulata nel corso di una revisione delle azioni diplomatiche estere della Casa Bianca sotto il governo di Joe Biden. Sarebbero emersi dati, seppur aggiornati alla sola primavera 2024, che proverebbero l'influenza USA sul sistema giudiziario della Romania, non per irrobustirne l'indipendenza, piuttosto per farne strumento di azioni contro i partiti conservatori e, molto probabilmente anche contro il candidato indipendente Călin Georgescu, vincitore del primo turno il 24 novembre scorso.<br />Abbiamo denunciato a suo tempo, su queste pagine e per primi, lo scandalo di un vero e proprio colpo di Stato attuato a Bucarest, sotto l'egida della UE e rivendicato dall'ex commissario europeo Thierry Breton con la complicità della Amministrazione Biden. Ad oggi, i sospetti che portarono all'annullamento del voto espresso da milioni di cittadini e le preoccupazioni euro]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64424108</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2025 21:57:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64424108/l_attacco_di_vance.mp3" length="16969645" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Vance alla Conferenza di Monaco ➜ https://www.youtube.com/watch?v=zd1IN99OZR0

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8084

L'ATTACCO DI VANCE METTE A NUDO UN'EUROPA CHE TRADISCE SE STESSA di Eugenio Capozzi
 
Le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Vance alla Conferenza di Monaco ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zd1IN99OZR0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=zd1IN99OZR0</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8084" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8084</a><br /><br />L'ATTACCO DI VANCE METTE A NUDO UN'EUROPA CHE TRADISCE SE STESSA di Eugenio Capozzi<br /> <br />Le ultime settimane sono state un autentico incubo per le classi dirigenti dell'Unione Europea. A partire dal discorso di insediamento di Donald Trump dall'America sono arrivate bordate devastanti, una dietro l'altra, che hanno fatto a pezzi tutte le convenzioni e le argomentazioni retoriche sulle quali il loro potere tentava di legittimarsi agli occhi dei cittadini delle loro nazioni e del mondo.<br />Prima il ripudio radicale del globalismo ideologizzato, con la nuova uscita degli Stati Uniti dal Trattato di Parigi sul clima e quella annunciata dall'Oms. Poi la minaccia concreta dei dazi "reciproci", che smaschera il protezionismo sedimentato praticato dal vecchio continente verso il nuovo, e obbligherà i leader dei paesi Ue a scomodi negoziati bilaterali. Poi le proposte spiazzanti di risoluzione del conflitto a Gaza, che mettono a nudo la totale impraticabilità della formula retorica dei "due popoli due Stati" con cui le classi politiche europee a lungo hanno comodamente tenuto il piede in molte scarpe sui temi del Medio Oriente, e certificano l'irrilevanza di queste ultime nei giochi di potenza in evoluzione in quell'area. Infine, l'annuncio choc dell'avvio di un negoziato di pace diretto tra Stati Uniti e Russia sul conflitto russo-ucraino, che lascia da parte senza complimenti l'Ue e il governo ucraino di Zelensky da essa sostenuto "senza se e senza ma" dall'inizio del conflitto.<br />Ma i colpi più ferali ai "mandarini" continentali sono arrivati negli ultimi giorni da un componente della nuova amministrazione statunitense la cui rilevanza essi avevano forse sottovalutato: il vicepresidente J.D. Vance (nella foto LaPresse). Quest'ultimo è "calato" in Europa per pronunciare due discorsi pubblici, evidentemente pensati e preparati con cura, in cui ha rivolto alle classi politiche europee critiche severissime su temi che toccano nervi particolarmente sensibili e dolorosi per le élites del vecchio continente, e anche dell'intero Occidente, negli ultimi decenni, e ha aperto di fatto un vero e proprio dibattito "sui massimi sistemi" dei fondamenti della civiltà euro-occidentale.<br />Prima, nell'"Action Summit" sull'intelligenza artificiale convocato a Parigi da Emmanuel Macron nella speranza di controbilanciare l'accelerazione impressa da Washington sul tema, Vance ha avvisato con molta chiarezza che gli Stati Uniti non accetteranno che lo sviluppo della ricerca sull'AI venga soffocato dalle iper-regolamentazioni e dalle tendenze alla censura e al controllo, le quali invece sembrano rappresentare ancora le principali preoccupazioni dei vertici dell'Ue in materia.<br />Poi, dopo qualche giorno (14 febbraio), nella Conferenza internazionale di Monaco sulla sicurezza dedicata all'Ucraina il vicepresidente americano ha preso di petto, spiazzandoli, i leader dei Paesi Ue con un intervento che è stato un pesantissimo atto d'accusa nei loro confronti sul tema, appunto, dei princìpi ispiratori dell'Occidente.<br />Vance ha sostenuto, come ormai è noto, che la peggiore minaccia alla sicurezza dell'Europa non viene da nemici esterni, come la Russia o la Cina, ma dall'interno, ed è una minaccia di natura culturale, etica, spirituale. In sintesi, il braccio destro di Trump ha denunciato il fatto che il modello politico costruito dall'Unione europea e da gran parte dei governi del continente appare oggi, visto dall'esterno, inclinare decisamente verso l'autoritarismo, e configurare un vero e proprio tradimento dei valori di libertà e democrazia che, pure, a...]]></itunes:summary><itunes:duration>1061</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/abc82e425da495b2fc8db39add997567.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il rapporto della vergogna scredita Amnesty più che Israele</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-rapporto-della-vergogna-scredita-amnesty-piu-che-israele--63524988</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8034" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8034</a><br /><br />IL RAPPORTO DELLA VERGOGNA SCREDITA AMNESTY PIU' CHE ISRAELE di Stefano Magni<br /> <br />"Amnesty International è giunta alla conclusione che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza". E il lettore fa un balzo sulla sedia. Se Amnesty International, dunque la più autorevole ong internazionale per la difesa dei diritti umani, è giunta anch'essa a questa conclusione, dopo il mandato di cattura per Netanyahu e Gallant spiccato dalla Corte penale internazionale, dopo il processo per genocidio indetto dalla Corte internazionale di giustizia, dopo che Papa Francesco ha pubblicamente scritto che Israele sta probabilmente compiendo un genocidio... beh, verrebbe da pensare proprio che ci sia un serio sospetto di genocidio a Gaza, commesso da Israele? O no? I pochi filo-sionisti rimasti devono arrendersi a questa "evidenza"? Neanche per idea.<br />Prima di tutto, bisogna leggere il rapporto di Amnesty International prima di capire di cosa stiamo parlando. E bisogna anche, prima ancora di leggerlo, ricordare bene cosa significhi la parola "genocidio" così come è stata formulata da Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco, nel 1944, alla vigilia della sconfitta della più grande potenza genocida europea, la Germania nazista.<br />Ebbene, il genocidio è: "piano coordinato di differenti azioni mirante alla distruzione dei fondamenti essenziali della vita di gruppi nazionali, con l'intento di annientarli". Per Amnesty International, Israele sta agendo con l'intento dichiarato di eliminare il popolo palestinese a Gaza. Poi però nel suo stesso rapporto si contraddice più e più volte.<br />Prima di tutto, il documento parla di una "distruzione senza precedenti", ma per le stime su morti e feriti e quanti di essi siano non combattenti si basa solo sulle cifre fornite dai palestinesi. Cioè da Hamas, che è l'unica organizzazione terrorista internazionale che ha il controllo di Gaza e che diffonde informazioni per fare propaganda.<br />I NUMERI<br />Stando all'Onu i morti accertati sono 8119, come abbiamo già avuto modo di scrivere su queste colonne. Poco più di 8 mila morti sono una tragedia, ma su una popolazione di oltre 2 milioni di palestinesi sono un genocidio ben strano. Un "genocidio a bassa intensità" si potrebbe dire. Lo sarebbe anche se prendessimo per buone le statistiche di Hamas, che per altro sono del tutto implausibili, se non altro perché progrediscono con una regolarità disarmante, nei periodi di tregua come in quelli di escalation.<br />Ma anche 42 mila morti, su 2 milioni di abitanti di Gaza non sono troppo rivelatori di un intento genocida. Il ritmo con cui una popolazione viene eliminata è una caratteristica indicativa di un genocidio in corso. Gli armeni subirono un milione di morti in poco più di un anno, lo stesso lasso di tempo in cui gli israeliani avrebbero ucciso (stando a Hamas, ripetiamolo) nemmeno 50 mila palestinesi.<br />I nazisti eliminarono fisicamente 6 milioni di ebrei in Europa dal 1939 al 1945, circa 1 milione all'anno facendo la media, ma considerando soprattutto che il grosso venne eliminato solo dal giugno 1941 (occupazione dell'Urss occidentale) al gennaio del 1945 (liberazione dei primi campi di sterminio). In Ruanda, gli hutu sterminarono l'etnia tutsi al ritmo di 200 mila morti a settimana, arrivando a 1 milione di vittime in poco più di un mese. La conta dei morti è macabra, d'accordo, non ci sono sicuramente vittime di serie A o di serie B, ma serve a capire, per lo meno, le dimensioni del problema e di cosa stiamo parlando.<br />Prevenendo la critica sui numeri, Amnesty afferma che comunque Israele sta negando alla popolazione di Gaza tutti i mezzi che le permettono di vivere (cibo, acqua, energia, ospedali) e tutti i suoi siti culturali e religiosi (scuole, moschee, centri culturali). Però poi non spiega cosa ci facciano quelle file di camion che portano aiuti alimentari ai palestinesi (anche e soprattutto dal territorio israeliano) e come mai, dopo un anno e due mesi di guerra, non sia ancora scoppiata una carestia.<br />Anche i rapporti più allarmanti parlano di "rischio carestia", ma non è documentata alcuna mortalità di massa per fame e stenti, come avverrebbe in una carestia. Per una carestia indotta artificialmente, come quella in Ucraina nel 1932-33, morirono dai 4 ai 7 milioni di contadini, più del 10-15 per cento della popolazione di allora. Non si vede nulla di simile a Gaza, nemmeno stando ai rapporti più allarmanti.<br />Quanto alla distruzione dei simboli e siti della cultura palestinese, Amnesty dimentica di dirci come vengano usate le moschee e le scuole che vengono colpite dagli israeliani. D'altronde, forte della sua imparzialità, sicuramente non crede alle "fonti di parte", cioè ai video con cui l'esercito israeliano mostra le armi catturate al loro interno, o i terroristi uccisi nei raid contro di esse. Hamas, se usa scudi umani e utilizza ospedali, scuole e moschee per lanciare i suoi attacchi o mettere al riparo i suoi comandanti, non è da considerarsi colpevole di crimini di guerra?<br />NESSUN INTENTO GENOCIDA: TRE ERRORI IN UNA FRASE<br />Infine, ma non da ultimo, un genocidio è un'azione deliberata. Gli israeliani vogliono deliberatamente eliminare (del tutto o in parte) la popolazione di Gaza? Non c'è traccia di alcun ordine di questo tipo. Non ci sono neppure i sintomi tipici di un genocidio o di una pulizia etnica, come tante volte abbiamo visto, ad esempio, nei Balcani: campi di filtraggio, deportazioni, rastrellamenti e uccisioni deliberate di tutti coloro che hanno il passaporto sbagliato, il cognome sbagliato, o frequentano la parrocchia sbagliata. Ecco, non si vede nulla di tutto questo, né i campi, né le colonne di deportati, né le fosse comuni piene di civili.<br />Israele afferma di combattere una guerra contro i terroristi e di fare tutto il possibile per evacuare i civili nelle zone in cui l'esercito colpisce. Ebbene, Amnesty accusa Israele anche di queste evacuazioni, denunciandole come "deportazioni". Come "prova" dell'intento genocida, cita qualche scatenato di destra, minoritario nel governo Netanyahu, con ragionamenti del tipo "non fornire aiuti umanitari a Gaza finché Hamas non libera tutti gli ostaggi".<br />Ragionamento che non indica alcun intento genocida, per altro. E che è una politica neppure seguita dal governo, visto che gli aiuti umanitari continuano ad arrivare a Gaza, ma un centinaio di ostaggi ancora vivi sono nelle mani di Hamas fino ad oggi.<br />Il rapporto di Amnesty International, insomma, giunge alla conclusione che è in corso un genocidio, perché quel che sta avvenendo a Gaza è inserito in un "contesto" (parola magica) genocidario. E quale sarebbe questo "contesto"? Citiamo testualmente: "Nel contesto del sistema di apartheid di Israele, del blocco disumano di Gaza e dell'occupazione militare illegale del territorio palestinese che dura da 57 anni". Già il numero di aggettivi (disumano, militare, illegale) dovrebbe far suonare un campanello di allarme sulla serietà di questa analisi.<br />Ma in una frase troviamo tre errori da matita blu. Sistema di apartheid: un paese multi-etnico in cui un arabo è membro della Corte Suprema e può anche condannare il premier ebreo? Occupazione militare illegale del territorio palestinese: quale territorio palestinese, considerando che nessuno Stato di Palestina è mai stato riconosciuto? I territori contesi fino al 1967 erano a loro volta occupati da Egitto (Gaza) e Giordania (Cisgiordania) e anche la loro presenza militare su quegli stessi luoghi era illegale, per il diritto internazionale. Quindi chi è l'occupante e chi il liberatore? Il blocco inumano di Gaza: Israele dovrebbe aprire le frontiere di una regione da cui partono razzi e attacchi terroristici tutti gli anni, dove un'organizzazione terrorista internazionale regna sovrana?<br />Insomma, il rapporto di Amnesty serve a un solo scopo: delegittimare Israele con frasi e dati ad effetto. Ma l'unico scopo che otterrà, almeno per i governi che ancora ragionano, sarà quello di screditare se stessa. Da autorevole organizzazione per i diritti umani, è diventata un'organizzazione militante di estrema sinistra.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63524988</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2024 11:13:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63524988/il_rapporto_della_vergogna.mp3" length="9424187" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8034

IL RAPPORTO DELLA VERGOGNA SCREDITA AMNESTY PIU' CHE ISRAELE di Stefano Magni
 
"Amnesty International è giunta alla conclusione che Israele stia commettendo un genocidio a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8034" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8034</a><br /><br />IL RAPPORTO DELLA VERGOGNA SCREDITA AMNESTY PIU' CHE ISRAELE di Stefano Magni<br /> <br />"Amnesty International è giunta alla conclusione che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza". E il lettore fa un balzo sulla sedia. Se Amnesty International, dunque la più autorevole ong internazionale per la difesa dei diritti umani, è giunta anch'essa a questa conclusione, dopo il mandato di cattura per Netanyahu e Gallant spiccato dalla Corte penale internazionale, dopo il processo per genocidio indetto dalla Corte internazionale di giustizia, dopo che Papa Francesco ha pubblicamente scritto che Israele sta probabilmente compiendo un genocidio... beh, verrebbe da pensare proprio che ci sia un serio sospetto di genocidio a Gaza, commesso da Israele? O no? I pochi filo-sionisti rimasti devono arrendersi a questa "evidenza"? Neanche per idea.<br />Prima di tutto, bisogna leggere il rapporto di Amnesty International prima di capire di cosa stiamo parlando. E bisogna anche, prima ancora di leggerlo, ricordare bene cosa significhi la parola "genocidio" così come è stata formulata da Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco, nel 1944, alla vigilia della sconfitta della più grande potenza genocida europea, la Germania nazista.<br />Ebbene, il genocidio è: "piano coordinato di differenti azioni mirante alla distruzione dei fondamenti essenziali della vita di gruppi nazionali, con l'intento di annientarli". Per Amnesty International, Israele sta agendo con l'intento dichiarato di eliminare il popolo palestinese a Gaza. Poi però nel suo stesso rapporto si contraddice più e più volte.<br />Prima di tutto, il documento parla di una "distruzione senza precedenti", ma per le stime su morti e feriti e quanti di essi siano non combattenti si basa solo sulle cifre fornite dai palestinesi. Cioè da Hamas, che è l'unica organizzazione terrorista internazionale che ha il controllo di Gaza e che diffonde informazioni per fare propaganda.<br />I NUMERI<br />Stando all'Onu i morti accertati sono 8119, come abbiamo già avuto modo di scrivere su queste colonne. Poco più di 8 mila morti sono una tragedia, ma su una popolazione di oltre 2 milioni di palestinesi sono un genocidio ben strano. Un "genocidio a bassa intensità" si potrebbe dire. Lo sarebbe anche se prendessimo per buone le statistiche di Hamas, che per altro sono del tutto implausibili, se non altro perché progrediscono con una regolarità disarmante, nei periodi di tregua come in quelli di escalation.<br />Ma anche 42 mila morti, su 2 milioni di abitanti di Gaza non sono troppo rivelatori di un intento genocida. Il ritmo con cui una popolazione viene eliminata è una caratteristica indicativa di un genocidio in corso. Gli armeni subirono un milione di morti in poco più di un anno, lo stesso lasso di tempo in cui gli israeliani avrebbero ucciso (stando a Hamas, ripetiamolo) nemmeno 50 mila palestinesi.<br />I nazisti eliminarono fisicamente 6 milioni di ebrei in Europa dal 1939 al 1945, circa 1 milione all'anno facendo la media, ma considerando soprattutto che il grosso venne eliminato solo dal giugno 1941 (occupazione dell'Urss occidentale) al gennaio del 1945 (liberazione dei primi campi di sterminio). In Ruanda, gli hutu sterminarono l'etnia tutsi al ritmo di 200 mila morti a settimana, arrivando a 1 milione di vittime in poco più di un mese. La conta dei morti è macabra, d'accordo, non ci sono sicuramente vittime di serie A o di serie B, ma serve a capire, per lo meno, le dimensioni del problema e di cosa stiamo parlando.<br />Prevenendo la critica sui numeri, Amnesty afferma che comunque Israele sta negando alla popolazione di Gaza tutti i mezzi che le permettono di vivere (cibo, acqua, energia, ospedali) e tutti i suoi siti culturali e religiosi (scuole, moschee, centri culturali). Però poi non spiega...]]></itunes:summary><itunes:duration>589</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,amnestyinternational,hamas,savethechildren,zonadiguerra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/270caa55cafb74c42156430cdda32858.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vogliamo aprire gli occhi su quello che i musulmani stanno facendo a Israele?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vogliamo-aprire-gli-occhi-su-quello-che-i-musulmani-stanno-facendo-a-israele--62289671</link><description><![CDATA[VIDEO: VIDEO: Le atrocità islamiche del 7 ottobre ➜ https://www.informazionecorretta.com/video/urlaepoiilsilenzio.mp4<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7943" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7943</a><br /><br />VOGLIAMO APRIRE GLI OCCHI SU QUELLO CHE I MUSULMANI STANNO FACENDO A ISRAELE? di Stefano Magni<br />Quante dimostrazioni e prove servono prima di "aprire gli occhi" sul Medio Oriente? Il 7 ottobre di un anno fa è uno di quegli eventi che gli inglesi definiscono con un'espressione che in italiano non può essere tradotta mantenendo la stessa sintetica efficacia: eye opener (che permette di aprire gli occhi). Nonostante tutto, siamo ancora qui ad assistere ad un mondo di opinionisti e di influencer che pretenderebbero di farci aprire gli occhi su un "genocidio" che non c'è: quello dei palestinesi a Gaza. La moda-tormentone del "All eyes on Rafah" (tutti gli occhi siano puntati su Rafah) ne è l'esempio più lampante.<br />Su cosa avremmo dovuto aprire gli occhi il 7 ottobre? Sugli obiettivi dichiarati e in parte anche realizzati di Hamas e sul ruolo di complice sia dell'Iran che dell'Autorità Palestinese. Il 7 ottobre, Hamas ha dimostrato che il suo reale obiettivo è solo quello di assassinare ebrei. Lo sfondamento della barriera di confine e la temporanea sconfitta delle guarnigioni di confine erano solo strumentali, un mezzo per raggiungere il fine. Il fine è stata l'uccisione indiscriminata di civili ebrei.<br />Una volta che è stata colta di sorpresa l'IDF, la forza di difesa israeliana, Hamas non ha sfruttato il suo temporaneo successo per conseguire obiettivi militari o politici. Non sono state attaccate basi militari, né obiettivi economici. Non sono stati assassinati politici, né comandanti militari. L'unica cosa a cui i terroristi di Hamas miravano erano i civili. E li hanno uccisi in gran numero, almeno 1.200 secondo le stime più aggiornate. Li hanno assassinati ovunque si trovassero: in auto lungo le strade, nelle loro case, nei loro letti, o quando erano intenti a ballare in un rave party, il luogo in cui, essendo più concentrati, sono stati uccisi più in gran numero in una sola volta.<br />Hamas non si è limitato ad uccidere. Ha voluto far soffrire le sue vittime nel peggiore dei modi. Vedere i video delle torture e delle uccisioni dei civili israeliani può causare un disturbo post traumatico allo spettatore non preparato alla violenza estrema. Quegli israeliani che sono stati uccisi con un colpo di fucile sono stati i più fortunati. Gli altri hanno subito dei supplizi che parevano seppelliti nella memoria delle invasioni degli unni o dei tartari, nelle guerre di religione di quattro secoli fa o nelle peggiori barbarie commesse durante la Seconda Guerra Mondiale. Non stiamo a descriverle, ma chi volesse approfondire l'argomento può leggere o (se ha il coraggio) guardare molto materiale che è stato raccolto il 7 ottobre. Nulla è mai stato nascosto.<br />L'OSTENTAZIONE DELL'ORRORE E LA PARTECIPAZIONE DEI CIVILI<br />E questa è, appunto, la terza lezione che avremmo dovuto apprendere dal 7 ottobre: il pogrom scatenato da Hamas è stato ampiamente documentato dai terroristi stessi che lo hanno commesso. Ognuno di loro aveva la sua body cam con cui riprendeva in tempo reale quel che stava facendo. Anche le torture più crudeli e fantasiose sono state filmate in tempo reale.<br />Poi tutti questi "snuff movies" sono stati mandati subito sul web, affinché la gente sapesse subito tutto quel che era stato fatto. Da questo punto di vista, Hamas si è dimostrato molto diverso dai precedenti persecutori degli ebrei, soprattutto dai nazisti, che facevano di tutto per nascondere i loro crimini.<br />L'altra scena che avrebbe dovuto aprirci gli occhi è stata la parata dei "vincitori" di ritorno a Gaza. Portavano con sé i prigionieri, ridotti in schiavitù, come da tradizione di tutti gli eserciti antichi. Gli ostaggi catturati erano ben 251, un bottino incredibilmente ricco per un gruppo terrorista che ha visto quanto sia disposta a pagare Israele per ogni singolo cittadino o soldato catturato. Il solo caporale Gilad Shalit era stato scambiato con mille prigionieri palestinesi, fra cui lo stesso Yahya Sinwar, capo di Hamas a Gaza, mente del 7 ottobre.<br />Gli ostaggi liberati narrano di altre scene da film dell'orrore, sevizie, torture fisiche e psicologiche, isolamento, fame, peggio che in un lager. Basta vedere dove erano tenuti i sei sfortunati ostaggi che sono stati assassinati in settembre, poco prime che l'IDF arrivasse a liberarli: un tunnel scavato in profondità, basso tanto da non poter neppure rimanere in piedi, buio, senza alcun tipo di igiene (feci nel secchio, urina in bottiglia). Per undici lunghi mesi, fino a un'esecuzione capitale finale: questa è stata la vita dei sei ostaggi assassinati.<br />Non vengono risparmiate sofferenze neppure ai prigionieri musulmani. Kaid Farhan Elkadi, beduino, liberato in un raid dell'esercito israeliano, è stato ferito, operato senza anestesia, nutrito a pane e acqua. Ed ha dovuto assistere all'omicidio di un altro prigioniero.<br />In tutto questo, che ruolo ha avuto la popolazione di Gaza? Dovrebbero esserci rimaste impresse le immagini, appunto, del ritorno dei "vincitori" del 7 ottobre. Un trionfo. La gente festeggiava per strada, mentre i pick up dei terroristi tornavano trasportando gli ostaggi, o i cadaveri orrendamente mutilati degli israeliani che avevano appena ucciso. "Papà, ne ho uccisi con le mie mani!" urlava al telefono un terrorista al padre. E quello: "Che Dio ti protegga! Allah Akhbar!".<br />Questo è l'atteggiamento medio: piena partecipazione, oltre la normale complicità. In giugno, un sondaggio ha rilevato che i due terzi dei palestinesi approvano il pogrom. E le teste mozzate degli israeliani sono state vendute all'asta. Ai confini del cannibalismo.<br />Significativa anche la reazione dell'Autorità Palestinese: nessuna. Quella che viene ormai riconosciuta come la prima pietra del futuro Stato palestinese non ha neppure lamentato il comportamento dei terroristi di Hamas, neppure ha avuto l'ipocrisia di definirli "compagni che sbagliano". Dalle massime cariche palestinesi è giunta solo una tacita approvazione, quando non un'approvazione esplicita. Al massimo Abu Mazen, presidente (ormai eterno) dell'Ap, è giunto a dire che Hamas, così facendo "ha fornito un pretesto" a Israele per attaccare Gaza.<br />IL SOSTEGNO IRANIANO E LA VERA NATURA DEL CONFLITTO<br />Il 7 ottobre dovrebbe anche aprire definitivamente gli occhi anche sull'Iran, che dal giorno uno, ha fornito pieno sostegno politico, propagandistico e militare alla causa di Hamas. L'8 ottobre, a cadaveri ancora caldi, Hezbollah (emanazione del regime di Teheran in Libano) iniziava il suo lancio di razzi contro il nord di Israele. Una settimana dopo, gli Houthi (emanazione del regime di Teheran nello Yemen) davano inizio ad una guerra di pirateria contro le navi che attraversavano il Mar Rosso, per implementare un rudimentale blocco navale contro Israele.<br />L'Iran è direttamente coinvolto nel 7 ottobre, informato dei fatti quasi in tempo reale, come dimostrano le riunioni (per la prima volta documentate anche con foto) a Beirut fra i vertici di Hamas, Hezbollah e della Guardia Rivoluzionaria iraniana. Per non parlare di Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, che in Iran era letteralmente di casa. I servizi israeliani lo hanno ucciso... a Teheran.<br />Il 7 ottobre avrebbe dovuto aprirci gli occhi sulla natura del conflitto mediorientale: una guerra combattuta da Israele per la sua sopravvivenza, contro un nemico che vuole gli israeliani morti. Nonostante tutto, a giudicare dai discorsi dei governi occidentali e da quel che leggiamo ogni giorno nelle pagine dei commenti delle maggiori testate europee e nord americane, si parla ancora del vecchio progetto (datato 1947) dei "due popoli in due Stati", spacciato come soluzione magica della guerra.<br />Quale convivenza può essere possibile e quale confine si può tracciare se c'è un popolo che ne vuole annientare un altro? Si parla della questione mediorientale, come se fosse solo mediorientale. Ma l'Iran è coinvolto sin dall'inizio. Soprattutto, si fa pressione su Israele (e solo su Israele) perché accetti una pace di compromesso, pur sapendo ormai che combatte contro nemici che non accetterebbero mai compromessi fino all'annientamento fisico totale del popolo ebraico in Israele.<br />Pur avendo visto di che pasta sono fatti i terroristi di Hamas (dai loro stessi video) diamo ancora per buona la loro versione dei fatti. Sentiamo descrivere la guerra a Gaza come un "genocidio israeliano", abbiamo rilanciato la notizia di carestie che non c'erano, di assedio per fame quando i camion portavano aiuti alimentari, di decine di migliaia di bambini morti che nessuno (se non Hamas e i suoi complici) ha mai potuto contare.<br />Le parole hanno conseguenze e il loro effetto è un progressivo isolamento di Israele, della parte aggredita, della nazione che lotta per la sopravvivenza. Come se il 7 ottobre non fosse mai esistito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62289671</guid><pubDate>Wed, 09 Oct 2024 08:07:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62289671/vogliamo_aprire_gli_occhi_su_quello_che_i_musulmani_stanno_facendo_a_israele.mp3" length="9354239" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: VIDEO: Le atrocità islamiche del 7 ottobre ➜ https://www.informazionecorretta.com/video/urlaepoiilsilenzio.mp4

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7943

VOGLIAMO APRIRE GLI OCCHI SU QUELLO CHE I MUSULMANI STANNO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: VIDEO: Le atrocità islamiche del 7 ottobre ➜ https://www.informazionecorretta.com/video/urlaepoiilsilenzio.mp4<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7943" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7943</a><br /><br />VOGLIAMO APRIRE GLI OCCHI SU QUELLO CHE I MUSULMANI STANNO FACENDO A ISRAELE? di Stefano Magni<br />Quante dimostrazioni e prove servono prima di "aprire gli occhi" sul Medio Oriente? Il 7 ottobre di un anno fa è uno di quegli eventi che gli inglesi definiscono con un'espressione che in italiano non può essere tradotta mantenendo la stessa sintetica efficacia: eye opener (che permette di aprire gli occhi). Nonostante tutto, siamo ancora qui ad assistere ad un mondo di opinionisti e di influencer che pretenderebbero di farci aprire gli occhi su un "genocidio" che non c'è: quello dei palestinesi a Gaza. La moda-tormentone del "All eyes on Rafah" (tutti gli occhi siano puntati su Rafah) ne è l'esempio più lampante.<br />Su cosa avremmo dovuto aprire gli occhi il 7 ottobre? Sugli obiettivi dichiarati e in parte anche realizzati di Hamas e sul ruolo di complice sia dell'Iran che dell'Autorità Palestinese. Il 7 ottobre, Hamas ha dimostrato che il suo reale obiettivo è solo quello di assassinare ebrei. Lo sfondamento della barriera di confine e la temporanea sconfitta delle guarnigioni di confine erano solo strumentali, un mezzo per raggiungere il fine. Il fine è stata l'uccisione indiscriminata di civili ebrei.<br />Una volta che è stata colta di sorpresa l'IDF, la forza di difesa israeliana, Hamas non ha sfruttato il suo temporaneo successo per conseguire obiettivi militari o politici. Non sono state attaccate basi militari, né obiettivi economici. Non sono stati assassinati politici, né comandanti militari. L'unica cosa a cui i terroristi di Hamas miravano erano i civili. E li hanno uccisi in gran numero, almeno 1.200 secondo le stime più aggiornate. Li hanno assassinati ovunque si trovassero: in auto lungo le strade, nelle loro case, nei loro letti, o quando erano intenti a ballare in un rave party, il luogo in cui, essendo più concentrati, sono stati uccisi più in gran numero in una sola volta.<br />Hamas non si è limitato ad uccidere. Ha voluto far soffrire le sue vittime nel peggiore dei modi. Vedere i video delle torture e delle uccisioni dei civili israeliani può causare un disturbo post traumatico allo spettatore non preparato alla violenza estrema. Quegli israeliani che sono stati uccisi con un colpo di fucile sono stati i più fortunati. Gli altri hanno subito dei supplizi che parevano seppelliti nella memoria delle invasioni degli unni o dei tartari, nelle guerre di religione di quattro secoli fa o nelle peggiori barbarie commesse durante la Seconda Guerra Mondiale. Non stiamo a descriverle, ma chi volesse approfondire l'argomento può leggere o (se ha il coraggio) guardare molto materiale che è stato raccolto il 7 ottobre. Nulla è mai stato nascosto.<br />L'OSTENTAZIONE DELL'ORRORE E LA PARTECIPAZIONE DEI CIVILI<br />E questa è, appunto, la terza lezione che avremmo dovuto apprendere dal 7 ottobre: il pogrom scatenato da Hamas è stato ampiamente documentato dai terroristi stessi che lo hanno commesso. Ognuno di loro aveva la sua body cam con cui riprendeva in tempo reale quel che stava facendo. Anche le torture più crudeli e fantasiose sono state filmate in tempo reale.<br />Poi tutti questi "snuff movies" sono stati mandati subito sul web, affinché la gente sapesse subito tutto quel che era stato fatto. Da questo punto di vista, Hamas si è dimostrato molto diverso dai precedenti persecutori degli ebrei, soprattutto dai nazisti, che facevano di tutto per nascondere i loro crimini.<br />L'altra scena che avrebbe dovuto aprirci gli occhi è stata la parata dei "vincitori" di ritorno a Gaza. Portavano con sé i prigionieri, ridotti in schiavitù, come da tradizione di tutti gli eserciti antichi. Gli ostaggi...]]></itunes:summary><itunes:duration>585</itunes:duration><itunes:keywords>7ottobre,crudeltà,hamas,israele,musulmani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/96ad3d22aadde92255def26bd659b082.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il manifesto di Ventotene: l'oligarchia tecnocratica al potere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-manifesto-di-ventotene-l-oligarchia-tecnocratica-al-potere--62095247</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7930" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7930</a><br /><br />IL MANIFESTO DI VENTOTENE: L'OLIGARCHIA TECNOCRATICA AL POTERE di Riccardo Pedrizzi<br /><br />Fin dalla campagna elettorale per le europee tutti i candidati di Italia Viva, Più Europa e della sinistra in genere avevano ripetuto la litania: "Ventotene da sogno di pochi diventerà una necessità per tutti", dimenticando tutti gli altri fondatori. Per realizzare questo sogno si è subito ricostituito il "Gruppo Spinelli" in questa legislatura del Parlamento europeo. Con l'obiettivo ambizioso di costituire un'Unione federale, sovrana e democratica. Per ultimo, nei giorni scorsi, Josep Borrell, alto rappresentante della Politica estera dell'Ue, ha detto che: "Il Manifesto di Ventotene è la base dell'Unione europea e rappresenta tutti i valori in cui crediamo, lo manderei a Putin". Ed è naturale che la pensi cosi lui che è del Partito Socialista Operaio spagnolo, inaugurando domenica 1° settembre sull'isola pontina il murales che riproduce il testo dello scritto di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, considerato dalla sinistra internazionale il documento fondativo dell'Unione europea.<br />Ora, che siano esponenti della sinistra più o meno estrema a sognare "Ventotene" è anche comprensibile, quello che non si capisce, invece, è il giudizio positivo espresso su quel manifesto da qualche rappresentante della gerarchia cattolica, che alla vigilia del voto sul laicista giornale Repubblica dichiarava: "Mi auguro che l'Europa torni ad essere coerente con lo spirito di Ventotene che prevalgano i principi della solidarietà, della condivisione e della fraternità". Non so, a questo punto, se si possa parlare di ignoranza o di mala fede di questi vescovi italiani.<br />Come molti sanno, il manifesto di Ventotene sull'Europa unita era stato redatto nell'omonima isola da un gruppo di confinati dal regime fascista, di ideologia socialista, marxista e atea. Pochi però sanno, perché non l'hanno mai neppure letto che quel manifesto voleva attuare una rivoluzione socialista, abolire la proprietà privata; rifiutava il metodo democratico; il popolo doveva essere guidato da pochi esperti e soprattutto doveva essere "educato".<br />UN'EUROPA AUTORITARIA, ATEA E ANTICRISTIANA<br />In estrema sintesi quello di Ventotene è il manifesto di un'Europa autoritaria, atea e anticristiana, guidata da una categoria di esperti illuminati. Ciononostante qualche ecclesiastico si augurava che l'Europa ritornasse ancora di più a quello spirito. L'offensiva su e con Ventotene era iniziata qualche anno fa con la venuta nell'isola di personaggi delle istituzioni europee come Ursula von del Layen, presidente della Commissione e come lo scomparso David Sassoli, presidente del Parlamento europeo.<br />Il decollo dell'attenzione - come si ricorderà - era proseguito, con il vertice promosso da Matteo Renzi il 22/8 del 2016 e con la partecipazione di Francois Holland e di Angela Merkel sulla portaerei Garibaldi, perché - disse l'allora il presidente del Consiglio italiano - "l'Isola di Ventotene rappresenta i valori e gli ideali che hanno fondato l'Unione europea". Poi arrivò il 20 agosto del 2021 il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, si recò in occasione dell'ottantesimo anniversario del "Manifesto di Ventotene" e del 40° "Seminario per la formazione federalista europea" sull'isola pontina, rendendo omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, sulla quale depose una corona di fiori. In pratica anche lui, ex democristiano e, quindi, presumibilmente cattolico, contribuì ad alimentare la tesi secondo la quale il "Manifesto di Ventotene" sarebbe il fondamento della Unione europea.<br />Da allora il leit-motive di tutte le manifestazioni è stato quello, appunto, di far passare sempre più l'idea che quel "manifesto" fosse la base, l'atto di battesimo della causa europeista. [...]<br />In realtà le istituzioni europee erano nate con tutt'altra ispirazione molto diversa di quella del Manifesto per principale impulso dei tre statisti, tutti e tre cattolici, i quali avevano preso le mosse dalle comuni radici cristiane dell'Europa ed avevano assunto come riferimento simbolico il Sacro Romano Impero (attualmente il massimo riconoscimento europeo è proprio e non a caso un premio intitolato a Carlo Magno) e pochi sanno che le stelle che circondano il vessillo europeo sono le stelle che ornano il capo della Vergine Maria.<br />Il filone "laico" era già allora presente, ma aveva i suoi antesignani nel francese Jean Monnet e nel belga Paul-Henri Spaak e non certo negli autori del Manifesto di Ventotene e nella loro Unione dei Federalisti Europei.<br />Ora ci si dovrebbe chiedere perché si sta insistendo tanto su tale manifesto e perché si rende omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, sepolto a Ventotene? Ciò è evidente. Perché la cultura, e quindi il progetto politico attuale dell'Europa, sono del tutto subalterni proprio a quei circoli politico-culturali, eredi del mondo da cui provenivano gli autori del Manifesto di Ventotene.<br />C'è dunque un obbiettivo ideologico e ci sono poi gli aspetti simbolici per celebrare col massimo risalto possibile il "Manifesto di Ventotene". Scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colosini e altri, infatti è molto celebrato dalla cultura di sinistra italiana, ma in effetti largamente ignoto altrove. In pratica si sta facendo passare quel Manifesto come se fosse davvero la pietra angolare delle istituzioni europee e si parla dei suoi autori come se fossero davvero i padri dell'Europa.<br />IMAGINE THERE'S NO COUNTRIES<br />La verità è che, redatto da intellettuali di sinistra, futuri co-fondatori del Partito d'Azione, il documento è un vessillo di quell'idea d'Europa molto "laica", se non laicista, e molto statalista, che in effetti all'inizio del processo di unificazione ebbe ben poco peso e che prevalse più tardi, solo dagli anni '80 del secolo scorso, fino a condurre l'attuale Unione europea nella situazione in cui si trova adesso.<br />In effetti l'Europa di Spinelli e compagni è oligarchica e mondialista, vuole superare le differenze nazionali e non è pensata come il coronamento di un'unità di popoli europei, basata sui loro caratteri comuni (etnici, culturali, religiosi), ma come l'embrione di una futura aggregazione di livello mondiale, che elimini definitivamente dalla faccia della Terra ogni confine, ogni differenza culturale e che riunisca tutti i popoli del Mondo. Insomma l'Europa del Manifesto è solo un primo passo di una struttura che dovrebbe preludere ad un internazionalismo indifferenziato ed uniforme con un governo globale mondialista.<br />È la visione, per essere ancora più chiaro, di un insieme di tutti i popoli che costituiscono l'umanità, di cui la federazione europea dovrebbe essere la garanzia perché i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo. Risulta chiaro pertanto l'impostazione antinazionale di tutto il progetto.<br />Basta leggere bene tutto il documento.<br />Nella prima parte del Manifesto si sostiene che gli Stati nazionali sono stati uno strumento utile a ridurre il potere reazionario del Vaticano, ma poi sono diventati gli artefici di nazionalismi e totalitarismi; sono stati una tappa, che è da superare in vista di una sempre più grande aggregazione statale, prima europea e poi mondiale.<br />Nessun riferimento alla comune identità europea, alla cultura, alle tradizioni, alla religione che hanno costituito la storia del continente europeo è rilevabile all'interno del freddo e burocratico manifesto spinelliano, che vuole l'unità europea perché "è la tendenza storica della Modernità a volerlo".<br />LA RELIGIONE COME FATTORE DI OSCURANTISMO<br />Ancora, considerata la religione come fattore di oscurantismo, [...] si propone di sostituirla con la fratellanza universale che ignora le differenze tra i popoli. Il Manifesto di Ventotene ha, inoltre, un sapore elitario: Spinelli critica il processo democratico e la sovranità popolare e chiarisce che deve essere una minoranza "veramente rivoluzionaria" a guidare il processo di integrazione europea.<br />Di fronte a questa vera e propria ideologia antidemocratica, oligarchica, tecnocratica e persino dittatoriale [...] non viene riconosciuto spazio alcuno all'autonomia della persona, alla società civile, insomma al principio di sussidiarietà.<br />Come tutte le leggende, dunque, anche quella dell'Ue ha i suoi miti. Uno dei più significativi e falsi è il Manifesto di Ventotene; ma la semplice lettura di quel documento dovrebbe indurre i suoi apologeti ad avere un po' di pudore nell'esaltarlo, visto che in quel Manifesto vi è la radice ideologica di istituzioni lontane dai popoli ed oggi arroccate in burocrazie, che guardano alla democrazia come a un pericolo, che ritengono l'unificazione europea non l'esito di un percorso di federazione fra popoli e nazioni, nel rispetto delle specificità di ciascuna, ma l'imposizione dall'alto di regole comuni.<br />Ora questa leggenda, con i suoi falsi miti, mostra i suoi limiti nel confronto con la realtà.<br />L'alternativa vera oggi non è fra europeismo e nazionalismo (o sovranismo), ma fra Ventotene e Magistero della Chiesa quanto al rispetto delle identità e della volontà dei popoli, alla consapevolezza di una storia e di un destino comune.<br />In pratica Altiero Spinelli avrebbe voluto alla guida della futura Unione europea un organismo indipendente, senza legittimità democratica, non eletto, competente (i migliori di oggi) e non soggetto a scrupoli di carattere morale o sentimentale; in una]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62095247</guid><pubDate>Tue, 24 Sep 2024 20:05:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62095247/il_manifesto_di_ventotene.mp3" length="11136566" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7930

IL MANIFESTO DI VENTOTENE: L'OLIGARCHIA TECNOCRATICA AL POTERE di Riccardo Pedrizzi

Fin dalla campagna elettorale per le europee tutti i candidati di Italia Viva, Più Europa e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7930" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7930</a><br /><br />IL MANIFESTO DI VENTOTENE: L'OLIGARCHIA TECNOCRATICA AL POTERE di Riccardo Pedrizzi<br /><br />Fin dalla campagna elettorale per le europee tutti i candidati di Italia Viva, Più Europa e della sinistra in genere avevano ripetuto la litania: "Ventotene da sogno di pochi diventerà una necessità per tutti", dimenticando tutti gli altri fondatori. Per realizzare questo sogno si è subito ricostituito il "Gruppo Spinelli" in questa legislatura del Parlamento europeo. Con l'obiettivo ambizioso di costituire un'Unione federale, sovrana e democratica. Per ultimo, nei giorni scorsi, Josep Borrell, alto rappresentante della Politica estera dell'Ue, ha detto che: "Il Manifesto di Ventotene è la base dell'Unione europea e rappresenta tutti i valori in cui crediamo, lo manderei a Putin". Ed è naturale che la pensi cosi lui che è del Partito Socialista Operaio spagnolo, inaugurando domenica 1° settembre sull'isola pontina il murales che riproduce il testo dello scritto di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, considerato dalla sinistra internazionale il documento fondativo dell'Unione europea.<br />Ora, che siano esponenti della sinistra più o meno estrema a sognare "Ventotene" è anche comprensibile, quello che non si capisce, invece, è il giudizio positivo espresso su quel manifesto da qualche rappresentante della gerarchia cattolica, che alla vigilia del voto sul laicista giornale Repubblica dichiarava: "Mi auguro che l'Europa torni ad essere coerente con lo spirito di Ventotene che prevalgano i principi della solidarietà, della condivisione e della fraternità". Non so, a questo punto, se si possa parlare di ignoranza o di mala fede di questi vescovi italiani.<br />Come molti sanno, il manifesto di Ventotene sull'Europa unita era stato redatto nell'omonima isola da un gruppo di confinati dal regime fascista, di ideologia socialista, marxista e atea. Pochi però sanno, perché non l'hanno mai neppure letto che quel manifesto voleva attuare una rivoluzione socialista, abolire la proprietà privata; rifiutava il metodo democratico; il popolo doveva essere guidato da pochi esperti e soprattutto doveva essere "educato".<br />UN'EUROPA AUTORITARIA, ATEA E ANTICRISTIANA<br />In estrema sintesi quello di Ventotene è il manifesto di un'Europa autoritaria, atea e anticristiana, guidata da una categoria di esperti illuminati. Ciononostante qualche ecclesiastico si augurava che l'Europa ritornasse ancora di più a quello spirito. L'offensiva su e con Ventotene era iniziata qualche anno fa con la venuta nell'isola di personaggi delle istituzioni europee come Ursula von del Layen, presidente della Commissione e come lo scomparso David Sassoli, presidente del Parlamento europeo.<br />Il decollo dell'attenzione - come si ricorderà - era proseguito, con il vertice promosso da Matteo Renzi il 22/8 del 2016 e con la partecipazione di Francois Holland e di Angela Merkel sulla portaerei Garibaldi, perché - disse l'allora il presidente del Consiglio italiano - "l'Isola di Ventotene rappresenta i valori e gli ideali che hanno fondato l'Unione europea". Poi arrivò il 20 agosto del 2021 il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, si recò in occasione dell'ottantesimo anniversario del "Manifesto di Ventotene" e del 40° "Seminario per la formazione federalista europea" sull'isola pontina, rendendo omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, sulla quale depose una corona di fiori. 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Più specificamente, essa si manifesta ormai come la caratteristica principale di tutto il mondo politico, intellettuale e mediatico accomunato in qualche modo sotto l'etichetta di "progressismo" e "sinistra".<br />Molti episodi delle ultime settimane confermano tale crescente torsione repressiva: dalla massiccia persecuzione poliziesca e giudiziaria di opinioni dissenzienti – comprese quelle espresse sui social media - lanciata dal governo britannico laburista di Keir Starmer contro i manifestanti anti-immigrazione, alla grottesca lettera minatoria inviata dal commissario Ue Thierry Breton a Elon Musk per minacciare ritorsioni per lo spazio mediatico da lui concesso a Donald Trump, fino alle esplicite minacce del deputato europeo macroniano Sandro Gozi di sopprimere tout court il social medium X, di proprietà dello stesso Musk, sul territorio dell'Unione. Ma se si volessero citare tutte le continue richieste di cancellazione delle voci avversarie, su ogni questione in discussione, provenienti dalle sinistre occidentali l'elenco sarebbe infinito.<br />Non si tratta, ovviamente, di una tendenza nata ieri. L'"album di famiglia" storico di ideologie e partiti di sinistra in tal senso è molto cospicuo, dal giacobinismo fino alle dittature comuniste del XX secolo.<br />Nel secondo Novecento l'inclinazione repressiva, a dispetto delle invocazioni sessantottine al free speech e al "vietato vietare", ha preso un corso meno apparentemente evidente, ma altrettanto pericoloso con il progressivo abbandono del paradigma della lotta di classe in favore di quello dei "diritti civili" intesi come "risarcimento" a gruppi minoritari per le più varie discriminazioni, secondo la traccia della identity politics. In merito a tali temi, l'argomentazione del liberal occidentale, esplicita o implicita, diventava più o meno la seguente: chiunque critichi nel merito qualsiasi misura invocata in nome della non discriminazione compie un atto di violenza contro i gruppi minoritari già discriminati. Su quelle misure la political correctness autorizza soltanto una posizione favorevole "a prescindere": il pluralismo diventa automaticamente "discorso di odio", e va quindi impedito, bollando come "razzista" "suprematista", o "fobico" ogni oppositore delle deriva "dirittista" promossa in nome del nuovo mito "tribale" del progresso.<br />LA LOTTA CONTRO LE EMERGENZE<br />Ma il salto di qualità decisivo nel senso della mutazione genetica della democrazia in regime "a partito unico", nella mente e nelle azioni dei "progressisti" occidentali, è avvenuto, tra gli anni Dieci e Venti del XXI secolo, con l'avvento di un paradigma ideologico che vede nella politica in primo luogo una lotta contro "emergenze". Una lotta che rappresenta una questione di vita o di morte per le collettività, e che dunque in quanto tale non può essere esercitata efficacemente attraverso la democrazia pluralista (le cui procedure ritarderebbero o pregiudicherebbero fatalmente azioni inevitabili e necessarie) ma deve essere affidata a "comitati di salute pubblica" organizzati con una logica tecnocratica e/o giustificati in nome della "scienza".<br />Tale paradigma si è imposto innanzitutto attraverso la predicazione martellante dell'ideologia millenaristica del catastrofismo climatico, in cui l'esigenza di ridurre a tutti i costi le "emissioni" di anidride carbonica per "salvare il pianeta" è stata affermata come punto assoluto e imprescindibile, senza alcuna possibilità di discussione. Poi è stato riproposto in forma altrettanto radicale con l'epidemia di Covid 19, additata come minaccia talmente apocalittica da giustificare restrizioni inaudite delle libertà individuali sancite dagli ordinamenti liberaldemocratici. Infine, con toni ultimativi è stato invocato in occasione della guerra russo-ucraina per tacitare ogni critica alla linea di contrapposizione totale nei confronti di Mosca adottata da Nato e Ue.<br />Chi si oppone all'immigrazione indiscriminata, all'aborto assolutizzato come "diritto fondamentale", all'utero in affitto, alla "transizione di genere" illimitata sui minori, all'indottrinamento gender nelle istituzioni formative viene etichettato dai "progressisti" contemporanei come un odiatore, un razzista, un omofobo/transofobo di "estrema destra" violento e pericoloso. Ma chi contesta il millenarismo climatista viene automaticamente considerato colpevole dell'estinzione dell'umanità, del collasso dell'ecosistema, delle sette piaghe d'Egitto, e deve essere sistematicamente messo a tacere per la salvezza di tutti.<br />LA PROPAGANDA DI REGIME<br />Nella stessa logica chi critica come irrazionali, inutili e illegittimi i lockdown, i coprifuoco, i ricatti e gli obblighi vaccinali viene additato come untore, responsabile morale di ogni contagio, sofferenza o morte dei "fragili". E chi critica la corsa all'escalation militare, l'abbandono di ogni via diplomatica, la riduzione dell'economia a economia di guerra viene accusato con disprezzo - da sinistre improvvisamente convertitesi dal pacifismo dogmatico al bellicismo moralista - di essere ipso facto al soldo di un tiranno, e di favorire il massacro degli aggrediti da parte degli aggressori.<br />Dalla identity politics all'emergenzialismo coatto la cultura politica dei progressisti occidentali completa la sua torsione verso un ripudio strutturale del pluralismo, verso la riduzione della democrazia a regime in cui è possibile e necessaria una sola scelta, imposta dalle "magnifiche sorti e progressive" della civiltà unica, o dalla salvezza contro catastrofi globali. Il tutto, attraverso la versione aggiornata di quella che era stata la propaganda di regime a senso unico nelle dittature novecentesche: lo storytelling o "narrazione", trasformazione della dialettica politica in ricostruzione edificante ed emotiva di qualsiasi questione in ballo, proposta allo stesso modo da un coro di media – tradizionali/generalisti, digitali, social – e di agenzie istituzionali tutti coordinati secondo una regia comune, dall'informazione alla cultura fino all'intrattenimento. Se qualche mezzo di informazione, qualche centro di elaborazione scientifica e culturale, qualche intellettuale indipendente, qualche artista "stona", e si pone in contrapposizione al coro, scatta immediatamente la richiesta indignata e rabbiosa di censurarlo, zittirlo e cancellarlo. [...]<br />Il progressismo del XXI secolo appare regredito solo all'invocazione a tappare la bocca agli altri in nome di parole d'ordine dogmatiche, primordiali, fondate sul puro dominio della paura.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "La censura, quando è lecita e quando non lo è" spiega che è lecito e perfino doveroso limitare la libertà di espressione quando questa non rispetta i principi della morale naturale, mentre non lo è più quando essa semplicemente contraddice la versione politicamente corretta, del potere di turno. Ma nelle democrazie liberali accade oggi esattamente il contrario.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 agosto 2024:<br />Facebook ha oscurato il profilo del filosofo Richard Dawkins, il quale su X era intervenuto sulla questione del gender alle Olimpiadi di Parigi, sostenendo che le identità sessuate sono solo due. Questo tipo di censura è inaccettabile, ma lo è solo perché toglie la libertà di parola ad una persona? Questi casi di censura nelle piattaforme digitali pongono la questione più generale della censura in quanto tale: quando e a quali condizioni qualcuno può impedire ad un altro di esprimere la propria opinione? Ora, sulla base del solo principio della moderna libertà di opinione fatta propria dalla democrazia liberale il problema non è risolvibile.<br />I social sono realtà private che si danno il proprio codice di comportamento e la propria "etica" interna. Stabiliscono quali sono le parole che non possono essere postate e quali sono i temi vietati e quelli permessi. La loro "etica aziendale" è una loro costruzione artificiale e anzi spesso vietano proprio di dire la verità, come nel caso di Dawkins riportato sopra. Il fatto di essere entità private non impedisce loro di fare politica, di creare costume e di plasmare mentalità. Se giuridicamente sono private, la loro attività è comunque senz’altro pubblica, anche se non statale. La critica che si dovrebbe muovere loro, allora, consiste nel denunciare la mancanza di un fondamento oggettivo e universale della loro "etica comunicativa", e di sostituirlo con un codice artificiale variabile a loro uso e consumo. Spesso ciò significa ad uso e consumo dei centri di potere, di cui essi stessi fanno parte. È lecito e perfino doveroso limitare la libertà di espressione quando questa non rispetta i principi della morale naturale, non lo è più quando essa contraddice la versione politicamente corretta, o quella del potere di turno, o quella più conveniente per motivi estrinseci. Senza riferimento ad un criterio naturale, il potere di censura diventa arbitrario. Per questo la democrazia liberale non riesce a incarnarlo.<br />Troviamo la conferma anche spostandoci al piano politico. Anche qui riscontriamo due cambiamenti: si è cessato di esercitare]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61251771</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2024 19:00:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61251771/sinistra_ormai_sinonimo_di_repressione.mp3" length="11913652" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7898

SINISTRA E' ORMAI SINONIMO DI REPRESSIONE DEL DISSENSO: E' LA PROPAGANDA DI REGIME 2.0 di Eugenio Capozzi

La tendenza alla negazione del pluralismo democratico, alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7898" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7898</a><br /><br />SINISTRA E' ORMAI SINONIMO DI REPRESSIONE DEL DISSENSO: E' LA PROPAGANDA DI REGIME 2.0 di Eugenio Capozzi<br /><br />La tendenza alla negazione del pluralismo democratico, alla criminalizzazione del dissenso e alla censura, già emersa da tempo nelle società occidentali che ancora si definiscono liberaldemocratiche, appare ulteriormente consolidarsi, e anzi subire una decisa accelerazione. Più specificamente, essa si manifesta ormai come la caratteristica principale di tutto il mondo politico, intellettuale e mediatico accomunato in qualche modo sotto l'etichetta di "progressismo" e "sinistra".<br />Molti episodi delle ultime settimane confermano tale crescente torsione repressiva: dalla massiccia persecuzione poliziesca e giudiziaria di opinioni dissenzienti – comprese quelle espresse sui social media - lanciata dal governo britannico laburista di Keir Starmer contro i manifestanti anti-immigrazione, alla grottesca lettera minatoria inviata dal commissario Ue Thierry Breton a Elon Musk per minacciare ritorsioni per lo spazio mediatico da lui concesso a Donald Trump, fino alle esplicite minacce del deputato europeo macroniano Sandro Gozi di sopprimere tout court il social medium X, di proprietà dello stesso Musk, sul territorio dell'Unione. Ma se si volessero citare tutte le continue richieste di cancellazione delle voci avversarie, su ogni questione in discussione, provenienti dalle sinistre occidentali l'elenco sarebbe infinito.<br />Non si tratta, ovviamente, di una tendenza nata ieri. L'"album di famiglia" storico di ideologie e partiti di sinistra in tal senso è molto cospicuo, dal giacobinismo fino alle dittature comuniste del XX secolo.<br />Nel secondo Novecento l'inclinazione repressiva, a dispetto delle invocazioni sessantottine al free speech e al "vietato vietare", ha preso un corso meno apparentemente evidente, ma altrettanto pericoloso con il progressivo abbandono del paradigma della lotta di classe in favore di quello dei "diritti civili" intesi come "risarcimento" a gruppi minoritari per le più varie discriminazioni, secondo la traccia della identity politics. In merito a tali temi, l'argomentazione del liberal occidentale, esplicita o implicita, diventava più o meno la seguente: chiunque critichi nel merito qualsiasi misura invocata in nome della non discriminazione compie un atto di violenza contro i gruppi minoritari già discriminati. Su quelle misure la political correctness autorizza soltanto una posizione favorevole "a prescindere": il pluralismo diventa automaticamente "discorso di odio", e va quindi impedito, bollando come "razzista" "suprematista", o "fobico" ogni oppositore delle deriva "dirittista" promossa in nome del nuovo mito "tribale" del progresso.<br />LA LOTTA CONTRO LE EMERGENZE<br />Ma il salto di qualità decisivo nel senso della mutazione genetica della democrazia in regime "a partito unico", nella mente e nelle azioni dei "progressisti" occidentali, è avvenuto, tra gli anni Dieci e Venti del XXI secolo, con l'avvento di un paradigma ideologico che vede nella politica in primo luogo una lotta contro "emergenze". Una lotta che rappresenta una questione di vita o di morte per le collettività, e che dunque in quanto tale non può essere esercitata efficacemente attraverso la democrazia pluralista (le cui procedure ritarderebbero o pregiudicherebbero fatalmente azioni inevitabili e necessarie) ma deve essere affidata a "comitati di salute pubblica" organizzati con una logica tecnocratica e/o giustificati in nome della "scienza".<br />Tale paradigma si è imposto innanzitutto attraverso la predicazione martellante dell'ideologia millenaristica del catastrofismo climatico, in cui l'esigenza di ridurre a tutti i costi le "emissioni" di anidride carbonica per "salvare il pianeta" è stata affermata come punto...]]></itunes:summary><itunes:duration>745</itunes:duration><itunes:keywords>censura,dialettica,narrazione,olimpiadi,pluralismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7a0adbb4df7bbf4dbed9cad598125270.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo garantisce i privilegi di Poste Italiane</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-garantisce-i-privilegi-di-poste-italiane--61095854</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7891" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7891</a><br /><br />IL GOVERNO GARANTISCE I PRIVILEGI DI POSTE ITALIANE (NON CERTO PER MIGLIORARE IL SERVIZIO)<br /><br />Poste Italiane è l'azienda partecipata dallo Stato che, come suggerisce il suo nome, dedica una piccola parte delle sue risorse a sbrigare il servizio postale, e gran parte dei suoi dipendenti e mezzi a vendere altri prodotti (bancari, assicurativi, telefonici e ora anche energetici) in concorrenza con gli operatori tradizionali. Il suo modello di business si basa sulla capillare rete di circa 12 mila sportelli. Tale infrastruttura, ceduta a titolo gratuito dallo Stato, è stata realizzata nel tempo a spese dei contribuenti. Non solo: ogni anno il governo paga a Poste una quota dei costi per il mantenimento in esercizio degli uffici postali. Nessun operatore privato potrebbe avere una rete tanto ampia, sia per ragioni economiche, sia soprattutto perché non lo consentirebbe il Garante della concorrenza, che infatti quando valuta le fusioni tra istituti bancari e soggetti analoghi spesso e volentieri impone la cessione di una parte degli sportelli.<br />Questa situazione è in tutta evidenza anti-concorrenziale: Poste gode di un privilegio unicamente in funzione del suo ruolo nell'erogazione del servizio universale e in tal modo fa concorrenza sleale in altri mercati contigui. La legge antitrust prevede, al comma 2-quater dell'articolo 8 (ricordatevi bene questo riferimento), che - se il titolare di un servizio di interesse economico generale si trova in questa condizione - deve concedere l'accesso ai suoi asset anche ai concorrenti "a condizioni equivalenti". Alcuni operatori del mercato dell'energia hanno dunque chiesto a Poste di poter vendere o almeno reclamizzare i propri prodotti attraverso la rete postale. Poste ha negato l'accesso. Così questi operatori, assieme ad alcune associazioni di categoria, hanno segnalato la vicenda all'Antitrust. Il Garante ha aperto un procedimento a febbraio 2024 e lo ha concluso a luglio, rilevando l'abuso di Poste e imponendo all'azienda di adottare una serie di misure correttive.<br />Poste farà ovviamente ricorso. La storia dovrebbe concludersi così: saranno il Tar e il Consiglio di Stato a stabilire chi ha ragione. Invece no. La storia si conclude diversamente.<br />Il Decreto omnibus, approvato dal consiglio dei ministri pochi giorni fa, a un mese tondo dalla conclusione del procedimento Antitrust, interviene su "Misure urgenti di carattere fiscale, proroghe di termini normativi ed interventi di carattere economico". Tra queste "misure urgenti", esso prevede che "all'articolo 8 della legge 10 ottobre 1990, n.287... il comma 2-quater è abrogato". Sì, proprio quel comma 2-quater che impedisce ai monopolisti legali (come Poste) di trarre indebito vantaggio dai beni che possiedono proprio in forza della loro funzione come erogatori di un servizio pubblico.<br />Il messaggio è chiaro: se hai il ministero dell'Economia tra i tuoi azionisti, per te le regole non si applicano: si cambiano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61095854</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2024 07:51:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61095854/il_governo_garantisce_i_privilegi_di_poste_italiane.mp3" length="3923908" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7891

IL GOVERNO GARANTISCE I PRIVILEGI DI POSTE ITALIANE (NON CERTO PER MIGLIORARE IL SERVIZIO)

Poste Italiane è l'azienda partecipata dallo Stato che, come suggerisce il suo nome,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7891" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7891</a><br /><br />IL GOVERNO GARANTISCE I PRIVILEGI DI POSTE ITALIANE (NON CERTO PER MIGLIORARE IL SERVIZIO)<br /><br />Poste Italiane è l'azienda partecipata dallo Stato che, come suggerisce il suo nome, dedica una piccola parte delle sue risorse a sbrigare il servizio postale, e gran parte dei suoi dipendenti e mezzi a vendere altri prodotti (bancari, assicurativi, telefonici e ora anche energetici) in concorrenza con gli operatori tradizionali. Il suo modello di business si basa sulla capillare rete di circa 12 mila sportelli. Tale infrastruttura, ceduta a titolo gratuito dallo Stato, è stata realizzata nel tempo a spese dei contribuenti. Non solo: ogni anno il governo paga a Poste una quota dei costi per il mantenimento in esercizio degli uffici postali. Nessun operatore privato potrebbe avere una rete tanto ampia, sia per ragioni economiche, sia soprattutto perché non lo consentirebbe il Garante della concorrenza, che infatti quando valuta le fusioni tra istituti bancari e soggetti analoghi spesso e volentieri impone la cessione di una parte degli sportelli.<br />Questa situazione è in tutta evidenza anti-concorrenziale: Poste gode di un privilegio unicamente in funzione del suo ruolo nell'erogazione del servizio universale e in tal modo fa concorrenza sleale in altri mercati contigui. La legge antitrust prevede, al comma 2-quater dell'articolo 8 (ricordatevi bene questo riferimento), che - se il titolare di un servizio di interesse economico generale si trova in questa condizione - deve concedere l'accesso ai suoi asset anche ai concorrenti "a condizioni equivalenti". Alcuni operatori del mercato dell'energia hanno dunque chiesto a Poste di poter vendere o almeno reclamizzare i propri prodotti attraverso la rete postale. Poste ha negato l'accesso. Così questi operatori, assieme ad alcune associazioni di categoria, hanno segnalato la vicenda all'Antitrust. Il Garante ha aperto un procedimento a febbraio 2024 e lo ha concluso a luglio, rilevando l'abuso di Poste e imponendo all'azienda di adottare una serie di misure correttive.<br />Poste farà ovviamente ricorso. La storia dovrebbe concludersi così: saranno il Tar e il Consiglio di Stato a stabilire chi ha ragione. Invece no. La storia si conclude diversamente.<br />Il Decreto omnibus, approvato dal consiglio dei ministri pochi giorni fa, a un mese tondo dalla conclusione del procedimento Antitrust, interviene su "Misure urgenti di carattere fiscale, proroghe di termini normativi ed interventi di carattere economico". Tra queste "misure urgenti", esso prevede che "all'articolo 8 della legge 10 ottobre 1990, n.287... il comma 2-quater è abrogato". Sì, proprio quel comma 2-quater che impedisce ai monopolisti legali (come Poste) di trarre indebito vantaggio dai beni che possiedono proprio in forza della loro funzione come erogatori di un servizio pubblico.<br />Il messaggio è chiaro: se hai il ministero dell'Economia tra i tuoi azionisti, per te le regole non si applicano: si cambiano.]]></itunes:summary><itunes:duration>246</itunes:duration><itunes:keywords>aziendepartecipate,legge,meloni,posteitaliane,privilegi,servizi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f9b2e917938504886d16985f443d307b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Astensionismo alle urne qualche ragione per capire</title><link>https://www.spreaker.com/episode/astensionismo-alle-urne-qualche-ragione-per-capire--60208784</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7811" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7811</a><br /><br />ASTENSIONISMO ALLE URNE, QUALCHE RAGIONE PER CAPIRE di Roberto Marchesini<br />L'affluenza alle elezioni, in Italia, è crollata da oltre il 90% a sotto il 50 (in alcuni casi anche meno); e tutto fa pensare che sarà molto bassa anche alle prossime elezioni europee. Cerchiamo di capire quali potrebbero essere le cause di questo astensionismo sempre più diffuso.<br />Una prima causa potrebbe essere spiegata dal cosiddetto «paradosso dei gelatai». Su una spiaggia lunga un chilometro, due gelatai dividono la spiaggia in due e piazzano il proprio chiosco a metà della loro metà spiaggia, a cinquecento metri di distanza. Lentamente, per sottrarre all'altro dei possibili clienti, ciascuno dei due gelatai si avvicina al centro della spiaggia; alla fine i due gelatai si trovano entrambi al centro della spiaggia. Si tratta, ovviamente, di una metafora secondo la quale «destra» e «sinistra», per accaparrarsi i voti dei «centro» e degli indecisi, rinunciano alle posizioni più estreme e convergono tra loro verso un ipotetico «centro». Insomma: c'è differenza tra FdI, Lega e PD? O, in fondo, dicono tutti le stesse cose? Quindi perché votare l'uno o l'altro se, chiunque vinca, sarà comunque la stessa cosa?<br />Una seconda causa potrebbe essere la progressiva sfiducia degli elettori nei confronti dei partiti di riferimento. La Lega, ad esempio, nel 2019 inserì nel simbolo elettorale per le elezioni europee la scritta «No Euro»: ottenne oltre 9 milioni di voti e il 34,26% dei suffragi, il miglior risultato elettorale di sempre e divenne il partito più votato in Italia. Dopodiché, le posizioni «No Euro» furono completamente abbandonate e la Lega finì sotto il 10%. Questo è forse il caso più eclatante; ma sono molti i delusi del Movimento 5 Stelle e, più recentemente, di FdI. Contrariamente a quanto si dice, gli elettori si ricordano di chi fa promesse solo per ottenere voti; e si fanno fregare una volta solo. Chi si fiderebbe di un politico o di un partito, dopo essere stato platealmente tradito e preso in giro?<br />Una terza possibile causa potrebbe essere il fenomeno della «impotenza appresa». Si tratta di un costrutto elaborato dallo psicologo Martin Seligman negli anni Sessanta del secolo scorso: quando i cani utilizzati per l'esperimento si rendevano conto che non avrebbero in nessun modo potuto influire sullo stimolo negativo (scosse elettriche), semplicemente smettevano di fare qualunque cosa. Il costrutto è poi stato trasferito sui comportamenti umani: una volta constatata la propria impotenza, le persone accettano passivamente gli eventi senza fare più alcun tentativo di cambiare le cose. Tornando alle elezioni: sono ormai così tante e tali i vincoli esterni e le cessioni di sovranità, che i cittadini hanno la netta sensazione che il loro voto sia perfettamente inutile. Quindi: per quale motivo partecipare alla farsa elettorale? Tanto il voto è completamente ininfluente, i cittadini non hanno più alcuna sovranità e l'Occidente non è più democratico.<br />Qualcuno potrebbe osservare che, se anche i cittadini rinunciassero al diritto di voto, resterebbe comunque il dovere di esprimere il proprio suffragio elettorale. Beh, ho l'impressione che molti cittadini abbiano smesso di riconoscere qualsivoglia dovere nei confronti dello Stato italiano nel momento in cui il Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel 2021, li ha dichiarati «fuori dalla società».<br />Poi, per carità: magari l'affluenza tornerà sopra al 90% e tutte queste ipotesi si riveleranno sbagliate...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60208784</guid><pubDate>Wed, 29 May 2024 12:55:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60208784/astensionismo_alle_urne_qualche_ragione_per_capire.mp3" length="4097756" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7811

ASTENSIONISMO ALLE URNE, QUALCHE RAGIONE PER CAPIRE di Roberto Marchesini
L'affluenza alle elezioni, in Italia, è crollata da oltre il 90% a sotto il 50 (in alcuni casi anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7811" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7811</a><br /><br />ASTENSIONISMO ALLE URNE, QUALCHE RAGIONE PER CAPIRE di Roberto Marchesini<br />L'affluenza alle elezioni, in Italia, è crollata da oltre il 90% a sotto il 50 (in alcuni casi anche meno); e tutto fa pensare che sarà molto bassa anche alle prossime elezioni europee. Cerchiamo di capire quali potrebbero essere le cause di questo astensionismo sempre più diffuso.<br />Una prima causa potrebbe essere spiegata dal cosiddetto «paradosso dei gelatai». Su una spiaggia lunga un chilometro, due gelatai dividono la spiaggia in due e piazzano il proprio chiosco a metà della loro metà spiaggia, a cinquecento metri di distanza. Lentamente, per sottrarre all'altro dei possibili clienti, ciascuno dei due gelatai si avvicina al centro della spiaggia; alla fine i due gelatai si trovano entrambi al centro della spiaggia. Si tratta, ovviamente, di una metafora secondo la quale «destra» e «sinistra», per accaparrarsi i voti dei «centro» e degli indecisi, rinunciano alle posizioni più estreme e convergono tra loro verso un ipotetico «centro». Insomma: c'è differenza tra FdI, Lega e PD? O, in fondo, dicono tutti le stesse cose? Quindi perché votare l'uno o l'altro se, chiunque vinca, sarà comunque la stessa cosa?<br />Una seconda causa potrebbe essere la progressiva sfiducia degli elettori nei confronti dei partiti di riferimento. La Lega, ad esempio, nel 2019 inserì nel simbolo elettorale per le elezioni europee la scritta «No Euro»: ottenne oltre 9 milioni di voti e il 34,26% dei suffragi, il miglior risultato elettorale di sempre e divenne il partito più votato in Italia. Dopodiché, le posizioni «No Euro» furono completamente abbandonate e la Lega finì sotto il 10%. Questo è forse il caso più eclatante; ma sono molti i delusi del Movimento 5 Stelle e, più recentemente, di FdI. Contrariamente a quanto si dice, gli elettori si ricordano di chi fa promesse solo per ottenere voti; e si fanno fregare una volta solo. Chi si fiderebbe di un politico o di un partito, dopo essere stato platealmente tradito e preso in giro?<br />Una terza possibile causa potrebbe essere il fenomeno della «impotenza appresa». Si tratta di un costrutto elaborato dallo psicologo Martin Seligman negli anni Sessanta del secolo scorso: quando i cani utilizzati per l'esperimento si rendevano conto che non avrebbero in nessun modo potuto influire sullo stimolo negativo (scosse elettriche), semplicemente smettevano di fare qualunque cosa. Il costrutto è poi stato trasferito sui comportamenti umani: una volta constatata la propria impotenza, le persone accettano passivamente gli eventi senza fare più alcun tentativo di cambiare le cose. Tornando alle elezioni: sono ormai così tante e tali i vincoli esterni e le cessioni di sovranità, che i cittadini hanno la netta sensazione che il loro voto sia perfettamente inutile. Quindi: per quale motivo partecipare alla farsa elettorale? Tanto il voto è completamente ininfluente, i cittadini non hanno più alcuna sovranità e l'Occidente non è più democratico.<br />Qualcuno potrebbe osservare che, se anche i cittadini rinunciassero al diritto di voto, resterebbe comunque il dovere di esprimere il proprio suffragio elettorale. Beh, ho l'impressione che molti cittadini abbiano smesso di riconoscere qualsivoglia dovere nei confronti dello Stato italiano nel momento in cui il Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel 2021, li ha dichiarati «fuori dalla società».<br />Poi, per carità: magari l'affluenza tornerà sopra al 90% e tutte queste ipotesi si riveleranno sbagliate...]]></itunes:summary><itunes:duration>257</itunes:duration><itunes:keywords>astensionismo,europee,gelatai,impotenzaappresa,voto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/710e71ff516313075548f15caf1acaaf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sacerdote spagnolo critica l'islam rischia il carcere per crimini d'odio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sacerdote-spagnolo-critica-l-islam-rischia-il-carcere-per-crimini-d-odio--59117061</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7730" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7730</a><br /><br />SACERDOTE SPAGNOLO CRITICA L'ISLAM: RISCHIA IL CARCERE PER CRIMINI D'ODIO di Paola Belletti<br />Custodio Ballester è un sacerdote dell'arcidiocesi di Barcellona da 25 anni, attualmente vicario nella parrocchia di San Sebastian di Badalona. In questo periodo si trova coinvolto in un processo per il quale rischia tre anni di carcere: la procuratrice di Malaga ha infatti richiesto per lui il massimo della pena, per aver commesso un cosiddetto crimine d'odio. María Teresa Verdugo accusa il sacerdote per alcune dichiarazioni fatte in una trasmissione dell'emittente Alerta Digital e risalenti al 2017. Vittime di questo presunto crimine tutti i fedeli mussulmani, stando alla definizione confusa e assai rischiosa di questo tipo di crimine che di fatto mette a processo le intenzioni.<br />Le dichiarazioni in questione, leggiamo nell'intervista rilasciata a Zenit Francia, si riferivano al rischio insito nell'ideologia islamista radicalizzata. Il sacerdote aveva detto che «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Sette anni fa, dunque, durante la trasmissione "la ratonera" - ovvero "trappola per topi"- padre Custodio esponendo il proprio pensiero ha «fatto il presupposto che in effetti l'Islam radicale abbia l'intenzione di distruggere l'Europa e quindi di annientare l'Occidente». Ha inoltre specificato come fosse da supporre che, «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».<br />Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" i cui membri si contano sulle dita di una mano, ma che è finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che il sacerdote fa notare, nel ripercorrere la vicenda, è che la sua condizione di prete cattolico lo ha reso passibile della massima pena perché particolarmente pericoloso: secondo la procuratrice Verdugo, infatti, il suo ministero gli consentirebbe di indottrinare le folle e, quindi, diciamo noi, di diffondere lo stesso odio che avrebbe prodotto le dichiarazioni per le quali è incriminato. Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti il redattore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Ciò potrebbe farci supporre che sia una vera esperta di processi alle intenzioni, anche a distanza.<br />Ciò che sta capitando a questo sacerdote dimostra che ricordare che l'espressione ideologizzata e radicalizzata dell'islam costituisca un rischio per i cristiani e l'Occidente in genere (ovvero riportare gli obiettivi dichiarati dagli stessi esponenti di tale estremismo), ed essere sacerdote cattolico, sarebbero due pessime cose, soprattutto se correlate tra loro, e perseguibili legalmente. Per questo, considera con amarezza padre Custodio, il principio di uguaglianza davanti alla legge, nel suo caso, sarebbe stato impunemente derogato.<br />Da prete cattolico, però, le parole che ritiene sommamente vincolanti e fonte di consolazione sono quelle con le quali Gesù Cristo avverte tutti i suoi fedeli riguardo ai tribunali umani ai quali saranno consegnati, non trascurando la precisa strategia difensiva da tenere in quei casi: «Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Matteo 10, 17-20).<br />«Sono pronto», conclude padre Custodio. [...]<br />La cosa più grave di processi come questo consiste nel fatto che il reato contestato non ha oggettivi riscontri in un atto esterno, ma si riferisce alle intenzioni, ovvero a qualcosa che pertiene all'inviolabile foro interno della coscienza. Senza scomodare scenari futuri e dispotici questa modalità è a tutti gli effetti tipica delle dittature che hanno già dato terribili prove di sé nella storia contemporanea: «[...[ l'odio non è un fatto materiale esterno, giudicano le intenzioni perché non sono andato in una moschea per provocare, ho parlato solo di intenzioni, niente di più e se giudicano le mie intenzioni allora possiamo dire che siamo in un regime stalinista o in una dittatura cubana come ai tempi di Fidel Castro», conclude il sacerdote che con la stessa lucidità e mite fermezza immaginiamo affronterà il processo.<br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Discorsi d'odio, così Trudeau attacca la libertà religiosa" parla del governo canadese che sostiene due diverse proposte di legge che, se approvate, violerebbe gravemente le libertà fondamentali di tutti, in primis dei cristiani, in quanto la vita delle persone sarebbe totalmente in mano allo Stato. Che diventa uno stato totalitario. Ecco a voi la democrazia totalitaria.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 marzo 2024:<br />Con due proposte di legge sostenute dal governo Trudeau, il Canada segna il primato dell'assolutismo totalitario e orwelliano di uno Stato contemporaneo, dando al governo il potere assoluto di riconoscimento, concessione, controllo e limitazione dei diritti umani inalienabili e delle libertà fondamentali di tutti i cittadini. Innanzitutto l'idea di eliminare, con la proposta di legge C-367, il cui iter è iniziato lo scorso novembre, la clausola di eccezione che protegge, dalle denunce penali, sacerdoti, pastori, chiese, organizzazioni cristiane e semplici credenti che affermano la verità con amore nella pubblica piazza.<br />Finora le accuse, verso i cristiani, dei cosiddetti "crimini d'odio" sono state molto difficili da provare a causa dell'«esenzione religiosa» contenuta nella Sezione 319 del Codice penale che afferma: «Nessuna persona può essere condannata per un reato [di crimine d'odio]... se, in buona fede, la persona ha espresso o tentato di stabilire con un argomento un'opinione su un argomento religioso o un'opinione basata su una credenza in un testo religioso».<br />L'eliminazione di tale clausola corrisponderà al divieto di condividere in pubblico il messaggio cristiano; e i cristiani potrebbero essere accusati di discriminare le altre religioni affermando, come da Vangelo, che Gesù è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La scusa, usata dai promotori delle modifiche, è quella di proteggere le comunità ebraiche alla luce del recente aumento delle manifestazioni antisemite in Canada... ma in realtà, così viene attaccata la libertà religiosa di tutti.<br />A ciò si aggiunge un'altra proposta di legge, presentata dal governo canadese il 26 febbraio scorso, per contrastare l'odio online: la proposta consentirebbe ai giudici di mettere gli adulti in prigione a vita se sostengono il genocidio attraverso dichiarazioni online. La proposta di legge del governo, l'Online Harms Act (Bill C-63), vorrebbe «difendere il pubblico infantile e adolescenziale» dai contenuti online, come ha dichiarato il ministro della Giustizia Arif Virani nei giorni scorsi, ma invece di colpire gli odiatori seriali per i loro crimini, censura la libertà di parola, pensiero e religione.<br />Le nuove norme, si legge nel sito del governo, «creeranno protezioni più forti per i bambini quando useranno piattaforme online e salvaguarderanno meglio tutti in Canada dall'odio online. Il disegno di legge definisce una nuova visione più sicura e inclusiva». Il Justice Centre for Constitutional Freedoms (JCCF), uno dei principali istituti di difesa dei diritti costituzionali del Paese, ha definito l'Online Harms Act un pericoloso «assalto» alla libertà di parola, «l'assalto più aggressivo contro la libertà di parola nella storia moderna canadese», che potrebbe essere utilizzato per togliere «diritti fondamentali».<br />L'ambiguità del testo e la genericità delle definizioni aprono il campo alla possibilità per ciascun cittadino di essere perseguito dalla Commissione canadese per i diritti umani; chiunque potrebbe essere obbligato a pagare al governo federale 50.000 dollari e fino a 20.000 dollari a una presunta "vittima" che si sia sentita offesa da ciò che sia stato scritto, invertendo il principio dell'onere della prova. Il governo Trudeau istituirà tre nuove burocrazie nazionali: una Commissione per la sicurezza digitale, un Difensore civico per la sicurezza digitale e un Ufficio per la sicurezza digitale, che richiederanno milioni di dollari di nuove spese. La Bibbia, inclusi il Vangelo e le lettere di san Paolo, il Catechismo della Chiesa Cattolica, encicliche, documenti ufficiali vaticani, omelie di Sommi Pontefici: tutto potrà essere considerato censurabile, "odioso" e punibile. Non basta, in perfetto stile orwelliano, il ministro Virani ha difeso il nuovo potere (Sezione 810.012) previsto dall'Online Harms Act di «imporre gli arresti domiciliari a qualcuno che si teme possa commettere un crimine d'odio in futuro, anche se non l'ha ancora fatto». In altre parole, siamo alla presunzione di colpevolezza, allo Stato totalitario, al soviet comunista del popolo che impiccava il popolo...<br />Con le "buone intenzioni" di molti governi liberali, che credono di combattere l'antisemitismo e l'odio facendo la guerra al cristianesimo e alle virtù che esso incarna, si pavimenta l'inferno. Il Canada di Trudeau, ancora una volta, si pone all'avanguardia di una trasformazione illiberale dello Stato e consolida un nuovo totalitarismo che, purtroppo, contagia tutto l'Occidente e somiglia sempre più all'autoritarismo comunista.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59117061</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2024 20:22:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59117061/sacerdote_spagnolo_critica_l_islam_rischia_il_carcere_per_crimini_d_odio.mp3" length="10803722" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7730

SACERDOTE SPAGNOLO CRITICA L'ISLAM: RISCHIA IL CARCERE PER CRIMINI D'ODIO di Paola Belletti
Custodio Ballester è un sacerdote dell'arcidiocesi di Barcellona da 25 anni,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7730" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7730</a><br /><br />SACERDOTE SPAGNOLO CRITICA L'ISLAM: RISCHIA IL CARCERE PER CRIMINI D'ODIO di Paola Belletti<br />Custodio Ballester è un sacerdote dell'arcidiocesi di Barcellona da 25 anni, attualmente vicario nella parrocchia di San Sebastian di Badalona. In questo periodo si trova coinvolto in un processo per il quale rischia tre anni di carcere: la procuratrice di Malaga ha infatti richiesto per lui il massimo della pena, per aver commesso un cosiddetto crimine d'odio. María Teresa Verdugo accusa il sacerdote per alcune dichiarazioni fatte in una trasmissione dell'emittente Alerta Digital e risalenti al 2017. Vittime di questo presunto crimine tutti i fedeli mussulmani, stando alla definizione confusa e assai rischiosa di questo tipo di crimine che di fatto mette a processo le intenzioni.<br />Le dichiarazioni in questione, leggiamo nell'intervista rilasciata a Zenit Francia, si riferivano al rischio insito nell'ideologia islamista radicalizzata. Il sacerdote aveva detto che «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Sette anni fa, dunque, durante la trasmissione "la ratonera" - ovvero "trappola per topi"- padre Custodio esponendo il proprio pensiero ha «fatto il presupposto che in effetti l'Islam radicale abbia l'intenzione di distruggere l'Europa e quindi di annientare l'Occidente». Ha inoltre specificato come fosse da supporre che, «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».<br />Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" i cui membri si contano sulle dita di una mano, ma che è finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che il sacerdote fa notare, nel ripercorrere la vicenda, è che la sua condizione di prete cattolico lo ha reso passibile della massima pena perché particolarmente pericoloso: secondo la procuratrice Verdugo, infatti, il suo ministero gli consentirebbe di indottrinare le folle e, quindi, diciamo noi, di diffondere lo stesso odio che avrebbe prodotto le dichiarazioni per le quali è incriminato. Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti il redattore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Ciò potrebbe farci supporre che sia una vera esperta di processi alle intenzioni, anche a distanza.<br />Ciò che sta capitando a questo sacerdote dimostra che ricordare che l'espressione ideologizzata e radicalizzata dell'islam costituisca un rischio per i cristiani e l'Occidente in genere (ovvero riportare gli obiettivi dichiarati dagli stessi esponenti di tale estremismo), ed essere sacerdote cattolico, sarebbero due pessime cose, soprattutto se correlate tra loro, e perseguibili legalmente. Per questo, considera con amarezza padre Custodio, il principio di uguaglianza davanti alla legge, nel suo caso, sarebbe stato impunemente derogato.<br />Da prete cattolico, però, le parole che ritiene sommamente vincolanti e fonte di consolazione sono quelle con le quali Gesù Cristo avverte tutti i suoi fedeli riguardo ai tribunali umani ai quali saranno consegnati, non trascurando la precisa strategia difensiva da tenere in quei casi: «Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Matteo 10, 17-20).<br />«Sono pronto», conclude padre Custodio. [...]<br />La cosa più grave di processi come questo consiste nel fatto che il reato contestato non ha oggettivi riscontri in un atto esterno, ma si riferisce alle intenzioni, ovvero a qualcosa che pertiene...]]></itunes:summary><itunes:duration>676</itunes:duration><itunes:keywords>canada,carcere,criminidiodio,democraziatotalitaria,sacerdote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f0c6966f315228329cba971c2771f4d7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Francia, l'aborto in costituzione è la negazione dei diritti umani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francia-l-aborto-in-costituzione-e-la-negazione-dei-diritti-umani--59025866</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7726" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7726</a><br /><br />FRANCIA, L'ABORTO IN COSTITUZIONE E' LA NEGAZIONE DEI DIRITTI UMANI di Eugenio Capozzi<br />L'approvazione a larghissima maggioranza, da parte dei due rami del parlamento francese riuniti in seduta comune, della norma che inserisce nella Costituzione la garanzia del diritto ad abortire è un fatto storico di enorme importanza e gravità. Lo è perché per la prima volta in una democrazia liberale occidentale non solo l'interruzione volontaria di gravidanza viene depenalizzata e consentita, come avviene ormai da tempo in gran parte di esse, ma viene addirittura elevata a diritto fondamentale, che dunque da ora in poi nessuna legge ordinaria potrà revocare.<br />Lo è perché la formulazione scelta, quella per cui l'aborto è una "libertà" della donna che dev'essere comunque garantita dalla legge, implica l'improponibilità sostanziale di qualsiasi sua limitazione, e dunque prefigura da un lato ulteriori suoi ampliamenti, dall'altra la crescente difficoltà a difendere, sul piano costituzionale, il diritto all'obiezione di coscienza.<br />Lo è perché la modifica costituzionale è stata fortemente voluta e promossa dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, e assume il valore di un provvedimento "bandiera".<br />Lo è per la solennità che si è voluto conseguentemente dare all'approvazione della norma, con la convocazione del parlamento riunito a Versailles, la disposizione dei parlamentari in ordine alfabetico e non per gruppo - a sottolineare l'aspetto di "unità nazionale" della scelta - , persino l'illuminazione della torre Eiffel per festeggiarla.<br />Lo è, infine, per la già citata, amplissima maggioranza, che travalica gli schieramenti politici e la divisione tra destra e sinistra.<br />Con questo passaggio, la Francia macroniana si pone idealmente a capo della sempre più aggressiva tendenza del progressismo occidentale a considerare l'aborto un vero e proprio dogma, un totem, un feticcio intoccabile, inestricabilmente connesso all'emancipazione femminile e quasi sinonimo di essa. Una tendenza che corrispettivamente si traduce, secondo il costume dell'estremismo woke, nella demonizzazione di chiunque metta in discussione il dogma su basi etiche o religiose, additato come sessista, "patriarcale", "bigotto", "medioevale", fautore dell'asservimento delle donne.<br />ARGINI SEMPRE PIÙ CONTESTATI<br />La negazione di qualsiasi possibilità di argomentazione intorno al tema pretende di cancellare e rinnegare d'un colpo non soltanto millenni di storia in cui l'aborto è stato condannato pressoché unanimemente al pari dell'infanticidio, ma anche le tormentate modalità attraverso le quali si è giunti, in molti paesi occidentali, alla sua legalizzazione a partire da poco più di mezzo secolo fa. Nell'accanito dibattito avviato allora sotto la spinta dei movimenti femministi si confrontavano, infatti, posizioni diverse, le quali però almeno convergevano nel ritenere che nell'affrontare la questione fosse inevitabile considerare più punti di vista, e che occorresse in qualche modo bilanciare il diritto delle donne a una maternità "consapevole" con la tutela della vita del nascituro e quella della maternità nell'interesse della società.<br />Conseguentemente le leggi che autorizzavano, entro certi limiti, l'aborto - come proprio la legge francese Simone Veil approvata nel 1975, e la legge 194 approvata in Italia nel 1978 - non consideravano affatto la legalizzazione come un diritto soggettivo, ma semmai come un modo per conseguire la "riduzione del danno" connesso agli aborti clandestini e ai danni provocati in taluni casi da una maternità non voluta alla salute fisica e psichica delle donne: un esito, comunque, non obbligato, rispetto al quale dovevano essere almeno considerate delle alternative, e che comportava almeno un dilemma morale.<br />Tuttavia nei decenni successivi questi argini sono stati sempre più contestati, rifiutati, erosi dalla marea montante di una concezione dei diritti integralmente relativista e soggettivista, secondo cui l'unico soggetto in gioco in materia di gravidanza è la donna, il concepito rappresenta soltanto un potenziale ostacolo alla sua libera volontà, e il potere di "interrompere la gravidanza" (fuori di eufemismi, sopprimere la vita del nascituro) deve essere inteso come pressoché assoluto e automatico, senza filtri né mediazioni, attuabile facilmente in forma sia chirurgica che farmacologica, anche al di sotto della maggiore età, e sempre più esteso rispetto allo stadio della gravidanza stessa.<br />Una concezione la cui progressiva diffusione ed egemonia si è andata saldando alla crescente disgregazione dei legami familiari, al crollo delle nascite, alla trasformazione di comunità fondate sulla stabilità dei nuclei familiari e sulla continuità generazionale in somme aritmetiche di individui isolati concentrati sulle proprie auto-rappresentazioni e gratificazioni personali.<br />DIRITTO NON NEGOZIABILE<br />In essi la rabbiosa rivendicazione di un potere assoluto dei soggetti "forti" sulla vita nascente (ma anche parallelamente sul "fine vita") si concretizza in una generale pulsione mortifera, una vera e propria implosione, evidente se si confrontano i trend demografici occidentali con quelli di altre società.<br />Che la punta di lancia di tale corto circuito tra diritto, potere e soppressione della vita sia oggi la Francia, e più in generale l'Europa continentale, e che il corto circuito si traduca nella formulazione dell'aborto come "diritto costituzionale", non deve stupire. Infatti l'idea del diritto alla vita come prerogativa assoluta e non negoziabile di ogni essere umano ha preso forma storicamente nella tradizione costituzionale anglosassone, dove è stato introdotto da John Locke (insieme a quello alla libertà e alla proprietà) e dalla Dichiarazione d'Indipendenza americana del 1776 (insieme alla libertà e al libero perseguimento della felicità).<br />Si deve a quella tradizione, imperniata innanzitutto sulla limitazione del potere, la sua riproposizione nella Dichiarazione universale dei diritti umani dell'Onu del 1948. Nel costituzionalismo francese di origine rivoluzionaria, viceversa, il diritto alla vita non viene mai nominato, e ogni libertà individuale viene subordinata alla sovranità della nazione e al monopolio del potere statuale. Le costituzioni continentali, e la cultura politica prevalente in quei paesi, hanno continuato a risentire più dell'esempio francese che di quello anglosassone. Ecco perché oggi in Francia - e, temiamo, ben presto altri paesi seguiranno l'esempio di Parigi - il diritto alla vita del bambino concepito può essere impunemente calpestato assolutizzando quello alla sua eliminazione, spacciando quest'ultima come libertà, mentre si tratta del trionfo di un potere illimitato sulla vita, che è condizione necessaria per la libertà.<br />Nei paesi anglosassoni - come, per altro verso, nel mondo latinoamericano - nonostante le spinte del progressismo "dirittista" in senso abortista la radice cristiana dell'idea di diritti fondamentali, implicante la difesa della vita in ogni stadio, è rimasta complessivamente viva e attiva. Nella cultura politica liberale e conservatice le posizioni antiabortiste hanno continuato a essere presenti, apertamente rivendicate e molto spesso prevalenti. Ed è grazie a questo che la depenalizzazione per via giuridica dell'aborto sancita nel 1973 dalla sentenza Roe v/s Wade ha potuto essere arginata dopo mezzo secolo dalla Corte Suprema statunitense, riaprendo radicalmente il dibattito sul tema.<br />Le destre europee, al contrario, si mostrano in gran parte subordinate, come è avvenuto ora a Parigi, al progressismo nichilista, intimidite dalla sua aggressività, timorose di esserne delegittimate, e incapaci di proporre una visione alternativa.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Francia, la democrazia totalitaria realizzata" spiega perché, con l'inserimento del diritto all'aborto nella Costituzione, la Francia dimostra di aver realizzato la democrazia totalitaria che ha nell'illuminismo la sua filosofia ispiratrice.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 marzo 2024:<br />Nel 1950 usciva il famoso libro di Jacob Talmon "La democrazia totalitaria". Egli parlava di Rousseau, Robespierre, Morelly, Mably, Babeuf... ossia dell'illuminismo che, non per accidente ma per sua natura, diventava totalitario. Oggi, la Francia di Macron rimane su quella linea e la conferma. Dopo l'assunzione in Costituzione del diritto all'aborto, la Francia dimostra di aver realizzato proprio quella democrazia totalitaria dei suoi fondatori descritta da Talmon. Le previsioni dei pontefici dell'Ottocento, le allerte di Giovanni Paolo II, gli avvertimenti di Benedetto XVI sulla dittatura del relativismo sono oggi completamente confermate in Francia. L'episcopato francese ha pubblicato un comunicato in vista del voto parlamentare, ha invitato i giovani e le comunità cristiane alla preghiera, dopo il voto ha espresso in una breve nota la propria tristezza ma finora non ha avviato nessuna approfondita riflessione sul concetto di democrazia totalitaria.<br />La costituzionalizzazione del diritto all'aborto comporta che porlo in essere sarà un dovere, come accade per ogni diritto. Ne consegue che l'obiezione di coscienza non potrà più essere ammessa. Il diritto ad abortire viene inteso, per fare un esempio, come il diritto a non essere discriminati per il colore della pelle, davanti a cui nessuno può pretendere di opporre obiezione di coscienza e lo Stato deve impedire che questo avvenga, imponendone il rispetto e l'applicazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59025866</guid><pubDate>Tue, 12 Mar 2024 23:18:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59025866/francia_l_aborto_in_costituzione_la_negazione_dei_diritti_umani.mp3" length="12292264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7726

FRANCIA, L'ABORTO IN COSTITUZIONE E' LA NEGAZIONE DEI DIRITTI UMANI di Eugenio Capozzi
L'approvazione a larghissima maggioranza, da parte dei due rami del parlamento francese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7726" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7726</a><br /><br />FRANCIA, L'ABORTO IN COSTITUZIONE E' LA NEGAZIONE DEI DIRITTI UMANI di Eugenio Capozzi<br />L'approvazione a larghissima maggioranza, da parte dei due rami del parlamento francese riuniti in seduta comune, della norma che inserisce nella Costituzione la garanzia del diritto ad abortire è un fatto storico di enorme importanza e gravità. Lo è perché per la prima volta in una democrazia liberale occidentale non solo l'interruzione volontaria di gravidanza viene depenalizzata e consentita, come avviene ormai da tempo in gran parte di esse, ma viene addirittura elevata a diritto fondamentale, che dunque da ora in poi nessuna legge ordinaria potrà revocare.<br />Lo è perché la formulazione scelta, quella per cui l'aborto è una "libertà" della donna che dev'essere comunque garantita dalla legge, implica l'improponibilità sostanziale di qualsiasi sua limitazione, e dunque prefigura da un lato ulteriori suoi ampliamenti, dall'altra la crescente difficoltà a difendere, sul piano costituzionale, il diritto all'obiezione di coscienza.<br />Lo è perché la modifica costituzionale è stata fortemente voluta e promossa dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, e assume il valore di un provvedimento "bandiera".<br />Lo è per la solennità che si è voluto conseguentemente dare all'approvazione della norma, con la convocazione del parlamento riunito a Versailles, la disposizione dei parlamentari in ordine alfabetico e non per gruppo - a sottolineare l'aspetto di "unità nazionale" della scelta - , persino l'illuminazione della torre Eiffel per festeggiarla.<br />Lo è, infine, per la già citata, amplissima maggioranza, che travalica gli schieramenti politici e la divisione tra destra e sinistra.<br />Con questo passaggio, la Francia macroniana si pone idealmente a capo della sempre più aggressiva tendenza del progressismo occidentale a considerare l'aborto un vero e proprio dogma, un totem, un feticcio intoccabile, inestricabilmente connesso all'emancipazione femminile e quasi sinonimo di essa. Una tendenza che corrispettivamente si traduce, secondo il costume dell'estremismo woke, nella demonizzazione di chiunque metta in discussione il dogma su basi etiche o religiose, additato come sessista, "patriarcale", "bigotto", "medioevale", fautore dell'asservimento delle donne.<br />ARGINI SEMPRE PIÙ CONTESTATI<br />La negazione di qualsiasi possibilità di argomentazione intorno al tema pretende di cancellare e rinnegare d'un colpo non soltanto millenni di storia in cui l'aborto è stato condannato pressoché unanimemente al pari dell'infanticidio, ma anche le tormentate modalità attraverso le quali si è giunti, in molti paesi occidentali, alla sua legalizzazione a partire da poco più di mezzo secolo fa. Nell'accanito dibattito avviato allora sotto la spinta dei movimenti femministi si confrontavano, infatti, posizioni diverse, le quali però almeno convergevano nel ritenere che nell'affrontare la questione fosse inevitabile considerare più punti di vista, e che occorresse in qualche modo bilanciare il diritto delle donne a una maternità "consapevole" con la tutela della vita del nascituro e quella della maternità nell'interesse della società.<br />Conseguentemente le leggi che autorizzavano, entro certi limiti, l'aborto - come proprio la legge francese Simone Veil approvata nel 1975, e la legge 194 approvata in Italia nel 1978 - non consideravano affatto la legalizzazione come un diritto soggettivo, ma semmai come un modo per conseguire la "riduzione del danno" connesso agli aborti clandestini e ai danni provocati in taluni casi da una maternità non voluta alla salute fisica e psichica delle donne: un esito, comunque, non obbligato, rispetto al quale dovevano essere almeno considerate delle alternative, e che comportava almeno un dilemma morale.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>769</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,costituzione,dirittiumani,dittatura,onu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5347cd74685a80eafea16903e2032580.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Camera delle deputate e dei deputati, la ridicola proposta del PD</title><link>https://www.spreaker.com/episode/camera-delle-deputate-e-dei-deputati-la-ridicola-proposta-del-pd--58678381</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7694</a><br /><br />CAMERA DELLE DEPUTATE E DEI DEPUTATI, LA RIDICOLA PROPOSTA DEL PD di Giuliano Guzzo<br />La cosa simpatica del Pd è che, se si ci pensa, sa sempre stupire. Si chiama democratico eppure silura le proprie esponenti che osano votare secondo coscienza - per maggiori informazioni chiedere alla consigliera del Veneto Anna Maria Bigon, rea d'essersi detta contraria al suicidio assistito -; attacca il centrodestra perché oggi lottizza la Rai, che però i progressisti hanno occupato indisturbato per decenni; vorrebbe rappresentare i precari ma è guidato da una segreteria che si affida ad una armocromista con compensi fino a 400 euro l'ora; si batte per i diritti delle donne e delle minoranze contro ogni violenza, ma fa finta di nulla quando, invece, a subire violenza sono i pro vita e le loro sede viene attaccata con le molotov.<br />Insomma, il Pd è davvero una forza politica curiosa. Difficile quindi stupirsi della nuova trovata partorita da via del Nazareno, vale a dire un disegno di legge che, intervenendo sulla Costituzione, è finalizzato nientemeno che a cambiare il nome della Camera dei deputati - nome storico, scritto per l'appunto in Costituzione - in «Camera delle deputate e dei deputati». La proposta è dei dem Gian Antonio Girelli e Sara Ferrari, con quest'ultima che ha spiegato come essa serva «a rendere visibili le donne in questo Paese, in particolare dentro un'Assemblea che fa le leggi, che è un'assemblea rappresentativa, che rappresenta uomini e donne e che quando è nata aveva al suo interno soltanto uomini».<br />Oggi invece, ha spiegato sempre l'onorevole Ferrari, in quell'assemblea «le donne ci sono e dunque crediamo che anche nella denominazione di questo luogo e di questa assemblea sia giusto riconoscere la loro presenza». Ora, con tutto il rispetto per le idee e le iniziative di ognuno, è davvero difficile cogliere in questo di ddl una dimensione di serietà. Non è un caso che, a quanto pare, la proposta non solo ha raccolto le critiche dai partiti della maggioranza, ma pare che pure perfino all'interno dello stesso Pd vi siano sì alcuni deputati la sostengono (è il minimo sindacale), ma anche altri che neppure vogliono commentarla ed altri ancora che non la ritengono una priorità.<br />Per carità, è vero che il Pd non è nuovo a iniziative legislative bizzarre - basti pensare alla proposta per rendere "Bella Ciao" riconosciuta «canto di valore istituzionale» -, ma con «Camera delle deputate e dei deputati», ecco, forse si è andati oltre. E il bello, quando si parla di donne e politica, è che a sinistra si son quasi sempre fatti soffiare i primati dal centrodestra. La prima donna presidente del Consiglio? Giorgia Meloni, come noto. La più giovane presidente della Camera? Fu Irene Pivetti, allora leghista. La prima sindaco donna di colore? È stata Sandy Cane, anch'essa proveniente dalla lega.<br />La stessa elezione alla segreteria del Pd di Elly Schlein è stata letta da più d'un osservatore come una sorta di risposta - o rincorsa - all'ascesa a Palazzo Chigi della Meloni. Senza dimenticare, infine, che è curioso che il Pd si dica ancora un partito per i diritti delle donne dal momento che diversi suoi esponenti - a partire dalla stessa segretaria Schlein - appoggiano una pratica barbara come l'utero in affitto (che preferiscono chiamare G.p.a., acronimo che riduce l'inciviltà della surrogata a "innocua" sigletta). Però, scusate, volete mettere ritrovarsi un domani a parlare di «Camera delle deputate e dei deputati»? Eh, quello sì sarebbe un gran passo avanti. Verso il ridicolo, però.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58678381</guid><pubDate>Tue, 13 Feb 2024 22:36:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58678381/camera_delle_deputate_e_dei_deputati_la_ridicola_proposta_del_pd.mp3" length="4806643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7694

CAMERA DELLE DEPUTATE E DEI DEPUTATI, LA RIDICOLA PROPOSTA DEL PD di Giuliano Guzzo
La cosa simpatica del Pd è che, se si ci pensa, sa sempre stupire. Si chiama democratico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7694</a><br /><br />CAMERA DELLE DEPUTATE E DEI DEPUTATI, LA RIDICOLA PROPOSTA DEL PD di Giuliano Guzzo<br />La cosa simpatica del Pd è che, se si ci pensa, sa sempre stupire. Si chiama democratico eppure silura le proprie esponenti che osano votare secondo coscienza - per maggiori informazioni chiedere alla consigliera del Veneto Anna Maria Bigon, rea d'essersi detta contraria al suicidio assistito -; attacca il centrodestra perché oggi lottizza la Rai, che però i progressisti hanno occupato indisturbato per decenni; vorrebbe rappresentare i precari ma è guidato da una segreteria che si affida ad una armocromista con compensi fino a 400 euro l'ora; si batte per i diritti delle donne e delle minoranze contro ogni violenza, ma fa finta di nulla quando, invece, a subire violenza sono i pro vita e le loro sede viene attaccata con le molotov.<br />Insomma, il Pd è davvero una forza politica curiosa. Difficile quindi stupirsi della nuova trovata partorita da via del Nazareno, vale a dire un disegno di legge che, intervenendo sulla Costituzione, è finalizzato nientemeno che a cambiare il nome della Camera dei deputati - nome storico, scritto per l'appunto in Costituzione - in «Camera delle deputate e dei deputati». La proposta è dei dem Gian Antonio Girelli e Sara Ferrari, con quest'ultima che ha spiegato come essa serva «a rendere visibili le donne in questo Paese, in particolare dentro un'Assemblea che fa le leggi, che è un'assemblea rappresentativa, che rappresenta uomini e donne e che quando è nata aveva al suo interno soltanto uomini».<br />Oggi invece, ha spiegato sempre l'onorevole Ferrari, in quell'assemblea «le donne ci sono e dunque crediamo che anche nella denominazione di questo luogo e di questa assemblea sia giusto riconoscere la loro presenza». Ora, con tutto il rispetto per le idee e le iniziative di ognuno, è davvero difficile cogliere in questo di ddl una dimensione di serietà. Non è un caso che, a quanto pare, la proposta non solo ha raccolto le critiche dai partiti della maggioranza, ma pare che pure perfino all'interno dello stesso Pd vi siano sì alcuni deputati la sostengono (è il minimo sindacale), ma anche altri che neppure vogliono commentarla ed altri ancora che non la ritengono una priorità.<br />Per carità, è vero che il Pd non è nuovo a iniziative legislative bizzarre - basti pensare alla proposta per rendere "Bella Ciao" riconosciuta «canto di valore istituzionale» -, ma con «Camera delle deputate e dei deputati», ecco, forse si è andati oltre. E il bello, quando si parla di donne e politica, è che a sinistra si son quasi sempre fatti soffiare i primati dal centrodestra. La prima donna presidente del Consiglio? Giorgia Meloni, come noto. La più giovane presidente della Camera? Fu Irene Pivetti, allora leghista. La prima sindaco donna di colore? È stata Sandy Cane, anch'essa proveniente dalla lega.<br />La stessa elezione alla segreteria del Pd di Elly Schlein è stata letta da più d'un osservatore come una sorta di risposta - o rincorsa - all'ascesa a Palazzo Chigi della Meloni. Senza dimenticare, infine, che è curioso che il Pd si dica ancora un partito per i diritti delle donne dal momento che diversi suoi esponenti - a partire dalla stessa segretaria Schlein - appoggiano una pratica barbara come l'utero in affitto (che preferiscono chiamare G.p.a., acronimo che riduce l'inciviltà della surrogata a "innocua" sigletta). Però, scusate, volete mettere ritrovarsi un domani a parlare di «Camera delle deputate e dei deputati»? Eh, quello sì sarebbe un gran passo avanti. Verso il ridicolo, però.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>cameradeideputati,deputate,pd,ridicolo,schlein</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/989a35138a0cb13a57f00fba40081719.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aumenta l'odio contro i cristiani, ma l'Europa protegge i musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aumenta-l-odio-contro-i-cristiani-ma-l-europa-protegge-i-musulmani--58133861</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7645" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7645</a><br /><br />AUMENTA L'ODIO CONTRO I CRISTIANI, MA L'EUROPA PROTEGGE I MUSULMANI di Thibault van den Bossche<br />In Europa il numero dei crimini d'odio contro i cristiani aumenta anno dopo anno, così come le discriminazioni legali legate alla loro libertà di espressione e di coscienza.<br />Nonostante ciò, da un lato l'Unione Europea tace sull'odio anticristiano, dall'altro, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) incoraggia la blasfemia anticristiana sotto la maschera della libertà di espressione.<br />Il 6 dicembre 2023, la Commissione europea e l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno pubblicato "Non c'è posto per l'odio: un'Europa unita contro l'odio", un «appello all'azione rivolto a tutti gli europei affinché si oppongano all'odio e si schierino a favore della tolleranza e del rispetto». «L'Europa sta vivendo un aumento allarmante dei discorsi di odio e dei crimini generati dall'odio e le prove dimostrano che le comunità ebraiche e musulmane sono particolarmente colpite».<br />E che dire dei cristiani?<br />Secondo l'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC Europe), che li segnala all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), ci sono stati 748 crimini d'odio contro i Cristiani nel 2022, rispetto ai 519 del 2021, con un incremento del 44%. L'OSCE ne ha censiti 792 in 34 paesi europei nel 2022, "rendendo i cristiani il gruppo religioso più preso di mira dopo gli Ebrei".<br />L'OIDAC ha preso in considerazione incendi dolosi, imbrattamenti, profanazioni di luoghi sacri, furti, aggressioni fisiche, insulti e minacce, e osserva che "l'aumento dei casi di vandalismo spesso porta a un aumento dei casi di aggressioni fisiche". La ONG rileva un aumento degli attacchi in prossimità delle festività cristiane come Pasqua e Natale.<br />CRIMINI ANTICRISTIANI<br />Secondo l'Osservatorio, la maggioranza dei crimini anticristiani commessi nel 2022 sono stati atti di vandalismo compiuti da autori non identificati (70%). Tuttavia, quelli commessi da gruppi organizzati stanno diventando sempre più visibili, in particolare i crimini commessi da gruppi politici di estrema sinistra, come l'Antifa, le femministe radicali o i gruppi LGBT. Ma non mancano violenze commesse da gruppi di estrema destra, satanisti e islamici.<br />La Germania registra il maggior numero di crimini anticristiani (231), seguita da Italia (146) e Francia (106) . Da notare che in Francia gli atti contro i Cristiani costituiscono il 60% degli atti antireligiosi, ma le autorità sminuiscono la questione.<br />E ci sono ottimi motivi, secondo l'OIDAC, di ritenere che gli atti anti-cristiani siano fortemente sottostimati.<br />Inoltre, l'OIDAC evidenzia il violento rifiuto dei valori cristiani, in particolare «delle opinioni che dissentono dalle opinioni libertarie - progressiste su questioni morali legate alla protezione della vita, sulla morale sessuale, sul matrimonio o sulla famiglia.<br />Quindi molti Cristiani hanno dovuto sostenere accuse e persino procedimenti penali per aver espresso opinioni in linea con gli insegnamenti morali cui aderiscono.<br />Ad esempio, in Galles, a un insegnante è stato chiesto di condividere le sue convinzioni durante una discussione parte della formazione obbligatoria sulla diversità e sull'uguaglianza di genere. L'insegnante ha affermato di ritenere che il matrimonio dovrebbe essere tra un uomo e una donna, che la vita inizia con il concepimento e che era contrario ad alcuni aspetti della legge della Sharia, come la lapidazione a morte degli omosessuali. È stato licenziato il giorno successivo per "incitamento all'odio".<br />Allo stesso modo, città come Manchester hanno creato zone cuscinetto attorno alle cliniche abortive per impedire alle donne di essere avvicinate da attivisti pro-vita. Ciò ha portato ad arresti assurdi, come quello di Isabel Vaughan-Spruce, per aver pregato in silenzio all'interno di una zona cuscinetto a Birmingham senza parlare con nessuno né portare alcun cartello.<br />CRISTIANI SILENZIATI<br />Minacce incombono anche sul rispetto del diritto all'obiezione di coscienza del personale medico cristiano. La Germania, per esempio, intende rendere l'aborto obbligatorio negli studi medici.<br />Nella risoluzione 2036 (2015), "Lottare contro l'intolleranza e la discriminazione in Europa con particolare attenzione ai cristiani", l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa invita esplicitamente gli Stati membri a "sostenere la libertà di coscienza sul posto di lavoro" e " il diritto fondamentale alla libertà di espressione garantendo che la legislazione nazionale non limiti indebitamente i discorsi di matrice religiosa".<br />Invece ai cristiani viene chiesto di non solo di non esprimere, ma nemmeno di pensare il proprio credo religioso.<br />La libertà di espressione appartiene solo ad altri, come la Femen Éloise Bouton, che ha simulato, in topless, l'aborto di Cristo da parte della Vergine Maria sull'altare della chiesa della Madeleine a Parigi nel 2013. La Francia l'aveva condannata a un mese di prigione con sospensione della pena e a una pena 2.000 di multa.<br />Tuttavia, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), nella sentenza del 13 ottobre 2022, si è schierata dalla parte delle Femen, la cui "performance" mirava solo a "trasmettere un messaggio relativo a un dibattito pubblico e sociale in un luogo di culto simbolico" .<br />Nel marzo 2022 la Commissione europea ha rifiutato esplicitamente di nominare un coordinatore responsabile della lotta contro agli atti anticristiani, sostenendo che "la Commissione è impegnata a proteggere i cristiani e i membri di altri gruppi religiosi dalle persecuzioni all'interno dell'UE senza alcuna distinzione tra gruppi religiosi".<br />Che dire allora della nomina, nel 2015, da parte della stessa Commissione, di un "Coordinatore per la lotta all'antisemitismo e la promozione della vita ebraica" e di un "Coordinatore per la lotta all'odio anti-musulmano"?<br />È ovvio che, se l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa non riconoscono la realtà della "cristianofobia" e l'aumento tangibile degli atti anticristiani in Europa, mai agirà per affrontarli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58133861</guid><pubDate>Wed, 27 Dec 2023 21:38:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58133861/aumenta_l_odio_contro_i_cristiani_ma_l_europa_protegge_i_musulmani.mp3" length="7222377" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7645

AUMENTA L'ODIO CONTRO I CRISTIANI, MA L'EUROPA PROTEGGE I MUSULMANI di Thibault van den Bossche
In Europa il numero dei crimini d'odio contro i cristiani aumenta anno dopo anno,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7645" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7645</a><br /><br />AUMENTA L'ODIO CONTRO I CRISTIANI, MA L'EUROPA PROTEGGE I MUSULMANI di Thibault van den Bossche<br />In Europa il numero dei crimini d'odio contro i cristiani aumenta anno dopo anno, così come le discriminazioni legali legate alla loro libertà di espressione e di coscienza.<br />Nonostante ciò, da un lato l'Unione Europea tace sull'odio anticristiano, dall'altro, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) incoraggia la blasfemia anticristiana sotto la maschera della libertà di espressione.<br />Il 6 dicembre 2023, la Commissione europea e l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno pubblicato "Non c'è posto per l'odio: un'Europa unita contro l'odio", un «appello all'azione rivolto a tutti gli europei affinché si oppongano all'odio e si schierino a favore della tolleranza e del rispetto». «L'Europa sta vivendo un aumento allarmante dei discorsi di odio e dei crimini generati dall'odio e le prove dimostrano che le comunità ebraiche e musulmane sono particolarmente colpite».<br />E che dire dei cristiani?<br />Secondo l'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC Europe), che li segnala all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), ci sono stati 748 crimini d'odio contro i Cristiani nel 2022, rispetto ai 519 del 2021, con un incremento del 44%. L'OSCE ne ha censiti 792 in 34 paesi europei nel 2022, "rendendo i cristiani il gruppo religioso più preso di mira dopo gli Ebrei".<br />L'OIDAC ha preso in considerazione incendi dolosi, imbrattamenti, profanazioni di luoghi sacri, furti, aggressioni fisiche, insulti e minacce, e osserva che "l'aumento dei casi di vandalismo spesso porta a un aumento dei casi di aggressioni fisiche". La ONG rileva un aumento degli attacchi in prossimità delle festività cristiane come Pasqua e Natale.<br />CRIMINI ANTICRISTIANI<br />Secondo l'Osservatorio, la maggioranza dei crimini anticristiani commessi nel 2022 sono stati atti di vandalismo compiuti da autori non identificati (70%). Tuttavia, quelli commessi da gruppi organizzati stanno diventando sempre più visibili, in particolare i crimini commessi da gruppi politici di estrema sinistra, come l'Antifa, le femministe radicali o i gruppi LGBT. Ma non mancano violenze commesse da gruppi di estrema destra, satanisti e islamici.<br />La Germania registra il maggior numero di crimini anticristiani (231), seguita da Italia (146) e Francia (106) . Da notare che in Francia gli atti contro i Cristiani costituiscono il 60% degli atti antireligiosi, ma le autorità sminuiscono la questione.<br />E ci sono ottimi motivi, secondo l'OIDAC, di ritenere che gli atti anti-cristiani siano fortemente sottostimati.<br />Inoltre, l'OIDAC evidenzia il violento rifiuto dei valori cristiani, in particolare «delle opinioni che dissentono dalle opinioni libertarie - progressiste su questioni morali legate alla protezione della vita, sulla morale sessuale, sul matrimonio o sulla famiglia.<br />Quindi molti Cristiani hanno dovuto sostenere accuse e persino procedimenti penali per aver espresso opinioni in linea con gli insegnamenti morali cui aderiscono.<br />Ad esempio, in Galles, a un insegnante è stato chiesto di condividere le sue convinzioni durante una discussione parte della formazione obbligatoria sulla diversità e sull'uguaglianza di genere. L'insegnante ha affermato di ritenere che il matrimonio dovrebbe essere tra un uomo e una donna, che la vita inizia con il concepimento e che era contrario ad alcuni aspetti della legge della Sharia, come la lapidazione a morte degli omosessuali. È stato licenziato il giorno successivo per "incitamento all'odio".<br />Allo stesso modo, città come Manchester hanno creato zone cuscinetto attorno alle cliniche abortive per impedire...]]></itunes:summary><itunes:duration>452</itunes:duration><itunes:keywords>criminianticristiani,cristianofobia,intolleranza,valoricristiani,violenze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/de1818025b6d0c20b2b9b143a45a7db1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Test europeo per sradicare la cultura patriarcale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/test-europeo-per-sradicare-la-cultura-patriarcale--57836494</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7610" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7610</a><br /><br />TEST EUROPEO PER SRADICARE LA CULTURA PATRIARCALE di Paola Belletti<br />Ci sono diverse notizie che possono dare i brividi, alcune perché ci mostrano in modo manifesto il male di cui le persone sono capaci, altre perché ci fanno presentire un pericolo simile ad altri già occorsi nella storia, ma che in ottusi ricorsi tendono a riproporsi. Cambiano un po' le forme, le parole, le circostanze, resta la sostanza.<br />TERRIBILI UTOPIE EDUCATIVE<br />È il caso dei progetti educativi che hanno come destinatari - ma temiamo invece come vittime - i bambini. Lo scopo, sradicare il male che certa cultura patriarcale, certo maschilismo, certa oppressione della donna in quanto tale seminano furtivamente nel cuore dei (pochi, ahinoi) nuovi nati, nella sadica certezza o nella idiota inconsapevolezza che presto o tardi tutto questo darà i suoi amari frutti.<br />Oltre al fatto di non rilevare alcuna traccia statisticamente significativa di modelli patriarcali e a notare invece con dolore sincero una ingiusta e sistematica mortificazione dei tratti maschili più benefici e necessari, ciò che forse non stiamo sufficientemente denunciando è il pericolo legato a interventi educativi preventivi sui bambini., proposti ora con sospetta frenesia. Come fossero la sola strada percorribile, come se l'analisi necessaria a capire dove risieda e in cosa consista la vera emergenza educativa fossero assodate e condivise (emergenza che a questo punto dovremmo dichiarare una quasi disfatta, ma siamo cristiani e la speranza per noi non è l'ultimo dei mali ma la più forte delle virtù di chi è ancora pellegrino in terra).<br />No, gli esperimenti di educazione di massa sui bambini, al di fuori e in aperto contrasto con la primaria responsabilità dei genitori, nella cellula fondamentale della famiglia naturale, non sono affatto una buona idea. Ne abbiamo una prova finora piuttosto sconosciuta in un test europeo relativamente recente realizzato nella Germania occidentale dei primi anni Settanta.<br />I NEGOZI PER BAMBINI<br />I Kinderläden devono il loro nome semplicemente ai locali commerciali rimasti vuoti nei quali vennero avviati i centri di assistenza all'infanzia, «organizzati e gestiti collettivamente da genitori e attivisti radicali», racconta Rhyd Wildemurth su Unherd.com. Anziché occuparsi semplicemente di prendersi cura dei bambini mentre i genitori erano a lavorare, il movimento che aveva fondato i Kinderläden, dichiarò la propria ambiziosa e nefasta missione: smantellare l'educazione tradizionale, foriera di ogni male soprattutto portatrice dei germi di ogni fascismo, e offrendo «un modo più sano ed egualitario di prendersi cura dei bambini piccoli».<br />In soli due anni i Kinderläden erano presenti in almeno 30 città; più che la piena adesione ideologica alla proposta poté il digiuno di alternative per rispondere a una necessità pratica: Il Kinderläden ha soddisfatto un chiaro bisogno materiale. Sfortunatamente, alcuni dei radicali di sinistra dietro il progetto credevano che potesse fare di più che fornire semplicemente assistenza all'infanzia a prezzi accessibili; credevano che potesse effettivamente eliminare le cause psicologiche del fascismo. E chi peggio dei genitori può dare questo imprinting? si chiedevano gli arditi pionieri.<br />Occorreva allora intervenire alla fonte, modificandola o sostituendosi ad essa. Queste teorie sembrano quantomeno assonanti con gli slogan che rimbalzano in questi giorni da ogni schermo e che invocano la necessità di non meglio definiti corsi sull'affettività di cui la scuola deve farsi carico per sradicare queste inevitabili manifestazioni sane di un sistema malato (leggi Filippo Turetta figlio sano del patriarcato).<br />Anche nel caso dei "negozi per bambini" all'origine della loro istituzione ci sono idee e teorie. La visione della famiglia come pozzo avvelenato da cui attingerebbe ogni fascismo veniva direttamente dalla Scuola di Francoforte, influenzata dal marxismo e da Freud che era popolare nella Germania tra le due guerre. Una di queste teorie era che la famiglia era il "luogo più importante di riproduzione" per lo stato autoritario - un'idea che persiste ancora oggi negli appelli di sinistra per l'abolizione della famiglia; la famiglia, in questo quadro, è vista come un luogo di "cura privatizzata", dove ai bambini vengono insegnate le norme della società capitalista e come obbedire all'autorità. Il legame da spezzare era dunque quello tra genitori e figli. I bambini non sono dei genitori, che se li sono intestati fin troppo a lungo, ma dello Stato. Agghiacciante, non trovate?<br />LA FOLLIA DELLA LIBERAZIONE SESSUALE INFANTILE<br />Esiste un altro aspetto, più indigesto ancora ma purtroppo logicamente connesso a questa istanza: la disgustosa premura per la liberazione sessuale dei bambini e delle relazioni erotiche tra bambini e adulti. Un'idea che nessuna onesta osservazione medica, psichica, biologica e umana potrebbe sposare: il bambino non è semplicemente un adulto in formato ridotto, ha altre esigenze, altri passi da fare, altri bisogni, preludio semmai a ciò di cui godrà o patirà in età adulta. «A noi interessava arrampicarci sugli alberi e scolpire il legno», osserva una donna che da bambina aveva frequentato uno dei centri. Molti dei Kinderläden furono influenzati dal lavoro di Wilhem Reich, che credeva che la repressione sessuale infantile portasse a tendenze autoritarie e persino fasciste.<br />Così, nel Kinderläden, i bambini non venivano corretti quando toccavano i propri genitali o quelli degli altri; infatti, tale comportamento veniva attivamente incoraggiato. In modo inquietante, alcuni dei tratti educativi prodotti da questo movimento sostenevano esplicitamente il sesso tra bambini e adulti. Per liberare l'immaginazione dei bambini e incoraggiare il loro «sano e primario erotismo» naturalmente era disponibile materiale pornografico e, come in ogni materia che si rispetti, oltre alla teoria e ai manuali illustrati, i bambini erano incoraggiati da esercitazioni pratiche fatte di sesso (solo?) simulato. Ma le mamme e i papà di questi bambini, che ne pensavano? Erano tutti d'accordo e allineati con i sistemi e gli scopi di queste strutture per l'infanzia? No, affatto.<br />Purtroppo però l'ideologia alla base di questo esperimento aveva ottenuto un altro successo: fare sentire i genitori stessi in colpa per il proprio imbarazzo rispetto alla sessualità. Si sentivano in difetto perché non erano abbastanza emancipati. Anche questo assomiglia a quel senso di colpa di massa e all'autodenuncia del maschio in quanto maschio che spontaneamente molti uomini stanno mettendo in pratica (sempre a favore di telecamera o post o al traino di qualche contenuto particolarmente virale).<br />Non tutti i genitori i cui figli partecipavano al Kinderläden erano convinti che le interazioni sessuali tra bambini e adulti fossero benefiche, ma alcuni temevano che le proprie inibizioni sessuali potessero essere il problema. Persino gli stessi fondatori erano a disagio con gli esiti più estremi e perversi del loro esperimento e qualcosa, in quella natura così indebitamente ritenuta riprogrammabile o avvelenata dal fascismo e dall'autoritarismo del sistema capitale, ha gridato anche in uno di loro:<br />Alexander Schuller, uno dei co-fondatori di un Kinderläden a Berlino: «Ho trovato incredibilmente difficile prendere posizione. Sentivo che quello che stavamo cercando di fare era fondamentalmente corretto, ma quando si è trattato di questo problema, ho pensato: questo è pazzesco, semplicemente non è giusto. Ma poi mi vergognavo di pensare così. Penso che molti fossero nella stessa posizione». Dalla storia dovremmo imparare non solo a non ripetere gli stessi errori, ma prima di tutto a ricordarci che la possibilità del male è dentro ogni essere umano e non basterà nessun corso a sradicarla; ancora meno potranno farlo quegli interventi che hanno come obiettivo la colpevolizzazione di ogni forma di mascolinità e la vittimizzazione di ogni donna in quanto tale. E soprattutto, lasciamo in pace i bambini.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57836494</guid><pubDate>Tue, 28 Nov 2023 21:27:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57836494/test_europeo_per_sradicare_la_cultura_patriarcale.mp3" length="9632839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7610

TEST EUROPEO PER SRADICARE LA CULTURA PATRIARCALE di Paola Belletti
Ci sono diverse notizie che possono dare i brividi, alcune perché ci mostrano in modo manifesto il male di cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7610" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7610</a><br /><br />TEST EUROPEO PER SRADICARE LA CULTURA PATRIARCALE di Paola Belletti<br />Ci sono diverse notizie che possono dare i brividi, alcune perché ci mostrano in modo manifesto il male di cui le persone sono capaci, altre perché ci fanno presentire un pericolo simile ad altri già occorsi nella storia, ma che in ottusi ricorsi tendono a riproporsi. Cambiano un po' le forme, le parole, le circostanze, resta la sostanza.<br />TERRIBILI UTOPIE EDUCATIVE<br />È il caso dei progetti educativi che hanno come destinatari - ma temiamo invece come vittime - i bambini. Lo scopo, sradicare il male che certa cultura patriarcale, certo maschilismo, certa oppressione della donna in quanto tale seminano furtivamente nel cuore dei (pochi, ahinoi) nuovi nati, nella sadica certezza o nella idiota inconsapevolezza che presto o tardi tutto questo darà i suoi amari frutti.<br />Oltre al fatto di non rilevare alcuna traccia statisticamente significativa di modelli patriarcali e a notare invece con dolore sincero una ingiusta e sistematica mortificazione dei tratti maschili più benefici e necessari, ciò che forse non stiamo sufficientemente denunciando è il pericolo legato a interventi educativi preventivi sui bambini., proposti ora con sospetta frenesia. Come fossero la sola strada percorribile, come se l'analisi necessaria a capire dove risieda e in cosa consista la vera emergenza educativa fossero assodate e condivise (emergenza che a questo punto dovremmo dichiarare una quasi disfatta, ma siamo cristiani e la speranza per noi non è l'ultimo dei mali ma la più forte delle virtù di chi è ancora pellegrino in terra).<br />No, gli esperimenti di educazione di massa sui bambini, al di fuori e in aperto contrasto con la primaria responsabilità dei genitori, nella cellula fondamentale della famiglia naturale, non sono affatto una buona idea. Ne abbiamo una prova finora piuttosto sconosciuta in un test europeo relativamente recente realizzato nella Germania occidentale dei primi anni Settanta.<br />I NEGOZI PER BAMBINI<br />I Kinderläden devono il loro nome semplicemente ai locali commerciali rimasti vuoti nei quali vennero avviati i centri di assistenza all'infanzia, «organizzati e gestiti collettivamente da genitori e attivisti radicali», racconta Rhyd Wildemurth su Unherd.com. Anziché occuparsi semplicemente di prendersi cura dei bambini mentre i genitori erano a lavorare, il movimento che aveva fondato i Kinderläden, dichiarò la propria ambiziosa e nefasta missione: smantellare l'educazione tradizionale, foriera di ogni male soprattutto portatrice dei germi di ogni fascismo, e offrendo «un modo più sano ed egualitario di prendersi cura dei bambini piccoli».<br />In soli due anni i Kinderläden erano presenti in almeno 30 città; più che la piena adesione ideologica alla proposta poté il digiuno di alternative per rispondere a una necessità pratica: Il Kinderläden ha soddisfatto un chiaro bisogno materiale. Sfortunatamente, alcuni dei radicali di sinistra dietro il progetto credevano che potesse fare di più che fornire semplicemente assistenza all'infanzia a prezzi accessibili; credevano che potesse effettivamente eliminare le cause psicologiche del fascismo. E chi peggio dei genitori può dare questo imprinting? si chiedevano gli arditi pionieri.<br />Occorreva allora intervenire alla fonte, modificandola o sostituendosi ad essa. Queste teorie sembrano quantomeno assonanti con gli slogan che rimbalzano in questi giorni da ogni schermo e che invocano la necessità di non meglio definiti corsi sull'affettività di cui la scuola deve farsi carico per sradicare queste inevitabili manifestazioni sane di un sistema malato (leggi Filippo Turetta figlio sano del patriarcato).<br />Anche nel caso dei "negozi per bambini" all'origine della loro istituzione ci sono idee e teorie. La...]]></itunes:summary><itunes:duration>603</itunes:duration><itunes:keywords>fascismo,kinderläden,negoziperbambini,patriarcato,turetta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b983a5f9fd3172ad657c992b62c68deb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tre illusioni dell'occidente (più una)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tre-illusioni-dell-occidente-piu-una--57736008</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7599" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7599</a><br /><br />LE TRE ILLUSIONI DELL'OCCIDENTE (PIU' UNA) di Roberto De Mattei<br />Il Wall Street Journal del 1° novembre ha pubblicato un interessante articolo del prof. Jakub Grygiel,docente di Studi politici all'Università Cattolica d'America. L'articolo, che ha come titolo Three Foreign-Policy Illusions, mostra come alla base degli errori commessi dall'Occidente di fronte alla guerra russa in Ucraina, all'aggressione di Hamas e dell'Iran contro Israele e alle minacce della Cina nell'area del Pacifico, ci siano tre illusioni, profondamente radicate nella mentalità americana ed europea.<br />PRIMA ILLUSIONE: I RESPONSABILI DELLE GUERRE SONO I CATTIVI LEADER<br />La prima illusione è che i leader siano responsabili delle guerre e che questi Paesi siano nostri rivali solo a causa dei loro cattivi leader. Grygiel fa l'esempio del Segretario di Stato Antony Blinken, che parlando dell'invasione dell'Ucraina al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel settembre 2022, ha detto: «Un uomo ha scelto questa guerra. E un solo uomo può porvi fine». «Ma la guerra non è solo di Vladimir Putin; è la guerra della Russia. In un sondaggio del giugno 2022, il 75% dei russi ha appoggiato decisamente o per lo più le azioni delle forze militari russe. (...) La Chiesa ortodossa russa è un istigatore della guerra e ha formato una profonda cultura del nazionalismo russo e del diritto imperiale che si estende oltre il Cremlino. (...) L'ostilità di Russia, Iran, Cina e persino di Hamas può avere radici culturali profonde e un sostegno popolare che consente a questi attori di impegnarsi in conflitti lunghi e devastanti. Rimuovere un cattivo leader o un regime non trasforma necessariamente un nemico in un attore responsabile».<br />SECONDA ILLUSIONE: LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI POSSONO SUPERARE LE CONTROVERSIE POLITICHE NAZIONALI<br />La seconda illusione coltivata dall'Occidente è che le organizzazioni internazionali e la governance globale possano superare le controversie politiche nazionali e regionali. «Poiché queste istituzioni sono le fonti dell'ordine internazionale - afferma Grygiel - per molti politici occidentali, l'obiettivo primario della loro diplomazia è quello di portare più Stati, democratici o meno, sotto il loro ombrello pacificatore. Il presidente Franklin D. Roosevelt sperava che l'Unione Sovietica si sarebbe comportata meglio una volta entrata a far parte delle Nazioni Unite ed era disposto a rimandare i duri negoziati con Mosca per farla partecipare alla fondazione dell'ONU. I leader occidentali speravano che la Cina, una volta membro di istituzioni come l'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarebbe diventata un attore responsabile dell'ordine globale. Ma come la Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Cina non è diventata un attore geopolitico benigno dopo aver partecipato per più di due decenni all'OMC. Il potere formativo delle istituzioni internazionali è stato enormemente esagerato e la grande strategia basata su di esse ha lasciato l'Occidente impreparato alla dura competizione, compresa la guerra, che abbiamo di fronte».<br />TERZA ILLUSIONE: MAGGIORI SCAMBI E RICCHEZZA PRODUCONO LA PACE<br />La terza illusione dell'Occidente è che maggiori scambi e ricchezza producano pace. «Per decenni la politica estera tedesca ha seguito il principio del "cambiamento attraverso il commercio". Berlino pensava che il commercio con la Russia, la Cina e altri cattivi attori avrebbe attenuato la loro ostilità e li avrebbe trasformati in partner affidabili. Gli Stati Uniti pensavano che il commercio con la Cina avrebbe gradualmente modificato le priorità di Pechino, creando una classe media amante della pace e legami diplomatici più profondi. La scommessa occidentale che l'espansione del commercio avrebbe superato le differenze ideologiche e le rivalità politiche era sbagliata. Gli Stati si impegnano nel commercio per diventare ricchi e competitivi, non per la pace. Spesso vogliono essere ricchi per poter attaccare i loro nemici e dominare gli altri. (...) La potenza militare, non l'interdipendenza, dà agli Stati la capacità di agire nel loro migliore interesse senza vincoli imposti da altre potenze. I nostri rivali si sono armati mentre l'Occidente, soprattutto l'Europa, sperava che il commercio avrebbe reso inutili le capacità militari. Le inimicizie profonde non possono essere superate attraverso cambiamenti di leadership, organizzazioni internazionali o scambi commerciali. Possono essere controllate, e quando necessario sconfitte, solo attraverso il potere militare».<br />ULTIMA ILLUSIONE: IL RIFIUTO DI OGNI IDEA DI SCONTRO DI CIVILTÀ, NONOSTANTE LO SCONTRO GIÀ IN ATTO<br />Alla acuta analisi del prof. Grygiel aggiungiamo una quarta illusione dell'Occidente: il rifiuto da parte di molti intellettuali e leader politici di ogni idea di "scontro di civiltà". Samuel P. Huntington (1927-2008) che lanciò questa tesi nel suo Clash of Civilizations, pubblicato nel 1993, non è mai stato un "suprematista", ma potrebbe anzi essere definito un relativista storico. Non si può negare però che la sua teoria, a distanza di trent'anni, sia stata confermata dai fatti. La "guerra di civiltà" contro l'Occidente viene infatti proclamata da Putin, da Xi Jinping e da molti esponenti del mondo islamico, diviso al suo interno, ma unito nella lotta al comune nemico.<br />Il sofisma di cui l'Occidente è vittima è l'idea che ammettere l'esistenza di uno scontro di civiltà equivalga a desiderarlo o a provocarlo. La tesi secondo cui non si deve parlare di guerra di civiltà, perché parlare di guerra di civiltà significa evocare la possibilità di guerra globale e una guerra globale ha la sua logica conclusione nella guerra nucleare, è lo strumento propagandistico di cui si serve chi ci vuole disarmare. Quando chi è aggredito rinuncia a difendersi di fronte alle minacce di chi lo assale, ha già perduto la guerra. Chi rifiuta il suicidio politico e morale dell'Occidente, si rende complice di questo suicidio se pensa che, tacendo, possa evitare lo scontro che il nemico proclama. Chi nega l'esistenza di una guerra di civiltà, nega non solo l'esistenza di un nemico, ma l'identità stessa della comunità di destino a cui appartiene. Quei conservatori e tradizionalisti che simpatizzano per la Russia o per i Fratelli Musulmani e sono pronti a giustificare l'invasione di Taiwan per evitare una "guerra globale", sono i "fratelli-nemici" di quella stessa "cancel culture" che costituisce l'espressione più radicale della sinistra post-moderna.<br />LA CULTURA DELLA CANCELLAZIONE DELLA SINISTRA POST-MODERNA<br />La cancel culture è penetrata purtroppo all'interno della Chiesa cattolica, in cui i massimi rappresentanti, a cominciare da papa Francesco, si limitano a deplorare la guerra, senza rendersi conto che la pace alla quale essi aspirano non è l'agostiniana tranquillità dell'ordine, ma la cronica instabilità nel disordine. Eppure tutto si gioca a carte scoperte. Yunis Al-Astal, predicatore e deputato di Hamas nel Consiglio legislativo palestinese in un sermone del venerdì, si è rivolto così ai fedeli musulmani: «Molto presto, per volontà di Allah, Roma sarà conquistata, proprio come lo è stata Costantinopoli e come è stato profetizzato dal nostro Profeta Maometto». «Oggi - ha aggiunto - Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale dei crociati che ha dichiarato la propria ostilità all'islam, questa loro capitale sarà un avamposto delle conquiste islamiche che si diffonderanno per tutta l'Europa e poi si sposteranno nelle due Americhe, e anche l'Europa dell'est».<br />Un obiettivo impossibile? Ma cosa accadrebbe se la Russia prevalesse in Ucraina, se Hamas, appoggiata dall'Islam, distruggesse Israele, e se la Cina invadesse Taiwan? Sarebbe una disfatta che confermerebbe la tesi di chi ritiene che l'Occidente stia vivendo non il suo tramonto, come annunciava Oswald Spengler cento anni fa, ma la sua agonia, immerso in un buio profondo.<br />La storia però non è mai irreversibile, soprattutto quando Dio decide di intervenire. Il 5 novembre un'inaspettata aurora boreale ha illuminato i cieli di Europa e dell'Italia, dove è stata vista dalle Alpi alla Puglia. Gli astronomi hanno offerto le spiegazioni scientifiche del fenomeno ottico, ma chi ha spirito soprannaturale rivolge uno sguardo pensieroso al Cielo e si chiede se questo evento non possa essere collegato con le aurore boreali del 1938 e del 1939, che secondo suor Lucia di Fatima annunziarono la Seconda guerra mondiale. Segno apocalittico? Un'aurora boreale può essere anche un segno luminoso di speranza, che ci invita a giudicare le cose della terra con gli occhi del Cielo e ci ricorda che tutte le cause e tutti gli effetti di ciò che accade nel mondo hanno il loro primo principio e il loro ultimo fine in Dio, l'unico che può donare la pace in terra agli uomini di buona volontà che cercano la sua gloria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57736008</guid><pubDate>Wed, 22 Nov 2023 20:41:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57736008/le_tre_illusioni_dell_occidente_pi_una.mp3" length="10880023" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7599

LE TRE ILLUSIONI DELL'OCCIDENTE (PIU' UNA) di Roberto De Mattei
Il Wall Street Journal del 1° novembre ha pubblicato un interessante articolo del prof. Jakub Grygiel,docente di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7599" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7599</a><br /><br />LE TRE ILLUSIONI DELL'OCCIDENTE (PIU' UNA) di Roberto De Mattei<br />Il Wall Street Journal del 1° novembre ha pubblicato un interessante articolo del prof. Jakub Grygiel,docente di Studi politici all'Università Cattolica d'America. L'articolo, che ha come titolo Three Foreign-Policy Illusions, mostra come alla base degli errori commessi dall'Occidente di fronte alla guerra russa in Ucraina, all'aggressione di Hamas e dell'Iran contro Israele e alle minacce della Cina nell'area del Pacifico, ci siano tre illusioni, profondamente radicate nella mentalità americana ed europea.<br />PRIMA ILLUSIONE: I RESPONSABILI DELLE GUERRE SONO I CATTIVI LEADER<br />La prima illusione è che i leader siano responsabili delle guerre e che questi Paesi siano nostri rivali solo a causa dei loro cattivi leader. Grygiel fa l'esempio del Segretario di Stato Antony Blinken, che parlando dell'invasione dell'Ucraina al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel settembre 2022, ha detto: «Un uomo ha scelto questa guerra. E un solo uomo può porvi fine». «Ma la guerra non è solo di Vladimir Putin; è la guerra della Russia. In un sondaggio del giugno 2022, il 75% dei russi ha appoggiato decisamente o per lo più le azioni delle forze militari russe. (...) La Chiesa ortodossa russa è un istigatore della guerra e ha formato una profonda cultura del nazionalismo russo e del diritto imperiale che si estende oltre il Cremlino. (...) L'ostilità di Russia, Iran, Cina e persino di Hamas può avere radici culturali profonde e un sostegno popolare che consente a questi attori di impegnarsi in conflitti lunghi e devastanti. Rimuovere un cattivo leader o un regime non trasforma necessariamente un nemico in un attore responsabile».<br />SECONDA ILLUSIONE: LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI POSSONO SUPERARE LE CONTROVERSIE POLITICHE NAZIONALI<br />La seconda illusione coltivata dall'Occidente è che le organizzazioni internazionali e la governance globale possano superare le controversie politiche nazionali e regionali. «Poiché queste istituzioni sono le fonti dell'ordine internazionale - afferma Grygiel - per molti politici occidentali, l'obiettivo primario della loro diplomazia è quello di portare più Stati, democratici o meno, sotto il loro ombrello pacificatore. Il presidente Franklin D. Roosevelt sperava che l'Unione Sovietica si sarebbe comportata meglio una volta entrata a far parte delle Nazioni Unite ed era disposto a rimandare i duri negoziati con Mosca per farla partecipare alla fondazione dell'ONU. I leader occidentali speravano che la Cina, una volta membro di istituzioni come l'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarebbe diventata un attore responsabile dell'ordine globale. Ma come la Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Cina non è diventata un attore geopolitico benigno dopo aver partecipato per più di due decenni all'OMC. Il potere formativo delle istituzioni internazionali è stato enormemente esagerato e la grande strategia basata su di esse ha lasciato l'Occidente impreparato alla dura competizione, compresa la guerra, che abbiamo di fronte».<br />TERZA ILLUSIONE: MAGGIORI SCAMBI E RICCHEZZA PRODUCONO LA PACE<br />La terza illusione dell'Occidente è che maggiori scambi e ricchezza producano pace. «Per decenni la politica estera tedesca ha seguito il principio del "cambiamento attraverso il commercio". Berlino pensava che il commercio con la Russia, la Cina e altri cattivi attori avrebbe attenuato la loro ostilità e li avrebbe trasformati in partner affidabili. Gli Stati Uniti pensavano che il commercio con la Cina avrebbe gradualmente modificato le priorità di Pechino, creando una classe media amante della pace e legami diplomatici più profondi. 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Di continuare a parlare del comico avremmo fatto volentieri a meno, se non fosse che lui ci ha messo del suo intervenendo come ospite, domenica scorsa, alla trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa" sul Nove.<br />Molti dimenticano che Beppe Grillo, che voleva moralizzare l'Italia e «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» insieme al suo Movimento 5 Stelle, è un pregiudicato, condannato in Cassazione molti anni fa per omicidio di tre amici in auto. Lo hanno dimenticato anche quelli che per anni si sono fidati di lui, votando per i pentastellati.<br />Domenica sera nel salotto di Fazio ha candidamente ammesso di essere un fallito e ha di fatto intonato il de profundis al Movimento 5 Stelle, riconoscendo i suoi limiti. «Io sono qui per sapere chi sono e cosa pensate di me e chi siete voi - ha esordito -. Io sono il peggiore, sì sono il peggiore. Io ho peggiorato questo Paese, non c'è battuta. Dopo l'ultima intervista con Vespa abbiamo perso elezioni, quelli che ho mandato affanculo sono al governo quindi sono il peggiore».<br />CONTRO TUTTI GLI EX AMICI<br />Ha attaccato i suoi ex compagni di avventura, da Giuseppe Conte a Luigi Di Maio, fino ad arrivare a Davide Casaleggio. Si è meritato, insomma, un bel "vaffa" dal pubblico, quello stesso "vaffa" che lui e il suo esercito di mediocri hanno per diversi lustri rivolto a tutti i cittadini onesti che si vedevano ingiustamente additati al pubblico ludibrio in nome di un qualunquismo becero. Ci riferiamo al cosiddetto ceto medio, che porta avanti il Paese da sempre, che paga le tasse, si sveglia presto per andare a lavorare e rispetta il prossimo senza offenderlo. Invece i compagni di merende del comico autoproclamatosi "fallito" erano i parassiti della società, quelli che non ce l'hanno fatta perché proprio non potevano farcela, perché non avevano nulla per potercela fare. Oggi si direbbe i "rosiconi", che alimentano l'odio sociale e incarnano il nichilismo assoluto, il vuoto pneumatico, la mancanza assoluta di idee e principi.<br />Hanno approfittato della mediocrità del resto della classe politica per illudere l'opinione pubblica e per circa dieci anni ci sono riusciti. Hanno conquistato il potere e un minuto dopo hanno dimenticato ogni vincolo di correttezza con i cittadini, ogni promessa elettorale per tuffarsi voracemente nella gestione del potere, dimostrando la loro palese inadeguatezza e contribuendo a peggiorare il livello delle istituzioni e della gestione della cosa pubblica. I più lesti come Luigi Di Maio, che erano probabilmente anche i più consapevoli di essere stati sopravvalutati, si sono barcamenati e ora sopravvivono. Degli altri come Danilo Toninelli, solo per fare un nome tra i più emblematici e imbarazzanti, non è rimasta alcuna traccia. E nessuno se ne rattrista.<br />UNA DELLE PAGINE PIÙ BUIE<br />Il cielo "stellato" della politica italiana è stato una delle pagine più buie della storia del nostro Paese, per fortuna archiviata o in via di definitiva archiviazione. Se perfino Casaleggio, figlio del fondatore (insieme con Grillo) del Movimento 5 Stelle dichiara che bisognerebbe far scorrere i titoli di coda e mettere fine all'esperienza politica inaugurata dal padre, significa che il fallimento del grillismo può dirsi compiuto.<br />Quello che in molti credevano poter essere il rimedio alla partitocrazia si è rivelato la manifestazione più acuta della patologia partitocratica. La lottizzazione, anche delle briciole, è stata la cifra dominante dei grillini, mediocri senza né arte né parte che hanno occupato le istituzioni senza sapere neppure perché, trovandosi a guidare in un mare in tempesta senza neppure averne alcuna capacità.<br />L'Italia del post-grillismo è decisamente peggiore della precedente e l'ultima apparizione del comico pregiudicato Beppe Grillo ne è la più nitida e inequivocabile conferma. L'aver ammesso di essere un perdente non toglie nulla alle sue responsabilità, al male fatto da lui e dai suoi sodali all'Italia che produce. Da Fazio è riuscito anche a pronunciare concetti di stampo sovietico come il dovere di punire chi consuma troppo, tassandolo doppiamente, o quello di distribuire il reddito di cittadinanza universale, per premiare chi non lavora. Frasi inverosimili e offensive nei confronti del popolo italiano, che forse ora ha finalmente capito la vera natura di Beppe Grillo, un comico pregiudicato, e del grillismo, l'antitesi della meritocrazia.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57771064</guid><pubDate>Wed, 22 Nov 2023 20:41:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57771064/gli_ultimi_deliri_di_grillo_e_l_eclissi_dei_cinquestelle.mp3" length="4980047" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7608

GLI ULTIMI DELIRI DI GRILLO E L'ECLISSI DEI CINQUESTELLE di Ruben Razzante
La definizione più pungente ma anche più calzante di Beppe Grillo l'ha data nelle ultime ore Luca...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7608" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7608</a><br /><br />GLI ULTIMI DELIRI DI GRILLO E L'ECLISSI DEI CINQUESTELLE di Ruben Razzante<br />La definizione più pungente ma anche più calzante di Beppe Grillo l'ha data nelle ultime ore Luca Bottura, in un intervento pubblicato ieri in prima pagina sulla Stampa di Torino: "Grillo, un Berlusconi che non ce l'ha fatta". Di continuare a parlare del comico avremmo fatto volentieri a meno, se non fosse che lui ci ha messo del suo intervenendo come ospite, domenica scorsa, alla trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa" sul Nove.<br />Molti dimenticano che Beppe Grillo, che voleva moralizzare l'Italia e «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» insieme al suo Movimento 5 Stelle, è un pregiudicato, condannato in Cassazione molti anni fa per omicidio di tre amici in auto. Lo hanno dimenticato anche quelli che per anni si sono fidati di lui, votando per i pentastellati.<br />Domenica sera nel salotto di Fazio ha candidamente ammesso di essere un fallito e ha di fatto intonato il de profundis al Movimento 5 Stelle, riconoscendo i suoi limiti. «Io sono qui per sapere chi sono e cosa pensate di me e chi siete voi - ha esordito -. Io sono il peggiore, sì sono il peggiore. Io ho peggiorato questo Paese, non c'è battuta. Dopo l'ultima intervista con Vespa abbiamo perso elezioni, quelli che ho mandato affanculo sono al governo quindi sono il peggiore».<br />CONTRO TUTTI GLI EX AMICI<br />Ha attaccato i suoi ex compagni di avventura, da Giuseppe Conte a Luigi Di Maio, fino ad arrivare a Davide Casaleggio. Si è meritato, insomma, un bel "vaffa" dal pubblico, quello stesso "vaffa" che lui e il suo esercito di mediocri hanno per diversi lustri rivolto a tutti i cittadini onesti che si vedevano ingiustamente additati al pubblico ludibrio in nome di un qualunquismo becero. Ci riferiamo al cosiddetto ceto medio, che porta avanti il Paese da sempre, che paga le tasse, si sveglia presto per andare a lavorare e rispetta il prossimo senza offenderlo. Invece i compagni di merende del comico autoproclamatosi "fallito" erano i parassiti della società, quelli che non ce l'hanno fatta perché proprio non potevano farcela, perché non avevano nulla per potercela fare. Oggi si direbbe i "rosiconi", che alimentano l'odio sociale e incarnano il nichilismo assoluto, il vuoto pneumatico, la mancanza assoluta di idee e principi.<br />Hanno approfittato della mediocrità del resto della classe politica per illudere l'opinione pubblica e per circa dieci anni ci sono riusciti. Hanno conquistato il potere e un minuto dopo hanno dimenticato ogni vincolo di correttezza con i cittadini, ogni promessa elettorale per tuffarsi voracemente nella gestione del potere, dimostrando la loro palese inadeguatezza e contribuendo a peggiorare il livello delle istituzioni e della gestione della cosa pubblica. I più lesti come Luigi Di Maio, che erano probabilmente anche i più consapevoli di essere stati sopravvalutati, si sono barcamenati e ora sopravvivono. Degli altri come Danilo Toninelli, solo per fare un nome tra i più emblematici e imbarazzanti, non è rimasta alcuna traccia. E nessuno se ne rattrista.<br />UNA DELLE PAGINE PIÙ BUIE<br />Il cielo "stellato" della politica italiana è stato una delle pagine più buie della storia del nostro Paese, per fortuna archiviata o in via di definitiva archiviazione. Se perfino Casaleggio, figlio del fondatore (insieme con Grillo) del Movimento 5 Stelle dichiara che bisognerebbe far scorrere i titoli di coda e mettere fine all'esperienza politica inaugurata dal padre, significa che il fallimento del grillismo può dirsi compiuto.<br />Quello che in molti credevano poter essere il rimedio alla partitocrazia si è rivelato la manifestazione più acuta della patologia partitocratica. 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E lo ha fatto, come al suo solito, mostrando una visione univoca della campagna vaccinale che si è svolta in Italia tra il 2021 e il 2022.<br />Mattarella ha detto che «la ricerca è garanzia di futuro. Eppure, dopo tanta evidenza, dopo che è stato dimostrato nella drammatica esperienza della pandemia che i costi umani sarebbero stati di gran lunga maggiori senza la scoperta dei vaccini in tempi rapidi, continuano a circolare teorie irragionevoli e antiscientifiche. Non soltanto offuscano la visione del bene comune, ma sovente minacciano la salute stessa dei cittadini, contravvenendo alla prescrizione dell'articolo 32 della Costituzione, secondo il quale la salute è, insieme, fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività».<br />Si tratta di parole alle quali il presidente della Repubblica ci ha già abituato da tempo, ma che nel corso del tempo, mostrano tutta la loro insufficiente evidenza.<br />Quali sarebbero le teorie irragionevoli e antiscientifiche che ancora continuano a circolare? Forse quelle secondo le quali i vaccini anti covid hanno mostrato alla prova dei fatti tutta la loro fallibilità sul versante dell'efficacia e della sicurezza, gli unici due pilastri che una ricerca scientifica degna di tal nome, deve perseguire?<br />FATTI RICONOSCIUTI ANCHE DALLE CASE PRODUTTRICI DEI VACCINI ANTI COVID<br />Ma queste non sono teorie, bensì fatti accertati e accettati ormai non solo dalle case produttrici dei vaccini anti covid, ma anche dagli enti regolatori come l'Ema. Nel corso della campagna vaccinale si poteva affermare con relativa sicurezza che tutti i dubbi sull'efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio e nel non dare effetti indesiderati gravi fossero teorie complottiste: lo consentiva il pensiero unico e un'informazione mainstream mai così asservita a logiche di potere e di interesse. Ma oggi no, non si può più affermare che queste siano teorie senza incorrere nello scoglio di essere smentiti dalla realtà.<br />Il fatto è che, ormai, a sostenere che i vaccini a mRna siano stati una panacea, lo sostiene solo una parte - minoritaria - della politica. Il mondo scientifico, invece, volente o nolente, si sta orientando verso un giudizio molto più disincantato, quando non proprio apertamente ostile verso gli inoculi.<br />Giova ricordare al presidente che negli ultimi mesi, la ricerca scientifica, visto che è quello il sostrato che ha fatto da sfondo alle sue parole del 30 ottobre scorso, ha emesso un giudizio impietoso, fatto di dati e osservazioni, sui vaccini covid, tanto che la campagna vaccinale in corso stenta ancora a decollare e non per colpa dell'autunno, che non è ancora entrato nel vivo.<br />Spulciando qua e là dalle cronache, si potrebbe ricordare al Presidente che non più tardi di un mese fa, Pfizer e Moderna hanno dovuto aggiornare le avvertenze sui vaccini inserendo numerosi casi di effetti avversi mortali tra i ragazzi, specie tra i 12 e i 17 anni, in ordine al fenomeno delle miocarditi. Si tratta di evidenze scientifiche che Ema ha dovuto inserire nelle schede di valutazione dei sieri e che non possono essere smentite facilmente.<br />Inoltre, sul versante della ricerca scientifica, abbondano ormai gli studi che evidenziano la fallibilità dei sacri inoculi. Si è scoperto, ad esempio, come hanno fatto 13 analisti indipendenti, che nel trial del primo vaccino di Pfizer, riportava una mortalità di 3,7 volte maggiore tra i vaccinati rispetto al gruppo placebo in ordine a morti per disturbi al cuore.<br />L'AFFOSSAMENTO DELLA COMMISSIONE BICAMERALE COVID<br />Si tratta di una rapidissima carrellata, ma che può essere integrata a piacere con una ricognizione su quanto c'è di esistente. Così come è esistente il fatto che in Italia ci sia un comitato di oltre 4200 italiani, che si sono vaccinati e che ora stanno male per le reazioni avverse. Chiedono da tempo ascolto, ma il loro grido è ancora strozzato proprio da quelle istituzioni che Mattarella rappresenta. Parlare a loro di teorie antiscientifiche è l'ennesimo schiaffo che lo Stato continua a infliggere loro dai tempi in cui vennero costretti, pena la minaccia della perdita del lavoro, a farsi iniettare il vaccino. Questa sì una violazione dell'articolo 32 della Costituzione, di cui Mattarella cita solo la prima parte. "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Eppure il presidente ha firmato i decreti che toglievano la libertà ai cittadini per imporre loro la vaccinazione.<br />Chi, dunque, e che cosa offusca la visione del bene comune? E che cos'è il bene comune per il presidente Mattarella? Migliaia di danneggiati che chiedono di essere curati non sono sufficientemente un bene comune nella visione ultra-scientista del primo inquilino del Quirinale? Sono forse loro che minacciano la salute dei cittadini? Loro che del vaccino hanno conosciuto solo i drammatici effetti avversi e non le magnifiche sorti di progresso e panacea universale?<br />Che quella di Mattarella sia una visione della scienza asservita a logiche politiche, però, è evidente non solo dalle sue parole dell'altro giorno, ma dal fatto che recentemente ha concesso un provvedimento di "grazia" per quei medici sanzionati per aver lavorato troppo durante la pandemia, ma non ha fatto lo stesso per quelli che non essendosi vaccinati, ci hanno rimesso il posto di lavoro. In premessa, l'affossamento della commissione bicamerale covid, che anche per il mese di ottobre non ha potuto vedere la luce, nonostante le promesse e chissà se mai la vedrà, visti i paletti stringenti di indagine, che il Colle le ha imposto.<br />La pandemia passa, l'emergenza pure e la narrazione sul covid si sta sgretolando. A tenere viva la sirena dello spauracchio e del Sacro Graal vaccinale sembra essere rimasto soltanto il presidente della Repubblica, il quale, come un alchimista che cerca di trasformare in oro un semplice metallo, trasmette un'idea quasi esoterica della scienza, come di panacea universale di tutti i mali. Ben controllata dal sapere politico. Tutto il contrario della scienza vera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57512038</guid><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 21:31:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57512038/mattarella_l_alchimista_resta_da_solo_a_santificare_il_vaccino.mp3" length="5298545" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Vi hanno presi in giro ➜ https://www.youtube.com/watch?v=L-kP8Zhf8C8&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7595

MATTARELLA L'ALCHIMISTA, RESTA DA SOLO A SANTIFICARE IL...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Vi hanno presi in giro ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=L-kP8Zhf8C8&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=L-kP8Zhf8C8&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7595" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7595</a><br /><br />MATTARELLA L'ALCHIMISTA, RESTA DA SOLO A SANTIFICARE IL VACCINO di Andrea Zambrano<br />Intervenendo al Quirinale all'evento I Giorni della ricerca, promosso dall'Airc, l'Associazione Italiana per la ricerca sul cancro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato anche di vaccini covid. E lo ha fatto, come al suo solito, mostrando una visione univoca della campagna vaccinale che si è svolta in Italia tra il 2021 e il 2022.<br />Mattarella ha detto che «la ricerca è garanzia di futuro. Eppure, dopo tanta evidenza, dopo che è stato dimostrato nella drammatica esperienza della pandemia che i costi umani sarebbero stati di gran lunga maggiori senza la scoperta dei vaccini in tempi rapidi, continuano a circolare teorie irragionevoli e antiscientifiche. Non soltanto offuscano la visione del bene comune, ma sovente minacciano la salute stessa dei cittadini, contravvenendo alla prescrizione dell'articolo 32 della Costituzione, secondo il quale la salute è, insieme, fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività».<br />Si tratta di parole alle quali il presidente della Repubblica ci ha già abituato da tempo, ma che nel corso del tempo, mostrano tutta la loro insufficiente evidenza.<br />Quali sarebbero le teorie irragionevoli e antiscientifiche che ancora continuano a circolare? Forse quelle secondo le quali i vaccini anti covid hanno mostrato alla prova dei fatti tutta la loro fallibilità sul versante dell'efficacia e della sicurezza, gli unici due pilastri che una ricerca scientifica degna di tal nome, deve perseguire?<br />FATTI RICONOSCIUTI ANCHE DALLE CASE PRODUTTRICI DEI VACCINI ANTI COVID<br />Ma queste non sono teorie, bensì fatti accertati e accettati ormai non solo dalle case produttrici dei vaccini anti covid, ma anche dagli enti regolatori come l'Ema. Nel corso della campagna vaccinale si poteva affermare con relativa sicurezza che tutti i dubbi sull'efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio e nel non dare effetti indesiderati gravi fossero teorie complottiste: lo consentiva il pensiero unico e un'informazione mainstream mai così asservita a logiche di potere e di interesse. Ma oggi no, non si può più affermare che queste siano teorie senza incorrere nello scoglio di essere smentiti dalla realtà.<br />Il fatto è che, ormai, a sostenere che i vaccini a mRna siano stati una panacea, lo sostiene solo una parte - minoritaria - della politica. Il mondo scientifico, invece, volente o nolente, si sta orientando verso un giudizio molto più disincantato, quando non proprio apertamente ostile verso gli inoculi.<br />Giova ricordare al presidente che negli ultimi mesi, la ricerca scientifica, visto che è quello il sostrato che ha fatto da sfondo alle sue parole del 30 ottobre scorso, ha emesso un giudizio impietoso, fatto di dati e osservazioni, sui vaccini covid, tanto che la campagna vaccinale in corso stenta ancora a decollare e non per colpa dell'autunno, che non è ancora entrato nel vivo.<br />Spulciando qua e là dalle cronache, si potrebbe ricordare al Presidente che non più tardi di un mese fa, Pfizer e Moderna hanno dovuto aggiornare le avvertenze sui vaccini inserendo numerosi casi di effetti avversi mortali tra i ragazzi, specie tra i 12 e i 17 anni, in ordine al fenomeno delle miocarditi. Si tratta di evidenze scientifiche che Ema ha dovuto inserire nelle schede di valutazione dei sieri e che non possono essere smentite facilmente.<br />Inoltre, sul versante della ricerca scientifica, abbondano ormai gli studi che...]]></itunes:summary><itunes:duration>332</itunes:duration><itunes:keywords>covid,mattarella,mrna,spauracchio,vaccini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b21642de0e4c9a4c5d6be6bcac5f5a9f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il giudice pro-migranti, fu lo stesso che condannò il gioielliere che si difese dai ladri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-giudice-pro-migranti-fu-lo-stesso-che-condanno-il-gioielliere-che-si-difese-dai-ladri--57085952</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7557" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7557</a><br /><br />IL GIUDICE PRO-MIGRANTI, FU LO STESSO CHE CONDANNO' IL GIOIELLIERE CHE SI DIFESE DAI LADRI di Giuseppe De Lorenzo<br /><br />Non ci sono solo i post Facebook pro-migranti a dividere Matteo Salvini e Iolanda Apostolico, il giudice di Catania che ha dichiarato "illegittimo" il trattenimento di quattro tunisini picconando così il decreto Cutro. Non ci sono solo i "like" a Potere al Popolo, l'apprezzamento per le Ong e la richiesta di dimissioni al leader leghista. I due, probabilmente senza saperlo, si sono già trovati su due lati della barricata: il ministro a sostenere la legittima difesa di Guido Gianni, commerciante di Nicolosi, in carcere per essersi difeso da tre malviventi entrati nel suo negozio; e lei, giudice estensore della sentenza che nel 2019 condannò il gioielliere a 13 anni di carcere.<br />I fatti risalgono al 18 febbraio del 2008. Siamo nel centro di Nicolosi, in provincia di Catania, alla pendici dell'Etna. La gioielleria di Guido Gianni viene assalita: uno dei banditi prende in ostaggio la moglie, la immobilizza a terra, le punta una pistola alla tempia mentre i complici cercano di svaligiare il negozio. Gianni però è armato con una Beretta 9×21 legalmente detenuta e reagisce per difendere la sua Maria Angela: combatte con gli assalitori, ha una colluttazione con loro, esplode alcuni colpi di pistola e ne uccide due ferendo il terzo.<br />Risultato: in primo grado la Corte di Assise di Catania lo condanna a tredici anni di carcere. Dicasi tredici. Guido Gianni, come racconta l'eurodeputata leghista Susanna Ceccardi, che va spesso a trovarlo all'Ucciardone, è un semplice padre di famiglia che da un giorno all'altro si è ritrovato addosso il marchio di assassino. Omicidio volontario. Secondo i giudici della Corte, Iolanda Apostolico inclusa, Gianni avrebbe esploso i colpi mortali quando i banditi erano in fuga. E poco importa se in quei momenti si fa fatica a ragionare; se distinguere una pistola giocattolo senza tappino rosso da una vera è quasi impossibile; se pochi mesi prima era stata approvata la riforma in senso estensivo della legittima difesa; e se la moglie era stata immobilizzata, minacciata e pure percossa. Gianni va in carcere. "Mio marito è un uomo onesto - ripete Maria Angela da anni - questi rapinatori mi avevano aggredito, mi stavano facendo del male, mi volevano uccidere e la sua colpa è quella di avermi difeso".<br />Salvini tre anni fa definì "vergognosa" la condanna perché "io sto con chi si difende, sempre". E chissà che effetto gli farà oggi scoprire che a firmarla fu proprio Iolanda Apostolico, la giudice che ha liberato i quattro migranti. Ora, che sia stata chiamata proprio lei a scrivere la sentenza sarà ovviamente frutto del caso. Però Susanna Ceccardi qualche domanda se la fa: "A quel tempo, il nome della giudice non mi diceva nulla. Oggi invece dice qualcosa: ovvero che lo stesso magistrato che ha liberato quattro migranti è lo stesso che condivideva campagne No Borders, petizioni contro Salvini e che ha avuto tra le mani il potere di privare della libertà un padre di famiglia. Mi chiedo: perché non applicò per Gianni la scriminante della legittima difesa?".<br />In molti in queste ore si stanno chiedendo se le convinzioni politiche del giudice presunto "cane sciolto", che chiedeva la mozione di sfiducia contro l'ex ministro e che non nascondeva simpatie No Borders, possano in qualche modo aver influito sulle sue sentenze sui migranti trattenuti a Pozzallo. Lei assicura di no ("non ho mai scritto alcun provvedimento condizionato dalle mie idee") però un giudice deve apparire imparziale, oltre che esserlo. Anche nelle sue attività sui social. Possibile, dunque, che la sentenza su Guido Guidi possa essere stata macchiata da qualche convincimento personale? Ceccardi fa una pausa di qualche secondo. Poi risponde: "Non voglio pensare che quella fosse una sentenza politica, perché qui si parla di una persona in carcere per 12 anni e una famiglia sul lastrico per le spese legali. Non lo voglio pensare. Ma di certo è quello che si sta chiedendo Guido Gianni e credo anche tanti italiani".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57085952</guid><pubDate>Thu, 05 Oct 2023 13:46:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57085952/il_giudice_pro_migranti_fu_lo_stesso_che_condann_il_gioielliere_che_si_difese_dai_ladri.mp3" length="5090810" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7557

IL GIUDICE PRO-MIGRANTI, FU LO STESSO CHE CONDANNO' IL GIOIELLIERE CHE SI DIFESE DAI LADRI di Giuseppe De Lorenzo

Non ci sono solo i post Facebook pro-migranti a dividere Matteo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7557" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7557</a><br /><br />IL GIUDICE PRO-MIGRANTI, FU LO STESSO CHE CONDANNO' IL GIOIELLIERE CHE SI DIFESE DAI LADRI di Giuseppe De Lorenzo<br /><br />Non ci sono solo i post Facebook pro-migranti a dividere Matteo Salvini e Iolanda Apostolico, il giudice di Catania che ha dichiarato "illegittimo" il trattenimento di quattro tunisini picconando così il decreto Cutro. Non ci sono solo i "like" a Potere al Popolo, l'apprezzamento per le Ong e la richiesta di dimissioni al leader leghista. I due, probabilmente senza saperlo, si sono già trovati su due lati della barricata: il ministro a sostenere la legittima difesa di Guido Gianni, commerciante di Nicolosi, in carcere per essersi difeso da tre malviventi entrati nel suo negozio; e lei, giudice estensore della sentenza che nel 2019 condannò il gioielliere a 13 anni di carcere.<br />I fatti risalgono al 18 febbraio del 2008. Siamo nel centro di Nicolosi, in provincia di Catania, alla pendici dell'Etna. La gioielleria di Guido Gianni viene assalita: uno dei banditi prende in ostaggio la moglie, la immobilizza a terra, le punta una pistola alla tempia mentre i complici cercano di svaligiare il negozio. Gianni però è armato con una Beretta 9×21 legalmente detenuta e reagisce per difendere la sua Maria Angela: combatte con gli assalitori, ha una colluttazione con loro, esplode alcuni colpi di pistola e ne uccide due ferendo il terzo.<br />Risultato: in primo grado la Corte di Assise di Catania lo condanna a tredici anni di carcere. Dicasi tredici. Guido Gianni, come racconta l'eurodeputata leghista Susanna Ceccardi, che va spesso a trovarlo all'Ucciardone, è un semplice padre di famiglia che da un giorno all'altro si è ritrovato addosso il marchio di assassino. Omicidio volontario. Secondo i giudici della Corte, Iolanda Apostolico inclusa, Gianni avrebbe esploso i colpi mortali quando i banditi erano in fuga. E poco importa se in quei momenti si fa fatica a ragionare; se distinguere una pistola giocattolo senza tappino rosso da una vera è quasi impossibile; se pochi mesi prima era stata approvata la riforma in senso estensivo della legittima difesa; e se la moglie era stata immobilizzata, minacciata e pure percossa. Gianni va in carcere. "Mio marito è un uomo onesto - ripete Maria Angela da anni - questi rapinatori mi avevano aggredito, mi stavano facendo del male, mi volevano uccidere e la sua colpa è quella di avermi difeso".<br />Salvini tre anni fa definì "vergognosa" la condanna perché "io sto con chi si difende, sempre". E chissà che effetto gli farà oggi scoprire che a firmarla fu proprio Iolanda Apostolico, la giudice che ha liberato i quattro migranti. Ora, che sia stata chiamata proprio lei a scrivere la sentenza sarà ovviamente frutto del caso. Però Susanna Ceccardi qualche domanda se la fa: "A quel tempo, il nome della giudice non mi diceva nulla. Oggi invece dice qualcosa: ovvero che lo stesso magistrato che ha liberato quattro migranti è lo stesso che condivideva campagne No Borders, petizioni contro Salvini e che ha avuto tra le mani il potere di privare della libertà un padre di famiglia. Mi chiedo: perché non applicò per Gianni la scriminante della legittima difesa?".<br />In molti in queste ore si stanno chiedendo se le convinzioni politiche del giudice presunto "cane sciolto", che chiedeva la mozione di sfiducia contro l'ex ministro e che non nascondeva simpatie No Borders, possano in qualche modo aver influito sulle sue sentenze sui migranti trattenuti a Pozzallo. Lei assicura di no ("non ho mai scritto alcun provvedimento condizionato dalle mie idee") però un giudice deve apparire imparziale, oltre che esserlo. Anche nelle sue attività sui social. Possibile, dunque, che la sentenza su Guido Guidi possa essere stata macchiata da qualche convincimento personale? 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E infatti si sono già scatenate le proteste delle associazioni abortiste, omosessualiste, femministe, e di Amnesty International. L'Unione Europea è già intervenuta e la campagna massmediatica della calunnia organizzata è partita.<br />Eppure, per tutti i secoli passati, per ogni Stato di quella che fu l'Europa cristiana, dall'alto Medioevo fino alla Rivoluzione Francese e per molti Paesi fino al XX secolo, il Cristianesimo fu la religione unica delle singole popolazioni. Ciò vuol dire che in Ungheria si è semplicemente detta la verità e ribadita una realtà di fatto, misconosciuta dalle menzogne del relativismo imperante.<br />Al di là delle immani tragedie del XX secolo, che uno delle componenti essenziali per l'esistenza di una nazione sia il ceppo etnico comune, è una verità tanto basilare da essere banale. Ciò che fa una nazione non è l'ideologia politica dominante (concezione utopista della nazione, sulle orme di Mazzini), bensì l'eredita comune di etnia, di lingua, di religione, di cultura, di tradizioni. Naturalmente, occorre vigilare che da questi elementari principi non si precipiti in pericolose derive razziste, ma, come noto, l'abuso non toglie l'uso; e l'uso è che gli ungheresi costituiscono da mille e passa anni una precisa e individuabile entità etnica con una sua lingua, una sua religione, una sua cultura e le sue tradizioni.<br />Riguardo poi la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e la difesa della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, ebbene, questa per un cattolico è veramente una grande vittoria.<br />E che dire della diminuzione del potere della magistratura in materia finanziaria e dello stesso potere esecutivo e legislativo in materia di tassazione? Non è anche tutto ciò un modo concreto di diminuire lo strapotere statalista e di aiutare le famiglie e un'economia più ordinata e meno soggetta ai poteri forti internazionali?<br />E per finire, la condanna dell'eugenetica, l'invito alla solidarietà fra le generazioni (punto che sembra secondario, ma invece va a intaccare uno dei cardini della dissoluzione sessantottesca, quello del "conflitto generazionale"), l'invocazione dei politici alla responsabilità agli occhi di Dio dei loro atti e delle loro leggi, il richiamo all'identità cattolica e monarchica della grande Ungheria del passato.<br />Quale cattolico potrebbe mai condannare tutto questo? E come mai allora non se ne parla più di tanto?<br />Forse perché da oggi gli ungheresi sono politicamente "eretici". Ma essere "eretici" al politicamente corretto significa opporsi al relativismo dominante l'Europa odierna dei burocrati e della grande finanza laicista. Significa iniziare, almeno iniziare, a riscoprire le radici cristiane dell'Europa millenaria e reale. Significa insomma aderire alla verità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56948457</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 21:50:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56948457/nella_costituzione_il_richiamo_all_identit_cattolica_e_monarchica_della_grande_ungheria.mp3" length="5493281" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1733

NELLA COSTITUZIONE IL RICHIAMO ALL'IDENTITA' CATTOLICA E MONARCHICA DELLA GRANDE UNGHERIA

Il Parlamento ungherese ha votato a stragrande maggioranza (262 favorevoli contro 44...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1733" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1733</a><br /><br />NELLA COSTITUZIONE IL RICHIAMO ALL'IDENTITA' CATTOLICA E MONARCHICA DELLA GRANDE UNGHERIA<br /><br />Il Parlamento ungherese ha votato a stragrande maggioranza (262 favorevoli contro 44 contrari più una sessantina che hanno abbandonato l'aula al momento del voto) una nuova Carta costituzionale che prevede:<br />1) il Cristianesimo come religione base del popolo ungherese (completa rimane peraltro la libertà religiosa);<br />2) la protezione della vita sin dal concepimento (sebbene esista una legge comunista mai abrogata che consente e regola l'aborto);<br />3) la promozione della famiglia, rappresentata dall'unione in matrimonio fra un uomo e una donna (sebbene le "unioni civili" anche fra persone dello stesso sesso siano ammesse dalla legge);<br />4) la proibizione delle pratiche eugenetiche;<br />5) limitazioni ai poteri della Corte Costituzionale, specie in materia finanziaria (con relative diminuzione dell'età di pensionamento dei magistrati);<br />6) doveri dei genitori verso i figli ma anche doveri dei figli verso i genitori anziani;<br />7) limitazione costituzionale all'indebitamento dello Stato non oltre il 50% del Pil e l'obbligo di una maggioranza dei due terzi per l'introduzione di nuove tasse;<br />8) invocazione della responsabilità di fronte a Dio dei parlamentari che approvano la Costituzione;<br />9) formalizzazione costituzionale dello stemma nazionale centrato sulla Santa Corona e su Santo Stefano, simboli dell'eredità storica cristiana dell'Ungheria;<br />10) la "nazione su base etnica", pur nella piena difesa dei diritti delle minoranze presenti nel Paese.<br />Le accuse (tutte false ma comunque utili a creare il "caso") che sono state portate contro la nuova Costituzione ungherese sono evidenti: discriminazione religiosa, razzismo, oscurantismo moralista, omofobia e antifemminismo, antimodernità, ecc. E infatti si sono già scatenate le proteste delle associazioni abortiste, omosessualiste, femministe, e di Amnesty International. L'Unione Europea è già intervenuta e la campagna massmediatica della calunnia organizzata è partita.<br />Eppure, per tutti i secoli passati, per ogni Stato di quella che fu l'Europa cristiana, dall'alto Medioevo fino alla Rivoluzione Francese e per molti Paesi fino al XX secolo, il Cristianesimo fu la religione unica delle singole popolazioni. Ciò vuol dire che in Ungheria si è semplicemente detta la verità e ribadita una realtà di fatto, misconosciuta dalle menzogne del relativismo imperante.<br />Al di là delle immani tragedie del XX secolo, che uno delle componenti essenziali per l'esistenza di una nazione sia il ceppo etnico comune, è una verità tanto basilare da essere banale. Ciò che fa una nazione non è l'ideologia politica dominante (concezione utopista della nazione, sulle orme di Mazzini), bensì l'eredita comune di etnia, di lingua, di religione, di cultura, di tradizioni. Naturalmente, occorre vigilare che da questi elementari principi non si precipiti in pericolose derive razziste, ma, come noto, l'abuso non toglie l'uso; e l'uso è che gli ungheresi costituiscono da mille e passa anni una precisa e individuabile entità etnica con una sua lingua, una sua religione, una sua cultura e le sue tradizioni.<br />Riguardo poi la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e la difesa della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, ebbene, questa per un cattolico è veramente una grande vittoria.<br />E che dire della diminuzione del potere della magistratura in materia finanziaria e dello stesso potere esecutivo e legislativo in materia di tassazione? Non è anche tutto ciò un modo concreto di diminuire lo strapotere statalista e di aiutare le famiglie e un'economia più ordinata e meno soggetta ai poteri forti internazionali?<br />E per finire, la condanna...]]></itunes:summary><itunes:duration>344</itunes:duration><itunes:keywords>accuse,cristianesimoreligionebase,famiglia,magistratura,responsabilità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7e8fab282f21a09477d97f37317fae3d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Ungheria approva la nuova costituzione che finalmente sostituisce quella stalinista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ungheria-approva-la-nuova-costituzione-che-finalmente-sostituisce-quella-stalinista--56948436</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1725" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1725</a><br /><br />L'UNGHERIA APPROVA LA NUOVA COSTITUZIONE CHE FINALMENTE SOSTITUISCE QUELLA STALINISTA di Rodolfo Casadei<br />Dei 23 paesi dell'Europa post-comunista (quella che va da Praga al Kazakistan) l'Ungheria è cronologicamente l'ultimo che ha deciso di darsi una nuova costituzione, che entrerà in vigore lunedì dopo che il capo dello Stato Pál Schmitt l'avrà controfirmata. Ma anziché rallegrarsi per l'uscita di scena dell'ultima costituzione stalinista d'Europa, entrata in vigore nel 1949 sotto il governo di Matyas Rakosi, "il miglior discepolo ungherese di Stalin", come usava definirsi, l'uomo che fece incarcerare 100 mila oppositori politici (fra i quali il cardinale József Mindszenty condannato all'ergastolo) e giustiziarne 2 mila, politici, giornalisti ed osservatori europei e non solo stanno facendo a gara nell'accusare il nuovo testo, approvato da una maggioranza schiacciante di parlamentari (262 voti a favore e 44 contari, più una sessantina che hanno abbandonato l'aula al momento del voto), delle peggiori nefandezze.<br />Autoritarismo, sciovinismo, omofobia, fondamentalismo religioso, intolleranza, discriminazione, estraneità ai valori europei: non c'è insulto politico che non sia stato affibbiato al nuovo testo e alle forze politiche che l'hanno prodotto: il partito Fidesz del premier Viktor Orban e  il Kdnp (Partito popolare cristiano-democratico), che in coalizione hanno conquistato i due terzi dei seggi. Caratteristica della maggioranza dei critici della nuova costituzione è però quella di affermare che l'Europa si trova davanti a una costituzione «varata e progettata da un solo partito di nome Fidesz» (Giorgio Pressburger sul Corriere della Sera del 20 aprile), una palese falsità che fa subito nascere sospetti sulle reali intenzioni di questi critici.<br />A fianco infatti di alcune critiche che un minimo di fondamento ce l'hanno, si innalza una montagna di accuse terribili ma pretestuose che sembra essere stata scatenata da puro odio ideologico per il fatto che la costituzione esalta l'identità nazionale ungherese e mette in evidenza le sue radici cristiane: due temi che vanno di traverso alle élites intente a produrre un'Europa senza radici e senza identità, fondata sul relativismo etico e culturale che permetta alle burocrazie politiche di Bruxelles e ai potentati finanziari di tutto il continente di dominare incontrastati.<br />La nuova costituzione abbassa l'età del pensionamento dei giudici da 70 a 62 anni, stabilisce che le Leggi cardinali che potranno essere approvate dal parlamento su alcune materie potranno essere modificate solo con maggioranze dei due terzi, prolunga i termini di alcune nomine, come quella del Procuratore generale o del Presidente del consiglio fiscale, riduce i poteri della Corte costituzionale sottraendogli i giudizi su materie finanziarie e fiscali. Chiari indizi di una maggioranza politica che vuole lasciare la propria impronta sulle istituzioni. Sta di fatto che la "rivoluzione costituzionale" era stata un cavallo di battaglia della coalizione Fidesz-Kdnp durante la campagna elettorale, e che i socialisti avevano ammonito l'elettorato che Orban, se vincitore, avrebbe fatto seguire i fatti alle parole. Dunque gli ungheresi hanno consegnato i due terzi del parlamento alla coalizione di centrodestra in piena coscienza: le leggi modificabili d'ora in poi solo con maggioranze qualificate sono il prodotto di un parlamento che per l'appunto le sta votando con maggioranza qualificata. Quanto ai poteri della Corte costituzionale, torneranno pieni quando il disavanzo pubblico, che attualmente è pari all'80 per cento del Pil, scenderà sotto il 50 per cento: una disposizione costituzionale che attirerà sull'Ungheria investimenti e investitori.<br />Poi ci sono tutte le accuse pretestuose. Secondo il Corriere della Sera, «la costituzione abolisce il nome di Repubblica Ungherese e conferisce quello di Paese Magiaro (Magyarorszag). Questo forse per ammonire certe minoranze tra le quali zingari ed ebrei?». Peccato che Magiaro e Ungherese siano la stessa cosa: infatti il nome abolito era Magyar Köztársaság. Quanto alle minoranze, nel preambolo della nuova costituzione si legge: «Consideriamo le nazionalità e i gruppi etnici che vivono in Ungheria parti costituenti della nazione Ungherese». Poi l'articolo H protegge le lingue delle minoranze etniche nel paese, l'articolo XIV dettaglia che nessuno può essere discriminato per la razza, il colore, ecc.<br />Sempre secondo il Corriere della Sera (un altro articolo), e secondo Amnesty International, i socialisti e i liberaldemocratici dell'Europarlamento, la nuova costituzione ungherese mette in pericolo il diritto delle donne all'aborto legale, perché in essa sta scritto: «La vita del feto sarà protetta dal momento del concepimento». Magari. In realtà si tratta quasi della stessa frase contenuta nella legge che regola l'interruzione delle gravidanze in Ungheria, in base alla quale dal 1953 ad oggi sono stati effettuati milioni di aborti: «La vita del feto dovrà essere rispettata e protetta dal momento del concepimento». Quella ungherese non è l'unica legge abortista nell'Europa dell'Est a contenere un articolo che serve solo da foglia di fico, col quale lo Stato si mette a posto la coscienza dichiarando che farà qualcosa per prevenire il ricorso all'aborto legale. Francamente preoccuparsi per la restrizione del diritto all'aborto in un paese dove le interruzioni di gravidanza equivalgono a quasi il 50 per cento delle nascite (attualmente 40 mila aborti procurati all'anno contro 90 mila nascite) suona sinistro.<br />Discorso simile sulla presunta "omofobia" della Costituzione: solo perché c'è scritto che «l'Ungheria proteggerà l'istituzione del matrimonio inteso come l'unione coniugale di un uomo e di una donna». Budapest, come molti altri paesi europei, dispone di una legge che riconosce le "unioni civili", comprese quelle fra persone delle stesso sesso. I paesi europei che hanno formalizzato il "matrimonio omosessuale" sono solo sette su 47. Se c'è qualcosa che non va, non è nella costituzione ungherese, ma nella testa di chi formula questa critica.<br />Molto inchiostro è stato speso sul carattere ultranazionalista della costituzione. Dimenticando (ma guarda che strano) che l'unico partito di estrema destra presente in parlamento, lo Jobbik, ha votato contro. Tutto questo perché nel preambolo sta scritto: «Guidata dalla nozione di una singola nazione ungherese, l'Ungheria sentirà responsabilità per il destino degli ungheresi che vivono fuori dai suoi confini, contribuirà alla sopravvivenza e allo sviluppo delle loro comunità, sosterrà i loro sforzi per preservare la loro identità ungherese e promuoverà la cooperazione fra loro e con l'Ungheria». Peccato che la vecchia costituzione stalinista del 1949, contro la quale nessuno in Europa aveva finora obiettato, dicesse le stesse cose con parole diverse: «La Repubblica d'Ungheria si sentirà responsabile per il destino degli ungheresi che vivono fuori dai suoi confini e promuoverà il rafforzamento dei loro legami con l'Ungheria».<br />La verità è che tutte queste critiche denigratorie sono la punizione per il fatto che gli ungheresi hanno osato evocare nella nuova costituzione la loro storia cristiana: «Noi siamo orgogliosi del fatto che mille anni fa il nostro re, Santo Stefano, ha fondato lo stato ungherese su solide fondamenta, e reso il nostro paese parte dell'Europa cristiana. […] Riconosciamo il ruolo che il cristianesimo ha svolto nella conservazione della nostra nazione». Un riconoscimento che non va a danno dei credenti di altre religioni o dei non credenti, perché subito dopo il preambolo afferma: «Rispettiamo tutte le tradizioni religiose del nostro paese», e l'articolo VI recita: «Ognuno avrà diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Questo diritto darà a ciascuno la possibilità di scegliere liberamente o cambiare la propria religione o convinzione, a manifestarla o ad astenersi dal manifestarla, a praticare o insegnare la propria religione o credo attraverso atti e cerimonie religiosi, o in qualunque altro modo». Non sembra fondamentalismo cristiano. Ma pretendere un po' di informazione obiettiva e completa su argomenti come questi, nell'Europa d'oggi è diventato difficile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56948436</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 21:46:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56948436/l_ungheria_approva_la_nuova_costituzione_che_finalmente_sostituisce_quella_stalinista.mp3" length="9109464" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1725

L'UNGHERIA APPROVA LA NUOVA COSTITUZIONE CHE FINALMENTE SOSTITUISCE QUELLA STALINISTA di Rodolfo Casadei
Dei 23 paesi dell'Europa post-comunista (quella che va da Praga al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1725" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1725</a><br /><br />L'UNGHERIA APPROVA LA NUOVA COSTITUZIONE CHE FINALMENTE SOSTITUISCE QUELLA STALINISTA di Rodolfo Casadei<br />Dei 23 paesi dell'Europa post-comunista (quella che va da Praga al Kazakistan) l'Ungheria è cronologicamente l'ultimo che ha deciso di darsi una nuova costituzione, che entrerà in vigore lunedì dopo che il capo dello Stato Pál Schmitt l'avrà controfirmata. Ma anziché rallegrarsi per l'uscita di scena dell'ultima costituzione stalinista d'Europa, entrata in vigore nel 1949 sotto il governo di Matyas Rakosi, "il miglior discepolo ungherese di Stalin", come usava definirsi, l'uomo che fece incarcerare 100 mila oppositori politici (fra i quali il cardinale József Mindszenty condannato all'ergastolo) e giustiziarne 2 mila, politici, giornalisti ed osservatori europei e non solo stanno facendo a gara nell'accusare il nuovo testo, approvato da una maggioranza schiacciante di parlamentari (262 voti a favore e 44 contari, più una sessantina che hanno abbandonato l'aula al momento del voto), delle peggiori nefandezze.<br />Autoritarismo, sciovinismo, omofobia, fondamentalismo religioso, intolleranza, discriminazione, estraneità ai valori europei: non c'è insulto politico che non sia stato affibbiato al nuovo testo e alle forze politiche che l'hanno prodotto: il partito Fidesz del premier Viktor Orban e  il Kdnp (Partito popolare cristiano-democratico), che in coalizione hanno conquistato i due terzi dei seggi. Caratteristica della maggioranza dei critici della nuova costituzione è però quella di affermare che l'Europa si trova davanti a una costituzione «varata e progettata da un solo partito di nome Fidesz» (Giorgio Pressburger sul Corriere della Sera del 20 aprile), una palese falsità che fa subito nascere sospetti sulle reali intenzioni di questi critici.<br />A fianco infatti di alcune critiche che un minimo di fondamento ce l'hanno, si innalza una montagna di accuse terribili ma pretestuose che sembra essere stata scatenata da puro odio ideologico per il fatto che la costituzione esalta l'identità nazionale ungherese e mette in evidenza le sue radici cristiane: due temi che vanno di traverso alle élites intente a produrre un'Europa senza radici e senza identità, fondata sul relativismo etico e culturale che permetta alle burocrazie politiche di Bruxelles e ai potentati finanziari di tutto il continente di dominare incontrastati.<br />La nuova costituzione abbassa l'età del pensionamento dei giudici da 70 a 62 anni, stabilisce che le Leggi cardinali che potranno essere approvate dal parlamento su alcune materie potranno essere modificate solo con maggioranze dei due terzi, prolunga i termini di alcune nomine, come quella del Procuratore generale o del Presidente del consiglio fiscale, riduce i poteri della Corte costituzionale sottraendogli i giudizi su materie finanziarie e fiscali. Chiari indizi di una maggioranza politica che vuole lasciare la propria impronta sulle istituzioni. Sta di fatto che la "rivoluzione costituzionale" era stata un cavallo di battaglia della coalizione Fidesz-Kdnp durante la campagna elettorale, e che i socialisti avevano ammonito l'elettorato che Orban, se vincitore, avrebbe fatto seguire i fatti alle parole. Dunque gli ungheresi hanno consegnato i due terzi del parlamento alla coalizione di centrodestra in piena coscienza: le leggi modificabili d'ora in poi solo con maggioranze qualificate sono il prodotto di un parlamento che per l'appunto le sta votando con maggioranza qualificata. Quanto ai poteri della Corte costituzionale, torneranno pieni quando il disavanzo pubblico, che attualmente è pari all'80 per cento del Pil, scenderà sotto il 50 per cento: una disposizione costituzionale che attirerà sull'Ungheria investimenti e investitori.<br />Poi ci sono tutte le accuse pretestuose. 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Come produttore cinematografico lo ricordiamo per il recente Sound of Freedom, il bellissimo film - denuncia contro la pedofilia e la tratta dei bambini.<br />Stiamo parlando di Eduardo Verástegui, che ha annunciato di aver presentato la sua candidatura alla presidenza del Messico. Le elezioni si terranno il 2 giugno 2024.<br />Ha preso la decisione «Dopo un periodo di discernimento».<br />«La mia battaglia è per la vita. La mia lotta è per la libertà. È tempo di rimuovere dal potere le solite cose vecchie. Il nostro Paese ha bisogno di un nuovo modo di fare politica, per sradicare la corruzione e l'impunità», ha detto.<br />Verástegui, cresciuto in Messico, è un devoto cattolico fermamente pro-vita.<br />Il suo annuncio segue la recente legalizzazione dell'aborto da parte della Corte Suprema del Messico che ha definito un diritto umano l'uccisione di esseri umani prima della nascita.<br />Già 12 stati federati avevano legalizzato l'aborto, ma questa decisione ora lo consente a livello nazionale.<br />Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, insegna che quando uno Stato emana una legge ingiusta (come quella che legalizza aborto, eutanasia ecc), la responsabilità morale della cosa è certamente di chi l'ha proposta e l'ha votata, ma anche di tutta la società che in qualche modo - in un sistema democratico - ha accettato supinamente la decisione dell'organo legislativo. Peggio se si adegua e considera quel male come una cosa inevitabile, se non "normale".<br />Verastegui ha dimostrato in modo eclatante che lui quella responsabilità non la vuole.<br />E noi?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56852938</guid><pubDate>Tue, 19 Sep 2023 20:45:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56852938/eduardo_verastegui_si_candida_alla_presidenza_del_messico.mp3" length="2172620" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Testimonianze di Eduardo Verástegui ➜ 

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7533

EDUARDO VERASTEGUI SI CANDIDA ALLA PRESIDENZA DEL MESSICO
Dopo una vita di successo si converte al cattolicesimo e recita in Bella,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Testimonianze di Eduardo Verástegui ➜ <br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7533" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7533</a><br /><br />EDUARDO VERASTEGUI SI CANDIDA ALLA PRESIDENZA DEL MESSICO<br />Dopo una vita di successo si converte al cattolicesimo e recita in Bella, Cristiada e Il circo della farfalla, poi produce Sound of Freedom (VIDEO: testimonianze di Eduardo Verástegui)<br />di Francesca Romana Poleggi<br />Tra i film più belli in cui ha recitato c'è Bella, Cristiada e prima di tutto e soprattutto Il circo della farfalla. Come produttore cinematografico lo ricordiamo per il recente Sound of Freedom, il bellissimo film - denuncia contro la pedofilia e la tratta dei bambini.<br />Stiamo parlando di Eduardo Verástegui, che ha annunciato di aver presentato la sua candidatura alla presidenza del Messico. Le elezioni si terranno il 2 giugno 2024.<br />Ha preso la decisione «Dopo un periodo di discernimento».<br />«La mia battaglia è per la vita. La mia lotta è per la libertà. È tempo di rimuovere dal potere le solite cose vecchie. Il nostro Paese ha bisogno di un nuovo modo di fare politica, per sradicare la corruzione e l'impunità», ha detto.<br />Verástegui, cresciuto in Messico, è un devoto cattolico fermamente pro-vita.<br />Il suo annuncio segue la recente legalizzazione dell'aborto da parte della Corte Suprema del Messico che ha definito un diritto umano l'uccisione di esseri umani prima della nascita.<br />Già 12 stati federati avevano legalizzato l'aborto, ma questa decisione ora lo consente a livello nazionale.<br />Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, insegna che quando uno Stato emana una legge ingiusta (come quella che legalizza aborto, eutanasia ecc), la responsabilità morale della cosa è certamente di chi l'ha proposta e l'ha votata, ma anche di tutta la società che in qualche modo - in un sistema democratico - ha accettato supinamente la decisione dell'organo legislativo. Peggio se si adegua e considera quel male come una cosa inevitabile, se non "normale".<br />Verastegui ha dimostrato in modo eclatante che lui quella responsabilità non la vuole.<br />E noi?]]></itunes:summary><itunes:duration>136</itunes:duration><itunes:keywords>bella,cristiada,ilcircodellafarfalla,messico,verastegui</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/60a98440b60a132067f3a8753508f764.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La guerra al contante ci limita la libertà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-guerra-al-contante-ci-limita-la-liberta--56334365</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7497" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7497</a><br /><br />LA GUERRA AL CONTANTE CI LIMITA LA LIBERTA' di Roberto Marchesini<br />Si moltiplicano le storielle che vedono protagonisti i giornalisti italiani e il denaro contante, o meglio: il provinciale rifiuto da parte degli italiani di abbandonare il denaro contante (fisico, quello che si tiene in mano) per quello elettronico e virtuale. Che arretratezza, questi peninsulari, i soliti provincialotti ignoranti, timorosi del nuovo. Eppure, è così comodo il denaro elettronico, così sicuro, così veloce... «di cosa avete paura, italiani», è la solita chiosa: perché, dietro ogni atteggiamento critico e diffidente deve per forza nascondersi una fobia, una patologia irrazionale e, chissà, patologica.<br />E questo nonostante l'esperienza quotidiana insegni che capita che il POS (come tutti gli strumenti tecnologici) a volte non funzioni e soffra le interruzioni di corrente; che capita, ai boomer come me, di avere un vuoto di memoria e dimenticarsi il pin; che le carte di credito possono essere clonate in un attimo e che questo non è nulla rispetto all'inferno che segue (annullare transazioni, denunciare, aspettare la carta nuova...); che si formino code infinite alla cassa del supermercato perché il lettore ottico non legge, la carta va strisciata anzi-no-inserita, «signora riprovi», transazione rifiutata «e io adesso come faccio...?».<br />Gli illuminati, i moderni, pagano con la carta anche il caffè e non importa se tutto l'importo se lo prende la banca come compenso per il servizio: si provi, il barista, a suggerire l'uso della monetina fisica. Per quanto possa sembrare assurdo, le Aziende Sanitarie Locali - cioè la sanità pubblica - non accettano il pagamento del ticket con denaro di stato in corso legale (cioè il denaro contante) ma vogliono essere pagate con una moneta privata, inesistente (cioè con il bancomat). Il tutto condito con la costante beatificazione della moneta elettronica provata e alla demonizzazione del denaro contante di Stato. Follia? Oppure...<br />Torniamo con la memoria al febbraio dell'anno scorso, quando i camionisti canadesi sono confluiti a Ottawa per protestare contro le vessatorie misure «per il contrasto alla pandemia». Il Canada è un paese occidentale, democratico, libero, dove il popolo può esprimere liberamente il suo pensiero anche tramite manifestazioni pubbliche. Che strano, dunque, che si siano visti maltrattamenti e arresti; e persino la misteriosa morte, durante la detenzione, di una leader delle proteste. Sarà stata una drogata, figurati. Però abbiamo anche assistito a qualcosa di nuovo che mi ha causato un leggero brivido: il governo ha bloccato i conti dei camionisti che protestavano contro il governo.<br />Avanziamo fino a un mesetto fa: ricordate l'istrionico Nigel Farage, leader dell'UKIP e protagonista della Brexit? Bene: a quanto pare ha dichiarato che la sua banca gli ha chiuso il conto corrente e, poiché nessun altro istituto ha mostrato l'intenzione di aprirne un altro, è costretto a espatriare. Se questa cosa vi ricorda vagamente il confino fascista o l'esilio dantesco o l'ostracismo dell'antica Grecia... beh, stiamo pensando le stesse cose. Ma non è possibile, l'Occidente è il faro della democrazia, noi siamo tolleranti, tutti hanno il diritto di opinione e di parola.<br />Infine, nei giorni scorsi: un blogger tedesco ha scritto che la leader dei Verdi, Ricarda Lang, è una «cicciona». Indovinate? Conto corrente bloccato. I suoi follower (maledizione a questa lingua barbarica) hanno tentato di fare una colletta elettronica: bloccata anche quella. Cosa farà, adesso, il giovane blogger? Morirà di fame? Espatrierà? Di sicuro, non esprimerà mai più pubblicamente la sua opinione nei confronti di un leader di una maggioranza politica in un paese occidentale libero e democratico.<br />Sarò paranoico, ma a me sta venendo il leggerissimo sospetto che il denaro privato (cioè delle banche), virtuale (cioè inesistente), abbia come scopo quello di punire il dissenso. E adesso il pensiero corre a Il mondo nuovo di Huxley, nel quale il selvaggio (cioè chi non si adegua al mondo nuovo), non riuscendo a viverci nonostante, anzi, proprio perché disgustato da soma e dall'orgy-porgy , non ha altra scelta che il suicidio.<br />A pensar male si fa peccato? Certo, rispondeva Andreotti, però...<br />Nota di BastaBugie: Mario Iannaccone nell'articolo seguente dal titolo "Farage insegna: le banche controlleranno le nostre idee" parla della chiusura del conto bancario di Nigel Farage per essere stato il responsabile della Brexit, ma è solo l'inizio...<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 luglio 2023:<br />Non va presa sottogamba la decisione della direzione della banca Coutts di Londra di sospendere il conto del deputato Nigel Farage. Egli ha rivelato di aver avuto il conto chiuso "poco gentilmente" dopo molti anni di rapporto continuativo. L'antica Banca Coutts è parte di un gruppo controllato dalla NatWest, la National Westminster, guidata dalla banchiera Alison Rose, che ieri però si è dimessa ed è stata sostituita. La ragione della chiusura? I comunicati usciti in veloce successione hanno prima affermato che la decisione era stata presa perché Farage non aveva abbastanza soldi sul conto, essendo andato sotto il milione di sterline investite, "limite di ricchezza" richiesto dalla banca di Private Equity, cioè di gestione di patrimoni consistenti.<br />Quando Farage è rientrato in quei limiti, la decisione di chiudere il conto non è cambiata ed è stata confermata. Nei mesi scorsi, la banca ha stilato un rapporto interno su Farage con «commenti profondamente inappropriati» per punirlo come cliente e cittadino a causa delle sue visioni definite «xenofobe, scioviniste e razziste», giudizi che paiono falsi. Il rapporto del Comitato per la Reputazione della Banca Coutts dichiarava che Farage rappresentava un rischio per l'istituto, accusandolo per i suoi commenti «sgradevoli che sembrano sempre più fuori contatto con la società in generale». La chiusura dunque è dovuta a ragioni ideologiche.<br />La reputazione della Gran Bretagna come terra di libertà di espressione è stata danneggiata dalla notizia. La presidente del gruppo bancario NatWest, la citata Alison Rose, ha cercato di correre ai ripari dopo aver udito le dichiarazioni del primo ministro inglese Rishi Sunak e altri membri del gabinetto, che hanno criticato il fatto che un conto venisse chiuso per «opinioni espresse». Sunak ha avvertito che «non sarebbe giusto se i servizi finanziari fossero negati a chi esercita il proprio diritto alla libertà di parola all'interno della legge». Il ministro dell'Interno, invece, Suella Braverman, ha definito la decisione «sinistra». Per questi interventi, evidentemente volti a limitare i danni sul sistema bancario inglese che conta innumerevoli conti aperti da cittadini stranieri, arabi ad esempio, che probabilmente nutrono a loro volta sentimenti poco "inclusivi", secondo il metro del politicamente corretto, proprio come Farage, Alison Rose si è scusata e ieri si è dimessa.<br />Giovedì 13 luglio, Farage ha ringraziato per le scuse, aggiungendo di aver ben compreso che queste erano arrivate soltanto per pressioni del governo, imbarazzato che una banca importante come la NatWest scrivesse dossier con osservazioni di tipo politico e ideologico. La Rose, scusandosi in modo poco convincente, ha affermato che i commenti, preparati dagli esperti per il rischio di «reputazione patrimoniale» di Coutts, «non riflettono il punto di vista della banca», cioè non della Coutts ma della controllante NatWest. E ha aggiunto: «Nessun individuo dovrebbe leggere tali commenti e mi scuso con il signor Farage per questo».<br />Vere scuse? No, un tattico «controllo del danno». Soltanto chiacchiere, a cui non è seguito alcun fatto, perché la decisione è stata confermata, il conto non è stato riaperto e la presidente ha invitato Farage ad aprire un conto piuttosto presso NatWest accettando di abbandonare Coutts. Farage ha commentato: «Nella vita è sempre bello ricevere delle scuse, quindi grazie dame Alison per essersi scusata. Quello che però mi è stato effettivamente detto, in privato, è che lei è stata costretta ad agire così perché pressata dal Ministero del Tesoro».<br />Farage ha inoltre affermato di aver saputo che si stanno valutando le posizioni di migliaia di altre persone. E questo ha gettato allarme ulteriore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56334365</guid><pubDate>Tue, 01 Aug 2023 21:11:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56334365/la_guerra_al_contante_ci_limita_la_libert.mp3" length="13637634" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7497

LA GUERRA AL CONTANTE CI LIMITA LA LIBERTA' di Roberto Marchesini
Si moltiplicano le storielle che vedono protagonisti i giornalisti italiani e il denaro contante, o meglio: il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7497" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7497</a><br /><br />LA GUERRA AL CONTANTE CI LIMITA LA LIBERTA' di Roberto Marchesini<br />Si moltiplicano le storielle che vedono protagonisti i giornalisti italiani e il denaro contante, o meglio: il provinciale rifiuto da parte degli italiani di abbandonare il denaro contante (fisico, quello che si tiene in mano) per quello elettronico e virtuale. Che arretratezza, questi peninsulari, i soliti provincialotti ignoranti, timorosi del nuovo. Eppure, è così comodo il denaro elettronico, così sicuro, così veloce... «di cosa avete paura, italiani», è la solita chiosa: perché, dietro ogni atteggiamento critico e diffidente deve per forza nascondersi una fobia, una patologia irrazionale e, chissà, patologica.<br />E questo nonostante l'esperienza quotidiana insegni che capita che il POS (come tutti gli strumenti tecnologici) a volte non funzioni e soffra le interruzioni di corrente; che capita, ai boomer come me, di avere un vuoto di memoria e dimenticarsi il pin; che le carte di credito possono essere clonate in un attimo e che questo non è nulla rispetto all'inferno che segue (annullare transazioni, denunciare, aspettare la carta nuova...); che si formino code infinite alla cassa del supermercato perché il lettore ottico non legge, la carta va strisciata anzi-no-inserita, «signora riprovi», transazione rifiutata «e io adesso come faccio...?».<br />Gli illuminati, i moderni, pagano con la carta anche il caffè e non importa se tutto l'importo se lo prende la banca come compenso per il servizio: si provi, il barista, a suggerire l'uso della monetina fisica. Per quanto possa sembrare assurdo, le Aziende Sanitarie Locali - cioè la sanità pubblica - non accettano il pagamento del ticket con denaro di stato in corso legale (cioè il denaro contante) ma vogliono essere pagate con una moneta privata, inesistente (cioè con il bancomat). Il tutto condito con la costante beatificazione della moneta elettronica provata e alla demonizzazione del denaro contante di Stato. Follia? Oppure...<br />Torniamo con la memoria al febbraio dell'anno scorso, quando i camionisti canadesi sono confluiti a Ottawa per protestare contro le vessatorie misure «per il contrasto alla pandemia». Il Canada è un paese occidentale, democratico, libero, dove il popolo può esprimere liberamente il suo pensiero anche tramite manifestazioni pubbliche. Che strano, dunque, che si siano visti maltrattamenti e arresti; e persino la misteriosa morte, durante la detenzione, di una leader delle proteste. Sarà stata una drogata, figurati. Però abbiamo anche assistito a qualcosa di nuovo che mi ha causato un leggero brivido: il governo ha bloccato i conti dei camionisti che protestavano contro il governo.<br />Avanziamo fino a un mesetto fa: ricordate l'istrionico Nigel Farage, leader dell'UKIP e protagonista della Brexit? Bene: a quanto pare ha dichiarato che la sua banca gli ha chiuso il conto corrente e, poiché nessun altro istituto ha mostrato l'intenzione di aprirne un altro, è costretto a espatriare. Se questa cosa vi ricorda vagamente il confino fascista o l'esilio dantesco o l'ostracismo dell'antica Grecia... beh, stiamo pensando le stesse cose. Ma non è possibile, l'Occidente è il faro della democrazia, noi siamo tolleranti, tutti hanno il diritto di opinione e di parola.<br />Infine, nei giorni scorsi: un blogger tedesco ha scritto che la leader dei Verdi, Ricarda Lang, è una «cicciona». Indovinate? Conto corrente bloccato. I suoi follower (maledizione a questa lingua barbarica) hanno tentato di fare una colletta elettronica: bloccata anche quella. Cosa farà, adesso, il giovane blogger? Morirà di fame? Espatrierà? Di sicuro, non esprimerà mai più pubblicamente la sua opinione nei confronti di un leader di una maggioranza politica in un paese occidentale libero e democratico.<br />Sarò paranoico, ma a...]]></itunes:summary><itunes:duration>853</itunes:duration><itunes:keywords>bancomat,contanti,farage,libertà,punireildissenso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9478163e7191499d187a9bf927234080.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ministro della famiglia Roccella, oltre ad essere abortista (prochoice), si dichiara anche a favore della stepchild adoption</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ministro-della-famiglia-roccella-oltre-ad-essere-abortista-prochoice-si-dichiara-anche-a-favore-della-stepchild-adoption--55301787</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7078" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7078</a><br /><br />IL MINISTRO DELLA FAMIGLIA ROCCELLA, OLTRE AD ESSERE ABORTISTA (PROCHOICE), SI DICHIARA ANCHE A FAVORE DELLA STEPCHILD ADOPTION di Simone Pillon<br />Uno dei più significativi risultati raggiunti nel 2016 con il grande Family Day del Circo Massimo fu quello di ottenere - se non altro - lo stralcio della norma sulla stepchild adoption dalla legge sulle unioni civili.<br />Meglio sarebbe stato (probabilmente anche per la sua carriera politica) se Matteo Renzi avesse fermato l'intero disegno di legge, che non portò a nulla di buono per il nostro Paese, aprendo di fatto il supermarket delle famiglie in cui ciascuno può scegliere la famiglia su misura, dalla unione civile al patto di civile convivenza, dalla convivenza non registrata fino al matrimonio "vintage". Tutto è famiglia, e dunque nulla più è famiglia, e questo assunto ormai sdoganato porterà ad una frammentazione sempre più insanabile del tessuto sociale, sostituendo i nuclei familiari con individui isolati. A questo si aggiunga che la legge Cirinnà fu e resta un autentico cavallo di Troia utile a consentire alla giurisprudenza ideologica di scavalcare le norme.<br />Come che sia, almeno in parte i bambini furono messi in salvo, stralciando tutta la parte sull'adozione da parte del partner che avrebbe legittimato le pratiche fecondative proprie delle coppie omosessuali, e cioè il traffico di gameti maschili per le donne, e l'utero in affitto per gli uomini.<br />È bene sul punto sciogliere un dubbio: un conto è la stepchild adoption da parte del partner come prevista (e poi stralciata) dalla legge Cirinnà, un altro conto è l'adozione in casi particolari di cui all'art. 44 della legge 184/83; nel primo caso infatti si assisterebbe ad una sorta di automatismo, mentre nel secondo sarebbe necessario comunque un approfondito e accurato vaglio da parte dell'autorità giudiziaria per verificare, intanto, l'assenza di altri genitori naturali, e poi per valutare se tale adozione risponda o meno all'interesse del fanciullo.<br />Il tema è tornato alla ribalta dopo la nota vicenda dell'impugnazione, da parte della procura di Padova, di 33 atti di nascita sui quali figuravano "due madri", e ci aiuta a ricordare il valore di quella conquista di civiltà che fu la mancata ammissione della stepchild adoption nel nostro ordinamento giuridico.<br />LA STEPCHILD ADOPTION NON È LA SOLUZIONE<br />Se infatti nel 2016 la stepchild fosse stata approvata, si sarebbero già da allora aperte le porte alla legalizzazione dell'utero in affitto e del traffico di gameti, con conseguente automatica legittimazione dell'acquisto di bambini sul mercato internazionale. Altro che reato universale: con la stepchild in vigore si sarebbe di fatto riconosciuto il "diritto al figlio" e la Consulta avrebbe avuto un formidabile appiglio giuridico per finire di dichiarare incostituzionale la legge 40/2004 nella parte in cui vieta la maternità surrogata. Se infatti avere un figlio è un diritto di tutti, come potrebbero essere vietate le relative tecniche riproduttive?<br />Ecco la ragione per cui, ora come allora, la stepchild adoption non può e non deve essere la soluzione, né la legge sull'utero in affitto reato universale può diventare la moneta di scambio da mettere sul tavolo del compromesso politico. Se infatti passasse una norma sulla stepchild adoption, diventerebbe di fatto impossibile applicare la norma penale universale sulla surrogata.<br />Immaginate quanto sarebbe semplice per un uomo recarsi all'estero, ritirare il bambino appena partorito, farsi firmare una dichiarazione dalla madre surrogata in cui la stessa attesti che il figlio sia frutto di una relazione carnale e contestualmente rinunci al riconoscimento del figlio e alla responsabilità genitoriale e poi tornare in Italia per iniziare immediatamente l'iter della stepchild. Fatta la legge, trovato l'inganno.<br />Possiamo anche prevedere l'ergastolo per l'utero in affitto, tanto con la stepchild in vigore nessuno verrà mai condannato. Le pronunce giurisprudenziali, qualche volta spinte ideologicamente, stanno tentando di aprire una breccia che favorisca la stepchild adoption e solo una posizione legislativa chiara e coraggiosa può fermare questa pericolosa deriva.<br />Ecco perché non si possono condividere le aperture del ministro Roccella, sulla stepchild adoption.<br />CLAMOROSE RETROMARCE<br />Per il vero non è la prima clamorosa retromarcia di Eugenia Roccella, che nel 2016 scendeva in piazza contro la legge Cirinnà, il 21 gennaio 2018 dichiarava ad Avvenire di voler "sostituire o trasformare radicalmente" la legge sulle unioni civili, salvo poi spiegare al Foglio nell'ottobre 2022 che "non è vero che siamo contro le unioni civili" dichiarandosi contraria alla sola stepchild adoption, salvo poi cambiare nuovamente idea indicando pochi giorni fa sul Corriere della Sera tale via come soluzione del problema di Padova. Secondo il ministro in versione 3.0, ora le le coppie omogenitoriali dovrebbero "seguire la procedura adottiva. Stiamo parlando della stepchild adoption, che qualche anno fa veniva richiesta a gran voce. Perché adesso non va bene più? Non è una procedura discriminatoria".<br />Lo scivolamento valoriale del ministro non pare arrestarsi, posto che sempre la Roccella, intervistata il 22 giugno 2023 ha dichiarato all'ANSA che "dovremo pensare a una sorta di sanatoria" per le coppie omogenitoriali che abbiano violato la legge fino ad oggi. Una sorta di condono edilizio, da applicare a creature umane scientemente private di padre o di madre fin dalla nascita. In meno di cinque anni siamo passati dal "aboliremo le unioni civili" a "facciamo una sanatoria, seguano la procedura adottiva".<br />Spiace dirlo, ma non possiamo essere d'accordo col ministro, o almeno con le sue ultime posizioni. Legittimare la stepchild sarebbe un disastro.<br />L'unico modo efficace per intervenire è quello di affermare (anche in Costituzione se necessario) il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre e contestualmente vietare qualsiasi forma di riconoscimento della (pseudo)genitorialità ottenuta contro la legge. Chi ordina i bambini su internet non può essere il loro genitore, esattamente come chi li rapisce o li compra o li regala. Diversamente ogni norma sarà scavalcata dalla pressione ideologica e dalla giurisprudenza. Se poi si tratta, come nel caso di Padova, di figli di coppie lesbiche, va ricordato che non sono certo orfani, ma hanno una madre, e una sola, che è colei che li ha partoriti e dunque hanno già tutti i diritti del caso. A chi chiede il riconoscimento anche della "seconda mamma", vorrei sommessamente ricordare infatti che non esistono figli di due madri.<br />Da qualche parte c'è anche un padre, che ha offerto il proprio decisivo contributo, e che è stato annullato, cancellato, eliso, obliterato e trasformato in una scatola di polistirolo contenente sperma e ghiaccio secco. Tutto questo resta ingiusto, grave e inaccettabile nei confronti di un essere umano che non solo non conoscerà mai il suo papà, ma che non potrà mai conoscere neppure lontanamente il significato della parola "padre". Di mamma ce n'è una sola. E anche di papà. Niente stepmamma e stepadre, grazie.<br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Aborto e omogenitorialità, irrazionale Roccella" commenta l'irrazionale e immorale proposta del ministro della famiglia di una sanatoria per i bambini irregolari di coppie gay.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 giugno 2023:<br />Peter Gomez ieri a La Confessione, trasmissione che conduce sul Nove, ha intervistato il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella. Prendiamo due temi tra quelli trattati. Il primo è l'aborto. Il conduttore fa giustamente osservare che, laddove c'è una legge che disciplina l'accesso all'aborto permettendolo, questo diventa un diritto. La Roccella si mostra imbarazzata e tenta una scappatoia dicendo che "il diritto, casomai se proprio vogliamo riconoscere un diritto, è il diritto di scegliere, cioè alla maternità come libera scelta". Dunque ha confermato che l'aborto è un diritto. Infatti, se ho diritto di scegliere in merito alle sorti del nascituro, vorrà dire che esisterà il diritto a diventare madre e il diritto a rinunciare ad esserlo, il diritto a farlo nascere e il diritto ad ucciderlo, ossia il diritto di abortire. Gomez fa il suo mestiere e incalza: "Se lei fosse il leader di un movimento che prendesse il 51% [dei voti] degli italiani, lei toglierebbe il diritto ad abortire". Risposta secca del ministro: "No, no!". Non serve commentare.<br />Secondo tema: omogenitorialità. Proprio qualche giorno fa avevamo commentato l'intervista rilasciata dal ministro al Corriere dove si mostrava assolutamente favorevole alla stepchild adoption per le coppie omosessuali, sebbene solo nel 2016 dichiarasse tutta la sua contrarietà a tale pratica. La stepchild adoption prevede che il/la compagno/a che non è padre/madre del bambino, avuto con la fecondazione artificiale o con l'utero in affitto, può adottare lo stesso tramite un'interpretazione illegittima della sezione della legge sulle adozioni che riguarda le adozioni in casi particolari.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55301787</guid><pubDate>Tue, 27 Jun 2023 21:58:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55301787/il_ministro_della_famiglia_roccella_oltre_ad_essere_abortista_si_dichiara_anche_a_favore_della_stepchild_adoption.mp3" length="17708138" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7078

IL MINISTRO DELLA FAMIGLIA ROCCELLA, OLTRE AD ESSERE ABORTISTA (PROCHOICE), SI DICHIARA ANCHE A FAVORE DELLA STEPCHILD ADOPTION di Simone Pillon
Uno dei più significativi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7078" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7078</a><br /><br />IL MINISTRO DELLA FAMIGLIA ROCCELLA, OLTRE AD ESSERE ABORTISTA (PROCHOICE), SI DICHIARA ANCHE A FAVORE DELLA STEPCHILD ADOPTION di Simone Pillon<br />Uno dei più significativi risultati raggiunti nel 2016 con il grande Family Day del Circo Massimo fu quello di ottenere - se non altro - lo stralcio della norma sulla stepchild adoption dalla legge sulle unioni civili.<br />Meglio sarebbe stato (probabilmente anche per la sua carriera politica) se Matteo Renzi avesse fermato l'intero disegno di legge, che non portò a nulla di buono per il nostro Paese, aprendo di fatto il supermarket delle famiglie in cui ciascuno può scegliere la famiglia su misura, dalla unione civile al patto di civile convivenza, dalla convivenza non registrata fino al matrimonio "vintage". Tutto è famiglia, e dunque nulla più è famiglia, e questo assunto ormai sdoganato porterà ad una frammentazione sempre più insanabile del tessuto sociale, sostituendo i nuclei familiari con individui isolati. A questo si aggiunga che la legge Cirinnà fu e resta un autentico cavallo di Troia utile a consentire alla giurisprudenza ideologica di scavalcare le norme.<br />Come che sia, almeno in parte i bambini furono messi in salvo, stralciando tutta la parte sull'adozione da parte del partner che avrebbe legittimato le pratiche fecondative proprie delle coppie omosessuali, e cioè il traffico di gameti maschili per le donne, e l'utero in affitto per gli uomini.<br />È bene sul punto sciogliere un dubbio: un conto è la stepchild adoption da parte del partner come prevista (e poi stralciata) dalla legge Cirinnà, un altro conto è l'adozione in casi particolari di cui all'art. 44 della legge 184/83; nel primo caso infatti si assisterebbe ad una sorta di automatismo, mentre nel secondo sarebbe necessario comunque un approfondito e accurato vaglio da parte dell'autorità giudiziaria per verificare, intanto, l'assenza di altri genitori naturali, e poi per valutare se tale adozione risponda o meno all'interesse del fanciullo.<br />Il tema è tornato alla ribalta dopo la nota vicenda dell'impugnazione, da parte della procura di Padova, di 33 atti di nascita sui quali figuravano "due madri", e ci aiuta a ricordare il valore di quella conquista di civiltà che fu la mancata ammissione della stepchild adoption nel nostro ordinamento giuridico.<br />LA STEPCHILD ADOPTION NON È LA SOLUZIONE<br />Se infatti nel 2016 la stepchild fosse stata approvata, si sarebbero già da allora aperte le porte alla legalizzazione dell'utero in affitto e del traffico di gameti, con conseguente automatica legittimazione dell'acquisto di bambini sul mercato internazionale. Altro che reato universale: con la stepchild in vigore si sarebbe di fatto riconosciuto il "diritto al figlio" e la Consulta avrebbe avuto un formidabile appiglio giuridico per finire di dichiarare incostituzionale la legge 40/2004 nella parte in cui vieta la maternità surrogata. Se infatti avere un figlio è un diritto di tutti, come potrebbero essere vietate le relative tecniche riproduttive?<br />Ecco la ragione per cui, ora come allora, la stepchild adoption non può e non deve essere la soluzione, né la legge sull'utero in affitto reato universale può diventare la moneta di scambio da mettere sul tavolo del compromesso politico. Se infatti passasse una norma sulla stepchild adoption, diventerebbe di fatto impossibile applicare la norma penale universale sulla surrogata.<br />Immaginate quanto sarebbe semplice per un uomo recarsi all'estero, ritirare il bambino appena partorito, farsi firmare una dichiarazione dalla madre surrogata in cui la stessa attesti che il figlio sia frutto di una relazione carnale e contestualmente rinunci al riconoscimento del figlio e alla responsabilità genitoriale e poi tornare in Italia per iniziare immediatamente l'iter...]]></itunes:summary><itunes:duration>1107</itunes:duration><itunes:keywords>fecondazioneeterologa,prochoice,roccella,stepchildadoption,uteroinaffitto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/51ff919fc5cb0dda9e1ec52fa1f02961.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La parabola di Berlusconi: la controrivoluzione mancata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-parabola-di-berlusconi-la-controrivoluzione-mancata--54557046</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7456" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7456</a><br /><br />LA PARABOLA DI BERLUSCONI: LA CONTRO-RIVOLUZIONE MANCATA di Julio Loredo<br />Silvio Berlusconi se n'è andato. Diverse testate hanno parlato addirittura di "fine di un'era". Pur con un tocco di enfasi giornalistica, non si può negare che egli sia stato un protagonista della vita politica italiana degli ultimi decenni. Non trovo migliore immagine per descrivere questo protagonismo che quella della parabola: dapprima ascendente fino a raggiungere un apice, salvo poi entrare in declino (e non parlo della sua salute), fino all'esito finale. Ciò, a mio avviso, racchiude un'importante lezione per il prossimo futuro sul modo di interpretare certi movimenti nell'opinione pubblica italiana.<br />Io sono arrivato in Italia nel febbraio 1994, poco dopo l'ormai storica "discesa in campo" di Berlusconi, e in piena campagna elettorale per le politiche. Dicono che la prima impressione rimane per sempre. Ebbene, la mia prima impressione della politica italiana fu proprio questo ciclone berlusconiano che avanzava impetuoso, e che portò il Polo della Libertà da lui guidato al brillante trionfo nelle elezioni generali del 27 marzo. Per la prima volta nella storia italiana si insediava a Palazzo Chigi un governo che non aveva remore di definirsi di centro-destra, con una forte componente di destra tout court, rappresentata soprattutto da Alleanza Nazionale-MSI, che da sola ottenne il 13,47% de suffragi.<br />Ricordo che regnava un clima di grande speranza. Dopo decenni di politiche centriste ispirate dalla Democrazia Cristiana - che poi finivano sempre per scivolare verso sinistra - si poteva cominciare a parlare di reazione conservatrice, o perfino tradizionalista. La nomina a Presidente della Camera della giovane Irene Pivetti, che allora si mostrava cattolica tradizionalista, rinforzò questa impressione.<br />INTERCETTANDO LA REAZIONE<br />Crepitavano ancora i fuochi inquisitori dell'inchiesta giudiziaria nota come "Mani pulite", che spazzò via i partiti moderati della Prima repubblica, lasciando in campo soltanto il Partito Democratico della Sinistra (cioè il vecchio Pci), Rifondazione comunista, e i loro alleati, mai toccati dalle indagini del "pool" di Milano. Si trattò chiaramente di un'inchiesta condotta a senso unico. Il che, a mio avviso, permette di sollevare legittimi dubbi sul suo vero scopo. Comunque sia, col campo ormai sgombro da possibili concorrenti, la sinistra italiana accarezzava il sogno di arrivare al potere. Tutto portava a credere che così sarebbe stato, non fosse stato per la discesa in campo del Cavaliere, che scombussolò tutte le previsioni. E questo è un suo innegabile merito storico. Senza il suo intervento, l'Italia sarebbe irrimediabilmente scivolata a sinistra.<br />Le sue analisi dell'opinione pubblica italiana, basate su rigorosi sondaggi, avevano, infatti, individuato una fortissima reazione conservatrice e anticomunista, che non trovava sbocco politico. Fu proprio per intercettare questa reazione che egli fondò il movimento Forza Italia! Associazione per il buon governo, che il 26 gennaio 1994 si presentò alle elezioni politiche, insieme ad Alleanza Nazionale-MSI di Gianfranco Fini e alla Lega Nord di Umberto Bossi. La sua visione si dimostrò vincente. Il 27 marzo 1994, il Polo della Libertà vinse col 42,87% dei suffragi, lasciando l'Alleanza dei Progressisti al 34,34%. Se prendiamo in considerazione che i moderati del Patto per l'Italia ottennero il 15,75%, possiamo affermare che c'era nel Paese una evidente maggioranza conservatrice. Era la fine della Prima Repubblica. Dopo mezzo secolo di palude democristiana, iniziava l'era del bipolarismo.<br />L'ANALISI DELLA PARABOLA BERLUSCONIANA<br />Ed è proprio da questa reazione che bisogna iniziare l'analisi della parabola berlusconiana.<br />Per un osservatore attento (ricordo commenti di Plinio Corrêa de Oliveira in questo senso), dietro un'apparente sonnolenza ottimista, si poteva intravedere nell'opinione pubblica italiana la formazione di due blocchi, separati da fessure molto più accentuate in profondità di ciò che sembravano in superficie. Col passare del tempo, queste fessure erano destinate a dilatarsi fino a diventare incolmabili.<br />Da una parte, una sinistra militante che, alle vecchie cause comuniste aggiungeva quelle della rivoluzione culturale: aborto, droghe, omosessualismo, eutanasia, immigrazione, agenda lgbt e via discorrendo.<br />Dall'altra parte, un pubblico che, forse per la prima volta nella storia recente, iniziava a capire che le cose erano andate troppo lontano e che bisognava reagire. Era formato da quelli che, per tradizione o convinzione, si opponevano agli eccessi rivoluzionari, e si stavano man mano risvegliando, fino a comporre un blocco in fase di consolidamento e di crescita. Non erano, o almeno non ancora, propriamente dei contro-rivoluzionari, cioè persone che reagiscono contro la Rivoluzione in modo integrale aspirando il suo contrario. Per lo più erano persone che, accorgendosi che il treno della Rivoluzione stava andando troppo veloce e verso indirizzi inquietanti, scesero alla prima stazione, domandandosi se era il caso di continuare il viaggio. Badate bene: non prendevano (per adesso) un treno di ritorno, ma non erano più sul Freccia Rossa della Rivoluzione.<br />In mezzo c'era il solito blocco degli indifferenti, degli inerti, delle persone senza convinzioni definite. Si trattava però di un blocco destinato a essere progressivamente corroso dai due schieramenti opposti nella misura della loro rispettiva forza d'impatto.<br />UNA CONTRO-RIVOLUZIONE MANCATA?<br />Fino a dove sarebbe arrivata la reazione? Quali indirizzi avrebbe preso? Chi ne avrebbe approfittato? Quali erano i suoi connotati? Ecco alcune domande che si facevano gli strateghi del centro-destra, ormai al potere. Essi avevano davanti una scelta che avrebbe condizionato la storia del nostro Paese per anni. Il centro-destra sarebbe andato oltre le bagatelle della micro politica, capendo che gli italiani avevano loro affidato non solo il compito di governare ma, più profondamente, la missione storica di mettere un freno alla Rivoluzione? Avrebbe saputo implementare un programma di governo che davvero traducesse gli aneliti di questa crescente fascia reattiva dell'opinione pubblica?<br />Non mancavano personaggi che si atteggiavano a guida della reazione. Mi viene in mente la giovane presidente della Camera, Irene Pivetti, qualificata dalla stampa "la Santa Giovanna d'Arco italiana". Don Gianni Baget Bozzo parlò del "ciclone Pivetti" che, all'insegna del tradizionalismo cattolico, soffiava sul Paese. Uno dei suoi primi atti fu di organizzare a Montecitorio la celebrazione quotidiana della Santa Messa in rito romano antico, alla quale assisteva indossando la mantiglia.<br />Lo stesso Berlusconi non mancò di compiere diversi passi nella giusta direzione. Sdoganò una retorica anticomunista da tempo in disuso, difese la proprietà privata e la libera impresa, fomentò la nascita di una cultura alternativa alla sinistra, tutelò alcune tradizioni cattoliche del Paese, per esempio opponendosi al tentativo dell'Unione Europea di proibire il Crocifisso in luoghi pubblici, e altri atti di governo che sicuramente gli fanno onore. Che egli fosse un bastone fra le ruote della Rivoluzione si può cogliere, per esempio, dai feroci attacchi dei settori progressisti nei suoi confronti, che trovarono lo strumento perfetto nella pioggia di processi giudiziari scatenati da varie Procure, specialmente quella di Milano. Processi, va detto, dai quali ne uscì indenne.<br />IL RIMBAMBIMENTO FINALE<br />Col passare del tempo, però, il berlusconismo iniziò a mostrare le sue inadeguatezze.<br />Una prima inadeguatezza, in realtà essenziale, era la sua ispirazione liberale. Berlusconi mai portò la reazione, che egli in principio rappresentava, fino alle sue conseguenze logiche, fondandola sui principi inviolabili della Legge divina e naturale. Mai, per esempio, fece una vera battaglia in difesa della vita o della famiglia. Mai intraprese un'iniziativa per la rigenerazione morale e culturale dell'Italia. Anzi, le sue reti televisive erano fra le più trasgressive. Egli si comportò sempre da liberale. Qualcosa di molto diverso da quanto il pubblico reattivo si aspettava.<br />Una seconda inadeguatezza, conseguenza della prima, era la sua vita personale, a dir poco sregolata. Anche qui, qualcosa di molto diverso da quanto il pubblico reattivo si aspettava. Le cose precipitarono quando, abbandonando la sua seconda consorte, iniziò un rapporto con la giovanissima Francesca Pascale, partigiana dell'agenda lgbt. Bisogna vivere come si pensa, altrimenti, prima o poi, si finisce col pensare come si è vissuto. Il vecchio Berlusconi iniziò quindi a guardare con occhio benevolo cause che fino al giorno prima avversava.<br />Forse pensava che il suo personale carisma gli avrebbe spianato tutte le strade. Ora, il carisma di un leader va e viene qual piuma al vento. Ciò che restano sono le idee e i valori. E in questo campo, il Cavaliere si dimostrò totalmente inadeguato. Non seppe capire né guidare la reazione che lo aveva portato al potere. Iniziò quindi a crollare nei sondaggi, fino a perdere la guida del centro-destra, che passò nelle mani di Matteo Salvini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54557046</guid><pubDate>Tue, 20 Jun 2023 21:31:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54557046/la_parabola_di_berlusconi_la_controrivoluzione_mancata.mp3" length="16036302" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7456

LA PARABOLA DI BERLUSCONI: LA CONTRO-RIVOLUZIONE MANCATA di Julio Loredo
Silvio Berlusconi se n'è andato. Diverse testate hanno parlato addirittura di "fine di un'era". Pur con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7456" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7456</a><br /><br />LA PARABOLA DI BERLUSCONI: LA CONTRO-RIVOLUZIONE MANCATA di Julio Loredo<br />Silvio Berlusconi se n'è andato. Diverse testate hanno parlato addirittura di "fine di un'era". Pur con un tocco di enfasi giornalistica, non si può negare che egli sia stato un protagonista della vita politica italiana degli ultimi decenni. Non trovo migliore immagine per descrivere questo protagonismo che quella della parabola: dapprima ascendente fino a raggiungere un apice, salvo poi entrare in declino (e non parlo della sua salute), fino all'esito finale. Ciò, a mio avviso, racchiude un'importante lezione per il prossimo futuro sul modo di interpretare certi movimenti nell'opinione pubblica italiana.<br />Io sono arrivato in Italia nel febbraio 1994, poco dopo l'ormai storica "discesa in campo" di Berlusconi, e in piena campagna elettorale per le politiche. Dicono che la prima impressione rimane per sempre. Ebbene, la mia prima impressione della politica italiana fu proprio questo ciclone berlusconiano che avanzava impetuoso, e che portò il Polo della Libertà da lui guidato al brillante trionfo nelle elezioni generali del 27 marzo. Per la prima volta nella storia italiana si insediava a Palazzo Chigi un governo che non aveva remore di definirsi di centro-destra, con una forte componente di destra tout court, rappresentata soprattutto da Alleanza Nazionale-MSI, che da sola ottenne il 13,47% de suffragi.<br />Ricordo che regnava un clima di grande speranza. Dopo decenni di politiche centriste ispirate dalla Democrazia Cristiana - che poi finivano sempre per scivolare verso sinistra - si poteva cominciare a parlare di reazione conservatrice, o perfino tradizionalista. La nomina a Presidente della Camera della giovane Irene Pivetti, che allora si mostrava cattolica tradizionalista, rinforzò questa impressione.<br />INTERCETTANDO LA REAZIONE<br />Crepitavano ancora i fuochi inquisitori dell'inchiesta giudiziaria nota come "Mani pulite", che spazzò via i partiti moderati della Prima repubblica, lasciando in campo soltanto il Partito Democratico della Sinistra (cioè il vecchio Pci), Rifondazione comunista, e i loro alleati, mai toccati dalle indagini del "pool" di Milano. Si trattò chiaramente di un'inchiesta condotta a senso unico. Il che, a mio avviso, permette di sollevare legittimi dubbi sul suo vero scopo. Comunque sia, col campo ormai sgombro da possibili concorrenti, la sinistra italiana accarezzava il sogno di arrivare al potere. Tutto portava a credere che così sarebbe stato, non fosse stato per la discesa in campo del Cavaliere, che scombussolò tutte le previsioni. E questo è un suo innegabile merito storico. Senza il suo intervento, l'Italia sarebbe irrimediabilmente scivolata a sinistra.<br />Le sue analisi dell'opinione pubblica italiana, basate su rigorosi sondaggi, avevano, infatti, individuato una fortissima reazione conservatrice e anticomunista, che non trovava sbocco politico. Fu proprio per intercettare questa reazione che egli fondò il movimento Forza Italia! Associazione per il buon governo, che il 26 gennaio 1994 si presentò alle elezioni politiche, insieme ad Alleanza Nazionale-MSI di Gianfranco Fini e alla Lega Nord di Umberto Bossi. La sua visione si dimostrò vincente. Il 27 marzo 1994, il Polo della Libertà vinse col 42,87% dei suffragi, lasciando l'Alleanza dei Progressisti al 34,34%. Se prendiamo in considerazione che i moderati del Patto per l'Italia ottennero il 15,75%, possiamo affermare che c'era nel Paese una evidente maggioranza conservatrice. Era la fine della Prima Repubblica. Dopo mezzo secolo di palude democristiana, iniziava l'era del bipolarismo.<br />L'ANALISI DELLA PARABOLA BERLUSCONIANA<br />Ed è proprio da questa reazione che bisogna iniziare l'analisi della parabola berlusconiana.<br />Per un osservatore attento...]]></itunes:summary><itunes:duration>1003</itunes:duration><itunes:keywords>arcore,berlusconi,finivest,francescapascale,manipulite</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/29273aaeeee4fb5283f6dcbe96541167.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa resta di Berlusconi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-resta-di-berlusconi--54556890</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2990" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2990</a><br /><br />COSA RESTA DI BERLUSCONI? di Massimo Introvigne<br />Gli editoriali che si susseguono su diversi quotidiani nazionali hanno un punto in comune. Manifestano, oppure criticano, l'incapacità della sinistra italiana di capire il berlusconismo, e la fretta di ridurlo - come già avvenne per il fascismo - a una semplice «parentesi» nella storia d'Italia. Questo atteggiamento non è casuale. Deriva da un errore sociologico che risale a Friedrich Engels (1820-1895) e alla prima Scuola di Francoforte, attiva in Germania fra le due guerre mondiali e che cercava di mettere insieme marxismo e psicanalisi.<br />Secondo la visione della storia di Karl Marx (1818-1883) e di Engels, il cammino storico è sì accidentato ma si muove in una direzione precisa: quella del «progresso», che culminerà nella società socialista e nel comunismo. La necessità di questo esito può essere provata scientificamente ricorrendo all'economia, che per Marx è la scienza delle scienze. Questa scienza proverebbe che i «lavoratori» - in particolare, ma non solo, gli operai - sono destinati ad acquisire sempre maggior peso sociale. E, siccome questi lavoratori sono per definizione progressisti - ancorché abbiamo bisogno del Partito Comunista per rendersene conto - ecco che la direzione progressista della storia è ineluttabile.<br />La Scuola di Francoforte si trovò di fronte al dramma dell'ascesa del fascismo in Italia e del nazionalsocialismo in Germania. I suoi esponenti dovettero ammettere negli anni 1930 che il fascismo e il nazismo erano genuinamente popolari, e che fra i loro sostenitori non c'erano solo «ricchi» ma anche milioni di «lavoratori», il che metteva in crisi la teoria marxista. I «lavoratori», che avrebbero dovuto essere antifascisti, invece erano in buona parte fascisti.<br />Questo problema - si resero conto i teorici di Francoforte - non era nuovo. Engels se l'era già posto a proposito di movimenti ancora più reazionari, secondo lui, della destra politica: le grandi religioni. Anche queste erano cresciute grazie al sostegno di milioni di poveri, non solo dei ricchi. Com'era stato possibile?<br />Una prima spiegazione - che Engels usava per Muhammad (570-632), il fondatore dell'islam, ma non è che Gesù Cristo gli fosse tanto più simpatico - era che i leader religiosi fossero affetti da patologie - erano schizofrenici o epilettici - o presentassero quelle deformazioni della psiche che la scienza dell'Ottocento attribuiva ai grandi criminali: e che questa follia o depravazione li rendesse in qualche modo affascinanti. La Scuola di Francoforte applicò la stessa interpretazione ad Adolf Hitler (1889-1945) o Benito Mussolini (1883-1945), riducendoli a casi da manicomio criminale.<br />Ma la spiegazione non convinceva. Ammettendo anche che Muhammad, o Mussolini, fossero pazzi, non si spiegava perché alcuni pazzi «perdono» e finiscono all'ospedale psichiatrico e altri «vincono» e radunano milioni di seguaci. Quando nella sua totalità la Scuola di Francoforte scappò dalla Germania nazista e si trasferì negli Stati Uniti, l'analisi si fece più sofisticata. Si sostenne che i folli criminali che hanno successo nella storia si distinguono per la loro sagacia nell'uso della propaganda. Theodor Adorno (1903-1969) e Max Horkheimer (1895-1973) diedero persino la colpa ai fumetti, che avrebbero veicolato ideologie «di destra», così sottilmente imposte dalle «destre» ai «lavoratori», incorrendo nei giustificati lazzi di Umberto Eco, uomo di sinistra ma grande estimatore dei fumetti.<br />La sinistra italiana si è trovata di fronte allo stesso problema con Berlusconi. Finita la Prima Repubblica, la direzione della storia e del «progresso» era chiara: i «lavoratori» avevano vinto - con un piccolo aiuto dei magistrati - e la sinistra sarebbe andata al potere. Invece, nel 1994, vinse Berlusconi, con numeri che dimostravano come non avessero votato per lui solo i «ricchi». La sinistra italiana - rimasta più marxista di quelle di altri Paesi - applicò gli schemi di Engels e della Scuola di Francoforte. Cominciò a sostenere che Berlusconi era un «gangster» - nelle ultime settimane Eugenio Scalfari ha rivendicato più volte di essere stato il primo a usare questa espressione per il Cavaliere, prima ancora che entrasse in Parlamento - affetto da vere patologie psicologiche se non psichiatriche. E continuò con la seconda spiegazione: il gangster malato vinceva grazie alla sua abilità nell'uso dei mezzi di propaganda - stavolta (il progresso vale anche per i cattivi) non i fumetti ma la televisione. La sinistra ha continuato per vent'anni a spiegare il berlusconismo con queste categorie. E ha continuato a perdere.<br />Giunge ora come un soffio di aria fresca il libro di uno storico accademico, Giovanni Orsina, «Il berlusconismo nella storia d'Italia» (Marsilio, Venezia 2013), che fa piazza pulita di queste idee davvero stantie. Orsina è molto attento a non offendere i suoi colleghi legati alla vulgata marxista, e a chiarire che neppure a lui è troppo simpatico Berlusconi - a sostenere il contrario si rischia di perdere la cattedra o peggio - ma rovescia completamente l'interpretazione corrente.<br />Se Berlusconi sia o meno affetto da turbe psico-patologiche o sia un delinquente nato è cosa, suggerisce Orsina, che interessa abbastanza poco allo storico o al politologo - meno ancora al sociologo, aggiungo io - dal momento che la vera domanda è perché il suo messaggio abbia avuto successo. Né tutto si può spiegare con la televisione e il denaro. La potenza di fuoco mediatica della sinistra non è mai stata veramente inferiore a quella del Cavaliere. Si tratta dunque finalmente di spostarsi dal mezzo al messaggio, cercando di capire perché i contenuti di Berlusconi abbiano sedotto tanti italiani. Qui sta il centro del libro di Orsina, la cui argomentazione riposa su un'intuizione che mi sembra brillante e corretta.<br />Per capire Berlusconi, sostiene Orsina, dobbiamo tornare al Risorgimento, quando l'Italia fu fatta contro la maggioranza degli italiani. La classe dirigente politica e culturale del Risorgimento voleva rifare gli italiani. Si riempiva la bocca con l'elogio degli italiani ideali, ma degli italiani reali aveva «ribrezzo». Di qui una robusta politica che Orsina definisce non solo pedagogica ma «ortopedica»: gli italiani andavano rieducati e rifatti, se del caso ingessandoli e intervenendo chirurgicamente. Da questo punto di vista, insiste Orsina, nonostante le evidenti differenze, il fascismo e la Prima Repubblica non furono poi tanto diversi dall'Italia del Risorgimento. Anche il fascismo - e perfino la Prima Repubblica, dal momento che i suoi leader erano cattolici liberali e progressisti che accettavano nella sostanza la narrativa risorgimentale - erano «ortopedici» e volevano rifare gli italiani, considerati intrinsecamente disordinati, lavativi, evasori fiscali, ribelli allo Stato e alle sue leggi.<br />Rispetto a questa lunghissima storia, Berlusconi rappresentò una vera rivoluzione copernicana. Scese in campo affermando «L'Italia è il Paese che amo» e dichiarando che prima che gli italiani rispettassero le leggi occorreva sincerarsi che le leggi rispettassero gli italiani. Per la prima volta - non in assoluto, ma nell'ambito di forze politiche in grado di vincere le elezioni e andare al governo - qualcuno rovesciava l'ideologia risorgimentale: gli italiani - affermava Berlusconi - sono già fatti, vanno benissimo così o quasi, si tratta semmai di rifare l'Italia, cioè lo Stato e la politica che per decenni si sono costruiti contro il Paese reale.<br />Miscela di populismo e di liberalismo economico, il berlusconismo - ci spiega Orsina - ebbe enorme successo proprio per questo rovesciamento. Il Cavaliere capì che in Italia c'erano milioni di elettori «di destra» che si turavano il naso e votavano DC ma in realtà non condividevano neppure il dossettismo filo-risorgimentale della classe dirigente democristiana.<br />Tuttavia - è la seconda parte del libro di Orsina - il berlusconismo è fallito. Non perché alla fine il Cavaliere abbia dovuto soccombere ai giudici - in una loro parte di rilievo, espressione eccellente di quella mentalità «ortopedica» e anti-italiana - ma perché, sottovalutando forse quanto gli «ortopedici» avessero occupato tutti i gangli vitali e culturali della società italiana, non riuscì mai veramente a rovesciarne i metodi e i programmi.<br />Qui, però, mi separo in parte da Orsina. La rivoluzione di Berlusconi - che ha certo avuto qualche risultato parziale positivo - è fallita non solo per le ragioni indicate dallo storico, ma - o così penso io - perché il Cavaliere non ha mai chiarito, a se stesso e a chi lo ascoltava, che cosa esattamente amasse dell'Italia. Si è limitato per lo più a dire che l'Italia com'era - quella disprezzata dagli «ortopedici» a partire dal Risorgimento - gli piaceva perché era fantasiosa, creativa, intelligente,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54556890</guid><pubDate>Tue, 20 Jun 2023 21:07:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54556890/cosa_resta_di_berlusconi.mp3" length="13173699" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2990

COSA RESTA DI BERLUSCONI? di Massimo Introvigne
Gli editoriali che si susseguono su diversi quotidiani nazionali hanno un punto in comune. Manifestano, oppure criticano,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2990" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2990</a><br /><br />COSA RESTA DI BERLUSCONI? di Massimo Introvigne<br />Gli editoriali che si susseguono su diversi quotidiani nazionali hanno un punto in comune. Manifestano, oppure criticano, l'incapacità della sinistra italiana di capire il berlusconismo, e la fretta di ridurlo - come già avvenne per il fascismo - a una semplice «parentesi» nella storia d'Italia. Questo atteggiamento non è casuale. Deriva da un errore sociologico che risale a Friedrich Engels (1820-1895) e alla prima Scuola di Francoforte, attiva in Germania fra le due guerre mondiali e che cercava di mettere insieme marxismo e psicanalisi.<br />Secondo la visione della storia di Karl Marx (1818-1883) e di Engels, il cammino storico è sì accidentato ma si muove in una direzione precisa: quella del «progresso», che culminerà nella società socialista e nel comunismo. La necessità di questo esito può essere provata scientificamente ricorrendo all'economia, che per Marx è la scienza delle scienze. Questa scienza proverebbe che i «lavoratori» - in particolare, ma non solo, gli operai - sono destinati ad acquisire sempre maggior peso sociale. E, siccome questi lavoratori sono per definizione progressisti - ancorché abbiamo bisogno del Partito Comunista per rendersene conto - ecco che la direzione progressista della storia è ineluttabile.<br />La Scuola di Francoforte si trovò di fronte al dramma dell'ascesa del fascismo in Italia e del nazionalsocialismo in Germania. I suoi esponenti dovettero ammettere negli anni 1930 che il fascismo e il nazismo erano genuinamente popolari, e che fra i loro sostenitori non c'erano solo «ricchi» ma anche milioni di «lavoratori», il che metteva in crisi la teoria marxista. I «lavoratori», che avrebbero dovuto essere antifascisti, invece erano in buona parte fascisti.<br />Questo problema - si resero conto i teorici di Francoforte - non era nuovo. Engels se l'era già posto a proposito di movimenti ancora più reazionari, secondo lui, della destra politica: le grandi religioni. Anche queste erano cresciute grazie al sostegno di milioni di poveri, non solo dei ricchi. Com'era stato possibile?<br />Una prima spiegazione - che Engels usava per Muhammad (570-632), il fondatore dell'islam, ma non è che Gesù Cristo gli fosse tanto più simpatico - era che i leader religiosi fossero affetti da patologie - erano schizofrenici o epilettici - o presentassero quelle deformazioni della psiche che la scienza dell'Ottocento attribuiva ai grandi criminali: e che questa follia o depravazione li rendesse in qualche modo affascinanti. La Scuola di Francoforte applicò la stessa interpretazione ad Adolf Hitler (1889-1945) o Benito Mussolini (1883-1945), riducendoli a casi da manicomio criminale.<br />Ma la spiegazione non convinceva. Ammettendo anche che Muhammad, o Mussolini, fossero pazzi, non si spiegava perché alcuni pazzi «perdono» e finiscono all'ospedale psichiatrico e altri «vincono» e radunano milioni di seguaci. Quando nella sua totalità la Scuola di Francoforte scappò dalla Germania nazista e si trasferì negli Stati Uniti, l'analisi si fece più sofisticata. Si sostenne che i folli criminali che hanno successo nella storia si distinguono per la loro sagacia nell'uso della propaganda. Theodor Adorno (1903-1969) e Max Horkheimer (1895-1973) diedero persino la colpa ai fumetti, che avrebbero veicolato ideologie «di destra», così sottilmente imposte dalle «destre» ai «lavoratori», incorrendo nei giustificati lazzi di Umberto Eco, uomo di sinistra ma grande estimatore dei fumetti.<br />La sinistra italiana si è trovata di fronte allo stesso problema con Berlusconi. Finita la Prima Repubblica, la direzione della storia e del «progresso» era chiara: i «lavoratori» avevano vinto - con un piccolo aiuto dei magistrati - e la sinistra sarebbe andata al potere. Invece, nel 1994, vinse...]]></itunes:summary><itunes:duration>824</itunes:duration><itunes:keywords>berlusconi,engels,marx,orsina,risorgimento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/133c20a4bba071f1723c0949f671cd63.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si può votare un politico eretico?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-puo-votare-un-politico-eretico--54121055</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7430" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7430</a><br /><br />SI PUO' VOTARE UN POLITICO ERETICO? di John Horvat<br />Il vescovo Thomas Paprocki ha recentemente evidenziato una crisi nella Chiesa con il suo articolo intitolato "Immaginare un cardinale eretico". Il dotto canonista ha esposto magistralmente il suo caso citando le posizioni di un "ipotetico" cardinale (tratte da un articolo scritto dal cardinale vescovo di San Diego Robert McElroy, senza citarne il nome). Non ci vuole molta fantasia per applicare ad altre figure gli stessi principi che il vescovo individua, a cominciare dall'immaginare un presidente americano "eretico".<br />Naturalmente, questa applicazione deve essere usata con giudizio, per evitare che diventi una caccia alle streghe accusando chiunque di eresia. Ma il vescovo di Springfield, Illinois, ha dimostrato accuratamente come, su specifici argomenti, le posizioni eterodosse del cardinale sulle questioni sessuali e sulla Santa Eucaristia lo mettano fuori dalla comunione della Chiesa, tra i "fratelli separati". Lo rendano cioè un eretico.<br />CHIAMARE LE COSE CON IL LORO NOME<br />Inoltre, citando il Diritto Canonico, ha dimostrato come l'adesione a queste posizioni separi una persona dalla Fede, senza bisogno di una dichiarazione ufficiale di scomunica. È automatico. Il trasgressore si allontana automaticamente dalla Chiesa mantenendo le posizioni condannate, latae sententiae, per usare la terminologia tecnica. Diventa eretico e viene scomunicato per il semplice fatto che rifiuta le verità essenziali della "fede che fu una volta per sempre consegnata ai santi'". (Giuda 1,3).<br />Canonicamente, né il cardinale né i suoi numerosi difensori hanno ribattuto all'accusa del vescovo. Hanno cercato di sviare l'attacco mettendo in discussione l'insegnamento della Chiesa sulle questioni sessuali o cercando di far rivivere il condannato "principio dell'opzione fondamentale", secondo cui l'amore di Dio prevale su tutto, anche su dogmi e morali definiti da tempo e sul diritto canonico che disciplina la Chiesa. Dal punto di vista canonico, tuttavia, il cardinale rimane, come da accusa, un eretico.<br />La rinvigorente dichiarazione del vescovo Paprocki definisce e chiarisce non solo il caso McElroy, ma il dibattito più ampio. Troppo a lungo è mancata la volontà di chiamare le cose con il loro nome e gli eretici con il loro nome. Il suo coraggioso invito a far uscire allo scoperto questa discussione cambia la dinamica dell'attuale disputa. I cattolici possono ora parlare in termini precisi di questioni così importanti, grazie a un vescovo colto che non ha avuto paura di aprire il dibattito usando la proibita parola "eresia".<br />L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA E' IMMUTABILE<br />Noi potremmo aggiungere che, come nel caso del Cardinale ribelle, il termine appropriato deve essere applicato anche a personaggi pubblici influenti che approfittano della loro identità cattolica per distruggere l'ordine morale, confondere i fedeli e offendere Dio.<br />A causa del danno morale arrecato a milioni di persone e al bene comune della nazione, è diventato urgente immaginare anche un presidente eretico. Il caso del presidente sarebbe un po' diverso da quello del cardinale, poiché non riguarda l'Eucaristia. Tuttavia, il chiaro schema canonico del vescovo Paprocki su come effettuare questa determinazione, è lo stesso.<br />Il vescovo definisce come eresia "l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica" (CDC 751).<br />Con parole e azioni, il presidente Biden nega la verità definita sull'aborto. La Chiesa afferma che ogni aborto procurato è intrinsecamente perverso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che l'insegnamento della Chiesa "non è cambiato e rimane immutabile" dal primo secolo. Il diritto canonico applica inoltre sanzioni all'aborto e a coloro che lo favoriscono.<br />Sia prima di essere eletto presidente, sia con insistenza da quando è entrato in carica, Joe Biden ha tenuto posizioni morali contrarie all'insegnamento della Chiesa sull'aborto, sull'omosessualità e su altre importanti questioni. Ha fatto sua la missione di espandere enormemente l'accesso all'aborto e la distribuzione di pillole abortive con la passione di un Cesare pagano che perseguita i cristiani. Si è nascosto dietro la sua identità cattolica e ha travisato l'insegnamento della Chiesa quando è stato sfidato.<br />UOMO AVVISATO...<br />Il Presidente ha avuto il vantaggio di essere stato avvertito dei suoi errori da vescovi americani fedeli. Non può rivendicare la sua ignoranza. Come il vescovo Paprocki ha giustamente dimostrato, tuttavia, tali avvertimenti sono rimasti inascoltati. La verità deve essere detta. Chiunque neghi l'insegnamento della Chiesa sul male intrinseco dell'aborto procurato si separa automaticamente dalla comunione della Chiesa. Come nel caso del cardinale, anche il fatto di immaginare canonicamente un presidente eretico è un'ipotesi da prendere in considerazione.<br />Tale distinzione sembrerebbe irrilevante in un ordinamento politico che non riconosce alcuna chiesa ufficiale. Parlare di "presidente eretico" non sembra avere alcun senso in una società laica e il fatto poi che sia un eretico non sembra fare alcuna differenza pratica.<br />Ciò che promuovono le cariche pubbliche e le persone che le occupano, tuttavia, rimane importante in un mondo postmoderno privo di significati. In effetti, nonostante la grande crisi al suo interno, la Chiesa esercita ancora un'immensa influenza sul pubblico.<br />Il presidente e sua moglie conoscono certamente il valore politico di apparire pubblicamente come cattolici. La signora Biden, ad esempio, si è presentata di recente a una cerimonia in Africa, discutendo di contraccezione mentre portava un rosario cattolico al collo. Neppure il signor Biden perde occasione per presentarsi come cattolico.<br />Ciò di cui la Chiesa ha bisogno ora più che mai è la chiarezza. Come ha detto il vescovo Paprocki, il tempo delle conversazioni private è finito. Egli fornisce un modello eccellente per portare alla luce del sole questioni di grande importanza.<br />Immaginare un presidente eretico alleggerisce l'aria pesante del dibattito e scioglie il teatrino delle figure "cattoliche" che tradiscono l'insegnamento della Chiesa. Nel frustrare ogni tentativo di confondere le acque, il modello Paprocki mette in chiaro che, a meno che non si pentano, il presidente e altri come lui devono essere trattati come eretici separati dalla Chiesa. Non possono più usare la loro identità cattolica come una copertura per portare avanti i loro programmi progressisti.<br />Tali programmi devono essere visti per quello che sono: cattive opinioni che portano alla distruzione di vite umane innocenti e alla perdizione di molti. Per il bene dei fedeli e dei non nati, gli eretici devono essere denunciati pubblicamente]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54121055</guid><pubDate>Tue, 06 Jun 2023 21:46:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54121055/si_pu_votare_un_politico_eretico.mp3" length="8648873" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7430

SI PUO' VOTARE UN POLITICO ERETICO? di John Horvat
Il vescovo Thomas Paprocki ha recentemente evidenziato una crisi nella Chiesa con il suo articolo intitolato "Immaginare un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7430" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7430</a><br /><br />SI PUO' VOTARE UN POLITICO ERETICO? di John Horvat<br />Il vescovo Thomas Paprocki ha recentemente evidenziato una crisi nella Chiesa con il suo articolo intitolato "Immaginare un cardinale eretico". Il dotto canonista ha esposto magistralmente il suo caso citando le posizioni di un "ipotetico" cardinale (tratte da un articolo scritto dal cardinale vescovo di San Diego Robert McElroy, senza citarne il nome). Non ci vuole molta fantasia per applicare ad altre figure gli stessi principi che il vescovo individua, a cominciare dall'immaginare un presidente americano "eretico".<br />Naturalmente, questa applicazione deve essere usata con giudizio, per evitare che diventi una caccia alle streghe accusando chiunque di eresia. Ma il vescovo di Springfield, Illinois, ha dimostrato accuratamente come, su specifici argomenti, le posizioni eterodosse del cardinale sulle questioni sessuali e sulla Santa Eucaristia lo mettano fuori dalla comunione della Chiesa, tra i "fratelli separati". Lo rendano cioè un eretico.<br />CHIAMARE LE COSE CON IL LORO NOME<br />Inoltre, citando il Diritto Canonico, ha dimostrato come l'adesione a queste posizioni separi una persona dalla Fede, senza bisogno di una dichiarazione ufficiale di scomunica. È automatico. Il trasgressore si allontana automaticamente dalla Chiesa mantenendo le posizioni condannate, latae sententiae, per usare la terminologia tecnica. Diventa eretico e viene scomunicato per il semplice fatto che rifiuta le verità essenziali della "fede che fu una volta per sempre consegnata ai santi'". (Giuda 1,3).<br />Canonicamente, né il cardinale né i suoi numerosi difensori hanno ribattuto all'accusa del vescovo. Hanno cercato di sviare l'attacco mettendo in discussione l'insegnamento della Chiesa sulle questioni sessuali o cercando di far rivivere il condannato "principio dell'opzione fondamentale", secondo cui l'amore di Dio prevale su tutto, anche su dogmi e morali definiti da tempo e sul diritto canonico che disciplina la Chiesa. Dal punto di vista canonico, tuttavia, il cardinale rimane, come da accusa, un eretico.<br />La rinvigorente dichiarazione del vescovo Paprocki definisce e chiarisce non solo il caso McElroy, ma il dibattito più ampio. Troppo a lungo è mancata la volontà di chiamare le cose con il loro nome e gli eretici con il loro nome. Il suo coraggioso invito a far uscire allo scoperto questa discussione cambia la dinamica dell'attuale disputa. I cattolici possono ora parlare in termini precisi di questioni così importanti, grazie a un vescovo colto che non ha avuto paura di aprire il dibattito usando la proibita parola "eresia".<br />L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA E' IMMUTABILE<br />Noi potremmo aggiungere che, come nel caso del Cardinale ribelle, il termine appropriato deve essere applicato anche a personaggi pubblici influenti che approfittano della loro identità cattolica per distruggere l'ordine morale, confondere i fedeli e offendere Dio.<br />A causa del danno morale arrecato a milioni di persone e al bene comune della nazione, è diventato urgente immaginare anche un presidente eretico. Il caso del presidente sarebbe un po' diverso da quello del cardinale, poiché non riguarda l'Eucaristia. Tuttavia, il chiaro schema canonico del vescovo Paprocki su come effettuare questa determinazione, è lo stesso.<br />Il vescovo definisce come eresia "l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica" (CDC 751).<br />Con parole e azioni, il presidente Biden nega la verità definita sull'aborto. La Chiesa afferma che ogni aborto procurato è intrinsecamente perverso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che l'insegnamento della Chiesa "non è cambiato e rimane immutabile" dal primo secolo. Il diritto canonico applica...]]></itunes:summary><itunes:duration>541</itunes:duration><itunes:keywords>biden,catechismo,contraccezione,eretico,paprocki</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/563fce01c4ab19c12321e478a4d67527.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'arroganza di Trudeau e la remissività della Meloni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-arroganza-di-trudeau-e-la-remissivita-della-meloni--53973315</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7417" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7417</a><br /><br />L'ARROGANZA DI TRUDEAU E LA REMISSIVITA' DELLA MELONI di Andrea Zambrano<br />La provocazione sui diritti Lgbt negati che il premier canadese Justin Trudeau ha lanciato in faccia al premier Giorgia Meloni nel corso del bilaterale Italia Canada a margine del G7 di Hiroshima, ha tutta l'aria di essere uno stress test. Trudeau si è detto «preoccupato» per come l'Italia non rispetti alcuni diritti in ambito gay e le sue parole hanno colto alla sprovvista il premier italiano che non si aspettava un attacco così virulento e improvviso.<br />Che si sia trattato di un modo per testare la tenuta e i nervi del nostro Paese, però, lo dimostrano le successive reazioni di Palazzo Chigi, che, gettando acqua sul fuoco, si è detto sorpreso rispondendo che il governo sta seguendo le decisioni dei tribunali e non si sta discostando dalle precedenti amministrazioni. Il motivo del contendere, evidentemente, sono le polemiche che infuriano nel nostro paese sull'utero in affitto. Effettivamente, il Governo a buon diritto può affermare che sul punto le leggi non sono cambiate, ma la reazione è parsa quella di giocare in difesa di fronte ad un'ingerenza nella politica italiana che sa di arroganza.<br />Invece di rispondere che non è cambiato nulla, quasi a voler rassicurare il partner, si sarebbe dovuto far valere, secondo il principio di reciprocità, il fatto che a destare preoccupazione, piuttosto, fossero le politiche portate avanti dal Canada in questi anni, che l'hanno fatta diventare un'avanguardia dei nuovi diritti del transumano.<br />Con la gestione Trudeau, infatti, lo stato nordamericano è diventato un Paese al quale davvero guardare con preoccupazione: con lo sdoganamento totale e incondizionato dell'eutanasia, ad esempio, oggi il Canada è uno dei primi stati eugenetici al mondo, che si accinge a liberalizzare l'eutanasia a tutti i livelli, anche per i malati mentali; inoltre, ha fatto le prove generali di totalitarismo soffocando col manganello le proteste anti-vaccinali dei camionisti, vuole vietare le terapie riparative, mentre i suoi giudici sdoganano il poliamore e la cannabis. A causa di queste politiche oggi il Canada non può certo insegnare i diritti all'Italia, ma il punto non è questo.<br />ITALIA SULLA DIFENSIVA<br />Il punto è la reazione sulla difensiva del nostro governo, che, invece di rispondere rivendicando il diritto, non a proseguire in una continuità scivolosa, ma a segnare un cambio di passo anche di fronte all'arroganza dell'agenda Lgbt, cerca invece di tranquillizzare il prepotente interlocutore. Questo giocare sulla difesa è un segnale di debolezza, che è figlio di un atteggiamento di omologazione verbale del Governo al nuovo verbo Lgbt.<br />Se da un lato, infatti, la Meloni e la sua maggioranza sono compatti nell'opporsi a qualunque forma di legalizzazione della cosiddetta gestazione per altri e che vede nella proposta di legge dell'utero in affitto come reato universale la sua azione più muscolosa, dall'altro non si può certo dire che il Governo si discosti da un sentire politico pericolosamente vicino alle rivendicazioni Lgbt.<br />Non più tardi di mercoledì, infatti, durante la Giornata contro l'omofobia, il Governo non ha fatto mancare il suo appoggio ad una battaglia che di fatto sdogana e fa proprie le rivendicazioni e le pretese della gaycrazia.<br />Non c'è stato solo il presidente Mattarella che ha parlato dell'omofobia come «piaga sociale», ma anche il premier Meloni ha sostanzialmente accettato il concetto di omofobia, dicendo parole di sostegno alle campagne antidiscriminazione e auspicando lo sblocco delle risorse necessarie per il rifinanziamento dei centri contro le discriminazioni. Il fatto è che questi centri, sono veri e proprio campi di rieducazione, il più delle volte gestiti da quelle stesse associazioni che portano avanti il verbo dell'omosessualismo, discriminando - secondo la logica imposta dal Ddl Zan - chi non la pensa come loro.<br />Anche il voto bipartisan del Senato, che ha approvato una mozione contro l'omofobia, va nella direzione dell'accettazione di una parola - omofobia - che non è ancora diventata reato, ma che ormai è completamente ammessa come reato nell'immaginario comune. E così la circolare del Ministro dell'Istruzione Valditara, il quale ha invitato le scuole a celebrare la Giornata, con una solerzia che non si vede ad esempio nei confronti di un'emergenza - vera - come la cristianofobia.<br />UN GRAVE ERRORE<br />E questo è un errore, anzitutto perché allora non si coglie la differenza su questi temi tra la Destra e la Sinistra e poi perché accettare che esista l'omofobia, significa scendere a patti con la dittatura Lgbt, abbracciando un'agenda che impone, discrimina e tappa la bocca agli altri.<br />Eppure, che l'Italia non corra alcun pericolo in tal senso, lo dimostrano i dati, come ad esempio quelli del rapporto Oscad che indicano come nel nostro Paese non esista nessuna «emergenza omofobia». In base agli ultimi dati dell'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, nel 2020 ci sono state 69 segnalazioni totali per dichiarati «crimini o discorsi d'odio» per «orientamento sessuale» (61) e «identità di genere» (8). Ce ne sono state di più, per rendere l'idea, per il credo religioso (148) e per la razza/etnia/nazionalità (206). Alla faccia della «piaga sociale».<br />A che gioco vuol giocare il Governo? Se si riconosce la «piaga sociale» che, attraverso l'affermazione di autoproclamati reati e diritti violati, impone la violenza del concetto di omofobia, allora, non c'è da stupirsi che un premier ultralaicista come Trudeau rimproveri all'Italia di non tutelare certi diritti, per il semplice motivo che sdoganare l'omofobia, significa accettare che per essa si debba seguire una precisa agenda, dentro la quale sta anche l'utero in affitto.<br />Se invece si è forti della propria autonomia di pensiero, allora, così come si rifiuta la compravendita di bambini per l'affermazione degli egoismi dei grandi, si deve anche avere il coraggio di rifiutare il pensiero ormai dominante del linguaggio inclusivo, che ha imposto l'omofobia come reato, anche se non c'è un solo articolo del codice penale che lo inquadri.<br />Solo così si potrà rispondere a testa alta alle arroganti ingerenze di capi di Stato dai quali non accettiamo lezioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53973315</guid><pubDate>Tue, 23 May 2023 21:20:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53973315/l_arroganza_di_trudeau_e_la_remissivit_della_meloni.mp3" length="7880515" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7417

L'ARROGANZA DI TRUDEAU E LA REMISSIVITA' DELLA MELONI di Andrea Zambrano
La provocazione sui diritti Lgbt negati che il premier canadese Justin Trudeau ha lanciato in faccia al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7417" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7417</a><br /><br />L'ARROGANZA DI TRUDEAU E LA REMISSIVITA' DELLA MELONI di Andrea Zambrano<br />La provocazione sui diritti Lgbt negati che il premier canadese Justin Trudeau ha lanciato in faccia al premier Giorgia Meloni nel corso del bilaterale Italia Canada a margine del G7 di Hiroshima, ha tutta l'aria di essere uno stress test. Trudeau si è detto «preoccupato» per come l'Italia non rispetti alcuni diritti in ambito gay e le sue parole hanno colto alla sprovvista il premier italiano che non si aspettava un attacco così virulento e improvviso.<br />Che si sia trattato di un modo per testare la tenuta e i nervi del nostro Paese, però, lo dimostrano le successive reazioni di Palazzo Chigi, che, gettando acqua sul fuoco, si è detto sorpreso rispondendo che il governo sta seguendo le decisioni dei tribunali e non si sta discostando dalle precedenti amministrazioni. Il motivo del contendere, evidentemente, sono le polemiche che infuriano nel nostro paese sull'utero in affitto. Effettivamente, il Governo a buon diritto può affermare che sul punto le leggi non sono cambiate, ma la reazione è parsa quella di giocare in difesa di fronte ad un'ingerenza nella politica italiana che sa di arroganza.<br />Invece di rispondere che non è cambiato nulla, quasi a voler rassicurare il partner, si sarebbe dovuto far valere, secondo il principio di reciprocità, il fatto che a destare preoccupazione, piuttosto, fossero le politiche portate avanti dal Canada in questi anni, che l'hanno fatta diventare un'avanguardia dei nuovi diritti del transumano.<br />Con la gestione Trudeau, infatti, lo stato nordamericano è diventato un Paese al quale davvero guardare con preoccupazione: con lo sdoganamento totale e incondizionato dell'eutanasia, ad esempio, oggi il Canada è uno dei primi stati eugenetici al mondo, che si accinge a liberalizzare l'eutanasia a tutti i livelli, anche per i malati mentali; inoltre, ha fatto le prove generali di totalitarismo soffocando col manganello le proteste anti-vaccinali dei camionisti, vuole vietare le terapie riparative, mentre i suoi giudici sdoganano il poliamore e la cannabis. A causa di queste politiche oggi il Canada non può certo insegnare i diritti all'Italia, ma il punto non è questo.<br />ITALIA SULLA DIFENSIVA<br />Il punto è la reazione sulla difensiva del nostro governo, che, invece di rispondere rivendicando il diritto, non a proseguire in una continuità scivolosa, ma a segnare un cambio di passo anche di fronte all'arroganza dell'agenda Lgbt, cerca invece di tranquillizzare il prepotente interlocutore. Questo giocare sulla difesa è un segnale di debolezza, che è figlio di un atteggiamento di omologazione verbale del Governo al nuovo verbo Lgbt.<br />Se da un lato, infatti, la Meloni e la sua maggioranza sono compatti nell'opporsi a qualunque forma di legalizzazione della cosiddetta gestazione per altri e che vede nella proposta di legge dell'utero in affitto come reato universale la sua azione più muscolosa, dall'altro non si può certo dire che il Governo si discosti da un sentire politico pericolosamente vicino alle rivendicazioni Lgbt.<br />Non più tardi di mercoledì, infatti, durante la Giornata contro l'omofobia, il Governo non ha fatto mancare il suo appoggio ad una battaglia che di fatto sdogana e fa proprie le rivendicazioni e le pretese della gaycrazia.<br />Non c'è stato solo il presidente Mattarella che ha parlato dell'omofobia come «piaga sociale», ma anche il premier Meloni ha sostanzialmente accettato il concetto di omofobia, dicendo parole di sostegno alle campagne antidiscriminazione e auspicando lo sblocco delle risorse necessarie per il rifinanziamento dei centri contro le discriminazioni. 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Chi ha baciato la brutta addormentata?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/elly-schlein-o-giorgia-meloni-chi-ha-baciato-la-brutta-addormentata--53797467</link><description><![CDATA[VIDEO: Schiaffo a Conte ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7402" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7402</a><br /><br />ELLY SCHLEIN O GIORGIA MELONI? CHI HA BACIATO LA BRUTTA ADDORMENTATA? di Diego Torre<br />La "bella addormentata" si è finalmente svegliata. E non è stato il bacio della Schlein ad operare il prodigio. Da tempo ormai si preparava; anzi tra il suono della sveglia (governo Meloni in carica da ottobre) ed il risveglio sono passati 6 mesi. Certo, già si avvertivano sbadigli e stiracchiamenti, ma ieri finalmente a Bologna il risveglio è stato formalmente acclarato e proclamato, ed il bacio della Schlein è servito da suggello (anche se la poveretta si è beccata qualche contestazione). Conte invece, reduce dallo schiaffo incassato il giorno prima a Massa, ha preferito evitare la rossa piazza bolognese.<br />Fuori di metafora: la triplice sindacale ha scoperto che c'è troppo precariato e povertà; e che gli stipendi sono fermi da troppi anni. Sul taglio del cuneo fiscale (più volte richiesto invano ai governi precedenti da sindacati e confindustria) lamentano che esso è a tempo determinato, fino a dicembre (anche se il vicepremier Antonio Tajani ha detto che stanno lavorando per renderlo permanente). Ma l'uovo oggi e (forse) anche la gallina domani, sono proprio da disprezzare?<br />E negli anni precedenti, quando la Fornero introduceva i voucher, nascevano i contratti a tempo, e si aboliva l'art.18... loro dov'erano? Nasce il fondato sospetto che certe misure varate da altri governi, non di centrodestra, da questo primo maggio, con la Meloni premier, siano diventate improvvisamente intollerabili e meritevoli di più manifestazioni di protesta in tutta Italia. Vuoi vedere che il bacio del risveglio è quello (indiretto ed involontario) di Giorgia e non quello di Elly?<br />Che succederà? Nulla. Il governo tirerà dritto, e già i toni e le argomentazioni di CGIL, CISL e UIL sono diversificati e lasciano capire che la "marcia unita" non durerà a lungo. La Schlein tenterà altre sviolinate a sinistra per consolidare il suo PD in via di disfacimento, recuperando qualche consenso rosso e perdendone qualche altro al centro. Landini emergerà sempre più come l' "uomo forte", leader della vera opposizione al governo di centrodestra.<br />E per gli italiani che cambierà? Poco, ma non pochissimo. Qualunque siano le buone intenzioni del centrodestra gli spazi di manovra finanziaria sono estremamente ridotti dalla mole schiacciante del debito pubblico e dal patto di stabilità dell'Unione Europea che lega le mani a qualunque governo. Ma anche di quest'ultima tagliola, la più micidiale, i sindacati se ne sono accorti? Facile sparare sul governo italiano, ma su (questa) Europa non si può. È sacra ed inviolabile. E non si può pretendere troppo da un drago sdentato e a corto di fiamme.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo accenna allo schiaffo ricevuto da Conte a Massa Carrara. Nel seguente video (durata: 42 secondi) si vede lo schiaffo dato da un ex attivista del Movimento 5 stelle che ha poi dichiarato: "Mi sono dichiarato 'prigioniero politico' tre giorni dopo la dichiarazione di lockdown totale, confinato in casa com'ero, l'attività lavorativa devastata, i figli reclusi come sonnambuli, la gente impazzita di terrore e all'improvviso incattivita, feroce, divisa su tutto e incapace di affrontare il senso della vita e della morte. Penso che nel 2020 abbiamo toccato il fondo della nostra civiltà". (fonte: Antidoti)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53797467</guid><pubDate>Wed, 10 May 2023 15:15:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53797467/elly_schlein_o_giorgia_meloni_chi_ha_baciato_la_brutta_addormentata.mp3" length="4135871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Schiaffo a Conte ➜ https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7402

ELLY SCHLEIN O GIORGIA MELONI? CHI HA BACIATO LA BRUTTA ADDORMENTATA? di Diego Torre
La "bella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Schiaffo a Conte ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7402" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7402</a><br /><br />ELLY SCHLEIN O GIORGIA MELONI? CHI HA BACIATO LA BRUTTA ADDORMENTATA? di Diego Torre<br />La "bella addormentata" si è finalmente svegliata. E non è stato il bacio della Schlein ad operare il prodigio. Da tempo ormai si preparava; anzi tra il suono della sveglia (governo Meloni in carica da ottobre) ed il risveglio sono passati 6 mesi. Certo, già si avvertivano sbadigli e stiracchiamenti, ma ieri finalmente a Bologna il risveglio è stato formalmente acclarato e proclamato, ed il bacio della Schlein è servito da suggello (anche se la poveretta si è beccata qualche contestazione). Conte invece, reduce dallo schiaffo incassato il giorno prima a Massa, ha preferito evitare la rossa piazza bolognese.<br />Fuori di metafora: la triplice sindacale ha scoperto che c'è troppo precariato e povertà; e che gli stipendi sono fermi da troppi anni. Sul taglio del cuneo fiscale (più volte richiesto invano ai governi precedenti da sindacati e confindustria) lamentano che esso è a tempo determinato, fino a dicembre (anche se il vicepremier Antonio Tajani ha detto che stanno lavorando per renderlo permanente). Ma l'uovo oggi e (forse) anche la gallina domani, sono proprio da disprezzare?<br />E negli anni precedenti, quando la Fornero introduceva i voucher, nascevano i contratti a tempo, e si aboliva l'art.18... loro dov'erano? Nasce il fondato sospetto che certe misure varate da altri governi, non di centrodestra, da questo primo maggio, con la Meloni premier, siano diventate improvvisamente intollerabili e meritevoli di più manifestazioni di protesta in tutta Italia. Vuoi vedere che il bacio del risveglio è quello (indiretto ed involontario) di Giorgia e non quello di Elly?<br />Che succederà? Nulla. Il governo tirerà dritto, e già i toni e le argomentazioni di CGIL, CISL e UIL sono diversificati e lasciano capire che la "marcia unita" non durerà a lungo. La Schlein tenterà altre sviolinate a sinistra per consolidare il suo PD in via di disfacimento, recuperando qualche consenso rosso e perdendone qualche altro al centro. Landini emergerà sempre più come l' "uomo forte", leader della vera opposizione al governo di centrodestra.<br />E per gli italiani che cambierà? Poco, ma non pochissimo. Qualunque siano le buone intenzioni del centrodestra gli spazi di manovra finanziaria sono estremamente ridotti dalla mole schiacciante del debito pubblico e dal patto di stabilità dell'Unione Europea che lega le mani a qualunque governo. Ma anche di quest'ultima tagliola, la più micidiale, i sindacati se ne sono accorti? Facile sparare sul governo italiano, ma su (questa) Europa non si può. È sacra ed inviolabile. E non si può pretendere troppo da un drago sdentato e a corto di fiamme.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo accenna allo schiaffo ricevuto da Conte a Massa Carrara. Nel seguente video (durata: 42 secondi) si vede lo schiaffo dato da un ex attivista del Movimento 5 stelle che ha poi dichiarato: "Mi sono dichiarato 'prigioniero politico' tre giorni dopo la dichiarazione di lockdown totale, confinato in casa com'ero, l'attività lavorativa devastata, i figli reclusi come sonnambuli, la gente impazzita di terrore e all'improvviso incattivita, feroce, divisa su tutto e incapace di affrontare il senso della vita e della morte. Penso che nel 2020 abbiamo toccato il fondo della nostra civiltà". (fonte: Antidoti)]]></itunes:summary><itunes:duration>259</itunes:duration><itunes:keywords>articolo18,meloni,schiaffoaconte,schlein,sindacati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d3195eaa8c55cfdbe6c70661d52dce6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il magico mondo di Elly Schlein su Vogue nasconde il solito programma comunista più povertà per tutti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-magico-mondo-di-elly-schlein-su-vogue-nasconde-il-solito-programma-comunista-piu-poverta-per-tutti--53721844</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7399" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7399</a><br /><br />IL MAGICO MONDO DI ELLY SCHLEIN SU VOGUE NASCONDE IL SOLITO PROGRAMMA COMUNISTA: PIU' POVERTA' PER TUTTI di Manuela Antonacci<br />Sarà preso un colpo apoplettico a qualche vecchio partigiano impegnato nei festeggiamenti per la Liberazione, nell'assistere, proprio il 25 aprile, alla pubblicazione, in contemporanea con la data storica, sul sito di Vogue praticamente il giornale più glamour del pianeta e non precisamente un quotidiano politico, dell'intervista alla nuova segretaria del PD Elly Schlein, corredata di cotanta foto, super patinata, allo scopo di mettere in risalto un look decisamente rinnovato. Merito della sua "armocromista di fiducia", ammette orgogliosa la Schlein.<br />E proprio la personal shopper ed esperta di immagine, Enrica Chicchio, cui la Schlein si è rivolta per questa improvvisa metamorfosi, spiega sulla sua pagina facebook alcuni dei criteri scelti per il look da copertina, sottolineando di aver optato per un trench di tonalità « verde grigio e azzurro, da molti definito salvia» (il rosso evidentemente sarà passato di moda..) perché il "power dressing" non va più bene: «Non è più il tempo del potere e della prevaricazione per affermarci sugli altri» profetizza la Chicchio. Dunque è nata una nuova Schlein, "pasionaria" sì... ma della moda?<br />Evidentemente potrà essere di ispirazione a qualche operaia che prima di entrare in fabbrica per montare in servizio, ripensando a questo illuminante servizio su Vogue, correrà ad indossare una nuova divisa, se non verde-grigio-azzurra (che insieme fanno "salvia") magari anche color fumo metallizzato, più in pendant col suo ambiente di lavoro.<br />E così, tra cambi di look, esperti di immagine, cene ai Parioli con il gotha della "Roma bene", la vita della Schlein, tutt'altro che una borgatara, sembra davvero immersa nella Grande Bellezza.<br />E manco a dirlo, proprio il regista Paolo Sorrentino, insieme a Verdoni e Muccino, ma anche alla coppia Franceschini- Di Biase coautori della sua candidatura, e tanti altri, era tra gli invitati della chiacchieratissima cena a casa di Claudio Baglioni ai Parioli che ha visto la Schlein come ospite d'onore, tra champagne e tartine al salmone.<br />Un desco ben diverso da quello delle mense aziendali dei suoi elettori, quasi a dire: «Caro proletario, tu lavori e io magno».<br />«Dal centro sociale al centrotavola, dalla sardina alla spigola», ha ironizzato Dagospia.<br />Insomma tanto fasto, come a voler dare una passata di vernice fresca, a cominciare dalla svolta fashionista, ad una sinistra che non solo imbraccia battaglie sempre più lontane dai bisogni del popolo, non avendo più le soluzioni concrete per migliorarne le condizioni materiali, ma che non ne frequenta più nemmeno gli stessi ambienti. Una presa di distanze totale, insomma. Chissà se la Schlein vestita da cover girl avrà pure il coraggio di andare per comizi a parlare di povertà.<br />Una segretaria da Grande Bellezza, dunque, con molta armocromia, ma non sappiamo quanta armonia e sintonia con gli elettori di sinistra. Quasi ad incarnare una leadership sempre più radical chic, ovvero politicamente di sinistra, ma con redditi decisamente maggiori degli elettori a cui si rivolge e non certo, dunque, con gli stessi grattacapi.<br />Ma lungi dal voler tirare strali tutti contro la segretaria dem, in realtà è da un po' che i kompagni si sono dati ai cambi di immagine. Pensiamo alla metamorfosi dell'attuale presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini che per prepararsi alcuni anni fa, alla campagna elettorale, nel giro di poco tempo, perse dieci chili e si presentò alle elezioni con barba lunga ma curatissima e occhiali a goccia, un look vintage-glamour. Sarà stato forse motivato dall' aforisma di Winston Churchill «Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare?» Chissà.<br />Insomma, la Sinistra riparta da... Vogue! E chissà anche che cosa pensano della nuova sinistra patinata, gli esperti di salsicce e piadine alle feste dell'Unità!<br /><br /><b>Nota di BastaBugie:</b> <i>Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Decrescita della Schlein. Il popolo ha fame? Vada in bici" spiega la nuova ideologia di sinistra di Elly Schlein. In pratica la solita del comunismo: più povertà per tutti. Con il luccicante slogan: la decrescita felice.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 maggio 2023:</i><br />L'intervista che Elly Schlein, nuova segretaria del PD, ha rilasciato a Vogue, lo scorso 25 aprile, ha fatto molto parlare di sé solo per l'armocromista. Cioè per la professionista che la nuova leader della sinistra, ha ingaggiato per 300 euro all'ora per aiutarla a migliorare il look. Marco Rizzo, comunista, ha prontamente commentato che quella cifra è un quarto dello stipendio medio mensile di un operaio e dunque la Schlein "non ha il diritto politico di parlare di uguaglianza sociale,di lotta alla disparità e difesa dei soggetti deboli". Ma qualcuno è andato oltre e ha letto il resto dell'intervista? Perché, fra varie risposte su temi squisitamente personali (gusti, abitudini, passioni e ricordi) troviamo tutto quel che ci attende dal fronte di sinistra.<br />Innanzitutto non è da dimenticare che l'intervista sia stata rilasciata durante la manifestazione delle "famiglie arcobaleno" a Milano. La Schlein dichiara al giornalista Federico Chiara che sulla questione Lgbt "Innanzitutto vorrei ridurre la distanza che ci divide dai Paesi del Nord Europa. Noi non abbiamo nemmeno una legge contro l'odio e la discriminazione, quella che ha portato avanti Alessandro Zan, con cui lavoriamo tutti i giorni, affossata dalla destra con quel vergognoso applauso nell'Aula del Senato". Ma questo è solo "il minimo sindacale", perché la nuova leader della sinistra mira a ben di più: "Poi naturalmente ci stiamo battendo per il matrimonio egualitario. Love is love: questo è lo slogan con cui accompagniamo le associazioni nella battaglia. Ma mancano anche i diritti delle figlie, dei figli delle coppie omogenitoriali, per cui abbiamo molti passi avanti da fare".<br />La Schlein vuole inserirsi nel filone delle moderne leader della sinistra radicale: Jacinda Ardern in Nuova Zelanda e Alexandria Ocasio Cortez negli Usa, sono citate espressamente fra i suoi modelli. E come attiviste riserva una menzione speciale per Greta Thunberg (e come poteva mancare?) e Vanessa Nakate, entrambe ecologiste radicali. Le battaglie sono molte e fra loro strettamente connesse: "C'è una mobilitazione europea - dice la Schlein - che tiene insieme la giustizia sociale e la giustizia climatica, passando per la dignità del lavoro, contro lo sfruttamento e il precariato e per l'uguaglianza nei diritti, nelle opportunità di partenza".<br />Cosa possa tenere assieme tutte queste battaglie, la Schlein lo dà per scontato. Ma merita una piccola spiegazione: la nuova sinistra punta alla decrescita. È questo il filo che tiene unite tutte le battaglie: giustizia sociale va intesa come livellamento verso il basso (meno ricchezza), la giustizia climatica come meno industriosità, la dignità del lavoro è da intendersi come meno lavoro, i nuovi diritti per le nuove famiglie sono premessa per la denatalità. È un progetto completo in cui socialismo, ecologismo e nuovi diritti si tengono per mano. Nell'intervista successiva rilasciata a La Stampa, puntualmente la Schlein propone di alzare le tasse "ai ricchi", dunque a chi produce di più. E nell'intervista a Vogue vuole una piena armonizzazione fiscale, perché nessun produttore possa sfuggire a una tassazione troppo elevata.<br />La Schlein condanna i populisti di destra perché ricorrono alla retorica del capro espiatorio, del nemico del popolo. Però fa la stessa cosa, solo cambiando leggermente il bersaglio: "I nazionalisti puntano il dito verso il basso, cioè dicono: se stai male è perché arriva qualcuno che minaccia la tua situazione - di solito è una persona che sta peggio di te, che ti ruberà il lavoro, che prenderà lo spazio che non hai più tu, che avrà la casa popolare eccetera. Invece dobbiamo spostare quel dito verso l'alto. Si vedrebbe allora che in questi anni c'è chi ha continuato ad arricchirsi in modo sproporzionato, mentre larghe fasce della società si impoverivano". E non si rende conto che la destra, o comunisti come Marco Rizzo, puntano il dito in alto, contro di lei, esattamente per i motivi che indica.<br />La decrescita (per il popolo) è implicita nelle proposte della leader che fa suo un progetto ecologista radicale dal sapore maoista: le comuni che producono energia pulita. "Altro esempio concreto sono le comunità energetiche, poco conosciute ma molto efficienti: permettono alle persone, alle aziende, ai comuni, alle scuole di autoprodurre energia pulita e rinnovabile, magari con i pannelli solari sui tetti, per condividerla e scambiarla".<br />La Schlein risolve il problema delle emissioni personalmente perché non ha l'auto e può permettersi evidentemente di non averne una per lavoro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53721844</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 14:56:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53721844/il_magico_mondo_di_elly_schlein_su_vogue_nasconde_il_solito_programma_comunista_pi_povert_per_tutti.mp3" length="11668897" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7399

IL MAGICO MONDO DI ELLY SCHLEIN SU VOGUE NASCONDE IL SOLITO PROGRAMMA COMUNISTA: PIU' POVERTA' PER TUTTI di Manuela Antonacci
Sarà preso un colpo apoplettico a qualche vecchio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7399" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7399</a><br /><br />IL MAGICO MONDO DI ELLY SCHLEIN SU VOGUE NASCONDE IL SOLITO PROGRAMMA COMUNISTA: PIU' POVERTA' PER TUTTI di Manuela Antonacci<br />Sarà preso un colpo apoplettico a qualche vecchio partigiano impegnato nei festeggiamenti per la Liberazione, nell'assistere, proprio il 25 aprile, alla pubblicazione, in contemporanea con la data storica, sul sito di Vogue praticamente il giornale più glamour del pianeta e non precisamente un quotidiano politico, dell'intervista alla nuova segretaria del PD Elly Schlein, corredata di cotanta foto, super patinata, allo scopo di mettere in risalto un look decisamente rinnovato. Merito della sua "armocromista di fiducia", ammette orgogliosa la Schlein.<br />E proprio la personal shopper ed esperta di immagine, Enrica Chicchio, cui la Schlein si è rivolta per questa improvvisa metamorfosi, spiega sulla sua pagina facebook alcuni dei criteri scelti per il look da copertina, sottolineando di aver optato per un trench di tonalità « verde grigio e azzurro, da molti definito salvia» (il rosso evidentemente sarà passato di moda..) perché il "power dressing" non va più bene: «Non è più il tempo del potere e della prevaricazione per affermarci sugli altri» profetizza la Chicchio. Dunque è nata una nuova Schlein, "pasionaria" sì... ma della moda?<br />Evidentemente potrà essere di ispirazione a qualche operaia che prima di entrare in fabbrica per montare in servizio, ripensando a questo illuminante servizio su Vogue, correrà ad indossare una nuova divisa, se non verde-grigio-azzurra (che insieme fanno "salvia") magari anche color fumo metallizzato, più in pendant col suo ambiente di lavoro.<br />E così, tra cambi di look, esperti di immagine, cene ai Parioli con il gotha della "Roma bene", la vita della Schlein, tutt'altro che una borgatara, sembra davvero immersa nella Grande Bellezza.<br />E manco a dirlo, proprio il regista Paolo Sorrentino, insieme a Verdoni e Muccino, ma anche alla coppia Franceschini- Di Biase coautori della sua candidatura, e tanti altri, era tra gli invitati della chiacchieratissima cena a casa di Claudio Baglioni ai Parioli che ha visto la Schlein come ospite d'onore, tra champagne e tartine al salmone.<br />Un desco ben diverso da quello delle mense aziendali dei suoi elettori, quasi a dire: «Caro proletario, tu lavori e io magno».<br />«Dal centro sociale al centrotavola, dalla sardina alla spigola», ha ironizzato Dagospia.<br />Insomma tanto fasto, come a voler dare una passata di vernice fresca, a cominciare dalla svolta fashionista, ad una sinistra che non solo imbraccia battaglie sempre più lontane dai bisogni del popolo, non avendo più le soluzioni concrete per migliorarne le condizioni materiali, ma che non ne frequenta più nemmeno gli stessi ambienti. Una presa di distanze totale, insomma. Chissà se la Schlein vestita da cover girl avrà pure il coraggio di andare per comizi a parlare di povertà.<br />Una segretaria da Grande Bellezza, dunque, con molta armocromia, ma non sappiamo quanta armonia e sintonia con gli elettori di sinistra. Quasi ad incarnare una leadership sempre più radical chic, ovvero politicamente di sinistra, ma con redditi decisamente maggiori degli elettori a cui si rivolge e non certo, dunque, con gli stessi grattacapi.<br />Ma lungi dal voler tirare strali tutti contro la segretaria dem, in realtà è da un po' che i kompagni si sono dati ai cambi di immagine. Pensiamo alla metamorfosi dell'attuale presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini che per prepararsi alcuni anni fa, alla campagna elettorale, nel giro di poco tempo, perse dieci chili e si presentò alle elezioni con barba lunga ma curatissima e occhiali a goccia, un look vintage-glamour. Sarà stato forse motivato dall' aforisma di Winston Churchill «Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma...]]></itunes:summary><itunes:duration>730</itunes:duration><itunes:keywords>armocromista,ellyschlein,pd,radicalchic,retorica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/989a35138a0cb13a57f00fba40081719.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tangentopoli fu un colpo di stato della sinistra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tangentopoli-fu-un-colpo-di-stato-della-sinistra--53507548</link><description><![CDATA[VIDEO: Craxi interrogato da Di Pietro ➜ https://www.youtube.com/watch?v=9pcwbm2gL6k&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7374" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7374</a><br /><br />TANGENTOPOLI FU UN COLPO DI STATO DELLA SINISTRA di Ruben Razzante<br />Dopo più di trent'anni dallo scoppio di Tangentopoli, che ha segnato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, si continua ancora a parlare della sua genesi. Gli interrogativi insoluti riguardano tanti aspetti dell'inchiesta di Mani Pulite, a cominciare dall'effettiva imparzialità di chi l'ha condotta. Fu davvero una libera iniziativa della Procura di Milano, senza pressioni dall'estero o dalla politica nazionale? I giudici del pool milanese erano animati da sincero senso del dovere o cavalcarono l'onda giustizialista per manie di protagonismo e ambizioni personali?<br />Forse è ancora presto per attendersi risposte. Ci vorranno magari ancora alcuni decenni prima che la verità possa emergere. La storia si incarica nel tempo di sciogliere nodi insoluti e chiarire aspetti controversi, ma quando ci sono di mezzo i burrascosi rapporti tra giustizia, politica e informazione diventa ancora più difficile smascherare le possibili trame occulte tra poteri.<br />A proposito di Tangentopoli, però, qualcosa sembra muoversi. Nei giorni scorsi uno dei giornali più garantisti del panorama editoriale italiano, Il Riformista, ha aperto con un titolo a effetto: "Nel '92 fu colpo di Stato. Le clamorose rivelazioni dell'ex pm Colombo". Occhiello: "La Procura propose la resa alla classe politica (alla Dc?) offrendo impunità in cambio di dimissioni".<br />Lo spunto per quel titolo arriva dal libro L'ultima Repubblica, opera postuma di memorie di Enzo Carra, l'ex portavoce del dc Arnaldo Forlani morto il 2 febbraio scorso, e divenuto noto ai più per l'immagine che lo ritrae con gli schiavettoni ai polsi durante il suo arresto a Milano nel febbraio del 1993. Quella foto è una delle immagini simbolo di Tangentopoli, l'emblema della gogna giustizialista ai danni di politici che in moltissimi casi erano colpevoli di aver intascato tangenti in cambio di favori, ma in tante altre situazioni venivano coperti di fango mediatico solo perché ricoprivano dei ruoli di responsabilità nei partiti della Prima Repubblica.<br />MANI PULITE<br />Ma la notizia eclatante non è tanto il libro di Carra, di cui si sapeva. A fare molto rumore sono le parole di una delle figure di punta di Mani Pulite, Gherardo Colombo, autore dell'introduzione a quel volume. Colombo è stato l'unico degli appartenenti al pool di magistrati milanesi di quella stagione ad aver rivisto le sue posizioni. «Eppure - scrive Colombo - non una persona sarebbe andata in carcere se, come suggerito nel luglio 1992, ben prima (data la rapidità dell'evolversi di quegli eventi) della nomina di Martinazzoli, la politica avesse scelto di seguire la strada dello scambio tra ricostruzione dei fatti ed estromissione dal processo. Chi avesse raccontato, restituito e temporaneamente abdicato alla vita pubblica non avrebbe più avuto a che fare con la giustizia penale».<br />In altri termini, quelle inchieste si alimentarono sulla base di un ricatto bello e buono: ai politici che accettavano di confessare i propri delitti e che promettevano di sparire dalla circolazione veniva garantita l'impunità. Una sorta di trattativa segreta Stato-Tangentopoli, «ovviamente del tutto illegale», precisa l'ormai ex direttore del Riformista, Piero Sansonetti. Che fosse quello il modus operandi della Procura di Milano non v'erano, in realtà, dubbi, neppure all'epoca. Che la custodia cautelare venisse utilizzata sistematicamente come strumento per estorcere confessioni era noto: chi non parlava restava in carcere. I magistrati con queste forzature erano i primi a non rispettare la legge, ma la gente in piazza li incoraggiava ad andare avanti nel perseguimento dei reati della classe politica. Un moto di ribellione popolare che si traduceva in striscioni come quello con sopra scritto: "Di Pietro arrestali tutti".<br />Gli avvisi di garanzia venivano comunicati in anticipo ai giornalisti, che li sparavano in prima pagina a caratteri cubitali. Gli indagati a tarda sera facevano la fila alle edicole per comprare una copia del quotidiano del giorno dopo e verificare che non fossero in arrivo altri avvisi di garanzia. Un paradosso tutto italiano che servì a qualificare la nostra Repubblica come giustizialista.<br />IL RAPPORTO PERVERSO TRA GIUSTIZIA, POLITICA E INFORMAZIONE<br />I clamorosi retroscena raccontati dall'ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo nel libro di Carra sono la riprova di quanto fosse perverso il rapporto tra giustizia, politica e informazione in quegli anni. Che ci fosse un meccanismo collaudato di finanziamenti occulti alla politica non v'è dubbio, ma è altrettanto innegabile che ci furono molti abusi nella gestione delle inchieste e che la sinistra fu in molti casi graziata, mentre la persecuzione giudiziaria riguardò soprattutto Democrazia cristiana e Partito socialista. Ma la questione della trattativa andata a monte la dice lunga sulle ragioni ispiratrici delle inchieste. Se i politici del vecchio pentapartito si fossero fatti da parte dopo le prime accuse del pool, non ci sarebbero state manette, processi, condanne e si sarebbe realizzato un ricambio politico con l'avvento della sinistra al potere. La trattativa fallì solo perché i politici non cedettero e resistettero asserragliati nei Palazzi, fino a quando comunque capitolarono perché gran parte di essi finirono nel tritacarne mediatico-giudiziario. Tornano alla mente le parole scritte da Sergio Moroni all'allora presidente della Camera, Giorgio Napolitano, prima di spararsi: "Non mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivino disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la pulizia".<br />Dunque la furia giacobina di quelle toghe ha distrutto la Prima Repubblica con l'intento di costruirne un'altra governata da altre forze politiche. Un golpe mediatico-giudiziario che avrebbe meritato ben altro esito e che, in ogni caso, non è riuscito ad abbattere chi, come Silvio Berlusconi, si oppose fin da subito a quelle logiche. Se però a dire queste cose oggi è addirittura uno dei carnefici dell'epoca significa davvero che la verità su Tangentopoli non era quella raccontata in quegli anni dai media.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53507548</guid><pubDate>Wed, 12 Apr 2023 09:00:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53507548/tangentopoli_fu_un_colpo_di_stato_della_sinistra.mp3" length="7691746" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Craxi interrogato da Di Pietro ➜ https://www.youtube.com/watch?v=9pcwbm2gL6k&amp;amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7374

TANGENTOPOLI FU UN COLPO DI STATO DELLA SINISTRA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Craxi interrogato da Di Pietro ➜ https://www.youtube.com/watch?v=9pcwbm2gL6k&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7374" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7374</a><br /><br />TANGENTOPOLI FU UN COLPO DI STATO DELLA SINISTRA di Ruben Razzante<br />Dopo più di trent'anni dallo scoppio di Tangentopoli, che ha segnato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, si continua ancora a parlare della sua genesi. Gli interrogativi insoluti riguardano tanti aspetti dell'inchiesta di Mani Pulite, a cominciare dall'effettiva imparzialità di chi l'ha condotta. Fu davvero una libera iniziativa della Procura di Milano, senza pressioni dall'estero o dalla politica nazionale? I giudici del pool milanese erano animati da sincero senso del dovere o cavalcarono l'onda giustizialista per manie di protagonismo e ambizioni personali?<br />Forse è ancora presto per attendersi risposte. Ci vorranno magari ancora alcuni decenni prima che la verità possa emergere. La storia si incarica nel tempo di sciogliere nodi insoluti e chiarire aspetti controversi, ma quando ci sono di mezzo i burrascosi rapporti tra giustizia, politica e informazione diventa ancora più difficile smascherare le possibili trame occulte tra poteri.<br />A proposito di Tangentopoli, però, qualcosa sembra muoversi. Nei giorni scorsi uno dei giornali più garantisti del panorama editoriale italiano, Il Riformista, ha aperto con un titolo a effetto: "Nel '92 fu colpo di Stato. Le clamorose rivelazioni dell'ex pm Colombo". Occhiello: "La Procura propose la resa alla classe politica (alla Dc?) offrendo impunità in cambio di dimissioni".<br />Lo spunto per quel titolo arriva dal libro L'ultima Repubblica, opera postuma di memorie di Enzo Carra, l'ex portavoce del dc Arnaldo Forlani morto il 2 febbraio scorso, e divenuto noto ai più per l'immagine che lo ritrae con gli schiavettoni ai polsi durante il suo arresto a Milano nel febbraio del 1993. Quella foto è una delle immagini simbolo di Tangentopoli, l'emblema della gogna giustizialista ai danni di politici che in moltissimi casi erano colpevoli di aver intascato tangenti in cambio di favori, ma in tante altre situazioni venivano coperti di fango mediatico solo perché ricoprivano dei ruoli di responsabilità nei partiti della Prima Repubblica.<br />MANI PULITE<br />Ma la notizia eclatante non è tanto il libro di Carra, di cui si sapeva. A fare molto rumore sono le parole di una delle figure di punta di Mani Pulite, Gherardo Colombo, autore dell'introduzione a quel volume. Colombo è stato l'unico degli appartenenti al pool di magistrati milanesi di quella stagione ad aver rivisto le sue posizioni. «Eppure - scrive Colombo - non una persona sarebbe andata in carcere se, come suggerito nel luglio 1992, ben prima (data la rapidità dell'evolversi di quegli eventi) della nomina di Martinazzoli, la politica avesse scelto di seguire la strada dello scambio tra ricostruzione dei fatti ed estromissione dal processo. Chi avesse raccontato, restituito e temporaneamente abdicato alla vita pubblica non avrebbe più avuto a che fare con la giustizia penale».<br />In altri termini, quelle inchieste si alimentarono sulla base di un ricatto bello e buono: ai politici che accettavano di confessare i propri delitti e che promettevano di sparire dalla circolazione veniva garantita l'impunità. Una sorta di trattativa segreta Stato-Tangentopoli, «ovviamente del tutto illegale», precisa l'ormai ex direttore del Riformista, Piero Sansonetti. Che fosse quello il modus operandi della Procura di Milano non v'erano, in realtà, dubbi, neppure all'epoca. Che la custodia cautelare venisse utilizzata sistematicamente come strumento per estorcere confessioni era noto: chi non parlava restava in carcere. I magistrati con queste forzature erano i primi a non rispettare la legge, ma la gente in piazza li incoraggiava ad...]]></itunes:summary><itunes:duration>481</itunes:duration><itunes:keywords>craxi,dipietro,forzeoscure,napolitano,tangentopoli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b8977abb3a8351dcf937174e0a8a9ed0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non furono i cattolici De Gasperi, Shumann e Adenauer a sognare l'Unione Europea</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-furono-i-cattolici-de-gasperi-shumann-e-adenauer-a-sognare-l-unione-europea--53368563</link><description><![CDATA[VIDEO: La nascita dell'Unione Europea ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=s_KKYbla_yU&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=s_KKYbla_yU&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7358" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7358</a><br /><br />NON FURONO I CATTOLICI DE GASPERI, SCHUMANN E ADENAUER A SOGNARE L'UNIONE EUROPEA<br />L'Italia e la Germania nel dopoguerra non potevano proporre nulla, semmai chiedere l'aiuto degli USA che in cambio pretendevano la cessione di sovranità degli stati (VIDEO: La nascita dell'Unione Europea)<br />di Roberto Marchesini<br />L'Unione Europea nasce dal sogno di fraternità e pace di tre amici (De Gasperi, Schumann e Adenauer) che condividevano, oltre all'idealità, una profonda fede cattolica; quindi l'UE ha un'origine cattolica. Poi, col tempo, questa idealità si è smarrita; occorre quindi…<br />Un momento. Sarà vero? Sarà andata proprio così?<br />Non ricordo che l'Italia e la Germania, nell'immediato dopoguerra, fossero nelle condizioni di proporre alcun progetto, figuriamoci uno così delicato e ingombrante come l'Unione Europea. Per la Germania si prospettavano piani come quello proposto da Louis Nizer: uccidere 5.000 tedeschi senza processo, altri 150.000 dopo un processo-farsa e altri centinaia di migliaia processati con la possibilità di comminare loro la pena capitale; oltre all'occupazione e alla deindustrializzazione completa della Germania. Oppure come quello di Theodore Kaufman, che prevedeva di sterilizzare l'intera popolazione tedesca. O come quello, famosissimo e molto quotato, di Henry Morgenthau: trasformare l'intera Germania in un enorme pascolo, al fine di far morire di fame l'intera popolazione. La Francia insisteva per lo smembramento territoriale della Germania, ovviamente con l'obiettivo di annettersi Saar e Ruhr.<br />I rapporti non erano migliori tra le due sconfitte, Germania e Italia. I tedeschi erano furiosi per il tradimento italiano che aveva loro impedito di vincere la guerra e li aveva gettati in una condizione disperata. Anzi, questo tradimento si aggiungeva a quello consumato dall'Italia con la Prima Guerra Mondiale, quando da alleata si era trasformata in nemica della Germania. Gli italiani, memori dell'occupazione nazista del post-armistizio, ricambiavano cordialmente. Sempre per quanto riguarda l'Italia, non valeva la pena di prevedere piani punitivi: screditata per sempre a livello morale, occupata militarmente, con la popolazione ridotta alla fame, era impegnata in una guerra fratricida che mieteva morti come spighe di grano. Che in queste condizioni Italia, Germania e Francia potessero progettare una unione europea sembra difficile, per non dire impossibile.<br />I RAPPORTI TRA DE GASPERI E ADENAUER<br />Una quindicina di anni fa, un lungo e approfondito articolo (L'Europa nichilista di Schuman, Adenauer e De Gasperi) del prematuramente scomparso Claudio Bernabei metteva in dubbio questa narrazione. Una delle sue fonti era un libro accademico della professoressa Tiziana Di Maio; procuratomi il volume, mi sono tuffato nella lettura.<br />I dubbi emergono subito: «i rapporti tra De Gasperi e Adenauer risultano da un punto di vista archivistico poco consistenti: essi si limitano a scambi di lettere ufficiali tra capi di stato e di partito, il cui contenuto non permette di attestare quella tanto declamata amicizia, che dal secondo dopoguerra ad oggi ha rappresentato una delle pietre angolari della storiografia europeistica. Tale presupposto indurrebbe infatti a sostenere la presenza di corposi carteggi tra i due leader e una corrispondente frequenza di incontri e scambi di opinioni politiche, di consistenza paragonabile, ad esempio, a quella intercorsa tra Adenauer e lo statista francese Robert Schuman» (p. 192).<br />Quindi? Come è andata la faccenda? È andata che l'immediato dopoguerra fu caratterizzato dalla cosiddetta Guerra Fredda e che era necessario creare una barriera «democratica» a quello che, già nel 1943, era stato individuato come nuovo nemico dagli Stati Uniti; e che occorreva, inoltre, tenere ben separate la Germania (e la sua tecnologia) dalla Russia (e le sue risorse). Per agganciare saldamente la Germania al blocco occidentale, fu scelta l'Italia. Ma come? Si chiedeva all'Italia l'ennesimo voltafaccia nei confronti della Germania? Certo. Tanto, ormai, chi si aspettava un minimo di coerenza dall'Italia?<br />Nel 1947 l'ambasciatore Tarchiani «informò De Gasperi che la posizione degli Stati Uniti era definita» (p. 85): l'Italia avrebbe abbandonato la sua posizione di «equidistanza» e avrebbe teso una «mano amica» alla reietta d'Europa, la Germania. In cambio, avrebbe ricevuto «un centinaio di milioni», l'amicizia degli USA e l'agognato invito alla Conferenza di Parigi. De Gasperi accettò, ma non ebbe l'appoggio pieno del partito né, figuriamoci, dell'intero paese. Quando la sua posizione interna si fece più debole, nel 1953, venne addirittura minacciato da Adenauer: se avesse personalmente mutato «anche di una sola sfumatura» la sua posizione europeista, avrebbe perso l'appoggio tedesco e, soprattutto, americano. L'Italia sarebbe stata abbandonata a Tito, Trieste persa e chissà cos'altro.<br />IL PROGETTO DI UN'UNIONE EUROPEA<br />Risulta quindi che il progetto di un'Unione Europea non era affatto dei «tre grandi statisti cattolici», ma di qualcun altro. Di chi? Diamo un'occhiata all'elenco dei primi premiati dal Premio Carlo Magno, conferito a chi si è più speso per la causa dell'Unione Europea. Parentesi: il premio fu istituito dal commerciante di Aquisgrana Kurt Pfeiffer, ex aderente al NSDAP che, nel 1944, fece parte del governo militare alleato della città, fu responsabile delle finanze e del patrimonio e fu incaricato della ricostruzione; nel ‘49 istituì il celebre premio. Vediamo, dunque, questo elenco: il primo premiato, nel 1950, fu il controverso conte Coudenhove-Calergi; nel 1952 De Gasperi; nel 1954 Adenauer; nel 1956 Churchill; nel 1958 Schumann; nel 1959 il generale Marshall. Nel 1953 venne premiato Jean Monnet. Chi era costui? Un tecnocrate che, nell'ombra, era stato presente a tutti gli avvenimenti europei più importanti del secolo. Fiduciario delle più importanti banche americane e incaricato della distribuzione dei fondi del Piano Marshall, poneva agli stati una condizione per ricevere l'aiuto targato USA: la cessione di sovranità. Esattamente il funzionamento dell'Unione Europea. Abbiamo dunque trovato il vero padre dell'UE?<br />Risulta quindi che l'UE non è nata dal sogno di tre amici cattolici, ma da ricatti, tradimenti, finanziamenti con lo scopo di realizzare un piano geo-politico molto più ampio. Alle stesse conclusioni giunge la professoressa Di Maio: «La storiografia ha giustamente individuato nei tre statisti i padri fondatori dell'Europa unita e ha fatto delle analogie dei loro percorsi biografici, politici e religiosi il pilastro della costruzione europea, ammantando l'azione a favore del processo di integrazione europea nel romanticismo e nella mitologia di una storia di amicizia e di affinità di sentimenti, all'ombra della quale si è dissolta la ricerca di comprensione dei motivi pratici, della realpolitik, cui De Gasperi e Adenauer dovettero ispirarsi all'indomani della sconfitta. Italia e Germania uscivano dalla guerra in una situazione in parte analoga: entrambe vinte, entrambe, anche se per motivi diversi, cosiddette "inaffidabili". De Gasperi e Adenauer compresero che la scelta occidentale, inquadrata nel superamento dello Stato nazionale sulla via dell'integrazione europea, rappresentava l'unico mezzo per raggiungere il più alto grado di autonomia nel nuovo scenario delle relazioni internazionali» (p. 367).<br />Resta ancora una domanda: perché inscenare tutta questa pantomima? Lo spiega Bernabei, nel suo articolo, citando un altro oscuro personaggio il filosofo Kojève, oscuro sodale di Monnet, ricordato, più che per il suo lavoro intellettuale, come «grande funzionario negli organismi economici e internazionali». Kojeve, in un suo saggio del 1947 intitolato L'impero latino, scrisse che il progetto europeista «non può, e non dovrebbe, fare a meno dell'appoggio della Chiesa cattolica, che rappresenta una potenza immensa, ancorché difficilmente calcolabile e ancor più difficilmente condizionabile. [...] Bisogna però precisare che la riuscita dell'azione imperiale presuppone non solo una riforma politica radicale dei governi latini, ma anche una profonda trasformazione della Chiesa cattolica» (p. 206).<br />Ecco, adesso mi pare che tutto torni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53368563</guid><pubDate>Tue, 28 Mar 2023 21:11:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53368563/non_furono_i_cattolici_de_gasperi_shumann_e_adenauer_a_sognare_l_unione_europea.mp3" length="11333007" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La nascita dell'Unione Europea ➜ https://www.youtube.com/watch?v=s_KKYbla_yU&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa

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NON FURONO I CATTOLICI DE GASPERI, SCHUMANN E...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La nascita dell'Unione Europea ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=s_KKYbla_yU&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=s_KKYbla_yU&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7358" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7358</a><br /><br />NON FURONO I CATTOLICI DE GASPERI, SCHUMANN E ADENAUER A SOGNARE L'UNIONE EUROPEA<br />L'Italia e la Germania nel dopoguerra non potevano proporre nulla, semmai chiedere l'aiuto degli USA che in cambio pretendevano la cessione di sovranità degli stati (VIDEO: La nascita dell'Unione Europea)<br />di Roberto Marchesini<br />L'Unione Europea nasce dal sogno di fraternità e pace di tre amici (De Gasperi, Schumann e Adenauer) che condividevano, oltre all'idealità, una profonda fede cattolica; quindi l'UE ha un'origine cattolica. Poi, col tempo, questa idealità si è smarrita; occorre quindi…<br />Un momento. Sarà vero? Sarà andata proprio così?<br />Non ricordo che l'Italia e la Germania, nell'immediato dopoguerra, fossero nelle condizioni di proporre alcun progetto, figuriamoci uno così delicato e ingombrante come l'Unione Europea. Per la Germania si prospettavano piani come quello proposto da Louis Nizer: uccidere 5.000 tedeschi senza processo, altri 150.000 dopo un processo-farsa e altri centinaia di migliaia processati con la possibilità di comminare loro la pena capitale; oltre all'occupazione e alla deindustrializzazione completa della Germania. Oppure come quello di Theodore Kaufman, che prevedeva di sterilizzare l'intera popolazione tedesca. O come quello, famosissimo e molto quotato, di Henry Morgenthau: trasformare l'intera Germania in un enorme pascolo, al fine di far morire di fame l'intera popolazione. La Francia insisteva per lo smembramento territoriale della Germania, ovviamente con l'obiettivo di annettersi Saar e Ruhr.<br />I rapporti non erano migliori tra le due sconfitte, Germania e Italia. I tedeschi erano furiosi per il tradimento italiano che aveva loro impedito di vincere la guerra e li aveva gettati in una condizione disperata. Anzi, questo tradimento si aggiungeva a quello consumato dall'Italia con la Prima Guerra Mondiale, quando da alleata si era trasformata in nemica della Germania. Gli italiani, memori dell'occupazione nazista del post-armistizio, ricambiavano cordialmente. Sempre per quanto riguarda l'Italia, non valeva la pena di prevedere piani punitivi: screditata per sempre a livello morale, occupata militarmente, con la popolazione ridotta alla fame, era impegnata in una guerra fratricida che mieteva morti come spighe di grano. Che in queste condizioni Italia, Germania e Francia potessero progettare una unione europea sembra difficile, per non dire impossibile.<br />I RAPPORTI TRA DE GASPERI E ADENAUER<br />Una quindicina di anni fa, un lungo e approfondito articolo (L'Europa nichilista di Schuman, Adenauer e De Gasperi) del prematuramente scomparso Claudio Bernabei metteva in dubbio questa narrazione. Una delle sue fonti era un libro accademico della professoressa Tiziana Di Maio; procuratomi il volume, mi sono tuffato nella lettura.<br />I dubbi emergono subito: «i rapporti tra De Gasperi e Adenauer risultano da un punto di vista archivistico poco consistenti: essi si limitano a scambi di lettere ufficiali tra capi di stato e di partito, il cui contenuto non permette di attestare quella tanto declamata amicizia, che dal secondo dopoguerra ad oggi ha rappresentato una delle pietre angolari della storiografia europeistica. Tale presupposto indurrebbe infatti a sostenere la presenza di corposi carteggi tra i due leader e una corrispondente frequenza di incontri e scambi di opinioni politiche, di consistenza paragonabile, ad esempio, a quella intercorsa tra Adenauer e lo statista francese Robert Schuman» (p. 192).<br />Quindi? Come è andata la...]]></itunes:summary><itunes:duration>709</itunes:duration><itunes:keywords>adenauer,cessionedisovranità,degasperi,schumann,ue</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/606d96b57879c3fbb90183150bb8b22a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'incriminazione di Putin impedisce un negoziato per la pace</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-incriminazione-di-putin-impedisce-un-negoziato-per-la-pace--53288731</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7355" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7355</a><br /><br />L'INCRIMINAZIONE DI PUTIN IMPEDISCE UN NEGOZIATO PER LA PACE di Gianandrea Gaiani<br />L'ordine d'arresto per Vladimir Putin per crimini di guerra emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) è stato definito "giustificato" dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden ed è stato accolto con favore e persino con entusiasmo in diverse nazioni europee.<br />Resta il dubbio però se i diversi leader e ministri che si sono espressi in tal senso in Occidente abbiano la reale percezione del significato e delle possibili conseguenze di una iniziativa giuridica che rischia di allontanare definitivamente ogni ipotesi di negoziato per far cessare la guerra in Ucraina, allarga il fossato che separa la Russia dall'Occidente e avvicina ulteriormente la possibile escalation del conflitto.<br />Trattare il leader di una grande potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quale è la Russia, alla stregua di un criminale avrà conseguenze gravi, specie per l'Europa, anche perché buon senso vorrebbe di non cercare con insistenza di alzare il livello del confronto con la Russia se non si ha quanto meno la certezza di essere pronti ad affrontarlo magari anche con una ragionevole possibilità di vincerlo.<br />Sul piano giuridico il mandato d'arresto della Corte Penale Internazionale appare per certi versi grottesco. Non solo perché i processi di Norimberga si fanno eventualmente (anche per prudenza) ai nemici già vinti, a guerra finita. A meno che non si voglia considerare Vladimir Putin alla stessa stregua del sudanese Bashir o del libico Gheddafi, leader di nazioni certo meno influenti della Russia, incriminati dalla Corte Penale Internazionale solo quando gli Stati Uniti avevano deciso di toglierli di mezzo e il cui destino appariva segnato, mentre la sconfitta e la "liquidazione" di Putin oggi non può certo venir data per scontata.<br />Non a caso la stessa Corte non ha mai dato seguito con indagini e incriminazioni alle pur circostanziate accuse di cumini di guerra di cui vennero accusati gli anglo-americani in Iraq e Afghanistan. Se la pretesa della Corte Penale Internazionale dell'Aja è esercitare una giustizia internazionale sui crimini di guerra allora deve valere per tutti e non può essere solo strumento dei vincitori sui vinti o utile a esercitare pressioni a favore di un belligerante sull'altro.<br />CORTE PENALE INTERNAZIONALE NON ACCETTATA DA USA E UCRAINA<br />In ogni guerra tutti i belligeranti sono esposti al rischio di simili accuse e proprio per mettersi al riparo da ogni rischio di incriminazione molte nazioni non hanno sottoscritto lo Statuto di Roma con cui nel 2002 è stata istituita la Corte Penale Internazionale (che non è un organismo delle Nazioni Unite), riconosciuta da 123 stati ma non da molti altri inclusi Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, mentre l'Ucraina aveva aderito ma poi non ha mai ratificato la sua adesione.<br />Grottesco quindi che in USA e Ucraina si esulti per un mandato emesso da una corte che questi stessi stati si guardano bene dal riconoscere, ma ancora più grottesco è che a chiedere l'arresto di Putin sia stato il capo procuratore della Corte Penale Internazionale, il britannico Karim Khan, e a concederlo il presidente della Corte Penale Internazionale, il magistrato polacco Piotr Hofmansky. Entrambe figure la cui nazionalità è in cima alla classifica dell'ostilità nei confronti della Russia e di Putin. Che si tratti quindi di un mandato d'arresto dal valore squisitamente politico non vi è alcun dubbio come dimostra anche il tenore delle accuse.<br />Quanto ai crimini di guerra non c'è dubbio che nel conflitto in corso da 13 mesi (e da nove anni) ne siano stati compiuti dai russi come dagli ucraini. Come accade del resto in tutte le guerre e specie in quelle civili che dividono in due lo stesso popolo come è accaduto nella ex Jugoslavia e come accade dal 2014 in Ucraina.<br />Lo scorso anno Amnesty International documentò con un report dettagliato un numero consistente di crimini di guerra compiuti dalle truppe di Kiev in Donbass ma nessuna corte internazionale indagò né emise mandati d'arresto per Zelensky o esponenti politici e militari ucraini. Anzi, politica e media imbastirono su due piedi un "processo" contro Amnesty International che aveva osato criticare l'uso dei civili del Donbass come scudo per gli schieramenti di truppe e artiglieria ucraini in mezzo a case e scuole.<br />Nessuna reazione dai soloni del diritto internazionale neppure di fronte alle immagini di prigionieri russi feriti a colpi di kalashnikov dopo la resa o a quelli dei soldati di Mosca feriti sul campo di battaglia e giustiziati con raffiche alla testa dai militari di Kiev, mentre in Europa da mesi si invocano (lo fa con cadenza regolare il presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen) processi contro Putin e gli esponenti del governo russo.<br />VALUTAZIONE DI PARTE<br />L'accusa di rapimento di minori e deportazione della popolazione ucraina in Russia mostra una volta di più come la Corte Penale Internazionale abbia recepito sulla vicenda esclusivamente le valutazioni di Kiev (che ha fornito prove unilaterali di 600 casi di deportazione di bambini), che comprensibilmente ha sempre negato vi sia una parte della popolazione ucraina schierata con i russi per non dover ammettere che questo conflitto è anche, fin dal suo scoppio nel 2014, una guerra civile. Termine il cui utilizzo non a caso viene punito col carcere dalle leggi di Kiev.<br />I russi sostengono invece di aver evacuato civili e soprattutto minori per sottrarli alla guerra e del resto moltissimi bambini, donne e anziani vennero portati in Russia, soprattutto a Rostov e in altre regioni di confine, fin dall'inizio del conflitto in Donbass, nel 2014. Strano che per nove anni nessuna corte internazionale abbia rilevato gli estremi di reato per contestare a Putin deportazioni di massa e rapimenti di minori.<br />Innegabile che in questa guerra, proprio per la sua natura anche "civile", il controllo e il consenso della popolazione rientrino tra gli obiettivi dei due belligeranti ma non si può neppure negare che la Russia sia oggi la nazione che ospita il maggior numero di profughi ucraini ed è difficile ritenere che milioni di ucraini che hanno trovato rifugio in Russia siano stati deportati.<br />I più recenti dati dell'Alto commissariato dell'ONU per i Rifugiati (UNHCR) riferiscono che la Russia ospita il numero più alto di rifugiati ucraini, quasi 3 milioni, cioè quasi il doppio di quanti ne ospiti la Polonia, nazione al secondo posto nella classifica dell'accoglienza ai profughi ucraini.<br />Eppure, ci piaccia o meno, non è difficile notare che nei territori ucraini in mano ai russi e ai loro alleati vivono molti ucraini fedeli a Mosca, come a Mariupol dove sabato Putin ha visitato le nuove aree residenziali costruite dopo la lunga battaglia dello scorso anno, o che al fianco delle truppe di Mosca combattono almeno 80 mila ucraini delle regioni orientali.<br />QUELLO CHE LA TV NON DICE<br />Ancora più difficile non fare caso (anche se i media da noi ne parlano poco) che migliaia di civili preferiscono restare nelle cittadine contese lungo la prima linea degli 800 chilometri di fronte nella guerra in Ucraina.<br />Persone che rischiano la vita tra bombardamenti e combattimenti, che sopravvivono in scantinati e che rifiutano l'evacuazione, in parte per non lasciare le proprie case ma in parte anche perché attendono l'arrivo delle truppe russe. A Bakhmut, come in altre aree del fronte dove i russi sono all'offensiva, la polizia ucraina sta attuando evacuazioni forzate di civili, trasferiti a ovest contro la loro volontà. Eppure nessuna corte sembra pronta a definirle deportazioni.<br />Molti negli USA evidenziano l'errore dell'Amministrazione Biden nel sostenere l'iniziativa di una corte non riconosciuta da Washington e che potrebbe domani puntare il dito contro gli Stati Uniti, altri sottolineano che il mandato di arresto viene annunciato alla vigilia della visita a Mosca del leader cinese Xi Jinping con il chiaro obiettivo di indebolire il presidente russo nel vertice bilaterale.<br />Non si può escludere che tra gli obiettivi politici del mandato di arresto vi sia proprio quello di isolare Putin e di indurre i vertici di Mosca a rimuoverlo dal Cremlino trasformandolo nel capro espiatorio del conflitto in Ucraina.<br />Una scommessa rischiosa per almeno due ragioni. Innanzitutto il mandato di arresto potrebbe rafforzare i consensi intorno a Putin confermando ulteriormente, dopo i massicci aiuti militari dei paesi NATO a Kiev, la narrazione del Cremlino che dipinge questo conflitto come una "nuova guerra patriottica" necessaria per rispondere alla minaccia dell'Occidente che intende isolare e sconfiggere la Russia.<br />Una valutazione che allontanerà ogni ipotesi di soluzione negoziata della guerra. Inoltre, considerando quali esponenti di spicco siano emersi in seguito al conflitto in Ucraina, non vi sono indizi utili a ritenere che un eventuale successore di Putin sia più moderato o più incline ad accettare una ritirata dai fronti ucraini che a Mosca avrebbe l'amaro sapore della sconfitta. Semmai è vero il contrario.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53288731</guid><pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:50:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53288731/l_incriminazione_di_putin_impedisce_un_negoziato_per_la_pace.mp3" length="10536795" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7355

L'INCRIMINAZIONE DI PUTIN IMPEDISCE UN NEGOZIATO PER LA PACE di Gianandrea Gaiani
L'ordine d'arresto per Vladimir Putin per crimini di guerra emesso dalla Corte Penale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7355" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7355</a><br /><br />L'INCRIMINAZIONE DI PUTIN IMPEDISCE UN NEGOZIATO PER LA PACE di Gianandrea Gaiani<br />L'ordine d'arresto per Vladimir Putin per crimini di guerra emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) è stato definito "giustificato" dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden ed è stato accolto con favore e persino con entusiasmo in diverse nazioni europee.<br />Resta il dubbio però se i diversi leader e ministri che si sono espressi in tal senso in Occidente abbiano la reale percezione del significato e delle possibili conseguenze di una iniziativa giuridica che rischia di allontanare definitivamente ogni ipotesi di negoziato per far cessare la guerra in Ucraina, allarga il fossato che separa la Russia dall'Occidente e avvicina ulteriormente la possibile escalation del conflitto.<br />Trattare il leader di una grande potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quale è la Russia, alla stregua di un criminale avrà conseguenze gravi, specie per l'Europa, anche perché buon senso vorrebbe di non cercare con insistenza di alzare il livello del confronto con la Russia se non si ha quanto meno la certezza di essere pronti ad affrontarlo magari anche con una ragionevole possibilità di vincerlo.<br />Sul piano giuridico il mandato d'arresto della Corte Penale Internazionale appare per certi versi grottesco. Non solo perché i processi di Norimberga si fanno eventualmente (anche per prudenza) ai nemici già vinti, a guerra finita. A meno che non si voglia considerare Vladimir Putin alla stessa stregua del sudanese Bashir o del libico Gheddafi, leader di nazioni certo meno influenti della Russia, incriminati dalla Corte Penale Internazionale solo quando gli Stati Uniti avevano deciso di toglierli di mezzo e il cui destino appariva segnato, mentre la sconfitta e la "liquidazione" di Putin oggi non può certo venir data per scontata.<br />Non a caso la stessa Corte non ha mai dato seguito con indagini e incriminazioni alle pur circostanziate accuse di cumini di guerra di cui vennero accusati gli anglo-americani in Iraq e Afghanistan. Se la pretesa della Corte Penale Internazionale dell'Aja è esercitare una giustizia internazionale sui crimini di guerra allora deve valere per tutti e non può essere solo strumento dei vincitori sui vinti o utile a esercitare pressioni a favore di un belligerante sull'altro.<br />CORTE PENALE INTERNAZIONALE NON ACCETTATA DA USA E UCRAINA<br />In ogni guerra tutti i belligeranti sono esposti al rischio di simili accuse e proprio per mettersi al riparo da ogni rischio di incriminazione molte nazioni non hanno sottoscritto lo Statuto di Roma con cui nel 2002 è stata istituita la Corte Penale Internazionale (che non è un organismo delle Nazioni Unite), riconosciuta da 123 stati ma non da molti altri inclusi Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, mentre l'Ucraina aveva aderito ma poi non ha mai ratificato la sua adesione.<br />Grottesco quindi che in USA e Ucraina si esulti per un mandato emesso da una corte che questi stessi stati si guardano bene dal riconoscere, ma ancora più grottesco è che a chiedere l'arresto di Putin sia stato il capo procuratore della Corte Penale Internazionale, il britannico Karim Khan, e a concederlo il presidente della Corte Penale Internazionale, il magistrato polacco Piotr Hofmansky. Entrambe figure la cui nazionalità è in cima alla classifica dell'ostilità nei confronti della Russia e di Putin. Che si tratti quindi di un mandato d'arresto dal valore squisitamente politico non vi è alcun dubbio come dimostra anche il tenore delle accuse.<br />Quanto ai crimini di guerra non c'è dubbio che nel conflitto in corso da 13 mesi (e da nove anni) ne siano stati compiuti dai russi come dagli ucraini. Come accade del resto in tutte le guerre e specie in quelle civili che dividono in due...]]></itunes:summary><itunes:duration>659</itunes:duration><itunes:keywords>kiev,nato,negoziato,onu,putin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41f832522a319b92e86eab200f7d5661.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vuoi abolire nozze gay e aborto? Non puoi fare la premier in Scozia (e nemmeno in Italia)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vuoi-abolire-nozze-gay-e-aborto-non-puoi-fare-la-premier-in-scozia-e-nemmeno-in-italia--53284704</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7347" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7347</a><br /><br />VUOI ABOLIRE NOZZE GAY E ABORTO? NON PUOI FARE LA PREMIER IN SCOZIA (E NEMMENO IN ITALIA)<br />Il ministro delle Finanze trentaduenne Kate Forbes è protestante e non si impegnerà (come non si è impegnata la Meloni) per eliminare le leggi ingiuste, ma il solo fatto che le creda ingiuste fa gridare i mass-media<br />di Corrado Ocone<br />Forse nemmeno i più radicali fra gli illuministi francesi avrebbero mai pensato che un giorno potesse accadere. Fatto sta che oggi essere cristiani, anche nel mondo occidentale, significa sempre più essere svantaggiati nella vita sociale. Siamo passati dalla società secolarizzata a quella post-cristiana, dal principio di laicità a quello di esclusione. Che è poi quanto di più illiberale possa esserci, quasi una riproposizione col segno cambiato di quella intolleranza che i vecchi illuministi imputavano, non sempre a ragione, ai cristiani.<br />È questo il senso della vicenda capitata a Kate Forbes, il trentaduenne ministro delle Finanze del governo scozzese candidata a succedere alla dimissionaria (per stanchezza) Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party, a capo del governo. Benché data subito per favorita, la candidatura di Forbes è nafraugata quando i riflettori sono caduti sul suo essere cristiana, e quindi sulla sua contrarietà di principio alle nozze gay e all'aborto, seppur solo in privato e senza che ciò compromettesse minimamente il suo rispetto per le leggi in vigore che disciplinano la materia.<br />Il Times ha subito centrato, in un commento, il punto. "Una volta - ha scritto il giornale londinese - l'appartenenza alla Chiesa conferiva status, oggi il cristianesimo sta diventando un impedimento all'ascesa di una persona ai livelli alti della società. Chiunque tenti di sposare gli insegnamenti cristiani tradizionali nell'ambito di un moderno studio legale, banca o società di consulenza, si vede messo alla porta". Il paradosso più grande è che però ciò che non viene concesso ai cristiani viene concesso ai musulmani. Dopo l'esclusione della Forbes, il candidato alla leadership più forte è proprio un seguace della religione di Allah, Humza Yousaf, che a sua volta ha detto di rispettare le leggi dello Stato e persino quella molto controversa da poco approvata dal parlamento scozzese (e su cui la Forbes aveva manifestato non pochi dubbi) sul cambio automatico di sesso mediante semplice autocertificazione.<br />Cosa ci dice, più in generale, questa vicenda scozzese? Prima di tutto che non viviamo affatto in una società post-religiosa ma semplicemente post e anzi anti-cristiana. Le altre religioni non solo sono tollerate, ma in virtù dei processi di pensiero propri del cosiddetto politically correct (espiazione di colpa, risarcimento, ecc. ecc.) sono addirittura favorite nell'agone politico e nella vita sociale. In barba ad ogni principio di uguaglianza. Senza minimamente considerare il loro contenuto, e nella fattispecie quello essenzialmente teocratico della religione islamica. E senza riflettere o avere cognizione del fatto che è proprio sulle libertà cristiane che si è costruito nei secoli il moderno liberalismo delle nostre "società aperte".<br />C'è come una masochistica voglia dell'Occidente di autoannullarsi, rinnegarsi, tagliare le gambe alla sedia su cui siamo seduti. In sostanza, di mettere in moto, in nome del pluralismo e della diversità, pratiche di disciplinamento e esclusione non indifferenti. Il risultato è che la religione che si vorrebbe far uscire dalla porta rientra, con un aspetto intollerante, dalla finestra. I miti e i dogmi del nostro tempo, quelli della mentalità corrente più accreditata e della politica progressista, non sono meno potenti e prepotenti di quelli del passato, con l'aggravante che non vengono riconosciuti tali. La nostra epoca si vorrebbe illuminata ma, per chi vuol vedere, ha sacche di oscurantismo non irrilevanti e che allignano soprattutto fra e i sedicenti "illuminati" e i progressisti.<br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo " Scozia: attacchi alla cristiana Forbes, avanti nei sondaggi" spiega chi sono i tre i candidati alla leadership del Partito nazionale scozzese.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25-02-2023:<br />Saranno tre i candidati alla leadership del Partito nazionale scozzese (Snp, nell'acronimo inglese): il vincitore dovrebbe essere nominato primo ministro al posto della dimissionaria Nicola Sturgeon. Ieri, a mezzogiorno, si sono chiuse le candidature alla carica.<br />I tre candidati sono il segretario scozzese alla Sanità, Humza Yousaf; la segretaria alle Finanze, Kate Forbes, e l'ex ministro per la Sicurezza delle comunità Ash Regan. Il voto, già ci sono contestazioni, si svolgerà nelle sezioni di partito e il risultato sarà annunciato solo il prossimo mese, il 27 marzo. La campagna elettorale è stata finora dominata, a pochi giorni dalle dimissioni della Sturgeon (di cui vi abbiamo descritto le ragioni sulla Nuova Bussola), da un accanimento stomachevole contro la candidata trentaduenne Kate Forbes, per le sue opinioni su matrimonio gay, transgender e aborto. Prima ancora che la Forbes annunciasse formalmente la sua candidatura, i media discutevano furiosamente sulla questione centrale della sua candidatura: cosa pensa la Forbes del sesso prematrimoniale, delle riforme educative pro-Lgbt, dell'aborto? Kate Forbes crede (come la maggior parte delle persone nella storia dell'umanità) che il matrimonio sia tra un uomo e una donna e che non si possano introdurre privilegi verso le persone transessuali a scapito dei diritti di bambine, ragazze e donne.<br />La Forbes, membro della Chiesa Libera di Scozia, era e rimane in vantaggio sui concorrenti, anche dopo aver dichiarato che non avrebbe votato a favore del cosiddetto "matrimonio omosessuale", legalizzato in Scozia nel 2014. Le polemiche suscitate sull'aborto, sul fatto che avere figli al di fuori del matrimonio è sbagliato e che una "donna trans", in realtà, è biologicamente un uomo, non hanno per nulla ridotto i suoi consensi tra gli elettori del partito; ma certo per l'establishment, le lobby Lgbt e i mass media la Forbes è diventata la nemica da abbattere. Nel sondaggio condotto da Opinion Matters e reso noto ieri, a cui hanno risposto gli elettori del Partito nazionale scozzese e i membri del partito che voteranno il prossimo leader, la Forbes ha ottenuto il 28% dei consensi, con un vantaggio dell'8% su Yousaf e del 7% sulla Regan, ma ancora un terzo degli elettori è indeciso. La Forbes, difesa a spada tratta in questi giorni sia dalla Chiesa cattolica scozzese sia dalla Chiesa Libera di Scozia, si dice assolutamente certa che sia «possibile essere una persona di fede e difendere i diritti degli altri a non avere fede o ad avere una fede diversa» e, al momento, lo crede anche la maggioranza dei suoi elettori.<br />Le polemiche feroci sulla morale cristiana della Forbes sono la conseguenza della grottesca discriminazione di qualunque testimonianza della cultura cristiana, una cultura inaccettabile per la società il-liberale contemporanea. Non a caso, nella Scozia che è stata stravolta da Nicola Sturgeon per un ventennio, si registra un sistematico sradicamento della religione in generale e della fede cristiana in particolare (nel 2011 il 53% delle persone in Scozia si identificava come cristiano, mentre nel 2022 tale percentuale sarebbe scesa al 33%).<br />Di fatto il modello dottrinale, sociale e civile imposto dalla Sturgeon - sostenuto dalle lobby Lgbt e abortiste e diffuso in gran parte dei Paesi occidentali - stabilisce che i politici debbano dimostrare di non avere convinzioni cristiane e/o di sapervi abiurare prima di poter ricoprire un'alta carica pubblica e, talvolta, poter sedere in parlamento. Lo stiamo vedendo col trattamento riservato sinora a Kate Forbes, ma sin dai tempi del "caso Buttiglione" nel 2004, sono ad oggi molti gli esempi e i fatti che provano la progressiva marginalizzazione e discriminazione dei cristiani.<br />La signora Ash Regan, altra candidata, si è dimessa dalla carica di ministro per ragioni di coscienza, la prima volta che questo avviene nella storia del governo scozzese: lo ha fatto lo scorso 27 ottobre, dopo la discussione parlamentare e le votazioni sul Gender Recognition Reform Bill (normativa sull'autoidentificazione del genere sessuale), dicendo di essere incompatibile con un governo che decide di mettere in pericolo le donne e i loro diritti. Nell'annunciare la sua candidatura ha dichiarato al Sunday Mail che, con lei alla guida, «i diritti delle donne non saranno mai compromessi» e che si concentrerà sui servizi pubblici e sull'economia piuttosto che su «nuove leggi che ostacolano le imprese e interferiscono con la vita familiare».<br />Il terzo candidato, sostenuto fortemente dalla Sturgeon, è l'islamico Humza Yousaf, che ha votato a favore della legge sull'autoidentificazione del genere e ha detto di essere «un sostenitore del matrimonio egualitario, orgoglioso di esser musulmano» e di non considerare la fede come fonte d'ispirazione per l'impegno politico. Tuttavia, oltre ad essere al centro delle polemiche furenti sulla gestione del sistema sanitario scozzese e delle emergenze post-Covid, Yousaf è stato deliberatamente assente dall'aula nel 2014 in occasione dell'approvazione delle "nozze gay". Intanto, è l'intera famiglia Sturgeon sot]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53284704</guid><pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:47:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53284704/vuoi_abolire_nozze_gay_e_aborto_non_puoi_fare_la_premier_in_scozia_e_nemmeno_in_italia.mp3" length="11510222" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7347

VUOI ABOLIRE NOZZE GAY E ABORTO? NON PUOI FARE LA PREMIER IN SCOZIA (E NEMMENO IN ITALIA)
Il ministro delle Finanze trentaduenne Kate Forbes è protestante e non si impegnerà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7347" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7347</a><br /><br />VUOI ABOLIRE NOZZE GAY E ABORTO? NON PUOI FARE LA PREMIER IN SCOZIA (E NEMMENO IN ITALIA)<br />Il ministro delle Finanze trentaduenne Kate Forbes è protestante e non si impegnerà (come non si è impegnata la Meloni) per eliminare le leggi ingiuste, ma il solo fatto che le creda ingiuste fa gridare i mass-media<br />di Corrado Ocone<br />Forse nemmeno i più radicali fra gli illuministi francesi avrebbero mai pensato che un giorno potesse accadere. Fatto sta che oggi essere cristiani, anche nel mondo occidentale, significa sempre più essere svantaggiati nella vita sociale. Siamo passati dalla società secolarizzata a quella post-cristiana, dal principio di laicità a quello di esclusione. Che è poi quanto di più illiberale possa esserci, quasi una riproposizione col segno cambiato di quella intolleranza che i vecchi illuministi imputavano, non sempre a ragione, ai cristiani.<br />È questo il senso della vicenda capitata a Kate Forbes, il trentaduenne ministro delle Finanze del governo scozzese candidata a succedere alla dimissionaria (per stanchezza) Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party, a capo del governo. Benché data subito per favorita, la candidatura di Forbes è nafraugata quando i riflettori sono caduti sul suo essere cristiana, e quindi sulla sua contrarietà di principio alle nozze gay e all'aborto, seppur solo in privato e senza che ciò compromettesse minimamente il suo rispetto per le leggi in vigore che disciplinano la materia.<br />Il Times ha subito centrato, in un commento, il punto. "Una volta - ha scritto il giornale londinese - l'appartenenza alla Chiesa conferiva status, oggi il cristianesimo sta diventando un impedimento all'ascesa di una persona ai livelli alti della società. Chiunque tenti di sposare gli insegnamenti cristiani tradizionali nell'ambito di un moderno studio legale, banca o società di consulenza, si vede messo alla porta". Il paradosso più grande è che però ciò che non viene concesso ai cristiani viene concesso ai musulmani. Dopo l'esclusione della Forbes, il candidato alla leadership più forte è proprio un seguace della religione di Allah, Humza Yousaf, che a sua volta ha detto di rispettare le leggi dello Stato e persino quella molto controversa da poco approvata dal parlamento scozzese (e su cui la Forbes aveva manifestato non pochi dubbi) sul cambio automatico di sesso mediante semplice autocertificazione.<br />Cosa ci dice, più in generale, questa vicenda scozzese? Prima di tutto che non viviamo affatto in una società post-religiosa ma semplicemente post e anzi anti-cristiana. Le altre religioni non solo sono tollerate, ma in virtù dei processi di pensiero propri del cosiddetto politically correct (espiazione di colpa, risarcimento, ecc. ecc.) sono addirittura favorite nell'agone politico e nella vita sociale. In barba ad ogni principio di uguaglianza. Senza minimamente considerare il loro contenuto, e nella fattispecie quello essenzialmente teocratico della religione islamica. E senza riflettere o avere cognizione del fatto che è proprio sulle libertà cristiane che si è costruito nei secoli il moderno liberalismo delle nostre "società aperte".<br />C'è come una masochistica voglia dell'Occidente di autoannullarsi, rinnegarsi, tagliare le gambe alla sedia su cui siamo seduti. In sostanza, di mettere in moto, in nome del pluralismo e della diversità, pratiche di disciplinamento e esclusione non indifferenti. Il risultato è che la religione che si vorrebbe far uscire dalla porta rientra, con un aspetto intollerante, dalla finestra. I miti e i dogmi del nostro tempo, quelli della mentalità corrente più accreditata e della politica progressista, non sono meno potenti e prepotenti di quelli del passato, con l'aggravante che non vengono riconosciuti tali. La nostra epoca si vorrebbe illuminata ma, per...]]></itunes:summary><itunes:duration>720</itunes:duration><itunes:keywords>kateforbes,leggiingiuste,meloni,premier,scozia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/461c2b810e6c19b4f686c69a7e0d1c18.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Beppe Grillo fonda la sua chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/beppe-grillo-fonda-la-sua-chiesa--53127567</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7340" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7340</a><br /><br />BEPPE GRILLO FONDA LA SUA CHIESA di Tommaso Scandroglio<br />Grillo ha fondato una chiesa. Non è uno scherzo o, meglio, è uno scherzo averla fondata veramente. Ad Orvieto, prima tappa del suo nuovo spettacolo "Io sono il peggiore", il comico genovese ha annunciato: «Fondo la Chiesa dell'Altrove e andiamo tutti insieme alla conquista dell'8×1000. Ho già pronto lo statuto, già fatta l'associazione, c'è il sito». Poi ha aggiunto: «Dio non c'è più, questo è il problema. Tutti i grandi capolavori non ci sarebbero senza Dio, motore del mondo, e oggi che non c'è più, non c'è più niente. Lo abbiamo sostituito con il capitalismo, con il denaro. Abbiamo bisogno di un'entità. La scienza non dà risposte, la tecnologia non dà risposte, la religione non dà più risposte. Poi succede che negli Usa nascono nuove strane religioni. Allora perché io non posso fare una mia chiesa? Perché non posso fondare una Chiesa dell'Altrove? È tutto altrove, altrove non dà risposte ma si va alla ricerca».<br />La Chiesa dell'Altrove è consapevolmente una entità, questo il termine usato dal suo stesso fondatore, di carattere sincretista. E quindi abbiamo in primis un elemento gnostico: esiste sì una Rivelazione, non certo quella cristiana bensì quella che fa riferimento al Grillo pensiero, ma dato che gli uomini non l'hanno accolta, ecco che la salvezza avverrà grazie ad una élite di Elevati che guideranno i fedeli nel cammino di fede (e il primo Elevato è Grillo stesso, ovviamente). Altro ingrediente è una via di mezzo tra lo spirito nichilista e il relativismo. Sul sito si legge: "Non cercate risposte, ma domande: le risposte arriveranno da sole". Naturalmente c'è anche una spruzzata di ambientalismo: "Gli uomini [...] travolsero piante e animali e si misero al centro della Natura". La struttura della Chiesa è gerarchica con a capo l'Elevato. Costui "ha stabilito che il suo Ordine nel pianeta Terra è costituito dal Ministero dell'Altrove. Il Ministero dell'Altrove è formato dagli Altrovatar, che presiedono le leggi, l'apostolato e l'amministrazione della Chiesa dell'Altrove nel pianeta Terra. Gli Altrovatar sono nominati e deposti dall'Elevato, e a loro volta nominano l'Elevato. Gli Altrovatar nominano, d'intesa con l'Elevato, gli addetti al Ministero dell'Altrove".<br />DOPO IL MOVIMENTO POLITICO, ECCO QUELLO RELIGIOSO<br />Cosa sta escogitando Grillo? Tentiamo di formulare un'ipotesi. Dato che la sua creatura, il Movimento 5 Stelle, gli è un po' sfuggita di mano e ha perso l'appeal proprio delle novità, ecco che il comico ligure è alla ricerca di un qualcosa che possa innescare un fenomeno sociale inedito. Dopo un movimento politico, viene il turno quindi di uno religioso. I contenuti di questa nuova chiesa, così crediamo, sono pressochè irrilevanti e volutamente indefiniti, come se fosse una materia prima ancora da plasmare secondo i desiderata del suo pubblico che, una volta, fu popolo di elettori ed ora comunità di credenti. Dunque la vaghezza della "dottrina" di questa "chiesa" risponde all'esigenza di aspettare di vedere dove soffierà il vento.<br />C'è quindi da ritenere che la Chiesa dell'Altrove consista in una provocazione, non fine a se stessa, ma strumentale, nuovamente, a incanalare consensi. Una volta che questi consensi saranno incamerati, allora si potranno gestire nella direzione che il Grillo Elevato vorrà.<br />Banale a ricordarsi, uno dei principi basilari della vendita è proporre prodotti nuovi. Ecco perché Grillo tentò con tutte le proprie forze di evitare che al M5S fosse affibbiata l'etichetta di partito, perché il termine era vetusto e, inoltre, rimandava ad un portato concettuale di segno negativo. Il M5S doveva fare politica pur rimanendo apartitico e, per paradosso, impolitico. Ora, forse, Grillo cerca un inedito contenitore di consensi: non un partito, non un movimento di opinione, non una associazione, ma una religione. Getta la rete aspettando di vedere quali pesci prenderà e compie questa operazione presentando il progetto come trovata goliardica.<br />GRILLO PONTEFICE<br />La scelta di fondare una "chiesa", vorremmo dire, ad uso domestico, ossia utile per lucrare i propri scopi, forse discende consapevolmente o meno dall'esperienza del M5S. In un certo qual senso il Movimento pentastellato è una chiesa, con un Papa (Grillo), i suoi cardinali (Di Maio, Conte, Di Battista ed altri), i suoi dogmi assai negoziabili (si vedano la regola del doppio mandato e la restituzione degli stipendi), le scomuniche a danno di eretici e i suoi seguaci, cioè la base elettorale che si riunisce in un luogo di culto virtuale, ossia la piattaforma Rousseau. In fondo il M5S nacque come fenomeno proprio di un certo messianismo politico: la volontà di un cambiamento radicale, la lotta al male indicato nella partitocrazia e nella casta dei potenti, la speranza in un futuro migliore, una escatologia che vedeva nel Movimento lo strumento per salvare l'Italia. Questo afflato para-religioso ora si è concretizzato in una chiesa che, quasi per contrappunto, assume una struttura organizzativa simile a quella di uno Stato: ci sono infatti un Ministero dell'Altrove e delle leggi.<br />E così Grillo da pontefice e mascherando il tutto con la sua consueta ironia si è auto promosso ad illuminato, a profeta, a prescelto per guidare un popolo di delusi nel deserto di valori - "Dio non c'è più" ci ricorda Grillo - così come un tempo il M5S voleva guidare questo stesso popolo nel deserto delle proposte politiche. Staremo a vedere se il culto altrovista rimarrà confinato nei limiti di una provocazione oppure acquisterà i profili di un nuovo fenomeno sociale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53127567</guid><pubDate>Tue, 07 Mar 2023 22:38:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53127567/beppe_grillo_fonda_la_sua_chiesa.mp3" length="7478661" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7340

BEPPE GRILLO FONDA LA SUA CHIESA di Tommaso Scandroglio
Grillo ha fondato una chiesa. Non è uno scherzo o, meglio, è uno scherzo averla fondata veramente. Ad Orvieto, prima tappa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7340" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7340</a><br /><br />BEPPE GRILLO FONDA LA SUA CHIESA di Tommaso Scandroglio<br />Grillo ha fondato una chiesa. Non è uno scherzo o, meglio, è uno scherzo averla fondata veramente. Ad Orvieto, prima tappa del suo nuovo spettacolo "Io sono il peggiore", il comico genovese ha annunciato: «Fondo la Chiesa dell'Altrove e andiamo tutti insieme alla conquista dell'8×1000. Ho già pronto lo statuto, già fatta l'associazione, c'è il sito». Poi ha aggiunto: «Dio non c'è più, questo è il problema. Tutti i grandi capolavori non ci sarebbero senza Dio, motore del mondo, e oggi che non c'è più, non c'è più niente. Lo abbiamo sostituito con il capitalismo, con il denaro. Abbiamo bisogno di un'entità. La scienza non dà risposte, la tecnologia non dà risposte, la religione non dà più risposte. Poi succede che negli Usa nascono nuove strane religioni. Allora perché io non posso fare una mia chiesa? Perché non posso fondare una Chiesa dell'Altrove? È tutto altrove, altrove non dà risposte ma si va alla ricerca».<br />La Chiesa dell'Altrove è consapevolmente una entità, questo il termine usato dal suo stesso fondatore, di carattere sincretista. E quindi abbiamo in primis un elemento gnostico: esiste sì una Rivelazione, non certo quella cristiana bensì quella che fa riferimento al Grillo pensiero, ma dato che gli uomini non l'hanno accolta, ecco che la salvezza avverrà grazie ad una élite di Elevati che guideranno i fedeli nel cammino di fede (e il primo Elevato è Grillo stesso, ovviamente). Altro ingrediente è una via di mezzo tra lo spirito nichilista e il relativismo. Sul sito si legge: "Non cercate risposte, ma domande: le risposte arriveranno da sole". Naturalmente c'è anche una spruzzata di ambientalismo: "Gli uomini [...] travolsero piante e animali e si misero al centro della Natura". La struttura della Chiesa è gerarchica con a capo l'Elevato. Costui "ha stabilito che il suo Ordine nel pianeta Terra è costituito dal Ministero dell'Altrove. Il Ministero dell'Altrove è formato dagli Altrovatar, che presiedono le leggi, l'apostolato e l'amministrazione della Chiesa dell'Altrove nel pianeta Terra. Gli Altrovatar sono nominati e deposti dall'Elevato, e a loro volta nominano l'Elevato. Gli Altrovatar nominano, d'intesa con l'Elevato, gli addetti al Ministero dell'Altrove".<br />DOPO IL MOVIMENTO POLITICO, ECCO QUELLO RELIGIOSO<br />Cosa sta escogitando Grillo? Tentiamo di formulare un'ipotesi. Dato che la sua creatura, il Movimento 5 Stelle, gli è un po' sfuggita di mano e ha perso l'appeal proprio delle novità, ecco che il comico ligure è alla ricerca di un qualcosa che possa innescare un fenomeno sociale inedito. Dopo un movimento politico, viene il turno quindi di uno religioso. I contenuti di questa nuova chiesa, così crediamo, sono pressochè irrilevanti e volutamente indefiniti, come se fosse una materia prima ancora da plasmare secondo i desiderata del suo pubblico che, una volta, fu popolo di elettori ed ora comunità di credenti. Dunque la vaghezza della "dottrina" di questa "chiesa" risponde all'esigenza di aspettare di vedere dove soffierà il vento.<br />C'è quindi da ritenere che la Chiesa dell'Altrove consista in una provocazione, non fine a se stessa, ma strumentale, nuovamente, a incanalare consensi. Una volta che questi consensi saranno incamerati, allora si potranno gestire nella direzione che il Grillo Elevato vorrà.<br />Banale a ricordarsi, uno dei principi basilari della vendita è proporre prodotti nuovi. Ecco perché Grillo tentò con tutte le proprie forze di evitare che al M5S fosse affibbiata l'etichetta di partito, perché il termine era vetusto e, inoltre, rimandava ad un portato concettuale di segno negativo. Il M5S doveva fare politica pur rimanendo apartitico e, per paradosso, impolitico. 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Saremo un problema per il governo Meloni. Il naufragio di migranti in Calabria pesa sulla coscienza dell'esecutivo». Le prime parole di Elly Schlein, neoeletta segretaria del Pd, sono battagliere e ne riflettono bene la tempra. Del resto, se battagliera non fosse questa trentasettenne non sarebbe arrivata dov'è, riuscendo - grazie al 53,8% dei consensi - a conquistare il principale partito progressista italiano, che pure da mesi veniva saldamente dato in mano al superfavorito Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna il quale, a questo punto, può tornare a fare il suo lavoro.<br />Invece per Elly Schlein [...] ora cambia tutto e non solo per lei, motivo per cui vale la pena conoscerla più da vicino. Nata a Lugano nel 1985, figlia di due docenti universitari - il padre è americano di origine ebraica aschenazita, la madre italiana -, l'enfant prodige del progressismo italiano è cresciuta a pane e politica, inanellando da subito esperienze ai massimi livelli. Basti dire che, a suo tempo, volò a Chicago per sostenere le campagne elettorali di Barack Obama. Poi sono arrivati l'Europarlamento e la vicepresidenza della Regione Emilia Romagna.<br />Ma Elly Schlein, il cui trionfo è avvenuto soprattutto grazie ai non iscritti al Pd (presagio, quello dell'onda esterna che aveva lo stesso Bonaccini, già forse intimorito dal fatale appoggio di Piero Fassino), ha coltivato la passione politica, con militanza attiva ed esperienze, si accennava, anche molto prestigiose, sin dagli anni dell'università. Vuoi per il suo bruciare le tappe, vuoi per il suo bagaglio ideologico - di cui diremo subito - la neosegretaria Pd, oltre che idola di giovani venuti su col Woke nel biberon, è una dagli appoggi così potenti che c'è da domandarsi se il suo successo, in fondo, sia così casuale. Quali appoggi? C'è l'imbarazzo della scelta. Un documento della Open Society, società del finanziere supermiliardario George Soros, la indicava tra «gli alleati affidabili» già nel 2014, al suo primo mandato all'Europarlamento.<br />FEMMINISTA, AMBIENTALISTA, PROGRESSISTA<br />Insieme a lei, tra gli «alleati affidabili», ha fatto notare su Facebook la scrittrice femminista Marina Terragni, c'erano pure Antonio Panzeri e Antonio Cozzolino…Ma non divaghiamo e torniamo alla neoeletta segretaria del Pd. Che, dicevamo, da anni gode di sostegni potenti. Ancora nel settembre 2020, per dire, L'Espresso - che della sinistra italica non sarà la Bibbia, ma giù di lì - le aveva dedicato una intera copertina incoronandola come «femminista, ambientalista, progressista, di governo»: più che un titolo, un'investitura. Giusto pochi mesi prima, era invece stata Daria Bignardi, su La7, ad ospitarla dandole modo di dichiarare pubblicamente il suo orientamento sessuale fluido: «Ho amato molti uomini e donne. Ora sono felice con una ragazza».<br />Questa dichiarazione ci consente di iniziare ad introdurre il profilo ideologico di Elly Schlein, che è quello di una paladina del mondo Lgbt, peraltro su posizioni fieramente abortiste. Prova ne sia il tono "allarmato" con cui la neosegretaria - che alcune fonti, a proposito di endorsement di peso, hanno descritto come assai gradita anche a Romano Prodi, benché il suo ufficio stampa abbia poi smentito - aveva commentato la decisione della Corte Suprema Usa di revocare la sentenza Roe vs Wade del 1973, che aveva definito «un salto indietro di 50 anni, un terrificante salto nel buio in cui si cancellano i diritti delle donne a scegliere sul proprio corpo».<br />LA NUOVA ANTI-MELONI<br />Toni tanto duri, va da sé, non sono affatto casuali. Al contrario, riflettono appieno quanto per la nuova «anti-Meloni», contino i temi etici, e cioè tantissimo. Non a caso ha ottenuto anche l'appoggio di Alessandro Zan, di Laura Boldrini, perfino di nomi nobili - come Beatrice Borromeo - insomma di tutto l'establishment della sinistra Ztl ed ultra radical. Ergo, con Elly Schlein il Pd diventa - definitivamente, dato che un po' lo era già - il Partito di Davos. Da Gramsci a Greta, dalla Festa dell'Unità al Gay Pride, dall'articolo 18 all'asterisco, sì completa così quello che - attualizzando Augusto del Noce - potremmo definire il suicidio della rivoluzionə. D'accordo, ma al vecchio elettore ex comunista, ora, che resta?<br />Lo stesso militante di Capalbio - tutto cashmere, babbucce ed evve moscia - è ora scalzato dal metrosexual di City Life: figurarsi lo spaesamento dell'iscritto proletario al Pci. L'affermazione di Elly Schlein, che farà senz'altro felice Matteo Renzi - che pronosticava che un suo successo gli avrebbe portato «metà Pd» -, segnerà dunque il definitivo pensionamento dei Peppone superstiti; proprio loro, che hanno per decenni animato le Case del Popolo, ora si ritrovano senza più averne una. È il triste ma inevitabile epilogo d'un mondo che, a forza di strizzar l'occhio a eutanasia e ius soli, si trova ora una segretari* che ha preso la «cittadinanza politica» - la tessera - l'altro giorno e si accinge a praticare al suo partito la sospirata "dolce morte".<br />Nota di BastaBugie: Elly Schlein nasce a Sorengo, vicino Lugano in Svizzera. Suo padre, Melvin Schlein, politologo e accademico statunitense di origini ebraiche è professore emerito di Scienze politiche e Storia alla Franklin University in Svizzera. L’attività politica della Schlein ha inizio a partire dal 2008, quando partecipa come volontaria alla campagna elettorale di Barack Obama per le elezioni presidenziali statunitensi. Scala negli anni le vette della politica, arrivando a ricoprire nel 2014 il ruolo di europarlamentare del PD e, dopo una latitanza di sette anni dal partito per dissensi con i suoi vertici, torna infine alla carica il 4 dicembre 2022 candidandosi per la Segreteria del PD, lasciata vacante da Enrico Letta all’indomani delle elezioni. (Fabio Fuiano, Corrispondenza Romana, 22 febbraio 2023)<br />Elly Schlein è dichiaratamente e orgogliosamente gay, sull’aborto è disposta a spostare i paletti ancora più in là, ha dichiarato in più occasioni che la 194 implica per le donne un diritto ad abortire, è dell’idea che lo Stato dovrebbe garantirlo anche negando l’obiezione di coscienza dei medici. È ecologista radicale ed è a favore di tutte le transizioni, che sono oggi sul tappeto. Ai tempi del Covid si era allineata al pensiero unico. Se vogliamo quindi porla sulla postmodernità liquida, la Schlein è molto più avanti di Letta o Bonaccini, nonostante loro non fossero granché indietro. [...] Tra l’altro sembra in grado di risvegliare un Partito Democratico morente. Con Bonaccini avrebbe forse continuato a morire, con la Schlein potrebbe riprendersi dal coma. (Stefano Fontana, La nuova Bussola Quotidiana, 28 febbraio 2023)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52881616</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2023 22:44:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52881616/elli_schlein_il_nuovo_segretario_del_pd_lesbica_e_piace_anche_a_soros.mp3" length="8025730" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7329

ELLY SCHLEIN, IL NUOVO SEGRETARIO DEL PD E' LESBICA E PIACE ANCHE A SOROS di Giuliano Guzzo
«Ora uniti per tornare a vincere. Saremo un problema per il governo Meloni. Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7329" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7329</a><br /><br />ELLY SCHLEIN, IL NUOVO SEGRETARIO DEL PD E' LESBICA E PIACE ANCHE A SOROS di Giuliano Guzzo<br />«Ora uniti per tornare a vincere. Saremo un problema per il governo Meloni. Il naufragio di migranti in Calabria pesa sulla coscienza dell'esecutivo». Le prime parole di Elly Schlein, neoeletta segretaria del Pd, sono battagliere e ne riflettono bene la tempra. Del resto, se battagliera non fosse questa trentasettenne non sarebbe arrivata dov'è, riuscendo - grazie al 53,8% dei consensi - a conquistare il principale partito progressista italiano, che pure da mesi veniva saldamente dato in mano al superfavorito Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna il quale, a questo punto, può tornare a fare il suo lavoro.<br />Invece per Elly Schlein [...] ora cambia tutto e non solo per lei, motivo per cui vale la pena conoscerla più da vicino. Nata a Lugano nel 1985, figlia di due docenti universitari - il padre è americano di origine ebraica aschenazita, la madre italiana -, l'enfant prodige del progressismo italiano è cresciuta a pane e politica, inanellando da subito esperienze ai massimi livelli. Basti dire che, a suo tempo, volò a Chicago per sostenere le campagne elettorali di Barack Obama. Poi sono arrivati l'Europarlamento e la vicepresidenza della Regione Emilia Romagna.<br />Ma Elly Schlein, il cui trionfo è avvenuto soprattutto grazie ai non iscritti al Pd (presagio, quello dell'onda esterna che aveva lo stesso Bonaccini, già forse intimorito dal fatale appoggio di Piero Fassino), ha coltivato la passione politica, con militanza attiva ed esperienze, si accennava, anche molto prestigiose, sin dagli anni dell'università. Vuoi per il suo bruciare le tappe, vuoi per il suo bagaglio ideologico - di cui diremo subito - la neosegretaria Pd, oltre che idola di giovani venuti su col Woke nel biberon, è una dagli appoggi così potenti che c'è da domandarsi se il suo successo, in fondo, sia così casuale. Quali appoggi? C'è l'imbarazzo della scelta. Un documento della Open Society, società del finanziere supermiliardario George Soros, la indicava tra «gli alleati affidabili» già nel 2014, al suo primo mandato all'Europarlamento.<br />FEMMINISTA, AMBIENTALISTA, PROGRESSISTA<br />Insieme a lei, tra gli «alleati affidabili», ha fatto notare su Facebook la scrittrice femminista Marina Terragni, c'erano pure Antonio Panzeri e Antonio Cozzolino…Ma non divaghiamo e torniamo alla neoeletta segretaria del Pd. Che, dicevamo, da anni gode di sostegni potenti. Ancora nel settembre 2020, per dire, L'Espresso - che della sinistra italica non sarà la Bibbia, ma giù di lì - le aveva dedicato una intera copertina incoronandola come «femminista, ambientalista, progressista, di governo»: più che un titolo, un'investitura. Giusto pochi mesi prima, era invece stata Daria Bignardi, su La7, ad ospitarla dandole modo di dichiarare pubblicamente il suo orientamento sessuale fluido: «Ho amato molti uomini e donne. Ora sono felice con una ragazza».<br />Questa dichiarazione ci consente di iniziare ad introdurre il profilo ideologico di Elly Schlein, che è quello di una paladina del mondo Lgbt, peraltro su posizioni fieramente abortiste. Prova ne sia il tono "allarmato" con cui la neosegretaria - che alcune fonti, a proposito di endorsement di peso, hanno descritto come assai gradita anche a Romano Prodi, benché il suo ufficio stampa abbia poi smentito - aveva commentato la decisione della Corte Suprema Usa di revocare la sentenza Roe vs Wade del 1973, che aveva definito «un salto indietro di 50 anni, un terrificante salto nel buio in cui si cancellano i diritti delle donne a scegliere sul proprio corpo».<br />LA NUOVA ANTI-MELONI<br />Toni tanto duri, va da sé, non sono affatto casuali. Al contrario, riflettono appieno quanto per la nuova «anti-Meloni», contino i temi...]]></itunes:summary><itunes:duration>502</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,dolcemorte,obama,schlein,soros</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a7272afe5dec097d704e3b22938f2400.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un duro colpo per la fiducia nel governo, nei media e nella scienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-duro-colpo-per-la-fiducia-nel-governo-nei-media-e-nella-scienza--52467488</link><description><![CDATA[VIDEO: La verità sui twitter files ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yjuipegRpd4&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=yjuipegRpd4&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7278" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7278</a><br /><br />UN DURO COLPO PER LA FIDUCIA NEL GOVERNO, NEI MEDIA E NELLA SCIENZA di Stefano Magni<br />Se nei tre anni di pandemia vi siete sentiti censurati, avete constatato che una mano invisibile nascondeva i vostri post o rimuoveva del tutto il vostro account perché quel che scrivevate non era allineato al parere delle autorità sanitarie... non siete complottisti. Avete perfettamente ragione. Per quasi tre anni, infatti, Twitter e gli altri grandi social network hanno sistematicamente censurato tutti i pareri sul Covid e sui vaccini che non erano conformi con i dettami delle autorità sanitarie. Ora le prove sono state pubblicate, assieme agli altri "Twitter files" grazie agli archivi aperti dal nuovo proprietario Elon Musk.<br />Ad occuparsi del caso Twitter-Covid è il giornalista David Zweig che ha pubblicato i risultati della sua inchiesta su The Free Press, il giornale fondato da Bari Weiss (giornalista licenziatasi dal New York Times perché troppo poco "woke" progressista). Zweig ha seguito il tema Covid per tre anni e aveva la netta sensazione, non solo che la stampa fosse diventata un megafono dei governi, ma che anche i social network agissero sulla base di forti pregiudizi governativi contro una parte consistente dei loro utenti. Ora ha avuto la conferma di tutto quel che temeva. Dalle comunicazioni interne allo stato maggiore di Twitter a San Francisco emerge come le amministrazioni Trump e poi Biden abbiano fatto pressione sul social network perché agisse da censore contro la vera e presunta disinformazione sul Covid.<br />Scagli la prima pietra chi è senza peccato... anche l'amministrazione Trump, vittima di Twitter come si è visto nei precedenti Twitter files, ha fatto pressione sui social network per bloccare la disinformazione. Si era agli inizi del Covid e a Trump interessava soprattutto che non si diffondesse il panico. A Twitter è stato dunque chiesto di frenare la diffusione di notizie sugli accaparramenti: non era disinformazione, erano notizie vere, ma sono state trattate come delle fake news.<br />LA REPRESSIONE DEL DISSENSO SCIENTIFICO<br />L'amministrazione Biden, invece, si è concentrata nella repressione del dissenso scientifico e soprattutto delle tesi scettiche sui vaccini (non solo no vax). In uno dei primi incontri dell'amministrazione democratica con i vertici dei social network, il governo ha chiesto di porre maggiore attenzione agli account dei no vax e in particolar modo ha chiesto la testa del giornalista Alex Berenson, già contrario alla politica di lockdown e poi scettico sui vaccini. Insoddisfatto dalla lentezza con cui Twitter stava rispondendo alle sue richieste, il nuovo presidente americano ha lanciato il suo avvertimento, quando affermò che i social media stessero "uccidendo la gente" perché continuavano a permettere ai no vax di scrivere liberamente. Poche ore dopo, Berenson è stato sospeso.<br />Martin Kulldorff, epidemiologo alla Harvard Medical School è stato giudicato colpevole di aver diffuso informazioni "fuorvianti" perché, rispondendo a un utente, aveva scritto di ritenere anti-scientifica e non necessaria la vaccinazione di tutta la popolazione, inclusi i giovani e i guariti. Per questo tweet, dopo un dibattito interno (in cui l'ultima parola l'ha avuta il rispetto delle direttive della Sanità), Twitter ha deciso di limitare la sua diffusione e visibilità. «Ho trovato numerosi casi di tweet sui vaccini e sulle politiche contro le pandemie etichettati come "fuorvianti" o eliminati del tutto - scrive Zweig - a volte con la sospensione dell'account, semplicemente perché si discostavano dalle indicazioni del CDC (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) o dalle opinioni dell'establishment».<br />In un altro caso eclatante, i censori di Twitter sono andati addirittura oltre le indicazioni del CDC. L'utente chiamata KelleyKga, una fact checker sanitaria, ha subìto la marcatura di "informazione fuorviante" in un tweet in cui spiegava, dati del CDC alla mano, come il Covid non fosse la principale causa di morte nei bambini. La scure censoria si è abbattuta anche su Jay Bhattacharya, uno dei firmatari della Great Barrington Declaration, con cui medici e professori chiedevano di porre fine alle politiche di lockdown per concentrarsi sulla protezione dei fragili. Per questo è stato inserito in una lista nera e la diffusione dei suoi post limitata. L'account di "Infectious Disease Ethics Twitter" ha subito la marcatura di "informazione fuorviante" sulla pubblicazione di uno studio scientifico sull'incidenza di malattie cardiache nei vaccinati giovani in Israele.<br />UN DURO COLPO PER LA FIDUCIA NEL GOVERNO, NEI MEDIA E NELLA SCIENZA<br />Le comunicazioni interne dimostrano come vi sia stato dibattito per ogni caso di persona da censurare, sospendere o bannare. I dipendenti erano ben consapevoli di violare la libertà di espressione. Ci sono stati casi di utenti bannati e poi riammessi dopo un esame più attento. Ma la censura ha continuato ad essere applicata per tutto il periodo della pandemia, fino al cambio di proprietà di Twitter. Il problema è anche come venisse applicata. Il social network ha usato programmi di intelligenza artificiale per individuare contenuti da segnalare. Per quanto raffinati siano i nuovi "bot", non si può pretendere che comprendano l'importanza di argomenti scientifici, l'ironia, le sfumature di certi post. Sono state impiegate anche aziende all'estero, sotto contratto, con eserciti di revisori spesso impreparati che si muovevano solo sulla base di questionari già tendenziosi di loro (cosa scrive l'utente, cosa pensa l'utente, dove vuole andare a parare). Infine, il tutto diretto da una dirigenza che era chiaramente di parte, al 90% e più filo-democratica, a giudicare dalle donazioni ai partiti.<br />La vicenda di Twitter è un duro colpo per la fiducia nel governo, nei media e nella scienza. Il governo di un Paese libero ha chiesto di imporre la censura in un momento di emergenza. I media hanno smesso di fare i media e sono diventati portavoce governativi, più ancora che in tempo di guerra (nelle ultime guerre, almeno dal Vietnam in poi, i media sono stati anche liberi di contestare il governo). Infine la scienza che, a questo punto, diventa politica e censura il parere di minoranza. Se è grave sempre, lo è a maggior ragione durante una pandemia di una malattia nuova, proprio quando il dibattito fra scienziati e medici deve essere più aperto che mai. Elon Musk afferma che i nuovi Twitter Files dimostrano come tutte le teorie del complotto sui social media siano vere. Social media al plurale, perché non solo Twitter è stato coinvolto in questo sistema. Ma dimostra anche quanta poca libertà sia rimasta nel nostro mondo libero. Negli Usa almeno se ne discute. In Italia, invece, quanto si deve aspettare?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52467488</guid><pubDate>Tue, 17 Jan 2023 22:35:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52467488/un_duro_colpo_per_la_fiducia_nel_governo_nei_media_e_nella_scienza.mp3" length="8537696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La verità sui twitter files ➜ https://www.youtube.com/watch?v=yjuipegRpd4&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7278

UN DURO COLPO PER LA FIDUCIA NEL GOVERNO, NEI MEDIA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La verità sui twitter files ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yjuipegRpd4&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=yjuipegRpd4&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7278" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7278</a><br /><br />UN DURO COLPO PER LA FIDUCIA NEL GOVERNO, NEI MEDIA E NELLA SCIENZA di Stefano Magni<br />Se nei tre anni di pandemia vi siete sentiti censurati, avete constatato che una mano invisibile nascondeva i vostri post o rimuoveva del tutto il vostro account perché quel che scrivevate non era allineato al parere delle autorità sanitarie... non siete complottisti. Avete perfettamente ragione. Per quasi tre anni, infatti, Twitter e gli altri grandi social network hanno sistematicamente censurato tutti i pareri sul Covid e sui vaccini che non erano conformi con i dettami delle autorità sanitarie. Ora le prove sono state pubblicate, assieme agli altri "Twitter files" grazie agli archivi aperti dal nuovo proprietario Elon Musk.<br />Ad occuparsi del caso Twitter-Covid è il giornalista David Zweig che ha pubblicato i risultati della sua inchiesta su The Free Press, il giornale fondato da Bari Weiss (giornalista licenziatasi dal New York Times perché troppo poco "woke" progressista). Zweig ha seguito il tema Covid per tre anni e aveva la netta sensazione, non solo che la stampa fosse diventata un megafono dei governi, ma che anche i social network agissero sulla base di forti pregiudizi governativi contro una parte consistente dei loro utenti. Ora ha avuto la conferma di tutto quel che temeva. Dalle comunicazioni interne allo stato maggiore di Twitter a San Francisco emerge come le amministrazioni Trump e poi Biden abbiano fatto pressione sul social network perché agisse da censore contro la vera e presunta disinformazione sul Covid.<br />Scagli la prima pietra chi è senza peccato... anche l'amministrazione Trump, vittima di Twitter come si è visto nei precedenti Twitter files, ha fatto pressione sui social network per bloccare la disinformazione. Si era agli inizi del Covid e a Trump interessava soprattutto che non si diffondesse il panico. A Twitter è stato dunque chiesto di frenare la diffusione di notizie sugli accaparramenti: non era disinformazione, erano notizie vere, ma sono state trattate come delle fake news.<br />LA REPRESSIONE DEL DISSENSO SCIENTIFICO<br />L'amministrazione Biden, invece, si è concentrata nella repressione del dissenso scientifico e soprattutto delle tesi scettiche sui vaccini (non solo no vax). In uno dei primi incontri dell'amministrazione democratica con i vertici dei social network, il governo ha chiesto di porre maggiore attenzione agli account dei no vax e in particolar modo ha chiesto la testa del giornalista Alex Berenson, già contrario alla politica di lockdown e poi scettico sui vaccini. Insoddisfatto dalla lentezza con cui Twitter stava rispondendo alle sue richieste, il nuovo presidente americano ha lanciato il suo avvertimento, quando affermò che i social media stessero "uccidendo la gente" perché continuavano a permettere ai no vax di scrivere liberamente. Poche ore dopo, Berenson è stato sospeso.<br />Martin Kulldorff, epidemiologo alla Harvard Medical School è stato giudicato colpevole di aver diffuso informazioni "fuorvianti" perché, rispondendo a un utente, aveva scritto di ritenere anti-scientifica e non necessaria la vaccinazione di tutta la popolazione, inclusi i giovani e i guariti. Per questo tweet, dopo un dibattito interno (in cui l'ultima parola l'ha avuta il rispetto delle direttive della Sanità), Twitter ha deciso di limitare la sua diffusione e visibilità. «Ho trovato numerosi casi di tweet sui vaccini e sulle politiche contro le pandemie etichettati come "fuorvianti" o eliminati del tutto - scrive Zweig - a volte con la sospensione...]]></itunes:summary><itunes:duration>534</itunes:duration><itunes:keywords>bot,musk,twitterfiles,vaccini,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b078e9241023036ddcc9424b77400509.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Con il riconoscimento facciale la Francia metterà tutti sotto sorveglianza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/con-il-riconoscimento-facciale-la-francia-mettera-tutti-sotto-sorveglianza--52415238</link><description><![CDATA[VIDEO: Il Green Pass delle automobili ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6Ju7yEpogwU&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=6Ju7yEpogwU&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7272" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7272</a><br /><br />CON IL RICONOSCIMENTO FACCIALE LA FRANCIA METTERA' TUTTI SOTTO SORVEGLIANZA di Olivier Frèrejacques<br />Mercoledì 11 maggio 2022, tre senatori - un socialista, un centrista e un repubblicano - hanno presentato le conclusioni del loro Rapporto "Il riconoscimento biometrico nello spazio pubblico: 30 proposte per evitare il rischio di una società della sorveglianza". Scopo del testo, sulle difensive, è di rivendicare la legittimità del riconoscimento biometrico nell'armamentario francese della sicurezza; è il risultato di una missione d'informazione sul riconoscimento facciale, messa in atto nell'ottobre 2020 su iniziativa della Commissione Affari costituzionali e giustizia del Senato.<br />Fin dal titolo si deduce che il Rapporto intende limitare il dispositivo che - a posteriori - legittimerà, approccio che la dice lunga sul rischio che questo tipo di dispositivo implica. L'argomento è sensibile: nel marzo 2022, il segretario di Stato per la transizione digitale Cédric O scartava la possibilità di ricorrere al riconoscimento facciale per le Olimpiadi di Parigi 2024.<br />Tuttavia, il testo dovrebbe servire da documento di lavoro per elaborare un dispositivo legislativo con l'obiettivo di generalizzare il riconoscimento facciale. In sintonia con i tempi, questa tecnologia è decantata nel Rapporto per far fronte al rischio del terrorismo; da un punto di vista più generale, il suo impiego potrebbe essere rapidamente messo in atto in nome dei più elementari fini di sicurezza e il carattere "sperimentale", evocato nel Rapporto, precederebbe inevitabilmente o quasi la sua generalizzazione.<br />Lungi dal propugnare la generalizzazione del procedimento, il Rapporto di 136 pagine elenca una serie di eccezioni per le quali il dispositivo sarebbe pertinente. Così il testo vieta «l'analisi di emozioni, salvo per fini di salute o di ricerca scientifica e con riserva di garanzie appropriate». È anche proibita «la sorveglianza biometrica a distanza in tempo reale nello spazio pubblico, salvo eccezioni molto limitate a beneficio delle forze di sicurezza». Il Rapporto invoca un principio calpestato dal legislatore francese: la sussidiarietà, affinché il «riconoscimento biometrico sia utilizzato solo quando sia veramente necessario». Evidentemente, il cursore verrà spostato in funzione delle minacce e delle paure fomentate più o meno legittimamente dalla società (virus, insicurezza, ambiente...).<br />Il meccanismo legislativo con l'obiettivo di autorizzare un atto definendone la cornice, precede spesso la sua generalizzazione; qui, è difficile immaginare che gli attori sia pubblici che privati si limitino a un quadro restrittivo, visto che un dispositivo di riconoscimento facciale apre tanti sbocchi sia in materia di ordine che commerciali. Alcuni attori hanno appunto già suonato l'allarme, come IBM, che ha rinunciato a questa tecnologia per ragioni di ordine etico. Il Rapporto del Senato propone di inserire il riconoscimento biometrico in una legge di sperimentazione, per un periodo di tre anni, in modo da concedere al pubblico il tempo per abituarsi al dispositivo.<br />UNA SICUREZZA DISUMANIZZATA<br />L'utilizzo del riconoscimento facciale solleva gli stessi interrogativi della telecamera di sorveglianza, la cui efficacia, d'altronde, deve ancora essere provata. Alcuni comuni francesi hanno già fatto ricorso a tecnologie di riconoscimento di forme che permettono la dettagliata autentificazione dei "soggetti". Il business della sicurezza, molto redditizio, si annida nelle legittime inquietudini dei francesi davanti all'esplosione della violenza. Tuttavia, le telecamere non hanno la funzione di proteggere, ma di sorvegliare. Nel migliore dei casi, le forze di sicurezza potranno trovare l'aggressore; ma la telecamera non previene l'aggressione e ha un potere di dissuasione molto limitato. Invece, la sicurezza garantita da essere umani permette di intervenire e di dissuadere.<br />L'illusione dell'efficacia della telecamera quanto alla sicurezza, o il suo carattere lucrativo, ha sedotto numerosi consiglieri comunali di tendenze politiche disparate. François Rebsamen, sindaco (ex-socialista) di Digione, precursore in materia, ha rapidamente dotato la città di telecamere. Christian Estrosi, sindaco (ex-LR) di Nizza, appassionato di gadget, ha fatto installare nella città quasi 4000 telecamere e nel giugno 2022 ha annunciato l'uscita di un nuovo software di monitoraggio. Infine, a metà strada tra la fantascienza e l'inganno, Robert Ménard sindaco (di appartenenza politica indefinita) di Béziers, ha fatto installare un sistema di telecamere di monitoraggio con altoparlanti che rimproverano in tempo reale coloro che non seguissero il catechismo civico del comune, cioè i pericolosi cittadini che non raccolgono le cacche dei loro cani!<br />Il dibattito sull'applicazione del riconoscimento facciale è la prosecuzione di quello che riguarda l'utilizzo delle telecamere di sicurezza. L'argomento principale e di apparente buon senso è il seguente: «Non ho nulla da nascondere, dunque sono a favore.» A questa affermazione ingenua bisogna rispondere che se noi non abbiamo nulla di cui rimproverarci, lo Stato, invece, ha probabilmente qualche cosa per cui biasimarci. Le impressionanti misure di sicurezza attuate durante la crisi sanitaria hanno mostrato la gamma di possibilità e di derive alle quali può far ricorso l'apparato statale, perfino nelle nostre democrazie occidentali. Un episodio che bisogna tener ben presente quando si elegge chi andrà al potere...<br />In materia di sicurezza, lo sviluppo delle tecnologie digitali non ha prodotto la diminuzione della criminalità. In Francia il solo settore che ha registrato un successo in termini di sicurezza nel corso degli ultimi trent'anni è quello della sicurezza stradale, nel quale lo sviluppo dei radar è stato accompagnato da un notevole progresso tecnico quanto alla qualità dei veicoli. Peraltro, in Francia non vi sono mai state tante telecamere mentre la situazione della sicurezza non è mai stata tanto scadente.<br />PESO DELLE PAROLE E BATTAGLIA POLITICA<br />Raphaël Maurel, docente presso l'Università della Borgogna e segretario generale dell'Observatoire de l'éthique publique, ha messo in discussione il processo legislativo in corso. Punta il dito contro il Rapporto senatoriale che dice di voler evitare una «società della sorveglianza», prevedendo allo stesso tempo gli strumenti per creare tale società. D'altronde, questo professore ricorda che i processi semantici utilizzati sono obsoleti, visto che se ne trovavano già i germi nella famosa legge sulla sicurezza globale intitolata «Per una sicurezza globale che preservi le libertà». Infine, Raphaël Maurel sottolinea una ancor più grossa contraddizione del testo, che tende alla massiccia digitalizzazione del dispositivo di sicurezza proprio quando i poteri pubblici invitano alla sobrietà digitale, indotta dalle sfide ambientali.<br />Quanto alle forze politiche, l'opposizione a leggi che introducano il riconoscimento biometrico dovrebbe paradossalmente concentrarsi a sinistra della scacchiera, visto che formazioni come Europe Écologie Les Verts o La France Insoumise vi sono chiaramente ostili, mentre il Rassemblement National ha una posizione ambigua sulla questione e sembra piuttosto ostile al riconoscimento facciale ma favorevole alla videosorveglianza.<br />La mobilitazione contro la legge di sicurezza globale ha dimostrato che solo la sinistra prende sul serio i rischi inerenti alle politiche per la sicurezza. E tuttavia le telecamere sono costose e non forniscono alcun risultato positivo in materia di sicurezza. In caso di riluttanza del legislatore, i fornitori di telecamere potranno sempre rivolgersi a Bruxelles, che ha già previsto di legiferare in materia.<br />Paradossalmente, l'Occidente europeo perde molto tempo ad indignarsi per le derive cinesi in termini di sicurezza, dove il riconoscimento biometrico è lo strumento per la valutazione detta del «credito sociale», mentre sta lavorando per diffondere dispositivi analoghi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52415238</guid><pubDate>Wed, 11 Jan 2023 20:55:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52415238/con_il_riconoscimento_facciale_la_francia_metter_tutti_sotto_sorveglianza.mp3" length="9356060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il Green Pass delle automobili ➜ https://www.youtube.com/watch?v=6Ju7yEpogwU&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7272

CON IL RICONOSCIMENTO FACCIALE LA FRANCIA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il Green Pass delle automobili ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6Ju7yEpogwU&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=6Ju7yEpogwU&amp;list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7272" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7272</a><br /><br />CON IL RICONOSCIMENTO FACCIALE LA FRANCIA METTERA' TUTTI SOTTO SORVEGLIANZA di Olivier Frèrejacques<br />Mercoledì 11 maggio 2022, tre senatori - un socialista, un centrista e un repubblicano - hanno presentato le conclusioni del loro Rapporto "Il riconoscimento biometrico nello spazio pubblico: 30 proposte per evitare il rischio di una società della sorveglianza". Scopo del testo, sulle difensive, è di rivendicare la legittimità del riconoscimento biometrico nell'armamentario francese della sicurezza; è il risultato di una missione d'informazione sul riconoscimento facciale, messa in atto nell'ottobre 2020 su iniziativa della Commissione Affari costituzionali e giustizia del Senato.<br />Fin dal titolo si deduce che il Rapporto intende limitare il dispositivo che - a posteriori - legittimerà, approccio che la dice lunga sul rischio che questo tipo di dispositivo implica. L'argomento è sensibile: nel marzo 2022, il segretario di Stato per la transizione digitale Cédric O scartava la possibilità di ricorrere al riconoscimento facciale per le Olimpiadi di Parigi 2024.<br />Tuttavia, il testo dovrebbe servire da documento di lavoro per elaborare un dispositivo legislativo con l'obiettivo di generalizzare il riconoscimento facciale. In sintonia con i tempi, questa tecnologia è decantata nel Rapporto per far fronte al rischio del terrorismo; da un punto di vista più generale, il suo impiego potrebbe essere rapidamente messo in atto in nome dei più elementari fini di sicurezza e il carattere "sperimentale", evocato nel Rapporto, precederebbe inevitabilmente o quasi la sua generalizzazione.<br />Lungi dal propugnare la generalizzazione del procedimento, il Rapporto di 136 pagine elenca una serie di eccezioni per le quali il dispositivo sarebbe pertinente. Così il testo vieta «l'analisi di emozioni, salvo per fini di salute o di ricerca scientifica e con riserva di garanzie appropriate». È anche proibita «la sorveglianza biometrica a distanza in tempo reale nello spazio pubblico, salvo eccezioni molto limitate a beneficio delle forze di sicurezza». Il Rapporto invoca un principio calpestato dal legislatore francese: la sussidiarietà, affinché il «riconoscimento biometrico sia utilizzato solo quando sia veramente necessario». Evidentemente, il cursore verrà spostato in funzione delle minacce e delle paure fomentate più o meno legittimamente dalla società (virus, insicurezza, ambiente...).<br />Il meccanismo legislativo con l'obiettivo di autorizzare un atto definendone la cornice, precede spesso la sua generalizzazione; qui, è difficile immaginare che gli attori sia pubblici che privati si limitino a un quadro restrittivo, visto che un dispositivo di riconoscimento facciale apre tanti sbocchi sia in materia di ordine che commerciali. Alcuni attori hanno appunto già suonato l'allarme, come IBM, che ha rinunciato a questa tecnologia per ragioni di ordine etico. Il Rapporto del Senato propone di inserire il riconoscimento biometrico in una legge di sperimentazione, per un periodo di tre anni, in modo da concedere al pubblico il tempo per abituarsi al dispositivo.<br />UNA SICUREZZA DISUMANIZZATA<br />L'utilizzo del riconoscimento facciale solleva gli stessi interrogativi della telecamera di sorveglianza, la cui efficacia, d'altronde, deve ancora essere provata. Alcuni comuni francesi hanno già fatto ricorso a tecnologie di riconoscimento di forme che permettono la dettagliata autentificazione dei "soggetti". Il business della sicurezza, molto redditizio, si annida nelle legittime...]]></itunes:summary><itunes:duration>585</itunes:duration><itunes:keywords>creditisociali,greenpass,ibm,macron,riconoscimentobiometrico,telecamere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d7d0d183a809c476be18049878a4a6c8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Speranza attacca la Meloni sul covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/speranza-attacca-la-meloni-sul-covid--52340364</link><description><![CDATA[VIDEO: Gli inganni di Speranza ➜<a href="https://www.youtube.com/watch?v=MtGFPoEYNq8&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.youtube.com/watch?v=MtGFPoEYNq8&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7265" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7265</a><br /><br />SPERANZA ATTACCA LA MELONI SUL COVID di Ruben Razzante<br />Tra gli auspici più ragionevoli e condivisi per il 2023 c'è senz'altro quello di non dover affrontare un'altra ondata letale di Covid. Ma c'è anche un auspicio nell'auspicio, e cioè che non si ripetano gli errori del passato nella gestione della pandemia. A prescindere da quella che sarà l'evoluzione dei nuovi casi di contagio, è davvero opportuno che le strumentalizzazioni politiche vengano messe da parte e che si aiutino le istituzioni a compiere le scelte migliori per il bene dei cittadini.<br />Ecco perché suonano come particolarmente stonate le dichiarazioni di qualche giorno fa dell'ex ministro della salute, Roberto Speranza, che ha attaccato il governo in carica sentenziando che «la strategia di Meloni sul Covid è fallita». Per fortuna degli italiani in questo momento Speranza rappresenta solo se stesso, visto che il suo partito, Articolo Uno, è ridotto a percentuali da prefisso telefonico e non gode di buona fama (l'ex europarlamentare europeo Panzeri, coinvolto nel Qatargate, milita proprio in quel partito).<br />Detto ciò, bisogna però stroncare sul nascere questi tentativi di manipolazione che esponenti dei precedenti governi stanno portando avanti (anche il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte ci sta provando) per impedire che si costituisca una Commissione d'inchiesta sulle responsabilità di chi ha gestito l'emergenza Covid per oltre due anni. Buttarla in caciara è evidentemente un tentativo disperato che Conte, Speranza e i loro accoliti stanno portando avanti per evitare che si faccia luce sul boicottaggio delle cure domiciliari, sullo spreco di denaro pubblico, sulla sottovalutazione iniziale dei pericoli per la salute pubblica, sulla disorganizzazione gestionale in ogni ambito, da quello delle mascherine a quello dei banchi a rotelle, solo per citare alcune delle criticità più disarmanti.<br />Ma Speranza ha la necessità di far dimenticare anche qualcosa che riguarda lui in prima persona. In piena prima ondata, nella primavera 2020, l'ex ministro della salute aveva trovato il tempo di scrivere e pubblicare un libro intitolato Perché guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute, poi repentinamente ritirato dagli scaffali delle librerie e mandato al macero dallo stesso autore, con una figuraccia internazionale che non ha precedenti nella storia dei governi di qualsiasi angolo della terra. Il diretto interessato, incalzato da un servizio de Le Iene, si era difeso dicendo che non aveva tempo di presentarlo. Diciamo invece che avrebbe fatto decisamente meglio a non scriverlo.<br />L'OCCASIONE PER UNA NUOVA EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA<br />Lumi in proposito li offre Alfonso Guizzardi, che quel libro è riuscito a procurarselo e a leggerlo prima che venisse distrutto. «Tutti si sono chiesti - scrive Guizzardi, autore del volume Roberto Speranza disse - perché Speranza abbia ritirato il libro e l'abbia addirittura mandato al macero; leggendo questa nostra "critica al testo" vi chiederete invece: "Ma come diavolo gli è saltato in testa di scriverlo?" Bugie, omissioni, previsioni completamente sbagliate, retorica da comiziante, linguaggio ipocritamente vetero-marxista: tutto quel che serve per disegnare un personaggio che tutto avrebbe dovuto fare nella sua vita, tranne che occuparsi della nostra salute». Per Speranza la tragedia della pandemia sarebbe dovuta diventare l'«occasione per una nuova egemonia culturale della sinistra» (parole testuali presenti nello sfortunato volume).<br />Anche Alvise Pedrotti, su Leoniblog, smonta le argomentazioni dell'ex ministro, che attaccava nel suo libro un non ben identificato "neoliberismo" e che nelle considerazioni successive dimostra di non conoscere a fondo neppure la struttura dello Stato che avrebbe dovuto contribuire a ben governare. Va ricordato che il 6 agosto 2020 la Fondazione Luigi Einaudi ha ottenuto la pubblicazione dei verbali secretati del Comitato tecnico-scientifico (Cts), da cui emerge come la politica abbia preso decisioni diverse rispetto a quelle suggerite dai tecnici, ma senza mai motivarle pubblicamente.<br />Le palesi contraddizioni di Speranza sono anche altre. Mentre il suo saggio veniva dato alle stampe, nell'estate del 2020, l'ex ministro assicurava che «il potere di questo maledetto virus ha i mesi contati». Evidentemente non era così, visto che subito dopo ferragosto arrivò la seconda ondata con le chiusure e le restrizioni di libertà. Che cosa c'è di più dilettantesco per un politico se non lanciare proclami decisamente sganciati dalla realtà effettuale? Come se non bastasse, nei mesi scorsi Speranza ha insistito sulla necessità che non si faccia politica sul Coronavirus, dimenticando che lui in quel libro e nei tanti atti pubblici da ministro ha proprio fatto politica sul Coronavirus, dimostrandosi prigioniero di una ideologia vetero-marxista e statalista che tanti danni ha provocato nella storia dell'uomo.<br />UNA CIRCOLARE PREVENTIVA<br />Veniamo a oggi. Il ministero della salute ha diramato una circolare "preventiva", che intende dare indicazioni alla popolazione in caso di peggioramento della situazione epidemiologica: mascherine al chiuso, smart working e riduzione degli assembramenti. E poi, intensificazione delle quarte dosi di vaccino anti-Covid e di una dose aggiuntiva per alcune categorie a rischio.<br />Il documento, intitolato Interventi in atto per la gestione della circolazione del SarsCoV2 nella stagione invernale 2022-23, contiene diverse indicazioni per «predisporre a livello regionale un rapido adattamento di azioni e servizi nel caso di aumentata richiesta assistenziale». Sebbene l'evoluzione della pandemia sia "imprevedibile", si legge nel testo del ministero, «il nostro Paese deve prepararsi ad affrontare un inverno in cui si potrebbe osservare un aumentato impatto assistenziale attribuibile a diverse malattie respiratorie acute», dall'influenza alle nuove varianti di SarsCoV2.<br />Una circolare per certi aspetti inopportuna, perché genera panico e diffonde quel terrorismo che per anni ha contribuito ad avvelenare la società e a frenare l'economia. Tuttavia, le reazioni di Speranza sono davvero imbarazzanti. Ha detto che «la strategia di Meloni sul Covid è fallita». Ma quale strategia? E perché sarebbe eventualmente fallita? Il nuovo governo ha correttamente voltato pagina, puntando sugli elementi in grado di favorire la ripresa socio-economica, vista anche la crisi energetica, e dunque ha fatto benissimo a risparmiare all'opinione pubblica lo stillicidio quotidiano degli (inutili) dati su contagi e ricoveri, trattandosi di cifre del tutto irrilevanti e fisiologiche in una stagione invernale da sempre caratterizzata da una recrudescenza dei virus respiratori.<br />L'ammissione dei propri errori dovrebbe essere il primo atto di onestà intellettuale di un politico. Dagli esponenti dei governi della scorsa legislatura non è arrivata neppure una parola di pentimento per tutte le cose sbagliate fatte per frenare la pandemia. Invece l'idea di bene comune non dovrebbe mai essere sganciata dal senso di responsabilità di chi gestisce o ha gestito la cosa pubblica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52340364</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 21:58:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52340364/speranza_attacca_la_meloni_sul_covid.mp3" length="8808115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Gli inganni di Speranza ➜https://www.youtube.com/watch?v=MtGFPoEYNq8&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7265

SPERANZA ATTACCA LA MELONI SUL COVID di Ruben Razzante...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Gli inganni di Speranza ➜<a href="https://www.youtube.com/watch?v=MtGFPoEYNq8&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.youtube.com/watch?v=MtGFPoEYNq8&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7265" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7265</a><br /><br />SPERANZA ATTACCA LA MELONI SUL COVID di Ruben Razzante<br />Tra gli auspici più ragionevoli e condivisi per il 2023 c'è senz'altro quello di non dover affrontare un'altra ondata letale di Covid. Ma c'è anche un auspicio nell'auspicio, e cioè che non si ripetano gli errori del passato nella gestione della pandemia. A prescindere da quella che sarà l'evoluzione dei nuovi casi di contagio, è davvero opportuno che le strumentalizzazioni politiche vengano messe da parte e che si aiutino le istituzioni a compiere le scelte migliori per il bene dei cittadini.<br />Ecco perché suonano come particolarmente stonate le dichiarazioni di qualche giorno fa dell'ex ministro della salute, Roberto Speranza, che ha attaccato il governo in carica sentenziando che «la strategia di Meloni sul Covid è fallita». Per fortuna degli italiani in questo momento Speranza rappresenta solo se stesso, visto che il suo partito, Articolo Uno, è ridotto a percentuali da prefisso telefonico e non gode di buona fama (l'ex europarlamentare europeo Panzeri, coinvolto nel Qatargate, milita proprio in quel partito).<br />Detto ciò, bisogna però stroncare sul nascere questi tentativi di manipolazione che esponenti dei precedenti governi stanno portando avanti (anche il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte ci sta provando) per impedire che si costituisca una Commissione d'inchiesta sulle responsabilità di chi ha gestito l'emergenza Covid per oltre due anni. Buttarla in caciara è evidentemente un tentativo disperato che Conte, Speranza e i loro accoliti stanno portando avanti per evitare che si faccia luce sul boicottaggio delle cure domiciliari, sullo spreco di denaro pubblico, sulla sottovalutazione iniziale dei pericoli per la salute pubblica, sulla disorganizzazione gestionale in ogni ambito, da quello delle mascherine a quello dei banchi a rotelle, solo per citare alcune delle criticità più disarmanti.<br />Ma Speranza ha la necessità di far dimenticare anche qualcosa che riguarda lui in prima persona. In piena prima ondata, nella primavera 2020, l'ex ministro della salute aveva trovato il tempo di scrivere e pubblicare un libro intitolato Perché guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute, poi repentinamente ritirato dagli scaffali delle librerie e mandato al macero dallo stesso autore, con una figuraccia internazionale che non ha precedenti nella storia dei governi di qualsiasi angolo della terra. Il diretto interessato, incalzato da un servizio de Le Iene, si era difeso dicendo che non aveva tempo di presentarlo. Diciamo invece che avrebbe fatto decisamente meglio a non scriverlo.<br />L'OCCASIONE PER UNA NUOVA EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA<br />Lumi in proposito li offre Alfonso Guizzardi, che quel libro è riuscito a procurarselo e a leggerlo prima che venisse distrutto. «Tutti si sono chiesti - scrive Guizzardi, autore del volume Roberto Speranza disse - perché Speranza abbia ritirato il libro e l'abbia addirittura mandato al macero; leggendo questa nostra "critica al testo" vi chiederete invece: "Ma come diavolo gli è saltato in testa di scriverlo?" Bugie, omissioni, previsioni completamente sbagliate, retorica da comiziante, linguaggio ipocritamente vetero-marxista: tutto quel che serve per disegnare un personaggio che tutto avrebbe dovuto fare nella sua vita, tranne che occuparsi della nostra salute». Per Speranza la tragedia della pandemia sarebbe dovuta diventare l'«occasione per una nuova egemonia culturale della sinistra» (parole testuali presenti nello sfortunato volume).<br />Anche...]]></itunes:summary><itunes:duration>551</itunes:duration><itunes:keywords>fallita,meloni,neoliberismo,ondataletale,speranza,varianti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/326b7425f36595477bf7851d63243fc2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La candidata anti-Meloni alla segreteria del PD</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-candidata-anti-meloni-alla-segreteria-del-pd--52119042</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7229" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7229</a><br /><br />LA CANDIDATA ANTI-MELONI ALLA SEGRETERIA DEL PD di Giuliano Guzzo<br />È il volto nuovo della sinistra italiana, della quale rappresenta il futuro e forse già il presente. Chissà. Sta di fatto che l'onorevole Elly Schlein sta facendo molto parlare di sé in questi giorni, con il suo annuncio di voler scalare la segreteria del Pd. «Parte da noi», ha dichiarato, «una storia nuova che possa costruire l'alternativa che merita questo Paese. Siamo qua per far partire un percorso collettivo per un contributo alla ricostruzione di un nuovo Pd di cui abbiamo bisogno». Sul «percorso collettivo» staremo a vedere, ma una cosa è certa: Elly Schlein il suo, di percorso, lo ha già fatto. O comunque ne ha fatto già parecchio.<br />Nata a Lugano nel 1985, figlia di due docenti universitari - il padre è americano di origine ebraica aschenazita, la madre italiana -, è cresciuta a pane e politica, inanellando sin da subito esperienze ai massimi livelli. Basti dire che, a suo tempo, volò a Chicago per sostenere le campagne elettorali di un certo Barack Obama. Poi sono venuti l'Europarlamento e la vicepresidenza della Regione Emilia Romagna, certo, ma Schlein ha coltivato e alimentato la sua passione politica, con militanza attiva ed esperienze come si accennava anche molto prestigiose, sin dagli anni dell'università.<br /><br />L'ANTI-MELONI<br />Da qualche tempo, il mainstream ha preso a coccolarla teneramente. Ancora nel settembre 2020, L'Espresso le aveva dedicato una intera copertina incoronandola come «femminista, ambientalista, progressista, di governo»: più che un titolo, un'investitura. Giusto pochi mesi prima di quell'anno, era invece stata Daria Bignardi, su La7, ad ospitarla dandole modo di dichiarare pubblicamente il suo orientamento sessuale fluido: «Ho amato molti uomini e donne. Ora sono felice con una ragazza». Come si sarà capito, si tratta di una paladina del mondo Lgbt. Non solo. Elly Schlein è pure su posizioni fieramente abortiste.<br />Ricordiamo, infatti, il tono "allarmato" con cui ha commentato la decisione - quest'anno - della Corte Suprema Usa di revocare la sentenza Roe vs Wade del 1973, che ha definito «un salto indietro di 50 anni, un terrificante salto nel buio in cui si cancellano i diritti delle donne a scegliere sul proprio corpo». Grazie alla sensibilità pro migranti, piace anche a Laura Boldrini, che giusto poche ore fa su Twitter ha condiviso una foto dove appunto abbraccia Schlein scrivendo: «Questo è il partito che vogliamo». Per tutto questo, la candidata segretaria del Pd già passa come l'anti-Meloni; anche se a ben vedere è lei stessa a tenere a questo titolo, che alimenta a suon di dichiarazioni contro l'inquilina di Palazzo Chigi.<br /><br />IL FUTURO DELLA SINISTRA<br />Alla prima premier italiana donna, Schlein rimprovera di non rispettare i diktat del femminismo, cosa che a suo dire vanifica tutto quanto: «Non tutte le leader femminili sono leadership femministe. Non ce ne facciamo nulla di una leader donna che non aiuta le altre donne e non ne difende i diritti, a prescindere da quelli sul proprio corpo». Dopo le dichiarazioni delle ultime ore, è la terza a candidarsi ufficialmente a guidare il Pd dopo che il segretario uscente, Enrico Letta, aveva annunciato di non volersi ricandidare dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 25 settembre. Gli altri due candidati sicuri, al momento, sono l'ex ministra Paola De Micheli e soprattutto il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il quale, come noto, è dato come il grande favorito. Al di là del risultato (il voto è previsto per i primi mesi del 2023), anche quest'ultimo nome non lascia ben sperare, poiché tutt'altro che amico dei principi non negoziabili, dato che ha reso disponibile la Ru-486 nei consultori della sua Regione. Intanto, però, Elly Schlein sembra incarnare il futuro di una sinistra e di un progressismo sempre più arcobaleno, laicisti e antitetico ai valori non negoziabili e alla tutela della vita fin dal suo concepimento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52119042</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2022 15:04:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52119042/la_candidata_anti_meloni_alla_segreteria_del_pd.mp3" length="4951188" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7229

LA CANDIDATA ANTI-MELONI ALLA SEGRETERIA DEL PD di Giuliano Guzzo
È il volto nuovo della sinistra italiana, della quale rappresenta il futuro e forse già il presente. Chissà. Sta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7229" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7229</a><br /><br />LA CANDIDATA ANTI-MELONI ALLA SEGRETERIA DEL PD di Giuliano Guzzo<br />È il volto nuovo della sinistra italiana, della quale rappresenta il futuro e forse già il presente. Chissà. Sta di fatto che l'onorevole Elly Schlein sta facendo molto parlare di sé in questi giorni, con il suo annuncio di voler scalare la segreteria del Pd. «Parte da noi», ha dichiarato, «una storia nuova che possa costruire l'alternativa che merita questo Paese. Siamo qua per far partire un percorso collettivo per un contributo alla ricostruzione di un nuovo Pd di cui abbiamo bisogno». Sul «percorso collettivo» staremo a vedere, ma una cosa è certa: Elly Schlein il suo, di percorso, lo ha già fatto. O comunque ne ha fatto già parecchio.<br />Nata a Lugano nel 1985, figlia di due docenti universitari - il padre è americano di origine ebraica aschenazita, la madre italiana -, è cresciuta a pane e politica, inanellando sin da subito esperienze ai massimi livelli. Basti dire che, a suo tempo, volò a Chicago per sostenere le campagne elettorali di un certo Barack Obama. Poi sono venuti l'Europarlamento e la vicepresidenza della Regione Emilia Romagna, certo, ma Schlein ha coltivato e alimentato la sua passione politica, con militanza attiva ed esperienze come si accennava anche molto prestigiose, sin dagli anni dell'università.<br /><br />L'ANTI-MELONI<br />Da qualche tempo, il mainstream ha preso a coccolarla teneramente. Ancora nel settembre 2020, L'Espresso le aveva dedicato una intera copertina incoronandola come «femminista, ambientalista, progressista, di governo»: più che un titolo, un'investitura. Giusto pochi mesi prima di quell'anno, era invece stata Daria Bignardi, su La7, ad ospitarla dandole modo di dichiarare pubblicamente il suo orientamento sessuale fluido: «Ho amato molti uomini e donne. Ora sono felice con una ragazza». Come si sarà capito, si tratta di una paladina del mondo Lgbt. Non solo. Elly Schlein è pure su posizioni fieramente abortiste.<br />Ricordiamo, infatti, il tono "allarmato" con cui ha commentato la decisione - quest'anno - della Corte Suprema Usa di revocare la sentenza Roe vs Wade del 1973, che ha definito «un salto indietro di 50 anni, un terrificante salto nel buio in cui si cancellano i diritti delle donne a scegliere sul proprio corpo». Grazie alla sensibilità pro migranti, piace anche a Laura Boldrini, che giusto poche ore fa su Twitter ha condiviso una foto dove appunto abbraccia Schlein scrivendo: «Questo è il partito che vogliamo». Per tutto questo, la candidata segretaria del Pd già passa come l'anti-Meloni; anche se a ben vedere è lei stessa a tenere a questo titolo, che alimenta a suon di dichiarazioni contro l'inquilina di Palazzo Chigi.<br /><br />IL FUTURO DELLA SINISTRA<br />Alla prima premier italiana donna, Schlein rimprovera di non rispettare i diktat del femminismo, cosa che a suo dire vanifica tutto quanto: «Non tutte le leader femminili sono leadership femministe. Non ce ne facciamo nulla di una leader donna che non aiuta le altre donne e non ne difende i diritti, a prescindere da quelli sul proprio corpo». Dopo le dichiarazioni delle ultime ore, è la terza a candidarsi ufficialmente a guidare il Pd dopo che il segretario uscente, Enrico Letta, aveva annunciato di non volersi ricandidare dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 25 settembre. Gli altri due candidati sicuri, al momento, sono l'ex ministra Paola De Micheli e soprattutto il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il quale, come noto, è dato come il grande favorito. Al di là del risultato (il voto è previsto per i primi mesi del 2023), anche quest'ultimo nome non lascia ben sperare, poiché tutt'altro che amico dei principi non negoziabili, dato che ha reso disponibile la Ru-486 nei consultori della sua Regione. 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Non sempre quei confini sono nitidi e certi, spesso si entra nella sfera dell'opinabile e i punti di vista divergono. Quando poi ad essere coinvolti sono personaggi di primo piano della vita di un Paese, l'opinione pubblica si divide in fazioni e la questione rischia di sfuggire di mano.<br />Di sicuro, però, qualcuno tende ad abusare del suo ruolo o della credibilità che si è costruito negli anni per provare a forzare le regole e a sfuggire al giudizio dei tribunali. Ed è quello che sta facendo con disinvoltura e un tantino di sfacciataggine Roberto Saviano, imputato in un processo che si è aperto qualche giorno fa e nel quale è accusato di aver diffamato la leader di Fratelli d'Italia e presidente del consiglio, Giorgia Meloni.<br />Lo scrittore aveva definito "bastarda" l'attuale Presidente del Consiglio nel corso di una trasmissione tv su La7 (Piazzapulita) nel dicembre 2020. Il tema al centro della puntata erano gli arrivi irregolari e i naufragi nel Mediterraneo. Presenti in tribunale, tra gli altri, l'attrice Kasia Smutniak; gli scrittori Sandro Veronesi, Michela Murgia e Nicola Lagioia; il direttore del quotidiano La Stampa Massimo Giannini. L'udienza è durata pochi minuti ed è stata aggiornata al 12 dicembre sempre davanti al tribunale monocratico. Mentre i legali di Giorgia Meloni stanno valutando il ritiro della querela, Matteo Salvini intende costituirsi parte civile e non ha nessuna intenzione di darla vinta a Saviano. «La querela nasce dal livore utilizzato. Io ho insegnato a mio figlio che la parola "bastardo" è una offesa, valuteremo comunque se ritirare la querela», ha chiarito l'avvocato Luca Libra, legale del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Salvini lo avrò contro sia in questo processo sia nel processo l'anno prossimo per la frase "il ministro della malavita"», ha ricordato Saviano. «In aula si è detto che non dovevo fare il comizio ma io voglio solo difendermi. Credo di aver il record di giornalista, personalità, individuo più processato da questo governo».<br /><br />IL MONOLOGO DA MARTIRE<br />Lo scrittore nelle ultime ore ha recitato il suo monologo da martire, ruolo che gli calza a pennello. «Mi ritrovo oggi qui e ritengo singolare che uno scrittore sia processato per le parole che spende, per quanto dure esse siano, mentre individui inermi continuano a subire atroci violenze e continue menzogne», ha spiegato Saviano, che ha poi rasentato il ridicolo accusando l'attuale maggioranza di coltivare il pensiero unico: «L'opportunità, in questo processo, non è per me, ma perché ho fiducia che si possa finalmente esorcizzare la più subdola delle paure e cioè che avere un'opinione contraria alla maggioranza significhi avere un'opinione non legittima, e che quindi avere un problema con la maggioranza di questo Governo significhi avere un problema con la giustizia - prosegue Saviano - lo sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. L'accusa è quella di aver ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l'invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla. E lo farò non sottraendomi, non proteggendomi dietro una dialettica comoda, sicura, approvata e già per questo innocua», ha rincarato lo scrittore, dimenticando tutte le volte in cui il pensiero unico sia stato veicolato dai suoi sodali e non dai suoi avversari. La stessa Meloni, all'opposizione fino a due mesi fa, ne sa qualcosa.<br /><br />FACCIO QUELLO CHE DICE SAVIANO<br />Dunque, in quanto scrittore, lui intende arrogarsi la licenza di "uccidere", di esercitare il diritto di critica senza limiti, usando termini decisamente "sopra le righe" per denigrare un personaggio pubblico. Un delirio di onnipotenza che cozza con quella che dovrebbe essere la prima qualità di uno scrittore: rispettare il pensiero altrui, non sentirsi depositario della verità. Ma il suo vittimismo, che pure trova dorata accoglienza in alcuni salotti televisivi, attira anche degli accaniti censori come Alessandro Sallusti che, alcuni giorni fa, in un suo editoriale in prima pagina su Libero, provocatoriamente intitolato Saviano bastardo, ha criticato aspramente lo scrittore, portando alle estreme conseguenze il suo discorso.<br />Il ragionamento di Sallusti non fa una grinza: «Per una volta faccio mio il Verbo del Sommo, e lo faccio avendo le carte in regola perché anch'io sono uno scrittore. E quindi, seguendo il suo consiglio di non mettere limiti al pensiero perché noi scrittori godiamo dell'immunità penale e civile, dico con chiarezza ciò che penso: Roberto Saviano sei un bastardo. Di più: Roberto Saviano sei un pezzo di m. a insultare una donna, non ne hai remora perché tu sei un figlio di buona donna, che poi questi non sono altro che sinonimi della parola "bastardo". (...) Abbassa la cresta, chiedi scusa e finiscila lì che fai pena, sempre con licenza parlando». La provocazione di Sallusti a Saviano è tutt'altro che banale: se basta essere scrittori per insultare pubblicamente un avversario politico e pretendere per questo l'immunità, allora siamo al liberi tutti.<br />Proprio Saviano, che ha sempre attaccato chi si sottraeva alla giustizia, ora pretende immunità e impunità, solo perché divorato da un invincibile senso di superiorità su tutti gli altri. Non è questa la libertà d'espressione che pure lui ciclicamente invoca. Quella libertà non è illimitata e priva di vincoli, ma va bilanciata con la tutela dei diritti della personalità altrui, come recitano tutte le leggi sulla professione giornalistica e, in generale, la libertà di manifestazione del pensiero. È il caso che Saviano le rilegga con attenzione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51983359</guid><pubDate>Tue, 22 Nov 2022 21:50:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51983359/saviano_da_della_bastarda_alla_meloni_e_viene_giustamente_processato.mp3" length="7132517" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7216

SAVIANO DA' DELLA BASTARDA ALLA MELONI E VIENE GIUSTAMENTE PROCESSATO di Ruben Razzante
Delimitare i confini tra l'esercizio della libertà di critica e la lesione dell'onore e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7216" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7216</a><br /><br />SAVIANO DA' DELLA BASTARDA ALLA MELONI E VIENE GIUSTAMENTE PROCESSATO di Ruben Razzante<br />Delimitare i confini tra l'esercizio della libertà di critica e la lesione dell'onore e della reputazione è questione assai delicata. Non sempre quei confini sono nitidi e certi, spesso si entra nella sfera dell'opinabile e i punti di vista divergono. Quando poi ad essere coinvolti sono personaggi di primo piano della vita di un Paese, l'opinione pubblica si divide in fazioni e la questione rischia di sfuggire di mano.<br />Di sicuro, però, qualcuno tende ad abusare del suo ruolo o della credibilità che si è costruito negli anni per provare a forzare le regole e a sfuggire al giudizio dei tribunali. Ed è quello che sta facendo con disinvoltura e un tantino di sfacciataggine Roberto Saviano, imputato in un processo che si è aperto qualche giorno fa e nel quale è accusato di aver diffamato la leader di Fratelli d'Italia e presidente del consiglio, Giorgia Meloni.<br />Lo scrittore aveva definito "bastarda" l'attuale Presidente del Consiglio nel corso di una trasmissione tv su La7 (Piazzapulita) nel dicembre 2020. Il tema al centro della puntata erano gli arrivi irregolari e i naufragi nel Mediterraneo. Presenti in tribunale, tra gli altri, l'attrice Kasia Smutniak; gli scrittori Sandro Veronesi, Michela Murgia e Nicola Lagioia; il direttore del quotidiano La Stampa Massimo Giannini. L'udienza è durata pochi minuti ed è stata aggiornata al 12 dicembre sempre davanti al tribunale monocratico. Mentre i legali di Giorgia Meloni stanno valutando il ritiro della querela, Matteo Salvini intende costituirsi parte civile e non ha nessuna intenzione di darla vinta a Saviano. «La querela nasce dal livore utilizzato. Io ho insegnato a mio figlio che la parola "bastardo" è una offesa, valuteremo comunque se ritirare la querela», ha chiarito l'avvocato Luca Libra, legale del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Salvini lo avrò contro sia in questo processo sia nel processo l'anno prossimo per la frase "il ministro della malavita"», ha ricordato Saviano. «In aula si è detto che non dovevo fare il comizio ma io voglio solo difendermi. Credo di aver il record di giornalista, personalità, individuo più processato da questo governo».<br /><br />IL MONOLOGO DA MARTIRE<br />Lo scrittore nelle ultime ore ha recitato il suo monologo da martire, ruolo che gli calza a pennello. «Mi ritrovo oggi qui e ritengo singolare che uno scrittore sia processato per le parole che spende, per quanto dure esse siano, mentre individui inermi continuano a subire atroci violenze e continue menzogne», ha spiegato Saviano, che ha poi rasentato il ridicolo accusando l'attuale maggioranza di coltivare il pensiero unico: «L'opportunità, in questo processo, non è per me, ma perché ho fiducia che si possa finalmente esorcizzare la più subdola delle paure e cioè che avere un'opinione contraria alla maggioranza significhi avere un'opinione non legittima, e che quindi avere un problema con la maggioranza di questo Governo significhi avere un problema con la giustizia - prosegue Saviano - lo sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. L'accusa è quella di aver ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l'invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla. E lo farò non sottraendomi, non proteggendomi dietro una dialettica comoda, sicura, approvata e già per questo innocua», ha rincarato lo scrittore, dimenticando tutte le volte in cui il pensiero unico sia stato veicolato dai suoi sodali e non dai suoi avversari. La stessa Meloni, all'opposizione fino a due mesi fa, ne sa qualcosa.<br /><br />FACCIO QUELLO CHE DICE SAVIANO<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>446</itunes:duration><itunes:keywords>libertàdiespressione,parola,querele,saviano,vittimismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ff6ebc13d3977f26850e1087d5298443.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Italia è schiava di un'ideologia contro la vita, la famiglia e la fede cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-italia-e-schiava-di-un-ideologia-contro-la-vita-la-famiglia-e-la-fede-cattolica--51983516</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217</a><br /><br />L'ITALIA E' SCHIAVA DI UN'IDEOLOGIA CONTRO LA VITA, LA FAMIGLIA E LA FEDE CATTOLICA di Mauro Faverzani<br />Secondo l'art. 21 della Costituzione italiana, tutti avrebbero «diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione». Ma è proprio così? O anche in Italia serpeggia un «mainstream» sostanzialmente, magari subdolamente avverso alla cultura ed anche alla sola presenza cattolica nel sociale? O anche qui si cerca di mettere il bavaglio a chiunque non voglia uniformarsi al coro e preferisca ragionare con la propria testa, col proprio cuore e con la propria fede? Possibile che quelle censure, quei boicottaggi, quelle aggressioni, di cui tante volte diamo conto su Corrispondenza Romana, non avvengano soltanto all'estero, bensì anche qui, nella democraticissima, civilissima, "cattolicissima" Italia?<br />Quanto accaduto negli ultimi anni indurrebbe a risponder di sì a questa serie di interrogativi, inquietanti certo, ma corroborati dai fatti.<br /><br />LA MARCIA NAZIONALE PER LA VITA (2014)<br />Ciò che disturba molto è la presenza nel sociale del mondo e dei valori cattolici, specie quando significativa. Come dimenticare quando nel 2014, a Roma, la giunta di Centrosinistra dell'allora sindaco Ignazio Marino, che pur si definiva cattolico, negò la richiesta di patrocinio alla Marcia nazionale per la Vita col risibile pretesto della mancanza di fondi...? Niente wc chimici, niente volontari della Protezione Civile e neanche la distribuzione di bottigliette d'acqua ai partecipanti, che anzi han dovuto ripulire le strade dopo l'evento. Solo poche settimane dopo lo stesso primo cittadino accordò invece il patrocinio al Gay Pride tenutosi nella Capitale e partecipò anche personalmente alla manifestazione, facendo esporre in Campidoglio ed in tutte le sedi municipali le bandiere arcobaleno. Due pesi e due misure vergognosamente ideologiche, ignobili ed inaccettabili.<br />E che dire dell'edizione 2019 sempre della Marcia nazionale per la Vita, seguita in diretta dall'emittente americana Ewtn, ma ignorata totalmente dalla televisione di Stato, la Rai? Si trattò di una censura scandalosa contro il maggior evento pro-life italiano, che pur fu in grado di richiamare a Roma migliaia di persone. Questo provocò il lancio di una petizione online di protesta, dimostratasi in grado di raccogliere in pochi giorni migliaia di adesioni.<br />Nel 2015 nuovo episodio di boicottaggio: niente patrocinio del Comune di Mogliano e niente comunicazione ai genitori degli alunni da parte dei dirigenti scolastici in merito ad un dibattito promosso dall'A.Ge.-Associazione Genitori sul tema dell'educazione all'affettività nelle scuole. Evidentemente c'è chi è convinto di poter infischiarsene di regole e regolamenti, quando si tratti di ostacolare e discriminare i fautori del no all'ideologia gender.<br /><br />ASSOCIAZIONE MEDICI CATTOLICI ITALIANI (2016) E MANIFESTI CONTRO LA PILLOLA RU486 (2020)<br />Nel 2016 nel mirino è finito il diritto all'obiezione di coscienza all'aborto: il Consiglio d'Europa ha accolto il ricorso presentato in merito dalla Cgil, atto definito «sconcertante» ed «assolutamente intollerabile» dall'Associazione Medici Cattolici Italiani e dalla Federazione europea delle Associazioni mediche cattoliche: «È intollerabile che la democrazia diventi demagogia - hanno scritto in una memorabile nota - L'obiezione di coscienza è un diritto lecito e doveroso. Il medico non può compiere, contro la propria coscienza, azioni di soppressione della vita. Occorre ricordare che nessuna autorità politica può imporre ai medici ed agli operatori della Sanità azioni ritenute non necessarie e dannose; tanto meno nessuna legge può imporre loro di compiere azioni non condivise. Gli operatori sanitari sono chiamati dalla professione e dalla propria deontologia a curare e sostenere la vita sin dal concepimento e pretendono di essere rispettati nella propria autonomia. L'obiezione di coscienza è un diritto fondamentale della persona, costituzionalmente tutelato dall'art. 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, per cui l'intervento del Consiglio d'Europa si configura palesemente come violazione di una norma costituzionale e merita censura da parte dei cittadini europei».<br />V'è poi tutta l'azione di censura operata nel 2020 con la rimozione dei manifesti contro la pillola Ru486 già regolarmente affissi a Ravenna, a Milano e a Bergamo (circa quest'ultima, da due anni il sindaco, Giorgio Gori, non risponde all'interrogazione, presentata in merito dal consigliere comunale orobico Filippo Bianchi, che definisce tale prolungato ed ingiustificato silenzio «un'omissione di atti d'ufficio»).<br /><br />UNPLANNED, LA VERA STORIA DI ABBY JOHNSON (2022)<br />Passiamo al mondo dei media: inutile soffermarci sulla derisione, sullo scherno, sull'aggressione, sull'ostilità, di cui nei talk show ed in molti programmi "d'informazione" presunta sono oggetto e bersaglio la morale ed i valori cattolici, poiché gli esempi sono per quantità, qualità e frequenza tanto numerosi, da non necessitare nemmeno di spiegazioni: a chiunque, accendendo il televisore, sarà prima o poi capitato d'imbattersi in casi di questo tipo. Ma anche nel cinema, benché ambiente più composto ed ovattato, non sono un mistero le difficoltà incontrate da due pellicole in particolare ovvero la prima nel 2013, Cristiada, sulle violente persecuzioni patite negli Anni Venti del secolo scorso dai cattolici messicani a causa del governo anticlericale e massonico del presidente Plutarco Elías Calles e la seconda nel 2021, Unplanned, che racconta la vera storia di Abby Johnson, ex- dipendente di una delle cliniche della multinazionale Planned Parenthood, divenuta pro-life convinta dopo aver scoperto cosa realmente accada, al di là delle menzogne, durante un aborto. Entrambi i film, pur potendo contare su cast d'eccezione e sull'impatto emotivo di vicende autentiche, benché "scomode", sono state rifiutate, boicottate, ignorate in molti, troppi casi, nelle sale e sulla stampa. Ad Unplanned, oltre tutto, il Ministero dei Beni Culturali ha inflitto un'assurda censura, vietandone la visione ai minori di 14 anni, negli stessi giorni in cui al Festival di Venezia veniva premiata col Leone d'Oro una pellicola filo-abortista, assolutamente frutto di fantasia. A 14 anni, a quanto pare, in Italia si può abortire, ma non guardare un film, che spieghi cosa sia davvero l'aborto e quali le sue conseguenze.<br /><br />UNIVERSITARI PER LA VITA (2022)<br />Venendo ai nostri giorni è possibile annoverare tra i fatti di (triste) cronaca la Sala della Promoteca in Campidoglio negata a fine ottobre ai promotori pro-family di un convegno sui temi della disforia di genere e della riassegnazione sessuale; la vile aggressione perpetrata lo scorso 20 ottobre da una ventina di membri del Collettivo femminista di Scienze Politiche dell'Università La Sapienza di Roma ai danni di cinque studenti dell'associazione Universitari per la Vita, "rei" soltanto di aver volantinato contro l'aborto nel piazzale antistante l'ingresso dell'Ateneo, peraltro con regolare autorizzazione della Questura (riprovevole episodio, che fa il bis con quanto avvenuto nell'ottobre del 2018 nella medesima Università); l'esclusione dell'associazione ProVita&amp;Famiglia onlus dal Consiglio delle Donne di Bergamo, organo consultivo del consiglio comunale. La sua richiesta di adesione è stata bocciata con 11 no, 6 sì e 16 astensioni: un fatto senza precedenti, un esito fortemente voluto dalle Sinistre, una decisione «molto grave - come ha commentato Filippo Bianchi, consigliere comunale di Fratelli d'Italia - Il Consiglio delle Donne, presieduto e partecipato a maggioranza dalle Sinistre, si dimostra ancora una volta strumento politico di censura, che non tollera il confronto ed il pluralismo, ma soprattutto discriminatorio nei confronti dei soggetti e delle iniziative a difesa dei valori della vita e della famiglia». Già nel febbraio 2019, però, sempre a Bergamo, all'ultimo minuto, il Consiglio delle Donne con un solo voto in più (16 sì, 15 no, 1 astenuto) escluse il presidente di FederVita Lombardia, Paolo Picco, dal novero dei relatori al convegno «Nascere a Bergamo: presente e prospettive future» con una motivazione, a dir poco, discriminatoria e aberrante: per non rendere cioè «il Consiglio delle Donne ostaggio dell'azione di conservatori e anti-abortisti, portatori di una visione retrograda e svilente della donna e dei suoi diritti», come dichiarato dalle ultrafemministe di Non una di meno, sigla che peraltro non faceva nemmeno parte di detto organismo consultivo del consiglio comunale orobico, da cui si dimisero a quel punto, prendendone le distanze, molti membri, non condividendo più il modo di procedere, dichiaratamente ideologico.<br />Patrocini e spazi negati, norme e regolamenti ignorati, manifesti strappati, eventi "silenziati", film censurati, boicottaggi, aggressioni, relatori "scomodi" cancellati, organismi pubblici vietati contro qualsiasi regola, zero copertura massmediatica... I casi sono due: o in Italia la democrazia è schiava di un'ideologia contraria alla vita, alla famiglia ed alla fede cattolica, il che sarebbe molto grave, configurando una situazione di dittatura de facto, di odio etico e religioso: oppure è la democrazia in quanto tal]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51983516</guid><pubDate>Tue, 22 Nov 2022 21:49:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51983516/la_democrazia_schiava_di_un_ideologia_contro_la_vita_la_famiglia_e_la_fede_cattolica.mp3" length="13159906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217

L'ITALIA E' SCHIAVA DI UN'IDEOLOGIA CONTRO LA VITA, LA FAMIGLIA E LA FEDE CATTOLICA di Mauro Faverzani
Secondo l'art. 21 della Costituzione italiana, tutti avrebbero «diritto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217</a><br /><br />L'ITALIA E' SCHIAVA DI UN'IDEOLOGIA CONTRO LA VITA, LA FAMIGLIA E LA FEDE CATTOLICA di Mauro Faverzani<br />Secondo l'art. 21 della Costituzione italiana, tutti avrebbero «diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione». Ma è proprio così? O anche in Italia serpeggia un «mainstream» sostanzialmente, magari subdolamente avverso alla cultura ed anche alla sola presenza cattolica nel sociale? O anche qui si cerca di mettere il bavaglio a chiunque non voglia uniformarsi al coro e preferisca ragionare con la propria testa, col proprio cuore e con la propria fede? Possibile che quelle censure, quei boicottaggi, quelle aggressioni, di cui tante volte diamo conto su Corrispondenza Romana, non avvengano soltanto all'estero, bensì anche qui, nella democraticissima, civilissima, "cattolicissima" Italia?<br />Quanto accaduto negli ultimi anni indurrebbe a risponder di sì a questa serie di interrogativi, inquietanti certo, ma corroborati dai fatti.<br /><br />LA MARCIA NAZIONALE PER LA VITA (2014)<br />Ciò che disturba molto è la presenza nel sociale del mondo e dei valori cattolici, specie quando significativa. Come dimenticare quando nel 2014, a Roma, la giunta di Centrosinistra dell'allora sindaco Ignazio Marino, che pur si definiva cattolico, negò la richiesta di patrocinio alla Marcia nazionale per la Vita col risibile pretesto della mancanza di fondi...? Niente wc chimici, niente volontari della Protezione Civile e neanche la distribuzione di bottigliette d'acqua ai partecipanti, che anzi han dovuto ripulire le strade dopo l'evento. Solo poche settimane dopo lo stesso primo cittadino accordò invece il patrocinio al Gay Pride tenutosi nella Capitale e partecipò anche personalmente alla manifestazione, facendo esporre in Campidoglio ed in tutte le sedi municipali le bandiere arcobaleno. Due pesi e due misure vergognosamente ideologiche, ignobili ed inaccettabili.<br />E che dire dell'edizione 2019 sempre della Marcia nazionale per la Vita, seguita in diretta dall'emittente americana Ewtn, ma ignorata totalmente dalla televisione di Stato, la Rai? Si trattò di una censura scandalosa contro il maggior evento pro-life italiano, che pur fu in grado di richiamare a Roma migliaia di persone. Questo provocò il lancio di una petizione online di protesta, dimostratasi in grado di raccogliere in pochi giorni migliaia di adesioni.<br />Nel 2015 nuovo episodio di boicottaggio: niente patrocinio del Comune di Mogliano e niente comunicazione ai genitori degli alunni da parte dei dirigenti scolastici in merito ad un dibattito promosso dall'A.Ge.-Associazione Genitori sul tema dell'educazione all'affettività nelle scuole. Evidentemente c'è chi è convinto di poter infischiarsene di regole e regolamenti, quando si tratti di ostacolare e discriminare i fautori del no all'ideologia gender.<br /><br />ASSOCIAZIONE MEDICI CATTOLICI ITALIANI (2016) E MANIFESTI CONTRO LA PILLOLA RU486 (2020)<br />Nel 2016 nel mirino è finito il diritto all'obiezione di coscienza all'aborto: il Consiglio d'Europa ha accolto il ricorso presentato in merito dalla Cgil, atto definito «sconcertante» ed «assolutamente intollerabile» dall'Associazione Medici Cattolici Italiani e dalla Federazione europea delle Associazioni mediche cattoliche: «È intollerabile che la democrazia diventi demagogia - hanno scritto in una memorabile nota - L'obiezione di coscienza è un diritto lecito e doveroso. Il medico non può compiere, contro la propria coscienza, azioni di soppressione della vita. 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Domenica 30 ottobre, il Paese doveva decidere tra il consegnarsi al comunismo, portando alla presidenza il marxista Luis Inácio "Lula" da Silva, oppure continuare a reagire in senso conservatore, riconfermando per un secondo mandato il presidente uscente Jair Messias Bolsonaro. Dall'esito delle urne dipendeva anche l'indirizzo che avrebbe preso il continente latinoamericano. Si sarebbe rafforzata ulteriormente la marea rossa che lo sta inghiottendo? O sarebbe invece iniziata una riscossa anticomunista? Da ogni punto di vista, erano elezioni storiche.<br />Il risultato ormai lo conosciamo tutti: il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) ha vinto di misura, con uno scarto di meno del 2%.<br />C'era da aspettarsi che, indossando magliette rosse (il colore di Lula), una folla festosa invadesse le strade e le piazze del Brasile per celebrare la vittoria. E, infatti, la folla c'è stata, ma indossava magliette gialloverdi, il colore di Bolsonaro. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per incoraggiare il Presidente e per protestare contro il comunismo. I video mostrano le oceaniche manifestazioni che, un po' ovunque e in modo del tutto spontaneo, sono esplose al grido "Il colore del Brasile non sarà mai il rosso!". Lunghe colonne di camion hanno bloccato le principali strade del Paese, mentre madri di famiglia spingendo passeggini inneggiavano alle Forze Armate di fronte alle caserme.<br />Qualcosa non quadra. Ciò che si vede per strada non riflette per nulla il risultato delle urne. Lula non riesce nemmeno a mettere il naso fuori dalla sua finestra senza essere seppellito da una tempesta di fischi e di gridi "Lula ladrone!". Infatti, egli è scomparso per più di dieci giorni, alimentando anche voci di un possibile malore. I pochi comizi della vittoria che il PT é riuscito a organizzare sono rimasti ridicolamente vuoti. In contrasto, Bolsonaro passa da un bagno di folla all'altro. È quindi lecito chiedersi: ma questi risultati riflettono la realtà?<br /><br />IL RAPPORTO DEL MINISTERO DELLA DIFESA<br />Si fa strada l'ipotesi che le urne elettroniche usate per le votazioni non siano del tutto affidabili, soprattutto se adoperate da personale schierato col PT.<br />Per esempio, in un collegio elettorale dello stato di Rio Grande do Sul tutte le macchine hanno dato 129 voti per Bolsonaro. Centoventinove: non uno in più, non uno in meno. Si paventa la possibilità che qualche hacker sia riuscito a manomettere il sistema. Proprio lo scorso 17 luglio Bolsonaro aveva riunito circa quaranta ambasciatori al Palazzo presidenziale per presentare prove dell'inefficacia del sistema di sicurezza delle urne elettroniche. Le prove erano contenute in un'indagine della Polizia Federale che riguardava una denuncia secondo cui un hacker era riuscito ad accedere ai sistemi virtuali del Tribunal Superior Eleitoral (TSE).<br />Sotto pressione pubblica per la sua ormai nota parzialità in favore di Lula, il TSE ha deciso di costituire una Commissione della trasparenza per assisterlo durante il processo elettorale. Ha invitato quindi il Ministero della Difesa a farne parte. Dopo un accurato esame, fatto con i propri tecnici informatici, il Ministero ha presentato un corposo Rapporto (286 pagine) che segnalava "aree di preoccupazione". Queste preoccupazioni, teneva a rilevare il Rapporto, "sono tecniche e per niente politiche".<br />Tanto per cominciare, il 39% delle urne elettroniche non aveva superato il test di operabilità, secondo quanto informa da Brasilia JP News. Non avevano quindi il certificato di omologazione. Ciò invalida a priori qualsiasi risultato ottenuto tramite il loro utilizzo. In Italia, per esempio, la regolarità di una multa per eccesso di velocità rilevata con mezzi elettronici (autovelox o tutor) dipende dal fatto che l'apparecchiatura sia stata correttamente tarata nei sei mesi precedenti. In assenza del certificato di omologazione, una multa può essere legittimamente contestata. Ora, la maggior parte delle urne brasiliane non era stata toccata dalle ultime elezioni nel 2018. Avevano perciò superato largamente la scadenza di omologazione. Altri fonte dicono che tali urne avrebbero superato il test successivamente. Resta comunque un punto di interrogazione.<br />Il Rapporto della Difesa sollevava poi il problema della sicurezza interna. Mentre i firewall installati dal TSE fornivano un accettabile grado di protezione contro attacchi di hacker esterni, erano invece inefficaci nel bloccare manipolazioni interne. In pratica, chiunque poteva manomettere dall'interno il sistema. Se prendiamo in considerazione che, a cominciare dal Presidente, molti membri e tecnici del TSE parteggiano per il socialismo, le "preoccupazioni" del Ministero della Difesa appaiono del tutto comprensibili.<br />Il Rapporto raccomandava quindi che il conteggio dei voti fosse fatto pubblicamente e con la partecipazione di tecnici super partes. Cosa che, ovviamente, non è stata fatta. Fonti militari hanno parlato di "atteggiamento di sdegno" del TSE nei loro confronti.<br />In una conferenza stampa nei giorni seguenti alle elezioni, il generale Paulo Sérgio Nogueira, ministro della Difesa, ha dichiarato: "Abbiamo rilevato irregolarità già nel primo turno, e abbiamo consigliato il Presidente di adottare misure per proteggersi. Egli, però, ha voluto affrontare il ballottaggio comunque, pensando forse che sarebbe riuscito a monitorare il sistema [di voto elettronico]. L'analisi dei risultati permette di sollevare sospetti di frode. C'è un'evidente parzialità del TSE a favore della sinistra, a cominciare dal presidente Alexandre de Moraes, che era stato capo del dipartimento giuridico del PT".<br />Sta circolando pure un altro Rapporto, scritto da "un gruppo di esperti tecnici nei campi della matematica, delle scienze politiche e dell'analisi forense": Relatório preliminar de análise das urnas eletrônicas usadas na eleição presidencial do Brasil. Usando la Legge di Benford sulla distribuzione di probabilità, il Rapporto conclude: "Ci sono molteplici indicazioni cruciali che rendono improbabile la completa imparzialità del processo elettorale del 2022. Di queste, almeno due (02) sono indicazioni difficili da confutare scientificamente".<br />Il Rapporto - settanta pagine di dati, grafici e statistiche - è stato ripreso da fonti autorevoli, come il New York Times e Fox News. Tuttavia, il suo carattere anonimo e l'assenza di un ente accademico che lo possa avvalorare, lo rende poco fruibile.<br />Per evitare questo tipo di brogli, il Governo Bolsonaro aveva chiesto che, dopo aver votato in modo elettronico, l'elettore potesse avere uno scontrino, o comunque un documento cartaceo, che comprovasse il suo voto. Il TSE si negò perentoriamente di concedere questa garanzia.<br /><br />MAGGIORANZE BULGARE<br />In epoca sovietica, l'Albania era diventata lo zimbello del mondo, tra l'altro perché il dittatore Enver Hoxha vinceva regolarmente le elezioni presidenziali col 100% dei suffragi. Quel ruolo lo ricopre adesso la Corea del Nord, dove pure Kim Jong-un ottiene senza sforzo il pieno dei voti. Si tratta di un vizietto molto diffuso tra i dittatori di sinistra: da Fidel Castro, che otteneva il 99,4% dei voti, fino a Saddam Hussein, che se la cavava con un 97,6%. Per descrivere una tale situazione, il gergo giornalistico italiano ha coniato l'espressione "maggioranza bulgara".<br />Sembra che Lula voglia entrare a far parte di questo esclusivo club.<br />Stando ai dati ufficiali divulgati dal TSE, sono migliaia i distretti in cui il candidato marxista ha superato largamente il 90%, lasciando a Bolsonaro le briciole. Non poche urne hanno attribuito addirittura il 100% dei voti a Lula. Un Rapporto, pubblicato lo scorso martedì 8 novembre, mostra le urne che attribuiscono il 100% al candidato della sinistra. Ogni risultato è accompagnato dal rispettivo link al sito ufficiale del TSE. Per aggiungere la beffa al danno, alcune di queste urne attribuiscono un solo voto a Bolsonaro. Qualcuno si è perfino divertito a fare un Google Maps con i paesi dove Lula ha ottenuto il 100%. Ciò è alquanto strano e puzza di brogli. Eppure guai a dirlo! Si rischia perfino il carcere.<br />Vediamo il caso del noto commentatore politico Marcos Cintra, già Segretario della Receita Federal (Agenzie delle entrate). Egli si è permesso di dichiarare: "Ho verificato i dati diffusi dal TSE, e non vedo una spiegazione perché Jair Bolsonaro non abbia nemmeno un voto in centinaia di urne". Questa anomalia, secondo Cintra, "solleva legittimi sospetti sull'affidabilità delle urne elettroniche, che meritano un'indagine". Tanto è bastato perché la dittatura giustizialista si abbattesse su di lui con inaudita ferocia. Cintra ha avuto tutti i suoi account social sequestrati per ordine diretto del presidente del TSE Alexandre de Moraes, che sta assumendo sempre di più le fattezze di un Führer tropicale.<br />È andata peggio alla deputata bolsonarista Carla Zambelli, la più votata a San Paolo. De Moraes no solo ha sequestrato tutti i suoi account, ma le ha anche proibito di crearne nuovi, pena una multa di 100.000 reais (circa ventimila euro). Temendo un colpo di mano che la facesse finire in carcere, Zambelli è scappata via dal Brasile, rifugiandosi negli Stati Uniti. In Brasile, infatti, l'immunità parlamentare non &amp;egrave]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51902708</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 21:56:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51902708/bolsonaro_come_trump_le_elezioni_brasiliane_sono_state_truccate.mp3" length="17723603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>L’articolo continua su BastaBugie.it
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BOLSONARO COME TRUMP: LE ELEZIONI BRASILIANE SONO STATE TRUCCATE di Julio Loredo
Gli occhi del mondo erano puntati sul ballottaggio in Brasile. Domenica 30 ottobre, il Paese doveva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’articolo continua su BastaBugie.it<br /><a href="https://www.bastabugie.it/7213" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/7213</a><br /><br />BOLSONARO COME TRUMP: LE ELEZIONI BRASILIANE SONO STATE TRUCCATE di Julio Loredo<br />Gli occhi del mondo erano puntati sul ballottaggio in Brasile. Domenica 30 ottobre, il Paese doveva decidere tra il consegnarsi al comunismo, portando alla presidenza il marxista Luis Inácio "Lula" da Silva, oppure continuare a reagire in senso conservatore, riconfermando per un secondo mandato il presidente uscente Jair Messias Bolsonaro. Dall'esito delle urne dipendeva anche l'indirizzo che avrebbe preso il continente latinoamericano. Si sarebbe rafforzata ulteriormente la marea rossa che lo sta inghiottendo? O sarebbe invece iniziata una riscossa anticomunista? Da ogni punto di vista, erano elezioni storiche.<br />Il risultato ormai lo conosciamo tutti: il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) ha vinto di misura, con uno scarto di meno del 2%.<br />C'era da aspettarsi che, indossando magliette rosse (il colore di Lula), una folla festosa invadesse le strade e le piazze del Brasile per celebrare la vittoria. E, infatti, la folla c'è stata, ma indossava magliette gialloverdi, il colore di Bolsonaro. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per incoraggiare il Presidente e per protestare contro il comunismo. I video mostrano le oceaniche manifestazioni che, un po' ovunque e in modo del tutto spontaneo, sono esplose al grido "Il colore del Brasile non sarà mai il rosso!". Lunghe colonne di camion hanno bloccato le principali strade del Paese, mentre madri di famiglia spingendo passeggini inneggiavano alle Forze Armate di fronte alle caserme.<br />Qualcosa non quadra. Ciò che si vede per strada non riflette per nulla il risultato delle urne. Lula non riesce nemmeno a mettere il naso fuori dalla sua finestra senza essere seppellito da una tempesta di fischi e di gridi "Lula ladrone!". Infatti, egli è scomparso per più di dieci giorni, alimentando anche voci di un possibile malore. I pochi comizi della vittoria che il PT é riuscito a organizzare sono rimasti ridicolamente vuoti. In contrasto, Bolsonaro passa da un bagno di folla all'altro. È quindi lecito chiedersi: ma questi risultati riflettono la realtà?<br /><br />IL RAPPORTO DEL MINISTERO DELLA DIFESA<br />Si fa strada l'ipotesi che le urne elettroniche usate per le votazioni non siano del tutto affidabili, soprattutto se adoperate da personale schierato col PT.<br />Per esempio, in un collegio elettorale dello stato di Rio Grande do Sul tutte le macchine hanno dato 129 voti per Bolsonaro. Centoventinove: non uno in più, non uno in meno. Si paventa la possibilità che qualche hacker sia riuscito a manomettere il sistema. Proprio lo scorso 17 luglio Bolsonaro aveva riunito circa quaranta ambasciatori al Palazzo presidenziale per presentare prove dell'inefficacia del sistema di sicurezza delle urne elettroniche. Le prove erano contenute in un'indagine della Polizia Federale che riguardava una denuncia secondo cui un hacker era riuscito ad accedere ai sistemi virtuali del Tribunal Superior Eleitoral (TSE).<br />Sotto pressione pubblica per la sua ormai nota parzialità in favore di Lula, il TSE ha deciso di costituire una Commissione della trasparenza per assisterlo durante il processo elettorale. Ha invitato quindi il Ministero della Difesa a farne parte. Dopo un accurato esame, fatto con i propri tecnici informatici, il Ministero ha presentato un corposo Rapporto (286 pagine) che segnalava "aree di preoccupazione". Queste preoccupazioni, teneva a rilevare il Rapporto, "sono tecniche e per niente politiche".<br />Tanto per cominciare, il 39% delle urne elettroniche non aveva superato il test di operabilità, secondo quanto informa da Brasilia JP News. Non avevano quindi il certificato di omologazione. Ciò invalida a priori qualsiasi risultato ottenuto tramite il loro utilizzo. In Italia, per esempio, la regolarità...]]></itunes:summary><itunes:duration>1108</itunes:duration><itunes:keywords>bolsonaro,brogli,lula,minasgerais,urneelettroniche</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/30a4137172af7c341bef4b8be51f1a87.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando perde la Sinistra muove la piazza, in Italia come negli Usa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-perde-la-sinistra-muove-la-piazza-in-italia-come-negli-usa--51756316</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7199" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7199</a><br /><br />QUANDO PERDE LA SINISTRA MUOVE LA PIAZZA, IN ITALIA COME NEGLI USA di Luca Volontè<br />La sinistra è sempre uguale a se stessa: quando perde, rinfocola animi e libera i propri scagnozzi per le strade, tutto come nel '900, violentemente retrogrado. Capita ovunque la stessa cosa, con il Partito Democratico &Co. negli Usa per tutto il mandato alla Casa Bianca e soprattutto negli ultimi 18 mesi di governo di Donald Trump, lo vediamo oggi i Italia come lo stesso partito e gli stessi soci di 'brigata' aizzino nuovi moti giovanilistici e, insieme alla solita e vuota Cgil, vogliano abbattere il risultato elettorale e perso il..."merito".<br />Dobbiamo a malincuore prender atto di una sinistra 'democratica' che non ha alcun rispetto né per la democrazia, né per il voto popolare, né accetta di indossare l'abito prezioso della 'opposizione' ma conosce solo rancore per i vincenti e i 'fumi' delle proteste. Negli anni di Trump alla Casa Bianca le proteste e occupazioni di interi centri storici cittadini, con la complicità di amministrazioni comunali 'democratiche' e tolleranti, la creazione di 'città santuario' dove il razzismo era bandito e si concedevano liberi sfoghi alle occupazioni e saccheggi vandalici, le manifestazioni create ad arte dal neonato BLM, movimento scomparso dopo la vittoria di Biden. Come ha descritto un anno fa il Washington Post, negli anni di Trump alla Casa Bianca si è registrato il più alto numero e la più imponente diffusione delle proteste antigovernative nella storia degli Stati Uniti d'America. Sarebbe necessario l'intero numero odierno de La Bussola solo per riportare lo sterminato elenco, seppur parziale, che si trova alla pagina di Wikipedia alla pagina relativa alle proteste finanziate, organizzate e promosse dai grandi finanziatori liberal, dal partito dei Democratici e da improbabili leader protestatari, contro l'allora Presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump.<br /><br />BLACK LIVES MATTERS<br />Certamente, il Black Lives Matters che è stato il principale motore delle proteste contro Repubblicani e Trump, ora ha dismesso qualunque significativa battaglia per la parità razziale a causa dei continui scandali finanziari ed appropriamento indebito di decine di milioni di dollari da parte dei leader. Dall'inizio di quest'anno, lo abbiamo descritto su La Bussola più volte, finanziatori e politici Dems hanno creato e appoggiato la protesta, abortista, antifascista, e vandalica che sta mettendo a ferro e fuoco, a rischio della vita, chiunque sostenga la dignità della vita umana del concepito. Mentre con la guerriglia contro Trump, i Dems ed i loro finanziatori e mass media, combattevano il nemico assoluto (seppur eletto dal popolo), in quest'ultimo anno, gli stessi Dems, incapaci di governare la complessità del mondo e risolvere i problemi del proprio paese, mantengono vivo lo spettro del nemico Trump e vi aggiungono intimidazioni e minacce della vita a chiunque si opponga ai loro diktat.<br />Anche i nostrani Dermocratici e le sinistre italiane si stanno dimostrando ottimi maestri di questi vizi antidemocratici. Nessuno vuole limitare i diritti fondamentali, tra i quali quello di pensiero, coscienza, associazione, manifestazione. Ora però, a poche settimane dal risultato elettorale e grazie al clima di dileggio sistematico e violento dei leader 'Democratici' e dei loro fiancheggiatori della carta stampata e della TV (persino di Stato), sono scoppiate le prime proteste di piazza, occupazioni universitarie e scolastiche non autorizzate e tantomeno 'spontanee'. I protagonisti sono sempre i soliti 'collettivi', insieme ai nipotini ignoranti che da inizio secolo, ad ogni vittoria elettorale del centro destra, accendono le micce nelle piazze italiane. Mentre dopo le elezioni del 1994 ci pensò direttamente la magistratura a sconvolgere le cancellerie e il voto degli italiani, negli anni successivi furono docenti, studenti e operai (segnatamente della Cgil) ad inscenare la protesta rossa 'democraticamente non-autorizzata' in ogni dove e 'okkupare' scuole, università e piazze del Belpaese.<br /><br />NON C'È NULLA DI MERITEVOLE NELLE PROTESTE E MINACCE<br />Sia chiaro, il Governo Meloni è in carica ma inizierà la sua attività a pieno regime tra qualche settimana. Le polemiche sul termine 'merito', aggiunto alla definizione del Ministero della Istruzione, sbugiardate sul piano sociologico da Salvatore Abruzzese e su quello costituzionale da Cesare Mirabelli, sono solo una becera scusa per sguinzagliare squadracce di intolleranti contro il risultato elettorale democratico. Sempre è stato così, nel 2005 la riforma Moratti venne osteggiata con occupazioni e proteste insulse e nel 2010 la riforma Gelmini, bollata di essere di 'marca cilena', vide occupazioni e proteste in tutto il paese. La Cgil sempre schierata con i Democratici e gli 'spontanei' gruppi studenteschi, 'a prescindere' da ogni contenuto, contro il 'mostro delle destre'. Non c'è nulla di meritevole nelle proteste e minacce che stanno accadendo in questi giorni, povera sinistra che ha bisogno di riesumare il fascismo per sentirsi viva.<br />Il Ministro Valditara (Istruzione) e il Ministro Bernini (Università) ancora non hanno mosso un dito che due giorni or sono, all'Università Sapienza di Roma, un manipolo di intolleranti anarchici violenti ha cercato di impedire lo svolgersi di convegno (autorizzato) con esponenti di destre e liberali. La Polizia, facendo il proprio dovere, si è beccata critiche feroci. L'episodio era stato anticipato, nei giorni scorsi, dall'attacco sul piazzale antistante alla Sapienza ai danni di un gruppo di Universitari per la vita, "rei" di volantinare opuscoli pro life. Vergogna, strumentalizzare i ragazzi per la propria incapacità politica e culturale di accettare le regole minime della democrazia. Come mai, queste belle persone, dai 'Colletivi' alla Cgil non hanno mai occupato una scuola, una università, né inscenato una manifestazione contro le lezioni 'in remoto', la chiusura delle scuole per Covid, l'assenza di docenti, la perdita di competenze ed istruzione degli ultimi anni?<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "La Sapienza, proteste contro la libertà di parola: chi sono i veri squadristi" intervista Daniele Capezzone, uno dei relatori del convegno all'università La Sapienza a Roma dove una manifestazione di studenti e giovani militanti di sinistra finisce con una carica di alleggerimento della polizia. Giornali e telegiornali, nonché politici e intellettuali, hanno dato una versione dei fatti non rispondete alla verità. Come sempre. Cerchiamo di capire meglio ascoltando chi era sul posto.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27-10-2022:<br />Martedì 25 ottobre, all'università La Sapienza, a Roma, una manifestazione di studenti e giovani militanti di sinistra è finita male, con una carica di alleggerimento della polizia. L'episodio ha fatto particolarmente scalpore perché è avvenuto proprio nel giorno in cui il governo Meloni incassava il voto di fiducia alla Camera. Così ha commentato la neo-eletta senatrice Ilaria Cucchi (Verdi-Sinistra Italiana): "I nostri ragazzi ieri alla Sapienza sono stati affrontati come terroristi, perché credevano di avere ancora il diritto di protestare in modo pacifico. Inaccettabili e disumani i modi con cui sono stati trattati. Immagini brutali e davvero intollerabili in un luogo sacro come l'Università. Presidente, è davvero questo il modello di Paese che volete offrire ai nostri figli?" Così Amnesty International: "Di fronte a quanto accaduto oggi a La Sapienza, ribadiamo che la protesta pacifica è un diritto fondamentale e le forze di polizia devono facilitarne lo svolgimento in sicurezza". Di questo tenore sono praticamente tutti gli editoriali che abbiamo letto ieri, sui principali quotidiani.<br />Ma ci siamo chiesti, però, contro cosa protestavano i giovani, studenti e non, all'università romana? Quasi mai si parla del loro motivo, perché altrimenti si scoprirebbe che era: contro un convegno di Azione Universitaria, regolarmente organizzato e annunciato con largo anticipo. In estrema sintesi: volevano togliere la parola ai relatori. Abbiamo visto tutti cosa sia successo fuori dall'aula in cui si teneva l'evento, ma non abbiamo ancora sentito il parere di chi era dentro. Uno dei relatori è Daniele Capezzone, già portavoce del (fu) Popolo della Libertà, ora opinionista del quotidiano La Verità. La sua rassegna stampa mattutina, La Verità alle Sette è definita dal suo stesso autore come "politicamente scorrettissima", ma tutto si può dire di Capezzone meno che sia "fascista": è un liberale classico. Eppure i giovani, a La Sapienza, sono stati mobilitati con lo slogan "Fuori i fascisti dalla Sapienza".<br /> «Da molti giorni era pubblicizzato un convegno, autorizzato, organizzato dai giovani di Azione Universitaria, sul tema del capitalismo. A questo convegno erano invitati quattro relatori: oltre al sottoscritto, c'era una docente di sociologia, un docente di economia, mentre era assente un deputato di Fratelli d'Italia, che doveva partecipare, alla Camera, al voto di fiducia - spiega Daniele Capezzone alla Nuova Bussola Quotidiana - Alla vigilia della conferenza, inizia a diffondersi sui social un volantino che ritrae il deputato di FdI e me, con lo slogan 'Fuori i fascisti dalla Sapienza'. Martedì mattina ho trovato una facoltà di Scienze Politiche in assetto di guerra. Io sono potuto entrare e uscire solo perché scortato dalla polizia. Il convegno si è svolto comunque, ma asserragliati in aula, mentre fuori c'era una manifestazione che premeva per irrompere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756316</guid><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 12:20:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756316/quando_perde_la_sinistra_muove_la_piazza_in_italia_come_negli_usa.mp3" length="14498630" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7199&#13;
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QUANDO PERDE LA SINISTRA MUOVE LA PIAZZA, IN ITALIA COME NEGLI USA di Luca Volontè&#13;
La sinistra è sempre uguale a se stessa: quando perde, rinfocola animi e libera i propri scagnozzi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7199" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7199</a><br /><br />QUANDO PERDE LA SINISTRA MUOVE LA PIAZZA, IN ITALIA COME NEGLI USA di Luca Volontè<br />La sinistra è sempre uguale a se stessa: quando perde, rinfocola animi e libera i propri scagnozzi per le strade, tutto come nel '900, violentemente retrogrado. Capita ovunque la stessa cosa, con il Partito Democratico &Co. negli Usa per tutto il mandato alla Casa Bianca e soprattutto negli ultimi 18 mesi di governo di Donald Trump, lo vediamo oggi i Italia come lo stesso partito e gli stessi soci di 'brigata' aizzino nuovi moti giovanilistici e, insieme alla solita e vuota Cgil, vogliano abbattere il risultato elettorale e perso il..."merito".<br />Dobbiamo a malincuore prender atto di una sinistra 'democratica' che non ha alcun rispetto né per la democrazia, né per il voto popolare, né accetta di indossare l'abito prezioso della 'opposizione' ma conosce solo rancore per i vincenti e i 'fumi' delle proteste. Negli anni di Trump alla Casa Bianca le proteste e occupazioni di interi centri storici cittadini, con la complicità di amministrazioni comunali 'democratiche' e tolleranti, la creazione di 'città santuario' dove il razzismo era bandito e si concedevano liberi sfoghi alle occupazioni e saccheggi vandalici, le manifestazioni create ad arte dal neonato BLM, movimento scomparso dopo la vittoria di Biden. Come ha descritto un anno fa il Washington Post, negli anni di Trump alla Casa Bianca si è registrato il più alto numero e la più imponente diffusione delle proteste antigovernative nella storia degli Stati Uniti d'America. Sarebbe necessario l'intero numero odierno de La Bussola solo per riportare lo sterminato elenco, seppur parziale, che si trova alla pagina di Wikipedia alla pagina relativa alle proteste finanziate, organizzate e promosse dai grandi finanziatori liberal, dal partito dei Democratici e da improbabili leader protestatari, contro l'allora Presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump.<br /><br />BLACK LIVES MATTERS<br />Certamente, il Black Lives Matters che è stato il principale motore delle proteste contro Repubblicani e Trump, ora ha dismesso qualunque significativa battaglia per la parità razziale a causa dei continui scandali finanziari ed appropriamento indebito di decine di milioni di dollari da parte dei leader. Dall'inizio di quest'anno, lo abbiamo descritto su La Bussola più volte, finanziatori e politici Dems hanno creato e appoggiato la protesta, abortista, antifascista, e vandalica che sta mettendo a ferro e fuoco, a rischio della vita, chiunque sostenga la dignità della vita umana del concepito. Mentre con la guerriglia contro Trump, i Dems ed i loro finanziatori e mass media, combattevano il nemico assoluto (seppur eletto dal popolo), in quest'ultimo anno, gli stessi Dems, incapaci di governare la complessità del mondo e risolvere i problemi del proprio paese, mantengono vivo lo spettro del nemico Trump e vi aggiungono intimidazioni e minacce della vita a chiunque si opponga ai loro diktat.<br />Anche i nostrani Dermocratici e le sinistre italiane si stanno dimostrando ottimi maestri di questi vizi antidemocratici. Nessuno vuole limitare i diritti fondamentali, tra i quali quello di pensiero, coscienza, associazione, manifestazione. Ora però, a poche settimane dal risultato elettorale e grazie al clima di dileggio sistematico e violento dei leader 'Democratici' e dei loro fiancheggiatori della carta stampata e della TV (persino di Stato), sono scoppiate le prime proteste di piazza, occupazioni universitarie e scolastiche non autorizzate e tantomeno 'spontanee'. I protagonisti sono sempre i soliti 'collettivi', insieme ai nipotini ignoranti che da inizio secolo, ad ogni vittoria elettorale del centro destra, accendono le micce nelle piazze italiane. 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Interventi sul lavoro, politiche scolastiche, collocazione internazionale? No, la pietra dello scandalo, per l'opposizione, è la scelta di Giorgia Meloni di utilizzare l'articolo determinativo maschile "il" e non quello femminile "la" davanti alla carica di presidente del Consiglio.<br />Dunque, nei documenti ufficiali Giorgia Meloni d'ora in avanti è il presidente del Consiglio e non la presidente del Consiglio. Apriti cielo! La più scandalizzata, a mezzo Twitter, è Laura Boldrini. «La prima donna premier si fa chiamare al maschile, il presidente. Cosa le impedisce di rivendicare nella lingua il suo primato?», scrive l'ex presidente della Camera. Che rincara: «La Treccani dice che i ruoli vanno declinati». E infine si chiede: «Affermare il femminile è troppo per la leader di Fratelli d'Italia, partito che già nel nome dimentica le Sorelle?». Chissà se Laura Boldrini vorrebbe anche modificare l'inno d'Italia, visto che Goffredo Mameli, quando scrisse Il Canto degli italiani, fu così misogino da non includere nel concetto romantico di "fratelli d'Italia" il termine "Sorelle".<br /><br />LA CONTRADDIZIONE DEL LINGUAGGIO INCLUSIVO<br />Ma, messa da parte la storia, a un occhio attento non può che spiccare una contraddizione nelle odierne battaglie in favore del linguaggio cosiddetto inclusivo. Da anni, infatti, schiere di sedicenti femministe si battono affinché il lessico valorizzi il genere femminile: di qui la richiesta di abbandonare l'antica prassi linguistica italiana per cui il neutro viene assorbito dal maschile a beneficio di neologismi come ministra, sindaca, architetta, e così via. Sulla questione è intervenuta anche l'Accademia della Crusca, con un'apertura nei confronti di chi vuole innovare il linguaggio in funzione del genere. Ed è proprio all'insegna di una presunta valorizzazione del genere femminile che si colloca l'istanza in favore dell'articolo "la" in sostituzione di "il".<br />Curioso, molto curioso, tuttavia, che quanti si battono per le declinazioni femminili dei termini siano spesso gli stessi che perorano un'altra battaglia linguistica: l'annullamento delle desinenze maschili e femminili in favore del neutro. Ecco allora che da qualche anno, sugli striscioni dei centri sociali così come in certe rubriche di giornale à la page e persino in qualche documento ufficiale del Miur, iniziano a comparire gli asterischi o gli schwa al posto delle desinenze. Invece di scrivere «Ciao a tutti», secondo questi guru dell'innovazione del lessico, si dovrebbe scrivere «ciao a tutt*» o «ciao a tuttə». E c'è chi addirittura ha introdotto una non meglio precisata "u", nel salutare con «ciao a tuttu».<br /><br />SCEGLIETE: O L'UNA O L'ALTRA BATTAGLIA<br />Insomma, quanti caldeggiano nel lessico una sorta di affermazione enfatica del genere femminile sono gli stessi che vorrebbero abolire i generi mediante detonatori grammaticali come asterischi e schwa. Inoltre, come se non bastasse, con il caso Giorgia Meloni emerge un'altra ipocrisia: da anni ci dicono che va rispettata l'autodeterminazione "lessicale" delle persone, dunque doverle chiamare con il genere e il pronome che preferiscono - qui si innesta anche la pericolosissima Carriera Alias - altrimenti sarebbe una discriminazione nei confronti della loro volontà. Dunque perché questa sorta di autodeterminazione vale soltanto a correnti alterne? Perché non rispettare una donna che vuole essere chiamata come IL presidente?<br />Non resta che invitare costoro a mettersi d'accordo: o l'una o l'altra battaglia, non si può invocare maggiore spazio per il genere femminile e, allo stesso tempo, invocare l'eliminazione dei generi. Si decidano, ma lo facciano nei loro circuiti intellettuali. Lascino che la maggioranza degli italiani continui a scrivere nella lingua dei propri padri occupandosi di problemi reali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756289</guid><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 12:19:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756289/giorgia_meloni_vuole_essere_chiamata_il_presidente.mp3" length="5374163" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7200&#13;
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GIORGIA MELONI VUOLE ESSERE CHIAMATA IL PRESIDENTE di Federico Cenci&#13;
Pronti, via: inizia il lavoro del nuovo governo ed è subito polemica. Interventi sul lavoro, politiche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7200" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7200</a><br /><br />GIORGIA MELONI VUOLE ESSERE CHIAMATA IL PRESIDENTE di Federico Cenci<br />Pronti, via: inizia il lavoro del nuovo governo ed è subito polemica. Interventi sul lavoro, politiche scolastiche, collocazione internazionale? No, la pietra dello scandalo, per l'opposizione, è la scelta di Giorgia Meloni di utilizzare l'articolo determinativo maschile "il" e non quello femminile "la" davanti alla carica di presidente del Consiglio.<br />Dunque, nei documenti ufficiali Giorgia Meloni d'ora in avanti è il presidente del Consiglio e non la presidente del Consiglio. Apriti cielo! La più scandalizzata, a mezzo Twitter, è Laura Boldrini. «La prima donna premier si fa chiamare al maschile, il presidente. Cosa le impedisce di rivendicare nella lingua il suo primato?», scrive l'ex presidente della Camera. Che rincara: «La Treccani dice che i ruoli vanno declinati». E infine si chiede: «Affermare il femminile è troppo per la leader di Fratelli d'Italia, partito che già nel nome dimentica le Sorelle?». Chissà se Laura Boldrini vorrebbe anche modificare l'inno d'Italia, visto che Goffredo Mameli, quando scrisse Il Canto degli italiani, fu così misogino da non includere nel concetto romantico di "fratelli d'Italia" il termine "Sorelle".<br /><br />LA CONTRADDIZIONE DEL LINGUAGGIO INCLUSIVO<br />Ma, messa da parte la storia, a un occhio attento non può che spiccare una contraddizione nelle odierne battaglie in favore del linguaggio cosiddetto inclusivo. Da anni, infatti, schiere di sedicenti femministe si battono affinché il lessico valorizzi il genere femminile: di qui la richiesta di abbandonare l'antica prassi linguistica italiana per cui il neutro viene assorbito dal maschile a beneficio di neologismi come ministra, sindaca, architetta, e così via. Sulla questione è intervenuta anche l'Accademia della Crusca, con un'apertura nei confronti di chi vuole innovare il linguaggio in funzione del genere. Ed è proprio all'insegna di una presunta valorizzazione del genere femminile che si colloca l'istanza in favore dell'articolo "la" in sostituzione di "il".<br />Curioso, molto curioso, tuttavia, che quanti si battono per le declinazioni femminili dei termini siano spesso gli stessi che perorano un'altra battaglia linguistica: l'annullamento delle desinenze maschili e femminili in favore del neutro. Ecco allora che da qualche anno, sugli striscioni dei centri sociali così come in certe rubriche di giornale à la page e persino in qualche documento ufficiale del Miur, iniziano a comparire gli asterischi o gli schwa al posto delle desinenze. Invece di scrivere «Ciao a tutti», secondo questi guru dell'innovazione del lessico, si dovrebbe scrivere «ciao a tutt*» o «ciao a tuttə». E c'è chi addirittura ha introdotto una non meglio precisata "u", nel salutare con «ciao a tuttu».<br /><br />SCEGLIETE: O L'UNA O L'ALTRA BATTAGLIA<br />Insomma, quanti caldeggiano nel lessico una sorta di affermazione enfatica del genere femminile sono gli stessi che vorrebbero abolire i generi mediante detonatori grammaticali come asterischi e schwa. Inoltre, come se non bastasse, con il caso Giorgia Meloni emerge un'altra ipocrisia: da anni ci dicono che va rispettata l'autodeterminazione "lessicale" delle persone, dunque doverle chiamare con il genere e il pronome che preferiscono - qui si innesta anche la pericolosissima Carriera Alias - altrimenti sarebbe una discriminazione nei confronti della loro volontà. Dunque perché questa sorta di autodeterminazione vale soltanto a correnti alterne? Perché non rispettare una donna che vuole essere chiamata come IL presidente?<br />Non resta che invitare costoro a mettersi d'accordo: o l'una o l'altra battaglia, non si può invocare maggiore spazio per il genere femminile e, allo stesso tempo, invocare l'eliminazione dei generi. 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LA SINISTRA FA LE BARRICATE di Ruben Razzante<br />Si è scatenato un vero e proprio vespaio attorno all'idea, ventilata da ambienti del nuovo Governo, di rivedere il tetto al contante. C'è chi si è opposto sostenendo che non può e non deve trattarsi di una priorità in una fase della vita del Paese in cui l'urgenza più immediata appare quella di intervenire sul caro energetico e le bollette. Per alzare la soglia di tolleranza nell'uso di banconote bisognerebbe aspettare tempi più sereni, rilevano alcuni settori dello stesso centrodestra, mentre da sinistra sono piovute critiche feroci al provvedimento che l'esecutivo starebbe mettendo in cantiere e che - secondo Pd e Cinque Stelle - sarebbe un regalo alle mafie.<br />La questione è di per sé molto semplice. È giusto limitare l'uso del contante nelle transazioni costringendo i consumatori a pagare con carte di credito e sistemi che consentono il tracciamento delle operazioni e che, in linea teorica, riducono i rischi di evasione fiscale e riciclaggio di denaro? Messa così, la scelta in favore dei pagamenti cashless potrebbe avere una ratio. Tuttavia, basta leggere numerose valutazioni della Banca d'Italia oppure scrutare le realtà d'oltreconfine per smontare il teorema di quanti sostengono l'equazione tra maggiore uso del contante e maggiore elusione. In Austria e Germania, tanto per citare solo due esempi, la circolazione delle banconote è libera, eppure la gente paga regolarmente le tasse o comunque gli evasori sono molti di meno che in Italia.<br /><br />COSA C'È DIETRO?<br />Alcuni economisti internazionali hanno fatto notare che ormai il "nero" è sempre più digitalizzato e le grandi somme di denaro si spostano eludendo i fragili confini nazionali. Senza dimenticare che le criptovalute e gli Nft sono sempre più spesso "lavatrici" per riciclare denaro in massicce quantità. Le banconote da 50 o 100 euro sono ormai "innocue" da questo punto di vista e la loro diffusione non va in alcun modo messa in correlazione con l'incremento dell'evasione fiscale. In questo senso è pura demagogia populista evocare, come ha fatto l'ex premier Giuseppe Conte, l'immagine delle valigette piene di mazzette di denaro che tornerebbero di moda in caso di approvazione dell'innalzamento a 10.000 euro del tetto all'uso del contante.<br />A parte il fatto che nulla è stato ancora deciso e che l'ipotesi più probabile è che l'innalzamento non superi i 3.000 o al massimo 5.000 euro. Tuttavia, occorre andare oltre l'analisi della singola questione contante sì contante no e risalire alla matrice ideologica di tale ordine di pensiero. Che cosa c'è dietro? Che cosa ispira la demonizzazione del contante che vede in prima linea Pd e Cinque Stelle? È possibile che il capitalismo di sinistra, in passato protagonista di grandi speculazioni di Stato ai danni dei cittadini-contribuenti, possa avere realmente a cuore la lotta all'evasione fiscale e che, per converso, il centrodestra al governo sia sempre sinonimo di complicità con la malavita?<br /><br />L'EVASIONE FISCALE C'È SEMPRE STATA E CI SARÀ SEMPRE<br />Evidentemente le cose non stanno così perché l'evasione fiscale c'è sempre stata e ci sarà sempre, a prescindere dal colore dei governi in carica, e la circolazione del contante non incide più di tanto su di essa. La verità è che una più alta disponibilità di contante, oltre che stimolare i consumi, produce tutta una serie di benefici: dall'azzeramento dei costi bancari delle transazioni alla maggiore fluidità del denaro anche in fasce di popolazione anziana che non hanno particolare familiarità con le tecnologie e che sono frenate nelle spese correnti proprio dal vincolo di dover pagare con carte di credito, delle quali sovente non dispongono.<br />Ma la sinistra si ostina a considerare il contante uno strumento intrinsecamente illegale perché sotto sotto coltiva il desiderio di controllo delle libertà, già sperimentato con successo con il green pass e, in passato, con altre limitazioni. È una visione di società quella che sottende la battaglia contro l'uso del contante. Tracciare, sia pure in forma anonima, le transazioni e gli acquisti di beni e servizi risponde a una mania di controllo delle vite dei cittadini, in vista di quell'euro digitale che fra cinque o dieci anni potrebbe soppiantare del tutto le banconote e ricondurre esclusivamente alla sfera virtuale ogni operazione economica dei cittadini europei.<br />Una sorta di "Grande Fratello" economico-finanziario, che apparentemente preserva l'anonimato dei singoli, ma in realtà produce un sistematico monitoraggio delle identità virtuali in funzione di una profilazione massiccia e pervasiva delle esistenze individuali. Dunque, non è tanto preoccupante che qualcuno si opponga all'uso del contante, quanto piuttosto che attraverso prese di posizione del genere si voglia ipotecare la libertà individuale con attività di tracciamento lesive della dignità del cittadino consumatore e risparmiatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51763634</guid><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 12:19:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51763634/il_nuovo_governo_innalza_il_tetto_al_contante_la_sinistra_fa_le_barricate.mp3" length="5764119" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7201&#13;
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IL NUOVO GOVERNO INNALZA IL TETTO AL CONTANTE? LA SINISTRA FA LE BARRICATE di Ruben Razzante&#13;
Si è scatenato un vero e proprio vespaio attorno all'idea, ventilata da ambienti del nuovo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7201" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7201</a><br /><br />IL NUOVO GOVERNO INNALZA IL TETTO AL CONTANTE? LA SINISTRA FA LE BARRICATE di Ruben Razzante<br />Si è scatenato un vero e proprio vespaio attorno all'idea, ventilata da ambienti del nuovo Governo, di rivedere il tetto al contante. C'è chi si è opposto sostenendo che non può e non deve trattarsi di una priorità in una fase della vita del Paese in cui l'urgenza più immediata appare quella di intervenire sul caro energetico e le bollette. Per alzare la soglia di tolleranza nell'uso di banconote bisognerebbe aspettare tempi più sereni, rilevano alcuni settori dello stesso centrodestra, mentre da sinistra sono piovute critiche feroci al provvedimento che l'esecutivo starebbe mettendo in cantiere e che - secondo Pd e Cinque Stelle - sarebbe un regalo alle mafie.<br />La questione è di per sé molto semplice. È giusto limitare l'uso del contante nelle transazioni costringendo i consumatori a pagare con carte di credito e sistemi che consentono il tracciamento delle operazioni e che, in linea teorica, riducono i rischi di evasione fiscale e riciclaggio di denaro? Messa così, la scelta in favore dei pagamenti cashless potrebbe avere una ratio. Tuttavia, basta leggere numerose valutazioni della Banca d'Italia oppure scrutare le realtà d'oltreconfine per smontare il teorema di quanti sostengono l'equazione tra maggiore uso del contante e maggiore elusione. In Austria e Germania, tanto per citare solo due esempi, la circolazione delle banconote è libera, eppure la gente paga regolarmente le tasse o comunque gli evasori sono molti di meno che in Italia.<br /><br />COSA C'È DIETRO?<br />Alcuni economisti internazionali hanno fatto notare che ormai il "nero" è sempre più digitalizzato e le grandi somme di denaro si spostano eludendo i fragili confini nazionali. Senza dimenticare che le criptovalute e gli Nft sono sempre più spesso "lavatrici" per riciclare denaro in massicce quantità. Le banconote da 50 o 100 euro sono ormai "innocue" da questo punto di vista e la loro diffusione non va in alcun modo messa in correlazione con l'incremento dell'evasione fiscale. In questo senso è pura demagogia populista evocare, come ha fatto l'ex premier Giuseppe Conte, l'immagine delle valigette piene di mazzette di denaro che tornerebbero di moda in caso di approvazione dell'innalzamento a 10.000 euro del tetto all'uso del contante.<br />A parte il fatto che nulla è stato ancora deciso e che l'ipotesi più probabile è che l'innalzamento non superi i 3.000 o al massimo 5.000 euro. Tuttavia, occorre andare oltre l'analisi della singola questione contante sì contante no e risalire alla matrice ideologica di tale ordine di pensiero. Che cosa c'è dietro? Che cosa ispira la demonizzazione del contante che vede in prima linea Pd e Cinque Stelle? È possibile che il capitalismo di sinistra, in passato protagonista di grandi speculazioni di Stato ai danni dei cittadini-contribuenti, possa avere realmente a cuore la lotta all'evasione fiscale e che, per converso, il centrodestra al governo sia sempre sinonimo di complicità con la malavita?<br /><br />L'EVASIONE FISCALE C'È SEMPRE STATA E CI SARÀ SEMPRE<br />Evidentemente le cose non stanno così perché l'evasione fiscale c'è sempre stata e ci sarà sempre, a prescindere dal colore dei governi in carica, e la circolazione del contante non incide più di tanto su di essa. La verità è che una più alta disponibilità di contante, oltre che stimolare i consumi, produce tutta una serie di benefici: dall'azzeramento dei costi bancari delle transazioni alla maggiore fluidità del denaro anche in fasce di popolazione anziana che non hanno particolare familiarità con le tecnologie e che sono frenate nelle spese correnti proprio dal vincolo di dover pagare con carte di credito, delle quali sovente non dispongono.<br />Ma la sinistra si ostina a considerare il contante uno...]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:keywords>contante,grandefratello,greenpass,nero,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dc8aa431474aa1d6bf563b6b98751094.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Finlandia respingerà i profughi di guerra e siccome sono russi il muro va benissimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-finlandia-respingera-i-profughi-di-guerra-e-siccome-sono-russi-il-muro-va-benissimo--51687807</link><description><![CDATA[VIDEO: Guerra a senso unico ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Kj9UscszDZo&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Kj9UscszDZo&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7194" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7194</a><br /><br />LA FINLANDIA RESPINGERA' I PROFUGHI DI GUERRA E SICCOME SONO RUSSI IL MURO VA BENISSIMO<br />Del resto la premier è Sanna Marin, 37 anni, cresciuta da una coppia di lesbiche, paladina lgbtq+, quindi intoccabile a prescindere (VIDEO: Guerra a senso unico)<br />di Valerio Pece<br />La Finlandia non vuole i profughi di guerra russi. I principali partiti del paese, insieme alla premier Sanna Marin, hanno quindi dato il via libera alla costruzione di una recinzione al confine orientale. La realizzazione del muro durerà tre anni o poco più, mentre si dibatte sulla sua lunghezza, stimata tra i 150 e i 260 chilometri. «Speriamo che i lavori possano iniziare il prima possibile», ha dichiarato il primo ministro Marin, precisando che il progetto gode di «ampio sostegno all'interno del Parlamento».<br />I muri costruiti per limitare le migrazioni non sono certo pochi: da quello ai confini con il Messico, unanimemente bistrattato in ogni salotto che conti poiché finito di costruire da Trump (a iniziarlo ci aveva pensato il Nobel per la pace Barack Obama), a quello, tutto europeo, alzato da Orban ai confini di Croazia e Serbia nel 2015, per fronteggiare i migranti provenienti dai Balcani. Un muro, quest'ultimo, che da subito non piacque per nulla alla UE. La quale, complice anche una disturbante politica pro-family e pro-life, da allora ha iniziato una vera e propria guerra diplomatica contro Budaperst (ancora lontana dal concludersi), fatta di sanzioni economiche e di dichiarazioni di fuoco contro «un paese recalcitrante». A stigmatizzare la politica di Orban ci si sono messe anche tutte le organizzazioni satellite della UE, tanto che per Human Rights Watch «Orban ha incoraggiato il trattamento feroce e illegale dei migranti e rifugiati, e criminalizzato chi li aiutava».<br /><br />ABIURARE LA MADREPATRIA NON BASTA PIÙ<br />Ecco però che, almeno in Italia, dopo le dichiarazioni di Sanna Marin sul muro finlandese (descritto dai giornali in tutta la sua realistica crudezza: «una recinzione metallica sormontata da filo spinato, con sensori e telecamere di sorveglianza disseminati lungo il lato Sud della frontiera con la Russia»), un qualsiasi articolo di Repubblica correrà ora il rischio di essere equivocato. Queste le parole dell'inviato Fabio Tonacci del 30 luglio 2022: «Non fa distinzioni, passeggia su diritti umani e leggi dell'Unione Europea». E chi sarà mai? E ancora: «Sei scappato dalla guerra? Fuori». Trattandosi del quotidiano di Largo Fochetti non esistono dubbi che si parli dell'orrendo Orban, ma ora che Ungheria e Finlandia, sui migranti, hanno la stessa identica politica, pudore vorrebbe che si cercassero toni meno perentori.<br />L'impresa non è affatto semplice, visto che Sanna Marin - cresciuta da una coppia di lesbiche, per cui già solo per questo intoccabile paladina del mondo LGBTQ+, quindi intoccabile tout-court - con i suoi 37 anni è la più giovane e osannata premier d'Europa. Bella, innocente e immacolata a prescindere, nelle sue famose feste private (ad alto tasso alcolico), come in quelle organizzate nelle residenze ufficiali.<br />Al di là dell'applauso che accompagnerà la costruzione del nuovo muro (per gli ironici apoti dei social già «bello, alto e democratico»), la barriera che si alzerà tra Finlandia e Russia rimanderà ad un altro e più cinico paradosso. Quante volte nell'ultimo anno è stato chiesto ai russi di pronunciare una pubblica abiura contro la propria Patria? Un'umiliazione per interi corpi di ballo, cantanti lirici, artisti d'ogni genere. Bene, ora che finalmente si decidono a scappare dal proprio paese, i cittadini russi si troveranno davanti ad un muro di filo spinato. Un corto circuito che rimanda ad una coerenza perduta, e al solito doppio standard di un'informazione che in queste ore appare imbarazzata, costretta com'è a parlare di «prima barriera anti migranti in Europa voluta da un governo progressista» (così il Corriere).<br />A proposito di umiliazioni subite (ma che non basteranno più), Tugan Sokhiev, direttore del Bolshoi di Mosca e prima ancora dell'Orchestra sinfonica di Tolosa, messo alle strette da una lettera pubblica del sindaco della città francese, ha finito per dimettersi da entrambi gli incarichi. «Ho trovato scioccante e offensivo che alcune persone mettano in discussione il mio desiderio di pace». «È insopportabile - ha lamentato il musicista Sokhiev - il modo in cui colleghi, attori, cantanti, ballerini, registi vengano minacciati. Presto mi chiederanno se preferisco Ciaikowski e Stravinsky o Brahms e Debussy. Noi invece siamo qui per ricordare gli orrori della guerra con la musica».<br /><br />LA GUERRA AI DISABILI (E AI GATTI)<br />E se in un eccesso di zelo le sanzioni alla Russia sono riuscite a colpire anche i gatti (nel marzo scorso la Federazione Internazionale Felina annunciò di aver bandito in tutto il mondo i gatti russi dai suoi concorsi), decisamente meno spiritosa è stata l'esclusione degli atleti russi e bielorussi dalle Paraolimpiadi di Pechino. Sotto le minacce di boicottaggio di molti governi, in poche ore fu addirittura cancellata la linea più morbida, quella che avrebbe consentito ai disabili di partecipare ai Giochi, pur senza bandiera, con l'estromissione dal medagliere e con la cancellazione di ogni simbolo sulla divisa. Invece niente, neanche così.<br />Eppure, va registrato che il presidente dell'IPC Andrew Parsons, massimo organo paraolimpico, in una Nota ufficiale finalmente umana («Siete delle vittime delle azioni dei vostri governi», queste le parole dirette agli atleti disabili) ha comunque mostrato quell'empatia che la progressista Finlandia, ad un passo dall'entrata nella Nato, non ha nessuna intenzione di manifestare ai profughi di guerra russi.<br />Nell'omelia che ha chiuso il Congresso eucaristico nazionale svoltosi a Matera, Papa Francesco ha detto: «Se alziamo adesso dei muri contro i fratelli e le sorelle, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo». La realpolitik di ogni Paese farà poi i suoi distinguo, certo, ma è altrettanto vero che uomini, donne e bambini che scappano da una guerra non possono essere respinti (magari accogliendo invece i cosiddetti "migranti climatici"), perfino se hanno l'insopprimibile colpa di essere russi. Non foss'altro perché i popoli non possono essere ritenuti responsabili delle guerre scatenate dal potere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51687807</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 21:39:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51687807/la_finlandia_respinger_i_profughi_di_guerra_e_siccome_sono_russi_il_muro_va_benissimo.mp3" length="7000860" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Guerra a senso unico ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Kj9UscszDZo&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7194&#13;
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LA FINLANDIA RESPINGERA' I PROFUGHI DI GUERRA E SICCOME SONO RUSSI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Guerra a senso unico ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Kj9UscszDZo&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Kj9UscszDZo&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7194" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7194</a><br /><br />LA FINLANDIA RESPINGERA' I PROFUGHI DI GUERRA E SICCOME SONO RUSSI IL MURO VA BENISSIMO<br />Del resto la premier è Sanna Marin, 37 anni, cresciuta da una coppia di lesbiche, paladina lgbtq+, quindi intoccabile a prescindere (VIDEO: Guerra a senso unico)<br />di Valerio Pece<br />La Finlandia non vuole i profughi di guerra russi. I principali partiti del paese, insieme alla premier Sanna Marin, hanno quindi dato il via libera alla costruzione di una recinzione al confine orientale. La realizzazione del muro durerà tre anni o poco più, mentre si dibatte sulla sua lunghezza, stimata tra i 150 e i 260 chilometri. «Speriamo che i lavori possano iniziare il prima possibile», ha dichiarato il primo ministro Marin, precisando che il progetto gode di «ampio sostegno all'interno del Parlamento».<br />I muri costruiti per limitare le migrazioni non sono certo pochi: da quello ai confini con il Messico, unanimemente bistrattato in ogni salotto che conti poiché finito di costruire da Trump (a iniziarlo ci aveva pensato il Nobel per la pace Barack Obama), a quello, tutto europeo, alzato da Orban ai confini di Croazia e Serbia nel 2015, per fronteggiare i migranti provenienti dai Balcani. Un muro, quest'ultimo, che da subito non piacque per nulla alla UE. La quale, complice anche una disturbante politica pro-family e pro-life, da allora ha iniziato una vera e propria guerra diplomatica contro Budaperst (ancora lontana dal concludersi), fatta di sanzioni economiche e di dichiarazioni di fuoco contro «un paese recalcitrante». A stigmatizzare la politica di Orban ci si sono messe anche tutte le organizzazioni satellite della UE, tanto che per Human Rights Watch «Orban ha incoraggiato il trattamento feroce e illegale dei migranti e rifugiati, e criminalizzato chi li aiutava».<br /><br />ABIURARE LA MADREPATRIA NON BASTA PIÙ<br />Ecco però che, almeno in Italia, dopo le dichiarazioni di Sanna Marin sul muro finlandese (descritto dai giornali in tutta la sua realistica crudezza: «una recinzione metallica sormontata da filo spinato, con sensori e telecamere di sorveglianza disseminati lungo il lato Sud della frontiera con la Russia»), un qualsiasi articolo di Repubblica correrà ora il rischio di essere equivocato. Queste le parole dell'inviato Fabio Tonacci del 30 luglio 2022: «Non fa distinzioni, passeggia su diritti umani e leggi dell'Unione Europea». E chi sarà mai? E ancora: «Sei scappato dalla guerra? Fuori». Trattandosi del quotidiano di Largo Fochetti non esistono dubbi che si parli dell'orrendo Orban, ma ora che Ungheria e Finlandia, sui migranti, hanno la stessa identica politica, pudore vorrebbe che si cercassero toni meno perentori.<br />L'impresa non è affatto semplice, visto che Sanna Marin - cresciuta da una coppia di lesbiche, per cui già solo per questo intoccabile paladina del mondo LGBTQ+, quindi intoccabile tout-court - con i suoi 37 anni è la più giovane e osannata premier d'Europa. Bella, innocente e immacolata a prescindere, nelle sue famose feste private (ad alto tasso alcolico), come in quelle organizzate nelle residenze ufficiali.<br />Al di là dell'applauso che accompagnerà la costruzione del nuovo muro (per gli ironici apoti dei social già «bello, alto e democratico»), la barriera che si alzerà tra Finlandia e Russia rimanderà ad un altro e più cinico paradosso. Quante volte nell'ultimo anno è stato chiesto ai russi di pronunciare una pubblica abiura contro la propria Patria? Un'umiliazione per interi corpi di ballo, cantanti lirici, artisti d'ogni genere. 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Tocca ricorrere alle battute che stanno circolando sui social per provare a sdrammatizzare la tragica situazione in cui Sinistra e mainstream italico si sono cacciati dopo l'elezione di Lorenzo Fontana a presidente della Camera.<br />Da ieri nel Pd è in atto il più grande "rosicamento" di fegato della sua storia. Che fare? Prenderli sul serio? Non è facile schiumare la rabbia dalla pentola quando ribolle col tenore dello striscione esposto da Alessandro Zan, esibitosi in un flash mob indecoroso nei confronti di quella che di lì a breve sarebbe diventata la terza più alta carica dello Stato definito "omofobo, misogino e pro Putin" salvo poi pretendere di diventare suo vice; e che dire di Vladimiro Guadagno in arte Luxuria? «Con Fontana l'ideologia omofoba ha il suo vincitore».<br />E così, mentre Letta addirittura parla di «parlamento sfregiato», i giornali si rincorrono in una biografia fotocopia, goffa e prevedibile. Omofobo e pro Putin, cattolico integralista: la fantasia dei giornali non va oltre. Salvo essere ridicola.<br />Repubblica vince il premio del grottesco e dell'obnubilamento: «Da ministro Fontana aveva proposto sgravi fiscali per le famiglie tradizionali con figli». Che affronto! A parte che la famiglia tradizionale non esiste, esiste semmai quella naturale fondata sul matrimonio, ma è forse disdicevole una politica che metta al centro la famiglia? Le vette della comicità, però, il quotidiano romano le tocca quando per cercare di dipingere il mostro che non è, a Fontana viene addirittura attribuita una oscura ed esoterica pratica religiosa: «Si dice che reciti 50 Ave Marie al giorno...». Pensate... addirittura... Eppure, i cattolici lo chiamano Rosario e non è per nulla una stravaganza, dato che con lui ci sono decine di milioni di cattolici nel mondo che lo dicono, solo che non faceva abbastanza "effetto medioevo"<br />chiamarlo così.<br /><br />DOPO 20 ANNI LA SINISTRA PERDE IL CONTROLLO DELLA CAMERA<br />A Fontana si rimprovera il sostegno a Putin e di essere stato contrario alle sanzioni alla Russia, comunque molto prima che invadesse l'Ucraina. Peccato che il neo presidente della Camera non l'abbia mai incontrato né abbia fatto accordi commerciali con lui (a differenza di Letta e Gentiloni). Le poche interviste in cui lo cita sono di questo tenore: «Sono favorevolmente impressionato da tante dichiarazioni di Putin e dal grande risveglio religioso cristiano registrato nel Paese». Basta questo per definirlo un agente del Kgb sotto copertura?<br />Un dato è certo, però, al di là di come si comporterà da terza carica dello Stato: l'elezione di Fontana rappresenta comunque una svolta. E il Pd lo sa. Dopo anni di Boldrini, Fico, un Fini addomesticato e Bertinotti, dopo 20 anni la Sinistra non ha il controllo della Camera. E questo dà fastidio.<br />Ma dà ancora più fastidio il fatto che Fontana abbia una visione cristiana della vita e della persona. Che parli di inverno demografico (ha scritto anche un libro con Ettore Gotti Tedeschi), che sia contro l'ideologia islamista, che nel corso della sua attività da europarlamentare si sia distinto contro la persecuzione dei cristiani nel mondo, e, difendendo e promuovendo la famiglia naturale dalle ideologie mortifere del gender, sia consapevole delle nostre radici.<br /> Ma soprattutto è un uomo di fede e che non nasconde nel privato il suo essere cristiano, come fanno invece i suoi colleghi cattodemocratici per i quali la fede non ha sbocchi nella vita pubblica. Tutto questo dà fastidio. E con la sua elezione allo scranno più alto della Camera entra in Parlamento dalla porta principale una visione cristiana della vita, dell'uomo e della società.<br />Certo, non bisogna però farne un santino, dall'altra parte il rischio è quello di considerarlo un "salvatore" della patria per un popolo, quello cattolico, orfano da tempo di "esempi" parlamentari e vittima di rapinatori e approfittatori che hanno preso l'autobus del voto cattolico per tradirlo. Dagli antichi greci in poi la tentazione dell'uomo politico (lo zòn politikòn) è quella di cedere alle debolezze e alle tentazioni. E a volte ai ricatti. Ciò non toglie che le sue posizioni sulla vita nascente, sulla famiglia e sull'educazione dei figli ricalchino quei principi non negoziabili che sono esiliati dal panorama politico. Dai frutti si giudicherà, per il momento c'è da prenderne nota con un anticipo di simpatia.<br /><br />UNA VITA DI FEDE<br />Cercare di fare un identikit di Fontana risulta però rischioso, perché in politica, la fiducia va meritata con gli atti e da questo verrà giudicato.<br />Quel che è certo è che il suo privato, se proprio si vuole andare a scavare per cercare di capire chi sia, è fatto di una vita di fede. Una figlia e una moglie sposata dopo una richiesta di matrimonio tradizionale e "medievale" (in ginocchio in un ristorante, da vero cavaliere). [...]<br />Nel suo discorso inaugurale ha citato il beato Carlo Acutis ("tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie"), San Tomaso ("il male non è il contrario del bene, ma privazione del bene"). Ma la sua devozione per i santi, nel caso in cui Repubblica voglia dare un nome alle immagini di santi che stupita vede sui suoi social manco fossero alieni, vi diciamo che va da Santa Brigida a don Calabria (da buon veronese).<br />Da qualche anno, Fontana è anche un devotissimo del beato Rolando Rivi, il martire seminarista 14enne ucciso dai partigiani rossi sul finire della guerra. Anzi, la sua devozione - di questo la Bussola è testimone - è alla base della visita privata di Matteo Salvini al Santuario di San Valentino dove il martire riposa ed è venerato.<br />Fontana però è anche un uomo di grande cultura. Ha 3 lauree (Scienze politiche, Storia contemporanea e Filosofia) ed è in procinto di prenderne una quarta in teologia all'Angelicum. Se non avesse fatto politica avrebbe dedicato la sua vita all'insegnamento - dice alla Bussola chi lo conosce bene - e frequenta la Messa in latino, altrimenti detta Messa in forma straordinaria, forma rituale del Messale Romano con la quale si è pure sposato e che moltissimi fedeli vivono.<br />In politica, la sua attività da ministro della famiglia è stata breve e interrotta dal rimescolamento di carte post Papeete, ma ha un merito: aver iniziato il percorso che ha portato poi il governo Draghi ad approvare l'Assegno unico. La razionalizzazione della jungla di detrazioni, bonus e deduzioni, dentro un unico assegno maggiorato non di tipo welfare, ma strutturale, è partita con il suo ministero ed è stata portata a termine da Elena Bonetti nei due governi successivi.<br />Non c'è da farne un santino, ma nemmeno un demonio. Di sicuro, una svolta c'è stata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51618570</guid><pubDate>Wed, 19 Oct 2022 14:54:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51618570/identikit_di_lorenzo_fontana_neopresidente_della_camera.mp3" length="9467655" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7183&#13;
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IDENTIKIT DI LORENZO FONTANA, NEOPRESIDENTE DELLA CAMERA di Andrea Zambrano&#13;
"Euroscettico, antiabortista, amante della famiglia tradizionale, turbo putiniano... sì, ma ha anche dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7183" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7183</a><br /><br />IDENTIKIT DI LORENZO FONTANA, NEOPRESIDENTE DELLA CAMERA di Andrea Zambrano<br />"Euroscettico, antiabortista, amante della famiglia tradizionale, turbo putiniano... sì, ma ha anche dei difetti". Tocca ricorrere alle battute che stanno circolando sui social per provare a sdrammatizzare la tragica situazione in cui Sinistra e mainstream italico si sono cacciati dopo l'elezione di Lorenzo Fontana a presidente della Camera.<br />Da ieri nel Pd è in atto il più grande "rosicamento" di fegato della sua storia. Che fare? Prenderli sul serio? Non è facile schiumare la rabbia dalla pentola quando ribolle col tenore dello striscione esposto da Alessandro Zan, esibitosi in un flash mob indecoroso nei confronti di quella che di lì a breve sarebbe diventata la terza più alta carica dello Stato definito "omofobo, misogino e pro Putin" salvo poi pretendere di diventare suo vice; e che dire di Vladimiro Guadagno in arte Luxuria? «Con Fontana l'ideologia omofoba ha il suo vincitore».<br />E così, mentre Letta addirittura parla di «parlamento sfregiato», i giornali si rincorrono in una biografia fotocopia, goffa e prevedibile. Omofobo e pro Putin, cattolico integralista: la fantasia dei giornali non va oltre. Salvo essere ridicola.<br />Repubblica vince il premio del grottesco e dell'obnubilamento: «Da ministro Fontana aveva proposto sgravi fiscali per le famiglie tradizionali con figli». Che affronto! A parte che la famiglia tradizionale non esiste, esiste semmai quella naturale fondata sul matrimonio, ma è forse disdicevole una politica che metta al centro la famiglia? Le vette della comicità, però, il quotidiano romano le tocca quando per cercare di dipingere il mostro che non è, a Fontana viene addirittura attribuita una oscura ed esoterica pratica religiosa: «Si dice che reciti 50 Ave Marie al giorno...». Pensate... addirittura... Eppure, i cattolici lo chiamano Rosario e non è per nulla una stravaganza, dato che con lui ci sono decine di milioni di cattolici nel mondo che lo dicono, solo che non faceva abbastanza "effetto medioevo"<br />chiamarlo così.<br /><br />DOPO 20 ANNI LA SINISTRA PERDE IL CONTROLLO DELLA CAMERA<br />A Fontana si rimprovera il sostegno a Putin e di essere stato contrario alle sanzioni alla Russia, comunque molto prima che invadesse l'Ucraina. Peccato che il neo presidente della Camera non l'abbia mai incontrato né abbia fatto accordi commerciali con lui (a differenza di Letta e Gentiloni). Le poche interviste in cui lo cita sono di questo tenore: «Sono favorevolmente impressionato da tante dichiarazioni di Putin e dal grande risveglio religioso cristiano registrato nel Paese». Basta questo per definirlo un agente del Kgb sotto copertura?<br />Un dato è certo, però, al di là di come si comporterà da terza carica dello Stato: l'elezione di Fontana rappresenta comunque una svolta. E il Pd lo sa. Dopo anni di Boldrini, Fico, un Fini addomesticato e Bertinotti, dopo 20 anni la Sinistra non ha il controllo della Camera. E questo dà fastidio.<br />Ma dà ancora più fastidio il fatto che Fontana abbia una visione cristiana della vita e della persona. Che parli di inverno demografico (ha scritto anche un libro con Ettore Gotti Tedeschi), che sia contro l'ideologia islamista, che nel corso della sua attività da europarlamentare si sia distinto contro la persecuzione dei cristiani nel mondo, e, difendendo e promuovendo la famiglia naturale dalle ideologie mortifere del gender, sia consapevole delle nostre radici.<br /> Ma soprattutto è un uomo di fede e che non nasconde nel privato il suo essere cristiano, come fanno invece i suoi colleghi cattodemocratici per i quali la fede non ha sbocchi nella vita pubblica. Tutto questo dà fastidio. E con la sua elezione allo scranno più alto della Camera entra in Parlamento dalla porta principale una visione cristiana della vita,...]]></itunes:summary><itunes:duration>592</itunes:duration><itunes:keywords>camera,fontana,principinonnegoziabili,rosario,svolta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/af3c6440e15f1d2d481d7ea34b3484f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Draghi approva in extremis il piano LGBT</title><link>https://www.spreaker.com/episode/draghi-approva-in-extremis-il-piano-lgbt--51543568</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7163" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7163</a><br /><br />DRAGHI APPROVA IN EXTREMIS IL PIANO LGBT di Mauro Faverzani<br />«Motus in fine velocior»: la nota sentenza latina indica quanto un moto divenga più veloce sul suo finire. Mai verità si attaglia meglio a quest'ultimo scorcio del dimissionario governo Draghi, che con un colpo di coda, a sorpresa (o a tradimento, come molti osservatori hanno commentato...), lo scorso 5 ottobre non ha mancato di varare in zona Cesarini ovvero allo scadere della legislatura una «Strategia nazionale» pro-Lgbt con carattere programmatico, valida per un triennio, fino al 2025, in grado quindi con una serie di «azioni vincolanti» di condizionare anche il prossimo esecutivo.<br />Non è il ddl Zan, ma su altri piani risulta di eguale portata ideologica. Il provvedimento, approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 5 ottobre su proposta del ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia (sic!), Elena Bonetti, infatti, prevede sei aree cruciali di intervento: lavoro, sicurezza, salute, educazione e sport, cultura e media, monitoraggio e valutazione. Il che, tradotto, significa "congedo parentale" per le coppie dello stesso sesso, incentivi per le aziende che assumano transgender, norme definite "antidiscriminatorie" nei contratti collettivi, misure di contrasto agli effetti ritenuti "negativi" dei trattamenti di conversione o teorie riparative per i minori Lgbt, percorsi di "educazione" mirati nelle scuole di ogni ordine e grado con tanto di "formazione" per il personale scolastico e ATA, il "doppio libretto" universitario per i transgender, altri corsi di "formazione" per poliziotti ed agenti di pubblica sicurezza, nonché le cosiddette "buone pratiche" anche nelle strutture penitenziarie, contrasto all'utilizzo di "stereotipi" e "pregiudizi" nella rappresentazione mediatica delle realtà Lgbt, accarezzando la perenne tentazione di porre un bavaglio alla stampa e di cancellare de facto la tanto sbandierata libertà d'opinione, infine la prima indagine statistica atta ad individuare eventuali discriminazioni.<br /><br />L'ULTIMO BLITZ DI DRAGHI<br />Tutto questo recependo una raccomandazione, la CM/Rec (2010) 5, adottata dal comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, totalmente priva tuttavia di efficacia vincolante. E siccome le parole hanno un peso, meritano attenzione quelle pronunciate dal ministro Bonetti, che ha voluto precisare come sia non "facoltà", bensì «responsabilità del prossimo esecutivo rispettare o meno» tale provvedimento, con evidente tono di sfida e di sberleffo, per giungere poi all'autoincensazione con un chiaro avvertimento: «Avranno la responsabilità di essere all'altezza di un governo, che ha impresso una svolta storica sul fronte della parità?», il che rende chiarissimo l'intento provocatorio e strumentalmente ideologico di questa «Strategia nazionale».<br />La senatrice di Fratelli d'Italia, Isabella Rauti, su Twitter ha parlato di «ultimo blitz di Draghi», inaccettabile già per «una questione di metodo», ritenendo grave che un governo in carica da due anni non si occupi - come dovrebbe - solo di ordinaria amministrazione, ma «presenti una Strategia nazionale pluriennale alla vigilia della nascita di un nuovo esecutivo e di un nuovo parlamento». Sulla stessa linea anche l'on. Eugenia Roccella, sempre di Fratelli d'Italia, per la quale «il governo ha avuto due anni di tempo. Farla adesso è una trovata pubblicitaria. Non si possono prendere impegni per il governo successivo», che dovrà ora «riprendere in mano tutto da capo», dettando un immediato cambio di registro. Non meno critici i toni, cui è ricorsa l'europarlamentare della Lega, Simona Baldassare, che ha evidenziato come nel piano si prevedano «forzature ispirate alle teorie gender come i permessi parentali alle coppie omogenitoriali in palese contrasto con la legge nazionale che vieta l'utero in affitto o addirittura incentivi a chi assuma cittadini transgender, piegando il principio di uguaglianza davanti alla legge all'auto-percezione delle persone».<br /><br />UNA BANDIERA ALZATA<br />Il ministro Bonetti ha definito tale «Strategia nazionale Lgbt» il frutto di un «processo molto condiviso», scritto «in accordo fra diversi ministeri», suggerendo l'idea che, come si usa dire, se la siano cantata e se la siano suonata tra di loro. La condivisione pare sia avvenuta più all'interno dell'esecutivo, di regioni, enti locali e di una sessantina di associazioni (sarebbe davvero interessante consultarne l'elenco...), che dialogando realmente con quella società civile, che, se ascoltata, avrebbe probabilmente portato ad un risultato ben diverso, essendo ben altre ora le urgenze, dai pesanti rincari generalizzati al conflitto in Ucraina e via elencando.<br />Il cosiddetto movimento per i diritti Lgbt, in Italia, ha fatto molta strada rispetto alla prima manifestazione, organizzata dall'associazione Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano a Sanremo nel 1972, per giungere sino ai Gay Pride attuali, sparsi un po' ovunque per la Penisola. Ciò richiama perfettamente quanto l'intellettuale cattolico Plinio Corrêa de Oliveira previde in una delle sue opere fondamentali, Rivoluzione e Controrivoluzione, circa le due velocità del processo rivoluzionario, «l'una rapida, generalmente destinata al fallimento sul piano immediato. L'altra, abitualmente coronata da successo, molto più lenta». Afferma subito dopo: «Si direbbe che i movimenti più veloci siano inutili. Ma non è vero. L'esplosione di questi estremismi alza una bandiera, crea un punto di attrazione fisso che affascina per il suo stesso radicalismo i moderati e verso cui questi cominciano lentamente a incamminarsi».<br />Senza poterci qui dilungare in merito (ma ne varrebbe davvero la pena), è possibile porre il provvedimento del governo dimissionario Draghi proprio in questo novero dei «movimenti più veloci», di cui parla il prof. Plinio Corrêa de Oliveira: v'è la speranza che il nuovo governo lo azzeri o, quanto meno, lo disinneschi. Senza illuderci però che ciò corrisponda ad un suo fallimento vero e proprio, perché - riprendendo il brano citato - ha intanto alzato «una bandiera». Sì, ma arcobaleno...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51543568</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2022 11:38:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51543568/draghi_approva_in_extremis_il_piano_lgbt.mp3" length="7932098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7163&#13;
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DRAGHI APPROVA IN EXTREMIS IL PIANO LGBT di Mauro Faverzani&#13;
«Motus in fine velocior»: la nota sentenza latina indica quanto un moto divenga più veloce sul suo finire. Mai verità si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7163" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7163</a><br /><br />DRAGHI APPROVA IN EXTREMIS IL PIANO LGBT di Mauro Faverzani<br />«Motus in fine velocior»: la nota sentenza latina indica quanto un moto divenga più veloce sul suo finire. Mai verità si attaglia meglio a quest'ultimo scorcio del dimissionario governo Draghi, che con un colpo di coda, a sorpresa (o a tradimento, come molti osservatori hanno commentato...), lo scorso 5 ottobre non ha mancato di varare in zona Cesarini ovvero allo scadere della legislatura una «Strategia nazionale» pro-Lgbt con carattere programmatico, valida per un triennio, fino al 2025, in grado quindi con una serie di «azioni vincolanti» di condizionare anche il prossimo esecutivo.<br />Non è il ddl Zan, ma su altri piani risulta di eguale portata ideologica. Il provvedimento, approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 5 ottobre su proposta del ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia (sic!), Elena Bonetti, infatti, prevede sei aree cruciali di intervento: lavoro, sicurezza, salute, educazione e sport, cultura e media, monitoraggio e valutazione. Il che, tradotto, significa "congedo parentale" per le coppie dello stesso sesso, incentivi per le aziende che assumano transgender, norme definite "antidiscriminatorie" nei contratti collettivi, misure di contrasto agli effetti ritenuti "negativi" dei trattamenti di conversione o teorie riparative per i minori Lgbt, percorsi di "educazione" mirati nelle scuole di ogni ordine e grado con tanto di "formazione" per il personale scolastico e ATA, il "doppio libretto" universitario per i transgender, altri corsi di "formazione" per poliziotti ed agenti di pubblica sicurezza, nonché le cosiddette "buone pratiche" anche nelle strutture penitenziarie, contrasto all'utilizzo di "stereotipi" e "pregiudizi" nella rappresentazione mediatica delle realtà Lgbt, accarezzando la perenne tentazione di porre un bavaglio alla stampa e di cancellare de facto la tanto sbandierata libertà d'opinione, infine la prima indagine statistica atta ad individuare eventuali discriminazioni.<br /><br />L'ULTIMO BLITZ DI DRAGHI<br />Tutto questo recependo una raccomandazione, la CM/Rec (2010) 5, adottata dal comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, totalmente priva tuttavia di efficacia vincolante. E siccome le parole hanno un peso, meritano attenzione quelle pronunciate dal ministro Bonetti, che ha voluto precisare come sia non "facoltà", bensì «responsabilità del prossimo esecutivo rispettare o meno» tale provvedimento, con evidente tono di sfida e di sberleffo, per giungere poi all'autoincensazione con un chiaro avvertimento: «Avranno la responsabilità di essere all'altezza di un governo, che ha impresso una svolta storica sul fronte della parità?», il che rende chiarissimo l'intento provocatorio e strumentalmente ideologico di questa «Strategia nazionale».<br />La senatrice di Fratelli d'Italia, Isabella Rauti, su Twitter ha parlato di «ultimo blitz di Draghi», inaccettabile già per «una questione di metodo», ritenendo grave che un governo in carica da due anni non si occupi - come dovrebbe - solo di ordinaria amministrazione, ma «presenti una Strategia nazionale pluriennale alla vigilia della nascita di un nuovo esecutivo e di un nuovo parlamento». Sulla stessa linea anche l'on. Eugenia Roccella, sempre di Fratelli d'Italia, per la quale «il governo ha avuto due anni di tempo. Farla adesso è una trovata pubblicitaria. Non si possono prendere impegni per il governo successivo», che dovrà ora «riprendere in mano tutto da capo», dettando un immediato cambio di registro. Non meno critici i toni, cui è ricorsa l'europarlamentare della Lega, Simona Baldassare, che ha evidenziato come nel piano si prevedano «forzature ispirate alle teorie gender come i permessi parentali alle coppie omogenitoriali in palese contrasto con la legge nazionale che vieta l'utero in affitto o addirittura...]]></itunes:summary><itunes:duration>496</itunes:duration><itunes:keywords>draghi,educazione,lgbt,personaleata,scorretto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e5333f81ab86708a6e6895769ad2354c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Liguria anche il centrodestra vota per il diritto all'aborto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-liguria-anche-il-centrodestra-vota-per-il-diritto-all-aborto--51469851</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7157" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7157</a><br /><br />IN LIGURIA ANCHE IL CENTRODESTRA VOTA PER IL DIRITTO ALL'ABORTO di Stefano Chiappalone<br />Mentre il centrodestra a livello nazionale si prepara a governare, in Liguria (dove già governa con Giovanni Toti) si unisce alla sinistra per proclamare il diritto all'aborto. Nella seduta di martedì 27 settembre è stato approvato l'ordine del giorno n. 647 del consigliere Roberto Arboscello e di altri esponenti del Partito Democratico, «sul diritto delle donne di scegliere l'interruzione volontaria della gravidanza».<br />La Regione a guida centrodestra fa propria la proposta piddina di «assumere le iniziative più opportune affinché sia assicurata la piena attuazione della legge 194». Con «piena attuazione» non si allude certo a quella parte della legge (art. 5) relativa alla prevenzione e alle possibili alternative all'aborto. Al contrario, si parla di piena attuazione nel senso di rimozione di tutti gli ostacoli, il primo dei quali, neanche a dirlo, è costituito dagli obiettori - "bestia nera" dei paladini della libertà che paradossalmente diventano intolleranti con chi si avvale della propria per ragioni etiche (che non vuol dire automaticamente religiose).<br />Il testo rinvia alla risoluzione del Parlamento Europeo che «ribadisce l'importanza della storica decisione Roe v. Wade» della Corte Suprema americana del 1973 sul diritto all'aborto - risoluzione europea seguita alla sentenza statunitense del giugno scorso che ha "rovesciato" la Roe v. Wade, ma che non ha "vietato" l'aborto, come erroneamente si sente dire, bensì solo delegato la questione ai singoli Stati. Sarebbe troppo lungo in questa sede chiedersi se da allora (e dal 1978, quando è entrata in vigore la legge italiana in materia) non ci si possa porre qualche domanda sui milioni di bambini mancanti all'appello - e anche sul dramma vissuto dalle madri, poiché gli stessi abortisti sono consapevoli che non è una "banale" operazione chirurgica. Ma se è un dramma, sarà il caso di fare il possibile per evitarlo piuttosto che rivendicarlo come diritto a ogni costo.<br /><br />IL DIRITTO DI ABORTO<br />Nel documento ligure si ricorda inoltre che i parlamentari europei «hanno chiesto di inserire il diritto di aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea», impegnando di conseguenza tutti i Paesi coinvolti. Quindi si lamentano le difficoltà italiane per chi volesse abortire, legate «soprattutto all'altissimo numero di obiettori di coscienza fra ginecologi, infermieri ed OSS», pari rispettivamente al 67%, al 43% e al 37%, stando ai dati del ministero della Salute riportati nell'ordine del giorno del consigliere Arboscello. E verrebbe da chiedersi se quel 67% di ginecologi sia costituito da pericolosi fondamentalisti o se proprio attraverso la loro professione non abbiano maturato riserve di altro tipo. Qui cade anche il classico slogan "Sei contrario all'aborto? Non abortire, ma lascia libertà agli altri" - evidentemente non applicabile ai medici che secondo alcuni dovrebbero praticare gli aborti a prescindere dalle proprie convinzioni.<br />Nonostante in Italia anche durante il lockdown l'aborto è stato garantito come servizio ritenuto essenziale e indifferibile, il nostro Paese non è considerato "in regola" con gli standard europei: l'ordine del giorno ricorda che «il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, organo del Consiglio d'Europa, ha dichiarato l'Italia un Paese in cui la legge sull'IVG non è ancora completamente applicata». Con l'approvazione, il consiglio regionale impegna il Presidente e la Giunta a favorire il più possibile l'accesso all'aborto in Liguria e «a sostenere nelle sedi più opportune la richiesta del Parlamento europeo al diritto all'aborto legale e sicuro nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea».<br /><br />NESSUNO HA VOTATO CONTRO<br />L'ordine del giorno è passato con 21 voti, anche del centrodestra. Oltre al proponente PD, hanno infatti votato a favore quasi tutti i partiti, compresi Lega, Forza Italia e la lista di Toti. Esclusi i 6 parlamentari assenti (di vari schieramenti), la sola presa di distanze è stata l'astensione dei 3 consiglieri di Fratelli d'Italia. La posizione del centrodestra (e l'astensione di FdI) pone qualche domanda, anche alla luce della nuova maggioranza parlamentare e in vista della formazione del nuovo governo. Al di là della prevedibile lamentela del consigliere Arboscello («I consiglieri liguri di Fratelli d'Italia si sono astenuti sul mio ordine del giorno [...] Fratelli d'Italia sui diritti non guarda al futuro ma al passato»), resta il fatto che Giovanni Toti e la sua maggioranza hanno accolto l'impegno di buon grado. Toti, che oltre alla Presidenza ha anche la delega alla Sanità, «ha ribadito l'intenzione della giunta di garantire un servizio previsto dalla legge e ha illustrato l'organizzazione in merito fornendo il numero di interruzioni volontarie e di obiettori nel comparto medico e non medico», come riporta il comunicato relativo ai lavori del 27 settembre.<br />Infine, nessuno ha votato contro, neanche Fratelli d'Italia, che ha scelto la via dell'astensione. Se già risulta difficile capire l'adesione di Forza Italia e della Lega (specie di quest'ultima), ancora più arduo è comprendere questa parziale presa di distanze del partito di Giorgia Meloni che finisce per scontentare gli uni e gli altri. Peraltro, gli stessi consiglieri di FdI astenuti sono firmatari di una proposta per istituire sportelli pro vita in ogni struttura ligure che effettui interruzioni di gravidanza, definendo l'embrione «figlio dalla vita nascosta e in pericolo» ma affrettandosi a dichiarare che la 194 è «una legge bellissima» (parole del capogruppo Stefano Balleari) e che «nessuno del resto mette in discussione l'altra scelta, quella di interrompere la gravidanza». Verrebbe da chiedergli: ma questo «figlio dalla vita nascosta» c'è o non c'è?<br />Se c'è un "merito" (si fa per dire) che si può invidiare alla sinistra è che, in materia di principi non negoziabili, rivendica e persegue tenacemente i propri obiettivi (naturalmente a modo loro). Il centrodestra sembra talvolta più preoccupato di "rassicurare" gli avversari che di impegnarsi sul terreno di quei valori che pure, timidamente, proclama.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Non c'è più religione: Ruini scivola su aborto e Cirinnà" parla della disarmante intervista del Corriere della Sera al cardinal Ruini. Questa intervista fa capire perché i moderati del centrodestra non invertiranno mai il processo rivoluzionario portato avanti dalla sinistra, ma soltanto lo rallenteranno un po'.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 settembre 2022:<br />Intervista molto deludente quella concessa dal cardinale Camillo Ruini ad Aldo Cazzullo e pubblicata sul Corriere della Sera di ieri, 28 settembre.<br />Prima di trattare altri aspetti dell'intervista, vorrei entrare subito nel merito dei due punti più dolorosi: Il cardinale ha dato la sua piena accettazione della legge 194 sull'aborto e la altrettanto piena accettazione della legge Cirinnà sulle unioni civili anche omosessuali. Tutti vedono la pesante gravità della cosa.<br />A proposito del primo argomento il cardinale ha detto: «Spero che la legge 194 sia finalmente attuata anche dove dice che lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio». Con queste improvvide parole egli ha avvalorato la tesi che la 194 è giusta e che deve essere solo completamente attuata. Una tesi purtroppo ormai molto diffusa nella Chiesa, ma insostenibile e inaccettabile: perché quella legge ammette l'aborto che non è mai ammissibile, perché lo riconosce come diritto mentre è un gravissimo torto, perché ha già impedito di nascere a milioni di bambini, perché limitarsi "aiutare le donne che vorrebbero portare avanti la gravidanza" significa riconoscere che, in caso di insuccesso, l'aborto è cosa legittima. Significa anche non tenere conto che le cause dell'aborto sono ben altro da quelle economiche e bloccare qualsiasi progetto di abrogazione della 194. Molti si chiedono oggi con grande disagio spirituale e intima sofferenza: ma la Chiesa è ancora contraria all'aborto? Mille indizi, e ora questo di Ruini, sembrano dirci di no.<br />Il cardinale non si limita tuttavia a questo, ma approva anche la legge Cirinnà. Alla domanda di Cazzullo sul tema egli risponde: «Le unioni civili dovrebbero essere differenziate realmente, e non solo a parole, dal matrimonio tra persone dello stesso sesso. Devono essere unioni non matrimoni». Ora, la legge Cirinnà dice proprio questo, quindi il cardinale la approva. La Cirinnà non le chiama matrimoni, tanto è vero che si fonda sull'articolo 2 della Costituzione relativo alle aggregazioni sociali e non sugli articoli su matrimonio e la famiglia.<br />Il cardinale Ruini è stato presidente CEI fino al 7 marzo 2007. Il 28 marzo di quello stesso anno - sotto la presidenza del "ruiniano", come allora si diceva, cardinale Bagnasco -, il Consiglio permanente della CEI ha pubblicato la Nota sulle unioni di fatto, in cui si dice che eventuali garanzie e tutele giuridiche delle persone coinvolte, sia in relazioni di fatto eterosessuali che omosessuali, debbano venire risolte sul piano del diritto individuale e mai con il riconoscimento della coppia in quanto coppia. Ora, invece, Ruini - ma non lui solo - dice il contrario. Eppure, dalla conclusione della sua presidenza CEI al documento in parola erano passati solo 21 giorni: possibile che egli non se ne faccia più carico?<br />Fin qui l'intervista è drammaticamente disarmante. Su altri punti è tristemente deludente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51469851</guid><pubDate>Wed, 05 Oct 2022 02:51:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51469851/in_liguria_anche_il_centrodestra_diritto_all_aborto.mp3" length="7273403" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/1c99aa65-6418-49f1-88fa-21a7b63a5efe/1c99aa65-6418-49f1-88fa-21a7b63a5efe.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/1c99aa65-6418-49f1-88fa-21a7b63a5efe/1c99aa65-6418-49f1-88fa-21a7b63a5efe.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/1c99aa65-6418-49f1-88fa-21a7b63a5efe/1c99aa65-6418-49f1-88fa-21a7b63a5efe.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7157&#13;
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IN LIGURIA ANCHE IL CENTRODESTRA VOTA PER IL DIRITTO ALL'ABORTO di Stefano Chiappalone&#13;
Mentre il centrodestra a livello nazionale si prepara a governare, in Liguria (dove già governa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7157" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7157</a><br /><br />IN LIGURIA ANCHE IL CENTRODESTRA VOTA PER IL DIRITTO ALL'ABORTO di Stefano Chiappalone<br />Mentre il centrodestra a livello nazionale si prepara a governare, in Liguria (dove già governa con Giovanni Toti) si unisce alla sinistra per proclamare il diritto all'aborto. Nella seduta di martedì 27 settembre è stato approvato l'ordine del giorno n. 647 del consigliere Roberto Arboscello e di altri esponenti del Partito Democratico, «sul diritto delle donne di scegliere l'interruzione volontaria della gravidanza».<br />La Regione a guida centrodestra fa propria la proposta piddina di «assumere le iniziative più opportune affinché sia assicurata la piena attuazione della legge 194». Con «piena attuazione» non si allude certo a quella parte della legge (art. 5) relativa alla prevenzione e alle possibili alternative all'aborto. Al contrario, si parla di piena attuazione nel senso di rimozione di tutti gli ostacoli, il primo dei quali, neanche a dirlo, è costituito dagli obiettori - "bestia nera" dei paladini della libertà che paradossalmente diventano intolleranti con chi si avvale della propria per ragioni etiche (che non vuol dire automaticamente religiose).<br />Il testo rinvia alla risoluzione del Parlamento Europeo che «ribadisce l'importanza della storica decisione Roe v. Wade» della Corte Suprema americana del 1973 sul diritto all'aborto - risoluzione europea seguita alla sentenza statunitense del giugno scorso che ha "rovesciato" la Roe v. Wade, ma che non ha "vietato" l'aborto, come erroneamente si sente dire, bensì solo delegato la questione ai singoli Stati. Sarebbe troppo lungo in questa sede chiedersi se da allora (e dal 1978, quando è entrata in vigore la legge italiana in materia) non ci si possa porre qualche domanda sui milioni di bambini mancanti all'appello - e anche sul dramma vissuto dalle madri, poiché gli stessi abortisti sono consapevoli che non è una "banale" operazione chirurgica. Ma se è un dramma, sarà il caso di fare il possibile per evitarlo piuttosto che rivendicarlo come diritto a ogni costo.<br /><br />IL DIRITTO DI ABORTO<br />Nel documento ligure si ricorda inoltre che i parlamentari europei «hanno chiesto di inserire il diritto di aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea», impegnando di conseguenza tutti i Paesi coinvolti. Quindi si lamentano le difficoltà italiane per chi volesse abortire, legate «soprattutto all'altissimo numero di obiettori di coscienza fra ginecologi, infermieri ed OSS», pari rispettivamente al 67%, al 43% e al 37%, stando ai dati del ministero della Salute riportati nell'ordine del giorno del consigliere Arboscello. E verrebbe da chiedersi se quel 67% di ginecologi sia costituito da pericolosi fondamentalisti o se proprio attraverso la loro professione non abbiano maturato riserve di altro tipo. Qui cade anche il classico slogan "Sei contrario all'aborto? Non abortire, ma lascia libertà agli altri" - evidentemente non applicabile ai medici che secondo alcuni dovrebbero praticare gli aborti a prescindere dalle proprie convinzioni.<br />Nonostante in Italia anche durante il lockdown l'aborto è stato garantito come servizio ritenuto essenziale e indifferibile, il nostro Paese non è considerato "in regola" con gli standard europei: l'ordine del giorno ricorda che «il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, organo del Consiglio d'Europa, ha dichiarato l'Italia un Paese in cui la legge sull'IVG non è ancora completamente applicata». Con l'approvazione, il consiglio regionale impegna il Presidente e la Giunta a favorire il più possibile l'accesso all'aborto in Liguria e «a sostenere nelle sedi più opportune la richiesta del Parlamento europeo al diritto all'aborto legale e sicuro nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea».<br /><br />NESSUNO HA VOTATO CONTRO<br />L'ordine del giorno è passato...]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>194,aborto,centrodestra,liguria,ruini,toti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/be0d1ee45b27a74904c470e159642b47.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La propaganda più potente a disposizione dei governi è il cinema</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-propaganda-piu-potente-a-disposizione-dei-governi-e-il-cinema--51326407</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7146" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7146</a><br /><br />LA PROPAGANDA PIU' POTENTE A DISPOSIZIONE DEI GOVERNI E' IL CINEMA di Mauro Faverzani<br />La Disney tradisce sempre di più la propria vocazione all'intrattenimento, per far proprie le derive etiche imperversanti a livello sociale: dopo le proteste per la "svolta" Lgbtqi+, ora la Walt Disney Studios, assieme alla Nbc Universal, a Google, alla Sony Pictures e ad altre grandi aziende, figura tra i partner dell'Anneberg Inclusion Initiative, il think tank voluto dalla University of Southern California per «studiare - come recita il sito ufficiale - la diversità e l'inclusione nell'intrattenimento attraverso ricerche originali e progetti sponsorizzati».<br />Che cosa significa, al di là dei termini roboanti, nello specifico? Non si tratta solo di una ricerca teorica, di una fotografia dell'esistente, bensì di un coinvolgimento attivo e militante degli studenti (soprattutto, ma non solo), affinché producano cortometraggi e film, che promuovano tematiche quali gender, femminismo ed aborto. Per farlo, sono stati messi a punto (e finanziati) strumenti quali, ad esempio, i cosiddetti «programmi di accelerazione». In particolare, il «Reproductive Rights Accelerator», annunciato lo scorso 17 agosto, rappresenta un sostegno per un minimo di tre studenti di cinematografia, che abbiano «una storia da raccontare sui diritti riproduttivi. Il premio offre uno stipendio di 25.000 dollari per la produzione e lo sviluppo di un cortometraggio incentrato sulla salute riproduttiva». Oppure «The Inclusion Rider» ovvero integrazioni contrattuali per contrastare «i pregiudizi» nei casting e nelle assunzioni nell'industria dell'intrattenimento, incrementando, ad esempio, la presenza percentuale sullo schermo di donne, persone di colore, disabili e membri della comunità Lgbt, come ha specificato la professoressa Stacy L. Smith, docente associato di comunicazione presso l'University of Southern California Annenberg School for Communication and Journalism. Circa l'aborto, la professoressa Smith ha precisato di aver pensato al Reproductive Rights Accelerator Program ed al modo per sovvenzionarlo, dopo la decisione della Corte Suprema americana di escludere l'aborto dall'elenco dei "diritti": «Con le limitazioni ai diritti riproduttivi - ha affermato - non solo è necessario trovare soluzioni legali per proteggere le comunità emarginate, ma è essenziale educare e informare il pubblico su questi temi. L'intrattenimento ha la capacità unica di raggiungere gli spettatori e di fornire questa educazione. Il nostro obiettivo è quello di far capire quante opportunità ci siano di usare lo storytelling come strumento per ampliare la conversazione e creare un cambiamento sostanziale negli atteggiamenti e nelle politiche». Secondo l'Università - precisa l'agenzia InfoCatólica -, anche noti attori di Hollywood e la multinazionale dell'aborto Planned Parenthood sovvenzionerebbero l'iniziativa.<br />Dunque, nulla di improvvisato o di casuale, bensì un disegno preciso, meditato a tavolino, per promuovere l'aborto assieme a Lgbt, femminimo e dintorni. L'elenco delle iniziative concrete è lungo, è sufficiente consultare il sito dell'USC Annenberg, per rendersene conto. E grandi aziende lo sostengono anche economicamente, come la Disney, che, come Netflix, Warner Bros, Discovery, Amazon, già ha annunciato di farsi carico dei costi delle trasferte delle proprie dipendenti, decise ad abortire, benché residenti negli Stati dove l'aborto oggi è illegale. Ma non solo: un'indagine condotta dalla Society for Human Resource Management ha rilevato come molte aziende stiano, di contro, tagliando i congedi di maternità alle donne, che scelgano la vita o dando alla luce il figlio in grembo o adottando bambini. Incredibile e disumano!<br />E non è ancora tutto... Sempre la Disney ha recentemente scatenato accese polemiche con la nuova serie per adulti Little Demon, lanciata lo scorso 25 agosto. Questa la trama: tredici anni dopo essere stata ingravidata da Satana, Laura e la figlia Chrissy, riconosciuta come anticristo, cercano di vivere una vita normale nel Delaware, ma forze mostruose le perseguitano, guidate dallo stesso Satana, che vuole custodire l'anima della figlia.<br />Per quanto aberrante sia l'impianto della serie, uno dei creatori, Seth Kirschner, oltre ad annunciare la presenza di scene di nudo, ha mostrato di non aver scrupoli in merito: «Continueremo finché non ci diranno di smettere», ha dichiarato, come riportato dall'agenzia InfoCatólica.<br />La serie, commercializzata e distribuita dalla Disney, che ne è la proprietaria, viene prodotta, tra gli altri, dalla Evil Hag Productions, la «Strega cattiva», tanto per restare in tema... Aubrey Plaza, che presta la voce alla madre, Laura, durante la presentazione, ha dichiarato, tenendo in mano un tridente rosso: «Mi piace il fatto che si stia normalizzando il paganesimo. Laura è una strega, che lo pratica». Sconcertante. Ma non basta. Nel calderone esoterico, non si è voluto far mancare neppure il richiamo al gender: Satana si rende conto ad un certo punto che suo figlio Chrissy, l'anticristo, considerato un maschio, in realtà è una femmina, per cui sentenzia: «Il futuro è al femminile». Bandiere transgender si alternano a parallelismi satirici tra Bibbia e media ed a scene, in cui si promuovono i pessimi esempi, come le congratulazioni rivolte alla giovane per aver insultato sua madre Laura.<br />Molte le proteste e le reazioni negative scatenate dalla serie demoniaca, per la cui cancellazione molte organizzazioni, cattoliche e non, hanno già avviato raccolte-firme, subito giunte a decine di migliaia di adesioni. Mike Johnson, repubblicano, rappresentante degli Stati Uniti per il quarto Distretto congressuale della Louisiana, ha commentato sulla propria pagina Facebook: «Non sono riuscito a raggiungere il telecomando abbastanza velocemente per proteggere mio figlio di 11 anni dall'anteprima e mi chiedo quanti altri bambini vi siano stati esposti e quanti altri milioni si sintonizzeranno sulla nuova serie. Disney e FX hanno deciso di abbracciare e commercializzare ciò che è chiaramente malvagio, statene alla larga!».<br />Attenzione, quindi, perché ormai il male è a portata di un click. Teniamolo presente.<br /><br />Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Venezia trans, il cinema si fa propaganda. Come previsto" spiega perché i film sono una delle armi di propaganda più potenti a disposizione degli Stati. Infatti a Venezia è tutto un fiorire di pellicole sul mondo trans. Non c'entra la cultura, non c'entra l'arte. È solo propaganda e così è sempre stato dal fascismo in poi.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 settembre 2022:<br />Partito il Festival del Cinema di Venezia, partiti gossip e polemiche. Tra le polemiche che ci interessano ci sono quelle che lamentano una sovra-rappresentazione di temi LGBTQ+ nei film in concorso. C'è, ad esempio, Tar, con Cate Blanchett che interpreta Lydia Tar. Costei è stata la prima direttrice d'orchestra tedesca, lesbica, che nel film molesta diverse musiciste della propria orchestra.<br />C'è L'immensità, del[la] regista transessuale Emanuele Crialese. Protagonista del film è Penelope Cruz, che veste i panni della madre di una ragazza di 12 anni convinta di essere maschio. Il padre, ovviamente, è ottuso e violento. E poi c'è Monica, di Andrea Pallaoro, che racconta la storia di una donna che torna a casa per occuparsi della madre. Il punto è che l'attor* protagonista è Trace Lysette, transessuale e attivista per i diritti LGBTQ+.<br />Infine c'è Le favolose, di Roberta Torre, dedicato all'incontro di sette amic* trans per commemorare l'ottav*, Antoni*, morta e sepolta dalla famiglia con abiti maschili. Apriamo una parentesi, prima di tornare a Venezia: anche alla Notte della taranta (dal minuto 22:15) è comparso un* transessuale sul palco. Chiusa parentesi, torniamo al Festival di Venezia.<br />Insomma: transessualità come se piovesse. E arriviamo al punto.<br />Consideriamo scandalose queste pellicole perché, essendo il Festival del Cinema di Venezia una manifestazione culturale di livello internazionale, dovrebbe essere un momento qualitativamente e artisticamente elevato. Dovrebbe, insomma, presentare il meglio - dal punto di vista culturale - della produzione cinematografica italiana, europea e mondiale. Non solo: consideriamo il cinema arte, appunto, ma anche intrattenimento di livello elevato. Ma se queste premesse fossero sbagliate? Se il cinema non fosse altro che una forma - particolarmente efficace - di propaganda? Mussolini, nel 1922, affermò che «il cinema è l'arma più forte dello stato», perché le immagini, la musica e i dialoghi hanno una capacità impressionante di far presa sul popolo. Ecco, nel 1936, perché decise di fondare gli studios di Cinecittà; ecco perché, nel 1932, decise di inaugurare la prima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in occasione del decennale della marcia su Roma. Tra i premi distribuiti, dal 1938 ci fu la Coppa Mussolini per il miglior film.<br />Ma non solo il fascismo considerò il cinema come un'arma propagandistica: in un testo del 1943, intitolato The Motion Picture as a Weapon of Psychological Warfare (Il film come arma di guerra psicologica), nella prima pagina leggiamo: «I film sono una delle armi di propaganda più potenti a disposizione degli Stati Uniti». Per questo motivo, anziché distruggere Cinecittà e azzerare la Mostra del Cinema di Venezia, nel dopoguerra vengono rivitalizzati: per sfruttare - questa volta in chiave antifascista - il loro potenziale propagandistico.<br />Perché, piaccia o meno, il cinema è stato e continua ad essere un'arma tra le più potenti nella guerra culturale che infiamma il mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51326407</guid><pubDate>Tue, 20 Sep 2022 21:30:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51326407/la_propaganda_pi_potente_a_disposizione_dei_governi_il_cinema.mp3" length="12154715" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7146&#13;
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LA PROPAGANDA PIU' POTENTE A DISPOSIZIONE DEI GOVERNI E' IL CINEMA di Mauro Faverzani&#13;
La Disney tradisce sempre di più la propria vocazione all'intrattenimento, per far proprie le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7146" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7146</a><br /><br />LA PROPAGANDA PIU' POTENTE A DISPOSIZIONE DEI GOVERNI E' IL CINEMA di Mauro Faverzani<br />La Disney tradisce sempre di più la propria vocazione all'intrattenimento, per far proprie le derive etiche imperversanti a livello sociale: dopo le proteste per la "svolta" Lgbtqi+, ora la Walt Disney Studios, assieme alla Nbc Universal, a Google, alla Sony Pictures e ad altre grandi aziende, figura tra i partner dell'Anneberg Inclusion Initiative, il think tank voluto dalla University of Southern California per «studiare - come recita il sito ufficiale - la diversità e l'inclusione nell'intrattenimento attraverso ricerche originali e progetti sponsorizzati».<br />Che cosa significa, al di là dei termini roboanti, nello specifico? Non si tratta solo di una ricerca teorica, di una fotografia dell'esistente, bensì di un coinvolgimento attivo e militante degli studenti (soprattutto, ma non solo), affinché producano cortometraggi e film, che promuovano tematiche quali gender, femminismo ed aborto. Per farlo, sono stati messi a punto (e finanziati) strumenti quali, ad esempio, i cosiddetti «programmi di accelerazione». In particolare, il «Reproductive Rights Accelerator», annunciato lo scorso 17 agosto, rappresenta un sostegno per un minimo di tre studenti di cinematografia, che abbiano «una storia da raccontare sui diritti riproduttivi. Il premio offre uno stipendio di 25.000 dollari per la produzione e lo sviluppo di un cortometraggio incentrato sulla salute riproduttiva». Oppure «The Inclusion Rider» ovvero integrazioni contrattuali per contrastare «i pregiudizi» nei casting e nelle assunzioni nell'industria dell'intrattenimento, incrementando, ad esempio, la presenza percentuale sullo schermo di donne, persone di colore, disabili e membri della comunità Lgbt, come ha specificato la professoressa Stacy L. Smith, docente associato di comunicazione presso l'University of Southern California Annenberg School for Communication and Journalism. Circa l'aborto, la professoressa Smith ha precisato di aver pensato al Reproductive Rights Accelerator Program ed al modo per sovvenzionarlo, dopo la decisione della Corte Suprema americana di escludere l'aborto dall'elenco dei "diritti": «Con le limitazioni ai diritti riproduttivi - ha affermato - non solo è necessario trovare soluzioni legali per proteggere le comunità emarginate, ma è essenziale educare e informare il pubblico su questi temi. L'intrattenimento ha la capacità unica di raggiungere gli spettatori e di fornire questa educazione. Il nostro obiettivo è quello di far capire quante opportunità ci siano di usare lo storytelling come strumento per ampliare la conversazione e creare un cambiamento sostanziale negli atteggiamenti e nelle politiche». Secondo l'Università - precisa l'agenzia InfoCatólica -, anche noti attori di Hollywood e la multinazionale dell'aborto Planned Parenthood sovvenzionerebbero l'iniziativa.<br />Dunque, nulla di improvvisato o di casuale, bensì un disegno preciso, meditato a tavolino, per promuovere l'aborto assieme a Lgbt, femminimo e dintorni. L'elenco delle iniziative concrete è lungo, è sufficiente consultare il sito dell'USC Annenberg, per rendersene conto. E grandi aziende lo sostengono anche economicamente, come la Disney, che, come Netflix, Warner Bros, Discovery, Amazon, già ha annunciato di farsi carico dei costi delle trasferte delle proprie dipendenti, decise ad abortire, benché residenti negli Stati dove l'aborto oggi è illegale. Ma non solo: un'indagine condotta dalla Society for Human Resource Management ha rilevato come molte aziende stiano, di contro, tagliando i congedi di maternità alle donne, che scelgano la vita o dando alla luce il figlio in grembo o adottando bambini. Incredibile e disumano!<br />E non è ancora tutto... Sempre la Disney ha recentemente scatenato accese polemiche con la nuova...]]></itunes:summary><itunes:duration>760</itunes:duration><itunes:keywords>amazon,cinecittà,cinema,disney,propaganda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e34c17c6e2dc88bd9b4b260f91f376da.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il nuovo libro di Rod Dreher lancia l'allarme del totalitarismo democratico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-nuovo-libro-di-rod-dreher-lancia-l-allarme-del-totalitarismo-democratico--51084981</link><description><![CDATA[VIDEO: Tecniche di guerra psicologica ➜ <a href="https://mazzoninews.com/2021/01/24/tecniche-di-guerra-psicologica-mn-84/" rel="noopener">https://mazzoninews.com/2021/01/24/tecniche-di-guerra-psicologica-mn-84/</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7122" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7122</a><br /><br />IL NUOVO LIBRO DI ROD DREHER LANCIA L'ALLARME DEL TOTALITARISMO DEMOCRATICO di Andrea Ingegneri<br />Scriveva il grande dissidente russo Aleksandr Solgenitsin: «Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia!».<br />Negli ultimi decenni intere generazioni si sono illuse di poter limitare il campo di azione del vivere quotidiano a specifiche aree di interesse: la carriera, gli hobby e l'intrattenimento personale. Mantenere vivo l'impegno politico e prodigarsi per la conservazione dei valori fondanti del mondo libero sarebbe stato compito di qualcun altro. Abbiamo assistito ad una progressiva disaffezione dalla cosa pubblica, con l'affermarsi di un modello di società individualista, proteso a privilegiare il soddisfacimento di bisogni materiali per mezzo di un consumo frenetico, e a guardare gli aspetti rimanenti con superficialità quando non addirittura con disprezzo. In realtà i fattori che hanno permesso ciò sono molteplici, ma ci basta constatare che aver dato per scontate le nostre libertà senza tener vive le virtù per mantenerle integre può aver presentato un duro prezzo da pagare, ossia il rischio di perderle senza troppe cerimonie. Non interessarsi di politica comporta che sarà la politica a interessarsi di noi, in modi che potrebbero non piacerci. Appisolarsi, in democrazia, può comportare quindi il risvegliarsi in qualche forma di dittatura, non sempre esplicita come quella vissuta dai nostri nonni, ma non per questo meno insidiosa dei sistemi totalitari del passato. Si è più volte discusso dei rischi della cosiddetta "dittatura del politicamente corretto", una definizione senz'altro significativa ma che tuttavia non coglie pienamente i connotati della minaccia che stiamo vivendo.<br />Un prezioso monito a riguardo ci è stato dato in una celebre intervista nel 1984 da Yuri Alexandrovich Bezmenov, l'ex agente del Kgb disertore in Canada, che ha illustrato come le insidie del totalitarismo avanzino per vie più subdole di quelle costruite ad arte dai film di spionaggio alla 007. Il grosso dell'attività passa invece per un lento ed estenuante logorio teso a fiaccare moralmente una generazione della popolazione da colpire, soprattutto attraverso i canali dell'istruzione, avviando un processo a lungo termine che può protrarsi fino ad alcune decine di anni. Opportunamente de-moralizzate, le vittime perdono irreversibilmente la capacità di intendere ogni dato oggettivo fuori dai termini della propaganda subita, e di agire al di là degli schemi dei manipolatori. A quel punto azioni specifiche di destabilizzazione trovano terreno fertile per avviare, sulla leva su una crisi scatenante, la cosiddetta "normalizzazione", ovvero l'accettazione di fatto del nuovo regime ormai manifesto. O potremmo dire la "nuova normalità", per usare un termine oggi più in voga.<br />Questa constatazione un po' caustica dovrebbe indicare che, rispetto ai continui attacchi che subiscono le libertà e i diritti fondamentali, non c'è niente di nuovo sotto il sole. Gli spunti migliori per comprendere il presente, per quanto tecnologicamente evoluto e globalizzato, possono venire ancora una volta dalla memoria di quel triste passato che, per un abbaglio del progresso, avevamo accantonato pensando che non sarebbe più tornato. Alexandrovich viveva nella paura che sottovalutare le vie traverse della propaganda avrebbe fatto precipitare rapidamente gli Stati Uniti in un regime comunista. Temeva che a quel punto non ci sarebbe stato più alcun Paese al mondo dove andare a disertare. Un timore che fortunatamente non si è concretizzato, almeno per ora, ma che non può lasciarci indifferenti vista l'incalzante compressione di diritti ed il diffondersi di varie forme di censura.<br /><br />LA RESISTENZA DEI CRISTIANI AL TOTALITARISMO MODERATO<br />Mantenere alta l'attenzione è certamente utile ma di per sé non è sufficiente. Gli sforzi di opposizione vanno costruiti su una solida impalcatura che aiuti a leggere le mosse della parte avversa alla luce dell'immenso bagaglio culturale dei passati fronti di resistenza, con le relative strategie di contrasto che nel corso della storia hanno mostrato efficacia. A tale riguardo Rod Dreher, con il suo ultimo libro dal titolo "La Resistenza dei Cristiani - manuale per fedeli dissidenti" offre una miniera inesauribile di conoscenze, sapientemente organizzate e fruibili, per comprendere e reagire alla nuova minaccia del totalitarismo moderato, cioè la forma dal volto gentile con cui il regime emergente sta cercando di imporsi senza dare troppo nell'occhio.<br />La versione italiana di quest'opera arriva a circa un anno dalla sua pubblicazione in lingua originale del settembre 2020, momento in cui la crisi sanitaria, ad oggi ancora in essere, non aveva rinnovato il suo impatto devastante con l'imminente arrivo della seconda ondata. Essendo forse percepito come un fenomeno ormai destinato ad esaurirsi, la portata rivoluzionaria dell'emergenza Covid quasi non appare nel testo, che si limita a evidenziare come i governi abbiano manifestato incapacità nel farvi fronte efficacemente. Viene offerto a riguardo un interessante parallelismo con un'imponente carestia nella Russia pre-rivoluzionaria. Qui l'assenza di risposte significative da parte del sistema zarista aveva alimentato un crescente malcontento popolare che sarebbe sfociato in un desiderio generalizzato di rinnovamento politico, di cui il comunismo rivoluzionario avrebbe poi tratto beneficio per imporsi, con gli esiti che ben conosciamo. Sebbene tale confronto si concentri sulla situazione negli Usa, come il resto delle numerose riflessioni presenti nel libro, i contenuti sono facilmente adattabili al contesto allargato del mondo occidentale cosiddetto democratico, inclusa l'Italia.<br />Quali sono gli elementi di novità di questo totalitarismo moderato, ed in che modo può coglierci impreparati? La prima parte dell'opera cerca di rispondere a questa domanda, illustrando che sarà diverso dal totalitarismo dell'Urss. Indosserà una maschera di gentilezza, celando dietro nobili finalità di giustizia sociale il proprio odio verso chi si opporrà alla sua ideologia utopica. Cercherà di sottometterci in tutti gli aspetti della vita umana, distruggendone l'essenza. Incardinandosi nella cultura terapeutica, diffusa ormai ovunque, farà leva sul diritto di ognuno a perseguire la felicità nel modo che ritiene più opportuno per ribaltare valori morali o per sminuire l'inviolabilità di certi diritti. Individuando delle categorie di oppressi da riscattare, si nutrirà del nobile intento per alimentare un «processo di demagogia spirituale e accanimento retorico» in grado di tramutare «l'attenzione nei confronti delle vittime in un controllo totalitario e in un'inquisizione permanente». Va notato che qui l'uso del tempo al futuro è solo un artificio retorico, dato che alcuni di questi elementi sono già rilevabili nell'esperienza di vita quotidiana, ad uno stadio anche avanzato.<br /><br />VIVIAMO OGGI IN UNO STATO PRE - TOTALITARIO<br />Possiamo infatti rinvenire nella società di oggi vari elementi da Stato pre-totalitario, e trarre inquietanti parallelismi con situazioni di declino che nel passato hanno preceduto l'avanzata di feroci regimi. Tra questi citiamo una generale incapacità delle élite di tramandare alle nuove generazioni la fiducia verso le istituzioni, anche religiose; una crescente atomizzazione sociale, mista a solitudine, risultante anche dall'emarginazione degli anziani, abbandonati alla Tv, o dei rapporti virtuali costruiti con Internet che creano l'illusione del contatto umano; un insano desiderio di trasgressione che porta a un interesse eccessivo per la sessualità, accompagnato dalla diffusione della pornografia che procede di pari passo con la disaffezione verso l'istituto naturale della famiglia o dei valori tradizionali. Individui che, liberati di ogni legame con la religione, finiscono con il ritrovarsi privi di un senso condiviso dello scopo, con la conseguente tentazione di compensare questo vuoto cercando risposte e solidarietà nell'adesione ai movimenti totalitari.<br />Nel disseminare questi elementi come semi velenosi, emerge la figura dei Social Justice Warrior. I guerrieri della giustizia sociale che, animati in prima battuta da un «urgente sentimento di compassione», finiscono con l'abbracciare «una politica aggressiva e punitiva di stampo bolscevico». Come i bolscevichi ritengono, infatti, che la giustizia dipenda dall'identità e la fedeltà ad un gruppo di appartenenza; diffondono il loro vangelo per mezzo di agitazioni intellettuali, ad esempio nelle università, così da lasciare il segno in chi si troverà negli anni prossimi a rivestire un ruolo importante. Vivono nella convinzione che la scienza sia dalla loro parte ma, curiosamente, quest'impostazione non li conduce ad assumere una modalità pacata di dialogo. In realtà, i Social Justice Warrior sono membri di una comunità morale motivata dall'ideologia, basata su dichiarazioni assiomatiche che non possono essere confutate. Il loro agire è imperniato sul rigore della dottrina e sull'atteggiamento inquisitorio che impedisce ogni dialogo costruttivo: dialogare significa per loro dimostrare di avere ragione agli avversari che, pentiti, si piegano al credo della giustizia sociale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51084981</guid><pubDate>Tue, 30 Aug 2022 22:53:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51084981/il_nuovo_libro_di_rod_dreher_lancia_l_allarme_del_totalitarismo_democratico.mp3" length="21058499" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Tecniche di guerra psicologica ➜ https://mazzoninews.com/2021/01/24/tecniche-di-guerra-psicologica-mn-84/&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7122&#13;
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IL NUOVO LIBRO DI ROD DREHER LANCIA L'ALLARME DEL TOTALITARISMO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Tecniche di guerra psicologica ➜ <a href="https://mazzoninews.com/2021/01/24/tecniche-di-guerra-psicologica-mn-84/" rel="noopener">https://mazzoninews.com/2021/01/24/tecniche-di-guerra-psicologica-mn-84/</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7122" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7122</a><br /><br />IL NUOVO LIBRO DI ROD DREHER LANCIA L'ALLARME DEL TOTALITARISMO DEMOCRATICO di Andrea Ingegneri<br />Scriveva il grande dissidente russo Aleksandr Solgenitsin: «Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia!».<br />Negli ultimi decenni intere generazioni si sono illuse di poter limitare il campo di azione del vivere quotidiano a specifiche aree di interesse: la carriera, gli hobby e l'intrattenimento personale. Mantenere vivo l'impegno politico e prodigarsi per la conservazione dei valori fondanti del mondo libero sarebbe stato compito di qualcun altro. Abbiamo assistito ad una progressiva disaffezione dalla cosa pubblica, con l'affermarsi di un modello di società individualista, proteso a privilegiare il soddisfacimento di bisogni materiali per mezzo di un consumo frenetico, e a guardare gli aspetti rimanenti con superficialità quando non addirittura con disprezzo. In realtà i fattori che hanno permesso ciò sono molteplici, ma ci basta constatare che aver dato per scontate le nostre libertà senza tener vive le virtù per mantenerle integre può aver presentato un duro prezzo da pagare, ossia il rischio di perderle senza troppe cerimonie. Non interessarsi di politica comporta che sarà la politica a interessarsi di noi, in modi che potrebbero non piacerci. Appisolarsi, in democrazia, può comportare quindi il risvegliarsi in qualche forma di dittatura, non sempre esplicita come quella vissuta dai nostri nonni, ma non per questo meno insidiosa dei sistemi totalitari del passato. Si è più volte discusso dei rischi della cosiddetta "dittatura del politicamente corretto", una definizione senz'altro significativa ma che tuttavia non coglie pienamente i connotati della minaccia che stiamo vivendo.<br />Un prezioso monito a riguardo ci è stato dato in una celebre intervista nel 1984 da Yuri Alexandrovich Bezmenov, l'ex agente del Kgb disertore in Canada, che ha illustrato come le insidie del totalitarismo avanzino per vie più subdole di quelle costruite ad arte dai film di spionaggio alla 007. Il grosso dell'attività passa invece per un lento ed estenuante logorio teso a fiaccare moralmente una generazione della popolazione da colpire, soprattutto attraverso i canali dell'istruzione, avviando un processo a lungo termine che può protrarsi fino ad alcune decine di anni. Opportunamente de-moralizzate, le vittime perdono irreversibilmente la capacità di intendere ogni dato oggettivo fuori dai termini della propaganda subita, e di agire al di là degli schemi dei manipolatori. A quel punto azioni specifiche di destabilizzazione trovano terreno fertile per avviare, sulla leva su una crisi scatenante, la cosiddetta "normalizzazione", ovvero l'accettazione di fatto del nuovo regime ormai manifesto. O potremmo dire la "nuova normalità", per usare un termine oggi più in voga.<br />Questa constatazione un po' caustica dovrebbe indicare che, rispetto ai continui attacchi che subiscono le libertà e i diritti fondamentali, non c'è niente di nuovo sotto il sole. Gli spunti migliori per comprendere il presente, per quanto tecnologicamente evoluto e globalizzato, possono venire ancora una volta dalla memoria di quel triste passato che, per un abbaglio del progresso, avevamo accantonato pensando che non sarebbe più tornato. Alexandrovich viveva nella paura che sottovalutare le vie traverse della...]]></itunes:summary><itunes:duration>1317</itunes:duration><itunes:keywords>appisolarsi,grandefratello,laresistenzadeicristiani,roddreher,solgenitsin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f74d0829258830b0cfb1faa792103b0b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè ci sono partiti che vogliono liberalizzare la droga</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-ci-sono-partiti-che-vogliono-liberalizzare-la-droga--51010042</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7118" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7118</a><br /><br />PERCHE' CI SONO POLITICI E PARTITI CHE VOGLIONO LIBERALIZZARE LA DROGA? di Roberto Marchesini<br />Di droga se ne parla fin dagli anni Settanta; e non si è mai venuto a capo di niente. Quindi perché dedicare a questo argomento un nuovo articolo? Per tentare di affrontare l'argomento da un punto di vista insolito; dall'idea, cioè, che la droga non sia altro che la continuazione della politica con altri mezzi (parafrasando, ovviamente, von Clausewitz).<br />Partiamo da un romanzo celeberrimo che i gentili Lettori avranno sicuramente in mente: Il mondo nuovo, di Huxley. Nella distopia dell'elitista britannico, le persone erano tenute schiave tramite una droga, il Soma, distribuita dal governo; ogni volta che una persona "pensava" o mostrava irritazione o scontentezza per una situazione, interveniva il Soma a ridare serenità e docilità al potere. Curiosamente ma non troppo, Soma era anche il nome di una bevanda sacrificale che, secondo le religioni vediche, aveva il potere di unire alle divinità. Fatto sta che Huxley ha dedicato gran parte della sua vita a studiare e diffondere sostanze psicotrope che, nelle sue intenzioni, avrebbero permesso all'umanità di compiere un ulteriore salto evolutivo. Tra i suoi interessi, ad esempio c'era l'uso dell'Lsd, la sostanza che mise fine al Free Speech Movement statunitense, ossia al movimento che contestava il potere politico e la guerra del Vietnam. Forse qualcuno ancora non sa che fu sicuramente la Cia a inondare di questa sostanza le comunità universitarie americana; era infatti l'agenzia a detenere il monopolio di fatto sull'Lsd.<br /><br />LA PRODUZIONE DI OPPIO<br />Abbiamo citato il Vietnam: forse giova ricordare che la produzione di oppio in questo paese aumentò vertiginosamente dopo che l'Inghilterra ne assunse il controllo nel 1886, esercitando il monopolio della sostanza dal 1910, con l'Opium Act. Nel secondo dopoguerra, la situazione del sud-est asiatico divenne incandescente proprio per il controllo del traffico di droga; in quel contesto, si inserirono gli Stati Uniti. Ma cosa se ne facevano gli inglesi (e chi gli succedette, tra francesi e statunitensi) di tutto quell'oppio? Beh, ad esempio serviva a inondare di droga gli stati che volevano depredare, per esempio la Cina. Se qualcuno ha sentito parlare di "Guerre dell'Oppio" dell'Ottocento, sa che ci riferiamo esattamente a questo: la Cina imperiale si oppose alla depredazione economica e alla riduzione in schiavitù (per dipendenza dall'oppio) della maggior parte della popolazione da parte dei britannici; gli inglesi reagirono brutalmente (seguiti da Francia e Stati Uniti) ed ecco le guerre. In seguito a questi conflitti, Hong Kong divenne una colonia britannica fino al 1997.<br />Nel nuovo millennio la produzione di oppio si è spostata dal Triangolo d'Oro (Myanmar, Laos e Tailandia) alla Mezzaluna d'Oro (Afghanistan, Iran e Pakistan). Da quando, di preciso? Casualmente, da quando gli Stati Uniti hanno occupato l'Afghanistan. Nel 2001, quando i primi soldati americani misero piede in quel paese, la produzione di oppio si estendeva su circa 8.000 ettari; vent'anni dopo, quando gli ultimi di loro se ne andarono, era di 224.000. A proposito: come mai, dopo vent'anni di guerra per esportare la democrazia in quel paese così straordinariamente vocato per la produzione di eroina, gli americani se ne sono andati? Forse perché l'ossicodone (nome commerciale OxyContin), ufficialmente un miracoloso antidolorifico, è stato soppiantato da una nuova droga, il Fentanyl. L'OxyContin è un oppiaceo prodotto dalla casa farmaceutica Purdue Pharma, della famiglia Sakler (patrimonio stimato: 13 miliardi di dollari); il Fentanyl, invece, prodotto in Cina, è completamente sintetico. A voler pensare male, si direbbe che, a questo punto, non vale più la pena di occupare militarmente l'Afghanistan, visto che si può produrre ottima droga senza oppio... Ah, mi sono dimenticato di citare l'ultima coincidenza: la Purdue ha annunciato la chiusura proprio nel 2020.<br />E vogliamo parlare dello scandalo Iran-Contra [lo scambio di armi con ostaggi che ha coinvolto gli Usa, l'Iran e i Contras in Nicaragua, NdR]? No, rischieremmo di diventare noiosi.<br /><br />UNA MAREA DI HIPPY SBALLATI<br />Ma torniamo un attimo alla morte del Free Speech Movement quando, cioè, giovani intellettuali contestatori sono stati soppiantati da una marea di hippy sballati e completamente innocui dal punto di vista politico. Facile, governare i movimenti politici. Basti pensare a ciò che è rimasto al movimento per i diritti civili dei neri dopo le morti (per mano di pazzi isolati, ovviamente) di Malcolm X e Martin Luther King. Dopo la loro morte ci pensò Hollywood a fornire ai giovani neri un nuovo modello: il pappone, che sfrutta le donne nere (ma ha una fidanzata bianca), consuma e spaccia droga, ascolta disco-music, si veste in modo sgargiante e kitsch, si muove ciondolando e adora la auto veloci. Questo è, infatti, il ritratto dei protagonisti delle serie cinematografiche Shaft e Superfly, che rappresentano l'inizio e il vertice più alto (o più basso) della cosiddetta blaxploitation. Terminato questo fenomeno cinematografico, verso la fine degli anni Settanta, la comunità nera fu sommersa da un'ondata di crack, una droga pericolosa e di bassa qualità, derivata dalla cocaina, particolarmente accessibile ai giovani neri. Incidentalmente: almeno di quest'ultima calamità che si abbatté sulla comunità nera la responsabilità ricade sull'Fbi e sulla sua operazione Cointelpro (Counter Intelligence Program).<br />E la marea di eroina che si diffuse in Italia negli anni Settanta, e che fu la pietra tombale del cosiddetto Sessantotto? Secondo un documentario RaiStoria, anche questa era un'operazione targata Usa: operazione Bluemoon. Il documentario completo è disponibile su YouTube.<br />Restiamo in Italia, dove, da anni, i radicali si battono per liberalizzare la droga. Lascio al lettore ricostruire genesi e ascendenze del Partito Radicale; per ora occupiamoci di questa loro campagna. L'argomento principale (oltre a quello filosofico-liberale, per cui non esistono né bene né male e ognuno è libero di fare ciò che gli pare e piace) è questo: liberalizzando (attenzione alle parole...) la droga si toglie quel monopolio alla malavita organizzata. E chi si prenderebbe questa fetta di mercato che vale decine di miliardi di euro? Le aziende farmaceutiche, non sazie dei guadagni dei vaccini? Almeno pagherebbero le tasse, si risponde. Beh, non in Italia, certamente. E poi... cosa cambierebbe, per la società? A proposito di mafie... chi ricorda che Falcone e Borsellino furono uccisi quando cominciarono a capire che la mafia non era un fenomeno locale ma con moltissimi collegamenti internazionali e guidato da «menti raffinatissime»?<br />In somma e in conclusione: molti danno una lettura della storia moderna e contemporanea alla luce della ricerca e controllo delle risorse energetiche, petrolio in primis. Forse è il caso di ampliare quella visione introducendo anche il mercato della droga e il suo uso politico. Perché la droga è certamente un male; ma, forse, è anche una «struttura di peccato», secondo la definizione che ne ha dato Giovanni Paolo II nell'enciclica Sollicitudo Rei Socialis (30 dicembre 1987).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51010042</guid><pubDate>Tue, 23 Aug 2022 21:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51010042/perch_ci_sono_partiti_che_vogliono_liberalizzare_la_droga.mp3" length="8464971" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7118&#13;
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PERCHE' CI SONO POLITICI E PARTITI CHE VOGLIONO LIBERALIZZARE LA DROGA? di Roberto Marchesini&#13;
Di droga se ne parla fin dagli anni Settanta; e non si è mai venuto a capo di niente....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7118" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7118</a><br /><br />PERCHE' CI SONO POLITICI E PARTITI CHE VOGLIONO LIBERALIZZARE LA DROGA? di Roberto Marchesini<br />Di droga se ne parla fin dagli anni Settanta; e non si è mai venuto a capo di niente. Quindi perché dedicare a questo argomento un nuovo articolo? Per tentare di affrontare l'argomento da un punto di vista insolito; dall'idea, cioè, che la droga non sia altro che la continuazione della politica con altri mezzi (parafrasando, ovviamente, von Clausewitz).<br />Partiamo da un romanzo celeberrimo che i gentili Lettori avranno sicuramente in mente: Il mondo nuovo, di Huxley. Nella distopia dell'elitista britannico, le persone erano tenute schiave tramite una droga, il Soma, distribuita dal governo; ogni volta che una persona "pensava" o mostrava irritazione o scontentezza per una situazione, interveniva il Soma a ridare serenità e docilità al potere. Curiosamente ma non troppo, Soma era anche il nome di una bevanda sacrificale che, secondo le religioni vediche, aveva il potere di unire alle divinità. Fatto sta che Huxley ha dedicato gran parte della sua vita a studiare e diffondere sostanze psicotrope che, nelle sue intenzioni, avrebbero permesso all'umanità di compiere un ulteriore salto evolutivo. Tra i suoi interessi, ad esempio c'era l'uso dell'Lsd, la sostanza che mise fine al Free Speech Movement statunitense, ossia al movimento che contestava il potere politico e la guerra del Vietnam. Forse qualcuno ancora non sa che fu sicuramente la Cia a inondare di questa sostanza le comunità universitarie americana; era infatti l'agenzia a detenere il monopolio di fatto sull'Lsd.<br /><br />LA PRODUZIONE DI OPPIO<br />Abbiamo citato il Vietnam: forse giova ricordare che la produzione di oppio in questo paese aumentò vertiginosamente dopo che l'Inghilterra ne assunse il controllo nel 1886, esercitando il monopolio della sostanza dal 1910, con l'Opium Act. Nel secondo dopoguerra, la situazione del sud-est asiatico divenne incandescente proprio per il controllo del traffico di droga; in quel contesto, si inserirono gli Stati Uniti. Ma cosa se ne facevano gli inglesi (e chi gli succedette, tra francesi e statunitensi) di tutto quell'oppio? Beh, ad esempio serviva a inondare di droga gli stati che volevano depredare, per esempio la Cina. Se qualcuno ha sentito parlare di "Guerre dell'Oppio" dell'Ottocento, sa che ci riferiamo esattamente a questo: la Cina imperiale si oppose alla depredazione economica e alla riduzione in schiavitù (per dipendenza dall'oppio) della maggior parte della popolazione da parte dei britannici; gli inglesi reagirono brutalmente (seguiti da Francia e Stati Uniti) ed ecco le guerre. In seguito a questi conflitti, Hong Kong divenne una colonia britannica fino al 1997.<br />Nel nuovo millennio la produzione di oppio si è spostata dal Triangolo d'Oro (Myanmar, Laos e Tailandia) alla Mezzaluna d'Oro (Afghanistan, Iran e Pakistan). Da quando, di preciso? Casualmente, da quando gli Stati Uniti hanno occupato l'Afghanistan. Nel 2001, quando i primi soldati americani misero piede in quel paese, la produzione di oppio si estendeva su circa 8.000 ettari; vent'anni dopo, quando gli ultimi di loro se ne andarono, era di 224.000. A proposito: come mai, dopo vent'anni di guerra per esportare la democrazia in quel paese così straordinariamente vocato per la produzione di eroina, gli americani se ne sono andati? Forse perché l'ossicodone (nome commerciale OxyContin), ufficialmente un miracoloso antidolorifico, è stato soppiantato da una nuova droga, il Fentanyl. L'OxyContin è un oppiaceo prodotto dalla casa farmaceutica Purdue Pharma, della famiglia Sakler (patrimonio stimato: 13 miliardi di dollari); il Fentanyl, invece, prodotto in Cina, è completamente sintetico. A voler pensare male, si direbbe che, a questo punto, non vale più la pena di occupare militarmente l'Afghanistan,...]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:keywords>fentanyl,huxley,mafie,opiumact,triangolodoro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f719ecc22e9eae21c8ae65519403b98.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La caduta di Johnson, il leader che ha sprecato il trionfo della Brexit</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-caduta-di-johnson-il-leader-che-ha-sprecato-il-trionfo-della-brexit--50655545</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7083" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7083</a><br /><br />LA CADUTA DI JOHNSON, IL LEADER CHE HA SPRECATO IL TRIONFO DELLA BREXIT di Stefano Magni<br />Sulla caduta di Boris Johnson si sono già scritti fiumi di inchiostro. Quasi tutti articoli di giubilo, considerando che era il più inviso fra i leader europei, accusato di aver promosso e poi portato a termine personalmente l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. È stato considerato un "clown" (copertina dell'Economist, il giorno delle sue dimissioni), un "premier che ha rovinato l'immagine del Regno Unito".<br />Più che le sue politiche sono stati gli scandali personali a rovinarlo. Johnson aveva infatti vinto tutte le sue battaglie, contro ogni previsione, dimostrando un talento politico non comune. Aveva scommesso sulla Brexit contro la leadership del partito e ha vinto. Aveva ereditato il partito in pieno marasma post-Brexit dopo le sconfitte incassate da Theresa May e ha vinto le elezioni con la più ampia maggioranza dal 1987. Tutti davano per spacciato il negoziato con l'Ue e si preparavano ad un'uscita "disordinata" dall'Unione, ma Johnson ha portato a casa anche un accordo che tuttora regge, nonostante le difficoltà sull'Irlanda. Durante la pandemia, nonostante il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto e la decisione di imporre un duro lockdown (che non piace ai conservatori), è stato il primo a condurre una campagna vaccinale di successo, pur senza imporre obblighi e "metodi persuasivi" alla cinese. Ed è stato uno dei primi in Europa a riaprire tutto, rispettando le date promesse.<br />Quali mai scandali possono aver provocato la sua caduta, dopo un'ascesa così costante? L'ultimo è quello che riguarda Chris Pincher, "deputy chief whip" (responsabile dell'ordine del gruppo alla Camera dei Comuni) che da ubriaco ha molestato due uomini, di cui uno parlamentare. Johnson aveva dichiarato di non avere idea della cattiva condotta di Pincher, poi sono emerse le prove che ne fosse al corrente, ma non avesse agito. L'immagine del premier era stata incrinata dal Partygate: mentre tutto il Paese era chiuso nel lockdown (da lui stesso ordinato) lui aveva festeggiato con ospiti e senza mascherina nella sede del governo, il 10 di Downing Street. Anche in quel caso, prima aveva negato, poi sono emerse le prove che lo hanno incastrato. Già era sopravvissuto al voto di fiducia, all'interno del suo partito, ora, dopo il secondo scandalo, non ha potuto reggere alla raffica di dimissioni dei membri dell'esecutivo. Johnson ha gettato la spugna dopo che oltre cinquanta membri del suo governo (ministri, sottosegretari, funzionari e tecnici) avevano rassegnato le dimissioni come segno di sfiducia.<br /><br />LA BREXIT NON È MAI STATA MESSA IN DISCUSSIONE<br />Gli scandali sono il culmine di un malessere che si accumulava da tempo nei suoi confronti. Ma non bisogna farsi confondere troppo dalle analisi dei mass media italiani, o di quelli più "europeizzanti" nello stesso Regno Unito. La Brexit, infatti, non è mai stata messa in discussione, in tutte le polemiche che hanno riguardato direttamente Johnson. Fuorviante anche la reazione di giubilo della Russia, dell'ex presidente Medvedev in particolare: Johnson non è stato punito per il suo aperto sostegno all'Ucraina e all'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Su questi temi c'è infatti un ampio consenso bipartisan nel Regno Unito, anche fra i laburisti (salvo la corrente ormai minoritaria di Corbyn).<br />Quella contro Johnson è stata soprattutto una rivolta dei conservatori contro un premier che era riconosciuto, ormai, come un fattore di debolezza in un momento difficile. Prima di tutto, per la sua reputazione personale, incrinata dagli scandali: un elettorato che soffre per l'inflazione e per i problemi economici che tutti noi stiamo vivendo, può tollerare ancora meno un leader sorpreso a mentire e a coprire una cattiva condotta personale. Il Partygate è stato un atto di arroganza, nel momento in cui il paese intero soffriva chiuso in casa. Sul piano più prettamente politico, gli osservatori più attenti accusano Johnson di non essersi dotato di una squadra funzionante. Il voler fare tutto da solo, come tipico dei leader di rottura, è stato inizialmente il segreto del suo successo, ma alla lunga non ha pagato. Dopo un po' di scommesse vinte, è arrivato il momento in cui la mancanza di riflessione e di lavoro di gruppo si è fatta sentire.<br />La vera debolezza di Johnson, però, è stata nella mancanza di coerenza. Ed è ancora più grave, considerando l'enorme importanza del processo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea che lui stesso aveva avviato. Come spiega Allister Heath, editorialista conservatore: "La sua mancanza di un'ideologia di guida, oltre all'ambizione personale e all'interesse personale, non gli permise di comprendere perché così tanti fra i suoi sostenitori si sentissero ideologicamente traditi dal suo programma fatto di più tasse e più spese. È diventato evidente ben più dell'anno scorso che non avremmo mai vissuto una lunga era Johnsoniana, come credevo possibile all'indomani delle elezioni. Non c'è stato alcun nuovo modello economico e sociale a lui ispirato, nessun grande progetto per rimodellare la Gran Bretagna in stile Thatcher."<br /><br />ALLINEATO AL MAINSTREAM<br />Nelle battaglie culturali Johnson si è ben presto allineato al mainstream, sui programmi ecologisti ha promesso auto elettriche, riduzione delle emissioni, adesione ai parametri degli accordi di Parigi. Sulle grandi questioni etiche non ha perso occasione per mostrarsi allineato alla sinistra culturale. Solo per fare tre esempi nell'ultimo mese: ha mandato un messaggio di sostegno ed incoraggiamento al gay pride, accogliendo anche leader della comunità Lgbt a Downing Street. Ha contestato la sentenza della Corte Suprema degli Usa sull'aborto, giudicandola un "passo indietro". Nell'ultimo vertice G7 ha adottato uno dei più triti e ritriti luoghi comuni femministi affermando che se Putin fosse una donna, oggi non farebbe la guerra. Qualche storico gli ha ricordato che la Crimea, l'ultima volta, venne conquistata dall'imperatrice Caterina la Grande.<br />In economia, forse cercando maggiori consensi nel vasto pubblico, ha promosso politiche di sinistra che non sono affatto piaciute ai conservatori. Sotto il suo governo, specialmente durante il Covid, la spesa pubblica è aumentata fino a costituire il 42,3% del Pil, il deficit è stato in media del 6% del Pil negli ultimi tre anni e il debito puublico ha superato la soglia del 100% del Pil, arrivando al 103,7%. La fiducia nella sua leadership si è ancora più indebolita nel momento in cui ha proposto una nuova finanziaria con ulteriori aumenti di tasse.<br />Così ha sprecato un patrimonio che si era costruito nel tempo, un misto di alta cultura (Johnson, ex giornalista, è un latinista ed esperto di storia romana) e idee dirompenti portate avanti con tenacia e coraggio. Come constata Heath: "Probabilmente il suo fallimento che lascia più perplessi è quello di non aver compreso lo scopo della Brexit, la scelta politica che lo caratterizzerà per sempre. Invece di adottare un tradizionale programma euroscettico pro-crescita, ha scelto di scimmiottare il modello economico europeo, quello contro il quale abbiamo lottato così duramente per sfuggirvi".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50655545</guid><pubDate>Wed, 20 Jul 2022 11:15:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50655545/la_caduta_di_johnson_il_leader_che_ha_sprecato_il_trionfo_della_brexit.mp3" length="7890277" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7083&#13;
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LA CADUTA DI JOHNSON, IL LEADER CHE HA SPRECATO IL TRIONFO DELLA BREXIT di Stefano Magni&#13;
Sulla caduta di Boris Johnson si sono già scritti fiumi di inchiostro. Quasi tutti articoli di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7083" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7083</a><br /><br />LA CADUTA DI JOHNSON, IL LEADER CHE HA SPRECATO IL TRIONFO DELLA BREXIT di Stefano Magni<br />Sulla caduta di Boris Johnson si sono già scritti fiumi di inchiostro. Quasi tutti articoli di giubilo, considerando che era il più inviso fra i leader europei, accusato di aver promosso e poi portato a termine personalmente l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. È stato considerato un "clown" (copertina dell'Economist, il giorno delle sue dimissioni), un "premier che ha rovinato l'immagine del Regno Unito".<br />Più che le sue politiche sono stati gli scandali personali a rovinarlo. Johnson aveva infatti vinto tutte le sue battaglie, contro ogni previsione, dimostrando un talento politico non comune. Aveva scommesso sulla Brexit contro la leadership del partito e ha vinto. Aveva ereditato il partito in pieno marasma post-Brexit dopo le sconfitte incassate da Theresa May e ha vinto le elezioni con la più ampia maggioranza dal 1987. Tutti davano per spacciato il negoziato con l'Ue e si preparavano ad un'uscita "disordinata" dall'Unione, ma Johnson ha portato a casa anche un accordo che tuttora regge, nonostante le difficoltà sull'Irlanda. Durante la pandemia, nonostante il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto e la decisione di imporre un duro lockdown (che non piace ai conservatori), è stato il primo a condurre una campagna vaccinale di successo, pur senza imporre obblighi e "metodi persuasivi" alla cinese. Ed è stato uno dei primi in Europa a riaprire tutto, rispettando le date promesse.<br />Quali mai scandali possono aver provocato la sua caduta, dopo un'ascesa così costante? L'ultimo è quello che riguarda Chris Pincher, "deputy chief whip" (responsabile dell'ordine del gruppo alla Camera dei Comuni) che da ubriaco ha molestato due uomini, di cui uno parlamentare. Johnson aveva dichiarato di non avere idea della cattiva condotta di Pincher, poi sono emerse le prove che ne fosse al corrente, ma non avesse agito. L'immagine del premier era stata incrinata dal Partygate: mentre tutto il Paese era chiuso nel lockdown (da lui stesso ordinato) lui aveva festeggiato con ospiti e senza mascherina nella sede del governo, il 10 di Downing Street. Anche in quel caso, prima aveva negato, poi sono emerse le prove che lo hanno incastrato. Già era sopravvissuto al voto di fiducia, all'interno del suo partito, ora, dopo il secondo scandalo, non ha potuto reggere alla raffica di dimissioni dei membri dell'esecutivo. Johnson ha gettato la spugna dopo che oltre cinquanta membri del suo governo (ministri, sottosegretari, funzionari e tecnici) avevano rassegnato le dimissioni come segno di sfiducia.<br /><br />LA BREXIT NON È MAI STATA MESSA IN DISCUSSIONE<br />Gli scandali sono il culmine di un malessere che si accumulava da tempo nei suoi confronti. Ma non bisogna farsi confondere troppo dalle analisi dei mass media italiani, o di quelli più "europeizzanti" nello stesso Regno Unito. La Brexit, infatti, non è mai stata messa in discussione, in tutte le polemiche che hanno riguardato direttamente Johnson. Fuorviante anche la reazione di giubilo della Russia, dell'ex presidente Medvedev in particolare: Johnson non è stato punito per il suo aperto sostegno all'Ucraina e all'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Su questi temi c'è infatti un ampio consenso bipartisan nel Regno Unito, anche fra i laburisti (salvo la corrente ormai minoritaria di Corbyn).<br />Quella contro Johnson è stata soprattutto una rivolta dei conservatori contro un premier che era riconosciuto, ormai, come un fattore di debolezza in un momento difficile. Prima di tutto, per la sua reputazione personale, incrinata dagli scandali: un elettorato che soffre per l'inflazione e per i problemi economici che tutti noi stiamo vivendo, può tollerare ancora meno un leader sorpreso a mentire e a coprire una cattiva...]]></itunes:summary><itunes:duration>494</itunes:duration><itunes:keywords>brexit,dimissioni,johnson,partygate,thatcher</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/641e416f725580e87b5ebe86d05bddeb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' morto Eugenio Scalfari, padre di Espresso e di Repubblica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-morto-eugenio-scalfari-padre-di-espresso-e-di-repubblica--50655512</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7082" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7082</a><br /><br />E' MORTO EUGENIO SCALFARI, PADRE DI ESPRESSO E REPUBBLICA di Giuliano Guzzo<br />Eugenio Scalfari se n'è andato. A 98 anni colui che - scomparsi Montanelli, Biagi e Bocca - era rimasto l'ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, è morto oggi. Classe 1924, «Barbapapà», come ironicamente lo chiamavano i critici, è stato un po' tutto e il suo contrario: fascista da ragazzo e antifascista il resto dell'esistenza, giornalista e al tempo stesso manager, nemico politico di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi e, in seguito, interlocutore affascinato da Papa Francesco.<br />Ma soprattutto, Scalfari è stato il padre de L'Espresso e Repubblica, ossia d'una micidiale macchina da guerra editoriale laicista; e che, inutile negarlo, tanto, anzi tantissimo male ha fatto a questo Paese, promuovendo tutte quelle concezioni e quelle pratiche - dal divorzio all'aborto di Stato, dalla fecondazione extracorporea fino all'eutanasia - che hanno indubbiamente nuociuto l'Italia, ideologizzando anzitutto la classe dirigente e colta che, alla fonte scalfariana, si è abbeverata: magistratura, professori universitari, medici, insegnanti.<br />Ciò nonostante, chi ci lascia oggi - tornando a quello che si diceva poc'anzi - è stato davvero tutto e il suo contrario; perché se da un lato è stato un maestro di giornalismo (anche se forse più di industria editoriale), dall'altro è stato anche uno che, per tutta la vita, ha preso la più grande cantonata che un cronista possa prendere, evitando di dare una notizia e di raccontare un fatto che sono la notizia e il fatto più importanti della storia: Gesù Cristo è vivo. Certo, Scalfari si è fatto incuriosire dal cristianesimo.<br />Da questo punto di vista, i dialoghi che ha avuto ripetute volte con Papa Francesco non possono che avergli giovato. Eppure di una sua conversione, purtroppo, egli non ha mai lasciato intendere nulla. Zero. Per questo motivo, ora che si trova immerso nel faccia a faccia che più conta in assoluto, quello con Dio, speriamo per Scalfari, come del resto per tutti - perché guareschianamente non odiamo nessuno, neppure chi così a lungo ha messo i suoi talenti al servizio di cause malvagie -, che adesso Dio abbia pietà di lui; e gli perdoni quella grandiosa notizia ignorata.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Eugenio e Francesco: qual era il Papa?" afferma che Eugenio Scalfari era il pontefice del mainstream cui tutti hanno finito per allinearsi, compreso il mondo cattolico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 luglio 2022:<br />Eugenio Scalfari, morto due giorni fa, non è stato solo un giornalista. È stato molto di più. È stato un Papa. Il suo giornale - La Repubblica - è diventato un nuovo vangelo da lui ispirato, guidato, e della cui dottrina era l'interprete ufficiale e il garante. Repubblica è stata la Summa del radicalismo borghese irreligioso della postmodernità italiana. Sin da subito si è imposto come quotidiano militante, religioso nel suo laicismo dogmatico, più avanti del Manifesto o de L'Unità, perché completamente post-ideologico. Scalfari e Repubblica hanno confermato e sviluppato le istanze del modernismo nichilista della modernità italiana, hanno seminato l'età dei "nuovi diritti", hanno esercitato un potere ideologico di interdizione, di scomunica, di estradizione nei confronti degli intellettuali non allineati all'autoritarismo del nuovo.<br />Scalfari era il Papa della chiesa dell'anti-Chiesa, rigida nei suoi assunti, per niente tollerante con i dissenzienti, inquisitoria, attiva nel proscrivere quanti non si allineavano. Repubblica era il nuovo vangelo letto dai preti e dalle suore postconciliari, cui erano abbonati i seminari di tutta Italia, poi copiato da Avvenire che, alla fine, divenne anch'esso un piccolo Repubblica. Oggi, tutti i giornali italiani, tolto qualche reprobo opportunamente vituperato dal sistema di potere mediatico, sono Repubblica. Repubblica aveva conquistato alla propria ideologia anche il Corriere, ma Il Giornale che da quella consapevolezza nacque, alla fine tornò ad essere anch'esso una specie di Repubblica.<br />Pannella, Bonino, i radicali, i verdi, la sinistra cattolica, il Partito Democratico trasformatosi dal vecchio PCI, Renzi, i Cinque Stelle, tutti coloro che ora vogliono occupare il "centro", il presidente Mattarella... null'altro esprimono se non l'ideologia di Repubblica e di Scalari: laicismo, soggettivismo radicale, nuovi diritti, cultura borghese allo stato puro, proceduralismo istituzionale.<br />Scalfari ha dettato l'orizzonte di comprensione dell'Italia di oggi, l'Italia del divorzio e dell'aborto, della legge Cirinnà e del ddl Zan, l'Italia anti-famiglia e anti-vita, l'Italia prona ai poteri forti internazionali, l'Italia che vuole + Europa e - Italia, l'Italia che reclama le "transizioni" presentandole come la salvezza. Scalfari era un Papa, era capo di una religione e annunciava la salvezza. Il mondo cattolico ne è stato catturato. Repubblica entrò nelle parrocchie. Ricordo quando Giovanni Reale chiamò Scalfari a parlare alla Cattolica di Milano per dire che noi uomini siamo come delle formichine sperdute nell'universo, senza senso, senza capo, senza un fine. Il cattolico che non leggesse Repubblica era considerato fuori tempo e fuori dal proprio tempo. Nessun quotidiano pensò mai, come Repubblica, di essere una nuova Bibbia. Nessun giornalista pensò mai, come Scalfari, di essere un nuovo evangelista.<br />Con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI Repubblica e Scalfari fecero man bassa tra i cattolici, ma era chiaro che ciò avveniva nonostante quei Pontefici. Comunione e Liberazione non leggeva Repubblica, la Comunità di Sant'Egidio, l'Azione cattolica e gli Scout leggevano Repubblica.<br />Con Francesco è come se tutti i cattolici leggano ora solo Repubblica. Tutti sono ormai allineati al nuovo credo. Oggi sono i cattolici a chiedere divorzio e aborto, sono i vescovi cattolici a volere la legge Cirinnà e il suicidio assistito. Nel Nuovo Testamento di Repubblica si incontrano le fedi di Cappato e di Avvenire.<br />Appena eletto Papa, Francesco cominciò ad incontrare Eugenio Scalfari. Francesco doveva essere il Papa, e Scalfari il laico. Invece Francesco era il laico e Scalfari il Papa. La religione di Scalfari era definita, a tutto tondo, con dogmi ben precisi, intollerante e capace di inquisizione, voleva convertire e fare proseliti anche Oltretevere, voleva far valere la propria superiorità argomentativa, provocare, dissacrare. Nei colloqui con Francesco, Scalfari interpretava lo stesso Francesco, che non rettificava, gli metteva in bocca le proprie parole, che l'altro pronunciava, gli faceva contraddire le verità di fede cattolica, e l'altro ubbidiva. Scalfari era il Papa che insegnava, esplicando il proprio magistero di Papa, senza paura e privo di un minimo senso ecumenico. Per lui - ateo, nichilista e disperato - la verità era una sola. Francesco giocava di rimando, non precisava quando l'altro, il Papa, gli faceva dire cose non da Papa, era interessato al dialogo anche se era a senso unico, si compiaceva di scandalizzare con le parole suggeritagli da Eugenio. Voleva essere laico, pensava di avere davanti a sé un laico, ma aveva un Papa, il Papa della nuova religione della irreligione.<br />La storia di Francesco e di Eugenio Scalfari è la storia di una Chiesa che fa di tutto per essere laica e non più una religione e che non si accorge che il laicismo è la nuova religione e che non è per niente laico. Mentre il Papa gioca a non fare più il Papa, altri Papi ne occupano il ruolo. Mentre la Chiesa cattolica tollera e dialoga, le nuove chiese del laicismo postmoderno pontificano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50655512</guid><pubDate>Wed, 20 Jul 2022 11:12:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50655512/e_morto_eugenio_scalfari_padre_di_espresso_e_di_repubblica.mp3" length="9598058" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7082&#13;
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E' MORTO EUGENIO SCALFARI, PADRE DI ESPRESSO E REPUBBLICA di Giuliano Guzzo&#13;
Eugenio Scalfari se n'è andato. A 98 anni colui che - scomparsi Montanelli, Biagi e Bocca - era rimasto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7082" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7082</a><br /><br />E' MORTO EUGENIO SCALFARI, PADRE DI ESPRESSO E REPUBBLICA di Giuliano Guzzo<br />Eugenio Scalfari se n'è andato. A 98 anni colui che - scomparsi Montanelli, Biagi e Bocca - era rimasto l'ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, è morto oggi. Classe 1924, «Barbapapà», come ironicamente lo chiamavano i critici, è stato un po' tutto e il suo contrario: fascista da ragazzo e antifascista il resto dell'esistenza, giornalista e al tempo stesso manager, nemico politico di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi e, in seguito, interlocutore affascinato da Papa Francesco.<br />Ma soprattutto, Scalfari è stato il padre de L'Espresso e Repubblica, ossia d'una micidiale macchina da guerra editoriale laicista; e che, inutile negarlo, tanto, anzi tantissimo male ha fatto a questo Paese, promuovendo tutte quelle concezioni e quelle pratiche - dal divorzio all'aborto di Stato, dalla fecondazione extracorporea fino all'eutanasia - che hanno indubbiamente nuociuto l'Italia, ideologizzando anzitutto la classe dirigente e colta che, alla fonte scalfariana, si è abbeverata: magistratura, professori universitari, medici, insegnanti.<br />Ciò nonostante, chi ci lascia oggi - tornando a quello che si diceva poc'anzi - è stato davvero tutto e il suo contrario; perché se da un lato è stato un maestro di giornalismo (anche se forse più di industria editoriale), dall'altro è stato anche uno che, per tutta la vita, ha preso la più grande cantonata che un cronista possa prendere, evitando di dare una notizia e di raccontare un fatto che sono la notizia e il fatto più importanti della storia: Gesù Cristo è vivo. Certo, Scalfari si è fatto incuriosire dal cristianesimo.<br />Da questo punto di vista, i dialoghi che ha avuto ripetute volte con Papa Francesco non possono che avergli giovato. Eppure di una sua conversione, purtroppo, egli non ha mai lasciato intendere nulla. Zero. Per questo motivo, ora che si trova immerso nel faccia a faccia che più conta in assoluto, quello con Dio, speriamo per Scalfari, come del resto per tutti - perché guareschianamente non odiamo nessuno, neppure chi così a lungo ha messo i suoi talenti al servizio di cause malvagie -, che adesso Dio abbia pietà di lui; e gli perdoni quella grandiosa notizia ignorata.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Eugenio e Francesco: qual era il Papa?" afferma che Eugenio Scalfari era il pontefice del mainstream cui tutti hanno finito per allinearsi, compreso il mondo cattolico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 luglio 2022:<br />Eugenio Scalfari, morto due giorni fa, non è stato solo un giornalista. È stato molto di più. È stato un Papa. Il suo giornale - La Repubblica - è diventato un nuovo vangelo da lui ispirato, guidato, e della cui dottrina era l'interprete ufficiale e il garante. Repubblica è stata la Summa del radicalismo borghese irreligioso della postmodernità italiana. Sin da subito si è imposto come quotidiano militante, religioso nel suo laicismo dogmatico, più avanti del Manifesto o de L'Unità, perché completamente post-ideologico. Scalfari e Repubblica hanno confermato e sviluppato le istanze del modernismo nichilista della modernità italiana, hanno seminato l'età dei "nuovi diritti", hanno esercitato un potere ideologico di interdizione, di scomunica, di estradizione nei confronti degli intellettuali non allineati all'autoritarismo del nuovo.<br />Scalfari era il Papa della chiesa dell'anti-Chiesa, rigida nei suoi assunti, per niente tollerante con i dissenzienti, inquisitoria, attiva nel proscrivere quanti non si allineavano. Repubblica era il nuovo vangelo letto dai preti e dalle suore postconciliari, cui erano abbonati i seminari di tutta Italia, poi copiato da Avvenire che, alla fine, divenne anch'esso un piccolo Repubblica. 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Un amico mi ha inviato due immagini efficacemente accostate: da una parte una fotografia della famiglia imperiale del Beato Carlo d'Asburgo, solenne, quasi ieratica; dall'altra l'immagine della Regina Elisabetta che fa colazione con l'orso Paddington un noto personaggio della letteratura inglese per i bambini. Questa immagine fa parte di un clip realizzato dalla BBC e certamente contrasta con la precedente. Forse l'idea della BBC non è stata molto felice, tuttavia negli stessi giorni si è appreso dai mass media che la principessa di Norvegia Marta, figlia del Re Harald di Norvegia, sposerà lo sciamano americano Verrett. Questo episodio, per le caratteristiche dello sposo, un guru esoterico, accusato di essere un ciarlatano, e anche per le dichiarazioni della sposa, che ha annunciato che lavorerà con lui nella formazione in chiaroveggenza e nella comunicazione con gli angeli, scredita certamente la già screditata monarchia norvegese, mentre i settant'anni di regno della Regina Elisabetta, non hanno ridicolizzato, ma hanno consolidato la monarchia britannica, malgrado i tanti sconquassi che hanno accompagnato la storia recente della famiglia reale.<br /><br />LE PECCHE DELLA MONARCHIA INGLESE<br />Certo, in una prospettiva cattolica, non di può dimenticare che la Regina Elisabetta è il capo ufficiale della religione di Stato anglicana e che è la discendente di sovrani che hanno duramente perseguitato i cattolici in Inghilterra; né si può ignorare che la stessa Elisabetta ha avallato, come capo dello Stato alcune pessime leggi che pongono l'Inghilterra all'avanguardia del processo di degradazione morale dell'Occidente. Tuttavia grazie alla Regina Elisabetta quello che fu un Impero mantiene la sua identità. La sua figura, come osserva Aldo Cazzullo sul "Corriere della Sera" dell'8 giugno, tiene insieme popoli diversi: inglesi, gallesi, scozzesi, irlandesi e milioni di figli del Commonwealth talora arrivati a posizione di potere, come il sindaco di Londra, di origini pachistane e il segretario del partito conservatore, figlio di un'ostetrica africana. La Regina è un fattore di unità e quindi di identità in un mondo caratterizzato dalla caotica frammentazione.<br />Elisabetta d'Inghilterra ha oggi 96 anni. Ne aveva 26 quando salì al trono. Ma l'entusiasmo che suscita è il medesimo di quello che, al momento della sua incoronazione, spingeva il prof. Plinio Correa de Oliveira, ad alcune profonde considerazioni.<br />In tutti i campi della vita odierna - osservava nel 1952 il pensatore brasiliano - si manifesta l'influenza schiacciante dello spirito di uguaglianza: "Attualmente non si dà, per così dire, una sola trasformazione che non abbia come effetto un livellamento, che non favorisca direttamente o indirettamente la marcia della società umana verso uno stato di cose assolutamente ugualitario". Eppure il mondo intero festeggiò l'incoronazione della giovane sovrana inglese, quasi come se le tradizioni che ella rappresentava fossero un valore comune a tutti i popoli. "In un mondo livellato, poverissimo di simboli, regole, modi, compostezza, di tutto quanto significa ordine e distinzione nella convivenza umana, e che in ogni momento continua a distruggere il pochissimo di ciò che a esso resta, mentre la sete di uguaglianza si va saziando, la natura umana, nelle sue fibre profonde, va sentendo sempre di più la mancanza di ciò con cui così follemente ha rotto. Qualcosa di molto intimo e forte in essa le fa sentire uno squilibrio, una incertezza, una insipidità, una paurosa volgarità di vita, che tanto più si accentua quanto più l'uomo si riempie dei tossici della uguaglianza".<br /><br />LA NOSTALGIA DEI PRINCÌPI DELL'ORDINE NATURALE<br />Il prof. Correa de Oliveira continuava: L'uomo contemporaneo, ferito e maltrattato nella sua natura da tutto un tenore di vita costruito su astrazioni, chimere, teorie vane, nei giorni della incoronazione di Elisabetta si è rivolto, affascinato verso il miraggio di un passato aristocratico e anti-ugualitario così diverso dal terribile giorno d'oggi: "Non tanto per nostalgia del passato, quanto di certi princìpi dell'ordine naturale che il passato rispettava, e che il presente viola in ogni momento".<br />Oggi come settant'anni fa, il popolo inglese vede in Elisabetta II il simbolo della gloria nazionale, l'espressione della grazia e dell'eleganza; la rappresentazione visibile e sensibile di ciò che la nazione può produrre di più idealmente distinto. Ma ciò non è dovuto solo al carisma di una persona. Il fatto è che la monarchia inglese, malgrado il ruolo rivoluzionario che ha svolto nella sua storia, conserva ancora un fascino che le proviene dalle origini medioevali, e quindi cattoliche delle sue cerimonie e dei suoi riti. Elisabetta II ha compiuto impeccabilmente il suo dovere di Regina, ma attraverso le cerimonie militari e civili che si sono succedute a Londra settant'anni dopo l'incoronazione, giungono fino a noi gli ultimi riflessi della civiltà medievale. Se la monarchia inglese dovesse cadere, perderemo un pezzo di medioevo, perderemo un pezzo di civiltà cristiana, anche se questa monarchia ha contribuito alla distruzione della Civiltà cristiana medioevale. È un paradosso della storia, ma la storia è ricca di paradossi, anche perché solo Dio ne conosce la direzione. Per questo dobbiamo ammirare la monarchia, non solo quella inglese, ma il sistema monarchico in sé stesso, malgrado le colpe o anche i meriti dei sovrani, così come dobbiamo mantenerci fedeli cattolici al di là delle colpe o dei meriti dei Romani Pontefici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50206384</guid><pubDate>Tue, 14 Jun 2022 21:59:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50206384/le_ragioni_del_fascino_della_monarchia_inglese.mp3" length="8248468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7037&#13;
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LE RAGIONI DEL FASCINO DELLA MONARCHIA INGLESE di Roberto de Mattei&#13;
Mi sono trovato a Londra all'indomani dei festeggiamenti per i settant'anni di regno di Elisabetta II e sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7037" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7037</a><br /><br />LE RAGIONI DEL FASCINO DELLA MONARCHIA INGLESE di Roberto de Mattei<br />Mi sono trovato a Londra all'indomani dei festeggiamenti per i settant'anni di regno di Elisabetta II e sono rimasto colpito nell'osservare l'atmosfera di calorosa simpatia che avvolge la figura della Regina nella quale sembra incarnarsi l'istituzione della monarchia inglese.<br />Sui blog italiani, soprattutto di area tradizionalista, non si riscontra questa simpatia verso la figura della sovrana, proprio perché essa rappresenta la detestata monarchia inglese. Un amico mi ha inviato due immagini efficacemente accostate: da una parte una fotografia della famiglia imperiale del Beato Carlo d'Asburgo, solenne, quasi ieratica; dall'altra l'immagine della Regina Elisabetta che fa colazione con l'orso Paddington un noto personaggio della letteratura inglese per i bambini. Questa immagine fa parte di un clip realizzato dalla BBC e certamente contrasta con la precedente. Forse l'idea della BBC non è stata molto felice, tuttavia negli stessi giorni si è appreso dai mass media che la principessa di Norvegia Marta, figlia del Re Harald di Norvegia, sposerà lo sciamano americano Verrett. Questo episodio, per le caratteristiche dello sposo, un guru esoterico, accusato di essere un ciarlatano, e anche per le dichiarazioni della sposa, che ha annunciato che lavorerà con lui nella formazione in chiaroveggenza e nella comunicazione con gli angeli, scredita certamente la già screditata monarchia norvegese, mentre i settant'anni di regno della Regina Elisabetta, non hanno ridicolizzato, ma hanno consolidato la monarchia britannica, malgrado i tanti sconquassi che hanno accompagnato la storia recente della famiglia reale.<br /><br />LE PECCHE DELLA MONARCHIA INGLESE<br />Certo, in una prospettiva cattolica, non di può dimenticare che la Regina Elisabetta è il capo ufficiale della religione di Stato anglicana e che è la discendente di sovrani che hanno duramente perseguitato i cattolici in Inghilterra; né si può ignorare che la stessa Elisabetta ha avallato, come capo dello Stato alcune pessime leggi che pongono l'Inghilterra all'avanguardia del processo di degradazione morale dell'Occidente. Tuttavia grazie alla Regina Elisabetta quello che fu un Impero mantiene la sua identità. La sua figura, come osserva Aldo Cazzullo sul "Corriere della Sera" dell'8 giugno, tiene insieme popoli diversi: inglesi, gallesi, scozzesi, irlandesi e milioni di figli del Commonwealth talora arrivati a posizione di potere, come il sindaco di Londra, di origini pachistane e il segretario del partito conservatore, figlio di un'ostetrica africana. La Regina è un fattore di unità e quindi di identità in un mondo caratterizzato dalla caotica frammentazione.<br />Elisabetta d'Inghilterra ha oggi 96 anni. Ne aveva 26 quando salì al trono. Ma l'entusiasmo che suscita è il medesimo di quello che, al momento della sua incoronazione, spingeva il prof. Plinio Correa de Oliveira, ad alcune profonde considerazioni.<br />In tutti i campi della vita odierna - osservava nel 1952 il pensatore brasiliano - si manifesta l'influenza schiacciante dello spirito di uguaglianza: "Attualmente non si dà, per così dire, una sola trasformazione che non abbia come effetto un livellamento, che non favorisca direttamente o indirettamente la marcia della società umana verso uno stato di cose assolutamente ugualitario". Eppure il mondo intero festeggiò l'incoronazione della giovane sovrana inglese, quasi come se le tradizioni che ella rappresentava fossero un valore comune a tutti i popoli. "In un mondo livellato, poverissimo di simboli, regole, modi, compostezza, di tutto quanto significa ordine e distinzione nella convivenza umana, e che in ogni momento continua a distruggere il pochissimo di ciò che a esso resta, mentre la sete di uguaglianza si va saziando, la natura...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>carlodasburgo,incoronazione,monarchia,paddington,queen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/534ef787a1c3a4ad6bec13e687733ae2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guerra tra Russia e Ucraina: chi sta vincendo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guerra-tra-russia-e-ucraina-chi-sta-vincendo--49749277</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7001" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7001</a><br /><br />GUERRA RUSSIA-UCRAINA: CHI STA VINCENDO? di Gianandrea Gaiani<br />Vladimir Putin ha anticipato il tenore con cui si terranno quest'anno i festeggiamenti per la ricorrenza del 9 maggio, giorno della vittoria nella grande Guerra Patriottica che per i russi è la Seconda Guerra Mondiale combattuta sul fronte europeo. La Germania nazista si arrese in realtà agli alleati l'8 maggio e infatti ieri Putin ha ringraziato i militari, la popolazione e i governi delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk (in Ucraina) assimilando la lotta di ieri contro il nazismo con quella di oggi.<br />"I nostri militari, proprio come i loro antenati, stanno combattendo insieme per liberare il loro suolo dalla feccia nazista" ha scritto il presidente russo in un comunicato di congratulazioni inviato ai leader e ai popoli delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica, incluse quelle di Donetsk e Lugansk nel 77esimo anniversario della vittoria.<br />Come riporta il sito del Cremlino, sottolineando che il leader russo ha "espresso la certezza che la vittoria sarà nostra, proprio come nel 1945", Putin ha ricordato che è un dovere comune prevenire la restaurazione del nazismo rivolgendosi con un comunicato ai veterani ucraini della Grande Guerra Patriottica<br />Sul piano della spettacolarizzazione dell'evento la parata militare a Mosca si preannuncia imponente come sempre, con centinaia di mezzi ruotati e cingolati, migliaia di militari e ben 77 aerei ed elicotteri (uno per ogni anno trascorso dal 1945) che voleranno sulla Piazza Rossa. Tra questi 8 caccia MiG-29SMT sorvoleranno la Piazza Rossa formando la lettera "Z", a sostegno del "personale militare che partecipa all'operazione speciale in Ucraina".<br />Più difficile invece valutare quanto possano essere credibili le ipotesi e illazioni circolate in questi giorni intorno alle decisioni che Putin potrebbe secondo alcuni assumere oggi in occasione della ricorrenza. Il Cremlino stesso aveva auspicato a marzo che le operazioni in Ucraina potessero avviarsi alla conclusione entro il 9 maggio e anche se così non è stato è probabile che Putin ne approfitti per tirare le somme delle operazioni in Ucraina.<br /><br />A CHE PUNTO SIAMO<br />Un bilancio positivo in termini militari anche se non decisivo ma ancora lontano dal raggiungere gli obiettivi politici.<br />I russi hanno assunto il controllo di ampie aree del Donbass, ma non di tutte le regioni di Donetsk e Luhansk dove ancora combattono duramente contro il grosso delle forze ucraine.<br />Successo pieno è stato invece conseguito nella regione di Kherson, a nord della Crimea e lungo le coste del Mare d'Azov dove la caduta di Mariupol ha permesso di unire il Donbass alla Crimea: regioni dove già comincia a circolare il rublo in vista, se non di una annessione alla Russia, almeno alle repubbliche popolari ucraine filo-russe.<br />Più lontano invece il raggiungimento degli obiettivi politici che Putin sperava forse di raggiungere senza un impiego così ampio della forza militare ma convincendo il governo ucraino ad accettare uno status di neutralità, rinunciando all'ingresso nella NATO e ad ospitare truppe e armi anglo-americane.<br />Del resto le recenti aperture di Volodymyr Zelenski alla trattativa, con l'annunciata disponibilità a riconoscere a Mosca il controllo della Crimea e dei territori del Donbass controllati dai filo russi il 23 febbraio (cioè alla vigilia dell'offensiva russa), costituirebbero una buona base su cui imbastire seri negoziati ma sono state immediatamente stroncate sul nascere dal segretario generale della NATO, che parla solitamente più a nome degli anglo-americani che degli altri partner dell'Alleanza.<br />L'Ucraina sarebbe disposta ad accettare un accordo di pace di compromesso con la Russia se le forze di Mosca si ritirassero "sulle posizioni del 23 febbraio" ha detto il 6 maggio il presidente Volodymyr Zelensky, intervenendo in video al think tank britannico Chatham House, lasciando intendere che almeno per ora Kiev non pretenderebbe la restituzione della Crimea, annessa dai russi nel 2014. «Da parte nostra non tutti i ponti diplomatici sono stati bruciati», ha poi precisato, evitando di avanzare richieste pure su quella parte del Donbass fra Donetsk e Luhansk sottratta al controllo di Kiev dal 2014.<br />"I membri della Nato – ha risposto indirettamente il giorno dopo il segretario generale della NATO Lens Stoltenberg - non accetteranno mai l'annessione illegale della Crimea" aggiungendo che "ci siamo sempre opposti al controllo russo su parti dell'Ucraina orientale". Stoltenberg ha poi aggiunto che "saranno però il governo e il popolo ucraino a decidere in maniera sovrana su una possibile soluzione di pace" ma dopo aver stabilito i limiti in cui il governo ucraino potrà muoversi in una eventuale trattativa con Mosca.<br /><br />UNA GUERRA PROLUNGATA CHE DEVASTERÀ L'UCRAINA E IMPOVERIRÀ L'EUROPA<br />Annunciando che la NATO non accetterà mai la sovranità russa sulla Crimea, Stoltenberg ha sgombrato il campo dai residui dubbi su chi governi realmente l'Ucraina e chi piloti Zelenski confermando il pieno sostegno dell'Occidente a una guerra prolungata che devasterà l'Ucraina e impoverirà l'Europa pur di logorare la Russia impedendo a Putin di raggiungere i suoi obiettivi e di proclamare la vittoria.<br />Se su questo aspetto sembrano esserci pochi dubbi, più difficile risulta valutare le indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi dal quotidiano on line britannico "The Independent" che svelavano a volontà di Putin di annunciare oggi la "guerra totale" all'Ucraina, cioè la mobilitazione generale e la militarizzazione dell'economia e della società russa. Anticipazioni giornalistiche attribuite a fonti anonime che hanno tenuto a lungo banco nei dibattiti politici e mediatici ma da prendere con le molle innanzitutto perché The Independent è di proprietà di un oligarca russo acerrimo nemico di Putin, Aleksandr Lebedev, che a quanto sembra è uno dei pochi a non aver subito la confisca dei beni in Occidente.<br />Inoltre Putin gode di un ampio sostegno politico e popolare anche rispetto alle operazioni militari in Ucraina che sembra in grado di poter sostenere nel tempo la guerra evitando accelerazioni che aumenterebbero le perdite tra le truppe ma anche tra i civili ucraini che, nelle zone in cui si combatte, sono in gran parte russofoni e probabilmente non ostili a Mosca.<br />Proclamare lo "stato di guerra" quindi non aiuterebbe Putin a cementare il consenso interno e, almeno al momento, non sembrerebbe neppure un'azione necessaria per alimentare lo sforzo bellico. A meno che il Cremlino non voglia puntare a indurre nei russi una psicosi di guerra in cui la percezione del nemico venga estesa dai "nazisti ucraini" agli USA e alla NATO.<br />Resta però il fatto che, come confermano anche molti analisti e osservatori occidentali incluso l'Economist, l'economia russa sta reggendo bene (a differenza di quelle italiana ed europea) alle sanzioni economiche poste dall'Occidente, segno che Mosca si era preparata per tempo a sostenere l'impatto del conflitto.<br />Il rublo è forte e del resto "l'isolamento" della Federazione Russa è solo parziale tenuto conto che viene praticato solo da Europa e Nord America mentre Asia, Medio Oriente, Africa e America del Sud continuano a mantenere (e in alcuni casi a rafforzare) i rapporti economici e commerciali con Mosca.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49749277</guid><pubDate>Tue, 10 May 2022 20:30:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49749277/guerra_tra_russia_e_ucraina_chi_sta_vincendo.mp3" length="8225505" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7001&#13;
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GUERRA RUSSIA-UCRAINA: CHI STA VINCENDO? di Gianandrea Gaiani&#13;
Vladimir Putin ha anticipato il tenore con cui si terranno quest'anno i festeggiamenti per la ricorrenza del 9 maggio,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7001" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7001</a><br /><br />GUERRA RUSSIA-UCRAINA: CHI STA VINCENDO? di Gianandrea Gaiani<br />Vladimir Putin ha anticipato il tenore con cui si terranno quest'anno i festeggiamenti per la ricorrenza del 9 maggio, giorno della vittoria nella grande Guerra Patriottica che per i russi è la Seconda Guerra Mondiale combattuta sul fronte europeo. La Germania nazista si arrese in realtà agli alleati l'8 maggio e infatti ieri Putin ha ringraziato i militari, la popolazione e i governi delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk (in Ucraina) assimilando la lotta di ieri contro il nazismo con quella di oggi.<br />"I nostri militari, proprio come i loro antenati, stanno combattendo insieme per liberare il loro suolo dalla feccia nazista" ha scritto il presidente russo in un comunicato di congratulazioni inviato ai leader e ai popoli delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica, incluse quelle di Donetsk e Lugansk nel 77esimo anniversario della vittoria.<br />Come riporta il sito del Cremlino, sottolineando che il leader russo ha "espresso la certezza che la vittoria sarà nostra, proprio come nel 1945", Putin ha ricordato che è un dovere comune prevenire la restaurazione del nazismo rivolgendosi con un comunicato ai veterani ucraini della Grande Guerra Patriottica<br />Sul piano della spettacolarizzazione dell'evento la parata militare a Mosca si preannuncia imponente come sempre, con centinaia di mezzi ruotati e cingolati, migliaia di militari e ben 77 aerei ed elicotteri (uno per ogni anno trascorso dal 1945) che voleranno sulla Piazza Rossa. Tra questi 8 caccia MiG-29SMT sorvoleranno la Piazza Rossa formando la lettera "Z", a sostegno del "personale militare che partecipa all'operazione speciale in Ucraina".<br />Più difficile invece valutare quanto possano essere credibili le ipotesi e illazioni circolate in questi giorni intorno alle decisioni che Putin potrebbe secondo alcuni assumere oggi in occasione della ricorrenza. Il Cremlino stesso aveva auspicato a marzo che le operazioni in Ucraina potessero avviarsi alla conclusione entro il 9 maggio e anche se così non è stato è probabile che Putin ne approfitti per tirare le somme delle operazioni in Ucraina.<br /><br />A CHE PUNTO SIAMO<br />Un bilancio positivo in termini militari anche se non decisivo ma ancora lontano dal raggiungere gli obiettivi politici.<br />I russi hanno assunto il controllo di ampie aree del Donbass, ma non di tutte le regioni di Donetsk e Luhansk dove ancora combattono duramente contro il grosso delle forze ucraine.<br />Successo pieno è stato invece conseguito nella regione di Kherson, a nord della Crimea e lungo le coste del Mare d'Azov dove la caduta di Mariupol ha permesso di unire il Donbass alla Crimea: regioni dove già comincia a circolare il rublo in vista, se non di una annessione alla Russia, almeno alle repubbliche popolari ucraine filo-russe.<br />Più lontano invece il raggiungimento degli obiettivi politici che Putin sperava forse di raggiungere senza un impiego così ampio della forza militare ma convincendo il governo ucraino ad accettare uno status di neutralità, rinunciando all'ingresso nella NATO e ad ospitare truppe e armi anglo-americane.<br />Del resto le recenti aperture di Volodymyr Zelenski alla trattativa, con l'annunciata disponibilità a riconoscere a Mosca il controllo della Crimea e dei territori del Donbass controllati dai filo russi il 23 febbraio (cioè alla vigilia dell'offensiva russa), costituirebbero una buona base su cui imbastire seri negoziati ma sono state immediatamente stroncate sul nascere dal segretario generale della NATO, che parla solitamente più a nome degli anglo-americani che degli altri partner dell'Alleanza.<br />L'Ucraina sarebbe disposta ad accettare un accordo di pace di compromesso con la Russia se le forze di Mosca si ritirassero "sulle posizioni del 23 febbraio" ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>515</itunes:duration><itunes:keywords>23febbraio,azov,donbass,fontianonime,guerrapatriottica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d91d5a188f9c3bdd0e21dad24ab6d604.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tre illusioni di Putin nella guerra in Ucraina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tre-illusioni-di-putin-nella-guerra-in-ucraina--49645673</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6999" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6999</a><br /><br />LE TRE ILLUSIONI DI PUTIN NELLA GUERRA IN UCRAINA di Alfonso Piscitelli<br />Ora che russi segnano il passo in Ucraina scavando trincee e disseminando il territorio conquistato di mine è possibile, con più calma, riflettere sui meccanismi mentali che, plausibilmente, hanno spinto Putin e la classe dirigente che lo circonda a lanciarsi in questa avventura bellica.<br />Se la "guerra lampo" immaginata al Cremlino non è riuscita, è lecito supporre che i vertici russi abbiano coltivato delle illusioni. Come è noto gli errori più dannosi per chi li concepisce sono quelli che contengono un fondo di verità.<br />La prima illusione coltivata da Mosca riguarda "l'espansione della Nato ad est": è vero che dopo la Guerra Fredda, la Nato e l'Unione europea si sono estese fino ad inglobare la fascia esterna dell'ex impero sovietico e i Paesi baltici. Il punto però è che si parla - anche in Occidente - di "espansione" come se si fosse trattato delle occupazioni militari tedesche del 1940-41. In realtà, dopo 40 anni di dominazione russo-comunista i popoli dell'est hanno liberamente e fortemente voluto il loro ingresso nell'area economica e di difesa occidentale. Scelte che si sono rivelate felici: in questi anni i Paesi dell'Europa orientale hanno attraversato una fase di sviluppo che, in tono minore, ricorda la rinascita dell'Europa occidentale negli anni '50.<br />Per fare un esempio concreto, l'Estonia oggi si sente "occupata dalla Nato", o non è piuttosto lieta di non condividere la sorte della Bielorussia? In linea generale l'Europa dell'est non rimpiange affatto né il comunismo sovietico né il dominio russo: su questo dato "strutturale" - per ripetere un termine del linguaggio marxista - l'Occidente a guida americana ha vinto il dopo-Guerra Fredda tanto quanto si è impantanato nelle sabbie dell'Iraq e sugli altopiani afghani.<br /><br />QUELLO CHE PUTIN NON AVEVA PREVISTO<br />Al dominio russo-sovietico ungheresi, cechi, polacchi, tedeschi dell'est periodicamente si ribellarono; una volta che i carri armati russi hanno abbandonato le loro postazioni la vita civile dei Paesi dell'Est è rifiorita nella doppia cornice europea ed atlantica. Questa fioritura esercita una forza di attrazione sugli ucraini, della quale i russi non si capacitano.<br />Peraltro i flussi di uomini hanno rinsaldato i legami tra popoli europei: polacchi e rumeni si sono trasferiti a occidente in cerca di lavoro; gli ucraini, oltre ad emigrare dalle nostre parti, hanno riempito gli spazi lasciati vuoti in una Polonia che a sua volta è divenuta meta di immigrazione dall'ex Unione Sovietica.<br />Per recuperare la presa sull'Ucraina Mosca avrebbe potuto concepire una sorta di piano Marshall utilizzando una parte di quel flusso enorme di denaro che ogni giorno viene dai Paesi occidentali a cui fornisce energia, invece ha scelto di utilizzare ancora una volta il linguaggio della forza. Dopo un mese di guerra si può ragionevolmente constatare che questa dose di forza militare si è rivelata insufficiente: i patrioti ucraini (quelli che Putin e Dugin chiamano "nazisti" con un autentico abuso ideologico) hanno reagito abbastanza efficacemente. E tale reazione Mosca non aveva previsto. Perché?<br />Probabilmente perché la politici e militari russi hanno coltivato la seconda illusione, quella relativa al "colpo di Stato in Ucraina". Anche in questo caso l'illusione si alimenta di una mezza verità: americani e anche tedeschi hanno fortemente sollecitato il cambio di regime del 2014. E tuttavia i russi non ammettono che se Euromaidan nel 2014 è riuscito è perché la maggioranza della popolazione, per le ragioni economiche dette prima (ma anche per il ricordo delle profonde ferite del Novecento sovietico), ormai guardava all'Occidente euro-americano.<br />Ma è sull'orientamento di fondo della società ucraina che forse Putin si è fatto le illusioni maggiori. Ha probabilmente pensato che gli sarebbe bastato dare una spallata militare al sistema politico del fragile vicino, e Zelensky sarebbe fuggito, il governo filo-occidentale sarebbe stato rovesciato e i russi sarebbero entrati a Kiev imponendo un governo tollerato, se non proprio amato dalla popolazione. Che ciò non si sia verificato è stato palese poche ore dopo l'inizio dell'invasione, quando l'appello di Putin a rovesciare Zelensky è caduto nel vuoto.<br /><br />YANUKOVYCH E ZELENSKY<br />Particolarmente amaro risulta per Putin il confronto tra il comportamento dell'ultimo leader filo-russo dell'Ucraina Yanukovych e Zelensky. Mentre il burocrate post-sovietico scappò con rapidità di fronte alla rivolta, quello che viene sprezzantemente definito come "il comico" dopo quattro settimane di assedio da parte di uno degli eserciti più temibili del mondo è ancora al suo posto e resiste.<br />La cosa sorprendente è che Mosca non abbia avuto il polso della situazione a Kiev. Gli ucraini erano divisi in schieramenti incompatibili tra loro e bellicosi: l'immaturità politica si confondeva con una consolidata pratica di corruzione. E tuttavia nessun settore della società civile ucraina era disposto a tornare sotto protettorato russo... Putin è riuscito con la guerra del 2014 a ricompattare, contro di sé, i frammenti scomposti dell'Ucraina. Non era facile.<br />Ma intanto nell'est russofono dell'Ucraina? La propaganda russa insiste - e anche qui vi è un fondo di verità che non può essere negato - sugli atti di violenza, intimidazione, repressione culturale che il governo di Kiev ha inferto alle regioni orientali, più simili alla Russia. E tuttavia adesso per effetto della "operazione speciale" sono proprio le città abitate a maggioranza da russofoni quelle più martirizzate: Kharkiv, Mariupol, Dnipro.<br />Nei giorni scorsi Odessa si è fatta fortezza contro i russi: la stessa Odessa dove avvenne il massacro di 40 persone in un incendio divampato nella casa dei sindacati dopo gli scontri tra nazionalisti ucraini e filo-russi. Un evento luttuoso, tragico, ma dopo il quale sono trascorsi otto anni nei quali ad Odessa si è convissuto tranquillamente fino a quando Putin non ha iniziato ad invadere l'Ucraina.<br />Riguardo al Donbass, per equanimità, è giusto ricordare le angherie dei nazionalisti ucraini, ma anche il fatto che in seguito alla proclamazione delle due repubbliche appoggiate da Mosca vi è stato un esodo di circa 500.000 persone che sfuggivano alle milizie locali, ma anche ai mercenari che Mosca ha fatto affluire. I morti nel Donbass sono stati il frutto degli scontri tra milizie ucraine, anche famigerate, e forze militari russe non propriamente cavalleresche.<br />Dunque, mescolando propaganda e auto-illusione i russi non hanno capito che:<br />1) l'Europa dell'est ha scelto liberamente l'Occidente;<br />2) la società ucraina non era disponibile a far compagnia ai bielorussi nella area "post-sovietica" sotto protettorato di Mosca;<br />3) molti russofoni (proprio in città simbolo come Odessa) preferirebbero vivere in una Ucraina, pur difettosa di democrazia, che tornare alla "Santa Madre Russia".<br />E senza sforzarsi troppo di capire come è cambiato il mondo, Putin e i suoi sono tornati a mostrare il volto feroce di Budapest 1956, Berlino 1961, Praga 1968.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49645673</guid><pubDate>Tue, 03 May 2022 20:31:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49645673/le_tre_illusioni_di_putin_nella_guerra_in_ucraina.mp3" length="9278319" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6999&#13;
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LE TRE ILLUSIONI DI PUTIN NELLA GUERRA IN UCRAINA di Alfonso Piscitelli&#13;
Ora che russi segnano il passo in Ucraina scavando trincee e disseminando il territorio conquistato di mine è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6999" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6999</a><br /><br />LE TRE ILLUSIONI DI PUTIN NELLA GUERRA IN UCRAINA di Alfonso Piscitelli<br />Ora che russi segnano il passo in Ucraina scavando trincee e disseminando il territorio conquistato di mine è possibile, con più calma, riflettere sui meccanismi mentali che, plausibilmente, hanno spinto Putin e la classe dirigente che lo circonda a lanciarsi in questa avventura bellica.<br />Se la "guerra lampo" immaginata al Cremlino non è riuscita, è lecito supporre che i vertici russi abbiano coltivato delle illusioni. Come è noto gli errori più dannosi per chi li concepisce sono quelli che contengono un fondo di verità.<br />La prima illusione coltivata da Mosca riguarda "l'espansione della Nato ad est": è vero che dopo la Guerra Fredda, la Nato e l'Unione europea si sono estese fino ad inglobare la fascia esterna dell'ex impero sovietico e i Paesi baltici. Il punto però è che si parla - anche in Occidente - di "espansione" come se si fosse trattato delle occupazioni militari tedesche del 1940-41. In realtà, dopo 40 anni di dominazione russo-comunista i popoli dell'est hanno liberamente e fortemente voluto il loro ingresso nell'area economica e di difesa occidentale. Scelte che si sono rivelate felici: in questi anni i Paesi dell'Europa orientale hanno attraversato una fase di sviluppo che, in tono minore, ricorda la rinascita dell'Europa occidentale negli anni '50.<br />Per fare un esempio concreto, l'Estonia oggi si sente "occupata dalla Nato", o non è piuttosto lieta di non condividere la sorte della Bielorussia? In linea generale l'Europa dell'est non rimpiange affatto né il comunismo sovietico né il dominio russo: su questo dato "strutturale" - per ripetere un termine del linguaggio marxista - l'Occidente a guida americana ha vinto il dopo-Guerra Fredda tanto quanto si è impantanato nelle sabbie dell'Iraq e sugli altopiani afghani.<br /><br />QUELLO CHE PUTIN NON AVEVA PREVISTO<br />Al dominio russo-sovietico ungheresi, cechi, polacchi, tedeschi dell'est periodicamente si ribellarono; una volta che i carri armati russi hanno abbandonato le loro postazioni la vita civile dei Paesi dell'Est è rifiorita nella doppia cornice europea ed atlantica. Questa fioritura esercita una forza di attrazione sugli ucraini, della quale i russi non si capacitano.<br />Peraltro i flussi di uomini hanno rinsaldato i legami tra popoli europei: polacchi e rumeni si sono trasferiti a occidente in cerca di lavoro; gli ucraini, oltre ad emigrare dalle nostre parti, hanno riempito gli spazi lasciati vuoti in una Polonia che a sua volta è divenuta meta di immigrazione dall'ex Unione Sovietica.<br />Per recuperare la presa sull'Ucraina Mosca avrebbe potuto concepire una sorta di piano Marshall utilizzando una parte di quel flusso enorme di denaro che ogni giorno viene dai Paesi occidentali a cui fornisce energia, invece ha scelto di utilizzare ancora una volta il linguaggio della forza. Dopo un mese di guerra si può ragionevolmente constatare che questa dose di forza militare si è rivelata insufficiente: i patrioti ucraini (quelli che Putin e Dugin chiamano "nazisti" con un autentico abuso ideologico) hanno reagito abbastanza efficacemente. E tale reazione Mosca non aveva previsto. Perché?<br />Probabilmente perché la politici e militari russi hanno coltivato la seconda illusione, quella relativa al "colpo di Stato in Ucraina". Anche in questo caso l'illusione si alimenta di una mezza verità: americani e anche tedeschi hanno fortemente sollecitato il cambio di regime del 2014. E tuttavia i russi non ammettono che se Euromaidan nel 2014 è riuscito è perché la maggioranza della popolazione, per le ragioni economiche dette prima (ma anche per il ricordo delle profonde ferite del Novecento sovietico), ormai guardava all'Occidente euro-americano.<br />Ma è sull'orientamento di fondo della società ucraina che forse Putin...]]></itunes:summary><itunes:duration>580</itunes:duration><itunes:keywords>cremlino,donbass,nato,odessa,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/11222b49d5cc77e3a141b646a87e5ac8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Putin dice che la Nato non ha mantenuto le promesse, ma non è vero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/putin-dice-che-la-nato-non-ha-mantenuto-le-promesse-ma-non-e-vero--49396105</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6972" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6972</a><br /><br />PUTIN DICE CHE LA NATO NON HA MANTENUTO LE PROMESSE, MA NON E' VERO di Stefano Magni<br />E ci risiamo, un'altra volta. Dopo lo "scoop" di Italia Oggi (che cita Der Spiegel) e l'intervista a Giulio Sapelli a Formiche.net, anche Panorama, con un servizio a firma di Elisabetta Burba, corredato di documenti originali e di un'intervista all'ambasciatore Umberto Vattani, ci spiega che siamo stati noi a tradire la Russia e a provocarne la reazione dura. Come? Violando gli ormai celeberrimi e stra-citati patti del 1990 con cui avevamo promesso di non allargare a Est la Nato. Invece la Nato si è espansa fino ai confini della Russia e allora si può capire perché a Mosca ci odino.<br />Peccato che: è tutto falso. O meglio: talmente fuori contesto, da risultare falso. I documenti sono autentici, sono lì da vedere. I documenti declassificati riportano gli impegni verbali fra i leader dei due blocchi che discutevano sulla riunificazione della Germania: Urss, Germania Ovest, Francia, Regno Unito e Usa. "Non intendiamo far avanzare l'Alleanza Atlantica oltre l'Oder. E pertanto non possiamo concedere alla Polonia o ad altre nazioni dell'Europa centrale e orientale la possibilità di aderirvi", si trova scritto nel verbale. James Baker auspicava anche future "garanzie di ferro che la giurisdizione o le forze della Nato non si spostino verso Est". Helmut Kohl, futuro cancelliere della Germania riunificata diceva a Michail Gorbachev: "Crediamo che la Nato non debba espandere il suo raggio d'azione". Allora, la Nato ha mentito? Non ha rispettato i patti? La Russia ha ragione ad odiarci?<br /><br />QUESTIONE DI DATE<br />Neanche per idea: guardate la data. Queste conversazioni sono avvenute fra il 12 settembre del 1990, alla vigilia della riunificazione tedesca, e il 6 marzo 1991, all'indomani della stessa. Prendiamo l'ultima data: 6 marzo 1991. C'era il Patto di Varsavia, c'era l'Urss, le tre repubbliche baltiche erano ancora parte integrante del territorio sovietico, c'erano ancora le basi dell'armata rossa nei Paesi dell'Europa centrale e orientale di cui si parlava. Un ritiro era appena iniziato, ma non erano neppure nella mente di Dio gli eventi che si sarebbero susseguiti di lì alla fine dell'anno. Successe, poi, che il Patto di Varsavia, già in disarmo, si sciolse il 1° luglio 1991. In Unione Sovietica, militari e servizi segreti provarono a prendere il potere, con un colpo di Stato, un mese dopo. Non riuscendovi, accelerarono il processo di decadenza e dissoluzione dell'Unione Sovietica. Il 25 dicembre 1991 veniva ammainata la bandiera rossa, per l'ultima volta, dal pennone più alto del Cremlino. Da quel giorno nascevano altre repubbliche indipendenti e sovrane, fra cui la Russia, guidata da Boris Eltsin, avversario politico di Gorbachev e della sua linea tardo-sovietica.<br />La Russia non è l'Unione Sovietica. Ha ereditato il suo seggio all'Onu e, dal 1994, ha mantenuto il monopolio sull'arsenale nucleare dell'ex impero rosso. Ma non ha ereditato né i debiti con l'estero, né gli accordi con altre potenze. Con la Nato, la Russia ha firmato gli accordi della Partnership for Peace nel 1994, ma soprattutto il Nato-Russia Founding Act del 27 maggio 1997. Quest'ultimo fissava i criteri dei rapporti di partnership fra l'Alleanza Atlantica e la nuova Federazione Russa.<br />Non è l'Urss neppure la Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), nata dall'accordo di Minsk del 1991, per creare un'area di libero scambio e cooperazione militare fra repubbliche ex sovietiche. Contrariamente all'Urss non è una federazione, né una confederazione ed è su base volontaria. Estonia, Lettonia e Lituania, pur essendo repubbliche ex sovietiche, non ne hanno mai fatto parte. La Georgia si è ritirata dalla Csi nel 2009, dopo essere stata aggredita dalla Russia.<br /><br />GLI ARSENALI NUCLEARI<br />L'Ucraina si è ritirata nel 2018, dopo che la Russia le aveva occupato e annesso la Crimea. Originariamente, nella Csi c'erano quattro arsenali nucleari: in Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina. L'Ucraina, al momento della sua indipendenza, era la terza potenza atomica del mondo, subito dietro a Usa e Russia. La sua eredità del vasto arsenale sovietico causò due crisi molto serie, una nel maggio 1992, quando gli ufficiali al comando della forza strategica aerea e missilistica si divisero, fra chi rimase fedele a Mosca e chi giurò lealtà a Kiev. E poi nel settembre-ottobre 1993 quando, a causa del fallito golpe nazional-comunista contro Eltsin, le forze strategiche russe furono poste in stato di allerta e gli ucraini temevano di subire un attacco preventivo. Alla fine la tensione scemò solo grazie alla mediazione degli Usa che convinsero l'Ucraina a cedere tutto il suo arsenale alla Russia, come Bielorussia e Kazakistan avevano già accettato di fare.<br />In cambio di questa cessione, che ridiede alla Russia lo status di superpotenza nucleare, l'Ucraina chiese garanzie per la sua indipendenza. Vennero stabilite a Budapest, con un memorandum sottoscritto il 5 dicembre 1994 da Russia, Ucraina, Usa e Regno Unito: la Russia, in cambio del disarmo nucleare di Kiev, si impegnava a non invadere l'Ucraina e a rispettarne i confini (per i distratti: Crimea inclusa) e l'integrità territoriale. Fu così risolta, allora, la "crisi dei missili ucraini", immagine retorica che la Russia sta usando in questi mesi, tracciando il parallelo con la crisi dei missili di Cuba, fuori tempo massimo e ormai senza motivo, per giustificare la sua invasione dell'Ucraina. Gli accordi vennero violati una prima volta nel 2014, con l'annessione russa della Crimea. E sono stati violati definitivamente il 24 febbraio scorso, con l'invasione dell'Ucraina. Una violazione palese, di cui si parla incredibilmente poco.<br />Putin, nelle sue richieste ultimative a Bruxelles e Washington (17 dicembre 2021) chiede comunque di rivedere il Nato-Russia Founding Act. Val la pena dunque di rileggere più in dettaglio cosa prevedeva quell'accordo.<br /><br />NATO-RUSSIA FOUNDING ACT<br />"Coerentemente con i lavori dell'Osce su un modello di sicurezza comune e globale per l'Europa per il Ventunesimo secolo, e tenendo conto delle decisioni del Vertice di Lisbona in merito a una Carta sulla sicurezza europea, la Nato e la Russia cercheranno la più ampia cooperazione possibile tra gli Stati partecipanti dell'Osce con l'obiettivo di creare in Europa uno spazio comune di sicurezza e stabilità, senza linee divisorie o sfere di influenza che limitino la sovranità di alcuno Stato".<br />Se lo ricordino quelli che, oggi, parlano e straparlano di "rispettare la sfera di influenza russa". Perché la Russia stessa ha sottoscritto un impegno a non crearne di nuove in Europa.<br />Ricordiamoci cosa era l'Europa del 1997: la Guerra Fredda finita da meno di un decennio, le democrazie dell'Europa centrale desiderose di liberarsi del passato comunista e di entrare in un futuro liberale, accedendo all'Ue e alla Nato, una Russia perennemente in bilico fra occidentalisti che guardavano all'Europa e orientalisti nostalgici dell'Urss (o dell'impero), i primi dominanti al Cremlino, i secondi nella Duma. I Paesi dell'ex Patto di Varsavia osservavano con timore la crescita delle tendenze revansciste della politica russa, nei partiti nazionalisti (Zhirinovskij), comunisti (Zjuganov), in un governo guidato da un ex agente del Kgb (Primakov) e nell'esercito, che non era mai cambiato dalla fine dell'Urss e si esercitava ancora per combattere contro la Nato in Europa. Guardavano con apprensione alle guerre nella ex Jugoslavia, temendo che qualcuno, in Russia, potesse fare come Milosevic: riprendersi pezzi di Serbia, dopo la fine della federazione jugoslava, anche ricorrendo alla pulizia etnica. I russi erano intervenuti a gamba tesa in Moldavia e in Georgia, fra il 1992 e il 1994, in modo non troppo dissimile. E mantenevano un'exclave-fortezza a Kaliningrad, incombente su Polonia e Lituania.<br />Lo scopo della Nato, e dell'amministrazione Clinton, era duplice: proteggere i Paesi ex comunisti dall'eventuale ritorno di fiamma di Mosca, da un possibile scenario "jugoslavo nucleare". E al tempo stesso creare un rapporto di partnership con la Russia, che pur non volendo entrare nella Nato (per l'opposizione della Duma, del governo e dell'esercito), poteva almeno cooperare, su un piano di parità, per la stabilità in Europa.<br /><br />PUTIN VUOLE RISCRIVERE QUESTI PATTI<br />Le due parti si impegnavano a cooperare, "astenendosi dalla minaccia o dall'uso della forza l'uno contro l'altro e contro qualsiasi altro Stato, la sua sovranità, integrità territoriale o indipendenza politica in qualsiasi modo in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite e con la Dichiarazione di principi che guidano le relazioni tra gli Stati partecipanti contenuta nell'Atto finale di Helsinki" e al "rispetto della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale di tutti gli Stati e del loro diritto intrinseco di scegliere i mezzi per garantire la propria sicurezza, l'inviolabilità dei confini e il diritto all'autodeterminazione dei popoli sancito dall'Atto finale di Helsinki e da altri documenti dell'Osce".<br />Infine, va ricordato anche: "Le disposizioni di questo atto non conferiscono alla Nato o alla Russia, in alcun modo, un diritto di veto sulle azioni dell'altra né violano o limitano i diritti della Nato o della Russia a un processo decisionale e di azione indipendente. Non possono essere usati come mezzo per svantaggiare gli interessi di altri Stati".<br />Putin vuole riscrivere questi patti, sottoscritti dal suo Paese nel 1997, quando era Eltsin il presidente della Russia. Vuole ritornare a creare la sua sfera di influenza, vuole tornare ad avere potere di veto sulle scelte di altri Stati. Permettergli di riscrivere le regole è una scelta politica, francamente autolesionista da un punto di vista occidentale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49396105</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2022 23:03:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49396105/putin_dice_che_la_nato_non_ha_mantenuto_le_promesse_ma_non_vero.mp3" length="13341719" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6972&#13;
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PUTIN DICE CHE LA NATO NON HA MANTENUTO LE PROMESSE, MA NON E' VERO di Stefano Magni&#13;
E ci risiamo, un'altra volta. Dopo lo "scoop" di Italia Oggi (che cita Der Spiegel) e l'intervista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6972" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6972</a><br /><br />PUTIN DICE CHE LA NATO NON HA MANTENUTO LE PROMESSE, MA NON E' VERO di Stefano Magni<br />E ci risiamo, un'altra volta. Dopo lo "scoop" di Italia Oggi (che cita Der Spiegel) e l'intervista a Giulio Sapelli a Formiche.net, anche Panorama, con un servizio a firma di Elisabetta Burba, corredato di documenti originali e di un'intervista all'ambasciatore Umberto Vattani, ci spiega che siamo stati noi a tradire la Russia e a provocarne la reazione dura. Come? Violando gli ormai celeberrimi e stra-citati patti del 1990 con cui avevamo promesso di non allargare a Est la Nato. Invece la Nato si è espansa fino ai confini della Russia e allora si può capire perché a Mosca ci odino.<br />Peccato che: è tutto falso. O meglio: talmente fuori contesto, da risultare falso. I documenti sono autentici, sono lì da vedere. I documenti declassificati riportano gli impegni verbali fra i leader dei due blocchi che discutevano sulla riunificazione della Germania: Urss, Germania Ovest, Francia, Regno Unito e Usa. "Non intendiamo far avanzare l'Alleanza Atlantica oltre l'Oder. E pertanto non possiamo concedere alla Polonia o ad altre nazioni dell'Europa centrale e orientale la possibilità di aderirvi", si trova scritto nel verbale. James Baker auspicava anche future "garanzie di ferro che la giurisdizione o le forze della Nato non si spostino verso Est". Helmut Kohl, futuro cancelliere della Germania riunificata diceva a Michail Gorbachev: "Crediamo che la Nato non debba espandere il suo raggio d'azione". Allora, la Nato ha mentito? Non ha rispettato i patti? La Russia ha ragione ad odiarci?<br /><br />QUESTIONE DI DATE<br />Neanche per idea: guardate la data. Queste conversazioni sono avvenute fra il 12 settembre del 1990, alla vigilia della riunificazione tedesca, e il 6 marzo 1991, all'indomani della stessa. Prendiamo l'ultima data: 6 marzo 1991. C'era il Patto di Varsavia, c'era l'Urss, le tre repubbliche baltiche erano ancora parte integrante del territorio sovietico, c'erano ancora le basi dell'armata rossa nei Paesi dell'Europa centrale e orientale di cui si parlava. Un ritiro era appena iniziato, ma non erano neppure nella mente di Dio gli eventi che si sarebbero susseguiti di lì alla fine dell'anno. Successe, poi, che il Patto di Varsavia, già in disarmo, si sciolse il 1° luglio 1991. In Unione Sovietica, militari e servizi segreti provarono a prendere il potere, con un colpo di Stato, un mese dopo. Non riuscendovi, accelerarono il processo di decadenza e dissoluzione dell'Unione Sovietica. Il 25 dicembre 1991 veniva ammainata la bandiera rossa, per l'ultima volta, dal pennone più alto del Cremlino. Da quel giorno nascevano altre repubbliche indipendenti e sovrane, fra cui la Russia, guidata da Boris Eltsin, avversario politico di Gorbachev e della sua linea tardo-sovietica.<br />La Russia non è l'Unione Sovietica. Ha ereditato il suo seggio all'Onu e, dal 1994, ha mantenuto il monopolio sull'arsenale nucleare dell'ex impero rosso. Ma non ha ereditato né i debiti con l'estero, né gli accordi con altre potenze. Con la Nato, la Russia ha firmato gli accordi della Partnership for Peace nel 1994, ma soprattutto il Nato-Russia Founding Act del 27 maggio 1997. Quest'ultimo fissava i criteri dei rapporti di partnership fra l'Alleanza Atlantica e la nuova Federazione Russa.<br />Non è l'Urss neppure la Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), nata dall'accordo di Minsk del 1991, per creare un'area di libero scambio e cooperazione militare fra repubbliche ex sovietiche. Contrariamente all'Urss non è una federazione, né una confederazione ed è su base volontaria. Estonia, Lettonia e Lituania, pur essendo repubbliche ex sovietiche, non ne hanno mai fatto parte. La Georgia si è ritirata dalla Csi nel 2009, dopo essere stata aggredita dalla Russia.<br /><br />GLI ARSENALI NUCLEARI<br />L'Ucraina si è...]]></itunes:summary><itunes:duration>834</itunes:duration><itunes:keywords>arsenalinucleari,crimea,derspiegel,nato,russia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41f832522a319b92e86eab200f7d5661.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Elezioni in Ungheria: Orban stravince ancora</title><link>https://www.spreaker.com/episode/elezioni-in-ungheria-orban-stravince-ancora--49331377</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6969" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6969</a><br /><br />ELEZIONI IN UNGHERIA: ORBAN STRAVINCE ANCORA di Luca Volontè<br />I risultati parlano chiaro, Orban e la sua coalizione, avversata da tutti, con il 53,1% dei consensi e 135 eletti, riconquista i 2/3 del parlamento, i risultati referendari confermano con oltre il 90% dei voti le politiche che tutelano i bambini e ragazzi dall'indottrinamento LGBTI. La coalizione arcobaleno, con tanto di lobbies, mass media, istituzioni e diktat europei escono a brandelli dalle elezioni raccogliendo un misero 35%.<br />Le elezioni svoltesi tra i fiocchi di neve e in un clima di grande ordine e rispetto nella giornata di ieri 3 aprile, hanno visto prevalere, ben oltre i sondaggi della vigilia, la coalizione Fidesz-Cristiano democratica guidata da Orban che si avvia ad un altro mandato per i prossimi quattro anni. Già le prime proiezioni delle 21.00, a due ore dalla chiusura delle urne, riferivano di una ampia maggioranza di Orban e della sua coalizione e di una cocente sconfitta delle opposizioni arcobaleno, troppo disomogenee (unite dal solo 'nemico comune') che già accampavano fumosi 'impedimenti strutturali' per vincere le elezioni. Orban prendendo la parola dalla sede del partito Fidesz pochi minuti prima delle 23.00, a risultati ormai consolidati e con la reale possibilità per la coalizione di raggiungere ancora i 2/3 del parlamento ha detto: "Abbiamo ottenuto una grande vittoria. Lo si può vedere dalla luna, ma lo si può certamente vedere a Bruxelles...Più grande è la vittoria, più grande è il bisogno di modestia...Le tattiche e gli intrighi sono inutili, ma alla fine il cuore vince sempre...Abbiamo vinto perché abbiamo una passione comune, che si chiama Ungheria".<br />La coalizione multicolore, dalle sinistre alle destre xenofobe, che aveva come unico obiettivo l'eliminazione politica di Orban e la revisione di tutte le politiche dell'ultimo decennio a guida conservatrice, è stata respinta perché priva di un realistico programma alternativo. Eppure, come abbiamo descritto nei giorni scorsi, la potentissima macchina della propaganda mass mediatica, istituzionale e delle lobbies globaliste si era mossa con determinazione per azzerare Orban e le sue politiche patriottiche, famigliari e cristiane. L'Osce, dopo una sceneggiata indegna ad opera di supposte Ong liberali, parlamentari di sinistra e persino della Commissione, lo scorso mese aveva ceduto all'invio di una vera e propria truppa di osservatori elettorali. [...]<br />Ai 4 questiti referendari gli ungheresi hanno risposto compattamente, al di là delle formazioni politiche scelte, gli elettori hanno straordinariamente appoggiato le scelte fatte dalla coalizione di Orban a difesa del pudore, della educazione e dei diritti dei genitori e contro ogni tentativo di indottrinamento LGBTI. Oltre il 90% dei votanti ha sostenuto i principi fondamentali della legge antipedofilia e solo il 4-7% dei votanti ha votato in 'linea' con gli auspici della Commissione europea. Eppure anche negli ultimissimi giorni di campagna elettorali la stampa internazionale si era spesa nel sostenere la coalizione di tutte le opposizioni: Le Monde, El Pais, Washington Post e CNN tutte allineate a ripetere l'accusa di un Orban amico di Putin, corrotto e antieuropeista con il sito liberal socialista Politico che si spingeva dichiarare definitivamente chiusa la solida amicizia dei paesi di Visegrad e collaborazione tra Ungheria e Polonia, viste le differenti posizioni prese in Europa da Budapest e Varsavia nei confronti del conflitto russo-ucraino. Un passo oltre si spingeva Michael Meyer-Resende ('Democracy Reporting International') che su 'Euronews' dipingeva le ragioni che l'opposizione potrebbe impugnare (con l'aiuto dell'OSCE) in caso di sconfitta elettorale. Péter Márki-Zay invece ha riconosciuto la forte e 'scioccante' vittoria di Orban, ma imputato la sconfitta al 'sistema elettorale' e al popoplo ottuso: "È stata la propaganda a vincere le elezioni, non l'onestà e l'onore", la gente è stata ingannata. Tipico errore della sinistra quello di insultare il popolo.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Luca Volontè, nell'articolo seguente dal titolo "No a pedofilia e gender, ma i media attaccano l'Ungheria" spiegava un anno fa cos'era la legge antipedofilia approvata dal governo Orban e confermata domenica scorsa dal 90% dei votanti ai referendum.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17-06-2021:<br />L'Ungheria approva una durissima legge antipedofilia, in un paragrafo si vieta indottrinamento gender e transgender sino ai 18 anni e scoppia un imbarazzante finimondo mediatico. Martedì 15 giugno, il Parlamento ungherese ha approvato con una maggioranza schiacciante, con un solo voto contrario (157-1), le nuove norme restrittive contro la pedofilia. Le minoranze, unite in una grande coalizione con l'obiettivo di sconfiggere Orban il prossimo anno, si sono spaccate alla prima prova parlamentare. Le forze democratiche di sinistra e liberali non hanno partecipato al voto, mentre i rappresentanti dell'estrema destra di Jobbik hanno votato a favore del provvedimento.<br />La maggioranza che guida l'Ungheria da più di un decennio, ne abbiamo parlato altre volte, negli ultimi anni ha moltiplicato le proprie misure per la famiglia e promosso norme che proteggono la natura biologica umana, la genitorialità, il diritto dei bambini di avere una mamma e un papà.<br />Lo scorso 4 giugno, il Governo Orban presentava in Parlamento la nuova proposta di legge per combattere la pedofilia, introducendo un registro pubblico dei criminali pedofili e incrementando le pene per i reati di pedofilia. Nel dibattito di quel giorno, non si parlava di divieti verso l'indottrinamento Lgbt, eppure già si doveva prendere atto della spaccatura delle opposizioni: Jobbik si diceva favorevole, le sinistre democratiche e liberali erano molto critiche. Le coincidenze sono importanti. L'8 giugno, inopinatamente, l'ex presidente degli Usa, Barack Obama, rilasciava un'intervista alla CNN che faceva il giro del mondo mediatico nei giorni successivi, nella quale si soffermava su Polonia e Ungheria, descrivendo il Governo Orban come un "esempio di distruzione della democrazia". Il 9 giugno il Governo Orban presentava alcuni emendamenti alla legge antipedofilia, tra essi anche l'emendamento contro l'indottrinamento Lgbt verso i minori. La notizia dell'emendamento infuocava i mass media internazionali, dopo che la Reuters ne dava notizia e la colorava con gli strali delle organizzazioni Lgbt.<br />Articoli-fotocopia che riprendevano le dichiarazioni delle lobby Lgbt si moltiplicavano per tutta la giornata: Associated Press (l'Ungheria vuol bandire l'omosessualità per i minori di 18 anni), Amnesty International (attacco frontale alle persone Lgbti), BBC (vietata la letteratura Lgbti ai minorenni). Dimenticato il contrasto alla pedofilia, si cavalcava la protesta Lgbt, invocando azioni internazionali in difesa dello "stato di diritto" e il 14 giugno la commissaria per i Diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatović, invitava, con un comunicato ufficiale, il Parlamento ungherese ad opporsi agli emendamenti che avrebbero "vietato ogni discussione sull'identità di genere e la diversità sessuale" con i ragazzi. Lo stesso giorno, poche migliaia di persone, sostenute da Amnesty International e Human Rights Watch, si riunivano davanti al Parlamento per protestare contro la legge antipedofilia e l'emendamento antindottrinamento. La notizia delle manifestazioni veniva ripresa con enfasi dal tam-tam del politically correct mondiale, dal sito di notizie europee Euractiv a France24, dal Washington Post a USNews, al Times of India... Il mondo doveva conoscere l'unica fake news: l'Ungheria stava per vietare alle persone Lgbti di esser tali, con un legge simile alle norme 'omofobiche' approvate in Russia.<br />Nei giorni in cui i giornali mondiali riportavano le critiche del G7 contro l'autoritarismo di Russia e Cina, la macchina del fango imponeva la somiglianza autoritaria tra Putin e Orban; Orban, il distruttore della democrazia (come descritto da Obama).<br />Tuttavia, dal voto finale del 15 giugno emergono due verità. Primo, la coalizione delle opposizioni appunto si è spaccata su un tema cruciale per qualunque governo futuro, con i Socialisti contrari e Jobbik che ha votato a favore della legge antipedofilia. Secondo, nonostante la grancassa mediatica, dalla Reuters in giù, si contestano la lotta alla pedofilia e un governo che si oppone ai dogmi innaturali della dottrina Lgbt. La legge approvata cosa dice? Si crea un "database elettronico" pubblico che conterrà i nomi dei pedofili e consentirà ai genitori e altri parenti delle vittime di denunciare; il Codice penale modificato garantisce che gli autori di pornografia infantile ricevano una pena detentiva di 20 anni senza possibilità di libertà vigilata (se le vittime hanno meno di 12 anni di età). Altri aggravi di pena includono gli abusi sessuali sui bambini, le molestie o le violenze commesse da funzionari pubblici o soggetti recidivi. Nei casi di reati gravi di pedofilia, la prescrizione non si applica più. Il divieto permanente di impiego per i pedofili nella sanità o nell'educazione viene esteso ai lavori legati al tempo libero dove potrebbero esserci minori, come spiagge, parchi di divertimento, zoo e associazioni sportive.<br />I pedofili saranno banditi dai posti di governo o di leadership politica. Per quanto riguarda l'educazione sessuale nelle scuole, il materiale non deve contenere nulla che miri a cambiare genere o a promuovere l'omosessualità. Oltre agli insegnanti della scuola, solo le persone o le organizzazioni incluse in un registro ufficiale, continuamente aggiornato, possono tenere lezioni di educazione sessuale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49331377</guid><pubDate>Tue, 05 Apr 2022 19:50:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49331377/elezioni_in_ungheria_orban_stravince_ancora.mp3" length="12644170" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6969&#13;
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ELEZIONI IN UNGHERIA: ORBAN STRAVINCE ANCORA di Luca Volontè&#13;
I risultati parlano chiaro, Orban e la sua coalizione, avversata da tutti, con il 53,1% dei consensi e 135 eletti,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6969" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6969</a><br /><br />ELEZIONI IN UNGHERIA: ORBAN STRAVINCE ANCORA di Luca Volontè<br />I risultati parlano chiaro, Orban e la sua coalizione, avversata da tutti, con il 53,1% dei consensi e 135 eletti, riconquista i 2/3 del parlamento, i risultati referendari confermano con oltre il 90% dei voti le politiche che tutelano i bambini e ragazzi dall'indottrinamento LGBTI. La coalizione arcobaleno, con tanto di lobbies, mass media, istituzioni e diktat europei escono a brandelli dalle elezioni raccogliendo un misero 35%.<br />Le elezioni svoltesi tra i fiocchi di neve e in un clima di grande ordine e rispetto nella giornata di ieri 3 aprile, hanno visto prevalere, ben oltre i sondaggi della vigilia, la coalizione Fidesz-Cristiano democratica guidata da Orban che si avvia ad un altro mandato per i prossimi quattro anni. Già le prime proiezioni delle 21.00, a due ore dalla chiusura delle urne, riferivano di una ampia maggioranza di Orban e della sua coalizione e di una cocente sconfitta delle opposizioni arcobaleno, troppo disomogenee (unite dal solo 'nemico comune') che già accampavano fumosi 'impedimenti strutturali' per vincere le elezioni. Orban prendendo la parola dalla sede del partito Fidesz pochi minuti prima delle 23.00, a risultati ormai consolidati e con la reale possibilità per la coalizione di raggiungere ancora i 2/3 del parlamento ha detto: "Abbiamo ottenuto una grande vittoria. Lo si può vedere dalla luna, ma lo si può certamente vedere a Bruxelles...Più grande è la vittoria, più grande è il bisogno di modestia...Le tattiche e gli intrighi sono inutili, ma alla fine il cuore vince sempre...Abbiamo vinto perché abbiamo una passione comune, che si chiama Ungheria".<br />La coalizione multicolore, dalle sinistre alle destre xenofobe, che aveva come unico obiettivo l'eliminazione politica di Orban e la revisione di tutte le politiche dell'ultimo decennio a guida conservatrice, è stata respinta perché priva di un realistico programma alternativo. Eppure, come abbiamo descritto nei giorni scorsi, la potentissima macchina della propaganda mass mediatica, istituzionale e delle lobbies globaliste si era mossa con determinazione per azzerare Orban e le sue politiche patriottiche, famigliari e cristiane. L'Osce, dopo una sceneggiata indegna ad opera di supposte Ong liberali, parlamentari di sinistra e persino della Commissione, lo scorso mese aveva ceduto all'invio di una vera e propria truppa di osservatori elettorali. [...]<br />Ai 4 questiti referendari gli ungheresi hanno risposto compattamente, al di là delle formazioni politiche scelte, gli elettori hanno straordinariamente appoggiato le scelte fatte dalla coalizione di Orban a difesa del pudore, della educazione e dei diritti dei genitori e contro ogni tentativo di indottrinamento LGBTI. Oltre il 90% dei votanti ha sostenuto i principi fondamentali della legge antipedofilia e solo il 4-7% dei votanti ha votato in 'linea' con gli auspici della Commissione europea. Eppure anche negli ultimissimi giorni di campagna elettorali la stampa internazionale si era spesa nel sostenere la coalizione di tutte le opposizioni: Le Monde, El Pais, Washington Post e CNN tutte allineate a ripetere l'accusa di un Orban amico di Putin, corrotto e antieuropeista con il sito liberal socialista Politico che si spingeva dichiarare definitivamente chiusa la solida amicizia dei paesi di Visegrad e collaborazione tra Ungheria e Polonia, viste le differenti posizioni prese in Europa da Budapest e Varsavia nei confronti del conflitto russo-ucraino. Un passo oltre si spingeva Michael Meyer-Resende ('Democracy Reporting International') che su 'Euronews' dipingeva le ragioni che l'opposizione potrebbe impugnare (con l'aiuto dell'OSCE) in caso di sconfitta elettorale. 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Mondiale non nel senso che impegna le forze armate di più Paesi (anche se questa non è un'eventualità da scartare), ma nel senso che colpisce tutto il mondo, scindendo l'opinione pubblica internazionale in due opposti schieramenti, con sempre meno spazio per rimanere "neutrali". La guerra armata si combatte in Ucraina, ma quella psicologica si gioca a livello planetario.<br /><br />LA GUERRA IBRIDA<br />Da quando, nel secolo VI a.C., Sun Tzu rilevò i fattori psicologici coinvolti in una guerra, questi elementi sono stati sempre presenti, in maggiore o minore grado, in tutti i conflitti che hanno purtroppo insanguinato la storia dell'umanità. A lungo ritenuto un elemento accessorio della guerra, nel secolo XX l'aspetto psicologico ha acquisito un'importanza sempre crescente. Furono creati appositi ministeri per la propaganda, come il Minculpop in Italia, il Ministero del Reich per l'istruzione pubblica e la propaganda in Germania, oppure il Dipartimento di Dezinformatsia del KGB sovietico. All'epoca si parlava ancora della propaganda come elemento coadiuvante in un conflitto.<br />Man mano, però, gli esperti capirono che si trattava di una guerra a sé - intrecciata al conflitto armato e a quello politico - che poteva a volte vincere battaglie decisive anche da sola. Nacque così il concetto di guerra psicologica (Psychological Warfare), che mette in atto operazioni psicologiche (Psy-ops), spesso più efficaci di quelle belliche. La guerra psicologica, il suo nome lo dice, punta a provocare reazioni psicologiche nella propria opinione pubblica - per spronarla - e soprattutto in quella nemica - per deprimerla. Le vecchie tecniche di persuasione ideologica hanno man mano lasciato il campo a quelle psicologiche. Queste nuove tecniche, scrive Plinio Corrêa de Oliveira, "non sono inferiori [alla propaganda ideologica] e, sotto alcuni aspetti, perfino la superano, come tecniche di persuasione indiretta e implicita".<br />Con l'avvento di internet, la guerra psicologica ha fatto un salto qualitativo.<br />Internet ci ha abituato a vivere in due universi paralleli: l'uno reale e l'altro virtuale. E, sempre più, quello virtuale prende il sopravvento su quello reale. I giovani di oggi - e con essi un numero crescente di adulti - riescono sempre meno a distinguere fra la realtà e l'immaginazione alimentata dalla rete. La psicologa statunitense Jean Twenge, che per anni ha studiato i cambiamenti generazionali, segnala per esempio che i ragazzi oggi praticano più una sessualità virtuale che una reale, e preferiscono volentieri una chat in rete che una festa in presenza. E oggi si affaccia l'inquietante mondo del metaverso, in cui possiamo vivere una vita del tutto virtuale, senza quasi contatti con quella reale. Poche settimane fa, per esempio, i giornali hanno dato notizia del primo "matrimonio" avvenuto nel metaverso.<br />Questa capacità di creare universi virtuali paralleli ha permesso agli esperti in guerra psicologica di accedere a un livello superiore: la cosiddetta guerra ibrida (Hybrid Warfare). Il termine è stato proposto da Franck Hoffman e designa una teoria della strategia militare che mescola la guerra convenzionale, la guerra irregolare e la guerra informatica. La NATO Review la definisce così: "La guerra ibrida implica un'interazione o una fusione di strumenti di potere convenzionali e non convenzionali e strumenti di sovversione. Questi strumenti sono combinati in modo sincronizzato per sfruttare le vulnerabilità di un antagonista e ottenere effetti sinergici".<br />Un elemento della guerra ibrida, che punta a influenzare la psicologia dei potenziali avversari, consiste nell'impiantare nella loro mente una narrativa che faccia comodo ai propri interessi. Per "narrativa" si intende una spiegazione globale di una certa situazione, che, anche se virtuale, ha una sua logica interna e un suo dinamismo proprio. In altre parole, sembra proprio vera. Ogni narrativa ha, poi, una macchina propagandistica - questa molto reale! - a suo servizio.<br />Per esempio, una centrale operativa lancia un tweet. Poi, un supercomputer lo riprende e lo ritwitta automaticamente attraverso milioni di account fasulli, fino a farlo diventare un trend, quindi qualcosa di attendibile. L'attendibilità è accresciuta dal fatto che commentatori e propagandisti - il più delle volte troll - lo riprendono nei propri social, fino a trasformarlo in verità stabilita. Elemento essenziale della falsa narrativa è il contenere un nucleo di realtà, altrimenti nessuno ci crederebbe. Attorno a questo nucleo, con tecniche raffinate, si costruisce una narrativa che ha una sua logica interna, ma ormai quasi tutta legata al mondo virtuale.<br />In questo modo, gli avversari iniziano a operare secondo i parametri di una narrativa creata ad arte dal nemico, senza rendersene nemmeno conto. Sempre più incapaci di distinguere fra la realtà e la narrativa virtuale, si lasciano sedurre da quest'ultima.<br />Elemento importante nella guerra ibrida - come anzi in ogni operazione di guerra psicologica - è la creazione di una carica di agitazione che, agendo a livello temperamentale, ostacola la fredda e oggettiva percezione della realtà. Le rivoluzioni, lo sappiamo, si fanno sempre nel baccano, mai nella serenità.<br />La prima volta che si parlò di "guerra ibrida" in un conflitto reale fu durante l'invasione russa della Crimea, nel 2014. Secondo Arsalan Bilal, "[La Russia] ha raggiunto i suoi obiettivi in virtù della fusione di forze speciali 'negabili', attori armati locali, potere economico, disinformazione e sfruttamento della polarizzazione socio-politica in Ucraina".<br /><br />LA PANDEMIA DI COVID 19: UNA PROVA GENERALE?<br />Più di un analista ha sollevato l'ipotesi che la surreale polemica che ha accompagnato la pandemia di COVID 19 sia stata una sorta di prova generale di guerra ibrida, almeno nelle sue componenti psicologiche.<br />Lungo la storia, l'umanità ha conosciuto centinaia di epidemie, dalle piaghe dell'antico Egitto fino alla "spagnola" del secolo scorso. Mai, però, si era visto che un'emergenza sanitaria diventasse anche un confronto ideologico e perfino religioso. A proposito della pandemia di COVID 19, si sono formati due opposti schieramenti. Oltre agli aspetti prettamente scientifici del dibattito, si è trattato dello scontro fra due opposte narrative, ognuna con la sua logica interna, largamente irreducibile a un ragionamento sereno e oggettivo, ognuna con la sua macchina propagandistica. Il dibattito sanitario si è talmente ideologizzato da suggerire che vaccinarsi implicava ipso facto schierarsi col mondialismo libertario e massonico, implicava tradire la vera Chiesa e la Civiltà cristiana; non vaccinarsi equivaleva a proclamare la propria illibatezza cattolica e contro-rivoluzionaria. Gli animi si sono surriscaldati, un clima di frenesia si è impadronito di molti, acuito dalla pressione psicologica provocata dalle assurde imposizioni sanitarie e dalla crisi economica incombente.<br />Nelle Regole del discernimento, Sant'Ignazio di Loyola insegna che possiamo intuire l'origine di un'azione spirituale dai suoi risultati: buoni o cattivi. Nel primo caso, c'è da pensare che l'azione venga da Dio, nel secondo caso che venga dal demonio. Qual è stato il lascito della polemica sopra menzionata? Il triste spettacolo del mondo cattolico, conservatore e tradizionalista, dilaniato da cima a fondo fra due campi, amicizie spezzate, famiglie divise, movimenti sfasciati... Qui prodest? A chi ha giovato tutta questa polemica?<br /><br />IL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA<br />Il clima di frenesia e di divisione provocato dalla pandemia non si era ancora placato, quand'ecco che scoppia un conflitto armato sul confine orientale dell'Europa. E, senza soluzione di continuità, i due opposti schieramenti sorti nel corso della polemica sanitaria, diventano - grosso modo - i due opposti schieramenti riguardo alle parti in conflitto. Il che fa sorgere il sospetto che, dal punto di vista della guerra psicologica, fra i due eventi ci possa essere una relazione non del tutto aleatoria.<br />Lungi da me disprezzare le ragioni che hanno portato tante persone benintenzionate verso il campo putiniano. Le capisco. Discepolo del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, che negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso dovette affrontare una simile situazione riguardo al nazismo, mi sia permesso però di suggerire un po' di prudenza.<br />I russi sono diventati maestri nell'arte della guerra ibrida. La chiamano Guerra di Nuova Generazione, una teoria della guerra non convenzionale che privilegia gli aspetti psicologici, centrati sulle persone. Qualcuno dirà: ma anche l'Occidente utilizza la guerra ibrida. Infatti, si tratta di una tecnica ormai diffusa. Non si tratta di opporre una narrativa a un'altra, ma di fare un appello alla serenità e all'oggettività. Altrimenti corriamo il rischio di prendere l'ennesima bidonata. Di fronte a due posizioni, nessuna delle quali consone alla dottrina e allo spirito di Santa Romana Chiesa, dobbiamo conservare la nostra indipendenza intellettuale, proclamando con Plinio Corrêa de Oliveira: "I cattolici devono essere anticomunisti, antinazisti, antiliberali, antisocialisti, antimassoni... appunto perché cattolici".<br /><br />LA PROSPETTIVA DI FATIMA<br />Non esiste oggettività più perfetta che il giudizio di Colui che è il Padrone della storia, e che nel 1917 parlò all'umanità per bocca della Sua Madre Santissima, la Madonna, a Fatima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49156975</guid><pubDate>Tue, 22 Mar 2022 22:25:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49156975/l_invasione_dell_ucraina_pu_essere_l_inizio_di_una_guerra_mondiale.mp3" length="12680531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6939&#13;
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L'INVASIONE DELL'UCRAINA PUO' ESSERE L'INIZIO DI UNA GUERRA MONDIALE di Julio Loredo&#13;
Diventa sempre più nitida la percezione che il conflitto che in questi giorni oppone la Russia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6939" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6939</a><br /><br />L'INVASIONE DELL'UCRAINA PUO' ESSERE L'INIZIO DI UNA GUERRA MONDIALE di Julio Loredo<br />Diventa sempre più nitida la percezione che il conflitto che in questi giorni oppone la Russia all'Ucraina sia la prima guerra mondiale post-moderna. Mondiale non nel senso che impegna le forze armate di più Paesi (anche se questa non è un'eventualità da scartare), ma nel senso che colpisce tutto il mondo, scindendo l'opinione pubblica internazionale in due opposti schieramenti, con sempre meno spazio per rimanere "neutrali". La guerra armata si combatte in Ucraina, ma quella psicologica si gioca a livello planetario.<br /><br />LA GUERRA IBRIDA<br />Da quando, nel secolo VI a.C., Sun Tzu rilevò i fattori psicologici coinvolti in una guerra, questi elementi sono stati sempre presenti, in maggiore o minore grado, in tutti i conflitti che hanno purtroppo insanguinato la storia dell'umanità. A lungo ritenuto un elemento accessorio della guerra, nel secolo XX l'aspetto psicologico ha acquisito un'importanza sempre crescente. Furono creati appositi ministeri per la propaganda, come il Minculpop in Italia, il Ministero del Reich per l'istruzione pubblica e la propaganda in Germania, oppure il Dipartimento di Dezinformatsia del KGB sovietico. All'epoca si parlava ancora della propaganda come elemento coadiuvante in un conflitto.<br />Man mano, però, gli esperti capirono che si trattava di una guerra a sé - intrecciata al conflitto armato e a quello politico - che poteva a volte vincere battaglie decisive anche da sola. Nacque così il concetto di guerra psicologica (Psychological Warfare), che mette in atto operazioni psicologiche (Psy-ops), spesso più efficaci di quelle belliche. La guerra psicologica, il suo nome lo dice, punta a provocare reazioni psicologiche nella propria opinione pubblica - per spronarla - e soprattutto in quella nemica - per deprimerla. Le vecchie tecniche di persuasione ideologica hanno man mano lasciato il campo a quelle psicologiche. Queste nuove tecniche, scrive Plinio Corrêa de Oliveira, "non sono inferiori [alla propaganda ideologica] e, sotto alcuni aspetti, perfino la superano, come tecniche di persuasione indiretta e implicita".<br />Con l'avvento di internet, la guerra psicologica ha fatto un salto qualitativo.<br />Internet ci ha abituato a vivere in due universi paralleli: l'uno reale e l'altro virtuale. E, sempre più, quello virtuale prende il sopravvento su quello reale. I giovani di oggi - e con essi un numero crescente di adulti - riescono sempre meno a distinguere fra la realtà e l'immaginazione alimentata dalla rete. La psicologa statunitense Jean Twenge, che per anni ha studiato i cambiamenti generazionali, segnala per esempio che i ragazzi oggi praticano più una sessualità virtuale che una reale, e preferiscono volentieri una chat in rete che una festa in presenza. E oggi si affaccia l'inquietante mondo del metaverso, in cui possiamo vivere una vita del tutto virtuale, senza quasi contatti con quella reale. Poche settimane fa, per esempio, i giornali hanno dato notizia del primo "matrimonio" avvenuto nel metaverso.<br />Questa capacità di creare universi virtuali paralleli ha permesso agli esperti in guerra psicologica di accedere a un livello superiore: la cosiddetta guerra ibrida (Hybrid Warfare). Il termine è stato proposto da Franck Hoffman e designa una teoria della strategia militare che mescola la guerra convenzionale, la guerra irregolare e la guerra informatica. La NATO Review la definisce così: "La guerra ibrida implica un'interazione o una fusione di strumenti di potere convenzionali e non convenzionali e strumenti di sovversione. Questi strumenti sono combinati in modo sincronizzato per sfruttare le vulnerabilità di un antagonista e ottenere effetti sinergici".<br />Un elemento della guerra ibrida, che punta a influenzare la psicologia...]]></itunes:summary><itunes:duration>793</itunes:duration><itunes:keywords>fatima,hoffmann,kgb,psy-ops,suntzu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/399987ca4e8b90a63fdd23e62e3e4d01.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La nuova Russia di Putin riscopre le radici cristiane</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nuova-russia-di-putin-riscopre-le-radici-cristiane--49074084</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031</a><br /><br />LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE di Mario Palmaro<br />"I Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana." Pensieri e parole non di un papa o di un cardinale, ma di un uomo politico: Vladimir Putin. Stiamo parlando del presidente della Federazione Russa, l'erede dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il colosso comunista fondato sull'ateismo di stato e sulla dittatura del proletariato. Ora la storia, con una beffardo e rapido capovolgimento di scena, ci mostra il leader della Russia che bacchetta il mondo occidentale per la sua deriva relativista, nichilista, atea, omosessualista. Satana, dice in sostanza Putin, non abita più nell'Est cattivo e marxista, ma si è comodamente accomodato nell'Occidente libero e consumista. L'impero del male siamo diventati noi.<br /><br />NO ALLA GLOBALIZZAZIONE DEL MALE<br />Un discorso storico, quello di Vladimir Putin, tenuto il 19 settembre al Valdai International Discussion Club. Un vasto programma che è l'opposto del regime sovietico del quale Putin stesso fece parte. Ma anche l'antitesi dell'Unione Europea, o degli Stati Uniti, o di importanti nazioni sudamericane. Vladimir Putin sa benissimo che nel mondo globalizzato i barbari morali premono alle porte, e vogliono inquinare ogni nazione con leggi e costumi aberranti. Per questo egli dice che "oggi ci occorrono nuove strategie per preservare la nostra identità in un mondo che cambia rapidamente (…)" Nessuna nostalgia per il passato comunista, spiega: "Ci siamo lasciati alle spalle l'ideologia sovietica, e non c'è ritorno"; ma nello stesso tempo no anche "a un liberalismo estremo, all'occidentale."<br />"Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche – prosegue Putin - senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori".<br /><br />FEUERBACH CAPOVOLTO E IL MATERIALISMO LIBERALE<br />L'uomo è ciò che mangia, diceva con una celebre battuta Ludvig Feuerbach, in una sintesi efficacissima del materialismo storico: l'uomo ridotto a materia, svuotato di qualsiasi elemento spirituale, l'uomo senz'anima e tutto stomaco, cioè desiderio istintivo da soddisfare. Dopo settant'anni di mostruoso socialismo realizzato, dopo i gulag e le purghe, dopo milioni di vittime del regime, fa un effetto strano sentire, nel 2013, il presidente della Federazione Russa capovolgere il paradigma di Feuerbach: "Ogni stato deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società." Lezione impressionante per l'Occidente, che ricerca le cause della sua crisi economica non nel disastro morale, ma nei meccanismi stessi dell'economia. Mostrando così il vero volto del liberalismo, che è la prosecuzione del marxismo con altri mezzi. Putin invece dice: sono le qualità morali e spirituali dei cittadini che fanno grande una nazione.<br /><br />LA MORTE DELL'URSS: LE VERE CAUSE<br />Per Vladimir Putin il passato drammatico della Russia è il frutto di una crisi morale: "Abbiamo provato il collasso del nostro stato per ben due volte. L'effetto è stato un colpo devastante ai codici culturali e spirituali della nostra nazione; abbiamo fronteggiato la rottura di tradizioni e consonanza della storia, con la demoralizzazione della società, con una perdita di fiducia e responsabilità. Queste sono le cause radicali dei tanti urgenti problemi che affrontiamo. La questione della responsabilità verso se stesso, verso la società e il diritto, è qualcosa di fondamentale per la vita di ogni giorno come per la vita del diritto". Quindici anni fa mi capitò di incontrare e intervistare Michail Gorbaciov – uomo assai diverso da Putin - e gli chiesi: "Signor Presidente, la sua è la nazione del mondo con il maggior tasso di aborti, se ne4 praticano un milione all'anno: cosa pensa di fare?" Gorbaciov rispose: "Se non sapremo uscire da questa crisi morale, non ci risolleveremo".<br />In Europa "la political correctness ha raggiunto tali eccessi – dice il Presidente - che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale. (…) E cos'altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? Oggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l'aiuto delle immigrazioni." Parole sante. Forse l'Europa avrebbe bisogno di un politico come Vladimir Putin.<br /><br />CHI È PUTIN?<br />Ma chi è realmente quest'uomo? Nato il 7 ottobre del 1952 a San Pietroburgo, forse di antiche origini vicentine, Putin visse un'infanzia povera: il nonno era cuoco di Lenin e Stalin, il padre sommergibilista nella marina sovietica. Putin è stato membro del Partito comunista, colonnello del KGB, collaboratore per cinque anni della Stasi a Dresda. Fu indubbiamente un ingranaggio della macchina sovietica. La svolta nel 1997, quando Boris Elstin lo chiama a collaborare con lui. Dal 2000 al 2008 diviene presidente della Federazione Russa, e il 7 maggio 2012 ottiene un nuovo mandato presidenziale con oltre il 60% dei consensi contro il 17% raccolto dal candidato comunista. Nel 1983 Putin convolò a nozze con Ljudmila Škrebneva, dalla quale ha avuto due figlie. Quest'anno la coppia ha divorziato.<br />Oggi Vladimir Putin è un cristiano praticante. Nonostante il padre fosse un militante ateo, la madre di Putin era una devota credente ortodossa. Pur non avendo icone dentro la propria casa, la donna frequentava regolarmente la Chiesa, battezzò segretamente Vladimir ed era solita portarlo con lei in chiesa. Pare che la "conversione"di Putin ebbe luogo dopo un grave incidente stradale che coinvolse la moglie nel 1993. Putin divenne ancora più devoto dopo che nell'agosto 1996 la sua dacia prese fuoco rischiando di uccidere gli occupanti.<br /><br />ODIATO DAI MASS MEDIA OCCIDENTALI<br />Vladimir Putin è molto odiato dai giornali e dalle Tv occidentali, che ne offrono un'immagine rozza e violenta. Viste le sue idee, non c'è da stupirsi di tale mistificazione. Nel 2011 Putin ha annunciato misure economiche per la natalità, e la Duma – il parlamento russo – ha varato una legge restrittiva sull'aborto. Nella primavera di quest'anno Putin ha varato la legge contro la propaganda anche via Web di orientamenti sessuali non tradizionali in presenza di minori. Una legge contro la propaganda gay, che ha fatto infuriare il media system occidentale.<br />E' difficile capire fino in fondo l'uomo Putin: un deciso interventista nella guerra in Cecenia, un appassionato di judo che però è contrario a ripristinare la pena di morte perché, dice, "lo stato non può sottrarre a Dio il diritto di togliere la vita". Un uomo che nel 2000 cambiò con una legge il testo dell'inno russo: Putin confermò la bellissima melodia di Aleksandrov, ma eliminò tutti i riferimenti a Lenin e al PCUS. Al loro posto introdusse i versi che recitano: "Russia, nostra santa patria! Russia, nostro amato paese! Una volontà forte, una grande gloria, sono il tuo patrimonio da sempre!» (…) Dai mari meridionali alla regione polare si stendono le nostre foreste e i nostri campi. Tu sei unica nel mondo, inimitabile, terra natia protetta da Dio!"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49074084</guid><pubDate>Tue, 15 Mar 2022 22:44:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49074084/la_nuova_russia_di_putin_riscopre_le_radici_cristiane.mp3" length="11129461" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031&#13;
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LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE di Mario Palmaro&#13;
"I Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031</a><br /><br />LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE di Mario Palmaro<br />"I Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana." Pensieri e parole non di un papa o di un cardinale, ma di un uomo politico: Vladimir Putin. Stiamo parlando del presidente della Federazione Russa, l'erede dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il colosso comunista fondato sull'ateismo di stato e sulla dittatura del proletariato. Ora la storia, con una beffardo e rapido capovolgimento di scena, ci mostra il leader della Russia che bacchetta il mondo occidentale per la sua deriva relativista, nichilista, atea, omosessualista. Satana, dice in sostanza Putin, non abita più nell'Est cattivo e marxista, ma si è comodamente accomodato nell'Occidente libero e consumista. L'impero del male siamo diventati noi.<br /><br />NO ALLA GLOBALIZZAZIONE DEL MALE<br />Un discorso storico, quello di Vladimir Putin, tenuto il 19 settembre al Valdai International Discussion Club. Un vasto programma che è l'opposto del regime sovietico del quale Putin stesso fece parte. Ma anche l'antitesi dell'Unione Europea, o degli Stati Uniti, o di importanti nazioni sudamericane. Vladimir Putin sa benissimo che nel mondo globalizzato i barbari morali premono alle porte, e vogliono inquinare ogni nazione con leggi e costumi aberranti. Per questo egli dice che "oggi ci occorrono nuove strategie per preservare la nostra identità in un mondo che cambia rapidamente (…)" Nessuna nostalgia per il passato comunista, spiega: "Ci siamo lasciati alle spalle l'ideologia sovietica, e non c'è ritorno"; ma nello stesso tempo no anche "a un liberalismo estremo, all'occidentale."<br />"Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche – prosegue Putin - senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori".<br /><br />FEUERBACH CAPOVOLTO E IL MATERIALISMO LIBERALE<br />L'uomo è ciò che mangia, diceva con una celebre battuta Ludvig Feuerbach, in una sintesi efficacissima del materialismo storico: l'uomo ridotto a materia, svuotato di qualsiasi elemento spirituale, l'uomo senz'anima e tutto stomaco, cioè desiderio istintivo da soddisfare. Dopo settant'anni di mostruoso socialismo realizzato, dopo i gulag e le purghe, dopo milioni di vittime del regime, fa un effetto strano sentire, nel 2013, il presidente della Federazione Russa capovolgere il paradigma di Feuerbach: "Ogni stato deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società." Lezione impressionante per l'Occidente, che ricerca le cause della sua crisi economica non nel disastro morale, ma nei meccanismi stessi dell'economia. Mostrando così il vero volto del liberalismo, che è la prosecuzione del marxismo con altri mezzi. Putin invece dice: sono le qualità morali e spirituali dei cittadini che fanno grande una nazione.<br /><br />LA MORTE DELL'URSS: LE VERE CAUSE<br />Per Vladimir Putin il passato drammatico della Russia è il frutto di una crisi morale: "Abbiamo provato il collasso del nostro stato per ben due volte. 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È la fine di una lunga stagione in cui il paese, dopo l'assestamento seguito alla fine dell'Urss, ha tentato di trovare un equilibrio tra l'inserimento nell'economia globalizzata e il mantenimento di un suo status di potenza imperiale, per quanto su scala ridotta rispetto al passato.<br />Ma questa frattura politica, militare ed economica sempre più radicale rappresenta un danno enorme anche per l'Occidente e per le ragioni delle democrazie liberali. Ed è il risultato di un clamoroso fallimento della politica statunitense, ma anche europea, nei confronti della Russia negli ultimi trent'anni. Un fallimento che si fonda sull'incapacità, mostrata dalle classi politiche occidentali, di comprendere le sfide di un mondo in cui l'Occidente non è più, e forse non potrà mai più essere, il protagonista incontrastato.<br />Cosa fare con la Russia? Questa la questione che gli statunitensi e i loro alleati non hanno mai affrontato organicamente ed esaustivamente dopo la fine della guerra fredda e la dissoluzione dell'Unione Sovietica.<br />Negli anni Novanta, contrassegnati dalla convinzione generalizzata che il mondo fosse divenuto unipolare e si andasse ineluttabilmente occidentalizzando, le loro classi dirigenti hanno considerato la Russia di Eltsin come un paese in turbolenta transizione verso l'economia di mercato, non più pericoloso né potenziale antagonista sul piano militare e strategico, nonostante rimanesse la seconda potenza nucleare e il secondo esercito del mondo.<br /><br />L'AVVENTO DI VLADIMIR PUTIN<br />In tale contesto, l'allargamento della Nato con l'adesione di molti paesi ex "satelliti" o membri dell'Urss - spinta proprio dall'esperienza che quei paesi avevano fatto in passato dell'imperialismo russo e sovietico, e dalla loro volontà di proteggersi in futuro contro di esso - apparve come un fatto naturale, non suscettibile di creare problemi nelle relazioni con Mosca. Che intanto veniva ammessa nel sistema della governance globale con l'allargamento del G7 in G8 e con le trattative per l'ingresso nel Wto, e veniva attratta nell'area della Nato con il suo coinvolgimento nel Partenariato per la pace dell'alleanza (1994) e con la fondazione del Consiglio Nato-Russia nel 2002.<br />Ma intanto qualcosa era cambiato con l'avvento al potere di Vladimir Putin, e gli occidentali non colsero il significato di quel cambiamento. Dopo una fase di disordine ma anche di disgregazione, la Russia cominciava un processo di ricompattamento del potere e di accentramento statalista, e cercava di ritrovare un ruolo di potenza mondiale nel solco della sua secolare tradizione imperiale. Il consolidamento di relazioni politiche ed economiche con essa avrebbe dovuto implicare, per gli Stati Uniti e i suoi alleati, la capacità di ripensare tutto il sistema della sicurezza e delle alleanze euro-occidentali, abbandonando l'idea di un necessario globalismo "occidentecentrico" e tenendo invece nel dovuto conto tanto le leggi della geopolitica quanto il pluralismo inevitabile tra le civiltà che qualche anno prima Samuel Huntingon aveva eloquentemente illustrato.<br />Davanti alle sfide diverse portate dall'integralismo islamico e dal modello politico ed economico cinese l'interesse occidentale sarebbe stato quello di superare la vecchia impostazione della Nato in favore di una "costellazione" di alleanze con soggetti plurimi, dalla Russia all'area indo-pacifica. Ciò significava, per quanto riguarda l'Europa dell'Est, garantire sia la sicurezza degli Stati ex satelliti che lo status di Mosca come potenza euroasiatica, ridefinendo aree di influenza, convergenze e obiettivi comuni.<br />Ma gli Stati Uniti - con le amministrazioni Clinton, Bush jr. e Obama - andarono in una direzione opposta. Da un lato spalancarono le porte all'ascesa di Pechino con l'ammissione della Cina nel Wto nel 2000 e la creazione di un contesto globale ad essa estremamente favorevole. Dall'altro non tennero in conto le preoccupazioni geopolitiche russe, considerandole anzi come degli atti ostili in quanto tali. In Medio Oriente l'interventismo statunitense successivo all'11 settembre 2001, soprattutto a partire dal conflitto iracheno, portava la superpotenza americana a collidere in molti casi con le posizioni di Mosca.<br /><br />TRUMP L'AVEVA CAPITO<br />Intanto, nello scacchiere est-europeo come in quello caucasico il processo di ampliamento della Nato o il rapido avvicinamento di Stati ex sovietici all'Occidente alimentavano nei russi un risveglio della sindrome da accerchiamento, che provocava loro reazioni sempre più decise. I conflitti innescati dalla Russia in Georgia (Ossezia del Sud, Abkazia) e in Ucraina - in una lunga sequenza che va dal 2004 agli ultimi sviluppi - sono stati i casi più eclatanti della reazione imperialista di Mosca, rispetto alla quale l'atteggiamento statunitense e occidentale è stato il crescente isolamento imposto a quest'ultima, e il suo declassamento da potenziale alleato a quasi-nemico: culminato con le sanzioni ad essa imposte a partire dalla sua annessione della Crimea nel 2014.<br />L'unico leader occidentale che nell'ultimo ventennio ha percepito i pericoli di questa progressiva degenerazione della fiducia e delle relazioni tra Occidente e Russia è stato Donald Trump, che ha sempre sostenuto, nella sua visione realista e bilateralista della politica estera statunitense, la necessità di un riavvicinamento tra le due parti in funzione anti-cinese, e in virtù di un più alto grado di possibile compatibilità. Ma nel suo mandato presidenziale gli è stato impossibile portare avanti questa strategia per l'opposizione di quasi tutta la classe dirigente del suo paese, così come degli apparati statuali e militari. La sua mancata rielezione, e il ritorno al potere dei democratici con Biden, ha alimentato la nuova escalation di tensione con Mosca culminata ora nell'invasione russa dell'Ucraina, così come il riavvicinamento sempre più stretto tra Mosca e Pechino.<br />In questo momento ogni possibilità di riannodare i fili del dialogo sembra pregiudicata, e l'Europa diventa il teatro di uno showdown che inevitabilmente rimetterà in discussione l'assetto del continente, con risvolti imprevedibili. Ma se in Occidente sopravvive un minimo di razionalità politica questa dovrebbe essere impiegata per uscire subito da una logica di contrapposizione frontale, che richiama a divisioni ideologiche oggi tramontate, per riaprire realisticamente e con prudenza, senza abdicare ai suoi princìpi di libertà e democrazia, spazi di mediazione fondati sulle garanzie minime della reciproca sicurezza tra le parti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48915209</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 21:05:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48915209/l_invasione_dell_ucraina_dimostra_il_fallimento_di_usa_ed_europa.mp3" length="9522117" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6914&#13;
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L'INVASIONE DELL'UCRAINA DIMOSTRA IL FALLIMENTO DI USA ED EUROPA di Eugenio Capozzi&#13;
Con l'invasione dell'Ucraina la Russia di Putin ha valicato un confine che la conduce verso la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6914" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6914</a><br /><br />L'INVASIONE DELL'UCRAINA DIMOSTRA IL FALLIMENTO DI USA ED EUROPA di Eugenio Capozzi<br />Con l'invasione dell'Ucraina la Russia di Putin ha valicato un confine che la conduce verso la rottura totale con l'Occidente, e la costringe ad essere fatalmente risucchiata in un asse euroasiatico con la Cina dalla quale ha alla lunga tutto da perdere, in quanto in esso non può che svolgere un ruolo di vassalla. È la fine di una lunga stagione in cui il paese, dopo l'assestamento seguito alla fine dell'Urss, ha tentato di trovare un equilibrio tra l'inserimento nell'economia globalizzata e il mantenimento di un suo status di potenza imperiale, per quanto su scala ridotta rispetto al passato.<br />Ma questa frattura politica, militare ed economica sempre più radicale rappresenta un danno enorme anche per l'Occidente e per le ragioni delle democrazie liberali. Ed è il risultato di un clamoroso fallimento della politica statunitense, ma anche europea, nei confronti della Russia negli ultimi trent'anni. Un fallimento che si fonda sull'incapacità, mostrata dalle classi politiche occidentali, di comprendere le sfide di un mondo in cui l'Occidente non è più, e forse non potrà mai più essere, il protagonista incontrastato.<br />Cosa fare con la Russia? Questa la questione che gli statunitensi e i loro alleati non hanno mai affrontato organicamente ed esaustivamente dopo la fine della guerra fredda e la dissoluzione dell'Unione Sovietica.<br />Negli anni Novanta, contrassegnati dalla convinzione generalizzata che il mondo fosse divenuto unipolare e si andasse ineluttabilmente occidentalizzando, le loro classi dirigenti hanno considerato la Russia di Eltsin come un paese in turbolenta transizione verso l'economia di mercato, non più pericoloso né potenziale antagonista sul piano militare e strategico, nonostante rimanesse la seconda potenza nucleare e il secondo esercito del mondo.<br /><br />L'AVVENTO DI VLADIMIR PUTIN<br />In tale contesto, l'allargamento della Nato con l'adesione di molti paesi ex "satelliti" o membri dell'Urss - spinta proprio dall'esperienza che quei paesi avevano fatto in passato dell'imperialismo russo e sovietico, e dalla loro volontà di proteggersi in futuro contro di esso - apparve come un fatto naturale, non suscettibile di creare problemi nelle relazioni con Mosca. Che intanto veniva ammessa nel sistema della governance globale con l'allargamento del G7 in G8 e con le trattative per l'ingresso nel Wto, e veniva attratta nell'area della Nato con il suo coinvolgimento nel Partenariato per la pace dell'alleanza (1994) e con la fondazione del Consiglio Nato-Russia nel 2002.<br />Ma intanto qualcosa era cambiato con l'avvento al potere di Vladimir Putin, e gli occidentali non colsero il significato di quel cambiamento. Dopo una fase di disordine ma anche di disgregazione, la Russia cominciava un processo di ricompattamento del potere e di accentramento statalista, e cercava di ritrovare un ruolo di potenza mondiale nel solco della sua secolare tradizione imperiale. Il consolidamento di relazioni politiche ed economiche con essa avrebbe dovuto implicare, per gli Stati Uniti e i suoi alleati, la capacità di ripensare tutto il sistema della sicurezza e delle alleanze euro-occidentali, abbandonando l'idea di un necessario globalismo "occidentecentrico" e tenendo invece nel dovuto conto tanto le leggi della geopolitica quanto il pluralismo inevitabile tra le civiltà che qualche anno prima Samuel Huntingon aveva eloquentemente illustrato.<br />Davanti alle sfide diverse portate dall'integralismo islamico e dal modello politico ed economico cinese l'interesse occidentale sarebbe stato quello di superare la vecchia impostazione della Nato in favore di una "costellazione" di alleanze con soggetti plurimi, dalla Russia all'area indo-pacifica. Ciò significava, per quanto riguarda...]]></itunes:summary><itunes:duration>596</itunes:duration><itunes:keywords>clinton,fallimento,g7,libertà,russia,statiexsatelliti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea55c6392f6cd950d286b80d9dfb5c92.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Ucraina nella narrazione degli stregoni della notizia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ucraina-nella-narrazione-degli-stregoni-della-notizia--48915173</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6913" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6913</a><br /><br />L'UCRAINA NELLA NARRAZIONE DEGLI STREGONI DELLA NOTIZIA di Giovanni Lazzaretti<br />Quando c'è un evento di grande portata, che coinvolge grandi movimenti di potere e di denaro, che ha fonti di notizie fisicamente lontane (e quindi gestite solo da rilanci di agenzia) oppure inaccessibili per il popolo normale (e quindi gestite solo dagli "esperti"), i grandi media cartacei e televisivi (ora autodefinitisi "editori responsabili") hanno qualche giorno di assestamento e poi confezionano il "frame", la cornice dalla quale nessuno può sfuggire.<br />Tutto ciò che dicono e scrivono gli "editori responsabili" sta in queste cornici. Il dissidente in TV viene progressivamente espulso: ne conservano solo alcuni, per rappresentanza.<br />Il destino dei dissidenti in TV è quello di essere sovrastati (proporzione 5 a 1 in trasmissione) oppure sbeffeggiati (libertà di ironia e di insulto da parte degli altri partecipanti).<br />In questo modo gli "editori responsabili" cessano di essere informazione, ma sono semplicemente il filtro per espellere le idee e per confezionare una versione precotta, fatta normalmente di slogan.<br /> <br />LA CORNICE UCRAINA<br />La cornice ucraina è semplicissima: «Ogni Stato può aderire all'alleanza che vuole // noi democratici siamo buoni // Putin l'autoritario è cattivo // il discorso di Putin per l'inizio della guerra è "delirante" // l'integrità territoriale è sacra».<br />- Mattarella ha ricominciato l'uso della parola "inaccettabile".<br />- È iniziato il teatrino televisivo del "tutti unanimi, tranne uno al massimo per ogni trasmissione".<br />- È iniziata l'esposizione del "dolore ucraino occidentale", dimenticando che da 8 anni c'è un "dolore ucraino orientale".<br />- Draghi era da tempo preparato alla guerra (nuovo "stato di emergenza" per 3 mesi, così ci raccordiamo direttamente col covid).<br /> <br />ROMPERE LA CORNICE, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI<br />Noi, mammolette occidentali, ci crediamo amanti della pace.<br />1999: la NATO bombarda Belgrado per favorire il distacco del Kosovo dalla Serbia; abbiamo creato uno stato mussulmano in Europa.<br />2001: USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, invadono l'Afghanistan, col pretesto delle Torri Gemelle, dalle quali i Talebani si sono sempre chiamati fuori. 20 anni di guerra. Persa.<br />2003: Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Polonia invadono l'Iraq, avendo come motivazione la bugia delle "armi di distruzione di massa" (mai trovate, essendo inesistenti). Da 733.000 a 1.446.000 morti. Finita la fase dell'invasione nel 2011, inizia la fase dell'ISIS.<br />2011: La NATO realizza la "no-fly-zone" a modo suo, distruggendo la Libia. Il paese più prospero dell'Africa, con un Indice di Sviluppo Umano (ISU) superiore a 10 stati europei, diventa sede di destabilizzazione e di guerra permanente fino a oggi.<br />2011: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna supportano i cosiddetti "ribelli moderati" in Siria. La Siria è distrutta, ma ancora il presidente Assad regge. Nel 2013 Obama era pronto a fare della Siria ciò che fecero della Libia. Fermato dalla giornata di preghiera e digiuno indetta da Papa Francesco? Chissà.<br />Siamo i maggiori produttori di cadaveri in giro per il mondo (uso il plurale perché non mi chiamo fuori, non è colpa mia ciò che FA l'occidente, è colpa mia ciò che NON FACCIO come cattolico: preghiera e digiuno costante per la pace).<br />La cornice si può quindi rompere con questi passaggi.<br />«Ogni Stato può aderire all'alleanza che vuole». Vero, chi può impedirlo? Ma se l'alleanza a cui aderisci ha mostrato in passato un'indole aggressiva e violenta, l'aderirvi "contro" qualcuno è un atto di ostilità e di pre-guerra.<br />«Noi democratici siamo buoni // Putin l'autoritario è cattivo». A parte l'azzeramento della democrazia attuato durante il covid in Italia, noi democratici NON siamo i buoni. Per maggiori informazioni chiedere in Siria sotto embargo da 11 anni. Chiedere in Libia. Chiedere in Afghanistan. Chiedere in Iraq.<br />«Il discorso di Putin per l'inizio della guerra è "delirante"». Il titolo "delirante" lo trovate in 206.000 siti. Altri 183.000 hanno la variante "raggelante". La realtà è che nessuno lo ha letto, mentre è un buon discorso di geopolitica, che descrive tra l'altro cosa l'Occidente avrebbe dovuto fare dopo la calma fine dell'URSS.<br />«L'integrità territoriale è sacra». Sì, come no. A Siria, Libia, Afghanistan, Iraq, aggiungere anche la Serbia per ulteriori informazioni.<br /><br />TORNANO LE "BANDIERE DELLA PACE"<br />Tornano le "bandiere della pace" arcobaleno. Esplosero nel 2003, quando l'attaccante era Bush. Tacquero nella radiosa era Obama, Nobel per la pace, quando la Libia veniva distrutta. Tornano quando l'attaccante è Putin.<br />"Pace senza se e senza ma" era lo slogan 2003. Smentito lo slogan con la guerra di Libia, della cui distruzione nessuno si interessò, oggi quelle bandiere ritornano, ma sono poco più che stracci.<br />Si svegliano anche i sonnolenti sindacati: «Non vogliamo più bandiere neonaziste» Sono comparse due giorni fa nella manifestazione che era organizzata dai sindacati: «Ora bisogna vigilare». Non si sono ancora resi conto a Reggio Emilia che Pravyj Sektor e le sue bandiere sono parte in causa nella guerra del Donbass da 8 anni?<br /> <br />SPEZZATA LA CORNICE, È TEMPO DI STUDIARE<br />Spezzare la cornice è la precondizione necessaria. Altrimenti saremo lì a guardare la TV credendo per l'ennesima volta che ci stia dicendo la verità. Dopo due anni di bugie sul covid, è possibile crederci ancora?<br />Se anche le cose che ci fanno vedere fossero vere, sono ugualmente false perché non fanno mai vedere la controparte. Se vedo il dolore di una donna ucraina occidentale sul TG1, mentre per vedere il dolore di una donna ucraina orientale devo andare su "ArezzoNotizie", capite che la disparità di trattamento è violenta.<br />Cosa vuol dire studiare? All'inizio significa raccogliere la cornice vera, ossia l'insieme di nomi, luoghi, date, avvenimenti. Parametri, senza alcun giudizio. Per questa prima cernita Wikipedia è utilissima. Quindi ho scaricato:<br />- Elezioni parlamentari ucraine dal 1994 al 2019<br />- Elezioni presidenziali ucraine dal 1991 al 2019<br />- Rivoluzione arancione 2004, rivoluzioni colorate varie<br />- Euromaidan 2014, strage di Odessa<br />- Guerra del Donbass 2014-2022<br />- Accordi di Minsk, gruppo di contatto Trilaterale sull'Ucraina<br />- Gasdotto Nord Stream 2, Morawiecki (il "banchiere" che guida la Polonia) [...]<br />Ne avrò per un po'.<br />Chi non vuole studiare ha sempre un'alternativa. Va su Youtube, fa partire il video con la canzone di Edoardo Bennato "In Fila Per Tre" poi, al minuto 1 e 38" si alza in piedi e si mette a cantare: «e sempre in fila per tre // marciate tutti con me // e ricordatevi i libri di storia // noi siamo i buoni e perciò // abbiamo sempre ragione // andiamo dritti verso la gloria».<br />Così la questione è chiusa in un attimo. Poi si accende la TV. Dentro la cornice, sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48915173</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 21:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48915173/l_ucraina_nella_narrazione_degli_stregoni_della_notizia.mp3" length="9585578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6913&#13;
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L'UCRAINA NELLA NARRAZIONE DEGLI STREGONI DELLA NOTIZIA di Giovanni Lazzaretti&#13;
Quando c'è un evento di grande portata, che coinvolge grandi movimenti di potere e di denaro, che ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6913" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6913</a><br /><br />L'UCRAINA NELLA NARRAZIONE DEGLI STREGONI DELLA NOTIZIA di Giovanni Lazzaretti<br />Quando c'è un evento di grande portata, che coinvolge grandi movimenti di potere e di denaro, che ha fonti di notizie fisicamente lontane (e quindi gestite solo da rilanci di agenzia) oppure inaccessibili per il popolo normale (e quindi gestite solo dagli "esperti"), i grandi media cartacei e televisivi (ora autodefinitisi "editori responsabili") hanno qualche giorno di assestamento e poi confezionano il "frame", la cornice dalla quale nessuno può sfuggire.<br />Tutto ciò che dicono e scrivono gli "editori responsabili" sta in queste cornici. Il dissidente in TV viene progressivamente espulso: ne conservano solo alcuni, per rappresentanza.<br />Il destino dei dissidenti in TV è quello di essere sovrastati (proporzione 5 a 1 in trasmissione) oppure sbeffeggiati (libertà di ironia e di insulto da parte degli altri partecipanti).<br />In questo modo gli "editori responsabili" cessano di essere informazione, ma sono semplicemente il filtro per espellere le idee e per confezionare una versione precotta, fatta normalmente di slogan.<br /> <br />LA CORNICE UCRAINA<br />La cornice ucraina è semplicissima: «Ogni Stato può aderire all'alleanza che vuole // noi democratici siamo buoni // Putin l'autoritario è cattivo // il discorso di Putin per l'inizio della guerra è "delirante" // l'integrità territoriale è sacra».<br />- Mattarella ha ricominciato l'uso della parola "inaccettabile".<br />- È iniziato il teatrino televisivo del "tutti unanimi, tranne uno al massimo per ogni trasmissione".<br />- È iniziata l'esposizione del "dolore ucraino occidentale", dimenticando che da 8 anni c'è un "dolore ucraino orientale".<br />- Draghi era da tempo preparato alla guerra (nuovo "stato di emergenza" per 3 mesi, così ci raccordiamo direttamente col covid).<br /> <br />ROMPERE LA CORNICE, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI<br />Noi, mammolette occidentali, ci crediamo amanti della pace.<br />1999: la NATO bombarda Belgrado per favorire il distacco del Kosovo dalla Serbia; abbiamo creato uno stato mussulmano in Europa.<br />2001: USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, invadono l'Afghanistan, col pretesto delle Torri Gemelle, dalle quali i Talebani si sono sempre chiamati fuori. 20 anni di guerra. Persa.<br />2003: Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Polonia invadono l'Iraq, avendo come motivazione la bugia delle "armi di distruzione di massa" (mai trovate, essendo inesistenti). Da 733.000 a 1.446.000 morti. Finita la fase dell'invasione nel 2011, inizia la fase dell'ISIS.<br />2011: La NATO realizza la "no-fly-zone" a modo suo, distruggendo la Libia. Il paese più prospero dell'Africa, con un Indice di Sviluppo Umano (ISU) superiore a 10 stati europei, diventa sede di destabilizzazione e di guerra permanente fino a oggi.<br />2011: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna supportano i cosiddetti "ribelli moderati" in Siria. La Siria è distrutta, ma ancora il presidente Assad regge. Nel 2013 Obama era pronto a fare della Siria ciò che fecero della Libia. Fermato dalla giornata di preghiera e digiuno indetta da Papa Francesco? Chissà.<br />Siamo i maggiori produttori di cadaveri in giro per il mondo (uso il plurale perché non mi chiamo fuori, non è colpa mia ciò che FA l'occidente, è colpa mia ciò che NON FACCIO come cattolico: preghiera e digiuno costante per la pace).<br />La cornice si può quindi rompere con questi passaggi.<br />«Ogni Stato può aderire all'alleanza che vuole». Vero, chi può impedirlo? Ma se l'alleanza a cui aderisci ha mostrato in passato un'indole aggressiva e violenta, l'aderirvi "contro" qualcuno è un atto di ostilità e di pre-guerra.<br />«Noi democratici siamo buoni // Putin l'autoritario è cattivo». 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PERCHE' SOLO PER L'UCRAINA? di Lorenzo Bertocchi<br />C'era una volta Giovanni Paolo II e la sua lezione sull'Europa che doveva imparare a respirare a due polmoni, quello Occidentale e quello d'Oriente. Il papa polacco, il cui ruolo nella caduta del Muro di Berlino è riconosciuto, aveva anche un'idea precisa della cultura europea e delle sue radici cristiane, di quell'unità che doveva sorgere dalla comprensione profonda di un'unità spirituale.<br />Per lui era «necessario» e «urgente» procedere quindi a un «avvicinamento tra il patrimonio spirituale dell'Oriente cristiano e la cultura occidentale, in una "Europa di sangue, di lacrime, di lutti, di rotture, delle crudeltà più spaventose"» (Giovanni Paolo II, Intervento al simposio "Ivanov e la cultura del suo tempo", 28 maggio 1983) .<br />Questa lezione, oggi lo scopriamo con plastica evidenza, mentre le truppe russe avanzano in Ucraina, è stata disattesa. Non perché questo scontro abbia una sua primaria radice religiosa, le questioni sul tavolo sono soprattutto profane, ma in quanto le due culture non hanno saputo riscoprire davvero le proprie comuni radici.<br />I due polmoni sono gravemente malati. Attaccati da un virus che li ha resi bolsi, rattrappiti. Il livello di ossigeno spirituale è sotto la soglia di attenzione da tempo, purtroppo. Ad Est il virus si chiama nazionalismo, ad Ovest relativismo, due malattie che hanno rialzato il muro; più difficile da abbattere di quello fatto di mattoni.<br />Oggi le chiese, a partire da quella cattolica, hanno ridotto il loro peso spirituale e di conseguenza anche la loro forza diplomatica. La giornata di preghiera per la pace che papa Francesco ha istituito per il prossimo 2 marzo, inizio della Quaresima, è un gesto importante verso quanto sta accadendo in Ucraina, ma l'uomo non sa più pregare. Anche la pandemia, in un certo senso, lo ha mostrato: l'uomo non comprende più l'importanza di assalire il Cielo per implorare le grazie. I due polmoni sono malati.<br />Come insegnava Giovanni Paolo II, «l'uomo, icona di Dio, è colui che, in nome di tutta la creazione teofora, dice sì a Dio», allora «l'uomo riconciliato con se stesso e con tutta la creazione può così ricostituire l'essenziale comunità, la "Sobornost" degli uomini». La guarigione dei due polmoni spirituali non è laterale, ma essenziale ad una vera pace, ad una vera sobornost.<br /><br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Preghiamo per tutte le 27 guerre nel mondo" ricorda che sono tantissime le guerre che devastano il pianeta, non solo quelle di cui parla la televisione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 febbraio 2022:<br />In tutte le diocesi italiane si prega per la pace. [...] Sarebbe giusto che queste iniziative, pensate per l'Ucraina in guerra, diventassero un appuntamento periodico, che ogni mese, ad esempio, i fedeli fossero invitati a momenti di preghiera per la pace, magari di volta in volta ricordando una delle tante, tantissime guerre che devastano il pianeta, combattute in decine di paesi: 27 secondo una stima aggiornata al 2021 e limitando il conto ai conflitti maggiori.<br />Sono quasi tutti conflitti interni a uno stato, tra eserciti nazionali e milizie armate - separatiste, jihadiste, antigovernative... - oppure tra gruppi antagonisti, per lo più su base etnica o religiosa (non di rado entrambe le cose), che si contendono il controllo di territori, di risorse, dell'apparato statale. La guerra più lunga in corso è quella tra clan in Somalia, iniziata nel 1991. Ha smembrato il paese, con la secessione di Somaliland, Puntland e altre regioni, e l'occupazione di vasti territori a sud della capitale Mogadiscio da parte del gruppo jihadista al Shabaab, autore di continui attentati nella capitale. La più recente è quella in Etiopia, dichiarata contro il governo nel novembre del 2020 dal Tplf, il partito dell'etnia tigrina, nel tentativo di riprendere il controllo dello stato perso nel 2018, dopo averlo detenuto con mano durissima per quasi 30 anni.<br />Forse le guerre più "dimenticate", una espressione usata non sempre a ragione, sono quelle in Yemen e in Myanmar. In Yemen si combatte dal 2014, da quando cioè il movimento sciita Houthi si è rivoltato contro il governo sunnita, con una escalation a partire dall'anno successivo in seguito all'intervento di Arabia Saudita e di altri stati sunniti in favore del governo. In Myanmar il conflitto attuale segue il colpo di stato militare del febbraio del 2021. È in corso una repressione durissima della rivolta armata organizzata dalle Forze di difesa popolare e che si salda con i gruppi di resistenza etnici.<br />L'elenco delle guerre è lungo. Molte si combattono in Africa dove il solo jihad è presente in almeno dieci paesi con gruppi affiliati ad al Qaeda o all'Isis ed è in grado di compiere attentati in molti altri.<br />Oggi, per tentare di mantenere la pace nel mondo, sono attive 12 missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite. Dal 1948 ne sono state approvate ben 71. Di quelle attuali, tre sono in Medio Oriente (Golan, Libano e Medio Oriente con sede a Gerusalemme), sei in Africa (Sahara Occidentale, Mali, Sudan, Sudan del Sud, Repubblica democratica del Congo e Repubblica Centrafricana), una in Asia (Pakistan-India), due in Europa (Cipro e Kossovo). Impiegano complessivamente 87.572 uomini messi a disposizione da 121 paesi: 63.889 militari, 7.266 agenti di polizia e 16.457 civili. Il bilancio finanziario per il periodo che va dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022 è di 6,38 miliardi. Finora nelle 12 missioni in corso sono morte 1.500 persone (ma le perdite in totale, dal 1948, sono 4.161).<br />È da ricordare anche quanti soldati italiani sono impegnati in missioni all'estero. L'impiego complessivo è di 9.449 militari come consistenza massima e 6.511 come consistenza media, per un totale di 40 missioni: nove svolte in ambito NATO, 12 in ambito Unione Europea, sette in ambito Onu, tre nel contesto della forza multinazionale in Iraq chiamata "coalition of the willing" e le rimanenti esclusivamente nazionali. Nel 2021 il bilancio per sostenere queste missioni militari è stato di 1,25 miliardi di euro. L'Africa è stata la principale destinazione dei militari italiani, presenti in 19 missioni, seguita dall'Europa con 11 missioni e dall'Asia con dieci.<br />Le perdite in vite umane causate dalla guerra ogni anno sono decine di migliaia - il calcolo per il 2020 è di oltre122mila - molte delle quali civili. Enorme è il numero di persone costrette a mettersi in salvo fuggendo. Secondo l'ultimo rapporto dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, pubblicato nel giugno 2021 e relativo al 2020, i rifugiati, vale a dire le persone che per mettersi in salvo hanno superato i confini dei loro paesi e hanno chiesto asilo, sono 26,4 milioni. I profughi interni, rimasti entro i confini nazionali, sono 48 milioni, a cui si aggiungo 4,1 milioni di richiedenti asilo. Incalcolabili sono altri danni della guerra: perdita del lavoro e di ogni mezzo di sussistenza, famiglie divise, violenze e abusi, bambini arruolati nei combattimenti, decine di migliaia di scuole chiuse, infrastrutture distrutte... è un elenco infinito.<br />Sempre, non solo quando la guerra si fa vicina, sarebbe buono e giusto pregare per la pace.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48915154</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 21:04:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48915154/preghiera_per_la_pace_perch_solo_per_l_ucraina.mp3" length="8795995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6918&#13;
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PREGHIERA PER LA PACE? PERCHE' SOLO PER L'UCRAINA? di Lorenzo Bertocchi&#13;
C'era una volta Giovanni Paolo II e la sua lezione sull'Europa che doveva imparare a respirare a due polmoni,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6918" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6918</a><br /><br />PREGHIERA PER LA PACE? PERCHE' SOLO PER L'UCRAINA? di Lorenzo Bertocchi<br />C'era una volta Giovanni Paolo II e la sua lezione sull'Europa che doveva imparare a respirare a due polmoni, quello Occidentale e quello d'Oriente. Il papa polacco, il cui ruolo nella caduta del Muro di Berlino è riconosciuto, aveva anche un'idea precisa della cultura europea e delle sue radici cristiane, di quell'unità che doveva sorgere dalla comprensione profonda di un'unità spirituale.<br />Per lui era «necessario» e «urgente» procedere quindi a un «avvicinamento tra il patrimonio spirituale dell'Oriente cristiano e la cultura occidentale, in una "Europa di sangue, di lacrime, di lutti, di rotture, delle crudeltà più spaventose"» (Giovanni Paolo II, Intervento al simposio "Ivanov e la cultura del suo tempo", 28 maggio 1983) .<br />Questa lezione, oggi lo scopriamo con plastica evidenza, mentre le truppe russe avanzano in Ucraina, è stata disattesa. Non perché questo scontro abbia una sua primaria radice religiosa, le questioni sul tavolo sono soprattutto profane, ma in quanto le due culture non hanno saputo riscoprire davvero le proprie comuni radici.<br />I due polmoni sono gravemente malati. Attaccati da un virus che li ha resi bolsi, rattrappiti. Il livello di ossigeno spirituale è sotto la soglia di attenzione da tempo, purtroppo. Ad Est il virus si chiama nazionalismo, ad Ovest relativismo, due malattie che hanno rialzato il muro; più difficile da abbattere di quello fatto di mattoni.<br />Oggi le chiese, a partire da quella cattolica, hanno ridotto il loro peso spirituale e di conseguenza anche la loro forza diplomatica. La giornata di preghiera per la pace che papa Francesco ha istituito per il prossimo 2 marzo, inizio della Quaresima, è un gesto importante verso quanto sta accadendo in Ucraina, ma l'uomo non sa più pregare. Anche la pandemia, in un certo senso, lo ha mostrato: l'uomo non comprende più l'importanza di assalire il Cielo per implorare le grazie. I due polmoni sono malati.<br />Come insegnava Giovanni Paolo II, «l'uomo, icona di Dio, è colui che, in nome di tutta la creazione teofora, dice sì a Dio», allora «l'uomo riconciliato con se stesso e con tutta la creazione può così ricostituire l'essenziale comunità, la "Sobornost" degli uomini». La guarigione dei due polmoni spirituali non è laterale, ma essenziale ad una vera pace, ad una vera sobornost.<br /><br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Preghiamo per tutte le 27 guerre nel mondo" ricorda che sono tantissime le guerre che devastano il pianeta, non solo quelle di cui parla la televisione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 febbraio 2022:<br />In tutte le diocesi italiane si prega per la pace. [...] Sarebbe giusto che queste iniziative, pensate per l'Ucraina in guerra, diventassero un appuntamento periodico, che ogni mese, ad esempio, i fedeli fossero invitati a momenti di preghiera per la pace, magari di volta in volta ricordando una delle tante, tantissime guerre che devastano il pianeta, combattute in decine di paesi: 27 secondo una stima aggiornata al 2021 e limitando il conto ai conflitti maggiori.<br />Sono quasi tutti conflitti interni a uno stato, tra eserciti nazionali e milizie armate - separatiste, jihadiste, antigovernative... - oppure tra gruppi antagonisti, per lo più su base etnica o religiosa (non di rado entrambe le cose), che si contendono il controllo di territori, di risorse, dell'apparato statale. La guerra più lunga in corso è quella tra clan in Somalia, iniziata nel 1991. Ha smembrato il paese, con la secessione di Somaliland, Puntland e altre regioni, e l'occupazione di vasti territori a sud della capitale Mogadiscio da parte del gruppo jihadista al Shabaab, autore di continui attentati nella capitale. La più recente è...]]></itunes:summary><itunes:duration>550</itunes:duration><itunes:keywords>guerre,nato,pace,preghiera,truppe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10d29e38cc107f9db091a7ccd4147f78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il mattarella bis era il peggior scenario possibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-mattarella-bis-era-il-peggior-scenario-possibile--48544609</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6888" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6888</a><br /><br />IL MATTARELLA BIS ERA IL PEGGIOR SCENARIO di Stefano Fontana<br />Una valutazione semplice ma realistica del significato politico della ri-elezione al Quirinale del Presidente Sergio Mattarella può essere la seguente: hanno vinto i fautori dello status quo, hanno perso i sostenitori del cambiamento. Mi riferisco qui agli italiani e non alle forze politiche. La nuova società palliativa, come dice il filosofo germano-coreano Byung-Chul Han, rifugge la sofferenza, è priva di eroismo, si accomoda nella tranquillità garantita della sopravvivenza. Gli italiani che sono stanchi dei lunghi e difficili sedici anni dell'era Napolitano-Mattarella e temono il nuovo accentramento di potere hanno avuto la porta in faccia. Coloro che in questi sedici anni si sono accomodati a tavola e sul divano hanno avuto la loro porta aperta per un nuovo periodo.<br />Il voto ha confermato l'Asse Draghi-Mattarella. Il progetto era già nel programma della sinistra di sistema (o del sistema della sinistra) quando Mattarella aveva chiamato Draghi a Palazzo Chigi, ma le pedine non erano ancora tutte collocate al loro posto: ora lo sono. Quest'Asse Governo-Presidenza della Repubblica - inquietante solo ad enunciarlo - è ora in grado di controllare e dominare l'Italia a lungo. Veniamo da molti anni di presidenzialismo, ossia di intervento del Quirinale nella politica, da due anni il Parlamento è in naftalina, l'emergenza perenne per il Covid ha motivato una maggioranza di solidarietà nazionale di cui fa parte perfino la Lega, dalla cultura politica opposta a quella di Draghi, un'opposizione non c'è come si è visto in aula in questi giorni ma come era già molto evidente nei due anni di pandemia appena trascorsi.<br />In questa situazione, l'Asse Draghi-Mattarella avrà un potere politico enorme, nessuno disturberà né fuori dell'Italia, dove i grandi poteri saranno contenti della continuità italiana, né dentro il Paese, nonostante la posizione di Fratelli d'Italia, che almeno ha salvato la faccia ma non di più.<br /><br />UNA EVIDENTE FORZATURA<br />Nella mattinata di sabato scorso è accaduta una cosa molto irrituale che i Grandi Commentatori istituzionalizzati hanno esaltato mentre a noi sembra una evidente forzatura. Diversi grandi elettori avevano iniziato a votare (spontaneamente?) Mattarella. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, per evitare che ciò mettesse in pericolo il rientro in gioco di Mattarella che non poteva certo reggersi su questa insubordinazione da peones, ha espressamente fatto da mediazione, invitando il presidente Mattarella a rispondere alla chiamata. È stato così che il Governo del Presidente si è definitamente interfacciato con il Presidente del Governo e le due cose sono diventate una cosa sola. Non c'è dubbio che Mattarella sia oggi uomo di Draghi, come Draghi era ed è uomo di Mattarella. Vorrei ripeterlo per evitare di non essere capito: si tratta di un Asse di potere che molto preoccupa, soprattutto per la debolezza del contorno.<br />L'Italia è sotto la cappa di un sistema politico bloccato, dominato e controllato in tutti i suoi aspetti. Sembra non poter accadere niente di nuovo, ogni spiraglio viene subito chiuso. Tutto si lega e tutto è tenuto in mano dallo stesso ceto politico-sociale. Questo fa sì che i grandi direttori dei quotidiani, come è successo anche nei commenti alla rielezione di Mattarella, si muovano all'unisono ad un cenno della regia; che siano stabilmente al governo partiti che hanno perso tutte le elezioni degli ultimi dieci anni; che il ministero della Sanità sia in mano all'esponente di un partito dello zero virgola e che lo rimanga anche quando cambiano i governi; che a Palazzo Chigi finiscano ormai stabilmente persone cooptate e mai elette; che alla Corte costituzionale finiscano sempre uomini garanti del sistema, come accaduto in questi giorni con la presidenza di Giuliano Amato che trasforma l'Asse Draghi-Mattarella nella Triplice Intesa: Draghi-Mattarella-Amato.<br /><br />UN QUADRO PREOCCUPANTE<br />L'opposizione non ha saputo far coagulare nessuna seppur minima minaccia politica a questo quadro preoccupante e rimane almeno strana la posizione della Lega. Ammettiamo che qualche candidato proposto da Salvini avesse ottenuto la maggioranza, cosa sarebbe successo? La caduta del governo, data l'emergenza di una nuova maggioranza politica in un punto chiave per la vita istituzionale. Caduta del governo di cui però fa parte anche Salvini. L'opposizione sembra avere poche idee, ancora meno coraggio ma soprattutto non ha la prospettiva dei tempi medi e lunghi. L'opposizione non si improvvisa.<br />Consegnandosi all'Asse Draghi-Mattarella, il Parlamento e la politica hanno dichiarato la loro languida sfinitezza. Una grande fetta di italiani che sperava di uscire dal tunnel ora è profondamente delusa: chi potrà opporsi al prolungamento sine die della perenne emergenza sanitaria? Chi metterà dito nelle discriminazioni governative con la scusa del Covid? Chi potrà dire qualcosa sull'emergenza dei "nuovi diritti" (la proposta di legge Zan verrà riproposta e approvata insieme con il suicidio assistito nel silenzio di ogni opposizione)?<br />La democrazia liberal della sinistra di sistema ha prodotto la sua democrazia palliativa che ti cura anche se non è necessario, che ti dice che l'eroismo non serve perché il sistema istituzionale provvede già di suo alla tua sopravvivenza, che pretende per questo continuità per se stessa sicché è perfettamente logico che ad un settennato passato al Quirinale segua un altro settennato passato al Quirinale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48544609</guid><pubDate>Tue, 01 Feb 2022 23:14:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48544609/il_mattarella_bis_era_il_peggior_scenario_possibile.mp3" length="7578479" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6888&#13;
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IL MATTARELLA BIS ERA IL PEGGIOR SCENARIO di Stefano Fontana&#13;
Una valutazione semplice ma realistica del significato politico della ri-elezione al Quirinale del Presidente Sergio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6888" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6888</a><br /><br />IL MATTARELLA BIS ERA IL PEGGIOR SCENARIO di Stefano Fontana<br />Una valutazione semplice ma realistica del significato politico della ri-elezione al Quirinale del Presidente Sergio Mattarella può essere la seguente: hanno vinto i fautori dello status quo, hanno perso i sostenitori del cambiamento. Mi riferisco qui agli italiani e non alle forze politiche. La nuova società palliativa, come dice il filosofo germano-coreano Byung-Chul Han, rifugge la sofferenza, è priva di eroismo, si accomoda nella tranquillità garantita della sopravvivenza. Gli italiani che sono stanchi dei lunghi e difficili sedici anni dell'era Napolitano-Mattarella e temono il nuovo accentramento di potere hanno avuto la porta in faccia. Coloro che in questi sedici anni si sono accomodati a tavola e sul divano hanno avuto la loro porta aperta per un nuovo periodo.<br />Il voto ha confermato l'Asse Draghi-Mattarella. Il progetto era già nel programma della sinistra di sistema (o del sistema della sinistra) quando Mattarella aveva chiamato Draghi a Palazzo Chigi, ma le pedine non erano ancora tutte collocate al loro posto: ora lo sono. Quest'Asse Governo-Presidenza della Repubblica - inquietante solo ad enunciarlo - è ora in grado di controllare e dominare l'Italia a lungo. Veniamo da molti anni di presidenzialismo, ossia di intervento del Quirinale nella politica, da due anni il Parlamento è in naftalina, l'emergenza perenne per il Covid ha motivato una maggioranza di solidarietà nazionale di cui fa parte perfino la Lega, dalla cultura politica opposta a quella di Draghi, un'opposizione non c'è come si è visto in aula in questi giorni ma come era già molto evidente nei due anni di pandemia appena trascorsi.<br />In questa situazione, l'Asse Draghi-Mattarella avrà un potere politico enorme, nessuno disturberà né fuori dell'Italia, dove i grandi poteri saranno contenti della continuità italiana, né dentro il Paese, nonostante la posizione di Fratelli d'Italia, che almeno ha salvato la faccia ma non di più.<br /><br />UNA EVIDENTE FORZATURA<br />Nella mattinata di sabato scorso è accaduta una cosa molto irrituale che i Grandi Commentatori istituzionalizzati hanno esaltato mentre a noi sembra una evidente forzatura. Diversi grandi elettori avevano iniziato a votare (spontaneamente?) Mattarella. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, per evitare che ciò mettesse in pericolo il rientro in gioco di Mattarella che non poteva certo reggersi su questa insubordinazione da peones, ha espressamente fatto da mediazione, invitando il presidente Mattarella a rispondere alla chiamata. È stato così che il Governo del Presidente si è definitamente interfacciato con il Presidente del Governo e le due cose sono diventate una cosa sola. Non c'è dubbio che Mattarella sia oggi uomo di Draghi, come Draghi era ed è uomo di Mattarella. Vorrei ripeterlo per evitare di non essere capito: si tratta di un Asse di potere che molto preoccupa, soprattutto per la debolezza del contorno.<br />L'Italia è sotto la cappa di un sistema politico bloccato, dominato e controllato in tutti i suoi aspetti. Sembra non poter accadere niente di nuovo, ogni spiraglio viene subito chiuso. Tutto si lega e tutto è tenuto in mano dallo stesso ceto politico-sociale. Questo fa sì che i grandi direttori dei quotidiani, come è successo anche nei commenti alla rielezione di Mattarella, si muovano all'unisono ad un cenno della regia; che siano stabilmente al governo partiti che hanno perso tutte le elezioni degli ultimi dieci anni; che il ministero della Sanità sia in mano all'esponente di un partito dello zero virgola e che lo rimanga anche quando cambiano i governi; che a Palazzo Chigi finiscano ormai stabilmente persone cooptate e mai elette; che alla Corte costituzionale finiscano sempre uomini garanti del sistema, come accaduto in questi giorni con la...]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>asse,draghi,mattarellabis,nuovidiritti,tripliceintesa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/91d434979d7cdcc855454c677f74d2ed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>50 anni di divorzio in Italia hanno distrutto la famiglia e l'intera società</title><link>https://www.spreaker.com/episode/50-anni-di-divorzio-in-italia-hanno-distrutto-la-famiglia-e-l-intera-societa--48242446</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6868" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6868</a><br /><br />50 ANNI DI DIVORZIO IN ITALIA HA DISTRUTTO LA FAMIGLIA E L'INTERA SOCIETA' di Gianfranco Amato<br />Poco prima del sorgere dell'alba dell'1 dicembre 1970, al termine di una tra le sedute notturne più lunghe nella storia del Parlamento italiano, l'allora presidente della Camera dei deputati, il socialista Sandro Pertini, annunciò l'approvazione definitiva della contrastata proposta di legge "Fortuna-Baslini" (dal nome dei due deputati che l'avevano promossa), la quale prevedeva l'introduzione dell'istituto del divorzio in Italia. Esattamente cinquant'anni fa la Legge 1 dicembre 1970, n.898, legalizzava lo scioglimento del matrimonio.<br />In realtà, quell'evento costituì il primo passo della rivoluzione antropologica che stiamo tuttora vivendo. L'indissolubilità del matrimonio, infatti, rappresentava la linea Maginot di quella società che era ancora in grado di mantenere e garantire una certa solidità. Prima di ridursi nell'attuale forma liquida ben descritta da Zygmunt Bauman.<br />Lo aveva capito anche un toscanaccio come Amintore Fanfani, che il 26 aprile 1974 a Caltanissetta, durante un comizio, lo spiegò alla sua maniera e a prova di popolo: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l'aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Non ci volevano particolari doti divinatorie per comprendere come sarebbe andata a finire, e come, purtroppo, è poi andata a finire.<br />Anche per il divorzio, come successivamente per l'aborto e le altre "conquiste" della modernità, si utilizzò la logica del male minore e il falso presupposto di dover affrontare situazioni eccezionali e transitorie. Il caso francese, da questo punto di vista, è emblematico. In Francia, infatti, il divorzio fu introdotto per legge nel 1884, nonostante gli ammonimenti che Papa Leone XIII lanciò nella sua enciclica Arcanum Divinae del 10 febbraio 1880, nella quale evidenziava lucidamente le prevedibili conseguenze di quella legge. I sostenitori del divorzio dicevano il contrario: il divorzio avrebbe sciolto i matrimoni male assortiti che attendevano una soluzione, poi si sarebbe rientrati nella normalità. I fatti dimostrarono, invece, l'esatto contrario. Mentre nel 1883 si aveva in Francia una media annua di circa 700 separazioni legali, che sembrava potessero rappresentare la somma dei matrimoni infelici in cui la convivenza appariva impossibile, nell'anno seguente, con la nuova legge, si ebbero subito 1.675 divorzi, e questi, con una continua corsa ascendente, arrivarono nel 1921, quindi dopo trentasette anni, al numero di 32.557, mentre la natalità diminuiva spaventosamente.<br /><br />LA DIGNITÀ DELLA DONNA NECESSITA DELL'INDISSOLUBILITÀ DEL MATRIMONIO<br />Resta oggettivo il fatto che, in tutto il mondo, il divorzio abbia reso le relazioni umane e la società molto più liquide e che la solubilità del matrimonio abbia incrinato la stessa stabilità della convivenza civile. Questo lo si deve onestamente ammettere, prescindendo da qualunque valutazione di carattere religioso, sacramentale, teologico. È possibile, infatti, parlare di matrimonio indissolubile anche da un punto di vista squisitamente laico. Pure un laico, per esempio, può comprendere che l'indissolubilità del matrimonio difende innanzitutto la dignità della donna, la parte più debole in caso di abbandono, che dopo aver dato al marito il meglio di sé, dopo aver sacrificato la propria vita per la famiglia, non merita certo di essere sostituita quasi fosse un prodotto scaduto. E tutti possono comprendere la necessità del matrimonio indissolubile per il destino dei figli, il loro sostentamento e la loro educazione. Abbiamo sotto gli occhi quotidianamente gli effetti devastanti del divorzio su intere generazioni di giovani.<br />Come sosteneva il grande filosofo-contadino Gustave Thibon «gli sposi non si impegnano soltanto l'uno verso l'altro, ma anche l'uno e l'altro verso una realtà di cui fanno parte e che li supera: la famiglia innanzi tutto, di cui sono la sorgente e il sostegno, e in seguito la Nazione e la Chiesa, corpi viventi di cui le famiglie sono le cellule». Ecco perché un'istituzione così importante come il matrimonio ha bisogno d'essere protetta contro le mille vicissitudini dell'istinto e dell'interesse personale, perché proprio il matrimonio costituisce il fondamento della comunità umana; se quello si spezza, questa si sfascia.<br />Ha proprio ragione Thibon: oggi noi assistiamo al sorgere, per reazione, di una specie di mistica del matrimonio, che si preoccupa più della qualità del vincolo personale tra gli sposi che delle sue conseguenze sociali. Viviamo in un'epoca in cui pare dilagare e dominare una sorta d‘iperestesia dell'io e di ugualitarismo grossolano, che considera la felicità dell'individuo un diritto «assoluto». Ma non è così. Se uno nella vita fa una scelta sbagliata sulla persona che ha deciso di sposare, non può presentare il conto alla collettività. Paga privatamente. Come paga privatamente l'imprenditore che fallisce. Tra il sacrificio individuale per un'errata decisione della sfera privata e l'interesse collettivo della società alla sua tenuta complessiva, è quest'ultimo che deve prevalere. Una persona adulta si assume la responsabilità delle proprie azioni e se sbaglia ne deve accettare le conseguenze. Una scelta, del resto, è davvero libera solo quando è responsabile.<br /><br />GLI UTILI IDIOTI<br />Non vale neppure l'obiezione che l'indissolubilità del matrimonio si opponga all'amore. Anzi, è vero il contrario. Lo spiega bene lo stesso Thibon distinguendo la fase antecedente e quella successiva del matrimonio. Prima di sposarsi, infatti, l'individuo consapevole dell'irrevocabilità del matrimonio è «indotto a non avventurarsi alla leggera in quel vicolo cieco che ha il muro di chiusura alle spalle; come il conquistatore che brucia i suoi vascelli per togliersi prima della battaglia ogni possibilità di ritirata, i fidanzati che acconsentono a legarsi l'uno all'altro fino alla morte attingono a questa "idea-forza" una garanzia preliminare contro tutti gli eventi del destino che minacceranno il loro amore». Al contrario, «la sola idea del divorzio possibile prende dimora tacitamente nel profondo dell'anima, come un verme deposto da una mosca in un frutto in formazione e che ne divorerà un giorno la sostanza».<br />L'esperienza ha più volte dimostrato, infatti, che in alcune circostanze, specie quando si tratta di grandi prove, è sufficiente considerare una cosa come possibile perché essa divenga necessaria. Si tratta di un dato psicologico elementare che da solo basta a sfatare, tra l'altro, il mito del cosiddetto "matrimonio di prova". Dopo il matrimonio vero, invece, «il patto nuziale, situando una volta per sempre la sostanza dell'amore al di là delle contingenze, contribuisce necessariamente a decantare, a purificare l'amore; così come una diga non solo contiene il corso del fiume, ma rende le sue acque più limpide e più profonde; la necessità di subire e di superare la prova del tempo agisce sull'affetto degli sposi come vaglio che separa la pula dal chicco del frumento; essa lo spoglia a poco a poco dei suoi elementi accidentali e illusori e ne conserva solo il nocciolo incorruttibile, trasformando la passione in vero amore».<br />In questa triste ricorrenza del cinquantesimo anniversario dall'approvazione della legge sul divorzio, appaiono ancor più vere le parole del grande scrittore cattolico Igino Giordani: «Salvare la famiglia è salvare la civiltà. Lo Stato è fatto di famiglie; se queste decadono, anche quello vacilla».<br />Se lo ricordino bene i politici che si definiscono "cattolici", e che magari si sentono pure "adulti". La Storia ci ha mostrato, infatti, i danni che costoro sanno infliggere ad una nazione: fu proprio il governo guidato dal cattolico Emilio Colombo che introdusse in Italia il divorzio (1970), il governo del cattolico Giulio Andreotti che promulgò l'aborto (1978), e il governo del cattolico Matteo Renzi che approvò le unioni civili omosessuali (2016). [...]<br />Non c'è nulla da fare, servono sempre gli "utili idioti" per realizzare la rivoluzione antropologica della sinistra radicale e anticristiana.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'on. Carlo Giovanardi ha contestato l'espressione "utili idioti" usata nel precedente articolo per riferirsi ai leader DC che firmarono le leggi su divorzio e aborto. Gli risponde per le rime il direttore della Bussola, Riccardo Cascioli, facendo notare che l'ex democristiano dimentica che quella battaglia non fu veramente combattuta fino in fondo.<br />Ecco il botta e risposta pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22-12-2020:<br /><br />Caro direttore,<br />mi dispiace dover contraddire Gianfranco Amato ma l'aver definito i Democratici Cristiani "utili idioti" (clicca qui), in quanto supposti responsabili dell'introduzione nel nostro ordinamento di divorzio e aborto, è un falso politico, storico e culturale.<br />In Parlamento infatti la DC fu compatta nel contrastare la legge Fortuna Baslini, non contando nelle sue file neppure un dissidente, finendo poi per soccombere nel 1970 di strettissima misura (52,7% contro 47,7%).<br />Al referendum del 1974 quel 47,7% di no al divorzio si ridusse nel paese al 40.7% grazie anche alla massiccia mobilitazione dei cosidetti "cattolici per il no", in prima linea nel contestare la generosa campagna per l'abrogazione della legge da parte dell'allora Segretario della Dc Amintore Fanfani, che lo stesso Amato non può non riconoscere.<br />Lo stesso copione si è ripetuto per l'aborto che venne approvato alla Camera nel 1978 con il 51,1% dei voti favorevoli ed il 48,9% contrari, trasformatisi poi nel successivo referendum popolare in un umiliante 67,9% a favore della legge contro uno striminzito 32,1% contrario.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48242446</guid><pubDate>Tue, 01 Feb 2022 23:13:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48242446/50_anni_di_divorzio_in_italia_hanno_distrutto_la_famiglia_e_l_intera_societ.mp3" length="16841369" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6868

50 ANNI DI DIVORZIO IN ITALIA HA DISTRUTTO LA FAMIGLIA E L'INTERA SOCIETA' di Gianfranco Amato
Poco prima del sorgere dell'alba dell'1 dicembre 1970, al termine di una tra le sedute...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6868" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6868</a><br /><br />50 ANNI DI DIVORZIO IN ITALIA HA DISTRUTTO LA FAMIGLIA E L'INTERA SOCIETA' di Gianfranco Amato<br />Poco prima del sorgere dell'alba dell'1 dicembre 1970, al termine di una tra le sedute notturne più lunghe nella storia del Parlamento italiano, l'allora presidente della Camera dei deputati, il socialista Sandro Pertini, annunciò l'approvazione definitiva della contrastata proposta di legge "Fortuna-Baslini" (dal nome dei due deputati che l'avevano promossa), la quale prevedeva l'introduzione dell'istituto del divorzio in Italia. Esattamente cinquant'anni fa la Legge 1 dicembre 1970, n.898, legalizzava lo scioglimento del matrimonio.<br />In realtà, quell'evento costituì il primo passo della rivoluzione antropologica che stiamo tuttora vivendo. L'indissolubilità del matrimonio, infatti, rappresentava la linea Maginot di quella società che era ancora in grado di mantenere e garantire una certa solidità. Prima di ridursi nell'attuale forma liquida ben descritta da Zygmunt Bauman.<br />Lo aveva capito anche un toscanaccio come Amintore Fanfani, che il 26 aprile 1974 a Caltanissetta, durante un comizio, lo spiegò alla sua maniera e a prova di popolo: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l'aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Non ci volevano particolari doti divinatorie per comprendere come sarebbe andata a finire, e come, purtroppo, è poi andata a finire.<br />Anche per il divorzio, come successivamente per l'aborto e le altre "conquiste" della modernità, si utilizzò la logica del male minore e il falso presupposto di dover affrontare situazioni eccezionali e transitorie. Il caso francese, da questo punto di vista, è emblematico. In Francia, infatti, il divorzio fu introdotto per legge nel 1884, nonostante gli ammonimenti che Papa Leone XIII lanciò nella sua enciclica Arcanum Divinae del 10 febbraio 1880, nella quale evidenziava lucidamente le prevedibili conseguenze di quella legge. I sostenitori del divorzio dicevano il contrario: il divorzio avrebbe sciolto i matrimoni male assortiti che attendevano una soluzione, poi si sarebbe rientrati nella normalità. I fatti dimostrarono, invece, l'esatto contrario. Mentre nel 1883 si aveva in Francia una media annua di circa 700 separazioni legali, che sembrava potessero rappresentare la somma dei matrimoni infelici in cui la convivenza appariva impossibile, nell'anno seguente, con la nuova legge, si ebbero subito 1.675 divorzi, e questi, con una continua corsa ascendente, arrivarono nel 1921, quindi dopo trentasette anni, al numero di 32.557, mentre la natalità diminuiva spaventosamente.<br /><br />LA DIGNITÀ DELLA DONNA NECESSITA DELL'INDISSOLUBILITÀ DEL MATRIMONIO<br />Resta oggettivo il fatto che, in tutto il mondo, il divorzio abbia reso le relazioni umane e la società molto più liquide e che la solubilità del matrimonio abbia incrinato la stessa stabilità della convivenza civile. Questo lo si deve onestamente ammettere, prescindendo da qualunque valutazione di carattere religioso, sacramentale, teologico. È possibile, infatti, parlare di matrimonio indissolubile anche da un punto di vista squisitamente laico. Pure un laico, per esempio, può comprendere che l'indissolubilità del matrimonio difende innanzitutto la dignità della donna, la parte più debole in caso di abbandono, che dopo aver dato al marito il meglio di sé, dopo aver sacrificato la propria vita per la famiglia, non merita certo di essere sostituita quasi fosse un prodotto scaduto. E tutti possono comprendere la necessità del matrimonio indissolubile per il destino dei figli, il loro sostentamento e la loro educazione. Abbiamo sotto gli occhi quotidianamente gli effetti devastanti del divorzio su intere generazioni di giovani.<br />Come sosteneva il grande...]]></itunes:summary><itunes:duration>1053</itunes:duration><itunes:keywords>fortunabaslini,indissolubilità,matrimoniodiprova,papaleonexiii,thibon</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a48b8071e03952a17f94a31d84d78787.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quale presidente dopo i disastri di Mattarella?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quale-presidente-dopo-i-disastri-di-mattarella--48441976</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6885" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6885</a><br /><br />QUALE PRESIDENTE DOPO I DISASTRI DI MATTARELLA? di Stefano Fontana<br />Risulta impossibile separare l'elezione del Presidente della Repubblica dalla valutazione di due anni di politiche anti-pandemiche. Come al solito ci dicono che il problema è "istituzionale" e che serve una "figura di alto profilo", ma si tratta delle solite bugie della politica di palazzo. L'elezione del nuovo Presidente va vista alla luce di una valutazione (negativa) da dare all'epoca Napolitano-Mattarella [come è già stato osservato] ma anche alla luce di una valutazione (anche questa negativa) della politica italiana nel biennio Conte-Draghi.<br />Un italiano su tre o è contrario o è infastidito dalla politica di questo triste biennio, che considera un fallimento. Non si tratta solo del parere di chi non si è ancora vaccinato, ma anche dei tanti che sono stati costretti a vaccinarsi col ricatto del lavoro, dei tanti che hanno dovuto sopportare le mille cervellotiche e contraddittorie restrizioni, dei tanti che non hanno potuto visitare i familiari in fin di vita all'ospedale, che hanno dovuto chiudere il loro esercizio commerciale e che temono per i loro bambini nuovo obiettivo del vaccinismo e così via procedendo nelle varie tipologie degli scontenti. Alle prossime elezioni politiche [a meno che il Covid di Stato non sospenda anche questo appuntamento per motivi di "igiene pubblica"] questo terzo di italiani non starà a casa, come alle ultime elezioni amministrative, ma andrà a votare perché dopo questo lungo periodo di voluto blocco della democrazia vorrà dire la sua e la dirà in modo chiaro e antisistema. Tutte le forze politiche che avranno macchiato la propria immagine partecipando a questo fallimento della politica verranno penalizzate. Per molte di loro la votazione per il Presidente è l'ultimo appuntamento per non perdere la faccia e, poi, perdere le elezioni. [...]<br /><br />QUANDO LA POLITICA FALLISCE E SI COPRE PURE DI RIDICOLO<br />In questi due anni la politica governativa non solo ha fallito, ma si è anche coperta di ridicolo. Le vaccinazioni non hanno prodotto risultati, i vaccinati hanno continuato a contagiare più dei non vaccinati e sono stati costretti a tamponarsi ugualmente, Paesi europei senza Green Pass sono nella stessa situazione dell'Italia che invece ha sposato come un dogma la causa della certificazione verde, non sono state preparate cure domiciliari e i medici di base consigliano ancora la tachipirina, è continuata la propaganda allarmista per impaurire e perfino la fiction RAI "Doc" si è incaricata di questa missione, si è continuato a fornire dati assoluti e non contestualizzati che non informano ma allarmano, ci si è abbassati a dare le multe di 100 euro e a segregare agli arresti domiciliari chi non si vaccina identificandoli come il "nemico assoluto". Quante risorse sono state spese per vaccini e tamponi? Quanti soldi ha pagato lo Stato italiano alle industrie farmaceutiche, scegliendo dogmaticamente per il vaccino e non per le cure? Di quanto ci siamo indebitati e quanti decenni serviranno per pagare questo debito? Quanti sono gli alberghi e i ristoranti acquistati a prezzo irrisorio da avvoltoi e avventurieri? Quale è stato il prezzo di aver parlato per due anni solo di Covid trascurando tutti gli altri aspetti della vita degli italiani? Per non parlare del costo umano e sanitario di aver trascurato tutti i reparti sanitari che non siano Covid. Per arrivare infine all'ultimo Dpcm: un vero e proprio arrogante accanimento sia contro le persone interessate sia contro il Paese, che langue e si impoverisce. Nel frattempo nessuna ripresa si vede all'orizzonte, l'inflazione, spinta dal rincaro delle materie prime, comincia a colpire le fasce deboli e medie e il governo interviene con ridicole calmierizzazioni delle mascherine FFP2.<br /><br />UNA MINA PERICOLOSA PER IL SISTEMA<br />Certamente, oltre al terzo di italiani profondamente scontenti, ci sono anche gli altri due terzi che sembrano condividere - almeno sulla carta - la falsa sicurezza garantita dai governi Conte e Draghi. Ciò nonostante un terzo di italiani con le idee chiare è, politicamente parlando, una mina pericolosa per il sistema. Fratelli d'Italia può vantare di non essere entrato in maggioranza e senz'altro farà fruttare questa sua scelta, anche se, in generale, si è comunque trattato di una opposizione molto debole e frammentaria. C'era una "piazza" da interpretare e Fratelli d'Italia non l'ha interpretata. La Lega si trova in una situazione molto difficile e ad essa spetta ora di smarcarsi con decisione per non essere completamente accusata di concordismo col governo Draghi. La votazione per il nuovo Presidente è per questo partito l'ultima possibilità di tirarsi fuori da un periodo politico ignominioso. E forse è già troppo tardi. Significativa ma anche tardiva, la polemica assenza del ministro Giorgetti alla riunione del governo che decretava la segregazione dei non vaccinati. Anche i 5stelle, e perfino il Partito democratico, non hanno interesse a continuare con il criterio politico della situazione di eccezione anche nella nuova Presidenza della Repubblica, ma qui siamo in un ambito politico che difficilmente può rinnegare il proprio recente passato senza pagare prezzi troppo alti, anche se magari lo vorrebbe.<br />Se i partiti penseranno alle prossime elezioni politiche e non solo all'elezione del Presidente della Repubblica potremmo vederne delle belle, che non saranno né Draghi né Casini. Se no, no.<br /><br />Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri nel suo Antidoti mette in risalto la differenza tra le elezioni del presidente degli Stati Uniti e di quello italitano citando un articolo di Bisignani. Ecco il piccolo, ma succoso estratto.<br />«In un rapporto riservato del Dipartimento di Stato Usa, sulla base di un dispaccio dell'ambasciata di Via Veneto, riguardo all'elezione al Colle si legge: "Il metodo non consente una conoscenza ed un dibattito preventivo sui programmi dei candidati, che del resto ufficialmente non ci sono, tanto più che il diritto di voto appartiene a mille grandi elettori sconosciuti e prescelti oltre cinque anni fa, che fanno riferimento a non più di dieci super grandi elettori"» (L. Bisignani, Il Tempo, 23.1.22).<br /><br />NAPOLITANO-MATTARELLA, UNA CONTINUITÀ DEVASTANTE PER L'ITALIA<br />L'autore dell'articolo sui disastri di Mattarella, Stefano Fontana, nell'articolo seguente dal titolo "Dopo Napolitano-Mattarella serve un cambio di rotta" spiega che con Napolitano e Mattarella, il Colle si è messo a fare politica diretta, adottando principi tipici del neo-globalismo. Colpisce l'univocità di discorso dei due ultimi presidenti, con la spinta sui "nuovi diritti" e il silenzio su famiglia naturale e vita fin dal concepimento. Serve discontinuità al Quirinale, per il bene dell'Italia. Ecco perché noi siamo quasi sicuri che invece anche chi sarà eletto si metterà sul solco dei predecessori. Quando il sistema è malato non si può sperare che gli uomini riescano a cambiare proprio il sistema che li ha scelti.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 gennaio 2022:<br />Le manovre per il Quirinale sono in fase conclusiva e si apre il periodo decisivo. I politici, quando devono intrecciare accordi, dicono sempre lo stesso: non si tratta di nomi ma di programmi, prima mettiamoci d'accordo sulle idee e poi troveremo il nome giusto per incarnarle. So bene che il nome giusto ognuno di loro ce l'ha già in tasca, ma tutti si attengono al gioco di "prima le idee e poi il nome". In questo momento, però, i partiti non sono in gran forma per produrre molte idee e quindi la situazione, mentre ci si avvicina al conto alla rovescia per il Quirinale, è piuttosto confusa, col pericolo che alla fine vinca chi punta sul piatto preconfezionato di Draghi. Proviamo però almeno noi a fare un ragionamento e a produrre un quadro di valutazione politica.<br />Ogni considerazione sul futuro inquilino del Quirinale va preceduta da una riflessione sul Quirinale. Abbiamo trascorso una lunga fase buia, quella dell'era Napolitano-Mattarella. Lo dico ben sapendo che l'opinione corrente largamente diffusa e fatta propria dai media dominanti è contraria: l'epoca Napolitano-Mattarella sarebbe stata caratterizzata dallo stato di salute delle istituzioni repubblicane. Ma questa è la concezione degli apparati del potere ma non di tutti gli italiani.<br />In questi sedici anni - Napolitano governò per sette anni + due perché i partiti in ginocchio gli chiesero di rimanere dopo le elezioni del 2013 - il Quirinale si è messo a fare politica diretta, anche se da dietro le quinte. Il caso più evidente fu quando, alla fine del 2011, Napolitano impose agli italiani il governo Monti. Lo spread con i bund tedeschi saliva alle stelle, tutti parlavano di collasso imminente, Berlusconi fu costretto a dimettersi, Merkel e Sarkozy sogghignavano, Napolitano nominò Monti in sordina senatore a vita e poi lo incaricò di formare il nuovo governo. Non fu un governo tecnico, fu un governo pesantemente politico. Ci sono prove che l'aumento vertiginoso dei bund tedeschi era frutto di manovre finanziarie ed europee. La regia di Napolitano era stata pressoché perfetta, essa partiva dal Quirinale ma raggiungeva Palazzo Chigi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48441976</guid><pubDate>Tue, 25 Jan 2022 22:35:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48441976/quale_presidente_dopo_i_disastri_di_mattarella.mp3" length="14167631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6885&#13;
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QUALE PRESIDENTE DOPO I DISASTRI DI MATTARELLA? di Stefano Fontana&#13;
Risulta impossibile separare l'elezione del Presidente della Repubblica dalla valutazione di due anni di politiche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6885" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6885</a><br /><br />QUALE PRESIDENTE DOPO I DISASTRI DI MATTARELLA? di Stefano Fontana<br />Risulta impossibile separare l'elezione del Presidente della Repubblica dalla valutazione di due anni di politiche anti-pandemiche. Come al solito ci dicono che il problema è "istituzionale" e che serve una "figura di alto profilo", ma si tratta delle solite bugie della politica di palazzo. L'elezione del nuovo Presidente va vista alla luce di una valutazione (negativa) da dare all'epoca Napolitano-Mattarella [come è già stato osservato] ma anche alla luce di una valutazione (anche questa negativa) della politica italiana nel biennio Conte-Draghi.<br />Un italiano su tre o è contrario o è infastidito dalla politica di questo triste biennio, che considera un fallimento. Non si tratta solo del parere di chi non si è ancora vaccinato, ma anche dei tanti che sono stati costretti a vaccinarsi col ricatto del lavoro, dei tanti che hanno dovuto sopportare le mille cervellotiche e contraddittorie restrizioni, dei tanti che non hanno potuto visitare i familiari in fin di vita all'ospedale, che hanno dovuto chiudere il loro esercizio commerciale e che temono per i loro bambini nuovo obiettivo del vaccinismo e così via procedendo nelle varie tipologie degli scontenti. Alle prossime elezioni politiche [a meno che il Covid di Stato non sospenda anche questo appuntamento per motivi di "igiene pubblica"] questo terzo di italiani non starà a casa, come alle ultime elezioni amministrative, ma andrà a votare perché dopo questo lungo periodo di voluto blocco della democrazia vorrà dire la sua e la dirà in modo chiaro e antisistema. Tutte le forze politiche che avranno macchiato la propria immagine partecipando a questo fallimento della politica verranno penalizzate. Per molte di loro la votazione per il Presidente è l'ultimo appuntamento per non perdere la faccia e, poi, perdere le elezioni. [...]<br /><br />QUANDO LA POLITICA FALLISCE E SI COPRE PURE DI RIDICOLO<br />In questi due anni la politica governativa non solo ha fallito, ma si è anche coperta di ridicolo. Le vaccinazioni non hanno prodotto risultati, i vaccinati hanno continuato a contagiare più dei non vaccinati e sono stati costretti a tamponarsi ugualmente, Paesi europei senza Green Pass sono nella stessa situazione dell'Italia che invece ha sposato come un dogma la causa della certificazione verde, non sono state preparate cure domiciliari e i medici di base consigliano ancora la tachipirina, è continuata la propaganda allarmista per impaurire e perfino la fiction RAI "Doc" si è incaricata di questa missione, si è continuato a fornire dati assoluti e non contestualizzati che non informano ma allarmano, ci si è abbassati a dare le multe di 100 euro e a segregare agli arresti domiciliari chi non si vaccina identificandoli come il "nemico assoluto". Quante risorse sono state spese per vaccini e tamponi? Quanti soldi ha pagato lo Stato italiano alle industrie farmaceutiche, scegliendo dogmaticamente per il vaccino e non per le cure? Di quanto ci siamo indebitati e quanti decenni serviranno per pagare questo debito? Quanti sono gli alberghi e i ristoranti acquistati a prezzo irrisorio da avvoltoi e avventurieri? Quale è stato il prezzo di aver parlato per due anni solo di Covid trascurando tutti gli altri aspetti della vita degli italiani? Per non parlare del costo umano e sanitario di aver trascurato tutti i reparti sanitari che non siano Covid. Per arrivare infine all'ultimo Dpcm: un vero e proprio arrogante accanimento sia contro le persone interessate sia contro il Paese, che langue e si impoverisce. Nel frattempo nessuna ripresa si vede all'orizzonte, l'inflazione, spinta dal rincaro delle materie prime, comincia a colpire le fasce deboli e medie e il governo interviene con ridicole calmierizzazioni delle mascherine FFP2.<br /><br />UNA MINA PERICOLOSA PER...]]></itunes:summary><itunes:duration>886</itunes:duration><itunes:keywords>altoprofilo,ffp2,grandielettori,mattarella,palazzochigi,quirinale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0d8ba3259768a394c3dd4ccda4814c5c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La mediocrità del male: Draghi non è Hitler</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-mediocrita-del-male-draghi-non-e-hitler--48443258</link><description><![CDATA[VIDEO: Esatta Classificazione dell'Umanità ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=J8xhdGbh15I&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=J8xhdGbh15I&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6887" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6887</a><br /><br />LA MEDIOCRITA' DEL MALE: DRAGHI NON E' HITLER di Paolo Deotto<br />Si è fatto un gran chiasso perché la signora Angela Maria Sartini, leghista, assessore al Comune di Orvieto, ha pubblicato una vignetta in cui si vede un Hitler sorridente al telefono, che dice: "Ciao Mario, volevo farti i complimenti". La signora Sartini è stata sospesa dal partito e il sindaco di Orvieto le ha ritirato le deleghe. [...]<br />Lasciamo perdere, per adesso, ogni ragionamento su una società marcia fino al midollo, ma che si costruisce le sue "nicchie di moralità", pensando così di salvare la faccia. Di certo, se la signora Sartini avesse pubblicato un post in cui, ad esempio, esaltava la sodomia, non solo non avrebbe ricevuto critiche, ma sarebbe stata lodata per la sua "inclusività".<br />Qui vorremmo ragionare su un altro aspetto. Il paragone Hitler - Draghi sta in piedi fino a un certo punto. È vero, sono accomunati da una assoluta mancanza di moralità. Però sono più le differenze che le somiglianze. [...]<br />Per capire bene questo aspetto, è molto utile la lettura di un libro pubblicato in Italia da Hermann Rauschning, che fu Presidente del Senato di Danzica dal 1932 al 1934. Inizialmente convinto sostenitore del nazismo, divenne poi il più lucido e deciso avversario di Hitler, tant'è che dovette riparare negli Stati Uniti, dove visse fino alla sua morte, nel 1982.<br /><br />CONVERSAZIONI CON HITLER<br />Rauschning, nel suo libro che fu pubblicato in Italia alla fine del 1945 con i titoli "Hitler mi ha detto" e "Conversazioni con Hitler", e che purtroppo oggi è quasi introvabile, spiega con molta chiarezza la megalomania di Hitler, i cui progetti erano così follemente grandi da prevedere addirittura la conquista degli Stati Uniti e la creazione di una nuova razza di uomini superiori. Non "ariani", si badi bene. No, uomini superiori nuovi, che avrebbe superato anche la razza ariana e che sarebbero stati generati dal dominio della concezione hitleriana del mondo.<br />Progetti folli, certamente, elaborati da un folle, certamente, a cui Rauschning non poteva non riconoscere un eccezionale fascino. Un fascino torbido, inspiegabile in un ometto piccolo e abbastanza sgraziato. Eppure, a detta non solo di Rauschning, ma anche di altri testimoni dell'epoca (tra cui Indro Montanelli), quando ti trovavi alla presenza del Führer, non potevi sottrarti al suo fascino, anche se eri suo nemico. [...]<br />Ora, guardiamo un po' alla vita e alle opere del nostro Adolfo, Adolfo Draghi. [...]<br />La sua vita è una diligente sequela di incarichi nel mondo più opaco che ci sia, quello della finanza. Draghi scala una vetta dopo l'altra e non l'avrebbe scalata se non fosse stato un fedele esecutore di politiche decise dai suoi superiori pro-tempore, che lo hanno gratificato dandogli incarichi sempre più prestigiosi e consentendogli così di avere a sua volta una folta schiera di subordinati. E devoti, soprattutto.<br />Guardate un  po', ad esempio, la produzione legislativa del suo governo, composto, tra l'altro da una vera Corte dei Miracoli (basterebbe un ministro come Speranza per squalificare questo governo). Guardate la produzione legislativa e vedrete un guazzabuglio che ha certamente l'intento di tormentare gli italiani e rovinare l'Italia, ma è comunque fatto male, ingarbugliato, tant'è che ogni Decreto Legge e ogni "DPCM" necessita poi di riletture, chiarimenti, specifiche, pubblicazione di FAQ e così via.<br />Se uno studente di Giurisprudenza in una esercitazione compilasse le normative con cui il governo ci delizia, verrebbe invitato a cambiare Facoltà, magari con preferenza per Veterinaria, dove potrebbe stabilire un contatto fruttuoso con i somari.<br />Guardate il suo comportamento legnoso e scostante, nelle poche occasioni in cui si degna di rivolgersi al pubblico e ai suoi fedeli camerieri (quelli che un volta si chiamavano "giornalisti").<br /><br />DRAGHI SAREBBE STATO UN FUNZIONARIO<br />No, signora Sartini, lei ha sbagliato. Hitler non avrebbe mai fatto i complimenti a Draghi. Al più, viste le doti di Draghi come fedele esecutore di ordini, lo avrebbe nominato Gauleiter di qualche distretto, o direttore di polizia o di campi di concentramento.<br />È piuttosto con un altro Adolfo che Draghi ha molto in comune. Parlo di Adolfo Eichmann, il criminale di guerra nazista che dopo la disfatta riuscì a riparare in Argentina, prendendo il falso nome di Riccardo Klement e trovando lavoro presso la locale sede della Mercedes. Eichmann era stato, dopo la morte del generale SS Reinhard Heydrich (ucciso dai partigiani cecoslovacchi), il principale responsabile della "soluzione finale" del problema ebraico, ossia dello sterminio degli ebrei. Venne stanato e rapito nel 1960 dagli agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano e condotto in Israele, dove dopo un processo fu impiccato.<br />Proprio durante il processo venne fuori l'uomo Eichmann. Un uomo grigio, che inizialmente cercò di giustificare le sue azioni come "obbedienza agli ordini". Un uomo che aveva aderito al nazismo e si era arruolato nelle SS dopo vari tentativi di trovare un lavoro gratificante e di essere "qualcuno". Esecutore di ordini pronto e totale, come del resto avrebbe sempre dichiarato.<br />Un uomo mediocre, lanciato ai vertici negli anni della follia hitleriana, in cui si crearono condizioni assolutamente impensabili prima e che permisero a molti altri mediocri, ma privi di moralità, di emergere. E ciò vale, sia ben chiaro, per entrambe la parti in guerra. Perché comunque la guerra genera mostri, come, tanto per fare un esempio, un Sir Arthur Harris, britannico, Maresciallo dell'Aria, organizzatore dei bombardamenti terroristici su Germania e Italia, in cui morirono centinaia di migliaia di donne, vecchi, bambini. Non di combattenti. Ma Sir Harris finì la guerra dalla parte dei vincitori e quindi per lui non ci fu nessuna Norimberga.<br />Ma non è questo il discorso che ora ci interessa.<br />Piuttosto ci sembra importante sottolineare quanto espresso già nel titolo: Adolfo Draghi ovvero la mediocrità del male.<br />Amici mei, guardate Draghi, il "premier", come lo chiamano i suoi devoti. Guardate Speranza, guardate Di Maio. Ma insomma guardate un po' tutta la corte dei miracoli che ci governa. Non sono grandi, nemmeno nel male che fanno. [...]<br />Non abbiamo da lottare contro i Titani, ma contro i quaquaraquà. Al più, contro gli ominicchi. Cerchiamo di rendercene conto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48443258</guid><pubDate>Tue, 25 Jan 2022 22:34:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48443258/la_mediocrit_del_male_draghi_non_hitler.mp3" length="8131022" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Esatta Classificazione dell'Umanità ➜ https://www.youtube.com/watch?v=J8xhdGbh15I&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6887&#13;
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LA MEDIOCRITA' DEL MALE: DRAGHI NON E' HITLER di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Esatta Classificazione dell'Umanità ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=J8xhdGbh15I&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=J8xhdGbh15I&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6887" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6887</a><br /><br />LA MEDIOCRITA' DEL MALE: DRAGHI NON E' HITLER di Paolo Deotto<br />Si è fatto un gran chiasso perché la signora Angela Maria Sartini, leghista, assessore al Comune di Orvieto, ha pubblicato una vignetta in cui si vede un Hitler sorridente al telefono, che dice: "Ciao Mario, volevo farti i complimenti". La signora Sartini è stata sospesa dal partito e il sindaco di Orvieto le ha ritirato le deleghe. [...]<br />Lasciamo perdere, per adesso, ogni ragionamento su una società marcia fino al midollo, ma che si costruisce le sue "nicchie di moralità", pensando così di salvare la faccia. Di certo, se la signora Sartini avesse pubblicato un post in cui, ad esempio, esaltava la sodomia, non solo non avrebbe ricevuto critiche, ma sarebbe stata lodata per la sua "inclusività".<br />Qui vorremmo ragionare su un altro aspetto. Il paragone Hitler - Draghi sta in piedi fino a un certo punto. È vero, sono accomunati da una assoluta mancanza di moralità. Però sono più le differenze che le somiglianze. [...]<br />Per capire bene questo aspetto, è molto utile la lettura di un libro pubblicato in Italia da Hermann Rauschning, che fu Presidente del Senato di Danzica dal 1932 al 1934. Inizialmente convinto sostenitore del nazismo, divenne poi il più lucido e deciso avversario di Hitler, tant'è che dovette riparare negli Stati Uniti, dove visse fino alla sua morte, nel 1982.<br /><br />CONVERSAZIONI CON HITLER<br />Rauschning, nel suo libro che fu pubblicato in Italia alla fine del 1945 con i titoli "Hitler mi ha detto" e "Conversazioni con Hitler", e che purtroppo oggi è quasi introvabile, spiega con molta chiarezza la megalomania di Hitler, i cui progetti erano così follemente grandi da prevedere addirittura la conquista degli Stati Uniti e la creazione di una nuova razza di uomini superiori. Non "ariani", si badi bene. No, uomini superiori nuovi, che avrebbe superato anche la razza ariana e che sarebbero stati generati dal dominio della concezione hitleriana del mondo.<br />Progetti folli, certamente, elaborati da un folle, certamente, a cui Rauschning non poteva non riconoscere un eccezionale fascino. Un fascino torbido, inspiegabile in un ometto piccolo e abbastanza sgraziato. Eppure, a detta non solo di Rauschning, ma anche di altri testimoni dell'epoca (tra cui Indro Montanelli), quando ti trovavi alla presenza del Führer, non potevi sottrarti al suo fascino, anche se eri suo nemico. [...]<br />Ora, guardiamo un po' alla vita e alle opere del nostro Adolfo, Adolfo Draghi. [...]<br />La sua vita è una diligente sequela di incarichi nel mondo più opaco che ci sia, quello della finanza. Draghi scala una vetta dopo l'altra e non l'avrebbe scalata se non fosse stato un fedele esecutore di politiche decise dai suoi superiori pro-tempore, che lo hanno gratificato dandogli incarichi sempre più prestigiosi e consentendogli così di avere a sua volta una folta schiera di subordinati. E devoti, soprattutto.<br />Guardate un  po', ad esempio, la produzione legislativa del suo governo, composto, tra l'altro da una vera Corte dei Miracoli (basterebbe un ministro come Speranza per squalificare questo governo). Guardate la produzione legislativa e vedrete un guazzabuglio che ha certamente l'intento di tormentare gli italiani e rovinare l'Italia, ma è comunque fatto male, ingarbugliato, tant'è che ogni Decreto Legge e ogni "DPCM" necessita poi di riletture, chiarimenti, specifiche, pubblicazione di FAQ e così via.<br />Se uno studente di Giurisprudenza in una esercitazione compilasse le normative con cui il governo ci delizia, verrebbe invitato a cambiare...]]></itunes:summary><itunes:duration>509</itunes:duration><itunes:keywords>conquista,draghi,norimberga,soluzionefinale,ss,vignetta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f2c1b5178593fddbc7f30f83ad556bcc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le società segrete a cui appartiene Mario Monti: insieme a Enrico Letta e Mario Draghi... e in passato Bill Clinton e Tony Blair</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-societa-segrete-a-cui-appartiene-mario-monti-insieme-a-enrico-letta-e-mario-draghi-e-in-passato-bill-clinton-e-tony-blair--48307127</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2052" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2052</a><br /><br />LE SOCIETA' SEGRETE A CUI APPARTIENE MARIO MONTI: INSIEME A ENRICO LETTA E MARIO DRAGHI... E IN PASSATO BILL CLINTON E TONY BLAIR di Gianfranco Amato<br />Nel suo stellare curriculum il Professor Mario Monti vanta anche studi esteri. Trascorre un anno presso la prestigiosa Università di Yale (U.S.A.), dove diventa allievo di James Tobin, Premio Nobel per l'economia nel 1981. Non abbiamo prove di una sua affiliazione alla Skull and Bones, la celeberrima e potente società segreta di ispirazione mondialista che dal 1832 ha sede presso quel prestigioso ateneo statunitense. Abbiamo però la prova che il professore varesino rappresenti un autentico apostolo del pensiero mondialista.<br />Tre inequivocabili circostanze lo attestano.<br />Mario Monti è membro del Bilderberg Group. La notizia è passata sui media con una certa nonchalance, dovuta più che altro alla non conoscenza, da parte del pubblico comune, della natura di tale sodalizio. Istituito nel 1954 presso castello olandese di Bilderberg, questo esclusivissimo club si ritrova segretamente ogni anno per decidere del futuro dell'umanità. Si tratta dei centrotrenta uomini più potenti e influenti del mondo riuniti in una stessa stanza, che guardie armate tengono lontana da occhi indiscreti.<br />In più di cinquant'anni d'incontri è sempre stata vietata la presenza della stampa, non sono mai state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni degli intervenuti, e non è mai stato svelato l'ordine del giorno. A prescindere da cosa realmente accada in quel segreto consesso, il solo fatto di come si svolga e di chi lo componga lascia alquanto perplessi, e non risponde certo ad una logica di democrazia e trasparenza.<br />Fino all'ultimo momento resta occulto il luogo degli incontri e si interviene solo su espresso invito, che non può essere pubblicamente divulgato, pena la mancata partecipazione Per comprendere meglio di cosa si tratti è sufficiente leggere quanto sul tema ha scritto William Vincent Shannon, non esattamente un paranoico complottista, ma un prestigioso giornalista, redattore del New York Times e ambasciatore degli Stati Uniti in Irlanda durante la Presidenza Carter (1977-1981): «I membri del Bilderberg stanno costruendo l'era del post-nazionalismo: quando non avremo più paesi, ma piuttosto regioni della terra circondate da valori universali.<br />Sarebbe a dire, un'economia globale; un governo mondiale (selezionato piuttosto che eletto) e una religione universale. Per essere sicuri di raggiungere questi obiettivi, i Bilderbergers si concentrano su di un "approccio maggiormente tecnico" e su di una minore consapevolezza da parte del pubblico in generale».<br />Del resto, lo stesso fondatore del Bilderberg Group, il principe Bernardo d'Olanda, sul punto era stato chiaro: «E' difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all'idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sopranazionale». Onesto, a suo modo, è stato pure David Rockfeller – altro Bilderberg di razza –, il quale ha lasciato scritto nelle sue Memorie (2002): «Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come "internazionalisti", e di cospirare con altri nel mondo per costruire una più integrata struttura politico-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l'accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo».<br />Il giornale londinese The Times, che non può certo definirsi un foglio complottista, nel 1977 descrisse i membri del Bilderberg Group come «una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso». A conferma di quanto avesse ragione l'autorevole quotidiano britannico si possono elencare alcune singolari coincidenze (per citare i casi più noti e più recenti) dovute a fatti accaduti dopo gli incontri del Bilderberg.<br />Bill Clinton partecipa al meeting del 1991; vince le primarie del Partito Democratico, e da oscuro governatore dell'Arkansas diventa Presidente degli Stati Uniti nel 1992. Tony Blair partecipa al meeting del 1993; diventa il leader del Partito Laburista nel luglio del 1994, e viene eletto Primo Ministro nel maggio del 1997. George Robertson partecipa al meeting del 1998; viene nominato Segretario Generale della NATO nell'agosto del 1999. Romano Prodi partecipa al meeting del 1999; riceve l'incarico di Presidente dell'Unione Europea nel settembre del 1999, ricoprendo tale incarico fino a gennaio 2005; nel 2006 viene eletto Presidente del Consiglio dei Ministri italiano.<br />Sembra confermata ancora una volta la saggia conclusione del Barone Denis Winston Healey, ex Ministro britannico della Difesa (1964-1970) e delle Finanze (1974-1979): «Quel che accade nel mondo non avviene per caso; si tratta di eventi fatti succedere, sia che abbiano a che fare con questioni nazionali o commerciali, e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano la finanza».<br />Per chi volesse saperne di più, consiglio la lettura di un ottimo testo intitolato The true story of the Bilderberg Group, di Daniel Estulin, un libro di 340 pagine – corredato da una preziosa documentazione – che raccoglie i risultati di una indagine durata anni sull'intoccabile gruppo elitario di cui la stampa ufficiale appare sempre reticente.<br />La seconda prova dell'indole mondialista del nostro esimio professor Monti, risiede nel fatto che egli faccia anche parte della Trilateral Commission. Anzi, per essere precisi, ricopre la carica di Presidente per l'Europa nel triennio 2010-2012. Chi ha l'avventura di accedere al sito ufficiale di quella istituzione (<a href="http://www.trilateral.org" rel="noopener">www.trilateral.org</a>), troverà, infatti, una lettera di presentazione sottoscritta da Mario Monti, quale European Chair, da Joseph S. Nye, Jr., quale North American Chair, e da Yotaro Kobayashi, quale Pacific Asian Chair, con tanto di fotografia.<br />Ufficialmente si tratta di un think-tank fondato nel 1973 da David Rockfeller con forte impronta mondialista. Il Professor Piergiorgio Odifreddi (lontanissimo per idee da chi scrive) ha invece liquidato il prestigioso pensatoio internazionale definendolo, su Repubblica (9.11.2011), «una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e<br />nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger». Quella di Odifreddi non rappresenta, ovviamente, l'unica voce critica nei confronti della Trilateral.<br />Nel 1979 l'ex governatore repubblicano Barry Goldwater la descriveva come «un abile e coordinato sforzo per prendere il controllo e consolidare i quattro centri di potere: politico, monetario, intellettuale ed ecclesiastico grazie alla creazione di una potenza economica mondiale superiore ai governi politici degli Stati coinvolti».<br />Lo scrittore francese Jacques Bordiot, sosteneva, inoltre, che per far parte della Trilateral, era necessario che i candidati fossero «giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell'organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione», e precisava che il vero obiettivo della Trilaterale fosse quello «di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale».<br />Il canadese Gilbert Larochelle, professore di filosofia politica presso l'Università del Quebec, nel suo interessante saggio L'imaginaire technocratique, pubblicato a Montreal nel 1990, ha definito, più semplicemente, la Trilateral come una privilegiata elite tecnocratica: «La cittadella trilaterale è un luogo protetto dove la téchne è legge e dove sentinelle, dalle torri di guardia, vegliano e sorvegliano. Ricorrere alla competenza non è affatto un lusso, ma offre la possibilità di mettere la società di fronte a se stessa. Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso». Il connotato resta sempre il medesimo: poca democrazia e poca trasparenza. Piccolo inciso legato all'attualità della cronaca politica: un altro italiano membro della Trilateral è l'onorevole Enrico Letta, al centro di una polemica per uno strano biglietto inviato al consociato Professor Monti.<br />La terza prova della visione mondialista di Super Mario sta nel fatto di essere un uomo Goldman Sachs, la celebre banca d'affari fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco di origini ebraiche immigrato negli Stati Uniti, e dal genero Samuel Sachs. Per comprendere la reale natura di tale istituzione non occorre addentrarsi nei siti complottisti. E' sufficiente leggere un autorevole quotidiano come Le Monde del 16 novembre 2011 (proprio il giorno dell'investitura di Monti a Capo del Governo), ed in particolare l'articolo del giornalista Marc Roche, corrispondente da Londra, dal titolo sintomatico: La "franc-maçonnerie" européenne de Goldman Sachs.<br />Si tratta di una vera e propria requisitoria contro la potente banca d'affari. [...] «Confratelli, maestri e gran maestri chiamati a "spandere nell'universo la verità acquisita nella loggia"».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48307127</guid><pubDate>Sat, 15 Jan 2022 10:43:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48307127/le_societ_segrete_a_cui_appartiene_mario_monti_insieme_a_enrico_letta_e_mario_draghi_e_in_passato_bill_clinton_e_tony_blair.mp3" length="14487763" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2052&#13;
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LE SOCIETA' SEGRETE A CUI APPARTIENE MARIO MONTI: INSIEME A ENRICO LETTA E MARIO DRAGHI... E IN PASSATO BILL CLINTON E TONY BLAIR di Gianfranco Amato&#13;
Nel suo stellare curriculum il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2052" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2052</a><br /><br />LE SOCIETA' SEGRETE A CUI APPARTIENE MARIO MONTI: INSIEME A ENRICO LETTA E MARIO DRAGHI... E IN PASSATO BILL CLINTON E TONY BLAIR di Gianfranco Amato<br />Nel suo stellare curriculum il Professor Mario Monti vanta anche studi esteri. Trascorre un anno presso la prestigiosa Università di Yale (U.S.A.), dove diventa allievo di James Tobin, Premio Nobel per l'economia nel 1981. Non abbiamo prove di una sua affiliazione alla Skull and Bones, la celeberrima e potente società segreta di ispirazione mondialista che dal 1832 ha sede presso quel prestigioso ateneo statunitense. Abbiamo però la prova che il professore varesino rappresenti un autentico apostolo del pensiero mondialista.<br />Tre inequivocabili circostanze lo attestano.<br />Mario Monti è membro del Bilderberg Group. La notizia è passata sui media con una certa nonchalance, dovuta più che altro alla non conoscenza, da parte del pubblico comune, della natura di tale sodalizio. Istituito nel 1954 presso castello olandese di Bilderberg, questo esclusivissimo club si ritrova segretamente ogni anno per decidere del futuro dell'umanità. Si tratta dei centrotrenta uomini più potenti e influenti del mondo riuniti in una stessa stanza, che guardie armate tengono lontana da occhi indiscreti.<br />In più di cinquant'anni d'incontri è sempre stata vietata la presenza della stampa, non sono mai state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni degli intervenuti, e non è mai stato svelato l'ordine del giorno. A prescindere da cosa realmente accada in quel segreto consesso, il solo fatto di come si svolga e di chi lo componga lascia alquanto perplessi, e non risponde certo ad una logica di democrazia e trasparenza.<br />Fino all'ultimo momento resta occulto il luogo degli incontri e si interviene solo su espresso invito, che non può essere pubblicamente divulgato, pena la mancata partecipazione Per comprendere meglio di cosa si tratti è sufficiente leggere quanto sul tema ha scritto William Vincent Shannon, non esattamente un paranoico complottista, ma un prestigioso giornalista, redattore del New York Times e ambasciatore degli Stati Uniti in Irlanda durante la Presidenza Carter (1977-1981): «I membri del Bilderberg stanno costruendo l'era del post-nazionalismo: quando non avremo più paesi, ma piuttosto regioni della terra circondate da valori universali.<br />Sarebbe a dire, un'economia globale; un governo mondiale (selezionato piuttosto che eletto) e una religione universale. Per essere sicuri di raggiungere questi obiettivi, i Bilderbergers si concentrano su di un "approccio maggiormente tecnico" e su di una minore consapevolezza da parte del pubblico in generale».<br />Del resto, lo stesso fondatore del Bilderberg Group, il principe Bernardo d'Olanda, sul punto era stato chiaro: «E' difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all'idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sopranazionale». Onesto, a suo modo, è stato pure David Rockfeller – altro Bilderberg di razza –, il quale ha lasciato scritto nelle sue Memorie (2002): «Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come "internazionalisti", e di cospirare con altri nel mondo per costruire una più integrata struttura politico-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l'accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo».<br />Il giornale londinese The Times, che non può certo definirsi un foglio complottista, nel 1977 descrisse i membri del Bilderberg Group come «una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso». A conferma di quanto avesse ragione l'autorevole quotidiano...]]></itunes:summary><itunes:duration>906</itunes:duration><itunes:keywords>bilderberg,goldmansachs,kissinger,monti,trilateral,yale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/64da6fcb834fc73c1a5f9e2d4b6e407e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Draghi dittatore? Una bella idea</title><link>https://www.spreaker.com/episode/draghi-dittatore-una-bella-idea--48168403</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6858" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6858</a><br /><br />DRAGHI DITTATORE? UNA BELLA IDEA<br />Eccallà, ci mancava solo la dichiarazione senza vergogna in diretta nazionale. Che barba la democrazia. Che barba i partiti che cercano di influenzare il governo. Che schifo i leader che si mettono di traverso sul trionfale cammino di sua santità Mario Draghi. Molto meglio una dittatura, in cui a decidere tutto è Supermario e gli altri si adeguano. Fino ad oggi eravamo quasi certi che molti democraticissimi intellettuali lo sussurrassero solo nei salotti buoni tra una tartina al caviale e l'altra, senza però esporre al grande pubblico la loro preferenza per una dittatura illuminata del premier Draghi. Ora invece Umberto Galimberti ha rotto il velo d'ipocrisia (e di questo occorre almeno dargli merito) ed è arrivato a confessare in diretta tv il disprezzo per i meccanismi della democrazia.<br />In studio a In Onda si stava discutendo delle incomprensibili norme prodotte dal governo per "arginare" l'avanzata di Omicron. Riuscire a districarsi tra green pass, super green pass, tre tipologie di quarantene, contatti stretti o laschi, prima seconda o terza dose, è oggettivamente impossibile. Di chi è la colpa? Di Speranza, in teoria titolato a gestire la situazione sanitaria? Di Draghi, che guida questo governo "dei migliori"? No, ovviamente. Per Galimberti sono i partiti ad aver creato confusione. "La complicazione - ha detto - nasce dal fatto dal fatto che abbiamo un governo fatto di partiti che si detestano e il povero Draghi ha iniziato a fare delle mediazioni che moltiplicano le diversità dei casi all'interno dei quali si deve intervenire".<br />Hai capito che orrore? I partiti cercano di interpretare le istanze degli italiani? Non sia mai: è lesa maestà. Dovrebbero starsene zitti e lustrare le scarpe al premier-padrone. "Se è vero che abbiamo un governo di salute pubblica - ha insistito Galimberti - se è vero che siamo in epoca di emergenza, non si può considerare Draghi una sorta di... non dico la parola dittatore, ma quasi? Che decida lui a prescindere dalle bandierine dei vari partiti che vogliono difendere questa o quell'altra categoria, allentando la difesa nei confronti di questo virus".<br />In studio avrebbero dovuto indignarsi per quanto detto dal professorone. Non l'hanno fatto come non lo fecero con Monti quanto chiese una "informazione meno democratica", ma almeno stavolta si sono degnati di chiedere una precisazione. "Emergenza cosa vuol dire? - ha spiegato Galimberti - Che tutto va avanti come prima o c'è uno che decide? Questo voglio capire. Se siamo in emergenza fino a marzo, ci vorrà uno che decide. Io di Draghi mi fido, penso che non sia un pazzo, penso abbia le capacità per governare questa situazione, quindi lasciamo decidere a lui a prescindere dai pareri discordanti di tutti gli altri partiti. Questo significa emergenza".<br />A dire il vero, questo significa "dittatura". E in teoria sarebbe una cosuccia contraria alla Costituzione. Ma ormai tra Monti che vuole "dosare dall'alto l'informazione" e Galimberti che sogna di incoronare Draghi imperatore, abbiamo capito una cosa: che in nome della presunta "emergenza", ormai prolungata da tempo immemore, si sta facendo strada l'ipotesi che si possa instaurare davvero l'uomo solo al comando. Senza che nessuno osi alzare il ditino. E pensare che i cronisti radical chic si stracciarono le vesti quando Salvini chiese agli elettori (ripeto: agli elettori!) i "pieni poteri" attraverso le urne. Che fine hanno fatto? Ah sì, lo sappiamo. Sono lì, in piedi, ad applaudire l'ingresso in sala stampa di suo splendore Draghi.<br /><br />Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri nell'articolo seguente dal titolo "Draghi, da 30 anni sempre al posto giusto al momento giusto" racconta la carriera di Mario Draghi, sempre intento a gestire svolte importanti per l'Italia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 gennaio 2022:<br />«No al clima di terrore sulla variante omicron. La gente sta a casa, ha paura di andare nei negozi perché è stato detto e scritto che se si va fuori si prende la variante omicron e si muore, invece è assolutamente falso. Qui se non ci diamo tutti una regolata, ma soprattutto voi media, l'Italia diventa un Paese povero e sempre di più, fino a quando non diventeremo l'oggetto dello shopping di altri Paesi che sono stati più intelligenti e competenti di noi. Lo sa dove sono in questo momento? In uno dei più bei negozi di Milano, ma è desolatamente vuoto» (A. Zangrillo, primario al San Raffaele, su Notizie.com, 24.12.21).<br />Ora, non vorremmo essere accusati di complottismo, ma se malgrado tutto ne fossimo accusati, finché non diventa reato (ci manca poco, mi pare), chissenefrega? Ci limiteremo solo a mettere in fila alcune coincidenze storiche che ci paiono significative. Eccole. L'attuale presidente del consiglio, Draghi, è l'ennesimo salvatore della patria che ci viene paracadutato dall'alto senza passare per il vaglio delle elezioni popolari. Il popolo, tuttavia, è contento. Anzi, sono tutti contenti, ma proprio tutti. E questo ci induce ad alzare un sopracciglio perché mai a nessun altro italiano è stato riservato un così corale e sentito applauso dal mondo esterno: Usa, Ue, «mercati», finanza internazionale, «poteri forti» eccetera.<br />Mai si era visto, per esempio, un capo del governo accolto da una standing ovation dai giornalisti prima ancora di cominciare a parlare in sala stampa («Zuppa di Porro», 23.12.21). Forse perché i giornali ormai boccheggiano e se non sono ancora morti è grazie ai sussidi governativi, negati, invece, ad altre categorie di lavoratori? Lo stesso vale per i giornalisti televisivi, gli uni mantenuti coattivamente dal contribuente e gli altri allineati, per forza di cose, a un partito che sostiene il governo. A pensar male si fa peccato, diceva uno che di politica se ne intendeva avendoci passato la vita e in ruoli apicali. E noi questo peccato lo facciamo volentieri, anche perché è uno dei pochi a non subire sanzione ultraterrena, anzi, è quasi raccomandato dal Vangelo: «siate candidi come colombe ma astuti come serpenti».<br />E, con candore colombaro, osserviamo che l'attuale capo del governo, in predicato di Quirinale - ma tutti, diconsi tutti, esteri in primis, vogliono che resti dov'è, e anche questo fa riflettere - è dal 1992 che si ritrova, sempre lui, nei luoghi e/o tempi in cui l'Italia è stata, per dirla con Zangrillo, «l'oggetto dello shopping di altri Paesi che sono stati più intelligenti e competenti di noi».<br />Nel 1992, infatti, era direttore generale del Tesoro, e in tale veste fu anfitrione al summit che si tenne sul panfilo reale inglese Britannia, ove si decisero le famose «privatizzazioni» italiche (c'erano anche Ciampi e Andreatta, che dieci anni prima avevano scisso le sorti di Bankitalia e Tesoro). Veniamo a tempi più recenti. Nel 2011, quando il famigerato «spread» provocò la caduta del governo Berlusconi, e miracolosamente ridiscese in pochi giorni non appena Monti e Fornero promisero «lacrime e sangue» (e mantennero), alla presidenza della Banca centrale europea c'era lui, l'attuale capo del governo italiano.<br />E c'era sempre lui, nel 2007, alla guida di Bankitalia quando il Monte dei Paschi (oggi alla disperata ricerca di qualcuno che se lo compri) operò la famosa acquisizione di Antonveneta, causa di tutto quel che seguì e che oggi è in mano alle procure di mezza Italia. Non ricordo se Capezzone (ex radicale ora in Forza Italia) o Rizzo (l'unico comunista rimasto che non ha cambiato nome e non si fa dare gli input dalla sinistra americana) in un talkshow osservò che l'operazione bancaria del 2007 avrebbe richiesto quella «vigilanza» che Bankitalia ha tra i suoi compiti. Ma non ha importanza.<br />In ogni caso è significativo che ci si ritrovi a dover dar ragione a un ex radicale e/o a un comunista duro&puro. Perché, delle due l'una: o ha ragione il complottista o ce l'ha Zangrillo quando parla di «competenza».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48168403</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2022 20:39:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48168403/draghi_dittatore_una_bella_idea.mp3" length="10041095" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6858

DRAGHI DITTATORE? UNA BELLA IDEA
Eccallà, ci mancava solo la dichiarazione senza vergogna in diretta nazionale. Che barba la democrazia. Che barba i partiti che cercano di influenzare il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6858" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6858</a><br /><br />DRAGHI DITTATORE? UNA BELLA IDEA<br />Eccallà, ci mancava solo la dichiarazione senza vergogna in diretta nazionale. Che barba la democrazia. Che barba i partiti che cercano di influenzare il governo. Che schifo i leader che si mettono di traverso sul trionfale cammino di sua santità Mario Draghi. Molto meglio una dittatura, in cui a decidere tutto è Supermario e gli altri si adeguano. Fino ad oggi eravamo quasi certi che molti democraticissimi intellettuali lo sussurrassero solo nei salotti buoni tra una tartina al caviale e l'altra, senza però esporre al grande pubblico la loro preferenza per una dittatura illuminata del premier Draghi. Ora invece Umberto Galimberti ha rotto il velo d'ipocrisia (e di questo occorre almeno dargli merito) ed è arrivato a confessare in diretta tv il disprezzo per i meccanismi della democrazia.<br />In studio a In Onda si stava discutendo delle incomprensibili norme prodotte dal governo per "arginare" l'avanzata di Omicron. Riuscire a districarsi tra green pass, super green pass, tre tipologie di quarantene, contatti stretti o laschi, prima seconda o terza dose, è oggettivamente impossibile. Di chi è la colpa? Di Speranza, in teoria titolato a gestire la situazione sanitaria? Di Draghi, che guida questo governo "dei migliori"? No, ovviamente. Per Galimberti sono i partiti ad aver creato confusione. "La complicazione - ha detto - nasce dal fatto dal fatto che abbiamo un governo fatto di partiti che si detestano e il povero Draghi ha iniziato a fare delle mediazioni che moltiplicano le diversità dei casi all'interno dei quali si deve intervenire".<br />Hai capito che orrore? I partiti cercano di interpretare le istanze degli italiani? Non sia mai: è lesa maestà. Dovrebbero starsene zitti e lustrare le scarpe al premier-padrone. "Se è vero che abbiamo un governo di salute pubblica - ha insistito Galimberti - se è vero che siamo in epoca di emergenza, non si può considerare Draghi una sorta di... non dico la parola dittatore, ma quasi? Che decida lui a prescindere dalle bandierine dei vari partiti che vogliono difendere questa o quell'altra categoria, allentando la difesa nei confronti di questo virus".<br />In studio avrebbero dovuto indignarsi per quanto detto dal professorone. Non l'hanno fatto come non lo fecero con Monti quanto chiese una "informazione meno democratica", ma almeno stavolta si sono degnati di chiedere una precisazione. "Emergenza cosa vuol dire? - ha spiegato Galimberti - Che tutto va avanti come prima o c'è uno che decide? Questo voglio capire. Se siamo in emergenza fino a marzo, ci vorrà uno che decide. Io di Draghi mi fido, penso che non sia un pazzo, penso abbia le capacità per governare questa situazione, quindi lasciamo decidere a lui a prescindere dai pareri discordanti di tutti gli altri partiti. Questo significa emergenza".<br />A dire il vero, questo significa "dittatura". E in teoria sarebbe una cosuccia contraria alla Costituzione. Ma ormai tra Monti che vuole "dosare dall'alto l'informazione" e Galimberti che sogna di incoronare Draghi imperatore, abbiamo capito una cosa: che in nome della presunta "emergenza", ormai prolungata da tempo immemore, si sta facendo strada l'ipotesi che si possa instaurare davvero l'uomo solo al comando. Senza che nessuno osi alzare il ditino. E pensare che i cronisti radical chic si stracciarono le vesti quando Salvini chiese agli elettori (ripeto: agli elettori!) i "pieni poteri" attraverso le urne. Che fine hanno fatto? Ah sì, lo sappiamo. Sono lì, in piedi, ad applaudire l'ingresso in sala stampa di suo splendore Draghi.<br /><br />Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri nell'articolo seguente dal titolo "Draghi, da 30 anni sempre al posto giusto al momento giusto" racconta la carriera di Mario Draghi, sempre intento a gestire svolte importanti per l'Italia.<br />Ecco l'articolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>628</itunes:duration><itunes:keywords>draghi,elettori,mercati,monti,omicron,zangrillo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0ebca3c03a098cbcc9bff297cd75af88.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I disastri nella gestione della pandemia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-disastri-nella-gestione-della-pandemia--48016092</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6845" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6845</a><br /><br />I DISASTRI DELLA GESTIONE DELLA PANDEMIA di Raffaella Frullone<br />La (non) notizia è su tutti i giornali di oggi. Così come da ieri è sulla home page dei siti delle principali testate italiane, l'hanno data le agenzie come i Tg. Vediamo qualche titolo. Repubblica: «Istat, record denatalità: 15mila nascite in meno nel 2020. E già 12.500 nel 2021 - La pandemia accelera una tendenza che va avanti ormai da anni. Il numero medio di figli di donne italiane è stato dell'1,17, è il numero più basso di sempre». Ansa: «Istat: il Covid svuota le culle, 12.500 nuovi nati in meno in Italia nel 2021Mai così pochi figli per donna, scendono a 1,17 bambini a testa». Corriere: «Istat, nascite in calo in Italia: nuovo record negativo. È recessione demografica».<br />In gergo si dice che non c'è la notizia. Perché la notizia ovviamente non è che un cane morda un uomo, casomai che l'uomo morda un cane, e nell'ultimo report dell'Istat non c'è niente di nuovo sotto il sole. L'Italia è un Paese per vecchi e la pandemia - sì quella che doveva "renderci migliori" - non ha fatto che accentuare la tendenza già in atto alla recessione demografica. 405mila nascite a fronte di 740mila decessi. Un saldo tra nati e morti che nel 2020 segna quindi -335 mila italiani, un valore inferiore, scrive il Corriere: «solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l'epidemia di "spagnola" contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell'anno». Il rapporto evidenzia che «alle conseguenze della pandemia sull'eccesso di mortalità si sono aggiunte le ripercussioni che le misure volte a contenere la diffusione dei contagi hanno prodotto sulla vita delle persone in termini di restrizioni degli spostamenti sul territorio».<br />A questo proposito solo qualche giorno fa la rivista scientifica Lancet stimava un aumento globale di 53 milioni di casi di depressione e di 76 milioni per disturbi d'ansia nel 2020. Un dato che fa il paio a quello redatto dall'Istituto Piepoli redatta per il Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi, secondo cui sono aumentati dell'83% i disturbi legati all'ansia, del 72% i problemi di depressione e del 61% quelli relazionali. Chiaramente un quadro che cancella dall'orizzonte la fiducia, e quello slancio necessario per aprirsi alla vita anche quando tutto intorno sembra scoraggiarlo.<br />Aggiungiamo poi un dato che l'Istat non considera, ma noi sì: sono stati 67.638 gli aborti dell'anno 2020. Quasi settantamila cittadini italiani.<br />Si parla tanto di "salvare il Natale", di "ripartenza" e di "crescita" ma non ce n'è nemmeno l'ombra. La pandemia non ci ha reso migliori. Solo che lo ammettiamo unicamente di fronte ai numeri, in questo caso delle culle vuote. Eppure non c'è natalità da salvare se non si prende atto che è il Natale a salvare noi. Solo uno sguardo rivolto al cielo può spalancare la vita terrena alla speranza e invertire la rotta di un Paese che sembra aver perso fiducia nei suoi figli.<br /><br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Non ci sono soldi per curarsi: la colpa è dei governi" spiega che nel 2021 c'è un aumento del 37,63% di poveri non in grado di acquistare medicinali di cui hanno bisogno. Non è un effetto della pandemia ma della sua sciagurata gestione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 dicembre 2021:<br />Pochi giorni fa è stato presentato il IX Rapporto sulla povertà sanitaria a cura del Banco Farmaceutico, e ciò che emerge non può certo stupire. Quasi 600mila persone (597.560 per l'esattezza) nel 2021 non sono in grado di acquistare medicinali di cui hanno bisogno, un aumento del 37,63% sull'anno precedente. Un'impennata mostruosa. E non stiamo parlando di chissà quali farmaci, anche uno sciroppo per la tosse - male di stagione - è fuori dalla portata. Peraltro, ci dice ancora il Banco Farmaceutico, «nonostante il forte universalismo del nostro Servizio sanitario Nazionale, il 42,2% della spesa farmaceutica è a carico delle famiglie».<br />Se consideriamo che i poveri hanno mediamente un budget sanitario mensile di 10,25 euro, possiamo immaginare cosa ne possa uscire in termini di farmaci e visite mediche. Ma il problema dal punto di vista sanitario riguarda tutti, poveri e non poveri: il Rapporto ci dice che ben 4 milioni 83mila famiglie (poco meno di 10 milioni di persone) «ha risparmiato sulle cure, limitando il numero di visite e degli accertamenti o facendo ricorso a centri diagnostici e terapeutici più economici».<br />I numeri parlano da soli e per il 2022 possiamo aspettarci anche di peggio visto l'andazzo. C'è però una questione da sottolineare: quando si parla di dati economici negativi, si usa dire «a causa della pandemia», e anche il Banco Farmaceutico lo fa. Ma è una affermazione imprecisa, sarebbe giusto dire «a causa della gestione della pandemia». E già, perché quanto è accaduto e sta accadendo sul piano politico non è l'esito ineluttabile di un grave problema sanitario.<br />Questa è la narrazione romanzata del governo, che poi ci racconta come ha agito bene per minimizzare gli effetti negativi. Invece è l'esito di una strategia sciagurata che ha puntato dall'inizio su un lockdown in stile cinese, applicato in modo drastico a tutti e ovunque senza considerare le diversità da regione a regione e per fasce di popolazione.<br />Si è bloccata l'intera economia del paese, in attesa poi di un vaccino "salvifico" che avrebbe per incanto risolto tutti i problemi. Non contenti, i nostri governanti - da Roma fino all'ultima delle Regioni - presi da furia vaccinista stanno creando ulteriori problemi all'economia e al mondo del lavoro in nome dell'assurda caccia ai non vaccinati. Il risultato di queste scelte è sotto gli occhi di tutti: popolazione in gran parte vaccinata, ma ormai nella prospettiva di un buco ogni 3-5 mesi, con il virus ancora in crescita e la quasi certezza di nuovi, dolorosi, lockdown (e non solo per i non vaccinati). E nel frattempo la popolazione si è impoverita, con la facile previsione che il peggio debba ancora venire.<br />L'avevamo detto fin dall'inizio che sarebbe finita così e che è criminale mettere in contrapposizione salute ed economia e considerare il Covid come fosse l'unica malattia grave da affrontare. Basta solo un po' di buon senso per capirlo, se non ci sono soldi peggiora anche la salute: se non si produce ricchezza non ci saranno neanche fondi per l'assistenza sanitaria; se non si lavora e porta a casa uno stipendio decente, non c'è la possibilità di curarsi per malattie banali, figurarsi se capita qualcosa di serio.<br />Senza considerare che il clima di terrore creato e le scelte di politica sanitaria (vedi ad esempio aver boicottato in ogni modo le cure domiciliari e la medicina del territorio), con gli ospedali diventati cittadelle Covid, hanno provocato gravi conseguenze per la diagnosi e la terapia di altre patologie gravi.<br />Sarebbe interessante se i ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che curano il Rapporto sulla povertà sanitaria, facessero un ulteriore passo in avanti e calcolassero anche la mortalità dovuta alla povertà sanitaria o quanto questa incida sulla speranza di vita. Sarebbe un contributo importante per avere un quadro completo delle responsabilità di questa inetta classe politica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48016092</guid><pubDate>Tue, 21 Dec 2021 20:57:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48016092/i_disastri_nella_gestione_della_pandemia.mp3" length="11163315" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6845

I DISASTRI DELLA GESTIONE DELLA PANDEMIA di Raffaella Frullone
La (non) notizia è su tutti i giornali di oggi. Così come da ieri è sulla home page dei siti delle principali testate...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6845" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6845</a><br /><br />I DISASTRI DELLA GESTIONE DELLA PANDEMIA di Raffaella Frullone<br />La (non) notizia è su tutti i giornali di oggi. Così come da ieri è sulla home page dei siti delle principali testate italiane, l'hanno data le agenzie come i Tg. Vediamo qualche titolo. Repubblica: «Istat, record denatalità: 15mila nascite in meno nel 2020. E già 12.500 nel 2021 - La pandemia accelera una tendenza che va avanti ormai da anni. Il numero medio di figli di donne italiane è stato dell'1,17, è il numero più basso di sempre». Ansa: «Istat: il Covid svuota le culle, 12.500 nuovi nati in meno in Italia nel 2021Mai così pochi figli per donna, scendono a 1,17 bambini a testa». Corriere: «Istat, nascite in calo in Italia: nuovo record negativo. È recessione demografica».<br />In gergo si dice che non c'è la notizia. Perché la notizia ovviamente non è che un cane morda un uomo, casomai che l'uomo morda un cane, e nell'ultimo report dell'Istat non c'è niente di nuovo sotto il sole. L'Italia è un Paese per vecchi e la pandemia - sì quella che doveva "renderci migliori" - non ha fatto che accentuare la tendenza già in atto alla recessione demografica. 405mila nascite a fronte di 740mila decessi. Un saldo tra nati e morti che nel 2020 segna quindi -335 mila italiani, un valore inferiore, scrive il Corriere: «solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l'epidemia di "spagnola" contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell'anno». Il rapporto evidenzia che «alle conseguenze della pandemia sull'eccesso di mortalità si sono aggiunte le ripercussioni che le misure volte a contenere la diffusione dei contagi hanno prodotto sulla vita delle persone in termini di restrizioni degli spostamenti sul territorio».<br />A questo proposito solo qualche giorno fa la rivista scientifica Lancet stimava un aumento globale di 53 milioni di casi di depressione e di 76 milioni per disturbi d'ansia nel 2020. Un dato che fa il paio a quello redatto dall'Istituto Piepoli redatta per il Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi, secondo cui sono aumentati dell'83% i disturbi legati all'ansia, del 72% i problemi di depressione e del 61% quelli relazionali. Chiaramente un quadro che cancella dall'orizzonte la fiducia, e quello slancio necessario per aprirsi alla vita anche quando tutto intorno sembra scoraggiarlo.<br />Aggiungiamo poi un dato che l'Istat non considera, ma noi sì: sono stati 67.638 gli aborti dell'anno 2020. Quasi settantamila cittadini italiani.<br />Si parla tanto di "salvare il Natale", di "ripartenza" e di "crescita" ma non ce n'è nemmeno l'ombra. La pandemia non ci ha reso migliori. Solo che lo ammettiamo unicamente di fronte ai numeri, in questo caso delle culle vuote. Eppure non c'è natalità da salvare se non si prende atto che è il Natale a salvare noi. Solo uno sguardo rivolto al cielo può spalancare la vita terrena alla speranza e invertire la rotta di un Paese che sembra aver perso fiducia nei suoi figli.<br /><br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Non ci sono soldi per curarsi: la colpa è dei governi" spiega che nel 2021 c'è un aumento del 37,63% di poveri non in grado di acquistare medicinali di cui hanno bisogno. Non è un effetto della pandemia ma della sua sciagurata gestione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 dicembre 2021:<br />Pochi giorni fa è stato presentato il IX Rapporto sulla povertà sanitaria a cura del Banco Farmaceutico, e ciò che emerge non può certo stupire. Quasi 600mila persone (597.560 per l'esattezza) nel 2021 non sono in grado di acquistare medicinali di cui hanno bisogno, un aumento del 37,63% sull'anno precedente. Un'impennata mostruosa. E non stiamo parlando di chissà quali farmaci, anche uno sciroppo per la tosse - male di stagione - è fuori...]]></itunes:summary><itunes:duration>698</itunes:duration><itunes:keywords>denatalità,istat,orizzonte,povertà,terrore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0ebca3c03a098cbcc9bff297cd75af88.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'unione europea censura il Natale e il sesso biologico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-unione-europea-censura-il-natale-e-il-sesso-biologico--47727150</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6801" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6801</a><br /><br />L'UNIONE EUROPEA CENSURA IL NATALE E IL SESSO BIOLOGICO di Giuliano Guzzo<br />Si chiama #UnionOfEquality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication ed è un documento di una trentina di pagine contenente i criteri da adottare per i dipendenti della Commissione europea in tutto ciò che è comunicazione interna ed esterna. Apparentemente, si tratta dunque di un testo innocuo, senza risvolti ideologici e che non presenta particolari criticità né, tanto meno, insidie. Invece purtroppo non è così.<br />Sì, perché a pagina 19 di questa guida per la comunicazione europea si trovano espliciti e reiterati inviti ad ignorare tutto ciò che sia cristiano, a partire dal Natale. Sembra uno scherzo, specie considerando che l'Avvento è appena iniziato, eppure il documento parla chiaro e chiede d'«evitare di dare per scontato che tutti siano cristiani» dato che «non tutti celebrano le feste cristiane» e che «le persone hanno diverse tradizioni religiose e calendari».<br /><br />GENDER FLUID<br />Non solo il Natale, però. A pagina 6 del documento, infatti, troviamo anche l'esplicita indicazione a «non utilizzare Miss o Mrs - quindi Signora o Signore ndr - a meno che non sia l'esplicita preferenza del destinatario», meglio usare il nuovo costrutto, universale, «Ms», qualunque sia la sua traduzione. Stessa "soluzione" per quanto riguarda la parola "ladies and gentlemen" da usare davanti ad un pubblico. «Meglio usare l'espressione "Cari Colleghi"», eliminando, di fatto, ogni riferimento al sesso biologico.<br />Ma andiamo avanti perché il meglio - o il peggio, dipende dai punti di vista - deve ancora arrivare. #UnionOfEquality prosegue infatti incoraggiando in «esempi e storie» a non utilizzare «un nome cristiano», oltre a quelli «che sono tipicamente di una religione». Insomma, ai dipendenti Ue viene chiesto, anziché di parlare di Giuseppe, Maria o Francesco, di ripiegare su nomi più neutri, come Fabio o Lucrezia.<br />Nel caso il concetto non fosse sufficientemente chiaro, sempre a pagina 19 è riportato addirittura un esempio esplicito, laddove si spiega che, invece di «Maria e Giovanni sono una coppia internazionale», si consiglia di dire «Malika e Giulio sono una coppia internazionale». Naturalmente, quale di preciso sia o possa essere la pericolosità di «un nome cristiano» resta a tutti gli effetti un mistero.<br />In omaggio a quell'inclusione che è il mantra del politicamente corretto nel documento si invita poi a non utilizzare la frase «il periodo natalizio può essere stressante», cui sarebbe preferibile «il periodo delle vacanze può essere stressante». Insomma, sia pure in forma velata #UnionOfEquality si presenta come un documento volto a censurare il Natale. Per quale ragione? Quella ufficiale, naturalmente, è l'inclusione, ma non è un segreto per nessuno quella cristianofobia che, a livello europeo, si fa sempre più tangibile. E aggressiva.<br /><br />CRISTIANOFOBIA<br />Nel solo anno 2019 e nella sola Francia, per fare un esempio, si sono consumati 1.052 attacchi ai luoghi di culto cristiani, secondo le statistiche ufficiali Ministero dell'Interno. Chi ritenesse simili conteggi eccessivi, è bene sappia che altre fonti offrono stime ancora più allarmanti, sostenendo che sono stati almeno 3000 gli edifici cristiani vandalizzati nel 2019 in Europa, tra chiesa, scuole, cimiteri e monumenti. Una escalation che ha toccato soprattutto la citata Francia, è vero, ma che ha interessato anche Germania, Belgio, Irlanda.<br />Proprio in Irlanda, che pure è una nazione di note radici cattoliche, è stato da poco diffuso un report - Inclusive Religious Education: The Voices of Religious Education Teachers in Post Primary Schools in Ireland - con cui è emerso come siano di fede cattolica, gli studenti maggiormente bullizzati. Naturalmente, neppure l'Italia è sua svolta estranea a fenomeni di cristianofobia e intolleranza verso tutto ciò che sia cristiano. Perché mai, allora, l'Unione europea anziché stigmatizzare questi fatti adotta linee guida che aggravano la situazione, chiedendo neppure di nominare il Natale, le feste ed i nomi cristiani?<br />Il sospetto, ma purtroppo è anche più di un sospetto, è che la cristianofobia abbia messo radici anche ai vertici europei. E questa, non solo per il Natale - ma anche in prospettiva futura -, è davvero una pessima notizia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47727150</guid><pubDate>Tue, 30 Nov 2021 22:14:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47727150/l_unione_europea_censura_il_natale_e_il_sesso_biologico.mp3" length="5258806" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6801

L'UNIONE EUROPEA CENSURA IL NATALE E IL SESSO BIOLOGICO di Giuliano Guzzo
Si chiama #UnionOfEquality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication ed è un documento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6801" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6801</a><br /><br />L'UNIONE EUROPEA CENSURA IL NATALE E IL SESSO BIOLOGICO di Giuliano Guzzo<br />Si chiama #UnionOfEquality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication ed è un documento di una trentina di pagine contenente i criteri da adottare per i dipendenti della Commissione europea in tutto ciò che è comunicazione interna ed esterna. Apparentemente, si tratta dunque di un testo innocuo, senza risvolti ideologici e che non presenta particolari criticità né, tanto meno, insidie. Invece purtroppo non è così.<br />Sì, perché a pagina 19 di questa guida per la comunicazione europea si trovano espliciti e reiterati inviti ad ignorare tutto ciò che sia cristiano, a partire dal Natale. Sembra uno scherzo, specie considerando che l'Avvento è appena iniziato, eppure il documento parla chiaro e chiede d'«evitare di dare per scontato che tutti siano cristiani» dato che «non tutti celebrano le feste cristiane» e che «le persone hanno diverse tradizioni religiose e calendari».<br /><br />GENDER FLUID<br />Non solo il Natale, però. A pagina 6 del documento, infatti, troviamo anche l'esplicita indicazione a «non utilizzare Miss o Mrs - quindi Signora o Signore ndr - a meno che non sia l'esplicita preferenza del destinatario», meglio usare il nuovo costrutto, universale, «Ms», qualunque sia la sua traduzione. Stessa "soluzione" per quanto riguarda la parola "ladies and gentlemen" da usare davanti ad un pubblico. «Meglio usare l'espressione "Cari Colleghi"», eliminando, di fatto, ogni riferimento al sesso biologico.<br />Ma andiamo avanti perché il meglio - o il peggio, dipende dai punti di vista - deve ancora arrivare. #UnionOfEquality prosegue infatti incoraggiando in «esempi e storie» a non utilizzare «un nome cristiano», oltre a quelli «che sono tipicamente di una religione». Insomma, ai dipendenti Ue viene chiesto, anziché di parlare di Giuseppe, Maria o Francesco, di ripiegare su nomi più neutri, come Fabio o Lucrezia.<br />Nel caso il concetto non fosse sufficientemente chiaro, sempre a pagina 19 è riportato addirittura un esempio esplicito, laddove si spiega che, invece di «Maria e Giovanni sono una coppia internazionale», si consiglia di dire «Malika e Giulio sono una coppia internazionale». Naturalmente, quale di preciso sia o possa essere la pericolosità di «un nome cristiano» resta a tutti gli effetti un mistero.<br />In omaggio a quell'inclusione che è il mantra del politicamente corretto nel documento si invita poi a non utilizzare la frase «il periodo natalizio può essere stressante», cui sarebbe preferibile «il periodo delle vacanze può essere stressante». Insomma, sia pure in forma velata #UnionOfEquality si presenta come un documento volto a censurare il Natale. Per quale ragione? Quella ufficiale, naturalmente, è l'inclusione, ma non è un segreto per nessuno quella cristianofobia che, a livello europeo, si fa sempre più tangibile. E aggressiva.<br /><br />CRISTIANOFOBIA<br />Nel solo anno 2019 e nella sola Francia, per fare un esempio, si sono consumati 1.052 attacchi ai luoghi di culto cristiani, secondo le statistiche ufficiali Ministero dell'Interno. Chi ritenesse simili conteggi eccessivi, è bene sappia che altre fonti offrono stime ancora più allarmanti, sostenendo che sono stati almeno 3000 gli edifici cristiani vandalizzati nel 2019 in Europa, tra chiesa, scuole, cimiteri e monumenti. Una escalation che ha toccato soprattutto la citata Francia, è vero, ma che ha interessato anche Germania, Belgio, Irlanda.<br />Proprio in Irlanda, che pure è una nazione di note radici cattoliche, è stato da poco diffuso un report - Inclusive Religious Education: The Voices of Religious Education Teachers in Post Primary Schools in Ireland - con cui è emerso come siano di fede cattolica, gli studenti maggiormente bullizzati. 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A questa domanda ognuno è autorizzato a dare la sua risposta, anche perché la storia non si fa con i se. Certo è che la comunicazione istituzionale sul virus è stata inadeguata e il terrorismo mediatico fomentato per lunghi tratti della pandemia dai principali mezzi d'informazione, con la complicità dei virologi, ha prodotto danni enormi alla collettività. Ora cominciano ad ammetterlo anche quelli che alimentavano questa spirale e che si rendono conto di aver esagerato. E dalla Procura di Bergamo emergono sempre più nitidamente le responsabilità del precedente governo e si rincorrono voci di un possibile rinvio a giudizio del Ministro della Salute, Roberto Speranza, accusato di aver detto bugie sulle azioni di contrasto al virus.<br />L'ultimo allarme relativo alla variante Omicron conferma che non è cambiato nulla e che la gente si sta assuefando all'emergenza permanente e alla paura stabile, aderendo a una visione distorta di normalità, quella delle continue rinunce a libertà e diritti. Viene considerato eretico chi, pur rispettando le regole, prova a confutarne la validità e a proporre soluzioni alternative, visto che la situazione attuale presenta ancora ampi margini di incertezza, nonostante l'accelerazione sulle terze dosi di vaccino.<br /><br />UN'INFORMAZIONE NON DEMOCRATICA<br />Ne abbiamo avuto prove tangibili anche durante i talk show degli ultimi giorni. Una parte consistente del mondo del giornalismo sembra ormai imbalsamata e inchinata a un pensiero dominante del tutto acritico e piegato alla narrazione dominante, che però non si fonda su evidenze scientifiche. E c'è addirittura chi sostiene che bisognerebbe zittire eventuali opinioni alternative perché con "meno democrazia" nell'informazione sul Covid vivremmo tutti meglio. Non è un pericoloso sovversivo a sostenere questa tesi, bensì un senatore a vita. Mario Monti, ospite qualche sera fa a "In Onda", su La 7, ha sparato a zero sulla confusione nei mezzi di informazione e ha invocato un'informazione calata dall'alto e gestita dal Governo, con messaggi univoci e quindi nessuna opinione contraria. In linea del tutto astratta, che il potere esecutivo, su temi di interesse generale, diffonda messaggi di pubblica utilità fondati su riscontri certi e inequivocabili, sarebbe anche giusto. Peccato, però, che in materia di Covid non esistano certezze e si navighi a vista, con un susseguirsi vorticoso e incoerente di messaggi contraddittori, promesse vaghe e fuochi fatui, che ha destabilizzato l'opinione pubblica, sempre più disorientata e scoraggiata. C'è un antefatto, tutt'altro che irrilevante. Monti non è solo un senatore a vita e un ex Presidente del Consiglio. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'anno scorso, ha istituito una Commissione paneuropea dell'agenzia Onu per la salute e lo sviluppo sostenibile, con l'obiettivo di ripensare le priorità relative alle politiche pubbliche da attuare alla luce della pandemia, e ne ha affidato proprio a lui la presidenza.<br />Anche in ragione di questo suo ruolo l'ex Rettore della Bocconi si è sentito legittimato a calcare la mano in tema di disinformazione. Peccato però che abbia usato un'espressione infelice, che è diventata virale e che avrebbe dovuto suscitare indignazione nel mondo giornalistico. E invece nulla. «Di colpo - sono le parole pronunciate da Monti in tv - abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il mondo è disunito. Abbiamo iniziato a usare il termine guerra, ma non abbiamo usato una politica di comunicazione adatta alla guerra. Bisognerà trovare un sistema che concili la libertà di espressione ma che dosi dall'alto l'informazione. Parlando continuamente di Covid si fanno solo disastri. Comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell'informazione. Bisogna trovare delle modalità meno democratiche. Abbiamo accettato limitazioni molto forti alla nostra libertà di movimento. Il governo istruito dalle autorità sanitarie dovrebbe tenere le redini di questo modello di comunicazione».<br /><br />IL MINISTERO DELLA PROPAGANDA<br />Parole indubbiamente forti. Se le avesse pronunciate l'ex premier Silvio Berlusconi all'epoca del cosiddetto "Editto Bulgaro", sarebbero state immediatamente bollate come liberticide dalla totalità o quasi dei mezzi d'informazione. Ma anche oggi, se a farle proprie fosse stato un esponente della destra, qualcuno avrebbe gridato allo scandalo. E' la conferma di un radicato pregiudizio del mondo dell'informazione italiana, duro a morire, come riconoscono onestamente anche tanti giornalisti che si autodefiniscono di sinistra.<br />Non è un caso che nello studio televisivo de La7 nessuno abbia fiatato, anzi i giornalisti che intervistavano Monti, anziché trasalire, si sono quasi mostrati compiaciuti. Eppure la libertà d'opinione è sacra e auspicare che i punti di vista alternativi a quello del governo possano essere censurati in nome dell'interesse nazionale è davvero aberrante. Diffondere notizie false è reato, incitare all'odio è reato, ledere i diritti della personalità altrui è reato, ma interpretare in maniera difforme dalle posizioni ufficiali del Governo una situazione incerta, in evoluzione e sulla quale perfino gli scienziati dicono tutto e il contrario di tutto, è assolutamente lecito e democratico. Impedire la libera circolazione delle idee sul Covid e dei punti di vista sulle strategie messe in campo dai governi per limitare la pandemia è qualcosa che somiglia tanto al bavaglio. Che ci siano tanti giornalisti accondiscendenti nei confronti degli intervistati non è sintomo di una democrazia dell'informazione matura. Il giornalista incalza, scava, approfondisce, non dà mai nulla per scontato e deve innamorarsi inguaribilmente del pluralismo delle idee se non vuole diventare un passacarte e un megafono acritico di opinioni altrui.<br />Sarebbe stato un bel gesto se qualcuno (lo stesso Monti o i conduttori) avesse spiegato ai cittadini che l'auspicio di una "minore democrazia" era solo una iperbole per auspicare un'informazione più ordinata e responsabile. C'è davvero da sperare che fosse così e che quelle parole del senatore a vita non nascondessero un recondito e inconfessabile desiderio di omologazione e di compressione del dissenso.<br />Meno male che il Presidente dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna gli ha risposto per le rime: «Le parole di Mario Monti non meriterebbero neanche una replica, trattandosi di affermazioni prive di alcun senso democratico e in contrasto evidente con la Costituzione italiana e con i principii europei in tema di libertà di informazione». Silenti, invece, i "soloni" del giornalismo, che vorrebbero l'abolizione dell'Ordine ma poi tacciono di fronte a incresciosi episodi come questo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47726885</guid><pubDate>Tue, 30 Nov 2021 22:13:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47726885/mario_monti_vuole_ripristinare_il_ministero_dell_propaganda.mp3" length="9754445" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Meloni: Avvertite Monti che ci troviamo, per nostra fortuna, in Stato democratico e non in un regime ➜ https://www.youtube.com/watch?v=J0zjoH_3C5g

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6805

MARIO MONTI VUOLE...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Meloni: Avvertite Monti che ci troviamo, per nostra fortuna, in Stato democratico e non in un regime ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=J0zjoH_3C5g" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=J0zjoH_3C5g</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6805" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6805</a><br /><br />MARIO MONTI VUOLE RIPRISTINARE IL MINISTERO DELLA PROPAGANDA di Ruben Razzante<br />Con un'informazione più corretta e responsabile l'andamento del Covid sarebbe stato lo stesso? A questa domanda ognuno è autorizzato a dare la sua risposta, anche perché la storia non si fa con i se. Certo è che la comunicazione istituzionale sul virus è stata inadeguata e il terrorismo mediatico fomentato per lunghi tratti della pandemia dai principali mezzi d'informazione, con la complicità dei virologi, ha prodotto danni enormi alla collettività. Ora cominciano ad ammetterlo anche quelli che alimentavano questa spirale e che si rendono conto di aver esagerato. E dalla Procura di Bergamo emergono sempre più nitidamente le responsabilità del precedente governo e si rincorrono voci di un possibile rinvio a giudizio del Ministro della Salute, Roberto Speranza, accusato di aver detto bugie sulle azioni di contrasto al virus.<br />L'ultimo allarme relativo alla variante Omicron conferma che non è cambiato nulla e che la gente si sta assuefando all'emergenza permanente e alla paura stabile, aderendo a una visione distorta di normalità, quella delle continue rinunce a libertà e diritti. Viene considerato eretico chi, pur rispettando le regole, prova a confutarne la validità e a proporre soluzioni alternative, visto che la situazione attuale presenta ancora ampi margini di incertezza, nonostante l'accelerazione sulle terze dosi di vaccino.<br /><br />UN'INFORMAZIONE NON DEMOCRATICA<br />Ne abbiamo avuto prove tangibili anche durante i talk show degli ultimi giorni. Una parte consistente del mondo del giornalismo sembra ormai imbalsamata e inchinata a un pensiero dominante del tutto acritico e piegato alla narrazione dominante, che però non si fonda su evidenze scientifiche. E c'è addirittura chi sostiene che bisognerebbe zittire eventuali opinioni alternative perché con "meno democrazia" nell'informazione sul Covid vivremmo tutti meglio. Non è un pericoloso sovversivo a sostenere questa tesi, bensì un senatore a vita. Mario Monti, ospite qualche sera fa a "In Onda", su La 7, ha sparato a zero sulla confusione nei mezzi di informazione e ha invocato un'informazione calata dall'alto e gestita dal Governo, con messaggi univoci e quindi nessuna opinione contraria. In linea del tutto astratta, che il potere esecutivo, su temi di interesse generale, diffonda messaggi di pubblica utilità fondati su riscontri certi e inequivocabili, sarebbe anche giusto. Peccato, però, che in materia di Covid non esistano certezze e si navighi a vista, con un susseguirsi vorticoso e incoerente di messaggi contraddittori, promesse vaghe e fuochi fatui, che ha destabilizzato l'opinione pubblica, sempre più disorientata e scoraggiata. C'è un antefatto, tutt'altro che irrilevante. Monti non è solo un senatore a vita e un ex Presidente del Consiglio. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'anno scorso, ha istituito una Commissione paneuropea dell'agenzia Onu per la salute e lo sviluppo sostenibile, con l'obiettivo di ripensare le priorità relative alle politiche pubbliche da attuare alla luce della pandemia, e ne ha affidato proprio a lui la presidenza.<br />Anche in ragione di questo suo ruolo l'ex Rettore della Bocconi si è sentito legittimato a calcare la mano in tema di disinformazione. Peccato però che abbia usato un'espressione infelice, che è diventata virale e che avrebbe dovuto suscitare indignazione nel mondo giornalistico. E invece nulla. «Di colpo - sono le parole pronunciate da Monti in tv - abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il mondo è disunito....]]></itunes:summary><itunes:duration>610</itunes:duration><itunes:keywords>edittobulgaro,monti,principieuropei,propaganda,soloni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d6978e43705bb778f5ba0ce04ab059cf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo stato ingabbia i medici di base nella struttura statale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-stato-ingabbia-i-medici-di-base-nella-struttura-statale--46516439</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6732" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6732</a><br /><br />LO STATO INGABBIA I MEDICI DI BASE NELLA STRUTTURA STATALE di Paolo Gulisano<br /><br />Come è noto, al Governo italiano, quando si parla dell'epidemia da Covid, piace molto utilizzare una terminologia bellicistica. Accettando tali metafore, si potrebbe dire che quando nel febbraio del 2020 ebbe inizio l'invasione nemica, il primo fronte a crollare - come in una sorta di Caporetto - fu la Medicina del Territorio. Una resa senza resistenza. Gli ordini dello Stato Maggiore furono di abbandonare le trincee e le difese, ripegando nelle ridotte ospedaliere.<br />Fuori di metafora, la strategia del Governo fu, come ben sappiamo, di rinunciare a interventi di cure domiciliari. Ai Medici di Medicina Generale, il termine corretto con cui indicare coloro che molto spesso sono ancora oggi chiamati "medici base", eredi dei vecchi medici della Mutua e prima ancora dei medici condotti, fu chiesto di chiudere gli ambulatori, e di non recarsi a domicilio dei pazienti. Ciò ebbe le conseguenze che conosciamo. Non vennero nemmeno forniti presìdi di protezione, e tantomeno protocolli di cura. Mentre l'esercito era in rotta, ognuno cercò di arrangiarsi come poteva, e non pochi furono coloro che tentarono in scienza e coscienza di curare queste forme di gravi polmoniti, utilizzando farmaci ben noti. In seguito, dal Governo arrivarono non senza ritardo delle linee guida, ma erano quelle tristemente note della "Tachipirina e vigile attesa". Molto probabilmente, se la linea della Medicina Territoriale avesse tenuto, se il Comando Supremo non l'avesse abbandonata, le perdite del conflitto sarebbero state molto inferiori.<br /><br />GRANDE RESET NELLA SANITÀ<br />Pur senza che ci sia stata un'attenta analisi di questi spaventosi errori del 2020, oggi il Governo vuole mettere mano ad una riorganizzazione della Medicina del Territorio. Dei cambiamenti radicali, che fanno pensare che sia iniziato un profondo Reset anche in campo medico. Per la sanità territoriale starebbero per essere messi sul piatto 9 miliardi di euro. Una somma considerevole che lascia immaginare l'importanza per il Governo di un settore strategico per le cure e per le professionalità coinvolte, ovvero i medici di famiglia.<br />Rivedere il ruolo del medico di medicina generale diventa pressoché indispensabile, e così si sta facendo strada un'ipotesi che cambierebbe profondamente il ruolo del medico di medicina generale, ma anche dei pediatri di libera scelta: il passaggio ad un rapporto di dipendenza. In pratica, medici di base e pediatri non sarebbero più - come ora - dei liberi professionisti convenzionati col Sistema Sanitario, Nazionale e Regionale, ma dei dipendenti pubblici, esattamente come lo sono i Medici Ospedalieri.<br />Pur con dei correttivi per i professionisti in attività da molto tempo, il rapporto di dipendenza sembrerebbe gradito ai giovani medici neolaureati, che avrebbero un posto pubblico sicuro, e soprattutto per alcune sigle sindacali. La CGIL spinge con forza su questa soluzione. C'è inoltre un disegno più vasto di riorganizzazione della rete territoriale: non più studi medici del singolo professionista, ma la futura sanità territoriale si dovrà basare sulle cosiddette "Unità complesse di cure primarie" (Uccp): strutture che ospiterebbero più medici di base, infermieri e segreteria in grado di tenere aperti ambulatori e servizi diagnostici di base con maggiore continuità.<br /><br />DISTRUTTA L'AUTONOMIA PROFESSIONALE DEL MEDICO<br />Questo sarebbe indubbiamente un vantaggio, ma sacrificando l'autonomia professionale del professionista, o quel che ne resta, perché tra protocolli e linee guida e altri binari obbligati di tipo burocratico questa autonomia è da tempo erosa, e la pandemia lo ha rivelato in modo clamoroso. Molti temono che le Uccp, così come un altro tipo di struttura sanitaria di cui si sta ipotizzando, le cosiddette "Case di Comunità" (con un linguaggio che sembra uscito da un film sugli Anni '70) trasformino quello che un tempo non lontano era chiamato anche "medico di famiglia" da libero professionista a lavoratore subordinato di un'organizzazione statale.<br />D'altra parte, il Segretario della CGIL ha dichiarato: «Noi chiediamo una norma stringente che porti i medici di base a lavorare nelle case della comunità. Il rapporto "fiduciario" tra paziente e medico di base spesso si rivela un rapporto "privatistico". Noi siamo favorevoli al rapporto fiduciario, ma tra il paziente e il servizio sanitario nazionale: l'equipe multiprofessionale deve rappresentare la cellula vitale del Sistema sanitario".<br />Le Case di comunità rappresenterebbero dunque il centro territoriale strategico per la presa in carico delle persone, e secondo la visione strategica che le prevede, non potrebbero funzionare in quella che è ritenuta una "frammentazione" dei rapporti di lavoro libero professionali. All'interno di Case e Ospedali di comunità saranno collocate tutte le funzioni di cura primaria. Il tutto, naturalmente, normato e codificato dai protocolli che i sanitari che opereranno in queste strutture, di cui saranno dipendenti con tutti gli obblighi che ne conseguono, dovranno scrupolosamente applicare.<br />Una Sanità non più a misura di paziente, ma a misura di regole statali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46516439</guid><pubDate>Tue, 14 Sep 2021 22:37:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46516439/lo_stato_ingabbia_i_medici_di_base_nella_struttura_statale.mp3" length="6032890" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6732

LO STATO INGABBIA I MEDICI DI BASE NELLA STRUTTURA STATALE di Paolo Gulisano

Come è noto, al Governo italiano, quando si parla dell'epidemia da Covid, piace molto utilizzare una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6732" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6732</a><br /><br />LO STATO INGABBIA I MEDICI DI BASE NELLA STRUTTURA STATALE di Paolo Gulisano<br /><br />Come è noto, al Governo italiano, quando si parla dell'epidemia da Covid, piace molto utilizzare una terminologia bellicistica. Accettando tali metafore, si potrebbe dire che quando nel febbraio del 2020 ebbe inizio l'invasione nemica, il primo fronte a crollare - come in una sorta di Caporetto - fu la Medicina del Territorio. Una resa senza resistenza. Gli ordini dello Stato Maggiore furono di abbandonare le trincee e le difese, ripegando nelle ridotte ospedaliere.<br />Fuori di metafora, la strategia del Governo fu, come ben sappiamo, di rinunciare a interventi di cure domiciliari. Ai Medici di Medicina Generale, il termine corretto con cui indicare coloro che molto spesso sono ancora oggi chiamati "medici base", eredi dei vecchi medici della Mutua e prima ancora dei medici condotti, fu chiesto di chiudere gli ambulatori, e di non recarsi a domicilio dei pazienti. Ciò ebbe le conseguenze che conosciamo. Non vennero nemmeno forniti presìdi di protezione, e tantomeno protocolli di cura. Mentre l'esercito era in rotta, ognuno cercò di arrangiarsi come poteva, e non pochi furono coloro che tentarono in scienza e coscienza di curare queste forme di gravi polmoniti, utilizzando farmaci ben noti. In seguito, dal Governo arrivarono non senza ritardo delle linee guida, ma erano quelle tristemente note della "Tachipirina e vigile attesa". Molto probabilmente, se la linea della Medicina Territoriale avesse tenuto, se il Comando Supremo non l'avesse abbandonata, le perdite del conflitto sarebbero state molto inferiori.<br /><br />GRANDE RESET NELLA SANITÀ<br />Pur senza che ci sia stata un'attenta analisi di questi spaventosi errori del 2020, oggi il Governo vuole mettere mano ad una riorganizzazione della Medicina del Territorio. Dei cambiamenti radicali, che fanno pensare che sia iniziato un profondo Reset anche in campo medico. Per la sanità territoriale starebbero per essere messi sul piatto 9 miliardi di euro. Una somma considerevole che lascia immaginare l'importanza per il Governo di un settore strategico per le cure e per le professionalità coinvolte, ovvero i medici di famiglia.<br />Rivedere il ruolo del medico di medicina generale diventa pressoché indispensabile, e così si sta facendo strada un'ipotesi che cambierebbe profondamente il ruolo del medico di medicina generale, ma anche dei pediatri di libera scelta: il passaggio ad un rapporto di dipendenza. In pratica, medici di base e pediatri non sarebbero più - come ora - dei liberi professionisti convenzionati col Sistema Sanitario, Nazionale e Regionale, ma dei dipendenti pubblici, esattamente come lo sono i Medici Ospedalieri.<br />Pur con dei correttivi per i professionisti in attività da molto tempo, il rapporto di dipendenza sembrerebbe gradito ai giovani medici neolaureati, che avrebbero un posto pubblico sicuro, e soprattutto per alcune sigle sindacali. La CGIL spinge con forza su questa soluzione. C'è inoltre un disegno più vasto di riorganizzazione della rete territoriale: non più studi medici del singolo professionista, ma la futura sanità territoriale si dovrà basare sulle cosiddette "Unità complesse di cure primarie" (Uccp): strutture che ospiterebbero più medici di base, infermieri e segreteria in grado di tenere aperti ambulatori e servizi diagnostici di base con maggiore continuità.<br /><br />DISTRUTTA L'AUTONOMIA PROFESSIONALE DEL MEDICO<br />Questo sarebbe indubbiamente un vantaggio, ma sacrificando l'autonomia professionale del professionista, o quel che ne resta, perché tra protocolli e linee guida e altri binari obbligati di tipo burocratico questa autonomia è da tempo erosa, e la pandemia lo ha rivelato in modo clamoroso. 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Prima di tutto perché, come suggerisce la data stessa, iniziano con un anno di ritardo a causa del Covid. In secondo luogo perché i contagi, in Giappone, sono in crescita e 91 casi sono direttamente collegati all'organizzazione dei Giochi. Ma soprattutto, a far notizia, sono una serie di clamorose dimissioni dei vertici dell'organizzazione. L'ultima di queste è giunta ieri: Kentaro Kobayashi, direttore della cerimonia di apertura, si è dimesso ieri, chiedendo scusa in pubblico. Il motivo? Nel 1998 (23 anni fa), in uno spettacolo teatrale trasmesso in televisione, il comico giapponese aveva fatto una battuta sulla Shoah.<br />Le sue dimissioni erano state precedute di una settimana da quelle di Keigo Oyamada, in arte "Cornelius", musicista pop di fama internazionale, che aveva composto le musiche della cerimonia inaugurale e di chiusura dei Giochi. Il motivo? Da ragazzino, quando frequentava la scuola, aveva bullizzato dei suoi compagni di classe. Ne aveva parlato in un'intervista rilasciata 26 anni fa che, ovviamente, è riemersa in queste settimane.<br />In marzo si era dimesso anche Hiroshi Sasaki, direttore creativo. Non aveva bullizzato alcun compagno di classe, non aveva fatto battute sulla Shoah. Però aveva fatto una battutina su una attrice giapponese, sovrappeso. Con un gioco di parole l'aveva soprannominata "Olympig", unendo le parole inglesi di Olimpiadi e di maiale. Scandalo, dimissioni e scuse in pubblico.<br /><br />LE DONNE SONO CHIACCHIERONE: OBBLIGATO ALLE DIMISSIONI<br />Il mese prima anche l'83enne Yoshiro Mori era stato costretto a dimettersi, dopo una rapida e violenta campagna stampa, da capo del comitato organizzativo. Aveva scherzato pesante sulle donne, affermando di non voler riservare una quota rosa del 40% nel comitato (dove erano presenti 5 donne su 26 membri), perché "parlano troppo" e quindi le riunioni sarebbero durate molto di più. «Se una di loro alza la mano per intervenire, le altre pensano di essere obbligate a rispondere, e alla fine tutte quante si ritrovano a parlare». Travolto dai commenti negativi sui social network, dopo una breve resistenza, nonostante l'età e la sua fama di dirigente sportivo, nonché ex premier del Giappone (2000-2001), Yoshiro Mori aveva dovuto rassegnare le dimissioni.<br />Ma anche nelle squadre che partecipano, non mancano gli scandali. L'ultimo, in ordine di tempo, riguarda il Comitato olimpico australiano, il cui presidente John Coates, in conferenza stampa, ha suggerito vivamente alla premier del Queensland, Annastacia Palaszczuk, di partecipare alla cerimonia d'apertura. Per un motivo molto semplice: la sede delle Olimpiadi del 2032 sarà Brisbane, quindi, al di là dei timori sul Covid (motivo per cui la Palaszczuk non andrà a Tokyo), è bene che la premier vada e impari dall'esperienza di queste Olimpiadi. E dove sarebbe lo scandalo, in questo caso? Suggerire a una donna come comportarsi è "mansplaining", una colpa gravissima per il politicamente corretto. La diretta interessata non si dice per nulla offesa nei confronti di Coates, ma i social network australiani si stanno riempiendo di insulti e richieste di dimissioni.<br /><br />LA SCURE DEL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Abbiamo già capito, dunque, che in queste Olimpiadi, prima di tutto, vince chi sopravvive... alla scure del politicamente corretto. Ma parlare semplicemente di "politicamente corretto" in questo caso è un eufemismo.<br />Per la prima volta, infatti, assistiamo in diretta a un nuovo rito: il passato di tutti i personaggi in vista viene scandagliato minuziosamente e alla più piccola imperfezione si risponde con l'obbligo delle dimissioni e una confessione in pubblico del peccato commesso. Peccato, non reato, perché non si attende neppure un eventuale processo (che si concluderebbe, quasi certamente, con un'assoluzione). Questa mentalità, che nasce nell'America puritana secolarizzata degli ambienti liberal, evidentemente si è diffusa in tutto il mondo, anche in Giappone, dove si innesta sul codice d'onore locale. E così vediamo personaggi di successo, giovani e anziani, al culmine della loro carriera, anche un ex primo ministro, che chinano il capo, si arrendono, confessano le loro colpe che risalgono anche a decenni precedenti o consistono in una sola battuta non apprezzata.<br />È il contrario del sacramento della Riconciliazione. Dove per un cattolico la confessione è segreta e personale, qui è pubblica e trasmessa in mondovisione. Non c'è perdono: la macchia del passato resta per sempre e provoca la perdita del proprio status sociale. E cambiano i peccati che non c'entrano più nulla con i Dieci Comandamenti. Una battuta, per quanto sia di cattivo gusto, non è un peccato mortale. Ma lo diventa per il nuovo culto, soprattutto se riguarda donne e minoranze. Un atteggiamento giudicato "paternalista" (come il "mansplaining") diventa un peccato capitale, anche se è tenuto da un uomo che non aveva alcuna intenzione di offendere il prossimo. E a giudicare e condannare c'è la "massa": il grande pubblico dei social network e i telespettatori di tutto il mondo. Sono loro che, debitamente istigati da minoranze militanti e permanentemente mobilitate, condannano senza appello. Le autorità ricorrono alla censura preventiva, per evitare di perdere la faccia, e i condannati devono arrendersi ed espiare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45858310</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2021 17:22:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45858310/le_olimpiadi_dei_nuovi_peccati_del_pensiero_unico.mp3" length="6297017" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6665

LE OLIMPIADI DEI NUOVI PECCATI DEL PENSIERO UNICO
di Stefano Magni
Le Olimpiadi di Tokyo del 2020 si aprono nel peggiore dei modi. Prima di tutto perché, come suggerisce la data...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6665" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6665</a><br /><br />LE OLIMPIADI DEI NUOVI PECCATI DEL PENSIERO UNICO<br />di Stefano Magni<br />Le Olimpiadi di Tokyo del 2020 si aprono nel peggiore dei modi. Prima di tutto perché, come suggerisce la data stessa, iniziano con un anno di ritardo a causa del Covid. In secondo luogo perché i contagi, in Giappone, sono in crescita e 91 casi sono direttamente collegati all'organizzazione dei Giochi. Ma soprattutto, a far notizia, sono una serie di clamorose dimissioni dei vertici dell'organizzazione. L'ultima di queste è giunta ieri: Kentaro Kobayashi, direttore della cerimonia di apertura, si è dimesso ieri, chiedendo scusa in pubblico. Il motivo? Nel 1998 (23 anni fa), in uno spettacolo teatrale trasmesso in televisione, il comico giapponese aveva fatto una battuta sulla Shoah.<br />Le sue dimissioni erano state precedute di una settimana da quelle di Keigo Oyamada, in arte "Cornelius", musicista pop di fama internazionale, che aveva composto le musiche della cerimonia inaugurale e di chiusura dei Giochi. Il motivo? Da ragazzino, quando frequentava la scuola, aveva bullizzato dei suoi compagni di classe. Ne aveva parlato in un'intervista rilasciata 26 anni fa che, ovviamente, è riemersa in queste settimane.<br />In marzo si era dimesso anche Hiroshi Sasaki, direttore creativo. Non aveva bullizzato alcun compagno di classe, non aveva fatto battute sulla Shoah. Però aveva fatto una battutina su una attrice giapponese, sovrappeso. Con un gioco di parole l'aveva soprannominata "Olympig", unendo le parole inglesi di Olimpiadi e di maiale. Scandalo, dimissioni e scuse in pubblico.<br /><br />LE DONNE SONO CHIACCHIERONE: OBBLIGATO ALLE DIMISSIONI<br />Il mese prima anche l'83enne Yoshiro Mori era stato costretto a dimettersi, dopo una rapida e violenta campagna stampa, da capo del comitato organizzativo. Aveva scherzato pesante sulle donne, affermando di non voler riservare una quota rosa del 40% nel comitato (dove erano presenti 5 donne su 26 membri), perché "parlano troppo" e quindi le riunioni sarebbero durate molto di più. «Se una di loro alza la mano per intervenire, le altre pensano di essere obbligate a rispondere, e alla fine tutte quante si ritrovano a parlare». Travolto dai commenti negativi sui social network, dopo una breve resistenza, nonostante l'età e la sua fama di dirigente sportivo, nonché ex premier del Giappone (2000-2001), Yoshiro Mori aveva dovuto rassegnare le dimissioni.<br />Ma anche nelle squadre che partecipano, non mancano gli scandali. L'ultimo, in ordine di tempo, riguarda il Comitato olimpico australiano, il cui presidente John Coates, in conferenza stampa, ha suggerito vivamente alla premier del Queensland, Annastacia Palaszczuk, di partecipare alla cerimonia d'apertura. Per un motivo molto semplice: la sede delle Olimpiadi del 2032 sarà Brisbane, quindi, al di là dei timori sul Covid (motivo per cui la Palaszczuk non andrà a Tokyo), è bene che la premier vada e impari dall'esperienza di queste Olimpiadi. E dove sarebbe lo scandalo, in questo caso? Suggerire a una donna come comportarsi è "mansplaining", una colpa gravissima per il politicamente corretto. La diretta interessata non si dice per nulla offesa nei confronti di Coates, ma i social network australiani si stanno riempiendo di insulti e richieste di dimissioni.<br /><br />LA SCURE DEL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Abbiamo già capito, dunque, che in queste Olimpiadi, prima di tutto, vince chi sopravvive... alla scure del politicamente corretto. Ma parlare semplicemente di "politicamente corretto" in questo caso è un eufemismo.<br />Per la prima volta, infatti, assistiamo in diretta a un nuovo rito: il passato di tutti i personaggi in vista viene scandagliato minuziosamente e alla più piccola imperfezione si risponde con l'obbligo delle dimissioni e una confessione in pubblico del peccato commesso....]]></itunes:summary><itunes:duration>394</itunes:duration><itunes:keywords>mansplaining,olimpiadi,peccati,politicamentecorretto,tokyo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2591d7ebe957fab56235d1c81d78966.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Assegno unico: fregatura per le famiglie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/assegno-unico-fregatura-per-le-famiglie--45313391</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6605" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6605</a><br /><br />ASSEGNO UNICO: FREGATURA PER LE FAMIGLIE di Francesco Farri<br />Dopo i trionfali annunci dell'approvazione dell'assegno unico universale, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del "decreto ponte" n. 79/2021 ha consentito finalmente di confrontarsi con un testo normativo che dovrebbe dare un'idea concreta di come funzionerà il nuovo regime di misure a sostegno della natalità. È una maratona seguita da una serie di docce fredde.<br />La maratona sono le undici pagine di allegati che il decreto impiega per snocciolare l'entità dell'assegno: undici pagine perché essa viene determinata certosinamente per scaglioni di Isee differenziati di 100 euro in 100 euro e modulata con differenze progressive di pochi centesimi da uno scaglione all'altro. Una defatigante scelta ragionieristica che non giova certo a quelle esigenze di semplificazione e certezza che sarebbero essenziali in questa materia. A fronte di lotterie degli scontrini, bonus monopattini, leggi senza clausole di copertura e via discorrendo, sembra che il "terrore" di far debito pubblico riemerga soltanto quando si tratta di sussidi alle famiglie, dove si soppesano i centesimi di euro.<br /><br />DUE PANNOLINI AL GIORNO<br />Corsa la maratona, la prima doccia fredda è così il contenuto dell'assegno: 167,50 euro al mese (217,80 dal terzo figlio) per le famiglie sotto la soglia di povertà di 7.000 euro; 30 euro al mese a figlio (40 dal terzo figlio) per famiglie con Isee compreso tra 40.000 e 50.000 euro; nessun sussidio oltre 50.000 euro. Per i figli disabili, la maggiorazione è di 50 euro al mese (art. 2 del dl).<br />Bisogna considerare che l'Isee non tiene conto esclusivamente del reddito, ma anche del patrimonio: sicché è sufficiente il possesso di una casa di proprietà per elevare rapidamente l'Isee familiare. Per avere un metro di paragone, la soglia di Isee generalmente utilizzata per individuare i nuclei familiari bisognosi di agevolazioni è quella di 36.000 euro. Ebbene, appena sopra tale soglia gli assegni per la natalità si riducono sostanzialmente a un euro al giorno per poi rapidamente azzerarsi. Significa che per buona parte del ceto medio l'incentivo alla natalità previsto dal governo consiste in poco più di un paio di pannolini al giorno. Non cambia il quadro della misura provvisoria recata dal "decreto ponte" la circostanza che, in questa fase interinale, essa sia cumulabile con alcuni bonus preesistenti che a regime saranno soppressi e i cui importi si cumuleranno quindi nell'assegno unico (art. 4 del dl).<br /><br />RESTA LA BUROCRAZIA DELL'INPS<br />La seconda doccia fredda è la modalità di fruizione dell'assegno. Secondo l'art. 3 del d.l. n. 79/2021 occorrerà percorrere un'apposita procedura telematica di domanda all'Inps: considerato che l'Isee viene di regola rilasciato da soggetti autorizzati a inserire direttamente i dati nei portali Inps, sarebbe agevole configurare un automatismo di erogazione agli aventi diritto da parte dell'istituto. Per ottenere ciò che spetta, semplificare la procedura anziché costringere sempre e a più riprese a confrontarsi con la burocrazia sarebbe in sé un grande aiuto per le famiglie.<br />La terza doccia fredda è lo strumento giuridico utilizzato. A fronte di una legge delega, come la n. 46/2021 sull'introduzione dell'assegno unico, dovevano essere emessi decreti legislativi, non un decreto legge. La «straordinaria necessità e urgenza di introdurre, in via temporanea e nelle more dell'adozione dei decreti legislativi..., misure immediate volte a sostenere la genitorialità e favorire la natalità», cui opera riferimento nelle premesse il dl n. 79/2021, è certamente esistente e fondamentale, ma il contenuto del decreto oggettivamente non corrisponde a essa. Non vi corrisponde perché gli importi degli assegni provvisori introdotti dal decreto, come sopra detto, sono minimi.<br />Ma ancor prima non vi corrisponde perché gli assegni provvisori, previsti dal decreto, vanno a sostituire misure già esistenti (gli assegni per il nucleo familiare di cui all'art. 2 del dl n. 69/1988: cfr. art. 4 del decreto), per cui si tratta in sostanza di una mera riorganizzazione temporanea di strumenti già esistenti: sarebbe bastato aumentarne gli importi (come, del resto, contestualmente fa l'art. 5 del decreto per chi non fruisca dell'"assegno ponte") ed estenderne interinalmente l'ambito soggettivo per conseguire con maggior semplicità i medesimi effetti. Come si sa, tuttavia, in epoca di relativismo spinto e di suoi "frutti (im)maturi" (dal gender al politically correct) molti pensano che res sunt consequentia nominum (e non, viceversa, che nomina sunt consequentia rerum, come ritenevano gli antichi): e così, nella presentazione delle cose i "nomi", la "forma" e gli "effetti annuncio" assumono un ruolo fondamentale di evocazione e "materializzazione" della sostanza, anche se essa non esiste.<br /><br />IL RISCHIO BEFFA<br />In questo quadro, se l'assegno provvisorio cui dà vita il "decreto ponte" è un antipasto dell'assegno unico familiare che il governo ha in mente di introdurre in attuazione della famosa delega, non c'è di che star sereni: l'auspicio è un deciso cambio di rotta, nella sostanza e nella procedura. Dopo il (tanto) fumo, le famiglie attendono (finalmente) un po' di arrosto.<br />Sebbene il Pnrr sembri averlo "dimenticato", il capitale umano è il primo fattore di riuscita di un piano economico, a qualunque livello, da quello imprenditoriale a quello di un sistema paese: per cui, oltre alle preminenti ragioni etiche che spingono in tal senso, anche gli economisti dovrebbero tener conto che è sul tavolo del sostegno alla famiglia e alla natalità che si giocano le fondamenta del futuro dell'Italia e che servono investimenti pubblici importanti. Non a parole, ma nei fatti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45313391</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2021 21:34:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45313391/assegno_unico_fregatura_per_le_famiglie.mp3" length="7429268" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6605

ASSEGNO UNICO: FREGATURA PER LE FAMIGLIE di Francesco Farri
Dopo i trionfali annunci dell'approvazione dell'assegno unico universale, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6605" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6605</a><br /><br />ASSEGNO UNICO: FREGATURA PER LE FAMIGLIE di Francesco Farri<br />Dopo i trionfali annunci dell'approvazione dell'assegno unico universale, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del "decreto ponte" n. 79/2021 ha consentito finalmente di confrontarsi con un testo normativo che dovrebbe dare un'idea concreta di come funzionerà il nuovo regime di misure a sostegno della natalità. È una maratona seguita da una serie di docce fredde.<br />La maratona sono le undici pagine di allegati che il decreto impiega per snocciolare l'entità dell'assegno: undici pagine perché essa viene determinata certosinamente per scaglioni di Isee differenziati di 100 euro in 100 euro e modulata con differenze progressive di pochi centesimi da uno scaglione all'altro. Una defatigante scelta ragionieristica che non giova certo a quelle esigenze di semplificazione e certezza che sarebbero essenziali in questa materia. A fronte di lotterie degli scontrini, bonus monopattini, leggi senza clausole di copertura e via discorrendo, sembra che il "terrore" di far debito pubblico riemerga soltanto quando si tratta di sussidi alle famiglie, dove si soppesano i centesimi di euro.<br /><br />DUE PANNOLINI AL GIORNO<br />Corsa la maratona, la prima doccia fredda è così il contenuto dell'assegno: 167,50 euro al mese (217,80 dal terzo figlio) per le famiglie sotto la soglia di povertà di 7.000 euro; 30 euro al mese a figlio (40 dal terzo figlio) per famiglie con Isee compreso tra 40.000 e 50.000 euro; nessun sussidio oltre 50.000 euro. Per i figli disabili, la maggiorazione è di 50 euro al mese (art. 2 del dl).<br />Bisogna considerare che l'Isee non tiene conto esclusivamente del reddito, ma anche del patrimonio: sicché è sufficiente il possesso di una casa di proprietà per elevare rapidamente l'Isee familiare. Per avere un metro di paragone, la soglia di Isee generalmente utilizzata per individuare i nuclei familiari bisognosi di agevolazioni è quella di 36.000 euro. Ebbene, appena sopra tale soglia gli assegni per la natalità si riducono sostanzialmente a un euro al giorno per poi rapidamente azzerarsi. Significa che per buona parte del ceto medio l'incentivo alla natalità previsto dal governo consiste in poco più di un paio di pannolini al giorno. Non cambia il quadro della misura provvisoria recata dal "decreto ponte" la circostanza che, in questa fase interinale, essa sia cumulabile con alcuni bonus preesistenti che a regime saranno soppressi e i cui importi si cumuleranno quindi nell'assegno unico (art. 4 del dl).<br /><br />RESTA LA BUROCRAZIA DELL'INPS<br />La seconda doccia fredda è la modalità di fruizione dell'assegno. Secondo l'art. 3 del d.l. n. 79/2021 occorrerà percorrere un'apposita procedura telematica di domanda all'Inps: considerato che l'Isee viene di regola rilasciato da soggetti autorizzati a inserire direttamente i dati nei portali Inps, sarebbe agevole configurare un automatismo di erogazione agli aventi diritto da parte dell'istituto. Per ottenere ciò che spetta, semplificare la procedura anziché costringere sempre e a più riprese a confrontarsi con la burocrazia sarebbe in sé un grande aiuto per le famiglie.<br />La terza doccia fredda è lo strumento giuridico utilizzato. A fronte di una legge delega, come la n. 46/2021 sull'introduzione dell'assegno unico, dovevano essere emessi decreti legislativi, non un decreto legge. La «straordinaria necessità e urgenza di introdurre, in via temporanea e nelle more dell'adozione dei decreti legislativi..., misure immediate volte a sostenere la genitorialità e favorire la natalità», cui opera riferimento nelle premesse il dl n. 79/2021, è certamente esistente e fondamentale, ma il contenuto del decreto oggettivamente non corrisponde a essa. Non vi corrisponde perché gli importi degli assegni provvisori introdotti dal decreto, come sopra detto,...]]></itunes:summary><itunes:duration>465</itunes:duration><itunes:keywords>assegno,burocrazia,famiglie,inps,pannolini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/20ec0937a579b2a30d66edf457176292.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Laura Boldrini: lo scandalo della finta paladine delle donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/laura-boldrini-lo-scandalo-della-finta-paladine-delle-donne--44117972</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6525" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6525</a><br /><br />LAURA BOLDRINI: LO SCANDALO DELLA FINTA PALADINA DELLE DONNE di Luigi Amicone<br />Dunque ricapitoliamo. Laura Boldrini, la paladina delle donne e dei migranti, che tra l'altro viene dall'Onu, è giustamente una comunista giusta, ha uno stipendio da deputato e un cumulo di stipendi da ex presidente della Camera, non paga 3 mila euro di Tfr alla collaboratrice domestica.<br />Dopo di che, per ottenere la sua modesta liquidazione, la moldava, che non deve passarsela proprio come una dea delle Ong e ha fiducia nella sua padroncina paladina dei migranti, delle donne e delle povere donne, per ottenere il giusto - appunto, la modesta cifra di 3 mila euro, anzi «meno», si affossa la padroncina, «il calcolo era complicatissimo» - comincia una estenuante questua che finirà davanti ai patronati.<br /><br />LA PALADINA DELLE DONNE E DEI MIGRANTI<br />Non bastando la moldava, la paladina delle donne e dei migranti utilizza la collaboratrice parlamentare - madre con figli, che guadagna 1.300 euro al mese, che deve pagarsi spese di trasferta e che parte alle 4 di mattina da Lodi per andare ad assistere e riverire la paladina a Roma - come assistente personale. «Ero assunta come collaboratrice parlamentare» e «pagata quindi dalla politica» ma «il mio ruolo era anche pagare gli stipendi alla colf, andarle a ritirare le giacche dal sarto, prenotare il parrucchiere, comprarle trucchi o pantaloni».<br />Insomma. Una montagna di contraddizioni viventi. Non ci credete? Avete ragione. Direi piuttosto quello che il presidente Mattarella ha detto di Dante: «Un esempio di coerenza». <br />Ecco, Laura Boldrini è proprio un esempio di Divina Commedia. O vogliamo dirlo col titolone spezza cuore di Repubblica? Piange il telefono e «la mia assistente mi prenotava il parrucchiere perché sono una donna sola». Voi capite come tutte le donne sole si siano immediatamente rispecchiate in una paladina delle donne, dei migranti ma anche dei poveri e delle donne povere così. «Un esempio di coerenza», direbbe Dante nel Convivio.<br />Me lo diceva sempre la mia povera portinaia Maria, vedova. «Sono una donna sola, pulisco le scale del condominio, però ho una lavatrice moldava che mi fa risparmiare e una pentola a pressione di Lodi che mi cucina i fagioli come non li cucina neanche una negra del Botswana». Maria, ma tu sei razzista e non rispetti i diritti delle lavoratrici, le controbattevo io. «Vero», diceva lei, «ma io non sono mica la Boldrini, che è una specie di Teresa di Calcutta e sa come è dura la vita di noi portinaie e che ogni tanto ci imbriachiamo e diciamo cose razziste e senza diritto a riguardo dei black bloc matter coi pantaloni». <br /><br />COI PANTALONI?<br />No, cara la mia Maria, «coi pantaloni» non lo dici a me, lo dici a Filippo Ceccarelli, firma di punta di Repubblica, che dopo l'intervista che ci ha spezzato il cuore, giusto ieri è di nuovo tornato in campo per l'ennesima sfida al pudore - non parliamo di intelligenza, che quella no, ne riparliamo alla prossima gita del Fundador sulla Luna - in difesa sacra e sdegnata della Beatrice dei migranti e delle donne (oltre che naturalmente Teresa di Calcutta delle donne povere e sole). <br />Basti questo capisaldo di Divina Commedia ceccarelliana per qualificare l'immensa coerenza repubblicona a sminuire un caso polifonico di maiuscola ipocrisia da andarsi a nascondere in Antartide e non fiatare più, per secoli e secoli, amen. Ecco il pensiero ceccarelliano che dalla Luna riflette il Sole della superiore coerenza morale repubblicona in difesa della solitudine della piccola fiammiferaia Boldrini. [...]<br />È quasi inimmaginabile la capacità di mentire a se stessi che hanno costoro. Lo confesso, mi è venuto spontaneo dire proprio così: mentono a se stessi con una capacità di mentire che va oltre ogni immaginazione. Sarà perché non hanno neanche uno specchio in redazione?<br /><br />VIDEO il potere dei più buoni BastaBugie n.679 del 26 agosto 2020<br /> <br />Titolo originale: Cosa non si inventerebbe Repubblica per salvare Laura Boldrini<br />Fonte: Tempi, 27 marzo 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 710]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44117972</guid><pubDate>Tue, 30 Mar 2021 16:58:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44117972/laura_boldrini_lo_scandalo_della_finta_paladine_delle_donne.mp3" length="4829517" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6525&#13;
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LAURA BOLDRINI: LO SCANDALO DELLA FINTA PALADINA DELLE DONNE di Luigi Amicone&#13;
Dunque ricapitoliamo. Laura Boldrini, la paladina delle donne e dei migranti, che tra l'altro viene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6525" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6525</a><br /><br />LAURA BOLDRINI: LO SCANDALO DELLA FINTA PALADINA DELLE DONNE di Luigi Amicone<br />Dunque ricapitoliamo. Laura Boldrini, la paladina delle donne e dei migranti, che tra l'altro viene dall'Onu, è giustamente una comunista giusta, ha uno stipendio da deputato e un cumulo di stipendi da ex presidente della Camera, non paga 3 mila euro di Tfr alla collaboratrice domestica.<br />Dopo di che, per ottenere la sua modesta liquidazione, la moldava, che non deve passarsela proprio come una dea delle Ong e ha fiducia nella sua padroncina paladina dei migranti, delle donne e delle povere donne, per ottenere il giusto - appunto, la modesta cifra di 3 mila euro, anzi «meno», si affossa la padroncina, «il calcolo era complicatissimo» - comincia una estenuante questua che finirà davanti ai patronati.<br /><br />LA PALADINA DELLE DONNE E DEI MIGRANTI<br />Non bastando la moldava, la paladina delle donne e dei migranti utilizza la collaboratrice parlamentare - madre con figli, che guadagna 1.300 euro al mese, che deve pagarsi spese di trasferta e che parte alle 4 di mattina da Lodi per andare ad assistere e riverire la paladina a Roma - come assistente personale. «Ero assunta come collaboratrice parlamentare» e «pagata quindi dalla politica» ma «il mio ruolo era anche pagare gli stipendi alla colf, andarle a ritirare le giacche dal sarto, prenotare il parrucchiere, comprarle trucchi o pantaloni».<br />Insomma. Una montagna di contraddizioni viventi. Non ci credete? Avete ragione. Direi piuttosto quello che il presidente Mattarella ha detto di Dante: «Un esempio di coerenza». <br />Ecco, Laura Boldrini è proprio un esempio di Divina Commedia. O vogliamo dirlo col titolone spezza cuore di Repubblica? Piange il telefono e «la mia assistente mi prenotava il parrucchiere perché sono una donna sola». Voi capite come tutte le donne sole si siano immediatamente rispecchiate in una paladina delle donne, dei migranti ma anche dei poveri e delle donne povere così. «Un esempio di coerenza», direbbe Dante nel Convivio.<br />Me lo diceva sempre la mia povera portinaia Maria, vedova. «Sono una donna sola, pulisco le scale del condominio, però ho una lavatrice moldava che mi fa risparmiare e una pentola a pressione di Lodi che mi cucina i fagioli come non li cucina neanche una negra del Botswana». Maria, ma tu sei razzista e non rispetti i diritti delle lavoratrici, le controbattevo io. «Vero», diceva lei, «ma io non sono mica la Boldrini, che è una specie di Teresa di Calcutta e sa come è dura la vita di noi portinaie e che ogni tanto ci imbriachiamo e diciamo cose razziste e senza diritto a riguardo dei black bloc matter coi pantaloni». <br /><br />COI PANTALONI?<br />No, cara la mia Maria, «coi pantaloni» non lo dici a me, lo dici a Filippo Ceccarelli, firma di punta di Repubblica, che dopo l'intervista che ci ha spezzato il cuore, giusto ieri è di nuovo tornato in campo per l'ennesima sfida al pudore - non parliamo di intelligenza, che quella no, ne riparliamo alla prossima gita del Fundador sulla Luna - in difesa sacra e sdegnata della Beatrice dei migranti e delle donne (oltre che naturalmente Teresa di Calcutta delle donne povere e sole). <br />Basti questo capisaldo di Divina Commedia ceccarelliana per qualificare l'immensa coerenza repubblicona a sminuire un caso polifonico di maiuscola ipocrisia da andarsi a nascondere in Antartide e non fiatare più, per secoli e secoli, amen. Ecco il pensiero ceccarelliano che dalla Luna riflette il Sole della superiore coerenza morale repubblicona in difesa della solitudine della piccola fiammiferaia Boldrini. [...]<br />È quasi inimmaginabile la capacità di mentire a se stessi che hanno costoro. Lo confesso, mi è venuto spontaneo dire proprio così: mentono a se stessi con una capacità di mentire che va oltre ogni immaginazione. 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A Madrid sono state autorizzate dal governo manifestazioni fino a 500 persone (quattro quelle già convocate dalla Commissione 8M), altrove si parla di duecento e tre metri di distanza l'una dall'altra, ma insomma: dove sarà possibile e con le restrizioni del caso la giornata mondiale della donna verrà celebrata. <br />Non che la cosa piaccia al ministro della salute Carolina Darias che a fine febbraio aveva dichiarato pubblicamente che, stante la situazione epidemiologica, non aveva alcun senso stringersi nei cortei, tantomeno al sindaco di Madrid José Luis Martínez-Almeida: «Primo, sappiamo tutti quanto sia difficile controllare 500 persone e che siano 500. Secondo, sappiamo tutti che le distanze di sicurezza non vengono mantenute. Terzo, sappiamo tutti che la folla può essere un fattore di trasmissione del rischio».<br />Tuttavia il direttore dell'unità di crisi Fernando Simón, direttore del Centro per il coordinamento degli allarmi sanitari e delle emergenze, non vede alcun pericolo, anzi, le manifestazioni femministe sono certamente meno rischiose delle processioni della Settimana santa: «Non è la stessa cosa trovarsi pigiati sotto statue e simulacri trasportati a spalla o partecipare a una manifestazione di 500 persone dove le distanze possono essere mantenute». Secondo l'epidemiologo i rischi sono associati al modo in cui le persone si relazionano tra loro, «e il modo di relazionarsi cambia anche a seconda del motivo per cui le persone si riuniscono».<br />Così, mentre il delegato del governo spagnolo a Madrid, José Manuel Franco, spiegava che nella capitale le marce «non sono state vietate perché osservano i parametri richiesti», in molte regioni autonome della Spagna sono state annunciate restrizioni per le celebrazioni della Settimana Santa nonché confermata la soppressione di altri appuntamenti religiosi, come le Fallas di Valencia che ogni anno celebrano San Giuseppe o le feste di San Firmino a Navarra.<br /><br />LA FESTE DELLA NUOVA RELIGIONE DI STATO<br />«Consentire le manifestazioni dell'8 marzo con quei parametri ridicoli prende in giro tutti noi cittadini che ogni giorno rispettiamo le misure imposte e rappresenta un vergognoso doppio standard», ha tuonato all'agenzia Aci Prensa padre Juan Manuel Góngora, parroco di Oria (Almería). Mentre Unidas Podemos annuncia che saranno in piazza a fianco delle donne sulle quali ricade lo stigma dello scorso anno, ai cattolici «viene ricordato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che quest'anno dobbiamo agire come se la "Settimana Santa non esistesse"». Ma quale autorità potrebbe multarlo se la domenica di Pasqua decidesse di varcare la soglia della Chiesa con l'ostensorio del santissimo sacramento in mano e se una folla di parrocchiani lo seguisse, ciascuno a debita distanza? Non sarebbero rispettate le stesse condizioni previste per l'8 marzo?<br />È un anno che il culto cattolico viene demonizzato in Spagna (ricordate quando la Generalitat di Barcellona decise di punire l'arcivescovo per aver celebrato una messa per le vittime di Covid nella Sagrada Familia? Aveva violato il limite di 10 fedeli in una chiesa aperta a 1.000 turisti) e questo «nonostante non esista alcun contagio associato alle attività di culto in Spagna», ricorda padre Francisco José Delgado parlando di un paese dove le uniche celebrazioni ammesse sembrano quelle della «nuova religione di Stato» promossa da Podemos al governo.<br /><br />LA BOMBA DI CONTAGI DOPO L'8 MARZO SCORSO<br />Esattamente un anno fa Covid aveva già travolto la Lombardia e gli esperti avevano avvisato la Spagna: il distanziamento è fondamentale, vietate gli assembramenti. Una raccomandazione che l'Oms deciderà di rendere tale solo il 9 marzo, fornendo a Pedro Sánchez il miglior alibi per non vietare le manifestazioni per la Festa della donna il giorno precedente. I giudici archiviarono le indagini sull'autorizzazione di queste mobilitazioni, nonostante lo stesso Simón avesse firmato un documento (seppur blando) su Covid il 10 febbraio, e avesse fatto sospendere un incontro della comunità evangelica in programma a Madrid alla fine del mese; quanto a Salvador Illa, il ministro della sanità - protagonista dell'assurdo disastro dell'acquisto reiterato di milioni di tamponi difettosi prodotti da una azienda cinese non autorizzata - raccomandava già allora di evitare riunioni tra il personale sanitario: l'analisi delle acque reflue di Barcellona dimostrava che il virus era presente in Spagna già a gennaio.<br />Nonostante questo José Manuel Franco autorizzò le celebrazioni dell'8 marzo e la capitale, epicentro delle sfilate femministe, pagò in seguito un prezzo altissimo. Oggi Franco torna ad autorizzare le marce a Madrid, difendendo la libertà di espressione e piena democrazia in Spagna, prova ne sono le manifestazioni nel centro di Madrid a favore del rapper Pablo Hasél. Certo, il delegato prende le distanze dagli atti di vandalismo (per capirci, Barcellona è stata messa a ferro e fuoco) ma non c'è nulla che preoccupi il governo più dell'arrivo della Pasqua. «Con il Natale è arrivata la terza ondata e con essa una grande lezione» ha ammonito Pedro Sánchez, «l'obiettivo non è salvare la Settimana Santa», ma abbassare i 50 casi di incidenza ogni 100 mila abitanti. Come se il virus fosse femminista.<br /><br />Nota di BastaBugie: per capire cosa sono realmente le manifestazioni femministe si possono leggere i seguenti articoli e guardare i relativi video dello scorso anno.<br /><br />FEMMINISTE PRO ABORTO ASSALTANO LE CHIESE<br />Per la festa della donna femministe a volto coperto hanno gettato vernice e tentato di dare fuoco alla cattedrale di Città del Messico (VIDEO: 8 marzo 2020 giornata di violenza e devastazione)<br />da Sito del Timone<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6066" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6066</a><br /><br />FEMMINISTE PRO ABORTO DANNO FUOCO ALLA CATTEDRALE DI CITTA' DEL MESSICO<br />Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre svela che sono 300 milioni i cristiani che nel mondo patiscono forme di persecuzione, discriminazione e limitazione della libertà religiosa (VIDEO: La furia delle femministe)<br />di Anna Bono<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5865" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5865</a><br /> <br />Titolo originale: In Spagna il Covid è femminista, in piazza l'8 marzo, Pasqua a casa<br />Fonte: Tempi, 3 marzo 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 707]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43846635</guid><pubDate>Thu, 11 Mar 2021 20:03:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43846635/permesse_le_manifestazioni_per_l_8_marzo_vietate_le_processioni_per_la_settimana_santa.mp3" length="7155460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6508&#13;
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PERMESSE LE MANIFESTAZIONI PER L'8 MARZO, VIETATE LE PROCESSIONI PER LA SETTIMANA SANTA&#13;
Il governo decide che a Madrid si può celebrare la festa della donna con manifestazioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6508" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6508</a><br /><br />PERMESSE LE MANIFESTAZIONI PER L'8 MARZO, VIETATE LE PROCESSIONI PER LA SETTIMANA SANTA<br />Il governo decide che a Madrid si può celebrare la festa della donna con manifestazioni fino a 500 persone, ma con la scusa dei contagi vieta le processioni religiose<br />di Caterina Giojelli<br />In Spagna il coronavirus contagerà meno l'8 marzo del Venerdì santo. A Madrid sono state autorizzate dal governo manifestazioni fino a 500 persone (quattro quelle già convocate dalla Commissione 8M), altrove si parla di duecento e tre metri di distanza l'una dall'altra, ma insomma: dove sarà possibile e con le restrizioni del caso la giornata mondiale della donna verrà celebrata. <br />Non che la cosa piaccia al ministro della salute Carolina Darias che a fine febbraio aveva dichiarato pubblicamente che, stante la situazione epidemiologica, non aveva alcun senso stringersi nei cortei, tantomeno al sindaco di Madrid José Luis Martínez-Almeida: «Primo, sappiamo tutti quanto sia difficile controllare 500 persone e che siano 500. Secondo, sappiamo tutti che le distanze di sicurezza non vengono mantenute. Terzo, sappiamo tutti che la folla può essere un fattore di trasmissione del rischio».<br />Tuttavia il direttore dell'unità di crisi Fernando Simón, direttore del Centro per il coordinamento degli allarmi sanitari e delle emergenze, non vede alcun pericolo, anzi, le manifestazioni femministe sono certamente meno rischiose delle processioni della Settimana santa: «Non è la stessa cosa trovarsi pigiati sotto statue e simulacri trasportati a spalla o partecipare a una manifestazione di 500 persone dove le distanze possono essere mantenute». Secondo l'epidemiologo i rischi sono associati al modo in cui le persone si relazionano tra loro, «e il modo di relazionarsi cambia anche a seconda del motivo per cui le persone si riuniscono».<br />Così, mentre il delegato del governo spagnolo a Madrid, José Manuel Franco, spiegava che nella capitale le marce «non sono state vietate perché osservano i parametri richiesti», in molte regioni autonome della Spagna sono state annunciate restrizioni per le celebrazioni della Settimana Santa nonché confermata la soppressione di altri appuntamenti religiosi, come le Fallas di Valencia che ogni anno celebrano San Giuseppe o le feste di San Firmino a Navarra.<br /><br />LA FESTE DELLA NUOVA RELIGIONE DI STATO<br />«Consentire le manifestazioni dell'8 marzo con quei parametri ridicoli prende in giro tutti noi cittadini che ogni giorno rispettiamo le misure imposte e rappresenta un vergognoso doppio standard», ha tuonato all'agenzia Aci Prensa padre Juan Manuel Góngora, parroco di Oria (Almería). Mentre Unidas Podemos annuncia che saranno in piazza a fianco delle donne sulle quali ricade lo stigma dello scorso anno, ai cattolici «viene ricordato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che quest'anno dobbiamo agire come se la "Settimana Santa non esistesse"». Ma quale autorità potrebbe multarlo se la domenica di Pasqua decidesse di varcare la soglia della Chiesa con l'ostensorio del santissimo sacramento in mano e se una folla di parrocchiani lo seguisse, ciascuno a debita distanza? Non sarebbero rispettate le stesse condizioni previste per l'8 marzo?<br />È un anno che il culto cattolico viene demonizzato in Spagna (ricordate quando la Generalitat di Barcellona decise di punire l'arcivescovo per aver celebrato una messa per le vittime di Covid nella Sagrada Familia? Aveva violato il limite di 10 fedeli in una chiesa aperta a 1.000 turisti) e questo «nonostante non esista alcun contagio associato alle attività di culto in Spagna», ricorda padre Francisco José Delgado parlando di un paese dove le uniche celebrazioni ammesse sembrano quelle della «nuova religione di Stato» promossa da Podemos al governo.<br /><br />LA BOMBA DI CONTAGI DOPO L'8 MARZO SCORSO<br />Esattamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>448</itunes:duration><itunes:keywords>8,francia,manifestazioni,marzo,processioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8f69584acf36ae1a77db7ea39f94c6a7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Attenzione: puoi finire nella lista degli odiatori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/attenzione-puoi-finire-nella-lista-degli-odiatori--43500722</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6468" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6468</a><br /><br />ATTENZIONE: PUOI FINIRE NELLA LISTA DEGLI ODIATORI<br />Chi crede nel matrimonio fra un uomo e una donna o vota per un certo politico può essere incluso nell'elenco e questo non solo è ingiusto, ma determina gravi conseguenze... vediamo quali<br />di Aldo Maria Valli<br />Attenzione. Se credete nel matrimonio fra un uomo e una donna, se pensate che i bambini abbiano bisogno di un papà e di una mamma, se ritenete che mascolinità e femminilità siano non solo conseguenze culturali ma dati di natura, se non siete in linea con il pensiero politicamente corretto, potreste essere catalogati come pericolosi odiatori.<br />Questo, per lo meno, è quanto avviene regolarmente negli Stati Uniti, dove anche quest’anno il Southern Poverty Law Center, nel rapporto annuale Year of Hate and Extremism, nel quale sono elencati i “gruppi d’odio” presenti nel paese, ha compreso nella lista, accanto a organizzazioni neonaziste, nazionaliste e di suprematisti bianchi, anche associazioni [...] che, pur non avendo nulla in comune con gli estremisti di varia tendenza e colore, sono finiti nell’elenco dei “cattivi” perché ritenuti “anti-Lgbtq”, cioè ostili alle persone omosessuali, bisessuali, pansessuali, asessuali, intersessuali, transessuali, transgender eccetera.<br />Ma in che senso ostili? Semplicemente, perché hanno manifestato perplessità e obiezioni circa i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso.<br />Alliance Defending Freedom (dal 1993 impegnata nel campo dell’assistenza legale) ha risposto all’inclusione nella lista spiegando che alla base della sua attività, a difesa delle libertà fondamentali di parola, religione e coscienza, non c’è alcuna forma d’odio, bensì la convinzione che tutte le persone siano create a immagine di Dio e che tutti gli esseri umani, nella loro dignità, siano meritevoli di rispetto. Quanto al matrimonio, la famiglia, la sessualità e la santità della vita, l’associazione afferma di basarsi sull’insegnamento delle Sacre Scritture e di rispettare tutti, anche coloro che la pensano in altro modo. Ma, nonostante ciò, l’Alliance si è ritrovata nella lista degli odiatori. <br /><br />CONSEGUENZE NEGATIVE<br />Stesso discorso per il Ruth Institute, che propone strumenti educativi per sostenere le persone e le famiglie danneggiate dal divorzio e da altre forme di dissoluzione della famiglia. L’obiettivo principale del Ruth Institute, spiegano i responsabili dell’organizzazione, è combattere la disgregazione familiare e il suo impatto sui bambini: ognuno può giudicare se tutto ciò possa significare essere “un gruppo di odio”. <br />Il problema è che essere inclusi nell’elenco non solo è ingiusto, ma determina conseguenze pesantemente negative per il lavoro che si svolge (per esempio sotto il profilo della raccolta fondi o della possibilità di partecipare a programmi di assistenza), ma questo tipo di discriminazione non sembra interessare i paladini del politicamente corretto.<br />“Condanniamo la violenza e l’odio e non sosteniamo alcuna persona o gruppo che sostenga o promuova la violenza o l’odio” si legge espressamente nel sito del Liberty Counsel, ma, nonostante ciò, anche questa organizzazione di ispirazione apertamente cristiana è finita nell’elenco degli “odiatori”.<br />A volte finire nella lista degli odiatori comporta conseguenze che non riguardano soltanto la raccolta fondi. Nel 2012, per esempio, un uomo armato entrò nella sede del Family Research Council di Washington, altro gruppo definito “di odio”, e fece fuoco contro una guardia disarmata, che rimase ferita. In seguito, l’assalitore confessò di aver agito dopo aver visto che il Family Research Council faceva parte dell’elenco stilato dal Southern Poverty Law Center con l’etichetta di gruppo “anti-gay”.<br /><br />GLI ODIATORI DI PROFESSIONE ACCUSANO GLI ALTRI DI ODIO<br />Il Southern Poverty Law Center, fondato nel 1971, originariamente aveva lo scopo di segnalare persone e gruppi che combattevano contro il movimento per i diritti civili. Dagli anni Ottanta incominciò a segnalare gruppi razzisti, di suprematisti bianchi e di neonazisti, come nel caso degli affiliati al Ku Klux Klan, ma da qualche anno inserisce nella lista anche gruppi “anti-immigrati”, “anti-musulmani” e “anti-Lgbtq”.<br />“Un’organizzazione - specificano i curatori dell’elenco - per essere etichettata come un gruppo di odio non ha bisogno di essersi impegnata in una condotta criminale o di aver dato seguito al proprio discorso con azioni illegali effettive... Le organizzazioni che compaiono sulla nostra lista di gruppi d’odio diffamano gli altri a causa della razza, della religione, dell’etnia, dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, pregiudizi che colpiscono il cuore dei nostri valori democratici”.<br />Insomma, quelle perseguite sono le opinioni, le idee. E chi non è in linea con il pensiero politicamente corretto è automaticamente dipinto come diffamatore, anche se non lo è.<br />Comportandosi in questo modo, dice Jeremy Tedesco, consigliere della Alliance Defending Freedom, il Southern Poverty Law Center, che un tempo era una rispettata organizzazione per i diritti civili, “si è trasformato in un gruppo che attacca e diffonde menzogne ​​su organizzazioni e persone che non sono d’accordo con il suo programma di estrema sinistra”.<br />Come spesso succede, i più alti tassi di odio si registrano proprio tra coloro che stilano liste di odiatori.<br /> <br />Titolo originale: Non sei politicamente corretto? Allora puoi ritrovarti nella lista degli odiatori<br />Fonte: Radio Roma Libera, 6 Febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 704]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43500722</guid><pubDate>Wed, 17 Feb 2021 00:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43500722/attenzione_puoi_finire_nella_lista_degli_odiatori.mp3" length="5973471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6468&#13;
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ATTENZIONE: PUOI FINIRE NELLA LISTA DEGLI ODIATORI&#13;
Chi crede nel matrimonio fra un uomo e una donna o vota per un certo politico può essere incluso nell'elenco e questo non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6468" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6468</a><br /><br />ATTENZIONE: PUOI FINIRE NELLA LISTA DEGLI ODIATORI<br />Chi crede nel matrimonio fra un uomo e una donna o vota per un certo politico può essere incluso nell'elenco e questo non solo è ingiusto, ma determina gravi conseguenze... vediamo quali<br />di Aldo Maria Valli<br />Attenzione. Se credete nel matrimonio fra un uomo e una donna, se pensate che i bambini abbiano bisogno di un papà e di una mamma, se ritenete che mascolinità e femminilità siano non solo conseguenze culturali ma dati di natura, se non siete in linea con il pensiero politicamente corretto, potreste essere catalogati come pericolosi odiatori.<br />Questo, per lo meno, è quanto avviene regolarmente negli Stati Uniti, dove anche quest’anno il Southern Poverty Law Center, nel rapporto annuale Year of Hate and Extremism, nel quale sono elencati i “gruppi d’odio” presenti nel paese, ha compreso nella lista, accanto a organizzazioni neonaziste, nazionaliste e di suprematisti bianchi, anche associazioni [...] che, pur non avendo nulla in comune con gli estremisti di varia tendenza e colore, sono finiti nell’elenco dei “cattivi” perché ritenuti “anti-Lgbtq”, cioè ostili alle persone omosessuali, bisessuali, pansessuali, asessuali, intersessuali, transessuali, transgender eccetera.<br />Ma in che senso ostili? Semplicemente, perché hanno manifestato perplessità e obiezioni circa i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso.<br />Alliance Defending Freedom (dal 1993 impegnata nel campo dell’assistenza legale) ha risposto all’inclusione nella lista spiegando che alla base della sua attività, a difesa delle libertà fondamentali di parola, religione e coscienza, non c’è alcuna forma d’odio, bensì la convinzione che tutte le persone siano create a immagine di Dio e che tutti gli esseri umani, nella loro dignità, siano meritevoli di rispetto. Quanto al matrimonio, la famiglia, la sessualità e la santità della vita, l’associazione afferma di basarsi sull’insegnamento delle Sacre Scritture e di rispettare tutti, anche coloro che la pensano in altro modo. Ma, nonostante ciò, l’Alliance si è ritrovata nella lista degli odiatori. <br /><br />CONSEGUENZE NEGATIVE<br />Stesso discorso per il Ruth Institute, che propone strumenti educativi per sostenere le persone e le famiglie danneggiate dal divorzio e da altre forme di dissoluzione della famiglia. L’obiettivo principale del Ruth Institute, spiegano i responsabili dell’organizzazione, è combattere la disgregazione familiare e il suo impatto sui bambini: ognuno può giudicare se tutto ciò possa significare essere “un gruppo di odio”. <br />Il problema è che essere inclusi nell’elenco non solo è ingiusto, ma determina conseguenze pesantemente negative per il lavoro che si svolge (per esempio sotto il profilo della raccolta fondi o della possibilità di partecipare a programmi di assistenza), ma questo tipo di discriminazione non sembra interessare i paladini del politicamente corretto.<br />“Condanniamo la violenza e l’odio e non sosteniamo alcuna persona o gruppo che sostenga o promuova la violenza o l’odio” si legge espressamente nel sito del Liberty Counsel, ma, nonostante ciò, anche questa organizzazione di ispirazione apertamente cristiana è finita nell’elenco degli “odiatori”.<br />A volte finire nella lista degli odiatori comporta conseguenze che non riguardano soltanto la raccolta fondi. Nel 2012, per esempio, un uomo armato entrò nella sede del Family Research Council di Washington, altro gruppo definito “di odio”, e fece fuoco contro una guardia disarmata, che rimase ferita. In seguito, l’assalitore confessò di aver agito dopo aver visto che il Family Research Council faceva parte dell’elenco stilato dal Southern Poverty Law Center con l’etichetta di gruppo “anti-gay”.<br /><br />GLI ODIATORI DI PROFESSIONE ACCUSANO GLI ALTRI DI ODIO<br />Il Southern Poverty Law...]]></itunes:summary><itunes:duration>374</itunes:duration><itunes:keywords>lista,odiatori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f24f31c8f9ec9869a0a3936a0ad12584.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fiaba di Chicken Little ed il coronavirus</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fiaba-di-chicken-little-ed-il-coronavirus--43085296</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6428" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6428</a><br /><br />LA FIABA DI CHICKEN LITTLE E IL CORONAVIRUS<br />La storia di Chicken Little insegna che la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori (VIDEO: Chicken Little, il cartone della Disney del 1943)<br />di Aldo Maria Valli<br />C'era una volta un pollaio nel quale vivevano galli, galline, pulcini, tacchini, paperi. La comunità, che aveva a capo un gallo, comprendeva anche Chicken Little, un polletto considerato un po' debole di cervello.<br />Nel pollaio la vita scorreva felice, perché tutti erano protetti da una grande e robusta recinzione che teneva a bada i predatori.<br />Un giorno la volpe, che voleva mangiarsi tutti i membri della comunità, dopo aver a lungo osservato la recinzione, pensò di usare la psicologia.<br />Da un libro, intitolato proprio Psicologia, la volpe apprese questo consiglio: "Per influenzare le masse, punta prima ai meno intelligenti". Così fece credere a Chicken Little che il cielo stesse per cadere e che tutti fossero condannati a una brutta fine. A meno che... non si fossero lasciati condurre dalla volpe in una caverna, al riparo.<br />Nel libro, infatti, c'era scritto: "Se racconti una bugia, non raccontarla piccola, ma grossa".<br />La volpe, dunque, prese un cartello blu, con sopra dipinta una stella, lo gettò nel pollaio e lo fece cadere sulla testa di Chicken Little.<br />Il polletto ne restò atterrito e poi, quando, parlando attraverso la recinzione, la volpe gli fece credere di essere la voce del destino, Chicken Little corse immediatamente ad avvertire tutto il pollaio: "Il cielo sta cadendo!". E, per dimostrarlo, mostrò il bernoccolo sulla testa.<br />Immediata la reazione delle galline: "Mio dio, che paura! Che cosa faremo? Saremo uccisi tutti!"<br />"Non siate stupide, è solo un pezzo di legno caduto sulla testa di Chicken Little" disse il gallo, ma la volpe, ricorrendo ancora al suo libro di psicologia, iniziò a minare la fiducia dei polli facendo circolare la voce che il gallo fosse un incapace, inadatto a governare sul pollaio. Poi, sempre sussurrando attraverso la recinzione, convinse Chicken Little: "Il vero capo devi essere tu! Tu ne hai le capacità, non il gallo!".<br />Le galline implorarono Chicken Little di salvarle, e lui adottò il consiglio della volpe: non c'era un minuto da perdere, bisognava aprire il pollaio e correre a rifugiarsi nella caverna.<br />Sarebbe bello poter raccontare un lieto fine, ma questa storia un lieto fine non ce l'ha. Tutti gli abitanti del pollaio, infatti, seguendo i cartelli predisposti dalla volpe, corsero di filato verso la caverna. Qui furono mangiati, e la volpe fu per sempre grata alla psicologia.<br /><br />DIVERSE LEZIONI IMPORTANTI<br />La storia di Chicken Little (che risale al 1943 e fu pensata, ma poi non prodotta, come film di propaganda degli Stati Uniti in funzione antinazista) viene ora ripresa da Pete Baklinski che su LifeSiteNews, a proposito di quanto stiamo vivendo con il Covid, commenta: "Ci sono diverse lezioni importanti da trarre da questa storia". Eccole:<br />1) creare o capitalizzare una crisi è il modo migliore per spostare le masse verso un obiettivo predeterminato dai controllori;<br />2) le bugie possono controllare le persone, specialmente gli ignoranti e coloro che non sono in grado di pensare da soli;<br />3) se dici una bugia abbastanza grossa e continui a ripeterla, alla fine le persone finiranno per crederci;<br />4) la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori;<br />5) una volta che la menzogna sarà acquisita dalle masse, la soluzione proposta dai controllori apparirà logica.<br />Per chi è in grado di vedere, ci saranno sempre segni evidenti che le menzogne e la narrativa fondata sulla paura create dai controllori contraddicono la realtà, la ragione e il buon senso, ma la paura rende ciechi. Così la volpe che vuol mangiare i polli ha buon gioco, agendo attraverso la menzogna, a indurre l'intero pollaio a adottare la sua soluzione: correre verso la caverna. Per chi si è convinto che il cielo stia cadendo sopra il pollaio la soluzione di correre verso la caverna è del tutto logica. Il punto è che il cielo non sta cadendo sopra il pollaio.<br />All'inizio della vicenda del Covid, osserva Baklinski, ci venne detto che milioni di persone sarebbero morte e così in tutto il mondo si diffuse il terrore. La narrativa dominante lo ha alimentato e le masse, spinte dalla paura, si sono sottomesse a normative del tutto illiberali, che hanno provocato pesantissime conseguenze sul piano economico, sociale ed emotivo. [...]<br /><br />L'INFERNO E IL DISTANZIAMENTO SOCIALE<br />L'autore, ricordando Il libro di C.S. Lewis The Great Divorce, dove lo scrittore descrive l'inferno come un luogo in cui i suoi abitanti si stanno allontanando gli uni dagli altri perché si disprezzano e si odiano a vicenda, ricorda che l'inferno è allontanamento sociale. Quindi, "trattarci l'un l'altro come potenziali assassini infettati da virus e dai quali dobbiamo mantenere le distanze è un attacco diretto alla nostra chiamata divina alla comunione".<br />Un ultimo punto da sottolineare, dice Baklinski, riguarda "il colpo di genio di Satana nell'usare la crisi per chiudere le chiese e negare ai fedeli l'accesso ai sacramenti, qualcosa che atei e comunisti si sforzano di fare da molto tempo". <br />Il Catechismo della Chiesa cattolica è piuttosto chiaro: "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il 'mistero di iniquità' sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne" (n. 675). <br />"È tempo per noi - conclude Baklinski - di esaminare le prove e di giudicare la situazione in cui ci troviamo con il retto giudizio. Se le volpi dei nostri giorni ci dicono di correre nella caverna per essere al sicuro, dobbiamo mettere in discussione tutto e rifiutarci di andare d'accordo con la loro narrazione se non corrisponde alla realtà. Se gli imperatori dei nostri giorni ci dicono di assecondare i loro schemi che alla fine sono contrari a ciò che vediamo, alla ragione e al buon senso, siamo degli sciocchi se li accettiamo. Alla fine, solo la verità ci renderà liberi. Ed è vivendo secondo verità che viviamo in libertà come figli di Dio".<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 10 minuti) dal titolo "Chicken Little" si può vedere nell'originale inglese il cortometraggio animato prodotto da Walt Disney nel 1943, ispirato alla fiaba Chicken Little.<br />In italiano il cartone animato fu intitolato ''Questione di psicologia''.<br />Per vederlo doppiato in italiano vai al seguente link:<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=390" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=390</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43085296</guid><pubDate>Sun, 24 Jan 2021 00:27:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43085296/la_fiaba_di_chicken_little_e_il_coronavirus.mp3" length="7819597" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6428&#13;
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LA FIABA DI CHICKEN LITTLE E IL CORONAVIRUS&#13;
La storia di Chicken Little insegna che la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6428" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6428</a><br /><br />LA FIABA DI CHICKEN LITTLE E IL CORONAVIRUS<br />La storia di Chicken Little insegna che la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori (VIDEO: Chicken Little, il cartone della Disney del 1943)<br />di Aldo Maria Valli<br />C'era una volta un pollaio nel quale vivevano galli, galline, pulcini, tacchini, paperi. La comunità, che aveva a capo un gallo, comprendeva anche Chicken Little, un polletto considerato un po' debole di cervello.<br />Nel pollaio la vita scorreva felice, perché tutti erano protetti da una grande e robusta recinzione che teneva a bada i predatori.<br />Un giorno la volpe, che voleva mangiarsi tutti i membri della comunità, dopo aver a lungo osservato la recinzione, pensò di usare la psicologia.<br />Da un libro, intitolato proprio Psicologia, la volpe apprese questo consiglio: "Per influenzare le masse, punta prima ai meno intelligenti". Così fece credere a Chicken Little che il cielo stesse per cadere e che tutti fossero condannati a una brutta fine. A meno che... non si fossero lasciati condurre dalla volpe in una caverna, al riparo.<br />Nel libro, infatti, c'era scritto: "Se racconti una bugia, non raccontarla piccola, ma grossa".<br />La volpe, dunque, prese un cartello blu, con sopra dipinta una stella, lo gettò nel pollaio e lo fece cadere sulla testa di Chicken Little.<br />Il polletto ne restò atterrito e poi, quando, parlando attraverso la recinzione, la volpe gli fece credere di essere la voce del destino, Chicken Little corse immediatamente ad avvertire tutto il pollaio: "Il cielo sta cadendo!". E, per dimostrarlo, mostrò il bernoccolo sulla testa.<br />Immediata la reazione delle galline: "Mio dio, che paura! Che cosa faremo? Saremo uccisi tutti!"<br />"Non siate stupide, è solo un pezzo di legno caduto sulla testa di Chicken Little" disse il gallo, ma la volpe, ricorrendo ancora al suo libro di psicologia, iniziò a minare la fiducia dei polli facendo circolare la voce che il gallo fosse un incapace, inadatto a governare sul pollaio. Poi, sempre sussurrando attraverso la recinzione, convinse Chicken Little: "Il vero capo devi essere tu! Tu ne hai le capacità, non il gallo!".<br />Le galline implorarono Chicken Little di salvarle, e lui adottò il consiglio della volpe: non c'era un minuto da perdere, bisognava aprire il pollaio e correre a rifugiarsi nella caverna.<br />Sarebbe bello poter raccontare un lieto fine, ma questa storia un lieto fine non ce l'ha. Tutti gli abitanti del pollaio, infatti, seguendo i cartelli predisposti dalla volpe, corsero di filato verso la caverna. Qui furono mangiati, e la volpe fu per sempre grata alla psicologia.<br /><br />DIVERSE LEZIONI IMPORTANTI<br />La storia di Chicken Little (che risale al 1943 e fu pensata, ma poi non prodotta, come film di propaganda degli Stati Uniti in funzione antinazista) viene ora ripresa da Pete Baklinski che su LifeSiteNews, a proposito di quanto stiamo vivendo con il Covid, commenta: "Ci sono diverse lezioni importanti da trarre da questa storia". Eccole:<br />1) creare o capitalizzare una crisi è il modo migliore per spostare le masse verso un obiettivo predeterminato dai controllori;<br />2) le bugie possono controllare le persone, specialmente gli ignoranti e coloro che non sono in grado di pensare da soli;<br />3) se dici una bugia abbastanza grossa e continui a ripeterla, alla fine le persone finiranno per crederci;<br />4) la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori;<br />5) una volta che la menzogna sarà acquisita dalle masse, la soluzione proposta dai controllori apparirà logica.<br />Per chi è in grado di vedere, ci saranno sempre segni evidenti che le menzogne e la narrativa fondata sulla paura create...]]></itunes:summary><itunes:duration>489</itunes:duration><itunes:keywords>chicken,little</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1b9ee3b264b41b347744f881ea0a1261.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chicken Little - Questione di Psicologia (1943)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chicken-little-questione-di-psicologia-1943--43083050</link><description><![CDATA[Audio del cortometraggio a cartoni animati "Chicken Little - Questione di Psicologia" (1943).<br />Qui si trova il video con doppiaggio in spagnolo (da abbinare con l'audio italiano): <a href="https://www.youtube.com/watch?v=AILy4KHBIEE" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=AILy4KHBIEE</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43083050</guid><pubDate>Sat, 23 Jan 2021 20:31:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43083050/questione_di_psicologia_chicken_little_1943.mp3" length="8074134" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>Audio del cortometraggio a cartoni animati "Chicken Little - Questione di Psicologia" (1943).&#13;
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Il 24 dicembre, proprio alla vigilia di Natale, il governo Johnson ha ottenuto un accordo di "divorzio" dal Mercato comune europeo con i negoziatori dell'Ue. Dal 31 dicembre, il Regno Unito sarà fuori dall'Unione anche economicamente, ma con un accordo di libero scambio già pronto che, se ratificato dai due parlamenti, eviterà contraccolpi gravi a comuni cittadini e operatori economici.<br />L'ultima tappa del processo, iniziato con il referendum del giugno 2016, è anche l'ultima smentita, in ordine di tempo, di tutte le fosche previsioni sulla Brexit sentite negli ultimi quattro anni. Solo per citare quelle dell'ultimo anno, era opinione comune che con Boris Johnson, eletto con una maggioranza chiara in Parlamento, il negoziato con Bruxelles sarebbe stato molto più difficile. Invece, nonostante la gravissima "distrazione" del Covid in tutto il vecchio continente e alcune fasi difficili della trattativa (sull'Irlanda del Nord e la pesca, soprattutto), il Regno Unito è riuscito ad ottenere tutte le condizioni principali che chiedeva all'Ue per un trattato di libero scambio, realizzando la promessa fatta agli elettori nel 2016 e poi rinnovata dal governo Johnson.<br />Il Regno Unito avrà, insomma, la possibilità di darsi le sue regole di mercato e di non dipendere più dal giudizio della Corte Europea, con l'unica eccezione dell'Irlanda del Nord che rimarrà ancora (ma temporaneamente) nel mercato comune. Non ci sarà, per il futuro, alcun meccanismo di sincronizzazione delle regole e degli standard fra mercato europeo e mercato britannico, le sanzioni rimarranno un'opzione aperta per chi si sentisse danneggiato, le dispute verranno risolte da un arbitrato, ma sempre nell'ottica del libero scambio.<br /><br />LE FALSE PREVISIONI DEGLI EUROPEISTI<br />La Brexit è stata descritta sempre dalla stampa europea come una sorta di calamità. "La solitudine dei britannici mi crea disagio e tristezza. Chissà se avranno capito la lezione", scriveva Castagnetti ancora lo scorso 22 dicembre, del Pd e già segretario del Partito Popolare. Di isolamento, traslochi di aziende, perdite miliardarie, tantomeno di cibi che scarseggiano non c'è manco l'ombra. A meno di non voler attribuire le lunghissime code dei camion sulle strade che portano all'Eurotunnel (Inghilterra-Francia) agli effetti della Brexit: sono causate dal blocco della frontiera dovuto alla scoperta della nuova variante di coronavirus. Un blocco, per altro, le cui tempistiche sono sospette, considerando che sono state decretate al culmine del braccio di ferro tra Francia e Regno Unito sui limiti alla pesca nelle acque britanniche. In compenso non c'è stato alcuno svantaggio strategico del Regno Unito nella lotta all'epidemia, anzi il governo di Londra è stato il primo in Europa a lanciare la campagna vaccinale.<br />Ancora adesso, ad accordi conclusi, viene spesso commentata la notizia della fine del programma Erasmus con le università britanniche come sintomo grave di isolamento, persino di xenofobia. Ma dimenticando che Erasmus è solo una delle tante dimensioni dello scambio e che il programma che sta subentrandogli nel Regno Unito, il sistema Turing, permetterà, almeno nel suo intento, scambi in tutto il mondo e non nella sola Europa. Non verranno cacciati i cittadini europei dal Regno Unito. Viaggiare da e per le isole britanniche sarà ancora facile, le restrizioni sono impercettibili per l'uomo comune.<br /><br />L'UNIONE EUROPEA NON È UN PROCESSO STORICO IRREVERSIBILE<br />Qual è il messaggio universale lanciato dalla Brexit, al netto di tutta la retorica e la propaganda di questi quattro anni? La centralizzazione dell'Unione Europea non è un processo storico irreversibile. Non è un dogma. Non è un idolo. Uscirne è possibile senza incorrere in pericoli di guerre o collasso economico. D'altra parte, in molti casi concreti, come quelli di Polonia e Ungheria negli ultimi anni, abbiamo visto quanto il principio di autonomia degli Stati membri sia scavalcato arbitrariamente dalle istituzioni comunitarie, con ogni possibile pretesto. Il Green New Deal di ispirazione ecologista è un programma ideologico comune che aumenterà l'arbitrio delle istituzioni comunitarie, lasciando ancor meno margine all'indipendenza degli Stati membri. Anche i "nuovi diritti", dietro il paravento della parità di genere, sono considerati sempre più fondamentali e sempre meno appannaggio dei singoli Stati membri. In compenso, su immigrazione, politica estera comune e gestione delle crisi economiche (e sanitarie) l'Ue procede in ordine sparso, dove invece sarebbe necessario un maggior coordinamento. Queste sono le grandi contraddizioni che la Brexit potrebbe contribuire a risolvere, se non altro perché suona come un campanello di allarme E la risposta non è "ci vuole più Europa".<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco il link ad alcuni articoli sulla Brexit che abbiamo pubblicato negli ultimi anni.<br /><br />BREXIT, IL GLORIOSO ''INDIPENDENCE DAY'' DEGLI INGLESI<br />Fenomenale sventola in faccia all'Unione Europea che i media tentano di oscurare con la bufala dei 3 milioni di firme per rifare il referendum<br />di Massimo Viglione<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4279" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4279</a><br /><br />LA BREXIT FA CROLLARE IL MITO DI UN'EUROPA MULTICULTURALE SENZA FRONTIERE<br />Quando interpellato, il popolo boccia sempre l'Unione Europea, come nel 2005 in Francia e in Olanda nei referendum sulla Costituzione Europea che cancellava le (evidenti) radici cristiane<br />di Roberto de Mattei<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4289" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4289</a><br /><br />BORIS JOHNSON, IL NUOVO PREMIER INGLESE PER LA BREXIT SENZA SE E SENZA MA<br />Brexit ad ogni costo, più relazioni con Trump, meno tasse e abbandono delle bufale ecologiche (come il riscaldamento globale causato dall'uomo)<br />di Stefano Magni<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5749" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5749</a><br /> <br />Titolo originale: E Brexit fu: il Regno Unito esce dall'Ue senza tragedie<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-12-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 697]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42710160</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:55:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42710160/e_brexit_fu_il_regno_unito_esce_trionfalmente_dall_ue.mp3" length="7150862" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6415&#13;
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E BREXIT FU: IL REGNO UNITO ESCE TRIONFALMENTE DALL'UE&#13;
Il Regno Unito ha ottenuto tutte le condizioni che chiedeva all'Unione Europea realizzando la promessa fatta agli elettori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6415" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6415</a><br /><br />E BREXIT FU: IL REGNO UNITO ESCE TRIONFALMENTE DALL'UE<br />Il Regno Unito ha ottenuto tutte le condizioni che chiedeva all'Unione Europea realizzando la promessa fatta agli elettori nel 2016 (e potrà darsi le sue regole e senza dipendere dal giudizio della Corte Europea)<br />di Stefano Magni<br />E Brexit fu. Il 24 dicembre, proprio alla vigilia di Natale, il governo Johnson ha ottenuto un accordo di "divorzio" dal Mercato comune europeo con i negoziatori dell'Ue. Dal 31 dicembre, il Regno Unito sarà fuori dall'Unione anche economicamente, ma con un accordo di libero scambio già pronto che, se ratificato dai due parlamenti, eviterà contraccolpi gravi a comuni cittadini e operatori economici.<br />L'ultima tappa del processo, iniziato con il referendum del giugno 2016, è anche l'ultima smentita, in ordine di tempo, di tutte le fosche previsioni sulla Brexit sentite negli ultimi quattro anni. Solo per citare quelle dell'ultimo anno, era opinione comune che con Boris Johnson, eletto con una maggioranza chiara in Parlamento, il negoziato con Bruxelles sarebbe stato molto più difficile. Invece, nonostante la gravissima "distrazione" del Covid in tutto il vecchio continente e alcune fasi difficili della trattativa (sull'Irlanda del Nord e la pesca, soprattutto), il Regno Unito è riuscito ad ottenere tutte le condizioni principali che chiedeva all'Ue per un trattato di libero scambio, realizzando la promessa fatta agli elettori nel 2016 e poi rinnovata dal governo Johnson.<br />Il Regno Unito avrà, insomma, la possibilità di darsi le sue regole di mercato e di non dipendere più dal giudizio della Corte Europea, con l'unica eccezione dell'Irlanda del Nord che rimarrà ancora (ma temporaneamente) nel mercato comune. Non ci sarà, per il futuro, alcun meccanismo di sincronizzazione delle regole e degli standard fra mercato europeo e mercato britannico, le sanzioni rimarranno un'opzione aperta per chi si sentisse danneggiato, le dispute verranno risolte da un arbitrato, ma sempre nell'ottica del libero scambio.<br /><br />LE FALSE PREVISIONI DEGLI EUROPEISTI<br />La Brexit è stata descritta sempre dalla stampa europea come una sorta di calamità. "La solitudine dei britannici mi crea disagio e tristezza. Chissà se avranno capito la lezione", scriveva Castagnetti ancora lo scorso 22 dicembre, del Pd e già segretario del Partito Popolare. Di isolamento, traslochi di aziende, perdite miliardarie, tantomeno di cibi che scarseggiano non c'è manco l'ombra. A meno di non voler attribuire le lunghissime code dei camion sulle strade che portano all'Eurotunnel (Inghilterra-Francia) agli effetti della Brexit: sono causate dal blocco della frontiera dovuto alla scoperta della nuova variante di coronavirus. Un blocco, per altro, le cui tempistiche sono sospette, considerando che sono state decretate al culmine del braccio di ferro tra Francia e Regno Unito sui limiti alla pesca nelle acque britanniche. In compenso non c'è stato alcuno svantaggio strategico del Regno Unito nella lotta all'epidemia, anzi il governo di Londra è stato il primo in Europa a lanciare la campagna vaccinale.<br />Ancora adesso, ad accordi conclusi, viene spesso commentata la notizia della fine del programma Erasmus con le università britanniche come sintomo grave di isolamento, persino di xenofobia. Ma dimenticando che Erasmus è solo una delle tante dimensioni dello scambio e che il programma che sta subentrandogli nel Regno Unito, il sistema Turing, permetterà, almeno nel suo intento, scambi in tutto il mondo e non nella sola Europa. Non verranno cacciati i cittadini europei dal Regno Unito. Viaggiare da e per le isole britanniche sarà ancora facile, le restrizioni sono impercettibili per l'uomo comune.<br /><br />L'UNIONE EUROPEA NON È UN PROCESSO STORICO IRREVERSIBILE<br />Qual è il messaggio universale lanciato...]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>brexit,europea,regno,unione,unito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/931d6b72f19252601bb8f0b246b4d279.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giscard D'Estaing favorì l'invasione islamica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giscard-d-estaing-favori-l-invasione-islamica--42391806</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6391" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6391</a><br /><br />GISCARD D'ESTAING FAVORI' L'INVASIONE ISLAMICA di Luca Volontè<br />L'ex presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d'Estaing è morto ieri, 3 dicembre, a 94 anni. Tutto il globo terracqueo ne ha fatto memoria, quasi fosse stato un 'santo laico' della modernità francese ed europea. In realtà è stato uno sterminatore dei costumi cristiani, della vita umana sacra dal concepimento. 'Padre europeo', è stato definito. Ma si può dire così di chi rifiutò di ricevere una lettera del Santo Giovanni Paolo II per confermare il suo disprezzo verso le radici giudaico-cristiane europee? Piuttosto è stato l'uomo che ha iniziato il processo di immigrazione selvaggia, primo ispiratore delle attuali trasandate pulsioni favorevoli alla liberalizzazione dell'immigrazione dai paesi islamici. Può essere così ipocriticamente celebrato un uomo che piantò il seme dell'aborto e quello del divorzio, dai quali son cresciuti milioni di morti innocenti e l'erosione della coseione sociale francese? No. Punto. L'unica celebrazione possibile è quella di prender atto dei suoi malvagi intenti e delle sue devastanti decisioni e porvi rimedio.<br /><br />INVASIONE ISLAMICA<br />Giscard d'Estaing (presidente dal 1974 al 1981) recentemente aveva espresso un certo rammarico per il "ricongiungimento familiare", la legge introdotta con un semplice decreto di Jacques Chirac nel 1976. "L'idea di far entrare famiglie di immigrati sembrava naturale in quel momento. Con l'aumento massiccio dell'immigrazione dai Paesi musulmani, ha invece prodotto profonde divisioni nella società francese". Raymond Barre (Primo Ministro dal 1976 al 1981), la  sospese per tre anni, prima che il Consiglio di Stato annullasse questa decisione con la motivazione che il "ricongiungimento familiare faceva ormai parte dei principi generali del diritto". A causa di questa decisione di Giscard è iniziata l'invasione in Francia e, senza ombra di dubbio, in questa decisione possiamo ritrovare tante delle attuali idee político-istituzionali europee, favorevoli alla immigrazione incontrollata e ferocemente contrarie a chiunque vi si opponga, o ne chieda una valutazione temperata. Oggi la Francia è preda di una intolleranza, cristianofobia ed islamizzazione senza precedenti  [leggi: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA, <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331</a> clicca qui, N.d.BB].<br />Giscard d'Estaing, ricordato sui giornali transalpini di ieri come un grandissimo innovatore sociale, dovrebbe invece esser ricordato come il più sistematico distruttore della coesione sociale e culturale di Francia: promosse ed approvò la legge del divorzio ed indebolì l'istituzione familiare, l'unità fondamentale della società, con la legge dell'11 luglio 1975 , introducendo il divorzio "per mutuo consenso" o "per la rottura della vita comune".  In quello stesso anno, fu ancora Giscard a promuovere e approvare la legge sull'aborto. Il 17 gennaio 1975 si depenalizzava l'aborto e si forniva un quadro di riferimento per l'interruzione volontaria della gravidanza (aborto) e l'interruzione medica della gravidanza (IMG). La norma, promossa anche dall'allora Ministro della Salute, Simone Veil, incontrò una forte opposizione degli stessi deputati e senatori gollisti e fu infine adottata con il voto dei deputati di sinistra e di centro-sinistra. La visita in Vaticano nelle settimane successive, la gelida accoglienza di Paolo VI e la crisi diplomatica che ne seguì, segnarono la profonda rottura tra il presidente e i cattolici. L'attuale discussione parlamentare sulla nuova Legge di Bioetica, con le devastanti previsioni inumane che contiene, non sarebbe stata possibile senza le rotture compiute da Giscard d'Estaing nel 1975.<br /><br />NEGATE LE RADICI GIUDAICO-CRISTIANE DELL'EUROPA<br />Giscard è stato anche il Presidente della Costituente, o Convenzione Europea (2002-2003), e redattore di quel testo poi approvato col nome di "Trattato di Lisbona". Tutti ricordiamo gli appelli accorati di San Giovanni Paolo II affinché si inserissero le radici giudaico cristiane nel testo 'costituzionale' europeo, ricordiamo anche quali e quanti interessi si mossero per evitare che ciò avvenisse. Tuttavia un fatto è certo, Giovanni Paolo II scrisse una lettera da consegnare al presidente della Convenzione europea Valery Giscard d'Estaing per perorare direttamente con lui la causa dell'inserimento del riferimento alle radici giudaico-cristiane dell'Europa nella Costituzione europea cui la Convenzione stava lavorando. Giscard D'Estaing rifiutò la consegna della missiva rispondendo che "se la poteva tenere in tasca".<br />Le recenti rivelazioni di Mons.Fisichella confermano e storicizzano i sospetti di molti:  "Giscard d'Estaing disse che 'altri' non avevano voluto accettare quel riferimento, ma da mie fonti so che lui stesso non volle". Da questa scelta cosciente e determinata, ben al di là della superbia illimitata che quel gran rifiuto rappresentò, oggi possiamo ben dire che la eliminazione sistematica del cristianesimo, promossa attivamente anche dalle stesse istituzioni europee, ed il tentativo ridicolo e rabberciato di sostituire le radici giudaico cristiane con un neo paganesimo ambientalista e un libertinaggio tanto innaturale quanto aggressivo, sono parte della eredità di Giscard d'Estaing. Non c'è da stupirsi se Macron lo abbia celebrato, vengono entrambi dalla medesima covata anti cristiana. L'Europa piuttosto dovrebbe piangere e redimersi per quel 'gran rifiuto' di Giscard a San Giovanni Paolo II, dal quale discendono le terribili conseguenze e follie che oggi ci troviamo a vivere, inclusa l'inimicizia promossa dai Paesi dell'Ovest verso quelli dell'Est.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42391806</guid><pubDate>Wed, 09 Dec 2020 06:01:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42391806/giscard_d_estaing_favor_l_invasione_islamica.mp3" length="6230098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6391&#13;
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GISCARD D'ESTAING FAVORI' L'INVASIONE ISLAMICA di Luca Volontè&#13;
L'ex presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d'Estaing è morto ieri, 3 dicembre, a 94 anni. Tutto il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6391" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6391</a><br /><br />GISCARD D'ESTAING FAVORI' L'INVASIONE ISLAMICA di Luca Volontè<br />L'ex presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d'Estaing è morto ieri, 3 dicembre, a 94 anni. Tutto il globo terracqueo ne ha fatto memoria, quasi fosse stato un 'santo laico' della modernità francese ed europea. In realtà è stato uno sterminatore dei costumi cristiani, della vita umana sacra dal concepimento. 'Padre europeo', è stato definito. Ma si può dire così di chi rifiutò di ricevere una lettera del Santo Giovanni Paolo II per confermare il suo disprezzo verso le radici giudaico-cristiane europee? Piuttosto è stato l'uomo che ha iniziato il processo di immigrazione selvaggia, primo ispiratore delle attuali trasandate pulsioni favorevoli alla liberalizzazione dell'immigrazione dai paesi islamici. Può essere così ipocriticamente celebrato un uomo che piantò il seme dell'aborto e quello del divorzio, dai quali son cresciuti milioni di morti innocenti e l'erosione della coseione sociale francese? No. Punto. L'unica celebrazione possibile è quella di prender atto dei suoi malvagi intenti e delle sue devastanti decisioni e porvi rimedio.<br /><br />INVASIONE ISLAMICA<br />Giscard d'Estaing (presidente dal 1974 al 1981) recentemente aveva espresso un certo rammarico per il "ricongiungimento familiare", la legge introdotta con un semplice decreto di Jacques Chirac nel 1976. "L'idea di far entrare famiglie di immigrati sembrava naturale in quel momento. Con l'aumento massiccio dell'immigrazione dai Paesi musulmani, ha invece prodotto profonde divisioni nella società francese". Raymond Barre (Primo Ministro dal 1976 al 1981), la  sospese per tre anni, prima che il Consiglio di Stato annullasse questa decisione con la motivazione che il "ricongiungimento familiare faceva ormai parte dei principi generali del diritto". A causa di questa decisione di Giscard è iniziata l'invasione in Francia e, senza ombra di dubbio, in questa decisione possiamo ritrovare tante delle attuali idee político-istituzionali europee, favorevoli alla immigrazione incontrollata e ferocemente contrarie a chiunque vi si opponga, o ne chieda una valutazione temperata. Oggi la Francia è preda di una intolleranza, cristianofobia ed islamizzazione senza precedenti  [leggi: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA, <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331</a> clicca qui, N.d.BB].<br />Giscard d'Estaing, ricordato sui giornali transalpini di ieri come un grandissimo innovatore sociale, dovrebbe invece esser ricordato come il più sistematico distruttore della coesione sociale e culturale di Francia: promosse ed approvò la legge del divorzio ed indebolì l'istituzione familiare, l'unità fondamentale della società, con la legge dell'11 luglio 1975 , introducendo il divorzio "per mutuo consenso" o "per la rottura della vita comune".  In quello stesso anno, fu ancora Giscard a promuovere e approvare la legge sull'aborto. Il 17 gennaio 1975 si depenalizzava l'aborto e si forniva un quadro di riferimento per l'interruzione volontaria della gravidanza (aborto) e l'interruzione medica della gravidanza (IMG). La norma, promossa anche dall'allora Ministro della Salute, Simone Veil, incontrò una forte opposizione degli stessi deputati e senatori gollisti e fu infine adottata con il voto dei deputati di sinistra e di centro-sinistra. La visita in Vaticano nelle settimane successive, la gelida accoglienza di Paolo VI e la crisi diplomatica che ne seguì, segnarono la profonda rottura tra il presidente e i cattolici. 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Le solite espressioni ambigue che costituiscono il cavallo di Troia per l'instillazione di teorie che già consociamo bene.<br />Ad esempio, per la scuola primaria il progetto prevede di andare a scomodare libri e personaggi delle fiabe per individuare gli stereotipi di genere presenti in essi, stessa cosa anche per i giocattoli. Insomma, una fastidiosa invasione nell'immaginario fantastico dei bambini, in cui si entra a gamba tesa con la pretesa di insegnare un punto di vista che, in nome della tolleranza e della non discriminazione, pretende di imporsi come l'unico possibile. Non lasciando nemmeno che i bambini facciano semplicemente i bambini, non venendo costretti ad occuparsi di questioni da adulti che è bene rimangano tali.<br />Altri punti del progetto sono: "sensibilizzare e favorire un atteggiamento di consumo consapevole e critico dei contenuti dei mass media". E qui sorge la domanda su cosa si intenda per "consumo critico e consapevole" e da quale punto di vista. Ma il cuore di tutto è questo "prevenire ogni manifestazione di bullismo, favorendo un atteggiamento critico verso ogni forma di discriminazione e favorendo un atteggiamento di accoglienza nei confronti delle differenze individuali.<br /><br />LA CILIEGINA SULLA TORTA<br />Favorire l'integrazione delle diversità culturali e di genere e promuovere una formazione dell'identità più libera e autentica." Insomma, siamo alle solite, per prevenire le discriminazioni bisogna andare ad abbattere il senso dell'identità stesso e aprirsi alle "differenze", prima ancora che sia formata la PROPRIA identità. Perché questo sembra il vero obiettivo di chi promuove certi corsi sin dalla più tenera età: sradicare all'origine tutto ciò che è stabile nella mente del bambino che potrà anche tradursi in quelli che vengono definiti "stereotipi" ma che forniscono loro delle certezze sull'identità maschile e femminile e sui diversi ruoli ricoperti dai due generi. E la stessa cosa vale per la scuola secondaria di primo grado a cui questi corsi sono anche rivolti, dato che si sta parlando sempre e comunque di personalità in formazione.<br />E infatti ci si chiede, come si possa entrare in dialogo con un'identità altra, se prima non si è formato la PROPRIA identità.<br />Ma la ciliegina sulla torta è, come si legge sulla scheda del progetto, nella parte rivolta ai docenti l' incontro finale con gli psicologi "utile per avere un feedback rispetto agli esiti del progetto e per condividere buone prassi di educazione alle differenze." E anche l'indottrinamento degli insegnanti, è servito!<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Se sei cristiano ti tolgo i figli" parla del caso dei genitori australiani che hanno perso la custodia della figlia per non aver concesso il via alle terapie ormonali per apparire maschio. Una frontiera pericolosa per cui una famiglia cristiana non ha il diritto di esistere.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'8 dicembre 2020:<br />Le famiglie cristiane di genitori maschi e femmine ne rischiano di tutti i colori in Australia [...] perché si oppongono al politically correct della ideologia LGBTI e pretendono rispetto per coloro che credono alla natura umana, amano i propri figli e confidano nella sessualità biologica, nei dettati biblici ed evangelici. La tirannia dell' 'io' (volubile, emozionale e manipolata dalla ideologia LGBTI) prende il posto di Dio e fagocita tutti i diritti umani. [...]<br />Un adolescente è stato preso in cura dai Servizi Sociali del Qeensland nel primo caso conosciuto in Australia, perché i genitori sono stati giudicati "abusatori e potenzialmente dannosi" per lei. La colpa di questa coppia di genitori? Non aver acconsentito all'identità transgender autodichiarata dalla propria figlia e vietare che si sottoponga ad un trattamento ormonale irreversibile.<br />Un magistrato del Tribunale Statale del Queensland australiano per i minori ha deliberato che esiste un serio rischio di "autolesionismo" per la ragazza, nel suo ordine perentorio dello scorso ottobre, quasi un anno dopo l'allontanamento della ragazza quindicenne dalla famiglia.<br />"Le autorità dicono che non le permetteremo di cambiare sesso, quindi è pericoloso per lei tornare a casa nostra perché abuseremo mentalmente di lei - vogliono che acconsentiamo al trattamento con testosterone. Noi non lo faremo mai", ha detto il padre a The Weekend Australian. I genitori si stanno opponendo con tutte le forze a questo bullismo da parte delle autorità statali, tutti gli amici sono rimasti scioccati dalla loro storia, gli australiani non riescono a credere che ciò accada in Australia.<br />In Tribunale i genitori hanno ribadito che sapevano del bisogno di aiuto e della depressione della loro figlia e perciò volevano per lei le cure di un buono psicologo che potesse aiutarla a risolvere le cause di fondo e non, tragicamente e sbrigativamente, assecondare le pulsioni stimolate dalla ideologia LGBTI e passare alle transizioni chimiche. Il Preside dell'Università del Queensland, Patrick Parkinson, parlando a titolo personale come esperto di diritto di famiglia e critico del trattamento medico "gender affirming" per i giovani a cui è stata diagnosticata una dolorosa "disforia di genere", ha dichiarato di credere che l'allontanamento della bambina sia stato il primo del suo genere e sia "uno sviluppo molto preoccupante" per il futuro della società.<br />Le autorità per la tutela dei minori devono ancora approvare il trattamento ormonale per la ragazza e hanno accettato la richiesta dei genitori di un secondo parere prima di qualsiasi decisione. Lo scorso 20 novembre i genitori si sono appellati decisione del magistrato che aveva sostenuto gli avvenuti abusi verbali "direttamente collegati ai sentimenti e all'espressione dell'identità di genere della ragazza da parte dei genitori". Una affermazione totalmente negata dalla famiglia che comunque si oppone ai trattamenti chimici di transizione, insiste per riavere la propria figlia a casa e per iniziare una cura psicologica. Diversante, le iene arcobaleno delle lobbies LGBTI si sono messe all'opera e richiesto che subito inizino le terapie ormonali, con un'udienza preliminare martedì al Tribunale della Famiglia. Sarà il primo caso del genere in cui entrambi i genitori si oppongono al trattamento.<br />Gli sciacalli delle lobbies trans e LGBTI australiane si sono invece gettati sul caso e chiesto al Tribunale di iniziare al più presto le terapie ormonali. Anche questa una tragedia che ci racconta di genitori cristiani, attenti verso la propria figlia che si vedono privare della patria potestà ed accusare di ogni malvagità, pur di soddisfare la bramosia del politicamente corretto. [...]<br />I genitori cristiani, le famiglie cristiane possono ancora esistere o no? Per ideologi e propagatori della futura inumanità, fluida e mentalmente instabile, essere cristiano e per di più genitore è un peccato originale incancellabile. Questo è l'incubo del mondo moderno, dove una eccezione diviene la regola, nel quale la non discriminazione di una minoranza si impone come regola inviolabile dalla maggioranza, dove la dignità umana e l'immagine di Dio si è sostituita ad ogni volubile desiderio mio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42391723</guid><pubDate>Wed, 09 Dec 2020 05:49:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42391723/divorzio_la_22conquista_22_che_50_anni_fa_sfasci_famiglia_e_societ.mp3" length="8284786" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6395&#13;
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IL GENDER ALLE ELEMENTARI E MEDIE DI FIRENZE di Manuela Antonacci&#13;
"Un laboratorio sugli stereotipi di genere, intercultura e bullismo omofobico" denominato "Le Chiavi della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6395" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6395</a><br /><br />IL GENDER ALLE ELEMENTARI E MEDIE DI FIRENZE di Manuela Antonacci<br />"Un laboratorio sugli stereotipi di genere, intercultura e bullismo omofobico" denominato "Le Chiavi della Città" rivolto alle scuole fiorentine primarie e secondarie di primo grado.<br />È l'ultimo, grande, frutto della singolare collaborazione tra l'Assessorato all'educazione e al welfare del Comune di Firenze, l'Ufficio Regionale Scolastico Toscana, l'Ufficio Provinciale Scolastico Firenze e la Fondazione CR Firenze che, come apprendiamo proprio dal sito del progetto "Le Chiavi della Città", avrebbero creato una rete "per il sostegno delle scuole di ogni ordine e grado del Comune di Firenze, nella progettazione di percorsi di Cittadinanza e Costituzione - Educazione Civica per le scuole fiorentine".<br /><br />LE SOLITE ESPRESSIONI AMBIGUE<br />Il progetto si articola in diverse sezioni, tra cui: formazione alla cittadinanza e all'impegno civile, eventi celebrativi e ricorrenze, tradizioni popolari fiorentine, nuove tecnologie, media, social network e nuovi linguaggi, ma non poteva mancare anche il laboratorio sugli stereotipi di genere: "Il progetto - come si legge sul sito - si propone come obiettivo generale quello di contrastare la formazione di stereotipi di genere, prevenendo la discriminazione di chi non si conforma ad essi, favorendo un'educazione alle differenze." Le solite espressioni ambigue che costituiscono il cavallo di Troia per l'instillazione di teorie che già consociamo bene.<br />Ad esempio, per la scuola primaria il progetto prevede di andare a scomodare libri e personaggi delle fiabe per individuare gli stereotipi di genere presenti in essi, stessa cosa anche per i giocattoli. Insomma, una fastidiosa invasione nell'immaginario fantastico dei bambini, in cui si entra a gamba tesa con la pretesa di insegnare un punto di vista che, in nome della tolleranza e della non discriminazione, pretende di imporsi come l'unico possibile. Non lasciando nemmeno che i bambini facciano semplicemente i bambini, non venendo costretti ad occuparsi di questioni da adulti che è bene rimangano tali.<br />Altri punti del progetto sono: "sensibilizzare e favorire un atteggiamento di consumo consapevole e critico dei contenuti dei mass media". E qui sorge la domanda su cosa si intenda per "consumo critico e consapevole" e da quale punto di vista. Ma il cuore di tutto è questo "prevenire ogni manifestazione di bullismo, favorendo un atteggiamento critico verso ogni forma di discriminazione e favorendo un atteggiamento di accoglienza nei confronti delle differenze individuali.<br /><br />LA CILIEGINA SULLA TORTA<br />Favorire l'integrazione delle diversità culturali e di genere e promuovere una formazione dell'identità più libera e autentica." Insomma, siamo alle solite, per prevenire le discriminazioni bisogna andare ad abbattere il senso dell'identità stesso e aprirsi alle "differenze", prima ancora che sia formata la PROPRIA identità. Perché questo sembra il vero obiettivo di chi promuove certi corsi sin dalla più tenera età: sradicare all'origine tutto ciò che è stabile nella mente del bambino che potrà anche tradursi in quelli che vengono definiti "stereotipi" ma che forniscono loro delle certezze sull'identità maschile e femminile e sui diversi ruoli ricoperti dai due generi. E la stessa cosa vale per la scuola secondaria di primo grado a cui questi corsi sono anche rivolti, dato che si sta parlando sempre e comunque di personalità in formazione.<br />E infatti ci si chiede, come si possa entrare in dialogo con un'identità altra, se prima non si è formato la PROPRIA identità.<br />Ma la ciliegina sulla torta è, come si legge sulla scheda del progetto, nella parte rivolta ai docenti l' incontro finale con gli psicologi "utile per avere un feedback rispetto agli esiti del progetto e per...]]></itunes:summary><itunes:duration>518</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,civili,unioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/368b8bd8b476d5fc7816ec950c45d5f9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le notizie strane (dunque vere) di questo mondo capovolto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-notizie-strane-dunque-vere-di-questo-mondo-capovolto--42149746</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6379" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6379</a><br /><br />LE NOTIZIE STRANE (DUNQUE VERE) DI QUESTO MONDO CAPOVOLTO<br />Avvenire esulta per l'elezione dell'abortista Joe Biden, mentre la Nato si occupa di cambiamento climatico e uguaglianza di genere<br />di Aldo Maria Valli<br />Ogni tanto mi viene voglia di riesumare la vecchia rubrica Strano dunque vero, che tenevo sul mio blog Duc in altum. Ma ormai non riesco più a tener dietro a tutte le notizie strane dunque vere.<br />Penso al quotidiano Avvenire, di proprietà dei vescovi italiani, che di recente ha praticamente beatificato Joe Biden, il filoabortista Joe Biden, perché paladino della lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà. E con quali toni! Ecco "l'anziano presidente che entra alla Casa Bianca dopo una lunga vita plasmata dalla fede e dal dolore", eccolo "capace di operare per permettere di ritrovare quel senso del comune destino che è oggi così difficile da riconoscere". E ancora: "Allergico ai toni forti, il nuovo presidente ha una spiccata attitudine per la mediazione e la ricerca di una soluzione comune", è "uomo di riconciliazione", "uomo delle istituzioni" e "trasmette un senso di calma".<br />Un panegirico in piena regola, scritto con totale sprezzo del ridicolo e ignorando che il vecchio Joe, assieme alla sua vice Harris, forma il ticket più anticattolico che si possa immaginare, dal momento che entrambi sono schierati per la promozione dell'aborto, sostengono il matrimonio omosessuale e sono la quintessenza del politicamente corretto.<br /><br />SIETE LIBERI DI ADERIRE A CIO' CHE VI IMPONGO<br />"Strano, dunque vero" viene da esclamare anche di fronte alla notizia che arriva da Pinerolo, dove il vescovo Derio Olivero, unitamente alla Chiesa valdese, ha deciso di sospendere ogni celebrazione per due settimane, sebbene nella zona la partecipazione alla Messa sia ancora consentita dalle pubbliche autorità.<br />"A questa decisione - dicono la diocesi e i valdesi in un comunicato - siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile". E il diritto del fedele cattolico al culto? Non pervenuto.<br />Surreale poi la lettera del vescovo, nella quale Olivero chiede ai fedeli di "fare volontariamente un passo indietro" per contribuire al contenimento del contagio. Ma se i cattolici di Pinerolo si trovano con le Messe vietate dal vescovo, come fanno a fare volontariamente un passo indietro? In realtà si trovano davanti a un'imposizione. E in base a che cosa, poi, il vescovo ha deciso che le Sante Messe favoriscono il diffondersi del virus?<br />E sentite qui: "La libertà di culto non è un bene assoluto, ma vive in equilibrio con una presenza evangelica nei territori e nei contesti... La libertà di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo". Dunque, prendiamo atto del fatto che per questo vescovo la Messa è un bene non essenziale, qualcosa di cui si può fare tranquillamente a meno.<br /><br />LA NATO E' MORTA<br />E ora cambiamo ambiente. Il 9 novembre si è tenuto un incontro organizzato dalla Nato per i giovani dei Paesi che fanno parte dell'Alleanza atlantica. E sapete quali sono stati i temi al centro? La difesa della libertà? No. La difesa degli standard democratici occidentali? No. I rapporti con il mega-regime comunista di Pechino? No. I temi al centro sono stati il cambiamento climatico e l'uguaglianza di genere. Proprio così.<br />Ma non solo. Alla domanda su che cosa dovrebbe fare la Nato per assicurare l'efficienza militare dell'alleanza, tra le risposte più gettonate c'è stata la seguente: "Rendere una priorità l'uguaglianza di genere e favorire la diversità nelle forze armate".<br />Molto bene. Ora che siamo sicuri che una Nato arcobaleno saprà difenderci dalle dittature organizzando gay pride, eccoci a un'altra notizia strana dunque vera.<br /><br />HAI DUBBI SUL COVID? SEI PAZZO, MA NON LO SAI<br />Riguarda una biologa, Barbara Gallavotti, la quale, durante una trasmissione televisiva, fondandosi su una tesi sostenuta da un neurologo americano, ha spiegato che chi non aderisce alla narrativa dominante in materia di Covid (i "negazionisti", come vengono truffaldinamente bollati i non allineati) sarebbe affetto da una forma di malattia mentale affine alla demenza. Il loro cervello, in parole povere, non funzionerebbe a dovere.<br />"I poveri negazionisti - ha detto in sostanza la biologa - sono quasi sempre in buona fede. Solo che, poiché soffrono di una forma di demenza, elaborano le informazioni in modo sbagliato".<br />Molto bene. A questo punto se a qualcuno salterà in mente di arrestare e rinchiudere in qualche "luogo di ripensamento" chi non condivide la narrativa dominante, potrà legittimamente sostenere che dalla sua parte c'è la scienza. [...]<br />Tutto molto strano. Dunque, in questo mondo capovolto, tutto molto vero.<br /> <br />Titolo originale: Le tante notizie strane dunque vere di questo mondo capovolto<br />Fonte: Radio Roma Libera, 16 Novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 692]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42149746</guid><pubDate>Tue, 24 Nov 2020 23:04:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42149746/le_notizie_strane_dunque_vere_di_questo_mondo_capovolto.mp3" length="4383972" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6379&#13;
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LE NOTIZIE STRANE (DUNQUE VERE) DI QUESTO MONDO CAPOVOLTO&#13;
Avvenire esulta per l'elezione dell'abortista Joe Biden, mentre la Nato si occupa di cambiamento climatico e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6379" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6379</a><br /><br />LE NOTIZIE STRANE (DUNQUE VERE) DI QUESTO MONDO CAPOVOLTO<br />Avvenire esulta per l'elezione dell'abortista Joe Biden, mentre la Nato si occupa di cambiamento climatico e uguaglianza di genere<br />di Aldo Maria Valli<br />Ogni tanto mi viene voglia di riesumare la vecchia rubrica Strano dunque vero, che tenevo sul mio blog Duc in altum. Ma ormai non riesco più a tener dietro a tutte le notizie strane dunque vere.<br />Penso al quotidiano Avvenire, di proprietà dei vescovi italiani, che di recente ha praticamente beatificato Joe Biden, il filoabortista Joe Biden, perché paladino della lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà. E con quali toni! Ecco "l'anziano presidente che entra alla Casa Bianca dopo una lunga vita plasmata dalla fede e dal dolore", eccolo "capace di operare per permettere di ritrovare quel senso del comune destino che è oggi così difficile da riconoscere". E ancora: "Allergico ai toni forti, il nuovo presidente ha una spiccata attitudine per la mediazione e la ricerca di una soluzione comune", è "uomo di riconciliazione", "uomo delle istituzioni" e "trasmette un senso di calma".<br />Un panegirico in piena regola, scritto con totale sprezzo del ridicolo e ignorando che il vecchio Joe, assieme alla sua vice Harris, forma il ticket più anticattolico che si possa immaginare, dal momento che entrambi sono schierati per la promozione dell'aborto, sostengono il matrimonio omosessuale e sono la quintessenza del politicamente corretto.<br /><br />SIETE LIBERI DI ADERIRE A CIO' CHE VI IMPONGO<br />"Strano, dunque vero" viene da esclamare anche di fronte alla notizia che arriva da Pinerolo, dove il vescovo Derio Olivero, unitamente alla Chiesa valdese, ha deciso di sospendere ogni celebrazione per due settimane, sebbene nella zona la partecipazione alla Messa sia ancora consentita dalle pubbliche autorità.<br />"A questa decisione - dicono la diocesi e i valdesi in un comunicato - siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile". E il diritto del fedele cattolico al culto? Non pervenuto.<br />Surreale poi la lettera del vescovo, nella quale Olivero chiede ai fedeli di "fare volontariamente un passo indietro" per contribuire al contenimento del contagio. Ma se i cattolici di Pinerolo si trovano con le Messe vietate dal vescovo, come fanno a fare volontariamente un passo indietro? In realtà si trovano davanti a un'imposizione. E in base a che cosa, poi, il vescovo ha deciso che le Sante Messe favoriscono il diffondersi del virus?<br />E sentite qui: "La libertà di culto non è un bene assoluto, ma vive in equilibrio con una presenza evangelica nei territori e nei contesti... La libertà di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo". Dunque, prendiamo atto del fatto che per questo vescovo la Messa è un bene non essenziale, qualcosa di cui si può fare tranquillamente a meno.<br /><br />LA NATO E' MORTA<br />E ora cambiamo ambiente. Il 9 novembre si è tenuto un incontro organizzato dalla Nato per i giovani dei Paesi che fanno parte dell'Alleanza atlantica. E sapete quali sono stati i temi al centro? La difesa della libertà? No. La difesa degli standard democratici occidentali? No. I rapporti con il mega-regime comunista di Pechino? No. I temi al centro sono stati il cambiamento climatico e l'uguaglianza di genere. Proprio così.<br />Ma non solo. Alla domanda su che cosa dovrebbe fare la Nato per assicurare l'efficienza militare dell'alleanza, tra le risposte più gettonate c'è stata la seguente: "Rendere una priorità l'uguaglianza di genere e favorire la diversità nelle forze armate".<br />Molto bene. Ora che siamo sicuri che una Nato arcobaleno saprà difenderci dalle dittature organizzando gay pride, eccoci a un'altra notizia strana dunque vera.<br /><br />HAI DUBBI SUL COVID?...]]></itunes:summary><itunes:duration>274</itunes:duration><itunes:keywords>avvenire,biden,climatico,genere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cfc10ba1c7d406d1e884dcd6b1a3b0a0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanto è stupido il diritto alla blasfemia rivendicato da Macron</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanto-e-stupido-il-diritto-alla-blasfemia-rivendicato-da-macron--41933611</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6353" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6353</a><br /><br />QUANTO E' STUPIDO IL DIRITTO ALLA BLASFEMIA RIVENDICATO DA MACRON di Rodolfo Casadei<br />Spiace dover criticare chi è stato e continua essere vittima dell'odio, della cattiveria e del fanatismo jihadista, ma ogni giorno che passa diventa sempre più probabile che la stupidità e l'arroganza di Charlie Hebdo e del presidente Emmanuel Macron stiano per regalare all'islamismo - cioè all'islam politico di Erdogan e del Millî Görüş, dei Fratelli Musulmani, della teocrazia iraniana, del Jamaat el Islami del subcontinente indiano - la sua più grande vittoria politica a livello internazionale, che avrà conseguenze nefaste per la libertà in Europa. <br />L'ostinazione di Macron a rivendicare il "diritto alla blasfemia" come un fondamentale diritto umano che la Francia promuove e protegge e l'esercizio di tale asserito diritto da parte del sopra citato periodico che ha ripubblicato le vignette su Maometto all'inizio di settembre e poi più recentemente una su Erdogan che evoca il Profeta mentre compie un atto licenzioso hanno prodotto una situazione inedita. Forse per la prima volta terroristi jihadisti, governi e forze politiche islamiste, autorità istituzionali islamiche, governi di paesi musulmani che islamisti non sono e musulmani della strada si ritrovano tutti uniti nell'obiettivo di ottenere che la Francia cambi le sue leggi e le sue abitudini in materia di libertà di espressione. E, purtroppo per tutti, ci riusciranno. Risultato che sarà probabilmente solo l'inizio di un processo di trasformazione delle leggi europee in senso illiberale.<br /><br />RIUNIRE I NEMICI<br />Macron e Charlie Hebdo sono riusciti nell'impresa di coagulare in unico fronte ciò che era separato e in alcuni casi contrapposto. Tutte le componenti della costellazione islamica in questo momento hanno interesse a piegare la Francia: i jihadisti, sconfitti militarmente in Medio Oriente, potrebbero dimostrare che il ricatto terroristico funziona in terra europea; Erdogan, che ha usato i toni più duri contro Macron e più vittimisti riguardo alla condizione dei musulmani europei, dimostrerebbe che quando scende in campo come rappresentante degli interessi dei musulmani che vivono in Europa il risultato è un successo; il musulmano della strada, in Europa come nel Dar-al-Islam, assaporerebbe la rivincita dell'umiliato che è riuscito a piegare i potenti che disprezzando la sua fede disprezzano lui; i governi arabi non islamisti e le autorità religiose pro-establishment come al-Azhar dimostrerebbero che si può difendere efficacemente l'islam anche perseguitando i Fratelli Musulmani (governi) o restando al servizio dei governi che li perseguitano (autorità islamiche ufficiali). <br />Nessuno dimentichi che Ahmed al-Tayeb, lo sceicco di Al-Azhar, ha condannato l'omicidio del docente francese Samuel Paty come anti-islamico, ma ha aggiunto che «insultare le religioni e attaccare i loro simboli sacri sotto la bandiera della libertà di espressione costituisce un doppio standard dal punto di vista intellettuale e un aperto invito all'odio». "Doppio standard" significa che non si può respingere il terrorismo delle armi (jihadista) se non si respinge anche il terrorismo intellettuale delle vignette blasfeme: al-Tayeb mette le due cose sullo stesso piano.<br /><br />COSA SUCCEDERÀ ADESSO<br />Il film delle settimane a venire è facile da pronosticare: il governo francese presenta la sua legge contro il "separatismo" destinata a colpire le moschee e i centri di scolarizzazione islamisti in Francia, le proteste e i boicottaggi contro Parigi nel mondo islamico raddoppiano di intensità, nuovi attentati terroristici colpiscono il territorio francese, i paesi riuniti nell'Organizzazione della Conferenza islamica condannano gli attentati ma chiedono alla Francia di ritirare la sua legislazione islamofoba e di legiferare contro la blasfemia, altrimenti saranno costretti a prendere provvedimenti contro i cittadini e le merci francesi. L'Europa dichiarerà la sua solidarietà con Parigi, ma non farà nulla per passare dalle parole ai fatti: in Germania vivono 5 milioni di musulmani di cui 2 milioni con la cittadinanza tedesca. Mentre gli Usa non simpatizzano affatto per la laicità alla francese, soprattutto gli esponenti dell'establishment progressista. <br />Come ha scritto su Le Figaro l'esperto di jihadismo Hugo Micheron: <br />«C'è una stampa influente e "progressista", incarnata dal New York Times e dal Washington Post, che sembra fare molta fatica a pensare il problema jihadista - questo aggettivo non appare mai negli articoli sugli attacchi terroristici! Con un ribaltamento della realtà, la responsabilità della violenza è imputata non agli islamisti, ma al modello repubblicano francese, un'interpretazione che riecheggia la vulgata diffusa dalla Turchia di Erdogan o dalla Cecenia di Kadyrov».<br /><br />IL DISCORSO DI BENEDETTO XVI A RATISBONA<br />La stampa e l'establishment liberal americano per lo più fanno la stessa cosa che fecero quindici anni fa in occasione delle violenze seguite al discorso di Ratisbona di Benedetto XVI: puntano il dito non contro chi ha fatto ricorso alla violenza per protestare contro la manifestazione di un pensiero (allora venne uccisa una suora in Somalia e furono attaccate chiese in Palestina e in Iraq), ma contro chi ha manifestato il pensiero al quale gli estremisti hanno reagito con violenze e minacce. Per i progressisti made in Usa i musulmani non vanno provocati perché godono dello statuto di vittime (del colonialismo e del pregiudizio etnico e religioso); ma più in generale né un presidente Trump né un presidente Biden prenderebbero mai le difese del "diritto alla blasfemia" rivendicato da Macron che ha coagulato l'indignazione e la reazione di tutto il mondo islamico, perché gli Usa hanno bisogno della Turchia per contenere la Russia e hanno bisogno dell'Arabia Saudita per tenere sotto scacco l'Iran.<br />Ma più che col cinismo e con l'incapacità di comprendere dei liberal americani Macron se la deve prendere con se stesso, perché le condizioni per l'inversione delle responsabilità, con la Francia vittima di ripetuti sanguinosi attentati jihadisti trasformata in carnefice dei musulmani che la abitano, le ha create lui provocando il cortocircuito fra le leggi vigenti che vogliono impedire l'islamizzazione dello spazio pubblico, quelle che lui vuole introdurre per combattere il "separatismo" di alcune componenti musulmane della popolazione e la rivendicazione della legittimità della blasfemia anti-islamica. Non c'è bisogno di essere musulmani per sentire che qualcosa stride quando lo Stato francese, dopo aver vietato negli anni scorsi l'hijab nelle scuole e il niqab e i burka in pubblico (mentre alcune amministrazioni locali vietano anche il burkini in spiaggia e nelle piscine), si appresta ora a vietare il velo in tutte le aziende destinatarie di appalti pubblici, ad abolire la scuola parentale (praticata da un certo numero di famiglie musulmane) e a negare agli imam formati all'estero e pagati da autorità straniere di esercitare in Francia, e nel mentre che introduce questi divieti che hanno l'obiettivo di ostacolare la diffusione dell'islamismo, la massima autorità di Francia difende la libertà illimitata di bestemmiare il profeta e il Dio dei musulmani. Chi glielo spiega ai musulmani - di tutto il mondo - che la Francia non ce l'ha con loro?<br /><br />OTTUSITÀ LAICISTA<br />Il futuro, come dicevamo, è segnato: la Francia dovrà cedere e fare per la ragione sbagliata quello che avrebbe dovuto fare tempo fa per la ragione giusta. In tutti i paesi del mondo la libertà di espressione ha dei limiti fissati dalla legge, in particolare quando l'espressione diventa offensiva, e non si capisce in base a quale logica il sentimento religioso dovrebbe essere l'unico sentimento umano verso il quale le offese sono sempre permesse. Ma il cedimento in questa particolare circostanza avrà due conseguenze catastrofiche: consacrerà Recep T. Erdogan come protettore dei musulmani che vivono in Europa e spianerà la strada ad altri cedimenti che avverranno con la stessa dinamica del primo. Il quadrilatero terroristi-Erdogan-piazze musulmane-al-Azhar funzionerà alla perfezione, ogni componente rafforzando le altre tre spontaneamente, senza nessuna intesa previa. L'ottusità presuntuosa dei laicisti ci ha portato qui.<br /> <br />Titolo originale: Quanto è stupido il diritto alla blasfemia rivendicato da Macron<br />Fonte: Tempi, 5 novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 690]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41933611</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2020 06:18:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41933611/quanto_stupido_il_diritto_alla_blasfemia_rivendicato_da_macron.mp3" length="8646320" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6353&#13;
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QUANTO E' STUPIDO IL DIRITTO ALLA BLASFEMIA RIVENDICATO DA MACRON di Rodolfo Casadei&#13;
Spiace dover criticare chi è stato e continua essere vittima dell'odio, della cattiveria e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6353" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6353</a><br /><br />QUANTO E' STUPIDO IL DIRITTO ALLA BLASFEMIA RIVENDICATO DA MACRON di Rodolfo Casadei<br />Spiace dover criticare chi è stato e continua essere vittima dell'odio, della cattiveria e del fanatismo jihadista, ma ogni giorno che passa diventa sempre più probabile che la stupidità e l'arroganza di Charlie Hebdo e del presidente Emmanuel Macron stiano per regalare all'islamismo - cioè all'islam politico di Erdogan e del Millî Görüş, dei Fratelli Musulmani, della teocrazia iraniana, del Jamaat el Islami del subcontinente indiano - la sua più grande vittoria politica a livello internazionale, che avrà conseguenze nefaste per la libertà in Europa. <br />L'ostinazione di Macron a rivendicare il "diritto alla blasfemia" come un fondamentale diritto umano che la Francia promuove e protegge e l'esercizio di tale asserito diritto da parte del sopra citato periodico che ha ripubblicato le vignette su Maometto all'inizio di settembre e poi più recentemente una su Erdogan che evoca il Profeta mentre compie un atto licenzioso hanno prodotto una situazione inedita. Forse per la prima volta terroristi jihadisti, governi e forze politiche islamiste, autorità istituzionali islamiche, governi di paesi musulmani che islamisti non sono e musulmani della strada si ritrovano tutti uniti nell'obiettivo di ottenere che la Francia cambi le sue leggi e le sue abitudini in materia di libertà di espressione. E, purtroppo per tutti, ci riusciranno. Risultato che sarà probabilmente solo l'inizio di un processo di trasformazione delle leggi europee in senso illiberale.<br /><br />RIUNIRE I NEMICI<br />Macron e Charlie Hebdo sono riusciti nell'impresa di coagulare in unico fronte ciò che era separato e in alcuni casi contrapposto. Tutte le componenti della costellazione islamica in questo momento hanno interesse a piegare la Francia: i jihadisti, sconfitti militarmente in Medio Oriente, potrebbero dimostrare che il ricatto terroristico funziona in terra europea; Erdogan, che ha usato i toni più duri contro Macron e più vittimisti riguardo alla condizione dei musulmani europei, dimostrerebbe che quando scende in campo come rappresentante degli interessi dei musulmani che vivono in Europa il risultato è un successo; il musulmano della strada, in Europa come nel Dar-al-Islam, assaporerebbe la rivincita dell'umiliato che è riuscito a piegare i potenti che disprezzando la sua fede disprezzano lui; i governi arabi non islamisti e le autorità religiose pro-establishment come al-Azhar dimostrerebbero che si può difendere efficacemente l'islam anche perseguitando i Fratelli Musulmani (governi) o restando al servizio dei governi che li perseguitano (autorità islamiche ufficiali). <br />Nessuno dimentichi che Ahmed al-Tayeb, lo sceicco di Al-Azhar, ha condannato l'omicidio del docente francese Samuel Paty come anti-islamico, ma ha aggiunto che «insultare le religioni e attaccare i loro simboli sacri sotto la bandiera della libertà di espressione costituisce un doppio standard dal punto di vista intellettuale e un aperto invito all'odio». "Doppio standard" significa che non si può respingere il terrorismo delle armi (jihadista) se non si respinge anche il terrorismo intellettuale delle vignette blasfeme: al-Tayeb mette le due cose sullo stesso piano.<br /><br />COSA SUCCEDERÀ ADESSO<br />Il film delle settimane a venire è facile da pronosticare: il governo francese presenta la sua legge contro il "separatismo" destinata a colpire le moschee e i centri di scolarizzazione islamisti in Francia, le proteste e i boicottaggi contro Parigi nel mondo islamico raddoppiano di intensità, nuovi attentati terroristici colpiscono il territorio francese, i paesi riuniti nell'Organizzazione della Conferenza islamica condannano gli attentati ma chiedono alla Francia di ritirare la sua legislazione islamofoba e di legiferare contro...]]></itunes:summary><itunes:duration>541</itunes:duration><itunes:keywords>charlie,hebdo,vignette</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/74c7bc7ec71f96269a839aa515ea4a2c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se sconfiggerà Trump, Biden sosterrà il "diritto" dei bambini di cambiare di sesso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-sconfiggera-trump-biden-sosterra-il-diritto-dei-bambini-di-cambiare-di-sesso--41687063</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6338" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6338</a><br /><br />SE SCONFIGGERA' TRUMP, BIDEN SOSTERRA' IL ''DIRITTO'' DEI BAMBINI DI CAMBIARE SESSO di Mauro Faverzani<br />Ai più potrebbe essere sfuggito, avendo i media puntato i riflettori sul numero di test anti-Covid compiuti dal presidente Trump e sulle sue dichiarazioni fiscali, ma nel corso dell'ultimo dibattito a distanza, il suo sfidante, Joe Biden, ha dichiarato apertamente, in perfetto alfabeto Lgbt, di voler sostenere i «diritti transgender» dei bambini. A suo avviso, infatti, essi dovrebbero esser messi in grado di cambiare la propria «identità di genere» senza la minima discriminazione ed il minimo ostacolo. In caso di elezione ha già annunciato, quindi, di voler eliminare tutti i divieti ed i paletti posti dal tycoon, cambiando la legge e rimuovendo tutti i suoi ordini esecutivi. Si arretrerebbe, insomma, all'era Obama, che si distinse per il sostegno dato alla chirurgia transgender senza limiti e senza regole, al punto da calpestare lo stesso diritto all'obiezione di coscienza da parte dei medici e degli enti religiosi, nei confronti dei quali Biden non ha specificato come intenda comportarsi. E, a moderare il confronto, non v'è stata una stampa abbastanza neutra da porgli le domande più scomode, riservate invece esclusivamente al presidente Trump. Da notarsi come, ancora nel giugno scorso, la Congregazione per l'Educazione Cattolica vaticana, in un documento intitolato «Maschio e femmina li creò», già esplicito sin dal titolo, ha condannato di nuovo la cosiddetta teoria gender ed ha ribadito la Dottrina della Chiesa sulla differenza fondamentale tra uomo e donna secondo la legge naturale, essenziale per la famiglia e per lo sviluppo umano. Ma nessuno, di questo, durante il dibattito, ha chiesto conto a Biden, sempre pronto a proclamarsi cattolico a parole, salvo poi tradire la propria fede nei fatti, promuovendo aborto ed Lgbt, ciò per cui gli è stata negata la Santa Comunione.<br /><br />MA ANCHE IN EUROPA...<br />Un cliché, comunque, questo, ritrovabile ovunque, anche in Italia, dove, in occasione delle elezioni municipali del prossimo 25-26 ottobre, a Nuoro, la lista Giovani Democratici, orbitante ovviamente nella Sinistra militante, ha pensato bene di affidare la propria immagine al bacio-gay tra due uomini in costume tradizionale sardo, all'insegna del motto «Orgogliosi delle nostre tradizioni, orgogliosi delle nostre diversità», specificando poi, a scanso di equivoci, con tutti i problemi che hanno la Sardegna in particolare e l'Italia in generale, chi sia, secondo loro, il vero nemico: «Non bastano delle leggi contro un fenomeno già sviluppato - si legge sui manifesti -. Servono soluzioni radicali. L'omofobia è soprattutto un problema cittadino», senza precisare però in cosa debbano consistere, a loro avviso, queste «soluzioni radicali»: l'ergastolo? la pena capitale? Chissà.<br />Le cose non vanno meglio in Europa: i leader di Polonia ed Ungheria, legittimamente eletti, sono, una volta di più, finiti sotto l'attacco della Commissione e del Parlamento comunitari, decisi a proibir loro l'accesso ad ulteriori fondi, a meno che non accettino incondizionatamente i diktat dell'Unione. Già erano stati ridotti ideologicamente gli stanziamenti diretti a tutte le comunità locali polacche, ree di aver approvato la «Carta della famiglia», che vieta l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, nonché di promuovere la propaganda Lgbt.<br /><br />POLONIA ED UNGHERIA<br />Ma nel mirino europeo è finito anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán: non è piaciuto un suo saggio dedicato alla crisi della democrazia liberale, in cui rilancia la necessità di rifondare la società su basi cristiane, saggio apparso su diversi giornali ed in molte lingue. Al veleno la reazione di Věra Jourová, vicepresidente della Commissione europea e Commissario delle politiche per i valori, che, nel corso di un'intervista a Der Spiegel, ha accusato lo stesso Orban d'essere il vero problema europeo a causa della sua «allergia ai principi democratici». Immediata la ferma protesta, trasmessa dal premier ungherese alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: Orban ha chiesto il licenziamento in tronco di Jourová, con la quale in ogni caso, dopo gli insulti ricevuti, non intende aver più niente a che fare. Nessuna comprensione, né mediazione da parte di von der Leyen, che anzi ha ribadito piena fiducia nella propria vice.<br />Polonia ed Ungheria, comunque, "vaccinate" da decenni di comunismo, non accettano certo ora di subire nuovi processi politici in stile neo-sovietico ad opera delle istituzioni comunitarie, anzi. Per questo l'Ungheria ha minacciato di bloccare con un veto il processo di negoziazione col Parlamento europeo sul progetto di bilancio pluriennale dell'Ue e sul fondo per la ripresa economica, decisi a luglio, qualora il pagamento dei fondi fosse condizionato: «Questa non è la regola dello Stato di diritto - ha detto una portavoce del governo di Budapest - questa è la regola del ricatto». Da notarsi che, tradotto dal politichese, quello che l'Ungheria minaccia di far saltare è un accordo del valore di 1,8 trilioni di euro, non bruscolini...<br />Dal canto suo, il presidente polacco, Andrzej Duda, recentemente rieletto, nel corso di un'intervista alla televisione Ewtn, ha ribadito il proprio impegno a sostegno della famiglia tradizionale, del matrimonio inteso come unione tra un uomo ed una donna, nonché il diritto dei genitori di crescere i propri figli secondo le proprie convinzioni, tutte cose sancite dalla Costituzione. Da notarsi come Duda sia stato il primo presidente polacco a partecipare alla Marcia annuale per la Vita e per la Famiglia di Varsavia.<br /><br />UN'OFFENSIVA MONDIALE<br />Ma Stati Uniti ed Europa non sono che pedine sulla scacchiera internazionale di un'offensiva in grande stile, lanciata dall'armata gender ormai a qualsiasi latitudine: così in Messico ecco le forti pressioni esercitate dalla Sinistra, per modificare il codice civile e facilitare così il cambio di sesso sui documenti ufficiali sulla base dell'«identità di genere percepita», un'iniziativa che gode del sostegno anche del presidente Andrés Manuel López e del gruppo parlamentare da lui fondato nove anni fa, il Morena, Movimento Nazionale di Rigenerazione. Commentando la notizia, Marcial Padilla, direttore di ConParticipación, ha dichiarato di ritenere che tale azione concertata non sia frutto «di casualità, bensì si tratti di uno sforzo programmatico e sistematico, per imporre un'ideologia, l'ideologia gender. Tutti i cittadini, soprattutto i genitori, devono essere consapevoli che tutto questo non si fermerà. Dobbiamo mettere rappresentanti e governanti capaci di dire no a questa barbarie».<br />Quella in corso, insomma, è una vera e propria guerra, senza esclusione di colpi e di armi. Web compreso. Così ecco Wikipedia censurare chiunque editi contenuti a sostegno del matrimonio naturale. E lo stesso co-fondatore dell'influente enciclopedia online, Larry Sanger, ha dichiarato, con rammarico, che questo segna la «morte» della politica di neutralità finora seguita dal sito, una «morte» dovuta ai pregiudizi politici del ristretto gruppo di redattori, cui sono attualmente affidate le scelte editoriali. Da qui la sua vibrata protesta contro la deriva, in cui è stata arenata la sua "creatura" virtuale. Dopo politica e web, la propaganda gender senza confini non risparmia neppure il settore dell'intrattenimento. Come nel campo della pubblicità, ad esempio, dove i biscotti Oreo si sono tinti d'arcobaleno, in ottobre, in occasione dell'«Lgbtq+ History Month». In edizione limitata vengono proposte 10 mila confezioni in tutto, non acquistabili: possono essere ottenute, infatti, solo partecipando ad un concorso, promosso in collaborazione con l'organizzazione Pflag-Parents and Friends of Lesbians and Gays. Si tratta, in sostanza, di condividere una foto su Twitter o Instagram, in cui ci si dichiari "alleati" del movimento gay, utilizzando gli hashtag previsti: in una parola, propaganda e indottrinamento in salsa dolce...<br />Anche nel campo della musica pop dilagano i cantanti Lgbt-friendly, noti e meno noti, dalla belga Angèle alle statunitensi Katy Perry, Madonna, Lady Gaga, Selena Gomez, Ariana Grande e Christina Aguilera; [...] questi e molti altri sono tutti artisti con all'attivo prese di posizione esplicite oppure brani a tema, per lo più dai contenuti, a dir poco, irricevibili ed irriferibili per decenza e pietà verso i lettori.<br />L'elenco potrebbe continuare, ma già questo "assaggio" consente di intuire quanto vasta sia la galassia delle "note arcobaleno", supportata dallo star system mondiale, che bombarda radio e tv coi loro nomi, coi loro volti e coi loro brani, purtroppo ben noti ai giovani, che spesso li ascoltano, senza più saper reagire neppure di fronte ai contenuti più spinti ed osceni. Insomma, uno spiegamento di forze e di mezzi, che rende sempre più difficile immaginare il mondo Lgbt come uno sparuto manipolo di poveri indifesi, perseguitati ed oppressi. Anzi, appare semmai vero proprio il contrario...<br /> <br />Titolo originale: Da Biden ai biscotti, ecco la mappa della guerra Lgbt globale<br />Fonte: Corrispondenza Romana, 21 Ottobre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 688]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41687063</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 20:39:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41687063/se_sconfigger_trump_biden_sosterr_il_22diritto_22_dei_bambini_di_cambiare_di_sesso.mp3" length="9751404" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6338&#13;
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SE SCONFIGGERA' TRUMP, BIDEN SOSTERRA' IL ''DIRITTO'' DEI BAMBINI DI CAMBIARE SESSO di Mauro Faverzani&#13;
Ai più potrebbe essere sfuggito, avendo i media puntato i riflettori sul...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6338" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6338</a><br /><br />SE SCONFIGGERA' TRUMP, BIDEN SOSTERRA' IL ''DIRITTO'' DEI BAMBINI DI CAMBIARE SESSO di Mauro Faverzani<br />Ai più potrebbe essere sfuggito, avendo i media puntato i riflettori sul numero di test anti-Covid compiuti dal presidente Trump e sulle sue dichiarazioni fiscali, ma nel corso dell'ultimo dibattito a distanza, il suo sfidante, Joe Biden, ha dichiarato apertamente, in perfetto alfabeto Lgbt, di voler sostenere i «diritti transgender» dei bambini. A suo avviso, infatti, essi dovrebbero esser messi in grado di cambiare la propria «identità di genere» senza la minima discriminazione ed il minimo ostacolo. In caso di elezione ha già annunciato, quindi, di voler eliminare tutti i divieti ed i paletti posti dal tycoon, cambiando la legge e rimuovendo tutti i suoi ordini esecutivi. Si arretrerebbe, insomma, all'era Obama, che si distinse per il sostegno dato alla chirurgia transgender senza limiti e senza regole, al punto da calpestare lo stesso diritto all'obiezione di coscienza da parte dei medici e degli enti religiosi, nei confronti dei quali Biden non ha specificato come intenda comportarsi. E, a moderare il confronto, non v'è stata una stampa abbastanza neutra da porgli le domande più scomode, riservate invece esclusivamente al presidente Trump. Da notarsi come, ancora nel giugno scorso, la Congregazione per l'Educazione Cattolica vaticana, in un documento intitolato «Maschio e femmina li creò», già esplicito sin dal titolo, ha condannato di nuovo la cosiddetta teoria gender ed ha ribadito la Dottrina della Chiesa sulla differenza fondamentale tra uomo e donna secondo la legge naturale, essenziale per la famiglia e per lo sviluppo umano. Ma nessuno, di questo, durante il dibattito, ha chiesto conto a Biden, sempre pronto a proclamarsi cattolico a parole, salvo poi tradire la propria fede nei fatti, promuovendo aborto ed Lgbt, ciò per cui gli è stata negata la Santa Comunione.<br /><br />MA ANCHE IN EUROPA...<br />Un cliché, comunque, questo, ritrovabile ovunque, anche in Italia, dove, in occasione delle elezioni municipali del prossimo 25-26 ottobre, a Nuoro, la lista Giovani Democratici, orbitante ovviamente nella Sinistra militante, ha pensato bene di affidare la propria immagine al bacio-gay tra due uomini in costume tradizionale sardo, all'insegna del motto «Orgogliosi delle nostre tradizioni, orgogliosi delle nostre diversità», specificando poi, a scanso di equivoci, con tutti i problemi che hanno la Sardegna in particolare e l'Italia in generale, chi sia, secondo loro, il vero nemico: «Non bastano delle leggi contro un fenomeno già sviluppato - si legge sui manifesti -. Servono soluzioni radicali. L'omofobia è soprattutto un problema cittadino», senza precisare però in cosa debbano consistere, a loro avviso, queste «soluzioni radicali»: l'ergastolo? la pena capitale? Chissà.<br />Le cose non vanno meglio in Europa: i leader di Polonia ed Ungheria, legittimamente eletti, sono, una volta di più, finiti sotto l'attacco della Commissione e del Parlamento comunitari, decisi a proibir loro l'accesso ad ulteriori fondi, a meno che non accettino incondizionatamente i diktat dell'Unione. Già erano stati ridotti ideologicamente gli stanziamenti diretti a tutte le comunità locali polacche, ree di aver approvato la «Carta della famiglia», che vieta l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, nonché di promuovere la propaganda Lgbt.<br /><br />POLONIA ED UNGHERIA<br />Ma nel mirino europeo è finito anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán: non è piaciuto un suo saggio dedicato alla crisi della democrazia liberale, in cui rilancia la necessità di rifondare la società su basi cristiane, saggio apparso su diversi giornali ed in molte lingue. 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La presenza dei religiosi, secondo Carmen Calvo, vicepremier con delega "alla Memoria democratica", è infatti incompatibile con la riassegnazione a luogo civile della Valle.<br />Ma che fare della possente croce, alta 150 metri, 300 se si considera il basamento della rupe di Nava da cui si innalza sovrastando l'abbazia? Denunciando l'audacia suprema dell'ideologia marxista volta a smantellare una civiltà millenaria, l'Associazione per la Difesa della Valle dei caduti ha lanciato un drammatico appello ai cristiani di tutto il mondo per difendere la croce dalla possibilità, per nulla remota, che essa venga rimossa, ricordando che «in Spagna, tra il 1934 e il 1939, i cristiani hanno subìto una delle più grandi e sanguinose persecuzioni della storia da parte di un'oscura coalizione di socialisti, comunisti e anarchici chiamata "Fronte popolare", con più di 8 mila religiosi e diverse migliaia di laici brutalmente assassinati, uccisi solo ed esclusivamente per la loro fede». <br />Emblema di riconciliazione e tributo a tutte le vittime, il mausoleo che diede sepoltura cristiana a vincitori e vinti rappresenta - si legge ancora nell'appello - «un simbolo di unità e fratellanza tra tutti gli spagnoli». Nonostante questo il governo vuole privare la Valle della stessa ragione della sua esistenza, con l'espulsione della comunità benedettina e la demolizione della croce, eventualità che la vicepresidente Calvo non ha mai negato di prendere in considerazione.<br /><br />OBIETTIVO: IL VUOTO COMPLETO<br />Di fronte all'impotenza «patita in questo momento dai cristiani spagnoli, facciamo appello a tutti i nostri fratelli in Cristo, qualunque sia la loro nazionalità, in tutto il mondo, per aiutarci con le loro preghiere e tutti le azioni mediatiche necessarie per evitare che si verifichi un simile sacrilegio», scrive l'Associazione per la Difesa della Valle dei caduti. Una richiesta che nasce dall'impegno «per la verità che ci renderà liberi; dall'impegno per la giustizia, come forma superiore di conoscenza umana; dall'impegno per la storia e dall'impegno per la cultura, poiché solo per ignoranza o odio questo luogo può essere disprezzato come eredità di ogni generazione che ci ha preceduto». <br />La demolizione della monumentale croce della Valle dei caduti, prosegue l'Associzione, «non è solo un barbaro attacco contro un bene culturale di prim'ordine, è un attacco alle fondamenta su cui è stata costruita l'Europa e un passo indietro di diversi decenni nella difesa della libertà».<br />«So perché lo fanno, anche se hanno giustificazioni confuse, retoriche e demoscopiche», ha raccontato al Foglio il poeta e scrittore Enrique García-Máiquez, tra i pochi intellettuali che hanno alzato la voce per opporsi alla sconsacrazione della Valle dei caduti, allarmato dalla perdita di pietas del suo paese. «In fondo, a El Valle si sa perché si è morti, mentre la morte è il grande abisso della società attuale e dei suoi politici. Con una strana vertigine non sopportano la propria mancanza di senso, ma ne sono attratti come un magnete». <br />García-Máiquez è durissimo nel giudizio del governo di Pedro Sánchez e Pablo Iglesias: «Non sono stati in grado di trattare con dignità le decine di migliaia di vittime del Covid, stanno proponendo l'eutanasia in questo momento, predicano l'aborto come un diritto, e vogliono entrare in un vecchio cimitero per "riassegnarlo". Hanno bisogno di rimuovere la croce il giorno dopo la festa dell'Esaltazione della Santa Croce, perché lei affronta il vuoto, e sentono che solo quando il vuoto sarà completo potranno finalmente riposare. Per questo la croce della Valle non sarà l'ultima a gettarli nello sgomento. Anche quella che indosso al petto».<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire il profondo significato anticattolico degli interventi al mausoleo in cui riposano vincitori e vinti della Guerra civile e della cacciata dei monaci che lo custodiscono, leggi i nostri precedenti articoli cliccando sui seguenti link<br /><br />PROFANATA LA TOMBA DI FRANCO: IL VATICANO SMENTISCE IL GOVERNO ANTICRISTIANO SPAGNOLO<br />Il premier Pedro Sanchez profana il luogo sacro dove sono sepolti vincitori e vinti della guerra civile risolta da Francisco Franco che sconfisse le forze di sinistra che massacravano i cattolici con odio e sistematicità<br />di Andrea Zambrano<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225</a><br /><br />AL DITTATORE BUONO (E CATTOLICO) FRANCISCO FRANCO RIESUMATO IL CORPO PER SPREGIO<br />Il governo socialista fa una macabra mossa elettorale... e i vescovi spagnoli tacciono dimenticando che fu lui a salvarli (eppure il papa San Giovanni XXIII disse: ''Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?'')<br />di Gabriel Ariza<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5863" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5863</a><br /><br />Sui martiri spagnoli e più in generale sulla Guerra di Spagna consigliamo l'approfondimento dei seguenti film:<br /><br />L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)<br />La gloriosa resistenza del comandante Moscardò e del presidio militare di Toledo<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40</a><br /><br />UN DIOS PROHIBIDO (2013)<br />La gloriosa testimonianza di fede dei 51 frati barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42</a><br /><br />VIDEO: I MARTIRI SPAGNOLI, VITTIME INNOCENTI DELLA FURIA ANTICATTOLICA<br />Cosa è successo davvero dal 1936 al 1939? Lo spiega magistralmente il prof. Giovanni Formicola nella seguente conferenza (durata: 1 ora e 10 minuti).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41337980</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 03:56:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41337980/in_spagna_il_governo_socialista_vuole_estirpare_la_croce_della_valle_dei_caduti.mp3" length="6254340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6315&#13;
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La presenza dei religiosi, secondo Carmen Calvo, vicepremier con delega "alla Memoria democratica", è infatti incompatibile con la riassegnazione a luogo civile della Valle.<br />Ma che fare della possente croce, alta 150 metri, 300 se si considera il basamento della rupe di Nava da cui si innalza sovrastando l'abbazia? Denunciando l'audacia suprema dell'ideologia marxista volta a smantellare una civiltà millenaria, l'Associazione per la Difesa della Valle dei caduti ha lanciato un drammatico appello ai cristiani di tutto il mondo per difendere la croce dalla possibilità, per nulla remota, che essa venga rimossa, ricordando che «in Spagna, tra il 1934 e il 1939, i cristiani hanno subìto una delle più grandi e sanguinose persecuzioni della storia da parte di un'oscura coalizione di socialisti, comunisti e anarchici chiamata "Fronte popolare", con più di 8 mila religiosi e diverse migliaia di laici brutalmente assassinati, uccisi solo ed esclusivamente per la loro fede». <br />Emblema di riconciliazione e tributo a tutte le vittime, il mausoleo che diede sepoltura cristiana a vincitori e vinti rappresenta - si legge ancora nell'appello - «un simbolo di unità e fratellanza tra tutti gli spagnoli». Nonostante questo il governo vuole privare la Valle della stessa ragione della sua esistenza, con l'espulsione della comunità benedettina e la demolizione della croce, eventualità che la vicepresidente Calvo non ha mai negato di prendere in considerazione.<br /><br />OBIETTIVO: IL VUOTO COMPLETO<br />Di fronte all'impotenza «patita in questo momento dai cristiani spagnoli, facciamo appello a tutti i nostri fratelli in Cristo, qualunque sia la loro nazionalità, in tutto il mondo, per aiutarci con le loro preghiere e tutti le azioni mediatiche necessarie per evitare che si verifichi un simile sacrilegio», scrive l'Associazione per la Difesa della Valle dei caduti. Una richiesta che nasce dall'impegno «per la verità che ci renderà liberi; dall'impegno per la giustizia, come forma superiore di conoscenza umana; dall'impegno per la storia e dall'impegno per la cultura, poiché solo per ignoranza o odio questo luogo può essere disprezzato come eredità di ogni generazione che ci ha preceduto». <br />La demolizione della monumentale croce della Valle dei caduti, prosegue l'Associzione, «non è solo un barbaro attacco contro un bene culturale di prim'ordine, è un attacco alle fondamenta su cui è stata costruita l'Europa e un passo...]]></itunes:summary><itunes:duration>391</itunes:duration><itunes:keywords>caduti,croce,estirpare,governo,spagnolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9b29ac621552d275f9f545d1269c63fc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A Lumezzane il preside voleva sequestrare i bimbi con febbre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-lumezzane-il-preside-voleva-sequestrare-i-bimbi-con-febbre--40489222</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6252" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6252</a><br /><br />A LUMEZZANE IL PRESIDE VOLEVA SEQUESTRARE GLI ALUNNI CON FEBBRE... E NON E' UNA FAKE NEWS!<br />La ministrA Azzolina bolla la notizia come fake news, ma è tutto vero, ci sono le prove (VIDEO IRONICO: La Super Cazzolina e la riapertura delle scuole)<br />di Andrea Zambrano<br />Studente con la febbre a scuola? Chiamate i carabinieri e isolatelo dai famigliari. A Lumezzane Pieve il preside di un istituto comprensivo, che va dall'Infanzia alle Medie Dante Alighieri, ha pensato bene di inviare un'informativa ai genitori dal vago sapore coreano. Fortunatamente la comunicazione della scuola è rientrata e ora al punto sette dove si affronta la procedura di isolamento è previsto che il bambino torni subito al suo domicilio, ma per sei giorni i genitori dell'istituto in provincia di Brescia hanno avuto di che tremare.<br />Ecco quanto pubblicato sul sito della scuola il 6 agosto scorso e modificato soltanto il mercoledì 12, una settimana dopo. Al punto sette, nell'informativa sulla ripresa delle lezioni dopo la pausa estiva e il lockdown si legge:<br />In presenza di sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37.5°C durante l'orario scolastico, per gli alunni scatta una rigida procedura che prevede i seguenti passaggi:<br />- l'alunno dovrà essere immediatamente dotato di mascherina chirurgica;<br />- sarà posto in isolamento in stanza Covid; <br />- il docente dovrà chiamare immediatamente il 112 o il 1500;<br />- i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all'autorità sanitaria.<br />Pertanto, alla luce del rigido protocollo, si invitano vivamente i genitori ad attuare scrupolosamente le raccomandazioni di cui al punto precedente.<br /><br />IL PRESIDE HA FATTO MARCIA INDIETRO<br />Isolamento in una stanza covid, allertare i carabinieri, dare il bambino in custodia all'AST locale e tenere fuori i genitori. Forse neanche a Sparta erano così drastici.<br />Le polemiche scatenatesi sui social sono state tali e tante che il preside ha fatto marcia indietro anche se alla Nuova BQ che lo ha raggiunto ha detto che ha cambiato l'informativa solo dopo la pubblicazione delle linee guida della Ministra Azzolina, che non prevedono ovviamente il sequestro dei bambini da parte dell'autorità sanitaria.<br />Eppure, l'episodio è sintomatico di un certo modo di ragionare di funzionari statali che non sanno più come gestire un'emergenza che non ha ormai né capo né coda. La scuola è sempre più nel caos, anche se la Azzolina non perda occasione, leggi l'intervista di ieri del Corriere, per dire di aver fatto i miracoli.<br />Del resto, se un preside fai da te arriva a ipotizzare il sequestro preventivo dei medici dell'Asl per i bambini significa non solo che i dirigenti sono lasciati a loro stessi in balia dell'incertezza a un mese dalla riapertura dei cancelli delle scuole, ma anche che la mentalità che è passata con i Dpcm del governo, è quella che i figli sono dello Stato e i genitori devono retrocedere. Del resto, non dimentichiamo che è stato il governo a prevedere che un padre e una figlia dovessero stare distanziati in auto come se il vivere tra le stesse mura domestiche non fosse nulla. Ed è sempre stato il governo a intervenire pesantemente nella vita famigliare impendendo a mamma, papà e figli di sentirsi un unico corpo sociale, cosa poi presa a modello dalla stessa Chiesa che ancora oggi in molte parrocchie impedisce alle mamma, papà e figli di sedersi vicino a Messa.<br />Mentalità, dicevamo, che si stanno facendo largo e che vanno combattute con le unghie e con i denti perché quando lo Stato avrà il controllo totale e fisico anche sui figli non resterà più nulla per la costruzione definitiva dell'uomo nuovo.<br /><br />I BAMBINI SONO PROPRIETÀ DELLO STATO?<br />Ovviamente un preside non si inventa una misura del genere se questa non è stata prima respirata in un humus fertile. In fondo, la mentalità dei bambini di proprietà dello Stato si sta facendo largo senza la condanna delle anime belle.  Forse che l'agghiacciante frase dell'ex ministro Lorenzin sui bambini che non sono di proprietà dei genitori - a proposito di un papà che ha perso la patria potestà perché non ha vaccinato il figlio - non ricalchi la stessa mentalità antifamilista e da Stato etico educatore della prole? È la stessa mentalità che si sta facendo largo.<br />A Lumezzane per venirne a capo la scuola ha dovuto riscrivere l'informativa così: «In caso di comparsa a scuola in un operatore o in uno studente di sintomi suggestivi di una diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, la persona interessata dovrà essere immediatamente isolata e dotata di mascherina chirurgica, e si dovrà provvedere al ritorno, quanto prima possibile, al proprio domicilio, per poi seguire il percorso già previsto dalla norma vigente per la gestione di qualsiasi caso sospetto». <br />Alla Bussola, l'assessore alla scuola del comune di Lumezzane, Lucio Facchinetti getta acqua sul fuoco: «E' una bolla di sapone, il preside ha già corretto».<br />Mentre lui, il dirigente,  Angelo Prontera si è giustificato dicendo di non aver avuto risposta dall'Ast di Brescia alla quale aveva chiesto chiarimenti e che si è trovato nella situazione di dover interpretare le normative presenti fino a quel momento e che soltanto la circolare della Azzolina ha poi chiarito successivamente. Quando «subito dopo sono state emanate le linee guida ho corretto», si è giustificato.<br />Però ha anche aggiunto di «aver preso spunto da altre scuole che avevano adottato la stessa misura», salvo però rifiutarsi di dire di quali scuole si tratta. Comunque, qui in Italia e non solo in Corea del nord.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Andrea Zambrano, nell'articolo seguente dal titolo "Non è una fake news: lezioni di giornalismo all'Azzolina" parla dello scivolone della ministra Azzolina che invece di riprendere il collega preside per la circolare "sequestra bambini" di Lumezzane, ha bollato la notizia come una fake news. Invece la notizia era vera, ci sono le prove.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 agosto 2020:<br />La Ministra Lucia Azzolina l'ha definita fake news. Ma quella dei bambini di una scuola "sequestrati" dallo Stato in caso di covid è una notizia vera. Una notizia che poi ha portato a un dietrofront tanto imbarazzato quanto sciagurato dell'Istituto che l'ha diffusa. Ma notizia resta, non diventa fake news. <br />E se ci tocca intervenire di nuovo sul caso di Lumezzane, è perché, essendo stati noi, qui alla Bussola, i primi a verificare la fondatezza di quella circolare assurda del 6 agosto scorso del preside Angelo Prontera, possiamo non solo essere certi della genesi dei fatti, ma anche chiamare con il loro nome le cose. <br />In provincia di Brescia il preside aveva diffuso inizialmente una circolare nella quale avvisava che in caso di febbre i bambini-studenti sarebbero stati affidati all'autorità sanitaria, non ai genitori. La notizia è vera? Sì, possiamo dirlo avendo sentito i protagonisti della vicenda come i giornalisti fanno. Cosa che la Azzolina, che scambia l'effrazione per l'infrazione, non può evidentemente fare.<br />Lezione di giornalismo alla ministra: la foto che lei ha fatto pubblicare sul profilo del Miur e ha bollato come fake news, non è una fake news, ma è una notizia vera. Si riferisce alla circolare emessa il 6 agosto dal preside dell'Istituto Polo Ovest di Lumezzane e classificata con numero di protocollo 0004148/U del 06/08/2020 08:40:46 I.1 - Normativa e disposizioni attuative. <br />Quello che la Azzolina ha pubblicato come fake news non è altro che il punto 7 della delibera scolastica che - appunto, qui sta la notizia - comunica ai genitori che se il bambino è febbricitante (neanche positivo covid, solo febbricitante) deve essere prelevato dall'autorità sanitaria e non dai genitori. Questo si chiama sequestro di Stato dei minori, piaccia o no alla ministra Azzolina, la quale - lo ricordiamo - crede che gli imbuti servano per essere riempiti. <br />Semplicemente che cosa è successo? E' successo, e la Bussola lo ha raccontato per prima quindi sa di che cosa parla, che dopo le proteste dei genitori e su interessamento persino dell'assessore alla scuola di Lumezzane, il punto sette è stato tolto.<br />Ma non subito, ben 6 giorni dopo, il 12 agosto. Nell'articolo abbiamo anche riportato le giustificazioni del preside, che, condivisibili o no, sono la miglior smentita all'Azzolina. <br />Fake news sarebbe stato attribuire a quella circolare la volontà del ministero di sequestrare i bambini. Infatti ce ne siamo ben guardati dal farlo, e lo stesso ha fatto La Verità, che alcuni giorni dopo è ritornata sul caso, però abbiamo notato che la facilità con la quale il preside ha scritto quello sciagurato punto 7 è indice della confusione che regna nella scuola e mostra la facilità con cui lo Stato cerca di appropriarsi dell'educazione dei bambini. E questo è incontestabile. <br />La Azzolina non doveva bollare come fake news la notizia, ma doveva riprendere pubblicamente quel preside affinché i presidi non si sentissero autorizzati a ragionare come si fa in Corea. E tutti i presidi, compresa la ministra che dopo l'esperienza di governo - speriamo presto - diventerà una di loro, avendo vinto il concorso apposito. <br />È probabile che al concorso non abbia passato la prova di giornalismo. Nel caso, potremmo dare qualche lezione di ripetizione noi.<br /><br />VIDEO IRONICO: LA SUPER CAZZOLINA A MENO DI UN MESE ALLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE<br />Nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "La Super Cazzolina - Meno di un mese alla riapertura delle scuole" Angelica Massera interpreta la ministrA dell'istruzione. Provate a non ridere se vi riesce.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ywtff4kToq8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ywtff4kToq8</a><br /> <br />Titolo originale: Caos scuola: bimbi con febbre sequestrati dallo Stato<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 14-08-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40489222</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2020 18:00:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40489222/a_lumezzane_il_preside_voleva_sequestrare_i_bimbi_con_febbre.mp3" length="11712051" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6252&#13;
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A LUMEZZANE IL PRESIDE VOLEVA SEQUESTRARE GLI ALUNNI CON FEBBRE... E NON E' UNA FAKE NEWS!&#13;
La ministrA Azzolina bolla la notizia come fake news, ma è tutto vero, ci sono le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6252" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6252</a><br /><br />A LUMEZZANE IL PRESIDE VOLEVA SEQUESTRARE GLI ALUNNI CON FEBBRE... E NON E' UNA FAKE NEWS!<br />La ministrA Azzolina bolla la notizia come fake news, ma è tutto vero, ci sono le prove (VIDEO IRONICO: La Super Cazzolina e la riapertura delle scuole)<br />di Andrea Zambrano<br />Studente con la febbre a scuola? Chiamate i carabinieri e isolatelo dai famigliari. A Lumezzane Pieve il preside di un istituto comprensivo, che va dall'Infanzia alle Medie Dante Alighieri, ha pensato bene di inviare un'informativa ai genitori dal vago sapore coreano. Fortunatamente la comunicazione della scuola è rientrata e ora al punto sette dove si affronta la procedura di isolamento è previsto che il bambino torni subito al suo domicilio, ma per sei giorni i genitori dell'istituto in provincia di Brescia hanno avuto di che tremare.<br />Ecco quanto pubblicato sul sito della scuola il 6 agosto scorso e modificato soltanto il mercoledì 12, una settimana dopo. Al punto sette, nell'informativa sulla ripresa delle lezioni dopo la pausa estiva e il lockdown si legge:<br />In presenza di sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37.5°C durante l'orario scolastico, per gli alunni scatta una rigida procedura che prevede i seguenti passaggi:<br />- l'alunno dovrà essere immediatamente dotato di mascherina chirurgica;<br />- sarà posto in isolamento in stanza Covid; <br />- il docente dovrà chiamare immediatamente il 112 o il 1500;<br />- i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all'autorità sanitaria.<br />Pertanto, alla luce del rigido protocollo, si invitano vivamente i genitori ad attuare scrupolosamente le raccomandazioni di cui al punto precedente.<br /><br />IL PRESIDE HA FATTO MARCIA INDIETRO<br />Isolamento in una stanza covid, allertare i carabinieri, dare il bambino in custodia all'AST locale e tenere fuori i genitori. Forse neanche a Sparta erano così drastici.<br />Le polemiche scatenatesi sui social sono state tali e tante che il preside ha fatto marcia indietro anche se alla Nuova BQ che lo ha raggiunto ha detto che ha cambiato l'informativa solo dopo la pubblicazione delle linee guida della Ministra Azzolina, che non prevedono ovviamente il sequestro dei bambini da parte dell'autorità sanitaria.<br />Eppure, l'episodio è sintomatico di un certo modo di ragionare di funzionari statali che non sanno più come gestire un'emergenza che non ha ormai né capo né coda. La scuola è sempre più nel caos, anche se la Azzolina non perda occasione, leggi l'intervista di ieri del Corriere, per dire di aver fatto i miracoli.<br />Del resto, se un preside fai da te arriva a ipotizzare il sequestro preventivo dei medici dell'Asl per i bambini significa non solo che i dirigenti sono lasciati a loro stessi in balia dell'incertezza a un mese dalla riapertura dei cancelli delle scuole, ma anche che la mentalità che è passata con i Dpcm del governo, è quella che i figli sono dello Stato e i genitori devono retrocedere. Del resto, non dimentichiamo che è stato il governo a prevedere che un padre e una figlia dovessero stare distanziati in auto come se il vivere tra le stesse mura domestiche non fosse nulla. Ed è sempre stato il governo a intervenire pesantemente nella vita famigliare impendendo a mamma, papà e figli di sentirsi un unico corpo sociale, cosa poi presa a modello dalla stessa Chiesa che ancora oggi in molte parrocchie impedisce alle mamma, papà e figli di sedersi vicino a Messa.<br />Mentalità, dicevamo, che si stanno facendo largo e che vanno combattute con le unghie e con i denti perché quando lo Stato avrà il controllo totale e fisico anche sui figli non resterà più nulla per la costruzione definitiva dell'uomo nuovo.<br /><br />I BAMBINI SONO PROPRIETÀ DELLO STATO?<br />Ovviamente un preside non si inventa una misura...]]></itunes:summary><itunes:duration>732</itunes:duration><itunes:keywords>bimbi,febbre,lumezzane,sequestro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9dba0b90dab285c0a855f13c4b5f1776.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prove di totalitarismo in occidente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prove-di-totalitarismo-in-occidente--40271474</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6234" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6234</a><br /><br />PROVE DI TOTALITARISMO IN OCCIDENTE di Mauro Faverzani<br />Ora è chiaro: in Occidente c'è libertà di pensiero, di parola e di credo, ma solo per chi canti col coro, per chi cioè si allinei al «politicamente corretto». Zero per tutti gli altri. Sono continue ed incessanti le tristi conferme e tutte portano a questa conclusione.<br />A dimostrarlo, sono ancora una volta i fatti. Come l'inaudita decisione assunta dall'Unione europea di negare i fondi a sei Comuni polacchi, "colpevoli" di essersi dichiarati «Lgbt-free» ed a favore dei «diritti della famiglia». Ciò non costituisce solo un'ingiustificata sanzione, bensì anche un'ingiusta penalizzazione, oltre a rappresentare un chiaro monito inviato al governo di Varsavia, accusato d'aver tutelato i propri cittadini dall'imposizione di ideologie e dalle pressioni di Bruxelles, che vieta, oltre tutto sventolando ipocritamente la bandiera delle "libertà": il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen della Cdu tedesca, ha dichiarato infatti d'esser intervenuta sui sei Comuni, escludendoli da un programma di gemellaggi e dai relativi finanziamenti, in quanto «i nostri trattati garantiscono ad ognuno in Europa la libertà di essere ciò che è, di vivere come voglia, di amare chi gli pare e di puntare in alto come desideri». Purché non si dichiari pro-family ed «Lgbt-free», per l'appunto. Perché in tal caso l'Ue smette di garantire ed inizia a censurare, punire, discriminare. Insomma, ciascuno di noi è libero di pensare, di volere e di credere in qualunque cosa, cui però pensi, voglia e creda anche Bruxelles. Non ad altro.<br />Il che corrisponde ad una versione alquanto totalitaria del libero pensiero, come ha evidenziato il ministro di Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, che ha condannato la decisione dell'Ue, annunciando di voler ripristinare il primato della legge su questi abusi: «Non possiamo permettere che l'Unione europea discrimini i cittadini polacchi ed i governi locali - ha postato su Facebook -. L'Unione deve rispettare l'uguaglianza di tutti, riconoscendo a tutti il diritto di avere le proprie opinioni e di esprimerle liberamente». Esattamente ciò che oggi non avviene.<br /><br />3 ANNI DI CARCERE PER IL SACERDOTE CHE CRITICA L'ISLAM<br />E sempre all'Unione europea, nello specifico all'inviato speciale per la promozione della libertà religiosa, lo slovacco Jan Figel, si è rivolta l'associazione spagnola HazteOir.org, che ha già raccolto decine di migliaia di firme in difesa di don Custodio Ballester, sacerdote pro-life accusato d'aver commesso un «crimine d'odio», per aver scritto un articolo in cui mette in guardia dai pericoli dell'islam. In particolare, a scatenare l'ira della magistratura iberica, è stato questo passaggio del testo: «Non inganniamo noi stessi, l'islam di oggi e di sempre, quello che stiamo tentando di far convivere col Cristianesimo, con una mano guida le opere di carità, ma con l'altra arma chi annienti quanti si rifiutino di riconoscere Allah e di considerare Maometto come l'ultimo e definitivo profeta di Dio».<br />Che è poi ciò che dice espressamente il Corano, nulla di particolarmente nuovo... Eppure, niente da fare. Nonostante Isis, Boko Haram, al-Qaeda e via elencando, col loro pesantissimo carico di sangue e di terrore versato in nome di Allah, interrogarsi sui pericoli dell'islam è configurato come un reato. Almeno secondo la Procura della Repubblica di Malaga, che ha chiesto per don Ballester una condanna a 3 anni di carcere, 3 mila euro di multa, l'interdizione dall'esercizio del diritto di voto per tutta la durata della pena, nonché l'interdizione dall'insegnamento e da qualsiasi ruolo educativo per otto anni, oltre ad altre spese accessorie a suo carico. Niente meno. Una richiesta pesantissima e sproporzionata.<br />Ancora una volta sotto accusa ci sono un'opinione ed il fatto d'esprimerla. Ancora una volta, come già nel caso dell'omofilia, esiste un pensiero «politicamente corretto» ed è islamofilo. Chiunque vi si opponga, va fermato, censurato, punito. È quanto dichiara HazteOir.org: occorre «fermare il rullo compressore del politicamente corretto. Se non ci opporremo a questa ingiustizia, avremo spalancato la porta ad altri, futuri attacchi alla libertà d'espressione contro una parte soltanto della cittadinanza, quella che la Sinistra decide che non possa esprimersi liberamente».<br /><br />UNA STRATEGIA LIBERTICIDA<br />Ormai la censura è globale, per cui riguarda anche il mondo digitale, come è accaduto negli Stati Uniti, dove i social (nello specifico, Facebook, Twitter e YouTube) hanno censurato un video, trasmesso dal gruppo «Medici americani in prima linea», video in difesa dell'uso dell'idrossiclorochina nel trattamento del Covid, poiché esso avrebbe violato le politiche contro «la disinformazione» in merito al Coronavirus. I padroni del web non hanno guardato in faccia a nessuno, tant'è vero che Twitter ha avuto l'impudenza di censurare anche alcuni tweet del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si è "permesso" di riprendere alcuni estratti del video "incriminato". Bavaglio anche per suo figlio, Donald Trump jr., "reo" di aver fatto la stessa cosa: il suo account è stato sospeso addirittura per 12 ore. Secondo il suo portavoce, i social rappresentano oggi «la più grande minaccia alla libertà di parola in America, con le loro interferenze, peraltro nemmeno dissimulate, in piena campagna elettorale».<br />In un secondo video «Medici americani in prima linea» hanno spiegato come non serva a nulla farsi prendere dal panico, poiché è già disponibile un trattamento di provata efficacia contro il Covid-19 ovvero un cocktail di idrossiclorochina - sostanza da tempo approvata dalla Fda-Food and Drug Administration -, zinco ed azitromicina. Ed hanno aggiunto che lo studio apparso sulla rivista scientifica Lancet che riuscì a far bandire il ricorso all'idrossiclorochina, in realtà è stato successivamente screditato. Nel silenzio generale.<br />Ovviamente l'ardire di questo gruppo di medici ha avuto immediate conseguenze: il loro sito è stato completamente smantellato, per il fatto - questo il pretesto... - di diffondere accuse fraudolente.<br />La posta in gioco, come si può capire, è molto, molto alta. Molto più di quanto si voglia far credere e far passare, possibilmente, sotto silenzio, narcotizzando le coscienze. Non si tratta delle bizzarrie di qualcuno, bensì della strategia liberticida e globale di molti.<br /> <br />Titolo originale: Nuove prove di totalitarismo<br />Fonte: Corrispondenza Romana, 05/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 677]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40271474</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2020 18:56:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40271474/prove_di_totalitarismo_in_occidente.mp3" length="7871006" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6234&#13;
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PROVE DI TOTALITARISMO IN OCCIDENTE di Mauro Faverzani&#13;
Ora è chiaro: in Occidente c'è libertà di pensiero, di parola e di credo, ma solo per chi canti col coro, per chi cioè si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6234" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6234</a><br /><br />PROVE DI TOTALITARISMO IN OCCIDENTE di Mauro Faverzani<br />Ora è chiaro: in Occidente c'è libertà di pensiero, di parola e di credo, ma solo per chi canti col coro, per chi cioè si allinei al «politicamente corretto». Zero per tutti gli altri. Sono continue ed incessanti le tristi conferme e tutte portano a questa conclusione.<br />A dimostrarlo, sono ancora una volta i fatti. Come l'inaudita decisione assunta dall'Unione europea di negare i fondi a sei Comuni polacchi, "colpevoli" di essersi dichiarati «Lgbt-free» ed a favore dei «diritti della famiglia». Ciò non costituisce solo un'ingiustificata sanzione, bensì anche un'ingiusta penalizzazione, oltre a rappresentare un chiaro monito inviato al governo di Varsavia, accusato d'aver tutelato i propri cittadini dall'imposizione di ideologie e dalle pressioni di Bruxelles, che vieta, oltre tutto sventolando ipocritamente la bandiera delle "libertà": il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen della Cdu tedesca, ha dichiarato infatti d'esser intervenuta sui sei Comuni, escludendoli da un programma di gemellaggi e dai relativi finanziamenti, in quanto «i nostri trattati garantiscono ad ognuno in Europa la libertà di essere ciò che è, di vivere come voglia, di amare chi gli pare e di puntare in alto come desideri». Purché non si dichiari pro-family ed «Lgbt-free», per l'appunto. Perché in tal caso l'Ue smette di garantire ed inizia a censurare, punire, discriminare. Insomma, ciascuno di noi è libero di pensare, di volere e di credere in qualunque cosa, cui però pensi, voglia e creda anche Bruxelles. Non ad altro.<br />Il che corrisponde ad una versione alquanto totalitaria del libero pensiero, come ha evidenziato il ministro di Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, che ha condannato la decisione dell'Ue, annunciando di voler ripristinare il primato della legge su questi abusi: «Non possiamo permettere che l'Unione europea discrimini i cittadini polacchi ed i governi locali - ha postato su Facebook -. L'Unione deve rispettare l'uguaglianza di tutti, riconoscendo a tutti il diritto di avere le proprie opinioni e di esprimerle liberamente». Esattamente ciò che oggi non avviene.<br /><br />3 ANNI DI CARCERE PER IL SACERDOTE CHE CRITICA L'ISLAM<br />E sempre all'Unione europea, nello specifico all'inviato speciale per la promozione della libertà religiosa, lo slovacco Jan Figel, si è rivolta l'associazione spagnola HazteOir.org, che ha già raccolto decine di migliaia di firme in difesa di don Custodio Ballester, sacerdote pro-life accusato d'aver commesso un «crimine d'odio», per aver scritto un articolo in cui mette in guardia dai pericoli dell'islam. In particolare, a scatenare l'ira della magistratura iberica, è stato questo passaggio del testo: «Non inganniamo noi stessi, l'islam di oggi e di sempre, quello che stiamo tentando di far convivere col Cristianesimo, con una mano guida le opere di carità, ma con l'altra arma chi annienti quanti si rifiutino di riconoscere Allah e di considerare Maometto come l'ultimo e definitivo profeta di Dio».<br />Che è poi ciò che dice espressamente il Corano, nulla di particolarmente nuovo... Eppure, niente da fare. Nonostante Isis, Boko Haram, al-Qaeda e via elencando, col loro pesantissimo carico di sangue e di terrore versato in nome di Allah, interrogarsi sui pericoli dell'islam è configurato come un reato. Almeno secondo la Procura della Repubblica di Malaga, che ha chiesto per don Ballester una condanna a 3 anni di carcere, 3 mila euro di multa, l'interdizione dall'esercizio del diritto di voto per tutta la durata della pena, nonché l'interdizione dall'insegnamento e da qualsiasi ruolo educativo per otto anni, oltre ad altre spese accessorie a suo carico. Niente meno. Una richiesta pesantissima e sproporzionata.<br />Ancora una volta sotto accusa ci sono un'opinione...]]></itunes:summary><itunes:duration>492</itunes:duration><itunes:keywords>censura,libertà,pensiero,totalitarismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/284106fd84013131227a4a37ece64e00.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Omotransfobia, un progetto di legge liberticida e totalitario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/omotransfobia-un-progetto-di-legge-liberticida-e-totalitario--37326963</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6206" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6206</a><br /><br />OMOTRANSFOBIA, UN PROGETTO DI LEGGE LIBERTICIDA E TOTALITARIO di Giacomo Rocchi<br />Quali sono le discriminazioni che sono vietate? Tutte quelle che possiamo immaginare! In effetti, la norma non si limita a sanzionare differenze di trattamento già vietate da altre norme, ma stabilisce che qualsiasi differenza di trattamento è vietata e punita con il carcere! Ma noi sappiamo che non tutte le differenze di trattamento costituiscono discriminazione: ad esempio, come ha affermato la Corte Costituzionale, non costituisce discriminazione il divieto per le coppie omosessuali di ricorrere alle tecniche di fecondazione artificiale. Le differenze di trattamento possono essere giustificate per motivi educativi (scelta della baby-sitter: posso sapere se è affiliato al Circolo Mario Mieli? Insegnante di scuola cattolica da scegliere), di riservatezza (accesso dei transgender agli spogliatoi femminili oppure camerate di collegi separate per ragazze e ragazzi), di coscienza (il pasticcere o il fotografo che non vogliono prestare la loro opera in unioni civili omosessuali), di equità (atleti maschi che si sentono donne e che gareggiano in competizioni femminili), di fede religiosa (accesso ai seminari).<br />Da oggi, tutto ciò sarebbe vietato e punito con il carcere: un colpo di spugna a problematiche discusse in tutto il mondo (penso ad esempio alle gare sportive e alle regole che sono state via via adottate).<br /><br />QUANDO SONO PUNITE QUESTE DISCRIMINAZIONI?<br />Andiamo avanti: quando sono punite queste discriminazioni? Qui emerge la vera novità del disegno di legge: in effetti, non sono punite soltanto le discriminazioni fondate sul genere, sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale, ma anche quelle fondate "sul sesso".<br />Abbiamo, quindi, quattro categorie che vengono poste una accanto all'altra: sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale. Quando il Pubblico Ministero vorrà contestare il reato al "discriminatore" dovrà specificare i motivi che lo hanno indotto alla condotta vietata.<br />Scopriamo, intanto, che, accanto al sesso (suppongo che l'alternativa sia maschio/femmina) esiste il genere: quindi - pare di comprendere - ciascuno di noi è maschio o femmina, ma anche di genere differente. Sia chiaro (sic!): il genere cui noi apparteniamo non corrisponde all'identità di genere, che è una cosa differente; sostanzialmente, nella nostra carta di identità dovrebbero scrivere almeno tre caratteristiche che contraddistinguono una persona.<br />Il fatto è che - come si comprende dalle diverse proposte di legge che sono state unificate in questo "testo base" - la portata di questi concetti non è affatto pacifica (tranne quella di sesso) e tanto meno è diffusa nella popolazione (provate a chiedere a un vostro amico: di che genere sei? e che identità di genere hai?). In effetti, alcune proposte tentavano di darne una definizione ma introducendone altri: la proposta Boldrini e Speranza faceva riferimento al concetto di "identità sessuale" e a quello di "ruolo di genere", mentre la proposta Scalfarotto e altri parlava di motivi "fondati sull'omofobia o sulla transfobia". Il fatto che i concetti siano di significato incerto rende la norma penale illegittima: uno dei principi fondamentali del diritto penale di uno Stato democratico è che la condotta vietata deve essere descritta con precisione, perché il cittadino deve essere messo in grado di prevedere la possibilità di una sua punizione.  <br />Il testo unificato rinuncia a definizioni, dà per scontato che esista un "genere" distinto dal sesso della persona e, soprattutto, introduce le discriminazioni per motivi fondati "sul sesso". Questa ultima novità sarebbe diretta a contrastare la misoginia, come si affanna a spiegare Zan nell'intervista a Repubblica. Ora: chiunque può vedere che non si parla affatto di discriminazione nei confronti delle donne, ma di discriminazione per motivi fondati "sul sesso": è chiaro, infatti, che - a parte le chiacchiere ai giornali - i proponenti non potevano compiere - loro per primi! - una clamorosa discriminazione, punendo la misoginia e non punendo i "crimini d'odio" nei confronti dei maschi. In realtà, pare chiaro che si tratti di un'esca lanciata perché abbocchino i movimenti femministi: ma l'operazione è spregiudicata. Pensate, infatti, che si "butta sul penale" tutta la tematica dei contrasti uomo/donna che, purtroppo, è così diffusa nella nostra società. Se fossi un padre separato che non riesce a vedere i figli quanto vuole, valuterei se denunciare per discriminazione l'assistente sociale, il Consulente del giudice che ha suggerito di far vivere i figli presso la moglie, forse lo stesso giudice; e i problemi di carriera all'interno delle aziende? Perché hanno promosso lui/lei e non me, che sono molto più bravo/a? Lo hanno fatto per motivi di sesso?<br />Più in generale, questa proposta, punendo la discriminazione per motivi indicati in modo del tutto generico, è una miccia che chiunque può accendere: c'è sempre qualche motivo per denunciare una discriminazione, per chiedere la chiusura di una radio o di un giornale o di una pagina Facebook!<br />È esattamente questo il risultato che i proponenti vogliono: essi progettano un'aggressione continua basata sulla discriminazione e sui discorsi d'odio.<br /><br />NEGATA LA LIBERTÀ DI OPINIONE<br />Veniamo allora alla repressione della libertà di opinione, di manifestazione del pensiero, di associazione e di riunione. Abbiamo visto che la norma punisce colui che "incita" a tali discriminazioni. Contrariamente all'esempio che faceva Io Donna, per essere perseguito penalmente non è affatto necessario sollecitare il linciaggio di un omosessuale, è sufficiente chiedere ai Responsabili dell'Associazione cattolica degli scout di sostituire dei capi dichiaratamente omosessuali per il ruolo educativo che hanno nei confronti dei ragazzi; è sufficiente chiedere al giudice che mi ha tolto un figlio per le difficoltà familiari o per altri motivi di non affidarlo ad una coppia omosessuale, o scrivere al Vescovo perché faccia ordine in un seminario. "Istigare" significa "stimolare, indurre con consigli e incitamenti ad un'azione" (la norma utilizza il verbo come sinonimo di "incitare", che usa per le associazioni vietate), nient'altro. In effetti, è una norma diversa quella che prevede una punizione più severa per l'incitamento alla violenza: come si è detto, non sono necessari né odio né violenza per sbattere in galera coloro che, quando è necessario, diranno la verità e solleciteranno le persone a seguirla.<br />Ciascuno di noi può intuire in quante occasioni potranno accusarci di avere incitato qualcuno (non necessariamente di persona, anche con lo scritto, con un articolo di giornale, con un post su Facebook) a discriminare "per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale".<br />Non basta: se venisse approvata questa legge, sarebbero vietati "ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere": lo scopo - si noti bene! - non deve essere l'unico dell'associazione. Sono previste pene altissime (fino a sei anni di reclusione!), che potrebbero avere senso per associazioni neonaziste o razziste, ma che rischiano di essere inflitte a partecipanti a gruppi o movimenti del tutto pacifici. Non è un caso: ogni resistenza organizzata al dilagare dell'ideologia gender nella società deve essere stroncata; guai ad opporsi a certi corsi o a certe lezioni nelle scuole!<br /><br />CONCLUSIONE: TUTTI A MANIFESTARE L'11 LUGLIO<br />Ci sarebbero molte altre annotazioni da fare. Mi sembra evidente che sono in pericolo i fondamenti della democrazia che conosciamo: davvero è sorprendente - lo dico da giurista - che queste proposte siano sostenute, tra gli altri, da un partito che ha la democrazia nel suo nome. Le norme penali sono palesemente illegittime, sono lance scagliate contro la libertà di pensiero, di associazione e di riunione. Non si può che resistere.<br /><br />Nota di BastaBugie: da Nord a Sud un popolo si alzerà in piedi per dire "No" al liberticida ddl Zan sull'omotransfobia, ora in discussione in Parlamento.<br />Con la nostra presenza di piazza vogliamo dire no all'istituzione di un nuovo reato, quello di omotransfobia, appunto, che non viene definito dal legislatore, lasciando così enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno tutti coloro che si esprimeranno pubblicamente in modo non allineato al mainstream.<br />In caso di approvazione del testo, sarà possibile per chi gestisce una palestra vietare ai maschi transgender (che si "sentono" donne) l'ingresso nello spogliatoio delle donne? Sarà possibile per un genitore chiedere che il figlio non partecipi ad attività scolastiche inerenti temi sensibili sulla sessualità e la famiglia? Sarà ancora possibile per un sacerdote spiegare la visione cristiana del matrimonio? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell'utero in affitto è un abominio o dirsi contrari alla legge sulle unioni civili? Per tutte queste domande il ddl sull'omofobia ha una sola risposta, NO.<br />Ecco perché scendiamo in piazza. Per la libertà di espressione, per la libertà di educazione, per la libertà di stampa, per la libertà di associazione, per la libertà religiosa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37326963</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 19:39:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37326963/omotransfobia_un_progetto_di_legge_liberticida_e_totalitario.mp3" length="13747094" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6206&#13;
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OMOTRANSFOBIA, UN PROGETTO DI LEGGE LIBERTICIDA E TOTALITARIO di Giacomo Rocchi&#13;
Quali sono le discriminazioni che sono vietate? Tutte quelle che possiamo immaginare! In effetti,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6206" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6206</a><br /><br />OMOTRANSFOBIA, UN PROGETTO DI LEGGE LIBERTICIDA E TOTALITARIO di Giacomo Rocchi<br />Quali sono le discriminazioni che sono vietate? Tutte quelle che possiamo immaginare! In effetti, la norma non si limita a sanzionare differenze di trattamento già vietate da altre norme, ma stabilisce che qualsiasi differenza di trattamento è vietata e punita con il carcere! Ma noi sappiamo che non tutte le differenze di trattamento costituiscono discriminazione: ad esempio, come ha affermato la Corte Costituzionale, non costituisce discriminazione il divieto per le coppie omosessuali di ricorrere alle tecniche di fecondazione artificiale. Le differenze di trattamento possono essere giustificate per motivi educativi (scelta della baby-sitter: posso sapere se è affiliato al Circolo Mario Mieli? Insegnante di scuola cattolica da scegliere), di riservatezza (accesso dei transgender agli spogliatoi femminili oppure camerate di collegi separate per ragazze e ragazzi), di coscienza (il pasticcere o il fotografo che non vogliono prestare la loro opera in unioni civili omosessuali), di equità (atleti maschi che si sentono donne e che gareggiano in competizioni femminili), di fede religiosa (accesso ai seminari).<br />Da oggi, tutto ciò sarebbe vietato e punito con il carcere: un colpo di spugna a problematiche discusse in tutto il mondo (penso ad esempio alle gare sportive e alle regole che sono state via via adottate).<br /><br />QUANDO SONO PUNITE QUESTE DISCRIMINAZIONI?<br />Andiamo avanti: quando sono punite queste discriminazioni? Qui emerge la vera novità del disegno di legge: in effetti, non sono punite soltanto le discriminazioni fondate sul genere, sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale, ma anche quelle fondate "sul sesso".<br />Abbiamo, quindi, quattro categorie che vengono poste una accanto all'altra: sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale. Quando il Pubblico Ministero vorrà contestare il reato al "discriminatore" dovrà specificare i motivi che lo hanno indotto alla condotta vietata.<br />Scopriamo, intanto, che, accanto al sesso (suppongo che l'alternativa sia maschio/femmina) esiste il genere: quindi - pare di comprendere - ciascuno di noi è maschio o femmina, ma anche di genere differente. Sia chiaro (sic!): il genere cui noi apparteniamo non corrisponde all'identità di genere, che è una cosa differente; sostanzialmente, nella nostra carta di identità dovrebbero scrivere almeno tre caratteristiche che contraddistinguono una persona.<br />Il fatto è che - come si comprende dalle diverse proposte di legge che sono state unificate in questo "testo base" - la portata di questi concetti non è affatto pacifica (tranne quella di sesso) e tanto meno è diffusa nella popolazione (provate a chiedere a un vostro amico: di che genere sei? e che identità di genere hai?). In effetti, alcune proposte tentavano di darne una definizione ma introducendone altri: la proposta Boldrini e Speranza faceva riferimento al concetto di "identità sessuale" e a quello di "ruolo di genere", mentre la proposta Scalfarotto e altri parlava di motivi "fondati sull'omofobia o sulla transfobia". Il fatto che i concetti siano di significato incerto rende la norma penale illegittima: uno dei principi fondamentali del diritto penale di uno Stato democratico è che la condotta vietata deve essere descritta con precisione, perché il cittadino deve essere messo in grado di prevedere la possibilità di una sua punizione.  <br />Il testo unificato rinuncia a definizioni, dà per scontato che esista un "genere" distinto dal sesso della persona e, soprattutto, introduce le discriminazioni per motivi fondati "sul sesso". Questa ultima novità sarebbe diretta a contrastare la misoginia, come si affanna a spiegare Zan nell'intervista a Repubblica. Ora: chiunque può vedere che non si parla affatto...]]></itunes:summary><itunes:duration>860</itunes:duration><itunes:keywords>discriminazioni,legge,omotransfobia,progetto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ab634be67c809134cc6e2ff0ad88626.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'app Immuni svela la prepotenza delle femministe al potere in Italia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-app-immuni-svela-la-prepotenza-delle-femministe-al-potere-in-italia--29992930</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160</a><br /><br />L'APP IMMUNI SVELA LA PREPOTENZA DELLE FEMMINISTE AL POTERE IN ITALIA di Andrea Zambrano<br />Qualcuno svegli la ragione, che ieri evidentemente stava dormendo mentre si consumava nelle patrie stanze social l'ultimo atto del genocidio del buon senso. Chi si chiedeva se il Covid ci avrebbe reso diversi, di sicuro dovrà convenire che, almeno più intelligenti non lo siamo diventati. Con tutti i problemi che ci sono in agenda, ieri non si parlava d'altro: la sconcia e oscena immagine che accompagna - o meglio accompagnava, perché quando la situazione è seria in questo paese le cose cambiano alla velocità della luce - il varo dell'app di tracciamento Immuni.<br />Due piccole icone: nella prima una donna che abbraccia, avvolgendolo totalmente come una Madonna, un neonato col ciuccio. Nell'altra icona [...] il papà, nella stanza a fianco davanti a un pc che lavora. Ah... orrido sessismo! Sconcia discriminazione, hanno tuonato le vestali del politically correct. Dove sono le pari opportunità? Una donna che abbraccia a casa il suo figlioletto proteggendolo dal Covid e un maschio alfa che porta a casa la pagnotta con lo smart working. Ma dove sono i costumi di degni di un Paese di diritti?<br />La prima a strepitare è stata lei, la campionessa della buoncostume del pensiero unico: «La donna col bambino in braccio e l'uomo al lavoro. Un app (senza apostrofo, ndr) che dovrebbe tracciare il contagio, inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi», dice Laura Boldrini, la quale dopo aver lasciato la presidenza della Camera si fa notare solo quando c'è da scendere in campo con la polizia del pensiero. La crociata è poi decollata con l'intervento a gamba tesa di Paola Concia, perché non c'è battaglia più sacrosanta per i diritti in Italia se a intestarsela non è la componente gay & lesbo. L'ex deputata Pd ha fatto partire i suoi strali: «Ministra Elena Bonetti, prego gentilmente di parlare con la Ministra Paola Pisano perché questa immagine fuori dal tempo e dalla storia deve essere cambiata. Ho scritto deve, sì, perché lo dovete alle donne italiane che non meritano tutto questo».<br />Quali donne? Tutte? Sicure-sicure che stiamo parlando proprio di tutte? No, ovviamente perché le donne "normali", che magari dopo aver tenuto il bambino in braccio, sono anche andate in cucina a sfornare una torta - squallido retaggio sessista patriarcale - ieri erano affaccendate in tutt'altri pensieri. Ma il diktat rivoluzionario non ammette deroghe: la lotta di classe deve unire in un sol grido tutte, anche se tutte non lo sanno.<br />L'invito con il revolver puntato addosso della Concia ha sortito il suo scopo. Ecco che la ministra Elena Bonetti, ministra della famiglia oltre che delle pari opportunità, non ci ha pensato due volte. Eh sì che quando c'è da far valere i diritti delle famiglie, quelle vere e non quelle delle icone, la Bonetti ha brillato per la sua somma incapacità, come ammesso da lei stessa, per i fondi alle famiglie e alle scuole paritarie. Ma stavolta no, per questa battaglia di civiltà, la Bonetti si è attivata subito e ha portato all'ovile il risultato: «Cara Anna Paola Concia ho scritto ieri alla Ministra Paola Pisano e mi ha subito rassicurato sul fatto che si sta lavorando ad una modifica, che sarà rilasciata entro breve». Caspita, che solerzia!<br />Tempo un paio d'ore e l'immagine era già stata modificata. Come? Secondo il diktat del buonismo pariopportunistico, un rovesciamento tanto ridicolo quanto offensivo: la donna al pc e l'uomo a tenere il bambino in braccio. E adesso, vediamo chi è il discriminato? E se fossero i maschietti? Chi ci garantisce che la donna non si sta approfittando di questo ribaltamento dei ruoli con violenza? Semplice, ce lo suggerisce l'anatomopatologia di questo ridicolo e rivoluzionario siparietto di inizio giugno: Boldrini, Concia, Bonetti. Tutte donne. In nome delle donne, per conto delle donne e al posto delle donne. In questa battaglia non c'è un solo uomo che abbia avuto una sola voce in capitolo per opporsi. Dal maschio alfa alla donna alfa, il minimo comune denominatore sono le pari opportunità tanto agognate diventate "impari prepotenze". [...]<br /><br />Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il pensiero unico e il presunto razzismo imperante" parla di due casi clamorosi di persecuzione a persone che avevano detto la verità, ma in contrasto con la narrazione ufficiale del pensiero unico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Sito del Timone il 5 giugno 2020:<br />L'emergenza pandemica non è ancora rientrata, anche se almeno in Italia e in Europa segnali incoraggianti non mancano, che già è prepotentemente tornato al centro della scena un virus storico, che da decenni, indisturbato, ammorba l'Occidente: quello del pensiero unico e del politicamente corretto, in nome del quale le censure non si contano, anzi si moltiplicano in antitesi ad un razzismo spesso dubbio e, talvolta, del tutto inventato. A tale proposito, sono almeno due i casi clamorosi emersi in questi giorni.<br />Il primo è quello di Gran Napear, il telecronista dei Sacramento Kings che ha perso il posto di lavoro semplicemente per aver - ben stuzzicato via Twitter da DeMarcus Cousins, ex star dei Kings, affinché dicesse la sua sul dibattito e sugli scontri scatenatosi dopo l'uccisione di George Floyd - osato rispondere con tre parole: «All lives matter», tutte le vite contano. Come a dire: condivisibile la rabbia e il dolore per la morte di Floyd, ma ricordiamoci che appunto tutte le vite contano. Anche quelle delle vittime degli scontri successivi.<br />Un pensiero di elementare civiltà, quello di Napear, che però agli occhi di alcuni è suonato come una contestazione allo slogan caro ai movimenti di contestazione che stanno mettendo a ferro e fuoco gli Usa - «Black lives matter» -, motivo per cui, come si diceva, è stato allontanato. Un licenziamento grave e liberticida che però diventa spiegabile, se si guarda a come gli indignati per la morte di Floyd siano letteralmente coccolati dai mass media; basti pensare, per fare un esempio, agli assembramenti di questi contestatori, i soli che a quanto pare nessuno osa far notare. Ma andiamo avanti.<br />Un secondo caso di censura verificatosi in questi giorni - forse meno grave, ma certo non meno emblematico - è avvenuto alla Winthrop University, un ateneo pubblico della Carolina del Sud. In questa università, Mark Herring, decano dei servizi bibliotecari, a pochi giorni dalla pensione, ha visto censurato un proprio articolo sul numero di aprile di Against the Grain, storica rivista destinata principalmente ai bibliotecari. Il motivo della censura?<br />Eccolo: nel suo articolo, Herring, aveva in modo del tutto innocente osato chiamare il coronavirus «Wuhan virus», scelta che è stata giudicata «etnicamente offensiva»; razzista, insomma. Per questo l'intero intervento è stato cancellato. Il che è doppiamente bizzarro se si considera che il pezzo di Herring non conteneva alcun incitamento razzista né particolari bordate alla Cina per come ha gestito o, meglio, non gestito l'epidemia, almeno al suo inizio.<br />Semplicemente, l'articolo censurato si limitava a ricordare da dove proviene il covid-19, sottolineava che da una crisi può emergere il meglio e il peggio delle persone ed esortava ad un promemoria su ciò che davvero conta nella vita: nulla di scandaloso, insomma, anzi. Eppure quel «Wuhan virus», evidentemente, pur corrispondendo ad un incontestabile dato di realtà, è stato ritenuto inaccettabile.<br />Ora, pur nella loro chiara diversità le vicende di Gran Napear e Mark Herring evidenziano - come si diceva all'inizio - uno stesso paradosso tutto occidentale, ossia quello di una società che non perde occasione per incensare e sbandierare la libertà quale valore supremo, salvo poi limitare quella di espressione a chi viene preventivamente e inappellabilmente accusato di essere razzista o intollerante. Una contraddizione lampante.<br />Da questo punto di vista, va precisato come i casi di Napear ed Herring, purtroppo, siano solo gli ultimi d'una lunga serie. Ma ciò, sia chiaro, non legittima un atteggiamento di resa, anzi c'è da sperare che raccontare la portata grave e paradossale di simili episodi possa servire a far aprire i tanti occhi ancora distratti o chiusi. Perché è decisamente concreto il rischio che proprio chi reputa simili censure di gravità relativa possa, un domani, trovarsi a sua volta vittima di quel politicamente corretto le cui derive liberticide, oggi, vengono invece incautamente sottovalutate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29992930</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2020 14:21:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29992930/app_immuni.mp3" length="11437195" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160

L'APP IMMUNI SVELA LA PREPOTENZA DELLE FEMMINISTE AL POTERE IN ITALIA di Andrea Zambrano
Qualcuno svegli la ragione, che ieri evidentemente stava dormendo mentre si consumava nelle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160</a><br /><br />L'APP IMMUNI SVELA LA PREPOTENZA DELLE FEMMINISTE AL POTERE IN ITALIA di Andrea Zambrano<br />Qualcuno svegli la ragione, che ieri evidentemente stava dormendo mentre si consumava nelle patrie stanze social l'ultimo atto del genocidio del buon senso. Chi si chiedeva se il Covid ci avrebbe reso diversi, di sicuro dovrà convenire che, almeno più intelligenti non lo siamo diventati. Con tutti i problemi che ci sono in agenda, ieri non si parlava d'altro: la sconcia e oscena immagine che accompagna - o meglio accompagnava, perché quando la situazione è seria in questo paese le cose cambiano alla velocità della luce - il varo dell'app di tracciamento Immuni.<br />Due piccole icone: nella prima una donna che abbraccia, avvolgendolo totalmente come una Madonna, un neonato col ciuccio. Nell'altra icona [...] il papà, nella stanza a fianco davanti a un pc che lavora. Ah... orrido sessismo! Sconcia discriminazione, hanno tuonato le vestali del politically correct. Dove sono le pari opportunità? Una donna che abbraccia a casa il suo figlioletto proteggendolo dal Covid e un maschio alfa che porta a casa la pagnotta con lo smart working. Ma dove sono i costumi di degni di un Paese di diritti?<br />La prima a strepitare è stata lei, la campionessa della buoncostume del pensiero unico: «La donna col bambino in braccio e l'uomo al lavoro. Un app (senza apostrofo, ndr) che dovrebbe tracciare il contagio, inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi», dice Laura Boldrini, la quale dopo aver lasciato la presidenza della Camera si fa notare solo quando c'è da scendere in campo con la polizia del pensiero. La crociata è poi decollata con l'intervento a gamba tesa di Paola Concia, perché non c'è battaglia più sacrosanta per i diritti in Italia se a intestarsela non è la componente gay & lesbo. L'ex deputata Pd ha fatto partire i suoi strali: «Ministra Elena Bonetti, prego gentilmente di parlare con la Ministra Paola Pisano perché questa immagine fuori dal tempo e dalla storia deve essere cambiata. Ho scritto deve, sì, perché lo dovete alle donne italiane che non meritano tutto questo».<br />Quali donne? Tutte? Sicure-sicure che stiamo parlando proprio di tutte? No, ovviamente perché le donne "normali", che magari dopo aver tenuto il bambino in braccio, sono anche andate in cucina a sfornare una torta - squallido retaggio sessista patriarcale - ieri erano affaccendate in tutt'altri pensieri. Ma il diktat rivoluzionario non ammette deroghe: la lotta di classe deve unire in un sol grido tutte, anche se tutte non lo sanno.<br />L'invito con il revolver puntato addosso della Concia ha sortito il suo scopo. Ecco che la ministra Elena Bonetti, ministra della famiglia oltre che delle pari opportunità, non ci ha pensato due volte. Eh sì che quando c'è da far valere i diritti delle famiglie, quelle vere e non quelle delle icone, la Bonetti ha brillato per la sua somma incapacità, come ammesso da lei stessa, per i fondi alle famiglie e alle scuole paritarie. Ma stavolta no, per questa battaglia di civiltà, la Bonetti si è attivata subito e ha portato all'ovile il risultato: «Cara Anna Paola Concia ho scritto ieri alla Ministra Paola Pisano e mi ha subito rassicurato sul fatto che si sta lavorando ad una modifica, che sarà rilasciata entro breve». Caspita, che solerzia!<br />Tempo un paio d'ore e l'immagine era già stata modificata. Come? Secondo il diktat del buonismo pariopportunistico, un rovesciamento tanto ridicolo quanto offensivo: la donna al pc e l'uomo a tenere il bambino in braccio. E adesso, vediamo chi è il discriminato? E se fossero i maschietti? Chi ci garantisce che la donna non si sta approfittando di questo ribaltamento dei ruoli con violenza? Semplice, ce lo suggerisce l'anatomopatologia di questo ridicolo e rivoluzionario siparietto di inizio giugno: Boldrini,...]]></itunes:summary><itunes:duration>715</itunes:duration><itunes:keywords>app,donna,famiglia,femministe,immuni,lavoro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d85e644b8c2a05df5be050101831046.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Organizzazione Mondiale della Sanità si prostra alla Cina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-organizzazione-mondiale-della-sanita-si-prostra-alla-cina--28358998</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143</a><br /><br />L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA di Leone Grotti<br />Al termine dell'Assemblea mondiale della sanità (Ams), l'organo che governa l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la Cina può cantare vittoria ancora una volta: ha escluso Taiwan dall'assemblea, ha annacquato fin a renderla irrilevante la proposta dell'Unione Europea che chiedeva un'inchiesta indipendente sull'origine e la gestione della pandemia, ha promesso un'inchiesta non indipendente «al termine della pandemia», cioè solo quando non potrà più nuocere in alcun modo al Dragone, e si è comprata i responsabili dell'Oms mettendo sul piatto due miliardi in due anni «per rispondere alla pandemia».<br /><br />LA TRUFFA DELL'INCHIESTA INDIPENDENTE<br />Non si può certo dire che il presidente cinese Xi Jinping sia uno sprovveduto in quanto a diplomazia, ma la debolezza dimostrata dalla comunità internazionale è sconcertante. Non è un caso se ben 144 paesi hanno approvato la risoluzione promossa dall'Ue e nessuno si è opposto: nella mozione non si parla di "inchiesta", né si fa riferimento alla "Cina" o a "Wuhan". Semplicemente si chiede che venga fatta una revisione delle «lezioni imparate» dalla pandemia, cosa che non crea alcun problema a Pechino. Anzi, potrebbe essere l'occasione per rimarcare di aver fatto «tutto il possibile e in modo trasparente» come dichiarato dal presidente cinese durante il suo intervento.<br />Dopo aver promesso due miliardi in due anni all'Oms, ingolosendo i funzionari, Xi è stato abile nel guadagnarsi i titoli di giornale di tutto il mondo appoggiando l'idea di un'inchiesta «oggettiva e imparziale» che indaghi «le mancanze» dei paesi, senza però mai dire che deve essere «indipendente», termine inconcepibile in Cina, e sottolineando che potrà essere lanciata «solo quando la pandemia sarà sotto controllo». Nessuno oggi è in grado di dire quando arriverà questo momento, l'unica certezza è che sarà molto tardi, più probabilmente mai.<br />Xi nel suo intervento ha anche ridato lustro all'immagine della Cina come paese benefattore promettendo più aiuti all'Africa e garantendo la condivisione del vaccino una volta che sarà trovato. In questo modo ha fatto passare in secondo piano anche la decisione di alzare i dazi fino all'80 per cento sull'orzo proveniente dall'Australia, il paese che insieme all'Ue è stato il più muscolare nel chiedere un'indagine indipendente sulle colpe della Cina nella diffusione della pandemia. E meno male che Xi era l'alternativa al protezionismo di Donald Trump.<br /><br />L'INACCETTABILE ESCLUSIONE DI TAIWAN<br />Il presidente americano ha avuto buon gioco ad accusare l'Oms di essere un «burattino della Cina», ma finora ha ottenuto poco. L'agenzia guidata dall'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, infatti, ha aspettato metà marzo, quando già i paesi colpiti dal Covid 19 erano oltre 100, a dichiarare la pandemia e anche a gennaio, nelle prime fasi della diffusione, le più importanti, ha ripetuto a pappagallo la versione di Pechino e cioè che il virus non poteva trasmettersi da persona a persona. Fino a quando il governo cinese non ha ammesso ciò che già sapeva da tempo, e cioè che il coronavirus era altamente contagioso, neanche l'Oms l'ha fatto.<br />È per fare uno sgarbo a Pechino (e ripristinare la giustizia internazionale) che gli Stati Uniti hanno cercato di far ammettere all'assemblea anche Taiwan, cui la Cina impedisce ingiustamente l'accesso alle riunioni dell'Oms ritenendola una propria provincia ribelle. Ma la mossa diplomatica non è riuscita e così l'Organizzazione mondiale della sanità, che dice di voler combattere la pandemia, non ha ascoltato l'esperienza del paese che più di tutti, a livello mondiale, ha saputo combatterla con efficacia. Da tre settimane sull'Isola di Formosa non si registrano nuovi casi e il risultato è stato raggiunto anche bloccando i voli da Wuhan, misura che secondo l'Oms non era efficace.<br />Trump, che ad aprile ha sospeso i finanziamenti all'Oms, ha minacciato con una lettera di ritirarli in via definitiva se entro un mese l'agenzia «non si impegna su sostanziali miglioramenti», cioè se non converge sugli interessi a stelle e strisce abbandonando l'appoggio incondizionato a Pechino. La minaccia è seria, visto che gli Usa contribuiscono con circa 553 milioni di dollari al bilancio Oms. È una quota pari al 20% del totale e tre volte superiore a quella versata dalla Cina, pari a 185 milioni di dollari.<br />Pechino ha accusato Trump di «ingannare l'opinione pubblica» ma è vero il contrario. Il direttore etiope dell'Oms sta guidando l'agenzia in modo tutt'altro che imparziale, forse anche perché l'Etiopia deve alla Cina il 60 per cento di tutti gli investimenti esteri diretti nel paese, che l'anno scorso ammontavano a 2,5 miliardi di dollari.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28358998</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 14:31:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28358998/oms_si_prostra_alla_cina.mp3" length="6408567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143

L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA di Leone Grotti
Al termine dell'Assemblea mondiale della sanità (Ams), l'organo che governa l'Organizzazione mondiale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143</a><br /><br />L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA di Leone Grotti<br />Al termine dell'Assemblea mondiale della sanità (Ams), l'organo che governa l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la Cina può cantare vittoria ancora una volta: ha escluso Taiwan dall'assemblea, ha annacquato fin a renderla irrilevante la proposta dell'Unione Europea che chiedeva un'inchiesta indipendente sull'origine e la gestione della pandemia, ha promesso un'inchiesta non indipendente «al termine della pandemia», cioè solo quando non potrà più nuocere in alcun modo al Dragone, e si è comprata i responsabili dell'Oms mettendo sul piatto due miliardi in due anni «per rispondere alla pandemia».<br /><br />LA TRUFFA DELL'INCHIESTA INDIPENDENTE<br />Non si può certo dire che il presidente cinese Xi Jinping sia uno sprovveduto in quanto a diplomazia, ma la debolezza dimostrata dalla comunità internazionale è sconcertante. Non è un caso se ben 144 paesi hanno approvato la risoluzione promossa dall'Ue e nessuno si è opposto: nella mozione non si parla di "inchiesta", né si fa riferimento alla "Cina" o a "Wuhan". Semplicemente si chiede che venga fatta una revisione delle «lezioni imparate» dalla pandemia, cosa che non crea alcun problema a Pechino. Anzi, potrebbe essere l'occasione per rimarcare di aver fatto «tutto il possibile e in modo trasparente» come dichiarato dal presidente cinese durante il suo intervento.<br />Dopo aver promesso due miliardi in due anni all'Oms, ingolosendo i funzionari, Xi è stato abile nel guadagnarsi i titoli di giornale di tutto il mondo appoggiando l'idea di un'inchiesta «oggettiva e imparziale» che indaghi «le mancanze» dei paesi, senza però mai dire che deve essere «indipendente», termine inconcepibile in Cina, e sottolineando che potrà essere lanciata «solo quando la pandemia sarà sotto controllo». Nessuno oggi è in grado di dire quando arriverà questo momento, l'unica certezza è che sarà molto tardi, più probabilmente mai.<br />Xi nel suo intervento ha anche ridato lustro all'immagine della Cina come paese benefattore promettendo più aiuti all'Africa e garantendo la condivisione del vaccino una volta che sarà trovato. In questo modo ha fatto passare in secondo piano anche la decisione di alzare i dazi fino all'80 per cento sull'orzo proveniente dall'Australia, il paese che insieme all'Ue è stato il più muscolare nel chiedere un'indagine indipendente sulle colpe della Cina nella diffusione della pandemia. E meno male che Xi era l'alternativa al protezionismo di Donald Trump.<br /><br />L'INACCETTABILE ESCLUSIONE DI TAIWAN<br />Il presidente americano ha avuto buon gioco ad accusare l'Oms di essere un «burattino della Cina», ma finora ha ottenuto poco. L'agenzia guidata dall'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, infatti, ha aspettato metà marzo, quando già i paesi colpiti dal Covid 19 erano oltre 100, a dichiarare la pandemia e anche a gennaio, nelle prime fasi della diffusione, le più importanti, ha ripetuto a pappagallo la versione di Pechino e cioè che il virus non poteva trasmettersi da persona a persona. Fino a quando il governo cinese non ha ammesso ciò che già sapeva da tempo, e cioè che il coronavirus era altamente contagioso, neanche l'Oms l'ha fatto.<br />È per fare uno sgarbo a Pechino (e ripristinare la giustizia internazionale) che gli Stati Uniti hanno cercato di far ammettere all'assemblea anche Taiwan, cui la Cina impedisce ingiustamente l'accesso alle riunioni dell'Oms ritenendola una propria provincia ribelle. Ma la mossa diplomatica non è riuscita e così l'Organizzazione mondiale della sanità, che dice di voler combattere la pandemia, non ha ascoltato l'esperienza del paese che più di tutti, a livello mondiale, ha saputo combatterla con efficacia. Da tre settimane sull'Isola di Formosa non si registrano nuovi casi e il risultato è...]]></itunes:summary><itunes:duration>401</itunes:duration><itunes:keywords>cina,coronavirus,esclusione,oms,taiwan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f2a1fb1a9ec06b842f207136177ad199.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>ONU Ridicola: la Cina nel consiglio dei diritti umani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/onu-ridicola-la-cina-nel-consiglio-dei-diritti-umani--26295057</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6110" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6110</a><br /><br />ONU RIDICOLA: LA CINA NEL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI di Luca Della Torre<br />In Italia la stampa di sinistra liberal o radicale, si attarda, con gretto livore ad innescare in prima pagina processi mediatici nei confronti dei governi regionali di centrodestra presunti responsabili della grave crisi sanitaria seguita alla pandemia del Covid-19, con l'evidente fine di puntellare l'agenda dell'inetto governo Conte. Se invece puntiamo l'attenzione sui principali massmedia ed organi di informazione esteri, sia conservatori che liberal - New York Times, Daily Mail, The Guardian - ci rendiamo conto che ben altre sono le preoccupanti questioni di politica internazionale al centro dell'agenda delle cancellerie dei principali Stati del pianeta. La complessa crisi politico-economica internazionale generatasi come in un effetto domino a seguito della pandemia del Coronavirus - di cui è responsabile la Repubblica popolare cinese - ha scoperchiato il vaso di Pandora sulle gravi responsabilità dell'ONU nella mancata tutela dei diritti dell'uomo a livello planetario.<br />In questi giorni le Nazioni Unite si sono rese responsabili di un gravissimo attacco ai diritti fondamentali dell'uomo, sanciti a livello declaratorio proprio nella Dichiarazione Universale del 1949 e resi oggetto di tutela giurisdizionale nei Patti internazionali del 1966, due tra i più vincolanti trattati dell'ONU. La settimana scorsa infatti le Nazioni Unite hanno deliberato di inserire la Repubblica popolare cinese nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC, con sede a Ginevra) la principale agenzia ONU che ha il compito di vigilare ed intervenire sulla promozione e salvaguardia dei diritti dell'uomo sanciti nella Dichiarazione Universale del 1949. Si tratta di una deliberazione che ha immediatamente sollevato scandalizzate proteste da parte della comunità civile internazionale in quanto il criminale regime totalitario comunista cinese attraverso la nomina del proprio delegato Jiang Duan, sarà in grado di deliberare le nomine degli osservatori esperti dell'ONU - giuristi, avvocati, magistrati, diplomatici - che hanno l'incarico di vagliare le denunce di violazioni ai diritti civili, politici, di libertà religiosa, di pensiero, di stampa ed associazione politica. Così come sarà in grado di deliberare sull'invio delle missioni speciali in caso di violazioni dei diritti dell'uomo.<br /><br />UNA STRATEGIA MIRATA<br />In realtà si tratta di una nomina solo apparentemente inspiegabile: la Cina comunista da anni si prodiga in ambito diplomatico attraverso una strategia a tela di ragno che - attraverso l'elargizione di enormi risorse finanziarie - mira ad avvolgere e inglobare, le istituzioni internazionali. Il fatto paradossale è che proprio secondo i report annuali delle stesse agenzie del'ONU. Il Partito Comunista Cinese è ritenuto uno dei maggiori responsabili nella violazione dei diritti umani e della libertà religiosa nel mondo intero. Il Partito Comunista Cinese attraverso le strutture di governo perseguita tutti i gruppi religiosi in quanto potenziali movimenti di pensiero non omologabili alla dittatura del pensiero unico marxista. Tra questi in primis i cattolici che manifestano obbedienza alla Santa Sede di Roma e non intendono essere sottoposti al processo di "sinizzazione della fede", ma anche i buddisti, i tibetani e i musulmani uiguri, i membri del Falung Gong; perseguita, incarcera e sopprime fisicamente centinaia di migliaia di cittadini cinesi, studenti, intellettuali che criticano il dettato politico arbitrario del Partito; sopprime sistematicamente la libertà di informazione attraverso la censura sui mass-media; schiaccia la libertà di pensiero a Hong Kong violando gli accordi internazionali a suo tempo sottoscritti con il Regno Unito all'atto della cessione dell'ex colonia a Pechino; coordina ed eterodirige il potere giudiziario, privando i propri cittadini del diritto ad un equo e giusto processo secondo lo stato di diritto, mantiene in funzione i terribili campi di concentramento noti come Laogai ove sfrutta milioni di dissidenti politici ridotti come manodopera in stato di schiavitù. Tutto ciò in linea con la logica criminale dei totalitarismi del XX secolo.<br /><br />COME UN PIROMANE A CAPO DEI VIGILI DEL FUOCO<br />Hillel Neuer, direttore esecutivo dell'U.N. Watch, una associazione di difesa dei diritti umani con sede a Ginevra, ha dichiarato che «permettere al regime oppressivo e disumano della Cina di scegliere gli investigatori del mondo sulla libertà di parola, la detenzione arbitraria e le sparizioni forzate, è come fare di un piromane il capo dei vigili del fuoco della città». In questi giorni le diplomazie di alcuni tra i più importanti Stati del pianeta, membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, hanno ufficialmente stigmatizzato le gravi responsabilità del governo cinese in ordine alla tragica gestione della pandemia da Covid-19, puntando il dito sulle reiterate, odiose e strumentali violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo di Pechino per insabbiare, sottacere le proprie responsabilità. È opportuno considerare che non solo l'Amministrazione Trump negli USA, ma anche importanti governi il cui orientamento politico non è assolutamente in linea con le posizioni USA - è il caso dell'esecutivo populista di sinistra del Presidente francese Macron, del governo laburista australiano, oltre al governo britannico del Premier Boris Johnson - hanno esplicitamente denunziato la disinvolta negligenza e le brutali inadempienze di Pechino in materia sanitaria, ambientale, e nel campo dei diritti della persona.<br />Sempre il direttore di U.N. Watch Neuer si chiede al riguardo: «Mentre il mondo soffre per la mortale pandemia da coronavirus, prima diffusasi a macchia d'olio a Wuhan, mentre la Cina zittiva medici, giornalisti e altri cittadini che ne davano l'allarme, con quale logica il regime di Pechino può essere coinvolto nella scelta del prossimo monitor globale dell'Onu sul diritto alla salute?».<br /><br />L'INARRESTABILE DECADENZA DELL'ONU<br />Se nel corso della Guerra Fredda l'ONU ha avuto un innegabile ruolo centrale nel contenimento dell'aggressività espansionistica militare dei regimi totalitari comunisti - si pensi alla Risoluzione nr.83/1950 dell'ONU che dispose la risposta militare internazionale contro l'aggressione nordcoreana e cinese alla Corea del Sud nel 1950; si pensi al mancato riconoscimento legale nel consesso internazionale del brutale regime comunista cinese di Mao Zedong fino al 1971 - dalla caduta del Muro di Berlino l'ONU è divenuto sempre più preda e strumento di leadership ideologiche politiche totalitarie e anticristiane.<br />È necessario rammentare ad esempio le deleterie conseguenze a livello internazionale delle Risoluzioni ONU che hanno de facto qualificato l'aborto come un "diritto" piuttosto che un crimine contro l'uomo; è importante rammentare che è stata l'ONU, nella Conferenza di Yojakarta, a sdoganare come legittima la teoria del Gender, un complesso culturale raffazzonato di impronta relativista del tutto privo di ogni dignità scientifica acclarata. Insomma, un ruolo di "moral suasion" quello dell'ONU, nel segno di una globalizzazione antitetica ai valori morali cristiani alla base del diritto. È bene evidenziare come già gli Stati Uniti si siano ritirati dal Consiglio ONU dei Diritti Umani nel 2018, criticando con veemenza le contraddizioni del Consiglio dei Diritti Umani, definito dal Segretario di Stato USA Mike Pompeo «un esercizio di spudorata ipocrisia, con molti dei peggiori abusi dei diritti umani al mondo che vengono ignorati e alcuni dei più gravi trasgressori del mondo che siedono nel Consiglio stesso». Oggi a questo stesso Consiglio dell'ONU siedono la Repubblica popolare cinese, l'Arabia Saudita, Cuba: che credibilità e che fiducia può ancora assicurare l'ONU nella difesa dei diritti della persona umana?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26295057</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2020 18:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26295057/onu_ridicola_la_cina_nel_consiglio_dei_diritti_umani.mp3" length="10666898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6110&#13;
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ONU RIDICOLA: LA CINA NEL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI di Luca Della Torre&#13;
In Italia la stampa di sinistra liberal o radicale, si attarda, con gretto livore ad innescare in prima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6110" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6110</a><br /><br />ONU RIDICOLA: LA CINA NEL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI di Luca Della Torre<br />In Italia la stampa di sinistra liberal o radicale, si attarda, con gretto livore ad innescare in prima pagina processi mediatici nei confronti dei governi regionali di centrodestra presunti responsabili della grave crisi sanitaria seguita alla pandemia del Covid-19, con l'evidente fine di puntellare l'agenda dell'inetto governo Conte. Se invece puntiamo l'attenzione sui principali massmedia ed organi di informazione esteri, sia conservatori che liberal - New York Times, Daily Mail, The Guardian - ci rendiamo conto che ben altre sono le preoccupanti questioni di politica internazionale al centro dell'agenda delle cancellerie dei principali Stati del pianeta. La complessa crisi politico-economica internazionale generatasi come in un effetto domino a seguito della pandemia del Coronavirus - di cui è responsabile la Repubblica popolare cinese - ha scoperchiato il vaso di Pandora sulle gravi responsabilità dell'ONU nella mancata tutela dei diritti dell'uomo a livello planetario.<br />In questi giorni le Nazioni Unite si sono rese responsabili di un gravissimo attacco ai diritti fondamentali dell'uomo, sanciti a livello declaratorio proprio nella Dichiarazione Universale del 1949 e resi oggetto di tutela giurisdizionale nei Patti internazionali del 1966, due tra i più vincolanti trattati dell'ONU. La settimana scorsa infatti le Nazioni Unite hanno deliberato di inserire la Repubblica popolare cinese nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC, con sede a Ginevra) la principale agenzia ONU che ha il compito di vigilare ed intervenire sulla promozione e salvaguardia dei diritti dell'uomo sanciti nella Dichiarazione Universale del 1949. Si tratta di una deliberazione che ha immediatamente sollevato scandalizzate proteste da parte della comunità civile internazionale in quanto il criminale regime totalitario comunista cinese attraverso la nomina del proprio delegato Jiang Duan, sarà in grado di deliberare le nomine degli osservatori esperti dell'ONU - giuristi, avvocati, magistrati, diplomatici - che hanno l'incarico di vagliare le denunce di violazioni ai diritti civili, politici, di libertà religiosa, di pensiero, di stampa ed associazione politica. Così come sarà in grado di deliberare sull'invio delle missioni speciali in caso di violazioni dei diritti dell'uomo.<br /><br />UNA STRATEGIA MIRATA<br />In realtà si tratta di una nomina solo apparentemente inspiegabile: la Cina comunista da anni si prodiga in ambito diplomatico attraverso una strategia a tela di ragno che - attraverso l'elargizione di enormi risorse finanziarie - mira ad avvolgere e inglobare, le istituzioni internazionali. Il fatto paradossale è che proprio secondo i report annuali delle stesse agenzie del'ONU. Il Partito Comunista Cinese è ritenuto uno dei maggiori responsabili nella violazione dei diritti umani e della libertà religiosa nel mondo intero. Il Partito Comunista Cinese attraverso le strutture di governo perseguita tutti i gruppi religiosi in quanto potenziali movimenti di pensiero non omologabili alla dittatura del pensiero unico marxista. Tra questi in primis i cattolici che manifestano obbedienza alla Santa Sede di Roma e non intendono essere sottoposti al processo di "sinizzazione della fede", ma anche i buddisti, i tibetani e i musulmani uiguri, i membri del Falung Gong; perseguita, incarcera e sopprime fisicamente centinaia di migliaia di cittadini cinesi, studenti, intellettuali che criticano il dettato politico arbitrario del Partito; sopprime sistematicamente la libertà di informazione attraverso la censura sui mass-media; schiaccia la libertà di pensiero a Hong Kong violando gli accordi internazionali a suo tempo sottoscritti con il Regno Unito all'atto della cessione dell'ex colonia a...]]></itunes:summary><itunes:duration>667</itunes:duration><itunes:keywords>cina,diritti,onu,ridicola,umani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c058d0e369aea5a89a56546362044e10.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avvenire scende in campo insieme alle Sardine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avvenire-scende-in-campo-insieme-alle-sardine--20849850</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5929" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5929</a><br /><br />AVVENIRE SCENDE IN CAMPO INSIEME ALLE SARDINE di Andrea Zambrano<br />Avvenire che scende in campo per le Sardine è una notizia che non stupisce. Del resto, la prima pagina regalata ieri al movimento di Sinistra non è altro che il risultato di giorni passati a lisciare il pelo a Mattia Santori & co. Per mancanza di un'identità e per comodità, dato che Avvenire non sa fare politica, ma si intesta sempre quella degli altri.<br />E' dall'8 dicembre scorso che il quotidiano dei vescovi segue con ansia il crescere di questa realtà che si vuole spacciare come naturale, quando invece è chiaro anche a un bambino che è pilotata e vezzeggiata da una Sinistra, che come Avvenire, non sa darsi identità salvo portare avanti l'ideologia delle poche cose certe: migrazionismo, i partigiani che cantano Bella Ciao, una spolveratina di ambiente. E odio, tanto odio verso Salvini. Messo in cartelli o anche solo evocato senza mai pronunciarne il nome. In questo, il quotidiano dei vescovi, Repubblica e le Sardine sono accomunati dallo stesso sentimento di avversione perché le Sardine non propongono un modello politico, ma solo un'avversione ad un altro modello.<br /><br />UN ENTUSIASMO DA RAGAZZINI<br />Non stupisce dunque che la prima pagina di ieri di Avvenire fosse ancora più amica di quelle degli altri giornali: Sardine, obiettivo raggiunto. Stesso titolo per il Corriere, ma almeno in via Solferino conoscono la differenza tra la marchetta e la cronaca e hanno anteposto alla frase le virgolette, in modo da far sì che fossero gli organizzatori a intestarsi la paternità di sostenere di aver raggiunto lo scopo, cioè l'occupazione di Piazza San Giovanni. Invece ad Avvenire ci sono andati giù proprio con l'entusiasmo di quelli che non avendo più nulla da perdere, hanno deciso di sposare tutto lo sposabile, purché significhi un po' di senso per tirare avanti.<br />La cronaca poi, un entusiasmo da ragazzini: "Un mare di persone", "Una manifestazione apartitica che manda forti segnali politici". Con in piazza Nichi Vendola, Susanna Camusso, l'Anpi, Isabella Ferrari, Michele Santoro e Erri De Luca, sai che apartitismo...? E' Sinistra. Al caviale, dura e pura, radical o salottiera, ma sempre Sinistra è. Sarà impegnata finche vuoi, politicamente corretta alla bisogna e comunque sempre dalla parte giusta, ma sempre e comunque di Sinistra si tratta.<br />Avvenire non fa altro che accodarsi e seguire il diktat di chi, nel mondo cattolico ha già subito il fascino di questo movimento di cartone come di cartone è il simbolo che le porta in piazza. Con gli annessi e connessi di tutti i movimenti germinati dalla Sinistra, le contraddizioni e le spinte oggettivamente discutibili: il raduno nello stabile okkupato liberato dall'elemosieniere del Papa, la partecipazione di personaggi ambigui per la causa palestinese. Insomma: tutti i corollari della Sinistra che evidentemente stanno affascinando qualcuno in Piazza Carbonari.<br /><br />FASCINO SARDINESCO<br />In pochi giorni, dall'esplosione in Piazza Grande a Bologna, passando per Modena, Reggio Emilia, Milano e le altre piazze, quanti preti e vescovi hanno subito il fascino sardinesco.<br />Dal cardinale, segretario di Stato Vaticano, Parolin ("Si mettano in luce le spinte positive") all'onnipresente Nunzio Galantino, che non ha nascosto la sia simpatia. Passando per il cardinale Peter Turkson, presidente del dicastero dello Sviluppo Umano integrale: "Noi accompagniamo questo gruppo cercando sempre di andare incontro con il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa. Ma è un movimento italiano. Aspettiamo prima una mossa della Conferenza episcopale italiana, solo dopo possiamo appoggiare e scendere in campo". Dalla prima pagina di ieri di Avvenire sembra che il segnale sia stato dato. Ora, le vedremo in Vaticano a occupare San Pietro o qualche antro dalle parti di Borgo Pio, aspettiamocelo.<br />Senza dimenticare i Padre Bartolomeo Sorge, gli Zanotelli e i Don Sigurani e anche qualche gruppo organizzato, come testimonia lo spazio concesso da Avvenire all'associazione Papa Boys, palesemente spiaggiata come un cormorano "incatramato" sulle Sardine. Davvero non c'è che dire in quanto a tifo sperticato.<br />Quel tifo che Avvenire non ha mai manifestato per quei movimenti - questi sì, apartitici - che da parte cattolica hanno cercato di svegliare la politica portando il loro contributo di società civile. Non si ricordano entusiasmi vescovili per i due Family Day, anzi si ricorda una palese opposizione di sgambetti e poca visibilità concessa. Né per le manifestazioni della Manif pur tous e l'attività delle Sentinelle in Piedi (eppure, anche loro interrogavano la politica): non si ricordano di Avvenire campagne massicce per difenderle dagli attacchi, a volte il linciaggio, subito in questi anni.<br />Invece i vescovi stanno operando una precisa scelta di campo: si sono spostati armi e bagagli a Sinistra, condividendo goffamente istanze aliene al pensiero cattolico e alla tradizione del cattolicesimo italiano quando addirittura ostili. A braccetto con i centri sociali, i Saviano e la gauche  degli intelló che arriva a fine mese comoda comoda. Una deriva scofortante.<br /><br />Nota di BastaBugie: già avevamo parlato delle Sardine e delle loro "sinistre alleanze".<br />Per leggere l'articolo clicca sul seguente link:<br /><br />LE SARDINE SI ALLEANO CON LA COMUNITA' LGBT<br />di Manuela Antonacci<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5912" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5912</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20849850</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2019 16:31:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20849850/avvenire_sardine.mp3" length="6975483" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5929

AVVENIRE SCENDE IN CAMPO INSIEME ALLE SARDINE di Andrea Zambrano
Avvenire che scende in campo per le Sardine è una notizia che non stupisce. Del resto, la prima pagina regalata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5929" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5929</a><br /><br />AVVENIRE SCENDE IN CAMPO INSIEME ALLE SARDINE di Andrea Zambrano<br />Avvenire che scende in campo per le Sardine è una notizia che non stupisce. Del resto, la prima pagina regalata ieri al movimento di Sinistra non è altro che il risultato di giorni passati a lisciare il pelo a Mattia Santori & co. Per mancanza di un'identità e per comodità, dato che Avvenire non sa fare politica, ma si intesta sempre quella degli altri.<br />E' dall'8 dicembre scorso che il quotidiano dei vescovi segue con ansia il crescere di questa realtà che si vuole spacciare come naturale, quando invece è chiaro anche a un bambino che è pilotata e vezzeggiata da una Sinistra, che come Avvenire, non sa darsi identità salvo portare avanti l'ideologia delle poche cose certe: migrazionismo, i partigiani che cantano Bella Ciao, una spolveratina di ambiente. E odio, tanto odio verso Salvini. Messo in cartelli o anche solo evocato senza mai pronunciarne il nome. In questo, il quotidiano dei vescovi, Repubblica e le Sardine sono accomunati dallo stesso sentimento di avversione perché le Sardine non propongono un modello politico, ma solo un'avversione ad un altro modello.<br /><br />UN ENTUSIASMO DA RAGAZZINI<br />Non stupisce dunque che la prima pagina di ieri di Avvenire fosse ancora più amica di quelle degli altri giornali: Sardine, obiettivo raggiunto. Stesso titolo per il Corriere, ma almeno in via Solferino conoscono la differenza tra la marchetta e la cronaca e hanno anteposto alla frase le virgolette, in modo da far sì che fossero gli organizzatori a intestarsi la paternità di sostenere di aver raggiunto lo scopo, cioè l'occupazione di Piazza San Giovanni. Invece ad Avvenire ci sono andati giù proprio con l'entusiasmo di quelli che non avendo più nulla da perdere, hanno deciso di sposare tutto lo sposabile, purché significhi un po' di senso per tirare avanti.<br />La cronaca poi, un entusiasmo da ragazzini: "Un mare di persone", "Una manifestazione apartitica che manda forti segnali politici". Con in piazza Nichi Vendola, Susanna Camusso, l'Anpi, Isabella Ferrari, Michele Santoro e Erri De Luca, sai che apartitismo...? E' Sinistra. Al caviale, dura e pura, radical o salottiera, ma sempre Sinistra è. Sarà impegnata finche vuoi, politicamente corretta alla bisogna e comunque sempre dalla parte giusta, ma sempre e comunque di Sinistra si tratta.<br />Avvenire non fa altro che accodarsi e seguire il diktat di chi, nel mondo cattolico ha già subito il fascino di questo movimento di cartone come di cartone è il simbolo che le porta in piazza. Con gli annessi e connessi di tutti i movimenti germinati dalla Sinistra, le contraddizioni e le spinte oggettivamente discutibili: il raduno nello stabile okkupato liberato dall'elemosieniere del Papa, la partecipazione di personaggi ambigui per la causa palestinese. Insomma: tutti i corollari della Sinistra che evidentemente stanno affascinando qualcuno in Piazza Carbonari.<br /><br />FASCINO SARDINESCO<br />In pochi giorni, dall'esplosione in Piazza Grande a Bologna, passando per Modena, Reggio Emilia, Milano e le altre piazze, quanti preti e vescovi hanno subito il fascino sardinesco.<br />Dal cardinale, segretario di Stato Vaticano, Parolin ("Si mettano in luce le spinte positive") all'onnipresente Nunzio Galantino, che non ha nascosto la sia simpatia. Passando per il cardinale Peter Turkson, presidente del dicastero dello Sviluppo Umano integrale: "Noi accompagniamo questo gruppo cercando sempre di andare incontro con il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa. Ma è un movimento italiano. Aspettiamo prima una mossa della Conferenza episcopale italiana, solo dopo possiamo appoggiare e scendere in campo". Dalla prima pagina di ieri di Avvenire sembra che il segnale sia stato dato. Ora, le vedremo in Vaticano a occupare San Pietro o qualche antro dalle...]]></itunes:summary><itunes:duration>436</itunes:duration><itunes:keywords>avvenire,lgbt,manifestazione,sardine,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/feb973b8e5012f95c699a576ef573859.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Silvana de Mari sul totale disinteresse dell'Europa sui diritti dei bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-a-silvana-de-mari-sul-totale-disinteresse-dell-europa-sui-diritti-dei-bambini--20499022</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5916" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5916</a><br /><br />INTERVISTA A SILVANA DE MARI SUL TOTALE DISINTERESSE DELL'EUROPA SUI DIRITTI DEI BAMBINI di Luca Marcolivio<br />La bocciatura al Parlamento Europeo della risoluzione di Fratelli d'Italia che condannava aborto e utero in affitto e tutelava la famiglia naturale è un segno della totale mancanza di volontà dell'Unione Europea nel proteggere l'infanzia. Questa l'opinione di Silvana De Mari, medico, scrittrice e opinionista, interpellata da Pro Vita & Famiglia riguardo al voto di ieri a Strasburgo, dove, al contrario, con 495 favorevoli, 58 contrari e 87 astenuti è passata un'altra risoluzione sui diritti dell'infanzia, proposta nel 30° anniversario della Convezione dell'ONU, sui Diritti del Fanciullo. Quest'ultima risoluzione condanna pratiche come le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati, la tratta e la violenza psicologica sui minori e sollecita i paesi UE ad elaborare una strategia di contrasto agli abusi sessuali sui minori. Un provvedimento semplicemente "cosmetico", secondo la De Mari, nella misura in cui vi sono leggi già in vigore che, però, finora sono state ampiamente trasgredite.<br />Dottoressa De Mari, due risoluzioni sui diritti dell'infanzia, una approvata, l'altra respinta: due pesi e due misure?<br />«È tutto assolutamente logico. C'è un totale disinteresse dell'Unione Europea riguardo al benessere dei bambini. La risoluzione che condanna le mutilazioni genitali e i matrimoni forzati è semplicemente una burla, in primo luogo perché già esistono delle legislazioni che vietano tutto questo. Inoltre, il fatto che ci siano già delle leggi a riguardo non impedisce minimamente che quei crimini vengano comunque perpetrati. Quanto ai matrimoni precoci, essi non si celebrano in municipio, ci pensano gli imam in luoghi dove nessuno guarda e continuano tranquillamente a verificarsi. Idem per le mutilazioni sessuali: non vengono fatte in ospedale e nessuno si premura di verificare se realmente avvengono o no, eppure non sarebbe difficile farlo, basterebbe una visita ginecologica. Di per sé sarebbe lodevole condannare questi crimini ma questa risoluzione è pura cosmesi, non dà fastidio a nessuno, non è scomoda per nessuno, né salva nessuno. Conferma leggi già esistenti e, in fin dei conti, inutili, perché nessuno va a verificare se vengono applicate. I crimini delle mutilazioni sessuali e dei matrimoni precoci, quindi, vengono compiuti in maniera sommersa».<br />L'Europarlamento ha però fatto quadrato a difesa di aborto, gender e utero in affitto...<br />«L'altra risoluzione andava a cozzare contro gli interessi dei movimenti lgbt. Faccio notare che i movimenti lgbt si battono con assoluta convinzione per l'aborto, sebbene la gravidanza sia un tema che non dovrebbe riguardarli direttamente. Si tratta di pratiche che, secondo la mentalità abortista e lgbt, non andrebbero portate avanti in modalità "sommersa" ma in modalità aperta e legale, incoraggiati nelle scuole. Non vengono vietate, perché, se così fosse, il divieto sarebbe effettivo e reale».<br />Non c'è nessuna schizofrenia, dunque, in questo distinguo da parte degli eurodeputati?<br />«Non vedo alcuna schizofrenia. Non c'è alcuna volontà europea di tutelare l'infanzia. Semplicemente, vietando matrimoni precoci e mutilazioni sessuali, si finge di tutelare i bambini. In realtà - ribadisco - si tratta di una risoluzione completamente inutile, perché le leggi ci sono già e queste pratiche vengono svolte in maniera sommersa. Quando non sono fatte in maniera sommersa, vengono semplicemente accettate».<br />Trova significativo che a respingere la risoluzione di Fratelli d'Italia, vi sia anche il gruppo europarlamentare dei Popolari, coloro che in passato avevano difeso con più forza i principi della vita e della famiglia?<br />«Mi pare che i partiti popolari, a partire dalla vecchia DC, i principi se li siano venduti da decenni. Possiamo ragionare su quanta energia abbiano messo nel fare compromessi, ma non ricordo nessuna loro vittoria. Qualche volta sono riusciti a rimandare di qualche mese o di qualche anno talune leggi inique».<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Commissione Ue parte male" parla della nuova Commissione UE che preme l'acceleratore sulla presunta "emergenza climatica". Si preannunciano misure drastiche e invasive delle competenze nazionali al fine di garantire l'agenda ecologista.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 dicembre 2019:<br />Male la prima. Certo il 27 novembre scorso la Commissione Von der Leyen è stata approvata con 461 voti favorevoli, a luglio la sola Presidente aveva ottenuto solo 338 voti e certo l'elezione ha visto un maggior consenso di quella che aveva ricevuto Juncker nel 2004 (423). Sicuramente la nuova Commissione Europea parte ora con i propri lavori, ma nel suo discorso i veri temi cardinali (ambiente, lotta al cancro, obiettivi di sviluppo ONU) non dimostrano certo una reale comprensione delle sfide oggi percepite come urgenti dai cittadini europei.<br />Al primo banco di prova infatti, il giorno successivo alla elezione della Commissione, era la votazione che rilanciava il tema della 'emergenza climatica', dell'impegno europeo e della nuova 'idea di crescita e leadership' europea in campo ambientale. [...] Socialisti, sinistra, verdi, liberali e una parte dei Popolari l'hanno sostenuta. Si chiedeva, tra l'altro "alla Commissione di garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano in linea con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali, come previsto dall'accordo di Parigi".<br />Stesso giorno, risoluzione sulla Conferenza ONU sul Clima (COP25) per esortare "l'Unione europea a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050 ed includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030", ha ricevuto lo stesso trattamento: 430 favorevoli, 190 contrari, 34 astensioni.<br />Due segnali forti. [...] A seguire poi è stata pubblicata, per vie traverse, la bozza del piano verde che la Commissione, in particolare il Vice Presidente Timmermans, avrebbe predisposto per l'approvazione nei prossimi mesi: centralismo sovietico allo stato puro, tirannia d'anguria (verde-rossa) alla riscossa. La Commissione prometterebbe "d'integrare la sostenibilità ambientale" in tutte le politiche, adottando "un giuramento verde: 'non fare del male'". In pratica, Bruxelles cercherà di eliminare "ogni legislazione incoerente che riduca l'efficacia nella realizzazione del Green Deal". Ciò includerebbe aspetti finanziari, con una proposta di "screening e benchmark delle pratiche di bilancio verde", sia a livello UE che di ogni nazione.<br />A questo proposito, nel giugno 2020 sarà presentato un "piano d'azione sul finanziamento verde" e gli "orientamenti sugli aiuti di Stato per l'ambiente e l'energia". Inoltre verrebbe rivista la direttiva sulla tassazione dell'energia al fine di "allinearla" alle ambizioni climatiche dell'Europa; si tenteranno tutte le strade per "eliminare l'unanimità da parte degli Stati nelle decisioni"; si rivaluteranno tutte le legislazioni esistenti che riguardano "l'agricoltura e la silvicoltura" per assicurarsi che siano in linea con le "rinnovate ambizioni climatiche e della biodiversità" e poi abolizione della chimica in agricoltura, cambio dei mezzi di trasporto merci etc...<br />In una parola, perché gli europei diventino i migliori adoratori della Madre Terra, non certo del suo Creatore, saranno necessarie misure drastiche, elitarie, invasive delle competenze nazionali. Sull'onda degli scioperi scolastici del venerdì, ormai derubricato da memoria della Passione e morte di Gesù sulla croce a festival dello sciopero scolastico in onore della dea terra e della sacerdotessa Greta, c'è una nuova maggioranza che sostiene la Commissione (Socialisti, Sinistra, Verdi e una parte di popolari (scandinavi e dei paesi bassi), che vorrebbe imporci una nuova identità, riorientare le nostre società e privarci della rappresentanza nazionale.<br />Sia ben chiaro, tutto ciò nella folle illusione che sia i cambiamenti climatici dipendano solo dalle emissioni provocate dall'uomo, sia che l'Europa da sola possa fermarli nell'illusione che l'aria pura che respireremmo potesse stazionare in una bolla sopra le nostre teste. Una inquietudine mentale grave e ben dimostrata dal risalto dato dai mass media europei alla denuncia fatta da avvocati ambientalisti per crimini contro l'umanità nei confronti del Presidente Bolsonaro e i suoi supposti crimini ambientali, negli stessi giorni che la polizia federale brasiliana arresta con l'accusa di aver appiccato incendi dolosi in Amazzonia (dopo dovute indagini) diversi dirigenti di molte associazioni ambientaliste sinistre.<br />Siamo al Soviet Europeo? No, ma non ne siamo lontani. Non è un caso che in questi stessi giorni il Parlamento europeo abbia bocciato una Risoluzione (Convenzione Onu sui diritti del fanciullo e dell'Infanzia in occasione del suo 30.mo anniversario) presentata dagli italiani di FdI e sostenuta dai Conservatori europei che ribadiva la centralità della vita umana e della famiglia ed invece ne approvava un'altra di Popolari e Socialisti in cui nemmeno si mette in discussione "aborto e gender nelle scuole".<br />L'avvio europeo di Parlamento e Commissione ci preoccupa [infatti] i Popolari sono sempre succubi della 'superiorità im-morale' della sinistra quando si discute di questioni etiche e civili. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20499022</guid><pubDate>Thu, 05 Dec 2019 15:20:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20499022/intervista_silvana.mp3" length="11988740" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5916

INTERVISTA A SILVANA DE MARI SUL TOTALE DISINTERESSE DELL'EUROPA SUI DIRITTI DEI BAMBINI di Luca Marcolivio
La bocciatura al Parlamento Europeo della risoluzione di Fratelli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5916" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5916</a><br /><br />INTERVISTA A SILVANA DE MARI SUL TOTALE DISINTERESSE DELL'EUROPA SUI DIRITTI DEI BAMBINI di Luca Marcolivio<br />La bocciatura al Parlamento Europeo della risoluzione di Fratelli d'Italia che condannava aborto e utero in affitto e tutelava la famiglia naturale è un segno della totale mancanza di volontà dell'Unione Europea nel proteggere l'infanzia. Questa l'opinione di Silvana De Mari, medico, scrittrice e opinionista, interpellata da Pro Vita & Famiglia riguardo al voto di ieri a Strasburgo, dove, al contrario, con 495 favorevoli, 58 contrari e 87 astenuti è passata un'altra risoluzione sui diritti dell'infanzia, proposta nel 30° anniversario della Convezione dell'ONU, sui Diritti del Fanciullo. Quest'ultima risoluzione condanna pratiche come le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati, la tratta e la violenza psicologica sui minori e sollecita i paesi UE ad elaborare una strategia di contrasto agli abusi sessuali sui minori. Un provvedimento semplicemente "cosmetico", secondo la De Mari, nella misura in cui vi sono leggi già in vigore che, però, finora sono state ampiamente trasgredite.<br />Dottoressa De Mari, due risoluzioni sui diritti dell'infanzia, una approvata, l'altra respinta: due pesi e due misure?<br />«È tutto assolutamente logico. C'è un totale disinteresse dell'Unione Europea riguardo al benessere dei bambini. La risoluzione che condanna le mutilazioni genitali e i matrimoni forzati è semplicemente una burla, in primo luogo perché già esistono delle legislazioni che vietano tutto questo. Inoltre, il fatto che ci siano già delle leggi a riguardo non impedisce minimamente che quei crimini vengano comunque perpetrati. Quanto ai matrimoni precoci, essi non si celebrano in municipio, ci pensano gli imam in luoghi dove nessuno guarda e continuano tranquillamente a verificarsi. Idem per le mutilazioni sessuali: non vengono fatte in ospedale e nessuno si premura di verificare se realmente avvengono o no, eppure non sarebbe difficile farlo, basterebbe una visita ginecologica. Di per sé sarebbe lodevole condannare questi crimini ma questa risoluzione è pura cosmesi, non dà fastidio a nessuno, non è scomoda per nessuno, né salva nessuno. Conferma leggi già esistenti e, in fin dei conti, inutili, perché nessuno va a verificare se vengono applicate. I crimini delle mutilazioni sessuali e dei matrimoni precoci, quindi, vengono compiuti in maniera sommersa».<br />L'Europarlamento ha però fatto quadrato a difesa di aborto, gender e utero in affitto...<br />«L'altra risoluzione andava a cozzare contro gli interessi dei movimenti lgbt. Faccio notare che i movimenti lgbt si battono con assoluta convinzione per l'aborto, sebbene la gravidanza sia un tema che non dovrebbe riguardarli direttamente. Si tratta di pratiche che, secondo la mentalità abortista e lgbt, non andrebbero portate avanti in modalità "sommersa" ma in modalità aperta e legale, incoraggiati nelle scuole. Non vengono vietate, perché, se così fosse, il divieto sarebbe effettivo e reale».<br />Non c'è nessuna schizofrenia, dunque, in questo distinguo da parte degli eurodeputati?<br />«Non vedo alcuna schizofrenia. Non c'è alcuna volontà europea di tutelare l'infanzia. Semplicemente, vietando matrimoni precoci e mutilazioni sessuali, si finge di tutelare i bambini. In realtà - ribadisco - si tratta di una risoluzione completamente inutile, perché le leggi ci sono già e queste pratiche vengono svolte in maniera sommersa. Quando non sono fatte in maniera sommersa, vengono semplicemente accettate».<br />Trova significativo che a respingere la risoluzione di Fratelli d'Italia, vi sia anche il gruppo europarlamentare dei Popolari, coloro che in passato avevano difeso con più forza i principi della vita e della famiglia?<br />«Mi pare che i partiti popolari, a partire dalla vecchia DC, i principi se li siano...]]></itunes:summary><itunes:duration>750</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,europa,famiglia,morale,silenzio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac2a214a6fd8541e96793fdfd8701db7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La distinzione politica tra destra e sinistra nasce durante la rivoluzione francese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-distinzione-politica-tra-destra-e-sinistra-nasce-durante-la-rivoluzione-francese--19882675</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5877" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5877</a><br /><br />LA DISTINZIONE POLITICA TRA DESTRA E SINISTRA NASCE DURANTE LA RIVOLUZIONE FRANCESE di Luciano Garibaldi<br />Anche se Luigi XVI non fu l'unico Re condannato a morte e giustiziato in seguito ad una rivoluzione o ad una guerra civile tra i propri sudditi, la sua tragedia resta pur sempre determinante per tutti i successivi sviluppi della storia contemporanea, fino ai nostri giorni.<br />La sua morte pose fine alla divisione millenaria tra nobili e plebei. Fu in quella circostanza che nacque la divisione politica tra Destra e Sinistra: una muraglia che ha resistito più di due secoli ma che ora, se Dio vuole, sta presentando più di una crepa. Il processo al Re di Francia ebbe inizio l'11 dicembre 1792, a Parigi, dinnanzi alla Convenzione, ossia il Parlamento unito, costituitosi appena tre mesi prima e formato da settecento rappresentanti del popolo. Presidente Bertrand Barère.<br />Dopo aver regnato per diciotto anni, ora Re Luigi XVI era semplicemente «le citoyen Louis Capet», il cittadino Luigi Capeto, «responsabile - così l'atto d'accusa - di avere distrutto la libertà del popolo francese».<br /><br />L'INGIUSTO PROCESSO<br />Tra i capi d'imputazione: avere ordinato alle truppe di marciare su Parigi dopo il 14 luglio 1789 (presa della Bastiglia); essere responsabile dell'«orgia del 3 ottobre 1789», con l'incendio dei tricolori; essere fuggito a Varennes il 20 giugno 1791; avere ordinato la strage del 10 agosto '91; avere protetto i preti refrattari; avere autorizzato il massacro di Campo di Marte.<br />Luigi XVI si presentò alla Convenzione con una redingote nocciola e un gilet bianco. Aveva una barba lunga di parecchi giorni perché in cella gli era stato impedito di usare il rasoio. Gli occhi miopi faticavano a vedere senza occhiali, dei quali pure era stato privato.<br />Dopo avere risposto a tutte le accuse con calma e sicurezza, il Re tenne a dichiarare: «Non ho mai temuto che la mia condotta fosse esaminata pubblicamente», e chiese di avere un avvocato difensore. La richiesta fu accolta e alla seconda udienza, fissata per il 26 dicembre, si presentò l'avvocato Raymond de Sèze, che parlò per tre ore, a più riprese interrotto dalle contestazioni e dalle urla provenienti dai «montagnard» e in particolare da Danton e Robespierre.<br />«L'imputato», esclamò ad un certo punto De Sèze, «non gode dei diritti di un semplice cittadino francese. Cerco tra voi dei giudici, ma non vedo che accusatori. Non solo gli avete tolto le prerogative del Re, che consistono nella inviolabilità della persona reale, ma non gli consentite neppure i più elementari diritti del cittadino».<br />Al termine della faticosa arringa, l'avvocato così concluse: «Io mi fermo di fronte alla storia. Essa giudicherà la vostra sentenza e il suo sarà il giudizio dei secoli!». Riportato in cella, Luigi XVI scrisse il suo testamento raccomandando al figlio di non odiare e non lasciarsi condizionare dalla sorte del padre.<br />Il 4 gennaio del '93 ebbe luogo la terza udienza, nel corso della quale si verificarono forti contrasti tra i deputati. I Girondini, pur di non macchiarsi dell'onta di regicidio, avevano proposto un appello al popolo: un referendum per decidere la sorte del sovrano.<br />Ma Robespierre si era opposto con grinta e con rabbia: «La clemenza che si accoppia alla tirannia è barbarie!». E aveva aggiunto: «Lasciar decidere al popolo significa sostituire il dispotismo con l'anarchia!». Anticipazione perfetta del bolscevismo, ideologia inconciliabile con il concetto stesso di democrazia.<br />Fu Barère a troncare la discussione con la celebre frase: «Il potere sovrano spetta alla Convenzione e non può essere assegnato al popolo». Dopodiché si giunse al voto.<br /><br />LA NASCITA DI DESTRA E SINISTRA<br />Anche se pochi libri di testo lo ricordano, la Sinistra nacque di fatto a Parigi la sera del 20 gennaio 1793, quando il presidente della Convenzione, al termine del processo contro il re Luigi XVI, invitò i favorevoli alla condanna a morte a schierarsi «à la gauche», a sinistra, del salone, e chi invece intendeva salvare la vita di Luigi Capeto, «à droite», a destra.<br />Ci fu un momento di confusione. Molti esitavano, non sapevano dove collocarsi. Non avevano capito quale era la destra e quale la sinistra del grande salone. Quando la confusione si fu un po' calmata, Barère dovette procedere all'appello uninominale, perché i due gruppi del Parlamento, quello a sinistra e quello a destra, potevano sembrare numericamente equivalenti.<br />Il risultato fu: 380 favorevoli all'esecuzione capitale, 310 contrari. La mattina seguente, 21 gennaio 1793, alle 10,22, la testa del Re veniva troncata dalla ghigliottina. Moriva il Re, nasceva la Sinistra. Con una contraddizione che stava alla base stessa del sogno di quella Sinistra.<br />Quando infatti i giacobini gridavano «libérté, égalité, fraternité», non consideravano una realtà di fondo: è impossibile conciliare la libertà con l'uguaglianza. E' un concetto che confligge con la natura umana. Se c'è libertà (di arricchirsi, di fare fortuna, di avere fortuna), non può esserci uguaglianza. C'è chi diventerà ricco, e c'è chi rimarrà povero. Semmai, solo la fratellanza, lo spirito di fratellanza, può attenuare l'ambizione e l'egoismo connaturati nell'uomo. Ma allora si lascia la politica e si entra nell'etica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19882675</guid><pubDate>Wed, 06 Nov 2019 11:48:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19882675/destra_e_sinistra.mp3" length="7275832" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5877

LA DISTINZIONE POLITICA TRA DESTRA E SINISTRA NASCE DURANTE LA RIVOLUZIONE FRANCESE di Luciano Garibaldi
Anche se Luigi XVI non fu l'unico Re condannato a morte e giustiziato in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5877" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5877</a><br /><br />LA DISTINZIONE POLITICA TRA DESTRA E SINISTRA NASCE DURANTE LA RIVOLUZIONE FRANCESE di Luciano Garibaldi<br />Anche se Luigi XVI non fu l'unico Re condannato a morte e giustiziato in seguito ad una rivoluzione o ad una guerra civile tra i propri sudditi, la sua tragedia resta pur sempre determinante per tutti i successivi sviluppi della storia contemporanea, fino ai nostri giorni.<br />La sua morte pose fine alla divisione millenaria tra nobili e plebei. Fu in quella circostanza che nacque la divisione politica tra Destra e Sinistra: una muraglia che ha resistito più di due secoli ma che ora, se Dio vuole, sta presentando più di una crepa. Il processo al Re di Francia ebbe inizio l'11 dicembre 1792, a Parigi, dinnanzi alla Convenzione, ossia il Parlamento unito, costituitosi appena tre mesi prima e formato da settecento rappresentanti del popolo. Presidente Bertrand Barère.<br />Dopo aver regnato per diciotto anni, ora Re Luigi XVI era semplicemente «le citoyen Louis Capet», il cittadino Luigi Capeto, «responsabile - così l'atto d'accusa - di avere distrutto la libertà del popolo francese».<br /><br />L'INGIUSTO PROCESSO<br />Tra i capi d'imputazione: avere ordinato alle truppe di marciare su Parigi dopo il 14 luglio 1789 (presa della Bastiglia); essere responsabile dell'«orgia del 3 ottobre 1789», con l'incendio dei tricolori; essere fuggito a Varennes il 20 giugno 1791; avere ordinato la strage del 10 agosto '91; avere protetto i preti refrattari; avere autorizzato il massacro di Campo di Marte.<br />Luigi XVI si presentò alla Convenzione con una redingote nocciola e un gilet bianco. Aveva una barba lunga di parecchi giorni perché in cella gli era stato impedito di usare il rasoio. Gli occhi miopi faticavano a vedere senza occhiali, dei quali pure era stato privato.<br />Dopo avere risposto a tutte le accuse con calma e sicurezza, il Re tenne a dichiarare: «Non ho mai temuto che la mia condotta fosse esaminata pubblicamente», e chiese di avere un avvocato difensore. La richiesta fu accolta e alla seconda udienza, fissata per il 26 dicembre, si presentò l'avvocato Raymond de Sèze, che parlò per tre ore, a più riprese interrotto dalle contestazioni e dalle urla provenienti dai «montagnard» e in particolare da Danton e Robespierre.<br />«L'imputato», esclamò ad un certo punto De Sèze, «non gode dei diritti di un semplice cittadino francese. Cerco tra voi dei giudici, ma non vedo che accusatori. Non solo gli avete tolto le prerogative del Re, che consistono nella inviolabilità della persona reale, ma non gli consentite neppure i più elementari diritti del cittadino».<br />Al termine della faticosa arringa, l'avvocato così concluse: «Io mi fermo di fronte alla storia. Essa giudicherà la vostra sentenza e il suo sarà il giudizio dei secoli!». Riportato in cella, Luigi XVI scrisse il suo testamento raccomandando al figlio di non odiare e non lasciarsi condizionare dalla sorte del padre.<br />Il 4 gennaio del '93 ebbe luogo la terza udienza, nel corso della quale si verificarono forti contrasti tra i deputati. I Girondini, pur di non macchiarsi dell'onta di regicidio, avevano proposto un appello al popolo: un referendum per decidere la sorte del sovrano.<br />Ma Robespierre si era opposto con grinta e con rabbia: «La clemenza che si accoppia alla tirannia è barbarie!». E aveva aggiunto: «Lasciar decidere al popolo significa sostituire il dispotismo con l'anarchia!». Anticipazione perfetta del bolscevismo, ideologia inconciliabile con il concetto stesso di democrazia.<br />Fu Barère a troncare la discussione con la celebre frase: «Il potere sovrano spetta alla Convenzione e non può essere assegnato al popolo». Dopodiché si giunse al voto.<br /><br />LA NASCITA DI DESTRA E SINISTRA<br />Anche se pochi libri di testo lo ricordano, la Sinistra nacque di fatto a Parigi la sera...]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>destra,divisione,francia,parlamento,politica,re,rivoluzione,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5651358647ef30cb1a5fa9b5218078f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Ungheria i matrimoni sono aumentati del 42% e la fertilità del 21%</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-ungheria-i-matrimoni-sono-aumentati-del-42-e-la-fertilita-del-21--19419306</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5845" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5845</a><br /><br />IN UNGHERIA I MATRIMONI SONO AUMENTATI DEL 42% E LA FERTILITÀ DEL 21% di Matteo Orlando<br />I dati che arrivano dall'Ungheria sovranista di Viktor Orban mostrano numeri estremamente positivi per le politiche familiari.<br />Dal 2010 ad oggi i matrimoni sono aumentati del 42 percento e il tasso di fertilità del 21%.<br />Grazie alle politiche del governo Orban, ha spiegato Katalin Novák, Segretaria di Stato per la Famiglia e per gli Affari Giovanili, Vice Presidente del partito Fidesz - Hungarian Civic Alliance, il partito di Orban, "anche il numero di aborti è ai minimi storici, seppur è ancora elevato".<br />La giovane ministro, che è lei stessa mamma di tre figli, ha ricordato durante una conferenza internazionale con i giornalisti cristiani tenutasi a Budapest, che questi dati non arrivano per caso, ma sono frutto delle iniziative del governo popolare di Orban, che ha rovesciato le politica antifamiliari del precedente governo ungherese di sinistra, permettendo all'Ungheria di spendere il doppio della media Ocse per il sostegno alle famiglie.<br />La Novák ha spiegato che c'è una tendenza generale alla sovrappopolazione nella maggior parte del mondo, mentre in Europa l'attuale tasso di fertilità "non permette a nessuno dei paesi del continente di garantire una adeguata sostituzione generazionale".<br />"La popolazione europea è cresciuta in termini assoluti, ma solo a causa della migrazione", ha affermato la segretaria di Stato ungherese. Il governo ungherese ha risposto al problema del declino della popolazione con una forte politica di sostegno alla famiglia (quella tradizionale, dove "secondo le credenze ungheresi, ogni bambino ha diritto a un padre e una madre"), con politiche familiari radicate nella Costituzione per garantire, come spiegava lo stesso Orban, la loro protezione a lungo termine da decisioni giudiziarie "chiaramente anti-familiari" e da organizzazioni non governative "spesso anti-familiari" che "possono infiltrarsi nel processo decisionale ungherese" (riferendosi al filantropo miliardario ungherese-americano George Soros, considerato dal premier Orban un nemico ideologico).<br />La nuova Costituzione ungherese, entrata in vigore nel 2012, è stata approvata grazie alla maggioranza parlamentare dei due terzi del partito di Fidesz di Orban. Uno dei suoi articoli afferma che l'Ungheria "protegge l'istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna".<br />Al termine della sua conferenza la Novák ha annunciato che il suo piano sarà quello di introdurre ogni anno più misure di sostegno alla famiglia, senza eliminare quelle esistenti. Attualmente l'Ungheria spende il cinque percento del suo Pil in piani di sostegno alle famiglie, il doppio della media Ocse e due volte e mezzo in più rispetto al 2010, quando Orban arrivò al governo del paese centro-orientale europeo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19419306</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:36:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19419306/orban.mp3" length="3880332" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5845

IN UNGHERIA I MATRIMONI SONO AUMENTATI DEL 42% E LA FERTILITÀ DEL 21% di Matteo Orlando
I dati che arrivano dall'Ungheria sovranista di Viktor Orban mostrano numeri estremamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5845" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5845</a><br /><br />IN UNGHERIA I MATRIMONI SONO AUMENTATI DEL 42% E LA FERTILITÀ DEL 21% di Matteo Orlando<br />I dati che arrivano dall'Ungheria sovranista di Viktor Orban mostrano numeri estremamente positivi per le politiche familiari.<br />Dal 2010 ad oggi i matrimoni sono aumentati del 42 percento e il tasso di fertilità del 21%.<br />Grazie alle politiche del governo Orban, ha spiegato Katalin Novák, Segretaria di Stato per la Famiglia e per gli Affari Giovanili, Vice Presidente del partito Fidesz - Hungarian Civic Alliance, il partito di Orban, "anche il numero di aborti è ai minimi storici, seppur è ancora elevato".<br />La giovane ministro, che è lei stessa mamma di tre figli, ha ricordato durante una conferenza internazionale con i giornalisti cristiani tenutasi a Budapest, che questi dati non arrivano per caso, ma sono frutto delle iniziative del governo popolare di Orban, che ha rovesciato le politica antifamiliari del precedente governo ungherese di sinistra, permettendo all'Ungheria di spendere il doppio della media Ocse per il sostegno alle famiglie.<br />La Novák ha spiegato che c'è una tendenza generale alla sovrappopolazione nella maggior parte del mondo, mentre in Europa l'attuale tasso di fertilità "non permette a nessuno dei paesi del continente di garantire una adeguata sostituzione generazionale".<br />"La popolazione europea è cresciuta in termini assoluti, ma solo a causa della migrazione", ha affermato la segretaria di Stato ungherese. Il governo ungherese ha risposto al problema del declino della popolazione con una forte politica di sostegno alla famiglia (quella tradizionale, dove "secondo le credenze ungheresi, ogni bambino ha diritto a un padre e una madre"), con politiche familiari radicate nella Costituzione per garantire, come spiegava lo stesso Orban, la loro protezione a lungo termine da decisioni giudiziarie "chiaramente anti-familiari" e da organizzazioni non governative "spesso anti-familiari" che "possono infiltrarsi nel processo decisionale ungherese" (riferendosi al filantropo miliardario ungherese-americano George Soros, considerato dal premier Orban un nemico ideologico).<br />La nuova Costituzione ungherese, entrata in vigore nel 2012, è stata approvata grazie alla maggioranza parlamentare dei due terzi del partito di Fidesz di Orban. Uno dei suoi articoli afferma che l'Ungheria "protegge l'istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna".<br />Al termine della sua conferenza la Novák ha annunciato che il suo piano sarà quello di introdurre ogni anno più misure di sostegno alla famiglia, senza eliminare quelle esistenti. Attualmente l'Ungheria spende il cinque percento del suo Pil in piani di sostegno alle famiglie, il doppio della media Ocse e due volte e mezzo in più rispetto al 2010, quando Orban arrivò al governo del paese centro-orientale europeo.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>fertilità,matrimoni,orban,politica,ungheria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d35d5a69d8f29b53593be3335395e490.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La ridicola tassa sulle merendine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-ridicola-tassa-sulle-merendine--19224616</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5827" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5827</a><br /><br />LA RIDICOLA TASSA SULLE MERENDINE<br />Non sappiamo se sia giusto o meno tassare ancora di più (perché ovviamente sono già tassate) le merendine. La cosa non ci appassiona più di tanto. D'altronde stiamo parlando di merendine. Vi rendete conto? Di merendine!<br />A riguardo però ci permettiamo di ricordare che la pressione fiscale che subiamo noi italiani è talmente grande che il cosiddetto tax freedom day (il giorno in cui ci si libera dalle tasse, dirette e indirette) cade addirittura a giugno. Il che vuol dire che doniamo allo Stato ben la metà del nostro lavoro annuale, per cui qualsiasi nuova tassa suonerebbe del tutto stonata.<br />Detto ciò, passiamo alle merendine... fa ridere dire così, ma tant'è... Ribadendo l'assunto secondo cui non ce ne importa nulla se questo governo farà questa geniale e decisiva (ironizziamo) mossa strategica di tassare la girella... ribadendo questo -dicevamo- non possiamo non rioffrirvi ciò che il nostro amato Giambattista Vico soleva definire "eterogenesi dei fini", cioè la realizzazione dei paradossi.<br />Nei dibattiti giornalistici riguardo questa "grande" e "decisiva" questione della tassazione delle merendine, al di là dei pro e dei contro, molti soloni ci dicono che sarebbe comunque importante dare dei segnali in favore di una maggiore educazione elementare, soprattutto per i nostri ragazzi.<br />Ora, qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire può rendersi conto, passeggiando la mattina per i luoghi in cui sono soliti riunirsi i giovani la sera, di veri e propri "tappeti"  di bottiglie di alcolici e superalcolici.<br />Qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire sa che i nostri ragazzi sono a serissimo rischio di alcolismo e di possibili malattie epatiche.<br />Qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire sa quanto sia diffusa anche tra giovanissimi l'uso di sostanze pericolosissime per la loro salute psico-fisica. Tutto questo si sa... ma ciò che conta sarebbe tassare il buondì!<br />E la cosa ancora più insopportabile è che queste puritane battaglie contro le inezie le fanno ovviamente coloro che tollerano o addirittura vogliono depenalizzare l'uso di ciò che è davvero pericoloso.<br />Insomma, il fariseismo è sempre sul pezzo: filtrare il moscerino... per ingoiare il cammello!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19224616</guid><pubDate>Thu, 26 Sep 2019 14:24:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19224616/merendine.mp3" length="2521546" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5827

LA RIDICOLA TASSA SULLE MERENDINE
Non sappiamo se sia giusto o meno tassare ancora di più (perché ovviamente sono già tassate) le merendine. La cosa non ci appassiona più di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5827" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5827</a><br /><br />LA RIDICOLA TASSA SULLE MERENDINE<br />Non sappiamo se sia giusto o meno tassare ancora di più (perché ovviamente sono già tassate) le merendine. La cosa non ci appassiona più di tanto. D'altronde stiamo parlando di merendine. Vi rendete conto? Di merendine!<br />A riguardo però ci permettiamo di ricordare che la pressione fiscale che subiamo noi italiani è talmente grande che il cosiddetto tax freedom day (il giorno in cui ci si libera dalle tasse, dirette e indirette) cade addirittura a giugno. Il che vuol dire che doniamo allo Stato ben la metà del nostro lavoro annuale, per cui qualsiasi nuova tassa suonerebbe del tutto stonata.<br />Detto ciò, passiamo alle merendine... fa ridere dire così, ma tant'è... Ribadendo l'assunto secondo cui non ce ne importa nulla se questo governo farà questa geniale e decisiva (ironizziamo) mossa strategica di tassare la girella... ribadendo questo -dicevamo- non possiamo non rioffrirvi ciò che il nostro amato Giambattista Vico soleva definire "eterogenesi dei fini", cioè la realizzazione dei paradossi.<br />Nei dibattiti giornalistici riguardo questa "grande" e "decisiva" questione della tassazione delle merendine, al di là dei pro e dei contro, molti soloni ci dicono che sarebbe comunque importante dare dei segnali in favore di una maggiore educazione elementare, soprattutto per i nostri ragazzi.<br />Ora, qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire può rendersi conto, passeggiando la mattina per i luoghi in cui sono soliti riunirsi i giovani la sera, di veri e propri "tappeti"  di bottiglie di alcolici e superalcolici.<br />Qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire sa che i nostri ragazzi sono a serissimo rischio di alcolismo e di possibili malattie epatiche.<br />Qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire sa quanto sia diffusa anche tra giovanissimi l'uso di sostanze pericolosissime per la loro salute psico-fisica. Tutto questo si sa... ma ciò che conta sarebbe tassare il buondì!<br />E la cosa ancora più insopportabile è che queste puritane battaglie contro le inezie le fanno ovviamente coloro che tollerano o addirittura vogliono depenalizzare l'uso di ciò che è davvero pericoloso.<br />Insomma, il fariseismo è sempre sul pezzo: filtrare il moscerino... per ingoiare il cammello!]]></itunes:summary><itunes:duration>158</itunes:duration><itunes:keywords>cittadini,fisco,merendine,stato,tassa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68f92f827ebab9cd577848cae032e82f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il nuovo governo e i soliti giochini politici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-nuovo-governo-e-i-soliti-giochini-politici--18930027</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5786" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5786</a><br /><br />IL NUOVO GOVERNO E I SOLITI GIOCHINI POLITICI<br />Dunque, siamo alla kermesse delle consultazioni. Cosa ne uscirà? Un nuovo governo giallo-rosso (come in questi giorni si suole denominare) oppure si andrà al voto? Ovviamente non lo sappiamo, né ci spingiamo in "profezie" a riguardo, anche perché solitamente questa fatica di prevedere il futuro è bene riservarla per cose più serie.<br />Già! Più serie... infatti, in questi giochini politici a latitare è proprio la serietà. [...] E così il festival dell'ipocrisia continua.<br />Conosciamo bene la natura umana, e nessuno di noi s'illude che un tempo queste cose non ci fossero e tutto filasse liscio. Sarebbe da ingenui pensarlo. I cinici giochi politici ci sono sempre stati e l'ipocrisia anche. C'è però una novità che si è introdotta nella storia. Una novità che non ha "inventato" il cinismo politico e l'ipocrisia, che - come abbiamo appena detto - ci sono sempre stati, ma che in un certo qual modo ha istituzionalizzato e formalizzato questi difetti. Per dirla più semplicemente: ha reso fisiologico ciò che è patologico.<br />LA NASCITA DEI PARTITI MODERNI<br />La novità sta nella nascita dei partiti moderni, così come li conosciamo adesso. Anzi, potremmo dire dei "partiti" tout court. La cui genesi si deve far risalire ai club di stampo illuministico del XVIII secolo.<br />In questo secolo, a causa dell'affermarsi del razionalismo post-cartesiano e quindi del trionfo dell'illuminismo, si fece strada la cosiddetta "ingegneria costituzionale", che tradotta in soldoni vuol dire questo: non si discusse più su quale dovesse essere la migliore forma per governare un unico modello di società, bensì su quale dovesse la migliore forma di società. Fu, insomma, una vera propria resa della politica all'ideologia.<br />L'ideologia è la congettura intellettuale che si sviluppa prescindendo dall'osservazione del reale, anzi teorizzando il distacco dal reale stesso (razionalismo). Pertanto, svanì un modello sociale di carattere naturale che - per esempio - prevedesse l'insostituibilità della centralità della famiglia, dei corpi intermedi, ecc... bensì ci sentì autorizzati ad "inventare" la società secondo criteri del tutto ideologici.<br />SE VOTARE CAMBIASSE QUALCOSA, NON CE LO LASCEREBBERO FARE<br />La chiave perché questo potesse avvenire fu affidato anche e soprattutto ai partiti, con la successiva nascita del parlamentarismo.<br />In questa prospettiva veniva istituzionalmente meno l'impostazione secondo cui la politica dovesse servire il reale, e s'impose il contrario: il reale doveva mettersi in un certo qual modo a servizio della politica. Gli stessi partiti non erano più a servizio di un bene comune metafisicamente ed oggettivamente inteso, bensì realtà chiuse, autoreferenziali, capaci di riflettere in sé il senso di ogni azione politica.<br />In questa prospettiva il destino stesso dei partiti diveniva di fatto inscalfibile. Nel senso che tutto doveva essere messo a servizio di essi. Questi non dovevano spendersi per la politica, ma il contrario: la politica doveva sacrificarsi per i partiti.<br />Insomma, né più né meno che la trasformazione della politica in "settarismo".<br />Dunque, se è vero che non c'è nulla di nuovo sotto il sole; è pur vero che ciò che oggi con rammarico dobbiamo constatare trova nel sistema una certa legittimazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18930027</guid><pubDate>Wed, 28 Aug 2019 12:55:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18930027/governo.mp3" length="3695176" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5786

IL NUOVO GOVERNO E I SOLITI GIOCHINI POLITICI
Dunque, siamo alla kermesse delle consultazioni. Cosa ne uscirà? Un nuovo governo giallo-rosso (come in questi giorni si suole...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5786" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5786</a><br /><br />IL NUOVO GOVERNO E I SOLITI GIOCHINI POLITICI<br />Dunque, siamo alla kermesse delle consultazioni. Cosa ne uscirà? Un nuovo governo giallo-rosso (come in questi giorni si suole denominare) oppure si andrà al voto? Ovviamente non lo sappiamo, né ci spingiamo in "profezie" a riguardo, anche perché solitamente questa fatica di prevedere il futuro è bene riservarla per cose più serie.<br />Già! Più serie... infatti, in questi giochini politici a latitare è proprio la serietà. [...] E così il festival dell'ipocrisia continua.<br />Conosciamo bene la natura umana, e nessuno di noi s'illude che un tempo queste cose non ci fossero e tutto filasse liscio. Sarebbe da ingenui pensarlo. I cinici giochi politici ci sono sempre stati e l'ipocrisia anche. C'è però una novità che si è introdotta nella storia. Una novità che non ha "inventato" il cinismo politico e l'ipocrisia, che - come abbiamo appena detto - ci sono sempre stati, ma che in un certo qual modo ha istituzionalizzato e formalizzato questi difetti. Per dirla più semplicemente: ha reso fisiologico ciò che è patologico.<br />LA NASCITA DEI PARTITI MODERNI<br />La novità sta nella nascita dei partiti moderni, così come li conosciamo adesso. Anzi, potremmo dire dei "partiti" tout court. La cui genesi si deve far risalire ai club di stampo illuministico del XVIII secolo.<br />In questo secolo, a causa dell'affermarsi del razionalismo post-cartesiano e quindi del trionfo dell'illuminismo, si fece strada la cosiddetta "ingegneria costituzionale", che tradotta in soldoni vuol dire questo: non si discusse più su quale dovesse essere la migliore forma per governare un unico modello di società, bensì su quale dovesse la migliore forma di società. Fu, insomma, una vera propria resa della politica all'ideologia.<br />L'ideologia è la congettura intellettuale che si sviluppa prescindendo dall'osservazione del reale, anzi teorizzando il distacco dal reale stesso (razionalismo). Pertanto, svanì un modello sociale di carattere naturale che - per esempio - prevedesse l'insostituibilità della centralità della famiglia, dei corpi intermedi, ecc... bensì ci sentì autorizzati ad "inventare" la società secondo criteri del tutto ideologici.<br />SE VOTARE CAMBIASSE QUALCOSA, NON CE LO LASCEREBBERO FARE<br />La chiave perché questo potesse avvenire fu affidato anche e soprattutto ai partiti, con la successiva nascita del parlamentarismo.<br />In questa prospettiva veniva istituzionalmente meno l'impostazione secondo cui la politica dovesse servire il reale, e s'impose il contrario: il reale doveva mettersi in un certo qual modo a servizio della politica. Gli stessi partiti non erano più a servizio di un bene comune metafisicamente ed oggettivamente inteso, bensì realtà chiuse, autoreferenziali, capaci di riflettere in sé il senso di ogni azione politica.<br />In questa prospettiva il destino stesso dei partiti diveniva di fatto inscalfibile. Nel senso che tutto doveva essere messo a servizio di essi. Questi non dovevano spendersi per la politica, ma il contrario: la politica doveva sacrificarsi per i partiti.<br />Insomma, né più né meno che la trasformazione della politica in "settarismo".<br />Dunque, se è vero che non c'è nulla di nuovo sotto il sole; è pur vero che ciò che oggi con rammarico dobbiamo constatare trova nel sistema una certa legittimazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>giochi,governo,italia,politica,votare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/88bf6ec93a8fcf1db3c9ae664377c9f9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Massoneria all'attacco: i vescovi rispondono per le rime</title><link>https://www.spreaker.com/episode/massoneria-all-attacco-i-vescovi-rispondono-per-le-rime--18739370</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5765" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5765</a><br /><br />MASSONERIA ALL'ATTACCO: I VESCOVI RISPONDONO PER LE RIME di Mauro Faverzani<br />Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È questo quanto denunciato in un pubblico appello, firmato dalla locale Conferenza episcopale ed, in primis, dal suo presidente, mons. Abraham Kome Bouallo. Appello, in cui si chiede espressamente di fermare grembiulini, Rosacroce e stregoni: «In questo momento, in alcune parrocchie della nostra Diocesi, nei loro consigli parrocchiali e persino in alcuni organismi diocesani, siedono sempre più - e con incarichi di crescente responsabilità - persone appartenenti alla massoneria, ai Rosacroce o dedite alla stregoneria. Una simile situazione esige un chiarimento», scrivono i Vescovi in questa loro lettera pastorale, in cui spiegano di voler non solo «richiamare le linee fondamentali del Magistero» in merito a tali gruppi più o meno occulti, bensì anche di voler «dare precise direttive pastorali, al fine di chiarire e sostenere la fede in Gesù Cristo morto e risorto».<br />IL CORAGGIO DEI VESCOVI DEL CAMERUN<br />Si noti come solo lo scorso 5 luglio, con tanto di lettera su carta intestata, la Gran Loggia Unita del Camerun avesse inviato al primo ministro la proposta di piazzare un proprio affiliato, Désiré Mama Ndjikam, al posto di coordinatore dell'Unità Operativa di Gestione dell'importante progetto «Lago Monoun». Al proprio attivo, oggi, Ndjikam vanta già rilevanti incarichi come capo dei progetti presso il Conaroute-Consiglio Nazionale della Strada e come coordinatore del Segretariato tecnico dei punti focali di tale organismo. Si evincono da qui con chiarezza le ragioni della preoccupazione espressa dai Vescovi circa le mire sempre più pretenziose della Loggia camerunense.<br />A fronte di tutto questo, i Vescovi camerunensi ricordano come «la religione cristiana non sia una nostra invenzione, bensì una religione rivelata da Dio stesso a Mosè e portata a pieno compimento da Gesù Cristo. La nostra fede riposa su un insieme di verità rivelate dal Signore. Queste verità vengono chiamate dogmi. Nessun cattolico le può contestare, senza rinnegare la propria fede: si tratta dei dogmi della Santissima Trinità, dell'Incarnazione, della Resurrezione, dell'Ascensione, dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione della Vergine Maria».<br />I prelati ricordano anche come l'adesione dei cattolici ai Rosacroce e ad altri gruppi, la cui Dottrina sia contraria alle verità evangeliche su cui poggia il Magistero universale della Chiesa, sia severamente vietata. E ciò in quanto, spiegano i Vescovi, i Rosacrociani non considerano Dio come Persona, bensì come una sorta di energia spirituale, fonte ultima di tutte le vibrazioni materiali e non, scivolando così in una sorta di panteismo dichiarato. La lettera pastorale raccomanda, pertanto, di intensificare l'insegnamento solido e privo d'ambiguità della Dottrina cattolica, in quanto l'ignoranza resta uno dei fattori determinanti circa l'adesione alle sette ed ai raggruppamenti gnostici. Da qui il richiamo, rivolto ai fedeli cattolici, a riaffermare perennemente ed incessantemente la propria fede in Gesù Cristo morto e risorto. Un richiamo chiaro, senza cedimenti, senza compromessi, purtroppo però anche con pochi eguali nell'episcopato europeo, da troppo tempo silente su questi importantissimi temi, benché la cronaca suggerisca ben altra condotta.<br />LA MASSONERIA VUOLE LA CATTEDRALE DI NOTRE-DAME DI PARIGI<br />Recente, dello scorso 17 giugno, è, ad esempio, l'intervista rilasciata al quotidiano L'Opinion da Jean-Philippe Hubsch, Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, la principale obbedienza massonica d'Oltralpe, intervista in cui si propone - niente meno! - di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi da luogo di culto in luogo pubblico di cultura. È per questo che i grembiulini francesi si sono precipitati a raccogliere fondi, finalizzati alla ricostruzione dell'edificio in una sorta - come han dichiarato - di «gesto di solidarietà repubblicano» tutt'altro che disinteressato. La proposta è già stata respinta al mittente dall'Ufficio Comunicazioni diocesano e persino l'Arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, è intervenuto più volte per ribadire la finalità precipua di culto intrinseca a Notre-Dame.<br />Lo scorso 15 giugno, nel corso dell'omelia per la prima Messa celebrata nella cattedrale dopo il rogo, il prelato ha dichiarato: «Separare cultura e culto può essere frutto di ignoranza o di ideologia. Lo dico con forza: una cultura senza culto diviene un'incultura. È lì da vedere l'abissale ignoranza religiosa dei nostri contemporanei a causa dell'esclusione della nozione divina e del Nome stesso di Dio dalla sfera pubblica, invocando una laicità, che esclude qualsiasi dimensione spirituale visibile. Come tutti gli edifici, la Cattedrale comprende una pietra angolare, che sostiene l'insieme della costruzione. Questa pietra angolare è Cristo». Eppure tutto ciò non basta ad indebolire le pressioni dei grembiulini, numerose ed influenti.<br />Qualcuno ha saputo qualcosa di tali avvenimenti sui grandi media? Qualcuno si è espresso pubblicamente a sostegno della Chiesa in Francia ed in Camerun? Qualcuno ha diffuso la notizia delle mire della massoneria su Notre-Dame? Ecco, non è necessario aggiungere altro...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18739370</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2019 22:10:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18739370/massoneria.mp3" length="5411316" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5765

MASSONERIA ALL'ATTACCO: I VESCOVI RISPONDONO PER LE RIME di Mauro Faverzani
Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5765" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5765</a><br /><br />MASSONERIA ALL'ATTACCO: I VESCOVI RISPONDONO PER LE RIME di Mauro Faverzani<br />Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È questo quanto denunciato in un pubblico appello, firmato dalla locale Conferenza episcopale ed, in primis, dal suo presidente, mons. Abraham Kome Bouallo. Appello, in cui si chiede espressamente di fermare grembiulini, Rosacroce e stregoni: «In questo momento, in alcune parrocchie della nostra Diocesi, nei loro consigli parrocchiali e persino in alcuni organismi diocesani, siedono sempre più - e con incarichi di crescente responsabilità - persone appartenenti alla massoneria, ai Rosacroce o dedite alla stregoneria. Una simile situazione esige un chiarimento», scrivono i Vescovi in questa loro lettera pastorale, in cui spiegano di voler non solo «richiamare le linee fondamentali del Magistero» in merito a tali gruppi più o meno occulti, bensì anche di voler «dare precise direttive pastorali, al fine di chiarire e sostenere la fede in Gesù Cristo morto e risorto».<br />IL CORAGGIO DEI VESCOVI DEL CAMERUN<br />Si noti come solo lo scorso 5 luglio, con tanto di lettera su carta intestata, la Gran Loggia Unita del Camerun avesse inviato al primo ministro la proposta di piazzare un proprio affiliato, Désiré Mama Ndjikam, al posto di coordinatore dell'Unità Operativa di Gestione dell'importante progetto «Lago Monoun». Al proprio attivo, oggi, Ndjikam vanta già rilevanti incarichi come capo dei progetti presso il Conaroute-Consiglio Nazionale della Strada e come coordinatore del Segretariato tecnico dei punti focali di tale organismo. Si evincono da qui con chiarezza le ragioni della preoccupazione espressa dai Vescovi circa le mire sempre più pretenziose della Loggia camerunense.<br />A fronte di tutto questo, i Vescovi camerunensi ricordano come «la religione cristiana non sia una nostra invenzione, bensì una religione rivelata da Dio stesso a Mosè e portata a pieno compimento da Gesù Cristo. La nostra fede riposa su un insieme di verità rivelate dal Signore. Queste verità vengono chiamate dogmi. Nessun cattolico le può contestare, senza rinnegare la propria fede: si tratta dei dogmi della Santissima Trinità, dell'Incarnazione, della Resurrezione, dell'Ascensione, dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione della Vergine Maria».<br />I prelati ricordano anche come l'adesione dei cattolici ai Rosacroce e ad altri gruppi, la cui Dottrina sia contraria alle verità evangeliche su cui poggia il Magistero universale della Chiesa, sia severamente vietata. E ciò in quanto, spiegano i Vescovi, i Rosacrociani non considerano Dio come Persona, bensì come una sorta di energia spirituale, fonte ultima di tutte le vibrazioni materiali e non, scivolando così in una sorta di panteismo dichiarato. La lettera pastorale raccomanda, pertanto, di intensificare l'insegnamento solido e privo d'ambiguità della Dottrina cattolica, in quanto l'ignoranza resta uno dei fattori determinanti circa l'adesione alle sette ed ai raggruppamenti gnostici. Da qui il richiamo, rivolto ai fedeli cattolici, a riaffermare perennemente ed incessantemente la propria fede in Gesù Cristo morto e risorto. Un richiamo chiaro, senza cedimenti, senza compromessi, purtroppo però anche con pochi eguali nell'episcopato europeo, da troppo tempo silente su questi importantissimi temi, benché la cronaca suggerisca ben altra condotta.<br />LA MASSONERIA VUOLE LA CATTEDRALE DI NOTRE-DAME DI PARIGI<br />Recente, dello scorso 17 giugno, è, ad esempio, l'intervista rilasciata al quotidiano L'Opinion da Jean-Philippe Hubsch, Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, la principale obbedienza massonica d'Oltralpe, intervista in cui si propone - niente meno! - di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi da luogo di culto in luogo pubblico di...]]></itunes:summary><itunes:duration>339</itunes:duration><itunes:keywords>camerun,dame,massoneria,notre,parigi,rosacroce</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/13edf57002ef6db54216bd16efd5af0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La visione cristiana della politica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-visione-cristiana-della-politica--18739371</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5750" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5750</a><br /><br />LA VISIONE CRISTIANA DELLA POLITICA<br />Che pensereste di un papà (ce ne sono molti!) che ordinasse ai suoi figli di andare a Messa… e poi lui non ci va? I figli, fin quando saranno piccoli forse obbediranno, ma poi? Poi faranno come gli parrà: non ci andranno più. L'educazione, quella vera, non è fatta solo di parole ma soprattutto di testimonianza. Se io voglio che gli altri facciano una determinata cosa, dovrò io per primo agire coerentemente. Questo principio dovrebbe fondare anche l'agire politico e il senso proprio dell'autorità.<br />L'IMPORTANZA DEL RITO DELL'INCORONAZIONE<br />La concezione medioevale dell'autorità politica verteva sulla convinzione che chi deteneva il potere doveva prima di tutto rispettare la legge e agire coerentemente con ciò che insegnava e rappresentava.<br />Non a caso nel pensiero politico medioevale si distingueva chiaramente il concetto di potestas da quello di auctoritas. Il primo è l'esercizio del potere, il secondo è l'autorità suprema. Ciò per evidenziare che il potere politico doveva sempre essere giudicato da un'autorità ad esso superiore; evitando, pertanto, qualsiasi deriva assolutista e ben che meno totalitaria.<br />Questa concezione del potere politico come qualcosa che avrebbe dovuto riconoscere un giudizio superiore e soprattutto come esercizio obbligato a manifestare obbedienza ad una legge e ad un'autorità che lo trascendesse, era chiaramente rappresentato dal rito d'incoronazione dei Re. Quando a scuola ce ne parlavano, eravamo portati a deridere un simile rituale: roba da secoli bui, sciocchezze incivili e antidemocratiche. E invece nulla di tutto questo, anzi. L'incoronazione per diritto divino aveva un significato pedagogico chiaro e nobile: il re poteva far capire ai sudditi quanto fosse giusto ubbidirgli, dimostrando che anch'egli si faceva suddito di un altro Re. Insomma, era come se dicesse: mi dovete ubbidienza, perché anch'io mi rendo ubbidiente a Dio. È lo stesso principio per cui un papà può insegnare ai figli ad essere "figli", se anche lui si fa "figlio" di Qualcun altro. Nei Proverbi è scritto: "È per me che i Re regnano e i principi comandano ciò che è giusto." Infatti, il Re veniva unto secondo il rito descritto nella Bibbia per la consacrazione del Re d'Israele.<br />L'INCORONAZIONE DI CARLO MAGNO NELL'800 CAMBIA LA STORIA<br />Il rituale iniziò in Spagna con i sovrani visigoti (cristiani) di Toledo che furono i primi a chiedere alla Chiesa di incominciare il loro regno con una speciale consacrazione. Si dette poi tanta importanza alla cosa che nei secoli immediatamente successivi iniziò a diffondersi il racconto delle origini miracolose dell'unzione regia. L'arcivescovo di Reims, Incmaro (845-882), raccontò che il suo predecessore, san Remigio, ricevette dal Cielo, portata da una colomba, la sacra ampolla contenente l'olio per l'unzione. Lo stesso Incmaro consacrò nell'868 Carlo il Calvo di Lotaringia e nell'877 Ludovico il Pio. Da allora i Re di Francia e di Inghilterra saranno unti ed incoronati. "Nella cerimonia della consacrazione l'autorità sovrana di Dio si cristallizza, per così dire, nella regalità sovrana di Cristo, della quale la dignità regia è come una partecipazione. Mediante la sua incoronazione, il monarca diventa rappresentante di Cristo nello Stato. Era appunto l'idea di Giovanna d'Arco, quando diceva a Carlo VII: 'voi sarete il luogotenente del Re dei Cieli, che è il Re di Francia."<br />Altro elemento che sottolineava l'importanza di questo rituale ai fini della sacralità della regalità, ma anche della concezione della stessa come "servizio di Dio a favore dei fratelli", stava nel fatto che i Re di Francia e d'Inghilterra, dopo esser stati consacrati, imponevano le mani sugli scrofolosi per guarirli. E sempre all'insegna di questa "ministerialità" del potere regale, va ricordato che l'Imperatore del Sacro Romano Impero, dopo esser stato unto, serviva la Messa come suddiacono.<br /><br />Nota di BastaBugie: nella scena finale del Signore degli Anelli (il celeberrimo capolavoro fantasy di Tolkien) Gandalf incorona Aragorn imperatore. La scena ricorda l'incoronazione di Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero da parte del Papa in San Pietro nella notte di natale dell'800. Del resto Gandalf è figura del Papa: vestito di bianco e ascoltato dai buoni di tutto il mondo. Ulteriore prova di questa verosimiglianza è il fatto che la residenza estiva del Papa è Castel Gandolfo, cioè il castello di Gandalf!<br />In questo episodio si vede anche il matrimonio tra Aragorn e Arwen. Lei in quanto mezzo elfo (come suo padre) sceglie la condizione umana (coloro che nascono dall'unione di un elfo e un uomo possono scegliere o la natura elfica o quella umana; in questo secondo caso scelgono la condizione mortale).<br />Molto interessante anche l'inchino ai quattro hobbit da parte del neo proclamato re Aragorn. "Ha rovesciato i potenti dai troni, ha esaltato gli umili": questa regola enunciata da Maria nel Magnificat si realizza nell'inchino di Aragorn e di tutti ai quattro hobbit (mezz'uomini). Anche Gesù stesso aveva preannunciato: "Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà innalzato". (Fonte: FilmGarantiti.it)<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ufr2d8gxWzk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Ufr2d8gxWzk</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18739371</guid><pubDate>Wed, 07 Aug 2019 06:33:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18739371/visione_cristiana_della_politica.mp3" length="5381223" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5750

LA VISIONE CRISTIANA DELLA POLITICA
Che pensereste di un papà (ce ne sono molti!) che ordinasse ai suoi figli di andare a Messa… e poi lui non ci va? I figli, fin quando saranno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5750" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5750</a><br /><br />LA VISIONE CRISTIANA DELLA POLITICA<br />Che pensereste di un papà (ce ne sono molti!) che ordinasse ai suoi figli di andare a Messa… e poi lui non ci va? I figli, fin quando saranno piccoli forse obbediranno, ma poi? Poi faranno come gli parrà: non ci andranno più. L'educazione, quella vera, non è fatta solo di parole ma soprattutto di testimonianza. Se io voglio che gli altri facciano una determinata cosa, dovrò io per primo agire coerentemente. Questo principio dovrebbe fondare anche l'agire politico e il senso proprio dell'autorità.<br />L'IMPORTANZA DEL RITO DELL'INCORONAZIONE<br />La concezione medioevale dell'autorità politica verteva sulla convinzione che chi deteneva il potere doveva prima di tutto rispettare la legge e agire coerentemente con ciò che insegnava e rappresentava.<br />Non a caso nel pensiero politico medioevale si distingueva chiaramente il concetto di potestas da quello di auctoritas. Il primo è l'esercizio del potere, il secondo è l'autorità suprema. Ciò per evidenziare che il potere politico doveva sempre essere giudicato da un'autorità ad esso superiore; evitando, pertanto, qualsiasi deriva assolutista e ben che meno totalitaria.<br />Questa concezione del potere politico come qualcosa che avrebbe dovuto riconoscere un giudizio superiore e soprattutto come esercizio obbligato a manifestare obbedienza ad una legge e ad un'autorità che lo trascendesse, era chiaramente rappresentato dal rito d'incoronazione dei Re. Quando a scuola ce ne parlavano, eravamo portati a deridere un simile rituale: roba da secoli bui, sciocchezze incivili e antidemocratiche. E invece nulla di tutto questo, anzi. L'incoronazione per diritto divino aveva un significato pedagogico chiaro e nobile: il re poteva far capire ai sudditi quanto fosse giusto ubbidirgli, dimostrando che anch'egli si faceva suddito di un altro Re. Insomma, era come se dicesse: mi dovete ubbidienza, perché anch'io mi rendo ubbidiente a Dio. È lo stesso principio per cui un papà può insegnare ai figli ad essere "figli", se anche lui si fa "figlio" di Qualcun altro. Nei Proverbi è scritto: "È per me che i Re regnano e i principi comandano ciò che è giusto." Infatti, il Re veniva unto secondo il rito descritto nella Bibbia per la consacrazione del Re d'Israele.<br />L'INCORONAZIONE DI CARLO MAGNO NELL'800 CAMBIA LA STORIA<br />Il rituale iniziò in Spagna con i sovrani visigoti (cristiani) di Toledo che furono i primi a chiedere alla Chiesa di incominciare il loro regno con una speciale consacrazione. Si dette poi tanta importanza alla cosa che nei secoli immediatamente successivi iniziò a diffondersi il racconto delle origini miracolose dell'unzione regia. L'arcivescovo di Reims, Incmaro (845-882), raccontò che il suo predecessore, san Remigio, ricevette dal Cielo, portata da una colomba, la sacra ampolla contenente l'olio per l'unzione. Lo stesso Incmaro consacrò nell'868 Carlo il Calvo di Lotaringia e nell'877 Ludovico il Pio. Da allora i Re di Francia e di Inghilterra saranno unti ed incoronati. "Nella cerimonia della consacrazione l'autorità sovrana di Dio si cristallizza, per così dire, nella regalità sovrana di Cristo, della quale la dignità regia è come una partecipazione. Mediante la sua incoronazione, il monarca diventa rappresentante di Cristo nello Stato. Era appunto l'idea di Giovanna d'Arco, quando diceva a Carlo VII: 'voi sarete il luogotenente del Re dei Cieli, che è il Re di Francia."<br />Altro elemento che sottolineava l'importanza di questo rituale ai fini della sacralità della regalità, ma anche della concezione della stessa come "servizio di Dio a favore dei fratelli", stava nel fatto che i Re di Francia e d'Inghilterra, dopo esser stati consacrati, imponevano le mani sugli scrofolosi per guarirli. 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Nell'ultima votazione, ha letteralmente doppiato il suo rivale interno, Jeremy Hunt (attuale ministro degli Esteri): 92.153 voti contro 46.656 di Hunt. E adesso cosa dobbiamo attenderci dal nuovo premier? Brexit a tutti i costi, meno tasse e decisamente meno attenzione per i temi ecologici come il riscaldamento globale. Ma soprattutto: molto odio da parte dei media internazionali e dei governi europei.<br />Jeremy Hunt ha perso la fiducia della base conservatrice soprattutto perché, come Theresa May prima di lui, nella campagna referendaria del 2016, per il voto sulla Brexit, era dalla parte dei remainers, voleva dunque restare nell'Ue. Con la vittoria di Johnson prevale la base del partito conservatore, contrapposta all'élite che si era formata ai tempi dei governi di David Cameron. Se ne va la cordata più europeista del Partito, che aveva accettato a denti stretti la Brexit ed ora chiedeva un'uscita ordinata e negoziata, anche a costo di rinviare ancora la data di uscita, il 31 ottobre. La prima a rassegnare le dimissioni è stata il ministro dell'Istruzione Anne Milton, addirittura un'ora prima che i risultati venissero annunciati. Poi è seguito il ministro dello Sviluppo Internazionale, Rory Stewart, che con un tweet in cui lo si vede in tenuta da campagna e in compagnia di due cavalli, annuncia che tornerà a fare il semplice deputato e lavorerà maggiormente per la sua regione settentrionale, la Cumbria. David Gauke, ministro della Giustizia, ha annunciato subito che rassegnerà anch'egli le dimissioni. Il prossimo governo, dunque, apparirà già molto differente da quello guidato da Theresa May.<br />GRAN BRETAGNA COME GULLIVER<br />Nel suo discorso della vittoria, Boris Johnson cita I viaggi di Gulliver e rappresenta l'immagine della Gran Bretagna come un gigante addormentato che si desta e si alza scrollandosi di dosso lacci e lacciuoli con cui è stato legato dai minuscoli Lillipuziani: "ci alzeremo e ci scrolleremo di dosso tutti quei lacci: il dubitare di noi stessi, la negatività". Fin dal 2018, Johnson era stato uno dei più accesi sostenitori della Brexit a tutte le condizioni, anche a costo di uscire dall'Ue senza alcun accordo. Il "no-deal", conferma il neo-premier "non deve essere escluso". Benché in parlamento la maggioranza abbia votato contro questa opzione, Johnson la userà come carta negoziale, a mo' di arma finale. Benché il capo-negoziatore europeo Michel Barnier, sia convinto che l'accordo di uscita del Regno Unito dall'Ue debba rimanere nei termini firmati da Theresa May, Johnson ha già definito più volte quella bozza come "defunta".<br />È difficile capire cosa l'ex sindaco di Londra realizzerà o tenterà di realizzare in patria. La stampa britannica e a seguire quella internazionale ha attivato contro di lui una macchina del fango, potente tanto quanto quella usata contro Trump. Le informazioni di cui disponiamo su Johnson sono quasi tutte derivate da profili e sintesi altamente denigratori nei suoi confronti. Siccome i binari mediatico e giudiziario procedono sempre in parallelo, Johnson è stato anche querelato per aver mentito nel corso della campagna referendaria per la Brexit nel 2016. Precedente curioso: se dovesse essere condannato, anche tutti i politici che gonfiano cifre o alterano la descrizione degli eventi durante le loro campagne elettorali, oltre che vittime dei fact checkers (come avviene in ogni campagna che si rispetta) potrebbero finire anche alla sbarra.<br />CONTRO L'ECOLOGISMO E L'ISLAM<br />Per conoscere meglio il nuovo premier conservatore, occorre dunque andare alla fonte diretta. Boris Johnson è un ex giornalista, prima corrispondente da Bruxelles per il Telegraph, poi direttore dello Spectator. Ha maturato il suo euroscetticismo proprio venendo a contatto con la realtà della burocrazia europea. Oltre che giornalista, Johnson è anche uno storico, benché non sia un accademico riconosciuto ha scritto saggi di successo, come Il sogno di Roma. Amante della nostra civiltà, Johnson ritiene che la Roma antica abbia saputo incarnare un sogno, un ideale, un modello a cui ispirarsi. La definisce come "un antico specchio in cui l'Occidente contemporaneo si riflette". Gli Usa, in particolar modo, riprendono ai giorni nostri l'antico ideale imperiale. L'Ue, al contrario, non ispira alcun ideale, non ha un'anima, ha solo una grande burocrazia spesso disfunzionale.<br />Johnson ha sempre dimostrato di detestare i sensi di colpa dell'Occidente. È stato contestato per la sua "islamofobia", perché ha constatato la mancanza di democrazia e perché nel suo seno non si è mai affermato un sistema capitalista moderno. È al tempo stesso un convinto difensore del sistema capitalista occidentale: "Non dobbiamo trattare il capitalismo come se fosse un termine offensivo - ha scritto in tempi non sospetti - Non possiamo perdere la nostra fede nella competitività, nella libera scelta e nel mercato. Dobbiamo riaffermare la verità e cioè che semplicemente non esiste alcun altro sistema che abbia un successo così miracoloso nel soddisfare i desideri e i bisogni umani". Su questo aspetto, almeno, è l'opposto di Theresa May, che parlava in termini molto critici del capitalismo, quasi indistinguibile da un laburista.<br />Altro settore in cui si distacca nettamente dalla precedente classe dirigente conservatrice è l'ecologia. Nel 2014, quando era sindaco di Londra, al New Scientist aveva dichiarato che la capitale avrebbe dovuto dotarsi "definitivamente, assolutamente", di una centrale nucleare. Johnson ha votato con assiduità contro le misure di lotta al riscaldamento globale. Quanto all'energia, oltre che al nucleare è dichiaratamente favorevole alla ricerca e allo sfruttamento dello shale gas. Potrebbe incrementare da subito l'attività di fracking, altra "bestia nera" degli ecologisti.<br />Nelle loro caricature, molti giornalisti ironizzano sui capelli di "BoJo", notando la similitudine con quelli di Trump. Ma i due si conoscono e hanno sempre avuto parole di stima reciproca. La prossima "relazione speciale" potrebbe essere quella fra i due leader della destra anglo-sassone, desiderosi quanto prima di rendersi autonomi dall'Ue e da un sistema internazionale che considerano obsoleto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18682862</guid><pubDate>Wed, 31 Jul 2019 09:49:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18682862/boris_johnson.mp3" length="6950242" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5749

BORIS JOHNSON, IL NUOVO PREMIER INGLESE PER LA BREXIT SENZA SE E SENZA MA di Stefano Magni
Come era ormai prevedibile, Boris Johnson, già sindaco di Londra e già ministro degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5749" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5749</a><br /><br />BORIS JOHNSON, IL NUOVO PREMIER INGLESE PER LA BREXIT SENZA SE E SENZA MA di Stefano Magni<br />Come era ormai prevedibile, Boris Johnson, già sindaco di Londra e già ministro degli Esteri britannico, ha vinto il Congresso dei Conservatori ed è il nuovo premier del Regno Unito. Nell'ultima votazione, ha letteralmente doppiato il suo rivale interno, Jeremy Hunt (attuale ministro degli Esteri): 92.153 voti contro 46.656 di Hunt. E adesso cosa dobbiamo attenderci dal nuovo premier? Brexit a tutti i costi, meno tasse e decisamente meno attenzione per i temi ecologici come il riscaldamento globale. Ma soprattutto: molto odio da parte dei media internazionali e dei governi europei.<br />Jeremy Hunt ha perso la fiducia della base conservatrice soprattutto perché, come Theresa May prima di lui, nella campagna referendaria del 2016, per il voto sulla Brexit, era dalla parte dei remainers, voleva dunque restare nell'Ue. Con la vittoria di Johnson prevale la base del partito conservatore, contrapposta all'élite che si era formata ai tempi dei governi di David Cameron. Se ne va la cordata più europeista del Partito, che aveva accettato a denti stretti la Brexit ed ora chiedeva un'uscita ordinata e negoziata, anche a costo di rinviare ancora la data di uscita, il 31 ottobre. La prima a rassegnare le dimissioni è stata il ministro dell'Istruzione Anne Milton, addirittura un'ora prima che i risultati venissero annunciati. Poi è seguito il ministro dello Sviluppo Internazionale, Rory Stewart, che con un tweet in cui lo si vede in tenuta da campagna e in compagnia di due cavalli, annuncia che tornerà a fare il semplice deputato e lavorerà maggiormente per la sua regione settentrionale, la Cumbria. David Gauke, ministro della Giustizia, ha annunciato subito che rassegnerà anch'egli le dimissioni. Il prossimo governo, dunque, apparirà già molto differente da quello guidato da Theresa May.<br />GRAN BRETAGNA COME GULLIVER<br />Nel suo discorso della vittoria, Boris Johnson cita I viaggi di Gulliver e rappresenta l'immagine della Gran Bretagna come un gigante addormentato che si desta e si alza scrollandosi di dosso lacci e lacciuoli con cui è stato legato dai minuscoli Lillipuziani: "ci alzeremo e ci scrolleremo di dosso tutti quei lacci: il dubitare di noi stessi, la negatività". Fin dal 2018, Johnson era stato uno dei più accesi sostenitori della Brexit a tutte le condizioni, anche a costo di uscire dall'Ue senza alcun accordo. Il "no-deal", conferma il neo-premier "non deve essere escluso". Benché in parlamento la maggioranza abbia votato contro questa opzione, Johnson la userà come carta negoziale, a mo' di arma finale. Benché il capo-negoziatore europeo Michel Barnier, sia convinto che l'accordo di uscita del Regno Unito dall'Ue debba rimanere nei termini firmati da Theresa May, Johnson ha già definito più volte quella bozza come "defunta".<br />È difficile capire cosa l'ex sindaco di Londra realizzerà o tenterà di realizzare in patria. La stampa britannica e a seguire quella internazionale ha attivato contro di lui una macchina del fango, potente tanto quanto quella usata contro Trump. Le informazioni di cui disponiamo su Johnson sono quasi tutte derivate da profili e sintesi altamente denigratori nei suoi confronti. Siccome i binari mediatico e giudiziario procedono sempre in parallelo, Johnson è stato anche querelato per aver mentito nel corso della campagna referendaria per la Brexit nel 2016. Precedente curioso: se dovesse essere condannato, anche tutti i politici che gonfiano cifre o alterano la descrizione degli eventi durante le loro campagne elettorali, oltre che vittime dei fact checkers (come avviene in ogni campagna che si rispetta) potrebbero finire anche alla sbarra.<br />CONTRO L'ECOLOGISMO E L'ISLAM<br />Per conoscere meglio il nuovo premier conservatore, occorre...]]></itunes:summary><itunes:duration>435</itunes:duration><itunes:keywords>boris,brexit,europa,inghilterra,johnson,politico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a6d3bf91ea880507efcc4af017c8f15.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sulla famiglia anche questo governo ha fallito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sulla-famiglia-anche-questo-governo-ha-fallito--18627262</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5739" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5739</a><br /><br />SULLA FAMIGLIA ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO di Andrea Zambrano<br />I ministeri "simbolo" che la Lega ha rivendicato sin da subito erano due: quello degli Interni e quello della Famiglia. Il primo non ha certo bisogno di rimpasti di governo vista l'attività politica di Matteo Salvini nel contrasto dei migranti che gli sta facendo guadagnare sempre più voti. Il secondo invece è stato rimpastato ieri dopo un "blitz" che ha visto succedersi Lorenzo Fontana, destinato agli Affari Ue, a Alessandra Locatelli, giovane deputato del Carroccio proveniente da Como, città di cui è anche vicesindaco.<br />Le ragioni di questo avvicendamento sono un po' fumose. C'era sul piatto - e non era un mistero - il fatto che Fontana desiderasse tornare alle sudate carte europee dove si era già fatto notare nel corso della sua attività di europarlamentare. Del nuovo ministro invece - che ieri ha giurato davanti al presidente Matterella - non sappiamo granché. O meglio: non conosciamo quale sia realmente la sua politica più o meno pro family. Non si conoscono sue prese di posizione a favore della famiglia naturale né volte a contrastare il declino demografico. Eppure si tratta di un ministero che per poter avere forza deve essere costruito con forti convinzioni. Comunque, la vedremo al lavoro.<br />Quel che è certo è che i ministri si cambiano quando non sono più indispensabili o simbolici in quel posto e dato che Fontana è sempre stato accusato di essere un integralista cattolico, è curioso che il cambio sia avvenuto proprio nello stesso giorno in cui il sottosegretario Cinque stelle Spadafora accusava di sessismo il ministro Salvini senza per altro ricevere le scuse.<br />LUCI E OMBRE<br />Che Fontana abbia spesso ricevuto critiche per le sue idee decise in termini di famiglia naturale è un dato di fatto. È stata un po' la costante dei suoi 16 mesi al governo. E forse a onor del vero, va detto che quell'etichetta ha condizionato un po' la sua azione. Soprattutto se si provasse a fare un bilancio della sua azione di governo.<br />Bilancio che diventa automaticamente anche un promemoria per l'ideale passaggio di consegne con il successore, che è donna e quindi si spera meno etichettabile dagli avversari politici.<br />È un bilancio in chiaroscuro quello che lascia Fontana. Anzitutto bisogna riconoscergli il merito politico di aver contribuito a riaccendere in Italia il dibattito sull'inverno demografico e di aver provato ad alzare la testa per un modello di sviluppo non sostituzionista, ma che incentivasse i figli. La sua strenua difesa del Congresso della Famiglia di Verona dagli attacchi ricevuti va in questo senso ed è un merito politico da ascrivergli, che ha consentito a far uscire dalle secche dell'anonimato chi si batte da anni per il sistema famiglia.<br />Importante, anche se non decisiva, è stata l'attivazione di una Carta famiglia che può essere a tutti gli effetti la sua novità e che il successore ora ha il dovere di attuare. Fontana ha stanziato 3 milioni di euro per convenzioni a favore delle famiglie. Indiscutibile il significato politico, un po' meno però il beneficio concreto dato che ad oggi le convenzioni con il Ministero dei Trasporti, della Scuola e dei Beni Culturali, con le catene di supermercati e le concessionarie non sono state fatte. E questa è un'attività che deve fare il ministero dato che Fontana aveva meritoriamente ascritto a sé la partita, finita nel dimenticatoio dai tempi del ministro del lavoro Poletti.<br />Ma è chiaro che l'obiettivo di Fontana fosse sopravvivere in vista di un ritorno alla sua materia, l'Europa. E quindi tocca fare i conti anche con gli insuccessi.<br />INSUCCESSI SIGNIFICATIVI<br />I più significativi vengono proprio sul versante del rimettere al centro la famiglia. Nonostante le polemiche con il ministro del lavoro Di Maio, la riforma degli assegni famigliari ad oggi è a un binario morto. Il decreto che stanzia una cifra dai 300 ai 500 euro al mese per figlio è ancora fermo e non è nemmeno passato al vaglio del Consiglio dei ministri. Si riuscirà ad approvare la riforma in tempo per inserirla in legge di bilancio e partire così già dal gennaio 2020? Dipenderà dalla determinazione della nuova titolare della famiglia, ma i tempi stringono. Quel che è certo è che la riforma non è ancora arrivata in Parlamento e rimane così lettera morta.<br />Anche per quanto riguarda il segmento delle tasse, Fontana non sembra essersi speso quanto avrebbe dovuto con i colleghi che in questi mesi stavano lavorando alla flat tax. Flat tax che, così come è emerso, penalizza fortemente le famiglie numerose. Questo Fontana lo sapeva, ma non sembra aver fatto molto per incidere in fase di scrittura della riforma se è vero che a incontrare i padri della tassa piatta leghista, Armando Siri e Massimo Garavaglia, per fare presente l'assurda discriminazione, si è incaricata l'Associazione Famiglie Numerose. Un interessamento politico del ministero preposto avrebbe sicuramente aiutato di più.<br />Stesso discorso per il comparto della scuola: il ministro non è mai intervenuto a favore della libertà di educazione e i temi del costo standard e del buono scuola - che interessano tantissimo le famiglie - non sono mai stati toccati.<br />Sì, c'è stata anche stavolta una politica di bonus pannolini e altri generi, ma questo lo hanno fatto anche altri governi e soprattutto non è con questo che si mette davvero al centro la famiglia dopo il declino demografico.<br />Declino che va visto non solo in ottica sostegno alla maternità, ma che, se vogliamo essere seri, va considerato anche in ottica antiabortista. Chi lavora al Progetto Gemma sa quanto incida la povertà. Ridurre gli aborti significa incentivare la maternità e viceversa. E disincentivare l'aborto lo si fa anche attraverso misure forti. Di tutto questo non è stato fatto nulla ed è un'altra occasione persa. L'ennesima, che brucia di più perché ad opera di un governo che fin da subito si era detto a favore della famiglia. Ora avanti un altro, sperando che non sia una perdita di tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18627262</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2019 13:05:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18627262/famiglia_governo_fallito.mp3" length="7773203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5739

SULLA FAMIGLIA ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO di Andrea Zambrano
I ministeri "simbolo" che la Lega ha rivendicato sin da subito erano due: quello degli Interni e quello della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5739" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5739</a><br /><br />SULLA FAMIGLIA ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO di Andrea Zambrano<br />I ministeri "simbolo" che la Lega ha rivendicato sin da subito erano due: quello degli Interni e quello della Famiglia. Il primo non ha certo bisogno di rimpasti di governo vista l'attività politica di Matteo Salvini nel contrasto dei migranti che gli sta facendo guadagnare sempre più voti. Il secondo invece è stato rimpastato ieri dopo un "blitz" che ha visto succedersi Lorenzo Fontana, destinato agli Affari Ue, a Alessandra Locatelli, giovane deputato del Carroccio proveniente da Como, città di cui è anche vicesindaco.<br />Le ragioni di questo avvicendamento sono un po' fumose. C'era sul piatto - e non era un mistero - il fatto che Fontana desiderasse tornare alle sudate carte europee dove si era già fatto notare nel corso della sua attività di europarlamentare. Del nuovo ministro invece - che ieri ha giurato davanti al presidente Matterella - non sappiamo granché. O meglio: non conosciamo quale sia realmente la sua politica più o meno pro family. Non si conoscono sue prese di posizione a favore della famiglia naturale né volte a contrastare il declino demografico. Eppure si tratta di un ministero che per poter avere forza deve essere costruito con forti convinzioni. Comunque, la vedremo al lavoro.<br />Quel che è certo è che i ministri si cambiano quando non sono più indispensabili o simbolici in quel posto e dato che Fontana è sempre stato accusato di essere un integralista cattolico, è curioso che il cambio sia avvenuto proprio nello stesso giorno in cui il sottosegretario Cinque stelle Spadafora accusava di sessismo il ministro Salvini senza per altro ricevere le scuse.<br />LUCI E OMBRE<br />Che Fontana abbia spesso ricevuto critiche per le sue idee decise in termini di famiglia naturale è un dato di fatto. È stata un po' la costante dei suoi 16 mesi al governo. E forse a onor del vero, va detto che quell'etichetta ha condizionato un po' la sua azione. Soprattutto se si provasse a fare un bilancio della sua azione di governo.<br />Bilancio che diventa automaticamente anche un promemoria per l'ideale passaggio di consegne con il successore, che è donna e quindi si spera meno etichettabile dagli avversari politici.<br />È un bilancio in chiaroscuro quello che lascia Fontana. Anzitutto bisogna riconoscergli il merito politico di aver contribuito a riaccendere in Italia il dibattito sull'inverno demografico e di aver provato ad alzare la testa per un modello di sviluppo non sostituzionista, ma che incentivasse i figli. La sua strenua difesa del Congresso della Famiglia di Verona dagli attacchi ricevuti va in questo senso ed è un merito politico da ascrivergli, che ha consentito a far uscire dalle secche dell'anonimato chi si batte da anni per il sistema famiglia.<br />Importante, anche se non decisiva, è stata l'attivazione di una Carta famiglia che può essere a tutti gli effetti la sua novità e che il successore ora ha il dovere di attuare. Fontana ha stanziato 3 milioni di euro per convenzioni a favore delle famiglie. Indiscutibile il significato politico, un po' meno però il beneficio concreto dato che ad oggi le convenzioni con il Ministero dei Trasporti, della Scuola e dei Beni Culturali, con le catene di supermercati e le concessionarie non sono state fatte. E questa è un'attività che deve fare il ministero dato che Fontana aveva meritoriamente ascritto a sé la partita, finita nel dimenticatoio dai tempi del ministro del lavoro Poletti.<br />Ma è chiaro che l'obiettivo di Fontana fosse sopravvivere in vista di un ritorno alla sua materia, l'Europa. E quindi tocca fare i conti anche con gli insuccessi.<br />INSUCCESSI SIGNIFICATIVI<br />I più significativi vengono proprio sul versante del rimettere al centro la famiglia. Nonostante le polemiche con il ministro del lavoro Di Maio, la...]]></itunes:summary><itunes:duration>486</itunes:duration><itunes:keywords>difesa,diritti,fallimento,famiglia,governo,ministro,società</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d10822a2d351aba3841a2201e214efcf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione Europea: la peggiore scelta possibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ursula-von-der-leyen-presidente-della-commissione-europea-la-peggiore-scelta-possibile--18627265</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5741" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5741</a><br /><br />URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: LA PEGGIORE SCELTA POSSIBILE di Leone Grotti<br />Se il buongiorno si vede dal mattino, l'avventura della tedesca Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea non è cominciata molto bene. Non solo perché ha strappato l'approvazione del Parlamento europeo per appena nove voti, con il determinante appoggio del Movimento 5 stelle (quelli del cambiamento che sferzavano il Ppe), non solo perché è stata scelta con «una poco trasparente manovra di palazzo» (Corriere), ma anche perché dalle priorità indicate, e da come le ha esposte, si deduce una «sostanziale assuefazione allo status quo» che «non riavvicina l'Europa ai cittadini» (ancora Corriere).<br />SE VOTARE CAMBIASSE QUALCOSA NON CE LO LASCEREBBERO FARE<br />Nella nomina di Vdl, spiega Paolo Lepri sul Corriere, «l'unica innovazione minore partorita negli anni passati, cioè l'indicazione agli elettori dei capilista candidati alla guida della Commissione», è stata sconfessata. Ma rendere il governo dell'Unione Europea più democratico non era uno degli obiettivi? Come sottolineato da Andrea Bonanni su Repubblica, «dietro il pasticciato paradosso di una candidata che non prende tutti i voti dello schieramento in cui si riconosce, e ne prende invece dal fronte teoricamente avverso, c'è il peccato originale della scelta operata dai capi di governo al vertice che l'ha nominata. In quella riunione, i leader hanno di fatto affossato il sistema degli "Spitzenkandidaten", che riconosceva al Parlamento il diritto di indicare i concorrenti dei vari partiti per la guida della Commissione. Questa scelta ha lasciato ferite profonde».<br />Il governo italiano si è spaccato sull'elezione di Vdl (M5s ha votato sì, la Lega ha votato no), così come quello tedesco. Speriamo che questa scelta del partito di Matteo Salvini non pregiudichi l'affidamento all'Italia di un commissariato di peso. Di sicuro non fa ben sperare il fatto che Vdl, che nel suo discorso programmatico ha lisciato il pelo a tutti (ma proprio a tutti) gli schieramenti per implorarne i voti, abbia voluto tracciare un'unica linea di demarcazione: quella tra europeisti e populisti. Quelli cioè che, a ragione o a torto, hanno interpretato i timori della maggioranza dei cittadini europei a riguardo di un'Unione troppo fissata sul rapporto deficit/Pil e poco attenta alle esigenze dei singoli paesi. Non è un buon segnale.<br />PARITÀ DI GENERE E AMBIENTALISMO (STILE GRETA)<br />Come scrive Stefano Stefanini sulla Stampa, «chi cercava nella nuova Presidente nuovi slanci europeisti sarà forse rimasto deluso». È così. Molte delle emergenze presentate da Vdl al Parlamento europeo, non sono tali per la stragrande maggioranza dei cittadini europei. A partire dalla parità di genere. Il nuovo presidente ha assicurato che «se gli Stati membri non proporranno abbastanza donne commissarie, non esiterò a chiedere nuovi nomi». Questo non è esattamente il criterio meritocratico che dovrebbe guidare la scelta dei commissari e che tutti si aspetterebbero.<br />Per conquistare il cuore dei Verdi (che non l'hanno votata comunque), Vdl ha proposto un Patto verde e una legge europea sul clima affinché il nostro continente «raggiunga la neutralità carbonica entro il 2050». Greta Thunberg sarà sicuramente andata in brodo di giuggiole, ma come sottolinea il Giornale si tratta di un piano da «mille miliardi di euro» in un momento in cui i paesi dell'Ue crescono dello zero virgola. Vdl assicura che «guiderà negoziati internazionali» ma se il punto di partenza, come sembra, è sempre quello degli accordi di Parigi o del protocollo di Kyoto, è probabile che ottenga gli stessi risultati. Cioè nessuno.<br />PORTE APERTE AI MIGRANTI<br />Vdl ha spiegato che «non ci possono essere compromessi, in mare c'è l'obbligo di salvare vite» e ha strappato un'applauso facile all'Aula. Ma la crisi migratoria che ha colpito e diviso aspramente l'Europa va oltre questo assunto. Sulla solidarietà necessaria dei Ventotto verso chi è in prima linea nel salvataggio di vite umane, come l'Italia, e sulla redistribuzione dei migranti, ha promesso che proporrà «un nuovo patto». L'intento sembra positivo e la speranza è che sia diverso da quelli volontari proposti dalla sua mentore Angela Merkel, che si sono rivelati un buco nell'acqua.<br />Von der Leyen ha dispiegato un bel libro dei sogni pieno di tanta retorica buonista e politicamente corretta, ma poca concretezza. Ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte per compiacere tutti e raccattare voti a destra e a sinistra, senza riuscire del tutto nel suo intento. Le sue dichiarazioni passate sulla necessità dell'austerità mal si sposano con la promessa di permettere più flessibilità. Innovazioni che vadano verso una maggiore integrazione come bilancio unico dell'Eurozona o esercito comune sembrano già accantonate. Vdl ha citato Pericle: «Il segreto della felicità è la libertà, il segreto della libertà è il coraggio». Parlando della «culla dell'Europa» si è dimenticata di citare il cristianesimo, ma questa non è una novità. Di coraggio vero, nel suo discorso e nella sua nomina, se ne è visto davvero poco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18627265</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2019 13:01:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18627265/ursula_von_der.mp3" length="6709497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5741

URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: LA PEGGIORE SCELTA POSSIBILE di Leone Grotti
Se il buongiorno si vede dal mattino, l'avventura della tedesca Ursula von...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5741" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5741</a><br /><br />URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: LA PEGGIORE SCELTA POSSIBILE di Leone Grotti<br />Se il buongiorno si vede dal mattino, l'avventura della tedesca Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea non è cominciata molto bene. Non solo perché ha strappato l'approvazione del Parlamento europeo per appena nove voti, con il determinante appoggio del Movimento 5 stelle (quelli del cambiamento che sferzavano il Ppe), non solo perché è stata scelta con «una poco trasparente manovra di palazzo» (Corriere), ma anche perché dalle priorità indicate, e da come le ha esposte, si deduce una «sostanziale assuefazione allo status quo» che «non riavvicina l'Europa ai cittadini» (ancora Corriere).<br />SE VOTARE CAMBIASSE QUALCOSA NON CE LO LASCEREBBERO FARE<br />Nella nomina di Vdl, spiega Paolo Lepri sul Corriere, «l'unica innovazione minore partorita negli anni passati, cioè l'indicazione agli elettori dei capilista candidati alla guida della Commissione», è stata sconfessata. Ma rendere il governo dell'Unione Europea più democratico non era uno degli obiettivi? Come sottolineato da Andrea Bonanni su Repubblica, «dietro il pasticciato paradosso di una candidata che non prende tutti i voti dello schieramento in cui si riconosce, e ne prende invece dal fronte teoricamente avverso, c'è il peccato originale della scelta operata dai capi di governo al vertice che l'ha nominata. In quella riunione, i leader hanno di fatto affossato il sistema degli "Spitzenkandidaten", che riconosceva al Parlamento il diritto di indicare i concorrenti dei vari partiti per la guida della Commissione. Questa scelta ha lasciato ferite profonde».<br />Il governo italiano si è spaccato sull'elezione di Vdl (M5s ha votato sì, la Lega ha votato no), così come quello tedesco. Speriamo che questa scelta del partito di Matteo Salvini non pregiudichi l'affidamento all'Italia di un commissariato di peso. Di sicuro non fa ben sperare il fatto che Vdl, che nel suo discorso programmatico ha lisciato il pelo a tutti (ma proprio a tutti) gli schieramenti per implorarne i voti, abbia voluto tracciare un'unica linea di demarcazione: quella tra europeisti e populisti. Quelli cioè che, a ragione o a torto, hanno interpretato i timori della maggioranza dei cittadini europei a riguardo di un'Unione troppo fissata sul rapporto deficit/Pil e poco attenta alle esigenze dei singoli paesi. Non è un buon segnale.<br />PARITÀ DI GENERE E AMBIENTALISMO (STILE GRETA)<br />Come scrive Stefano Stefanini sulla Stampa, «chi cercava nella nuova Presidente nuovi slanci europeisti sarà forse rimasto deluso». È così. Molte delle emergenze presentate da Vdl al Parlamento europeo, non sono tali per la stragrande maggioranza dei cittadini europei. A partire dalla parità di genere. Il nuovo presidente ha assicurato che «se gli Stati membri non proporranno abbastanza donne commissarie, non esiterò a chiedere nuovi nomi». Questo non è esattamente il criterio meritocratico che dovrebbe guidare la scelta dei commissari e che tutti si aspetterebbero.<br />Per conquistare il cuore dei Verdi (che non l'hanno votata comunque), Vdl ha proposto un Patto verde e una legge europea sul clima affinché il nostro continente «raggiunga la neutralità carbonica entro il 2050». Greta Thunberg sarà sicuramente andata in brodo di giuggiole, ma come sottolinea il Giornale si tratta di un piano da «mille miliardi di euro» in un momento in cui i paesi dell'Ue crescono dello zero virgola. Vdl assicura che «guiderà negoziati internazionali» ma se il punto di partenza, come sembra, è sempre quello degli accordi di Parigi o del protocollo di Kyoto, è probabile che ottenga gli stessi risultati. Cioè nessuno.<br />PORTE APERTE AI MIGRANTI<br />Vdl ha spiegato che «non ci possono essere compromessi, in mare c'è l'obbligo di salvare vite» e ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>420</itunes:duration><itunes:keywords>europa,pessima,presidente,rappresentante,ursula,voto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/42b8aacbfe42389f0be4c0d3bc52d5de.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nonostante la disperazione di un popolo, non si parla più di Venezuela nei telegiornali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nonostante-la-disperazione-di-un-popolo-non-si-parla-piu-di-venezuela-nei-telegiornali--18449635</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5719" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5719</a><br /><br />NONOSTANTE LA DISPERAZIONE DI UN POPOLO, NON SI PARLA PIU' DI VENEZUELA NEI TELEGIORNALI di Marinellys Tremamunno<br />L'argomento Venezuela è scomparso un'altra volta dai telegiornali italiani. Purtroppo, la crisi del Paese sudamericano per mancanza di cibo, medicine e servizi essenziali è diventata normalità. Non fa nemmeno notizia l'esodo di massa che continua a svuotare il Paese ogni giorno: 80.000 venezuelani attraversano quotidianamente il confine con la Colombia e, secondo un recente rapporto dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), più di 80 venezuelani sono morti o scomparsi negli ultimi due mesi, dopo essersi imbarcati sui gommoni nel tentativo di fuggire verso le isole dei Caraibi.<br />Si tratta dell'esodo più grande nella storia dell'America Latina. Lo ha confermato il rapporto dell'Acnur, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati. Sono più di 4 milioni i venezuelani che hanno abbandonato impauriti il Socialismo del XXI secolo e questo soltanto tra il 2014 e il 2018. Ma la cifra potrebbe essere drammaticamente superiore, se consideriamo che non conta i venezuelani senza status migratorio regolare e neanche quelli con doppia cittadinanza (un numero molto alto per un Paese che in passato ha accolto migliaia di migranti), il che dimostra che l'esodo non si è mai fermato, neppure con il blocco delle frontiere (da febbraio a maggio) per ordine del dittatore Nicolas Maduro.<br />ESODO BIBLICO<br />E di questi 4 milioni di venezuelani, 3.2 milioni si sono rifugiati in America Latina e nei Caraibi. Ecco perché l'ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Pfirter, ha parlato del Venezuela nell'incontro sui "Migranti e rifugiati", promosso dalla stessa ambasciata lo scorso mercoledì 19 giugno nella sede di Radio Vaticana. È un "vero e proprio dramma umanitario", ha sottolineato l'ambasciatore, aggiungendo che recentemente l'Argentina ha concesso 150.000 permessi di soggiorno per dare accoglienza ai venezuelani. "Sono state, inoltre, adottate delle misure per agevolare i venezuelani nelle pratiche nell'ottenimento dei permessi, per regolarizzare la loro situazione migratoria, accelerare la convalidazione di titoli emessi dalle competenti autorità venezuelane e promuovere l'inserimento sociale nella comunità che li accoglie". Un'azione che manca completamente in seno al governo italiano, che guarda dall'altra parte ogni volta che si deve affrontare l'argomento venezuelano.<br />Dunque, secondo l'Acnur, più del 10% della popolazione è scappata dal Venezuela. C'erano 31.028.637 abitanti nell'ultimo censimento del 2011, ma se andiamo a vedere l'esodo dall'inizio della cosiddetta "rivoluzione" di Hugo Chavez nel 1999, allora il numero potrebbe essere davvero spaventoso. Tuttavia, sorge una domanda: perché scappano i venezuelani? Per le conseguenze del fallimento di un intero Paese, distrutto dall'imposizione di un sistema statalista, totalitarista, in nome del "Socialismo del XXI Secolo".<br />La crisi umanitaria e la violenza sono le minacce più devastanti nella società. Secondo un rapporto realizzato da 11 organizzazioni no profit dedite alla difesa del diritto alla salute dei venezuelani, da tre anni 18.7 milioni di persone non hanno garanzie di accesso alla diagnosi o al trattamento medico. Tra queste, 7.4 milioni di ipertesi, 2.4 milioni di diabetici, 6 milioni con infezioni respiratorie acute (il 42% sotto i cinque anni). Più di 300.000 persone con diverse patologie croniche sono a rischio di morte perché non ricevono le loro medicine; ottomila donne hanno il cancro al seno, 13.000 un linfoma, 2.700 la sclerosi multipla, 200 soffrono di ipertensione polmonare e, tra le altre patologie, hanno subìto danni alla loro salute e sono in pericolo di vita. Inoltre, le probabilità di sopravvivenza per le 140.000 persone malate di cancro e per le più di 300.000 con gravi patologie cardiache sono quasi nulle.<br />STATO INFERNALE<br />Al tempo stesso, l'orrore è diventato politica di Stato. Solo durante il governo di Maduro, delfino di Chávez, si sono contati più di 15.000 arresti per motivi politici; oltre la metà di loro sconta ancora misure cautelari, secondo dati del Foro Penal Venezolano, organizzazione dedicata alla difesa gratuita delle vittime di persecuzione per motivi politici in Venezuela. L'Organizzazione di Stati Americani (Osa) ha consegnato alla Corte penale internazionale un grosso fascicolo con 576 denunce di tortura e 200 morti, come conseguenza dell'azione repressiva del regime durante le proteste antigovernative avvenute dal 2014 al 2017. E, al momento dell'arrivo dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, il direttore del Foro Penal Venezolano ha denunciato su Twitter che ci sono 693 prigionieri politici.<br />A tutto questo si aggiunge uno stipendio minimo di circa sei dollari al mese. Il 90 per cento dei venezuelani è privo del reddito sufficiente per comprare il cibo e ha un'aspettativa di vita che si è ridotta di 3,5 anni. Di fronte a questo "tempo di angoscia", c'è chi scappa come può ma c'è anche chi decide di mettere fine alla propria vita; ciò significa che il numero di suicidi si è quadruplicato dall'arrivo di Chávez nel 1999, trasformando il Venezuela nel Paese con il più alto tasso di suicidi al mondo. Lo ha confermato il sociologo Roberto Briceño León, direttore dell'Ovv: "Prima del chavismo, il tasso di suicidio si attestava tra le quattro e le cinque persone ogni 100.000 abitanti. A partire dal 2015 i suicidi sono saliti alle stelle, in media diciannove persone ogni 100.000 abitanti".<br />Una crisi degna di essere ricordata nel contesto della Giornata Mondiale dei Rifugiati. E non solo. Una crisi che deve essere approfondita proprio per capire come i socialisti-comunisti e il crimine organizzato possano sequestrare un intero popolo fino a portarlo al fallimento. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18449635</guid><pubDate>Thu, 04 Jul 2019 09:30:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18449635/venezuela.mp3" length="8245915" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5719

NONOSTANTE LA DISPERAZIONE DI UN POPOLO, NON SI PARLA PIU' DI VENEZUELA NEI TELEGIORNALI di Marinellys Tremamunno
L'argomento Venezuela è scomparso un'altra volta dai telegiornali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5719" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5719</a><br /><br />NONOSTANTE LA DISPERAZIONE DI UN POPOLO, NON SI PARLA PIU' DI VENEZUELA NEI TELEGIORNALI di Marinellys Tremamunno<br />L'argomento Venezuela è scomparso un'altra volta dai telegiornali italiani. Purtroppo, la crisi del Paese sudamericano per mancanza di cibo, medicine e servizi essenziali è diventata normalità. Non fa nemmeno notizia l'esodo di massa che continua a svuotare il Paese ogni giorno: 80.000 venezuelani attraversano quotidianamente il confine con la Colombia e, secondo un recente rapporto dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), più di 80 venezuelani sono morti o scomparsi negli ultimi due mesi, dopo essersi imbarcati sui gommoni nel tentativo di fuggire verso le isole dei Caraibi.<br />Si tratta dell'esodo più grande nella storia dell'America Latina. Lo ha confermato il rapporto dell'Acnur, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati. Sono più di 4 milioni i venezuelani che hanno abbandonato impauriti il Socialismo del XXI secolo e questo soltanto tra il 2014 e il 2018. Ma la cifra potrebbe essere drammaticamente superiore, se consideriamo che non conta i venezuelani senza status migratorio regolare e neanche quelli con doppia cittadinanza (un numero molto alto per un Paese che in passato ha accolto migliaia di migranti), il che dimostra che l'esodo non si è mai fermato, neppure con il blocco delle frontiere (da febbraio a maggio) per ordine del dittatore Nicolas Maduro.<br />ESODO BIBLICO<br />E di questi 4 milioni di venezuelani, 3.2 milioni si sono rifugiati in America Latina e nei Caraibi. Ecco perché l'ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Pfirter, ha parlato del Venezuela nell'incontro sui "Migranti e rifugiati", promosso dalla stessa ambasciata lo scorso mercoledì 19 giugno nella sede di Radio Vaticana. È un "vero e proprio dramma umanitario", ha sottolineato l'ambasciatore, aggiungendo che recentemente l'Argentina ha concesso 150.000 permessi di soggiorno per dare accoglienza ai venezuelani. "Sono state, inoltre, adottate delle misure per agevolare i venezuelani nelle pratiche nell'ottenimento dei permessi, per regolarizzare la loro situazione migratoria, accelerare la convalidazione di titoli emessi dalle competenti autorità venezuelane e promuovere l'inserimento sociale nella comunità che li accoglie". Un'azione che manca completamente in seno al governo italiano, che guarda dall'altra parte ogni volta che si deve affrontare l'argomento venezuelano.<br />Dunque, secondo l'Acnur, più del 10% della popolazione è scappata dal Venezuela. C'erano 31.028.637 abitanti nell'ultimo censimento del 2011, ma se andiamo a vedere l'esodo dall'inizio della cosiddetta "rivoluzione" di Hugo Chavez nel 1999, allora il numero potrebbe essere davvero spaventoso. Tuttavia, sorge una domanda: perché scappano i venezuelani? Per le conseguenze del fallimento di un intero Paese, distrutto dall'imposizione di un sistema statalista, totalitarista, in nome del "Socialismo del XXI Secolo".<br />La crisi umanitaria e la violenza sono le minacce più devastanti nella società. Secondo un rapporto realizzato da 11 organizzazioni no profit dedite alla difesa del diritto alla salute dei venezuelani, da tre anni 18.7 milioni di persone non hanno garanzie di accesso alla diagnosi o al trattamento medico. Tra queste, 7.4 milioni di ipertesi, 2.4 milioni di diabetici, 6 milioni con infezioni respiratorie acute (il 42% sotto i cinque anni). Più di 300.000 persone con diverse patologie croniche sono a rischio di morte perché non ricevono le loro medicine; ottomila donne hanno il cancro al seno, 13.000 un linfoma, 2.700 la sclerosi multipla, 200 soffrono di ipertensione polmonare e, tra le altre patologie, hanno subìto danni alla loro salute e sono in pericolo di vita. Inoltre, le probabilità di sopravvivenza per le 140.000 persone malate di cancro e per le più...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>maduro,notizie,silenzio,socialismo,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fbfecccb2728c1d56add22d5e590e3f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Indicazioni di voto ai cattolici per le elezioni europee del 2019</title><link>https://www.spreaker.com/episode/indicazioni-di-voto-ai-cattolici-per-le-elezioni-europee-del-2019--18344764</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5659" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5659</a><br /><br />INDICAZIONI DI VOTO AI CATTOLICI PER LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2019<br />L'elettore cattolico per orientarsi in un panorama politico piuttosto difficile ha alcuni elementi che possono aiutarlo a scegliere. Prima però ci sia permesso esprimere una considerazione, anche banale: questa Unione Europea, concretizzata nelle attuali modalità con cui opera e si autodefinisce, costruite intorno ad alcuni Regolamenti e Trattati, non è un dogma di fede e se ne può discutere. Ogni elettore avrà maturato le sue opinioni.<br />Nella scelta del partito e del candidato l'elettore cattolico può farsi guidare da un paio di criteri che estrapoliamo da documenti pubblicati con l'approvazione della Santa Sede.<br />«Quando i cristiani passivamente accettano [una] biforcazione del loro essere in una esteriorità governata dallo Stato e una interiorità governata dalla Chiesa, essi, di fatto, hanno già rinunciato alla loro libertà di coscienza e di espressione religiosa. In nome del pluralismo della società i cristiani non possono favorire soluzioni che compromettano la tutela di esigenze etiche fondamentali per il bene comune» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°65);<br />«La coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto [a un singolo candidato e/o a un partito] l'attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti» (Congregazione per la Dottrina della fede, Nota dottrinale su alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24/11/2002, n°4)<br />PRINCIPI NON NEGOZIABILI<br />In entrambi questi criteri si fa riferimento a esigenze e contenuti etici «fondamentali», cioè non qualsiasi, ma appunto fondanti dal punto di vista della fede, della morale e quindi del bene comune. Quali sono? (ne offriamo l'elenco così come si desume dalla già citata nota della congregazione per la Dottrina della fede)<br />1) il diritto primario alla vita dal concepimento alla fine naturale (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei singoli candidati ad esempio in materia di aborto, eutanasia, sperimentazioni sugli embrioni e loro congelamento, fecondazione artificiale, etc.);<br />2) tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio a riguardo delle leggi su unioni civili e matrimonio tra persone dello stesso sesso, gender fluid, divorzio, adozioni a coppie omosessuali, utero in affitto, politiche economiche e sociali a favore della famiglia, etc.);<br />3) la garanzia della libertà di educazione dei genitori nei confronti dei propri figli (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio rispetto alla parità scolastica, all'educazione scolastica, ai programmi di educazione gender nelle scuole, alla tutela sociale dei minori, alle politiche sulla droga, sullo sfruttamento della prostituzione, etc.).<br />LA LIBERTÀ RELIGIOSA<br />A questi elementi fondanti si può aggiungere quello della libertà religiosa, che nel nostro contesto europeo deve guardarsi soprattutto da forme laiciste che tendono «a considerare la fede professata e l'appartenenza religiosa un ostacolo per l'ammissione alla piena cittadinanza culturale e politica dei singoli. Una forma di "totalitarismo morbido", si potrebbe dire, che rende particolarmente vulnerabili alla diffusione del nichilismo etico nella sfera pubblica» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°4). In questo ambito bisogna anche valutare che una autentica libertà religiosa comprende la possibilità di «vagliare le diverse forme di religiosità e confrontarle in merito alla loro attitudine a custodire il senso universale e il bene comune dell'essere insieme» (ibidem, n°70), perciò bisogna evitare eventuali partiti o candidati che trasformano la libertà religiosa in indifferentismo religioso tradotto in una mal posta multiculturalità.<br />LA POLITICA ECONOMICA<br />Infine occorre valutare in qualche modo anche l'ambito delle scelte di politica economica. Per questo in linea molto generale si può far riferimento a candidati che difendano il diritto al lavoro a partire anche dalla promozione di piccole e medie imprese che faticano a sopravvivere e a trovare credito. Anche il rapporto tra finanza e, appunto, economia reale è importante: bisogna, si legge nella enciclica Caritas in veritate (2009), «che la finanza in quanto tale, nelle necessariamente rinnovate strutture e modalità di funzionamento dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo» e non si riduca a strumento di potere per pochi.<br />Visto l'attuale panorama politico, il realismo impone di sapere che la situazione rispetto a questi criteri è difficile. Nella nostra cultura regna un concetto di libertà spurio e assoluto, che purtroppo realizza quella «dittatura del relativismo» di cui parlò il cardinale Ratzinger nel 2005. Non resta che discernere e cercare partiti e candidati che più si avvicinano a questi valori e possono rappresentarli con una certa forza politica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18344764</guid><pubDate>Wed, 22 May 2019 15:01:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18344764/politica_eur2019.mp3" length="6963199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5659

INDICAZIONI DI VOTO AI CATTOLICI PER LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2019
L'elettore cattolico per orientarsi in un panorama politico piuttosto difficile ha alcuni elementi che possono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5659" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5659</a><br /><br />INDICAZIONI DI VOTO AI CATTOLICI PER LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2019<br />L'elettore cattolico per orientarsi in un panorama politico piuttosto difficile ha alcuni elementi che possono aiutarlo a scegliere. Prima però ci sia permesso esprimere una considerazione, anche banale: questa Unione Europea, concretizzata nelle attuali modalità con cui opera e si autodefinisce, costruite intorno ad alcuni Regolamenti e Trattati, non è un dogma di fede e se ne può discutere. Ogni elettore avrà maturato le sue opinioni.<br />Nella scelta del partito e del candidato l'elettore cattolico può farsi guidare da un paio di criteri che estrapoliamo da documenti pubblicati con l'approvazione della Santa Sede.<br />«Quando i cristiani passivamente accettano [una] biforcazione del loro essere in una esteriorità governata dallo Stato e una interiorità governata dalla Chiesa, essi, di fatto, hanno già rinunciato alla loro libertà di coscienza e di espressione religiosa. In nome del pluralismo della società i cristiani non possono favorire soluzioni che compromettano la tutela di esigenze etiche fondamentali per il bene comune» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°65);<br />«La coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto [a un singolo candidato e/o a un partito] l'attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti» (Congregazione per la Dottrina della fede, Nota dottrinale su alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24/11/2002, n°4)<br />PRINCIPI NON NEGOZIABILI<br />In entrambi questi criteri si fa riferimento a esigenze e contenuti etici «fondamentali», cioè non qualsiasi, ma appunto fondanti dal punto di vista della fede, della morale e quindi del bene comune. Quali sono? (ne offriamo l'elenco così come si desume dalla già citata nota della congregazione per la Dottrina della fede)<br />1) il diritto primario alla vita dal concepimento alla fine naturale (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei singoli candidati ad esempio in materia di aborto, eutanasia, sperimentazioni sugli embrioni e loro congelamento, fecondazione artificiale, etc.);<br />2) tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio a riguardo delle leggi su unioni civili e matrimonio tra persone dello stesso sesso, gender fluid, divorzio, adozioni a coppie omosessuali, utero in affitto, politiche economiche e sociali a favore della famiglia, etc.);<br />3) la garanzia della libertà di educazione dei genitori nei confronti dei propri figli (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio rispetto alla parità scolastica, all'educazione scolastica, ai programmi di educazione gender nelle scuole, alla tutela sociale dei minori, alle politiche sulla droga, sullo sfruttamento della prostituzione, etc.).<br />LA LIBERTÀ RELIGIOSA<br />A questi elementi fondanti si può aggiungere quello della libertà religiosa, che nel nostro contesto europeo deve guardarsi soprattutto da forme laiciste che tendono «a considerare la fede professata e l'appartenenza religiosa un ostacolo per l'ammissione alla piena cittadinanza culturale e politica dei singoli. Una forma di "totalitarismo morbido", si potrebbe dire, che rende particolarmente vulnerabili alla diffusione del nichilismo etico nella sfera pubblica» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. 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Sicuramente per Fubini, il noto giornalista del Corriere, valgono almeno 700 bambini. Chi lo dice? Lui stesso.<br />Vi invito a guardare l'estratto di questa intervista a TV2000, la TV dei vescovi italiani, in cui candidamente confessa di aver saputo che l'aumento della mortalità infantile in Grecia ha portato alla morte di almeno 700 bambini, ma di averlo nascosto all'epoca al Corriere, di non averne scritto, per non dare delle armi ai movimenti contrari all'Unione Europea.<br />"C'è un articolo che non ho voluto scrivere sul Corriere della Sera: guardando i dati della mortalità infantile in Grecia mi sono accorto che con la crisi sono aumentati i decessi di bambini".<br />Quindi è legittimo nascondere la verità se si servono degli interessi superiori. Mi chiedo se questa sia stata la base anche del giornalismo in Germania durante il periodo nazista: non scriviamo dei campi di concentramento, perché potrebbero dar fastidio al nostro ideologo.<br />Il giornalismo, un buon giornalismo, dovrebbe dire TUTTO per permettere le scelte migliori, non  far finta di informare per poi guidare verso delle supposte "Finalità  superiori". Chi lo fa non è un giornalista, non fa un servizio al giornalismo, fa perfino un cattivo servizio ai propri padroni, perché si comporta  come un cattivo, pessimo, predicatore. Quale credibilità può avere chi non dice la verità perché scomoda, qual è la sua funzione sociale?<br />Poi c'è un aspetto umano forse anche più inquietante: l'assoluta freddezza con la quale  parla di questi 700  bambini morti in più. Sono numeri, non esseri viventi, per lui sono probabilmente esseri inferiori. Mi ricorda la "Banalità del male" di cui parlava Hanna Arendt, in fatto che alla fine questo appaia, e sia, un burocrate banale dell'informazione all'interno di un meccanismo malato e fondamentalmente malato molto più ampio, in grado di qualsiasi delitto pur di autosostenersi. La totale mancanza di empatia di Fubini fa paura e dovrebbe farvi pensare, tutti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18344763</guid><pubDate>Wed, 08 May 2019 14:59:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18344763/politica_grecia_ok.mp3" length="3174817" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5645

I DATI NASCOSTI DEL DISASTRO DELL'UNIONE EUROPEA IN GRECIA di Guido da Landriano
Quanto vale l'Unione Europea? Quanto valgono gli "Ideali europei". Un morto, 10 morti, 100 morti?...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5645" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5645</a><br /><br />I DATI NASCOSTI DEL DISASTRO DELL'UNIONE EUROPEA IN GRECIA di Guido da Landriano<br />Quanto vale l'Unione Europea? Quanto valgono gli "Ideali europei". Un morto, 10 morti, 100 morti?  Sicuramente per Fubini, il noto giornalista del Corriere, valgono almeno 700 bambini. Chi lo dice? Lui stesso.<br />Vi invito a guardare l'estratto di questa intervista a TV2000, la TV dei vescovi italiani, in cui candidamente confessa di aver saputo che l'aumento della mortalità infantile in Grecia ha portato alla morte di almeno 700 bambini, ma di averlo nascosto all'epoca al Corriere, di non averne scritto, per non dare delle armi ai movimenti contrari all'Unione Europea.<br />"C'è un articolo che non ho voluto scrivere sul Corriere della Sera: guardando i dati della mortalità infantile in Grecia mi sono accorto che con la crisi sono aumentati i decessi di bambini".<br />Quindi è legittimo nascondere la verità se si servono degli interessi superiori. Mi chiedo se questa sia stata la base anche del giornalismo in Germania durante il periodo nazista: non scriviamo dei campi di concentramento, perché potrebbero dar fastidio al nostro ideologo.<br />Il giornalismo, un buon giornalismo, dovrebbe dire TUTTO per permettere le scelte migliori, non  far finta di informare per poi guidare verso delle supposte "Finalità  superiori". Chi lo fa non è un giornalista, non fa un servizio al giornalismo, fa perfino un cattivo servizio ai propri padroni, perché si comporta  come un cattivo, pessimo, predicatore. Quale credibilità può avere chi non dice la verità perché scomoda, qual è la sua funzione sociale?<br />Poi c'è un aspetto umano forse anche più inquietante: l'assoluta freddezza con la quale  parla di questi 700  bambini morti in più. Sono numeri, non esseri viventi, per lui sono probabilmente esseri inferiori. Mi ricorda la "Banalità del male" di cui parlava Hanna Arendt, in fatto che alla fine questo appaia, e sia, un burocrate banale dell'informazione all'interno di un meccanismo malato e fondamentalmente malato molto più ampio, in grado di qualsiasi delitto pur di autosostenersi. La totale mancanza di empatia di Fubini fa paura e dovrebbe farvi pensare, tutti.]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:keywords>crisi,europa,finanza,grecia,politica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d9fdcb4546647b81737b00b2eb81bf4b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il congresso di Verona e la buona battaglia in difesa della famiglia naturale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-congresso-di-verona-e-la-buona-battaglia-in-difesa-della-famiglia-naturale--52406185</link><description><![CDATA[VIDEO: Giorgia Meloni a Verona ➜ www.youtube.com/watch?v=T_5aJbwRj2I<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5607<br /><br /><br />IL CONGRESSO DI VERONA E LA BUONA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE<br />di Roberto de Mattei<br />Dopo dodici tranquilli e inoffensivi congressi tenuti in tutto il mondo, Brian Brown, presidente del World Congress of Families (WCF), non poteva certo immaginare il clima incendiario che ha circondato la 13esima edizione dell'evento, svoltasi a Verona dal 29 al 31 marzo 2019.<br />"È a Verona - scrive Massimo Recalcati - che va in scena lo scontro politico tra le due anime del governo" ("La Repubblica, 31 marzo). Ed è vero. Le polemiche che si sono accese attorno al Convegno sono nate soprattutto dal desiderio della sinistra di allargare le divisioni che esistono tra i due movimenti della Lega e dei Cinque Stelle al governo. Certamente questo non era nelle intenzioni degli organizzatori, che avrebbero però dovuto prevedere le conseguenze della vistosa passerella politica inscenata nel congresso, a cui hanno partecipato professori, esperti, leader pro-life di valore che non hanno avuto però le luci della ribalta.<br />IL FALSO PRINCIPIO DELLA NON-DISCRIMINAZIONE<br />Al di là delle buone intenzioni, leggiamo poi con preoccupazione queste parole nel documento conclusivo del congresso: "Tra le richieste della Dichiarazione di Verona: il riconoscimento della perfetta umanità del concepito; la protezione da ogni ingiusta discriminazione dovuta all'etnia, alle opinioni politiche, all'età, allo stato di salute o all'orientamento sessuale; la tutela delle famiglie in difficoltà economiche, specie se numerose, e delle famiglie rifugiate; il contrasto all'inverno demografico, tramite leggi che incentivino la natalità" (Notizie Pro Vita 31 marzo).<br />Purtroppo questa dichiarazione accetta una categoria giuridica estranea alla legge naturale e al vero diritto: il principio di non-discriminazione. Il vero diritto discrimina, in quanto favorisce e tutela alcuni comportamenti, ritenendoli giusti e ne scoraggia e reprime altri, ritenendoli ingiusti e dannosi. Il principio di non discriminare gli orientamenti sessuali appartiene ai "nuovi diritti" introdotti per capovolgere la legge naturale e cristiana. La non discriminazione degli orientamenti sessuali significa infatti la parificazione di tutte le tendenze e le scelte in campo sessuale, quali esse siano. Ogni critica pubblica di un comportamento difforme dalla legge divina e naturale sarebbe una forma di discriminazione. Chi sostenesse, ad esempio, che la scelta omosessuale è un vizio contro-natura cadrebbe in una forma di discriminazione omofobica, che andrebbe punita dalla legge. Ciò è coerente con quanto ha affermato Luca Zaia, secondo cui "Se esiste una patologia è l'omofobia, non l'omosessualità", ma quale coerenza ha con la concezione cristiana professata dalla larga maggioranza dei partecipanti al Congresso di Verona? Una volta accettato il famigerato principio di non-discriminazione degli orientamenti sessuali, non si potranno più criticare pubblicamente i comportamenti contrari alla morale cristiana, definendoli, ad esempio "tendenze disordinate", come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.<br />LA MARCIA PER LA FAMIGLIA<br />Se il Congresso è stato la "mente" dell'"evento", il "cuore", secondo gli organizzatori è stata la Marcia per la Famiglia che si è svolta domenica 31 marzo. Il presidente del comitato Difendiamo i nostri Figli Massimo Gandolfini, che ne è stato il protagonista, ha voluto far propria la linea indicata dal presidente della CEI Gualtiero Bassetti: "non trasformiamo la famiglia in un'occasione di scontro". A chi li accusava di combattere una battaglia in difesa della famiglia, gli organizzatori hanno risposto che non si trattava di una battaglia ma di "una proposta". Sarebbe stato meglio che avessero risposto: non è una battaglia, ma è una guerra. Una guerra aperta, dichiarata dalle femministe e dagli attivisti gay, che il 30 marzo hanno invaso Verona, guidati da Monica Cirinnà, al grido: "Siamo le streghe che non avete bruciato". Nel loro corteo spiccava una marionetta del senatore leghista Simone Pillon dentro una gabbia e uno striscione con scritto "un orgasmo vi seppellirà". Il lancio davanti alla Gran Guardia di fumogeni, assorbenti e bottigliette vuote, esprimeva la violenza di cui è carico questo vero e proprio partito dell'odio. La violenza non è solo teorica. Sei milioni di bambini uccisi in Italia grazie alla legge 194 sono il bilancio della guerra in corso. Di fronte a questo massacro, come si può dire di non essere contro la legge abortista?<br />Tutti gli uomini politici intervenuti al Congresso di Verona, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, hanno affermato che la legge 194 e "i diritti acquisiti" non si toccano. Ciò è grave, perché conferma che nessun deputato in parlamento è pronto a battersi pubblicamente per la difesa integrale della vita. Ma più grave ancora è il fatto che nessuno dei rappresentanti del Congresso, anche solo per correggere il tiro, si sia espresso pubblicamente per l'abrogazione totale della legge 194 o della legge Cirinnà sulle unioni civili. E' per questo che, come osserva il prof. Corrado Gnerre, il messaggio mediatico che è passato è "che i diritti acquisiti non si devono toccare. Che la 194 non si deve toccare. E che quello che si vuole è solo un maggiore spazio e un po' più di riconoscimento giuridico per la famiglia tradizionale. Ben poca cosa!"<br />PERCHÉ LA 194 NO?<br />"Perché tutte le leggi si possono discutere ma la 194 no?" si è chiesto Mario Giordano su "La Verità" (31 marzo). Perché, si potrebbe rispondere, nessuno la mette in discussione nella sua totalità e nei suoi fondamenti ideologici. Nessun uomo politico e pochi tra i rappresentanti dei movimenti pro-life italiani osano affermare che questa legge infame va cancellata in toto. Ma in toto la vorrebbero certamente abrogare le migliaia di partecipanti che con generosità ed entusiasmo sono giunti a Verona per partecipare alla Marcia di domenica. Essi costituiscono un popolo della vita che cresce e che deve essere adeguatamente rappresentato, in nome degli autentici principi non negoziabili, e non in nome della Costituzione italiana, che non è intoccabile e che costituisce l'inizio della laicizzazione della nostra società. [...]<br />Per questo non è solo sulla sostanza, ma anche sulle modalità di azione che oggi bisogna confrontarsi, cercando non ciò che piace a noi, ma ciò che è più perfetto e più gradito a Dio. Sarà Lui, in ultima analisi a tracciare la strada e a dare la vittoria a chi combatterà bene la buona battaglia in difesa della vita e della famiglia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52406185</guid><pubDate>Wed, 03 Apr 2019 20:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52406185/il_congresso_di_verona_e_la_buona_battaglia_in_difesa_della_famiglia_naturale.mp3" length="9470163" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Giorgia Meloni a Verona ➜ www.youtube.com/watch?v=T_5aJbwRj2I

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5607


IL CONGRESSO DI VERONA E LA BUONA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE
di Roberto de Mattei
Dopo dodici...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Giorgia Meloni a Verona ➜ www.youtube.com/watch?v=T_5aJbwRj2I<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5607<br /><br /><br />IL CONGRESSO DI VERONA E LA BUONA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE<br />di Roberto de Mattei<br />Dopo dodici tranquilli e inoffensivi congressi tenuti in tutto il mondo, Brian Brown, presidente del World Congress of Families (WCF), non poteva certo immaginare il clima incendiario che ha circondato la 13esima edizione dell'evento, svoltasi a Verona dal 29 al 31 marzo 2019.<br />"È a Verona - scrive Massimo Recalcati - che va in scena lo scontro politico tra le due anime del governo" ("La Repubblica, 31 marzo). Ed è vero. Le polemiche che si sono accese attorno al Convegno sono nate soprattutto dal desiderio della sinistra di allargare le divisioni che esistono tra i due movimenti della Lega e dei Cinque Stelle al governo. Certamente questo non era nelle intenzioni degli organizzatori, che avrebbero però dovuto prevedere le conseguenze della vistosa passerella politica inscenata nel congresso, a cui hanno partecipato professori, esperti, leader pro-life di valore che non hanno avuto però le luci della ribalta.<br />IL FALSO PRINCIPIO DELLA NON-DISCRIMINAZIONE<br />Al di là delle buone intenzioni, leggiamo poi con preoccupazione queste parole nel documento conclusivo del congresso: "Tra le richieste della Dichiarazione di Verona: il riconoscimento della perfetta umanità del concepito; la protezione da ogni ingiusta discriminazione dovuta all'etnia, alle opinioni politiche, all'età, allo stato di salute o all'orientamento sessuale; la tutela delle famiglie in difficoltà economiche, specie se numerose, e delle famiglie rifugiate; il contrasto all'inverno demografico, tramite leggi che incentivino la natalità" (Notizie Pro Vita 31 marzo).<br />Purtroppo questa dichiarazione accetta una categoria giuridica estranea alla legge naturale e al vero diritto: il principio di non-discriminazione. Il vero diritto discrimina, in quanto favorisce e tutela alcuni comportamenti, ritenendoli giusti e ne scoraggia e reprime altri, ritenendoli ingiusti e dannosi. Il principio di non discriminare gli orientamenti sessuali appartiene ai "nuovi diritti" introdotti per capovolgere la legge naturale e cristiana. La non discriminazione degli orientamenti sessuali significa infatti la parificazione di tutte le tendenze e le scelte in campo sessuale, quali esse siano. Ogni critica pubblica di un comportamento difforme dalla legge divina e naturale sarebbe una forma di discriminazione. Chi sostenesse, ad esempio, che la scelta omosessuale è un vizio contro-natura cadrebbe in una forma di discriminazione omofobica, che andrebbe punita dalla legge. Ciò è coerente con quanto ha affermato Luca Zaia, secondo cui "Se esiste una patologia è l'omofobia, non l'omosessualità", ma quale coerenza ha con la concezione cristiana professata dalla larga maggioranza dei partecipanti al Congresso di Verona? Una volta accettato il famigerato principio di non-discriminazione degli orientamenti sessuali, non si potranno più criticare pubblicamente i comportamenti contrari alla morale cristiana, definendoli, ad esempio "tendenze disordinate", come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.<br />LA MARCIA PER LA FAMIGLIA<br />Se il Congresso è stato la "mente" dell'"evento", il "cuore", secondo gli organizzatori è stata la Marcia per la Famiglia che si è svolta domenica 31 marzo. Il presidente del comitato Difendiamo i nostri Figli Massimo Gandolfini, che ne è stato il protagonista, ha voluto far propria la linea indicata dal presidente della CEI Gualtiero Bassetti: "non trasformiamo la famiglia in un'occasione di scontro". A chi li accusava di combattere una battaglia in difesa della famiglia, gli organizzatori hanno risposto che non si trattava di una battaglia ma di "una proposta". Sarebbe stato meglio che avessero risposto: non è una battaglia, ma è una guerra. Una guerra aperta, dichiarata dalle...]]></itunes:summary><itunes:duration>592</itunes:duration><itunes:keywords>194,cirinnà,marciaperlafamiglia,meloni,verona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5651358647ef30cb1a5fa9b5218078f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia del Congresso Mondiale delle Famiglie dal 1997 ad oggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-del-congresso-mondiale-delle-famiglie-dal-1997-ad-oggi--52827153</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5590<br /><br />LA STORIA DEL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE DAL 1997 AD OGGI di Brian Brown<br />La storia del Congresso Mondiale delle Famiglie, un progetto di International Organization for the Family, inizia con una visita del nostro fondatore, Allan Carlson, a Mosca, nel gennaio del 1995. Carlson venne invitato da alcuni membri del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Lomonosov per un confronto sulle cause della crescente crisi della famiglia in Russia: il calo brusco dei matrimoni e della fertilità da un lato, i fallimenti familiari dall'altro, innalzamento dell'età media e preoccupanti segni di disfunzione tra i bambini. La domanda a cui si cercava risposta era: quanto di tutto questo è la conseguenza di decenni di comunismo in Russia e quanto invece è legato alla rinuncia dell'idea del matrimonio e dei figli così evidente anche nel mondo occidentale? Cosa può essere concretamente fatto per ripristinare un ordine incentrato sulla famiglia?<br />A PRAGA LA PRIMA VOLTA<br />Carlson offrì il suo contributo frutto della sua esperienza derivata dagli studi sul declino della fertilità e i cambiamenti della famiglia, nacque così l'idea di radunare in un Congresso studiosi ed esperti che potessero confrontarsi su queste tematiche su larga scala. Carlson organizzò quindi un primo incontro, che si tenne nel maggio del 1997 a Praga, in Repubblica Ceca, dove parteciparono più di 700 persone. Nella primavera del 1998 un Comitato scelto di trenta persone si incontrò a Roma per redigere una chiamata formale per il Secondo Congresso Mondiale delle Famiglie che si sarebbe tenuto a Ginevra, in Svizzera. A supporto di questa chiamata, il gruppo stilò una definizione della famiglia naturale, che sarebbe servita come manifesto d'intenti del Congresso: "La famiglia naturale è l'unità fondamentale della società, iscritta nella natura umana e fondata sull'unione libera e volontaria tra uomo e donna nell'unione indissolubile del matrimonio. La famiglia naturale è definita dall'unione coniugale, dalla procreazione e, in alcune culture, nell'adozione. Famiglie libere, sicure e stabili sono necessarie per una società sana. Una società che abbandona la famiglia e le sue norme è destinata al caos e alla sofferenza". Più di 1500 delegati parteciparono alla sessione di Ginevra.<br />UN'AGENDA POSITIVA<br />Il Congresso Mondiale delle Famiglie stilò inoltre un'agenda positiva, focalizzata su tutto quello che andava valorizzato, piuttosto che su cosa contrastare:<br />- Celebriamo la presenza di famiglie numerose come doni speciali per le terre in cui vivono (invece di limitarsi a opporsi al cosiddetto "controllo della popolazione")<br />- Valorizziamo la famiglia naturale come fonte di rinnovamento e progresso sociale (invece di opporsi semplicemente alle cosiddette "nuove forme di famiglia")<br />- Dichiariamo l'ortodossia religiosa fonte di valori umani e progresso culturale (invece di contrastare unicamente la secolarizzazione).<br />A questo secondo seguirono altri nove Congressi: Mexico City (2004), Varsavia (2007), Amsterdam (2009), Madrid (2012), Sidney (2013), Salt Lake City (2015), Tiblisi (2016), Budapest (2017), Moldavia (2018) e poi ci sarà l'appuntamento di Verona a fine marzo.<br />NUOVI LEADER<br />Abbiamo realizzato che dobbiamo crescere e costruire una nuova generazione di leader. Le nostre scuole, e spesso le nostre chiese, danno ai ragazzi messaggi falsi. Per questo attraverso i Congressi Mondiali abbiamo iniziato a creare una rete di giovani pro family che sono attivi nelle realtà della nostra società civile e sui social media, oltre 400 giovani si sono uniti al Programma dei Leader Emergenti, ma c'è ancora molto da fare. Abbiamo incontrato e messo in rete giovani da tutto il mondo che vogliono alzarsi in piedi per la famiglia, nonostante il contesto difficile. Questi leader ispirano i loro coetanei ad alzarsi in piedi per la famiglia mostrando che questi non sono soltanto valori vetusti dei loro genitori, ma la verità su quello che è il meglio per ogni individuo e la società. Oltre alla spinta nella formazione di una rete giovani leader, il Congresso promuove l'Iniziativa Articolo 16, che si riferisce all'articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo che stabilisce che la famiglia naturale è il fondamento della società, che raduna tutte le attività che il Congresso svolge alle Nazioni Unite che vanno dalla valorizzazione del matrimonio sulla convivenza, alla lotta alla pornografia, all'educazione. Infine c'è il Giornale della Famiglia Naturale, una pubblicazione internazionale di ricerca che è uno strumento fondamentale per la formazione di studiosi, ricercatori e politici.<br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "È guerra contro la famiglia, vescovi non reclutati" spiega come quella di Verona si sta delineando come una guerra per distruggere la famiglia. Eppure i vescovi non si rendono conto che una guerra è stata dichiarata. E quando c'è una lotta bisogna combattere non auspicare buonismo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 marzo 2019:<br />La rivoluzione non è un pranzo di gala e la lotta contro la famiglia non si affronta con gli scappellotti da oratorio. Serve anzitutto la consapevolezza che la guerra è in atto. Ci sono santi che l'avevano capito.<br />E poi ci sono vescovi di oggi che si limitano ad auspicare che tutto a Verona «si svolga con argomenti di interesse comune». O altri, come il vescovo Bassetti che si raccomandano sulla famiglia «unione e non terreni di scontro». Invece lo scontro c'è, è in atto con ferocia e determinazione e gli episodi di questi ultimi giorni lo testimoniano.<br />Vogliamo aggiungere al catalogo i più recenti, dopo il boicottaggio degli alberghi? Un traduttore, che si fregia del titolo altisonante di Interprete di Che tempo che fa addirittura sta dando la caccia ai colleghi che si metteranno le cuffie nella tre giorni veronese. "Sarebbe fantastico che nessun interprete si prestasse a tradurre le scempiaggini di questa gente che si riunirà a Verona. Se così non fosse qualcuno mi dia i nomi di chi stava dentro le cabine". Se un signor nessuno, ma comunque più protetto di altri professionalmente e pagato con soldi pubblici dalla Rai lancia dalla sua pagina Fb una caccia alle streghe di questo tenore, vuol dire che attaccare la famiglia è ormai diventato uno sport comodo e remunerativo.<br />Questo, un vescovo, un comandante in capo lo deve denunciare. Non deve limitarsi soltanto ad auspicare che non si litighi, perché la posta in gioco è la dignità dell'uomo, non è il trofeo del torneo di palla avvelenata della festa di fine oratorio.<br />Ma dalle parole dei vescovi - pochi - che sono intervenuti si percepisce comunque una sorta di fastidio non tanto per le reazioni sguaiate e liberticide delle Boldrini e delle Cirinnà, ma proprio nei confronti degli organizzatori del Congresso. Il segretario di Stato, Cardinale Parolin prende le distanze dal metodo anche se l'unico metodo che abbiamo visto all'opera è stato quello comunisteggiante degli oppositori arrivati come abbiamo visto persino alla caccia alle streghe. Il metodo degli organizzatori, tra cui Toni Brandi e Jacopo Coghe, in realtà l'abbiamo visto all'opera mentre incassavano con perfetta letizia tutto e contemporanemente replicavano punto su punto alle falsità sul conto dei relatori internazionali, svillaneggiati da un Paese che dovrebbe ospitarli invece li ha presi a pesci in faccia. Una volta eravamo almeno maestri di ospitalità, noi italiani. <br />Il vescovo di Verona Zenti invece ci sarà. Onore al merito. Nell'intervista rilasciata alla Stampa si limita a auspicare che tutto si svolga in un clima di "grande libertà espressiva, con argomenti di interesse comune e si elaborino itinerari culturali, sociali e legislativi capaci di focalizzare l'insieme delle criticità e delle prospettive sulla realtà famiglia istituzione".<br />Finalmente arriva anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il vescovo Gualtiero Bassetti che, intervistato dal Giornale, ha detto che "la famiglia non è terreno di scontro, ma ha bisogno di politiche strutturali". Sarebbe bello fosse così, purtroppo invece lo scontro è in atto e bisogna soltanto capire chi ha dichiarato guerra. Ma dalle frasi successive sembra che il capo dei vescovi italiani non abbia alcuna voglia di chiedersi chi sia l'aggressore. "Il vero problema - ha detto a Stefano Filippi - come mi sembra evidente anche nel caso dell'appuntamento di Verona, è che trasformiamo la famiglia in un'occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall'altra chi la considera ormai superata e retrograda".<br />A questo punto verrebbe da chiedere a sua eccellenza da che parte stanno gli organizzatori? Sono forse tra coloro che legittimano le discriminazioni quando ribadiscono che la famiglia si basa sul matrimonio tra maschio e femmina? Dunque, il messaggio che passa è che comunque gli organizzatori del Congresso un po' di colpe ne hanno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52827153</guid><pubDate>Wed, 27 Mar 2019 16:18:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52827153/la_storia_del_congresso_mondiale_delle_famiglie_dal_1997_ad_oggi.mp3" length="15011048" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5590

LA STORIA DEL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE DAL 1997 AD OGGI di Brian Brown
La storia del Congresso Mondiale delle Famiglie, un progetto di International Organization for the Family,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5590<br /><br />LA STORIA DEL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE DAL 1997 AD OGGI di Brian Brown<br />La storia del Congresso Mondiale delle Famiglie, un progetto di International Organization for the Family, inizia con una visita del nostro fondatore, Allan Carlson, a Mosca, nel gennaio del 1995. Carlson venne invitato da alcuni membri del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Lomonosov per un confronto sulle cause della crescente crisi della famiglia in Russia: il calo brusco dei matrimoni e della fertilità da un lato, i fallimenti familiari dall'altro, innalzamento dell'età media e preoccupanti segni di disfunzione tra i bambini. La domanda a cui si cercava risposta era: quanto di tutto questo è la conseguenza di decenni di comunismo in Russia e quanto invece è legato alla rinuncia dell'idea del matrimonio e dei figli così evidente anche nel mondo occidentale? Cosa può essere concretamente fatto per ripristinare un ordine incentrato sulla famiglia?<br />A PRAGA LA PRIMA VOLTA<br />Carlson offrì il suo contributo frutto della sua esperienza derivata dagli studi sul declino della fertilità e i cambiamenti della famiglia, nacque così l'idea di radunare in un Congresso studiosi ed esperti che potessero confrontarsi su queste tematiche su larga scala. Carlson organizzò quindi un primo incontro, che si tenne nel maggio del 1997 a Praga, in Repubblica Ceca, dove parteciparono più di 700 persone. Nella primavera del 1998 un Comitato scelto di trenta persone si incontrò a Roma per redigere una chiamata formale per il Secondo Congresso Mondiale delle Famiglie che si sarebbe tenuto a Ginevra, in Svizzera. A supporto di questa chiamata, il gruppo stilò una definizione della famiglia naturale, che sarebbe servita come manifesto d'intenti del Congresso: "La famiglia naturale è l'unità fondamentale della società, iscritta nella natura umana e fondata sull'unione libera e volontaria tra uomo e donna nell'unione indissolubile del matrimonio. La famiglia naturale è definita dall'unione coniugale, dalla procreazione e, in alcune culture, nell'adozione. Famiglie libere, sicure e stabili sono necessarie per una società sana. Una società che abbandona la famiglia e le sue norme è destinata al caos e alla sofferenza". Più di 1500 delegati parteciparono alla sessione di Ginevra.<br />UN'AGENDA POSITIVA<br />Il Congresso Mondiale delle Famiglie stilò inoltre un'agenda positiva, focalizzata su tutto quello che andava valorizzato, piuttosto che su cosa contrastare:<br />- Celebriamo la presenza di famiglie numerose come doni speciali per le terre in cui vivono (invece di limitarsi a opporsi al cosiddetto "controllo della popolazione")<br />- Valorizziamo la famiglia naturale come fonte di rinnovamento e progresso sociale (invece di opporsi semplicemente alle cosiddette "nuove forme di famiglia")<br />- Dichiariamo l'ortodossia religiosa fonte di valori umani e progresso culturale (invece di contrastare unicamente la secolarizzazione).<br />A questo secondo seguirono altri nove Congressi: Mexico City (2004), Varsavia (2007), Amsterdam (2009), Madrid (2012), Sidney (2013), Salt Lake City (2015), Tiblisi (2016), Budapest (2017), Moldavia (2018) e poi ci sarà l'appuntamento di Verona a fine marzo.<br />NUOVI LEADER<br />Abbiamo realizzato che dobbiamo crescere e costruire una nuova generazione di leader. Le nostre scuole, e spesso le nostre chiese, danno ai ragazzi messaggi falsi. Per questo attraverso i Congressi Mondiali abbiamo iniziato a creare una rete di giovani pro family che sono attivi nelle realtà della nostra società civile e sui social media, oltre 400 giovani si sono uniti al Programma dei Leader Emergenti, ma c'è ancora molto da fare. Abbiamo incontrato e messo in rete giovani da tutto il mondo che vogliono alzarsi in piedi per la famiglia, nonostante il contesto difficile. 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Jacopo Coghe, 34 anni, presidente di Generazione Famiglia, ha assunto alcuni mesi fa l'incarico di vicepresidente del Congresso Mondiale. Generazione Famiglia e Pro Vita onlus, hanno stretto un'alleanza che, alla lunga, potrebbe rivelarsi vincente, perché sostenuta dal basso, dalla gente comune. Nel frattempo, però, c'è molto da lavorare e sullo sfondo c'è il passaggio cruciale delle elezioni europee. «Un'Europa che non scommette sulla famiglia non ha alcun futuro», afferma Coghe, che, a colloquio con Scenari economici, si è espresso a chiare lettere su cosa c'è in gioco.<br />Manca meno di un mese allo svolgimento del Congresso Mondiale delle Famiglie, a che punto sono i preparativi?<br />«La lista dei partecipanti è ormai definitiva, siamo davvero in dirittura d'arrivo. Sia Generazione Famiglia che Pro Vita hanno accumulato un bagaglio di esperienze importanti negli ultimi 4-5 anni: tante battaglie per la famiglia e per la vita ci hanno portato a marciare fianco a fianco in numerose occasioni. Perché allora non unire le forze? La vera carta vincente del nostro Congresso, però, sarà l'alleanza che stingeremo con le famiglie che incontreremo a Verona. I partecipanti e gli uditori contano almeno quanto gli esperti che saliranno sul palco. L'organizzazione del Congresso non è un club elitario che vuole orientare il popolo. Noi, al contrario, raccogliamo le istanze della gente e, per l'appunto, delle famiglie, con le quali vogliamo cooperare. Famiglie che, da troppi anni, si sentono abbandonate, che faticano più che in passato a mantenere il loro ruolo di timone e motore della società. Siamo sicuri che la tre giorni di Verona rappresenterà una gigantesca iniezione di speranza per noi e per loro. Ci sarà da lavorare duro ma il sold out di prenotazioni al Congresso è un chiaro segno che siamo partiti col piede giusto».<br />Questo evento ha una caratura fortemente internazionale, grazie alla presenza di rappresentanti da tutto il mondo e, in ogni parte del mondo, la famiglia vive problematiche diverse. Che tipo di messaggi arriveranno dal palco di Verona?<br />«Indubbiamente, nel mondo le famiglie vivono situazioni molto differenti da luogo a luogo. Molte famiglie mediorientali scappano dalla guerra, quelle africane patiscono la fame, in Occidente è tristemente diffusa la violenza domestica su donne e bambini. Di tutto questo a Verona si parlerà ma credo che lo scenario europeo sarà, più degli altri, il tema sotto i riflettori, visto anche l'appuntamento imminente con le elezioni europee. È all'Europa che lanceremo il messaggio più forte: la maggior parte dei paesi del vecchio continente - Italia in primis - soffrono una crisi demografica senza precedenti, per combattere la quale non possiamo limitarci ai palliativi dei sussidi economici alle famiglie. Aiutare le famiglie in difficoltà è condizione necessaria ma non sufficiente, occorre ricreare una vera cultura della famiglia, ristabilendo innanzitutto un'armonia tra famiglie, scuola, imprese e istituzioni che, da troppo tempo, risulta incrinata. Questo cambiamento non potrà avvenire dal giorno alla notte ma, proprio per questo, bisogna agire subito. Da troppi anni, l'Unione Europea mette al centro l'economia, le banche, i parametri di bilancio e fiscali e lascia in secondo piano l'uomo. Pare quasi che siano più importanti le dimensioni di un pomodoro o di un cetriolo prodotto nelle aziende europee che non la salute e la serenità di un bambino all'interno della sua famiglia. Da una ventina d'anni a questa parte, invece, l'Europa si mobilita per le famiglie soltanto se sono "famiglie arcobaleno"... Tutto questo deve finire e ai politici presenti a Verona, noi lo ribadiremo senza troppi giri di parole».<br />È tristemente risaputo che il nostro Paese si è sempre impegnato molto poco per le politiche familiari. C'è, al contrario, qualche esempio virtuoso tra i partner europei che varrebbe la pena seguire?<br />«Assolutamente sì. Penso a vari paesi dell'Europa orientale, in particolare all'Ungheria, che, con il governo Orban, ormai da alcuni anni, sta mettendo in campo misure di incentivo demografico e i risultati si vedono: crescono i matrimoni e le nascite, calano i divorzi e gli aborti. L'Italia, comunque, non starà a guardare e noi approfitteremo della presenza del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, per confrontarci e fare il punto della situazione su quello che ha fatto il governo e quello che le famiglie italiane vogliono. Abbiamo una Costituzione che, all'articolo 29, tutela la famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio": come rappresentanti della società civile, faremo tutto il possibile affinché la politica dia finalmente applicazione a questo principio costituzionale ingiustamente dimenticato». [...]<br />Dopo due giorni di dibattiti, testimonianze e workshop, il Congresso si concluderà con una marcia diretta verso il centro di Verona. Sarà qualcosa di simile alla Marcia per la Vita?<br />«In realtà questo momento finale non vuole essere una marcia di protesta contro qualcosa ma piuttosto un momento di festa per la famiglia. È giusto che le famiglie si incontrino, stringano amicizia e trascorrano un momento lieto per tutti: mamme, papà, bambini, nonni. Ovviamente sarà un momento di festa "consapevole": le due giornate di congresso avranno veicolato un gran numero di informazioni, rafforzando così la coscienza civica di ognuno in merito al preziosissimo ruolo sociale che la famiglia svolge. Potremmo dire che il Congresso propriamente detto rappresenterà la "mente" delle famiglie, mentre la marcia sarà un po' il loro "cuore": quando l'intero corpo funziona bene, allora, potrà affrontare tutte le difficoltà e andare davvero lontano».<br />Nota di BastaBugie: per sostenere con una donazione il Congresso mondiale per la famiglia di Verona si può fare un bonifico a: ProVita Onlus / Banca: Cassa Rurale Alta Vallagarina / IBAN: IT89X0830535820000000058640.<br />Luca Paci nell'articolo seguente dal titolo "Verona, chi ha paura della famiglia naturale?" parla delle polemiche, gli insulti e le fake news sui relatori e ora anche le offese di Di Maio al Congresso Mondiale per la Famiglia. Tanti ospiti istituzionali, sia italiani che stranieri, a parlare dei diritti della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio: frustrazione per chi vuole la distruzione della famiglia e vede che ha sempre meno seguito.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 marzo 2019:<br />Interrogazioni parlamentari, bufale fatte girare ad arte, contromanifestazioni, contestazioni di piazza, intimidazioni più o meno velate e le solite accuse - prive di un'argomentazione fondata - di oscurantismo, fascismo, odio, patriarcato e volontà di sottomissione delle donne.<br />E ora anche il vicepremier Luigi Di Maio che li definisce "sfigati". Il Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo ha riacceso il fuoco della famiglio-fobia. I gendarmi del pensiero unico non possono accettare che migliaia di delegati possano riunirsi per parlare, insieme a importanti esponenti di governo, di bellezza del matrimonio, diritti dei bambini, ecologia umana integrale e delle politiche per la famiglia e la natalità, per di più con il patrocinio di istituzioni pubbliche come il Comune di Verona, la Regione Veneto e il ministero della Famiglia.<br />La reazione isterica di femministe radicali, sigle arcobaleno e di buona parte della sinistra rivela però il nervo scoperto di chi inizia a sentirsi franare la terra sotto i piedi. Dopo che per anni numerosi gay pride e controverse iniziative di educazione alle differenze hanno ricevuto patrocini e anche finanziamenti di ogni tipo, ci sono segnali di inversione di tendenza non trascurabili. L'intervento del ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, che ha sospeso l'ideologico "progetto di ricerca sul bullismo omofobico" promosso dall'Ufficio regionale scolastico dell'Umbria, è solo l'ultimo di una serie di colpi ricevuti da alcuni ambienti progressisti che non sono abituati a trovare ostacoli alla realizzazione della loro agenda. A tal proposito vale la pena ricordare anche il pieno riconoscimento dell'istituto del consenso informato nelle scuole e il ritiro dalla Rete Ready (coordinamento di comuni, provincie e regioni che sostengono politiche pro lgbt) di molte istituzioni locali.<br />Insomma nell'attacco alla famiglia naturale di Cirinnà e soci c'è tutta la frustrazione di chi ha compreso che il nucleo fondante della società, composto da madre, padre e figli, è l'ultimo scoglio da superare per dare forma definitiva a quel modello di società agognato dai profeti dell'indifferentismo apolide: senza radici, senza legami, senza identità, una società di individui, di consumatori, dove ogni desiderio può tramutarsi immediatamente in diritto.<br />Per questo motivo ha assunto un valore altamente simbolico la guerra contro il patrocinio rilasciato dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana al Congresso di Verona.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52826948</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2019 15:59:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52826948/intervista_al_vicepresidente_del_congresso_mondiale_per_la_famiglia.mp3" length="15900672" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5580

INTERVISTA AL VICEPRESIDENTE DEL CONGRESSO MONDIALE PER LA FAMIGLIA di Luca Marcolivio
Assieme a Toni Brandi, sarà il principale "anfitrione" del Congresso Mondiale delle Famiglie, in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5580<br /><br />INTERVISTA AL VICEPRESIDENTE DEL CONGRESSO MONDIALE PER LA FAMIGLIA di Luca Marcolivio<br />Assieme a Toni Brandi, sarà il principale "anfitrione" del Congresso Mondiale delle Famiglie, in programma a Verona dal 29 al 31 marzo 2019. Jacopo Coghe, 34 anni, presidente di Generazione Famiglia, ha assunto alcuni mesi fa l'incarico di vicepresidente del Congresso Mondiale. Generazione Famiglia e Pro Vita onlus, hanno stretto un'alleanza che, alla lunga, potrebbe rivelarsi vincente, perché sostenuta dal basso, dalla gente comune. Nel frattempo, però, c'è molto da lavorare e sullo sfondo c'è il passaggio cruciale delle elezioni europee. «Un'Europa che non scommette sulla famiglia non ha alcun futuro», afferma Coghe, che, a colloquio con Scenari economici, si è espresso a chiare lettere su cosa c'è in gioco.<br />Manca meno di un mese allo svolgimento del Congresso Mondiale delle Famiglie, a che punto sono i preparativi?<br />«La lista dei partecipanti è ormai definitiva, siamo davvero in dirittura d'arrivo. Sia Generazione Famiglia che Pro Vita hanno accumulato un bagaglio di esperienze importanti negli ultimi 4-5 anni: tante battaglie per la famiglia e per la vita ci hanno portato a marciare fianco a fianco in numerose occasioni. Perché allora non unire le forze? La vera carta vincente del nostro Congresso, però, sarà l'alleanza che stingeremo con le famiglie che incontreremo a Verona. I partecipanti e gli uditori contano almeno quanto gli esperti che saliranno sul palco. L'organizzazione del Congresso non è un club elitario che vuole orientare il popolo. Noi, al contrario, raccogliamo le istanze della gente e, per l'appunto, delle famiglie, con le quali vogliamo cooperare. Famiglie che, da troppi anni, si sentono abbandonate, che faticano più che in passato a mantenere il loro ruolo di timone e motore della società. Siamo sicuri che la tre giorni di Verona rappresenterà una gigantesca iniezione di speranza per noi e per loro. Ci sarà da lavorare duro ma il sold out di prenotazioni al Congresso è un chiaro segno che siamo partiti col piede giusto».<br />Questo evento ha una caratura fortemente internazionale, grazie alla presenza di rappresentanti da tutto il mondo e, in ogni parte del mondo, la famiglia vive problematiche diverse. Che tipo di messaggi arriveranno dal palco di Verona?<br />«Indubbiamente, nel mondo le famiglie vivono situazioni molto differenti da luogo a luogo. Molte famiglie mediorientali scappano dalla guerra, quelle africane patiscono la fame, in Occidente è tristemente diffusa la violenza domestica su donne e bambini. Di tutto questo a Verona si parlerà ma credo che lo scenario europeo sarà, più degli altri, il tema sotto i riflettori, visto anche l'appuntamento imminente con le elezioni europee. È all'Europa che lanceremo il messaggio più forte: la maggior parte dei paesi del vecchio continente - Italia in primis - soffrono una crisi demografica senza precedenti, per combattere la quale non possiamo limitarci ai palliativi dei sussidi economici alle famiglie. Aiutare le famiglie in difficoltà è condizione necessaria ma non sufficiente, occorre ricreare una vera cultura della famiglia, ristabilendo innanzitutto un'armonia tra famiglie, scuola, imprese e istituzioni che, da troppo tempo, risulta incrinata. Questo cambiamento non potrà avvenire dal giorno alla notte ma, proprio per questo, bisogna agire subito. Da troppi anni, l'Unione Europea mette al centro l'economia, le banche, i parametri di bilancio e fiscali e lascia in secondo piano l'uomo. Pare quasi che siano più importanti le dimensioni di un pomodoro o di un cetriolo prodotto nelle aziende europee che non la salute e la serenità di un bambino all'interno della sua famiglia. Da una ventina d'anni a questa parte, invece, l'Europa si mobilita per le famiglie soltanto se sono "famiglie arcobaleno"... Tutto questo deve finire e ai politici presenti a Verona, noi lo ribadiremo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1200</itunes:duration><itunes:keywords>congressomondialeperlafamiglia,fakenews,mamma,papà,polemiche</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/078f6cc42cfba6fa40f2bc4c2f553b8e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il disastro della Legge Basaglia che chiuse i manicomi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-disastro-della-legge-basaglia-che-chiuse-i-manicomi--73809960</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5181" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5181</a><br /><br />IL DISASTRO DELLA LEGGE BASAGLIA CHE CHIUSE I MANICOMI<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Tra i tanti anniversari che ricorrono quest'anno c'è anche quello della legge 180 del 13 maggio 1978, nota anche come «legge Basaglia». Questa legge ha, di fatto, chiuso i manicomi in Italia e ha reso il nostro paese il primo a prendere un simile provvedimento. La portata di questo atto legislativo va oltre quello (di per sé dirompente) che prescrive; di fatto la «legge Basaglia» è un campo di battaglia ideologico.<br />Le parti in campo di questo scontro sono almeno tre.<br />1) PSICHIATRIA POSITIVISTA<br />La prima è quella della psichiatria positivista, allora imperante. Siamo in pieno darwinismo sociale: eliminata ogni norma morale e religiosa (che fino ad allora avevano tutelato i più deboli), vige la legge del più forte. Per permettere il miglioramento (l'evoluzione) della società bisogna - perlomeno - isolare gli inferiori: poveri, alcolizzati, malati mentali, disabili... Quando è possibile, bisogna fare in modo che non si riproducano, diffondendo le loro «tare». I manicomi sorgono così come luoghi di reclusione per i «matti», con lo scopo di impedire che «infettino» la società. Ovviamente sono da richiudere tutti coloro che rischiano di indebolire la comunità; così finiscono in manicomio reduci, spiantati, ragazze-madri, dissidenti politici...<br />Certo, c'è qualche manicomio dove vengono sperimentate cure «innovative»: assenza di contenzione fisica, la possibilità di uscire all'aria aperta, in alcuni casi di lavorare... In genere, però, i manicomi non sono altro che dimenticatoi, nei quali vengono reclusi tutti coloro che provocano vergogna in attesa che muoiano. Le condizioni sono, in molti casi, terribili; i maltrattamenti all'ordine del giorno.<br />2) ANTI-PSICHIATRIA<br />La seconda ideologia è la cosiddetta «anti-psichiatria». Vale la pena di evidenziare come il lemma «antipsichiatria» sia piuttosto fuorviante, al punto che i massimi esponenti del movimento non si riconobbero mai in questo termine. Il nocciolo di questo movimento di pensiero non è, infatti, la contestazione della psichiatria di per sé; quanto piuttosto l'uso che il potere (borghese) avrebbe fatto della psichiatria come strumento di coercizione.<br />La società ha creato il manicomio come propria antitesi; la dialettica hegeliana prevede ora che la società e il manicomio si fondano in una sintesi, un momento evolutivo superiore. Non è un caso se, ad eccezione di Panizza (1853-1921) che possiamo considerare a tutti gli effetti il primo «anti-psichiatra», tutti gli altri esponenti di questa corrente (Sasz, Cooper, Laing, Jervis...) erano comunisti.<br />Lo fu - a modo suo - anche Franco Basaglia (1924-1980), fondatore nel 1973 del movimento Psichiatria Democratica. La tessera di «intellettuale organico» gliela diede nientepopòdimenoche Giovanni Berlinguer (1924-2015), fratello di Enrico (1922-1984) che, nel 1969, organizzò per il tramite dell'Istituto Gramsci il convegno intitolato Psicologia, psichiatria e rapporti di potere. Giovanni Berlinguer, che partecipò al convegno tra i relatori, fa proprie le istanze del movimento antipsichiatrico: «[...] le istituzioni repressive, ed anche quelle che dichiarano di avere scopi terapeutici, in realtà selezionano, fissano e aggravano i comportamenti devianti, sono cioè fabbriche di malati» (Giovanni Berlinguer, Psichiatria e potere. Le malattie mentali e la manipolazione dell'uomo. I rapporti fra contestazione psichiatrica e movimento operaio, Editori riuniti, Roma 1969, p. 48).<br />L'abolizione del manicomio non ha lo scopo - sia chiaro - di migliorare le condizioni di vita (pessime, come abbiamo visto) del malato mentale, quanto piuttosto di scardinare un ordine (ingiusto, ma pur sempre un ordine) creatosi con l'istituzione dei manicomi: «Questa la storia recente (in parte attuale) di una società organizzata sulla netta divisione fra chi ha (chi possiede in senso reale, concreto) e chi non ha: da cui deriva la mistificata suddivisione fra il buono e il cattivo, il sano e il malato, il rispettabile e il non rispettabile. Le posizioni sono - in questa dimensione - ancora chiare e precise: l'autorità paterna è oppressiva e arbitratria; la scuola si fonda sul ricatto e sulla minaccia; il datore di lavoro sfrutta il lavoratore; il manicomio distrugge il malato mentale» (Franco Basaglia (a cura di), L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico, Einaudi, Torino, 1968, pp. 115-116).<br />La legge Basaglia fu il frutto di questo lavoro. Sintesi dei progetti di legge del PCI, del PSI e del PdUP, ebbe un relatore democristiano, Bruno Orsini (1929-vivente).<br />Per spiegare il perché di questa confluenza politica sulla legge 180 (e la rapidità della sua approvazione) introduciamo il terzo filone ideologico rappresentato dal Partito Radicale.<br />3) IL PARTITO RADICALE<br />Per accelerare l'abolizione del manicomio, il Partito Radicale propose un referendum abrogativo dell'allora legge vigente (Referendum per l'abrogazione di alcuni articoli della Legge 14 febbraio 1904, n. 36 - Disposizioni sui manicomi e sugli alienati): un eventuale successo del referendum avrebbe lasciato il paese senza alcuna normativa sul tema. Qua e là, ancor oggi, si legge e si ascolta, da parte dei radicali, un lamento nei confronti della 180 (all'approvazione della quale essi hanno dato la spinta definitiva). Questo atteggiamento merita un piccolo approfondimento. I radicali non rimpiangono certo i manicomi; vogliono l'abrogazione dell'unico strumento contenitivo previsto dalla «legge Basaglia», il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Per loro, la 180, è ancora troppo repressiva.<br />Il risultato fu l'abolizione del manicomio senza alcuna alternativa territoriale: servizi, assistenza, piccole comunità o appartamenti protetti... Secondo gli estensori della legge l'istituzione di questa rete assistenziale sarebbe stato compito di aziende sanitarie e regioni; che, non essendo state incaricate ufficialmente di tale onere, nella maggior parte dei casi non fecero nulla.<br />La (mancata) gestione dei pazienti da parte delle strutture territoriali ha contribuito allo scontro ideologico: da una parte chi, ricordando le pietose condizioni nelle quali questi esseri umani erano condannati a vivere senza alcuna colpa, si schiera dalla parte della 180 come un passo di civiltà; dall'altra chi, riconoscendo la sostanza ideologica della legge, la demonizza senza riserve. Tra i due litiganti, come al solito, i radicali godono.<br />Anche se le posizioni dicotomiche aiutano lo schieramento aprioristico, giova ricordare che si tratta di due posizioni che sono solo apparentemente in antitesi. La Rivoluzione è come l'idra di Lerna: ha più teste, ma esse appartengono ad un solo corpo; allearsi con una delle teste per sconfiggerne un'altra è una tattica suicida.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73809960</guid><pubDate>Wed, 23 May 2018 09:02:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73809960/legge_basaglia.mp3" length="7859766" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/276aaebd-d240-4755-8abe-08de9142bd6c/276aaebd-d240-4755-8abe-08de9142bd6c.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/276aaebd-d240-4755-8abe-08de9142bd6c/276aaebd-d240-4755-8abe-08de9142bd6c.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/276aaebd-d240-4755-8abe-08de9142bd6c/276aaebd-d240-4755-8abe-08de9142bd6c.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5181

IL DISASTRO DELLA LEGGE BASAGLIA CHE CHIUSE I MANICOMI
di Roberto Marchesini
 
Tra i tanti anniversari che ricorrono quest'anno c'è anche quello della legge 180 del 13 maggio 1978, nota anche come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5181" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5181</a><br /><br />IL DISASTRO DELLA LEGGE BASAGLIA CHE CHIUSE I MANICOMI<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Tra i tanti anniversari che ricorrono quest'anno c'è anche quello della legge 180 del 13 maggio 1978, nota anche come «legge Basaglia». Questa legge ha, di fatto, chiuso i manicomi in Italia e ha reso il nostro paese il primo a prendere un simile provvedimento. La portata di questo atto legislativo va oltre quello (di per sé dirompente) che prescrive; di fatto la «legge Basaglia» è un campo di battaglia ideologico.<br />Le parti in campo di questo scontro sono almeno tre.<br />1) PSICHIATRIA POSITIVISTA<br />La prima è quella della psichiatria positivista, allora imperante. Siamo in pieno darwinismo sociale: eliminata ogni norma morale e religiosa (che fino ad allora avevano tutelato i più deboli), vige la legge del più forte. Per permettere il miglioramento (l'evoluzione) della società bisogna - perlomeno - isolare gli inferiori: poveri, alcolizzati, malati mentali, disabili... Quando è possibile, bisogna fare in modo che non si riproducano, diffondendo le loro «tare». I manicomi sorgono così come luoghi di reclusione per i «matti», con lo scopo di impedire che «infettino» la società. Ovviamente sono da richiudere tutti coloro che rischiano di indebolire la comunità; così finiscono in manicomio reduci, spiantati, ragazze-madri, dissidenti politici...<br />Certo, c'è qualche manicomio dove vengono sperimentate cure «innovative»: assenza di contenzione fisica, la possibilità di uscire all'aria aperta, in alcuni casi di lavorare... In genere, però, i manicomi non sono altro che dimenticatoi, nei quali vengono reclusi tutti coloro che provocano vergogna in attesa che muoiano. Le condizioni sono, in molti casi, terribili; i maltrattamenti all'ordine del giorno.<br />2) ANTI-PSICHIATRIA<br />La seconda ideologia è la cosiddetta «anti-psichiatria». Vale la pena di evidenziare come il lemma «antipsichiatria» sia piuttosto fuorviante, al punto che i massimi esponenti del movimento non si riconobbero mai in questo termine. Il nocciolo di questo movimento di pensiero non è, infatti, la contestazione della psichiatria di per sé; quanto piuttosto l'uso che il potere (borghese) avrebbe fatto della psichiatria come strumento di coercizione.<br />La società ha creato il manicomio come propria antitesi; la dialettica hegeliana prevede ora che la società e il manicomio si fondano in una sintesi, un momento evolutivo superiore. Non è un caso se, ad eccezione di Panizza (1853-1921) che possiamo considerare a tutti gli effetti il primo «anti-psichiatra», tutti gli altri esponenti di questa corrente (Sasz, Cooper, Laing, Jervis...) erano comunisti.<br />Lo fu - a modo suo - anche Franco Basaglia (1924-1980), fondatore nel 1973 del movimento Psichiatria Democratica. La tessera di «intellettuale organico» gliela diede nientepopòdimenoche Giovanni Berlinguer (1924-2015), fratello di Enrico (1922-1984) che, nel 1969, organizzò per il tramite dell'Istituto Gramsci il convegno intitolato Psicologia, psichiatria e rapporti di potere. Giovanni Berlinguer, che partecipò al convegno tra i relatori, fa proprie le istanze del movimento antipsichiatrico: «[...] le istituzioni repressive, ed anche quelle che dichiarano di avere scopi terapeutici, in realtà selezionano, fissano e aggravano i comportamenti devianti, sono cioè fabbriche di malati» (Giovanni Berlinguer, Psichiatria e potere. Le malattie mentali e la manipolazione dell'uomo. I rapporti fra contestazione psichiatrica e movimento operaio, Editori riuniti, Roma 1969, p. 48).<br />L'abolizione del manicomio non ha lo scopo - sia chiaro - di migliorare le condizioni di vita (pessime, come abbiamo visto) del malato mentale, quanto piuttosto di scardinare un ordine (ingiusto, ma pur sempre un ordine) creatosi con l'istituzione dei manicomi: «Questa la storia...]]></itunes:summary><itunes:duration>492</itunes:duration><itunes:keywords>antipsichiatria,basaglia,listituzionenegata,manicomi,partitoradicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4108aa0162bff822a87e37593eb8d772.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come ridicolizzare la teoria del gender? Prendendola sul serio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-ridicolizzare-la-teoria-del-gender-prendendola-sul-serio--72556331</link><description><![CDATA[VIDEO: Prendere sul serio il gender per ridicolizzarlo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NUgYCjeBX5o" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=NUgYCjeBX5o</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4273" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4273</a><br /><br />COME RIDICOLIZZARE LA TEORIA DEL GENDER? PRENDENDOLA SUL SERIO<br /> <br />Forse non c'è modo migliore di smascherare la follia degli studi gender con l'ironia. Ognuno può essere "quel che si sente", indipendentemente dal suo sesso biologico, afferma infatti la teoria di genere.<br />Non solo uomo e donna, quindi, ma spazio aperto alla fantasia. Secondo la Australian human rights commission esisterebbero ben 23 generi sessuali: omosessuali, bisessuali, transgender, trans, transessuali, intersex, androgini, agender, crossdresser, drag king, drag queen, genderfluid, genderqueer, intergender, neutrois, pansessuali, pan gender, third gender, third sex, sistergirl e brotherboy. Anche se in realtà c'è chi non si riconosce nemmeno in essi ed è una forma di discriminazione non considerare chi si "sente" qualcos'altro oltre alla stretta catalogazione della commissione australiana.<br />UNA SOCIETÀ DAVVERO INCLUSIVA<br />Chi volesse davvero non discriminare nessuno, inoltre, dovrebbe citare tutte le migliaia di generi inclusivi possibili quando si rivolge ad un platea, non limitandosi a "signori e signore". Una società davvero inclusiva deve aprirsi al diverso e alla diversità. Steffen Königer, deputato del parlamento regionale di Brandeburgo (Germania) ha voluto prendere sul serio la comunità Lgbt e il 9 giugno scorso è intervenuto a nome del suo partito, l'Alternative für Deutschland (AFD), in risposta ad una proposta dei Verdi per "l'accettazione della diversità, dei generi sessuali e dell'autodeterminazione contro l'omofobia a Brandeburgo", utilizzando un linguaggio "inclusivo" e "non discriminatorio".<br />Dopo aver cortesemente salutato il presidente del parlamento, ha voluto introdurre il suo discorso salutando tutti i più noti (e presunti) generi sessuali: «gentili signore e signori, gentili omosessuali, gentili lesbiche, gentili androgini, gentili bi-genders, gentili transessuali...». I saluti sono durati circa tre minuti, al termine dei quali ha espresso, in due secondi, la posizione contraria del suo partito alla proposta.<br />IL VIDEO<br />Il video, qui sotto, è diventato ben presto virale, aprendo gli occhi di molti sull'omo-follia dell'esistenza di un genere separato dal sesso biologico. Tesi respinta perfino da una delle più attive militanti arcobaleno d'Italia, la filosofa Michela Marzano, che ha affermato: «il corpo non è solo qualcosa che si "ha", ma anche e soprattutto qualcosa che si "è", prima della certezza che è la vita che impone il corpo a ognuno di noi e che non possiamo sbarazzarcene senza sbarazzarci al tempo stesso della nostra esistenza. Il nuovo mito, oggi, è proprio questo: cancellare ogni dipendenza. Non solo le dipendenze affettive, ma anche quelle biologiche. Il corpo fa resistenza. La realtà non si piega, altrimenti si rischia di pervertire la volontà di potenza e, credendosi onnipotenti, ci si dimentica che l'immutabile che è nell'anima lo si raggiunge solo contemplando l'immutabile che è nel corpo». Nessuno nasce nel "corpo sbagliato", perché il corpo è ciò che si è.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72556331</guid><pubDate>Wed, 22 Jun 2016 21:58:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72556331/come_ridicolizzare_la_teoria_del_gender.mp3" length="3911306" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/77a5f4da-7eaa-433b-bad3-437aa01fb799/77a5f4da-7eaa-433b-bad3-437aa01fb799.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/77a5f4da-7eaa-433b-bad3-437aa01fb799/77a5f4da-7eaa-433b-bad3-437aa01fb799.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/77a5f4da-7eaa-433b-bad3-437aa01fb799/77a5f4da-7eaa-433b-bad3-437aa01fb799.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Prendere sul serio il gender per ridicolizzarlo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=NUgYCjeBX5o

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4273

COME RIDICOLIZZARE LA TEORIA DEL GENDER? PRENDENDOLA SUL SERIO
 
Forse non c'è modo migliore di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Prendere sul serio il gender per ridicolizzarlo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NUgYCjeBX5o" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=NUgYCjeBX5o</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4273" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4273</a><br /><br />COME RIDICOLIZZARE LA TEORIA DEL GENDER? PRENDENDOLA SUL SERIO<br /> <br />Forse non c'è modo migliore di smascherare la follia degli studi gender con l'ironia. Ognuno può essere "quel che si sente", indipendentemente dal suo sesso biologico, afferma infatti la teoria di genere.<br />Non solo uomo e donna, quindi, ma spazio aperto alla fantasia. Secondo la Australian human rights commission esisterebbero ben 23 generi sessuali: omosessuali, bisessuali, transgender, trans, transessuali, intersex, androgini, agender, crossdresser, drag king, drag queen, genderfluid, genderqueer, intergender, neutrois, pansessuali, pan gender, third gender, third sex, sistergirl e brotherboy. Anche se in realtà c'è chi non si riconosce nemmeno in essi ed è una forma di discriminazione non considerare chi si "sente" qualcos'altro oltre alla stretta catalogazione della commissione australiana.<br />UNA SOCIETÀ DAVVERO INCLUSIVA<br />Chi volesse davvero non discriminare nessuno, inoltre, dovrebbe citare tutte le migliaia di generi inclusivi possibili quando si rivolge ad un platea, non limitandosi a "signori e signore". Una società davvero inclusiva deve aprirsi al diverso e alla diversità. Steffen Königer, deputato del parlamento regionale di Brandeburgo (Germania) ha voluto prendere sul serio la comunità Lgbt e il 9 giugno scorso è intervenuto a nome del suo partito, l'Alternative für Deutschland (AFD), in risposta ad una proposta dei Verdi per "l'accettazione della diversità, dei generi sessuali e dell'autodeterminazione contro l'omofobia a Brandeburgo", utilizzando un linguaggio "inclusivo" e "non discriminatorio".<br />Dopo aver cortesemente salutato il presidente del parlamento, ha voluto introdurre il suo discorso salutando tutti i più noti (e presunti) generi sessuali: «gentili signore e signori, gentili omosessuali, gentili lesbiche, gentili androgini, gentili bi-genders, gentili transessuali...». I saluti sono durati circa tre minuti, al termine dei quali ha espresso, in due secondi, la posizione contraria del suo partito alla proposta.<br />IL VIDEO<br />Il video, qui sotto, è diventato ben presto virale, aprendo gli occhi di molti sull'omo-follia dell'esistenza di un genere separato dal sesso biologico. Tesi respinta perfino da una delle più attive militanti arcobaleno d'Italia, la filosofa Michela Marzano, che ha affermato: «il corpo non è solo qualcosa che si "ha", ma anche e soprattutto qualcosa che si "è", prima della certezza che è la vita che impone il corpo a ognuno di noi e che non possiamo sbarazzarcene senza sbarazzarci al tempo stesso della nostra esistenza. Il nuovo mito, oggi, è proprio questo: cancellare ogni dipendenza. Non solo le dipendenze affettive, ma anche quelle biologiche. Il corpo fa resistenza. La realtà non si piega, altrimenti si rischia di pervertire la volontà di potenza e, credendosi onnipotenti, ci si dimentica che l'immutabile che è nell'anima lo si raggiunge solo contemplando l'immutabile che è nel corpo». Nessuno nasce nel "corpo sbagliato", perché il corpo è ciò che si è.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:keywords>afd,gender,omofollia,quelchecisisente,sessobiologico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48138ad3abcc29b71f6057b093f10a5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' morto Casaleggio, guru del Movimento 5 stelle</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-morto-casaleggio-guru-del-movimento-5-stelle--60439562</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4192" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4192</a><br /><br />E' MORTO CASALEGGIO, GURU DEL MOVIMENTO 5 STELLE CHE HA USATO INTERNET COME NUOVA RELIGIONE di Massimo Introvigne<br /><br />Forse è solo una delle tante leggende che circondavano il personaggio, ma si dice che Gianroberto Casaleggio avesse previsto che il mondo così come lo conosciamo sarebbe finito poco dopo la sua morte. Fosse così, più che scrivere articoli dovremmo chiederci «a che ora è la fine del mondo» come nella vecchia canzone di Ligabue: ma è anche vero che, secondo le stesse storie - forse inventate, forse con qualche fondo di verità -, Casaleggio prevedeva di morire soltanto nel 2040.<br />Leader politico tra i più misteriosi e inaccessibili che la storia italiana abbia conosciuto, Casaleggio è difficile da classificare e da capire se non si tiene conto dei suoi interessi per l'esoterismo, soprattutto per quello del maestro di origine armena George Ivanovitch Gurdjieff, morto nel 1949 e che ha ispirato tanti intellettuali e artisti, dalla creatrice di Mary Poppins, Pamela Travers, fino al cantautore Franco Battiato in Italia. La posterità di Gurdjieff è fatta di scuole che si guardano in cagnesco fra loro, ma tutte riprendono un tema centrale del suo pensiero: la distinzione fra una élite d'iniziati e una massa «dormiente», capace solo di essere guidata e che, a rigore, non ha neppure un'anima capace di sopravvivere alla morte del corpo. Questa idea è una chiave anche per comprendere le idee di Casaleggio, che mettono insieme l'esoterismo di Gurdjieff e le utopie sul ruolo salvifico di Internet.<br />DIFFUSORE DI IDEE ESOTERICHE, MA ANCHE ESPERTO DI MARKETING<br />Casaleggio non è stato solo un curioso diffusore di idee esoteriche ma anche uno degli esperti italiani - e non solo - di marketing via Web più noti e di successo, come amministratore prima della Webegg, un'azienda nata nel mondo Olivetti e passata poi sotto il controllo di Telecom, poi della Casaleggio &amp; Associati, fondata nel 2004. In un certo senso, Casaleggio ha trasformato Internet in una religione. Il suo pensiero si riassume in una profezia apocalittica: siamo alla vigilia di crisi ecologiche e di «guerre ideologiche, razziali e religiose» in cui moriranno i sei settimi degli attuali abitanti della Terra. Il miliardo di sopravvissuti abolirà «i partiti, la politica, le ideologie e le religioni», sostituite da «Gaia» - un nome che in molte teorie esoteriche indica la Terra come organismo vivente e unica divinità - la quale sarà insieme religione e politica e gestirà il mondo tramite un «nuovo governo mondiale» selezionato e organizzato tramite Internet.<br />Cioè, precisava Casaleggio, tramite gli «influencer», quella piccola percentuale di persone che padroneggia perfettamente la Rete e crea il novanta per cento dei suoi contenuti. Persone come lo stesso Casaleggio, che però hanno bisogno di «portavoce» dotati di quelle capacità di comunicare con il pubblico, compreso quello che non ha come suo primo punto di riferimento Internet, che agli «influencer» spesso mancano.<br />Di qui l'incontro fatale - dopo un tentativo finito male con Antonio Di Pietro, personaggio troppo rusticano per rientrare negli schemi esoterici di Casaleggio - con Beppe Grillo, un comico che aveva già mostrato un forte interesse per la politica. Nello schema esoterico di Casaleggio, il suo ruolo è quello dell'«influencer» che rimane dietro le quinte, mentre in pubblico appare Grillo come «portavoce». Prima dell'incontro con Casaleggio del 2005, Grillo diffida di Internet e nei suoi spettacoli pubblici ogni tanto sfascia persino un computer, accusato di «lavare il cervello» alla gente semplice.<br />Ma il comico diventa un leader politico globale quando Casaleggio gli mostra la luce di Internet e la accende, creando per Grillo quello che diventa uno dei dieci blog più visitati nel mondo. Senza Casaleggio non ci sarebbe Grillo come leader politico del MoVimento 5 stelle (la V va sempre scritta maiuscola in omaggio allo slogan principale, rozzo ma efficacissimo, del comico, «Vaffanculo»). Ma senza Grillo il guru Casaleggio sarebbe rimasto solo un imprenditore che si era messo a capo di un oscuro movimento esoterico.<br />LE TRE STRATEGIE<br />Perché la strategia «via Internet» inventata da Casaleggio per Grillo e il MoVimento 5 stelle ha funzionato? Molti parlano di un superamento della televisione, che Casaleggio e Grillo avrebbero trovato il modo di rendere irrilevante. In realtà non è proprio così. I primi a notarlo sono stati gli studiosi di comunicazione Francesca Burichetti e David Mazzerelli in un articolo del 2013, dove facevano notare tre cose.<br />La prima è che la forza della strategia ideata da Casaleggio non consisteva tanto nel mezzo scelto - Internet - quanto nel presentare quelle che sembrano «storie personali» di persone comuni ma che in realtà sono studiate a tavolino e rispondono a una sapiente strategia. «Casaleggio sa bene che una comunicazione politica efficace per muovere l'elettorato deve prima muovere emozioni e le emozioni si muovono a partire dai racconti. Meglio se da racconti personali».<br />Secondo: la strategia di Casaleggio prevede tre fasi. «1° step: usare i new media per ideare e creare l'evento. 2° step: creare l'evento per creare una notizia impossibile da non coprire mediaticamente. 3° step: creare la notizia per richiamare i media tradizionali: TV, radio e stampa in primis».<br />Terzo: una volta che si è seguita questa strategia, il miglior modo di far parlare di sé la televisione è non andare in televisione. Grillo è stato negli ultimi dieci anni il leader politico di cui le televisioni hanno parlato di più dopo Berlusconi. Eppure Grillo non va mai in televisione. Ma è la televisione ad andare da lui. Lo aveva ribadito a suo tempo, parlando di Grillo e Casaleggio, Umberto Eco: «La chiave del successo è non apparire mai in televisione». «Grillo ha capito questo punto fondamentale: la comunicazione non è più diretta ma va come una palla di biliardo, ovvero si parla a nuora perché suocera intenda (e viceversa)» si parla sul blog o su Twitter per essere ripresi dalla televisione.<br />E i contenuti emotivi e brevissimi di Grillo - che comunica a misura di Twitter, e anche sul blog propone spesso post di poche righe - oggi battono i ragionamenti, in un'epoca in cui - per dirla con Stefano Bartezzaghi in un dialogo con Eco sul punto - «il pathos ormai predomina sul logos» e l'intrattenimento politico con pochi contenuti, il politainment, prevale sulla politica ragionata.<br />Dire poco, e lasciar credere di avere molto da dire che però si tace, è una dinamica fondamentale dell'esoterismo caro a Casaleggio. Lo stesso Eco lo aveva mostrato anni fa, paragonando il successo di un certo esoterismo alla seduzione femminile: entrambi hanno capito che, in un'epoca in cui tutti - e tutte - rivelano e si mettono a nudo, velare può avere più successo che svelare.<br />RAPPORTO PROBLEMATICO CON LA DEMOCRAZIA<br />Questa strategia di Casaleggio aveva con la democrazia un rapporto problematico. Quando ci dicono che «uno vale uno», affermava ancora Eco, Casaleggio e i suoi discepoli si ricollegano almeno implicitamente a Jean-Jacques Rousseau, che voleva sostituire la democrazia rappresentativa con un'assemblea permanente, un'agorà dove tutti i cittadini decidono senza mediazioni. Ma l'agorà di Casaleggio era falsa, sosteneva Eco, perché non tutti gli italiani sono utenti del Web, e meno ancora sono gli utenti che capiscono completamente come funziona, per cui «le decisioni non sono prese dal popolo sovrano ma da un'aristocrazia di blogghisti».<br />E questa era anche l'obiezione rivolta a Casaleggio dal sociologo e politologo bielorusso Evgeny Morozov, che è diventato famoso denunciando Google, Facebook, Twitter e Wikipedia come sistemi falsamente democratici in realtà controllati da poche persone le quali, come Casaleggio, ne «conoscono il linguaggio e i trucchi retorici». Né, insiste Morozov, si tratta solo di retorica: ci sono aziende americane, da cui la Casaleggio Associati ha appreso la lezione fino a diventare un loro concorrente a livello internazionale, che sanno utilizzare algoritmi e tecniche molto sofisticate per amplificare certi messaggi su Internet e sui social network e metterne a tacere certi altri.<br />Rete o non Rete, in un Paese ancora a grande maggioranza cattolico, il MoVimento di Casaleggio dovrebbe entrare fatalmente in conflitto con la Chiesa. Le premesse ci sarebbero tutte. Nel suo video Gaia Casaleggio ci fa sapere che nella Nuova Era spariranno tutte le religioni, e dovendo mostrare le immagini di luoghi religiosi distrutti ne sceglie tre cattolici: San Pietro, Notre Dame e la Sagrada Familia di Barcellona.<br />Né Casaleggio è stato estraneo alle molte provocazioni anticattoliche di Grillo. Ma le cose sono più complicate. Casaleggio è stato un uomo capace di manipolare i sondaggi, ma anche di leggerli. Ha sempre pilotato il MoVimento in modo da seguire le opinioni della maggioranza degli italiani, da ultimo consigliando cautela in materia di adozioni omosessuali. E, in un preoccupante deserto di offerte politiche credibili, anche un buon numero di cattolici si sono fatti sedurre dagli slogan anti-politici e dai sogni tecno-esoterici di Casaleggio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60439562</guid><pubDate>Wed, 13 Apr 2016 17:13:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60439562/e_morto_casaleggio_guru_del_movimento_5_stelle.mp3" length="12660863" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4192

E' MORTO CASALEGGIO, GURU DEL MOVIMENTO 5 STELLE CHE HA USATO INTERNET COME NUOVA RELIGIONE di Massimo Introvigne

Forse è solo una delle tante leggende che circondavano il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4192" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4192</a><br /><br />E' MORTO CASALEGGIO, GURU DEL MOVIMENTO 5 STELLE CHE HA USATO INTERNET COME NUOVA RELIGIONE di Massimo Introvigne<br /><br />Forse è solo una delle tante leggende che circondavano il personaggio, ma si dice che Gianroberto Casaleggio avesse previsto che il mondo così come lo conosciamo sarebbe finito poco dopo la sua morte. Fosse così, più che scrivere articoli dovremmo chiederci «a che ora è la fine del mondo» come nella vecchia canzone di Ligabue: ma è anche vero che, secondo le stesse storie - forse inventate, forse con qualche fondo di verità -, Casaleggio prevedeva di morire soltanto nel 2040.<br />Leader politico tra i più misteriosi e inaccessibili che la storia italiana abbia conosciuto, Casaleggio è difficile da classificare e da capire se non si tiene conto dei suoi interessi per l'esoterismo, soprattutto per quello del maestro di origine armena George Ivanovitch Gurdjieff, morto nel 1949 e che ha ispirato tanti intellettuali e artisti, dalla creatrice di Mary Poppins, Pamela Travers, fino al cantautore Franco Battiato in Italia. La posterità di Gurdjieff è fatta di scuole che si guardano in cagnesco fra loro, ma tutte riprendono un tema centrale del suo pensiero: la distinzione fra una élite d'iniziati e una massa «dormiente», capace solo di essere guidata e che, a rigore, non ha neppure un'anima capace di sopravvivere alla morte del corpo. Questa idea è una chiave anche per comprendere le idee di Casaleggio, che mettono insieme l'esoterismo di Gurdjieff e le utopie sul ruolo salvifico di Internet.<br />DIFFUSORE DI IDEE ESOTERICHE, MA ANCHE ESPERTO DI MARKETING<br />Casaleggio non è stato solo un curioso diffusore di idee esoteriche ma anche uno degli esperti italiani - e non solo - di marketing via Web più noti e di successo, come amministratore prima della Webegg, un'azienda nata nel mondo Olivetti e passata poi sotto il controllo di Telecom, poi della Casaleggio &amp; Associati, fondata nel 2004. In un certo senso, Casaleggio ha trasformato Internet in una religione. Il suo pensiero si riassume in una profezia apocalittica: siamo alla vigilia di crisi ecologiche e di «guerre ideologiche, razziali e religiose» in cui moriranno i sei settimi degli attuali abitanti della Terra. Il miliardo di sopravvissuti abolirà «i partiti, la politica, le ideologie e le religioni», sostituite da «Gaia» - un nome che in molte teorie esoteriche indica la Terra come organismo vivente e unica divinità - la quale sarà insieme religione e politica e gestirà il mondo tramite un «nuovo governo mondiale» selezionato e organizzato tramite Internet.<br />Cioè, precisava Casaleggio, tramite gli «influencer», quella piccola percentuale di persone che padroneggia perfettamente la Rete e crea il novanta per cento dei suoi contenuti. Persone come lo stesso Casaleggio, che però hanno bisogno di «portavoce» dotati di quelle capacità di comunicare con il pubblico, compreso quello che non ha come suo primo punto di riferimento Internet, che agli «influencer» spesso mancano.<br />Di qui l'incontro fatale - dopo un tentativo finito male con Antonio Di Pietro, personaggio troppo rusticano per rientrare negli schemi esoterici di Casaleggio - con Beppe Grillo, un comico che aveva già mostrato un forte interesse per la politica. Nello schema esoterico di Casaleggio, il suo ruolo è quello dell'«influencer» che rimane dietro le quinte, mentre in pubblico appare Grillo come «portavoce». Prima dell'incontro con Casaleggio del 2005, Grillo diffida di Internet e nei suoi spettacoli pubblici ogni tanto sfascia persino un computer, accusato di «lavare il cervello» alla gente semplice.<br />Ma il comico diventa un leader politico globale quando Casaleggio gli mostra la luce di Internet e la accende, creando per Grillo quello che diventa uno dei dieci blog più visitati nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>792</itunes:duration><itunes:keywords>casaleggio,gaia,grillo,movimento5stelle,tecnoesoterismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3ba76cb43595f59044bbcfb9296d238b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mandela fu un politio scaltro e spregiudicato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mandela-fu-un-politio-scaltro-e-spregiudicato--60129690</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3268</a><br /><br />MANDELA FU UN POLITICO SCALTRO E SPREGIUDICATO, COLLEGATO CON PARTITO COMUNISTA E TERRORISMO<br />Un finto eroe che ha abbracciato il laicismo contrario alla famiglia naturale suggerito dalle agenzie Onu: un libro ne ricorda la figura<br />di Cristiano Ottaviani<br />Chi è stato Nelson Mandela e cosa è oggi il Sud Africa? [...] L'eco mediatico, suscitato dalla scomparsa di Mandela avvenuta lo scorso cinque dicembre, è stato in effetti eclatante. Ovunque il leader dell'emancipazione dei neri e creatore del moderno Sud Africa è stato salutato come grande figura storica e morale. In questi tempi, poveri di eroismo e in cui la crisi dei valori sta raggiungendo le sue estreme conseguenze, Mandela più di ogni altro politico si è prestato ad essere enfatizzato come personaggio senza macchia e peccato, uomo di stato saggio e lungimirante. Se compito di chi fa comunicazione può essere usare l'emotività creando miti, dovere di chi fa cultura è quello di essere lucidi e dare vere informazioni. Questo è lo scopo che i tre bravi e seri intellettuali cattolici Giuseppe Brienza, Roberto Cavallo e Omar Ebrahime si sono prefissi scrivendo questo libro, di agevole lettura ma rigorosa documentazione, che sottolinea fra l'altro l'ambiguo rapporto tra Mandela, partito comunista e terrorismo. L'intento non è ridurre, in maniera storicamente scorretta, l'azione del leader africano a quella di fiancheggiatore della lotta armata, ma di mostrare la sua natura più da politico scaltro, realista e spregiudicato, che da guru di integerrima idealità. Ufficialmente metodista Mandela in realtà è stato accondiscendente verso un certo laicismo suggerito dalle agenzie Onu ed eccessivamente tollerante nei confronti del gioco informale dei clan; il nuovo Sud Africa nella sua complessità riflette questesue contraddizioni.<br />Il movimento di Mandela, l'African National Congress, con oltre il 60% dei consensi è un partito stato, pieno di notabili corrotti e legati all'etnia xhosa spesso prepotente nei confronti degli altri gruppi razziali.<br />Cestinare tutto quello che ha fatto l'uomo bianco poi non sempre è positivo. Il caso estremo di questa politica si è avuto quando il presidente Mbekierede "tollerato" da Mandela che si è rifiutato, alla fine degli anni novanta, di autorizzare l'uso di farmaci retrovirali nella lotta contro l'Aids, accusando le case farmaceutiche occidentali di essersi inventate il virus Hiv. La sua scelta a favore di decotti tradizionali e dell'uso massiccio di preservativi, in controtendenza con tutto il mondo avanzato, a cui per molti aspetti il Sud Africa appartiene, ha registrato un aumento della popolazione colpita da Aids salita alla soglia tragica del 20%.<br />Oro, uranio e platino di cui il Sud Africa è ricco non evitano gravi e crescenti problemi sociali. La disoccupazione è doppia rispetto a quella italiana, le differenze di reddito e di capitale umano tra cittadini sono altissime, mentre incombe il terrore delle bande armate, composte spesso dai giovani arrabbiati dei villaggi, che colpiscono quelle che erano un tempo ricche e sicure città. I diritti dei lavoratori, nonostante le simpatie dell'ANC per il partito comunista, sono esigui. Le proteste non di rado, come al tempo dell'apartheid, vengono soffocate nel sangue.<br />Per trovare soluzioni si oscilla tra la simpatia per il sistema socialisteggiante del dittatore Mugabe del vicino Zimbabwe e l'accondiscendenza verso le direttive monetariste e liberiste degli organismi internazionali. Se i clan che detengono il potere guardano con crescente interesse a modelli di stato autoritario e antioccidentali, le agenzie Onu spingono per una società dominata dal primato dell'egoismo economico e su un edonismo sociale contrario alla famiglia naturale. Il Sud Africa è l'unico stato africano ad avere riconosciuto le nozze gay e il diritto di adozione delle coppie omosessuali,oltre ad avere una legislazione abortista molto permissiva.<br />A queste prospettive drammatiche si contrappone, non senza gravi difficoltà, la Chiesa Cattolica locale. Brienza, Cavallo e Ebrahime sono attenti nel sottolineare come il cattolicesimo, universale per definizione, non debba essere confuso con il protestantesimo che, sia pure indirettamente con l'idea della predestinazione, ha scandito la dominazione anglo boera del Sud Africa dell'apartheid. Il peso morale della Chiesa Cattolica in Africa può essere immenso e rivoluzionario, quanto più capace di rimarcare con forza la sua originalità incentrata su un messaggio di amore rivolto a tutti gli uomini e sulla lotta al relativismo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60129690</guid><pubDate>Fri, 23 May 2014 09:01:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60129690/mandela_fu_un_politio_scaltro_e_spregiudicato_collegato_con_partito_comunista_e_terrorismo.mp3" length="4871358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3268

MANDELA FU UN POLITICO SCALTRO E SPREGIUDICATO, COLLEGATO CON PARTITO COMUNISTA E TERRORISMO
Un finto eroe che ha abbracciato il laicismo contrario alla famiglia naturale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3268</a><br /><br />MANDELA FU UN POLITICO SCALTRO E SPREGIUDICATO, COLLEGATO CON PARTITO COMUNISTA E TERRORISMO<br />Un finto eroe che ha abbracciato il laicismo contrario alla famiglia naturale suggerito dalle agenzie Onu: un libro ne ricorda la figura<br />di Cristiano Ottaviani<br />Chi è stato Nelson Mandela e cosa è oggi il Sud Africa? [...] L'eco mediatico, suscitato dalla scomparsa di Mandela avvenuta lo scorso cinque dicembre, è stato in effetti eclatante. Ovunque il leader dell'emancipazione dei neri e creatore del moderno Sud Africa è stato salutato come grande figura storica e morale. In questi tempi, poveri di eroismo e in cui la crisi dei valori sta raggiungendo le sue estreme conseguenze, Mandela più di ogni altro politico si è prestato ad essere enfatizzato come personaggio senza macchia e peccato, uomo di stato saggio e lungimirante. Se compito di chi fa comunicazione può essere usare l'emotività creando miti, dovere di chi fa cultura è quello di essere lucidi e dare vere informazioni. Questo è lo scopo che i tre bravi e seri intellettuali cattolici Giuseppe Brienza, Roberto Cavallo e Omar Ebrahime si sono prefissi scrivendo questo libro, di agevole lettura ma rigorosa documentazione, che sottolinea fra l'altro l'ambiguo rapporto tra Mandela, partito comunista e terrorismo. L'intento non è ridurre, in maniera storicamente scorretta, l'azione del leader africano a quella di fiancheggiatore della lotta armata, ma di mostrare la sua natura più da politico scaltro, realista e spregiudicato, che da guru di integerrima idealità. Ufficialmente metodista Mandela in realtà è stato accondiscendente verso un certo laicismo suggerito dalle agenzie Onu ed eccessivamente tollerante nei confronti del gioco informale dei clan; il nuovo Sud Africa nella sua complessità riflette questesue contraddizioni.<br />Il movimento di Mandela, l'African National Congress, con oltre il 60% dei consensi è un partito stato, pieno di notabili corrotti e legati all'etnia xhosa spesso prepotente nei confronti degli altri gruppi razziali.<br />Cestinare tutto quello che ha fatto l'uomo bianco poi non sempre è positivo. Il caso estremo di questa politica si è avuto quando il presidente Mbekierede "tollerato" da Mandela che si è rifiutato, alla fine degli anni novanta, di autorizzare l'uso di farmaci retrovirali nella lotta contro l'Aids, accusando le case farmaceutiche occidentali di essersi inventate il virus Hiv. La sua scelta a favore di decotti tradizionali e dell'uso massiccio di preservativi, in controtendenza con tutto il mondo avanzato, a cui per molti aspetti il Sud Africa appartiene, ha registrato un aumento della popolazione colpita da Aids salita alla soglia tragica del 20%.<br />Oro, uranio e platino di cui il Sud Africa è ricco non evitano gravi e crescenti problemi sociali. La disoccupazione è doppia rispetto a quella italiana, le differenze di reddito e di capitale umano tra cittadini sono altissime, mentre incombe il terrore delle bande armate, composte spesso dai giovani arrabbiati dei villaggi, che colpiscono quelle che erano un tempo ricche e sicure città. I diritti dei lavoratori, nonostante le simpatie dell'ANC per il partito comunista, sono esigui. Le proteste non di rado, come al tempo dell'apartheid, vengono soffocate nel sangue.<br />Per trovare soluzioni si oscilla tra la simpatia per il sistema socialisteggiante del dittatore Mugabe del vicino Zimbabwe e l'accondiscendenza verso le direttive monetariste e liberiste degli organismi internazionali. Se i clan che detengono il potere guardano con crescente interesse a modelli di stato autoritario e antioccidentali, le agenzie Onu spingono per una società dominata dal primato dell'egoismo economico e su un edonismo sociale contrario alla famiglia naturale. Il Sud Africa è l'unico stato africano ad avere...]]></itunes:summary><itunes:duration>305</itunes:duration><itunes:keywords>apartheid,mandela,mugabe,partitocomunista,sudafrica,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9e6b85c2f729fadc16153fe22e64b74d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Beppe Grillo e il ricorrente mito del movimento egualitario, democratico, libero, snello</title><link>https://www.spreaker.com/episode/beppe-grillo-e-il-ricorrente-mito-del-movimento-egualitario-democratico-libero-snello--59739703</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3255</a><br /><br />BEPPE GRILLO E IL RICORRENTE MITO DEL MOVIMENTO EGUALITARIO, DEMOCRATICO, LIBERO, SNELLO di Vittorio Messori<br /><br />Ditemi voi: come fa a non annoiarsi, magari a infastidirsi uno con la mia età (e che, dunque, ha visto troppe volte il continuo ripetersi delle utopie, delle illusioni, degli errori), uno con alle spalle, per giunta, anni universitari in cui ha cercato di apprendere le leggi della cosiddetta "scienza della politica"? Ma sì, malgrado tutto anche la politica può essere, oltre che un'arte, una "scienza", nel senso che è retta da alcune leggi costanti che si possono sfidare solo se si è pronti a sopportare i danni.<br />Una delle chimere ricorrenti è quella del "movimento" - egualitario, democratico, libero, snello, economico - da contrapporre al "partito": gerarchico, burocratico, dogmatico, costoso. Un mito che ritorna sempre eguale, malgrado ogni esperienza: la quale mostra la verità di una di quelle leggi della politica che dicevo. E che, cioè, un "movimento" si dissolve sempre e presto, esauriti i primi entusiasmi (causati di solito da un fondatore carismatico) e se vuole durare e incidere sulla società si trasforma necessariamente, inevitabilmente, in una istituzione. E in particolare, per quanto riguarda la politica, in un partito con capi, sedi, tessere, disciplina interna e quant'altro. I fervori, gli entusiasmi, le libertà iniziali svaniscono presto e lasciano il posto alla burocrazia partitica, quali che siano le intenzioni di fondatori e militanti.<br />È una constatazione elementare, per la quale, in verità, non occorre un politologo, bastando una persona di buon senso: Ed ecco invece che, alle ultime elezioni politiche, quasi un quarto degli elettori italiani dà fiducia a un urlatore che definiscono un comico (anche se a dire il vero mi pare abbia fatto ridere sempre poco) e che ripresenta come una realtà salvifica, come una novità dirompente destinata a salvare il Paese, proprio un "movimento" da contrapporre ai malefici "partiti" e a cui dà il nome di un albergo: "Cinque Stelle". Fin che si trattava di strillare volgarità e insulti a tutti e a tutto nei comizi piazziaioli, sembrava agli sprovveduti che il "movimentismo" alla Grillo potesse funzionare. Ma il demagogo è stato subito punito da un successo elettorale da lui imprevisto e a lui sgradito. In effetti, è agevole (e gratificante, a causa degli applausi), inveire contro le "caste" partitiche, annunciare apocalittici disastri, quando si è piccola minoranza, quando si dice no a tutto e si sta ai margini della politica; quando, non avendo responsabilità di governo, non si deve fare i conti con la realtà. E invece, allo sventurato Grillo proprio questo è capitato: avere una spiacevole, esagerata responsabilità che ha subito mostrato che il "movimento" non funziona, che non può funzionare e che di fronte a esso sta o il rapido squagliarsi di tutto o il trasformarsi nel solito partito. Com'è successo, per fare un solo esempio, al fascismo, nato come movimento ma, una volta raggiunto il potere, fattosi subito partito, per giunta unico e totalitario. Le ispirazioni anarcoidi degli inizi trasformate presto in regime oppressivo e onnipotente. Per stare più vicini nel tempo, anche quello di Berlusconi nacque come "movimento", rifiutando sin dal nome quello di un partito e assumendo il grido della folla negli stadi: «Forza Italia». Ottenuto il successo, si cominciò con gli eufemismi: «Un partito sarebbe necessario, lo faremo sì ma "leggero"». Ma è anche da simili ipocrisie, dal mancato riconoscimento di una necessità essenziale, che vengono i guai di quella precaria e artificiosa formazione politica.<br />Comunque, causa di noia e di fastidio è sentire ribadire - nel fervore artificioso dei comizi - la pretesa di essere "movimentisti" e non "partitici" e nel vederla annunciata come una nuova strada, mentre è vecchia, stravecchia e finita sempre come constatiamo anche ora nell'ultimo caso, quello dell'esagitato e barbuto Grillo. Il quale, tra l'altro, annoia in generale per tutto il resto che si capisce del suo "messaggio" (le virgolette sono d'obbligo, per questo insieme di urla e di minacce scomposte). Qui pure, le solite dinamiche che monotonamente si ripetono sin dai tempi remoti: l'apocalittismo, la società che corre verso il baratro, il diavolo (di volta in volta identificato in un gruppo sociale: capitalisti, borghesi, ebrei, nel caso di Grillo i politici, "la casta"), il diavolo dunque che lavora per portare tutti alla perdizione; ma ecco l'apparizione provvidenziale di un profeta che raduna attorno a sé un gruppo di persone intrepide e consapevoli, di paladini della verità e dell'onestà, ecco la creazione di una comunità al di fuori della quale non c'è salvezza, ecco l'anatema per chi lascia l'arca di salvezza, e così via, in una serie di déja vu, di costanti sempre ripetute, sin dai tempi antichi. Dal tempo, diciamo, degli esseni, buon esempio di setta escatologica. Che sbadigli! Ma bisogna rassegnarsi, la noia è lo scotto inevitabile da pagare alla "età matura" (per usare il solito eufemismo che neghi il nome stesso della vecchiaia), l'età, comunque, in cui si constata rassegnati l'eterno ritorno delle stesse illusioni di colui che ci si ostina a chiamare homo sapiens.<br />Perché parlare di questo proprio qui, in un giornale di apologetica cattolica? Ma perché la costante che esaminavamo non vale soltanto in politica ma, più in generale, nella società intera, compresa la dimensione religiosa. E compreso, dunque, il cristianesimo, il quale nacque - appunto - come un "movimento" di discepoli ferventi e coraggiosi, pronti a mettere in comune tutti i beni e disposti persino (come avvenne tanto spesso) ad affrontare la morte. Così successe per circa tre secoli, quando i cristiani furono una minoranza, concentrata nelle città, spesso perseguitata e, comunque, senza alcuna responsabilità ufficiale. Durò fino a Costantino e, soprattutto, fino a Teodosio, l'imperatore che vietò il culto degli dèi pagani, permettendo solo quello del Cristo. Si completò allora il passaggio, come sempre inevitabile, da movimento in istituzione: non un partito, qui, ma una Chiesa gerarchica, organizzata, con leggi interne ed esterne, proprietaria di beni. Com'era indispensabile e giusto: soltanto così era possibile affrontare la sfida del tempo e non solo sopravvivere ma influire in modo efficace sulla storia. Da qui il candore, pur spesso in buona fede, di quei cattolici che vagheggiano un ritorno alla comunità cristiana descritta dagli Atti degli Apostoli, quella che appare anche nelle lettere di Paolo. Candore, dico, perché non ci si rende conto che, se non si fosse trasformato in una solida istituzione - con un Capo supremo, con lo Stato Maggiore dei vescovi, con abbazie e parrocchie a presidiare il territorio - del "movimento cristiano" delle origini sarebbe rimasto solo un cenno nei libri di storia o, al massimo, un gruppo border line, una setta marginale, priva di serio influsso. La logica dell'Incarnazione va rispettata sino in fondo: volendo la sua Chiesa nel mondo, in attesa del ritorno, il Cristo non l'ha esentata dalle leggi che reggono le istituzioni umane. Anche se, a differenza di queste, l'istituzione cattolica non è che lo strumento, il "contenitore" per un Mistero che travalica la storia e sfocia nell'Eterno. La Chiesa è una realtà "ambigua" (nel senso etimologico): la conchiglia che tutti vedono e la Perla al suo interno che solo la fede scorge. Ma per conservare e annunciare quel tesoro, il contenitore esterno - umano e, dunque, spesso sgraziato - è necessario.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59739703</guid><pubDate>Fri, 16 May 2014 20:49:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59739703/beppe_grillo_e_il_ricorrente_mito_del_movimento_egualitario_democratico_libero_snello.mp3" length="9160898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3255

BEPPE GRILLO E IL RICORRENTE MITO DEL MOVIMENTO EGUALITARIO, DEMOCRATICO, LIBERO, SNELLO di Vittorio Messori

Ditemi voi: come fa a non annoiarsi, magari a infastidirsi uno con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3255</a><br /><br />BEPPE GRILLO E IL RICORRENTE MITO DEL MOVIMENTO EGUALITARIO, DEMOCRATICO, LIBERO, SNELLO di Vittorio Messori<br /><br />Ditemi voi: come fa a non annoiarsi, magari a infastidirsi uno con la mia età (e che, dunque, ha visto troppe volte il continuo ripetersi delle utopie, delle illusioni, degli errori), uno con alle spalle, per giunta, anni universitari in cui ha cercato di apprendere le leggi della cosiddetta "scienza della politica"? Ma sì, malgrado tutto anche la politica può essere, oltre che un'arte, una "scienza", nel senso che è retta da alcune leggi costanti che si possono sfidare solo se si è pronti a sopportare i danni.<br />Una delle chimere ricorrenti è quella del "movimento" - egualitario, democratico, libero, snello, economico - da contrapporre al "partito": gerarchico, burocratico, dogmatico, costoso. Un mito che ritorna sempre eguale, malgrado ogni esperienza: la quale mostra la verità di una di quelle leggi della politica che dicevo. E che, cioè, un "movimento" si dissolve sempre e presto, esauriti i primi entusiasmi (causati di solito da un fondatore carismatico) e se vuole durare e incidere sulla società si trasforma necessariamente, inevitabilmente, in una istituzione. E in particolare, per quanto riguarda la politica, in un partito con capi, sedi, tessere, disciplina interna e quant'altro. I fervori, gli entusiasmi, le libertà iniziali svaniscono presto e lasciano il posto alla burocrazia partitica, quali che siano le intenzioni di fondatori e militanti.<br />È una constatazione elementare, per la quale, in verità, non occorre un politologo, bastando una persona di buon senso: Ed ecco invece che, alle ultime elezioni politiche, quasi un quarto degli elettori italiani dà fiducia a un urlatore che definiscono un comico (anche se a dire il vero mi pare abbia fatto ridere sempre poco) e che ripresenta come una realtà salvifica, come una novità dirompente destinata a salvare il Paese, proprio un "movimento" da contrapporre ai malefici "partiti" e a cui dà il nome di un albergo: "Cinque Stelle". Fin che si trattava di strillare volgarità e insulti a tutti e a tutto nei comizi piazziaioli, sembrava agli sprovveduti che il "movimentismo" alla Grillo potesse funzionare. Ma il demagogo è stato subito punito da un successo elettorale da lui imprevisto e a lui sgradito. In effetti, è agevole (e gratificante, a causa degli applausi), inveire contro le "caste" partitiche, annunciare apocalittici disastri, quando si è piccola minoranza, quando si dice no a tutto e si sta ai margini della politica; quando, non avendo responsabilità di governo, non si deve fare i conti con la realtà. E invece, allo sventurato Grillo proprio questo è capitato: avere una spiacevole, esagerata responsabilità che ha subito mostrato che il "movimento" non funziona, che non può funzionare e che di fronte a esso sta o il rapido squagliarsi di tutto o il trasformarsi nel solito partito. Com'è successo, per fare un solo esempio, al fascismo, nato come movimento ma, una volta raggiunto il potere, fattosi subito partito, per giunta unico e totalitario. Le ispirazioni anarcoidi degli inizi trasformate presto in regime oppressivo e onnipotente. Per stare più vicini nel tempo, anche quello di Berlusconi nacque come "movimento", rifiutando sin dal nome quello di un partito e assumendo il grido della folla negli stadi: «Forza Italia». Ottenuto il successo, si cominciò con gli eufemismi: «Un partito sarebbe necessario, lo faremo sì ma "leggero"». Ma è anche da simili ipocrisie, dal mancato riconoscimento di una necessità essenziale, che vengono i guai di quella precaria e artificiosa formazione politica.<br />Comunque, causa di noia e di fastidio è sentire ribadire - nel fervore artificioso dei comizi - la pretesa di essere "movimentisti" e non "partitici" e nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>573</itunes:duration><itunes:keywords>disastriapocalittici,fondatori,grillo,militanti,movimento5stelle</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d22530a4be7f66785e8c9a99be7a92e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Russia di Putin, baluardo della cristianità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-russia-di-putin-baluardo-della-cristianita--49021579</link><description><![CDATA[LA RUSSIA DI PUTIN: BALUARDO DELLA CRISTIANITA di Benedetta Frigerio<br />«Noi russi abbiamo vissuto sulla nostra pelle le conseguenze di un'ideologia che ci aveva fatto credere che saremmo stati felici senza Dio. Siamo arrivati a un centimetro dal suicidio umano e demografico. Adesso vogliamo tornare indietro». Alexey Komov è l'ambasciatore presso le Nazioni Unite del Congresso mondiale delle Famiglie, la più grande piattaforma internazionale per la difesa della famiglia naturale. In Italia per un convegno su Russia ed Europa organizzato a Rovereto dalla rivista Notizie Pro Vita, ha accettato di spiegare a Tempi le ragioni della svolta "life-friendly" di Mosca dopo il crollo del comunismo.<br />In effetti negli anni Novanta, dopo settant'anni di regime, la Russia aveva indici di sviluppo umano da agonia.<br />Fino alla vigilia della Rivoluzione bolscevica del 1917 il cristianesimo ortodosso era il fulcro della società russa. Nell'Ottocento l'ideologia marxista, partorita in Occidente, fece breccia nel cuore di alcuni intellettuali e borghesi russi. Secondo il materialismo comunista la scienza sarebbe riuscita a rendere l'uomo padrone di tutto. Non c'era più posto per la Chiesa che ricorda la dipendenza da Dio e dalle leggi naturali per la realizzazione dell'uomo e del bene comune. Perché la Russia ora guarda a queste idee con grande sospetto? Perché fummo i primi a conoscerle. Dopo la Rivoluzione d'ottobre fu legalizzato l'aborto, il divorzio, la famiglia come "affare" di Stato. Sull'orlo del precipizio ci siamo voluti fermare.<br />Però la svolta "confessionale" di Putin e l'idea di fare della Russia una sorta di baluardo della cristianità non gode di buona stampa in Occidente.<br />Senta, innanzitutto il governo sta approvando leggi che proteggono l'essere umano, cosa che si dovrebbe pretendere da ogni sovrano. Poi la valorizzazione del cristianesimo deriva dal fatto che Putin si è accorto che nel degrado assoluto l'unica cosa che ha resistito è stata la Chiesa ortodossa. La Russia ha provato il dolore di vivere senza Dio, per questo non crede più al comunismo e rigetta l'ateismo. Non a caso oggi il 77 per cento dei russi dichiara di credere in Dio e il 69 per cento è battezzato. Negli ultimi vent'anni sono state ricostruite trentamila chiese, seicento monasteri e altre duecento chiese sorgeranno presto a Mosca. Capisco che l'Occidente non capisca, visto quello che succede da voi. Però è così, il governo non sta imponendo nulla. E Putin sta solo prendendo atto del sentimento religioso riemergente nel popolo russo.<br />In Russia vige ancora un sistema autoritario che ha ben poco di compatibile con la nostra democrazia.<br />La "vostra" democrazia? In Occidente siete arrivati al punto di vedervi costretti per legge, e senza che nessuno abbia chiesto il vostro parere, a insegnare ai vostri figli che secondo questa "teoria del gender" non esistono "la mamma" e "il papà", ma solo genitori A e B, che possono essere anche dello stesso sesso, e che si deve "scegliere" se essere "bambini" o "bambine". Però senza discriminazioni, perché tutti devono essere uguali… Ecco, quando sento queste cose, quando sento che questa sarebbe "democrazia", ripenso a me bambino. Ricordo che camminando per strada vedevo gli edifici progettati dalla nostra "grande democrazia socialista", ed erano tutti brutti, tutti grigi, tutti uguali. Poi da qualche parte spuntava ancora qualche chiesa, bellissima, e subito sorgeva in me il desiderio di entrarci, di andare a rifugiarmi lì. Oggi le parti si sono invertite. Il popolo russo non cede all'ideologia Lgbt perché è molto meno ingenuo di quello europeo. La gente sa bene come gli intellettuali possono arrivare a imporre ideologie disumane.<br />È sufficiente legiferare secondo il diritto naturale per cambiare un paese?<br />Tuttora in Russia c'è una grande crisi demografica. Vent'anni fa siamo arrivati a quattro milioni di bambini abortiti ogni anno. Ora siamo scesi a circa due milioni. La politica da sola non basterà mai. Ma per fermare l'ingiustizia è necessario vietarla per legge. E comunque a ridurre i numeri dell'aborto sono stati anche il divieto del governo di pubblicizzarlo, il fatto che le leggi prevedano il finanziamento dei Centri di aiuto alla vita, lo stanziamento di una somma pari a dieci mila euro per il secondo figlio e concessioni demaniali a chi ne ha più di tre. Per il resto è compito dei cristiani e degli uomini di buona volontà ricostruire il tessuto sociale.<br />Qual è la situazione della famiglia oggi in Russia?<br />La situazione sta migliorando, ma ancora la metà dei matrimoni finisce in divorzi. La cultura di massa che passa attraverso la televisione, i film americani, le riviste e i media digitali condizionano le nuove generazioni. Anche in Russia i media restano i principali educatori…<br />La Russia rischia sanzioni per le sue leggi "contro la propaganda e il proselitismo gay". Non teme il suo isolamento a livello internazionale?<br />No, perché la maggioranza dei russi la pensa esattamente come Putin. Il quale non ha nulla da temere perché il nostro paese dispone di un importante deterrente nucleare ed è lo snodo fra l'Europa e l'Asia. La nostra forza è sotto gli occhi di tutti. Basti pensare che insieme a papa Francesco siamo riusciti a frenare la guerra in Siria e a bloccare il piano di Obama di bombardare Damasco. E mi lasci dire che noi russi abbiamo anche un senso messianico della nostra presenza nel mondo. Messianismo che può essere pericoloso, come quando volevamo esportare ovunque il comunismo, ma che ritorna utile ora che vogliamo ritrovare le nostre radici cristiane.<br />E degli arresti delle Pussy Riot o degli attivisti di Greenpeace che dice? Non sono sintomi di un "regime"?<br />Le persone pensano anche che noi russi non abbiamo l'acqua, che viviamo in povertà e che c'è corruzione ovunque. Invece in Russia la qualità dei servizi è ottima, la tassazione è al 40 per cento, la popolazione sta mediamente bene, costruiamo molto, importiamo e la materia prima è sfruttata con intelligenza. C'è libertà di impresa e anche di espressione. Mentre in Occidente in certi ambienti non potete neppure indossare una croce.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49021579</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2014 20:50:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49021579/la_russia_di_putin_baluardo_della_cristianit.mp3" length="9581340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>LA RUSSIA DI PUTIN: BALUARDO DELLA CRISTIANITA di Benedetta Frigerio&#13;
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