<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Morale - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=15</link><description><![CDATA[L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572869/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Religion &amp; Spirituality</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a121b5512d18b0364a1140d0429026e.jpg</url><title>Morale - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=15</link></image><lastBuildDate>Tue, 04 Aug 2026 20:45:33 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a121b5512d18b0364a1140d0429026e.jpg"/><itunes:subtitle>L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà]]></itunes:summary><itunes:category text="Religion &amp; Spirituality"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Giornata dello yoga, una pratica inconciliabile con il cristianesimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giornata-dello-yoga-una-pratica-inconciliabile-con-il-cristianesimo--72747691</link><description><![CDATA[VIDEO: Budda in fila indiana ➜<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8587" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8587</a><br /><br />GIORNATA DELLO YOGA, UNA PRATICA INCONCILIABILE CON IL CRISTIANESIMO<br />di Alessandra Nucci<br /> <br />Nel 2014 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto il 21 giugno come la Giornata mondiale dello yoga. Nel 2016 l'Unesco ha inserito ufficialmente lo yoga nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Nel 2017 il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha auspicato l'introduzione dello yoga direttamente nel programma di educazione fisica delle scuole, dove già dal 2003 lo yoga aveva diritto di cittadinanza, in virtù di un protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Istruzione e la Federazione Italiana Yoga. Queste sono le ultime tappe che rendono ufficiale il dilagare incontrastato dello yoga in tutto il mondo, specie occidentale,  fra centri formativi, palestre e luoghi di cura, scuole e università, corsi aziendali e perfino parrocchie, monasteri e comunità religiose cattoliche e cristiane.<br />Questa percezione dello yoga come pratica asettica universalmente benefica, per il corpo e per la mente, prese piede a partire dal 1967, quando i Beatles, all'apice del loro successo mondiale, a sorpresa andarono in India a visitare Maharishi Mahesh Yogi, il guru dalla cadillac bianca. Da allora lo yoga, e la sua stretta parente, la meditazione trascendentale, sono praticati come tecniche non-religiose e hanno dato il via all'esplosione di interesse per le forme di psicoterapia che propongono di cambiare la coscienza, dallo zen all'auto-ipnosi, dal reiki al tai-chi-chuan, a tutto l'arcipelago costantemente in espansione delle credenze New Age.<br />LIBRI SACRI DI INDÙ E BUDDISTI<br />In realtà lo yoga è antichissima pratica che si rifà ai libri sacri della religione indù e poi al buddhismo, ma ormai è talmente normalizzato come esercizio neutro a-religioso che, mentre avanza l'assioma secondo cui le religioni vanno relegate tutte quante nell'ambito del privato, l'area del pensiero orientale rimane al di sopra dell'invito a diffidare. Il pass che viene dato allo yoga, e per estensione anche all'induismo, è quello che ha permesso al premier indiano Narendra Modi di esaltare lo yoga davanti a tutte le nazioni dell'Assemblea generale dell'Onu, come pratica olistica universalmente benefica che promuove l'armonia con la natura e con il mondo.<br />Va notato che questo primato dell'induismo è stato attentamente coltivato in ambito sovranazionale fin dal 1893, quando in occasione del primo Parlamento mondiale delle religioni, lo Swami Vivekananda (1863-1902) presentò la sua religione politeista non solo come sintesi e compimento di tutte le altre religioni, ma anche di tutta la scienza, il cui fine egli vedeva come la ricerca della fonte ultima di energia che crea e sostiene il mondo.<br />Così, mentre l'Occidente, a cui si debbono le scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno reso la vita più prospera, comoda e lunga, si lascia accusare, al contrario, di averla rovinata, massificata, militarizzata, inquinata e commercializzata, e il cristianesimo ha perso contatto con il meglio della propria tradizione spirituale, l'induismo ha cominciato ad avanzare pretese di scientificità per il pensiero monista, proprio in virtù del suo rifiuto del razionalismo occidentale, disprezzato come "dualismo" meccanicistico, e della spinta a meditare il nulla aspettando dal nulla l'illuminazione dell'intelletto.<br />LA DIFFUSIONE DELLO YOGA<br />Negli anni abbiamo visto le spinte interne al sistema globalista che fa perno sull'Onu portare di fatto in direzione di una mentalità compatibile con la riduzione materialista di tutto ad uno (uomo compreso), propria del monismo e alternativa a quello che viene sempre più disprezzato come "dualismo" del pensiero occidentale. Fondamentale però per la diffusione dello yoga è la possibilità di dare ad intendere che lo yoga non sia in alcun modo incompatibile con il cristianesimo, anzi.<br />Ma è proprio rispetto a questo sincretismo che Joseph Ratzinger, nella Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana (1989), mise in guardia, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. «Dovrà perciò essere interpretata rettamente la dottrina di quei maestri che raccomandano di "svuotare" lo spirito da ogni rappresentazione sensibile e da ogni concetto [...]. Il vuoto di cui Dio ha bisogno è quello della rinuncia al proprio egoismo, non necessariamente quello della rinuncia alle cose create che egli ci ha donato e tra le quali ci ha posti. [...] Sant'Agostino è, su questo punto, un maestro insigne: se vuoi trovare Dio, dice, abbandona il mondo esteriore e rientra in te stesso. Tuttavia, prosegue, non rimanere in te stesso, ma oltrepassa te stesso, perché tu non sei Dio: egli è più profondo e più grande di te. [...] "Restare in se stessi": ecco il vero pericolo. Il grande Dottore della Chiesa raccomanda di concentrarsi in se stessi, ma anche di trascendere l'io che non è Dio, ma solo una creatura» (n. 19).<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72747691</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 20:08:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72747691/giornata_dello_yoga.mp3" length="5531365" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Budda in fila indiana ➜

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8587

GIORNATA DELLO YOGA, UNA PRATICA INCONCILIABILE CON IL CRISTIANESIMO
di Alessandra Nucci
 
Nel 2014 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto il 21...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Budda in fila indiana ➜<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8587" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8587</a><br /><br />GIORNATA DELLO YOGA, UNA PRATICA INCONCILIABILE CON IL CRISTIANESIMO<br />di Alessandra Nucci<br /> <br />Nel 2014 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto il 21 giugno come la Giornata mondiale dello yoga. Nel 2016 l'Unesco ha inserito ufficialmente lo yoga nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Nel 2017 il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha auspicato l'introduzione dello yoga direttamente nel programma di educazione fisica delle scuole, dove già dal 2003 lo yoga aveva diritto di cittadinanza, in virtù di un protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Istruzione e la Federazione Italiana Yoga. Queste sono le ultime tappe che rendono ufficiale il dilagare incontrastato dello yoga in tutto il mondo, specie occidentale,  fra centri formativi, palestre e luoghi di cura, scuole e università, corsi aziendali e perfino parrocchie, monasteri e comunità religiose cattoliche e cristiane.<br />Questa percezione dello yoga come pratica asettica universalmente benefica, per il corpo e per la mente, prese piede a partire dal 1967, quando i Beatles, all'apice del loro successo mondiale, a sorpresa andarono in India a visitare Maharishi Mahesh Yogi, il guru dalla cadillac bianca. Da allora lo yoga, e la sua stretta parente, la meditazione trascendentale, sono praticati come tecniche non-religiose e hanno dato il via all'esplosione di interesse per le forme di psicoterapia che propongono di cambiare la coscienza, dallo zen all'auto-ipnosi, dal reiki al tai-chi-chuan, a tutto l'arcipelago costantemente in espansione delle credenze New Age.<br />LIBRI SACRI DI INDÙ E BUDDISTI<br />In realtà lo yoga è antichissima pratica che si rifà ai libri sacri della religione indù e poi al buddhismo, ma ormai è talmente normalizzato come esercizio neutro a-religioso che, mentre avanza l'assioma secondo cui le religioni vanno relegate tutte quante nell'ambito del privato, l'area del pensiero orientale rimane al di sopra dell'invito a diffidare. Il pass che viene dato allo yoga, e per estensione anche all'induismo, è quello che ha permesso al premier indiano Narendra Modi di esaltare lo yoga davanti a tutte le nazioni dell'Assemblea generale dell'Onu, come pratica olistica universalmente benefica che promuove l'armonia con la natura e con il mondo.<br />Va notato che questo primato dell'induismo è stato attentamente coltivato in ambito sovranazionale fin dal 1893, quando in occasione del primo Parlamento mondiale delle religioni, lo Swami Vivekananda (1863-1902) presentò la sua religione politeista non solo come sintesi e compimento di tutte le altre religioni, ma anche di tutta la scienza, il cui fine egli vedeva come la ricerca della fonte ultima di energia che crea e sostiene il mondo.<br />Così, mentre l'Occidente, a cui si debbono le scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno reso la vita più prospera, comoda e lunga, si lascia accusare, al contrario, di averla rovinata, massificata, militarizzata, inquinata e commercializzata, e il cristianesimo ha perso contatto con il meglio della propria tradizione spirituale, l'induismo ha cominciato ad avanzare pretese di scientificità per il pensiero monista, proprio in virtù del suo rifiuto del razionalismo occidentale, disprezzato come "dualismo" meccanicistico, e della spinta a meditare il nulla aspettando dal nulla l'illuminazione dell'intelletto.<br />LA DIFFUSIONE DELLO YOGA<br />Negli anni abbiamo visto le spinte interne al sistema globalista che fa perno sull'Onu portare di fatto in direzione di una mentalità compatibile con la riduzione materialista di tutto ad uno (uomo compreso), propria del monismo e alternativa a quello che viene sempre più disprezzato come "dualismo" del pensiero occidentale. Fondamentale però per la diffusione...]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:keywords>parnoterapia,praticainconciliabile,reiki,sincretismo,taichichuan,yoga</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22f1afba7457a2db075d60c9820a1b04.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-fossi-il-diavolo-come-allontaneresti-le-persone-da-dio--72457970</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8259" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8259</a><br /><br />SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?<br />di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Fin dal suo primo discorso ai cardinali del 10 maggio, Leone XIV ha paragonato la situazione attuale e l'invenzione dell'intelligenza artificiale all'industrializzazione ottocentesca, sottolineando che la Chiesa deve rispondere a questa sfida della rivoluzione digitale con la sua dottrina sociale. Ecco le parole del Papa: «Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un'altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».<br />Il 21 giugno il Papa ha parlato al Giubileo dei governanti, ribadendo che l'intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio dell'uomo, non un mezzo per sminuirlo o sostituirlo. Anche il 17 giugno in occasione della Seconda conferenza annuale di Roma sull'Intelligenza Artificiale, Leone XIV aveva espresso seria preoccupazione per gli effetti su bambini e giovani, in particolare sul loro sviluppo intellettuale, neurologico e spirituale, sottolineando che l'intelligenza artificiale non vada confusa con l'intelligenza: «Tutti noi, ne sono certo, siamo preoccupati per i bambini e per i giovani, e per le possibili conseguenze dell'uso dell'intelligenza artificiale sul loro sviluppo intellettivo e neurologico. [...] Nessuna generazione ha mai avuto un accesso così rapido alla quantità di informazioni ora disponibili grazie all'intelligenza artificiale. Ma di nuovo, l'accesso ai dati - per quanto vasti - non va confuso con l'intelligenza, che, necessariamente, "implica l'apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono" (Antiqua et nova, n. 29). Alla fine la vera saggezza ha più a che vedere con il riconoscere il vero senso della vita che con la disponibilità di dati».<br />Il pontificato di Leone XIV è dunque segnato da una visione in cui l'intelligenza artificiale rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma antropologica e spirituale. Occorre quindi servirsi delle potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza perdere di vista ciò che resta esclusivamente umano: la libertà, la creatività, le relazioni con gli altri e con Dio.<br />Quasi per provocazione, ma anche con uno spirito di discernimento, ho posto a ChatGPT (l'intelligenza artificiale di OpenAI) una domanda spiazzante: "Se tu fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?". Letta l'inquietante risposta, ho fatto una seconda domanda: "Che modi useresti per indurre in tentazione un giovane?". Ecco i risultati di questo esperimento su cosa ha da dire l'intelligenza artificiale riguardo l'azione del diavolo.<br />1) SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?<br />Se fossi il diavolo, una strategia per allontanare le persone da Dio potrebbe consistere nell'ingannarle e confonderle, facendole dubitare della verità e delle proprie convinzioni. Ecco i modi che userei punto per punto.<br />1. Sfumare la verità<br />Presentare la religione in modo distorto, facendo sembrare che ci siano tante verità diverse e che tutte siano ugualmente valide. In questo modo, la persona potrebbe sentirsi sopraffatta o disinteressata a cercare la verità autentica. Ad esempio sui social circolano continuamente video e post che mescolano spiritualità, superstizioni, filosofie orientali e citazioni di santi o papi, tutto nello stesso calderone. Questo porta a confondere le persone: sembra che ogni "verità" abbia lo stesso peso. Così il Cristianesimo viene percepito come una delle tante opzioni possibili, non come la via che porta a Cristo.<br />2. Seminare dubbi su Dio<br />Indurre le persone a dubitare dell'esistenza di Dio o della sua bontà, specialmente in momenti di sofferenza o difficoltà. La sofferenza può essere una leva potente per mettere in discussione il senso della vita e la presenza di un essere divino amorevole. Ad esempio durante tragedie come guerre o disastri naturali si diffondono commenti del tipo: "Se Dio fosse buono non permetterebbe questo".<br />3. Spostare l'attenzione sui piaceri temporanei<br />Distrarre le persone con l'edonismo, il materialismo, il successo e il consumismo. Concentrarsi esclusivamente sul presente e sui piaceri immediati può distogliere l'attenzione dalle cose spirituali e dalla ricerca di un senso più profondo nella vita. Ad esempio il mondo della musica e delle serie TV spesso esalta la ricchezza, l'apparenza fisica, la carriera di successo o il divertimento sfrenato come unico scopo della vita. Si celebra l'idea che "devi goderti tutto e subito". Così la dimensione spirituale e la ricerca di senso passano in secondo piano.<br />4. Inculcare una falsa autosufficienza<br />Spingere le persone a credere che non abbiano bisogno di Dio perché sono autosufficienti o che possano trovare felicità e realizzazione solo in se stesse, senza cercare aiuto in una forza superiore. Ad esempio oggi si sente spesso: "Basta credere in te stesso e non avrai bisogno di nessuno". Questo messaggio, che sembra positivo, diventa pericoloso se porta a pensare che non serva affidarsi a Dio o cercare il Suo aiuto, perché "basta autodeterminarsi per essere felici".<br />5. Promuovere indifferenza verso la religione<br />Indurre la gente a pensare che la spiritualità sia poco importante, insignificante o antiquata. Se le persone non vedono un valore nel coltivare la loro fede, possono diventare apatiche verso la ricerca di Dio. Ad esempio oggi la domenica è ormai vista solo come giorno di shopping o relax. Andare a Messa è considerato "facoltativo" o addirittura inutile, mentre la fede è percepita come qualcosa di antiquato, non rilevante per la vita moderna.<br />6. Creare divisioni<br />Incitare alla divisione tra le diverse fedi o all'interno della stessa comunità religiosa. La discordia e la separazione possono ridurre la forza della comunità e minare la fiducia in Dio. Ad esempio sui social ci sono infinite discussioni tra cristiani su questioni liturgiche, morali o pastorali che spesso degenerano in insulti e ostilità. Questo clima di polemica continua fa dimenticare che il Vangelo ci chiama prima di tutto all'unità nell'unica Chiesa di Cristo.<br />Queste sarebbero solo alcune delle possibili strategie. Si tratta, in generale, di strategie che si basano sulla confusione, il disinteresse e la separazione, che possono portare una persona ad allontanarsi da Dio e dalla ricerca di un cammino spirituale autentico.<br />2) CHE MODI USERESTI PER INDURRE IN TENTAZIONE UN GIOVANE?<br />Indurre qualcuno in tentazione è una delle cose più subdole che si possano fare, poiché implica giocare con le vulnerabilità e le debolezze di una persona. Se dovessi farlo, come "diavolo", userei metodi che sfruttano la curiosità, il desiderio di appartenenza e la ricerca di gratificazione immediata. Ecco alcune strategie che potrebbero essere utilizzate.<br />1. Sfruttare il desiderio di appartenenza<br />Ogni persona, soprattutto un ragazzo giovane, cerca un senso di appartenenza e riconoscimento. Potrei metterlo in situazioni dove si sente escluso, e poi offrirgli "una via d'uscita" attraverso comportamenti che lo allontanano dai suoi valori, come l'ingresso in un gruppo che promuove abitudini dannose o poco salutari.<br />2. Minare la sua autostima<br />Potrei giocare sulle insicurezze del ragazzo, facendogli credere che solo attraverso il peccato o comportamenti disordinati (come il consumo di sostanze, il rifiuto di regole morali, etc.) potrà ottenere ciò che desidera: potere, successo, attenzione e amore.<br />3. Creare falsi desideri<br />Potrei fargli desiderare cose materiali o soddisfazioni temporanee, come il successo facile, l'apparenza fisica perfetta o il potere sugli altri. Promuoverei l'idea che queste cose possano dargli la felicità, mentre in realtà lo allontanano da valori più profondi e duraturi.<br />4. Utilizzare la curiosità e l'impulsività<br />La tentazione può spesso venire attraverso la curiosità. Potrei spingerlo a provare cose nuove senza pensare alle conseguenze, come attività rischiose o comportamenti trasgressivi. L'impulsività giovanile rende il ragazzo vulnerabile alle tentazioni che sembrano emozionanti o gratificanti nel momento, ma che hanno un prezzo da pagare più tardi.<br />5. Sfruttare la solitudine e la disperazione<br />Se il ragazzo sta attraversando un momento di solitudine o difficoltà emotiva, lo incoraggerei a cercare consolazione nelle cose sbagliate, come vizi o cattive compagnie, promettendogli che lo aiuteranno a sfuggire al dolore.<br />6. Promuovere il piacere a breve termine<br />Potrei fargli credere che il piacere immediato sia più importante della felicità duratura, come nel caso di dipendenze o altre esperienze che sembrano appaganti all'inizio, ma che a lungo andare lo svuotano e lo rendono dipendente da ciò che non gli porta realmente soddisfazione.<br />7. Confondere i suoi principi morali<br />Un'altra strategia potrebbe essere quella di confondere le sue convinzioni morali, spingendolo a pensare che ciò che lui pensa sia "giusto" non sia veramente tale, o che un comportamento "sbagliato" non lo sia più perché " lo fanno tutti ", facendogli credere che non ci sia nulla di male nel cedere alle tentazioni, perché in fondo "che male c'è"?<br />L'idea sarebbe sempre quella di farlo sentire come se cedere alla tentazione fosse la cosa più naturale e soddisfacente]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72457970</guid><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:35:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72457970/intelligenza_artificiale.mp3" length="14698832" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8259

SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?
di Don Stefano Bimbi
 
Fin dal suo primo discorso ai cardinali del 10 maggio, Leone XIV ha paragonato la situazione attuale e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8259" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8259</a><br /><br />SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?<br />di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Fin dal suo primo discorso ai cardinali del 10 maggio, Leone XIV ha paragonato la situazione attuale e l'invenzione dell'intelligenza artificiale all'industrializzazione ottocentesca, sottolineando che la Chiesa deve rispondere a questa sfida della rivoluzione digitale con la sua dottrina sociale. Ecco le parole del Papa: «Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un'altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».<br />Il 21 giugno il Papa ha parlato al Giubileo dei governanti, ribadendo che l'intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio dell'uomo, non un mezzo per sminuirlo o sostituirlo. Anche il 17 giugno in occasione della Seconda conferenza annuale di Roma sull'Intelligenza Artificiale, Leone XIV aveva espresso seria preoccupazione per gli effetti su bambini e giovani, in particolare sul loro sviluppo intellettuale, neurologico e spirituale, sottolineando che l'intelligenza artificiale non vada confusa con l'intelligenza: «Tutti noi, ne sono certo, siamo preoccupati per i bambini e per i giovani, e per le possibili conseguenze dell'uso dell'intelligenza artificiale sul loro sviluppo intellettivo e neurologico. [...] Nessuna generazione ha mai avuto un accesso così rapido alla quantità di informazioni ora disponibili grazie all'intelligenza artificiale. Ma di nuovo, l'accesso ai dati - per quanto vasti - non va confuso con l'intelligenza, che, necessariamente, "implica l'apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono" (Antiqua et nova, n. 29). Alla fine la vera saggezza ha più a che vedere con il riconoscere il vero senso della vita che con la disponibilità di dati».<br />Il pontificato di Leone XIV è dunque segnato da una visione in cui l'intelligenza artificiale rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma antropologica e spirituale. Occorre quindi servirsi delle potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza perdere di vista ciò che resta esclusivamente umano: la libertà, la creatività, le relazioni con gli altri e con Dio.<br />Quasi per provocazione, ma anche con uno spirito di discernimento, ho posto a ChatGPT (l'intelligenza artificiale di OpenAI) una domanda spiazzante: "Se tu fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?". Letta l'inquietante risposta, ho fatto una seconda domanda: "Che modi useresti per indurre in tentazione un giovane?". Ecco i risultati di questo esperimento su cosa ha da dire l'intelligenza artificiale riguardo l'azione del diavolo.<br />1) SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?<br />Se fossi il diavolo, una strategia per allontanare le persone da Dio potrebbe consistere nell'ingannarle e confonderle, facendole dubitare della verità e delle proprie convinzioni. Ecco i modi che userei punto per punto.<br />1. Sfumare la verità<br />Presentare la religione in modo distorto, facendo sembrare che ci siano tante verità diverse e che tutte siano ugualmente valide. In questo modo, la persona potrebbe sentirsi sopraffatta o disinteressata a cercare la verità autentica. Ad esempio sui social circolano continuamente video e post che mescolano spiritualità, superstizioni, filosofie orientali e citazioni di santi o papi, tutto nello stesso calderone. Questo porta a confondere le persone: sembra che ogni "verità" abbia lo stesso peso. Così il...]]></itunes:summary><itunes:duration>919</itunes:duration><itunes:keywords>ai,desideriodiappartenenza,impulsività,piacereabrevetermine,schermi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/61eb7f2fc370e3f58ea70b58b9111d78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Corriere elogia la vita da escort, ma ne tace i lati oscuri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-corriere-elogia-la-vita-da-escort-ma-ne-tace-i-lati-oscuri--71961901</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8534</a><br /><br />IL CORRIERE ELOGIA LA VITA DA ESCORT, MA NE TACE I LATI OSCURI<br />di Federica Di Vito<br /> <br /><br />A leggerla sul Corriere non sembra neanche si parli di una persona, ma piuttosto di un modello di business redditizio. Con la stessa andatura di una serie tv viene tratteggiata la giornata tipo di una escort sulla quarantina attiva nel panorama milanese, tacendone i pericoli e quasi esaltando i soldi facili e la "libertà". <br />«Mi vendo, ma resto libera», dice Alessandra Vittiglio, "in arte" Taylor B., impegnata a gestire un telefono che squilla incessantemente. Tramite le sue parole viene restituita al lettore la narrazione patinata della vita di una prostituta che unisce competenze psicologiche (con tanto di formazione da criminologa) e freddezza imprenditoriale: dalla gestione professionale della propria immagine, alla meticolosa selezione dei clienti che spaziano da spavaldi giovani a professionisti in cerca di ascolto o compagnia durante eventi esclusivi. «Duecento euro, mezz'ora. Trecento, un'ora. Una giornata può chiudersi a tremila euro. O restare a settecento», spiega. L'incasso mensile può arrivare a ventimila euro, «nei periodi ordinari». Libertà è per Alessandra il controllo totale sulla gestione della propria "attività" con orari, tariffe, luogo e uso del proprio corpo affidati esclusivamente alla sua regia. «Comprano la mia essenza, ma poi torna a me», così Alessandra pensa di orchestrare una cessione parziale della sua persona, ignorando che già siamo stati comprati a caro prezzo (1Cor 6,20) e per questo veramente liberi. <br />Completamente taciuti i rischi e gli aspetti lesivi della dignità umana, il Corriere rischia di ottenere una «irresponsabile propaganda alla prostituzione» a cui qualche ragazzina potrebbe facilmente ispirarsi, avverte Marina Terragni, garante per l'Infanzia. Tuttavia, le numerose evidenze scientifiche su quanto il lavoro di prostitute sia perlomeno rischioso, ci riportano coi piedi per terra.<br />Da una ricerca del 2024 condotta dalla Universitat Oberta de Catalunya (UOC) che ha coinvolto un campione di 76 donne residenti a Barcellona o in altre due città catalane che sono attualmente o sono state in passato lavoratrici del sesso è emerso che oltre il 90% ha subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche nel corso del lavoro. Molte di queste poi presentano anche storie pregresse di vittimizzazione, come abusi infantili o violenza domestica. Il 67% ha fatto uso di droghe, spesso spinte dalle pressioni dei clienti o come meccanismo di fuga per gestire il trauma legato all'attività. <br />Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Acta Psychiatrica Scandinavica con il quale si sono esaminati 30 studi precedentemente effettuati sull'argomento, ha scoperto come «i problemi di salute mentale erano diffusi tra le lavoratrici del sesso. La depressione era il problema di salute mentale più comune; tuttavia, anche altri problemi psicologici erano frequenti, tra cui ansia, abuso di sostanze e ideazione suicidaria. Le lavoratrici del sesso sono esposte a numerosi rischi, tra cui violenza e comportamenti sessuali ad alto rischio. Nonostante l'elevata prevalenza di problemi di salute mentale, le lavoratrici del sesso incontrano spesso notevoli ostacoli nell'accesso ai servizi sanitari». <br />In ultimo, un rapporto globale di ZipDo delinea una crisi umanitaria con tassi di mortalità estremamente elevati tra le lavoratrici del sesso. Negli Stati Uniti il tasso di omicidi è stimato a 233 per 100.000, contro l'8,9 della popolazione femminile generale. Globalmente, il rischio di omicidio è 12 volte superiore alla media. Il tasso di morte per overdose è 20 volte superiore alla popolazione generale, il tasso di suicidio 4 volte superiore alla media negli Usa e l'aspettativa di vita media è di 35 anni, rispetto ai 72 della popolazione generale.<br />Intanto dalla più vicina Francia non arrivano notizie più confortanti. Fiore all'occhiello europeo dell'aborto in Costituzione ha visto in quattro anni l'aumento del 43% di minorenni che si prostituiscono, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne. E nonostante l'aumento dei numeri sia in parte spiegato dal miglioramento dell'attività di identificazione e supporto svolta da associazioni e servizi governativi, quei numeri sono reali e sono persone. Badi il Corriere a scegliere una narrazione semplicistica e irresponsabile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71961901</guid><pubDate>Tue, 12 May 2026 20:33:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71961901/il_corriere_elogia_la_vita_da_escort_pulito.mp3" length="5627749" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8534

IL CORRIERE ELOGIA LA VITA DA ESCORT, MA NE TACE I LATI OSCURI
di Federica Di Vito
 

A leggerla sul Corriere non sembra neanche si parli di una persona, ma piuttosto di un modello di business...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8534</a><br /><br />IL CORRIERE ELOGIA LA VITA DA ESCORT, MA NE TACE I LATI OSCURI<br />di Federica Di Vito<br /> <br /><br />A leggerla sul Corriere non sembra neanche si parli di una persona, ma piuttosto di un modello di business redditizio. Con la stessa andatura di una serie tv viene tratteggiata la giornata tipo di una escort sulla quarantina attiva nel panorama milanese, tacendone i pericoli e quasi esaltando i soldi facili e la "libertà". <br />«Mi vendo, ma resto libera», dice Alessandra Vittiglio, "in arte" Taylor B., impegnata a gestire un telefono che squilla incessantemente. Tramite le sue parole viene restituita al lettore la narrazione patinata della vita di una prostituta che unisce competenze psicologiche (con tanto di formazione da criminologa) e freddezza imprenditoriale: dalla gestione professionale della propria immagine, alla meticolosa selezione dei clienti che spaziano da spavaldi giovani a professionisti in cerca di ascolto o compagnia durante eventi esclusivi. «Duecento euro, mezz'ora. Trecento, un'ora. Una giornata può chiudersi a tremila euro. O restare a settecento», spiega. L'incasso mensile può arrivare a ventimila euro, «nei periodi ordinari». Libertà è per Alessandra il controllo totale sulla gestione della propria "attività" con orari, tariffe, luogo e uso del proprio corpo affidati esclusivamente alla sua regia. «Comprano la mia essenza, ma poi torna a me», così Alessandra pensa di orchestrare una cessione parziale della sua persona, ignorando che già siamo stati comprati a caro prezzo (1Cor 6,20) e per questo veramente liberi. <br />Completamente taciuti i rischi e gli aspetti lesivi della dignità umana, il Corriere rischia di ottenere una «irresponsabile propaganda alla prostituzione» a cui qualche ragazzina potrebbe facilmente ispirarsi, avverte Marina Terragni, garante per l'Infanzia. Tuttavia, le numerose evidenze scientifiche su quanto il lavoro di prostitute sia perlomeno rischioso, ci riportano coi piedi per terra.<br />Da una ricerca del 2024 condotta dalla Universitat Oberta de Catalunya (UOC) che ha coinvolto un campione di 76 donne residenti a Barcellona o in altre due città catalane che sono attualmente o sono state in passato lavoratrici del sesso è emerso che oltre il 90% ha subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche nel corso del lavoro. Molte di queste poi presentano anche storie pregresse di vittimizzazione, come abusi infantili o violenza domestica. Il 67% ha fatto uso di droghe, spesso spinte dalle pressioni dei clienti o come meccanismo di fuga per gestire il trauma legato all'attività. <br />Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Acta Psychiatrica Scandinavica con il quale si sono esaminati 30 studi precedentemente effettuati sull'argomento, ha scoperto come «i problemi di salute mentale erano diffusi tra le lavoratrici del sesso. La depressione era il problema di salute mentale più comune; tuttavia, anche altri problemi psicologici erano frequenti, tra cui ansia, abuso di sostanze e ideazione suicidaria. Le lavoratrici del sesso sono esposte a numerosi rischi, tra cui violenza e comportamenti sessuali ad alto rischio. Nonostante l'elevata prevalenza di problemi di salute mentale, le lavoratrici del sesso incontrano spesso notevoli ostacoli nell'accesso ai servizi sanitari». <br />In ultimo, un rapporto globale di ZipDo delinea una crisi umanitaria con tassi di mortalità estremamente elevati tra le lavoratrici del sesso. Negli Stati Uniti il tasso di omicidi è stimato a 233 per 100.000, contro l'8,9 della popolazione femminile generale. Globalmente, il rischio di omicidio è 12 volte superiore alla media. Il tasso di morte per overdose è 20 volte superiore alla popolazione generale, il tasso di suicidio 4 volte superiore alla media negli Usa e l'aspettativa di vita media è di 35 anni, rispetto ai 72 della...]]></itunes:summary><itunes:duration>352</itunes:duration><itunes:keywords>dignitàumana,escort,latioscuri,prostituzione,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/be836f640308217bf9b98d1e9823fafd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La correlazione tra pornografia e abusi sessuali su minori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-correlazione-tra-pornografia-e-abusi-sessuali-su-minori--71864328</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8524</a><br /><br />LA CORRELAZIONE TRA PORNOGRAFIA E ABUSI SESSUALI SU MINORI<br /> <br />Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Social Sciences ha rivelato l'esistenza di importanti legami tra pornografia e abuso sessuale sui minori. La ricerca, intitolata "Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell'infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori", è stata condotta da docenti della New York University, dell'Università dell'Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University. Gli autori hanno osservato che l'esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo, con un'età media della prima esposizione collocata nella prima o nella media adolescenza e con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l'84%. In questo contesto, spiegano, il consumo di pornografia influenza atteggiamenti e comportamenti sessuali sia negli adolescenti sia negli adulti, fino a rappresentare una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani.<br />I QUATTRO LEGAMI PORNO-ABUSI<br />Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro principali modalità di intreccio tra pornografia e abusi sui minori. La prima è il modellamento sociale: i bambini imitano ciò che vedono, con il rischio di riprodurre comportamenti sessuali dannosi. C'è poi la normalizzazione, che rende apparentemente "standard" comportamenti sessuali abusivi e irrealistici. Diversi operatori dei servizi sociali hanno riferito che giovani ragazze hanno subìto strangolamenti durante rapporti sessuali, poiché i ragazzi adolescenti erano stati indotti dalla pornografia a credere che si trattasse di una pratica normale. A questo si aggiungono l'adescamento, attraverso l'uso di materiale pornografico per desensibilizzare i minori all'abuso, e il potere, ovvero quando la pornografia viene usata per controllare e manipolare le vittime, minacciando di rivelarne il consumo o di diffondere immagini sessualmente esplicite.<br />SMARTPHONE E WEB I PRIMI FATTORI DI RISCHIO<br />Lo studio si è basato su dati qualitativi provenienti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore. Gli intervistati hanno individuato negli smartphone dei bambini uno dei problemi principali. Tra le associazioni familiari e per l'infanzia statunitensi, a tal proposito, c'è chi ha sottolineato che spesso molti genitori non tolgono il telefono ai propri figli per paura di apparire "cattivi genitori", ma questo aumenta in modo sconsiderato il rischio che i bambini si possano imbattere in contenuti inappropriati e pornografici, anche quando guardano video apparentemente innocui come quelli sui cartoni animati. Sempre gli autori dello studio, inoltre, hanno evidenziato che uno dei fattori di rischio più rilevanti è l'accesso illimitato dei bambini a Internet tramite console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all'insaputa dei genitori. Nelle interviste è emerso anche il ruolo dei social media: secondo alcuni operatori, infatti, proprio attraverso strumenti come Snapchat, Facebook e Instagram i criminali riescono a entrare in contatto con i minori, e diversi bambini seguiti dai sanitari hanno raccontato di aver conosciuto un abusatore proprio tramite queste piattaforme.<br />LA VIOLENZA RESA NORMALE<br />La ricerca ha inoltre confermato la correlazione tra contenuti sessualmente espliciti e violenza, poiché è emerso che, quanto più precoce è l'esposizione alla pornografia, tanto più alta è la probabilità che, in seguito, la persona guardi pornografia violenta. Da qui derivano visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso e della sessualità in generale. Lo studio ha inoltre spiegato che non si tratta soltanto di considerare normale un certo trattamento - violento e vergognoso - verso le donne, ma di arrivare a percepire come piacere comportamenti aggressivi e violenti, fino a parlare di strangolamento, colpi, pugni, immobilizzazione. Anche alcuni infermieri specializzati in casi di violenze sessuali - e intervistati nel corso della ricerca - hanno riscontrato le stesse dinamiche, parlando di adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia. <br />Di qui, il punto conclusivo dello studio è netto: solo bloccando l'accesso a questo materiale tossico sarà possibile iniziare a invertire tendenze - e rischi - sempre più gravi per le giovani generazioni.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71864328</guid><pubDate>Tue, 05 May 2026 18:41:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71864328/la_correlazione_tra_pornografia_e_abusi.mp3" length="4638137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8524

LA CORRELAZIONE TRA PORNOGRAFIA E ABUSI SESSUALI SU MINORI
 
Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Social Sciences ha rivelato l'esistenza di importanti legami tra pornografia e abuso sessuale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8524</a><br /><br />LA CORRELAZIONE TRA PORNOGRAFIA E ABUSI SESSUALI SU MINORI<br /> <br />Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Social Sciences ha rivelato l'esistenza di importanti legami tra pornografia e abuso sessuale sui minori. La ricerca, intitolata "Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell'infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori", è stata condotta da docenti della New York University, dell'Università dell'Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University. Gli autori hanno osservato che l'esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo, con un'età media della prima esposizione collocata nella prima o nella media adolescenza e con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l'84%. In questo contesto, spiegano, il consumo di pornografia influenza atteggiamenti e comportamenti sessuali sia negli adolescenti sia negli adulti, fino a rappresentare una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani.<br />I QUATTRO LEGAMI PORNO-ABUSI<br />Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro principali modalità di intreccio tra pornografia e abusi sui minori. La prima è il modellamento sociale: i bambini imitano ciò che vedono, con il rischio di riprodurre comportamenti sessuali dannosi. C'è poi la normalizzazione, che rende apparentemente "standard" comportamenti sessuali abusivi e irrealistici. Diversi operatori dei servizi sociali hanno riferito che giovani ragazze hanno subìto strangolamenti durante rapporti sessuali, poiché i ragazzi adolescenti erano stati indotti dalla pornografia a credere che si trattasse di una pratica normale. A questo si aggiungono l'adescamento, attraverso l'uso di materiale pornografico per desensibilizzare i minori all'abuso, e il potere, ovvero quando la pornografia viene usata per controllare e manipolare le vittime, minacciando di rivelarne il consumo o di diffondere immagini sessualmente esplicite.<br />SMARTPHONE E WEB I PRIMI FATTORI DI RISCHIO<br />Lo studio si è basato su dati qualitativi provenienti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore. Gli intervistati hanno individuato negli smartphone dei bambini uno dei problemi principali. Tra le associazioni familiari e per l'infanzia statunitensi, a tal proposito, c'è chi ha sottolineato che spesso molti genitori non tolgono il telefono ai propri figli per paura di apparire "cattivi genitori", ma questo aumenta in modo sconsiderato il rischio che i bambini si possano imbattere in contenuti inappropriati e pornografici, anche quando guardano video apparentemente innocui come quelli sui cartoni animati. Sempre gli autori dello studio, inoltre, hanno evidenziato che uno dei fattori di rischio più rilevanti è l'accesso illimitato dei bambini a Internet tramite console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all'insaputa dei genitori. Nelle interviste è emerso anche il ruolo dei social media: secondo alcuni operatori, infatti, proprio attraverso strumenti come Snapchat, Facebook e Instagram i criminali riescono a entrare in contatto con i minori, e diversi bambini seguiti dai sanitari hanno raccontato di aver conosciuto un abusatore proprio tramite queste piattaforme.<br />LA VIOLENZA RESA NORMALE<br />La ricerca ha inoltre confermato la correlazione tra contenuti sessualmente espliciti e violenza, poiché è emerso che, quanto più precoce è l'esposizione alla pornografia, tanto più alta è la probabilità che, in seguito, la persona guardi pornografia violenta. Da qui derivano visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso e della sessualità in generale. Lo studio ha inoltre spiegato che non si tratta soltanto di considerare normale un certo trattamento...]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:keywords>abusi,adescamento,correlazione,pornografia,socialsciences</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c9768dd7b445dc10e3e3a206f2b6a5c4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'autodeterminazione è una grande menzogna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-autodeterminazione-e-una-grande-menzogna--70566496</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8465" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8465</a><br /><br />L'AUTODETERMINAZIONE E' UNA GRANDE MENZOGNA di Mons. Joseph Strickland<br /> <br />C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita al dialogo. Non aspetta che tu ti senta pronto. Semplicemente afferma un fatto: "Non sei te stesso."<br />Non spiritualmente. Non moralmente. Non fisicamente. Non privatamente.<br />E tutto nella nostra epoca si ribella a questa sentenza.<br />Viviamo in un mondo in cui l'autodeterminazione è considerata sacra. Ci viene insegnato, costantemente, che realizzazione significa decidere da soli chi siamo, cosa facciamo e fino a che punto chiunque - Dio incluso - può spingersi. Una visione che non è rimasta fuori dalla porta della chiesa, ma vi è entrata ormai pienamente. E così oggi la menzogna più pericolosa non viene gridata dalle strade. Viene sussurrata nel cuore del credente.<br />La menzogna è semplice: appartengo a me stesso. <br />Forse non lo diciamo apertamente, ma lo viviamo. La mia vita. Il mio corpo. La mia verità. Il mio cammino. Il mio discernimento. Parliamo come se Dio desse suggerimenti e noi ci riservassimo il diritto di rifiutare. Ma nessuno nella Scrittura incontra Dio e ne mantiene il controllo. Quando Dio entra in una vita, l'autodeterminazione finisce.<br />Abramo non negozia sul punto in cui fermare l'obbedienza. Pietro non pone limiti a quanto lontano si spingerà la sequela. Maria non chiede revisioni. Nessuno di loro dice: "Vediamo come si concilia questo con i miei piani". Dicono di sì. Altrimenti se ne vanno.<br />Ed è questo che rende il Vangelo pericoloso. Perché non coesiste con l'autonomia. La sostituisce.<br />Oggi l'autonomia è spesso trattata come qualcosa di innocuo: semplice indipendenza, semplice maturità, semplice responsabilità personale. Ma l'autonomia non è neutrale. L'autonomia è una rivendicazione teologica.<br />Dire "Io appartengo a me stesso" significa dire qualcosa su Dio. Significa dire che l'autorità di Dio è condizionata, che i suoi comandamenti sono negoziabili, che la sua volontà è soggetta a revisione.<br />LA PRIMA TENTAZIONE<br />D'altra parte, è stata la prima tentazione. Sarete come dei. <br />Non tanto immorale, quanto indipendente, autosufficiente. E ogni generazione trova un nuovo modo per abbellire questa bugia in modo che appaia ragionevole.<br />La nostra attuale versione della bugia sembra illuminata. Sembra compassionevole. Sembra psicologicamente informata. Ma è sempre la stessa menzogna.<br />Il cattolico moderno raramente rifiuta Cristo in modo assoluto. Piuttosto, si riserva silenziosamente il diritto di prevalere su di lui. Lo seguirà finché l'obbedienza non gli costerà la comodità. Fino a quando non gli costerà la reputazione. Fino a quando non gli costerà il controllo. Fino a quando non toccherà il corpo. E poi, all'improvviso, si invoca la coscienza. Si cita il discernimento. Si sottolinea la complessità.<br />Ma ascoltate attentamente. Nel momento in cui l'obbedienza diventa condizionata, Cristo non è più il Signore. A quel punto, è solo un consigliere.<br />Se vuoi sapere cosa crede veramente qualcuno riguardo a Dio, non iniziare da ciò che dice. Inizia da ciò che fa. Che fa con il suo corpo. Perché il corpo è il luogo in cui la teologia smette di essere astratta. Il corpo è il luogo in cui autonomia e Vangelo si scontrano.<br />Ecco perché il mondo è ossessionato dal corpo e infuriato contro l'insegnamento morale cristiano. Non perché la Chiesa sia crudele, ma perché la Chiesa si rifiuta di riconoscere che il corpo sia nostra proprietà.<br />Ogni discussione morale sul corpo si conclude con la stessa domanda: a chi appartieni? Se il tuo corpo ti appartiene, il sacrificio è facoltativo. Se il tuo corpo appartiene a Cristo, l'obbedienza è inevitabile. Ecco perché la Croce è offensiva. Non perché sia violenta, ma perché afferma una pretesa.<br />Abbiamo imparato a resistere a Dio con gentilezza. Non ci infuriamo contro di lui. Non lo rinneghiamo apertamente. Semplicemente rimandiamo l'obbedienza a tempo indeterminato. Diciamo cose come: "Non sono ancora pronto", oppure "Non è lì che mi sento chiamato", oppure "Devo pregare di più per questo". E la preghiera diventa una tattica dilatoria. Lo chiamiamo discernimento, ma in realtà è preservazione.<br />Vogliamo un cristianesimo che ci salvi senza reclamarci, che ci perdoni senza comandarci, che ci conforti senza crocifiggerci. Ma questo cristianesimo non esiste.<br />L'AUTONOMIA SEMBRA PIÙ SICURA DELL'OBBEDIENZA<br />L'autonomia sembra più sicura dell'obbedienza perché promette controllo. Promette che la sofferenza sarà limitata, che la perdita sarà gestibile, che Dio non chiederà troppo. Ma questa promessa è falsa. L'autonomia non elimina la sofferenza. Rende solo la sofferenza priva di significato. Quando appartieni a te stesso, il dolore non ha scopo. È solo interruzione, solo furto, solo ingiustizia. Quando invece appartieni a Cristo, anche la sofferenza è accettata. Anche le ferite hanno un senso.<br />Ecco perché ci opponiamo a essere posseduti. Non perché Dio sia crudele, ma perché abbiamo paura di ciò che potrebbe fare con noi. Temiamo l'oscurità. Temiamo la perdita. Temiamo di essere spesi invece che preservati. E così ci aggrappiamo a noi stessi. Ma l'ironia è questa: il peso più estenuante nasce dal fingere di appartenere a sé stessi.<br />Parliamo della Croce come se fosse solo un simbolo di compassione. È questo, ma è di più. La Croce è una transazione. Un acquisto. La Scrittura non dice che sei stato ispirato da un prezzo. Dice che sei stato comprato a un prezzo. Comprato!<br />Questo linguaggio offende le orecchie moderne perché contraddice l'autonomia. Ma è il linguaggio del Vangelo. Gesù Cristo non è morto per restituirti la vita. È morto per prenderla nelle sue mani. Il che significa questo: il tuo tempo non è tuo. Il tuo corpo non è tuo. I tuoi progetti non sono tuoi. Il tuo futuro non è tuo. La tua sofferenza non è tua.<br />Niente è più neutrale. Tutto è rivendicato. Seguire Cristo non è un processo di autorealizzazione. È un processo di espropriazione. Non perché Dio ti disprezzi, ma perché ti ama troppo per lasciarti sovrano di te stesso. La domanda non è se Cristo abbia il diritto di chiedere tutto. Lui sì. L'unica domanda è se smetteremo di fingere il contrario. <br />Perché il Vangelo non chiede: "Quanto sei disposto a dare?". Chiede: "Ti arrenderai?". E la resa non avviene a pezzi.<br />"Non appartieni a te stesso" suona come una minaccia per un mondo ossessionato dalla libertà. Ma è l'unica frase che davvero libera. Perché se non appartengo a me stesso non devo salvarmi. Non devo giustificarmi. Non devo controllare i risultati. Non devo portare il peso insopportabile dell'autorealizzazione. Se non appartengo a me stesso, la mia vita non è un progetto.<br />CHI TI POSSIEDE?<br />È un'offerta. E le offerte non vengono gestite. Vengono deposte sull'altare.<br />Quindi la domanda non è se credi in Cristo. La domanda è più semplice e anche più difficile: chi ti possiede? Perché qualsiasi cosa tu rifiuti di cedere è ciò che ti possiede ancora. E Cristo non si contenderà il posto in una vita che insiste nel rimanere sovrana.<br />Lui aspetta. Non perché non abbia autorità, ma perché l'amore non forza mai. Eppure, la richiesta rimane valida.<br />Se ti stai chiedendo cosa succederà dopo una gravidanza indesiderata, non devi preoccuparti. Quella vita non è tua, non puoi scartarla o ridefinirla. Non è un'interruzione. Non è un errore. Appartiene a Dio prima ancora di appartenere a te. Affidala a lui!<br />Se ti stai interrogando sulla confusione, sull'identità, sulla pressione di ridefinire il tuo corpo in modo che corrisponda ai tuoi sentimenti, non devi farlo. Il tuo corpo non è materia prima da inventare. Non è un problema da risolvere. È un dono già reclamato. Offrilo a Dio.<br />E se ti stai interrogando sul tuo matrimonio, se ti stai chiedendo se ti è permesso andartene, se sei giustificato ad andartene, se la tua infelicità ti dà il permesso di infrangere ciò che un tempo avevi promesso, non devi chiedertelo. Il tuo matrimonio non è un contratto di convenienza. Non è sostenuto dai sentimenti. Non si dissolve per una delusione. Non appartiene solo a te.<br />Ciò che è stato unito davanti a Dio non può essere disfatto semplicemente perché è diventato pesante, doloroso o solitario. Le difficoltà non cancellano un voto. La sofferenza non invalida automaticamente la fedeltà. Affidalo a Dio.<br />Se ciò a cui stai ponendo fine è l'abuso - vero abuso, violenza, coercizione, degradazione, distruzione della tua dignità - allora non è di questo che sto parlando. Dio non ti ordina mai di sottometterti al male. Non santifica mai il male. Non ti chiede mai di rimanere dove la tua vita, la tua sicurezza o la tua anima vengono violate.<br />L'abuso non è una croce da sopportare. È un peccato da fermare. Cercare la sicurezza non è un fallimento nella fede. Nominare l'abuso non è tradimento. Abbandonare il pericolo non è disobbedienza. Anche questo appartiene a Dio.<br />SMETTERE DI NEGOZIARE<br />Ma la difficoltà non è abuso. L'infelicità non è sinonimo di ingiustizia. E il disagio da solo non è il permesso di annullare ciò che è stato promesso a Dio. Quindi dobbiamo dire la verità con chiarezza, senza confusione e senza paura.<br />Dona a Dio ciò che è ferito. Dona a Dio ciò che è rotto. E non confondere mai l'amore con il silenzio di fronte al male.<br />Dio non chiama perché è facile. Chiama perché è necessario. Non ti viene chiesto di sentirti pronto. Non ti viene promesso conforto. Non ti viene garantita la chiarezza prima dell'obbedienza. Ti viene chiesto di arrenderti. Af]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70566496</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 22:51:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70566496/l_autodeterminazione_e_una_grande_menzogna.mp3" length="13603779" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8465

L'AUTODETERMINAZIONE E' UNA GRANDE MENZOGNA di Mons. Joseph Strickland
 
C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8465" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8465</a><br /><br />L'AUTODETERMINAZIONE E' UNA GRANDE MENZOGNA di Mons. Joseph Strickland<br /> <br />C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita al dialogo. Non aspetta che tu ti senta pronto. Semplicemente afferma un fatto: "Non sei te stesso."<br />Non spiritualmente. Non moralmente. Non fisicamente. Non privatamente.<br />E tutto nella nostra epoca si ribella a questa sentenza.<br />Viviamo in un mondo in cui l'autodeterminazione è considerata sacra. Ci viene insegnato, costantemente, che realizzazione significa decidere da soli chi siamo, cosa facciamo e fino a che punto chiunque - Dio incluso - può spingersi. Una visione che non è rimasta fuori dalla porta della chiesa, ma vi è entrata ormai pienamente. E così oggi la menzogna più pericolosa non viene gridata dalle strade. Viene sussurrata nel cuore del credente.<br />La menzogna è semplice: appartengo a me stesso. <br />Forse non lo diciamo apertamente, ma lo viviamo. La mia vita. Il mio corpo. La mia verità. Il mio cammino. Il mio discernimento. Parliamo come se Dio desse suggerimenti e noi ci riservassimo il diritto di rifiutare. Ma nessuno nella Scrittura incontra Dio e ne mantiene il controllo. Quando Dio entra in una vita, l'autodeterminazione finisce.<br />Abramo non negozia sul punto in cui fermare l'obbedienza. Pietro non pone limiti a quanto lontano si spingerà la sequela. Maria non chiede revisioni. Nessuno di loro dice: "Vediamo come si concilia questo con i miei piani". Dicono di sì. Altrimenti se ne vanno.<br />Ed è questo che rende il Vangelo pericoloso. Perché non coesiste con l'autonomia. La sostituisce.<br />Oggi l'autonomia è spesso trattata come qualcosa di innocuo: semplice indipendenza, semplice maturità, semplice responsabilità personale. Ma l'autonomia non è neutrale. L'autonomia è una rivendicazione teologica.<br />Dire "Io appartengo a me stesso" significa dire qualcosa su Dio. Significa dire che l'autorità di Dio è condizionata, che i suoi comandamenti sono negoziabili, che la sua volontà è soggetta a revisione.<br />LA PRIMA TENTAZIONE<br />D'altra parte, è stata la prima tentazione. Sarete come dei. <br />Non tanto immorale, quanto indipendente, autosufficiente. E ogni generazione trova un nuovo modo per abbellire questa bugia in modo che appaia ragionevole.<br />La nostra attuale versione della bugia sembra illuminata. Sembra compassionevole. Sembra psicologicamente informata. Ma è sempre la stessa menzogna.<br />Il cattolico moderno raramente rifiuta Cristo in modo assoluto. Piuttosto, si riserva silenziosamente il diritto di prevalere su di lui. Lo seguirà finché l'obbedienza non gli costerà la comodità. Fino a quando non gli costerà la reputazione. Fino a quando non gli costerà il controllo. Fino a quando non toccherà il corpo. E poi, all'improvviso, si invoca la coscienza. Si cita il discernimento. Si sottolinea la complessità.<br />Ma ascoltate attentamente. Nel momento in cui l'obbedienza diventa condizionata, Cristo non è più il Signore. A quel punto, è solo un consigliere.<br />Se vuoi sapere cosa crede veramente qualcuno riguardo a Dio, non iniziare da ciò che dice. Inizia da ciò che fa. Che fa con il suo corpo. Perché il corpo è il luogo in cui la teologia smette di essere astratta. Il corpo è il luogo in cui autonomia e Vangelo si scontrano.<br />Ecco perché il mondo è ossessionato dal corpo e infuriato contro l'insegnamento morale cristiano. Non perché la Chiesa sia crudele, ma perché la Chiesa si rifiuta di riconoscere che il corpo sia nostra proprietà.<br />Ogni discussione morale sul corpo si conclude con la stessa domanda: a chi appartieni? Se il tuo corpo ti appartiene, il sacrificio è facoltativo. Se il tuo corpo appartiene a Cristo, l'obbedienza è inevitabile. Ecco perché la Croce è offensiva. Non perché sia...]]></itunes:summary><itunes:duration>851</itunes:duration><itunes:keywords>autonomia,obbedienza,rivendicazioneteologica,sofferenza,strickland</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/936d76c559fc0f3d5498ead3aba8ad37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Basta preti in jeans e mogli in carriera</title><link>https://www.spreaker.com/episode/basta-preti-in-jeans-e-mogli-in-carriera--68231476</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8326" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8326</a><br /><br />BASTA PRETI IN JEANS E MOGLI IN CARRIERA di Don Corrado Signori<br /> <br />«Se l'orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo» (1Cor 12,16). È così che il grande apostolo San Paolo, ispirato da Dio, vede e descrive la Chiesa, fratelli e sorelle: come il corpo di un uomo. In un corpo ci sono diversi organi - come l'orecchio e l'occhio per l'appunto - che hanno diverse funzioni, e che solo insieme, collaborando, accettando che nessuno di loro è il corpo intero, ma solo un suo organo limitato, permettono ad un uomo di vivere, di respirare, di camminare, di vedere, di udire, di parlare. <br />Ma il corpo funziona quando l'occhio fa solo l'occhio e l'orecchio fa solo l'orecchio, sapendo che entrambi sono membra indispensabili, insostituibili e uniche del corpo. Dentro la Chiesa, nostra madre e sposa di Cristo, ciascuno di noi ha ricevuto, accolto e scelto una vocazione e possiamo diventare santi e felici in questa vita terrena e salvi per l'eternità dopo la nostra morte se abbracciamo la nostra vocazione. Ma dobbiamo sempre ricordare che, per tornare a San Paolo, se sei occhio non sei orecchio, che tu hai una vocazione specifica che comporta alcuni doni, e altri no.<br />IL COMPITO DEL SACERDOTE<br />Ricordo come fosse ieri, appena diventato prete, il mio primo oratorio: quei bravi giovani, con il cuore entusiasta e confuso, non si capacitavano del fatto che io, a differenza del mio predecessore, non andassi con loro al bar, o ai concerti, o a suonare con loro.<br />Mi domandavano, quei ragazzi che ancora porto nel cuore dopo 20 anni, cosa ci fosse di male in questo, e io rispondevo che non c'era nulla di male: che era buono, sano e giusto che loro, giovani, andassero al bar, purché non eccedessero nel bere, e ai concerti; ma il mio posto era restare in oratorio, perché il posto del papà è a casa, in modo che non solo loro, "la compagnia del don", ma qualsiasi ragazzo, anche meno brillante ed estroverso di loro, sapesse che c'era una casa in cui avrebbe sempre trovato un padre ad aspettarlo, perché è questo il compito di un padre: aspettarti a casa. Questa scelta, insieme all'uso frequente della veste talare, d'inverno anche del tabarro, e alle ore che dedicavo al confessionale, spesso ore in cui semplicemente aspettavo che passasse qualche penitente, inizialmente li confuse. Ma poi, col trascorrere del tempo, qualcuno di loro iniziò a venire non più in compagnia a domandarmi se andavo al concerto, ma da solo, spesso con gli occhi lucidi, a domandarmi un ascolto, un consiglio, una parola, una benedizione, e, qualche volta, anche una confessione. Fu per me una conferma importante: non c'era niente di sbagliato in sé a suonare con loro, ma non era la mia vocazione: io, sacerdote, sono chiamato ad accogliere le loro lacrime e i loro dubbi, a portare loro la carezza di una benedizione, il perdono di Cristo. Io non sono tutto il corpo, io sono un prete. L'orecchio non è occhio.<br />LA SPOSA È PER LO SPOSO<br />Una sposa è chiamata innanzitutto a dedicare il suo tempo, la sua dolcezza, la sua saggezza, la sua anima e il suo corpo, al suo sposo; questa è la sua vocazione, e questa è la vocazione del suo sposo. <br />E comprendi se qualcosa è per te la priorità innanzitutto da quanto tempo dedichi a qualcosa, perché è il tempo il primo criterio per comprendere come stiamo spendendo la nostra vita. Gli altri criteri poi sono l'impegno che metti in una cosa, il denaro che impieghi in una cosa...<br />Fratello, sorella, qual è la tua priorità?<br />Quanto tempo, quanta energia dedichi a chi hai sposato in Cristo?<br />Spesso nelle liti tra sposi esplode una grande amarezza perché non ci si sente scelti come priorità: la tua sposa deve venire prima di altre cose, anche fossero cose buone: non è sufficiente che tu dica al tuo sposo, alla tua sposa, che non sei a zonzo a divertirti, ma che manchi spesso perché lavori molto o perché fai tanto volontariato, persino in parrocchia, persino nella preghiera: sono tutte cose buone e necessarie, ma c'è un ordine, c'è una gerarchia: se la tua sposa non è più la tua priorità, allora forse devi riflettere sulla possibilità di ridurre il tuo lavoro, anche se così potrete permettervi una casa meno bella. Se il tuo sposo non è più la tua priorità, allora forse devi riflettere sulla possibilità di ridurre i tuoi impegni nel volontariato, persino in parrocchia, persino nella preghiera, anche se il tuo don e i tuoi parrocchiani ti stimeranno di meno.<br />Riuscire a fare questo è difficile, perché non stai rinunciando a qualcosa che è male in sé, ma stai scegliendo di riconoscere che sei creatura limitata, che sei un membro del corpo, e non il corpo intero, e che quindi dovrai dire dei no anche a richieste buone, per dare la priorità alla tua vocazione, dovrai accettare che non sempre potrai salvare tutti, perché è solo Uno il Salvatore.<br />E questa riflessione vale anche per chi non è né sposo né sacerdote, perché comunque sei chiamato a comprendere la tua vocazione di battezzato, ad esempio dedicandoti completamente all'insegnamento e all'educazione dei ragazzi, ma anche in quel caso sei chiamato a riconoscerti creatura limitata che deve scegliere delle priorità, che deve dire dei no perché tu non sei Dio.<br />L'orecchio non è occhio. Io sono innanzitutto sacerdote, tutto il resto deve venire dopo. <br />Tu sei innanzitutto sposa, tu sei innanzitutto sposo, tutto il resto deve venire dopo.<br />Se intravedi una verità in questa mia riflessione ti invito ad approfondire questo pensiero nelle opere di un padre spirituale troppo poco conosciuto e di cui non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo: san Francesco di Sales.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68231476</guid><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 20:41:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68231476/basta_preti_in_jeans_e_mogli_in_carriera.mp3" length="5524628" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8326

BASTA PRETI IN JEANS E MOGLI IN CARRIERA di Don Corrado Signori
 
«Se l'orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo» (1Cor...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8326" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8326</a><br /><br />BASTA PRETI IN JEANS E MOGLI IN CARRIERA di Don Corrado Signori<br /> <br />«Se l'orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo» (1Cor 12,16). È così che il grande apostolo San Paolo, ispirato da Dio, vede e descrive la Chiesa, fratelli e sorelle: come il corpo di un uomo. In un corpo ci sono diversi organi - come l'orecchio e l'occhio per l'appunto - che hanno diverse funzioni, e che solo insieme, collaborando, accettando che nessuno di loro è il corpo intero, ma solo un suo organo limitato, permettono ad un uomo di vivere, di respirare, di camminare, di vedere, di udire, di parlare. <br />Ma il corpo funziona quando l'occhio fa solo l'occhio e l'orecchio fa solo l'orecchio, sapendo che entrambi sono membra indispensabili, insostituibili e uniche del corpo. Dentro la Chiesa, nostra madre e sposa di Cristo, ciascuno di noi ha ricevuto, accolto e scelto una vocazione e possiamo diventare santi e felici in questa vita terrena e salvi per l'eternità dopo la nostra morte se abbracciamo la nostra vocazione. Ma dobbiamo sempre ricordare che, per tornare a San Paolo, se sei occhio non sei orecchio, che tu hai una vocazione specifica che comporta alcuni doni, e altri no.<br />IL COMPITO DEL SACERDOTE<br />Ricordo come fosse ieri, appena diventato prete, il mio primo oratorio: quei bravi giovani, con il cuore entusiasta e confuso, non si capacitavano del fatto che io, a differenza del mio predecessore, non andassi con loro al bar, o ai concerti, o a suonare con loro.<br />Mi domandavano, quei ragazzi che ancora porto nel cuore dopo 20 anni, cosa ci fosse di male in questo, e io rispondevo che non c'era nulla di male: che era buono, sano e giusto che loro, giovani, andassero al bar, purché non eccedessero nel bere, e ai concerti; ma il mio posto era restare in oratorio, perché il posto del papà è a casa, in modo che non solo loro, "la compagnia del don", ma qualsiasi ragazzo, anche meno brillante ed estroverso di loro, sapesse che c'era una casa in cui avrebbe sempre trovato un padre ad aspettarlo, perché è questo il compito di un padre: aspettarti a casa. Questa scelta, insieme all'uso frequente della veste talare, d'inverno anche del tabarro, e alle ore che dedicavo al confessionale, spesso ore in cui semplicemente aspettavo che passasse qualche penitente, inizialmente li confuse. Ma poi, col trascorrere del tempo, qualcuno di loro iniziò a venire non più in compagnia a domandarmi se andavo al concerto, ma da solo, spesso con gli occhi lucidi, a domandarmi un ascolto, un consiglio, una parola, una benedizione, e, qualche volta, anche una confessione. Fu per me una conferma importante: non c'era niente di sbagliato in sé a suonare con loro, ma non era la mia vocazione: io, sacerdote, sono chiamato ad accogliere le loro lacrime e i loro dubbi, a portare loro la carezza di una benedizione, il perdono di Cristo. Io non sono tutto il corpo, io sono un prete. L'orecchio non è occhio.<br />LA SPOSA È PER LO SPOSO<br />Una sposa è chiamata innanzitutto a dedicare il suo tempo, la sua dolcezza, la sua saggezza, la sua anima e il suo corpo, al suo sposo; questa è la sua vocazione, e questa è la vocazione del suo sposo. <br />E comprendi se qualcosa è per te la priorità innanzitutto da quanto tempo dedichi a qualcosa, perché è il tempo il primo criterio per comprendere come stiamo spendendo la nostra vita. Gli altri criteri poi sono l'impegno che metti in una cosa, il denaro che impieghi in una cosa...<br />Fratello, sorella, qual è la tua priorità?<br />Quanto tempo, quanta energia dedichi a chi hai sposato in Cristo?<br />Spesso nelle liti tra sposi esplode una grande amarezza perché non ci si sente scelti come priorità: la tua sposa deve venire prima di altre cose, anche fossero cose buone: non è sufficiente che tu...]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:keywords>doveridistato,moglieincarriera,pretiinjeans,stop,vocazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/21c5632f8655e5167b33ed8acca7ad4c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Figli schiavi dello schermo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/figli-schiavi-dello-schermo--67956181</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8304" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8304</a><br /><br />FIGLI SCHIAVI DELLO SCHERMO di Francesca Romana Poleggi<br /> <br />Jean Twenge, dell'Istitute For Family Studies offre un prezioso consiglio ai genitori, per la salute fisica e mentale dei loro figli. Uno studio del 2023 del C.S.Mott Children's Hospital ha monitorato l'uso del telefono da parte di ragazzi dagli 11 ai 17 anni per una settimana. Ha rilevato che ben 6 su 10 usano il telefono tra mezzanotte e le 5 del mattino nei giorni di scuola. Alcuni fanno fatica ad addormentarsi perché è troppo difficile spegnere il telefono. Uno su quattro ha affermato che si sveglia per messaggi o telefonate dopo essersi addormentato. <br />«Alzo lo sguardo e sono le 3 del mattino e sto guardando un video di una giraffa che mangia una bistecca» ha detto il quindicenne Owen Lanahan. «E mi chiedo: 'Come sono arrivato fino qui?'». È una bella domanda. Ma è ancora meglio chiedersi: "Come possiamo uscirne?".<br />Dormire poco è un fattore di rischio per malattie e depressione. E la maggior parte dei minori non dorme abbastanza. E se si svegliano nel cuore della notte per usare il cellulare, come ha ammesso un terzo degli adolescenti intervistati, il sonno che riescono a dormire è frammentato e di bassa qualità. È indispensabile, quindi, togliere fisicamente i dispositivi dalla camera da letto. Bisogna inoltre spiegare loro che non è sano utilizzare il dispositivo a letto, subito prima di andare a dormire.<br />Infatti, ciò che i bambini fanno sui loro dispositivi è psicologicamente stimolante, quando invece il cervello dovrebbe rallentare. Inoltre, associano il letto alla stimolazione piuttosto che al riposo. Quindi, anche quando non usano il telefono a letto, il cervello si aspetta una stimolazione e avranno più difficoltà ad addormentarsi. Infine, la luce blu dei dispositivi inganna il cervello facendogli credere che sia ancora giorno. Quindi non producono abbastanza melatonina, l'ormone del sonno, e ci mettono più tempo ad addormentarsi e fanno più fatica a dormire profondamente. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il solo fatto di avere accesso al dispositivo in camera, anche se non utilizzato, è collegato a un sonno insufficiente e a un sonno non ottimale.<br />A proposito, la regola del "niente dispositivi in camera da letto durante la notte" vale anche per gli adulti. Dorme meglio chi lascia telefono, tablet e laptop fuori dalla camera da letto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67956181</guid><pubDate>Tue, 30 Sep 2025 21:30:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67956181/figli_schiavi_dello_schermo.mp3" length="3002244" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8304

FIGLI SCHIAVI DELLO SCHERMO di Francesca Romana Poleggi
 
Jean Twenge, dell'Istitute For Family Studies offre un prezioso consiglio ai genitori, per la salute fisica e mentale dei loro figli. Uno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8304" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8304</a><br /><br />FIGLI SCHIAVI DELLO SCHERMO di Francesca Romana Poleggi<br /> <br />Jean Twenge, dell'Istitute For Family Studies offre un prezioso consiglio ai genitori, per la salute fisica e mentale dei loro figli. Uno studio del 2023 del C.S.Mott Children's Hospital ha monitorato l'uso del telefono da parte di ragazzi dagli 11 ai 17 anni per una settimana. Ha rilevato che ben 6 su 10 usano il telefono tra mezzanotte e le 5 del mattino nei giorni di scuola. Alcuni fanno fatica ad addormentarsi perché è troppo difficile spegnere il telefono. Uno su quattro ha affermato che si sveglia per messaggi o telefonate dopo essersi addormentato. <br />«Alzo lo sguardo e sono le 3 del mattino e sto guardando un video di una giraffa che mangia una bistecca» ha detto il quindicenne Owen Lanahan. «E mi chiedo: 'Come sono arrivato fino qui?'». È una bella domanda. Ma è ancora meglio chiedersi: "Come possiamo uscirne?".<br />Dormire poco è un fattore di rischio per malattie e depressione. E la maggior parte dei minori non dorme abbastanza. E se si svegliano nel cuore della notte per usare il cellulare, come ha ammesso un terzo degli adolescenti intervistati, il sonno che riescono a dormire è frammentato e di bassa qualità. È indispensabile, quindi, togliere fisicamente i dispositivi dalla camera da letto. Bisogna inoltre spiegare loro che non è sano utilizzare il dispositivo a letto, subito prima di andare a dormire.<br />Infatti, ciò che i bambini fanno sui loro dispositivi è psicologicamente stimolante, quando invece il cervello dovrebbe rallentare. Inoltre, associano il letto alla stimolazione piuttosto che al riposo. Quindi, anche quando non usano il telefono a letto, il cervello si aspetta una stimolazione e avranno più difficoltà ad addormentarsi. Infine, la luce blu dei dispositivi inganna il cervello facendogli credere che sia ancora giorno. Quindi non producono abbastanza melatonina, l'ormone del sonno, e ci mettono più tempo ad addormentarsi e fanno più fatica a dormire profondamente. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il solo fatto di avere accesso al dispositivo in camera, anche se non utilizzato, è collegato a un sonno insufficiente e a un sonno non ottimale.<br />A proposito, la regola del "niente dispositivi in camera da letto durante la notte" vale anche per gli adulti. Dorme meglio chi lascia telefono, tablet e laptop fuori dalla camera da letto.]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:keywords>campolibero,cellulare,diavolo,figli,schermo,schiavi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f9c8510eee6840ce91ca8fc9c520a9a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bambini schiavi dello schermo, genitori complici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bambini-schiavi-dello-schermo-genitori-complici--66176345</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8169" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8169</a><br /><br />BAMBINI SCHIAVI DELLO SCHERMO, GENITORI COMPLICI di Fabio Piemonte<br /> <br />L'iperdigitalizzazione dei minori è sempre più fuori controllo. Gli ultimi dati che arrivano dagli USA sono infatti tutt'altro che rassicuranti: già all'età di 2 anni la maggior parte dei bambini trascorre circa cinque ore al giorno davanti a uno schermo; stesse ore anch pr i bambini da 5 a 8 anni. E ancora - secondo un sondaggio condotto nell'autunno 2024 dal Pew Research Center su adolescenti tra 13 e 17 anni -, la maggior parte dei ragazzi possiede uno smartphone e utilizza i social; di questi circa il 50% afferma di essere online costantemente.<br />LE CONSEGUENZE SUGLI ADOLESCENTI<br />Riguardo alle cinque piattaforme social più diffuse - YouTube, TikTok, Instagram, Snapchat e Facebook - un terzo degli adolescenti ne usa almeno una quasi costantemente. L'85% degli stessi afferma di giocare ai videogiochi e circa 4 su 10 lo fanno ogni giorno. Il gioco in rete isola i più giovani, li scherma dalla realtà e ne compromette pesantemente la costruzione di legami stretti anche con i propri stessi familiari, rendendoli maggiormente vulnerabili rispetto ad ansia e depressione. Questo spiega anche il tragico incremento dei tassi di suicidio anche tra minori di appena 11 anni, come rilevato da The Washington Stand. Tra l'altro il gioco in rete ha un altro effetto particolarmente deleterio su bambini e adolescenti, come rilevato da diversi esperti, nella misura in cui li desensibilizza gradualmente a scene di sangue, violenza e pornografia, per cui talvolta costoro possono giungere anche a mettere tragicamente in pratica ciò che sperimentano online.  Di qui «come genitori, dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che le menti dei nostri figli non siano contaminate da spazzatura, violenza e sangue. Parte di questo lavoro include fare tutto il possibile per far chiudere l'industria pornografica e quei siti web che mirano a sfruttare i bambini. Infatti, una volta che la mente dei bambini è stata esposta a certe immagini, è impossibile riparare il danno. Dovremmo lavorare tutti insieme per fermare questo male prima che inizi», ha denunciato Mary Szoch, direttrice del Centro per la Dignità Umana del Family Research Council (FRC), evidenziando anzitutto la necessità da parte di mamma e papà di vigilare sui comportamenti online dei loro figli.<br />IL CASO LIMITE: TERRORISTA A 12 ANNI PER COLPA DEI SOCIAL<br />Vigilanza e prudenza non sono mai sufficienti, tanto più se ci si illude che gli adolescenti siano al sicuro nel segreto della loro stanza. Recentemente l'Associated Press ha infatti raccontato il caso limite di un ragazzo francese di 12 anni radicalizzato online e diventato un islamista estremista, condannato per due capi d'accusa legati al terrorismo. Sua madre pensava stesse semplicemente giocando ai videogiochi e facendo i compiti, mentre - invece- egli stava imparando a uccidere, guardando video di decapitazioni e torture così orribili da far distogliere lo sguardo persino ai funzionari giudiziari francesi esperti che l'hanno scovato. Tutto è cominciato da ricerche in rete sull'Islam e terrorismo; poi «algoritmi automatizzati, che guidano le esperienze online degli utenti e la curiosità del ragazzo, lo hanno condotto a chat criptate e propaganda ultraviolenta diffusa dai militanti dello Stato Islamico e da altri gruppi estremisti che si stanno insinuando nelle menti dei più giovani tramite app, videogiochi e social media», osserva Tony Parkins, presidente del FRC. E non si tratta purtroppo neanche di un caso tanto sporadico se si considera che solo in Francia nel 2022 i pubblici ministeri avevano incriminato solo due minori con accuse preliminari legate al terrorismo; nel 2023 ne hanno incriminati 15 e nel 2024 ben 19.<br />Insomma dal momento che «il medium è il messaggio» - come insegna il celebre sociologo canadese Marshall McLuhan - e che i social non sono solo banali strumenti di socializzazione, è fondamentale che genitori, docenti ed educatori non si limitino ad attuare strategie di controllo e di 'uso consapevole', ma al contrario testimonino col proprio buon esempio prima che con le parole l'importanza di ricercare e vivere relazioni autentiche con gli altri e l'esigenza vitale di guardarsi negli occhi, giocare e anche litigare concretamente, ossia 'corpo a corpo' e non a colpi di tasti, cominciando a partire da sé a distogliere lo sguardo dallo smartphone.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66176345</guid><pubDate>Tue, 20 May 2025 21:41:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66176345/bambini_schiavi_dello_schermo_genitori_complici.mp3" length="5925033" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8169

BAMBINI SCHIAVI DELLO SCHERMO, GENITORI COMPLICI di Fabio Piemonte
 
L'iperdigitalizzazione dei minori è sempre più fuori controllo. Gli ultimi dati che arrivano dagli USA sono infatti tutt'altro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8169" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8169</a><br /><br />BAMBINI SCHIAVI DELLO SCHERMO, GENITORI COMPLICI di Fabio Piemonte<br /> <br />L'iperdigitalizzazione dei minori è sempre più fuori controllo. Gli ultimi dati che arrivano dagli USA sono infatti tutt'altro che rassicuranti: già all'età di 2 anni la maggior parte dei bambini trascorre circa cinque ore al giorno davanti a uno schermo; stesse ore anch pr i bambini da 5 a 8 anni. E ancora - secondo un sondaggio condotto nell'autunno 2024 dal Pew Research Center su adolescenti tra 13 e 17 anni -, la maggior parte dei ragazzi possiede uno smartphone e utilizza i social; di questi circa il 50% afferma di essere online costantemente.<br />LE CONSEGUENZE SUGLI ADOLESCENTI<br />Riguardo alle cinque piattaforme social più diffuse - YouTube, TikTok, Instagram, Snapchat e Facebook - un terzo degli adolescenti ne usa almeno una quasi costantemente. L'85% degli stessi afferma di giocare ai videogiochi e circa 4 su 10 lo fanno ogni giorno. Il gioco in rete isola i più giovani, li scherma dalla realtà e ne compromette pesantemente la costruzione di legami stretti anche con i propri stessi familiari, rendendoli maggiormente vulnerabili rispetto ad ansia e depressione. Questo spiega anche il tragico incremento dei tassi di suicidio anche tra minori di appena 11 anni, come rilevato da The Washington Stand. Tra l'altro il gioco in rete ha un altro effetto particolarmente deleterio su bambini e adolescenti, come rilevato da diversi esperti, nella misura in cui li desensibilizza gradualmente a scene di sangue, violenza e pornografia, per cui talvolta costoro possono giungere anche a mettere tragicamente in pratica ciò che sperimentano online.  Di qui «come genitori, dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che le menti dei nostri figli non siano contaminate da spazzatura, violenza e sangue. Parte di questo lavoro include fare tutto il possibile per far chiudere l'industria pornografica e quei siti web che mirano a sfruttare i bambini. Infatti, una volta che la mente dei bambini è stata esposta a certe immagini, è impossibile riparare il danno. Dovremmo lavorare tutti insieme per fermare questo male prima che inizi», ha denunciato Mary Szoch, direttrice del Centro per la Dignità Umana del Family Research Council (FRC), evidenziando anzitutto la necessità da parte di mamma e papà di vigilare sui comportamenti online dei loro figli.<br />IL CASO LIMITE: TERRORISTA A 12 ANNI PER COLPA DEI SOCIAL<br />Vigilanza e prudenza non sono mai sufficienti, tanto più se ci si illude che gli adolescenti siano al sicuro nel segreto della loro stanza. Recentemente l'Associated Press ha infatti raccontato il caso limite di un ragazzo francese di 12 anni radicalizzato online e diventato un islamista estremista, condannato per due capi d'accusa legati al terrorismo. Sua madre pensava stesse semplicemente giocando ai videogiochi e facendo i compiti, mentre - invece- egli stava imparando a uccidere, guardando video di decapitazioni e torture così orribili da far distogliere lo sguardo persino ai funzionari giudiziari francesi esperti che l'hanno scovato. Tutto è cominciato da ricerche in rete sull'Islam e terrorismo; poi «algoritmi automatizzati, che guidano le esperienze online degli utenti e la curiosità del ragazzo, lo hanno condotto a chat criptate e propaganda ultraviolenta diffusa dai militanti dello Stato Islamico e da altri gruppi estremisti che si stanno insinuando nelle menti dei più giovani tramite app, videogiochi e social media», osserva Tony Parkins, presidente del FRC. E non si tratta purtroppo neanche di un caso tanto sporadico se si considera che solo in Francia nel 2022 i pubblici ministeri avevano incriminato solo due minori con accuse preliminari legate al terrorismo; nel 2023 ne hanno incriminati 15 e nel 2024 ben 19.<br />Insomma dal momento che «il medium è il messaggio» - come insegna il...]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,bambini,complici,depressione,inferno,isolamento,schermo,schiavi,suicidi,wifi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f9c8510eee6840ce91ca8fc9c520a9a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Re Mentone dei fratelli Grimm</title><link>https://www.spreaker.com/episode/re-mentone-dei-fratelli-grimm--65584805</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8136" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8136</a><br /><br />RE MENTONE DEI FRATELLI GRIMM FA CAPIRE CHE NON PUOI RIFUGIARTI NEL TUO MONDO, PERCHE' IL MONDO E' UNO SOLO<br /> <br />Il cattolico Tolkien, famoso autore della trilogia de Il Signore degli anelli, scrive nel suo Le fiabe: "Il compositore della fiaba si dimostra un sub-creatore riuscito. Egli costruisce un Mondo Secondario in cui la nostra mente può introdursi. In esso, ciò che egli riferisce è vero: in quanto in accordo con le leggi del mondo". Tolkien ha ragione. La fantasia non è surrealismo. Questo nasce dalla pretesa folle di riscrivere il reale, rifiutandone le sue costitutive leggi. La fantasia, invece, è passione per il vero e per il reale. È una passione di tale portata che arriva ad offrire di questo vero e di questa realtà una chiave di lettura che possa meglio evidenziarne il mistero. Quale mistero? Il miracolo che rende la realtà un codice con cui cogliere la presenza continua di Dio e la bellezza della sua Verità. Ecco dunque che si può fare apologetica anche attraverso le fiabe.<br />RE MENTONE (FRATELLI GRIMM)<br />C'era una volta un Re che aveva una figlia immensamente bella, ma allo stesso tempo così superba ed arrogante che nessun pretendente le andava bene. Prima li sbeffeggiava, infine li scartava miseramente.<br />Una volta il Re diede una grande festa alla quale furono invitati pretendenti da ogni dove. Li fece mettere tutti in fila, e in ordine di rango: prima i sovrani, poi i granduchi, dopo i principi, poi i conti, poi i baroni, infine gli aristocratici; uno per uno, furono presentati alla principessa, ma ella trovò in ognuno di loro qualcosa da obiettare. Qualcuno era troppo grasso: "Assomiglia tanto a una botticella" disse; un altro era troppo alto: "alto e smilzo, sembra un manico di scopa". Naturalmente, il terzo era troppo basso: "basso come un tappo e pure tracagnotto". Il quarto era per lei troppo pallido: "smunto come la morte". Il quinto era troppo rosso: "gallo da primo premio." Mentre il sesto era addirittura troppo poco dritto: "Legna verde fa fumo nel camino".<br />E così via; furono ridicolizzati e bocciati tutti senza appello, in modo particolare un giovane e buon re che si trovava in prima fila, il cui mento era leggermente sporgente. "Ma guardatelo!" esclamò, ridendo, "ha un mento che sembra il becco di un tordo!". E da quel momento lo battezzò «Re Mentone». A quel punto, il vecchio Re, stufo di vedere la figlia che non faceva altro che schernire la gente e offendere tutti i pretendenti alla sua mano, andò su tutte le furie e le giurò che il primo straccione che avesse varcato la soglia del palazzo, l'avrebbe avuta in moglie.<br />Qualche giorno dopo giunse sotto le finestre del palazzo un suonatore ambulante venuto da chissà dove per guadagnare qualche soldo. Il Re se ne accorse e lo fece salire, e così, il vecchio cantore, vestito di stracci lerci e consunti, fu ammesso a cantare per il Re e la Principessa; a fine esibizione domandò una piccola offerta, e il Re, disse: "La tua canzone mi è piaciuta tanto, che voglio concederti la mano di mia figlia". A quelle parole la principessa inorridì, ma il Re disse: "Ho giurato che ti avrei fatta sposare al primo mendicante che si fosse presentato, e intendo mantenere la parola". La fanciulla protestò, ma inutilmente: il Re convocò immediatamente un sacerdote ed ella fu unita in matrimonio al menestrello in seduta stante.<br />Ma non basta: appena le nozze furono celebrate, il Re disse: "Non sta bene che la moglie di un mendicante soggiorni nel mio palazzo. Ti invito, quindi, ad andartene via subito con tuo marito". Il mendicante prese sua moglie per mano, ed ella dovette andar via con lui, a piedi; arrivarono a una grande foresta, ed ella chiese al marito: "A chi appartiene questo bel bosco?". "è di Re Mentone. Se l'avessi sposato, oggi tutto questo sarebbe tuo." "Oh, me misera! Se solo avessi accettato di sposare Re Mentone..." Dopo un po', attraversarono una prateria, ed ella chiese ancora: "Di chi è questa bella e verde prateria?" "Appartiene a Re Mentone. Se tu l'avessi accettato come marito, oggi sarebbe tua". "Oh, me misera! Se solo avessi accettato di sposare Re Mentone..." "Senti, non mi va che tu stia sempre a lagnarti che hai sposato me e non un altro" disse il menestrello, "non ti vado bene, io?".<br />Finalmente giunsero a una misera capanna, e la moglie chiese al marito: "Oh, buon Dio... com'è minuscola questa casa... a chi appartiene questo misero tugurio?" Il vecchio rispose: "A me. Questa è casa mia, e da oggi è anche la tua. Ci vivremo insieme." Tanto era basso l'ingresso, che la ragazza dovette chinarsi per entrare. "Dov'è la servitù?" chiese al marito. "Quale servitù?" rispose il mendicante, "d'ora in poi dovrai arrangiarti da sola. Su, forza, adesso: accendi subito il fuoco e metti a bollire dell'acqua, e preparami qualcosa da mangiare, che sono molto stanco." Ma la principessa non ne sapeva nulla di come si accende un fuoco e di come si cucina, e quindi il mendicante dovette aiutarla a fare tutto, poiché lei non sapeva fare niente. Quando ebbero finito di consumare il loro misero pasto se ne andarono a letto, e la mattina dopo la fece alzare di buon'ora per fare i mestieri di casa.<br />Per alcuni giorni, i due poterono tiare avanti così, come potevano, ma ben presto esaurirono le poche provviste. Il vecchio mendicante disse allora alla moglie: "Moglie, se vogliamo continuare a mangiare e a bere, dobbiamo guadagnare dei soldi. Da oggi intreccerai dei cesti." E andò fuori a tagliare dei salici, e li portò in casa; cominciò allora ad intrecciare, mai giunchi duri le rovinavano le mani delicate. "Vedo che non fa per te" disse il menestrello. "Forse è meglio che provi a filare: magari ti riesce meglio." La fanciulla sedette all'arcolaio e cominciò a filare, ma il filo duro e grezzo le tagliava le dita delicate fino a fargliele sanguinare. "Povero me! Sei proprio una buona a nulla! Non ho fatto un grande affare con te. Proverò ad intraprendere un commercio di vasi di terracotta. Tu dovrai solo portarli al mercato e venderli." Ed ella pensò, ' Oh, me misera! Se dovessero vedermi i servi di mio padre, si prenderebbero gioco di me.. una principessa che vende terraglia all'angolo di una strada!" Protestò, invano, e alla fine dovette fare come il marito ordinava, se non voleva morir di fame.<br />All'inizio andò tutto bene; la gente comprava volentieri da lei perché era una bella donna, e pagava senza lamentarsi: c'era persino chi le regalava il denaro senza portarsi via la merce, e con il ricavato di quelle vendite tirarono a campare, fino a quando i soldi finirono, e il marito dovette acquistare altra terracotta; la principessa si mise all'angolo del mercato ed espose la merce, ma improvvisamente un ussaro ubriaco galoppò proprio in mezzo alle terraglie, frantumandole in mille pezzi. La poveretta si mise a piangere, e si disperò tanto che non sapeva più che cosa fare. "Oh, buon Dio! Che ne sarà di me? Che cosa dirà, adesso, mio marito?" Corse a casa a raccontargli la disgrazia. "Chi è così sciocco da piazzarsi sull'angolo della strada con tutta la merce?" disse il marito. "È palese che non sei capace di lavorare, comunque, adesso smettila di piangere e ascoltami: oggi sono capitato per caso al palazzo del re, e ho chiesto se per caso avessero bisogno di una lavapiatti; mi hanno promesso di prenderti: in cambio avrai vitto gratuito." Così, la figlia del re diventò una sguattera; dovette dare una mano a cucinare e da quel momento tutti i lavori più pesanti toccarono a lei. S'allacciò una brocchetta alle tasche, e lì nascondeva gli avanzi di cibo da portare a casa, e vissero di quello.<br />Accadde poi un giorno che furono annunciate le nozze del figlio minore del re, e la poveretta andò a sbirciare attraverso la porta del salone. Quando furono accese tutte le luci e vide la sala addobbata in pompa magna per l'avvenimento, nel vedere sfilare una ad una donne bellissime, vestite da gran dame, pensò allora alla sua scarna condizione con il cuore gonfio di tristezza, e in quel mentre maledì l'orgoglio e la boria che l'avevano condannata a tanta miseria. Un odorino prelibato usciva dalle pietanze luculliane che passavano in rassegna, stuzzicando le sue narici; di tanto in tanto qualche cameriere le lanciava un boccone, che prontamente acchiappava per infilarlo nella brocchetta per portarselo a casa.<br />Improvvisamente il promesso sposo varcò la soglia, indossando abiti eleganti di seta e velluto, portando al collo tante catenine d'oro; quando vide quella bella donna che stava ferma davanti alla porta, la prese per mano e la invitò a ballare, ma ella rifiutò, spaventata, poiché vide che era Re Mentone, il pretendente che aveva respinto e deriso. Cercò di divincolarsi, ma lui la spinse nel salone, ed ecco che la cintura che le teneva allacciata la brocca alla vita, si slacciò, finendo per rovesciarsi in terra con tutto il suo contenuto: la minestra colava e gli avanzi si sparsero dappertutto. A quella scena, gli ospiti risero e si presero gioco di lei, e lei si sentì sprofondare dalla vergogna. Con un balzo raggiunse la porta, decisa a fuggire, ma un uomo l'afferrò per un braccio e la ricondusse nella sala, e quand'ella volse lo sguardo vide che era ancora Re Mentone, che le disse affettuosamente: "Non avere paura. Sono io il povero menestrello che ha vissuto con te nella miserabile capanna nel bosco. Mi sono travestito per amor tuo, e fui ancora io l'ussaro che quel giorno ti distrusse tutti i vasi di terracotta. Ho fatto tutto questo per domare il tuo orgoglio e per punirti dell'arroganza con la quale mi avevi trattato." La principessa pianse amaramente e disse]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65584805</guid><pubDate>Tue, 15 Apr 2025 20:59:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65584805/re_mentone_dei_fratelli_grimm.mp3" length="15254718" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8136

RE MENTONE DEI FRATELLI GRIMM FA CAPIRE CHE NON PUOI RIFUGIARTI NEL TUO MONDO, PERCHE' IL MONDO E' UNO SOLO
 
Il cattolico Tolkien, famoso autore della trilogia de Il Signore degli anelli, scrive...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8136" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8136</a><br /><br />RE MENTONE DEI FRATELLI GRIMM FA CAPIRE CHE NON PUOI RIFUGIARTI NEL TUO MONDO, PERCHE' IL MONDO E' UNO SOLO<br /> <br />Il cattolico Tolkien, famoso autore della trilogia de Il Signore degli anelli, scrive nel suo Le fiabe: "Il compositore della fiaba si dimostra un sub-creatore riuscito. Egli costruisce un Mondo Secondario in cui la nostra mente può introdursi. In esso, ciò che egli riferisce è vero: in quanto in accordo con le leggi del mondo". Tolkien ha ragione. La fantasia non è surrealismo. Questo nasce dalla pretesa folle di riscrivere il reale, rifiutandone le sue costitutive leggi. La fantasia, invece, è passione per il vero e per il reale. È una passione di tale portata che arriva ad offrire di questo vero e di questa realtà una chiave di lettura che possa meglio evidenziarne il mistero. Quale mistero? Il miracolo che rende la realtà un codice con cui cogliere la presenza continua di Dio e la bellezza della sua Verità. Ecco dunque che si può fare apologetica anche attraverso le fiabe.<br />RE MENTONE (FRATELLI GRIMM)<br />C'era una volta un Re che aveva una figlia immensamente bella, ma allo stesso tempo così superba ed arrogante che nessun pretendente le andava bene. Prima li sbeffeggiava, infine li scartava miseramente.<br />Una volta il Re diede una grande festa alla quale furono invitati pretendenti da ogni dove. Li fece mettere tutti in fila, e in ordine di rango: prima i sovrani, poi i granduchi, dopo i principi, poi i conti, poi i baroni, infine gli aristocratici; uno per uno, furono presentati alla principessa, ma ella trovò in ognuno di loro qualcosa da obiettare. Qualcuno era troppo grasso: "Assomiglia tanto a una botticella" disse; un altro era troppo alto: "alto e smilzo, sembra un manico di scopa". Naturalmente, il terzo era troppo basso: "basso come un tappo e pure tracagnotto". Il quarto era per lei troppo pallido: "smunto come la morte". Il quinto era troppo rosso: "gallo da primo premio." Mentre il sesto era addirittura troppo poco dritto: "Legna verde fa fumo nel camino".<br />E così via; furono ridicolizzati e bocciati tutti senza appello, in modo particolare un giovane e buon re che si trovava in prima fila, il cui mento era leggermente sporgente. "Ma guardatelo!" esclamò, ridendo, "ha un mento che sembra il becco di un tordo!". E da quel momento lo battezzò «Re Mentone». A quel punto, il vecchio Re, stufo di vedere la figlia che non faceva altro che schernire la gente e offendere tutti i pretendenti alla sua mano, andò su tutte le furie e le giurò che il primo straccione che avesse varcato la soglia del palazzo, l'avrebbe avuta in moglie.<br />Qualche giorno dopo giunse sotto le finestre del palazzo un suonatore ambulante venuto da chissà dove per guadagnare qualche soldo. Il Re se ne accorse e lo fece salire, e così, il vecchio cantore, vestito di stracci lerci e consunti, fu ammesso a cantare per il Re e la Principessa; a fine esibizione domandò una piccola offerta, e il Re, disse: "La tua canzone mi è piaciuta tanto, che voglio concederti la mano di mia figlia". A quelle parole la principessa inorridì, ma il Re disse: "Ho giurato che ti avrei fatta sposare al primo mendicante che si fosse presentato, e intendo mantenere la parola". La fanciulla protestò, ma inutilmente: il Re convocò immediatamente un sacerdote ed ella fu unita in matrimonio al menestrello in seduta stante.<br />Ma non basta: appena le nozze furono celebrate, il Re disse: "Non sta bene che la moglie di un mendicante soggiorni nel mio palazzo. Ti invito, quindi, ad andartene via subito con tuo marito". Il mendicante prese sua moglie per mano, ed ella dovette andar via con lui, a piedi; arrivarono a una grande foresta, ed ella chiese al marito: "A chi appartiene questo bel bosco?". "è di Re Mentone. Se l'avessi sposato, oggi tutto questo sarebbe tuo." "Oh, me misera! Se solo...]]></itunes:summary><itunes:duration>954</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a121b5512d18b0364a1140d0429026e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vera differenza tra psicologo e confessore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vera-differenza-tra-psicologo-e-confessore--64701043</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8062" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8062</a><br /><br />LA VERA DIFFERENZA TRA PSICOLOGO E CONFESSORE di Mauro Piacenza<br /> <br />È fuori dubbio che, nel recente passato, si sia vista un'esplosione del ricorso alla psicologia - e segnatamente all'aiuto degli psicologi - in tutto l'Occidente. Le vicende storiche della pandemia e dell'esplosione clamorosa e, in parte, inattesa dei conflitti bellici hanno, se possibile, ulteriormente aggravato la situazione, al punto da indurre non pochi Governi a offrire ai cittadini un "bonus psicologo" per poter così ricevere l'aiuto di specialisti capaci di ascoltare e di dare un nome al diffuso disagio delle persone.<br />Si potrebbe quasi dire che lo psicologo sta all'epoca moderna come il confessore stava all'epoca cristiana! Ma è davvero così? È sufficiente il ricorso allo psicologo per "risolvere" il problema umano? Colloquio con lo psicologo e dialogo della Confessione si equivalgono?<br />La risposta a queste domande è, senza ombra di dubbio, negativa. Pur riconoscendo il legittimo valore della scienza umana detta "psicologia", è evidente come essa non possa, in alcun caso, essere confusa con il sacramento della Riconciliazione. I due "dialoghi"-  quello con lo psicologo e quello con il confessore - possono avere alcune analogie, che proveremo a indicare, ma hanno certamente radici diverse e, soprattutto, esiti differenti.<br />UN GRANDE PARADOSSO<br />Il grande teologo ambrosiano, prematuramente scomparso, Giovanni Moioli, nel suo saggio Il quarto sacramento (Ed. Glossa), descriveva la Riconciliazione come il «sacramento difficile», proprio per l'esigenza imprescindibile del dialogo verace, intimo e personale tra penitente e confessore, necessario perché ci sia la materia prossima del sacramento e perché esso sia valido.<br />È fuori dubbio che l'apparente sostituzione della Riconciliazione sacramentale con il dialogo terapeutico affondi le proprie radici nella diffusa secolarizzazione del mondo occidentale; secolarizzazione che - è quasi un paradosso! - è anche la causa di tanto disagio sociale e personale dell'uomo contemporaneo.<br />In un contesto culturale nel quale Dio è espulso dalla storia o dalla società e, nel migliore dei casi, è relegato al sentimento soggettivo, la risposta alle domande fondamentali dell'esistenza diviene per lo meno ardua, se non impossibile. Se Dio non c'è, l'uomo si riduce a essere l'esito dei propri antecedenti biologici, materia un po' più sviluppata del resto della natura, ma nulla di più, solo materia. Nel contempo, anche la dimensione teleologica, la dimensione del fine della vita e del senso delle azioni umane, perde il proprio significato. Da questo contesto generale è solo possibile immaginare quale mole di frustrazione, anche psicologica, possa derivare, poiché tutte le azioni umane, anche le più nobili e alte, perdono di significato o, nel migliore dei casi, gratificano l'ego, in un cortocircuito nel quale la domanda mai sopita del cuore umano cerca sempre nuove gratificazioni e mai da nulla si ritiene appagata.<br />UNA SOFFERENZA SVUOTATA<br />Se a questo si somma la quasi totale censura di un possibile senso della sofferenza umana e della morte, il quadro appare drammaticamente completo. Se la sofferenza umana non ha senso, allora essa è da evitare accuratamente, senza eccezioni, a qualunque livello della coscienza e in qualunque stagione della vita. La contraddizione deflagrante è, tuttavia, che la sofferenza esiste e, semplicemente, non può essere evitata! Da qui l'ulteriore profonda frustrazione di una vita necessariamente frammista anche a momenti di sofferenza, che paiono non avere significato, inficiando così il senso stesso dell'intera esistenza. Al vertice di tale crisi di senso si pone, ovviamente, il mistero della morte, il quale, in un contesto radicalmente secolarizzato, viene sistematicamente censurato e, perfino, de-ritualizzato (basti pensare a tutte le agenzie laiche che si occupano di riti esequiali e, soprattutto, di cremazione), impedendo così quella ordinata e psicologicamente sana elaborazione del lutto, della quale la ritualizzazione è momento essenziale.<br />LA CONFESSIONE È LUOGO DELLA RISPOSTA<br />Il sacramento della Riconciliazione, invece, si celebra non solo in un orizzonte valoriale, nel quale è riconosciuta l'esistenza di un Dio personale, creatore e provvidente, di un Dio Padre capace di un sempre continuo perdono nei confronti dei Suoi figli, ma anche nell'accoglienza del mistero dell'Incarnazione, per il quale il potere di Dio di perdonare i peccati, in Gesù di Nazareth, Signore e Cristo, è sceso sulla terra («Perché crediate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati...», Mt 9,6; Mc 2,10; Lc 5,24).<br />Il sacramento della Riconciliazione, dunque, è da comprendere e celebrare in un orizzonte soprannaturale, che certamente abbraccia tutte le istanze naturali presenti nell'umana esistenza, ma le supera e le risolve come nessun psicologo potrà mai fare. La fede esplicita in Dio - e non in un "dio" generico a cui tutti possono indifferentemente fare rifermento, ma nel "Dio di Gesù Cristo", nel Dio-Amore trinitario, capace non solo di incarnarsi, assumendo un'integra natura umana, ma addirittura di scegliere di morire per amore della Sua creatura e per salvarla dal limite e dal peccato - diviene risposta piena di senso sull'origine e sul fine dell'umana esistenza, donando uno straordinario, eterno valore alla libertà umana e alle azioni che con essa, illuminata dall'intelligenza e sostenuta dalla volontà, l'uomo compie.<br />Nulla è più liberante della fede in Gesù Cristo e del riconoscimento umile e grato del Dio-Amore dal quale tutti gli uomini provengono e al quale sono chiamati a rispondere, anche con le proprie croci.<br />L'elemento "difficile" della sofferenza umana trova, non nello sterile ego soggettivo, ma nell'infinito oceano dell'Amore divino, un'unica possibile risposta; il mistero di un Dio-Amore, incarnato e crocifisso, di un Dio-Misericordia che continua a riversare, attraverso il sacramento della Riconciliazione, la sua Misericordia e il suo Amore sull'umanità, è l'unica reale risposta a ogni domanda che fiorisce dall'ineluttabile sofferenza umana, soprattutto quella innocente, e dall'inevitabile disagio che l'uomo prova di fronte a essa.<br />L'amore della Croce è la risposta a ogni possibile sofferenza umana e, per quanto la scienza psicologica possa certamente, in alcuni casi, essere di grande aiuto, il migliore degli psicologi (se molto bravo) potrà individuare il problema, ma non lo risolverà e, soprattutto, non salverà l'umano. Gesù Cristo è, infatti, l'unico Salvatore.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64701043</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2025 20:51:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64701043/la_vera_differenza_tra_psicologo_e_confessore.mp3" length="7058538" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8062

LA VERA DIFFERENZA TRA PSICOLOGO E CONFESSORE di Mauro Piacenza
 
È fuori dubbio che, nel recente passato, si sia vista un'esplosione del ricorso alla psicologia - e segnatamente all'aiuto degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8062" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8062</a><br /><br />LA VERA DIFFERENZA TRA PSICOLOGO E CONFESSORE di Mauro Piacenza<br /> <br />È fuori dubbio che, nel recente passato, si sia vista un'esplosione del ricorso alla psicologia - e segnatamente all'aiuto degli psicologi - in tutto l'Occidente. Le vicende storiche della pandemia e dell'esplosione clamorosa e, in parte, inattesa dei conflitti bellici hanno, se possibile, ulteriormente aggravato la situazione, al punto da indurre non pochi Governi a offrire ai cittadini un "bonus psicologo" per poter così ricevere l'aiuto di specialisti capaci di ascoltare e di dare un nome al diffuso disagio delle persone.<br />Si potrebbe quasi dire che lo psicologo sta all'epoca moderna come il confessore stava all'epoca cristiana! Ma è davvero così? È sufficiente il ricorso allo psicologo per "risolvere" il problema umano? Colloquio con lo psicologo e dialogo della Confessione si equivalgono?<br />La risposta a queste domande è, senza ombra di dubbio, negativa. Pur riconoscendo il legittimo valore della scienza umana detta "psicologia", è evidente come essa non possa, in alcun caso, essere confusa con il sacramento della Riconciliazione. I due "dialoghi"-  quello con lo psicologo e quello con il confessore - possono avere alcune analogie, che proveremo a indicare, ma hanno certamente radici diverse e, soprattutto, esiti differenti.<br />UN GRANDE PARADOSSO<br />Il grande teologo ambrosiano, prematuramente scomparso, Giovanni Moioli, nel suo saggio Il quarto sacramento (Ed. Glossa), descriveva la Riconciliazione come il «sacramento difficile», proprio per l'esigenza imprescindibile del dialogo verace, intimo e personale tra penitente e confessore, necessario perché ci sia la materia prossima del sacramento e perché esso sia valido.<br />È fuori dubbio che l'apparente sostituzione della Riconciliazione sacramentale con il dialogo terapeutico affondi le proprie radici nella diffusa secolarizzazione del mondo occidentale; secolarizzazione che - è quasi un paradosso! - è anche la causa di tanto disagio sociale e personale dell'uomo contemporaneo.<br />In un contesto culturale nel quale Dio è espulso dalla storia o dalla società e, nel migliore dei casi, è relegato al sentimento soggettivo, la risposta alle domande fondamentali dell'esistenza diviene per lo meno ardua, se non impossibile. Se Dio non c'è, l'uomo si riduce a essere l'esito dei propri antecedenti biologici, materia un po' più sviluppata del resto della natura, ma nulla di più, solo materia. Nel contempo, anche la dimensione teleologica, la dimensione del fine della vita e del senso delle azioni umane, perde il proprio significato. Da questo contesto generale è solo possibile immaginare quale mole di frustrazione, anche psicologica, possa derivare, poiché tutte le azioni umane, anche le più nobili e alte, perdono di significato o, nel migliore dei casi, gratificano l'ego, in un cortocircuito nel quale la domanda mai sopita del cuore umano cerca sempre nuove gratificazioni e mai da nulla si ritiene appagata.<br />UNA SOFFERENZA SVUOTATA<br />Se a questo si somma la quasi totale censura di un possibile senso della sofferenza umana e della morte, il quadro appare drammaticamente completo. Se la sofferenza umana non ha senso, allora essa è da evitare accuratamente, senza eccezioni, a qualunque livello della coscienza e in qualunque stagione della vita. La contraddizione deflagrante è, tuttavia, che la sofferenza esiste e, semplicemente, non può essere evitata! Da qui l'ulteriore profonda frustrazione di una vita necessariamente frammista anche a momenti di sofferenza, che paiono non avere significato, inficiando così il senso stesso dell'intera esistenza. Al vertice di tale crisi di senso si pone, ovviamente, il mistero della morte, il quale, in un contesto radicalmente secolarizzato, viene sistematicamente censurato e, perfino,...]]></itunes:summary><itunes:duration>442</itunes:duration><itunes:keywords>confessore,liberazione,mezzoumano,problema,psicologo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eed4843113f96ad659e94fd0d60da4aa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'abuso del ricorso al parto cesareo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-abuso-del-ricorso-al-parto-cesareo--63698004</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8043</a><br /><br />L'ABUSO DEL RICORSO AL PARTO CESAREO di Giano Colli<br /> <br />In Italia, il parto cesareo è diventato una pratica comune, tanto da posizionare il nostro paese al primo posto nel mondo per percentuale di interventi chirurgici durante il parto. Secondo i dati, il 38% dei parti in Italia avviene tramite cesareo, una cifra ben al di sopra del 15% raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questo dato, che ci pone davanti agli Stati Uniti (27%) e alla Germania (25%), solleva importanti interrogativi sul perché si ricorra così frequentemente a questa procedura e sulle sue implicazioni a lungo termine.<br />Il parto cesareo è un intervento chirurgico fondamentale in situazioni di emergenza o quando il parto naturale comporta rischi significativi per la madre o il bambino. Tuttavia, l'OMS scoraggia un uso eccessivo e potenzialmente non necessario della procedura. In Italia, i numeri suggeriscono che spesso il cesareo non viene scelto per necessità reali, ma per altri motivi.<br />Uno dei principali fattori che spingono molte donne italiane a optare per il cesareo è la paura del dolore durante il parto naturale. Il parto è indubbiamente un'esperienza intensa, ma è anche un processo naturale che il corpo femminile è biologicamente predisposto a sostenere. Tuttavia il fatto che la gravidanza sia trattata da personale medico come fosse una malattia contribuisce ad alimentare ansie che potrebbero essere gestite con maggiore tranquillità.<br />Inoltre il cesareo viene percepito come una scelta più "sicura" o addirittura più comoda, sia dai medici sia dalle mamme. In alcuni casi, l'idea di poter "programmare" il parto con una data certa spinge verso questa decisione. Il parto naturale richiede un'assistenza più prolungata e attenta rispetto a un cesareo programmato, portando alcuni ospedali a preferire quest'ultimo per ragioni organizzative. Ma imporre al bambino quando uscire dal grembo materno è una forzatura visto che da sempre i bambini sanno quando è il momento giusto. Siamo noi che dobbiamo adattarci a loro, non il contrario.<br />Infine non bisogna dimenticare che il cesareo è una procedura sicura, ma non è privo di rischi. Gli interventi chirurgici comportano tempi di recupero più lunghi, un maggiore rischio di infezioni e complicazioni future, come difficoltà nelle gravidanze successive. Per i neonati, il parto naturale offre benefici importanti, come un maggiore supporto al sistema immunitario grazie al passaggio nel canale del parto.<br />Oggi si dimentica che il parto è un evento naturale che da millenni accompagna l'umanità. Negli ultimi decenni, la tecnologia ha migliorato la sicurezza del parto e questo è un bene, ma ha anche contribuito a distanziarci da questa esperienza come parte normale della vita. L'ospedalizzazione dell'inizio come anche della fine della vita ha contribuito a rendere meno umano sia il venire al mondo che l'ultima fase dell'esistenza. Per quanto riguarda il parto naturale è fondamentale che le mamme lo affrontino senza paure eccessive visto che, ripetiamo ancora una volta, partorire è la cosa più naturale al mondo. Per tutto quanto detto non bisogna nemmeno dimenticare che ci sono oggi in Italia mamme che preferiscono partorire a casa con l'aiuto di una ostetrica. Questa possibilità non va scartata a priori soprattutto da parte di chi abita a distanza di un quarto d'ora, mezz'ora al massimo, da una struttura ospedaliera a cui ricorrere solo in caso di pericolo di vita della madre o del bambino.<br />La posizione dell’Italia come leader mondiale nei parti cesarei evidenzia la necessità di un cambiamento di mentalità. Il parto, sebbene doloroso e impegnativo, può essere affrontato con serenità soprattutto se si riceve il giusto supporto dai familiari e dal personale medico. Ridurre il tasso di cesarei non significa negare l’accesso a questa procedura quando necessaria, ma promuovere un approccio più consapevole alla nascita, che valorizzi la salute della madre e del bambino.<br />Per i cristiani, infine, il parto è un momento speciale che si intreccia con il mistero della vita e della fede. Affrontare questa esperienza affidandosi alla Provvidenza e alla protezione della Madre di Dio offre forza e serenità. Maria, che ha vissuto l’esperienza della maternità con umiltà e coraggio, è un esempio potente per le donne che si preparano a diventare madri. Accettare il parto naturale come parte del disegno divino significa riconoscere la bellezza e la sacralità di questo evento, confidando in Dio che sostiene ogni madre nel dono della vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63698004</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 09:58:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63698004/abuso_del_ricorso_al_parto_cesareo.mp3" length="5668063" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8043

L'ABUSO DEL RICORSO AL PARTO CESAREO di Giano Colli
 
In Italia, il parto cesareo è diventato una pratica comune, tanto da posizionare il nostro paese al primo posto nel mondo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8043</a><br /><br />L'ABUSO DEL RICORSO AL PARTO CESAREO di Giano Colli<br /> <br />In Italia, il parto cesareo è diventato una pratica comune, tanto da posizionare il nostro paese al primo posto nel mondo per percentuale di interventi chirurgici durante il parto. Secondo i dati, il 38% dei parti in Italia avviene tramite cesareo, una cifra ben al di sopra del 15% raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questo dato, che ci pone davanti agli Stati Uniti (27%) e alla Germania (25%), solleva importanti interrogativi sul perché si ricorra così frequentemente a questa procedura e sulle sue implicazioni a lungo termine.<br />Il parto cesareo è un intervento chirurgico fondamentale in situazioni di emergenza o quando il parto naturale comporta rischi significativi per la madre o il bambino. Tuttavia, l'OMS scoraggia un uso eccessivo e potenzialmente non necessario della procedura. In Italia, i numeri suggeriscono che spesso il cesareo non viene scelto per necessità reali, ma per altri motivi.<br />Uno dei principali fattori che spingono molte donne italiane a optare per il cesareo è la paura del dolore durante il parto naturale. Il parto è indubbiamente un'esperienza intensa, ma è anche un processo naturale che il corpo femminile è biologicamente predisposto a sostenere. Tuttavia il fatto che la gravidanza sia trattata da personale medico come fosse una malattia contribuisce ad alimentare ansie che potrebbero essere gestite con maggiore tranquillità.<br />Inoltre il cesareo viene percepito come una scelta più "sicura" o addirittura più comoda, sia dai medici sia dalle mamme. In alcuni casi, l'idea di poter "programmare" il parto con una data certa spinge verso questa decisione. Il parto naturale richiede un'assistenza più prolungata e attenta rispetto a un cesareo programmato, portando alcuni ospedali a preferire quest'ultimo per ragioni organizzative. Ma imporre al bambino quando uscire dal grembo materno è una forzatura visto che da sempre i bambini sanno quando è il momento giusto. Siamo noi che dobbiamo adattarci a loro, non il contrario.<br />Infine non bisogna dimenticare che il cesareo è una procedura sicura, ma non è privo di rischi. Gli interventi chirurgici comportano tempi di recupero più lunghi, un maggiore rischio di infezioni e complicazioni future, come difficoltà nelle gravidanze successive. Per i neonati, il parto naturale offre benefici importanti, come un maggiore supporto al sistema immunitario grazie al passaggio nel canale del parto.<br />Oggi si dimentica che il parto è un evento naturale che da millenni accompagna l'umanità. Negli ultimi decenni, la tecnologia ha migliorato la sicurezza del parto e questo è un bene, ma ha anche contribuito a distanziarci da questa esperienza come parte normale della vita. L'ospedalizzazione dell'inizio come anche della fine della vita ha contribuito a rendere meno umano sia il venire al mondo che l'ultima fase dell'esistenza. Per quanto riguarda il parto naturale è fondamentale che le mamme lo affrontino senza paure eccessive visto che, ripetiamo ancora una volta, partorire è la cosa più naturale al mondo. Per tutto quanto detto non bisogna nemmeno dimenticare che ci sono oggi in Italia mamme che preferiscono partorire a casa con l'aiuto di una ostetrica. Questa possibilità non va scartata a priori soprattutto da parte di chi abita a distanza di un quarto d'ora, mezz'ora al massimo, da una struttura ospedaliera a cui ricorrere solo in caso di pericolo di vita della madre o del bambino.<br />La posizione dell’Italia come leader mondiale nei parti cesarei evidenzia la necessità di un cambiamento di mentalità. Il parto, sebbene doloroso e impegnativo, può essere affrontato con serenità soprattutto se si riceve il giusto supporto dai familiari e dal personale medico. Ridurre il tasso di...]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:keywords>abuso,dolore,maternità,partocesareo,processonaturale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/45e03807820af9f7f0166dddc79c3c43.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I rischi e l'inganno della psicanalisi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-rischi-e-l-inganno-della-psicanalisi--63697919</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8042" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8042</a><br /><br />I RISCHI E L'INGANNO DELLA PSICANALISI di Benoît-Marie Simon<br /> <br />Recentemente, di fronte a un gruppo di persone, un padre di famiglia giustificava il comportamento aggressivo del figlio, che picchiava i compagni di scuola, con la scusa che quest'ultimo non sapeva come incanalare il suo eccesso di energia. Ebbene, nessuno ha reagito! Segno di una tendenza generale a scusare a ogni costo ciò che una volta si chiamava cattiveria, cioè peccato. Sarebbe disonesto vedere in questo cambiamento di mentalità la semplice reazione a un presunto rifiuto di prendere in considerazione i condizionamenti che sminuiscono la nostra libertà. Da tempo, i manuali di morale hanno moltiplicato le distinzioni a questo riguardo. Detto ciò, la tentazione di non rispettare tutta la complessità delle situazioni umane esisterà sempre, ma per combatterla non è necessario sbarazzarsi di una saggezza che si basa su principi veri e onora la dignità umana fino al punto di riconoscere all'uomo la capacità di scegliere il male.<br />Gesù, è vero, ci ammonisce di non giudicare, perché solo Dio legge nel segreto dei cuori. Ma questo non significa che si debba assolvere tutti. Non confondiamo il determinare fin dove una persona è colpevole e il giudicare che un determinato atto è oggettivamente un peccato.<br />In questo senso il Vangelo ci esorta a correggere il fratello che pecca. E non confondiamo neppure il non condannare con l'assolvere. Insomma, non abbiamo l'autorità e la scienza necessarie né per condannare né per sentenziare che qualcuno non è colpevole. Eppure la psicanalisi decreta che le nostre scelte profonde sono frutto di meccanismi inconsci indipendenti dalla nostra volontà. E lo fa in nome di una teoria che non ammette contestazioni; ogni obiezione sarebbe, in realtà, una "resistenza" che conferma la validità della diagnosi. Non c'è via di scampo: il paziente deve convincersi che il terapeuta conosce meglio di lui il motivo delle sue scelte, sempre che non ne riscriva la storia. Insomma, le categorie della psicanalisi permettono di ignorare gli argomenti razionali di un contraddittore, anzi consentono di non prendere in considerazione ciò che dice.<br />LIBERI DAVVERO<br />Come spiegare il dominio quasi incontrastato di una teoria così opposta al buon senso? Di sicuro non sarebbe possibile se non fossimo così allergici a riconoscerci peccatori. Quando siamo fieri di ciò che abbiamo fatto, la nostra responsabilità ci esalta, ma quando ci sentiamo in colpa, ci pesa. Allora se una teoria "scientifica" pretende di liberarci da questi sensi di colpa, siamo pronti ad accettarla in modo acritico, anche se nega la trascendenza dello spirito sulla materia. Ebbene, solo lo spirito scopre ciò che è vero e buono in sé, mentre la sensibilità è strutturalmente interessata al proprio benessere materiale. In un caso, la vita è un susseguirsi di piaceri passeggeri; nell'altro, si cerca la vera felicità, cioè il bene che dà un senso assoluto alla nostra vita. Ecco perché i doveri morali che la nostra coscienza ci ricorda non ammettono eccezioni. Pertanto, obbedire alla propria coscienza è necessariamente un atto spirituale che non ha niente a che vedere con processi<br />fisici deterministici, come vorrebbe far credere la psicanalisi. In questo senso, trovare la felicità dipende dalle nostre scelte profonde, le quali non sono mai la semplice risultanza delle condizioni materiali nelle quali ci troviamo e che spesso subiamo. Infatti, si può essere ricchi e infelici, poveri ma in una pace profonda. Ma, secondo la psicanalisi, bisogna rinunciare definitivamente all'idea di poter raggiungere una pace vera e accontentarsi, invece, di compromessi instabili tra forze contrastanti. In fin dei conti rifiutando di chiamare peccato ciò che lo è, si incoraggia il peccatore a rimanere nel suo stato, mentre combattendo potrebbe, con l'aiuto degli altri e soprattutto di Dio, vincerlo. Con la conseguenza che le nostre società diventano sempre più violente.<br />PECCATO E MISERICORDIA<br />C'è da stupirsi che un'intelligenza sana possa cadere in una tale assurdità, ma risulta davvero incredibile che ci caschi un cristiano. Come potrebbe Cristo rivolgere ai farisei le accuse durissime che leggiamo nel Vangelo, se non fossero colpevoli? Sarebbe assurdo e mostruosamente ingiusto. La Buona Novella è un invito a seguire Gesù Cristo rivolto alla nostra libertà. E alla fine della nostra vita verremo giudicati da Dio. Cosa scandalosa, se non siamo liberi. Impossibile, quindi, negare la realtà del peccato, anche perché è il corollario della preziosità dell'atto nel quale un cuore si dona liberamente, coscientemente e per sempre nell'amore. Sminuire la libertà e la gravità del peccato conduce inevitabilmente a eliminare la possibilità di un tale amore. Non c'è da stupirsi, per esempio, che la nozione di fedeltà, che pure è legata alla verità dell'amore, sia in crisi profonda. Rimane il problema di distinguere il pentimento liberatore dal senso di colpa paralizzante. Così come non si possono non stigmatizzare i danni provocati da certe immagini di un Dio giudice implacabile. Ma, ancora una volta, basta correggere queste rappresentazioni, mentre di sicuro nascondere la colpevolezza quando c'è non apre alla pace vera. Sforzarsi di dimenticare ciò che non si può negare produce, che lo vogliamo o no, la paura e il rimorso che avvelenano la vita. E poi cosa succederà il giorno in cui non sarà più possibile guardare altrove? In verità, solo il perdono offerto dal Signore ci libera da questo peso. Si pensi allo stupore del figliol prodigo nella parabola evangelica quando scopre il modo in cui il Padre l'accoglie allorché riconosce di avere peccato contro di lui! Questo perdono fa nuove tutte le cose - perché Dio è creatore - ma senza nascondere niente. Si sperimenta allora come la verità libera, mentre le cose non chiarite e non accettate imprigionano l'anima.<br />Ora, se il figliol prodigo si fosse lasciato convincere dalla psicanalisi, non si sarebbe mai inginocchiato di fronte a suo Padre chiedendogli perdono e non avrebbe scoperto la potenza di risurrezione della sua misericordia.<br />SVELARE I PRINCIPI<br />Nonostante questo e i numerosissimi gravi danni occasionati dalla psicanalisi ampiamente documentati: suicidi, vite distrutte, guarigioni illusorie, eccetera, non la si rimette seriamente in discussione; tutt'al più si cerca di correggerla, come se fosse possibile correggere questa teoria senza rimettere in discussione i principi sui quali si fonda. Dire questo non significa, beninteso, ignorare le problematiche che essa ha messo in evidenza, ma occorre interpretarle in una luce diversa.<br />Sembra davvero che si aderisca alla psicanalisi in modo cieco, quasi religioso, come ci si lascia accecare da una ideologia. Gli psicanalisti si difendono sostenendo che la loro è una scienza, e quindi un sapere oggettivo e indiscutibile, mentre la filosofia e la religione che difendono la libertà sarebbero semplici opinioni. In queste condizioni non basta denunciare gli effetti disastrosi della psicanalisi per liberarci dal suo giogo e per smascherare l'illusione che, così come è concepita, possa essere utilizzata come mezzo terapeutico ignorando la teoria che sta dietro.<br />È necessario mostrare che si basa su principi falsi - dal momento che, per esempio, confonde uno slancio affettivo con una pulsione, cioè un mero fenomeno fisico o organico - e che, in ogni caso, non è e non può essere una scienza. È questo un esame filosofico e teologico, inevitabilmente austero, che ho sviluppato nel modo più approfondito e rigoroso possibile nel mio libro: La psicoanalisi al vaglio della filosofia e della teologia.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63697919</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 09:49:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63697919/i_rischi_e_l_inganno_della_psicanalisi.mp3" length="10531361" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8042

I RISCHI E L'INGANNO DELLA PSICANALISI di Benoît-Marie Simon
 
Recentemente, di fronte a un gruppo di persone, un padre di famiglia giustificava il comportamento aggressivo del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8042" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8042</a><br /><br />I RISCHI E L'INGANNO DELLA PSICANALISI di Benoît-Marie Simon<br /> <br />Recentemente, di fronte a un gruppo di persone, un padre di famiglia giustificava il comportamento aggressivo del figlio, che picchiava i compagni di scuola, con la scusa che quest'ultimo non sapeva come incanalare il suo eccesso di energia. Ebbene, nessuno ha reagito! Segno di una tendenza generale a scusare a ogni costo ciò che una volta si chiamava cattiveria, cioè peccato. Sarebbe disonesto vedere in questo cambiamento di mentalità la semplice reazione a un presunto rifiuto di prendere in considerazione i condizionamenti che sminuiscono la nostra libertà. Da tempo, i manuali di morale hanno moltiplicato le distinzioni a questo riguardo. Detto ciò, la tentazione di non rispettare tutta la complessità delle situazioni umane esisterà sempre, ma per combatterla non è necessario sbarazzarsi di una saggezza che si basa su principi veri e onora la dignità umana fino al punto di riconoscere all'uomo la capacità di scegliere il male.<br />Gesù, è vero, ci ammonisce di non giudicare, perché solo Dio legge nel segreto dei cuori. Ma questo non significa che si debba assolvere tutti. Non confondiamo il determinare fin dove una persona è colpevole e il giudicare che un determinato atto è oggettivamente un peccato.<br />In questo senso il Vangelo ci esorta a correggere il fratello che pecca. E non confondiamo neppure il non condannare con l'assolvere. Insomma, non abbiamo l'autorità e la scienza necessarie né per condannare né per sentenziare che qualcuno non è colpevole. Eppure la psicanalisi decreta che le nostre scelte profonde sono frutto di meccanismi inconsci indipendenti dalla nostra volontà. E lo fa in nome di una teoria che non ammette contestazioni; ogni obiezione sarebbe, in realtà, una "resistenza" che conferma la validità della diagnosi. Non c'è via di scampo: il paziente deve convincersi che il terapeuta conosce meglio di lui il motivo delle sue scelte, sempre che non ne riscriva la storia. Insomma, le categorie della psicanalisi permettono di ignorare gli argomenti razionali di un contraddittore, anzi consentono di non prendere in considerazione ciò che dice.<br />LIBERI DAVVERO<br />Come spiegare il dominio quasi incontrastato di una teoria così opposta al buon senso? Di sicuro non sarebbe possibile se non fossimo così allergici a riconoscerci peccatori. Quando siamo fieri di ciò che abbiamo fatto, la nostra responsabilità ci esalta, ma quando ci sentiamo in colpa, ci pesa. Allora se una teoria "scientifica" pretende di liberarci da questi sensi di colpa, siamo pronti ad accettarla in modo acritico, anche se nega la trascendenza dello spirito sulla materia. Ebbene, solo lo spirito scopre ciò che è vero e buono in sé, mentre la sensibilità è strutturalmente interessata al proprio benessere materiale. In un caso, la vita è un susseguirsi di piaceri passeggeri; nell'altro, si cerca la vera felicità, cioè il bene che dà un senso assoluto alla nostra vita. Ecco perché i doveri morali che la nostra coscienza ci ricorda non ammettono eccezioni. Pertanto, obbedire alla propria coscienza è necessariamente un atto spirituale che non ha niente a che vedere con processi<br />fisici deterministici, come vorrebbe far credere la psicanalisi. In questo senso, trovare la felicità dipende dalle nostre scelte profonde, le quali non sono mai la semplice risultanza delle condizioni materiali nelle quali ci troviamo e che spesso subiamo. Infatti, si può essere ricchi e infelici, poveri ma in una pace profonda. Ma, secondo la psicanalisi, bisogna rinunciare definitivamente all'idea di poter raggiungere una pace vera e accontentarsi, invece, di compromessi instabili tra forze contrastanti. In fin dei conti rifiutando di chiamare peccato ciò che lo è, si incoraggia il peccatore a...]]></itunes:summary><itunes:duration>659</itunes:duration><itunes:keywords>coscienza,peccato,psicanalisi,psicoanalisi,rischi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9e01b3453e7d73b9d9d9ed21f0a189d9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La domenica il lavoro e lo svago</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-domenica-il-lavoro-e-lo-svago--63606542</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8033" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8033</a><br /><br />LA DOMENICA, IL LAVORO E LO SVAGO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Sono una mamma e ho una domanda che vorrei rivolgere a don Stefano Bimbi.<br />Prendo spunto da un fatto accaduto in famiglia per chiedere alcuni chiarimenti relativi al rispetto del terzo comandamento: «Ricordati di santificare le feste».<br />Mia figlia è andata di domenica con le amiche a un fast food e al cinema, con grande stupore della sorella perché io di solito non permetto a nessuno di entrare in un qualunque negozio la domenica. In realtà io non ho fatto mente locale, ho solo pensato di chiederle di organizzarsi per non saltare Messa e ho acconsentito all’uscita domenicale, purché studiasse il sabato e si riposasse la domenica.<br />Solo dopo mi è tornata in mente l’immagine della Madonna di La Salette, che si lamentava per come veniva disatteso (già allora, figurarsi oggi) il terzo comandamento. Mi chiedo quindi, in generale, come ci si debba regolare: io sono dell’idea che se nessuno andasse nei locali, centri commerciali, eccetera, la domenica, nel giro di poco nessuno sarebbe costretto a lavorare la domenica, potendo quindi riposare e stare con la famiglia.<br />Ma l’aver dato a mia figlia questa concessione, mi ha fatto compiere peccato grave? Quali sono i limiti dentro i quali possiamo muoverci?<br />Voglio agire bene, in futuro, e soprattutto insegnare bene ai miei figli.<br />Lettera firmata<br />***<br />Risposta<br />Innanzitutto va detto che la Madonna a La Salette lamentava non solo che la gente lavorasse di domenica, ma soprattutto che non andasse a Messa. Ma se fosse venuto un temporale, sarebbe stato lecito per i contadini, che vivevano di quello che raccoglievano, portare a casa il foraggio tagliato perché non marcisse? Certamente sì.<br />Per restare al suo esempio, occorre distinguere tra "fast food e cinema" e "supermercati e negozi". Nel secondo caso è bene starne alla larga, anche perché si può andare nei supermercati e negozi tutta la settimana, mentre la domenica va santificata, come dice il comandamento. Come santificarla? Con il riposo, lo stare in famiglia, l'approfondimento della Parola di Dio e della Dottrina della Chiesa, atti di carità, lo svago. Appunto per quest'ultimo punto si possono frequentare "fast food e cinema", ma anche vedere partite di calcio, fare visite nei musei, passeggiate con le amiche, ecc.<br />Del resto l'astensione dal lavoro non è assoluta. Infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2185 dice: «Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo. Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. [...]».<br />È necessario quindi che lavorino i poliziotti (altrimenti la domenica sarebbe il giorno della delinquenza libera), gli infermieri (per assistere i pazienti negli ospedali), i medici (per operazioni non rimandabili, tipo trasfusioni di chi sta per morire dissanguato, operazione al cuore di chi ha un infarto, ecc.) e tutti quelli che devono garantire dei servizi ai cittadini, come i trasporti in treno, in autobus, taxi. Ma anche chi opera nel settore divertimento e svago può esercitare la sua professione di domenica: calciatori, ristoratori, ecc.<br />In questo senso il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2187 afferma, tra l'altro: «[...] Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore. Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc.) e le necessità sociali (servizi pubblici, ecc.) richiedono a certuni un lavoro domenicale, ognuno si senta responsabile di riservarsi un tempo sufficiente di libertà. [...]». Come si vede, la Chiesa prevede che i ristoranti possano rimanere aperti. E questo proprio per un servizio sociale. Basti pensare a chi volesse festeggiare un Battesimo, la prima Comunione, il matrimonio, ma anche il semplice stare insieme tra parenti e amici.<br />Ultima precisazione: le attività di svago come cinema, partite di calcio, musei si fanno nel giorno che siamo liberi dal lavoro perché c'è più tempo. Infatti, mentre l'acquisto di vestiti o cibo, eccetera, sono necessità da poter fare tutti i giorni, lo svago (ristorante, musei, sport, cinema, ecc.) non è una necessità, quindi va bene averlo la domenica quando si è liberi dal lavoro.<br />Ci sarebbe molto da aggiungere, ma spero di aver dato una risposta sintetica e chiara.<br />Per approfondimenti, si può leggere la lettera apostolica Dies Domini di Giovanni Paolo II.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63606542</guid><pubDate>Tue, 07 Jan 2025 23:06:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63606542/la_domenica_il_lavoro_e_lo_svago.mp3" length="5594427" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8033

LA DOMENICA, IL LAVORO E LO SVAGO di Don Stefano Bimbi
 
Sono una mamma e ho una domanda che vorrei rivolgere a don Stefano Bimbi.
Prendo spunto da un fatto accaduto in famiglia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8033" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8033</a><br /><br />LA DOMENICA, IL LAVORO E LO SVAGO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Sono una mamma e ho una domanda che vorrei rivolgere a don Stefano Bimbi.<br />Prendo spunto da un fatto accaduto in famiglia per chiedere alcuni chiarimenti relativi al rispetto del terzo comandamento: «Ricordati di santificare le feste».<br />Mia figlia è andata di domenica con le amiche a un fast food e al cinema, con grande stupore della sorella perché io di solito non permetto a nessuno di entrare in un qualunque negozio la domenica. In realtà io non ho fatto mente locale, ho solo pensato di chiederle di organizzarsi per non saltare Messa e ho acconsentito all’uscita domenicale, purché studiasse il sabato e si riposasse la domenica.<br />Solo dopo mi è tornata in mente l’immagine della Madonna di La Salette, che si lamentava per come veniva disatteso (già allora, figurarsi oggi) il terzo comandamento. Mi chiedo quindi, in generale, come ci si debba regolare: io sono dell’idea che se nessuno andasse nei locali, centri commerciali, eccetera, la domenica, nel giro di poco nessuno sarebbe costretto a lavorare la domenica, potendo quindi riposare e stare con la famiglia.<br />Ma l’aver dato a mia figlia questa concessione, mi ha fatto compiere peccato grave? Quali sono i limiti dentro i quali possiamo muoverci?<br />Voglio agire bene, in futuro, e soprattutto insegnare bene ai miei figli.<br />Lettera firmata<br />***<br />Risposta<br />Innanzitutto va detto che la Madonna a La Salette lamentava non solo che la gente lavorasse di domenica, ma soprattutto che non andasse a Messa. Ma se fosse venuto un temporale, sarebbe stato lecito per i contadini, che vivevano di quello che raccoglievano, portare a casa il foraggio tagliato perché non marcisse? Certamente sì.<br />Per restare al suo esempio, occorre distinguere tra "fast food e cinema" e "supermercati e negozi". Nel secondo caso è bene starne alla larga, anche perché si può andare nei supermercati e negozi tutta la settimana, mentre la domenica va santificata, come dice il comandamento. Come santificarla? Con il riposo, lo stare in famiglia, l'approfondimento della Parola di Dio e della Dottrina della Chiesa, atti di carità, lo svago. Appunto per quest'ultimo punto si possono frequentare "fast food e cinema", ma anche vedere partite di calcio, fare visite nei musei, passeggiate con le amiche, ecc.<br />Del resto l'astensione dal lavoro non è assoluta. Infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2185 dice: «Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo. Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. [...]».<br />È necessario quindi che lavorino i poliziotti (altrimenti la domenica sarebbe il giorno della delinquenza libera), gli infermieri (per assistere i pazienti negli ospedali), i medici (per operazioni non rimandabili, tipo trasfusioni di chi sta per morire dissanguato, operazione al cuore di chi ha un infarto, ecc.) e tutti quelli che devono garantire dei servizi ai cittadini, come i trasporti in treno, in autobus, taxi. Ma anche chi opera nel settore divertimento e svago può esercitare la sua professione di domenica: calciatori, ristoratori, ecc.<br />In questo senso il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2187 afferma, tra l'altro: «[...] Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore. Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc.) e le necessità sociali (servizi pubblici, ecc.) richiedono a certuni un...]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>comandamento,domenica,lavoro,santificarelefeste,svago</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f5b5a0c3801a471b62c29d5b444b26f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amare i nemici e porgere l'altra guancia... cosa vuol dire in concreto?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amare-i-nemici-e-porgere-l-altra-guancia-cosa-vuol-dire-in-concreto--63460696</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8028" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8028</a><br /><br />AMARE I NEMICI E PORGERE L'ALTRA GUANCIA... COSA VUOL DIRE IN CONCRETO? di Giacomo Samek Lodovici<br /> <br />«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio dente per dente", ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra»; addirittura, «Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico"; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori»: così dice Gesù, realizzando una grandissima rivoluzione morale. Se infatti in Platone c'è un cenno, peraltro da interpretare, sul porgere l'altra guancia, il mondo greco-romano non ha mai concepito l'amore per il nemico. Ma che cosa significa il dovere di amare i propri nemici? In primo luogo vuol dire non odiarli. Ma vuol dire anche augurare loro ogni successo? E in guerra vuol dire abbracciare il pacifismo, rinunciare a combattere i nemici e lasciarsi sopraffare? Era questa una delle accuse mosse dai pagani ai cristiani, come riporta sant'Agostino nella Lettera 138. Ora, anzitutto, che cosa significa amare? Significa varie cose, ma, per quel che riguarda il nostro discorso, significa volere-desiderare del bene a qualcuno.<br />Dopodiché l'amore, di solito, si prodiga anche fattivamente per procurare il bene della persona amata, cerca concretamente di agire nel modo bene-volente che concretizza il desiderio di bene per qualcuno. Quindi, come si comprende anche dall'analisi dei termini usati per formulare questo dovere nel vangelo in greco e in latino (cfr. Giovanni Gobber, Ama il tuo nemico. Dilectio, «Vita e Pensiero», 30.12.2023, reperibile online), il dovere verso il nemico non è un obbligo di provare verso di lui slancio, trasporto, simpatia, eccetera.<br />LEGITTIMA DIFESA<br />Quanto al pacifismo, già sant'Agostino lo rigetta dicendo che «Se la dottrina cristiana condannasse ogni specie di guerre, ai soldati che nel Vangelo chiedono [a Gesù, n.d.a.] il consiglio per salvarsi, [egli, n.d.a.] prescriverebbe di gettar via le armi e di sottrarsi completamente agli obblighi del servizio militare. Invece [da Gesù, n.d.a.] è stato loro detto: "Non fate violenza a nessuno e non accusate falsamente nessuno; siate contenti della vostra paga" (Lc, 3,14)», perciò, conclude sant'Agostino, nel vangelo «evidentemente non si vieta di svolgere il servizio militare a coloro cui è comandato di accontentarsi della propria paga» (se essa è giusta). Il cristianesimo non è pacifista e giustifica l'uso della forza per legittima e proporzionata difesa. Del resto, anche Gesù ha usato la forza contro i mercanti del Tempio di Gerusalemme, per difendere i "diritti" di Dio e di coloro che al Tempio volevano esercitare il culto. Anche il Catechismo della Chiesa cattolica dice, al n. 2308, che, «una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa». E aggiunge al n. 2310 una serie di condizioni da rispettare per rendere lecito combattere una guerra, che deve avere solo una finalità difensiva. Una singola persona può sì anche decidere di non reagire a un'aggressione rivolta solo a lei, ma ha il dovere di reagire, anche con le armi, quando sono in pericolo coloro verso cui ha una responsabilità: è il dovere di un genitore verso i figli, di un soldato verso i cittadini, di un governante verso il suo popolo, eccetera. Così il Catechismo al n. 2265: «La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile».<br />BENE MORALE, ETERNO, CONCRETO<br />Quanto all'amore per i nemici, le interpretazioni in venti secoli di cristianesimo sono state moltissime.<br />Per san Tommaso (citiamo di seguito dalla Summa Theologiae e dal De caritate) i nemici vanno amati sempre con quell'espressione dell'amore che è la carità, cioè a motivo dell'amore verso Dio, e solo in certi frangenti particolari vanno amati anche con la sopra menzionata concretizzazione fattiva dell'amore. Precisiamo. La carità è un amore di amicizia tra l'uomo e Dio: Dio ne è l'oggetto principale, mentre il prossimo viene amato dalla carità per amore di Dio, nel senso che quando noi amiamo qualcuno dobbiamo cominciare ad amare, in un certo qual modo, anche i suoi famigliari, amici, in quanto sono congiunti a lui; pertanto, l'uomo deve amare Dio con la carità e, inoltre, siccome Dio ama ogni essere umano, l'uomo deve anche amare ogni altro essere umano «perché in lui c'è [la comunione con Dio, n.d.a.] o affinché in lui ci sia [la comunione con, n.d.a.] Dio». E ciò, prosegue Tommaso, vale anche nei confronti dei nemici: l'amicizia della carità «si estende anche ai nemici, i quali devono essere amati per carità in ordine a Dio», e dunque «è stretto dovere non escludere i nemici dalle preghiere generali che facciamo per gli altri» (riguardo alle preghiere particolari per loro torniamo alla fine). E (come spiega il sopra menzionato Gobber) la benevolenza verso il nemico è frutto di una scelta, «Non è [...] un atteggiamento [...] che rinuncia a giudicare i comportamenti» e «non è disarmo; è disponibilità a farci carico anche del destino di chi ci vuole annientare». Ciò detto, san Tommaso specifica che in generale ci è comandato di amare ogni altro essere umano «come noi stessi, non però quanto noi stessi. Non [...] allo stesso modo»: dobbiamo desiderare per il prossimo, nemico incluso, solo alcune delle "cose" che vogliamo per noi stessi, cioè «a tutti [nemici inclusi, n.d.a.] dobbiamo volere lo stesso bene, ossia la vita eterna», e inoltre ai nemici dobbiamo volere quel bene che è vivere in modo moralmente buono, ma non dobbiamo volere per loro queste "cose" quanto a noi stessi: «Se anche a tutti vogliamo [dobbiamo volere, n.d.a.] lo stesso bene, ossia la vita eterna, non amiamo [non dobbiamo amare, n.d.a.] però tutti allo stesso grado». Inoltre, provvedere fattivamente alle necessità del prossimo è sì a volte doveroso, ma non in ogni circostanza: tranne in certi speciali frangenti, compiere degli atti concreti di benevolenza verso il prossimo e verso i nemici, procurare loro fattivamente dei beni concreti, non è moralmente doveroso e piuttosto costituisce la perfezione della carità. Il raggiungimento di tale perfezione non è moralmente obbligatorio, è uno dei cosiddetti "consigli" evangelici, non un precetto morale da adempiere, tranne appunto in certi speciali frangenti, cioè in casi di grave necessità (per esempio l'imminente morte per fame di un'altra persona, se siamo in grado direttamente di scongiurarla).<br />Nelle parole di san Tommaso, «non siamo tenuti [...] a dare particolari segni e gesti di affetto a colui che non ci è congiunto da nessun altro legame, a meno che [...] egli, secondo il tempo e il luogo non si trovi in una necessità nella quale possa essere soccorso solo da noi». Nel dovere dell'amore al prossimo come se stessi il «come se stessi» non va inteso per san Tommaso in termini egualitari. Così, per chi ne ha la possibilità, c'è sì un dovere generale di fare beneficenza, ma non verso tutti gli indigenti e in ogni situazione. Per Tommaso è in questo modo che dobbiamo amare anche i nemici, cioè sempre volendo per loro la vita moralmente buona e la vita eterna con Dio (cosa molto ardua da volere, ma questo è un altro discorso) e in certe situazioni volendo e realizzando per loro anche dei beni concreti. E anche pregare Dio perché procuri loro certi altri beni «è di consiglio e non di precetto, salvo casi particolari», che riguardano condizioni gravi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63460696</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2024 12:12:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63460696/amare_i_nemici.mp3" length="9847580" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8028

AMARE I NEMICI E PORGERE L'ALTRA GUANCIA... COSA VUOL DIRE IN CONCRETO? di Giacomo Samek Lodovici
 
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio dente per dente", ma io vi dico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8028" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8028</a><br /><br />AMARE I NEMICI E PORGERE L'ALTRA GUANCIA... COSA VUOL DIRE IN CONCRETO? di Giacomo Samek Lodovici<br /> <br />«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio dente per dente", ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra»; addirittura, «Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico"; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori»: così dice Gesù, realizzando una grandissima rivoluzione morale. Se infatti in Platone c'è un cenno, peraltro da interpretare, sul porgere l'altra guancia, il mondo greco-romano non ha mai concepito l'amore per il nemico. Ma che cosa significa il dovere di amare i propri nemici? In primo luogo vuol dire non odiarli. Ma vuol dire anche augurare loro ogni successo? E in guerra vuol dire abbracciare il pacifismo, rinunciare a combattere i nemici e lasciarsi sopraffare? Era questa una delle accuse mosse dai pagani ai cristiani, come riporta sant'Agostino nella Lettera 138. Ora, anzitutto, che cosa significa amare? Significa varie cose, ma, per quel che riguarda il nostro discorso, significa volere-desiderare del bene a qualcuno.<br />Dopodiché l'amore, di solito, si prodiga anche fattivamente per procurare il bene della persona amata, cerca concretamente di agire nel modo bene-volente che concretizza il desiderio di bene per qualcuno. Quindi, come si comprende anche dall'analisi dei termini usati per formulare questo dovere nel vangelo in greco e in latino (cfr. Giovanni Gobber, Ama il tuo nemico. Dilectio, «Vita e Pensiero», 30.12.2023, reperibile online), il dovere verso il nemico non è un obbligo di provare verso di lui slancio, trasporto, simpatia, eccetera.<br />LEGITTIMA DIFESA<br />Quanto al pacifismo, già sant'Agostino lo rigetta dicendo che «Se la dottrina cristiana condannasse ogni specie di guerre, ai soldati che nel Vangelo chiedono [a Gesù, n.d.a.] il consiglio per salvarsi, [egli, n.d.a.] prescriverebbe di gettar via le armi e di sottrarsi completamente agli obblighi del servizio militare. Invece [da Gesù, n.d.a.] è stato loro detto: "Non fate violenza a nessuno e non accusate falsamente nessuno; siate contenti della vostra paga" (Lc, 3,14)», perciò, conclude sant'Agostino, nel vangelo «evidentemente non si vieta di svolgere il servizio militare a coloro cui è comandato di accontentarsi della propria paga» (se essa è giusta). Il cristianesimo non è pacifista e giustifica l'uso della forza per legittima e proporzionata difesa. Del resto, anche Gesù ha usato la forza contro i mercanti del Tempio di Gerusalemme, per difendere i "diritti" di Dio e di coloro che al Tempio volevano esercitare il culto. Anche il Catechismo della Chiesa cattolica dice, al n. 2308, che, «una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa». E aggiunge al n. 2310 una serie di condizioni da rispettare per rendere lecito combattere una guerra, che deve avere solo una finalità difensiva. Una singola persona può sì anche decidere di non reagire a un'aggressione rivolta solo a lei, ma ha il dovere di reagire, anche con le armi, quando sono in pericolo coloro verso cui ha una responsabilità: è il dovere di un genitore verso i figli, di un soldato verso i cittadini, di un governante verso il suo popolo, eccetera. Così il Catechismo al n. 2265: «La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile».<br />BENE MORALE, ETERNO, CONCRETO<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>616</itunes:duration><itunes:keywords>amareinemici,impegno,luce,porgilaltraguancia,santagostino,santommaso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/910857f7224bbe52410b97fe6d460b76.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il relativismo che non guasterebbe, oggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-relativismo-che-non-guasterebbe-oggi--62620608</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7965" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7965</a><br /><br />IL RELATIVISMO CHE NON GUASTEREBBE, OGGI di Roberto Marchesini<br /><br />Ve la ricordate la «dittatura del relativismo»? Era l'aprile del 2005, durante il conclave, quando il cardinale Joseph Ratzinger tenne una splendida omelia per la Missa pro eligendo Romano Pontifice (che poi fu lui stesso). A un certo punto, come una bomba, esplose una frase destinata a segnare il discorso pubblico: «Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». E proseguiva: «Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È Lui la misura del vero umanesimo». Divenne, quello, un grido di battaglia che fu subito colto da ampie parti del mondo cattolico: combattere la «dittatura del relativismo» affermare Cristo come Via, Verità e Vita dell'uomo. Bei tempi, quelli in cui c'era ancora una battaglia da combattere; quelli in cui c'era la dittatura del relativismo.<br />ASCOLTARE ANCHE L'ALTRA CAMPANA<br />La cultura moderna metteva in discussione l'egemonia culturale cattolica, chiedeva un ascolto rispettoso per culture altre, diverse dal cattolicesimo. La sola idea che l'errore non avesse diritti, compresi quelli costituzionali di espressione, era rifiutata come medievale, oscurantista eccetera eccetera. Erano anni che si tentava di scardinare quel punto, persino a scuola. Quanti di noi si sono sentiti ammonire: «Bisogna ascoltare anche l'altra campana»? In fondo, ognuno ha le sue ragioni, no? Bei tempi, quelli dell'altra campana...<br />E poi: come dimenticare il falso aforismo attribuito a Voltaire che recita: «Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire»? Che levatura morale, questi illuministi: tengono così tanto alla libertà d'espressione da dare la vita per garantirla anche a coloro che non la pensano come loro... E che grettezza, questi cattolici, intolleranti e illiberali, che hanno bruciato libri, liberi pensatori, fior di scienziati, eccetera, eccetera, eccetera. Bei tempi, quelli del «Non sono d'accordo ma...», buttato qua e là, a proposito e sproposito, come il prezzemolo.<br />Insomma: il mondo moderno, occidentale, liberale si è sempre posto in cattedra per quanto riguarda la libertà di parola, di espressione, di pensiero. Del resto, non si chiamavano liberali? Non chiedevano più libertà? Per tutti, ovvio. Per quasi tutti... Bei tempi, bei tempi. Purtroppo finiti. Già, perché adesso il mondo occidentale, il mondo libero, non è più molto intenzionato a sentire l'altra campana. Darebbero volentieri la vita... di chi non la pensa come loro. E il relativismo si è rivelato la dittatura più breve della storia dell'umanità.<br />UNA MANFRINA ACCHIAPPA GONZI<br />Adesso, nel mondo libero, se qualcuno osa esprimersi in modo non gradito subisce dei trattamenti sanitari obbligatori, perde il lavoro, finisce in galera. Magari per aver pregato (in silenzio) davanti a una clinica abortista. C'è chi finisce in galera per dei commenti sui social media, persino per dei «like». Imprenditori vengono arrestati perché, sui mezzi di comunicazione da loro creati, c'è troppa libertà d'espressione. Chi si illude che in Occidente ci sia libertà di parola rischia di venire additato come un agente al soldo di potenze straniere. Ci stupiamo? Del resto, sono anni, decenni che nel mondo libero esistono leggi che puniscono chi la pensa in un modo o nell'altro; che, se i cittadini votano in modo non gradito, devono rivotare o subiscono delle «sanzioni». La libertà d'espressione in Occidente è così sacra che si possono imbrattare impunemente capolavori d'arte e monumenti; ma basta manifestare per la parte sbagliata e si finisce manganellati, colpiti da cannoni d'acqua, ci si vede comminato un Daspo, nato come divieto di accedere a manifestazioni sportive e finito come limitazione del diritto di circolazione e soggiorno in qualsiasi parte del territorio nazionale.<br />Insomma, i casi sono due: o il mondo occidentale ha perso i suoi riferimenti filosofici, culturali e politici; oppure non li ha mai avuti e quella del «Non sono d'accordo ma...» era la solita manfrina acchiappa gonzi. Insomma: adesso un pochino di tolleranza e relativismo, cioè di rispetto per le mie opinioni, mi farebbe anche comodo...<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62620608</guid><pubDate>Tue, 05 Nov 2024 21:24:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62620608/il_relativismo_che_non_guasterebbe_oggi.mp3" length="4510713" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7965

IL RELATIVISMO CHE NON GUASTEREBBE, OGGI di Roberto Marchesini

Ve la ricordate la «dittatura del relativismo»? Era l'aprile del 2005, durante il conclave, quando il cardinale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7965" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7965</a><br /><br />IL RELATIVISMO CHE NON GUASTEREBBE, OGGI di Roberto Marchesini<br /><br />Ve la ricordate la «dittatura del relativismo»? Era l'aprile del 2005, durante il conclave, quando il cardinale Joseph Ratzinger tenne una splendida omelia per la Missa pro eligendo Romano Pontifice (che poi fu lui stesso). A un certo punto, come una bomba, esplose una frase destinata a segnare il discorso pubblico: «Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». E proseguiva: «Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È Lui la misura del vero umanesimo». Divenne, quello, un grido di battaglia che fu subito colto da ampie parti del mondo cattolico: combattere la «dittatura del relativismo» affermare Cristo come Via, Verità e Vita dell'uomo. Bei tempi, quelli in cui c'era ancora una battaglia da combattere; quelli in cui c'era la dittatura del relativismo.<br />ASCOLTARE ANCHE L'ALTRA CAMPANA<br />La cultura moderna metteva in discussione l'egemonia culturale cattolica, chiedeva un ascolto rispettoso per culture altre, diverse dal cattolicesimo. La sola idea che l'errore non avesse diritti, compresi quelli costituzionali di espressione, era rifiutata come medievale, oscurantista eccetera eccetera. Erano anni che si tentava di scardinare quel punto, persino a scuola. Quanti di noi si sono sentiti ammonire: «Bisogna ascoltare anche l'altra campana»? In fondo, ognuno ha le sue ragioni, no? Bei tempi, quelli dell'altra campana...<br />E poi: come dimenticare il falso aforismo attribuito a Voltaire che recita: «Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire»? Che levatura morale, questi illuministi: tengono così tanto alla libertà d'espressione da dare la vita per garantirla anche a coloro che non la pensano come loro... E che grettezza, questi cattolici, intolleranti e illiberali, che hanno bruciato libri, liberi pensatori, fior di scienziati, eccetera, eccetera, eccetera. Bei tempi, quelli del «Non sono d'accordo ma...», buttato qua e là, a proposito e sproposito, come il prezzemolo.<br />Insomma: il mondo moderno, occidentale, liberale si è sempre posto in cattedra per quanto riguarda la libertà di parola, di espressione, di pensiero. Del resto, non si chiamavano liberali? Non chiedevano più libertà? Per tutti, ovvio. Per quasi tutti... Bei tempi, bei tempi. Purtroppo finiti. Già, perché adesso il mondo occidentale, il mondo libero, non è più molto intenzionato a sentire l'altra campana. Darebbero volentieri la vita... di chi non la pensa come loro. E il relativismo si è rivelato la dittatura più breve della storia dell'umanità.<br />UNA MANFRINA ACCHIAPPA GONZI<br />Adesso, nel mondo libero, se qualcuno osa esprimersi in modo non gradito subisce dei trattamenti sanitari obbligatori, perde il lavoro, finisce in galera. Magari per aver pregato (in silenzio) davanti a una clinica abortista. C'è chi finisce in galera per dei commenti sui social media, persino per dei «like». Imprenditori vengono arrestati perché, sui mezzi di comunicazione da loro creati, c'è troppa libertà d'espressione. Chi si illude che in Occidente ci sia libertà di parola rischia di venire additato come un agente al soldo di potenze straniere. Ci stupiamo? Del resto, sono anni, decenni che nel mondo libero esistono leggi che puniscono chi la pensa in un modo o nell'altro; che, se i cittadini votano in modo non gradito, devono rivotare o subiscono delle «sanzioni». La libertà d'espressione in Occidente è così sacra che si possono imbrattare impunemente capolavori d'arte e monumenti; ma basta manifestare per la parte sbagliata e si finisce manganellati, colpiti da cannoni d'acqua, ci si vede comminato un Daspo, nato come divieto di...]]></itunes:summary><itunes:duration>282</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,galera,grettezza,relativismo,riferimentifilosofici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0eb2af25c4c191046cde229f717670f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nuda in strada, per volere del guru</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nuda-in-strada-per-volere-del-guru--62465512</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7953" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7953</a><br /><br />NUDA IN STRADA PER VOLERE DEL GURU di Raffaella Frullone<br /><br />"Depurare il corpo" e "purificare l'anima" attraverso digiuni estremi, pratiche ascetiche durissime e distacco completo non solo dal mondo, ma da tutto quello che è stato il proprio passato e naturalmente relativi legami, che devono essere recisi. Il caso della presunta setta di Miggiano, nel leccese, guidata dal sedicente "guru Khadir" ha lo stesso copione che emerge - con sfumature e forme diverse - quando diventa cronaca. Normalmente nera. Come nel caso di Alex Marangon, 25enne veneto morto in circostanze ancora non del tutto chiare quest'estate mentre si trovava ad un non precisato raduno New Age a base di ayahuasca, guidato da uno sciamano che, sempre come da copione, nega qualunque coinvolgimento.<br />Questa volta sui giornali è finita una 36enne siciliana che si è trasferita a Miggiano, 3.000 abitanti in provincia di Lecce, per vivere in una sorta di comune gestita da tale Khadir, da cui la donna sarebbe stata psicologicamente dipendente, un santone, un maestro di vita, un guru che la teneva in pugno, tanto da convincerla a girare per strada completamente nuda. Sul caso lavora la procura di Foggia, le indagini sono scattate a partire dalla denuncia del padre di un 47enne, a sua volta ex membro della presunta setta, che lo scorso anno si sarebbe trasferito nella comunità e ne avrebbe sperimentato le imposizioni, cibo razionato, controllo sui movimenti, le attività, le relazioni. Incoraggiate quelle interne, riferiscono i giornali anche intime, vietate quelle con i non adepti.<br />Secondo un rapporto del Codacons stilato un paio d'anni fa, nel nostro Paese sono circa due milioni i cittadini sono coinvolti in più o meno costante nel fenomeno delle cosiddette "sette", ovvero organizzazioni spesso segrete dedite a culti e dottrine esoteriche, guidate da leader carismatici e alla continua caccia di adepti. Il dato tuttavia non tiene conto di tutte quelle realtà che si presentano in un modo che l'immaginario collettivo non assimila al concetto di setta, ovvero tutte quelle realtà che si presentano come pura avanguardia spirituale: la mindfulness, la cristalloterapia, le costellazioni, gong tibetano, la meditazione buddhista, i chakra, e chi più ne ha più ne metta.<br />Un esercito di adepti inconsapevoli che apparentemente svolgono una vita normale ma che probabilmente sono implicate in pratiche nella migliore delle ipotesi nebulose quando non proprio occulte. Nell'epoca dell'emotività imperante, del benessere individuale psicofisico come unica bussola, è facile cadere preda di imbonitori che fanno leva sulla fragilità, ma soprattutto che hanno chiaro che c'è un vuoto d'amore che viene riempito con il fenomeno del "love bombing", letteralmente un bombardamento d'amore che conquista la vittima fino a renderla dipendente psicologicamente.<br />Certo dovrebbe essere lampante che "purificare il corpo e l'anima" non può significare correre nuda per strada, allontanarsi dai legami di sempre, arrivare quasi a non mangiare, mortificare il corpo e o donarlo a sedicenti appartenenti alla comunità. Eppure la fragilità di oggi è tale, se ci si pensa, che trovarsi dentro una setta non è poi così improbabile. Perché quando si smette di credere in Dio, inevitabilmente si finisce col credere in qualunque altra cosa. O persona.<br />Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Raffaella Frullone, nell'articolo seguente dal titolo "Alex Marangon, gli sciamani e l'illusione della magia che cura" racconta nel dettaglio quello che è stato accennato nel precedente articolo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 10 luglio 2024:<br />La vicenda tiene banco da giorni su tutti i giornali. Gli elementi per il giallo dell'estate ci sono tutti: un ragazzo ucciso in modo violento, due sedicenti guaritori in fuga forse in Sud America, un'abbazia sconsacrata, decotti magici e riti sciamanici. Solo che questo non è un giallo da leggere sotto l'ombrellone, ma la storia vera di una vita prematuramente spezzata in un modo atroce. Riavvolgiamo il nastro.<br />Alex Marangon aveva 26 anni e chissà quali sogni nel cassetto e desideri nel cuore. Lavorava in un bar sul lago, aveva iniziato la stagione poco meno di un mese fa, e una troupe televisiva lo aveva intervistato per quei servizi di rito sulla stagione estiva che si apre: «Ci aspetta una grande estate, aveva detto sorridente». E invece lo scorso due luglio il suo corpo è stato trovato arenato su un isolotto del fiume Piave, in provincia di Treviso. Si chiamava «Sol del Putymayo» e tecnicamente era descritto come «un rituale di cura con la forza della Foreza» che si sarebbe svolto in un luogo «davvero speciale e protetto». Il Luogo era un'abbazia sconsacrata di Vidor ed è qui che ha inizio la tragedia.<br />Non è chiarissimo in cosa consistesse effettivamente la serata, le ricostruzioni parlano di riti esoterici innaffiati da sostanze allucinogene tra cui l'ayahuasca, un decotto con effetti psichedelici a base di piante amazzoniche. Si sa che all'evento ha preso parte tale Jhonni Daniel Benavides, nonché il musicista Andrea Zuin, identificato come l'organizzatore della serata e fondatore del progetto ZuMusic Project, che su Instagram dice di fare «medicina musicale» insieme alla sua compagna ispirandosi ai rituali degli sciamani. Fatto sta che Alex attorno alle tre di notte si allontana dalla struttura e verrà ritrovato morto pochi giorni dopo.<br />Gli esiti dei primi esami autoptici hanno rilevato che l'uomo è stato ucciso in modo brutale, un pestaggio forse, aveva diverse costole rotte. Ma per avere un quadro completo, relativo anche a quello che il ragazzo aveva assunto, bisognerà aspettare l'esito degli esami tossicologici. Aveva paura Alex, così riporta Quotidiano Nazionale citando le confidenze del ragazzo ad un amico. Era la terza volta che partecipava a queste "feste" ma aveva paura. Era stato attratto probabilmente dalla possibilità di guarire dai suoi stati asmatici ma aveva timore. Così pare. Così sembra. Il condizionale è d'obbligo. La procura indaga per omicidio volontario, intanto ha dato il nulla osta per il funerale che sarà celebrato sabato nella chiesa SS. Patroni d'Europa di Marcon (Venezia).<br />Non pretendiamo certo di trovare né indicare il colpevole. E nemmeno siamo in grado di sondare le ragioni che hanno portato Alex nel luogo in cui ha trovato la morte. Sono troppo intime e certamente a noi sconosciute. Quel che possiamo fotografare però è l'immagine di una società che ha fatto di tutto per buttare fuori Dio dal discorso pubblico e dalla vita di ciascuno. Dire di credere oggi, in Occidente, nel 2024 fa guadagnare al massimo un sorriso compassionevole, dire di essere cattolici è aver diritto d'ufficio ad uno sguardo tra il pietoso e il sorpreso.<br />Eppure la stessa società normalizza riti sciamanici, incoraggia le pratiche New Age, ammette i decotti magici allucinogeni, i bagni di luce, i rituali con la Forza della Foresta, i sedicenti medium che ti mettono in contatto con non specificati spiriti che emanano energie quando non addirittura guariscono. Il problema è che a volte funzionano, non sono fake, ma la matrice puzza spesso di zolfo anche se questo è non si dice, perché chiamare satana col suo nome significherebbe chiamare col suo nome anche quel Dio che il padre della menzogna vuole combattere facendo credere che non esista. Invece esiste, ed è l'alternativa reale, luminosa e vera che il nostro cuore cerca. E sì, può anche guarire. Perché cercare altrove?<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62465512</guid><pubDate>Tue, 22 Oct 2024 21:23:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62465512/nuda_in_strada_per_volere_del_guru.mp3" length="9878927" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7953

NUDA IN STRADA PER VOLERE DEL GURU di Raffaella Frullone

"Depurare il corpo" e "purificare l'anima" attraverso digiuni estremi, pratiche ascetiche durissime e distacco completo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7953" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7953</a><br /><br />NUDA IN STRADA PER VOLERE DEL GURU di Raffaella Frullone<br /><br />"Depurare il corpo" e "purificare l'anima" attraverso digiuni estremi, pratiche ascetiche durissime e distacco completo non solo dal mondo, ma da tutto quello che è stato il proprio passato e naturalmente relativi legami, che devono essere recisi. Il caso della presunta setta di Miggiano, nel leccese, guidata dal sedicente "guru Khadir" ha lo stesso copione che emerge - con sfumature e forme diverse - quando diventa cronaca. Normalmente nera. Come nel caso di Alex Marangon, 25enne veneto morto in circostanze ancora non del tutto chiare quest'estate mentre si trovava ad un non precisato raduno New Age a base di ayahuasca, guidato da uno sciamano che, sempre come da copione, nega qualunque coinvolgimento.<br />Questa volta sui giornali è finita una 36enne siciliana che si è trasferita a Miggiano, 3.000 abitanti in provincia di Lecce, per vivere in una sorta di comune gestita da tale Khadir, da cui la donna sarebbe stata psicologicamente dipendente, un santone, un maestro di vita, un guru che la teneva in pugno, tanto da convincerla a girare per strada completamente nuda. Sul caso lavora la procura di Foggia, le indagini sono scattate a partire dalla denuncia del padre di un 47enne, a sua volta ex membro della presunta setta, che lo scorso anno si sarebbe trasferito nella comunità e ne avrebbe sperimentato le imposizioni, cibo razionato, controllo sui movimenti, le attività, le relazioni. Incoraggiate quelle interne, riferiscono i giornali anche intime, vietate quelle con i non adepti.<br />Secondo un rapporto del Codacons stilato un paio d'anni fa, nel nostro Paese sono circa due milioni i cittadini sono coinvolti in più o meno costante nel fenomeno delle cosiddette "sette", ovvero organizzazioni spesso segrete dedite a culti e dottrine esoteriche, guidate da leader carismatici e alla continua caccia di adepti. Il dato tuttavia non tiene conto di tutte quelle realtà che si presentano in un modo che l'immaginario collettivo non assimila al concetto di setta, ovvero tutte quelle realtà che si presentano come pura avanguardia spirituale: la mindfulness, la cristalloterapia, le costellazioni, gong tibetano, la meditazione buddhista, i chakra, e chi più ne ha più ne metta.<br />Un esercito di adepti inconsapevoli che apparentemente svolgono una vita normale ma che probabilmente sono implicate in pratiche nella migliore delle ipotesi nebulose quando non proprio occulte. Nell'epoca dell'emotività imperante, del benessere individuale psicofisico come unica bussola, è facile cadere preda di imbonitori che fanno leva sulla fragilità, ma soprattutto che hanno chiaro che c'è un vuoto d'amore che viene riempito con il fenomeno del "love bombing", letteralmente un bombardamento d'amore che conquista la vittima fino a renderla dipendente psicologicamente.<br />Certo dovrebbe essere lampante che "purificare il corpo e l'anima" non può significare correre nuda per strada, allontanarsi dai legami di sempre, arrivare quasi a non mangiare, mortificare il corpo e o donarlo a sedicenti appartenenti alla comunità. Eppure la fragilità di oggi è tale, se ci si pensa, che trovarsi dentro una setta non è poi così improbabile. Perché quando si smette di credere in Dio, inevitabilmente si finisce col credere in qualunque altra cosa. O persona.<br />Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Raffaella Frullone, nell'articolo seguente dal titolo "Alex Marangon, gli sciamani e l'illusione della magia che cura" racconta nel dettaglio quello che è stato accennato nel precedente articolo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 10 luglio 2024:<br />La vicenda tiene banco da giorni su tutti i giornali. Gli elementi per il giallo dell'estate ci sono tutti: un ragazzo ucciso...]]></itunes:summary><itunes:duration>618</itunes:duration><itunes:keywords>adepti,alexmarangon,guru,khadir,nudainstrada,purificazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f9edaa4e4cc8bd143ee69d4b9580f711.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando è lecito evadere le tasse?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-e-lecito-evadere-le-tasse--62181033</link><description><![CDATA[VIDEO IRONICO: Lo Stato, il tuo socio nascosto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=AcKgPI2HMSw&amp;list=PLolpIV2TSebVSarVSJS-Gy5hJo3_40bhI<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7938<br /><br />QUANDO E' LECITO EVADERE LE TASSE?<br />Secondo San Tommaso è lecito disobbedire a leggi dannose ed è doveroso se sono immorali <br />di Don Stefano Bimbi<br />Un artigiano aveva completato dei lavori nella casa di un uomo che insegnava catechismo in parrocchia. Aveva chiesto al cliente se preferisse pagare senza fattura in modo da potergli fare uno sconto, ma la risposta fu che non esistono solo i peccati di natura sessuale, ma anche quelli legati alla violazione delle norme fiscali. Il catechista era convinto di aver fatto il proprio dovere di cristiano. Ma chi aveva ragione: l'artigiano o il catechista?<br />Prima di affrontare direttamente il dilemma, è necessario distinguere tra due tipi di leggi: quelle naturali e quelle positive. Le prime sono insite nella natura umana, cioè scritte da Dio nel cuore di ogni uomo, credente o non credente che sia. Le troviamo riassunte nei dieci comandamenti e sono valide per tutti gli uomini. Rappresentano le fondamenta della convivenza civile, senza le quali si cadrebbe nella legge del più forte. Tuttavia, le leggi naturali forniscono solo linee guida generali, senza regolamentare dettagliatamente le questioni pratiche. Ad esempio, è ovvio che per utilizzare veicoli nelle strade occorre una regolamentazione, altrimenti si violerebbe il principio del "non uccidere". La legge naturale non prescrive se bisogna usare la corsia di destra o di sinistra, arrestarsi al semaforo quando è rosso o verde. Questo è compito della legge positiva, ossia posta dall'autorità civile, per garantire nella pratica i principi della legge naturale. Di conseguenza, gli individui non sono obbligati sotto pena di peccato a rispettare solo la legge naturale, ma anche quella positiva, altrimenti regnerebbe il caos. Questo perché ogni forma di autorità deriva da Dio e pertanto merita rispetto. Come afferma san Paolo: «Infatti non c'è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio» (Rm 13, 1b-2a).<br />Ma siamo sempre tenuti ad obbedire alla legge? Alla legge naturale, sì. Non si può mai uccidere un innocente, ad esempio un bambino concepito, nemmeno se la mamma è stata stuprata o se il bambino presenta malformazioni. Invece per quanto riguarda le leggi positive, dipende. Quando Hitler ordinò l'olocausto degli ebrei, le sue leggi erano state promulgate in modo legittimo, da un parlamento democraticamente eletto. Tuttavia, ciò non significa che le sue leggi dovessero essere rispettate in quanto contrarie alla legge naturale. Stessa cosa vale per le leggi attuali sull'aborto. Risulta dunque evidente che l'autorità civile deve essere rispettata, ma non in ogni caso.<br />QUANDO SI PUÒ VIOLARE UNA NORMA GIURIDICA?<br />Esaminiamo i due casi in cui è lecito violare una legge positiva, secondo gli insegnamenti di san Tommaso d'Aquino.<br />Il primo caso riguarda le leggi positive emanate dall'autorità civile che sono contrarie alla legge morale naturale, alla legge divina o a quella ecclesiastica (come, ad esempio, se uno Stato imponesse il divieto di partecipare alla Messa la domenica). In questo caso non si deve obbedire ad esse. Poiché lo Stato è subordinato sia a Dio che alla Chiesa, non è lecito disobbedire all'ordine di un superiore per seguire quello di un inferiore. Nei casi in cui vi sia conflitto tra la legge dello Stato e quella naturale (o divina o ecclesiastica), la legge statale non solo perde la sua forza vincolante, ma è addirittura obbligatorio trasgredirla. Se uno Stato costringesse i medici a prescrivere contraccettivi o a praticare aborti, essi non solo avrebbero la facoltà, ma il dovere morale di violare tali leggi. Chi non lo facesse commetterebbe peccato.<br />Se adesso è chiaro che bisogna disobbedire all'autorità quando impartisce comandi ingiusti, meno diffusa è la consapevolezza che esiste un'altra categoria di leggi che è lecito disobbedire senza incorrere nel peccato. Si tratta delle norme dannose. Rientrano in questa categoria tutte quelle norme che non perseguono il fine della legge positiva, che è il bene comune, imponendo ai sudditi oneri eccessivi o non necessari. San Tommaso afferma che queste norme sono piuttosto violenze che leggi e quindi si ha il diritto alla legittima difesa nei confronti di esse. Anche lo Stato può essere, e a volte lo è, un aggressore contro cui difendersi. La differenza tra le norme immorali e quelle dannose è che nel primo caso è obbligatorio violarle, mentre nel secondo è lecito farlo, ma non è un obbligo. Ad esempio, è un'ingiustizia che lo Stato imponga la raccolta differenziata per lucrare su questo commercio oppure abbassi eccessivamente i limiti di velocità per scoraggiare l'uso delle auto. In questi casi, un cittadino, se ne ha la possibilità, è libero di obbedire o disobbedire, e in entrambi i casi non pecca. Peccato sarebbe invece per chi, potendo evadere tasse ingiuste, abbassasse invece il tenore di vita della propria famiglia.<br />DUNQUE COSA FARE OGGI?<br />In Italia la pressione fiscale supera il 60%. Di fatto, chi lavora fino a luglio lo fa gratuitamente per lo Stato, e solo da agosto in poi comincia a guadagnare per sé. È evidente a chiunque che si tratta di un vero e proprio saccheggio, perpetrato con il suadente slogan di "pagare tutti per pagare meno". L'idea che l'evasione fiscale sia il principale problema della società odierna e che vada perseguita con ogni mezzo, nonché con la riprovazione sociale, è una grossa menzogna, alimentata da decenni di tassazione esosa senza alcun cambiamento significativo, nonostante le promesse dei politici di abbassare le tasse. Per ridurre le imposte non serve perseguire gli evasori, ma è necessario ridurre drasticamente i servizi forniti dallo Stato. In Italia lo Stato interviene in ogni ambito: istruzione, sanità, infrastrutture, gestione dei rifiuti, sussidi per chi non lavora e per la maternità. Il problema è che lo Stato è un pessimo imprenditore, privo dell'incentivo costituito dalla competitività sul mercato. Questo è il motivo per cui i dipendenti pubblici sono spesso accusati di essere negligenti e svogliati. Questo è dovuto al fatto che i dipendenti pubblici rischiano meno essendo meno a rischio di perdere il lavoro rispetto a chi lavora nel settore privato. Ognuno di noi conosce casi di dipendenti pubblici che passano le giornate facendo poco o nulla, ma che continuano a ricevere lo stipendio, a differenza di chi, nel settore privato, deve realmente meritarselo. Ovviamente non si può generalizzare e ci sono dipendenti pubblici bravissimi che fanno il loro dovere, ma il problema è che ricevono lo stesso stipendio di chi invece non lavora con la stessa dedizione.<br />Infine bisogna notare che in passato ci sono stati Paesi con livelli di tassazione ancora più elevati di quelli attuali. Sono i Paesi comunisti, dove lo Stato si appropriava quasi del 100% della ricchezza dei cittadini per ridistribuirla a suo piacimento. Si diceva che questo sistema avrebbe garantito una maggiore giustizia sociale e così "eliminare la povertà" (anche questo un ricorrente slogan di oggi). Qual è stato il risultato? Gli stati comunisti erano caratterizzati da povertà diffusa. Se tutto appartiene allo Stato, perché impegnarsi per produrre di più visto che la ricchezza verrà redistribuita a chi non si impegna altrettanto? Inoltre, per rendere i cittadini tutti uguali, si privano della libertà. Non si può essere contemporaneamente liberi e uguali. Liberté ed égalité erano l'utopia rivoluzionaria. O scegli di rispettare la libertà e quindi ci sarà di conseguenza diseguaglianza, oppure l'unica alternativa è privare della libertà per costringere una forzata ed innaturale uguaglianza.<br />RIPARTIRE DALLA SUSSIDIARIETÀ<br />Dovremmo a questo punto renderci conto che con un prelievo fiscale del 60% siamo un Paese che ha applicato l'ideologia comunista, magari senza che i cittadini se ne siano accorti in quanto non ci sono stati espropri forzati brutali. I moralisti che seguono la dottrina di San Tommaso ritengono che un'equa tassazione dovrebbe essere intorno al 10-15%. Se lo Stato prelevasse solo questa percentuale del reddito dei cittadini potrebbe limitarsi a fornire servizi essenziali come difesa dei confini e ordine pubblico, mentre alla società civile sarebbe restituita la gestione di scuole e strutture sanitarie, come avveniva nel medioevo quando scuole e ospedali nascevano, non a caso, per l'iniziativa dei cristiani e con l'aiuto della Chiesa nel rispetto di quel principio di dottrina sociale della Chiesa oggi così dimenticato che è la sussidiarietà: «Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare» (Quadragesimo anno, Papa Pio XI, 15 maggio 1931).<br />In conclusione, applicando questi principi si rilancerebbe l'iniziativa della società civile. Ad esempio i genitori sarebbero stimolati ad occuparsi dell'educazione dei propri figli costituendo scuole parentali anche grazie alle risorse economiche che una giusta tassazione lascerebbe nelle loro tasche. Si avrebbe anche la conseguenza che i disoccupati non avrebbero diritto a sussidi provenienti dai soldi di chi lavora, ma dovrebbero cercarsi un lavoro o, se anziani, basarsi sui risparmi di quando il lavoro ce l'avevano. Questo stimolerebbe anche il rilancio della famiglia per farsi carico di chi non fosse a]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62181033</guid><pubDate>Wed, 02 Oct 2024 08:36:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62181033/quando_lecito_evadere_le_tasse.mp3" length="11415196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO IRONICO: Lo Stato, il tuo socio nascosto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=AcKgPI2HMSw&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVSarVSJS-Gy5hJo3_40bhI

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7938

QUANDO E' LECITO EVADERE LE TASSE?...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO IRONICO: Lo Stato, il tuo socio nascosto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=AcKgPI2HMSw&amp;list=PLolpIV2TSebVSarVSJS-Gy5hJo3_40bhI<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7938<br /><br />QUANDO E' LECITO EVADERE LE TASSE?<br />Secondo San Tommaso è lecito disobbedire a leggi dannose ed è doveroso se sono immorali <br />di Don Stefano Bimbi<br />Un artigiano aveva completato dei lavori nella casa di un uomo che insegnava catechismo in parrocchia. Aveva chiesto al cliente se preferisse pagare senza fattura in modo da potergli fare uno sconto, ma la risposta fu che non esistono solo i peccati di natura sessuale, ma anche quelli legati alla violazione delle norme fiscali. Il catechista era convinto di aver fatto il proprio dovere di cristiano. Ma chi aveva ragione: l'artigiano o il catechista?<br />Prima di affrontare direttamente il dilemma, è necessario distinguere tra due tipi di leggi: quelle naturali e quelle positive. Le prime sono insite nella natura umana, cioè scritte da Dio nel cuore di ogni uomo, credente o non credente che sia. Le troviamo riassunte nei dieci comandamenti e sono valide per tutti gli uomini. Rappresentano le fondamenta della convivenza civile, senza le quali si cadrebbe nella legge del più forte. Tuttavia, le leggi naturali forniscono solo linee guida generali, senza regolamentare dettagliatamente le questioni pratiche. Ad esempio, è ovvio che per utilizzare veicoli nelle strade occorre una regolamentazione, altrimenti si violerebbe il principio del "non uccidere". La legge naturale non prescrive se bisogna usare la corsia di destra o di sinistra, arrestarsi al semaforo quando è rosso o verde. Questo è compito della legge positiva, ossia posta dall'autorità civile, per garantire nella pratica i principi della legge naturale. Di conseguenza, gli individui non sono obbligati sotto pena di peccato a rispettare solo la legge naturale, ma anche quella positiva, altrimenti regnerebbe il caos. Questo perché ogni forma di autorità deriva da Dio e pertanto merita rispetto. Come afferma san Paolo: «Infatti non c'è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio» (Rm 13, 1b-2a).<br />Ma siamo sempre tenuti ad obbedire alla legge? Alla legge naturale, sì. Non si può mai uccidere un innocente, ad esempio un bambino concepito, nemmeno se la mamma è stata stuprata o se il bambino presenta malformazioni. Invece per quanto riguarda le leggi positive, dipende. Quando Hitler ordinò l'olocausto degli ebrei, le sue leggi erano state promulgate in modo legittimo, da un parlamento democraticamente eletto. Tuttavia, ciò non significa che le sue leggi dovessero essere rispettate in quanto contrarie alla legge naturale. Stessa cosa vale per le leggi attuali sull'aborto. Risulta dunque evidente che l'autorità civile deve essere rispettata, ma non in ogni caso.<br />QUANDO SI PUÒ VIOLARE UNA NORMA GIURIDICA?<br />Esaminiamo i due casi in cui è lecito violare una legge positiva, secondo gli insegnamenti di san Tommaso d'Aquino.<br />Il primo caso riguarda le leggi positive emanate dall'autorità civile che sono contrarie alla legge morale naturale, alla legge divina o a quella ecclesiastica (come, ad esempio, se uno Stato imponesse il divieto di partecipare alla Messa la domenica). In questo caso non si deve obbedire ad esse. Poiché lo Stato è subordinato sia a Dio che alla Chiesa, non è lecito disobbedire all'ordine di un superiore per seguire quello di un inferiore. Nei casi in cui vi sia conflitto tra la legge dello Stato e quella naturale (o divina o ecclesiastica), la legge statale non solo perde la sua forza vincolante, ma è addirittura obbligatorio trasgredirla. Se uno Stato costringesse i medici a prescrivere contraccettivi o a praticare aborti, essi non solo avrebbero la facoltà, ma il dovere morale di violare tali leggi. Chi non lo facesse commetterebbe peccato.<br />Se adesso è chiaro...]]></itunes:summary><itunes:duration>714</itunes:duration><itunes:keywords>disobbedienza,evasione,ingiustizia,santommaso,stato,tasse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0c02438a66bbfc326d2983d300af07ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'uomo mediocre è moderato, il cattolico invece è animato da santa intransigenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-uomo-mediocre-e-moderato-il-cattolico-invece-e-animato-da-santa-intransigenza--62183843</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7939" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7939</a><br /><br />L'UOMO MEDIOCRE E' MODERATO, IL CATTOLICO INVECE E' ANIMATO DA SANTA INTRANSIGENZA<br />L'intransigenza è la fermezza con cui si difendono le proprie idee. E' santa quando queste idee sono religiose. Non di una religione qualunque, ma di quella vera, fondata da Gesù Cristo, Uomo-Dio, Redentore del genere umano. La maggiore intransigenza che si possa immaginare è espressa dai dogmi della Chiesa cattolica, che sono talmente veri da essere definiti come infallibili.<br />Per difendere il nome di Cristo e il Suo insegnamento, innumerevoli cristiani hanno affrontato persecuzioni, sofferenze e morte nel corso della storia. I martiri sono stati testimoni di Cristo, unica Via, Verità e Vita (Gv, 14, 8). All'epoca dell'Impero romano, come in quella odierna del relativismo, si riteneva che tutte le religioni dovessero essere equiparate. Nel Pantheon antico tutte le religioni dovevano subordinarsi al culto della dea Roma; nel Pantheon moderno devono subordinarsi al culto del relativismo che, negando a ogni religione, il diritto di definirsi assolutamente vera, le proclama tutte false. Per questo la società moderna può essere qualificata come intrinsecamente atea, anche se la dittatura del relativismo non arriva ancora alle persecuzioni cruente dei primi secoli della Chiesa.<br />Coloro che abbracciano in pieno la filosofia del relativismo sono una minoranza, come sono una minoranza coloro che si comportano con santa intransigenza nell'ora attuale. La maggior parte degli uomini, oggi come allora, è fatta di mediocri, che odiano tutto ciò che porta allo scontro delle idee. L'uomo mediocre è colui che odia gli uomini a lui superiori, perché la loro presenza turba la sua tranquillità, che non è la "tranquillitas ordinis" classica, cioè la pace assicurata dall'ordine dei valori assoluti, ma è quella del proprio egoistico interesse. L'uomo superiore è invece colui che segue una regola di vita e di pensiero alta e disinteressata. E' un uomo di idee ferme e coerenti, di princìpi vissuti.<br />L'UOMO MEDIOCRE AMA PRESENTARSI COME MODERATO<br />Lo scrittore francese Ernest Hello ha dedicato pagine memorabili all'"uomo mediocre". L'uomo mediocre - scrive Hello - è quello che vive nella paura di compromettersi. Ha paura delle polemiche, delle controversie. Detesta il genio e la virtù, ama la moderazione e quello che chiama il "giusto mezzo". Una sua caratteristica è la deferenza che ha per l'opinione pubblica. Non parla, ripete. Rispetta coloro che hanno successo, ma ha timore di coloro che sono combattuti dal mondo. Arriverebbe a fare la corte al suo peggiore nemico se questi fosse omaggiato dal mondo, ma è pronto a prendere le distanze dal suo migliore amico quando il mondo lo attacca.<br />L'uomo mediocre ama presentarsi come "moderato". La moderazione, quando è vera, è una virtù, ma non ha nulla a che fare con il "moderatismo", che è invece una pratica di vita, che si oppone all'intransigenza di chi combatte per difendere la verità. All'ipermoderato la verità sembra un eccesso, come del resto l'errore.<br />In un articolo pubblicato sulla rivista "Catolicismo" nel settembre 1954, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, spiegava bene come "la caratteristica propria del moderatismo è quella di condurre in pratica ad una posizione "terzaforzista", intermedia tra la verità e l'errore, tra il bene e il male. Se ad un estremo sta la Città di Dio, i cui figli cercano di diffondere il bene e la verità in tutte le forme, e se all'altro estremo sta la Città di Satana, i cui seguaci cercano di diffondere l'errore ed il male in tutte le forme, è chiaro che la lotta tra queste due città è inevitabile: due forze, operando sullo stesso campo e in sensi opposti, debbono necessariamente combattersi. Da questo si deduce che non può darsi diffusione della verità e del bene che non implichi la lotta all'errore e al male; inversamente, non può esserci diffusione dell'errore e del male che non comporti la lotta contro la verità e il bene, contro coloro che diffondono la verità e che lavorano per il bene".<br />ELOGIO DELL'INTOLLERANZA<br />Il moderato, l'uomo mediocre detesta l'uomo coerente con le proprie idee, che definisce intollerante. In realtà l''intolleranza non è una virtù, così come non lo è la tolleranza, ma, come la tolleranza può essere conseguenza dell'esercizio della virtù. L'intolleranza può essere legata all'amor proprio, all'arroganza, allo zelo amaro, oppure nascere da un amore intransigente della verità, così come la tolleranza può derivare dalla carità e dalla prudenza, ma può anche essere figlia di un colpevole relativismo e spirito di compromesso.<br />Intolleranza è il termine spregiativo che i filosofi dell'illuminismo, come Voltaire, diedero alla santa intransigenza. Colui che professa la santa intransigenza ha il suo modello nella Beatissima Vergine Maria. In un altro articolo dedicato questa volta, a L'Immacolata e la santa intransigenza, su "Catolicismo" del marzo 1954, il prof. Corrêa de Oliveira, dopo descritto l'epoca di confusione e corruzione morale del tempo che precedette la nascita di Cristo, scrive: "Mentre il mondo antico viveva tutte queste circostanze, chi era la Santissima Vergine, creata da Dio in quell'epoca di completa decadenza? Era la più completa, intransigente, categorica, inequivocabile e radicale antitesi del proprio tempo. (...) Immacolato" è una parola privativa. Essa significa etimologicamente l'assenza di macchie, e quindi di ogni e qualsiasi errore, per minimo che sia, e di ogni e qualsiasi peccato, per lieve e insignificante che sembri. È l'integrità nella fede e nella virtù. È quindi l'intransigenza assoluta, sistematica, irreducibile, è l'avversione completa, profonda e diametrale, ad ogni specie di errore o di male. La santa intransigenza nella verità e nel bene è l'ortodossia e la purezza, in quanto si oppone all'eterodossia e al male. Per amare Dio senza misura, la Madonna corrispondentemente amò di tutto cuore tutto quanto è di Dio. E poiché odiò senza misura il male, odiò senza misura Satana, le sue pompe e le sue opere; odiò il demonio, il mondo e la carne ["perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!" - cfr. Gv. 2, 16-17]. La Madonna della Immacolata Concezione è la Madonna della santa intransigenza."<br />E per questo noi seguiamo con fierezza la scuola della "santa intransigenza".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62183843</guid><pubDate>Wed, 02 Oct 2024 08:30:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62183843/l_uomo_mediocre_ama_presentarsi_come_moderato.mp3" length="8251886" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7939

L'UOMO MEDIOCRE E' MODERATO, IL CATTOLICO INVECE E' ANIMATO DA SANTA INTRANSIGENZA
L'intransigenza è la fermezza con cui si difendono le proprie idee. E' santa quando queste idee...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7939" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7939</a><br /><br />L'UOMO MEDIOCRE E' MODERATO, IL CATTOLICO INVECE E' ANIMATO DA SANTA INTRANSIGENZA<br />L'intransigenza è la fermezza con cui si difendono le proprie idee. E' santa quando queste idee sono religiose. Non di una religione qualunque, ma di quella vera, fondata da Gesù Cristo, Uomo-Dio, Redentore del genere umano. La maggiore intransigenza che si possa immaginare è espressa dai dogmi della Chiesa cattolica, che sono talmente veri da essere definiti come infallibili.<br />Per difendere il nome di Cristo e il Suo insegnamento, innumerevoli cristiani hanno affrontato persecuzioni, sofferenze e morte nel corso della storia. I martiri sono stati testimoni di Cristo, unica Via, Verità e Vita (Gv, 14, 8). All'epoca dell'Impero romano, come in quella odierna del relativismo, si riteneva che tutte le religioni dovessero essere equiparate. Nel Pantheon antico tutte le religioni dovevano subordinarsi al culto della dea Roma; nel Pantheon moderno devono subordinarsi al culto del relativismo che, negando a ogni religione, il diritto di definirsi assolutamente vera, le proclama tutte false. Per questo la società moderna può essere qualificata come intrinsecamente atea, anche se la dittatura del relativismo non arriva ancora alle persecuzioni cruente dei primi secoli della Chiesa.<br />Coloro che abbracciano in pieno la filosofia del relativismo sono una minoranza, come sono una minoranza coloro che si comportano con santa intransigenza nell'ora attuale. La maggior parte degli uomini, oggi come allora, è fatta di mediocri, che odiano tutto ciò che porta allo scontro delle idee. L'uomo mediocre è colui che odia gli uomini a lui superiori, perché la loro presenza turba la sua tranquillità, che non è la "tranquillitas ordinis" classica, cioè la pace assicurata dall'ordine dei valori assoluti, ma è quella del proprio egoistico interesse. L'uomo superiore è invece colui che segue una regola di vita e di pensiero alta e disinteressata. E' un uomo di idee ferme e coerenti, di princìpi vissuti.<br />L'UOMO MEDIOCRE AMA PRESENTARSI COME MODERATO<br />Lo scrittore francese Ernest Hello ha dedicato pagine memorabili all'"uomo mediocre". L'uomo mediocre - scrive Hello - è quello che vive nella paura di compromettersi. Ha paura delle polemiche, delle controversie. Detesta il genio e la virtù, ama la moderazione e quello che chiama il "giusto mezzo". Una sua caratteristica è la deferenza che ha per l'opinione pubblica. Non parla, ripete. Rispetta coloro che hanno successo, ma ha timore di coloro che sono combattuti dal mondo. Arriverebbe a fare la corte al suo peggiore nemico se questi fosse omaggiato dal mondo, ma è pronto a prendere le distanze dal suo migliore amico quando il mondo lo attacca.<br />L'uomo mediocre ama presentarsi come "moderato". La moderazione, quando è vera, è una virtù, ma non ha nulla a che fare con il "moderatismo", che è invece una pratica di vita, che si oppone all'intransigenza di chi combatte per difendere la verità. All'ipermoderato la verità sembra un eccesso, come del resto l'errore.<br />In un articolo pubblicato sulla rivista "Catolicismo" nel settembre 1954, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, spiegava bene come "la caratteristica propria del moderatismo è quella di condurre in pratica ad una posizione "terzaforzista", intermedia tra la verità e l'errore, tra il bene e il male. Se ad un estremo sta la Città di Dio, i cui figli cercano di diffondere il bene e la verità in tutte le forme, e se all'altro estremo sta la Città di Satana, i cui seguaci cercano di diffondere l'errore ed il male in tutte le forme, è chiaro che la lotta tra queste due città è inevitabile: due forze, operando sullo stesso campo e in sensi opposti, debbono necessariamente combattersi. Da questo si deduce che non può darsi diffusione della verità e del bene che...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,fermezza,mediocrità,moderati,santaintransigenza,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/272b120be529f7853b0bb19ec055f010.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'importanza della lotta contro la tiepidezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-importanza-della-lotta-contro-la-tiepidezza--61251750</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7905" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7905</a><br /><br />L'IMPORTANZA DELLA LOTTA CONTRO LA TIEPIDEZZA di Veronica Rasponi<br /><br />La tiepidezza è una malattia spirituale che indebolisce le forze dell'anima e apre la strada al peccato. Nostro Signore la denuncia con queste parole: «Conosco le opere tue e che non sei né freddo né caldo, Sarebbe meglio che tu fossi o freddo o caldo, Ora perché sei tiepido, né freddo né caldo, comincerò a vomitarti dalla mia bocca» (Apoc., 3, 15-16). Alla tiepidezza si oppone il fervore che apre a sua volta la strada alla perfezione cristiana.<br />Tra gli autori spirituali che più combatterono la tiepidezza fu sant'Antonio Maria Zaccaria, uno dei grandi esponenti della Riforma cattolica del XVI secolo, nato a Cremona nel 1502 e morto a soli 36 anni a Guastalla nel 1539. Cappellano della contessa Ludovica Torelli (1500-1569), attorno al 1530 fondò a Milano un sodalizio spirituale che comprendeva al suo interno tre Collegi, uno di sacerdoti (i Chierici regolari di San Paolo, noti come Barnabiti, perché presero dimora definitiva presso la chiesa di San Barnaba), uno di religiose (le Angeliche di San Paolo) e uno di laici (i Coniugati o Maritati di San Paolo).<br />Esce ora una nuova edizione commentata de Gli scritti di sant'Antonio Maria, a cura dei padri Antonio Gentili e Giovanni Scalese (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 1148, euro 60). L'opera, suddivisa in paragrafi e versetti, e accompagnata da abbondanti note esplicative e da utili Excursus, è di lettura impegnativa, ma ci fa conoscere più profondamente la fisionomia spirituale di questo grande santo, che affidò ai suoi figli spirituali la missione di distruggere la «maggior nemica di Cristo crocifisso», «la tiepidezza» e «annunciare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto».<br />Le pagine più interessanti sono proprio quelle dedicate alla «tiepidezza» (in particolare pp. 1004-1011). Ecco alcuni degli Aforismi del fondatore dei Barnabiti: «La tiepidezza è un'eresia diffusa in tutto il mondo, non perseguitata dagli inquisitori, ma abbracciata dal demonio»; «La tiepidezza è un accecamento della mente. Perciò il tiepido è sempre distratto con la mente e privo dell'attenzione interiore»; «Il tiepido, apparentemente, sembrerebbe aver cura del culto divino, ma solo quanto alle cerimonie esteriori e in modo ripetitivo»; «La tiepidezza incomincia nella disattenzione, prosegue nell'oscurità della mente, finisce nell'accecamento dell'intelletto»; «La madre della tiepidezza è l'ingratitudine per i benefici divini; le sue compagne sono la sensualità, la curiosità e le distrazioni; la (sua) nutrice è la confidenza nella bontà divina, basata su qualche opera buona e sulla convinzione che sia sufficiente evitare i peccati gravi, come se la tiepidezza non fosse un peccato grave»; «Se non ti risollevi subito dalla tiepidezza, proverai maggiore fatica a tornare al primo fervore; perché la tiepidezza, più di tutte le infermità spirituali, è molto lontana dalla guarigione»; «Se tu hai promesso a Dio di volere sempre progredire e fuggire la tiepidezza, non tardare a metterlo in pratica: perché come dice il Sapiente, dispiace a Dio la promessa stolta e infedele».<br />Una delle cause profonde della crisi religiosa contemporanea è che, come già accadde nel XVI secolo, al fervore di chi serve il male non si contrappone il fervore, ma la tiepidezza, di chi dice di voler servire il bene. Le parole di sant'Antonio Maria, ci giungono dunque di sprone, in un momento in cui la Chiesa ha bisogno, come allora, di una profonda riforma interna. Zaccaria, sottolineano giustamente gli autori di questo importante volume, «non fu l'uomo della rottura, ma della continuità: un riformatore che voleva rinnovare la Chiesa traendo l'ispirazione e la spinta dalla tradizione della Chiesa stessa, e non un rivoluzionario, come gli umanisti e i "riformatori" che, avendo la pretesa di ritornare alle origini, di fatto interruppero quella tradizione e sovvertirono la vera natura della Chiesa».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61251750</guid><pubDate>Tue, 10 Sep 2024 19:52:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61251750/l_importanza_della_lotta_contro_la_tiepidezza.mp3" length="4469132" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7905

L'IMPORTANZA DELLA LOTTA CONTRO LA TIEPIDEZZA di Veronica Rasponi

La tiepidezza è una malattia spirituale che indebolisce le forze dell'anima e apre la strada al peccato. Nostro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7905" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7905</a><br /><br />L'IMPORTANZA DELLA LOTTA CONTRO LA TIEPIDEZZA di Veronica Rasponi<br /><br />La tiepidezza è una malattia spirituale che indebolisce le forze dell'anima e apre la strada al peccato. Nostro Signore la denuncia con queste parole: «Conosco le opere tue e che non sei né freddo né caldo, Sarebbe meglio che tu fossi o freddo o caldo, Ora perché sei tiepido, né freddo né caldo, comincerò a vomitarti dalla mia bocca» (Apoc., 3, 15-16). Alla tiepidezza si oppone il fervore che apre a sua volta la strada alla perfezione cristiana.<br />Tra gli autori spirituali che più combatterono la tiepidezza fu sant'Antonio Maria Zaccaria, uno dei grandi esponenti della Riforma cattolica del XVI secolo, nato a Cremona nel 1502 e morto a soli 36 anni a Guastalla nel 1539. Cappellano della contessa Ludovica Torelli (1500-1569), attorno al 1530 fondò a Milano un sodalizio spirituale che comprendeva al suo interno tre Collegi, uno di sacerdoti (i Chierici regolari di San Paolo, noti come Barnabiti, perché presero dimora definitiva presso la chiesa di San Barnaba), uno di religiose (le Angeliche di San Paolo) e uno di laici (i Coniugati o Maritati di San Paolo).<br />Esce ora una nuova edizione commentata de Gli scritti di sant'Antonio Maria, a cura dei padri Antonio Gentili e Giovanni Scalese (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 1148, euro 60). L'opera, suddivisa in paragrafi e versetti, e accompagnata da abbondanti note esplicative e da utili Excursus, è di lettura impegnativa, ma ci fa conoscere più profondamente la fisionomia spirituale di questo grande santo, che affidò ai suoi figli spirituali la missione di distruggere la «maggior nemica di Cristo crocifisso», «la tiepidezza» e «annunciare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto».<br />Le pagine più interessanti sono proprio quelle dedicate alla «tiepidezza» (in particolare pp. 1004-1011). Ecco alcuni degli Aforismi del fondatore dei Barnabiti: «La tiepidezza è un'eresia diffusa in tutto il mondo, non perseguitata dagli inquisitori, ma abbracciata dal demonio»; «La tiepidezza è un accecamento della mente. Perciò il tiepido è sempre distratto con la mente e privo dell'attenzione interiore»; «Il tiepido, apparentemente, sembrerebbe aver cura del culto divino, ma solo quanto alle cerimonie esteriori e in modo ripetitivo»; «La tiepidezza incomincia nella disattenzione, prosegue nell'oscurità della mente, finisce nell'accecamento dell'intelletto»; «La madre della tiepidezza è l'ingratitudine per i benefici divini; le sue compagne sono la sensualità, la curiosità e le distrazioni; la (sua) nutrice è la confidenza nella bontà divina, basata su qualche opera buona e sulla convinzione che sia sufficiente evitare i peccati gravi, come se la tiepidezza non fosse un peccato grave»; «Se non ti risollevi subito dalla tiepidezza, proverai maggiore fatica a tornare al primo fervore; perché la tiepidezza, più di tutte le infermità spirituali, è molto lontana dalla guarigione»; «Se tu hai promesso a Dio di volere sempre progredire e fuggire la tiepidezza, non tardare a metterlo in pratica: perché come dice il Sapiente, dispiace a Dio la promessa stolta e infedele».<br />Una delle cause profonde della crisi religiosa contemporanea è che, come già accadde nel XVI secolo, al fervore di chi serve il male non si contrappone il fervore, ma la tiepidezza, di chi dice di voler servire il bene. Le parole di sant'Antonio Maria, ci giungono dunque di sprone, in un momento in cui la Chiesa ha bisogno, come allora, di una profonda riforma interna. Zaccaria, sottolineano giustamente gli autori di questo importante volume, «non fu l'uomo della rottura, ma della continuità: un riformatore che voleva rinnovare la Chiesa traendo l'ispirazione e la spinta dalla tradizione della Chiesa stessa, e non un rivoluzionario,...]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>aforismi,barnabiti,fervore,riformatori,tiepidezza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68a258c0bcc9584ec899ce460393bcda.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa può insegnarci un orologio trovato nel deserto?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-puo-insegnarci-un-orologio-trovato-nel-deserto--61138366</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7899" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7899</a><br /><br />COSA PUO' INSEGNARCI UN OROLOGIO TROVATO NEL DESERTO?<br />Una storiella edificante ci spiega che se ci meravigliamo studiando il meccanismo di un orologio e siamo certi dell'esistenza del suo artefice anche se non lo vediamo, ne consegue che...<br />di Padre Gnarocas<br />Tre arabi viaggiavano nel deserto sconfinato, sotto i raggi ardenti del sole, quand'ecco sull'arida sabbia essi scorgono qualche cosa che riluce vivamente.<br />Si fermano osservando attentamente, ed oh! Meraviglia, un bellissimo orologio d'oro!<br />Uno di essi si china e lo raccoglie e lo mostra ai compagni. Nessuno dei tre aveva mai visto un orologio; sicché, meravigliatissimi, non sapevano che cosa pensare su quel meraviglioso oggetto. L'osservarono a lungo con grande curiosità, li girarono per ogni verso, e, quando udirono il tic-tic del movimento interno e si accorsero che le sfere si muovevano, ebbero una gran voglia di vedere che cosa vi fosse all'interno di quella meravigliosa scatolina.<br />Dopo aver frugato per un bel pezzo, finalmente riuscirono ad aprirlo. Al vedere quell'insieme di rotelline, di spirali, di pezzetti di metallo disposti con tanto ordine e precisione fecero mille esclamazioni di meraviglia.<br />Come mai un oggetto costruito con tanta precisione si trova qui, abbandonato sull'arida sabbia del deserto?<br />- Certamente qualche viaggiatore, che ha attraversato il deserto prima di noi, ha perduto questo tesoro.<br />- Ma non potrebbe essere sta to prodotto dalla sabbia del deserto?<br />- No, no, impossibile, impossibilissimo; un meccanismo cosi perfetto non può essere prodotto alla sabbia arida e inerte, questo oggetto è stato fabbricato da una persona molto intelligente.<br />- Ma noi non abbiamo visto il bravo artista che ha fabbricato questo meccanismo, e che ha messo insieme queste rotelline.<br />- E che importa se non l'abbiamo visto noi? L'artista sarà in paesi lontani, lontanissimi, ma certamente egli deve esistere.<br />E i tre arabi continuarono il loro viaggio, portando con sé il piccolo tesoro, che avevano trovato. E più osservavano quell'orologio e più si persuadevano che doveva essere opera di una persona molto intelligente.<br />Infine uno di essi esclamò: "Varrebbe la pena fare un lungo viaggio per andare in traccia di colui, che ha fabbricato questo oggetto, per rendere a sì grande artista l'onore che merita".<br />Quei tre arabi ragionavano molto rettamente; ma se noi, in una notte serena, solleviamo gli occhi verso il cielo stellato, dobbiamo restare colpiti da meraviglia infinitamente più grande di quella che ebbero i tre arabi nel trovare l'orologio.<br />Miliardi e miliardi di astri formano nello spazio infinito mille volte più perfetto di quello di un orologio; e noi, contemplando questo meccanismo celeste, dobbiamo concludere, con più ragione dei tre arabi: "Certamente questo meraviglioso meccanismo è stato creato da un Essere sapientissimo. Certamente questo Essere sapientissimo deve esistere, e anche se non l'avesse visto mai nessuno, sarebbe ugualmente certa la sua esistenza. Vale ben la pena di fare lunghi studi per cercare, per conoscere, questo Essere supremo per rendergli l'onore che merita".<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61138366</guid><pubDate>Tue, 10 Sep 2024 19:51:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61138366/cosa_pu_insegnarci_un_orologio_trovato_nel_deserto.mp3" length="3735614" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7899

COSA PUO' INSEGNARCI UN OROLOGIO TROVATO NEL DESERTO?
Una storiella edificante ci spiega che se ci meravigliamo studiando il meccanismo di un orologio e siamo certi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7899" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7899</a><br /><br />COSA PUO' INSEGNARCI UN OROLOGIO TROVATO NEL DESERTO?<br />Una storiella edificante ci spiega che se ci meravigliamo studiando il meccanismo di un orologio e siamo certi dell'esistenza del suo artefice anche se non lo vediamo, ne consegue che...<br />di Padre Gnarocas<br />Tre arabi viaggiavano nel deserto sconfinato, sotto i raggi ardenti del sole, quand'ecco sull'arida sabbia essi scorgono qualche cosa che riluce vivamente.<br />Si fermano osservando attentamente, ed oh! Meraviglia, un bellissimo orologio d'oro!<br />Uno di essi si china e lo raccoglie e lo mostra ai compagni. Nessuno dei tre aveva mai visto un orologio; sicché, meravigliatissimi, non sapevano che cosa pensare su quel meraviglioso oggetto. L'osservarono a lungo con grande curiosità, li girarono per ogni verso, e, quando udirono il tic-tic del movimento interno e si accorsero che le sfere si muovevano, ebbero una gran voglia di vedere che cosa vi fosse all'interno di quella meravigliosa scatolina.<br />Dopo aver frugato per un bel pezzo, finalmente riuscirono ad aprirlo. Al vedere quell'insieme di rotelline, di spirali, di pezzetti di metallo disposti con tanto ordine e precisione fecero mille esclamazioni di meraviglia.<br />Come mai un oggetto costruito con tanta precisione si trova qui, abbandonato sull'arida sabbia del deserto?<br />- Certamente qualche viaggiatore, che ha attraversato il deserto prima di noi, ha perduto questo tesoro.<br />- Ma non potrebbe essere sta to prodotto dalla sabbia del deserto?<br />- No, no, impossibile, impossibilissimo; un meccanismo cosi perfetto non può essere prodotto alla sabbia arida e inerte, questo oggetto è stato fabbricato da una persona molto intelligente.<br />- Ma noi non abbiamo visto il bravo artista che ha fabbricato questo meccanismo, e che ha messo insieme queste rotelline.<br />- E che importa se non l'abbiamo visto noi? L'artista sarà in paesi lontani, lontanissimi, ma certamente egli deve esistere.<br />E i tre arabi continuarono il loro viaggio, portando con sé il piccolo tesoro, che avevano trovato. E più osservavano quell'orologio e più si persuadevano che doveva essere opera di una persona molto intelligente.<br />Infine uno di essi esclamò: "Varrebbe la pena fare un lungo viaggio per andare in traccia di colui, che ha fabbricato questo oggetto, per rendere a sì grande artista l'onore che merita".<br />Quei tre arabi ragionavano molto rettamente; ma se noi, in una notte serena, solleviamo gli occhi verso il cielo stellato, dobbiamo restare colpiti da meraviglia infinitamente più grande di quella che ebbero i tre arabi nel trovare l'orologio.<br />Miliardi e miliardi di astri formano nello spazio infinito mille volte più perfetto di quello di un orologio; e noi, contemplando questo meccanismo celeste, dobbiamo concludere, con più ragione dei tre arabi: "Certamente questo meraviglioso meccanismo è stato creato da un Essere sapientissimo. Certamente questo Essere sapientissimo deve esistere, e anche se non l'avesse visto mai nessuno, sarebbe ugualmente certa la sua esistenza. Vale ben la pena di fare lunghi studi per cercare, per conoscere, questo Essere supremo per rendergli l'onore che merita".<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>234</itunes:duration><itunes:keywords>artefice,deserto,favola,meccanismo,morale,orologio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e1e2c9c30d8ec26fd9ed139aa0268bad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Frenare la propria lingua è la cosa più difficile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/frenare-la-propria-lingua-e-la-cosa-piu-difficile--61252859</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7907" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7907</a><br /><br />FRENARE LA PROPRIA LINGUA E' LA COSA PIU' DIFFICILE<br />Come il morso orienta il cavallo dove vuole il padrone, così la lingua può orientare l'uomo alla virtù o a soddisfare le passioni a seconda se è tenuta a freno oppure no<br />di Don Dolindo Ruotolo<br />"Perché tutti quanti inciampiamo in molte cose: Se uno non inciampa con la parola, questi è un uomo perfetto, capace di tenere a freno tutto il corpo. Ecco: Noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli per renderceli obbedienti, e possiamo condurre dove ci pare tutto il loro corpo" (Gc 3, 2-3).<br />Se si riflette, infatti, e se facciamo appello alla nostra medesima esperienza, la cosa più difficile a dominarsi è proprio la lingua.<br />Nelle discussioni o nelle contese noi sentiamo un impeto irresistibile a rispondere, a ribattere appena ci sorge nell’anima un pensiero; impeto tanto irresistibile, che noi ci sentiamo intimamente contenti e soddisfatti di aver parlato, di aver risposto, di aver rimbeccato, e tanto soddisfatti da sentire il bisogno di dirlo agli altri, esclamando anche al primo che capita: "Ben fatto, gliel’ho detto; io... crepavo se non glielo dicevo; io sono Franco, non ho peli sulla lingua, e quello che sento dentro debbo metterlo fuori" e simili vivaci e taglienti espressioni che manifestano di quale forza è l’impeto della lingua, e come il saperlo frenare è segno di perfezione interiore e di completo dominio delle nostre passioni.<br />Tutte le passioni, infatti, trovano nella parola la loro espressione e il loro incentivo.<br />La superbia e la vanagloria suggeriscono alla parola la propria lode; l’invidia spinge alla maldicenza e alla calunnia; l’avidità del guadagno spinge alla menzogna e alla frode; l’ira all’ingiuria e alla bestemmia; l’ozio al pettegolezzo, alla chiacchiera frivola, ai giudizi avventati e infine la lussuria vi trova la causa del suo risveglio e il suo sfogo scandaloso con i discorsi impuri, le parole a doppio senso o la rievocazione di peccati commessi o di avventure "galanti".<br />Perciò il Siracide si domanda: "Chi non inciampa nel conversare?" (Sir 19,16). E Gesù Cristo dice: "Dall’abbondanza del cuore parla la lingua" (Mt 12,34). E ancora, considerando la lingua come espressione dei peccati dei quali si deve rendere conto a Dio nel giudizio, proclama solennemente: "In verità vi dico che di ogni parola oziosa che l’uomo avrà proferita, renderà conto nel giorno del giudizio" (Mt 12,36). E ancora: "Ciò che esce dalla bocca renderà impuro l’uomo" (Mt 15,11).<br />San Giacomo per mostrare come è necessario dominare la lingua, perché per essa l’uomo esprime e fomenta le passioni, porta alcuni paragoni che fanno capire, come la lingua, per piccola che sia come muscolo, può determinare o esprimere l’indirizzo della vita, e dice: "Noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli per renderceli obbedienti, e possiamo condurre dove ci pare tutto il loro corpo" (provvidenzialmente la dentatura del cavallo è adatta a portare il morso: essa, infatti, contiene sei incisivi nella parte superiori che sono adattissimi a strappare le erbe; i canini sono piccolissimi o addirittura mancano, e di conseguenza lasciano una zona semivuota o vuota tra gli incisivi e i molari, dove si adatta e può stare il morso; i molari sono larghi e grossi con ripiegature nello smalto, e perciò adatti a triturare l’erba; sono dodici sopra e sotto; il morso, tirato in un senso o in un altro, costringe il cavallo per il dolore o per il fastidio che gli procura lo strappo, a voltarsi secondo la direzione voluta da chi lo guida).<br />Così la lingua, adoperata per il male o per il bene, orienta l'uomo al male o al bene, come il morso orienta il cavallo con tutto il suo corpo, dove vuole il padrone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61252859</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2024 20:09:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61252859/frenare_la_propria_lingua_la_cosa_pi_difficile.mp3" length="4466355" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7907

FRENARE LA PROPRIA LINGUA E' LA COSA PIU' DIFFICILE
Come il morso orienta il cavallo dove vuole il padrone, così la lingua può orientare l'uomo alla virtù o a soddisfare le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7907" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7907</a><br /><br />FRENARE LA PROPRIA LINGUA E' LA COSA PIU' DIFFICILE<br />Come il morso orienta il cavallo dove vuole il padrone, così la lingua può orientare l'uomo alla virtù o a soddisfare le passioni a seconda se è tenuta a freno oppure no<br />di Don Dolindo Ruotolo<br />"Perché tutti quanti inciampiamo in molte cose: Se uno non inciampa con la parola, questi è un uomo perfetto, capace di tenere a freno tutto il corpo. Ecco: Noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli per renderceli obbedienti, e possiamo condurre dove ci pare tutto il loro corpo" (Gc 3, 2-3).<br />Se si riflette, infatti, e se facciamo appello alla nostra medesima esperienza, la cosa più difficile a dominarsi è proprio la lingua.<br />Nelle discussioni o nelle contese noi sentiamo un impeto irresistibile a rispondere, a ribattere appena ci sorge nell’anima un pensiero; impeto tanto irresistibile, che noi ci sentiamo intimamente contenti e soddisfatti di aver parlato, di aver risposto, di aver rimbeccato, e tanto soddisfatti da sentire il bisogno di dirlo agli altri, esclamando anche al primo che capita: "Ben fatto, gliel’ho detto; io... crepavo se non glielo dicevo; io sono Franco, non ho peli sulla lingua, e quello che sento dentro debbo metterlo fuori" e simili vivaci e taglienti espressioni che manifestano di quale forza è l’impeto della lingua, e come il saperlo frenare è segno di perfezione interiore e di completo dominio delle nostre passioni.<br />Tutte le passioni, infatti, trovano nella parola la loro espressione e il loro incentivo.<br />La superbia e la vanagloria suggeriscono alla parola la propria lode; l’invidia spinge alla maldicenza e alla calunnia; l’avidità del guadagno spinge alla menzogna e alla frode; l’ira all’ingiuria e alla bestemmia; l’ozio al pettegolezzo, alla chiacchiera frivola, ai giudizi avventati e infine la lussuria vi trova la causa del suo risveglio e il suo sfogo scandaloso con i discorsi impuri, le parole a doppio senso o la rievocazione di peccati commessi o di avventure "galanti".<br />Perciò il Siracide si domanda: "Chi non inciampa nel conversare?" (Sir 19,16). E Gesù Cristo dice: "Dall’abbondanza del cuore parla la lingua" (Mt 12,34). E ancora, considerando la lingua come espressione dei peccati dei quali si deve rendere conto a Dio nel giudizio, proclama solennemente: "In verità vi dico che di ogni parola oziosa che l’uomo avrà proferita, renderà conto nel giorno del giudizio" (Mt 12,36). E ancora: "Ciò che esce dalla bocca renderà impuro l’uomo" (Mt 15,11).<br />San Giacomo per mostrare come è necessario dominare la lingua, perché per essa l’uomo esprime e fomenta le passioni, porta alcuni paragoni che fanno capire, come la lingua, per piccola che sia come muscolo, può determinare o esprimere l’indirizzo della vita, e dice: "Noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli per renderceli obbedienti, e possiamo condurre dove ci pare tutto il loro corpo" (provvidenzialmente la dentatura del cavallo è adatta a portare il morso: essa, infatti, contiene sei incisivi nella parte superiori che sono adattissimi a strappare le erbe; i canini sono piccolissimi o addirittura mancano, e di conseguenza lasciano una zona semivuota o vuota tra gli incisivi e i molari, dove si adatta e può stare il morso; i molari sono larghi e grossi con ripiegature nello smalto, e perciò adatti a triturare l’erba; sono dodici sopra e sotto; il morso, tirato in un senso o in un altro, costringe il cavallo per il dolore o per il fastidio che gli procura lo strappo, a voltarsi secondo la direzione voluta da chi lo guida).<br />Così la lingua, adoperata per il male o per il bene, orienta l'uomo al male o al bene, come il morso orienta il cavallo con tutto il suo corpo, dove vuole il padrone.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>cavallo,lingua,morso,nonhopelisullalingua,sonofranco,tacere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e52909f503137495d266afac86d079c9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Boxe: è giusto che un uomo picchi una donna?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/boxe-e-giusto-che-un-uomo-picchi-una-donna--61138333</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7900" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7900</a><br /><br />BOXE: E' GIUSTO CHE UN UOMO PICCHI UNA DONNA? CHE DUE DONNE FACCIANO A BOTTE? E DUE UOMINI? di Fabio Fuiano<br /><br />Lo scorso primo agosto si è disputato, in occasione delle Olimpiadi di Parigi, un incontro di pugilato tra Angela Carini e Imane Khelif che ha suscitato un acceso dibattito sulla disparità biologica tra i contendenti. Un dibattito che, purtroppo, è rimasto su un piano superficiale e opinabile, anche a causa di elementi di informazione insufficienti per poter prendere una posizione equilibrata. Con questo articolo si tralascerà volutamente la questione relativa all'identità sessuale di Imane Khelif, o la valutazione sull'opportunità che un tale personaggio possa essere adatto a partecipare ad un incontro di boxe in tale o tal altra categoria. Queste sono questioni particolari che, molto opportunamente, vanno lasciate alla scienza medica, perfettamente in grado, alla luce dei progressi della genetica, di stabilire il genotipo di qualsiasi essere umano. Lo sforzo da fare è quello di ricondurre l'intera vicenda a principi generali che, in quanto tali, non possono essere messi in discussione.<br />Anzitutto, è fondamentale ribadire l'esistenza di una natura umana, oggettiva e immutabile, con una conseguente legge morale naturale che ingiunge all'uomo di agire conformemente a tale natura se vuol conseguire il proprio fine ultimo. Secondariamente, bisogna domandarsi se, tra gli sport esistenti, la boxe sia o meno conforme alla natura umana e, particolarmente, a quella femminile. Ecco il nocciolo della questione: se la risposta a tali interrogativi è negativa, allora si possono tranquillamente tralasciare tutte le discussioni conseguenti.<br />LA DOTTRINA DELLA CHIESA<br />La Dottrina della Chiesa in merito al tema dello "sport" ha avuto il suo sviluppo con i pontificati di San Pio X e i successivi. In particolare, papa Sarto, pur rilevando gli aspetti positivi dello sport, rivolgeva ai partecipanti al Concorso Internazionale di Ginnastica del 27 settembre 1908 l'invito a «non passare i confini della prudenza, non esporsi a pericoli» recando danno alla propria salute.<br />Nel suo Discorso agli sportivi romani del 20 maggio 1945, Pio XII parlava positivamente di uno sport che «concorre ad elevare il valore spirituale dell'uomo e, quel ch'è più, lo orienta verso una nobile esaltazione della dignità, del vigore e della efficienza di una vita pienamente e fortemente cristiana». Al tempo stesso, il Papa ricordava come questa concezione cristiana fosse lontana da quel materialismo «per il quale il corpo è tutto l'uomo! Ma come è anche aliena da quella follia di orgoglio, che non si rattiene dal rovinare con uno strapazzo insano le forze e la salute dello sportivo, per conquistare la palma in una gara di pugilato o di velocità, e lo espone talvolta temerariamente anche alla morte! Lo "sport" degno di questo nome rende l'uomo coraggioso di fronte al pericolo presente, ma non lo autorizza a sfidare senza una ragione proporzionata un grave rischio; il che sarebbe moralmente illecito».<br />Per quel che attiene alla boxe, la Chiesa ha spesso espresso la sua condanna per due principali ragioni:<br />1) perché richiede, per poter essere svolta, un confronto violento con l'avversario, mettendone in pericolo l'incolumità, se non la vita stessa;<br />2) a causa del clima di eccitazione violenta che esso provoca tra gli spettatori, analogo ai giochi gladiatori già condannati da sant'Agostino.<br />Basti ricordare, a questo proposito, un articolo dell'Osservatore Romano del 15 febbraio 1933 in cui si descrive «quel popolo che invade, assiepa, riempie sino all'impossibile gli stadi [...] pronto a dirsi truffato se la rissa coi guantoni non ha spaccato sopracciglia, infranto nasi, slogato mascelle, rotto costole, pesto almeno un occhio, regalata una emorragia [...] quel popolo che s'erge dal suo posto allo stadio come su un piedistallo e si innalza a simbolo della civiltà odierna. La quale è fiera di premiare i "pugili" che con la forza, la violenza, la brutalità proiettate nello stadio, nella arena del mondo, ne esalta e diffonde la fama. Questa nostra civiltà! [...] Quella che ha tanto camminato in venti secoli da ritrovarsi seduta ancora nell'anfiteatro».<br />LA MORTE IN DIRETTA TELEVISIVA<br />Numerosi sono stati gli interventi di questa natura, soprattutto dopo le ingenti morti seguite alla diffusione di questa disciplina sportiva a partire dagli anni '60. "La Civiltà Cattolica", in una documentata analisi del problema, sotto il pontificato di Giovanni XXIII, affermava che «la maggior parte dei moralisti, confortata dal giudizio ancora più severo dei medici, non ha dubbi nel ritenere il pugilato professionistico, così come è attualmente, di fatto, esercitato, uno sport oggettivamente immorale» (Il pugilato professionistico e la morale, in "La Civiltà Cattolica", 1962, II, p. 160); «in verità - proseguiva l'organo ufficioso della Santa Sede - non c'è ancora su tale problema una dichiarazione ufficiale della Chiesa; ma occorre notare che, per giudicare della moralità di un fatto o di un problema, non si richiede sempre un intervento ufficiale della Chiesa; basta applicare ai casi concreti i principi generali della morale naturale, elevata e perfezionata dal cristianesimo» (ivi).<br />Dopo la morte in diretta televisiva, del pugile Davey Moore il 21 marzo 1963, in un incontro con Sugar Ramos, "L'Osservatore Romano" ribadiva a sua volta «il giudizio intrinseco sulla immoralità di uno sport che attenta all'integrità della persona fisica degli atleti gratuitamente e stoltamente e nella triste cornice della passionalità scatenata del pubblico». Nell'articolo si concludeva: «Non si dica che anche gli altri sport, auto, ciclismo, alpinismo, calcio, possono provocare tragedie e costare vittime. In quegli sport la disgrazia non può essere che accidentale e, del resto, anche per essi vale l'obbligo del limite ragionevole e della prudenza cristiana. Ma nel pugilato l'essenza è l'offesa fisica contro l'avversario. Fissare un punto limite o stabilire una sicurezza certa nell'impetuoso gioco, alla luce dell'esperienza sembra pura illusione. E la persona umana va salvaguardata, non distrutta. Va educata non abbruttita» (Ribalta dei fatti: Lo stadio o il circo? in "Osservatore Romano", 27 marzo 1963, p. 2).<br />IL PIANTO DELLA PUGILE ANGELA CARINI<br />Ma, a questo punto, se già per lottatori di sesso maschile si pongono remore morali, che pensare quando a combattere sul ring sono delle donne? È davvero conforme alla natura femminile? La Chiesa non avrebbe esitazioni: la natura della donna è fatta per ben altro. Il pianto prorompente della pugile Angela Carini a seguito dell'incontro è una palpabile testimonianza della cocente sconfitta, certo, ma anche dello sfogo inconsapevole dovuto all'innaturalità di questo sport per una donna.<br />In una riflessione, pubblicata su CR, dedicata alle donne c.d. "childfree", si sono riportati ampi stralci delle parole di papa Pio XII sulla naturale vocazione della donna alla maternità, alla sua spiccata sensibilità e delicatezza, che la rendono regina del focolare, atta a diffondervi gentilezza e dolcezza. L'antitesi della intrinseca violenza della boxe. Già il predecessore, Pio XI, metteva in guardia da una pretesa emancipazione femminile che mira ad assegnare alla donna i medesimi ruoli che ricopre l'uomo. Nella sua enciclica Casti Connubii, del 1930, il pontefice rilevava che in tal modo si mira alla corruzione dell'indole muliebre e della dignità materna, nonché alla perversione di tutta la famiglia. Anzi, «questa falsa libertà e innaturale eguaglianza con l'uomo tornano a danno della stessa donna; giacché se la donna scende dalla sede veramente regale, a cui, tra le domestiche pareti, fu dal Vangelo innalzata, presto ricadrà nella vecchia servitù (se non di apparenza, certo di fatto) e ridiventerà, come nel paganesimo, un mero strumento dell'uomo».<br />Per curare questa piaga materialistica e individualista, affermava Pio XII nella sua Allocuzione alle delegate delle Leghe Femminili Cattoliche il 14 aprile 1939, «non c'è che un balsamo efficace: il ritorno dello spirito e del cuore umano alla conoscenza e all'amore di Dio, il Padre comune, e di Colui che Egli ha inviato per salvare il mondo: Gesù Cristo. Ora, per versare l'unzione di questo balsamo sulle carni vive dell'umanità straziata da tanti urti, le mani delle donne sembrano provvidenzialmente preparate, rese più docili dalla sensibilità più affinata e dalla tenerezza più delicata del cuore». Ecco l'alta vocazione cui sono destinate le mani di una donna, lasciando da parte i guantoni del pugile.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61138333</guid><pubDate>Tue, 27 Aug 2024 22:27:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61138333/boxe_giusto_che_un_uomo_picchi_una_donna.mp3" length="10201607" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7900

BOXE: E' GIUSTO CHE UN UOMO PICCHI UNA DONNA? CHE DUE DONNE FACCIANO A BOTTE? E DUE UOMINI? di Fabio Fuiano

Lo scorso primo agosto si è disputato, in occasione delle Olimpiadi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7900" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7900</a><br /><br />BOXE: E' GIUSTO CHE UN UOMO PICCHI UNA DONNA? CHE DUE DONNE FACCIANO A BOTTE? E DUE UOMINI? di Fabio Fuiano<br /><br />Lo scorso primo agosto si è disputato, in occasione delle Olimpiadi di Parigi, un incontro di pugilato tra Angela Carini e Imane Khelif che ha suscitato un acceso dibattito sulla disparità biologica tra i contendenti. Un dibattito che, purtroppo, è rimasto su un piano superficiale e opinabile, anche a causa di elementi di informazione insufficienti per poter prendere una posizione equilibrata. Con questo articolo si tralascerà volutamente la questione relativa all'identità sessuale di Imane Khelif, o la valutazione sull'opportunità che un tale personaggio possa essere adatto a partecipare ad un incontro di boxe in tale o tal altra categoria. Queste sono questioni particolari che, molto opportunamente, vanno lasciate alla scienza medica, perfettamente in grado, alla luce dei progressi della genetica, di stabilire il genotipo di qualsiasi essere umano. Lo sforzo da fare è quello di ricondurre l'intera vicenda a principi generali che, in quanto tali, non possono essere messi in discussione.<br />Anzitutto, è fondamentale ribadire l'esistenza di una natura umana, oggettiva e immutabile, con una conseguente legge morale naturale che ingiunge all'uomo di agire conformemente a tale natura se vuol conseguire il proprio fine ultimo. Secondariamente, bisogna domandarsi se, tra gli sport esistenti, la boxe sia o meno conforme alla natura umana e, particolarmente, a quella femminile. Ecco il nocciolo della questione: se la risposta a tali interrogativi è negativa, allora si possono tranquillamente tralasciare tutte le discussioni conseguenti.<br />LA DOTTRINA DELLA CHIESA<br />La Dottrina della Chiesa in merito al tema dello "sport" ha avuto il suo sviluppo con i pontificati di San Pio X e i successivi. In particolare, papa Sarto, pur rilevando gli aspetti positivi dello sport, rivolgeva ai partecipanti al Concorso Internazionale di Ginnastica del 27 settembre 1908 l'invito a «non passare i confini della prudenza, non esporsi a pericoli» recando danno alla propria salute.<br />Nel suo Discorso agli sportivi romani del 20 maggio 1945, Pio XII parlava positivamente di uno sport che «concorre ad elevare il valore spirituale dell'uomo e, quel ch'è più, lo orienta verso una nobile esaltazione della dignità, del vigore e della efficienza di una vita pienamente e fortemente cristiana». Al tempo stesso, il Papa ricordava come questa concezione cristiana fosse lontana da quel materialismo «per il quale il corpo è tutto l'uomo! Ma come è anche aliena da quella follia di orgoglio, che non si rattiene dal rovinare con uno strapazzo insano le forze e la salute dello sportivo, per conquistare la palma in una gara di pugilato o di velocità, e lo espone talvolta temerariamente anche alla morte! Lo "sport" degno di questo nome rende l'uomo coraggioso di fronte al pericolo presente, ma non lo autorizza a sfidare senza una ragione proporzionata un grave rischio; il che sarebbe moralmente illecito».<br />Per quel che attiene alla boxe, la Chiesa ha spesso espresso la sua condanna per due principali ragioni:<br />1) perché richiede, per poter essere svolta, un confronto violento con l'avversario, mettendone in pericolo l'incolumità, se non la vita stessa;<br />2) a causa del clima di eccitazione violenta che esso provoca tra gli spettatori, analogo ai giochi gladiatori già condannati da sant'Agostino.<br />Basti ricordare, a questo proposito, un articolo dell'Osservatore Romano del 15 febbraio 1933 in cui si descrive «quel popolo che invade, assiepa, riempie sino all'impossibile gli stadi [...] pronto a dirsi truffato se la rissa coi guantoni non ha spaccato sopracciglia, infranto nasi, slogato mascelle, rotto costole, pesto almeno un occhio, regalata...]]></itunes:summary><itunes:duration>638</itunes:duration><itunes:keywords>boxe,carini,khelif,morte,pianto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a7d5fcc0269120dc3cb25c506c5a9a46.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Va bene fa caldo, ma salviamo la decenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/va-bene-fa-caldo-ma-salviamo-la-decenza--61095934</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894</a><br /><br />L'ETERNA SFIDA DEI GIOVANI CONTRO I VECCHI di Roberto Marchesini<br /><br />Girano diversi articoli nei quali si riportano frasi vecchie di secoli nelle quali alcuni barbogi si lamentano dei giovani. Ad esempio Aristotele: «I giovani sono magnanimi; poiché non sono ancora stati umiliati dalla vita, anzi sono inesperti delle ineluttabilità, e il ritenersi degni di grandi cose è magnanimità: e ciò è proprio di chi è facile a sperare [...]. Essi credono di sapere tutto e si ostinano al proposito; questa è appunto la causa del loro eccesso in tutto»; oppure Orazio: «Questa gioventù di sbarbati... non prevede ciò che è utile, sperperando i suoi soldi».<br />Lo scopo di queste citazioni è più o meno questo: i vecchi si sono sempre lamentati dei giovani, eppure il mondo è ancora qui. I vecchi non amano i cambiamenti e rimpiangono la loro gioventù; per questo il loro mondo gli sembra migliore dell'attuale. Sì, può essere: in effetti in molti considerano infanzia e giovinezza come un periodo bello della loro vita; attribuiscono quindi a quegli anni la bellezza che, invece, era solo nei loro occhi. Tuttavia... se questo bias esiste, non esiste solo per i vecchi: anche i giovani potrebbero leggere con gli occhi della bellezza un mondo e un'epoca che così bella forse non è. Quindi: uno e uno, palla al centro.<br />I boomer, tuttavia, potrebbero a loro volta obiettare che loro sanno com'era il passato, mentre i giovani non lo sanno. Solo chi ha vissuto il passato può confrontarlo con il presente in modo credibile. A loro volta, i giovani potrebbero replicare «Ok, boomer», aggiudicandosi la partita: coi vecchi è inutile parlare, non sanno niente e non capiscono niente.<br />È, dunque, un problema insolubile?<br />Da una parte, la contrapposizione tra generazioni è un tema che ritorna ciclicamente (non so quanto in modo spontaneo) nei momenti turbolenti: negli anni della contestazione i giovani dicevano più o meno le stesse cose dei «matusa». Dall'altro lato, credo che si tratti della solita questione: pensiero classico contro pensiero moderno. Questi due pensieri hanno una concezione del tempo, naturalmente, opposta.<br />Il pensiero classico è attraversato dal mito dell'età dell'oro, età del latte e del miele che, progressivamente, è degradata. Il cristianesimo fa riferimento, all'origine dei tempi, nientemeno che al paradiso terrestre, nel quale gli uomini erano più vicini a Dio non solo cronologicamente o fisicamente, ma anche ontologicamente. Dal peccato originale e dalla cacciata, la storia dell'umanità è una progressiva decadenza e un allontanamento dal progetto originario di Dio. Si potrebbe obiettare: ci sono stati dei picchi come il Medioevo e la Controriforma.<br />Ora: io adoro l'architettura gotica e l'arte barocca, dal punto di vista artistico sono indubbiamente delle vette. Tuttavia, come faceva notare qualcuno: davvero i quadri di Caravaggio o le composizioni del Palestrina inducono all'elevazione spirituale? Bisogna riconoscere che l'architettura romanica, il canto gregoriano e ambrosiano, hanno una valenza spirituale superiore. E poi? Esaurita anche la spinta controriformistica? Un progressivo e inesorabile allontanamento dal progetto originario di Dio. Ma Dio stesso è venuto sulla terra! Certo, ma per spalancarci le porte del Cielo, non per migliorare questa valle di lacrime.<br />Opposta la visione del tempo della modernità: che si faccia riferimento a Comte, a Darwin, Hegel o a Marx, per la modernità ciò che è attuale è necessariamente meglio di ciò che è stato. Le «magnifiche sorti e progressive» cantate (ironicamente?) da Leopardi (Giacomo).<br />Quindi: per chi è nato e cresciuto in un mondo che, anche solo per inerzia, era ancora un mondo classico (greco, romani e cristiano) è facile pensare che «prima della guerra anche il fango era migliore», come dicono in Polonia: per chi è nato e cresciuto in un mondo integralmente moderno è ovvio che l'oggi è meglio di ieri e non può essere altrimenti.<br />Cosa ne penso io? Che non so se sia meglio ieri o oggi e nemmeno se abbia senso parlare di meglio o peggio. Tutto ciò che è del mondo cambia, nulla dura in eterno. Tutto è effimero e vano. Tranne la Croce di Cristo. Stat Crux, dum volvitur orbis.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61095934</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2024 07:51:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61095934/va_bene_fa_caldo_ma_salviamo_la_decenza.mp3" length="5956798" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894

L'ETERNA SFIDA DEI GIOVANI CONTRO I VECCHI di Roberto Marchesini

Girano diversi articoli nei quali si riportano frasi vecchie di secoli nelle quali alcuni barbogi si lamentano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894</a><br /><br />L'ETERNA SFIDA DEI GIOVANI CONTRO I VECCHI di Roberto Marchesini<br /><br />Girano diversi articoli nei quali si riportano frasi vecchie di secoli nelle quali alcuni barbogi si lamentano dei giovani. Ad esempio Aristotele: «I giovani sono magnanimi; poiché non sono ancora stati umiliati dalla vita, anzi sono inesperti delle ineluttabilità, e il ritenersi degni di grandi cose è magnanimità: e ciò è proprio di chi è facile a sperare [...]. Essi credono di sapere tutto e si ostinano al proposito; questa è appunto la causa del loro eccesso in tutto»; oppure Orazio: «Questa gioventù di sbarbati... non prevede ciò che è utile, sperperando i suoi soldi».<br />Lo scopo di queste citazioni è più o meno questo: i vecchi si sono sempre lamentati dei giovani, eppure il mondo è ancora qui. I vecchi non amano i cambiamenti e rimpiangono la loro gioventù; per questo il loro mondo gli sembra migliore dell'attuale. Sì, può essere: in effetti in molti considerano infanzia e giovinezza come un periodo bello della loro vita; attribuiscono quindi a quegli anni la bellezza che, invece, era solo nei loro occhi. Tuttavia... se questo bias esiste, non esiste solo per i vecchi: anche i giovani potrebbero leggere con gli occhi della bellezza un mondo e un'epoca che così bella forse non è. Quindi: uno e uno, palla al centro.<br />I boomer, tuttavia, potrebbero a loro volta obiettare che loro sanno com'era il passato, mentre i giovani non lo sanno. Solo chi ha vissuto il passato può confrontarlo con il presente in modo credibile. A loro volta, i giovani potrebbero replicare «Ok, boomer», aggiudicandosi la partita: coi vecchi è inutile parlare, non sanno niente e non capiscono niente.<br />È, dunque, un problema insolubile?<br />Da una parte, la contrapposizione tra generazioni è un tema che ritorna ciclicamente (non so quanto in modo spontaneo) nei momenti turbolenti: negli anni della contestazione i giovani dicevano più o meno le stesse cose dei «matusa». Dall'altro lato, credo che si tratti della solita questione: pensiero classico contro pensiero moderno. Questi due pensieri hanno una concezione del tempo, naturalmente, opposta.<br />Il pensiero classico è attraversato dal mito dell'età dell'oro, età del latte e del miele che, progressivamente, è degradata. Il cristianesimo fa riferimento, all'origine dei tempi, nientemeno che al paradiso terrestre, nel quale gli uomini erano più vicini a Dio non solo cronologicamente o fisicamente, ma anche ontologicamente. Dal peccato originale e dalla cacciata, la storia dell'umanità è una progressiva decadenza e un allontanamento dal progetto originario di Dio. Si potrebbe obiettare: ci sono stati dei picchi come il Medioevo e la Controriforma.<br />Ora: io adoro l'architettura gotica e l'arte barocca, dal punto di vista artistico sono indubbiamente delle vette. Tuttavia, come faceva notare qualcuno: davvero i quadri di Caravaggio o le composizioni del Palestrina inducono all'elevazione spirituale? Bisogna riconoscere che l'architettura romanica, il canto gregoriano e ambrosiano, hanno una valenza spirituale superiore. E poi? Esaurita anche la spinta controriformistica? Un progressivo e inesorabile allontanamento dal progetto originario di Dio. Ma Dio stesso è venuto sulla terra! Certo, ma per spalancarci le porte del Cielo, non per migliorare questa valle di lacrime.<br />Opposta la visione del tempo della modernità: che si faccia riferimento a Comte, a Darwin, Hegel o a Marx, per la modernità ciò che è attuale è necessariamente meglio di ciò che è stato. Le «magnifiche sorti e progressive» cantate (ironicamente?) da Leopardi (Giacomo).<br />Quindi: per chi è nato e cresciuto in un mondo che, anche solo per inerzia, era ancora un mondo classico (greco, romani e cristiano) è facile pensare che «prima della guerra anche il...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>annopiucaldodisempre,caldo,dumcrux,pudore,riscaldamentoglobale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/baa628f1bd6f47d3ea4e0e4ed898cfbb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'eterna sfida dei giovani contro i vecchi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-eterna-sfida-dei-giovani-contro-i-vecchi--61095905</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜  <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894</a><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7892" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br /><br />L'ETERNA SFIDA DEI GIOVANI CONTRO I VECCHI di Roberto Marchesini<br /><br />Girano diversi articoli nei quali si riportano frasi vecchie di secoli nelle quali alcuni barbogi si lamentano dei giovani. Ad esempio Aristotele: «I giovani sono magnanimi; poiché non sono ancora stati umiliati dalla vita, anzi sono inesperti delle ineluttabilità, e il ritenersi degni di grandi cose è magnanimità: e ciò è proprio di chi è facile a sperare [...]. Essi credono di sapere tutto e si ostinano al proposito; questa è appunto la causa del loro eccesso in tutto»; oppure Orazio: «Questa gioventù di sbarbati... non prevede ciò che è utile, sperperando i suoi soldi».<br />Lo scopo di queste citazioni è più o meno questo: i vecchi si sono sempre lamentati dei giovani, eppure il mondo è ancora qui. I vecchi non amano i cambiamenti e rimpiangono la loro gioventù; per questo il loro mondo gli sembra migliore dell'attuale. Sì, può essere: in effetti in molti considerano infanzia e giovinezza come un periodo bello della loro vita; attribuiscono quindi a quegli anni la bellezza che, invece, era solo nei loro occhi. Tuttavia... se questo bias esiste, non esiste solo per i vecchi: anche i giovani potrebbero leggere con gli occhi della bellezza un mondo e un'epoca che così bella forse non è. Quindi: uno e uno, palla al centro.<br />I boomer, tuttavia, potrebbero a loro volta obiettare che loro sanno com'era il passato, mentre i giovani non lo sanno. Solo chi ha vissuto il passato può confrontarlo con il presente in modo credibile. A loro volta, i giovani potrebbero replicare «Ok, boomer», aggiudicandosi la partita: coi vecchi è inutile parlare, non sanno niente e non capiscono niente.<br />È, dunque, un problema insolubile?<br />Da una parte, la contrapposizione tra generazioni è un tema che ritorna ciclicamente (non so quanto in modo spontaneo) nei momenti turbolenti: negli anni della contestazione i giovani dicevano più o meno le stesse cose dei «matusa». Dall'altro lato, credo che si tratti della solita questione: pensiero classico contro pensiero moderno. Questi due pensieri hanno una concezione del tempo, naturalmente, opposta.<br />Il pensiero classico è attraversato dal mito dell'età dell'oro, età del latte e del miele che, progressivamente, è degradata. Il cristianesimo fa riferimento, all'origine dei tempi, nientemeno che al paradiso terrestre, nel quale gli uomini erano più vicini a Dio non solo cronologicamente o fisicamente, ma anche ontologicamente. Dal peccato originale e dalla cacciata, la storia dell'umanità è una progressiva decadenza e un allontanamento dal progetto originario di Dio. Si potrebbe obiettare: ci sono stati dei picchi come il Medioevo e la Controriforma.<br />Ora: io adoro l'architettura gotica e l'arte barocca, dal punto di vista artistico sono indubbiamente delle vette. Tuttavia, come faceva notare qualcuno: davvero i quadri di Caravaggio o le composizioni del Palestrina inducono all'elevazione spirituale? Bisogna riconoscere che l'architettura romanica, il canto gregoriano e ambrosiano, hanno una valenza spirituale superiore. E poi? Esaurita anche la spinta controriformistica? Un progressivo e inesorabile allontanamento dal progetto originario di Dio. Ma Dio stesso è venuto sulla terra! Certo, ma per spalancarci le porte del Cielo, non per migliorare questa valle di lacrime.<br />Opposta la visione del tempo della modernità: che si faccia riferimento a Comte, a Darwin, Hegel o a Marx, per la modernità ciò che è attuale è necessariamente meglio di ciò che è stato. Le «magnifiche sorti e progressive» cantate (ironicamente?) da Leopardi (Giacomo).<br />Quindi: per chi è nato e cresciuto in un mondo che, anche solo per inerzia, era ancora un mondo classico (greco, romani e cristiano) è facile pensare che «prima della guerra anche il fango era migliore», come dicono in Polonia: per chi è nato e cresciuto in un mondo integralmente moderno è ovvio che l'oggi è meglio di ieri e non può essere altrimenti.<br />Cosa ne penso io? Che non so se sia meglio ieri o oggi e nemmeno se abbia senso parlare di meglio o peggio. Tutto ciò che è del mondo cambia, nulla dura in eterno. Tutto è effimero e vano. Tranne la Croce di Cristo. Stat Crux, dum volvitur orbis.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61095905</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2024 07:50:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61095905/l_eterna_sfida_dei_giovani_contro_i_vecchi.mp3" length="5179831" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜  https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894

L'ETERNA SFIDA DEI GIOVANI CONTRO I VECCHI di Roberto Marchesini

Girano diversi articoli nei quali si riportano frasi vecchie di secoli nelle quali alcuni barbogi si lamentano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜  <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7894</a><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7892" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br /><br />L'ETERNA SFIDA DEI GIOVANI CONTRO I VECCHI di Roberto Marchesini<br /><br />Girano diversi articoli nei quali si riportano frasi vecchie di secoli nelle quali alcuni barbogi si lamentano dei giovani. Ad esempio Aristotele: «I giovani sono magnanimi; poiché non sono ancora stati umiliati dalla vita, anzi sono inesperti delle ineluttabilità, e il ritenersi degni di grandi cose è magnanimità: e ciò è proprio di chi è facile a sperare [...]. Essi credono di sapere tutto e si ostinano al proposito; questa è appunto la causa del loro eccesso in tutto»; oppure Orazio: «Questa gioventù di sbarbati... non prevede ciò che è utile, sperperando i suoi soldi».<br />Lo scopo di queste citazioni è più o meno questo: i vecchi si sono sempre lamentati dei giovani, eppure il mondo è ancora qui. I vecchi non amano i cambiamenti e rimpiangono la loro gioventù; per questo il loro mondo gli sembra migliore dell'attuale. Sì, può essere: in effetti in molti considerano infanzia e giovinezza come un periodo bello della loro vita; attribuiscono quindi a quegli anni la bellezza che, invece, era solo nei loro occhi. Tuttavia... se questo bias esiste, non esiste solo per i vecchi: anche i giovani potrebbero leggere con gli occhi della bellezza un mondo e un'epoca che così bella forse non è. Quindi: uno e uno, palla al centro.<br />I boomer, tuttavia, potrebbero a loro volta obiettare che loro sanno com'era il passato, mentre i giovani non lo sanno. Solo chi ha vissuto il passato può confrontarlo con il presente in modo credibile. A loro volta, i giovani potrebbero replicare «Ok, boomer», aggiudicandosi la partita: coi vecchi è inutile parlare, non sanno niente e non capiscono niente.<br />È, dunque, un problema insolubile?<br />Da una parte, la contrapposizione tra generazioni è un tema che ritorna ciclicamente (non so quanto in modo spontaneo) nei momenti turbolenti: negli anni della contestazione i giovani dicevano più o meno le stesse cose dei «matusa». Dall'altro lato, credo che si tratti della solita questione: pensiero classico contro pensiero moderno. Questi due pensieri hanno una concezione del tempo, naturalmente, opposta.<br />Il pensiero classico è attraversato dal mito dell'età dell'oro, età del latte e del miele che, progressivamente, è degradata. Il cristianesimo fa riferimento, all'origine dei tempi, nientemeno che al paradiso terrestre, nel quale gli uomini erano più vicini a Dio non solo cronologicamente o fisicamente, ma anche ontologicamente. Dal peccato originale e dalla cacciata, la storia dell'umanità è una progressiva decadenza e un allontanamento dal progetto originario di Dio. Si potrebbe obiettare: ci sono stati dei picchi come il Medioevo e la Controriforma.<br />Ora: io adoro l'architettura gotica e l'arte barocca, dal punto di vista artistico sono indubbiamente delle vette. Tuttavia, come faceva notare qualcuno: davvero i quadri di Caravaggio o le composizioni del Palestrina inducono all'elevazione spirituale? Bisogna riconoscere che l'architettura romanica, il canto gregoriano e ambrosiano, hanno una valenza spirituale superiore. E poi? Esaurita anche la spinta controriformistica? Un progressivo e inesorabile allontanamento dal progetto originario di Dio. Ma Dio stesso è venuto sulla terra! Certo, ma per spalancarci le porte del Cielo, non per migliorare questa valle di lacrime.<br />Opposta la visione del tempo della modernità: che si faccia riferimento a Comte, a Darwin, Hegel o a Marx, per la modernità ciò che è attuale è necessariamente meglio di ciò che è stato. Le «magnifiche sorti e progressive» cantate (ironicamente?) da Leopardi (Giacomo).<br />Quindi: per chi è nato e cresciuto in un mondo che, anche solo per inerzia, era...]]></itunes:summary><itunes:duration>324</itunes:duration><itunes:keywords>aristotele,giovani,magnanimità,sfida,vecchi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7b3c53acda389fe4719bcb455545ad1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo Meloni dichiara illegale la cannabis</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-meloni-dichiara-illegale-la-cannabis--61017893</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7880" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7880</a><br /><br />IL GOVERNO MELONI DICHIARA (DI NUOVO) ILLEGALE LA CANNABIS (COSIDDETTA) LIGHT di Giuliano Guzzo<br /><br />«La cannabis light è fuori legge, passa l'emendamento del governo. A rischio 11.000 posti di lavoro». Per come la mette Repubblica, sembra che il Governo Meloni - peraltro lo stesso che ha portato l'occupazione al record di oltre il 62% - si sia messo in testa di creare un po' di disoccupati e, non sapendo come fare, ha pensato bene di prendersela con un settore a caso: quello che, dalla cosmesi all'erboristeria agli integratori alimentari fino al florovivaismo, ruota attorno alle sostanze derivate dalla pianta di canapa. In realtà, come spesso capita, le cose sono un po' più complesse di quelle raccontate dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Vediamo perché.<br />Tanto per cominciare, c'è da dire che il mercato della "cannabis light" è qualcosa di molto recente nel nostro Paese, essendo la legislazione attuale risalente a meno di dieci anni fa, precisamente alla legge 242 del 2016. Quindi non parliamo esattamente di un architrave del nostro sistema economico; soprattutto, non parliamo - altra cosa che molti fingono di non vedere - di un settore privo di rischi per il bene comune. Basti infatti vedere che cosa, quando il ministro della Salute era Giulia Grillo (non una scatenata proibizionista, ma una esponente del Movimento 5 Stelle), affermava proprio sulla "cannabis light" il Consiglio superiore di Sanità.<br />Il riferimento è qui al parare del 10 aprile 2018, quando appunto il Consiglio superiore di Sanità ha scritto nero su bianco di ritenere «che la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di "cannabis" o "cannabis light" o "cannabis leggera", in forza del parere sopra espresso circa la loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto percentuale di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione». Nello stesso parere si raccomandava di attivare «nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti».<br />Per pervenire a queste conclusioni, ci si è basati sulle seguenti considerazioni: nonostante la bassa concentrazione di Thc nella "cannabis light", esistono molti fattori che ne rendono variabile l'assorbimento e la quota finale circolante nel sangue; lo stesso Thc e altre sostanze contenute nella "cannabis light" possono facilmente accumularsi nei tessuti dell'organismo, specie nel grasso e nel cervello, raggiungendo concentrazioni molto superiori a quelle rilevate nel sangue; il consumo avviene al di fuori di ogni controllo, per cui non è possibile verificare quanto prodotto effettivamente sia assunto, compensando con la quantità la scarsa concentrazione di Thc.<br />Da quel dunque articolare parere, il ministro Grillo - serve forse dirlo? - aveva preso subito le distanze, ma il Consiglio superiore di Sanità era stato chiaro. Allo stesso modo sono chiare le evidenze di una ricerca del dottor Giovanni Serpelloni - direttore dell'Uoc Dipendenze di Verona e attivo anche presso il Dp Institute dell'Università della Florida - che ha messo in luce come dalla "cannabis light", attraverso strumenti specifici, si possa agevolmente estrarre e concentrare il Thc, ottenendo così una sostanza alterante dannosa per la salute. Dunque tutto si può dire fuorché che il mercato che ruota attorno alla "cannabis light" equivalga a qualsiasi altro.<br />Sempre il dottor Serpelloni aveva commentato: «Mi chiedo perché il Ministero della Salute non abbia ascoltato le indicazioni scientifiche di un Consiglio che riunisce i maggiori scienziati del Paese in termini di salute pubblica. Anche solo per coerenza la cannabis light non dovrebbe essere vendibile, dire che la si può acquistare per profumare l'ambiente significa prendere in giro le persone e la stessa legge che esplicitamente vieterebbe il proselitismo. Eppure anche gli uffici competenti tacciono». Parole che non si possono che condividere e che fanno capire come quanti, oggi, protestano contro l'emendamento del Governo che equipara la "cannabis light" alla tradizionale non lo facciano certo per salvare posti di lavoro, bensì un'ideologia.<br />Dicendo questo, si badi, non si vuol assolutamente negare solidarietà a chi, in ragione di questa nuova svolta, dovesse a breve affrontare delle difficoltà occupazionali o finanziarie anche serie. Tuttavia, a ben vedere, costoro più che con l'attuale Governo dovrebbero in realtà prendersela con gli esecutivi precedenti, che qualche anno fa li hanno messi nelle condizioni di poter operare su una frontiera oggettivamente delicata e complessa, che corre il rischio di esporre la collettività, in particolare i giovani, a dei seri rischi. E sì dà il caso che non esista ambito economico che valga quella salute e quel benessere che una società, ogni società, deve alle giovani generazioni.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61017893</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2024 21:36:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61017893/il_governo_meloni_dichiara_illegale_la_cannabis.mp3" length="6233487" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7880

IL GOVERNO MELONI DICHIARA (DI NUOVO) ILLEGALE LA CANNABIS (COSIDDETTA) LIGHT di Giuliano Guzzo

«La cannabis light è fuori legge, passa l'emendamento del governo. A rischio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7880" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7880</a><br /><br />IL GOVERNO MELONI DICHIARA (DI NUOVO) ILLEGALE LA CANNABIS (COSIDDETTA) LIGHT di Giuliano Guzzo<br /><br />«La cannabis light è fuori legge, passa l'emendamento del governo. A rischio 11.000 posti di lavoro». Per come la mette Repubblica, sembra che il Governo Meloni - peraltro lo stesso che ha portato l'occupazione al record di oltre il 62% - si sia messo in testa di creare un po' di disoccupati e, non sapendo come fare, ha pensato bene di prendersela con un settore a caso: quello che, dalla cosmesi all'erboristeria agli integratori alimentari fino al florovivaismo, ruota attorno alle sostanze derivate dalla pianta di canapa. In realtà, come spesso capita, le cose sono un po' più complesse di quelle raccontate dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Vediamo perché.<br />Tanto per cominciare, c'è da dire che il mercato della "cannabis light" è qualcosa di molto recente nel nostro Paese, essendo la legislazione attuale risalente a meno di dieci anni fa, precisamente alla legge 242 del 2016. Quindi non parliamo esattamente di un architrave del nostro sistema economico; soprattutto, non parliamo - altra cosa che molti fingono di non vedere - di un settore privo di rischi per il bene comune. Basti infatti vedere che cosa, quando il ministro della Salute era Giulia Grillo (non una scatenata proibizionista, ma una esponente del Movimento 5 Stelle), affermava proprio sulla "cannabis light" il Consiglio superiore di Sanità.<br />Il riferimento è qui al parare del 10 aprile 2018, quando appunto il Consiglio superiore di Sanità ha scritto nero su bianco di ritenere «che la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di "cannabis" o "cannabis light" o "cannabis leggera", in forza del parere sopra espresso circa la loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto percentuale di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione». Nello stesso parere si raccomandava di attivare «nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti».<br />Per pervenire a queste conclusioni, ci si è basati sulle seguenti considerazioni: nonostante la bassa concentrazione di Thc nella "cannabis light", esistono molti fattori che ne rendono variabile l'assorbimento e la quota finale circolante nel sangue; lo stesso Thc e altre sostanze contenute nella "cannabis light" possono facilmente accumularsi nei tessuti dell'organismo, specie nel grasso e nel cervello, raggiungendo concentrazioni molto superiori a quelle rilevate nel sangue; il consumo avviene al di fuori di ogni controllo, per cui non è possibile verificare quanto prodotto effettivamente sia assunto, compensando con la quantità la scarsa concentrazione di Thc.<br />Da quel dunque articolare parere, il ministro Grillo - serve forse dirlo? - aveva preso subito le distanze, ma il Consiglio superiore di Sanità era stato chiaro. Allo stesso modo sono chiare le evidenze di una ricerca del dottor Giovanni Serpelloni - direttore dell'Uoc Dipendenze di Verona e attivo anche presso il Dp Institute dell'Università della Florida - che ha messo in luce come dalla "cannabis light", attraverso strumenti specifici, si possa agevolmente estrarre e concentrare il Thc, ottenendo così una sostanza alterante dannosa per la salute. Dunque tutto si può dire fuorché che il mercato che ruota attorno alla "cannabis light" equivalga a qualsiasi altro.<br />Sempre il dottor Serpelloni aveva commentato: «Mi chiedo perché il Ministero della Salute non abbia ascoltato le indicazioni scientifiche di un Consiglio che riunisce i maggiori scienziati del Paese in termini di salute pubblica. Anche solo per coerenza la cannabis light non dovrebbe essere vendibile,...]]></itunes:summary><itunes:duration>390</itunes:duration><itunes:keywords>cannabislight,florovivaismo,legge242,meloni,vendibile</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dea2ad1b307bc86c08f4e5d6b9cd915d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede non va in vacanza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-va-in-vacanza--60787858</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7860" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7860</a><br /><br />LA FEDE NON VA IN VACANZA di Don Stefano Bimbi<br /><br />Come ogni anno eccoci alle "agognate" vacanze. Molti sembrano andare a lavorare al solo scopo di potersi poi permettere le mete estive desiderate. Eppure non è sempre stato così. I nostri bisnonni non andavano mai in vacanza. Chi lavorava nei campi non poteva certo andare via d'estate quando anzi il lavoro aumentava. In Italia fu il fascismo a inculcare l'idea che bisognava andare al mare. E indovinate! Il motivo era la salute. Quanto ci tiene lo Stato alla salute dei cittadini, oggi come ieri! I medici iniziarono a dire che per la salute dei figli occorreva portarli al mare perché l'aria che si respira cura tutte le malattie. E allora frotte di gente si precipitavano sulle spiagge con costumoni che oggi ci fanno ridere, (ma vedendo come si sono assottigliati soprattutto quelli delle donne al giorno d'oggi, viene solo da piangere per quanto il pudore è dimenticato e il corpo profanato).<br />Ma facciamo alcune considerazioni su come l'uomo di fede può e deve vivere questo "rito" collettivo. Il cattolico si distingue non solo nella vita ordinaria, ma anche dal modo in cui si riposa e si diverte: anche sotto l'ombrellone o in cima a un monte, lo scopo della vita non è un pacchetto turistico, ma il paradiso. Ovviamente non stiamo a valutare se sia meglio il mare o la montagna. Qui interessano alcuni punti fermi per una vacanza degna di un figlio di Dio.<br />PUNTI FERMI PER IL CRISTIANO<br />Innanzitutto il cristiano non spende cifre sproporzionate al suo tenore di vita. Chi esagera al solo scopo di ostentare uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità, dimostra un'esistenza triste.<br />Inoltre il cristiano deve ricordarsi che è tale anche in estate. Non si va mai in vacanza da Dio, dalla fede e dalla morale. Si può andare anche in capo al mondo, ma, ad esempio, non si può dimenticare il precetto della domenica e delle altre feste comandate. Andare alla Messa è sempre possibile e il precetto non si sospende perché "non c'è tempo" o "non so dov'è la chiesa". Nemmeno la distanza da una chiesa officiata da un sacerdote cattolico può valere come scusa. Quando si programma il viaggio bisogna informarsi anche su dove poter andare alla Messa. E non bisogna dimenticare che il rispetto dei luoghi sacri e delle celebrazioni liturgiche vale anche fuori casa. Non ci si presenta alla Messa in ciabatte e pantaloncini perché il sacerdote celebra la Messa sul sagrato o in pineta (oppure, Dio non voglia, direttamente in spiaggia). Non ci si può adeguare a quello che fanno gli altri se questo non rispetta Dio. E non bisogna nemmeno dimenticare che andare a Messa in vacanza è necessario, ma non sufficiente. Occorre, ad esempio, anche la preghiera quotidiana per cui difenderemo la regolarità della vita spirituale anche in vacanza senza vergognarci di appartarci dall'eventuale compagnia in alcuni momenti della giornata.<br />Inoltre non va dimenticato che l'ozio è il padre dei vizi. La vacanza non può trasformarsi in un "dolce far nulla". Riposare in vacanza è il primo obiettivo, mentre l'ozio va rifuggito sempre impegnandosi ad avere un programma nel quale non manchino sia il riposo che il divertimento, ma anche la preghiera e l'amore del prossimo a cominciare dai suoi familiari a cui dedicare più tempo e attenzione.<br />NON UNA SCUSA PER PECCARE<br />A proposito del divertimento bisogna ricordare che non deve essere una scusa per poter peccare. Se questo è ovvio in quanto dobbiamo fuggire e non cercare le occasioni prossime di peccato, meno evidente è che il divertimento non deve farci dimenticare il primo obiettivo, cioè il riposo. Se i posti frequentati, la folla e il rumore caratterizzano la nostra vacanza, allora ben possiamo dire che torneremo a casa più stanchi di prima e allora... perché siamo partiti? Potevamo stancarci gratis continuando con le normali attività a casa.<br />Non va dimenticato inoltre che in vacanza possiamo dedicare del tempo alle letture edificanti che magari non siamo riusciti a coltivare durante l'anno: gli scritti dei santi o le loro vite, i romanzi storici di Louis de Wohl oppure i libri consigliati proprio in questo numero della nostra rivista e, perché no, anche la stessa Bussola Mensile. Per chi può permetterselo sarebbe bello trascorrere un po' di tempo nel silenzio di un monastero per ritemprare lo spirito, ma per chi ha famiglia è pressoché impossibile e allora perché non visitare almeno un santuario, una cattedrale o un luogo dove è avvenuto un miracolo o un'apparizione? E perché non approfittare per la confessione e la direzione spirituale?<br />Parlando di vacanze e di famiglia non si può infine tacere la leggerezza con cui quasi tutti i genitori lasciano fare ai figli vacanze assolutamente immorali come quelle, ad esempio, fatte in gruppo da ragazzi e ragazze insieme o addirittura il fidanzato con la fidanzata come fossero già sposati. Incoraggiare o anche solo permettere simili vacanze di maschi con femmine è favorire situazioni prossime di peccato, mentre le vacanze dei fidanzati sono istigazione al peccato. Il genitore deve essere tassativo sul rispetto della morale cristiana e, finché il figlio abita nella sua casa, non può giustificarsi dicendo che "ormai è grande". Fino a quando il figlio non diventa autonomo, con una casa e un reddito propri, è obbligato dal quarto comandamento all'ubbidienza verso i genitori e quindi questi ultimi rispondono davanti a Dio delle occasioni di peccato da loro permesse o anche solo tollerate. San Paolo ammoniva: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). A volte si ha l'impressione che i genitori si siano perfettamente conformati alla «mentalità di questo secolo». E le conseguenze per le nuove generazioni sono sotto gli occhi di tutti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60787858</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2024 13:11:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60787858/la_fede_non_va_in_vacanza.mp3" length="6836871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7860

LA FEDE NON VA IN VACANZA di Don Stefano Bimbi

Come ogni anno eccoci alle "agognate" vacanze. Molti sembrano andare a lavorare al solo scopo di potersi poi permettere le mete...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7860" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7860</a><br /><br />LA FEDE NON VA IN VACANZA di Don Stefano Bimbi<br /><br />Come ogni anno eccoci alle "agognate" vacanze. Molti sembrano andare a lavorare al solo scopo di potersi poi permettere le mete estive desiderate. Eppure non è sempre stato così. I nostri bisnonni non andavano mai in vacanza. Chi lavorava nei campi non poteva certo andare via d'estate quando anzi il lavoro aumentava. In Italia fu il fascismo a inculcare l'idea che bisognava andare al mare. E indovinate! Il motivo era la salute. Quanto ci tiene lo Stato alla salute dei cittadini, oggi come ieri! I medici iniziarono a dire che per la salute dei figli occorreva portarli al mare perché l'aria che si respira cura tutte le malattie. E allora frotte di gente si precipitavano sulle spiagge con costumoni che oggi ci fanno ridere, (ma vedendo come si sono assottigliati soprattutto quelli delle donne al giorno d'oggi, viene solo da piangere per quanto il pudore è dimenticato e il corpo profanato).<br />Ma facciamo alcune considerazioni su come l'uomo di fede può e deve vivere questo "rito" collettivo. Il cattolico si distingue non solo nella vita ordinaria, ma anche dal modo in cui si riposa e si diverte: anche sotto l'ombrellone o in cima a un monte, lo scopo della vita non è un pacchetto turistico, ma il paradiso. Ovviamente non stiamo a valutare se sia meglio il mare o la montagna. Qui interessano alcuni punti fermi per una vacanza degna di un figlio di Dio.<br />PUNTI FERMI PER IL CRISTIANO<br />Innanzitutto il cristiano non spende cifre sproporzionate al suo tenore di vita. Chi esagera al solo scopo di ostentare uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità, dimostra un'esistenza triste.<br />Inoltre il cristiano deve ricordarsi che è tale anche in estate. Non si va mai in vacanza da Dio, dalla fede e dalla morale. Si può andare anche in capo al mondo, ma, ad esempio, non si può dimenticare il precetto della domenica e delle altre feste comandate. Andare alla Messa è sempre possibile e il precetto non si sospende perché "non c'è tempo" o "non so dov'è la chiesa". Nemmeno la distanza da una chiesa officiata da un sacerdote cattolico può valere come scusa. Quando si programma il viaggio bisogna informarsi anche su dove poter andare alla Messa. E non bisogna dimenticare che il rispetto dei luoghi sacri e delle celebrazioni liturgiche vale anche fuori casa. Non ci si presenta alla Messa in ciabatte e pantaloncini perché il sacerdote celebra la Messa sul sagrato o in pineta (oppure, Dio non voglia, direttamente in spiaggia). Non ci si può adeguare a quello che fanno gli altri se questo non rispetta Dio. E non bisogna nemmeno dimenticare che andare a Messa in vacanza è necessario, ma non sufficiente. Occorre, ad esempio, anche la preghiera quotidiana per cui difenderemo la regolarità della vita spirituale anche in vacanza senza vergognarci di appartarci dall'eventuale compagnia in alcuni momenti della giornata.<br />Inoltre non va dimenticato che l'ozio è il padre dei vizi. La vacanza non può trasformarsi in un "dolce far nulla". Riposare in vacanza è il primo obiettivo, mentre l'ozio va rifuggito sempre impegnandosi ad avere un programma nel quale non manchino sia il riposo che il divertimento, ma anche la preghiera e l'amore del prossimo a cominciare dai suoi familiari a cui dedicare più tempo e attenzione.<br />NON UNA SCUSA PER PECCARE<br />A proposito del divertimento bisogna ricordare che non deve essere una scusa per poter peccare. Se questo è ovvio in quanto dobbiamo fuggire e non cercare le occasioni prossime di peccato, meno evidente è che il divertimento non deve farci dimenticare il primo obiettivo, cioè il riposo. Se i posti frequentati, la folla e il rumore caratterizzano la nostra vacanza, allora ben possiamo dire che torneremo a casa più stanchi di prima e allora......]]></itunes:summary><itunes:duration>428</itunes:duration><itunes:keywords>localitàturistica,meta,paradiso,salute,tempo,vaanzecristiane</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/37418e4249947f4cc454a52c04abd84a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci cose sulla pornografia che non sai</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-cose-sulla-pornografia-che-non-sai--60646000</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7849" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7849</a><br /><br />DIECI COSE SULLA PORNOGRAFIA CHE NON SAI di Manuela Antonacci<br /><br />La pornografia e i suoi effetti negativi sulle persone sono ampiamente denunciati nella comunità scientifica e, tuttavia, non se ne parla o non se ne parla abbastanza. Eppure ci sono elementi sufficienti per denunciare questo business. Solo per citarne due: il traffico di esseri umani e gli abusi sui minori. Ma ci sono tanti aspetti su cui si riflette poco, altrettanto nocivi. Riprendendo quanto riportato dal sito ReligionenLibertad, analizziamo 10 solo per indicarne alcuni.<br />1. LA PORNOGRAFIA È LEGATA AL TRAFFICO SESSUALE<br />Nel caso del traffico di esseri umani, questo può riguardare molte situazioni: pensiamo per esempio, ai bambini tailandesi venduti come schiavi sessuali o i casi di giovani donne attirate in un bordello con la promessa di un lavoro. Spesso, nonostante le vittime abbiano la libertà fisica di muoversi, tuttavia, il trafficante le mantiene in schiavitù attraverso la frode, la violenza fisica e l'intimidazione psicologica.<br />2. LA PORNOGRAFIA È COLLEGATA ALLO SFRUTTAMENTO MINORILE<br />Pensiamo solo al genere "teen porno", uno dei termini più ricercati, negli ultimi cinque anni, sui principali siti che offrono questi contenuti. I filmati mirano a normalizzare gli abusi sui minori. Infatti, un cliché ricorrente, in questa categoria, è la storia dell'adolescente che viene sfruttata da un uomo più anziano. Una fantasia tossica che alimenta l'abuso fino a normalizzarlo.<br />3. GLI ABUSI SUGLI ATTORI<br />L'industria del porno non si prende esattamente cura dei suoi attori. Infatti, non tutto ciò che accade sul set è consensuale. Una famosa attrice porno, Nikki Benz, è stata una delle prime artiste a parlare degli abusi subiti e a denunciarli nel 2016, e lo ha fatto descrivendo l'aggressione improvvisa, subita durante le riprese di una scena, in cui il protagonista le ha calpestato la testa e l'ha strangolata.<br />4. I CONSUMATORI FRUISCONO DI IMMAGINI FRUTTO DI VIOLENZE<br />Molte persone credono che se una persona recita in un film porno, il consenso sia scontato. Ma si tratta solo di un'ipotesi che non trova sempre conferma. In realtà, poi, di fronte alla telecamera, gli attori accetteranno gli atti a cui verrà detto loro di partecipare e, una volta completate le riprese, saranno costretti a dire che tutto era secondo il loro consenso, altrimenti il filmato della giornata verrà distrutto. E, inoltre, solo affermando che le riprese siano state effettuate in piena consapevolezza, sarà sicuro che verranno pagati per il "lavoro" svolto.<br />5. IL PORNO COME DIPENDENZA E OSSESSIONE<br />La pornografia colpisce il cervello: quando una persona guarda un contenuto pornografico inganna il proprio cervello inducendolo a pompare dopamina come se stesse guardando un potenziale partner. Questo, bombardamento forte e continuo, tuttavia, porta ad una graduale desensibilizzazione e, dunque, a ricercare quella sensazione sempre di più. Per cui da semplice abitudine questa ricerca, si trasforma in una dipendenza.<br />6. IL CONSUMO DEL PORNO SFOCIA NELLA VIOLENZA<br />La pornografia non è solo dipendenza, che sottrae tempo e attenzione alla vita quotidiana, ma può portare anche alla ricerca spasmodica di materiale più violento, di qualcosa che, prima di iniziare la discesa all'inferno nel mondo a luci rosse, sarebbe stato considerato inaccettabile o "disgustoso", come la pornografia infantile.<br />7. IL PORNO TI CAMBIA LO SGUARDO<br />La fruizione di materiale a luci rosse non rimane solo all'interno di uno schermo, ma entra in ogni aspetto della vita dei consumatori, fino a cambiare lo sguardo verso gli altri. La pornografia può persino alterare le preferenze sessuali di un consumatore, al punto che una persona può non rispondere più sessualmente allo stesso modo al proprio partner. E' stato scoperto anche che la visione della pornografia influenza gli atteggiamenti e le convinzioni nei confronti delle donne e delle relazioni. Da uno di questi studi è emerso che «le persone che consumano materiale pornografico, più frequentemente, hanno maggiori probabilità di arrivare ad approvare la violenza sessuale, fino ad impegnarvici di persona». Ovviamente, non tutti coloro che guardano il porno diventeranno violentatori o stupratori, ma questi risultati dovrebbero portarci a mettere in discussione la fruizione di materiale pornografico.<br />8. LA PORNOGRAFIA CORRODE LA FIDUCIA IN SE STESSI<br />Il consumo di pornografia è stato correlato a livelli più elevati di insoddisfazione fisica. In uno studio condotto su un gruppo di studenti universitari che consumavano materiale pornografico si è cercato di valutare il modo in cui si percepivano, in termini di soddisfazione corporea, soddisfazione relazionale e benessere emotivo generale. Si è scoperto che i ragazzi che guardano film a luci rosse hanno un minore senso di sicurezza emotiva. Hanno maggiori probabilità di provare ansia relazionale e di isolarsi maggiormente, rispetto ai loro pari che non consumano porno. Le donne riferiscono anche una mancanza di fiducia in se stesse e persino odio verso il proprio corpo dopo aver visto il porno.<br />9. LA PORNOGRAFIA AVVELENA LE RELAZIONI SENTIMENTALI<br />Circola da sempre la bufala secondo cui guardare la pornografia in coppia, sia utile per le relazioni sentimentali. In realtà è esattamente l'opposto. I ricercatori hanno scoperto che il consumo di pornografia fa sì che molte persone siano meno soddisfatte dell'aspetto fisico, delle prestazioni sessuali, della curiosità sessuale e dell'affetto del proprio partner. Nel corso del tempo, i consumatori tendono a diventare meno impegnati nelle loro relazioni, ad entrare meno in intimità con i loro partner e ad essere meno soddisfatti della loro vita romantica e sessuale. In altre parole: guardare contenuti sessualmente espliciti può danneggiare la vita sessuale reale.<br />10. IL PORNO NON ESISTE NELLA REALTÀ<br />Il porno costruisce fantasie e racconta palesi bugie sull'amore, sul corpo umano e sul sesso, e le sue conseguenze possono essere drammatiche. Secondo la pornografia, le donne sono desiderose di fare sesso sempre, ovunque e con chiunque. Secondo il porno, tutto ciò che gli uomini vogliono in una relazione è il sesso, e ne hanno il diritto, anche se è necessaria la forza. Il porno promette soddisfazione immediata, eccitazione infinita e intimità facile, ma alla fine nessuna delle tre cose è vera.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60646000</guid><pubDate>Tue, 09 Jul 2024 20:34:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60646000/dieci_cose_sulla_pornografia_che_non_sai.mp3" length="7801521" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7849

DIECI COSE SULLA PORNOGRAFIA CHE NON SAI di Manuela Antonacci

La pornografia e i suoi effetti negativi sulle persone sono ampiamente denunciati nella comunità scientifica e,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7849" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7849</a><br /><br />DIECI COSE SULLA PORNOGRAFIA CHE NON SAI di Manuela Antonacci<br /><br />La pornografia e i suoi effetti negativi sulle persone sono ampiamente denunciati nella comunità scientifica e, tuttavia, non se ne parla o non se ne parla abbastanza. Eppure ci sono elementi sufficienti per denunciare questo business. Solo per citarne due: il traffico di esseri umani e gli abusi sui minori. Ma ci sono tanti aspetti su cui si riflette poco, altrettanto nocivi. Riprendendo quanto riportato dal sito ReligionenLibertad, analizziamo 10 solo per indicarne alcuni.<br />1. LA PORNOGRAFIA È LEGATA AL TRAFFICO SESSUALE<br />Nel caso del traffico di esseri umani, questo può riguardare molte situazioni: pensiamo per esempio, ai bambini tailandesi venduti come schiavi sessuali o i casi di giovani donne attirate in un bordello con la promessa di un lavoro. Spesso, nonostante le vittime abbiano la libertà fisica di muoversi, tuttavia, il trafficante le mantiene in schiavitù attraverso la frode, la violenza fisica e l'intimidazione psicologica.<br />2. LA PORNOGRAFIA È COLLEGATA ALLO SFRUTTAMENTO MINORILE<br />Pensiamo solo al genere "teen porno", uno dei termini più ricercati, negli ultimi cinque anni, sui principali siti che offrono questi contenuti. I filmati mirano a normalizzare gli abusi sui minori. Infatti, un cliché ricorrente, in questa categoria, è la storia dell'adolescente che viene sfruttata da un uomo più anziano. Una fantasia tossica che alimenta l'abuso fino a normalizzarlo.<br />3. GLI ABUSI SUGLI ATTORI<br />L'industria del porno non si prende esattamente cura dei suoi attori. Infatti, non tutto ciò che accade sul set è consensuale. Una famosa attrice porno, Nikki Benz, è stata una delle prime artiste a parlare degli abusi subiti e a denunciarli nel 2016, e lo ha fatto descrivendo l'aggressione improvvisa, subita durante le riprese di una scena, in cui il protagonista le ha calpestato la testa e l'ha strangolata.<br />4. I CONSUMATORI FRUISCONO DI IMMAGINI FRUTTO DI VIOLENZE<br />Molte persone credono che se una persona recita in un film porno, il consenso sia scontato. Ma si tratta solo di un'ipotesi che non trova sempre conferma. In realtà, poi, di fronte alla telecamera, gli attori accetteranno gli atti a cui verrà detto loro di partecipare e, una volta completate le riprese, saranno costretti a dire che tutto era secondo il loro consenso, altrimenti il filmato della giornata verrà distrutto. E, inoltre, solo affermando che le riprese siano state effettuate in piena consapevolezza, sarà sicuro che verranno pagati per il "lavoro" svolto.<br />5. IL PORNO COME DIPENDENZA E OSSESSIONE<br />La pornografia colpisce il cervello: quando una persona guarda un contenuto pornografico inganna il proprio cervello inducendolo a pompare dopamina come se stesse guardando un potenziale partner. Questo, bombardamento forte e continuo, tuttavia, porta ad una graduale desensibilizzazione e, dunque, a ricercare quella sensazione sempre di più. Per cui da semplice abitudine questa ricerca, si trasforma in una dipendenza.<br />6. IL CONSUMO DEL PORNO SFOCIA NELLA VIOLENZA<br />La pornografia non è solo dipendenza, che sottrae tempo e attenzione alla vita quotidiana, ma può portare anche alla ricerca spasmodica di materiale più violento, di qualcosa che, prima di iniziare la discesa all'inferno nel mondo a luci rosse, sarebbe stato considerato inaccettabile o "disgustoso", come la pornografia infantile.<br />7. IL PORNO TI CAMBIA LO SGUARDO<br />La fruizione di materiale a luci rosse non rimane solo all'interno di uno schermo, ma entra in ogni aspetto della vita dei consumatori, fino a cambiare lo sguardo verso gli altri. La pornografia può persino alterare le preferenze sessuali di un consumatore, al punto che una persona può non rispondere più sessualmente allo...]]></itunes:summary><itunes:duration>488</itunes:duration><itunes:keywords>abusi,pornografia,prostituzione,relazionisentimentali,sguardo,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6bf163390e2dc2bf96577b37dceff472.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come combattere gli scrupoli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-combattere-gli-scrupoli--60645961</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7846" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7846</a><br /><br />COME COMBATTERE GLI SCRUPOLI (CHE NON SONO LA VOCE DI DIO, MA DEL DIAVOLO) di Roberto Marchesini<br />Oggi ci occupiamo degli scrupoli. La parola «scrupolo» deriva dal latino scrupulus, cioè sassolino. È il proverbiale "sassolino nella scarpa", ossia qualcosa di microscopico che però è fastidiosissimo e sembra enorme, gigantesco. È un problema spirituale che consiste nel sentirsi perennemente e gravemente inadempiente nei confronti delle leggi morali e religiose, dei propri doveri di cristiano. È un grosso problema psicologico che procura enormi sofferenze: ansia, inquietudine, continuo esame su pensieri, azioni e omissioni, momenti di profondo sconforto. Vediamo quindi di analizzare il problema e di proporre qualche aiuto per chi ne soffre.<br />Il primo e fondamentale scoglio da affrontare è la consapevolezza di avere un problema. Bisogna accettare l’idea che non si è obiettivi nel valutare se stessi, non si è in grado di fare una valutazione realistica e serena della propria persona. In una parola: si manca di umiltà. Per fare un esempio, è come se io facessi un viaggio in automobile e indossassi un paio di occhiali da sole; se mi dimentico di averli indossati, entrando in una galleria non vedrò più niente. Se, invece, sarò consapevole di indossare un paio di lenti scurenti, all’ingresso in galleria solleverò gli occhiali e potrò vedere la strada. La persona scrupolotica indossa, nel valutare se stesso, le proprie azioni e i propri pensieri, delle lenti scurenti: vede tutto più nero di come le cose sono in realtà. Se si rende conto che il mondo non è buio e oscuro, ma è il suo modo di vedere le cose, può «fare la tara», ossia prendere le distanze dalla sua opinione viziata dagli scrupoli.<br />Bisogna poi considerare che gli scrupoli non sono nostri amici, un aiuto per vivere cristianamente, tutt’altro: sono il nostro peggior nemico. Consideriamo le conseguenze degli scrupoli: isolamento, tristezza, sfiducia in Dio e nella Sua promessa di salvezza, omissione dei doveri di stato e, infine ma non ultimo, il peccato. Perché spesso, l’unico rimedio alla tristezza o, addirittura alla disperazione indotta dagli scrupoli, è il peccato mortale. Si capisce immediatamente, quindi, che gli scrupoli non sono la voce di Dio che parla alla nostra coscienza, ma uno strumento del diavolo che ci inganna, ci allontana dall’amore di Dio e ci conduce al peccato. Come scrive sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali: «Il demonio osserva bene se un’anima è grossolana o delicata. Se è delicata, cerca di renderla ancor più delicata fino all’eccesso, per turbarla e confonderla maggiormente; per esempio, se vede che uno non consente né a peccato mortale né a peccato veniale, né ad alcuna ombra di peccato volontario, allora il demonio, quando non può farlo cadere in qualche cosa che sembri peccato, cerca di fargli credere peccato quello che peccato non è, come una parola o un pensiero senza importanza» (349). Restando sempre agli Esercizi, sant’Ignazio spiega (nelle regole per il discernimento degli spiriti) che gli spiriti buoni, con le loro ispirazioni, serenità e gioia; mentre inquietudine e tristezza sono gli effetti delle ispirazioni degli spiriti malvagi. Dunque, chi decidiamo di ascoltare? Il nostro angelo custode o il nostro diavolo custode?<br />Una volta che lo scrupolotico ha sviluppato un atteggiamento diffidente nei confronti dei propri tormenti, si può procedere limitando o eliminando i continui rimuginamenti. Non possiamo perdere intere giornate a interrogarci accanitamente su ogni pensiero, azione o omissione: abbiamo delle cose da fare, abbiamo i nostri doveri di stato, ci sono persone che hanno bisogno di noi. Anche in questo caso, è una questione di umiltà: si tratta di accettare che, in questa vita, non tutto è chiaro, definito, prima di ombre. Fa parte della condizione umana: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa» (1 Cor 13,12). Procediamo a tentoni, sforzandoci di vivere meglio possibile, ma dobbiamo accettare la nostra limitatezza. Certi che, dopo questo esilio, sempre per seguire san Paolo, «vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto» (ibidem). Si tratta solo di aspettare.<br />Occorre chiarire un punto: la tentazione non è un peccato. Sì, perché lo scrupolotico considera peccato anche le tentazioni. Bene: Gesù non ha mai commesso un solo peccato, nemmeno veniale; eppure è stato tentato (Mt 4). La tentazione è una occasione, permessa da Dio perché possiamo guadagnarci il Paradiso; se superiamo la tentazione non abbiamo peccato ma, al contrario, abbiamo guadagnato dei meriti. Dunque il punto non è se siamo stati tentati o meno, ma come ci siamo comportati nella tentazione: l’abbiamo superata oppure no?<br />Altro punto: il Catechismo insegna che, perché ci sia un peccato mortale, devono essere soddisfatte contemporaneamente tre condizioni: materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso (CCC 1857). La materia grave è definita dai Dieci Comandamenti; la piena avvertenza consiste nella consapevolezza che quella cosa sia un peccato; il deliberato consenso è la piena e libera adesione della volontà al compimento di un atto malvagio conosciuto come tale. Se non c’è questa libera adesione al male, non c’è peccato mortale. Giovanni Paolo II, nella sua purtroppo dimenticata Teologia del corpo, insegna che il peccato non consiste (soltanto) nell’atto ma, soprattutto, nell’intenzione. «Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla [cioè con l’intenzione di desiderarla], ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,27-28). Se, dunque, ho il dubbio di aver mancato di rispetto a Dio o alle cose sante, di aver indugiato in pensieri sconvenienti o peggio, posso chiedermi: avevo l’intenzione piena e deliberata di compiere un peccato mortale?<br />È fondamentale avere un confessore o un direttore spirituale (cosa, quest’ultima, sempre più difficile); ma è ancora più importante affidarsi a un confessore o a un direttore spirituale. Spiego. Molti scrupoli riguardano proprio la confessione: mi sarò spiegato bene? Avrò confessato proprio tutto? Avrò omesso qualcosa? Avrà capito bene la gravità di ciò che ho fatto? La penitenza sarà adeguata? L’assoluzione sarà valida? Eccetera eccetera. Ora: il buon Dio ha stabilito il mondo in modo ordinato; il che significa che ognuno ha il suo ruolo e le sue responsabilità. Il ruolo del confessore è confessare; quello del direttore, dirigere. È il loro compito, non il nostro. La responsabilità di chiedere delucidazioni, chiarimenti, di valutare la gravità dei peccati e di comminare una penitenza adeguata è del confessore; la valutazione dello stato spirituale e morale del diretto è del direttore. Quindi, se ci affidiamo a loro, facciamolo davvero. Lasciamo a loro la responsabilità: se sbagliano, ne risponderanno loro. O vogliamo forse saperne più di loro? E torna nuovamente il tema dell’umiltà...<br />Ed ecco, infine, la regola aurea: nel dubbio, non è peccato. Il bene e il male non generano dubbi: sono chiari. Se io voglio liberamente compiere una azione malvagia sapendo che è un male, non ho dubbi; se io voglio fare del bene, non ho dubbi. Se ho dei dubbi, è uno scrupolo. Quindi devo rigettarlo.<br /><br />I RIMEDI<br />I rimedi agli scrupoli secondo il Compendio di teologia ascetica e mistica di padre Adolphe Tanquerey (1854-1932):<br />944. Bisogna combattere lo scrupolo subito da principio, prima che si sia profondamente radicato nell’anima. Ora il grande, anzi, a dir vero, l’unico rimedio è la piena e assoluta obbedienza a un savio direttore: oscuratasi la luce della coscienza, bisogna ricorrere ad altra luce; lo scrupoloso è come una nave senza timone e senza bussola: bisogna rimorchiarlo. (...)<br />945. (...) Ora con lo scrupoloso, non si deve discutere ma parlare con autorità, dicendogli nettamente quel che deve fare. Per ispirare questa confidenza, il direttore deve meritarla per competenza e premura.<br />946. Guadagnata la confidenza, bisogna esercitare l’autorità ed esigere obbedienza, dicendo allo scrupoloso: se volete guarire, dovete ubbidire ciecamente: obbedendo, siete pienamente al sicuro, quand’anche il direttore sbagli, perché Dio in questo momento a voi non chiede altro che di obbedire. La cosa è talmente così, che se voi non vi sentiste di obbedirmi, bisogna che vi cerchiate un altro direttore: la sola ubbidienza cieca vi potrà guarire e vi guarirà certamente.<br />947. Venuto il tempo, il direttore inculca il principio generale, che darà modo allo scrupoloso di disprezzar tutti i dubbi; occorrendo, lo può anche dettare in questa o altra simile forma: "Per me, in fatto di obbligo di coscienza, non c’è che l’evidenza che conta, ossia certezza tale che escluda ogni dubbio, certezza calma e piena, chiara come due e due fanno quattro; (...) fuori di questo caso, per me nessun peccato". Quando lo scrupoloso si presenterà affermando di aver commesso un peccato veniale o mortale, il confessore gli dirà: Potete giurare di aver chiaramente visto, prima di operare, che quell’azione era peccato e che, avendolo chiaramente visto, pure ci avete dato pieno consenso? Questa interrogazione chiarirà la regola e la farà capir meglio.<br /><br />RICORDA<br />Sconfiggere gli scrupoli in 7 mosse:<br />1) Fai la tara a quello che pensi (non sei obiettivo).<br />2) Gli scrupoli sono il tuo nemico (non un tuo amico).<br />3) Evita i rimuginamenti.<br />4) La tentazione non è un peccato.<br />5) Se non avevi l’intenzione di fare il male, non è un peccato.<br />6) Affidati (ciecamente) al confessore o al]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60645961</guid><pubDate>Tue, 09 Jul 2024 20:30:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60645961/come_combattere_gli_scrupoli.mp3" length="9366927" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7846

COME COMBATTERE GLI SCRUPOLI (CHE NON SONO LA VOCE DI DIO, MA DEL DIAVOLO) di Roberto Marchesini
Oggi ci occupiamo degli scrupoli. La parola «scrupolo» deriva dal latino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7846" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7846</a><br /><br />COME COMBATTERE GLI SCRUPOLI (CHE NON SONO LA VOCE DI DIO, MA DEL DIAVOLO) di Roberto Marchesini<br />Oggi ci occupiamo degli scrupoli. La parola «scrupolo» deriva dal latino scrupulus, cioè sassolino. È il proverbiale "sassolino nella scarpa", ossia qualcosa di microscopico che però è fastidiosissimo e sembra enorme, gigantesco. È un problema spirituale che consiste nel sentirsi perennemente e gravemente inadempiente nei confronti delle leggi morali e religiose, dei propri doveri di cristiano. È un grosso problema psicologico che procura enormi sofferenze: ansia, inquietudine, continuo esame su pensieri, azioni e omissioni, momenti di profondo sconforto. Vediamo quindi di analizzare il problema e di proporre qualche aiuto per chi ne soffre.<br />Il primo e fondamentale scoglio da affrontare è la consapevolezza di avere un problema. Bisogna accettare l’idea che non si è obiettivi nel valutare se stessi, non si è in grado di fare una valutazione realistica e serena della propria persona. In una parola: si manca di umiltà. Per fare un esempio, è come se io facessi un viaggio in automobile e indossassi un paio di occhiali da sole; se mi dimentico di averli indossati, entrando in una galleria non vedrò più niente. Se, invece, sarò consapevole di indossare un paio di lenti scurenti, all’ingresso in galleria solleverò gli occhiali e potrò vedere la strada. La persona scrupolotica indossa, nel valutare se stesso, le proprie azioni e i propri pensieri, delle lenti scurenti: vede tutto più nero di come le cose sono in realtà. Se si rende conto che il mondo non è buio e oscuro, ma è il suo modo di vedere le cose, può «fare la tara», ossia prendere le distanze dalla sua opinione viziata dagli scrupoli.<br />Bisogna poi considerare che gli scrupoli non sono nostri amici, un aiuto per vivere cristianamente, tutt’altro: sono il nostro peggior nemico. Consideriamo le conseguenze degli scrupoli: isolamento, tristezza, sfiducia in Dio e nella Sua promessa di salvezza, omissione dei doveri di stato e, infine ma non ultimo, il peccato. Perché spesso, l’unico rimedio alla tristezza o, addirittura alla disperazione indotta dagli scrupoli, è il peccato mortale. Si capisce immediatamente, quindi, che gli scrupoli non sono la voce di Dio che parla alla nostra coscienza, ma uno strumento del diavolo che ci inganna, ci allontana dall’amore di Dio e ci conduce al peccato. Come scrive sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali: «Il demonio osserva bene se un’anima è grossolana o delicata. Se è delicata, cerca di renderla ancor più delicata fino all’eccesso, per turbarla e confonderla maggiormente; per esempio, se vede che uno non consente né a peccato mortale né a peccato veniale, né ad alcuna ombra di peccato volontario, allora il demonio, quando non può farlo cadere in qualche cosa che sembri peccato, cerca di fargli credere peccato quello che peccato non è, come una parola o un pensiero senza importanza» (349). Restando sempre agli Esercizi, sant’Ignazio spiega (nelle regole per il discernimento degli spiriti) che gli spiriti buoni, con le loro ispirazioni, serenità e gioia; mentre inquietudine e tristezza sono gli effetti delle ispirazioni degli spiriti malvagi. Dunque, chi decidiamo di ascoltare? Il nostro angelo custode o il nostro diavolo custode?<br />Una volta che lo scrupolotico ha sviluppato un atteggiamento diffidente nei confronti dei propri tormenti, si può procedere limitando o eliminando i continui rimuginamenti. Non possiamo perdere intere giornate a interrogarci accanitamente su ogni pensiero, azione o omissione: abbiamo delle cose da fare, abbiamo i nostri doveri di stato, ci sono persone che hanno bisogno di noi. Anche in questo caso, è una questione di umiltà: si tratta di accettare che, in questa vita, non tutto è chiaro, definito, prima...]]></itunes:summary><itunes:duration>586</itunes:duration><itunes:keywords>confessione,padrespirituale,perfezioneimpossibile,scrupoli,superbia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3f62658e2bcf70b4c89c9d926bb2dcd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Ucraina la guerra ferma tutto, eccetto l'utero in affitto che aumenta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-ucraina-la-guerra-ferma-tutto-eccetto-l-utero-in-affitto-che-aumenta--59951647</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7790" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7790</a><br /><br />IN UCRAINA LA GUERRA FERMA TUTTO, ECCETTO L'UTERO IN AFFITTO CHE AUMENTA di Fabio Piemonte<br /><br />La guerra in Ucraina non ferma il business dell'utero in affitto nel Paese. Per il conflitto, ovviamente, si è fermato praticamente (o quasi) tutto: economia, vita sociale, lavoro, vita quotidiana. È, purtroppo, normale che sia così, come tutte le guerre. Quello che però è assurdo è ciò che non si è fermato: la maternità surrogata.<br />Tale giro d'affari - nella seconda destinazione al mondo dopo gli Stati Uniti per le coppie che desiderino ricorrere a tale barbara pratica legalmente riconosciuta - non solo continua ma è persino aumentato, nonostante la guerra in corso. Sono infatti diverse le agenzie e cliniche che hanno raddoppiato il numero di pratiche prese in carico e quindi i loro introiti.<br />Di qui più di 1.000 bambini sono nati da maternità surrogata dall'inizio della guerra alla fine del 2023, di cui 600 solo nella clinica di BioTexCom a Kiev. Le accuse di traffico di minori, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale contro il suo direttore, Albert Tochilovsky, risalenti agli anni 2018 e 2019, sono state inspiegabilmente archiviate.<br />Desta scandalo anche il fatto che in Ucraina sia previsto per le madri gestanti un compenso che si aggira intorno ai 20.000 dollari netti (il costo complessivo da sostenere per i genitori committenti è invece compreso tra i 30.000 e i 50.000 dollari), in un contesto sociale in cui la retribuzione media annuale è di circa 5.000 dollari.<br />Nonostante sussista tale appetibile e lauto incentivo allo sfruttamento delle donne - che chiaramente si prestano solo per ragioni economiche - diritti e doveri di "genitori" committenti e madri gestanti non sono definiti in modo chiaro né garantiti. Anche per questo motivo diverse cliniche hanno dichiarato di star incontrando parecchie difficoltà nella ricerca di nuove donne disponibili a entrare a far parte quali gestanti in questo circolo vizioso della maternità surrogata.<br />Inoltre, a seguito dell'invasione russa, la condizione di tali "madri surrogate" si è ulteriormente aggravata. «Alcune cliniche hanno chiuso, per cui molte gestanti sono state trasferite in altre cliniche; una clinica ha consigliato alle stesse di abortire», ha rilevato al quotidiano Domani Susan Kersch-Kibler, fondatrice e direttrice del Delivering Dreams International Surragacy Agency.<br />Alla luce di queste affermazioni risulta evidente come a chi sovrintenda alla gestione della maternità surrogata interessino soltanto i soldi dei genitori committenti. In nome dei loro profitti sono pronti a calpestare senza alcuno scrupolo sia i diritti delle gestanti (nel caso di specie, delle donne ucraine), sia il diritto alla vita del bambino in grembo in maniera ancor più tragica, il quale può essere abortito senza problemi se non dovesse soddisfare i desideri degli acquirenti.<br />C'è infine da sottolineare un altro elemento significativo, ossia mentre da un lato l'Ucraina preme per entrare nell'Ue, dall'altro continua di fatto a contravvenire sistematicamente alla direttiva sul reato di sfruttamento della maternità surrogata che recentemente i Paesi membri hanno approvato.<br />Insomma [...] c'è chi si sforza di trovare argomenti per ammantare di "eticità" una pratica assolutamente immorale, in quanto disumanizzante (quasi sia sufficiente una regolamentazione più stringente sul piano legale per renderla conseguentemente accettabile sul piano morale). [...]<br />Tutto questo, ovviamente, tocca anche l'Italia. Ancora di più, infatti - proprio a seguito di queste oscene derive - sembra urgente, da parte del Senato, l'approvazione del disegno di legge (che è stato già approvato alla Camera) per rendere proprio l'utero in affitto reato universale, ovvero perseguibile anche se commesso all'estero da cittadini italiani. Ma non solo. La questione maternità surrogata-Ucraina riguarda anche le prossime elezioni europee di giugno. Soltanto una forte maggioranza contraria a questa pratica disumana potrà davvero impedire ulteriori derive e mettere un definitivo freno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59951647</guid><pubDate>Thu, 09 May 2024 20:07:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59951647/in_ucraina_la_guerra_ferma_tutto_eccetto_l_utero_in_affitto_che_aumenta.mp3" length="4324667" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7790

IN UCRAINA LA GUERRA FERMA TUTTO, ECCETTO L'UTERO IN AFFITTO CHE AUMENTA di Fabio Piemonte

La guerra in Ucraina non ferma il business dell'utero in affitto nel Paese. Per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7790" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7790</a><br /><br />IN UCRAINA LA GUERRA FERMA TUTTO, ECCETTO L'UTERO IN AFFITTO CHE AUMENTA di Fabio Piemonte<br /><br />La guerra in Ucraina non ferma il business dell'utero in affitto nel Paese. Per il conflitto, ovviamente, si è fermato praticamente (o quasi) tutto: economia, vita sociale, lavoro, vita quotidiana. È, purtroppo, normale che sia così, come tutte le guerre. Quello che però è assurdo è ciò che non si è fermato: la maternità surrogata.<br />Tale giro d'affari - nella seconda destinazione al mondo dopo gli Stati Uniti per le coppie che desiderino ricorrere a tale barbara pratica legalmente riconosciuta - non solo continua ma è persino aumentato, nonostante la guerra in corso. Sono infatti diverse le agenzie e cliniche che hanno raddoppiato il numero di pratiche prese in carico e quindi i loro introiti.<br />Di qui più di 1.000 bambini sono nati da maternità surrogata dall'inizio della guerra alla fine del 2023, di cui 600 solo nella clinica di BioTexCom a Kiev. Le accuse di traffico di minori, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale contro il suo direttore, Albert Tochilovsky, risalenti agli anni 2018 e 2019, sono state inspiegabilmente archiviate.<br />Desta scandalo anche il fatto che in Ucraina sia previsto per le madri gestanti un compenso che si aggira intorno ai 20.000 dollari netti (il costo complessivo da sostenere per i genitori committenti è invece compreso tra i 30.000 e i 50.000 dollari), in un contesto sociale in cui la retribuzione media annuale è di circa 5.000 dollari.<br />Nonostante sussista tale appetibile e lauto incentivo allo sfruttamento delle donne - che chiaramente si prestano solo per ragioni economiche - diritti e doveri di "genitori" committenti e madri gestanti non sono definiti in modo chiaro né garantiti. Anche per questo motivo diverse cliniche hanno dichiarato di star incontrando parecchie difficoltà nella ricerca di nuove donne disponibili a entrare a far parte quali gestanti in questo circolo vizioso della maternità surrogata.<br />Inoltre, a seguito dell'invasione russa, la condizione di tali "madri surrogate" si è ulteriormente aggravata. «Alcune cliniche hanno chiuso, per cui molte gestanti sono state trasferite in altre cliniche; una clinica ha consigliato alle stesse di abortire», ha rilevato al quotidiano Domani Susan Kersch-Kibler, fondatrice e direttrice del Delivering Dreams International Surragacy Agency.<br />Alla luce di queste affermazioni risulta evidente come a chi sovrintenda alla gestione della maternità surrogata interessino soltanto i soldi dei genitori committenti. In nome dei loro profitti sono pronti a calpestare senza alcuno scrupolo sia i diritti delle gestanti (nel caso di specie, delle donne ucraine), sia il diritto alla vita del bambino in grembo in maniera ancor più tragica, il quale può essere abortito senza problemi se non dovesse soddisfare i desideri degli acquirenti.<br />C'è infine da sottolineare un altro elemento significativo, ossia mentre da un lato l'Ucraina preme per entrare nell'Ue, dall'altro continua di fatto a contravvenire sistematicamente alla direttiva sul reato di sfruttamento della maternità surrogata che recentemente i Paesi membri hanno approvato.<br />Insomma [...] c'è chi si sforza di trovare argomenti per ammantare di "eticità" una pratica assolutamente immorale, in quanto disumanizzante (quasi sia sufficiente una regolamentazione più stringente sul piano legale per renderla conseguentemente accettabile sul piano morale). [...]<br />Tutto questo, ovviamente, tocca anche l'Italia. Ancora di più, infatti - proprio a seguito di queste oscene derive - sembra urgente, da parte del Senato, l'approvazione del disegno di legge (che è stato già approvato alla Camera) per rendere proprio l'utero in affitto reato universale, ovvero perseguibile anche se commesso...]]></itunes:summary><itunes:duration>271</itunes:duration><itunes:keywords>compravendita,guerra,mercato,ucraina,uteroinaffitto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0f35dca8a48bffbecd3c81aab67d48a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La donna libera e indipendente un mito che fu creato a tavolino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-donna-libera-e-indipendente-un-mito-che-fu-creato-a-tavolino--59907028</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7786" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7786</a><br /><br />LA DONNA LIBERA E INDIPENDENTE: UN MITO CHE FU CREATO A TAVOLINO di Marcello FoaCom'è strana e paradossale la società. Siamo persuasi di essere padroni delle nostre azioni, dei nostri gusti, dei modi di comportarci. Di essere liberi e indipendenti! La realtà però è più complessa e per molti versi inquietante. Come ha osservato brillantemente e con straordinaria preveggenza un grandissimo sociologo francese, Jaques Ellul, la tendenza all'individualizzazione crea una dissonanza cognitiva permanente. Mi spiego. La civiltà dei consumi e della grande urbanizzazione induce i cittadini a recidere i propri legami culturali, religiosi, familiari, da qualche tempo perfino l'identità sessuale, e a perdere il senso della comunità. Viviamo nel mito del superuomo e della superdonna, che spinge a sublimare esclusivamente il proprio io e induce a credere di compiere scelte consapevoli e molto intelligenti. «Io so quel che voglio e lo ottengo».<br />È il trionfo dell'ego, che genera un'illusione. L'individuo ritiene di essere forte, in realtà è molto debole, perché isolato, quindi fragile, quindi facilmente influenzabile nelle sue scelte e nei suoi valori; alla fine i suoi costumi, i suoi valori (o presunti tali), i suoi smarrimenti esistenziali sono la risultanza della dissonanza fra quel che si crede di essere e quel che si è in realtà. Jacques Ellul era un pensatore cristiano, scomparve nel 1944, e non ha vissuto l'era digitale, ma viveva già in un Occidente dove attraverso la pubblicità, lo spettacolo, il cinema, la televisione, più in genere attraverso lo show biz si orientano i comportamenti delle masse attraverso tecniche che sono sconosciute ai più, ma che furono inventate dal nipote di Freud, Edward Bernays, poco meno di cento anni fa. Nel 1928, nel suo celebre saggio l'ingegneria del consenso, scriveva: «se capisci meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa». Bernays, i cui studi peraltro ispirarono il capo della propaganda nazista Joseph Goebbels, operò soprattutto nel campo delle public relations industriali, con risultati indubbiamente spettacolari. Il suo primo "colpo" è passato alla storia.<br />FILM E SETTIMANALI<br />Qual è uno dei simboli più forti dell'emancipazione femminile? La donna che fuma. Non certo nell' Occidente di oggi dove, semmai, il tabacco viene giustamente osteggiato, ma fino a pochi anni fa indubbiamente sì. Chi ha i capelli grigi ricorda molto bene le copertine dei settimanali con le attrici famose che fumano una sigaretta sfoggiando uno sguardo intrigante, adornate da titoli di questo tenore: «Sì, io sono una donna libera». I cinefili possono evocare i tantissimi film in cui la protagonista fuma per vincere le proprie insicurezze (Bridget Jones), o per reggere lo stress di una battaglia morale (Erin Brockovich), o per liberarsi da un marito oppressivo e violento (Thelma &amp; Louise). Fino a pochi anni fa anche le pellicole o le fiction dedicate agli adolescenti contenevano continui ammiccamenti per rendere mitologica e premiante la sigaretta. Per gran parte del secolo scorso fumare ha rappresentato un gesto di sfida e di affermazione della propria indipendenza in una società tradizionale, benpensante e restia a riconoscere la parità dei diritti. E io a lungo sono rimasto convinto che si trattasse di un fenomeno sociale spontaneo, solo in un secondo tempo recepito e rilanciato dal cinema, ma quando vent'anni fa ho iniziato i miei studi sulle tecniche di condizionamento mediatico sono stato costretto a ricredermi. Oggi quasi nessuno sa che il fumo come simbolo di ribellione femminile non fu affatto spontaneo, bensì fu inventato da Bernays. Naturalmente su commissione. Era il 1929 e per contrastare i frequenti attacchi all'industria del tabacco Bernays organizzò a New York, durante una partita pubblica, la “Fiaccolata della Brigata della Libertà", durante la quale fece sfilare decine di ragazze in modalità anticonformista. E che ragazze: modelle alte che indossavano i pantaloni (mentre all'epoca le donne portavano solo gonne), una camicia bianca, grandi bretelle nere e portavano sul capo un basco reclinato. Quelle ragazze fumavano ostentatamente.<br />L'IDEA HA FATTO SCUOLA<br />Quella provocazione per le vie della Grande Mela suscitò enorme clamore nell'opinione pubblica. Era un'America tendenzialmente puritana e a fare opinione erano i giornali, che naturalmente si scatenarono, innestando polemiche anche feroci. Lo scandalo fu clamoroso e accolto euforicamente da Bernays, che centrò il suo obiettivo. Il simbolismo era perfetto, per quanto subliminale. La liberà evocava un valore essenziale per la cultura americana, la brigata è una forma di ribellione che ha un'accezione positiva, la torcia evoca la sigaretta ed emette fumo. Le polemiche in realtà ebbero l'effetto opposto rispetto a quello auspicato dagli indignati editorialisti statunitensi, poiché indussero centinaia di migliaia di donne a emulare le suffragette newyorchesi e dunque a sublimare un messaggio capace di cambiare i costumi di intere generazioni: chi vuole essere anticonformista e indipendente non può non fumare. Grazie al nipote di Freud il produttore di sigarette che aveva commissionato quella campagna triplicò in breve tempo le vendite. E da allora il simbolo non ha smesso di diffondersi in tutto il mondo. Anche negli anni Duemila la sigaretta continua a essere nei Paesi in via di sviluppo l'emblema dell' emancipazione femminile. Il punto è che quell'iniziativa di Bernays non è rimasta isolata, ma ha fatto scuola.<br />La nostra società, è bombardata continuamente da mode, messaggi, iniziative che mirano non solo a un ritorno commerciale ma a favorire un cambiamento permanente nei costumi, che diventa estremamente proficuo per ragioni facilmente intuibili. Lo scopo può essere economico: se i ragazzi iniziano a portare un certo tipo di maglietta, l'industria ne beneficerà. Ma può essere anche politico e valoriale. La società globalizzata prosegue lo sradicamento delle tradizioni, delle identità, dei valori per rendere sempre più uniformi gli stili di vita delle popolazioni nei diversi continenti. E non potendo indurre il cambiamento con la forza, come avviene nelle dittature, lo promuove attraverso le tecniche di persuasione psicologiche, e sociologiche, che da tempi di Bernays sono stati ulteriormente affinati e che hanno trovato nel mondo digitale un mezzo straordinariamente efficace. Oggi le sigarette non vengono più spinte dall'industria dell'intrattenimento ma i sociologi più smaliziati possono cogliere molti ambiti in cui il messaggio è palesemente distonico. Il più sconcertante è quello delle droghe. I governi e le forze dell'ordine sono impegnati in una battaglia contro il traffico e la diffusione degli stupefacenti ma nei film e nelle fiction si tira continuamente di cocaina, mentre nelle interviste attori di grido non perdono occasione di ricordarci quante droghe hanno consumato. Messaggio subliminale: la droga fa figo o perlomeno così fanno quelli "giusti". E tanti, troppi giovani si lasciano tentare. Come ai tempi delle sigarette, anche oggi il vero condizionamento è invisibile. E per questo davvero pericoloso.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59907028</guid><pubDate>Tue, 07 May 2024 21:10:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59907028/la_donna_libera_e_indipendente_un_mito_che_fu_creato_a_tavolino.mp3" length="9572145" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7786

LA DONNA LIBERA E INDIPENDENTE: UN MITO CHE FU CREATO A TAVOLINO di Marcello FoaCom'è strana e paradossale la società. Siamo persuasi di essere padroni delle nostre azioni, dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7786" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7786</a><br /><br />LA DONNA LIBERA E INDIPENDENTE: UN MITO CHE FU CREATO A TAVOLINO di Marcello FoaCom'è strana e paradossale la società. Siamo persuasi di essere padroni delle nostre azioni, dei nostri gusti, dei modi di comportarci. Di essere liberi e indipendenti! La realtà però è più complessa e per molti versi inquietante. Come ha osservato brillantemente e con straordinaria preveggenza un grandissimo sociologo francese, Jaques Ellul, la tendenza all'individualizzazione crea una dissonanza cognitiva permanente. Mi spiego. La civiltà dei consumi e della grande urbanizzazione induce i cittadini a recidere i propri legami culturali, religiosi, familiari, da qualche tempo perfino l'identità sessuale, e a perdere il senso della comunità. Viviamo nel mito del superuomo e della superdonna, che spinge a sublimare esclusivamente il proprio io e induce a credere di compiere scelte consapevoli e molto intelligenti. «Io so quel che voglio e lo ottengo».<br />È il trionfo dell'ego, che genera un'illusione. L'individuo ritiene di essere forte, in realtà è molto debole, perché isolato, quindi fragile, quindi facilmente influenzabile nelle sue scelte e nei suoi valori; alla fine i suoi costumi, i suoi valori (o presunti tali), i suoi smarrimenti esistenziali sono la risultanza della dissonanza fra quel che si crede di essere e quel che si è in realtà. Jacques Ellul era un pensatore cristiano, scomparve nel 1944, e non ha vissuto l'era digitale, ma viveva già in un Occidente dove attraverso la pubblicità, lo spettacolo, il cinema, la televisione, più in genere attraverso lo show biz si orientano i comportamenti delle masse attraverso tecniche che sono sconosciute ai più, ma che furono inventate dal nipote di Freud, Edward Bernays, poco meno di cento anni fa. Nel 1928, nel suo celebre saggio l'ingegneria del consenso, scriveva: «se capisci meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa». Bernays, i cui studi peraltro ispirarono il capo della propaganda nazista Joseph Goebbels, operò soprattutto nel campo delle public relations industriali, con risultati indubbiamente spettacolari. Il suo primo "colpo" è passato alla storia.<br />FILM E SETTIMANALI<br />Qual è uno dei simboli più forti dell'emancipazione femminile? La donna che fuma. Non certo nell' Occidente di oggi dove, semmai, il tabacco viene giustamente osteggiato, ma fino a pochi anni fa indubbiamente sì. Chi ha i capelli grigi ricorda molto bene le copertine dei settimanali con le attrici famose che fumano una sigaretta sfoggiando uno sguardo intrigante, adornate da titoli di questo tenore: «Sì, io sono una donna libera». I cinefili possono evocare i tantissimi film in cui la protagonista fuma per vincere le proprie insicurezze (Bridget Jones), o per reggere lo stress di una battaglia morale (Erin Brockovich), o per liberarsi da un marito oppressivo e violento (Thelma &amp; Louise). Fino a pochi anni fa anche le pellicole o le fiction dedicate agli adolescenti contenevano continui ammiccamenti per rendere mitologica e premiante la sigaretta. Per gran parte del secolo scorso fumare ha rappresentato un gesto di sfida e di affermazione della propria indipendenza in una società tradizionale, benpensante e restia a riconoscere la parità dei diritti. E io a lungo sono rimasto convinto che si trattasse di un fenomeno sociale spontaneo, solo in un secondo tempo recepito e rilanciato dal cinema, ma quando vent'anni fa ho iniziato i miei studi sulle tecniche di condizionamento mediatico sono stato costretto a ricredermi. Oggi quasi nessuno sa che il fumo come simbolo di ribellione femminile non fu affatto spontaneo, bensì fu inventato da Bernays. Naturalmente su commissione. Era il 1929 e per contrastare i frequenti attacchi...]]></itunes:summary><itunes:duration>599</itunes:duration><itunes:keywords>donna,emancipazione,femminismo,lavoro,mito,propaganda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/780231e0e5ff5d139dcd557d7f4df330.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I cellulari favoriscono il ricorso al sexting</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cellulari-favoriscono-il-ricorso-al-sexting--58756687</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7700" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7700</a><br /><br />I CELLULARI FAVORISCONO IL RICORSO AL SEXTING di Alessia Battini<br />Sono sempre di più e sempre più sconvolgenti le minacce e le insidie del web, soprattutto per i ragazzi più giovani, che ormai lo vivono come qualcosa di completamente normale, senza riuscire a comprenderne i rischi e i pericoli. Un pericolo tanto più da denunciare in occasione del Safer Internet Day (SID), la giornata mondiale per la sicurezza in Rete, che si è celebrata ieri - 6 febbraio 2024 - in contemporanea in oltre 100 nazioni in tutto il mondo. Di recente sono aumentati i casi, riportati dai media, di ricatti e minacce compiuti per lo più nei confronti di ragazzine da parte dei loro coetanei, che hanno per oggetto la diffusione di foto senza vestiti, sia reali sia create tramite l'intelligenza artificiale.<br />I cellulari favoriscono il ricorso al sexting, ovvero lo scambio di immagini intime, in alcuni casi anche tra minorenni, e a causa di questo stanno aumentando anche i casi di ricatti agli stessi adolescenti che le inviano in momenti di debolezza. In Canada la polizia ha dichiarato che le immagini vengono inviate anche da ragazzini di soli undici anni, il che significa che si tratta a tutti gli effetti di pornografia minorile.<br />Si cominciano già a contare le vittime di questa terribile pratica. Proprio pochi anni fa, nel marzo del 2021, Mia, una ragazzina inglese di soli quattordici anni, si è suicidata nella sua abitazione situata nella zona nord-est di Londra. All'udienza tenutasi lo scorso gennaio, si è poi scoperto che nella scuola di Mia erano diversi i bambini che subivano bullismo sui social media come Tik Tok e Snapchat, e che alcuni ragazzi avevano creato una chat di gruppo per condividere scatti intimi delle compagne, in alcuni casi incollando i loro volti sui corpi delle pornostar per infastidirle.<br />Sebbene non ci fossero prove che questa esperienza fosse stata vissuta anche da Mia, sicuramente l'atmosfera iper-sessualizzata e l'ossessione per l'aspetto fisico che pervadevano l'ambiente scolastico che lei stessa frequentava l'avrebbe immersa in un profondo disprezzo di sé. Lo dimostra anche una nota, scritta da Mia, letta in aula durante l'udienza: "Mi guardo. Sono così brutta. Non mi merito di vivere."<br />Pare che situazioni di questo tipo siano più comuni di quanto pensiamo, infatti, secondo la giornalista di Vanity Fair Jo Sales, autrice del libro American Girls: Social Media and the Secret Lives of Teenagers, gruppi di questo tipo, dove si condividono scatti intimi, reali o creati tramite l'intelligenza artificiale, esistono in quasi tutte le scuole americane. Ovviamente questo causa un tormento non indifferente nelle vittime, che vivono questa vergogna nello stesso momento in cui sono costrette ad affrontare tutte le altre difficoltà tipiche della pubertà e dell'adolescenza.<br />Il mondo in cui stanno crescendo questi ragazzi però, è stato creato dagli adulti, che quindi hanno la responsabilità di affrontarlo. I genitori di oggi non riescono a comprendere che i loro figli abitano in un mondo completamente digitalizzato, e quindi le difficoltà che incontrano sono molto diverse da quelle che ricordano della loro stessa infanzia. È necessario intervenire, impedendo ai bambini e agli adolescenti di utilizzare i cellulari ed educandoli all'utilizzo della tecnologia e ai pericoli della pornografia. Il sexting, che oggi viene vissuto come qualcosa di assolutamente normale, dovrebbe essere combattuto, così come le applicazioni che lo agevolano che andrebbero eliminate quando possibile. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58756687</guid><pubDate>Tue, 20 Feb 2024 22:16:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58756687/i_cellulari_favoriscono_il_ricorso_al_sexting.mp3" length="4570845" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7700

I CELLULARI FAVORISCONO IL RICORSO AL SEXTING di Alessia Battini
Sono sempre di più e sempre più sconvolgenti le minacce e le insidie del web, soprattutto per i ragazzi più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7700" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7700</a><br /><br />I CELLULARI FAVORISCONO IL RICORSO AL SEXTING di Alessia Battini<br />Sono sempre di più e sempre più sconvolgenti le minacce e le insidie del web, soprattutto per i ragazzi più giovani, che ormai lo vivono come qualcosa di completamente normale, senza riuscire a comprenderne i rischi e i pericoli. Un pericolo tanto più da denunciare in occasione del Safer Internet Day (SID), la giornata mondiale per la sicurezza in Rete, che si è celebrata ieri - 6 febbraio 2024 - in contemporanea in oltre 100 nazioni in tutto il mondo. Di recente sono aumentati i casi, riportati dai media, di ricatti e minacce compiuti per lo più nei confronti di ragazzine da parte dei loro coetanei, che hanno per oggetto la diffusione di foto senza vestiti, sia reali sia create tramite l'intelligenza artificiale.<br />I cellulari favoriscono il ricorso al sexting, ovvero lo scambio di immagini intime, in alcuni casi anche tra minorenni, e a causa di questo stanno aumentando anche i casi di ricatti agli stessi adolescenti che le inviano in momenti di debolezza. In Canada la polizia ha dichiarato che le immagini vengono inviate anche da ragazzini di soli undici anni, il che significa che si tratta a tutti gli effetti di pornografia minorile.<br />Si cominciano già a contare le vittime di questa terribile pratica. Proprio pochi anni fa, nel marzo del 2021, Mia, una ragazzina inglese di soli quattordici anni, si è suicidata nella sua abitazione situata nella zona nord-est di Londra. All'udienza tenutasi lo scorso gennaio, si è poi scoperto che nella scuola di Mia erano diversi i bambini che subivano bullismo sui social media come Tik Tok e Snapchat, e che alcuni ragazzi avevano creato una chat di gruppo per condividere scatti intimi delle compagne, in alcuni casi incollando i loro volti sui corpi delle pornostar per infastidirle.<br />Sebbene non ci fossero prove che questa esperienza fosse stata vissuta anche da Mia, sicuramente l'atmosfera iper-sessualizzata e l'ossessione per l'aspetto fisico che pervadevano l'ambiente scolastico che lei stessa frequentava l'avrebbe immersa in un profondo disprezzo di sé. Lo dimostra anche una nota, scritta da Mia, letta in aula durante l'udienza: "Mi guardo. Sono così brutta. Non mi merito di vivere."<br />Pare che situazioni di questo tipo siano più comuni di quanto pensiamo, infatti, secondo la giornalista di Vanity Fair Jo Sales, autrice del libro American Girls: Social Media and the Secret Lives of Teenagers, gruppi di questo tipo, dove si condividono scatti intimi, reali o creati tramite l'intelligenza artificiale, esistono in quasi tutte le scuole americane. Ovviamente questo causa un tormento non indifferente nelle vittime, che vivono questa vergogna nello stesso momento in cui sono costrette ad affrontare tutte le altre difficoltà tipiche della pubertà e dell'adolescenza.<br />Il mondo in cui stanno crescendo questi ragazzi però, è stato creato dagli adulti, che quindi hanno la responsabilità di affrontarlo. I genitori di oggi non riescono a comprendere che i loro figli abitano in un mondo completamente digitalizzato, e quindi le difficoltà che incontrano sono molto diverse da quelle che ricordano della loro stessa infanzia. È necessario intervenire, impedendo ai bambini e agli adolescenti di utilizzare i cellulari ed educandoli all'utilizzo della tecnologia e ai pericoli della pornografia. Il sexting, che oggi viene vissuto come qualcosa di assolutamente normale, dovrebbe essere combattuto, così come le applicazioni che lo agevolano che andrebbero eliminate quando possibile. [...]]]></itunes:summary><itunes:duration>286</itunes:duration><itunes:keywords>cellulari,saferinternetday,sexting,snapchat,tiktok</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4646f0afabb7455c0ee77dca5b95f36.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il male non è frutto della troppa libertà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-male-non-e-frutto-della-troppa-liberta--58754810</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7701" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7701</a><br /><br />IL MALE NON E' FRUTTO DELLA TROPPA LIBERTA' di Roberto Marchesini<br />C'è una tendenza chiara in questi ultimi anni: regole, divieti, sorveglianza scrupolosa anche grazie a volonterosi delatori. Togliamo la patente, vietiamo il barbecue, l'uso dell'automobile, censura contro le fake-news e i "discorsi di odio", denunciamo pubblicamente gli eserciti che non emettono lo scontrino, ci vogliono più leggi, regole più severe e applicazione più stringente.<br />Eppure, più leggi ci sono, più la società sembra andare a rotoli: violenze, stupri, aggressioni, rapine, città sporche e sempre meno sicure. La soluzione proposta è come omeopatica: più leggi, più severità, più divieti! Questo atteggiamento mette d'accordo tutti: destra e sinistra.<br />A tutti sarà capitato di sentire, a conclusione di un discorso sul degrado della società moderna, la frase :"C'è troppa libertà!". Sarà vero? Dubito fortemente e credo che questa tendenza indichi una progressiva "protestantizzazione" della nostra società tradizionalmente cattolica. Protestantizzazione che preluda alla sua dissoluzione, ovviamente. Mi spiego.<br />Il punto di divaricazione tra cattolicesimo e protestantesimo è teologo, ma anche antropologico. Il ritiene che, dopo il peccato originale, l'uomo sia irrimediabilmente corrotto; che non possa fare il bene, ma solo il male. L'unico modo per fargli fare i bene è costringerlo con una serie di regole a fare il bene; limitare quindi sua libertà (di fare il male).<br />Il cattolicesimo, invece, insegna che, l'uomo, dopo il peccato originale, è semplicemente inclinato al male. Cosa significa? Significa che "io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio" (Rm 7,19). Compio il male, ma non voglio: io voglio il bene. Il problema è che (a causa del peccato originale) è più facile fare il male che il bene; non è però impossibile fare il bene e, soprattutto, io voglio il bene, tendo al bene, sono orientato al bene.<br />Cosa mi impedisce di fare il bene che voglio? Il peccato. Il peccato non è dunque, come ritengono i protestanti, il frutto della libertà; ma al contrario, di una libertà limitata dal peccato. Infatti "chi fa il peccato è schiavo", non libero. Se fossimo liberi dal peccato non faremmo tanto male, ma tanto bene; più libertà, meno male.<br />Quindi "c'è troppa libertà" lasciamolo ai protestanti; semmai, ce n'è troppo poca, di vera libertà.<br />Un'altra riflessione: senza libertà le nostre azioni non hanno un valore morale, sia nel male che nel bene.<br />Partiamo dal male. Perché sia un peccato grave, occorrono tre condizioni:<br />1) materia grave (violazione dei dieci comandamenti);<br />2) piena avvertenza (cioè devo sapere che sto per fare un azione moralmente malvagia);<br />3) deliberato consenso (cioè devo dare la mia libera adesione al male).<br />La gravità di un peccato mortale dipende dal grado di libertà: più sono libero, più sono responsabile, e, quindi, colpevole. Meno sono libero (a causa di vizi, compulsioni o altri problemi psicologici) e meno sono responsabile e, quindi, colpevole. Un po' come la differenza tra un omicidio colposo (non voluto) e doloroso (cioè liberamente voluto): la pena è molto diversa.<br />Questa cosa vale anche per il bene. Se io esco di casa e incontro una persona bisognosa, gli do qualche euro perché possa sostenersi; faccio, cioè, un'opera di misericordia corporale e ne guadagno un merito che spero di poter far valere nel giorno del giudizio particolare. Mettiamo invece il caso che quel bisognoso mi punti un coltello alla gola; io farei lo stesso gesto: aprirei il portafogli e gli darei qualche euro. Ma in quel caso non sarebbe un gesto di carità, perché io non sarei libero. Non avrei avuto la libertà di scegliere se compiere o meno quel gesto. Venendo meno la libertà, non avrei guadagnato alcun merito. La libertà, dunque, è necessaria per la vita morale. Infine: se Gesù stesso si è presentato come liberatore ("se il Figlio vi farà liberi, siete liberi davvero",Gv 8,36), può essere la libertà un male? Può il Figlio, il Logos incarnato, volere il nostro male?<br />Impariamo, quindi, ad apprezzare la libertà che, in fondo, è il fine della nostra vita; e cerchiamo di fare attenzione, che la superficialità dei discorsi non ci faccia perdere di vista i fondamenti della nostra esistenza. "libertà va cercando, chè si cara, come sa chi per lei la vita rifiuta", ha scritto Dante, non solo poeta ma profondo teologo: cerchiamo di ricordarcene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58754810</guid><pubDate>Tue, 20 Feb 2024 22:15:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58754810/il_male_non_frutto_della_troppa_libert.mp3" length="5730115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7701

IL MALE NON E' FRUTTO DELLA TROPPA LIBERTA' di Roberto Marchesini
C'è una tendenza chiara in questi ultimi anni: regole, divieti, sorveglianza scrupolosa anche grazie a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7701" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7701</a><br /><br />IL MALE NON E' FRUTTO DELLA TROPPA LIBERTA' di Roberto Marchesini<br />C'è una tendenza chiara in questi ultimi anni: regole, divieti, sorveglianza scrupolosa anche grazie a volonterosi delatori. Togliamo la patente, vietiamo il barbecue, l'uso dell'automobile, censura contro le fake-news e i "discorsi di odio", denunciamo pubblicamente gli eserciti che non emettono lo scontrino, ci vogliono più leggi, regole più severe e applicazione più stringente.<br />Eppure, più leggi ci sono, più la società sembra andare a rotoli: violenze, stupri, aggressioni, rapine, città sporche e sempre meno sicure. La soluzione proposta è come omeopatica: più leggi, più severità, più divieti! Questo atteggiamento mette d'accordo tutti: destra e sinistra.<br />A tutti sarà capitato di sentire, a conclusione di un discorso sul degrado della società moderna, la frase :"C'è troppa libertà!". Sarà vero? Dubito fortemente e credo che questa tendenza indichi una progressiva "protestantizzazione" della nostra società tradizionalmente cattolica. Protestantizzazione che preluda alla sua dissoluzione, ovviamente. Mi spiego.<br />Il punto di divaricazione tra cattolicesimo e protestantesimo è teologo, ma anche antropologico. Il ritiene che, dopo il peccato originale, l'uomo sia irrimediabilmente corrotto; che non possa fare il bene, ma solo il male. L'unico modo per fargli fare i bene è costringerlo con una serie di regole a fare il bene; limitare quindi sua libertà (di fare il male).<br />Il cattolicesimo, invece, insegna che, l'uomo, dopo il peccato originale, è semplicemente inclinato al male. Cosa significa? Significa che "io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio" (Rm 7,19). Compio il male, ma non voglio: io voglio il bene. Il problema è che (a causa del peccato originale) è più facile fare il male che il bene; non è però impossibile fare il bene e, soprattutto, io voglio il bene, tendo al bene, sono orientato al bene.<br />Cosa mi impedisce di fare il bene che voglio? Il peccato. Il peccato non è dunque, come ritengono i protestanti, il frutto della libertà; ma al contrario, di una libertà limitata dal peccato. Infatti "chi fa il peccato è schiavo", non libero. Se fossimo liberi dal peccato non faremmo tanto male, ma tanto bene; più libertà, meno male.<br />Quindi "c'è troppa libertà" lasciamolo ai protestanti; semmai, ce n'è troppo poca, di vera libertà.<br />Un'altra riflessione: senza libertà le nostre azioni non hanno un valore morale, sia nel male che nel bene.<br />Partiamo dal male. Perché sia un peccato grave, occorrono tre condizioni:<br />1) materia grave (violazione dei dieci comandamenti);<br />2) piena avvertenza (cioè devo sapere che sto per fare un azione moralmente malvagia);<br />3) deliberato consenso (cioè devo dare la mia libera adesione al male).<br />La gravità di un peccato mortale dipende dal grado di libertà: più sono libero, più sono responsabile, e, quindi, colpevole. Meno sono libero (a causa di vizi, compulsioni o altri problemi psicologici) e meno sono responsabile e, quindi, colpevole. Un po' come la differenza tra un omicidio colposo (non voluto) e doloroso (cioè liberamente voluto): la pena è molto diversa.<br />Questa cosa vale anche per il bene. Se io esco di casa e incontro una persona bisognosa, gli do qualche euro perché possa sostenersi; faccio, cioè, un'opera di misericordia corporale e ne guadagno un merito che spero di poter far valere nel giorno del giudizio particolare. Mettiamo invece il caso che quel bisognoso mi punti un coltello alla gola; io farei lo stesso gesto: aprirei il portafogli e gli darei qualche euro. Ma in quel caso non sarebbe un gesto di carità, perché io non sarei libero. Non avrei avuto la libertà di scegliere se compiere o meno quel gesto. Venendo meno la libertà, non avrei...]]></itunes:summary><itunes:duration>359</itunes:duration><itunes:keywords>libertà,male,peccato,restrizioni,schiavo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2a5838064b6637576f41edf04f99a5a9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo sport fa bene... basta che non sia fitness</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-sport-fa-bene-basta-che-non-sia-fitness--58176787</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7653" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7653</a><br /><br />LO SPORT FA BENE... BASTA CHE NON SIA FITNESS di Roberto Marchesini<br />Ai miei pazienti maschi consiglio spesso di trovare del tempo, in settimana, per dedicarsi a uno sport; non importa quale, basta che non sia fitness. Perché? Qual è la differenza tra queste due attività, in apparenza così simili? Partiamo dall'etimologia. Sport è la parola inglese per l'italiano "diporto", cioè divertimento. E il divertimento, ci ricorda san Tommaso, è necessario all'anima come il riposo è necessario al corpo (summa theolologiae, II-II, q.168,a.2). Anche fitness è una parola inglese e ha, almeno per me, uno strano sapore. In italiano si può tradurre con "idoneità", che significa l'essere in possesso dei requisiti richiesti per una certa attività. Quale attività? L'attività fisica stessa? Ovviamente no. Sono i requisiti necessari per sopravvivere e riprodursi. In questo senso, infatti, Darwin usava questa parola: la lotta per la sopravvivenza porta alla sopravvivenza del più idoneo; a far che? A sopravvivere e riprodursi, appunto. In sostanza, chi pratica il fitness (cioè che è magro, muscoloso, allenato...) avrebbe i requisiti per lasciare un'impronta ecologica su questa terra e perpetuare il proprio patrimonio genetico. E gli altri? Eh...<br />ORIGINI NELL'ANTICA GRECIA<br />Quando e dove nasce lo sport? Beh, è facile. Nasce nella culla della nostra civiltà, in Grecia, con lo scopo di preservare e migliorare l'attitudine al combattimento degli uomini. Corsa, lancio del peso o del giavellotto... tutte queste cose che si mettevano in pratica, fuori dallo stadio, in guerra. Lo sport nasce quindi come preparazione a morire nel modo allora considerato più nobile: in guerra. La stessa cosa vale per gli sport medievali, che erano una riproposizione incruenta (e va bene meno cruenta) della guerra: il calcio fiorentino, il palio di Siena, la giostra del saracino, la quintana...<br />E gli sport moderni? Il rugby nacque nelle isole britanniche nel 1823; il calcio nello stesso luogo qualche anno più tardi, nel 1848; il polo idem, a cavallo tra Ottocento e Novecento, e via dicendo. Insomma gli sport inglesi nacquero nel periodo della cosiddetta pax britannica, quando cioè l'impero era stabilizzato e il problema era non far perdere ai giovani lo spirito guerresco che portato l'Inghilterra a dominare il mondo. Ecco, dunque, la nascita dello sport, un combattimento simulato che permette di tenere in allenamento il corpo e, soprattutto, le virtù guerresche.<br />Stessa cosa negli Usa: baseball 1846, football 1861, basket1891, pallavolo 1895.<br />Anche questi sport nacquero in un Paese guerriero in un periodo di pace.<br />IL FITNESS È UN'AMERICANATA<br />E il fitness? Quando nasce il fitness?<br />Gli storici della disciplina fanno risalire anche il fitness ai Greci, come per lo sport, ma credo non sia corretto: lo sport non aveva come scopo la "forma fisica", ma era funzionale ad altro (come abbiamo visto). Diciamo che il proto-fitness nasce durante l'epoca dei nazionalisti, quando la salute e l'aspetto estetico della popolazione era l'indice di superiorità raziale rispetto agli altri popoli.<br />Tuttavia, il fitness vero e proprio, che conosciamo noi, nasce negli Stati Uniti negli anni Settanta. Perché nasce, con quale scopo? Negli anni Settanta, in quella nazione, i medici cominciarono a riscontrare una serie di gravi problemi di salute legati al sovrappeso e all'obesità, in poche parole alla pessima alimentazione. Cosi, nel febbraio 1977, il governo pubblicò un documento intitolato Dietary goals for the United State (obbiettivi dietistici per gli Stati Uniti), nel quale i medici raccomandavano di mangiare meno e di ridurre le calorie individuando come responsabile del problema le soft drinks, le bevande zuccherate e gasate che gli americani consumavano in quantità spropositate.<br />Il documento suscitò aspre proteste da parte dell'industria alimentare nazionale e venne pubblicato nel dicembre dello stesso anno; tuttavia, la raccomandazione di rinunciare alle bevande zuccherate e gasate restò.<br />Quale fu la reazione delle industrie produttrici di fronte a queste accuse? Misero in etichetta immagini disgustose sulle conseguenze del consumo eccessivo di tali prodotti? Adottarono un codice di regolamentazione? Cambiarono ricetta? Nemmeno per idea. Idearono una strategia geniale: l'obesità non è causata dalle nostre bevande. Essa è data da un rapporto errato tra le calorie introdotte e quelle consumate. Gli americani non consumano troppe bevande gasate: sono pigri e si muovono poco. Vogliono dimagrire? Si muovano, consumino calorie, diventino fit, idonei.<br />IL CASO DEL DOTTOR COOPER<br />Ecco, quindi, nascere una nuova industria - quella del fitness - per riparare ai danni causati da un'altra industria - quella delle bevande gassate. Sarà un caso, ma è curioso che l'inventore dell'aerobica (cioè la forma più pura di fitness, movimento senza alcuno scopo se non bruciare calorie) sia il dottor Kenneth Cooper, collaboratore di pepsiCo. E come negare che la concorrente principale della pepsi sia lo sponsor principale delle olimpiadi moderne? In questo modo le bevande zuccherate, da principale pericolo contro la salute e la forma fisica, hanno associato indelebilmente la loro immagine a corpi scolpiti a ragazzi giovani, sorridenti e attivi. Voilà.<br />Le conferme non mancano. Nel 2012 la Soda industry (il cartello delle aziende delle bevande gassate) ha pubblicato un documento sul New England journal of medicine, in risposta alla marea di ricerche che associavano questo prodotto a obesità e a problemi di salute, nel quale viene ripetuto il loro slogan preferito: l'obesità è un problema molto grave di salute pubblica; non c'è nessuna causa diretta tra il consumo di bevande zuccherate e l'obesità; è colpa degli americani perché non fanno attività fisica. Questa posizione è stata confermata da un'altra ricerca condotta nel 2018 in Spagna: i ricercatori hanno scoperto che la Coca Cola, nel paese iberico, tra il 2010 e il 2016 ha speso più di sei milioni di euro per finanziare direttamente o indirettamente (tramite fondazioni) medici e, in particolare, cardiologi. Lo scopo, ormai, lo abbiamo capito.<br />DIFFERENZE TRA SPORT E FITNESS<br />Un'ultima considerazione, di natura morale, sulle differenze tra sport e fitness.<br />Lo sport, lo abbiamo visto opera per migliorare la persona: accanto all'allenamento fisico propone una sfida, il rispetto delle regole e dell'avversario, la lealtà. Quello, cioè, che è stato chiamato "spirito sportivo" o fair play. Oltre al corpo, allena lo spirito, stimolando lo sviluppo delle virtù cavalleresche: onore, lealtà cameratismo e coraggio in primis.<br />Il fitness, ha, invece, solo l'obbiettivo di produrre un corpo allenato ed esteticamente gradevole. Non ha alcun effetto sull'anima? Non è il suo obbiettivo, ma probabilmente qualche ricaduta morale ce l'ha. Ad esempio, identifica l'idoneità con l'estetica, tralasciando l'anima (la parte più importante dell'uomo); sviluppa il narcisismo, considerando che le palestre di fitness sono tappezzate di specchi.<br />Infine: chi pratica fitness vuole un corpo muscoloso, tonico e magari abbronzato... senza meritarselo. Cosa significa?<br />Guardiamo le fotografie del mare e confrontiamo le nostre con quelle dei nostri genitori e dei nostri nonni. Nelle nostre vediamo o persone obese o in sovrappeso; oppure (ben poche) fit, palestrate.<br />Nelle foto dei nostri nonni, invece, erano poche le persone in sovrappeso: la maggior parte erano in splendida forma, toniche, se non muscolose, abbronzate. Si allenavano in modo diverso? Non si allenavano: vivevano (e si nutrivano) in modo diverso. Senza schermi elettronici, con una vita sociale vivace, all'aria aperta, pieni di energia e di voglia di fare, avevano un corpo molto gradevole che era il risultato del loro stile di vita sano, gioioso, vivace. Non facevano attività fisica? Certo: giocavano a calcio, sciavano, camminavano in montagna; ma con lo scopo di divertirsi, di stare in compagnia con amici e familiari, non di bruciare calorie in eccesso e di dare una immagine fit di se stessi. Quello che vuole la maggior parte delle persone oggi è avere quel corpo senza una vita sana e attiva. Fare una cosa non per il suo fine naturale, ma per il vantaggio che essa porta: non è questa la radice del peccato? Mi spiego: come insegna san Tommaso, "la natura ha legato il piacere alle funzione necessarie per la vita dell'uomo"(II-II, q.142, a.1).<br />Pensiamo al cibo, il cui fine è il sostenimento; o al sesso, il cui fine è il bene del coniuge (significato unitivo) o della prole (significato procreativo). Quando l'uso del cibo e del sesso diventano peccato? Quando li cerchiamo non per il loro fine, ma per il piacere che danno in sovrappiù.<br />Non è così per il fitness?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58176787</guid><pubDate>Tue, 02 Jan 2024 21:27:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58176787/lo_sport_fa_bene_basta_che_non_sia_fitness.mp3" length="10296736" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7653

LO SPORT FA BENE... BASTA CHE NON SIA FITNESS di Roberto Marchesini
Ai miei pazienti maschi consiglio spesso di trovare del tempo, in settimana, per dedicarsi a uno sport; non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7653" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7653</a><br /><br />LO SPORT FA BENE... BASTA CHE NON SIA FITNESS di Roberto Marchesini<br />Ai miei pazienti maschi consiglio spesso di trovare del tempo, in settimana, per dedicarsi a uno sport; non importa quale, basta che non sia fitness. Perché? Qual è la differenza tra queste due attività, in apparenza così simili? Partiamo dall'etimologia. Sport è la parola inglese per l'italiano "diporto", cioè divertimento. E il divertimento, ci ricorda san Tommaso, è necessario all'anima come il riposo è necessario al corpo (summa theolologiae, II-II, q.168,a.2). Anche fitness è una parola inglese e ha, almeno per me, uno strano sapore. In italiano si può tradurre con "idoneità", che significa l'essere in possesso dei requisiti richiesti per una certa attività. Quale attività? L'attività fisica stessa? Ovviamente no. Sono i requisiti necessari per sopravvivere e riprodursi. In questo senso, infatti, Darwin usava questa parola: la lotta per la sopravvivenza porta alla sopravvivenza del più idoneo; a far che? A sopravvivere e riprodursi, appunto. In sostanza, chi pratica il fitness (cioè che è magro, muscoloso, allenato...) avrebbe i requisiti per lasciare un'impronta ecologica su questa terra e perpetuare il proprio patrimonio genetico. E gli altri? Eh...<br />ORIGINI NELL'ANTICA GRECIA<br />Quando e dove nasce lo sport? Beh, è facile. Nasce nella culla della nostra civiltà, in Grecia, con lo scopo di preservare e migliorare l'attitudine al combattimento degli uomini. Corsa, lancio del peso o del giavellotto... tutte queste cose che si mettevano in pratica, fuori dallo stadio, in guerra. Lo sport nasce quindi come preparazione a morire nel modo allora considerato più nobile: in guerra. La stessa cosa vale per gli sport medievali, che erano una riproposizione incruenta (e va bene meno cruenta) della guerra: il calcio fiorentino, il palio di Siena, la giostra del saracino, la quintana...<br />E gli sport moderni? Il rugby nacque nelle isole britanniche nel 1823; il calcio nello stesso luogo qualche anno più tardi, nel 1848; il polo idem, a cavallo tra Ottocento e Novecento, e via dicendo. Insomma gli sport inglesi nacquero nel periodo della cosiddetta pax britannica, quando cioè l'impero era stabilizzato e il problema era non far perdere ai giovani lo spirito guerresco che portato l'Inghilterra a dominare il mondo. Ecco, dunque, la nascita dello sport, un combattimento simulato che permette di tenere in allenamento il corpo e, soprattutto, le virtù guerresche.<br />Stessa cosa negli Usa: baseball 1846, football 1861, basket1891, pallavolo 1895.<br />Anche questi sport nacquero in un Paese guerriero in un periodo di pace.<br />IL FITNESS È UN'AMERICANATA<br />E il fitness? Quando nasce il fitness?<br />Gli storici della disciplina fanno risalire anche il fitness ai Greci, come per lo sport, ma credo non sia corretto: lo sport non aveva come scopo la "forma fisica", ma era funzionale ad altro (come abbiamo visto). Diciamo che il proto-fitness nasce durante l'epoca dei nazionalisti, quando la salute e l'aspetto estetico della popolazione era l'indice di superiorità raziale rispetto agli altri popoli.<br />Tuttavia, il fitness vero e proprio, che conosciamo noi, nasce negli Stati Uniti negli anni Settanta. Perché nasce, con quale scopo? Negli anni Settanta, in quella nazione, i medici cominciarono a riscontrare una serie di gravi problemi di salute legati al sovrappeso e all'obesità, in poche parole alla pessima alimentazione. Cosi, nel febbraio 1977, il governo pubblicò un documento intitolato Dietary goals for the United State (obbiettivi dietistici per gli Stati Uniti), nel quale i medici raccomandavano di mangiare meno e di ridurre le calorie individuando come responsabile del problema le soft drinks, le bevande zuccherate e gasate che gli americani consumavano in...]]></itunes:summary><itunes:duration>644</itunes:duration><itunes:keywords>allenamento,calorie,fitness,obesità,sport</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f975381ebb1a60cb953a181eb9f03ecf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bambini morti in palestina, aborti e cuori prelevati per il trapianto da persone vive</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bambini-morti-in-palestina-aborti-e-cuori-prelevati-per-il-trapianto-da-persone-vive--57836592</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7606" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7606</a><br /><br />BAMBINI MORTI IN PALESTINA, ABORTI E CUORI PRELEVATI PER IL TRAPIANTO DA PERSONE VIVE di Roberto De Mattei<br />Il mondo si commuove per i bambini che muoiono sotto le bombe in Palestina ma non versa lacrime per la piccola Indi, condannata a morte in Gran Bretagna dalle autorità dello Stato contro la volontà dei genitori. Ma perché questo può accadere? Perché la vita è considerata solo sotto l'aspetto materiale ed utilitaristico. Ci si dimentica che ogni uomo, anche un cerebroleso, vive perché ha un'anima e in quanto ha un'anima, ha una insopprimibile dignità, che comporta il diritto alla vita.<br />Una delle ragioni per cui oggi un essere umano innocente può essere condannato a morte, va ricercata nel concetto di morte cerebrale, nato nel 1968, quando un'Università americana, quella di Harvard, propose una vera e propria rivoluzione antropologica.<br />Fino a quella data al medico spettava accertare che la morte fosse avvenuta, individuarne le cause, ma non definirne l'esatto momento. L'accertamento avveniva attraverso il riscontro della definitiva cessazione delle funzioni vitali: la respirazione, la circolazione, l'attività del sistema nervoso.<br />Nell'agosto del 1968 la Harvard Medical School, propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato su di un riscontro strettamente neurologico: la definitiva cessazione delle funzioni del cervello, definita "coma irreversibile".<br />C'è uno stretto rapporto tra la definizione della morte cerebrale proposta dalla Harvard Medical School, nell'estate del 1968, e il primo trapianto di cuore di Chris Barnard del dicembre 1967.<br />COSA PREVEDEVANO I TRAPIANTI DI CUORE<br />I trapianti di cuore prevedevano che il cuore dell'espiantato battesse ancora, ovvero che, secondo i canoni della medicina tradizionale, egli fosse ancora vivo. L'espianto, in questo caso, equivaleva alla soppressione di una vita umana, sia pure compiuto "a fin di bene". La scienza poneva la morale di fronte a un drammatico quesito: è lecito sopprimere un malato, sia pure condannato a morte, o irreversibilmente leso, per salvare un'altra vita umana di "qualità" superiore?<br />Di fronte a questo bivio, che avrebbe dovuto imporre un serrato confronto tra opposte teorie morali, quella tradizionale e quella neo-utilitaristica, l'Università di Harvard si assunse la responsabilità di una "ridefinizione" del concetto di morte che permettesse di aprire la strada ai trapianti, aggirando il problema etico.<br />Per superare il problema, per proseguire sulla via dei trapianti, una strada che avrebbe salvato la vita a molti uomini, ma che si presentava anche come estremamente lucrosa per l'industria medica e farmaceutica, c'erano due possibilità: o si modificava la legge morale, rendendo lecita l'uccisione dell'innocente, o si modificava il criterio di accertamento della morte, definendo morto chi, fino a quel momento, era considerato dalla scienza vivo.<br />La prima strada era quella di modificare la morale tradizionale, secondo cui non si può uccidere l'innocente, in nome di una nuova etica utilitaristica. La seconda strada, è quella della ridefinizione del concetto di vita, affermando che l'essere che si sopprime non è un essere umano . E' quanto accadde con la definizione di Harvard del 1968.<br />DIFFUSIONE A MACCHIA D'OLIO<br />La ridefinizione della morte di Harvard venne accettata in quasi tutti gli Stati americani e, in seguito, anche nella maggior parte dei Paesi cosiddetti sviluppati. In Italia, la "svolta" fu segnata dalla legge 29 dicembre 1993 n. 578 che all'art. 1 recita: «La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello».<br />Si trattava di una Rivoluzione antropologica perché l'identificazione della morte con la cessazione di tutte le funzioni del cervello equivale a negare l'esistenza di un'anima spirituale, come principio vitale del corpo e identificare la vita con l'attività fisiologica del cervello. L'uomo viene ridotto ad organismo corporeo e il principio vitale di quest'organismo è situato nell'attività cerebrale. Si tratta di quella concezione filosofica che riduce il pensiero, la coscienza ed ogni attività spirituale a "prodotti del cervello umano".<br />Oggi quindi per giustificare la soppressione di un cerebroleso o si fa ricorso ad un'etica utilitaristica, per cui, si può sopprimere l'essere umano, se ciò conviene alla società: oppure si nega la coesistenza tra individuo biologico e individuo umano, affermando che poiché l'uomo è un animale razionale, ossia un essere animato di natura razionale, quando manca la razionalità, come è il caso degli embrioni, dei feti non ancora autocoscienti, ma anche dei bambini anancefalici o dei morti cerebrali, la soppressione del vivente è lecita, perché si tratta appunto di un vivente privo di razionalità.<br />In realtà, sia la scienza che la filosofia dimostrano che l'irreversibilità della perdita delle funzioni cerebrali, accertata dall'"encefalogramma piatto", non dimostra la morte dell'individuo. Chi vuole approfondire questa importante questione può ricorrere aI volume "Finis Vitae. La morte cerebrale è ancora vita?", pubblicato in coedizione dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Rubbettino (Soveria Mannelli 2008), con il contributo di diciotto studiosi internazionali.<br />La vita e la morte non si costruiscono a tavolino, e neppure in laboratorio. La vita inizia quando Dio infonde l'anima nel corpo, e finisce quando il corpo si separa dall'anima. Il principio vitale del corpo non è il cervello, destinato a corrompersi con il corpo, ma l'anima, che è una realtà incorporea, immateriale, spirituale, e in quanto tale incorruttibile ed eterna. L'uomo ha un'anima. Quest'anima è destinata all'eternità. Ricordiamolo sempre.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57836592</guid><pubDate>Tue, 28 Nov 2023 21:38:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57836592/bambini_morti_in_palestina_aborti_e_cuori_prelevati_per_il_trapianto_da_persone_vive.mp3" length="7425112" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7606

BAMBINI MORTI IN PALESTINA, ABORTI E CUORI PRELEVATI PER IL TRAPIANTO DA PERSONE VIVE di Roberto De Mattei
Il mondo si commuove per i bambini che muoiono sotto le bombe in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7606" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7606</a><br /><br />BAMBINI MORTI IN PALESTINA, ABORTI E CUORI PRELEVATI PER IL TRAPIANTO DA PERSONE VIVE di Roberto De Mattei<br />Il mondo si commuove per i bambini che muoiono sotto le bombe in Palestina ma non versa lacrime per la piccola Indi, condannata a morte in Gran Bretagna dalle autorità dello Stato contro la volontà dei genitori. Ma perché questo può accadere? Perché la vita è considerata solo sotto l'aspetto materiale ed utilitaristico. Ci si dimentica che ogni uomo, anche un cerebroleso, vive perché ha un'anima e in quanto ha un'anima, ha una insopprimibile dignità, che comporta il diritto alla vita.<br />Una delle ragioni per cui oggi un essere umano innocente può essere condannato a morte, va ricercata nel concetto di morte cerebrale, nato nel 1968, quando un'Università americana, quella di Harvard, propose una vera e propria rivoluzione antropologica.<br />Fino a quella data al medico spettava accertare che la morte fosse avvenuta, individuarne le cause, ma non definirne l'esatto momento. L'accertamento avveniva attraverso il riscontro della definitiva cessazione delle funzioni vitali: la respirazione, la circolazione, l'attività del sistema nervoso.<br />Nell'agosto del 1968 la Harvard Medical School, propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato su di un riscontro strettamente neurologico: la definitiva cessazione delle funzioni del cervello, definita "coma irreversibile".<br />C'è uno stretto rapporto tra la definizione della morte cerebrale proposta dalla Harvard Medical School, nell'estate del 1968, e il primo trapianto di cuore di Chris Barnard del dicembre 1967.<br />COSA PREVEDEVANO I TRAPIANTI DI CUORE<br />I trapianti di cuore prevedevano che il cuore dell'espiantato battesse ancora, ovvero che, secondo i canoni della medicina tradizionale, egli fosse ancora vivo. L'espianto, in questo caso, equivaleva alla soppressione di una vita umana, sia pure compiuto "a fin di bene". La scienza poneva la morale di fronte a un drammatico quesito: è lecito sopprimere un malato, sia pure condannato a morte, o irreversibilmente leso, per salvare un'altra vita umana di "qualità" superiore?<br />Di fronte a questo bivio, che avrebbe dovuto imporre un serrato confronto tra opposte teorie morali, quella tradizionale e quella neo-utilitaristica, l'Università di Harvard si assunse la responsabilità di una "ridefinizione" del concetto di morte che permettesse di aprire la strada ai trapianti, aggirando il problema etico.<br />Per superare il problema, per proseguire sulla via dei trapianti, una strada che avrebbe salvato la vita a molti uomini, ma che si presentava anche come estremamente lucrosa per l'industria medica e farmaceutica, c'erano due possibilità: o si modificava la legge morale, rendendo lecita l'uccisione dell'innocente, o si modificava il criterio di accertamento della morte, definendo morto chi, fino a quel momento, era considerato dalla scienza vivo.<br />La prima strada era quella di modificare la morale tradizionale, secondo cui non si può uccidere l'innocente, in nome di una nuova etica utilitaristica. La seconda strada, è quella della ridefinizione del concetto di vita, affermando che l'essere che si sopprime non è un essere umano . E' quanto accadde con la definizione di Harvard del 1968.<br />DIFFUSIONE A MACCHIA D'OLIO<br />La ridefinizione della morte di Harvard venne accettata in quasi tutti gli Stati americani e, in seguito, anche nella maggior parte dei Paesi cosiddetti sviluppati. In Italia, la "svolta" fu segnata dalla legge 29 dicembre 1993 n. 578 che all'art. 1 recita: «La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello».<br />Si trattava di una Rivoluzione antropologica perché l'identificazione della morte con la cessazione di tutte le funzioni del cervello equivale...]]></itunes:summary><itunes:duration>465</itunes:duration><itunes:keywords>cessazioneirreversibile,encefalogrammapiatto,harvard,mortecerebrale,trapiantidicuore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2348706544daee273afa23ab778920d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi farebbe giocare i bambini con la dinamite?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-farebbe-giocare-i-bambini-con-la-dinamite--57836228</link><description><![CDATA[VIDEO: The Social Dilemma ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ko2YcD0iYpc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Ko2YcD0iYpc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7612" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7612</a><br /><br />CHI FAREBBE GIOCARE I BAMBINI CON LA DINAMITE? di Francesca Romana Poleggi<br />Chi metterebbe in mano ad un bambino del materiale esplosivo? Noi, in realtà, facciamo di peggio ogni volta che mettiamo in mano ad un bambino uno smartphone o un tablet.<br />I Lettori che pensano che questa affermazione sia l'esagerazione di una vecchia bacchettona all'antica, abbiano la compiacenza di leggere fino in fondo questo articolo.<br />Tanto per cominciare, la Federazione Italiana Medici Pediatri ha pubblicato una guida per "Bambini e adolescenti in un mondo digitale", dove si spiega il rischio di comprometterne la crescita e creare loro problemi durante lo sviluppo, anche se sembra che i piccoli sappiano padroneggiare abilmente dispositivi che noi adulti abbiamo fatto fatica ad imparare ad usare. Spiegano i pediatri che prima dei tre anni i bambini devono imparare a costruire i loro riferimenti spazio-temporali, e lo schermo che è solo a due dimensioni potrebbe rallentare la loro crescita. Dai 3 ai 6 anni, poi, per i bambini è essenziale il rapporto con il mondo fisico, reale: con le cose che si toccano e che si rompono, con le persone con cui si creano relazioni e contatti "fisici": anche le baruffe tra bambini servono per crescere (certamente con la mediazione di educatori che insegnino a non essere maneschi) e si imparano le regole sociali stando con gli altri bambini e giocando. Secondo i medici, quindi, prima dei 9 anni niente "touch-screen".<br />Poi, dice la guida, i ragazzini iniziano ad affacciarsi sul mondo e possono farlo anche attraverso il web. Ma sotto controllo degli adulti e senza social network.<br />Ma non è finita qui. Ancor più severi dlla FIMP, molti esperti di igiene digitale sono dell'avviso che uno smartphone collegato a internet con la libertà di aprire degli account sui vari social media sia assolutamente sconsigliato prima del 18 anni. Del resto, si vietano le automobili (e per quelle di grossa cilindrata non bastano 18 anni) perché sono oggetti estremamente pericolosi per la vita propria e altrui: internet e i social sono la stessa cosa.<br />È un'esagerazione anche questa?<br />THE SOCIAL DILEMMA<br />Prima di pensarlo, tutti guardino (e facciano vedere ai ragazzi) il docufilm "The Social Dilemma" in cui ingegneri ed esperti ex dipendenti del "GAFAM" (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) e delle altre grandi imprese "Big Tech" raccontano di aver lasciato i loro lucrosissimi impieghi per motivi etici. Si sono resi conto di aver contribuito a creare un mostro.<br />Il sistema di cervelli elettronici e di algoritmi che si trovano dall'altra parte dello schermo registra tutte le nostre azioni, registra il tempo in cui ci soffermiamo su un determinato filmato o su un determinato post. Attraverso la "sentiment analysis", cioè lo studio delle parole che digitiamo, registra i nostri stati d'animo: in poco tempo la macchina ci conosce meglio di quanto conosciamo noi stessi. Trova il modo di tenerci attaccati allo schermo più tempo possibile - rubandoci la vita, perché il nostro tempo è la nostra vita - in modo da "venderci" alle imprese che si fanno pubblicità sui loro canali: il nostro cervello e il nostro tempo si traducono in profitti a nove zeri per Big Tech.<br />E non basta ancora. Non solo rubano il nostro tempo (e i nostri dati, età, gusti, preferenze ecc.), ma sono in grado di modificare la nostra personalità e le nostre scelte secondo quello che è l'interesse dei loro clienti. Per raggiungere il massimo profitto, non usano alcuno scrupolo e non hanno alcuna remora. Frances Haugen (ex dipendente di Facebook) ha portato davanti al Parlamento americano, francese ed europeo le prove scritte: quando hanno fatto presente a Zuckemberg che da quando è di moda Istagram il numero di adolescenti femmine che compiono atti di autolesionismo fino al suicidio si è impennato vertiginosamente, il proprietario di Facebook-Meta, che è anche proprietario di Istagram, ha risposto che cambiare il sistema e gli algoritmi avrebbe comportato un decremento dei profitti, e perciò non hanno fatto alcuna modifica - che pure sarebbe stata possibile.<br />L'ESEMPIO DI INSTAGRAM<br />È ovvio che questo potere di persuasione e manipolazione è tanto più efficace quanto più l'utente del dispositivo è fragile, quindi giovane. L'esempio di Instagram è probante: le ragazzine, più che i maschi, sono molto sensibili all'apprezzamento sulle foto che esse pubblicano. Diventano dipendenti dai "like" come dalla droga (infatti i "like" sono stati studiati per scatenare a livello cerebrale un rilascio di dopamina). Quando i "like" non arrivano, o peggio quando si perdono i "follower", in un'adolescente è facile scatenare la depressione, con tutte le conseguenze.<br />Ecco perché leggiamo di bambini e di giovani adulti che arrivano al suicidio, per colpa dei social.<br />Guardate "The Social Dilemma". Cercate su internet la testimonianza della Haugen, se non credete a quanto state leggendo.<br />Un'ultima considerazione sociale: Alison Beard, nell'articolo "È ora di reinquadrare Big Tech?" ("Time to Rein In Big Tech?") apparso su Harvard Business Review (numero di novembre-dicembre 2021), scrive che i GAFAM «nel 2020 hanno guadagnato collettivamente quasi 200 miliardi di dollari su ricavi di oltre 1 trilione di dollari». Ma al successo di tali aziende e ai ricchi stipendi dei loro dipendenti non è corrisposto un maggiore benessere per i cittadini, utenti dai quali esse hanno estratto dati personali e intimi fonte primaria dei loro profitti. «I salari della classe media e bassa ristagnano, le piccole imprese stanno lottando per sopravvivere, le infrastrutture, l'istruzione e l'assistenza sanitaria rimangono sotto-finanziate, la criminalità informatica è in aumento, e la società è sempre più polarizzata a causa della disinformazione e del vetriolo on line» (perché le fake news e i conflitti servono anch'essi a tenere attaccate le persone agli schermi).<br />PORNOGRAFIA<br />E infine, come tutti ormai sanno, con un telefonino in mano si viene esposti alla pornografia, al rischio di adescamento da parte di pedofili o di predatori sessuali, al rischio di lavaggio del cervello da parte di sette o di gruppi LGBT che convincono i nostri adolescenti - che naturalmente vivono un periodo di disagio rispetto al corpo che cambia - d'essere nati in un corpo sbagliato e li avviano verso il baratro del cambiamento di sesso. Per non parlare del rischio di truffe, di "challange", cioè di sfide e giochi pericolosi per sé e per gli altri...<br />E più in generale, c'è il rischio di rimanere invischiati e avviluppati in un mondo virtuale, finto, senza più rapporti con il reale: sono almeno 100.000 in Italia gli hikikomori, cioè giovani tra i 14 e i 30 che si rinchiudono nella propria stanza con il computer per anni, senza alcun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.<br />Dobbiamo acquisire consapevolezza noi adulti che non siamo più i padroni dei nostri telefonini, ma ne siamo posseduti.<br />Per i bambini e i ragazzi che stanno crescendo è sicuramente peggio.<br />Impariamo a compiere gesti di libertà: per esempio, spegniamo il telefonino per un certo numero di ore al giorno, specie durante i pasti. Cancelliamo i nostri account dai social: non si può vivere "disconnessi"? Va bene. Ma non serve avere diversi profili su diverse piattaforme: ce ne possiamo far bastare una?<br />Diamo il buon esempio ai nostri ragazzi.<br />E lottiamo con le unghie e con i denti in modo da rimandare al più tardi possibile il momento in cui mettiamo nelle loro tasche dispositivi molto più pericolosi - perché molto più insidiosi - della dinamite: gli esplosivi tutti sanno che devono essere maneggiati con cura.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57836228</guid><pubDate>Tue, 28 Nov 2023 21:16:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57836228/chi_farebbe_giocare_i_bambini_con_la_dinamite.mp3" length="10486072" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: The Social Dilemma ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Ko2YcD0iYpc

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7612

CHI FAREBBE GIOCARE I BAMBINI CON LA DINAMITE? di Francesca Romana Poleggi
Chi metterebbe in mano ad un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: The Social Dilemma ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ko2YcD0iYpc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Ko2YcD0iYpc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7612" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7612</a><br /><br />CHI FAREBBE GIOCARE I BAMBINI CON LA DINAMITE? di Francesca Romana Poleggi<br />Chi metterebbe in mano ad un bambino del materiale esplosivo? Noi, in realtà, facciamo di peggio ogni volta che mettiamo in mano ad un bambino uno smartphone o un tablet.<br />I Lettori che pensano che questa affermazione sia l'esagerazione di una vecchia bacchettona all'antica, abbiano la compiacenza di leggere fino in fondo questo articolo.<br />Tanto per cominciare, la Federazione Italiana Medici Pediatri ha pubblicato una guida per "Bambini e adolescenti in un mondo digitale", dove si spiega il rischio di comprometterne la crescita e creare loro problemi durante lo sviluppo, anche se sembra che i piccoli sappiano padroneggiare abilmente dispositivi che noi adulti abbiamo fatto fatica ad imparare ad usare. Spiegano i pediatri che prima dei tre anni i bambini devono imparare a costruire i loro riferimenti spazio-temporali, e lo schermo che è solo a due dimensioni potrebbe rallentare la loro crescita. Dai 3 ai 6 anni, poi, per i bambini è essenziale il rapporto con il mondo fisico, reale: con le cose che si toccano e che si rompono, con le persone con cui si creano relazioni e contatti "fisici": anche le baruffe tra bambini servono per crescere (certamente con la mediazione di educatori che insegnino a non essere maneschi) e si imparano le regole sociali stando con gli altri bambini e giocando. Secondo i medici, quindi, prima dei 9 anni niente "touch-screen".<br />Poi, dice la guida, i ragazzini iniziano ad affacciarsi sul mondo e possono farlo anche attraverso il web. Ma sotto controllo degli adulti e senza social network.<br />Ma non è finita qui. Ancor più severi dlla FIMP, molti esperti di igiene digitale sono dell'avviso che uno smartphone collegato a internet con la libertà di aprire degli account sui vari social media sia assolutamente sconsigliato prima del 18 anni. Del resto, si vietano le automobili (e per quelle di grossa cilindrata non bastano 18 anni) perché sono oggetti estremamente pericolosi per la vita propria e altrui: internet e i social sono la stessa cosa.<br />È un'esagerazione anche questa?<br />THE SOCIAL DILEMMA<br />Prima di pensarlo, tutti guardino (e facciano vedere ai ragazzi) il docufilm "The Social Dilemma" in cui ingegneri ed esperti ex dipendenti del "GAFAM" (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) e delle altre grandi imprese "Big Tech" raccontano di aver lasciato i loro lucrosissimi impieghi per motivi etici. Si sono resi conto di aver contribuito a creare un mostro.<br />Il sistema di cervelli elettronici e di algoritmi che si trovano dall'altra parte dello schermo registra tutte le nostre azioni, registra il tempo in cui ci soffermiamo su un determinato filmato o su un determinato post. Attraverso la "sentiment analysis", cioè lo studio delle parole che digitiamo, registra i nostri stati d'animo: in poco tempo la macchina ci conosce meglio di quanto conosciamo noi stessi. Trova il modo di tenerci attaccati allo schermo più tempo possibile - rubandoci la vita, perché il nostro tempo è la nostra vita - in modo da "venderci" alle imprese che si fanno pubblicità sui loro canali: il nostro cervello e il nostro tempo si traducono in profitti a nove zeri per Big Tech.<br />E non basta ancora. Non solo rubano il nostro tempo (e i nostri dati, età, gusti, preferenze ecc.), ma sono in grado di modificare la nostra personalità e le nostre scelte secondo quello che è l'interesse dei loro clienti. Per raggiungere il massimo profitto, non usano alcuno scrupolo e non hanno alcuna remora. Frances Haugen (ex dipendente di Facebook) ha portato davanti al...]]></itunes:summary><itunes:duration>656</itunes:duration><itunes:keywords>cellulari,dinamite,gafam,hikikomori,mondovirtuale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bbdc959ebecb4a72ec14405163da81a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Diciamo la verità: noi non vogliamo convertirci</title><link>https://www.spreaker.com/episode/diciamo-la-verita-noi-non-vogliamo-convertirci--57648420</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2484</a><br /><br />DICIAMO LA VERITA': NOI NON VOGLIAMO CONVERTIRCI di Mauro Leonardi<br />Qual è la parola sulla pace che solo il cristiano può dire? Tutti sappiamo che, in estrema sintesi, lo specifico cristiano è il segno della Croce: quel gesto che tracciamo sul nostro corpo dicendo con le labbra «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen». In quella assoluta semplicità ci sono i due misteri principali della nostra fede:<br />1) il mistero di Dio Uno e Trino, e<br />2) il mistero del Verbo che si incarna morendo e risorgendo.<br />E proprio alla croce ci conduce il Vangelo se lo interroghiamo a proposito di quale sia il cammino della pace.<br /><br />1) LA VERA PACE<br />Dice Gesù: «Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11, 28-30).<br />Dobbiamo ammettere però che queste parole sono tutto il contrario di quello che avremmo desiderato ascoltare. Capire che il ristoro per la nostra vita, cioè la pace, scaturisce dal giogo di Cristo, cioè dalla croce, è veramente tutto il contrario di quello che ci saremmo aspettati, e quindi accettarlo richiede un nostro radicale cambiamento.<br />Noi infatti pensiamo esattamente il contrario; siamo convinti di essere affaticati e oppressi proprio a causa delle contrarietà grandi o piccole, ovvero dalle croci: non sospettiamo minimamente di essere ristorati dalla croce. Nella tradizione cristiana si è soliti chiamare questo radicale cambiamento con il termine dì conversione. Dunque, ecco la parola che solo il cristianesimo può dire: Dio può dare la pace solo se ci convertiamo.<br /><br />2) CONVERSIONE: IL PROTAGONISTA È DIO<br />Conversione. Quante volte l'abbiamo sentito dire? Eppure spesso non è cambiato proprio nulla. Sappiamo, è dottrina cattolica chiaramente definita che la grazia ha l'assoluta priorità. Ciò è vero sia per la conversione iniziale, che per quella continua: la grazia precede, accompagna e segue in ogni passo. Il protagonista non è il mio sforzo umano e la mia volontà, ma Dio che suscita e richiede la mia corrispondenza. È sempre la grazia che ci previene e ci invita a pregare sinceramente, a confessarci bene. <br />La confessione, che è veicolo fondamentale di conversione, non è il primo passo. È lo Spirito Santo che ci convince di peccare: la conversione non è frutto del lavoro «solo umano», per quanto ben fatto, della nostra corrispondenza alla Grazia. Tutto ciò è parte della dottrina di sempre, della fede cattolica. Nelle prossime righe però, vogliamo mettere a fuoco un aspetto, solo un aspetto, che riguarda proprio la nostra corrispondenza all'azione della grazia, che sappiamo essere sempre abbondante.<br />3) LA RINUNCIA AI GIOCATTOLI (ECCO PERCHÉ IO NON VOGLIO CONVERTIRMI)<br />Vogliamo parlare di una verità semplice e tremenda: a volte devo avere il coraggio di dirmi che io non voglio affatto convertirmi. Per farmi capire userò un esempio. Ho letto da qualche parte che i migliori psicoterapeuti dicono che le persone che vanno da loro per essere curate, a volte, in realtà, non vogliono realmente essere curate. Quello che cercano è un sollievo. Una cura sarebbe troppo dolorosa.<br />Quei medici cioè, mi viene da pensare, paragonano i malati a bimbi che si trastullano con i loro giocattoli e che vanno da loro solo per farsi riparare l'orsacchiotto quando si e rotto. È vero che affermano di voler guarire, cioè di voler uscire dall'asilo e di voler diventare grandi, ma in realtà non credono a quello che dicono. E finche si rimane in quell'atteggiamento, non si può essere curati, non si può finché si desidera solo che vengano aggiustati i propri giocattoli rotti.<br />"Ridatemi il mio lavoro. Ridatemi i miei soldi. Ridatemi il mio amore. Ridatemi la mia reputazione, il mio successo".<br />Ecco i giocattoli. Se ci pensiamo bene, che cos'è la conversione? Non è altro che scoprire che, quando abbiamo Dio, abbiamo tutto: liberarci dai giocattoli. Ma questo è proprio quello che non vogliamo.<br />Sei andato male all'università? Che t'importa, tanto hai Dio.<br />La tua fidanzata ti ha lasciato? Che t'importa, tanto hai Dio.<br />Hai perso il lavoro, i figli, il marito, la salute? Che t'importa, tanto hai Dio.<br />"Che m'importa? Scherziamo?! Io voglio che mi siano ridate la moglie, la salute, i figli, il successo. Io voglio avere una vita «normale». Come tutti. Una vita in cui possa, come un bimbo, trastullarmi innocentemente con le mie cose".<br />Ma i santi, quando ci parlano di conversione, non ci parlano di questo. Ci parlano di Dio e dicono che chi possiede Dio non manca di nulla. Chi possiede Dio ritiene il resto come un nulla.<br />"È un nulla. Ah sì? Beh, allora mi sono sbagliato. Non dovevo bussare a questa porta. Grazie per il disturbo, ma non mi interessa".<br />Ecco qual è a volte il nostro vero atteggiamento verso la conversione.<br />Ecco perché la verità tremenda è che, spesso, io non voglio convertirmi.<br />4) L'INQUIETUDINE CHE CI GUARISCE<br />A volte l'azione di Dio avviene attraverso cose che ci inquietano. In quei casi, è necessario scoprire pregando che non dobbiamo guarire da quella inquietudine ma è quell'inquietudine che ci guarisce. Quell'inquietudine, l'unica quiete che vuole turbare è delle cose della nostra vita che dobbiamo cambiare. «Non dobbiamo guarire dall'inquietudine, ma è l'inquietudine che ci guarisce».<br />Quest'affermazione, paradossale ripeto, si comprende se viene letta alla luce della parabola del figliol prodigo, considerata per eccellenza quella della conversione. È successo quello che tutti sappiamo ed è arrivato il momento nel quale il primo dei due figli, quello «prodigo», apre gli occhi sulla sua situazione. Il Vangelo di Luca dice: «Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: Quanti, salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Sì alzò e tornò da suo padre» (Le 15, 14-20).<br />5) PERCHÉ IL FIGLIO PRODIGO SI CONVERTE?<br />Vediamo da soli che la conversione radicale, che avviene nel figlio, non deriva per nulla da una riflessione su quello che è giusto o sbagliato, su ciò che è bene o male, sulla necessità di essere generosi e su quanto sia brutto essere egoisti. Niente di tutto ciò. Per carità, queste sono tutte cose molto importanti, ma le si può veramente capire solo dopo che ci si è convertiti. Ai fini della conversione non servono praticamente a nulla.<br />La conversione viene descritta esattamente così: «Ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!». È come un risveglio, è una nuova comprensione. Ritornò in sé stesso, cioè «capì». A un certo punto a questo giovane uomo cadono le scaglie dagli occhi, e si rende conto che la vita che sta conducendo gli fa male.<br />È come se un pesce d'acqua dolce capisse che vivere nell'acqua salata gli fa male e quindi decidesse di lasciarla. Immaginiamo che un pesce di un grande fiume, un grande fiume americano o africano, arrivi per sbaglio alla foce e continui a nuotare in un'acqua che, con l' addentrarsi nell'oceano, diventa sempre più salata. Che cosa farebbe a un certo punto? Quello che faremmo tutti: tornare indietro. Che cosa diremmo di un pesce che non lo facesse? Che è strano, che è malato. Che il suo atteggiamento è incomprensibile. Ecco, il figliol prodigo è come un pesce d'acqua dolce che, resosi conto di nuotare in un liquido sempre più salato, ha deciso di invertire la rotta. Appunto di convertirsi.<br />Chiunque, leggendo la parabola, direbbe che sarebbe ben strano se il figliol prodigo non lo facesse. Sarebbe come un pesce d'acqua dolce che, inspiegabilmente, stando sempre peggio, continuasse a nuotare verso l'oceano. Gesù insegna qualcosa del genere anche in altre due parabole su che cos'è il regno di Dio.<br />6) UNA QUESTIONE DI FURBIZIA<br />«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra» (Mt 13, 44-46).<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57648420</guid><pubDate>Wed, 15 Nov 2023 15:02:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57648420/diciamo_la_verit_noi_non_vogliamo_convertirci.mp3" length="20103879" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2484

DICIAMO LA VERITA': NOI NON VOGLIAMO CONVERTIRCI di Mauro Leonardi
Qual è la parola sulla pace che solo il cristiano può dire? Tutti sappiamo che, in estrema sintesi, lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2484</a><br /><br />DICIAMO LA VERITA': NOI NON VOGLIAMO CONVERTIRCI di Mauro Leonardi<br />Qual è la parola sulla pace che solo il cristiano può dire? Tutti sappiamo che, in estrema sintesi, lo specifico cristiano è il segno della Croce: quel gesto che tracciamo sul nostro corpo dicendo con le labbra «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen». In quella assoluta semplicità ci sono i due misteri principali della nostra fede:<br />1) il mistero di Dio Uno e Trino, e<br />2) il mistero del Verbo che si incarna morendo e risorgendo.<br />E proprio alla croce ci conduce il Vangelo se lo interroghiamo a proposito di quale sia il cammino della pace.<br /><br />1) LA VERA PACE<br />Dice Gesù: «Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11, 28-30).<br />Dobbiamo ammettere però che queste parole sono tutto il contrario di quello che avremmo desiderato ascoltare. Capire che il ristoro per la nostra vita, cioè la pace, scaturisce dal giogo di Cristo, cioè dalla croce, è veramente tutto il contrario di quello che ci saremmo aspettati, e quindi accettarlo richiede un nostro radicale cambiamento.<br />Noi infatti pensiamo esattamente il contrario; siamo convinti di essere affaticati e oppressi proprio a causa delle contrarietà grandi o piccole, ovvero dalle croci: non sospettiamo minimamente di essere ristorati dalla croce. Nella tradizione cristiana si è soliti chiamare questo radicale cambiamento con il termine dì conversione. Dunque, ecco la parola che solo il cristianesimo può dire: Dio può dare la pace solo se ci convertiamo.<br /><br />2) CONVERSIONE: IL PROTAGONISTA È DIO<br />Conversione. Quante volte l'abbiamo sentito dire? Eppure spesso non è cambiato proprio nulla. Sappiamo, è dottrina cattolica chiaramente definita che la grazia ha l'assoluta priorità. Ciò è vero sia per la conversione iniziale, che per quella continua: la grazia precede, accompagna e segue in ogni passo. Il protagonista non è il mio sforzo umano e la mia volontà, ma Dio che suscita e richiede la mia corrispondenza. È sempre la grazia che ci previene e ci invita a pregare sinceramente, a confessarci bene. <br />La confessione, che è veicolo fondamentale di conversione, non è il primo passo. È lo Spirito Santo che ci convince di peccare: la conversione non è frutto del lavoro «solo umano», per quanto ben fatto, della nostra corrispondenza alla Grazia. Tutto ciò è parte della dottrina di sempre, della fede cattolica. Nelle prossime righe però, vogliamo mettere a fuoco un aspetto, solo un aspetto, che riguarda proprio la nostra corrispondenza all'azione della grazia, che sappiamo essere sempre abbondante.<br />3) LA RINUNCIA AI GIOCATTOLI (ECCO PERCHÉ IO NON VOGLIO CONVERTIRMI)<br />Vogliamo parlare di una verità semplice e tremenda: a volte devo avere il coraggio di dirmi che io non voglio affatto convertirmi. Per farmi capire userò un esempio. Ho letto da qualche parte che i migliori psicoterapeuti dicono che le persone che vanno da loro per essere curate, a volte, in realtà, non vogliono realmente essere curate. Quello che cercano è un sollievo. Una cura sarebbe troppo dolorosa.<br />Quei medici cioè, mi viene da pensare, paragonano i malati a bimbi che si trastullano con i loro giocattoli e che vanno da loro solo per farsi riparare l'orsacchiotto quando si e rotto. È vero che affermano di voler guarire, cioè di voler uscire dall'asilo e di voler diventare grandi, ma in realtà non credono a quello che dicono. E finche si rimane in quell'atteggiamento, non si può essere curati, non si può finché si desidera solo che vengano aggiustati i propri giocattoli rotti.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>1257</itunes:duration><itunes:keywords>conversione,figlioprodigo,giocattoli,padre,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1c3e484951c988247a64b5fba1cabcd0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettera alla legge naturale (visto che nessuno le scrive)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettera-alla-legge-naturale-visto-che-nessuno-le-scrive--57635023</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7601" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7601</a><br /><br />LETTERA ALLA LEGGE NATURALE (VISTO CHE NESSUNO LE SCRIVE) di Alfredo Maria Morselli<br />Carissima legge naturale,<br />Il mio caro Vescovo, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Matteo Maria Zuppi (che saluto filialmente), ha scritto una Lettera alla Costituzione italiana. Seguendo il Suo esempio, ho pensato di scrivere a Te: vedendo che sei così dimenticata, trascurata, e che nessuno ti scrive, ti scrivo io, povero parroco di un paesino di montagna.<br />Non c'è più pietas per gli anziani e tu hai più anni della Costituzione italiana, che al tuo confronto è meno di una neonata. Tu esisti da quando è stato creato il cuore del primo uomo, e sei come relegata in casa di riposo. L'assemblea costituente che ti ha generato era composta da Tre Persone non elette, ma, a differenza dei non eletti che attualmente governano l'Italia, avevano tutto il diritto di promulgarti.<br />Erano l'On. Padre, l'On. Figlio, e l'On. Spirito Santo. Pur non conoscendo personalmente gli Autori, anche i pagani ti hanno riconosciuto nel profondo del loro cuore e hanno compreso che ciò che percepivano non era farina del loro sacco, ma opera di qualcuno più grande di loro.<br />Ad esempio Cicerone aveva già spiegato che «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si riscontra in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti richiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore; ma essa però non comanda o vieta inutilmente agli onesti né muove i disonesti col comandare o col vietare. A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal Senato né dal popolo, né dobbiamo cercare come suo interprete e commentatore Sesto Elio; essa non sarà diversa da Roma ad Atene o dall'oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che elaborò e sanzionò questa legge; e chi non gli obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la stessa natura umana, sconterà le più gravi pene» (1).<br />Tu non permetti all'uomo di decidere ciò che è giusto, ma insegni agli uomini a fare i giusti. Non ti moltiplichi in mille articoli o commi, ma sei di poche parole; in dieci parole dici già tutto a chi vuole intendere.<br />Non permetti di uccidere l'innocente, nemmeno nel grembo della madre. Non permetti il divorzio, non permetti l'adulterio, non tolleri la menzogna, esigi la famiglia formata indissolubilmente da un uomo e una donna, e non chiami genitore uno o due il padre e la madre. Non permetti in pratica ciò che tante costituzioni non solo permettono, ma dichiarano "incostituzionale" il contrario.<br />Non permetti che l'uomo si ponga come centro assoluto, non sei "naturalista", ma rimandi a un ordine superiore, non creandolo tu stessa, ma quasi aspettando un cenno dall'alto. Ci dici che siamo fratelli, ma ci dici che per esserlo dobbiamo avere lo stesso Padre.<br />Sei molto discreta, o Legge naturale; non imponi vaccini, non dici di accogliere indiscriminatamente tutti gli immigrati; ma ci dici di amare la vita e di essere solidali, e lasci all'uomo il compito di decidere prudentemente e generosamente come.<br />Sopra di Te non c'è una corte costituzionale, e neppure un parlamento, perché sei immutabile, come la natura umana. La ragione può leggerti, ma non ti può contraddire.<br />Accetti di buon grado che il Magistero della Chiesa ti ricordi agli uomini quando questi, feriti dal peccato e attratti un po' troppo dal male, fanno finta di non sentirti e dimenticano qualche tuo dettame.<br />Ma anche il Magistero non si mette sopra di Te, ma ti ribadisce inchinandosi alla Tua autorità. O cara legge naturale, così dimenticata e negletta, ma così grande ed eterna, ricevi l'omaggio non di un Cardinale, ma di un povero parroco; a Bologna c'è un proverbio che dice "Piuttosto che niente, meglio... piuttosto".<br />Ma quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria - e trionferà sicuramente, perché la Madonna a Fatima non era in campagna elettorale e, a differenza di tanti politici che invocano la costituzione, mantiene le promesse - riceverai di nuovo gli onori dovuti, gli onori della fede e della ragione, ovvero - come diceva S. Giovanni Paolo II - delle ali dell'anima umana per volare fino a Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57635023</guid><pubDate>Tue, 14 Nov 2023 21:30:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57635023/lettera_alla_legge_naturale_visto_che_nessuno_le_scrive.mp3" length="6212170" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7601

LETTERA ALLA LEGGE NATURALE (VISTO CHE NESSUNO LE SCRIVE) di Alfredo Maria Morselli
Carissima legge naturale,
Il mio caro Vescovo, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Matteo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7601" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7601</a><br /><br />LETTERA ALLA LEGGE NATURALE (VISTO CHE NESSUNO LE SCRIVE) di Alfredo Maria Morselli<br />Carissima legge naturale,<br />Il mio caro Vescovo, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Matteo Maria Zuppi (che saluto filialmente), ha scritto una Lettera alla Costituzione italiana. Seguendo il Suo esempio, ho pensato di scrivere a Te: vedendo che sei così dimenticata, trascurata, e che nessuno ti scrive, ti scrivo io, povero parroco di un paesino di montagna.<br />Non c'è più pietas per gli anziani e tu hai più anni della Costituzione italiana, che al tuo confronto è meno di una neonata. Tu esisti da quando è stato creato il cuore del primo uomo, e sei come relegata in casa di riposo. L'assemblea costituente che ti ha generato era composta da Tre Persone non elette, ma, a differenza dei non eletti che attualmente governano l'Italia, avevano tutto il diritto di promulgarti.<br />Erano l'On. Padre, l'On. Figlio, e l'On. Spirito Santo. Pur non conoscendo personalmente gli Autori, anche i pagani ti hanno riconosciuto nel profondo del loro cuore e hanno compreso che ciò che percepivano non era farina del loro sacco, ma opera di qualcuno più grande di loro.<br />Ad esempio Cicerone aveva già spiegato che «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si riscontra in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti richiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore; ma essa però non comanda o vieta inutilmente agli onesti né muove i disonesti col comandare o col vietare. A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal Senato né dal popolo, né dobbiamo cercare come suo interprete e commentatore Sesto Elio; essa non sarà diversa da Roma ad Atene o dall'oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che elaborò e sanzionò questa legge; e chi non gli obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la stessa natura umana, sconterà le più gravi pene» (1).<br />Tu non permetti all'uomo di decidere ciò che è giusto, ma insegni agli uomini a fare i giusti. Non ti moltiplichi in mille articoli o commi, ma sei di poche parole; in dieci parole dici già tutto a chi vuole intendere.<br />Non permetti di uccidere l'innocente, nemmeno nel grembo della madre. Non permetti il divorzio, non permetti l'adulterio, non tolleri la menzogna, esigi la famiglia formata indissolubilmente da un uomo e una donna, e non chiami genitore uno o due il padre e la madre. Non permetti in pratica ciò che tante costituzioni non solo permettono, ma dichiarano "incostituzionale" il contrario.<br />Non permetti che l'uomo si ponga come centro assoluto, non sei "naturalista", ma rimandi a un ordine superiore, non creandolo tu stessa, ma quasi aspettando un cenno dall'alto. Ci dici che siamo fratelli, ma ci dici che per esserlo dobbiamo avere lo stesso Padre.<br />Sei molto discreta, o Legge naturale; non imponi vaccini, non dici di accogliere indiscriminatamente tutti gli immigrati; ma ci dici di amare la vita e di essere solidali, e lasci all'uomo il compito di decidere prudentemente e generosamente come.<br />Sopra di Te non c'è una corte costituzionale, e neppure un parlamento, perché sei immutabile, come la natura umana. La ragione può leggerti, ma non ti può contraddire.<br />Accetti di buon grado che il Magistero della Chiesa ti ricordi agli uomini quando questi, feriti dal peccato e attratti un po' troppo dal male, fanno finta di non sentirti e dimenticano qualche tuo dettame.<br />Ma anche il Magistero non si mette sopra di Te, ma ti ribadisce inchinandosi alla Tua autorità. O cara legge naturale, così dimenticata e negletta, ma...]]></itunes:summary><itunes:duration>389</itunes:duration><itunes:keywords>costituente,fratelli,leggenaturale,lettera,magistero</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1b5534df89b435838ad156d68df4de2e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le esperienze pre-morte non hanno sperimentato la morte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-esperienze-pre-morte-non-hanno-sperimentato-la-morte--57634870</link><description><![CDATA[VIDEO: La morte celebrale ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7596" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7596</a><br /><br />LE ESPERIENZE PRE-MORTE NON HANNO SPERIMENTATO LA MORTE di Roberto De Mattei<br />Novembre, mese dei morti ci spinge ad alcune riflessioni. San Gregorio Magno dice che il pensiero dei predestinati è sempre fisso verso l'eternità; essi anche quando sono felici in questa vita, anche quando non sono in pericolo di morte, considerano sempre la morte come presente. (Lib. Mor. VIII, cap. 12). La morte è la porta dell'eternità, il momento in cui finisce tutto ciò che è temporale e passeggero e inizia ciò che è eterno, ciò che non ha mai fine. La nostra vita è una corsa vertiginosa verso questo momento da cui dipenderà la nostra felicità o infelicità eterna.<br />La morte è un mistero, ma c'è chi pretende di sapere che cosa accade in quel momento e di raccontarlo. Nel 1975 è uscito un libro del medico americano Raymond Moody, Life After Life, "La vita dopo la vita", che ha avuto milioni di lettori in tutto il mondo. In questo libro l'autore raccoglie una serie testimonianze di persone che sono uscite da uno stato di "morte clinica»" e che hanno raccontato con le loro parole che cosa c'è oltre la morte. Il tema dominante è quello di un oscuro tunnel al termine del quale saremmo attesi da una luce abbagliante e poi da un'ineffabile sensazione di pace e amore e dalla scomparsa di ogni dolore e paura. Ma tutto ciò, se può riguardare la cosiddetta morte cerebrale, ha poco a che fare con la vera morte, che non è la cessazione delle attività cerebrali, ma la separazione dell'anima dal corpo, conseguente alla cessazione delle attività cardiorespiratorie.<br />COSA DICE LA SCIENZA, QUELLA VERA<br />Actualités, una pubblicazione della Fraternità San Pio X, ha segnalato un interessante articolo scientifico, pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences che descrive questo tipo di esperienze. La rivista scientifica americana riporta i risultati di una ricerca dell'Università del Michigan, che ha monitorato in ogni fase il cervello di quattro persone connesse a sistemi di supporto vitale e senza possibilità di sopravvivenza. Queste persone indossavano cuffie per elettroencefalografia che hanno registrato la loro attività elettrica negli strati superiori del cervello nel corso dell'intero processo del fine vita. Naturalmente nessuna di queste persone si è risvegliata per raccontare la propria esperienza però è stata individuata un'attività cerebrale che sembrerebbe specifica delle ultime fasi di vita, e che potrebbe spiegare i tratti comuni di quelle che vengono chiamate esperienze pre-morte.<br />L'analisi degli elettroencefalogrammi dei quattro pazienti alla fine della vita ha dato gli stessi risultati: dopo la privazione del sistema di respirazione artificiale, sono state registrate rapide onde gamma, a testimonianza di un'esplosione di attività cerebrale senza precedenti che precede la morte. In particolare, poco prima dell'ultimo respiro, gli scienziati hanno osservato un'accelerazione della frequenza cardiaca e un picco di onde gamma emesse da un'area posteriore del cervello, quella associata alla coscienza, ai sogni, alla meditazione o al recupero della memoria.<br />UNA TEMPESTA DI ATTIVITÀ ELETTRICA<br />"Se questa parte del cervello viene stimolata, significa che il paziente vede qualcosa, può sentire qualcosa e potenzialmente percepisce sensazioni al di fuori del proprio corpo", ha spiegato Jimo Borjigin, autore principale dello studio, aggiungendo che questa parte sembrava "in fiamme".<br />"È come una tempesta di attività elettrica appena prima dell'encefalogramma piatto", ha spiegato Steven Laureys. Per questo ricercatore, che dirige il Brain Centre dell'Università di Liegi, questa esplosione cerebrale è "di un'intensità insospettata, ma sembra essere confermata".<br />La scienza può determinare le reazioni fisiologiche del nostro corpo al momento della morte, ma nessun dato sperimentale può farci conoscere un evento di natura spirituale; ovvero la scienza nulla può dirci su ciò che realmente l'anima prova nel momento della morte. I pazienti che hanno vissuto le cosiddette esperienze NDE (sigla dell'espressione inglese Near Death Experience) non hanno sperimentato la morte. Queste esperienze sono esperienze di pre-morte, non di post-morte: ovvero di persone che sono sulla soglia della morte, ma che sono ancora vive, e non di persone che hanno passato la soglia della morte e tornano indietro per raccontarci che cosa c'è dopo.<br />I pazienti che sono "tornati" da una NDE non hanno sperimentato la morte in senso stretto, quanto piuttosto l'imminenza e la vicinanza di quella morte che - per una volta - li ha risparmiati. E questo per una ragione molto semplice: la "morte cerebrale" non è vera morte<br />La morte è il misterioso momento della separazione dell'anima dal corpo, il punto terribile che è sospeso tra il tempo e l'eternità. Dalla morte non si torna indietro, a meno di un miracolo voluto da Dio. È certo dunque che dobbiamo morire, ed altrettanto certo che non sappiamo come e quando moriremo. Possiamo solo prepararci alla morte, per prepararci all'eternità che ci aspetta. Novembre, il mese dei morti, è un buon momento per farlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57634870</guid><pubDate>Tue, 14 Nov 2023 21:19:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57634870/le_esperienze_pre_morte_non_hanno_sperimentato_la_morte.mp3" length="6795223" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La morte celebrale ➜ http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7596

LE ESPERIENZE PRE-MORTE NON HANNO SPERIMENTATO LA MORTE di Roberto De Mattei
Novembre, mese dei morti ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La morte celebrale ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7596" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7596</a><br /><br />LE ESPERIENZE PRE-MORTE NON HANNO SPERIMENTATO LA MORTE di Roberto De Mattei<br />Novembre, mese dei morti ci spinge ad alcune riflessioni. San Gregorio Magno dice che il pensiero dei predestinati è sempre fisso verso l'eternità; essi anche quando sono felici in questa vita, anche quando non sono in pericolo di morte, considerano sempre la morte come presente. (Lib. Mor. VIII, cap. 12). La morte è la porta dell'eternità, il momento in cui finisce tutto ciò che è temporale e passeggero e inizia ciò che è eterno, ciò che non ha mai fine. La nostra vita è una corsa vertiginosa verso questo momento da cui dipenderà la nostra felicità o infelicità eterna.<br />La morte è un mistero, ma c'è chi pretende di sapere che cosa accade in quel momento e di raccontarlo. Nel 1975 è uscito un libro del medico americano Raymond Moody, Life After Life, "La vita dopo la vita", che ha avuto milioni di lettori in tutto il mondo. In questo libro l'autore raccoglie una serie testimonianze di persone che sono uscite da uno stato di "morte clinica»" e che hanno raccontato con le loro parole che cosa c'è oltre la morte. Il tema dominante è quello di un oscuro tunnel al termine del quale saremmo attesi da una luce abbagliante e poi da un'ineffabile sensazione di pace e amore e dalla scomparsa di ogni dolore e paura. Ma tutto ciò, se può riguardare la cosiddetta morte cerebrale, ha poco a che fare con la vera morte, che non è la cessazione delle attività cerebrali, ma la separazione dell'anima dal corpo, conseguente alla cessazione delle attività cardiorespiratorie.<br />COSA DICE LA SCIENZA, QUELLA VERA<br />Actualités, una pubblicazione della Fraternità San Pio X, ha segnalato un interessante articolo scientifico, pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences che descrive questo tipo di esperienze. La rivista scientifica americana riporta i risultati di una ricerca dell'Università del Michigan, che ha monitorato in ogni fase il cervello di quattro persone connesse a sistemi di supporto vitale e senza possibilità di sopravvivenza. Queste persone indossavano cuffie per elettroencefalografia che hanno registrato la loro attività elettrica negli strati superiori del cervello nel corso dell'intero processo del fine vita. Naturalmente nessuna di queste persone si è risvegliata per raccontare la propria esperienza però è stata individuata un'attività cerebrale che sembrerebbe specifica delle ultime fasi di vita, e che potrebbe spiegare i tratti comuni di quelle che vengono chiamate esperienze pre-morte.<br />L'analisi degli elettroencefalogrammi dei quattro pazienti alla fine della vita ha dato gli stessi risultati: dopo la privazione del sistema di respirazione artificiale, sono state registrate rapide onde gamma, a testimonianza di un'esplosione di attività cerebrale senza precedenti che precede la morte. In particolare, poco prima dell'ultimo respiro, gli scienziati hanno osservato un'accelerazione della frequenza cardiaca e un picco di onde gamma emesse da un'area posteriore del cervello, quella associata alla coscienza, ai sogni, alla meditazione o al recupero della memoria.<br />UNA TEMPESTA DI ATTIVITÀ ELETTRICA<br />"Se questa parte del cervello viene stimolata, significa che il paziente vede qualcosa, può sentire qualcosa e potenzialmente percepisce sensazioni al di fuori del proprio corpo", ha spiegato Jimo Borjigin, autore principale dello studio, aggiungendo che questa parte sembrava "in fiamme".<br />"È come una tempesta di attività elettrica appena prima dell'encefalogramma piatto", ha spiegato Steven Laureys. Per questo ricercatore, che dirige il...]]></itunes:summary><itunes:duration>425</itunes:duration><itunes:keywords>lifeafterlife,mortecerebrale,morteclinica,neardeathexperience,premorte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5966def9310d16b16439704d7eb274b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per colpa del cellulare l'accesso alla pornografia inizia a 10-14 anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-colpa-del-cellulare-l-accesso-alla-pornografia-inizia-a-10-14-anni--57460887</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7587" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7587</a><br /><br />PER COLPA DEL CELLULARE L'ACCESSO ALLA PORNOGRAFIA INIZIA A 10-14 ANNI di Manuela Antonacci<br />L'accesso alla pornografia fin dalla preadolescenza è una piaga, in Francia. Lo dimostra un rapporto pubblicato da La Fondation des Apprentis d'Auteuil, un'organizzazione francese che sostiene ogni anno quasi 40.000 giovani e 8.000 famiglie fragili, grazie ai suoi programmi di accoglienza, istruzione, formazione e integrazione anche a livello internazionale.<br />Nel Rapporto si legge che, in Francia, l'esposizione a contenuti porno online avviene, per la prima volta, tra i 10 e i 14 anni in media.<br />Numeri che si attestano tali dal 2017, frutto dell'indagine IFOP commissionata dall'Osservatorio Genitorialità ed Educazione Digitale Adolescenti e porno: verso una Generazione Youporn?<br />Negli ultimi anni, gli adolescenti avrebbero visto sempre più materiale pornografico online, anche se la legge lo vieta ai minori di 18 anni. Tanto che sarebbe divenuta, ormai la loro principale fonte di educazione sessuale.<br />Il 63% dei ragazzi e il 37% delle ragazze tra i 15 e i 17 anni hanno già navigato almeno una volta su un sito pornografico, e la maggior parte della fruizione avviene tramite siti gratuiti. L'accesso alle immagini a luci rosse, insomma, non è mai stato così facile come oggi.<br />Ma la cosa più grave è che proprio l'immediato accesso a internet esporrebbe i giovani ad immagini spesso scoperte casualmente attraverso un semplice click sul cellulare.<br />Oltre allo shock suscitato dalla scoperta, le immagini trasmettono tra gli adolescenti una concezione totalmente disumanizzata della sessualità, insieme ad un'immagine alterata della donna. I maschi pensano di avere il diritto di possedere il corpo femminile e, invece, le ragazze che hanno interiorizzato i comportamenti degradanti trasmessi dalla pornografia arrivano a tollerarli su loro stesse.<br />Un fenomeno preoccupante, come rileva il Collegio nazionale dei ginecologi e degli ostetrici francesi (CNGOF) gruppo di specialisti che ha pubblicato nel giugno 2018 un rapporto allarmante che collega l'accesso troppo facile ai contenuti pornografici con l'aumento dei danni alla salute delle ragazze.<br />Nel documento si parla addirittura di consulti di giovanissimi per lesioni vaginali (dovute all'inserimento di oggetti), gravidanze precoci o imeni da ricostruire. Senza contare gli stupri in aumento tra i minorenni, gli aborti e le infezioni sessualmente trasmissibili.<br />Secondo Thierry Delcourt, psichiatra infantile di Reims, «I minorenni non hanno le armi per decifrare ciò che vedono e poiché non hanno esperienza, pensano che la pornografia dia un'immagine realistica della sessualità. Il pericolo è che immaginino che si riduca a questi atti brutali».<br />Un'altra grande verità emersa dai sondaggi è che i giovani non ricevono informazioni affidabili perché non ci sono adulti capaci di dialogare con loro in modo responsabile su questi temi, motivo per cui si rivolgono alla rete. Proprio quest' ultima sarebbe la causa, come riporta il Rapporto de La Fondation des Apprentis d'Auteuil, dell'alto numero (37%) di ragazzi che hanno subito violenze sessiste o sessuali da parte di altri giovani.<br />L'indagine conferma la gravità del problema. Quasi un giovane su tre afferma di aver visto materiale pornografico prima dei 12 anni. In totale, il 42% dei ragazzi e il 29% delle ragazze affermano di consumare materiale pornografico per conoscere la sessualità. Di conseguenza, il 27% dei giovani ritiene che i desideri sessuali dei ragazzi siano incontrollabili e il 25% è convinto che le ragazze possano godere addirittura di rapporti sessuali forzati.<br />Inoltre, secondo il sondaggio, i giovani si sentono obbligati a soddisfare i desideri sessuali del proprio partner. Ad esempio, circa il 44% ha accettato un rapporto sessuale per compiacere l'altro. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57460887</guid><pubDate>Tue, 31 Oct 2023 22:46:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57460887/per_colpa_del_cellulare_l_accesso_alla_pornografia_inizia_a_10_14_anni.mp3" length="5433363" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7587

PER COLPA DEL CELLULARE L'ACCESSO ALLA PORNOGRAFIA INIZIA A 10-14 ANNI di Manuela Antonacci
L'accesso alla pornografia fin dalla preadolescenza è una piaga, in Francia. Lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7587" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7587</a><br /><br />PER COLPA DEL CELLULARE L'ACCESSO ALLA PORNOGRAFIA INIZIA A 10-14 ANNI di Manuela Antonacci<br />L'accesso alla pornografia fin dalla preadolescenza è una piaga, in Francia. Lo dimostra un rapporto pubblicato da La Fondation des Apprentis d'Auteuil, un'organizzazione francese che sostiene ogni anno quasi 40.000 giovani e 8.000 famiglie fragili, grazie ai suoi programmi di accoglienza, istruzione, formazione e integrazione anche a livello internazionale.<br />Nel Rapporto si legge che, in Francia, l'esposizione a contenuti porno online avviene, per la prima volta, tra i 10 e i 14 anni in media.<br />Numeri che si attestano tali dal 2017, frutto dell'indagine IFOP commissionata dall'Osservatorio Genitorialità ed Educazione Digitale Adolescenti e porno: verso una Generazione Youporn?<br />Negli ultimi anni, gli adolescenti avrebbero visto sempre più materiale pornografico online, anche se la legge lo vieta ai minori di 18 anni. Tanto che sarebbe divenuta, ormai la loro principale fonte di educazione sessuale.<br />Il 63% dei ragazzi e il 37% delle ragazze tra i 15 e i 17 anni hanno già navigato almeno una volta su un sito pornografico, e la maggior parte della fruizione avviene tramite siti gratuiti. L'accesso alle immagini a luci rosse, insomma, non è mai stato così facile come oggi.<br />Ma la cosa più grave è che proprio l'immediato accesso a internet esporrebbe i giovani ad immagini spesso scoperte casualmente attraverso un semplice click sul cellulare.<br />Oltre allo shock suscitato dalla scoperta, le immagini trasmettono tra gli adolescenti una concezione totalmente disumanizzata della sessualità, insieme ad un'immagine alterata della donna. I maschi pensano di avere il diritto di possedere il corpo femminile e, invece, le ragazze che hanno interiorizzato i comportamenti degradanti trasmessi dalla pornografia arrivano a tollerarli su loro stesse.<br />Un fenomeno preoccupante, come rileva il Collegio nazionale dei ginecologi e degli ostetrici francesi (CNGOF) gruppo di specialisti che ha pubblicato nel giugno 2018 un rapporto allarmante che collega l'accesso troppo facile ai contenuti pornografici con l'aumento dei danni alla salute delle ragazze.<br />Nel documento si parla addirittura di consulti di giovanissimi per lesioni vaginali (dovute all'inserimento di oggetti), gravidanze precoci o imeni da ricostruire. Senza contare gli stupri in aumento tra i minorenni, gli aborti e le infezioni sessualmente trasmissibili.<br />Secondo Thierry Delcourt, psichiatra infantile di Reims, «I minorenni non hanno le armi per decifrare ciò che vedono e poiché non hanno esperienza, pensano che la pornografia dia un'immagine realistica della sessualità. Il pericolo è che immaginino che si riduca a questi atti brutali».<br />Un'altra grande verità emersa dai sondaggi è che i giovani non ricevono informazioni affidabili perché non ci sono adulti capaci di dialogare con loro in modo responsabile su questi temi, motivo per cui si rivolgono alla rete. Proprio quest' ultima sarebbe la causa, come riporta il Rapporto de La Fondation des Apprentis d'Auteuil, dell'alto numero (37%) di ragazzi che hanno subito violenze sessiste o sessuali da parte di altri giovani.<br />L'indagine conferma la gravità del problema. Quasi un giovane su tre afferma di aver visto materiale pornografico prima dei 12 anni. In totale, il 42% dei ragazzi e il 29% delle ragazze affermano di consumare materiale pornografico per conoscere la sessualità. Di conseguenza, il 27% dei giovani ritiene che i desideri sessuali dei ragazzi siano incontrollabili e il 25% è convinto che le ragazze possano godere addirittura di rapporti sessuali forzati.<br />Inoltre, secondo il sondaggio, i giovani si sentono obbligati a soddisfare i desideri sessuali del proprio partner. Ad esempio, circa il 44%...]]></itunes:summary><itunes:duration>340</itunes:duration><itunes:keywords>adolescenza,cellulare,piaga,pornografia,rapportosessuale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4646f0afabb7455c0ee77dca5b95f36.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il coito interrotto e i rapporti anali sono sempre immorali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-coito-interrotto-e-i-rapporti-anali-sono-sempre-immorali--57086002</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7555" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7555</a><br /><br />IL COITO INTERROTTO E I RAPPORTI ANALI SONO SEMPRE IMMORALI di Padre Angelo Bellon<br /><br />Salve Padre,<br />sono coniugata con due figli. Mio marito a volte mi chiede, in intimità, di avere per alcuni momenti un rapporto come quello che hanno gli omosessuali per intendersi (ovviamente però con me).<br />Mi chiede se voglio oppure no e io a volte per concedermi di più acconsento anche perché è rispettoso anche in quei momenti.<br />Mi vergogno anche a farle questa domanda perché sono cattolica e una volta quando l'ho confessato il sacerdote mi ha detto che non era peccato perché Dio non sta a guardare queste cose quando due coniugi sono in intimità e perciò lo chiedo anche a lei.<br />Grazie e a presto e che il Signore la benedica.<br />Federica<br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br />Carissima Federica,<br />rispondendo alla tua domanda colgo l'occasione di ripresentare una sentenza della Sacra Penitenzieria apostolica del 3 aprile 1916.<br />Ricordo che questa sentenza è un'espressione del Magistero della Chiesa, il quale si evolve in maniera omogenea e non discontinua o dialettica. Pertanto si evolve senza mai rinnegare le affermazioni precedenti. D'altra parte non si tratta di una determinazione della disciplina della Chiesa, ma della legge di Dio. E questa legge evidentemente non cambia.<br />La Sacra Penitenzieria si pone una duplice domanda.<br />La prima riguarda la colpa di Onan, in altri termini il coito interrotto. Quest'azione è sempre peccaminosa perché altera in maniera palese il disegno di Dio sulla sessualità.<br />Ma la Sacra Penitenzieria si poneva il caso di una donna che fosse costretta dal marito sotto minacce di violenza o addirittura di morte.<br />La Sacra Penitenzieria dice che in questo caso, sebbene non voglia l'azione, tuttavia può permetterla e subirla perché il male di cui viene minacciata non la spinge ad opporsi fino in fondo, anche perché lei inizia l'atto coniugale in una maniera che non è contraria alla legge di Dio e non coopera attivamente all'azione.<br />La seconda domanda riguarda un rapporto coniugale compiuto secondo l'uso dei sodomiti, e cioè degli omosessuali. Qui la risposta è del tutto negativa. La moglie non può permetterla in nessuna maniera perché l'azione - anche da parte sua, e non solo del marito - sarebbe viziata fin dall'inizio.<br />Ecco allora la domanda posta alla Sacra Penitenzieria: "Può una moglie cooperare lecitamente ad una azione del marito che, per darsi al piacere, vuole commettere la colpa di Onan o dei Sodomiti, e, se non obbedisce, la minaccia sotto pena di morte o di gravi molestie?"<br />La prima risposta riguarda la colpa di Onan. "Se il marito nell'uso del matrimonio vuole commettere la colpa di Onan, spargendo cioè il seme al di fuori del vaso naturale, dopo aver iniziato la copula, e minaccia di morte o di gravi molestie la moglie se non si sottomette alla sua perversa volontà, la moglie, secondo l'opinione di provati teologi, può in questo caso congiungersi così con suo marito, dal momento che lei da parte sua dà corso ad una cosa ed azione lecita, mentre permette il peccato del marito per un grave motivo che la scusa, poiché la carità, per la quale sarebbe tenuta ad impedirlo, non obbliga di fronte ad una così grave molestia"<br />Ed ecco la seconda risposta che riguarda il tuo caso: "Ma se il marito vuole commettere con lei la colpa dei Sodomiti, poiché questo coito sodomitico è un atto contro natura da parte di entrambi i coniugi che così sì congiungono e questo, a giudizio di tutti i dottori, è gravemente cattivo, la moglie, per nessun motivo, neppure per evitare la morte, può lecitamente in questo caso compiacere al suo impudico marito" (DS 3634).<br />Devo concludere che il sacerdote al quale ti sei rivolta probabilmente non ha capito oppure è del tutto fuori strada. Non basta che i coniugi siano nell'intimità coniugale perché tutto sia corrispondente al disegno di Dio. Il Concilio Vaticano II afferma che "i coniugi cristiani non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo" (Gaudium et spes 50).<br />E "quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.<br />I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina" (GS 51).<br />Paolo VI nell'enciclica Humanae Vitae insegna che "nel compito di trasmettere la vita i coniugi non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all'intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall'insegnamento costante della Chiesa" (HV 10).<br />Ti ringrazio di avermi dato l'opportunità di presentare ai nostri visitatoti gli insegnamenti della Chiesa su alcune questioni riguardanti l'intimità coniugale.<br />Il senso di tutto è questo: anche nell'intimità coniugale siamo chiamati ad essere santi, e cioè conformi alla luminosità e alla bellezza del disegno di Dio sulla sessualità.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57086002</guid><pubDate>Thu, 05 Oct 2023 13:53:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57086002/il_coito_interrotto_e_i_rapporti_anali_sono_sempre_immorali.mp3" length="6667327" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7555

IL COITO INTERROTTO E I RAPPORTI ANALI SONO SEMPRE IMMORALI di Padre Angelo Bellon

Salve Padre,
sono coniugata con due figli. Mio marito a volte mi chiede, in intimità, di avere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7555" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7555</a><br /><br />IL COITO INTERROTTO E I RAPPORTI ANALI SONO SEMPRE IMMORALI di Padre Angelo Bellon<br /><br />Salve Padre,<br />sono coniugata con due figli. Mio marito a volte mi chiede, in intimità, di avere per alcuni momenti un rapporto come quello che hanno gli omosessuali per intendersi (ovviamente però con me).<br />Mi chiede se voglio oppure no e io a volte per concedermi di più acconsento anche perché è rispettoso anche in quei momenti.<br />Mi vergogno anche a farle questa domanda perché sono cattolica e una volta quando l'ho confessato il sacerdote mi ha detto che non era peccato perché Dio non sta a guardare queste cose quando due coniugi sono in intimità e perciò lo chiedo anche a lei.<br />Grazie e a presto e che il Signore la benedica.<br />Federica<br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br />Carissima Federica,<br />rispondendo alla tua domanda colgo l'occasione di ripresentare una sentenza della Sacra Penitenzieria apostolica del 3 aprile 1916.<br />Ricordo che questa sentenza è un'espressione del Magistero della Chiesa, il quale si evolve in maniera omogenea e non discontinua o dialettica. Pertanto si evolve senza mai rinnegare le affermazioni precedenti. D'altra parte non si tratta di una determinazione della disciplina della Chiesa, ma della legge di Dio. E questa legge evidentemente non cambia.<br />La Sacra Penitenzieria si pone una duplice domanda.<br />La prima riguarda la colpa di Onan, in altri termini il coito interrotto. Quest'azione è sempre peccaminosa perché altera in maniera palese il disegno di Dio sulla sessualità.<br />Ma la Sacra Penitenzieria si poneva il caso di una donna che fosse costretta dal marito sotto minacce di violenza o addirittura di morte.<br />La Sacra Penitenzieria dice che in questo caso, sebbene non voglia l'azione, tuttavia può permetterla e subirla perché il male di cui viene minacciata non la spinge ad opporsi fino in fondo, anche perché lei inizia l'atto coniugale in una maniera che non è contraria alla legge di Dio e non coopera attivamente all'azione.<br />La seconda domanda riguarda un rapporto coniugale compiuto secondo l'uso dei sodomiti, e cioè degli omosessuali. Qui la risposta è del tutto negativa. La moglie non può permetterla in nessuna maniera perché l'azione - anche da parte sua, e non solo del marito - sarebbe viziata fin dall'inizio.<br />Ecco allora la domanda posta alla Sacra Penitenzieria: "Può una moglie cooperare lecitamente ad una azione del marito che, per darsi al piacere, vuole commettere la colpa di Onan o dei Sodomiti, e, se non obbedisce, la minaccia sotto pena di morte o di gravi molestie?"<br />La prima risposta riguarda la colpa di Onan. "Se il marito nell'uso del matrimonio vuole commettere la colpa di Onan, spargendo cioè il seme al di fuori del vaso naturale, dopo aver iniziato la copula, e minaccia di morte o di gravi molestie la moglie se non si sottomette alla sua perversa volontà, la moglie, secondo l'opinione di provati teologi, può in questo caso congiungersi così con suo marito, dal momento che lei da parte sua dà corso ad una cosa ed azione lecita, mentre permette il peccato del marito per un grave motivo che la scusa, poiché la carità, per la quale sarebbe tenuta ad impedirlo, non obbliga di fronte ad una così grave molestia"<br />Ed ecco la seconda risposta che riguarda il tuo caso: "Ma se il marito vuole commettere con lei la colpa dei Sodomiti, poiché questo coito sodomitico è un atto contro natura da parte di entrambi i coniugi che così sì congiungono e questo, a giudizio di tutti i dottori, è gravemente cattivo, la moglie, per nessun motivo, neppure per evitare la morte, può lecitamente in questo caso compiacere al suo impudico marito" (DS 3634).<br />Devo concludere che il sacerdote al quale ti sei rivolta probabilmente non ha capito oppure è del tutto fuori...]]></itunes:summary><itunes:duration>417</itunes:duration><itunes:keywords>coitointerrotto,humanaevitae,onan,rapportianali,sessualità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f18a5ff53201becea722d3d94564cde.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non sgridarmi: il dramma di una società di bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-sgridarmi-il-dramma-di-una-societa-di-bambini--56944853</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7552" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7552</a><br /><br />NON SGRIDARMI: IL DRAMMA DI UNA SOCIETA' DI BAMBINI di Roberto Marchesini<br />Torna alla ribalta il caso Pifferi, dal nome della donna di 37 anni che ha lasciato la propria bambina di 18 mesi da sola, in casa, con un biberon di latte o poco più. Ovviamente, la bambina è morta di stenti.<br />La consulente della difesa, che ha somministrato alla donna un test del QI, ha dichiarato che la sua cliente «ha un ritardo mentale e un QI di 40, al limite tra l'insufficienza mentale media e l'insufficienza mentale grave». Questa diagnosi è stata avvalorata dall'atteggiamento della Pifferi in aula, che si è rivolta al pubblico ministero con queste agghiaccianti parole: «Le chiedo gentilmente di non sgridarmi. Io pensavo che il latte nel biberon che le avevo lasciato in casa bastasse». Ma la sorella, zia della bimba, non ci sta: «Ha recitato tutta la vita. Adesso è diventato cattivo quello di Leffe. Si è confermata: è sempre colpa di qualcun altro».<br />Che dire, di fronte a questo nuovo abisso che ci si è spalancato davanti ai piedi: ovviamente, nulla, meglio tacere. Innanzitutto per rispetto di fronte a questa tragedia; e poi perché sarebbe impossibile (e poco serio) esprimersi su una questione clinica (insufficienza mentale o menzogna?) senza conoscere a fondo la questione.<br />QUALCHE RIFLESSIONE DI CARATTERE GENERALE<br />Non ci resta che stendere qualche riflessione di carattere generale, suscitata dalla frase «le chiedo gentilmente di non sgridarmi». È possibile che una persona anagraficamente adulta si comporti e pensi in modo infantile? Partiamo dalle differenze tra bambini e adulti.<br />Innanzitutto, i bambini non sono responsabili; gli adulti si. Cioè: i bambini non «rispondono» (non subiscono le conseguenze) di ciò che fanno, contrariamente agli adulti.<br />Adesso guardiamoci intorno. Innanzitutto, mi viene da osservare, la nostra società ha creato una società nella quale l'atto sessuale non ha (fingiamo di crederci) conseguenze. La conseguenza prima e più importante di un atto sessuale è la nascita di una nuova vita; tuttavia, contraccezione e aborto hanno disgiunto il sesso dalle sue conseguenze.<br />Possiamo avere tutto il sesso che vogliamo, non dovremo assumercene la responsabilità. Questo atteggiamento, ossia fare ciò che voglio senza pagarne le conseguenze, è tipico della modernità: posso avere un lavoro comodo e al riparo, ma non le conseguenze (corpo pallido e flaccido), grazie a palestra e lettini abbronzanti; posso addirittura mangiare quanto voglio senza ingrassare, grazie ai nuovi ritrovati della dea scienza.<br />Pensiamoci un attimo: la maggior parte dei nostri problemi di salute (compresa la salute psicologica) sono in gran parte causati dal nostro stile di vita, ne sono conseguenza. Ciò che noi vogliamo, tuttavia, non è cambiare il nostro stile di vita: vogliamo continuare a vivere in modo malsano senza subirne le conseguenze.<br />Proprio perché responsabile, l'uomo adulto sa che azioni, parole e pensieri hanno delle conseguenze: i bambini no. Mi ha molto colpito un episodio riguardante la chiusura dell'azienda FPT (gruppo FIAT) di Pregnana Milanese, causata dalla deindustrializzazione e dal passaggio a una economia green. Mi ha colpito, dicevo, la presenza ai cancelli dell'azienda di rappresentanti di Friday For Future, l'organizzazione che aveva come punto di riferimento Greta e che ha precorso l'attuale Ultima Generazione.<br />UNA SOCIETÀ DI BAMBINI<br />Il giovane continuava a ripetere che le conseguenze della deindustrializzazione non dovevano pagarle gli operai. E chi cavolo dovrebbe pagarle, Babbo Natale? Se eliminiamo l'auto di proprietà, chi vi accompagnerà a scuola e ritorno, visto che non si usa più andare a scuola a piedi o in bicicletta? Se digitalizziamo tutto, cosa accadrà se dovesse andare via la corrente? Quali potrebbero essere le conseguenze della politica «zero emissioni», della «decarbonizzazione»? Se eliminiamo l'agricoltura, con cosa riempiremo gli scaffali del supermercato? Ovviamente, nessuno di questi attivisti (o attori sedicenti attivisti) è mai sfiorato da simili pensieri. Loro vogliono «zero emissioni», punto; che la cosa avrà delle conseguenze non importa.<br />Procediamo: gli adulti, in confronto ai bambini, hanno una «personalità». Cos'è la personalità? È il nostro modo unico e irripetibile di vivere nel mondo, frutto di esperienze (cioè errori), riflessioni, relazioni. L'uomo adulto, insomma, ha opinioni salde, meditate, uniche; è profondo, sicuro, saldo e punto di riferimento per altri. Bene: come abbiamo visto in questi anni, l'uomo moderno non ha opinioni, non ha valori, non ha profondità. Non pensa: pensa di pensare. In realtà ripete cose ascoltate o semplicemente sentite alla televisione e assorbite in modo passivo e acritico. Ecco un altro punto: lo sviluppo di una capacità critica era, fino a qualche decennio fa, un obiettivo dell'istruzione pubblica (quando il clima culturale era ancora cattolico e tradizionale) mentre ora è addirittura motivo di derisione e sospetto. «Sei virologo? Vuoi saperne più dei medici? Dovrebbe parlare solo chi ha i titoli per farlo...».<br />Potremmo continuare parlando dei capricci («Se non ottengo ciò che voglio, faccio casino!»), della incapacità di differire la gratificazione e di tante altre differenze tra adulti e bambini. La realtà apparirà chiara e luminosa: a dispetto dell'anagrafe, la nostra è una società di bambini. Chi sarà la bambinaia?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56944853</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 21:32:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56944853/non_sgridarmi_il_dramma_di_una_societ_di_bambini.mp3" length="4907754" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7552

NON SGRIDARMI: IL DRAMMA DI UNA SOCIETA' DI BAMBINI di Roberto Marchesini
Torna alla ribalta il caso Pifferi, dal nome della donna di 37 anni che ha lasciato la propria bambina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7552" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7552</a><br /><br />NON SGRIDARMI: IL DRAMMA DI UNA SOCIETA' DI BAMBINI di Roberto Marchesini<br />Torna alla ribalta il caso Pifferi, dal nome della donna di 37 anni che ha lasciato la propria bambina di 18 mesi da sola, in casa, con un biberon di latte o poco più. Ovviamente, la bambina è morta di stenti.<br />La consulente della difesa, che ha somministrato alla donna un test del QI, ha dichiarato che la sua cliente «ha un ritardo mentale e un QI di 40, al limite tra l'insufficienza mentale media e l'insufficienza mentale grave». Questa diagnosi è stata avvalorata dall'atteggiamento della Pifferi in aula, che si è rivolta al pubblico ministero con queste agghiaccianti parole: «Le chiedo gentilmente di non sgridarmi. Io pensavo che il latte nel biberon che le avevo lasciato in casa bastasse». Ma la sorella, zia della bimba, non ci sta: «Ha recitato tutta la vita. Adesso è diventato cattivo quello di Leffe. Si è confermata: è sempre colpa di qualcun altro».<br />Che dire, di fronte a questo nuovo abisso che ci si è spalancato davanti ai piedi: ovviamente, nulla, meglio tacere. Innanzitutto per rispetto di fronte a questa tragedia; e poi perché sarebbe impossibile (e poco serio) esprimersi su una questione clinica (insufficienza mentale o menzogna?) senza conoscere a fondo la questione.<br />QUALCHE RIFLESSIONE DI CARATTERE GENERALE<br />Non ci resta che stendere qualche riflessione di carattere generale, suscitata dalla frase «le chiedo gentilmente di non sgridarmi». È possibile che una persona anagraficamente adulta si comporti e pensi in modo infantile? Partiamo dalle differenze tra bambini e adulti.<br />Innanzitutto, i bambini non sono responsabili; gli adulti si. Cioè: i bambini non «rispondono» (non subiscono le conseguenze) di ciò che fanno, contrariamente agli adulti.<br />Adesso guardiamoci intorno. Innanzitutto, mi viene da osservare, la nostra società ha creato una società nella quale l'atto sessuale non ha (fingiamo di crederci) conseguenze. La conseguenza prima e più importante di un atto sessuale è la nascita di una nuova vita; tuttavia, contraccezione e aborto hanno disgiunto il sesso dalle sue conseguenze.<br />Possiamo avere tutto il sesso che vogliamo, non dovremo assumercene la responsabilità. Questo atteggiamento, ossia fare ciò che voglio senza pagarne le conseguenze, è tipico della modernità: posso avere un lavoro comodo e al riparo, ma non le conseguenze (corpo pallido e flaccido), grazie a palestra e lettini abbronzanti; posso addirittura mangiare quanto voglio senza ingrassare, grazie ai nuovi ritrovati della dea scienza.<br />Pensiamoci un attimo: la maggior parte dei nostri problemi di salute (compresa la salute psicologica) sono in gran parte causati dal nostro stile di vita, ne sono conseguenza. Ciò che noi vogliamo, tuttavia, non è cambiare il nostro stile di vita: vogliamo continuare a vivere in modo malsano senza subirne le conseguenze.<br />Proprio perché responsabile, l'uomo adulto sa che azioni, parole e pensieri hanno delle conseguenze: i bambini no. Mi ha molto colpito un episodio riguardante la chiusura dell'azienda FPT (gruppo FIAT) di Pregnana Milanese, causata dalla deindustrializzazione e dal passaggio a una economia green. Mi ha colpito, dicevo, la presenza ai cancelli dell'azienda di rappresentanti di Friday For Future, l'organizzazione che aveva come punto di riferimento Greta e che ha precorso l'attuale Ultima Generazione.<br />UNA SOCIETÀ DI BAMBINI<br />Il giovane continuava a ripetere che le conseguenze della deindustrializzazione non dovevano pagarle gli operai. E chi cavolo dovrebbe pagarle, Babbo Natale? Se eliminiamo l'auto di proprietà, chi vi accompagnerà a scuola e ritorno, visto che non si usa più andare a scuola a piedi o in bicicletta? Se digitalizziamo tutto, cosa accadrà se dovesse andare via la...]]></itunes:summary><itunes:duration>307</itunes:duration><itunes:keywords>acritica,cattivo,conseguenze,èstatoqualcunaltro,pifferi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/506e591b617b9b159333a2643bf6fce7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La virilità perduta: barba, tatuaggi e palestra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-virilita-perduta-barba-tatuaggi-e-palestra--56853484</link><description><![CDATA[VIDEO: I tatuaggi e la Bibbia ➜ <a href="https://rumble.com/vhyb99-posso-farmi-un-tatuaggio-cosa-dice-la-bibbia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://rumble.com/vhyb99-posso-farmi-un-tatuaggio-cosa-dice-la-bibbia.html</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7542" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7542</a><br /><br />LA VIRILITA' PERDUTA: BARBA, TATUAGGI E PALESTRA di Roberto Marchesini<br />Ci sono tre caratteristiche che, negli ultimi anni, caratterizzano l'uomo moderno: barba, tatuaggi e palestra. Rappresentano il minimo comune denominatore della virilità attuale. Moda? Certamente. Ma forse c'è di più.<br />Ormai è risaputo: insieme al quoziente intellettivo, negli uomini abitanti l'anglosfera (il cosiddetto «Occidente») sta calando progressivamente anche il livello di testosterone. Le cause, dicono gli esperti, sono parecchie. Sicuramente l'alimentazione moderna favorisce l'obesità, la quale riduce la presenza di questo ormone nel corpo. Ma l'alimentazione è solo uno degli aspetti di un intero stile di vita, quello moderno, che inibisce la produzione di testosterone, fin dalla pubertà. Fin da bambini, infatti, i maschietti fanno una vita sedentaria, sempre meno all'aria aperta e sempre meno ricca di relazioni; non corrono, non si arrampicano, non fanno a botte, non vivono avventure «pericolose», sfide, non affrontano fallimenti. Gli sport competitivi, di squadra, con contatto fisico sono in declino. Tutte queste cose, che - magari al prezzo di qualche sbucciatura - aiutavano uno sviluppo fisico sano e livelli di testosterone adeguati durante pubertà e adolescenza, sono passate di moda a causa di cambiamenti culturali importanti. L'assenza del padre che, anche quando è presente, è un «mammo»; la negazione della competizione e della lotta nel nostro mondo moderno; infine l'educazione gender-free, che vede di malocchio (come prodromi di virilità tossica) l'attrattiva che i maschietti provano verso certi giochi e attività fin dai primi mesi.<br />IL TESTOSTERONE CAMBIA L'ASPETTO FISICO DEGLI UOMINI<br />Non solo: la plastica che il capitalismo mondiale ci obbliga a ingerire perché contenitore di tutto ciò che mangiamo o beviamo, dall'acqua al pane, è uno dei principali IE (Interferenti Endocrini), ossia una sostanza che altera il nostro equilibrio ormonale ed è uno dei principali nemici del testosterone. Fosse finita qui: ormoni antagonisti del testosterone sono presenti dovunque, nel nostro ambiente, dall'acqua che beviamo al cibo che mangiamo. Sapete che, ormai da anni, i pesci del Lambro stanno cambiando sesso? No, non sono pesci-trans: sono femminilizzati dall'enorme quantità di ormoni antagonisti del testosterone che finiscono nei nostri fiumi attraverso gli scarichi. Significa che qualcuno versa tonnellate di ormoni femminilizzanti nelle nostre acque? E i milioni di pillole anticoncezionali (cioè estrogeni e progestinici) che le donne prendono fin dall'adolescenza dove pensate che finiscono? Che scompaiano nel nulla? Ma la scienza non ci ha detto che gli anticoncezionali sono «sicuri ed efficaci»? Vabbeh, questo è un altro discorso...<br />Insomma, il risultato è un calo progressivo di testosterone negli uomini «occidentali», con gravi conseguenze sul loro benessere psicologico, sulla loro salute, capacità riproduttiva eccetera. Non c'è bisogno di studi scientifici: questo è un cambiamento che si vede anche a occhio nudo. Infatti, il testosterone cambia l'aspetto fisico degli uomini: la loro postura (spalle arretrate, petto aperto, schiena dritta), la conformazione fisica (gambe dritte, evidente massa muscolare, torace ampio) e del volto (mascella squadrata, mento prominente, lineamenti squadrati).<br />TEST FACILE<br />Per rendersene conto, è sufficiente aprire qualche vecchio album di famiglia e confrontare l'aspetto fisico degli uomini degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con quelli che compaiono sul nostro cellulare. Oppure, basta confrontare gli attori del secolo scorso con le star attuali. Ma guardiamo anche i calciatori: pensiamo all'esordio di Giuseppe Bergomi in nazionale, ai mondiali del 1982, a diciotto anni. Quello era l'aspetto di un diciottenne del secolo scorso; il confronto con un diciottenne attuale (anche calciatore) è impietoso. Da una parte abbiamo uno sguardo serio, concentrato, lineamenti «tagliati con l'accetta»; dall'altra un orsacchiotto «carino», dai lineamenti morbidi e, immancabilmente, sorridente. Il primo comunica, se non paura, rispetto, tutto di lui dice «pericolo»; il secondo appare completamente innocuo, anche sessualmente.<br />Ok, ma che c'entrano barba, tatuaggi e palestra? C'entrano, c'entrano. Sono un tentativo di mascherare gli imbarazzanti esiti del calo di testosterone nelle giovani generazioni. La barba dà importanza a un mento sempre più sfuggente, quando ancora esiste. I tatuaggi vorrebbero comunicare un esemplare dedito alla «vita spericolata». Un tempo, i tatuaggi erano il segno visibile di altri segni che la vita aveva lasciato nell'anima dell'uomo: la vita di mare, il carcere, l'appartenenza a un corpo militare d'élite... Ora hanno l'effetto di un cartello «Attenti al cane» con la foto di un chihuahua. E poi la palestra, ossia il tentativo di gonfiare artificialmente dei muscoli che, un tempo, erano la naturale conseguenza di una vita attiva e all'aria aperta, del lavoro manuale e una certa sfrontatezza di fronte al pericolo. Ecco quindi che, anche le mode, ci parlano del declino dell'uomo e, con lui, di tutta la nostra civiltà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56853484</guid><pubDate>Tue, 19 Sep 2023 20:46:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56853484/la_virilit_perduta_barba_tatuaggi_e_palestra.mp3" length="5675572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: I tatuaggi e la Bibbia ➜ https://rumble.com/vhyb99-posso-farmi-un-tatuaggio-cosa-dice-la-bibbia.html

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7542

LA VIRILITA' PERDUTA: BARBA, TATUAGGI E PALESTRA di Roberto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: I tatuaggi e la Bibbia ➜ <a href="https://rumble.com/vhyb99-posso-farmi-un-tatuaggio-cosa-dice-la-bibbia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://rumble.com/vhyb99-posso-farmi-un-tatuaggio-cosa-dice-la-bibbia.html</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7542" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7542</a><br /><br />LA VIRILITA' PERDUTA: BARBA, TATUAGGI E PALESTRA di Roberto Marchesini<br />Ci sono tre caratteristiche che, negli ultimi anni, caratterizzano l'uomo moderno: barba, tatuaggi e palestra. Rappresentano il minimo comune denominatore della virilità attuale. Moda? Certamente. Ma forse c'è di più.<br />Ormai è risaputo: insieme al quoziente intellettivo, negli uomini abitanti l'anglosfera (il cosiddetto «Occidente») sta calando progressivamente anche il livello di testosterone. Le cause, dicono gli esperti, sono parecchie. Sicuramente l'alimentazione moderna favorisce l'obesità, la quale riduce la presenza di questo ormone nel corpo. Ma l'alimentazione è solo uno degli aspetti di un intero stile di vita, quello moderno, che inibisce la produzione di testosterone, fin dalla pubertà. Fin da bambini, infatti, i maschietti fanno una vita sedentaria, sempre meno all'aria aperta e sempre meno ricca di relazioni; non corrono, non si arrampicano, non fanno a botte, non vivono avventure «pericolose», sfide, non affrontano fallimenti. Gli sport competitivi, di squadra, con contatto fisico sono in declino. Tutte queste cose, che - magari al prezzo di qualche sbucciatura - aiutavano uno sviluppo fisico sano e livelli di testosterone adeguati durante pubertà e adolescenza, sono passate di moda a causa di cambiamenti culturali importanti. L'assenza del padre che, anche quando è presente, è un «mammo»; la negazione della competizione e della lotta nel nostro mondo moderno; infine l'educazione gender-free, che vede di malocchio (come prodromi di virilità tossica) l'attrattiva che i maschietti provano verso certi giochi e attività fin dai primi mesi.<br />IL TESTOSTERONE CAMBIA L'ASPETTO FISICO DEGLI UOMINI<br />Non solo: la plastica che il capitalismo mondiale ci obbliga a ingerire perché contenitore di tutto ciò che mangiamo o beviamo, dall'acqua al pane, è uno dei principali IE (Interferenti Endocrini), ossia una sostanza che altera il nostro equilibrio ormonale ed è uno dei principali nemici del testosterone. Fosse finita qui: ormoni antagonisti del testosterone sono presenti dovunque, nel nostro ambiente, dall'acqua che beviamo al cibo che mangiamo. Sapete che, ormai da anni, i pesci del Lambro stanno cambiando sesso? No, non sono pesci-trans: sono femminilizzati dall'enorme quantità di ormoni antagonisti del testosterone che finiscono nei nostri fiumi attraverso gli scarichi. Significa che qualcuno versa tonnellate di ormoni femminilizzanti nelle nostre acque? E i milioni di pillole anticoncezionali (cioè estrogeni e progestinici) che le donne prendono fin dall'adolescenza dove pensate che finiscono? Che scompaiano nel nulla? Ma la scienza non ci ha detto che gli anticoncezionali sono «sicuri ed efficaci»? Vabbeh, questo è un altro discorso...<br />Insomma, il risultato è un calo progressivo di testosterone negli uomini «occidentali», con gravi conseguenze sul loro benessere psicologico, sulla loro salute, capacità riproduttiva eccetera. Non c'è bisogno di studi scientifici: questo è un cambiamento che si vede anche a occhio nudo. Infatti, il testosterone cambia l'aspetto fisico degli uomini: la loro postura (spalle arretrate, petto aperto, schiena dritta), la conformazione fisica (gambe dritte, evidente massa muscolare, torace ampio) e del volto (mascella squadrata, mento prominente, lineamenti squadrati).<br />TEST FACILE<br />Per rendersene conto, è sufficiente aprire qualche vecchio album di famiglia e confrontare l'aspetto fisico degli uomini degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con quelli...]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:keywords>barba,genderfree,malocchio,palestra,tatuaggi,virilità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e798aeefa2a8c15ce2a369984672e95a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rocco Siffredi alleato del ministro della famiglia... qualcosa non torna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rocco-siffredi-alleato-del-ministro-della-famiglia-qualcosa-non-torna--56703361</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7524</a><br /><br />ROCCO SIFFREDI ALLEATO DEL MINISTRO DELLA FAMIGLIA... QUALCOSA NON TORNA<br />Altro passo falso di Eugenia Roccella che si accorda con Siffredi nel denunciare la pornografia per i minorenni, ma dimenticando che la pornografia è il suo lavoro<br />di Andrea Zambrano<br />Ma il Rocco Siffredi che a Eugenia Roccella parla di educazione da portare nelle scuole per spiegare che cosa sono il porno e la sessualità è lo stesso Rocco Siffredi che non più tardi di due giorni fa proponeva alla cantante Arisa di fare un porno educativo insieme?<br />Qualcuno avverta la ministra che se intende lanciare la crociata del porno vietato ai minori pensando di imbarcare una variegata compagnia che va da don Maurizio Patriciello al pornodivo abruzzese, significa che almeno uno di loro è fuori posto. Che cosa ci sarebbe infatti di educativo in un porno? O, riformuliamo, quale è il concetto di educazione che Siffredi può portare ai giovani ai quali vorrebbe vietare l'accesso libero dei portali web per dirottarli, da adulti, sui suoi canali?<br />Registriamo che la calda estate 2023 verrà intanto ricordata per la prima "alleanza" tra un ministro della Repubblica e un pornodivo, con la scusa dell'educazione. Nel dibattito iniziato con la Roccella nel puntare il dito contro il porno, che ultimamente è diventato violento e proseguito con il signorsì di Siffredi, abbiamo assistito anche all'accalorata ripresa della ministra della famiglia nello sdilinquirsi per l'adesione di Siffredi alla sua proposta di vietare il porno ai minori. "Non me lo aspettavo il suo sostegno, non era scontato".<br />Bene, adesso, dunque, che nel nome dell'educazione, Siffredi è salito sul carro del governo per la crociata anti-porno selvaggio e pro-minori, è bene però che qualcuno si chiarisca le idee su che cos'è l'educazione di cui parla Siffredi, non sia mai che si rischi di prendere qualche abbaglio.<br />NON ESISTE UN PORNO ACCETTABILE<br />Perché è facile pensare di vietare ai minori portali ad accesso gratuito come pornhub o youporn, più difficile mettere a sistema il fatto che non è che esiste un porno accettabile - o educativo - contro uno selvaggio, sregolato, che nutre sentimenti di violenza nei confronti delle donne. Se non si comprende che il problema non è il porno ai minori, ma il porno in sé, quando questi saranno maggiorenni, approderanno senza problemi alla visione di filmini dopo essere stati preparati da un sistema di social e mediatico che è fortemente permeato di pornografia.<br />"Continua sempre a inseguire i tuoi sogni". Questo innocuo augurio, dal vago sapore romantico educativo, compare nella pergamena consegnata da Siffredi alla vincitrice della sua Academy, nel giugno scorso. Lei, Shelena come nome d'arte Elena all'anagrafe, proveniente da Ragusa, sorride emozionatissima per l'esperienza appena terminata che le frutterà l'ingresso nel "magico" e perverso mondo dell'hard.<br />I giornali siciliani sono entusiasti come se avesse vinto il Festival di Sanremo e presentano la giovane 23enne come una piccola star che da Onlyfans è approdata alla corte di Re Rocco per coronare il suo sogno. Ed è qui che si consuma il grande inganno di Siffredi, che con una mano dice di voler vietare l'hard sui siti ad accesso libero, ma con l'altra costruisce la sua rete proprio grazie ai social che veicolano certi messaggi.<br />Shelena infatti, come tutte le giovanissime ragazze appena maggiorenni che Siffredi arruola, utilizza proprio i social per farsi conoscere. Il suo profilo Istagram, ad esempio, conta 77mila followers, ed è pieno di foto ammiccanti, certo non pornografiche, ma che rimandano ai link di Telegram e Onlyfans dove l'adulto, pagante, potrà dar sfogo alla sua lussuria. Il minore che segue viene così attratto e in un qualche modo anche se non può entrare guarda dal buco della serratura e nel frattempo coltiva la libido.<br />È un meccanismo che si nutre di esche, prede e lupi che adescano. L'ipocrisia di Siffredi è evidente: parla di educazione nel porno, si scandalizza per l'hard a portata di mano dei minori, ma è il primo a servirsi del web libero per gettare la sua rete dove esche giovanissime e appena maggiorenni catturano le prede.<br />È questa educazione? No, come non è certo educazione il fatto che sui social si censurino le opinioni di chi è contro i vaccini, ma si lascia tranquillamente scorrazzare chi invita alla pornodipendenza.<br />MANCA UNA CULTURA CHE CONSIDERI LA PORNOGRAFIA COME UN MALE IN SE'<br />Ma bloccare i social è davvero difficile. Nel frattempo, però, mentre il governo dovrà illustrare il suo piano d'azione, è bene informare che qualche strumento in più è pronto a entrare in campo. Entrerà in funzione in autunno il sistema di parental control licenziato nell'ambito del Decreto giustizia del 2020 che impone ai produttori di smartphone e pc di offrire di default alla vendita delle app attraverso cui i genitori possano regolare l'accesso dei figli a internet.<br />Ci sono voluti quasi tre anni per farlo entrare in funzione, perché nel frattempo, complice un emendamento votato dalla Sinistra, l'Autorità garante delle Comunicazioni si è presa tutto il suo tempo per studiare la faccenda. Ma a volere quel controllo era stato l'allora parlamentare leghista Simone Pillon, che fece approvare un emendamento grazie al quale ora il parental control può entrare in azione. «Considero quell'emendamento uno dei miei principali successi politici», ha spiegato Pillon alla Bussola.<br />Dunque, gli strumenti ci sono. Quello che manca però è una cultura che consideri la pornografia il male in sé e non una degenerazione di volta in volta da condannare: per minori, con oggetto le violenze e gli stupri etc... Semmai queste sono "aggravanti" di un fenomeno che è sdoganato e accettato ormai dal comune sentire come normale. Del resto, se non fosse normalizzata la pornografia, il Comune di Ortona si sarebbe ben guardato dal consegnare al suo "illustre" cittadino Rocco Siffredi la massima onorificenza della città.<br />E invece il pornodivo viene invitato come ospite d'onore, intervistato dal media system come una celebrità mentre sui social è acclamato e ammirato dai giovanissimi come un eroe nazionale. Qui stanno l'ipocrisia e la mala educaciòn di un sistema perverso, che spaccia il porno come qualcosa di accettabile e per nulla degradante l'umano.<br />Hai voglia a oscurare i siti gratis se poi il re dell'hard viene osannato da un sistema oliato e ormai pervasivo come un illustre italiano di cui andare fieri. Almeno essere chiari sulle finalità di certi provvedimenti e sulla compagnia che si spera di avere al proprio fianco sarebbe cosa saggia.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Andrea Zambrano, nell'articolo seguente dal titolo "La porno morale di Rocco: l'hard fa male, ma solo il suo è buono" parla dell'ipocrita dibattito su stupri e pornografia tra il ministro della famiglia Eugenia Roccella e Rocco Siffredi nella parte del moralizzatore per vietare l'hard ai minori e regolamentare l'accesso ai siti. Una trappola per un porno sdoganato e per pubblicizzare la sua Academy con relativi profitti. Ma tacendo che la pornografia è sempre violenza con devastanti ricadute.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 agosto 2023:<br />Timeo danaos et dona ferentes («Temo i Greci, anche quando portano doni»). L'antica frase di Laocoonte di fronte al cavallo di Troia può essere un punto di riferimento per inquadrare il curioso e paradossale dibattito tra il ministro della Famiglia Eugenia Roccella e il porno attore Rocco Siffredi. Curioso, perché solo in un Paese come il nostro, all'appello sensato di un ministro di vietare la pornografia ai minori, ha risposto, condividendolo, chi non solo ha fatto del porno la sua ragione di vita, successo e guadagno, ma che ha letteralmente sdoganato l'hard facendolo diventare pop.<br />Ma proprio le parole di Siffredi, apparentemente censorie della pornografia ad accesso libero per i minori, nascondono invece un cavallo di Troia, un rischio enorme, un'ipocrita via d'uscita al problema degli stupri, che farebbe aprire una nuova finestra di Overton consegnandoci una pornografia regolamentata e quasi moralizzata e dilagante. Pronta all'uso proprio dei più giovani.<br />Tutto nasce con il commento della Roccella ai casi di stupri di Caivano (Napoli) e Palermo e ad una recente sentenza della Corte di Cassazione che assolve degli stupratori in ragione della percezione errata del corpo della donna mutuata dalla pornografia.<br />La Roccella ha denunciato al QN che «la pornografia è molto cambiata ed è sempre più violenta e umiliante nei confronti delle donne. C'è un'esposizione precoce: l'età media del primo accesso al porno è stimata in 7 anni». Da qui l'appello, come legislatore, a vietare ai più giovani l'accesso ai video pornografici che tra Tik tok, Youporn, Pornhub, Onlyfans e altri siti è ormai fuori controllo e sempre più accessibile. Piccolo inciso: l'analisi della Roccella è parziale. Non è che la pornografia è sempre più violenta, perché violenta lo è sempre stata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56703361</guid><pubDate>Wed, 06 Sep 2023 11:50:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56703361/rocco_siffredi_alleato_del_ministro_della_famiglia_qualcosa_non_torna.mp3" length="13251056" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7524

ROCCO SIFFREDI ALLEATO DEL MINISTRO DELLA FAMIGLIA... QUALCOSA NON TORNA
Altro passo falso di Eugenia Roccella che si accorda con Siffredi nel denunciare la pornografia per i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7524</a><br /><br />ROCCO SIFFREDI ALLEATO DEL MINISTRO DELLA FAMIGLIA... QUALCOSA NON TORNA<br />Altro passo falso di Eugenia Roccella che si accorda con Siffredi nel denunciare la pornografia per i minorenni, ma dimenticando che la pornografia è il suo lavoro<br />di Andrea Zambrano<br />Ma il Rocco Siffredi che a Eugenia Roccella parla di educazione da portare nelle scuole per spiegare che cosa sono il porno e la sessualità è lo stesso Rocco Siffredi che non più tardi di due giorni fa proponeva alla cantante Arisa di fare un porno educativo insieme?<br />Qualcuno avverta la ministra che se intende lanciare la crociata del porno vietato ai minori pensando di imbarcare una variegata compagnia che va da don Maurizio Patriciello al pornodivo abruzzese, significa che almeno uno di loro è fuori posto. Che cosa ci sarebbe infatti di educativo in un porno? O, riformuliamo, quale è il concetto di educazione che Siffredi può portare ai giovani ai quali vorrebbe vietare l'accesso libero dei portali web per dirottarli, da adulti, sui suoi canali?<br />Registriamo che la calda estate 2023 verrà intanto ricordata per la prima "alleanza" tra un ministro della Repubblica e un pornodivo, con la scusa dell'educazione. Nel dibattito iniziato con la Roccella nel puntare il dito contro il porno, che ultimamente è diventato violento e proseguito con il signorsì di Siffredi, abbiamo assistito anche all'accalorata ripresa della ministra della famiglia nello sdilinquirsi per l'adesione di Siffredi alla sua proposta di vietare il porno ai minori. "Non me lo aspettavo il suo sostegno, non era scontato".<br />Bene, adesso, dunque, che nel nome dell'educazione, Siffredi è salito sul carro del governo per la crociata anti-porno selvaggio e pro-minori, è bene però che qualcuno si chiarisca le idee su che cos'è l'educazione di cui parla Siffredi, non sia mai che si rischi di prendere qualche abbaglio.<br />NON ESISTE UN PORNO ACCETTABILE<br />Perché è facile pensare di vietare ai minori portali ad accesso gratuito come pornhub o youporn, più difficile mettere a sistema il fatto che non è che esiste un porno accettabile - o educativo - contro uno selvaggio, sregolato, che nutre sentimenti di violenza nei confronti delle donne. Se non si comprende che il problema non è il porno ai minori, ma il porno in sé, quando questi saranno maggiorenni, approderanno senza problemi alla visione di filmini dopo essere stati preparati da un sistema di social e mediatico che è fortemente permeato di pornografia.<br />"Continua sempre a inseguire i tuoi sogni". Questo innocuo augurio, dal vago sapore romantico educativo, compare nella pergamena consegnata da Siffredi alla vincitrice della sua Academy, nel giugno scorso. Lei, Shelena come nome d'arte Elena all'anagrafe, proveniente da Ragusa, sorride emozionatissima per l'esperienza appena terminata che le frutterà l'ingresso nel "magico" e perverso mondo dell'hard.<br />I giornali siciliani sono entusiasti come se avesse vinto il Festival di Sanremo e presentano la giovane 23enne come una piccola star che da Onlyfans è approdata alla corte di Re Rocco per coronare il suo sogno. Ed è qui che si consuma il grande inganno di Siffredi, che con una mano dice di voler vietare l'hard sui siti ad accesso libero, ma con l'altra costruisce la sua rete proprio grazie ai social che veicolano certi messaggi.<br />Shelena infatti, come tutte le giovanissime ragazze appena maggiorenni che Siffredi arruola, utilizza proprio i social per farsi conoscere. Il suo profilo Istagram, ad esempio, conta 77mila followers, ed è pieno di foto ammiccanti, certo non pornografiche, ma che rimandano ai link di Telegram e Onlyfans dove l'adulto, pagante, potrà dar sfogo alla sua lussuria. Il minore che segue viene così attratto e in un qualche modo anche se non può entrare guarda dal...]]></itunes:summary><itunes:duration>829</itunes:duration><itunes:keywords>porno,roccella,siffredi,stupri,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a4dbdf428c93ea7af1ca27d3f26be670.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una trappola senza via d'uscita per gli anziani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-trappola-senza-via-d-uscita-per-gli-anziani--56711413</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7527" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7527</a><br /><br />UNA TRAPPOLA SENZA VIA D'USCITA PER GLI ANZIANI di Barbara Pavarotti<br />Centinaia di migliaia di anziani sono costretti a pagarsi la loro morte in Rsa e in "case di riposo" private. Un business spaventoso sulla pelle dei più fragili. In queste strutture ben 100.000 persone sono tuttora sottoposte a contenzione. E quasi tutti hanno un amministratore di sostegno che, per legge, decide tutto al posto dell'anziano, lo priva giuridicamente di ogni diritto e libertà.<br />Questa figura è stata istituita per legge nel 2004. Nata con le migliori intenzioni - tutelare chi non ce la fa da solo, nel suo esclusivo interesse - è diventata, negli anni, una "camicia di forza". Un'interdizione mascherata. Perché gli amministratori di sostegno non hanno alcun limite al loro potere: gestiscono i conti correnti; vendono beni e proprietà degli amministrati; li ricoverano contro la loro volontà; decidono dove devono vivere e quali cure devono seguire; possono isolarli dal mondo e spezzare legami affettivi decennali. Si sostituiscono agli amministrati in ogni decisione economica e pratica che li riguardi. La volontà degli interessati conta meno di zero, benché la legge dica altro.<br />Gli amministratori di sostegno vengono nominati dai giudici tutelari dietro istanza, spesso, delle stesse famiglie, che non sanno a cosa vanno incontro. Pensano che possano essere d'aiuto nella gestione del congiunto, invece si ritrovano poi esclusi da ogni scelta. Il loro operato dovrebbe essere controllato dai giudici tutelari, ma la realtà è ben altra. I tutelari hanno troppo da fare e, una volta nominato il "sostegno", ben raramente intervengono.<br /><br />MUOIONO SOLI<br />Si arriva al paradosso che l'amministratore di sostegno può non fornire ai figli informazioni sanitarie sul genitore, in quanto "sono dati sensibili che non possono essere rivelati a terzi". È successo a Carla, la cui madre è morta senza che lei potesse sapere quanto fosse grave. Poi c'è il padre di Cristina, che è stato legato al letto per tre mesi solo perché ogni sera preparava il bagaglio per uscire dalla Rsa e voleva a tutti i costi andarsene. È morto.<br />Muoiono tutti, muoiono soli, fra estranei, col divieto, imposto spesso dall'amministratore di sostegno, di ricevere visite ritenute - a esclusivo arbitrio dell'amministratore - "pericolose". Perché costoro devono sospendere ogni contatto col mondo, altrimenti non si abituano. Nessuno di loro può mai più rivedere la propria casa che, in genere, viene smantellata e monetizzata dall'amministratore di sostegno - col pieno consenso del giudice tutelare - per pagare la retta del luogo di morte. E a moltissimi - appena entrati in Rsa - l'amministratore di sostegno arriva a sequestrare il telefono, in modo che non abbia più possibilità di parlare con nessuno, con la scusa "tanto non lo sa più usare".<br />I divieti degli amministratore di sostegno, avvalorati spesso col silenzio-assenso dei giudici tutelari, rasentano i "crimini contro l'umanità". [...]<br />E tutto questo accade per una legge, la numero 6 del 2004, che è quanto di più vago ci sia, quindi si presta a ogni abuso e interpretazione distorta. La legge dice solo che l'amministratore di sostegno «deve fare l'interesse del beneficiario con la minore limitazione possibile». Ma a stabilire questo "interesse" di fatto è una sola persona. Come può un unico individuo decidere il destino di un altro? Quanto alla «minore limitazione possibile», nel corso degli anni, è diventata un bluff.<br /><br />UNA REALTÀ OSCURA<br />Gli amministratore di sostegno, col giuramento, diventano pubblici ufficiali, ma abusano del loro potere alla grande, quasi sempre nella totale indifferenza dei giudici tutelari, che non hanno nemmeno un termine per rispondere alle istanze di chi segnala abusi e sopraffazioni. Possono rispondere dopo mesi o mai. E intanto i tutelati, per i quali il tempo è ormai agli sgoccioli, muoiono e il problema finisce.<br />Questa è una realtà oscura di cui non parla nessuno, perché in ballo ci sono troppi interessi. I media si occupano di casi struggenti, di anziane in fuga dalla Rsa, ma mai osano toccare il problema che c'è dietro: l'amministrazione di sostegno.<br />Amministrazione data a pioggia quando sei anziano e cominci a sfarfallare. È questa davvero la soluzione giusta per chi invecchia? No. Gli anziani non devono mettere piede nei tribunali, non sono dei criminali. Ogni volta che un anziano viene trascinato in tribunale senza nemmeno capire cosa gli sta accadendo è una sconfitta. Finisce intrappolato in un tunnel giudiziario da cui non uscirà mai. La liberazione è solo con la morte. [...]<br />Sandro, ricoverato da oltre un anno, dice: «L'amministratore di sostegno mi ha tolto tutto: cellulare, documenti, la mia casa. Non ho un centesimo in tasca e non so più quale sia la mia casa, perché sono rinchiuso, con le sbarre dovunque. Non posso andare in bagno la notte, che dura dodici ore. La devo fare nel pannolone che la struttura mi ha imposto appena entrato. Prima camminavo, ma già dopo due mesi ero in carrozzella, legato. Per la mia sicurezza, hanno detto. Mi danno cibo per vecchi, ho dimenticato odori e sapori che amavo. In un anno ho perso 15 chili. Io volevo solo morire a casa mia, l'amministratore di sostegno me l'ha tolta, smantellata di tutto, e l'ha affittata per pagarmi la mia morte a 2.500 euro al mese».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56711413</guid><pubDate>Wed, 06 Sep 2023 11:49:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56711413/una_trappola_senza_via_d_uscita_per_gli_anziani.mp3" length="6699929" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7527

UNA TRAPPOLA SENZA VIA D'USCITA PER GLI ANZIANI di Barbara Pavarotti
Centinaia di migliaia di anziani sono costretti a pagarsi la loro morte in Rsa e in "case di riposo" private....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7527" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7527</a><br /><br />UNA TRAPPOLA SENZA VIA D'USCITA PER GLI ANZIANI di Barbara Pavarotti<br />Centinaia di migliaia di anziani sono costretti a pagarsi la loro morte in Rsa e in "case di riposo" private. Un business spaventoso sulla pelle dei più fragili. In queste strutture ben 100.000 persone sono tuttora sottoposte a contenzione. E quasi tutti hanno un amministratore di sostegno che, per legge, decide tutto al posto dell'anziano, lo priva giuridicamente di ogni diritto e libertà.<br />Questa figura è stata istituita per legge nel 2004. Nata con le migliori intenzioni - tutelare chi non ce la fa da solo, nel suo esclusivo interesse - è diventata, negli anni, una "camicia di forza". Un'interdizione mascherata. Perché gli amministratori di sostegno non hanno alcun limite al loro potere: gestiscono i conti correnti; vendono beni e proprietà degli amministrati; li ricoverano contro la loro volontà; decidono dove devono vivere e quali cure devono seguire; possono isolarli dal mondo e spezzare legami affettivi decennali. Si sostituiscono agli amministrati in ogni decisione economica e pratica che li riguardi. La volontà degli interessati conta meno di zero, benché la legge dica altro.<br />Gli amministratori di sostegno vengono nominati dai giudici tutelari dietro istanza, spesso, delle stesse famiglie, che non sanno a cosa vanno incontro. Pensano che possano essere d'aiuto nella gestione del congiunto, invece si ritrovano poi esclusi da ogni scelta. Il loro operato dovrebbe essere controllato dai giudici tutelari, ma la realtà è ben altra. I tutelari hanno troppo da fare e, una volta nominato il "sostegno", ben raramente intervengono.<br /><br />MUOIONO SOLI<br />Si arriva al paradosso che l'amministratore di sostegno può non fornire ai figli informazioni sanitarie sul genitore, in quanto "sono dati sensibili che non possono essere rivelati a terzi". È successo a Carla, la cui madre è morta senza che lei potesse sapere quanto fosse grave. Poi c'è il padre di Cristina, che è stato legato al letto per tre mesi solo perché ogni sera preparava il bagaglio per uscire dalla Rsa e voleva a tutti i costi andarsene. È morto.<br />Muoiono tutti, muoiono soli, fra estranei, col divieto, imposto spesso dall'amministratore di sostegno, di ricevere visite ritenute - a esclusivo arbitrio dell'amministratore - "pericolose". Perché costoro devono sospendere ogni contatto col mondo, altrimenti non si abituano. Nessuno di loro può mai più rivedere la propria casa che, in genere, viene smantellata e monetizzata dall'amministratore di sostegno - col pieno consenso del giudice tutelare - per pagare la retta del luogo di morte. E a moltissimi - appena entrati in Rsa - l'amministratore di sostegno arriva a sequestrare il telefono, in modo che non abbia più possibilità di parlare con nessuno, con la scusa "tanto non lo sa più usare".<br />I divieti degli amministratore di sostegno, avvalorati spesso col silenzio-assenso dei giudici tutelari, rasentano i "crimini contro l'umanità". [...]<br />E tutto questo accade per una legge, la numero 6 del 2004, che è quanto di più vago ci sia, quindi si presta a ogni abuso e interpretazione distorta. La legge dice solo che l'amministratore di sostegno «deve fare l'interesse del beneficiario con la minore limitazione possibile». Ma a stabilire questo "interesse" di fatto è una sola persona. Come può un unico individuo decidere il destino di un altro? Quanto alla «minore limitazione possibile», nel corso degli anni, è diventata un bluff.<br /><br />UNA REALTÀ OSCURA<br />Gli amministratore di sostegno, col giuramento, diventano pubblici ufficiali, ma abusano del loro potere alla grande, quasi sempre nella totale indifferenza dei giudici tutelari, che non hanno nemmeno un termine per rispondere alle istanze di chi segnala abusi e sopraffazioni....]]></itunes:summary><itunes:duration>419</itunes:duration><itunes:keywords>amministratoredisostegno,bibbiano,camiciadiforza,forteto,rsa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cbad280d82e113300dd6d546bb82dc62.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cinque modi in cui la pornografia rovina la vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cinque-modi-in-cui-la-pornografia-rovina-la-vita--56627336</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3751" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3751</a><br /><br />CINQUE MODI IN CUI LA PORNOGRAFIA ROVINA LA VITA di Roberta Sciamplicotti<br />Ogni anno, l'industria della pornografia guadagna più di NFL, NBA e Major League Baseball [le leghe professioniste dei maggiori sport americani: football americano, basket, baseball, N.d.BB] tutte insieme. Alcuni affermano che la pornografia è una forma innocua di intrattenimento che non danneggia nessuno, ma non è vero. La pornografia è un business estremamente lucroso che distrugge l'amore e danneggia chiunque sia coinvolto. Ecco solo cinque modi in cui la pornografia ferisce le persone (ma questo non è affatto un elenco esaustivo):<br /><br />1. FERISCE LE DONNE<br />La pornografia ferisce le donne che vengono guardate. Molte delle donne coinvolte nell'industria pornografica sono state abusate da bambine o sono cresciute con una vita spezzata. C'è un alto tasso di mortalità (suicidio, overdose, omicidio...), per non parlare del fatto che molte star dei film porno hanno visto il proprio corpo completamente distrutto da malattie, un gran numero di aborti o per altre ragioni. Alle donne che riescono ad abbandonare questo stile di vita servono anni di terapia.<br /><br />2. FERISCE IL MATRIMONIO<br />La pornografia è il grande distruttore del matrimonio e della vita familiare, ed è impossibile amare pienamente un'altra persona se si è dipendenti dalla pornografia. Gesù è morto, svuotandosi sulla croce per amore della sua sposa, la Chiesa. La Scrittura dichiara che i mariti devono amare le mogli con lo stesso amore disinteressato, ma la pornografia inverte questo fatto. Il porno porta a una mentalità consumistica e fa sì che si cerchi il piacere per se stessi anche a spese dell'altra persona. Al contrario, il vero amore si dona in modo disinteressato, facendo sempre ciò che è bene per la persona amata, anche quando è un sacrificio.<br />Ho conosciuto personalmente coppie sposate che non sono durate neanche un anno perché la gente trasferiva le proprie fantasie sul coniuge ed era tutto finito ancor prima di iniziare. Ovviamente vale in entrambi i sensi. Ho anche sentito di donne che non riuscivano ad amare a causa delle loro fantasie irrealistiche "da romanzo". Il porno offre una gratificazione immediata con ritratti immaginari di persone piuttosto che il sacrificio generoso e la disciplina necessari ad amare davvero un'altra persona.<br />La persona che utilizza materiale pornografico (lo legge, lo guarda o qualsiasi altra cosa) non si sta allenando alla fedeltà al futuro coniuge. Piuttosto, sta trascinando innumerevoli altri "amanti" nel letto coniugale, che dovrebbe essere riservato alla persona che si è sposata. Non ne deriva nulla di positivo.<br /><br />3. FERISCE CHI NE FA USO<br />La pornografia ferisce chi ne fa uso. La gente che guarda materiale pornografico si accontenta di "relazioni" false e di un'intimità falsificata anziché cercare esperienze reali. Nel porno, gli uomini guardano alcune delle donne più belle a livello estetico per 30 secondi prima di annoiarsi e passare a quella successiva.<br />Gli uomini si stanno allenando ad annoiarsi con le donne più belle che ci siano sulla terra. Come andrà il paragone con la moglie? Delusi da lei o incapaci di sostenere un rapporto sessuale, si annoieranno e torneranno al porno o vivranno in una situazione di estraniamento, dando un colpo mortale al matrimonio. Questo può avvenire in entrambi i sensi, ovviamente, perché lo stesso si può dire delle donne che trasferiscono sul proprio marito le proprie fantasie romanzesche sull'uomo perfetto. La scienza moderna ha dimostrato gli effetti dannosi che ha la pornografia su una persona. La scienza ci mostra che la pornografia stravolge realmente il cervello di una persona e rilascia sostanze chimiche e ormoni potenti dal cervello che cambiano il modo in cui le persone agiscono e si relazionano alle altre in un rapporto. Per non parlare di come chi fa uso di materiale pornografico perda la capacità di legarsi a un'altra persona per lunghi periodi di tempo.<br /><br />4. FERISCE I GIOVANI<br />I buoni matrimoni non capitano, si costruiscono! Bisogna insegnare agli adolescenti com'è un rapporto sano e come coltivarne uno in modo adeguato. Il porno allena i giovani a valorizzare la gratificazione istantanea e le cose che sono l'opposto dell'amore. Un giovane che inizia a guardare materiale pornografico avrà difficoltà a superare la dipendenza, e il risultato sarà una serie di relazioni spezzate, essendo incapace di relazionarsi in modo sano. Purtroppo, quando gli adulti sono dipendenti dal porno non possono insegnare ai propri figli le lezioni di cui hanno bisogno sull'amore e i rapporti.<br /><br />5. FERISCE LA NOSTRA ANIMA ETERNA<br />La cosa più importante è che la pornografia ferisce la nostra anima eterna e il nostro rapporto con Dio. Gesù ha insegnato che anche desiderare qualcuno è commettere adulterio con quella persona (Mt 5, 28). Il desiderio e la pornografia feriscono il nostro rapporto con Dio e mettono a rischio la nostra anima.<br /><br />DUE MODI DI VIVERE IL PROBLEMA PORNOGRAFIA<br />C'è una grande distinzione, ad ogni modo, tra coloro che lottano per superare questo problema e quelli che lo giustificano. I primi avranno la misericordia incondizionata di Dio, la grazia e l'aiuto nella loro lotta, gli altri stanno scegliendo intenzionalmente una perversione del grande dono divino. Siamo stati creati per qualcosa di ben più elevato – il vero amore!<br />Se avete un problema con la pornografia, non disperate! Iniziate a combatterla oggi. Iniziate oggi e lavorate sodo per sradicarla dalla vostra vita. Potrà volerci molto tempo, ma alla fine ne varrà la pena! Fatelo per il vostro bene, per quello del vostro coniuge futuro e per il vostro rapporto con Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56627336</guid><pubDate>Tue, 29 Aug 2023 16:14:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56627336/cinque_modi_in_cui_la_pornografia_rovina_la_vita.mp3" length="7086542" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3751

CINQUE MODI IN CUI LA PORNOGRAFIA ROVINA LA VITA di Roberta Sciamplicotti
Ogni anno, l'industria della pornografia guadagna più di NFL, NBA e Major League Baseball [le leghe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3751" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3751</a><br /><br />CINQUE MODI IN CUI LA PORNOGRAFIA ROVINA LA VITA di Roberta Sciamplicotti<br />Ogni anno, l'industria della pornografia guadagna più di NFL, NBA e Major League Baseball [le leghe professioniste dei maggiori sport americani: football americano, basket, baseball, N.d.BB] tutte insieme. Alcuni affermano che la pornografia è una forma innocua di intrattenimento che non danneggia nessuno, ma non è vero. La pornografia è un business estremamente lucroso che distrugge l'amore e danneggia chiunque sia coinvolto. Ecco solo cinque modi in cui la pornografia ferisce le persone (ma questo non è affatto un elenco esaustivo):<br /><br />1. FERISCE LE DONNE<br />La pornografia ferisce le donne che vengono guardate. Molte delle donne coinvolte nell'industria pornografica sono state abusate da bambine o sono cresciute con una vita spezzata. C'è un alto tasso di mortalità (suicidio, overdose, omicidio...), per non parlare del fatto che molte star dei film porno hanno visto il proprio corpo completamente distrutto da malattie, un gran numero di aborti o per altre ragioni. Alle donne che riescono ad abbandonare questo stile di vita servono anni di terapia.<br /><br />2. FERISCE IL MATRIMONIO<br />La pornografia è il grande distruttore del matrimonio e della vita familiare, ed è impossibile amare pienamente un'altra persona se si è dipendenti dalla pornografia. Gesù è morto, svuotandosi sulla croce per amore della sua sposa, la Chiesa. La Scrittura dichiara che i mariti devono amare le mogli con lo stesso amore disinteressato, ma la pornografia inverte questo fatto. Il porno porta a una mentalità consumistica e fa sì che si cerchi il piacere per se stessi anche a spese dell'altra persona. Al contrario, il vero amore si dona in modo disinteressato, facendo sempre ciò che è bene per la persona amata, anche quando è un sacrificio.<br />Ho conosciuto personalmente coppie sposate che non sono durate neanche un anno perché la gente trasferiva le proprie fantasie sul coniuge ed era tutto finito ancor prima di iniziare. Ovviamente vale in entrambi i sensi. Ho anche sentito di donne che non riuscivano ad amare a causa delle loro fantasie irrealistiche "da romanzo". Il porno offre una gratificazione immediata con ritratti immaginari di persone piuttosto che il sacrificio generoso e la disciplina necessari ad amare davvero un'altra persona.<br />La persona che utilizza materiale pornografico (lo legge, lo guarda o qualsiasi altra cosa) non si sta allenando alla fedeltà al futuro coniuge. Piuttosto, sta trascinando innumerevoli altri "amanti" nel letto coniugale, che dovrebbe essere riservato alla persona che si è sposata. Non ne deriva nulla di positivo.<br /><br />3. FERISCE CHI NE FA USO<br />La pornografia ferisce chi ne fa uso. La gente che guarda materiale pornografico si accontenta di "relazioni" false e di un'intimità falsificata anziché cercare esperienze reali. Nel porno, gli uomini guardano alcune delle donne più belle a livello estetico per 30 secondi prima di annoiarsi e passare a quella successiva.<br />Gli uomini si stanno allenando ad annoiarsi con le donne più belle che ci siano sulla terra. Come andrà il paragone con la moglie? Delusi da lei o incapaci di sostenere un rapporto sessuale, si annoieranno e torneranno al porno o vivranno in una situazione di estraniamento, dando un colpo mortale al matrimonio. Questo può avvenire in entrambi i sensi, ovviamente, perché lo stesso si può dire delle donne che trasferiscono sul proprio marito le proprie fantasie romanzesche sull'uomo perfetto. La scienza moderna ha dimostrato gli effetti dannosi che ha la pornografia su una persona. La scienza ci mostra che la pornografia stravolge realmente il cervello di una persona e rilascia sostanze chimiche e ormoni potenti dal cervello che cambiano il modo in cui le...]]></itunes:summary><itunes:duration>443</itunes:duration><itunes:keywords>anima,fantasie,ferite,pornografia,relazionispezzate</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a48b8071e03952a17f94a31d84d78787.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le devastanti conseguenze della pornografia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-devastanti-conseguenze-della-pornografia--56627279</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1968" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1968</a><br /><br />LE DEVASTANTI CONSEGUENZE DELLA PORNOGRAFIA di Maurizio Ravasio<br />Una delle conseguenze più concrete della secolarizzazione è senz'altro la difficoltà per molti di riconoscere un significato vero della propria vita e il conseguente disperato desiderio di placare questa insoddisfazione perenne con tentativi anche parziali ed effimeri. Tra questi vi è l'idolatria violenta della sessualità, la cui diretta conseguenza è la pornografia. (...) Con la diffusione di internet, poi, la pornografia è diventata facilmente accessibile a chiunque e dovunque come mai era successo prima: sia il suo consumo che la sua produzione sono infatti in continua espansione.<br />Tutto ciò contribuisce a fare dell'industria del porno un business sempre più redditizio che nei soli Stati Uniti muove almeno quattro miliardi di dollari all'anno. Un business che però non è privo di conseguenze. Proprio delle conseguenze sociali della diffusione della pornografia si è occupato recentemente "The Social Costs of Pornography", studio plurale coordinato da diversi istituti di ricerca statunitensi che ha raccolto i lavori di decine di accademici ed esperti di diversi settori: dalla medicina alla psicologia, dalle scienze sociali al diritto, con lo scopo di delineare un quadro a tuttotondo del fenomeno e delle sue conseguenze.<br /><br />DIPENDENZA<br />La pornografia via internet, si legge nel report dello studio, può ingenerare comportamenti che la letteratura clinica e psicologica non esita a definire dipendenza: «proprio come la dipendenza da alcol, nicotina e altre sostanze. La dipendenza dalla pornografia può diventare persino più patologica» influendo negativamente sulle relazioni sociali dell'utente. La pornografia on line offre infatti un harem senza fine di intrattenimento hard, i suoi consumatori compulsivi finiscono così per iperstimolare il loro sistema emotivo provocando ripercussioni a livello neurologico: «gli uomini che ai loro computer utilizzano assuefatti la pornografia – dice lo psichiatra Norman Doidge – sono sorprendentemente simili ai topi in gabbia [di certi esperimenti scientifici] che premono la leva per ottenere una goccia di dopamina». Il terapista J.C. Manning mette in guardia dal sottovalutare il fenomeno: «coloro che sostengono che la pornografia sia un intrattenimento innocuo, un'espressione sessuale benigna o un aiuto coniugale, evidentemente non si sono mai seduti in uno studio di un terapista con individui, coppie o famiglie che tremano a causa dell'effetto devastante di questo materiale».<br /><br />IL PIANO INCLINATO<br />A causa dell'onnipresenza della pornografia, avverte "The Social Costs of Pornography", si assiste oggi ad un fenomeno di saturazione culturale per cui la televisione, le riviste e le canzoni pop contengono regolarmente «immagini, situazioni e testi che una generazione fa sarebbero stati etichettati come "soft porn"». La pornografia desensibilizza i suoi spettatori e di conseguenza muta non solo per quantità ma anche per qualità. I porno-utenti sono infatti portati ad utilizzare un immaginario sempre più hard che una volta avrebbero ritenuto sconvolgente: «i resoconti di chi l'ha visto descrive ciò che ora viene considerato "hard-core" in termini che sbalordirebbero l'immaginazione e scioccherebbero la coscienza di chiunque non sia un utilizzatore di pornografia hard-core», afferma il professor James Stoner.<br /><br />IMMAGINE DELLA DONNA<br />La cultura pornografica contribuisce in maniera fondamentale a veicolare un'immagine degradante delle donne. Diversi studi accademici hanno mostrato che i ragazzi esposti all'intrattenimento sessualizzato dei media hanno una propensione sensibilmente maggiore a «guardare la donna come un oggetto sessuale» invece che come una persona, mentre l'esposizione abitudinaria alla pornografia può predisporre le adolescenti a comportamenti sessualmente rischiosi. Inoltre «le ragazze esposte alla pornografia hanno più probabilità di essere vittime di violenza sessuale. La normalizzazione della promiscuità porta le adolescenti anche ad un rischio maggiore di contrarre malattie sessualmente trasmissibili».<br /><br />FAMIGLIA<br />Nel bilancio nascosto dell'industria del porno c'è spazio anche per altre vittime: le famiglie. La scoperta che il partner ricorre alla pornografia ha spesso delle ripercussioni nei rapporti interpersonali: costi psichici, oltre che una maggiore probabilità di rottura dell'equilibrio famigliare. In più, come afferma il terapista Manning, la pornografia «è spesso associata ad attività che minano l'esclusività e la fedeltà coniugale e aumentano il rischio di trasmissione di malattie veneree». Al riguardo, uno studio pubblicato su Social Science Quarterly rivela che tra i clienti delle prostitute i porno-utenti sono quattro volte più numerosi di chi non ricorre all'intrattenimento hard. Lo stesso studio mostra che tra coloro che hanno una relazione extraconiugale è tre volte più probabile trovare un uomo che utilizza pornografia on line, rispetto ad uno che non ne fa uso.<br /><br />BAMBINI E ADOLESCENTI<br />Non c'è nessun dubbio, afferma la ricerca, sul fatto che oggi bambini ed adolescenti siano esposti alla pornografia come mai era successo prima d'ora. Quest'esposizione risulta particolarmente dannosa per i più piccoli perché è un «modo brutale di essere introdotti alla sessualità» ed è il viatico per comportamenti sessualmente aggressivi. La correlazione pornografia/violenza è ricorrente in diversi studi in materia: alcune ricerche sull'argomento, tra cui una italiana, hanno mostrato che gli adolescenti che utilizzano materiale hard hanno più probabilità di «aver tormentato sessualmente un coetaneo o aver forzato qualcuno ad avere un rapporto sessuale» rispetto ai loro pari che non ricorrono alla pornografia e che la quasi totalità dei giovani sex offenders è stata esposta a materiale a luci rosse durante l'infanzia.<br /><br />PORNOGRAFIA E VIOLENZA<br />La pornografia, sostiene la psichiatra Mary Anne Layden dell'Università della Pennsylvania, ha la capacità «non solo di insegnare attitudini e comportamenti sociali, ma anche di dare il permesso per metterli in pratica». La legittimazione dell'uso della forza per fini sessuali è considerata dagli studiosi l'influenza più insidiosa della pornografia, soprattutto di quella che ricorre ad un immaginario violento. Tra i sex offenders l'83% degli stupratori e il 67% dei molestatori di minori ha dichiarato di fare uso di materiali hard-core, mentre tra i non-offenders la percentuale scende di molto (29%). Gli studi in materia rivelano che più frequentemente gli uomini usano la pornografia e più violento è il materiale utilizzato, più aumenta la spinta a compiere aggressioni sessuali. «Complessivamente – osserva in conclusione la psichiatra – il corpo della ricerca sulla pornografia rivela una quantità di atteggiamenti e comportamenti negativi che sono connessi al suo uso. La pornografia funziona come un maestro, una legittimazione ed un pulsante di accensione per questi comportamenti negativi. Il danno si riscontra in uomini, donne, bambini e in adulti sia sposati che single. Riguarda comportamenti patologici, comportamenti illegali e alcuni comportamenti che sono sia illegali che patologici».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56627279</guid><pubDate>Tue, 29 Aug 2023 16:04:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56627279/le_devastanti_conseguenze_della_pornografia.mp3" length="8974045" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1968

LE DEVASTANTI CONSEGUENZE DELLA PORNOGRAFIA di Maurizio Ravasio
Una delle conseguenze più concrete della secolarizzazione è senz'altro la difficoltà per molti di riconoscere un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1968" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1968</a><br /><br />LE DEVASTANTI CONSEGUENZE DELLA PORNOGRAFIA di Maurizio Ravasio<br />Una delle conseguenze più concrete della secolarizzazione è senz'altro la difficoltà per molti di riconoscere un significato vero della propria vita e il conseguente disperato desiderio di placare questa insoddisfazione perenne con tentativi anche parziali ed effimeri. Tra questi vi è l'idolatria violenta della sessualità, la cui diretta conseguenza è la pornografia. (...) Con la diffusione di internet, poi, la pornografia è diventata facilmente accessibile a chiunque e dovunque come mai era successo prima: sia il suo consumo che la sua produzione sono infatti in continua espansione.<br />Tutto ciò contribuisce a fare dell'industria del porno un business sempre più redditizio che nei soli Stati Uniti muove almeno quattro miliardi di dollari all'anno. Un business che però non è privo di conseguenze. Proprio delle conseguenze sociali della diffusione della pornografia si è occupato recentemente "The Social Costs of Pornography", studio plurale coordinato da diversi istituti di ricerca statunitensi che ha raccolto i lavori di decine di accademici ed esperti di diversi settori: dalla medicina alla psicologia, dalle scienze sociali al diritto, con lo scopo di delineare un quadro a tuttotondo del fenomeno e delle sue conseguenze.<br /><br />DIPENDENZA<br />La pornografia via internet, si legge nel report dello studio, può ingenerare comportamenti che la letteratura clinica e psicologica non esita a definire dipendenza: «proprio come la dipendenza da alcol, nicotina e altre sostanze. La dipendenza dalla pornografia può diventare persino più patologica» influendo negativamente sulle relazioni sociali dell'utente. La pornografia on line offre infatti un harem senza fine di intrattenimento hard, i suoi consumatori compulsivi finiscono così per iperstimolare il loro sistema emotivo provocando ripercussioni a livello neurologico: «gli uomini che ai loro computer utilizzano assuefatti la pornografia – dice lo psichiatra Norman Doidge – sono sorprendentemente simili ai topi in gabbia [di certi esperimenti scientifici] che premono la leva per ottenere una goccia di dopamina». Il terapista J.C. Manning mette in guardia dal sottovalutare il fenomeno: «coloro che sostengono che la pornografia sia un intrattenimento innocuo, un'espressione sessuale benigna o un aiuto coniugale, evidentemente non si sono mai seduti in uno studio di un terapista con individui, coppie o famiglie che tremano a causa dell'effetto devastante di questo materiale».<br /><br />IL PIANO INCLINATO<br />A causa dell'onnipresenza della pornografia, avverte "The Social Costs of Pornography", si assiste oggi ad un fenomeno di saturazione culturale per cui la televisione, le riviste e le canzoni pop contengono regolarmente «immagini, situazioni e testi che una generazione fa sarebbero stati etichettati come "soft porn"». La pornografia desensibilizza i suoi spettatori e di conseguenza muta non solo per quantità ma anche per qualità. I porno-utenti sono infatti portati ad utilizzare un immaginario sempre più hard che una volta avrebbero ritenuto sconvolgente: «i resoconti di chi l'ha visto descrive ciò che ora viene considerato "hard-core" in termini che sbalordirebbero l'immaginazione e scioccherebbero la coscienza di chiunque non sia un utilizzatore di pornografia hard-core», afferma il professor James Stoner.<br /><br />IMMAGINE DELLA DONNA<br />La cultura pornografica contribuisce in maniera fondamentale a veicolare un'immagine degradante delle donne. Diversi studi accademici hanno mostrato che i ragazzi esposti all'intrattenimento sessualizzato dei media hanno una propensione sensibilmente maggiore a «guardare la donna come un oggetto sessuale» invece che come una persona, mentre l'esposizione abitudinaria alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>561</itunes:duration><itunes:keywords>comportamentiillegali,dipendenza,internet,pornografia,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/84fa4298769f53f58e3ce4aeb8792ea3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I baby-stupratori di Firenze, figli di famiglie normali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-baby-stupratori-di-firenze-figli-di-famiglie-normali--56334330</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7496" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7496</a><br /><br />I BABY-STUPRATORI DI FIRENZE, FIGLI DI FAMIGLIE NORMALI di Roberto Marchesini<br />La storia è una di quelle che fanno piegare le ginocchia. 17 minorenni, 9 e 8 ragazze tra i 12 e i 16 anni si trovano a festeggiare il Capodanno a casa di uno di loro 14enne. La casa è libera, i genitori non ci sono. I ragazzi si organizzano per portare droga e alcol.<br />Subito, la festa si trasforma in un'orgia. Le due ragazze più piccole, di 12 anni, hanno un rapporto sessuale con l'ospite, mentre gli altri filmavano; poi le stesse hanno rapporti con altri quattro ragazzi. Tutti i minori si sono impegnati in attività sessuali, filmandosi a vicenda. I video vengono mandati ad altri 15 ragazzi che, a loro volta, li fanno girare moltiplicandoli. La madre di uno di questi «ricettori» scopre due video sul cellulare del figlio e denuncia. Risultato: 24 minorenni accusati di violenza sessuale aggravata (i sei che hanno avuto rapporti con le 12enni) e produzione, detenzione e divulgazione di materiale pedo-pornografico.<br />Le domande sorgono spontanee: è così facile, per un pubescente, procurarsi droga e alcol? È normale che dei genitori lascino «casa libera» al figlio 14enne per organizzare un veglione con gli amici? Il giornalista del Corriere Fiorentino chiosa: «I minorenni di questa vicenda sono ragazzi normali, figli di persone normali». Questi ragazzini non hanno, insomma, nemmeno l'alibi del disagio, di provenire da ambienti degradati: sono ragazzi normali, figli di persone normali. Eppure un disagio, un malessere, qualche problema psicologico ci deve essere... stiamo parlando di bambini. Come si può parlare di normalità? Tutto ciò non è normale, il buon senso si rifiuta di considerare normale anche una sola riga di questa notizia.<br />Beh, credo che dovremmo rassegnarci: è davvero normale. Secondo la statistica, la norma è il valore più frequente; da qui il termine normale, cioè quello che fa la maggior parte delle persone. La maggior parte dei ragazzini è cresciuto in famiglie «democratiche», dove i piccoli hanno gli stessi diritti (ma non gli stessi doveri) dei grandi. La maggior parte di loro ha in mano il cellulare - cioè la porta d'accesso di qualsiasi contenuto, anche il più scabroso - fin da bambini; così le mamme sono più tranquille. La maggior parte dei nostri ragazzi è esposto continuamente - persino a scuola - a contenuti sessuali espliciti, a programmi televisivi e a serial televisivi che sono dei veri e propri veicoli di ogni propaganda.<br />Fin dalla tenera età sono educati all'edonismo e al materialismo. Nessuno di loro ha il minimo rispetto per l'autorità, si sente minimamente responsabile per alcunché; ma ciascuno di essi è perfettamente indottrinato al rispetto dell'ambiente, alle politiche LGBTQ+ e all'Agenda 2030. Tutto questo con il consenso dei genitori, a loro volta educati al progressismo liberal. Cos'altro ci potremmo aspettare?<br />Aggiungiamo che questo episodio è emerso, è finito sui giornali grazie alla denuncia di una (sola) mamma. Quanti altri episodi simili avvengono e sono avvenuti e nessuno ne sa niente? Moltissimi, fidatevi... Ancora: la faccenda si è risaputa perché una mamma ha denunciato. E le altre 31? Hanno guardato il cellulare che esse stesse hanno regalato al loro bambino? Figuriamoci, la privacy... E poi: oggigiorno lo fanno tutti, no? Sono esperienze importanti, no? In TV dicono che ogni atto sessuale è lecito purché ci sia il consenso reciproco... E non spiegano tutti che anche i bambini hanno «diritto alla sessualità»? Non vorremo mica tornare al patriarcato, vero?<br />Il punto è questo: non possiamo accettare la modernità e non le sue conseguenze. Non possiamo buttarci dal sesto piano e dire «Scendo al secondo, grazie». Piaccia o non piaccia, questi sono i frutti della nostra società; questi sono i bambini che stiamo educando, anche delegando la loro formazione a televisione, videogiochi, social media. Ogni tanto, diamo un'occhiata a cosa pubblicano i nostri bambini (e, soprattutto bambine) su, ad esempio, Tik Tok; guardiamo le loro serie TV, stiamo accanto a loro mentre giocano ai videogiochi; osserviamo i nostri ragazzi quando sono in giro in gruppo. E l'episodio di Firenze non ci sembrerà così a-normale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56334330</guid><pubDate>Tue, 01 Aug 2023 21:12:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56334330/i_baby_stupratori_di_firenze_figli_di_famiglie_normali.mp3" length="4703357" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7496

I BABY-STUPRATORI DI FIRENZE, FIGLI DI FAMIGLIE NORMALI di Roberto Marchesini
La storia è una di quelle che fanno piegare le ginocchia. 17 minorenni, 9 e 8 ragazze tra i 12 e i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7496" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7496</a><br /><br />I BABY-STUPRATORI DI FIRENZE, FIGLI DI FAMIGLIE NORMALI di Roberto Marchesini<br />La storia è una di quelle che fanno piegare le ginocchia. 17 minorenni, 9 e 8 ragazze tra i 12 e i 16 anni si trovano a festeggiare il Capodanno a casa di uno di loro 14enne. La casa è libera, i genitori non ci sono. I ragazzi si organizzano per portare droga e alcol.<br />Subito, la festa si trasforma in un'orgia. Le due ragazze più piccole, di 12 anni, hanno un rapporto sessuale con l'ospite, mentre gli altri filmavano; poi le stesse hanno rapporti con altri quattro ragazzi. Tutti i minori si sono impegnati in attività sessuali, filmandosi a vicenda. I video vengono mandati ad altri 15 ragazzi che, a loro volta, li fanno girare moltiplicandoli. La madre di uno di questi «ricettori» scopre due video sul cellulare del figlio e denuncia. Risultato: 24 minorenni accusati di violenza sessuale aggravata (i sei che hanno avuto rapporti con le 12enni) e produzione, detenzione e divulgazione di materiale pedo-pornografico.<br />Le domande sorgono spontanee: è così facile, per un pubescente, procurarsi droga e alcol? È normale che dei genitori lascino «casa libera» al figlio 14enne per organizzare un veglione con gli amici? Il giornalista del Corriere Fiorentino chiosa: «I minorenni di questa vicenda sono ragazzi normali, figli di persone normali». Questi ragazzini non hanno, insomma, nemmeno l'alibi del disagio, di provenire da ambienti degradati: sono ragazzi normali, figli di persone normali. Eppure un disagio, un malessere, qualche problema psicologico ci deve essere... stiamo parlando di bambini. Come si può parlare di normalità? Tutto ciò non è normale, il buon senso si rifiuta di considerare normale anche una sola riga di questa notizia.<br />Beh, credo che dovremmo rassegnarci: è davvero normale. Secondo la statistica, la norma è il valore più frequente; da qui il termine normale, cioè quello che fa la maggior parte delle persone. La maggior parte dei ragazzini è cresciuto in famiglie «democratiche», dove i piccoli hanno gli stessi diritti (ma non gli stessi doveri) dei grandi. La maggior parte di loro ha in mano il cellulare - cioè la porta d'accesso di qualsiasi contenuto, anche il più scabroso - fin da bambini; così le mamme sono più tranquille. La maggior parte dei nostri ragazzi è esposto continuamente - persino a scuola - a contenuti sessuali espliciti, a programmi televisivi e a serial televisivi che sono dei veri e propri veicoli di ogni propaganda.<br />Fin dalla tenera età sono educati all'edonismo e al materialismo. Nessuno di loro ha il minimo rispetto per l'autorità, si sente minimamente responsabile per alcunché; ma ciascuno di essi è perfettamente indottrinato al rispetto dell'ambiente, alle politiche LGBTQ+ e all'Agenda 2030. Tutto questo con il consenso dei genitori, a loro volta educati al progressismo liberal. Cos'altro ci potremmo aspettare?<br />Aggiungiamo che questo episodio è emerso, è finito sui giornali grazie alla denuncia di una (sola) mamma. Quanti altri episodi simili avvengono e sono avvenuti e nessuno ne sa niente? Moltissimi, fidatevi... Ancora: la faccenda si è risaputa perché una mamma ha denunciato. E le altre 31? Hanno guardato il cellulare che esse stesse hanno regalato al loro bambino? Figuriamoci, la privacy... E poi: oggigiorno lo fanno tutti, no? Sono esperienze importanti, no? In TV dicono che ogni atto sessuale è lecito purché ci sia il consenso reciproco... E non spiegano tutti che anche i bambini hanno «diritto alla sessualità»? Non vorremo mica tornare al patriarcato, vero?<br />Il punto è questo: non possiamo accettare la modernità e non le sue conseguenze. Non possiamo buttarci dal sesto piano e dire «Scendo al secondo, grazie». Piaccia o non piaccia, questi sono i frutti della nostra società; questi sono i...]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>alcool,droga,lofannotutti,minorenni,stupratori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6c7850d2f57ecc429ed985fc0b780692.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'immorale impresa del sommergibile Titan conclusa in tragedia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-immorale-impresa-del-sommergibile-titan-conclusa-in-tragedia--55301911</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7460" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7460</a><br /><br />L'IMMORALE IMPRESA DEL SOMMERGIBILE TITAN CONCLUSA IN TRAGEDIA di Roberto Marchesini<br />Parliamo del sommergibile Titan e di alcune domande che questa vicenda, conclusasi tragicamente, suscita: qual è il confine tra spendersi legittimamente in una passione, anche pericolosa (tanti sport, anche non estremi, in fondo lo sono) e l'immorale corsa al rischio? Quale il confine tra il pioniere o l'esploratore e l'irresponsabile che gioca con la vita? Come al solito, la prenderemo larga.<br />Come non manca di sottolineare il giornalista cattolico Vittorio Messori, una caratteristica del cattolicesimo è l'et-et. Lo testimonia, ad esempio, la definizione tomista di verità: adaequatio rei et intellectus, cioè corrispondenza tra realtà e intelletto; non corrispondenza dell'intelletto alla realtà (materialismo) oppure della realtà all'intelletto (idealismo). Ogni volta che questo equilibrio si spezza, il pensiero scivola verso un estremo o l'altro. Allo stesso modo, la virtù è il giusto mezzo tra due estremi, cioè i vizi. La nostra società ama gli estremi e, spesso, in modo dicotomico, considera solo quelli ignorando il giusto mezzo. Ad esempio: «Tu sei per l'accanimento terapeutico o per l'eutanasia?» Per nessuno dei due: tra i due estremi (entrambi vizi) c'è una infinita gamma di possibilità che, tuttavia, nessuno considera. Questo vale anche per la vita umana e la salute corporea.<br />UNA SOCIETA' CHE AMA GLI ESTREMI<br />Perso l'equilibrio virtuoso nei confronti di questi concetti, la nostra società tende a scivolare verso l'assolutizzazione della vita terrena e del corpo; dimenticando che la vita e il corpo non son un fine, ma un mezzo per raggiungere la vita eterna. San Tommaso addita questo atteggiamento come un vizio: è la prudenza della carne. Consiste nell'essere prudenti, ma... per il bene del corpo, e non dell'anima. Chi non fa attività sportiva per paura di farsi del male; chi non difende l'innocente o il debole per paura di essere ferito; chi preserva in modo eccessivo il proprio corpo, invece di usarlo per compiere il bene, coltiva questo vizio contrario alla vera prudenza. Preserviamo il nostro corpo... per cosa? Un vero e proprio atto di ribellione alla prudenza della carne è contenuto in un discorso che il protagonista del film Braveheart (Mel Gibson, 1995) pronuncia sul campo di battaglia: «Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un pò... Agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione, solo un'altra occasione di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà?».<br />Così il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Se la morale richiama al rispetto della vita corporea, non ne fa tuttavia un valore assoluto. Essa si oppone ad una concezione neo-pagana, che tende a promuovere il culto del corpo, a sacrificargli tutto, a idolatrare la perfezione fisica e il successo sportivo» (§ 2289). Il corpo e la salute vanno, invece, consumati nello sforzo di conquistare il Paradiso. Come dice un proverbio polacco: «È un peccato mettere nella bara degli organi sani»! Certo, ma per un fine che sia buono e importante (e la vita eterna lo è certamente).<br />VITA E SALUTE SONO UN BENE PREZIOSO<br />L'alternativa moderna alla prudenza della carne non è la virtù, ma un altro vizio: la temerarietà. La temerarietà consiste nel gettarsi a capofitto in una impresa senza valutare bene i reali rischi che essa comporta. Il vizio, in questo caso, non consiste nel considerare un bene assoluto vita e salute ma, al contrario, nel considerarli con leggerezza. Vista l'importanza del fine per cui ci sono stati dati, essi vanno considerati un bene prezioso, da spendere ma in modo oculato; non gettati via in modo sconsiderato. In questo caso, il criterio è la proporzione tra i rischi e il fine. Infatti, «La legge morale vieta tanto di esporre qualcuno ad un rischio mortale senza grave motivo» (CCC, § 2269).<br />Per carità, gli incidenti (anche mortali) capitano; ma sono imprevisti; oppure sono previsti, ma si sono prese tutte le precauzioni possibili per evitarli e tutte le possibili vie d'uscita. Così ci si comporta nello sport o nelle esplorazioni. Chi pratica uno sport potenzialmente rischioso come l'alpinismo senza l'attrezzatura idonea, senza avvertire dell'escursione e senza dotarsi di dispositivi di sicurezza è uno sconsiderato e si comporta in modo moralmente inaccettabile; anche perché gli eventuali soccorritori rischierebbero la vita per trarlo d'impaccio.<br />Torniamo dunque al Titan: in questa tragica vicenda sono mancati entrambi i criteri di cui sopra. Non c'era un fine talmente importante (salvare vite umane, compiere indagini ed esplorazioni scientifiche...) per inabissarsi con quel sottomarino; quanto motivi che appaiono, per quanto ne sappiamo, abbastanza futili: vedere da vicino il relitto del Titanic, avere qualcosa di unico da raccontare agli amici, vivere un'esperienza limite...<br />È mancata anche - sempre per quel che ne sappiamo - una attenta considerazione dei rischi: queste persone si sono immerse a una profondità di quattromila metri con un mezzo progettato per milletrecento; senza alcuna certificazione di sicurezza o idoneità; e con precedenti problemi di affidabilità.<br />Nonostante lo sconcerto per la tragedia, quindi, dobbiamo concludere che si è trattato di una impresa sconsiderata e moralmente non accettabile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55301911</guid><pubDate>Tue, 04 Jul 2023 21:46:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55301911/l_immorale_impresa_del_sommergibile_titan_conclusa_in_tragedia.mp3" length="7401952" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7460

L'IMMORALE IMPRESA DEL SOMMERGIBILE TITAN CONCLUSA IN TRAGEDIA di Roberto Marchesini
Parliamo del sommergibile Titan e di alcune domande che questa vicenda, conclusasi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7460" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7460</a><br /><br />L'IMMORALE IMPRESA DEL SOMMERGIBILE TITAN CONCLUSA IN TRAGEDIA di Roberto Marchesini<br />Parliamo del sommergibile Titan e di alcune domande che questa vicenda, conclusasi tragicamente, suscita: qual è il confine tra spendersi legittimamente in una passione, anche pericolosa (tanti sport, anche non estremi, in fondo lo sono) e l'immorale corsa al rischio? Quale il confine tra il pioniere o l'esploratore e l'irresponsabile che gioca con la vita? Come al solito, la prenderemo larga.<br />Come non manca di sottolineare il giornalista cattolico Vittorio Messori, una caratteristica del cattolicesimo è l'et-et. Lo testimonia, ad esempio, la definizione tomista di verità: adaequatio rei et intellectus, cioè corrispondenza tra realtà e intelletto; non corrispondenza dell'intelletto alla realtà (materialismo) oppure della realtà all'intelletto (idealismo). Ogni volta che questo equilibrio si spezza, il pensiero scivola verso un estremo o l'altro. Allo stesso modo, la virtù è il giusto mezzo tra due estremi, cioè i vizi. La nostra società ama gli estremi e, spesso, in modo dicotomico, considera solo quelli ignorando il giusto mezzo. Ad esempio: «Tu sei per l'accanimento terapeutico o per l'eutanasia?» Per nessuno dei due: tra i due estremi (entrambi vizi) c'è una infinita gamma di possibilità che, tuttavia, nessuno considera. Questo vale anche per la vita umana e la salute corporea.<br />UNA SOCIETA' CHE AMA GLI ESTREMI<br />Perso l'equilibrio virtuoso nei confronti di questi concetti, la nostra società tende a scivolare verso l'assolutizzazione della vita terrena e del corpo; dimenticando che la vita e il corpo non son un fine, ma un mezzo per raggiungere la vita eterna. San Tommaso addita questo atteggiamento come un vizio: è la prudenza della carne. Consiste nell'essere prudenti, ma... per il bene del corpo, e non dell'anima. Chi non fa attività sportiva per paura di farsi del male; chi non difende l'innocente o il debole per paura di essere ferito; chi preserva in modo eccessivo il proprio corpo, invece di usarlo per compiere il bene, coltiva questo vizio contrario alla vera prudenza. Preserviamo il nostro corpo... per cosa? Un vero e proprio atto di ribellione alla prudenza della carne è contenuto in un discorso che il protagonista del film Braveheart (Mel Gibson, 1995) pronuncia sul campo di battaglia: «Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un pò... Agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione, solo un'altra occasione di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà?».<br />Così il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Se la morale richiama al rispetto della vita corporea, non ne fa tuttavia un valore assoluto. Essa si oppone ad una concezione neo-pagana, che tende a promuovere il culto del corpo, a sacrificargli tutto, a idolatrare la perfezione fisica e il successo sportivo» (§ 2289). Il corpo e la salute vanno, invece, consumati nello sforzo di conquistare il Paradiso. Come dice un proverbio polacco: «È un peccato mettere nella bara degli organi sani»! Certo, ma per un fine che sia buono e importante (e la vita eterna lo è certamente).<br />VITA E SALUTE SONO UN BENE PREZIOSO<br />L'alternativa moderna alla prudenza della carne non è la virtù, ma un altro vizio: la temerarietà. La temerarietà consiste nel gettarsi a capofitto in una impresa senza valutare bene i reali rischi che essa comporta. Il vizio, in questo caso, non consiste nel considerare un bene assoluto vita e salute ma, al contrario, nel considerarli con leggerezza. Vista l'importanza del fine per cui ci sono stati dati, essi vanno considerati un bene...]]></itunes:summary><itunes:duration>463</itunes:duration><itunes:keywords>baumgartner,braveheart,sommergibile,titan,titanic</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0c2c20ef21d177d746ba338c5fdd51d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Omicidio di Giulia Tramontano: il problema degli uomini è il rifiuto della virilità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/omicidio-di-giulia-tramontano-il-problema-degli-uomini-e-il-rifiuto-della-virilita--54556997</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7453" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7453</a><br /><br />OMICIDIO DI GIULIA TRAMONTANO: IL PROBLEMA DEGLI UOMINI E' IL RIFIUTO DELLA VIRILITA' di Roberto Marchesini<br />Il nostro articolo sui fatti di Senago ha suscitato diverse reazioni. Alcune di queste hanno posto una domanda: e gli uomini? Possibile che il genere maschile non abbia responsabilità? Forse non tutti gli uomini sono pericolosi, ma come gestire quelli che lo sono?<br />Ottimo tema che, come al solito, affronteremo partendo da lontano.<br />Una costante osservata nei miei anni di lavoro clinico è la seguente: nelle famiglie in cui non c'è un padre e i figli vivono con la madre, quando il figlio maschio cresce e si affaccia all'adolescenza c'è il rischio che abbia dei comportamenti aggressivi e violenti nei confronti della madre (soprattutto se questa non è stimata). Questa cosa rientra immediatamente se in casa c'è il padre. Questa osservazione è confortata da diverse ricerche.<br />LA GUERRA È COSA DA UOMINI<br />Il fatto è questo: il ragazzo pubere comincia a produrre testosterone che, letteralmente, ne inzuppa il cervello codificandone addirittura le strutture. Il testosterone inclina i maschi in comportamenti aggressivi e competitivi; in poche parole: a combattere. I cambiamenti fisici del corpo sono perfettamente in sintonia con questo destino legato al maschio: egli sviluppa altezza, forza, robustezza necessari per una vita da guerriero. Non è una costruzione sociale, non basta aprire il servizio militare alle donne: come spiega Ettore alla moglie Andromaca, «La guerra è cosa da uomini». Quindi ogni maschio è un natural born killer, un assassino nato? Solo potenzialmente.<br />Il mondo maschile ha costruito, nei millenni, un sistema educativo per arginare la naturale aggressività maschile, per indirizzarla verso il nemico, l'aggressore; e utilizzarla per proteggere donne e bambini anziché rivolgerla verso di essi. Questo è il motivo per cui basta la presenza paterna per far cessare gli eventuali comportamenti aggressivi del figlio adolescente nei confronti della madre: il compito del padre è quello di educare i figli a gestire forza e aggressività. Tutto il mondo maschile è impegnato (silenziosamente e clandestinamente) per gestire questi impulsi ed evitare catastrofi.<br />I gesti di «cavalleria» (che sopravvivono nonostante la furia femminista) non consistono nel mettere la forza maschile al servizio delle donne? Pagare al ristorante, aprire porte e portiere, porgere il braccio, aiutare la signora ad indossare il cappotto...<br />E lo sport? Non il fitness, lo sport: non è forse un combattimento simulato, nel quale ogni gesto di aggressività è rigidamente normato e punito severamente? Gli sport, in particolare quelli di combattimento, non hanno forse la funzione preziosissima di insegnare a indirizzare l'aggressività in modo costruttivo?<br />IL GIOCO DELLE BAMBINE E' COOPERATIVO, QUELLO DEI MASCHI COMPETITIVO<br />Pensiamo al rigidissimo codice morale che i bambini, per secoli, all'oscuro degli adulti, si sono tramandati: non si picchiano quelli con gli occhiali (lo scontro deve avvenire alla pari); niente cinque contro uno (lealtà); le bambine non si toccano nemmeno con un fiore (guarda un po'); non si fa la spia («Chi fa la spia non è figlio di Maria...); non si va a frignare dalla mamma o dalla maestra (impara a cavartela da solo).<br />Non so se il gentile lettore l'ha notato ma, mentre il gioco delle bambine è cooperativo, quello dei bambini è sempre competitivo: se il loro destino è combattere, meglio che si esercitino a farlo a partire dal gioco. E tutto questo, si badi bene, non è una costruzione sociale, anzi: è un vero e proprio codice d'onore che i bambini si tramandano da secoli all'insaputa degli adulti (che lo riproverebbero). Questo codice d'onore che salva donne e bambini dalla naturale (sottolineo naturale) aggressività maschile, si riassume nel detto «Comportati da uomo», forse lo slogan più odiato dalla modernità.<br />Questo codice comprende anche un altro abominevole detto: «Gli uomini non piangono». Gli uomini non esprimono i loro sentimenti. Questa è una cosa che fa impazzire le femministe a anche tante mogli moderne: gli uomini, evidentemente degli idioti, devono imparare a «esprimere i loro sentimenti, le loro emozioni». Le donne, ovviamente, pensano alle loro emozioni: malinconia, tristezza, euforia... Aleggia sempre l'equivoco per cui le differenze tra uomini e donne sono sempre e soltanto genitali. Per un uomo, esprimere le proprie emozioni, significa togliere i freni all'aggressività, lasciar scorrere liberamente i fiumi di adrenalina che li inondano quando sono in modalità combattimento. Una donna sa cosa significa mantenere la lucidità quando si trema per l'adrenalina? Quando esprimere le proprie emozioni significherebbe aggredire e colpire selvaggiamente la persona che ci sta davanti?<br />Non è difficile accorgersi che tutto ciò che gli uomini, in migliaia di anni, hanno escogitato per gestire e indirizzare l'aggressività maschile è saltato. È saltato a causa della modernità, del femminismo, del gender, della cultura woke. I maschi sono seduti su una supercar... senza freni. Non hanno più la preoccupazione di gestire, controllare la propria emotività, anzi: vengono invitati a sfogare liberamente le loro emozioni. Pensando che siano lacrime, mentre sono pugni letali.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54556997</guid><pubDate>Tue, 20 Jun 2023 21:25:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54556997/omicidio_di_giulia_tramontano_il_problema_degli_uomini_il_rifiuto_della_virilit.mp3" length="7634904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7453

OMICIDIO DI GIULIA TRAMONTANO: IL PROBLEMA DEGLI UOMINI E' IL RIFIUTO DELLA VIRILITA' di Roberto Marchesini
Il nostro articolo sui fatti di Senago ha suscitato diverse reazioni....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7453" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7453</a><br /><br />OMICIDIO DI GIULIA TRAMONTANO: IL PROBLEMA DEGLI UOMINI E' IL RIFIUTO DELLA VIRILITA' di Roberto Marchesini<br />Il nostro articolo sui fatti di Senago ha suscitato diverse reazioni. Alcune di queste hanno posto una domanda: e gli uomini? Possibile che il genere maschile non abbia responsabilità? Forse non tutti gli uomini sono pericolosi, ma come gestire quelli che lo sono?<br />Ottimo tema che, come al solito, affronteremo partendo da lontano.<br />Una costante osservata nei miei anni di lavoro clinico è la seguente: nelle famiglie in cui non c'è un padre e i figli vivono con la madre, quando il figlio maschio cresce e si affaccia all'adolescenza c'è il rischio che abbia dei comportamenti aggressivi e violenti nei confronti della madre (soprattutto se questa non è stimata). Questa cosa rientra immediatamente se in casa c'è il padre. Questa osservazione è confortata da diverse ricerche.<br />LA GUERRA È COSA DA UOMINI<br />Il fatto è questo: il ragazzo pubere comincia a produrre testosterone che, letteralmente, ne inzuppa il cervello codificandone addirittura le strutture. Il testosterone inclina i maschi in comportamenti aggressivi e competitivi; in poche parole: a combattere. I cambiamenti fisici del corpo sono perfettamente in sintonia con questo destino legato al maschio: egli sviluppa altezza, forza, robustezza necessari per una vita da guerriero. Non è una costruzione sociale, non basta aprire il servizio militare alle donne: come spiega Ettore alla moglie Andromaca, «La guerra è cosa da uomini». Quindi ogni maschio è un natural born killer, un assassino nato? Solo potenzialmente.<br />Il mondo maschile ha costruito, nei millenni, un sistema educativo per arginare la naturale aggressività maschile, per indirizzarla verso il nemico, l'aggressore; e utilizzarla per proteggere donne e bambini anziché rivolgerla verso di essi. Questo è il motivo per cui basta la presenza paterna per far cessare gli eventuali comportamenti aggressivi del figlio adolescente nei confronti della madre: il compito del padre è quello di educare i figli a gestire forza e aggressività. Tutto il mondo maschile è impegnato (silenziosamente e clandestinamente) per gestire questi impulsi ed evitare catastrofi.<br />I gesti di «cavalleria» (che sopravvivono nonostante la furia femminista) non consistono nel mettere la forza maschile al servizio delle donne? Pagare al ristorante, aprire porte e portiere, porgere il braccio, aiutare la signora ad indossare il cappotto...<br />E lo sport? Non il fitness, lo sport: non è forse un combattimento simulato, nel quale ogni gesto di aggressività è rigidamente normato e punito severamente? Gli sport, in particolare quelli di combattimento, non hanno forse la funzione preziosissima di insegnare a indirizzare l'aggressività in modo costruttivo?<br />IL GIOCO DELLE BAMBINE E' COOPERATIVO, QUELLO DEI MASCHI COMPETITIVO<br />Pensiamo al rigidissimo codice morale che i bambini, per secoli, all'oscuro degli adulti, si sono tramandati: non si picchiano quelli con gli occhiali (lo scontro deve avvenire alla pari); niente cinque contro uno (lealtà); le bambine non si toccano nemmeno con un fiore (guarda un po'); non si fa la spia («Chi fa la spia non è figlio di Maria...); non si va a frignare dalla mamma o dalla maestra (impara a cavartela da solo).<br />Non so se il gentile lettore l'ha notato ma, mentre il gioco delle bambine è cooperativo, quello dei bambini è sempre competitivo: se il loro destino è combattere, meglio che si esercitino a farlo a partire dal gioco. E tutto questo, si badi bene, non è una costruzione sociale, anzi: è un vero e proprio codice d'onore che i bambini si tramandano da secoli all'insaputa degli adulti (che lo riproverebbero). Questo codice d'onore che salva donne e bambini dalla naturale (sottolineo...]]></itunes:summary><itunes:duration>478</itunes:duration><itunes:keywords>competitivo,cooperativo,figliomaschio,senago,virilità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2040ac447e52736251b0cddcaef12670.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'eroe dello zaino di Annecy è cattolico praticante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-eroe-dello-zaino-di-annecy-e-cattolico-praticante--54556962</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7455" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7455</a><br /><br />L'EROE DELLO ZAINO DI ANNENCY E' CATTOLICO PRATICANTE di Lorenzo Bertocchi<br />Il tempo era bello ad Annecy lo scorso giovedì mattina e molte famiglie erano uscite di casa per passare qualche momento all'aperto. Mentre i più grandi erano a scuola, i piccoli erano in piazza. Il resto, ahimè, è tristemente noto. Un individuo è apparso, coltello in mano, e ha colpito, prendendo di mira specificamente i bambini nei loro passeggini. Paralizzati, la maggior parte dei testimoni non si è mossa, alcuni si sono affrettati ad allontanarsi, altri si sono accontentati di filmare.<br />Poi sulla scena è comparso un giovane, con in mano due zaini, che ha resistito fisicamente ai colpi dell'assassino, distogliendo la sua attenzione e tirandolo fuori dal perimetro dove si trovavano i bambini. Ha usato uno dei suoi zaini come protezione, prima di liberarsene per inseguire più velocemente l'aggressore. Il suo nome, si è poi scoperto, risponde a Henri d'Anselme, 24 anni, e per tutta la Francia ora è semplicemente «l'eroe dello zaino».<br />Originario dell'ovest di Parigi, Henry proviene da una numerosa famiglia cattolica praticante, e da diverse settimane faceva un tour della Francia per visitare le cattedrali. Il suo account Instagram intitolato "Il canto delle cattedrali", testimonia che il giovane, che ha lasciato recentemente l'abbazia di Barroux, è apparso felice ed entusiasta del pellegrinaggio che stava compiendo. Dopo aver studiato filosofia all'IPC e conseguito un master in management, Henri è stato, per un certo periodo, tentato dal giornalismo in un media cattolico. Ma alla fine ha messo tutto stand by proprio per dare vita al suo progetto di attraversare la Francia delle cattedrali.<br />In sostanza, colui che nel suo viaggio ha detto di contare "sull'aiuto della Provvidenza" è stato un aiuto provvidenziale ad Annency per le vittime prescelte dal giovane siriano armato di coltello. Il pellegrino che andava incontro a Dio ha incontrato il Diavolo e gli ha sbarrato la strada.<br />«Prima ho provato a rincorrerlo con il mio zaino grande nel parco, ma per essere più veloce l'ho lasciato cadere e ho continuato a corrergli dietro con il mio zaino piccolo. Può sembrare sciocco quando ci pensi, ma cerchi solo di fare quello che puoi con quello che hai», ha dichiarato il giovane all'Associated press. «Se sto facendo un giro per le cattedrali francesi in questi giorni è per essere ispirato da ciò che è bello e grande, e questo probabilmente mi ha aiutato a prendere la decisione di agire».<br />«È molto misterioso da dire ma una grande forza interiore mi ha spinto a farlo, qualcosa di molto intimo mi ha spinto ad agire».<br />Nota di BastaBugie: Guillaume Thibaud nell'articolo seguente dal titolo "L'eroe cattolico di Annecy" parla dell'attentato di Annecy, in Savoia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tradizione Famiglia Proprietà il 12 giugno 2023:<br />Per sventare il terribile attentato criminale contro innocenti bambini di Annecy, in Savoia, c'è voluto un giovane eroe cattolico di soli 24 anni. Anche se l'interessato non vuole sapere di essere chiamato eroe giacché si ritiene solo un francese autentico e un cattolico praticante. Prendiamo queste righe dalla sua così umile quanto straordinaria testimonianza alla BFM.TV.<br />Quando è successo il terribile fatto di un uomo che ha cominciato ad accoltellare bambini in un giardino della bella città alpina, racconta il giovane pellegrino, di nome Henri, che ha salvato la vita a questi piccoli, "non stavo solo camminando. Stavo facendo un lungo viaggio di nove mesi attraverso la Francia, di cattedrale in cattedrale. Ed è successo che, mentre andavo alle cattedrali, mi sono sfortunatamente imbattuto nella via del sangue e, di fronte all'attacco, ho cercato di agire come ogni francese dovrebbe agire. Ho seguito il mio istinto e ho cercato di proteggere quei bambini".<br />Il giornalista esclama "Ma è straordinario! E onestamente, siamo tutti molto commossi da quello che sei riuscito a fare."<br />"Io stavo passando di lì. All'inizio ho pensato che si trattasse di una rapina, ma quando ha iniziato ad aggredire i bambini nella piazza ho visto che si trattava di un vero e proprio attentato. A quel punto si spegne il cervello e si agisce come un animale d'istinto. Per me è stato impossibile guardarlo senza reagire. In effetti, è impossibile per i francesi guardare tutto questo senza reagire. Non sono stato l'unico a reagire".<br />E, riferendosi all'attentatore siriano con cittadinanza svedese, aggiunge: "I nostri sguardi si sono incrociati e ho capito che non si trattava di un ragazzo nel suo stato normale, che c'era qualcosa di molto brutto dentro di lui e che questo qualcosa di molto brutto doveva assolutamente essere fermato. E così è stato. Ero quindi guidato, spinto da qualcosa di molto forte dentro di me."<br />"Henri, domanda l'intervistatore, hai con te quello zaino e praticamente era la tua unica arma. Anche in questo caso hai agito d'istinto. Hai preso lo zaino per cercare di fermarlo."<br />"Sì, assolutamente. In effetti, all'occorrenza, si fa quello che si può con quello che si ha a disposizione. Era il mio piccolo zaino che portavo davanti a me. Avevo il mio grande zaino da 20 chili sulla schiena. Ho cercato di correre con il mio zaino grande, inizialmente nel parco dietro di lui. Ma poi ho capito che lui sarebbe stato più veloce di me. Così ho lasciato cadere lo zaino grande e ho continuato a inseguirlo con lo zaino piccolo... se ci pensi, è stupido, ma cerchi di fare quello che puoi con quello che hai in quel momento. E anche molte altre persone intorno a me hanno fatto quello che potevano. Ricordo un giardiniere comunale che si è avvicinato da destra con una grossa pala di plastica per cercare di colpirlo."<br />Il giornalista: "Hmm. Quindi, come dicevo, hai usato questo zaino come un'arma e il suo ruolo è stato decisivo. Sento molta umiltà da parte tua. È tutto merito tuo, naturalmente, in momenti come questi ogni secondo conta e il tuo intervento, alla fine, ha senza dubbio evitato un esito molto più grave."<br />"Forse, non lo so. Ho semplicemente agito come fanno i francesi, come avrebbe fatto qualsiasi francese. E in effetti, se c'è una lezione da trarre dalla mia azione, è semplicemente quella di dire alla gente che tutto è possibile quando si smette di cercare di essere passivi di fronte a questi attacchi, che bisogna alzare la testa e guardare a ciò che è grande e bello. In questo momento sto girando per le cattedrali della Francia. È un modo per trarre ispirazione da ciò che di grande e bello c'è in questo Paese, e di certo mi ha dato ispirazione quando ho agito. Ecco, quindi, che tutti sono in grado di agire, non appena decidono di alzare la testa e smettere di sopportare".<br />Dopo che Henri racconta alla BFM.TV come, dopo che è arrivata la polizia e bloccato l'attentatore, si è rivolto alla assistenza dei feriti, un adulto e diversi bambini, aggiunge con grande semplicità: "Ho iniziato a pregare per questi bambini perché sono cattolico praticante e credo davvero che in quel momento abbia dovuto mettermi nelle mani di qualcosa che va al di là di me e abbandonarmi alla Provvidenza. Così, ho pregato la Beata Vergine per questi bambini affinché possano stare bene e perché Cristo venga in loro aiuto."<br />"Ci parli di questo tour delle cattedrali. Perché lo fa? E quante sono? Quanti luoghi ha già visitato?"<br />"Sì, al momento sto facendo un grand tour delle cattedrali francesi. L'idea è quella di visitare il maggior numero possibile di cattedrali, le bellissime cattedrali che punteggiano i nostri paesaggi. In Francia ce ne sono moltissime, oltre 170, e l'idea è che, durante un viaggio di nove mesi a piedi e in autostop, visiterò queste cattedrali e le mostrerò a chiunque voglia scoprirle, per mostrare la bellezza del patrimonio francese, per far vedere la ricchezza di questo patrimonio architettonico, religioso e artistico e per mostrare che ciò che hanno fatto i nostri antenati può nutrirci enormemente, essere un segno di unità e un segno di grandezza per il nostro Paese".<br />Il giornalista chiede: "Come sai, Henri, l'uomo che ha attaccato i bambini e gli adulti sostiene di essere cristiano, cristiano orientale. Che ne dici?"<br />La risposta di questo sorprendente ragazzo arriva come un'eco di fedeltà a secoli di storia di fede e di cultura. "Non so che cosa pretenda lui di essere. Quello che so è che è profondamente anticristiano attaccare persone innocenti, perfettamente indifese e deboli. Se vogliamo, l'intera civiltà cristiana su cui è stato costruito il nostro Paese è proprio un messaggio cavalleresco di difesa della vedova e dell'orfano. In verità, questo è il vero messaggio del cristianesimo. E non capisco come si possa affermare di essere cristiani, di essere seguaci di Cristo, e attaccare i bambini in questo modo. È profondamente anticristiano e credo che, al contrario, ci fosse qualcosa di molto sbagliato in lui."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54556962</guid><pubDate>Tue, 20 Jun 2023 21:20:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54556962/l_eroe_dello_zaino_di_annecy_cattolico_praticante.mp3" length="12450212" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7455

L'EROE DELLO ZAINO DI ANNENCY E' CATTOLICO PRATICANTE di Lorenzo Bertocchi
Il tempo era bello ad Annecy lo scorso giovedì mattina e molte famiglie erano uscite di casa per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7455" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7455</a><br /><br />L'EROE DELLO ZAINO DI ANNENCY E' CATTOLICO PRATICANTE di Lorenzo Bertocchi<br />Il tempo era bello ad Annecy lo scorso giovedì mattina e molte famiglie erano uscite di casa per passare qualche momento all'aperto. Mentre i più grandi erano a scuola, i piccoli erano in piazza. Il resto, ahimè, è tristemente noto. Un individuo è apparso, coltello in mano, e ha colpito, prendendo di mira specificamente i bambini nei loro passeggini. Paralizzati, la maggior parte dei testimoni non si è mossa, alcuni si sono affrettati ad allontanarsi, altri si sono accontentati di filmare.<br />Poi sulla scena è comparso un giovane, con in mano due zaini, che ha resistito fisicamente ai colpi dell'assassino, distogliendo la sua attenzione e tirandolo fuori dal perimetro dove si trovavano i bambini. Ha usato uno dei suoi zaini come protezione, prima di liberarsene per inseguire più velocemente l'aggressore. Il suo nome, si è poi scoperto, risponde a Henri d'Anselme, 24 anni, e per tutta la Francia ora è semplicemente «l'eroe dello zaino».<br />Originario dell'ovest di Parigi, Henry proviene da una numerosa famiglia cattolica praticante, e da diverse settimane faceva un tour della Francia per visitare le cattedrali. Il suo account Instagram intitolato "Il canto delle cattedrali", testimonia che il giovane, che ha lasciato recentemente l'abbazia di Barroux, è apparso felice ed entusiasta del pellegrinaggio che stava compiendo. Dopo aver studiato filosofia all'IPC e conseguito un master in management, Henri è stato, per un certo periodo, tentato dal giornalismo in un media cattolico. Ma alla fine ha messo tutto stand by proprio per dare vita al suo progetto di attraversare la Francia delle cattedrali.<br />In sostanza, colui che nel suo viaggio ha detto di contare "sull'aiuto della Provvidenza" è stato un aiuto provvidenziale ad Annency per le vittime prescelte dal giovane siriano armato di coltello. Il pellegrino che andava incontro a Dio ha incontrato il Diavolo e gli ha sbarrato la strada.<br />«Prima ho provato a rincorrerlo con il mio zaino grande nel parco, ma per essere più veloce l'ho lasciato cadere e ho continuato a corrergli dietro con il mio zaino piccolo. Può sembrare sciocco quando ci pensi, ma cerchi solo di fare quello che puoi con quello che hai», ha dichiarato il giovane all'Associated press. «Se sto facendo un giro per le cattedrali francesi in questi giorni è per essere ispirato da ciò che è bello e grande, e questo probabilmente mi ha aiutato a prendere la decisione di agire».<br />«È molto misterioso da dire ma una grande forza interiore mi ha spinto a farlo, qualcosa di molto intimo mi ha spinto ad agire».<br />Nota di BastaBugie: Guillaume Thibaud nell'articolo seguente dal titolo "L'eroe cattolico di Annecy" parla dell'attentato di Annecy, in Savoia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tradizione Famiglia Proprietà il 12 giugno 2023:<br />Per sventare il terribile attentato criminale contro innocenti bambini di Annecy, in Savoia, c'è voluto un giovane eroe cattolico di soli 24 anni. Anche se l'interessato non vuole sapere di essere chiamato eroe giacché si ritiene solo un francese autentico e un cattolico praticante. Prendiamo queste righe dalla sua così umile quanto straordinaria testimonianza alla BFM.TV.<br />Quando è successo il terribile fatto di un uomo che ha cominciato ad accoltellare bambini in un giardino della bella città alpina, racconta il giovane pellegrino, di nome Henri, che ha salvato la vita a questi piccoli, "non stavo solo camminando. Stavo facendo un lungo viaggio di nove mesi attraverso la Francia, di cattedrale in cattedrale. Ed è successo che, mentre andavo alle cattedrali, mi sono sfortunatamente imbattuto nella via del sangue e, di fronte all'attacco, ho cercato di agire come ogni francese dovrebbe agire....]]></itunes:summary><itunes:duration>779</itunes:duration><itunes:keywords>alzalatesta,annecy,cattedrali,henrid'anselme,zaino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/86a5aa95bd1a7e7d7fa2af194b6ec429.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'uccisione di Giulia Tramontano: il problema non sono solo gli uomini, sono anche le donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-uccisione-di-giulia-tramontano-il-problema-non-sono-solo-gli-uomini-sono-anche-le-donne--54111058</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7429" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7429</a><br /><br />L'UCCISIONE DI GIULIA TRAMONTANO: IL PROBLEMA NON SOLO GLI UOMINI, SONO ANCHE LE DONNE di Roberto Marchesini<br />Così, il corpo della ventinovenne Giulia Tramontano è stato trovato. Femminicidio, si strilla ovunque; del bambino che aveva in grembo, pare, importa poco. Il fidanzato trentenne, che lavorava come barman in un locale di lusso e che, oltre alla convivenza con Giulia, aveva una seconda relazione con una collega ventenne, viene descritto come narcisista amante della bella vita. Aveva già un figlio di sei anni con un'altra donna. Dopo aver ucciso Giulia avrebbe scritto alla collega: «Sono libero». A quanto pare, la solita storia di un uomo che vede le donne come un oggetto del quale liberarsi a piacimento, soprattutto se sono di ostacolo a nuove avventure sessuali, viaggio, carriera.<br />Il brutale episodio ha scatenato una ridda di commenti contro gli uomini: egoisti, assassini, pericolosi eccetera eccetera. Generalizzazioni per cui ogni uomo sarebbe, in potenza, come questo Alessandro Impagnatiello: tutti gli uomini sono inaffidabili, virtualmente pericolosi. Tutto chiaro e semplice come ogni problema nel mondo moderno: ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. In questo caso, i cattivi sono gli uomini.<br />OMICIDI DI SERIE A E B<br />È possibile complicare un pochino il quadro con qualche riflessione a caldo?<br />Dunque, valgono le generalizzazioni, come abbiamo detto. Ma non tutte. La scrittrice Francesca Totolo ha pubblicato sul suo profilo Twitter questo post: «Dall'inizio del 2023, secondo il portale “Femminicidio Italia”, il 44% (7 su 16) dei femminicidi è stato commesso da stranieri, l'8,5% della popolazione residente». Quindi, se proprio volessimo comunque generalizzare, ma senza estremizzare, potremmo pensare che il problema riguarda i maschi stranieri; e smetterla di accusare i maschi italiani.<br />Questo sguardo potrebbe spingere a qualche riflessione sugli sbarchi di clandestini che, ad ora, hanno già raggiunto la cifra record di cinquantamila soggetti; pur essendoci un governo che aveva promesso nientemeno che i blocchi navali. Cosa ne è di queste persone (quasi esclusivamente giovani maschi) una volta giunti in Italia? Trovano lavoro e una casa, inserendosi pacificamente nella nostra società? Cioè trovano lavoro in un paese che ha una disoccupazione (ufficiale) dell'8%? Trovano casa anche se gli affitti (così dicono i media) sono impossibili per uno studente? E poi: come mai non si è scatenato tutto questo can can quando Pamela Mastropietro fu struprata, uccisa, fatta a pezzi e (probabilmente) mangiata? Ah, già! Perché in quel caso l'emergenza era il razzismo, non il femminicidio...<br />Tra l'altro, diverse statistiche indicano che l'Italia (nonostante il contributo degli stranieri) ha un tasso di «femminicidio» tra i più bassi in Europa; notevolmente inferiore rispetto ai paesi «avanzati» e civili del nord Europa come i paesi baltici, Svizzera, Germania, Finlandia, Francia, Olanda...<br />Non solo: se guardiamo al nostro paese scopriamo che, ogni anno, gli uomini vittima di omicidio sono più o meno il doppio delle donne; quest'anno, addirittura, due terzi. Eppure, non ho mai sentito parlare di «emergenza maschicidio». La vita degli uomini, giornalisticamente parlando, vale meno di quella delle donne? Scopriamo anche che circa 1/3 degli omicidi compiuti in ambito familiare o affettivo hanno come vittima un uomo... tutti omicidi commessi in coppie gay maschili (il che aprirebbe a ulteriori domande), oppure anche le donne uccidono all'interno di una relazione di coppia?<br />IL MITO DEL BELLO E DANNATO<br />Ultima domanda e poi taccio. Le donne non hanno nessuna voce in capitolo quando inizia una relazione? Voglio dire: è l'uomo che sceglie la donna o è reciproca, la cosa? Perché in questo caso mi chiedo: queste donne non sono in grado di scegliersi un uomo che non sia potenzialmente «pericoloso» (narcisista, traditore, inaffidabile...)? In questo caso, forse, sarebbe meglio per loro tornare al patriarcato e lasciare la scelta del fidanzato al padre. Oppure (e mi pare proprio questo il caso) alcune donne sono attratte da uomini «pericolosi»?<br />Diciamolo: il bravo ragazzo, con un umile lavoro fisso, magari credente o addirittura cattolico, che ritiene un valore la castità, che si tiene lontano dai guai... è la seconda scelta di molte donne. Il top di gamma è il ribelle tipo James Dean, il selvaggio tipo Marlon Brando, il vampiro, il bello e dannato, il bohémien romantico e disperato. Questo è il risultato di due secoli di romanzi e film romantici, questo è quello che propone come modello maschile di successo la società moderna. Non mi riferisco solo ai vari «tronisti» televisivi: penso anche al tipo di uomo premiato dalla nostra legislazione. Esatto, mi riferisco alla solita legge 194/1978 nella quale l'uomo responsabile, che vuole prendersi cura del proprio figlio è punito mentre ad essere premiato è il «mascalzone», che si è divertito e lascia nelle peste la donna. Con il plauso delle cosiddette «femministe».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54111058</guid><pubDate>Tue, 06 Jun 2023 21:46:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54111058/l_uccisione_di_giulia_tramontano_il_problema_non_sono_solo_gli_uomini_sono_anche_le_donne.mp3" length="7128337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7429

L'UCCISIONE DI GIULIA TRAMONTANO: IL PROBLEMA NON SOLO GLI UOMINI, SONO ANCHE LE DONNE di Roberto Marchesini
Così, il corpo della ventinovenne Giulia Tramontano è stato trovato....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7429" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7429</a><br /><br />L'UCCISIONE DI GIULIA TRAMONTANO: IL PROBLEMA NON SOLO GLI UOMINI, SONO ANCHE LE DONNE di Roberto Marchesini<br />Così, il corpo della ventinovenne Giulia Tramontano è stato trovato. Femminicidio, si strilla ovunque; del bambino che aveva in grembo, pare, importa poco. Il fidanzato trentenne, che lavorava come barman in un locale di lusso e che, oltre alla convivenza con Giulia, aveva una seconda relazione con una collega ventenne, viene descritto come narcisista amante della bella vita. Aveva già un figlio di sei anni con un'altra donna. Dopo aver ucciso Giulia avrebbe scritto alla collega: «Sono libero». A quanto pare, la solita storia di un uomo che vede le donne come un oggetto del quale liberarsi a piacimento, soprattutto se sono di ostacolo a nuove avventure sessuali, viaggio, carriera.<br />Il brutale episodio ha scatenato una ridda di commenti contro gli uomini: egoisti, assassini, pericolosi eccetera eccetera. Generalizzazioni per cui ogni uomo sarebbe, in potenza, come questo Alessandro Impagnatiello: tutti gli uomini sono inaffidabili, virtualmente pericolosi. Tutto chiaro e semplice come ogni problema nel mondo moderno: ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. In questo caso, i cattivi sono gli uomini.<br />OMICIDI DI SERIE A E B<br />È possibile complicare un pochino il quadro con qualche riflessione a caldo?<br />Dunque, valgono le generalizzazioni, come abbiamo detto. Ma non tutte. La scrittrice Francesca Totolo ha pubblicato sul suo profilo Twitter questo post: «Dall'inizio del 2023, secondo il portale “Femminicidio Italia”, il 44% (7 su 16) dei femminicidi è stato commesso da stranieri, l'8,5% della popolazione residente». Quindi, se proprio volessimo comunque generalizzare, ma senza estremizzare, potremmo pensare che il problema riguarda i maschi stranieri; e smetterla di accusare i maschi italiani.<br />Questo sguardo potrebbe spingere a qualche riflessione sugli sbarchi di clandestini che, ad ora, hanno già raggiunto la cifra record di cinquantamila soggetti; pur essendoci un governo che aveva promesso nientemeno che i blocchi navali. Cosa ne è di queste persone (quasi esclusivamente giovani maschi) una volta giunti in Italia? Trovano lavoro e una casa, inserendosi pacificamente nella nostra società? Cioè trovano lavoro in un paese che ha una disoccupazione (ufficiale) dell'8%? Trovano casa anche se gli affitti (così dicono i media) sono impossibili per uno studente? E poi: come mai non si è scatenato tutto questo can can quando Pamela Mastropietro fu struprata, uccisa, fatta a pezzi e (probabilmente) mangiata? Ah, già! Perché in quel caso l'emergenza era il razzismo, non il femminicidio...<br />Tra l'altro, diverse statistiche indicano che l'Italia (nonostante il contributo degli stranieri) ha un tasso di «femminicidio» tra i più bassi in Europa; notevolmente inferiore rispetto ai paesi «avanzati» e civili del nord Europa come i paesi baltici, Svizzera, Germania, Finlandia, Francia, Olanda...<br />Non solo: se guardiamo al nostro paese scopriamo che, ogni anno, gli uomini vittima di omicidio sono più o meno il doppio delle donne; quest'anno, addirittura, due terzi. Eppure, non ho mai sentito parlare di «emergenza maschicidio». La vita degli uomini, giornalisticamente parlando, vale meno di quella delle donne? Scopriamo anche che circa 1/3 degli omicidi compiuti in ambito familiare o affettivo hanno come vittima un uomo... tutti omicidi commessi in coppie gay maschili (il che aprirebbe a ulteriori domande), oppure anche le donne uccidono all'interno di una relazione di coppia?<br />IL MITO DEL BELLO E DANNATO<br />Ultima domanda e poi taccio. Le donne non hanno nessuna voce in capitolo quando inizia una relazione? Voglio dire: è l'uomo che sceglie la donna o è reciproca, la cosa? Perché in questo caso mi...]]></itunes:summary><itunes:duration>446</itunes:duration><itunes:keywords>femminicidio,giuliatramontano,marlonbrando,vampiro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ead1afff507fc876d0404a08cb36099d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Siti porno costretti a verificare l'identità dei minorenni?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/siti-porno-costretti-a-verificare-l-identita-dei-minorenni--53896274</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7411" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7411</a><br /><br />SITI PORNO COSTRETTI A VERIFICARE L'IDENTITA' DEI MINORENNI? di Tommaso Scandroglio<br />Qualcosa si muove. Nel Regno Unito si sta discutendo un disegno di legge che, se passeranno le modifiche chieste dall'ala dei conservatori, obbligherà tutti i siti pornografici a verificare l'età dei fruitori in modo simile a quello utilizzato per il gioco d'azzardo on line, ossia caricando i dati della carta d'identità o di credito. Anche in Australia si valutando una soluzione simile.<br />Pure negli Usa qualcosa si muove. Sedici stati hanno dichiarato la pornografia una crisi di salute pubblica. Tra questi ricordiamo: Arkansas, Arizona, Florida, Idaho, Kansas, Kentucky, Louisiana, Missouri, Montana, Oklahoma, Pennsylvania, South Dakota, Tennessee, Utah e Virginia. In Lousiana, Arkansas e Utah i siti porno dovranno anch'essi verificare l'età del visitatore e i genitori potrebbero far causa alle piattaforme se queste non rispetteranno le regole. Addirittura la stessa liberal California, insieme ad Arkansas, Utah, Minnesota, Tennessee, sta valutando una "moderazione di contenuti" dei siti. Il senatore Mike Lee ha poi proposto un disegno di legge che vorrebbe ridefinire il concetto di oscenità, così come indicato dal Communications Act del 1934, ricomprendendo anche i contenuti pornografici.<br />Queste azioni anti-porno stanno avendo successo, almeno a guardare le reazioni dei diretti interessati. Pornhub il primo maggio ha oscurato il proprio sito nello Utah dato che in quello stato è passata la legge che obbliga alla verifica dell'età. È la prova provata che all'industria del porno non importa nulla dei danni di natura psicologica che la visione di contenuti pornografici potrebbe arrecare alla mente di ragazzi e bambini. Costoro sono solo pedine del loro fiorente business.<br />LA VERIFICA DELL'ETÀ<br />In Francia, in accordo con una legge del 2020, il garante per la comunicazione audiovisiva e digitale, Arcom, può sincerarsi se i siti pornografici hanno validi filtri per non far accedere alle loro piattaforme i minori. In caso di inottemperanza Arcom può rivolgersi ad un giudice. Un nuovo disegno di legge, attualmente all'esame del Parlamento, permetterebbe di rendere la procedura più snella senza passare dal tribunale comminando direttamente sanzioni fino a 500mila euro o pari al 6% del fatturato.<br />Nei Paesi Bassi l'Expertise Bureau for Online Child Abuse ha verificato che in dieci video di porno amatoriale della piattaforma xHamster i soggetti ripresi non avevano fornito il loro consenso per la divulgazione dei video. Il sito è stato denunciato alle autorità competenti. Se questi contenuti non verranno rimossi entro tre settimane Hammy Media, proprietaria del sito, rischia di pagare 32mila dollari al giorno.<br />Tutte queste notizie sono sicuramente incoraggianti, anche se la verifica dell'età per l'accesso ai siti pornografici potrebbe tutelare in qualche modo i minori, ma in nessun modo gli adulti i quali comunque sono anch'essi insieme vittime e complici dell'industria a luci rosse. Sono buone notizie anche perché, al di là del merito specifico, potrebbero indicare una certa tendenza sociale che potremmo definire "crisi di rigetto". Negli Usa, come la Bussola ha di recente documentato, l'insofferenza verso la cultura woke sta crescendo sempre più soprattutto tra gli elettori del partito repubblicano. Il Washington Post e la Kaiser Family Foundation hanno realizzato un sondaggio in cui si evince che il 57% degli americani rifiuta il transessualismo, ossia rifiuta l'idea che una persona possa percepirsi come appartenente ad un sesso diverso da quello riconosciuto alla nascita.<br />INCORAGGIANTI SEGNALI DI INSOFFERENZA<br />Questi segnali di insofferenza potrebbero essere incoraggianti. La cultura progressista è portata a spingere sempre più l'acceleratore della rivoluzione ideologica, ma può essere un autogol se il popolino stenta a starle dietro. Il processo di assimilazione dei "nuovi diritti" deve essere graduale, pena la ribellione dell'organismo sociale che sarà portato a rifiutare alcuni cambiamenti perché giudicati troppo radicali. Se dunque l'ideologia rivoluzionaria vuole più aborti, più morti per eutanasia, più fecondazioni artificiali, più sperimentazioni sugli embrioni, più divorzi, più "nozze" gay e tutto questo in sempre minor tempo e in modo sempre più facile, ad un certo punto potrebbe capitare - ma è una mera eventualità - che qualcuno sbotti: "Adesso basta! È troppo!". Il cavallo se troppo frustato alla fine scalcia.<br />Se ciò accadesse si potrebbe innescare una censura a questi fenomeni sociali di carattere radicale, ossia si potrebbe arrivare a criticare i fondamenti di aborto, eutanasia, etc. e dunque non solo i loro aspetti più devianti, ma la loro stessa origine genetica. Una critica quindi che non toccherebbe solo gli elementi accessori, accidentali, ma la stessa essenza, la stessa sostanza di certe condotte contrarie alla dignità della persona.<br />Ci rendiamo conto che più che una previsione è una mera speranza. Ma la speranza rimane pur sempre una virtù teologale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53896274</guid><pubDate>Wed, 17 May 2023 13:01:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53896274/siti_porno_costretti_a_verificare_l_identit_degli_utenti.mp3" length="7374784" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7411

SITI PORNO COSTRETTI A VERIFICARE L'IDENTITA' DEI MINORENNI? di Tommaso Scandroglio
Qualcosa si muove. Nel Regno Unito si sta discutendo un disegno di legge che, se passeranno le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7411" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7411</a><br /><br />SITI PORNO COSTRETTI A VERIFICARE L'IDENTITA' DEI MINORENNI? di Tommaso Scandroglio<br />Qualcosa si muove. Nel Regno Unito si sta discutendo un disegno di legge che, se passeranno le modifiche chieste dall'ala dei conservatori, obbligherà tutti i siti pornografici a verificare l'età dei fruitori in modo simile a quello utilizzato per il gioco d'azzardo on line, ossia caricando i dati della carta d'identità o di credito. Anche in Australia si valutando una soluzione simile.<br />Pure negli Usa qualcosa si muove. Sedici stati hanno dichiarato la pornografia una crisi di salute pubblica. Tra questi ricordiamo: Arkansas, Arizona, Florida, Idaho, Kansas, Kentucky, Louisiana, Missouri, Montana, Oklahoma, Pennsylvania, South Dakota, Tennessee, Utah e Virginia. In Lousiana, Arkansas e Utah i siti porno dovranno anch'essi verificare l'età del visitatore e i genitori potrebbero far causa alle piattaforme se queste non rispetteranno le regole. Addirittura la stessa liberal California, insieme ad Arkansas, Utah, Minnesota, Tennessee, sta valutando una "moderazione di contenuti" dei siti. Il senatore Mike Lee ha poi proposto un disegno di legge che vorrebbe ridefinire il concetto di oscenità, così come indicato dal Communications Act del 1934, ricomprendendo anche i contenuti pornografici.<br />Queste azioni anti-porno stanno avendo successo, almeno a guardare le reazioni dei diretti interessati. Pornhub il primo maggio ha oscurato il proprio sito nello Utah dato che in quello stato è passata la legge che obbliga alla verifica dell'età. È la prova provata che all'industria del porno non importa nulla dei danni di natura psicologica che la visione di contenuti pornografici potrebbe arrecare alla mente di ragazzi e bambini. Costoro sono solo pedine del loro fiorente business.<br />LA VERIFICA DELL'ETÀ<br />In Francia, in accordo con una legge del 2020, il garante per la comunicazione audiovisiva e digitale, Arcom, può sincerarsi se i siti pornografici hanno validi filtri per non far accedere alle loro piattaforme i minori. In caso di inottemperanza Arcom può rivolgersi ad un giudice. Un nuovo disegno di legge, attualmente all'esame del Parlamento, permetterebbe di rendere la procedura più snella senza passare dal tribunale comminando direttamente sanzioni fino a 500mila euro o pari al 6% del fatturato.<br />Nei Paesi Bassi l'Expertise Bureau for Online Child Abuse ha verificato che in dieci video di porno amatoriale della piattaforma xHamster i soggetti ripresi non avevano fornito il loro consenso per la divulgazione dei video. Il sito è stato denunciato alle autorità competenti. Se questi contenuti non verranno rimossi entro tre settimane Hammy Media, proprietaria del sito, rischia di pagare 32mila dollari al giorno.<br />Tutte queste notizie sono sicuramente incoraggianti, anche se la verifica dell'età per l'accesso ai siti pornografici potrebbe tutelare in qualche modo i minori, ma in nessun modo gli adulti i quali comunque sono anch'essi insieme vittime e complici dell'industria a luci rosse. Sono buone notizie anche perché, al di là del merito specifico, potrebbero indicare una certa tendenza sociale che potremmo definire "crisi di rigetto". Negli Usa, come la Bussola ha di recente documentato, l'insofferenza verso la cultura woke sta crescendo sempre più soprattutto tra gli elettori del partito repubblicano. Il Washington Post e la Kaiser Family Foundation hanno realizzato un sondaggio in cui si evince che il 57% degli americani rifiuta il transessualismo, ossia rifiuta l'idea che una persona possa percepirsi come appartenente ad un sesso diverso da quello riconosciuto alla nascita.<br />INCORAGGIANTI SEGNALI DI INSOFFERENZA<br />Questi segnali di insofferenza potrebbero essere incoraggianti. La cultura progressista è portata a spingere sempre...]]></itunes:summary><itunes:duration>461</itunes:duration><itunes:keywords>jacquinet,liberodallatrappola,pornografia,speranza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/84fa4298769f53f58e3ce4aeb8792ea3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ipocrisia della Barbie con sindrome di down</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ipocrisia-della-barbie-con-sindrome-di-down--53729253</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7400" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7400</a><br /><br />L'IPOCRISIA DELLA BARBIE CON SINDROME DI DOWN di Giuliano Guzzo<br />Dopo la prima con fisicità "curvy" e quella in sedia a rotelle, Barbie - la bambola più fashion e chiacchierata da 64 anni a questa parte - ha deciso di continuare la propria evoluzione presentandosi ora... con la sindrome di Down. Si tratta di una bambola, come fa sapere lo stesso sito dell'azienda Mattel, realizzata in collaborazione con la National Down Syndrome Society. Secondo quanto riportano alcune fonti, l'idea è infatti stata accolta con favore dagli enti benefici del Paese e internazionali.<br />Carol Boys, direttore generale dell'associazione britannica della sindrome di Down, ha dichiarato: «Le bambine della nostra comunità potranno giocare con una bambola che le rappresenta». Anche Ellie Goldstein, modella inglese con la trisomia 21 che è apparsa in una campagna pubblicitaria proprio con la nuova bambola, ha dichiarato di essere «davvero felicissima» di vedere questa nuova versione inclusiva. «La diversità è importante per me», ha spiegato Goldstein, «perché la gente ha bisogno di vedere più persone come me nel mondo e non di tenerle nascoste».<br />Tutto bene, dunque? Non esattamente. Come ha sottolineato infatti Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità e genitore di un bambino con la sindrome di Down, l'entusiasmo per queste iniziative cela sempre una certa ipocrisia. «Tutto bello, tutto politicamente correttissimo», sono state le sue parole, «se non fosse che in molti Paesi occidentali questi bambini non vengono fatti più nascere. In Italia - ed è uno dei Paesi più accoglienti da questo punto di vista - il 53% viene eliminato dopo la diagnosi prenatale. E allora mi domando: che senso ha fare una Barbie con la sindrome di Down se poi eliminiamo i bambini con la sindrome di Down?». Un bambino con Sindrome di Down «ha bisogno di amici come lui, non di giocattoli con le sue fattezze».<br />Purtroppo queste parole riflettono un'amara verità: i bambini con sindrome di Down, gli stessi che oggi si vedono nei servizi ai telegiornali e nelle immagini dei siti internet, sono da anni brutalmente decimati con l'aborto. Già nel dicembre 2020, a questo proposito, The Atlantic pubblicava un lungo servizio dal titolo inquietante: «Gli ultimi figli della Sindrome di Down». In quell'articolo, si ricordava che «i test prenatali stanno cambiando chi nasce e chi no» e «questo è solo l'inizio». Il fatto è che, al di là dei test prenatali, ci sono pressioni fortissime anche in ambito sanitario perché questi bambini siano abortiti. Ad Emma Mellor, una donna in dolce attesa di una bimba con la trisomia 21 - mamma la cui testimonianza è stata raccolta dalla Bbc - i dottori hanno proposto l'aborto. E non una, ma addirittura 15 volte. «Anche se avevamo chiarito che non era una opzione per noi», ricorda la Mellor, «sembravano davvero insistere».<br />Ora, quello di questa mamma è forse un caso isolato? Davvero dietro gli aborti dei bambini con sindrome di Down sono solo il frutto di scelte genitoriali? Il dubbio viene. Quello che è sicuro è che gli aborti di questi bimbi sono dilaganti. Negli Usa - secondo una pubblicazione uscita su Prenatal Diagnosis oltre dieci anni fa, e quindi oggi probabilmente superata - viene abortito il 67% dei nascituri con questa Sindrome, percentuale che sale ulteriormente tra le madri con più alti livelli d'istruzione: e in Europa il trend è così se non peggiore. Quindi, che senso ha fare perfino una bambola che ha le sembianze di bambini che, di fatto, vengono eliminati a migliaia prima della nascita? Come non si può non ritenere tutto ciò assai ipocrita?<br />Una nota di critica, infine, va anche alla Mattel. Che già oltre 20 anni fa, lo si ricordava, aveva fatto debuttare una Barbie in sedia a rotelle. Un progetto senza dubbio molto valido, che però risulta essere stato messo da parte, in favore di altri e ben più discutibili prodotti, come bambole queer e gay. Ora, ciascuna azienda è libera di scegliere le linee di prodotti che preferisce, ci mancherebbe. Però questa svolta Lgbt, assai criticabile se si pensa che in realtà i veri discriminati in questa società sono - e restano - le persone diversamente abili, contribuisce ulteriormente a spegnere l'entusiasmo per la Barbie con la trisomia 21. Che ha tutto il sapore, a questo punto, di un'operazione puramente commerciale, dove tutto è bello, tutto è «politicamente correttissimo».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53729253</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 14:54:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53729253/l_ipocrisia_della_barbie_con_sindrome_di_down.mp3" length="5539257" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7400

L'IPOCRISIA DELLA BARBIE CON SINDROME DI DOWN di Giuliano Guzzo
Dopo la prima con fisicità "curvy" e quella in sedia a rotelle, Barbie - la bambola più fashion e chiacchierata da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7400" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7400</a><br /><br />L'IPOCRISIA DELLA BARBIE CON SINDROME DI DOWN di Giuliano Guzzo<br />Dopo la prima con fisicità "curvy" e quella in sedia a rotelle, Barbie - la bambola più fashion e chiacchierata da 64 anni a questa parte - ha deciso di continuare la propria evoluzione presentandosi ora... con la sindrome di Down. Si tratta di una bambola, come fa sapere lo stesso sito dell'azienda Mattel, realizzata in collaborazione con la National Down Syndrome Society. Secondo quanto riportano alcune fonti, l'idea è infatti stata accolta con favore dagli enti benefici del Paese e internazionali.<br />Carol Boys, direttore generale dell'associazione britannica della sindrome di Down, ha dichiarato: «Le bambine della nostra comunità potranno giocare con una bambola che le rappresenta». Anche Ellie Goldstein, modella inglese con la trisomia 21 che è apparsa in una campagna pubblicitaria proprio con la nuova bambola, ha dichiarato di essere «davvero felicissima» di vedere questa nuova versione inclusiva. «La diversità è importante per me», ha spiegato Goldstein, «perché la gente ha bisogno di vedere più persone come me nel mondo e non di tenerle nascoste».<br />Tutto bene, dunque? Non esattamente. Come ha sottolineato infatti Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità e genitore di un bambino con la sindrome di Down, l'entusiasmo per queste iniziative cela sempre una certa ipocrisia. «Tutto bello, tutto politicamente correttissimo», sono state le sue parole, «se non fosse che in molti Paesi occidentali questi bambini non vengono fatti più nascere. In Italia - ed è uno dei Paesi più accoglienti da questo punto di vista - il 53% viene eliminato dopo la diagnosi prenatale. E allora mi domando: che senso ha fare una Barbie con la sindrome di Down se poi eliminiamo i bambini con la sindrome di Down?». Un bambino con Sindrome di Down «ha bisogno di amici come lui, non di giocattoli con le sue fattezze».<br />Purtroppo queste parole riflettono un'amara verità: i bambini con sindrome di Down, gli stessi che oggi si vedono nei servizi ai telegiornali e nelle immagini dei siti internet, sono da anni brutalmente decimati con l'aborto. Già nel dicembre 2020, a questo proposito, The Atlantic pubblicava un lungo servizio dal titolo inquietante: «Gli ultimi figli della Sindrome di Down». In quell'articolo, si ricordava che «i test prenatali stanno cambiando chi nasce e chi no» e «questo è solo l'inizio». Il fatto è che, al di là dei test prenatali, ci sono pressioni fortissime anche in ambito sanitario perché questi bambini siano abortiti. Ad Emma Mellor, una donna in dolce attesa di una bimba con la trisomia 21 - mamma la cui testimonianza è stata raccolta dalla Bbc - i dottori hanno proposto l'aborto. E non una, ma addirittura 15 volte. «Anche se avevamo chiarito che non era una opzione per noi», ricorda la Mellor, «sembravano davvero insistere».<br />Ora, quello di questa mamma è forse un caso isolato? Davvero dietro gli aborti dei bambini con sindrome di Down sono solo il frutto di scelte genitoriali? Il dubbio viene. Quello che è sicuro è che gli aborti di questi bimbi sono dilaganti. Negli Usa - secondo una pubblicazione uscita su Prenatal Diagnosis oltre dieci anni fa, e quindi oggi probabilmente superata - viene abortito il 67% dei nascituri con questa Sindrome, percentuale che sale ulteriormente tra le madri con più alti livelli d'istruzione: e in Europa il trend è così se non peggiore. Quindi, che senso ha fare perfino una bambola che ha le sembianze di bambini che, di fatto, vengono eliminati a migliaia prima della nascita? Come non si può non ritenere tutto ciò assai ipocrita?<br />Una nota di critica, infine, va anche alla Mattel. Che già oltre 20 anni fa, lo si ricordava, aveva fatto debuttare una Barbie in sedia a rotelle. Un progetto senza dubbio molto...]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>barbie,diagnosiprenatale,ipocrisia,trisomia21</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a2bc96f99364a2ae1df0149ece4855f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Davvero ogni male ha in una pillola la sua soluzione?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/davvero-ogni-male-ha-in-una-pillola-la-sua-soluzione--53574826</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7389" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7389</a><br /><br />DAVVERO OGNI MALE HA IN UNA PILLOLA LA SUA SOLUZIONE? di Carlo Bellieni<br />"La metà degli accessi riguarda codici verdi e bianche, che potrebbero essere curati da medici di famiglia e guardie mediche" riportava il quotidiano Il Post alcuni giorni fa. Abbiamo letto varie analisi su questo fenomeno, centrate sulla disorganizzazione della medicina di territorio e sulle carenze nelle assunzioni nei reparti di emergenza. Da bioeticista, allargo il tiro, forse rendendo più semplice (chiara), ma meno facile (cioè meno fattibile, perché ne mostra la complessità) la risposta al problema. Punto il dito su un'inversione sociale della cura della salute: quella epocale dalla medicina alla tecnologia.<br />Finora abbiamo pensato una sanità basata sulla medicina, cioè sul ragionamento. Non per nulla il termine "medico" viene dal latino "medeo" che significa "io misuro". Il membro (l'impiegato) della società occidentale (il paziente-tipo) oggi non vuole più un ragionamento, ma vuole la tecnica. Cioè è stato abituato a pensare che ogni male abbia in una pillola la sua soluzione e che il medico che non la propina e non la propina subito sbaglia. Illuso dalla tecnologia digitale, e circuìto dal concetto che "se hai un diritto hai anche una soluzione".<br />È il disegno della società tecnologica tratteggiato dai maggiori filosofi del secolo scorso, da Heidegger a Anders, divenuto realtà: non ci interessa il rapporto di cura, ci interessa ricevere la tecnologia, fine (nel senso di scopo ma anche di azzeramento) di ogni rapporto. Perciò, se ho un malessere blando, potrei curarlo da me seguendo con pazienza le indicazioni del medico; ma se la salute è un diritto, quando ho un malessere questo diritto è insidiato, e allora devo andare alla fonte della tecnologia (l'ospedale) per avere sanato immediatamente, improrogabilmente, meccanicamente questo diritto infranto. Insomma, vado in ospedale non perché mi serve ma perché è mio diritto.<br /><br />IL DIRITTO ALLA SALUTE<br />E se poi facendo così per una sbucciatura o per una febbre intaso il diritto dei malati-malati di essere curati con attenzione, il problema "non mi riguarda". È un concetto generale, che non riguarda chi sta realmente male, ma chi ha disimparato a fare i conti col malessere; ed è la maggioranza di noi. È diventata questa una società delle solitudini, in cui l'unico modo di cautelarsi è farsi valere, a costo di farsi valere quando non serve. Mi riferisco ai codici bianchi in sovrannumero, non certo ai malati gravi che da questo sistema trovano solo svantaggio.<br />A questo si aggiunge un secondo fenomeno che è prettamente pediatrico: il senso di colpa dei genitori. È quel fenomeno per cui il genitore assente cerca di sentirsi presente con "paghette", regali o altro (tra cui corse al pronto soccorso). Genitori assenti, che durante la settimana si scordano letteralmente dei figli (è la generazione che reclama i seggiolini intelligenti per non scordarsi i figli in auto) o sono portati dall'affanno del lavoro a scordarsene, vedendoli di sfuggita la sera, epigoni o schiavi della "società della prestazione" tratteggiata da Marcuse ("L'uomo ad una dimensione"), in cui occorre sempre correre e rispondere con prestazioni alla gara per prevalere e sopravvivere. Il senso di colpa si fa sentire nel momento del malessere: "non ci sono stato per tutta la settimana, ma ora che hai due linee di febbre di darò il massimo" e fila in pronto soccorso per dare una sostanza alla funzione genitoriale o per fare una cosa in più dell'altro genitore o dei nonni che avevano in carico il figlio. Non voglio qui criticare i genitori: critico lo schema sociale che li impoverisce culturalmente e responsabilmente.<br />In poche parole, la cittadinanza è disabituata a gestire le fasi critiche della vita. Tutto deve passare attraverso un'alienazione tecnicistica di cui il medico e l'infermiere sono i dispensatori.<br /><br />PENSIERO MAGICO<br />Di questo ho parlato in un recente saggio sulla rivista di bioetica Bioethics Update: "Nei paesi industrializzati, la mentalità comune ruota attorno alle prestazioni personali. Le persone identificano il loro valore con la loro prestazione, di conseguenza identificano il loro dovere con il loro ruolo. Di conseguenza, essere buoni ingranaggi nel loro lavoro è tutto ciò che viene loro richiesto e garantisce un buon comportamento e buone conseguenze. Essendo buoni ingranaggi, le persone suppongono poi di ottenere automaticamente ciò a cui aspirano.<br />Questo può essere chiamato "pensiero magico" perché possiede tre caratteristiche principali che definiscono la parola "magia": semplicità, immediatezza e facilità. Lo scopo di questo saggio è esaminare se e come ciò avvenga realmente in tre campi: la medicina, l'etica e la vita in generale." Nella medicina questo è evidente: mi aspetto dalla medicina che risolva per me, al posto mio, il mio problema, in maniera automatica, istantanea. È l'alienazione della salute nelle mani della tecnologia, di cui parlava Ivan Illich, uno dei padri del pensiero medico, nel suo libro Nemesi Medica.<br />Questo non vuol dire che la tecnologia sia l'ostacolo; anzi, ben venga tanta tecnologia; quante persone salva e salverà! Occorre ridare in mano al paziente la sua capacità di decidere, di curarsi, di cercare conforto, di cercare il medico da seguire. Per questo su queste pagine recentemente spiegavo che questa medicina sembra essere fatta solo per chi si sa far valere, cioè per chi cerca il riconoscimento del suo diritto, con scapito dei più deboli, anche quando il diritto supposto non è un diritto franco.<br />Occorre ridare in mano al paziente la salute. Ma come fare, se ormai ogni autoconsapevolezza sul corpo è venuta a mancare? Provate a chiedere ad un diciottenne quanto dura una gravidanza o cosa fare in caso di influenza, cose che i nostri nonni avevano ben chiare.<br />Ma come ripartire, in un'epoca di alienazione della salute e dopo anni di depauperamento etico e logistico della sanità? Hanno dato la cattiva informazione che la sanità invece che medicina debba essere tecnologia e - complici anche noi medici - hanno creato un popolo di analfabeti sanitari che si smarriscono nella corsa alla ricerca della pillola magica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53574826</guid><pubDate>Tue, 18 Apr 2023 21:14:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53574826/davvero_ogni_male_ha_in_una_pillola_la_sua_soluzione.mp3" length="7368664" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7389

DAVVERO OGNI MALE HA IN UNA PILLOLA LA SUA SOLUZIONE? di Carlo Bellieni
"La metà degli accessi riguarda codici verdi e bianche, che potrebbero essere curati da medici di famiglia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7389" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7389</a><br /><br />DAVVERO OGNI MALE HA IN UNA PILLOLA LA SUA SOLUZIONE? di Carlo Bellieni<br />"La metà degli accessi riguarda codici verdi e bianche, che potrebbero essere curati da medici di famiglia e guardie mediche" riportava il quotidiano Il Post alcuni giorni fa. Abbiamo letto varie analisi su questo fenomeno, centrate sulla disorganizzazione della medicina di territorio e sulle carenze nelle assunzioni nei reparti di emergenza. Da bioeticista, allargo il tiro, forse rendendo più semplice (chiara), ma meno facile (cioè meno fattibile, perché ne mostra la complessità) la risposta al problema. Punto il dito su un'inversione sociale della cura della salute: quella epocale dalla medicina alla tecnologia.<br />Finora abbiamo pensato una sanità basata sulla medicina, cioè sul ragionamento. Non per nulla il termine "medico" viene dal latino "medeo" che significa "io misuro". Il membro (l'impiegato) della società occidentale (il paziente-tipo) oggi non vuole più un ragionamento, ma vuole la tecnica. Cioè è stato abituato a pensare che ogni male abbia in una pillola la sua soluzione e che il medico che non la propina e non la propina subito sbaglia. Illuso dalla tecnologia digitale, e circuìto dal concetto che "se hai un diritto hai anche una soluzione".<br />È il disegno della società tecnologica tratteggiato dai maggiori filosofi del secolo scorso, da Heidegger a Anders, divenuto realtà: non ci interessa il rapporto di cura, ci interessa ricevere la tecnologia, fine (nel senso di scopo ma anche di azzeramento) di ogni rapporto. Perciò, se ho un malessere blando, potrei curarlo da me seguendo con pazienza le indicazioni del medico; ma se la salute è un diritto, quando ho un malessere questo diritto è insidiato, e allora devo andare alla fonte della tecnologia (l'ospedale) per avere sanato immediatamente, improrogabilmente, meccanicamente questo diritto infranto. Insomma, vado in ospedale non perché mi serve ma perché è mio diritto.<br /><br />IL DIRITTO ALLA SALUTE<br />E se poi facendo così per una sbucciatura o per una febbre intaso il diritto dei malati-malati di essere curati con attenzione, il problema "non mi riguarda". È un concetto generale, che non riguarda chi sta realmente male, ma chi ha disimparato a fare i conti col malessere; ed è la maggioranza di noi. È diventata questa una società delle solitudini, in cui l'unico modo di cautelarsi è farsi valere, a costo di farsi valere quando non serve. Mi riferisco ai codici bianchi in sovrannumero, non certo ai malati gravi che da questo sistema trovano solo svantaggio.<br />A questo si aggiunge un secondo fenomeno che è prettamente pediatrico: il senso di colpa dei genitori. È quel fenomeno per cui il genitore assente cerca di sentirsi presente con "paghette", regali o altro (tra cui corse al pronto soccorso). Genitori assenti, che durante la settimana si scordano letteralmente dei figli (è la generazione che reclama i seggiolini intelligenti per non scordarsi i figli in auto) o sono portati dall'affanno del lavoro a scordarsene, vedendoli di sfuggita la sera, epigoni o schiavi della "società della prestazione" tratteggiata da Marcuse ("L'uomo ad una dimensione"), in cui occorre sempre correre e rispondere con prestazioni alla gara per prevalere e sopravvivere. Il senso di colpa si fa sentire nel momento del malessere: "non ci sono stato per tutta la settimana, ma ora che hai due linee di febbre di darò il massimo" e fila in pronto soccorso per dare una sostanza alla funzione genitoriale o per fare una cosa in più dell'altro genitore o dei nonni che avevano in carico il figlio. Non voglio qui criticare i genitori: critico lo schema sociale che li impoverisce culturalmente e responsabilmente.<br />In poche parole, la cittadinanza è disabituata a gestire le fasi critiche della vita. Tutto deve passare...]]></itunes:summary><itunes:duration>461</itunes:duration><itunes:keywords>codicebianco,paziente,pillola,soluzione,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0ea8312ad9f7a2e7f40c7d704af392cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Posso dire a un cristiano che sbaglia? E se è un sacerdote?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/posso-dire-a-un-cristiano-che-sbaglia-e-se-e-un-sacerdote--53368526</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7352" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7352</a><br /><br />POSSO DIRE A UN CRISTIANO CHE SBAGLIA? E SE E' UN SACERDOTE?<br />Ci vogliono fermezza nei princìpi e dolcezza nei modi (vanno comunque evitate parole irrispettose verso la gerarchia della Chiesa)<br />di Pierfrancesco Nardini<br />La critica, costruttiva e determinata, verso ogni errore sulla dottrina cattolica da parte di ogni singolo membro della Chiesa (sacerdote o laico), quindi anche della gerarchia fino al grado più alto, è necessaria ed inevitabile. Si mancherebbe ad un preciso dovere.<br />Le modalità, le forme di questa critica però non possono che essere basate sul rispetto.<br />Se questo (il rispetto) vale per ogni persona con cui si discute, a maggior ragione deve valere se l'interlocutore ha una carica, più o meno importante.<br />Una spiegazione molto chiara la fa dire De Wohl a Santa Caterina da Siena: "Un sacerdote può essere inadeguato, può essere un uomo votato al male, tuttavia è attraverso le sue mani che riceviamo il Corpo e il Sangue di Gesù, quindi dobbiamo rispettarlo" (La mia natura è il fuoco).<br />L'aggressività esasperata e/o l'uso di un linguaggio troppo forte in queste situazioni, purtroppo molto frequente, comporta più problematiche che vantaggi. Diventa controproducente.<br />Quando si discute, si deve sempre pensare all'efficacia che hanno le nostre parole sull'interlocutore. Un tono forte a volte può essere utile, anche più efficace. Non deve però diventare eccessivo, rabbioso, addirittura offensivo. Sia che si parli con un sacerdote sia con un fedele (laico).<br />Si sentono molto spesso invece toni e parole irrispettose, oltraggiose rivolte alla gerarchia della Chiesa. Ci si chiede: quale effetto possono avere? Quale efficacia?<br />Il rischio di far allontanare l'interlocutore invece di avvicinarlo è grande. Se questo è confuso o pensa in modo errato sulle verità della fede, se aggredito o preso in giro o se sente parole forti o addirittura insulti contro il Papa o un sacerdote, non si avrà di certo l'effetto di fargli capire ciò che anche di giusto si vuole dire e denunciare.<br />Se, invece, con modalità ferme (sui principi) ma rispettose (della persona ma, soprattutto, della carica che ha), proviamo a spiegare, spostiamo l'attenzione sull'oggetto (errori, problematiche, crisi) e non sul soggetto.<br />È quel che si dice con: fortiter in re, suaviter in modo. Monsignor Lefebvre ha ammonito che "è nostro dovere fare di tutto per conservare il rispetto della gerarchia e saper distinguere fra l'istituzione divina, alla quale dobbiamo rimanere attaccati, e gli errori che dei cattivi suoi membri possono professare. Dobbiamo fare tutto il possibile per illuminarli e convertirli con le nostre preghiere e con un esempio di dolcezza e fermezza." (Vi trasmetto quello che ho ricevuto. Tradizione perenne e futuro della Chiesa, a cura di A. Gnocchi e M. Palmaro, Sugarco, 2010, pp. 230-231).<br />Non si cada allora nell'equivoco di pensarci bravi apologeti, ottimi disquisitori sulla crisi, solo se si alzano i toni, se si controbatte in modo scomposto o troppo forte. Teniamo a mente che noi stessi non saremmo attratti da un linguaggio aggressivo, ma da uno assertivo, non dall'attacco alla persona ma dalla confutazione motivata di quel che dice, non dallo sbilanciarsi sul foro interno, ma sul foro esterno.<br />Infine, non si deve pensare che suaviter significhi una mielosa, blanda e quindi insensata contrapposizione, né una forma di complicità: è solo il tono, la forma del fortiter, della ferma e precisa confutazione degli errori.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53368526</guid><pubDate>Tue, 28 Mar 2023 21:10:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53368526/posso_dire_a_un_cristiano_che_sbaglia_e_se_un_sacerdote.mp3" length="4810336" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7352

POSSO DIRE A UN CRISTIANO CHE SBAGLIA? E SE E' UN SACERDOTE?
Ci vogliono fermezza nei princìpi e dolcezza nei modi (vanno comunque evitate parole irrispettose verso la gerarchia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7352" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7352</a><br /><br />POSSO DIRE A UN CRISTIANO CHE SBAGLIA? E SE E' UN SACERDOTE?<br />Ci vogliono fermezza nei princìpi e dolcezza nei modi (vanno comunque evitate parole irrispettose verso la gerarchia della Chiesa)<br />di Pierfrancesco Nardini<br />La critica, costruttiva e determinata, verso ogni errore sulla dottrina cattolica da parte di ogni singolo membro della Chiesa (sacerdote o laico), quindi anche della gerarchia fino al grado più alto, è necessaria ed inevitabile. Si mancherebbe ad un preciso dovere.<br />Le modalità, le forme di questa critica però non possono che essere basate sul rispetto.<br />Se questo (il rispetto) vale per ogni persona con cui si discute, a maggior ragione deve valere se l'interlocutore ha una carica, più o meno importante.<br />Una spiegazione molto chiara la fa dire De Wohl a Santa Caterina da Siena: "Un sacerdote può essere inadeguato, può essere un uomo votato al male, tuttavia è attraverso le sue mani che riceviamo il Corpo e il Sangue di Gesù, quindi dobbiamo rispettarlo" (La mia natura è il fuoco).<br />L'aggressività esasperata e/o l'uso di un linguaggio troppo forte in queste situazioni, purtroppo molto frequente, comporta più problematiche che vantaggi. Diventa controproducente.<br />Quando si discute, si deve sempre pensare all'efficacia che hanno le nostre parole sull'interlocutore. Un tono forte a volte può essere utile, anche più efficace. Non deve però diventare eccessivo, rabbioso, addirittura offensivo. Sia che si parli con un sacerdote sia con un fedele (laico).<br />Si sentono molto spesso invece toni e parole irrispettose, oltraggiose rivolte alla gerarchia della Chiesa. Ci si chiede: quale effetto possono avere? Quale efficacia?<br />Il rischio di far allontanare l'interlocutore invece di avvicinarlo è grande. Se questo è confuso o pensa in modo errato sulle verità della fede, se aggredito o preso in giro o se sente parole forti o addirittura insulti contro il Papa o un sacerdote, non si avrà di certo l'effetto di fargli capire ciò che anche di giusto si vuole dire e denunciare.<br />Se, invece, con modalità ferme (sui principi) ma rispettose (della persona ma, soprattutto, della carica che ha), proviamo a spiegare, spostiamo l'attenzione sull'oggetto (errori, problematiche, crisi) e non sul soggetto.<br />È quel che si dice con: fortiter in re, suaviter in modo. Monsignor Lefebvre ha ammonito che "è nostro dovere fare di tutto per conservare il rispetto della gerarchia e saper distinguere fra l'istituzione divina, alla quale dobbiamo rimanere attaccati, e gli errori che dei cattivi suoi membri possono professare. Dobbiamo fare tutto il possibile per illuminarli e convertirli con le nostre preghiere e con un esempio di dolcezza e fermezza." (Vi trasmetto quello che ho ricevuto. Tradizione perenne e futuro della Chiesa, a cura di A. Gnocchi e M. Palmaro, Sugarco, 2010, pp. 230-231).<br />Non si cada allora nell'equivoco di pensarci bravi apologeti, ottimi disquisitori sulla crisi, solo se si alzano i toni, se si controbatte in modo scomposto o troppo forte. Teniamo a mente che noi stessi non saremmo attratti da un linguaggio aggressivo, ma da uno assertivo, non dall'attacco alla persona ma dalla confutazione motivata di quel che dice, non dallo sbilanciarsi sul foro interno, ma sul foro esterno.<br />Infine, non si deve pensare che suaviter significhi una mielosa, blanda e quindi insensata contrapposizione, né una forma di complicità: è solo il tono, la forma del fortiter, della ferma e precisa confutazione degli errori.]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>correzione,dolcezza,fermezzaneiprincipi,gerarchia,rispetto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7ed654c8d847b73596a869deda4c70c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il monologo di Chiara Ferrari commentato da una mamma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-monologo-di-chiara-ferrari-commentato-da-una-mamma--52731752</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7319" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7319</a><br /><br />IL MONOLOGO DI CHIARA FERRAGNI COMMENTATO DA UNA MAMMA di Federica Di Vito<br />Ciao Chiara, il fatto che tu abbia lo stesso nome di mia figlia mi spinge a utilizzare con te un linguaggio colloquiale, ecco perché vorrei scriverti una lettera. Da donna a donna, da mamma a mamma, da lavoratrice a lavoratrice.<br />Ho ascoltato il tuo monologo della prima serata del Festival di Sanremo. Sai, non faccio parte delle milioni di persone che ti chiederebbero un selfie o che seguono ogni tua mossa con acclamazione o disprezzo. Per questo non rientro neanche tra le persone a cui non piaci. Semplicemente guardo, ascolto, osservo. E l'ho percepita l'insicurezza guardando nei tuoi occhi. Quella che ti ha fatto dire che avresti voluto con tutto il cuore qualcuno che ti dicesse «sei abbastanza», «vali». Concordo con te: «Siamo scatole che contengono meraviglia e vanno aperte con cura».<br />Hai trovato qualcuno che ti abbia fatta sentire una meraviglia, davvero? Ti svelo anche io un segreto, scrivendoti un versetto della Bibbia che forse non conosci. «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi», non trovi anche te qualche assonanza? Quel vaso di creta è molto simile alla scatola con su scritto "fragile" di cui hai parlato ieri sera, all'Ariston. C'è però una grande differenza e vorrei parlartene.<br />Se ieri avessi ricevuto insulti, anziché applausi, se oggi la stampa e i social ti riservassero solo critiche, se non fossi stata lì su quel grande palco, se non fossi conosciuta e riconosciuta in alcun modo, ti sentiresti lo stesso custode di una grande meraviglia? Il rischio è quello di diventare una scatola vuota sai? Fragile sì, ma vuota. Piena solo di noi stessi, del nostro ego. Ego che si nutre di like, applausi, selfie. E che pur di mettersi al primo posto, sacrifica la possibilità di sentirsi una meraviglia anche quando gli occhi della società che tu citavi ti guardano come una nullità. Ci hai mai pensato che potresti valere anche senza tutto questo?<br />LE SCHIAVE DELL'AUTODETERMINAZIONE<br />Ti sei presentata con una scritta davvero eloquente - anche se poco inclusiva perché senza asterischi, direbbe qualcuno -, «Pensati libera». Ora, al di là delle considerazioni di stile, a chi ti stavi rivolgendo? Alle tue amiche? Quelle che hai incitato a «combattere sempre» per «cambiare le cose ogni giorno»? Forse hai tralasciato che in nome di questa lotta tante donne stanno barattando la loro essenza per una subdola schiavitù. Tante di queste donne neanche sanno più come definirsi e tante hanno paura anche solo a pensarla, l'innominabile "donna".<br />Tante vengono viste come uteri da affittare, da quella parte di società che tu ritieni giusta ed equa. Quello slogan conferma l'ideologia che ci sta rendendo schiave, non più donne, non più forti, ma solo schiave dell'autodeterminazione. Di una società che mentre ci invita a essere libere ci appiccica addosso l'etichetta di oggetti, costringendoci a cercare nemici, non alleati. Allora che cosa significa «vivere liberamente il [proprio] corpo», farci definire "persona con la vagina" piuttosto che "donna"?<br />Il corpo è quella scatola fragile che hai nominato. E mentre cerco di insegnare a mia figlia il rispetto del suo, devo vederti in televisione nuda - sì, sappiamo che hai chiarito che si è trattato di un vestito disegnato seguendo le tue forme, ma l'effetto è quello - parlare alla te bambina di quanto lei valga. Dimmi, qual è il messaggio che hai voluto mandare? «Essere una donna non è un limite», e allora in che modo osannare forzatamente un corpo nudo dovrebbe dimostrarcelo? Attenzione, così si rischia l'autocelebrazione. A meno che l'obiettivo non fosse proprio quello.<br />LE DONNE TAGLIATE FUORI DAL MONOLOGO<br />In ultimo, vorrei mostrarti qualche categoria di donne che hai tagliato fuori dal tuo monologo. Quelle che non possono scegliere di essere "solo madri" - e sai, non è un insulto - anche se lo vorrebbero, perché devono lavorare per forza. Quelle mogli che vedono poco i mariti, costretti a fare gli straordinari perché in accordo - e, udite udite, non per forza in lotta con i padri - scelgono di stare a casa. Quelle che vengono guardate male dalle altre donne quando scendono dall'auto con più di un figlio urlante al seguito - che se poi sono tutti piccoli, si salvi chi può dallo sguardo della femminista sul piede di guerra. Quelle a cui viene caldamente consigliato di aspettare i 35 anni prima di pensare a fare figli, che prima si deve pensare alla carriera.<br />Quelle che scelgono di perdonare un tradimento. Quelle che utilizzano la carta di credito del marito senza sentirsi sminuite. Tutte quelle, insomma, che non hanno le carte in regole per stare sotto l'ala del femminismo imperante di oggi. E forse, quel senso di colpa a cui accennavi, è la profonda consapevolezza scritta nell'anima e nella biologia, che i bambini hanno bisogno della propria mamma. E non significa non lavorare, visto che la società spinge al rientro della mamma a tre mesi dal parto dimezzandole lo stipendio se rientra più tardi. Significa che la maternità dovrebbe diventare una risorsa per tutti e non un problema da risolvere o un "limite", parafrasando il tuo discorso.<br />Allora, Chiara, racconta pure la tua storia, la tua scalata al successo, la tua lotta contro gli uomini o gli stereotipi, ma non farla diventare la nostra. Perché la libertà e il valore che tu osanni, non è ciò che vogliono tutte. E le ingiustizie che combatti non sono le stesse per tutte.<br />Ah, non l'hai percepito anche tu il tono di adorazione paternalistica che ti ha riservato Amadeus mentre ci tranquillizzava del fatto che proprio tu, senza l'aiuto di nessuno, avessi scritto il monologo? Questo rientra negli standard accettabili di femminismo o nella lotta al patriarcato? Non credo avresti riservato lo stesso sorriso, se al posto di Amadeus ci fosse stato qualcun altro.<br />Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo seguente dal titolo "Il Festival parla di tolleranza, ma produce violenza" parla del cantante Blanco che devasta il palco dell'Ariston, ma Amadeus lo giustifica. È la cifra del Festival che, predicando tolleranza e "amore" fluido, genera aggressività e incapacità di amare.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 febbraio 2023:<br />Hai voglia a gridare contro il maschio aggressivo che in preda all'istinto picchia la sua donna. Hai voglia a piangere sul latte versato di una generazione di numerosi suicidi dovuti alle difficoltà e che spesso vive di sballo oltre ogni limite con il supporto del mondo virtuale, come dimostra il caso dei cinque ragazzi morti schiantati con un'auto che sfrecciava a cento chilometri orari in paese. E hai voglia a lacrimare come un coccodrillo dopo aver permesso tutto ad un figlio che poi a scuola bullizza professori e alunni. Basti pensare all'episodio della professoressa di Rovigo, a cui gli alunni hanno sparato pallini ad aria compressa, con genitori che prendevano le parti dei loro figli, mentre Luciana Littizzetto si è permessa di dire che se la docente fosse stata empatica non sarebbe successo nulla.<br />Hanno voglia le istituzioni a parlare di rispetto e senso civico per poi presenziare, come ha fatto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad un Festival di Sanremo che prima mette la donna-Ferragni (praticamente nuda e quindi alla mercé di tutti) al centro e poi parla di rispetto. E, mentre permette al cantante Blanco di distruggere il palco dell'Ariston perché qualcosa (in questo caso l'audio) non ha funzionato come voleva lui, inneggia alla tolleranza. Non ci sono limiti, grida il palco di Sanremo agli italiani, nessun argine (che per il pensiero del gender fluid è un nemico da cancellare), così siamo tutti più felici e accolti, tutti con un posto nella società (a meno che tu non dica il contrario, ovviamente). E infatti Amadeus che ha fatto? È salito sul palco a giustificare il bambino frustrato, Blanco, che, siccome le cose sono andate storte, può permettersi di rompere vasi e distruggere fiori da chissà quanti migliaia di euro. Che è come dire: poverino, bisogna comprenderlo il violento. Perciò, "torna ancora ad esibirti", lo ha invitato il presentatore mentre il cantante rideva sbeffeggiandolo. Esattamente come fanno bambini e ragazzini davanti ad adulti incapaci di mettere dei paletti e di redarguire quando si fa il male o si oltrepassa il limite.<br />I bambini, infatti, soprattutto quando sono in preda alle emozioni che non sanno gestire, cercano chi li contenga. Bambini e giovani cercano chi sia certo del bene e del male e lo sappia indicare anche con la correzione. E rispettano più facilmente genitori che provino ad educare anche alla frustrazione dei "no" e quindi alla capacità di affrontare con forza le avversità. Genitori che invece quel palco di cantanti e uomini dello spettacolo considera retrogradi e violenti (]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52731752</guid><pubDate>Tue, 14 Feb 2023 22:27:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52731752/il_monologo_di_chiara_ferrari_commentato_da_una_mamma.mp3" length="13287802" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7319

IL MONOLOGO DI CHIARA FERRAGNI COMMENTATO DA UNA MAMMA di Federica Di Vito
Ciao Chiara, il fatto che tu abbia lo stesso nome di mia figlia mi spinge a utilizzare con te un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7319" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7319</a><br /><br />IL MONOLOGO DI CHIARA FERRAGNI COMMENTATO DA UNA MAMMA di Federica Di Vito<br />Ciao Chiara, il fatto che tu abbia lo stesso nome di mia figlia mi spinge a utilizzare con te un linguaggio colloquiale, ecco perché vorrei scriverti una lettera. Da donna a donna, da mamma a mamma, da lavoratrice a lavoratrice.<br />Ho ascoltato il tuo monologo della prima serata del Festival di Sanremo. Sai, non faccio parte delle milioni di persone che ti chiederebbero un selfie o che seguono ogni tua mossa con acclamazione o disprezzo. Per questo non rientro neanche tra le persone a cui non piaci. Semplicemente guardo, ascolto, osservo. E l'ho percepita l'insicurezza guardando nei tuoi occhi. Quella che ti ha fatto dire che avresti voluto con tutto il cuore qualcuno che ti dicesse «sei abbastanza», «vali». Concordo con te: «Siamo scatole che contengono meraviglia e vanno aperte con cura».<br />Hai trovato qualcuno che ti abbia fatta sentire una meraviglia, davvero? Ti svelo anche io un segreto, scrivendoti un versetto della Bibbia che forse non conosci. «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi», non trovi anche te qualche assonanza? Quel vaso di creta è molto simile alla scatola con su scritto "fragile" di cui hai parlato ieri sera, all'Ariston. C'è però una grande differenza e vorrei parlartene.<br />Se ieri avessi ricevuto insulti, anziché applausi, se oggi la stampa e i social ti riservassero solo critiche, se non fossi stata lì su quel grande palco, se non fossi conosciuta e riconosciuta in alcun modo, ti sentiresti lo stesso custode di una grande meraviglia? Il rischio è quello di diventare una scatola vuota sai? Fragile sì, ma vuota. Piena solo di noi stessi, del nostro ego. Ego che si nutre di like, applausi, selfie. E che pur di mettersi al primo posto, sacrifica la possibilità di sentirsi una meraviglia anche quando gli occhi della società che tu citavi ti guardano come una nullità. Ci hai mai pensato che potresti valere anche senza tutto questo?<br />LE SCHIAVE DELL'AUTODETERMINAZIONE<br />Ti sei presentata con una scritta davvero eloquente - anche se poco inclusiva perché senza asterischi, direbbe qualcuno -, «Pensati libera». Ora, al di là delle considerazioni di stile, a chi ti stavi rivolgendo? Alle tue amiche? Quelle che hai incitato a «combattere sempre» per «cambiare le cose ogni giorno»? Forse hai tralasciato che in nome di questa lotta tante donne stanno barattando la loro essenza per una subdola schiavitù. Tante di queste donne neanche sanno più come definirsi e tante hanno paura anche solo a pensarla, l'innominabile "donna".<br />Tante vengono viste come uteri da affittare, da quella parte di società che tu ritieni giusta ed equa. Quello slogan conferma l'ideologia che ci sta rendendo schiave, non più donne, non più forti, ma solo schiave dell'autodeterminazione. Di una società che mentre ci invita a essere libere ci appiccica addosso l'etichetta di oggetti, costringendoci a cercare nemici, non alleati. Allora che cosa significa «vivere liberamente il [proprio] corpo», farci definire "persona con la vagina" piuttosto che "donna"?<br />Il corpo è quella scatola fragile che hai nominato. E mentre cerco di insegnare a mia figlia il rispetto del suo, devo vederti in televisione nuda - sì, sappiamo che hai chiarito che si è trattato di un vestito disegnato seguendo le tue forme, ma l'effetto è quello - parlare alla te bambina di quanto lei valga. Dimmi, qual è il messaggio che hai voluto mandare? «Essere una donna non è un limite», e allora in che modo osannare forzatamente un corpo nudo dovrebbe dimostrarcelo? Attenzione, così si rischia l'autocelebrazione. A meno che l'obiettivo non fosse proprio quello.<br />LE DONNE TAGLIATE FUORI DAL MONOLOGO<br />In ultimo, vorrei...]]></itunes:summary><itunes:duration>831</itunes:duration><itunes:keywords>ariston,ferragni,mattarella,sanremo,stereotipi,uominibambini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d6d5b574fdca02b579cf0e2378ff479.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le farfalle abusate, il lato oscuro della ginnastica ritmica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-farfalle-abusate-il-lato-oscuro-della-ginnastica-ritmica--52598771</link><description><![CDATA[VIDEO: La testimonianza di una ex farfalla ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CNSVvcVeVrg&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=CNSVvcVeVrg&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7302" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7302</a><br /><br />LE FARFALLE ABUSATE, IL LATO OSCURO DELLA GINNASTICA RITMICA di Angelo De Lorenzi<br />Farfalle, troppo leggere per volare? È inutile girarci troppo attorno: lo sport agonistico non è per tutti. Lo ribadisce una persona che appartiene all'ambiente, la pedagogista e psicologa Marcella Bounous. La professionista, dal 17 novembre, ha assunto il ruolo di Duty Officer dell'Accademia Internazionale di ginnastica ritmica di Desio, finita sotto i riflettori dopo lo scandalo delle presunte pressioni alle atlete per perdere peso.<br />In un'intervista rilasciata di recente a un quotidiano, la Bounus spiega come il mondo della ritmica sia molto particolare, duro, rigido. Il talento sportivo a volte non si incontra con quello mentale e si barcolla. A lei è ora affidato il delicato compito di tutela e vigilanza su stati emotivi, comportamenti e rapporti di e tra atlete e staff. Il caso è nato dalle esternazioni sulla stampa di due ex ginnaste che frequentavano la palestra di Desio, nella operosissima Brianza. Dopo che le notizie di stampa hanno rivelato presunte umiliazioni e violenze psicologiche durante gli allenamenti alle atlete, sottoposte a pesanti pressioni per mantenere il pesoforma tali da indurre le ragazze, alcune allora ancora minorenni, a pensare al suicidio la Procura di Monza ha aperto un'inchiesta per maltrattamenti.<br />Le due ragazze avevano riferito il contesto in cui gli abusi si sarebbero verificati, la loro durata e i responsabili dei comportamenti, con particolare riferimento al sistema di rigide regole legate all'attività sportiva agonistica. A cascata sono arrivate altre interviste rilasciate da ex atlete di ginnastica artistica appartenenti ad altre squadre e vissute in contesti e situazioni differenti, in cui si denunciavano altri presunti abusi o, comunque, comportamenti ritenuti scorretti e sopra le righe: offese per il peso, allenamenti anche da infortunate. Alcune ragazze raccontavano di disturbi dell'alimentazione e tentativi di suicidio. Insomma, un quadro d'insieme non certo edificante, che cozzerebbe contro un ideale sportivo fatto di bellezza, spettacolo e sano agonismo.<br />AGONISMO DURO E LUNGHI ORARI DI ALLENAMENTO<br />Si tratta quindi di una vicenda complessa che non solo ha travolto l'Accademia di Desio, un'eccellenza nel campo a livello internazionale, ma ha suscitato anche un ampio e articolato dibattito sullo sport agonistico. Nel frattempo, lo scorso 12 gennaio, dopo il commissariamento dell'Accademia di Desio, si è arrivati alla decisione di ridimensionare il ruolo di Emanuela Maccarani, la storica allenatrice della Nazionale di Ginnastica Artistica messa sotto accusa dalle esternazioni delle ex atlete. Il ruolo di direttore tecnico è passato, ad interim, a Gherardo Tecchi, presidente del Consiglio Direttivo Federale. Maccarani, particolare non da poco, è l'allenatrice più titolata della storia della ritmica italiana con 8 ori mondiali, un argento olimpico ad Atene 2004, e due bronzi olimpici a Londra 2012 e Tokyo 2020.<br />Gli allenamenti, intanto, proseguono, anche se il clima non è dei migliori. Le ragazze sono state invitate a non esporsi sui social e a non rilasciare dichiarazioni alla stampa. The Show must go on, potremmo dire, con alcune necessarie correzioni. Tuttavia la sostanza non cambia. Agonismo duro e lunghi orari di allenamento per dei fisici giovanissimi. Poi, lo stress, inevitabile, alla vigilia degli appuntamenti top del calendario. L'agonismo, insomma, non è per tutti. La dura legge dello sport.<br />A tutto ciò - per le discipline che coinvolgono le giovanissime come ginnastica artistica e nuoto - si sommano le esigenze e le problematiche tipiche dell'età: la necessità di conciliare gli allenamenti con lo studio, a volte l'inquietudine affettiva, il bisogno di relazionarsi con gli altri. Dalle parole della dott.ssa Bounous emerge inoltre chiaramente quanto la realtà delle ragazze della ritmica sia un mondo abbastanza chiuso; tra di loro si instaurano relazioni forti, simili a quelle familiari. C'è un forte senso di condivisione e di appartenenza che può essere utile, ma che allo stesso tempo potrebbe limitarle nello loro sviluppo sul lungo periodo.<br />C'È QUALCOSA DI RAGIONEVOLE IN TUTTO QUESTO?<br />E la famiglia? Padri e madri con il compito di sostenere, aiutare i figli, specie in giovane e tenerissima età, pare siano estromessi dalla loro mission educativa; le atlete sono catapultate, giovanissime, in un mondo che chiede prestazioni, alti livelli di agonismo, obiettivi ambiziosissimi. Le farfalle sono chiamate a spiccare precocemente il volo, parrebbe, e il rischio che le loro ali si spezzino è molto alto.<br />Lo sport ad alto livello non è una questione che riguarda solo l'aspetto tecnico-sportivo, ma interessa anche una serie variegata di situazioni: si forma un ambiente, si generano delle aspettative e si creano delle dinamiche anche dopo aver smesso l'attività agonistica. Il fattore anagrafico ha poi un ruolo molto importante, talvolta decisivo. Mentre in altri sport - come il ciclismo - si inizia l'attività in modo graduale, partendo dal gioco; in altre discipline - invece - l'agonismo incalza già in giovanissima età. Ai giovani corridori si consiglia gradualità per non bruciare il proprio fisico in pochi anni, alle Farfalle si chiede già di volare.<br />Leggendo alcune testimonianze di ex atlete si scopre che, paradossalmente, le bambine siano più avvantaggiate: iniziano e continuano per gioco. L'impegno agonistico è ancora limitato. L'età dell'adolescenza è quella più difficile, aumentano gli allenamenti, gli amici bussano alla tua porta e li devi allontanare o limitare. Chi ha praticato anche solo un po' di sport agonistico lo sa. Dopo una certa età senti di più il sacrificio, la fatica raddoppia e ti chiedi se vale la pena continuare. In genere, rimangono i più forti, i più bravi e competitivi; è una selezione naturale che screma i migliori. E questo avviene anche in altre discipline come l'atletica e il nuoto.<br />C'è un'ultima, ma non secondaria riflessione: tanto impegno, tanta fatica e tanto sforzo per che cosa? Ne vale davvero la pena? C'è qualcosa di ragionevole in tutto questo? Basta la passione e il piacere di raggiungere la perfezione di un gesto per giustificare un impegno così pressante?<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52598771</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 21:40:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52598771/le_farfalle_abusate_il_lato_oscuro_della_ginnastica_ritmica.mp3" length="7321460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La testimonianza di una ex farfalla ➜ https://www.youtube.com/watch?v=CNSVvcVeVrg&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7302

LE FARFALLE ABUSATE, IL LATO OSCURO DELLA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La testimonianza di una ex farfalla ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CNSVvcVeVrg&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=CNSVvcVeVrg&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7302" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7302</a><br /><br />LE FARFALLE ABUSATE, IL LATO OSCURO DELLA GINNASTICA RITMICA di Angelo De Lorenzi<br />Farfalle, troppo leggere per volare? È inutile girarci troppo attorno: lo sport agonistico non è per tutti. Lo ribadisce una persona che appartiene all'ambiente, la pedagogista e psicologa Marcella Bounous. La professionista, dal 17 novembre, ha assunto il ruolo di Duty Officer dell'Accademia Internazionale di ginnastica ritmica di Desio, finita sotto i riflettori dopo lo scandalo delle presunte pressioni alle atlete per perdere peso.<br />In un'intervista rilasciata di recente a un quotidiano, la Bounus spiega come il mondo della ritmica sia molto particolare, duro, rigido. Il talento sportivo a volte non si incontra con quello mentale e si barcolla. A lei è ora affidato il delicato compito di tutela e vigilanza su stati emotivi, comportamenti e rapporti di e tra atlete e staff. Il caso è nato dalle esternazioni sulla stampa di due ex ginnaste che frequentavano la palestra di Desio, nella operosissima Brianza. Dopo che le notizie di stampa hanno rivelato presunte umiliazioni e violenze psicologiche durante gli allenamenti alle atlete, sottoposte a pesanti pressioni per mantenere il pesoforma tali da indurre le ragazze, alcune allora ancora minorenni, a pensare al suicidio la Procura di Monza ha aperto un'inchiesta per maltrattamenti.<br />Le due ragazze avevano riferito il contesto in cui gli abusi si sarebbero verificati, la loro durata e i responsabili dei comportamenti, con particolare riferimento al sistema di rigide regole legate all'attività sportiva agonistica. A cascata sono arrivate altre interviste rilasciate da ex atlete di ginnastica artistica appartenenti ad altre squadre e vissute in contesti e situazioni differenti, in cui si denunciavano altri presunti abusi o, comunque, comportamenti ritenuti scorretti e sopra le righe: offese per il peso, allenamenti anche da infortunate. Alcune ragazze raccontavano di disturbi dell'alimentazione e tentativi di suicidio. Insomma, un quadro d'insieme non certo edificante, che cozzerebbe contro un ideale sportivo fatto di bellezza, spettacolo e sano agonismo.<br />AGONISMO DURO E LUNGHI ORARI DI ALLENAMENTO<br />Si tratta quindi di una vicenda complessa che non solo ha travolto l'Accademia di Desio, un'eccellenza nel campo a livello internazionale, ma ha suscitato anche un ampio e articolato dibattito sullo sport agonistico. Nel frattempo, lo scorso 12 gennaio, dopo il commissariamento dell'Accademia di Desio, si è arrivati alla decisione di ridimensionare il ruolo di Emanuela Maccarani, la storica allenatrice della Nazionale di Ginnastica Artistica messa sotto accusa dalle esternazioni delle ex atlete. Il ruolo di direttore tecnico è passato, ad interim, a Gherardo Tecchi, presidente del Consiglio Direttivo Federale. Maccarani, particolare non da poco, è l'allenatrice più titolata della storia della ritmica italiana con 8 ori mondiali, un argento olimpico ad Atene 2004, e due bronzi olimpici a Londra 2012 e Tokyo 2020.<br />Gli allenamenti, intanto, proseguono, anche se il clima non è dei migliori. Le ragazze sono state invitate a non esporsi sui social e a non rilasciare dichiarazioni alla stampa. The Show must go on, potremmo dire, con alcune necessarie correzioni. Tuttavia la sostanza non cambia. Agonismo duro e lunghi orari di allenamento per dei fisici giovanissimi. Poi, lo stress, inevitabile, alla vigilia degli appuntamenti top del calendario. L'agonismo, insomma, non è per tutti. La dura legge dello sport.<br />A tutto...]]></itunes:summary><itunes:duration>458</itunes:duration><itunes:keywords>alimentazione,ginnasticaritmica,passione,peso,sacrificio,suicidio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/32dd2bd7c88a38fc16193e1555132c4a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I Maneskin si sposano tra loro con un "matrimonio" poliamoroso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-maneskin-si-sposano-tra-loro-con-un-matrimonio-poliamoroso--52598726</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305</a><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br /><br />I MANESKIN SI SPOSANO TRA LORO CON UN ''MATRIMONIO'' POLIAMOROSO<br />L'operazione di marketing per l'uscita del nuovo album è l'ennesimo spot al gender fluid (presenti il regista Sorrentino, i calciatori Dybala e Pellegrini, i cantanti Elisa e Fedez e la campionessa Federica Pellegrini)<br />di Giuliano Guzzo<br />Una palese operazione di marketing, peraltro di dubbio gusto. Non si può che qualificare in questo modo l'ultima trovata della band dei Maneskin i quali hanno deciso di "sposarsi" tra loro per pubblicizzare l'uscita del nuovo album, «Rush». Il lieto evento, si fa per dire, si è tenuto a Roma, a Palazzo Brancaccio. I quattro componenti del gruppo rock - Damiano, Ethan, Thomas e Victoria - si sono presentati in abito bianco. Officiante d'eccezione per lo pseudorito nuziale: l'ex direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele.<br />Per rendere il «Sì» della band romana ancor più realistico, sono stati invitati numerosi ospiti, quali il regista Paolo Sorrentino, i calciatori Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, i cantanti Elisa e Fedez, la campionessa Federica Pellegrini e il cantautore Manuel Agnelli. Il significato ufficiale dell'evento - quello vero, come si è già detto, è puro marketing -è stato spiegato dagli stessi Maneskin: «È un rito pagano con il quale giuriamo fedeltà a noi stessi e ai nostri fan. È successo tutto velocemente: vogliamo celebrare la nostra musica e il nostro amore nel nome del rock». In realtà, i significati di una simile celebrazione - oltre a quello commerciale - sono altri.<br />Impossibile, infatti, non scorgere in questo «matrimonio musicale» anche l'ennesimo spot al gender fluid, sia per com'erano vestiti gli "sposi" - cioè con abiti maschili e femminili mescolati - sia per i calorosi baci, che sono stati anche omosessuali, ossia tra soggetti maschili. Da questo punto di vista, i Maneskin hanno effettivamente confezionato un piccolo capolavoro: hanno fatto parlare del loro nuovo album, hanno strizzato l'occhio alla narrazione gender fluid di cui sono, almeno a livello di immagine, consolidati testimonial e, infine, hanno fatto parlare anche di loro stessi.<br />E non ci sarebbe nulla di grave e nulla da commentare, in tutto ciò, se oltre all'omaggio all'ideologia gender - cosa senza dubbio seria, ma di fatto non nuova per la band romana - non vi fosse di mezzo una scimmiottatura all'istituto (sia laico che religioso) del matrimonio. Una realtà già sotto attacco sia istituzionale (si pensi alle introduzioni, in questi anni, di "divorzi brevi" e delle unioni civili, istituto di fatto concorrente), sia culturale, come mostrano i sistematici tentativi di gettare discredito, in particolare, sulle nozze religiose e cristiane. Che altro non sono, si sa, che la base a quella «famiglia tradizionale» - in realtà famiglia naturale - che costituisce un pilastro sociale fondamentale.<br />Non la teoria, infatti, ma l'esperienza, peraltro suffragata da abbondante letteratura scientifica, ci dicono che le coppie unite in matrimonio sono quelle in cui si rintracciano significativi benefici (psicologici, di salute fisica, perfino economici) per chi contrae l'unione, ma pure anche quelle che, in media, sono associate a più elevati tassi di natalità (tassi invece meno favoriti dalla costitutiva precarietà della convivenza), per non dimenticare, infine, l'aspetto più importante: i figli. L'avere mamma e papà sposati, se certo non garantisce perfetta felicità, comunque è un elemento che, sempre mediamente, favorisce uno sviluppo sano ed equilibrato dei bambini.<br />I riscontri della letteratura psicologica e sociologica, su tutto questo, sono abbondanti e convergenti, ma se li filano in pochi. Nell'era della comunicazione e, soprattutto, dell'immagine, un fotogramma del matrimonio farlocco di Damiano &amp; company ha più potenza ed efficacia di cento trattati. Infinitamente di più. Può non piacere, e infatti al popolo pro family difficilmente piacerà, ma è un fatto. Un fatto cui però urge opporsi nel mondo più pacato e sereno, ricordando cioè che sì, il matrimonio e la famiglia, quella vera, sono e restano un'altra cosa. Decisamente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52598726</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 21:39:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52598726/i_maneskin_si_sposano_tra_loro_con_un_matrimonio_poliamoroso.mp3" length="4868850" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305

I MANESKIN SI SPOSANO TRA LORO CON UN ''MATRIMONIO'' POLIAMOROSO
L'operazione di marketing per l'uscita del nuovo album è l'ennesimo spot al gender fluid (presenti il regista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305</a><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7305" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br /><br />I MANESKIN SI SPOSANO TRA LORO CON UN ''MATRIMONIO'' POLIAMOROSO<br />L'operazione di marketing per l'uscita del nuovo album è l'ennesimo spot al gender fluid (presenti il regista Sorrentino, i calciatori Dybala e Pellegrini, i cantanti Elisa e Fedez e la campionessa Federica Pellegrini)<br />di Giuliano Guzzo<br />Una palese operazione di marketing, peraltro di dubbio gusto. Non si può che qualificare in questo modo l'ultima trovata della band dei Maneskin i quali hanno deciso di "sposarsi" tra loro per pubblicizzare l'uscita del nuovo album, «Rush». Il lieto evento, si fa per dire, si è tenuto a Roma, a Palazzo Brancaccio. I quattro componenti del gruppo rock - Damiano, Ethan, Thomas e Victoria - si sono presentati in abito bianco. Officiante d'eccezione per lo pseudorito nuziale: l'ex direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele.<br />Per rendere il «Sì» della band romana ancor più realistico, sono stati invitati numerosi ospiti, quali il regista Paolo Sorrentino, i calciatori Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, i cantanti Elisa e Fedez, la campionessa Federica Pellegrini e il cantautore Manuel Agnelli. Il significato ufficiale dell'evento - quello vero, come si è già detto, è puro marketing -è stato spiegato dagli stessi Maneskin: «È un rito pagano con il quale giuriamo fedeltà a noi stessi e ai nostri fan. È successo tutto velocemente: vogliamo celebrare la nostra musica e il nostro amore nel nome del rock». In realtà, i significati di una simile celebrazione - oltre a quello commerciale - sono altri.<br />Impossibile, infatti, non scorgere in questo «matrimonio musicale» anche l'ennesimo spot al gender fluid, sia per com'erano vestiti gli "sposi" - cioè con abiti maschili e femminili mescolati - sia per i calorosi baci, che sono stati anche omosessuali, ossia tra soggetti maschili. Da questo punto di vista, i Maneskin hanno effettivamente confezionato un piccolo capolavoro: hanno fatto parlare del loro nuovo album, hanno strizzato l'occhio alla narrazione gender fluid di cui sono, almeno a livello di immagine, consolidati testimonial e, infine, hanno fatto parlare anche di loro stessi.<br />E non ci sarebbe nulla di grave e nulla da commentare, in tutto ciò, se oltre all'omaggio all'ideologia gender - cosa senza dubbio seria, ma di fatto non nuova per la band romana - non vi fosse di mezzo una scimmiottatura all'istituto (sia laico che religioso) del matrimonio. Una realtà già sotto attacco sia istituzionale (si pensi alle introduzioni, in questi anni, di "divorzi brevi" e delle unioni civili, istituto di fatto concorrente), sia culturale, come mostrano i sistematici tentativi di gettare discredito, in particolare, sulle nozze religiose e cristiane. Che altro non sono, si sa, che la base a quella «famiglia tradizionale» - in realtà famiglia naturale - che costituisce un pilastro sociale fondamentale.<br />Non la teoria, infatti, ma l'esperienza, peraltro suffragata da abbondante letteratura scientifica, ci dicono che le coppie unite in matrimonio sono quelle in cui si rintracciano significativi benefici (psicologici, di salute fisica, perfino economici) per chi contrae l'unione, ma pure anche quelle che, in media, sono associate a più elevati tassi di natalità (tassi invece meno favoriti dalla costitutiva precarietà della convivenza), per non dimenticare, infine, l'aspetto più importante: i figli. L'avere mamma e papà sposati, se certo non garantisce perfetta felicità, comunque è un elemento che, sempre mediamente, favorisce uno sviluppo sano ed equilibrato dei bambini.<br />I riscontri della letteratura psicologica e sociologica, su tutto questo, sono abbondanti e convergenti, ma se li filano in pochi. Nell'era della comunicazione e,...]]></itunes:summary><itunes:duration>305</itunes:duration><itunes:keywords>divorzibrevi,fedez,maneskin,matrimonio,unionicivili</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/02bba1f1a35af482c702e71a82e300e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ha fatto bene il governo a vietare i rave party</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ha-fatto-bene-il-governo-a-vietare-i-rave-party--52532795</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7284" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7284</a><br /><br />HA FATTO BENE IL GOVERNO A VIETARE I RAVE PARTY<br />I rave party promuovono la cultura dello sballo perché hanno uno scopo: assecondare, a colpi di droghe e decibel, il delirio dionisiaco (per lo stesso motivo andrebbero vietate anche le discoteche)<br />di Mario A. Iannaccone<br />Da almeno trent'anni i giornali riportano la notizia di raduni illegali, i rave, organizzati senza le minime precauzioni di sicurezza, in cui gruppi di giovani si ritrovano a ballare per giorni assumendo droghe. Gli esperti di musica pop elettronica tracciano le origini dei rave sin dai primi anni Ottanta, quando ci furono forme di raduno analoghe a quelle attuali, gli "acid party"; il fenomeno è diventato massiccio nel decennio successivo in gran parte del mondo occidentale. I rave sono adunanze organizzate, anche se semiclandestine, nelle quali viene suonata musica mixata da uno o più disc jockey in presenza, che "lavorano" brani registrati o semplici basi. Si tratta di musica elettronica che comprende numerosi sottogeneri, come Drum&amp;Bass, Trance, Industrial, Techno, Hardcore, a seconda dei suoni usati e di particolari stilemi. Una caratteristica peculiare di queste musiche elettroniche è il ritmo delle percussioni molto elevato, tipicamente 174 battiti per minuto, e la presenza di sistemi di diffusione molto potentiad altissimo volume, che provocano saturazione sonora.<br />Ciò che però distingue un rave da eventi simili che si tengono in discoteche, è che deve essere organizzato in modo clandestino o semiclandestino, senza avvisare le autorità, in luoghi possibilmente isolati, come vecchie fabbriche dismesse, campi aperti se non è estate, o hangar. E' un "evento" che ha bisogno di un grande spazio, molta gente e una certa segretezza per evitare che venga preventivamente vietato dalle forze dell'ordine, visto che la "libertà" è un prerequisito dei rave. Quando viene fissato luogo e giorno dagli organizzatori, la crew - composta spesso da dj che porteranno musica, generatori e amplificazioni - invia i dettagli di partecipazione con poco preavviso sui social. I frequentatori di rave li definiscono "free party", che indica loro gratuità (non si paga alcun biglietto) e la libertà di comportamento concessa. Un elemento ineludibile di questo tipo di ritrovi, senza il quale i rave non sarebbero tali, è l'associazione con le droghe. La "cultura del rave" è fortemente legata collegata alla "cultura" della droga". In inglese to rave significa "delirare" vale a dire perdita di consapevolezza di tempo e spazio, di inibizioni e logica, follia temporanea insomma, ricercata con le droghe, la musica, la fatica.<br />ACIDI E PASTICCHE<br />Per facilitare l'ingresso in una vera e propria trance ipnotica che superi fatica e inibizioni, gli spacciatori vendono droghe, perlopiù sotto forma di pasticche che appartengono spesso alla famiglia indicata dagli acronimi Mda e Mdma, "club drug" o "party drug", perché creano un senso di eccitazione e di estasi che rende più facili i rapporti sociali. Forte è anche il consumo di anfetamine, metanfetamine e cocaina, che eccitano e non fanno sentire la fatica, oltre agli psichedelici Lsd e ketamina. Molto presenti sono anche gli organici Ghb, Gbl, Db, chiamati anche droghe dello stupro, perché inibiscono la volontà. Non manca mai la cannabis, che oggi si trova in concentrazione di principio attivo sino a venti volte più alta rispetto a venti o trent'anni fa. Ogni droga ottiene un effetto diverso, ma sono preferite quelle che "fondono" la percezione del danzatore con la musica , annullando il senso di tempo e spazio. In altri casi l'effetto che si ricerca è l'isolamento, senza alcuna implicazione sociale.<br />Attorno ai rave gira un mondo, una "cultura". Il sociologo Peter Lamborn Wilson, alias Hakim Bey (1945-2022) - sostenitore della pedofilia rituale -, teorico di un tecno-anarchismo neopagano, scrisse un'opera considerata fondamentale per chi segue il fenomeno: TAZ. Zone temporaneamente autonome (prima ed. 1993). Secondo Wilson, i rave sono TAZ come la Tortuga dei pirati o le comuni anarchiche disseminate nelle rivolte della Storia. L'atmosfera dei rave sarebbe favorevole alla trasformazione libertaria dell'individuo, alla distruzione di condizionamenti , alla condensazione di zone "libere" da ogni autorità. Il delirio dionisiaco indotto da droghe e suoni percussivi che aumentano la frequenza cardiaca equivale a riappropriarsi della propria libertà, a sciogliere inibizioni, condizionamenti e logica. Wilson (e altri) hanno dato una sorta di supporto teorico o giustificazione al "delirio" dei rave. Durante i rave, il consumo di droghe può portare a comportamenti sessuali rischiosi o anche all'annullamento del senso di pericolo.<br />POLIZIA (QUASI) IMPOTENTE<br />Molte droghe eliminano la consapevolezza del mondo circostante e fanno sì che i giovani ballino per ore, soli, davanti a casse che sparano migliaia di watt di suoni e percussioni. Con l'assunzione di alcool e droghe si perde il senso del tempo, della fatica, del proprio corpo, e questo porta molti individui a esporsi a rischi di disidratazione, intossicazione, attacchi cardiaci e violenza. Le ragazze soprattutto possono essere esposte a rischi di violenza e stupri. Le droghe si presentano sotto forma di pasticche colorate, poco costose, e inducono ogni tipo di comportamento rischioso, oltre a rischi di intossicazione al fegato. Nei rave non vi è alcun controllo, i servizi d'ordine raramente offrono una protezione seria. Il vero "rave", non quello addomesticato delle discoteche estive, è uno sballo rischioso. I casi di intossicazione, morti, psicosi non sono rari. Sapere che un figlio o una figlia giovane va a un rave dovrebbe mettere in allarme un genitore. I rave sono una festa soprattutto per spacciatori occasionali o professionali. Se anche le forze dell'ordine vengono chiamate, è difficile che intervengano con successo durante l'evento perché far defluire masse di giovani confusi o drogati è rischioso. Tipicamente, la scena che si presenta, alla fine di un evento rave, è quello di un mare di cartacce, persone semisvenute, adolescenti che vomitano, individui che vagano sperduti, in stato confusionale e danneggiamenti. Per favore, non chiamiamole "feste"...<br />Nota di BastaBugie: con il cosiddetto Decreto Rave Party il governo Meloni ha vietato questi raduni illegali. Questo decreto all’articolo 5 inserisce un nuovo reato nel codice penale (Art. 434-bis): "L'invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell'invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica. Chiunque organizza o promuove l'invasione di cui al primo comma è punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000".<br />Ecco due precedenti articoli sui rave party che abbiamo rilanciato a suo tempo per denunciarne la pericolosità e la conseguente necessità di vietarli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52532795</guid><pubDate>Tue, 24 Jan 2023 23:13:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52532795/ha_fatto_bene_il_governo_a_vietare_i_rave_party.mp3" length="8132693" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7284

HA FATTO BENE IL GOVERNO A VIETARE I RAVE PARTY
I rave party promuovono la cultura dello sballo perché hanno uno scopo: assecondare, a colpi di droghe e decibel, il delirio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7284" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7284</a><br /><br />HA FATTO BENE IL GOVERNO A VIETARE I RAVE PARTY<br />I rave party promuovono la cultura dello sballo perché hanno uno scopo: assecondare, a colpi di droghe e decibel, il delirio dionisiaco (per lo stesso motivo andrebbero vietate anche le discoteche)<br />di Mario A. Iannaccone<br />Da almeno trent'anni i giornali riportano la notizia di raduni illegali, i rave, organizzati senza le minime precauzioni di sicurezza, in cui gruppi di giovani si ritrovano a ballare per giorni assumendo droghe. Gli esperti di musica pop elettronica tracciano le origini dei rave sin dai primi anni Ottanta, quando ci furono forme di raduno analoghe a quelle attuali, gli "acid party"; il fenomeno è diventato massiccio nel decennio successivo in gran parte del mondo occidentale. I rave sono adunanze organizzate, anche se semiclandestine, nelle quali viene suonata musica mixata da uno o più disc jockey in presenza, che "lavorano" brani registrati o semplici basi. Si tratta di musica elettronica che comprende numerosi sottogeneri, come Drum&amp;Bass, Trance, Industrial, Techno, Hardcore, a seconda dei suoni usati e di particolari stilemi. Una caratteristica peculiare di queste musiche elettroniche è il ritmo delle percussioni molto elevato, tipicamente 174 battiti per minuto, e la presenza di sistemi di diffusione molto potentiad altissimo volume, che provocano saturazione sonora.<br />Ciò che però distingue un rave da eventi simili che si tengono in discoteche, è che deve essere organizzato in modo clandestino o semiclandestino, senza avvisare le autorità, in luoghi possibilmente isolati, come vecchie fabbriche dismesse, campi aperti se non è estate, o hangar. E' un "evento" che ha bisogno di un grande spazio, molta gente e una certa segretezza per evitare che venga preventivamente vietato dalle forze dell'ordine, visto che la "libertà" è un prerequisito dei rave. Quando viene fissato luogo e giorno dagli organizzatori, la crew - composta spesso da dj che porteranno musica, generatori e amplificazioni - invia i dettagli di partecipazione con poco preavviso sui social. I frequentatori di rave li definiscono "free party", che indica loro gratuità (non si paga alcun biglietto) e la libertà di comportamento concessa. Un elemento ineludibile di questo tipo di ritrovi, senza il quale i rave non sarebbero tali, è l'associazione con le droghe. La "cultura del rave" è fortemente legata collegata alla "cultura" della droga". In inglese to rave significa "delirare" vale a dire perdita di consapevolezza di tempo e spazio, di inibizioni e logica, follia temporanea insomma, ricercata con le droghe, la musica, la fatica.<br />ACIDI E PASTICCHE<br />Per facilitare l'ingresso in una vera e propria trance ipnotica che superi fatica e inibizioni, gli spacciatori vendono droghe, perlopiù sotto forma di pasticche che appartengono spesso alla famiglia indicata dagli acronimi Mda e Mdma, "club drug" o "party drug", perché creano un senso di eccitazione e di estasi che rende più facili i rapporti sociali. Forte è anche il consumo di anfetamine, metanfetamine e cocaina, che eccitano e non fanno sentire la fatica, oltre agli psichedelici Lsd e ketamina. Molto presenti sono anche gli organici Ghb, Gbl, Db, chiamati anche droghe dello stupro, perché inibiscono la volontà. Non manca mai la cannabis, che oggi si trova in concentrazione di principio attivo sino a venti volte più alta rispetto a venti o trent'anni fa. Ogni droga ottiene un effetto diverso, ma sono preferite quelle che "fondono" la percezione del danzatore con la musica , annullando il senso di tempo e spazio. In altri casi l'effetto che si ricerca è l'isolamento, senza alcuna implicazione sociale.<br />Attorno ai rave gira un mondo, una "cultura". Il sociologo Peter Lamborn Wilson, alias Hakim Bey (1945-2022) - sostenitore della...]]></itunes:summary><itunes:duration>509</itunes:duration><itunes:keywords>discjokey,mdma,meloni,multa,rave</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c52a1075adc781aa83eafe08e3d08212.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Televisione e cellulare ci spingono a cambiare continuamente canale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/televisione-e-cellulare-ci-spingono-a-cambiare-continuamente-canale--52270947</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7245" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7245</a><br /><br />TELEVISIONE E CELLULARE CI SPINGONO A CAMBIARE CONTINUAMENTE CANALE di Roberto Marchesini<br />La tecnica, si dice, è neutra: può essere usata bene o male. Un coltello, ad esempio, può essere usato per affettare del formaggio o per ferire qualcuno. Sarà vero?<br />Se qualcuno ha letto (e di attenzione ne occorre parecchia) Il signore degli anelli dello scrittore (cattolico) J.R.R. Tolkien, ricorderà il personaggio Boromir. Forte e coraggioso guerriero, commette però un errore che gli costa la vita e mette in pericolo i suoi compagni: vuole impossessarsi dell'anello del potere. Vuole usarlo, certamente, per fare il bene, contro l'oscuro signore. Ma Gandalf l'aveva avvertito: l'anello non è neutro, esso può essere usato solo per il male. In un certo senso, Tolkien contraddice la nostra tesi iniziale; e dà ragione al filosofo (cattolico) canadese Marshall McLuhan.<br />MCLUHAN: GLI STRUMENTI NON SONO NEUTRI<br />McLuhan sosteneva che gli strumenti, ad esempio i mezzi di comunicazione, non sono neutri, cioè sono buoni se trasmettono un messaggio buoni e cattivi se trasmettono un messaggio cattivo. Sosteneva addirittura che il "mezzo", lungi dall'essere soltanto un canale di trasmissione, "è il messaggio" stesso. Il contenuto, insomma, è meno importante del mezzo di comunicazione.<br />La teoria di McLuhan spiega in modo semplice e chiaro ciò che è accaduto alle nostre capacità cognitive da qualche decennio: si sono cioè ridotte drasticamente. Come è possibile? Semplice: se io mi abituo a usare sempre la calcolatrice, diventerò sempre meno capace di svolgere calcoli a mente, fino a perdere per sempre questa capacità. Se io uso sempre il navigatore per spostarmi, a lungo andare perderò completamente il senso dell'orientamento. Questo proprio perché gli strumenti non sono neutri, ma ci educano, ci plasmano senza che ce ne accorgiamo.<br />L'uso di immagini, piene di colore saturi, in repentino e continuo mutamento, ad esempio, riduce la capacità di osservare, contemplare ciò che abbiamo davanti al naso. Mi riferisco, ovviamente, ai video che arrivano a noi attraverso schermi elettronici: cartoni animati, film, video musicali o di altro genere.<br />L'effetto è ancora più evidente se pensiamo alla nostra capacità di accostarci alla musica. È noto che, in occasione dell'esecuzione di alcuni brani musicali, gli ascoltatori svenivano, letteralmente. Uno di questi brani è il finale del Guglielmo Tell, di Rossiini, con quelle sue continue cadenze d'inganno che accrescono la tensione quasi senza fine. Scommetto che, al giorno d'oggi, quello stesso brano non farebbe svenire nessuno: non siamo più in grado di concepire la musica come gioco di tensioni e rilassamento. [...]<br />TUTTO È RAPIDO<br />E che dire della dinamica, azzerata dai nuovi formati di riproduzione? Un tempo si acquistava un disco, lo si metteva sul giradischi e ci si prendeva un'oretta di tempo, al buio, per ascoltare. Il disco, un long playing, era concepito per essere ascoltato tutto, dall'inizio alla fine. L'ascolto era, quindi, un'esperienza che catturava l'attenzione e chiedeva che fosse conservata fino al silenzio finale. Ora esistono le singole canzoni, sempre più corte. Che, in realtà, non ascoltiamo nemmeno: sono il sottofondo della nostra giornata, mentre guidiamo, mentre facciamo attività sportiva, mentre usiamo i mezzi pubblici. Mentre facciamo altro, insomma. Nessuno interrompe le proprie attività per dedicarsi all'ascolto.<br />Tutto è rapido, provvisorio, niente merita attenzione. Nemmeno un libro, o la persona che abbiamo di fronte. Facciamo zapping con ogni stimolazione che ci si presenta; non abbiamo, quindi, più tempo per nulla. Siamo criceti sulla ruota della vita. Come fare, dunque, per recuperare tempo e capacità di attenzione? [...] Prevalenza della ragione sulle passioni (ansia inclusa), compartimentazione del tempo e libertà sono le chiavi per lavorare bene, in modo efficace e senza perdere tempo. Non importano il frastuono e la confusione con i quali il mondo tenta di invaderci: in fin dei conti, siamo sempre liberi (e, quindi, responsabili) di come utilizzare il nostro tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52270947</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2022 10:05:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52270947/televisione_e_cellulare_ci_spingono_a_cambiare_continuamente_canale.mp3" length="4983371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7245

TELEVISIONE E CELLULARE CI SPINGONO A CAMBIARE CONTINUAMENTE CANALE di Roberto Marchesini
La tecnica, si dice, è neutra: può essere usata bene o male. Un coltello, ad esempio,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7245" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7245</a><br /><br />TELEVISIONE E CELLULARE CI SPINGONO A CAMBIARE CONTINUAMENTE CANALE di Roberto Marchesini<br />La tecnica, si dice, è neutra: può essere usata bene o male. Un coltello, ad esempio, può essere usato per affettare del formaggio o per ferire qualcuno. Sarà vero?<br />Se qualcuno ha letto (e di attenzione ne occorre parecchia) Il signore degli anelli dello scrittore (cattolico) J.R.R. Tolkien, ricorderà il personaggio Boromir. Forte e coraggioso guerriero, commette però un errore che gli costa la vita e mette in pericolo i suoi compagni: vuole impossessarsi dell'anello del potere. Vuole usarlo, certamente, per fare il bene, contro l'oscuro signore. Ma Gandalf l'aveva avvertito: l'anello non è neutro, esso può essere usato solo per il male. In un certo senso, Tolkien contraddice la nostra tesi iniziale; e dà ragione al filosofo (cattolico) canadese Marshall McLuhan.<br />MCLUHAN: GLI STRUMENTI NON SONO NEUTRI<br />McLuhan sosteneva che gli strumenti, ad esempio i mezzi di comunicazione, non sono neutri, cioè sono buoni se trasmettono un messaggio buoni e cattivi se trasmettono un messaggio cattivo. Sosteneva addirittura che il "mezzo", lungi dall'essere soltanto un canale di trasmissione, "è il messaggio" stesso. Il contenuto, insomma, è meno importante del mezzo di comunicazione.<br />La teoria di McLuhan spiega in modo semplice e chiaro ciò che è accaduto alle nostre capacità cognitive da qualche decennio: si sono cioè ridotte drasticamente. Come è possibile? Semplice: se io mi abituo a usare sempre la calcolatrice, diventerò sempre meno capace di svolgere calcoli a mente, fino a perdere per sempre questa capacità. Se io uso sempre il navigatore per spostarmi, a lungo andare perderò completamente il senso dell'orientamento. Questo proprio perché gli strumenti non sono neutri, ma ci educano, ci plasmano senza che ce ne accorgiamo.<br />L'uso di immagini, piene di colore saturi, in repentino e continuo mutamento, ad esempio, riduce la capacità di osservare, contemplare ciò che abbiamo davanti al naso. Mi riferisco, ovviamente, ai video che arrivano a noi attraverso schermi elettronici: cartoni animati, film, video musicali o di altro genere.<br />L'effetto è ancora più evidente se pensiamo alla nostra capacità di accostarci alla musica. È noto che, in occasione dell'esecuzione di alcuni brani musicali, gli ascoltatori svenivano, letteralmente. Uno di questi brani è il finale del Guglielmo Tell, di Rossiini, con quelle sue continue cadenze d'inganno che accrescono la tensione quasi senza fine. Scommetto che, al giorno d'oggi, quello stesso brano non farebbe svenire nessuno: non siamo più in grado di concepire la musica come gioco di tensioni e rilassamento. [...]<br />TUTTO È RAPIDO<br />E che dire della dinamica, azzerata dai nuovi formati di riproduzione? Un tempo si acquistava un disco, lo si metteva sul giradischi e ci si prendeva un'oretta di tempo, al buio, per ascoltare. Il disco, un long playing, era concepito per essere ascoltato tutto, dall'inizio alla fine. L'ascolto era, quindi, un'esperienza che catturava l'attenzione e chiedeva che fosse conservata fino al silenzio finale. Ora esistono le singole canzoni, sempre più corte. Che, in realtà, non ascoltiamo nemmeno: sono il sottofondo della nostra giornata, mentre guidiamo, mentre facciamo attività sportiva, mentre usiamo i mezzi pubblici. Mentre facciamo altro, insomma. Nessuno interrompe le proprie attività per dedicarsi all'ascolto.<br />Tutto è rapido, provvisorio, niente merita attenzione. Nemmeno un libro, o la persona che abbiamo di fronte. Facciamo zapping con ogni stimolazione che ci si presenta; non abbiamo, quindi, più tempo per nulla. Siamo criceti sulla ruota della vita. Come fare, dunque, per recuperare tempo e capacità di attenzione? [...] Prevalenza della ragione sulle...]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>gandalf,manipolazione,televisione,video,zapping</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7e71b693b0a1e040d3fc281649ad59d9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chemsex, ovvero drogarsi per fare sesso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chemsex-ovvero-drogarsi-per-fare-sesso--52270965</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7248" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7248</a><br /><br />CHEMSEX, OVVERO DROGARSI PER FARE SESSO di Giuliano Guzzo<br />Tanti, c'è da scommettere, non ne hanno mai sentito parlare; e probabilmente qualcuno scoprirà quindi di questa realtà leggendo ora questo articolo. Eppure il chemsex è qualcosa che non solo esiste, ma che andrebbe esaminata con attenzione in quanto estremamente problematica. Con questo neologismo, infatti - coniato per la prima volta nel 2012 dallo scrittore, ricercatore e attivista di origine australiana David Stuart - si indica una pratica derivante dalla fusione di chems, termine utilizzato per definire le sostanze stupefacenti di origine chimica e sex, sesso.<br />Si tratta insomma di attività sessuale praticata in combinazione con l'assunzione di sostanze che, in genere, sono di tre tipi: mefedrone, simile ad un'anfetamina, fa sentire gli utenti euforici, potendo sovrastimolare il cuore e il sistema nervoso; Ghb/ Gbl, che hanno effetto anestetico rilassante che riduce le inibizioni, ma possono essere molto pericolosi se mescolati con depressivi quali l'alcol, con una combinazione che può risultare anche mortale; e metamfetamina, che rende il consumatore esaltato e stimolato.<br />Ora, non serve essere tossicologi né medici, evidentemente, per capire come il chemsex possa essere rischioso, dato che comporta l'assunzione di sostanze che da una parte alterano in modo artificiale il battito cardiaco e, dall'altra, possono generare dipendenza; senza considerare che l'abbassamento dei freni inibitori comporta, va da sé, il fatto che si possano fare proprie condotte a rischio. Basti dire che si può arrivare a praticare rapporti sessuali senza sosta per molte ore - anche più di 24 ore di seguito - o addirittura giorni. Ne consegue, oltre a immaginabili conseguenze sulla salute, come tale pratica sia associata al rischio di trasmissione di malattie sessuali per la mancanza di controllo.<br />Il punto è che di un simile fenomeno, per quanto a prima vista bizzarro e da molti sconosciuto, c'è il rischio che ci si debba occupare sempre più spesso. Chi studia questa pratica segnala infatti oggi come la gamma degli stupefacenti usati si stia ampliando, rispondendo a quelle che sono le esigenze di mercato e facendo quindi sì che il chemsex si radichi, diffondendosi a livello globale. [...]<br />Il "successo" attuale del chemsex ben oltre alcuni club gay del chemsex è probabilmente l'esito [...] di un disagio giovanile figlio di molteplici fattori; primo tra tutto, i modelli ultravincenti che vengono proposti ai ragazzi sia da influencer e cinematografia, tanto più se pornografica. In secondo luogo [...] c'è da evidenziare la perdita del senso del sacrificio.<br />Un rapporto sessuale naturale ma, ancor più, la costruzione di una relazione solida nell'ambito della quale - a tempo debito, non certo immediatamente - vivere l'unione a 360 gradi, inutile nascondersi dietro ad un dito, comporta tempo e fatica; in una parola, comporta sacrificio. Invece il chemsex garantisce immediatezza e "prestazioni", per così dire. Peccato che una relazione seria richieda ben altre "prestazioni", a partire appunto dal dono di sé, dalla capacità di ascoltare l'altro e di rendersene non solo complice, ma alleato nell'ambito di una relazione matura e aperta alla vita. Senza dimenticare, infine, che comunque l'assunzione di droghe non comporta, repetita iuvant, conseguenze solo immediate.<br />Il grande rischio, infatti, è che oltre a veicolare disvalori, il chemsex rafforzi tutto un sistema di fragilità individuali e di dipendenze, non solo non risolvendo nulla delle insicurezze per affrontare le quali viene scelto, ma peggiorando di gran lunga la situazione; e non solo quella del singolo che ne fa ricordo, ma dei suoi familiari, dei suoi amici e, in definitiva, di tutti noi. Per il semplice fatto, come ha scritto un grande poeta, che nessun un uomo è un'isola. Quindi, se qualcuno purtroppo va a fondo, ad inabissarsi è sempre e comunque l'esistenza anche di un pezzo di società.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52270965</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2022 10:03:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52270965/chemsex_ovvero_drogarsi_per_fare_sesso.mp3" length="6051257" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7248

CHEMSEX, OVVERO DROGARSI PER FARE SESSO di Giuliano Guzzo
Tanti, c'è da scommettere, non ne hanno mai sentito parlare; e probabilmente qualcuno scoprirà quindi di questa realtà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7248" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7248</a><br /><br />CHEMSEX, OVVERO DROGARSI PER FARE SESSO di Giuliano Guzzo<br />Tanti, c'è da scommettere, non ne hanno mai sentito parlare; e probabilmente qualcuno scoprirà quindi di questa realtà leggendo ora questo articolo. Eppure il chemsex è qualcosa che non solo esiste, ma che andrebbe esaminata con attenzione in quanto estremamente problematica. Con questo neologismo, infatti - coniato per la prima volta nel 2012 dallo scrittore, ricercatore e attivista di origine australiana David Stuart - si indica una pratica derivante dalla fusione di chems, termine utilizzato per definire le sostanze stupefacenti di origine chimica e sex, sesso.<br />Si tratta insomma di attività sessuale praticata in combinazione con l'assunzione di sostanze che, in genere, sono di tre tipi: mefedrone, simile ad un'anfetamina, fa sentire gli utenti euforici, potendo sovrastimolare il cuore e il sistema nervoso; Ghb/ Gbl, che hanno effetto anestetico rilassante che riduce le inibizioni, ma possono essere molto pericolosi se mescolati con depressivi quali l'alcol, con una combinazione che può risultare anche mortale; e metamfetamina, che rende il consumatore esaltato e stimolato.<br />Ora, non serve essere tossicologi né medici, evidentemente, per capire come il chemsex possa essere rischioso, dato che comporta l'assunzione di sostanze che da una parte alterano in modo artificiale il battito cardiaco e, dall'altra, possono generare dipendenza; senza considerare che l'abbassamento dei freni inibitori comporta, va da sé, il fatto che si possano fare proprie condotte a rischio. Basti dire che si può arrivare a praticare rapporti sessuali senza sosta per molte ore - anche più di 24 ore di seguito - o addirittura giorni. Ne consegue, oltre a immaginabili conseguenze sulla salute, come tale pratica sia associata al rischio di trasmissione di malattie sessuali per la mancanza di controllo.<br />Il punto è che di un simile fenomeno, per quanto a prima vista bizzarro e da molti sconosciuto, c'è il rischio che ci si debba occupare sempre più spesso. Chi studia questa pratica segnala infatti oggi come la gamma degli stupefacenti usati si stia ampliando, rispondendo a quelle che sono le esigenze di mercato e facendo quindi sì che il chemsex si radichi, diffondendosi a livello globale. [...]<br />Il "successo" attuale del chemsex ben oltre alcuni club gay del chemsex è probabilmente l'esito [...] di un disagio giovanile figlio di molteplici fattori; primo tra tutto, i modelli ultravincenti che vengono proposti ai ragazzi sia da influencer e cinematografia, tanto più se pornografica. In secondo luogo [...] c'è da evidenziare la perdita del senso del sacrificio.<br />Un rapporto sessuale naturale ma, ancor più, la costruzione di una relazione solida nell'ambito della quale - a tempo debito, non certo immediatamente - vivere l'unione a 360 gradi, inutile nascondersi dietro ad un dito, comporta tempo e fatica; in una parola, comporta sacrificio. Invece il chemsex garantisce immediatezza e "prestazioni", per così dire. Peccato che una relazione seria richieda ben altre "prestazioni", a partire appunto dal dono di sé, dalla capacità di ascoltare l'altro e di rendersene non solo complice, ma alleato nell'ambito di una relazione matura e aperta alla vita. Senza dimenticare, infine, che comunque l'assunzione di droghe non comporta, repetita iuvant, conseguenze solo immediate.<br />Il grande rischio, infatti, è che oltre a veicolare disvalori, il chemsex rafforzi tutto un sistema di fragilità individuali e di dipendenze, non solo non risolvendo nulla delle insicurezze per affrontare le quali viene scelto, ma peggiorando di gran lunga la situazione; e non solo quella del singolo che ne fa ricordo, ma dei suoi familiari, dei suoi amici e, in definitiva, di tutti noi. Per il semplice fatto, come ha scritto...]]></itunes:summary><itunes:duration>379</itunes:duration><itunes:keywords>chemsex,combinazionemortale,disagio,malattiesessuali,rischio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f719ecc22e9eae21c8ae65519403b98.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Smartphone ai minori? L'allarme dei pediatri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/smartphone-ai-minori-l-allarme-dei-pediatri--52188463</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7237" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7237</a><br /><br />SMARTPHONE AI MINORI? L'ALLARME DEI PEDIATRI<br />Praticamente tutti i minorenni hanno un loro cellulare collegato con internet: i danni sono devastanti sia a breve che a lungo termine<br />da Provita &amp; Famiglia<br />Da anni si parla dei potenziali danni allo sviluppo dei bambini che possono essere provocati dall'abuso di smartphone e altri apparecchi digitali, ma questi appelli sono stati ignorati e ora il quadro inizia a diventare davvero preoccupante.<br />Infatti secondo quanto emerso da un'indagine sul rapporto con il digitale all'interno di 800 famiglie italiane condotta dalle Associazioni italiane di pediatria Acp, Fimp e Sip, in collaborazione con Fondazione Carolina e Meta, il 26% dei genitori italiani consente ai figli di utilizzare gli smartphone in autonomia nella fascia d'età tra 0 e 2 anni, percentuale che sale al 62% nella fascia 3-5, all'82% nella fascia 6-10 e al 95% tra gli 11 e i 15 anni.<br />A preoccupare le associazioni di pediatri è soprattutto la crescente pervasività degli strumenti tecnologici in tutte le fasce d'età, a cominciare da quella delicatissima che va da zero a due anni, dove il 71,67 per cento delle madri ammette di usare uno smartphone durante l'allattamento, rischiando però così «ricadute negative sulle traiettorie neuroevolutive del bambino - spiega Antonio D'Avino, presidente Fimp in una fase della crescita fondamentale per lo sviluppo del legame con il genitore».<br />La situazione non migliora cambiando target: il 72% delle famiglie con figli nella fascia da 0 a 2 anni ammette di utilizzare social e chat durante i pasti dei propri piccoli, mentre un bambino su quattro nella fascia 2-4 oggi si addormenta ascoltando Alexa che gli racconta una fiaba o gli canta una ninna nanna.<br />Lo studio sottolinea inoltre come i bambini della fascia 4-6 anni, potendo scegliere, opterebbero per giocare con coetanei e genitori piuttosto che interagire con un dispositivo elettronico. La costante sovrastimolazione degli schermi, emerge sempre dallo studio, porterebbe a una produzione eccessiva di dopamina, il neurotrasmettitore che gioca un ruolo chiave nel far sentire i bambini gratificati ma che alcuni studi hanno associato allo sviluppo di forme più o meno marcate di dipendenza. Per questo motivo, la Società Pediatrica Canadese raccomanda di tenere i bambini con meno di due anni lontani dagli schermi digitali e consiglia di limitare l'esposizione nella fascia 2-5 a meno di un'ora al giorno.<br />Dello stesso avviso anche Annamaria Staiano, presidente Sip che sottolinea come siano state rilevate «interferenze negative dei device sul sonno, sulla vista, sull'apparato muscolo-scheletrico, sull'apprendimento e persino sullo sviluppo cognitivo dei bambini».<br />Più complicata la fascia 7-11. Secondo uno studio condotto dal Pew Research Center di Washington, è proprio a questa età che i genitori regalano il primo smartphone ai figli, esponendoli però così alla complessa costellazione dei social media e alle relative problematiche (cyberbullismo, hate speech, ricerca del consenso) spesso senza supervisione. I pediatri consigliano perciò di optare per telefoni senza accesso al web e incoraggiano i genitori a monitorarne attentamente l'uso.<br />A patto però che gli adulti stessi siano i primi ad essere formati e informati, perché dal questionario stilato dalle associazioni pediatriche emerge un altro dato preoccupante, che riguarda la scarsa comprensione da parte degli adulti sui rischi derivanti dall'uso improprio della tecnologia: alla domanda su cosa sia il sexting, il 66% dei genitori della fascia 6-10 non ha saputo dare risposta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52188463</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2022 23:22:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52188463/smartphone_ai_minori_i_pediagri_lanciano_l_allarme.mp3" length="4486493" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7237

SMARTPHONE AI MINORI? L'ALLARME DEI PEDIATRI
Praticamente tutti i minorenni hanno un loro cellulare collegato con internet: i danni sono devastanti sia a breve che a lungo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7237" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7237</a><br /><br />SMARTPHONE AI MINORI? L'ALLARME DEI PEDIATRI<br />Praticamente tutti i minorenni hanno un loro cellulare collegato con internet: i danni sono devastanti sia a breve che a lungo termine<br />da Provita &amp; Famiglia<br />Da anni si parla dei potenziali danni allo sviluppo dei bambini che possono essere provocati dall'abuso di smartphone e altri apparecchi digitali, ma questi appelli sono stati ignorati e ora il quadro inizia a diventare davvero preoccupante.<br />Infatti secondo quanto emerso da un'indagine sul rapporto con il digitale all'interno di 800 famiglie italiane condotta dalle Associazioni italiane di pediatria Acp, Fimp e Sip, in collaborazione con Fondazione Carolina e Meta, il 26% dei genitori italiani consente ai figli di utilizzare gli smartphone in autonomia nella fascia d'età tra 0 e 2 anni, percentuale che sale al 62% nella fascia 3-5, all'82% nella fascia 6-10 e al 95% tra gli 11 e i 15 anni.<br />A preoccupare le associazioni di pediatri è soprattutto la crescente pervasività degli strumenti tecnologici in tutte le fasce d'età, a cominciare da quella delicatissima che va da zero a due anni, dove il 71,67 per cento delle madri ammette di usare uno smartphone durante l'allattamento, rischiando però così «ricadute negative sulle traiettorie neuroevolutive del bambino - spiega Antonio D'Avino, presidente Fimp in una fase della crescita fondamentale per lo sviluppo del legame con il genitore».<br />La situazione non migliora cambiando target: il 72% delle famiglie con figli nella fascia da 0 a 2 anni ammette di utilizzare social e chat durante i pasti dei propri piccoli, mentre un bambino su quattro nella fascia 2-4 oggi si addormenta ascoltando Alexa che gli racconta una fiaba o gli canta una ninna nanna.<br />Lo studio sottolinea inoltre come i bambini della fascia 4-6 anni, potendo scegliere, opterebbero per giocare con coetanei e genitori piuttosto che interagire con un dispositivo elettronico. La costante sovrastimolazione degli schermi, emerge sempre dallo studio, porterebbe a una produzione eccessiva di dopamina, il neurotrasmettitore che gioca un ruolo chiave nel far sentire i bambini gratificati ma che alcuni studi hanno associato allo sviluppo di forme più o meno marcate di dipendenza. Per questo motivo, la Società Pediatrica Canadese raccomanda di tenere i bambini con meno di due anni lontani dagli schermi digitali e consiglia di limitare l'esposizione nella fascia 2-5 a meno di un'ora al giorno.<br />Dello stesso avviso anche Annamaria Staiano, presidente Sip che sottolinea come siano state rilevate «interferenze negative dei device sul sonno, sulla vista, sull'apparato muscolo-scheletrico, sull'apprendimento e persino sullo sviluppo cognitivo dei bambini».<br />Più complicata la fascia 7-11. Secondo uno studio condotto dal Pew Research Center di Washington, è proprio a questa età che i genitori regalano il primo smartphone ai figli, esponendoli però così alla complessa costellazione dei social media e alle relative problematiche (cyberbullismo, hate speech, ricerca del consenso) spesso senza supervisione. I pediatri consigliano perciò di optare per telefoni senza accesso al web e incoraggiano i genitori a monitorarne attentamente l'uso.<br />A patto però che gli adulti stessi siano i primi ad essere formati e informati, perché dal questionario stilato dalle associazioni pediatriche emerge un altro dato preoccupante, che riguarda la scarsa comprensione da parte degli adulti sui rischi derivanti dall'uso improprio della tecnologia: alla domanda su cosa sia il sexting, il 66% dei genitori della fascia 6-10 non ha saputo dare risposta.]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:keywords>alexa,cyberbullismo,hatespeech,sexting,smartphone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4646f0afabb7455c0ee77dca5b95f36.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Onlyfans: vendere il proprio corpo a pagamento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/onlyfans-vendere-il-proprio-corpo-a-pagamento--52178348</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7242</a><br /><br />ONLYFANS: VENDERE IL PROPRIO CORPO A PAGAMENTO di Fabrizio Cannone<br />Onlyfans popolare e idolatrato, come se non ci fosse niente di male. È il ritratto che ormai vediamo spuntare fuori dalla stampa mainstream sul social sempre più - ahinoi - popolare, anche tra i giovanissimi. Nato nel 2016, infatti, permette a chiunque di mettere on line le proprie foto o performance sessuali, e di trarne profitto attraverso il pagamento dei "fans".<br />Secondo un articolo di Tempi - a firma di Caterina Giojelli - che dà ampie prove di quel che afferma, certa stampa raffinata e borghese, non solo non denuncia un fenomeno triste e bieco di palese "mercificazione del proprio corpo", ma addirittura sembra promuoverlo.<br />«C'è una contropartita nel presentarci questo PornHub della porta accanto quale impresa autodeterminata e perfino esemplare sul piano dell'empowerment un giorno sì, e l'altro pure?». La Stampa e Il Corriere della Sera, tanto per non restare nel vago, ma anche Libero e Fanpage, hanno già proposto vari articoli e soprattutto delle incaute interviste in cui parecchi soggetti tirati fuori dall'anonimato dicono di aver svoltato nella vita, nella carriera e nei soldi. E questo dopo che hanno iniziato a spogliarsi su Onlyfans. Moltiplicando gli introiti per 10 o divenendo milionari.<br />E purtroppo, nella logica perversa del consumismo senza freni, questo pare un ottimo argomento per mettersi nelle mani degli "impresari del porno". Anzi, no. Perché il nuovo dogma è che "on line non è prostituzione". E cosa sarebbe allora, porno etico? E so lo facesse nostra figlia (o nostra madre) per arrotondare?<br />Il Fatto quotidiano pare poi una specie di promoter di Onyfans, secondo Caterina Giojelli. Nel solo mese di novembre il giornale, che un tempo voleva essere contro corrente e lontano dai poteri forti, ha dedicato 8 articoli al sito a luci rosse.<br />E sempre con la retorica anti-moralista - per cui se c'è il guadagno e la scelta è libera di chi si spoglia e di chi ne fruisce - allora tutto è a posto. Ma è proprio così? Eppure, come insegna la storia, anche lo schiavo non sempre era contrario alla propria schiavitù, anzi…<br />Cari signori della stampa ma vi rendete conto del messaggio che date al mondo intero e in particolare ai più giovani? Perché impegnarsi al liceo e all'università, perseguire ideali di ricerca scientifica, di formazione medica, giuridica o filosofica, se magari, svestendosi davanti a una telecamera o a un telefonino, si fatica di meno e si guadagna di più?<br />Titoli come questi - «Da infermiera in terapia intensiva a star di Onlyfans: "Così sono diventata milionaria a 34 anni» / «Insegnante lascia la scuola e sbarca su OnlyFans: "Ho guadagnato un milione in tre anni, non tornerei mai in cattedra» - sono fatti solo per creare confusione, giustificare perversioni, legittimare il narcisismo e il culto del corpo. A danno della parte riflessiva, intellettuale e morale della persona.<br />Per una volta è stata la laicissima Repubblica a lanciare l'allarme. Descrivendo un «quadro allarmante», a proposito del «pericolo Onlyfans». Su cui perfino ragazzine minorenni, oltre a persone di tutte le età, si «scambiavano video osé e si accordavano per fare sesso a pagamento».<br />Le perversioni dilagano sul web e nella vita reale: si pensi agli stupri, spesso ripresi e diffusi sui social, o allo scambio infame di materiale pedo-pornografico, o - peggio ancora - al cosiddetto Revenge Porn.<br />E pare assurdo non vedere il legame tra tutte queste devianze con una subcultura del "soft porn", apparentemente pulito e trasparente. Lodare chi usa il proprio corpo come strumento di "merchandising" porta a una funesta "iper-sessualizzazione" della società, che alla fine potrà solo renderci peggiori. Più vuoti, più egoisti, più soli davanti a uno schermo-idolo, e prontissimi a guardare agli altri come potenziali "oggetti da comprare".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52178348</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2022 21:00:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52178348/onlyfans_vendere_il_proprio_corpo_a_pagamento.mp3" length="5717378" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7242

ONLYFANS: VENDERE IL PROPRIO CORPO A PAGAMENTO di Fabrizio Cannone
Onlyfans popolare e idolatrato, come se non ci fosse niente di male. È il ritratto che ormai vediamo spuntare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7242</a><br /><br />ONLYFANS: VENDERE IL PROPRIO CORPO A PAGAMENTO di Fabrizio Cannone<br />Onlyfans popolare e idolatrato, come se non ci fosse niente di male. È il ritratto che ormai vediamo spuntare fuori dalla stampa mainstream sul social sempre più - ahinoi - popolare, anche tra i giovanissimi. Nato nel 2016, infatti, permette a chiunque di mettere on line le proprie foto o performance sessuali, e di trarne profitto attraverso il pagamento dei "fans".<br />Secondo un articolo di Tempi - a firma di Caterina Giojelli - che dà ampie prove di quel che afferma, certa stampa raffinata e borghese, non solo non denuncia un fenomeno triste e bieco di palese "mercificazione del proprio corpo", ma addirittura sembra promuoverlo.<br />«C'è una contropartita nel presentarci questo PornHub della porta accanto quale impresa autodeterminata e perfino esemplare sul piano dell'empowerment un giorno sì, e l'altro pure?». La Stampa e Il Corriere della Sera, tanto per non restare nel vago, ma anche Libero e Fanpage, hanno già proposto vari articoli e soprattutto delle incaute interviste in cui parecchi soggetti tirati fuori dall'anonimato dicono di aver svoltato nella vita, nella carriera e nei soldi. E questo dopo che hanno iniziato a spogliarsi su Onlyfans. Moltiplicando gli introiti per 10 o divenendo milionari.<br />E purtroppo, nella logica perversa del consumismo senza freni, questo pare un ottimo argomento per mettersi nelle mani degli "impresari del porno". Anzi, no. Perché il nuovo dogma è che "on line non è prostituzione". E cosa sarebbe allora, porno etico? E so lo facesse nostra figlia (o nostra madre) per arrotondare?<br />Il Fatto quotidiano pare poi una specie di promoter di Onyfans, secondo Caterina Giojelli. Nel solo mese di novembre il giornale, che un tempo voleva essere contro corrente e lontano dai poteri forti, ha dedicato 8 articoli al sito a luci rosse.<br />E sempre con la retorica anti-moralista - per cui se c'è il guadagno e la scelta è libera di chi si spoglia e di chi ne fruisce - allora tutto è a posto. Ma è proprio così? Eppure, come insegna la storia, anche lo schiavo non sempre era contrario alla propria schiavitù, anzi…<br />Cari signori della stampa ma vi rendete conto del messaggio che date al mondo intero e in particolare ai più giovani? Perché impegnarsi al liceo e all'università, perseguire ideali di ricerca scientifica, di formazione medica, giuridica o filosofica, se magari, svestendosi davanti a una telecamera o a un telefonino, si fatica di meno e si guadagna di più?<br />Titoli come questi - «Da infermiera in terapia intensiva a star di Onlyfans: "Così sono diventata milionaria a 34 anni» / «Insegnante lascia la scuola e sbarca su OnlyFans: "Ho guadagnato un milione in tre anni, non tornerei mai in cattedra» - sono fatti solo per creare confusione, giustificare perversioni, legittimare il narcisismo e il culto del corpo. A danno della parte riflessiva, intellettuale e morale della persona.<br />Per una volta è stata la laicissima Repubblica a lanciare l'allarme. Descrivendo un «quadro allarmante», a proposito del «pericolo Onlyfans». Su cui perfino ragazzine minorenni, oltre a persone di tutte le età, si «scambiavano video osé e si accordavano per fare sesso a pagamento».<br />Le perversioni dilagano sul web e nella vita reale: si pensi agli stupri, spesso ripresi e diffusi sui social, o allo scambio infame di materiale pedo-pornografico, o - peggio ancora - al cosiddetto Revenge Porn.<br />E pare assurdo non vedere il legame tra tutte queste devianze con una subcultura del "soft porn", apparentemente pulito e trasparente. Lodare chi usa il proprio corpo come strumento di "merchandising" porta a una funesta "iper-sessualizzazione" della società, che alla fine potrà solo renderci peggiori. Più vuoti, più egoisti, più soli davanti a uno...]]></itunes:summary><itunes:duration>358</itunes:duration><itunes:keywords>allarme,impresaridelporno,onlyfans,pornhub,profitto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3e986d29df990ef5179dbc371afd627.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il telefono in mano ai ragazzi è un'arma distruttiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-telefono-in-mano-ai-ragazzi-e-un-arma-distruttiva--52047983</link><description><![CDATA[VIDEO: TikTok, video con droga e sesso per i minori. Denuncia del Wall Street Journal ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F2z8OWJQ2wQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=F2z8OWJQ2wQ</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7207" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7207</a><br /><br />IL TELEFONO IN MANO AI RAGAZZI E' UN'ARMA DISTRUTTIVA di Benedetta Frigerio<br />Già da qualche anno si stanno levando voci sempre più numerose che dall'America denunciano i legami fra depressione, incapacità di concentrarsi, insonnia, difficoltà nelle relazioni, iperattivismo e violenza legata all'uso dei cellulari da parte di bambini e adolescenti. Anche l'Italia si sta accorgendo di quanto le nuove tecnologie incidono sulla crescita sana dell'essere umano. Recentemente, infatti, la Società italiana di Pediatria (Sip) ha elaborato un documento, forte anche della supervisione di 68 studi in merito, in cui chiarisce che «la sovraesposizione alla tecnologia al di sotto dei 12 anni può causare gravi conseguenze per lo sviluppo del bambino».<br />Ma di che si tratta? «Riduzione del movimento con aumento del rischio di obesità; privazione del sonno; difficoltà di apprendimento; irritabilità; effetti negativi sull'attenzione; maggior rischio di depressione infantile e ansia; aumento dell'impulsività; diminuzione della capacità di autocontrollo». Parallelamente a questi problemi fisici ed educativi crescono le segnalazioni per abuso di bambini, anche molto piccoli, che vengono adescati in rete, mentre i genitori lasciano fra le loro mani telefonini o tablet.<br />Basti pensare alla recente denuncia di una madre la cui figlia, di 9 anni, era stata agganciata da due giovani uomini che le avevano chiesto di inviare loro via internet video in cui compiva atti sessuali con il fratellino di 6 anni. Già nel 2015 alcune bambine di 10 anni erano finite nella trappola della pedofilia online, mentre solo due settimane fa la polizia postale ha consegnato l'esito dell'operazione "Poison": su diverse chat, a cui avevano accesso 700 minorenni (anche di 10 anni), comparivano abusi di bambini piccolissimi, violenze sessuali e di ogni tipo, cadaveri e corpi mutilati. Infine, è ormai abituale leggere notizie di arresti per pedo-pornografia, in cui l'adescamento dei minorenni avviene appunto online.<br />È impossibile non domandarsi dove siano i genitori e come sia possibile che permettano l'uso di questi dispositivi anche ai piccoli. Soprattutto perché la tendenza ad offrire la tecnologia come calmante fin dalla più tenera età non è isolata (basti fare un giro per vedere anche neonati in carrozzina tenuti buoni dai cellulari). A raccontare poi alla Bussola cosa avviene nelle case di tanti italiani è Valeria Bertin, docente della scuola primaria e presidente di Caso Arte scienza movimento, associazione che da 22 anni si occupa dell'educazione dei bambini attraverso l'arte, la scienza e lo sport: «Insegnando alle elementari e gestendo numerose attività per minori, mi sono resa conto dei problemi enormi e diffusi causati dal cellulare e dalla cattiva educazione delle famiglie. Spesso anche perché i genitori comprendono troppo tardi i danni che questi strumenti recano ai figli. A volte non hanno la minima idea di cosa passi nelle chat, ma alcuni vengono da me disperati perché vedono i figli cambiati e dipendenti dai dispositivi che loro stessi gli hanno concesso, come se non si potesse fare diversamente perché "tutti ce li hanno". Oppure mi dicono: "Alla fine ho ceduto", come se il processo fosse ineluttabile. E ancora: "Ho controllato quante ore ha passato su internet...ci è stato un pomeriggio intero" e io chiedo: "Ma tu dov'eri?"».<br />Bertin racconta che anche i docenti si stanno rendendo conto di quanto il problema sia diffuso: «Nella mia scuola un bambino di 8 anni ha picchiato i genitori perché gli hanno tolto internet, significa che siamo alle crisi di astinenza. Noi insegnanti stiamo osservando gli alunni e vediamo cose mai viste prima: i piccoli non sanno stare fra loro, non hanno regole, non reggono le frustrazioni, hanno problemi crescenti di concentrazione e apprendimento. Vedo bambini di pochi mesi con in mano il cellulare senza che le madri si accorgano dei danni che stanno causando in cambio di un momento di calma». E cosa dice agli adulti Bertin? «Dico ai genitori di rimandare l'uso di questi strumenti il più tardi possibile: chiediamo ai minorenni di non guidare e di studiare prima di afferrare un volante mentre concediamo i telefonini come fossero tricicli quando invece sono delle Ferrari. Inoltre ricordo che i primi a non abusare delle nuove tecnologie devono essere loro. Siamo noi adulti i primi dipendenti. Credo però che oltre ad educare i genitori serva un movimento culturale che non li lasci soli, che parli del problema e lo affronti».<br />Un piccolo movimento si sta creando all'interno della polizia italiana. Anna Curcuruto, sovrintendente della Polizia di Stato a Reggio Calabria, gira le scuole da qualche anno insieme a diverse sue college per dire che "il problema è che la famiglia non è più capace di dire "no", abbiamo avuto mamme che ci rispondono che a 11 anni danno il telefono ai figli "perché altrimenti mio figlio dentro casa mi fa la guerra". Allora io mi chiedo: dove abbiamo sbagliato?». E poi aggiunge: «Quando i vostri genitori vi danno in mano un telefono, vi stanno consegnando un'arma, le parole uccidono». La polizia racconta ad esempio che «Edith, 8 anni e mezzo, si è impiccata in un armadio. Matteo 11 anni, si è impiccato nella sede degli scout... Eliana, 15 anni, si è buttata sotto un treno, perché ha voluto che il suo corpo fosse fatto a pezzi perché la sua anima era già a pezzi. Ma noi non ce li ricordiamo, li lasciamo al loro trafiletto di cronaca e andiamo oltre: tutto quello che facciamo è mettere un ‘mi piace', un "like", un "fai schifo", un "non vali niente"».<br />Ma a queste conseguenze estreme, figlie anche del vuoto di senso e della crisi della famiglia, si affiancano appunto i danni educativi elencati dal documento della Sip, magari meno eclatanti ma che toccano un'intera generazione. E il fenomeno è tale che persino la politica sta cominciando ad occuparsene : si pensi alla proposta di legge legata ai divieti di uso della tecnologia da parte di bambini e minorenni. A qualche voce che si alza nel mondo legislativo italiano si stanno affiancando poi quelle di specialisti e psicologi che concordano con il possibile stop della vendita di cellulari ai minori di 14 anni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52047983</guid><pubDate>Tue, 29 Nov 2022 23:01:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52047983/il_telefono_in_mano_ai_ragazzi_un_arma_distruttiva.mp3" length="8299459" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: TikTok, video con droga e sesso per i minori. Denuncia del Wall Street Journal ➜ https://www.youtube.com/watch?v=F2z8OWJQ2wQ

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7207

IL TELEFONO IN MANO AI RAGAZZI E' UN'ARMA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: TikTok, video con droga e sesso per i minori. Denuncia del Wall Street Journal ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F2z8OWJQ2wQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=F2z8OWJQ2wQ</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7207" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7207</a><br /><br />IL TELEFONO IN MANO AI RAGAZZI E' UN'ARMA DISTRUTTIVA di Benedetta Frigerio<br />Già da qualche anno si stanno levando voci sempre più numerose che dall'America denunciano i legami fra depressione, incapacità di concentrarsi, insonnia, difficoltà nelle relazioni, iperattivismo e violenza legata all'uso dei cellulari da parte di bambini e adolescenti. Anche l'Italia si sta accorgendo di quanto le nuove tecnologie incidono sulla crescita sana dell'essere umano. Recentemente, infatti, la Società italiana di Pediatria (Sip) ha elaborato un documento, forte anche della supervisione di 68 studi in merito, in cui chiarisce che «la sovraesposizione alla tecnologia al di sotto dei 12 anni può causare gravi conseguenze per lo sviluppo del bambino».<br />Ma di che si tratta? «Riduzione del movimento con aumento del rischio di obesità; privazione del sonno; difficoltà di apprendimento; irritabilità; effetti negativi sull'attenzione; maggior rischio di depressione infantile e ansia; aumento dell'impulsività; diminuzione della capacità di autocontrollo». Parallelamente a questi problemi fisici ed educativi crescono le segnalazioni per abuso di bambini, anche molto piccoli, che vengono adescati in rete, mentre i genitori lasciano fra le loro mani telefonini o tablet.<br />Basti pensare alla recente denuncia di una madre la cui figlia, di 9 anni, era stata agganciata da due giovani uomini che le avevano chiesto di inviare loro via internet video in cui compiva atti sessuali con il fratellino di 6 anni. Già nel 2015 alcune bambine di 10 anni erano finite nella trappola della pedofilia online, mentre solo due settimane fa la polizia postale ha consegnato l'esito dell'operazione "Poison": su diverse chat, a cui avevano accesso 700 minorenni (anche di 10 anni), comparivano abusi di bambini piccolissimi, violenze sessuali e di ogni tipo, cadaveri e corpi mutilati. Infine, è ormai abituale leggere notizie di arresti per pedo-pornografia, in cui l'adescamento dei minorenni avviene appunto online.<br />È impossibile non domandarsi dove siano i genitori e come sia possibile che permettano l'uso di questi dispositivi anche ai piccoli. Soprattutto perché la tendenza ad offrire la tecnologia come calmante fin dalla più tenera età non è isolata (basti fare un giro per vedere anche neonati in carrozzina tenuti buoni dai cellulari). A raccontare poi alla Bussola cosa avviene nelle case di tanti italiani è Valeria Bertin, docente della scuola primaria e presidente di Caso Arte scienza movimento, associazione che da 22 anni si occupa dell'educazione dei bambini attraverso l'arte, la scienza e lo sport: «Insegnando alle elementari e gestendo numerose attività per minori, mi sono resa conto dei problemi enormi e diffusi causati dal cellulare e dalla cattiva educazione delle famiglie. Spesso anche perché i genitori comprendono troppo tardi i danni che questi strumenti recano ai figli. A volte non hanno la minima idea di cosa passi nelle chat, ma alcuni vengono da me disperati perché vedono i figli cambiati e dipendenti dai dispositivi che loro stessi gli hanno concesso, come se non si potesse fare diversamente perché "tutti ce li hanno". Oppure mi dicono: "Alla fine ho ceduto", come se il processo fosse ineluttabile. E ancora: "Ho controllato quante ore ha passato su internet...ci è stato un pomeriggio intero" e io chiedo: "Ma tu dov'eri?"».<br />Bertin racconta che anche i docenti si stanno rendendo conto di quanto il problema sia diffuso: «Nella mia scuola un bambino di 8 anni ha picchiato i genitori perché gli hanno tolto internet, significa che...]]></itunes:summary><itunes:duration>519</itunes:duration><itunes:keywords>crisidiastinenza,cyberbullismo,like,pedopornografia,tiktok</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4646f0afabb7455c0ee77dca5b95f36.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Elon Musk, una vita nel caos emotivo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/elon-musk-una-vita-nel-caos-emotivo--51763622</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7196" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7196</a><br /><br />ELON MUSK, UNA VITA NEL CAOS EMOTIVO di Cristina Gauri<br />Ben vengano le denunce della natalità del patron di Tesla. Che però sono solo quantitative, dimenticando ciò che c'è alla base delle culle vuote, e che lui stesso rispecchia: la famiglia disgregata<br />Definire il multimiliardario Elon Musk un personaggio controverso sarebbe sin troppo riduttivo. Funambolico, istrionico, spesso politicamente scorretto e in apparente controtendenza rispetto alle parole d'ordine tanto care ai suoi colleghi di potere e ricchezza - spesso preda, questi, dei peggiori deliri politicamente corretti -, Musk da qualche tempo ha iniziato a sottolineare il drastico calo di nascite che sta coinvolgendo l'Occidente, arrivando esplicitamente a parlare di inverno demografico. Tanto che l'imprenditore di origini sudafricane, grafico del Wall Street Journal alla mano, ne aveva avuto anche per l'Italia, posizionata in fondo alla classifica delle nascite e a rischio di autentica estinzione demografica.<br /><br />I FIGLI NON SONO SOLO NUMERI<br />Che un simile allarme arrivi da una persona influente, in vista ed esposta nell'utilizzo dei social media, nuova piazza digitale del dibattito pubblico, è senza dubbio alcuno estremamente positivo, considerando che la gran parte di attori, rockstar, sportivi e imprenditori sembra più orientata a sostenere fanaticamente aborto, interventi chirurgici di transizione di genere, eutanasia e i soliti peana sulla decrescita infelicissima (quella altrui). Il problema però non è solo quantitativo, ovvero di quanti figli realmente si mettano al mondo, ma anche squisitamente qualitativo e verte, in primis, sulla famiglia stessa: sul concetto di famiglia, su come essa viene costruita, vissuta, integrata nel tessuto della società. Entro quali valori e paradigmi viene concepita.<br />Viviamo nell'epoca della destrutturazione di qualunque principio di autorità che in passato avesse contribuito a forgiare la civiltà così come la conosciamo: si parte esautorando Dio, per arrivare a colpire la famiglia, nucleo essenziale su cui si basa - e pe millenni si è basata e si è evoluta - la società: decostruita, spesso criminalizzata, sdilinquita, frammentata e disintegrata pe fare posto all'assunto contemporaneo secondo cui qualunque aggregazione vagamente basata su presupposti presuntamente affettivi può dirsi "famiglia". Ma se tutto può essere chiamato "famiglia", nulla lo è davvero. E in questo modo la famiglia autentica, naturale, reale cessa di esistere.<br /><br />IL RAPPORTO DIFFICILE CON IL PADRE<br />Elon Musk - in effetti e a ben vedere - sembra nutrire un concetto meramente quantitativo della demografia e della famiglia stessa: gli interessano in apparenza i numeri, molto meno i presupposti naturali e fondanti del cosiddetto "mattone della società". E non poteva essere altrimenti: egli stesso arriva da un contesto familiare emotivamente e affettivamente problematico. In particolare i rapporti con il padre sono sempre stati tesi e conflittuali: Errol Musk, ancora nel 2022, in un'estesa intervista rilasciata alla radio australiana ha dichiarato senza mezzi termini di preferirgli l'altro figlio, Kimbal, in quanto più realizzato e capace di coniugare successo lavorativo e gratificazione familiare. Elon, al contrario, secondo il padre non riuscirebbe a coniugare la sua ansia di poter modellare il futuro con la prospettiva di metter su un'autentica famiglia. Musk ha infatti nove figli; nove figli che vanno a costituire una caotica costellazione intessuta di successivi riconoscimenti, brevissime storie di letto o relazioni emotivamente problematiche con donne diverse. Basti considerare che fino all'anno scorso si riteneva che Musk avesse sette figli, fino alla rivelazione del riconoscimento di due ulteriori gemelli che il patron di Tesla ha avuto da una breve relazione con una sua dipendente, Shivon Zilis, secondo quanto rivelato dal New York Times nell'articolo How many children does Musk have? Dell'11 luglio 2022.<br />La realtà dei fatti è che Musk rappresenta, in questo senso, il paradigma perfezionato della famiglia disgregata, stritolata spesso dalle accelerate logiche della produzione e del mercato, nonché dalle sirene stordenti del successo economico. Basti considerare che, durante una delle più violente crisi aziendali delle sue creature societarie, Musk trascurò a tal punto il tetto familiare da essere rimasto a dormire in fabbrica, sul pavimento, per settimane. Riprendendo le parole del padre Erroll e le testimonianze di altre persone che sono state nel corso della loro vita vicine a Musk, e le ammissioni dello stesso, ciò che emerge dalla sua quasi disperata ricerca di compagne e figli non è tanto l'idea classica e canonica del mettere su famiglia, quanto del riuscire a replicare egoisticamente se stesso e sentirsi in tal modo meno solo.<br /><br />UNA VITA NEL CAOS EMOTIVO<br />La stessa relazione con l'eccentrica cantante canadese Grimes, dalla quale Musk ha avuto due figli - uno dei quali ricorrendo all'utero in affitto! - non sembra essere esattamente paradigma di ciò che un nucleo familiare sano e stabile dovrebbe costituire: al di là del continuo tira-e-molla, dell'essersi lasciati e rimessi assieme, i due hanno vissuto separati, in case distanti, cullando l'illusine di potersi dire "famiglia" sulla base del volersi bene e del sentirsi spesso, anche come migliori amici. E il caos emotivo in cui il patron di Tesla sembra vivere non può che riverberarsi sulla sua stessa discendenza - così come il rapporto disfunzionale con il padre si è riverberato sulla sua -, tramutando ciò che lui ritiene una famiglia in un labirinto di solitudini amplificate e di personalità drammaticamente irrisolte.<br />Caso eclatante e perfettamente esemplificativo è quello di Xavier Musk, teenager che si è rivolto a un tribunale californiano per un cambiamento di genere sessuale e per il riconoscimento di una nuova identità. Il ragazzo ora si chiama legalmente Vivian Jenna Wilson. Colpisce molto leggere negli atti processuali come la richiesta giudiziaria sia stata originata dalla volontà di perdere qualunque contatto e collegamento con il suo padre biologico, da lui detestato. A tal punto da distaccarsi dalla propria mascolinità, sicuramente spinto dal clima ideologico militarizzato dalla propaganda gender di questi anni. Una cesura nettissima e dolorosa, indice privilegiato del fatto che non basta mettere al mondo un figlio per potersi davvero dire padre, esattamente come non è sufficiente sfornare bambini a casaccio, futuri disadattati, per scongiurare il problema demografico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51763622</guid><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 12:20:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51763622/elon_musk_una_vita_nel_caos_emotivo.mp3" length="7305970" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7196&#13;
&#13;
ELON MUSK, UNA VITA NEL CAOS EMOTIVO di Cristina Gauri&#13;
Ben vengano le denunce della natalità del patron di Tesla. Che però sono solo quantitative, dimenticando ciò che c'è alla base...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7196" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7196</a><br /><br />ELON MUSK, UNA VITA NEL CAOS EMOTIVO di Cristina Gauri<br />Ben vengano le denunce della natalità del patron di Tesla. Che però sono solo quantitative, dimenticando ciò che c'è alla base delle culle vuote, e che lui stesso rispecchia: la famiglia disgregata<br />Definire il multimiliardario Elon Musk un personaggio controverso sarebbe sin troppo riduttivo. Funambolico, istrionico, spesso politicamente scorretto e in apparente controtendenza rispetto alle parole d'ordine tanto care ai suoi colleghi di potere e ricchezza - spesso preda, questi, dei peggiori deliri politicamente corretti -, Musk da qualche tempo ha iniziato a sottolineare il drastico calo di nascite che sta coinvolgendo l'Occidente, arrivando esplicitamente a parlare di inverno demografico. Tanto che l'imprenditore di origini sudafricane, grafico del Wall Street Journal alla mano, ne aveva avuto anche per l'Italia, posizionata in fondo alla classifica delle nascite e a rischio di autentica estinzione demografica.<br /><br />I FIGLI NON SONO SOLO NUMERI<br />Che un simile allarme arrivi da una persona influente, in vista ed esposta nell'utilizzo dei social media, nuova piazza digitale del dibattito pubblico, è senza dubbio alcuno estremamente positivo, considerando che la gran parte di attori, rockstar, sportivi e imprenditori sembra più orientata a sostenere fanaticamente aborto, interventi chirurgici di transizione di genere, eutanasia e i soliti peana sulla decrescita infelicissima (quella altrui). Il problema però non è solo quantitativo, ovvero di quanti figli realmente si mettano al mondo, ma anche squisitamente qualitativo e verte, in primis, sulla famiglia stessa: sul concetto di famiglia, su come essa viene costruita, vissuta, integrata nel tessuto della società. Entro quali valori e paradigmi viene concepita.<br />Viviamo nell'epoca della destrutturazione di qualunque principio di autorità che in passato avesse contribuito a forgiare la civiltà così come la conosciamo: si parte esautorando Dio, per arrivare a colpire la famiglia, nucleo essenziale su cui si basa - e pe millenni si è basata e si è evoluta - la società: decostruita, spesso criminalizzata, sdilinquita, frammentata e disintegrata pe fare posto all'assunto contemporaneo secondo cui qualunque aggregazione vagamente basata su presupposti presuntamente affettivi può dirsi "famiglia". Ma se tutto può essere chiamato "famiglia", nulla lo è davvero. E in questo modo la famiglia autentica, naturale, reale cessa di esistere.<br /><br />IL RAPPORTO DIFFICILE CON IL PADRE<br />Elon Musk - in effetti e a ben vedere - sembra nutrire un concetto meramente quantitativo della demografia e della famiglia stessa: gli interessano in apparenza i numeri, molto meno i presupposti naturali e fondanti del cosiddetto "mattone della società". E non poteva essere altrimenti: egli stesso arriva da un contesto familiare emotivamente e affettivamente problematico. In particolare i rapporti con il padre sono sempre stati tesi e conflittuali: Errol Musk, ancora nel 2022, in un'estesa intervista rilasciata alla radio australiana ha dichiarato senza mezzi termini di preferirgli l'altro figlio, Kimbal, in quanto più realizzato e capace di coniugare successo lavorativo e gratificazione familiare. Elon, al contrario, secondo il padre non riuscirebbe a coniugare la sua ansia di poter modellare il futuro con la prospettiva di metter su un'autentica famiglia. Musk ha infatti nove figli; nove figli che vanno a costituire una caotica costellazione intessuta di successivi riconoscimenti, brevissime storie di letto o relazioni emotivamente problematiche con donne diverse. Basti considerare che fino all'anno scorso si riteneva che Musk avesse sette figli, fino alla rivelazione del riconoscimento di due ulteriori gemelli che il patron di Tesla ha avuto da una breve relazione con una...]]></itunes:summary><itunes:duration>457</itunes:duration><itunes:keywords>cambiamentodigenere,famiglia,musk,solitudini,tesla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0310e064c56d2385c0f55df0f0f56251.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Corte Europea dei diritti dell'uomo difende gli attacchi contro la Chiesa cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-corte-europea-dei-diritti-dell-uomo-difende-gli-attacchi-contro-la-chiesa-cattolica--51687637</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7190" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7190</a><br /><br />LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO DIFENDE GLI ATTACCHI CONTRO LA CHIESA CATTOLICA di Mauro Faverzani<br />È divenuta ormai una triste consuetudine, quella della Corte europea dei Diritti dell'Uomo di difendere attacchi, insulti e profanazioni contro la Chiesa. Nel 2018 la Corte ha condannato la Lituania per aver sanzionato pubblicità blasfeme con Cristo e la Madonna, benché, sempre quell'anno, abbia confermato una condanna penale ad un docente austriaco, "reo" di aver equiparato alla pedofilia la relazione sessuale tra Maometto e la piccola Aisha di soli 9 anni. In questo caso, secondo la Corte l'insegnante non sarebbe stato obiettivo, anzi avrebbe compiuto una «generalizzazione» atta a dimostrare per quali ragioni Maometto non sia «degno di culto», il che avrebbe potuto «suscitare una giustificata indignazione» nei fedeli islamici. Tutto questo avrebbe rappresentato, pertanto, «una maliziosa violazione dello spirito di tolleranza, che è alla base della società democratica», avrebbe potuto «suscitare pregiudizi» e «mettere in pericolo la pace religiosa». Risale, infine, solo ad un mese fa la sentenza con cui la Corte europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che la condanna per blasfemia inflitta alla popstar polacca Doda avrebbe violato il suo diritto d'espressione.<br />Insomma, profanare un altare cattolico sarebbe libertà d'espressione, approfondire gli hadīth della fede islamica sarebbe criminale. L'attacco blasfemo di una femminista in una chiesa o di una cantante sul palco rappresenterebbero un contributo al dibattito pubblico sui diritti delle donne, mentre indossare simboli religiosi visibili sul lavoro sarebbe un reato, come deciso e ribadito dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea. Il criterio dei due pesi e due misure, seguito dai vertici europei, è evidente, assurdo, discriminatorio e quindi, questo sì, odioso e foriero d'incitazione all'odio.<br />Ma proprio dalla Polonia giunge, ancora una volta, la speranza, in particolare con la proposta di legge presentata dal partito Polonia unita (Solidarna Polska), che prevede il carcere fino a tre anni per chiunque offenda o ridicolizzi pubblicamente la Chiesa. Secondo il ministro di Giustizia, Zbigniew Ziobro, «per attuare pienamente la libertà di religione, è necessario modificare il codice penale, che oggi non garantisce sufficientemente la protezione dei credenti».<br />In Polonia è già un reato penale, punibile fino a due anni di reclusione, quello di «offendere i sentimenti religiosi di altri, insultando pubblicamente un oggetto di culto religioso o un luogo destinato alla celebrazione pubblica di riti religiosi». Tale norma, ora, potrebbe essere inasprita. Anche il principale partito di governo, Diritto e Giustizia, infatti, ritiene la proposta di legge «in linea con i valori che condividiamo». Contraria, invece, prevedibilmente, la Sinistra, che si schiera dalla parte dei facinorosi: «Se questo emendamento entrerà in vigore - ha dichiarato un suo esponente, l'on. Joanna Scheuring-Wielgus - chiunque, ad esempio, ponga a Maria Vergine un'aureola arcobaleno Lgbt o protesti in una chiesa, come abbiamo fatto io e mio marito, verrà punito col carcere». Esattamente. Si noti che da un paio d'anni il leader di Polonia Unita, nonché ministro di Giustizia, Zbigniew Ziobro, sta cercando di far levare all'on. Scheuring-Wielgus l'unico scudo, che finora l'ha sottratta alla condanna ovvero l'immunità parlamentare, per farla giudicare circa le accuse di offesa ai sentimenti religiosi e ostacolo doloso ad un atto religioso proprio per aver protestato in chiesa contro la norma polacca sull'aborto.<br />Sarebbe ora che venisse ribadito in tutte le sedi, soprattutto in quelle istituzionali, un doveroso rispetto verso la fede altrui, in particolar modo quando questa nei secoli abbia costruito la storia, la morale, il diritto e la cultura dell'intera Europa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51687637</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 21:41:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51687637/la_corte_europea_dei_diritti_dell_uomo_difende_gli_attacchi_contro_la_chiesa_cattolica.mp3" length="4750150" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7190&#13;
&#13;
LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO DIFENDE GLI ATTACCHI CONTRO LA CHIESA CATTOLICA di Mauro Faverzani&#13;
È divenuta ormai una triste consuetudine, quella della Corte europea dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7190" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7190</a><br /><br />LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO DIFENDE GLI ATTACCHI CONTRO LA CHIESA CATTOLICA di Mauro Faverzani<br />È divenuta ormai una triste consuetudine, quella della Corte europea dei Diritti dell'Uomo di difendere attacchi, insulti e profanazioni contro la Chiesa. Nel 2018 la Corte ha condannato la Lituania per aver sanzionato pubblicità blasfeme con Cristo e la Madonna, benché, sempre quell'anno, abbia confermato una condanna penale ad un docente austriaco, "reo" di aver equiparato alla pedofilia la relazione sessuale tra Maometto e la piccola Aisha di soli 9 anni. In questo caso, secondo la Corte l'insegnante non sarebbe stato obiettivo, anzi avrebbe compiuto una «generalizzazione» atta a dimostrare per quali ragioni Maometto non sia «degno di culto», il che avrebbe potuto «suscitare una giustificata indignazione» nei fedeli islamici. Tutto questo avrebbe rappresentato, pertanto, «una maliziosa violazione dello spirito di tolleranza, che è alla base della società democratica», avrebbe potuto «suscitare pregiudizi» e «mettere in pericolo la pace religiosa». Risale, infine, solo ad un mese fa la sentenza con cui la Corte europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che la condanna per blasfemia inflitta alla popstar polacca Doda avrebbe violato il suo diritto d'espressione.<br />Insomma, profanare un altare cattolico sarebbe libertà d'espressione, approfondire gli hadīth della fede islamica sarebbe criminale. L'attacco blasfemo di una femminista in una chiesa o di una cantante sul palco rappresenterebbero un contributo al dibattito pubblico sui diritti delle donne, mentre indossare simboli religiosi visibili sul lavoro sarebbe un reato, come deciso e ribadito dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea. Il criterio dei due pesi e due misure, seguito dai vertici europei, è evidente, assurdo, discriminatorio e quindi, questo sì, odioso e foriero d'incitazione all'odio.<br />Ma proprio dalla Polonia giunge, ancora una volta, la speranza, in particolare con la proposta di legge presentata dal partito Polonia unita (Solidarna Polska), che prevede il carcere fino a tre anni per chiunque offenda o ridicolizzi pubblicamente la Chiesa. Secondo il ministro di Giustizia, Zbigniew Ziobro, «per attuare pienamente la libertà di religione, è necessario modificare il codice penale, che oggi non garantisce sufficientemente la protezione dei credenti».<br />In Polonia è già un reato penale, punibile fino a due anni di reclusione, quello di «offendere i sentimenti religiosi di altri, insultando pubblicamente un oggetto di culto religioso o un luogo destinato alla celebrazione pubblica di riti religiosi». Tale norma, ora, potrebbe essere inasprita. Anche il principale partito di governo, Diritto e Giustizia, infatti, ritiene la proposta di legge «in linea con i valori che condividiamo». Contraria, invece, prevedibilmente, la Sinistra, che si schiera dalla parte dei facinorosi: «Se questo emendamento entrerà in vigore - ha dichiarato un suo esponente, l'on. Joanna Scheuring-Wielgus - chiunque, ad esempio, ponga a Maria Vergine un'aureola arcobaleno Lgbt o protesti in una chiesa, come abbiamo fatto io e mio marito, verrà punito col carcere». Esattamente. Si noti che da un paio d'anni il leader di Polonia Unita, nonché ministro di Giustizia, Zbigniew Ziobro, sta cercando di far levare all'on. Scheuring-Wielgus l'unico scudo, che finora l'ha sottratta alla condanna ovvero l'immunità parlamentare, per farla giudicare circa le accuse di offesa ai sentimenti religiosi e ostacolo doloso ad un atto religioso proprio per aver protestato in chiesa contro la norma polacca sull'aborto.<br />Sarebbe ora che venisse ribadito in tutte le sedi, soprattutto in quelle istituzionali, un doveroso rispetto verso la fede altrui, in particolar modo quando questa nei secoli abbia costruito la storia, la morale, il...]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>carcere,cedu,diritti,indignazione,pedofilia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b15003286df32b4e1e69cadea973254.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Victoria dei Maneskin soffre di FOMO (la paura di essere tagliati fuori)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/victoria-dei-maneskin-soffre-di-fomo-la-paura-di-essere-tagliati-fuori--51687694</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7188" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7188</a><br /><br />VICTORIA DEI MANESKIN SOFFRE DI FOMO (LA PAURA DI ESSERE TAGLIATA FUORI)<br />Ne ha parlato durante un'intervista a Radio Deejay, della sua "FOMO", una forma di ansia di cui Victoria dei Maneskin soffre da tempo. È legata alla connessione costante ai social network e ai dispositivi come smartphone e computer.<br />Sentirsi parte di un gruppo, accettati, è un bisogno atavico, c'è da sempre. Lo sviluppo della società odierna, però, ha accentuato e declinato in forme diverse questa esigenza.<br />"Thomas era a casa di Madonna": così comincia il racconto di Victoria dei Maneskin durante l'intervista, riferendosi a un altro componente della band. E poi: "Devi sapere che io ho la forma peggiore di FOMO". A quel punto Damiano, il frontman del gruppo presente in studio, la esorta a spiegare di cosa si tratta.<br />"Io devo uscire tutti i giorni, anche se sono stanchissima, perché altrimenti ho paura di perdermi qualcosa": la bassista decide quindi di parlare di una parte intima di sé, lo fa con naturalezza. Racconta di una sera, che "stanca morta, cotta" decide di restare in hotel.<br />Un'ora dopo però si materializza la sua paura, aveva perso l'opportunità di andare a casa di una delle più grandi star mondiali di tutti i tempi, Madonna, e lo aveva saputo tramite un messaggio di Thomas che la aggiornava sull'accaduto, e che accaduto.<br />Si trovano a New York e la possibilità di conoscerla arriva quasi per caso, grazie a un amico comune. Thomas all'inizio si sente un "intruso". La sensazione di inadeguatezza dura poco, pensa che "Madonna è una fan dei Maneskin" e scambia qualche battuta con lei.<br />Nulla di più normale, se non fosse che il massaggio mandato a Victoria le fa "salire la FOMO". Lei non è la prima ad aprirsi, anche Chiara Ferragni ha raccontato di ansia e attacchi di panico.<br />Si tratta di una forma di ansia che si manifesta tutte le volte che si ha la sensazione di star perdendo un'interazione sociale importante, come appunto l'incontro con una pop star indiscussa. L'acronimo "FOMO" sta per "Fear Of Missing Out", tradotto: la paura di essere tagliati fuori. Gli esperti hanno trovato una correlazione importante tra la FOMO e la dipendenza da smartphone e dal bisogno quasi costante di condividere la propria vita sui social network.<br />Anche se questa forma d'ansia si sviluppa online, provoca dei comportamenti che si verificano offline, nella vita reale. La teoria di autodeterminazione, infatti, il bisogno di sentirsi connessi con gli altri, accettati è legittima e ha ripercussioni sulla sfera psicologica delle persone.<br />Questa forma d'ansia provoca il desiderio (anche ossessivo) di monitorare costantemente cosa viene pubblicato sui social, cosa fa la propria cerchia di amici. Una dipendenza psicologica che diventa difficile da gestire quando non si è offline.<br />La FOMO può provocare stati depressivi e l'adolescenza è il periodo più delicato, quando il legame coi pari si intensifica e si riduce quello con i genitori. Ecco che aumenta il desiderio di appartenenza a un gruppo, di sentirsi popolari, connessi e accettati. Circa 3/4 dei giovani ha manifestato il disagio di perdersi cosa stanno facendo gli altri. A tal proposito, ecco cos'è l'ansia da social.<br />Con l'avvento della tecnologia e i social network certi bisogni e le paure a essi collegate si sono amplificate. L'abuso di determinati strumenti può avere delle ripercussioni psicofisiche significative, che possono avere effetto sulla vita di tutti i giorni.<br />Il controllo dei social, 24 ore su 24, pare allievi lo stato d'ansia sociale legato a un timore eccessivo di non far parte delle esperienze gratificanti che vivono gli altri. La "Paura di perdersi qualcosa".<br />Secondo gli esperti, i soggetti maggiormente a rischio sono coloro che hanno una bassa autostima, che sono insicuri e che confondono la vita reale con quello che gli utenti decidono di mostrare sui propri profili.<br />Il pericolo è che, per stare al passo, per non sentirsi da meno, si mostri qualcosa che con il reale ha poco a che fare, vite costruite secondo ciò che si crede sia corretto, accettato dai più.<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco la voce FOMO in Wikipedia consultata il 25 ottobre 2022.<br /><br />FOMO (acronimo per l'espressione inglese fear of missing out, letteralmente: "paura di essere tagliati fuori") indica una forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze, o contesti sociali gratificanti.<br />La FOMO può portare a una preoccupazione compulsiva riguardo alla perdita di un'opportunità di interazione sociale. Letteralmente, essa corrisponde alla "paura di essere tagliati fuori". Questo in quanto comporta la paura che le altre persone possano fare esperienze gratificanti quando non si è presenti o direttamente coinvolti. La Fear of Missing Out, perciò, collega i bisogni sociali degli individui (ad esempio il rimanere in contatto con gli altri) con l'impegno sui SNS (social networking sites). Accedendo a questi tramite dispositivi mobili, come gli smartphone, si ha la possibilità di restare sempre connessi con gli altri e partecipare alle loro vite. Ciò è reso possibile dal fatto che l'offerta dei social network su cui poter condividere momenti della propria vita privata è sempre più ampia, rendendo quindi abituale l'essere sempre connessi e reperibili. Vi è un collegamento importante, difatti, tra FOMO e dipendenza da smartphone: a livello teorico il concetto di FOMO si sviluppa online ed è considerato un segnale predittivo dell'insorgenza di dipendenza da smartphone e sofferenza emotiva, ma i comportamenti che la caratterizzano non si verificano online.<br />La teoria dell'autodeterminazione (SDT, Self-determination theory) afferma che il sentimento di parentela o di connessione con gli altri è un bisogno psicologico legittimo che influenza la salute psicologica delle persone. In questo quadro teorico, la FOMO può essere intesa come uno stato autoregolativo derivante dalla percezione situazionale che, a lungo termine, i propri bisogni non siano soddisfatti. Infatti la FOMO comporta il desiderio, che può diventare ossessivo, di monitorare continuamente ciò che viene pubblicato dai nostri amici sui social network per poter rimanere sempre aggiornati. Una dipendenza psicologica dall'essere in linea potrebbe provocare ansia quando ci si sente scollegati, portando così alla paura di essere tagliati fuori o persino all'utilizzo patologico di internet. Di conseguenza, si ritiene che la FOMO abbia influenze negative sulla salute e il benessere psicologico delle persone, perché potrebbe contribuire a fenomeni depressivi.<br />Circa tre quarti dei giovani hanno segnalato di essersi sentiti a disagio quando hanno percepito il rischio di "perdersi" ciò che stavano facendo i loro pari. L'adolescenza è un periodo critico per lo sviluppo, segnato da un aumento significativo dell'importanza che viene data al gruppo dei pari. In questo periodo dello sviluppo, gli adolescenti si relazionano sempre di più con i loro pari e meno con i loro genitori. I legami con i pari aumentano di intensità e le relazioni con loro diventano sempre più intime. Cresce così il bisogno di associarsi con loro e di appartenere a un gruppo. I pari perciò diventano la prima fonte di supporto sociale. Partendo dal presupposto che gli adolescenti e le persone in generale, cercano di soddisfare il loro bisogno di sentirsi socialmente connessi con gli altri; i social network possono essere strumenti eccellenti per gratificare il proprio bisogno di appartenenza e popolarità. Questo perché i media assolvono la funzione di collegare gli adolescenti ai loro coetanei e contribuiscono alla loro socializzazione.<br />Con l'avvento della tecnologia, le esperienze sociali e comunicative delle persone sono state amplificate. Da un lato, le moderne tecnologie (come ad esempio telefoni cellulari o smartphone) e i servizi di social networking (come ad esempio Facebook, Twitter, o Instagram) offrono alle persone l'opportunità di essere socialmente connesse. D'altra parte, la comunicazione mediata perpetua una maggiore dipendenza da internet. Quindi, parallelamente alla nascita e allo sviluppo continuo di nuove tecnologie, si assiste alla nascita di nuove condizioni patologiche legate a queste. L'abuso di strumenti tecnologici ha un impatto significativo sul corpo e sulla mente e questo può arrivare ad interferire con le attività quotidiane. [...]<br />Una sindrome connessa alla FOMO è la cosiddetta nomofobia. L'acronimo sta per "No mobile (phone) Fobia" e indica la paura di rimanere con uno smartphone privo di connessione, quindi di rimanere isolati dal mondo e dai social. In un'accezione più ampia, la sindrome interessa qualsiasi impedimento all'uso del cellulare, quindi, oltre alla mancanza di connessione, si può manifestare nel caso di zone prive di copertura, nel caso di batteria scarica o a seguito di smarrimento o furto.<br />La nomofobia può essere considerata una vera e propria dipendenza da smartphone. Le persone dipendenti da smartphone, quindi affette da nomofobia, avvertono stati d'ansia quando rimangono a corto di batteria o di credito, senza copertura di rete o senza il cellulare. Di solito i nomofobici tentano di evitare l'ansia mettendo in pratica alcuni particolari comportamenti protettivi, come controllare frequentemente il credito e portare sempre con sé un caricabatterie portatile (chiamato Power-Bank). [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51687694</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 21:37:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51687694/victoria_dei_maneskin_soffre_di_fomo_la_paura_di_essere_tagliati_fuori.mp3" length="11809898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7188&#13;
&#13;
VICTORIA DEI MANESKIN SOFFRE DI FOMO (LA PAURA DI ESSERE TAGLIATA FUORI)&#13;
Ne ha parlato durante un'intervista a Radio Deejay, della sua "FOMO", una forma di ansia di cui Victoria dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7188" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7188</a><br /><br />VICTORIA DEI MANESKIN SOFFRE DI FOMO (LA PAURA DI ESSERE TAGLIATA FUORI)<br />Ne ha parlato durante un'intervista a Radio Deejay, della sua "FOMO", una forma di ansia di cui Victoria dei Maneskin soffre da tempo. È legata alla connessione costante ai social network e ai dispositivi come smartphone e computer.<br />Sentirsi parte di un gruppo, accettati, è un bisogno atavico, c'è da sempre. Lo sviluppo della società odierna, però, ha accentuato e declinato in forme diverse questa esigenza.<br />"Thomas era a casa di Madonna": così comincia il racconto di Victoria dei Maneskin durante l'intervista, riferendosi a un altro componente della band. E poi: "Devi sapere che io ho la forma peggiore di FOMO". A quel punto Damiano, il frontman del gruppo presente in studio, la esorta a spiegare di cosa si tratta.<br />"Io devo uscire tutti i giorni, anche se sono stanchissima, perché altrimenti ho paura di perdermi qualcosa": la bassista decide quindi di parlare di una parte intima di sé, lo fa con naturalezza. Racconta di una sera, che "stanca morta, cotta" decide di restare in hotel.<br />Un'ora dopo però si materializza la sua paura, aveva perso l'opportunità di andare a casa di una delle più grandi star mondiali di tutti i tempi, Madonna, e lo aveva saputo tramite un messaggio di Thomas che la aggiornava sull'accaduto, e che accaduto.<br />Si trovano a New York e la possibilità di conoscerla arriva quasi per caso, grazie a un amico comune. Thomas all'inizio si sente un "intruso". La sensazione di inadeguatezza dura poco, pensa che "Madonna è una fan dei Maneskin" e scambia qualche battuta con lei.<br />Nulla di più normale, se non fosse che il massaggio mandato a Victoria le fa "salire la FOMO". Lei non è la prima ad aprirsi, anche Chiara Ferragni ha raccontato di ansia e attacchi di panico.<br />Si tratta di una forma di ansia che si manifesta tutte le volte che si ha la sensazione di star perdendo un'interazione sociale importante, come appunto l'incontro con una pop star indiscussa. L'acronimo "FOMO" sta per "Fear Of Missing Out", tradotto: la paura di essere tagliati fuori. Gli esperti hanno trovato una correlazione importante tra la FOMO e la dipendenza da smartphone e dal bisogno quasi costante di condividere la propria vita sui social network.<br />Anche se questa forma d'ansia si sviluppa online, provoca dei comportamenti che si verificano offline, nella vita reale. La teoria di autodeterminazione, infatti, il bisogno di sentirsi connessi con gli altri, accettati è legittima e ha ripercussioni sulla sfera psicologica delle persone.<br />Questa forma d'ansia provoca il desiderio (anche ossessivo) di monitorare costantemente cosa viene pubblicato sui social, cosa fa la propria cerchia di amici. Una dipendenza psicologica che diventa difficile da gestire quando non si è offline.<br />La FOMO può provocare stati depressivi e l'adolescenza è il periodo più delicato, quando il legame coi pari si intensifica e si riduce quello con i genitori. Ecco che aumenta il desiderio di appartenenza a un gruppo, di sentirsi popolari, connessi e accettati. Circa 3/4 dei giovani ha manifestato il disagio di perdersi cosa stanno facendo gli altri. A tal proposito, ecco cos'è l'ansia da social.<br />Con l'avvento della tecnologia e i social network certi bisogni e le paure a essi collegate si sono amplificate. L'abuso di determinati strumenti può avere delle ripercussioni psicofisiche significative, che possono avere effetto sulla vita di tutti i giorni.<br />Il controllo dei social, 24 ore su 24, pare allievi lo stato d'ansia sociale legato a un timore eccessivo di non far parte delle esperienze gratificanti che vivono gli altri. La "Paura di perdersi qualcosa".<br />Secondo gli esperti, i soggetti maggiormente a rischio sono coloro che hanno una bassa autostima, che sono insicuri e che...]]></itunes:summary><itunes:duration>739</itunes:duration><itunes:keywords>fomo,maneskin,nomo,paura,social</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/02bba1f1a35af482c702e71a82e300e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In occidente vogliamo solo una cosa: le vacanze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-occidente-vogliamo-solo-una-cosa-le-vacanze--51621309</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7185" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7185</a><br /><br />IN OCCIDENTE VOGLIAMO SOLO UNA COSA: LE VACANZE<br />"La gente d'occidente vuole solo una cosa: vacanze. Come durante l'invasione russa (600.000 soldati del Patto di Varsavia) a Dieppe approdano navi di vacanzieri e auto private dirette verso sud, generando code interminabili: sono queste le divisioni dell'Occidente" scriveva Emil Cioran nel 1970, alla vigilia del fantastico trentennio di fine secolo XX, denso di futuro, di sviluppo, di spiagge agostane, di sapore di sale e di settimane bianche.<br />La gente di occidente ama la vita comoda, il lavoro è diventato una ordinaria maledizione da esorcizzare ogni fine settimana, ogni estate e, ad ogni festa liturgica cristiana, divenuta un alibi per fuggire dal tran tran, rinnovando l'esorcisma.<br />La foto di Tomas Hoepker, scattata mentre le Torri Gemelli bruciano e si afflosciano con il loro carico di vittime, è un eccellente sintesi del "come siamo diventati". Un gruppo di giovani sull'Est River, mentre le Torri Gemelle fumano, prendono il sole tranquilli e rilassati, minimamente interessati a capire quello che sta succedendo. Non gli interessa sapere perché alcuni giovani, come loro, si sono immolati per il loro dio, combattendo una guerra che è contro un modo di vivere che ritengono blasfemo, nemico dell'islam e loro avversario personale. Lo scatto, divenuto famoso, è di quelli che in una immagine condensano e riassumono un intero tratto di storia.<br />Le fiamme delle due Torri colpiscono ed illuminano, ma la gente d'occidente è troppo presa dal sole, dal mare, dal bel vivere, da una vita troppo dolce per essere disturbata da grandi verità, da un grande credo, da un grandioso passato e dal progetto di un futuro. La gente d'occidente ha scelto Brecht "beati i popoli che non hanno bisogno di eroi" e, aggiungiamo, di santi, di avventurieri, di grandi passioni definitive proiettate verso l'eterno, la gente d'occidente ha scelto, è tutto qui nel giro di orizzonte, e tutto qui va consumato.<br />L'11 settembre, l'Islam ha capito che non era il caso di compiere altri gesti eclatanti, altri massacri, sarebbero bastati atti contenuti e circoscritti, che portassero via poche vite umane alla volta. Come a Parigi, a Barcellona, a Londra, a Nizza. In modo che la gente d'occidente non si svegliasse dal sonno, predisposta com'è a non prendere niente sul serio, intenta com'è, a godersi la vita sul piano inclinato della negazione della fede cristiana e della negazione della ragione umana, che introducono alla negazione di ogni realtà e distinzione in un inebriante nichilismo.<br />Da quel settembre 2001, l'Islam ci osserva mentre mettiamo le nostre candeline al Bataclan (130 morti), sul luogo di Charlie Hebdo (20 morti, 22 feriti), ci sente intonare canti al lungomare di Nizza (86 morti, 458 feriti), portare gli orsacchiotti alla Rambla di Barcellona (16 morti). Hilarie Belloc annota "mentre ridiamo, siamo guardati da grandi e terribili volti. E su questi volti non c'è sorriso". Si potrebbero aggiungere le decine di migliaia di vittime cristiane trucidate, in tutto il mondo, per mano delle organizzazioni jhadiste. Chi si ricorda più dello sgozzamento di Theo Van Gogh o delle decine di personaggi che vivono blindati, nella libera Europa, perché condannati da una fatwa come Salman Rushdie?<br />Ogni volta l'islam guarda la nostra commozione, i nostri gesti pietosi verso noi stessi, ci vede in ginocchio e ci guarda rialzarci, asciugare le lacrime e andare avanti, ricominciare come se nulla fosse accaduto, fino alla prossima volta. Trincerati dietro la linea Maginot dei nostri irrinunciabili usi e costumi post cristiani, post moderni, nichilisti e spinellari. L'occidente si illude di avere la formula della vita migliore, una vita senza religione, senza dio, senza inferno né paradiso, senza verità, senza patrie ed appartenenze, senza nessuna identità da riconoscere, niente per uccidere o per morire, senza fastidiose coerenze, esageratamente moderati in tutto, pure nel vizio. Eccolo qui, ci siamo, è il nostro mondo, il mondo degli eterni giovani sull'Est River... mentre le torri fumano!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51621309</guid><pubDate>Wed, 19 Oct 2022 14:11:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51621309/in_occidente_vogliamo_solo_una_cosa_le_vacanze.mp3" length="6179988" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7185&#13;
&#13;
IN OCCIDENTE VOGLIAMO SOLO UNA COSA: LE VACANZE&#13;
"La gente d'occidente vuole solo una cosa: vacanze. Come durante l'invasione russa (600.000 soldati del Patto di Varsavia) a Dieppe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7185" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7185</a><br /><br />IN OCCIDENTE VOGLIAMO SOLO UNA COSA: LE VACANZE<br />"La gente d'occidente vuole solo una cosa: vacanze. Come durante l'invasione russa (600.000 soldati del Patto di Varsavia) a Dieppe approdano navi di vacanzieri e auto private dirette verso sud, generando code interminabili: sono queste le divisioni dell'Occidente" scriveva Emil Cioran nel 1970, alla vigilia del fantastico trentennio di fine secolo XX, denso di futuro, di sviluppo, di spiagge agostane, di sapore di sale e di settimane bianche.<br />La gente di occidente ama la vita comoda, il lavoro è diventato una ordinaria maledizione da esorcizzare ogni fine settimana, ogni estate e, ad ogni festa liturgica cristiana, divenuta un alibi per fuggire dal tran tran, rinnovando l'esorcisma.<br />La foto di Tomas Hoepker, scattata mentre le Torri Gemelli bruciano e si afflosciano con il loro carico di vittime, è un eccellente sintesi del "come siamo diventati". Un gruppo di giovani sull'Est River, mentre le Torri Gemelle fumano, prendono il sole tranquilli e rilassati, minimamente interessati a capire quello che sta succedendo. Non gli interessa sapere perché alcuni giovani, come loro, si sono immolati per il loro dio, combattendo una guerra che è contro un modo di vivere che ritengono blasfemo, nemico dell'islam e loro avversario personale. Lo scatto, divenuto famoso, è di quelli che in una immagine condensano e riassumono un intero tratto di storia.<br />Le fiamme delle due Torri colpiscono ed illuminano, ma la gente d'occidente è troppo presa dal sole, dal mare, dal bel vivere, da una vita troppo dolce per essere disturbata da grandi verità, da un grande credo, da un grandioso passato e dal progetto di un futuro. La gente d'occidente ha scelto Brecht "beati i popoli che non hanno bisogno di eroi" e, aggiungiamo, di santi, di avventurieri, di grandi passioni definitive proiettate verso l'eterno, la gente d'occidente ha scelto, è tutto qui nel giro di orizzonte, e tutto qui va consumato.<br />L'11 settembre, l'Islam ha capito che non era il caso di compiere altri gesti eclatanti, altri massacri, sarebbero bastati atti contenuti e circoscritti, che portassero via poche vite umane alla volta. Come a Parigi, a Barcellona, a Londra, a Nizza. In modo che la gente d'occidente non si svegliasse dal sonno, predisposta com'è a non prendere niente sul serio, intenta com'è, a godersi la vita sul piano inclinato della negazione della fede cristiana e della negazione della ragione umana, che introducono alla negazione di ogni realtà e distinzione in un inebriante nichilismo.<br />Da quel settembre 2001, l'Islam ci osserva mentre mettiamo le nostre candeline al Bataclan (130 morti), sul luogo di Charlie Hebdo (20 morti, 22 feriti), ci sente intonare canti al lungomare di Nizza (86 morti, 458 feriti), portare gli orsacchiotti alla Rambla di Barcellona (16 morti). Hilarie Belloc annota "mentre ridiamo, siamo guardati da grandi e terribili volti. E su questi volti non c'è sorriso". Si potrebbero aggiungere le decine di migliaia di vittime cristiane trucidate, in tutto il mondo, per mano delle organizzazioni jhadiste. Chi si ricorda più dello sgozzamento di Theo Van Gogh o delle decine di personaggi che vivono blindati, nella libera Europa, perché condannati da una fatwa come Salman Rushdie?<br />Ogni volta l'islam guarda la nostra commozione, i nostri gesti pietosi verso noi stessi, ci vede in ginocchio e ci guarda rialzarci, asciugare le lacrime e andare avanti, ricominciare come se nulla fosse accaduto, fino alla prossima volta. Trincerati dietro la linea Maginot dei nostri irrinunciabili usi e costumi post cristiani, post moderni, nichilisti e spinellari. L'occidente si illude di avere la formula della vita migliore, una vita senza religione, senza dio, senza inferno né paradiso, senza verità, senza patrie ed appartenenze, senza nessuna...]]></itunes:summary><itunes:duration>387</itunes:duration><itunes:keywords>brecht,nichilismo,sorriso,torrigemelle,vacanze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d2f5cb4bc714108501fb33516b5fa8fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come sono uscito dalla droga</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-sono-uscito-dalla-droga--51410061</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7151" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7151</a><br /><br />COME SONO USCITO DALLA DROGA di Manuela Antonacci<br />In passato ha fatto uso di droghe e alcol, Ricky Rossi, il batterista dei The Sun, in preda al costante tentativo di colmare un vuoto profondo che, però, non trovava mai appagamento. Dopo aver toccato il fondo ed esserne risalito, grazie ad un percorso di disintossicazione e di terapia ad hoc e anche grazie alla fede, ora testimonia con la sua stessa vita come alcol e droghe, anche quelle "leggere", abbiano un impatto disastroso e drammatico sul cervello di chi ne fa uso. Una testimonianza, la sua, che svela, in parte, le menzogne sottese alla proposta di legge per la parziale legalizzazione della cannabis a domicilio. Una proposta che, per fortuna, è decaduta con lo scioglimento delle Camere, ma che non ci deve far dimenticare, anche per le future legislature, quanto proprio tali proposte siano pericolose.<br /><br />Ricky, tu hai fatto uso di droghe e alcol. Ci racconti la tua vita segnata da queste dipendenze?<br />Io ho fatto uso sia di droghe pesanti, sia delle cosiddette "droghe leggere". La nostra zona, la provincia di Vicenza, nel 1995 era il luogo in cui si registrava il più elevato uso di droghe e il mio sbandamento è stato causato dalle cattive compagnie: persone più grandi che facevano uso di sostanze. Anche i vuoti affettivi che mi portavo dentro hanno avuto il loro peso. Ci tengo a sottolineare che quando si comincia a far uso di droghe nemmeno si riescono ad immaginare i danni che si possono fare alle persone che ci stanno intorno. A scuola non ci hanno mai aiutato molto in questo senso: quando facevano le giornate di prevenzione sulla droga ci davano solo dei dati, non ci portavano delle testimonianze e questo rende tutto meno efficace. Inoltre oggi secondo me è peggio, perché si insegna ai ragazzi ad infischiarsi di tutto e di tutti, anche delle relazioni interpersonali e questo crea un vuoto incredibile, soprattutto dentro.<br /><br />Cosa pensi dei tentativi - al di là della Legislatura appena finita anticipatamente - di legalizzare la cannabis?<br />Io ho partecipato al webinar di Pro Vita & Famiglia "Legale fa più male", per testimoniare il mio no alla droga legale. Credo ci sia da parte dei poteri forti il bisogno di comandare le coscienze. Per questo si promuove la cannabis, per annebbiare le persone. Solo nei rari momenti di lucidità, quando ci si droga, si comprende che con uno scatto di volontà si può chiedere aiuto. Sottolineo che la legalizzazione della cannabis, se mai verrà riproposta in futuro, produrrà solamente l'annichilimento totale delle nuove generazioni. Infatti, quando si è sotto l'effetto di queste sostanze non si comprende bene quello che ci sta succedendo, ma ci va bene così. Porto l'esempio di un mio caro amico mancato alcuni anni fa, per overdose, che di fronte al mio invito a smettere di drogarsi mi rispondeva: "Non c'è niente di più brutto, ma niente di più bello". Questo perché, ad un certo punto, la dipendenza che si sviluppa è tale che tutto ciò che ti circonda è brutto se non sei sotto effetto di droghe.<br /><br />Perché, secondo te, tanti giovani ricorrono alle droghe leggere?<br />Perché ci sono dei vuoti emotivi che in qualche modo devono essere colmati: se non c'è l'amicizia con la "a" maiuscola, se non c'è un rigore morale, se non c'è una guida spirituale, si rischia fortemente di cadere nelle dipendenze. A mio parere solo l'ortodossia ci salverà. Nel senso che se abbiamo delle regole da seguire è più difficile sballare. Quando sono andato in terapia avevo una giornata scandita da regole precise, a cominciare dall'orario del risveglio, rigorosamente alle 6.00. Senza disciplina e senza preghiera non ce l'avrei mai fatta.<br /><br />Secondo te c'è un concetto di libertà distorto nella nostra società che spinge i ragazzi allo sballo?<br />Certamente! Se ad esempio ci si convince di avere la libertà di fumare la canna quando si vuole, allora si sta cadendo in un'illusione. Perché dopo la prima canna si instaura un comportamento tale che porta alla dipendenza. Come ho detto durante il webinar bisogna stare molto attenti perché tante sostanze sono "tollerate" e anche tante cose dannose per l'individuo come ludopatie, pornografia, dipendenze affettive ecc. sono prese sottogamba. Tutto questo, invece, può portare all'utilizzo di sostanze stupefacenti.<br /><br />Quindi come si può contrastare questa la cultura dello sballo?<br />Con le testimonianze. Noi la portiamo regolarmente nelle scuole. Insegniamo ai ragazzi che è possibile un altro mondo, che è possibile portare avanti il bene con la B maiuscola, ma questo lo si può fare attraverso le relazioni. Io, ad esempio, insegno batteria ai ragazzi e mi accorgo che i genitori fanno fatica a stargli dietro, a causa del cellulare. Un bombardamento devastante, tanto che, nella loro mente, finisce per entrare un determinato tipo di logica. A mio parere c'è qualcuno che sta cavalcando quest'onda. Dico questo in riferimento anche a quanto ci è accaduto a Panama, nel 2018, quando abbiamo suonato in occasione della Giornata Mondiale per la Gioventù. In quell'occasione, gli organizzatori ci dissero che il governo panamense chiamò gran parte dei musicisti, dicendo loro di stare molto attenti ai messaggi che mandavano ai giovani perché se un ragazzo ascolta più di cento volte un concetto, lo assume come pensiero proprio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51410061</guid><pubDate>Wed, 28 Sep 2022 19:43:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51410061/come_sono_uscito_dalla_droga.mp3" length="5956798" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7151&#13;
&#13;
COME SONO USCITO DALLA DROGA di Manuela Antonacci&#13;
In passato ha fatto uso di droghe e alcol, Ricky Rossi, il batterista dei The Sun, in preda al costante tentativo di colmare un vuoto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7151" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7151</a><br /><br />COME SONO USCITO DALLA DROGA di Manuela Antonacci<br />In passato ha fatto uso di droghe e alcol, Ricky Rossi, il batterista dei The Sun, in preda al costante tentativo di colmare un vuoto profondo che, però, non trovava mai appagamento. Dopo aver toccato il fondo ed esserne risalito, grazie ad un percorso di disintossicazione e di terapia ad hoc e anche grazie alla fede, ora testimonia con la sua stessa vita come alcol e droghe, anche quelle "leggere", abbiano un impatto disastroso e drammatico sul cervello di chi ne fa uso. Una testimonianza, la sua, che svela, in parte, le menzogne sottese alla proposta di legge per la parziale legalizzazione della cannabis a domicilio. Una proposta che, per fortuna, è decaduta con lo scioglimento delle Camere, ma che non ci deve far dimenticare, anche per le future legislature, quanto proprio tali proposte siano pericolose.<br /><br />Ricky, tu hai fatto uso di droghe e alcol. Ci racconti la tua vita segnata da queste dipendenze?<br />Io ho fatto uso sia di droghe pesanti, sia delle cosiddette "droghe leggere". La nostra zona, la provincia di Vicenza, nel 1995 era il luogo in cui si registrava il più elevato uso di droghe e il mio sbandamento è stato causato dalle cattive compagnie: persone più grandi che facevano uso di sostanze. Anche i vuoti affettivi che mi portavo dentro hanno avuto il loro peso. Ci tengo a sottolineare che quando si comincia a far uso di droghe nemmeno si riescono ad immaginare i danni che si possono fare alle persone che ci stanno intorno. A scuola non ci hanno mai aiutato molto in questo senso: quando facevano le giornate di prevenzione sulla droga ci davano solo dei dati, non ci portavano delle testimonianze e questo rende tutto meno efficace. Inoltre oggi secondo me è peggio, perché si insegna ai ragazzi ad infischiarsi di tutto e di tutti, anche delle relazioni interpersonali e questo crea un vuoto incredibile, soprattutto dentro.<br /><br />Cosa pensi dei tentativi - al di là della Legislatura appena finita anticipatamente - di legalizzare la cannabis?<br />Io ho partecipato al webinar di Pro Vita & Famiglia "Legale fa più male", per testimoniare il mio no alla droga legale. Credo ci sia da parte dei poteri forti il bisogno di comandare le coscienze. Per questo si promuove la cannabis, per annebbiare le persone. Solo nei rari momenti di lucidità, quando ci si droga, si comprende che con uno scatto di volontà si può chiedere aiuto. Sottolineo che la legalizzazione della cannabis, se mai verrà riproposta in futuro, produrrà solamente l'annichilimento totale delle nuove generazioni. Infatti, quando si è sotto l'effetto di queste sostanze non si comprende bene quello che ci sta succedendo, ma ci va bene così. Porto l'esempio di un mio caro amico mancato alcuni anni fa, per overdose, che di fronte al mio invito a smettere di drogarsi mi rispondeva: "Non c'è niente di più brutto, ma niente di più bello". Questo perché, ad un certo punto, la dipendenza che si sviluppa è tale che tutto ciò che ti circonda è brutto se non sei sotto effetto di droghe.<br /><br />Perché, secondo te, tanti giovani ricorrono alle droghe leggere?<br />Perché ci sono dei vuoti emotivi che in qualche modo devono essere colmati: se non c'è l'amicizia con la "a" maiuscola, se non c'è un rigore morale, se non c'è una guida spirituale, si rischia fortemente di cadere nelle dipendenze. A mio parere solo l'ortodossia ci salverà. Nel senso che se abbiamo delle regole da seguire è più difficile sballare. Quando sono andato in terapia avevo una giornata scandita da regole precise, a cominciare dall'orario del risveglio, rigorosamente alle 6.00. Senza disciplina e senza preghiera non ce l'avrei mai fatta.<br /><br />Secondo te c'è un concetto di libertà distorto nella nostra società che spinge i ragazzi allo sballo?<br />Certamente! Se ad esempio ci...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>drogheleggere,overdose,testimonianze,thesun,vuotiemotivi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5cecf4a0aff68ceff0dbb9840e11bd36.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come è nata e come si è diffusa la pornografia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-e-nata-e-come-si-e-diffusa-la-pornografia--51202148</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3335" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3335</a><br /><br />COME E' NATA E COME SI E' DIFFUSA LA PORNOGRAFIA<br />Da una parte il rapporto Kinsey abolisce le categorie normalità-anormalità, dall'altra Playboy, Penthhouse e l'industria del porno lo rendono un fenomeno di massa con il risultato di una diffusione inimmaginabile della violenza e delle perversioni sessuali<br />di Corrado Gnerre<br />Ai nostri tempi è in atto un attacco di tipo sessualista. Un attacco che possiamo anche definire di riduzione pansessualista dell'esistenza umana.<br />La distruzione dell'uomo ha implicato e implica anche l'applicazione totale e di massa della cosiddetta "rivoluzione sessuale". Infatti nel e per l'abbassamento dell'uomo a bestia può essere funzionale non solo il riduzionismo biologico ma anche la riduzione dell'esistere dell'uomo a pulsione orgonica.<br /><br />LA DIFFUSIONE DELLA PORNOGRAFIA NEGLI ANNI '60<br />Procediamo con ordine e vediamo adesso come si è arrivati a questo. Si tratta della questione del pansessualismo.<br />Prima di tutto va detto che il pansessualismo si è servito della pornografia e questa è penetrata ovunque avvalendosi dei mezzi che sono a disposizione di tutti. La pornografia negli ultimi tempi è diventata un fenomeno di massa, fatto unico nella storia... e, proprio perché unico, significativo.<br />Storicamente la pornografia (dal greco pòrné "meretrice" e graphia "descrizione") è nata con la fotografia, ma è rimasta in una sorta di semi-clandestinità fino agli anni '60 che sappiamo essere stati gli anni cruciali di radicale cambiamento dei costumi.<br />La sua legalizzazione e la sua rapida diffusione si devono ad un italiano, Alberto Ferro (nato ad Algeri nel 1936 perché figlio di un diplomatico); si fece poi chiamare Lasse Braun e con questo nome è conosciuto. E' un regista-scrittore definito il "padre della pornografia moderna" e il "re del porno". Nel 1961, Braun iniziò ad interessarsi della cosiddetta "rivoluzione sessuale" fino a divenirne uno dei più convinti sostenitori. In Italia studiò Giurisprudenza e produsse una tesi di laurea sui danni sociali che provocherebbe la condanna della pornografia. La tesi aveva come titolo: La censura giudiziaria nel mondo occidentale. La tesi ovviamente venne censurata. A quei tempi la pornografia era severamente proibita non solo in Italia ma anche in molti altri Stati occidentali: perfino in Svezia, Danimarca, Olanda, Germania (Paesi che poi si apriranno ben presto ad essa), Canada, Stati Uniti, ecc... Torniamo a Braun. Egli, figlio di un diplomatico, era abbastanza ricco e possedeva una mercedes intestata al consolato dove lavorava il padre. Pertanto poteva viaggiare molto godendo anche di appoggi importanti. Nessun doganiere dell'epoca avrebbe controllato i suoi bagagli. E così divenne una sorta di "missionario del porno". Dal 1962 al 1967 girò più volte l'Europa e l'America con valigie piene di film in super 8, di romanzi e fumetti porno. Per capire quanto influente sia stato il personaggio, raccontiamo questo fatto: nel 1965 un suo avvocato di Copenhagen, al quale aveva confidato propositi rivoluzionari, lo mise in contatto con un giovane deputato socialdemocratico. Costui fece tradurre in danese la tesi di laurea censurata in Italia. La Danimarca fu il primo Paese al mondo a legalizzare la pornografia. Anche se la legalizzazione riguardò dapprima gli scritti pornografici e non le immagini. Ma un passo importante era stato fatto. Successivamente Braun fondò a Stoccolma una società cinematografica produttrice (l'AB Beta) di film porno e si diede anche alla vendita per corrispondenza.<br /><br />IL RAPPORTO KINSEY ABOLISCE LE CATEGORIE NORMALITÀ-ANORMALITÀ<br />Un altro elemento importante per l'avanzata del pansessualismo è stato il cosiddetto Rapporto Kinsey, pubblicato nel 1948 e nel 1953. Ricerca finanziata dalla Fondazione Rockefeller. Il biologo Alfred Kinsey (1894-1956) applicò a 1200 esseri umani le tecniche che aveva usato nello studio di più di due milioni di insetti. Dai dati collezionati, egli rilevò con soddisfazione che nel comportamento sessuale non esisterebbero categorie come "normalità" e "anormalità" o come "giusto" e "sbagliato". Egli scrisse nel suo Il comportamento sessuale del maschio umano: "Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. E' fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo ad una profonda comprensione della realtà del sesso." La validità delle prove di Kinsey fu contestata appena apparve il primo volume. Gli interpellati non erano un campione casuale della popolazione, ma dei volontari. Dunque, era fin troppo evidente che i risultati fossero influenzati dalle convinzioni delle persone che si erano rese disponibili per stilare il rapporto. Ma fu fatta un'opera di disinformazione. Malgrado l'inadeguatezza dei metodi impiegati da Kinsey, le rivelazioni del suo rapporto vennero prontamente trattate come fatti e furono usate dai media, dalle minoranze sessuali e dalla cultura libertaria.<br /><br />HOLLYWOOD<br />Fin dagli anni '60 Hollywood è rimasta relativamente fedele al codice deontologico che aveva presieduto alla sua fondazione nel 1930, il famoso Codice Hays, secondo cui "non verrà prodotta nessuna scena che abbassi lo standard morale dello spettatore." Nel 1947, il regista Frank Capra (1897-1991) dichiarò: "Il cinema deve essere un'espressione positiva in cui soffia la speranza, la giustizia, l'amore e il perdono. E' un dovere dei produttori e dei registi esaltare le qualità umane e il trionfo dell'individuo nelle avversità." Ma poi seguì un radicale cambiamento. Nel 1972, il film Arancia Meccanica, del regista Stanley Kubrick (1928-1999), venne ritirato dalle sale cinematografiche a causa di un'ondata di violenza per l'emulazione che suscitava in alcuni. Poi, a poco a poco, sono cadute tutte le barriere della censura: l'adulterio, l'immoralità e la violenza sono sempre più presenti nei film.  <br />Negli anni Settanta, negli Stati Uniti, un rapporto della Commission on Photography and Obscenity ("Commissione sulla Pornografia e sull'Oscenità") aveva concluso non solo che la pornografia non sarebbe pericolosa, ma che avrebbe anche un ruolo positivo, come sfogo alle fantasticherie dell'aggressività sessuale. "Essa può decolpevolizzare la sessualità - diceva il Rapporto - e svolgere un ruolo educativo."<br />Bisogna notare che negli anni '70 la pornografia si limitava al cosiddetto softcore, che rappresentava soprattutto dei nudi di donna, e non dei veri e propri atti sessuali. Sul mercato l'hardcore era ancora difficilmente reperibile. Tuttavia, grazie a questo compiacente Rapporto, a partire dagli anni '70 negli Stati Uniti ci fu una vera esplosione dell'oscenità. Alcune cifre per capire: nel 1983 si contavano già un'ottantina di riviste del genere di Playboy o di Penthhouse; i punti di vendita per le pubblicazioni oscene erano circa 18.000; i teatri per adulti erano all'incirca 800 e dodici erano le catene televisive pornografiche. Quale fu l'esito, negli Stati Uniti, di questa massificazione della pornografia? Il primo risultato fu una rapidissimo aumento delle perversioni sessuali.<br /><br />LA PORNOGRAFIA È UNA VERA E PROPRIA DROGA<br />Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa è una vera e propria droga. Lo dimostrano numerosi studi. Il dottor René Salinger, neuropsichiatra, così ha spiegato l'influenza della pornografia: "Su alcune personalità fragili, la violenza e la pornografia possono servire da modelli di comportamento (...), poiché il potere dell'immagine viene a sostituirsi al pensiero (...). In tutto ciò che è strettamente visivo, non si devono immaginare le cose: esse scivolano in noi per funzionare come modello."<br />Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa destabilizza il rapporto naturale dell'uomo con la sua sessualità. Quest'ultima finisce per diventare fine a se stessa, come la droga. La pornografia fagocita lentamente il consumatore nella spirale della dipendenza. La pornografia crea nuovi bisogni, nuove curiosità e ciò facendo incita i suoi adepti ad abbandonare una sessualità normale.<br /><br />LA PORNOGRAFIA FACILITA LA CRIMINALITÀ SESSUALE E LE PIÙ FEROCI DEPRAVAZIONI<br />Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa facilita lo sviluppo della criminalità sessuale e delle più feroci depravazioni. Ted Bundy (1946-1989) fu giustiziato sulla sedia elettrica a Starks, in Florida, il 24 gennaio 1989. Stuprò e assassinò ben 28 giovani donne. Prima di morire volle rilasciare questa dichiarazione in un'intervista filmata: "Ciò è avvenuto a tappe, gradatamente. Dapprima sono divenuto un ardente appassionato della pornografia e l'ho considerata come un tipo di inclinazione; volevo vedere materiale di tipo sempre più violento, più esplicito e più descrittivo. Come per la droga, si conserva un'eccitazione insaziabile finché si raggiunge un punto in cui si supera l'ostacolo quando si chiede se il fatto di passare all'atto in quel momento vi darà qualcosa di più che leggere a guardarlo solamente compiere. (...). Tutti i criminali sessuali che ho incontrato in prigione erano stati profondamente influenzati e condizionati dall'assuefazione alla pornografia."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51202148</guid><pubDate>Fri, 09 Sep 2022 16:39:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51202148/come_nata_e_come_si_diffusa_la_pornografia.mp3" length="11215142" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3335&#13;
&#13;
COME E' NATA E COME SI E' DIFFUSA LA PORNOGRAFIA&#13;
Da una parte il rapporto Kinsey abolisce le categorie normalità-anormalità, dall'altra Playboy, Penthhouse e l'industria del porno lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3335" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3335</a><br /><br />COME E' NATA E COME SI E' DIFFUSA LA PORNOGRAFIA<br />Da una parte il rapporto Kinsey abolisce le categorie normalità-anormalità, dall'altra Playboy, Penthhouse e l'industria del porno lo rendono un fenomeno di massa con il risultato di una diffusione inimmaginabile della violenza e delle perversioni sessuali<br />di Corrado Gnerre<br />Ai nostri tempi è in atto un attacco di tipo sessualista. Un attacco che possiamo anche definire di riduzione pansessualista dell'esistenza umana.<br />La distruzione dell'uomo ha implicato e implica anche l'applicazione totale e di massa della cosiddetta "rivoluzione sessuale". Infatti nel e per l'abbassamento dell'uomo a bestia può essere funzionale non solo il riduzionismo biologico ma anche la riduzione dell'esistere dell'uomo a pulsione orgonica.<br /><br />LA DIFFUSIONE DELLA PORNOGRAFIA NEGLI ANNI '60<br />Procediamo con ordine e vediamo adesso come si è arrivati a questo. Si tratta della questione del pansessualismo.<br />Prima di tutto va detto che il pansessualismo si è servito della pornografia e questa è penetrata ovunque avvalendosi dei mezzi che sono a disposizione di tutti. La pornografia negli ultimi tempi è diventata un fenomeno di massa, fatto unico nella storia... e, proprio perché unico, significativo.<br />Storicamente la pornografia (dal greco pòrné "meretrice" e graphia "descrizione") è nata con la fotografia, ma è rimasta in una sorta di semi-clandestinità fino agli anni '60 che sappiamo essere stati gli anni cruciali di radicale cambiamento dei costumi.<br />La sua legalizzazione e la sua rapida diffusione si devono ad un italiano, Alberto Ferro (nato ad Algeri nel 1936 perché figlio di un diplomatico); si fece poi chiamare Lasse Braun e con questo nome è conosciuto. E' un regista-scrittore definito il "padre della pornografia moderna" e il "re del porno". Nel 1961, Braun iniziò ad interessarsi della cosiddetta "rivoluzione sessuale" fino a divenirne uno dei più convinti sostenitori. In Italia studiò Giurisprudenza e produsse una tesi di laurea sui danni sociali che provocherebbe la condanna della pornografia. La tesi aveva come titolo: La censura giudiziaria nel mondo occidentale. La tesi ovviamente venne censurata. A quei tempi la pornografia era severamente proibita non solo in Italia ma anche in molti altri Stati occidentali: perfino in Svezia, Danimarca, Olanda, Germania (Paesi che poi si apriranno ben presto ad essa), Canada, Stati Uniti, ecc... Torniamo a Braun. Egli, figlio di un diplomatico, era abbastanza ricco e possedeva una mercedes intestata al consolato dove lavorava il padre. Pertanto poteva viaggiare molto godendo anche di appoggi importanti. Nessun doganiere dell'epoca avrebbe controllato i suoi bagagli. E così divenne una sorta di "missionario del porno". Dal 1962 al 1967 girò più volte l'Europa e l'America con valigie piene di film in super 8, di romanzi e fumetti porno. Per capire quanto influente sia stato il personaggio, raccontiamo questo fatto: nel 1965 un suo avvocato di Copenhagen, al quale aveva confidato propositi rivoluzionari, lo mise in contatto con un giovane deputato socialdemocratico. Costui fece tradurre in danese la tesi di laurea censurata in Italia. La Danimarca fu il primo Paese al mondo a legalizzare la pornografia. Anche se la legalizzazione riguardò dapprima gli scritti pornografici e non le immagini. Ma un passo importante era stato fatto. Successivamente Braun fondò a Stoccolma una società cinematografica produttrice (l'AB Beta) di film porno e si diede anche alla vendita per corrispondenza.<br /><br />IL RAPPORTO KINSEY ABOLISCE LE CATEGORIE NORMALITÀ-ANORMALITÀ<br />Un altro elemento importante per l'avanzata del pansessualismo è stato il cosiddetto Rapporto Kinsey, pubblicato nel 1948 e nel 1953. Ricerca finanziata dalla Fondazione Rockefeller. Il biologo Alfred Kinsey...]]></itunes:summary><itunes:duration>701</itunes:duration><itunes:keywords>criminalità,droga,hollywood,pornografia,rapportokinsey</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e12c12be264743cdc644e7c7b5698981.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Oroscopo e tarocchi, quell'insana tentazione di predire il futuro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/oroscopo-e-tarocchi-quell-insana-tentazione-di-predire-il-futuro--50999643</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7108" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7108</a><br /><br />OROSCOPO E TAROCCHI, QUELL'INSANA TENTAZIONE DI PREDIRE IL FUTURO<br />di Mauro Faverzani<br />È comprensibile che trovarsi sotto l'ombrellone o in un rifugio alpino possa non essere la condizione ideale per letture troppo impegnate, ma questo non giustifica l'avvilente offerta editoriale, che in questi mesi di caldo, sole e vacanze par dominare su riviste e siti web.<br />Chi si preoccupa dei rash cutanei di vip e star, chi dei relativi pettegolezzi, chi delle ultime tendenze in fatto di unghie o labbra, chi di mode estive, l'elenco dell'infinita levità dell'effimero non avrebbe fine. Ma v'è una costante, che accomuna tutte, dicasi tutte queste testate: una curiosità, più o meno morbosa, verso tutto quanto rappresenti l'occulto, l'esoterico, la divinazione. Gli oroscopi dilagano, non solo sulle riviste specializzate - il che sarebbe prevedibile -, ma ovunque, dicasi ovunque. Ad essi indulgono persino quelle testate, che nell'immaginario collettivo sono considerate credibili, autorevoli, serie come SkyTg24, che sul proprio sito non si limita a proporre i soliti segni zodiacali giorno per giorno, ma che sfrutta pianeti ed astri anche per "calcolare" le affinità di coppia e che dai nomi propri pretende di trarre indicazioni addirittura sulla personalità di chi li porta.<br />Ma l'apice di questo vortice del mistero lo ha forse raggiunto un'altra testata generalmente ritenuta affidabile e consultata dal grande pubblico, vale a dire TgCom24, che in Magazine, nella sezione Donne (evidentemente per una strana concezione dell'universo femminile...!), non si limita a proporre oroscopi buoni per ogni situazione (dal look estivo all'eros, dalla spiaggia all'Astro Sexy Parade, dal segno in grado di render "magica" l'estate a quello con cui uscire per "divertirsi"), ma pochi giorni fa ha pubblicato un articolo, che sposta l'attenzione e chiede ai lettori, per così dire, un "salto di qualità" nel mondo dell'occulto. Si intitola I Tarocchi: quando consultarli e perché: in esso si assicura in modo apodittico e certo che tali carte «rispondono veramente a qualsiasi tipo di domanda», pur precisando, probabilmente per scrupolo, ch'esse «danno uno scenario "possibile" e non "certo"», ch'è come dire che ci azzeccano quando non sbagliano o che se non piove c'è il sole...<br /><br />LE MODALITÀ D'USO DEI TAROCCHI<br />Non mancano le avvertenze e le modalità d'uso quali l'invito ad «evitare di ripetere a distanza di poco tempo le stesse domande, perché si metterebbero in moto tante energie per nulla», senza precisare la natura delle energie, cui si fa riferimento. Prosegue il testo: «Può essere più interessante estrarre i Tarocchi [proprio così, con la "T" maiuscola! - NdR] quando ci troviamo di fronte ad una scelta difficile», così, tanto per deresponsabilizzarci un po' e lasciare che a scegliere sia un imprecisato occulto, sorte o destino che dir si voglia. Dopo tutto ciò, non si capisce se suoni come una premura o uno scherzo l'esortazione ad usare «tanta prudenza e buon senso».<br />Episodio casuale? Incidente di percorso? Nient'affatto, i tarocchi sono un po' una fissa in redazione a TgCom24, tanto che già lo scorso 16 marzo era stato pubblicato l'articolo Divinazione: metodi per leggere i Tarocchi, in cui la cartomanzia viene presentata come l'arte, «che consente di prevedere il futuro o di avere informazioni sul passato e il presente del consultante»; non solo, viene introdotta qui un'inedita ritualità, che dovrebbe far riflettere: «Le carte andrebbero sempre utilizzate dopo averle purificate con dei riti specifici», invitando quanti fossero interessati a frequentare gli "specialisti" dell'occulto: «Per avere un buon consulto, ci si dovrebbe affidare all'interpretazione di un cartomante professionista, serio, con un grande intuito e una grande sensibilità». Precede una serie di articoli, per illustrare uno ad uno ogni tarocco, per spiegare «i segreti delle Sibille», «i doni paranormali», la chiromanzia, l'astrologia e via elencando.<br />Se ne potrebbe sorridere, ma vorrebbe dire liquidare la questione in modo troppo semplicistico: cosa spinge redazioni che, per altri versi, proclamano fiducia cieca ed assoluta nella scienza e nel metodo sperimentale, a dar quanto meno tutto questo spazio e questo credito al mondo dell'occulto e dell'esoterico, proponendolo sotto forma di notizia, dunque attribuendovi la stessa credibilità ed autorevolezza, ch'è propria dell'informazione politica o della cronaca?<br /><br />L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA<br />Attenzione, poiché tutto questo non è uno scherzo. E ben lo evidenzia il Catechismo della Chiesa Cattolica, che subito all'inizio esorta «a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo» (n. 2115). Nello specifico, «tutte le forme di divinazione sono da respingere» (n. 2116), comprese «la consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium», che manifestano «una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore ed il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo», foss'anche - come precisa il n. 2117 - per procurare «la salute». Anche «portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli». Molto meglio starne alla larga, dunque. Del resto, è scritto: «Non si trovi in mezzo a te chi (...) esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia, né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore» (Dt 18, 10-12). Ed ancora: «Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; (...) Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati» (Ger 29, 8-9).<br />Lo stesso Giovanni Paolo II il 31 dicembre 2001, durante il Te Deum, evidenziò come l'uomo voglia «sapere "prima" quel che succederà "poi", così da non essere colto di sorpresa. Anche gli Apostoli non si sono mostrati insensibili a questo desiderio. Gesù però non ha mai assecondato questa curiosità. Quando gli è stata posta questa domanda, Egli ha risposto che soltanto il Padre celeste conosce e scandisce i tempi e i momenti. (...) Gesù ci esorta a non investigare inutilmente su ciò che è riservato a Dio - che è appunto il corso degli eventi -, ma ad utilizzare il tempo che ciascuno ha a disposizione - il presente -, operando con amore filiale per la diffusione del Vangelo in ogni angolo del pianeta».<br />Ciò sia ricordato a beneficio di quanti - battezzati o magari anche praticanti - si siano lasciati o intendano lasciarsi catturare da certi articoli, quali i suddetti, dedicati ad arti divinatorie, tarocchi ed oroscopi. Poiché è vero quanto affermato dal celebre scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton: «Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto». Ma è anche vero che questo credere a tutto non è esente da pericoli. Tutt'altro...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50999643</guid><pubDate>Tue, 23 Aug 2022 21:17:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50999643/oroscopo_e_tarocchi_quell_insana_tentazione_di_predire_il_futuro.mp3" length="8549098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7108&#13;
&#13;
OROSCOPO E TAROCCHI, QUELL'INSANA TENTAZIONE DI PREDIRE IL FUTURO&#13;
di Mauro Faverzani&#13;
È comprensibile che trovarsi sotto l'ombrellone o in un rifugio alpino possa non essere la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7108" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7108</a><br /><br />OROSCOPO E TAROCCHI, QUELL'INSANA TENTAZIONE DI PREDIRE IL FUTURO<br />di Mauro Faverzani<br />È comprensibile che trovarsi sotto l'ombrellone o in un rifugio alpino possa non essere la condizione ideale per letture troppo impegnate, ma questo non giustifica l'avvilente offerta editoriale, che in questi mesi di caldo, sole e vacanze par dominare su riviste e siti web.<br />Chi si preoccupa dei rash cutanei di vip e star, chi dei relativi pettegolezzi, chi delle ultime tendenze in fatto di unghie o labbra, chi di mode estive, l'elenco dell'infinita levità dell'effimero non avrebbe fine. Ma v'è una costante, che accomuna tutte, dicasi tutte queste testate: una curiosità, più o meno morbosa, verso tutto quanto rappresenti l'occulto, l'esoterico, la divinazione. Gli oroscopi dilagano, non solo sulle riviste specializzate - il che sarebbe prevedibile -, ma ovunque, dicasi ovunque. Ad essi indulgono persino quelle testate, che nell'immaginario collettivo sono considerate credibili, autorevoli, serie come SkyTg24, che sul proprio sito non si limita a proporre i soliti segni zodiacali giorno per giorno, ma che sfrutta pianeti ed astri anche per "calcolare" le affinità di coppia e che dai nomi propri pretende di trarre indicazioni addirittura sulla personalità di chi li porta.<br />Ma l'apice di questo vortice del mistero lo ha forse raggiunto un'altra testata generalmente ritenuta affidabile e consultata dal grande pubblico, vale a dire TgCom24, che in Magazine, nella sezione Donne (evidentemente per una strana concezione dell'universo femminile...!), non si limita a proporre oroscopi buoni per ogni situazione (dal look estivo all'eros, dalla spiaggia all'Astro Sexy Parade, dal segno in grado di render "magica" l'estate a quello con cui uscire per "divertirsi"), ma pochi giorni fa ha pubblicato un articolo, che sposta l'attenzione e chiede ai lettori, per così dire, un "salto di qualità" nel mondo dell'occulto. Si intitola I Tarocchi: quando consultarli e perché: in esso si assicura in modo apodittico e certo che tali carte «rispondono veramente a qualsiasi tipo di domanda», pur precisando, probabilmente per scrupolo, ch'esse «danno uno scenario "possibile" e non "certo"», ch'è come dire che ci azzeccano quando non sbagliano o che se non piove c'è il sole...<br /><br />LE MODALITÀ D'USO DEI TAROCCHI<br />Non mancano le avvertenze e le modalità d'uso quali l'invito ad «evitare di ripetere a distanza di poco tempo le stesse domande, perché si metterebbero in moto tante energie per nulla», senza precisare la natura delle energie, cui si fa riferimento. Prosegue il testo: «Può essere più interessante estrarre i Tarocchi [proprio così, con la "T" maiuscola! - NdR] quando ci troviamo di fronte ad una scelta difficile», così, tanto per deresponsabilizzarci un po' e lasciare che a scegliere sia un imprecisato occulto, sorte o destino che dir si voglia. Dopo tutto ciò, non si capisce se suoni come una premura o uno scherzo l'esortazione ad usare «tanta prudenza e buon senso».<br />Episodio casuale? Incidente di percorso? Nient'affatto, i tarocchi sono un po' una fissa in redazione a TgCom24, tanto che già lo scorso 16 marzo era stato pubblicato l'articolo Divinazione: metodi per leggere i Tarocchi, in cui la cartomanzia viene presentata come l'arte, «che consente di prevedere il futuro o di avere informazioni sul passato e il presente del consultante»; non solo, viene introdotta qui un'inedita ritualità, che dovrebbe far riflettere: «Le carte andrebbero sempre utilizzate dopo averle purificate con dei riti specifici», invitando quanti fossero interessati a frequentare gli "specialisti" dell'occulto: «Per avere un buon consulto, ci si dovrebbe affidare all'interpretazione di un cartomante professionista, serio, con un grande intuito e una grande sensibilità». Precede una serie di articoli,...]]></itunes:summary><itunes:duration>535</itunes:duration><itunes:keywords>astrologia,carte,oroscopo,sibille,tarocchi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f02bf6dabe35292b530320ead075ab39.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I diavoli odiano le donne, per questo le hanno illuse che la loro realizzazione sia essere come gli uomini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-diavoli-odiano-le-donne-per-questo-le-hanno-illuse-che-la-loro-realizzazione-sia-essere-come-gli-uomini--51000011</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7117" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7117</a><br /><br />I DIAVOLI ODIANO LE DONNE, PER QUESTO LE HANNO ILLUSE CHE LA LORO REALIZZAZIONE SIA ESSERE COME GLI UOMINI<br />Caro Malacoda,<br />mio demoniaco nipote, quanto tempo che non ci sentiamo! Certo, dato che io sono uno dei più potenti arcidiavoli infernali e tu solo un Tentatore di Terza Classe, ci sarebbe da stupirsi altrimenti. Qualcuno potrebbe dire che ho dedicato anche troppo tempo a correggere con i miei consigli i tuoi errori concettuali; ma non è sforzo sprecato, se questo sottrae anche una sola anima al Nemico-che-sta-Lassù.<br />Mi sono disturbato a scriverti oggi solo perché ho saputo che ti hanno assegnato come consigliere spirituale a una giovane mortale. Quella che puoi esercitare su di lei è solo un’influenza, ma non devi sottovalutarne gli effetti; se tu riuscissi a convertirla alla nostra causa sarebbe una grande occasione per farti notare e diventare quel Tentatore di Seconda Classe che so aspiri essere.<br />Sono al corrente del fatto che finora i tuoi protetti sono stati tutti maschi; che la mortale che dovresti portare sulla nostra cattiva strada sia un'umana femmina è una novità che potrebbe confonderti.<br />Non credere alla nostra stessa propaganda, che suggerisce che i sessi siano intercambiabili e opzionali: sarebbe un grave errore. Quando mai abbiamo suggerito qualcosa di corretto?<br />Le tecniche che hai usato sui soggetti maschili sono spesso inapplicabili a quelli femminili, e viceversa. La donna può essere un avversario molto più formidabile dell'uomo. È decisamente più resistente alle tentazioni, e più fedele della sua controparte. A un uomo basta sventolargli davanti potere, soldi o una femmina per fargli ripensare le sue virtù, ma se offri alla donna potere, soldi oppure uomini molto spesso ti guarderà e ti chiederà "che me ne faccio?" Non è che non ne vengano attirate, lo sono in maniera differente. È difficile da capire per i maschi della loro razza, figurarsi per demoni come noi, che riescono a malapena a comprendere come una creatura possa sacrificarsi per qualcosa che non sia il suo interesse. Eppure è così.<br />Sarà per questo che il Nemico le ha sempre privilegiate. Chi ha creato per ultime? A chi ha affidato Suo Figlio? Chi c'era lungo la via dolorosa, mentre lo tormentavamo? Chi sotto la Croce? A chi è apparso per primo, dopo che Quello Là ci ha dato la fregatura di risorgere? I maschietti li vedi fuggire, mentre loro rimangono; magari piangenti, ma rimangono. Sono le femmine i lampioni della strada che i servi del Nemico seguono. Agli uomini ha dato il sacerdozio come premio di consolazione.<br />Il Nemico si serve delle donne per insegnare agli uomini ad amare, così come si serve degli uomini per evitare che questo amore degeneri in possesso. Se riusciremo a distruggere questo rapporto tra uomo e donna che il Nemico ha ideato, niente di quello che ha costruito rimarrà in piedi. Uomini che amano le donne, e donne che amano gli uomini; dobbiamo spezzare questo circolo nauseante, rendendolo vizioso. Grazie alla lungimiranza di Nostro-Padre-Che-Sta-Quaggiù è proprio su questo tema che si sono concentrati i nostri sforzi negli ultimi secoli.<br />Siamo riusciti a convincere le donne che il solo modo di essere realizzate era assomigliare agli uomini, e non a degli uomini qualsiasi: ai peggiori tra loro, coloro che trattano gli altri con maggior disprezzo. Le abbiamo condizionate a desiderare i lavori più lontani dalla loro natura, in maniera da renderle infelici una volta che li abbiano ottenuti, e farle sentire ancora più inadeguate. Abbiamo insegnato alle femmine umane a rifiutare tutto ciò che il Nemico aveva pensato per condurle alla pienezza: la maternità, la protezione della casa, la cura degli altri. Ci siamo serviti dei nostri migliori elementi per disprezzarle, confinarle, maltrattarle in maniera da fare loro pensare che il sesso maschile sia irredimibile, e il disprezzo diventi reciproco.<br />Dovevamo sradicare le donne dalle case, per poterci entrare noi. Ci siamo riusciti quando abbiamo mutato la natura del sesso - sì, sai, quella attività abominevole che gli umani usavano per immettere nel mondo altri umani - da procreativo a ricreativo. Un bello smacco per il Nemico: aveva pensato quell’atto per generare traendone piacere, oggi le sue creature cercano il piacere cercando di non generare. La colpa è sua, del Nemico; avrebbe dovuto fare i piccoli umani meno fastidiosi e difficili da smaltire. In ogni caso, questo cambiamento ha fratturato la relazione tra uomo e donna, portando alla promiscuità - gran cosa - e quindi al divorzio - altra gran cosa - e poi all'aborto e quindi alla distruzione della famiglia; la quale ha causato l’attuale caos nella società e la magnifica situazione corrente.<br />Capisci? Siamo riusciti a convincere la donna contemporanea che essere una concubina senza diritti, disposta a liberarsi di tutti i legami, figli compresi, per lavorare fino alla consunzione, fosse un ideale da perseguire. Insomma, mirare ad essere ciò che erano prima che il Nemico desse loro dignità.<br />Abbiamo tolto alla donna ciò che la rendeva tale, proprio come stiamo togliendo all'uomo ciò che lo rendeva tale, facendo di lui un ambiguo insicuro che non è in grado di proteggere alcunché. Quel circolo di amore, grazie ai nostri sforzi incessanti, è quasi infranto.<br />Ora capisci perché ti scrivo?<br />È importante che tu riesca a convincere la tua protetta ad abbracciare il nostro punto di vista, in maniera che possa a sua volta diffonderlo.<br />Riempila di orgoglio quando veste abiti succinti, quando mostra le sue grazie; falla sentire forte quando si rende un oggetto, sia pure di desiderio. Suggeriscile che è potente quando tratta a sua volta gli altri come oggetti; sfrutta la sua propensione al bello per entusiasmarla dell'effimero. Falla sentire non compresa dagli uomini; così si distaccherà da loro, e loro non potranno offrirle protezione quando ne avrà bisogno - le femmine umane sono come i diamanti, forti ma fragili. Lasciata sola, sarà facile frantumarla; e non c’è niente di più abrasivo del diamante frantumato. Perché rimanga da sola deve sentirsi più minacciata che protetta dal maschio della sua specie; falla concentrare sugli episodi brutti e ignorare tutto ciò che vede di bello, in modo che dimentichi il suo stesso desiderio.<br />Prudenza, mi raccomando: procedi per piccoli passi, pronto a morderle il piede esposto per iniettarle il tuo veleno; ma attento a non farti schiacciare la testa. Se riuscirai a renderla sola, senza legami stabili, il filo soprannaturale che la congiunge agli uomini e fa di una coppia una fortezza sarà spezzato, e nessuno riuscirà a riannodarlo, neanche il Nemico. Gli umani si spegneranno lentamente, e il mondo terreno diventerà nostro.<br />Capisci quindi l'importanza del compito che ti è dato? Gli uomini trovano il cielo negli occhi delle donne; se le farai guardare da un’altra parte, quello che essi vedranno sarà un riflesso dell’inferno. Così che gli uomini, guardandole, non sappiano più dove vogliono andare, e si perdano.<br />Ed è noto che tutti quelli che si perdono arrivano quaggiù da noi, dove li masticheremo in eterno.<br />Tuo zio, l'arcidiavolo<br />Berlicche]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51000011</guid><pubDate>Tue, 23 Aug 2022 21:17:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51000011/i_diavoli_odiano_le_donne_per_questo_le_hanno_illuse_che_la_loro_realizzazione_sia_essere_come_gli_uomini.mp3" length="8251812" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7117&#13;
&#13;
I DIAVOLI ODIANO LE DONNE, PER QUESTO LE HANNO ILLUSE CHE LA LORO REALIZZAZIONE SIA ESSERE COME GLI UOMINI&#13;
Caro Malacoda,&#13;
mio demoniaco nipote, quanto tempo che non ci sentiamo!...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7117" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7117</a><br /><br />I DIAVOLI ODIANO LE DONNE, PER QUESTO LE HANNO ILLUSE CHE LA LORO REALIZZAZIONE SIA ESSERE COME GLI UOMINI<br />Caro Malacoda,<br />mio demoniaco nipote, quanto tempo che non ci sentiamo! Certo, dato che io sono uno dei più potenti arcidiavoli infernali e tu solo un Tentatore di Terza Classe, ci sarebbe da stupirsi altrimenti. Qualcuno potrebbe dire che ho dedicato anche troppo tempo a correggere con i miei consigli i tuoi errori concettuali; ma non è sforzo sprecato, se questo sottrae anche una sola anima al Nemico-che-sta-Lassù.<br />Mi sono disturbato a scriverti oggi solo perché ho saputo che ti hanno assegnato come consigliere spirituale a una giovane mortale. Quella che puoi esercitare su di lei è solo un’influenza, ma non devi sottovalutarne gli effetti; se tu riuscissi a convertirla alla nostra causa sarebbe una grande occasione per farti notare e diventare quel Tentatore di Seconda Classe che so aspiri essere.<br />Sono al corrente del fatto che finora i tuoi protetti sono stati tutti maschi; che la mortale che dovresti portare sulla nostra cattiva strada sia un'umana femmina è una novità che potrebbe confonderti.<br />Non credere alla nostra stessa propaganda, che suggerisce che i sessi siano intercambiabili e opzionali: sarebbe un grave errore. Quando mai abbiamo suggerito qualcosa di corretto?<br />Le tecniche che hai usato sui soggetti maschili sono spesso inapplicabili a quelli femminili, e viceversa. La donna può essere un avversario molto più formidabile dell'uomo. È decisamente più resistente alle tentazioni, e più fedele della sua controparte. A un uomo basta sventolargli davanti potere, soldi o una femmina per fargli ripensare le sue virtù, ma se offri alla donna potere, soldi oppure uomini molto spesso ti guarderà e ti chiederà "che me ne faccio?" Non è che non ne vengano attirate, lo sono in maniera differente. È difficile da capire per i maschi della loro razza, figurarsi per demoni come noi, che riescono a malapena a comprendere come una creatura possa sacrificarsi per qualcosa che non sia il suo interesse. Eppure è così.<br />Sarà per questo che il Nemico le ha sempre privilegiate. Chi ha creato per ultime? A chi ha affidato Suo Figlio? Chi c'era lungo la via dolorosa, mentre lo tormentavamo? Chi sotto la Croce? A chi è apparso per primo, dopo che Quello Là ci ha dato la fregatura di risorgere? I maschietti li vedi fuggire, mentre loro rimangono; magari piangenti, ma rimangono. Sono le femmine i lampioni della strada che i servi del Nemico seguono. Agli uomini ha dato il sacerdozio come premio di consolazione.<br />Il Nemico si serve delle donne per insegnare agli uomini ad amare, così come si serve degli uomini per evitare che questo amore degeneri in possesso. Se riusciremo a distruggere questo rapporto tra uomo e donna che il Nemico ha ideato, niente di quello che ha costruito rimarrà in piedi. Uomini che amano le donne, e donne che amano gli uomini; dobbiamo spezzare questo circolo nauseante, rendendolo vizioso. Grazie alla lungimiranza di Nostro-Padre-Che-Sta-Quaggiù è proprio su questo tema che si sono concentrati i nostri sforzi negli ultimi secoli.<br />Siamo riusciti a convincere le donne che il solo modo di essere realizzate era assomigliare agli uomini, e non a degli uomini qualsiasi: ai peggiori tra loro, coloro che trattano gli altri con maggior disprezzo. Le abbiamo condizionate a desiderare i lavori più lontani dalla loro natura, in maniera da renderle infelici una volta che li abbiano ottenuti, e farle sentire ancora più inadeguate. Abbiamo insegnato alle femmine umane a rifiutare tutto ciò che il Nemico aveva pensato per condurle alla pienezza: la maternità, la protezione della casa, la cura degli altri. Ci siamo serviti dei nostri migliori elementi per disprezzarle, confinarle, maltrattarle in maniera da fare loro pensare che il...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>berlicche,lewis,malacoda,propaganda,tentatore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5a39459439815a76f0cf06172c542ab.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non esiste la marijuana sicura, anzi riempie gli ospedali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-esiste-la-marijuana-sicura-anzi-riempie-gli-ospedali--50793609</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7098" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7098</a><br /><br />NON ESISTE LA MARIJUANA SICURA, ANZI RIEMPIE GLI OSPEDALI di Giuliano Guzzo<br />Non che manchino né mancassero, naturalmente; però le ragioni per opporsi alla legalizzazione delle cosiddette "droghe leggere" continuano ad aumentare. E anche ora che il governo è caduto e quindi tutte le discussioni e le proposte di legge sono rimandate, eventualmente, alla prossima legislatura, crediamo sia opportuno porre ugualmente un'attenzione particolare contro qualsiasi volontà, anche non parlamentare, di sdoganamento del consumo di droga.<br />A rafforzarne il numero di ragioni contrarie è la voce più autorevole in assoluto, quella della letteratura scientifica, da cui arrivano sempre nuovi elementi di riflessione che non possono in alcun modo lasciare indifferenti. L'ultimo spunto a questo riguardo è stato da poco pubblicato sul BMJ Open Respiratory Research ed è uno studio che francamente impressiona; anzitutto per l'ampiezza.<br /><br />PROBABILITÀ DI ESSERE RICOVERATI: 22% IN PIÙ<br />Sì, perché con questo lavoro si son considerati i dati delle cartelle cliniche nazionali di oltre 30.000 residenti dell'Ontario, in Canada, di età compresa tra i 12 ei 65 anni e per un periodo di sei anni. L'esame effettuato è quindi stato di notevole consistenza ed ha consentito di portare alla luce qualcosa di molto grave. Da questa ricerca, infatti, è emerso come, rispetto alle persone che non facevano uso di marijuana, i consumatori abituali di cannabis avessero il 22% in più di probabilità di recarsi al pronto soccorso o di essere ricoverati in ospedale. Un esito molto grave e che, statisticamente, ha resistito anche all'aggiustamento di oltre 30 fattori confondenti, quali cui l'uso illecito di droghe, l'uso di alcol e il fumo di tabacco.<br />Possiamo quindi essere ragionevolmente sicuri che quel 22% di accessi alle strutture ospedaliere non è stato determinato anche dall'uso di "droghe leggere", come incautamente chiamate, ma proprio da quelle. Lapidario, davanti a cotanta evidenza, il commento dell'autore dello studio, il dottor Nicholas Vozoris, ricercatore del dipartimento di medicina dell'Università di Toronto: «L'uso di cannabis non è così innocuo e sicuro come alcuni potrebbero pensare. Le lesioni fisiche - e subito dopo le criticità respiratorie - sono state la principale causa di visite al pronto soccorso e ricoveri in ospedale tra i consumatori di cannabis».<br /><br />TRE FATTI SIGNIFICATIVI<br />Ora, questo lavoro canadese appare rilevante per almeno tre motivi, che passiamo subito ad esporre.<br />Il primo è perché conferma come la cannabis tutto sia fuorché qualcosa che, se consumato, non produce ricadute sulla salute: ne determina eccome, e pure gravi.<br />In seconda battuta, questa nuova ricerca evidenzia come il consumo di sostanze stupefacenti non sia mai un fatto che interessa il singolo, dato che le sue conseguenze pesano poi sull'intera comunità; a meno che, ovviamente, non si abbia il coraggio di dire che saturare il pronto soccorso con ricoveri evitabili sia qualcosa di irrilevante.<br />Infine, terzo punto, l'indagine di cui sopra merita d'essere considerata perché, come si diceva all'inizio, va ad arricchire un insieme di ricerche già significativo e pressoché unanime rispetto alle sue conclusioni. Si può qui per esempio ricordare come, secondo un lavoro di coorte su oltre 200.000 soggetti tra i 10 ed i 24 anni di età uscito nel gennaio dello scorso anno su JAMA Pediatrics, l'uso massiccio di marijuana da parte di adolescenti e giovani adulti con disturbi dell'umore quali depressione e disturbo bipolare, è stato collegato a un aumento del rischio di autolesionismo, tentativi di suicidio e morte.<br />Poco dopo questo lavoro, sempre nel 2021, un lavoro uscito sul Journal of Adolescent Health, la cui principale autrice è la professoressa Carol J. Boyd dell'Università del Michigan, ha osservato come l'uso di cannabis fosse associato non ad uno bensì a tutti e cinque i sintomi respiratori negativi considerati in quello studio. Con tali premesse, non sorprende dunque che il consumo regolare di certe sostanze sia associato a maggiori ricoveri o accessi al pronto soccorso - francamente, stupirebbe il contrario.<br />Invece sorprende che vi sia ancora chi spesso tenta, con ragionamenti acrobatici quanto inconsistenti, di ricondurre l'assunzione di marijuana a fattore individuale. Posto infatti che anche fosse così non sarebbe qualcosa da salutare positivamente - una società dove il bene del prossimo e la sua salute non mi stanno a cuore, semplicemente, cessa di essere una società -, è vero l'esatto contrario: il consumo di cannabis è sempre e comunque un fenomeno sociale; perché collettive, e spesso drammatiche come abbiamo visto, sono le sue conseguenze. Sottovalutarlo è da irresponsabili.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50793609</guid><pubDate>Tue, 02 Aug 2022 20:55:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50793609/non_esiste_la_marijuana_sicura_anzi_riempie_gli_ospedali.mp3" length="6460932" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7098&#13;
&#13;
NON ESISTE LA MARIJUANA SICURA, ANZI RIEMPIE GLI OSPEDALI di Giuliano Guzzo&#13;
Non che manchino né mancassero, naturalmente; però le ragioni per opporsi alla legalizzazione delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7098" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7098</a><br /><br />NON ESISTE LA MARIJUANA SICURA, ANZI RIEMPIE GLI OSPEDALI di Giuliano Guzzo<br />Non che manchino né mancassero, naturalmente; però le ragioni per opporsi alla legalizzazione delle cosiddette "droghe leggere" continuano ad aumentare. E anche ora che il governo è caduto e quindi tutte le discussioni e le proposte di legge sono rimandate, eventualmente, alla prossima legislatura, crediamo sia opportuno porre ugualmente un'attenzione particolare contro qualsiasi volontà, anche non parlamentare, di sdoganamento del consumo di droga.<br />A rafforzarne il numero di ragioni contrarie è la voce più autorevole in assoluto, quella della letteratura scientifica, da cui arrivano sempre nuovi elementi di riflessione che non possono in alcun modo lasciare indifferenti. L'ultimo spunto a questo riguardo è stato da poco pubblicato sul BMJ Open Respiratory Research ed è uno studio che francamente impressiona; anzitutto per l'ampiezza.<br /><br />PROBABILITÀ DI ESSERE RICOVERATI: 22% IN PIÙ<br />Sì, perché con questo lavoro si son considerati i dati delle cartelle cliniche nazionali di oltre 30.000 residenti dell'Ontario, in Canada, di età compresa tra i 12 ei 65 anni e per un periodo di sei anni. L'esame effettuato è quindi stato di notevole consistenza ed ha consentito di portare alla luce qualcosa di molto grave. Da questa ricerca, infatti, è emerso come, rispetto alle persone che non facevano uso di marijuana, i consumatori abituali di cannabis avessero il 22% in più di probabilità di recarsi al pronto soccorso o di essere ricoverati in ospedale. Un esito molto grave e che, statisticamente, ha resistito anche all'aggiustamento di oltre 30 fattori confondenti, quali cui l'uso illecito di droghe, l'uso di alcol e il fumo di tabacco.<br />Possiamo quindi essere ragionevolmente sicuri che quel 22% di accessi alle strutture ospedaliere non è stato determinato anche dall'uso di "droghe leggere", come incautamente chiamate, ma proprio da quelle. Lapidario, davanti a cotanta evidenza, il commento dell'autore dello studio, il dottor Nicholas Vozoris, ricercatore del dipartimento di medicina dell'Università di Toronto: «L'uso di cannabis non è così innocuo e sicuro come alcuni potrebbero pensare. Le lesioni fisiche - e subito dopo le criticità respiratorie - sono state la principale causa di visite al pronto soccorso e ricoveri in ospedale tra i consumatori di cannabis».<br /><br />TRE FATTI SIGNIFICATIVI<br />Ora, questo lavoro canadese appare rilevante per almeno tre motivi, che passiamo subito ad esporre.<br />Il primo è perché conferma come la cannabis tutto sia fuorché qualcosa che, se consumato, non produce ricadute sulla salute: ne determina eccome, e pure gravi.<br />In seconda battuta, questa nuova ricerca evidenzia come il consumo di sostanze stupefacenti non sia mai un fatto che interessa il singolo, dato che le sue conseguenze pesano poi sull'intera comunità; a meno che, ovviamente, non si abbia il coraggio di dire che saturare il pronto soccorso con ricoveri evitabili sia qualcosa di irrilevante.<br />Infine, terzo punto, l'indagine di cui sopra merita d'essere considerata perché, come si diceva all'inizio, va ad arricchire un insieme di ricerche già significativo e pressoché unanime rispetto alle sue conclusioni. Si può qui per esempio ricordare come, secondo un lavoro di coorte su oltre 200.000 soggetti tra i 10 ed i 24 anni di età uscito nel gennaio dello scorso anno su JAMA Pediatrics, l'uso massiccio di marijuana da parte di adolescenti e giovani adulti con disturbi dell'umore quali depressione e disturbo bipolare, è stato collegato a un aumento del rischio di autolesionismo, tentativi di suicidio e morte.<br />Poco dopo questo lavoro, sempre nel 2021, un lavoro uscito sul Journal of Adolescent Health, la cui principale autrice è la professoressa Carol J. Boyd dell'Università...]]></itunes:summary><itunes:duration>404</itunes:duration><itunes:keywords>cannabis,danni,marijuana,spinelli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f7a4e5f3338ae3661523fef8f640fe8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Visto quanto sangue viene versato in una guerra, è giusto combattere con le armi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/visto-quanto-sangue-viene-versato-in-una-guerra-e-giusto-combattere-con-le-armi--50719652</link><description><![CDATA[VIDEO: Le sanzioni alla Russia sono un boomerang ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5cOjBhV8BeU&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5cOjBhV8BeU&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7094" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7094</a><br /><br />LE CONDIZIONI DELLA CHIESA PER LA GUERRA GIUSTA di Roberto Marchesini<br />La notizia circolava già da un po' di tempo, ma ora è confermata: gli uomini della SAS (Special Air Service, un corpo speciale dell'esercito britannico) avrebbero ucciso a sangue freddo alcuni uomini afghani disarmati. Per ultime sono giunte le prove balistiche: «I bersagli erano bassi al suolo, proni o in posizione seduta o accovacciata vicino al muro - una posizione insolita se erano attivamente coinvolti in uno scontro a fuoco». Si è trattato, con ogni evidenza, di omicidi premeditati e a sangue freddo. Il movente? Una specie di «gioco»: «Diverse persone che hanno prestato servizio con le forze speciali hanno affermato che gli squadroni SAS stavano gareggiando tra loro per ottenere il maggior numero di uccisioni e che lo squadrone esaminato dalla BBC stava cercando di ottenere un numero di vittime più alto di quello che aveva sostituito».<br />La notizia è francamente scioccante ma si aggiunge a una serie altrettanto terrificante. Ad esempio, il traffico di organi umani durante e immediatamente dopo la guerra del Kosovo (1998-1999): come dimostra un documento dell'ONU: in quell'occasione centinaia di persone sarebbero state uccise per predarne gli organi vitali e venderli sul mercato internazionale. Anche in occasione dell'attuale guerra in Ucraina ci sono stati episodi di traffico di esseri umani (donne e bambini) e di organi; per non parlare dei civili usati come scudi umani e dei bombardamenti sulle città passate sotto il controllo russo.<br />Tutto questo tacendo, ovviamente, del fenomeno della prostituzione di guerra, del traffico di armi e dell'uso massiccio di droghe di ogni tipo da parte dei combattenti.<br /><br />LE CONDIZIONI PER LA GUERRA GIUSTA<br />Insomma: la guerra è una sciagura immensa da evitare in qualunque modo. Per questo motivo la Chiesa ha sempre accettato la guerra esclusivamente come extrema ratio (ultima soluzione, estremo rimedio) e a determinate condizioni. Tradizionalmente: legitima auctoritas (la guerra dev'essere dichiarata da una autorità legittima); debitus modus (in modo proporzionale all'offesa ricevuta); iusta causa (causa giusta). Il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiorna questa dottrina così: «Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.<br />Occorre contemporaneamente:<br />1) che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;<br />2) che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;<br />3) che ci siano fondate condizioni di successo;<br />4) che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione. Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”» (§ 2309).<br />Anche la Costituzione italiana, scritta con il concorso di illustri esponenti del mondo cattolico, recita: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo» (Art. 11).<br /><br />LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GUERRA IN UCRAINA<br />Ultimamente, alcuni giustificano la partecipazione italiana alla guerra in Ucraina (tramite invio di armi) interpretando la costituzione in modo tendenzioso: l'articolo sopra citato si riferirebbe esclusivamente alla guerra «offensiva», mentre la guerra «difensiva» non è esclusa dalla carta costituzionale. Dando per scontato che l'Italia sia alleata dell'Ucraina (che non è nella NATO), l'intervento indiretto italiano sarebbe giustificato in quanto difensivo. La Costituzione, tuttavia, è chiarissima: ««L'Italia ripudia la guerra [...] come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». In altri termini, l'Italia dovrebbe rivestire, anche in questo caso, il ruolo che ha rivestito (a quanto pare con buoni risultati) negli ultimi settanta e passa anni: l'evangelico operatore di pace, mediante la diplomazia e un utilizzo umanitario delle forze armate. Tra l'altro, Gesù promette agli operatori di pace il titolo di «figli di Dio» (Mt 5, 9). Quindi, se gli Stati Uniti vogliono combattere la Russia «fino all'ultimo ucraino», l'Italia - se ancora conta qualcosa - dovrebbe fare di tutto perché le armi tacciano e si trovino soluzioni pacifiche alla controversia ucraina.<br />A questo punto, però, emerge un problema: come mai in Italia, dove questa tradizione pacifica di successo è radicata da decenni e condivisa dagli ambienti più diversi (cattolici, sinistra ex PCI...), si è diffusa questa visione superficiale della guerra, al punto da stravolgere la Costituzione (e, in alcuni casi, il Vangelo e il Magistero)? Come mai la politica e i media (con alcune eccezioni) sostengono unanimemente l'intervento italiano in Ucraina e il dibattito è talmente impensabile da veder comparire «liste di proscrizione» che includono persino i «tiepidi»? Come mai, tra i più accaniti sostenitori della linea interventista, troviamo Emma Bonino (+Europa), appartenente storica al Partito Radicale, da sempre pacifista? In compagnia di Enrico Letta, segretario non eletto del PD, erede del PCI, che per decenni ha fatto professione (forse un pochino pelosa) di pacifismo? È una questione psicologica o forse... stanno cadendo alcune maschere?<br />Preghiamo Maria, Regina della pace, perché disperda i superbi nei pensieri del loro cuore e rovesci i potenti dai troni, affinché sulla terra, in Europa in particolare, cessi ogni guerra e, con essa, le malvagità che sempre l'accompagnano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50719652</guid><pubDate>Tue, 26 Jul 2022 22:32:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50719652/le_condizioni_della_chiesa_per_la_guerra_giusta.mp3" length="9282537" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Le sanzioni alla Russia sono un boomerang ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5cOjBhV8BeU&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp&#13;
&#13;
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7094&#13;
&#13;
LE CONDIZIONI DELLA CHIESA PER LA GUERRA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Le sanzioni alla Russia sono un boomerang ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5cOjBhV8BeU&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5cOjBhV8BeU&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7094" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7094</a><br /><br />LE CONDIZIONI DELLA CHIESA PER LA GUERRA GIUSTA di Roberto Marchesini<br />La notizia circolava già da un po' di tempo, ma ora è confermata: gli uomini della SAS (Special Air Service, un corpo speciale dell'esercito britannico) avrebbero ucciso a sangue freddo alcuni uomini afghani disarmati. Per ultime sono giunte le prove balistiche: «I bersagli erano bassi al suolo, proni o in posizione seduta o accovacciata vicino al muro - una posizione insolita se erano attivamente coinvolti in uno scontro a fuoco». Si è trattato, con ogni evidenza, di omicidi premeditati e a sangue freddo. Il movente? Una specie di «gioco»: «Diverse persone che hanno prestato servizio con le forze speciali hanno affermato che gli squadroni SAS stavano gareggiando tra loro per ottenere il maggior numero di uccisioni e che lo squadrone esaminato dalla BBC stava cercando di ottenere un numero di vittime più alto di quello che aveva sostituito».<br />La notizia è francamente scioccante ma si aggiunge a una serie altrettanto terrificante. Ad esempio, il traffico di organi umani durante e immediatamente dopo la guerra del Kosovo (1998-1999): come dimostra un documento dell'ONU: in quell'occasione centinaia di persone sarebbero state uccise per predarne gli organi vitali e venderli sul mercato internazionale. Anche in occasione dell'attuale guerra in Ucraina ci sono stati episodi di traffico di esseri umani (donne e bambini) e di organi; per non parlare dei civili usati come scudi umani e dei bombardamenti sulle città passate sotto il controllo russo.<br />Tutto questo tacendo, ovviamente, del fenomeno della prostituzione di guerra, del traffico di armi e dell'uso massiccio di droghe di ogni tipo da parte dei combattenti.<br /><br />LE CONDIZIONI PER LA GUERRA GIUSTA<br />Insomma: la guerra è una sciagura immensa da evitare in qualunque modo. Per questo motivo la Chiesa ha sempre accettato la guerra esclusivamente come extrema ratio (ultima soluzione, estremo rimedio) e a determinate condizioni. Tradizionalmente: legitima auctoritas (la guerra dev'essere dichiarata da una autorità legittima); debitus modus (in modo proporzionale all'offesa ricevuta); iusta causa (causa giusta). Il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiorna questa dottrina così: «Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.<br />Occorre contemporaneamente:<br />1) che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;<br />2) che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;<br />3) che ci siano fondate condizioni di successo;<br />4) che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione. Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”» (§ 2309).<br />Anche la Costituzione italiana, scritta con il concorso di illustri esponenti del mondo cattolico, recita: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo» (Art. 11).<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>581</itunes:duration><itunes:keywords>bbc,catechismo,guerra,nato,onu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9465b57b6c94ed8b5b465afc5dda201c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Conosci l'insegnamento delle Chiesa sulla moda?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/conosci-l-insegnamento-delle-chiesa-sulla-moda--50284671</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7043" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7043</a><br /><br />CONOSCI L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA MODA? di Cristina Siccardi<br />Esiste oggi una vasta scelta in Occidente nel mercato dell'abbigliamento, e anche se moda e tendenze femminili vanno verso una direzione provocante, volgare e discinta, c'è comunque la possibilità di trovare cose conformi alla moda cristiana, che non significa moda "bigotta", ovvero quello stile tipicamente protestante di alcune sette, ma uno stile cattolico che tende alla bellezza e alla semplicità insieme, alla modestia e all'eleganza contemporaneamente, rimandando ai principi della dottrina cristiana, mai fanatica, come invece può essere, per esempio, il modo di vestire delle donne praticanti di religione musulmana.<br />Il libro La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa (pp. 121, 12,00 €), curato da Virginia Coda Nunziante, pubblicato dalle Edizioni Fiducia in questo inizio d'anno, torna assai utile per leggere che cosa dice la Chiesa a questo proposito. Afferma la curatrice che il tema della moda, anche nei trattati di morale, non viene considerato approfonditamente. È anche vero che un tempo non c'era necessità di soffermarsi troppo su tale punto: era puro buon senso, ovvio persino fra i pagani, che il mostrare ed ostentare il proprio corpo era segno di spudoratezza, di incentivo ad essere "utilizzate", una promozione di se stesse per catturare l'attenzione maschile. Per questa ragione, chi seguiva questa moda, era considerata una poco di buono, una donna di spettacolo o di strada. E se non lo faceva per "professione" era comunque una "civetta", mal giudicata dall'opinione pubblica. Con il pensiero illuminista/femminista/comunista e soprattutto a partire dagli anni Sessanta del Novecento in poi con la «liberazione sessuale» della donna, la figura femminile si è "emancipata" anche nell'abbigliamento, diventando provocante e insolente, si pensi all'uso della minigonna e/o degli «zatteroni». Ecco che il magistero pontificio ha offerto delle linee guida in questo senso, da Benedetto XV a Pio XII in particolare. Papa della Chiesa si fece sentire contro la cecità delle «tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall'ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio» (Enciclica Sacra Propediem, 6 gennaio 1921).<br /><br />LA MODA HA UN CARATTERE VOLUBILE<br />Spiega Virginia Coda Nunziante: «Il termine moda deriva dal latino "modus" che significa maniera, norma, regola, misura. Solo nel XVI secolo il termine francese mode ha assunto un nuovo significato, tradotto in inglese come fashion. Quando si parla di moda ci si riferisce in genere all'abbigliamento, soprattutto femminile, ma la parola e il concetto comprendono molteplici manifestazioni dell'attività umana: forme artistiche e letterarie, atteggiamenti sociali e modi di pensare dell'opinione pubblica. Il cosiddetto politically correct può essere definito un'espressione della moda intellettuale imperante».<br />La moda, effimera e passeggera, ha un carattere volubile, in quanto non è l'usanza, la consuetudine o il costume di un popolo, ma è caratterizzata dalla mutevolezza e non dalla permanenza. La preziosità di questo testo sta nel fatto che invita alla riflessione su un tema che solo apparentemente potrebbe essere poco rilevante, ma in realtà nasconde profondi significati dell'essere filosofico di una data civiltà. Ecco che torna assai utile il lavoro qui svolto, ovvero la raccolta degli scritti dei Pontefici del XX secolo sull'argomento in questione. Nel ragionare su quanto papa Pacelli dice a proposito dell'arte di sapersi vestire ci accorgiamo che l'abito è importante quanto il nostro comportamento e il nostro modo di parlare: esso è l'espressione di quanto noi siamo e, quindi, in ciò cui crediamo. L'abito può manifestare cattivo gusto e dissonanza oppure bellezza e armonia, espressioni che vengono straordinariamente rappresentate dai fiori. Afferma Pio XII che quando si è giovani si cerca «quel risalto di splendore che canta il lieto tema della primavera della vita ed agevola, in armonia coi dettami della pudicizia, le premesse psicologiche necessarie alla formazione di nuove famiglie; mentre l'età matura dall'appropriato vestito intende ottenere un'aura di dignità, di serietà e di serena letizia». Mentre nel suo Discorso al Congresso internazionale dei Maestri Sarti (10 settembre 1954), sottolineando la bellezza della creazione, li incoraggiò a contemplarla perché se «le piante e gli animali si rivestono di meravigliosi colori, che attirano lo sguardo e l'ammirazione, l'uomo non può forse imitare in ciò l'Artista divino?».<br /><br />LA CORRETTA VISIONE DELLA VITA<br />Leggere questo ottimo libro, che mancava nel panorama bibliografico della cattolicità, significherà scoprire quanto è più bello e significante scegliere look adeguati, che rispondono alla corretta visione della vita, rispettando Nostro Signore, noi stessi e gli altri, per essere anche noi come i colorati fiori di un giardino che portano gioia, delicatezza, armonia e pace ai cuori, senza sfidare o provocare nessuno, ma divenendo importante testimonianza visiva in questo mondo di senza Dio.<br />Scrive Virginia Coda Nunziante: «Il movimento della moda non ha in sé nulla di cattivo: sgorga spontaneamente dalla socievolezza umana, secondo l'impulso che inclina a trovarsi in armonia coi propri simili e con la pratica usata dalle persone in mezzo alle quali si vive. Dio non vi chiede di vivere fuori del vostro tempo, così noncuranti delle esigenze della moda da rendervi ridicole, vestendovi all'opposto dei gusti e degli usi comuni alle vostre contemporanee, senza preoccuparvi mai di ciò che loro garba» (p. 71). Anche san Tommaso d'Aquino sostiene che nelle cose esteriori che l'uomo usa non vi è alcun vizio, ma esso proviene dalla persona che senza moderazione e temperanza ne utilizza.<br />Non c'è dubbio che chi trasgredisce il "buon costume" è perché vuole provocare: non cerca pace e armonia, ma disturbo altrui, alterigia ed edonismo. La società occidentale, imbarbaritasi anche con la rivoluzione femminista, propone con la sua pubblicità e cultura trasgressiva, una moda che offende coloro non solo che sono rimasti cristiani, ma anche i bambini e le persone che conoscono ancora che cosa significhi il rispetto del proprio corpo e il rispetto della sensibilità altrui.<br /><br />Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa" parla del nuovo libro di Virginia Coda Nunziante.<br />Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su Radio Roma Libera il 18 giugno 2022:<br />La moda pone innanzitutto un problema morale oggi spesso dimenticato. Papa Pio XII in un discorso dell'8 novembre 1957 alla Unione Latina dell'Alta Moda, lo riassume in questi termini: "la cosiddetta relatività della moda rispetto ai tempi, ai luoghi, alle persone, alla educazione non è una valida ragione per rinunziare «a priori» a un giudizio morale su questa o quella moda che nel momento oltrepassa i limiti della normale pudicizia. (...) Ma per quanto vasta ed instabile possa essere la relatività morale della moda, esiste sempre un assoluto da salvare, dopo aver ascoltato il monito della coscienza, nell'avvertire il pericolo: la moda non deve mai fornire un'occasione prossima di peccato".<br />Pio XII esprime in queste parole una norma assoluta: se una moda induce altri al peccato, è in sé intrinsecamente cattiva e deve essere rifiutata da ogni cristiano. È questo un limite morale invalicabile. Le mode cambiano, ma la morale cattolica non muta, perché è oggettiva e assoluta nei suoi princìpi. La moda deve piegarsi ai principi della morale che pone dei limiti che nessuna moda dovrebbe oltrepassare.<br />Virginia Coda Nuziante ci ricorda però che la moda è anche l'espressione storica del modo di pensare e di vivere di una società e, sotto questo aspetto, può essere oggetto di un giudizio, non necessariamente morale ma storico. I cambiamenti della moda nella storia ci aiutano infatti a comprendere i mutamenti culturali e sociali, che a loro volta possono essere oggetto di giudizio da parte della filosofia o della teologia cristiana della storia. In questo senso lo stesso Pio XII afferma che "La società, per così dire, parla col vestito che indossa; col vestito rivela le segrete sue aspirazioni, e di esso si serve, almeno in parte, per edificare o distruggere il proprio avvenire" (Discorso dell' 8 novembre 1957.)<br />Lo stesso Pio XII, pochi mesi dopo la sua elezione, in un discorso alla Gioventù femminile di Azione Cattolica del 6 ottobre 1940, affermava che: "Moda e modestia dovrebbero andare e camminare insieme come due sorelle, perché ambedue i vocaboli hanno la medesima etimologia, dal latino modus vale a dire la retta misura, al di là e al di qua della quale non può trovarsi il giusto. Ma la modestia non è più di moda. Simile a quei poveri alienati che, avendo perduto l'istinto di conservazione e la nozione del pericolo, si gettano nel fuoco o nei fiumi, non poche anime femminili, dimentiche per ambiziosa vanità della modestia cristiana, vanno miseramente incontro a pericoli, ove la loro purezza può trovare la morte. Esse subiscono la tirannia della moda, anche immodesta, in maniera tale che sembrano non sospettarne più nemmeno la sconvenienza; esse hanno perduto il concetto stesso del pericolo, l'istinto della modestia". [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50284671</guid><pubDate>Tue, 21 Jun 2022 21:38:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50284671/conosci_l_insegnamento_delle_chiesa_sulla_moda.mp3" length="12178576" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7043&#13;
&#13;
CONOSCI L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA MODA? di Cristina Siccardi&#13;
Esiste oggi una vasta scelta in Occidente nel mercato dell'abbigliamento, e anche se moda e tendenze femminili...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7043" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7043</a><br /><br />CONOSCI L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA MODA? di Cristina Siccardi<br />Esiste oggi una vasta scelta in Occidente nel mercato dell'abbigliamento, e anche se moda e tendenze femminili vanno verso una direzione provocante, volgare e discinta, c'è comunque la possibilità di trovare cose conformi alla moda cristiana, che non significa moda "bigotta", ovvero quello stile tipicamente protestante di alcune sette, ma uno stile cattolico che tende alla bellezza e alla semplicità insieme, alla modestia e all'eleganza contemporaneamente, rimandando ai principi della dottrina cristiana, mai fanatica, come invece può essere, per esempio, il modo di vestire delle donne praticanti di religione musulmana.<br />Il libro La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa (pp. 121, 12,00 €), curato da Virginia Coda Nunziante, pubblicato dalle Edizioni Fiducia in questo inizio d'anno, torna assai utile per leggere che cosa dice la Chiesa a questo proposito. Afferma la curatrice che il tema della moda, anche nei trattati di morale, non viene considerato approfonditamente. È anche vero che un tempo non c'era necessità di soffermarsi troppo su tale punto: era puro buon senso, ovvio persino fra i pagani, che il mostrare ed ostentare il proprio corpo era segno di spudoratezza, di incentivo ad essere "utilizzate", una promozione di se stesse per catturare l'attenzione maschile. Per questa ragione, chi seguiva questa moda, era considerata una poco di buono, una donna di spettacolo o di strada. E se non lo faceva per "professione" era comunque una "civetta", mal giudicata dall'opinione pubblica. Con il pensiero illuminista/femminista/comunista e soprattutto a partire dagli anni Sessanta del Novecento in poi con la «liberazione sessuale» della donna, la figura femminile si è "emancipata" anche nell'abbigliamento, diventando provocante e insolente, si pensi all'uso della minigonna e/o degli «zatteroni». Ecco che il magistero pontificio ha offerto delle linee guida in questo senso, da Benedetto XV a Pio XII in particolare. Papa della Chiesa si fece sentire contro la cecità delle «tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall'ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio» (Enciclica Sacra Propediem, 6 gennaio 1921).<br /><br />LA MODA HA UN CARATTERE VOLUBILE<br />Spiega Virginia Coda Nunziante: «Il termine moda deriva dal latino "modus" che significa maniera, norma, regola, misura. Solo nel XVI secolo il termine francese mode ha assunto un nuovo significato, tradotto in inglese come fashion. Quando si parla di moda ci si riferisce in genere all'abbigliamento, soprattutto femminile, ma la parola e il concetto comprendono molteplici manifestazioni dell'attività umana: forme artistiche e letterarie, atteggiamenti sociali e modi di pensare dell'opinione pubblica. Il cosiddetto politically correct può essere definito un'espressione della moda intellettuale imperante».<br />La moda, effimera e passeggera, ha un carattere volubile, in quanto non è l'usanza, la consuetudine o il costume di un popolo, ma è caratterizzata dalla mutevolezza e non dalla permanenza. La preziosità di questo testo sta nel fatto che invita alla riflessione su un tema che solo apparentemente potrebbe essere poco rilevante, ma in realtà nasconde profondi significati dell'essere filosofico di una data civiltà. Ecco che torna assai utile il lavoro qui svolto, ovvero la raccolta degli scritti dei Pontefici del XX secolo sull'argomento in questione. Nel ragionare su quanto papa Pacelli dice a proposito dell'arte di sapersi vestire ci accorgiamo che l'abito è importante quanto il nostro comportamento e il nostro modo di parlare: esso è l'espressione di quanto noi siamo e, quindi, in ciò cui...]]></itunes:summary><itunes:duration>762</itunes:duration><itunes:keywords>civetta,fashion,figura,moda,volgare,volubile</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/175a9843644c7e4f79d2a5034f3038aa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un giapponese si sposa con un ologramma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-giapponese-si-sposa-con-un-ologramma--49646148</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6996" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6996</a><br /><br />UN GIAPPONESE SI SPOSA CON UN OLOGRAMMA<br />Altre notizie dal mondo della sessualità impazzita: inseminazione tramite marito defunto, i ragazzi sono immersi nella pornografia<br />da Provita & Famiglia<br />Ormai nella galassia Gender-fluid la realtà sta superando la fantasia, ma in quest'ultimo caso è forse più corretto dire che la fantasia ha superato la realtà.<br />In Giappone un uomo, Akihiko Kondo, ha infatti sposato l'ologramma di Hatsune Miku, una cantante pop disegnata in stile manga. Sembra incredibile ma è tutto vero, l'uomo si definisce "fictosessuale" e dice che la sua relazione con l'ologramma lo ha salvato dalla depressione, dopo aver subito episodi di bullismo sul lavoro.<br />Kondo sa che sua moglie non è reale e che è stata creata nel 2017, quando l'uomo ha acquistato un dispositivo di nome Gatebox, che permette alle persone di interagire con una varietà di personaggi inventati, rappresentati da un piccolo ologramma. Oltre a interagire tramite ologramma, Akhiko ha bambole di sua "moglie" di diverse dimensioni e sul suo profilo Instagram posta foto dei momenti della sua vita quotidiana insieme alla bambola.<br />Secondo quanto riportato da diversi media, in Giappone sarebbero migliaia le persone che hanno iniziato relazioni sentimentali con personaggi inventati. Un dato che non fa ben sperare per le future generazioni, soprattutto se si pensa che molti, anche qui in Italia, vorrebbero imporre l'insegnamento della teoria Gender nelle scuole.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "World is Mine" si può vedere l'ologramma della cantante virtuale a cui si riferisce l'articolo precedente.<br />Sotto al video, altre notizie sul mondo della sessualità impazzita.<br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jhl5afLEKdo" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=jhl5afLEKdo</a><br /><br />STORIA CHOC DAL REGNO UNITO: INSEMINAZIONE TRAMITE MARITO DEFUNTO<br />Una storia che ha dell'assurdo, ma in realtà è - purtroppo - vera. Nel Regno Unito c'è infatti chi vuole utilizzare il seme del proprio marito defunto per avere un figlio.<br />La protagonista di questa vicenda è Jade, una 35enne britannica. Jade e Daniel avevano firmato le pratiche per avviare l'inseminazione artificiale nel 2019 presso il Jhon Radcliff Hospital di Oxford. Nel frattempo il marito è defunto a causa di un cancro. Per questo motivo aveva fatto congelare il suo sperma prima di sottoporsi alla cura. Nonostante la morte precoce di Daniel, la moglie Jade vorrebbe ora usare il suo seme congelato per avere un figlio. "Non ci sono prove che il seme dell'uomo fosse per la moglie" è stata la risposta della clinica.<br />Da qui, la donna ha iniziato la sua battaglia legale con la clinica. Da quanto è stato riportato dal Time, la donna afferma che il marito volesse che lei concepisse il loro figlio per mezzo della fecondazione in vitro anche dopo la sua morte.<br />Le posizioni della clinica sembrano irremovibili, a causa della mancanza di documenti firmati da Daniel, in cui sia espressa la sua volontà di avere un figlio anche da defunto. La stessa clinica, inoltre, ha fatto sapere che porterà avanti la sua difesa legale fino alla Corte suprema.<br />"È qualcosa che volevamo entrambi - ha invece affermato la donna - lo stavamo pianificando insieme, ma poi è Daniel morto prima che ne avessimo l'opportunità". Nel frattempo la vedova sta raccogliendo lettere di familiari e amici per provare la volontà del marito defunto. "Avevamo scelto i nomi per il bimbo, la cameretta e tutto quanto" dichiara amareggiata. "Il buon senso potrebbe prevalere?" aggiunge.<br />Una frase altamente emblematica in un contesto in cui di buon senso sembra non essercene affatto, ma dal quale si denota un'irrefrenabile volontà di soddisfare i propri desideri.<br />Un caso controverso quanto la mentalità "pro-choice", che tenta di far avere figli a tutti i costi quando sono desiderati, ma non fa altrettanto quando si deve scartare un essere umano non voluto.<br />(Anna Bonetti, Provita & Famiglia, 29/12/2021)<br /><br />I RAGAZZI SONO IMMERSI NELLA PORNOGRAFIA<br />"Il porno non fa nulla". "Ma a chi a chi fa male?" Le abbiamo sentite tante volte queste affermazioni. E sappiamo che molti la pensano così. D'altronde di adolescenti su piattaforme pornografiche o strumenti come TikTok, la app cinese che, con la scusa di favorire gli incontri tra i giovani, starebbe veicolando senza controllo contenuti pornografici e addirittura pedofili, ce ne sono a iosa. Tentare di contenere il fenomeno è possibile? Sì, e si deve. Non bastano certo i filtri però, la prevenzione anche culturale è lo strumento migliore.<br />Non lo dicono ma molti ragazzi sono a rischio di impotenza legato a queste pratiche, perché più si alza il livello di trasgressione anche se virtuale, e più nulla accontenta. Il consumo di pornografia, a lungo andare, rende sessualmente impotenti e lo ha detto anche a noi di Pro Vita & Famiglia il Prof. Meluzzi, psicologo e psicoterapeuta, nell'ultima intervista: "Oggi la pornografia è un fenomeno che ha come funzione prevalente quella di produrre la desensibilizzazione sistematica, quindi innesca un processo di indebolimento della reazione sessuale. Tra i tanti fattori di impotenza diffusa e di anorgasmia tra gli uomini e le donne, in particolare tra i giovani, c'è proprio questo. La pornografia diventa quindi una dipendenza, un elemento depressiogeno che indebolisce la funzione sessuale.<br />Oggi un ragazzo, di fronte al corpo di una ragazza nuda, non si eccita più, perché è desensibilizzato». [...]<br />Provare a fermare l'informazione sul web è impossibile. Ma ragionare con i ragazzi si può. Occorre fargli capire che, se diventano dipendenti dalla pornografia, non gusteranno più il rapporto vero con una donna come prima, saranno schiavi di immagini false e amplificate, che vedono la donna come oggetto e riducono l'uomo a uno strumento per prestazioni sempre più elevate.<br />Il problema è che alla pornografia ormai accedono anche i genitori di questi ragazzi. E spesso l'esempio sbagliato viene proprio da loro. Bisogna parlare francamente di queste cose con i figli, dialogare e spiegare che la realtà è più eccitante di un video. Che la depressione a cui vanno incontro è peggio del rifiuto di una donna. Un rifiuto si supera, una dipendenza malata no.<br />Si tratta di salute prima di tutto e i ragazzi lo devono sapere.<br />(Provita & Famiglia, 29/12/2021)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49646148</guid><pubDate>Tue, 03 May 2022 20:29:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49646148/un_giapponese_si_sposa_con_un_ologramma.mp3" length="6877562" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6996&#13;
&#13;
UN GIAPPONESE SI SPOSA CON UN OLOGRAMMA&#13;
Altre notizie dal mondo della sessualità impazzita: inseminazione tramite marito defunto, i ragazzi sono immersi nella pornografia&#13;
da Provita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6996" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6996</a><br /><br />UN GIAPPONESE SI SPOSA CON UN OLOGRAMMA<br />Altre notizie dal mondo della sessualità impazzita: inseminazione tramite marito defunto, i ragazzi sono immersi nella pornografia<br />da Provita & Famiglia<br />Ormai nella galassia Gender-fluid la realtà sta superando la fantasia, ma in quest'ultimo caso è forse più corretto dire che la fantasia ha superato la realtà.<br />In Giappone un uomo, Akihiko Kondo, ha infatti sposato l'ologramma di Hatsune Miku, una cantante pop disegnata in stile manga. Sembra incredibile ma è tutto vero, l'uomo si definisce "fictosessuale" e dice che la sua relazione con l'ologramma lo ha salvato dalla depressione, dopo aver subito episodi di bullismo sul lavoro.<br />Kondo sa che sua moglie non è reale e che è stata creata nel 2017, quando l'uomo ha acquistato un dispositivo di nome Gatebox, che permette alle persone di interagire con una varietà di personaggi inventati, rappresentati da un piccolo ologramma. Oltre a interagire tramite ologramma, Akhiko ha bambole di sua "moglie" di diverse dimensioni e sul suo profilo Instagram posta foto dei momenti della sua vita quotidiana insieme alla bambola.<br />Secondo quanto riportato da diversi media, in Giappone sarebbero migliaia le persone che hanno iniziato relazioni sentimentali con personaggi inventati. Un dato che non fa ben sperare per le future generazioni, soprattutto se si pensa che molti, anche qui in Italia, vorrebbero imporre l'insegnamento della teoria Gender nelle scuole.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "World is Mine" si può vedere l'ologramma della cantante virtuale a cui si riferisce l'articolo precedente.<br />Sotto al video, altre notizie sul mondo della sessualità impazzita.<br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jhl5afLEKdo" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=jhl5afLEKdo</a><br /><br />STORIA CHOC DAL REGNO UNITO: INSEMINAZIONE TRAMITE MARITO DEFUNTO<br />Una storia che ha dell'assurdo, ma in realtà è - purtroppo - vera. Nel Regno Unito c'è infatti chi vuole utilizzare il seme del proprio marito defunto per avere un figlio.<br />La protagonista di questa vicenda è Jade, una 35enne britannica. Jade e Daniel avevano firmato le pratiche per avviare l'inseminazione artificiale nel 2019 presso il Jhon Radcliff Hospital di Oxford. Nel frattempo il marito è defunto a causa di un cancro. Per questo motivo aveva fatto congelare il suo sperma prima di sottoporsi alla cura. Nonostante la morte precoce di Daniel, la moglie Jade vorrebbe ora usare il suo seme congelato per avere un figlio. "Non ci sono prove che il seme dell'uomo fosse per la moglie" è stata la risposta della clinica.<br />Da qui, la donna ha iniziato la sua battaglia legale con la clinica. Da quanto è stato riportato dal Time, la donna afferma che il marito volesse che lei concepisse il loro figlio per mezzo della fecondazione in vitro anche dopo la sua morte.<br />Le posizioni della clinica sembrano irremovibili, a causa della mancanza di documenti firmati da Daniel, in cui sia espressa la sua volontà di avere un figlio anche da defunto. La stessa clinica, inoltre, ha fatto sapere che porterà avanti la sua difesa legale fino alla Corte suprema.<br />"È qualcosa che volevamo entrambi - ha invece affermato la donna - lo stavamo pianificando insieme, ma poi è Daniel morto prima che ne avessimo l'opportunità". Nel frattempo la vedova sta raccogliendo lettere di familiari e amici per provare la volontà del marito defunto. "Avevamo scelto i nomi per il bimbo, la cameretta e tutto quanto" dichiara amareggiata. "Il buon senso potrebbe prevalere?" aggiunge.<br />Una frase altamente emblematica in un contesto in cui di buon senso sembra non essercene affatto, ma dal quale si denota un'irrefrenabile volontà di soddisfare i propri desideri.<br />Un caso...]]></itunes:summary><itunes:duration>430</itunes:duration><itunes:keywords>inseminazione,matrimonio,ologramma,pornografia,tiktok</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f683dad681eab577333ffc8857f84383.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tragedia della pornostar italiana, fatta a pezzi dal vicino di casa durante un gioco erotico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tragedia-della-pornostar-italiana-fatta-a-pezzi-dal-vicino-di-casa-durante-un-gioco-erotico--49415754</link><description><![CDATA[VIDEO: Pornografia, la verità oltre l'apparenza ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=smY2reiDv_M" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=smY2reiDv_M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6974" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6974</a><br /><br />LA TRAGEDIA DELLA PORNOSTAR ITALIANA FATTA A PEZZI DAL VICINO DURANTE UN ''GIOCO'' EROTICO di Roberto Marchesini<br />Una recente storia italiana, quella di Carol Maltesi, in arte Charlotte Angie. Ex commessa di un negozio di profumeria, giovanissima, solo 26 anni e un figlio.<br />Avete presente il lockdown? La geniale misura che, impedendoci di abbracciarci per quindici giorni, avrebbe salvato la vita a milioni di italiani e sconfitto il SARS-COV2? Quando le piattaforme pornografiche erano diventate gratuite e avevano aumentato vertiginosamente gli accessi? Proprio allora la giovane mamma Carol aveva cominciato a pubblicare video pornografici su Only Fans (che, dopo questa storia, avrà moltiplicato gli iscritti), un social network al quale si accede a pagamento. Aveva avuto successo, la ragazza; tanto da esibirsi in locali notturni e da pensare di cominciare una carriera da porno attrice professionista.<br />Ecco un perfetto ritratto dell'Italia del 2020: abbiamo una ragazza madre che si prostituisce sui social media; forse per vincere l'angoscia del lockdown, forse per guadagnare qualcosa mentre il negozio nel quale lavorava era chiuso.<br />A fine gennaio si è accordata con un vicino di casa, con il quale aveva avuto una relazione «aperta»: insieme avrebbero girato dei nuovi video. Stando alle ricostruzioni, il vicino (fotografo e food-blogger) le avrebbe legato i polsi al palo per la lap-dance e un sacchetto sulla testa. Poi l'avrebbe uccisa. Tralascio le modalità dell'omicidio e la miserevole fine del cadavere della ragazza.<br />Rileggo quanto ho scritto, con tutte quelle parole inglesi moderne. Quando avevo l'età di Carol, queste parole neppure esistevano. Ora è la vita quotidiana di migliaia di giovani italiani: il covid, i social-media, una sessualità perversa che non ha nulla a che fare né con l'amore, né con il piacere. Una sessualità disperata, mortifera, che non ha nulla a che fare con la gioia e il dono di sé. È l'esito necessario della rivoluzione sessuale.<br /><br />LA PRIMA RIVOLUZIONE SESSUALE<br />Come i lettori della Nuova Bussola sanno, la prima rivoluzione sessuale risale all'estate del 1816. Quando i due poeti inglesi George Byron e Percy Bysshe Shelley, con il medico-segretario-amante di Byron, John William Polidori, trascorsero circa un mese in compagnia di due giovanissime sorellastre, Mary Wallstonecraft e Claire Clairmont. Il progetto era quello di costituire una società segreta, sulle orme degli Illuminati di Baviera, per la rivoluzione sessuale; trascorsero circa un mese tra sedute spiritiche, racconti di fantasmi e orge incestuose e promiscue. Alla fine del periodo di vacanze, esausti e, probabilmente, mortalmente annoiati, decisero di intraprendere un concorso letterario. Gli unici che riuscirono a scrivere qualcosa di sensato furono Mary e Polidori, che scrissero rispettivamente Frankenstein e Il vampiro. Così la prima rivoluzione sessuale produsse, oltre a una serie di suicidi: quello di Fanny, sorella di Mary e Claire, che si tolse la vita a 22 anni con il laudano perché era stata lasciata a casa ed esclusa dall'avventura; e Harriett, moglie di Shelley, che si suicidò a 21 anni gettandosi nel fiume Serpentine. Shelley, a questo punto libero, poté sposare Mary. Anche Polidori si uccise nel 1821, a 26 anni. La prima rivoluzione sessuale, tuttavia, produsse anche la nascita della letteratura horror. Da allora, rivoluzione sessuale e orrore, sono inscindibilmente uniti.<br />La cosa ha un senso, da diversi punti di vista.<br />Innanzitutto, la rivoluzione sessuale significa il rifiuto delle leggi morali che riguardano la sessualità. La legge morale, tuttavia, ha come conseguenza la protezione del più debole; tra uomo e donna, la più debole è quest'ultima. Così, abolendo le leggi morali che regolano la sessualità umana, la donna diventa un semplice oggetto di piacere per l'uomo che ne può disporre a piacimento. Il pensiero corre, ovviamente, a Carol.<br /><br />IL SADISMO DEL MARCHESE DE SADE<br />Ma anche al marchese de Sade che spiegava, nel suo pamphlet intitolato Francesi, ancora uno sforzo se volete essere rivoluzionari: «Un uomo che vorrà godere di una donna o di una fanciulla qualsiasi, potrà dunque, se le leggi che promulgherete saranno giuste, intimarle di trovarsi in una di quelle case di cui ho parlato e là, sotto la salvaguardia delle matrone di questo tempio di Venere, essa gli sarà affidata perché soddisfi, con umiltà e sottomissione, tutti i capricci che vorrà togliersi con lei, per quanto bizzarri o irregolari possano essere, dal momento che tutti sono voluti ed ammessi dalla natura. Si tratterebbe, a questo punto, soltanto di fissare l'età, ma io ritengo che non lo si possa fare senza limitare la libertà di chi desidera godere di ragazze di età diversa. Chi ha il diritto di mangiare il frutto di un albero, può ovviamente coglierlo quando è verde o quando è maturo, secondo ciò che gli suggerisce il suo gusto. Ma mi obietterete, vi è un'età nella quale il comportamento dell'uomo nuocerà alla salute della ragazza. Questa considerazione è priva di qualsiasi valore. Una volta accordato il diritto di proprietà sul godimento, tale diritto è indipendente dagli effetti prodotti dal godimento stesso; da questo istante, diviene indifferente che il godimento risulti vantaggioso o nocivo all'oggetto che deve sottomettervisi. Non vi ho forse già dimostrato che è legale piegare la volontà di una donna su questo punto e che, dal momento in cui essa ispira il desiderio del godimento, deve per ciò stesso sottomettervisi, mettendo da parte ogni sentimento egoista? La stessa cosa vale per la sua salute. Se i riguardi per la sua persona distruggono o indeboliscono il godimento di chi la desidera e ha il diritto di appropriarsene, le considerazioni circa l'età perdono ogni valore, poiché non ci interessa ciò che può provare l'individuo condannato dalla natura e dalla legge al momentaneo appagamento dei desideri dell'altro; si tratta soltanto di sapere ciò che conviene a chi prova il desiderio».<br />Secondariamente, Freud ci ha avvertito che l'Es, il crogiuolo delle passioni, ospita pulsioni sessuali e di morte; e che conveniva allearci con l'Io, la parte «civile», sebbene ipocrita, della persona, pur di non lasciare libero sfogo alle passioni (ovviamente, Freud escludeva di ripristinare il dominio sulle passioni della ragione, l'istanza morale, il Super-Io...). Ma i suoi discepoli, che utilizzarono il suo pansessualismo per giustificare la rivoluzione sessuale (Wilhelm Reich su tutti) aprirono il cancello delle pulsioni; e, insieme alla libido, uscì thanatos, la pulsione di morte.<br />E ora siamo giunti alla triste e patetica storia di Carol Maltesi. Una storia italiana del 2022.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49415754</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2022 23:01:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49415754/la_tragedia_della_pornostar_italiana_fatta_a_pezzi_dal_vicino_di_casa_durante_un_gioco_erotico.mp3" length="8485451" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Pornografia, la verità oltre l'apparenza ➜ https://www.youtube.com/watch?v=smY2reiDv_M&#13;
&#13;
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6974&#13;
&#13;
LA TRAGEDIA DELLA PORNOSTAR ITALIANA FATTA A PEZZI DAL VICINO DURANTE UN ''GIOCO''...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Pornografia, la verità oltre l'apparenza ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=smY2reiDv_M" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=smY2reiDv_M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6974" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6974</a><br /><br />LA TRAGEDIA DELLA PORNOSTAR ITALIANA FATTA A PEZZI DAL VICINO DURANTE UN ''GIOCO'' EROTICO di Roberto Marchesini<br />Una recente storia italiana, quella di Carol Maltesi, in arte Charlotte Angie. Ex commessa di un negozio di profumeria, giovanissima, solo 26 anni e un figlio.<br />Avete presente il lockdown? La geniale misura che, impedendoci di abbracciarci per quindici giorni, avrebbe salvato la vita a milioni di italiani e sconfitto il SARS-COV2? Quando le piattaforme pornografiche erano diventate gratuite e avevano aumentato vertiginosamente gli accessi? Proprio allora la giovane mamma Carol aveva cominciato a pubblicare video pornografici su Only Fans (che, dopo questa storia, avrà moltiplicato gli iscritti), un social network al quale si accede a pagamento. Aveva avuto successo, la ragazza; tanto da esibirsi in locali notturni e da pensare di cominciare una carriera da porno attrice professionista.<br />Ecco un perfetto ritratto dell'Italia del 2020: abbiamo una ragazza madre che si prostituisce sui social media; forse per vincere l'angoscia del lockdown, forse per guadagnare qualcosa mentre il negozio nel quale lavorava era chiuso.<br />A fine gennaio si è accordata con un vicino di casa, con il quale aveva avuto una relazione «aperta»: insieme avrebbero girato dei nuovi video. Stando alle ricostruzioni, il vicino (fotografo e food-blogger) le avrebbe legato i polsi al palo per la lap-dance e un sacchetto sulla testa. Poi l'avrebbe uccisa. Tralascio le modalità dell'omicidio e la miserevole fine del cadavere della ragazza.<br />Rileggo quanto ho scritto, con tutte quelle parole inglesi moderne. Quando avevo l'età di Carol, queste parole neppure esistevano. Ora è la vita quotidiana di migliaia di giovani italiani: il covid, i social-media, una sessualità perversa che non ha nulla a che fare né con l'amore, né con il piacere. Una sessualità disperata, mortifera, che non ha nulla a che fare con la gioia e il dono di sé. È l'esito necessario della rivoluzione sessuale.<br /><br />LA PRIMA RIVOLUZIONE SESSUALE<br />Come i lettori della Nuova Bussola sanno, la prima rivoluzione sessuale risale all'estate del 1816. Quando i due poeti inglesi George Byron e Percy Bysshe Shelley, con il medico-segretario-amante di Byron, John William Polidori, trascorsero circa un mese in compagnia di due giovanissime sorellastre, Mary Wallstonecraft e Claire Clairmont. Il progetto era quello di costituire una società segreta, sulle orme degli Illuminati di Baviera, per la rivoluzione sessuale; trascorsero circa un mese tra sedute spiritiche, racconti di fantasmi e orge incestuose e promiscue. Alla fine del periodo di vacanze, esausti e, probabilmente, mortalmente annoiati, decisero di intraprendere un concorso letterario. Gli unici che riuscirono a scrivere qualcosa di sensato furono Mary e Polidori, che scrissero rispettivamente Frankenstein e Il vampiro. Così la prima rivoluzione sessuale produsse, oltre a una serie di suicidi: quello di Fanny, sorella di Mary e Claire, che si tolse la vita a 22 anni con il laudano perché era stata lasciata a casa ed esclusa dall'avventura; e Harriett, moglie di Shelley, che si suicidò a 21 anni gettandosi nel fiume Serpentine. Shelley, a questo punto libero, poté sposare Mary. Anche Polidori si uccise nel 1821, a 26 anni. La prima rivoluzione sessuale, tuttavia, produsse anche la nascita della letteratura horror. Da allora, rivoluzione sessuale e orrore, sono inscindibilmente uniti.<br />La cosa ha un senso, da diversi punti di vista.<br />Innanzitutto, la rivoluzione sessuale significa il rifiuto delle leggi morali che riguardano la sessualità. La legge morale, tuttavia, ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>531</itunes:duration><itunes:keywords>byron,charlotteangie,droga,pornografia,shelley,suicidi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/28913d7d9fb5f9395d3cb544b38480a4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultima follia di Saviano: legalizzare la prostituzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultima-follia-di-saviano-legalizzare-la-prostituzione--49331616</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6966" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6966</a><br /><br />L'ULTIMA FOLLIA DI SAVIANO: LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE di Fabrizio Cannone<br />Regolare i sex workers per evitare abusi (e la deriva nel narcotraffico). Dietro questo titolo piuttosto ambiguo, lo scrittore (e tuttologo) Roberto Saviano chiede, dal sito del Corriere della Sera, la legalizzazione della prostituzione. A seguito di quanto avviene già in alcuni paesi del nord, come la Germania e l'Olanda.<br />Secondo Saviano, inoltre, «è sbagliato parlare di prostituzione, bisogna porre l'accento sul fatto che si tratta di una vera e propria categoria professionale». Il bordello legale, quindi, non sarebbe la triste reliquia di un'altra epoca, superata e archiviata dalla legge Merlin del 1958, ma sarebbe il futuro radioso verso cui dovremmo dirigerci. Legge Merlin, lo ricordiamo, che condannava non solo lo sfruttamento, ma anche il "favoreggiamento della prostituzione". Favoreggiamento che ci può essere anche in chi esalta, legittima e giustifica proprio il "sex work".<br />La regolamentazione della prostituzione, come la intende Saviano, servirebbe «proprio per evitare abusi», che sono possibili «in tutte le relazioni di potere». In più, come se non bastasse, l'autore di Gomorra non ha perso l'occasione per tirare in ballo la Chiesa: rea di adottare da sempre, in Italia, una «longa manus» e un «approccio paternalistico» verso la prostituzione. Approccio che, sempre secondo Saviano, avrebbe un «annesso giudizio morale», verso «una professione che ancora oggi non può essere riconosciuta ma solo stigmatizzata». Si parla di stigma, dunque, quando invece ben sappiamo che si tratta semplicemente di buon senso e civiltà e non di arcaici pregiudizi e tabù.<br />Le parole di Saviano non sono però rimaste senza risposta, arrivata in modo piccato da Marina Terragni, femminista da anni in prima linea per difendere le donne, che ha commentato la follia dello sdoganamento della prostituzione. [...] Secondo il pezzo, addirittura «Saviano non ne imbrocca una» quando parla di donne. E quest'ultima uscita sulla prostituzione legale non fa eccezione.<br />Secondo la Terragni, infatti, la prostituzione legale, dietro l'apparenza del rispetto di un formale contratto di lavoro, nasconde in realtà, «il supposto diritto maschile a disporre di carne femminile a pagamento per un sesso di scarica, o per dimenticare le frustrazioni o per esercitare il proprio dominio».<br />Saviano quindi, nelle sue proposte à la page, dimostrerebbe una «misoginia imperdonabile». Misoginia che ignora, o fa finta di ignorare, «lo schifo che prova una donna per gli uomini che pagano per stuprarla; i farmaci e le sostanze che butta giù per riuscire a sopportare quelle mani e quei genitali e quelle bocche 'libere' di farle di tutto».<br />Nei Paesi dove è stata legalizzata, aggiunge la Terragni, la prostituzione è divenuta presto una «tratta delle schiave sessuali». Con cui «le mafie di tutto il mondo fanno affari con la carne femminile».<br />Possibile che il nostro avanguardista, sempre in prima linea proprio contro la criminalità organizzata, non se ne accorga? La stessa Monica Sergentini, firma proprio del Corriere della Sera, ha dichiarato con un tweet (poi rimosso) il suo stupore nel leggere sul suo giornale le proposte regressive di Saviano.<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Prostituzione legale: Saviano scivola e legittima il male" spiega che la prostituzione è un male che intacca il bene comune e quindi lo Stato non può legalizzarla. Tra l'altro le mafie farebbero affari d'oro, proprio come accade nei settori leciti dell'edilizia o dei rifiuti.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 aprile 2022:<br />Uno dei refrain del pensiero liberale e radicale è la legalizzazione della prostituzione. Il chiodo fisso dei progressisti è sostanzialmente rendere legittimo il male, qualificare come diritto qualsiasi delitto. Ecco allora che Roberto Saviano, uno dei sacerdoti più noti della Chiesa liberal, torna sul tema e chiede, dalle colonne di Sette del Corriere della Sera, di "Regolarizzare i sex workers per evitare abusi (e la deriva nel narcotraffico)", questo il titolo dell'articolo.<br />Veniamo al nocciolo della questione. Il primo punto, un classico dei radicali già visto con cannabis, aborto, eutanasia, è il seguente: legalizzare toglie mercato al malaffare. La mancanza di regolamentazione «dà vita a sfruttamento, dolore, alimenta criminalità e illegalità», scrive il Nostro.<br />Il secondo punto stigmatizza un approccio da Stato etico: l'ordinamento giuridico non dovrebbe esprimere giudizi morali, ma solo regolamentare le libertà altrui: «L'approccio è sempre paternalistico, come se l'attenzione fosse tutta focalizzata su come si dovrebbe vivere, con annesso giudizio morale, piuttosto che sul provare - e magari riuscirci - a regolamentare una professione che ancora oggi non può essere riconosciuta ma solo stigmatizzata». Dunque la prostituzione è un lavoro come un altro e come tale ha bisogno di regole.<br />Rispondiamo ai due punti di cui sopra, partendo dal secondo. Innanzitutto mai è lecito legittimare il male, ossia riconoscere come diritto ciò che è moralmente riprovevole. Vendere il proprio corpo, liberamente o peggio per costrizione, è sempre un'azione intrinsecamente malvagia perché l'esercizio delle proprie facoltà sessuali esprimono la donazione totale della persona e laddove c'è donazione, c'è gratuità, non compravendita. La donna vende la totalità della propria persona, non solo il proprio corpo.<br />A differenza dell'approccio materialista e antipersonalista di Saviano, avere rapporti sessuali non è come tinteggiare casa. Pagare una donna per aver rapporti sessuali non è come pagare un imbianchino per dare una rinfrescata al soffitto del soggiorno, perché la sessualità coinvolge tutta la persona, corpo e anima, e quei gesti, chiamati guarda caso "intimi" perché riguardano la parte più recondita della persona, sono connaturati ad un rapporto di amore e procreazione. Quindi hanno ragione di esistere solo con chi si ama volendo con lui o lei costruire una famiglia. Non si dà sesso senza amore e vita e non si dà amore e vita senza matrimonio.<br />Non è una convenzione, come pensa il veteromarxista Saviano, una sovrastruttura clericale e borghese, un lascito stantio della storia, ma un dato antropologico, ossia connesso ontologicamente e dunque metafisicamente con la persona stessa. Pensare che la prostituzione sia un lavoro come un altro significa perciò avallare uno sguardo empirista sulla persona che porta alla reificazione della donna, vuol dire dunque avallare la prostituzione, la tratta delle donne.<br />La prostituzione, poi, non è uno di quei mali morali che non intaccano gravemente il bene comune - come una menzogna detta ad un amico - bensì lo aggrediscono in modo significativo perché svilisce la persona che fa commercio di sé, contribuisce ad una visione edonistica e ludica del sesso, corrompe le famiglie minando i vincoli di fedeltà, espone a seri rischi la salute pubblica (non esiste solo il Coronavirus ma anche tanti altri virus venerei).<br />Di fronte ad una condotta che lede gravemente il bene comune l'ordinamento giuridico può vietarla e quindi sanzionarla oppure tollerarla. La tolleranza è da preferire ogni qual volta il divieto e la sanzione provocherebbero più danni di quelli che si vogliono evitare. È proprio il caso della prostituzione che nel nostro Paese non è qualificata come reato perché il più delle volte le prostitute sono schiave di individui senza scrupoli. Mettere in carcere una persona che non è già libera non avrebbe senso. Corretto invece perseguire, come fa il nostro ordinamento, chi induce e sfrutta la prostituzione.<br />È un approccio da Stato etico? Tutti gli Stati sono inevitabilmente etici perché laddove c'è una norma c'è una scelta e laddove c'è una scelta questa è orientata verso alcuni fini, cioè verso alcuni beni. Anche la proposta di Saviano di legalizzare la prostituzione è etica - poi occorre verificare se è una buona o cattiva etica - perché crede che sia bene (ecco l'elemento morale) togliere questo commercio alla malavita. E se passasse la sua proposta, questo modo di vedere la prostituzione sarebbe imposto ai dissenzienti. Tutte le discipline normative sono coercitive, nel senso che impongono ai cittadini la visione dello Stato come migliore soluzione per la collettività.<br />Passiamo al secondo punto: legalizzare la prostituzione toglierebbe mercato alla malavita. In primo luogo anche se fosse così comunque lo Stato non potrebbe legittimare ciò che è illegittimo perché sarebbe azione intrinsecamente malvagia e mai si può compiere il male anche a fin di bene, anche in vista di grandi utilità. Ma poi in realtà questo bene è fittizio, illusorio. Rendendo legittimo il meretricio questo si diffonderebbe, il giro di affari aumenterebbe e dunque farebbe ancor più gola proprio a quelle mafie di cui parla Saviano. Così capita in quei Paesi dove la prostituzione è legale. Il male per eliminarlo deve essere combattuto non favorito: legalizzare significherebbe consegnare in mano ai delinquenti strumenti giuridici per continuare i loro sporchi traffici.<br />È poi sotto gli occhi di tutti che le mafie si infiltrano nei negozi leciti: pensiamo al pizzo per i commercianti, al giro di appalti, all'edilizia, allo smaltimento di rifiuti, etc. in realtà non c'è attività lucrosa legittima indenne dalle loro attenzioni. Ciò che è legale non fa paura alle mafie, anzi. È il caso del contrabbando di sigarette (giusto l'altro giorno sono stati sequestrati a Napoli 117 Kg di sigarette di contrabbando) che continua a essere praticato nonostante la vendita legale di tabacchi. Il clandestino, il nero si somma sempre al legale.<br />E dunque la prostituzione clandestina]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49331616</guid><pubDate>Tue, 05 Apr 2022 19:51:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49331616/l_ultima_follia_di_saviano_legalizzare_la_prostituzione.mp3" length="14063977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6966&#13;
&#13;
L'ULTIMA FOLLIA DI SAVIANO: LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE di Fabrizio Cannone&#13;
Regolare i sex workers per evitare abusi (e la deriva nel narcotraffico). Dietro questo titolo piuttosto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6966" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6966</a><br /><br />L'ULTIMA FOLLIA DI SAVIANO: LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE di Fabrizio Cannone<br />Regolare i sex workers per evitare abusi (e la deriva nel narcotraffico). Dietro questo titolo piuttosto ambiguo, lo scrittore (e tuttologo) Roberto Saviano chiede, dal sito del Corriere della Sera, la legalizzazione della prostituzione. A seguito di quanto avviene già in alcuni paesi del nord, come la Germania e l'Olanda.<br />Secondo Saviano, inoltre, «è sbagliato parlare di prostituzione, bisogna porre l'accento sul fatto che si tratta di una vera e propria categoria professionale». Il bordello legale, quindi, non sarebbe la triste reliquia di un'altra epoca, superata e archiviata dalla legge Merlin del 1958, ma sarebbe il futuro radioso verso cui dovremmo dirigerci. Legge Merlin, lo ricordiamo, che condannava non solo lo sfruttamento, ma anche il "favoreggiamento della prostituzione". Favoreggiamento che ci può essere anche in chi esalta, legittima e giustifica proprio il "sex work".<br />La regolamentazione della prostituzione, come la intende Saviano, servirebbe «proprio per evitare abusi», che sono possibili «in tutte le relazioni di potere». In più, come se non bastasse, l'autore di Gomorra non ha perso l'occasione per tirare in ballo la Chiesa: rea di adottare da sempre, in Italia, una «longa manus» e un «approccio paternalistico» verso la prostituzione. Approccio che, sempre secondo Saviano, avrebbe un «annesso giudizio morale», verso «una professione che ancora oggi non può essere riconosciuta ma solo stigmatizzata». Si parla di stigma, dunque, quando invece ben sappiamo che si tratta semplicemente di buon senso e civiltà e non di arcaici pregiudizi e tabù.<br />Le parole di Saviano non sono però rimaste senza risposta, arrivata in modo piccato da Marina Terragni, femminista da anni in prima linea per difendere le donne, che ha commentato la follia dello sdoganamento della prostituzione. [...] Secondo il pezzo, addirittura «Saviano non ne imbrocca una» quando parla di donne. E quest'ultima uscita sulla prostituzione legale non fa eccezione.<br />Secondo la Terragni, infatti, la prostituzione legale, dietro l'apparenza del rispetto di un formale contratto di lavoro, nasconde in realtà, «il supposto diritto maschile a disporre di carne femminile a pagamento per un sesso di scarica, o per dimenticare le frustrazioni o per esercitare il proprio dominio».<br />Saviano quindi, nelle sue proposte à la page, dimostrerebbe una «misoginia imperdonabile». Misoginia che ignora, o fa finta di ignorare, «lo schifo che prova una donna per gli uomini che pagano per stuprarla; i farmaci e le sostanze che butta giù per riuscire a sopportare quelle mani e quei genitali e quelle bocche 'libere' di farle di tutto».<br />Nei Paesi dove è stata legalizzata, aggiunge la Terragni, la prostituzione è divenuta presto una «tratta delle schiave sessuali». Con cui «le mafie di tutto il mondo fanno affari con la carne femminile».<br />Possibile che il nostro avanguardista, sempre in prima linea proprio contro la criminalità organizzata, non se ne accorga? La stessa Monica Sergentini, firma proprio del Corriere della Sera, ha dichiarato con un tweet (poi rimosso) il suo stupore nel leggere sul suo giornale le proposte regressive di Saviano.<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Prostituzione legale: Saviano scivola e legittima il male" spiega che la prostituzione è un male che intacca il bene comune e quindi lo Stato non può legalizzarla. Tra l'altro le mafie farebbero affari d'oro, proprio come accade nei settori leciti dell'edilizia o dei rifiuti.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 aprile 2022:<br />Uno dei refrain del pensiero liberale e radicale è la legalizzazione della prostituzione. Il chiodo fisso dei progressisti è...]]></itunes:summary><itunes:duration>879</itunes:duration><itunes:keywords>contrabbando,leggemerlin,prostituzione,saviano,sfruttamento,sostanze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f1de90860ee2e6fe6a6dd80dae9c611f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La correzione fraterna non è un optional</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-correzione-fraterna-non-e-un-optional--48914867</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6915" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6915</a><br /><br />LA CORREZIONE FRATERNA NON E' UN OPTIONAL di Padre Angelo Bellon<br />Caro Padre Angelo,<br />Sono già in possesso di qualche nozione generale riguardo alla correzione fraterna, ma non posso negare di avere qualche dubbio.<br />Per questo le chiedo: cos'è la correzione fraterna?<br />Quando deve essere fatta? Come deve essere fatta? Potrebbe spiegarmi anche le possibili limitazioni?<br />La ringrazio per la sua disponibilità, le assicuro le mie preghiere e le auguro una buona giornata.<br />Michele<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Caro Michele,<br />per correzione fraterna s'intende l'aiuto dato al prossimo che a motivo di qualche suo peccato o difetto corre il rischio di danneggiare se stesso o il prossimo.<br />Già in nome della solidarietà umana si è tenuti a correggere chi sbaglia.<br />Ma questo aiuto diventa per i cristiani una forma particolare di carità.<br />Dice Gesù: "Se il tuo fratello commette una colpa, va e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche costoro, dillo all'assemblea; se poi non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano" (Mt 18,15-17).<br />S. Agostino: "Se trascuri di correggere, diventi peggiore di chi ha peccato" (De verbis Domini).<br />E S. Tommaso: "la correzione fraterna è un atto di carità superiore alla cura delle malattie del corpo e alle elemosine che tolgono le miserie esteriori" (Somma teologica, II-II, 33, 1).<br />La correzione fraterna non è un optional, ma un dovere di carità.<br />Tuttavia è necessario essere prudenti. È un precetto morale positivo, che comanda di compiere un'azione.<br />A proposito di questi precetti va ricordato che obbligano sempre, ma non in ogni momento.<br />Pertanto si è tenuti, sì, a fare la correzione fraterna, ma non in ogni momento.<br />Scrive San Tommaso: "La correzione fraterna è di precetto. Si deve però notare che mentre i precetti negativi della legge proibiscono gli atti peccaminosi, i precetti affermativi inducono ad atti di virtù...<br />La correzione fraterna è ordinata all'emendazione dei fratelli... Non si deve correggere il fratello che sbaglia in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo" (Ib., II-II, 33, 2).<br />Perché si verifichi l'obbligo della correzione fraterna, che è grave se si tratta di colpe gravi per il singolo o di mali che pregiudicano il bene comune, si devono verificare varie condizioni.<br />I teologi le riassumono così:<br />- che la materia sia certa e manifesta. Non v'è l'obbligo se la materia è occulta, a meno che si tratti di un dovere del superiore nei confronti di un suddito;<br />- la necessità, e cioè che si preveda che senza correzione non vi può essere miglioramento.<br />- l'utilità, e cioè che vi sia speranza di buon esito. Se si prevede infatti che la correzione sarà controproducente, non si deve fare.<br />- la possibilità: che si possa fare senza grave molestia o pregiudizio di chi corregge. Non è motivo sufficiente per ometterla la previsione della momentanea indignazione di chi viene ripreso.<br />- l'opportunità: che venga fatta nel tempo, nel luogo e nel modo giusto. È lecito pertanto e anche doveroso attendere tempi migliori.<br />La correzione fraterna va fatta con dolcezza per non inasprire gli animi.<br />Dice S. Paolo: "Se qualcuno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo spirito, correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso per non cadere anche tu in tentazione" (Gal 6,1). E ancora: "Non riprendere l'anziano con durezza, ma esortalo come si fa con un padre" (1 Tm 5,1).<br />E S. Gregorio Magno: "I giusti, quando castigano severamente, non perdono la grazia della dolcezza interna" (Moralia, 24,10).<br />In una parola, va tenuto presente quanto diceva S. Francesco di Sales: che una goccia di miele attira più che un barile di aceto.<br />Va fatta dunque con carità, umiltà e prudenza.<br />La prudenza poi insegna a non fare con frequenza le osservazioni e, soprattutto, a non farle pubblicamente, secondo l'insegnamento del Signore, perché chi è ripreso non si senta umiliato davanti a tutti e sia tentato di risentimento.<br />Perché la correzione fraterna risulti fruttuosa è necessario avere le carte in regola secondo quanto ha detto il Signore: "Perché vuoi togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello, mentre nel tuo occhio vi è la trave?" (Mt 7,3).<br />S. Agostino dice che dobbiamo riflettere "per vedere se il vizio che vogliamo correggere negli altri non l'abbiamo avuto anche noi. E se non c'è più, che la correzione sia preceduta dalla misericordia e non dall'odio. Se poi ci accorgiamo di essere nel medesimo difetto, non rimproveriamo, ma piangiamo insieme e invitiamo gli altri a pentirsene con noi" (Ib.).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48914867</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 21:03:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48914867/la_correzione_fraterna_non_un_optional.mp3" length="6769728" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6915&#13;
&#13;
LA CORREZIONE FRATERNA NON E' UN OPTIONAL di Padre Angelo Bellon&#13;
Caro Padre Angelo,&#13;
Sono già in possesso di qualche nozione generale riguardo alla correzione fraterna, ma non posso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6915" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6915</a><br /><br />LA CORREZIONE FRATERNA NON E' UN OPTIONAL di Padre Angelo Bellon<br />Caro Padre Angelo,<br />Sono già in possesso di qualche nozione generale riguardo alla correzione fraterna, ma non posso negare di avere qualche dubbio.<br />Per questo le chiedo: cos'è la correzione fraterna?<br />Quando deve essere fatta? Come deve essere fatta? Potrebbe spiegarmi anche le possibili limitazioni?<br />La ringrazio per la sua disponibilità, le assicuro le mie preghiere e le auguro una buona giornata.<br />Michele<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Caro Michele,<br />per correzione fraterna s'intende l'aiuto dato al prossimo che a motivo di qualche suo peccato o difetto corre il rischio di danneggiare se stesso o il prossimo.<br />Già in nome della solidarietà umana si è tenuti a correggere chi sbaglia.<br />Ma questo aiuto diventa per i cristiani una forma particolare di carità.<br />Dice Gesù: "Se il tuo fratello commette una colpa, va e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche costoro, dillo all'assemblea; se poi non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano" (Mt 18,15-17).<br />S. Agostino: "Se trascuri di correggere, diventi peggiore di chi ha peccato" (De verbis Domini).<br />E S. Tommaso: "la correzione fraterna è un atto di carità superiore alla cura delle malattie del corpo e alle elemosine che tolgono le miserie esteriori" (Somma teologica, II-II, 33, 1).<br />La correzione fraterna non è un optional, ma un dovere di carità.<br />Tuttavia è necessario essere prudenti. È un precetto morale positivo, che comanda di compiere un'azione.<br />A proposito di questi precetti va ricordato che obbligano sempre, ma non in ogni momento.<br />Pertanto si è tenuti, sì, a fare la correzione fraterna, ma non in ogni momento.<br />Scrive San Tommaso: "La correzione fraterna è di precetto. Si deve però notare che mentre i precetti negativi della legge proibiscono gli atti peccaminosi, i precetti affermativi inducono ad atti di virtù...<br />La correzione fraterna è ordinata all'emendazione dei fratelli... Non si deve correggere il fratello che sbaglia in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo" (Ib., II-II, 33, 2).<br />Perché si verifichi l'obbligo della correzione fraterna, che è grave se si tratta di colpe gravi per il singolo o di mali che pregiudicano il bene comune, si devono verificare varie condizioni.<br />I teologi le riassumono così:<br />- che la materia sia certa e manifesta. Non v'è l'obbligo se la materia è occulta, a meno che si tratti di un dovere del superiore nei confronti di un suddito;<br />- la necessità, e cioè che si preveda che senza correzione non vi può essere miglioramento.<br />- l'utilità, e cioè che vi sia speranza di buon esito. Se si prevede infatti che la correzione sarà controproducente, non si deve fare.<br />- la possibilità: che si possa fare senza grave molestia o pregiudizio di chi corregge. Non è motivo sufficiente per ometterla la previsione della momentanea indignazione di chi viene ripreso.<br />- l'opportunità: che venga fatta nel tempo, nel luogo e nel modo giusto. È lecito pertanto e anche doveroso attendere tempi migliori.<br />La correzione fraterna va fatta con dolcezza per non inasprire gli animi.<br />Dice S. Paolo: "Se qualcuno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo spirito, correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso per non cadere anche tu in tentazione" (Gal 6,1). E ancora: "Non riprendere l'anziano con durezza, ma esortalo come si fa con un padre" (1 Tm 5,1).<br />E S. Gregorio Magno: "I giusti, quando castigano severamente, non perdono la grazia della dolcezza interna" (Moralia, 24,10).<br />In una...]]></itunes:summary><itunes:duration>424</itunes:duration><itunes:keywords>carità,correzionefraterna,dolcezza,miele,speranza,virtù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7ed654c8d847b73596a869deda4c70c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il referendum dei radicali a favore della droga è una frode</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-referendum-dei-radicali-a-favore-della-droga-e-una-frode--48253341</link><description><![CDATA[VIDEO: "No" ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qcwkCFXdQv4&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=qcwkCFXdQv4&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6873" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6873</a><br /><br />IL REFERENDUM DEI RADICALI A FAVORE DELLA DROGA E' UNA FRODE di Manuela Antonacci<br />Accanto alla battaglia sul suicidio assistito, i Radicali stanno promuovendo anche la depenalizzazione della coltivazione della cannabis e di qualsiasi altro stupefacente compreso l'oppio, la coca e i funghi allucinogeni.<br />Una proposta che non va certo a braccetto con l'aumento del numero dei minori che, negli ultimi anni, sono risultati dediti al consumo di droga. Per non parlare, poi, del ruolo dello Stato che dovrebbe occuparsi di contrastare in maniera efficace il fenomeno, mentre la liberalizzazione della coltivazione della cannabis contrasta fortemente con tutto questo.<br />Come al solito, i primi a pagarne le conseguenze sarebbero proprio i minori, considerato che, com'è noto, le cosiddette "droghe leggere" creano dipendenza. Un aspetto sottolineato da molti studi. Citiamo uno degli interventi più recenti, quello del neurochirurgo Arnaldo Benini, pubblicato nel febbraio del 2019 sul Sole 24 Ore, a proposito della cannabis e degli effetti che produrrebbe la sua legalizzazione. Riportiamo uno stralcio della sua disamina, per avere un quadro completo dello scenario inquietante che si aprirebbe in Italia. «Nei paesi in cui la marijuana è stata legalizzata - si legge - il consumo è di molto salito, anche perché la diffusione ne ha abbassato il prezzo. Parallelamente è aumentato il numero d'incidenti stradali mortali dovuti alla condizione mentale da THC [Delta-9-tetraidrocannabinolo: il più importante principio attivo contenuto nella cannabis n.d.r.]».<br />«Il consumo aumenta soprattutto fra i giovani - sottolinea Benini - e il suo effetto nocivo è più forte, perché agisce sui cervelli in via di sviluppo. La convinzione che la marijuana distolga da droghe più potenti e rischiose, è smentita: la legalizzazione negli Stati Uniti, nel 1970, fu sospesa per l'enorme aumento del consumo di cocaina. Dal 2010, nei paesi dove è liberalizzata la marijuana, il numero di decessi per overdose di oppiacei è cresciuto. Nel 2017 il 7.5% della popolazione americana fra i 18 e i 25 anni soffriva di serie malattie mentali, il doppio di dieci anni prima. Dal 2006, il numero di ricoveri per psicosi in Usa è aumentato in proporzione all'aumento del consumo di marijuhana."<br />Un altro aspetto grave della questione, poi, è che la legalizzazione della cannabis indurrebbe a credere che si tratti di una sostanza innocua, addirittura approvata dallo stato e ciò non corrisponde ad alcuna verità scientifica oltre al fatto che ne spingerebbe al consumo.<br />Per non parlare poi delle assurde conseguenze a cui si assisterebbe se passasse la parte del quesito referendario relativo all'eliminazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida in relazione all'uso e alla detenzione non penalmente rilevante. Come fa notare Alfredo Mantovano in un suo intervento pubblicato su Il Foglio e poi ripreso da il Centro Studi Rosario Livatino: "Il che vuol dire che non solo chi abbia fumato uno spinello, ma anche chi si sia strafatto di cocaina non avrà problemi nel porsi alla guida di un veicolo. I promotori del referendum dovranno poi spiegare come mai se vado a cena da amici e bevo un paio di bicchieri di vino non posso rientrare a casa conducendo la mia auto, per via delle pesanti - e giustificate - sanzioni alla guida in stato di ebbrezza; se invece sniffo coca non ho problemi. Una frode con effetti criminali".<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Manuela Antonacci, ha intervistato il magistrato Alfredo Mantovano che ha definito, senza giri di parole, il referendum sulla cannabis legale una "frode da etichetta".<br />Ecco l'intervista completa pubblicata su Provita & Famiglia il 10 gennaio 2022:<br />Il 'referendum cannabis legale' promosso dai radicali, Lei l'ha definito una "frode da etichetta", ci spiega Perché?<br />«Perché c'è una denominazione data dal comitato promotore a cui non corrisponde il contenuto del quesito referendario. Nel senso che il quesito referendario, quindi quello che andrà, se la Corte Costituzionale lo riterrà possibile, sulla scheda consegnata nelle mani degli elettori, prevede l'abrogazione di qualsiasi tipo di sanzione detentiva (quindi resta solo la multa) per la coltivazione di qualsiasi tipo di droga, quindi non soltanto cannabis o le droghe contenute nelle tabelle cosiddette "leggere", ma anche gli oppiacei e la coca. Poi è prevista l'eliminazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per chi è condannato per reati di droga, qualsiasi tipo di droga. E, inoltre, da ultimo, viene dichiarato legale il traffico delle sostanze oggi ritenute impropriamente leggere, in primis la cannabis. Quindi è il caso di chiamare le cose col loro nome e di parlare di referendum droga legale e non referendum cannabis legale»<br />Il quesito referendario è ingannevole?<br />«Più che il quesito referendario è ingannevole l'oggetto indicato. Nel senso che poi è difficile che la gente vada a prendersi i disegni di legge indicati, ma le persone sono orientate nella loro scelta da quello che viene indicato come oggetto. Tant'è vero che la Corte di Cassazione che ha voce in capitolo proprio nella verifica della fedeltà dell'oggetto, ancora si deve pronunciare. La prossima seduta sarà lunedì, ma ci sono dei rilievi formulati proprio sulla denominazione "cannabis legale". Quindi è molto probabile che l'oggetto sarà precisato».<br />Il cavallo di Troia, per arrivare alla legalizzazione tout court, è oggi rappresentato dagli usi medici della cannabis come palliativo. Se vincessero i sì al referendum sulla cannabis, davvero si risolverebbero le restrizioni sulle cure palliative?<br />«È totalmente falso. Le cure palliative purtroppo non funzionano perché la legge che le prevede, la legge 38 del 2010, non è mai stata adeguatamente finanziata. Per cui mancano, perlomeno in numero adeguato, le scuole di formazione, sia per i medici, sia per il personale sanitario palliativista. Non c'entra niente la disponibilità della cannabis che già c'è. Ma c'è molto di più. E' nella pratica medica da sempre, l'utilizzo della morfina. Sappiamo che la morfina è ricavata dall'oppio e quindi ha una catalogazione di maggiore gravità rispetto alla cannabis. Per cui se vengono utilizzate queste sostanze, quando lo ritengono opportuno i medici, per lenire il dolore, significa che è già possibile questo. Sostenere il contrario è dire una cosa che non ha nessun fondamento nella prassi quotidiana».<br />Di fronte a tutto questo c'è l'assordante silenzio del governo. Eppure, c'è un Dipartimento Antidroga, che fa capo alla Presidenza del Consiglio che fornisce dati ufficiali e importanti sui danni della cannabis. Vogliamo commentare?<br />«Io distinguerei due aspetti: il Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, ogni anno pubblica una relazione che è rinvenibile sul sito del Dipartimento stesso ed è una relazione molto ampia, completa e dettagliata. Certo non si fa mistero dei danni relativi alla cannabis e della correlazione di questi danni con comportamenti criminali ed incidenti stradali ecc. Quindi il Dipartimento negli anni, ha fatto sempre delle relazioni molto puntuali. Quello che a me sconcerta e come Centro Studi Livatino abbiamo detto pubblicamente, è che il presidente del consiglio ha annunciato che, nel giudizio di ammissibilità davanti alla Corte Costituzionale, di questo referendum, come di quello sull'omicidio del consenziente, il governo non si costituirà per sostenere le ragioni di non ammissibilità e, anzi, la stessa presidenza del consiglio ha fatto di più: ha in qualche modo vantato di aver spostato in avanti il termine per la raccolta delle firme che se fosse stato quello di legge, previsto prima dell'intervento del governo, sarebbe dovuto essere il 30 settembre. Al 30 settembre, le firme per il referendum sulla droga non c'erano, nonostante la raccolta online. La proroga del governo, che non ha precedenti, ha reso possibile superare le 500.000 firme. Per cui, se oggi abbiamo questo referendum è perché il governo ha fatto questa scelta ed è una scelta che va in controtendenza rispetto a quello che lo stesso dipartimento antidroga da sempre denuncia come un pericolo».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48253341</guid><pubDate>Tue, 11 Jan 2022 20:38:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48253341/il_referendum_dei_radicali_a_favore_della_droga_una_frode.mp3" length="10137644" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: "No" ➜ https://www.youtube.com/watch?v=qcwkCFXdQv4&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6873

IL REFERENDUM DEI RADICALI A FAVORE DELLA DROGA E' UNA FRODE di Manuela Antonacci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: "No" ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qcwkCFXdQv4&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=qcwkCFXdQv4&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6873" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6873</a><br /><br />IL REFERENDUM DEI RADICALI A FAVORE DELLA DROGA E' UNA FRODE di Manuela Antonacci<br />Accanto alla battaglia sul suicidio assistito, i Radicali stanno promuovendo anche la depenalizzazione della coltivazione della cannabis e di qualsiasi altro stupefacente compreso l'oppio, la coca e i funghi allucinogeni.<br />Una proposta che non va certo a braccetto con l'aumento del numero dei minori che, negli ultimi anni, sono risultati dediti al consumo di droga. Per non parlare, poi, del ruolo dello Stato che dovrebbe occuparsi di contrastare in maniera efficace il fenomeno, mentre la liberalizzazione della coltivazione della cannabis contrasta fortemente con tutto questo.<br />Come al solito, i primi a pagarne le conseguenze sarebbero proprio i minori, considerato che, com'è noto, le cosiddette "droghe leggere" creano dipendenza. Un aspetto sottolineato da molti studi. Citiamo uno degli interventi più recenti, quello del neurochirurgo Arnaldo Benini, pubblicato nel febbraio del 2019 sul Sole 24 Ore, a proposito della cannabis e degli effetti che produrrebbe la sua legalizzazione. Riportiamo uno stralcio della sua disamina, per avere un quadro completo dello scenario inquietante che si aprirebbe in Italia. «Nei paesi in cui la marijuana è stata legalizzata - si legge - il consumo è di molto salito, anche perché la diffusione ne ha abbassato il prezzo. Parallelamente è aumentato il numero d'incidenti stradali mortali dovuti alla condizione mentale da THC [Delta-9-tetraidrocannabinolo: il più importante principio attivo contenuto nella cannabis n.d.r.]».<br />«Il consumo aumenta soprattutto fra i giovani - sottolinea Benini - e il suo effetto nocivo è più forte, perché agisce sui cervelli in via di sviluppo. La convinzione che la marijuana distolga da droghe più potenti e rischiose, è smentita: la legalizzazione negli Stati Uniti, nel 1970, fu sospesa per l'enorme aumento del consumo di cocaina. Dal 2010, nei paesi dove è liberalizzata la marijuana, il numero di decessi per overdose di oppiacei è cresciuto. Nel 2017 il 7.5% della popolazione americana fra i 18 e i 25 anni soffriva di serie malattie mentali, il doppio di dieci anni prima. Dal 2006, il numero di ricoveri per psicosi in Usa è aumentato in proporzione all'aumento del consumo di marijuhana."<br />Un altro aspetto grave della questione, poi, è che la legalizzazione della cannabis indurrebbe a credere che si tratti di una sostanza innocua, addirittura approvata dallo stato e ciò non corrisponde ad alcuna verità scientifica oltre al fatto che ne spingerebbe al consumo.<br />Per non parlare poi delle assurde conseguenze a cui si assisterebbe se passasse la parte del quesito referendario relativo all'eliminazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida in relazione all'uso e alla detenzione non penalmente rilevante. Come fa notare Alfredo Mantovano in un suo intervento pubblicato su Il Foglio e poi ripreso da il Centro Studi Rosario Livatino: "Il che vuol dire che non solo chi abbia fumato uno spinello, ma anche chi si sia strafatto di cocaina non avrà problemi nel porsi alla guida di un veicolo. I promotori del referendum dovranno poi spiegare come mai se vado a cena da amici e bevo un paio di bicchieri di vino non posso rientrare a casa conducendo la mia auto, per via delle pesanti - e giustificate - sanzioni alla guida in stato di ebbrezza; se invece sniffo coca non ho problemi. Una frode con effetti criminali".<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Manuela Antonacci, ha intervistato il magistrato Alfredo Mantovano che ha definito, senza giri di...]]></itunes:summary><itunes:duration>634</itunes:duration><itunes:keywords>cannabis,drogheleggere,malattiementali,marijuana,referendum</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f7a4e5f3338ae3661523fef8f640fe8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Altro che partecipare... l'importante è vincere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/altro-che-partecipare-l-importante-e-vincere--47920770</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6821" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6821</a><br /><br />ALTRO CHE PARTECIPARE... L'IMPORTANTE E' VINCERE!<br />Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, spiega negli Esercizi spirituali quanto sia fondamentale lottare per la vittoria, anche perché chi perde nella vita non può accontentarsi di aver partecipato<br />di Corrado Gnerre<br />Tempo fa comparve un piccolo articolo su ilgiornale.it dal significativo titolo "Il rugby buonista che esulta per le sconfitte".<br />Sarcasticamente si commentava una sconfitta della nazionale italiana di rugby; sconfitta che, al di là delle previsioni, non era stata molto pesante. Giustamente l'autore faceva notare che è poco condivisibile il noto adagio di decourbertiana memoria: l'importante non è vincere, ma partecipare. No: l'importante è vincere e solo vincere. Perché? Perché la vita è così.<br />Prendendo spunto da questo, facciamo alcune riflessioni che possono servire per la nostra Fede.<br />Sant'Ignazio era un militare, ma prima di essere un militare, era un uomo pratico e molto attaccato alla concretezza. È famoso non solo per aver fondato il grande ordine religioso dei Gesuiti, ma anche per aver donato a tutti i cristiani quel capolavoro che sono gli Esercizi spirituali.<br />In realtà, questi Esercizi non furono solo farina del suo sacco; si trovava nella grotta di Manresa, dove stava meditando per essere davvero certo che il Signore lo chiamasse a diventare sacerdote, quando la Madonna gli apparve e gli ispirò (c'è chi dice: gli dettò) questi Esercizi. Basterebbe solo questo per capire quanto diversi e quanto molto più importanti siano questi Esercizi rispetto a tutti gli altri.<br /><br />I DUE STENDARDI<br />Ebbene, in questi Esercizi sant'Ignazio invita, per le meditazioni, a fare la cosiddetta 'composizione di luogo', cioè ad immaginare quanto più possibilmente i misteri che si vanno a contemplare, cercando di coinvolgere tutti i sensi. Per esempio, riguardo alla Natività, bisogna immaginare se la stalla fosse grande o piccola: quanto pungente era il freddo? quanto intenso l'odore della paglia?... Questo non per gioco, ma perché l'uomo è unione di spirito e di corpo; e più facilmente arriva alle vette più alte se conduce anche il corpo in questo viaggio. Il Cristianesimo non ha mai tollerato, né tollererà mai, alcun dualismo di sorta riguardo il rapporto corpo-anima.<br />Ma non è di questo che dobbiamo parlare, quanto di una meditazione in particolare degli Esercizi di sant'Ignazio, quella cosiddetta "dei due stendardi". Il Santo dice (provateci anche voi che state leggendo) di immaginare una vasta pianura. All'estremità di questa vi sono due città. Una è brutta, disordinata, sporca, chiassosa; l'altra è bella, ordinata, pulita, silenziosa. La prima è Babilonia; la seconda, Gerusalemme.<br />Fuori le mura di Babilonia c'è un mostro seduto su un trono fumante; il suo viso è terrificante, gli occhi fiammeggianti. È Satana che, sotto il suo stendardo infernale, chiama a raccolta i suoi.<br />Presso le mura di Gerusalemme, invece, c'è Gesù, bello, ordinato, pulito, che, sotto lo stendardo celestiale, chiama anche Lui a raccolta i suoi.<br />Ebbene, proprio nel vivo della meditazione, sant'Ignazio invita ognuno a porsi questa terribile domanda: e tu, sotto quale stendardo decidi di combattere?<br />Domanda terribile, a cui non si può sfuggire. Ma io, veramente, a quest'ora, terrei un servizio da fare... No! Devi rispondere! Ma io sono pacifista... No! Tu devi decidere per chi combattere!<br /><br />O CON ME, O CONTRO DI ME<br />Eh già! Perché il dramma è proprio qui: sant'Ignazio fa capire che se si decide di non decidere, se si decide di non schierarsi, già si è fatta una scelta, già si è scelto Satana.<br />E il motivo è molto semplice.<br />Non solo Gesù dice che chi non è con Lui è contro di Lui (Matteo 12), ma già nel Protovangelo i termini della questione sono chiarissimi. Dopo il peccato originale, Dio dice al serpente che avrebbe posto inimicizia tra lui e la Donna (l'Immacolata), tra la stirpe di Lei e la stirpe del serpente, tra coloro che si schiereranno sotto il manto della Vergine e coloro che si metteranno sotto colui che cercherà di rendere inutile la Redenzione. Dio non indica una terza stirpe, non c'è: o si è con Cristo o contro di Lui.<br />D'altronde chi vive nel peccato è come se dicesse al Crocifisso: che sei morto a fare? Potevi benissimo fare altro, per me inutilmente hai effuso il tuo sangue sulla croce. Che terribile responsabilità!<br />Ciò cosa significa? Che la storia non è una burletta. Che la vita è più seria di quanto possiamo immaginare. Dalle nostre scelte dipende il destino eterno di ognuno di noi; e la vita che viviamo è una scelta di campo, una battaglia. Guai a ritenerla un gioco dove basta solo partecipare.<br />I medievali che, pur con tanti limiti, hanno avuto il merito di incarnare queste convinzioni nella vita quotidiana, nei loro costumi e nelle loro manifestazioni culturali, quando giocavano erano convinti che valesse partecipare nella misura in cui era possibile la vittoria. Nel celebre Palio di Siena, per esempio, vince chi vince, e il secondo paradossalmente non arriva secondo, ma ultimo, nel senso che vince solo il primo e tutti gli altri è come se arrivassero ultimi.<br />E' nella modernità che nel gioco, nello sport, si fa strada la mentalità non solo di premiare il secondo, il terzo... ma anche di ritenere che "basterebbe partecipare".<br />Sciocchezze!<br />Immaginatevi le anime dannate che dicono: ma sì, che ci importa, abbiamo comunque partecipato. Loro che desidererebbero non essere mai nate.<br />Nel medioevo il gioco era metafora della vita; e la vita, cristianamente, è fatta per vincere e per conquistare il Paradiso.<br />Se non si taglia questo traguardo, a cosa serve la vita?<br /><br />Nota di BastaBugie: la celebre frase di Pierre de Coubertin (1863-1937), il creatore dei Giochi Olimpici moderni secondo la quale l'importante non è vincere, ma partecipare va spiegata bene. Questa è una frase che, a differenza di ciò che solitamente si dice, suona come una sorta di tradimento dello sport. Certo, dipende anche da come la si interpreta. Se per sport si intende il fatto che nessuno si deve sentire escluso e che già partecipare è molto importante, una frase di questo tipo va anche bene. D'altronde la frase di de Coubertin, ripresa dal vescovo episcopaliano Ethelbert Talbot (1848-1928), prosegue così: la cosa essenziale non è la vittoria, ma la certezza di essersi battuti bene. Ma se a questa frase si dà un'interpretazione massimalista, quasi di svilimento della tensione agonistica, quasi come se l'agonismo fosse secondario, allora diviene di fatto un tradimento dell'essenza dello sport.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47920770</guid><pubDate>Tue, 14 Dec 2021 21:07:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47920770/altro_che_partecipare_l_importante_vincere.mp3" length="8752945" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6821

ALTRO CHE PARTECIPARE... L'IMPORTANTE E' VINCERE!
Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, spiega negli Esercizi spirituali quanto sia fondamentale lottare per la vittoria, anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6821" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6821</a><br /><br />ALTRO CHE PARTECIPARE... L'IMPORTANTE E' VINCERE!<br />Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, spiega negli Esercizi spirituali quanto sia fondamentale lottare per la vittoria, anche perché chi perde nella vita non può accontentarsi di aver partecipato<br />di Corrado Gnerre<br />Tempo fa comparve un piccolo articolo su ilgiornale.it dal significativo titolo "Il rugby buonista che esulta per le sconfitte".<br />Sarcasticamente si commentava una sconfitta della nazionale italiana di rugby; sconfitta che, al di là delle previsioni, non era stata molto pesante. Giustamente l'autore faceva notare che è poco condivisibile il noto adagio di decourbertiana memoria: l'importante non è vincere, ma partecipare. No: l'importante è vincere e solo vincere. Perché? Perché la vita è così.<br />Prendendo spunto da questo, facciamo alcune riflessioni che possono servire per la nostra Fede.<br />Sant'Ignazio era un militare, ma prima di essere un militare, era un uomo pratico e molto attaccato alla concretezza. È famoso non solo per aver fondato il grande ordine religioso dei Gesuiti, ma anche per aver donato a tutti i cristiani quel capolavoro che sono gli Esercizi spirituali.<br />In realtà, questi Esercizi non furono solo farina del suo sacco; si trovava nella grotta di Manresa, dove stava meditando per essere davvero certo che il Signore lo chiamasse a diventare sacerdote, quando la Madonna gli apparve e gli ispirò (c'è chi dice: gli dettò) questi Esercizi. Basterebbe solo questo per capire quanto diversi e quanto molto più importanti siano questi Esercizi rispetto a tutti gli altri.<br /><br />I DUE STENDARDI<br />Ebbene, in questi Esercizi sant'Ignazio invita, per le meditazioni, a fare la cosiddetta 'composizione di luogo', cioè ad immaginare quanto più possibilmente i misteri che si vanno a contemplare, cercando di coinvolgere tutti i sensi. Per esempio, riguardo alla Natività, bisogna immaginare se la stalla fosse grande o piccola: quanto pungente era il freddo? quanto intenso l'odore della paglia?... Questo non per gioco, ma perché l'uomo è unione di spirito e di corpo; e più facilmente arriva alle vette più alte se conduce anche il corpo in questo viaggio. Il Cristianesimo non ha mai tollerato, né tollererà mai, alcun dualismo di sorta riguardo il rapporto corpo-anima.<br />Ma non è di questo che dobbiamo parlare, quanto di una meditazione in particolare degli Esercizi di sant'Ignazio, quella cosiddetta "dei due stendardi". Il Santo dice (provateci anche voi che state leggendo) di immaginare una vasta pianura. All'estremità di questa vi sono due città. Una è brutta, disordinata, sporca, chiassosa; l'altra è bella, ordinata, pulita, silenziosa. La prima è Babilonia; la seconda, Gerusalemme.<br />Fuori le mura di Babilonia c'è un mostro seduto su un trono fumante; il suo viso è terrificante, gli occhi fiammeggianti. È Satana che, sotto il suo stendardo infernale, chiama a raccolta i suoi.<br />Presso le mura di Gerusalemme, invece, c'è Gesù, bello, ordinato, pulito, che, sotto lo stendardo celestiale, chiama anche Lui a raccolta i suoi.<br />Ebbene, proprio nel vivo della meditazione, sant'Ignazio invita ognuno a porsi questa terribile domanda: e tu, sotto quale stendardo decidi di combattere?<br />Domanda terribile, a cui non si può sfuggire. Ma io, veramente, a quest'ora, terrei un servizio da fare... No! Devi rispondere! Ma io sono pacifista... No! Tu devi decidere per chi combattere!<br /><br />O CON ME, O CONTRO DI ME<br />Eh già! Perché il dramma è proprio qui: sant'Ignazio fa capire che se si decide di non decidere, se si decide di non schierarsi, già si è fatta una scelta, già si è scelto Satana.<br />E il motivo è molto semplice.<br />Non solo Gesù dice che chi non è con Lui è contro di Lui (Matteo 12), ma già nel Protovangelo i termini della questione sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>548</itunes:duration><itunes:keywords>combattere,esercizi,gesuiti,lottareperlavittoria,sant'ignazio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fbb05677bab441af01712696f35ad350.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vivere la SLA con ironia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vivere-la-sla-con-ironia--47726860</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6800" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6800</a><br /><br />VIVERE LA SLA CON IRONIA di Vanessa Gruosso<br />La 106° conferenza del Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese è stata davvero commovente. Nella calda serata di venerdì 30 luglio l'amico Alessandro Giunti da ascoltatore delle nostre conferenze si è trasformato per una sera in relatore.<br />Alessandro si è ammalato di SLA poco più di un anno fa. Cos'è la SLA? La SLA è la sclerosi laterale amiotrofica. È una malattia neurodegenerativa progressiva del motoneurone. È caratterizzata da rigidità muscolare e graduale debolezza a causa della diminuzione delle dimensioni dei muscoli. Ciò si traduce in difficoltà di parola, della deglutizione e, infine, della respirazione. Non esiste una cura per questa malattia che colpisce ogni anno circa 2 persone ogni 100.000.<br />Accompagnato dalle due splendide figlie, Alessandro ha voluto subito specificare che non si trovava lì sul palco come modello da seguire, ma solo come un cristiano che si prepara, il più degnamente possibile, alla morte.<br />La frase che ha ripetuto spesso durante la serata è stata "accettare le cose che non si possono modificare". Alessandro ritiene sia questa la via per affrontare qualsiasi contrarietà, sapendo che Dio è un Padre buono che ci ama, il quale, se permette una situazione che sul momento ci sembra inaccettabile, è per un bene superiore. La SLA è l'emblema dell'accettare tutto con pazienza e rassegnazione, perché porta all'immobilità totale, fino alla perdita dell'uso della parola pur nella piena lucidità mentale. A pensarci bene queste parole si schiantano pesantemente contro le nostre lamentele quotidiane per cose molto più piccole. Probabilmente questo è dovuto al fatto di non riuscire ad abbandonarci alla Provvidenza.<br />Bellissima e davvero calzante la lettura dell'Atto di abbandono a Gesù di don Dolindo Ruotolo, che Alessandro ha fatto fare a sua figlia Matilde, in cui Gesù dice alle anime che se lasceranno a lui la cura e la preoccupazione di tutte la loro cose tutto si calmerà, gli animi agitati saranno placati e le situazioni più spinose risolte.<br />Tre sono per Alessandro gli strumenti a disposizione per prepararsi ad una morte da cristiani: la fede, l'amore e l'ironia.<br /><br />1) LA FEDE<br />Il primo strumento è la fede cristiana la quale comporta l'abbandono in Dio, la fiducia di affidarsi a un Padre che ci ha creato, ci ama e ci conforta, per così dire, maternamente e per questo ci fa sentire tranquilli come un bimbo in braccio a sua madre. La fede si basa sulla certezza che Dio ha un disegno su ciascuno di noi e ci aspetta in un luogo bellissimo in cui non ci sarà più sofferenza, ma solo gioia piena, una gioia che su questa terra non è neppure immaginabile.<br /><br />2) L'AMORE<br />Il secondo strumento per prepararsi bene alla morte è l'amore. Questo sboccia da Dio, perché è lui ad averci amato per primo e si traduce nell'amore per i fratelli e in quello che si riceve dai fratelli. Alessandro ha sottolineato quanto sia importante per lui sentirsi circondato dall'amore della moglie e delle figlie, ma anche di tutte le persone che gli stanno dimostrando affetto andando a trovarlo, parlando e pregando con lui o fornendo un po' di aiuto pratico. Alessandro ha fatto esperienza nella sua vita di come l'amore che lui ha donato (con gesti di attenzione, un saluto, un sorriso, una battuta) gli ritorni adesso indietro moltiplicato. Per questo ci ha esortati a coltivare le relazioni con gli altri anche con piccoli gesti, condividendo con loro i vari momenti della vita.<br />Bello è stato il momento in cui ci ha raccontato di come il suo rapporto con la sofferenza altrui sia cambiato: adesso sente di avere più empatia verso chi soffre, anche per coloro che fino ad oggi aveva considerato dei nemici cui opporsi. Ci ha raccontato di come una donna politica, anticattolica, sostenitrice di aborto e teoria gender, la cui faccia lui non riusciva a guardare neppure in televisione senza ricoprirla di insulti, sia adesso diventata per lui una sorella sofferente non appena ha saputo che aveva un tumore alle ossa. Alessandro è riuscito a pregare per lei ed ha ringraziato il Signore perché grazie alla sua malattia ha imparato a pregare sinceramente per i bisogni di tutti, inclusi quelli dei propri nemici.<br /><br />3) L'IRONIA<br />Il terzo ingrediente per affrontare cristianamente la sofferenza e la morte è l'ironia. A chi non abbia conosciuto Alessandro, basta dire che se c'era una caratteristica che tutti gli riconoscevano, era proprio la sua ironia: la battuta sempre pronta, la volontà di ridere insieme per ogni cosa, la simpatia che sprizzava da tutti i pori. E come l'ironia ha sempre fatto parte della sua vita, questo valeva anche per gli altri componenti della sua famiglia, come hanno confermato le stesse figlie. Certamente con l'arrivo di questa malattia non era scontato riuscire a mantenere uno sguardo ilare e gioioso sulla vita eppure Alessandro e la sua famiglia, con l'aiuto della Grazia di Dio, hanno superato la prova. Del resto tutti i santi erano in grado di ridere delle proprie mancanze, perché, come ha ribadito lui stesso, è meglio ridere di una forchetta che ti casca di mano o di un ginocchio che cede sotto il proprio peso, piuttosto che affliggersi e macerarsi. Anche perché l'ironia è proprio nel momento della disperazione che aiuta a vivere meglio.<br />A conclusione della serata dobbiamo fare un ringraziamento speciale ad Alessandro Giunti che sta portando avanti con la vita tutto ciò che ha sempre professato con le parole, senza disperarsi, senza recriminare a Dio e dimostrando davvero fiducia nella Provvidenza, tanto coraggio e coerenza. E grazie anche alla testimonianza silenziosa delle sue figlie, che hanno lasciato i paesi all'estero dove vivevano e lavoravano per tornare ad assistere il babbo sostenendolo come due colonne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47726860</guid><pubDate>Tue, 30 Nov 2021 22:14:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47726860/vivere_la_sla_con_ironia.mp3" length="7935024" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6800

VIVERE LA SLA CON IRONIA di Vanessa Gruosso
La 106° conferenza del Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese è stata davvero commovente. Nella calda serata di venerdì 30...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6800" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6800</a><br /><br />VIVERE LA SLA CON IRONIA di Vanessa Gruosso<br />La 106° conferenza del Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese è stata davvero commovente. Nella calda serata di venerdì 30 luglio l'amico Alessandro Giunti da ascoltatore delle nostre conferenze si è trasformato per una sera in relatore.<br />Alessandro si è ammalato di SLA poco più di un anno fa. Cos'è la SLA? La SLA è la sclerosi laterale amiotrofica. È una malattia neurodegenerativa progressiva del motoneurone. È caratterizzata da rigidità muscolare e graduale debolezza a causa della diminuzione delle dimensioni dei muscoli. Ciò si traduce in difficoltà di parola, della deglutizione e, infine, della respirazione. Non esiste una cura per questa malattia che colpisce ogni anno circa 2 persone ogni 100.000.<br />Accompagnato dalle due splendide figlie, Alessandro ha voluto subito specificare che non si trovava lì sul palco come modello da seguire, ma solo come un cristiano che si prepara, il più degnamente possibile, alla morte.<br />La frase che ha ripetuto spesso durante la serata è stata "accettare le cose che non si possono modificare". Alessandro ritiene sia questa la via per affrontare qualsiasi contrarietà, sapendo che Dio è un Padre buono che ci ama, il quale, se permette una situazione che sul momento ci sembra inaccettabile, è per un bene superiore. La SLA è l'emblema dell'accettare tutto con pazienza e rassegnazione, perché porta all'immobilità totale, fino alla perdita dell'uso della parola pur nella piena lucidità mentale. A pensarci bene queste parole si schiantano pesantemente contro le nostre lamentele quotidiane per cose molto più piccole. Probabilmente questo è dovuto al fatto di non riuscire ad abbandonarci alla Provvidenza.<br />Bellissima e davvero calzante la lettura dell'Atto di abbandono a Gesù di don Dolindo Ruotolo, che Alessandro ha fatto fare a sua figlia Matilde, in cui Gesù dice alle anime che se lasceranno a lui la cura e la preoccupazione di tutte la loro cose tutto si calmerà, gli animi agitati saranno placati e le situazioni più spinose risolte.<br />Tre sono per Alessandro gli strumenti a disposizione per prepararsi ad una morte da cristiani: la fede, l'amore e l'ironia.<br /><br />1) LA FEDE<br />Il primo strumento è la fede cristiana la quale comporta l'abbandono in Dio, la fiducia di affidarsi a un Padre che ci ha creato, ci ama e ci conforta, per così dire, maternamente e per questo ci fa sentire tranquilli come un bimbo in braccio a sua madre. La fede si basa sulla certezza che Dio ha un disegno su ciascuno di noi e ci aspetta in un luogo bellissimo in cui non ci sarà più sofferenza, ma solo gioia piena, una gioia che su questa terra non è neppure immaginabile.<br /><br />2) L'AMORE<br />Il secondo strumento per prepararsi bene alla morte è l'amore. Questo sboccia da Dio, perché è lui ad averci amato per primo e si traduce nell'amore per i fratelli e in quello che si riceve dai fratelli. Alessandro ha sottolineato quanto sia importante per lui sentirsi circondato dall'amore della moglie e delle figlie, ma anche di tutte le persone che gli stanno dimostrando affetto andando a trovarlo, parlando e pregando con lui o fornendo un po' di aiuto pratico. Alessandro ha fatto esperienza nella sua vita di come l'amore che lui ha donato (con gesti di attenzione, un saluto, un sorriso, una battuta) gli ritorni adesso indietro moltiplicato. Per questo ci ha esortati a coltivare le relazioni con gli altri anche con piccoli gesti, condividendo con loro i vari momenti della vita.<br />Bello è stato il momento in cui ci ha raccontato di come il suo rapporto con la sofferenza altrui sia cambiato: adesso sente di avere più empatia verso chi soffre, anche per coloro che fino ad oggi aveva considerato dei nemici cui opporsi. Ci ha raccontato di come una donna politica, anticattolica,...]]></itunes:summary><itunes:duration>496</itunes:duration><itunes:keywords>amore,fede,giunti,ironia,pazienza,rassegnazione,sla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/75258a6f432c380393b78528e537f61b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Col progresso stiamo diventando più stupidi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/col-progresso-stiamo-diventando-piu-stupidi--47625467</link><description><![CDATA[VIDEO: Perchè Gli Stupidi Si Credono Intelligenti (effetto Dunning-Kruger) ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=S-aX6ZQz2qA&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=S-aX6ZQz2qA&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6797" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6797</a><br /><br />COL PROGRESSO STIAMO DIVENTANDO PIU' STUPIDI<br />E, come tutti gli stupidi, non solo non siamo in grado di rendercene conto, ma sprizziamo arroganza da tutti i pori (VIDEO: Perché gli stupidi si credono intelligenti)<br />di Roberto Marchesini<br />«Dipinte in queste rive son dell'umana gente "Le magnifiche sorti e progressive"». Così scriveva Leopardi ne La ginestra, secondo qualcuno irridendo il cugino Terenzio Mamiani che aveva coniato quell'espressione. Che bella cosa, il progressismo: l'idea per cui la strada dell'umanità è costantemente in salita; secondo la quale oggi è meglio di ieri e domani sarà ancora meglio. Noi - quindi - saremmo meglio di chi ci ha preceduti e i nostri tempi meglio dei tempi antichi. Noi viviamo - sempre secondo il progressismo - meglio dei nostri padri, molto meglio dei nostri nonni: ringraziamo quindi la scienza e la tecnica, sconosciute a quei trogloditi. Abbiamo OGM, pesticidi, vaccini, computer, cellulari, green pass, SPID, Alexa, Amazon... A volte ci chiediamo: ma come era possibile vivere senza cellulare? Che ignoranza sesquipedale, senza Wikipedia! Come siamo fortunati, noi moderni.<br /><br />LA FATICA DI PENSARE<br />Avevano dunque ragione Hegel e Marx; torto Talleyrand, al quale è attribuita l'affermazione «Non conosce la dolcezza del vivere chi non è vissuto gli anni prima della Rivoluzione [francese]». E pensare che una simile bestia (Talleyrand, intendo) era considerata un genio dai coevi... Evidentemente erano ancora più bestie! Che bella cosa, il progressismo. Un balsamo per l'autostima e una giustificazione perenne per lo status quo. Quante volte abbiamo sentito dire «Nel 2021 non si possono dire certe cose», oppure «Non siamo più nel medioevo»? Con una semplice e stupida frase abbiamo liquidato due millenni; così, con una semplice emissione di fiato. Tanto diffuso che sembra assurdo anche soltanto riflettere su tali affermazioni! È evidente, non è necessaria alcuna dimostrazione. E poi: il pensiero logico è un relitto dei secoli bui... Adesso siamo smart, abbiamo tanti slogan, la televisione e i social media che ci risparmiano la fatica di pensare. Siamo «nativi digitali» e chi si ostina a pensare è un boomer, un «analfabeta funzionale»: da Wikipedia (sia benedetta per sempre): chi non è in grado di «comprendere, valutare e usare le informazioni nell'attuale società».<br />Una dimostrazione della verità del progressismo è il cosiddetto «effetto Flynn». È un effetto osservato dallo psicologo James R. Flynn per il quale il QI medio è in costante aumento in diversi Paesi del mondo «occidentale». QI sta per Quoziente intellettivo: grossomodo è il rapporto tra età mentale ed età biologica. Un punteggio di 100 è considerato il valore medio: chi ha un punteggio superiore a 100 è considerato più intelligente; viceversa chi ha un punteggio inferiore a 100. Non infiliamoci nell'eterna diatriba riguardante la validità del QI: il succo del discorso è che, grazie alla scuola gratuita e di Stato, a una alimentazione industriale e all'industria farmaceutica, la popolazione mondiale diventa sempre più intelligente! È l'evoluzione della specie che si compie sotto i nostri occhi, aveva ragione Darwin! Però, però...<br /><br />LA DECADENZA DELL'EFFETTO FLYNN<br />Però, negli ultimi anni (anzi: negli ultimi decenni) questa teoria ha incontrato un intoppo. Pare che - sempre nei paesi «occidentali» - il QI medio stia calando. In modo deciso. Per essere pignoli... sta precipitando. Vediamo solo un paio di ricerche tra le più recenti.<br />Nel 2019 Leehu Zysberg, professore al Gordon College, in Israele, ha pubblicato un articolo (L'inversione dell'effetto Flynn e i suoi riflessi in campo educativo) nel quale definisce «drammatico» il crollo del QI in molti Paesi. Secondo Zysberg questo effetto, osservato dagli anni Novanta del secolo scorso, riguarda i nati dalla metà degli anni Settanta in avanti: da lì in avanti lui stesso, in qualità di insegnante, ha osservato un netto peggioramento delle performance scolastiche. Valutando i test standardizzati di matematica e scrittura rilevati tra gli studenti in una decina di Paesi, con l'eccezione della Russia, si nota una netta diminuzione dei punteggi dal 2012 al 2015.<br />Tre ricercatori texani (Acosta, Smith e Kreinovich) hanno pubblicato un articolo nel 2020 intitolato «Perché i punteggi dei test del QI stanno leggermente diminuendo». Essi scrivono: «Mentre i punteggi di intelligenza sono in costante aumento da diversi decenni, ultimamente, si osserva un fenomeno inverso, quando i punteggi medi non crescono più; invece, declinano. Questo declino non è così grande da spazzare via i risultati dei decenni precedenti di crescita, ma è abbastanza grande essere statisticamente significativo». Come si nota sin dal titolo, questi ricercatori minimizzano - senza poterla negare - questa tendenza; e la giustificano come naturale: va bene così, è un assestamento. Un «analfabeta funzionale» osserverebbe: se aumentano, è merito del progresso; se diminuiscono è naturale...<br />Insomma, giriamola come vogliamo, la frittata resta sempre quella: stiamo diventando sempre più stupidi. E, come tutti gli stupidi, non solo non siamo in grado di rendercene conto; ma sprizziamo arroganza da tutti i pori. Ecco, forse è questo atteggiamento è più indicativo di parecchi test psicologici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47625467</guid><pubDate>Tue, 23 Nov 2021 21:06:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47625467/col_progresso_stiamo_diventando_pi_stupidi.mp3" length="7611080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Perchè Gli Stupidi Si Credono Intelligenti (effetto Dunning-Kruger) ➜ https://www.youtube.com/watch?v=S-aX6ZQz2qA&amp;list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6797

COL PROGRESSO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Perchè Gli Stupidi Si Credono Intelligenti (effetto Dunning-Kruger) ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=S-aX6ZQz2qA&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=S-aX6ZQz2qA&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6797" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6797</a><br /><br />COL PROGRESSO STIAMO DIVENTANDO PIU' STUPIDI<br />E, come tutti gli stupidi, non solo non siamo in grado di rendercene conto, ma sprizziamo arroganza da tutti i pori (VIDEO: Perché gli stupidi si credono intelligenti)<br />di Roberto Marchesini<br />«Dipinte in queste rive son dell'umana gente "Le magnifiche sorti e progressive"». Così scriveva Leopardi ne La ginestra, secondo qualcuno irridendo il cugino Terenzio Mamiani che aveva coniato quell'espressione. Che bella cosa, il progressismo: l'idea per cui la strada dell'umanità è costantemente in salita; secondo la quale oggi è meglio di ieri e domani sarà ancora meglio. Noi - quindi - saremmo meglio di chi ci ha preceduti e i nostri tempi meglio dei tempi antichi. Noi viviamo - sempre secondo il progressismo - meglio dei nostri padri, molto meglio dei nostri nonni: ringraziamo quindi la scienza e la tecnica, sconosciute a quei trogloditi. Abbiamo OGM, pesticidi, vaccini, computer, cellulari, green pass, SPID, Alexa, Amazon... A volte ci chiediamo: ma come era possibile vivere senza cellulare? Che ignoranza sesquipedale, senza Wikipedia! Come siamo fortunati, noi moderni.<br /><br />LA FATICA DI PENSARE<br />Avevano dunque ragione Hegel e Marx; torto Talleyrand, al quale è attribuita l'affermazione «Non conosce la dolcezza del vivere chi non è vissuto gli anni prima della Rivoluzione [francese]». E pensare che una simile bestia (Talleyrand, intendo) era considerata un genio dai coevi... Evidentemente erano ancora più bestie! Che bella cosa, il progressismo. Un balsamo per l'autostima e una giustificazione perenne per lo status quo. Quante volte abbiamo sentito dire «Nel 2021 non si possono dire certe cose», oppure «Non siamo più nel medioevo»? Con una semplice e stupida frase abbiamo liquidato due millenni; così, con una semplice emissione di fiato. Tanto diffuso che sembra assurdo anche soltanto riflettere su tali affermazioni! È evidente, non è necessaria alcuna dimostrazione. E poi: il pensiero logico è un relitto dei secoli bui... Adesso siamo smart, abbiamo tanti slogan, la televisione e i social media che ci risparmiano la fatica di pensare. Siamo «nativi digitali» e chi si ostina a pensare è un boomer, un «analfabeta funzionale»: da Wikipedia (sia benedetta per sempre): chi non è in grado di «comprendere, valutare e usare le informazioni nell'attuale società».<br />Una dimostrazione della verità del progressismo è il cosiddetto «effetto Flynn». È un effetto osservato dallo psicologo James R. Flynn per il quale il QI medio è in costante aumento in diversi Paesi del mondo «occidentale». QI sta per Quoziente intellettivo: grossomodo è il rapporto tra età mentale ed età biologica. Un punteggio di 100 è considerato il valore medio: chi ha un punteggio superiore a 100 è considerato più intelligente; viceversa chi ha un punteggio inferiore a 100. Non infiliamoci nell'eterna diatriba riguardante la validità del QI: il succo del discorso è che, grazie alla scuola gratuita e di Stato, a una alimentazione industriale e all'industria farmaceutica, la popolazione mondiale diventa sempre più intelligente! È l'evoluzione della specie che si compie sotto i nostri occhi, aveva ragione Darwin! Però, però...<br /><br />LA DECADENZA DELL'EFFETTO FLYNN<br />Però, negli ultimi anni (anzi: negli ultimi decenni) questa teoria ha incontrato un intoppo. Pare che - sempre nei paesi «occidentali» - il QI medio stia calando. In modo deciso. Per essere pignoli... sta precipitando. Vediamo solo un paio di ricerche tra le più recenti.<br />Nel 2019 Leehu...]]></itunes:summary><itunes:duration>476</itunes:duration><itunes:keywords>alexa,analfabetafunzionale,darwin,effettodunningkruger,qi,tayllerand,wikipedia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1209d704aed73ba48bd736b512e9ae96.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La scusa di non avere tempo per pregare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-scusa-di-non-avere-tempo-per-pregare--47506302</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6786" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6786</a><br /><br />LA SCUSA DI NON AVERE TEMPO PER PREGARE di Manuela Mariotti<br />Un giorno, un anziano professore universitario esperto in "time Management" tenne una originale lezione...<br />Prima di iniziare la lezione l'anziano professore guardò gli studenti ad uno ad uno, lentamente, e poi disse: "Adesso faremo un esperimento."<br />Da sotto alla cattedra il professore tirò fuori un grande recipiente di vetro, e lo posò davanti a lui; poi tirò fuori una dozzina di sassi grandi come palline da golf, e ad uno ad uno li mise dentro il vaso. Quando questo fu riempito fino al bordo e fu impossibile aggiungere anche un solo sasso, alzò lentamente gli occhi verso i suoi allievi e domandò: "Questo vaso è pieno?" Gli studenti risposero senza esitazione di "Si'" Il professore attese qualche secondo e aggiunse: "Davvero?" Allora si chinò di nuovo e tirò fuori da sotto al tavolo un secondo contenitore, questa volta pieno di ghiaia. Con attenzione versò questa ghiaia sui grossi sassi e poi scosse leggermente il vaso. I pezzettini di ghiaia si infiltrarono tra i sassi... fino al fondo del recipiente.<br />L'anziano professore alzò nuovamente lo sguardo verso il suo uditorio e domandò: "Questo vaso è pieno?" Anche se un po' stupiti tutti gli allievi risposero "Sì è pieno!" "Bene" rispose l'anziano professore.<br />Si piegò di nuovo e questa volta tirò fuori da sotto al tavolo un secchio di sabbia. Con delicatezza versò la sabbia nel vaso. La sabbia andò a riempire gli spazi tra i grossi ciottoli e la ghiaia. Ancora una volta domandò: "Questo vaso è pieno?" Stavolta con ancora più convinzione gli allievi risposero "Ora sì! Ora è proprio pieno!" Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due lattine di birra, le aprì e le rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia.<br />Gli studenti risero! "Ora", disse il professore quando la risata finì, "Vorrei che voi consideriate questo barattolo la vostra vita. I sassi più grandi sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza. I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l'automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se metteste nel barattolo per prima la sabbia, continuò, non resterebbe spazio per i sassolini e per i sassi più grandi. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Fatevi un altro giro sugli sci! C'è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l'immondizia. Dedicatevi prima di tutto ai sassi grandi, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia." Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentassero le due lattine di birra. Il professore sorrise. "Sono contento che tu l'abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che, per quanto possa sembra piena la tua vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47506302</guid><pubDate>Tue, 16 Nov 2021 22:23:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47506302/la_scusa_di_non_avere_tempo_per_pregare.mp3" length="4412857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6786

LA SCUSA DI NON AVERE TEMPO PER PREGARE di Manuela Mariotti
Un giorno, un anziano professore universitario esperto in "time Management" tenne una originale lezione...
Prima di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6786" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6786</a><br /><br />LA SCUSA DI NON AVERE TEMPO PER PREGARE di Manuela Mariotti<br />Un giorno, un anziano professore universitario esperto in "time Management" tenne una originale lezione...<br />Prima di iniziare la lezione l'anziano professore guardò gli studenti ad uno ad uno, lentamente, e poi disse: "Adesso faremo un esperimento."<br />Da sotto alla cattedra il professore tirò fuori un grande recipiente di vetro, e lo posò davanti a lui; poi tirò fuori una dozzina di sassi grandi come palline da golf, e ad uno ad uno li mise dentro il vaso. Quando questo fu riempito fino al bordo e fu impossibile aggiungere anche un solo sasso, alzò lentamente gli occhi verso i suoi allievi e domandò: "Questo vaso è pieno?" Gli studenti risposero senza esitazione di "Si'" Il professore attese qualche secondo e aggiunse: "Davvero?" Allora si chinò di nuovo e tirò fuori da sotto al tavolo un secondo contenitore, questa volta pieno di ghiaia. Con attenzione versò questa ghiaia sui grossi sassi e poi scosse leggermente il vaso. I pezzettini di ghiaia si infiltrarono tra i sassi... fino al fondo del recipiente.<br />L'anziano professore alzò nuovamente lo sguardo verso il suo uditorio e domandò: "Questo vaso è pieno?" Anche se un po' stupiti tutti gli allievi risposero "Sì è pieno!" "Bene" rispose l'anziano professore.<br />Si piegò di nuovo e questa volta tirò fuori da sotto al tavolo un secchio di sabbia. Con delicatezza versò la sabbia nel vaso. La sabbia andò a riempire gli spazi tra i grossi ciottoli e la ghiaia. Ancora una volta domandò: "Questo vaso è pieno?" Stavolta con ancora più convinzione gli allievi risposero "Ora sì! Ora è proprio pieno!" Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due lattine di birra, le aprì e le rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia.<br />Gli studenti risero! "Ora", disse il professore quando la risata finì, "Vorrei che voi consideriate questo barattolo la vostra vita. I sassi più grandi sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza. I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l'automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se metteste nel barattolo per prima la sabbia, continuò, non resterebbe spazio per i sassolini e per i sassi più grandi. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Fatevi un altro giro sugli sci! C'è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l'immondizia. Dedicatevi prima di tutto ai sassi grandi, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia." Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentassero le due lattine di birra. Il professore sorrise. "Sono contento che tu l'abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che, per quanto possa sembra piena la tua vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico".]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>birra,preghiera,professore,tempo,timemanagement,vaso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/811ca294d1e88541a4c82605f144f684.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ansia per lo scorrere del tempo si può vincere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ansia-per-lo-scorrere-del-tempo-si-puo-vincere--47280953</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6775" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6775</a><br /><br />L'ANSIA PER LO SCORRERE DEL TEMPO SI PUO' VINCERE di Corrado Gnerre<br />Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 6, Gesù raccomanda: "Non vi affannate e non dite: 'Che cosa mangeremo?' o: 'Che cosa berremo?... Di tutto questo si preoccupano i pagani'."<br />Leggendo tali parole, viene naturale immaginare questa scena: un contadino con calma, attenzione e con movimenti costanti, sparge il seme sul terreno arato. Si tratta di un gesto di speranza e di attesa. Movimenti sicuri, costanti, attenti, ma orientati chiaramente verso un futuro che non sarà molto di là del tempo.<br />Dicevamo: movimenti di speranza e di attesa. Di speranza, perché se non ci sarà pioggia, quei semi non fruttificheranno. Il contadino lavora affidandosi ai corsi della natura: alla stagione "secca" seguirà quella "umida" e i frutti verranno fuori. Di attesa, perché si tratta di un lavoro orientato verso risultati che verranno e che soprattutto non verranno immediatamente.<br />Gesti di questo tipo sono presenti anche nel mondo animale, ma con una differenza. Tra gli animali la speranza e l'attesa non sono vissuti nella consapevolezza e il tutto avviene istintivamente. Nell'uomo non accade così. Situazioni di questo tipo sono "pensate" e "volute" e, proprio perché "pensate" e "volute", sono esistenzialmente "vissute".<br /><br />LA SPERANZA E L'ATTESA<br />L'uomo ha in sé la capacità di "governare" il Tempo, pur "subendolo". Lo "subisce", perché il Tempo trascorre senza che lo si possa arrestare; ma, anche se lo "subisce", l'uomo lo può volontariamente "governare", proprio con la "speranza" e l' "attesa".<br />Gesù chiaramente invita a "governare" il Tempo e lo fa dicendo di affidarci (la speranza) per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno (l'attesa): "Non vi affannate e non dite: 'Che cosa mangeremo?' o: 'Che cosa berremo?...Di tutto questo si preoccupano i pagani'."<br />Ora, mentre il contadino dell'esempio compie il suo lavoro affidandosi al ciclo della natura, al cristiano viene chiesto di agire affidandosi a qualcosa, anzi a Qualcuno, che è molto di più: Dio stesso, che non verrà mai meno alle sue promesse.<br />Vivere diversamente sarebbe da pagani. Quelli "antichi" e quelli "di oggi", infatti, non possono affidarsi a Dio. I primi (i pagani antichi) perché convinti che gli dèi si servissero violentemente dell'uomo, i secondi (i pagani di oggi) perché vivono come se Dio non ci fosse. E, così facendo, diventano "vittime" e "burattini" dell'impietosità del Tempo.<br />Ai cristiani, invece, viene offerto un destino enormemente superiore, imparagonabile in nobiltà rispetto alla bassezza del paganesimo antico e moderno: la capacità di scegliere Dio, affidarsi a Lui e così poter governare e orientare il Tempo.<br />La grande lezione di sant'Agostino sul Tempo sta anche e soprattutto in questo. Egli dice che all'uomo è dato cogliere la dimensione dell'eterno. Nel momento in cui "entra in se stesso", cioè coglie di sé la dimensione non solo corporea ma anche spirituale, capisce bene ciò di cui ha davvero bisogno. Capisce che ciò che è limitato, precario e finito non può soddisfare pienamente il suo essere e la sua domanda fondamentale. Ed è proprio in questa interiorità profonda che il passato e il futuro si uniscono nella sintesi di un "eterno presente", riflesso e prefigurazione della definitività dell'eterno.<br />Ma ritorniamo alla questione del governo del Tempo.<br /><br />NON VI AFFANNATE<br />Come si diceva, il cristiano ha una possibilità maggiore, anzi: ha la possibilità. La vera "potenza" che può essere data all'uomo non è quella distruttiva e fallimentare della "volontà di potenza" nietzchiana secondo cui il Tempo sarebbe risolvibile quando ci si rapporta ad esso senza pretendere di dargli un senso, ma sfruttandone solo la sua forza propulsiva; né quella che "risolverebbe" il Tempo negandolo nel delirio immaginifico del surrealismo postmoderno, bensì solo quando il Tempo viene preso in considerazione in sé, nel suo senso, e poi lo si risolve nell'eternità. Questa possibilità la dà solo il Cristianesimo.<br />Nelle parole di Gesù c'è una chiara condanna della "preoccupazione", che non è la semplice "occupazione" (del tutto legittima, in quanto l'uomo è responsabile delle sue scelte e del suo destino), bensì la tentazione di trasformare il Tempo, gli accadimenti e i fatti, in ansia.<br />Per il Cristiano il Tempo si svolge, è inarrestabile, ma non è inesorabile. Il Tempo è governato da Dio, ed è pertanto governabile dall'uomo se questi si rimette alla volontà di Dio: "Non vi affannate e non dite: 'Che cosa mangeremo?' o: 'Che cosa berremo?... Di tutto questo si preoccupano i pagani'."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47280953</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2021 23:02:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47280953/l_ansia_per_lo_scorrere_del_tempo_si_pu_vincere.mp3" length="6124475" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6775

L'ANSIA PER LO SCORRERE DEL TEMPO SI PUO' VINCERE di Corrado Gnerre
Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 6, Gesù raccomanda: "Non vi affannate e non dite: 'Che cosa mangeremo?' o:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6775" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6775</a><br /><br />L'ANSIA PER LO SCORRERE DEL TEMPO SI PUO' VINCERE di Corrado Gnerre<br />Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 6, Gesù raccomanda: "Non vi affannate e non dite: 'Che cosa mangeremo?' o: 'Che cosa berremo?... Di tutto questo si preoccupano i pagani'."<br />Leggendo tali parole, viene naturale immaginare questa scena: un contadino con calma, attenzione e con movimenti costanti, sparge il seme sul terreno arato. Si tratta di un gesto di speranza e di attesa. Movimenti sicuri, costanti, attenti, ma orientati chiaramente verso un futuro che non sarà molto di là del tempo.<br />Dicevamo: movimenti di speranza e di attesa. Di speranza, perché se non ci sarà pioggia, quei semi non fruttificheranno. Il contadino lavora affidandosi ai corsi della natura: alla stagione "secca" seguirà quella "umida" e i frutti verranno fuori. Di attesa, perché si tratta di un lavoro orientato verso risultati che verranno e che soprattutto non verranno immediatamente.<br />Gesti di questo tipo sono presenti anche nel mondo animale, ma con una differenza. Tra gli animali la speranza e l'attesa non sono vissuti nella consapevolezza e il tutto avviene istintivamente. Nell'uomo non accade così. Situazioni di questo tipo sono "pensate" e "volute" e, proprio perché "pensate" e "volute", sono esistenzialmente "vissute".<br /><br />LA SPERANZA E L'ATTESA<br />L'uomo ha in sé la capacità di "governare" il Tempo, pur "subendolo". Lo "subisce", perché il Tempo trascorre senza che lo si possa arrestare; ma, anche se lo "subisce", l'uomo lo può volontariamente "governare", proprio con la "speranza" e l' "attesa".<br />Gesù chiaramente invita a "governare" il Tempo e lo fa dicendo di affidarci (la speranza) per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno (l'attesa): "Non vi affannate e non dite: 'Che cosa mangeremo?' o: 'Che cosa berremo?...Di tutto questo si preoccupano i pagani'."<br />Ora, mentre il contadino dell'esempio compie il suo lavoro affidandosi al ciclo della natura, al cristiano viene chiesto di agire affidandosi a qualcosa, anzi a Qualcuno, che è molto di più: Dio stesso, che non verrà mai meno alle sue promesse.<br />Vivere diversamente sarebbe da pagani. Quelli "antichi" e quelli "di oggi", infatti, non possono affidarsi a Dio. I primi (i pagani antichi) perché convinti che gli dèi si servissero violentemente dell'uomo, i secondi (i pagani di oggi) perché vivono come se Dio non ci fosse. E, così facendo, diventano "vittime" e "burattini" dell'impietosità del Tempo.<br />Ai cristiani, invece, viene offerto un destino enormemente superiore, imparagonabile in nobiltà rispetto alla bassezza del paganesimo antico e moderno: la capacità di scegliere Dio, affidarsi a Lui e così poter governare e orientare il Tempo.<br />La grande lezione di sant'Agostino sul Tempo sta anche e soprattutto in questo. Egli dice che all'uomo è dato cogliere la dimensione dell'eterno. Nel momento in cui "entra in se stesso", cioè coglie di sé la dimensione non solo corporea ma anche spirituale, capisce bene ciò di cui ha davvero bisogno. Capisce che ciò che è limitato, precario e finito non può soddisfare pienamente il suo essere e la sua domanda fondamentale. Ed è proprio in questa interiorità profonda che il passato e il futuro si uniscono nella sintesi di un "eterno presente", riflesso e prefigurazione della definitività dell'eterno.<br />Ma ritorniamo alla questione del governo del Tempo.<br /><br />NON VI AFFANNATE<br />Come si diceva, il cristiano ha una possibilità maggiore, anzi: ha la possibilità. La vera "potenza" che può essere data all'uomo non è quella distruttiva e fallimentare della "volontà di potenza" nietzchiana secondo cui il Tempo sarebbe risolvibile quando ci si rapporta ad esso senza pretendere di dargli un senso, ma sfruttandone solo la sua forza propulsiva; né quella che "risolverebbe" il Tempo negandolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>383</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,attesa,destino,pagani,speranza,tempo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cceffb2fd8b2d00c882f80f257128ddd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cattolico lassista: la legge di Dio come optional</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cattolico-lassista-la-legge-di-dio-come-optional--46942001</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6754" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6754</a><br /><br />IL CATTOLICO LASSISTA: LA LEGGE DI DIO COME OPTIONAL<br />Un amico mi ha detto ''Si può tradire la moglie, te lo dico da cattolico''<br />di Pierfrancesco Nardini<br /><br />Parlando con un amico mi sono trovato a parlare [...] sulla possibilità o meno di poter tradire la moglie, se questa non si concedeva.<br />L'argomento non è dei migliori, ma rende bene l'idea: l'interlocutore non solo sosteneva che era moralmente possibile, ma addirittura che non fosse nemmeno peccato. "E te lo dico da cattolico!", ha poi intercalato, quasi a voler convincere giocando la carta della fede.<br />In primis, in nessuna parte della dottrina cattolica, anche post conciliare, si trova giustificazione alla possibilità di tradimento.<br />Entrambi i coniugi hanno il dovere di stare in intimità, ovviamente con frequenze e modalità di buon senso, e commettono anche peccato nel non farlo. Si parla proprio di dovere. [...]<br />Gesù spiega che anche solo il desiderare un'altra donna (ma vale anche per il desiderare un altro uomo) sia peccato. È nei Comandamenti ed è stato sempre ribadito dalla Chiesa fino all'ultimo attuale Catechismo.<br />Nonostante questo ci sono persone, che si professano cattoliche, che insistono sulla possibilità di poter ignorare una parte della Legge divina sulla morale. In pratica si autoconvincono che quella tal cosa è permessa dalla Chiesa. Eppure basterebbe così poco per rendersene conto.<br />Allora ecco che spunta fuori il "cattolico lassista".<br />Il lassismo è un "sistema di opinioni o tendenza individuale caratterizzati da mancanza di rigore nel conformare la propria condotta alla legge morale, alle norme della disciplina, ecc., o da eccessiva indulgenza nel richiederne l'applicazione" (Treccani vocabolario online). È lo stesso vocabolario citato ad evidenziare che nello specifico della morale religiosa è una "disposizione dell'anima (detta anche coscienza lassa) che porta a negare l'obbligatorietà di una legge morale quando vi sia un motivo anche debolmente probabile per credere che tale legge non esista".<br />Si tratta, insomma, di separare la fede dalla vita. Dio viene sì riconosciuto, ma non è il centro, non è più la bussola vera del proprio esistere.<br />Un problema, questo, che è connaturato nell'uomo ferito. La perdita del dono d'integrità, dopo il peccato originale, ha fatto sì che tendessimo più verso il male che verso il bene; quindi più verso ciò che ci è più comodo, piuttosto che verso ciò che ci è più difficile.<br />Ma è anche un problema che - oggi - trova terreno fertile nella dimensione laicista, che non si manifesta solo nella politica (sarebbe riduttivo pensarlo), ma anche in quello esistenziale. E così, alla fine, è sempre la propria coscienza ad essere più o meno elevata ad un ultimo criterio di giudizio.<br />Quando invece tutta la vita cristiana è ben sintetizzata dalle parole di San Paolo ai Galati (2,20): "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me." Cioè al proprio criterio di giudizio, bisogna sostituire quello di Cristo.<br />Solo in questo modo Cristo è riconosciuto come Signore... altrimenti è solo un orpello!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46942001</guid><pubDate>Tue, 12 Oct 2021 21:24:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46942001/il_cattolico_lassista_la_legge_di_dio_come_optional.mp3" length="3380915" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6754

IL CATTOLICO LASSISTA: LA LEGGE DI DIO COME OPTIONAL
Un amico mi ha detto ''Si può tradire la moglie, te lo dico da cattolico''
di Pierfrancesco Nardini

Parlando con un amico mi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6754" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6754</a><br /><br />IL CATTOLICO LASSISTA: LA LEGGE DI DIO COME OPTIONAL<br />Un amico mi ha detto ''Si può tradire la moglie, te lo dico da cattolico''<br />di Pierfrancesco Nardini<br /><br />Parlando con un amico mi sono trovato a parlare [...] sulla possibilità o meno di poter tradire la moglie, se questa non si concedeva.<br />L'argomento non è dei migliori, ma rende bene l'idea: l'interlocutore non solo sosteneva che era moralmente possibile, ma addirittura che non fosse nemmeno peccato. "E te lo dico da cattolico!", ha poi intercalato, quasi a voler convincere giocando la carta della fede.<br />In primis, in nessuna parte della dottrina cattolica, anche post conciliare, si trova giustificazione alla possibilità di tradimento.<br />Entrambi i coniugi hanno il dovere di stare in intimità, ovviamente con frequenze e modalità di buon senso, e commettono anche peccato nel non farlo. Si parla proprio di dovere. [...]<br />Gesù spiega che anche solo il desiderare un'altra donna (ma vale anche per il desiderare un altro uomo) sia peccato. È nei Comandamenti ed è stato sempre ribadito dalla Chiesa fino all'ultimo attuale Catechismo.<br />Nonostante questo ci sono persone, che si professano cattoliche, che insistono sulla possibilità di poter ignorare una parte della Legge divina sulla morale. In pratica si autoconvincono che quella tal cosa è permessa dalla Chiesa. Eppure basterebbe così poco per rendersene conto.<br />Allora ecco che spunta fuori il "cattolico lassista".<br />Il lassismo è un "sistema di opinioni o tendenza individuale caratterizzati da mancanza di rigore nel conformare la propria condotta alla legge morale, alle norme della disciplina, ecc., o da eccessiva indulgenza nel richiederne l'applicazione" (Treccani vocabolario online). È lo stesso vocabolario citato ad evidenziare che nello specifico della morale religiosa è una "disposizione dell'anima (detta anche coscienza lassa) che porta a negare l'obbligatorietà di una legge morale quando vi sia un motivo anche debolmente probabile per credere che tale legge non esista".<br />Si tratta, insomma, di separare la fede dalla vita. Dio viene sì riconosciuto, ma non è il centro, non è più la bussola vera del proprio esistere.<br />Un problema, questo, che è connaturato nell'uomo ferito. La perdita del dono d'integrità, dopo il peccato originale, ha fatto sì che tendessimo più verso il male che verso il bene; quindi più verso ciò che ci è più comodo, piuttosto che verso ciò che ci è più difficile.<br />Ma è anche un problema che - oggi - trova terreno fertile nella dimensione laicista, che non si manifesta solo nella politica (sarebbe riduttivo pensarlo), ma anche in quello esistenziale. E così, alla fine, è sempre la propria coscienza ad essere più o meno elevata ad un ultimo criterio di giudizio.<br />Quando invece tutta la vita cristiana è ben sintetizzata dalle parole di San Paolo ai Galati (2,20): "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me." Cioè al proprio criterio di giudizio, bisogna sostituire quello di Cristo.<br />Solo in questo modo Cristo è riconosciuto come Signore... altrimenti è solo un orpello!]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:keywords>catechismo,comandamenti,galati,morale,tradimento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f073535ffa354a70fa490eff9e73427d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Uomini che picchiano le donne... e lo chiamano sport (e parità di genere)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/uomini-che-picchiano-le-donne-e-lo-chiamano-sport-e-parita-di-genere--46625586</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6737" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6737</a><br /><br />UOMINI CHE PICCHIANO LE DONNE... E LO CHIAMANO SPORT di Luca Volontè<br />Che tipo di uomo vuole combattere contro una donna e massacrarla di pugni e calci? Sicuramente un uomo senza vergogna né etica, almeno dal punto di vista sportivo.<br />Negli Usa ed in molti altri paesi, infatti, questo tipo di 'combattimenti', nello sport, rischiano di diventare la norma, per una forma di "rispetto" nei confronti degli atleti transessuali. Alana McLaughlin, per esempio, ha indossato una maglietta con la scritta "End trans genocide" dopo aver battuto spudoratamente una donna durante il suo primo combattimento 'MMA al Combat Global' il 10 settembre a Miami. Il 38enne McLaughlin è stato nelle forze speciali dell'esercito degli Stati Uniti per sei anni e ha scelto la "chirurgia di riassegnazione del sesso" nel 2016. Gli incontri di lotta totale del MMA non vietano ai maschi di combattere contro le donne, a patto che i maschi affermino di non essere uomini.<br />"Abbiamo bisogno di mostrare che MMA è uno sport inclusivo", si dice tra gli organizzatori di questi eventi che assomigliano in tutto alle disfide nelle arene romane. McLaughlin sostiene che coloro che lo chiamano imbroglione sono "transfobici", ma in realtà il solo bugiardo nell'intera vicenda è lui. L'ironia di sfoggiare una maglietta con scritto "fine del genocidio trans" mentre si difende la violenza maschile contro le donne è nauseante. Non c'è nessun "genocidio trans".<br />Ai maschi trans-identificati vengono offerti infiniti privilegi a spese della sicurezza e dei diritti delle donne. Hanno infatti il "diritto" di sottoporsi a chirurgia estetica, prendere ormoni e indossare i vestiti che vogliono. Se vogliono anche competere nello sport, possono farlo con e contro altri uomini e se non sono all'altezza della sfida, allora scelgono di competere, in questo caso massacrare, le atlete donne. Nel combattimento dei giorni scorsi McLaughlin ha usato una presa al collo per battere la 32enne Celine Provost, una combattente chiaramente più abile, che semplicemente non poteva competere con la forza di un uomo.<br />Alana McLaughlin non deve per nulla esser compatito, stiamo infatti parlando di un uomo che ha iniziato ad allenarsi nelle MMA sei mesi fa e a cui è stato permesso di combattere contro una donna che si allena da un decennio e l'ha infine battuta imponendo la sua violenza e la sua forza. McLaughlin non è un povero innocente alla disperata ricerca di una possibilità di competere.<br />Come ha ben scritto Meghan Murphy sul portale femminista 'Feministcurrent': "Questo è un ragazzo che è ben informato sull'attivismo trans e lo sta usando come scusa per comportarsi in modo misogino e perpetrare la violenza contro le donne. L'idea che si tratti di una povera anima che vuole solo essere inclusa si è dimostrata essere uno scherzo, solo guardando il suo feed di Twitter" dove si vanta delle sue battaglie ideologiche contro le donne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46625586</guid><pubDate>Tue, 21 Sep 2021 22:18:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46625586/uomini_che_picchiano_le_donne_e_lo_chiamano_sport.mp3" length="4673735" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6737

UOMINI CHE PICCHIANO LE DONNE... E LO CHIAMANO SPORT di Luca Volontè
Che tipo di uomo vuole combattere contro una donna e massacrarla di pugni e calci? Sicuramente un uomo senza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6737" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6737</a><br /><br />UOMINI CHE PICCHIANO LE DONNE... E LO CHIAMANO SPORT di Luca Volontè<br />Che tipo di uomo vuole combattere contro una donna e massacrarla di pugni e calci? Sicuramente un uomo senza vergogna né etica, almeno dal punto di vista sportivo.<br />Negli Usa ed in molti altri paesi, infatti, questo tipo di 'combattimenti', nello sport, rischiano di diventare la norma, per una forma di "rispetto" nei confronti degli atleti transessuali. Alana McLaughlin, per esempio, ha indossato una maglietta con la scritta "End trans genocide" dopo aver battuto spudoratamente una donna durante il suo primo combattimento 'MMA al Combat Global' il 10 settembre a Miami. Il 38enne McLaughlin è stato nelle forze speciali dell'esercito degli Stati Uniti per sei anni e ha scelto la "chirurgia di riassegnazione del sesso" nel 2016. Gli incontri di lotta totale del MMA non vietano ai maschi di combattere contro le donne, a patto che i maschi affermino di non essere uomini.<br />"Abbiamo bisogno di mostrare che MMA è uno sport inclusivo", si dice tra gli organizzatori di questi eventi che assomigliano in tutto alle disfide nelle arene romane. McLaughlin sostiene che coloro che lo chiamano imbroglione sono "transfobici", ma in realtà il solo bugiardo nell'intera vicenda è lui. L'ironia di sfoggiare una maglietta con scritto "fine del genocidio trans" mentre si difende la violenza maschile contro le donne è nauseante. Non c'è nessun "genocidio trans".<br />Ai maschi trans-identificati vengono offerti infiniti privilegi a spese della sicurezza e dei diritti delle donne. Hanno infatti il "diritto" di sottoporsi a chirurgia estetica, prendere ormoni e indossare i vestiti che vogliono. Se vogliono anche competere nello sport, possono farlo con e contro altri uomini e se non sono all'altezza della sfida, allora scelgono di competere, in questo caso massacrare, le atlete donne. Nel combattimento dei giorni scorsi McLaughlin ha usato una presa al collo per battere la 32enne Celine Provost, una combattente chiaramente più abile, che semplicemente non poteva competere con la forza di un uomo.<br />Alana McLaughlin non deve per nulla esser compatito, stiamo infatti parlando di un uomo che ha iniziato ad allenarsi nelle MMA sei mesi fa e a cui è stato permesso di combattere contro una donna che si allena da un decennio e l'ha infine battuta imponendo la sua violenza e la sua forza. McLaughlin non è un povero innocente alla disperata ricerca di una possibilità di competere.<br />Come ha ben scritto Meghan Murphy sul portale femminista 'Feministcurrent': "Questo è un ragazzo che è ben informato sull'attivismo trans e lo sta usando come scusa per comportarsi in modo misogino e perpetrare la violenza contro le donne. L'idea che si tratti di una povera anima che vuole solo essere inclusa si è dimostrata essere uno scherzo, solo guardando il suo feed di Twitter" dove si vanta delle sue battaglie ideologiche contro le donne.]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>boxe,chirurgia,genere,mma,parità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f063b4a82fddfc8ec7d34a64bde2f616.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè è importante la filosofia? A cosa serve?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-e-importante-la-filosofia-a-cosa-serve--46625038</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6734" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6734</a><br /><br />LA FILOSOFIA E' IMPORTANTE? A COSA SERVE? di Corrado Gnerre<br />Quando ci si accosta allo studio della filosofia, uno dei più grandi errori che si può fare è partire senza partire, cioè iniziare senza conoscere che cosa sia la filosofia.<br />In molti libri si cerca all'inizio di dare una risposta, ma poi ci si accorge che è una risposta che non risponde, evanescente, inafferrabile, che dice e non dice.<br />Volete sapere perché? Perché molti libri rifiutano una concezione precisa della filosofia e tendono invece a presentarci una disciplina che volutamente non sappia nemmeno cosa sia se stessa. D'altronde, se si ammette che esiste una verità oggettiva (cioè valida per tutti), è un conto; ma se si è convinti che non esistono certezze, allora anche la filosofia non può avere una definizione certa: può diventare tutto e il contrario di tutto.<br />Noi invece sono convinti che la Verità (con la "V" maiuscola) esiste ed è oggettiva; e che la convinzione contraria sia una contraddizione, una sorta di serpente che si morde la coda. Infatti, se dicessimo che non esiste la verità oggettiva, ci contraddiremmo, perché comunque ammetteremmo che c'è una verità valida per tutti, e cioè che la verità non esiste!<br />Detto questo, passiamo alla definizione di filosofia, ad una definizione precisa: La filosofia è la scienza di tutte le cose secondo le loro ultime cause, conosciute con il lume naturale della ragione. Come definizione sembra complicata, ma non lo è. Analizziamola.<br /><br />SCIENZA<br />La filosofia è una scienza. E' scienza ogni relazione tra concetti e la filosofia si fonda sull'argomentazione, sulla successione logica dei concetti.<br /><br />DI TUTTE LE COSE<br />Alla filosofia interessa tutto, nulla escluso. Non c'è campo d'interesse che le sia estraneo.<br /><br />SECONDO LE LORO ULTIME CAUSE<br />La filosofia però non è la somma enciclopedica di tutte le discipline. Essa indaga le cause ultime, si chiede il perché dei bisogni e delle attitudini che invitano l'uomo ad occuparsi dei vari settori della vita. Un esempio. Tra la politica e la filosofia della politica esiste questa differenza: la politica studia il funzionamento della cosa pubblica, mentre la filosofia della politica il perché l'uomo senta l'esigenza di far politica, le ragioni della politica e come l'uomo si atteggi di fronte alla politica. Si potrebbe fare filosofia su ogni cosa. Anche sulle più banali. Anche sul Calcio. Se chiediamo: come si gioca a pallone? Ci può rispondere solo un tecnico (un allenatore o un calciatore). Ma se chiediamo: perché molti si divertono vedendo una bella partita di calcio o rincorrendo un pallone? Ci può rispondere solo chi si azzarda a fare una sorta di "filosofia del calcio".<br /><br />CONOSCIUTE CON IL LUME NATURALE DELLA RAGIONE<br />La filosofia non utilizza la fede né l'intuizione né l'emozione, ma la ragione.<br />Dare alla filosofia una definizione di questo tipo (la filosofia è scienza di tutte...) è importante perché spesso c'è la tendenza a definire la filosofia con il suo semplice significato etimologico, filosofia come "philein" (amore) e "sophia" (sapienza), cioè amore della sapienza. Se bastasse questo, vorrebbe dire che il desiderio di leggersi una buona enciclopedia renderebbe automaticamente filosofi... il che è una sciocchezza!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46625038</guid><pubDate>Tue, 21 Sep 2021 22:06:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46625038/perch_importante_la_filosofia_e_a_che_cosa_serve.mp3" length="3880377" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6734

LA FILOSOFIA E' IMPORTANTE? A COSA SERVE? di Corrado Gnerre
Quando ci si accosta allo studio della filosofia, uno dei più grandi errori che si può fare è partire senza partire,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6734" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6734</a><br /><br />LA FILOSOFIA E' IMPORTANTE? A COSA SERVE? di Corrado Gnerre<br />Quando ci si accosta allo studio della filosofia, uno dei più grandi errori che si può fare è partire senza partire, cioè iniziare senza conoscere che cosa sia la filosofia.<br />In molti libri si cerca all'inizio di dare una risposta, ma poi ci si accorge che è una risposta che non risponde, evanescente, inafferrabile, che dice e non dice.<br />Volete sapere perché? Perché molti libri rifiutano una concezione precisa della filosofia e tendono invece a presentarci una disciplina che volutamente non sappia nemmeno cosa sia se stessa. D'altronde, se si ammette che esiste una verità oggettiva (cioè valida per tutti), è un conto; ma se si è convinti che non esistono certezze, allora anche la filosofia non può avere una definizione certa: può diventare tutto e il contrario di tutto.<br />Noi invece sono convinti che la Verità (con la "V" maiuscola) esiste ed è oggettiva; e che la convinzione contraria sia una contraddizione, una sorta di serpente che si morde la coda. Infatti, se dicessimo che non esiste la verità oggettiva, ci contraddiremmo, perché comunque ammetteremmo che c'è una verità valida per tutti, e cioè che la verità non esiste!<br />Detto questo, passiamo alla definizione di filosofia, ad una definizione precisa: La filosofia è la scienza di tutte le cose secondo le loro ultime cause, conosciute con il lume naturale della ragione. Come definizione sembra complicata, ma non lo è. Analizziamola.<br /><br />SCIENZA<br />La filosofia è una scienza. E' scienza ogni relazione tra concetti e la filosofia si fonda sull'argomentazione, sulla successione logica dei concetti.<br /><br />DI TUTTE LE COSE<br />Alla filosofia interessa tutto, nulla escluso. Non c'è campo d'interesse che le sia estraneo.<br /><br />SECONDO LE LORO ULTIME CAUSE<br />La filosofia però non è la somma enciclopedica di tutte le discipline. Essa indaga le cause ultime, si chiede il perché dei bisogni e delle attitudini che invitano l'uomo ad occuparsi dei vari settori della vita. Un esempio. Tra la politica e la filosofia della politica esiste questa differenza: la politica studia il funzionamento della cosa pubblica, mentre la filosofia della politica il perché l'uomo senta l'esigenza di far politica, le ragioni della politica e come l'uomo si atteggi di fronte alla politica. Si potrebbe fare filosofia su ogni cosa. Anche sulle più banali. Anche sul Calcio. Se chiediamo: come si gioca a pallone? Ci può rispondere solo un tecnico (un allenatore o un calciatore). Ma se chiediamo: perché molti si divertono vedendo una bella partita di calcio o rincorrendo un pallone? Ci può rispondere solo chi si azzarda a fare una sorta di "filosofia del calcio".<br /><br />CONOSCIUTE CON IL LUME NATURALE DELLA RAGIONE<br />La filosofia non utilizza la fede né l'intuizione né l'emozione, ma la ragione.<br />Dare alla filosofia una definizione di questo tipo (la filosofia è scienza di tutte...) è importante perché spesso c'è la tendenza a definire la filosofia con il suo semplice significato etimologico, filosofia come "philein" (amore) e "sophia" (sapienza), cioè amore della sapienza. Se bastasse questo, vorrebbe dire che il desiderio di leggersi una buona enciclopedia renderebbe automaticamente filosofi... il che è una sciocchezza!]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>amore,filosofia,politica,sapienza,scienza,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d057217682f879c65703c894af6aea8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo scandalo del rave party: un morto, stupri, furti, droga libera</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-scandalo-del-rave-party-un-morto-stupri-furti-droga-libera--46218727</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694</a><br /><br />LO SCANDALO DEL RAVE PARTY: UN MORTO, STUPRI, FURTI, DROGA LIBERA di Emanuele Boffi<br />È più che giustificata l'indignazione per il rave party presso Valentano, località viterbese occupata abusivamente per una settimana da poco meno di 10 mila "fattoni" provenienti da tutta Europa. Come ha raccontato il proprietario del campo dove si sono dati appuntamento migliaia di ragazzi coi loro camper, le loro casse per la musica, le loro droghe, «sono entrati nei capannoni a rubare le batterie dei trattori, hanno aizzato i cani contro le pecore, hanno defecato, come ho visto fare a una ragazza, in mezzo a una strada di campagna, così, davanti a tutti».<br />Un uomo è stato trovato morto a sette metri di profondità nel lago di Mezzano, una ragazza ha partorito, due sono state stuprate, decine di giovani sono finiti all'ospedale in coma etilico, a un contadino è stato rubato un pick up, molti supermercati della zona sono stati saccheggiati, le farmacie hanno finito le siringhe. Si teme sia scoppiato un focolaio Covid, i turisti della zona sono fuggiti, i ragazzi se ne sono andati solo quando «sono finiti alcol e droga».<br />Insomma, un disastro, cui le autorità hanno lasciato spazio nel timore che un intervento avrebbe provocato ingestibili scontri.<br />L'indignazione, quindi, è più che giustificata, viste anche le norme stringenti cui in tutta Italia s'è costretti a vivere, ma, sebbene comprensibile, porta poco lontano.<br />Fatto lo sgombero dei "fattoni", risolto il problema? Solo momentaneamente, fino al prossimo rave, fino al prossimo raduno.<br />Interessante è stato leggere quel che ha scritto su Libero Carlo Giovanardi, che, tra il 2008 e il 2011, ha avuto all'interno del governo Berlusconi la delega alle politiche antidroga: «Avevo introdotto tramite il Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio diretto dal Prof Giovanni Serpelloni, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe».<br />Il Dipartimento aveva, tra gli altri compiti, quello di prevenire tali raduni: «In quel periodo vennero individuati 116 eventi musicali illegali, promozionati on line: 39 di questi sono stati impediti, cioè fermati prima che si svolgessero, 25 sono stati gestiti in loco con l'intervento delle forze dell'ordine, 38 si sono svolti malgrado la segnalazione, su 11 si attendevano riscontri. Complessivamente in quei tre anni erano stati individuati cinquantaquattro siti web in lingua italiana con il server localizzato all'interno dei confini nazionali, segnalate 426 pagine web, rimossi 27 annunci, oscurati 38 siti web e chiuse novantatré pagine dei siti internet».<br />Il Dipartimento - ha denunciato Giovanardi - è stato successivamente smantellato. «Purtroppo i cittadini italiani si accorgono dei danni prodotti dal "partito dello spinello" e dai suoi sostenitori soltanto quando ne pagano direttamente le conseguenze».<br />Il problema più grave, però, non è nemmeno questo. La questione decisiva è invece cosa fare con ognuno di quei diecimila ragazzi che, come ha raccontato uno di loro al Corriere, sono andati a Valentano perché «gli garba drogarsi». A questo buco nero esistenziale che brucia le vite di questi ragazzi come si risponde? [...]<br />Che a Valentano quasi diecimila ragazzi si stessero autodistruggendo, barcollando come zombie davanti ad amplificatori con la musica a palla, pareva l'ultima delle emergenze in ordine di priorità.<br />Invece dovrebbe essere il punto numero uno della nostra agenda d'intervento. C'è un lungo lavoro da fare con qui diecimila cui "garba drogarsi"; altrimenti ci stiamo illudendo che con lo sgombero abbiamo risolto il problema (almeno fino al prossimo).<br /><br />Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo seguente dal titolo "Trattativa Stato-rave party. Il mondo alla rovescia" commenta il ritrovo abusivo di migliaia di giovani con lo scopo dell'autodistruzione, senza nessun intervento preventivo da parte delle autorità. Che invece si attivano quando i comuni cittadini non rispettano le regole anti-Covid, anche se irragionevoli.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 agosto 2021:<br />Guardare i telegiornali nelle ultime ore è assai istruttivo e dà la dimensione del mondo alla rovescia nel quale stiamo vivendo nell'era Covid. Diritti di libertà calpestati, soprusi all'ordine del giorno e incertezza permanente su cosa le autorità considerino bene pubblico.<br />Il commento ricorrente di fronte alle immagini della tragedia dell'Afghanistan è fin troppo banale: i talebani moriranno tutti di Covid visto che girano senza mascherina e senza alcun distanziamento; esattamente come gli afgani che scappano dal nuovo regime senza preoccuparsi dei contagi e puntando a fuggire dal loro Stato per paura di essere giustiziati. Quindi moriranno anche loro di Covid? Si vedrà nelle prossime ore quale impatto avranno avuto sulla salute di quelle popolazioni gli incalcolabili e costanti assembramenti di questi giorni.<br />Ma restando alla situazione italiana, si fa fatica a capire perché le autorità non siano riuscite a far nulla per far sospendere immediatamente il rave party iniziato nella notte tra il 13 e il 14 agosto vicino al lago di Mezzano, nel Viterbese. Il raduno abusivo, in spazi pubblici e privati, è durato ben sei giorni. I partecipanti, circa 10mila, si sono assembrati, hanno consumato alcool, hanno ballato e prodotto rifiuti lasciati poi nel terreno e c'è stato anche un morto, un ragazzo di 24 anni. Altri due partecipanti sono stati ricoverati in stato di agitazione negli ospedali di Pitigliano e di Grosseto. I medici stanno cercando di capire la causa clinica delle patologie. Ci sono state anche due denunce per violenza sessuale. Ma nel frattempo una domanda sorge spontanea: tra quei 10mila non c'erano positivi al Covid? Il Covid in quell'area non esisteva? Non esiste il rischio che ora i partecipanti possano portare il virus in tutta Italia e all'estero, visto che provenivano anche da altri Stati?<br />Surreale che si siano dovute fare addirittura delle trattative tra lo Stato e un gruppo di balordi sprezzanti delle leggi. Se l'emergenza Covid impone davvero sospensioni delle libertà democratiche per finalità superiori come la tutela della salute, non si capisce perché non si sia potuto sospendere fin da subito la libertà di riunione in un contesto certamente pericoloso per la salute e la sicurezza pubbliche.<br />Il ripristino della legalità non sarebbe dovuto avvenire dopo sei giorni ma immediatamente. L'area occupata andava sgomberata senza andare per il sottile. Tanto più che si trattava di un evento abbondantemente annunciato e che si ripete ogni anno. La salute pubblica e il rischio contagi avrebbero giustificato ogni intervento delle autorità. E invece il deflusso dei ragazzi è iniziato solo 5 giorni dopo, perché il cibo scarseggiava. Lo Stato di diritto ha perso un'altra occasione per poter riaffermare la sua autorevolezza.<br />Un episodio davvero riprovevole che rimanda ad altre situazioni paradossali, in particolare quella degli immigrati che continuano a sbarcare sulle coste italiane spesso senza i dovuti controlli anti-Covid, disperdendosi sul territorio italiano.<br />Il pugno di ferro, invece, le autorità lo usano con i cittadini che vorrebbero una ragionevole flessibilità nell'applicazione di alcune regole. E invece si ritrovano ad essere vessati per comportamenti che non hanno nulla di pericoloso per la salute pubblica. Il caos del green pass obbligatorio nelle mense ne è la riprova. Lavorare gomito a gomito in ufficio non comporta rischi di contagio, mentre consumare il pasto in mensa sì: questa sembrerebbe la logica delle assurde disposizioni vigenti, che finiscono per esasperare l'opinione pubblica.<br />La ricorrente e sistematica attitudine di chi governa a scaricare sui cittadini le inadempienze e le incapacità mostrate per mesi nella gestione della pandemia mette sempre seriamente a rischio il patto sociale e alimenta dubbi sulla efficacia delle scelte sin qui operate dalle istituzioni in materia di Covid.<br />D'altronde la cronistoria della pandemia ha sempre offerto perle di follia come la rincorsa ai runner sulla spiaggia con l'ausilio dei droni. La sensatezza delle disposizioni di legge le renderebbe più facilmente digeribili e applicabili e rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Al contrario, l'utilizzo miope del potere fondato sulla paura non produce frutti, neppure in termini di difesa della salute. L'evoluzione della pandemia evidentemente non ha insegnato ancora nulla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46218727</guid><pubDate>Tue, 24 Aug 2021 19:22:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46218727/lo_scandalo_del_rave_party.mp3" length="10945141" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694

LO SCANDALO DEL RAVE PARTY: UN MORTO, STUPRI, FURTI, DROGA LIBERA di Emanuele Boffi
È più che giustificata l'indignazione per il rave party presso Valentano, località viterbese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694</a><br /><br />LO SCANDALO DEL RAVE PARTY: UN MORTO, STUPRI, FURTI, DROGA LIBERA di Emanuele Boffi<br />È più che giustificata l'indignazione per il rave party presso Valentano, località viterbese occupata abusivamente per una settimana da poco meno di 10 mila "fattoni" provenienti da tutta Europa. Come ha raccontato il proprietario del campo dove si sono dati appuntamento migliaia di ragazzi coi loro camper, le loro casse per la musica, le loro droghe, «sono entrati nei capannoni a rubare le batterie dei trattori, hanno aizzato i cani contro le pecore, hanno defecato, come ho visto fare a una ragazza, in mezzo a una strada di campagna, così, davanti a tutti».<br />Un uomo è stato trovato morto a sette metri di profondità nel lago di Mezzano, una ragazza ha partorito, due sono state stuprate, decine di giovani sono finiti all'ospedale in coma etilico, a un contadino è stato rubato un pick up, molti supermercati della zona sono stati saccheggiati, le farmacie hanno finito le siringhe. Si teme sia scoppiato un focolaio Covid, i turisti della zona sono fuggiti, i ragazzi se ne sono andati solo quando «sono finiti alcol e droga».<br />Insomma, un disastro, cui le autorità hanno lasciato spazio nel timore che un intervento avrebbe provocato ingestibili scontri.<br />L'indignazione, quindi, è più che giustificata, viste anche le norme stringenti cui in tutta Italia s'è costretti a vivere, ma, sebbene comprensibile, porta poco lontano.<br />Fatto lo sgombero dei "fattoni", risolto il problema? Solo momentaneamente, fino al prossimo rave, fino al prossimo raduno.<br />Interessante è stato leggere quel che ha scritto su Libero Carlo Giovanardi, che, tra il 2008 e il 2011, ha avuto all'interno del governo Berlusconi la delega alle politiche antidroga: «Avevo introdotto tramite il Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio diretto dal Prof Giovanni Serpelloni, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe».<br />Il Dipartimento aveva, tra gli altri compiti, quello di prevenire tali raduni: «In quel periodo vennero individuati 116 eventi musicali illegali, promozionati on line: 39 di questi sono stati impediti, cioè fermati prima che si svolgessero, 25 sono stati gestiti in loco con l'intervento delle forze dell'ordine, 38 si sono svolti malgrado la segnalazione, su 11 si attendevano riscontri. Complessivamente in quei tre anni erano stati individuati cinquantaquattro siti web in lingua italiana con il server localizzato all'interno dei confini nazionali, segnalate 426 pagine web, rimossi 27 annunci, oscurati 38 siti web e chiuse novantatré pagine dei siti internet».<br />Il Dipartimento - ha denunciato Giovanardi - è stato successivamente smantellato. «Purtroppo i cittadini italiani si accorgono dei danni prodotti dal "partito dello spinello" e dai suoi sostenitori soltanto quando ne pagano direttamente le conseguenze».<br />Il problema più grave, però, non è nemmeno questo. La questione decisiva è invece cosa fare con ognuno di quei diecimila ragazzi che, come ha raccontato uno di loro al Corriere, sono andati a Valentano perché «gli garba drogarsi». A questo buco nero esistenziale che brucia le vite di questi ragazzi come si risponde? [...]<br />Che a Valentano quasi diecimila ragazzi si stessero autodistruggendo, barcollando come zombie davanti ad amplificatori con la musica a palla, pareva l'ultima delle emergenze in ordine di priorità.<br />Invece dovrebbe essere il punto numero uno della nostra agenda d'intervento. C'è un lungo lavoro da fare con qui diecimila cui "garba drogarsi"; altrimenti ci stiamo illudendo che con lo sgombero abbiamo risolto il problema (almeno fino al prossimo).<br /><br />Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo seguente dal titolo "Trattativa Stato-rave party. Il mondo alla rovescia" commenta il ritrovo abusivo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>685</itunes:duration><itunes:keywords>alcool,droga,giovanardi,rave,stupri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cd9a091c0ac635fa8967b7076146a8bb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amare il prossimo con dolcezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amare-il-prossimo-con-dolcezza--45860940</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6666" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6666</a><br /><br />AMARE IL PROSSIMO CON DOLCEZZA di Padre Gabriele<br />La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]<br />La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l'adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo [...].<br /><br />LA PAZIENZA A DURA PROVA<br />Nei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. Santa Teresa di Gesù Bambino insegnava a una novizia: «Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Suor Genoveffa del Volto Santo - Ancora - Milano, 1955 p. 147].<br />Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l'incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s'impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l'intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall'essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l'effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l'amore che gli portiamo, che non l'umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza.<br /><br />PREGHIERA PER IMITARE LA DOLCEZZA DI GESÙ<br />«O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. [...] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. [...] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch'io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali» (cfr. S. Francesco di Sales).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45860940</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2021 17:20:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45860940/amare_il_prossimo_con_dolcezza.mp3" length="5069888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6666

AMARE IL PROSSIMO CON DOLCEZZA di Padre Gabriele
La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6666" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6666</a><br /><br />AMARE IL PROSSIMO CON DOLCEZZA di Padre Gabriele<br />La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]<br />La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l'adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo [...].<br /><br />LA PAZIENZA A DURA PROVA<br />Nei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. Santa Teresa di Gesù Bambino insegnava a una novizia: «Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Suor Genoveffa del Volto Santo - Ancora - Milano, 1955 p. 147].<br />Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l'incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s'impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l'intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall'essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l'effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l'amore che gli portiamo, che non l'umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza.<br /><br />PREGHIERA PER IMITARE LA DOLCEZZA DI GESÙ<br />«O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. [...] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. [...] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio...]]></itunes:summary><itunes:duration>317</itunes:duration><itunes:keywords>collera,dolcezza,imitaregesù,reazionispontanee,santateresadelbambingesù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ba3e2fecc0eeb39c7eea29de430f1d7f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Accettare la malattia con fede... e ironia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/accettare-la-malattia-con-fede-e-ironia--45457706</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6634" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6634</a><br /><br />ACCETTARE LA MALATTIA CON FEDE... E IRONIA di Alessandro Giunti<br />"Accettare le cose che non si possono modificare...", diceva un vecchio adagio. Ma che c'è di più inaccettabile di una malattia che ti conduce alla morte dopo aver imprigionato una mente vigile in un corpo immobilizzato? L'ineluttabilità di certi eventi rende difficile la rassegnazione: la SLA ti priva del movimento, ti impedisce di fare le cose a cui tenevi di più. Correre, camminare, andare a funghi, coltivare il tuo lavoro, i tuoi impegni sociali, goderti boschi, albe, tramonti, mare e paesaggi sconfinati: tutto questo se lo è portato via la SLA, la Stronza, come la chiamava un malato illustre, il calciatore Borgonovo.<br />Ma capacità di ragionamento e sensi intatti ti permettono di godere ancora del meglio che ti riserva la tua vita. Prima di tutto l'amore, quello che dai ai tuoi cari e ai tuoi amici, quello che da loro ricevi e il circuito affettivo che da qui si genera. Quanto più forte è la pena, tanto più tangibile diventa l'amore che la contrasta. E' così forte, l'amore, che ti sembra di poterlo toccare come un oggetto materiale, o di vederlo e sentirlo nell'aria come una nube di incenso profumato. Ogni bacio, ogni attenzione, ogni cura è un balsamo che lenisce le piaghe del cuore. Un affetto grande che è immagine dell'amore che Dio ha per noi, e che si manifesta tanto più forte nei panni che riceviamo per ripararsi dal freddo che ci attanaglia. Ho tanto freddo in questo momento, ma ho anche tanti panni (di cashmere!). A consolarmi infatti, oltre all'amore di Dio e dei miei cari, c'è anche la possibilità che ho di attingere alle risorse della mente, che mi hanno sempre guidato anche quando stavo bene.<br />La prima fra queste è la capacità di stringere i denti nelle avversità e temperarle con tanti sentimenti positivi, tra i quali regna su tutte l'ironia della vita. Sembra che ci voglia un gran coraggio per mettersi a ridere in una situazione come questa, ma a pensarci bene, di fronte a una forchetta che ti cade di mano o a una gamba che cede sotto il tuo peso, richiede meno sforzo riderci sopra che affliggersi e macerarsi. L'ironia in casa mia non è mai mancata, abbiamo imparato l'uno dall'altro a ridere di tutto soprattutto di noi stessi. "Un po' per celia, un po' per non morire" come diceva Madama Butterfly. Quante tensioni, quanti rovelli mentali e quanti strascichi rancorosi ci risparmia una visione della vita scanzonata e positiva anche in frangenti come questo in cui verrebbe spesso da dire "ma che c'hai da ride?". Che c'ho da ride? Rido perché comunico! Rido perché ricevo baci e cortesie, perché prego, perché sono fedele a me stesso e a quello in cui ho sempre creduto. Rido perché so' vivo, perché ragiono e perché ogni mattina che vedo il sole sorrido e ringrazio la Provvidenza.<br />La mia forza è dentro di me, ma l'amore e l'allegria che ricevo dall'esterno la fanno emergere, la coltivano e la fortificano. Quando la malattia sarà ai suoi gradi peggiori, non lo so se tutto questo riuscirà a sostenermi come adesso, però intanto vivo, rido, prego, combatto la Stronza e amo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45457706</guid><pubDate>Tue, 06 Jul 2021 20:01:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45457706/accettare_la_malattia_con_fede_e_ironia.mp3" length="3790515" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6634

ACCETTARE LA MALATTIA CON FEDE... E IRONIA di Alessandro Giunti
"Accettare le cose che non si possono modificare...", diceva un vecchio adagio. Ma che c'è di più inaccettabile di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6634" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6634</a><br /><br />ACCETTARE LA MALATTIA CON FEDE... E IRONIA di Alessandro Giunti<br />"Accettare le cose che non si possono modificare...", diceva un vecchio adagio. Ma che c'è di più inaccettabile di una malattia che ti conduce alla morte dopo aver imprigionato una mente vigile in un corpo immobilizzato? L'ineluttabilità di certi eventi rende difficile la rassegnazione: la SLA ti priva del movimento, ti impedisce di fare le cose a cui tenevi di più. Correre, camminare, andare a funghi, coltivare il tuo lavoro, i tuoi impegni sociali, goderti boschi, albe, tramonti, mare e paesaggi sconfinati: tutto questo se lo è portato via la SLA, la Stronza, come la chiamava un malato illustre, il calciatore Borgonovo.<br />Ma capacità di ragionamento e sensi intatti ti permettono di godere ancora del meglio che ti riserva la tua vita. Prima di tutto l'amore, quello che dai ai tuoi cari e ai tuoi amici, quello che da loro ricevi e il circuito affettivo che da qui si genera. Quanto più forte è la pena, tanto più tangibile diventa l'amore che la contrasta. E' così forte, l'amore, che ti sembra di poterlo toccare come un oggetto materiale, o di vederlo e sentirlo nell'aria come una nube di incenso profumato. Ogni bacio, ogni attenzione, ogni cura è un balsamo che lenisce le piaghe del cuore. Un affetto grande che è immagine dell'amore che Dio ha per noi, e che si manifesta tanto più forte nei panni che riceviamo per ripararsi dal freddo che ci attanaglia. Ho tanto freddo in questo momento, ma ho anche tanti panni (di cashmere!). A consolarmi infatti, oltre all'amore di Dio e dei miei cari, c'è anche la possibilità che ho di attingere alle risorse della mente, che mi hanno sempre guidato anche quando stavo bene.<br />La prima fra queste è la capacità di stringere i denti nelle avversità e temperarle con tanti sentimenti positivi, tra i quali regna su tutte l'ironia della vita. Sembra che ci voglia un gran coraggio per mettersi a ridere in una situazione come questa, ma a pensarci bene, di fronte a una forchetta che ti cade di mano o a una gamba che cede sotto il tuo peso, richiede meno sforzo riderci sopra che affliggersi e macerarsi. L'ironia in casa mia non è mai mancata, abbiamo imparato l'uno dall'altro a ridere di tutto soprattutto di noi stessi. "Un po' per celia, un po' per non morire" come diceva Madama Butterfly. Quante tensioni, quanti rovelli mentali e quanti strascichi rancorosi ci risparmia una visione della vita scanzonata e positiva anche in frangenti come questo in cui verrebbe spesso da dire "ma che c'hai da ride?". Che c'ho da ride? Rido perché comunico! Rido perché ricevo baci e cortesie, perché prego, perché sono fedele a me stesso e a quello in cui ho sempre creduto. Rido perché so' vivo, perché ragiono e perché ogni mattina che vedo il sole sorrido e ringrazio la Provvidenza.<br />La mia forza è dentro di me, ma l'amore e l'allegria che ricevo dall'esterno la fanno emergere, la coltivano e la fortificano. Quando la malattia sarà ai suoi gradi peggiori, non lo so se tutto questo riuscirà a sostenermi come adesso, però intanto vivo, rido, prego, combatto la Stronza e amo.]]></itunes:summary><itunes:duration>237</itunes:duration><itunes:keywords>amore,bacio,borgonovo,giunti,ironia,malattia,provvidenza,sla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb1cd249c8478fff9e6a569db42eb74c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le parolacce e le volgarità sono un peccato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-parolacce-e-le-volgarita-sono-un-peccato--45457605</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6633" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6633</a><br /><br />LE PAROLACCE E LE VOLGARITA' SONO UN PECCATO<br />Secondo la Parola di Dio sono un'offesa fatta a Dio e quindi debbono essere bandite dalla bocca di un cristiano<br />da Il Settimanale di Padre Pio<br />Nel mio ambiente lavorativo (ho 26 anni e sono un tecnico informatico) ci sono tante brave persone, impegnate e oneste, che frequentano anche la chiesa. Purtroppo però si esprimono spesso in modo volgare, facendo uso continuo di certe "parolacce". Ho provato più di una volta a far notare loro la "stonatura" di questo linguaggio, soprattutto a chi tra loro si dice cristiano, ma rispondono che certe parole "scappano", o che il mondo è cambiato, il linguaggio si è evoluto e non è più il caso di prestare a certe parole la stessa attenzione che ci prestavano i nostri nonni... Effettivamente la società di oggi ha per così dire "depenalizzato" le parolacce... le sentiamo anche sulla bocca dei politici, nei TG, a volte le usano persino i preti nelle omelie (per usare un linguaggio più "giovanile"!). Le mie domande a questo punto sono due. La prima, forse banale, è: dire parolacce è peccato? Io continuo a evitarle, ma ormai ogni giorno ignoro quelle dei miei colleghi di lavoro (tanto lo sanno come la penso). Secondo voi manco per omissione?<br />Agostino R.<br /><br />RISPOSTA DELLA REDAZIONE<br /><br />Caro Agostino,<br />ti ringraziamo della domanda che ci dà modo di affrontare una questione che forse ai più può apparire banale e secondaria, ma non lo è affatto. Magari più persone si ponessero l'interrogativo che tu ti poni! Invece si è oggi troppo leggeri e superficiali nelle proprie parole e nei propri atteggiamenti.<br />Per risponderti, dobbiamo riflettere su chi è il cristiano - come in qualche modo anche tu hai intuito, indirizzando i tuoi richiami soprattutto a coloro che si dicono tali. Il cristiano non è solo e semplicemente chi è stato battezzato, o chi entra in chiesa la domenica. Il cristiano è colui che, per il Battesimo, è stato innestato in Cristo e attraverso la vita di grazia (alimentata dai Sacramenti della Confessione e Comunione e custodita con la fuga dal peccato) si mantiene effettivamente unito a Lui, come ci ha spiegato il Signore con una bellissima immagine: «Io sono la vite e voi i tralci» (Gv 15,1). Come il tralcio trae dalla vite la sua linfa vitale, così il cristiano trae il suo modo di pensare, agire ed esprimersi dallo "spirito di Cristo". È come se, in pratica, il cristiano avesse la mente, il cuore e la bocca innestati nella mente, nel cuore e nella bocca del Signore. Pensiamo a come parlava Gesù. Nel Vangelo vediamo che Gesù usava, quando occorrevano, espressioni anche molto vivaci e dure per riprovare il comportamento ipocrita degli scribi e dei farisei, ma non è mai scivolato nella volgarità. Ripugna anche il solo pensarlo. Come nella mente del Signore non vi era alcuna immondezza, così ugualmente nei suoi gesti e nelle sue parole era perfettamente limpido e regolato, coerentemente con quanto Lui stesso ha insegnato: «La bocca parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12,34). Se questo è vero, come è verissimo, allora non ci si può scusare dicendo che "certe parole scappano". La realtà, se la si esamina più seriamente, è che le volgarità scappano solo a chi ne ha il cuore pieno. Niente più della parola manifesta chi siamo e cosa abbiamo nella nostra mente. Vengono così "svelati i pensieri di molti cuori" e, in alcuni casi, c'è davvero da arrossire!<br />Sentiamo invece cosa dice lo Spirito Santo per bocca degli autori ispirati. San Paolo esorta i cristiani: «Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano» (Ef 4,29). E ancora: «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità, cose tutte sconvenienti» (Ef 5,3-4).<br />Per san Giacomo vale lo stesso discorso: «Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana» (Gc 1,26). E ancora: «Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo» (Gc 3,2). L'apostolo qui aggiunge una verità preziosa: chi è pulito e casto nel parlare, è pulito e casto anche nel resto della propria vita.<br />Sarà anche vero che il mondo è cambiato e si è abbassato il livello di decenza del linguaggio comune, ma il criterio ispiratore della condotta dei cristiani non è stato mai quello di omologarsi al mondo.<br />Alla luce di tutto ciò, le volgarità e le parolacce (il cosiddetto turpiloquio) restano un'offesa fatta a Dio, e quindi un peccato, anche se in genere non eccedono il peccato veniale. Per questo debbono essere bandite dalla bocca di un cristiano. D'altra parte quando uno cerca di coltivare la presenza e l'amicizia del Signore, certe parole gli provocano fastidio anche al solo sentirle.<br />Hai fatto molto bene a richiamare più volte i tuoi colleghi. È chiaro anche che non puoi insistere ogni giorno, e per il tuo silenzio non manchi di omissione. Bisogna infatti tenere presente la distinzione molto importante tra precetti morali positivi (quelli che comandano di fare una determinata cosa) e precetti morali negativi (quelli che la proibiscono). I primi obbligano sempre, ma non in ogni momento. I secondi obbligano sempre e in ogni momento. Nei primi rientra la correzione fraterna e pertanto non si è tenuti a farla sempre (bisogna esaminare le circostanze, se sia producente o controproducente). Nei secondi rientrano per esempio i precetti che proibiscono di bestemmiare o di commettere atti impuri. Questi precetti obbligano sempre e non vi è mai alcuna dispensa.<br />Caro Agostino, conservati puro nei pensieri, nelle parole, nelle azioni, nei desideri e il tuo esempio sarà un richiamo costante per tutti. Il Signore ti ha messo in mezzo ai tuoi colleghi perché comprendano che non è necessario dire volgarità per essere ascoltati e interessanti. Forse, benché non te lo dicano, nel segreto del loro cuore ti ammirano. Ricordati di quello che diceva il grande Santo di cui porti il nome, ricavando l'affermazione dalla Sacra Scrittura, e cioè che tutti i beni ci vengono insieme con la purezza (cf. Sap 7,11).<br />Grazie ancora per averci dato modo di affrontare questo tema così importante per tutti, ma soprattutto per i cristiani chiamati a rendere testimonianza della vita in Cristo con le opere e con le parole, come si addice ai santi (cf. Ef 5,3).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45457605</guid><pubDate>Tue, 29 Jun 2021 21:41:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45457605/le_parolacce_e_le_volgarit_sono_un_peccato.mp3" length="8890453" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6633

LE PAROLACCE E LE VOLGARITA' SONO UN PECCATO
Secondo la Parola di Dio sono un'offesa fatta a Dio e quindi debbono essere bandite dalla bocca di un cristiano
da Il Settimanale di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6633" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6633</a><br /><br />LE PAROLACCE E LE VOLGARITA' SONO UN PECCATO<br />Secondo la Parola di Dio sono un'offesa fatta a Dio e quindi debbono essere bandite dalla bocca di un cristiano<br />da Il Settimanale di Padre Pio<br />Nel mio ambiente lavorativo (ho 26 anni e sono un tecnico informatico) ci sono tante brave persone, impegnate e oneste, che frequentano anche la chiesa. Purtroppo però si esprimono spesso in modo volgare, facendo uso continuo di certe "parolacce". Ho provato più di una volta a far notare loro la "stonatura" di questo linguaggio, soprattutto a chi tra loro si dice cristiano, ma rispondono che certe parole "scappano", o che il mondo è cambiato, il linguaggio si è evoluto e non è più il caso di prestare a certe parole la stessa attenzione che ci prestavano i nostri nonni... Effettivamente la società di oggi ha per così dire "depenalizzato" le parolacce... le sentiamo anche sulla bocca dei politici, nei TG, a volte le usano persino i preti nelle omelie (per usare un linguaggio più "giovanile"!). Le mie domande a questo punto sono due. La prima, forse banale, è: dire parolacce è peccato? Io continuo a evitarle, ma ormai ogni giorno ignoro quelle dei miei colleghi di lavoro (tanto lo sanno come la penso). Secondo voi manco per omissione?<br />Agostino R.<br /><br />RISPOSTA DELLA REDAZIONE<br /><br />Caro Agostino,<br />ti ringraziamo della domanda che ci dà modo di affrontare una questione che forse ai più può apparire banale e secondaria, ma non lo è affatto. Magari più persone si ponessero l'interrogativo che tu ti poni! Invece si è oggi troppo leggeri e superficiali nelle proprie parole e nei propri atteggiamenti.<br />Per risponderti, dobbiamo riflettere su chi è il cristiano - come in qualche modo anche tu hai intuito, indirizzando i tuoi richiami soprattutto a coloro che si dicono tali. Il cristiano non è solo e semplicemente chi è stato battezzato, o chi entra in chiesa la domenica. Il cristiano è colui che, per il Battesimo, è stato innestato in Cristo e attraverso la vita di grazia (alimentata dai Sacramenti della Confessione e Comunione e custodita con la fuga dal peccato) si mantiene effettivamente unito a Lui, come ci ha spiegato il Signore con una bellissima immagine: «Io sono la vite e voi i tralci» (Gv 15,1). Come il tralcio trae dalla vite la sua linfa vitale, così il cristiano trae il suo modo di pensare, agire ed esprimersi dallo "spirito di Cristo". È come se, in pratica, il cristiano avesse la mente, il cuore e la bocca innestati nella mente, nel cuore e nella bocca del Signore. Pensiamo a come parlava Gesù. Nel Vangelo vediamo che Gesù usava, quando occorrevano, espressioni anche molto vivaci e dure per riprovare il comportamento ipocrita degli scribi e dei farisei, ma non è mai scivolato nella volgarità. Ripugna anche il solo pensarlo. Come nella mente del Signore non vi era alcuna immondezza, così ugualmente nei suoi gesti e nelle sue parole era perfettamente limpido e regolato, coerentemente con quanto Lui stesso ha insegnato: «La bocca parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12,34). Se questo è vero, come è verissimo, allora non ci si può scusare dicendo che "certe parole scappano". La realtà, se la si esamina più seriamente, è che le volgarità scappano solo a chi ne ha il cuore pieno. Niente più della parola manifesta chi siamo e cosa abbiamo nella nostra mente. Vengono così "svelati i pensieri di molti cuori" e, in alcuni casi, c'è davvero da arrossire!<br />Sentiamo invece cosa dice lo Spirito Santo per bocca degli autori ispirati. San Paolo esorta i cristiani: «Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano» (Ef 4,29). E ancora: «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice...]]></itunes:summary><itunes:duration>556</itunes:duration><itunes:keywords>parolacce,peccato,purezza,santi,testimonianza,volgarita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2833bee02638324f55681a83cc941300.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'antroposofia di Rudolf Steiner causa gravi disastri medici ed educativi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-antroposofia-di-rudolf-steiner-causa-gravi-disastri-medici-ed-educativi--45219838</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6596" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6596</a><br /><br />L'ANTROPOSOFIA DI RUDOLF STEINER CAUSA GRAVI DISASTRI MEDICI ED EDUCATIVI di Mauro Faverzani<br />C'è un mistero nel mistero. Il primo mistero è come una struttura cattolica quale la Casa per Ritiri «Cristo de El Pardo» di Madrid, gestita dai Padri Cappuccini, possa accogliere un evento quale il «II Incontro di Terapie Integrative Antroposofiche», apertamente esoterico, previsto dal 18 al 20 giugno e promosso dalla Fecisa-Federazione Spagnola di Scienze della Salute Antroposofica, fondata da poco. Il secondo mistero consiste nel fatto che, su web e social, non risulti alcuna informazione in merito, neppure sui siti dell'ente promotore. [...]<br />La cosiddetta medicina antroposofica è stata fondata da Rudolf Steiner e dalla dottoressa olandese Ita Wegman: costei, nata in Indonesia, primogenita di una famiglia coloniale olandese, ben presto si affermò professionalmente a livello internazionale per le proprie capacità; invitata nel 1923 dallo stesso Steiner ad entrare nel Consiglio esecutivo della Società Antroposofica, nel 1936 ne venne espulsa, assieme ad un buon numero di sostenitori, proseguendo indisturbata la propria carriera medica, soprattutto in Inghilterra e nei Paesi Bassi.<br />In ogni caso, furono Steiner e Wegman a porre le basi della medicina antroposofica col libro dal titolo Elementi fondamentali per un ampliamento dell'arte medica secondo le conoscenze della Scienza Spirituale. E questo non è che uno soltanto degli ambiti influenzati dal pensiero antroposofico, entrato anche nella sfera pedagogica con le scuole Waldorf, presenti numerose anche in Italia, nella sfera agricola con la biodinamica, nella sfera finanziaria con la Triodos Bank e nella sfera religiosa con la «Comunità dei Cristiani», che in realtà di cristiano ha ben poco: voluta da un gruppo di protestanti tedeschi e svizzeri, con Steiner nel ruolo di ispiratore e, di fatto, di co-fondatore, la «Comunità dei Cristiani» ai propri aderenti propone la reincarnazione e trasforma la celebrazione dell'Eucarestia in quello che chiamano «Atto di Consacrazione dell'Uomo», atto tutto impregnato di antroposofia: esso "riattiverebbe" nei fedeli il potere di Cristo, che "consacrerebbe" così la natura umana. Come si può capire, tutt'altro rispetto al sacrificio eucaristico, di cui richiama al massimo la parvenza, la cornice, tradendo tuttavia totalmente la sostanza e snaturandone il cuore.<br /><br />IL PENSIERO STEINERIANO È PERICOLOSO<br />Ma perché il pensiero steineriano è tanto pericoloso? Esponente autorevole della Società Teosofica, Steiner nel 1906 fondò a Berlino un Capitolo ed un Gran Consiglio del Rito Riunificato di Memphis-Misraïm, inaugurando così la propria militanza massonica. La sua loggia venne denominata «Mystica Æterna», divenne Gran Maestro deputato, inaugurò altre logge in Germania, sinché non decise di staccarsi dalla propria obbedienza e di fondare qualcosa di nuovo, la «Massoneria esoterica». Dimessosi anche dalla Società Teosofica, seguito da 55 delle 65 logge che la costituivano, Steiner puntò tutto sulla sua Società Antroposofica, ormai indipendente. La sua attività si pose spesso strutturalmente in contrasto con la Chiesa cattolica: accusò i Concilii di Nicea e di Costantinopoli d'esser responsabili della decadenza spirituale dell'Occidente per aver rifiutato la reincarnazione e la tripartizione soma-psiche-nous. Non solo: nella letteratura antroposofica, ci si sofferma su figure, definite «spirituali» e "necessarie" nel piano cosmico quali Lucifero e Arimane, che, nello zoroastrismo, rappresenta lo spirito malvagio e distruttore, posto a capo di una schiera di demoni. Steiner, inoltre, individua due Gesù: un Gesù «Salomone» ed un Gesù «Nathan», diversi eppure misteriosamente fusi in uno solo al momento della disputa coi dottori del tempio e del Battesimo nel fiume Giordano. Quest'unico Gesù sarebbe stato così evoluto da poter ricevere in sé il Cristo, che, al momento della crocifissione, avrebbe lasciato il suo corpo e sarebbe divenuto lo spirito della Terra, nonché il corpo fisico ed eterico degli uomini. Da questo momento in poi Arimane sarebbe stato rinchiuso all'inferno e gli uomini più evoluti avrebbero potuto superare l'epoca della Terra e passare agli stadi successivi di Giove, Venere e Vulcano. È evidente come qui ci si trovi dichiaratamente in presenza di un'autentica eresia rispetto alla dottrina cattolica.<br /><br />UNA VISIONE PEDAGOGICA DEVASTANTE<br />Da far notare, dunque, l'importanza di conoscere il pensiero di questo personaggio, pensiero che influenza anche la sua visione pedagogica con i dodici sensi posti astrologicamente in relazione ai dodici segni dello zodiaco, e quella medica, fortemente condizionata da metempsicosi, chakras o centri energetici, nessi karmici e mondo animico: i pazienti affidatisi ai "terapeuti" antroposofici sono stati spesso convinti a smettere o rinviare le cure loro suggerite dai medici, quelli veri. In ogni uomo convivrebbero una natura fisica, una eterica, una astrale e l'Io. Al momento del decesso, l'individuo abbandonerebbe la natura fisica, ma resterebbe per qualche giorno in possesso di quella eterica, che successivamente verrebbe a sua volta deposta, per vivere un periodo di purificazione nel mondo animico sino alla separazione dalla natura astrale. Resterebbe a quel punto l'Io quale «seme», che, dopo un periodo oscillante tra i 500 ed i mille anni, riceverebbe un nuovo corpo astrale ed eterico, sceglierebbe i propri genitori, vedrebbe rappresentata la vita futura ed, alla fine, si reincarnerebbe in un nuovo corpo. Concetti lontani anni-luce dai fondamenti del Cattolicesimo.<br />Segnaliamo in merito un accurato Dossier dedicato all'argomento da Radici Cristiane n. 117 del settembre 2016, utilissimo per approfondire la materia. Ma bastano già questi pochi cenni per capire cosa renda inopportuno che una struttura cattolica come la Casa per Ritiri «Cristo de El Pardo» di Madrid ospiti il «II Incontro di Terapie Integrative Antroposofiche». Sarebbe utile però a questo punto sapere se ciò avvenga davvero o se l'appuntamento, di cui sul web non si trova traccia, sia stato - auspicabilmente - cancellato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45219838</guid><pubDate>Tue, 08 Jun 2021 20:08:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45219838/l_antroposofia_di_rudolf_steiner_causa_gravi_disastri_medici_ed_educativi.mp3" length="8265186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6596

L'ANTROPOSOFIA DI RUDOLF STEINER CAUSA GRAVI DISASTRI MEDICI ED EDUCATIVI di Mauro Faverzani
C'è un mistero nel mistero. Il primo mistero è come una struttura cattolica quale la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6596" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6596</a><br /><br />L'ANTROPOSOFIA DI RUDOLF STEINER CAUSA GRAVI DISASTRI MEDICI ED EDUCATIVI di Mauro Faverzani<br />C'è un mistero nel mistero. Il primo mistero è come una struttura cattolica quale la Casa per Ritiri «Cristo de El Pardo» di Madrid, gestita dai Padri Cappuccini, possa accogliere un evento quale il «II Incontro di Terapie Integrative Antroposofiche», apertamente esoterico, previsto dal 18 al 20 giugno e promosso dalla Fecisa-Federazione Spagnola di Scienze della Salute Antroposofica, fondata da poco. Il secondo mistero consiste nel fatto che, su web e social, non risulti alcuna informazione in merito, neppure sui siti dell'ente promotore. [...]<br />La cosiddetta medicina antroposofica è stata fondata da Rudolf Steiner e dalla dottoressa olandese Ita Wegman: costei, nata in Indonesia, primogenita di una famiglia coloniale olandese, ben presto si affermò professionalmente a livello internazionale per le proprie capacità; invitata nel 1923 dallo stesso Steiner ad entrare nel Consiglio esecutivo della Società Antroposofica, nel 1936 ne venne espulsa, assieme ad un buon numero di sostenitori, proseguendo indisturbata la propria carriera medica, soprattutto in Inghilterra e nei Paesi Bassi.<br />In ogni caso, furono Steiner e Wegman a porre le basi della medicina antroposofica col libro dal titolo Elementi fondamentali per un ampliamento dell'arte medica secondo le conoscenze della Scienza Spirituale. E questo non è che uno soltanto degli ambiti influenzati dal pensiero antroposofico, entrato anche nella sfera pedagogica con le scuole Waldorf, presenti numerose anche in Italia, nella sfera agricola con la biodinamica, nella sfera finanziaria con la Triodos Bank e nella sfera religiosa con la «Comunità dei Cristiani», che in realtà di cristiano ha ben poco: voluta da un gruppo di protestanti tedeschi e svizzeri, con Steiner nel ruolo di ispiratore e, di fatto, di co-fondatore, la «Comunità dei Cristiani» ai propri aderenti propone la reincarnazione e trasforma la celebrazione dell'Eucarestia in quello che chiamano «Atto di Consacrazione dell'Uomo», atto tutto impregnato di antroposofia: esso "riattiverebbe" nei fedeli il potere di Cristo, che "consacrerebbe" così la natura umana. Come si può capire, tutt'altro rispetto al sacrificio eucaristico, di cui richiama al massimo la parvenza, la cornice, tradendo tuttavia totalmente la sostanza e snaturandone il cuore.<br /><br />IL PENSIERO STEINERIANO È PERICOLOSO<br />Ma perché il pensiero steineriano è tanto pericoloso? Esponente autorevole della Società Teosofica, Steiner nel 1906 fondò a Berlino un Capitolo ed un Gran Consiglio del Rito Riunificato di Memphis-Misraïm, inaugurando così la propria militanza massonica. La sua loggia venne denominata «Mystica Æterna», divenne Gran Maestro deputato, inaugurò altre logge in Germania, sinché non decise di staccarsi dalla propria obbedienza e di fondare qualcosa di nuovo, la «Massoneria esoterica». Dimessosi anche dalla Società Teosofica, seguito da 55 delle 65 logge che la costituivano, Steiner puntò tutto sulla sua Società Antroposofica, ormai indipendente. La sua attività si pose spesso strutturalmente in contrasto con la Chiesa cattolica: accusò i Concilii di Nicea e di Costantinopoli d'esser responsabili della decadenza spirituale dell'Occidente per aver rifiutato la reincarnazione e la tripartizione soma-psiche-nous. Non solo: nella letteratura antroposofica, ci si sofferma su figure, definite «spirituali» e "necessarie" nel piano cosmico quali Lucifero e Arimane, che, nello zoroastrismo, rappresenta lo spirito malvagio e distruttore, posto a capo di una schiera di demoni. Steiner, inoltre, individua due Gesù: un Gesù «Salomone» ed un Gesù «Nathan», diversi eppure misteriosamente fusi in uno solo al momento della disputa coi dottori del tempio e del Battesimo nel fiume Giordano....]]></itunes:summary><itunes:duration>517</itunes:duration><itunes:keywords>antroposofia,centrienergetici,chakras,lucifero,pedagogia,steiner,waldorf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ddb0328331c4c97f0963270ded5813b2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un grande insegnamento sull'amore vero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-grande-insegnamento-sull-amore-vero--45121706</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6592" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6592</a><br /><br />UN GRANDE INSEGNAMENTO SULL'AMORE VERO di Corrado Gnerre<br />Il mistero della Trinità esprime chiaramente quanto l'amore debba essere giudicato dalla verità. Vediamo in che senso.<br />La Trinità è costituita dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Non si dice: dallo Spirito Santo, dal Figlio e dal Padre o dal Figlio, dal Padre e dallo Spirito Santo, ma: dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Il tutto in una successione logica ma non cronologica. Ciò vuol dire che senza il Figlio non ci sarebbe lo Spirito Santo e senza il Padre non ci sarebbe il Figlio. Ma - e anche questo lo abbiamo detto - non è che il Padre abbia creato il Figlio e il Figlio abbia creato lo Spirito Santo. Perché, se così fosse, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero delle creature e ciò non è.<br />Dunque una successione logica ma non nel tempo (cronologica). Il Cristianesimo ortodosso (quello dei Russi, dei Serbi, dei Greci, per intenderci) è lontano dal Cattolicesimo non solo perché non riconosce il Primato del Vescovo di Roma (il Papa), ma anche perché, a proposito della Trinità, non riconosce la dottrina cosiddetta del Filioque, cioè che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Lo Spirito Santo - secondo gli ortodossi - procederebbe solo dal Padre.<br />Questione di lana caprina, direbbe qualcuno. Inutili pignolerie, direbbero altri. E invece no, la questione è importante, per non dire importantissima.<br />Didatticamente si attribuisce al Padre l'azione della creazione, al Figlio quella della redenzione, allo Spirito Santo quella della santificazione. Questo non vuol dire che nel momento della creazione il Padre agiva e il Figlio e lo Spirito Santo non partecipavano, oppure nella redenzione il Figlio agiva e il Padre e lo Spirito Santo erano assenti... Nella creazione ha agito tanto il Padre, quanto il Figlio, quanto lo Spirito Santo e così nella redenzione... ma metodologicamente si dice così: il Padre crea, il Figlio redime, lo Spirito Santo santifica.<br />Il Figlio è chiamato anche Verbo (Parola) per indicare il fatto che è il Dio che si manifesta, che si comunica. Il Figlio è anche il Logos, la Verità, mentre lo Spirito Santo è l'Amore. Ed ecco il punto nodale. Già in Dio è pienamente rispettata la processione logica verità-amore. L'amore deve essere sempre giudicato dalla verità, altrimenti può diventare anche la cosa più terribile.<br />Facciamo un esempio. Un padre di figli lascia la famiglia perché "s'innamora" di un'altra donna, fa bene? Oggi molti risponderebbero di sì e direbbero: se lo ha fatto per amore... Due uomini o due donne s'innamorano e decidono di vivere insieme, fanno bene? Se lo fanno per amore... Ma questo è il punto. L'amore se non è giudicato dalla verità diventa il contrario di sé. Facciamo un altro esempio. Perché Hitler e i suoi decisero di perseguitare gli Ebrei? La risposta può sembrare paradossale ma non lo è: per troppo "amore" nei confronti della razza ariana. Perché Stalin decise di sterminare milioni e milioni di piccoli proprietari? Per troppo "amore" nei confronti dello Stato socialista. Perché Robespierre decise di tagliare teste su teste? Per troppo "amore" nei confronti della Rivoluzione che sentiva minacciata. Ecco cos'è l'amore sganciato dalla verità!<br />Se si riflette bene, questo è uno degli errori più tipici dei nostri tempi. C'è chi si lamenta che oggi c'è poco amore. No, non è così, oggi ciò che manca non è l'amore, ma la consapevolezza della Verità, che è un'altra cosa! Oggi ciò che manca è la convinzione che l'amore - perché sia vero - deve essere giudicato dalla verità.<br />Bisognerebbe ritornare a meditare sulla natura di Dio per capire come già nella Sua intima natura è presente questa verità, e cioè che l'amore è vero se è conforme al Vero. Solo così si potrà anche capire perché mai la Chiesa Cattolica ha sempre tenuto fermo sul punto del Filioque.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45121706</guid><pubDate>Tue, 01 Jun 2021 21:22:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45121706/un_grande_insegnamento_sull_amore_vero.mp3" length="4394839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6592

UN GRANDE INSEGNAMENTO SULL'AMORE VERO di Corrado Gnerre
Il mistero della Trinità esprime chiaramente quanto l'amore debba essere giudicato dalla verità. Vediamo in che senso.
La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6592" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6592</a><br /><br />UN GRANDE INSEGNAMENTO SULL'AMORE VERO di Corrado Gnerre<br />Il mistero della Trinità esprime chiaramente quanto l'amore debba essere giudicato dalla verità. Vediamo in che senso.<br />La Trinità è costituita dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Non si dice: dallo Spirito Santo, dal Figlio e dal Padre o dal Figlio, dal Padre e dallo Spirito Santo, ma: dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Il tutto in una successione logica ma non cronologica. Ciò vuol dire che senza il Figlio non ci sarebbe lo Spirito Santo e senza il Padre non ci sarebbe il Figlio. Ma - e anche questo lo abbiamo detto - non è che il Padre abbia creato il Figlio e il Figlio abbia creato lo Spirito Santo. Perché, se così fosse, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero delle creature e ciò non è.<br />Dunque una successione logica ma non nel tempo (cronologica). Il Cristianesimo ortodosso (quello dei Russi, dei Serbi, dei Greci, per intenderci) è lontano dal Cattolicesimo non solo perché non riconosce il Primato del Vescovo di Roma (il Papa), ma anche perché, a proposito della Trinità, non riconosce la dottrina cosiddetta del Filioque, cioè che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Lo Spirito Santo - secondo gli ortodossi - procederebbe solo dal Padre.<br />Questione di lana caprina, direbbe qualcuno. Inutili pignolerie, direbbero altri. E invece no, la questione è importante, per non dire importantissima.<br />Didatticamente si attribuisce al Padre l'azione della creazione, al Figlio quella della redenzione, allo Spirito Santo quella della santificazione. Questo non vuol dire che nel momento della creazione il Padre agiva e il Figlio e lo Spirito Santo non partecipavano, oppure nella redenzione il Figlio agiva e il Padre e lo Spirito Santo erano assenti... Nella creazione ha agito tanto il Padre, quanto il Figlio, quanto lo Spirito Santo e così nella redenzione... ma metodologicamente si dice così: il Padre crea, il Figlio redime, lo Spirito Santo santifica.<br />Il Figlio è chiamato anche Verbo (Parola) per indicare il fatto che è il Dio che si manifesta, che si comunica. Il Figlio è anche il Logos, la Verità, mentre lo Spirito Santo è l'Amore. Ed ecco il punto nodale. Già in Dio è pienamente rispettata la processione logica verità-amore. L'amore deve essere sempre giudicato dalla verità, altrimenti può diventare anche la cosa più terribile.<br />Facciamo un esempio. Un padre di figli lascia la famiglia perché "s'innamora" di un'altra donna, fa bene? Oggi molti risponderebbero di sì e direbbero: se lo ha fatto per amore... Due uomini o due donne s'innamorano e decidono di vivere insieme, fanno bene? Se lo fanno per amore... Ma questo è il punto. L'amore se non è giudicato dalla verità diventa il contrario di sé. Facciamo un altro esempio. Perché Hitler e i suoi decisero di perseguitare gli Ebrei? La risposta può sembrare paradossale ma non lo è: per troppo "amore" nei confronti della razza ariana. Perché Stalin decise di sterminare milioni e milioni di piccoli proprietari? Per troppo "amore" nei confronti dello Stato socialista. Perché Robespierre decise di tagliare teste su teste? Per troppo "amore" nei confronti della Rivoluzione che sentiva minacciata. Ecco cos'è l'amore sganciato dalla verità!<br />Se si riflette bene, questo è uno degli errori più tipici dei nostri tempi. C'è chi si lamenta che oggi c'è poco amore. No, non è così, oggi ciò che manca non è l'amore, ma la consapevolezza della Verità, che è un'altra cosa! Oggi ciò che manca è la convinzione che l'amore - perché sia vero - deve essere giudicato dalla verità.<br />Bisognerebbe ritornare a meditare sulla natura di Dio per capire come già nella Sua intima natura è presente questa verità, e cioè che l'amore è vero se è conforme al Vero. Solo così si potrà anche capire perché mai la Chiesa Cattolica ha sempre...]]></itunes:summary><itunes:duration>275</itunes:duration><itunes:keywords>amore,filioque,insegnamento,logos,robespierre,trinità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb9de21c864581d662cf381528bc69eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inganno della ricerca della fama</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inganno-della-ricerca-della-fama--44632896</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6562" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6562</a><br /><br />L'INGANNO DELLA RICERCA DELLA FAMA di Pierfrancesco Nardini"O quanto velocemente passa la gloria del mondo!" (De imitatione Christi)<br />Ci sono persone che rincorrono disperatamente la visibilità agli occhi degli altri, del mondo, che rincorrono la fama.<br />Senza riuscire ad ottenerla si sentono come vuoti, come se non avessero fatto nulla di buono e di importante nella vita.<br />Addirittura un commissario di polizia americano nei primi decenni del 1900 raccontava che alcuni giovani, dopo l'arresto, chiedevano il giornale per vedersi sulle prime pagine assieme ai divi dello sport e dello spettacolo.<br />A questo arriva a volte la mente umana.<br />Entriamo però nel ragionamento con un paio di domande. Si fa qualcosa di importante nella propria vita solo se è una cosa pubblica, nota, che ci dà fama? E quanto la fama realmente può "riempire" la vita di un uomo?<br />Il Vocabolario Treccani così definisce la parola "importanza": "il fatto d'importare a qualcuno, di stargli a cuore, di costituire per lui oggetto di grande o notevole interesse" e "riferito a persona, anche autorità, credito, influenza, valore".<br />Sono definizioni che non hanno come condicio sine qua la notorietà, la conoscenza pubblica. Si è certamente importanti per qualcuno (per quanto poi dipenda da noi e dalla nostra capacità di relazionarci con gli altri) anche se si è la persona meno conosciuta al mondo.<br />Si diventa una persona di valore, autorevole, influente in base a come ci si comporta non in base alla propria fama.<br />Si fa, insomma, qualcosa di importante, si lascia il segno vivendo la propria vita con i valori, rispettando i nostri doveri di stato, soprattutto vivendo secondo la Legge di Dio. Non si deve necessariamente aver inventato qualcosa di decisivo per l'umanità o essere il più grande di tutti i tempi nel proprio campo.<br />Le persone famose d'altronde sono come noi, la loro fama non aumenta l'eventuale importanza di quel che fanno.<br />Viene in mente il film Notting Hill e la risposta di Anna Scott (Julia Roberts) a William Thacker (Hugh Grant) che manifesta preoccupazione per la troppa fama di lei: "...la faccenda della fama non è una cosa reale... sono una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla".<br />La "faccenda della fama", insomma, è sopravvalutata. Soprattutto è anche pericolosa.<br />Si esagera? No, se si pensa che un cattolico non deve puntare alle cose di questo mondo, ma alla vita eterna.<br />Sopravvalutare la fama significa correre il rischio di crearsi degli idoli e di "ricevere la ricompensa" (Matteo 6, 2) qui sulla Terra per poi piangere per l'eternità.<br />La gloria terrena si disperde nel nulla. Scrive Shakespeare nell'Enrico VI, Atto I, Scena II: "La gloria è simile ad un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde nel nulla."<br />Preghiamo Maria Santissima affinché il nostro cuore e la nostra mente possano mantenersi fissi su Gesù e sulla vera ricchezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44632896</guid><pubDate>Wed, 05 May 2021 08:03:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44632896/l_inganno_della_ricerca_della_fama.mp3" length="4381465" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6562

L'INGANNO DELLA RICERCA DELLA FAMA di Pierfrancesco Nardini"O quanto velocemente passa la gloria del mondo!" (De imitatione Christi)
Ci sono persone che rincorrono disperatamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6562" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6562</a><br /><br />L'INGANNO DELLA RICERCA DELLA FAMA di Pierfrancesco Nardini"O quanto velocemente passa la gloria del mondo!" (De imitatione Christi)<br />Ci sono persone che rincorrono disperatamente la visibilità agli occhi degli altri, del mondo, che rincorrono la fama.<br />Senza riuscire ad ottenerla si sentono come vuoti, come se non avessero fatto nulla di buono e di importante nella vita.<br />Addirittura un commissario di polizia americano nei primi decenni del 1900 raccontava che alcuni giovani, dopo l'arresto, chiedevano il giornale per vedersi sulle prime pagine assieme ai divi dello sport e dello spettacolo.<br />A questo arriva a volte la mente umana.<br />Entriamo però nel ragionamento con un paio di domande. Si fa qualcosa di importante nella propria vita solo se è una cosa pubblica, nota, che ci dà fama? E quanto la fama realmente può "riempire" la vita di un uomo?<br />Il Vocabolario Treccani così definisce la parola "importanza": "il fatto d'importare a qualcuno, di stargli a cuore, di costituire per lui oggetto di grande o notevole interesse" e "riferito a persona, anche autorità, credito, influenza, valore".<br />Sono definizioni che non hanno come condicio sine qua la notorietà, la conoscenza pubblica. Si è certamente importanti per qualcuno (per quanto poi dipenda da noi e dalla nostra capacità di relazionarci con gli altri) anche se si è la persona meno conosciuta al mondo.<br />Si diventa una persona di valore, autorevole, influente in base a come ci si comporta non in base alla propria fama.<br />Si fa, insomma, qualcosa di importante, si lascia il segno vivendo la propria vita con i valori, rispettando i nostri doveri di stato, soprattutto vivendo secondo la Legge di Dio. Non si deve necessariamente aver inventato qualcosa di decisivo per l'umanità o essere il più grande di tutti i tempi nel proprio campo.<br />Le persone famose d'altronde sono come noi, la loro fama non aumenta l'eventuale importanza di quel che fanno.<br />Viene in mente il film Notting Hill e la risposta di Anna Scott (Julia Roberts) a William Thacker (Hugh Grant) che manifesta preoccupazione per la troppa fama di lei: "...la faccenda della fama non è una cosa reale... sono una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla".<br />La "faccenda della fama", insomma, è sopravvalutata. Soprattutto è anche pericolosa.<br />Si esagera? No, se si pensa che un cattolico non deve puntare alle cose di questo mondo, ma alla vita eterna.<br />Sopravvalutare la fama significa correre il rischio di crearsi degli idoli e di "ricevere la ricompensa" (Matteo 6, 2) qui sulla Terra per poi piangere per l'eternità.<br />La gloria terrena si disperde nel nulla. Scrive Shakespeare nell'Enrico VI, Atto I, Scena II: "La gloria è simile ad un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde nel nulla."<br />Preghiamo Maria Santissima affinché il nostro cuore e la nostra mente possano mantenersi fissi su Gesù e sulla vera ricchezza.]]></itunes:summary><itunes:duration>274</itunes:duration><itunes:keywords>fama,gloria,grant,roberts,shakespeare,visibilità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/44f79e2930613960d67a629ed37d7532.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sacerdote che decide di mollare non è un eroe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sacerdote-che-decide-di-mollare-non-e-un-eroe--44408850</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6547" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6547</a><br /><br />IL SACERDOTE CHE MOLLA NON E' UN EROE<br />Il caso di don Riccardo Ceccobelli, sacerdote parroco di Massa Martana, diocesi di Orvieto-Todi, è diventato un caso mediatico nazional popolare, e non poteva essere altrimenti quando un prete dice di voler lasciare la tonaca per amore di una donna.<br />Senza scomodare Uccelli di rovo, la miniserie Tv degli anni Ottanta, la storia di don Riccardo e di Laura, giovane catechista di cui il parroco ha dichiarato di essersi innamorato, è stata svelata domenica scorsa ai parrocchiani. Il sacerdote ha chiesto al vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, la grazia della dispensa dall'obbligo del celibato e la dimissione allo stato laicale.<br />La migliore risposta alle tante chiacchiere e il miglior modo per inquadrare questa situazione sono espressi nel comunicato stampa diffuso ieri dalla diocesi, lo riportiamo di seguito integralmente:<br />«Domenica 11 aprile, il Vescovo Gualtiero Sigismondi, nella chiesa parrocchiale di Massa Martana, ha annunciato la sospensione di don Riccardo Ceccobelli dal servizio sacerdotale, a seguito della sua decisione di domandare al Santo Padre la grazia della dispensa dagli obblighi del celibato, chiedendo quindi di essere dimesso dallo stato clericale e dispensato dagli oneri connessi alla Sacra Ordinazione. Mons. Sigismondi - come riportato nel precedente Comunicato - ha chiesto di non commentare quanto don Riccardo ha deciso e di pregare per lui. Tuttavia, a seguito della rilevanza mediatica che l'annuncio ha suscitato, tale Ufficio interviene con alcune precisazioni.<br />La Chiesa chiede ai preti di vivere il celibato con maturità, letizia e dedizione, quale testimonianza del primato del Regno di Dio e, soprattutto, come segno e condizione di una vita pienamente donata: senza misura. Si diventa preti dopo almeno sette anni di discernimento e, attualmente, sempre più in età adulta, quando si ha maggiore coscienza e capacità di fare scelte definitive. Così è stato anche per don Riccardo, il quale, dopo un itinerario formativo durato almeno sette anni, ne aveva 33 quando è stato ordinato presbitero.<br />Una delle affermazioni che, in questa circostanza, va per la maggiore è la seguente: "Al cuore non si comanda". Tale opinione è indice di quanto, in un tempo segnato dal relativismo, la ragione sia sottoposta al dominio del sentimento.<br />Si è parlato di eroismo davanti ad un prete che decide di mollare tutto perché si è innamorato di una ragazza; certamente occorre rispetto per la libertà di chi, pur avendo promesso solennemente di consacrare tutto se stesso a Cristo Gesù per il servizio alla Chiesa, non ce la fa, ma parlare di eroismo risulta davvero fuori luogo. Gli eroi sono quelli che rimangono in trincea anche quando infuria la battaglia, come, ad esempio, i mariti e le mogli o i padri e le madri che non mollano nei momenti di difficoltà, perché si sono presi un impegno e l'amore li inchioda anche nel tempo in cui i sentimenti sembrano vacillare; come i sacerdoti che, senza limiti di disponibilità e con cuore libero e ardente, vivono la fedeltà di una dedizione totale.<br />In questo momento di sofferenza, la Chiesa di Orvieto-Todi è chiamata a vivere con serena fiducia e a fare tesoro di quanto il Santo Padre ha ricordato proprio oggi, durante l'Udienza Generale: "Senza la fede, tutto crolla; senza la preghiera, la fede si spegne"».<br />Orvieto, 14 aprile 2021<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire il tema del celibato sacerdotale si possono leggere due interessanti articoli da noi pubblicati cliccando sul loro link.<br /><br />IL MONDO NON PUO' CAPIRE LA BELLEZZA DEL CELIBATO DEI SACERDOTI<br />Accettando di vivere celibi come Gesù i sacerdoti si consacrano con cuore indiviso al Signore e possono così dedicarsi più liberamente al servizio dei loro fratelli<br />da Luce di Maria<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5284" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5284</a><br /><br />LA SOLITUDINE DEL SACERDOTE NON HA NULLA A CHE VEDERE CON IL CELIBATO<br />La solitudine del sacerdote è non poter fare a meno di predicare Cristo, ma doverlo predicare come è, crocifisso (in un mondo che, da sempre, fugge le croci)<br />di don Luca Peyron<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2601" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2601</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44408850</guid><pubDate>Wed, 21 Apr 2021 13:30:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44408850/il_sacerdote_che_decide_di_mollare_non_un_eroe.mp3" length="3571878" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6547

IL SACERDOTE CHE MOLLA NON E' UN EROE
Il caso di don Riccardo Ceccobelli, sacerdote parroco di Massa Martana, diocesi di Orvieto-Todi, è diventato un caso mediatico nazional...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6547" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6547</a><br /><br />IL SACERDOTE CHE MOLLA NON E' UN EROE<br />Il caso di don Riccardo Ceccobelli, sacerdote parroco di Massa Martana, diocesi di Orvieto-Todi, è diventato un caso mediatico nazional popolare, e non poteva essere altrimenti quando un prete dice di voler lasciare la tonaca per amore di una donna.<br />Senza scomodare Uccelli di rovo, la miniserie Tv degli anni Ottanta, la storia di don Riccardo e di Laura, giovane catechista di cui il parroco ha dichiarato di essersi innamorato, è stata svelata domenica scorsa ai parrocchiani. Il sacerdote ha chiesto al vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, la grazia della dispensa dall'obbligo del celibato e la dimissione allo stato laicale.<br />La migliore risposta alle tante chiacchiere e il miglior modo per inquadrare questa situazione sono espressi nel comunicato stampa diffuso ieri dalla diocesi, lo riportiamo di seguito integralmente:<br />«Domenica 11 aprile, il Vescovo Gualtiero Sigismondi, nella chiesa parrocchiale di Massa Martana, ha annunciato la sospensione di don Riccardo Ceccobelli dal servizio sacerdotale, a seguito della sua decisione di domandare al Santo Padre la grazia della dispensa dagli obblighi del celibato, chiedendo quindi di essere dimesso dallo stato clericale e dispensato dagli oneri connessi alla Sacra Ordinazione. Mons. Sigismondi - come riportato nel precedente Comunicato - ha chiesto di non commentare quanto don Riccardo ha deciso e di pregare per lui. Tuttavia, a seguito della rilevanza mediatica che l'annuncio ha suscitato, tale Ufficio interviene con alcune precisazioni.<br />La Chiesa chiede ai preti di vivere il celibato con maturità, letizia e dedizione, quale testimonianza del primato del Regno di Dio e, soprattutto, come segno e condizione di una vita pienamente donata: senza misura. Si diventa preti dopo almeno sette anni di discernimento e, attualmente, sempre più in età adulta, quando si ha maggiore coscienza e capacità di fare scelte definitive. Così è stato anche per don Riccardo, il quale, dopo un itinerario formativo durato almeno sette anni, ne aveva 33 quando è stato ordinato presbitero.<br />Una delle affermazioni che, in questa circostanza, va per la maggiore è la seguente: "Al cuore non si comanda". Tale opinione è indice di quanto, in un tempo segnato dal relativismo, la ragione sia sottoposta al dominio del sentimento.<br />Si è parlato di eroismo davanti ad un prete che decide di mollare tutto perché si è innamorato di una ragazza; certamente occorre rispetto per la libertà di chi, pur avendo promesso solennemente di consacrare tutto se stesso a Cristo Gesù per il servizio alla Chiesa, non ce la fa, ma parlare di eroismo risulta davvero fuori luogo. Gli eroi sono quelli che rimangono in trincea anche quando infuria la battaglia, come, ad esempio, i mariti e le mogli o i padri e le madri che non mollano nei momenti di difficoltà, perché si sono presi un impegno e l'amore li inchioda anche nel tempo in cui i sentimenti sembrano vacillare; come i sacerdoti che, senza limiti di disponibilità e con cuore libero e ardente, vivono la fedeltà di una dedizione totale.<br />In questo momento di sofferenza, la Chiesa di Orvieto-Todi è chiamata a vivere con serena fiducia e a fare tesoro di quanto il Santo Padre ha ricordato proprio oggi, durante l'Udienza Generale: "Senza la fede, tutto crolla; senza la preghiera, la fede si spegne"».<br />Orvieto, 14 aprile 2021<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire il tema del celibato sacerdotale si possono leggere due interessanti articoli da noi pubblicati cliccando sul loro link.<br /><br />IL MONDO NON PUO' CAPIRE LA BELLEZZA DEL CELIBATO DEI SACERDOTI<br />Accettando di vivere celibi come Gesù i sacerdoti si consacrano con cuore indiviso al Signore e possono così dedicarsi più liberamente al servizio dei loro fratelli<br />da Luce di...]]></itunes:summary><itunes:duration>224</itunes:duration><itunes:keywords>ceccobelli,massa,orvieto,parroco,sigismondi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a447e84074681c2357422428a1da9afe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il fallimento dello smartworking</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-fallimento-dello-smartworking--44328171</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6539" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6539</a><br /><br />IL FALLIMENTO DELLO SMART WORKING di Leone Grotti<br />Contrordine compagni: lo smart working va bene, ma senza esagerare. I colossi della Silicon Valley, dopo averci propinato per un anno il sogno di un futuro senza uffici né orari, popolato da donne sempre connesse che lavorano sorridenti in casa mentre i figli a fianco fanno i compiti e da uomini che gestiscono gli affari sdraiati su un lettino in spiaggia con in mano un cocktail, hanno cambiato idea.<br /><br />GOOGLE E TWITTER TORNANO IN UFFICIO<br />L’angloitaliana Fiona Cicconi, incaricata di gestire il ritorno in sede dei dipendenti di Google, ha dichiarato che da settembre chi vorrà lavorare da casa più di 14 giorni dovrà richiedere un permesso speciale e dovrà comunque abitare a una distanza accettabile dall’ufficio.<br />Le prospettive aperte dalle famose parole del creatore di Twitter, Jack Dorsey («i nostri dipendenti possono lavorare da casa per sempre»), sono già finite nel dimenticatoio. Twitter ha comunicato che si aspetta che «la maggior parte» dello staff torni a lavorare in ufficio, con la possibilità di passare «parte» della settimana a casa. Una bella differenza.<br /><br />LA SILICON VALLEY CAMBIA IDEA<br />A Microsoft lo smart working sarà accessibile solo per alcune posizioni e solo per ricoprire «meno del 50% dell’orario di lavoro». Amazon dal canto suo ha ribadito il «ritorno a una cultura ufficiocentrica», mentre IBM richiederà ad almeno l’80% dei dipendenti di lavorare almeno tre giorni su cinque in ufficio.<br />La sbornia per lo smart working, insomma, sembra passata persino nella Silicon Valley. Secondo Amazon, solo la presenza fisica dei dipendenti nello stesso luogo permette di «inventare, collaborare e imparare insieme in modo efficace». Il capo esecutivo di IBM, Arvind Krishna, ha spiegato: «Se un dipendente ambisce a gestire un gruppo, se vuole avere più responsabilità o promuovere un certo tipo di cultura nel suo team, come può farlo da remoto?». Quando parte del personale tornerà in ufficio e ricomincerà a sviluppare rapporti personali, continua, chi lavora da remoto comincerà presto a sentirsi «svantaggiato».<br />Pare insomma che neanche i colossi del web nella ultratecnologica e futuristica Silicon Valley possano fare a meno dei rapporti umani "fisici" per promuovere il loro mondo digitale, wireless e senza legami.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44328171</guid><pubDate>Wed, 14 Apr 2021 08:34:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44328171/il_fallimento_dello_smartworking.mp3" length="2543698" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6539

IL FALLIMENTO DELLO SMART WORKING di Leone Grotti
Contrordine compagni: lo smart working va bene, ma senza esagerare. I colossi della Silicon Valley, dopo averci propinato per un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6539" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6539</a><br /><br />IL FALLIMENTO DELLO SMART WORKING di Leone Grotti<br />Contrordine compagni: lo smart working va bene, ma senza esagerare. I colossi della Silicon Valley, dopo averci propinato per un anno il sogno di un futuro senza uffici né orari, popolato da donne sempre connesse che lavorano sorridenti in casa mentre i figli a fianco fanno i compiti e da uomini che gestiscono gli affari sdraiati su un lettino in spiaggia con in mano un cocktail, hanno cambiato idea.<br /><br />GOOGLE E TWITTER TORNANO IN UFFICIO<br />L’angloitaliana Fiona Cicconi, incaricata di gestire il ritorno in sede dei dipendenti di Google, ha dichiarato che da settembre chi vorrà lavorare da casa più di 14 giorni dovrà richiedere un permesso speciale e dovrà comunque abitare a una distanza accettabile dall’ufficio.<br />Le prospettive aperte dalle famose parole del creatore di Twitter, Jack Dorsey («i nostri dipendenti possono lavorare da casa per sempre»), sono già finite nel dimenticatoio. Twitter ha comunicato che si aspetta che «la maggior parte» dello staff torni a lavorare in ufficio, con la possibilità di passare «parte» della settimana a casa. Una bella differenza.<br /><br />LA SILICON VALLEY CAMBIA IDEA<br />A Microsoft lo smart working sarà accessibile solo per alcune posizioni e solo per ricoprire «meno del 50% dell’orario di lavoro». Amazon dal canto suo ha ribadito il «ritorno a una cultura ufficiocentrica», mentre IBM richiederà ad almeno l’80% dei dipendenti di lavorare almeno tre giorni su cinque in ufficio.<br />La sbornia per lo smart working, insomma, sembra passata persino nella Silicon Valley. Secondo Amazon, solo la presenza fisica dei dipendenti nello stesso luogo permette di «inventare, collaborare e imparare insieme in modo efficace». Il capo esecutivo di IBM, Arvind Krishna, ha spiegato: «Se un dipendente ambisce a gestire un gruppo, se vuole avere più responsabilità o promuovere un certo tipo di cultura nel suo team, come può farlo da remoto?». Quando parte del personale tornerà in ufficio e ricomincerà a sviluppare rapporti personali, continua, chi lavora da remoto comincerà presto a sentirsi «svantaggiato».<br />Pare insomma che neanche i colossi del web nella ultratecnologica e futuristica Silicon Valley possano fare a meno dei rapporti umani "fisici" per promuovere il loro mondo digitale, wireless e senza legami.]]></itunes:summary><itunes:duration>159</itunes:duration><itunes:keywords>amazon,google,ibm,microsoft,smartworking,twitter</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/251d63be5afefced6595b59f1aa73152.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La pallavolista incinta e il cortocircuito della società senza figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-pallavolista-incinta-e-il-cortocircuito-della-societa-senza-figli--43925927</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6506" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6506</a><br /><br />LA PALLAVOLISTA INCINTA E IL CORTOCIRCUITO DELLA SOCIETA' SENZA FIGLI<br />La maternità viene difesa solo quando serve alla narrazione femminista, altrimenti è roba da medioevo<br />di Caterina Giojelli<br />Un post, e nel giro di poche ore la storia della "gravidanza vietata" della pallavolista Lara Lugli era già diventata l'emblema «di un diritto ancora negato», «della condizione femminile in Italia», «del patriarcato che vede le donne un oggetto di proprietà altrui», di come la donna sia ancora «vittima di atteggiamenti che hanno radici medievali», «questa vergogna deve finire», «porterò il caso in Parlamento». <br />Dal Corriere a Repubblica, dall'Ansa a Wired, da Susanna Camusso alla senatrice Iv Daniela Sbrollini, da Maria Elena Boschi a Laura Boldrini, l'8 marzo scorso politica, giornali e mondo dello sport sollevavano gli scudi contro l'ennesima storia di «violenza contro le donne» (dal tweet della presidente del Senato Elisabetta Casellati).<br />La storia di Lara Lugli è quella di una pallavolista con un passato in serie A e che nella stagione 2018/2019 è sotto ingaggio del Volley Pordenone, serie B1. A marzo la donna comunica alla società di non poter concludere il campionato perché in gravidanza, la società risolve quindi il contratto e, quando Lugli chiede con decreto ingiuntivo gli arretrati di una mensilità, cita la ragazza per danni. Il caso è drammatico, non solo perché Lugli ha poi perso il bambino, ma perché mette a tema la questione, serissima, dei contratti e delle tutele delle atlete nel mondo dello sport, ed è paradossalmente la risposta, definita "piccata" dal Corriere, del Volley Pordenone ad attestarne la gravità. <br /><br />DISCRIMINARE LA MATERNITÀ È DA MEDIOEVO?<br />La società parla di «verità ribaltata», il contratto, presentato dall'agente stesso di Lugli, prevedeva clausole penalizzanti per l'atleta in caso di interruzione anticipata, «di fronte alla maternità ci siamo limitati a interrompere consensualmente il rapporto mantenendoci in costante contatto con la giocatrice anche nel doloroso momento che ha affrontato poche settimane dopo (...) Solo quando ci è arrivata l'ingiunzione di pagamento ci siamo opposti e abbiamo attivato le clausole del contratto». <br />Secondo il Pordenone, che a causa della pandemia ha smesso di pagare gli stipendi, interrotto l'attività e rinunciato all'iscrizione al campionato successivo, il rimborso non è dovuto. Secondo Lugli lo è eccome, tanto più che in seguito all'ingiunzione «nessuno le ha poi chiesto di tornare a giocare». Son cose da contratti, carte, avvocati, e sì, in quanto al riconoscimento del professionismo femminile si apre un tema enorme che ha visto l'Assist, associazione che si batte per la tutela dei diritti delle sportive, chiedere un incontro a Draghi e al presidente del Coni Malagò.<br />Questa è la storia di Lara Lugli. E poi c'è la narrazione della storia di Lara Lugli, quella in cui la maternità vissuta come un peso, una discriminazione, una colpa da punire sarebbe roba da Medioevo. Ed è qui che vale la pena ricordare che no, questa dottrina della maternità penalizzata e giudicata irrilevante nella sua dimensione sociale, di retrogrado non ha nulla. E che in pieno inverno demografico, di scudi sollevati in difesa della sua dimensione tutt'altro che privata, quando non sia minacciata dalla società maschile, se ne vedono ben pochi. Anzi.<br />Tutti ci ricordiamo l'attacco isterico di Boldrini contro l'immagine dell'app Immuni che un anno fa mostrava una donna col bambino in braccio e l'uomo al pc, «un'app inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi», «fuori dal tempo e dalla storia (...) le donne italiane non meritano tutto questo» aveva rincarato Paola Concia. Ci ricordiamo le ovazioni dei giornali alle società della Silicon Valley così avanti nei diritti da proporre alle dipendenti di congelare i propri ovuli al grido "prima la carriera", un benefit modernissimo per definire inequivocabilmente la maternità un intralcio. <br /><br />QUANDO VERONA FACEVA SCHIFO<br />Abbiamo visto mobilitazioni di ogni sorta per il diritto delle cinquantenni a fare figli, in lotta contro l'orologio biologico e l'inchiodamento delle giovani donne al destino della maternità, per il diritto a interrompere gravidanze in qualunque momento per qualunque motivo. Una maternità svilita ogni giorno dagli stessi giornali e politici (e dai tribunali), che oggi si stracciano le vesti per un "diritto negato" ma che trovano assolutamente normale che una donna infili i gameti in freezer, congeli gli ovuli, usi il proprio utero come un attrezzo o che una coppia di uomini possa farne le veci.<br />Ecco a cosa ci ha portato la sindacalizzazione della "questione femminile", l'industria dei diritti e una battaglia per l'emancipazione eternamente sbilanciata ad assicurare libertà alle donne che di figli non ne possono o non ne vogliono avere. Un contratto come quello proposto dal procuratore di Lugli, e firmato dalla pallavolista e dal Volley Pordenone non dovrebbe avere cittadinanza perché la genitorialità non andrebbe mai discussa secondo le leggi di mercato: ma quando si è visto un altrettanto giusto sollevamento di scudi, in questa società dell'uguaglianza, a favore della maternità come valore sociale e non solo come arma di rivendicazione o diritto nel mercato del lavoro?<br />È uno strano doppio standard. Non era forse medievale anche chiamare Verona «città a favore della vita»? Quando il consiglio comunale nel 2018 varò un'iniziativa per sostenere economicamente le donne incinte in difficoltà, senza mezzi o lavoro, Monica Cirinnà si disse «esterrefatta e schifata», e Pd, Leu e M5S si scagliarono contro una sorta di indebita classifica di valore che ponesse la scelta della maternità al primo posto, relativizzando le altre. Non è diverso da quello è che stato scritto in questo 8 marzo, quando medievale è diventato discriminare chi sceglie di diventare madre. Ma allora Verona era emblema di un altro diritto negato, quello di chi di figli non ne vuole sapere, e di un valore attribuito alla maternità per cui, quando non è l'8 marzo o non c'è qualcuno da salvare dal patriarcato, non si alza alcuno scudo.<br /><br />Nota di BastaBugie: nell'articolo si citano l'app immuni che ha causato le proteste della Boldrini e il congresso delle famiglie tenuto a Verona. Per approfondire si possono cliccare i seguenti link.<br /><br />L'APP IMMUNI SVELA LA PREPOTENZA DELLE FEMMINISTE AL POTERE IN ITALIA<br />Laura Boldrini e altre si scagliano contro l'immagine di una mamma che tiene in braccio il figlio e il marito che lavora: il ministro Paola Pisano prontamente inverte i ruoli (VIDEO: La verità sulle app di tracciamento)<br />di Andrea Zambrano<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160</a><br /><br />DOSSIER "CONGRESSO DELLE FAMIGLIE"<br />Cosa è successo a Verona nel 2019<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/dossier.php?id=10" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/dossier.php?id=10</a><br /> <br />Titolo originale: La pallavolista incinta e il cortocircuito della società senza figli<br />Fonte: Tempi, 11 marzo 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 708]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43925927</guid><pubDate>Tue, 16 Mar 2021 23:43:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43925927/la_pallavolista_incinta_e_il_cortocircuito_della_societ_senza_figli.mp3" length="7941223" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6506&#13;
&#13;
LA PALLAVOLISTA INCINTA E IL CORTOCIRCUITO DELLA SOCIETA' SENZA FIGLI&#13;
La maternità viene difesa solo quando serve alla narrazione femminista, altrimenti è roba da medioevo&#13;
di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6506" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6506</a><br /><br />LA PALLAVOLISTA INCINTA E IL CORTOCIRCUITO DELLA SOCIETA' SENZA FIGLI<br />La maternità viene difesa solo quando serve alla narrazione femminista, altrimenti è roba da medioevo<br />di Caterina Giojelli<br />Un post, e nel giro di poche ore la storia della "gravidanza vietata" della pallavolista Lara Lugli era già diventata l'emblema «di un diritto ancora negato», «della condizione femminile in Italia», «del patriarcato che vede le donne un oggetto di proprietà altrui», di come la donna sia ancora «vittima di atteggiamenti che hanno radici medievali», «questa vergogna deve finire», «porterò il caso in Parlamento». <br />Dal Corriere a Repubblica, dall'Ansa a Wired, da Susanna Camusso alla senatrice Iv Daniela Sbrollini, da Maria Elena Boschi a Laura Boldrini, l'8 marzo scorso politica, giornali e mondo dello sport sollevavano gli scudi contro l'ennesima storia di «violenza contro le donne» (dal tweet della presidente del Senato Elisabetta Casellati).<br />La storia di Lara Lugli è quella di una pallavolista con un passato in serie A e che nella stagione 2018/2019 è sotto ingaggio del Volley Pordenone, serie B1. A marzo la donna comunica alla società di non poter concludere il campionato perché in gravidanza, la società risolve quindi il contratto e, quando Lugli chiede con decreto ingiuntivo gli arretrati di una mensilità, cita la ragazza per danni. Il caso è drammatico, non solo perché Lugli ha poi perso il bambino, ma perché mette a tema la questione, serissima, dei contratti e delle tutele delle atlete nel mondo dello sport, ed è paradossalmente la risposta, definita "piccata" dal Corriere, del Volley Pordenone ad attestarne la gravità. <br /><br />DISCRIMINARE LA MATERNITÀ È DA MEDIOEVO?<br />La società parla di «verità ribaltata», il contratto, presentato dall'agente stesso di Lugli, prevedeva clausole penalizzanti per l'atleta in caso di interruzione anticipata, «di fronte alla maternità ci siamo limitati a interrompere consensualmente il rapporto mantenendoci in costante contatto con la giocatrice anche nel doloroso momento che ha affrontato poche settimane dopo (...) Solo quando ci è arrivata l'ingiunzione di pagamento ci siamo opposti e abbiamo attivato le clausole del contratto». <br />Secondo il Pordenone, che a causa della pandemia ha smesso di pagare gli stipendi, interrotto l'attività e rinunciato all'iscrizione al campionato successivo, il rimborso non è dovuto. Secondo Lugli lo è eccome, tanto più che in seguito all'ingiunzione «nessuno le ha poi chiesto di tornare a giocare». Son cose da contratti, carte, avvocati, e sì, in quanto al riconoscimento del professionismo femminile si apre un tema enorme che ha visto l'Assist, associazione che si batte per la tutela dei diritti delle sportive, chiedere un incontro a Draghi e al presidente del Coni Malagò.<br />Questa è la storia di Lara Lugli. E poi c'è la narrazione della storia di Lara Lugli, quella in cui la maternità vissuta come un peso, una discriminazione, una colpa da punire sarebbe roba da Medioevo. Ed è qui che vale la pena ricordare che no, questa dottrina della maternità penalizzata e giudicata irrilevante nella sua dimensione sociale, di retrogrado non ha nulla. E che in pieno inverno demografico, di scudi sollevati in difesa della sua dimensione tutt'altro che privata, quando non sia minacciata dalla società maschile, se ne vedono ben pochi. Anzi.<br />Tutti ci ricordiamo l'attacco isterico di Boldrini contro l'immagine dell'app Immuni che un anno fa mostrava una donna col bambino in braccio e l'uomo al pc, «un'app inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi», «fuori dal tempo e dalla storia (...) le donne italiane non meritano tutto questo» aveva rincarato Paola Concia. Ci ricordiamo le ovazioni dei giornali alle società della Silicon Valley così avanti nei diritti da...]]></itunes:summary><itunes:duration>497</itunes:duration><itunes:keywords>maternità,pallavolista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b58c088af8501b8d2c5d40e1c12249bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La follia di perdere tempo in cose inutili</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-follia-di-perdere-tempo-in-cose-inutili--43607181</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6496" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6496</a><br /><br />LA FOLLIA DI PERDERE TEMPO IN COSE INUTILI<br />Il tempo è prezioso e non va sprecato... ci si può anche dedicare a legittimi svaghi, ma nel complesso il tempo va orientato verso la conquista del Paradiso<br />di Don Dolindo Ruotolo<br />La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e l'eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed è portato lontano, tra i saluti e le lacrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità. È una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: lanima e l'eternità.<br />Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro? Sì, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l'essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve? Le occupazioni della vita presente sono come l'ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compiere la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.<br />Sì - tu dici - ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l'ufficio, e così mi passa tutta la giornata. Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?<br />Che cosa penosa - per esempio - che un avvocato, si occupi da mattina a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz'ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mattina a sera ad innalzare case ed edifici, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sé!<br />Ma io lavoro per la casa e per i figli - tu dici - e sono degno di lode e vero galantuomo. Come posso avere il tempo di badare all'anima? Stolto! Credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l' anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che, amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia?<br />Non devi lasciare solo un'eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l'esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome di padre, se ti mostri senza fede e senza virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e raccogli il loro compatimento e persino il loro disprezzo? Un padre lontano dalla Chiesa e dai Sacramenti, un padre che non prega, che bestemmia, si ubriaca, si dà a vizi turpi, ha relazioni cattive e commette il male, che razza di padre è?<br />Una madre che pensa solo ad ornarsi, a fare la civetta, a chiacchierare, ad inveire, e non si preoccupa dell'anima sua e di quella dei suoi figli, che razza di madre è?<br /> <br />Titolo originale: La follia di perdere tempo nella vita<br />Fonte: I Tre Sentieri, 6 febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 705]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43607181</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2021 22:52:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43607181/la_follia_di_perdere_tempo_in_cose_inutili.mp3" length="6039927" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6496&#13;
&#13;
LA FOLLIA DI PERDERE TEMPO IN COSE INUTILI&#13;
Il tempo è prezioso e non va sprecato... ci si può anche dedicare a legittimi svaghi, ma nel complesso il tempo va orientato verso la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6496" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6496</a><br /><br />LA FOLLIA DI PERDERE TEMPO IN COSE INUTILI<br />Il tempo è prezioso e non va sprecato... ci si può anche dedicare a legittimi svaghi, ma nel complesso il tempo va orientato verso la conquista del Paradiso<br />di Don Dolindo Ruotolo<br />La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e l'eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed è portato lontano, tra i saluti e le lacrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità. È una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: lanima e l'eternità.<br />Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro? Sì, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l'essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve? Le occupazioni della vita presente sono come l'ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compiere la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.<br />Sì - tu dici - ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l'ufficio, e così mi passa tutta la giornata. Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?<br />Che cosa penosa - per esempio - che un avvocato, si occupi da mattina a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz'ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mattina a sera ad innalzare case ed edifici, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sé!<br />Ma io lavoro per la casa e per i figli - tu dici - e sono degno di lode e vero galantuomo. Come posso avere il tempo di badare all'anima? Stolto! Credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l' anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che, amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia?<br />Non devi lasciare solo un'eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l'esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome...]]></itunes:summary><itunes:duration>378</itunes:duration><itunes:keywords>follia,perdita,tempo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4041deb9db8b5fff6044741ec8ac0395.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La filosofia di Nietzsche lo condusse alla pazzia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-filosofia-di-nietzsche-lo-condusse-alla-pazzia--41799879</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6341" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6341</a><br /><br />LA FILOSOFIA DI NIETZSCHE LO CONDUSSE ALLA PAZZIA di Corrado Gnerre<br />Friedrich Wilheim Nietzsche (1844-1900) nacque nella piccola cittadina prussiana di Rocken bei Lutzen. Suo padre era un pastore protestante e morì quando il piccolo Nietzsche aveva appena quattro anni. Entrò all'Università di Bonn per studiare teologia e filologia. In seguito si trasferì all'Università di Lipsia, dove lesse per la prima volta Schopenhauer, e venne a contatto con le critiche di derivazione kantiana alla metafisica materialista. In questa università strinse amicizia con Richard Wagner (1813-1883), un'amicizia che avrebbe avuto un profondo effetto su di lui. Morì pazzo, ospite della sorella, nel 1900. E proprio riguardo la follia c'è un episodio molto significativo. Nietzsche si trovava a Torino quando ebbe la prima crisi in pubblico. Era il 3 gennaio 1889. Si trovava in piazza Carignano. Al vedere un cavallo, adibito a traino di una carrozza, che veniva fustigato a sangue dal cocchiere, s'intenerì, abbracciò l'animale, pianse e poi cadde a terra urlando. Interessante: lui che aveva tanto scritto contro la compassione nei confronti dei più deboli, volle avere compassione di un misero cavallo e, nel momento in cui esternò questa compassione, divenne pazzo. Come abbiamo già detto, fu poi la sorella ad accudirlo negli ultimi anni della sua vita. E solo lei, in qualità di suo esecutore testamentario, aveva accesso alle opere del fratello, che però distorse e adattò a vedute antisemite, ingraziandosi così Hitler e il partito nazista.<br /><br />LA REALTÀ COME ESPLOSIONE DI FORZE DISORDINATE<br />La base del pensiero  di Nietzsche è la convinzione secondo cui la realtà altro non sia che un'esplosione di forze disordinate, e che la realtà stessa non sia conoscibile con uno procedimento di ordine logico-razionale.<br />Secondo Nietzsche, la filosofia avrebbe finora commesso l'errore di distinguere un mondo reale, da accettare, da un mondo apparente, da rifiutare. La vera realtà sarebbe proprio il cosiddetto mondo apparente, che è stato definito così proprio perché realtà inaccettabile, in quanto disordinata e contraddittoria. In questo senso -sempre secondo Nietzsche- tutta la filosofia occidentale sarebbe stata nichilista in quanto negatrice della vera realtà a favore di una realtà ideale, illusoria ed inesistente.<br />Dinanzi a questa irrazionalità del reale - egli diceva - si possono assumere tre atteggiamenti: di debolezza, di forza e di innocenza.<br /><br />1) LA DEBOLEZZA<br />L'atteggiamento di debolezza è quello dell'uomo mediocre (del gregge). Nietzsche a riguardo utilizza l'immagine del "cammello". La condotta dell'uomo mediocre è dettata dalla paura, che, motivata dalla potenza sregolata ed opprimente della natura, induce l'uomo debole e mediocre ad escogitare delle armi di difesa. Queste armi sono la morale e la religione, che egli inventerebbe con lo scopo di esercitare un controllo sulla potenza sfrenata della natura.<br /><br />2) LA FORZA<br />Passiamo all'atteggiamento della forza. Contro il gregge, la massa dei mediocri, Nietzsche, per bocca di Zarathustra, proclama che l'esistenza dell'uomo è completamente terrena e che Dio non esiste: "Dio è morto!". L'uomo è nato per esistere sulla terra e non c'è nessun altro mondo per lui al di fuori di questo. L'anima che dovrebbe essere il soggetto dell'esistenza ultramondana è insussistente: l'uomo è soltanto corpo. L'atteggiamento della forza è naturalmente l'atteggiamento dell'uomo forte. A riguardo Nietzsche utilizza l'immagine del "leone". L'uomo forte deve liberarsi dall'invenzione di valori religiosi e morali che costituirebbero (povero Nietzsche!) la negazione stessa della vita nella sua bellezza ed esuberanza. L'uomo forte deve essere autonomo, legislatore di se stesso, padrone assoluto dei propri atti. Un uomo che non è tenuto a rendere conto di ciò che fa né a Dio, né alla società, ma solo a se stesso. Il suo precetto non è il "tu devi" ma l'"io voglio" per superare ogni limite. L'uomo deve essere un "super-uomo", le cui principali virtù sarebbero: l'audacia, che gli consente di affermare la sua volontà senza nessuno scrupolo; e l'insensibilità, che gli permette di affermarsi a qualsiasi mezzo senza lasciarsi commuovere dalla compassione. Nietzsche ha scritto: "(...) i deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini (...). Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli (...)." (L'anticristo). E ce l'aveva ovviamente con il Cristianesimo: "(...) l'individuo fu considerato dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani." (Frammenti postumi) E ancora: "Davanti a Dio tutte le 'anime' diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano (...) allora il corso naturale dell'evoluzione è impedito. (...) questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l'alto dovere di sacrificare gli uomini." (Frammenti postumi)<br /><br />3) L'INNOCENZA<br />Il terzo atteggiamento è quello dell'innocenza, che è l'atteggiamento dello spirito libero. Nietzsche qui utilizza l'immagine del "bambino". Come il bambino, l'uomo innocente sa "dire sì alla vita" in tutte le sue forme, prendendole nella loro immediatezza, senza subordinarle a norme, a categorie o ad idee proiettate in un mondo soprannaturale o escatologico. L'uomo innocente ama la realtà in tutte le manifestazioni. Qualcuno potrebbe obiettare: ma anche il Cristianesimo loda il bambini; anzi nel Vangelo è scritto che se non si diventa come bambini non si può entrare nel Regno dei Cieli (Matteo 18, 3). Attenzione però. Il "bambino del Vangelo", modello dello stupore e della meraviglia, si appassiona umilmente al reale cogliendone l'evidente logica, che è la "mano del Creatore". Il "bambino nietzschiano", invece, è pura passività, è modello d''incapacità a voler comprendere, perché la realtà, nella sua evidente incapacità, sarebbe del tutto incomprensibile.<br /><br />IL MODELLO DIONISIACO<br />Dunque - secondo Nietzsche - la condotta dell'uomo forte non realizza ancora pienamente l'ideale umano. Ci vuole il bambino che sa accettare e vedere positivamente anche ciò che è distruttivo, disgregante, malvagio, ma che comunque sarebbe parte integrante della realtà. Da qui il "modello dionisiaco". Dionisio è la "sacralizzazione" di tutto il reale, nel suo bene e nel suo male. E' accettazione e sublimazione di tutto, senza la pretesa - anzi - di voler razionalizzare.<br />Nietzsche rivendica a se stesso il compito di portare a compimento il nichilismo, cioè di mostrare che non c'è verità, che il mondo è senza scopo e "sempre ritornante". Il vero volto del mondo sarebbe stato capito e accettato soltanto dalla tragedia antica, perché essa sarebbe riuscita a sopportare il pensiero terribile che il mondo senza senso ritorna per sempre, eternamente in modo uguale. Insomma, soltanto la tragedia greca avrebbe compreso che il "carattere complessivo del mondo è caos per tutta l'eternità."<br />Ma nel pensiero di Nietzsche vi è un'evidente contraddizione. Da una parte egli afferma che l'uomo deve porsi con "forza" dinanzi al reale; dall'altra indica nell'"innocenza" del bambino l'atteggiamento più corretto. Nella logica di Nietzsche questi due atteggiamenti (la "forza" e l'"innocenza") sono accomunati dall'accettazione della realtà così come è. Ma è qui che Nietzsche si contraddice. Egli vuole presentare il suo pensiero come un pensiero vincente atto a rendere l'uomo protagonista, ma accade tutt'altro: l'uomo subisce il reale, non lo governa; l'uomo torna ad essere vittima di ciò che accade e della storia. Da qui anche il perché dell'adesione alla concezione dell'"eterno ritorno".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41799879</guid><pubDate>Wed, 04 Nov 2020 23:11:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41799879/la_filosofia_di_nietsche_lo_condusse_alla_pazzia.mp3" length="11443303" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6341&#13;
&#13;
LA FILOSOFIA DI NIETZSCHE LO CONDUSSE ALLA PAZZIA di Corrado Gnerre&#13;
Friedrich Wilheim Nietzsche (1844-1900) nacque nella piccola cittadina prussiana di Rocken bei Lutzen. Suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6341" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6341</a><br /><br />LA FILOSOFIA DI NIETZSCHE LO CONDUSSE ALLA PAZZIA di Corrado Gnerre<br />Friedrich Wilheim Nietzsche (1844-1900) nacque nella piccola cittadina prussiana di Rocken bei Lutzen. Suo padre era un pastore protestante e morì quando il piccolo Nietzsche aveva appena quattro anni. Entrò all'Università di Bonn per studiare teologia e filologia. In seguito si trasferì all'Università di Lipsia, dove lesse per la prima volta Schopenhauer, e venne a contatto con le critiche di derivazione kantiana alla metafisica materialista. In questa università strinse amicizia con Richard Wagner (1813-1883), un'amicizia che avrebbe avuto un profondo effetto su di lui. Morì pazzo, ospite della sorella, nel 1900. E proprio riguardo la follia c'è un episodio molto significativo. Nietzsche si trovava a Torino quando ebbe la prima crisi in pubblico. Era il 3 gennaio 1889. Si trovava in piazza Carignano. Al vedere un cavallo, adibito a traino di una carrozza, che veniva fustigato a sangue dal cocchiere, s'intenerì, abbracciò l'animale, pianse e poi cadde a terra urlando. Interessante: lui che aveva tanto scritto contro la compassione nei confronti dei più deboli, volle avere compassione di un misero cavallo e, nel momento in cui esternò questa compassione, divenne pazzo. Come abbiamo già detto, fu poi la sorella ad accudirlo negli ultimi anni della sua vita. E solo lei, in qualità di suo esecutore testamentario, aveva accesso alle opere del fratello, che però distorse e adattò a vedute antisemite, ingraziandosi così Hitler e il partito nazista.<br /><br />LA REALTÀ COME ESPLOSIONE DI FORZE DISORDINATE<br />La base del pensiero  di Nietzsche è la convinzione secondo cui la realtà altro non sia che un'esplosione di forze disordinate, e che la realtà stessa non sia conoscibile con uno procedimento di ordine logico-razionale.<br />Secondo Nietzsche, la filosofia avrebbe finora commesso l'errore di distinguere un mondo reale, da accettare, da un mondo apparente, da rifiutare. La vera realtà sarebbe proprio il cosiddetto mondo apparente, che è stato definito così proprio perché realtà inaccettabile, in quanto disordinata e contraddittoria. In questo senso -sempre secondo Nietzsche- tutta la filosofia occidentale sarebbe stata nichilista in quanto negatrice della vera realtà a favore di una realtà ideale, illusoria ed inesistente.<br />Dinanzi a questa irrazionalità del reale - egli diceva - si possono assumere tre atteggiamenti: di debolezza, di forza e di innocenza.<br /><br />1) LA DEBOLEZZA<br />L'atteggiamento di debolezza è quello dell'uomo mediocre (del gregge). Nietzsche a riguardo utilizza l'immagine del "cammello". La condotta dell'uomo mediocre è dettata dalla paura, che, motivata dalla potenza sregolata ed opprimente della natura, induce l'uomo debole e mediocre ad escogitare delle armi di difesa. Queste armi sono la morale e la religione, che egli inventerebbe con lo scopo di esercitare un controllo sulla potenza sfrenata della natura.<br /><br />2) LA FORZA<br />Passiamo all'atteggiamento della forza. Contro il gregge, la massa dei mediocri, Nietzsche, per bocca di Zarathustra, proclama che l'esistenza dell'uomo è completamente terrena e che Dio non esiste: "Dio è morto!". L'uomo è nato per esistere sulla terra e non c'è nessun altro mondo per lui al di fuori di questo. L'anima che dovrebbe essere il soggetto dell'esistenza ultramondana è insussistente: l'uomo è soltanto corpo. L'atteggiamento della forza è naturalmente l'atteggiamento dell'uomo forte. A riguardo Nietzsche utilizza l'immagine del "leone". L'uomo forte deve liberarsi dall'invenzione di valori religiosi e morali che costituirebbero (povero Nietzsche!) la negazione stessa della vita nella sua bellezza ed esuberanza. L'uomo forte deve essere autonomo, legislatore di se stesso, padrone assoluto dei propri atti. Un uomo che non è...]]></itunes:summary><itunes:duration>716</itunes:duration><itunes:keywords>debolezza,dionisiaco,filosofia,forza,innocenza,modello</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a009064cdeff1d2bfee4dc5789cd669f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La dottrina sociale della chiesa è il vero antidoto alle ideologie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-dottrina-sociale-della-chiesa-e-il-vero-antidoto-alle-ideologie--41799787</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6344" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6344</a><br /><br />LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E' IL VERO ANTIDOTO ALLE IDEOLOGIE di Giampaolo Crepaldi<br />La Dottrina sociale della Chiesa si contrappone, per sua intima natura, all’ideologia perché è realista mentre l’ideologia è sempre un occultamento strumentale della realtà.<br />La Dottrina sociale della Chiesa è realista, pensa che la verità non sia ideologica, anzi che ci liberi dalle ideologie proprio perché è ricevuta e non prodotta da noi. La verità rende liberi. L’ideologia è sempre un artificio, la Dottrina sociale della Chiesa non lo è mai. Anzi, essa educa l’intelligenza e il cuore degli uomini alla realtà, al retto ragionamento, ad una fede consapevole e ragionevole, al vero sviluppo, alla fiducia nelle risorse umane e nell’uomo come risorsa.<br /><br />IL CASO COVID<br />Non c’è dubbio che l’attuale pandemia da Covid-19 abbia avuto e avrà importanti ripercussioni sull’economia. Nel marasma delle informazioni che ci arrivano a questo proposito, due elementi possano essere ritenuti certi. Il primo è che l’impatto sull’economia reale delle imprese e delle famiglie sarà molto pesante. Attualmente gli effetti sono tenuti a freno da misure artificiali, ma ciò non può durare a lungo. Il secondo è che ci sono molti centri di potere politico e finanziario che intendono usufruire della pandemia per riorganizzare, in un senso che non può lasciarci tranquilli, l’economia mondiale. L’economia in questo momento è quindi preda di ideologie e la stessa pandemia viene gestita ideologicamente.<br />L’economia dipende dal sistema morale di riferimento. Giovanni Paolo II ci ha insegnato che un crollo economico non ha mai solo delle cause economiche. C’è una imprenditorialità umana che precede l’imprenditorialità economica, come ci ricorda la Caritas in veritate. L’economia dipende dalle ideologie quando dimentica questo; la Dottrina sociale della Chiesa la salva dalle ideologie quando le ricorda questo.<br />In questo frangente essa [la Dottrina sociale della Chiesa] non è stata granché adoperata e proposta. La salvezza è stata spesso ridotta alla salute e il bene comune è stato fatto coincidere con l’applicazione delle restrizioni disposte dal governo. In questo modo l’economia è stata abbandonata alle ideologie.<br /><br />LA PROPRIETA’ PRIVATA<br />Tra i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa c’è il diritto naturale alla proprietà privata. Prevedendo sue possibili deformazioni, Leone XIII aveva suggerito di considerare i beni come propri per quanto riguarda il possesso, ma come comuni per quanto riguarda il loro uso. Questa distinzione è di ordine morale ed è propria della persona e della sua creatività. Inoltre deve essere attuata nel rispetto dell’ordine sociale, per esempio passando prima di tutto dalla famiglia e dai corpi intermedi. Quando invece l'uso sociale della proprietà viene imposto dall’alto di un sistema politico centralistico, quando si pensa di attuarlo mediante un sistema fiscale ingiusto o perfino di rapina, quando per farlo si costruisce un sistema burocratico il cui scopo è a propria conservazione e magari a proprio ampliamento, allora il principio del diritto alla proprietà privata viene coperto dall’ideologia. Capita così anche quando esso viene contrapposto al principio della destinazione universale dei beni, oppure quando viene inteso come uno strumento nei suoi confronti, privo di una propria dignità se non come semplice mezzo per realizzare la destinazione universale. I due principi della proprietà privata e della destinazione universale dei beni vanno intesi come sullo stesso piano, oserei dire come due facce di uno stesso principio. È vero che la proprietà privata è la principale via per realizzare la destinazione universale dei beni, ma ciò non significa che debba essere intesa solo come uno strumento dalla dignità non originaria ma derivata. Esso, infatti, è presente perfino nel Decalogo, è un elemento di diritto naturale e rivelato.<br /><br />STATALISMO E SOCIETA' APERTA <br />Faccio queste osservazioni non per celebrare l’esasperazione individualistica della proprietà privata, ma perché ho l’impressione che l’attuale gestione ideologica della pandemia miri a ridimensionare questo principio attraverso due strade apparentemente contrapposte ma oggi combinate insieme. La prima è la ripresa del centralismo statalistico. La debolezza della popolazione, l’allarme sociale spesso indotto e l’isolamento alimentano un bisogno di protezione che offre allo statalismo uno spazio inatteso.<br />L’altro percorso, apparentemente diverso, è l’impulso che la pandemia ha dato alla cosiddetta “società aperta”. Con ciò si intende una maggiore unificazione globale, la creazione di forti poteri sovranazionali, un meticciato culturale post-religioso, una “obbedienza” universale nei nostri stili di vita, l’accettazione di una gerarchia di valori artificialmente prodotta.<br /><br />IL MONDIALISMO<br />La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre insegnato il principio dell’unità del genere umano. Una unità di origine e di destino. Questo principio però non deve essere confuso con le principali proposte mondialiste in scena oggi. Non dovremmo tollerare equivoci su questo tema. Se inseguiamo le ideologie oggi prevalenti, finiremo per dare il nostro contributo a soluzioni sbagliate e dolorose. Né possiamo accontentarci di sintonie nominalistiche con le proposte culturali di oggi. La parola fratellanza oggi assume molti significati alla cui diversità dobbiamo prestare molta attenzione.<br />Per la Dottrina sociale della Chiesa la fraternità o fratellanza umana si fonda su due livelli. Il primo è di ordine naturale: siamo fratelli perché siamo tutti uomini, siamo uguali in dignità, calpestiamo lo stesso suolo, viviamo insieme non per motivi di fatto ma per vocazione. Questo piano naturale ci dà anche le regole della nostra fraternità, ossia il diritto naturale e la legge morale naturale, che permettono alla fratellanza ontologica di diventare anche fratellanza morale. Il Decalogo è una legge di fraternità e di fratellanza. Esso, infatti, è valido a tutte le latitudini.<br />L’altro piano è quello soprannaturale: siamo fratelli perché figli di Dio, figli di un unico Padre. Quello naturale è il piano di una fratellanza civica ed etica, quello sopra-naturale è il piano di una fratellanza religiosa e salvifica. I due piani sono in continuità tra loro, perché la natura rimanda al Creatore e la sopra-natura al Salvatore, che sono lo stesso Dio. Non mi sembra che ci siano altri tipi di fratellanza degni di questo nome oltre a questi due.<br />Quando invece si deforma il concetto di fratellanza per ragioni riconducibili all’economia, allora si deforma anche l’economia. Mi sembra essere questa, a ben considerare le cose, la situazione dell’Unione Europea, dove si aveva una certa idea di fratellanza che avrebbe dovuto animare l’economia, ma alla fine è stata la nuova economia a chiedere e ottenere un nuovo concetto (sbagliato) di fratellanza. Dal quadro culturale dell’Unione Europea sono spariti infatti sia il fondamento naturale della fratellanza, dato che al diritto naturale le Corti europee e il Parlamento europeo non accennano più, sia il vero fondamento trascendente, che non è rimpiazzabile con un generico rifermento alle religioni, qualsiasi esse siano.<br /><br />L’ECOLOGISMO<br />L’ecologismo odierno, se applicato secondo le ideologie che sembrano dominarlo, produce ingiustizie e colpisce i poveri. Si spendono più risorse per i cani che per i bambini; per le ricerche sulla salubrità dell’aria che per difendere la vita; per insegnare alle nuove generazioni a rispettare l’ambiente piuttosto che ad avere figli. Benedetto XVI nella Caritas in veritate ha messo in evidenza con grande chiarezza questa stortura di fondo della nostra cultura, che disorienta l’economia dai suoi veri obiettivi. Si spendono somme enormi per difendere la natura più che per difendere l’uomo. Opera qui l’ideologia di una natura disumanizzata, che però a questo punto è solo un mucchio di pietre. Si pensi per esempio alle ricorrenti previsioni sull’esaurimento delle risorse energetiche. Esse prescindono dalla risorsa uomo, come se tutto fosse in mano alla materia e niente in mano all’intelligenza umana.<br />Il principale danno economico prodotto dall’ideologia ambientalista consiste nell’indurre a ridurre la natalità. Se impostiamo l’economia sui consumi individuali e prevalentemente voluttuari, una società senza figli, senza famiglia, fatta di individui asessuati o dalla sessualità polivalente che lavorano per consumare e consumano per lavorare è senz’altro attraente per gli operatori economici senza scrupoli. Ma se guardiano all’economia vera, vediamo che se non c’è la famiglia e se non si mettono al mondo figli il sistema in generale non regge.<br /><br />ANTIFAMILISMO E ANTINATALISMO<br />L’ideologia antifamilista e antinatalista è oggi tra le più perniciose. Giovanni Paolo II aveva ben messo in evidenza la fondamentale importanza economica della famiglia che è scuola di lavoro, motivo di risparmio, ammortizzatore sociale nelle crisi, capitale sociale, educazione alle virtù civiche, trasmissione delle conoscenze e delle competenze tra le generazioni. La carenza di nuovi nati provoca mancanza di visione del futuro da parte di una società anziana, costi improduttivi, dipendenza dalle istituzioni politiche, stagnazione della creatività nel lavoro. L’ideologia antifamilista ed antinatalista vuole cambiare l’economia ma lo scopo è quello di creare una società antifamilista e antinatalista nei valori diffusi. Il suo scopo è negare la  famiglia e la vita. E, si badi bene, non solo per negare la famiglia e la via naturali, ma per negare la Sacra Famiglia e la vita soprannaturale. <br />Pensiamo che la questione di Dio non c’entri e invece è proprio quella centrale. Del resto è per questo che la Dottrina sociale della Chiesa s]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41799787</guid><pubDate>Wed, 04 Nov 2020 23:03:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41799787/la_dottrina_sociale_della_chiesa_il_vero_antidoto_alle_ideologie.mp3" length="16672975" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6344&#13;
&#13;
LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E' IL VERO ANTIDOTO ALLE IDEOLOGIE di Giampaolo Crepaldi&#13;
La Dottrina sociale della Chiesa si contrappone, per sua intima natura, all’ideologia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6344" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6344</a><br /><br />LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E' IL VERO ANTIDOTO ALLE IDEOLOGIE di Giampaolo Crepaldi<br />La Dottrina sociale della Chiesa si contrappone, per sua intima natura, all’ideologia perché è realista mentre l’ideologia è sempre un occultamento strumentale della realtà.<br />La Dottrina sociale della Chiesa è realista, pensa che la verità non sia ideologica, anzi che ci liberi dalle ideologie proprio perché è ricevuta e non prodotta da noi. La verità rende liberi. L’ideologia è sempre un artificio, la Dottrina sociale della Chiesa non lo è mai. Anzi, essa educa l’intelligenza e il cuore degli uomini alla realtà, al retto ragionamento, ad una fede consapevole e ragionevole, al vero sviluppo, alla fiducia nelle risorse umane e nell’uomo come risorsa.<br /><br />IL CASO COVID<br />Non c’è dubbio che l’attuale pandemia da Covid-19 abbia avuto e avrà importanti ripercussioni sull’economia. Nel marasma delle informazioni che ci arrivano a questo proposito, due elementi possano essere ritenuti certi. Il primo è che l’impatto sull’economia reale delle imprese e delle famiglie sarà molto pesante. Attualmente gli effetti sono tenuti a freno da misure artificiali, ma ciò non può durare a lungo. Il secondo è che ci sono molti centri di potere politico e finanziario che intendono usufruire della pandemia per riorganizzare, in un senso che non può lasciarci tranquilli, l’economia mondiale. L’economia in questo momento è quindi preda di ideologie e la stessa pandemia viene gestita ideologicamente.<br />L’economia dipende dal sistema morale di riferimento. Giovanni Paolo II ci ha insegnato che un crollo economico non ha mai solo delle cause economiche. C’è una imprenditorialità umana che precede l’imprenditorialità economica, come ci ricorda la Caritas in veritate. L’economia dipende dalle ideologie quando dimentica questo; la Dottrina sociale della Chiesa la salva dalle ideologie quando le ricorda questo.<br />In questo frangente essa [la Dottrina sociale della Chiesa] non è stata granché adoperata e proposta. La salvezza è stata spesso ridotta alla salute e il bene comune è stato fatto coincidere con l’applicazione delle restrizioni disposte dal governo. In questo modo l’economia è stata abbandonata alle ideologie.<br /><br />LA PROPRIETA’ PRIVATA<br />Tra i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa c’è il diritto naturale alla proprietà privata. Prevedendo sue possibili deformazioni, Leone XIII aveva suggerito di considerare i beni come propri per quanto riguarda il possesso, ma come comuni per quanto riguarda il loro uso. Questa distinzione è di ordine morale ed è propria della persona e della sua creatività. Inoltre deve essere attuata nel rispetto dell’ordine sociale, per esempio passando prima di tutto dalla famiglia e dai corpi intermedi. Quando invece l'uso sociale della proprietà viene imposto dall’alto di un sistema politico centralistico, quando si pensa di attuarlo mediante un sistema fiscale ingiusto o perfino di rapina, quando per farlo si costruisce un sistema burocratico il cui scopo è a propria conservazione e magari a proprio ampliamento, allora il principio del diritto alla proprietà privata viene coperto dall’ideologia. Capita così anche quando esso viene contrapposto al principio della destinazione universale dei beni, oppure quando viene inteso come uno strumento nei suoi confronti, privo di una propria dignità se non come semplice mezzo per realizzare la destinazione universale. I due principi della proprietà privata e della destinazione universale dei beni vanno intesi come sullo stesso piano, oserei dire come due facce di uno stesso principio. È vero che la proprietà privata è la principale via per realizzare la destinazione universale dei beni, ma ciò non significa che debba essere intesa solo come uno strumento dalla dignità non originaria...]]></itunes:summary><itunes:duration>1043</itunes:duration><itunes:keywords>decrescita,dottrina,ecologismo,ideologie,mondialismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6c4a1f8550c053ebb9656a209f0c64e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lockdown: la solitudine ci ucciderà più del Coronavirus</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lockdown-la-solitudine-ci-uccidera-piu-del-coronavirus--41687442</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6336" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6336</a><br /><br />LOCKDOWN: LA SOLITUDINE CI UCCIDERA' PIU' DEL CORONAVIRUS! di Danila Italiano<br />Chi ritiene che la soluzione della diffusione del virus covid19 stia nel lockdown, finirà con il ritenere che il problema è l'essere umano stesso. I lockdownisti ritengono che la soluzione dell'epidemia sarebbe eliminare i contatti tra le persone. Il covid, il pericolo invisibile diventa la persona visibile, il mio prossimo. Il pericolo è l'altro che può trasmettermi la malattia. Sembra sentire Sartre "l'altro è il mio inferno", almeno potenzialmente.<br />L'idea del lockdown non è nuova, ma la scienza contemporanea l'ha rivestita di modernità attraverso un modello matematico elaborato dall'epidemiologo Neil Ferguson specializzato in "schemi di diffusione delle malattie infettive", dell'Imperial College di Londra. Un lungo e accademico giro di studi e ricerche, per approdare ad un "rimedio" vecchio come il mondo, con cui sono state affrontate le epidemie degli ultimi trenta secoli, "l'isolamento". Ferguson è un sostenitore della necessità del lockdown e della separazione. Ironia della sorte, l'epidemiologo durante l'ultimo lockdown fu colto in "fragranza di reato" perché ruppe l'isolamento per correre fra le braccia di una sua amica.<br /><br />IL LOCKDOWN NON OFFRE CERTEZZE SCIENTIFICHE<br />Peraltro è stato rilevato che la rottura dei lockdown non comporta automaticamente la risalita di contagi. Quindi il lockdown non offre certezze scientifiche di incidere in modo decisivo sulla diffusione del virus. Diversamente il distanziamento e l'isolamento, sul piano della cultura sociale e politica, trasferiscono il centro dell'attenzione dal virus alle persone che diventano il pericolo epidemico principale, la persona è il problema, è il vero nemico, più della malattia stessa, al punto che la collaboratrice del Presidente Conte, l'economista Marianna Mazzucato, parla della necessità di un lockdown climatico, per ridurre la Co2 e salvare l'ecosistema, teoria ampiamente diffusa dal quotidiano Avvenire. L'essere umano trasformato in nemico dell'altro, e in nemico della natura fino ad affermare propagandisticamente che occorre "fare meno figli per il bene dei nipoti".<br />La vera modernità non può passare per i lockdown pubblicizzati sulle prime pagine dei quotidiani. Una lettura con reiterate ipotesi, al vaglio del governo per contenere la crescita di positivi al Covid basate su chiusure e limitazioni, non si sa se fare uscire solo chi va al lavoro o chi va a scuola, oppure chiudere questa o quella attività economica. Dagli spostamenti tra Regioni ai bar, ai ristoranti e alle palestre, strette di fronte all'aumento dei contagi e ad un aumento di richieste nelle terapie intensive. [...]<br /><br />LA SOLITUDINE È LA PRINCIPALE CAUSA DI DEPRESSIONE<br />Tutti hanno bisogno di un ambiente che supporti la salute mentale e il benessere emotivo. Se tale supporto non risulta essere idoneo o viene a mancare, chiunque può diventare un utente dei servizi per la salute mentale. Se ci chiuderemo di nuovo in casa forse non ci contageremo, ma moriremo lo stesso. Di solitudine, di mancate relazioni e di... fallimenti economici!<br />Secondo Wikipedia la solitudine è universalmente riconosciuta come la principale causa di depressione. In lingua inglese il concetto viene espresso con loneliness che si riferisce al dolore provato in condizioni di esclusione. La solitudine ci ucciderà più del virus! La colpevolizzazione di essere i trasmettitori ci farà guardare gli altri con sospetto, strusciando il muro con la schiena per distanziarci dal passante vicino ed infine, alla lunga, cambierà la nostra antropologia, la nostra idea dell'uomo. È forse giunto il tempo del pianeta delle scimmie? No, l'ideologia dello "smettere di vivere per non morire" avrà fine, l'uomo è qualcuno che porta in se qualcosa più grande di se, questo vincerà.<br />Infine, pur usando le misure necessarie a circoscrivere i contagi, non ne facciamo un assoluto, prima di tutto viene la persona umana, restiamo umani, abbiamo bisogno di incontrarci e di incontrare la fonte di tutti gli incontri, per questo Dio non voglia si prendano misure che impediscano la vita religiosa e di fede, altrimenti diventeremo tutti utenti dei servizi mentali... vivi, forse, ma di quale vita?<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti) dal titolo "Mi serve una mascherina (?)" si sottolinea che l'obbligo generale imposto dalla politica ha poco senso [leggi: DIETRO LE MASCHERINE UN ESERCITO DI SERVI SOTTOMESSI, clicca qui].<br />Perfino l'OMS attualmente ribadisce l'utilità dell'uso della mascherina solo nei contesti descritti nel video [leggi: LA MASCHERINA E' INUTILE E A VOLTE DANNOSA, clicca qui].<br />Insomma in soggetti asintomatici in grado di rispettare le norme sanitarie, le mascherine non servono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41687442</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 21:09:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41687442/lockdown_la_solitudine_ci_uccider_pi_del_coronavirus.mp3" length="5246640" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6336&#13;
&#13;
LOCKDOWN: LA SOLITUDINE CI UCCIDERA' PIU' DEL CORONAVIRUS! di Danila Italiano&#13;
Chi ritiene che la soluzione della diffusione del virus covid19 stia nel lockdown, finirà con il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6336" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6336</a><br /><br />LOCKDOWN: LA SOLITUDINE CI UCCIDERA' PIU' DEL CORONAVIRUS! di Danila Italiano<br />Chi ritiene che la soluzione della diffusione del virus covid19 stia nel lockdown, finirà con il ritenere che il problema è l'essere umano stesso. I lockdownisti ritengono che la soluzione dell'epidemia sarebbe eliminare i contatti tra le persone. Il covid, il pericolo invisibile diventa la persona visibile, il mio prossimo. Il pericolo è l'altro che può trasmettermi la malattia. Sembra sentire Sartre "l'altro è il mio inferno", almeno potenzialmente.<br />L'idea del lockdown non è nuova, ma la scienza contemporanea l'ha rivestita di modernità attraverso un modello matematico elaborato dall'epidemiologo Neil Ferguson specializzato in "schemi di diffusione delle malattie infettive", dell'Imperial College di Londra. Un lungo e accademico giro di studi e ricerche, per approdare ad un "rimedio" vecchio come il mondo, con cui sono state affrontate le epidemie degli ultimi trenta secoli, "l'isolamento". Ferguson è un sostenitore della necessità del lockdown e della separazione. Ironia della sorte, l'epidemiologo durante l'ultimo lockdown fu colto in "fragranza di reato" perché ruppe l'isolamento per correre fra le braccia di una sua amica.<br /><br />IL LOCKDOWN NON OFFRE CERTEZZE SCIENTIFICHE<br />Peraltro è stato rilevato che la rottura dei lockdown non comporta automaticamente la risalita di contagi. Quindi il lockdown non offre certezze scientifiche di incidere in modo decisivo sulla diffusione del virus. Diversamente il distanziamento e l'isolamento, sul piano della cultura sociale e politica, trasferiscono il centro dell'attenzione dal virus alle persone che diventano il pericolo epidemico principale, la persona è il problema, è il vero nemico, più della malattia stessa, al punto che la collaboratrice del Presidente Conte, l'economista Marianna Mazzucato, parla della necessità di un lockdown climatico, per ridurre la Co2 e salvare l'ecosistema, teoria ampiamente diffusa dal quotidiano Avvenire. L'essere umano trasformato in nemico dell'altro, e in nemico della natura fino ad affermare propagandisticamente che occorre "fare meno figli per il bene dei nipoti".<br />La vera modernità non può passare per i lockdown pubblicizzati sulle prime pagine dei quotidiani. Una lettura con reiterate ipotesi, al vaglio del governo per contenere la crescita di positivi al Covid basate su chiusure e limitazioni, non si sa se fare uscire solo chi va al lavoro o chi va a scuola, oppure chiudere questa o quella attività economica. Dagli spostamenti tra Regioni ai bar, ai ristoranti e alle palestre, strette di fronte all'aumento dei contagi e ad un aumento di richieste nelle terapie intensive. [...]<br /><br />LA SOLITUDINE È LA PRINCIPALE CAUSA DI DEPRESSIONE<br />Tutti hanno bisogno di un ambiente che supporti la salute mentale e il benessere emotivo. Se tale supporto non risulta essere idoneo o viene a mancare, chiunque può diventare un utente dei servizi per la salute mentale. Se ci chiuderemo di nuovo in casa forse non ci contageremo, ma moriremo lo stesso. Di solitudine, di mancate relazioni e di... fallimenti economici!<br />Secondo Wikipedia la solitudine è universalmente riconosciuta come la principale causa di depressione. In lingua inglese il concetto viene espresso con loneliness che si riferisce al dolore provato in condizioni di esclusione. La solitudine ci ucciderà più del virus! La colpevolizzazione di essere i trasmettitori ci farà guardare gli altri con sospetto, strusciando il muro con la schiena per distanziarci dal passante vicino ed infine, alla lunga, cambierà la nostra antropologia, la nostra idea dell'uomo. È forse giunto il tempo del pianeta delle scimmie? No, l'ideologia dello "smettere di vivere per non morire" avrà fine, l'uomo è qualcuno che porta in se qualcosa più grande di...]]></itunes:summary><itunes:duration>328</itunes:duration><itunes:keywords>covid,diffusione,lockdown,solitudine,uccide</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c8f22a5df25fddfd18c99ad7b96fb2fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scandalo Bibbiano anche in Piemonte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scandalo-bibbiano-anche-in-piemonte--41212535</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6304" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6304</a><br /><br />SCANDALO BIBBIANO ANCHE IN PIEMONTE di Andrea Zambrano<br />Abusi inesistenti, bambini affidati a coppie gay, mamme private dei figli senza alcuna motivazione, famiglie letteralmente distrutte. E soprattutto una montagna di soldi. Se si tratti di una Bibbiano 2 è presto per dirlo, soprattutto perché non c'è un'indagine della magistratura, ma dal punto di vista politico, il lavoro svolto dalla giunta di Alberto Cirio, governatore del Piemonte, delinea un quadro a tinte fosche del sistema affidi della Regione.<br />I lavori della IV Commissione permanente del Consiglio regionale del Piemonte sono stati presentati nei giorni scorsi. E il materiale raccolto dall'assessore Maurizio Marrone (Fratelli d'Italia, in foto) è imponente. Dalle 91 pagine dell'indagine conoscitiva sul sistema regionale di segnalazione e presa in carico dei casi di abuso e maltrattamento sui minori, di allontanamento dai nuclei famigliari di appartenenza e della collocazione in comunità o affido che la Bussola ha potuto leggere emergono molte dinamiche simili all'inchiesta Angeli & Demoni. Per lo meno in quelli che la Regione non ha esitato a definire "Allontanamenti facili".<br />«La sinistra ci accusava di aver inscenato una caccia alle streghe contro un sistema sano, ma con questa indagine consigliare dimostriamo che non è così», ha spiegato Marrone alla Bussola.<br />Ma che cosa, di preciso?<br />«È normale che solo il 14% degli allontanamenti di minori sia motivato da presunti maltrattamenti e abusi, compresi quelli psicologici? È normale il 56% vengano allontanati dalle famiglie per ragioni come mancanza di una rete familiare adeguata, trascuratezza e incuria, problemi ovviamente legati alla fragilità sociale e indigenza delle famiglie?».<br />Le domande di Marrone non sono retoriche. Dall'inchiesta infatti è emerso che «le commissioni di vigilanza delle ASL sulle comunità residenziali per minori non disponessero di un sistema sanzionatorio per far rispettare le regole e che i possibili conflitti di interesse dei giudici onorari minorili, previsti come cause ostative dal CSM, non fossero verificati dal Presidente del Tribunale per i minori che si accontentava invece di autodichiarazioni».<br /><br />BIBBIANO COLPISCE ANCORA<br />L'indagine ha visto anche un focus particolare sulle attività dell'associazione Hansel & Gretel di Claudio Foti, realtà convenzionata con i servizi sociali della Val d'Enza al centro del processo "Angeli e Demoni" di Bibbiano.<br />Marrone ha notato con disappunto come «sia ancora abilitata alla formazione degli assistenti sociali dall'ordine professionale su indicazione del Ministero della Giustizia, mentre il MIUR l'ha già radiata dalla piattaforma Sofia per la formazione degli insegnanti».<br />«È inevitabile che in questo far west - prosegue l'assessore ai rapporti col Consiglio - capiti che 12 su 36 giudici minorili piemontesi non togati risultino - con una semplice ricerca sulla rete - collegati a comunità residenziali, case-affido e cooperative sociali che ne gestiscono». Inoltre, dagli atti si è scoperto che anche in Piemonte, dove Hansel e Gretel ha radici, «c'è un sistema che occupa con esponenti del medesimo coordinamento cui aderiva anche Claudio Foti un terzo del gruppo di lavoro regionale che ha riscritto negli ultimi giorni della giunta Chiamparino le linee guida sugli allontanamenti di minori, vincolanti per Asl e operatori».<br />Marrone ha promesso di darsi da fare per «limitare gli allontanamenti ai soli casi di effettivo maltrattamento e dare sostegno economico e sociale alle famiglie in difficoltà per aiutarle nella capacità educativa senza separarle attraverso l'istituzione di un Osservatorio regionale, accessibile alle famiglie, che monitori le motivazioni e l'iter di ogni singolo allontanamento deciso sul territorio piemontese».<br />Perché quello che sembra mancare è proprio un'attenzione specifica alla famiglia nel suo complesso, che sovente, lo abbiamo visto negli atti di Angeli e Demoni, viene smontata pezzo per pezzo a cominciare dall'allontanamento spesso immotivato del minore.<br /><br />AFFIDARE I MINORI A COPPIE GAY?<br />«Con questa relazione trova posto per la prima volta in un documento istituzionale la voce delle famiglie che lamentano di avere subito soprusi nell'allontanamento dei loro figli e nipoti, dopo anni di silenzi, censura, demonizzazione imposti dalla sinistra - ha detto Marrone -. Le associazioni che difendono questi genitori e nonni disperati, spesso rappresentate dalle vittime stesse, hanno avuto l'occasione di smascherare a verbale l'esistenza di un sistema che allontana i minori ben aldilà e al di fuori delle regole fissate dalla normativa nazionale, dal buon senso e dai diritti dei minori».<br />Nella relazione vengono descritti casi raccapriccianti. «Ma in qualità di pubblico ufficiale ho ritenuto doveroso portare la documentazione di tutti questi episodi alla nuova Garante piemontese dei minori, recentemente nominata dalla maggioranza di centrodestra in Consiglio Regionale, avvocato Ilenia Serra, così che possa verificare caso per casi eventuali soprusi su cui fare giustizia».<br />Raccapriccianti ed educativamente sbagliati. A cominciare dall'abitudine radicata di affidare i minori a coppie gay, chiamate "omogenitoriali". Spesso con criteri assurdi o di comodo che gettano più di un dubbio sulla buona fede di certi servizi sociali piuttosto orientati ideologicamente.<br />Nell'indagine ad esempio viene ascoltato Enzo Genco della Casa dell'affido Comune di Torino. Marrone gli chiede se sussistano affidamenti a coppie omosessuali. La sua risposta lascia di sasso: «Può succedere, abbiamo due-tre situazioni che sono così».<br />In effetti, guardando alcuni allegati, si scopre che la pratica di affidare minori a coppie omogenitoriali è piuttosto radicata, anche se contraria alla legge, oltre che immorale e contraria ai principi educativi.<br /><br />AFFIDI CONTRO LA LEGGE<br />In una comunicazione di aggiornamento del 2016 dei servizi sociali di Torino al Tribunale per i minorenni si comunica la seguente situazione: «È stata reperita come risorsa affidataria idonea all'accoglienza di (omissis) la coppia formata dai signori Federico e Stefano. Si sta procedendo alla conoscenza graduale tra (omissis) e i signori». Due nomi maschili e neanche un cognome. Nessun'altra informazione se non quella che i servizi hanno ritenuto idonea la loro capacità genitoriale, eppure il Tribunale non ritenne mai di dover fare verifiche su chi fossero queste due persone promosse da funzionari pubblici al rango di genitori sostitutivi.<br />La cosa non deve stupire. Nel 2018 infatti la stessa casa affido del Comune di Torino organizzò un incontro pubblico dal titolo "Cresco bene con voi: l'affido omogenitoriale, attese, percorsi e narrazioni" organizzata col timbro del Comune e il servizio Lgbt della Città. Nel corso dell'incontro ci fu anche la testimonianza di una coppia affidataria. Anche qui, solo i nomi, gli stessi: Federico e Stefano. Lo stesso Comune ha dato alle stampe anche un "Manuale educativo e didattico su scuola e omogenitorialità" chiamato il "Libro di Tommi".<br />«Questi affidamenti a coppie gay  sono illegittimi, in quanto violano la legge 184/83 dove prescrive di affidare preferibilmente ad una famiglia con altri figli minori e consente l'affido solo in via temporanea anche a singoli o a comunità residenziali, ma senza menzionare unioni civili, tanto che la stepchild adoption in Italia non è ammessa», ha ribadito Marrone chiamando in causa direttamente la giunta Appendino.<br />Il caso di Federico e Stefano però non è il solo. Un'altra storia emersa dall'indagine è quella raccontata da Novella Ferrini dell'Osservatorio nazionale a sostegno delle vittime.<br />Protagonisti quattro minori, tre dei quali avuti dalla madre da un precedente matrimonio, già dichiarato sciolto con un divorzio. Dopo diverse vicissitudini che resero necessario l'intervento dei servizi sociali, uno di questi bambini, il maschietto, è stato affidato ad una coppia omogenitoriale. «Non si è compreso il passaggio dall'affidamento ad una comunità, ad una situazione eterofamiliare, ma sempre nell'ambito parentale, ad una coppia omogenitoriale - ha spiegato la Ferrini -. Non si comprende come non sia stato rispettato il passaggio naturale che la legge prevede. La legge prevede che il bambino venga affidato, se non c'è il consenso della famiglia, da un provvedimento del Tribunale dei minori ad una coppia preferibilmente con figli o, se questo non è possibile, ad una persona sola. Solo nel caso residuale, dove non siano possibili queste soluzioni, si deve cercare una comunità di tipo familiare. Mentre in questi casi, in realtà, questi passaggi sono stati bellamente saltati».<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 7 minuti) l'avv. Francesco Morcavallo, Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna, a Mattino 5 ospite di Federica Panicucci nel 2013 afferma che "in situazione di disagio sia sociale, sia economico, si interviene con strumenti autoritativi che sono simili a quelli degli ordinamenti totalitari". Per i 35.000 minori dati in affido in Italia ogni anno nel 99% dei casi non ci sono motivazioni derivanti da fatti concreti, ma solo giudizi soggettivi da parte da assistenti sociali e giudici. In pratica si tolgono i figli ai genitori per interesse di tipo economico da parte degli enti privati che gestiscono gli istituti che percepiscono soldi pubblici. Insomma: lo Stato ti porta via i figli come accade nei totalitarismi. Non basta punire i colpevoli di una singola vicenda come quella che è adesso sotto i riflettori, ma va eliminato il controllo dello Stato sulle famiglie limitando l'intervento della magistratura alle sole situazioni gravissime e con fatti accertati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41212535</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 20:09:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41212535/scandalo_bibbiano_anche_in_piemonte.mp3" length="10673422" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6304&#13;
&#13;
SCANDALO BIBBIANO ANCHE IN PIEMONTE di Andrea Zambrano&#13;
Abusi inesistenti, bambini affidati a coppie gay, mamme private dei figli senza alcuna motivazione, famiglie letteralmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6304" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6304</a><br /><br />SCANDALO BIBBIANO ANCHE IN PIEMONTE di Andrea Zambrano<br />Abusi inesistenti, bambini affidati a coppie gay, mamme private dei figli senza alcuna motivazione, famiglie letteralmente distrutte. E soprattutto una montagna di soldi. Se si tratti di una Bibbiano 2 è presto per dirlo, soprattutto perché non c'è un'indagine della magistratura, ma dal punto di vista politico, il lavoro svolto dalla giunta di Alberto Cirio, governatore del Piemonte, delinea un quadro a tinte fosche del sistema affidi della Regione.<br />I lavori della IV Commissione permanente del Consiglio regionale del Piemonte sono stati presentati nei giorni scorsi. E il materiale raccolto dall'assessore Maurizio Marrone (Fratelli d'Italia, in foto) è imponente. Dalle 91 pagine dell'indagine conoscitiva sul sistema regionale di segnalazione e presa in carico dei casi di abuso e maltrattamento sui minori, di allontanamento dai nuclei famigliari di appartenenza e della collocazione in comunità o affido che la Bussola ha potuto leggere emergono molte dinamiche simili all'inchiesta Angeli & Demoni. Per lo meno in quelli che la Regione non ha esitato a definire "Allontanamenti facili".<br />«La sinistra ci accusava di aver inscenato una caccia alle streghe contro un sistema sano, ma con questa indagine consigliare dimostriamo che non è così», ha spiegato Marrone alla Bussola.<br />Ma che cosa, di preciso?<br />«È normale che solo il 14% degli allontanamenti di minori sia motivato da presunti maltrattamenti e abusi, compresi quelli psicologici? È normale il 56% vengano allontanati dalle famiglie per ragioni come mancanza di una rete familiare adeguata, trascuratezza e incuria, problemi ovviamente legati alla fragilità sociale e indigenza delle famiglie?».<br />Le domande di Marrone non sono retoriche. Dall'inchiesta infatti è emerso che «le commissioni di vigilanza delle ASL sulle comunità residenziali per minori non disponessero di un sistema sanzionatorio per far rispettare le regole e che i possibili conflitti di interesse dei giudici onorari minorili, previsti come cause ostative dal CSM, non fossero verificati dal Presidente del Tribunale per i minori che si accontentava invece di autodichiarazioni».<br /><br />BIBBIANO COLPISCE ANCORA<br />L'indagine ha visto anche un focus particolare sulle attività dell'associazione Hansel & Gretel di Claudio Foti, realtà convenzionata con i servizi sociali della Val d'Enza al centro del processo "Angeli e Demoni" di Bibbiano.<br />Marrone ha notato con disappunto come «sia ancora abilitata alla formazione degli assistenti sociali dall'ordine professionale su indicazione del Ministero della Giustizia, mentre il MIUR l'ha già radiata dalla piattaforma Sofia per la formazione degli insegnanti».<br />«È inevitabile che in questo far west - prosegue l'assessore ai rapporti col Consiglio - capiti che 12 su 36 giudici minorili piemontesi non togati risultino - con una semplice ricerca sulla rete - collegati a comunità residenziali, case-affido e cooperative sociali che ne gestiscono». Inoltre, dagli atti si è scoperto che anche in Piemonte, dove Hansel e Gretel ha radici, «c'è un sistema che occupa con esponenti del medesimo coordinamento cui aderiva anche Claudio Foti un terzo del gruppo di lavoro regionale che ha riscritto negli ultimi giorni della giunta Chiamparino le linee guida sugli allontanamenti di minori, vincolanti per Asl e operatori».<br />Marrone ha promesso di darsi da fare per «limitare gli allontanamenti ai soli casi di effettivo maltrattamento e dare sostegno economico e sociale alle famiglie in difficoltà per aiutarle nella capacità educativa senza separarle attraverso l'istituzione di un Osservatorio regionale, accessibile alle famiglie, che monitori le motivazioni e l'iter di ogni singolo allontanamento deciso sul territorio piemontese».<br />Perché...]]></itunes:summary><itunes:duration>668</itunes:duration><itunes:keywords>affidi,bambini,bibbiano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c04053e1872bbce98432f835ea04e26a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'orgoglio è la radice di tutti i mali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-orgoglio-e-la-radice-di-tutti-i-mali--40488473</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6257" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6257</a><br /><br />L'ORGOGLIO E' LA RADICE DI TUTTI I MALI di Pierfrancesco Nardini<br />Bossuet insegnava che "l'orgoglio è una depravazione più profonda; per esso l'uomo, abbandonato a se stesso, nell'eccesso dell'amor proprio, considera sé come proprio Dio".<br />Ad essere onesti, ci si può senza dubbio alcuno rendere conto che tutto nasce da lì e torna sempre lì: all'orgoglio dell'uomo.<br />Ogni peccato deriva da questo, che non per nulla è detto il principio di ogni peccato, la radice di tutti gli altri.<br />Il peccato mortale è, per tradizionale definizione "aversio a Deo", allontanamento da Dio.<br />L'uomo, però, per potersi allontanare da Dio deve essere convinto di poter vivere senza di Lui, di poter contare solo sulle proprie forze. Ebbene, questo glielo permette proprio l'orgoglio.<br />Il Tanquerey così lo spiega: "Dimenticando che Dio è il suo primo principio e il suo ultimo fine, [l'uomo] stima eccessivamente se stesso, e le proprie doti vere o pretese riguarda come fossero sue senza riferirle a Dio. Di qui quello spirito d'indipendenza o d'autonomia che lo spinge a sottrarsi all'autorità di Dio" (Compendio di Teologia Ascetica e Mistica).<br />L'uomo, però, è stato creato da Dio «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo poi nell'altra in paradiso» (Catechismo San Pio X, n. 13). La naturale ricerca del divino ne è un innegabile segno.<br />Eppure sono state e sono tuttora tantissime le persone che nella loro vita si sono messe e si mettono al pari di Dio. Anzi, sopra di Lui.<br />Quante persone ai nostri giorni contraddicono Dio, contestando la Sua Legge per poter fare quello che vogliono, senza pesi morali.<br />Cosa li spinge a farlo? È l'orgoglio.<br />L'orgoglio, dunque, è la radice di tutti i peccati. Solo la superbia di sentirsi come dèi può spingere a compiere gli altri peccati.<br />Se non avessimo l'orgoglio, ascolteremmo in noi la voce che ci fa riconoscere la nostra natura creaturale e non vorremmo offendere Dio, allontanarci da Lui.<br />La dimostrazione di quanto scritto è l'umiltà di tutti i santi, anche ma non necessariamente dinanzi agli uomini, ma sempre di fronte a Dio.<br />Anche il più nobile autorevole e sapiente santo non ha mai lasciato ai posteri un esempio di orgoglio nella sua vita.<br />Soprattutto l'esempio più importante è quello di Maria Santissima e San Giuseppe, che dell'umiltà hanno fatto il segno principale della loro vita.<br />Erano madre e padre di Gesù Cristo, che sapevano essere Dio; avrebbero potuto "sfruttare" questa loro condizione, ma non l'hanno fatto, marcando, se possibile, ancor più la loro umiltà.<br />Sull'esempio della Vergine Santissima e di San Giuseppe, Santo dei santi, alleniamoci all'umiltà, che è il mezzo più sicuro per allontanare da noi il peccato ed evitare di allontanare noi da Dio.<br /> <br />Titolo originale: L'orgoglio: la radice di tutti i mali<br />Fonte: I Tre Sentieri, 22 agosto 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40488473</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2020 17:04:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40488473/lorgoglio_la_radice_di_tutti_i_mali.mp3" length="3145559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6257&#13;
&#13;
L'ORGOGLIO E' LA RADICE DI TUTTI I MALI di Pierfrancesco Nardini&#13;
Bossuet insegnava che "l'orgoglio è una depravazione più profonda; per esso l'uomo, abbandonato a se stesso,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6257" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6257</a><br /><br />L'ORGOGLIO E' LA RADICE DI TUTTI I MALI di Pierfrancesco Nardini<br />Bossuet insegnava che "l'orgoglio è una depravazione più profonda; per esso l'uomo, abbandonato a se stesso, nell'eccesso dell'amor proprio, considera sé come proprio Dio".<br />Ad essere onesti, ci si può senza dubbio alcuno rendere conto che tutto nasce da lì e torna sempre lì: all'orgoglio dell'uomo.<br />Ogni peccato deriva da questo, che non per nulla è detto il principio di ogni peccato, la radice di tutti gli altri.<br />Il peccato mortale è, per tradizionale definizione "aversio a Deo", allontanamento da Dio.<br />L'uomo, però, per potersi allontanare da Dio deve essere convinto di poter vivere senza di Lui, di poter contare solo sulle proprie forze. Ebbene, questo glielo permette proprio l'orgoglio.<br />Il Tanquerey così lo spiega: "Dimenticando che Dio è il suo primo principio e il suo ultimo fine, [l'uomo] stima eccessivamente se stesso, e le proprie doti vere o pretese riguarda come fossero sue senza riferirle a Dio. Di qui quello spirito d'indipendenza o d'autonomia che lo spinge a sottrarsi all'autorità di Dio" (Compendio di Teologia Ascetica e Mistica).<br />L'uomo, però, è stato creato da Dio «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo poi nell'altra in paradiso» (Catechismo San Pio X, n. 13). La naturale ricerca del divino ne è un innegabile segno.<br />Eppure sono state e sono tuttora tantissime le persone che nella loro vita si sono messe e si mettono al pari di Dio. Anzi, sopra di Lui.<br />Quante persone ai nostri giorni contraddicono Dio, contestando la Sua Legge per poter fare quello che vogliono, senza pesi morali.<br />Cosa li spinge a farlo? È l'orgoglio.<br />L'orgoglio, dunque, è la radice di tutti i peccati. Solo la superbia di sentirsi come dèi può spingere a compiere gli altri peccati.<br />Se non avessimo l'orgoglio, ascolteremmo in noi la voce che ci fa riconoscere la nostra natura creaturale e non vorremmo offendere Dio, allontanarci da Lui.<br />La dimostrazione di quanto scritto è l'umiltà di tutti i santi, anche ma non necessariamente dinanzi agli uomini, ma sempre di fronte a Dio.<br />Anche il più nobile autorevole e sapiente santo non ha mai lasciato ai posteri un esempio di orgoglio nella sua vita.<br />Soprattutto l'esempio più importante è quello di Maria Santissima e San Giuseppe, che dell'umiltà hanno fatto il segno principale della loro vita.<br />Erano madre e padre di Gesù Cristo, che sapevano essere Dio; avrebbero potuto "sfruttare" questa loro condizione, ma non l'hanno fatto, marcando, se possibile, ancor più la loro umiltà.<br />Sull'esempio della Vergine Santissima e di San Giuseppe, Santo dei santi, alleniamoci all'umiltà, che è il mezzo più sicuro per allontanare da noi il peccato ed evitare di allontanare noi da Dio.<br /> <br />Titolo originale: L'orgoglio: la radice di tutti i mali<br />Fonte: I Tre Sentieri, 22 agosto 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:keywords>mali,orgoglio,radice</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dbab7c22fa91b337c6163e962187e277.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Qualè il problema più grave oggi? Il peccato mortale!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quale-il-problema-piu-grave-oggi-il-peccato-mortale--40389806</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6248" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6248</a><br /><br />QUAL E' IL PROBLEMA PIU' GRAVE OGGI? IL PECCATO MORTALE! di Piefrancesco Nardini<br />«Qual è il problema più grave?». Quale risposta dovremmo dare da cattolici a questa domanda? La logica e la coerenza vorrebbero questa risposta: «il peccato mortale».<br />Ponete però questa domanda a chi si professa cattolico ai nostri giorni. Quanti vi risponderebbero così?<br />Il timore che siano veramente in pochi è più che fondato: è la realtà attuale a dircelo, non la presunzione.<br />Un gran numero di persone che si professano cattoliche vi risponderebbe ad esempio con cose tipo «la povertà», «la mancanza di lavoro per tutti», «le diseguaglianze sociali», «i bimbi che muoiono di fame», ecc...<br />È chiaro che tutte queste cose, intese in modo giusto, sono di certo questioni importanti e da risolvere, a volte vere e proprie emergenze.<br />Non dovrebbero però essere la risposta principale, la più grande preoccupazione per un cattolico.<br />Anticipiamo la critica: non vuol dire disinteressarsi delle cose materiali e dei problemi del mondo, come se si fosse estraniati dalla realtà in cui si vive. Ci sono, anzi, delle situazioni in cui è preciso dovere di stato di un cattolico quello di impegnarsi nella vita terrena.<br />Il cattolico si dovrà impegnare per rendere migliore il mondo in cui vive, ma sempre tenendo ferma la sua meta principale: il Paradiso.<br /><br />DUE PROBLEMI<br />I problemi delle risposte sopra elencate sono due. Il primo più superficiale, il secondo più profondo.<br />Il primo è l'assoluta mancanza di visione soprannaturale, l'immanentizzazione totale dello sguardo sulla vita.<br />Si fa fatica ad avere una risposta che riguardi la parte spirituale della vita, che riguardi il rapporto della società con Dio, con Cristo, Re di tutto. Solo aspetti meramente materiali.<br />Oramai si pensa solo a questa vita, raramente ci si sofferma su quelli che sono i Novissimi, anche solo in maniera semplice e superficiale. La vita eterna, quel che succederà dopo la morte, non è minimamente nei pensieri della maggior parte delle persone. Si vive come se non ci fosse. Una sorta di nichilismo pratico, nel senso che non si è realmente e consapevolmente nichilisti, ma all'atto pratico si vive come tali.<br />In questo modo è ovvio che l'unico vero problema sia quello materiale e non quello spirituale.<br />Il secondo problema che si evince è probabilmente la causa del primo.<br />Lo si espone con una domanda: ai nostri giorni quanti cattolici sanno realmente cos'è il peccato mortale? Quanti conoscono la differenza con quello veniale? E, soprattutto, quanti credono realmente alla realtà di questa verità?<br />Vi sembra si stia esagerando? Vi sembra che possa essere una forzata ricerca di qualcosa che non c'è?<br />Andate in giro a chiedere queste cose a chi si professa cattolico, provate. E vedrete, ahinoi, che alla fine queste domande non sono esagerate.<br />Molte sono le volte in cui si è sentito parlare di azioni peccaminose come se non lo fossero, come se, anzi, fossero la normalità. Molte volte si parla con persone che, proclamatesi cattoliche, non conoscono la propria fede, almeno non in maniera completa e, soprattutto, autentica.<br />Il problema è la mancanza di conoscenza della propria fede da parte di oramai troppi cattolici.<br /><br />IL PECCATO MORTALE<br />Il peccato mortale è «una disobbedienza alla legge di Dio, in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso» (Catechismo San Pio X, n. 143) e «si chiama mortale, perché priva l'anima della grazia divina» (n. 144). In questi casi si parla di "membra morte" della Chiesa, che mantengono i vincoli esterni (professano la stessa fede, comunicano agli stessi Sacramenti ecc...), ma in esse «come in rami secchi non fluisce più la linfa vitale». Tornerà a scorrere dopo la Confessione.<br />Perché la risposta normale alla domanda iniziale per un cattolico dovrebbe essere "il peccato mortale"?<br />Intanto perché l'uomo è stato creato da Dio «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo poi nell'altra in paradiso» (Catechismo San Pio X, n. 13). Queste è il fine ultimo dell'uomo, e lo è anche se si crede che non ci sia un aldilà, che la vita terrena è tutto.<br />Il peccato grave è dunque l'ostacolo che non permette all'uomo di raggiungere il suo fine. Questo, per quanto si voglia sminuire la portata del fine ultraterreno, è realtà insita, istintiva dell'umanità: l'uomo tende istintivamente a qualcosa di trascendente. Vale anche per chi non crede alla realtà del peccato grave e per chi (per comodità, per ideologia, per altro) vuol credere che non porti alla dannazione eterna (se non ci si confessa).<br />Incide però, anche qui nonostante l'incredulità di alcuni, anche sulla vita quotidiana dell'uomo.<br /><br />EFFETTI DELETERI<br />È stato sempre ben spiegato dai maggiori teologi morali e dai più disparati santi della Chiesa che il peccato grave, oltre alla dannazione eterna come effetto definitivo, ha anche un altro effetto durante la vita: quello di trattenere sempre più in esso le persone.<br />Se Tizio cade in peccato grave e non si confessa subito (o prima possibile), è certo che inizierà a conviverci sempre più, allentando in modo esponenziale il suo essere ricettivo alla coscienza e passerà periodi sempre più lunghi in quello stato. Ci si adagia, si inizia a pensare che tanto non cambia molto confessarsi oggi o tra tre giorni alla Messa domenicale, così i tre giorni diventano cinque e poi sette. E, nel frattempo, si continua magari a commettere altri peccati gravi, pensando che tanto oramai si è già in peccato e non cambia nulla farne un altro. Il Nemico è maestro in questi giochetti, che trascinano sempre più dentro le sabbie mobili del peccato.<br />Perché questo incide sulla vita quotidiana dell'uomo?<br />Chi vive in uno stato di peccato grave e di lassismo spirituale sarà più propenso ad ammettere come tollerabili determinati comportamenti socialmente non ammissibili e correrà il rischio di fare cose che non avrebbe fatto se in stato di grazia e con Confessione frequente e direzione spirituale o di aumentarne la quantità, se già abituato a compierne.<br />Se Tizio (sempre lui...) si lascia inguaiare dalle sabbie mobili del peccato grave, la sua coscienza si anestetizza e magari, in una situazione di difficoltà con la moglie, sarà più aperto e spinto al tradimento che mai avrebbe preso in considerazione in stato di grazia. Se sempre lui è un piccolo delinquente, potrebbe aderire più facilmente, per la coscienza annebbiata dal peccato, a crimini ancora più gravi o reiterare con maggior frequenza quelli a cui è abituato, quando invece confessatosi più facilmente potrebbe avvicinarsi al chiudere con quella vita, se non addirittura costituirsi.<br /> <br />Titolo originale: Qual è il problema più grave? Il peccato mortale!<br />Fonte: I Tre Sentieri, 9 febbraio 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 678]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40389806</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2020 20:31:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40389806/qual_il_problema_pi_grave_oggi_il_peccato_mortale.mp3" length="9110255" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6248&#13;
&#13;
QUAL E' IL PROBLEMA PIU' GRAVE OGGI? IL PECCATO MORTALE! di Piefrancesco Nardini&#13;
«Qual è il problema più grave?». Quale risposta dovremmo dare da cattolici a questa domanda? La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6248" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6248</a><br /><br />QUAL E' IL PROBLEMA PIU' GRAVE OGGI? IL PECCATO MORTALE! di Piefrancesco Nardini<br />«Qual è il problema più grave?». Quale risposta dovremmo dare da cattolici a questa domanda? La logica e la coerenza vorrebbero questa risposta: «il peccato mortale».<br />Ponete però questa domanda a chi si professa cattolico ai nostri giorni. Quanti vi risponderebbero così?<br />Il timore che siano veramente in pochi è più che fondato: è la realtà attuale a dircelo, non la presunzione.<br />Un gran numero di persone che si professano cattoliche vi risponderebbe ad esempio con cose tipo «la povertà», «la mancanza di lavoro per tutti», «le diseguaglianze sociali», «i bimbi che muoiono di fame», ecc...<br />È chiaro che tutte queste cose, intese in modo giusto, sono di certo questioni importanti e da risolvere, a volte vere e proprie emergenze.<br />Non dovrebbero però essere la risposta principale, la più grande preoccupazione per un cattolico.<br />Anticipiamo la critica: non vuol dire disinteressarsi delle cose materiali e dei problemi del mondo, come se si fosse estraniati dalla realtà in cui si vive. Ci sono, anzi, delle situazioni in cui è preciso dovere di stato di un cattolico quello di impegnarsi nella vita terrena.<br />Il cattolico si dovrà impegnare per rendere migliore il mondo in cui vive, ma sempre tenendo ferma la sua meta principale: il Paradiso.<br /><br />DUE PROBLEMI<br />I problemi delle risposte sopra elencate sono due. Il primo più superficiale, il secondo più profondo.<br />Il primo è l'assoluta mancanza di visione soprannaturale, l'immanentizzazione totale dello sguardo sulla vita.<br />Si fa fatica ad avere una risposta che riguardi la parte spirituale della vita, che riguardi il rapporto della società con Dio, con Cristo, Re di tutto. Solo aspetti meramente materiali.<br />Oramai si pensa solo a questa vita, raramente ci si sofferma su quelli che sono i Novissimi, anche solo in maniera semplice e superficiale. La vita eterna, quel che succederà dopo la morte, non è minimamente nei pensieri della maggior parte delle persone. Si vive come se non ci fosse. Una sorta di nichilismo pratico, nel senso che non si è realmente e consapevolmente nichilisti, ma all'atto pratico si vive come tali.<br />In questo modo è ovvio che l'unico vero problema sia quello materiale e non quello spirituale.<br />Il secondo problema che si evince è probabilmente la causa del primo.<br />Lo si espone con una domanda: ai nostri giorni quanti cattolici sanno realmente cos'è il peccato mortale? Quanti conoscono la differenza con quello veniale? E, soprattutto, quanti credono realmente alla realtà di questa verità?<br />Vi sembra si stia esagerando? Vi sembra che possa essere una forzata ricerca di qualcosa che non c'è?<br />Andate in giro a chiedere queste cose a chi si professa cattolico, provate. E vedrete, ahinoi, che alla fine queste domande non sono esagerate.<br />Molte sono le volte in cui si è sentito parlare di azioni peccaminose come se non lo fossero, come se, anzi, fossero la normalità. Molte volte si parla con persone che, proclamatesi cattoliche, non conoscono la propria fede, almeno non in maniera completa e, soprattutto, autentica.<br />Il problema è la mancanza di conoscenza della propria fede da parte di oramai troppi cattolici.<br /><br />IL PECCATO MORTALE<br />Il peccato mortale è «una disobbedienza alla legge di Dio, in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso» (Catechismo San Pio X, n. 143) e «si chiama mortale, perché priva l'anima della grazia divina» (n. 144). In questi casi si parla di "membra morte" della Chiesa, che mantengono i vincoli esterni (professano la stessa fede, comunicano agli stessi Sacramenti ecc...), ma in esse «come in rami secchi non fluisce più la linfa vitale». Tornerà a scorrere dopo la Confessione.<br />Perché la...]]></itunes:summary><itunes:duration>570</itunes:duration><itunes:keywords>cattolico,mortale,oggi,peccato,problema</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1068d0b9792ddcfe78b3734c92b78a81.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un Dio che non punisce mai sarebbe un Dio cattivo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-dio-che-non-punisce-mai-sarebbe-un-dio-cattivo--40271679</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6239" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6239</a><br /><br />UN DIO CHE NON PUNISCE MAI SAREBBE UN DIO CATTIVO<br />Dio può castigare? Prima di rispondere, bisogna tener presente la distinzione tra male morale e male fisico. Il primo è il peccato, il secondo è la sofferenza che può toccare indipendentemente dalla propria volontà. Mentre il male morale è solo permesso, ma mai può essere voluto da Dio, il male fisico non solo è permesso, ma in molti casi può anche essere voluto da Dio. E ciò perché, dopo il peccato originale (con conseguente perdita del dono dell'integrità, per cui l'uomo tende più al male che al bene), il male fisico può servire per scongiurare il male morale.<br />Il male fisico può essere un castigo, ma non necessariamente. Può essere un castigo, perché se Dio sa che la più grande tragedia è il male morale e quindi la perdita definitiva della gioia eterna, farà di tutto perché questo non avvenga. Può anche castigare pur di far capire, come fa un bravo genitore per evitare che un figlio prenda una cattiva strada. In tal caso il castigo si configura come una grazia.<br />A riguardo c'è un interrogativo che molti si pongono: ma come mai Dio può permettere che soffra un bambino innocente, mentre un criminale può avere una vita senza problemi ed eventualmente morire anche ad una veneranda età? La risposta è molto semplice: Dio castiga quando ancora c'è una speranza. Ma quando non ci sono più speranze, Dio non castiga più.<br />San Tommaso d'Aquino afferma: «Dio, volendo sopra ad ogni cosa la sua bontà, rigetta il male morale che è ad essa direttamente contrario. Ma, relativamente agli altri mali, volendo tutto in ordine alla sua natura che è somma bontà, può anche volere il male di pena in ordine alla giustizia e il male naturale in ordine alla provvidenza». Il male fisico può essere anche una purificazione. Basta leggere la vita dei santi. Non c'è n'è uno che non sia diventato tale senza percorrere la via della Croce.<br /><br />RITORNIAMO ALLA QUESTIONE DEL CASTIGO<br />Dunque, Dio può castigare. Certamente nessuno può dire (a meno che non abbia avuto da Dio particolari rivelazioni) quando una catastrofe naturale o una malattia sia un castigo. Nello stesso tempo però nessuno può dire che una catastrofe naturale o una malattia non possa mai essere un castigo.<br />La convinzione secondo cui non è ammissibile che Dio possa castigare è facilmente confutabile e manifesta una palese contraddizione. Viene da chiedersi: perché Dio non potrebbe castigare gli uomini, se poi è arrivato, per i peccati degli uomini, a "castigare" perfino Suo Figlio, l'Innocente per eccellenza?<br />Alcuni distinguono il castigo dall'ammonimento, arrivando a dire che le catastrofi naturali non possono mai essere un castigo, ma tutt'al più un ammonimento. Se letteralmente i due termini non sono identici, resta il fatto che il castigo che viene ammesso teologicamente figura sempre come un ammonimento, nel senso che Dio non castiga sadicamente, cioè per il gusto di castigare, ma perché questo possa essere occasione di ripensamento. Il verbo castigare, che deriva dal latino castus, cioè "puro", nel suo significato originario significa "correggere", "purificare". Il verbo "ammonire", deriva anch'esso dal latino, precisamente da ad-monere, cioè avvertire, avvertire per evitare che si vada incontro a qualcosa di più grave.<br />Di citazioni del Magistero che parlano della possibilità che Dio castighi ce ne sono tantissime. Ci limitiamo a citare papi cosiddetti "postconciliari" per essere al di sopra di ogni sospetto. Giovanni XXIII in un radiomessaggio del 28 dicembre del 1958 dice: «(...) l'uomo, che semina la colpa, raccoglie il castigo. Il castigo di Dio è la risposta di Lui ai peccati degli uomini»; perciò «Egli (Gesù) vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi». Paolo VI, in un'omelia del 13 marzo 1966, afferma: «Come siamo meschini, come siamo davvero colpevoli al punto da meritare i castighi del Signore!» Giovanni Paolo II in un'omelia del 22 febbraio 1987 spiega che Dio «(...) esige sì soddisfazione, e tuttavia è anche clemente, e non ci punisce tanto quanto meriteremmo». E ancora Giovanni Paolo II in una udienza generale del 13 agosto 2003: «Dio ricorre al castigo come mezzo per richiamare sulla retta via i peccatori sordi ad altri richiami».<br /><br />LA MORTE DEGLI INNOCENTI<br />Quando si parla della possibilità dei castighi divini, vien naturale un'obiezione: ma con le catastrofi a morire sono anche gli innocenti, per esempio anche i bambini. Sentiamo cosa ha da dirci san Tommaso d'Aquino a riguardo: «L'ignoranza causa involontarietà. Ma talora la vendetta raggiunge anche chi è nell'ignoranza. Infatti i bambini dei Sodomiti, sebbene fossero nell'ignoranza invincibile, perirono insieme ai loro genitori, come si legge nella Scrittura. Parimenti per il peccato di Datan e di Abiron furono ingoiati anche i loro piccoli. Anzi, per il peccato degli Amaleciti, Dio comandò di uccidere persino gli animali bruti privi di ragione. Perciò la vendetta talora va esercitata anche contro le colpe involontarie» (Summa IIª-IIae q. 108 a. 4 arg.3).<br />A chi dice che, poiché il castigo è dovuto al peccato, la vendetta debba esercitarsi solo su coloro che hanno voluto la colpa, san Tommaso risponde: «La pena, o castigo, può essere considerata sotto due aspetti. Primo, sotto l'aspetto di punizione. E come tale, la pena è dovuta solo al peccato (...). Secondo, una pena può essere considerata come medicina, non solo per guarire dai peccati già commessi, ma per preservare dai peccati futuri, e per spingere al bene. E sotto quest'aspetto uno può essere castigato anche senza colpa: però non senza una causa. (...) Poiché i beni spirituali sono i beni supremi, mentre quelli temporali sono tanto piccoli; talora uno viene castigato nei beni temporali senza alcuna colpa, ed è così che Dio infligge molte penalità della vita presente come prove e umiliazioni: nessuno invece viene mai punito nei beni spirituali, sia nel tempo presente che nella vita futura, senza sua colpa; poiché codeste punizioni non sono medicinali, ma accompagnano la dannazione dell'anima» (Summa, IIª-IIae q. 108 a. 4 co). Per chi dovesse obiettare che san Tommaso è superato, ricordiamo che nel Concilio Vaticano II il suo pensiero è raccomandato per ben due volte alle scuole cattoliche.<br />Concludiamo richiamandoci alla logica. Negare che Dio possa castigare per salvaguardare la "bontà" di Dio è un'assurdità. È un'assurdità, perché è proprio il contrario. Un Dio che non castiga non spiega la sua permissione della sofferenza. Per cui a riguardo si dovrebbe ipotizzare o che Dio sia impotente dinanzi alle catastrofi e alla morte (convinzione, questa, di teologie gnostiche che parlano della "debolezza" di Dio) oppure che, pur potendo intervenire, sia indifferente dinanzi a ciò che accade. Come potete ben capire, sarebbe blasfemo convincersi tanto della prima quanto della seconda ipotesi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40271679</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2020 19:07:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40271679/un_dio_che_non_punisce_mai_sarebbe_un_dio_cattivo.mp3" length="9809083" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6239&#13;
&#13;
UN DIO CHE NON PUNISCE MAI SAREBBE UN DIO CATTIVO&#13;
Dio può castigare? Prima di rispondere, bisogna tener presente la distinzione tra male morale e male fisico. Il primo è il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6239" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6239</a><br /><br />UN DIO CHE NON PUNISCE MAI SAREBBE UN DIO CATTIVO<br />Dio può castigare? Prima di rispondere, bisogna tener presente la distinzione tra male morale e male fisico. Il primo è il peccato, il secondo è la sofferenza che può toccare indipendentemente dalla propria volontà. Mentre il male morale è solo permesso, ma mai può essere voluto da Dio, il male fisico non solo è permesso, ma in molti casi può anche essere voluto da Dio. E ciò perché, dopo il peccato originale (con conseguente perdita del dono dell'integrità, per cui l'uomo tende più al male che al bene), il male fisico può servire per scongiurare il male morale.<br />Il male fisico può essere un castigo, ma non necessariamente. Può essere un castigo, perché se Dio sa che la più grande tragedia è il male morale e quindi la perdita definitiva della gioia eterna, farà di tutto perché questo non avvenga. Può anche castigare pur di far capire, come fa un bravo genitore per evitare che un figlio prenda una cattiva strada. In tal caso il castigo si configura come una grazia.<br />A riguardo c'è un interrogativo che molti si pongono: ma come mai Dio può permettere che soffra un bambino innocente, mentre un criminale può avere una vita senza problemi ed eventualmente morire anche ad una veneranda età? La risposta è molto semplice: Dio castiga quando ancora c'è una speranza. Ma quando non ci sono più speranze, Dio non castiga più.<br />San Tommaso d'Aquino afferma: «Dio, volendo sopra ad ogni cosa la sua bontà, rigetta il male morale che è ad essa direttamente contrario. Ma, relativamente agli altri mali, volendo tutto in ordine alla sua natura che è somma bontà, può anche volere il male di pena in ordine alla giustizia e il male naturale in ordine alla provvidenza». Il male fisico può essere anche una purificazione. Basta leggere la vita dei santi. Non c'è n'è uno che non sia diventato tale senza percorrere la via della Croce.<br /><br />RITORNIAMO ALLA QUESTIONE DEL CASTIGO<br />Dunque, Dio può castigare. Certamente nessuno può dire (a meno che non abbia avuto da Dio particolari rivelazioni) quando una catastrofe naturale o una malattia sia un castigo. Nello stesso tempo però nessuno può dire che una catastrofe naturale o una malattia non possa mai essere un castigo.<br />La convinzione secondo cui non è ammissibile che Dio possa castigare è facilmente confutabile e manifesta una palese contraddizione. Viene da chiedersi: perché Dio non potrebbe castigare gli uomini, se poi è arrivato, per i peccati degli uomini, a "castigare" perfino Suo Figlio, l'Innocente per eccellenza?<br />Alcuni distinguono il castigo dall'ammonimento, arrivando a dire che le catastrofi naturali non possono mai essere un castigo, ma tutt'al più un ammonimento. Se letteralmente i due termini non sono identici, resta il fatto che il castigo che viene ammesso teologicamente figura sempre come un ammonimento, nel senso che Dio non castiga sadicamente, cioè per il gusto di castigare, ma perché questo possa essere occasione di ripensamento. Il verbo castigare, che deriva dal latino castus, cioè "puro", nel suo significato originario significa "correggere", "purificare". Il verbo "ammonire", deriva anch'esso dal latino, precisamente da ad-monere, cioè avvertire, avvertire per evitare che si vada incontro a qualcosa di più grave.<br />Di citazioni del Magistero che parlano della possibilità che Dio castighi ce ne sono tantissime. Ci limitiamo a citare papi cosiddetti "postconciliari" per essere al di sopra di ogni sospetto. Giovanni XXIII in un radiomessaggio del 28 dicembre del 1958 dice: «(...) l'uomo, che semina la colpa, raccoglie il castigo. Il castigo di Dio è la risposta di Lui ai peccati degli uomini»; perciò «Egli (Gesù) vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi». Paolo VI, in un'omelia del 13 marzo 1966, afferma: «Come...]]></itunes:summary><itunes:duration>614</itunes:duration><itunes:keywords>buono,castigo,cattivo,dio,punizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d201a396e3e2074a6dd41e40048ff32b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché gli stupidi si credono intelligenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-gli-stupidi-si-credono-intelligenti--40138793</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6232" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6232</a><br /><br />PERCHE' GLI STUPIDI SI CREDONO INTELLIGENTI<br />L'effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo, mentre, per contro, persone davvero competenti tendono a sminuire o sottovalutare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.<br />Questa distorsione viene attribuita all'incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori.<br />Il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un'affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della fiducia in se stessi, poiché gli individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio.<br />Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University, hanno tratto la conclusione che: «l'errore di valutazione dell'incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri».<br /><br />RIFERIMENTI STORICI<br />Sebbene una descrizione dell'effetto Dunning-Kruger sia stata proposta solo nel 1999, [...] Shakespeare si esprime in modo analogo in Come vi piace («Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio»).<br />Risalendo ancora più indietro nel tempo, non si può non ricordare la celebre frase del filosofo greco Socrate, attribuitagli dal discepolo Platone nella sua Apologia di Socrate: «Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest'uomo ero più sapiente io: [...] costui credeva di sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo di sapere». Alla base del pensiero socratico è proprio la convinzione di "sapere di non sapere", intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che spinge però al desiderio di conoscere: più ci si addentra nello studio e nella conoscenza, più ci si rende conto delle infinite ramificazioni del sapere. La conoscenza diviene pertanto un processo in divenire e mai del tutto esaurito. Proprio nell'accezione del messaggio di Socrate si può quindi individuare per analogia il germe antico dello studio di Dunning-Kruger. [...]<br /><br />IPOTESI<br />Il fenomeno ipotizzato venne verificato con una serie di esperimenti condotti da Dunning e Kruger nell'ambito di attività tra loro diverse quali la comprensione nella lettura, la pratica degli scacchi o del tennis.<br />I ricercatori ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte:<br />1) tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;<br />2) non si renderebbero conto dell'effettiva capacità degli altri;<br />3) non si renderebbero conto della propria inadeguatezza;<br />4) si renderebbero conto e riconoscerebbero la propria precedente mancanza di abilità qualora ricevessero un addestramento per l'attività in questione.<br />Dunning ha proposto un'analogia [...] con la condizione di una persona che, soffrendo di una disabilità fisica in seguito a una lesione cerebrale, sembra non avvedersi della menomazione o rifiuta di accettarne l'esistenza, anche se questa è grave come nel caso di cecità o paralisi.<br /><br />STUDI<br />Dunning e Kruger decisero di testare queste ipotesi sugli studenti dei primi anni dei corsi di psicologia della Cornell University. In una serie di studi, esaminarono l'autovalutazione che i soggetti davano sulle proprie capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico. Dopo essere venuti a conoscenza del proprio punteggio nei test, ai soggetti veniva nuovamente chiesto di dare una valutazione del proprio livello: il gruppo dei competenti lo stimava correttamente, mentre quello dei non competenti continuava a sopravvalutare il proprio livello. [...]<br />Per contro, persone in realtà più esperte di altre, tendevano a «sottovalutare» la propria competenza. I partecipanti di questo tipo che si trovavano davanti a domande relativamente semplici per la propria preparazione, erano portati nella maggior parte dei casi a ritenere che tali problemi si rivelassero semplici anche per gli altri.<br />Uno studio successivo, riportato nello stesso articolo, suggerisce che gli studenti altamente incompetenti miglioravano la propria abilità nell'autovalutazione a seguito di una seppur minima introduzione alla materia o alla competenza nella quale difettavano, e questo a prescindere dai risibili miglioramenti nella competenza vera e propria.<br />Nel 2003 lo stesso Dunning, insieme a Joyce Ehrlinger, anch'egli della Cornell University, pubblicò uno studio che descriveva il cambiamento del modo in cui le persone vedono sé stesse quando sono influenzate da stimoli esterni. Ai partecipanti all'esperimento, studenti della Cornell, furono somministrati test sulla conoscenza della geografia: alcuni di essi miravano a influenzare l'autostima in positivo, altri in negativo. Fu quindi chiesto loro di valutare la propria prestazione, e coloro che avevano avuto il test positivo valutarono il proprio lavoro in modo molto più lusinghiero rispetto a quanti avevano dovuto affrontare il test negativo.<br />Daniel Ames e Lara Kammrath estesero questo studio alla sensibilità nei confronti degli altri, e alla percezione della propria sensibilità che i soggetti avevano.<br />Un'altra ricerca ha suggerito che l'effetto non sia così scontato e dovrebbe essere ascritto a distorsioni cognitive. In una serie di tre studi e 12 test i ricercatori trovarono che, in situazioni di difficoltà moderata, coloro che ottenevano prestazioni migliori e peggiori differivano molto poco in accuratezza, mentre in caso di difficoltà maggiore, i migliori risultavano meno accurati dei peggiori, nel proprio giudizio. Questo comportamento suggerirebbe che a ogni livello di abilità si è soggetti al medesimo grado di inaffidabilità.<br />Ehrlinger, Johnson, Banner, Dunning e Kruger ipotizzarono spiegazioni alternative, ma giunsero a conclusioni qualitativamente simili a quelle del lavoro originale. L'articolo indicò come causa principale del fenomeno il fatto che, a differenza degli individui più abili, «gli individui meno capaci non ricevono alcun feedback che li convinca della necessità di migliorarsi».<br />A riprova dell'esattezza della teoria, Dunning portò ad esempio uno studio commissionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d'America su un campione di circa 25.000 statunitensi, intervistati in merito alla loro competenza finanziaria; dalle risposte dei circa ottocento di questi che erano incappati in fallimenti economici, emergeva che essi si ritenevano, al contrario, più esperti degli altri in campo finanziario.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'effetto Dunning-Kruger di cui parla il precedente articolo è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo, mentre, per contro, persone davvero competenti tendono a sminuire o sottovalutare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti. Nel seguente video (durata: 6 minuti e mezzo) dal titolo "Perché gli stupidi si credono intelligenti" si vede perché questo accade.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40138793</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2020 18:40:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40138793/gli_stupidi_si_credono_intelligenti.mp3" length="9796544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6232

PERCHE' GLI STUPIDI SI CREDONO INTELLIGENTI
L'effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6232" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6232</a><br /><br />PERCHE' GLI STUPIDI SI CREDONO INTELLIGENTI<br />L'effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo, mentre, per contro, persone davvero competenti tendono a sminuire o sottovalutare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.<br />Questa distorsione viene attribuita all'incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori.<br />Il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un'affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della fiducia in se stessi, poiché gli individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio.<br />Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University, hanno tratto la conclusione che: «l'errore di valutazione dell'incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri».<br /><br />RIFERIMENTI STORICI<br />Sebbene una descrizione dell'effetto Dunning-Kruger sia stata proposta solo nel 1999, [...] Shakespeare si esprime in modo analogo in Come vi piace («Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio»).<br />Risalendo ancora più indietro nel tempo, non si può non ricordare la celebre frase del filosofo greco Socrate, attribuitagli dal discepolo Platone nella sua Apologia di Socrate: «Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest'uomo ero più sapiente io: [...] costui credeva di sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo di sapere». Alla base del pensiero socratico è proprio la convinzione di "sapere di non sapere", intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che spinge però al desiderio di conoscere: più ci si addentra nello studio e nella conoscenza, più ci si rende conto delle infinite ramificazioni del sapere. La conoscenza diviene pertanto un processo in divenire e mai del tutto esaurito. Proprio nell'accezione del messaggio di Socrate si può quindi individuare per analogia il germe antico dello studio di Dunning-Kruger. [...]<br /><br />IPOTESI<br />Il fenomeno ipotizzato venne verificato con una serie di esperimenti condotti da Dunning e Kruger nell'ambito di attività tra loro diverse quali la comprensione nella lettura, la pratica degli scacchi o del tennis.<br />I ricercatori ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte:<br />1) tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;<br />2) non si renderebbero conto dell'effettiva capacità degli altri;<br />3) non si renderebbero conto della propria inadeguatezza;<br />4) si renderebbero conto e riconoscerebbero la propria precedente mancanza di abilità qualora ricevessero un addestramento per l'attività in questione.<br />Dunning ha proposto un'analogia [...] con la condizione di una persona che, soffrendo di una disabilità fisica in seguito a una lesione cerebrale, sembra non avvedersi della menomazione o rifiuta di accettarne l'esistenza, anche se questa è grave come nel caso di cecità o paralisi.<br /><br />STUDI<br />Dunning e Kruger decisero di testare queste ipotesi sugli studenti dei primi anni dei corsi di psicologia della Cornell University. In una serie di studi, esaminarono l'autovalutazione che i soggetti davano sulle proprie capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico. Dopo essere venuti a conoscenza del proprio punteggio nei test, ai soggetti veniva nuovamente chiesto di dare una valutazione del proprio livello: il gruppo dei competenti lo stimava...]]></itunes:summary><itunes:duration>613</itunes:duration><itunes:keywords>creatura,intelligenti,malattia,società,stupidi,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/acf84bc01731dae5b50791170f361af2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dietro le mascherine un esercito di servi sottomessi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dietro-le-mascherine-un-esercito-di-servi-sottomessi--40014583</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6221" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6221</a><br /><br />DIETRO LE MASCHERINE UN ESERCITO DI SERVI SOTTOMESSI di Claudio Risé<br />Diciamo la sgradevole verità: a diversi nostri compatrioti, a parte le ragioni o sragioni sanitarie, mettersi una maschera in questi mesi piace, anche molto. Non però per mostrare la propria autentica personalità, nascosta dalle convenzioni abituali, come accadeva nella Commedia dell'arte italiana ma per nasconderla del tutto, anzi fingere di non averne alcuna. Neppure per innovare coraggiosamente, con nuove idee e volti, ma per obbedire al supponente capo, l'«avvocato degli italiani».<br />Si vedono così giovani e anziani in ottima salute avanzare guardinghi in territori a zero Covid 19, nascosti dietro alle loro cupe e impersonali maschere d'ordinanza. Pronti a reagire a nuove «esplosioni infettive» come dicono i media pro-emergenza.<br />Non risulta che siano i medici a stimolare questi comportamenti ansiogeni e clinicamente privi di senso. Certo, le settimane di trasmissioni televisive con aggiornamento in tempo reale del numero dei morti da parte di commissari in maglione scuro con stampato sopra il logo dell'emergenza e il tono di voce dolente e preoccupato, hanno avuto il loro effetto sugli utenti confinati in casa, impensierendoli a dovere.<br />La paura della morte, una volta risvegliata, diventa una compagna più assidua e insistente della stoica tranquillità, che si lascia sloggiare dall'ansia senza opporre troppa resistenza. Il fatto che a più di un mese dalla fine della fase attiva dell'epidemia la paura della morte la faccia ancora da padrona dimostra comunque l'ambigua gestione psicologica che ad essa è stata data dal governo.<br />Fa inoltre capire come nel caso di eventuali future emergenze non convenga affidarsi a persone e istituzioni che in poche settimane hanno trasformato un Paese attivo e operoso in una nazione spaventata e disorientata, a rischio fallimento. Condizione psicologica questa, che, per governanti spregiudicati e senza veri programmi, ha però il pregio di essere molto più principi né idee.<br /><br />MOLTE PERSONE NON VEDONO L'ORA DI OBBEDIRE<br />Come mai allora molti sono disponibili a indossare la maschera, come chiede il potere costituito?<br />Il fatto, banale, è che purtroppo molte persone non vedono l'ora di obbedire a qualcuno che le comandi, senza doversi prendere la responsabilità di sé. Che poi costui, oltre a dire di portare la mascherina perché siamo in emergenza, faccia altri e contraddittori discorsi, non pesa granché, anche perché sono frasi sconnesse, che cambiano anche più volte al giorno e la gente non le segue.<br />Ma l'indicazione che rimandano gli obbedienti mascherati sembra chiara: va bene, dicci cosa fare e lo faremo. Molti dei famosi fan di Giuseppi, sbandierati dai sondaggisti, sono anche in ciò tipici seguaci degli aspiranti tiranni: persone contenti di obbedire a qualcuno che ami esercitare il potere su di loro, esigendo qualcosa di molto personale e significativo come addirittura coprirsi il volto.<br />Pronti a nascondere perfi¬no l'impronta della loro identità, unica e irripetibile: la faccia. Mostrarla è ormai diventato un atto di coraggio. L'identità personale ha così ricevuto una mazzata durissima nell'umiliante esperienza del terrorismo sanitario, praticato per continuare l'emergenza e lasciare in piedi il governo. Una situazione apprezzata dai fan della mascherina, cugini delle sardine e spesso sardine essi stessi: persone che (per ora) non vogliono tanto aderire o presentare programmi definiti, quanto obbedire a un potere che si presenta come salvifico e, come prima misura, ne cancella il volto, li fa sparire con i loro specifici connotati.<br />Liberandoli così della responsabilità di essere sé stessi e gratificandoli dell'appartenenza a una massa indistinta, un intero banco di individui indifferenziati, in cui sardinamente confondersi. Può sembrare strano, ma quella di appartenere a qualcuno che ti sollevi dalle responsabilità e scelte personali è una delle pulsioni più' costanti dell'uomo, presenti lungo tutta la sua storia.<br /><br />DISCORSO SULLA SERVITÙ VOLONTARIA<br />Il testo che la descrive più lucidamente è il Discorso sulla servitù volontaria, scritto nel 1576 da Etienne de la Boetie, grande amico del filosofo Montaigne. Vi si racconta come -da sempre - non tutti amino essere padroni di sé: molti preferiscono essere servi di un padrone che si occupi di loro impartendo ordini e compiti e così li aiuti a vivere, in un modo o nell'altro (Hegel approfondirà poi il tema, due secoli dopo).<br />Lo Stato moderno anzi, nasce anche per rispondere adeguatamente a questa esigenza. Il bisogno di guida e di comando era però già presente fin dalla notte dei secoli, come mostrano le narrazioni più antiche dell'umanità. Un bisogno, quello di essere posseduti e diretti, che continua anche, in modo diverso, nelle democrazie industrializzate. In Italia, oggi, la maggioranza delle persone lavora in modo diretto o indiretto per lo Stato, che (come il governo giallo-rosso sa benissimo, e ne approfitta), li rappresenta ma è anche, in parte, il «padrone» loro e dei loro voti.<br />Il confino obbligatorio nelle case e la sostanziale sospensione di ogni attività per un lungo periodo, assieme al potere statale gestito in chiave dark, per far crescere la paura e l'obbedienza nelle persone, ha così prodotto una sorta di collasso nel senso di Sé, nell'autonomia degli individui. Molti sono così divenuti incapaci di sciogliersi dall'abbraccio appiccicoso con un potere malato che ha come unica prospettiva per rimanere in sella la continuazione dell'emergenza.<br />Anche se in realtà quella sanitaria era ormai finita, sostituita però da un'altra, gravissima e reale (anche se poco menzionata): la rovina economica provocata dalla dissennata gestione della pandemia, con l'arresto per quasi due mesi di ogni vita e attività nel Paese, e dalla mancanza di conoscenza reale dei problemi in campo.<br />La maschera sanitaria, divenuta quasi obbligatoria nel governo dell'emergenza infinita, ha dunque un'importanza storica, anche se i Giuseppi forse lo ignorano (come tutto il resto).<br />Nella lunga storia della Maschera-Persona ciò che ci si mette addosso e in faccia, il «vestito», ha sempre rappresentato dalla cultura romana in poi la carta d'identità, il segno che dice chi siamo e quindi quali sono i nostri diritti. La maschera, come spiega il filosofo stoico Panezio, rivela «il significato della personalità individuale», sottraendola all'uniformità della massa informe, e attribuendo ad ognuno la sua fisionomia e le sue specifiche particolarità (da qui le maschere di guerrieri, animali, e altro).<br />Il governo giallorosso è il primo ad aver imposto una Maschera-Persona che, invece di rivelare chi sei o a chi o cosa ti ispiri, cancella la tua identità dietro quella del conformista sanitario, pronto a dimenticare, come gli chiede il capo, ogni fede, identità e entusiasmo pur di salvare la pelle (che peraltro nessuno minaccia, per ora). Una maschera di paura e viltà, per cancellare ogni possibilità di sviluppo come Persona libera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40014583</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2020 19:26:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40014583/dietro_le_mascherine_servi_sottomessi.mp3" length="9456325" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6221

DIETRO LE MASCHERINE UN ESERCITO DI SERVI SOTTOMESSI di Claudio Risé
Diciamo la sgradevole verità: a diversi nostri compatrioti, a parte le ragioni o sragioni sanitarie, mettersi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6221" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6221</a><br /><br />DIETRO LE MASCHERINE UN ESERCITO DI SERVI SOTTOMESSI di Claudio Risé<br />Diciamo la sgradevole verità: a diversi nostri compatrioti, a parte le ragioni o sragioni sanitarie, mettersi una maschera in questi mesi piace, anche molto. Non però per mostrare la propria autentica personalità, nascosta dalle convenzioni abituali, come accadeva nella Commedia dell'arte italiana ma per nasconderla del tutto, anzi fingere di non averne alcuna. Neppure per innovare coraggiosamente, con nuove idee e volti, ma per obbedire al supponente capo, l'«avvocato degli italiani».<br />Si vedono così giovani e anziani in ottima salute avanzare guardinghi in territori a zero Covid 19, nascosti dietro alle loro cupe e impersonali maschere d'ordinanza. Pronti a reagire a nuove «esplosioni infettive» come dicono i media pro-emergenza.<br />Non risulta che siano i medici a stimolare questi comportamenti ansiogeni e clinicamente privi di senso. Certo, le settimane di trasmissioni televisive con aggiornamento in tempo reale del numero dei morti da parte di commissari in maglione scuro con stampato sopra il logo dell'emergenza e il tono di voce dolente e preoccupato, hanno avuto il loro effetto sugli utenti confinati in casa, impensierendoli a dovere.<br />La paura della morte, una volta risvegliata, diventa una compagna più assidua e insistente della stoica tranquillità, che si lascia sloggiare dall'ansia senza opporre troppa resistenza. Il fatto che a più di un mese dalla fine della fase attiva dell'epidemia la paura della morte la faccia ancora da padrona dimostra comunque l'ambigua gestione psicologica che ad essa è stata data dal governo.<br />Fa inoltre capire come nel caso di eventuali future emergenze non convenga affidarsi a persone e istituzioni che in poche settimane hanno trasformato un Paese attivo e operoso in una nazione spaventata e disorientata, a rischio fallimento. Condizione psicologica questa, che, per governanti spregiudicati e senza veri programmi, ha però il pregio di essere molto più principi né idee.<br /><br />MOLTE PERSONE NON VEDONO L'ORA DI OBBEDIRE<br />Come mai allora molti sono disponibili a indossare la maschera, come chiede il potere costituito?<br />Il fatto, banale, è che purtroppo molte persone non vedono l'ora di obbedire a qualcuno che le comandi, senza doversi prendere la responsabilità di sé. Che poi costui, oltre a dire di portare la mascherina perché siamo in emergenza, faccia altri e contraddittori discorsi, non pesa granché, anche perché sono frasi sconnesse, che cambiano anche più volte al giorno e la gente non le segue.<br />Ma l'indicazione che rimandano gli obbedienti mascherati sembra chiara: va bene, dicci cosa fare e lo faremo. Molti dei famosi fan di Giuseppi, sbandierati dai sondaggisti, sono anche in ciò tipici seguaci degli aspiranti tiranni: persone contenti di obbedire a qualcuno che ami esercitare il potere su di loro, esigendo qualcosa di molto personale e significativo come addirittura coprirsi il volto.<br />Pronti a nascondere perfi¬no l'impronta della loro identità, unica e irripetibile: la faccia. Mostrarla è ormai diventato un atto di coraggio. L'identità personale ha così ricevuto una mazzata durissima nell'umiliante esperienza del terrorismo sanitario, praticato per continuare l'emergenza e lasciare in piedi il governo. Una situazione apprezzata dai fan della mascherina, cugini delle sardine e spesso sardine essi stessi: persone che (per ora) non vogliono tanto aderire o presentare programmi definiti, quanto obbedire a un potere che si presenta come salvifico e, come prima misura, ne cancella il volto, li fa sparire con i loro specifici connotati.<br />Liberandoli così della responsabilità di essere sé stessi e gratificandoli dell'appartenenza a una massa indistinta, un intero banco di individui indifferenziati, in cui...]]></itunes:summary><itunes:duration>591</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,mascherina,obbligo,servi,sottomissione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f3f632575ddd2f4332cfede322bdef27.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa ci insegna Gentile quando strappò la maglia a Zico nei mondiali di Spagna del 1982</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-ci-insegna-gentile-quando-strappo-la-maglia-a-zico-nei-mondiali-di-spagna-del-1982--39935666</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6215" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6215</a><br /><br />COSA CI INSEGNA GENTILE QUANDO STRAPPO' LA MAGLIA A ZICO NEI MONDIALI DI SPAGNA DEL 1982<br />5 luglio 1982: Spagna, Barcellona, lo stadio è quello meno famoso dove gioca l'Espanyol. È pomeriggio, un pomeriggio proprio iberico: caldo torrido. Devono affrontarsi il Brasile e l'Italia ai Mondiali di Calcio. Ai sudamericani basterebbe un pareggio per accedere alla semifinale, all'Italia occorrerebbe invece un'impossibile vittoria. Impossibile, perché si tratta di giocare contro uno squadrone. Leggendo i nomi della compagine verde-oro se ne capisce la portata: Zico, Cerezo, Falcao, Socrates...<br />Inizia la partita e il Brasile... inizia subito a danzare, così com'era da sempre abituata a giocare. La sua filosofia calcistica era inequivocabile: non pensare a difendersi, ma fare un gol in più degli avversari.<br />Gli Azzurri sanno che non potranno competere sul piano del gioco e del palleggio. Decidono per un'altra tecnica: la difesa e la furbizia. Per la difesa un marcamento ad uomo asfissiante, per la furbizia l'opportunismo di Paolo Rossi. E andò bene: Italia 3, Brasile 2.<br />Un risultato che letto così, senza aver visto la partita, farebbe pensare ad un match aperto, sbarazzino, in cui non ci sia stato nessuno a pensare di curare la difesa. Invece, l'Italia la difesa la curò, eccome.<br />Un segno su tutti che è passato alla storia: la maglia strappata che indossava il funambolico Zico. L'autore: il mastino Gentile che non mollò nemmeno per un secondo l'astro carioca, tant'è che questi non riuscì a segnare nemmeno un gol.<br />Qualcuno potrebbe pensare: poco onore a vincere una partita difendendo e marcando con i denti. Tutt'altro.<br />Solo chi non conosce la vita, meglio: chi non la vuole conoscere, può pensare che essa abbia bisogno solo di proposte, di affermazioni, di costruzioni. No, la vita principalmente ha bisogno di alt, di negazioni, e anche di capacità di distruggere.<br />Certo, la verità va annunciata, ma non basta. Ma, accanto all'annuncio del vero, c'è bisogno della condanna dell'errore, cioè di ciò che verità non è.<br />Qualsiasi saggio educatore non si limiterebbe a dire cosa è vero, indicherebbe anche ciò da cui guardarsi, ciò che c'è da evitare, gli ostacoli da superare, i pericoli da riconoscere e scansare.<br />Un errore tipico dei nostri tempi, ubriachi di relativismo, è stato proprio quello di eliminare la condanna dell'errore. D'altronde in questo clima di dittatura del politicamente corretto, guai ad affermare che esiste la verità e guai ad affermare che esiste l'errore.<br />È successo anche nella Chiesa. Lo testimonia la voluta dimenticanza dell'apologetica [la difesa delle ragioni della fede, N.d.BB].<br />Tornando a quel 4 luglio 1982 e a quella partita, la lezione per i Carioca fu tale, che da allora anche loro capirono quanto occorresse curare la difesa. E fu da allora che iniziarono a sfornare anche ottimi difensori e ottimi portieri. Cosa che non avevano mai fatto.<br />La difesa non è una sciocchezza: è sapienza.<br />Si racconta che quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger era vescovo di Monaco di Baviera, in occasione di un'udienza alla squadra del Bayern, avrebbe dato un consiglio all'allenatore: ... mi raccomando, va un po' registrata la difesa.<br /><br />Nota di BastaBugie: nei seguenti video (durata: 3 e 9 minuti) si possono vedere la sfida Gentile - Zico e le principali azioni della partita Italia Brasile. Grazie al 3-2 gli italiani andarono in semifinale dove batterono la Polonia e poi in finale dove vinsero sulla Germania per 3-1 vincendo il loro terzo mondiale (poi nel 2006 l'Italia vinse il quarto mondiale contro la Francia, ma questa è un'altra storia e ve la racconteremo in un altro articolo).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39935666</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2020 19:24:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39935666/cosa_ci_insegna_gentile.mp3" length="4210101" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6215

COSA CI INSEGNA GENTILE QUANDO STRAPPO' LA MAGLIA A ZICO NEI MONDIALI DI SPAGNA DEL 1982
5 luglio 1982: Spagna, Barcellona, lo stadio è quello meno famoso dove gioca l'Espanyol. È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6215" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6215</a><br /><br />COSA CI INSEGNA GENTILE QUANDO STRAPPO' LA MAGLIA A ZICO NEI MONDIALI DI SPAGNA DEL 1982<br />5 luglio 1982: Spagna, Barcellona, lo stadio è quello meno famoso dove gioca l'Espanyol. È pomeriggio, un pomeriggio proprio iberico: caldo torrido. Devono affrontarsi il Brasile e l'Italia ai Mondiali di Calcio. Ai sudamericani basterebbe un pareggio per accedere alla semifinale, all'Italia occorrerebbe invece un'impossibile vittoria. Impossibile, perché si tratta di giocare contro uno squadrone. Leggendo i nomi della compagine verde-oro se ne capisce la portata: Zico, Cerezo, Falcao, Socrates...<br />Inizia la partita e il Brasile... inizia subito a danzare, così com'era da sempre abituata a giocare. La sua filosofia calcistica era inequivocabile: non pensare a difendersi, ma fare un gol in più degli avversari.<br />Gli Azzurri sanno che non potranno competere sul piano del gioco e del palleggio. Decidono per un'altra tecnica: la difesa e la furbizia. Per la difesa un marcamento ad uomo asfissiante, per la furbizia l'opportunismo di Paolo Rossi. E andò bene: Italia 3, Brasile 2.<br />Un risultato che letto così, senza aver visto la partita, farebbe pensare ad un match aperto, sbarazzino, in cui non ci sia stato nessuno a pensare di curare la difesa. Invece, l'Italia la difesa la curò, eccome.<br />Un segno su tutti che è passato alla storia: la maglia strappata che indossava il funambolico Zico. L'autore: il mastino Gentile che non mollò nemmeno per un secondo l'astro carioca, tant'è che questi non riuscì a segnare nemmeno un gol.<br />Qualcuno potrebbe pensare: poco onore a vincere una partita difendendo e marcando con i denti. Tutt'altro.<br />Solo chi non conosce la vita, meglio: chi non la vuole conoscere, può pensare che essa abbia bisogno solo di proposte, di affermazioni, di costruzioni. No, la vita principalmente ha bisogno di alt, di negazioni, e anche di capacità di distruggere.<br />Certo, la verità va annunciata, ma non basta. Ma, accanto all'annuncio del vero, c'è bisogno della condanna dell'errore, cioè di ciò che verità non è.<br />Qualsiasi saggio educatore non si limiterebbe a dire cosa è vero, indicherebbe anche ciò da cui guardarsi, ciò che c'è da evitare, gli ostacoli da superare, i pericoli da riconoscere e scansare.<br />Un errore tipico dei nostri tempi, ubriachi di relativismo, è stato proprio quello di eliminare la condanna dell'errore. D'altronde in questo clima di dittatura del politicamente corretto, guai ad affermare che esiste la verità e guai ad affermare che esiste l'errore.<br />È successo anche nella Chiesa. Lo testimonia la voluta dimenticanza dell'apologetica [la difesa delle ragioni della fede, N.d.BB].<br />Tornando a quel 4 luglio 1982 e a quella partita, la lezione per i Carioca fu tale, che da allora anche loro capirono quanto occorresse curare la difesa. E fu da allora che iniziarono a sfornare anche ottimi difensori e ottimi portieri. Cosa che non avevano mai fatto.<br />La difesa non è una sciocchezza: è sapienza.<br />Si racconta che quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger era vescovo di Monaco di Baviera, in occasione di un'udienza alla squadra del Bayern, avrebbe dato un consiglio all'allenatore: ... mi raccomando, va un po' registrata la difesa.<br /><br />Nota di BastaBugie: nei seguenti video (durata: 3 e 9 minuti) si possono vedere la sfida Gentile - Zico e le principali azioni della partita Italia Brasile. Grazie al 3-2 gli italiani andarono in semifinale dove batterono la Polonia e poi in finale dove vinsero sulla Germania per 3-1 vincendo il loro terzo mondiale (poi nel 2006 l'Italia vinse il quarto mondiale contro la Francia, ma questa è un'altra storia e ve la racconteremo in un altro articolo).]]></itunes:summary><itunes:duration>264</itunes:duration><itunes:keywords>calcio,difesa,gentile,mondiali,nemici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/19fa3dd2b76569a716c984e856ea54d0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'impatto del Coronavirus sulla felicità delle persone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-impatto-del-coronavirus-sulla-felicita-delle-persone--34959499</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6198" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6198</a><br /><br />L'IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA FELICITA' DELLE PERSONE di Roberto Marchesini<br />Tra i vari studi che indagano l'impatto del Covid-19 sulla psicologia delle persone c'è anche lo studio proposto dall'Università di Chicago. Gli articoli che danno conto di questa ricerca hanno toni piuttosto drammatici. La CNN, ad esempio, titola: «Un'infelicità record regna mentre gli americani pensano che qualcosa sia andato storto negli Stati Uniti». L'Associated Press non è meno drammatica: «Sondaggio: gli americani sono più infelici di quanto siano mai stati in cinquant'anni».<br />Il tema della felicità è molto importante negli USA: basti pensare che, nella loro famosa costituzione, hanno inserito tra i diritti inalienabili dei cittadini statunitensi quello «alla ricerca della felicità». D'accordo: hanno un modo tutto loro di intendere la felicità, sul quale potremmo obiettare a lungo. Ma non dilunghiamoci troppo su queste questioni, e torniamo al Covid.<br />Pare proprio che questa influenza sia davvero terribile, se ha reso gli statunitensi così infelici, più infelici di quanto siano mai stati nelle ultime cinque decadi. E «qualcosa è andato storto negli Stati Uniti»... non sarà mica l'elezione di Trump?<br /><br />LA VERA MISURA DELLA FELICITÀ<br />Ovviamente, i titoli sono una cosa, le ricerche un'altra. Innanzitutto, l'Università di Chicago monitora ogni due anni l'autopercezione di felicità degli abitanti degli Stati Uniti; si tratta, dunque, di una ricerca periodica. Secondariamente, lo studio monitora non si basa su fattori oggettivi correlati alla felicità, ma chiede alla popolazione di auto-valutare il proprio livello di felicità; il che non è proprio il massimo del rigore (la percezione è molto manipolabile, ad esempio, da titoli di giornali come quelli citati sopra). Infine: è vero che, al momento della rilevazione, il numero di persone che si dichiaravano «molto felici» è sceso drasticamente; ma è anche vero che il numero delle persone che si dichiarano «piuttosto felici» sale altrettanto drasticamente.<br />In attesa di altri dati sull'influenza del Covid-19 o della presidenza Trump sulla felicità della popolazione USA, proponiamo un'altra misura della felicità. Si tratta di una misura semplice semplice, che ciascuno può verificare a casa, con carta e penna.<br />Tracciamo, su un foglio di carta, una freccia verticale, che punta verso l'alto. Questa freccia rappresenta la nostra vocazione, la propria realizzazione, cioè la felicità. È la piena realizzazione del progetto che Dio, quando ci ha chiamato all'esistenza, ci ha affidato. Non si tratta di oggetti da possedere, o di cose da fare (sposare quella donna, possedere quella macchina, svolgere quel tal lavoro), ma di diventare quella persona: la miglior persona con il mio nome che abbia mai calpestato questa terra. Noi siamo la nostra vocazione: siamo una vocazione «in potenza» e abbiamo il compito di realizzare tale progetto. Il resto sono circostanze, che ci aiutano o ci distolgono dal nostro compito. Fin qui ci siamo, è semplice: una freccia in verticale, che punta verso Dio.<br /><br />CONFRONTO CON LA VITA ATTUALE<br />Poi tracciamo un'altra freccia, che parte dallo stesso punto nel quale parte la precedente. Non rappresenta la nostra vocazione, ma la nostra vita attuale. Se si sovrappone perfettamente alla prima, complimenti: siamo dei santi. Ma se non viviamo come dovremmo vivere, se non siamo la persona che dovremmo essere... allora questa seconda freccia si discosterà dalla prima di qualche grado. Ci siamo?<br />Bene: la divaricazione tra le due frecce, misurabile in gradi, è la nostra infelicità. L'unica felicità è vivere pienamente la nostra vocazione, aderire liberamente ad un progetto che ci è stato affidato. E noi possiamo misurare quanto siamo lontani dal raggiungere questo obiettivo con un semplice foglio di carta e una penna qualsiasi. Una volta, questo esercizio si chiamava «esame di coscienza», ma oggi la parola «coscienza» non va più di moda, e nessuno usa più quella locuzione che sa di antico. Proviamo. Se siamo curiosi, possiamo ripetere questo «test psicologico» (questa sì che è una locuzione accettabile, oggigiorno) quando vogliamo. Se l'avessimo eseguito prima della quarantena e immediatamente dopo la sua fine, avremmo potuto vedere l'impatto del Covid sulla nostra felicità. Magari scoprendo che non ha inciso per niente, anzi: magari ci ha aiutato a fare silenzio, a scoprire l'importanza delle relazioni («Ieri - diceva un tizio al bar - ho parlato con i miei familiari. Mi sembrano brave persone...»), quali sono le cose davvero importanti per la nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/34959499</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2020 17:41:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/34959499/limpatto_del_coronavirus_sulla_felicit_delle_persone.mp3" length="5897821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6198&#13;
&#13;
L'IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA FELICITA' DELLE PERSONE di Roberto Marchesini&#13;
Tra i vari studi che indagano l'impatto del Covid-19 sulla psicologia delle persone c'è anche lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6198" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6198</a><br /><br />L'IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA FELICITA' DELLE PERSONE di Roberto Marchesini<br />Tra i vari studi che indagano l'impatto del Covid-19 sulla psicologia delle persone c'è anche lo studio proposto dall'Università di Chicago. Gli articoli che danno conto di questa ricerca hanno toni piuttosto drammatici. La CNN, ad esempio, titola: «Un'infelicità record regna mentre gli americani pensano che qualcosa sia andato storto negli Stati Uniti». L'Associated Press non è meno drammatica: «Sondaggio: gli americani sono più infelici di quanto siano mai stati in cinquant'anni».<br />Il tema della felicità è molto importante negli USA: basti pensare che, nella loro famosa costituzione, hanno inserito tra i diritti inalienabili dei cittadini statunitensi quello «alla ricerca della felicità». D'accordo: hanno un modo tutto loro di intendere la felicità, sul quale potremmo obiettare a lungo. Ma non dilunghiamoci troppo su queste questioni, e torniamo al Covid.<br />Pare proprio che questa influenza sia davvero terribile, se ha reso gli statunitensi così infelici, più infelici di quanto siano mai stati nelle ultime cinque decadi. E «qualcosa è andato storto negli Stati Uniti»... non sarà mica l'elezione di Trump?<br /><br />LA VERA MISURA DELLA FELICITÀ<br />Ovviamente, i titoli sono una cosa, le ricerche un'altra. Innanzitutto, l'Università di Chicago monitora ogni due anni l'autopercezione di felicità degli abitanti degli Stati Uniti; si tratta, dunque, di una ricerca periodica. Secondariamente, lo studio monitora non si basa su fattori oggettivi correlati alla felicità, ma chiede alla popolazione di auto-valutare il proprio livello di felicità; il che non è proprio il massimo del rigore (la percezione è molto manipolabile, ad esempio, da titoli di giornali come quelli citati sopra). Infine: è vero che, al momento della rilevazione, il numero di persone che si dichiaravano «molto felici» è sceso drasticamente; ma è anche vero che il numero delle persone che si dichiarano «piuttosto felici» sale altrettanto drasticamente.<br />In attesa di altri dati sull'influenza del Covid-19 o della presidenza Trump sulla felicità della popolazione USA, proponiamo un'altra misura della felicità. Si tratta di una misura semplice semplice, che ciascuno può verificare a casa, con carta e penna.<br />Tracciamo, su un foglio di carta, una freccia verticale, che punta verso l'alto. Questa freccia rappresenta la nostra vocazione, la propria realizzazione, cioè la felicità. È la piena realizzazione del progetto che Dio, quando ci ha chiamato all'esistenza, ci ha affidato. Non si tratta di oggetti da possedere, o di cose da fare (sposare quella donna, possedere quella macchina, svolgere quel tal lavoro), ma di diventare quella persona: la miglior persona con il mio nome che abbia mai calpestato questa terra. Noi siamo la nostra vocazione: siamo una vocazione «in potenza» e abbiamo il compito di realizzare tale progetto. Il resto sono circostanze, che ci aiutano o ci distolgono dal nostro compito. Fin qui ci siamo, è semplice: una freccia in verticale, che punta verso Dio.<br /><br />CONFRONTO CON LA VITA ATTUALE<br />Poi tracciamo un'altra freccia, che parte dallo stesso punto nel quale parte la precedente. Non rappresenta la nostra vocazione, ma la nostra vita attuale. Se si sovrappone perfettamente alla prima, complimenti: siamo dei santi. Ma se non viviamo come dovremmo vivere, se non siamo la persona che dovremmo essere... allora questa seconda freccia si discosterà dalla prima di qualche grado. Ci siamo?<br />Bene: la divaricazione tra le due frecce, misurabile in gradi, è la nostra infelicità. L'unica felicità è vivere pienamente la nostra vocazione, aderire liberamente ad un progetto che ci è stato affidato. E noi possiamo misurare quanto siamo lontani dal raggiungere questo obiettivo con un semplice...]]></itunes:summary><itunes:duration>369</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,felicità,psicologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c79edb544797177819c51377b4f52e2f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Clamoroso al Cibali: quando il calcio punisce chi manca di umiltà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/clamoroso-al-cibali-quando-il-calcio-punisce-chi-manca-di-umilta--31088125</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6171" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6171</a><br /><br />CLAMOROSO AL CIBALI: QUANDO IL CALCIO PUNISCE CHI MANCA DI UMILTA'<br />È il 4 giugno del 1961. L'Internazionale del "mago" Helenio Herrera, team che si stava preparando nel giro di pochissimo a divenire la Regina d'Europa, va a giocare contro il modesto Catania, nelle cui file giocava anche un rognoso centromediano, che poi sarà conosciuto da tutti gli amanti italiani del calcio, un certo Bruno Pizzul. Abbiamo utilizzato l'aggettivo "rognoso", perché nel gergo "pizzulliano" era tra quelli da lui più usati.<br />Ma torniamo al "Cibali", stadio della città siciliana. Il radiocronista Sandro Ciotti (figlioccio di battesimo del poeta Trilussa) si collega è dice a tutta l'Italia: "Clamoroso al Cibali!", comunicando in tal modo che il modesto Catania stava surclassando lo squadrone nerazzurro, facendo così dissolvere le ambizioni di scudetto della squadra meneghina.<br /><br />CLAMOROSO AL CIBALI<br />Questa frase è poi divenuta l'emblema della storica trasmissione radiofonica, Tutto il calcio minuto per minuto, anche se vi è da dire che non se ne conserva registrazione sonora. D'altronde - si sa - molte frasi famose sono sì verosimili, ma non sempre sono state pronunciate nel modo come vengono immortalate.<br />Soffermiamoci su quel "clamoroso". L'Internazionale con ogni probabilità pensava di fare della squadra rossoazzurra un solo boccone. Cosa che non fu. Come si dice: andò per pifferare, e rimase pifferata. Il tecnico nerazzurro Herrera, dopo la vittoria all'andata per ben 5-0, era arrivato a definire la compagine etnea: "Una squadra di postelegrafonici".<br />Non sappiamo se di fatto la debacle nerazzurra fu dovuta a questo, ma, al di là di spiegazioni che non conosciamo, possiamo dire che senza l'umiltà non si va da nessuna parte. Guai a sottovalutare l'avversario! Accade in tutti gli sport, a maggior ragione può accadere - e accade - nel calcio, la cui bellezza sta proprio nel fatto che basta poco, molto poco, per decidere una partita a proprio favore e dove le differenze riconosciute teoricamente, sul prato verde (cioè praticamente) non sempre vengono fuori con chiarezza.<br /><br />IL GIGANTE GOLIA CONTRO DAVIDE<br />Ma succede anche e soprattutto nella vita. E meno male! Si tratta - diciamocelo francamente - di una grande pedagogia di Dio. Golia andò baldanzoso in battaglia, vide il piccolo Davide e lo derise... e il risultato fu quello che fu.<br />Si può avere la forza che si vuole, si possono possedere tanti e ottimi talenti, si può utilizzare tutta la maestria possibile ed immaginabile, ma se non ci si pone nella dimensione giusta, che è quella dell'umiltà, si viene prima o poi bastonati.<br />Perché l'umiltà è l'unica prospettiva giusta? La risposta è semplice: perché è l'unica prospettiva davvero ragionevole. E ciò per due motivi.<br />Primo: anche se l'uomo si sente potente e capace, è sempre infinitamente meno potente e capace di Dio, che rimane comunque Signore della Storia e di tutto. Possiamo crederci chissà chi, ma alla fine il tempo trascorre senza che possiamo farci nulla, ci ammaliamo senza che possiamo farci nulla, moriamo senza che possiamo farci nulla.<br />Secondo: tutto ciò che l'uomo ha di grande e di talentuoso non è di sua proprietà. Ciò che possediamo non lo possediamo per nostre capacità, ma per dono. E questo dono ha dei diritti, nel senso che obbliga ad essere riconosciuto come tale. Per cui va tutelato e conservato con umiltà. Dio come dona, può anche togliere.<br />Stiamo dunque attenti, perché anche nella nostra vita non accada un ...Clamoroso al Cibali!<br /><br />Nota di BastaBugie: dopo il "clamoroso al Cibali" del 1961, tante altre volte nel calcio alle squadre superfavorite sono state inflitte incredibili sconfitte.<br />Ad esempio nel campionato 1985-1986 ci fu in serie A un testa a testa tra la Juventus e la Roma. La squadra giallorossa era in gran rimonta e galvanizzata dall'aver vinto anche lo scontro diretto all'Olimpico a un mese e mezzo dalla fine del campionato. Alla penultima giornata Juventus e Roma erano appaiate in classifica e ormai si guardava allo spareggio-scudetto come probabile. La Roma doveva affrontare in casa l'ultima in classifica, il Lecce, ormai già retrocesso matematicamente. I giornali sportivi del giorno davano le percentuali di probabilità di vittoria della Roma al 98%, il pareggio all'1% e la vittoria del Lecce all'1% (da notare che 1% era il minimo possibile non potendo, per ovvie ragioni, scrivere 0%). Accadde l'impronosticabile: la Juventus vinse sul Milan con un risicato gol di scarto, ma soprattutto... il Lecce (ripetiamo: ultimo in classifica e già retrocesso) vinse 3 a 2 sulla Roma (fino allora prima in classifica)! Clamoroso al Cibali, anzi all'Olimpico.<br />Un altro caso clamoroso è stato nel campionato di serie A 2013-2014. Il 20 ottobre la Juventus affronta la Fiorentina sul suo campo, l'Artemio Franchi. I bianconeri erano primi in classifica avendo vinto 6 partite su 7 (unico pareggio con l'Inter), lanciatissimi a vincere il loro terzo scudetto consecutivo con il record di punti in classifica (102). Con la sfrontatezza di chi sa di essere superiore, nel primo tempo i giocatori che segnano i due gol per la Juventus (Tevez e Pogba) esultano mimando la mitragliatrice proprio sotto la curva Fiesole. Questo gesto era usato dal beniamino dei tifosi della Fiorentina, Gabriel Batistuta, quando segnava un gol. Con questo comportamento i giocatori bianconeri intendevano umiliare i tifosi viola. Ma nel secondo tempo accade l'impensabile: la Fiorentina segna ben quattro gol in un quarto d'ora (con tripletta di Rossi). Clamoroso al Cibali, anzi all'Artemio Franchi. Nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) la clamorosa rimonta della Fiorentina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31088125</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 18:08:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31088125/clamoroso_al_cibali.mp3" length="7828374" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6171

CLAMOROSO AL CIBALI: QUANDO IL CALCIO PUNISCE CHI MANCA DI UMILTA'
È il 4 giugno del 1961. L'Internazionale del "mago" Helenio Herrera, team che si stava preparando nel giro di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6171" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6171</a><br /><br />CLAMOROSO AL CIBALI: QUANDO IL CALCIO PUNISCE CHI MANCA DI UMILTA'<br />È il 4 giugno del 1961. L'Internazionale del "mago" Helenio Herrera, team che si stava preparando nel giro di pochissimo a divenire la Regina d'Europa, va a giocare contro il modesto Catania, nelle cui file giocava anche un rognoso centromediano, che poi sarà conosciuto da tutti gli amanti italiani del calcio, un certo Bruno Pizzul. Abbiamo utilizzato l'aggettivo "rognoso", perché nel gergo "pizzulliano" era tra quelli da lui più usati.<br />Ma torniamo al "Cibali", stadio della città siciliana. Il radiocronista Sandro Ciotti (figlioccio di battesimo del poeta Trilussa) si collega è dice a tutta l'Italia: "Clamoroso al Cibali!", comunicando in tal modo che il modesto Catania stava surclassando lo squadrone nerazzurro, facendo così dissolvere le ambizioni di scudetto della squadra meneghina.<br /><br />CLAMOROSO AL CIBALI<br />Questa frase è poi divenuta l'emblema della storica trasmissione radiofonica, Tutto il calcio minuto per minuto, anche se vi è da dire che non se ne conserva registrazione sonora. D'altronde - si sa - molte frasi famose sono sì verosimili, ma non sempre sono state pronunciate nel modo come vengono immortalate.<br />Soffermiamoci su quel "clamoroso". L'Internazionale con ogni probabilità pensava di fare della squadra rossoazzurra un solo boccone. Cosa che non fu. Come si dice: andò per pifferare, e rimase pifferata. Il tecnico nerazzurro Herrera, dopo la vittoria all'andata per ben 5-0, era arrivato a definire la compagine etnea: "Una squadra di postelegrafonici".<br />Non sappiamo se di fatto la debacle nerazzurra fu dovuta a questo, ma, al di là di spiegazioni che non conosciamo, possiamo dire che senza l'umiltà non si va da nessuna parte. Guai a sottovalutare l'avversario! Accade in tutti gli sport, a maggior ragione può accadere - e accade - nel calcio, la cui bellezza sta proprio nel fatto che basta poco, molto poco, per decidere una partita a proprio favore e dove le differenze riconosciute teoricamente, sul prato verde (cioè praticamente) non sempre vengono fuori con chiarezza.<br /><br />IL GIGANTE GOLIA CONTRO DAVIDE<br />Ma succede anche e soprattutto nella vita. E meno male! Si tratta - diciamocelo francamente - di una grande pedagogia di Dio. Golia andò baldanzoso in battaglia, vide il piccolo Davide e lo derise... e il risultato fu quello che fu.<br />Si può avere la forza che si vuole, si possono possedere tanti e ottimi talenti, si può utilizzare tutta la maestria possibile ed immaginabile, ma se non ci si pone nella dimensione giusta, che è quella dell'umiltà, si viene prima o poi bastonati.<br />Perché l'umiltà è l'unica prospettiva giusta? La risposta è semplice: perché è l'unica prospettiva davvero ragionevole. E ciò per due motivi.<br />Primo: anche se l'uomo si sente potente e capace, è sempre infinitamente meno potente e capace di Dio, che rimane comunque Signore della Storia e di tutto. Possiamo crederci chissà chi, ma alla fine il tempo trascorre senza che possiamo farci nulla, ci ammaliamo senza che possiamo farci nulla, moriamo senza che possiamo farci nulla.<br />Secondo: tutto ciò che l'uomo ha di grande e di talentuoso non è di sua proprietà. Ciò che possediamo non lo possediamo per nostre capacità, ma per dono. E questo dono ha dei diritti, nel senso che obbliga ad essere riconosciuto come tale. Per cui va tutelato e conservato con umiltà. Dio come dona, può anche togliere.<br />Stiamo dunque attenti, perché anche nella nostra vita non accada un ...Clamoroso al Cibali!<br /><br />Nota di BastaBugie: dopo il "clamoroso al Cibali" del 1961, tante altre volte nel calcio alle squadre superfavorite sono state inflitte incredibili sconfitte.<br />Ad esempio nel campionato 1985-1986 ci fu in serie A un testa a testa tra la Juventus e la Roma. La squadra...]]></itunes:summary><itunes:duration>490</itunes:duration><itunes:keywords>calcio,cibali,rispetto,scuola,umiltà,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/82564d1bf604b5a2bea39edfc927f867.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'epidemia di coronavirus ormai non esiste più (e diciamolo: la mascherina è inutile e a volte dannosa)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-epidemia-di-coronavirus-ormai-non-esiste-piu-e-diciamolo-la-mascherina-e-inutile-e-a-volte-dannosa--28898394</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6149" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6149</a><br /><br />L'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS ORMAI NON ESISTE PIU' (E DICIAMOLO: LA MASCHERINA E' INUTILE E A VOLTE DANNOSA) di Paolo Gulisano<br />Tra i provvedimenti di cui si parla in questi giorni per la Fase 3, quella che prenderà il via a settembre, uno sta facendo molto discutere e sta suscitando forti preoccupazioni tra le famiglie: l'obbligo delle mascherine per i bambini e per tutti gli alunni delle scuole: mascherine che andrebbero portate per diverse ore al giorno. La scelta è sostenuta anche dalla F.I.M.P., la federazione italiana dei medici pediatri. Una presa di posizione che lascia molto perplessi, a fronte di numerosi studi che la sconsigliano o la ritengono controproducente. Studi che evidentemente sono stati ben recepiti dal governo liberale del Belgio, che ha annunciato che dopo una parziale riapertura di alcune classi lo scorso 18 maggio, dal due giugno le materne torneranno a funzionare regolarmente e dall'otto anche le elementari.<br />Ritenendo basso il rischio per i più piccoli, così come la probabilità di contagio, l'esecutivo federale di Bruxelles ha inviato una circolare a tutte le scuole e ha stabilito che per i bambini non saranno necessarie né maschere né tanto meno alcun tipo di distanziamento sociale. [...]<br />La scelta di questo ritorno alla normalità senza pesanti misure di sicurezza è dovuta, ha spiegato l'esecutivo, al fatto che gli esperti del governo "indicano che gli studi e l'esperienza acquisita in diversi Paesi dimostrano che i bambini sono da un lato meno colpiti dal virus e, dall'altro, meno contagiosi", di conseguenza "la riapertura delle scuole non porterà a una significativa impennata dell'epidemia. [...]<br /><br />PERCHÉ IMPORRE AI BAMBINI LA MASCHERINA?<br />Gli studi epidemiologici attestano che i bambini sono la categoria di soggetti a minor rischio per COVID-19. In Italia i dati ufficiali resi noti dall'Istituto Superiore di Sanità (ed aggiornati al 20 maggio) dicono che su 227.204 casi totali ci sono 1.851 casi di bambini (0-9 anni) pari all'0,8% e 3.312 casi di ragazzi (10-19) pari all'1,5%.<br />Quanto all'uso di mascherine, la stessa O.M.S. segnala alcuni rischi potenziali relativi al loro uso, come il rischio di autocontaminazione, che può avvenire toccando e riutilizzando mascherine contaminate, potenziali difficoltà respiratorie e falso senso di sicurezza, che induce a una potenziale riduzione dell'osservanza di altre misure preventive.<br />L'uso corretto delle mascherine inoltre prevede una serie di manovre nell'indossarle e nel rimuoverle che ben difficilmente potrebbero essere perfettamente attuate da dei bambini. Né si può pensare che gli insegnanti debbano costantemente vigilare sul corretto utilizzo delle mascherine ed impedire che i bambini tocchino inavvertitamente la propria o la mascherina di un compagno di banco.<br />C'è il rischio concreto, quindi, che la mascherina, da presidio di sicurezza, si trasformi in pericoloso veicolo di contagio.<br />Quando si espira si emettete anidride carbonica, si emette del vapore che bagna la mascherina, con la possibilità che diventi ricettacolo di virus, batteri, funghi, parassiti, lì concentrati a diretto contatto con le vie aeree. [...]<br /><br />SCENE DI ORDINARIA FOLLIA<br />Se uniamo la quasi certa errata gestione della mascherina da parte dei bambini con questi rischi potenziali appare evidente che il bilanciamento rischio-beneficio penda decisamente verso il rischio, piuttosto che il beneficio, nell'imposizione di questi dispositivi alla popolazione pediatrica. E non solo pediatrica: è impressionante vedere molte persone che indossano la mascherina anche quando sono sole, ben a distanza le une dalle altre, in luoghi aperti. La indossano persino quando sono da sole in automobile. Hanno paura di infettare il cruscotto?<br />La mascherina insistentemente imposta a grandi e piccoli ha un valore anche fortemente simbolico: è un oggetto-totemico del Nuovo Ordine Pandemico. Come ha scritto Aldo Maria Valli, "Chi la indossa è accettato e può far parte del sistema, chi non la indossa, o la indossa di meno, è il controrivoluzionario, il reazionario, dunque il nemico. La mascherina è diventata il contrassegno del conformismo rivoluzionario. Viene indossata non tanto e non solo per la sua funzione (che resta comunque dubbia), ma in quanto simbolo di appartenenza".<br />Si potrebbe aggiungere che la mascherina rappresenta anche un bavaglio, che ci chiude la bocca, un mezzo per nasconderci il volto, per renderci tutti uguali, omologati. Una mascherina che ricorda molto una museruola.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Paolo Gulisano, nell'articolo seguente dal titolo "Virus sparito, l'imprevisto che turba l'establishment" parla del professor Zangrillo che ha detto che l'epidemia clinicamente non esiste più: significa che l'epidemia ha già completato il suo ciclo. Affermazione dimostrata dalla realtà dei fatti.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 giugno 2020:<br />Tanto rumore per nulla; anzi: per una chiara evidenza clinica che tuttavia non si vuole riconoscere. È il caso scatenato dalle affermazioni del professor Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell'ospedale San Raffaele di Milano, per il quale "il Covid non esiste più", come hanno riportato gli organi di stampa, dando vita ad una dura polemica nei confronti del dirigente medico da parte degli esponenti del Comitato Tecnico Scientifico, che l'hanno accusato di irresponsabilità. In pratica il professore è stato bollato come "negazionista", un termine infamante che è cominciato a circolare e ad essere utilizzato nei confronti di chi cerca di leggere in un'ottica diversa dalla vulgata ufficiale di Stato l'epidemia di Coronavirus.<br />In realtà, il professor Zangrillo ha detto una cosa un po' diversa da quella su cui i virologi da bar si stanno accapigliando sui social: ha detto che l'epidemia "clinicamente non esiste più". Questo è una affermazione dimostrata dalla realtà dei fatti. Nell'Ospedale di Lecco, nella Lombardia zona rossa per eccellenza, in terapia intensiva non entra un paziente da un mese, dal 1 maggio. Zangrillo, che è un primario operativo, che dirige un dipartimento di emergenza, non ha fatto che mettere in evidenza quello che è sotto anche i suoi occhi da settimane: non solo sono diminuiti i casi, ma è diminuita e di molto la loro gravità. Il merito? Anche di quelle terapie osteggiate in ogni modo delle quali la Nuova BQ ha già parlato, di un miglioramento dell'assistenza territoriale dove i medici di medicina generale prestano cure a domicilio, e infine di una possibile diminuzione della aggressività e della virulenza del Covid stesso, favorita anche dall'aumento delle temperature e dell'avvicinarsi dell'estate.<br />Ma forse a dare più fastidio all'establishment governativo sono state le parole di commento del professore alle misure coercitive ancora in atto e ai provvedimenti legislativi vigenti e annunciati: "terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità". Hanno preso cappello il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli: che ha parlato di affermazioni "sconcertanti", il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa che dice che è "un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani", e un altro componente del Comitato, il pneumologo Richeldi.<br />In realtà, che il virus circoli ancora, che si riscontrino ancora casi, ricoveri e decessi, è innegabile. Ma se Zangrillo non fa che evidenziare un dato numerico, che è palese, è altrettanto vero che anche la carica virale del Covid rispetto a marzo è mutata, ed è diminuita. Lo affermano studiosi come il professor Clementi o il virologo Guido Silvestri, che ha in corso di pubblicazione degli studi al riguardo.<br />Quello che sta emergendo non fa che confermare le previsioni degli epidemiologi che ben conoscono l'andamento di questo tipo di epidemie virali. I Coronavirus - e questo lo sappiamo bene e da tempo - sono dei virus stagionali. Sono legati alle condizioni climatiche dell'autunno e dell'inverno, come i virus influenzali, come la SARS del 2002, causata come noto da un Coronavirus il cui genoma era all'80% sovrapponibile a quello del Covid 19, che ebbe inizio nell'ottobre del 2002 e nel giugno del 2003 si era completamento estinto, per non tornare più.<br />Dobbiamo dunque aspettarci un andamento simile per il Covid. Ma la tanto paventata "seconda ondata", quella che il Comitato Tecnico e il Ministro Speranza continuano a usare come minaccia-fantasma per poter prorogare le misure coercitive, per introdurre imposizioni discutibili come l'obbligo di mascherine per bambini?<br />E' chiaro che questa minaccia serve soprattutto - come ha sottolineato il professor Zangrillo - per mantenere la gente in uno stato di paura, di insicurezza, sotto ricatto per tutte le limitazioni alle libertà individuali che possono essere imposte.<br />Riguardo alla sedicente seconda ondata, una ipotesi che ci sentiamo di sostenere è che di fatto c'è già stata. Abbiamo già dato. Per capire: l'epidemia del Covid ha avuto due momenti: il primo, iniziato già in dicembre e proseguito in gennaio, con una casistica limitata, asintomatica o paucisintomatica, che ha colpito soggetti in buona parte sani e in giovane età. Questa è stata di fatto la prima ondata, non riconosciuta. Poi, il secondo momento, quello drammatico iniziato ai primi di marzo con una impennata della curva epidemica, l'esplosione dei casi, soprattutto tra soggetti anziani, fragili, a rischio.<br />Si potrebbe dunque concludere che l'epidemia ha già completato il suo ciclo. Il virus sparirà non solo dalle terapie intensive, ma anche dalla casistica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28898394</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2020 14:37:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28898394/epidemia_di_coronavirus_non_esiste_piu.mp3" length="13535607" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6149

L'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS ORMAI NON ESISTE PIU' (E DICIAMOLO: LA MASCHERINA E' INUTILE E A VOLTE DANNOSA) di Paolo Gulisano
Tra i provvedimenti di cui si parla in questi giorni per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6149" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6149</a><br /><br />L'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS ORMAI NON ESISTE PIU' (E DICIAMOLO: LA MASCHERINA E' INUTILE E A VOLTE DANNOSA) di Paolo Gulisano<br />Tra i provvedimenti di cui si parla in questi giorni per la Fase 3, quella che prenderà il via a settembre, uno sta facendo molto discutere e sta suscitando forti preoccupazioni tra le famiglie: l'obbligo delle mascherine per i bambini e per tutti gli alunni delle scuole: mascherine che andrebbero portate per diverse ore al giorno. La scelta è sostenuta anche dalla F.I.M.P., la federazione italiana dei medici pediatri. Una presa di posizione che lascia molto perplessi, a fronte di numerosi studi che la sconsigliano o la ritengono controproducente. Studi che evidentemente sono stati ben recepiti dal governo liberale del Belgio, che ha annunciato che dopo una parziale riapertura di alcune classi lo scorso 18 maggio, dal due giugno le materne torneranno a funzionare regolarmente e dall'otto anche le elementari.<br />Ritenendo basso il rischio per i più piccoli, così come la probabilità di contagio, l'esecutivo federale di Bruxelles ha inviato una circolare a tutte le scuole e ha stabilito che per i bambini non saranno necessarie né maschere né tanto meno alcun tipo di distanziamento sociale. [...]<br />La scelta di questo ritorno alla normalità senza pesanti misure di sicurezza è dovuta, ha spiegato l'esecutivo, al fatto che gli esperti del governo "indicano che gli studi e l'esperienza acquisita in diversi Paesi dimostrano che i bambini sono da un lato meno colpiti dal virus e, dall'altro, meno contagiosi", di conseguenza "la riapertura delle scuole non porterà a una significativa impennata dell'epidemia. [...]<br /><br />PERCHÉ IMPORRE AI BAMBINI LA MASCHERINA?<br />Gli studi epidemiologici attestano che i bambini sono la categoria di soggetti a minor rischio per COVID-19. In Italia i dati ufficiali resi noti dall'Istituto Superiore di Sanità (ed aggiornati al 20 maggio) dicono che su 227.204 casi totali ci sono 1.851 casi di bambini (0-9 anni) pari all'0,8% e 3.312 casi di ragazzi (10-19) pari all'1,5%.<br />Quanto all'uso di mascherine, la stessa O.M.S. segnala alcuni rischi potenziali relativi al loro uso, come il rischio di autocontaminazione, che può avvenire toccando e riutilizzando mascherine contaminate, potenziali difficoltà respiratorie e falso senso di sicurezza, che induce a una potenziale riduzione dell'osservanza di altre misure preventive.<br />L'uso corretto delle mascherine inoltre prevede una serie di manovre nell'indossarle e nel rimuoverle che ben difficilmente potrebbero essere perfettamente attuate da dei bambini. Né si può pensare che gli insegnanti debbano costantemente vigilare sul corretto utilizzo delle mascherine ed impedire che i bambini tocchino inavvertitamente la propria o la mascherina di un compagno di banco.<br />C'è il rischio concreto, quindi, che la mascherina, da presidio di sicurezza, si trasformi in pericoloso veicolo di contagio.<br />Quando si espira si emettete anidride carbonica, si emette del vapore che bagna la mascherina, con la possibilità che diventi ricettacolo di virus, batteri, funghi, parassiti, lì concentrati a diretto contatto con le vie aeree. [...]<br /><br />SCENE DI ORDINARIA FOLLIA<br />Se uniamo la quasi certa errata gestione della mascherina da parte dei bambini con questi rischi potenziali appare evidente che il bilanciamento rischio-beneficio penda decisamente verso il rischio, piuttosto che il beneficio, nell'imposizione di questi dispositivi alla popolazione pediatrica. E non solo pediatrica: è impressionante vedere molte persone che indossano la mascherina anche quando sono sole, ben a distanza le une dalle altre, in luoghi aperti. La indossano persino quando sono da sole in automobile. Hanno paura di infettare il cruscotto?<br />La mascherina insistentemente imposta a...]]></itunes:summary><itunes:duration>846</itunes:duration><itunes:keywords>bavaglio,coronavirus,epidemia,guinzaglio,mascherina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d4395ab08a0b547a369bc537a08e88c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coronavirus e il futuro degli ospedali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coronavirus-e-il-futuro-degli-ospedali--24676393</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6069" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6069</a><br /><br />CORONAVIRUS E IL FUTURO DEGLI OSPEDALI di SILVIO BRACHETTA<br />Sul finire del Medioevo, nel 1348, la città di Firenze fu colpita dalla peste nera. Ogni attività restò paralizzata: «Niuna Arte si lavorava in Firenze; tutte le botteghe serrate, tutte le taverne chiuse, salvo speziali e chiese. La gente badava a salvarsi l'anima. Era tale la paura, che tutti tremavano e attendevano la morte di giorno in giorno, e pensavano più all'anima che al corpo».<br />Non fu solo una questione di abitudini, mutuate dall'epoca della Cristianità. La Chiesa era in qualche modo presente nella realtà sociale e costituiva, pur nelle infinite inefficienze e mediocrità, un riferimento visibile e costante nel tempo: nel corso della peste fiorentina «molte processioni e reliquie [...] vennero andando per la città, invocando "Misericordia", e facevano orazioni; e venivano poi fermate sulla ringhiera de' Priori». Il potere secolare, pur nella legittima autonomia e, in questo caso, nella giustificata repressione degli assembramenti, era però incalzato di continuo dai chierici, che esprimevano, a parole e con le azioni, la predicazione del Vangelo e lo stimolo alla conversione.<br /> <br />LA SEPARAZIONE TRA STATO E CHIESA DANNEGGIA ANCHE IL MALATO<br />Se è vero che il danno maggiore delle epidemie è la morte corporale, è anche vero che la Chiesa ha il mandato di riportare vita e speranza allo spirito moribondo dei fedeli e, per mezzo della fede e dei sacramenti, di sanare anche il corpo. Ne va del vero bene comune, che comprende il bene eterno della persona. L'epidemia, in fondo, è solo un evento straordinario della vita umana, che deve comunque confrontarsi con la malattia e la morte fisica.<br />Dietro la questione dell'epidemia o della malattia in genere, come pure dietro a tutto ciò che attiene le vicende storiche, si ergono le verità della fede, applicate alla società, più di frequente disattese e contrastate, in modo speciale, dal potere politico. La modernità, in misura maggiore rispetto alle epoche passate, si ostina a negare la signoria di Cristo anche nell'ambito secolare, ponendo ostacoli a non finire alle iniziative religiose, proprio in quelle circostanze nelle quali sarebbero più necessarie. La presenza ecclesiale, con il procedere degli anni, è stata estromessa dai settori-chiave del consorzio umano (scuola, sanità, politica). La Chiesa, d'altra parte, rinuncia di frequente, soprattutto in Occidente, a reclamare con insistenza la piena legittimità della sua azione, proprio dove sarebbe più indispensabile.<br /><br />IL DANNO DEL NATURALISMO POLITICO<br />Non è sufficiente valutare il danno del naturalismo politico, che ha separato l'ambito secolare da quello spirituale, solo alla luce della recente epidemia del Covid-19 e nemmeno in riferimento ai periodi di crisi acuta dovuta ad altre epidemie o eventi storici eccezionali. La sanità pubblica (italiana o straniera) era al collasso ben prima della pandemia del 2020; e non per via dei posti letto o dell'eccellenza delle prestazioni sanitarie, ma proprio perché lontana dal bene comune reale, il quale non può non tenere conto che esso non può limitarsi alla salute del corpo.<br />L'ospedale, almeno nell'ultimo mezzo secolo, si è laicizzato a livelli anti-umani: dove un tempo era normale vedere suore o sacerdoti nei reparti, oggi tiranneggia l'iper-tecnicismo, come se la persona fosse una semplice macchina da riparare. Un esempio tra tutti è il fenomeno assai diffuso di chi muore da solo, specialmente se anziano. Quando il paziente è prossimo alla morte, se non sopraggiunge l'iniziativa privata di un qualche familiare o del personale ospedaliero, viene posto un paravento e tutto si consuma nella solitudine e nella disperazione.<br />La società naturalista - pienamente sostenuta dal naturalismo politico dello stato liberale moderno - non ritiene gli ultimi istanti della vita umana degni di attenzione e illude se stessa che il bene comune si esaurisca in prossimità della morte. Quanto poi al dopo della morte non se ne interessa e - fatto ancora più grave - impedisce che altri se ne interessino, trasformando l'ospedale in una sorta di zona franca, dove l'ambito religioso è declassato a "conforto" e ammesso solo per gentile concessione di chi amministra la cosa pubblica. Il fatto che in alcuni ospedali vi siano cappelle o chiese, non fa venire meno il carattere di pura autorizzazione al mero livello sentimentale, che lo Stato fa nei confronti dei credenti.<br /> <br />IL RUOLO DELLA CHIESA<br />Dalla Chiesa non sgorga soltanto la cura della malattia spirituale (il peccato, l'impenitenza), ma anche la cura del corpo. Già il Concilio di Nicea del 325 «stimolò la Chiesa cattolica a provvedere anche ai poveri, alle vedove e ai forestieri, stabilendo la costruzione di un ospedale in ogni città dotata di cattedrale», per cui il «carattere religioso delle fondazioni ospedaliere» posteriori e medievali «si evidenzia dalle definizioni di God's house in inglese e Maison-Dieu o Hôtel-Dieu in francese, ovvero ostello di Dio».<br />E così, per tutta l'Europa, nel millennio successivo, sorsero dovunque ospizi, ricoveri, lazzaretti e lebbrosari, antenati dell'ospedale moderno, proprio su iniziativa dei vescovadi e degli ordini ecclesiali. È quasi superfluo ricordare che tutte queste imprese avessero come fondamento il bene totale dell'uomo, concepito di corpo, anima e spirito: salute del corpo e salute eterna della persona erano ritenuti concordi, sia in ambito ecclesiale che secolare.<br />Quanto al fenomeno delle epidemie, la Chiesa ha sempre evitato due risoluzioni estreme ed opposte: la serrata completa dei luoghi di culto e l'obbligo indiscriminato, per i chierici e i religiosi, di assistere i malati o i moribondi. La scelta è facilmente comprensibile.<br />Da una parte, la Chiesa non può rifiutare i sacramenti, specialmente nel momento di maggiore debolezza e fragilità umana: le chiese non possono restare chiuse durante le epidemie, poiché il bene supremo della salvezza eterna è maggiormente in pericolo proprio in prossimità della morte.<br />D'altra parte la Chiesa non può obbligare nessuno al sacrificio cruento della propria vita, al martirio. Non si può, cioè, obbligare nessuno a tenere un contatto con chi ha una malattia contagiosa: tutti coloro che, volontariamente, hanno assistito appestati e moribondi - notissimi i casi di San Luigi Gonzaga, San Carlo Borromeo, Santa Caterina da Siena o Santa Caterina da Genova - lo hanno fatto per volontà propria, assistiti dalla grazia e infuocati dalla carità.<br /><br />LA CHIESA HA DIRITTO DI OPPORSI ALLO STATO<br />La Chiesa istituzionale, dunque, è tenuta a lasciare libere le persone, tanto i laici, quanto i chierici, di esprimersi come credono, creando però le condizioni per cui la santità di alcuni possa manifestarsi appieno, mediante la Santa Messa, la confessione, le processioni penitenziali o l'assistenza spirituale ai moribondi.<br />Se lo Stato dovesse ostacolare la libera circolazione dei religiosi negli ospedali o in altri ambiti assistenziali, la Chiesa ha pieno diritto di opporsi allo Stato e rivendicare almeno l'accesso agli spazi pubblici, non allo scopo d'inviare materialmente le persone a contagiarsi, ma creando le condizione in cui i volontari possano esercitare la loro vocazione senza impedimento.<br />La storia ha dimostrato che, durante ogni epidemia, è sorto un certo numero di santi che si sono esposti volontariamente (non tramite coercizione) ai pericoli della malattia, poiché hanno trovato le strutture aperte all'incontro del penitente con il sacerdote. Non di rado i santi in questione erano taumaturghi e, assieme all'anima, portavano la guarigione di Dio anche al corpo.<br />Non è un caso che durante quest'epidemia da coronavirus - come pure nei tempi ordinari - si assista all'intervento di un numero non piccolo di sacerdoti i quali, con il carisma della santità, avvicinano i malati e si prodigano come possono per sollevarli nel corpo e nello spirito. In modo simile, la santità emerge anche nel modo in cui alcuni malati affrontano la malattia, con o senza la presenza di un sacerdote.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24676393</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2020 18:05:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24676393/coronavirus_e_il_futuro_degli_ospedali.mp3" length="10612400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6069&#13;
&#13;
CORONAVIRUS E IL FUTURO DEGLI OSPEDALI di SILVIO BRACHETTA&#13;
Sul finire del Medioevo, nel 1348, la città di Firenze fu colpita dalla peste nera. Ogni attività restò paralizzata:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6069" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6069</a><br /><br />CORONAVIRUS E IL FUTURO DEGLI OSPEDALI di SILVIO BRACHETTA<br />Sul finire del Medioevo, nel 1348, la città di Firenze fu colpita dalla peste nera. Ogni attività restò paralizzata: «Niuna Arte si lavorava in Firenze; tutte le botteghe serrate, tutte le taverne chiuse, salvo speziali e chiese. La gente badava a salvarsi l'anima. Era tale la paura, che tutti tremavano e attendevano la morte di giorno in giorno, e pensavano più all'anima che al corpo».<br />Non fu solo una questione di abitudini, mutuate dall'epoca della Cristianità. La Chiesa era in qualche modo presente nella realtà sociale e costituiva, pur nelle infinite inefficienze e mediocrità, un riferimento visibile e costante nel tempo: nel corso della peste fiorentina «molte processioni e reliquie [...] vennero andando per la città, invocando "Misericordia", e facevano orazioni; e venivano poi fermate sulla ringhiera de' Priori». Il potere secolare, pur nella legittima autonomia e, in questo caso, nella giustificata repressione degli assembramenti, era però incalzato di continuo dai chierici, che esprimevano, a parole e con le azioni, la predicazione del Vangelo e lo stimolo alla conversione.<br /> <br />LA SEPARAZIONE TRA STATO E CHIESA DANNEGGIA ANCHE IL MALATO<br />Se è vero che il danno maggiore delle epidemie è la morte corporale, è anche vero che la Chiesa ha il mandato di riportare vita e speranza allo spirito moribondo dei fedeli e, per mezzo della fede e dei sacramenti, di sanare anche il corpo. Ne va del vero bene comune, che comprende il bene eterno della persona. L'epidemia, in fondo, è solo un evento straordinario della vita umana, che deve comunque confrontarsi con la malattia e la morte fisica.<br />Dietro la questione dell'epidemia o della malattia in genere, come pure dietro a tutto ciò che attiene le vicende storiche, si ergono le verità della fede, applicate alla società, più di frequente disattese e contrastate, in modo speciale, dal potere politico. La modernità, in misura maggiore rispetto alle epoche passate, si ostina a negare la signoria di Cristo anche nell'ambito secolare, ponendo ostacoli a non finire alle iniziative religiose, proprio in quelle circostanze nelle quali sarebbero più necessarie. La presenza ecclesiale, con il procedere degli anni, è stata estromessa dai settori-chiave del consorzio umano (scuola, sanità, politica). La Chiesa, d'altra parte, rinuncia di frequente, soprattutto in Occidente, a reclamare con insistenza la piena legittimità della sua azione, proprio dove sarebbe più indispensabile.<br /><br />IL DANNO DEL NATURALISMO POLITICO<br />Non è sufficiente valutare il danno del naturalismo politico, che ha separato l'ambito secolare da quello spirituale, solo alla luce della recente epidemia del Covid-19 e nemmeno in riferimento ai periodi di crisi acuta dovuta ad altre epidemie o eventi storici eccezionali. La sanità pubblica (italiana o straniera) era al collasso ben prima della pandemia del 2020; e non per via dei posti letto o dell'eccellenza delle prestazioni sanitarie, ma proprio perché lontana dal bene comune reale, il quale non può non tenere conto che esso non può limitarsi alla salute del corpo.<br />L'ospedale, almeno nell'ultimo mezzo secolo, si è laicizzato a livelli anti-umani: dove un tempo era normale vedere suore o sacerdoti nei reparti, oggi tiranneggia l'iper-tecnicismo, come se la persona fosse una semplice macchina da riparare. Un esempio tra tutti è il fenomeno assai diffuso di chi muore da solo, specialmente se anziano. Quando il paziente è prossimo alla morte, se non sopraggiunge l'iniziativa privata di un qualche familiare o del personale ospedaliero, viene posto un paravento e tutto si consuma nella solitudine e nella disperazione.<br />La società naturalista - pienamente sostenuta dal naturalismo politico dello stato liberale moderno...]]></itunes:summary><itunes:duration>664</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,covid-19,ospedali,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf5c190fba0025b3edb028cae176e15.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Secondo te perché hanno i tatuaggi ben 7 milioni d'italiani?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/secondo-te-perche-hanno-i-tatuaggi-ben-7-milioni-d-italiani--22953347</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6025" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6025</a><br /><br />SECONDO TE PERCHE' HANNO I TATUAGGI BEN 7 MILIONI D'ITALIANI?<br />L'Ansa ha dato questa notizia: "Nel nostro Paese sono circa 7 milioni le persone tatuate, ovvero il 12,8% della popolazione". [...]<br />Alcuni anni fa un'attrice di film pornografici, legittimamente sposata, disse in un'intervista di non sentirsi fedifraga. Ebbe il coraggio di affermare di non aver mai tradito il marito, perché tradire richiederebbe l'intenzione, e lei altro non faceva che "prestare" il proprio corpo.<br />Parole strane, ma non troppo se si considera la mentalità dominante. Facciamo questo esempio: immaginiamo di chiedere al cosiddetto "uomo della strada" se eventualmente un intellettuale facesse bene a "prostituire" la propria intelligenza per il potere. Con ogni probabilità la risposta che si avrebbe sarebbe negativa: "No, l'intelligenza non si può vendere". Ma se allo stesso "uomo della strada" si chiedesse se una bell'attrice potesse utilizzare il proprio corpo per avere successo, la risposta sarebbe di altro tipo: "E perché no? Se ha un bel corpo...". Insomma, la mente no, il corpo sì.<br /><br />MATERIALISMO E SPIRITUALISMO<br />In queste possibili risposte si cela l'essenza dei nostri tempi; che non sono di materialismo - o perlomeno di solo materialismo - ma anche di evidente spiritualismo. Spiritualismo vuol dire dare valore solo allo spirito; cioè, nel caso nostro, solo alla mente, al pensiero.<br />Ebbene, oggi si è convinti che la mente non si debba mai prostituire, mentre il corpo sì. Ciò significa che mentre la mente e il pensiero vengono ritenuti elementi costitutivi della persona, il corpo no. Questo sarebbe solo un optional, ma non parte integrante della persona.<br />Ma se è così, come la mettiamo con il materialismo che pure in tanti considerano come il male dei nostri giorni?<br />Rispondiamo: il materialismo c'è perché c'è lo spiritualismo e viceversa. Materialismo e spiritualismo sono sì molto diversi, ma hanno in comune tanto l'origine quanto gli esiti; come due ellissi che si toccano all'origine e si ricongiungono alla fine. Dire: esiste solo la materia e lo spirito è un'illusione; o il contrario: esiste solo spirito e ad essere un'illusione è la materia, significa dire che la realtà è una nel suo essere e nella sua causa. Si può porre l'accento sulla materia o sullo spirito, ma il fondamento del discorso non cambia.<br />Questi due "gemelli siamesi" della cultura contemporanea (il materialismo e lo spiritualismo) hanno originato due atteggiamenti di costume diametralmente diversi, ma oggi entrambi dominanti: la corpolatria e la corpofobia.<br /><br />CORPOLATRIA E CORPOFOBIA<br />Il primo (la corpolatria) è la diffusa fissazione per il proprio corpo. E' la nuova "liturgia" fatta di palestre, saune, lifting... per non parlare dei tanti tentativi patetici per non invecchiare. Ma non solo la "fissazione" per il proprio corpo, anche la strumentalizzazione di esso per un piacere innalzato ad un unico criterio di vita.<br />Il secondo, cioè la corpofobia, è invece il tentativo, misterioso perché incomprensibile, di ingegnarsi per rendere quanto più brutto il proprio corpo. Renderlo brutto fino ad esprimerlo in chiave quasi orrida: il piercing e la tatuomania. Anelli al naso e alle labbra da far invidia al più antico masai. Usanze tribali con cui "vestire" la propria identità, in una prospettiva non di esaltazione, bensì di dissolvimento dell'identità. Così come il mondo precristiano imponeva. [...]<br />È la morte dell'ego: la pretesa gnostica in cui limite e differenza sono costrette a sparire. In cui l'uomo non potendo darsi quell'onnipotenza che non ha (il fallimento della pretesa moderna) si rivolge alla dissoluzione come unica possibilità di non riconoscere la sconfitta.<br />Come la regina cattiva della favola di Biancaneve: per non sentirsi dire che qualcun'altra era diventata la più bella del reame, distrugge lo specchio invece di accettare l'evidenza della realtà.<br /><br />Nota di BastaBugie: Posso farmi un tatuaggio? Domanda con risposte a volte contrastanti e dei no categorici. Non sarebbe bello approfondire tale argomento e magari trovare una giusta risposta? Padre Mike a te l'onore!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22953347</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2020 15:16:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22953347/tatuaggi.mp3" length="5787061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6025

SECONDO TE PERCHE' HANNO I TATUAGGI BEN 7 MILIONI D'ITALIANI?
L'Ansa ha dato questa notizia: "Nel nostro Paese sono circa 7 milioni le persone tatuate, ovvero il 12,8% della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6025" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6025</a><br /><br />SECONDO TE PERCHE' HANNO I TATUAGGI BEN 7 MILIONI D'ITALIANI?<br />L'Ansa ha dato questa notizia: "Nel nostro Paese sono circa 7 milioni le persone tatuate, ovvero il 12,8% della popolazione". [...]<br />Alcuni anni fa un'attrice di film pornografici, legittimamente sposata, disse in un'intervista di non sentirsi fedifraga. Ebbe il coraggio di affermare di non aver mai tradito il marito, perché tradire richiederebbe l'intenzione, e lei altro non faceva che "prestare" il proprio corpo.<br />Parole strane, ma non troppo se si considera la mentalità dominante. Facciamo questo esempio: immaginiamo di chiedere al cosiddetto "uomo della strada" se eventualmente un intellettuale facesse bene a "prostituire" la propria intelligenza per il potere. Con ogni probabilità la risposta che si avrebbe sarebbe negativa: "No, l'intelligenza non si può vendere". Ma se allo stesso "uomo della strada" si chiedesse se una bell'attrice potesse utilizzare il proprio corpo per avere successo, la risposta sarebbe di altro tipo: "E perché no? Se ha un bel corpo...". Insomma, la mente no, il corpo sì.<br /><br />MATERIALISMO E SPIRITUALISMO<br />In queste possibili risposte si cela l'essenza dei nostri tempi; che non sono di materialismo - o perlomeno di solo materialismo - ma anche di evidente spiritualismo. Spiritualismo vuol dire dare valore solo allo spirito; cioè, nel caso nostro, solo alla mente, al pensiero.<br />Ebbene, oggi si è convinti che la mente non si debba mai prostituire, mentre il corpo sì. Ciò significa che mentre la mente e il pensiero vengono ritenuti elementi costitutivi della persona, il corpo no. Questo sarebbe solo un optional, ma non parte integrante della persona.<br />Ma se è così, come la mettiamo con il materialismo che pure in tanti considerano come il male dei nostri giorni?<br />Rispondiamo: il materialismo c'è perché c'è lo spiritualismo e viceversa. Materialismo e spiritualismo sono sì molto diversi, ma hanno in comune tanto l'origine quanto gli esiti; come due ellissi che si toccano all'origine e si ricongiungono alla fine. Dire: esiste solo la materia e lo spirito è un'illusione; o il contrario: esiste solo spirito e ad essere un'illusione è la materia, significa dire che la realtà è una nel suo essere e nella sua causa. Si può porre l'accento sulla materia o sullo spirito, ma il fondamento del discorso non cambia.<br />Questi due "gemelli siamesi" della cultura contemporanea (il materialismo e lo spiritualismo) hanno originato due atteggiamenti di costume diametralmente diversi, ma oggi entrambi dominanti: la corpolatria e la corpofobia.<br /><br />CORPOLATRIA E CORPOFOBIA<br />Il primo (la corpolatria) è la diffusa fissazione per il proprio corpo. E' la nuova "liturgia" fatta di palestre, saune, lifting... per non parlare dei tanti tentativi patetici per non invecchiare. Ma non solo la "fissazione" per il proprio corpo, anche la strumentalizzazione di esso per un piacere innalzato ad un unico criterio di vita.<br />Il secondo, cioè la corpofobia, è invece il tentativo, misterioso perché incomprensibile, di ingegnarsi per rendere quanto più brutto il proprio corpo. Renderlo brutto fino ad esprimerlo in chiave quasi orrida: il piercing e la tatuomania. Anelli al naso e alle labbra da far invidia al più antico masai. Usanze tribali con cui "vestire" la propria identità, in una prospettiva non di esaltazione, bensì di dissolvimento dell'identità. Così come il mondo precristiano imponeva. [...]<br />È la morte dell'ego: la pretesa gnostica in cui limite e differenza sono costrette a sparire. In cui l'uomo non potendo darsi quell'onnipotenza che non ha (il fallimento della pretesa moderna) si rivolge alla dissoluzione come unica possibilità di non riconoscere la sconfitta.<br />Come la regina cattiva della favola di Biancaneve: per non sentirsi dire che...]]></itunes:summary><itunes:duration>362</itunes:duration><itunes:keywords>corpo,dolore,italia,marchio,tatuaggi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ed36c213009653b533cf758c18d937c9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sesso fuori dal matrimonio nega la donazione e la responsabilità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sesso-fuori-dal-matrimonio-nega-la-donazione-e-la-responsabilita--22947544</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6020" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6020</a><br /><br />IL SESSO FUORI DAL MATRIMONIO NEGA LA DONAZIONE E LA RESPONSABILITA'<br />Prima di affrontare il discorso in merito alla sessualità prematrimoniale, è necessario spiegare cosa è la sessualità secondo il Cristianesimo. Per il Cristianesimo la sessualità è un valore, perché creata e quindi voluta da Dio. Per il Cristianesimo non è valore ciò che è conseguito dal peccato, ma ciò che Dio ha iscritto nella natura, in questo caso nella natura dell'uomo.<br />L'essere umano non è stato voluto da Dio come una sorta di angelo, cioè con una natura esclusivamente spirituale, bensì come unione di spirito e di corpo. Ora, la sessualità altro non è che la dimensione corporea della reciproca donazione di un singolo uomo verso una singola donna e di una singola donna verso un singolo uomo, uniti nel vincolo indissolubile del matrimonio-sacramento.<br /><br />1) I RAPPORTI PREMATRIMONIALI NEGANO LA DONAZIONE<br />Da ciò si capisce l'illegittimità della sessualità prematrimoniale (e ovviamente anche di quella extra-coniugale). Infatti, tale sessualità non può essere vissuta nella dimensione della donazione. La donazione, infatti, ha bisogno della definitività. Non è definitivo ciò che è ancora temporaneo e provvisorio. Nessuno può negare il fatto che il fidanzamento non sia definitivo: se è fidanzamento è proprio perché non c'è alcuna definitività.<br />Né ha senso fare un'obiezione di questo tipo: Chi ci dice che il matrimonio sarà definitivo? Obiezione che non regge: ci sarebbe contraddizione in ciò che afferma la morale cattolica se essa ammettesse la solubilità del matrimonio, cosa che invece non è.<br />La castità prematrimoniale è la capacità di rimanere fedeli al proprio marito e alla propria moglie ancor prima di conoscerli. Chi si sente di negare quanto sia importante rimanere fedele al proprio marito e alla propria moglie, al proprio fidanzato e alla propria fidanzata? E allora perché negare quanto sia importante la fedeltà anche nella prospettiva del futuro? Perché ritenere che la fedeltà sia un valore solo nella contemporaneità - conoscendo il marito o la moglie - e non anche nella prospettiva del futuro, cioè quando ancora non si sa chi sarà il compagno di vita che la Provvidenza vorrà?<br /><br />2) PRIVARSI DEL PIACERE PER EVITARE IL DANNO<br />In merito alla questione dei rapporti prematrimoniali un'altra obiezione che solitamente vien fuori è questa: "Perché privarsi del piacere della sessualità? Non è Dio stesso che l'ha inserita nella natura umana?" La risposta non è difficile. Certamente Dio ha inscritto il piacere nella sessualità, così come ha iscritto il piacere in ogni bisogno importante della natura umana. Ha iscritto il piacere anche nel mangiare. Si immagini cosa accadrebbe se non provassimo piacere a mangiare. Faremmo questo ragionamento: "Adesso devo muovere le mandibole... chi me lo fa fare. Mangerò stasera..." e poi anche la sera posticiperemmo al giorno dopo e così via... e intanto moriremmo di inedia. E così anche per la sessualità: se non ci fosse la dimensione del piacere, l'umanità si sarebbe già estinta. Ma - e qui sta il punto - un conto è apprezzare la dimensione del piacere, altro è fare del piacere la componente e il criterio fondamentali. Per ritornare all'esempio del mangiare: se devo mangiare per alimentarmi, va bene apprezzare il piacere del mangiare; ma se in quel momento non è bene che mangi per non danneggiare l'organismo, non posso e non devo mangiare solo per soddisfare un piacere che poi si trasformerà in un danno per la mia salute.<br /><br />3) I RAPPORTI PREMATRIMONIALI NEGANO LA RESPONSABILITÀ<br />Oltre a tale motivo, i rapporti prematrimoniali sono illeciti anche perché sono sempre irresponsabili. Il ragionamento è molto facile: il metodo contraccettivo più sicuro è la pillola antifecondativa, la quale ha una percentuale di "successo" (rattrista utilizzare questa terminologia, ma lo facciamo per farci capire) non superiore al 90%. Il che significa che i metodi anticoncezionali occasionali (quelli che solitamente si usano tra i giovani) hanno una percentuale di "successo" ben al di sotto del 90%. Ciò vuol dire che la sessualità fuori del matrimonio è sempre comunque irresponsabile: si "gioca" con una terza vita che non solo ha il diritto di nascere qualora venisse concepita, ma ha anche il diritto di trovare un nucleo familiare stabile, un papà e una mamma.<br />Dunque, la sessualità pre ed extra matrimoniale è, oltre ad un grave peccato (e già questo dovrebbe bastare per capire), un atto sempre e comunque irresponsabile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22947544</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2020 15:15:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22947544/il_sesso_fuori_del_matrimonio.mp3" length="5316021" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6020

IL SESSO FUORI DAL MATRIMONIO NEGA LA DONAZIONE E LA RESPONSABILITA'
Prima di affrontare il discorso in merito alla sessualità prematrimoniale, è necessario spiegare cosa è la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6020" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6020</a><br /><br />IL SESSO FUORI DAL MATRIMONIO NEGA LA DONAZIONE E LA RESPONSABILITA'<br />Prima di affrontare il discorso in merito alla sessualità prematrimoniale, è necessario spiegare cosa è la sessualità secondo il Cristianesimo. Per il Cristianesimo la sessualità è un valore, perché creata e quindi voluta da Dio. Per il Cristianesimo non è valore ciò che è conseguito dal peccato, ma ciò che Dio ha iscritto nella natura, in questo caso nella natura dell'uomo.<br />L'essere umano non è stato voluto da Dio come una sorta di angelo, cioè con una natura esclusivamente spirituale, bensì come unione di spirito e di corpo. Ora, la sessualità altro non è che la dimensione corporea della reciproca donazione di un singolo uomo verso una singola donna e di una singola donna verso un singolo uomo, uniti nel vincolo indissolubile del matrimonio-sacramento.<br /><br />1) I RAPPORTI PREMATRIMONIALI NEGANO LA DONAZIONE<br />Da ciò si capisce l'illegittimità della sessualità prematrimoniale (e ovviamente anche di quella extra-coniugale). Infatti, tale sessualità non può essere vissuta nella dimensione della donazione. La donazione, infatti, ha bisogno della definitività. Non è definitivo ciò che è ancora temporaneo e provvisorio. Nessuno può negare il fatto che il fidanzamento non sia definitivo: se è fidanzamento è proprio perché non c'è alcuna definitività.<br />Né ha senso fare un'obiezione di questo tipo: Chi ci dice che il matrimonio sarà definitivo? Obiezione che non regge: ci sarebbe contraddizione in ciò che afferma la morale cattolica se essa ammettesse la solubilità del matrimonio, cosa che invece non è.<br />La castità prematrimoniale è la capacità di rimanere fedeli al proprio marito e alla propria moglie ancor prima di conoscerli. Chi si sente di negare quanto sia importante rimanere fedele al proprio marito e alla propria moglie, al proprio fidanzato e alla propria fidanzata? E allora perché negare quanto sia importante la fedeltà anche nella prospettiva del futuro? Perché ritenere che la fedeltà sia un valore solo nella contemporaneità - conoscendo il marito o la moglie - e non anche nella prospettiva del futuro, cioè quando ancora non si sa chi sarà il compagno di vita che la Provvidenza vorrà?<br /><br />2) PRIVARSI DEL PIACERE PER EVITARE IL DANNO<br />In merito alla questione dei rapporti prematrimoniali un'altra obiezione che solitamente vien fuori è questa: "Perché privarsi del piacere della sessualità? Non è Dio stesso che l'ha inserita nella natura umana?" La risposta non è difficile. Certamente Dio ha inscritto il piacere nella sessualità, così come ha iscritto il piacere in ogni bisogno importante della natura umana. Ha iscritto il piacere anche nel mangiare. Si immagini cosa accadrebbe se non provassimo piacere a mangiare. Faremmo questo ragionamento: "Adesso devo muovere le mandibole... chi me lo fa fare. Mangerò stasera..." e poi anche la sera posticiperemmo al giorno dopo e così via... e intanto moriremmo di inedia. E così anche per la sessualità: se non ci fosse la dimensione del piacere, l'umanità si sarebbe già estinta. Ma - e qui sta il punto - un conto è apprezzare la dimensione del piacere, altro è fare del piacere la componente e il criterio fondamentali. Per ritornare all'esempio del mangiare: se devo mangiare per alimentarmi, va bene apprezzare il piacere del mangiare; ma se in quel momento non è bene che mangi per non danneggiare l'organismo, non posso e non devo mangiare solo per soddisfare un piacere che poi si trasformerà in un danno per la mia salute.<br /><br />3) I RAPPORTI PREMATRIMONIALI NEGANO LA RESPONSABILITÀ<br />Oltre a tale motivo, i rapporti prematrimoniali sono illeciti anche perché sono sempre irresponsabili. Il ragionamento è molto facile: il metodo contraccettivo più sicuro è la pillola antifecondativa, la quale ha una percentuale di...]]></itunes:summary><itunes:duration>333</itunes:duration><itunes:keywords>coniugi,matrimonio,rapporto,responsabilità,sesso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ed1e510879fbc59531edebcd3d001ac.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo sport ha un ruolo insostituibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-sport-ha-un-ruolo-insostituibile--22443803</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6005" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6005</a><br /><br />LO SPORT HA UN RUOLO INSOSTITUIBILE<br />Viviamo in contesto culturale di evidente relativismo, cioè di negazione della verità oggettiva. Da qui quella che viene definita "la morte dei valori". "Valore" viene da "valeo", che significa "esser forte". Dunque, è valore ciò che è forte dinanzi al tempo e al divenire. Valore è ciò che dura, che rimane stabilmente, che non cambia, che non subisce modifiche. Perciò, se tutto è relativo, se non esiste una verità oggettiva perenne, viene meno la ragione metafisica del valore. Relativismo filosofico e valori sono incompatibili. Delle due, l'una. O si accetta il relativismo filosofico e si rinuncia ai valori o il contrario. Tertium non datur, non c'è una terza possibilità.<br /> Quello che oggi si nota non è solo la frequenza della trasgressione, ma soprattutto la perdita del senso della trasgressione. Molti scelgono comportamenti immorali senza porsi il problema del reato e della immoralità. Per dirla cristianamente: si pecca senza più preoccuparsi di peccare; cioè si è perso il senso del peccato.<br />Ed anche qui c'entra il relativismo. In un'atmosfera di questo tipo, bene e male sono divenuti categorie intercambiabili: non esiste un bene che possa essere riconosciuto oggettivamente come tale e non esiste un male che possa anch'esso essere riconosciuto oggettivamente come tale. Ciò che è bene oggi potrà non esserlo domani e ciò che era male ieri può non  esserlo oggi. Il relativismo è un cancro; è una malattia gravissima che mina tutto l'uomo: il suo modo di ragionare e il suo comportamento.<br />Da qui il dovere di adottare delle terapie. La prima è quella di ricostruire la consapevolezza del proprio limite. Una consapevolezza però appassionante. L'uomo non solo deve riscoprirsi limitato, ma deve anche appassionarsi a questo limite. Deve capire che se il limite è un dramma (nel senso che pone "drammaticamente" la questione tra il desiderio di infinito e la constatazione della propria finitudine) non è però una tragedia. E' senz'altro una questione, un problema; ma non è l'occasione della disperazione. Al limite c'è la risposta, c'è la risposta dell'apertura del cuore al mistero, c'è la risposta religiosa.<br />In questo lavoro di ricostruzione, lo sport può avere un ruolo importantissimo, soprattutto per gli adolescenti. Un ruolo addirittura "insostituibile". Lo sport ha avuto successo proprio perché è metafora della vita. La sua universalità sta proprio in questo. Lo sport richiama il senso profondo dell'esistere, con i problemi, le ansie, i desideri di vittoria e di realizzazione.<br />Lo sport è importante in questa opera di ricostruzione soprattutto per due motivi:<br />1) Perché si fonda sul concetto di "ordine".<br />2) Perché si fonda sul concetto di "agonismo".<br /><br />1) LO SPORT SI FONDA SUL CONCETTO DI "ORDINE"<br />L'elemento dell'ordine non è un'optional nello sport, ma è sostanza. Non c'è sport senza regole, senza un regolamento ben preciso. E queste regole non vengono decise di volta in volta a piacimento, ma devono essere oggettivamente accettate. L'atleta non costruisce le sue regole al momento, bensì deve attenersi a ciò che è stato precedentemente deciso. Altro che relativismo e soggettivismo! Altro che uomo che si crede fondamento di tutto! L'uomo dallo sport impara cos'è la vita. Impara ad accettare un reale che gli si impone e che non può ricostruire a piacimento. Impara ad accettare un giudizio al di sopra di sé. L'allora cardinale Joseph Ratzinger, riferendosi al gioco del calcio, scrisse: "Il calcio insegna uno scontro pulito in cui la regola comune alla quale il gioco si sottomette continua ad essere ciò che unisce e vincola anche nella posizione di avversari. (...) La libertà vive della regola, della disciplina che impara l'agire congiunto e lo scontro corretto, l'essere indipendente dal successo esteriore e dall'arbitrarietà, e in questo modo arriva ad essere realmente libero". [per il testo completo del discorso del card. Ratzinger vedi i link in fondo a questo articolo]<br /><br />2) LO SPORT SI FONDA SUL CONCETTO DI "AGONISMO"<br />L'agonismo rimanda alla "gara", alla "vittoria". Lo sport non è pura esibizione. La vita vera, infatti, non è "spettacolo", ma sfida, gara. Ci due frasi tanto famose quanto "stupide". La prima è quella del noto drammaturgo tedesco Bertold Brecht (1898-1956) quando dice: come sarebbe bello un mondo che non avesse bisogno di eroi. Frase stupida, perché non solo è il contrario, cioè è bello un mondo che abbia bisogno di eroi, ma inoltre è umanamente vero che ogni uomo debba tendere verso l'eroismo, perché questo è aspirazione all'ideale e, senza l'ideale, l'uomo si costringe nella pochezza mortificante della quotidianità, del "volare basso" che è tutt'altro rispondente al desiderio che alberga nel cuore. Il mondo ha bisogno degli eroi (i veri eroi sono i Santi). Si potrebbe però obiettare: Gesù esalta i miti. Verissimo. Attenzione però: essere miti non vuol dire essere pusillanimi. A differenza del pusillanime che riduce codardamente la propria vita in una vile resa, il mite sceglie la pacificità e la pazienza nella e per la sequela del Cristo; e così, con Cristo, volontariamente accetta il sacrificio. Il pusillanime fugge, il mite accetta. Il pusillanime indietreggia, il mite testimonia. Il pusillanime nasconde il volto, il mite porge il volto agli insulti. Il pusillanime si blocca per la paura, il mite agisce costi quel costi. Come l'atleta vero che dona tutto se stesso nella gara, che profonde tutte le sue energie per raggiungere il traguardo desiderato.<br />La seconda frase - e qui torniamo più specificamente in argomento - è quella celebre di Pierre de Coubertin (1863-1937), il creatore dei Giochi Olimpici moderni: l'importante non è vincere, ma partecipare. Ebbene, è una frase, questa, che a differenza di ciò che solitamente si dice suona come una sorta di tradimento dello sport. Certo, dipende anche da come la si interpreta. Se per sport si intende il fatto che nessuno si deve sentire escluso e che già partecipare è molto importante, una frase di questo tipo va anche bene. D'altronde la frase di de Coubertin, ripresa dal vescovo episcopaliano Ethelbert Talbot (1848-1928), prosegue così: la cosa essenziale non è la vittoria, ma la certezza di essersi battuti bene. Ma se a questa frase si dà un'interpretazione massimalista, quasi di svilimento della tensione agonistica, quasi come se l'agonismo fosse secondario, allora diviene di fatto un tradimento dell'essenza dello sport. D'altronde la vita è così: o ci si realizza o si fallisce, o si vince o si perde. Chi fallisce la sua vita, difficilmente potrà consolarsi di aver solo partecipato. Vi immaginate se le anime dell'inferno dicessero: beh! Abbiamo comunque partecipato... Loro che, in quello stato di eterna dannazione, desidererebbero non esser mai nate o sprofondare nel nulla.<br /><br />L'UOMO HA BISOGNO DI VINCERE<br />Nel Libro di Isaia (45,22) è scritto: "Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza!" Dunque, l'uomo deve aspirare alla vittoria; certamente e immancabilmente con il Signore, ma non può non aspirare alla vittoria. Il desiderio di vittoria va inteso nel senso che non si può parlare di ricerca della felicità che non sia anche desiderio di vittoria. L'uomo non è un "pezzetto" di un tutto che dovrebbe convincersi dell'illusorietà della propria individualità (come affermano le concezioni monistiche e panteistiche di quelle religioni orientali che tanto affascinano l'uomo contemporaneo), ma una realtà organica di spirito e di corpo in cui l'individualità è elemento sostanziale. Nell'antropologia naturale e cristiana l'uomo rimarrà individuo per l'eternità. La felicità completa, che si otterrà in Paradiso, è la piena realizzazione della persona. Ora, la realizzazione non può prescindere dal dominio di due categorie: quella del tempo e quella della concupiscenza. Il dominio del tempo vuol dire conquistare l'eterno, convincersi cioè che ciò che accade nel divenire temporale non verrà irrimediabilmente perso; che il proprio esistere, il proprio pensare, i propri affetti, tutto il proprio umano saranno conservati in eterno... sempre che si vincerà, cioè sempre che si conquisterà la vita eterna beata. Il dominio della concupiscenza vuol dire vincere se stessi rimanendo se stessi, anzi facendo trionfare il vero 'sé' su ciò che si è aggiunto successivamente a contaminare la propria natura: la concupiscenza, infatti, è una delle conseguenze del peccato originale.  Entrambi questi domini hanno bisogno di un desiderio di vittoria, cioè di conquista... e quindi di una necessaria spiritualità di militanza. Il cristiano non solo può ma deve combattere. Non si può essere cristiani senza il desiderio di affrontare coraggiosamente l'avventura della vita, che è poi avventura della prova. Il Signore Gesù lo dice chiaramente: "Il Regno dei Cieli patisce violenza e solo i violenti potranno ereditarlo" (Matteo 11,12). Senza violenza sulla propria concupiscenza non si può andare in Paradiso. Sant'Ignazio di Antiochia diceva che ogni mattina, scendendo dal letto, sapeva di entrare nell'arena; e lui poi nell'arena offrì la sua vita per Cristo.<br />Da questo punto di vista molto significativo era lo "sport" (utilizziamo naturalmente le virgolette per l'uso antistorico del termine) nel medioevo. I palii e le giostre non conoscevano il riconoscimento del secondo, del terzo e così via. Veniva premiato solo il primo. Gli altri, dal secondo in poi, risultavano tutti ultimi. Il secondo non poteva pavoneggiarsi nei confronti del terzo, perché arrivare secondo o arrivare ultimo era la stessa cosa. Anche questo era metafora di una mentalità in cui forte era la fede nell'escatologia cristiana. La vita è fatta per conquistare il Paradiso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22443803</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2020 19:47:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22443803/lo_sport_ha_un_ruolo_insostituibile.mp3" length="15635852" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6005

LO SPORT HA UN RUOLO INSOSTITUIBILE
Viviamo in contesto culturale di evidente relativismo, cioè di negazione della verità oggettiva. Da qui quella che viene definita "la morte dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6005" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6005</a><br /><br />LO SPORT HA UN RUOLO INSOSTITUIBILE<br />Viviamo in contesto culturale di evidente relativismo, cioè di negazione della verità oggettiva. Da qui quella che viene definita "la morte dei valori". "Valore" viene da "valeo", che significa "esser forte". Dunque, è valore ciò che è forte dinanzi al tempo e al divenire. Valore è ciò che dura, che rimane stabilmente, che non cambia, che non subisce modifiche. Perciò, se tutto è relativo, se non esiste una verità oggettiva perenne, viene meno la ragione metafisica del valore. Relativismo filosofico e valori sono incompatibili. Delle due, l'una. O si accetta il relativismo filosofico e si rinuncia ai valori o il contrario. Tertium non datur, non c'è una terza possibilità.<br /> Quello che oggi si nota non è solo la frequenza della trasgressione, ma soprattutto la perdita del senso della trasgressione. Molti scelgono comportamenti immorali senza porsi il problema del reato e della immoralità. Per dirla cristianamente: si pecca senza più preoccuparsi di peccare; cioè si è perso il senso del peccato.<br />Ed anche qui c'entra il relativismo. In un'atmosfera di questo tipo, bene e male sono divenuti categorie intercambiabili: non esiste un bene che possa essere riconosciuto oggettivamente come tale e non esiste un male che possa anch'esso essere riconosciuto oggettivamente come tale. Ciò che è bene oggi potrà non esserlo domani e ciò che era male ieri può non  esserlo oggi. Il relativismo è un cancro; è una malattia gravissima che mina tutto l'uomo: il suo modo di ragionare e il suo comportamento.<br />Da qui il dovere di adottare delle terapie. La prima è quella di ricostruire la consapevolezza del proprio limite. Una consapevolezza però appassionante. L'uomo non solo deve riscoprirsi limitato, ma deve anche appassionarsi a questo limite. Deve capire che se il limite è un dramma (nel senso che pone "drammaticamente" la questione tra il desiderio di infinito e la constatazione della propria finitudine) non è però una tragedia. E' senz'altro una questione, un problema; ma non è l'occasione della disperazione. Al limite c'è la risposta, c'è la risposta dell'apertura del cuore al mistero, c'è la risposta religiosa.<br />In questo lavoro di ricostruzione, lo sport può avere un ruolo importantissimo, soprattutto per gli adolescenti. Un ruolo addirittura "insostituibile". Lo sport ha avuto successo proprio perché è metafora della vita. La sua universalità sta proprio in questo. Lo sport richiama il senso profondo dell'esistere, con i problemi, le ansie, i desideri di vittoria e di realizzazione.<br />Lo sport è importante in questa opera di ricostruzione soprattutto per due motivi:<br />1) Perché si fonda sul concetto di "ordine".<br />2) Perché si fonda sul concetto di "agonismo".<br /><br />1) LO SPORT SI FONDA SUL CONCETTO DI "ORDINE"<br />L'elemento dell'ordine non è un'optional nello sport, ma è sostanza. Non c'è sport senza regole, senza un regolamento ben preciso. E queste regole non vengono decise di volta in volta a piacimento, ma devono essere oggettivamente accettate. L'atleta non costruisce le sue regole al momento, bensì deve attenersi a ciò che è stato precedentemente deciso. Altro che relativismo e soggettivismo! Altro che uomo che si crede fondamento di tutto! L'uomo dallo sport impara cos'è la vita. Impara ad accettare un reale che gli si impone e che non può ricostruire a piacimento. Impara ad accettare un giudizio al di sopra di sé. L'allora cardinale Joseph Ratzinger, riferendosi al gioco del calcio, scrisse: "Il calcio insegna uno scontro pulito in cui la regola comune alla quale il gioco si sottomette continua ad essere ciò che unisce e vincola anche nella posizione di avversari. (...) La libertà vive della regola, della disciplina che impara l'agire congiunto e lo scontro corretto, l'essere indipendente dal...]]></itunes:summary><itunes:duration>978</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,cristianesimo,problemi,sport,vittoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/82564d1bf604b5a2bea39edfc927f867.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coronavirus, la vera epidemia è il panico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coronavirus-la-vera-epidemia-e-il-panico--22443802</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6009" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6009</a><br /><br />CORONAVIRUS, LA VERA EPIDEMIA E' IL PANICO di Paolo Gulisano<br />11.000 morti per polmonite; 5.000 morti per complicazioni dell'influenza. È il bilancio dell'epidemia del Coronavirus cinese? No: è il quadro epidemiologico del nostro Paese. Ogni anno questo è il numero dei morti per queste due patologie. È un dato che dovrebbe far riflettere su quello che sta accadendo. L'epidemia che sta scoppiando  è infatti una epidemia da panico, da paura ingiustificata delle malattie infettive.<br />La nuova minaccia fantasma si chiama Coronavirus. Certo: come abbiamo già scritto i casi esistono, e per certi versi il loro numero crescente sta a significare che il sistema cinese di prevenzione non sta funzionando, esattamente come accadde nel 2003 con la SARS, come la NBQ ha ricordato negli scorsi giorni. La vicenda del Coronavirus sta mostrando quanto sia fragile il gigante cinese, quel modello fatto di un mix micidiale di Comunismo e Turbocapitalismo che tanto piace in Occidente, e persino nei Sacri Palazzi Vaticani. Esaltato fino a pochi giorni fa per i suoi risultati economici e per la sua potenza militare e politica, questo modello  si trova ora a fronteggiare con scarsa efficacia una epidemia che a causa degli spostamenti dei cittadini cinesi nel mondo si sta globalizzando.<br />Tuttavia parliamo di una malattia che ha un tasso di mortalità del 3%. Ciò significa che su 100 persone che si ammalano 97 guariscono senza problemi. Inoltre, i dati che cominciano ad essere accessibili, rivelano che i morti sono persone anziane, malati cronici, immunodepressi. Insomma, col nuovo Coronavirus sta accadendo la stessa cosa che avviene con i nostri virus influenzali. Tra parentesi, nei giorni scorsi veniva proprio annunciato come imminente il picco dell'epidemia influenzale in Italia. Ora non se ne parla più: tutta l'attenzione è monopolizzata dal pericolo giallo.<br /><br />LA FABBRICA DELLA PAURA<br />E sul fattore paura nascono e proliferano strane narrazioni. C'è chi ha parlato di numeri di morti altissimi e tenuti nascosti; chi di un microrganismo killer sfuggito ai laboratori militari preposti alla produzione di armi batteriologiche. Questa ipotesi è stata alimentata dalla presenza nei centri più colpiti di medici militari. In realtà è normale prassi del regime cinese intervenire con metodi tipici da regime dittatoriale, e non certo con gli specialisti e i protocolli tipici della Sanità occidentale. Ma anche queste centinaia di medici-soldati possono fare ben poco: mancano infatti tute protettive, occhiali di salvataggio, mascherine igieniche,  strumentazioni e test-kit per scoprire la malattia nelle decine di migliaia di pazienti che affollano i corridoi degli ospedali.<br />La poca efficacia dipende anche dalla mancanza di informazioni e dal silenzio tenuto per troppo tempo prima di lanciare l'allarme. Secondo uno dei più autorevoli mezzi di informazione medica, il britannico The Lancet, i primi casi di coronavirus, ufficialmente denunciati il 31 dicembre, si sarebbero in realtà verificati dai primi di dicembre.<br />Accanto a queste ipotesi di guerra batteriologica decisamente fantasiose, esistono poi prese di posizione che colgono l'occasione per fare sentire la loro voce. Tra questi il virologo del San Raffaele Roberto Burioni, il campione del "vacciniamo ad oltranza", che sostiene che ai dati che vengono dalla Cina devono essere aggiunti parecchi zeri. Per il professore insomma saremmo di fronte ad una emergenza sanitaria. Tuttavia, ha l'onestà e il realismo di dire che non c'è in vista alcun vaccino per il Coronavirus.<br />D'altra parte, pur essendo questi virus studiati da anni, e avendo avuto l'epidemia di SARS nel 2003, in tutti questi anni non si è arrivati a produrre alcun tipo di vaccino per alcun Coronavirus. Difficile quindi affermare che lo si possa fare oggi, magari nel giro di poche settimane. Eppure c'è chi lo fa, e queste intemerate di ricercatori possono portare su di loro l'attenzione dei media, o meglio ancora lucrosi finanziamenti e financo il rialzo dei titoli di borse di società quotate.<br /><br />ALLARMISMO INGIUSTIFICATO<br />C'è poi chi ha buttato ulteriore benzina sul fuoco dell'allarmismo. In una intervista rilasciata nei giorni scorsi, Walter Ricciardi, presidente della World Federation of Public Health Association (Wfpha), ed ex Direttore dell'Istituto Superiore di Sanità, carica dalla quale si era dimesso per protesta contro la presenza nel primo governo Conte di Matteo Salvini, ha dichiarato che l'Italia è una "bomba microbiologica".<br />Cosa farebbe del nostro Paese una realtà ad altissimo rischio epidemico, quali la stessa Cina o Paesi in via di sviluppo?  Secondo Ricciardi  i rischi che si paventano con la diffusione del coronavirus sono «piccole avvisaglie». Il vero problema è che «purtroppo, la mancanza di conoscenze scientifiche e di fiducia nei confronti della scienza e quindi dei vaccini sta determinando una grande vulnerabilità e il nostro Paese in questo contesto è uno dei più deboli». Una affermazione decisamente sorprendente.<br />Le coperture vaccinali italiane sono perfettamente in linea con quelle degli altri Paesi europei. Non si riscontrano focolai epidemici: l'andamento delle principali malattie infettive è normale. Perché allora cogliere l'occasione della paura del Coronavirus per lanciare questo tipo di messaggi allarmistici? E ancora: perché diffondere l'illusione della immediata realizzazione di un vaccino per un virus individuato da un mese, quando sappiamo bene che per preparare un vaccino servono molti anni di studi e ricerche, occorrono test  clinici in vitro o in vivo su animale e poi su uomo, e gli studi e i risultati poi vanno attentamente valutati? Infine, non si comprende perché quella della vaccinazione dovrebbe essere l'unica obbligata soluzione alle malattie infettive. E i farmaci antivirali? E le misure igieniche di isolamento, profilassi, e soprattutto di stili di vita sani? Perché trascurarli?<br />In sintesi:  non bisogna farsi condizionare dal Fattore P, il fattore paura, che magari è funzionale a distrarre l'opinione pubblica da quelli che sono i veri problemi, sanitari e non solo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22443802</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2020 09:45:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22443802/coronavirus.mp3" length="8130977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6009

CORONAVIRUS, LA VERA EPIDEMIA E' IL PANICO di Paolo Gulisano
11.000 morti per polmonite; 5.000 morti per complicazioni dell'influenza. È il bilancio dell'epidemia del Coronavirus...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6009" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6009</a><br /><br />CORONAVIRUS, LA VERA EPIDEMIA E' IL PANICO di Paolo Gulisano<br />11.000 morti per polmonite; 5.000 morti per complicazioni dell'influenza. È il bilancio dell'epidemia del Coronavirus cinese? No: è il quadro epidemiologico del nostro Paese. Ogni anno questo è il numero dei morti per queste due patologie. È un dato che dovrebbe far riflettere su quello che sta accadendo. L'epidemia che sta scoppiando  è infatti una epidemia da panico, da paura ingiustificata delle malattie infettive.<br />La nuova minaccia fantasma si chiama Coronavirus. Certo: come abbiamo già scritto i casi esistono, e per certi versi il loro numero crescente sta a significare che il sistema cinese di prevenzione non sta funzionando, esattamente come accadde nel 2003 con la SARS, come la NBQ ha ricordato negli scorsi giorni. La vicenda del Coronavirus sta mostrando quanto sia fragile il gigante cinese, quel modello fatto di un mix micidiale di Comunismo e Turbocapitalismo che tanto piace in Occidente, e persino nei Sacri Palazzi Vaticani. Esaltato fino a pochi giorni fa per i suoi risultati economici e per la sua potenza militare e politica, questo modello  si trova ora a fronteggiare con scarsa efficacia una epidemia che a causa degli spostamenti dei cittadini cinesi nel mondo si sta globalizzando.<br />Tuttavia parliamo di una malattia che ha un tasso di mortalità del 3%. Ciò significa che su 100 persone che si ammalano 97 guariscono senza problemi. Inoltre, i dati che cominciano ad essere accessibili, rivelano che i morti sono persone anziane, malati cronici, immunodepressi. Insomma, col nuovo Coronavirus sta accadendo la stessa cosa che avviene con i nostri virus influenzali. Tra parentesi, nei giorni scorsi veniva proprio annunciato come imminente il picco dell'epidemia influenzale in Italia. Ora non se ne parla più: tutta l'attenzione è monopolizzata dal pericolo giallo.<br /><br />LA FABBRICA DELLA PAURA<br />E sul fattore paura nascono e proliferano strane narrazioni. C'è chi ha parlato di numeri di morti altissimi e tenuti nascosti; chi di un microrganismo killer sfuggito ai laboratori militari preposti alla produzione di armi batteriologiche. Questa ipotesi è stata alimentata dalla presenza nei centri più colpiti di medici militari. In realtà è normale prassi del regime cinese intervenire con metodi tipici da regime dittatoriale, e non certo con gli specialisti e i protocolli tipici della Sanità occidentale. Ma anche queste centinaia di medici-soldati possono fare ben poco: mancano infatti tute protettive, occhiali di salvataggio, mascherine igieniche,  strumentazioni e test-kit per scoprire la malattia nelle decine di migliaia di pazienti che affollano i corridoi degli ospedali.<br />La poca efficacia dipende anche dalla mancanza di informazioni e dal silenzio tenuto per troppo tempo prima di lanciare l'allarme. Secondo uno dei più autorevoli mezzi di informazione medica, il britannico The Lancet, i primi casi di coronavirus, ufficialmente denunciati il 31 dicembre, si sarebbero in realtà verificati dai primi di dicembre.<br />Accanto a queste ipotesi di guerra batteriologica decisamente fantasiose, esistono poi prese di posizione che colgono l'occasione per fare sentire la loro voce. Tra questi il virologo del San Raffaele Roberto Burioni, il campione del "vacciniamo ad oltranza", che sostiene che ai dati che vengono dalla Cina devono essere aggiunti parecchi zeri. Per il professore insomma saremmo di fronte ad una emergenza sanitaria. Tuttavia, ha l'onestà e il realismo di dire che non c'è in vista alcun vaccino per il Coronavirus.<br />D'altra parte, pur essendo questi virus studiati da anni, e avendo avuto l'epidemia di SARS nel 2003, in tutti questi anni non si è arrivati a produrre alcun tipo di vaccino per alcun Coronavirus. Difficile quindi affermare che lo si possa fare oggi,...]]></itunes:summary><itunes:duration>509</itunes:duration><itunes:keywords>cina,coronavirus,epidemia,malattia,media,panico,paura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f3f632575ddd2f4332cfede322bdef27.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vivi e lascia vivere: il motto della gente mondana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vivi-e-lascia-vivere-il-motto-della-gente-mondana--21634322</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5964" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5964</a><br /><br />VIVI E LASCIA VIVERE: IL MOTTO DELLA GENTE MONDANA di Ronald Knox<br />Che cosa intendiamo per «gente mondana»? Non è una cosa molto facile da spiegare e definire. Ma, parlando alla buona, credo si possano chiamare «mondani» coloro che o non credono in una vita futura o non se ne preoccupano, cercando di rendere questo mondo il più comodo possibile per la maggior parte degli individui, essi compresi.<br />Desiderano che tutto funzioni a puntino, che i treni viaggino in perfetto orario; che vitto, bibite e svaghi siano a buon mercato; che i giornali siano di grande formato e pieni di chiacchiere, e che nulla arrechi disturbo alla vita della gente; il loro motto è «vivi e lascia vivere».<br /><br />PONZIO PILATO CONDANNA GESÙ<br />Naturalmente tutto questo era ciò che Ponzio Pilato rappresentava in quel momento. A lui non importava affatto che Nostro Signore fosse o non fosse il Figlio di Dio, che avesse infranto la legge del Sabato o rispettasse quella di Mosè. Egli voleva solamente che i Giudei fossero possibilmente contenti e tranquilli; non voleva folle di popolo urlanti: «Osanna al Figlio di Davide» o «Sia crocifisso», cose tutte nocive alla quiete pubblica. (...)<br />Pilato non aveva nulla contro di lui: era rimasto piuttosto scosso in sua presenza ed era convinto in modo certo della sua innocenza. Eppure fu Pilato a crocifiggerlo. Fu il «mondo» con la sua avversione alle scene, al chiasso, con la sua dottrina del «vivi e lascia vivere» che mandò a morte Gesù. (...)<br />La ragione per cui Pilato acconsentì alla crocifissione del Signore fu perché tutto il suo insegnamento era una sfida al mondo che trovava la terra come luogo comodo e desiderava andare avanti piacevolmente, senza pensare né a Dio, né all'inferno.<br />Ed ecco la vera ragione per cui la Chiesa Cattolica viene sempre perseguitata, un secolo dopo l'altro. Essa non abbandonerà mai gli uomini ricordando loro continuamente cose che al mondo sono sgradite.<br /><br />IL TRENO CONFORTEVOLE<br />Sapete cosa avviene quando sette persone stanno sedute in uno scompartimento del treno, in una giornata fredda, con tutti i finestrini chiusi e il riscaldamento in funzione: l'atmosfera è veramente accogliente. Ad un tratto in una stazione di passaggio, entra un ottavo viaggiatore che apre un finestrino per salutare la moglie e poi non lo richiude del tutto: così che un po' di aria fredda riesce a penetrare all'interno.<br />Ecco quello che il mondo sente nei confronti della Chiesa Cattolica quando discorre di paradiso e inferno. E ciò riguarda anche voi e anche me, perché abbiamo sempre la tentazione di prendercela con calma, circa la nostra qualità di cristiani, per causa del rispetto umano, vivendo tra gente che non divide le nostre convinzioni; di parlare come se il peccato non avesse molta importanza e Dio contasse poco e non vi fosse né Paradiso né Inferno di cui darsi pensiero. (...)<br />Quando recitando il Credo ripetiamo le parole «patì sotto Ponzio Pilato» dobbiamo ricordarci che non è da buoni cristiani adulare e servire Ponzio Pilato, cioè il «mondo».<br /><br />Nota di BastaBugie: questo brano è tratto da «Il Credo», Ed. Paoline 1954. L'autore è Ronald Knox (1888-1957), figlio di un vescovo anglicano, che fu ordinato sacerdote nella confessione anglicana. In età adulta, si convertì dall'anglicanesimo al cattolicesimo. Fu amico di Gilbert Keith Chesterton, con cui condivideva la passione per la scrittura di romanzi gialli, e da cui fu portato al cattolicesimo prima ancora della conversione dello stesso Chesterton.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21634322</guid><pubDate>Tue, 14 Jan 2020 22:20:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21634322/vivi_e_lascia_vivere.mp3" length="4579995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5964

VIVI E LASCIA VIVERE: IL MOTTO DELLA GENTE MONDANA di Ronald Knox
Che cosa intendiamo per «gente mondana»? Non è una cosa molto facile da spiegare e definire. Ma, parlando alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5964" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5964</a><br /><br />VIVI E LASCIA VIVERE: IL MOTTO DELLA GENTE MONDANA di Ronald Knox<br />Che cosa intendiamo per «gente mondana»? Non è una cosa molto facile da spiegare e definire. Ma, parlando alla buona, credo si possano chiamare «mondani» coloro che o non credono in una vita futura o non se ne preoccupano, cercando di rendere questo mondo il più comodo possibile per la maggior parte degli individui, essi compresi.<br />Desiderano che tutto funzioni a puntino, che i treni viaggino in perfetto orario; che vitto, bibite e svaghi siano a buon mercato; che i giornali siano di grande formato e pieni di chiacchiere, e che nulla arrechi disturbo alla vita della gente; il loro motto è «vivi e lascia vivere».<br /><br />PONZIO PILATO CONDANNA GESÙ<br />Naturalmente tutto questo era ciò che Ponzio Pilato rappresentava in quel momento. A lui non importava affatto che Nostro Signore fosse o non fosse il Figlio di Dio, che avesse infranto la legge del Sabato o rispettasse quella di Mosè. Egli voleva solamente che i Giudei fossero possibilmente contenti e tranquilli; non voleva folle di popolo urlanti: «Osanna al Figlio di Davide» o «Sia crocifisso», cose tutte nocive alla quiete pubblica. (...)<br />Pilato non aveva nulla contro di lui: era rimasto piuttosto scosso in sua presenza ed era convinto in modo certo della sua innocenza. Eppure fu Pilato a crocifiggerlo. Fu il «mondo» con la sua avversione alle scene, al chiasso, con la sua dottrina del «vivi e lascia vivere» che mandò a morte Gesù. (...)<br />La ragione per cui Pilato acconsentì alla crocifissione del Signore fu perché tutto il suo insegnamento era una sfida al mondo che trovava la terra come luogo comodo e desiderava andare avanti piacevolmente, senza pensare né a Dio, né all'inferno.<br />Ed ecco la vera ragione per cui la Chiesa Cattolica viene sempre perseguitata, un secolo dopo l'altro. Essa non abbandonerà mai gli uomini ricordando loro continuamente cose che al mondo sono sgradite.<br /><br />IL TRENO CONFORTEVOLE<br />Sapete cosa avviene quando sette persone stanno sedute in uno scompartimento del treno, in una giornata fredda, con tutti i finestrini chiusi e il riscaldamento in funzione: l'atmosfera è veramente accogliente. Ad un tratto in una stazione di passaggio, entra un ottavo viaggiatore che apre un finestrino per salutare la moglie e poi non lo richiude del tutto: così che un po' di aria fredda riesce a penetrare all'interno.<br />Ecco quello che il mondo sente nei confronti della Chiesa Cattolica quando discorre di paradiso e inferno. E ciò riguarda anche voi e anche me, perché abbiamo sempre la tentazione di prendercela con calma, circa la nostra qualità di cristiani, per causa del rispetto umano, vivendo tra gente che non divide le nostre convinzioni; di parlare come se il peccato non avesse molta importanza e Dio contasse poco e non vi fosse né Paradiso né Inferno di cui darsi pensiero. (...)<br />Quando recitando il Credo ripetiamo le parole «patì sotto Ponzio Pilato» dobbiamo ricordarci che non è da buoni cristiani adulare e servire Ponzio Pilato, cioè il «mondo».<br /><br />Nota di BastaBugie: questo brano è tratto da «Il Credo», Ed. Paoline 1954. L'autore è Ronald Knox (1888-1957), figlio di un vescovo anglicano, che fu ordinato sacerdote nella confessione anglicana. In età adulta, si convertì dall'anglicanesimo al cattolicesimo. Fu amico di Gilbert Keith Chesterton, con cui condivideva la passione per la scrittura di romanzi gialli, e da cui fu portato al cattolicesimo prima ancora della conversione dello stesso Chesterton.]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>chesterton,sopravvivere,strage,vita,vivere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/89adcb71e7a11b1e461f86601a7d2f69.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Seguire solo le emozioni è rischioso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/seguire-solo-le-emozioni-e-rischioso--21505016</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5955" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5955</a><br /><br />SEGUIRE SOLO LE EMOZIONI E' RISCHIOSO<br />Volgiamo uno sguardo sulle passioni, altrimenti conosciute come emozioni. Ora, le passioni vengono descritte come "movimenti impetuosi dell'appetito sensitivo rispetto a ciò che si percepisce come bene o male con una ripercussione sul corpo". Per esempio: l'amore, (la passione principale), è un movimento impetuoso verso un bene apparente, con una ripercussione fisica nella dilatazione del cuore, l'ira fa correre il sangue al cervello, la paura ci fa impallidire, ecc.<br />I sensi e le passioni appartengono a ciò che si chiama facoltà sensitiva dell'anima, ovvero la sua capacità di sentire. Questa facoltà la condividiamo con gli animali che, come abbiamo già accennato, usufruiscono anche essi dei sensi e delle passioni. Queste capacità servono a noi, come anche a loro, per discernere tra ciò che è proficuo e ciò che è nocivo nel mondo che ci circonda, che può apparirci come un bene oppure come un male, ma anche per poter approfittare del bene, ed evitare, o superare, il male.<br /><br />DIFFERENZE UOMO - ANIMALE<br />Ci sono due differenze però tra gli animali e noi. I sensi e le passioni degli animali non sono in nessun modo soggetti alla razionalità e non sono neanche minimamente disordinati. I sensi e le passioni umane, invece, hanno una qualità razionale che trasforma il sentimento in qualcosa di comprensibile, e sono inoltre sottomessi alla padronanza della ragione. Per di più sono disordinati in conseguenza del Peccato originale. Noi non siamo come gli animali che sono sempre moderati nella ricerca dei piaceri, dei sensi e nell'uso delle passioni.<br />Il fatto che le passioni siano parzialmente disordinate e fuori controllo, non significa, però, che siano cattive di per se, come sostengono gli Stoici ed i Buddisti. Piuttosto sono passioni buone, ma che sono state danneggiate, ed ora vanno moderate. Questa è un'opera meritevole che fa parte (una buona parte) del lavoro che bisogna fare su se stessi.<br />Non siamo come gli animali, dunque, che hanno solo le passioni per aiutarli, e nient'altro. Noi abbiamo una facoltà superiore, cioè la razionalità, ovvero la ragione e la volontà. Le passioni ci indicano cosa c'è del bene e del male nel mondo intorno, ma bisogna valutare i loro dettami secondo la ragione, e poi agire in conformità alla realtà.<br /><br />LA VALUTAZIONE MORALE<br />Bisogna giudicare se la persona o la cosa, che sentiamo essere buona, sia davvero buona, e se quella che sentiamo essere cattiva lo sia di fatto. Il nostro compito è quello di reagire al vero bene e al vero male nel modo adeguato. Questa persona antipatica è nociva e da evitare? Questa persona simpatica è buona e da accogliere? Non lasciamoci trascinare dalle emozioni, dall'odio, dall'amore, dalla paura e dalla tristezza. Controlliamole e moderiamole, utilizzandole come forze per fare il bene ed evitare o superare il male, migliorandoci come persone.<br />In questa faccenda imitiamo nostro Signore Benedetto, e la Madonna, che erano, e sono, padroni completi delle passioni - pur non sopprimendole, restano immuni al Peccato originale, vivendole secondo lo stato di natura pura. Nostro Signore ad esempio, secondo la testimonianza della Sacra scrittura, sentiva la forza delle passioni, ma le adoperava in modo adatto alle circostanze. Egli pianse su Gerusalemme, amava il discepolo san Giovanni, si arrabbiava contro i mercanti nel Tempio, fu preso dalla paura nell'orto. Ma tutto secondo il giusto peso, la giusta misura e proporzione.<br />Sono loro i nostri modelli in questo ed in tutto. La moderazione delle passioni è una meta difficile, ma seguendo il loro esempio e chiedendo il loro aiuto, la raggiungeremo, alla loro eterna gloria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21505016</guid><pubDate>Thu, 09 Jan 2020 22:07:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21505016/seguire_emozioni.mp3" length="4719594" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5955

SEGUIRE SOLO LE EMOZIONI E' RISCHIOSO
Volgiamo uno sguardo sulle passioni, altrimenti conosciute come emozioni. Ora, le passioni vengono descritte come "movimenti impetuosi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5955" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5955</a><br /><br />SEGUIRE SOLO LE EMOZIONI E' RISCHIOSO<br />Volgiamo uno sguardo sulle passioni, altrimenti conosciute come emozioni. Ora, le passioni vengono descritte come "movimenti impetuosi dell'appetito sensitivo rispetto a ciò che si percepisce come bene o male con una ripercussione sul corpo". Per esempio: l'amore, (la passione principale), è un movimento impetuoso verso un bene apparente, con una ripercussione fisica nella dilatazione del cuore, l'ira fa correre il sangue al cervello, la paura ci fa impallidire, ecc.<br />I sensi e le passioni appartengono a ciò che si chiama facoltà sensitiva dell'anima, ovvero la sua capacità di sentire. Questa facoltà la condividiamo con gli animali che, come abbiamo già accennato, usufruiscono anche essi dei sensi e delle passioni. Queste capacità servono a noi, come anche a loro, per discernere tra ciò che è proficuo e ciò che è nocivo nel mondo che ci circonda, che può apparirci come un bene oppure come un male, ma anche per poter approfittare del bene, ed evitare, o superare, il male.<br /><br />DIFFERENZE UOMO - ANIMALE<br />Ci sono due differenze però tra gli animali e noi. I sensi e le passioni degli animali non sono in nessun modo soggetti alla razionalità e non sono neanche minimamente disordinati. I sensi e le passioni umane, invece, hanno una qualità razionale che trasforma il sentimento in qualcosa di comprensibile, e sono inoltre sottomessi alla padronanza della ragione. Per di più sono disordinati in conseguenza del Peccato originale. Noi non siamo come gli animali che sono sempre moderati nella ricerca dei piaceri, dei sensi e nell'uso delle passioni.<br />Il fatto che le passioni siano parzialmente disordinate e fuori controllo, non significa, però, che siano cattive di per se, come sostengono gli Stoici ed i Buddisti. Piuttosto sono passioni buone, ma che sono state danneggiate, ed ora vanno moderate. Questa è un'opera meritevole che fa parte (una buona parte) del lavoro che bisogna fare su se stessi.<br />Non siamo come gli animali, dunque, che hanno solo le passioni per aiutarli, e nient'altro. Noi abbiamo una facoltà superiore, cioè la razionalità, ovvero la ragione e la volontà. Le passioni ci indicano cosa c'è del bene e del male nel mondo intorno, ma bisogna valutare i loro dettami secondo la ragione, e poi agire in conformità alla realtà.<br /><br />LA VALUTAZIONE MORALE<br />Bisogna giudicare se la persona o la cosa, che sentiamo essere buona, sia davvero buona, e se quella che sentiamo essere cattiva lo sia di fatto. Il nostro compito è quello di reagire al vero bene e al vero male nel modo adeguato. Questa persona antipatica è nociva e da evitare? Questa persona simpatica è buona e da accogliere? Non lasciamoci trascinare dalle emozioni, dall'odio, dall'amore, dalla paura e dalla tristezza. Controlliamole e moderiamole, utilizzandole come forze per fare il bene ed evitare o superare il male, migliorandoci come persone.<br />In questa faccenda imitiamo nostro Signore Benedetto, e la Madonna, che erano, e sono, padroni completi delle passioni - pur non sopprimendole, restano immuni al Peccato originale, vivendole secondo lo stato di natura pura. Nostro Signore ad esempio, secondo la testimonianza della Sacra scrittura, sentiva la forza delle passioni, ma le adoperava in modo adatto alle circostanze. Egli pianse su Gerusalemme, amava il discepolo san Giovanni, si arrabbiava contro i mercanti nel Tempio, fu preso dalla paura nell'orto. Ma tutto secondo il giusto peso, la giusta misura e proporzione.<br />Sono loro i nostri modelli in questo ed in tutto. La moderazione delle passioni è una meta difficile, ma seguendo il loro esempio e chiedendo il loro aiuto, la raggiungeremo, alla loro eterna gloria.]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>emozioni,pericolo,ragione,scelte,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cdd7a51613406b711dc314033d02d6f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il bonus per il latte artificiale è scandaloso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-bonus-per-il-latte-artificiale-e-scandaloso--20816769</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5928" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5928</a><br /><br />IL BONUS PER IL LATTE ARTIFICIALE E' SCANDALOSO di Luca Volontè<br />Non possiamo tacere la vergogna che proviamo per l'introduzione nella manovra economica di un bonus per il latte artificiale.<br />Soldi che vanno direttamente nelle tasche della multinazionali e che danneggiano apertamente mamme e bambini. Si perché, come è stato ben sottolineato dai pediatri italiani, il 'bonus latte artificiale' non va solo a danno delle mamme che decidono di allattare al seno, ma contrasta ogni ricerca e indicazione scientifica internazionale che, invece, chiede di favorire l'allattamento materno per sei mesi e lo consiglia fortemente sino ai due anni. [...] Strano Paese il nostro che per decenni si batte per i produttori di latte italiani e si inventa di tutto pur di mantenere quote e premiare prezzi minimi, ma verso le mamme italiane chiude gli occhi e gli preferisce le multinazionali. [...]<br />Sin dall'agosto del 2017, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che non è non certamente la Pontificia Accademia per la Vita e la Famiglia quanto a principi pro famiglia e vita umana, ha dichiarato con chiarezza il proprio favore assoluto per l'allattamento al seno. Vediamo cosa dice la guida della Organizzazione: allattamento al seno è cruciale per i primi sei mesi di vita; i bambini dovrebbero prendere latte esclusivamente materno per avere una crescita ottimale, sviluppo e salute e far sviluppare le proprie caratteristiche nutrizionali e, anche quando mangeranno altro, è consigliato l'allattamento al seno sino ai due anni di vita. [...] Il latte materno produce benefici a breve e lungo termine per i bambini, buona salute meno obesità e più intelligenza. Il latte materno riduce nei bambini la diarrea e la pneumonia e favorisce la buona salute. Non solo, l'allattamento al seno produce benefici per le madri, riducendo il rischio di cancro al seno e alle ovaie, il diabete e la depressione post-parto.<br />Vi sia chiaro, l'Oms da anni viene finanziato nelle sue attività, per la maggior parte, dalle stesse multinazionali che sono anche produttrici di latte in polvere o suoi derivati. L'evidenza scientifica ha, tuttavia, costretto l'organo supremo della sanità mondiale a sostenere con determinazione le mamme e il latte materno. Non vi siete ancora convinti che la natura umana, in questi caso la grazia materna, faccia meglio della multinazionale del latte in polvere? Ebbene, il colostrum (primo gettito del latte materno) è il miglior vaccino contro virus e infezioni del bimbo; l'allattamento al seno riduce notevolmente anche le sindromi post-menopausa delle madri e le aiuta a perder peso; i bimbi allattati al seno dalla madre soffrono e soffriranno meno di depressione ansietà nella loro vita etc. Tutte queste affermazioni sono solidamente provate da studi scientifici, molti dei quali svolti da agenzie pubbliche o sotto il loro patrocinio, negli Usa, in Canada, nel Regno Unito.<br />Siamo preoccupati di scontentare le multinazionali? Dovremmo essere preoccupati del benessere di mamme e bambini, così ha fatto recentemente l'Agenzia del Dipartimento della Salute degli Usa che si occupa di maternità e bimbi (Hrsa) che ha messo in chiaro quanto il latte materno protegga i bambini dalle infezioni, sviluppa le loro capacità celebrali e quelle dell'apparato digestivo. Inoltre, riduce i costi delle visite pediatriche, le ricette mediche e l'ospedalizzazione oltre ai costi generici per la prima infanzia. Sul piano emotivo e psicologico, il contatto madre-bimbo sviluppa l'oxitocina e l'empatia rassicurando il bambino. Detto ciò, seguono una serie di risorse federali disponibili per le mamme che decidono di allattare al seno negli Usa.<br />Nota di BastaBugie: riportiamo qui sotto il n. 10 del  documento "Strategia globale per l'alimentazione dei neonati e dei bambini" a cura dell'OMS e dell'UNICEF.<br />"L'allattamento al seno è un metodo senza pari per fornire ai bambini un nutrimento ideale per crescere e svilupparsi in salute; è inoltre parte integrante del processo riproduttivo, con notevoli implicazioni per la salute della madre. Come raccomandazione sanitaria generale, per avere le migliori possibilità di crescere e svilupparsi in maniera regolare, nei primi sei mesi di vita i neonati dovrebbero essere nutriti esclusivamente con latte materno. In seguito, per soddisfare il crescente fabbisogno nutrizionale, la dieta va integrata con cibi complementari idonei e sicuri, proseguendo l'allattamento fino all'età di due anni o oltre. Tranne che in presenza di alcune patologie, l'allattamento esclusivo al seno è sempre possibile, e l'allattamento senza restrizioni stimola la produzione di latte in misura più che sufficiente."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20816769</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2019 16:32:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20816769/bonus_latte.mp3" length="6299061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5928

IL BONUS PER IL LATTE ARTIFICIALE E' SCANDALOSO di Luca Volontè
Non possiamo tacere la vergogna che proviamo per l'introduzione nella manovra economica di un bonus per il latte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5928" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5928</a><br /><br />IL BONUS PER IL LATTE ARTIFICIALE E' SCANDALOSO di Luca Volontè<br />Non possiamo tacere la vergogna che proviamo per l'introduzione nella manovra economica di un bonus per il latte artificiale.<br />Soldi che vanno direttamente nelle tasche della multinazionali e che danneggiano apertamente mamme e bambini. Si perché, come è stato ben sottolineato dai pediatri italiani, il 'bonus latte artificiale' non va solo a danno delle mamme che decidono di allattare al seno, ma contrasta ogni ricerca e indicazione scientifica internazionale che, invece, chiede di favorire l'allattamento materno per sei mesi e lo consiglia fortemente sino ai due anni. [...] Strano Paese il nostro che per decenni si batte per i produttori di latte italiani e si inventa di tutto pur di mantenere quote e premiare prezzi minimi, ma verso le mamme italiane chiude gli occhi e gli preferisce le multinazionali. [...]<br />Sin dall'agosto del 2017, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che non è non certamente la Pontificia Accademia per la Vita e la Famiglia quanto a principi pro famiglia e vita umana, ha dichiarato con chiarezza il proprio favore assoluto per l'allattamento al seno. Vediamo cosa dice la guida della Organizzazione: allattamento al seno è cruciale per i primi sei mesi di vita; i bambini dovrebbero prendere latte esclusivamente materno per avere una crescita ottimale, sviluppo e salute e far sviluppare le proprie caratteristiche nutrizionali e, anche quando mangeranno altro, è consigliato l'allattamento al seno sino ai due anni di vita. [...] Il latte materno produce benefici a breve e lungo termine per i bambini, buona salute meno obesità e più intelligenza. Il latte materno riduce nei bambini la diarrea e la pneumonia e favorisce la buona salute. Non solo, l'allattamento al seno produce benefici per le madri, riducendo il rischio di cancro al seno e alle ovaie, il diabete e la depressione post-parto.<br />Vi sia chiaro, l'Oms da anni viene finanziato nelle sue attività, per la maggior parte, dalle stesse multinazionali che sono anche produttrici di latte in polvere o suoi derivati. L'evidenza scientifica ha, tuttavia, costretto l'organo supremo della sanità mondiale a sostenere con determinazione le mamme e il latte materno. Non vi siete ancora convinti che la natura umana, in questi caso la grazia materna, faccia meglio della multinazionale del latte in polvere? Ebbene, il colostrum (primo gettito del latte materno) è il miglior vaccino contro virus e infezioni del bimbo; l'allattamento al seno riduce notevolmente anche le sindromi post-menopausa delle madri e le aiuta a perder peso; i bimbi allattati al seno dalla madre soffrono e soffriranno meno di depressione ansietà nella loro vita etc. Tutte queste affermazioni sono solidamente provate da studi scientifici, molti dei quali svolti da agenzie pubbliche o sotto il loro patrocinio, negli Usa, in Canada, nel Regno Unito.<br />Siamo preoccupati di scontentare le multinazionali? Dovremmo essere preoccupati del benessere di mamme e bambini, così ha fatto recentemente l'Agenzia del Dipartimento della Salute degli Usa che si occupa di maternità e bimbi (Hrsa) che ha messo in chiaro quanto il latte materno protegga i bambini dalle infezioni, sviluppa le loro capacità celebrali e quelle dell'apparato digestivo. Inoltre, riduce i costi delle visite pediatriche, le ricette mediche e l'ospedalizzazione oltre ai costi generici per la prima infanzia. Sul piano emotivo e psicologico, il contatto madre-bimbo sviluppa l'oxitocina e l'empatia rassicurando il bambino. Detto ciò, seguono una serie di risorse federali disponibili per le mamme che decidono di allattare al seno negli Usa.<br />Nota di BastaBugie: riportiamo qui sotto il n. 10 del  documento "Strategia globale per l'alimentazione dei neonati e dei bambini" a cura dell'OMS e...]]></itunes:summary><itunes:duration>394</itunes:duration><itunes:keywords>allattamento,bambino,bonus,famiglia,latte,mamma,seno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d86dd2a80e34257ef64d54d96435a07d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tre cause del crollo delle nascite in Italia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tre-cause-del-crollo-delle-nascite-in-italia--20499130</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5915" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5915</a><br /><br />LE TRE CAUSE DEL CROLLO DELLE NASCITE IN ITALIA<br />La nascita dei bambini diminuisce significativamente. Ecco i dati Istat: nel 2018 sono stati iscritti all'anagrafe 439.747 bambini, cioè oltre 18mila in meno rispetto al 2017 e ben quasi 140mila in meno di dieci anni fa, cioè del 2008.<br />Poi c'è il numero medio di figli per donna, attestandosi ad 1,29. Nel 2010 era ancora dell'1.46.<br />Altro dato significativo: quasi un figlio su tre nasce fuori del matrimonio, il che vuol dire che non ha un nucleo familiare stabile. Nel 2018 la percentuale dei nati fuori del matrimonio era del 32,3%. Nel non lontanissimo 1995 era ancora dell'8,1%. Dati, questi, che fanno pensare almeno a tre cose.<br />1) SPERANZA<br />La prima è ciò che attiene alla speranza. La chiusura alla vita è un chiaro segno di un atteggiamento negativo nei confronti della vita. E sappiamo bene che non regge alcuna motivazione economica, se è vero - come è vero - che la diminuzione delle nascite iniziò a verificarsi proprio con il boom economico degli anni '60.<br />2) FAMIGLIA<br />La seconda attiene al valore che deve essere dato alla famiglia. Il numero medio per famiglia continua a diminuire. Ci sono senz'altro ragioni di organizzazione familiare con lavori sempre più assorbenti soprattutto da parte della madre. Ma proprio su questo dovremmo interrogarci: perché si è fatta strada una simile situazione? Solo per motivazioni economiche? Oppure perché la donna non si riconosce più pienamente nel ruolo di madre?<br />3) RESPONSABILITÀ<br />La terza riguarda il valore della responsabilità. In un tempo in cui si parla di diritti di tutti, in un tempo in cui si parla e si sparla continuamente dei diritti dell'infanzia, ai bambini egoisticamente non si vuole riconoscere il sacrosanto diritto di avere una famiglia, un nucleo affettivo stabile. Perché ciò richiede la responsabilità; impone il sacrificio di costruire e conservare qualcosa di duraturo, imponendosi anche opportuni sacrifici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20499130</guid><pubDate>Thu, 05 Dec 2019 15:19:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20499130/crollo_nascite.mp3" length="2545788" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5915

LE TRE CAUSE DEL CROLLO DELLE NASCITE IN ITALIA
La nascita dei bambini diminuisce significativamente. Ecco i dati Istat: nel 2018 sono stati iscritti all'anagrafe 439.747 bambini,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5915" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5915</a><br /><br />LE TRE CAUSE DEL CROLLO DELLE NASCITE IN ITALIA<br />La nascita dei bambini diminuisce significativamente. Ecco i dati Istat: nel 2018 sono stati iscritti all'anagrafe 439.747 bambini, cioè oltre 18mila in meno rispetto al 2017 e ben quasi 140mila in meno di dieci anni fa, cioè del 2008.<br />Poi c'è il numero medio di figli per donna, attestandosi ad 1,29. Nel 2010 era ancora dell'1.46.<br />Altro dato significativo: quasi un figlio su tre nasce fuori del matrimonio, il che vuol dire che non ha un nucleo familiare stabile. Nel 2018 la percentuale dei nati fuori del matrimonio era del 32,3%. Nel non lontanissimo 1995 era ancora dell'8,1%. Dati, questi, che fanno pensare almeno a tre cose.<br />1) SPERANZA<br />La prima è ciò che attiene alla speranza. La chiusura alla vita è un chiaro segno di un atteggiamento negativo nei confronti della vita. E sappiamo bene che non regge alcuna motivazione economica, se è vero - come è vero - che la diminuzione delle nascite iniziò a verificarsi proprio con il boom economico degli anni '60.<br />2) FAMIGLIA<br />La seconda attiene al valore che deve essere dato alla famiglia. Il numero medio per famiglia continua a diminuire. Ci sono senz'altro ragioni di organizzazione familiare con lavori sempre più assorbenti soprattutto da parte della madre. Ma proprio su questo dovremmo interrogarci: perché si è fatta strada una simile situazione? Solo per motivazioni economiche? Oppure perché la donna non si riconosce più pienamente nel ruolo di madre?<br />3) RESPONSABILITÀ<br />La terza riguarda il valore della responsabilità. In un tempo in cui si parla di diritti di tutti, in un tempo in cui si parla e si sparla continuamente dei diritti dell'infanzia, ai bambini egoisticamente non si vuole riconoscere il sacrosanto diritto di avere una famiglia, un nucleo affettivo stabile. Perché ciò richiede la responsabilità; impone il sacrificio di costruire e conservare qualcosa di duraturo, imponendosi anche opportuni sacrifici.]]></itunes:summary><itunes:duration>160</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,crollo,famiglia,fede,nascite,speranza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/179d5ac5e0bcee55c01a0000e9a077b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Corte Europea di Strasburgo respinge il ricorso dell'Italia e la obbliga ad abolire l'ergastolo... saranno contenti i mafiosi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-corte-europea-di-strasburgo-respinge-il-ricorso-dell-italia-e-la-obbliga-ad-abolire-l-ergastolo-saranno-contenti-i-mafiosi--19422646</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5848" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5848</a><br /><br />LA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO DELL'ITALIA E LA OBBLIGA AD ABOLIRE L'ERGASTOLO... SARANNO CONTENTI I MAFIOSI<br />La Corte di Strasburgo ha sentenziato che l'ergastolo ostativo è cosa brutta: sarebbe contro i diritti dell'uomo. Motivo? Non può essere una pena rieducativa. Per la logica: se uno deve rimanere in galera tutta la vita, non si vede come questa galera possa rieducare se poi non se ne esce più.<br />La logica c'è. Ma quale? Quella che si è fatta strada a partire dal trionfo dei cosiddetti "diritti dell'uomo" di illuministica memoria. Ma attenzione: non tanto perché questi diritti richiamino la necessità di pene giuste, dignitose e non vendicative; quanto per una convinzione da cui non si dovrebbe prescindere, e cioè che la realizzazione dell'uomo sarebbe solo "qui", nella vita terrena. Per cui se un recluso non può uscire più dalla galera, vuol dire che questa (la galera) non è più utile in quanto l'ergastolano non può essere reintrodotto nella società.<br />La visione autenticamente cattolica impone, invece, di vedere le cose in maniera diversa. Prima di tutto bisogna capire che afflizione e rieducazione non sono in contrapposizione, anzi. Ci si riabilita quando si prende coscienza del male compiuto, e tale coscienza viene facilitata proprio quando si è costretti a vivere come non si desidera vivere. D'altronde -questo capita a tutti- quand'è che iniziamo ad apprezzare determinate cose? Quando le perdiamo o corriamo il serio rischio di perderle. Purtroppo è così.<br />E qui s'innesta la seconda questione, ovvero quella della perpetuità della pena, come avviene (o dovrebbe avvenire) per l'ergastolo. Anche in questo caso il concetto di rieducazione non solo non viene meno, ma addirittura, in considerazione dell'enorme gravità dei reati, diventa tra quelle più proporzionate. Ma se non si esce più, come è possibile parlare di rieducazione? Qui viene fuori la risposta cristiana, secondo cui la vita non finisce qui, ma è preparazione per un'altra.<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "L'ergastolo, una porta aperta sull'uomo" spiega perché ancora oggi l'ergastolo ha senso, infatti non aggiunge ad un male compiuto dal criminale un altro male compiuto dallo Stato per vendetta. Più un delitto è grave, più chi lo ha compiuto necessita di emenda, magari un lavoro lungo tutta la vita.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31-07-2013:<br />"Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni". È Albert Camus a scriverlo in L'uomo in rivolta. Gli errori, le nefandezze, le malvagità gratuite, le meschinerie le paghiamo tutte e all'istante nel foro della nostra coscienza, vuole dirci Camus, posto che la coscienza sia retta ovviamente. Lì viene emesso un verdetto di colpevolezza per il male commesso e sempre lì viene comminata una pena - il cosiddetto rimorso di coscienza - immediatamente esecutiva. Pena che poi chiede soddisfazione attraverso il compimento di atti buoni o tramite l'offerta delle proprie sofferenza in riparazione del danno commesso. E quella voce interiore che riprova in continuazione non cesserà di sussurrare o gridare il male commesso per rammentarcelo finché appunto tale male si sarà dissolto in un'azione davvero assolutoria che donerà di nuovo quiete allo spirito.<br />Tanto più l'uomo si fa spregevole compiendo il male tanto più la pena interiore della coscienza sarà severa. Una sanzione che per i delitti più gravi, ci suggerisce Camus, assomiglierà ad un vero e proprio ergastolo dell'anima. Ma se questa può essere la condizione interiore dell'assassino, dello stupratore, del tiranno sterminatore di popoli è giusto che tale intima condizione trovi un suo omologo anche all'esterno, nelle leggi degli uomini? In altre parole, ha ancora senso la pena detentiva dell'ergastolo ai giorni nostri? La risposta pensiamo che possa essere affermativa.<br />Innanzitutto il "fine pena mai" risponde ai tre fini classici della sanzione penale. In primis lo scopo retributivo: riparare al volto della giustizia deturpato dall'atto criminale. La pena chiede di essere commisurata al male commesso: più questo è grave più la risposta sanzionatoria dello Stato sarà severa. È la qualità dell'illecito, insieme ad altre variabili, che determina la qualità della pena. Questo proprio perché più il vulnus alla giustizia è stato esteso e profondo, più estesa e profonda dovrà essere la sanzione per ricucire lo strappo inferto al bene. È questione di proporzioni. E dunque ad esempio a chi ha tolto un vita occorrerà comminare una sanzione che rispecchi la gravità dell'atto commesso. Chi in radice contraddice un bene fondamentale della persona merita una pena altrettanto radicale. Il "per sempre" dell'ergastolo è il riverbero giuridico della negazione assoluta espressa dalla condotta delittuosa.<br />In secondo luogo l'ergastolo senza dubbio ha una potenziale efficacia di deterrenza nei confronti dei consociati. Se su un versante è quanto mai evidente che vi sono criminali i quali si sono macchiati di orrendi delitti anche se ben consci che potevano finire dietro alle sbarre per sempre, su altro versante non si può escludere a priori che altri aspiranti rei si sono astenuti dal compiere il male per paura di questa sanzione così grave. Senza tener conto poi che l'efficacia dell'elemento di intimidazione della pena risiede non tanto nella previsione contenuta nei codici della sanzione stessa, cioè nella sua esistenza cartacea, bensì nella reale irrogazione della pena, aspetto più teorico che pratico da noi in Italia. Altrimenti l'antifona che rischia di passare è la seguente: "Delinqui pure, tanto il carcere a vita non c'è più".<br />L'obiezione che si solleva in merito all'ergastolo riguarda il più delle volte il fine rieducativo di una simile detenzione. Si argomenta più o meno così: permettere ad un condannato di lasciare il carcere solo dentro una bara non consentirà a questa persona di rifarsi una vita. L'obiezione è mal fondata e risente di una torsione, se non perversione, del fine rieducativo della pena. Secondo una prospettiva illuminista e poi comunista la sanzione doveva servire sì per la rieducazione del reo, ma intesa nel senso di "reinserimento sociale", cioè allineamento agli standard comportamentali vigenti e legali. Il fine pedagogico, cosiddetta teoria dell'emenda che si incardina su un'antropologia fondata su una morale naturale ed oggettiva, viene sostituito dalla riabilitazione sociale, più centrata sull'obiettivo della mera assenza dei conflitti sociali, un obiettivo di basso profilo a dire il vero. Forse è su questa linea che si è mossa la Corte Europea dei diritti dell'uomo la quale in una sentenza del 9 luglio scorso ha stabilito che l'ergastolo, senza possibilità che questo si tramuti mai in una scarcerazione o nel caso di impossibilità di revisione del processo, è una violazione dei diritti umani.<br />Anche oggi nel nostro ordinamento giuridico parlare di fine pedagogico della pena sa di inappropriato moralismo tipico di uno Stato etico, a maggior ragione se ci riferiamo all'ergastolo. Invece uno degli elementi di efficacia della sanzione è la riconquista da parte del condannato di quella parte di umanità andata persa con il delitto. Esiste per paradosso quindi un vero e proprio diritto alla pena da parte del colpevole perché tramite la sanzione egli si può emendare. L'ergastolo che ci portiamo in noi, per rifarci ancora a Camus, chiede che si concreti nella rispettiva condizione reale. Il "fine pena mai" non aggiunge ad un male compiuto dal criminale un altro male compiuto dallo Stato per vendetta. Non è contro l'uomo il carcere a vita, ma per l'uomo. In questa prospettiva il quantum della pena non nasce, o non dovrebbe nascere, solo dalla valutazione della gravità del delitto, ma anche dalla considerazione che più un delitto è grave più chi lo ha commesso necessita di emenda. E dunque l'ergastolo si attaglia al reo che avendo compiuto atti efferatissimi ha di fronte a sé di necessità una lunga strada per tornare ad essere pienamente uomo. Un lavoro su di sé lungo tutta una vita. Più il malato è grave più ha bisogno di una cura altrettanto robusta. E se il malato è cronico la terapia lo seguirà per tutta la sua esistenza.<br />La pena, proprio nel suo significato primigenio di "sofferenza", è dunque strumento prezioso per ricostruire la dignità della persona negata dal volontario atto criminoso. E si può tornare ad essere uomini anche in carcere - posto che questo luogo sia davvero un luogo per il recupero del reo e non per il suo abbrutimento - anche quando il carcere è a vita. Anzi: il ritorno al bene e alla virtù di necessità deve compiersi prima dentro - dentro sé e dentro il carcere - altrimenti vivere da uomini liberi oltre le mura del penitenziario non ha senso. Però nel caso dell'ergastolo, una volta verificato che il recluso si è emendato, il carcere a vita non ha più senso di esistere avendo ormai soddisfatto il suo fine. E dunque per il reo si possono aprire le strade o della libertà o di altre pene minori. Ciò deve essere permesso anche nella consapevolezza che nessun uomo - neppure il mafioso pluriomicida, né il serial killer più sanguinario - si può ridurre alla sua colpa e dunque alla sua pena. L'uomo è chiamato per virtù propria e per grazia di Dio ad andare oltre ai propri errori. La pena quindi non deve essere l'ultima parola sulla persona che ha sbagliato. Negarlo sarebbe scadere nel determinismo più pessimista: tu sei un criminale e mai cambierai.<br />Senza dubbio comunque l'ergastolo esplica anche una sua funzione sociale, di beneficio quindi della intera collettività. Infatti ad esempio tiene separato il criminale dal consesso sociale, è di monito come abbiamo accennato a quanti vogliono delinquere e quindi esplica una funzione anche di garanzia e tutela della vita civile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19422646</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:34:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19422646/ergastolo.mp3" length="13098421" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5848

LA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO DELL'ITALIA E LA OBBLIGA AD ABOLIRE L'ERGASTOLO... SARANNO CONTENTI I MAFIOSI
La Corte di Strasburgo ha sentenziato che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5848" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5848</a><br /><br />LA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO DELL'ITALIA E LA OBBLIGA AD ABOLIRE L'ERGASTOLO... SARANNO CONTENTI I MAFIOSI<br />La Corte di Strasburgo ha sentenziato che l'ergastolo ostativo è cosa brutta: sarebbe contro i diritti dell'uomo. Motivo? Non può essere una pena rieducativa. Per la logica: se uno deve rimanere in galera tutta la vita, non si vede come questa galera possa rieducare se poi non se ne esce più.<br />La logica c'è. Ma quale? Quella che si è fatta strada a partire dal trionfo dei cosiddetti "diritti dell'uomo" di illuministica memoria. Ma attenzione: non tanto perché questi diritti richiamino la necessità di pene giuste, dignitose e non vendicative; quanto per una convinzione da cui non si dovrebbe prescindere, e cioè che la realizzazione dell'uomo sarebbe solo "qui", nella vita terrena. Per cui se un recluso non può uscire più dalla galera, vuol dire che questa (la galera) non è più utile in quanto l'ergastolano non può essere reintrodotto nella società.<br />La visione autenticamente cattolica impone, invece, di vedere le cose in maniera diversa. Prima di tutto bisogna capire che afflizione e rieducazione non sono in contrapposizione, anzi. Ci si riabilita quando si prende coscienza del male compiuto, e tale coscienza viene facilitata proprio quando si è costretti a vivere come non si desidera vivere. D'altronde -questo capita a tutti- quand'è che iniziamo ad apprezzare determinate cose? Quando le perdiamo o corriamo il serio rischio di perderle. Purtroppo è così.<br />E qui s'innesta la seconda questione, ovvero quella della perpetuità della pena, come avviene (o dovrebbe avvenire) per l'ergastolo. Anche in questo caso il concetto di rieducazione non solo non viene meno, ma addirittura, in considerazione dell'enorme gravità dei reati, diventa tra quelle più proporzionate. Ma se non si esce più, come è possibile parlare di rieducazione? Qui viene fuori la risposta cristiana, secondo cui la vita non finisce qui, ma è preparazione per un'altra.<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "L'ergastolo, una porta aperta sull'uomo" spiega perché ancora oggi l'ergastolo ha senso, infatti non aggiunge ad un male compiuto dal criminale un altro male compiuto dallo Stato per vendetta. Più un delitto è grave, più chi lo ha compiuto necessita di emenda, magari un lavoro lungo tutta la vita.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31-07-2013:<br />"Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni". È Albert Camus a scriverlo in L'uomo in rivolta. Gli errori, le nefandezze, le malvagità gratuite, le meschinerie le paghiamo tutte e all'istante nel foro della nostra coscienza, vuole dirci Camus, posto che la coscienza sia retta ovviamente. Lì viene emesso un verdetto di colpevolezza per il male commesso e sempre lì viene comminata una pena - il cosiddetto rimorso di coscienza - immediatamente esecutiva. Pena che poi chiede soddisfazione attraverso il compimento di atti buoni o tramite l'offerta delle proprie sofferenza in riparazione del danno commesso. E quella voce interiore che riprova in continuazione non cesserà di sussurrare o gridare il male commesso per rammentarcelo finché appunto tale male si sarà dissolto in un'azione davvero assolutoria che donerà di nuovo quiete allo spirito.<br />Tanto più l'uomo si fa spregevole compiendo il male tanto più la pena interiore della coscienza sarà severa. Una sanzione che per i delitti più gravi, ci suggerisce Camus, assomiglierà ad un vero e proprio ergastolo dell'anima. Ma se questa può essere la condizione interiore dell'assassino, dello stupratore, del tiranno sterminatore di popoli è giusto che tale intima condizione trovi un suo omologo anche all'esterno, nelle leggi degli uomini? In altre...]]></itunes:summary><itunes:duration>819</itunes:duration><itunes:keywords>corteeuropea,ergastolo,italia,legge,morale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6b010bfd7740cf331e48bca6b0182bff.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I peccati che fanno andare più all'inferno sono quelli sessuali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-peccati-che-fanno-andare-piu-all-inferno-sono-quelli-sessuali--19339211</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5837" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5837</a><br /><br />I PECCATI CHE FANNO ANDARE PIU' ALL'INFERNO SONO QUELLI SESSUALI<br />Bisogna premettere che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la dannazione eterna, altrimenti non si chiamerebbe "mortale".<br />La diversa gravità dei peccati mortali entra in gioco dopo l'assoluzione, ovvero in considerazione delle pene da scontare in questa vita o nel purgatorio. Ogni tipo di peccato ha una sua pena: ci sono peccati mortali che conducono a pene più pesanti, così come ci sono peccati mortali che conducono a pene minori... sempre che questi peccati mortali vengano assolti, altrimenti - come abbiamo già detto - un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) è meritevole del castigo eterno.<br />I PECCATI PIÙ GRAVI SONO QUELLI RIGUARDANTI IL PRIMO COMANDAMENTO<br />Fatta questa premessa, va detto che i peccati mortali più gravi sono quelli che attengono al primo comandamento. Ma va fatta anche una precisazione.<br />Se è vero che i peccati più gravi sono quelli riguardanti il primo comandamento, è pur vero che questi tipi di peccati, spesso, sono conseguenti ad altri. È difficile che si arrivi direttamente a non rispettare il primo comandamento; è invece frequente che chi arriva a calpestare il primo comandamento è perché già ha calpestato gli altri, in particolar modo il sesto e il nono.<br />Ciò è dovuto al fatto che l'uomo realizza se stesso, conquistando la vera libertà, non con la conoscenza, ma con l'esercizio della virtù; e se è vero che per comportarsi bene bisogna prima conoscere cosa è il bene e cosa è il male, è altrettanto vero che se non si vive come si pensa si finirà inevitabilmente di pensare come si vive (frase non nostra). Il senso del romanzo Il dottor Jekyll e mister Hyde sta proprio nel fatto che ci si illude di vivere in maniera sbagliata e poter conservare un buon pensiero. Il dottor Jekyll s'illude di poter sempre ritornare se stesso: ad un certo punto il "giocattolo" si rompe e non riesce più a non essere mister Hyde.<br />SE NON SI VIVE COME SI PENSA, SI FINIRÀ COL PENSARE COME SI VIVE<br />I peccati contro la purezza e di intemperanza sono quelli che causano il disorientamento intellettuale. Perché? Perché l'antropologia (concezione dell'uomo) cristiana afferma che l'uomo è stato voluto da Dio come sintesi di spirito e di corpo. L'anima individuale è sostanzialmente legata al corpo, ma non ad un corpo qualsiasi, bensì a quel preciso corpo per cui è stata creata. Tale unione sostanziale fa sì che ci sia un'interazione tra l'anima e il corpo, nel senso che l'anima incide sul corpo e il corpo incide sull'anima.<br />Prima abbiamo detto: se non si vive come si pensa, si finirà col pensare come si vive.  Ed è così: il disordine corporeo si traduce sempre in disordine mentale. Quando s'introduce volutamente il dominio dell'istinto nel proprio comportamento avviene una sorta di bestializzazione, che diviene anche accecamento dell'intelligenza: appunto come le bestie! Ecco perché i santi, anche se non hanno cultura, riescono ad esprimere una sapienza che è superiore ad ogni altro. Ed ecco perché, si può aver letto anche biblioteche intere, ma se si vive nel peccato si diranno sempre cose insensate.<br />L'uomo bestializzato perde il pensiero; certo, non il pensiero in quanto tale, ma la capacità di cogliere il vero senso della vita. L'intelletto se funziona bene coglie la verità. La buona volontà fa sì che questa verità venga amata. Invece con la bestializzazione si corrompono l'intelletto e la volontà, per cui si arriva non solo a non poter conoscere la verità, ma perfino a non amarla, anzi ad odiarla. O meglio: si sceglie la menzogna e ci si lascia affascinare da essa.<br />QUANDO GLI ISTINTI CRESCONO SOFFOCANO LA RAGIONE<br />Dio ha creato nell'uomo una gerarchia: gli istinti alla base, la ragione ad orientare gli istinti e la volontà a fare in modo che gli istinti possano conformarsi agli orientamenti della ragione. Però, quando la volontà fallisce, gli istinti lievitano a dismisura arrivando a soffocare la ragione (è ciò che si chiama "accecamento dell'intelligenza") e il peccato diviene possibile.<br />Ecco perché il Cristianesimo fa una differenza tra sapienza ed intellettualismo. La prima è il raggiungimento della verità, il secondo è solo una ricca conoscenza che prescinde dall'adesione al Vero. Quante persone, anche analfabete, raggiungono una grande sapienza; e quanti intellettuali, pur avendo letto biblioteche intere, si allontanano dalla Verità distruggendo altri e se stessi? Ciò perché tutto dipende dall'esercizio della virtù... in particolar modo dall'esercizio della temperanza.<br />Il beato Duns Scoto dice - e con lui tutta la scuola francescana - che l'intelletto è inevitabilmente influenzato dalla volontà.<br />Si possono avere tutti i talenti intellettivi di questo mondo, ma per conoscere bene, cioè per conoscere ciò che davvero conta nella vita, occorre la Luce (che è la Grazia!) e la Grazia è data dall'esercizio della virtù.<br />Ed ecco perché la Madonna disse a Giacinta di Fatima che i peccati che fanno andare più all'inferno sono quelli della carne... perché sono i più facili a farsi e da questi scaturiscono anche gli altri peccati.<br />Nota di BastaBugie: nel precedente articolo è stato citato il racconto gotico dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson dal titolo "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" scritto nel 1886.<br />L'impatto della storia è stato universale, facendo entrare la definizione "Jekyll e Hyde" nel linguaggio comune a significare una persona con due distinte personalità, una buona e l'altra malvagia; o la natura normalmente buona ma talvolta totalmente imprevedibile di un individuo.<br />Ecco un estratto della voce "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" che si può leggere su Wikipedia che racconta la parte finale della storia:<br />Jekyll miscela varie sostanze ed ottiene una pozione dagli effetti straordinari. Essa destruttura l'unità dell'essere umano e conferisce esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste ma presenti nell'animo.<br />Sperimentando la pozione su di sé, il dottor Jekyll subisce una trasformazione tale da far emergere la sua seconda natura, quella delle sue inclinazioni attratte dal male, soppiantando completamente la propria identità personale. Finché ne dura l'effetto, diventa un altro essere con diverso corpo e diversa psiche: Mister Edward Hyde (che in inglese suona come to hide, nascondere). Assumere una seconda volta la pozione nasconde di nuovo la natura malvagia e consente il restaurarsi dell'identità precedente. Le due identità, quindi, sono separate sia nell'aspetto fisico come nelle dinamiche psichiche. La prima identità resta il dottor Jekyll: alto, educato, di buoni principi morali e solidale con i suoi concittadini. La seconda identità, quella che era sempre rimasta nascosta e che perciò fino ad allora non aveva mai potuto crescere, Mister Hyde: basso, più giovane, gobbo, con braccia corte, mani pelose e tozze, e con i propri istinti l'intelligenza e tutte le energie inclinati gioiosamente al male, alla propria soddisfazione sadica, egoistica, sfrenata, selvaggia e asociale.<br />La riflessione di Stevenson sulla natura umana, tuttavia, va oltre questa semplice scissione, dal momento che sia Jekyll sia Hyde hanno memoria dell'alter ego. Jekyll narra poi di come col tempo abbia perso il controllo della situazione, non riuscendo più a resistere alla tentazione di trasformarsi con la pozione in Mister Hyde, che si è fatto nel frattempo sempre più forte. Anche dopo essersi imposto di non farlo più, a seguito dell'omicidio di Carew, inizia a trasformarsi in Hyde senza bisogno della mistura, perché ormai la sua parte dominante è diventata questa. Jekyll è quindi costretto a bere sempre più frequentemente la pozione per riprendere il suo normale aspetto. Infine, la provvista del particolare sale che Jekyll usa per dare efficacia alla pozione inizia ad esaurirsi ed egli ne ordina quindi altre partite, che però si rivelano inefficienti. Capisce allora che la sua provvista originale doveva essere contaminata e che fu proprio questa ignota impurità a conferirle la sua efficacia. Perduta ogni speranza, Jekyll scrive la sua confessione sotto l'effetto dell'ultima dose di pozione originale rimastagli, per poi suicidarsi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19339211</guid><pubDate>Thu, 03 Oct 2019 14:11:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19339211/i_peccati_piu_gravi.mp3" length="9866761" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5837

I PECCATI CHE FANNO ANDARE PIU' ALL'INFERNO SONO QUELLI SESSUALI
Bisogna premettere che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la dannazione eterna,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5837" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5837</a><br /><br />I PECCATI CHE FANNO ANDARE PIU' ALL'INFERNO SONO QUELLI SESSUALI<br />Bisogna premettere che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la dannazione eterna, altrimenti non si chiamerebbe "mortale".<br />La diversa gravità dei peccati mortali entra in gioco dopo l'assoluzione, ovvero in considerazione delle pene da scontare in questa vita o nel purgatorio. Ogni tipo di peccato ha una sua pena: ci sono peccati mortali che conducono a pene più pesanti, così come ci sono peccati mortali che conducono a pene minori... sempre che questi peccati mortali vengano assolti, altrimenti - come abbiamo già detto - un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) è meritevole del castigo eterno.<br />I PECCATI PIÙ GRAVI SONO QUELLI RIGUARDANTI IL PRIMO COMANDAMENTO<br />Fatta questa premessa, va detto che i peccati mortali più gravi sono quelli che attengono al primo comandamento. Ma va fatta anche una precisazione.<br />Se è vero che i peccati più gravi sono quelli riguardanti il primo comandamento, è pur vero che questi tipi di peccati, spesso, sono conseguenti ad altri. È difficile che si arrivi direttamente a non rispettare il primo comandamento; è invece frequente che chi arriva a calpestare il primo comandamento è perché già ha calpestato gli altri, in particolar modo il sesto e il nono.<br />Ciò è dovuto al fatto che l'uomo realizza se stesso, conquistando la vera libertà, non con la conoscenza, ma con l'esercizio della virtù; e se è vero che per comportarsi bene bisogna prima conoscere cosa è il bene e cosa è il male, è altrettanto vero che se non si vive come si pensa si finirà inevitabilmente di pensare come si vive (frase non nostra). Il senso del romanzo Il dottor Jekyll e mister Hyde sta proprio nel fatto che ci si illude di vivere in maniera sbagliata e poter conservare un buon pensiero. Il dottor Jekyll s'illude di poter sempre ritornare se stesso: ad un certo punto il "giocattolo" si rompe e non riesce più a non essere mister Hyde.<br />SE NON SI VIVE COME SI PENSA, SI FINIRÀ COL PENSARE COME SI VIVE<br />I peccati contro la purezza e di intemperanza sono quelli che causano il disorientamento intellettuale. Perché? Perché l'antropologia (concezione dell'uomo) cristiana afferma che l'uomo è stato voluto da Dio come sintesi di spirito e di corpo. L'anima individuale è sostanzialmente legata al corpo, ma non ad un corpo qualsiasi, bensì a quel preciso corpo per cui è stata creata. Tale unione sostanziale fa sì che ci sia un'interazione tra l'anima e il corpo, nel senso che l'anima incide sul corpo e il corpo incide sull'anima.<br />Prima abbiamo detto: se non si vive come si pensa, si finirà col pensare come si vive.  Ed è così: il disordine corporeo si traduce sempre in disordine mentale. Quando s'introduce volutamente il dominio dell'istinto nel proprio comportamento avviene una sorta di bestializzazione, che diviene anche accecamento dell'intelligenza: appunto come le bestie! Ecco perché i santi, anche se non hanno cultura, riescono ad esprimere una sapienza che è superiore ad ogni altro. Ed ecco perché, si può aver letto anche biblioteche intere, ma se si vive nel peccato si diranno sempre cose insensate.<br />L'uomo bestializzato perde il pensiero; certo, non il pensiero in quanto tale, ma la capacità di cogliere il vero senso della vita. L'intelletto se funziona bene coglie la verità. La buona volontà fa sì che questa verità venga amata. Invece con la bestializzazione si corrompono l'intelletto e la volontà, per cui si arriva non solo a non poter conoscere la verità, ma perfino a non amarla, anzi ad odiarla. O meglio: si sceglie la menzogna e ci si lascia affascinare da essa.<br />QUANDO GLI ISTINTI CRESCONO SOFFOCANO LA RAGIONE<br />Dio ha creato nell'uomo una gerarchia: gli istinti alla base, la ragione ad orientare gli istinti...]]></itunes:summary><itunes:duration>617</itunes:duration><itunes:keywords>carnali,catechismo,fatima,morale,peccati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b249f5eee848e7c6d8b182531e4be127.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ubbidire è meglio che comandare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ubbidire-e-meglio-che-comandare--19076308</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5804" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5804</a><br /><br />UBBIDIRE E' MEGLIO CHE COMANDARE<br />Un antico detto monastico dice: Ubbidire è meglio che comandare.<br />Una frase di questo tipo suona strana, soprattutto per la mentalità di oggi che è una mentalità inequivocabilmente mondana.<br />Ricordiamo che cristianamente per "mondo" non s'intende il creato in quanto tale (che è invece "cosa buona" come dice il Libro del Genesi), ma quell'insieme di fattori (ambizione, desiderio del potere, del danaro, ecc...) che fanno sì che l'uomo privilegi la ricerca del piacere materiale piuttosto che il rispetto della Legge di Dio e la salvezza della propria anima.<br />I nostri sono i tempi dell'apparire e del fare carriera. Per essi (per l'apparire e per la carriera) si è pronti a sacrificare ogni cosa, finanche gli affetti che dovrebbero essere più cari. Si sa che tra i giovani le aspirazioni più frequenti sono quelle di diventare "qualcuno", di farsi desiderare, di occupare i posti di maggiore potere per servirsi di ogni bene e degli altri. D'altronde non c'è da stupirsene: tutto questo ha una logica. È la conseguenza di un mondo che non vive più nella prospettiva dell'eternità e del giudizio di Dio.<br /><br />MICA SCEMI<br />È inutile che ci prendiamo in giro: se la vita finisce definitivamente con la morte, è più che naturale convincersi che sia meglio comandare che ubbidire, che sia meglio essere "qualcuno" piuttosto che vivere nel nascondimento. A che pro sacrificarsi, ridursi e non emergere?<br />All'uomo tutto si può chiedere ma non di essere scemo! Perché rimandare a dopo la felicità, se poi questo "dopo" non c'è?<br />Tra parentesi: da qui si capisce il perché del fallimento di tutte quelle prospettive morali che rinunciano al fondamento metafisico per basarsi solo su un puro volontarismo moralistico (ogni riferimento alle morali kantiana e post-kantiane non è puramente casuale!).<br />Il sacrificarsi e il sano timore di assumersi delle responsabilità hanno senso solo nella prospettiva della vita eterna e di una sua razionale e persuasiva ammissione. Infatti, se si crede davvero nel giudizio di Dio, si arriva a "tremare" ogni qualvolta il proprio ruolo deve assumere maggiori responsabilità.<br />L'odierna mentalità neopagana non riesce a capire che quando aumenta l'autorità è perché deve aumentare il servizio.<br />Spesso si dice: poveretto quel parroco di campagna, dimenticato da tutti, che deve farsi tutto da solo... il Papa invece, servito e riverito... Ma perché non ricordare che quando il parroco di campagna andrà dinanzi al giudizio di Dio, il Signore gli chiederà conto di ciò che avrà fatto per la salvezza di quelle centinaia di anime che gli furono affidate; quando invece ci andrà il Papa, gli si chiederà conto di ciò che avrà fatto per salvezza non di centinaia ma di miliardi e miliardi di anime?<br /><br />COME RAGIONANO I SANTI<br />Si racconta che quando san Pio X (ancora cardinale) si accorse che in conclave si stavano accordando sul suo nome, arrivò ad implorare con le lacrime agli occhi di evitargli questa responsabilità di cui si riteneva indegno. Così ragionano i santi!<br />Lo stesso vale per la famiglia. San Paolo dice che il marito è capo della moglie. Maschilista? Sciocchezze. Non si ricorda che a questa affermazione ne fa seguire un'altra, e cioè che il marito deve amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa. E Cristo per la Chiesa ha dato la sua vita. Infatti, mentre la moglie è tenuta a dare la vita per i figli, il marito è tenuto a dare la vita per i figli e anche per la moglie.<br />Una breve ma importante comparazione: si pensi che nella famiglia islamica tutto appartiene al marito: figli e moglie (pardon: mogli!). Il marito è una specie di astro intorno al quale tutti (a mo' di satelliti) devono gravitare. Altro che autorità come servizio!<br />Convinciamoci che anche su questo argomento (comando e obbedienza) il Cristianesimo si pone al di sopra di ogni altra religione e dimostra di essere vero: tempera il comando dandogli una prospettiva di servizio, nobilita l'obbedienza rendendola via privilegiata di santità]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19076308</guid><pubDate>Thu, 12 Sep 2019 11:48:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19076308/ubbidire_meglio.mp3" length="5642866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5804

UBBIDIRE E' MEGLIO CHE COMANDARE
Un antico detto monastico dice: Ubbidire è meglio che comandare.
Una frase di questo tipo suona strana, soprattutto per la mentalità di oggi che è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5804" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5804</a><br /><br />UBBIDIRE E' MEGLIO CHE COMANDARE<br />Un antico detto monastico dice: Ubbidire è meglio che comandare.<br />Una frase di questo tipo suona strana, soprattutto per la mentalità di oggi che è una mentalità inequivocabilmente mondana.<br />Ricordiamo che cristianamente per "mondo" non s'intende il creato in quanto tale (che è invece "cosa buona" come dice il Libro del Genesi), ma quell'insieme di fattori (ambizione, desiderio del potere, del danaro, ecc...) che fanno sì che l'uomo privilegi la ricerca del piacere materiale piuttosto che il rispetto della Legge di Dio e la salvezza della propria anima.<br />I nostri sono i tempi dell'apparire e del fare carriera. Per essi (per l'apparire e per la carriera) si è pronti a sacrificare ogni cosa, finanche gli affetti che dovrebbero essere più cari. Si sa che tra i giovani le aspirazioni più frequenti sono quelle di diventare "qualcuno", di farsi desiderare, di occupare i posti di maggiore potere per servirsi di ogni bene e degli altri. D'altronde non c'è da stupirsene: tutto questo ha una logica. È la conseguenza di un mondo che non vive più nella prospettiva dell'eternità e del giudizio di Dio.<br /><br />MICA SCEMI<br />È inutile che ci prendiamo in giro: se la vita finisce definitivamente con la morte, è più che naturale convincersi che sia meglio comandare che ubbidire, che sia meglio essere "qualcuno" piuttosto che vivere nel nascondimento. A che pro sacrificarsi, ridursi e non emergere?<br />All'uomo tutto si può chiedere ma non di essere scemo! Perché rimandare a dopo la felicità, se poi questo "dopo" non c'è?<br />Tra parentesi: da qui si capisce il perché del fallimento di tutte quelle prospettive morali che rinunciano al fondamento metafisico per basarsi solo su un puro volontarismo moralistico (ogni riferimento alle morali kantiana e post-kantiane non è puramente casuale!).<br />Il sacrificarsi e il sano timore di assumersi delle responsabilità hanno senso solo nella prospettiva della vita eterna e di una sua razionale e persuasiva ammissione. Infatti, se si crede davvero nel giudizio di Dio, si arriva a "tremare" ogni qualvolta il proprio ruolo deve assumere maggiori responsabilità.<br />L'odierna mentalità neopagana non riesce a capire che quando aumenta l'autorità è perché deve aumentare il servizio.<br />Spesso si dice: poveretto quel parroco di campagna, dimenticato da tutti, che deve farsi tutto da solo... il Papa invece, servito e riverito... Ma perché non ricordare che quando il parroco di campagna andrà dinanzi al giudizio di Dio, il Signore gli chiederà conto di ciò che avrà fatto per la salvezza di quelle centinaia di anime che gli furono affidate; quando invece ci andrà il Papa, gli si chiederà conto di ciò che avrà fatto per salvezza non di centinaia ma di miliardi e miliardi di anime?<br /><br />COME RAGIONANO I SANTI<br />Si racconta che quando san Pio X (ancora cardinale) si accorse che in conclave si stavano accordando sul suo nome, arrivò ad implorare con le lacrime agli occhi di evitargli questa responsabilità di cui si riteneva indegno. Così ragionano i santi!<br />Lo stesso vale per la famiglia. San Paolo dice che il marito è capo della moglie. Maschilista? Sciocchezze. Non si ricorda che a questa affermazione ne fa seguire un'altra, e cioè che il marito deve amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa. E Cristo per la Chiesa ha dato la sua vita. Infatti, mentre la moglie è tenuta a dare la vita per i figli, il marito è tenuto a dare la vita per i figli e anche per la moglie.<br />Una breve ma importante comparazione: si pensi che nella famiglia islamica tutto appartiene al marito: figli e moglie (pardon: mogli!). Il marito è una specie di astro intorno al quale tutti (a mo' di satelliti) devono gravitare. Altro che autorità come servizio!<br />Convinciamoci che anche su questo argomento...]]></itunes:summary><itunes:duration>353</itunes:duration><itunes:keywords>comando,cristiana,morale,obbedienza,responsabilità,umiltà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/173618dda89b963334707eea62b7639a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio non permette che veniamo tentati oltre le nostre forze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-non-permette-che-veniamo-tentati-oltre-le-nostre-forze--18938520</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5797" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5797</a><br /><br />DIO NON PERMETTE CHE VENIAMO TENTATI OLTRE LE NOSTRE FORZE<br />I nostri tempi sono strani... anche se fino ad un certo punto, perché, con un po' di sale in zucca, è possibile individuare una logica in questa "stranezza". Dicevamo: sono tempi strani i nostri, tempi in cui da una parte si vogliono valorizzare le scelte individuali a tal punto da ritenere che ogni desiderio, perché desiderio, debba necessariamente trasformarsi in diritto; dall'altra si è sempre più convinti che l'uomo sia totalmente condizionato (anzi: determinato) da fattori esterni, i più disparati: genetici, neurologici, biologici, sociali, ecc... Insomma, da una parte l'uomo sarebbe un sovrano incontrastato e incontrastabile della propria esistenza e del proprio destino, dall'altra non più che un "automa" costretto ad assecondare impulsi costringenti e opprimenti.<br />Si tratta però - come dicevamo - di una contraddizione apparente.<br />L'UOMO VITTIMA<br />Prima di tutto perché quando si vuole troppo valorizzare l'uomo, meglio: quando si vuole valorizzare l'uomo trovando il suo fondamento solo nell'uomo stesso (come ha preteso fare l'antropocentrismo radicale della modernità), tutto si valorizza fuorché l'uomo. Basterebbe a riguardo vedere cosa ne è stato della filosofia moderna e contemporanea: l'uomo vittima di tutto. L'economicismo, l'uomo vittima dell'economia; lo storicismo, l'uomo vittima della storia; lo strutturalismo, l'uomo vittima delle strutture; la psicanalisi, l'uomo vittima dell'inconscio; l'ermeneutica, l'uomo vittima delle interpretazioni; il materialismo, l'uomo vittima della materia... e la cantilena potrebbe continuare. Altro che uomo fondamento immanente di tutto!<br />Ma c'è anche un altro motivo che palesa la logica nascosta dell'apparente contraddizione di cui sopra. Per dare sostanza all'affermazione secondo cui l'uomo deve poter far tutto, cioè deve farsi guidare unicamente dal proprio desiderio, bisogna riconoscere che l'uomo non è ragione né soprattutto volontà, che la sua natura non è quella dell'antropologia tradizionale (figlia della metafisica classica), bensì quella "nuova" della rivoluzione in interiore homine della cultura sessantottina e post-sessantonina, cioè di quella postmoderna, in cui confluiscono, in una "macedonia" filosoficamente e antropologicamente criminale, la "rivoluzione sessuale" di Wilheim Reich, la Scuola di Francoforte, il freudismo e compagnia bella... pardon: brutta, molto brutta. Insomma, un uomo completamente istintivizzato e "bestializzato".<br />E il Cristianesimo? Cosa dice la teologia cattolica? Che l'uomo rimane sempre libero. Che per quanto siano forti gli impulsi esterni, le tentazioni e i cosiddetti "condizionamenti", la sua libertà rimane "sovrana"... e soprattutto che questa libertà è aiutata dalla Grazia. Ovviamente bisogna chiederla; ma di certo Dio non può mai permettere delle prove al di sopra delle possibilità umane senza dare la grazia sufficiente per poi chiedere la grazia necessaria per vivere cristianamente qualsiasi prova.<br />FACCIAMO PARLARE PADRE PIO<br />Su questo punto facciamo parlare san Pio da Pietrelcina. Altro che i tromboni di cui sopra. Solo alcune citazioni tratte dal suo Epistolario.<br />Scrive san Pio da Pietrelcina a Raffaelina Cerase: "Comprendo che i nostri nemici sono forti e forti assai, ma l'anima che combatte assieme a Gesù qual dubbio vi potrà esser di riportar vittoria? Oh! Non è forse il nostro Iddio il più forte di tutti? Chi potrà fargli resistenza? Chi avverserà i suoi decreti, i suoi voleri? Non ha egli forse promesso ad ogni anima che egli non permetterà ch'ella venga tentata sopra delle sue forze? Forse che egli non è fedele nel mantenere le sue promesse? Vi sarà anima che ciò il pensi? Se ve n'è una, è quella del pazzo: 'il pazzo disse nel cuore suo non vi è Dio (il Dio veritiero)' (Salmo 14, 1). E pazzo è l'uomo, o Raffaelina, che pecca per la incredulità, per la mancanza di fiducia. E voi più che mai ne avete avuta non una, ma infinite prove di questa divina promessa. Desse prove sono tante, quante ne sono le vittorie, che enumera l'anima vostra sopra dei suoi nemici. Senza la divina grazia avreste potuto superare tante crisi e tante guerre, cui è stato soggetto il vostro spirito."<br />Ancora a Raffaelina Cerase: "Tenete sempre davanti alla mente, quale regola generale e sicura, che Iddio mentre ci prova con le sue croci e con le sofferenze, lascia sempre nel nostro spirito uno spiraglio di luce, per cui si conserva sempre una grande fiducia in lui e si vede la sua immensa bontà."<br />Scrive a Maria Gargani: "Gesù non ti ha abbandonato, né ti abbandonerà. Non è la giustizia ma l'Amore crocifisso che ti crocifigge e ti vuole associare alle sue pene amarissime, senza conforto e senz'altro sostegno che quello delle ansie desolate. Ecco la verità e la sola verità. Nelle ore della prova non ti affannare, figliuola mia, a cercare Dio; non credere che egli sia andato lontano da te: egli è dentro di te anche allora in un modo assai più intimo; egli è con te, nei tuoi gemiti, nelle tue ricerche, simile ad una madre che spinge il figliuolino a cercarla, mentre essa è dietro ed è con le sue mani che lo costringe a raggiungerla invano."<br />Leggiamo adesso cosa il Santo di Pietrelcina dice di se stesso: "Ignoro quello che mi accadrà; so soltanto però una sola cosa con certezza, che il Signore non verrà mai meno nelle sue promesse: 'Non temere, io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza - mi va ripetendo Gesù -. Desidero che l'anima tua con quotidiano ed occulto martirio sia purificata e provata; non ti spaventare se io permetto al demonio di tormentarti, al mondo di disgustarti, alle persone a te più care di affliggerti, perché niente prevarrà contro coloro che gemono sotto la croce per amor mio e che io mi sono adoperato per proteggerli."<br />Dio non abbandona mai nelle prove: "(...) il Signore carica e discarica, poiché quando egli impone una croce ad uno dei suoi eletti, lo fortifica talmente, che sopportando il peso con essa, egli ne è sollevato."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18938520</guid><pubDate>Wed, 28 Aug 2019 12:35:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18938520/dio_non_permette.mp3" length="8821027" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5797

DIO NON PERMETTE CHE VENIAMO TENTATI OLTRE LE NOSTRE FORZE
I nostri tempi sono strani... anche se fino ad un certo punto, perché, con un po' di sale in zucca, è possibile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5797" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5797</a><br /><br />DIO NON PERMETTE CHE VENIAMO TENTATI OLTRE LE NOSTRE FORZE<br />I nostri tempi sono strani... anche se fino ad un certo punto, perché, con un po' di sale in zucca, è possibile individuare una logica in questa "stranezza". Dicevamo: sono tempi strani i nostri, tempi in cui da una parte si vogliono valorizzare le scelte individuali a tal punto da ritenere che ogni desiderio, perché desiderio, debba necessariamente trasformarsi in diritto; dall'altra si è sempre più convinti che l'uomo sia totalmente condizionato (anzi: determinato) da fattori esterni, i più disparati: genetici, neurologici, biologici, sociali, ecc... Insomma, da una parte l'uomo sarebbe un sovrano incontrastato e incontrastabile della propria esistenza e del proprio destino, dall'altra non più che un "automa" costretto ad assecondare impulsi costringenti e opprimenti.<br />Si tratta però - come dicevamo - di una contraddizione apparente.<br />L'UOMO VITTIMA<br />Prima di tutto perché quando si vuole troppo valorizzare l'uomo, meglio: quando si vuole valorizzare l'uomo trovando il suo fondamento solo nell'uomo stesso (come ha preteso fare l'antropocentrismo radicale della modernità), tutto si valorizza fuorché l'uomo. Basterebbe a riguardo vedere cosa ne è stato della filosofia moderna e contemporanea: l'uomo vittima di tutto. L'economicismo, l'uomo vittima dell'economia; lo storicismo, l'uomo vittima della storia; lo strutturalismo, l'uomo vittima delle strutture; la psicanalisi, l'uomo vittima dell'inconscio; l'ermeneutica, l'uomo vittima delle interpretazioni; il materialismo, l'uomo vittima della materia... e la cantilena potrebbe continuare. Altro che uomo fondamento immanente di tutto!<br />Ma c'è anche un altro motivo che palesa la logica nascosta dell'apparente contraddizione di cui sopra. Per dare sostanza all'affermazione secondo cui l'uomo deve poter far tutto, cioè deve farsi guidare unicamente dal proprio desiderio, bisogna riconoscere che l'uomo non è ragione né soprattutto volontà, che la sua natura non è quella dell'antropologia tradizionale (figlia della metafisica classica), bensì quella "nuova" della rivoluzione in interiore homine della cultura sessantottina e post-sessantonina, cioè di quella postmoderna, in cui confluiscono, in una "macedonia" filosoficamente e antropologicamente criminale, la "rivoluzione sessuale" di Wilheim Reich, la Scuola di Francoforte, il freudismo e compagnia bella... pardon: brutta, molto brutta. Insomma, un uomo completamente istintivizzato e "bestializzato".<br />E il Cristianesimo? Cosa dice la teologia cattolica? Che l'uomo rimane sempre libero. Che per quanto siano forti gli impulsi esterni, le tentazioni e i cosiddetti "condizionamenti", la sua libertà rimane "sovrana"... e soprattutto che questa libertà è aiutata dalla Grazia. Ovviamente bisogna chiederla; ma di certo Dio non può mai permettere delle prove al di sopra delle possibilità umane senza dare la grazia sufficiente per poi chiedere la grazia necessaria per vivere cristianamente qualsiasi prova.<br />FACCIAMO PARLARE PADRE PIO<br />Su questo punto facciamo parlare san Pio da Pietrelcina. Altro che i tromboni di cui sopra. Solo alcune citazioni tratte dal suo Epistolario.<br />Scrive san Pio da Pietrelcina a Raffaelina Cerase: "Comprendo che i nostri nemici sono forti e forti assai, ma l'anima che combatte assieme a Gesù qual dubbio vi potrà esser di riportar vittoria? Oh! Non è forse il nostro Iddio il più forte di tutti? Chi potrà fargli resistenza? Chi avverserà i suoi decreti, i suoi voleri? Non ha egli forse promesso ad ogni anima che egli non permetterà ch'ella venga tentata sopra delle sue forze? Forse che egli non è fedele nel mantenere le sue promesse? Vi sarà anima che ciò il pensi? Se ve n'è una, è quella del pazzo: 'il pazzo disse nel cuore suo non vi è Dio (il Dio veritiero)'...]]></itunes:summary><itunes:duration>552</itunes:duration><itunes:keywords>dio,forze,grazia,padrepio,permettere,tentazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ed5fe7d92b3bc5dda92c524d4992d1f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ministro della salute impone il silenzio-assenso sulla ''donazione'' degli organi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ministro-della-salute-impone-il-silenzio-assenso-sulla-donazione-degli-organi--18936530</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5794" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5794</a><br /><br />IL MINISTRO DELLA SALUTE IMPONE IL SILENZIO-ASSENSO SULLA ''DONAZIONE'' DEGLI ORGANI di Ermes Dovico<br />Nel pieno del caldo agostano e della crisi di governo, è arrivata una notizia che rischia di causare serie ripercussioni sul piano della libertà e della vita dei cittadini. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto ministeriale che contiene il regolamento sul Sistema informativo dei trapianti (Sit), istituito attraverso una legge di vent'anni fa - la 91/1999 - la quale prevede il principio del silenzio-assenso in tema di prelievo e donazione di organi. Il decreto della Grillo è in pratica una misura attuativa, cui ne dovranno seguire altre per far entrare a regime il Sit, e il cui fine è evidentemente quello di avere una maggiore disponibilità di organi.<br />La stessa esponente del Movimento 5 Stelle, attraverso un comunicato pubblicato il 20 agosto sul sito del ministero di cui è alla guida, ha detto con toni entusiasti: «Si tratta di un passaggio fondamentale per l'applicazione della legge sulla donazione di organi approvata vent'anni fa, ma rimasta lettera morta. In un anno abbiamo sbloccato un provvedimento fermo da decenni. È una legge che permetterà di salvare molte vite, ma bisogna che i cittadini siano adeguatamente informati. Vent'anni per dare attuazione a una legge di civiltà per il Paese sono troppi».<br />Il comunicato ministeriale, dopo aver sottolineato i fini di «trasparenza» del decreto, elenca i due successivi passi da compiere: «Nei prossimi mesi inoltre saranno attuate le altre prescrizioni della legge 91/1999 cioè l'adeguamento dell'Anagrafe nazionale degli assistiti (Ana) in tutte le Asl e sarà lanciata una campagna informativa volta a promuovere la consapevolezza su trapianto e donazione di organi».<br />A ciò va aggiunta, come prevede ancora la legge 91, la necessità di realizzare un sistema di notifica, attraverso cui si dovrà notificare ai cittadini maggiorenni (per i minorenni varrà la volontà espressa dai genitori) la richiesta di manifestare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti: semplificando, se entro 90 giorni dalla notifica ricevuta il cittadino non avrà risposto rendendo la propria dichiarazione, verrà considerato automaticamente donatore. Sulla base appunto della norma sul silenzio-assenso.<br />IL REGIME ATTUALE (TRANSITORIO)<br />Fino a quando questo sistema non diventerà operativo - questione di un anno, secondo il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo Cardillo - si continuerà con il regime attuale, che si basa sempre sulla legge 91 e su una sua poco conosciuta disposizione transitoria (art. 23), secondo cui i cittadini italiani sono già oggi considerati come donatori, «salvo che il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso». Cosa cambia tra questa forma transitoria di silenzio-assenso e quella che potrebbe presto divenire effettiva? La differenza è che adesso i familiari più stretti, il convivente o il rappresentante legale possono presentare un'opposizione scritta per rifiutare la donazione degli organi di un dato paziente, che non abbia in precedenza manifestato la propria volontà e di cui sia stata diagnosticata la «morte cerebrale» o la cosiddetta «morte a cuore fermo».<br />In sostanza, rispetto a quel che succede oggi in casi del genere, che riguardano fondamentalmente pazienti reduci da incidenti o con gravi disabilità neurologiche, quando entrerà in vigore il nuovo sistema verrà meno - per gli adulti - l'intermediazione della famiglia.<br />Ciò detto, sono entrambi i sistemi previsti dalla legge 91, sia quello transitorio tuttora in vigore che quello in divenire, a essere bacati per un problema comune alla base: appunto, il silenzio-assenso. Che è un istituto giuridico che ha un senso quando si tratta di tutelare il cittadino rispetto ad esempio alla lentezza e all'inerzia della pubblica amministrazione nel rispondere a una particolare istanza, come sottolineava già nel marzo 1999 - a iter della legge ancora in corso - l'avvocato Salvatore Macca in una lettera-appello al presidente della Corte costituzionale. Il silenzio-assenso in tema di donazione di organi perverte invece il fine di questo stesso istituto, prevedendo per il cittadino un obbligo a fare qualcosa «per sottrarsi a qualcosa che non vuole subire», come scriveva Macca nella suddetta lettera, «e che per di più riguarda la sfera più intima, più riservata, più sacra della propria individualità o di quella delle persone a lui care o da lui rappresentate».<br />LO STATO È IL PADRONE DEL TUO CORPO<br />E se non ci si sottrae in tempo - per dimenticanza, ignoranza della questione o altro - a quel che il cittadino X magari vorrebbe evitare, si finisce che lo Stato diventa libero di disporre del suo corpo. Una vera e propria contraddizione per una società che va rigettando la morale cattolica in nome di una sempre più sbandierata e malintesa "libertà".<br />Non per nulla il magistero della Chiesa prevede che la donazione degli organi è moralmente lecita solo previo esplicito consenso e solo per una persona «ex cadavere», per usare l'espressione che Benedetto XVI, sulla scorta peraltro di san Giovanni Paolo II, adoperò in un discorso del 2008: «... i singoli organi vitali non possono essere prelevati che ex cadavere, il quale peraltro possiede pure una sua dignità che va rispettata».<br />Le parole di Benedetto XVI sulla necessità che si sia in presenza di morte certa (ex cadavere) richiamano un altro fatto basilare. Connesso al problema del consenso - consenso che per essere tale dovrebbe presupporre una certa simmetria informativa tra il 'sistema' e il paziente - c'è infatti quello dei criteri di accertamento della morte, che sono stati ridefiniti in senso utilitaristico dal 1968 in poi (cioè subito dopo il primo trapianto di cuore), proprio per ampliare la disponibilità di organi.<br />Di questi nuovi criteri, ci riferiamo a quello della «morte cerebrale» e della «morte a cuore fermo», sono non pochi gli esperti che sottolineano, specie in ambito cattolico, come essi non coincidano con la morte effettiva. [...]<br />E, del resto, sono molti i casi concreti, riportati nella letteratura medica, di pazienti dati per «cerebralmente morti» e che invece si sono poi risvegliati o hanno comunque continuato a vivere a lungo.<br />In breve, questo tipo di silenzio-assenso, unito ai nuovi paradigmi per dichiarare la morte di una persona, finisce per deformare il fine buono di salvare vite umane, imponendo sulla persona obblighi indebiti e restringendone in definitiva la libertà, con il rischio tra l'altro di mettere fine alla sua vita prima del tempo. Il tutto nel solco di una visione che deprezza la vita fragile - in particolare di chi ha funzioni cerebrali gravemente danneggiate - e rischia di imporre una concezione dell'uomo (che non è un mezzo) come un insieme di pezzi di ricambio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18936530</guid><pubDate>Wed, 28 Aug 2019 12:30:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18936530/ministro_salute.mp3" length="9610134" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5794

IL MINISTRO DELLA SALUTE IMPONE IL SILENZIO-ASSENSO SULLA ''DONAZIONE'' DEGLI ORGANI di Ermes Dovico
Nel pieno del caldo agostano e della crisi di governo, è arrivata una notizia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5794" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5794</a><br /><br />IL MINISTRO DELLA SALUTE IMPONE IL SILENZIO-ASSENSO SULLA ''DONAZIONE'' DEGLI ORGANI di Ermes Dovico<br />Nel pieno del caldo agostano e della crisi di governo, è arrivata una notizia che rischia di causare serie ripercussioni sul piano della libertà e della vita dei cittadini. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto ministeriale che contiene il regolamento sul Sistema informativo dei trapianti (Sit), istituito attraverso una legge di vent'anni fa - la 91/1999 - la quale prevede il principio del silenzio-assenso in tema di prelievo e donazione di organi. Il decreto della Grillo è in pratica una misura attuativa, cui ne dovranno seguire altre per far entrare a regime il Sit, e il cui fine è evidentemente quello di avere una maggiore disponibilità di organi.<br />La stessa esponente del Movimento 5 Stelle, attraverso un comunicato pubblicato il 20 agosto sul sito del ministero di cui è alla guida, ha detto con toni entusiasti: «Si tratta di un passaggio fondamentale per l'applicazione della legge sulla donazione di organi approvata vent'anni fa, ma rimasta lettera morta. In un anno abbiamo sbloccato un provvedimento fermo da decenni. È una legge che permetterà di salvare molte vite, ma bisogna che i cittadini siano adeguatamente informati. Vent'anni per dare attuazione a una legge di civiltà per il Paese sono troppi».<br />Il comunicato ministeriale, dopo aver sottolineato i fini di «trasparenza» del decreto, elenca i due successivi passi da compiere: «Nei prossimi mesi inoltre saranno attuate le altre prescrizioni della legge 91/1999 cioè l'adeguamento dell'Anagrafe nazionale degli assistiti (Ana) in tutte le Asl e sarà lanciata una campagna informativa volta a promuovere la consapevolezza su trapianto e donazione di organi».<br />A ciò va aggiunta, come prevede ancora la legge 91, la necessità di realizzare un sistema di notifica, attraverso cui si dovrà notificare ai cittadini maggiorenni (per i minorenni varrà la volontà espressa dai genitori) la richiesta di manifestare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti: semplificando, se entro 90 giorni dalla notifica ricevuta il cittadino non avrà risposto rendendo la propria dichiarazione, verrà considerato automaticamente donatore. Sulla base appunto della norma sul silenzio-assenso.<br />IL REGIME ATTUALE (TRANSITORIO)<br />Fino a quando questo sistema non diventerà operativo - questione di un anno, secondo il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo Cardillo - si continuerà con il regime attuale, che si basa sempre sulla legge 91 e su una sua poco conosciuta disposizione transitoria (art. 23), secondo cui i cittadini italiani sono già oggi considerati come donatori, «salvo che il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso». Cosa cambia tra questa forma transitoria di silenzio-assenso e quella che potrebbe presto divenire effettiva? La differenza è che adesso i familiari più stretti, il convivente o il rappresentante legale possono presentare un'opposizione scritta per rifiutare la donazione degli organi di un dato paziente, che non abbia in precedenza manifestato la propria volontà e di cui sia stata diagnosticata la «morte cerebrale» o la cosiddetta «morte a cuore fermo».<br />In sostanza, rispetto a quel che succede oggi in casi del genere, che riguardano fondamentalmente pazienti reduci da incidenti o con gravi disabilità neurologiche, quando entrerà in vigore il nuovo sistema verrà meno - per gli adulti - l'intermediazione della famiglia.<br />Ciò detto, sono entrambi i sistemi previsti dalla legge 91, sia quello transitorio tuttora in vigore che quello in divenire, a essere bacati per un problema comune alla base: appunto, il silenzio-assenso. Che è un istituto giuridico che ha un senso quando si tratta di tutelare il cittadino rispetto ad esempio alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>601</itunes:duration><itunes:keywords>corpo,donazione,organi,salute,silenzioassenso,stato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/92a920f15921c3ebeaa320681ee294a8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giappone 2019: pena di morte per due pericolosi assassini e stupratori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giappone-2019-pena-di-morte-per-due-pericolosi-assassini-e-stupratori--18863800</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5777" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5777</a><br /><br />GIAPPONE 2019: PENA DI MORTE PER DUE PERICOLOSI ASSASSINI E STUPRATORI di Matteo Orlando<br />La pena di morte continua ad essere applicata nel paese del Sol Levante. In Giappone due uomini sono stati giustiziati, nelle cosiddette "camere segrete della morte" nei giorni scorsi.<br />Koichi Shoji, di 64 anni, e Yasunori Suzuki, di 50 anni, sono stati impiccati in due centri di detenzione separati a Tokyo e Fukuoka. Entrambi erano stati condannati per vari reati, particolarmente gravi.<br />Queste due esecuzioni sono le prime nel paese asiatico in questo 2019. Il totale dei giustiziati sotto l'amministrazione del primo ministro Shinzo Abe, dal 2012 ad oggi, sale così a 38 criminali. Altre 110 persone rimangono nel braccio della morte.<br />LE ESECUZIONI IN GIAPPONE SONO PROTETTE DAL SEGRETO<br />Generalmente i prigionieri ricevono un preavviso di poche ore, mentre ad alcuni non viene dato nemmeno un avvertimento. Le famiglie dei condannati sono di solito informate dell'esecuzione solo dopo che è avvenuta.<br />Come informa il Japan Times, Shoji è stato condannato per aver violentato e ucciso la cinquantaquattrenne Hiroko Hayashi, e ucciso la quarantaduenne Fumiko Osawa, quando l'uomo, nel 2001, viveva nella prefettura di Kanagawa. Suzuki è stato dichiarato colpevole per dei gravi reati avvenuti tra il dicembre del 2004 e il mese di gennaio del 2005. Si tratta dello stupro e dell'omicidio della diciottenne Nana Kubota, dell'uccisione di Toshiko Onaka (62 anni) e del tentativo di stupro ed omicidio della ventitreenne Keiko Fukushima.<br />"L'aggressione sessuale, incluso lo stupro, è di per sé un crimine imperdonabile", ha detto il ministro della giustizia Takashi Yamashita, durante una conferenza stampa dopo le esecuzioni. "Questi casi sono stati particolarmente strazianti, poiché oltre agli stupri hanno preso la vita delle vittime quando non avevano fatto nulla, per meri motivi egoistici". La decisione, ha confermato il ministro, è stata presa "a seguito di un'accurata deliberazione che ha valutato anche eventuali motivi per sospendere l'esecuzione".<br />L'anno scorso il Giappone ha giustiziato tutti i 13 membri del gruppo esoterico che aveva effettuato un attacco di gas sarin alla metropolitana di Tokyo nel 1995, sotto la guida di Shoko Asahara, leader della setta religiosa Aum Shinrikyo.<br />LA MAGGIORANZA DEI GIAPPONESI È FAVOREVOLE ALLA PENA DI MORTE<br />"Queste esecuzioni dimostrano lo scioccante disprezzo del governo giapponese per la vita umana", ha affermato Roseann Rife, direttore della ricerca in Asia orientale presso Amnesty International. Mentre il Giappone si prepara ad ospitare, il prossimo aprile, il 14° congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione della criminalità e la giustizia penale, che dovrebbe affrontare il ricorso alla pena di morte a livello globale, secondo la Rife "è giunto il momento che il sistema di giustizia penale giapponese venga rivisto per conformarsi pienamente al diritto e agli standard internazionali sui diritti umani, stabilendo una moratoria immediata su tutte le esecuzioni previste".<br />L'Ordine degli Avvocati giapponese ha da tempo chiesto di abolire la pena di morte ed ha fissato una scadenza per il 2020. Nel dicembre dello scorso anno, i gruppi parlamentari hanno discusso del futuro della pena di morte nel paese, proponendo di sostituirlo con l'ergastolo. Tuttavia nel paese del Sol Levante, la pena di morte sembra sia sostenuta dalla maggior parte dei giapponesi.<br />Un sondaggio condotto dal governo nel 2014 ha rilevato che l'80% degli 1.826 intervistati riteneva che vi fossero ragioni convincenti per mantenere la pena di morte, mentre il 10% riteneva che la pena di morte dovesse essere abolita. Alla domanda se la pena di morte debba continuare anche se il Giappone dovesse introdurre l'ergastolo nel sistema giudiziario penale, il 38 percento aveva risposto che la pena capitale dovrebbe essere abolita e il 52 percento aveva affermato che dovrebbe continuare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18863800</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2019 06:31:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18863800/pena_di_morte_in_giappone.mp3" length="5845994" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5777

GIAPPONE 2019: PENA DI MORTE PER DUE PERICOLOSI ASSASSINI E STUPRATORI di Matteo Orlando
La pena di morte continua ad essere applicata nel paese del Sol Levante. In Giappone due...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5777" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5777</a><br /><br />GIAPPONE 2019: PENA DI MORTE PER DUE PERICOLOSI ASSASSINI E STUPRATORI di Matteo Orlando<br />La pena di morte continua ad essere applicata nel paese del Sol Levante. In Giappone due uomini sono stati giustiziati, nelle cosiddette "camere segrete della morte" nei giorni scorsi.<br />Koichi Shoji, di 64 anni, e Yasunori Suzuki, di 50 anni, sono stati impiccati in due centri di detenzione separati a Tokyo e Fukuoka. Entrambi erano stati condannati per vari reati, particolarmente gravi.<br />Queste due esecuzioni sono le prime nel paese asiatico in questo 2019. Il totale dei giustiziati sotto l'amministrazione del primo ministro Shinzo Abe, dal 2012 ad oggi, sale così a 38 criminali. Altre 110 persone rimangono nel braccio della morte.<br />LE ESECUZIONI IN GIAPPONE SONO PROTETTE DAL SEGRETO<br />Generalmente i prigionieri ricevono un preavviso di poche ore, mentre ad alcuni non viene dato nemmeno un avvertimento. Le famiglie dei condannati sono di solito informate dell'esecuzione solo dopo che è avvenuta.<br />Come informa il Japan Times, Shoji è stato condannato per aver violentato e ucciso la cinquantaquattrenne Hiroko Hayashi, e ucciso la quarantaduenne Fumiko Osawa, quando l'uomo, nel 2001, viveva nella prefettura di Kanagawa. Suzuki è stato dichiarato colpevole per dei gravi reati avvenuti tra il dicembre del 2004 e il mese di gennaio del 2005. Si tratta dello stupro e dell'omicidio della diciottenne Nana Kubota, dell'uccisione di Toshiko Onaka (62 anni) e del tentativo di stupro ed omicidio della ventitreenne Keiko Fukushima.<br />"L'aggressione sessuale, incluso lo stupro, è di per sé un crimine imperdonabile", ha detto il ministro della giustizia Takashi Yamashita, durante una conferenza stampa dopo le esecuzioni. "Questi casi sono stati particolarmente strazianti, poiché oltre agli stupri hanno preso la vita delle vittime quando non avevano fatto nulla, per meri motivi egoistici". La decisione, ha confermato il ministro, è stata presa "a seguito di un'accurata deliberazione che ha valutato anche eventuali motivi per sospendere l'esecuzione".<br />L'anno scorso il Giappone ha giustiziato tutti i 13 membri del gruppo esoterico che aveva effettuato un attacco di gas sarin alla metropolitana di Tokyo nel 1995, sotto la guida di Shoko Asahara, leader della setta religiosa Aum Shinrikyo.<br />LA MAGGIORANZA DEI GIAPPONESI È FAVOREVOLE ALLA PENA DI MORTE<br />"Queste esecuzioni dimostrano lo scioccante disprezzo del governo giapponese per la vita umana", ha affermato Roseann Rife, direttore della ricerca in Asia orientale presso Amnesty International. Mentre il Giappone si prepara ad ospitare, il prossimo aprile, il 14° congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione della criminalità e la giustizia penale, che dovrebbe affrontare il ricorso alla pena di morte a livello globale, secondo la Rife "è giunto il momento che il sistema di giustizia penale giapponese venga rivisto per conformarsi pienamente al diritto e agli standard internazionali sui diritti umani, stabilendo una moratoria immediata su tutte le esecuzioni previste".<br />L'Ordine degli Avvocati giapponese ha da tempo chiesto di abolire la pena di morte ed ha fissato una scadenza per il 2020. Nel dicembre dello scorso anno, i gruppi parlamentari hanno discusso del futuro della pena di morte nel paese, proponendo di sostituirlo con l'ergastolo. Tuttavia nel paese del Sol Levante, la pena di morte sembra sia sostenuta dalla maggior parte dei giapponesi.<br />Un sondaggio condotto dal governo nel 2014 ha rilevato che l'80% degli 1.826 intervistati riteneva che vi fossero ragioni convincenti per mantenere la pena di morte, mentre il 10% riteneva che la pena di morte dovesse essere abolita. Alla domanda se la pena di morte debba continuare anche se il Giappone dovesse introdurre l'ergastolo nel sistema...]]></itunes:summary><itunes:duration>366</itunes:duration><itunes:keywords>giappone,giustizia,morte,reato,stupro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/39d1e38a4e01ea81a39283c9b9c2701e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sempre più persone si rifugiano da maghi e tarocchi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sempre-piu-persone-si-rifugiano-da-maghi-e-tarocchi--18863049</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5781" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5781</a><br /><br />SEMPRE PIU' PERSONE SI RIFUGIANO DA MAGHI E TAROCCHI di Giuliano Guzzo<br />La crisi economica ha generato, anzi peggiorato la crisi spirituale nel nostro Paese? È un interrogativo che sorge spontaneo leggendo il lungo articolo apparso l'altro giorno sul Telegraph a firma di Nick Squires il quale, in estrema sintesi, ha notato proprio questo: a un decennio di crisi economica, in Italia, è corrisposta una forte crescita del numero di persone che si sono rivolte a cartomanti, esperti di tarocchi e spiritisti.<br />Al punto che dal 2008 al 2018, stando ai dati del Codacons, sono stati oltre 3 milioni di italiani - in aggiunta ai 10 che già c'erano - quelli che si sono rivolti a guru, astrologi e via divinando; il tutto a beneficio di un settore il cui giro d'affari si stima sia per il 95% non dichiarato, per un totale di circa 8 miliardi di euro. Un boom che non sono gli astri a spiegare, bensì la rete e l'evoluzione tecnologica.<br />LA VERA NOVITÀ<br />La vera novità, rispetto ai decenni corsi, è infatti costituita dai call center, realtà a cui - ricorda Squires nel suo articolo - ci sono creduloni giunti a pagare fino a 240.000 euro in cambio di «servizi», si sa, quanto mai dubbi e discutibili. Ma più ancora dell'evoluzione tecnologica, per così dire, a spiegare l'espansione di tarocchi e dintorni è quello di cui si diceva poc'anzi, ossia una crisi economica che, mettendo in discussione molte certezze occupazionali e finanziarie che prima parevano incrollabili, ha spinto molti tra le braccia interessate dei maghi.<br />Ne sanno qualcosa alla comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, dove mediamente oggi ricevono 15 chiamate al giorno - circa 5.000 l'anno - da parte di persone rovinate dall'occulto e desiderose di uscire da questo oscuro quanto devastante vortice. Ora, tutto ciò che significa? Qual è cioè l'insegnamento che è possibile trarre dal purtroppo notevole successo dei cartomanti nel nostro Paese?<br />TRE POSSIBILI RIFLESSIONI<br />Le riflessioni possibili sarebbero molte. Ma almeno tre meritano di essere svolte.<br />La prima riguarda la farsa di una secolarizzazione che - ben lungi dall'essere l'eliminazione della religione - in realtà si tramuta solo in una sua diversificazione. Non c'è cioè alcun vero allontanamento dalla fede in senso generale bensì solamente una sua metamorfosi. Metamorfosi che però ha dei costi notevoli anche sociali. Quelli che si lamentano dell'8x1000 o delle ricchezze della Chiesa, infatti, dovrebbero ricordare anche quanti quattrini - ben di più - finiscono nel mondo dell'occulto, a beneficio di soggetti senza scrupoli e disposti a tutto pur di monetizzare la disperazione altrui.<br />Una seconda considerazione, strettamente collegata alla prima - e che, sia pure indirettamente, traspare dal boom dei tarocchi - è il bisogno ineliminabile di Dio. Per decenni fior di antropologi e sociologi profetizzavano il tramonto del sacro. Ma ciò è impossibile, perché non c'è distrazione, serie televisiva o influencer, checché se ne dica e se ne pensi, che possa soddisfare la sete d'infinito che alberga in ciascuno di noi. Inclusi, evidentemente, quanti bussano alla porta dei maghi in cerca di risposte che altrove, evidentemente, non trovano.<br />Un terzo ed ultimo pensiero riguarda, infine, il bisogno di tornare ad evangelizzare. Proprio il permanere del bisogno di sacro e trascendenza - che troppo spesso sfocia nell'occulto - dice infatti della possibilità, anzi del dovere di tornare a proporre Gesù Cristo nella consapevolezza sia che egli è il Figlio di Dio sia che, appunto, di Dio oggi rimane inalterato, nel nostro Paese e non solo, un enorme bisogno. Che va colmato, prima che ci pensino altri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18863049</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2019 06:29:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18863049/maghi_e_tarocchi.mp3" length="4587519" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5781

SEMPRE PIU' PERSONE SI RIFUGIANO DA MAGHI E TAROCCHI di Giuliano Guzzo
La crisi economica ha generato, anzi peggiorato la crisi spirituale nel nostro Paese? È un interrogativo che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5781" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5781</a><br /><br />SEMPRE PIU' PERSONE SI RIFUGIANO DA MAGHI E TAROCCHI di Giuliano Guzzo<br />La crisi economica ha generato, anzi peggiorato la crisi spirituale nel nostro Paese? È un interrogativo che sorge spontaneo leggendo il lungo articolo apparso l'altro giorno sul Telegraph a firma di Nick Squires il quale, in estrema sintesi, ha notato proprio questo: a un decennio di crisi economica, in Italia, è corrisposta una forte crescita del numero di persone che si sono rivolte a cartomanti, esperti di tarocchi e spiritisti.<br />Al punto che dal 2008 al 2018, stando ai dati del Codacons, sono stati oltre 3 milioni di italiani - in aggiunta ai 10 che già c'erano - quelli che si sono rivolti a guru, astrologi e via divinando; il tutto a beneficio di un settore il cui giro d'affari si stima sia per il 95% non dichiarato, per un totale di circa 8 miliardi di euro. Un boom che non sono gli astri a spiegare, bensì la rete e l'evoluzione tecnologica.<br />LA VERA NOVITÀ<br />La vera novità, rispetto ai decenni corsi, è infatti costituita dai call center, realtà a cui - ricorda Squires nel suo articolo - ci sono creduloni giunti a pagare fino a 240.000 euro in cambio di «servizi», si sa, quanto mai dubbi e discutibili. Ma più ancora dell'evoluzione tecnologica, per così dire, a spiegare l'espansione di tarocchi e dintorni è quello di cui si diceva poc'anzi, ossia una crisi economica che, mettendo in discussione molte certezze occupazionali e finanziarie che prima parevano incrollabili, ha spinto molti tra le braccia interessate dei maghi.<br />Ne sanno qualcosa alla comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, dove mediamente oggi ricevono 15 chiamate al giorno - circa 5.000 l'anno - da parte di persone rovinate dall'occulto e desiderose di uscire da questo oscuro quanto devastante vortice. Ora, tutto ciò che significa? Qual è cioè l'insegnamento che è possibile trarre dal purtroppo notevole successo dei cartomanti nel nostro Paese?<br />TRE POSSIBILI RIFLESSIONI<br />Le riflessioni possibili sarebbero molte. Ma almeno tre meritano di essere svolte.<br />La prima riguarda la farsa di una secolarizzazione che - ben lungi dall'essere l'eliminazione della religione - in realtà si tramuta solo in una sua diversificazione. Non c'è cioè alcun vero allontanamento dalla fede in senso generale bensì solamente una sua metamorfosi. Metamorfosi che però ha dei costi notevoli anche sociali. Quelli che si lamentano dell'8x1000 o delle ricchezze della Chiesa, infatti, dovrebbero ricordare anche quanti quattrini - ben di più - finiscono nel mondo dell'occulto, a beneficio di soggetti senza scrupoli e disposti a tutto pur di monetizzare la disperazione altrui.<br />Una seconda considerazione, strettamente collegata alla prima - e che, sia pure indirettamente, traspare dal boom dei tarocchi - è il bisogno ineliminabile di Dio. Per decenni fior di antropologi e sociologi profetizzavano il tramonto del sacro. Ma ciò è impossibile, perché non c'è distrazione, serie televisiva o influencer, checché se ne dica e se ne pensi, che possa soddisfare la sete d'infinito che alberga in ciascuno di noi. Inclusi, evidentemente, quanti bussano alla porta dei maghi in cerca di risposte che altrove, evidentemente, non trovano.<br />Un terzo ed ultimo pensiero riguarda, infine, il bisogno di tornare ad evangelizzare. Proprio il permanere del bisogno di sacro e trascendenza - che troppo spesso sfocia nell'occulto - dice infatti della possibilità, anzi del dovere di tornare a proporre Gesù Cristo nella consapevolezza sia che egli è il Figlio di Dio sia che, appunto, di Dio oggi rimane inalterato, nel nostro Paese e non solo, un enorme bisogno. Che va colmato, prima che ci pensino altri.]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>cristo,fede,gesù,inganno,magia,tarocchi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eefce2dd42eb43284f7d3e04e6dd3d29.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A che serve curare la vita terrena, se non si pensa a quella eterna?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-che-serve-curare-la-vita-terrena-se-non-si-pensa-a-quella-eterna--18739407</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5746" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5746</a><br /><br />A CHE SERVE CURARE LA VITA TERRENA, SE NON SI PENSA A QUELLA ETERNA? di don Dolindo Ruotolo<br />La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e l'eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed e portato lontano, tra i saluti e le lacrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità. È una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: l'anima e l'eternità.<br />Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro? Sì, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l'essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve?<br />IL FINE ULTIMO<br />Le occupazioni della vita presente sono come l'ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compire la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.<br />- Sì, tu dici, ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l'ufficio, e così mi passa tutta la giornata.<br />- Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?<br />Che cosa penosa, per es., che un avvocato, si occupi da mane a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz'ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mane a sera ad innalzare case ed edifizi, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sé!<br />COME POSSO AVERE IL TEMPO DI BADARE ALL'ANIMA?<br />- Ma io lavoro per la casa e per i figli, tu dici, e sono degno di lode e vero galantuomo. Come posso avere il tempo di badare all'anima?<br />- Stolto, e credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l'anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia? Non devi lasciare solo un'eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l'esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome di padre, se ti mostri senza fede e senza virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e raccogli il loro compatimento e persino il loro disprezzo?<br />Un padre lontano dalla Chiesa e dai Sacramenti, un padre che non prega, che bestemmia, si ubriaca, si dà a vizi turpi, ha relazioni cattive e commette il male, che razza di padre è ?<br />Una madre che pensa solo ad ornarsi, a fare la civetta, a chiacchierare, ad inveire, e non si preoccupa dell'anima sua e di quella dei suoi figli, che razza di madre è?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18739407</guid><pubDate>Wed, 07 Aug 2019 06:34:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18739407/curare_la_vita_terrena.mp3" length="5579336" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5746

A CHE SERVE CURARE LA VITA TERRENA, SE NON SI PENSA A QUELLA ETERNA? di don Dolindo Ruotolo
La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5746" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5746</a><br /><br />A CHE SERVE CURARE LA VITA TERRENA, SE NON SI PENSA A QUELLA ETERNA? di don Dolindo Ruotolo<br />La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e l'eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed e portato lontano, tra i saluti e le lacrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità. È una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: l'anima e l'eternità.<br />Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro? Sì, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l'essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve?<br />IL FINE ULTIMO<br />Le occupazioni della vita presente sono come l'ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compire la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.<br />- Sì, tu dici, ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l'ufficio, e così mi passa tutta la giornata.<br />- Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?<br />Che cosa penosa, per es., che un avvocato, si occupi da mane a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz'ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mane a sera ad innalzare case ed edifizi, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sé!<br />COME POSSO AVERE IL TEMPO DI BADARE ALL'ANIMA?<br />- Ma io lavoro per la casa e per i figli, tu dici, e sono degno di lode e vero galantuomo. Come posso avere il tempo di badare all'anima?<br />- Stolto, e credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l'anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia? Non devi lasciare solo un'eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l'esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome di padre, se ti mostri senza fede e senza virtù innanzi ai tuoi...]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>eterna,famiglia,genitori,paradiso,terra,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e3e8ccd75548cc4ee8ed424b50721acb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I veri uomini non hanno bisogno di letti caldi, ma di campi di battaglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-veri-uomini-non-hanno-bisogno-di-letti-caldi-ma-di-campi-di-battaglia--18522126</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5730" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5730</a><br /><br />I VERI UOMINI NON HANNO BISOGNO DI LETTI CALDI, MA DI CAMPI DI BATTAGLIA<br />Shakespeare è Shakespeare... e non si discute. Non a caso alcuni sono convinti che in una ipotetica graduatoria della letteratura al vertice ci debba essere Omero e immediatamente a seguire, alla pari, Dante e il famoso Bardo inglese. Certamente si potrebbe discutere su questo tipo di classifica, indubbiamente Dante è superiore, ma che Shakespeare sia tra i primi è fuori di dubbio.<br />Partiamo da un suo dramma che non è tra i più celebri, l'Enrico V. E partiamo dal momento più rappresentativo dell'opera, il famoso discorso che il Re d'Inghilterra rivolge ai suoi soldati prima della battaglia di Agincourt contro i Francesi, siamo nell'anno 1415.<br />Facciamo un po' di mente locale. Gli Inglesi avevano invaso la Francia perché rivendicavano quel regno per motivi dinastici. La Provvidenza farà poi capire, suscitando Giovanna d'Arco, che in realtà ad aver ragione erano i Francesi e non gli Inglesi, ma questa considerazione adesso non c'interessa. Siamo nei pressi di Agincourt prima di una battaglia decisiva. Le forze in campo non sono proporzionate: i Francesi sono molti di più rispetto agli Inglesi. Pertanto l'esercito di Enrico V è abbattuto, ha il morale come si suol dire "sotto le scarpe", sa che una vittoria è impossibile in quelle condizioni: deve combattere su un suolo straniero contro un esercito molto più numeroso e attrezzato. E allora Enrico V parla e fa un discorso straordinario. Risponde ad alcuni, fra cui suo cugino, che rimpiangono il non essere in un numero maggiore.<br />ECCO IL GENIO DI SHAKESPEARE!<br />Il grande drammaturgo, così come il grande scrittore, il grande poeta, ma il grande artista in genere, riesce ad universalizzare un particolare rendendolo "interessante" per tutti. E' ovvio che in questo caso Shakespeare non vuole semplicemente farci conoscere ciò che accadde quel lontano 1415 sul suolo francese, bensì ci vuol far capire che molte volte anche noi, nei gangli della nostra vita, ci troviamo in quel 1415, su quel campo e nei pressi di Agincourt.<br />Shakespeare ci dice che la dimensione eroica è un tratto caratterizzante dell'uomo. Di cosa l'uomo ha davvero bisogno? Di avvertire la pancia piena o piuttosto di sentirsi dentro una dimensione più grande, che è quello di offrirsi totalmente per una causa? Enrico V lo dice chiaramente: coloro i quali sono rimasti nel proprio letto e nelle proprie comodità senza rischiare la vita non sono dei privilegiati. I privilegiati sono loro che hanno la possibilità di scolpire i loro nomi nella perennità della memoria. Coloro i quali oggi si sentono dei privilegiati, o si crede che lo siano, un giorno rimpiangeranno di non essere lì tra loro. Di non essere lì al freddo, di non essere lì a rischiare la vita, di non essere lì a combattere perché si realizzi un ideale.<br />Basterebbe già questo discorso per smontare tutto quel "riduzionismo biologista" che oggi va molto di moda, ovvero che l'uomo altro non è che il suo corpo, che il suo spazio sarebbe solo qui, che le sue scelte e i suoi pensieri altro non sarebbero che effetto di fredde pulsioni di meccanismi neuronali. Se così fosse, l'uomo non saprebbe andare oltre i propri istinti, fra cui anche quello di conservazione, e spingersi fino al sacrificio totale di sé.<br />E qui veniamo ad un secondo punto. Gli Inglesi sono molto di meno dei Francesi, ma Enrico V sottolinea la grandezza di quell'essere "pochi": Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino! La dimensione eroica sicuramente deve tararsi sulla virtù della prudenza, altrimenti sarebbe un inopportuno tentare la Provvidenza; ma è anche vero che la situazione contingente, così come la misura dell'ideale da perseguire e per cui lottare, possono, alle volte, costringere al superamento di qualsiasi valutazione prudenziale.<br />Si sa che Dio molte volte permette nella vita dell'uomo delle prove che sembrano (attenzione: sembrano!) impossibili, e lo fa affinché chi le vive senta il bisogno di invocarLo e di pregarLo. Inoltre, la sproporzione esalta l'intervento di Dio stesso. L'esempio che viene in mente è quello di Davide contro Golia. Addirittura il futuro Re decise di non indossare nemmeno l'armatura, la sentiva pesante, in essa si avvertiva impacciato, e concluse dicendo che solo Dio sarebbe stata la sua forza e la sua protezione.<br />L'ULTIMO PUNTO È IL PIÙ IMPORTANTE<br />Quello che Shakespeare fa dire al suo Enrico V è un vero e proprio "manifesto" contro quella menzogna che avrebbe dominato nella tarda modernità, ovvero che la dimensione religiosa costringerebbe l'uomo nella piccolezza.<br />Nietzsche pone la dimensione religiosa nel modello dell'uomo-cammello, cioè di quell'uomo che sarebbe incapace ad affrontare coraggiosamente la vita e che quindi sceglierebbe la religione come sistema protettivo, come espediente per giustificare la sua viltà. Shakespeare, figlio di altri tempi (molto più seri), fa capire il contrario. E' come se ribadisse le parole di San Paolo ai Filippesi: "Io tutto posso in Colui che mi dà la forza."<br />Enrico V infonde coraggio (lui stesso era passato da una vita sfaccendata ad una vita di responsabilità) appellandosi al giorno in cui sono chiamati a combattere: la festa dei santi Crispino e Crispiano. E insiste su questa coincidenza temporale, quasi a voler far capire che in quel frangente si avvicendano forze naturali e soprannaturali; c'è la Provvidenza che guida.<br />Dalle parole del Re è chiaro quanto la prospettiva dell'eterno è ciò che spinge l'uomo a superare i propri limiti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18522126</guid><pubDate>Thu, 11 Jul 2019 12:50:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18522126/veri_uomini.mp3" length="11075081" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5730

I VERI UOMINI NON HANNO BISOGNO DI LETTI CALDI, MA DI CAMPI DI BATTAGLIA
Shakespeare è Shakespeare... e non si discute. Non a caso alcuni sono convinti che in una ipotetica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5730" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5730</a><br /><br />I VERI UOMINI NON HANNO BISOGNO DI LETTI CALDI, MA DI CAMPI DI BATTAGLIA<br />Shakespeare è Shakespeare... e non si discute. Non a caso alcuni sono convinti che in una ipotetica graduatoria della letteratura al vertice ci debba essere Omero e immediatamente a seguire, alla pari, Dante e il famoso Bardo inglese. Certamente si potrebbe discutere su questo tipo di classifica, indubbiamente Dante è superiore, ma che Shakespeare sia tra i primi è fuori di dubbio.<br />Partiamo da un suo dramma che non è tra i più celebri, l'Enrico V. E partiamo dal momento più rappresentativo dell'opera, il famoso discorso che il Re d'Inghilterra rivolge ai suoi soldati prima della battaglia di Agincourt contro i Francesi, siamo nell'anno 1415.<br />Facciamo un po' di mente locale. Gli Inglesi avevano invaso la Francia perché rivendicavano quel regno per motivi dinastici. La Provvidenza farà poi capire, suscitando Giovanna d'Arco, che in realtà ad aver ragione erano i Francesi e non gli Inglesi, ma questa considerazione adesso non c'interessa. Siamo nei pressi di Agincourt prima di una battaglia decisiva. Le forze in campo non sono proporzionate: i Francesi sono molti di più rispetto agli Inglesi. Pertanto l'esercito di Enrico V è abbattuto, ha il morale come si suol dire "sotto le scarpe", sa che una vittoria è impossibile in quelle condizioni: deve combattere su un suolo straniero contro un esercito molto più numeroso e attrezzato. E allora Enrico V parla e fa un discorso straordinario. Risponde ad alcuni, fra cui suo cugino, che rimpiangono il non essere in un numero maggiore.<br />ECCO IL GENIO DI SHAKESPEARE!<br />Il grande drammaturgo, così come il grande scrittore, il grande poeta, ma il grande artista in genere, riesce ad universalizzare un particolare rendendolo "interessante" per tutti. E' ovvio che in questo caso Shakespeare non vuole semplicemente farci conoscere ciò che accadde quel lontano 1415 sul suolo francese, bensì ci vuol far capire che molte volte anche noi, nei gangli della nostra vita, ci troviamo in quel 1415, su quel campo e nei pressi di Agincourt.<br />Shakespeare ci dice che la dimensione eroica è un tratto caratterizzante dell'uomo. Di cosa l'uomo ha davvero bisogno? Di avvertire la pancia piena o piuttosto di sentirsi dentro una dimensione più grande, che è quello di offrirsi totalmente per una causa? Enrico V lo dice chiaramente: coloro i quali sono rimasti nel proprio letto e nelle proprie comodità senza rischiare la vita non sono dei privilegiati. I privilegiati sono loro che hanno la possibilità di scolpire i loro nomi nella perennità della memoria. Coloro i quali oggi si sentono dei privilegiati, o si crede che lo siano, un giorno rimpiangeranno di non essere lì tra loro. Di non essere lì al freddo, di non essere lì a rischiare la vita, di non essere lì a combattere perché si realizzi un ideale.<br />Basterebbe già questo discorso per smontare tutto quel "riduzionismo biologista" che oggi va molto di moda, ovvero che l'uomo altro non è che il suo corpo, che il suo spazio sarebbe solo qui, che le sue scelte e i suoi pensieri altro non sarebbero che effetto di fredde pulsioni di meccanismi neuronali. Se così fosse, l'uomo non saprebbe andare oltre i propri istinti, fra cui anche quello di conservazione, e spingersi fino al sacrificio totale di sé.<br />E qui veniamo ad un secondo punto. Gli Inglesi sono molto di meno dei Francesi, ma Enrico V sottolinea la grandezza di quell'essere "pochi": Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di...]]></itunes:summary><itunes:duration>693</itunes:duration><itunes:keywords>battaglia,gesù,maschi,re,uomini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a70fc3e936341c5ed4bc88371a41b8b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La castità è una virtù di grande bellezza e splendore, ma difficile da acquistare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-castita-e-una-virtu-di-grande-bellezza-e-splendore-ma-difficile-da-acquistare--18457984</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5722" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5722</a><br /><br />LA CASTITA' E' UNA VIRTU' DI GRANDE BELLEZZA E SPLENDORE, MA DIFFICILE DA ACQUISTARE<br />In una visione di Santa Gertrude la Grande, vissuta nel duecento in Germania ed una delle più grandi mistiche della Chiesa Cattolica, l'evangelista San Giovanni le apparve e le disse che come premio della sua insigne Castità: "Ho ricevuto in Cielo un posto che si distingue per la sua dignità particolare in cui io, nella gloria e nel Sovraluminoso Splendore raccolgo più direttamente i raggi di quell'amore che è 'uno Specchio senza macchia dell'attività di Dio e un riflesso della luce perenne' " (Sap.7.26).<br />Vediamo che la Castità è una virtù di grande bellezza e splendore, una virtù difatti che vale più di tutti i tesori di questa terra. Allo stesso tempo sappiamo che è una virtù difficile da acquistare in quanto richiede un'ascesi intensa e continua, cosa che si manifesta già nella parola stessa "castità" che viene dalla radice "castigare".<br />S. Paolo dice: "Castigo il mio corpo e lo trascino in schiavitù." Per non sposati, la castità consiste nell'astinenza da tutti atti e piaceri sessuali; per sposati consiste nella moderazione in questi atti e piaceri, o in alternativa nell'astinenza totale se tutti e due sono d'accordo nel farlo.<br />LA PUREZZA DEL CUORE<br />Un'altra parola per la castità è la 'purezza' nel senso di purezza del cuore, dell'amore. Questa parola ci mostra che la virtù in questione è qualcosa di assoluto ed incontaminato. La ragione di questo è che qui si tratta del nostro amore per Dio o immediatamente, o mediatamente tramite le creature. Questa castità, questa purezza del cuore, perché è così difficile da acquistare? Perché richiede una specie di castigazione di sé stessi? A causa del Peccato Originale, che ha diminuito il controllo della ragione sui sensi (che comprendono anche le emozioni), e perciò ha condotto alla 'Concupiscenza': la concupiscenza che è il desiderio di soddisfare i sensi contro il giudizio della ragione. Ora la virtù che si oppone a questo male è la virtù cardinale della temperanza o moderazione.<br />La temperanza nel campo della sessualità si chiama la castità. Per l'uomo ferito nella sua natura dal Peccato Originale, è già abbastanza difficile resistere alla tentazione della carne, ma nella nostra epoca, quando si riuniscono insieme il Mondo, la Carne, e il Demonio in una vera e propria congiura contro l'integrità dell'uomo, è divenuta ancor più dura la resistenza.<br />Il Mondo si manifesta nel cinema, nella televisione, in internet, libri, pubblicità, musica, mode, e tutti i mass-media, ed anche nei programmi scolastici delle scuole, che, nel nome della 'letteratura' introducono l'oscenità nei cuori della gioventù e persino dei bambini, per non parlare dei corsi di educazione sessuale che seguono l'idealogia pervertita e pervertente di 'Gender'.<br />Satana, di cui la presenza è segnalata dalla natura universale e sistematica delle sue operazioni, agisce qua in una maniera attenta e spietata. Il suo motivo è il suo odio contro Dio che vuole ferire, attaccando l'uomo fatto secondo la Sua immagine e somiglianza, particolarmente se membro del Corpo Mistico di Cristo.<br />Opera qui con un assalto brutale sugli occhi e sulla fantasia tramite immagini sempre più audaci, con le sue promesse vuote, e le sue proposte di gioia senza nome, di felicità terrena, intimità, e soprattutto dell'amore. Si insinua nella parte più intima e segreta della persona, per contaminarla poi e attirarla verso di lui.<br />PERCHÉ IL DEMONIO SI INTERESSA AI PECCATI CONTRO LA CASTITÀ?<br />Solo perché sono peccati gravi, peccati mortali. Ma perché sono gravi? Per capire questo, bisogna chiederci qual è lo scopo, il fine della sessualità. Nostro Signore ha creato tutto con uno scopo, una finalità. La sessualità ha la finalità della procreazione, dice San Tommaso, "come l' occhio è fatto per vedere".<br />Ora, in quanto la procreazione, o più precisamente la conservazione del genere umano in vita, è il bene naturale più grande di tutti secondo San Tommaso, ne consegue che la corruzione di questo bene è un gran male, secondo il proverbio scolastico: Corruptio optimi pessima est. Per questo è un grave peccato l'impurezza in castità.<br />Vogliamo sentire ciò che San Pio X dice sull'impurezza nel suo Catechismo. 'E' grande il peccato di impurezza?' chiede lui, e risponde: 'Il peccato di impurezza è un peccato gravissimo ed abominevole dinanzi a Dio e agli uomini; avvilisce l'uomo alla condizione dei bruti e lo trascina a molti altri peccati di impurezza e provoca i più terribili castighi in questa vita e nell'altra'.<br />La peccaminosità particolare dell'impurezza sta nel fatto che questi peccati vengono commessi contro il proprio corpo, secondo S. Paolo nella 1° lettera ai Corinzi. Sono ancora più gravi quando la persona è battezzata, perché allora pecca anche contro Nostro Signore Gesù Cristo di cui (in quanto Corpo Mistico) è membro, e contro lo Spirito Santo, di cui è il tempio.<br />Aggiungiamo che ricevere la santa Comunione nello stato di peccato mortale che è conseguenza di questo tipo di peccato, è un ulteriore peccato mortale, ossia un sacrilegio. Lo stesso Catechismo insegna al riguardo : "Chi sa di essere in peccato mortale che cosa deve fare prima di comunicarsi? Chi sa di essere in peccato mortale deve, prima di comunicarsi, fare una buona confessione, non bastando l'atto di contrizione perfetta senza la Confessione a chi è in peccato mortale, per comunicarsi come conviene".<br />GRAVITÀ DEL PECCATO CONTRO LA PUREZZA<br />I peccati contro la purezza sono tutti gravi: sia quei commessi da soli, sia con qualcun altro, sia colla contraccezione, sia colla fantasia; sono ancora più gravi se la persona in questione è battezzata, e, se si tratta di due persone, se uno dei due o tutti e due sono sposati con un altro, se uno o due sono consacrati, o se tutti i due sono dello stesso sesso.  Anche è un peccato grave suscitare la passione sessuale, senza però completare l'atto, perché è già l'inizio dell'atto e l'incontro fornisce l'occasione per completare l'atto. Si ricordi che nell'atto di dolore si promette di 'evitare le occasione del peccato'.<br />Purtroppo nel mondo di oggi questi peccati non vengono più considerati come peccati, ma persino come un diritto dell'uomo. Come ci dobbiamo comportare da buoni cattolici? Noi cattolici dobbiamo nuotare contro la corrente di una perversa generazione, perché solo chi nuota contro la corrente può raggiungere l'acqua sana, fresca, e pura. Ascoltiamo gli Apostoli che vissero in un'epoca simile alla nostra.<br />San Pietro scrive (I. 4. 2-4): non si deve "servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio, nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni… per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano".<br />San Paolo scrive (1. Tess. 4. 3-5, 7): "Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio. Dio non ci ha chiamati all'impurezza, ma alla santificazione."<br />San Pio X insegna nel suo Catechismo che per mantenerci casti "Conviene fuggire cattive compagnie, la lettura di libri e dei giornali cattivi, l'intemperanza, il guardare immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose e tutte le occasioni di peccato. Una persona che trova che le sue forze naturali sono inadeguate a mantenere la castità deve pregare l'aiuto di Dio che non chiede mai l'impossibile".<br />Viene raccomandato il ricorso frequente al Sacramento della Penitenza, alla santa Comunione quando la persona è in uno stato di Grazia, e la recita fervorosa del Santo Rosario. Verrà dato l'aiuto necessario in modo particolare agli sposi mediante le grazie che provengono dal Sacramento del Matrimonio.<br />UN CASTO FIDANZAMENTO<br />Per fidanzati: come si devono comportare? Il fidanzamento non ha senso se non in rapporto al matrimonio. In vista del matrimonio, però, si devono comportare in modo modesto, puro, moderato e disciplinato, mai comportandosi in un modo in cui si vergognerebbe essere visti ad esempio dai propri genitori.<br />Solo così si possono preparare a un matrimonio stabile e duraturo. La preparazione peggiore al matrimonio è l'impurezza tra i fidanzati perché crea un terreno edonistico incapace di sostenere una vita matrimoniale autentica fino alla morte. Anzi, è il modo ottimo per distruggerla già prima che non venga in esistenza.<br />Talvolta qualcuno si chiede perché tanti matrimoni falliscono oggi. La risposta deve essere perché vengono visti come qualcosa di ordine meramente naturale. I sentimenti vengono glorificati, preparano un terreno fatale per il matrimonio, e quando dopo il matrimonio vengono meno, il rapporto si scioglie.<br />C'è un edonismo onnipresente, un'ignoranza sulla natura del matrimonio, la sua istituzione divina, la sua natura sacramentale; non c'è preghiera, non c'è Fede. La Fede illuminata dalla dottrina cattolica e vivificata dalla Carità, è la preparazione indispensabile per il matrimonio e per qualsiasi altra scelta o azione della nostra vita.<br />LA CASTITÀ NELLA VITA CONSACRATA<br />Una parola sulla Castità perfetta. Questa specie di castità si distingue per un voto o una promessa solenne e per il suo scopo che è cioè di dare sé stessi a Dio completamente con il cuore indiviso. Una differenza particolare tra la vita matrimoniale e la vita consacrata è la capacità della persona consacrata di darsi completamente a Dio con cuore indiviso.<br />Anche se San Paolo ne parla esplicitamente, molti uomini della Chiesa di oggi pretendono che tutti e due i tipi di vita siano sullo stesso livello. Non è vero. La castità perfetta o verginità consacrata, è un segno più chiaro del matrimonio, dell'unione di Cristo alla Sua Chiesa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18457984</guid><pubDate>Thu, 04 Jul 2019 09:29:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18457984/castita.mp3" length="14912364" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5722

LA CASTITA' E' UNA VIRTU' DI GRANDE BELLEZZA E SPLENDORE, MA DIFFICILE DA ACQUISTARE
In una visione di Santa Gertrude la Grande, vissuta nel duecento in Germania ed una delle più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5722" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5722</a><br /><br />LA CASTITA' E' UNA VIRTU' DI GRANDE BELLEZZA E SPLENDORE, MA DIFFICILE DA ACQUISTARE<br />In una visione di Santa Gertrude la Grande, vissuta nel duecento in Germania ed una delle più grandi mistiche della Chiesa Cattolica, l'evangelista San Giovanni le apparve e le disse che come premio della sua insigne Castità: "Ho ricevuto in Cielo un posto che si distingue per la sua dignità particolare in cui io, nella gloria e nel Sovraluminoso Splendore raccolgo più direttamente i raggi di quell'amore che è 'uno Specchio senza macchia dell'attività di Dio e un riflesso della luce perenne' " (Sap.7.26).<br />Vediamo che la Castità è una virtù di grande bellezza e splendore, una virtù difatti che vale più di tutti i tesori di questa terra. Allo stesso tempo sappiamo che è una virtù difficile da acquistare in quanto richiede un'ascesi intensa e continua, cosa che si manifesta già nella parola stessa "castità" che viene dalla radice "castigare".<br />S. Paolo dice: "Castigo il mio corpo e lo trascino in schiavitù." Per non sposati, la castità consiste nell'astinenza da tutti atti e piaceri sessuali; per sposati consiste nella moderazione in questi atti e piaceri, o in alternativa nell'astinenza totale se tutti e due sono d'accordo nel farlo.<br />LA PUREZZA DEL CUORE<br />Un'altra parola per la castità è la 'purezza' nel senso di purezza del cuore, dell'amore. Questa parola ci mostra che la virtù in questione è qualcosa di assoluto ed incontaminato. La ragione di questo è che qui si tratta del nostro amore per Dio o immediatamente, o mediatamente tramite le creature. Questa castità, questa purezza del cuore, perché è così difficile da acquistare? Perché richiede una specie di castigazione di sé stessi? A causa del Peccato Originale, che ha diminuito il controllo della ragione sui sensi (che comprendono anche le emozioni), e perciò ha condotto alla 'Concupiscenza': la concupiscenza che è il desiderio di soddisfare i sensi contro il giudizio della ragione. Ora la virtù che si oppone a questo male è la virtù cardinale della temperanza o moderazione.<br />La temperanza nel campo della sessualità si chiama la castità. Per l'uomo ferito nella sua natura dal Peccato Originale, è già abbastanza difficile resistere alla tentazione della carne, ma nella nostra epoca, quando si riuniscono insieme il Mondo, la Carne, e il Demonio in una vera e propria congiura contro l'integrità dell'uomo, è divenuta ancor più dura la resistenza.<br />Il Mondo si manifesta nel cinema, nella televisione, in internet, libri, pubblicità, musica, mode, e tutti i mass-media, ed anche nei programmi scolastici delle scuole, che, nel nome della 'letteratura' introducono l'oscenità nei cuori della gioventù e persino dei bambini, per non parlare dei corsi di educazione sessuale che seguono l'idealogia pervertita e pervertente di 'Gender'.<br />Satana, di cui la presenza è segnalata dalla natura universale e sistematica delle sue operazioni, agisce qua in una maniera attenta e spietata. Il suo motivo è il suo odio contro Dio che vuole ferire, attaccando l'uomo fatto secondo la Sua immagine e somiglianza, particolarmente se membro del Corpo Mistico di Cristo.<br />Opera qui con un assalto brutale sugli occhi e sulla fantasia tramite immagini sempre più audaci, con le sue promesse vuote, e le sue proposte di gioia senza nome, di felicità terrena, intimità, e soprattutto dell'amore. Si insinua nella parte più intima e segreta della persona, per contaminarla poi e attirarla verso di lui.<br />PERCHÉ IL DEMONIO SI INTERESSA AI PECCATI CONTRO LA CASTITÀ?<br />Solo perché sono peccati gravi, peccati mortali. Ma perché sono gravi? Per capire questo, bisogna chiederci qual è lo scopo, il fine della sessualità. Nostro Signore ha creato tutto con uno scopo, una finalità. La sessualità ha la finalità della procreazione, dice San...]]></itunes:summary><itunes:duration>932</itunes:duration><itunes:keywords>amore,castita,coppia,donarsi,fidanzati,matrimonio,purezza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7de36d760afa010c8466be121c7031b8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando si può dichiarare morta una persona?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-si-puo-dichiarare-morta-una-persona--18325771</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5696<br /><br />QUANDO SI PUO' DICHIARARE MORTA UNA PERSONA? di Ermes Dovico<br />Quando davvero si può dichiarare morta una persona? La domanda potrebbe sembrare oziosa, ma la risposta che si dà ha invece grandi ripercussioni dal punto di vista morale e sanitario, perché da questa dipende tutto il settore dei trapianti di organi. Ci riferiamo soprattutto ai pazienti reduci da incidenti o pazienti con gravi disabilità. Oggi si dà per scontato il paradigma della "morte cerebrale", ma anche quello della cosiddetta "morte a cuore fermo", da chiamare più propriamente in inglese controlled cardiac-circulatory death (CCCD, ma sono diffuse anche altre sigle; letteralmente "morte controllata cardio-circolatoria"). C'è però chi non si rassegna, soprattutto in ambito cattolico, a questi paradigmi che hanno un'indubbia origine utilitaristica. E intende riaprire il dibattito.<br />Il paradigma della "morte cerebrale", infatti, è stato definito nell'agosto del 1968, cioè pochi mesi dopo il primo trapianto di cuore, proprio con il fine di ottenere organi funzionanti da pazienti vivi, come un'inchiesta della Nuova Bussola aveva ricostruito.<br />Meno conosciuto è appunto il paradigma della cosiddetta "morte a cuore fermo", introdotto per quei pazienti che non si possono dichiarare "cerebralmente morti" ma che sono reduci da incidenti o hanno comunque gravi disabilità, spesso neurologiche, e beneficiano di un supporto vitale. [...] Quest'altra definizione, introdotta negli Usa nel 1993, ha chiaramente l'effetto di allargare il parco dei donatori di organi.<br />Si possono questi paradigmi considerare coincidenti con la morte effettiva? A dare una risposta assolutamente negativa è la professoressa Doyen Nguyen, specializzata in Medicina ematologica e a lungo attiva in questo campo, poi laureata in Teologia morale, specializzata in Bioetica, e oggi docente alla Pontificia Università di San Tommaso d'Aquino (Angelicum). La Nguyen ha dedicato molti studi al tema della definizione di morte e ne ha parlato a un recente convegno a Roma incentrato proprio sulla "morte cerebrale". L'abbiamo intervistata per comprendere meglio le sue ragioni. [...]<br />Professoressa Nguyen, al convegno dell'Accademia Giovanni Paolo II tenutosi a Roma il 20-21 maggio e incentrato sul concetto della "morte cerebrale", lei ha tenuto una relazione sulla "morte a cuore fermo", sottolineando l'inganno che si cela in entrambi i costrutti. Ci può spiegare di cosa si tratta?<br />La "morte a cuore fermo", più propriamente controlled cardiac-circulatory death (CCCD), è un altro paradigma accanto a quello della morte cerebrale. Nel 1993, cioè 25 anni dopo la definizione utilitaristica di "morte cerebrale" contenuta nel rapporto di Harvard, è stato predisposto negli Stati Uniti un altro protocollo, quello di Pittsburgh, perché si era in cerca di un maggior numero di organi. È un cosiddetto ritorno al criterio cardio-respiratorio, ma in realtà la controlled cardiac-circulatory death è fondata sul paradigma della "morte cerebrale". In casi del genere il potenziale donatore è un paziente (con organi sani) che non è cerebralmente morto e che ci si aspetta che muoia entro 60 minuti dalla rimozione del supporto vitale.<br />Quel protocollo stabilisce un'attesa di 2 minuti (Pittsburgh Protocol), ampliata anche a 5 minuti (raccomandazione dell'Institute of Medicine), dopo l'arresto del battito cardiaco. Questo intervallo di 2-5 minuti è chiamato periodo "no touch" o "death watch" [un periodo di osservazione del paziente, ndr]. Il paziente firma prima un permesso a non essere rianimato, il DNR (do not resuscitate), cioè a farlo morire dopo il distacco del ventilatore, e un consenso a donare gli organi. Il paziente è poi portato in sala operatoria. Il supporto vitale viene rimosso. Dopo che si ferma il suo battito cardiaco per 2-5 minuti (l'intervallo varia a seconda degli specifici protocolli), il paziente viene dichiarato morto, e l'espianto degli organi inizia immediatamente. Ora, questo intervallo di 2-5 minuti non basta perché ci sono persone che possono avere un arresto cardiaco e il cui cuore può tornare a battere praticandogli la rianimazione cardiopolmonare (CPR). A volte avviene anche quello che è chiamato "fenomeno di Lazzaro", con la spontanea riattivazione del sistema cardiocircolatorio, riscontrata fino a 33 minuti dopo l'arresto cardiaco [...].<br />Sono quindi paradigmi che condividono la stessa concezione utilitaristica?<br />Sì, nel protocollo della controlled cardiac-circulatory death si afferma esplicitamente che esso è stato ideato per espandere il numero di potenziali donatori di organi. Il secondo paradigma si basa alla fine sui presupposti del primo perché è basato sulla tesi (sostenuta dai proponenti della "morte cerebrale") che la morte cerebrale sia la morte sic et simpliciter, che può essere determinata o usando il criterio della "morte cerebrale" o il cosiddetto criterio cardio-respiratorio della controlled cardiac-circulatory death. Comunque, in realtà, l'attesa di 2-5 minuti del periodo "no touch" non è abbastanza lunga per produrre la condizione di "morte cerebrale", figuriamoci la morte vera! In Europa abbiamo invece il protocollo di Maastricht, che adotta un intervallo di 10 minuti [esteso a 20 minuti in Italia, ndr] prima di espiantare gli organi sempre sulla base di una situazione simile alla "morte cerebrale". In base al protocollo di Maastricht, soltanto i reni possono essere espiantati poiché sono più resistenti degli altri organi (per esempio, il fegato, il pancreas, il cuore) alla lesione ischemica [...].<br />Con il protocollo di Maastricht si possono dunque espiantare solo i reni, mentre con il protocollo di Pittsburgh?<br />Riguardo a quello di Pittsburgh, dal 1993 al 2008 estraevano i reni e altri organi, eccetto il cuore, perché secondo i criteri del protocollo il cuore doveva essere già "morto" irreversibilmente... quindi, si diceva, come si può fare un trapianto di cuore dopo che il cuore è morto? Ebbene, nel 2008, il dottor Boucek fece tre trapianti di cuore da donatori bambini: nel primo caso aveva atteso 3 minuti, negli altri due casi ancora meno, 75 secondi. Ma questo vuol dire che il cuore nella persona A, con una diagnosi di "morte a cuore fermo", trapiantato con successo nella persona B, avrebbe continuato a battere anche nella persona A, se solo l'avessero rianimata [...]<br />Quando è lecito allora donare i singoli organi vitali?<br />Lecito vuol dire dopo la morte, la morte vera, che non è la "morte cerebrale" né quella "a cuore fermo", che sono concetti che si basano sulla mistificazione delle parole. Quando c'è una persona morente gli organi via via ricevono meno sangue, meno ossigeno, e questo significa che la qualità dell'organo si va progressivamente riducendo. [...] Ora, per avere organi buoni, trapiantabili, bisogna prenderli da un corpo ancora vivo. Questo fatto l'avevano capito già prima degli anni Sessanta.<br />Prima ancora del primo trapianto di cuore (3 dicembre 1967)?<br />Sì, prima. I trapianti sono iniziati con i trapianti di reni, ma poi hanno visto che la qualità dei reni ottenuti dopo la morte vera era scarsa. Perciò decisero di cambiare la definizione di morte e nell'agosto 1968, pochi mesi dopo il primo trapianto di cuore, il rapporto di Harvard definì il coma irreversibile come un nuovo criterio per la morte. Ora: la morte è un fenomeno, il coma irreversibile è un altro fenomeno. Il nostro concetto di morte deve corrispondere alla realtà, non possiamo imporre sulla realtà ciò che abbiamo in mente. Veritas est adaequatio intellectus et rei (la verità è la corrispondenza tra realtà e intelletto). Se il nostro pensiero prevale sulla realtà, è ideologia.<br />E durante la vita ci sono donazioni lecite? Per esempio, il beato don Carlo Gnocchi poco prima di morire disse di voler donare gli occhi, o meglio le cornee.<br />Uno dei reni è lecito donarlo. La donazione delle cornee non equivale alla donazione degli occhi perché la cornea è solo una parte dell'occhio: l'occhio è un organo, la cornea è un tessuto, che non ha bisogno di molto sangue e può durare anche abbastanza dopo la morte. Sì, può essere donata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18325771</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2019 07:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18325771/quando_si_pu_dichiarare_morta_una_persona.mp3" length="9597640" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5696

QUANDO SI PUO' DICHIARARE MORTA UNA PERSONA? di Ermes Dovico
Quando davvero si può dichiarare morta una persona? La domanda potrebbe sembrare oziosa, ma la risposta che si dà ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5696<br /><br />QUANDO SI PUO' DICHIARARE MORTA UNA PERSONA? di Ermes Dovico<br />Quando davvero si può dichiarare morta una persona? La domanda potrebbe sembrare oziosa, ma la risposta che si dà ha invece grandi ripercussioni dal punto di vista morale e sanitario, perché da questa dipende tutto il settore dei trapianti di organi. Ci riferiamo soprattutto ai pazienti reduci da incidenti o pazienti con gravi disabilità. Oggi si dà per scontato il paradigma della "morte cerebrale", ma anche quello della cosiddetta "morte a cuore fermo", da chiamare più propriamente in inglese controlled cardiac-circulatory death (CCCD, ma sono diffuse anche altre sigle; letteralmente "morte controllata cardio-circolatoria"). C'è però chi non si rassegna, soprattutto in ambito cattolico, a questi paradigmi che hanno un'indubbia origine utilitaristica. E intende riaprire il dibattito.<br />Il paradigma della "morte cerebrale", infatti, è stato definito nell'agosto del 1968, cioè pochi mesi dopo il primo trapianto di cuore, proprio con il fine di ottenere organi funzionanti da pazienti vivi, come un'inchiesta della Nuova Bussola aveva ricostruito.<br />Meno conosciuto è appunto il paradigma della cosiddetta "morte a cuore fermo", introdotto per quei pazienti che non si possono dichiarare "cerebralmente morti" ma che sono reduci da incidenti o hanno comunque gravi disabilità, spesso neurologiche, e beneficiano di un supporto vitale. [...] Quest'altra definizione, introdotta negli Usa nel 1993, ha chiaramente l'effetto di allargare il parco dei donatori di organi.<br />Si possono questi paradigmi considerare coincidenti con la morte effettiva? A dare una risposta assolutamente negativa è la professoressa Doyen Nguyen, specializzata in Medicina ematologica e a lungo attiva in questo campo, poi laureata in Teologia morale, specializzata in Bioetica, e oggi docente alla Pontificia Università di San Tommaso d'Aquino (Angelicum). La Nguyen ha dedicato molti studi al tema della definizione di morte e ne ha parlato a un recente convegno a Roma incentrato proprio sulla "morte cerebrale". L'abbiamo intervistata per comprendere meglio le sue ragioni. [...]<br />Professoressa Nguyen, al convegno dell'Accademia Giovanni Paolo II tenutosi a Roma il 20-21 maggio e incentrato sul concetto della "morte cerebrale", lei ha tenuto una relazione sulla "morte a cuore fermo", sottolineando l'inganno che si cela in entrambi i costrutti. Ci può spiegare di cosa si tratta?<br />La "morte a cuore fermo", più propriamente controlled cardiac-circulatory death (CCCD), è un altro paradigma accanto a quello della morte cerebrale. Nel 1993, cioè 25 anni dopo la definizione utilitaristica di "morte cerebrale" contenuta nel rapporto di Harvard, è stato predisposto negli Stati Uniti un altro protocollo, quello di Pittsburgh, perché si era in cerca di un maggior numero di organi. È un cosiddetto ritorno al criterio cardio-respiratorio, ma in realtà la controlled cardiac-circulatory death è fondata sul paradigma della "morte cerebrale". In casi del genere il potenziale donatore è un paziente (con organi sani) che non è cerebralmente morto e che ci si aspetta che muoia entro 60 minuti dalla rimozione del supporto vitale.<br />Quel protocollo stabilisce un'attesa di 2 minuti (Pittsburgh Protocol), ampliata anche a 5 minuti (raccomandazione dell'Institute of Medicine), dopo l'arresto del battito cardiaco. Questo intervallo di 2-5 minuti è chiamato periodo "no touch" o "death watch" [un periodo di osservazione del paziente, ndr]. Il paziente firma prima un permesso a non essere rianimato, il DNR (do not resuscitate), cioè a farlo morire dopo il distacco del ventilatore, e un consenso a donare gli organi. Il paziente è poi portato in sala operatoria. Il supporto vitale viene rimosso. Dopo che si ferma il suo battito cardiaco per 2-5 minuti (l'intervallo varia a seconda degli specifici protocolli), il paziente viene...]]></itunes:summary><itunes:duration>600</itunes:duration><itunes:keywords>celebrale,cornea,cuore,morte,trapianti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d751d4a4b71893a234bcd2e597411aae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I bambini ci insegnano che fidarsi è bene...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-bambini-ci-insegnano-che-fidarsi-e-bene--18325679</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5684" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5684</a><br /><br />I BAMBINI CI INSEGNANO CHE FIDARSI E' BENE... di Giulia Tanel<br />Se ci si fa caso, salvo particolari eccezioni negative di scarso accudimento, i bambini hanno piena fiducia nei loro genitori e nelle persone più prossime: non hanno paura che chi li tiene in braccio li farà cadere, tanto da riuscire ad addormentarsi sereni; non hanno paura di morire di fame, perché - grazie a una serie di esperienze positive in tal senso - hanno avuto prova che la mamma, o chi per lei, provvederà a dare loro il latte o, dopo i primi mesi, altro cibo; non hanno paura di non essere vestiti, lavati, curati se sono malati... così come, se hanno avuto figure di riferimento "sufficientemente buone", non hanno paura di non essere amati e coccolati; addirittura, se hanno vicino a loro un adulto che fa loro compagnia e li rassicura, anche i terribili mostri che si aggirano di notte diventano innocui...<br />I BAMBINI, DUNQUE, SI FIDANO<br />Questa disposizione, tuttavia, con l'avanzare dell'età va progressivamente scemando. Già un adolescente nutre alcuni (talvolta anche tanti!) dubbi che i suoi genitori si stiano prendendo cura di lui nella maniera adeguata, o che i limiti che gli vengono posti siano per il suo bene, e via discorrendo. Quando poi si arriva alla fase adulta, il fatto di fidarsi di un'altra persona diventa ancora più raro; una cartina di tornasole in tal senso è, per esempio, l'aumento del tasso di convivenze: chi sei tu affinché io mi debba fidare a tal punto di te da decidere di intrecciare per sempre la mia vita alla tua? Chi mi assicura che non tradirai questa mia aspettativa?<br />La tendenza al venir meno della fiducia si è andata fortemente accentuando nel corso degli ultimi anni. Come mai? Si potrebbero proporre svariate disamine di natura psicologica o socio-culturale, nel tentativo di dare una risposta.<br />LA PERDITA DELLA FEDE... CIOÈ DELLA FIDUCIA (IN DIO)<br />Tuttavia, a ben vedere, la considerazione principale è che tutto ha origine nella progressiva perdita della fede, nell'abbandono del trascendente. Infatti, se non ci si fida più che c'è un Dio buono, un Padre, che ci ama e si prende cura di ognuno singolarmente [«Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito» (Lc12,22-23)], su quali basi è possibile fidarsi del proprio coniuge, dei propri genitori, dei propri figli, degli amici, dei colleghi...? Perché una persona, debole nella sua umanità e magari già piena di questioni personali, dovrebbe prendere a cuore un'altra persona, tanto da amarla come se stessa? Un dubbio, questo, che risulta ulteriormente amplificato, se si insinua su una serie di umanissime esperienze di fiducia tradita...<br />Eppure, l'uomo non può prescindere dalla relazione, e una relazione autentica è necessariamente fondata sulla fiducia. Ecco quindi che pensare di poter vivere prescindendo dalla fiducia riposta nell'Altro, ancora prima che negli altri, è pura utopia: o, meglio, è certamente possibile, ma è una vita che non conoscerà mai la «gioia piena» che deriva dal sapersi amati, con i propri pregi e i propri difetti, fin dal principio e per sempre. A scalare, poi, se ci si riconosce amati così da Nostro Signore, diventerà possibile amarsi a propria volta, così come avventurarsi nella vocazione matrimoniale che esige il "per sempre", o investire nelle amicizie... insomma, vivere la vita con fiducia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18325679</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2019 07:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18325679/i_bambini_ci_insegnano.mp3" length="4442069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5684

I BAMBINI CI INSEGNANO CHE FIDARSI E' BENE... di Giulia Tanel
Se ci si fa caso, salvo particolari eccezioni negative di scarso accudimento, i bambini hanno piena fiducia nei loro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5684" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5684</a><br /><br />I BAMBINI CI INSEGNANO CHE FIDARSI E' BENE... di Giulia Tanel<br />Se ci si fa caso, salvo particolari eccezioni negative di scarso accudimento, i bambini hanno piena fiducia nei loro genitori e nelle persone più prossime: non hanno paura che chi li tiene in braccio li farà cadere, tanto da riuscire ad addormentarsi sereni; non hanno paura di morire di fame, perché - grazie a una serie di esperienze positive in tal senso - hanno avuto prova che la mamma, o chi per lei, provvederà a dare loro il latte o, dopo i primi mesi, altro cibo; non hanno paura di non essere vestiti, lavati, curati se sono malati... così come, se hanno avuto figure di riferimento "sufficientemente buone", non hanno paura di non essere amati e coccolati; addirittura, se hanno vicino a loro un adulto che fa loro compagnia e li rassicura, anche i terribili mostri che si aggirano di notte diventano innocui...<br />I BAMBINI, DUNQUE, SI FIDANO<br />Questa disposizione, tuttavia, con l'avanzare dell'età va progressivamente scemando. Già un adolescente nutre alcuni (talvolta anche tanti!) dubbi che i suoi genitori si stiano prendendo cura di lui nella maniera adeguata, o che i limiti che gli vengono posti siano per il suo bene, e via discorrendo. Quando poi si arriva alla fase adulta, il fatto di fidarsi di un'altra persona diventa ancora più raro; una cartina di tornasole in tal senso è, per esempio, l'aumento del tasso di convivenze: chi sei tu affinché io mi debba fidare a tal punto di te da decidere di intrecciare per sempre la mia vita alla tua? Chi mi assicura che non tradirai questa mia aspettativa?<br />La tendenza al venir meno della fiducia si è andata fortemente accentuando nel corso degli ultimi anni. Come mai? Si potrebbero proporre svariate disamine di natura psicologica o socio-culturale, nel tentativo di dare una risposta.<br />LA PERDITA DELLA FEDE... CIOÈ DELLA FIDUCIA (IN DIO)<br />Tuttavia, a ben vedere, la considerazione principale è che tutto ha origine nella progressiva perdita della fede, nell'abbandono del trascendente. Infatti, se non ci si fida più che c'è un Dio buono, un Padre, che ci ama e si prende cura di ognuno singolarmente [«Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito» (Lc12,22-23)], su quali basi è possibile fidarsi del proprio coniuge, dei propri genitori, dei propri figli, degli amici, dei colleghi...? Perché una persona, debole nella sua umanità e magari già piena di questioni personali, dovrebbe prendere a cuore un'altra persona, tanto da amarla come se stessa? Un dubbio, questo, che risulta ulteriormente amplificato, se si insinua su una serie di umanissime esperienze di fiducia tradita...<br />Eppure, l'uomo non può prescindere dalla relazione, e una relazione autentica è necessariamente fondata sulla fiducia. Ecco quindi che pensare di poter vivere prescindendo dalla fiducia riposta nell'Altro, ancora prima che negli altri, è pura utopia: o, meglio, è certamente possibile, ma è una vita che non conoscerà mai la «gioia piena» che deriva dal sapersi amati, con i propri pregi e i propri difetti, fin dal principio e per sempre. A scalare, poi, se ci si riconosce amati così da Nostro Signore, diventerà possibile amarsi a propria volta, così come avventurarsi nella vocazione matrimoniale che esige il "per sempre", o investire nelle amicizie... insomma, vivere la vita con fiducia.]]></itunes:summary><itunes:duration>278</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,dio,fede,fiducia,genitori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/feffdc90e87d627c70293c83f357e0de.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Corte Costituzionale dichiara che la prostituzione non è mai un atto totalmente libero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-corte-costituzionale-dichiara-che-la-prostituzione-non-e-mai-un-atto-totalmente-libero--18328829</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5685" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5685</a><br /><br />LA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA CHE LA PROSTITUZIONE NON E' MAI UN ATTO TOTALMENTE LIBERO di Don Aldo Buonaiuto<br />Prostituirsi non è mai un atto totalmente libero. E' questa la motivazione con cui la Corte costituzionale ha confermato il favoreggiamento della prostituzione stabilito dalla legge Merlin.<br />Già nell'Egitto dei faraoni le schiave del sesso erano le prigioniere di guerra. E ancora oggi un aspetto particolarmente ripugnante del mercimonio coatto è l'ipocrisia di descrivere il fenomeno come un "male minore" per la società; quasi si trattasse di una valvola di sfogo - indirizzato verso le donne più fragili e vulnerabili - quasi per voler stemperare il tasso collettivo di aggressività ed evitare danni peggiori al bene comune e comunque sempre mettendosi, spudoratamente dalla parte di chi vuole sfogare i propri istinti maschili, più che schierarsi nel difendere le giovanissime donne trafficate. Eppure questi maschi che ogni notte incontro sulle strade della prostituzione coatta, sono, per la maggior parte dei casi, papà e nonni spietati perché ben consapevoli di comprare il corpo di una schiava. Chiedo alle tante donne, a partire dalle parlamentari, di scegliere le vie per promuovere la liberazione delle schiave senza temere i rischi di strumentalizzazioni partitiche. E mi rivolgo anche a tutti i genitori che hanno figlie adolescenti in casa. Guardatele negli occhi e immaginatevele per le strade o nei locali in balia delle pulsioni peggiori di chi vuole farne una macchina per il proprio tornaconto monetario.<br />PUNIRE IL CLIENTE PER TOGLIERE ALLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI LA FONTE DI GUADAGNO<br />La tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale hanno come cause profonde la diseguaglianza tra uomini e donne e la povertà, aggravate dalle disparità etniche e da altre ingiustizie come i conflitti armati. Malgrado ciò, in oltre un secolo e mezzo di storia unitaria, l'Italia non ha mai avuto una legge che, sull'esperienza di altre legislazioni europee, punisca direttamente il cliente dello sfruttamento sessuale, per togliere così alle organizzazioni criminali la fonte di guadagno e per combattere lo sfruttamento di persone vulnerabili. Oggi, in Italia, la prostituzione non è un reato, lo sono però il favoreggiamento, il suo sfruttamento e quindi istigare qualcuno a prostituirsi. Già nel 1949 la Convenzione internazionale contro la tratta aveva stabilito che la "prostituzione e il male che l'accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana".<br />In Italia, la legge del 1958, ridusse notevolmente questo sfruttamento che, però, è riemerso a partire dagli anni '90 con lo sviluppo dei flussi immigratori assumendo connotati ancora più terribili perché le vittime sono completamente alla mercé di trafficanti e sfruttatori.<br />E' arrivato il momento di effettuare un pressing senza più tregua, contro i trafficanti e gli sfruttatori di donne, inasprendo notevolmente le pene; è ora di fare un salto di qualità: bisogna fermare la domanda.<br />L'EREDITÀ DI DON ORESTE BENZI<br />Ciò, gradualmente, porterà anche a un cambiamento culturale e di mentalità a favore delle nuove generazioni che avranno la possibilità di comprendere che le relazioni più intime non si acquistano ma, casomai, si possono solo conquistare con un confronto alla pari.<br />L'urgenza oggi è data da oltre centomila donne sulle strade. Don Oreste Benzi fondatore dell'Associazione Giovanni XXIII ci ha insegnato a non tacere dinanzi a quelle che, di fatto, sono delle ingiustizie insopportabili. Sì, perché vedere una quindicenne o una ventenne su un marciapiede, calpestata, violentata ogni notte, comprata, usata e gettata peggio di una cosa è sconvolgente.<br />Eppure abbiamo personalità di diverse e alte categorie sociali che vorrebbero risolvere il tutto legalizzando la prostituzione. A qualcuno farebbe comodo per alzare il Pil, come proposero precedenti governanti, ad altri piacerebbe investire su queste ragazzine realizzando, per conto dello Stato, i propri turpi guadagni.<br />Una vergogna che grida al Cielo la propria disumanità!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328829</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2019 08:47:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328829/corte_costit.mp3" length="6040763" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5685

LA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA CHE LA PROSTITUZIONE NON E' MAI UN ATTO TOTALMENTE LIBERO di Don Aldo Buonaiuto
Prostituirsi non è mai un atto totalmente libero. E' questa la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5685" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5685</a><br /><br />LA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA CHE LA PROSTITUZIONE NON E' MAI UN ATTO TOTALMENTE LIBERO di Don Aldo Buonaiuto<br />Prostituirsi non è mai un atto totalmente libero. E' questa la motivazione con cui la Corte costituzionale ha confermato il favoreggiamento della prostituzione stabilito dalla legge Merlin.<br />Già nell'Egitto dei faraoni le schiave del sesso erano le prigioniere di guerra. E ancora oggi un aspetto particolarmente ripugnante del mercimonio coatto è l'ipocrisia di descrivere il fenomeno come un "male minore" per la società; quasi si trattasse di una valvola di sfogo - indirizzato verso le donne più fragili e vulnerabili - quasi per voler stemperare il tasso collettivo di aggressività ed evitare danni peggiori al bene comune e comunque sempre mettendosi, spudoratamente dalla parte di chi vuole sfogare i propri istinti maschili, più che schierarsi nel difendere le giovanissime donne trafficate. Eppure questi maschi che ogni notte incontro sulle strade della prostituzione coatta, sono, per la maggior parte dei casi, papà e nonni spietati perché ben consapevoli di comprare il corpo di una schiava. Chiedo alle tante donne, a partire dalle parlamentari, di scegliere le vie per promuovere la liberazione delle schiave senza temere i rischi di strumentalizzazioni partitiche. E mi rivolgo anche a tutti i genitori che hanno figlie adolescenti in casa. Guardatele negli occhi e immaginatevele per le strade o nei locali in balia delle pulsioni peggiori di chi vuole farne una macchina per il proprio tornaconto monetario.<br />PUNIRE IL CLIENTE PER TOGLIERE ALLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI LA FONTE DI GUADAGNO<br />La tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale hanno come cause profonde la diseguaglianza tra uomini e donne e la povertà, aggravate dalle disparità etniche e da altre ingiustizie come i conflitti armati. Malgrado ciò, in oltre un secolo e mezzo di storia unitaria, l'Italia non ha mai avuto una legge che, sull'esperienza di altre legislazioni europee, punisca direttamente il cliente dello sfruttamento sessuale, per togliere così alle organizzazioni criminali la fonte di guadagno e per combattere lo sfruttamento di persone vulnerabili. Oggi, in Italia, la prostituzione non è un reato, lo sono però il favoreggiamento, il suo sfruttamento e quindi istigare qualcuno a prostituirsi. Già nel 1949 la Convenzione internazionale contro la tratta aveva stabilito che la "prostituzione e il male che l'accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana".<br />In Italia, la legge del 1958, ridusse notevolmente questo sfruttamento che, però, è riemerso a partire dagli anni '90 con lo sviluppo dei flussi immigratori assumendo connotati ancora più terribili perché le vittime sono completamente alla mercé di trafficanti e sfruttatori.<br />E' arrivato il momento di effettuare un pressing senza più tregua, contro i trafficanti e gli sfruttatori di donne, inasprendo notevolmente le pene; è ora di fare un salto di qualità: bisogna fermare la domanda.<br />L'EREDITÀ DI DON ORESTE BENZI<br />Ciò, gradualmente, porterà anche a un cambiamento culturale e di mentalità a favore delle nuove generazioni che avranno la possibilità di comprendere che le relazioni più intime non si acquistano ma, casomai, si possono solo conquistare con un confronto alla pari.<br />L'urgenza oggi è data da oltre centomila donne sulle strade. Don Oreste Benzi fondatore dell'Associazione Giovanni XXIII ci ha insegnato a non tacere dinanzi a quelle che, di fatto, sono delle ingiustizie insopportabili. Sì, perché vedere una quindicenne o una ventenne su un marciapiede, calpestata, violentata ogni notte, comprata, usata e gettata peggio di una cosa è sconvolgente.<br />Eppure abbiamo personalità di diverse e...]]></itunes:summary><itunes:duration>378</itunes:duration><itunes:keywords>corte,costituzionale,donna,libertà,prostituzione,sfruttamento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/82d21da5156e6514b5f0aceeb7c07407.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Salvini fa guerra alla cannabis e agli shop che vendono la cosiddetta canna light</title><link>https://www.spreaker.com/episode/salvini-fa-guerra-alla-cannabis-e-agli-shop-che-vendono-la-cosiddetta-canna-light--53798162</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5654</a><br /><br />SALVINI LANCIA LA BATTAGLIA ALLA CANNABIS DICHIARANDO GUERRA AGLI SHOP CHE VENDONO LA COSIDDETTA CANNA LIGHT di Andrea Zambrano<br />L'ultima lettera al ministro Salvini e al collega di governo Lorenzo Fontana porta la data del 6 maggio. Nella missiva, la comunità di San Patrignano, con l'ausilio di Giovanni Serpelloni, il neuroscienziato del drug policy institute della Florida, esperto di droghe che i lettori della Nuova BQ conoscono bene, mettevano in guardia da un fenomeno inquietante: "Sempre più spesso vediamo giovanissimi con condizioni mentali, capacità di analisi della realtà e di presa di decisioni completamente alterate e fuori da ogni percorso logico e razionale proprio in relazione agli effetti psicofisici di queste potenti droghe".<br />L'imputata numero uno è sempre lei: la cannabis alla quale si aggiunge ora la cannabis "light" che una letteratura scientifica ormai consolidata ha smentito essere innocua. La lettera proseguiva con una serie di suggerimenti legislativi per potenziare la lotta che il governo italiano dovrebbe fare a ogni forma di dipendenza.<br />Per comprendere la decisione con la quale Salvini ha annunciato lo storico giro di vite del Governo contro i negozi di cannabis light bisogna partire da qui e dai tanti appelli che il Ministro degli Interni e quello delle politiche antidroga hanno ricevuto da quando sono nell'esecutivo da parte di scienziati e operatori del settore. Appelli congiunti per un allarme che giace inascoltato da troppi anni.<br />Professor Serpelloni, qual è stato il suo ruolo in questa svolta del governo?<br />Ho fatto una ricerca molto importante sull'escamotage che si utilizza per estrarre il principio attivo della cannabis dai prodotti acquistati in negozio e ho iniziato ad avvertire la politica, come ho sempre fatto in tutti questi anni e con tutti questi governi.<br />Salvini sembra che l'abbia presa sul serio: all'annuncio di mercoledì sulla lotta senza quartiere alla cannabis sono seguite le chiusure di ieri della festa della cannabis di Torino e della chiusura di tre negozi nelle Marche...<br />Finalmente qualcuno riconosce che quella della droga è un'emergenza nazionale. Posso affermare che dal 2014 ad oggi non è mai stata presa in considerazione a livello politico e ha continuato ad erodere un tessuto sociale sempre più fragile fatto di minorenni.<br />Nel frattempo, in questi anni sono esplosi i negozi di cannabis light, in cui acquistare infiorescenze...<br />E fa bene il ministro a smascherare questo grande imbroglio.<br />Veniamo però alle obiezioni. Repubblica ha intervistato un imprenditore del settore. La prima "scusante" è che il principio attivo dei prodotti venduti è tra lo 0,2 e lo 0,6%. Quindi basso.<br />E qui sta una grande bugia.<br />Perché?<br />Perché dalle nostre ricerche, che abbiano pubblicato, dimostriamo che con 30 grammi di prodotto puoi estrarre fino a 15 milligrammi di Thc, che poi utilizzi a scopo ricreativo fumando. Come vede siamo ben oltre le soglie dello 0,6%.<br />Che cosa significa?<br />Anzitutto che non è vero che i prodotti venduti non sono per uso umano, come ipocritamente dicono i rivenditori per poter rientrare dentro i parametri della legge del 2016 che istituisce la vendita delle infiorescenze. E tutto questo crea confusione soprattutto nei giovani perché in questo modo i ragazzi pensano che la cannabis sia stata legalizzata.<br />E' una percezione?<br />No, è il risultato di un'indagine che abbiamo compiuto su 1400 ragazzi in età scolare non più tardi di un mese fa. I giovani, vedendo questi negozi, spesso anche non distanti da scuole, sono portati a pensare che la cannabis sia stata legalizzata.<br />Ci racconti l'esperimento che avete condotto.<br />Lo studio è stato condotto dall'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Verona in collaborazione con gli atenei di Parma e Ferrara su 4 piazze: Milano, Verona, Parma e Ferrara.<br />In che cosa è consistito?<br />Siamo andati ad acquistare infiorescenze o cannabis che si presenta come erba secca. Ebbene: mediante l'utilizzo di rudimentali estrattori che usano semplici bombolette di gas butano per ottenere un'estrazione in fase fredda, si può estrarre principio attivo di Thc per concentrazioni anche superiori di 10-20 volte rispetto al consentito.<br />Ma l'estrattore dove si trova?<br />Nei negozi, ormai c'è tutto il necessaire per la preparazione! E' tutto alla luce del sole.<br />Quindi sono operazioni semplici?<br />...E pericolosissime. Queste operazioni possono avvenire in maniera molto facile anche in ambiente domestico e non abbisognano di particolari attrezzature e competenze per poterle attuare. Esistono, inoltre, istruzioni dettagliate in Internet a portata di qualsiasi adolescente che spiegano come fare.<br />Cosa avete dimostrato?<br />Che con queste tecniche di estrazione è possibile facilmente arrivare a concentrazioni 10-20 volte superiori di Delta-9-THC contenuto nel prodotto originale di base acquistato in negozio, ricavandone una resina che viene poi impastata e fumata<br />Dal punto di vista scientifico che cosa potete affermare?<br />Quest'osservazione scientifica ci permette di accreditare ancora di più il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità nella seduta di aprile 2018 ha sottolineato "la pericolosità" di tali prodotti per la salute pubblica, raccomandando per il principio di precauzione, l'adozione di misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti. Ci auguriamo che il Ministero della Salute voglia ascoltare ed applicare quanto prima il parere autorevole del Consiglio Superiore di Sanità.<br />A proposito del ministro della Salute, Giulia Grillo. Ha detto che si potrebbe vietare questi prodotti alle donne incinte o ai minori...<br />Un autogoal tecnico pauroso, non capisco come un medico possa fare affermazioni del genere. Quel prodotto fa male. Punto. Va vietato a tutti.<br />Il business però è avviato. Ad ora si aggira sui 50 milioni di euro.<br />E l'indotto sarà ancora più grosso. Ci sono 700 negozi in tutt'Italia, ma secondo i Nas sono più di mille mente oggi l'Ansa ha diffuso una cifra raddoppiata a 2000, il numero esatto non si conosce perché si tratta di una rete di vendita di bassissimo calibro: bastano poche decine di migliaia di euro per aprire uno shop. E poi c'è il franchising dato dal miraggio dell'oro verde. Tutto questo mercato in realtà è preparatorio ad un altro tipo di business.<br />Quale?<br />Quello della cannabis vera e propria. Contemporaneamente si porta avanti la legge per la legalizzazione, ma prima e intanto, ti creo la rete distributiva. Il vero business sarà questo. E' una vergogna che prende in giro il popolo italiano.<br />I venditori insistono sul fatto che le infiorescenze hanno più cannabidiolo, che in realtà è un miorilassante.<br />Il Cbd è una sostanza farmacologicamente attiva, che negli Usa è stata registrata tre mesi fa come farmaco antiepilessia farmacoresistente nei bambini. Sono entrato dentro un negozio e ho parlato con il commesso: gli ho chiesto se lui prenderebbe un farmaco antiepilettico come rilassante.<br />E lui?<br />Certo che no! C'è un'ignoranza spaventosa perché questi prodotti devono essere somministrati all'interno della catena farmacologica.<br />Un'altra obiezione: si dice che si stanno creando posti di lavoro...<br />Anche gli spacciatori creano posti di lavoro, non diciamo fesserie.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53798162</guid><pubDate>Wed, 15 May 2019 19:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53798162/salvini_fa_guerra_alla_cannabis_e_agli_shop_che_vendono_la_cosiddetta_canna_light.mp3" length="9063906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5654

SALVINI LANCIA LA BATTAGLIA ALLA CANNABIS DICHIARANDO GUERRA AGLI SHOP CHE VENDONO LA COSIDDETTA CANNA LIGHT di Andrea Zambrano
L'ultima lettera al ministro Salvini e al collega...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5654</a><br /><br />SALVINI LANCIA LA BATTAGLIA ALLA CANNABIS DICHIARANDO GUERRA AGLI SHOP CHE VENDONO LA COSIDDETTA CANNA LIGHT di Andrea Zambrano<br />L'ultima lettera al ministro Salvini e al collega di governo Lorenzo Fontana porta la data del 6 maggio. Nella missiva, la comunità di San Patrignano, con l'ausilio di Giovanni Serpelloni, il neuroscienziato del drug policy institute della Florida, esperto di droghe che i lettori della Nuova BQ conoscono bene, mettevano in guardia da un fenomeno inquietante: "Sempre più spesso vediamo giovanissimi con condizioni mentali, capacità di analisi della realtà e di presa di decisioni completamente alterate e fuori da ogni percorso logico e razionale proprio in relazione agli effetti psicofisici di queste potenti droghe".<br />L'imputata numero uno è sempre lei: la cannabis alla quale si aggiunge ora la cannabis "light" che una letteratura scientifica ormai consolidata ha smentito essere innocua. La lettera proseguiva con una serie di suggerimenti legislativi per potenziare la lotta che il governo italiano dovrebbe fare a ogni forma di dipendenza.<br />Per comprendere la decisione con la quale Salvini ha annunciato lo storico giro di vite del Governo contro i negozi di cannabis light bisogna partire da qui e dai tanti appelli che il Ministro degli Interni e quello delle politiche antidroga hanno ricevuto da quando sono nell'esecutivo da parte di scienziati e operatori del settore. Appelli congiunti per un allarme che giace inascoltato da troppi anni.<br />Professor Serpelloni, qual è stato il suo ruolo in questa svolta del governo?<br />Ho fatto una ricerca molto importante sull'escamotage che si utilizza per estrarre il principio attivo della cannabis dai prodotti acquistati in negozio e ho iniziato ad avvertire la politica, come ho sempre fatto in tutti questi anni e con tutti questi governi.<br />Salvini sembra che l'abbia presa sul serio: all'annuncio di mercoledì sulla lotta senza quartiere alla cannabis sono seguite le chiusure di ieri della festa della cannabis di Torino e della chiusura di tre negozi nelle Marche...<br />Finalmente qualcuno riconosce che quella della droga è un'emergenza nazionale. Posso affermare che dal 2014 ad oggi non è mai stata presa in considerazione a livello politico e ha continuato ad erodere un tessuto sociale sempre più fragile fatto di minorenni.<br />Nel frattempo, in questi anni sono esplosi i negozi di cannabis light, in cui acquistare infiorescenze...<br />E fa bene il ministro a smascherare questo grande imbroglio.<br />Veniamo però alle obiezioni. Repubblica ha intervistato un imprenditore del settore. La prima "scusante" è che il principio attivo dei prodotti venduti è tra lo 0,2 e lo 0,6%. Quindi basso.<br />E qui sta una grande bugia.<br />Perché?<br />Perché dalle nostre ricerche, che abbiano pubblicato, dimostriamo che con 30 grammi di prodotto puoi estrarre fino a 15 milligrammi di Thc, che poi utilizzi a scopo ricreativo fumando. Come vede siamo ben oltre le soglie dello 0,6%.<br />Che cosa significa?<br />Anzitutto che non è vero che i prodotti venduti non sono per uso umano, come ipocritamente dicono i rivenditori per poter rientrare dentro i parametri della legge del 2016 che istituisce la vendita delle infiorescenze. E tutto questo crea confusione soprattutto nei giovani perché in questo modo i ragazzi pensano che la cannabis sia stata legalizzata.<br />E' una percezione?<br />No, è il risultato di un'indagine che abbiamo compiuto su 1400 ragazzi in età scolare non più tardi di un mese fa. I giovani, vedendo questi negozi, spesso anche non distanti da scuole, sono portati a pensare che la cannabis sia stata legalizzata.<br />Ci racconti l'esperimento che avete condotto.<br />Lo studio è stato condotto dall'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Verona...]]></itunes:summary><itunes:duration>567</itunes:duration><itunes:keywords>antiepilettico,cannabislight,medicinalegale,salvini,thc</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94907a35253e5ba5a7b162b78d9a1d1d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La nausea per il politicamente corretto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nausea-per-il-politicamente-corretto--52827226</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5562<br /><br />LA NAUSEA PER IL POLITICAMENTE CORRETTO di Marcello Veneziani<br />Ma quando finirà la dittatura del politicamente corretto? Passano gli anni, cambiano i governi, insorgono i popoli. Ma da Hollywood a Sanremo, dalla tv ai premi letterari, dai fatti di cronaca alla storia adattata al presente, la dominazione prosegue incurante della vita, della verità e della realtà. Il copione si ripete, all'infinito.<br />Serpeggia da tempo la nausea verso quella cappa asfissiante, a volte la parodia prende il posto del canone. Lo deplorano in tanti, il politically correct, persino i suoi agenti, quelli che somministrano ogni giorno i suoi sacramenti; e questo è il segno che invecchia, scricchiola, si fossilizza. Ma alla fine, la dominazione resta e il vero mistero a questo punto è l'assenza di alternative: la rabbia c'è ma non ci sono mai opzioni diverse. Eppure basta cercarle. [...] Ma gli oscar vanno solo al nero, razzismo-nazismo-negritudine, più omosex e me-too. E ricadiamo nel politically correct.<br />Ma cos'è poi il Politically correct, proviamo a darne una definizione e un contenuto preciso. Per cominciare, il politically correct è la pretesa di dire agli altri come devono essere, cosa devono dire, come devono comportarsi. Presuppone dunque un punto di superiorità di chi giudica.<br />UNA LENTE IDEOLOGICA<br />Il politically correct è poi una lente ideologica che altera la vista di uomini, idee e cose secondo un pregiudizio indiscusso e indiscutibile, assunto a priori come porta della verità, del bene e del progresso. Nasce dalla convinzione che tutto ciò che proviene dal passato sia falso e superato. La realtà, la natura, la famiglia, la storia, la civiltà come l'avete finora conosciute, vissute e denominate, sono sbagliate, vanno ridefinite e corrette. Così nasce il politically correct, questo busto ortopedico applicato alla mente e alla vita. Il politicamente corretto è il moralismo in assenza di morale, il razzismo etico in assenza di etica, il bigottismo clericale in assenza di religione. Il politically correct è il rococò della rivoluzione, come la posa residua del caffè. Non riuscendo a cambiare il mondo, si cambiano le parole. Il linguaggio politicamente corretto è lessico bollito e condito con la mostarda umanitaria. Inoltre è oicofobia, dice Roger Scruton, è rifiuto della casa, primato dell'estraneo e dello straniero sul nostrano e sul connazionale. E, infine, è riduzionismo: la varietà del mondo e dei suoi problemi è ridotta all'ossessione su due-tre temi.<br />Dove nasce il politically correct? La prima risposta è in America, laboratorio globale del futuro e capitale mondiale dell'Impero dei segni. È famoso il saggio di Robert Hughes (un australiano, peraltro), La cultura del piagnisteo (Adelphi), sul bigottismo progressista. Prima di lui Tom Wolfe denunciò già nel 1970 l'artefice del politically correct, il radical chic. Un testo importante sul vizio progressista è "La chiusura della mente americana" di Allan Bloom. E potremmo citarne altri. Ma non si esaurisce negli States la matrice del politically correct. Qualcosa del genere ha serpeggiato nel nord Europa, nelle socialdemocrazie scandinave, elette per decenni a modello progressista di emancipazione. La Svezia è la sua vera patria, sostiene Jonathan Friedman in Politicamente corretto (ed.Meltemi). L'autore è stato toccato da vicino, perché sua moglie, ricercatrice, fu accusata di razzismo solo perché ha documentato, dati alla mano e analisi rigorose, che in Svezia è stato un fallimento il multiculturalismo e la politica di accoglienza dell'immigrazione.<br />DAL PERBENISMO AL PERBUONISMO<br />Ma il P.C. non nasce in un luogo bensì in un'epoca: nasce sulle ceneri del '68, diventa il catechismo adulto di quelli che da ragazzi furono iconoclasti. Dopo aver processato l'ipocrisia del linguaggio cristiano-borghese e autoritario-patriottardo, gli ex-sessantottini adottarono quel nuovo lessico ipocrita e quel galateo manierista. Dal perbenismo al perbuonismo.<br />Il politically correct nasce quando finisce l'effetto del marxismo, tramonta l'idea di rivoluzione, si perdono i riferimenti mondiali del comunismo. Lo spirito liberal e radical rifluiscono nel codice progressista globale. Si passa dall'Intellettuale Collettivo al Demente Collettivo, il conformista dai riflessi condizionati; il comunista si fa luogocomunista, giudica per stereotipi prefabbricati, riscrive la storia, il pensiero e i sentimenti ad usum cretini. C'è una ricca letteratura che denuncia il politically correct: l'ultimo è Politicamente corretto di Eugenio Capozzi (ed. Marsilio), che lo ritiene l'erede di tutti i progressismi. Per passare la censura del politically correct è necessaria la presenza di almeno uno o più ingredienti d'obbligo di ogni narrazione, reportage o fiction: il nero, il migrante, il rom, l'omosessuale, la femminista, il disabile e l'ebreo. Sempre vittime o eroi, comunque personaggi positivi per definizione in ogni storia o trama.<br />La ditta del politicamente corretto fabbrica pregiudizi seriali, in dosi liofilizzate; la loro applicazione esime dal ragionare, risparmia la fatica del giudizio critico. E infonde a chi lo usa una sensazione di benessere etico, una presunzione di superiorità sugli altri. Quando ci libereremo da questa cappa, da questa cupola ideologico-mafiosa? E qui il problema si sposta nell'altro campo: l'assenza di alternative, la mancata elaborazione di strategie, culture e linguaggi, il silenzio e la rassegnazione. Dopo il rigetto, urge il progetto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52827226</guid><pubDate>Wed, 27 Mar 2019 16:22:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52827226/la_nausea_per_il_politicamente_corretto.mp3" length="7134607" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5562

LA NAUSEA PER IL POLITICAMENTE CORRETTO di Marcello Veneziani
Ma quando finirà la dittatura del politicamente corretto? Passano gli anni, cambiano i governi, insorgono i popoli. Ma da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5562<br /><br />LA NAUSEA PER IL POLITICAMENTE CORRETTO di Marcello Veneziani<br />Ma quando finirà la dittatura del politicamente corretto? Passano gli anni, cambiano i governi, insorgono i popoli. Ma da Hollywood a Sanremo, dalla tv ai premi letterari, dai fatti di cronaca alla storia adattata al presente, la dominazione prosegue incurante della vita, della verità e della realtà. Il copione si ripete, all'infinito.<br />Serpeggia da tempo la nausea verso quella cappa asfissiante, a volte la parodia prende il posto del canone. Lo deplorano in tanti, il politically correct, persino i suoi agenti, quelli che somministrano ogni giorno i suoi sacramenti; e questo è il segno che invecchia, scricchiola, si fossilizza. Ma alla fine, la dominazione resta e il vero mistero a questo punto è l'assenza di alternative: la rabbia c'è ma non ci sono mai opzioni diverse. Eppure basta cercarle. [...] Ma gli oscar vanno solo al nero, razzismo-nazismo-negritudine, più omosex e me-too. E ricadiamo nel politically correct.<br />Ma cos'è poi il Politically correct, proviamo a darne una definizione e un contenuto preciso. Per cominciare, il politically correct è la pretesa di dire agli altri come devono essere, cosa devono dire, come devono comportarsi. Presuppone dunque un punto di superiorità di chi giudica.<br />UNA LENTE IDEOLOGICA<br />Il politically correct è poi una lente ideologica che altera la vista di uomini, idee e cose secondo un pregiudizio indiscusso e indiscutibile, assunto a priori come porta della verità, del bene e del progresso. Nasce dalla convinzione che tutto ciò che proviene dal passato sia falso e superato. La realtà, la natura, la famiglia, la storia, la civiltà come l'avete finora conosciute, vissute e denominate, sono sbagliate, vanno ridefinite e corrette. Così nasce il politically correct, questo busto ortopedico applicato alla mente e alla vita. Il politicamente corretto è il moralismo in assenza di morale, il razzismo etico in assenza di etica, il bigottismo clericale in assenza di religione. Il politically correct è il rococò della rivoluzione, come la posa residua del caffè. Non riuscendo a cambiare il mondo, si cambiano le parole. Il linguaggio politicamente corretto è lessico bollito e condito con la mostarda umanitaria. Inoltre è oicofobia, dice Roger Scruton, è rifiuto della casa, primato dell'estraneo e dello straniero sul nostrano e sul connazionale. E, infine, è riduzionismo: la varietà del mondo e dei suoi problemi è ridotta all'ossessione su due-tre temi.<br />Dove nasce il politically correct? La prima risposta è in America, laboratorio globale del futuro e capitale mondiale dell'Impero dei segni. È famoso il saggio di Robert Hughes (un australiano, peraltro), La cultura del piagnisteo (Adelphi), sul bigottismo progressista. Prima di lui Tom Wolfe denunciò già nel 1970 l'artefice del politically correct, il radical chic. Un testo importante sul vizio progressista è "La chiusura della mente americana" di Allan Bloom. E potremmo citarne altri. Ma non si esaurisce negli States la matrice del politically correct. Qualcosa del genere ha serpeggiato nel nord Europa, nelle socialdemocrazie scandinave, elette per decenni a modello progressista di emancipazione. La Svezia è la sua vera patria, sostiene Jonathan Friedman in Politicamente corretto (ed.Meltemi). L'autore è stato toccato da vicino, perché sua moglie, ricercatrice, fu accusata di razzismo solo perché ha documentato, dati alla mano e analisi rigorose, che in Svezia è stato un fallimento il multiculturalismo e la politica di accoglienza dell'immigrazione.<br />DAL PERBENISMO AL PERBUONISMO<br />Ma il P.C. non nasce in un luogo bensì in un'epoca: nasce sulle ceneri del '68, diventa il catechismo adulto di quelli che da ragazzi furono iconoclasti. Dopo aver processato l'ipocrisia del linguaggio cristiano-borghese e autoritario-patriottardo, gli ex-sessantottini adottarono quel nuovo lessico...]]></itunes:summary><itunes:duration>446</itunes:duration><itunes:keywords>lenteideologica,perbenismo,politicamentecorretto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/132650c38ef6afd28695e8203caef644.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La quaresima ci spinge ad imparare l'umiltà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-quaresima-ci-spinge-ad-imparare-l-umilta--52826996</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577<br /><br />LA QUARESIMA CI SPINGE AD IMPARARE L'UMILTA'<br />L'inizio della Quaresima ci richiama subito ad un tempo di penitenza e di conversione, a volte anche con una sfumatura di mestizia. Le cose cambiano se vediamo questi giorni come un mezzo per avere con il Signore quel rapporto di fede e di amore che è l'unico che dà senso, pienezza, stabilità, gioia alla nostra vita, rendendoci umili, cioè insegnandoci chi è Lui e chi siamo noi.<br />Può sembrare strano, ma è proprio così: l'umiltà è indispensabile per sperimentare la gioia e vivere in pienezza la nostra vita.<br />LA FALSA UMILTÀ<br />Noi troppe volte abbiamo un concetto errato di umiltà, per questo la sentiamo come un peso, una diminuzione che "dobbiamo" accettare, spesso a denti stretti. Altre volte invece siamo inclinati verso una falsa umiltà e questo ci impedisce di ottenere la vera umiltà. L'umiltà non consiste nel non vedere le doti naturali, l'intelligenza, le grazie che abbiamo, perché questo sarebbe un non vedere i doni che Dio ci ha dato e quindi più che umiltà sarebbe ingratitudine. Ciò che è contrario all'umiltà è l'attribuircene il merito, è il farsi belli con ciò che abbiamo ricevuto da Dio come se fosse tutta opera nostra.<br />L'umiltà non consiste nell'avvilirsi e nel buttarsi giù davanti agli altri. Questo modo di fare spesso è in realtà orgoglio; talvolta lo scopo, magari inconscio, di chi si butta giù è di ottenere dagli altri la lode che nega a se stesso e può essere anche una grande pigrizia. Dalla vera umiltà non nasce mai lo scoraggiamento. Se ci scoraggiamo è perché pensiamo più al nostro successo che alla gloria di Dio, è perché non cerchiamo veramente solo Dio, è perché il nostro orgoglio è ferito e la nostra volontà contrariata; e in altre parole, è perché in ciò che facciamo siamo mossi da motivi umani, cerchiamo il consenso degli uomini più che quello di Dio.<br />LA VERA UMILTÀ<br />Invece per essere umili dobbiamo prima di tutto spostare lo sguardo e l'attenzione da noi stessi a Dio.<br />Nessuno mai ha visto Dio (1Gv 4,12), afferma la Sacra Scrittura. Fino a quando viviamo sulla terra, non abbiamo una conoscenza diretta dell'essenza divina; tra Dio e l'uomo c'è una distanza infinita, e soltanto Lui, adeguandosi alla condizione dell'essere umano, ha potuto colmarla attraverso la sua rivelazione. Dio si è manifestato agli uomini nella creazione, nella storia di Israele, nelle parole che ha pronunciato attraverso i profeti e, infine, nel proprio Figlio, che è la rivelazione ultima, completa e definitiva, la manifestazione stessa di Dio, infatti Gesù ha detto "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,9).<br />Se ci pensassimo veramente: Dio che si fa uomo. Dio che, in Cristo, vede e si fa vedere, sente e si fa sentire, tocca e si fa toccare, che si abbassa alla condizione umana e ci chiama - noi che lo abbiamo offeso e tradito! - all'intimità del suo amore, alla santità. Lo stupore di fronte all'Incarnazione del verbo ci spinge a contemplare con venerazione le azioni, i gesti e le parole di Gesù. E facendo questo, si scopre che nella vita di Cristo, tutto, dalla nascita fino alla morte in Croce, è impregnato di umiltà, perché come dice S. Paolo nel famoso passo della Lettera ai Filippesi (2, 6-8): "... pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce".<br />L'ALLERGIA ALL'UMILTÀ<br />È per questo che S. Agostino nella sua Lettera 118 afferma: "Se mi chiedete cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: La prima cosa è l'umiltà, la seconda, l'umiltà e la terza, l'umiltà". Perché nell'umiltà del Verbo incarnato, oltre a manifestarsi la profondità dell'amore di Dio per noi, ci viene fatto conoscere il solo cammino che può condurre anche noi alla pienezza di questo amore.<br />Oggi invece nel mondo pare che ci sia una specie di "allergia all'umiltà", anche se in realtà questo non è tanto un pensiero "moderno", ma una costante del carattere umano, dell'uomo che orgogliosamente si ritiene unico signore e padrone della propria vita, e legge a se stesso, come quando fece il peccato originale.<br />Umiliarsi significa dunque vedersi quali effettivamente siamo davanti a Dio, ammettere onestamente i propri limiti, riconoscere un'autorità legittima al di sopra di noi e sottomettersi volentieri ad essa. Significa soprattutto imitare Gesù, seguire il suo esempio.<br />Se nel nostro cammino quaresimale impareremo questo, allora davvero arriveremo a Pasqua colmi del gaudio dello Spirito Santo, come dice S. Benedetto nella sua Regola (49,6) e un poco più cristiani, cioè un poco più simili a Cristo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52826996</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2019 16:04:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52826996/la_quaresima_ci_spinge_ad_imparare_l_umilt.mp3" length="7340661" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577

LA QUARESIMA CI SPINGE AD IMPARARE L'UMILTA'
L'inizio della Quaresima ci richiama subito ad un tempo di penitenza e di conversione, a volte anche con una sfumatura di mestizia. Le cose...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577<br /><br />LA QUARESIMA CI SPINGE AD IMPARARE L'UMILTA'<br />L'inizio della Quaresima ci richiama subito ad un tempo di penitenza e di conversione, a volte anche con una sfumatura di mestizia. Le cose cambiano se vediamo questi giorni come un mezzo per avere con il Signore quel rapporto di fede e di amore che è l'unico che dà senso, pienezza, stabilità, gioia alla nostra vita, rendendoci umili, cioè insegnandoci chi è Lui e chi siamo noi.<br />Può sembrare strano, ma è proprio così: l'umiltà è indispensabile per sperimentare la gioia e vivere in pienezza la nostra vita.<br />LA FALSA UMILTÀ<br />Noi troppe volte abbiamo un concetto errato di umiltà, per questo la sentiamo come un peso, una diminuzione che "dobbiamo" accettare, spesso a denti stretti. Altre volte invece siamo inclinati verso una falsa umiltà e questo ci impedisce di ottenere la vera umiltà. L'umiltà non consiste nel non vedere le doti naturali, l'intelligenza, le grazie che abbiamo, perché questo sarebbe un non vedere i doni che Dio ci ha dato e quindi più che umiltà sarebbe ingratitudine. Ciò che è contrario all'umiltà è l'attribuircene il merito, è il farsi belli con ciò che abbiamo ricevuto da Dio come se fosse tutta opera nostra.<br />L'umiltà non consiste nell'avvilirsi e nel buttarsi giù davanti agli altri. Questo modo di fare spesso è in realtà orgoglio; talvolta lo scopo, magari inconscio, di chi si butta giù è di ottenere dagli altri la lode che nega a se stesso e può essere anche una grande pigrizia. Dalla vera umiltà non nasce mai lo scoraggiamento. Se ci scoraggiamo è perché pensiamo più al nostro successo che alla gloria di Dio, è perché non cerchiamo veramente solo Dio, è perché il nostro orgoglio è ferito e la nostra volontà contrariata; e in altre parole, è perché in ciò che facciamo siamo mossi da motivi umani, cerchiamo il consenso degli uomini più che quello di Dio.<br />LA VERA UMILTÀ<br />Invece per essere umili dobbiamo prima di tutto spostare lo sguardo e l'attenzione da noi stessi a Dio.<br />Nessuno mai ha visto Dio (1Gv 4,12), afferma la Sacra Scrittura. Fino a quando viviamo sulla terra, non abbiamo una conoscenza diretta dell'essenza divina; tra Dio e l'uomo c'è una distanza infinita, e soltanto Lui, adeguandosi alla condizione dell'essere umano, ha potuto colmarla attraverso la sua rivelazione. Dio si è manifestato agli uomini nella creazione, nella storia di Israele, nelle parole che ha pronunciato attraverso i profeti e, infine, nel proprio Figlio, che è la rivelazione ultima, completa e definitiva, la manifestazione stessa di Dio, infatti Gesù ha detto "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,9).<br />Se ci pensassimo veramente: Dio che si fa uomo. Dio che, in Cristo, vede e si fa vedere, sente e si fa sentire, tocca e si fa toccare, che si abbassa alla condizione umana e ci chiama - noi che lo abbiamo offeso e tradito! - all'intimità del suo amore, alla santità. Lo stupore di fronte all'Incarnazione del verbo ci spinge a contemplare con venerazione le azioni, i gesti e le parole di Gesù. E facendo questo, si scopre che nella vita di Cristo, tutto, dalla nascita fino alla morte in Croce, è impregnato di umiltà, perché come dice S. Paolo nel famoso passo della Lettera ai Filippesi (2, 6-8): "... pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce".<br />L'ALLERGIA ALL'UMILTÀ<br />È per questo che S. Agostino nella sua Lettera 118 afferma: "Se mi chiedete cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: La prima cosa è l'umiltà, la seconda, l'umiltà e la terza, l'umiltà". Perché nell'umiltà del Verbo incarnato, oltre a manifestarsi la profondità dell'amore di Dio per noi, ci viene fatto conoscere...]]></itunes:summary><itunes:duration>459</itunes:duration><itunes:keywords>consenso,pienezza,quaresima,scoraggiamento,umiltà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/386eb44491d4e9cd89070251f60eed85.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La morale della brava persona è un'eresia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-morale-della-brava-persona-e-un-eresia--52826163</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>5568<br /><br />LA MORALE DELLA BRAVA PERSONA E' UN'ERESIA<br />Parliamo spesso di qualcuno come "una brava persona" o "una persona fondamentalmente buona", e al contrario a volte accusiamo qualcuno di essere "una persona cattiva".<br />Da queste categorie, di "persona buona" e "persona cattiva", la gente prende riferimento per poi classificare le azioni. Questa tal cosa è stata fatta da varie "brave persone" che conosci? Quindi non può essere una cattiva azione.<br />È SBAGLIATO, MA...<br />Quindi, per esempio, "fare un aborto a causa di deformità fetali è sbagliato, ma la mia amica Sally doveva fare quella scelta tragica, ed è una delle madri più amorevoli e premurose che conosca"; oppure: "il matrimonio gay è sbagliato, ma Eddie e Steve sono una delle coppie più amorevoli che conosco e fanno così tanto per la loro comunità".<br />C'è un'altra (e ugualmente errata) forma di questo ragionamento che percorre lo stesso percorso retorico nella direzione opposta, partendo dalla convinzione che un'azione è sbagliata e da lì alla conclusione che chiunque commetta quell'atto è chiaramente una "cattiva persona". Quindi, ad esempio: "Finge di essere una brava persona, ma ho sentito di come ha lasciato la sua prima moglie".<br />Entrambi, penso, perdono un'importante realtà morale: la stessa persona è capace di fare sia cose buone che cattive, e spesso le persone sono miscele altamente complesse di virtù e vizio. Solo perché qualcuno è amorevole, gentile e divertente non significa che quella persona non sia capace di fare qualcosa che in realtà è molto sbagliato. E solo perché qualcuno ha fatto delle cose sbagliate non significa che non possano anche essere amorevoli e gentili in altri modi. Dire che qualcuno è una "brava persona" spesso significa poco più di "Mi piace quella persona", e non è un tipo di argomento che permette di dire che qualsiasi cosa fatta da quella persona sia giusta o sbagliata.<br />SIAMO TUTTI BUONI E NESSUNO DI NOI È BUONO<br />Dire che qualcosa che qualcuno ha fatto è sbagliato, non significa dire che quella persona è cattiva o inutile. È semplicemente per dire che quell'azione era sbagliata, un peccato di cui il peccatore dovrebbe pentirsi e per il quale dovrebbe emendarsi. Dovremmo eliminare le categorie di "persona buona" e "persona cattiva" dal nostro ragionamento morale. Tutto ciò che fanno è portarci fuori strada.<br />Siamo tutti buoni nel senso che tutti siamo fatti a immagine di Dio e che Dio desidera che noi conosciamo, amiamo, Lo serviamo e che siamo felici con Lui un giorno in cielo. E nessuno di noi è buono, nel senso che tutti commettiamo atti sbagliati e feriamo sia gli altri che noi stessi.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52826163</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2019 14:44:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52826163/la_morale_della_brava_persona_un_eresia.mp3" length="3611211" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=65345568

LA MORALE DELLA BRAVA PERSONA E' UN'ERESIA
Parliamo spesso di qualcuno come "una brava persona" o "una persona fondamentalmente buona", e al contrario a volte accusiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>5568<br /><br />LA MORALE DELLA BRAVA PERSONA E' UN'ERESIA<br />Parliamo spesso di qualcuno come "una brava persona" o "una persona fondamentalmente buona", e al contrario a volte accusiamo qualcuno di essere "una persona cattiva".<br />Da queste categorie, di "persona buona" e "persona cattiva", la gente prende riferimento per poi classificare le azioni. Questa tal cosa è stata fatta da varie "brave persone" che conosci? Quindi non può essere una cattiva azione.<br />È SBAGLIATO, MA...<br />Quindi, per esempio, "fare un aborto a causa di deformità fetali è sbagliato, ma la mia amica Sally doveva fare quella scelta tragica, ed è una delle madri più amorevoli e premurose che conosca"; oppure: "il matrimonio gay è sbagliato, ma Eddie e Steve sono una delle coppie più amorevoli che conosco e fanno così tanto per la loro comunità".<br />C'è un'altra (e ugualmente errata) forma di questo ragionamento che percorre lo stesso percorso retorico nella direzione opposta, partendo dalla convinzione che un'azione è sbagliata e da lì alla conclusione che chiunque commetta quell'atto è chiaramente una "cattiva persona". Quindi, ad esempio: "Finge di essere una brava persona, ma ho sentito di come ha lasciato la sua prima moglie".<br />Entrambi, penso, perdono un'importante realtà morale: la stessa persona è capace di fare sia cose buone che cattive, e spesso le persone sono miscele altamente complesse di virtù e vizio. Solo perché qualcuno è amorevole, gentile e divertente non significa che quella persona non sia capace di fare qualcosa che in realtà è molto sbagliato. E solo perché qualcuno ha fatto delle cose sbagliate non significa che non possano anche essere amorevoli e gentili in altri modi. Dire che qualcuno è una "brava persona" spesso significa poco più di "Mi piace quella persona", e non è un tipo di argomento che permette di dire che qualsiasi cosa fatta da quella persona sia giusta o sbagliata.<br />SIAMO TUTTI BUONI E NESSUNO DI NOI È BUONO<br />Dire che qualcosa che qualcuno ha fatto è sbagliato, non significa dire che quella persona è cattiva o inutile. È semplicemente per dire che quell'azione era sbagliata, un peccato di cui il peccatore dovrebbe pentirsi e per il quale dovrebbe emendarsi. Dovremmo eliminare le categorie di "persona buona" e "persona cattiva" dal nostro ragionamento morale. Tutto ciò che fanno è portarci fuori strada.<br />Siamo tutti buoni nel senso che tutti siamo fatti a immagine di Dio e che Dio desidera che noi conosciamo, amiamo, Lo serviamo e che siamo felici con Lui un giorno in cielo. E nessuno di noi è buono, nel senso che tutti commettiamo atti sbagliati e feriamo sia gli altri che noi stessi.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>226</itunes:duration><itunes:keywords>bravapersona,cielo,eresia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6801239071706aa8c64abe51f19168c6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amare l'umanità è facile, invece amare il prossimo...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amare-l-umanita-e-facile-invece-amare-il-prossimo--52756002</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5541<br /><br />AMARE L'UMANITA' E' FACILE, INVECE AMARE IL PROSSIMO... di Corrado Gnerre<br />Iniziamo con la citazione di un famoso scrittore cattolico inglese che è Chesterton, il quale così scrive: "Noi scegliamo i nostri amici e i nostri nemici, ma è Dio a scegliere il nostro vicino di casa, ed eccolo arrivare vestito di tutti gli incuranti orrori della natura, strano come le stelle, sprezzante e indifferente come la pioggia. Egli è l'uomo la più terribile delle bestie. Ecco perché le antiche religioni e l'antica lingua delle scritture davano prova di una saggezza tanto sottile, quando parlavano non del dovere dell'uomo verso l'umanità, ma del dovere dell'uomo verso il suo vicino. Il dovere verso l'umanità può spesso assumere la forma di una scelta personale o addirittura piacevole. Quel dovere può essere un passatempo, può addirittura essere una dissipazione. Possiamo lavorare nell'East End perché siamo particolarmente adatti a lavorare nel East End o perché pensiamo di esserlo; possiamo lottare per la causa della Pace internazionale perché amiamo molto lottare. Il più atroce martirio, l'esperienza più ripugnante possono essere il risultato di una scelta o di una sorta di inclinazione, possiamo essere fatta in maniera tale da amare particolarmente i folli o avere uno speciale interesse per la lebbra. Possiamo amare i negri perché sono neri o i socialisti tedeschi perché sono pedanti. Ma", conclude Chesterton, "dobbiamo amare il nostro vicino perché è lì: una ragione molto più allarmante per un'operazione molto più seria. È il campione di umanità che ci è capitato in sorte. Egli è tutti proprio perché potrebbe essere chiunque. È un simbolo perché è un caso".<br />NON AMARE L'UMANITÀ IN GENERALE, BENSÌ IL PROSSIMO IN PARTICOLARE<br />Chesterton dice una cosa molto vera su cui non ci soffermiamo abbastanza. È una cosa che non dice esplicitamente, ma che fa ugualmente capire in maniera chiara. Gesù Cristo non ci ha detto di amare l'umanità, bensì di amare il prossimo. L'umanità è un concetto e l'amore di Dio è rivolto alla persona concreta, è interpersonale e non tende alla concettualizzazione, all'astrazione.<br />Ora, servendomi di queste parole di Chesterton, voglio far capire un'altra cosa anche se è simile. L'uomo è chiamato da Dio ad amare veramente e non astrattamente. L'uomo non può amare l'ideale astratto, piuttosto deve amare la realtà concreta che gli è dinanzi e che coinvolge fattualmente la propria vita. Per l'uomo, e diciamolo francamente per tutti quanti noi, è più o meno facile amare il proprio simile in quanto essere umano generalmente e astrattamente inteso. Diventa molto più difficile amarlo quando questo uomo, generalmente inteso, si trasforma in vicino cioè in prossimo. È allora che cerchiamo di giustificare tra virgolette la nostra pigrizia in mille modi. Un po' come succede per quei tizi, e sono tanti e diciamolo francamente siamo tanti, che si autoconvincono che la propria inazione si debba non a se stessi, ma sempre a causa dell'esistenza di qualcosa che non funziona.<br />UN MANIFESTO CONTRO LA MODERNITÀ IDEOLOGICA E UTOPICA<br />Soffermiamoci ora sulle parole della citazione, cioè della frase di Chesterton, quando a un certo punto lui dice così: "Il vicino è il campione dell'umanità che ci è capitato in sorte". Sono parole che, non esagero, possiamo considerare un manifesto contro quello che è un tratto tipico della modernità, che è la dimensione ideologica e utopica. La modernità è nell'abbandono del realismo filosofico, un abbandono che la modernità decide di operare, perché esso, il realismo filosofico, è troppo vincolato all'accettazione del reale e pertanto costringe l'uomo nel suo limite, nella sua dipendenza, quindi nel suo essere creatura. La dimensione biologica e utopica sostituisce il reale vero con un reale immaginario, che si conforma ai propri desideri. Da qui la sostituzione per esempio delle libertà concrete con l'astratta Libertà, con la L maiuscola, della realizzazione e della giustizia concreta con l'astratta Giustizia, con la G maiuscola, fino ad arrivare alla sostituzione dell'uomo concreto, vicino e con i suoi reali bisogni, con l'Uomo, con la U maiuscola. Con la modernità, i diritti dell'uomo sono diventati i protagonisti. Tutti ne parlano. In un certo qual modo sono vessillati su tutte le bandiere eppure, mai come negli ultimi secoli, sono stati così fortemente calpestati. Il ventesimo secolo è stato il secolo che ha fatto più morti ammazzati, più di tutti i secoli precedenti. Per non parlare del fatto che più si parla di diritti dell'uomo e più le legislazioni li disconoscono, arrivando a legalizzare ciò che vi è di più ingiusto: l'uccisione di tanti bambini innocenti nel grembo delle proprie madri.<br />E ALLORA DOV'È LA SPIEGAZIONE?<br />La spiegazione è proprio in ciò che ci ha detto Chesterton. Rileggiamo un passaggio. Lo scrittore inglese ci dice: "dobbiamo amare il nostro vicino perché è lì: una ragione molto più allarmante per un'operazione molto più seria. Questi è il campione di umanità che ci è capitato in sorte. Egli è tutti proprio perché potrebbe essere chiunque. È un simbolo perché è un caso". Allora dobbiamo concludere in questo modo: oggi si parla tanto di carità, di amore in favore di chi è più in difficoltà, si organizzano convegni, raccolte fondi, attività varie per lenire le indigenze di chi è lontano. Ma il vicino? Il vicino della porta accanto che può essere il bambino, che non ha il pancino gonfio come i bambini africani, ma che soffre perché i genitori si stanno separando. Che può essere il bambino che sta ancora nel grembo di una madre, la quale sta pensando seriamente di sbarazzarsene. Che può essere il proprio padre che è troppo anziano, la propria madre che è troppo anziana, il nonno e la nonna che non sono più autosufficienti, che vanno curati, a cui bisogna cambiare il pannolone. Questi no, a questi non pensiamo più.<br />L'amore, che noi oggi amiamo, non è l'amore vero, quello che si lascia giudicare dalla verità, ma è una sorta di idea di amore, un'idea che costruiamo noi lasciandoci guidare dai nostri gusti. Un'idea di amore che acquistiamo con il nostro pensiero e che ci servirà come il bel vestito che abbiamo acquistato per la cerimonia di rito.<br />Tutto questo è il controsenso di un tempo che ha dimenticato tutto, perché ha dimenticato la Verità. Di un tempo così paradossale che non ha tanto modificato l'amore in odio, quanto svuotato l'amore trasformandolo in ideologia. E da questo punto di vista possiamo ben concludere che il buon Chesterton aveva pienamente capito questa grande questione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52756002</guid><pubDate>Wed, 06 Mar 2019 15:50:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52756002/amare_l_umanit_facile_invece_amare_il_prossimo.mp3" length="8038653" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5541

AMARE L'UMANITA' E' FACILE, INVECE AMARE IL PROSSIMO... di Corrado Gnerre
Iniziamo con la citazione di un famoso scrittore cattolico inglese che è Chesterton, il quale così scrive: "Noi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5541<br /><br />AMARE L'UMANITA' E' FACILE, INVECE AMARE IL PROSSIMO... di Corrado Gnerre<br />Iniziamo con la citazione di un famoso scrittore cattolico inglese che è Chesterton, il quale così scrive: "Noi scegliamo i nostri amici e i nostri nemici, ma è Dio a scegliere il nostro vicino di casa, ed eccolo arrivare vestito di tutti gli incuranti orrori della natura, strano come le stelle, sprezzante e indifferente come la pioggia. Egli è l'uomo la più terribile delle bestie. Ecco perché le antiche religioni e l'antica lingua delle scritture davano prova di una saggezza tanto sottile, quando parlavano non del dovere dell'uomo verso l'umanità, ma del dovere dell'uomo verso il suo vicino. Il dovere verso l'umanità può spesso assumere la forma di una scelta personale o addirittura piacevole. Quel dovere può essere un passatempo, può addirittura essere una dissipazione. Possiamo lavorare nell'East End perché siamo particolarmente adatti a lavorare nel East End o perché pensiamo di esserlo; possiamo lottare per la causa della Pace internazionale perché amiamo molto lottare. Il più atroce martirio, l'esperienza più ripugnante possono essere il risultato di una scelta o di una sorta di inclinazione, possiamo essere fatta in maniera tale da amare particolarmente i folli o avere uno speciale interesse per la lebbra. Possiamo amare i negri perché sono neri o i socialisti tedeschi perché sono pedanti. Ma", conclude Chesterton, "dobbiamo amare il nostro vicino perché è lì: una ragione molto più allarmante per un'operazione molto più seria. È il campione di umanità che ci è capitato in sorte. Egli è tutti proprio perché potrebbe essere chiunque. È un simbolo perché è un caso".<br />NON AMARE L'UMANITÀ IN GENERALE, BENSÌ IL PROSSIMO IN PARTICOLARE<br />Chesterton dice una cosa molto vera su cui non ci soffermiamo abbastanza. È una cosa che non dice esplicitamente, ma che fa ugualmente capire in maniera chiara. Gesù Cristo non ci ha detto di amare l'umanità, bensì di amare il prossimo. L'umanità è un concetto e l'amore di Dio è rivolto alla persona concreta, è interpersonale e non tende alla concettualizzazione, all'astrazione.<br />Ora, servendomi di queste parole di Chesterton, voglio far capire un'altra cosa anche se è simile. L'uomo è chiamato da Dio ad amare veramente e non astrattamente. L'uomo non può amare l'ideale astratto, piuttosto deve amare la realtà concreta che gli è dinanzi e che coinvolge fattualmente la propria vita. Per l'uomo, e diciamolo francamente per tutti quanti noi, è più o meno facile amare il proprio simile in quanto essere umano generalmente e astrattamente inteso. Diventa molto più difficile amarlo quando questo uomo, generalmente inteso, si trasforma in vicino cioè in prossimo. È allora che cerchiamo di giustificare tra virgolette la nostra pigrizia in mille modi. Un po' come succede per quei tizi, e sono tanti e diciamolo francamente siamo tanti, che si autoconvincono che la propria inazione si debba non a se stessi, ma sempre a causa dell'esistenza di qualcosa che non funziona.<br />UN MANIFESTO CONTRO LA MODERNITÀ IDEOLOGICA E UTOPICA<br />Soffermiamoci ora sulle parole della citazione, cioè della frase di Chesterton, quando a un certo punto lui dice così: "Il vicino è il campione dell'umanità che ci è capitato in sorte". Sono parole che, non esagero, possiamo considerare un manifesto contro quello che è un tratto tipico della modernità, che è la dimensione ideologica e utopica. La modernità è nell'abbandono del realismo filosofico, un abbandono che la modernità decide di operare, perché esso, il realismo filosofico, è troppo vincolato all'accettazione del reale e pertanto costringe l'uomo nel suo limite, nella sua dipendenza, quindi nel suo essere creatura. La dimensione biologica e utopica sostituisce il reale vero con un reale immaginario, che si conforma ai propri desideri. Da qui la sostituzione per esempio delle libertà concrete con...]]></itunes:summary><itunes:duration>503</itunes:duration><itunes:keywords>amareilprossimo,amorevero,chesterton,vicinodicasa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/17dac860d891bd2a31c57d27bb9aec58.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' morto Soffiantini, l'imprenditore che ha perdonato i suoi rapitori, ma senza buonismi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-morto-soffiantini-l-imprenditore-che-ha-perdonato-i-suoi-rapitori-ma-senza-buonismi--59008599</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5204" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5204</a><br /><br />E' MORTO SOFFIANTINI, L'IMPRENDITORE CHE HA PERDONATO I SUOI RAPITORI, MA SENZA BUONISMI di Rino Cammilleri<br />E' morto Giuseppe Soffiantini. Solo quelli di noi che hanno una certa età si ricordano di lui e del suo caso che, all'epoca, fece clamore. Era la brutta stagione dell'anonima sequestri e questo imprenditore venne rapito nel 1997. Si fece parecchi mesi di detenzione, per l'esattezza 237 giorni. Proprietario di una azienda di abbigliamento femminile, viveva nella sua villa di Manerbio, tra Brescia e Cremona. Alle 22,30 del 17 giugno (dicono che il 17 porta sfortuna...) i banditi penetrarono in casa sua, legarono la moglie e portarono via lui.<br />L'obiettivo, in verità, era il figlio minore, ma questi era assente perché sotto la naja. La donna riuscì a liberarsi solo il mattino dopo. Ricevette la telefonata del marito l'anno seguente, il 9 febbraio: l'avevano liberato all'Impruneta, in quel di Firenze. La prima cosa che disse fu che le molte lettere che aveva scritto era state vergate con la pistola puntata alla testa. Il sequestro fruttò ai delinquenti cinque miliardi di lire, pagati solo dopo otto mesi perché lo Stato, a quell'epoca, congelava i conti e i beni dei rapiti per avere tempo di effettuare le indagini.<br />Nella sua ultima intervista, rilasciata a Fabrizio Boschi del «Giornale» nel 2015, l'allora ottantenne Soffiantini si rammaricava, in qualche modo, del cambiamento di prospettiva e strategia: oggi gli italiani vanno a farsi sequestrare all'estero e lo Stato paga a tamburo battente, cosa che, lamentava il reduce, alimenta il terrorismo. Soffiantini i soldi del riscatto non li ha più rivisti, anche se i rapitori sono stati tutti (tranne uno) catturati. Condannati a pene di varia entità, alcuni sono oggi a piede libero. Il basista, addirittura, a Soffiantini toccò di rivederlo in giro per Manerbio.<br />Non ebbero la mano leggera: gli amputarono le orecchie, lo tenevano incatenato in buche nel terreno o in tende improvvisate, un pezzetto di lardo e una mela per mangiare, per coprirsi stracci luridi e fradici di umidità, quasi un anno senza potere lavarsi. Ma lui, a cose finite, decise di perdonare i suoi aguzzini. Niente baci e abbracci, per carità, ma piuttosto una qualche forma di igiene mentale e spirituale. Così disse all'intervistatore: «Vede, io non ho perdonato quelle bestie per spirito di buonismo. Sarei uno sciocco. L'ho fatto per me, per salvarmi. Ho imparato che nella vita covare sentimenti di odio e di vendetta non serve a niente».<br />Esatto, profonda verità. Sarebbe un gravarsi l'animo inutilmente, un portarsi dietro e addosso un passato che è meglio lasciar passare. Soffiantini era credente, anche se non sappiamo di quale intensità. Nel suo salotto campeggiava una foto di lui e papa Wojtyla: «Una volta mi disse: Ringraziamo il Signore, sia tu che io l'abbiamo scampata bella». Soffiantini aveva due sole passioni, il lavoro e la sua famiglia. Ma quest'uomo tranquillo, capace di chiudere l'animo a una brutta parentesi, non era affatto un irenico, né lo era diventato a causa della terribile esperienza.<br />Lo spaventavano ancora le cosiddette rapine in villa, «soprattutto ad opera di extracomunitari». Eh, il tempo dei sequestri è passato ma la sicurezza «nelle nostre case» non è ancora pacifica, anzi. L'intervistatore gli ricordava il caso allora recente del benzinaio che aveva sparato a un bandito nomade per proteggere una commessa: «Anche io ho un'arma e se dei rapinatori entrassero in casa mia farei lo stesso». Molto saggio: prima mi difendo, poi ti perdono; ma solo dopo che hai pagato il tuo debito. Sennò è buonismo, cioè ideologia. La misericordia deve seguire la giustizia, non precederla. Altrimenti è il mondo alla rovescia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59008599</guid><pubDate>Wed, 18 Jul 2018 21:06:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59008599/e_morto_soffiantini_l_imprenditore_che_ha_perdonato_i_suoi_rapitori_ma_senza_buonismi.mp3" length="4801977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5204

E' MORTO SOFFIANTINI, L'IMPRENDITORE CHE HA PERDONATO I SUOI RAPITORI, MA SENZA BUONISMI di Rino Cammilleri
E' morto Giuseppe Soffiantini. Solo quelli di noi che hanno una certa età si ricordano di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5204" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5204</a><br /><br />E' MORTO SOFFIANTINI, L'IMPRENDITORE CHE HA PERDONATO I SUOI RAPITORI, MA SENZA BUONISMI di Rino Cammilleri<br />E' morto Giuseppe Soffiantini. Solo quelli di noi che hanno una certa età si ricordano di lui e del suo caso che, all'epoca, fece clamore. Era la brutta stagione dell'anonima sequestri e questo imprenditore venne rapito nel 1997. Si fece parecchi mesi di detenzione, per l'esattezza 237 giorni. Proprietario di una azienda di abbigliamento femminile, viveva nella sua villa di Manerbio, tra Brescia e Cremona. Alle 22,30 del 17 giugno (dicono che il 17 porta sfortuna...) i banditi penetrarono in casa sua, legarono la moglie e portarono via lui.<br />L'obiettivo, in verità, era il figlio minore, ma questi era assente perché sotto la naja. La donna riuscì a liberarsi solo il mattino dopo. Ricevette la telefonata del marito l'anno seguente, il 9 febbraio: l'avevano liberato all'Impruneta, in quel di Firenze. La prima cosa che disse fu che le molte lettere che aveva scritto era state vergate con la pistola puntata alla testa. Il sequestro fruttò ai delinquenti cinque miliardi di lire, pagati solo dopo otto mesi perché lo Stato, a quell'epoca, congelava i conti e i beni dei rapiti per avere tempo di effettuare le indagini.<br />Nella sua ultima intervista, rilasciata a Fabrizio Boschi del «Giornale» nel 2015, l'allora ottantenne Soffiantini si rammaricava, in qualche modo, del cambiamento di prospettiva e strategia: oggi gli italiani vanno a farsi sequestrare all'estero e lo Stato paga a tamburo battente, cosa che, lamentava il reduce, alimenta il terrorismo. Soffiantini i soldi del riscatto non li ha più rivisti, anche se i rapitori sono stati tutti (tranne uno) catturati. Condannati a pene di varia entità, alcuni sono oggi a piede libero. Il basista, addirittura, a Soffiantini toccò di rivederlo in giro per Manerbio.<br />Non ebbero la mano leggera: gli amputarono le orecchie, lo tenevano incatenato in buche nel terreno o in tende improvvisate, un pezzetto di lardo e una mela per mangiare, per coprirsi stracci luridi e fradici di umidità, quasi un anno senza potere lavarsi. Ma lui, a cose finite, decise di perdonare i suoi aguzzini. Niente baci e abbracci, per carità, ma piuttosto una qualche forma di igiene mentale e spirituale. Così disse all'intervistatore: «Vede, io non ho perdonato quelle bestie per spirito di buonismo. Sarei uno sciocco. L'ho fatto per me, per salvarmi. Ho imparato che nella vita covare sentimenti di odio e di vendetta non serve a niente».<br />Esatto, profonda verità. Sarebbe un gravarsi l'animo inutilmente, un portarsi dietro e addosso un passato che è meglio lasciar passare. Soffiantini era credente, anche se non sappiamo di quale intensità. Nel suo salotto campeggiava una foto di lui e papa Wojtyla: «Una volta mi disse: Ringraziamo il Signore, sia tu che io l'abbiamo scampata bella». Soffiantini aveva due sole passioni, il lavoro e la sua famiglia. Ma quest'uomo tranquillo, capace di chiudere l'animo a una brutta parentesi, non era affatto un irenico, né lo era diventato a causa della terribile esperienza.<br />Lo spaventavano ancora le cosiddette rapine in villa, «soprattutto ad opera di extracomunitari». Eh, il tempo dei sequestri è passato ma la sicurezza «nelle nostre case» non è ancora pacifica, anzi. L'intervistatore gli ricordava il caso allora recente del benzinaio che aveva sparato a un bandito nomade per proteggere una commessa: «Anche io ho un'arma e se dei rapinatori entrassero in casa mia farei lo stesso». Molto saggio: prima mi difendo, poi ti perdono; ma solo dopo che hai pagato il tuo debito. Sennò è buonismo, cioè ideologia. La misericordia deve seguire la giustizia, non precederla. Altrimenti è il mondo alla rovescia.]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>anonimasequestri,perdono,rapimento,soffiantini,wojtyla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/485d1cba10f591aa3f83d2b8971efed2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il femminismo odia le donne (e le rende infelici)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-femminismo-odia-le-donne-e-le-rende-infelici--57786204</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5229" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5229</a><br /><br />IL FEMMINISMO ODIA LE DONNE (E LE RENDE INFELICI) di Cristina Siccardi<br />L'odio che il femminismo, ideologia propagandistica malsana e contro natura, ha innescato nei confronti dell'uomo fin dal suo sorgere, ovvero dalla fine del XIX secolo, prosegue la sua strada distruttiva della famiglia e del vivere sociale.<br />Da che mondo e mondo chi uccide è un assassino, uomo o donna che sia, invece le femministe hanno escogitato il «femminicidio», un neologismo che identifica i casi di omicidio la cui vittima è una donna, i motivi, quindi, sono basati sul sesso (uomo/donna), oggi denominato «genere» (vedasi LGBT), visto che, per queste menti antiscientifiche oltre che antinaturali, esistono multiformi tipologie del vivere la sessualità.<br />Il vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli, spiega così il significato del termine «femminicidio»: «Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte».<br />Nell'ordinamento penale italiano il lemma ha fatto la sua comparsa con il decreto legge del 14 agosto 2013, n. 93 (convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119) recante «Nuove norme per il contrasto della violenza di genere che hanno l'obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime».<br />ORIGINE DEL FEMMINICIDIO<br />Le prime ad aver utilizzato questo vocabolo, con l'accezione moderna di «uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne», sono state, nel 1990, la docente femminista di Studi Culturali Americani Jane Caputi e la criminologa Diana E. H. Russell. Nel 1992 la Russell ha usato nuovamente il neologismo nel libro scritto insieme a Jill Radford, Femicide: The Politics of woman killing.<br />L'autrice identificò nel femminicidio una categoria criminologica, ossia una violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna in quanto donna, dunque esito finale di pratiche misogine.<br />Usi e costumi dei musulmani, di molti Paesi africani o di altre zone della terra tendono ad avere nei confronti della figura femminile un atteggiamento irrispettoso, aggressivo e talvolta violento. Il Cristianesimo, nato sulle radici giudaiche, invece, è la religione che ha introdotto un punto fermo: l'uomo e la donna, ognuno con le sue caratteristiche naturali, sono complementari.<br />Ma non basta, la Donna, ossia la Madonna, è stata resa degna da Dio di essere Sua Madre ed è stata investita di un grande potere, quello di schiacciare l'azione di Satana. La donna cattolica è pertanto invitata a seguire l'esempio sublime di Maria Santissima, la Beata fra tutte le donne, come Lei stessa si definì nel Magnificat. Ciò che vediamo compiersi negli usi e costumi di una civiltà un tempo cristiana ed oggi apostata è preoccupante e drammatico nel contempo.<br />LA DERIVA DEL FEMMINISMO<br />Le femministe hanno creato aspettative nelle donne che vanno contro la natura di se stesse e degli uomini:<br />- una continua ed esacerbata competizione di ruoli;<br />- la ricerca inappagata di essere libere da ogni dovere di appartenenza ad un legame affettivo stabile (che rende le persone psicologicamente equilibrate);<br />- la scelta di decidere in proprio se uccidere o meno il proprio figlio in grembo;<br />- la determinazione di ritagliare sempre più ampi spazi per se stesse in uno spasmodico inseguimento della vita sociale a scapito di quella domestica, sia per quanto riguarda gli impegni lavorativi che quelli ricreativi (si pensi alle palestre e alle discoteche frequentate a qualsiasi età);<br />- il culto per il proprio corpo e spese corrispettive;<br />- la scelta di liberarsi senza conseguenze del proprio coniuge o compagno, anche quando sono stati messi al mondo dei figli;<br />- fino ad arrivare, avendo eliminato l'identità dell'essere donna e dell'essere uomo, al plauso per le unioni omosessuali.<br />Queste non sono che alcune delle derive a cui è giunto il femminismo.<br />COMANDAMENTI DIMENTICATI<br />I comandamenti di Dio sono stati cancellati e il deicidio di nietzschiana memoria prosegue la sua impazzita cavalcata fra donne e uomini che si ammazzano fra di loro, si suicidano e assassinano i propri figli o non ancora nati o già al mondo, come ultimamente è accaduto a Francavilla al Mare (Chieti), dove, dal viadotto sulla A14, Fausto Filippone di 49 anni, manager dell'azienda di abbigliamento Brioni, ha lanciato la propria bambina Ludovica di 10 anni, per poi, dopo ore ed ore fra la vita e la morte, si è fatto a sua volta cadere nel vuoto.<br />La Madonna e San Giuseppe, Madre e Padre della Chiesa, piangono ricordando, agli uomini e alle donne di buona volontà del nostro tempo, ciò che venne annunciato a Fatima e ciò che rivelò la Madonna del Buon Successo, che il 21 gennaio, giorno della vergine e martire sant'Agnese, del 1610 così predisse: «Quanto al sacramento del matrimonio, che è simbolo dell'unione di Cristo con la sua Chiesa, sarà attaccato e profondamente profanato. La massoneria, con il suo potere, promulgherà delle inique leggi al fine di eliminare questo sacramento, facilitando la vita peccaminosa di ciascuno e incoraggiando la procreazione di bambini illegittimi, nati senza la benedizione della Chiesa. Lo spirito cattolico diminuirà rapidamente; la preziosa luce della fede si spegnerà progressivamente, fino a quando si giungerà ad una pressoché totale corruzione dei costumi [...]. In questi tempi sciagurati, ci sarà una lussuria ostentata che terrà le persone nel peccato e conquisterà innumerevoli anime frivole che si perderanno. Non si troverà quasi più l'innocenza nei bambini, né la modestia nelle donne. Nel supremo momento del bisogno della Chiesa, coloro che dovranno parlare resteranno in silenzio!».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57786204</guid><pubDate>Wed, 20 Jun 2018 16:53:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57786204/il_femminismo_odia_le_donne_e_le_rende_infelici.mp3" length="6859589" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5229

IL FEMMINISMO ODIA LE DONNE (E LE RENDE INFELICI) di Cristina Siccardi
L'odio che il femminismo, ideologia propagandistica malsana e contro natura, ha innescato nei confronti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5229" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5229</a><br /><br />IL FEMMINISMO ODIA LE DONNE (E LE RENDE INFELICI) di Cristina Siccardi<br />L'odio che il femminismo, ideologia propagandistica malsana e contro natura, ha innescato nei confronti dell'uomo fin dal suo sorgere, ovvero dalla fine del XIX secolo, prosegue la sua strada distruttiva della famiglia e del vivere sociale.<br />Da che mondo e mondo chi uccide è un assassino, uomo o donna che sia, invece le femministe hanno escogitato il «femminicidio», un neologismo che identifica i casi di omicidio la cui vittima è una donna, i motivi, quindi, sono basati sul sesso (uomo/donna), oggi denominato «genere» (vedasi LGBT), visto che, per queste menti antiscientifiche oltre che antinaturali, esistono multiformi tipologie del vivere la sessualità.<br />Il vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli, spiega così il significato del termine «femminicidio»: «Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte».<br />Nell'ordinamento penale italiano il lemma ha fatto la sua comparsa con il decreto legge del 14 agosto 2013, n. 93 (convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119) recante «Nuove norme per il contrasto della violenza di genere che hanno l'obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime».<br />ORIGINE DEL FEMMINICIDIO<br />Le prime ad aver utilizzato questo vocabolo, con l'accezione moderna di «uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne», sono state, nel 1990, la docente femminista di Studi Culturali Americani Jane Caputi e la criminologa Diana E. H. Russell. Nel 1992 la Russell ha usato nuovamente il neologismo nel libro scritto insieme a Jill Radford, Femicide: The Politics of woman killing.<br />L'autrice identificò nel femminicidio una categoria criminologica, ossia una violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna in quanto donna, dunque esito finale di pratiche misogine.<br />Usi e costumi dei musulmani, di molti Paesi africani o di altre zone della terra tendono ad avere nei confronti della figura femminile un atteggiamento irrispettoso, aggressivo e talvolta violento. Il Cristianesimo, nato sulle radici giudaiche, invece, è la religione che ha introdotto un punto fermo: l'uomo e la donna, ognuno con le sue caratteristiche naturali, sono complementari.<br />Ma non basta, la Donna, ossia la Madonna, è stata resa degna da Dio di essere Sua Madre ed è stata investita di un grande potere, quello di schiacciare l'azione di Satana. La donna cattolica è pertanto invitata a seguire l'esempio sublime di Maria Santissima, la Beata fra tutte le donne, come Lei stessa si definì nel Magnificat. Ciò che vediamo compiersi negli usi e costumi di una civiltà un tempo cristiana ed oggi apostata è preoccupante e drammatico nel contempo.<br />LA DERIVA DEL FEMMINISMO<br />Le femministe hanno creato aspettative nelle donne che vanno contro la natura di se stesse e degli uomini:<br />- una continua ed esacerbata competizione di ruoli;<br />- la ricerca inappagata di essere libere da ogni dovere di appartenenza ad un legame affettivo stabile (che rende le persone psicologicamente equilibrate);<br />- la scelta di decidere in proprio se uccidere o meno il proprio figlio in grembo;<br />- la determinazione di ritagliare sempre più ampi spazi per se stesse in uno spasmodico inseguimento della vita sociale a scapito di quella domestica, sia per quanto riguarda gli impegni lavorativi che quelli ricreativi (si pensi alle palestre e alle discoteche frequentate a qualsiasi età);<br />- il culto per il proprio corpo e spese corrispettive;<br />- la...]]></itunes:summary><itunes:duration>429</itunes:duration><itunes:keywords>criminologa,devotooli,femminicidio,femminismo,ideologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a48b8071e03952a17f94a31d84d78787.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La rugbista finita in coma ci ha permesso di vedere come funzionano i trapianti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-rugbista-finita-in-coma-ci-ha-permesso-di-vedere-come-funzionano-i-trapianti--44937310</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5174" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5174</a><br /><br />LA RUGBYSTA FINITA IN COMA CI HA PERMESSO DI VEDERE COME FUNZIONANO I TRAPIANTI di Alfredo de Matteo<br />La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all'espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.<br />Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di "giocare" con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.<br />Sappiamo infatti che non è possibile conoscere il momento esatto della morte ma solamente quando essa è già avvenuta, ossia quando sono evidenti i segni inequivocabili della morte stessa (ad esempio il rigor mortis).<br />Di Rebecca si è a conoscenza del fatto che la giovane è entrata in coma in seguito ad un incidente di gioco, che le sue condizioni cliniche sono apparse subito gravissime ed in seguito giudicate irreversibili, che è stato avviato il protocollo per l'osservazione di morte propedeutico alla fatale constatazione del decesso e infine che è stata sottoposta alla procedura per l'espianto degli organi.<br />È interessante notare come la notizia dell'avvenuta morte della rugbysta sia stata diramata dai media assieme a quella dell'inizio dell'iter di osservazione della morte, la qual cosa appare come minimo contraddittoria.<br /><br />LA LEGGE DEL SILENZIO-ASSENSO<br />Cominciamo col dire che in Italia vige la legge del silenzio-assenso (n. 91 del 31 marzo 1999), in base a cui chi non dice espressamente di no diventa un possibile donatore di organi. Dunque il silenzio è considerato un "sì" implicito.<br />Inoltre, va ricordato che «la principale limitazione allo sviluppo delle attività di trapianto di organi è rappresentato dalla scarsità del numero dei prelievi che vengono eseguiti rispetto alle richieste dei pazienti che sono in attesa di trapianto. Il trapianto deve essere considerato l'ultimo momento di un processo sanitario che si articola in diverse fasi: identificazione del potenziale donatore di organi, accertamento della morte, valutazione e mantenimento del potenziale donatore di organi, raccolta delle manifestazioni di volontà, attività di prelievo trapianto di organi (…) Il mantenimento del potenziale donatore riguarda tutta la fase di accertamento della morte encefalica, indipendentemente da un eventuale prelievo di organi, e ha come obiettivo il completamento del periodo di osservazione per la formulazione di una diagnosi definitiva di morte encefalica. Nel paziente donatore, inoltre, ha lo scopo di mantenere un'adeguata perfusione-ossigenazione degli organi, tali da impedire o ridurre, per quanto possibile, il loro deterioramento funzionale sino al momento del prelievo» (Procedure diagnosi di morte cerebrale e donazione di organi, Direzione Sanitaria Polo Ospedaliero Centrale, Regione Lazio).<br />In altri termini, una volta individuato un possibile donatore, la macchina dei trapianti viene immediatamente attivata e la priorità è costituita dal cosiddetto mantenimento del potenziale donatore in vista di un eventuale trapianto, indipendentemente, pare di capire, dall'accertamento della volontà del paziente.<br /><br />L'INAFFIDABILE CRITERIO DELLA MORTE CEREBRALE<br />Senza entrare nei dettagli medici, sembra anche che alcune tecniche utilizzate per mantenere il potenziale donatore non siano a rischio zero per il paziente, anche se il protocollo impone, almeno sulla carta, che esse non confliggano con le necessarie cure da prestare al paziente stesso.<br />Certo è che la scarsità del numero dei prelievi rispetto alla domanda di organi potrebbe far pendere l'ago della bilancia più dalla parte del potenziale ricevente piuttosto che da quella del potenziale donatore, del quale non si può sapere la "qualità" di vita a cui andrà incontro anche qualora si riprendesse dal coma. In effetti, «la diffusione e omogeneizzazione di procedure atte all'individuazione di potenziali donatori di organi e tessuti, presso la rete ospedaliera, si prefigge l'obiettivo di aumentare il numero delle osservazioni di morte cerebrale e dei prelievi in linea con gli standard fissati a livello nazionale» (Ibidem).<br />In ogni caso, la macchina dei trapianti si fonda sul criterio della morte cerebrale o morte encefalica, ossia una condizione clinica del paziente che presenta una completa e irreversibile distruzione dell'encefalo nel suo complesso, identificata dall'assenza contemporanea di flusso ematico cerebrale (EEG e altre indagini), di attività riflessa del tronco cerebrale e di attività respiratoria spontanea.<br />Tale parametro presenta molte criticità, tra cui la non universalità dei criteri diagnostici atti a stabilirlo (variabili da paese a paese), le numerose diagnosi sbagliate (tante, rispetto al fatto che raramente vengono a galla, per ovvie ragioni) e soprattutto l'arbitrario procedimento di accertamento della morte che si fonda esclusivamente sulla cessazione delle sole funzioni cerebrali, dunque sulla pretesa di poter individuare con certezza il momento esatto della morte, per di più attraverso procedure diagnostiche potenzialmente fallaci.<br />Del resto, numerose e qualificate ricerche scientifiche recenti hanno ampiamente dimostrato che la parola "irreversibile" applicata ai disturbi della coscienza non è più utilizzabile.<br />Non possiamo sapere se la giovane rugbysta sarebbe potuta uscire dal coma prima o poi. Sappiamo tuttavia con certezza che Rebecca è deceduta in seguito all'espianto dei suoi organi e non prima, come ci vogliono far credere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44937310</guid><pubDate>Tue, 15 May 2018 22:22:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44937310/la_rugbista_finita_in_coma_ci_ha_permesso_di_vedere_come_funzionano_i_trapianti.mp3" length="7481886" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5174

LA RUGBYSTA FINITA IN COMA CI HA PERMESSO DI VEDERE COME FUNZIONANO I TRAPIANTI di Alfredo de Matteo
La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5174" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5174</a><br /><br />LA RUGBYSTA FINITA IN COMA CI HA PERMESSO DI VEDERE COME FUNZIONANO I TRAPIANTI di Alfredo de Matteo<br />La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all'espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.<br />Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di "giocare" con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.<br />Sappiamo infatti che non è possibile conoscere il momento esatto della morte ma solamente quando essa è già avvenuta, ossia quando sono evidenti i segni inequivocabili della morte stessa (ad esempio il rigor mortis).<br />Di Rebecca si è a conoscenza del fatto che la giovane è entrata in coma in seguito ad un incidente di gioco, che le sue condizioni cliniche sono apparse subito gravissime ed in seguito giudicate irreversibili, che è stato avviato il protocollo per l'osservazione di morte propedeutico alla fatale constatazione del decesso e infine che è stata sottoposta alla procedura per l'espianto degli organi.<br />È interessante notare come la notizia dell'avvenuta morte della rugbysta sia stata diramata dai media assieme a quella dell'inizio dell'iter di osservazione della morte, la qual cosa appare come minimo contraddittoria.<br /><br />LA LEGGE DEL SILENZIO-ASSENSO<br />Cominciamo col dire che in Italia vige la legge del silenzio-assenso (n. 91 del 31 marzo 1999), in base a cui chi non dice espressamente di no diventa un possibile donatore di organi. Dunque il silenzio è considerato un "sì" implicito.<br />Inoltre, va ricordato che «la principale limitazione allo sviluppo delle attività di trapianto di organi è rappresentato dalla scarsità del numero dei prelievi che vengono eseguiti rispetto alle richieste dei pazienti che sono in attesa di trapianto. Il trapianto deve essere considerato l'ultimo momento di un processo sanitario che si articola in diverse fasi: identificazione del potenziale donatore di organi, accertamento della morte, valutazione e mantenimento del potenziale donatore di organi, raccolta delle manifestazioni di volontà, attività di prelievo trapianto di organi (…) Il mantenimento del potenziale donatore riguarda tutta la fase di accertamento della morte encefalica, indipendentemente da un eventuale prelievo di organi, e ha come obiettivo il completamento del periodo di osservazione per la formulazione di una diagnosi definitiva di morte encefalica. Nel paziente donatore, inoltre, ha lo scopo di mantenere un'adeguata perfusione-ossigenazione degli organi, tali da impedire o ridurre, per quanto possibile, il loro deterioramento funzionale sino al momento del prelievo» (Procedure diagnosi di morte cerebrale e donazione di organi, Direzione Sanitaria Polo Ospedaliero Centrale, Regione Lazio).<br />In altri termini, una volta individuato un possibile donatore, la macchina dei trapianti viene immediatamente attivata e la priorità è costituita dal cosiddetto mantenimento del potenziale donatore in vista di un eventuale trapianto, indipendentemente, pare di capire, dall'accertamento della volontà del paziente.<br /><br />L'INAFFIDABILE CRITERIO DELLA MORTE CEREBRALE<br />Senza entrare nei dettagli medici, sembra anche che alcune tecniche utilizzate per mantenere il potenziale donatore non siano a rischio zero per il paziente, anche se il protocollo impone, almeno sulla carta, che esse non confliggano con le necessarie cure da prestare al paziente...]]></itunes:summary><itunes:duration>468</itunes:duration><itunes:keywords>donatore,eeg,espianto,rigor,rugbysta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f11b9ec9818cd7b85bbcd358e477ed4d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non posso che rifiutare la festa della donna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-posso-che-rifiutare-la-festa-della-donna--53128481</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4641<br /><br />NON POSSO CHE RIFIUTARE LA FESTA DELLA DONNA di Francesca Romana Poleggi<br />Felice e orgogliosa di essere donna, mi chiedo che senso abbia la "festa della donna" in un mondo che tende a annullare le donne e la femminilità.<br />Al liceo, negli anni '70, quando il collettivo femminista della scuola metteva in riga professori, presidi e bidelli, l'8 marzo era una festa "seria", "in ricordo delle operaie massacrate nel 1908 nella fabbrica di camicie di New York". Molto tempo dopo ho scoperto che il rogo era inesistente, una balla clamorosa, inventata dalla propaganda sovietica nel '22. Non so se le ragazze del collettivo l'hanno mai saputo e se si sono indignate anche loro. [leggi: IL MASSACRO DI CENTO OPERAIE E' UN FALSO, clicca qui, N.d.BB]<br />PERCHÉ NON C'È LA FESTA DELL'UOMO?<br />Io - a dire il vero - la Festa della donna l'avevo comunque già in antipatia. Perché solo le donne vanno festeggiate? Perché non c'è la Festa dell'uomo? Mi sembrava - e mi sembra - non un momento di emancipazione, ma una specie di contentino, una gentile concessione (dall'alto) di cui sinceramente non sentivo e non sento il bisogno. In più mi dava l'idea di essere banalizzata, sminuita, come persona: come tutti ho le mie feste e le mie ricorrenze e non avevo certo bisogno dell'8 marzo per andare a mangiare la pizza con le amiche.<br />Ma ci stanno riprovando a farmi sentire - in quanto donna - una "specie in via d'estinzione", una categoria socialmente debole che merita protezione particolare: per esempio con le ridicole "quote rosa". Chi l'ha detto che per fare un alcunché bisogna "riservare" delle quote alle donne? Sono handicappate? In qualsiasi competizione - che sia leale, ovviamente - deve vincere la persona migliore, più adatta, a prescindere dal sesso. Per me le quote rosa sono addirittura offensive. Ma le donne vanno "protette" a tutti i costi. Perciò hanno montato la storia del "femminicidio". Certamente la violenza è da condannare. La violenza dell'uomo, che mediamente è fisicamente più possente, sulla donna, soprattutto in casa - laddove si presume che la donna sia affettivamente coinvolta - è da vili, da vermi disgustosi.<br />LA BALLA DEL FEMMINICIDIO<br />Ma anche sulla questione dei "femminicidi" vanno in giro grosse balle: i dati che provengono da fonti attendibili come il Rapporto sulla Criminalità in Italia del Ministero dell'Interno, dicono che le donne uccise sono sempre meno:192 nel 2003, 179 nel 2013 e 152 nel 2014. In percentuale le donne sono circa il 30% delle vittime di omicidio. Quindi il 70% sono maschi. Anche negli altri reati dovuti a questioni sessuali, il numero di vittime maschili è maggiore del numero di vittime femminili: 51,11% contro 48,89%. Ma la cosa più sbalorditiva, che ha sbalordito pure il giornalista del Washington Post che ha fatto la ricerca e ci ha scritto un articolo, è il "paradosso nordico": i Paesi europei che hanno i più alti standard in materia di tutela dei "nuovi diritti" e di "gender equality" (hanno dato piena attuazione alla Convenzione di Istambul, sulla parità di "genere"), hanno anche gli indici più elevati di violenza domestica contro le donne. Danimarca, Svezia e Finlandia detengono il triste record. Gli studiosi hanno anche fatto i calcoli con l'eventualità che le donne più "libere" denuncino più facilmente gli abusi. Non c'è niente da fare: i risultati non cambiano. La condizione della donna, in relazione alle violenze, agli abusi e ai "femminicidi", è di gran lunga migliore in paesi come la Polonia, la Grecia, e perfino l'Italia. [leggi: FEMMINICIDIO INVENZIONE DI REGIME, clicca qui, N.d.BB]<br />ALCOL, DROGA E PORNOGRAFIA: CHI LE COMBATTE?<br />Le ricerche dimostrano che la violenza sulle donne è scatenata dall'abuso di alcol e di droghe. La libertà e spregiudicatezza nei costumi sessuali, l'educazione sessuale completa, fin dai primi anni di scuola, la contraccezione e l'aborto liberi e a richiesta, di cui si fanno vanto i Paesi nordici, non servono affatto alla "liberazione delle donne": tutt'altro. Per non parlare della pornografia (anche di quella "soft", quella che passa a tutte le ore sugli schermi delle TV, nelle pubblicità e nei film che vanno in onda in prima serata). L'incidenza tra i fruitori del porno di stupratori, molestatori sessuali e persone che ricorrono a minacce e intimidazioni per "ottenere il sesso" è decisamente rilevante, secondo i ricercatori dell'Università dell'Indiana e dell'University of Hawaii a Manoa, i quali hanno eseguito una meta-analisi di 22 studi provenienti da tutto il mondo. La nostra società fa molta propaganda per ridurre i comportamenti a rischio: si pensi alla sicurezza stradale o alle campagne contro il fumo. Ma sulle prime pagine dei giornali, sugli autobus, tra i manifesti della Presidenza del Consiglio per la "Pubblicità Progresso", qualcuno ne ha mai visti con su scritto "no alla pornografia" o "la pornografia fa male a te e ai tuoi cari"?<br />LA VIOLENTA IDEOLOGIA FEMMINISTA ISTIGA L'ODIO TRA I SESSI<br />Questo voler parlare in ogni occasione di violenza di "genere" e di "femminicidio" serve solo a fomentare l'odio tra i sessi e a far propaganda alla più la violenta ideologia femminista, quella che vuole "liberare" la donna negandole innanzi tutto la femminilità, la naturale tendenza alla maternità come realizzazione di sé, e che in buona sostanza mira a sfasciare la famiglia. Oggi, poi, da un lato si nega alle donne il fondamentale diritto ad essere se stesse, cioè esseri femminili, ma dall'altro si pretende di conferire il diritto d'esser donna a persone che hanno da prima della nascita scritto nel DNA di tutte le cellule il sesso maschile.<br />E la propaganda martellante continua a insinuare che i "femminicidi" sono il risultato della mentalità retrograda, patriarcale, che non accetta l'emancipazione femminile.<br />Invece, un noto psichiatra come Alessandro Meluzzi scopre che il tipico maschio "femminicida" è un "maschio fragile", nato e cresciuto in una società liquida, fatta di legami che non tengono, senza certezze e senza sicurezze, di coppie precarie e di divorzi brevi, terrorizzato dalla paura dell'abbandono, che facilmente degenera in modo violento: per combattere il "femminicidio" bisogna smettere di tentare di distruggere la famiglia. Se vogliamo celebrare una vera festa della donna, che non sia una presa in giro, dobbiamo prima recuperare il valore vero della famiglia [leggi: QUELLO CHE BOLDRINI &amp; CIRINNA' SANNO, MA NON DICONO, clicca qui, N.d.BB].]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53128481</guid><pubDate>Tue, 04 Apr 2017 22:03:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53128481/non_posso_che_rifiutare_la_festa_della_donna.mp3" length="7502829" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4641

NON POSSO CHE RIFIUTARE LA FESTA DELLA DONNA di Francesca Romana Poleggi
Felice e orgogliosa di essere donna, mi chiedo che senso abbia la "festa della donna" in un mondo che tende a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4641<br /><br />NON POSSO CHE RIFIUTARE LA FESTA DELLA DONNA di Francesca Romana Poleggi<br />Felice e orgogliosa di essere donna, mi chiedo che senso abbia la "festa della donna" in un mondo che tende a annullare le donne e la femminilità.<br />Al liceo, negli anni '70, quando il collettivo femminista della scuola metteva in riga professori, presidi e bidelli, l'8 marzo era una festa "seria", "in ricordo delle operaie massacrate nel 1908 nella fabbrica di camicie di New York". Molto tempo dopo ho scoperto che il rogo era inesistente, una balla clamorosa, inventata dalla propaganda sovietica nel '22. Non so se le ragazze del collettivo l'hanno mai saputo e se si sono indignate anche loro. [leggi: IL MASSACRO DI CENTO OPERAIE E' UN FALSO, clicca qui, N.d.BB]<br />PERCHÉ NON C'È LA FESTA DELL'UOMO?<br />Io - a dire il vero - la Festa della donna l'avevo comunque già in antipatia. Perché solo le donne vanno festeggiate? Perché non c'è la Festa dell'uomo? Mi sembrava - e mi sembra - non un momento di emancipazione, ma una specie di contentino, una gentile concessione (dall'alto) di cui sinceramente non sentivo e non sento il bisogno. In più mi dava l'idea di essere banalizzata, sminuita, come persona: come tutti ho le mie feste e le mie ricorrenze e non avevo certo bisogno dell'8 marzo per andare a mangiare la pizza con le amiche.<br />Ma ci stanno riprovando a farmi sentire - in quanto donna - una "specie in via d'estinzione", una categoria socialmente debole che merita protezione particolare: per esempio con le ridicole "quote rosa". Chi l'ha detto che per fare un alcunché bisogna "riservare" delle quote alle donne? Sono handicappate? In qualsiasi competizione - che sia leale, ovviamente - deve vincere la persona migliore, più adatta, a prescindere dal sesso. Per me le quote rosa sono addirittura offensive. Ma le donne vanno "protette" a tutti i costi. Perciò hanno montato la storia del "femminicidio". Certamente la violenza è da condannare. La violenza dell'uomo, che mediamente è fisicamente più possente, sulla donna, soprattutto in casa - laddove si presume che la donna sia affettivamente coinvolta - è da vili, da vermi disgustosi.<br />LA BALLA DEL FEMMINICIDIO<br />Ma anche sulla questione dei "femminicidi" vanno in giro grosse balle: i dati che provengono da fonti attendibili come il Rapporto sulla Criminalità in Italia del Ministero dell'Interno, dicono che le donne uccise sono sempre meno:192 nel 2003, 179 nel 2013 e 152 nel 2014. In percentuale le donne sono circa il 30% delle vittime di omicidio. Quindi il 70% sono maschi. Anche negli altri reati dovuti a questioni sessuali, il numero di vittime maschili è maggiore del numero di vittime femminili: 51,11% contro 48,89%. Ma la cosa più sbalorditiva, che ha sbalordito pure il giornalista del Washington Post che ha fatto la ricerca e ci ha scritto un articolo, è il "paradosso nordico": i Paesi europei che hanno i più alti standard in materia di tutela dei "nuovi diritti" e di "gender equality" (hanno dato piena attuazione alla Convenzione di Istambul, sulla parità di "genere"), hanno anche gli indici più elevati di violenza domestica contro le donne. Danimarca, Svezia e Finlandia detengono il triste record. Gli studiosi hanno anche fatto i calcoli con l'eventualità che le donne più "libere" denuncino più facilmente gli abusi. Non c'è niente da fare: i risultati non cambiano. La condizione della donna, in relazione alle violenze, agli abusi e ai "femminicidi", è di gran lunga migliore in paesi come la Polonia, la Grecia, e perfino l'Italia. [leggi: FEMMINICIDIO INVENZIONE DI REGIME, clicca qui, N.d.BB]<br />ALCOL, DROGA E PORNOGRAFIA: CHI LE COMBATTE?<br />Le ricerche dimostrano che la violenza sulle donne è scatenata dall'abuso di alcol e di droghe. La libertà e spregiudicatezza nei costumi sessuali, l'educazione sessuale completa, fin dai primi anni di scuola, la contraccezione e l'aborto liberi e a richiesta,...]]></itunes:summary><itunes:duration>469</itunes:duration><itunes:keywords>8marzo,collettivo,festadelladonna,festadelluomo,genderequality</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3a3cd3572da35d3db21471927b194a00.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La teoria svedese sull'amore rende soli e disperati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-teoria-svedese-sull-amore-rende-soli-e-disperati--73456036</link><description><![CDATA[VIDEO: Svezia, una nazione avanzata sì, ma verso il baratro ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PQI2Yls4uuw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=PQI2Yls4uuw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4351" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4351</a><br /><br />LA TEORIA SVEDESE SULL'AMORE RENDE SOLI E DISPERATI<br />di Andrea Zambrano<br /> <br />Non c'è più traccia degli Abba che cantano Hasta mañana con lo sguardo struggente della biondina anni settanta che ha fatto innamorare mezza Europa. Forse quello è stato l'ultimo addio che ha unito in un fremito il popolo svedese. Perché dopo, nella patria del progresso e della protestantizzazione scientifica, la Svezia ha assistito ad uno sviluppo inversamente proporzionale: maggiore erano il benessere e gli standard qualitativi della pubblica amministrazione e della società in generale, minore era la felicità dei suoi abitanti.<br />Il risultato dell'esperimento socio-scientifico ha prodotto i suoi frutti oggi e adesso raccontare la Svezia significa raccontare di un paese sull'orlo del suicidio di massa che non si accorge di come tutto sia scivolato via attingendo a piene mani alle promesse di felicità delle filosofie marx-femminsite. Ci vorrebbe a Stoccolma un Checco Zalone che si mettesse a piangere guardando la reunion di Albano e Romina per provare a commuovere qualche vichingo. Ma non c'è in Svezia nessun anelito di riscatto spirituale. Tutto avviene nel solco del più abissale individualismo.<br />LA TEORIA SVEDESE SULL'AMORE<br />Lo ha dimostrato in maniera esemplare il video maker Erik Gandini, italiano da tempo residente nel paese nordico che in un documentario andato in onda recentemente su un canale Rai ha raccontato dove ha portato lo scellerato programma sul futuro svedese licenziato dai governanti negli anni '60.<br />La "Teoria svedese sull'amore" è un documentario di appena un'ora. [...] Uno spaccato di com'è la Svezia e una proiezione di come diventerà la civiltà europea con i suoi miti di liberazione dell'uomo e che con la teoria gender e la frontiera della riproduzione artificiale ci avvicina sempre di più al Paese scandinavo del quale negli anni abbiamo invidiato le politiche welfare.<br />Indipendenza. Il video insiste su questa parola. Una parola coniata da un manifesto presentato dai politici svedesi negli anni '60 quando si decise che "le donne dovevano essere indipendenti dagli uomini" e "i bambini dai vecchi" perché altrimenti la libertà conquistata non sarebbe stata davvero felice.<br />Oggi, come mostra Gandini, la Svezia è composta per la metà della popolazione da persone sole, adulte, indipendenti che lavorano per se stesse e solo per la propria indipendenza.<br />SOLI E DISPERATI<br />La teoria svedese dell'amore ci porta a Maria Helena, forse un nome di fantasia, ma comunque evocativo, perché riassume i nomi delle donne che nell'antichità hanno polarizzato la concezione dell'universo femminile diviso tra purezza e libido irrefrenabile. La donna in Svezia aspetta a casa il kit per l'inseminazione artificiale che un corriere diligente e maniacalmente puntuale sta consegnando con tanto di ghiaccio secco a protezione dell'involucro "spermatico".<br />"Ho pensato che fosse meglio avere un figlio da sola ed evitare di avere un partner, quello che mi interessava era avere un figlio, non volevo una relazione con un uomo. Stare da sola non mi fa paura". Dall'altra parte, una ditta danese ha raccolto lo sperma di ragazzotti infelici e altrettanto disperati che si masturbano per "fare felici gli altri", per "pura generosità". In fondo, dice un biondino che non avrà 20 anni "bastano 5 minuti per fare felici gli altri". E lo dice mente si lava le mani e il film appeso alla parete procede con le sue scene per il seguente donatore.<br />Le donne single si vogliono riprodurre e si chiedono "che cosa ce ne facciamo di un uomo, ci tocca sobbarcarci di altri compiti, sono cose d'altri tempi, vogliamo creare una famiglia da sole. Così interveniamo noi" dice il "filantropo" dell'industria del seme con 170 litri di sperma congelato pronto per la felicità in kit.<br />Non ricorda forse, questa giustificazione artefatta, lo slogan con il quale le femministe hanno ammorbato negli anni caldi della contestazione università, piazze, parlamenti, case editrici e redazioni? Eccole servite le donne nuove: una siringa già preparata dal produttore invita a iniettare il liquido seminale nel ventre della donna che deve stare a gambe in su per almeno mezz'ora. Poi si rialza e aspetta che la natura faccia il suo corso.<br />UNA PERSONA SU QUATTRO MUORE SOLA<br />La disperazione della Svezia è rappresentata da un grafico che mette in relazione i progressi socio-tecnologici con il grado di individualismo. La scandinavia è in alto a destra, sola tra i più progrediti, sola tra i più individualisti. Un uomo abbandonato in metropolitana rappresenta l'immagine spot per dire che la vita non serve a nulla.<br />E neppure la morte. Una persona su quattro muore sola. C'è un'agenzia specializzata che interviene dopo che la polizia ha recuperato il corpo dello sventurato che muore tra le quattro pareti domestiche. E si incarica di ricostruirne i rapporti per consegnare ai figli qualche effetto personale e disbrigare le faccende come la gestione dei risparmi. Spesso non si trovano nemmeno i figli, così si va a casa sua e si scartabella nelle stanze di vita quotidiana alla ricerca di un legame ombelicale reciso con il tempo.<br />Ci sono persone che trascorrono l'intera esistenza davanti al computer uscendo soltanto per la spesa settimanale e il fenomeno è in aumento esponenziale. "Non facciamo più parte di un gruppo o di una famiglia, a chi possiamo chiedere aiuto? La lotta per l'indipendenza ci ha accecati, che senso ha avere 100mila euro in banca se non si è felici?", dice Annie, mentre rovista tra i cassetti di un povero uomo impiccatosi e trovato cadavere due anni dopo con una busta piena di soldi per l'ufficiale giudiziario che avrebbe dovuto pensare al funerale. In Svezia non ci si suicida per povertà o miseria, ma per sazietà e solitudine. Si lascia questo mondo evitando al "dio" Stato anche l'incombenza di pagarti il funerale. E' tutto scientificamente proiettato verso l'abisso.<br />L'INDIVIDUO È AL CENTRO DI TUTTO<br />C'è una siriana che insegna la lingua ai richiedenti asilo appena arrivati sul suolo scandinavo: "Gli svedesi sono di poche parole, capito? Non amano fare grosse chiacchierate quindi andate al sodo di una risposta o di una domanda", ammonisce ai nuovi arrivati. E gli svedesi? "Io non li vedo mai. Vivono per conto loro, l'individuo è al centro di tutto, si concentrano solo su questo, non so se siano felici.<br />"La verità è che non c'è più nulla che ci tenga uniti", sospira affranta l'"acchiappamorti". Se una persona si ammala gli aiuti arrivano dallo Stato, ma non puoi piangere sulla spalla di qualcuno". Quando una persona muore è morta, non si dice che è mancata. Perché non c'è nessuno a cui mancherà la sua assenza.<br />In questo universo di disperazione e solitudine c'è chi prova a ribellarsi. A modo suo. E' un gruppo di ragazzi che hanno persino vergogna a pronunciare la parola amici. Hanno intuito che c'è qualcosa di altro rispetto all'individualismo sfrenato nel quale sono cresciuti. Così hanno provato ad andare nel bosco e da quel giorno si guardano, si parlano, si toccano. Il tutto in un'esperienza quasi primordiale che li fa sembrare degli hippies svitati alla ricerca di un po' di bene.<br />Nessuno deve avergli detto che stanno semplicemente cercando una persona al posto del freddo individuo. Nessuno però gli ha parlato della differenza tra società e comunità. Ma il seme di bene che germoglia in loro è come se rimanesse ancorato in una caverna mentre proietta delle ombre di verità.<br />E gridano: "Noi, vogliamo amare", mentre si abbracciano e si toccano con sensuale pudore nel tentativo goffo e primitivo di scoprire il corpo dell'altro.<br />C'È CHI DICE NO<br />Ma c'è anche chi ha detto basta. Un medico, un affermato chirurgo, dopo aver conosciuto la donna etiope della sua vita, è andato in Africa. Qui ha un piccolo ospedale che fa funzionare con quello che trova al mercato: con i raggi delle biciclette fissa le fratture, con il filo da pesca sutura le ferite eppure può dire: "Quando torno in Svezia i miei colleghi sono tutti scontenti, io almeno qui mi occupo di qualcuno".<br />Scelte estreme, la media della popolazione invece è intrappolata nella zona grigia del perverso meccanismo che chiamiamo modernità. Il documentario si chiude con un'intervista del filosofo Sigfrid Baumann, il teorico della società liquida.<br />"Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto che si possono controllare le sfide poste dal fato", dice osservando come in Svezia in fondo non ci sia nulla sotto controllo perché "l'indipendenza ci priva della capacità di instaurare un dialogo attraverso il quale non sappiamo mai come andrà a finire".<br />Soli e abbandonati. Questo è il risultato della campagna martellante edonista e nichilista che oggi qualcuno chiama ancora diritti civili. E che ci mostra come sta diventando l'Europa che ha perso il senso della famiglia e della irripetibilità della persona umana.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73456036</guid><pubDate>Wed, 31 Aug 2016 20:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73456036/la_teoria_svedese.mp3" length="9732641" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Svezia, una nazione avanzata sì, ma verso il baratro ➜ https://www.youtube.com/watch?v=PQI2Yls4uuw

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4351

LA TEORIA SVEDESE SULL'AMORE RENDE SOLI E DISPERATI
di Andrea Zambrano
 
Non c'è più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Svezia, una nazione avanzata sì, ma verso il baratro ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PQI2Yls4uuw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=PQI2Yls4uuw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4351" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4351</a><br /><br />LA TEORIA SVEDESE SULL'AMORE RENDE SOLI E DISPERATI<br />di Andrea Zambrano<br /> <br />Non c'è più traccia degli Abba che cantano Hasta mañana con lo sguardo struggente della biondina anni settanta che ha fatto innamorare mezza Europa. Forse quello è stato l'ultimo addio che ha unito in un fremito il popolo svedese. Perché dopo, nella patria del progresso e della protestantizzazione scientifica, la Svezia ha assistito ad uno sviluppo inversamente proporzionale: maggiore erano il benessere e gli standard qualitativi della pubblica amministrazione e della società in generale, minore era la felicità dei suoi abitanti.<br />Il risultato dell'esperimento socio-scientifico ha prodotto i suoi frutti oggi e adesso raccontare la Svezia significa raccontare di un paese sull'orlo del suicidio di massa che non si accorge di come tutto sia scivolato via attingendo a piene mani alle promesse di felicità delle filosofie marx-femminsite. Ci vorrebbe a Stoccolma un Checco Zalone che si mettesse a piangere guardando la reunion di Albano e Romina per provare a commuovere qualche vichingo. Ma non c'è in Svezia nessun anelito di riscatto spirituale. Tutto avviene nel solco del più abissale individualismo.<br />LA TEORIA SVEDESE SULL'AMORE<br />Lo ha dimostrato in maniera esemplare il video maker Erik Gandini, italiano da tempo residente nel paese nordico che in un documentario andato in onda recentemente su un canale Rai ha raccontato dove ha portato lo scellerato programma sul futuro svedese licenziato dai governanti negli anni '60.<br />La "Teoria svedese sull'amore" è un documentario di appena un'ora. [...] Uno spaccato di com'è la Svezia e una proiezione di come diventerà la civiltà europea con i suoi miti di liberazione dell'uomo e che con la teoria gender e la frontiera della riproduzione artificiale ci avvicina sempre di più al Paese scandinavo del quale negli anni abbiamo invidiato le politiche welfare.<br />Indipendenza. Il video insiste su questa parola. Una parola coniata da un manifesto presentato dai politici svedesi negli anni '60 quando si decise che "le donne dovevano essere indipendenti dagli uomini" e "i bambini dai vecchi" perché altrimenti la libertà conquistata non sarebbe stata davvero felice.<br />Oggi, come mostra Gandini, la Svezia è composta per la metà della popolazione da persone sole, adulte, indipendenti che lavorano per se stesse e solo per la propria indipendenza.<br />SOLI E DISPERATI<br />La teoria svedese dell'amore ci porta a Maria Helena, forse un nome di fantasia, ma comunque evocativo, perché riassume i nomi delle donne che nell'antichità hanno polarizzato la concezione dell'universo femminile diviso tra purezza e libido irrefrenabile. La donna in Svezia aspetta a casa il kit per l'inseminazione artificiale che un corriere diligente e maniacalmente puntuale sta consegnando con tanto di ghiaccio secco a protezione dell'involucro "spermatico".<br />"Ho pensato che fosse meglio avere un figlio da sola ed evitare di avere un partner, quello che mi interessava era avere un figlio, non volevo una relazione con un uomo. Stare da sola non mi fa paura". Dall'altra parte, una ditta danese ha raccolto lo sperma di ragazzotti infelici e altrettanto disperati che si masturbano per "fare felici gli altri", per "pura generosità". In fondo, dice un biondino che non avrà 20 anni "bastano 5 minuti per fare felici gli altri". E lo dice mente si lava le mani e il film appeso alla parete procede con le sue scene per il seguente donatore.<br />Le donne single si vogliono riprodurre e si chiedono "che cosa ce ne facciamo di un uomo, ci tocca sobbarcarci di altri...]]></itunes:summary><itunes:duration>609</itunes:duration><itunes:keywords>amore,disperazione,paeseavanzato,solitudine,svezia,versoilbaratro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ba4777a9a539599222539e3eb57e729b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La grazia di avere un figlio down</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-grazia-di-avere-un-figlio-down--72319390</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4237" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4237</a><br /><br />LA GRAZIA DI AVERE UN FIGLIO DOWN<br />di Maria Angela Masino<br /> <br />Stefano Maria, 19 anni ama sciare, nuotare, leggere, scrivere, dipingere soprattutto ad acquerello, servire a tavola con lo stile sobrio ed elegante dei camerieri cinque stelle. Stefano ama pregare con la sua mamma, andare a Messa la domenica, ma anche visitare il Louvres o una mostra di Picasso. Stefano ha la sindrome di Down, ma non ha alcuna delle patologie connesse alla Trisomia 21, neppure un soffio al cuore.<br />«Quando l'ho preso fra le braccia dopo il parto era bellissimo, aveva perfino gli occhi blu, come la sua nonna; anche l'indice di Apgard che valuta l'efficienza delle funzioni vitali era perfetto. Ma, già il secondo giorno dopo la nascita, la profonda gioia che mi aveva travolto era "minacciata" da un primo sospetto clinico: la manina sinistra del mio bambino aveva una linea con una direzione diversa, molto simile a quella presente nella Trisomia 21 e la cute della nuca presentava una certa lassità, "forse" fuori dai parametri. Occorreva verificare con l'esame Cariotipo se c'era la presenza del terzo cromosoma», racconta Laura Maiocchi, professoressa di Lettere all'Istituto Santa Gemma di Milano e mamma di Stefano.<br />COMUNQUE AVREI SCELTO PER LA VITA<br />«In quel momento», continua, «mi sono resa conto che la frase che mi era stata detta "Signora, complimenti, tutto bene: è un bel bambino!", stava dando alla mia vita un aspetto diverso. Mesi prima, all'inizio della gravidanza il ginecologo aveva avvertito delle irregolarità negli esiti dei primi esami che mi avevano "costretta" a pensare a una eventuale malattia del mio bambino. A quella ipotesi avevo reagito dicendomi che, comunque, avrei scelto per la vita e per la mia maternità. Poi in realtà si era trattato di un duplice errore di laboratorio. Incredibile. Ricordo perfettamente di aver concepito Stefano dopo un fantastico viaggio nel West degli Stati Uniti: avevo ancora dentro di me la grinta di Las Vegas, il calore della Death Valley, le scenografie dei parchi del Colorado. Ma soprattutto non posso dimenticare la felicità che ho provato quando ho visto comparire le due barrette blu indice di gravidanza sul test. Questa gioia che si mescolava alle immagini del viaggio, alla gratificazione di aver finalmente realizzato il sogno, diventare mamma, era inimmaginabile!».<br />Una sonorità intensa ha accompagnato Laura per tutto il tempo della gestazione. Ora, però, quel dubbio clinico - che non si doveva divulgare perché non c'era ancora una reale diagnosi, e non bisognava etichettare il bambino qualora il sospetto fosse stato smentito - aveva rotto l'incantesimo. Stefano era sempre bellissimo, ma c'era anche un'angoscia che non era stata messa in conto. Per due volte il test del cariotipo, l'analisi dei cromosomi ha dato esito positivo. Il dubbio era stato sciolto, la vita, inutile negarlo, aveva preso una direzione diversa rispetto a quella sognata.<br />IL PIÙ BEL BAMBINO DEL MONDO<br />«Anche, se forse, i segni premonitori di una quotidianità non facile non erano mancati: la mia vita matrimoniale è sempre stata scandita dal limite: la malattia di mio suocero, la disabilità di mio cognato, la morte prematura della mamma di Fabio, mio marito. E io ho spesso dovuto mettere da parte un po' me stessa per fare gioco di squadra familiare». Ma, nonostante la diagnosi Stefano per Laura continuava a essere il più bel bambino del mondo. «Ero e sono infinitamente grata della mia maternità che mi ha permesso di conoscere un mondo "altro", quello di chi riesce a fare tante cose solo se accolto con un sorriso, quello di chi chiede regalando un bacio al suo interlocutore. Da mio figlio ho imparato a essere più paziente, ad avere maggior rispetto per i ritmi degli altri anche se meno accelerati, a entusiasmarmi per ogni piccolo traguardo raggiunto. Soprattutto ho imparato a guardare la realtà come a una presenza buona, anche se faticosa e che troppo spesso richiede forza per combattere contro un mondo che tende a far fuori la persona, soprattutto se "apparentemente diversa"», racconta Laura.<br />Certo è faticoso confrontarsi con un figlio che, a volte, fatica ad allacciarsi le scarpe, che al mattino impiega dieci minuti per lavarsi i denti, ma è anche sfidante riuscire a dar voce ai suoi talenti, alle sue potenzialità. «Una neuropsichiatra con tono piuttosto duro nel corso di una visita mi aveva chiesto se avevo guardato in faccia mio figlio, se avevo colto la sua diversità e quindi la sua incapacità di fare le cose che fanno gli altri. Certo, che ero consapevole». Ma essere diversi non significa lasciare inespresse le proprie inclinazioni, non provare a integrarsi, non misurarsi con la realtà. Stefano fin da piccolo di interessi ne aveva molti e ha sempre frequentato le scuole, già dall'asilo, con tanta gioia. Le difficoltà non sono mancate, ma anche le gratificazioni si sono moltiplicate nel corso degli anni.<br />«Ha più volte prestato servizio nelle cene a tema organizzate dalla scuola e lo ha fatto, mi dicono i suoi prof, con un'attenzione e un garbo che sono difficili da incontrare. Ovvio che a lui bisogna proporre un metodo di studio diverso dove i concetti vengono espressi attraverso metafore, immagini, canzoni». Con Stefano bisogna sempre avere a disposizione evidenziatori, matite, pennarelli, ma questa semplificazione è appassionante. «Attraverso mio figlio ho cambiato il mio atteggiamento nell'insegnare: uso maggiormente gli input emozionali, la drammatizzazione dei racconti, ricorro spesso a quei formidabili sussidi didattici che sono i colori e i suoni. Lui mi ha regalato una nuova visione del tempo, più connessa al presente e meno proiettata su futuro e passato».<br />L'ESSENZIALE DELLA VITA È IL VOLER BENE IN MODO GRATUITO<br />«Stefano non fa progetti, per lui esistono solo le cose che succedono qui e ora, non parla di filosofia, non conosce i passi importanti del catechismo, ma recita il Rosario e si commuove quando fa la Comunione e segue la mia preghiera dell'Angelus e se qualcuno sta male è il primo a stargli vicino. L'anno scorso durante un viaggio a Lourdes facendo il barelliere si è accorto che un anziano solo era spesso triste gli si è avvicinato e gli ha tenuto compagnia. I genitori dei miei allievi hanno tante aspettative per i loro figli; li capisco, ma capisco anche che diversa è la mia: io desidero solo che lui sia accettato e amato per quello che è; non lo immagino grande primario ospedaliero, mi auguro che stia bene e che sia contento».<br />Questo per Laura non ha significato scegliere la direzione del rinunciare o del perdere, ma stabilire nuove priorità, riorganizzare i valori. L'imperfezione molte volte è uno stimolo, traccia nuovi percorsi di gratificazione mentre capita anche che la perfezione, la normalità sottraggano slancio vitale. In questa maternità speciale Laura Maiocchi vede una grazia, quella di aver imparato a cogliere l'essenziale della vita che è il voler bene in modo gratuito. «Quando sono in difficoltà chiedo aiuto alla Madonna. Prima di aver partorito Stefano, ero molto cristocentrica. Anche dell'amore verso la mamma di Gesù devo dire grazie a mio figlio».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72319390</guid><pubDate>Wed, 08 Jun 2016 11:51:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72319390/la_grazia_di_avere_un_figlio_down.mp3" length="6785193" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4237

LA GRAZIA DI AVERE UN FIGLIO DOWN
di Maria Angela Masino
 
Stefano Maria, 19 anni ama sciare, nuotare, leggere, scrivere, dipingere soprattutto ad acquerello, servire a tavola...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4237" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4237</a><br /><br />LA GRAZIA DI AVERE UN FIGLIO DOWN<br />di Maria Angela Masino<br /> <br />Stefano Maria, 19 anni ama sciare, nuotare, leggere, scrivere, dipingere soprattutto ad acquerello, servire a tavola con lo stile sobrio ed elegante dei camerieri cinque stelle. Stefano ama pregare con la sua mamma, andare a Messa la domenica, ma anche visitare il Louvres o una mostra di Picasso. Stefano ha la sindrome di Down, ma non ha alcuna delle patologie connesse alla Trisomia 21, neppure un soffio al cuore.<br />«Quando l'ho preso fra le braccia dopo il parto era bellissimo, aveva perfino gli occhi blu, come la sua nonna; anche l'indice di Apgard che valuta l'efficienza delle funzioni vitali era perfetto. Ma, già il secondo giorno dopo la nascita, la profonda gioia che mi aveva travolto era "minacciata" da un primo sospetto clinico: la manina sinistra del mio bambino aveva una linea con una direzione diversa, molto simile a quella presente nella Trisomia 21 e la cute della nuca presentava una certa lassità, "forse" fuori dai parametri. Occorreva verificare con l'esame Cariotipo se c'era la presenza del terzo cromosoma», racconta Laura Maiocchi, professoressa di Lettere all'Istituto Santa Gemma di Milano e mamma di Stefano.<br />COMUNQUE AVREI SCELTO PER LA VITA<br />«In quel momento», continua, «mi sono resa conto che la frase che mi era stata detta "Signora, complimenti, tutto bene: è un bel bambino!", stava dando alla mia vita un aspetto diverso. Mesi prima, all'inizio della gravidanza il ginecologo aveva avvertito delle irregolarità negli esiti dei primi esami che mi avevano "costretta" a pensare a una eventuale malattia del mio bambino. A quella ipotesi avevo reagito dicendomi che, comunque, avrei scelto per la vita e per la mia maternità. Poi in realtà si era trattato di un duplice errore di laboratorio. Incredibile. Ricordo perfettamente di aver concepito Stefano dopo un fantastico viaggio nel West degli Stati Uniti: avevo ancora dentro di me la grinta di Las Vegas, il calore della Death Valley, le scenografie dei parchi del Colorado. Ma soprattutto non posso dimenticare la felicità che ho provato quando ho visto comparire le due barrette blu indice di gravidanza sul test. Questa gioia che si mescolava alle immagini del viaggio, alla gratificazione di aver finalmente realizzato il sogno, diventare mamma, era inimmaginabile!».<br />Una sonorità intensa ha accompagnato Laura per tutto il tempo della gestazione. Ora, però, quel dubbio clinico - che non si doveva divulgare perché non c'era ancora una reale diagnosi, e non bisognava etichettare il bambino qualora il sospetto fosse stato smentito - aveva rotto l'incantesimo. Stefano era sempre bellissimo, ma c'era anche un'angoscia che non era stata messa in conto. Per due volte il test del cariotipo, l'analisi dei cromosomi ha dato esito positivo. Il dubbio era stato sciolto, la vita, inutile negarlo, aveva preso una direzione diversa rispetto a quella sognata.<br />IL PIÙ BEL BAMBINO DEL MONDO<br />«Anche, se forse, i segni premonitori di una quotidianità non facile non erano mancati: la mia vita matrimoniale è sempre stata scandita dal limite: la malattia di mio suocero, la disabilità di mio cognato, la morte prematura della mamma di Fabio, mio marito. E io ho spesso dovuto mettere da parte un po' me stessa per fare gioco di squadra familiare». Ma, nonostante la diagnosi Stefano per Laura continuava a essere il più bel bambino del mondo. «Ero e sono infinitamente grata della mia maternità che mi ha permesso di conoscere un mondo "altro", quello di chi riesce a fare tante cose solo se accolto con un sorriso, quello di chi chiede regalando un bacio al suo interlocutore. Da mio figlio ho imparato a essere più paziente, ad avere maggior rispetto per i ritmi degli altri anche se meno accelerati, a entusiasmarmi per ogni piccolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>425</itunes:duration><itunes:keywords>indicediapgard,inputemozionali,sindromedidown,sussidididattici,trisomia21</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e74c85129ecc3c431ab9a0ccf0cb8e1e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' morto Mohammed Alì</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-morto-mohammed-ali--60513642</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4257" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4257</a><br /><br />E' MORTO MOHAMMED ALI, UNA LEGGENDA, MA DI CERTO NON IL PIU' GRANDE (COME SI ERA AUTOPROCLAMATO) di Roberto Marchesini<br />A causa delle conseguenze del morbo di Parkinson, malattia che lo affliggeva dagli anni Ottanta, è morto a settantaquattro anni Mohammed Alì (nato Cassius Marcellus Clay Junior), il pugile autoproclamatosi «il più grande».<br />Se i media hanno accettato di incoronare Alì con questo titolo (the greatest), qualche perplessità resta a chi di pugilato se ne intende. Fisicamente molto dotato (alto, agilissimo, con braccia esageratamente lunghe), l'unico pugno che ci abbia mai fatto vedere in tutta la sua carriera è, sostanzialmente, il jab, con il quale martellava gli avversari per tutta la durata dell'incontro tenendoli a distanza. Quando l'avversario si avvicinava, lo abbracciava impedendogli di boxare e costringendo l'arbitro a fermare l'azione. Ogni tanto, quando l'avversario era poco lucido (per la rabbia di non aver potuto boxare), esausto per i continui attacchi fermati dall'arbitro e con il volto massacrato, si esibiva in una serie di «sventole», schiaffoni dati con l'interno del guantone - proibiti dal regolamento - che solo un profano può scambiare per dei ganci. [...]<br />E QUI LA FACCENDA SI FA INTERESSANTE<br />Come mai Alì è stato così protetto e vezzeggiato dai media, dal mainstream e dagli arbitri? Com'è possibile che un nero, nell'America dei conflitti razziali, che si era per di più rifiutato di partecipare alla guerra del Vietnam, sia divenuto quella icona che abbiamo conosciuto?<br />Tutti, probabilmente, abbiamo visto il documentario Quando eravamo re, che racconta lo straordinario incontro tra Muhammed Alì e George Foreman tenutosi nel 1974 in Zaire. In questo documentario compare una intervista al giornalista e scrittore Norman Mailer. In realtà Mailer è più di una comparsa: egli è l'autore del libro The fight, che ha dato il tono epico all'incontro ed è stato sostanzialmente la sceneggiatura del documentario. Si potrebbe addirittura affermare che Norman Mailer sia l'uomo che ha costruito il mito Muhammad Alì.<br />E chi sarebbe questo Mailer? Fu forse uno dei più importanti spin doctor americani, responsabile di molti stati d'animo degli Stati Uniti dell'epoca. Crebbe all'interno della comunità ebraica di Brooklyn, dove rimase fino a quando non divenne il portavoce della beat e della hipster generation, contribuendo ad esempio alla creazione del mito del Greewich Village, la comunità hippy di New York. Nel 1965 scrisse il saggio Il negro bianco, che può essere considerato il punto d'inizio del movimento per i diritti civili delle minoranze nere negli USA. In questo saggio Mailer descrive - non senza una punta di involontario razzismo - il negro come un concentrato di sessualità disordinata e prorompente, emarginazione insolubile, violenza bestiale; e accomuna l'hipster bianco al negro. Da questo momento l'emarginazione del negro americano divenne un punto d'orgoglio, di opposizione all'America tradizionalista e conservatrice.<br />È più o meno nello stesso periodo che a Cassius Clay, vincitore della medaglia d'oro per i pesi mediomassimi alle olimpiadi di Roma nel 1960, viene affiancato l'allenatore (e ghost-writer) nero ma ebreo Drew Bundini Brown. Da quel momento Clay cessa di essere uno sportivo e diventa un simbolo.<br />CAMPIONE DEL MONDO<br />Nel 1964 divenne campione del mondo battendo Sonny Liston, implicato con la mafia e le scommesse. Il giorno seguente si convertì all'islam, assunse legalmente il nome di Muhammed Alì e aderì alla Nation of Islam di Malcolm X (associazione che si è autodefinita «setta islamica militante»). Fu immediatamente fissata la rivincita con Liston, che Alì mise ko al primo round senza nemmeno averlo colpito (il famoso «pugno fantasma»).<br />Nel 1967 rifiutò l'arruolamento per il Vietnam adducendo motivi religiosi. In seguito a questa presa di posizione fu privato del passaporto e della licenza di pugile professionista ma, sorprendentemente, nel 1971 la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò all'unanimità la condanna.<br />Ottenuta nuovamente la licenza, Alì sfidò il campione Joe Frazier. Nonostante Frazier l'avesse sostenuto anche economicamente durante il periodo di sospensione della licenza, nei giorni precedenti l'incontro Alì lo insultò con epiteti razzisti simili a quelli che aveva riservato a Liston: scimmione, gorilla. Frazier vinse l'incontro.<br />Alla ribalta del pugilato mondiale stava però salendo un giovane atleta dal fisico impressionante, George Foreman. Così venne organizzato l'incontro più mediatico della storia del pugilato, The rumble in the jungle, tra Alì e Foreman, che si tenne a Kinshasa il trenta ottobre 1974. Alì, il ricco e famoso nero razzista, convertitosi all'islam, che piaceva all'establishment WASP (white anglo-saxon protestant) statunitense, fu immediatamente identificato come «il buono», «l'eroe» della battaglia che i media avevano trasformato in epica; il giovane, povero e altrettanto nero Foreman era il cattivo che doveva essere sconfitto. Non solo per il mondo bianco occidentale, ma anche per gli zairesi, tra i quali cominciò a diffondersi l'orripilante slogan «Alì, bomaye»: Alì, uccidilo. Slogan ancora più spaventoso se si pensa che lo stadio di Kinshasa, dove si tenne l'evento, era il posto dove il sanguinario dittatore Mobuto eseguiva le condanne a morte dei suoi oppositori...<br />IL DECLINO DI UN SIMBOLO<br />Comunque sia, Alì vinse un incontro che sembra tratto da un copione hollywoodiano. Quello fu l'apice della sua carriera pugilistica e della sua fama. Da allora combatté ancora diversi incontri dal valore e dall'esito piuttosto controverso, e anche il suo status di simbolo della lotta per l'emancipazione nera cominciò a declinare. I media cominciarono a proporre un nuovo modello di nero americano: non più il giovane attivista, comunista e musulmano, orgoglioso della propria origine e del colore della pelle che lotta per i diritti civili; bensì il pappone. Intorno alla metà degli anni Settanta, infatti, Hollywood cominciò a diffondere una serie di film (il filone fu chiamato Blaxplotation) il cui protagonista era un uomo violento, dedito al crimine, al sesso e alla droga, che si fa mantenere dalle donne: Shaft, Superfly eccetera. Alì cessò così di essere il simbolo dei neri americani, sia per i ricchi liberal bianchi che per i giovani neri (con le conseguenze che conosciamo).<br />Nel 1984 gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Nel 1996 commosse il mondo quando, ultimo tedoforo, accese tremante la fiaccola olimpica alle olimpiadi di Atlanta.<br />Ora Muhammed Alì è morto. Dubito che sul ring sia stato davvero «the greatest». Fuori dal ring, per i media e per coloro che li governano, è sicuramente stato molto importante.<br />Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo sottostante dal titolo "Cassius Clay è ancora sul ring" racconta altri interessanti particolari della vita e delle frasi pronunciate dal pugile appena deceduto così esaltato dai media (anche se in realtà il più grande pugile di tutti i tempi in realtà fu probabilmente l'italo-americano Rocky Marciano).<br />Ecco dunque le parti più interessanti dell'articolo su Muhammed Alì pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 21-01-2012:<br />Alì danzava, letteralmente, attorno all'avversario, con quel tipico passo che fu imitato persino da Bruce Lee nell'elaborazione del suo Jeet Kune Do. Con quella danza, e con una bocca che sputava frasi irritanti per tutta la durata dell'incontro, ogni match diventava per l'avversario una tortura psicologica. Non possedeva, in realtà, una grande potenza, né una grande varietà di colpi: usava in continuazione il jab che colpiva senza tregua il volto dell'avversario senza che questo riuscisse ad organizzare una vera azione. Utilizzava anche dei trucchetti di dirty boxing: ad esempio, i suoi ganci erano in realtà sberloni, e ogni volta che l'avversario riusciva ad "entrare" gli afferrava la testa e le braccia impedendogli di boxare. In questo modo gli incontri si trasformavano in una tortura (anche psicologica) da parte di pugili anche ben dotati che non riuscivano ad essere efficaci, mentre lui li punzecchiava (anche psicologicamente) per tutto l'incontro.<br />Le sue provocazioni, le sue smargiassate, i suoi proclami, che hanno contribuito a far nascere la leggenda del "migliore", hanno senz'altro aiutato a creare il "personaggio" e a spettacolarizzare il pugilato, rendendolo molto popolare: "Io sono il più grande, l'ho detto prima di sapere di esserlo"; "È difficile essere umile se sei grande come lo sono io"; "Sono talmente veloce che la scorsa notte ho spento l'interruttore della luce nella mia stanza di hotel ed ero nel letto prima che la stanza fosse buia"; "È la mancanza di fede che rende le persone paurose di accettare una sfida, e io ho sempre avuto fede: infatti, credo in me"; "Sono affascinante, veloce, praticamente imbattibile"; "Joe Frazier è troppo brutto per essere campione. Joe Frazier è troppo stupido per essere campione. Il campione dei massimi deve essere intelligente e grazioso come me"; "Quest'uomo [Sonny Liston] è talmente brutto che quando suda il sudore gli va in dietro sulla testa, per non vedere la sua faccia"; "la mano non può colpire quello che l'occhio non può vedere. Vola come una farfalla e pungi come un'ape. Combatti, ragazzo, combatti!". Come ho scritto, Alì ha cambiato tecnicamente il pugilato e l'ha trasformato in uno sport presentabile in società, in grado di appassionare il grande pubblico; l'ha fatto uscire da antri fumosi e mal frequentati, trasformando gli incontri di punta in avvenimenti mediatici planetari (complice, va riconosciuto,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60513642</guid><pubDate>Wed, 08 Jun 2016 08:46:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60513642/e_morto_mohammed_al.mp3" length="15826486" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4257

E' MORTO MOHAMMED ALI, UNA LEGGENDA, MA DI CERTO NON IL PIU' GRANDE (COME SI ERA AUTOPROCLAMATO) di Roberto Marchesini
A causa delle conseguenze del morbo di Parkinson, malattia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4257" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4257</a><br /><br />E' MORTO MOHAMMED ALI, UNA LEGGENDA, MA DI CERTO NON IL PIU' GRANDE (COME SI ERA AUTOPROCLAMATO) di Roberto Marchesini<br />A causa delle conseguenze del morbo di Parkinson, malattia che lo affliggeva dagli anni Ottanta, è morto a settantaquattro anni Mohammed Alì (nato Cassius Marcellus Clay Junior), il pugile autoproclamatosi «il più grande».<br />Se i media hanno accettato di incoronare Alì con questo titolo (the greatest), qualche perplessità resta a chi di pugilato se ne intende. Fisicamente molto dotato (alto, agilissimo, con braccia esageratamente lunghe), l'unico pugno che ci abbia mai fatto vedere in tutta la sua carriera è, sostanzialmente, il jab, con il quale martellava gli avversari per tutta la durata dell'incontro tenendoli a distanza. Quando l'avversario si avvicinava, lo abbracciava impedendogli di boxare e costringendo l'arbitro a fermare l'azione. Ogni tanto, quando l'avversario era poco lucido (per la rabbia di non aver potuto boxare), esausto per i continui attacchi fermati dall'arbitro e con il volto massacrato, si esibiva in una serie di «sventole», schiaffoni dati con l'interno del guantone - proibiti dal regolamento - che solo un profano può scambiare per dei ganci. [...]<br />E QUI LA FACCENDA SI FA INTERESSANTE<br />Come mai Alì è stato così protetto e vezzeggiato dai media, dal mainstream e dagli arbitri? Com'è possibile che un nero, nell'America dei conflitti razziali, che si era per di più rifiutato di partecipare alla guerra del Vietnam, sia divenuto quella icona che abbiamo conosciuto?<br />Tutti, probabilmente, abbiamo visto il documentario Quando eravamo re, che racconta lo straordinario incontro tra Muhammed Alì e George Foreman tenutosi nel 1974 in Zaire. In questo documentario compare una intervista al giornalista e scrittore Norman Mailer. In realtà Mailer è più di una comparsa: egli è l'autore del libro The fight, che ha dato il tono epico all'incontro ed è stato sostanzialmente la sceneggiatura del documentario. Si potrebbe addirittura affermare che Norman Mailer sia l'uomo che ha costruito il mito Muhammad Alì.<br />E chi sarebbe questo Mailer? Fu forse uno dei più importanti spin doctor americani, responsabile di molti stati d'animo degli Stati Uniti dell'epoca. Crebbe all'interno della comunità ebraica di Brooklyn, dove rimase fino a quando non divenne il portavoce della beat e della hipster generation, contribuendo ad esempio alla creazione del mito del Greewich Village, la comunità hippy di New York. Nel 1965 scrisse il saggio Il negro bianco, che può essere considerato il punto d'inizio del movimento per i diritti civili delle minoranze nere negli USA. In questo saggio Mailer descrive - non senza una punta di involontario razzismo - il negro come un concentrato di sessualità disordinata e prorompente, emarginazione insolubile, violenza bestiale; e accomuna l'hipster bianco al negro. Da questo momento l'emarginazione del negro americano divenne un punto d'orgoglio, di opposizione all'America tradizionalista e conservatrice.<br />È più o meno nello stesso periodo che a Cassius Clay, vincitore della medaglia d'oro per i pesi mediomassimi alle olimpiadi di Roma nel 1960, viene affiancato l'allenatore (e ghost-writer) nero ma ebreo Drew Bundini Brown. Da quel momento Clay cessa di essere uno sportivo e diventa un simbolo.<br />CAMPIONE DEL MONDO<br />Nel 1964 divenne campione del mondo battendo Sonny Liston, implicato con la mafia e le scommesse. Il giorno seguente si convertì all'islam, assunse legalmente il nome di Muhammed Alì e aderì alla Nation of Islam di Malcolm X (associazione che si è autodefinita «setta islamica militante»). Fu immediatamente fissata la rivincita con Liston, che Alì mise ko al primo round senza nemmeno averlo colpito (il famoso «pugno fantasma»).<br />Nel 1967 rifiutò...]]></itunes:summary><itunes:duration>990</itunes:duration><itunes:keywords>cassiusclay,malcolmx,mohammedali,nationofislam,wasp</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/059bc6b677b34d83f382063f7e042699.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Provvidenza di Dio si manifesta nella nostra vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-provvidenza-di-dio-si-manifesta-nella-nostra-vita--71518374</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4218" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4218</a><br /><br />LA PROVVIDENZA DI DIO SI MANIFESTA NELLA NOSTRA VITA... ANCHE SE NON CE NE ACCORGIAMO<br />di Andrés D' Angelo<br /> <br />Il nostro Padre che è nei cieli è onnipotente ma, nello stesso tempo, è infinitamente misericordioso: il suo cuore è vicino alla nostra miseria. Quando Gesù ci parla della Divina provvidenza nel Vangelo, ci parla di un Padre amorevole, che con dedizione vede ogni più minimo dettaglio della nostra vita. "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!" (Matteo 10,29-31).<br />Così come la fisica è la matematica applicata alla realtà, credo che la Divina provvidenza sia la misericordia Divina applicata alla nostra vita quotidiana. Ci sono delle volte in cui non pensi sia vero? Ti succede mai che ti costa farti carico di cosa significhi veramente tutto questo? A volte possiamo credere che "Dio si dimentica di noi" o che la sua Provvidenza non è accurata come volevamo. A me non succede molto spesso, ma non perché sono speciale né perché ho una fede che può smuovere le montagne. Ma solo per la mia storia.<br />LA MIA STORIA<br />Sono il minore di 12 fratelli e nascere ultimo in una famiglia molto grande non mi ha dato fede nella provvidenza. Si, avete letto bene, non ho fede. Ho la piena certezza che esiste ed agisce costantemente nella mia vita. Per crescere dodici figli - soprattutto negli ultimi 60 anni e nel mio paese, l'Argentina, che ha accumulato un'inflazione milionaria - non ci vuole fede, ci vuole la certezza piena che Dio ci assiste del continuo. Mio padre chiamava il suo metodo il "provvidenzialismo demenziale controllato". "Provvidenzialismo" perché contavamo sulla Divina provvidenza. Non ci è mai mancato nulla ed eravamo dodici bocche da sfamare, vestire e istruire. Abbiamo passati dei momenti duri, ma non ci è mancato nulla. "Demenziale", perché a volte mio padre ha fatto salti nel vuoto con una fiducia cieca nella provvidenza; sia per cose superflue o superficiali (come costruire una piscina molto grande nel giardino per poter invitare più amici, oppure andare tutti insieme in vacanza al mare) o cose molto importanti e necessarie, come ampliare l'enorme casa che abbiamo. E "controllato" perché questi salti nella fede non si sono verificati con troppa frequenza e inoltre abbiamo sempre pagato un debito prima di farne un altro. [...]<br />TRE PREMESSE<br />Prima di elencare i punti vorrei dire tre cose sulla provvidenza.<br />A) LA DIVINA PROVVIDENZA NON È UNA BAMBINAIA<br />Dio ci conosce intimamente e sa ciò che siamo capaci di fare o non fare. Come dice Sant'Agostino, dobbiamo fare ciò che possiamo, e chiedere per quello che non possiamo fare. Ma non si può barare. Se non facciamo la nostra parte, non potremmo sperare che Dio faccia la sua.<br />B) LA DIVINA PROVVIDENZA NON CI CHIEDE L'IMPOSSIBILE<br />La Divina Provvidenza chiede di fare il nostro dovere, niente di più! A tutto il resto ci pensa Lui! Se ad esempio a una giovane albanese in India avessero detto che avrebbe dovuto fondare una congregazione di 4500 membri che si estende in 133 paesi, la povera suora sarebbe morta di angoscia, pensando che tutto questo sarebbe stato più pesante delle sue proprie forze. Invece Dio le ha detto: «Va' e prenditi cura dei più poveri tra i poveri». E questo l'ha resa la Madre Teresa che noi tutti conosciamo e ammiriamo. Tutto il resto è stato sopraggiunto. Qui si radica la grandezza della Divina Provvidenza: ci dà la libertà di dedicarci a cose grandi (il Regno di Dio) mentre lui si occupa del resto. E come se ne occupa!<br />C) LA DIVINA PROVVIDENZA NON AGISCE DIRETTAMENTE<br />C'è una famosa storia di un uomo che ha chiesto a Dio di salvarlo da un'inondazione. Prima sono venuti i vigili del fuoco, ma l'uomo si è rifiutato di entrare nella loro barca perché aveva chiesto aiuto a Dio. Poi è arrivata la protezione civile, ma neanche nella loro imbarcazione l'uomo osa entrare, perché è a Dio che ha chiesto aiuto. Infine viene raggiunto da un elicottero della polizia, ma l'uomo si rifiuta ancora una volta. Quando muore, l'uomo va in cielo e chiede a Dio: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Al che Dio risponde: "Uomo, ti ho mandato prima i pompieri, poi la protezione civile e infine la polizia, e tu li hai rifiutati tutti!"<br />FIDARSI SEMPRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA<br />Compreso ciò, vediamo i momenti in cui Dio sembra non preoccuparsi delle nostre necessità, e proviamo a capire cosa sta davvero facendo quando a noi sembra che il mondo stia per finire!<br />1. QUANDO IL MALE PREVALE<br />Molti atei negano l'esistenza di Dio per la sua presunta indifferenza alla sofferenza o al male. Perché non fa scendere fuoco dal cielo per estirpare il male dal mondo? Perché Dio non si commuove a causa della sofferenza di milioni di persone che lo invocano ogni giorno? A questo c'è una sola risposta: «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (Isaia 55,8). Perché pensiamo che se fossimo stati al posto di Dio avremmo fatto le cose meglio di Lui? Dio nostro Signore tiene in conto fino all'ultima sofferenza che passiamo in questa terra, e talvolta permette il male per procurarci poi un grande bene. Ricordiamoci che il suo più grande trionfo, la redenzione dell'umanità, è stato la conseguenza della sua apparentemente peggiore sconfitta, l'incredibile martirio di suo Figlio sulla Croce. Dio conta persino i capelli sulla nostra testa! Abbiamo fiducia che Lui (e solo Lui, nella sua infinita saggezza) conosca le prove a cui ci sottopone e il male che permette per trasformare tutto questo in bene!<br />2. QUANDO NON CE LA FACCIAMO<br />Quando ci mancano le forze, quando "non possiamo dare di più", quando tutti i nostri sforzi sembrano portare a nulla e chiediamo a Lui di darci "un'ultima spinta" per raggiungere il nostro obiettivo. Non ci sembra che molte volte Dio non guarda i nostri sforzi e "non fa la sua parte"? Abbiamo in mente ogni nostro singolo sforzo e facciamo tutto quanto sia umanamente possibile, eppure ci sembra che Dio non faccia quel "di più" di cui abbiamo bisogno per ottenere ciò che cerchiamo.<br />C'è un aneddoto molto bello sul centro per bambini disabili «San Martín de Tours» a San Rafael, Mendoza. Arrivata la festa dell'Epifania, i tre fratelli laici che gestiscono il centro hanno deciso di vestirsi da Re Magi per andare a salutare i bambini, ma non avevano neanche un regalo decente per i piccoli! Non avendo regali, hanno deciso di far fare ai bambini una colazione più ricca il giorno dopo, rassegnandosi all'idea di un'Epifania senza regali. Arrivati al centro hanno visto con grande sorpresa che i bambini erano tutti in fila, aspettando i loro regali! E i bambini, dopo aver salutato i Re Magi, sono andati a dormire pieni di speranza! I tre fratelli hanno invece dormito di un sonno inquieto, col cuore appesantito; l'indomani, mentre preparavano la colazione "rinforzata", hanno sentito una voce. Era una camionetta che veniva da una parrocchia molto lontana che aveva organizzato una lotteria di beneficienza per il centro. Ogni bambino ha avuto il suo regalo nuovo, preziosamente avvolto da una carta dorata. I bambini avevano più fede degli adulti e hanno insegnato loro a confidare nella Provvidenza, che supera sempre le nostre migliori aspettative.<br />3. QUANDO LA CROCE CHE DOBBIAMO SOFFRIRE È PIÙ PESANTE DI QUANTO LE NOSTRE SPALLE POSSANO REGGERE<br />Oppure la percepiamo come assolutamente insopportabile. Quando nostra figlia Cecilia ci ha lasciati, io e mia moglie Mariana ci siamo chiesti se Dio ci amasse davvero. Perché ci ha donato una figlia per poi riprendersela? Si è pentito strada facendo? Non meritiamo una figlia? Non immagini neanche la rabbia che ho avuto quando un amico ha provato a dirmi la tipica frase di circostanza per tirarmi su di morale "Dio ha dato, Dio ha preso, sia lode a Dio", presa dal libro di Giobbe. Povero amico mio, l'ho quasi ucciso! Tuttavia la risposta più semplice e comprensibile me l'ha data un sacerdote: "Il bracciante chiede permesso al campo prima di ararlo? No! E perché lo ara? Affinché dia frutto!" Sul momento mi ha infastidito ma poi, col passare degli anni, ho capito che è vero. Dio è il più saggio!<br />4. QUANDO PECCHIAMO<br />Soprattutto quando si tratta di grandi peccatori, come me. Come può Dio darmi qualcosa se io gli volgo le spalle? Perché non mi spedisce all'inferno in questo preciso momento? È in questi momenti che la Provvidenza Divina è più "attenta" al nostro pentimento. Ci ricordiamo che quando è tornato il Figliol Prodigo, il padre l'ha visto da lontano e lo ha raggiunto di corsa, lo ha abbracciato e lo ha coperto di baci? Questo ovviamente non significa che dobbiamo peccare affinché Dio ci dia qualcosa, bensì che seppure i nostri peccati fossero rossi come il sangue, possiamo chiedere aiuto a Dio, pentirci e ritornare alla Chiesa! Lui vuole farlo!<br />5. QUANDO DOBBIAMO ESSERE STRUMENTI DELLA DIVINA PROVVIDENZA<br />Non ti è mai successo di vedere un mendicante che ha particolarmente bisogno, una signora molto anziana o molto malata che ti fa stringere il cuore per la propria miseria? È lì che la Divina Provvidenza agisce in te! Ma non tocca i tuoi sentimenti per farti dire, facendo spallucce, che "Dio provvederà". In questo momento sei uno strumento nelle mani di Dio! Dagli qualcosa! Se non hai nulla dona un abbraccio! Se hai molto poco, dai quel poco che hai! Dio lo ha messo là sulla tua strada affinché tu lo aiuti!<br />A ottobre Papa Francesco canonizzerà Cura Brochero, un sacerdote argentino morto nel 1914. Padre José Gabri]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71518374</guid><pubDate>Wed, 18 May 2016 11:58:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71518374/la_provvidenza_di_dio_si_manifesta.mp3" length="11167077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4218

LA PROVVIDENZA DI DIO SI MANIFESTA NELLA NOSTRA VITA... ANCHE SE NON CE NE ACCORGIAMO
di Andrés D' Angelo
 
Il nostro Padre che è nei cieli è onnipotente ma, nello stesso tempo, è infinitamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4218" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4218</a><br /><br />LA PROVVIDENZA DI DIO SI MANIFESTA NELLA NOSTRA VITA... ANCHE SE NON CE NE ACCORGIAMO<br />di Andrés D' Angelo<br /> <br />Il nostro Padre che è nei cieli è onnipotente ma, nello stesso tempo, è infinitamente misericordioso: il suo cuore è vicino alla nostra miseria. Quando Gesù ci parla della Divina provvidenza nel Vangelo, ci parla di un Padre amorevole, che con dedizione vede ogni più minimo dettaglio della nostra vita. "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!" (Matteo 10,29-31).<br />Così come la fisica è la matematica applicata alla realtà, credo che la Divina provvidenza sia la misericordia Divina applicata alla nostra vita quotidiana. Ci sono delle volte in cui non pensi sia vero? Ti succede mai che ti costa farti carico di cosa significhi veramente tutto questo? A volte possiamo credere che "Dio si dimentica di noi" o che la sua Provvidenza non è accurata come volevamo. A me non succede molto spesso, ma non perché sono speciale né perché ho una fede che può smuovere le montagne. Ma solo per la mia storia.<br />LA MIA STORIA<br />Sono il minore di 12 fratelli e nascere ultimo in una famiglia molto grande non mi ha dato fede nella provvidenza. Si, avete letto bene, non ho fede. Ho la piena certezza che esiste ed agisce costantemente nella mia vita. Per crescere dodici figli - soprattutto negli ultimi 60 anni e nel mio paese, l'Argentina, che ha accumulato un'inflazione milionaria - non ci vuole fede, ci vuole la certezza piena che Dio ci assiste del continuo. Mio padre chiamava il suo metodo il "provvidenzialismo demenziale controllato". "Provvidenzialismo" perché contavamo sulla Divina provvidenza. Non ci è mai mancato nulla ed eravamo dodici bocche da sfamare, vestire e istruire. Abbiamo passati dei momenti duri, ma non ci è mancato nulla. "Demenziale", perché a volte mio padre ha fatto salti nel vuoto con una fiducia cieca nella provvidenza; sia per cose superflue o superficiali (come costruire una piscina molto grande nel giardino per poter invitare più amici, oppure andare tutti insieme in vacanza al mare) o cose molto importanti e necessarie, come ampliare l'enorme casa che abbiamo. E "controllato" perché questi salti nella fede non si sono verificati con troppa frequenza e inoltre abbiamo sempre pagato un debito prima di farne un altro. [...]<br />TRE PREMESSE<br />Prima di elencare i punti vorrei dire tre cose sulla provvidenza.<br />A) LA DIVINA PROVVIDENZA NON È UNA BAMBINAIA<br />Dio ci conosce intimamente e sa ciò che siamo capaci di fare o non fare. Come dice Sant'Agostino, dobbiamo fare ciò che possiamo, e chiedere per quello che non possiamo fare. Ma non si può barare. Se non facciamo la nostra parte, non potremmo sperare che Dio faccia la sua.<br />B) LA DIVINA PROVVIDENZA NON CI CHIEDE L'IMPOSSIBILE<br />La Divina Provvidenza chiede di fare il nostro dovere, niente di più! A tutto il resto ci pensa Lui! Se ad esempio a una giovane albanese in India avessero detto che avrebbe dovuto fondare una congregazione di 4500 membri che si estende in 133 paesi, la povera suora sarebbe morta di angoscia, pensando che tutto questo sarebbe stato più pesante delle sue proprie forze. Invece Dio le ha detto: «Va' e prenditi cura dei più poveri tra i poveri». E questo l'ha resa la Madre Teresa che noi tutti conosciamo e ammiriamo. Tutto il resto è stato sopraggiunto. Qui si radica la grandezza della Divina Provvidenza: ci dà la libertà di dedicarci a cose grandi (il Regno di Dio) mentre lui si occupa del resto. E come se ne occupa!<br />C) LA DIVINA PROVVIDENZA NON AGISCE DIRETTAMENTE<br />C'è una famosa storia di un uomo che ha chiesto a Dio di salvarlo da...]]></itunes:summary><itunes:duration>698</itunes:duration><itunes:keywords>famiglianumerosa,madreteresa,padreonnipotente,provvidenza,sforzi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bae22e244cb2acba6a1753c53535a40c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La finestra di Overton ha reso veloce il cambiamento culturale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-finestra-di-overton-ha-reso-veloce-il-cambiamento-culturale--68529403</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3976" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3976</a><br /><br />LA FINESTRA DI OVERTON HA RESO VELOCE IL CAMBIAMENTO CULTURALE di don Gabrielle Mangiarotti<br /> <br />Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e improponibili, capita di interrogarsi su che cosa abbia reso possibile questa mutazione. Certo, anche in altri tempi le parole hanno cambiato significato e valore. Pensiamo alla «rivoluzione», passata da termine astronomico a descrizione di trasformazione sociale, prima osteggiata e poi quasi considerata una giusta modalità per ottenere cambiamenti altrimenti impossibili. Ma c'è voluto del tempo e sono dovute accadere trasformazioni reali, misurabili, non sempre inevitabili.<br />Ma oggi? Sembra che le parole, i concetti, le valutazioni siano - usando il gergo attuale - liquidi, mutevoli senza apparente causa scatenante. Così il «genere», diventato improvvisamente «gender» ha assunto una valenza e una diffusione impensabili tempo (breve) fa. E la sessualità, diventata improvvisamente «eterosessualità» e «omosessualità», con un connotato di indifferenza rispetto al valore. Anzi, senza che se ne possa discutere il valore: tutto sullo stesso piano.<br />CHE COSA HA RESO POSSIBILE QUESTO CAMBIAMENTO?<br />Ascoltando la prolusione del Card. Bagnasco, qualche giorno fa, ce ne è stata offerta la chiave.<br />Così il Presidente dei Vescovi italiani si è espresso: «Le parole più sacre della vita e della storia umana - come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione - sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l'incesto, l'infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.<br />È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse - la più nota è la cosiddetta "finestra di Overton", una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise - si riesce a far accettare l'introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l'opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la "cultura degli eufemismi": consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»<br />Ed ecco allora che ci interroghiamo su questo strano processo, questa strana «finestra» che fa entrare nel nostro mondo un apparente inarrestabile moto di trasformazione, a cui sembra impossibile porre argine e freno, a meno di passare per violenti retrogradi e oscurantisti, incapaci di essere presenti in un mondo in rapida e positiva trasformazione. Al più tollerati, nella speranza che prima o poi si abbia a scomparire.<br />Personalmente non credo alla irreversibilità e inevitabilità del processo, ad una condizione, però: che si abbia coscienza di ciò di cui si è portatori e si viva una serie di relazioni forti, positive e costruttive in grado di generare un modo di guardare la realtà che ne salvi i fattori costitutivi, senza complessi di inferiorità, credendo nella forza delle ragioni e rifiutando le cosiddette ragioni della forza. In termini cristiani si potrebbe dire quello che chiedeva Giovanni Paolo II: una fede che diventi cultura.<br />LE FASI DELLA FINESTRA DI OVERTON<br />Sbirciando su Internet ho trovato queste note che mi sembrano chiarire il senso di quello che sta accadendo. Ve le riporto come spunto di riflessione e di confronto: «Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state probabilmente costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.<br />Le idee passano dalle seguenti fasi:<br />1 impensabili (inaccettabile, vietato);<br />2 radicali (vietato ma con eccezioni);<br />3 accettabili;<br />4 sensate (razionalmente difendibili);<br />5 diffuse (socialmente accettabili);<br />6 legalizzate (introdotte a pieno titolo)<br />Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un'idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi...»<br />«La tecnologia di manipolazione della coscienza della società per una graduale accettazione da essa delle idee considerate in precedenza aliene, ad esempio la revoca di un tabù, si basa sull'utilizzo di The Overton Window. La sostanza di questa tecnologia consiste nella divisione di un desiderato spostamento delle opinioni in alcuni step, ciascuno dei quali sposta l'accettazione delle idee di una fase, e una norma universalmente accettabile verso il suo margine. Ciò causa il successivo spostamento della "finestra" cosicché la posizione raggiunta si trova di nuovo al centro, il che dà una possibilità di compiere un ulteriore passo verso la fase successiva.<br />I think tank producono e diffondono le opinioni oltre The Overton Window allo scopo di rendere la società più ricettiva a diverse idee. Quando un simile centro vuole introdurre un'idea che la società ritiene inaccettabile usa gradualmente il modello della "finestra"...»<br />«Un'enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell'opinione pubblica assicura il funzionamento dell'Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E' curioso che i temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso oppure eutanasia non ci sembrano più strani. Hanno semplicemente percorso l'intero processo "tecnologico" di trasformazione da "inaccettabili" fino alla "legalizzazione"...»<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68529403</guid><pubDate>Tue, 10 Nov 2015 23:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68529403/la_finestra_di_overton.mp3" length="5956798" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3976

LA FINESTRA DI OVERTON HA RESO VELOCE IL CAMBIAMENTO CULTURALE di don Gabrielle Mangiarotti
 
Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3976" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3976</a><br /><br />LA FINESTRA DI OVERTON HA RESO VELOCE IL CAMBIAMENTO CULTURALE di don Gabrielle Mangiarotti<br /> <br />Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e improponibili, capita di interrogarsi su che cosa abbia reso possibile questa mutazione. Certo, anche in altri tempi le parole hanno cambiato significato e valore. Pensiamo alla «rivoluzione», passata da termine astronomico a descrizione di trasformazione sociale, prima osteggiata e poi quasi considerata una giusta modalità per ottenere cambiamenti altrimenti impossibili. Ma c'è voluto del tempo e sono dovute accadere trasformazioni reali, misurabili, non sempre inevitabili.<br />Ma oggi? Sembra che le parole, i concetti, le valutazioni siano - usando il gergo attuale - liquidi, mutevoli senza apparente causa scatenante. Così il «genere», diventato improvvisamente «gender» ha assunto una valenza e una diffusione impensabili tempo (breve) fa. E la sessualità, diventata improvvisamente «eterosessualità» e «omosessualità», con un connotato di indifferenza rispetto al valore. Anzi, senza che se ne possa discutere il valore: tutto sullo stesso piano.<br />CHE COSA HA RESO POSSIBILE QUESTO CAMBIAMENTO?<br />Ascoltando la prolusione del Card. Bagnasco, qualche giorno fa, ce ne è stata offerta la chiave.<br />Così il Presidente dei Vescovi italiani si è espresso: «Le parole più sacre della vita e della storia umana - come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione - sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l'incesto, l'infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.<br />È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse - la più nota è la cosiddetta "finestra di Overton", una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise - si riesce a far accettare l'introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l'opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la "cultura degli eufemismi": consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»<br />Ed ecco allora che ci interroghiamo su questo strano processo, questa strana «finestra» che fa entrare nel nostro mondo un apparente inarrestabile moto di trasformazione, a cui sembra impossibile porre argine e freno, a meno di passare per violenti retrogradi e oscurantisti, incapaci di essere presenti in un mondo in rapida e positiva trasformazione. Al più tollerati, nella speranza che prima o poi si abbia a scomparire.<br />Personalmente non credo alla irreversibilità e inevitabilità del processo, ad una condizione, però: che si abbia coscienza di ciò di cui si è portatori e si viva una serie di relazioni forti, positive e costruttive in grado di generare un modo di guardare la realtà che ne salvi i fattori costitutivi, senza complessi di inferiorità, credendo nella forza delle ragioni e rifiutando le cosiddette ragioni della forza. In termini cristiani si potrebbe dire quello che chiedeva Giovanni Paolo II: una fede che diventi cultura.<br />LE FASI DELLA FINESTRA DI OVERTON<br />Sbirciando su Internet ho trovato queste note che mi sembrano chiarire il senso di quello che sta accadendo. Ve le riporto come spunto di riflessione e di confronto: «Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state probabilmente costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>accettazione,comportamenti,finestradioverton,improponibile,inganno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/29c06a0924cdbeee226a262cb3f9c106.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fin dove possono arrivare le carezze dei fidanzati?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fin-dove-possono-arrivare-le-carezze-dei-fidanzati--67864730</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3920" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3920</a><br /><br />FIN DOVE POSSONO ARRIVARE LE CAREZZE DEI FIDANZATI? di Padre Paulo Ricardo<br /> <br />Se il sesso fuori dal matrimonio è peccato, fin dove possono arrivare le carezze nel fidanzamento? Per comprendere la delicatezza del tema, bisogna ricordare che non sempre l'odio è l'opposto dell'amore. Nella teologia morale, il contrario dell'amore può essere "usare l'altro", usare il corpo dell'altra persona per il proprio piacere e la propria gratificazione sessuale.<br />In un fidanzamento molte cose vengono fatte "in nome dell'amore", ma sono esattamente il contrario di questo: sono la prova del fatto che non c'è alcun fidanzamento, ma un usarsi a vicenda. Non c'è soggetto, ma solo un oggetto.<br />La linea che trasforma le carezze in immorali in un fidanzamento obbedisce a un criterio fondamentale: il proprio corpo. Quando il corpo inizia a dare segnali che si sta preparando a un rapporto sessuale, è perché il limite è stato superato. La logica è semplice: se due persone non avranno un rapporto sessuale, non hanno bisogno di prepararsi a questo. In tal senso, insistere in modo indebito sulle carezze rappresenta un grave rischio per entrambi.<br />Padre Antonio Royo Marín, O.P., nella sua opera Teología Moral para seglares ["Teologia Morale per laici"], presenta uno schema piuttosto specifico delle pratiche che costituiscono un peccato, affermando che guardare e toccare le parti intime di un'altra persona è un peccato grave:<br /><br /><i>OCCHIATE E TOCCATE (Royo Marìn, 600. 1º)<br />a) Sarà ordinariamente peccato mortale guardare o toccare senza causa grave (come quella del medico, del chirurgo, ecc.) le parti intime di altre persone, soprattutto se sono del sesso opposto, o se sono dello stesso sesso se si ha un'inclinazione verso di esso. Lo stesso vale in relazione al seno delle donne.<br />b) Può essere semplicemente veniale guardare le proprie parti solo con rapidità, curiosità, ecc., escludendo ogni intenzione venerea o sensuale e ogni pericolo di esercitare su di esse movimenti disordinati. Non è alcun peccato farlo per necessità o convenienza (per curare una malattia, per lavarsi, ecc.).<br />c) Per giudicare l'importanza o la gravità degli sguardi e delle toccate nelle restanti parti del proprio corpo o di quello altrui, più che l'anatomia bisogna conoscere l'intenzione di chi agisce, l'influsso che può esercitare sulla commozione carnale e le ragioni che ci sono state per permetterli, in base ai principi esposti in precedenza. A volte sarà peccato mortale quello che in altre circostanze o con altre intenzioni sarebbe solo veniale o forse non sarebbe affatto un peccato.<br />d) Quanto detto riguardo al corpo umano si applica alla vista di statue, quadri, fotografie, spettacoli ecc., nella misura, nel grado e nella proporzione in cui si può eccitare la propria sensualità.</i><br /><br />Quanto ai baci e agli abbracci, bisogna ricordare che ciò che fa sì che ci sia un peccato è l'intenzione. Baci e abbracci con l'intenzione di eccitarsi e di eccitare l'altra persona sono quindi peccati gravi, perché l'intenzione è peccaminosa. Amare significa anche mantenersi casti.<br />Quanto ai baci appassionati scambiati da persone che hanno già un impegno serio, ecco il parere di padre Royo Marín:<br /><br /><i>BACI E ABBRACCI (</i><i>Royo Marìn, 602.2º)<br />a) Costituiscono peccato mortale quando con essi si vuole eccitare direttamente al piacere venereo, anche se si tratta di parenti e familiari (e a maggior ragione tra questi, per l'aspetto incestuoso degli atti).<br />b) Possono essere molto facilmente mortali i baci passionali tra fidanzati (anche se non si tenta il piacere disonesto), soprattutto se sono sulla bocca e si prolungano per qualche tempo, perché è quasi impossibile che non rappresentino un pericolo prossimo e movimenti carnali in sé o nell'altra persona. Nella migliore delle ipotesi costituiscono una grandissima mancanza di carità nei confronti della persona amata, per il grande pericolo di peccare a cui la si espone. È incredibile che queste cose vengano fatte in nome dell'amore (!). Questa passione cieca non lascia vedere che l'atto di passione sensuale, lungi dal costituire un atto di vero e autentico amore - che consiste nel voler fare il bene dell'essere amato -, costituisce in realtà un atto di enorme egoismo, visto che non esita a soddisfare la propria sensualità a costo di provocare un grande danno morale alla persona amata. Lo stesso vale per toccate, occhiate ecc. tra questo tipo di persone.<br />c) Un bacio rapido, dolce e affettuoso dato a un'altra persona per testimoniare affetto, con buone intenzioni, senza scandalo per nessuno, senza pericolo (o molto remoto) di eccitare la propria sensualità o quella dell'altro, non può essere proibito in nome della morale cristiana, soprattutto se c'è qualche motivo ragionevole, ad esempio tra sposi promessi, parenti, compatrioti (dove c'è questo costume), ecc.<br />d) Quanto detto può essere applicato, nella dovuta proporzione, agli abbracci e ad altre manifestazioni d'affetto.</i><br /><br />Bisogna tener sempre presente che l'amore avviene tra due soggetti, e non tra un soggetto e un oggetto. Per questo, la Chiesa insegna a non trasformare l'altro in una cosa, in un giocattolo. In particolare, si deve rispettare il corpo dell'essere amato come tempio dello Spirito Santo, camminando con lui verso il cielo, perché un giorno possiamo concelebrare, insieme agli angeli e ai santi, l'amore di Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67864730</guid><pubDate>Wed, 30 Sep 2015 13:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67864730/fin_dove_possono_arrivare_le_carezze_dei_fidanzati.mp3" length="6564362" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3920

FIN DOVE POSSONO ARRIVARE LE CAREZZE DEI FIDANZATI? di Padre Paulo Ricardo
 
Se il sesso fuori dal matrimonio è peccato, fin dove possono arrivare le carezze nel fidanzamento? Per comprendere la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3920" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3920</a><br /><br />FIN DOVE POSSONO ARRIVARE LE CAREZZE DEI FIDANZATI? di Padre Paulo Ricardo<br /> <br />Se il sesso fuori dal matrimonio è peccato, fin dove possono arrivare le carezze nel fidanzamento? Per comprendere la delicatezza del tema, bisogna ricordare che non sempre l'odio è l'opposto dell'amore. Nella teologia morale, il contrario dell'amore può essere "usare l'altro", usare il corpo dell'altra persona per il proprio piacere e la propria gratificazione sessuale.<br />In un fidanzamento molte cose vengono fatte "in nome dell'amore", ma sono esattamente il contrario di questo: sono la prova del fatto che non c'è alcun fidanzamento, ma un usarsi a vicenda. Non c'è soggetto, ma solo un oggetto.<br />La linea che trasforma le carezze in immorali in un fidanzamento obbedisce a un criterio fondamentale: il proprio corpo. Quando il corpo inizia a dare segnali che si sta preparando a un rapporto sessuale, è perché il limite è stato superato. La logica è semplice: se due persone non avranno un rapporto sessuale, non hanno bisogno di prepararsi a questo. In tal senso, insistere in modo indebito sulle carezze rappresenta un grave rischio per entrambi.<br />Padre Antonio Royo Marín, O.P., nella sua opera Teología Moral para seglares ["Teologia Morale per laici"], presenta uno schema piuttosto specifico delle pratiche che costituiscono un peccato, affermando che guardare e toccare le parti intime di un'altra persona è un peccato grave:<br /><br /><i>OCCHIATE E TOCCATE (Royo Marìn, 600. 1º)<br />a) Sarà ordinariamente peccato mortale guardare o toccare senza causa grave (come quella del medico, del chirurgo, ecc.) le parti intime di altre persone, soprattutto se sono del sesso opposto, o se sono dello stesso sesso se si ha un'inclinazione verso di esso. Lo stesso vale in relazione al seno delle donne.<br />b) Può essere semplicemente veniale guardare le proprie parti solo con rapidità, curiosità, ecc., escludendo ogni intenzione venerea o sensuale e ogni pericolo di esercitare su di esse movimenti disordinati. Non è alcun peccato farlo per necessità o convenienza (per curare una malattia, per lavarsi, ecc.).<br />c) Per giudicare l'importanza o la gravità degli sguardi e delle toccate nelle restanti parti del proprio corpo o di quello altrui, più che l'anatomia bisogna conoscere l'intenzione di chi agisce, l'influsso che può esercitare sulla commozione carnale e le ragioni che ci sono state per permetterli, in base ai principi esposti in precedenza. A volte sarà peccato mortale quello che in altre circostanze o con altre intenzioni sarebbe solo veniale o forse non sarebbe affatto un peccato.<br />d) Quanto detto riguardo al corpo umano si applica alla vista di statue, quadri, fotografie, spettacoli ecc., nella misura, nel grado e nella proporzione in cui si può eccitare la propria sensualità.</i><br /><br />Quanto ai baci e agli abbracci, bisogna ricordare che ciò che fa sì che ci sia un peccato è l'intenzione. Baci e abbracci con l'intenzione di eccitarsi e di eccitare l'altra persona sono quindi peccati gravi, perché l'intenzione è peccaminosa. Amare significa anche mantenersi casti.<br />Quanto ai baci appassionati scambiati da persone che hanno già un impegno serio, ecco il parere di padre Royo Marín:<br /><br /><i>BACI E ABBRACCI (</i><i>Royo Marìn, 602.2º)<br />a) Costituiscono peccato mortale quando con essi si vuole eccitare direttamente al piacere venereo, anche se si tratta di parenti e familiari (e a maggior ragione tra questi, per l'aspetto incestuoso degli atti).<br />b) Possono essere molto facilmente mortali i baci passionali tra fidanzati (anche se non si tenta il piacere disonesto), soprattutto se sono sulla bocca e si prolungano per qualche tempo, perché è quasi impossibile che non rappresentino un pericolo prossimo e movimenti carnali in sé o nell'altra persona. Nella migliore...]]></itunes:summary><itunes:duration>411</itunes:duration><itunes:keywords>carezze,effusioni,fidanzati,limite,purezza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a543bde4066feb1aa53aafd1186ea8e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le sei regole della ricerca della verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-sei-regole-della-ricerca-della-verita--67785070</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3832" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3832</a><br /><br />LE SEI REGOLE DELLA RICERCA DELLA VERITA' di Giacomo Samek Lodovici<br /> <br />Per riuscire, almeno in parte, a trovare la verità, per riuscire a conoscerla il più possibile, sono di grande aiuto alcune utili "regole". Vediamone di seguito almeno sei, seguendo in larga parte le riflessioni dell'ultimo intervento pubblico di Emanuele Samek Lodovici, pubblicato postumo da pochissimo.<br />1) CHIARIFICARE LO SCOPO<br />Bisogna chiarificare a se stessi il fine della ricerca della verità, il quale non è in primo luogo fuori di noi, non è in primo luogo una qualche trasformazione del mondo (sebbene questa possa poi essere giustamente perseguita in seguito), bensì è il nostro perfezionamento: la ricerca della verità dovrebbe vertere anzitutto e principalmente sulle grandi domande esistenziali («chi sono?», «qual è la mia origine?» «qual è lo scopo della mia vita?» «esiste Dio?» «perché c'è la sofferenza?», «siamo liberi?», «in che cosa consistono il bene e il male?», ecc.) e dovrebbe servire a migliorarci, dovrebbe aiutarci a ben vivere e a ben morire. L'investigazione della verità su queste grandi questioni ci migliora perché ci fa conoscere la nostra vera natura, il senso della nostra vita ed il nostro vero bene. Insomma, nella vita non conta innanzitutto (pur avendo la sua importanza) ciò che faccio, bensì come lo faccio (come a teatro, dove la comparsa può essere migliore del protagonista, perché interpreta meglio il suo ruolo, pur breve e piccolo). E questa convinzione è antitetica rispetto a quella delle ideologie (emblematica la famosa 11^ tesi di Marx su Feuerbach: «i filosofi si sono finora sforzati di interpretare il mondo, si tratta [piuttosto] di cambiarlo»).<br />Ciò vuol dire che dobbiamo cercare una giusta proporzione tra ciò che sappiamo per via della nostra professione o per interesse e ciò che dobbiamo sapere come uomini: posso sapere tutto sull'informatica, sull'economia, sullo sport, ecc., ma, senza voler sminuire le varie sfere dello scibile, quello che conta principalmente è saper rispondere, almeno in parte, alle grandi domande.<br />Peraltro, se è vero che l'investigazione sulle grandi domande è tipica delle discipline umanistiche, nondimeno anche quelle scientifiche possono in parte contribuirvi.<br />Infatti, la scienza può registrare il finalismo dei viventi, che rinvia all'Autore del mondo (la propensione verso l'autoconservazione dei viventi, delle parti delle loro parti, ecc. esige una serie di attività che richiedono un'Intelligenza Superiore che abbia creato i viventi: per un'argomentazione su ciò cfr. G. Samek Lodovici, L'esistenza di Dio, Quaderni del Timone, 2004). Come dice il salmo 8: «i cieli narrano la gloria di Dio»; cfr. anche la Lettera ai Romani 1, 19-21; anche Galileo diceva che la natura è uno dei libri scritti dal Creatore, insieme alla Bibbia.<br />E la matematica può fornire gli strumenti per rendere conto del finalismo.<br />Inoltre, ogni disciplina contribuisce almeno indirettamente alla ricerca della verità sulle grandi domande nella misura in cui potenzia lo strumento di questa ricerca, cioè la ragione e quest'attività di potenziamento è cruciale soprattutto oggi in tempi di emozionalismo (cfr. punto 4).<br />2) COLTIVARE LE VIRTÙ NECESSARIE<br />Bisogna essere umili, ed evitare l'orgoglio, perché chi è orgoglioso difficilmente riconosce di sbagliare e persevera nel difendere una tesi falsa per non dover ammettere di aver sbagliato.<br />Del resto, per conoscere bisogna voler conoscere ed esercitare virtù preziosissime nella ricerca intellettuale, come la fortezza, l'onestà intellettuale, la costanza, ecc.<br />3) EVITARE IL MALE<br />Bisogna inoltre anche evitare il male. Infatti, chi compie il male non solo fa fatica a compiere in concreto il bene, ma fa anche fatica a capire qual è il bene, o non arriva più a comprenderlo. La distorsione della comprensione morale è simile (l'analogia è di Aristotele) a quella del gusto: chi è malato giudica erroneamente i sapori (oppure sente freddo/caldo quando invece la temperatura è gradevole), perché le sue disposizioni fisiche sono alterate e perciò il gusto è falsato. Chi è lussurioso, ad esempio, fatica a percepire che la temperanza è bene e chi è temerario fatica a percepire che la cautela è (a volte) una virtù.<br />4) VAGLIARE LE EMOZIONI<br />Bisogna evitare di seguire solo le emozioni perché non sono fonte indefettibile di verità: possono depistarci, non possono essere il criterio del nostro comportamento, non possiamo seguire la regola che dice «va dove ti porta il cuore» e non è vero che «il cuore ha sempre ragione» (su ciò cfr. G. Samek Lodovici, il cuore ha sempre ragione?, «il Timone», 86 [2009], pp. 30-31, reperibile su www.iltimone.org, e Id., L'emozione del bene. Alcune idee sulla virtù, Vita e Pensiero, 2010, pp. 23-84).<br />Non si tratta affatto di bandire le emozioni, bensì di vagliarle con la ragione: quando ciò accade, esse diventano un'energia straordinaria, che incrementa la nostra capacità di agire.<br />Se però non le sottoponiamo alla ragione e le assecondiamo continuamente, diventiamo progressivamente sempre meno liberi.<br />E chi perde la libertà difficilmente riuscirà a conoscere la verità, perché sarà facile conculcargli delle menzogne facendo leva sulle sue pulsioni.<br /> <br />5) COLTIVARE LO SPIRITO DI MERAVIGLIA<br />Per conoscere la verità bisogna essere desti nei riguardi della realtà e coltivare lo spirito di meraviglia (da cui nasce la filosofia, come dicono già Platone e Aristotele; cfr. anche Gregorio di Nissa: «Solo lo stupore conosce»). Bisogna sapersi stupire, bisogna mantenere lo stupore dei bambini, bisogna continuare ad essere colpiti ed affascinati dalle cose preziose e belle che esistono.<br />Come coltivare lo spirito di meraviglia? In due modi apparentemente contraddittori.<br />- Bisogna evitare di vivere solo nel futuro (pur progettandolo, come è giusto), sempre nell'attesa di qualcosa di ulteriore (è la strategia delle ideologie rivoluzionarie, cfr. G. Samek Lodovici, Ma come parla?, «il Timone», 101 [2011], pp. 30-31, reperi-bile su www.iltimone.org), altrimenti non si apprezza il presente e si è incapaci di stupirsene.<br />- Bisogna anticipare nella mente la fine di tutto ciò che sperimentiamo: tutto ciò che viviamo e sperimentiamo potrebbe accadere per l'ultima volta, o perché non ci capiterà più quella cosa (si legga la poesia Limiti, di J.L. Borges) o perché possiamo morire di lì a poco (cfr. il monito evangelico: «siate sempre pronti»). Se viviamo con questa consapevolezza possiamo apprezzare molto di più le cose belle.<br />6) AF-FIDARSI AD UNA SOLIDA RIVELAZIONE<br />Bisogna esercitare la ragione quanto più possibile, ma anche essere consapevoli che da sola non può formulare una risposta definitiva sul senso della vita, sul bene e sul male, sulla sofferenza, sulla destinazione ultima dell'uomo: «l'ultimo passo della ragione consiste nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sovrastano» (Pascal), di cose che sono accessibili solo con la fede. È l'ultimo passo della ragione, perché la ragione dovrebbe riconoscere di non essere onnipotente e dunque di non poter conoscere tutte le cose.<br />Del resto, paradossalmente, il razionalismo è un fideismo, perché crede, in forza di una fede cieca e incrollabile, che la ragione possa conoscere la totalità della realtà, squadernandola tutta, prima o poi.<br />Arrivata ad una certa soglia, la ragione deve cioè riconoscere umilmente di avere bisogno di una solida e credibile Rivelazione (sulla quale peraltro eserciterà il suo vaglio: le religioni, infatti, sono molte e differiscono in moltissime affermazioni). Proprio una simile Rivelazione desiderava Platone, quando diceva che circa i destini ultimi dell'uomo si può «accettare tra i ragionamenti umani, quello migliore [...] e su quello, come su una zattera, affrontare il rischio del mare della vita [...]. A meno che non si possa fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su una più solida nave, cioè affidandosi ad una divina rivelazione». Ebbene, la solida nave a cui anelava Platone è costruita - come dice S. Agostino sette secoli più tardi - col lignum crucis: «Nessuno [...] può attraversare il mare di questa vita, se non è portato dalla croce di Cristo».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67785070</guid><pubDate>Wed, 16 Sep 2015 20:58:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67785070/le_sei_regole_della_ricerca_della_verita.mp3" length="8076269" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3832

LE SEI REGOLE DELLA RICERCA DELLA VERITA' di Giacomo Samek Lodovici
 
Per riuscire, almeno in parte, a trovare la verità, per riuscire a conoscerla il più possibile, sono di grande aiuto alcune...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3832" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3832</a><br /><br />LE SEI REGOLE DELLA RICERCA DELLA VERITA' di Giacomo Samek Lodovici<br /> <br />Per riuscire, almeno in parte, a trovare la verità, per riuscire a conoscerla il più possibile, sono di grande aiuto alcune utili "regole". Vediamone di seguito almeno sei, seguendo in larga parte le riflessioni dell'ultimo intervento pubblico di Emanuele Samek Lodovici, pubblicato postumo da pochissimo.<br />1) CHIARIFICARE LO SCOPO<br />Bisogna chiarificare a se stessi il fine della ricerca della verità, il quale non è in primo luogo fuori di noi, non è in primo luogo una qualche trasformazione del mondo (sebbene questa possa poi essere giustamente perseguita in seguito), bensì è il nostro perfezionamento: la ricerca della verità dovrebbe vertere anzitutto e principalmente sulle grandi domande esistenziali («chi sono?», «qual è la mia origine?» «qual è lo scopo della mia vita?» «esiste Dio?» «perché c'è la sofferenza?», «siamo liberi?», «in che cosa consistono il bene e il male?», ecc.) e dovrebbe servire a migliorarci, dovrebbe aiutarci a ben vivere e a ben morire. L'investigazione della verità su queste grandi questioni ci migliora perché ci fa conoscere la nostra vera natura, il senso della nostra vita ed il nostro vero bene. Insomma, nella vita non conta innanzitutto (pur avendo la sua importanza) ciò che faccio, bensì come lo faccio (come a teatro, dove la comparsa può essere migliore del protagonista, perché interpreta meglio il suo ruolo, pur breve e piccolo). E questa convinzione è antitetica rispetto a quella delle ideologie (emblematica la famosa 11^ tesi di Marx su Feuerbach: «i filosofi si sono finora sforzati di interpretare il mondo, si tratta [piuttosto] di cambiarlo»).<br />Ciò vuol dire che dobbiamo cercare una giusta proporzione tra ciò che sappiamo per via della nostra professione o per interesse e ciò che dobbiamo sapere come uomini: posso sapere tutto sull'informatica, sull'economia, sullo sport, ecc., ma, senza voler sminuire le varie sfere dello scibile, quello che conta principalmente è saper rispondere, almeno in parte, alle grandi domande.<br />Peraltro, se è vero che l'investigazione sulle grandi domande è tipica delle discipline umanistiche, nondimeno anche quelle scientifiche possono in parte contribuirvi.<br />Infatti, la scienza può registrare il finalismo dei viventi, che rinvia all'Autore del mondo (la propensione verso l'autoconservazione dei viventi, delle parti delle loro parti, ecc. esige una serie di attività che richiedono un'Intelligenza Superiore che abbia creato i viventi: per un'argomentazione su ciò cfr. G. Samek Lodovici, L'esistenza di Dio, Quaderni del Timone, 2004). Come dice il salmo 8: «i cieli narrano la gloria di Dio»; cfr. anche la Lettera ai Romani 1, 19-21; anche Galileo diceva che la natura è uno dei libri scritti dal Creatore, insieme alla Bibbia.<br />E la matematica può fornire gli strumenti per rendere conto del finalismo.<br />Inoltre, ogni disciplina contribuisce almeno indirettamente alla ricerca della verità sulle grandi domande nella misura in cui potenzia lo strumento di questa ricerca, cioè la ragione e quest'attività di potenziamento è cruciale soprattutto oggi in tempi di emozionalismo (cfr. punto 4).<br />2) COLTIVARE LE VIRTÙ NECESSARIE<br />Bisogna essere umili, ed evitare l'orgoglio, perché chi è orgoglioso difficilmente riconosce di sbagliare e persevera nel difendere una tesi falsa per non dover ammettere di aver sbagliato.<br />Del resto, per conoscere bisogna voler conoscere ed esercitare virtù preziosissime nella ricerca intellettuale, come la fortezza, l'onestà intellettuale, la costanza, ecc.<br />3) EVITARE IL MALE<br />Bisogna inoltre anche evitare il male. Infatti, chi compie il male non solo fa fatica a compiere in concreto il bene, ma fa anche fatica a capire qual è il bene, o non arriva più a comprenderlo. La...]]></itunes:summary><itunes:duration>505</itunes:duration><itunes:keywords>divinarivelazione,errore,regole,ricerca,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22f8bf0eb0a39e8cbc3f5ab0b5e2dd9c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il bikini sulla spiaggia è un problema serio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-bikini-sulla-spiaggia-e-un-problema-serio--67089729</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3860" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3860</a><br /><br />IL BIKINI SULLA SPIAGGIA E' UN PROBLEMA SERIO di Camillo Langone<br /> <br />Odio l'estate perché all'inizio di ogni giugno metto le braghette da bagno nella valigia e alla fine di ogni settembre mestamente le ripongo nell'armadio senza averle usate mai. Sono bellissime, un paio Borrelli color denim e un paio Malo blu notte, e pressoché nuove pur provenendo dai remoti anni Novanta. C'è sempre un qualcosa che mi impedisce di usarle. La mia incapacità di fare un bagno in mare è leggendaria. Se fossi freudiano anziché cristiano parlerei di blocco.<br />COSA E' RIMASTO DEL BAGNINO DI MILANO MARITTIMA<br />Cosa è rimasto del ragazzo che faceva il bagnino a Milano Marittima? Non i muscoli, non l'abbronzatura, non le magliette verde militare, non i polmoni per fumare sigarette senza filtro, non il cuore per bere caffè doppi uno dietro l'altro, non la capacità di svegliarsi all'alba dopo essere andato a dormire all'alba... Come facevo a buttare il moscone, che è un legnaccio pesantissimo, in acqua da solo, e avventurarmi tra le onde fino a raggiungere il pedalò dei turisti trascinati al largo dal garbino? Altro che remare, forse non so più neanche nuotare. Sono anni che non riesco nemmeno a fare un bagno in piscina e che surrogo con le foto di Olivier Zahm e i quadri di Eric Fischl, specialisti delle piscine gaudenti. Guardo le immagini e sogno, guardo le immagini e penso a quanto mi piacerebbe godermi una piscina, e magari mi trovo proprio in un albergo con piscina ma è sempre troppo tardi, c'è da muoversi, uscire, partire, mentre per gli ozi acquatici occorre tempo, bisogna dormirci almeno due notti in un posto. Non fare come me che arrivo la sera e riparto al mattino perché sono senza pace.<br />L'altro giorno arrivo a San Marco di Castellabate e incontro Nicola Porro, ragazzo fortunato, appena rientrato da un tuffo a Punta Licosa, "uno dei superstiti Eden italiani" come all'epoca di Piovene. Io come al solito ero in ritardo, ad Avellino avevo sbagliato strada, nella piana del Sele avevo rallentato per guardare le bufale e, novello Goethe, le mura di Paestum, a Laureana Cilento mi ero fermato per una mozzarella grossa e gonfia di latte, una zizzona, e per colpa di tutta questa dispersione altro che Punta Licosa, appena il tempo di una doccia.<br />LE DONNE IN COSTUME<br />Naturalmente quella del tempo è una scusa, so bene che il problema principale è un altro ossia le donne in costume. Mi costa confessarlo, non vorrei essere accomunato ai maomettani che pretendono donne palandranate pure in acqua. La differenza fra me e loro è che io non pretendo nulla, semplicemente mi ritiro dall'agone, in spiaggia non metto piede. E mi domando: sono poi così strano? Sono io l'unico maschio italiano disgustato dai corpi disgustosi e attratto dai corpi attraenti? Per me che sono un uomo semplice il bikini è un problema complicato. Ho sempre esortato le amiche al costume intero, con esiti nulli. Capisco che il costume castigato sia incompatibile con l'esibizionismo femminile, vorrei solo sapere com'è possibile non desiderare le donne d'altri quando migliaia di donne d'altri ti passano davanti quasi nude.<br />L'unica sarebbe il bagno di notte, fra persone conosciute, ed è un miraggio che inseguo ab immemorabili. Escludo che si possa materializzare: dove e con chi? A inizio estate, quando ho cominciato a infilare le braghette nel trolley, ho ipotizzato di dare al bagno di notte un senso politico. Per uscire da me stesso e dai miei miseri aneliti (con Pascal sono fermamente convinto che l'Io sia odioso), fantasticavo di organizzare una raffica di bagni di notte collettivi per significare la riappropriazione delle spiagge da parte del popolo italiano di giorno assediato dagli ambulanti africani. [...]<br />Ho scoperto che le spiagge della diletta Romagna dopo il tramonto sono supervigilate, militarizzate, e così insieme al crimine è represso l'amore. Mentre a Marina di Carrara, forse la spiaggia a me più prossima, "ci sono gli sbirri privati con i cani. Sembra la frontiera Usa-Messico".<br />Come faccio a non odiare l'estate?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67089729</guid><pubDate>Wed, 05 Aug 2015 19:08:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67089729/il_bikini_sulla_spiaggia_e_un_problema_serio.mp3" length="4781348" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3860

IL BIKINI SULLA SPIAGGIA E' UN PROBLEMA SERIO di Camillo Langone
 
Odio l'estate perché all'inizio di ogni giugno metto le braghette da bagno nella valigia e alla fine di ogni settembre mestamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3860" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3860</a><br /><br />IL BIKINI SULLA SPIAGGIA E' UN PROBLEMA SERIO di Camillo Langone<br /> <br />Odio l'estate perché all'inizio di ogni giugno metto le braghette da bagno nella valigia e alla fine di ogni settembre mestamente le ripongo nell'armadio senza averle usate mai. Sono bellissime, un paio Borrelli color denim e un paio Malo blu notte, e pressoché nuove pur provenendo dai remoti anni Novanta. C'è sempre un qualcosa che mi impedisce di usarle. La mia incapacità di fare un bagno in mare è leggendaria. Se fossi freudiano anziché cristiano parlerei di blocco.<br />COSA E' RIMASTO DEL BAGNINO DI MILANO MARITTIMA<br />Cosa è rimasto del ragazzo che faceva il bagnino a Milano Marittima? Non i muscoli, non l'abbronzatura, non le magliette verde militare, non i polmoni per fumare sigarette senza filtro, non il cuore per bere caffè doppi uno dietro l'altro, non la capacità di svegliarsi all'alba dopo essere andato a dormire all'alba... Come facevo a buttare il moscone, che è un legnaccio pesantissimo, in acqua da solo, e avventurarmi tra le onde fino a raggiungere il pedalò dei turisti trascinati al largo dal garbino? Altro che remare, forse non so più neanche nuotare. Sono anni che non riesco nemmeno a fare un bagno in piscina e che surrogo con le foto di Olivier Zahm e i quadri di Eric Fischl, specialisti delle piscine gaudenti. Guardo le immagini e sogno, guardo le immagini e penso a quanto mi piacerebbe godermi una piscina, e magari mi trovo proprio in un albergo con piscina ma è sempre troppo tardi, c'è da muoversi, uscire, partire, mentre per gli ozi acquatici occorre tempo, bisogna dormirci almeno due notti in un posto. Non fare come me che arrivo la sera e riparto al mattino perché sono senza pace.<br />L'altro giorno arrivo a San Marco di Castellabate e incontro Nicola Porro, ragazzo fortunato, appena rientrato da un tuffo a Punta Licosa, "uno dei superstiti Eden italiani" come all'epoca di Piovene. Io come al solito ero in ritardo, ad Avellino avevo sbagliato strada, nella piana del Sele avevo rallentato per guardare le bufale e, novello Goethe, le mura di Paestum, a Laureana Cilento mi ero fermato per una mozzarella grossa e gonfia di latte, una zizzona, e per colpa di tutta questa dispersione altro che Punta Licosa, appena il tempo di una doccia.<br />LE DONNE IN COSTUME<br />Naturalmente quella del tempo è una scusa, so bene che il problema principale è un altro ossia le donne in costume. Mi costa confessarlo, non vorrei essere accomunato ai maomettani che pretendono donne palandranate pure in acqua. La differenza fra me e loro è che io non pretendo nulla, semplicemente mi ritiro dall'agone, in spiaggia non metto piede. E mi domando: sono poi così strano? Sono io l'unico maschio italiano disgustato dai corpi disgustosi e attratto dai corpi attraenti? Per me che sono un uomo semplice il bikini è un problema complicato. Ho sempre esortato le amiche al costume intero, con esiti nulli. Capisco che il costume castigato sia incompatibile con l'esibizionismo femminile, vorrei solo sapere com'è possibile non desiderare le donne d'altri quando migliaia di donne d'altri ti passano davanti quasi nude.<br />L'unica sarebbe il bagno di notte, fra persone conosciute, ed è un miraggio che inseguo ab immemorabili. Escludo che si possa materializzare: dove e con chi? A inizio estate, quando ho cominciato a infilare le braghette nel trolley, ho ipotizzato di dare al bagno di notte un senso politico. Per uscire da me stesso e dai miei miseri aneliti (con Pascal sono fermamente convinto che l'Io sia odioso), fantasticavo di organizzare una raffica di bagni di notte collettivi per significare la riappropriazione delle spiagge da parte del popolo italiano di giorno assediato dagli ambulanti africani. [...]<br />Ho scoperto che le spiagge della diletta Romagna dopo il tramonto sono supervigilate,...]]></itunes:summary><itunes:duration>299</itunes:duration><itunes:keywords>bikini,costume,estate,problema,spiaggia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/be0a9a86d624b97c87901d78c410f232.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Io, ex prostituta, vi racconto cosa sono veramente le case chiuse</title><link>https://www.spreaker.com/episode/io-ex-prostituta-vi-racconto-cosa-sono-veramente-le-case-chiuse--66090790</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3758" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3758</a><br /><br />IO, EX PROSTITUTA, VI RACCONTO COSA SONO VERAMENTE LE CASE CHIUSE<br /> <br />Periodicamente si torna a parlare in Italia di come regolamentare le prostituzione. Recentemente era stato il sindaco di Roma Ignazio Marino a proporre alcune zone di tolleranza per le lucciole. Idee bislacche, che non tengono conto delle reali condizioni in cui vivono e sono trattate le persone che si prostituiscono. Eppure il tema torna di tanto in tanto nelle nostre cronache, soprattutto attraverso le idee di chi propone la favola della regolamentazione dell'attività. Il ragionamento, nemmeno troppo sottointeso, è questo: poiché il fenomeno non è arginabile, regolamentiamolo in modo - almeno - da tassarlo. In Italia alcuni parlamentari hanno presentato un disegno di legge per depenalizzare lo sfruttamento. Il risultato sarebbe il via libera alle case chiuse.<br />L'esempio è quello tedesco che, nell'immaginario collettivo che si vuole imporre, è un paese dei balocchi dove nelle case chiuse si rispettano tutte le norme igienico sanitarie del caso e le prostitute sono delle libere professioniste che offrono prestazioni sessuali dietro fattura.<br />LE TASSE NON LE PAGA NESSUNO<br />Va dato atto all'Espresso di aver realizzato sulla questione un'intervista che gratta via ogni ipocrisia e fa parlare chi quella situazione l'ha realmente vissuta e ha dunque tutti gli elementi per dire cosa realmente accade in questi "castelli fatati del sesso". «E comunque rimane quell'odore disgustoso di minestrone rancido, uguale per tutti. Credo che sia l'eccitazione che li fa puzzare così». A parlare è Inge, ex prostituta tedesca, prima ermafrodito e, dopo l'operazione, donna. Ha esercitato a Berlino, arrivando a "fare la vita" per «difficoltà economiche, come tutte. La motivazione è la maggior parte delle volte finanziaria». Ma i guadagni, lamenta Inge, non sono quelli che ci si può aspettare: alla fine del mese rimane in tasca poco perché «l'affitto di una stanza in un bordello di lusso costa da 140 a 160 euro al giorno, se passi la mezzanotte, paghi il doppio, quindi, almeno 300 euro. Se hai lavorato molto bene in quelle ore, e se ce la fai, lavori con otto uomini».<br />Quindi si pagano le tasse? Ovviamente no. Non lo fa nessuno per due motivi: il primo è di ordine economico («per pagarti la pensione non basta quello che guadagni: come si fa a accantonare 1200 euro al mese?»). Il secondo è che nessuna vuole che sui suoi documenti appaia scritto: "professione prostituta". «Ti resta il marchio a vita – racconta Inge -. Visto che al massimo lavori fino ai 35 anni, se ce la fai a uscire dal giro, e ti presenti in un posto di lavoro che referenze presenti? E comunque, nessun cliente vuole lasciare nome cognome e codice fiscale. A chi intesti la fattura? I clienti non vogliono lasciare generalità anche per paura di essere ricattati... o di lasciare tracce».<br />NON ESISTONO PROSTITUTE CHE DIVENTANO RICCHE, ESISTONO SOLO DELLE SCHIAVE<br />Non esistono prostitute che diventano ricche. Esistono solo delle schiave. Innanzitutto da parte dei clienti, che chiedono le prestazioni più particolare e obbrobriose (e ve le lasciamo immaginare: dagli animali in giù) e poi la concorrenza spietata tra le varie squillo che, pur di accaparrarsi clienti, arrivano a degradarsi fino all'estremo. Poi, dice Inge, ci sono i "papponi", quelli che su questo mercato fanno i veri soldi. Le case chiuse non risolvono i problemi della tratta e delle violenze sulle prostitute, anzi. «Se si parla di una soluzione per la tratta - spiega -, con i bordelli legali la tratta non è mai stata più fiorente. Sono per la maggior parte ragazzine che vengono dai paesi dell'Est: dalla Russia, dall'Ungheria, dalla Bulgaria. Non parlano tedesco, non sanno di avere dei diritti, né vogliono che le loro famiglie sappiano. Ci sono moltissime donne rom gestite dalla mafia rom. Prima c'era un solo un proprietario, ora ne hanno due: chi le obbliga e il padrone del bordello. Prima c'erano solo papponi tedeschi e il fenomeno era più controllato. Ora sono albanesi, rumeni, ungheresi che si sparano tra loro. Dialogano così».<br />DEVI FINGERE DI STARE MOLTO BENE MENTRE TI FA SCHIFO TUTTO<br />Ci sono poi le condizioni in cui queste ragazze si trovano a vivere. E sono condizioni davvero degradanti. «Quello che succede in quelle stanze è affare tuo e del cliente. Il proprietario ti affitta solo la camera: se ti uccide un cliente ti ritrova la mattina dopo la donna delle pulizie». Per non parlare del problema della droga e dell'alcolismo. «In questi locali circola sempre moltissima droga, anche se non vuoi, per intrattenere i clienti e andare avanti con loro o bevi o ti droghi, o entrambe le cose. Oppure succede che le ragazze arrivano alla prostituzione proprio dalla droga, per pagarsela. Sono quelle che fanno di tutto e si fanno fare di tutto per pochissimi soldi. Comunque non hai molta scelta: devi reggere le prestazioni che ti chiedono e fingere di stare molto bene mentre ti fa schifo tutto. Non arriva mica Brad Pitt! E poi c'è lo schifo dell'odore da superare: quando mi prostituivo, per levarmelo di dosso, mi lavavo con la spugna dei piatti fino a farmi uscire il sangue».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66090790</guid><pubDate>Wed, 13 May 2015 21:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66090790/io_ex_prostituta.mp3" length="6779342" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3758

IO, EX PROSTITUTA, VI RACCONTO COSA SONO VERAMENTE LE CASE CHIUSE
 
Periodicamente si torna a parlare in Italia di come regolamentare le prostituzione. Recentemente era stato il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3758" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3758</a><br /><br />IO, EX PROSTITUTA, VI RACCONTO COSA SONO VERAMENTE LE CASE CHIUSE<br /> <br />Periodicamente si torna a parlare in Italia di come regolamentare le prostituzione. Recentemente era stato il sindaco di Roma Ignazio Marino a proporre alcune zone di tolleranza per le lucciole. Idee bislacche, che non tengono conto delle reali condizioni in cui vivono e sono trattate le persone che si prostituiscono. Eppure il tema torna di tanto in tanto nelle nostre cronache, soprattutto attraverso le idee di chi propone la favola della regolamentazione dell'attività. Il ragionamento, nemmeno troppo sottointeso, è questo: poiché il fenomeno non è arginabile, regolamentiamolo in modo - almeno - da tassarlo. In Italia alcuni parlamentari hanno presentato un disegno di legge per depenalizzare lo sfruttamento. Il risultato sarebbe il via libera alle case chiuse.<br />L'esempio è quello tedesco che, nell'immaginario collettivo che si vuole imporre, è un paese dei balocchi dove nelle case chiuse si rispettano tutte le norme igienico sanitarie del caso e le prostitute sono delle libere professioniste che offrono prestazioni sessuali dietro fattura.<br />LE TASSE NON LE PAGA NESSUNO<br />Va dato atto all'Espresso di aver realizzato sulla questione un'intervista che gratta via ogni ipocrisia e fa parlare chi quella situazione l'ha realmente vissuta e ha dunque tutti gli elementi per dire cosa realmente accade in questi "castelli fatati del sesso". «E comunque rimane quell'odore disgustoso di minestrone rancido, uguale per tutti. Credo che sia l'eccitazione che li fa puzzare così». A parlare è Inge, ex prostituta tedesca, prima ermafrodito e, dopo l'operazione, donna. Ha esercitato a Berlino, arrivando a "fare la vita" per «difficoltà economiche, come tutte. La motivazione è la maggior parte delle volte finanziaria». Ma i guadagni, lamenta Inge, non sono quelli che ci si può aspettare: alla fine del mese rimane in tasca poco perché «l'affitto di una stanza in un bordello di lusso costa da 140 a 160 euro al giorno, se passi la mezzanotte, paghi il doppio, quindi, almeno 300 euro. Se hai lavorato molto bene in quelle ore, e se ce la fai, lavori con otto uomini».<br />Quindi si pagano le tasse? Ovviamente no. Non lo fa nessuno per due motivi: il primo è di ordine economico («per pagarti la pensione non basta quello che guadagni: come si fa a accantonare 1200 euro al mese?»). Il secondo è che nessuna vuole che sui suoi documenti appaia scritto: "professione prostituta". «Ti resta il marchio a vita – racconta Inge -. Visto che al massimo lavori fino ai 35 anni, se ce la fai a uscire dal giro, e ti presenti in un posto di lavoro che referenze presenti? E comunque, nessun cliente vuole lasciare nome cognome e codice fiscale. A chi intesti la fattura? I clienti non vogliono lasciare generalità anche per paura di essere ricattati... o di lasciare tracce».<br />NON ESISTONO PROSTITUTE CHE DIVENTANO RICCHE, ESISTONO SOLO DELLE SCHIAVE<br />Non esistono prostitute che diventano ricche. Esistono solo delle schiave. Innanzitutto da parte dei clienti, che chiedono le prestazioni più particolare e obbrobriose (e ve le lasciamo immaginare: dagli animali in giù) e poi la concorrenza spietata tra le varie squillo che, pur di accaparrarsi clienti, arrivano a degradarsi fino all'estremo. Poi, dice Inge, ci sono i "papponi", quelli che su questo mercato fanno i veri soldi. Le case chiuse non risolvono i problemi della tratta e delle violenze sulle prostitute, anzi. «Se si parla di una soluzione per la tratta - spiega -, con i bordelli legali la tratta non è mai stata più fiorente. Sono per la maggior parte ragazzine che vengono dai paesi dell'Est: dalla Russia, dall'Ungheria, dalla Bulgaria. Non parlano tedesco, non sanno di avere dei diritti, né vogliono che le loro famiglie sappiano. Ci sono moltissime...]]></itunes:summary><itunes:duration>424</itunes:duration><itunes:keywords>bordelli,bradpitt,casechiuse,prostituzione,tasse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/967cc82b3b53342a0d6c90962612fbdd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Psicologo condannato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/psicologo-condannato--64440482</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3646" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3646</a><br /><br />PSICOLOGO CONDANNATO PER AVER SOSTENUTO CHE UN GAY PUO' USCIRE DALL'OMOSESSUALITA' di Luciano Moia<br /> <br />Fa lo psicologo da trent'anni. È specializzato in psicoterapia cognitivo comportamentale, ha conseguito sette perfezionamenti universitari e tre master, ha scritto anche saggi e insegnato la materia a cui ha dedicato la vita. Ma secondo il Consiglio dell'ordine degli psicologi della Lombardia ci sarebbero lacune nelle sue conoscenze scientifiche. Tanto gravi da fargli meritare una condanna a tre mesi di sospensione. Non appena l'atto sarà formalizzato non potrà lavorare e dovrà anche cancellare da tutti i siti la pubblicità del suo studio. Vittima del provvedimento è Paolo Zucconi, 64 anni, sposato, due figli, udinese d'origine ma con studio a Milano, zona Loreto.<br />La sua colpa? Il 19 luglio 2013, sul sito 'guida psicologi.it' ha osato rispondere a un visitatore che, non si sa quanto ingenuamente, aveva chiesto: «È possibile uscire dall'omosessualità?».<br />Zucconi articola la sua risposta citando i protocolli della terapia cognitivo-comportamentale, da tempo utilizzati con successo negli Stati Uniti ma anche in Europa, e spiega che «quando una persona avverta un evidente disagio nel suo comportamento sessuale», è possibile ricorrere a queste terapie. Apriti cielo.<br />Un collega napoletano chiede immediatamente la rettifica e poi lo denuncia all'ordine. Gli psicologi della Lombardia avviano un procedimento e, dopo un 'processo deontologico' tenutosi a Milano lo scorso 11 dicembre, gli annunciano la punizione: tre mesi senza lavorare.<br /><br />UNA GRANDE OSTILITÀ IDEOLOGICA<br />Zucconi racconta che durante la seduta, lui seduto davanti a quindici colleghi, ha avvertito una grande ostilità ideologica: «Tutto sembrava già preordinato. Ho subìto un lungo interrogatorio tutto giocato sull'efficacia delle cosiddette 'terapie riparative'. Io mi sono limitato a citare la letteratura scientifica sull'argomento, ma ho affermato di non aver mai avuto l'occasione di sperimentarne l'efficacia. Certo, ho ammesso che se un paziente mi chiedesse di essere aiutato, esaminerei il caso e non mi tirerei indietro ». Probabilmente, dice, è la frase che fa scattare la sanzione. 'Sospeso'. L'unanimismo del pensiero unico, quando si parla di identità sessuale, non accetta discussioni. Il terapeuta che devia, anche solo in linea di principio, va criminalizzato e sanzionato.<br />Il presidente dell'ordine degli psicologi della Lombardia, Riccardo Bettiga, rigetta però qualsiasi intento persecutorio e sostiene che tutto si è svolto in modo regolare. Rifiuta di entrare nel merito della vicenda – ancora in itinere e quindi a suo dire riservata – spiega che il giudizio è stato limitato agli aspetti deontologici della professione. E, a proposito delle terapie riparative, conferma quanto già dichiarato sul sito professionale. E che cioè «l'ordine degli psicologi della Lombardia difende la libertà dei terapeuti di esplorare senza posizioni pregiudiziali l'orientamento sessuale dei propri clienti, segnalando che qualunque corrente psicoterapeutica mirata a condizionare i propri clienti verso l'eterosessualità o verso l'omosessualità è contraria alla deontologia professionale». Ineccepibile, quando si tratta di 'condizionare'. Ma se è il paziente stesso a chiedere aiuto? Se dichiara di vivere con disagio la propria sfera identitaria e intende verificare le possibilità di rimuovere l'origine del problema? In questo caso le 'terapie riparative' sarebbero lecite? Domande che sembrano destinate a rimanere senza risposta, perché la questione appare comunque sgradita, imbarazzante, politicamente scorretta. Lo specialista che affronta il tema rischia di finire sotto inchiesta. A questo proposito occorre ricordare che già in passato, almeno in due casi, l'ordine degli psicologi della Lombardia ha avviato procedimenti disciplinari contro terapeuti in odore di accogliere pazienti che vivevano con disagio la propria omosessualità. Un altro procedimento è in corso presso l'ordine degli psicologi della Toscana. Ed è noto il fuoco incrociato che si scatenò nel 2008 contro Tonino Cantelmi, presidente degli psichiatri cattolici, per aver sostenuto l'opportunità di affrontare dal punto di vista terapeutico il 'disagio omosessuale'.<br /><br />LA TERAPIA RIPARATIVA<br />Anche in quel caso la lobby seppe muoversi in modo scattante e compatto, con tutto l'armamentario deontologico - e ideologico - del caso. Perché l'intera questione, secondo quanto riferiscono gli specialisti che si sono occupati del tema, sembra fondata su un enorme equivoco. La 'terapia riparativa' non intende affatto 'riparare' l'omosessualità, come fingono di credere gli oltranzisti della sessualità gaia e felice. Ma occuparsi invece di 'riparare' la ferita originaria nella relazione con il padre che, secondo alcuni studiosi, sarebbe all'origine dei disturbi dell'identità sessuale. Tesi discutibile? Benissimo, se ne discuta, si aprano dibattiti, si dia la parola ai sostenitori dell'una e dell'altra posizione. Invece nel 2010, una delibera dell'ordine nazionale degli psicologi, ha vietato sic et simpliciter qualsiasi ricorso alla 'terapia riparativa', con un sillogismo che – a parere di non pochi psicologi – traccia una premessa e arriva a dettare una conclusione apodittica senza dimostrare nulla.<br />Quando c'è in campo la soggettività della psiche - osservano gli specialisti - non può esistere un 'pensiero unico' e occorre chiedersi allo stesso tempo a quale scientificità si fa riferimento quando si parla di scienze umane. Come è possibile parlare di scientificità in campo psicologico per esempio, quando ci sono non pochi medici che rifiutano di considerare 'scientifica' la psicoterapia? Domande legittime di fronte a un provvedimento come quello inflitto a Paolo Zucconi. Ma anche in riferimento al dibattito, tutto ideologico, scatenatosi in occasione del convegno sulla famiglia promosso dalla Regione. La vicenda dello psicologo 'punito' forse ci aiuta a comprendere meglio quale sia il 'pensiero unico' che soffia sul fuoco di certe questioni e pretende di imporre una visione che è vietato discutere, se non a rischio di finire sul banco degli accusati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64440482</guid><pubDate>Wed, 25 Feb 2015 21:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64440482/psicologo_condannato.mp3" length="8143560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3646

PSICOLOGO CONDANNATO PER AVER SOSTENUTO CHE UN GAY PUO' USCIRE DALL'OMOSESSUALITA' di Luciano Moia
 
Fa lo psicologo da trent'anni. È specializzato in psicoterapia cognitivo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3646" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3646</a><br /><br />PSICOLOGO CONDANNATO PER AVER SOSTENUTO CHE UN GAY PUO' USCIRE DALL'OMOSESSUALITA' di Luciano Moia<br /> <br />Fa lo psicologo da trent'anni. È specializzato in psicoterapia cognitivo comportamentale, ha conseguito sette perfezionamenti universitari e tre master, ha scritto anche saggi e insegnato la materia a cui ha dedicato la vita. Ma secondo il Consiglio dell'ordine degli psicologi della Lombardia ci sarebbero lacune nelle sue conoscenze scientifiche. Tanto gravi da fargli meritare una condanna a tre mesi di sospensione. Non appena l'atto sarà formalizzato non potrà lavorare e dovrà anche cancellare da tutti i siti la pubblicità del suo studio. Vittima del provvedimento è Paolo Zucconi, 64 anni, sposato, due figli, udinese d'origine ma con studio a Milano, zona Loreto.<br />La sua colpa? Il 19 luglio 2013, sul sito 'guida psicologi.it' ha osato rispondere a un visitatore che, non si sa quanto ingenuamente, aveva chiesto: «È possibile uscire dall'omosessualità?».<br />Zucconi articola la sua risposta citando i protocolli della terapia cognitivo-comportamentale, da tempo utilizzati con successo negli Stati Uniti ma anche in Europa, e spiega che «quando una persona avverta un evidente disagio nel suo comportamento sessuale», è possibile ricorrere a queste terapie. Apriti cielo.<br />Un collega napoletano chiede immediatamente la rettifica e poi lo denuncia all'ordine. Gli psicologi della Lombardia avviano un procedimento e, dopo un 'processo deontologico' tenutosi a Milano lo scorso 11 dicembre, gli annunciano la punizione: tre mesi senza lavorare.<br /><br />UNA GRANDE OSTILITÀ IDEOLOGICA<br />Zucconi racconta che durante la seduta, lui seduto davanti a quindici colleghi, ha avvertito una grande ostilità ideologica: «Tutto sembrava già preordinato. Ho subìto un lungo interrogatorio tutto giocato sull'efficacia delle cosiddette 'terapie riparative'. Io mi sono limitato a citare la letteratura scientifica sull'argomento, ma ho affermato di non aver mai avuto l'occasione di sperimentarne l'efficacia. Certo, ho ammesso che se un paziente mi chiedesse di essere aiutato, esaminerei il caso e non mi tirerei indietro ». Probabilmente, dice, è la frase che fa scattare la sanzione. 'Sospeso'. L'unanimismo del pensiero unico, quando si parla di identità sessuale, non accetta discussioni. Il terapeuta che devia, anche solo in linea di principio, va criminalizzato e sanzionato.<br />Il presidente dell'ordine degli psicologi della Lombardia, Riccardo Bettiga, rigetta però qualsiasi intento persecutorio e sostiene che tutto si è svolto in modo regolare. Rifiuta di entrare nel merito della vicenda – ancora in itinere e quindi a suo dire riservata – spiega che il giudizio è stato limitato agli aspetti deontologici della professione. E, a proposito delle terapie riparative, conferma quanto già dichiarato sul sito professionale. E che cioè «l'ordine degli psicologi della Lombardia difende la libertà dei terapeuti di esplorare senza posizioni pregiudiziali l'orientamento sessuale dei propri clienti, segnalando che qualunque corrente psicoterapeutica mirata a condizionare i propri clienti verso l'eterosessualità o verso l'omosessualità è contraria alla deontologia professionale». Ineccepibile, quando si tratta di 'condizionare'. Ma se è il paziente stesso a chiedere aiuto? Se dichiara di vivere con disagio la propria sfera identitaria e intende verificare le possibilità di rimuovere l'origine del problema? In questo caso le 'terapie riparative' sarebbero lecite? Domande che sembrano destinate a rimanere senza risposta, perché la questione appare comunque sgradita, imbarazzante, politicamente scorretta. Lo specialista che affronta il tema rischia di finire sotto inchiesta. A questo proposito occorre ricordare che già in passato, almeno in due casi, l'ordine...]]></itunes:summary><itunes:duration>509</itunes:duration><itunes:keywords>condanna,deontologia,psicologo,psicoterapia,terapieriparative</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/81a2edae210121f14f617146e5fd3bc9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le Femen profanano a seno nudo Notre Dame</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-femen-profanano-a-seno-nudo-notre-dame--62016398</link><description><![CDATA[VIDEO: Femen ➜<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mh2HD8wZmZk" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.youtube.com/watch?v=Mh2HD8wZmZk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3430" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3430</a><br /><br />LE FEMEN PROFANANO A SENO NUDO NOTRE-DAME A PARIGI, MA IL GIUDICE LE ASSOLVE E CONDANNA I CUSTODI CHE LE HANNO ACCOMPAGNATE FUORI DALLA CATTEDRALE<br /><br />È vero: sono state incredibilmente assolte! Le nove "Femen", che il 12 febbraio dell'anno scorso fecero irruzione a seno nudo nella Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, urlando di non voler più il Papa e prendendo a bastonate una campana ricoperta d'oro, sono state assolte. Inaudito.<br />Ma buona parte della colpa è da attribuirsi alla pavidità dell'accusa, al fatto cioè che i rilievi mossi fossero tiepidi, flebili, quasi sommessi, all'incapacità - purtroppo alquanto diffusa in casa cattolica - di far la voce grossa e di chiamar le cose col loro nome. Lo ha confermato sul quotidiano Le Figaro Julie Graziani, portavoce dell'Unione per il bene comune, un'associazione di giovani laici cattolici. Per la quale l'ipotesi di reato è stata assolutamente mal formulata: non parlare di profanazione del luogo sacro e di vilipendio della religione, limitandosi a sollevare soltanto una questione di degrado dei beni materiali significa sbagliare totalmente il bersaglio e creare le premesse dell'assoluzione poi avutasi, distogliendo al contempo l'attenzione dalla gravità dell'accaduto.<br />INCITAMENTO ALL'ODIO RELIGIOSO<br />Quali categorie giuridiche si sarebbero dovute invece attivare, per ottenere una condanna o quanto meno smascherare eventuali tentazioni cristianofobiche in aula? Innanzi tutto, l'incitamento all'odio religioso, che rappresenta una forma particolare di incitamento all'odio razziale, secondo quanto stabilito dalla legge del primo luglio 1972. Le Femen hanno dato il massimo risalto mediatico possibile al loro blitz, filmandolo, fotografandolo e diffondendolo su Internet: il reato ha assunto quindi anche l'aggravante della pubblica ingiuria. Che nessuno ha mai contestato.<br />Viceversa la decisione assunta dal Tribunale penale di Parigi nella laica, anzi laicistica Francia non stupisce: è coerente con le premesse socio-culturali proprie di una società ultra secolarizzata e sostanzialmente rivelatasi in infinite occasioni anticristiana. Il giudice, di fronte alla debolissima linea seguita dal pubblico ministero, ha avuto ogni possibile buon gioco nel sostenere l'insostenibile, giungendo all'irrisione, ritenendo ad esempio da provare che i danni riportati dalla campana siano attribuibili ai violenti colpi inferti dalle scatenate donne, nonostante, prima del loro arrivo, il manufatto godesse di ottima salute.<br />SENTENZA INCREDIBILE<br />Ma non solo [...] i sorveglianti della Cattedrale, che le accompagnarono ovviamente fuori dal luogo sacro a forza, sono stati condannati per violenze con sanzioni di 300, 500 e 1.000 euro. La loro "colpa" sarebbe quella di averle strattonate con una pressione ritenuta "eccessiva": unica "concessione" loro accordata è stata la sospensione della pena. Il significato mediatico di tutto questo, secondo Graziani, «è eloquente». E sostanzialmente inutile appare stupirsene. Meglio sarebbe ora battersi, perché finalmente anche in campo giuridico «anche i Cattolici venissero tutelati dalla legge nella libertà di culto e di coscienza contro gli estremismi carichi di odio», come quello compiuto dalle Femen a Notre-Dame. Ma, per riuscirvi, occorre dire pane al pane e vino al vino, non esercitarsi in acrobazie lessicologiche, che nulla c'entrano ed alla fine è più ciò che tacciono di ciò che affermano.<br />La giacobina sentenza ovviamente ha scoraggiato le vittime di atti cristianofobici, sentitesi impotenti e col morale a terra. Ha stupito l'opinione pubblica ed al contempo ha ringalluzzito le responsabili della sacrilega ed oltraggiosa irruzione a compiere altre "prodezze" analoghe, stante l'immunità e l'impunibilità di cui evidentemente paiono godere nell'immaginario collettivo della Giustizia francese. Tanto da dirsi già minacciosamente pronte a fare il bis. Un ben triste epilogo. Che tuttavia poteva essere evitato o, quanto meno, arginato. Un'eventuale prossima volta (sperando e pregando che non vi sia) i Cattolici sapranno fare i Cattolici?<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62016398</guid><pubDate>Fri, 19 Sep 2014 20:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62016398/le_femen_profanano_a_seno_nudo_notre_dame.mp3" length="5932138" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Femen ➜https://www.youtube.com/watch?v=Mh2HD8wZmZk

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3430

LE FEMEN PROFANANO A SENO NUDO NOTRE-DAME A PARIGI, MA IL GIUDICE LE ASSOLVE E CONDANNA I CUSTODI CHE LE HANNO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Femen ➜<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mh2HD8wZmZk" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.youtube.com/watch?v=Mh2HD8wZmZk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3430" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3430</a><br /><br />LE FEMEN PROFANANO A SENO NUDO NOTRE-DAME A PARIGI, MA IL GIUDICE LE ASSOLVE E CONDANNA I CUSTODI CHE LE HANNO ACCOMPAGNATE FUORI DALLA CATTEDRALE<br /><br />È vero: sono state incredibilmente assolte! Le nove "Femen", che il 12 febbraio dell'anno scorso fecero irruzione a seno nudo nella Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, urlando di non voler più il Papa e prendendo a bastonate una campana ricoperta d'oro, sono state assolte. Inaudito.<br />Ma buona parte della colpa è da attribuirsi alla pavidità dell'accusa, al fatto cioè che i rilievi mossi fossero tiepidi, flebili, quasi sommessi, all'incapacità - purtroppo alquanto diffusa in casa cattolica - di far la voce grossa e di chiamar le cose col loro nome. Lo ha confermato sul quotidiano Le Figaro Julie Graziani, portavoce dell'Unione per il bene comune, un'associazione di giovani laici cattolici. Per la quale l'ipotesi di reato è stata assolutamente mal formulata: non parlare di profanazione del luogo sacro e di vilipendio della religione, limitandosi a sollevare soltanto una questione di degrado dei beni materiali significa sbagliare totalmente il bersaglio e creare le premesse dell'assoluzione poi avutasi, distogliendo al contempo l'attenzione dalla gravità dell'accaduto.<br />INCITAMENTO ALL'ODIO RELIGIOSO<br />Quali categorie giuridiche si sarebbero dovute invece attivare, per ottenere una condanna o quanto meno smascherare eventuali tentazioni cristianofobiche in aula? Innanzi tutto, l'incitamento all'odio religioso, che rappresenta una forma particolare di incitamento all'odio razziale, secondo quanto stabilito dalla legge del primo luglio 1972. Le Femen hanno dato il massimo risalto mediatico possibile al loro blitz, filmandolo, fotografandolo e diffondendolo su Internet: il reato ha assunto quindi anche l'aggravante della pubblica ingiuria. Che nessuno ha mai contestato.<br />Viceversa la decisione assunta dal Tribunale penale di Parigi nella laica, anzi laicistica Francia non stupisce: è coerente con le premesse socio-culturali proprie di una società ultra secolarizzata e sostanzialmente rivelatasi in infinite occasioni anticristiana. Il giudice, di fronte alla debolissima linea seguita dal pubblico ministero, ha avuto ogni possibile buon gioco nel sostenere l'insostenibile, giungendo all'irrisione, ritenendo ad esempio da provare che i danni riportati dalla campana siano attribuibili ai violenti colpi inferti dalle scatenate donne, nonostante, prima del loro arrivo, il manufatto godesse di ottima salute.<br />SENTENZA INCREDIBILE<br />Ma non solo [...] i sorveglianti della Cattedrale, che le accompagnarono ovviamente fuori dal luogo sacro a forza, sono stati condannati per violenze con sanzioni di 300, 500 e 1.000 euro. La loro "colpa" sarebbe quella di averle strattonate con una pressione ritenuta "eccessiva": unica "concessione" loro accordata è stata la sospensione della pena. Il significato mediatico di tutto questo, secondo Graziani, «è eloquente». E sostanzialmente inutile appare stupirsene. Meglio sarebbe ora battersi, perché finalmente anche in campo giuridico «anche i Cattolici venissero tutelati dalla legge nella libertà di culto e di coscienza contro gli estremismi carichi di odio», come quello compiuto dalle Femen a Notre-Dame. Ma, per riuscirvi, occorre dire pane al pane e vino al vino, non esercitarsi in acrobazie lessicologiche, che nulla c'entrano ed alla fine è più ciò che tacciono di ciò che affermano.<br />La giacobina sentenza ovviamente ha scoraggiato le vittime di atti cristianofobici, sentitesi impotenti e col morale a terra. Ha stupito l'opinione pubblica ed al contempo ha ringalluzzito...]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>concessione,femen,figaro,incitamentoallodio,notredame</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a7bd54d5bae1834cfafcd813e765a127.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le regine della musica leggera</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-regine-della-musica-leggera--61096062</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3400" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3400</a><br /><br />LE REGINE DELLA MUSICA LEGGERA SEMPRE PIU' TRASGRESSIVE, SEMPRE PIU' PERVERSEmdi Roberto Manfredini<br /><br />Il decadimento della cultura pop è indice di una saturazione del mercato della dissoluzione, ormai impossibilitato a uscire dal recinto della trasgressione obbligata in cui si è cacciato: le devianze sessuali e i comportamenti antisociali sdoganati dalle odierne popstar passano quasi inosservati, soppiantandosi a vicenda in una sorta di manierismo porno-soft. Il genere è condannato a ripetere compulsivamente gli stessi modelli di trasgressione, oppure ad alzare il livello fino al parossismo.<br />La gara alla "pornificazione" inizia con Veronica Ciccone, nota a tutti come Madonna. La "Regina del Pop" debutta negli anni '80, quando la rivoluzione sessuale ha esaurito la carica sovversiva e il consolidamento del disordine morale permette la liaison tra marketing e trasgressione. È impossibile valutare questa cantante esclusivamente sotto l'aspetto musicale: la sua influenza sui costumi è incomparabile e, nonostante abbia più volte cercato una legittimazione artistica, non è mai riuscita a emanciparsi dal cattivo gusto e dalla volgarità. Dopo un decennio in bilico tra canzonette commerciali e aspirazioni cantautoriali, nel 1992 Madonna decide di alzare il livello della provocazione con un disco (Erotica) e un album fotografico (Sex) che sanciscono la nascita del "formalismo erotizzante" di cui parlavamo. I critici interpretano questo impasto di sentimentalismo e oscenità come una reazione espressionistica al trionfo dell'Aids sulla rivoluzione sessuale. La stessa Madonna si fa redentrice del pansessualismo e, nell'introduzione a Sex, si scusa di aver immaginato «un mondo perfetto, un mondo senza Aids» e di non aver fatto propaganda all'uso del preservativo.<br />VERONICA CICCONE, L'ESCALATION DELL'OLTRAGGIO<br />Nel corso degli anni '90 la Ciccone (divenuta, nel frattempo, Queen of obscene, regina dell'osceno), tenta ancora di rifarsi un'immagine, presentandosi come madre, benefattrice e cantautrice impegnata. Nell'album Ray of Light (1998) emerge la sua "conversione" alla dottrina della Cabala, rielaborata dal rabbino hollywoodiano Philip Berg: Madonna cercherà di sacralizzare i momenti peggiori della sua carriera con le viete teorie dell'androgino primordiale e della bisessualità divina. Oltre a ciò, la star cavalca anche la moda omosessualista che in quegli anni sta conquistando il monopolio mediatico: l'amore gay, estrapolato dal coté orgiastico nel quale lo aveva relegato, ora è rappresentato dalle due coppie fisse del video di American Pie (2000).<br />Rassegnata all'impossibilità di inseguire le nuove tendenze musicali, nel 2003 Madonna intende confermare il suo ruolo di "patronessa" esibendosi in un intenso bacio saffico con le sue eredi Britney Spears e Christina Aguilera. Questa "prova di forza" segnerà per certi versi il suo oscuramento definitivo: Madonna tenterà ancora di suscitare scalpore inscenando una crocifissione sul palco durante il tour del 2005, ma troverà un pubblico ormai ipnotizzato dalle nuove proposte.<br />Tra le stelle emergenti, la prima a imporsi è Britney Spears (1981). La sua carriera inizia nel 1992 in una trasmissione della Disney. Nel 1999 arriva il successo planetario con la hit Baby One More Time. Col passare degli anni, il suo stile si fa sempre più estremo e i concerti diventano una gara di esibizionismo. Nel 2007 la Spears ha un tracollo e finisce in una clinica di riabilitazione. Un anno dopo, ritorna sulle scene con la volontà di vendicarsi della gogna mediatica. La musica passa in secondo piano rispetto alla necessità di eccitare le ossessioni dei fan: nel video di if U Seek Amy (2008), la cantante inscena la doppia vita di una casalinga anni '50 che la notte organizza orge nella sua villa. Molti critici irridono alla provocazione, descrivendo i tentativi della Spears come grossolane oscenità commerciali. L'ultimo pezzo della popstar, Work Bitch, un inno al materialismo con sfumature sadomaso, è al di sotto di ogni aspettativa: più che alle spiagge di Malibù (dove è stato girato), il video fa pensare a qualche discoteca di provincia dell'est Europa.<br />EROINA DI UNA GENERAZIONE DI ZOMBIE<br />L'altra erede di Madonna, Christina Aguilera (1980), ha una carriera simile a quella della Spears. Nel 1993 partecipa assieme a lei al Mickey Mouse Club; sei anni dopo il primo disco e il trionfo immediato. Il repertorio dell'Aguilera è sicuramente più vasto di quello delle altre popstar: spazia da generi quali rock, rap, soul e concede qualcosa alle radici latino-americane. Eppure, i rari momenti in cui la cantante esprime il proprio potenziale sono oscurati da continui riferimenti sessuali. Questa morbosità grava su tutta la sua carriera: sembra che la diva si trovi a suo agio solo quando interpreta ruoli quali la schiava del sesso o la "dominatrice". Nel video di Not Myself Tonight (2010), ad esempio, si esibisce in pratiche sadomaso estreme su un ritmo algido e oppressivo: le manette, i collari da cane, le museruole e i frustini fanno da corredo al feticismo, al bondage e al sesso di gruppo.<br />Nella pop music contemporanea l'estetica sadomaso è molto diffusa. La sottomissione ai soldi e al sesso viene rappresentata, a seconda del carisma dell'interprete, in maniera esplicita e pacchiana, oppure simbolica e raffinata: quest'ultimo è il caso di Lady Gaga, al secolo Angelina Germanotta (New York, 1986). Anch'essa di origini italiane, rispetto a Madonna descrive un mondo "transumanizzato", nel quale il sesso rappresenta l'apice di una esistenza inautentica e meccanizzata. Secondo la sociologa Camille Paglia, Lady Gaga è «l'eroina di una generazione di zombie», «un androide di plastica», affetto da «una inquietante tendenza alla mutilazione e alla morte». I video della popstar sono carichi di simbologie bizzarre e perturbanti, ispirate alla fantascienza, al surrealismo e all'armamentario paramassonico di Eyes Wide Shut di Kubrick.<br />Al di là della musica, Lady Gaga è riconosciuta soprattutto come paladina dell'orgoglio omosessuale (anche se lei predilige l'androginia asessuata). Nell'estate del 2011, dal palco del gay pride romano, si è esibita in un iperbolico proclama col benestare dell'ambasciatore americano.<br />L'EROTISMO COME POSSESSIONE<br />In contemporanea con la "mostruosa" Lady Gaga, sono apparse altre giovani "sacerdotesse" dello spettacolo. Tra di loro spiccano sicuramente Rihanna e Miley Cyrus. La prima, nata alle Barbados nel 1988, oltrepassa i tipici atteggiamenti provocanti per condurre l'ascoltatore in un tour de force para-iniziatico, affrontando con cinismo temi quali la sottomissione, il suicidio, la possessione, la prostituzione, la tossicodipendenza, lo stupro e - ovviamente - il sadomasochismo. Oltre a ciò, Rihanna associa alla sua immagine simbologie occulte (piramidi, corna, teschi, pentacoli): queste incursioni nel mondo dell'esoterismo hanno evidentemente un ritorno commerciale, se nel video S&amp;M per celia si definisce "Principessa degli Illuminati".<br />La seconda, Miley Cyrus (1992), è recentemente balzata alle cronache per alcune performance trasgressive in diretta tv. Questa nuova vedette è stata plasmata dal manager Larry Rudolph (lo stesso della Spears) per riunire tutte le caratteristiche delle popstar precedenti: oltre ai continui riferimenti pornografici, all'immagine di ex bambina prodigio della Disney che si lascia andare a ogni tipo di trasgressione, alla propaganda in favore dell'omosessualità e della bisessualità, la Cyrus nutre anche velleità artpop - o almeno è quello che i suoi produttori vogliono far credere. Nel video di We Can't Stop compaiono pretenziosi riferimenti ad artisti contemporanei quali Roy Lichtenstein e Damien Hirst. Ciò dimostra che dietro al personaggio c'è un grande investimento da parte dell'industria discografica, probabilmente in attesa del momento in cui, dopo l'ennesima snervante provocazione, sarà possibile alzare il livello.<br />LA FABBRICA DISNEY E IL MERCATO DEGLI ADOLESCENTI<br />A quest'ultimo punto si collega la tendenza da parte dei media a erotizzare il mondo dei pre-adolescenti. Abbiamo visto che molte di queste cantanti provengono dalla "Fabbrica Disney", la quale negli ultimi vent'anni ha incubato gli esempi peggiori per i giovani: oltre a Spears, Aguilera e Cyrus, la lista delle bimbe precoci divenute star softcore è lunghissima (Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Lindsay Lohan, Demi Lovato...).<br />Non sappiamo se questo esito sia pianificato a tavolino per ragioni commerciali, oppure se è il prodotto di una cultura dissociata come quella americana, la cui ideologia puritana permette la convivenza di certi spettacoli con telepredicatori fondamentalisti e "balli della purezza". In ogni caso, l'unica nota positiva di tutto ciò è che la rottura definitiva dell'industria musicale con i modelli tradizionali della borghesia statunitense sta favorendo la nascita di sottoculture che rifiutano l'immaginario di sangue-sesso-soldi per riscoprire forme di espressione più genuine. Negli ultimi anni accade sempre più spesso che alcuni artisti, dopo essere stati travolti da una celebrità effimera, giungano a riscoprire il valore della spiritualità, persino di quella cristiana e cattolica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61096062</guid><pubDate>Fri, 22 Aug 2014 20:25:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61096062/le_regine_della_musica_leggera.mp3" length="11018284" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3400

LE REGINE DELLA MUSICA LEGGERA SEMPRE PIU' TRASGRESSIVE, SEMPRE PIU' PERVERSEmdi Roberto Manfredini

Il decadimento della cultura pop è indice di una saturazione del mercato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3400" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3400</a><br /><br />LE REGINE DELLA MUSICA LEGGERA SEMPRE PIU' TRASGRESSIVE, SEMPRE PIU' PERVERSEmdi Roberto Manfredini<br /><br />Il decadimento della cultura pop è indice di una saturazione del mercato della dissoluzione, ormai impossibilitato a uscire dal recinto della trasgressione obbligata in cui si è cacciato: le devianze sessuali e i comportamenti antisociali sdoganati dalle odierne popstar passano quasi inosservati, soppiantandosi a vicenda in una sorta di manierismo porno-soft. Il genere è condannato a ripetere compulsivamente gli stessi modelli di trasgressione, oppure ad alzare il livello fino al parossismo.<br />La gara alla "pornificazione" inizia con Veronica Ciccone, nota a tutti come Madonna. La "Regina del Pop" debutta negli anni '80, quando la rivoluzione sessuale ha esaurito la carica sovversiva e il consolidamento del disordine morale permette la liaison tra marketing e trasgressione. È impossibile valutare questa cantante esclusivamente sotto l'aspetto musicale: la sua influenza sui costumi è incomparabile e, nonostante abbia più volte cercato una legittimazione artistica, non è mai riuscita a emanciparsi dal cattivo gusto e dalla volgarità. Dopo un decennio in bilico tra canzonette commerciali e aspirazioni cantautoriali, nel 1992 Madonna decide di alzare il livello della provocazione con un disco (Erotica) e un album fotografico (Sex) che sanciscono la nascita del "formalismo erotizzante" di cui parlavamo. I critici interpretano questo impasto di sentimentalismo e oscenità come una reazione espressionistica al trionfo dell'Aids sulla rivoluzione sessuale. La stessa Madonna si fa redentrice del pansessualismo e, nell'introduzione a Sex, si scusa di aver immaginato «un mondo perfetto, un mondo senza Aids» e di non aver fatto propaganda all'uso del preservativo.<br />VERONICA CICCONE, L'ESCALATION DELL'OLTRAGGIO<br />Nel corso degli anni '90 la Ciccone (divenuta, nel frattempo, Queen of obscene, regina dell'osceno), tenta ancora di rifarsi un'immagine, presentandosi come madre, benefattrice e cantautrice impegnata. Nell'album Ray of Light (1998) emerge la sua "conversione" alla dottrina della Cabala, rielaborata dal rabbino hollywoodiano Philip Berg: Madonna cercherà di sacralizzare i momenti peggiori della sua carriera con le viete teorie dell'androgino primordiale e della bisessualità divina. Oltre a ciò, la star cavalca anche la moda omosessualista che in quegli anni sta conquistando il monopolio mediatico: l'amore gay, estrapolato dal coté orgiastico nel quale lo aveva relegato, ora è rappresentato dalle due coppie fisse del video di American Pie (2000).<br />Rassegnata all'impossibilità di inseguire le nuove tendenze musicali, nel 2003 Madonna intende confermare il suo ruolo di "patronessa" esibendosi in un intenso bacio saffico con le sue eredi Britney Spears e Christina Aguilera. Questa "prova di forza" segnerà per certi versi il suo oscuramento definitivo: Madonna tenterà ancora di suscitare scalpore inscenando una crocifissione sul palco durante il tour del 2005, ma troverà un pubblico ormai ipnotizzato dalle nuove proposte.<br />Tra le stelle emergenti, la prima a imporsi è Britney Spears (1981). La sua carriera inizia nel 1992 in una trasmissione della Disney. Nel 1999 arriva il successo planetario con la hit Baby One More Time. Col passare degli anni, il suo stile si fa sempre più estremo e i concerti diventano una gara di esibizionismo. Nel 2007 la Spears ha un tracollo e finisce in una clinica di riabilitazione. Un anno dopo, ritorna sulle scene con la volontà di vendicarsi della gogna mediatica. La musica passa in secondo piano rispetto alla necessità di eccitare le ossessioni dei fan: nel video di if U Seek Amy (2008), la cantante inscena la doppia vita di una casalinga anni '50 che la notte organizza orge nella sua...]]></itunes:summary><itunes:duration>689</itunes:duration><itunes:keywords>americanpie,britneyspears,disney,ladygaga,madonna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4903dff73201ebbd75db8a4d0877154a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sexting: cosa fare come genitori?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sexting-cosa-fare-come-genitori--60793804</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3353" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3353</a><br /><br />SEXTING: COSA FARE COME GENITORI? di Roberta Sciamplicotti<br />Sono pochi gli adulti che sanno cosa sia questo fenomeno, e l'aspetto preoccupante è che il suo uso è in costante aumento tra le nuove generazioni. Si tratta di un esibizionismo on-line che nella maggior parte dei casi inizia come un'attività innocente tra gli adolescenti.<br />Fino a qualche anno fa, i mezzi utilizzati dai giovani fidanzati per dimostrarsi l'affetto erano le lettere d'amore. Con l'evoluzione della tecnologia, le lettere sono state sostituite dalla moda del "sexting", diventata oggi il nuovo modo in cui una coppia "si dimostra affetto", senza tener conto delle conseguenze che può provocare. Oltre a questo, c'è un'altra parte della popolazione giovanile che usa il sexting per divertirsi o anche per ottenere popolarità e accettazione nel proprio gruppo di amici.<br />COS'È IL SEXTING<br />Il termine "sexting" è nato dalla coniugazione delle parole "sex" (sesso) e "texting" (invio di testi) per riferirsi all'invio di immagini di se stessi o di amici in abbigliamento succinto o in pose erotiche attraverso telefoni cellulari, computer con telecamera o altri dispositivi elettronici.<br />Tutto nasce quando gli adolescenti decidono di farsi foto o video con le caratteristiche descritte e le inviano innocentemente a un/a ragazzo/a che vogliono conquistare, confidando nel fatto che il destinatario terrà quelle immagini per sé. La maggior parte delle volte, tuttavia, queste immagini vengono trasmesse da persona a persona fino a proliferare rapidamente in rete, mettendo il protagonista della foto o del video sulla bocca di tutti.<br />Secondo gli esperti, le cause di questo fenomeno vanno dalla mancanza di attenzione familiare al maggiore accesso ai mezzi tecnologici senza il controllo e la guida dei genitori, situazione che mette a rischio i ragazzi che non possiedono il criterio per comprendere cosa implichi andare sul web o inviare con il cellulare foto o video intimi.<br />COSA FARE COME GENITORI?<br />Alcune raccomandazioni per orientare i propri figli di fronte a questa moda:<br />- Formare la loro coscienza sull'importanza del loro corpo e della loro integrità in generale.<br />- Mostrare loro le conseguenze di questo tipo di pratiche.<br />- Promuovere la loro autostima. Un ragazzo o una ragazza con una buona dose di autostima non permetterà che gli/le accada questo.<br />- Insegnare loro l'importanza di non riprodurre o reinviare questo tipo di messaggi nel caso in cui lo ricevano.<br />- Creare un vincolo di fiducia con i figli, di modo che possano comunicare in modo assertivo e per assicurarsi in questo modo che siano i genitori le prime persone contattate nel caso in cui si abbia bisogno di aiuto.<br />- Orientare i figli all'uso responsabile della tecnologia e ai rischi ad essa associati. Se si dà un cellulare a un minorenne, bisogna spiegargli a cosa serve e cosa può fare e cosa non può fare con esso.<br />- Non limitare l'uso della tecnologia. In genere la curiosità, accompagnata dalla restrizione dei genitori, implica che i ragazzi cerchino le informazioni attraverso amici e in modo irresponsabile.<br />- Collocare preferibilmente i computer in luoghi visibili della casa, come i corridoi o il salotto, di modo che i minorenni possano essere controllati dagli adulti e non possano avere troppa "intimità" con il computer.<br />EDUCARE ALL'AMORE<br />Il modo migliore di aver cura dell'integrità dei nostri figli è parlare loro delle ripercussioni che ha il fatto di usare la sessualità come un oggetto di piacere che si utilizza senza tener conto delle conseguenze a breve e medio termine (snaturare il vero senso dell'amore). La sessualità basata sull'amore e sul rispetto deve essere insegnata soprattutto nell'adolescenza, tappa della vita in cui l'affettività può essere vissuta senza freni e in modo poco responsabile. Il compito dei genitori è quello di promuovere una sessualità basata sulla dignità della persona, che non è altro che il rispetto del proprio corpo e dell'altro. La sessualità vissuta in questa prospettiva è un dono di intimità che parte da una donazione totale come nel caso dell'amore vero.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60793804</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2014 20:48:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60793804/sexting_cosa_fare_come_genitori.mp3" length="5501640" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3353

SEXTING: COSA FARE COME GENITORI? di Roberta Sciamplicotti
Sono pochi gli adulti che sanno cosa sia questo fenomeno, e l'aspetto preoccupante è che il suo uso è in costante...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3353" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3353</a><br /><br />SEXTING: COSA FARE COME GENITORI? di Roberta Sciamplicotti<br />Sono pochi gli adulti che sanno cosa sia questo fenomeno, e l'aspetto preoccupante è che il suo uso è in costante aumento tra le nuove generazioni. Si tratta di un esibizionismo on-line che nella maggior parte dei casi inizia come un'attività innocente tra gli adolescenti.<br />Fino a qualche anno fa, i mezzi utilizzati dai giovani fidanzati per dimostrarsi l'affetto erano le lettere d'amore. Con l'evoluzione della tecnologia, le lettere sono state sostituite dalla moda del "sexting", diventata oggi il nuovo modo in cui una coppia "si dimostra affetto", senza tener conto delle conseguenze che può provocare. Oltre a questo, c'è un'altra parte della popolazione giovanile che usa il sexting per divertirsi o anche per ottenere popolarità e accettazione nel proprio gruppo di amici.<br />COS'È IL SEXTING<br />Il termine "sexting" è nato dalla coniugazione delle parole "sex" (sesso) e "texting" (invio di testi) per riferirsi all'invio di immagini di se stessi o di amici in abbigliamento succinto o in pose erotiche attraverso telefoni cellulari, computer con telecamera o altri dispositivi elettronici.<br />Tutto nasce quando gli adolescenti decidono di farsi foto o video con le caratteristiche descritte e le inviano innocentemente a un/a ragazzo/a che vogliono conquistare, confidando nel fatto che il destinatario terrà quelle immagini per sé. La maggior parte delle volte, tuttavia, queste immagini vengono trasmesse da persona a persona fino a proliferare rapidamente in rete, mettendo il protagonista della foto o del video sulla bocca di tutti.<br />Secondo gli esperti, le cause di questo fenomeno vanno dalla mancanza di attenzione familiare al maggiore accesso ai mezzi tecnologici senza il controllo e la guida dei genitori, situazione che mette a rischio i ragazzi che non possiedono il criterio per comprendere cosa implichi andare sul web o inviare con il cellulare foto o video intimi.<br />COSA FARE COME GENITORI?<br />Alcune raccomandazioni per orientare i propri figli di fronte a questa moda:<br />- Formare la loro coscienza sull'importanza del loro corpo e della loro integrità in generale.<br />- Mostrare loro le conseguenze di questo tipo di pratiche.<br />- Promuovere la loro autostima. Un ragazzo o una ragazza con una buona dose di autostima non permetterà che gli/le accada questo.<br />- Insegnare loro l'importanza di non riprodurre o reinviare questo tipo di messaggi nel caso in cui lo ricevano.<br />- Creare un vincolo di fiducia con i figli, di modo che possano comunicare in modo assertivo e per assicurarsi in questo modo che siano i genitori le prime persone contattate nel caso in cui si abbia bisogno di aiuto.<br />- Orientare i figli all'uso responsabile della tecnologia e ai rischi ad essa associati. Se si dà un cellulare a un minorenne, bisogna spiegargli a cosa serve e cosa può fare e cosa non può fare con esso.<br />- Non limitare l'uso della tecnologia. In genere la curiosità, accompagnata dalla restrizione dei genitori, implica che i ragazzi cerchino le informazioni attraverso amici e in modo irresponsabile.<br />- Collocare preferibilmente i computer in luoghi visibili della casa, come i corridoi o il salotto, di modo che i minorenni possano essere controllati dagli adulti e non possano avere troppa "intimità" con il computer.<br />EDUCARE ALL'AMORE<br />Il modo migliore di aver cura dell'integrità dei nostri figli è parlare loro delle ripercussioni che ha il fatto di usare la sessualità come un oggetto di piacere che si utilizza senza tener conto delle conseguenze a breve e medio termine (snaturare il vero senso dell'amore). La sessualità basata sull'amore e sul rispetto deve essere insegnata soprattutto nell'adolescenza, tappa della vita in cui l'affettività...]]></itunes:summary><itunes:duration>344</itunes:duration><itunes:keywords>cellulare,integrità,rischi,sexting,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0d818d2f930dce796cce449849ff124.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amico del clero o amico dei gay</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amico-del-clero-o-amico-dei-gay--60359942</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3293" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3293</a><br /><br />AMICO DEL CLERO O AMICO DEI GAY? di Giano Colli<br />La FACI, "Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia", è una specie di "sindacato dei preti", ovviamente con molte virgolette perché ad esempio non organizza mai nessuno sciopero, né cerca aumenti di stipendio. Più che altro stipula delle convenzioni con dei fornitori per ottenere prezzi scontati. Ad esempio, acquistando un'auto Fiat i tesserati godono di uno sconto dell'1%. Ovviamente pagando negli anni la tessera, questi benefici vengono praticamente restituiti attraverso il pagamento della tessera annuale.<br />Ora è accaduto che nel numero di maggio 2014 della rivista "L'amico del Clero", che viene inviata appunto ai sacerdoti iscritti alla FACI, ci fosse nell'ultima pagina la recensione di un libro a dir poco, scandaloso. Per inquadrare la questione è da notare che normalmente questa rivista parla dell'attività del Papa, dei suoi discorsi, di fatti riguardanti l'attualità ecclesiale, nonché di aggiornamenti giuridici e fiscali che interessano i parroci e tutto ciò che gravita intorno alle parrocchie. Solo raramente ci sono recensioni di libri. Eppure questo numero de "L'amico del Clero" riporta un articolo di due pagine con foto della copertina del libro "Sei come sei" di Melania Mazzucco.<br />Per chi non lo sapesse, questo libro è stato al centro di numerose polemiche viste le oscenità di cui parla. Il romanzo narra infatti la vicenda di una ragazza, "figlia" di una coppia composta da due uomini. Ovviamente per averla hanno comprato un ovulo ed affittato l'utero di una donna. Già questo basterebbe per far gridare allo scandalo, ma per non lasciare nulla all'immaginazione, questo libro contiene la descrizione minuziosa di scene erotiche, ad esempio, di sesso orale tra maschi. Si capisce quindi perché abbia suscitato tante polemiche a livello nazionale quando in un liceo di Roma questo libro è stato imposto agli studenti per la lettura (per approfondire questa vicenda e per leggere una pagina tratta dal libro affinché ciascuno possa giudicare da sé, clicca qui!).<br />Ora, a questa triste vicenda, la rivista "L'amico del Clero" aggiunge un altro tassello. L'autrice della recensione, una certa Anna Bertini, descrive la trama del libro per circa metà dell'articolo. Poi passa a commentarlo senza però alcun giudizio morale sulla vicenda narrata o sull'opportunità di simili romanzi. Pone soltanto alcune riserve alla trama del romanzo definendola "incompiuta" perché "l'autrice mette sul piatto tante situazioni, che paiono però non concludersi". Ora, con tutto il rispetto, resta da capire se si possa lamentare solo l'incompiutezza o non piuttosto la voglia di normalizzare ciò che normale non sarà mai in quanto contro natura. Rapporti omosessuali, adozioni da parte di gay, vendita di ovuli, uteri in affitto: di tutto questo parla il romanzo tentando di farli entrare nell'immaginario collettivo, soprattutto per i giovani a cui questo è diretto. Qui sta il problema del libro, non la sua presunta "incompiutezza"...<br />Poi l'articolo prosegue: "l'autrice, invece di scavare dentro l'abbandono, la rabbia, la colpa, la genitorialità... cerca di descrivere un tipo di famiglia che forse non siamo ancora in grado di capire". Ora viene da chiedersi: quale sarebbe il tipo di famiglia che forse non siamo ancora in grado di capire? Pseudo "famiglie" formate da due uomini che affittano uteri per poter avere bambini? Donne che vendono ovuli e affittano uteri per disperazione? Quale sarebbe il tipo di famiglia che, per ora, "non siamo in grado di capire"? Forse un domani capiremo e allora tutto questo sarà normale? Anche noi poveri retrogradi lo capiremo, ma solo tra qualche anno?<br />L'auspicio dell'articolo è soltanto questo: "Speriamo almeno che il padre, anche se illegittimo, rimanga". Ci si riferisce al fatto che il compagno del padre naturale una volta che lui è morto, non potendo avere in affidamento la figlia del compagno (che cattive queste leggi che non lo permettono, pare suggerire l'autrice), sceglie di andare a "vivere sull'Appennino troncando ogni rapporto". Ma come? L'unica cosa desiderabile dopo la lettura del libro è che si ricomponga il quadro familiare felice? Fa nulla che questa "famiglia" dovrebbe essere composta non da padre, madre e figlia, ma da una bambina e dal compagno del padre defunto (che ha fatto una fecondazione artificiale con una donna pagata per questo e sempre pagando ha ottenuto un utero in affitto)? E questo sarebbe ciò che ci si aspetta per un desiderabile lieto fine?<br />Paradossale infine è come l'articolo si conclude dando la sua approvazione al romanzo: "Il libro è bello ed è onesto"! Ora mi chiedo: ma questa rivista per sacerdoti cosa vuole? Che dopo il liceo di Roma questo libro sia promosso anche nelle parrocchie? Magari che sia letto durante le ore di catechismo in modo da far "digerire" prima possibile ai bambini questi nuovi modelli di "famiglia"?<br />Va bene (si fa per dire) che il romanzo sia pubblicato nonostante sia evidentemente contrario alla decenza, va bene (si fa per dire) che in un liceo si obblighi gli studenti a leggerlo, ma ora che anche le riviste per sacerdoti si lancino in una pubblicità così spudorata per simili oscenità, ci pare davvero troppo. Possibile che non si possa far nulla per impedirlo? Nessun vescovo ha nulla da dire?<br />Eppure Papa Francesco l'11 aprile 2014 nell'incontro con l'Ufficio Internazionale Cattolico dell'Infanzia ha detto chiaramente: "Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all'educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio!".<br />Da parte nostra porremo sempre attenzione a questi fatti che possono sembrare piccoli, ma che fanno capire il momento tremendo di sbandamento che stiamo vivendo nella Chiesa e nel mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60359942</guid><pubDate>Fri, 13 Jun 2014 11:59:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60359942/amico_del_clero_o_amico_dei_gay.mp3" length="7749843" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3293

AMICO DEL CLERO O AMICO DEI GAY? di Giano Colli
La FACI, "Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia", è una specie di "sindacato dei preti", ovviamente con molte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3293" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3293</a><br /><br />AMICO DEL CLERO O AMICO DEI GAY? di Giano Colli<br />La FACI, "Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia", è una specie di "sindacato dei preti", ovviamente con molte virgolette perché ad esempio non organizza mai nessuno sciopero, né cerca aumenti di stipendio. Più che altro stipula delle convenzioni con dei fornitori per ottenere prezzi scontati. Ad esempio, acquistando un'auto Fiat i tesserati godono di uno sconto dell'1%. Ovviamente pagando negli anni la tessera, questi benefici vengono praticamente restituiti attraverso il pagamento della tessera annuale.<br />Ora è accaduto che nel numero di maggio 2014 della rivista "L'amico del Clero", che viene inviata appunto ai sacerdoti iscritti alla FACI, ci fosse nell'ultima pagina la recensione di un libro a dir poco, scandaloso. Per inquadrare la questione è da notare che normalmente questa rivista parla dell'attività del Papa, dei suoi discorsi, di fatti riguardanti l'attualità ecclesiale, nonché di aggiornamenti giuridici e fiscali che interessano i parroci e tutto ciò che gravita intorno alle parrocchie. Solo raramente ci sono recensioni di libri. Eppure questo numero de "L'amico del Clero" riporta un articolo di due pagine con foto della copertina del libro "Sei come sei" di Melania Mazzucco.<br />Per chi non lo sapesse, questo libro è stato al centro di numerose polemiche viste le oscenità di cui parla. Il romanzo narra infatti la vicenda di una ragazza, "figlia" di una coppia composta da due uomini. Ovviamente per averla hanno comprato un ovulo ed affittato l'utero di una donna. Già questo basterebbe per far gridare allo scandalo, ma per non lasciare nulla all'immaginazione, questo libro contiene la descrizione minuziosa di scene erotiche, ad esempio, di sesso orale tra maschi. Si capisce quindi perché abbia suscitato tante polemiche a livello nazionale quando in un liceo di Roma questo libro è stato imposto agli studenti per la lettura (per approfondire questa vicenda e per leggere una pagina tratta dal libro affinché ciascuno possa giudicare da sé, clicca qui!).<br />Ora, a questa triste vicenda, la rivista "L'amico del Clero" aggiunge un altro tassello. L'autrice della recensione, una certa Anna Bertini, descrive la trama del libro per circa metà dell'articolo. Poi passa a commentarlo senza però alcun giudizio morale sulla vicenda narrata o sull'opportunità di simili romanzi. Pone soltanto alcune riserve alla trama del romanzo definendola "incompiuta" perché "l'autrice mette sul piatto tante situazioni, che paiono però non concludersi". Ora, con tutto il rispetto, resta da capire se si possa lamentare solo l'incompiutezza o non piuttosto la voglia di normalizzare ciò che normale non sarà mai in quanto contro natura. Rapporti omosessuali, adozioni da parte di gay, vendita di ovuli, uteri in affitto: di tutto questo parla il romanzo tentando di farli entrare nell'immaginario collettivo, soprattutto per i giovani a cui questo è diretto. Qui sta il problema del libro, non la sua presunta "incompiutezza"...<br />Poi l'articolo prosegue: "l'autrice, invece di scavare dentro l'abbandono, la rabbia, la colpa, la genitorialità... cerca di descrivere un tipo di famiglia che forse non siamo ancora in grado di capire". Ora viene da chiedersi: quale sarebbe il tipo di famiglia che forse non siamo ancora in grado di capire? Pseudo "famiglie" formate da due uomini che affittano uteri per poter avere bambini? Donne che vendono ovuli e affittano uteri per disperazione? Quale sarebbe il tipo di famiglia che, per ora, "non siamo in grado di capire"? Forse un domani capiremo e allora tutto questo sarà normale? Anche noi poveri retrogradi lo capiremo, ma solo tra qualche anno?<br />L'auspicio dell'articolo è soltanto questo: "Speriamo almeno che il padre, anche se illegittimo, rimanga". Ci...]]></itunes:summary><itunes:duration>485</itunes:duration><itunes:keywords>amicodelclero,clero,faci,modellidifamiglia,parrocchie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/16bfe38783bbdaa3504a6a87cd32141a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rispetto umano, la piaga morale di troppi cristiani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rispetto-umano-la-piaga-morale-di-troppi-cristiani--59930230</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3240" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3240</a><br /><br />RISPETTO UMANO, LA PIAGA MORALE DI TROPPI CRISTIANI<br />Il rispetto umano, nell'uso comune, è un dovere che si esplica nei confronti dei nostri simili. Purtroppo, il rispetto che si dà al prossimo non viene dato alla Parola di Dio. Infatti, tanti, che si mostrano tiepidi nella testimonianza di fede, sono più rispettosi delle argomentazioni altrui che della Parola del Signore. Non è questo, però, l'oggetto della presente riflessione. Il nostro intento è quello di sottolineare la forza e l'efficacia che il rispetto umano esercita nel campo della fede, il cui influsso induce tanti cattolici a vergognarsi di essere tali ed a trascurare i doveri religiosi, contrariamente ai seguaci di altre credenze che, senza alcuna difficoltà, testimoniano apertamente il loro credo. Il rispetto umano, in sostanza, è un moto pernicioso del nostro interno che affiora quando è richiesta la manifestazione spontanea delle proprie convinzioni religiose, represse per vergogna o per timore di darne testimonianza.<br />IL CRISTIANO NON DEVE AVER TIMORE A MANIFESTARE LA SOTTOMISSIONE A CRISTO<br />Chi esercita una qualsiasi professione non si vergogna di esercitarla in pubblico o in privato. Se il cristiano ha ben radicato il senso della fede, non deve aver timore a manifestare, con atti esteriori, la sottomissione a Cristo. La vergogna ed il timore scaturiscono dalle disposizioni interne poco propense a recepire tutta l'efficacia della Verità che Gesù ha trasmesso alla Chiesa. Solo la Chiesa, infatti, può dare ai suoi figli i mezzi per superare le tentazioni che si rivelano particolarmente insidiose per coloro che hanno fragili convinzioni e carenti disposizioni a testimoniare la Parola del Vangelo.<br />La necessità di conseguire il fine ultimo della vita induce a tenere nella debita considerazione il principio Divino secondo cui la Chiesa cattolica è Maestra infallibile e guida sicura delle anime. Questa realtà soprannaturale, se debolmente recepita, non è in grado di potenziare la volontà di tanti battezzati, poco propensi a valorizzare i beni dell'anima, anche con la testimonianza forte e coraggiosa. Oggi non si denigra la Chiesa come avveniva un tempo; il mondo moderno si disinteressa di Dio o irride la pietà di tanti cristiani, che si accostano ai Sacramenti e si mostrano ossequiosi dei doveri religiosi. La derisione nell'essere considerati seguaci di Cristo rende alcuni fedeli timidi e timorosi, malgrado abbiano la certezza di possedere la fede.<br />Lo scopo del demonio è quello di condurre dalla vergogna all'indifferenza, per poi passare alla repulsione, all'ostilità e al disprezzo per le cose di Chiesa. Vergognarsi della religione vuol dire vergognarsi anche del suo Fondatore; in questo modo tanti cristiani perdono anche la cognizione del bene e del male, del lecito e dell'illecito. Non va sottovalutata l'ostilità che il laicismo riversa sulla spiritualità dei fedeli i quali, spesse volte, vengono dissuasi dal compiere il loro dovere di cristiani.<br />SERVIRE IL SIGNORE SIGNIFICA AFFRONTARE SOFFERENZE E PERSECUZIONI<br />Tra i più giovani, molti sono insidiati nella fede ed istigati ad abbandonarla; alcuni temono di esser additati come seguaci di Cristo. Le odierne aggregazioni culturali e scientifiche contrariano con ogni mezzo i convincimenti morali e le aspettative soprannaturali dei credenti, insistentemente forviati dai valori mistici che propongono la vita di perfezione. È ammirevole lo sforzo degli intellettuali cattolici i quali denunciano i pericoli che insidiano l'innocenza, il pudore, l'onestà, la fede dei battezzati il motivo per cui Dio ci ha creato è quello di amarLo, servirLo. Servire il Signore significa affrontare sofferenze e persecuzioni in vista della gloria futura. Tanti nel corso dei secoli hanno patito sofferenze per aver perseverato nella fedeltà a Dio. Le derisioni e le beffe non devono condizionare la nostra fede. Anzi, bisogna essere pronti a sostenere anche le persecuzioni e ad offrire la vita per amore di Gesù. Le contrarietà e le afflizioni provano che siamo nella verità, nel bene e nell'unione con Lui.<br />Nota di BastaBugie: seguono alcune considerazioni di P. Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell'Immacolata, tratte da "Maggio, mese di Maria", Casa Mariana Editrice, Roma 2003. Infine abbiamo aggiunto un esame di coscienza circa il rispetto umano.<br />IL RISPETTO UMANO<br />Il rispetto umano è una piaga della vita cristiana. Ed è una piaga di molti, di troppi cristiani.<br />Dove si vede Dio offeso, Gesù oltraggiato, la Madonna e i santi maltrattati, bisognerebbe vedere i cristiani coraggiosi e coerenti che fanno muro di difesa e di onore alla loro Fede.<br />Invece, quanto coniglismo e quanta viltà di animo! Addirittura, quanto sforzo di nascondersi fra gli stessi nemici della Fede, per paura di essere scoperti e segnati a dito!<br />È vero che oggi, in questo mondo corrotto, in questa società scandalosa e beffarda, dominata dall'ateismo più animalesco che si possa concepire, occorre davvero gran coraggio per essere coerenti.<br />Ma non è forse questo un motivo in più perché i cristiani, lungi dal nascondersi, si facciano avanti a testimoniare con energia la loro fede «che vince il mondo» (Gv 5,4)?<br />Coloro che si vergognano, che hanno paura di apparire come veri cristiani, hanno più le vesti da vili traditori che da discepoli di Cristo.<br />Contro costoro c'è la parola tagliente e terribile di Gesù: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38).<br />«PESCATORI E PESCATRICI»<br />Nella lotta contro il protestantesimo che rovinava la fede di tanti cristiani con le sue eresie dottrinali e morali, san Carlo Borromeo volle istituire grandi scuole di catechismo e di istruzione religiosa per il popolo. Ebbe bisogno di cristiani laici coraggiosi. Li trovò, uomini e donne. Li divise nei due gruppi dei «pescatori» e delle «pescatrici», e organizzò i giri apostolici per le case, per le strade, per i campi. Era uno spettacolo di vera fede vedere questi cristiani coraggiosi all'opera per testimoniare Gesù Cristo e annunciare il suo Vangelo puro, senza errori.<br />Ogni cristiano dovrebbe far suo, con fierezza, il grido di san Paolo: «Non mi vergogno del Vangelo» (Rm 1,16). Dovunque. In casa o fuori. Negli uffici o nelle scuole. Tra gli amici e tra i nemici. «I veri cristiani – diceva san Gregorio Magno – sanno morire, ma non transigere». E dovrebbe bastare il ricordo dei gloriosi martiri, sempre vivi nella Chiesa celeste e terrestre. La loro gloria conferma luminosamente la parola di Gesù: «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,35).<br />SI VERGOGNANO...<br />Che cosa dire, adesso, di molti cristiani che per rispetto umano mancano persino ai loro doveri fondamentali?<br />Si vergognano di farsi il segno di croce e di recitare qualche preghiera mattino e sera, o prima dei pasti.<br />Si vergognano di entrare in una chiesa a pregare, di avere la corona e di recitare il Rosario, di salutare un'immagine sacra nelle edicole.<br />Si vergognano di andare a Messa. Si vergognano di confessarsi. Si vergognano di ricevere la Santa Comunione.<br />Si vergognano di riprendere chi bestemmia o profana cose sacre. Addirittura, alcuni arrivano a vergognarsi di... non bestemmiare!<br />Si vergognano di difendere la loro fede dagli attacchi e dagli insulti dei nemici; e magari si vergognano di essere considerati ancora cristiani... Si vergognano di non leggere stampe per sporcaccioni, di non vedere cinema immondi, di non seguire le nuove mode invereconde.<br />Si vergognano di rimproverare chi dà scandalo, chi offende e dileggia la morale evangelica. Arrivano a vergognarsi di opporsi all'aborto, al divorzio, alla pillola contro la vita umana. Si vergognano, si vergognano... Pare che non sappiano fare altro!<br />CHI NON SI VERGOGNA<br />Ancora giovanetto, san Bernardino da Siena fu invitato una volta da uno zio a casa sua. Andò, ma vi trovò anche altre persone che nella conversazione con facilità parlavano scorrettamente. Pronto e risoluto, san Bernardino disse allo zio: «O questi signori cambiano modo di parlare, o io me ne vado via!». Lo zio avvertì gli ospiti, e il linguaggio non fu più scorretto.<br />Ma dovunque si trovava, san Bernardino non solo non aveva neppure l'ombra del rispetto umano, ma era lui che incuteva rispetto a tutti. Anche i suoi compagni lo sapevano bene, e se talvolta si lasciavano andare a qualche discorso non corretto al solo veder arrivare san Bernardino, dicevano fra loro: «Smettiamo, arriva Bernardino».<br />San Giuseppe Moscati, ugualmente, fu un cristiano pieno di luce ed esercitava un fascino indescrivibile con la testimonianza della sua fede viva. Chi voleva, poteva vederlo ogni mattina fermo e raccolto in chiesa per due ore di preghiera. Sulla cattedra, prima di iniziare l'insegnamento, esortava sempre gli studenti a innalzare la mente al «Signore Dio delle scienze» (1 Sam 2,3). Non appena suonava l'Angelus, interrompeva ogni discorso e anche la visita medica, invitando tutti i presenti a recitare con lui l'Angelus.<br />Quale forza e trasparenza di fede vissuta in lui! Altro che i meschini rispetti umani della nostra fede da vili complessati...<br />NON VERGOGNARSI DI LEI<br />«Fammi degno di lodarti, o Vergine Santa!».<br />Contro ogni rispetto umano, contro ogni paura o viltà, debbo e voglio lodare la Madonna, che è mia Madre.<br />Non solo non mi vergognerò di Lei, ma voglio difenderla e glorificarla, voglio amarla e farla amare, dovunque,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59930230</guid><pubDate>Fri, 02 May 2014 19:14:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59930230/rispetto_umano_la_piaga_morale_di_troppi_cristiani.mp3" length="13986899" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3240

RISPETTO UMANO, LA PIAGA MORALE DI TROPPI CRISTIANI
Il rispetto umano, nell'uso comune, è un dovere che si esplica nei confronti dei nostri simili. Purtroppo, il rispetto che si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3240" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3240</a><br /><br />RISPETTO UMANO, LA PIAGA MORALE DI TROPPI CRISTIANI<br />Il rispetto umano, nell'uso comune, è un dovere che si esplica nei confronti dei nostri simili. Purtroppo, il rispetto che si dà al prossimo non viene dato alla Parola di Dio. Infatti, tanti, che si mostrano tiepidi nella testimonianza di fede, sono più rispettosi delle argomentazioni altrui che della Parola del Signore. Non è questo, però, l'oggetto della presente riflessione. Il nostro intento è quello di sottolineare la forza e l'efficacia che il rispetto umano esercita nel campo della fede, il cui influsso induce tanti cattolici a vergognarsi di essere tali ed a trascurare i doveri religiosi, contrariamente ai seguaci di altre credenze che, senza alcuna difficoltà, testimoniano apertamente il loro credo. Il rispetto umano, in sostanza, è un moto pernicioso del nostro interno che affiora quando è richiesta la manifestazione spontanea delle proprie convinzioni religiose, represse per vergogna o per timore di darne testimonianza.<br />IL CRISTIANO NON DEVE AVER TIMORE A MANIFESTARE LA SOTTOMISSIONE A CRISTO<br />Chi esercita una qualsiasi professione non si vergogna di esercitarla in pubblico o in privato. Se il cristiano ha ben radicato il senso della fede, non deve aver timore a manifestare, con atti esteriori, la sottomissione a Cristo. La vergogna ed il timore scaturiscono dalle disposizioni interne poco propense a recepire tutta l'efficacia della Verità che Gesù ha trasmesso alla Chiesa. Solo la Chiesa, infatti, può dare ai suoi figli i mezzi per superare le tentazioni che si rivelano particolarmente insidiose per coloro che hanno fragili convinzioni e carenti disposizioni a testimoniare la Parola del Vangelo.<br />La necessità di conseguire il fine ultimo della vita induce a tenere nella debita considerazione il principio Divino secondo cui la Chiesa cattolica è Maestra infallibile e guida sicura delle anime. Questa realtà soprannaturale, se debolmente recepita, non è in grado di potenziare la volontà di tanti battezzati, poco propensi a valorizzare i beni dell'anima, anche con la testimonianza forte e coraggiosa. Oggi non si denigra la Chiesa come avveniva un tempo; il mondo moderno si disinteressa di Dio o irride la pietà di tanti cristiani, che si accostano ai Sacramenti e si mostrano ossequiosi dei doveri religiosi. La derisione nell'essere considerati seguaci di Cristo rende alcuni fedeli timidi e timorosi, malgrado abbiano la certezza di possedere la fede.<br />Lo scopo del demonio è quello di condurre dalla vergogna all'indifferenza, per poi passare alla repulsione, all'ostilità e al disprezzo per le cose di Chiesa. Vergognarsi della religione vuol dire vergognarsi anche del suo Fondatore; in questo modo tanti cristiani perdono anche la cognizione del bene e del male, del lecito e dell'illecito. Non va sottovalutata l'ostilità che il laicismo riversa sulla spiritualità dei fedeli i quali, spesse volte, vengono dissuasi dal compiere il loro dovere di cristiani.<br />SERVIRE IL SIGNORE SIGNIFICA AFFRONTARE SOFFERENZE E PERSECUZIONI<br />Tra i più giovani, molti sono insidiati nella fede ed istigati ad abbandonarla; alcuni temono di esser additati come seguaci di Cristo. Le odierne aggregazioni culturali e scientifiche contrariano con ogni mezzo i convincimenti morali e le aspettative soprannaturali dei credenti, insistentemente forviati dai valori mistici che propongono la vita di perfezione. È ammirevole lo sforzo degli intellettuali cattolici i quali denunciano i pericoli che insidiano l'innocenza, il pudore, l'onestà, la fede dei battezzati il motivo per cui Dio ci ha creato è quello di amarLo, servirLo. Servire il Signore significa affrontare sofferenze e persecuzioni in vista della gloria futura. Tanti nel corso dei secoli hanno patito sofferenze per aver...]]></itunes:summary><itunes:duration>875</itunes:duration><itunes:keywords>doverireligiosi,pescatori,rispettoumano,sivergognano,sottomissione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4d45de516cb60756261d4f694f9a6a5b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le opere di misericordia spirituale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-opere-di-misericordia-spirituale--59374833</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166</a><br /><br />LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE di Giacomo Biffi<br />Vorrei confidare qualche mio sparso pensiero sull'elenco delle così dette "opere di misericordia spirituale", che mi pare oggi il più sbiadito nella coscienza comune. Come giacciono nei vecchi catechismi, scritti quando ancora si chiamavano ingenuamente le cose con il loro nome, ci appaiono un po' ruvide e spigolose. Forse perché la nostra anima, per così dire, si è fatta più delicata e irritabile.<br />Rileggiamole (ci permettiamo di invertire l'ordine tradizionale delle prime due opere, sulla scorta del Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2447, per facilitare la logica del discorso):<br />1. Istruire gli ignoranti<br />2. Consigliare i dubbiosi<br />3. Ammonire i peccatori<br />4. Consolare gli afflitti<br />5. Perdonare le offese<br />6. Sopportare pazientemente le persone moleste<br />7. Pregare Dio per i vivi e per i morti<br />TUTTI DESTINATARI<br />A differenza delle opere di misericordia corporale, dove (di solito, se non sempre) chi dà da mangiare non è affamato e chi patisce la fame non è in condizioni di dar da mangiare, qui il benefattore e il beneficiario non sono adeguatamente distinti. Anzi è buona regola non distinguerli affatto: di queste "opere" siamo tutti destinatari. E' bene quindi che ciascuno di noi si consideri al tempo stesso "istruttore" e "ignorante", saggio consigliere e dubbioso, paladino della giustizia e peccatore, capace di consolare e desideroso di consolazione, chiamato a perdonare le offese e offensore, deciso ad aver pazienza e sempre sul punto di farla perdere agli altri, intercessore a favore di tutti presso Dio e bisognoso della preghiera fraterna di tutti. Solo mantenendoci in quest'ottica possiamo sperare di intraprendere un esame fruttuoso delle "opere" che ci vengono raccomandate.<br />I NOSTRI COMPITI PROPRI<br />Il discorso sulle "opere di misericordia spirituale" assume poi una rilevanza e un'attualità eccezionale, se è volto a chiarire quale sia l'indole propria della solidarietà che la Chiesa come tale deve esercitare nei confronti dell'umanità. Nessun dubbio che l'amore cristiano, suscitato e sorretto dall'Eucaristia, debba esprimersi anche nell'offrire ai più sfortunati, per quel che è possibile, un apporto valido perché risolvano positivamente i loro problemi esistenziali primari e possono godere di uno stato conforme alla loro dignità di persone. Guai se la Chiesa lo dimenticasse. Ma guai se riducesse a questo la sua azione nel mondo. Guai a noi se a poco a poco finissimo col pensare alla Sposa di Cristo come a una sorta di ente assistenziale o come a un surrogato e a un coadiuvante della Croce Rossa Internazionale. Il pericolo di questo inconscio travisamento non è oggi irreale, favorito com'è dagli interessi delle potenze mondane e anche dalla nostra preoccupazione di essere un poco accettati dalla cultura dominante. Certamente la comunità cristiana va continuamente spronata alla generosità anche in questi settori: è la parola stessa di Gesù ad ammonirci in tal senso (cfr. Mt 25,31-46). Ma di fronte alla sempre soverchiante miseria umana, non deve nutrire complessi di colpa non pertinenti. Va detto con molta chiarezza che direttamente e per sé non tocca a noi risolvere alla radice i problemi sociali: sarebbe integralismo pensarlo, sarebbe addirittura il tentativo illegittimo di affiancarsi alla società civile, pretendendone gli stessi compiti statutari e le stesse responsabilità. Alla comunità cristiana tocca - ed è dovere amplissimo ed esigentissimo - l'impegno di tradurre ogni giorno la sua fede, secondo quanto in concreto le è dato, in un'azione di carità che raggiunge i fratelli in ogni loro situazione e in ogni loro effettiva necessità. Sotto questo profilo, l'indugiare un poco sulle così dette "opere di misericordia spirituale" sarà forse di qualche utilità a mantenere nel giusto equilibrio la nostra visione della presenza operativa dei cristiani e anzi ricordare ciò che è in maniera più immediata, inerente alla missione della Chiesa nel mondo.<br />1) ISTRUIRE GLI IGNORANTI<br />Ignorante non vuol dire senza cultura e senza erudizione. Ignorante è chi non conosce proprio le cose che più dovrebbe conoscere, e può essere anche un professore universitario o un famoso scrittore. Si evoca qui la strana condizione dell'uomo, e specialmente dell'uomo di oggi, che sa tutto tranne le cose che contano, che conduce a termine le indagini più complicate ed è muto davanti alle domande fondamentali e più semplici, che è in grado di andare a raccogliere i sassi della luna e non può dirsi che cosa è venuto a fare sulla terra. Ignorare quale sia il significato del nostro stesso vivere; ignorare quale sia il destino che alla fine ci aspetta; ignorare se la nostra venuta all'esistenza abbia come premessa e come ragione un disegno d'amore oppure una casualità cieca: questa è la notte assurda che implora oggettivamente di essere rischiarata. Il primo e più grande atto di carità che possa essere compiuto verso l'uomo è quello di dirgli le cose come stanno. Che vuol dire anche svelargli la sua autentica identità. Questa è la prima misericordia che la Chiesa esercita - deve esercitare - nei confronti della famiglia umana: l'annuncio instancabile della verità. La salvezza dei nostri fratelli direttamente e per sè non sarà tanto il frutto della nostra affabile capacità di ascolto e di dialogo (cosa importante però e da non trascurare), ma della verità divina proclamata senza scolorimenti e senza mutilazioni. Gesù ha connesso il dono della sua carne e del suo sangue con l'accoglienza della sua parola, anche di quella più difficile da accettare. Il discorso eucaristico di Cafarnao provoca, più di ogni altro nel Vangelo, il rifiuto di molti: "Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?" (Gv 6,60). Ma il Signore non ritiene che in questo campo si possano dare sconti agevolanti: "Forse anche voi volete andarvene? Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (Gv 6, 67-69).<br />2) CONSIGLIARE I DUBBIOSI<br />Le esitazioni, le perplessità, le titubanze sono dell'uomo normale; il quale, quanto più è perspicace nelle valutazioni e nell'analisi, tanto più si sperimenta insicuro nelle decisioni. Gli irriflessivi e gli ottusi invece sanno di solito subito che cosa fare. D'altra parte vivere significa agire, e agire significa superare le incertezze. Sicché talvolta un parere sensato dato a un amico, che lo aiuti a risolversi per il meglio, rappresenta spesso un regalo davvero prezioso. I pareri però è meglio darli quando vengono richiesti, se no, servono solo a guastare delle amicizie. E anche quando si è interpellati, è opportuno (se lo si può fare senza andare contro coscienza) offrire i consigli che il richiedente si aspetta di ricevere, diversamente egli si convincerà di non essere stato capito o avrà qualche dubbio sulla saggezza del consigliere. Ma quando si tratta delle questioni fondamentali dell'esistenza, il superamento del dubbio è un'esigenza intrinseca alla funzione salvifica della verità. E' grande carità ricordare questo principio alla cultura contemporanea. Noi viviamo in una società che sembra privilegiare il dubbio: secondo qualcuno esso sarebbe il segno di una mente libera e aperta a tutti i valori, mentre le certezze (e in particolare le certezze di fede) esprimerebbero angustia, dogmatismo, intolleranza, chiusura al dialogo. Se però si fa un po' di attenzione, non è difficile rendersi conto che quanti colpevolizzano l'indubitabilità dei credenti, hanno sempre essi stessi delle convinzioni che ritengono indiscutibili. Sicché ci si avvede che non si tratta tanto di critica ragionata delle certezze come tali, quanto di insofferenza verso le certezze altrui. Le certezze cristiane poi hanno migliori probabilità di essere dei valori oggettivi e non delle pure ostinazioni, se chi le ospita nel suo animo le percepisce e si sforza di possederle non tanto come idee sue proprie, ma come piena e personale comunione con la luce indefettibile che alla Chiesa è stata donata dallo Spirito di verità e resta patrimonio inalienabile della Sposa di Cristo lungo tutti i secoli della sua storia. Abbiamo una sola vita da vivere: è indispensabile, per non rischiare di sciuparla, rinvenire dei punti fermi in mezzo alla varietà e alla volubilità delle opinioni. Abbiamo una sola vita da vivere: non possiamo aggrapparla a dei punti interrogativi. Il saper offrire all'uomo disorientato la base di certezze indubitabili è la seconda misericordia della Chiesa.<br />3) AMMONIRE I PECCATORI<br />Il peccato agli occhi della fede, è la peggior disgrazia che possa capitarci. Dare una mano al fratello perché se ne liberi, significa volergli bene davvero. "Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore - scrive l'apostolo Giacomo - salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc 5,20). E la Lettera ai Galati: "Quando uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso per non cadere anche tu in tentazione" (Gal 6,1). La correzione fraterna è però iniziativa delicata e non priva di rischi. Non bisogna mai perdere di vista la pungente parola del Signore: "Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave?" (Mt 7,4).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59374833</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2014 20:38:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59374833/le_opere_di_misericordia_spirituale.mp3" length="22690679" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166

LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE di Giacomo Biffi
Vorrei confidare qualche mio sparso pensiero sull'elenco delle così dette "opere di misericordia spirituale", che mi pare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166</a><br /><br />LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE di Giacomo Biffi<br />Vorrei confidare qualche mio sparso pensiero sull'elenco delle così dette "opere di misericordia spirituale", che mi pare oggi il più sbiadito nella coscienza comune. Come giacciono nei vecchi catechismi, scritti quando ancora si chiamavano ingenuamente le cose con il loro nome, ci appaiono un po' ruvide e spigolose. Forse perché la nostra anima, per così dire, si è fatta più delicata e irritabile.<br />Rileggiamole (ci permettiamo di invertire l'ordine tradizionale delle prime due opere, sulla scorta del Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2447, per facilitare la logica del discorso):<br />1. Istruire gli ignoranti<br />2. Consigliare i dubbiosi<br />3. Ammonire i peccatori<br />4. Consolare gli afflitti<br />5. Perdonare le offese<br />6. Sopportare pazientemente le persone moleste<br />7. Pregare Dio per i vivi e per i morti<br />TUTTI DESTINATARI<br />A differenza delle opere di misericordia corporale, dove (di solito, se non sempre) chi dà da mangiare non è affamato e chi patisce la fame non è in condizioni di dar da mangiare, qui il benefattore e il beneficiario non sono adeguatamente distinti. Anzi è buona regola non distinguerli affatto: di queste "opere" siamo tutti destinatari. E' bene quindi che ciascuno di noi si consideri al tempo stesso "istruttore" e "ignorante", saggio consigliere e dubbioso, paladino della giustizia e peccatore, capace di consolare e desideroso di consolazione, chiamato a perdonare le offese e offensore, deciso ad aver pazienza e sempre sul punto di farla perdere agli altri, intercessore a favore di tutti presso Dio e bisognoso della preghiera fraterna di tutti. Solo mantenendoci in quest'ottica possiamo sperare di intraprendere un esame fruttuoso delle "opere" che ci vengono raccomandate.<br />I NOSTRI COMPITI PROPRI<br />Il discorso sulle "opere di misericordia spirituale" assume poi una rilevanza e un'attualità eccezionale, se è volto a chiarire quale sia l'indole propria della solidarietà che la Chiesa come tale deve esercitare nei confronti dell'umanità. Nessun dubbio che l'amore cristiano, suscitato e sorretto dall'Eucaristia, debba esprimersi anche nell'offrire ai più sfortunati, per quel che è possibile, un apporto valido perché risolvano positivamente i loro problemi esistenziali primari e possono godere di uno stato conforme alla loro dignità di persone. Guai se la Chiesa lo dimenticasse. Ma guai se riducesse a questo la sua azione nel mondo. Guai a noi se a poco a poco finissimo col pensare alla Sposa di Cristo come a una sorta di ente assistenziale o come a un surrogato e a un coadiuvante della Croce Rossa Internazionale. Il pericolo di questo inconscio travisamento non è oggi irreale, favorito com'è dagli interessi delle potenze mondane e anche dalla nostra preoccupazione di essere un poco accettati dalla cultura dominante. Certamente la comunità cristiana va continuamente spronata alla generosità anche in questi settori: è la parola stessa di Gesù ad ammonirci in tal senso (cfr. Mt 25,31-46). Ma di fronte alla sempre soverchiante miseria umana, non deve nutrire complessi di colpa non pertinenti. Va detto con molta chiarezza che direttamente e per sé non tocca a noi risolvere alla radice i problemi sociali: sarebbe integralismo pensarlo, sarebbe addirittura il tentativo illegittimo di affiancarsi alla società civile, pretendendone gli stessi compiti statutari e le stesse responsabilità. Alla comunità cristiana tocca - ed è dovere amplissimo ed esigentissimo - l'impegno di tradurre ogni giorno la sua fede, secondo quanto in concreto le è dato, in un'azione di carità che raggiunge i fratelli in ogni loro situazione e in ogni loro effettiva necessità. Sotto questo profilo, l'indugiare un poco sulle così dette "opere di misericordia...]]></itunes:summary><itunes:duration>1419</itunes:duration><itunes:keywords>ammonireipeccatori,consigliareidubbiosi,consolaregliafflitti,istruiregliignoranti,perdonareleoffese,pregaredioperivivieperidefunti,sopportarelepersonemoleste</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e90a18e84eeb951dc4180752a79468f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci consigli utili per una vacanza da cristiani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-consigli-utili-per-una-vacanza-da-cristiani--54202288</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2371" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2371</a><br /><br />DIECI CONSIGLI UTILI PER UNA VACANZA DA CRISTIANI di Mario Palmaro<br />Arriva l'estate e l'uomo moderno si misura con un appuntamento obbligato quasi per tutti: le vacanze. Faccenda profana, ma che ha a che fare con i temi della fede e dell'apologetica. Perché il cattolico si riconosce anche dalle vacanze che fa.<br />Ovviamente, c'è una grande libertà di scelta tra le molte opzioni che abbiamo a disposizione, in una forbice che va da Borghetto Santo Spirito alle Antille. Ma dentro questa libertà ci sono alcuni punti fermi che ci dovrebbero guidare anche durante le nostre ferie. Proviamo a stilare un piccolo vademecum per "la vacanza cattolica".<br /><br />1. CONTINUA A ESSERE CRISTIANO ANCHE IN VACANZA<br />Questo dovrebbe essere il punto di partenza di ogni cattolico che progetta il suo tempo di riposo e di divertimento. Andare tre settimane in Patagonia non è un delitto per un cristiano. Ma lo diventa se uno nemmeno si pone la domanda: e la Messa? In tempi di turismo globale, e di pacchetti turistici che ci portano agevolmente ovunque, bisogna stare attenti a non dimenticarsi l'essenziale: che non è il passaporto, ma Gesù Cristo. Che si incontra innanzitutto a Messa, almeno la domenica e nelle feste comandate.<br /><br />2. RIPOSA MA NON OZIARE<br />Vacanza è, semplicemente, cambiare attività. Questo è vero anche solo dal punto di vista umano. C'è qualcosa di patologico nell'idea di "bruciare" il tempo delle ferie nel nulla assoluto, in un'abulia senza costrutto che è, notoriamente, l'anticamera del vizio e del peccato. Per questo motivo anche una giornata di vacanza richiede una certa disciplina, cioè un programma di vita nel quale ci siano tanto riposo e divertimento, il fermo proposito di lasciare da parte il lavoro di ogni giorno, ma anche il tempo per gli altri, a cominciare dai nostri familiari.<br /><br />3. STAI ALLEGRO, DIVERTITI MA NON PECCARE<br />Era uno dei consigli fondamentali di don Bosco. La vacanza è un grande privilegio, che i nostri antenati non hanno praticamente conosciuto. Chi dice che è un diritto, esagera. E' piuttosto un grande dono, un talento, a patto di saperlo trafficare bene. E' innanzitutto un tempo di rigenerazione, e quindi di meritato riposo. E' legittimo anche divertirsi, purchè questo obiettivo non travolga il primo: infatti, quale riposo è possibile se cerchiamo solo la confusione, la folla assordante, il rumore; se, in altre parole, ricreiamo a centinaia di chilometri di distanza lo stesso scenario confuso e dissipato in cui siamo costretti a vivere ogni giorno? Ci sono ambienti e divertimenti che in sé non sono illeciti, ma che costituiscono l'humus ideale per il peccato. Sono le famose occasioni, e già ricercarle e non fuggirle diventa una colpa grave.<br /><br />4. DATTI DELLE NORME DI VITA<br />Sappiamo benissimo che in vacanza è molto più difficile rispettare un certo ordine nella giornata. Paradossalmente, il lavoro, la scuola e la famiglia impongono un ritmo, degli orari, e dentro questa cornice il cattolico può inserire le sue pratiche di pietà, la Messa, il rosario. Con le vacanze, questi schemi inevitabilmente saltano, e c'è il rischio – spesso la certezza – che vada a farsi benedire anche la vita di fede. Invece che avere più tempo per il Signore, ci dimentichiamo di lui. Anzi: potremmo addirittura aver vergogna di mostrare a parenti e amici che, anche a Cortina o a Ischia, vorremmo andare a Messa in settimana, o prenderci un quarto d'ora per l'orazione. Tenendo sotto controllo l'eccesso opposto – l'ostentazione – dobbiamo invece difendere questi spazi sacri, senza essere d'ostacolo ai legittimi progetti di svago della nostra compagnia.<br /><br />5. FAI LA VACANZA PROPORZIONATA AL TUO TENORE DI VITA<br />Non è una questione di dottrina ma di buon senso. Quanti soldi è giusto investire nelle nostre vacanze? Ovviamente non esiste una tabella o una soglia dell'esagerazione. C'è però un criterio sempre buono: evitare gli eccessi, mantenendo una proporzione fra il nostro tenore di vita ordinario e l'investimento per il viaggio di piacere o la settimana al mare o ai monti. Inseguire una vacanza al di sopra delle proprie normali possibilità può essere il sintomo di un'esistenza triste, nella quale si passa l'anno aspettando quei quindici giorni come se fossero l'unica ragione per cui vale la pena vivere. Gli eccessi sono sempre ingiustificati, per ragioni morali e di stile. Inoltre, chi esagera si priva della possibilità di fare, con quel denaro, qualche opera di bene per la Chiesa e per i poveri.<br /><br />6. NON LASCIARE CHE I TUOI FIGLI VADANO DOVE VOGLIONO E CON CHI VOGLIONO<br />Vacanze autonome per i figli? Anche qui, mode e abitudini contemporanee talvolta fanno a pugni con le esigenze della morale. Ad esempio, è assolutamente da riprovare la leggerezza con cui i genitori tollerano o incoraggiano le vacanze congiunte di ragazzi e ragazze; prassi che diviene addirittura "istituzionale" quando due giovani sono più o meno fidanzati. Mandare in vacanza un gruppo di ragazzi e ragazze significa incoraggiarli alla promiscuità; mandarci due fidanzati è "istigazione al peccato". Significa costruire una generazione di persone senza forza di volontà, appassita prima di fiorire nella freschezza degli anni più belli della vita. Pianificare vacanze cristiane significa anche far ragionare i nostri figli sulla opportunità di certe comitive, e sul primato che comunque la famiglia merita – almeno fino a una certa età – anche in materia di vacanze. Si dice: durante l'anno non c'è nemmeno il tempo per guardarsi un po' in faccia. Ma se poi arrivano le vacanze e i figli vanno da una parte, e i genitori dall'altra, quando la famiglia sta insieme? E chi l'ha detto che ognuno deve andare in vacanza solo dove ci sono i divertimenti adatti alla sua età, sennò "che vacanza è?" Non conformarsi alla mentalità del tempo, come ammonisce San Paolo, significa anche spezzare questi luoghi comuni e re-imparare a stare insieme nel tempo delle ferie.<br /><br />7. FAI LETTURE UTILI ED EDIFICANTI<br />In vacanza si cerca un po' di evasione, anche nei libri. Naturale. Tuttavia è consigliabile portarsi al mare o ai monti almeno una lettura edificante che ci faccia conoscere meglio la nostra fede: la vita di un santo, un romanzo apologetico, il saggio di un autore cattolico affidabile, un testo sulla preghiera o sulla dottrina, il Vangelo, il Timone. Insomma: c'è molta scelta, basta volerlo.<br /><br />8. VISITA I LUOGHI DELLA FEDE<br />Alcuni trascorrono le loro vacanze in un monastero o in un'oasi di preghiera. Bello, ma praticamente impossibile per molti, e certamente per una famiglia. Si può però inserire sapientemente in ogni vacanza la visita ai luoghi della fede più vicini al nostro soggiorno estivo: un santuario, una cattedrale, la città di un grande santo, una comunità di religiosi, un sacerdote amico o il parroco del paesino di villeggiatura. Un modo semplice per insegnare anche ai propri figli che il nostro cuore è con Cristo anche quando ci stiamo rilassando e divertendo.<br /><br />9. RICORDATI DEGLI ALTRI<br />La vacanza ci fa pensare che stiamo "incassando" una ricompensa meritata con un anno di lavoro stressante, o di studi faticosi, e guai a chi ce la tocca. C'è il rischio di guardare solo a sé stessi e di abbandonarsi all'egoismo; il mondo ci sussurra suadente che ci meritiamo un po' di attenzione tutta per noi, e gli altri si arrangino. Ma il cristiano non può dimettersi durante le vacanze: San Josemaria Escrivà scriveva che "la santità e l'autentico desiderio di raggiungerla non si concede né soste né vacanze" (Cammino, n. 129). Allora, teniamo lo sguardo vigile e attento sugli altri, chiediamoci che cosa possiamo fare per aiutarli e se possibile mettiamo loro davanti alle nostre aspirazioni. Gesù ci ripagherà con vacanze bellissime, dove la gioia degli altri diventa la nostra gioia.<br /><br />10. NON TRALASCIARE I SACRAMENTI<br />Durante l'anno diciamo sempre: non ho tempo. Di pregare, di fare direzione spirituale, di confessarmi, di fare una visita in chiesa. In vacanza non abbiamo alibi, e allora approfittiamone. Non c'è fede cattolica senza sacerdote e senza sacramenti. Parafrasando una vecchia, celebre pubblicità di un'agenzia di viaggi, potremmo concludere dicendo: "Cristiano fai da te? No Chiesa? Ahiahahiahi!"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54202288</guid><pubDate>Fri, 20 Jul 2012 11:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54202288/dieci_consigli_utili_per_una_vacanza_da_cristiani.mp3" length="10644210" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2371

DIECI CONSIGLI UTILI PER UNA VACANZA DA CRISTIANI di Mario Palmaro
Arriva l'estate e l'uomo moderno si misura con un appuntamento obbligato quasi per tutti: le vacanze. Faccenda...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2371" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2371</a><br /><br />DIECI CONSIGLI UTILI PER UNA VACANZA DA CRISTIANI di Mario Palmaro<br />Arriva l'estate e l'uomo moderno si misura con un appuntamento obbligato quasi per tutti: le vacanze. Faccenda profana, ma che ha a che fare con i temi della fede e dell'apologetica. Perché il cattolico si riconosce anche dalle vacanze che fa.<br />Ovviamente, c'è una grande libertà di scelta tra le molte opzioni che abbiamo a disposizione, in una forbice che va da Borghetto Santo Spirito alle Antille. Ma dentro questa libertà ci sono alcuni punti fermi che ci dovrebbero guidare anche durante le nostre ferie. Proviamo a stilare un piccolo vademecum per "la vacanza cattolica".<br /><br />1. CONTINUA A ESSERE CRISTIANO ANCHE IN VACANZA<br />Questo dovrebbe essere il punto di partenza di ogni cattolico che progetta il suo tempo di riposo e di divertimento. Andare tre settimane in Patagonia non è un delitto per un cristiano. Ma lo diventa se uno nemmeno si pone la domanda: e la Messa? In tempi di turismo globale, e di pacchetti turistici che ci portano agevolmente ovunque, bisogna stare attenti a non dimenticarsi l'essenziale: che non è il passaporto, ma Gesù Cristo. Che si incontra innanzitutto a Messa, almeno la domenica e nelle feste comandate.<br /><br />2. RIPOSA MA NON OZIARE<br />Vacanza è, semplicemente, cambiare attività. Questo è vero anche solo dal punto di vista umano. C'è qualcosa di patologico nell'idea di "bruciare" il tempo delle ferie nel nulla assoluto, in un'abulia senza costrutto che è, notoriamente, l'anticamera del vizio e del peccato. Per questo motivo anche una giornata di vacanza richiede una certa disciplina, cioè un programma di vita nel quale ci siano tanto riposo e divertimento, il fermo proposito di lasciare da parte il lavoro di ogni giorno, ma anche il tempo per gli altri, a cominciare dai nostri familiari.<br /><br />3. STAI ALLEGRO, DIVERTITI MA NON PECCARE<br />Era uno dei consigli fondamentali di don Bosco. La vacanza è un grande privilegio, che i nostri antenati non hanno praticamente conosciuto. Chi dice che è un diritto, esagera. E' piuttosto un grande dono, un talento, a patto di saperlo trafficare bene. E' innanzitutto un tempo di rigenerazione, e quindi di meritato riposo. E' legittimo anche divertirsi, purchè questo obiettivo non travolga il primo: infatti, quale riposo è possibile se cerchiamo solo la confusione, la folla assordante, il rumore; se, in altre parole, ricreiamo a centinaia di chilometri di distanza lo stesso scenario confuso e dissipato in cui siamo costretti a vivere ogni giorno? Ci sono ambienti e divertimenti che in sé non sono illeciti, ma che costituiscono l'humus ideale per il peccato. Sono le famose occasioni, e già ricercarle e non fuggirle diventa una colpa grave.<br /><br />4. DATTI DELLE NORME DI VITA<br />Sappiamo benissimo che in vacanza è molto più difficile rispettare un certo ordine nella giornata. Paradossalmente, il lavoro, la scuola e la famiglia impongono un ritmo, degli orari, e dentro questa cornice il cattolico può inserire le sue pratiche di pietà, la Messa, il rosario. Con le vacanze, questi schemi inevitabilmente saltano, e c'è il rischio – spesso la certezza – che vada a farsi benedire anche la vita di fede. Invece che avere più tempo per il Signore, ci dimentichiamo di lui. Anzi: potremmo addirittura aver vergogna di mostrare a parenti e amici che, anche a Cortina o a Ischia, vorremmo andare a Messa in settimana, o prenderci un quarto d'ora per l'orazione. Tenendo sotto controllo l'eccesso opposto – l'ostentazione – dobbiamo invece difendere questi spazi sacri, senza essere d'ostacolo ai legittimi progetti di svago della nostra compagnia.<br /><br />5. FAI LA VACANZA PROPORZIONATA AL TUO TENORE DI VITA<br />Non è una questione di dottrina ma di buon senso. Quanti soldi è giusto...]]></itunes:summary><itunes:duration>666</itunes:duration><itunes:keywords>lasantitànonvainvacanza,mare,monti,nonpeccare,riposononozio,vacanze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e7938bf4250f80f8a566305476bd1dc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il legame tra disciplina e libertà nel gioco del calcio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-legame-tra-disciplina-e-liberta-nel-gioco-del-calcio--45054988</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=87" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=87</a><br /><br />IL LEGAME TRA DISCIPLINA E LIBERTA' NEL GIOCO DEL CALCIO di Benedetto XVI<br />Regolarmente ogni quattro anni il campionato mondiale di calcio si dimostra un evento che affascina centinaia di milioni di persone. Nessun altro avvenimento sulla terra può avere un effetto altrettanto vasto, il che dimostra che questa manifestazione sportiva tocca un qualche elemento primordiale dell'umanità e viene da chiedersi su cosa si fondi tutto questo potere di un gioco. Il pessimista dirà che è come nell'antica Roma. La parola d'ordine della massa era: panem et circenses, pane e circo. Il pane e il gioco sarebbero dunque i contenuti vitali di una società decadente che non ha altri obiettivi più elevati. Ma se anche si accettasse questa spiegazione, essa non sarebbe assolutamente sufficiente. Ci si dovrebbe chiedere ancora: in cosa risiede il fascino di un gioco che assume la stessa importanza del pane? Si potrebbe rispondere, facendo ancora riferimento alla Roma antica, che la richiesta di pane e gioco era in realtà l'espressione del desiderio di una vita paradisiaca, di una vita di sazietà senza affanni e di una libertà appagata. Perché è questo che s'intende in ultima analisi con il gioco: un'azione completamente libera, senza scopo e senza costrizione, che al tempo stesso impegna e occupa tutte le forze dell'uomo. In questo senso il gioco sarebbe una sorta di tentato ritorno al paradiso: l'evasione dalla serietà schiavizzante della vita quotidiana e della necessità di guadagnarsi il pane, per vivere la libera serietà di ciò che non è obbligatorio e perciò è bello.<br />Così il gioco va oltre la vita quotidiana. Ma, soprattutto nel bambino, ha anche il carattere di esercitazione alla vita. Simboleggia la vita stessa e la anticipa, per così dire, in una maniera liberamente strutturata. A me sembra che il fascino del calcio stia essenzialmente nel fatto che esso collega questi due aspetti in una forma molto convincente. Costringe l'uomo a imporsi una disciplina in modo da ottenere con l'allenamento, la padronanza di sé; con la padronanza, la superiorità e con la superiorità, la libertà. Inoltre gli insegna soprattutto un disciplinato affiatamento: in quanto gioco di squadra costringe all'inserimento del singolo nella squadra. Unisce i giocatori con un obiettivo comune; il successo e l'insuccesso di ogni singolo stanno nel successo e nell'insuccesso del tutto. Inoltre, insegna una leale rivalità, dove la regola comune, cui ci si assoggetta, rimane l'elemento che lega e unisce nell'opposizione. Infine, la libertà del gioco, se questo si svolge correttamente, annulla la serietà della rivalità. Assistendovi, gli uomini si identificano con il gioco e con i giocatori, e partecipano quindi personalmente all'affiatamento e alla rivalità, alla serietà e alla libertà: i giocatori diventano un simbolo della propria vita; il che si ripercuote a sua volta su di loro: essi sanno che gli uomini rappresentano in loro se stessi e si sentono confermati. Naturalmente tutto ciò può essere inquinato da uno spirito affaristico che assoggetta tutto alla cupa serietà del denaro, trasforma il gioco da gioco a industria, e crea un mondo fittizio di dimensioni spaventose.<br />Ma neppure questo mondo fittizio potrebbe esistere senza l'aspetto positivo che è alla base del gioco: l'esercitazione alla vita e il superamento della vita in direzione del paradiso perduto. In entrambi i casi si tratta però di cercare una disciplina della libertà; di esercitare con se stessi l'affiatamento, la rivalità e l'intesa nell'obbedienza alla regola. Forse, riflettendo su queste cose, potremmo nuovamente imparare dal gioco a vivere, perché in esso è evidente qualcosa di fondamentale: l'uomo non vive di solo pane, il mondo del pane è solo il preludio della vera umanità, del mondo della libertà. La libertà si nutre però della regola, della disciplina, che insegna l'affiatamento e la rivalità leale, l'indipendenza del successo esteriore e dell'arbitrio, e diviene appunto, così, veramente libera. Il gioco, una vita. Se andiamo in profondità, il fenomeno di un mondo appassionato di calcio può darci di più che un po' di divertimento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45054988</guid><pubDate>Fri, 02 Jul 2010 21:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45054988/il_legame_tra_disciplina_e_libert_nel_gioco_del_calcio.mp3" length="5441827" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=87

IL LEGAME TRA DISCIPLINA E LIBERTA' NEL GIOCO DEL CALCIO di Benedetto XVI
Regolarmente ogni quattro anni il campionato mondiale di calcio si dimostra un evento che affascina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=87" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=87</a><br /><br />IL LEGAME TRA DISCIPLINA E LIBERTA' NEL GIOCO DEL CALCIO di Benedetto XVI<br />Regolarmente ogni quattro anni il campionato mondiale di calcio si dimostra un evento che affascina centinaia di milioni di persone. Nessun altro avvenimento sulla terra può avere un effetto altrettanto vasto, il che dimostra che questa manifestazione sportiva tocca un qualche elemento primordiale dell'umanità e viene da chiedersi su cosa si fondi tutto questo potere di un gioco. Il pessimista dirà che è come nell'antica Roma. La parola d'ordine della massa era: panem et circenses, pane e circo. Il pane e il gioco sarebbero dunque i contenuti vitali di una società decadente che non ha altri obiettivi più elevati. Ma se anche si accettasse questa spiegazione, essa non sarebbe assolutamente sufficiente. Ci si dovrebbe chiedere ancora: in cosa risiede il fascino di un gioco che assume la stessa importanza del pane? Si potrebbe rispondere, facendo ancora riferimento alla Roma antica, che la richiesta di pane e gioco era in realtà l'espressione del desiderio di una vita paradisiaca, di una vita di sazietà senza affanni e di una libertà appagata. Perché è questo che s'intende in ultima analisi con il gioco: un'azione completamente libera, senza scopo e senza costrizione, che al tempo stesso impegna e occupa tutte le forze dell'uomo. In questo senso il gioco sarebbe una sorta di tentato ritorno al paradiso: l'evasione dalla serietà schiavizzante della vita quotidiana e della necessità di guadagnarsi il pane, per vivere la libera serietà di ciò che non è obbligatorio e perciò è bello.<br />Così il gioco va oltre la vita quotidiana. Ma, soprattutto nel bambino, ha anche il carattere di esercitazione alla vita. Simboleggia la vita stessa e la anticipa, per così dire, in una maniera liberamente strutturata. A me sembra che il fascino del calcio stia essenzialmente nel fatto che esso collega questi due aspetti in una forma molto convincente. Costringe l'uomo a imporsi una disciplina in modo da ottenere con l'allenamento, la padronanza di sé; con la padronanza, la superiorità e con la superiorità, la libertà. Inoltre gli insegna soprattutto un disciplinato affiatamento: in quanto gioco di squadra costringe all'inserimento del singolo nella squadra. Unisce i giocatori con un obiettivo comune; il successo e l'insuccesso di ogni singolo stanno nel successo e nell'insuccesso del tutto. Inoltre, insegna una leale rivalità, dove la regola comune, cui ci si assoggetta, rimane l'elemento che lega e unisce nell'opposizione. Infine, la libertà del gioco, se questo si svolge correttamente, annulla la serietà della rivalità. Assistendovi, gli uomini si identificano con il gioco e con i giocatori, e partecipano quindi personalmente all'affiatamento e alla rivalità, alla serietà e alla libertà: i giocatori diventano un simbolo della propria vita; il che si ripercuote a sua volta su di loro: essi sanno che gli uomini rappresentano in loro se stessi e si sentono confermati. Naturalmente tutto ciò può essere inquinato da uno spirito affaristico che assoggetta tutto alla cupa serietà del denaro, trasforma il gioco da gioco a industria, e crea un mondo fittizio di dimensioni spaventose.<br />Ma neppure questo mondo fittizio potrebbe esistere senza l'aspetto positivo che è alla base del gioco: l'esercitazione alla vita e il superamento della vita in direzione del paradiso perduto. In entrambi i casi si tratta però di cercare una disciplina della libertà; di esercitare con se stessi l'affiatamento, la rivalità e l'intesa nell'obbedienza alla regola. Forse, riflettendo su queste cose, potremmo nuovamente imparare dal gioco a vivere, perché in esso è evidente qualcosa di fondamentale: l'uomo non vive di solo pane, il mondo del pane è solo il preludio della vera umanità, del mondo della libertà. La libertà si nutre però della...]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:keywords>benedettoxvi,calcio,disciplina,gioco,panemetcircenses,realtà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56ac210863c5e7b585fffb9b1b77ed2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il gioco è una cosa seria e schiude il paradiso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-gioco-e-una-cosa-seria-e-schiude-il-paradiso--45054886</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=86" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=86</a><br /><br />IL GIOCO E' UNA COSA SERIA E SCHIUDE IL PARADISO di Giacomo Samek Lodovici<br />Il testo che qui pubblichiamo, scritto nel 1985 dall’allora cardinal Ratzinger, può risultare sorprendente per chi non ne conosca l’autore e ancor più per i suoi detrattori. Infatti, oltre ad essere un testo antropologicamente profondo, pur nella sua brevità, contribuisce a far luce sulla sua personalità, perché mostra che Benedetto XVI non è un arcigno moralista, o un intellettuale snob che disprezza le manifestazioni sportive, trattandole in modo esclusivamente critico, soprattutto se interessano le masse. L’attuale Papa è tutt’altro che un uomo duro ed inflessibile, piuttosto è una persona mite e affettuosa, come palesò la sua commozione quando celebrò il funerale del suo predecessore, o come è risultato evidente in vari momenti del pontificato, per esempio in occasione dell’incontro con alcuni senza tetto o con alcune vittime degli abusi di alcuni preti. Nel contempo egli è saldo nel difendere strenuamente la dignità umana e la fede dei semplici.<br />Questo testo sui mondiali di calcio spiega le ragioni del fascino che essi esercitano. Lungi da moralismi (spiegare l'interesse per questa manifestazione riducendolo alla logica del panem et circenses o solo con l'efficacia del marketing commerciale), Ratzinger svolge un'analisi della natura del gioco, e del gioco del calcio in particolare, il quale – spiega – tocca qualcosa di radicalmente umano. Infatti, nel gioco del calcio avviene una felice sintesi tra la libertà (che trascende le necessità della vita quotidiana ed asseconda una nostalgia per un Paradiso perduto, anticipando nello stesso tempo la dimensione di quello futuro) e le regole dell’interazione, una sintesi dove la libertà è possibile grazie alle regole (e perciò esso educa alla vita).<br />Il tema del gioco è molto affascinante ed ha suscitato l’attenzione di molti autori. Esso è un’attività libera (un gioco svolto per costrizione diventa altro, per esempio diventa un lavoro), esercitata in vista dell’interruzione della fatica del corpo, del riposo dello spirito, della sua distrazione e del suo divertimento, che inoltre esprime la creatività della persona, nonché la sua capacità di distaccarsi dalle attività pragmatiche per compiere un agire “autotelico”, cioè fine a se stesso, dato che non rinvia ad uno scopo esterno di utilità, di interesse o di bisogno materiale. Risponde semmai a bisogni estetici – in quanto il gioco crea qualcosa di nuovo e di personale, di ben costruito, è una modalità dell’attività artistica – ed al desiderio dello spirito. Quest’ultimo, infatti, anela sia all’autorealizzazione del sé, e nel gioco si cerca di dare appunto il meglio di se stessi in quella sfera, sia ad una dimensione dell’esistenza, di cui il gioco è anticipazione, in cui la regola non è più minimamente in antitesi con la spontaneità: perciò il bambino – nella cui vita la dimensione del gioco è costitutiva – è insieme origine dell’esistenza umana e figura di Tempi Nuovi, ultraterreni.<br />In effetti, se si trasgrediscono le regole, il mondo del gioco crolla, perciò «il giocatore che si sottrae alle regole è un guastafeste» (come ha sottolineato Johan Huizinga, uno storico autore che lo ha investigato acutamente nel suo Homo ludens), guasta la malìa di un modo d’essere che è festa, pur essendovi delle regole, e che è prefigurazione della Festa.<br />Ma è un guastafeste anche chi non prende sul serio il gioco, e questo ci dice che nel gioco c’è non soltanto la gioiosità, il piacere e la leggerezza, ma anche la serietà (che è diversa dalla seriosità austera), così palese nell’impegno che in esso riversano i bambini, ed allude alla serietà-gioiosa della beatitudine eterna. Quest’ultima è superamento di tutto ciò che è pesante, doloroso e oppressivo nella vita quotidiana, è il raggiungimento del proprio compimento, della libertà e della spontaneità bella e felice, ed è insieme la questione più importante che l’uomo possa porsi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45054886</guid><pubDate>Fri, 02 Jul 2010 21:35:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45054886/il_gioco_una_cosa_seria_e_schiude_il_paradiso.mp3" length="5336083" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=86

IL GIOCO E' UNA COSA SERIA E SCHIUDE IL PARADISO di Giacomo Samek Lodovici
Il testo che qui pubblichiamo, scritto nel 1985 dall’allora cardinal Ratzinger, può risultare sorprendente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=86" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=86</a><br /><br />IL GIOCO E' UNA COSA SERIA E SCHIUDE IL PARADISO di Giacomo Samek Lodovici<br />Il testo che qui pubblichiamo, scritto nel 1985 dall’allora cardinal Ratzinger, può risultare sorprendente per chi non ne conosca l’autore e ancor più per i suoi detrattori. Infatti, oltre ad essere un testo antropologicamente profondo, pur nella sua brevità, contribuisce a far luce sulla sua personalità, perché mostra che Benedetto XVI non è un arcigno moralista, o un intellettuale snob che disprezza le manifestazioni sportive, trattandole in modo esclusivamente critico, soprattutto se interessano le masse. L’attuale Papa è tutt’altro che un uomo duro ed inflessibile, piuttosto è una persona mite e affettuosa, come palesò la sua commozione quando celebrò il funerale del suo predecessore, o come è risultato evidente in vari momenti del pontificato, per esempio in occasione dell’incontro con alcuni senza tetto o con alcune vittime degli abusi di alcuni preti. Nel contempo egli è saldo nel difendere strenuamente la dignità umana e la fede dei semplici.<br />Questo testo sui mondiali di calcio spiega le ragioni del fascino che essi esercitano. Lungi da moralismi (spiegare l'interesse per questa manifestazione riducendolo alla logica del panem et circenses o solo con l'efficacia del marketing commerciale), Ratzinger svolge un'analisi della natura del gioco, e del gioco del calcio in particolare, il quale – spiega – tocca qualcosa di radicalmente umano. Infatti, nel gioco del calcio avviene una felice sintesi tra la libertà (che trascende le necessità della vita quotidiana ed asseconda una nostalgia per un Paradiso perduto, anticipando nello stesso tempo la dimensione di quello futuro) e le regole dell’interazione, una sintesi dove la libertà è possibile grazie alle regole (e perciò esso educa alla vita).<br />Il tema del gioco è molto affascinante ed ha suscitato l’attenzione di molti autori. Esso è un’attività libera (un gioco svolto per costrizione diventa altro, per esempio diventa un lavoro), esercitata in vista dell’interruzione della fatica del corpo, del riposo dello spirito, della sua distrazione e del suo divertimento, che inoltre esprime la creatività della persona, nonché la sua capacità di distaccarsi dalle attività pragmatiche per compiere un agire “autotelico”, cioè fine a se stesso, dato che non rinvia ad uno scopo esterno di utilità, di interesse o di bisogno materiale. Risponde semmai a bisogni estetici – in quanto il gioco crea qualcosa di nuovo e di personale, di ben costruito, è una modalità dell’attività artistica – ed al desiderio dello spirito. Quest’ultimo, infatti, anela sia all’autorealizzazione del sé, e nel gioco si cerca di dare appunto il meglio di se stessi in quella sfera, sia ad una dimensione dell’esistenza, di cui il gioco è anticipazione, in cui la regola non è più minimamente in antitesi con la spontaneità: perciò il bambino – nella cui vita la dimensione del gioco è costitutiva – è insieme origine dell’esistenza umana e figura di Tempi Nuovi, ultraterreni.<br />In effetti, se si trasgrediscono le regole, il mondo del gioco crolla, perciò «il giocatore che si sottrae alle regole è un guastafeste» (come ha sottolineato Johan Huizinga, uno storico autore che lo ha investigato acutamente nel suo Homo ludens), guasta la malìa di un modo d’essere che è festa, pur essendovi delle regole, e che è prefigurazione della Festa.<br />Ma è un guastafeste anche chi non prende sul serio il gioco, e questo ci dice che nel gioco c’è non soltanto la gioiosità, il piacere e la leggerezza, ma anche la serietà (che è diversa dalla seriosità austera), così palese nell’impegno che in esso riversano i bambini, ed allude alla serietà-gioiosa della beatitudine eterna. Quest’ultima è superamento di tutto ciò che è pesante, doloroso e oppressivo nella vita quotidiana, è il...]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:keywords>benedettoxvi,calcio,panemetcircenses,paradiso,ratzinger</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56ac210863c5e7b585fffb9b1b77ed2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
