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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Liturgia e sacramenti - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=14</link><description><![CDATA[Gesù Cristo, unico salvatore del Mondo, continua ad agire oggi attraverso la sua Santa Chiesa]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572867/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Religion &amp; Spirituality</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41712de10cd0d1911b308e6301e8d178.jpg</url><title>Liturgia e sacramenti - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=14</link></image><lastBuildDate>Fri, 21 Aug 2026 21:15:38 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41712de10cd0d1911b308e6301e8d178.jpg"/><itunes:subtitle>Gesù Cristo, unico salvatore del Mondo, continua ad agire oggi attraverso la sua Santa Chiesa</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gesù Cristo, unico salvatore del Mondo, continua ad agire oggi attraverso la sua Santa Chiesa]]></itunes:summary><itunes:category text="Religion &amp; Spirituality"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>7c605e49-4646-543f-b4c7-cd98c321ce46</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>L'adorazione eucaristica è il termometro dell'amore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-adorazione-eucaristica-e-il-termometro-dell-amore--73807849</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8624" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8624</a><br /><br />L'ADORAZIONE EUCARISTICA E' IL TERMOMETRO DELL'AMORE<br />di Don Dino Nogavi<br /> <br />L'adorazione eucaristica è il desiderio del cuore innamorato del discepolo affinché il momento dell'elevazione dell'Ostia, che si compie durante la celebrazione della Santa Messa, non finisca mai. L'attimo in cui i nostri occhi possono fissare il Signore Gesù appena si è reso presente con il suo sacrificio in ciò che ormai non è più pane e viene elevato dal sacerdote, si prolunga nell'Ostia stessa che viene innalzata nell'Ostensorio per essere lungamente contemplata e adorata dai fedeli. Per questo la liturgia vuole che il Santissimo Sacramento venga esposto al centro dell'altare, dove la presenza di Gesù nell'Eucarestia si è resa presente ed è stata mostrata durante la celebrazione della Messa. Addirittura l'ostensorio si colloca su un piccolo trono quasi a voler far raggiungere all'Eucaristia l'altezza stessa in cui la innalzano le mani del sacerdote. Nelle righe che seguono si vuole solamente considerare come adorare l'Eucarestia sia un'esigenza naturale che nasce dall'amore. Dunque, l'adorazione eucaristica è essenzialmente una questione di amore. Amore di Dio che rimane con noi, rendendo continua la presenza del suo essere sacrificato sulla Croce. Amore dell'uomo che rimane davanti al suo Dio che si rende completamente accessibile a lui.<br />I SANTI CI AIUTANO<br />Tre considerazioni di santi ci aiutano ad accostarci all'adorazione con amore e per amore.<br />1. L'AMORE SI PAGA SOLTANTO CON L'AMORE<br />Sono parole di Santa Teresa di Lisieux, che nel suo manoscritto autobiografico così scrive: "O Gesù, lo so, l'amore si paga soltanto con l'amore: perciò ho cercato e ho trovato il modo per calmare il mio cuore rendendoti Amore per Amore". L'essere amati non può essere ripagato se non ricambiando con l'amore. Dio ci ama con tutto l'amore di cui è capace, anzi Egli ci ama donandoci tutto se stesso in quanto Egli non semplicemente ama, ma è l'amore stesso. Comprendere questo amore significa rispondere con il nostro amore, significa cioè amare offrendo tutto l'amore che, come creature, noi siamo capaci di offrire. Il massimo grado di amore possibile su questa terra lo si raggiunge dando la vita per la persona che si ama. Sulle rive del lago di Tiberiade (Gv 21,15-19) Gesù chiede a Simon Pietro di ricambiare l'amore con il quale è stato amato dal suo maestro. Gesù gli chiede il massimo, gli chiede l'amore puro, tanto che Pietro, consapevole del suo limite può solo rispondergli: "Signore, tu sai che ti voglio bene". Rimanere in adorazione della presenza di Gesù nell'Eucarestia è cercare di ricambiare l'amore di Dio con il nostro amore. Adorare diventa un lento lasciarci condurre da Gesù perché ci faccia passare dal nostro "tu sai che io ti voglio bene" al poter giungere a dire nella verità: "Tu sai che io ti amo". <br />2. L'AMORE VUOLE PRESENZA<br />Queste parole venivano spesso ripetute da santa Gertrude Comensoli. Niente di più vero, niente di più sperimentato di questa frase nel cuore di chi ama. Quando si ama qualcuno, come pure quando nel nostro cuore brucia una passione, non si desidera che di rimanere ad amare. Addirittura siamo disposti a sacrificare molto pur di restare a condividere un tempo abbondante con chi amiamo. Non solo, ci rendiamo anche conto che il tempo è sempre troppo breve. L'amore, di sua natura, impone la presenza. L'adorazione diventa così la prova della temperatura del nostro amore per Cristo. Il desiderio di rimanere lungamente con lui dove si lascia realmente incontrare, cioè nell'Eucarestia, ci svela se il nostro dire al Signore che lo amiamo, si riduce semplicemente ad un buon sentimento, che ancora non sa essere amore. L'amore vuole, inoltre, presenza perché attrae. Dovrebbe abitare nel nostro cuore un irresistibile desiderio di presenza davanti all'Eucarestia, sapendo che l'Amore ci sta aspettando, che desidera stare con noi, da Lui amati, e che attende di essere amato da noi che possiamo amarlo perché creature libere di scegliere. <br />3. AMARE SIGNIFICA DESIDERARE ANCORA CIÒ CHE GIÀ SI POSSIEDE<br />Questa frase è attribuita a Sant'Agostino. Come uomini e donne sperimentiamo quanto il nostro limite riesca ad intaccare anche quanto di più grande e di più bello abbiamo nella nostra vita. I nostri amori, le nostre passioni, le nostre aspirazioni e ciò che di più prezioso sperimentiamo possono incontrare la stanchezza, il dubbio e la tiepidezza. Ogni cosa in noi è imperfetta, compreso l'amore che possiamo offrire al nostro Dio. Ecco perché dobbiamo rinnovare continuamente il desiderio di ciò che già abbiamo. Ciò che possediamo, soprattutto per quanto riguarda l'amore così come per la fede, non è qualcosa che ci è dato per sempre. Bisogna custodire e alimentare questi tesori meravigliosi che rimangono sempre esposti al rischio del nostro limite. Allora, stare in adorazione davanti all'Eucarestia diventa infine il coltivare il desiderio di ciò che già ci è dato perché rimane davanti a noi sull'altare.<br />I SUGGERIMENTI DEI SALMI<br />Ricambiando l'amore con l'amore, noi viviamo l'esigenza di essere lungamente presenti all'Amato per custodire in noi il desiderio di Lui. Ora, l'amore di cui stiamo parlando ha bisogno di declinarsi nei momenti n cui ci troviamo davanti all'Eucarestia a tu per tu. Deve diventare concreto. La domanda è una sola: come si può stare davanti all'Amore portando il nostro amore? Anche qui, quattro suggerimenti che troviamo nei Salmi. <br />1. SALMO 64: PER TE IL SILENZIO È LODE, O DIO<br />Molto spesso, quando ci disponiamo a trascorrere del tempo in adorazione ci nasce nel cuore la domanda: cosa farò durante questo tempo? Così, per non correre il rischio di perdere tempo, organizziamo per bene il nostro adorare. Sicuramente è una prova d'amore fare in modo che il tempo in cui si rimaniamo con Gesù sia un tempo di qualità. Però non dobbiamo temere di dare a Dio quella lode che è il silenzio. Il salmo che abbiamo citato ci rende certi che, anche il nostro semplice stare nel silenzio è per Dio una lode gradita. Non importa dove vagherà la nostra mente o quanto quel silenzio potrà costarci. Ciò che vale è lo stare zitti davanti a Lui che è la Parola. D'altronde, se continuiamo ad utilizzare l'esempio delle persone che si amano, non sempre è necessario parlare quando si sta insieme. Si rimane nella bellezza dello stare insieme. Anzi, più passano gli anni in cui si rimane con chi si ama, più le parole diventano superflue. Ci si capisce subito, basta uno sguardo. La lode del silenzio è la voce dell'amore maturo<br />2. SALMO 62: DI TE HA SETE L'ANIMA MIA<br />Secondo suggerimento per vivere l'adorazione ce lo suggerisce questo versetto del salmo. Il protagonista è sempre Gesù, è Lui la sorgente che può dissetarci quindi nell'adorazione Dio ha un ruolo attivo, noi abbiamo ruolo passivo. Lui è colui che dona, noi coloro che riceviamo. Le nostre preghiere durante l'adorazione servono a tenerci intimamente uniti con Cristo, perché egli possa ricolmarci dell'abbondanza della sua grazia. "Alle anime semplici non occorrono mezzi complicati", diceva santa Teresina di Lisieux. Non occorre studiare preghiere mirabolanti perché Dio ci avvolga con la sua presenza e ci salvi. Occorre semplicemente essere lì dove è lui. Per questo durante l'adorazione possono essere utili le preghiere contemplative: per esempio il Rosario o la Preghiera del Cuore. In queste preghiere l'importante non sono le parole che diciamo, bensì le parole ripetute, anche meccanicamente. Ci dispongono a rimanere presenti a Colui che è presente. <br />3. SALMO 109: DIO DELLA MIA LODE NON TACERE<br />Queste parole del salmo sono messe dalla liturgia sulle labbra di Cristo il Venerdì Santo. Sono una richiesta a Dio nel momento del bisogno estremo e della sofferenza. Se Dio tace, noi siamo come pecore senza pastore, siamo come pecore che non possono più mettere in pratica ciò che Gesù dice nel Vangelo riguardo alle sue pecore: "Ascolteranno la mia voce" (Gv 10,16). Chiedere a Dio di non privarci della sua voce significa domandargli di farsi carico di tutte le fragilità che dobbiamo affrontare nella nostra vita. Non significa innanzitutto chiedergli che ci eviti ciò che ci fa soffrire, o rende amare le giornate. Significa domandargli una certezza: la sua voce, ossia la sua presenza. Il salmo del buon pastore recita così: "Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerò alcun male, perché tu sei con me" (Sal 23,4). Chi prega il salmo non sta principalmente chiedendo al Signore di togliere il buio. Dice che non teme perché sa di avere accanto il più forte, e lo sa perché sente il suono della sua voce. Rimanere davanti a Gesù nell'adorazione significa portare davanti a lui ciò che ci stringe il cuore rammentando al Signore ciò che ci ha promesso prima di salire al cielo: "Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).<br />4. SALMO 138: A TE VOGLIO CANTARE DAVANTI AGLI ANGELI<br />Infine, nel momento dell'adorazione sappiamo che non siamo rinchiusi tra quattro mura. Dove c'è Dio i confini sono i confini stessi di Dio, ossia non ci sono confini. Nell'adorazione noi siamo uniti alla creazione e ci troviamo in compagnia di tutti coloro che sono uniti in Dio. Sicuramente di tutti coloro che in quel momento, pochi o tanti, sono con noi in chiesa. Ma i nostri occhi devono raggiungere il soprannaturale. Se anche fossimo da soli in chiesa dobbiamo intravedere gli angeli che non smettono di adorare il Signore presente. Inoltre dobbiamo vedere con noi tutti coloro che adorano Dio continuamente in paradiso, i santi. E poi dobbiamo sentirci uniti alla preghiera dei fedeli che in purgatorio attendono la visione completa di Dio. Quando]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73807849</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 19:07:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73807849/l_adorazione_eucaristica.mp3" length="11391103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8624

L'ADORAZIONE EUCARISTICA E' IL TERMOMETRO DELL'AMORE
di Don Dino Nogavi
 
L'adorazione eucaristica è il desiderio del cuore innamorato del discepolo affinché il momento dell'elevazione dell'Ostia,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8624" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8624</a><br /><br />L'ADORAZIONE EUCARISTICA E' IL TERMOMETRO DELL'AMORE<br />di Don Dino Nogavi<br /> <br />L'adorazione eucaristica è il desiderio del cuore innamorato del discepolo affinché il momento dell'elevazione dell'Ostia, che si compie durante la celebrazione della Santa Messa, non finisca mai. L'attimo in cui i nostri occhi possono fissare il Signore Gesù appena si è reso presente con il suo sacrificio in ciò che ormai non è più pane e viene elevato dal sacerdote, si prolunga nell'Ostia stessa che viene innalzata nell'Ostensorio per essere lungamente contemplata e adorata dai fedeli. Per questo la liturgia vuole che il Santissimo Sacramento venga esposto al centro dell'altare, dove la presenza di Gesù nell'Eucarestia si è resa presente ed è stata mostrata durante la celebrazione della Messa. Addirittura l'ostensorio si colloca su un piccolo trono quasi a voler far raggiungere all'Eucaristia l'altezza stessa in cui la innalzano le mani del sacerdote. Nelle righe che seguono si vuole solamente considerare come adorare l'Eucarestia sia un'esigenza naturale che nasce dall'amore. Dunque, l'adorazione eucaristica è essenzialmente una questione di amore. Amore di Dio che rimane con noi, rendendo continua la presenza del suo essere sacrificato sulla Croce. Amore dell'uomo che rimane davanti al suo Dio che si rende completamente accessibile a lui.<br />I SANTI CI AIUTANO<br />Tre considerazioni di santi ci aiutano ad accostarci all'adorazione con amore e per amore.<br />1. L'AMORE SI PAGA SOLTANTO CON L'AMORE<br />Sono parole di Santa Teresa di Lisieux, che nel suo manoscritto autobiografico così scrive: "O Gesù, lo so, l'amore si paga soltanto con l'amore: perciò ho cercato e ho trovato il modo per calmare il mio cuore rendendoti Amore per Amore". L'essere amati non può essere ripagato se non ricambiando con l'amore. Dio ci ama con tutto l'amore di cui è capace, anzi Egli ci ama donandoci tutto se stesso in quanto Egli non semplicemente ama, ma è l'amore stesso. Comprendere questo amore significa rispondere con il nostro amore, significa cioè amare offrendo tutto l'amore che, come creature, noi siamo capaci di offrire. Il massimo grado di amore possibile su questa terra lo si raggiunge dando la vita per la persona che si ama. Sulle rive del lago di Tiberiade (Gv 21,15-19) Gesù chiede a Simon Pietro di ricambiare l'amore con il quale è stato amato dal suo maestro. Gesù gli chiede il massimo, gli chiede l'amore puro, tanto che Pietro, consapevole del suo limite può solo rispondergli: "Signore, tu sai che ti voglio bene". Rimanere in adorazione della presenza di Gesù nell'Eucarestia è cercare di ricambiare l'amore di Dio con il nostro amore. Adorare diventa un lento lasciarci condurre da Gesù perché ci faccia passare dal nostro "tu sai che io ti voglio bene" al poter giungere a dire nella verità: "Tu sai che io ti amo". <br />2. L'AMORE VUOLE PRESENZA<br />Queste parole venivano spesso ripetute da santa Gertrude Comensoli. Niente di più vero, niente di più sperimentato di questa frase nel cuore di chi ama. Quando si ama qualcuno, come pure quando nel nostro cuore brucia una passione, non si desidera che di rimanere ad amare. Addirittura siamo disposti a sacrificare molto pur di restare a condividere un tempo abbondante con chi amiamo. Non solo, ci rendiamo anche conto che il tempo è sempre troppo breve. L'amore, di sua natura, impone la presenza. L'adorazione diventa così la prova della temperatura del nostro amore per Cristo. Il desiderio di rimanere lungamente con lui dove si lascia realmente incontrare, cioè nell'Eucarestia, ci svela se il nostro dire al Signore che lo amiamo, si riduce semplicemente ad un buon sentimento, che ancora non sa essere amore. L'amore vuole, inoltre, presenza perché attrae. 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Ben prima che la comunicazione fosse una scienza, in sole tre parole l'ignoto committente ha voluto riassumere tutta la teologia liturgica essenziale: qui si entra per adorare. Lo spazio sacro, che ospita i riti liturgici, non ha altro scopo che questo: l'adorazione. Papa Benedetto XVI, nell'omelia del 22 maggio 2008 nell'Arcibasilica Lateranense, dice a tal proposito: "Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. [...] Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al santissimo sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l'unico vero Dio". Il papa emerito in questo passaggio mette in chiara relazione il concetto di "adorazione" con il gesto concreto del "piegare le ginocchia". Nella liturgia cattolica uno dei gesti più importanti che si compie con il corpo è la genuflessione.<br />LA GENUFLESSIONE<br />Il termine è di origine latina e di semplicissima analisi etimologica: genu-flectere, ovvero "piegare le ginocchia". Sembra di risentire le parole di S. Paolo quando dice "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Filippesi 2,10-11). Il gesto della genuflessione consiste nel piegare il ginocchio destro fino a terra ed era già conosciuto in ambito romano come gesto da riservarsi ai personaggi di riguardo. In ambito cristiano è stato da subito un gesto che esprime l'adorazione verso Gesù, riconosciuto nella sua natura divina: "La genuflessione - e l'inginocchiarsi che si può considerare una genuflessione prolungata - è un gesto di riverenza e adorazione con il quale si riconosce la propria piccolezza davanti alla presenza divina. Per questo ai secoli Xll e XIll la genuflessione è divenuta l'atto più universale per esternare la nostra adorazione al Signore nell'Eucarestia" (J. Aldazabal, Dizionario Sintetico di Liturgia, LEV). Esaminando il rito romano nella forma straordinaria, troviamo una ricca prescrizione di genuflessioni per il sacerdote celebrante e i ministri durante la celebrazione della S. Messa: circa una ventina. I fedeli sono invitati a sostare in ginocchio durante le preghiere ai piedi dell'altare, durante tutta la consacrazione dal Sanctus al Per Ipsum e dall'Agnus Dei fino al momento di ricevere la S. Comunione, sempre in ginocchio alla balaustra. Anche la benedizione finale viene impartita sui fedeli inginocchiati. I fedeli si genuflettono al momento del "et incarnatus est" durante la recita o il canto del Credo e nel momento del "et Verbum caro factum est" durante la recita del prologo giovanneo prevista dopo la benedizione finale. Nella forma ordinaria del rito romano, si assiste a una riduzione piuttosto significativa delle genuflessioni e degli spazi in cui sostare in ginocchio. Il sacerdote celebrante e i ministri ne eseguono da 3 a 5 a seconda che il tabernacolo sia collocato o meno sul presbiterio (in tal caso a inizio e fine celebrazione si omette la genuflessione e si esegue l'inchino con la testa). I fedeli si inginocchiano soltanto per la consacrazione, dal Sanctus al Mysterium fidei, con la possibilità di prolungare fino al Per Ipsum e hanno inoltre la possibilità di ricevere inginocchiati la S. Comunione. Durante l'anno liturgico si riscontrano inoltre diverse particolarità: la genuflessione viene rivolta al Crocifisso dal venerdì santo fino alla veglia pasquale, imitando il gesto del centurione che, sotto la croce, si inginocchia riconoscendo che "davvero costui era figlio di Dio!" (Mt 27,54). Nella forma ordinaria la genuflessione è riservata alle parole del Credo "et incarnatus" soltanto nei giorni dell'Annunciazione del Signore (25 marzo) e nel Santo Natale, mentre nella forma straordinaria ciò è prescritto per ogni celebrazione in cui si deve recitare o cantare il Credo. Nella forma straordinaria, inoltre, esiste la cosiddetta "doppia genuflessione" da riservarsi al Santissimo Sacramento esposto e consiste nel "piegare ambedue le ginocchia. Si abbassa prima il ginocchio destro e poi il sinistro; invece si alza prima il sinistro e poi il destro. Vi si unisce un inchino mediocre di corpo" (L. Trimeloni, Compendio di Litur gia Pratica, n.356). Nella forma ordinaria la genuflessione doppia è stata abolita.<br />GALATEO LITURGICO<br />Al di là delle norme, si assiste spesso ad una trasandatezza dei gesti liturgici. La liturgia, nella situazione attuale della Chiesa, è spesso teatro di violenti scambi di opinione in cui anche i dettagli più innocui possono rivelarsi problematici. Se le norme liturgiche della forma ordinaria permettono, ad esempio, di ricevere la S. Comunione in ginocchio, la prassi seguita pare tutta diversa. Molti dei fedeli che vorrebbero ricevere l'Eucarestia in questo modo vengono ridicolizzati se non proprio impediti, talvolta anche con rimproveri pubblici, perché questo è visto come gesto "esagerato". In generale i fedeli non sempre vengono educati a un comportamento consono nella casa del Signore: invece di salutare Gesù nel tabernacolo con una semplice genuflessione ben fatta, ci si riduce ad un frettoloso segno della croce o a qualche abbozzata riverenza.<br />Una catechesi liturgica ben fatta dovrebbe essere una priorità nelle parrocchie, per attuare quella partecipazione attiva tanto cara alla riforma liturgica post-conciliare. Dare per scontato certi comportamenti o, peggio, lasciare che sia la spontaneità a regolarli per fuggire il rischio di dare troppe regole o di essere troppo fissati con i "dettagli", costituiscono la paura più diffusa nei pastori. Il compito di educare il popolo di Dio alla preghiera passa anche attraverso i gesti: il "galateo liturgico" non è l'equivalente della cosiddetta etichetta in salsa cristiana, ma è l'espressione esterna e visibile di una fede vissuta essenzialmente nel cuore e che ha bisogno di essere alimentata continuamente. Inginocchiarsi davanti a Gesù nel tabernacolo ci aiuta a entrare subito in un clima di preghiera autentico, perché definisce e riordina i soggetti che intervengono in questo dialogo: Lui al centro, pieno di luce, circondato dai fiori e dagli ornamenti e io, peccatore, povero, penitente e in ginocchio per riconoscerlo il tutto che è e per rimarcare che il niente che sono ha bisogno di Lui come un bambino neonato della propria madre. E questo non è forse un buonissimo punto di partenza?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69643070</guid><pubDate>Wed, 28 Jan 2026 12:17:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69643070/inginocchiasi_quando_la_fede_parla_col_corpo.mp3" length="7392070" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8434

INGINOCCHIARSI, QUANDO LA FEDE PARLA COL CORPO
 
"Ingredere ut adores" è la scritta a caratteri cubitali che campeggia sulla modesta facciata di una piccola chiesa di una delle tante cittadine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8434" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8434</a><br /><br />INGINOCCHIARSI, QUANDO LA FEDE PARLA COL CORPO<br /> <br />"Ingredere ut adores" è la scritta a caratteri cubitali che campeggia sulla modesta facciata di una piccola chiesa di una delle tante cittadine italiane. Ben prima che la comunicazione fosse una scienza, in sole tre parole l'ignoto committente ha voluto riassumere tutta la teologia liturgica essenziale: qui si entra per adorare. Lo spazio sacro, che ospita i riti liturgici, non ha altro scopo che questo: l'adorazione. Papa Benedetto XVI, nell'omelia del 22 maggio 2008 nell'Arcibasilica Lateranense, dice a tal proposito: "Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. [...] Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al santissimo sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l'unico vero Dio". Il papa emerito in questo passaggio mette in chiara relazione il concetto di "adorazione" con il gesto concreto del "piegare le ginocchia". Nella liturgia cattolica uno dei gesti più importanti che si compie con il corpo è la genuflessione.<br />LA GENUFLESSIONE<br />Il termine è di origine latina e di semplicissima analisi etimologica: genu-flectere, ovvero "piegare le ginocchia". Sembra di risentire le parole di S. Paolo quando dice "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Filippesi 2,10-11). Il gesto della genuflessione consiste nel piegare il ginocchio destro fino a terra ed era già conosciuto in ambito romano come gesto da riservarsi ai personaggi di riguardo. In ambito cristiano è stato da subito un gesto che esprime l'adorazione verso Gesù, riconosciuto nella sua natura divina: "La genuflessione - e l'inginocchiarsi che si può considerare una genuflessione prolungata - è un gesto di riverenza e adorazione con il quale si riconosce la propria piccolezza davanti alla presenza divina. Per questo ai secoli Xll e XIll la genuflessione è divenuta l'atto più universale per esternare la nostra adorazione al Signore nell'Eucarestia" (J. Aldazabal, Dizionario Sintetico di Liturgia, LEV). Esaminando il rito romano nella forma straordinaria, troviamo una ricca prescrizione di genuflessioni per il sacerdote celebrante e i ministri durante la celebrazione della S. Messa: circa una ventina. I fedeli sono invitati a sostare in ginocchio durante le preghiere ai piedi dell'altare, durante tutta la consacrazione dal Sanctus al Per Ipsum e dall'Agnus Dei fino al momento di ricevere la S. Comunione, sempre in ginocchio alla balaustra. Anche la benedizione finale viene impartita sui fedeli inginocchiati. I fedeli si genuflettono al momento del "et incarnatus est" durante la recita o il canto del Credo e nel momento del "et Verbum caro factum est" durante la recita del prologo giovanneo prevista dopo la benedizione finale. Nella forma ordinaria del rito romano, si assiste a una riduzione piuttosto significativa delle genuflessioni e degli spazi in cui sostare in ginocchio. Il sacerdote celebrante e i ministri ne eseguono da 3 a 5 a seconda che il tabernacolo sia collocato o meno sul presbiterio (in tal caso a inizio e fine celebrazione si omette la genuflessione e si esegue l'inchino con la testa). I fedeli si inginocchiano soltanto per la consacrazione, dal Sanctus al Mysterium fidei, con la possibilità di prolungare fino al Per Ipsum e hanno inoltre la possibilità di ricevere inginocchiati la S. Comunione. Durante l'anno liturgico si riscontrano inoltre diverse particolarità: la genuflessione viene rivolta al Crocifisso dal venerdì santo fino alla veglia pasquale, imitando il gesto del centurione che, sotto la croce, si inginocchia riconoscendo che "davvero costui era figlio di Dio!" (Mt 27,54). 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Ma la scelta di questa Messa, come omaggio musicale a Leone XIV, appare anche come un evento denso di allusioni simboliche.  <br />Luigi Cherubini (1760-1842), compositore molto amato da Riccardo Muti, fu una delle figure centrali della musica europea tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Nato a Firenze, trascorse gran parte della sua vita in Francia, dove attraversò alcune delle stagioni più drammatiche della storia moderna: la Rivoluzione francese, l'epoca di Napoleone Bonaparte e la Restaurazione monarchica seguita al 1814. Autore di importanti opere liriche e sacre, divenne direttore del Conservatorio di Parigi, esercitando un'influenza decisiva sull'insegnamento musicale europeo.<br />La Messa per l'Incoronazione di Carlo X rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra: un'opera concepita per un rito in cui si intrecciavano musica, teologia e politica sacra.<br />La Messa fu composta infatti per l'incoronazione di Carlo X di Francia, celebrata il 29 maggio 1825 nella cattedrale di Reims. Carlo X (1757-1836), già conte di Artois, era fratello di Luigi XVI, ghigliottinato il 21 gennaio 1793, e di Luigi XVIII, salito al trono nel 1814 dopo la caduta di Napoleone, ma morto senza discendenza nel settembre 1824. Carlo X regnò solo sei anni e, dopo la Rivoluzione di luglio del 1830 e l'abdicazione, visse l'esilio con grande dignità, interpretandolo come una prova permessa dalla Provvidenza. Morì a Gorizia nel 1836 ed è sepolto a Castagnavizza, assieme ad altri membri della famiglia reale francese.<br />IL PRINCIPIO MONARCHICO<br />Carlo X credeva fermamente nel principio monarchico e volle essere incoronato secondo l'antico rituale, codificato da Carlo V nel 1365, ma le cui origini risalivano al pontificale di Egberto del secolo VIII. Per oltre ottocento anni quel rito non aveva subito mutamenti sostanziali e Carlo X volle riprenderlo in tutta la sua integralità. Durante la cerimonia il Re insistette per inginocchiarsi personalmente nei momenti più solenni, nonostante l'età e le difficoltà fisiche, affermando che non si poteva ricevere un potere sacro restando in piedi.<br />Il momento centrale dell'incoronazione era la consacrazione con l'olio sacro, conservato secondo la tradizione nella celebre Santa Ampolla. Secondo il racconto di Incmaro di Reims, una colomba avrebbe portato quest'ampolla dal cielo a san Remigio, che con l'olio che conteneva aveva unto Clodoveo primo Re cristiano dei Franchi. Da allora il Re di Francia era stato considerato quasi come vicario di Cristo, investito di una missione provvidenziale. La consacrazione regale esprimeva l'origine sacra del potere temporale.<br />Durante la Rivoluzione francese, il 7 ottobre 1792, un membro della Convenzione, il pastore protestante Philippe Rühl, aveva spezzato solennemente la Santa Ampolla nella piazza di Reims, compiendo un gesto di pubblico rifiuto del carattere sacrale della monarchia. Tuttavia, secondo un processo verbale dell'epoca, il giorno precedente era stata estratta con un ago d'oro e conservata una parte del crisma, che venne poi utilizzata per la consacrazione di Carlo X. <br />IL RITORNO DELLA MONARCHIA SACRA DOPO LA RIVOLUZIONE FRANCESE<br />L'incoronazione di Carlo X, celebrata alle otto del mattino del 29 maggio 1825, fu voluta dal sovrano per affermare solennemente il ritorno della monarchia sacra dopo la frattura della Rivoluzione. Parigi, capitale della Rivoluzione, restò ai margini dell'evento, mentre venne scelta Reims, sede tradizionale delle incoronazioni dei sovrani francesi. Fu dunque un gesto profondamente contro-rivoluzionario.  Il Re prestò il giuramento rituale, ricevette gli speroni e la spada, simboli del potere, e venne unto dall'arcivescovo, monsignor de Latil, con il sacro crisma. Seguì la consegna del mantello cosparso di gigli, dell'anello, dello scettro, della mano di giustizia e infine l'imposizione della corona. La musica di Cherubini ebbe un ruolo centrale, accompagnando i momenti centrali dell'incoronazione del sovrano. <br />Alla Messa seguì il rito tradizionale della guarigione delle scrofole, una forma di tubercolosi dei linfonodi molto diffusa fino all'Ottocento. Secondo una credenza antichissima, i Re di Francia avevano il potere di guarire questo male con il solo tocco della mano, pronunciando la formula: «Le roi te touche, Dieu te guérit» - "Il re ti tocca, Dio ti guarisce".<br />Carlo X riprese solennemente questo rito, abbandonato o attenuato dai sovrani precedenti. Toccò i malati uno ad uno, con raccoglimento e molti ne guarì, come attesta anche lo storico Marc Bloch nel suo celebre libro I re taumaturghi (Les Rois Thaumaturges, 1924). San Tommaso d'Aquino, nel De Regimine Principum, afferma che la sacra unzione conferiva al re un certo carattere di santità, testimoniato proprio dai prodigi e dalle guarigioni operate dai sovrani consacrati. La guarigione delle scrofole, con l'unzione e l'incoronazione, formava un unico grande linguaggio rituale che la Messa per l'Incoronazione di Carlo X esprime in tutta la sua magnificenza. <br />Questa Messa celebrò, due secoli addietro, il trionfo della monarchia cattolica, intesa non come semplice forma di governo, ma come espressione storica di una civiltà sacrale, nella quale l'autorità temporale riconosceva la propria origine nella legge naturale e divina. La Messa per l'Incoronazione di Carlo X di Cherubini risuonata in Vaticano davanti al Santo Padre ha dunque riportato alla memoria la concezione sacramentale del potere propria della Civiltà cristiana, assumendo il significato di un simbolico richiamo a una verità permanente: quella di Gesù Cristo Re della società e della storia. Non sembra casuale che questo evento sia caduto nel centenario dell'enciclica Quas primas di Pio XI (1925), nella quale il Pontefice affermò con chiarezza il fondamento scritturistico, teologico e spirituale della Regalità sociale di Cristo, ideale perenne di ogni vero cattolico.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69328508</guid><pubDate>Tue, 06 Jan 2026 21:47:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69328508/grazie_a_leone.mp3" length="7458943" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8402

GRAZIE A LEONE XIV E RICCARDO MUTI TORNA LA GRANDE MUSICA SACRA IN VATICANO
di Roberto de Mattei
 
Il 12 dicembre, in Vaticano, alla presenza di Leone XIV, il Maestro Riccardo Muti ha diretto la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8402" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8402</a><br /><br />GRAZIE A LEONE XIV E RICCARDO MUTI TORNA LA GRANDE MUSICA SACRA IN VATICANO<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Il 12 dicembre, in Vaticano, alla presenza di Leone XIV, il Maestro Riccardo Muti ha diretto la Messa per l'Incoronazione di Carlo X di Luigi Cherubini, eseguita dall'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e dal Coro della Cattedrale di Siena "Guido Chigi Saracini".<br />L'evento è stato giustamente salutato come un segno del ritorno della grande musica sacra in Vaticano, grande assente negli anni del pontificato di papa Francesco. Ma la scelta di questa Messa, come omaggio musicale a Leone XIV, appare anche come un evento denso di allusioni simboliche.  <br />Luigi Cherubini (1760-1842), compositore molto amato da Riccardo Muti, fu una delle figure centrali della musica europea tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Nato a Firenze, trascorse gran parte della sua vita in Francia, dove attraversò alcune delle stagioni più drammatiche della storia moderna: la Rivoluzione francese, l'epoca di Napoleone Bonaparte e la Restaurazione monarchica seguita al 1814. Autore di importanti opere liriche e sacre, divenne direttore del Conservatorio di Parigi, esercitando un'influenza decisiva sull'insegnamento musicale europeo.<br />La Messa per l'Incoronazione di Carlo X rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra: un'opera concepita per un rito in cui si intrecciavano musica, teologia e politica sacra.<br />La Messa fu composta infatti per l'incoronazione di Carlo X di Francia, celebrata il 29 maggio 1825 nella cattedrale di Reims. Carlo X (1757-1836), già conte di Artois, era fratello di Luigi XVI, ghigliottinato il 21 gennaio 1793, e di Luigi XVIII, salito al trono nel 1814 dopo la caduta di Napoleone, ma morto senza discendenza nel settembre 1824. Carlo X regnò solo sei anni e, dopo la Rivoluzione di luglio del 1830 e l'abdicazione, visse l'esilio con grande dignità, interpretandolo come una prova permessa dalla Provvidenza. Morì a Gorizia nel 1836 ed è sepolto a Castagnavizza, assieme ad altri membri della famiglia reale francese.<br />IL PRINCIPIO MONARCHICO<br />Carlo X credeva fermamente nel principio monarchico e volle essere incoronato secondo l'antico rituale, codificato da Carlo V nel 1365, ma le cui origini risalivano al pontificale di Egberto del secolo VIII. Per oltre ottocento anni quel rito non aveva subito mutamenti sostanziali e Carlo X volle riprenderlo in tutta la sua integralità. Durante la cerimonia il Re insistette per inginocchiarsi personalmente nei momenti più solenni, nonostante l'età e le difficoltà fisiche, affermando che non si poteva ricevere un potere sacro restando in piedi.<br />Il momento centrale dell'incoronazione era la consacrazione con l'olio sacro, conservato secondo la tradizione nella celebre Santa Ampolla. Secondo il racconto di Incmaro di Reims, una colomba avrebbe portato quest'ampolla dal cielo a san Remigio, che con l'olio che conteneva aveva unto Clodoveo primo Re cristiano dei Franchi. Da allora il Re di Francia era stato considerato quasi come vicario di Cristo, investito di una missione provvidenziale. La consacrazione regale esprimeva l'origine sacra del potere temporale.<br />Durante la Rivoluzione francese, il 7 ottobre 1792, un membro della Convenzione, il pastore protestante Philippe Rühl, aveva spezzato solennemente la Santa Ampolla nella piazza di Reims, compiendo un gesto di pubblico rifiuto del carattere sacrale della monarchia. 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Uno di essi è l'attore Jonhathan Roumie, interprete di Gesù nella serie The Chosen, approdata dopo una sorprendente marcia di avvicinamento anche su Netflix. Come credente ha partecipato alla processione eucaristica che si è svolta a New York il 14 ottobre, promossa dal NAPA Institute. Prima della Santa Messa nella Cattedrale di Saint Patrick, l'attore ha offerto una sua meditazione sulla fede e sull'importanza decisiva dell'Eucarestia nella vita dei fedeli e lo ha fatto con profondità e leggerezza insieme. Dopo aver richiamato l'espressione del piccolo Carlo che si stava recando nel monastero del Bernaga per ricevere la prima comunione con un anno di anticipo, «L'Eucaristia è la mia autostrada per il cielo», Roumie ha dichiarato quali siano i suoi sentimenti e soprattutto le sue radicate convinzioni intorno all'importanza decisiva dei sacramenti, Eucarestia al centro: «Da newyorkese nato e cresciuto, vorrei aggiungere un sentimento simile: l'Eucaristia è il mio treno espresso per il paradiso. Probabilmente il treno "3", per ovvi motivi, a meno che non sia il fine settimana, nel qual caso, a causa delle chiusure, probabilmente dovrete prendere il "2", o, peggio ancora, dovrete fare la spola fino a Grand Central e poi magari prendere il "4" o il "5". E sappiamo tutti come va a finire». Riferimenti più che eloquenti per i newyorkesi, dalle risate che si levano distintamente tra i numerosi presenti, come potrebbe esserlo una battuta sulla puntualità della metro di Roma, o sui treni per i pendolari in una delle nostre città. Prosegue dichiarando come è importante cercare l'unità sempre più profonda con Gesù nelle nostre vite. Come? in cose piccole, sottili, umili (un po' alla santa Teresina, per intendersi, il grande dottore della Chiesa "inventrice" della piccola via): «(...) nelle nostre interazioni reciproche: tenere aperta la porta a qualcuno; rivolgere un sorriso di benvenuto alle persone che ti circondano; conversare e persino mostrare un qualche tipo di riconoscimento a un senzatetto, offrirgli una tazza di caffè, magari del cibo; o dare a chiunque ti chieda qualcosa, indipendentemente da come ci siano arrivati e da cosa pensi di come ci siano arrivati».<br />Davvero, si fa così, con piccoli gesti pressoché invisibili? non è meglio testimoniarlo alla grande, raggiungendo milioni di spettatori nel mondo, magari interpretando il ruolo di Cristo in una serie di successo planetario? No, assicura di no: «(...) essere al servizio di chiunque incontriate e portare con voi la gioia di Cristo mentre lo servite. Perché i piccoli gesti? Qual è l'importanza delle cose più piccole? Non dovrei fare qualcosa di gigantesco? Non dovrei andare in televisione e interpretare Gesù? No, non dovreste. Fidatevi, non ve lo consiglio. È una grazia e un dono, certo, ma non è obbligatorio». Anzi, interpretare Gesù soprattutto nella sesta stagione che è incentrata sulla Passione e Morte è stata un'esperienza talmente impegnativa e ardua che senza il nutrimento dell'Eucarestia è certo che non avrebbe potuto affrontarla. E di sicuro non avrebbe reso il servizio che invece è riuscito a offrire: «(...) cercando la guarigione delle profonde ferite del peccato dentro di me attraverso il sacramento della riconciliazione e ricevendo l'Eucaristia quasi ogni giorno, o quando e dove possibile, è stato Cristo a prendere il sopravvento e a plasmare ulteriormente la mia anima affinché riflettesse di più Lui dentro di me. È Cristo la cui luce risplende in questa tavolozza, vaso di pelle e ossa.»<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68231867</guid><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 20:47:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68231867/jonathan_roumie_difende_l_eucaristia_e_cita_carlo_acutis.mp3" length="4640644" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8329

JONATHAN ROUMIE DIFENDE L'EUCARISTIA E CITA CARLO ACUTIS di Paola Belletti
 
Carlo Acutis e le sue intuizioni sull'Eucarestia, farina del sacco che Gesù stesso ha riempito con abbondanza nella sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8329" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8329</a><br /><br />JONATHAN ROUMIE DIFENDE L'EUCARISTIA E CITA CARLO ACUTIS di Paola Belletti<br /> <br />Carlo Acutis e le sue intuizioni sull'Eucarestia, farina del sacco che Gesù stesso ha riempito con abbondanza nella sua vita breve e compiuta, continuano a conquistare nuovi seguaci, testimoni originali e convinti come lo è stato lui. Uno di essi è l'attore Jonhathan Roumie, interprete di Gesù nella serie The Chosen, approdata dopo una sorprendente marcia di avvicinamento anche su Netflix. Come credente ha partecipato alla processione eucaristica che si è svolta a New York il 14 ottobre, promossa dal NAPA Institute. Prima della Santa Messa nella Cattedrale di Saint Patrick, l'attore ha offerto una sua meditazione sulla fede e sull'importanza decisiva dell'Eucarestia nella vita dei fedeli e lo ha fatto con profondità e leggerezza insieme. Dopo aver richiamato l'espressione del piccolo Carlo che si stava recando nel monastero del Bernaga per ricevere la prima comunione con un anno di anticipo, «L'Eucaristia è la mia autostrada per il cielo», Roumie ha dichiarato quali siano i suoi sentimenti e soprattutto le sue radicate convinzioni intorno all'importanza decisiva dei sacramenti, Eucarestia al centro: «Da newyorkese nato e cresciuto, vorrei aggiungere un sentimento simile: l'Eucaristia è il mio treno espresso per il paradiso. Probabilmente il treno "3", per ovvi motivi, a meno che non sia il fine settimana, nel qual caso, a causa delle chiusure, probabilmente dovrete prendere il "2", o, peggio ancora, dovrete fare la spola fino a Grand Central e poi magari prendere il "4" o il "5". E sappiamo tutti come va a finire». Riferimenti più che eloquenti per i newyorkesi, dalle risate che si levano distintamente tra i numerosi presenti, come potrebbe esserlo una battuta sulla puntualità della metro di Roma, o sui treni per i pendolari in una delle nostre città. Prosegue dichiarando come è importante cercare l'unità sempre più profonda con Gesù nelle nostre vite. Come? in cose piccole, sottili, umili (un po' alla santa Teresina, per intendersi, il grande dottore della Chiesa "inventrice" della piccola via): «(...) nelle nostre interazioni reciproche: tenere aperta la porta a qualcuno; rivolgere un sorriso di benvenuto alle persone che ti circondano; conversare e persino mostrare un qualche tipo di riconoscimento a un senzatetto, offrirgli una tazza di caffè, magari del cibo; o dare a chiunque ti chieda qualcosa, indipendentemente da come ci siano arrivati e da cosa pensi di come ci siano arrivati».<br />Davvero, si fa così, con piccoli gesti pressoché invisibili? non è meglio testimoniarlo alla grande, raggiungendo milioni di spettatori nel mondo, magari interpretando il ruolo di Cristo in una serie di successo planetario? No, assicura di no: «(...) essere al servizio di chiunque incontriate e portare con voi la gioia di Cristo mentre lo servite. Perché i piccoli gesti? Qual è l'importanza delle cose più piccole? Non dovrei fare qualcosa di gigantesco? Non dovrei andare in televisione e interpretare Gesù? No, non dovreste. Fidatevi, non ve lo consiglio. È una grazia e un dono, certo, ma non è obbligatorio». Anzi, interpretare Gesù soprattutto nella sesta stagione che è incentrata sulla Passione e Morte è stata un'esperienza talmente impegnativa e ardua che senza il nutrimento dell'Eucarestia è certo che non avrebbe potuto affrontarla. E di sicuro non avrebbe reso il servizio che invece è riuscito a offrire: «(...) cercando la guarigione delle profonde ferite del peccato dentro di me attraverso il sacramento della riconciliazione e ricevendo l'Eucaristia quasi ogni giorno, o quando e dove possibile, è stato Cristo a prendere il sopravvento e a plasmare ulteriormente la mia anima affinché riflettesse di più Lui dentro di me. 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Fin dai tempi più antichi, i monaci si impegnavano nel canto liturgico che completava la loro vita spesso faticosa. Questi monaci riuscivano a far fronte alle ore trascorse in coro e a provvedere alle loro necessità materiali.<br />L'autore francese, il dottor Alftred Tomatis, racconta l'affascinante storia di come ha scoperto il "segreto" del vigore dei monaci in mezzo ai loro rigorosi programmi.<br />Il dottor Tomatis, specialista dell'orecchio, racconta come un particolare monastero francese abbia seguito per secoli la regola di San Benedetto, che prevedeva diverse ore di canto al giorno.<br />Dopo il Concilio Vaticano II, negli anni Sessanta, i monaci cambiarono le loro pratiche secolari. Smisero di cantare in latino ed esplorarono la possibilità di continuare a cantare in vernacolo. Quando non si raggiunse un accordo su come farlo, decisero di interrompere del tutto il canto e di sostituirlo con ministeri più aggiornati e forse più "pastorali", in linea con altre riforme dell’epoca.<br />Il nuovo orario ebbe conseguenze importanti sulla vita dei monaci. Per secoli, i benedettini hanno prosperato dormendo poco. Ora, però, questi nuovi monaci erano affaticati e svogliati. Anche quando venivano concessi loro più ore di sonno, continuavano a essere costantemente stanchi.<br />Si decise di cambiare la secolare dieta vegetariana per includere la carne, nella speranza di dare ai monaci più energia. Tuttavia, la loro salute non migliorò. Sembrava che non ci fosse modo di trovare la causa dei loro problemi e le soluzioni proposte sembravano solo peggiorare la situazione.<br />A questo punto, il dottor Tomatis visitò il monastero per testare l'udito dei monaci. Fu sorpreso nel constatare che molti di loro soffrivano di problemi di udito. Esaminando la sequenza dei cambiamenti, stabilì che l'unico cambiamento relativo all'udito era la cessazione del canto dei salmi in coro.<br />Raccomandò di riprendere il canto per vedere se le loro condizioni sarebbero cambiare.<br />Quando i monaci tornarono alla loro vecchia routine di cantare le ore dell'ufficio, sperimentarono una trasformazione sorprendente. La maggior parte di loro divenne piena di energia e potè funzionare di nuovo con poco sonno. Non ebbero bisogno di una nuova dieta. Il canto gregoriano fu sufficiente a risolvere i loro problemi di salute.<br />In un'intervista rilasciata a una radio canadese, il dottor Tomatis ha spiegato l'accaduto dal suo punto di vista professionale. Da tempo studia gli effetti dei suoni e delle frequenze su una persona. Ha detto che la corteccia cerebrale può essere "caricata" o stimolata positivamente da suoni come il canto gregoriano.<br />Per questo motivo, riteneva che le sessioni quotidiane di canto portassero energia al corpo e alla mente dei monaci. La regolarità e il ritmo dei canti hanno un impatto che ordina il monaco e gli permette di fare cose straordinarie.<br />Naturalmente, gli effetti fisici della musica sono solo una parte della storia. Tuttavia, è una parte affascinante in un mondo non credente che apprezza solo i benefici materiali. Altri esperti hanno studiato gli effetti del canto e hanno scoperto che può abbassare la pressione sanguigna e contribuire a ridurre l'ansia e la depressione.<br />Eppure, la vera storia è l'impatto spirituale del canto sull'anima. Questa musica è soprannaturale in quanto eleva la persona verso il cielo e le cose di Dio. La sua bellezza riempie le anime di ammirazione e amore per Dio. Quando le pratiche di fede mettono in ordine l'anima, il corpo diventa naturalmente ordinato.<br />La vera conclusione di questa storia non è che il canto gregoriano possa servire come ausilio per la salute. È che mettere in ordine l'anima dovrebbe essere la prima priorità. In seguito, tutto andrà al suo posto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66826170</guid><pubDate>Tue, 01 Jul 2025 21:24:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66826170/il_canto_gregoriano_giova_alla_salute_del_corpo_e_dell_anima.mp3" length="4786512" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8215

IL CANTO GREGORIANO GIOVA ALLA SALUTE DEL CORPO (E DELL'ANIMA) di John Horvat
 
Una pratica ecclesiale di lunga data orientata all'adorazione di Dio è il canto di salmi e inni. Fin dai tempi più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8215" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8215</a><br /><br />IL CANTO GREGORIANO GIOVA ALLA SALUTE DEL CORPO (E DELL'ANIMA) di John Horvat<br /> <br />Una pratica ecclesiale di lunga data orientata all'adorazione di Dio è il canto di salmi e inni. Fin dai tempi più antichi, i monaci si impegnavano nel canto liturgico che completava la loro vita spesso faticosa. Questi monaci riuscivano a far fronte alle ore trascorse in coro e a provvedere alle loro necessità materiali.<br />L'autore francese, il dottor Alftred Tomatis, racconta l'affascinante storia di come ha scoperto il "segreto" del vigore dei monaci in mezzo ai loro rigorosi programmi.<br />Il dottor Tomatis, specialista dell'orecchio, racconta come un particolare monastero francese abbia seguito per secoli la regola di San Benedetto, che prevedeva diverse ore di canto al giorno.<br />Dopo il Concilio Vaticano II, negli anni Sessanta, i monaci cambiarono le loro pratiche secolari. Smisero di cantare in latino ed esplorarono la possibilità di continuare a cantare in vernacolo. Quando non si raggiunse un accordo su come farlo, decisero di interrompere del tutto il canto e di sostituirlo con ministeri più aggiornati e forse più "pastorali", in linea con altre riforme dell’epoca.<br />Il nuovo orario ebbe conseguenze importanti sulla vita dei monaci. Per secoli, i benedettini hanno prosperato dormendo poco. Ora, però, questi nuovi monaci erano affaticati e svogliati. Anche quando venivano concessi loro più ore di sonno, continuavano a essere costantemente stanchi.<br />Si decise di cambiare la secolare dieta vegetariana per includere la carne, nella speranza di dare ai monaci più energia. Tuttavia, la loro salute non migliorò. Sembrava che non ci fosse modo di trovare la causa dei loro problemi e le soluzioni proposte sembravano solo peggiorare la situazione.<br />A questo punto, il dottor Tomatis visitò il monastero per testare l'udito dei monaci. Fu sorpreso nel constatare che molti di loro soffrivano di problemi di udito. Esaminando la sequenza dei cambiamenti, stabilì che l'unico cambiamento relativo all'udito era la cessazione del canto dei salmi in coro.<br />Raccomandò di riprendere il canto per vedere se le loro condizioni sarebbero cambiare.<br />Quando i monaci tornarono alla loro vecchia routine di cantare le ore dell'ufficio, sperimentarono una trasformazione sorprendente. La maggior parte di loro divenne piena di energia e potè funzionare di nuovo con poco sonno. Non ebbero bisogno di una nuova dieta. Il canto gregoriano fu sufficiente a risolvere i loro problemi di salute.<br />In un'intervista rilasciata a una radio canadese, il dottor Tomatis ha spiegato l'accaduto dal suo punto di vista professionale. Da tempo studia gli effetti dei suoni e delle frequenze su una persona. Ha detto che la corteccia cerebrale può essere "caricata" o stimolata positivamente da suoni come il canto gregoriano.<br />Per questo motivo, riteneva che le sessioni quotidiane di canto portassero energia al corpo e alla mente dei monaci. La regolarità e il ritmo dei canti hanno un impatto che ordina il monaco e gli permette di fare cose straordinarie.<br />Naturalmente, gli effetti fisici della musica sono solo una parte della storia. Tuttavia, è una parte affascinante in un mondo non credente che apprezza solo i benefici materiali. Altri esperti hanno studiato gli effetti del canto e hanno scoperto che può abbassare la pressione sanguigna e contribuire a ridurre l'ansia e la depressione.<br />Eppure, la vera storia è l'impatto spirituale del canto sull'anima. Questa musica è soprannaturale in quanto eleva la persona verso il cielo e le cose di Dio. La sua bellezza riempie le anime di ammirazione e amore per Dio. Quando le pratiche di fede mettono in ordine l'anima, il corpo diventa naturalmente ordinato.<br />La vera conclusione di questa storia non è che il canto gregoriano possa servire come...]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>cantoinlatino,gregoriano,orecchio,salute,tomatis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/beee9b3cba99e23856bafeff4dbe5110.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La visita al Santissimo sacramento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-visita-al-santissimo-sacramento--66076152</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8154" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8154</a><br /><br />LA VISITA AL SANTISSIMO SACRAMENTO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La visita al Santissimo Sacramento può essere una sfida, specialmente con tutte le distrazioni che ci sono nella vita quotidiana. Proprio per questo può diventare un'occasione unica per rientrare in contatto con Dio, lontano dalla frenesia quotidiana.<br />Ma cos'è la visita al Santissimo Sacramento? È un atto di adorazione e di preghiera che si fa di fronte al Santissimo Sacramento, cioè l'Eucaristia, quando è custodita nel tabernacolo. È un momento di raccoglimento, di preghiera e di intima comunione con Gesù presente nell'Eucaristia. Si distingue dall'Adorazione Eucaristica che si fa quando il Santissimo è esposto con l'ostensorio sull'altare.<br />Per fare la visita al Santissimo ti puoi inginocchiare o semplicemente stare in silenzio davanti al Santissimo Sacramento, pregando come preferisci. Non c'è un testo obbligatorio, ma spesso si usano preghiere come il Padre Nostro, il Ti adoro (del mattino o della sera a seconda dell'ora del giorno), l'Atto di Dolore, il Credo, o altre preghiere. Oppure si può anche pregare con le parole che lo Spirito Santo ci suggerisce, come ad esempio: "O Signore Gesù, che sei qui nel Santissimo Sacramento, ti adoro e ti lodo. Grazie per la tua presenza, ti offro il mio cuore e la mia vita. Rinnovo la mia fede in Te. Sostienimi nella difficoltà che sto vivendo. Ti affido questa persona a me cara...".<br />La durata della visita dipende dal tuo desiderio di intimità con Dio. Puoi stare anche solo pochi minuti o per un periodo più lungo, ascoltando e riflettendo. La visita può essere anche breve, ma sarebbe importante che fosse fatta con regolarità. Alcuni la fanno una volta al giorno, altri una volta a settimana o in momenti particolari dell'anno come ad esempio la Quaresima. Ecco adesso alcuni consigli pratici.<br />1) SPEGNERE IL CELLULARE O METTERLO IN MODALITÀ "NON DISTURBARE"<br />Questo è il primo passo per un incontro vero. Spesso il cellulare è la principale fonte di distrazione, con notifiche e messaggi che ci tirano fuori dal momento presente. Spegnendolo o mettendolo da parte, ti permetti di essere veramente "presente" e di concentrarti.<br />2) IMPOSTA UN TEMPO PER LA VISITA<br />Decidi in anticipo quanto tempo dedicare. Può essere utile fissare una durata (esempio: 10 minuti o anche 5 oppure anche solo 3, l'importante è stabilirlo prima di entrare in chiesa).<br />3) PORTA UN ROSARIO O UN LIBRO DI PREGHIERE<br />Anche se non è necessario, avere un rosario o un libretto con preghiere può aiutarti a concentrarti. A volte, la mente può vagare e un semplice rosario o una preghiera scritta ti aiuta a rimanere focalizzato. Deve però essere chiaro che la preghiera è libera per cui si può usare il tempo come si preferisce.<br />4) FAI SILENZIO INTERIORE<br />Una volta entrato in chiesa prenditi un momento per respirare profondamente, liberarti dalle preoccupazioni e pensare che sei alla presenza di Qualcuno di molto speciale. Cerca di "spegnere" tutto dentro di te, proprio come hai fatto con il cellulare.<br />5) NON AVERE PAURA DEL SILENZIO<br />Il silenzio può sembrare un po' inquietante, soprattutto oggi dove siamo sempre stimolati dai suoni e dalle immagini. Ma nel silenzio puoi davvero ascoltare Dio. Non sentirti obbligato a riempirlo con pensieri frenetici. Lascia che sia un momento di pace.<br />6) VIVI IL MOMENTO CON GRATITUDINE<br />La visita al Santissimo è anche un'opportunità per esprimere gratitudine al Signore. Pensa a qualcosa per cui sei veramente grato a Dio in quel momento della tua vita.<br />7) FAI ATTENZIONE ALLA TUA POSTURA<br />Non è un obbligo, ma stare in ginocchio può aiutarti nella preghiera.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66076152</guid><pubDate>Tue, 13 May 2025 19:59:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66076152/la_visita_al_santissimo.mp3" length="5017226" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8154

LA VISITA AL SANTISSIMO SACRAMENTO di Don Stefano Bimbi
 
La visita al Santissimo Sacramento può essere una sfida, specialmente con tutte le distrazioni che ci sono nella vita quotidiana. Proprio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8154" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8154</a><br /><br />LA VISITA AL SANTISSIMO SACRAMENTO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La visita al Santissimo Sacramento può essere una sfida, specialmente con tutte le distrazioni che ci sono nella vita quotidiana. Proprio per questo può diventare un'occasione unica per rientrare in contatto con Dio, lontano dalla frenesia quotidiana.<br />Ma cos'è la visita al Santissimo Sacramento? È un atto di adorazione e di preghiera che si fa di fronte al Santissimo Sacramento, cioè l'Eucaristia, quando è custodita nel tabernacolo. È un momento di raccoglimento, di preghiera e di intima comunione con Gesù presente nell'Eucaristia. Si distingue dall'Adorazione Eucaristica che si fa quando il Santissimo è esposto con l'ostensorio sull'altare.<br />Per fare la visita al Santissimo ti puoi inginocchiare o semplicemente stare in silenzio davanti al Santissimo Sacramento, pregando come preferisci. Non c'è un testo obbligatorio, ma spesso si usano preghiere come il Padre Nostro, il Ti adoro (del mattino o della sera a seconda dell'ora del giorno), l'Atto di Dolore, il Credo, o altre preghiere. Oppure si può anche pregare con le parole che lo Spirito Santo ci suggerisce, come ad esempio: "O Signore Gesù, che sei qui nel Santissimo Sacramento, ti adoro e ti lodo. Grazie per la tua presenza, ti offro il mio cuore e la mia vita. Rinnovo la mia fede in Te. Sostienimi nella difficoltà che sto vivendo. Ti affido questa persona a me cara...".<br />La durata della visita dipende dal tuo desiderio di intimità con Dio. Puoi stare anche solo pochi minuti o per un periodo più lungo, ascoltando e riflettendo. La visita può essere anche breve, ma sarebbe importante che fosse fatta con regolarità. Alcuni la fanno una volta al giorno, altri una volta a settimana o in momenti particolari dell'anno come ad esempio la Quaresima. Ecco adesso alcuni consigli pratici.<br />1) SPEGNERE IL CELLULARE O METTERLO IN MODALITÀ "NON DISTURBARE"<br />Questo è il primo passo per un incontro vero. Spesso il cellulare è la principale fonte di distrazione, con notifiche e messaggi che ci tirano fuori dal momento presente. Spegnendolo o mettendolo da parte, ti permetti di essere veramente "presente" e di concentrarti.<br />2) IMPOSTA UN TEMPO PER LA VISITA<br />Decidi in anticipo quanto tempo dedicare. Può essere utile fissare una durata (esempio: 10 minuti o anche 5 oppure anche solo 3, l'importante è stabilirlo prima di entrare in chiesa).<br />3) PORTA UN ROSARIO O UN LIBRO DI PREGHIERE<br />Anche se non è necessario, avere un rosario o un libretto con preghiere può aiutarti a concentrarti. A volte, la mente può vagare e un semplice rosario o una preghiera scritta ti aiuta a rimanere focalizzato. Deve però essere chiaro che la preghiera è libera per cui si può usare il tempo come si preferisce.<br />4) FAI SILENZIO INTERIORE<br />Una volta entrato in chiesa prenditi un momento per respirare profondamente, liberarti dalle preoccupazioni e pensare che sei alla presenza di Qualcuno di molto speciale. Cerca di "spegnere" tutto dentro di te, proprio come hai fatto con il cellulare.<br />5) NON AVERE PAURA DEL SILENZIO<br />Il silenzio può sembrare un po' inquietante, soprattutto oggi dove siamo sempre stimolati dai suoni e dalle immagini. Ma nel silenzio puoi davvero ascoltare Dio. Non sentirti obbligato a riempirlo con pensieri frenetici. Lascia che sia un momento di pace.<br />6) VIVI IL MOMENTO CON GRATITUDINE<br />La visita al Santissimo è anche un'opportunità per esprimere gratitudine al Signore. Pensa a qualcosa per cui sei veramente grato a Dio in quel momento della tua vita.<br />7) FAI ATTENZIONE ALLA TUA POSTURA<br />Non è un obbligo, ma stare in ginocchio può aiutarti nella preghiera.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>314</itunes:duration><itunes:keywords>adorazione,consiglipratici,santissimo,visita,visitaagesù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73f4a9e21e033fe36713e33f5004fad8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cielo è spento nelle chiese moderne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cielo-e-spento-nelle-chiese-moderne--63698195</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8044" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8044</a><br /><br />IL CIELO E' SPENTO NELLE CHIESE MODERNE di Francesco Mori<br /> <br />Perché le chiese moderne sono così fredde e spoglie? Quale concezione estetica pare avere ispirato i progettisti? Da quale fonte è stata originata la scomparsa pressoché totale dell'ornato? Queste domande accompagnano ormai da decenni chi entra in un edificio sacro di recente costruzione ed acquistano ancor più forza e urgenza se si confrontano le strutture contemporanee con le chiese, anche le più piccole e periferiche, costruite fino agli inizi del secolo scorso. Dietro ogni scelta formale si cela l'espressione di una spiritualità. Cercheremo in quest'articolo di individuarne la natura e l'origine.<br />Nelle pagine de Il grande divorzio il genio di Clive Staples Lewis immaginò che un pullman di dannati partisse per un viaggetto fino in paradiso, per vedere come trascorresse la vita lassù. La comitiva, ben presto, si accorse con sorpresa che, rispetto al grigiore della tetra città che popolavano, e che pareva loro reale come il mondo conosciuto dell'aldiquà, lassù tutto era più nitido, colorato, denso e pesante, tant'è che la forza necessaria per alzare una singola foglia era pari a quella che serviva a spostare un grosso macigno all'inferno. Questo paradiso, in cui risultano potenziate tutte le caratteristiche della realtà creata, è davvero un'intuizione formidabile! A questa concezione se ne oppone frontalmente un'altra, oggi assai diffusa, che immagina l'aldilà come il luogo dell'evanescenza e della fusione inebetita delle anime in un'indistinta e accecante luminescenza, eternamente priva di mutazioni e di articolazioni. Si affrontano qui due differenti visioni del sacro: la prima di matrice cristiana e la seconda profondamente influenzata dalle religioni orientali, soprattutto l'induismo.<br />UNA ANTICIPAZIONE DEL PARADISO<br />In un vecchio catechismo della Conferenza episcopale toscana tutti i capitoli erano illustrati da splendidi quadri e antiche miniature, ma... solo la sezione sui novissimi si apriva con un quadro monocromo, giallino chiaro, percorso da linee orizzontali colorate. Sembrava proprio che per descrivere il nostro futuro eterno i vescovi - o i redattori del volume - non avessero trovato di meglio che questa illustrazione minimale e diafana. Da una simile scelta sorge il dubbio che la visione "orientale" dell'essere sia penetrata anche nella nostra cultura. A questa visione attingeva, non a caso, il primo testo teorico sull'astrattismo, scritto da Vasilij Kandinskij agli inizi del Novecento, che recava un titolo accattivante: Lo spirituale nell'arte. Questa contaminazione fa emergere l'urgenza di alcune domande capitali: a chi piacerebbe trascorrere la vita eterna perennemente abbagliato da un muto chiarore senza articolazioni e movimento? Chi si appagherebbe nell'infinita permanenza in questa sorta di eterna e monotona staticità, che assomiglia tanto al nulla? Chi anelerebbe a questa condizione esistenziale, avendo ancora negli occhi i colori del tramonto e dell'alba, la sorprendente vastità del mare, le foglie multicolori degli alberi in autunno e i visi dei propri cari?<br />Bene: le chiese, almeno quelle cattoliche, sono sempre state concepite come un tentativo di creare uno spazio che prefiguri una sorta di sacrale anticipazione del paradiso. Spesso vi si ricapitolava in pietra, in oro o in colori, l'intero vastissimo universo creato, che andava così ad ornare capitelli, volte, nicchie, cornici, chiavi di volta ecc. Ecco allora comparire il ciclo dei mesi, la storia umana, le età dell'uomo, le foglie d'acanto, le fiere, gli animali, i pesci, i pianeti, in pratica tutto il cosmo, da cui saliva a Dio lode e venerazione, poiché anch'esso attende con impazienza, come ci insegna San Paolo, la rivelazione dei figli di Dio (vedi Rm 8,19). Sicuramente questa concezione artistica si riallaccia armonicamente allo spirito che anima le pagine di Lewis.<br />LA VISIONE MINIMALISTA DELLA SPIRITUALITÀ<br />La visione "minimalista" della spiritualità pare invece aver plasmato e nutrito di sé gran parte della produzione artistica moderna, che in campo architettonico si caratterizza per la totale assenza di ornato e di decorazione. Volumi essenziali, superfici piatte e lucide, selve ortogonali di pilastri di grigio cemento hanno infatti ispirato e tuttora ispirano l'estetica delle costruzioni moderne.<br />Bisogna tristemente registrare che tale impoverimento formale, è penetrato massicciamente anche nella prassi progettuale delle chiese e degli edifici di culto. La chiesa di Dio Padre Misericordioso realizzata a Tor Tre Teste a Roma da Richard Meier, il Gesù Redentore di Modena di Mauro Galantino e la chiesa di San Paolo a Foligno, meglio nota come "il cubo di Fuksas" (vedi immagine), sono le ultime, discutibili riedizioni peggiorate e corrette di idee che si vanno attuando fin dagli anni '60 del Novecento e che hanno reso i nostri luoghi di culto spazi tutt'altro che piacevoli da frequentare. Attualmente rimane - luminosa creazione di un genio solitario - soltanto la straordinaria epopea del cantiere della Sagrada Familia di Barcellona, quale ultimo baluardo di bellezza ed equilibrio tra ornato e calcolo strutturale, anche se non sono mancati negli anni numerosi tentativi di semplificare in senso astratto le formidabili intuizioni di Antoni Gaudí. Le forme delle chiese contemporanee sembrano infatti esprimere più la spiritualità minimalista orientale che abbiamo esaminato in apertura che quella formulata magistralmente nelle acute pagine de Il grande divorzio e nella mirabile produzione architettonica dei secoli passati.<br />È giunta pertanto l'ora di un appello urgente: rimettiamo negli occhi e nei cuori del popolo di Dio il desiderio di abitare un giorno in una dimensione che potenzi e compia la natura della creazione e il destino dell'uomo! Questa è la missione dell'arte e dell'arte sacra in particolare: rendere capaci gli uomini di dare una "sbirciatina" in paradiso, non di inebetirli in un asettico Nirvana.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63698195</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 10:21:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63698195/il_cielo_e_spento_nelle_chiese_moderne.mp3" length="7347766" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8044

IL CIELO E' SPENTO NELLE CHIESE MODERNE di Francesco Mori
 
Perché le chiese moderne sono così fredde e spoglie? Quale concezione estetica pare avere ispirato i progettisti? Da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8044" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8044</a><br /><br />IL CIELO E' SPENTO NELLE CHIESE MODERNE di Francesco Mori<br /> <br />Perché le chiese moderne sono così fredde e spoglie? Quale concezione estetica pare avere ispirato i progettisti? Da quale fonte è stata originata la scomparsa pressoché totale dell'ornato? Queste domande accompagnano ormai da decenni chi entra in un edificio sacro di recente costruzione ed acquistano ancor più forza e urgenza se si confrontano le strutture contemporanee con le chiese, anche le più piccole e periferiche, costruite fino agli inizi del secolo scorso. Dietro ogni scelta formale si cela l'espressione di una spiritualità. Cercheremo in quest'articolo di individuarne la natura e l'origine.<br />Nelle pagine de Il grande divorzio il genio di Clive Staples Lewis immaginò che un pullman di dannati partisse per un viaggetto fino in paradiso, per vedere come trascorresse la vita lassù. La comitiva, ben presto, si accorse con sorpresa che, rispetto al grigiore della tetra città che popolavano, e che pareva loro reale come il mondo conosciuto dell'aldiquà, lassù tutto era più nitido, colorato, denso e pesante, tant'è che la forza necessaria per alzare una singola foglia era pari a quella che serviva a spostare un grosso macigno all'inferno. Questo paradiso, in cui risultano potenziate tutte le caratteristiche della realtà creata, è davvero un'intuizione formidabile! A questa concezione se ne oppone frontalmente un'altra, oggi assai diffusa, che immagina l'aldilà come il luogo dell'evanescenza e della fusione inebetita delle anime in un'indistinta e accecante luminescenza, eternamente priva di mutazioni e di articolazioni. Si affrontano qui due differenti visioni del sacro: la prima di matrice cristiana e la seconda profondamente influenzata dalle religioni orientali, soprattutto l'induismo.<br />UNA ANTICIPAZIONE DEL PARADISO<br />In un vecchio catechismo della Conferenza episcopale toscana tutti i capitoli erano illustrati da splendidi quadri e antiche miniature, ma... solo la sezione sui novissimi si apriva con un quadro monocromo, giallino chiaro, percorso da linee orizzontali colorate. Sembrava proprio che per descrivere il nostro futuro eterno i vescovi - o i redattori del volume - non avessero trovato di meglio che questa illustrazione minimale e diafana. Da una simile scelta sorge il dubbio che la visione "orientale" dell'essere sia penetrata anche nella nostra cultura. A questa visione attingeva, non a caso, il primo testo teorico sull'astrattismo, scritto da Vasilij Kandinskij agli inizi del Novecento, che recava un titolo accattivante: Lo spirituale nell'arte. Questa contaminazione fa emergere l'urgenza di alcune domande capitali: a chi piacerebbe trascorrere la vita eterna perennemente abbagliato da un muto chiarore senza articolazioni e movimento? Chi si appagherebbe nell'infinita permanenza in questa sorta di eterna e monotona staticità, che assomiglia tanto al nulla? Chi anelerebbe a questa condizione esistenziale, avendo ancora negli occhi i colori del tramonto e dell'alba, la sorprendente vastità del mare, le foglie multicolori degli alberi in autunno e i visi dei propri cari?<br />Bene: le chiese, almeno quelle cattoliche, sono sempre state concepite come un tentativo di creare uno spazio che prefiguri una sorta di sacrale anticipazione del paradiso. Spesso vi si ricapitolava in pietra, in oro o in colori, l'intero vastissimo universo creato, che andava così ad ornare capitelli, volte, nicchie, cornici, chiavi di volta ecc. Ecco allora comparire il ciclo dei mesi, la storia umana, le età dell'uomo, le foglie d'acanto, le fiere, gli animali, i pesci, i pianeti, in pratica tutto il cosmo, da cui saliva a Dio lode e venerazione, poiché anch'esso attende con impazienza, come ci insegna San Paolo, la rivelazione dei figli di Dio (vedi Rm 8,19)....]]></itunes:summary><itunes:duration>460</itunes:duration><itunes:keywords>architetturamoderna,chiese,cielospento,nirvana,paradiso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7bd3f6af31ea981cff37779916f800c9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le dieci "C" fondamentali per la confessione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-dieci-c-fondamentali-per-la-confessione--62722468</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7972" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7972</a><br /><br />LE DIECI ''C'' FONDAMENTALI PER LA CONFESSIONE di Manuela Antonacci<br /><br />La comunione e la confessione [...] sono due sacramenti essenziali per la vita di un cattolico. Tuttavia fondamentale è la giusta disposizione con cui ci si accosta ad entrambi. Ed ecco 10 dritte importanti, fornite su Catholic Exchange da padre Ed Broom, grande esperto di spiritualità.<br />1) CHIAREZZA<br />Un segno evidente dell'azione dello Spirito Santo sono la chiarezza e la trasparenza. Al contrario, l'azione del Maligno è caratterizzata dalla confusione, dall'ambiguità e dall'incertezza: "Il vostro parlare sia sì sì e no no".<br />2) CONCISIONE (SINTETICITÀ)<br />Le confessioni non devono essere lunghe perché non vanno confuse con la direzione spirituale. L'essenza del sacramento consiste semplicemente nel dichiarare i nostri peccati. Non nel girarci intorno: bisogna essere diretti e sintetici.<br />3) CONCRETEZZA<br />Un'altra qualità essenziale per una buona confessione sacramentale è la concretezza. Non basta dirsi peccatori ma è necessario confessare pensieri, parole e azioni peccaminose, insieme alle circostanze e all'intento con cui si è agito.<br />4) COMPLETEZZA<br />La Chiesa stabilisce nel Diritto Canonico e nel Catechismo che di tutti i peccati mortali bisogna indicare la frequenza con cui li si è commessi. Ad esempio, se si perde deliberatamente la Santa Messa della domenica, allora il numero di volte in cui si è mancato di soddisfare al precetto dovrebbe essere specificato.<br />5) CONTRIZIONE<br />Perché una confessione sacramentale sia legittima ed efficace, ci deve essere una vera contrizione del cuore. In altre parole, dobbiamo essere pentiti e disposti a rinunciare ed evitare il peccato in futuro. È necessario, per questo, chiedere la grazia della vera contrizione del cuore per fare confessioni valide.<br />6) CONDANNA<br />Dobbiamo essere saldamente fondati nella convinzione che il Signore ci ama veramente e che vuole ciò che è meglio per noi. La sua misericordia e il suo amore sono veramente più potenti del nostro peccato, e qualsiasi pensiero contrario può essere condannato.<br />7) CORREZIONE<br />La correzione è consequenziale alla contrizione. Dobbiamo essere disposti, con la Grazia di Dio, a correggere le nostre cattive azioni, a compiere i passi necessari per correggerci ed evitare qualsiasi persona, luogo o circostanza possa facilmente rinchiuderci nella trappola del peccato.<br />8) COMPENSAZIONE<br />C'è una parte della confessione molto importante che è la penitenza che il sacerdote assegna e che va rispettata. Se abbiamo danneggiato la proprietà di qualcuno o il suo buon nome, allora deve essere perseguita una qualche forma di risarcimento. Ciò rientra nella virtù cardinale della giustizia, ovvero del dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Anche se è impossibile "ripagare Dio" per le offese commesse contro di Lui, possiamo, tuttavia, attraverso la nostra penitenza, mostrare di voler fare un atto di buona volontà.<br />9) CONVERSIONE<br />Uno dei frutti più efficaci della Confessione è la conversione, l'allontanamento dal peccato e la conversione al Signore. Sono tutte cose che dipendono sì dalla grazia di Dio, ma anche dalla nostra disponibilità a corrispondere a questa grazia. La confessione è veramente un incontro con Gesù, perché Lui, il Medico Divino, è l'unico che può veramente guarire le nostre anime. Il Vangelo è pieno di episodi in cui vediamo Gesù che guarisce e risana anche i grandi peccatori. Santa Maria Maddalena aveva sette demoni: Gesù non solo l'ha guarita, ma l'ha trasformata in una grande santa.<br />10) CONFIDENZA (FIDUCIA)<br />Uno degli insegnamenti più importanti del Diario di suor Faustina. Parole di Gesù misericordioso è che Gesù insiste sul fatto che tutti, specialmente i peccatori più incalliti, debbano avere una fiducia illimitata nella Sua infinita e inesauribile Misericordia e che persino il più grande peccatore possa diventare il più grande santo, a una condizione: fiducia nella Misericordia del Sacro Cuore di Gesù.<br />Nel dipinto dell'Immagine della Divina Misericordia, Gesù ha insistito affinché le parole "Gesù, confido in Te" fossero scritte sul dipinto stesso. Per questo è necessario avvicinarsi al Sacramento della Confessione, con fiducia infinita e illimitata. «L'abbondanza della grazia che riceveremo» - sottolinea padre Broom - «sarà proporzionale alla nostra fiducia nella misericordia del Sacro Cuore di Gesù».<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62722468</guid><pubDate>Wed, 13 Nov 2024 16:44:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62722468/le_dieci_c_fondamentali_per_la_confessione.mp3" length="5608489" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7972

LE DIECI ''C'' FONDAMENTALI PER LA CONFESSIONE di Manuela Antonacci

La comunione e la confessione [...] sono due sacramenti essenziali per la vita di un cattolico. Tuttavia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7972" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7972</a><br /><br />LE DIECI ''C'' FONDAMENTALI PER LA CONFESSIONE di Manuela Antonacci<br /><br />La comunione e la confessione [...] sono due sacramenti essenziali per la vita di un cattolico. Tuttavia fondamentale è la giusta disposizione con cui ci si accosta ad entrambi. Ed ecco 10 dritte importanti, fornite su Catholic Exchange da padre Ed Broom, grande esperto di spiritualità.<br />1) CHIAREZZA<br />Un segno evidente dell'azione dello Spirito Santo sono la chiarezza e la trasparenza. Al contrario, l'azione del Maligno è caratterizzata dalla confusione, dall'ambiguità e dall'incertezza: "Il vostro parlare sia sì sì e no no".<br />2) CONCISIONE (SINTETICITÀ)<br />Le confessioni non devono essere lunghe perché non vanno confuse con la direzione spirituale. L'essenza del sacramento consiste semplicemente nel dichiarare i nostri peccati. Non nel girarci intorno: bisogna essere diretti e sintetici.<br />3) CONCRETEZZA<br />Un'altra qualità essenziale per una buona confessione sacramentale è la concretezza. Non basta dirsi peccatori ma è necessario confessare pensieri, parole e azioni peccaminose, insieme alle circostanze e all'intento con cui si è agito.<br />4) COMPLETEZZA<br />La Chiesa stabilisce nel Diritto Canonico e nel Catechismo che di tutti i peccati mortali bisogna indicare la frequenza con cui li si è commessi. Ad esempio, se si perde deliberatamente la Santa Messa della domenica, allora il numero di volte in cui si è mancato di soddisfare al precetto dovrebbe essere specificato.<br />5) CONTRIZIONE<br />Perché una confessione sacramentale sia legittima ed efficace, ci deve essere una vera contrizione del cuore. In altre parole, dobbiamo essere pentiti e disposti a rinunciare ed evitare il peccato in futuro. È necessario, per questo, chiedere la grazia della vera contrizione del cuore per fare confessioni valide.<br />6) CONDANNA<br />Dobbiamo essere saldamente fondati nella convinzione che il Signore ci ama veramente e che vuole ciò che è meglio per noi. La sua misericordia e il suo amore sono veramente più potenti del nostro peccato, e qualsiasi pensiero contrario può essere condannato.<br />7) CORREZIONE<br />La correzione è consequenziale alla contrizione. Dobbiamo essere disposti, con la Grazia di Dio, a correggere le nostre cattive azioni, a compiere i passi necessari per correggerci ed evitare qualsiasi persona, luogo o circostanza possa facilmente rinchiuderci nella trappola del peccato.<br />8) COMPENSAZIONE<br />C'è una parte della confessione molto importante che è la penitenza che il sacerdote assegna e che va rispettata. Se abbiamo danneggiato la proprietà di qualcuno o il suo buon nome, allora deve essere perseguita una qualche forma di risarcimento. Ciò rientra nella virtù cardinale della giustizia, ovvero del dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Anche se è impossibile "ripagare Dio" per le offese commesse contro di Lui, possiamo, tuttavia, attraverso la nostra penitenza, mostrare di voler fare un atto di buona volontà.<br />9) CONVERSIONE<br />Uno dei frutti più efficaci della Confessione è la conversione, l'allontanamento dal peccato e la conversione al Signore. Sono tutte cose che dipendono sì dalla grazia di Dio, ma anche dalla nostra disponibilità a corrispondere a questa grazia. La confessione è veramente un incontro con Gesù, perché Lui, il Medico Divino, è l'unico che può veramente guarire le nostre anime. Il Vangelo è pieno di episodi in cui vediamo Gesù che guarisce e risana anche i grandi peccatori. Santa Maria Maddalena aveva sette demoni: Gesù non solo l'ha guarita, ma l'ha trasformata in una grande santa.<br />10) CONFIDENZA (FIDUCIA)<br />Uno degli insegnamenti più importanti del Diario di suor Faustina. Parole di Gesù misericordioso è che Gesù insiste sul fatto che tutti, specialmente i peccatori più incalliti,...]]></itunes:summary><itunes:duration>351</itunes:duration><itunes:keywords>chiarezza,confessione,contrizione,conversione,correzione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b88f07a403bf7f4facf3b2cff0726f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il morto ha bisogno di suffragi, non applausi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-morto-ha-bisogno-di-suffragi-non-applausi--62558867</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7959" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7959</a><br /><br />IL MORTO HA BISOGNO DI SUFFRAGI, NON APPLAUSI di Don Stefano Bimbi<br /><br />Il mese di novembre è un periodo propizio per ricordare il filo che lega vivi e morti. Coloro che stanno espiando la loro pena nel Purgatorio hanno bisogno della nostra preghiera che può alleviare e abbreviare la loro pena. Nella Divina Commedia le anime del purgatorio si avvicinano a Dante chiedendo di essere ricordate ai loro cari sulla terra perché preghino per loro. Questo aiuto spirituale si chiama suffragio. La parola viene dal latino suffragium, che significa voto. Se ci si pensa quando alle elezioni si parla di suffragio ci si riferisce all'azione di votare oppure anche al diritto di voto. Comunque per quello che qui ci interessa il suffragio indica in modo particolare l'aiuto offerto alle anime dei defunti tramite l’intenzione che il sacerdote applica loro nella Messa.<br />Così come ha ricevuto il potere di consacrare, il sacerdote ha ricevuto anche il potere di destinare un particolare beneficio del sacrificio di Cristo a favore di una determinata intenzione. Certamente anche i fedeli possono pregare durante la Messa secondo le loro particolari intenzioni. Ma il sacerdote agisce in persona Christi, identificandosi con Cristo. Quando pronuncia le parole consacratorie del pane e del vino è in realtà Cristo che le pronuncia attraverso le labbra e l'intenzione del sacerdote. Altrettanto avviene per la destinazione del sacrificio per un'intenzione particolare che diventa quella di Cristo stesso.<br />Ci si potrebbe chiedere se l'usanza di offrire sacrifici in espiazione dei peccati dei defunti sia nata dopo la venuta di Cristo oppure se ci sono tracce in tal senso nell'Antico Testamento. Ebbene la risposta si trova nel secondo libro dei Maccabei dove si legge che Giuda «fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2Mac 12,45). Con la venuta di Cristo si porta a perfezione questo sacrificio veterotestamentario con il vero e unico sacrificio del Figlio di Dio che muore sulla croce.<br />L'INTENZIONE PER PIÙ DEFUNTI<br />Quando le persone mi chiedono di applicare l'intenzione della Messa per un particolare defunto sono desiderose di sapere se possono farlo per più defunti oppure per uno soltanto - e chiedono se in tal caso "costa di più". Occorre innanzitutto precisare che la relativa offerta va al sacerdote, non alla parrocchia (come accade per tutte le altre: quelle raccolte a metà Messa dai fedeli, quelle delle candele, delle benedizioni delle case e qualunque altra offerta). Le offerte per le intenzioni della Messa sono le uniche che percepisce direttamente il sacerdote perché in quel momento lui rinuncia alla sua intenzione per offrire quella del richiedente. L'offerta è libera e, al limite, è compito dei vescovi stabilire la cifra massima che un sacerdote può chiedere per cui non si tratta di fissare il "prezzo" della Messa, semmai mettono semplicemente un tetto massimo a protezione dei fedeli da eventuali, rarissimi, abusi. In genere il sacerdote non chiede una cifra, ma se il fedele lo domanda questi può dirgli appunto l'offerta stabilita dal vescovo. Naturalmente un fedele può dare anche una cifra minore in base alle sue disponibilità e il sacerdote è comunque obbligato a celebrare la Messa per la sua intenzione. Per tornare alla domanda se un'intenzione possa essere per più defunti e se in tal caso "costa di più", rispondo con la storiella della mela: comprando una mela, questa non costa più o meno a seconda se a mangiarla siamo in una, due, tre o più persone. Una mela costa sempre lo stesso, anche se ovviamente più sono le bocche da sfamare, più piccolo sarà lo spicchio che toccherà a ciascuno. Questo esempio banale serve per dire che siccome il beneficio che traiamo dalla Messa è finito, gioviamo maggiormente ad un defunto se applichiamo solo per lui che associandolo ad altri. Questo non perché il sacrificio di Cristo abbia un valore finito, bensì infinito. Ma è finito il beneficio che noi ne traiamo. Come il sole che ha un potere enorme di riscaldare ma, se siamo lontani da lui, il beneficio che ne ricaviamo è minore.<br />Ci si potrebbe chiedere se quando il sacerdote applica la Messa a un particolare defunto sia necessario che, durante la consacrazione, pensi esplicitamente al defunto. In realtà la risposta è no, essendo sufficiente che prima della Messa sappia per chi celebra. Per questo si usa ricordare il nome dei defunti per i quali viene offerta quella Messa all'inizio oppure al momento della preghiera dei fedeli. Comunque l'attenzione del sacerdote è quella richiesta comunemente in tutte le nostre azioni. Ad esempio quando mangiamo pensiamo a molte cose e parliamo di mille cose. Tuttavia sappiamo bene che cosa stiamo mangiando, anche se non ci pensiamo quando portiamo il cibo alla bocca. Durante la consacrazione il sacerdote, ad esempio, può essere immerso nella preghiera fervorosa per il Santissimo Sacramento, ma nonostante questo l'intenzione viene correttamente applicata al defunto che anzi ha meriti accresciuti dal fervore del sacerdote.<br />VIETATI ELOGI E APPLAUSI<br />Infine va ricordato che l'omelia durante una Messa in suffragio non dovrebbe mai trasformarsi in un elogio del defunto. La predica deve rimanere centrata sulla fede e sulla speranza nella risurrezione, piuttosto che diventare un discorso celebrativo. Bisogna parlare della misericordia di Dio per l'anima del defunto e della consolazione per coloro che soffrono per la perdita. Sono inoltre sconsigliati gli interventi alla fine della Messa dove parenti o amici fanno discorsi strappalacrime o che suscitano l'applauso. Scriveva acutamente l'allora cardinal Ratzinger: «Là, dove irrompe l'applauso per l'opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l'essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso» (J. Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia, Sanpaolo, Cinisello Balsamo 2001). La casa del Signore non è un teatrino e la S. Messa non è una performance artistica. Per questo sono assolutamente fuori luogo gli applausi (anche in occasione di matrimoni, battesimi, funerali, ecc.). Si applaude agli uomini, mentre l'adorazione è il giusto atteggiamento nei confronti di Dio: per questo in chiesa, la casa di Dio, non si applaude mai, nemmeno agli uomini perché siamo lì per adorare e lodare Dio, non per celebrare gli uomini. Riccardo Muti, per vent'anni direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano, sul Corriere della Sera del 27 giugno 2021 denunciava gli applausi in chiesa affermando: «Sono cresciuto in un mondo in cui ai funerali c'era un silenzio terrificante. Ognuno era chiuso nel suo vero o falso dolore. Per i più abbienti c'era la banda che eseguiva lo Stabat Mater di Rossini o marce funebri molfettesi, famose in Puglia. Quando sarà il mio turno, vorrei che ci fosse il silenzio assoluto».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62558867</guid><pubDate>Wed, 30 Oct 2024 17:40:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62558867/il_morto_ha_bisogno_di_suffragi_non_applausi.mp3" length="6867949" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7959

IL MORTO HA BISOGNO DI SUFFRAGI, NON APPLAUSI di Don Stefano Bimbi

Il mese di novembre è un periodo propizio per ricordare il filo che lega vivi e morti. Coloro che stanno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7959" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7959</a><br /><br />IL MORTO HA BISOGNO DI SUFFRAGI, NON APPLAUSI di Don Stefano Bimbi<br /><br />Il mese di novembre è un periodo propizio per ricordare il filo che lega vivi e morti. Coloro che stanno espiando la loro pena nel Purgatorio hanno bisogno della nostra preghiera che può alleviare e abbreviare la loro pena. Nella Divina Commedia le anime del purgatorio si avvicinano a Dante chiedendo di essere ricordate ai loro cari sulla terra perché preghino per loro. Questo aiuto spirituale si chiama suffragio. La parola viene dal latino suffragium, che significa voto. Se ci si pensa quando alle elezioni si parla di suffragio ci si riferisce all'azione di votare oppure anche al diritto di voto. Comunque per quello che qui ci interessa il suffragio indica in modo particolare l'aiuto offerto alle anime dei defunti tramite l’intenzione che il sacerdote applica loro nella Messa.<br />Così come ha ricevuto il potere di consacrare, il sacerdote ha ricevuto anche il potere di destinare un particolare beneficio del sacrificio di Cristo a favore di una determinata intenzione. Certamente anche i fedeli possono pregare durante la Messa secondo le loro particolari intenzioni. Ma il sacerdote agisce in persona Christi, identificandosi con Cristo. Quando pronuncia le parole consacratorie del pane e del vino è in realtà Cristo che le pronuncia attraverso le labbra e l'intenzione del sacerdote. Altrettanto avviene per la destinazione del sacrificio per un'intenzione particolare che diventa quella di Cristo stesso.<br />Ci si potrebbe chiedere se l'usanza di offrire sacrifici in espiazione dei peccati dei defunti sia nata dopo la venuta di Cristo oppure se ci sono tracce in tal senso nell'Antico Testamento. Ebbene la risposta si trova nel secondo libro dei Maccabei dove si legge che Giuda «fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2Mac 12,45). Con la venuta di Cristo si porta a perfezione questo sacrificio veterotestamentario con il vero e unico sacrificio del Figlio di Dio che muore sulla croce.<br />L'INTENZIONE PER PIÙ DEFUNTI<br />Quando le persone mi chiedono di applicare l'intenzione della Messa per un particolare defunto sono desiderose di sapere se possono farlo per più defunti oppure per uno soltanto - e chiedono se in tal caso "costa di più". Occorre innanzitutto precisare che la relativa offerta va al sacerdote, non alla parrocchia (come accade per tutte le altre: quelle raccolte a metà Messa dai fedeli, quelle delle candele, delle benedizioni delle case e qualunque altra offerta). Le offerte per le intenzioni della Messa sono le uniche che percepisce direttamente il sacerdote perché in quel momento lui rinuncia alla sua intenzione per offrire quella del richiedente. L'offerta è libera e, al limite, è compito dei vescovi stabilire la cifra massima che un sacerdote può chiedere per cui non si tratta di fissare il "prezzo" della Messa, semmai mettono semplicemente un tetto massimo a protezione dei fedeli da eventuali, rarissimi, abusi. In genere il sacerdote non chiede una cifra, ma se il fedele lo domanda questi può dirgli appunto l'offerta stabilita dal vescovo. Naturalmente un fedele può dare anche una cifra minore in base alle sue disponibilità e il sacerdote è comunque obbligato a celebrare la Messa per la sua intenzione. Per tornare alla domanda se un'intenzione possa essere per più defunti e se in tal caso "costa di più", rispondo con la storiella della mela: comprando una mela, questa non costa più o meno a seconda se a mangiarla siamo in una, due, tre o più persone. Una mela costa sempre lo stesso, anche se ovviamente più sono le bocche da sfamare, più piccolo sarà lo spicchio che toccherà a ciascuno. 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Questo gesto di carità ha un duplice significato: da un lato, risponde ai bisogni materiali della chiesa; dall'altro, rappresenta un'espressione tangibile di amore e solidarietà verso la comunità. Le offerte raccolte durante la questua vengono utilizzate per il mantenimento della chiesa e per sostenere varie cause caritatevoli.<br />La questua in chiesa è una pratica antica e radicata nella tradizione cristiana, che continua a svolgere un ruolo significativo ancora oggi. Attraverso la questua, i fedeli non solo sostengono le necessità materiali della chiesa, ma rafforzano anche i legami di comunità e di fede, contribuendo anche sul piano pratico a creare una comunità di fedeli e persone, uniti dalla religione, ma anche da obiettivi comuni e virtuosi. Un aspetto da non sottovalutare, in un'epoca come la nostra, in cui sembra essere diventato difficile perfino intrattenere rapporti civili e solleciti con i vicini di casa! Anzi, vedremo come, nonostante i cambiamenti delle abitudini moderne, la sacralità della questua è rimasta invariata e permette ai cristiani di aiutare la comunità religiosa, rafforzando il senso di preghiera e appartenenza. In questo articolo esploreremo il significato di questua, l'uso della borsa per questua nelle chiese moderne e l'offertorio nella Messa.<br />SIGNIFICATO DI QUESTUA<br />La questua è una pratica che consiste nella raccolta di offerte da parte dei fedeli per sostenere le attività e le necessità della chiesa. Anticamente si intendeva con questo termine l'opera dei questuanti, ovvero i monaci appartenenti agli Ordini Mendicanti incaricati di elemosinare porta a porta per provvedere al mantenimento dei confratelli. Dobbiamo pensare che gli Ordini Mendicanti vivevano esclusivamente della generosità dei devoti. Questi ordini fiorirono tra il XIII e il XV secolo. Gli uomini che aderivano ad essi abbracciavano i concetti di umiltà, obbedienza e povertà evangelica. Essi praticavano la predicazione ambulante, spostandosi di paese in paese, spesso dormendo all'addiaccio, e rivendicavano una certa libertà dalla giurisdizione vescovile. Inoltre erano uniti da profonda fraternità, che riflettevano anche nel loro comportamento verso chiunque incontrassero, tutti fratelli e sorelle in Dio. Da questi particolari uomini di chiesa nasce il termine frate, che distingue l'appartenente a un ordine mendicante da un monaco. I primi e più importanti tra gli Ordini Mendicanti furono i Domenicani e i Francescani, che con la loro scelta di fede e soprattutto di vita ribaltarono completamente la tradizione monastica. Infatti, a differenza dei monaci, che vivevano chiusi nelle abbazie dividendosi tra preghiera, lavoro e contemplazione, i Mendicanti viaggiavano nel mondo predicando la Parola di Dio. In seguito nacquero altri Ordini mendicanti, come i Frati Minori Cappuccini, di cui fece parte anche Padre Pio.<br />L'OFFERTORIO DURANTE LA MESSA<br />Il significato di questua oggi come ieri risiede nell'atto di generosità e condivisione. Se in passato le offerte erano rivolte al sostentamento dei frati, ed erano spesso costituite non da denaro, ma da beni di consumo, cibo, vino, vestiti, eccetera, col passare del tempo la raccolta di denaro da parte della chiesa è diventato un gesto per contribuire al mantenimento della parrocchia, ma soprattutto un modo con cui i membri della comunità contribuiscono volontariamente per il bene comune.<br />La questua rappresenta un gesto concreto per la chiesa, da parte dei fedeli. Le offerte vengono utilizzate per la manutenzione della chiesa o per altre cause specifiche di comune interesse per la comunità parrocchiale. Ma la questa è anche un'espressione di carità cristiana, un gesto d'amore motivato dallo spirito di carità verso chi è meno fortunato. Come abbiamo visto, il significato della questua era originariamente legato alla donazione di cibo e beni di prima necessità ai frati, che, a loro volta, spesso devolvevano quanto raccolto a chi era ancora più sfortunato e bisognoso di loro, ai più poveri. Così avviene ancora oggi.<br />L'Offertorio è [...] il momento della Liturgia in cui il sacerdote compie l'offerta del pane e del vino a Dio. Contestualmente, i fedeli possono presentare le loro offerte, lasciando piccole somme di denaro in un cestino o nell'apposita borsa da questua che viene fatta girare tra i banchi dai chierichetti o da un assistente del Presbitero. In questo modo la questua si ripropone come gesto simbolico e concreto, simbolico perché avviene proprio nel momento in cui il Sacerdote presenta i doni del pane e del vino, concreto perché, grazie alle offerte raccolte, sarà possibile intervenire con lavori di manutenzione all'edificio o sostenere le iniziative parrocchiali. [...]<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62018022</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2024 22:33:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62018022/la_questua_dagli_ordini_mendicanti_alle_parrocchie_di_oggi.mp3" length="5319828" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7926

LA QUESTUA: DAGLI ORDINI MENDICANTI ALLE PARROCCHIE DI OGGI

La questua è il momento in cui i fedeli contribuiscono concretamente alle necessità della chiesa attraverso donazioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7926" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7926</a><br /><br />LA QUESTUA: DAGLI ORDINI MENDICANTI ALLE PARROCCHIE DI OGGI<br /><br />La questua è il momento in cui i fedeli contribuiscono concretamente alle necessità della chiesa attraverso donazioni volontarie. Questo gesto di carità ha un duplice significato: da un lato, risponde ai bisogni materiali della chiesa; dall'altro, rappresenta un'espressione tangibile di amore e solidarietà verso la comunità. Le offerte raccolte durante la questua vengono utilizzate per il mantenimento della chiesa e per sostenere varie cause caritatevoli.<br />La questua in chiesa è una pratica antica e radicata nella tradizione cristiana, che continua a svolgere un ruolo significativo ancora oggi. Attraverso la questua, i fedeli non solo sostengono le necessità materiali della chiesa, ma rafforzano anche i legami di comunità e di fede, contribuendo anche sul piano pratico a creare una comunità di fedeli e persone, uniti dalla religione, ma anche da obiettivi comuni e virtuosi. Un aspetto da non sottovalutare, in un'epoca come la nostra, in cui sembra essere diventato difficile perfino intrattenere rapporti civili e solleciti con i vicini di casa! Anzi, vedremo come, nonostante i cambiamenti delle abitudini moderne, la sacralità della questua è rimasta invariata e permette ai cristiani di aiutare la comunità religiosa, rafforzando il senso di preghiera e appartenenza. In questo articolo esploreremo il significato di questua, l'uso della borsa per questua nelle chiese moderne e l'offertorio nella Messa.<br />SIGNIFICATO DI QUESTUA<br />La questua è una pratica che consiste nella raccolta di offerte da parte dei fedeli per sostenere le attività e le necessità della chiesa. Anticamente si intendeva con questo termine l'opera dei questuanti, ovvero i monaci appartenenti agli Ordini Mendicanti incaricati di elemosinare porta a porta per provvedere al mantenimento dei confratelli. Dobbiamo pensare che gli Ordini Mendicanti vivevano esclusivamente della generosità dei devoti. Questi ordini fiorirono tra il XIII e il XV secolo. Gli uomini che aderivano ad essi abbracciavano i concetti di umiltà, obbedienza e povertà evangelica. Essi praticavano la predicazione ambulante, spostandosi di paese in paese, spesso dormendo all'addiaccio, e rivendicavano una certa libertà dalla giurisdizione vescovile. Inoltre erano uniti da profonda fraternità, che riflettevano anche nel loro comportamento verso chiunque incontrassero, tutti fratelli e sorelle in Dio. Da questi particolari uomini di chiesa nasce il termine frate, che distingue l'appartenente a un ordine mendicante da un monaco. I primi e più importanti tra gli Ordini Mendicanti furono i Domenicani e i Francescani, che con la loro scelta di fede e soprattutto di vita ribaltarono completamente la tradizione monastica. Infatti, a differenza dei monaci, che vivevano chiusi nelle abbazie dividendosi tra preghiera, lavoro e contemplazione, i Mendicanti viaggiavano nel mondo predicando la Parola di Dio. In seguito nacquero altri Ordini mendicanti, come i Frati Minori Cappuccini, di cui fece parte anche Padre Pio.<br />L'OFFERTORIO DURANTE LA MESSA<br />Il significato di questua oggi come ieri risiede nell'atto di generosità e condivisione. Se in passato le offerte erano rivolte al sostentamento dei frati, ed erano spesso costituite non da denaro, ma da beni di consumo, cibo, vino, vestiti, eccetera, col passare del tempo la raccolta di denaro da parte della chiesa è diventato un gesto per contribuire al mantenimento della parrocchia, ma soprattutto un modo con cui i membri della comunità contribuiscono volontariamente per il bene comune.<br />La questua rappresenta un gesto concreto per la chiesa, da parte dei fedeli. 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Così recita il canone 515 §1 del Codice di Diritto Canonico. La domanda che molti fedeli si fanno è se devono frequentare la parrocchia nel cui territorio si trovano ad abitare oppure se possono andare nella parrocchia che preferiscono.<br />Aldo Maria Valli nel suo sito ha pubblicato il 7 luglio 2017 un articolo che parla di una nuova figura di cristiano che l'autore definisce "il cattolico errante": «Si tratta di un bravo cattolico, un po' di tutte le età e le condizioni sociali, che vaga di chiesa in chiesa, di parrocchia in parrocchia. Perché lo fa? Perché, stanco di liturgie sciatte e di chiese brutte, di preti iperattivi o apatici, di parrocchiani sovreccitati o depressi, cerca una chiesa che sia semplicemente normale, con un prete che sia semplicemente prete, una liturgia semplicemente dignitosa, un edificio semplicemente rispettoso del sacro, fedeli semplicemente beneducati». Purtroppo questo tipo di cattolico non si sente più il benvenuto nella sua parrocchia, come spiega ancora Aldo Maria Valli: «Non ne può più di musica per nulla sacra, cori stonati, altoparlanti da discoteca, licenze assurde nella celebrazione. Non sopporta più fedeli chiassosi e sbracati. Non ne può più di chiese orrende, preti che celebrano con le scarpe da ginnastica, tazebao appesi tra una Madonna e un San Giuseppe. Non accetta più di subire omelie irrimediabilmente scontate o troppo immaginifiche. Non gli va più di fare i conti con parroci che sbrigano la messa come fosse una pratica amministrativa o che la trasformano in spettacolo. Ed è anche stanco di essere guardato come un provocatore ogni volta che osa dire come la pensa. Così si mette in viaggio e diventa un cattolico errante».<br />IL CATTOLICO ERRANTE<br />Ma è giusto essere un cattolico errante? Va bene passare di chiesa in chiesa senza sentire l'appartenenza ad una specifica comunità? La risposta è no. Far parte di una comunità di fede è necessario per la propria crescita spirituale e per sentirsi parte della Chiesa. Come ci insegna il Nuovo Testamento gli apostoli annunciavano sì il Vangelo, ma subito dopo formavano delle comunità e vi mettevano a capo uno o più presbiteri per garantire il modello gerarchico voluto da Gesù, ma anche la comunione di fede tra i membri di quella specifica comunità. Non si può essere cristiani isolati da ogni contesto ecclesiale. Né si può crescere nella fede e mantenersi nella retta dottrina senza una comunità di riferimento e un sacerdote che ci guida.<br />Torniamo quindi alla domanda iniziale e cioè se possiamo scegliere la parrocchia che si preferisce. Innanzitutto va detto che non è per nulla obbligatorio frequentare la parrocchia nel cui territorio si risiede. Ciascuno nella Chiesa è libero di andare dove si sente più accolto e soprattutto dove meglio può fare un cammino di fede adeguato alla sua sensibilità e al suo cammino. Certamente per ottenere il certificato di battesimo si deve andare nella parrocchia dove si è ricevuto il battesimo. Chi ha da iniziare la pratica per il matrimonio deve andare dal parroco della parrocchia dove risiede uno dei nubendi. Così per avere la benedizione della casa ci si dovrà rivolgere al parroco del territorio dove è la casa. Invece per tutto il resto, cioè dove andare alla Messa, agli incontri di formazione, al catechismo dei figli, ai ritiri spirituali, ma anche ai pranzi e alle feste, insomma per tutto quello che è vivere in una comunità di fede, senz'altro si può scegliere la parrocchia più adatta.<br />UNO SFORZO DA FARE<br />Ovviamente può darsi che qualcuno si trovi meglio in una parrocchia e altri in un'altra senza che per questo qualcuno faccia la scelta giusta in assoluto, ma semplicemente per lui è la scelta migliore. Quindi se uno si trova bene nella parrocchia che può raggiungere a piedi, buon per lui. Come andrebbe bene se per andare nella parrocchia adatta ci volesse mezz'ora di auto. È uno sforzo che sempre più dobbiamo mettere in conto di fare se vogliamo dare a noi e ai nostri figli una corretta educazione cristiana e umana.<br />A proposito dell'educazione dei propri figli, spesso i genitori scelgono di fargli frequentare la parrocchia dove questi socializzano meglio. Eppure non bisogna dimenticare che lo scopo del catechismo è di imparare la dottrina cristiana. Infatti un tempo il catechismo si chiamava proprio "dottrina". Si diceva "vado a dottrina" intendendo che si frequentava il catechismo. Purtroppo oggi sempre più troviamo impegnata l'ora di catechismo a fare di tutto eccetto che imparare i comandamenti, i sacramenti e le preghiere. Cartelloni, canti, argomenti di attualità... insomma di tutto fuorché la dottrina cristiana. Cosa fare in questa situazione così disastrosa? Direi che non resta che portare i figli in un'altra parrocchia, più adeguata, più fedele alla dottrina, in poche parole... più cattolica. E non solo mandarci i figli, bensì farla diventare la parrocchia di tutta la famiglia e andare lì alla Messa.<br />In conclusione, basta trovare un parroco che possa guidare spiritualmente la propria famiglia nel solco della Tradizione vivente della Chiesa e impartisca validamente e lecitamente i sacramenti in comunione con il Vescovo e il Papa. Se vuoi l'acqua fresca e pura, fare dei chilometri per raggiungere questa oasi non sarà fatica sprecata. L'alternativa è morire di sete.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59374711</guid><pubDate>Tue, 09 Apr 2024 20:26:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59374711/cattolici_erranti_in_cerca_di_parrocchia.mp3" length="6942346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7752

CATTOLICI ERRANTI IN CERCA DI PARROCCHIA
Non è obbligatorio frequentare la parrocchia dove si risiede, ma non si deve passare di chiesa in chiesa senza sentire l'appartenenza ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7752" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7752</a><br /><br />CATTOLICI ERRANTI IN CERCA DI PARROCCHIA<br />Non è obbligatorio frequentare la parrocchia dove si risiede, ma non si deve passare di chiesa in chiesa senza sentire l'appartenenza ad una specifica comunità<br />di Don Stefano Bimbi<br />«La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'àmbito di una Chiesa particolare, la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore». Così recita il canone 515 §1 del Codice di Diritto Canonico. La domanda che molti fedeli si fanno è se devono frequentare la parrocchia nel cui territorio si trovano ad abitare oppure se possono andare nella parrocchia che preferiscono.<br />Aldo Maria Valli nel suo sito ha pubblicato il 7 luglio 2017 un articolo che parla di una nuova figura di cristiano che l'autore definisce "il cattolico errante": «Si tratta di un bravo cattolico, un po' di tutte le età e le condizioni sociali, che vaga di chiesa in chiesa, di parrocchia in parrocchia. Perché lo fa? Perché, stanco di liturgie sciatte e di chiese brutte, di preti iperattivi o apatici, di parrocchiani sovreccitati o depressi, cerca una chiesa che sia semplicemente normale, con un prete che sia semplicemente prete, una liturgia semplicemente dignitosa, un edificio semplicemente rispettoso del sacro, fedeli semplicemente beneducati». Purtroppo questo tipo di cattolico non si sente più il benvenuto nella sua parrocchia, come spiega ancora Aldo Maria Valli: «Non ne può più di musica per nulla sacra, cori stonati, altoparlanti da discoteca, licenze assurde nella celebrazione. Non sopporta più fedeli chiassosi e sbracati. Non ne può più di chiese orrende, preti che celebrano con le scarpe da ginnastica, tazebao appesi tra una Madonna e un San Giuseppe. Non accetta più di subire omelie irrimediabilmente scontate o troppo immaginifiche. Non gli va più di fare i conti con parroci che sbrigano la messa come fosse una pratica amministrativa o che la trasformano in spettacolo. Ed è anche stanco di essere guardato come un provocatore ogni volta che osa dire come la pensa. Così si mette in viaggio e diventa un cattolico errante».<br />IL CATTOLICO ERRANTE<br />Ma è giusto essere un cattolico errante? Va bene passare di chiesa in chiesa senza sentire l'appartenenza ad una specifica comunità? La risposta è no. Far parte di una comunità di fede è necessario per la propria crescita spirituale e per sentirsi parte della Chiesa. Come ci insegna il Nuovo Testamento gli apostoli annunciavano sì il Vangelo, ma subito dopo formavano delle comunità e vi mettevano a capo uno o più presbiteri per garantire il modello gerarchico voluto da Gesù, ma anche la comunione di fede tra i membri di quella specifica comunità. Non si può essere cristiani isolati da ogni contesto ecclesiale. Né si può crescere nella fede e mantenersi nella retta dottrina senza una comunità di riferimento e un sacerdote che ci guida.<br />Torniamo quindi alla domanda iniziale e cioè se possiamo scegliere la parrocchia che si preferisce. Innanzitutto va detto che non è per nulla obbligatorio frequentare la parrocchia nel cui territorio si risiede. Ciascuno nella Chiesa è libero di andare dove si sente più accolto e soprattutto dove meglio può fare un cammino di fede adeguato alla sua sensibilità e al suo cammino. Certamente per ottenere il certificato di battesimo si deve andare nella parrocchia dove si è ricevuto il battesimo. Chi ha da iniziare la pratica per il matrimonio deve andare dal parroco della parrocchia dove risiede uno dei nubendi. Così per avere la benedizione della casa ci si dovrà rivolgere al parroco del territorio dove è la casa. Invece per tutto il resto, cioè dove andare alla Messa, agli incontri di formazione, al catechismo dei figli, ai ritiri...]]></itunes:summary><itunes:duration>434</itunes:duration><itunes:keywords>cattolicierranti,coristonati,km,moriredisete,parrocchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bcfd8287bee68ec3efe1ac46329951a8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Portare i figli piccoli alla Messa può essere controproducente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/portare-i-figli-piccoli-alla-messa-puo-essere-controproducente--58942921</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ ht<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7714" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7714</a><br /><br />PORTARE I FIGLI PICCOLI ALLA MESSA PUO' ESSERE CONTROPRODUCENTE di Don Stefano Bimbi<br />Portare i figli piccoli alla Messa va sempre bene oppure può essere opportuno che rimangano a casa per permettere ai genitori di vivere appieno la celebrazione liturgica? Questa domanda se la sono posta almeno una volta nella vita tutti i genitori cristiani e ciascuno ha pensato di risolverla secondo il proprio giudizio. E non è detto che fosse lo stesso degli altri fedeli o del sacerdote.<br />Molti genitori sono contenti di poter condividere con il coniuge e i figli la Messa domenicale, fieri e gioiosi del loro essere famiglia e del vivere insieme l’incontro con Cristo. Se qualcuno li guarda storto perché i bambini piccoli non stanno in perfetto silenzio questi genitori pensano che gli altri siano degli intolleranti. Ovviamente i bambini, con la loro tenerezza, magari strappano a qualcuno un sorriso di comprensione. In questo caso i genitori si sentono rasserenati e rafforzati nella loro scelta di portarli in chiesa.<br />Se i figli esagerano nel fare confusione, alcuni genitori li portano fuori, ma così si perdono parte della celebrazione. Altri invece restano, facendo finta di nulla, per non darla vinta al figlio, che non ne può più di rimanere perché si annoia, e non si curano delle signore che si girano lanciando delle occhiatacce minacciose e scocciate. Altri genitori portano giocattoli ai bambini in modo che non si annoino e non disturbino, anche se in realtà spesso disturbano lo stesso anche perché "giocare" e "silenzio" non sempre riescono a convivere allo stesso tempo. Tutte queste apparenti soluzioni fanno emergere una prima considerazione: ai bambini piccoli la Messa non serve, né gli interessa. Disturbano le persone circostanti e anche quando non fosse così, almeno il genitore non vive appieno la celebrazione del santo Sacrificio in quanto ha comunque il pensiero sul proprio figlio.<br />QUESTIONE SPINOSA<br />Si capisce come mai la questione sia spinosa e lasci alcuni genitori con un senso di inadeguatezza: pensano di dover trovare a tutti i costi un modo per poter vivere bene la Messa, riuscendo a partecipare adeguatamente con tutta la famiglia. Ma quando si rendono conto che non sono capaci di gestire la situazione possono arrivare a pensare che sia un loro difetto.<br />Alcuni per avvalorare la loro opinione che i bambini vanno sempre e comunque portati alla Messa, citano le famose parole di Gesù "Lasciate che i bambini vengano a me" (Mc 10,14) dimenticando che questa frase è stata pronunciata fuori dal tempio ed inoltre quando Gesù non stava pregando. Quando invece Gesù voleva pregare se ne stava "tutto solo", spesso di notte, oppure era nel tempio con gli altri, ma senza bambini. Tra l’altro quando il vangelo racconta di Gesù che nell’ultima cena istituisce il santo Sacrificio della Messa, non ci parla della presenza di bambini. Citare quindi il vangelo per avvalorare l’ipotesi che i bambini, anche se rumorosi, vadano comunque e sempre portati alla Messa non ha alcun fondamento. Inoltre non si può considerare la questione solo dal punto di vista dei bambini, ma anche dei fedeli che sono presenti alla Messa. Sacrificare un’intera assemblea in preghiera per il pianto di un solo bambino, magari al momento della consacrazione, non è giustificabile. Bisogna ricordare che un conto è venire in chiesa, un altro è partecipare alla Messa. Il silenzio è più benefico di tanti canti e di tante parole. Toglierglielo con i pianti e le scorrerie dei bambini non è un atto di carità e impedisce a molti di pregare.<br />LA GIUSTA SOLUZIONE<br />Per trovare la giusta soluzione a questo problema occorre riflettere su cosa sia la Messa. Si sente dire che è il ritrovo della comunità. Qualcuno si spinge ad affermare che è una festa. Se la Messa fosse davvero un modo per socializzare e magari far festa allora bisognerebbe concludere che è bene che la famiglia partecipi tutta insieme, bambini piccoli inclusi. Ma invece la Messa consiste primariamente nel santo Sacrificio, attualizza cioè la morte in croce di Cristo. Ci rende partecipi dell’evento salvifico come l’hanno vissuto sotto la croce Maria e Giovanni, la Maddalena e Longino. Ebbene, per vivere bene la Messa occorre quindi prendere esempio dalla Madre di Dio che non viveva certo un clima di festa, bensì di "attiva partecipazione" alle sofferenze del Divin Figlio con un silenzio pieno di amore. Ecco che si inizia a intravedere il modo corretto di vivere la Messa e, di conseguenza, anche la soluzione al problema dei bambini piccoli. La Messa non è un pranzo parrocchiale dove ovviamente sono invitati tutti i membri della famiglia. L’idea di partecipare marito e moglie insieme alla Messa risente del clima romantico e fiabesco del "vissero insieme felici e contenti". Per partecipare fruttuosamente alla Messa non sarebbe meglio tornare a separare gli uomini dalle donne? Quando San Bernardino da Siena predicava nelle piazze c’era questa separazione in modo che non ci fossero distrazioni nell’ascoltare i suoi discorsi. Del resto nella società contadina le massaie andavano alla Messa all’alba, mentre i mariti con i figli più grandi partecipavano alle funzioni successive, quando a casa si preparava il pranzo. Non è uno scandalo se marito e moglie vanno separati alla Messa, né se i figli più piccoli, cioè quelli che non riescono a stare in silenzio dall’inizio alla fine, restano a casa con l’altro coniuge. È invece scandaloso che i cristiani non abbiano rispetto del centro della vita cristiana: la santa Messa. Il silenzio è necessario per la preghiera e non si deve tollerare che venga sprecato quello che per molti è l’unico momento della settimana per incontrare Gesù, per ascoltare la sua Parola e vivere la sua passione, morte e risurrezione. I bambini possono e devono apprendere la preghiera in altri momenti. Anzi, forse per loro sono più adeguati. Ad esempio la preghiera prima dei pasti e prima di andare a letto, imparare il segno di croce e magari il rosario in famiglia.<br />GESÙ AL PRIMO POSTO<br />C’è chi dice che è portando i bambini a Messa fin da subito che li si può abituare ad andarci ogni domenica. In realtà non è così. Non potendo per il momento partecipare alla Messa i bambini imparano che per i genitori questa è una cosa seria, come il lavoro o un colloquio importante, e che pur amandoli tanto, babbo e mamma mettono al primo posto Gesù. Così i figli ne sono un po’ incuriositi, fanno domande e quando potranno venire anche loro, ad esempio quando inizieranno a frequentare il catechismo, prenderanno la partecipazione alla Messa come un regalo.<br />Per le mamme alle prese con un neonato vanno dette due cose importanti. Innanzitutto che in chiesa è lecito allattare il figlio, anche durante le celebrazioni. Non è pensabile che a quell’età la poppata sia rimandabile. Inoltre il catechismo della Chiesa Cattolica ricorda al n. 2181 che la cura dei lattanti costituisce un serio motivo per essere dispensati dal precetto della Messa festiva.<br />In conclusione è bene precisare che tutto quanto detto non può, e nemmeno vuole, istituire la legge di non portare assolutamente mai i bambini alla Messa, ma solo che bisogna rispettare i loro tempi di crescita. I bambini si possono portare a condizione che non disturbino la preghiera dei genitori ed anche quella degli altri. Che poi questo vale per tutti. Anche un adulto che chiacchiera con il vicino disturba sé stesso e gli altri.<br />E questo gli si può far educatamente notare, come anche ai genitori che nonostante i figli disturbino non li portano fuori. Non si può pretendere che sia sempre il sacerdote a recitare la parte del "cattivo". Tutti i fedeli sono corresponsabili di quello che accade in chiesa. Del resto a un concerto di musica classica chi fa confusione viene accompagnato all’uscita. La santa Messa non è forse più importante di un concerto di musica classica?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58942921</guid><pubDate>Wed, 06 Mar 2024 14:40:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58942921/portare_i_figli_piccoli_alla_messa_pu_essere_controproducente.mp3" length="9625913" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ hthttps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7714

PORTARE I FIGLI PICCOLI ALLA MESSA PUO' ESSERE CONTROPRODUCENTE di Don Stefano Bimbi
Portare i figli piccoli alla Messa va sempre bene oppure può essere opportuno che rimangano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ ht<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7714" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7714</a><br /><br />PORTARE I FIGLI PICCOLI ALLA MESSA PUO' ESSERE CONTROPRODUCENTE di Don Stefano Bimbi<br />Portare i figli piccoli alla Messa va sempre bene oppure può essere opportuno che rimangano a casa per permettere ai genitori di vivere appieno la celebrazione liturgica? Questa domanda se la sono posta almeno una volta nella vita tutti i genitori cristiani e ciascuno ha pensato di risolverla secondo il proprio giudizio. E non è detto che fosse lo stesso degli altri fedeli o del sacerdote.<br />Molti genitori sono contenti di poter condividere con il coniuge e i figli la Messa domenicale, fieri e gioiosi del loro essere famiglia e del vivere insieme l’incontro con Cristo. Se qualcuno li guarda storto perché i bambini piccoli non stanno in perfetto silenzio questi genitori pensano che gli altri siano degli intolleranti. Ovviamente i bambini, con la loro tenerezza, magari strappano a qualcuno un sorriso di comprensione. In questo caso i genitori si sentono rasserenati e rafforzati nella loro scelta di portarli in chiesa.<br />Se i figli esagerano nel fare confusione, alcuni genitori li portano fuori, ma così si perdono parte della celebrazione. Altri invece restano, facendo finta di nulla, per non darla vinta al figlio, che non ne può più di rimanere perché si annoia, e non si curano delle signore che si girano lanciando delle occhiatacce minacciose e scocciate. Altri genitori portano giocattoli ai bambini in modo che non si annoino e non disturbino, anche se in realtà spesso disturbano lo stesso anche perché "giocare" e "silenzio" non sempre riescono a convivere allo stesso tempo. Tutte queste apparenti soluzioni fanno emergere una prima considerazione: ai bambini piccoli la Messa non serve, né gli interessa. Disturbano le persone circostanti e anche quando non fosse così, almeno il genitore non vive appieno la celebrazione del santo Sacrificio in quanto ha comunque il pensiero sul proprio figlio.<br />QUESTIONE SPINOSA<br />Si capisce come mai la questione sia spinosa e lasci alcuni genitori con un senso di inadeguatezza: pensano di dover trovare a tutti i costi un modo per poter vivere bene la Messa, riuscendo a partecipare adeguatamente con tutta la famiglia. Ma quando si rendono conto che non sono capaci di gestire la situazione possono arrivare a pensare che sia un loro difetto.<br />Alcuni per avvalorare la loro opinione che i bambini vanno sempre e comunque portati alla Messa, citano le famose parole di Gesù "Lasciate che i bambini vengano a me" (Mc 10,14) dimenticando che questa frase è stata pronunciata fuori dal tempio ed inoltre quando Gesù non stava pregando. Quando invece Gesù voleva pregare se ne stava "tutto solo", spesso di notte, oppure era nel tempio con gli altri, ma senza bambini. Tra l’altro quando il vangelo racconta di Gesù che nell’ultima cena istituisce il santo Sacrificio della Messa, non ci parla della presenza di bambini. Citare quindi il vangelo per avvalorare l’ipotesi che i bambini, anche se rumorosi, vadano comunque e sempre portati alla Messa non ha alcun fondamento. Inoltre non si può considerare la questione solo dal punto di vista dei bambini, ma anche dei fedeli che sono presenti alla Messa. Sacrificare un’intera assemblea in preghiera per il pianto di un solo bambino, magari al momento della consacrazione, non è giustificabile. Bisogna ricordare che un conto è venire in chiesa, un altro è partecipare alla Messa. Il silenzio è più benefico di tanti canti e di tante parole. Toglierglielo con i pianti e le scorrerie dei bambini non è un atto di carità e impedisce a molti di pregare.<br />LA GIUSTA SOLUZIONE<br />Per trovare la giusta soluzione a questo problema occorre riflettere su cosa sia la Messa. Si sente dire che è il ritrovo della comunità. Qualcuno si spinge ad affermare che è una festa. 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Per capire meglio questo concetto, bisogna tornare alle motivazioni per cui questa è stata introdotta e, soprattutto, riscoprire le effettive circostanze per cui venne data questa opportunità.<br />PAPA PIO XII<br />La Messa vespertina fu introdotta dal Pontefice Pio XII attraverso due decreti: La Costituzione Christus Dominus del 6 gennaio 1953 e il Motu porprio Sacram Communionem del 19 marzo 1957. Attraverso questi due decreti, l'allora Pontefice introdusse anche un'altra importante novità: la riduzione del digiuno eucaristico a tre ore. Come ci ricorda Toscana Oggi, qualche anno più tardi, nel 1972, i Vescovi italiani, durante il pontificato di Paolo VI, stabilirono che si potesse anticipare la Messa domenicale e festiva al giorno precedente.<br />Ma, in tal senso, bisogna tener presente, con estrema attenzione, alle raccomandazioni che i Vescovi dettarono in quell'anno. Il Collegio Episcopale raccomandò infatti di non far ricorso alla Celebrazione prefestiva a meno che non vi fossero "seri motivi familiari o professionali". Dunque, è bene fare uso di questa possibilità concessa, solo in caso di seri motivi e impegni improrogabili, che rendono impossibile la partecipazione domenicale.<br />Tuttavia, sembrano essere sempre più numerose le famiglie che scelgono di prender parte alla Messa vespertina per avere tempo libero la domenica. Abusando di questa opportunità concessa, molti giustificano questa scelta con "impegni" quali sport, svago o turismo. Il direttore di Toscana oggi, in tal senso ha lanciato anche un appello molto importante: "Credo che i Parroci e i consigli pastorali dovrebbero affrontare queste tematiche". C'è infatti, da questo punto di vista, un'estrema necessità di riscoprire il vero significato del "Giorno del Signore" che, per l'appunto, è la domenica.<br />PAPA BENEDETTO XVI<br />Questa necessità di riscoprire l'effettivo significato del Giorno del Signore è una tematica venuta alla luce già qualche anno fa, durante il Congresso Eucaristico di Bari. In quell'occasione fu l'allora Pontefice Benedetto XVI a ricalcare questa tematica durante la sua omelia: «Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi un dovere imposto dall'esterno, un peso sulle nostre spalle. Al contrario, partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi del Pane eucaristico e sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo è un bisogno per il cristiano, è una gioia, così il cristiano può trovare l'energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere ogni settimana. Questo Congresso Eucaristico, che oggi giunge alla sua conclusione, ha inteso ripresentare la domenica come "Pasqua settimanale", espressione dell'identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione. [...]<br />Il tema scelto - "Senza la domenica non possiamo vivere" - ci riporta all'anno 304, quando l'imperatore Diocleziano proibì ai cristiani, sotto pena di morte, di possedere le Scritture, di riunirsi la domenica per celebrare l'Eucaristia e di costruire luoghi per le loro assemblee. Ad Abitene, una piccola località nell'attuale Tunisia, 49 cristiani furono sorpresi una domenica mentre, riuniti in casa di Ottavio Felice, celebravano l'Eucaristia sfidando così i divieti imperiali. Arrestati, vennero condotti a Cartagine per essere interrogati dal Proconsole Anulino. Significativa, tra le altre, la risposta che un certo Emerito diede al Proconsole che gli chiedeva perché mai avessero trasgredito l'ordine severo dell'imperatore. Egli rispose: "Sine dominico non possumus": cioè senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l'Eucaristia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere. Dopo atroci torture, questi 49 martiri di Abitene furono uccisi. Confermarono così, con l'effusione del sangue, la loro fede. Morirono, ma vinsero: noi ora li ricordiamo nella gloria del Cristo risorto.<br />È un'esperienza, quella dei martiri di Abitene, sulla quale dobbiamo riflettere anche noi, cristiani del ventunesimo secolo. Neppure per noi è facile vivere da cristiani, anche se non ci sono questi divieti dell'imperatore. Ma da un punto di vista spirituale, il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall'indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza, può apparire un deserto non meno aspro».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57836555</guid><pubDate>Tue, 28 Nov 2023 21:30:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57836555/l_abuso_della_messa_prefestiva_per_avere_la_domenica_libera.mp3" length="6294777" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7613

L'ABUSO DELLA MESSA PREFESTIVA PER AVERE LA DOMENICA LIBERA di Fabio Amicosante
Quella di prender parte alla messa vespertina, comunemente chiamata "prefestiva", in sostituzione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7613" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7613</a><br /><br />L'ABUSO DELLA MESSA PREFESTIVA PER AVERE LA DOMENICA LIBERA di Fabio Amicosante<br />Quella di prender parte alla messa vespertina, comunemente chiamata "prefestiva", in sostituzione di quella domenicale, è una tendenza di cui molti fedeli tendono ad abusare. Per capire meglio questo concetto, bisogna tornare alle motivazioni per cui questa è stata introdotta e, soprattutto, riscoprire le effettive circostanze per cui venne data questa opportunità.<br />PAPA PIO XII<br />La Messa vespertina fu introdotta dal Pontefice Pio XII attraverso due decreti: La Costituzione Christus Dominus del 6 gennaio 1953 e il Motu porprio Sacram Communionem del 19 marzo 1957. Attraverso questi due decreti, l'allora Pontefice introdusse anche un'altra importante novità: la riduzione del digiuno eucaristico a tre ore. Come ci ricorda Toscana Oggi, qualche anno più tardi, nel 1972, i Vescovi italiani, durante il pontificato di Paolo VI, stabilirono che si potesse anticipare la Messa domenicale e festiva al giorno precedente.<br />Ma, in tal senso, bisogna tener presente, con estrema attenzione, alle raccomandazioni che i Vescovi dettarono in quell'anno. Il Collegio Episcopale raccomandò infatti di non far ricorso alla Celebrazione prefestiva a meno che non vi fossero "seri motivi familiari o professionali". Dunque, è bene fare uso di questa possibilità concessa, solo in caso di seri motivi e impegni improrogabili, che rendono impossibile la partecipazione domenicale.<br />Tuttavia, sembrano essere sempre più numerose le famiglie che scelgono di prender parte alla Messa vespertina per avere tempo libero la domenica. Abusando di questa opportunità concessa, molti giustificano questa scelta con "impegni" quali sport, svago o turismo. Il direttore di Toscana oggi, in tal senso ha lanciato anche un appello molto importante: "Credo che i Parroci e i consigli pastorali dovrebbero affrontare queste tematiche". C'è infatti, da questo punto di vista, un'estrema necessità di riscoprire il vero significato del "Giorno del Signore" che, per l'appunto, è la domenica.<br />PAPA BENEDETTO XVI<br />Questa necessità di riscoprire l'effettivo significato del Giorno del Signore è una tematica venuta alla luce già qualche anno fa, durante il Congresso Eucaristico di Bari. In quell'occasione fu l'allora Pontefice Benedetto XVI a ricalcare questa tematica durante la sua omelia: «Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi un dovere imposto dall'esterno, un peso sulle nostre spalle. Al contrario, partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi del Pane eucaristico e sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo è un bisogno per il cristiano, è una gioia, così il cristiano può trovare l'energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere ogni settimana. Questo Congresso Eucaristico, che oggi giunge alla sua conclusione, ha inteso ripresentare la domenica come "Pasqua settimanale", espressione dell'identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione. [...]<br />Il tema scelto - "Senza la domenica non possiamo vivere" - ci riporta all'anno 304, quando l'imperatore Diocleziano proibì ai cristiani, sotto pena di morte, di possedere le Scritture, di riunirsi la domenica per celebrare l'Eucaristia e di costruire luoghi per le loro assemblee. Ad Abitene, una piccola località nell'attuale Tunisia, 49 cristiani furono sorpresi una domenica mentre, riuniti in casa di Ottavio Felice, celebravano l'Eucaristia sfidando così i divieti imperiali. Arrestati, vennero condotti a Cartagine per essere interrogati dal Proconsole Anulino. Significativa, tra le altre, la...]]></itunes:summary><itunes:duration>394</itunes:duration><itunes:keywords>congressoeucaristico,martiridiabitene,messavespertina,pioxii,prefestiva</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bcfd8287bee68ec3efe1ac46329951a8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non si può benedire per sdoganare il male</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-si-puo-benedire-per-sdoganare-il-male--57771180</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7605" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7605</a><br /><br />NON SI PUO' BENEDIRE PER SDOGANARE IL MALE di Don Stefano Bimbi<br />Nella Bibbia il Popolo eletto benedice Dio, cioè lo loda per le sue opere e lo ringrazia per i suoi benefici: soprattutto per la creazione e per la liberazione dall'Egitto operata attraverso Mosè. In questo senso tutta la creazione loda il Signore del cielo e della terra attraverso la preghiera dell'uomo. Significativo in tal senso è il cantico di Sadrac, Mesac e Abdènego, meglio conosciuti come Anania, Azaria e Misaele. Essendosi rifiutati di adorare gli idoli, vengono gettati nella fornace ardente dal re Nabucodonosor. Interessante notare che al re dicono che il loro Dio può liberarli dalle fiamme, ma se anche non lo farà loro gli resteranno fedeli comunque. Per dimostrare la loro fede nel momento della prova benedicono il Signore chiamando tutto il creato ad unirsi a loro: «benedite, sole e luna, il Signore», «benedite, stelle del cielo, il Signore», ecc. (cfr. Dn 3,57-88)<br />Nella Sacra Scrittura però troviamo che anche Dio benedice. Anzi, la prima volta che si parla di benedizione è proprio in riferimento a Dio che benedice gli esseri viventi che ha appena creato: «Dio li benedisse: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra» (Gn 1,22).<br />La benedizione è legata alla trasmissione della vita. Poiché essa è un dono, la benedizione la moltiplica. Anche gli sposi vengono benedetti da Dio con il dono dei figli. Questa è l'altissima vocazione dell'uomo: partecipare dell'opera creatrice di Dio. Chi blocca la nascita di nuove creature di Dio con qualunque mezzo, contraccettivo o naturale che sia, offende Dio e gli dovrà rendere conto visto che il giorno del matrimonio si era impegnato solennemente ad accettare i figli che Dio voleva donargli. Da notare che quando Dio benedice non loda le sue opere, né loda se stesso, ma effonde sulle sue opere protezione e moltiplicazione.<br />Simbolo privilegiato della benedizione è l'acqua, indispensabile per la vita. Quando gli ebrei vagavano nel deserto avevano il problema della sete. Allora Dio fa sgorgare l'acqua dalla roccia dimostrando così la sua benedizione. Ecco il motivo per cui in genere la benedizione viene data aspergendo con l'acqua. L'acqua benedetta effonde vita, doni, grazie.<br />UNA PAROLA EFFICACE<br />La benedizione data da Dio o anche da parte dei ministri di Dio è una parola efficace. Basta pensare alla benedizione data da Melchisedek, sacerdote del Dio altissimo e re di Salem, ad Abramo. La benedizione ad Abramo e al popolo discendente da lui, cioè gli ebrei, è irrevocabile. Se ci si pensa infatti è l'unico popolo dell'antichità che è arrivato ai nostri giorni. Tutti gli altri popoli sembravano più potenti, tanto che si studiano ancora a scuola, ma sono tutti scomparsi: assiri, babilonesi, fenici, egiziani, ecc. L'unico popolo che è ancora esistente con la sua lingua, cultura e religione (ad esempio gli egiziani di oggi non hanno nulla in comune con gli antichi egizi) è il popolo nato da Abramo proprio perché Dio gli ha dato la sua benedizione e questa è irrevocabile.<br />L'efficacia e l'irrevocabilità delle benedizioni che Dio fa attraverso gli uomini è riconosciuta da Isacco quando si accorge che Giacobbe gli ha estorto la benedizione al posto di Esaù: «Io l'ho benedetto e benedetto resterà» (Gn 27,33).<br />Nel Vangelo Gesù benedice i bambini, e cioè effonde loro salute, protezione, favori divini. Il Signore benedice il pane prima di moltiplicarlo e poi il pane e il vino nell'ultima cena prima di consacrarli nel suo corpo e nel suo sangue. Ascendendo al cielo benedice gli apostoli.<br />Gesù ha comandato agli apostoli di portare pace nelle case, e cioè di benedirle con i suoi favori e la sua protezione. La Chiesa ha quindi continuato il ministero apostolico moltiplicando le occasioni in cui si elargiscono le benedizioni. Le formule di benedizione un tempo erano contenute nel Rituale Romano, mentre oggi sono oggi raccolte in un libro che hanno tutti i sacerdoti chiamato Benedizionale. Oltre alle persone vengono benedette anche le cose, come le abitazioni, le automobili, il sale, l'olio, le uova pasquali, le corone del rosario, ecc. Attraverso la benedizione si conferisce a queste realtà il potere di tener lontano gli influssi del Maligno e di attuare la benevolenza di Dio.<br />Tuttavia questo potere è legato allo stato di grazia e all'uso di quelle realtà secondo il disegno santificante di Dio. Infatti la benedizione non è un sacramento, che opera ex opere operato, cioè per il fatto stesso di aver fatto la cosa, ma un sacramentale. Questo significa che non ha un potere immediato, ma dipende dalla grazia e dalla devozione dei soggetti che ne usano. Ecco perché alcune benedizioni appaiono inappropriate, se non addirittura scandalose e immorali.<br />BENEDIZIONI INAPPROPRIATE, SCANDALOSE E IMMORALI<br />In Italia c'è la bella tradizione della benedizione delle case. Il sacerdote oltre alle case benedice anche i luoghi dove le persone lavorano e vivono anche fuori casa, ad esempio le scuole. Questo è previsto dalla legge italiana ed è sufficiente il consenso del preside e degli organi scolastici per poter procedere con la benedizioni delle classi. Come parroco io ad esempio benedico tutti gli edifici scolastici esistenti nella mia parrocchia: sia quelli comunali che quelli tenuti dalle suore. Oltre alle case e alle scuole si benedicono ovviamente anche i negozi e le ditte. Un episodio accaduto a un mio amico sacerdote ci fa riprendere il discorso sulle benedizioni inopportune. Mentre faceva la benedizione dei negozi che si trovavano in una via del suo paese entrò anche in un nuovo negozio non accorgendosi che era un negozio "particolare": era infatti un sexy shop. Quando se ne è reso conto era troppo tardi perché aveva iniziato la benedizione come al solito. La benedizione in questo caso era in contrasto con la finalità del negozio in questione che invita al peccato e vende tutto ciò che conduce al peccato. Benedizione e peccato sono in contrasto perché Dio non può benedire ciò che contemporaneamente maledice.<br />Situazione analoga si riscontra nel caso in cui si voglia benedire una sede della Massoneria. Questa è l'associazione che ha collezionato più documenti di condanna da parte della Chiesa. Di nuovo, non può un ministro della Chiesa benedire ciò che la Chiesa ha così costantemente e chiaramente condannato in quanto portatrice di una visione del mondo antitetica alla dottrina cattolica.<br />LA BENEDIZIONE DELLE COPPIE OMOSESSUALI<br />Ultimo esempio di benedizione contraria alla morale cattolica è quella di cui si parla tanto in questi ultimi decenni e cioè la benedizione delle coppie omosessuali.<br />La giusta condotta da tenere da parte dei sacerdoti è stata ribadita per l'ennesima volta nel 2021 da un Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede ad un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso.<br />La sacra congregazione ha ribadito che «non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell'unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore».<br />«Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale, invocata sull'uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio, dato che non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. La dichiarazione di illiceità delle benedizioni di unioni tra persone dello stesso sesso non è quindi, e non intende essere, un'ingiusta discriminazione, quanto invece richiamare la verità del rito liturgico e di quanto corrisponde profondamente all'essenza dei sacramentali, così come la Chiesa li intende».<br />La risposta al dubium rammenta che la Chiesa «non benedice né può benedire il peccato: benedice l'uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d'amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo».<br />Alla fine il documento conclude che «per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso».<br />A scanso di equivoci occorre ricordare che Papa Francesco ha dato il suo assenso alla pubblicazione del Responsum ad dubium della Congregazione della Dott]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57771180</guid><pubDate>Wed, 22 Nov 2023 20:55:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57771180/non_si_pu_benedire_per_sdoganare_il_male.mp3" length="11719887" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7605

NON SI PUO' BENEDIRE PER SDOGANARE IL MALE di Don Stefano Bimbi
Nella Bibbia il Popolo eletto benedice Dio, cioè lo loda per le sue opere e lo ringrazia per i suoi benefici:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7605" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7605</a><br /><br />NON SI PUO' BENEDIRE PER SDOGANARE IL MALE di Don Stefano Bimbi<br />Nella Bibbia il Popolo eletto benedice Dio, cioè lo loda per le sue opere e lo ringrazia per i suoi benefici: soprattutto per la creazione e per la liberazione dall'Egitto operata attraverso Mosè. In questo senso tutta la creazione loda il Signore del cielo e della terra attraverso la preghiera dell'uomo. Significativo in tal senso è il cantico di Sadrac, Mesac e Abdènego, meglio conosciuti come Anania, Azaria e Misaele. Essendosi rifiutati di adorare gli idoli, vengono gettati nella fornace ardente dal re Nabucodonosor. Interessante notare che al re dicono che il loro Dio può liberarli dalle fiamme, ma se anche non lo farà loro gli resteranno fedeli comunque. Per dimostrare la loro fede nel momento della prova benedicono il Signore chiamando tutto il creato ad unirsi a loro: «benedite, sole e luna, il Signore», «benedite, stelle del cielo, il Signore», ecc. (cfr. Dn 3,57-88)<br />Nella Sacra Scrittura però troviamo che anche Dio benedice. Anzi, la prima volta che si parla di benedizione è proprio in riferimento a Dio che benedice gli esseri viventi che ha appena creato: «Dio li benedisse: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra» (Gn 1,22).<br />La benedizione è legata alla trasmissione della vita. Poiché essa è un dono, la benedizione la moltiplica. Anche gli sposi vengono benedetti da Dio con il dono dei figli. Questa è l'altissima vocazione dell'uomo: partecipare dell'opera creatrice di Dio. Chi blocca la nascita di nuove creature di Dio con qualunque mezzo, contraccettivo o naturale che sia, offende Dio e gli dovrà rendere conto visto che il giorno del matrimonio si era impegnato solennemente ad accettare i figli che Dio voleva donargli. Da notare che quando Dio benedice non loda le sue opere, né loda se stesso, ma effonde sulle sue opere protezione e moltiplicazione.<br />Simbolo privilegiato della benedizione è l'acqua, indispensabile per la vita. Quando gli ebrei vagavano nel deserto avevano il problema della sete. Allora Dio fa sgorgare l'acqua dalla roccia dimostrando così la sua benedizione. Ecco il motivo per cui in genere la benedizione viene data aspergendo con l'acqua. L'acqua benedetta effonde vita, doni, grazie.<br />UNA PAROLA EFFICACE<br />La benedizione data da Dio o anche da parte dei ministri di Dio è una parola efficace. Basta pensare alla benedizione data da Melchisedek, sacerdote del Dio altissimo e re di Salem, ad Abramo. La benedizione ad Abramo e al popolo discendente da lui, cioè gli ebrei, è irrevocabile. Se ci si pensa infatti è l'unico popolo dell'antichità che è arrivato ai nostri giorni. Tutti gli altri popoli sembravano più potenti, tanto che si studiano ancora a scuola, ma sono tutti scomparsi: assiri, babilonesi, fenici, egiziani, ecc. L'unico popolo che è ancora esistente con la sua lingua, cultura e religione (ad esempio gli egiziani di oggi non hanno nulla in comune con gli antichi egizi) è il popolo nato da Abramo proprio perché Dio gli ha dato la sua benedizione e questa è irrevocabile.<br />L'efficacia e l'irrevocabilità delle benedizioni che Dio fa attraverso gli uomini è riconosciuta da Isacco quando si accorge che Giacobbe gli ha estorto la benedizione al posto di Esaù: «Io l'ho benedetto e benedetto resterà» (Gn 27,33).<br />Nel Vangelo Gesù benedice i bambini, e cioè effonde loro salute, protezione, favori divini. Il Signore benedice il pane prima di moltiplicarlo e poi il pane e il vino nell'ultima cena prima di consacrarli nel suo corpo e nel suo sangue. Ascendendo al cielo benedice gli apostoli.<br />Gesù ha comandato agli apostoli di portare pace nelle case, e cioè di benedirle con i suoi favori e la sua protezione. 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La lettera della Cei è stata pubblicata l'8 maggio, a tre giorni dal pronunciamento dell'Oms (del 5 maggio), così come a suo tempo la sospensione dei riti religiosi in tutto il territorio nazionale era stata decretata il 9 marzo, all'indomani del primo di una lunga serie di DPCM che da Palazzo Chigi scandivano ciò che di volta in volta era proibito, concesso o «fortemente raccomandato». In Lombardia lo "stop" liturgico fu anticipato al 23 febbraio (e sempre, dichiarava l'arcidiocesi ambrosiana, «in ragione dell'ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il ministro della Salute, Roberto Speranza»).<br />Per cominciare non si può che rallegrarsi del dichiarato ritorno alla normalità, quando tutto il resto della società vi è tornato da un pezzo. Avevamo ormai dimenticato le autocertificazioni e persino il green pass; andiamo al bar o al ristorante come prima e più di prima, affolliamo le corsie del supermercato o gli eventi sociali e culturali. Ora che «il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, condividendo l'indicazione dell'apposito Comitato tecnico, ha annunciato lo scorso 5 maggio che il Covid-19 non costituisce più un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale», finalmente sappiamo una volta per tutte che banchi e inginocchiatoi non sono più pericolosi di altri luoghi.<br />La Cei rievoca il «tempo difficile in cui le nostre comunità cristiane sono state prossime con la preghiera e le opere di carità a chi ha sofferto la malattia e le conseguenze della difficile fase economica». Esprime gratitudine al «personale sanitario» e a «tutti coloro che, in qualsiasi maniera, hanno dato il loro contributo per alleviare i disagi e affrontare la crisi». E ricorda «le tante persone che hanno perso la vita, tra cui centinaia di sacerdoti, che hanno contratto l'infezione adoperandosi per il proprio ministero». Ministero tanto più degno di riconoscimento, aggiungiamo, in quei tre mesi di lockdown in cui i sacramenti erano divenuti una rarità.<br />LA CEI: "GRAZIE OMS!"<br />«Accogliendo la comunicazione dell'OMS», ripetono ancora i vescovi, «segnaliamo che tutte le attività ecclesiali, liturgiche, pie devozioni, possono tornare a essere vissute nelle modalità consuete precedenti all'emergenza sanitaria». Insomma, si torna in chiesa e in presenza, segnalando l'opportunità «che cessino, o quantomeno siano diminuite nel loro numero, le celebrazioni trasmesse in streaming». «Tutte» e «nelle modalità consuete precedenti» sono parole che finalmente danno "speranza" (con la minuscola!), per esempio laddove si continua ad aver timore delle processioni oppure - caso frequente e segnalatoci anche dai nostri lettori - ci si ostina a imporre la comunione sulle mani anche a chi preferisce riceverla in bocca, secondo la forma tradizionale, e nonostante tale obbligo sia decaduto almeno dal 1° aprile 2022. Oppure dove ancora si grida al sacrilegio per omessa mascherina. O dove ancora si raccomanda ("non si sa mai") di non inginocchiarsi al momento della consacrazione. E si intuisce, benché non detto esplicitamente, che sia tornato anche il precetto festivo, rimasto indefinito anche dopo la riapertura.<br />Dovremmo poter tornare a scandire la vita della Chiesa tra a.C. e d.C. nel senso tradizionale di "avanti Cristo / dopo Cristo" e non più in quello di "avanti il Covid / dopo il Covid". Con qualche eccezione a discrezione dei vescovi diocesani, che possono «disporre o suggerire alcune norme prudenziali come l'igienizzazione delle mani prima della distribuzione della Comunione o l'uso della mascherina per la visita ai malati fragili, anziani o immunodepressi». Circostanze specifiche e ben delimitate, che speriamo nessuno voglia estendere per giustificare l'ulteriore protrarsi di uno "stato di emergenza liturgico" che perdura da più di tre anni. E creando un precedente non poco significativo, prima lasciando che l'autorità civile dicesse se andare o meno in chiesa; poi che si intromettesse anche nel modo di amministrare i sacramenti, senza battere ciglio - mentre gli ortodossi lo hanno battuto eccome (si vedano i due differenti protocolli).<br />UNA RIFLESSIONE SUL PASSATO E UNA SUL FUTURO<br />Si impone una riflessione sul passato e una sul futuro. A tre anni di distanza, perché non chiedersi anche con una sana autocritica, cosa poteva offrire (e non ha offerto) la Chiesa in quel frangente? E in quanto Chiesa, al di là dei casi pur numerosi di singoli sacerdoti sopra ricordati o di singole voci isolate come quella di mons. Giovanni d'Ercole (vox clamantis in deserto). Non si può certo tacere l'impressione che, talora, la preoccupazione per la salute dei corpi sia stata superiore a quella per la salus animarum; che le mani di troppi sacerdoti fossero più impegnate a igienizzarsi che a benedire ed assolvere. Che nel momento di maggiore sofferenza, non solo fisica, ma anche psicologica e spirituale, a un numero troppo grande di anime, pressoché vicino al totale, la Chiesa che pur si vanta di essere "ospedale da campo" abbia detto: restate a casa e curatevi da soli. È il senso del cartello apposto sulla porta di un santuario: «Confessioni e messe sospese. Pregate in casa». Forse che ci si può assolvere da soli? Se il precetto festivo può essere modificabile per disciplina ecclesiastica, la confessione sacramentale non lo è, per diritto divino.<br />Sul futuro, già nell'aprile 2020 mons. d'Ercole scriveva: «Vedremo nel tempo quale effetto abbia causato questa quarantena con l'assenza delle celebrazioni, dei funerali, dei battesimi e del contatto diretto tra pastori e fedeli». L'effetto lo si è visto sin dalla riapertura delle celebrazioni pubbliche: tanti i posti vuoti tra i banchi, lasciati dalle vittime dell'allarmismo o semplicemente dell'inerzia. Posti lasciati vuoti da una pastorale che nei tre mesi precedenti aveva proclamato quale sommo comandamento dell'amore: "Non contagerai il prossimo tuo" (anche se magari eri perfettamente sano). Torna alla mente un libro del cardinal Giacomo Biffi intitolato Il quinto Evangelo, in cui, con la consueta ironia immaginava il ritrovamento di testi "originali" che avallavano finalmente le parole d'ordine più alla moda. Biffi morì nel 2015, ma se fosse vissuto ancora qualche anno avrebbe potuto fare lo stesso con gli Atti degli Apostoli, descrivendo così i cristiani al tempo della pandemia: «Erano assidui nell'ascoltare la conferenza stampa del premier e nel distanziamento fraterno e nel seguire in tv la frazione del pane...».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53807056</guid><pubDate>Wed, 10 May 2023 15:20:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53807056/fine_pandemia_lo_ha_capito_in_ritardo_anche_la_cei.mp3" length="7780772" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Riassuntone di questi tre anni ➜ https://www.youtube.com/watch?v=ZMwI61VIYAY&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7406


FINE PANDEMIA: LO HA CAPITO (IN RITARDO) ANCHE...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Riassuntone di questi tre anni ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZMwI61VIYAY&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ZMwI61VIYAY&amp;list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1Uxp</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7406" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7406</a><br /><br /><br />FINE PANDEMIA: LO HA CAPITO (IN RITARDO) ANCHE LA CEI di Stefano Chiappalone<br />Dopo tre anni la pandemia è ufficialmente terminata anche per i vescovi italiani. La lettera della Cei è stata pubblicata l'8 maggio, a tre giorni dal pronunciamento dell'Oms (del 5 maggio), così come a suo tempo la sospensione dei riti religiosi in tutto il territorio nazionale era stata decretata il 9 marzo, all'indomani del primo di una lunga serie di DPCM che da Palazzo Chigi scandivano ciò che di volta in volta era proibito, concesso o «fortemente raccomandato». In Lombardia lo "stop" liturgico fu anticipato al 23 febbraio (e sempre, dichiarava l'arcidiocesi ambrosiana, «in ragione dell'ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il ministro della Salute, Roberto Speranza»).<br />Per cominciare non si può che rallegrarsi del dichiarato ritorno alla normalità, quando tutto il resto della società vi è tornato da un pezzo. Avevamo ormai dimenticato le autocertificazioni e persino il green pass; andiamo al bar o al ristorante come prima e più di prima, affolliamo le corsie del supermercato o gli eventi sociali e culturali. Ora che «il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, condividendo l'indicazione dell'apposito Comitato tecnico, ha annunciato lo scorso 5 maggio che il Covid-19 non costituisce più un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale», finalmente sappiamo una volta per tutte che banchi e inginocchiatoi non sono più pericolosi di altri luoghi.<br />La Cei rievoca il «tempo difficile in cui le nostre comunità cristiane sono state prossime con la preghiera e le opere di carità a chi ha sofferto la malattia e le conseguenze della difficile fase economica». Esprime gratitudine al «personale sanitario» e a «tutti coloro che, in qualsiasi maniera, hanno dato il loro contributo per alleviare i disagi e affrontare la crisi». E ricorda «le tante persone che hanno perso la vita, tra cui centinaia di sacerdoti, che hanno contratto l'infezione adoperandosi per il proprio ministero». Ministero tanto più degno di riconoscimento, aggiungiamo, in quei tre mesi di lockdown in cui i sacramenti erano divenuti una rarità.<br />LA CEI: "GRAZIE OMS!"<br />«Accogliendo la comunicazione dell'OMS», ripetono ancora i vescovi, «segnaliamo che tutte le attività ecclesiali, liturgiche, pie devozioni, possono tornare a essere vissute nelle modalità consuete precedenti all'emergenza sanitaria». Insomma, si torna in chiesa e in presenza, segnalando l'opportunità «che cessino, o quantomeno siano diminuite nel loro numero, le celebrazioni trasmesse in streaming». «Tutte» e «nelle modalità consuete precedenti» sono parole che finalmente danno "speranza" (con la minuscola!), per esempio laddove si continua ad aver timore delle processioni oppure - caso frequente e segnalatoci anche dai nostri lettori - ci si ostina a imporre la comunione sulle mani anche a chi preferisce riceverla in bocca, secondo la forma tradizionale, e nonostante tale obbligo sia decaduto almeno dal 1° aprile 2022. Oppure dove ancora si grida al sacrilegio per omessa mascherina. O dove ancora si raccomanda ("non si sa mai") di non inginocchiarsi al momento della consacrazione. E si intuisce, benché non detto esplicitamente, che sia tornato anche il precetto festivo, rimasto indefinito anche dopo la riapertura.<br />Dovremmo poter tornare a scandire la vita della Chiesa tra a.C. e d.C. nel senso tradizionale di "avanti Cristo / dopo Cristo" e non...]]></itunes:summary><itunes:duration>487</itunes:duration><itunes:keywords>cei,dpcm,finepandemia,giacomobiffi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5bec820b8546977476d056e174ff0f4f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'estrema unzione e il viatico (la Comunione in punto di morte) sono obbligatori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-estrema-unzione-e-il-viatico-la-comunione-in-punto-di-morte-sono-obbligatori--53574865</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7390" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7390</a><br /><br />L'UNZIONE DEGLI INFERMI E' OBBLIGATORIA di Gelsomino Del Guercio<br />Prima di morire [...] non è una formalità garantire un sacramento a una persona. Ma dovrebbe essere dovere di ogni cristiano. E vi spieghiamo perché.<br />Come si legge in "Le più efficaci preghiere in suffragio dei defunti" a cura di Don Marcello Stanzione (edizioni Segno), la morte non è qualcosa di spaventoso per il cristiano. "Vita mutatur non tallitura" (la vita è cambiata non è tolta) ci fa recitare la Liturgia (Prefazio della messa dei defunti); dopo la morte la nostra anima continua a vivere, per chi muore in stato di grazia; essa entra in una vita migliore, nell'attesa di ritrovare il suo corpo il giorno del giudizio universale per farlo partecipare alla felicità eterna.<br />Un tempo, si legge nel libro di Stanzione, riguardo ai deceduti si diceva: "Ha ricevuto i sacramenti? Si è confessato? Ha perdonato?". Oggi invece si dice: "Ha sofferto?". Così spesso si nasconde ai malati la vicinanza della morte o per ignoranza (perché non si conoscono gli effetti dei sacramenti) o per mancanza di fede e di spirito cristiano. Purtroppo non si ha una concezione cristiana della morte e si pensa: "come reagirà il malato se si fa venire il sacerdote? Avrà paura, si dispererà?". Queste obiezioni purtroppo sono correnti.<br />Per confutarle Stanzione cita, il dottor Pierre Barbet, che fece il resoconto di una lunga esperienza: «Vi sono nella malattia, nelle sofferenze, delle grazie particolari delle quali noi medici constatiamo gli effetti, esse mettono per bontà divina i malati gravi e moribondi in uno stato migliore che non si può supporre e al quale non pensano ordinariamente le loro famiglie. E' un fatto sul quale occorre insistere perché è poco conosciuto e il fatto di non conoscerlo comporta ad ogni istante dei malintesi spaventosi, mentre facilita moltissimo tutti gli interventi dei parenti: il malato grave, il morente ha quasi sempre un desiderio segreto del sacerdote e dei soccorsi della religione».<br />QUANDO DARE L'UNZIONE DEGLI INFERMI<br />L'autore del libro fa una sollecitazione ai lettori: domandate fin da adesso ai vostri cari che abbiano il coraggio di avvertirvi quando la morte sarà vicina o di farvi avvertire da un sacerdote. Certamente occorrerà farlo sempre con delicatezza e prudenza. Va ricordato che a Chiesa raccomanda di ricevere i sacramenti quando si è ancora sani di mente e con qualche speranza di vita. Infatti il Catechismo del Concilio di Trento, al paragrafo 269, afferma: "Ricordiamo che cadono in grave colpa coloro i quali sogliono ungere i malati solo quando, svanita ogni speranza di guarigione, cominciano a perdere i sensi e la vita. Invece è certo che a conseguire più abbondante la grazia sacramentale, giova moltissimo che al malato sia applicato l'olio santo quando ancora conserva lucide l'intelligenza, pronta la ragione e pia la volontà".<br />Quanti malati gravi, purtroppo si lasciano nelle angosce e nelle prove, nascondendo loro che la morte si avvicina, privandoli così dei conforti della religione.<br />L'Unzione degli infermi, che in passato era nota con il nome di «Estrema Unzione», si riceve mediante l'unzione con olio di oliva consacrato e la preghiera del sacerdote, la salute dell'anima e spesso anche quella del corpo.<br />Ora cerchiamo di capire perché è così importante.<br />Questo sacramento manifesta quanto è grande la bontà di Dio nei nostri riguardi, infatti con esso l'anima viene fortificata, perché col conferimento della grazia sacramentale, essa riceve le grazie attuali che l'aiutano a perseverare nel bene fino alla morte, rimette i peccati mortali che l'infermo pentito non potesse più confessare (purché l'infermo abbia almeno l'attrizione, cioè il dolore imperfetto dei propri peccati), e le pene dovute ai peccati; e se ciò è utile all'anima ottiene pure la guarigione del corpo.<br />CHI DEVE E CHI NON DEVE RICEVERLE QUESTO SACRAMENTO<br />Anche Roberti e Palazzini nel loro Dizionario di Teologia morale, come tutti gli altri buoni testi, ci confermano che: "È evidente che l'estrema unzione non può essere amministrata a coloro che sono già morti. Siccome però non è da escludere la possibilità di uno stato di vita latente che, almeno in certi casi, si protrarrebbe per qualche tempo, dopo cessate le pulsazioni del cuore e la respirazione, la Chiesa, quale pia madre, permette di amministrare entro breve tempo da questa cessazione, sotto condizione, l'estrema unzione a coloro che ci appaiono morti, ed entro un tempo ancor più lungo, se sono stati colpiti da morte improvvisa".<br />Il Codice di Diritto Canonico del 1917 al can. 940§1 riporta che per ricevere validamente l'Estrema Unzione è necessario che il soggetto sia in stato di viatore (cioè essere ancora in vita), sia stato battezzato abbia raggiunto l'uso di ragione, sia in pericolo di vita per causa di malattia o di debolezza senile e infine abbia l'intenzione di riceverla.<br />Oggi, scrive ancora Stanzione in "Le più efficaci preghiere in suffragio dei defunti" vi è l'abitudine di amministrare questo sacramento alle persone anziane di una certa età, anche se sane. Dobbiamo però precisare che: "può ricevere l'estrema unzione il battezzato che ha raggiunto l'età della discrezione e che si trova in pericolo di vita a cagione di malattia, non colui il quale benché prossimo alla morte è ancora in buona salute. (can. 940 §I)". [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53574865</guid><pubDate>Tue, 18 Apr 2023 21:13:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53574865/l_unzione_degli_infermi_obbligatoria.mp3" length="6648520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7390

L'UNZIONE DEGLI INFERMI E' OBBLIGATORIA di Gelsomino Del Guercio
Prima di morire [...] non è una formalità garantire un sacramento a una persona. Ma dovrebbe essere dovere di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7390" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7390</a><br /><br />L'UNZIONE DEGLI INFERMI E' OBBLIGATORIA di Gelsomino Del Guercio<br />Prima di morire [...] non è una formalità garantire un sacramento a una persona. Ma dovrebbe essere dovere di ogni cristiano. E vi spieghiamo perché.<br />Come si legge in "Le più efficaci preghiere in suffragio dei defunti" a cura di Don Marcello Stanzione (edizioni Segno), la morte non è qualcosa di spaventoso per il cristiano. "Vita mutatur non tallitura" (la vita è cambiata non è tolta) ci fa recitare la Liturgia (Prefazio della messa dei defunti); dopo la morte la nostra anima continua a vivere, per chi muore in stato di grazia; essa entra in una vita migliore, nell'attesa di ritrovare il suo corpo il giorno del giudizio universale per farlo partecipare alla felicità eterna.<br />Un tempo, si legge nel libro di Stanzione, riguardo ai deceduti si diceva: "Ha ricevuto i sacramenti? Si è confessato? Ha perdonato?". Oggi invece si dice: "Ha sofferto?". Così spesso si nasconde ai malati la vicinanza della morte o per ignoranza (perché non si conoscono gli effetti dei sacramenti) o per mancanza di fede e di spirito cristiano. Purtroppo non si ha una concezione cristiana della morte e si pensa: "come reagirà il malato se si fa venire il sacerdote? Avrà paura, si dispererà?". Queste obiezioni purtroppo sono correnti.<br />Per confutarle Stanzione cita, il dottor Pierre Barbet, che fece il resoconto di una lunga esperienza: «Vi sono nella malattia, nelle sofferenze, delle grazie particolari delle quali noi medici constatiamo gli effetti, esse mettono per bontà divina i malati gravi e moribondi in uno stato migliore che non si può supporre e al quale non pensano ordinariamente le loro famiglie. E' un fatto sul quale occorre insistere perché è poco conosciuto e il fatto di non conoscerlo comporta ad ogni istante dei malintesi spaventosi, mentre facilita moltissimo tutti gli interventi dei parenti: il malato grave, il morente ha quasi sempre un desiderio segreto del sacerdote e dei soccorsi della religione».<br />QUANDO DARE L'UNZIONE DEGLI INFERMI<br />L'autore del libro fa una sollecitazione ai lettori: domandate fin da adesso ai vostri cari che abbiano il coraggio di avvertirvi quando la morte sarà vicina o di farvi avvertire da un sacerdote. Certamente occorrerà farlo sempre con delicatezza e prudenza. Va ricordato che a Chiesa raccomanda di ricevere i sacramenti quando si è ancora sani di mente e con qualche speranza di vita. Infatti il Catechismo del Concilio di Trento, al paragrafo 269, afferma: "Ricordiamo che cadono in grave colpa coloro i quali sogliono ungere i malati solo quando, svanita ogni speranza di guarigione, cominciano a perdere i sensi e la vita. Invece è certo che a conseguire più abbondante la grazia sacramentale, giova moltissimo che al malato sia applicato l'olio santo quando ancora conserva lucide l'intelligenza, pronta la ragione e pia la volontà".<br />Quanti malati gravi, purtroppo si lasciano nelle angosce e nelle prove, nascondendo loro che la morte si avvicina, privandoli così dei conforti della religione.<br />L'Unzione degli infermi, che in passato era nota con il nome di «Estrema Unzione», si riceve mediante l'unzione con olio di oliva consacrato e la preghiera del sacerdote, la salute dell'anima e spesso anche quella del corpo.<br />Ora cerchiamo di capire perché è così importante.<br />Questo sacramento manifesta quanto è grande la bontà di Dio nei nostri riguardi, infatti con esso l'anima viene fortificata, perché col conferimento della grazia sacramentale, essa riceve le grazie attuali che l'aiutano a perseverare nel bene fino alla morte, rimette i peccati mortali che l'infermo pentito non potesse più confessare (purché l'infermo abbia almeno l'attrizione, cioè il dolore imperfetto dei propri peccati), e le pene dovute ai peccati; e se...]]></itunes:summary><itunes:duration>416</itunes:duration><itunes:keywords>concilioditrento,estremaunzione,pierrebarbet,suffragio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1146629006d8caac8d65a1411e3d9603.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>San Francesco di Sales e il tribunale della penitenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/san-francesco-di-sales-e-il-tribunale-della-penitenza--52881775</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7330" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7330</a><br /><br />SAN FRANCESCO DI SALES E IL TRIBUNALE DELLA PENITENZA di Cristiana de Magistris<br />La quaresima è il tempo penitenziale per antonomasia, e la penitenza per antonomasia è la penitenza sacramentale, la quale soltanto - a differenza delle altre pratiche penitenziali, per quanto austere - ha il potere di ripristinare nell'anima di ogni battezzato la grazia santificante, cioè la vita di Dio, se avesse avuto la disgrazia di perderla col peccato mortale.<br />L'abbé Barthe, in un recente articolo, dopo aver giustamente sottolineato la crisi che attraversa questo Sacramento a partire dal Vaticano II, auspica una "risalita", conseguente all'ecatombe degli ultimi cinquant'anni.<br />A questa risalita potrà forse contribuire un opuscolo - non molto conosciuto - che san Francesco di Sales scrisse ai suoi sacerdoti per erudirli sull'amministrazione del Sacramento della penitenza.<br />In tale scritto il Santo - come si legge nella sua Vita composta dal curato di san Sulpizio (Torino 1922, pp. 195-199) - incomincia con il raccomandare ai sacerdoti di andare sempre al sacro tribunale con una profonda purità di coscienza ed un'ardente desiderio di salvare le anime; poi aggiunge: «Ricordatevi che i poveri penitenti vi chiamano loro Padre, e che perciò dovete avere per essi un cuore tutto paterno, riceverli con dolcezza, sopportare con pazienza la loro rusticità, la loro ignoranza e tutti i loro difetti, ad imitazione del padre del figliuol prodigo, che non si lascia respingere dallo stato stomachevole di nudità e di sordidezza in cui vede ridotto il figlio, ma lo abbraccia, lo bacia con trasporto d'amore perché è padre, ed il cuor di padre è tenero verso i figli».<br />IL SACERDOTE CONOSCE L'UMANA DEBOLEZZA<br />In base a questo principio, vuole che si incoraggino quelli i cui peccati rendono vergognosi e timidi, dicendo ad essi che il sacerdote conosce troppo bene l'umana debolezza, perché si meravigli che gli uomini pecchino; che l'uomo più si onora con il pentimento e con la confessione delle proprie colpe, di quello che si sia disonorato con gli stessi suoi falli, e che la penitenza è una seconda innocenza. Se, all'opposto, i penitenti sembrano senza timore, vuole che si rammenti loro che sono alla presenza di quel Dio che li giudicherà, e non già di un uomo; che per essi in quel momento si tratta di una eternità felice o infelice, e che con una confessione mal fatta si macchierebbero di un nuovo delitto. Quanto a coloro che mancano di confidenza, inculca di rappresentare loro la misericordia di Dio, che è più grande delle nostre miserie; la bontà di Gesù Cristo, il Quale pregando per i Suoi carnefici ci fa intendere che, se lo avessimo crocifisso anche con le nostre proprie mani, ci perdonerebbe ugualmente, se ci vedesse pentiti; che il minimo pentimento, purché sia sincero e accompagnato dal Sacramento, dinanzi a Dio ha la virtù di cancellare tutti i peccati; che i dannati e i demoni stessi sarebbero giustificati se potessero confessarsi con sentimento di contrizione; che i più grandi Santi spesso sono stati grandi peccatori, come Davide, san Pietro, san Matteo, santa Maria Maddalena, sant'Agostino; che la più grave ingiuria che si possa fare alla divina Bontà e alla Passione e Morte di Gesù Cristo è il non sperare di ottenere il perdono dei propri falli; e che, infine, la remissione dei peccati è un articolo di Fede.<br />I PECCATI VERGOGNOSI<br />Il Santo suggerisce poi le sante industrie con le quali conviene strappare la tanto difficile accusa dei peccati vergognosi, e condurre, come egli dice, pian piano e destramente le belle anime dei penitenti a fare una buona confessione, aiutandoli, lasciandoli parlare senza trovar di che dire sul loro modo di esprimersi, animandoli con queste o altre simili parole: «Quale grande grazia vi fa Dio di ben confessarvi! Conosco che lo Spirito Santo vi muove per farvi fare una buona confessione. Abbiate coraggio: dite francamente... ben presto avrete un sommo contento di esservi ben confessato, e nessuna cosa di questo mondo vi sembrerà da paragonarsi con la felicità di avere interamente sgravata la vostra coscienza; quale consolazione per voi nell'ora della morte di aver fatta questa buona confessione!».<br />Quindi il santo Vescovo passa alle interrogazioni da farsi ai penitenti, dopo che hanno finito l'accusa; per conoscere tanto il numero dei peccati, con le circostanze che ne mutano la specie, li aggravano o li diminuiscono, e spesso anche li moltiplicano in un solo atto, quanto i peccati di pensiero e di desiderio, che molte volte non si confessano, e anche quelli che si sono fatti commettere al prossimo.<br />Tanta sapienza unita a tanta prudenza mostra con chiarezza che il Sacramento della penitenza richiede una specialissima diligenza nei confessori, i quali nell'atto di assolvere amministrano il Sangue di Cristo. Occorre dirlo con chiarezza: si tratta di un tribunale in cui si incontrano un reo confesso (il penitente) e un giudice (il confessore). Non si può ridurre la confessione ad uno sterile elenco di mancanze e neppure ad una conversazione, per quanto spirituale. Non è questa la natura del Sacramento. Il Confessore non è un accompagnatore, e tantomeno un amico spirituale: nell'atto in cui confessa egli siede come padre ma soprattutto come giudice, e perciò ha tutti i diritti, e talvolta il dovere, di fare domande prima di emettere la sentenza dell'assoluzione, che può anche negare, qualora lo giudichi necessario.<br />LE REGOLE PER L'ASSOLUZIONE<br />L'Autore tratta poi delle regole per l'assoluzione e dei casi riservati, quindi della penitenza da imporre, che vuole sia tale che il penitente la faccia volentieri e sia un preservativo contro le ricadute. Infine, esorta i Confessori a raccomandare ai loro penitenti di confessarsi e comunicarsi spesso, di assistere alle prediche e istruzioni, di leggere buoni e devoti libri, di fuggire le cattive compagnie e frequentare le buone, di pregare spesso, di fare ogni sera l'esame di coscienza, di pensare ai quattro Novissimi, e di avere un Crocifisso e delle sante immagini da baciare spesso.<br />Tali sono le regole che prescriveva il santo Prelato al suo clero. Ed era il primo a metterle in pratica. Nel processo di canonizzazione del Santo, i sacerdoti e religiosi di Annecy deposero con giuramento che il pio Vescovo aveva ordinato a tutti loro di mandare al suo confessionale i più poveri e miserabili, come pure le persone affette da mali ripugnanti e nauseabondi perché, diceva, quantunque siano le più bisognose, sono in genere le più abbandonate. Alcuni anni prima, nel 1593, quando si trovava nello Chablais, il Santo - dopo averli istruiti - confessò alcuni soldati, uno dei quali cadde in profondo abbattimento dopo aver udito un sermone di Francesco sull'orrore del peccato. Il Santo ne prese una scura speciale, alloggiandolo nella propria abitazione, mangiando con lui e istruendolo sulla confessione, che il soldato fece a più riprese. Il Santo, commosso dalla sua contrizione, gli impose per penitenza solo un Pater e un'Ave. Il soldato protestò, sembrandogli quella penitenza sproporzionata all'enormità dei suoi delitti, ma il Santo rispose: «No, confidate nella divina misericordia, che è assai maggiore delle vostre iniquità, e in quanto alla penitenza farò io il resto». In quest'occasione il santo Vescovo non solo pregò per il suo penitente, ma spinse la sua sconfinata carità fino ad una sorta di "soddisfazione vicaria", come faceva, in tempi più recenti, padre Pio di Pietrelcina. Un eroismo non imposto né richiesto a tutti i confessori, ma certamente lodevole e raccomandabile.<br />IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI<br />Ma l'opuscolo sulla confessione prosegue. Siccome non di rado accadono delle illusioni, ed i Confessori sono esposti a prendere nei loro penitenti per ispirazioni dello Spirito Santo i suggerimenti dell'amor proprio, i traviamenti di un'immaginazione esaltata o le suggestioni dello spirito delle tenebre, il santo Vescovo credette dover aggiungere nel suo scritto alcune regole per il discernimento degli spiriti.<br />Secondo questo sperimentato maestro, i contrassegni dello Spirito di Dio sono:<br />1. l'umiltà, che insegna all'uomo a conoscere la propria debolezza, a tremare considerando sé stesso, ma a sperare mirando Dio;<br />2. la dolcezza e la carità nel tollerare i difetti del prossimo;<br />3. l'amore ai patimenti e alla pazienza;<br />4. l'obbedienza, che ama lasciarsi guidare.<br />Al contrario, i contrassegni dello spirito di menzogna sono:<br />1. l'amor proprio che conta sopra la sua virtù, che stima il suo giudizio ed il suo modo di intendere, cerca di comparire e di farsi conoscere, è schizzinoso e facile ad offendersi;<br />2. lo zelo amaro e senza compassione per i difetti altrui;<br />3. l'impazienza, che si lagna nei patimenti e si disanima nelle difficoltà;<br />4. l'orgoglio e l'ostinazione, che mai non sanno sottomettersi.<br />Tutti questi saggi consigli furono accompagnati da una lettera dedicatoria, ben degna di essere riportata.<br />«Miei carissimi fratelli - così scrisse il Santo al suo clero - l'ufficio che esercitate è eccellente, giacché Dio vi ha scelti per giudicare le anime con tanta autorità che le giuste sentenze che pronunziate sulla terra vengono confermate in Cielo, e le vostre labbra sono i canali per i quali la pace scorre dal cielo in]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52881775</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2023 22:44:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52881775/san_francesco_di_sales_e_il_tribunale_della_penitenza.mp3" length="13113931" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7330

SAN FRANCESCO DI SALES E IL TRIBUNALE DELLA PENITENZA di Cristiana de Magistris
La quaresima è il tempo penitenziale per antonomasia, e la penitenza per antonomasia è la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7330" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7330</a><br /><br />SAN FRANCESCO DI SALES E IL TRIBUNALE DELLA PENITENZA di Cristiana de Magistris<br />La quaresima è il tempo penitenziale per antonomasia, e la penitenza per antonomasia è la penitenza sacramentale, la quale soltanto - a differenza delle altre pratiche penitenziali, per quanto austere - ha il potere di ripristinare nell'anima di ogni battezzato la grazia santificante, cioè la vita di Dio, se avesse avuto la disgrazia di perderla col peccato mortale.<br />L'abbé Barthe, in un recente articolo, dopo aver giustamente sottolineato la crisi che attraversa questo Sacramento a partire dal Vaticano II, auspica una "risalita", conseguente all'ecatombe degli ultimi cinquant'anni.<br />A questa risalita potrà forse contribuire un opuscolo - non molto conosciuto - che san Francesco di Sales scrisse ai suoi sacerdoti per erudirli sull'amministrazione del Sacramento della penitenza.<br />In tale scritto il Santo - come si legge nella sua Vita composta dal curato di san Sulpizio (Torino 1922, pp. 195-199) - incomincia con il raccomandare ai sacerdoti di andare sempre al sacro tribunale con una profonda purità di coscienza ed un'ardente desiderio di salvare le anime; poi aggiunge: «Ricordatevi che i poveri penitenti vi chiamano loro Padre, e che perciò dovete avere per essi un cuore tutto paterno, riceverli con dolcezza, sopportare con pazienza la loro rusticità, la loro ignoranza e tutti i loro difetti, ad imitazione del padre del figliuol prodigo, che non si lascia respingere dallo stato stomachevole di nudità e di sordidezza in cui vede ridotto il figlio, ma lo abbraccia, lo bacia con trasporto d'amore perché è padre, ed il cuor di padre è tenero verso i figli».<br />IL SACERDOTE CONOSCE L'UMANA DEBOLEZZA<br />In base a questo principio, vuole che si incoraggino quelli i cui peccati rendono vergognosi e timidi, dicendo ad essi che il sacerdote conosce troppo bene l'umana debolezza, perché si meravigli che gli uomini pecchino; che l'uomo più si onora con il pentimento e con la confessione delle proprie colpe, di quello che si sia disonorato con gli stessi suoi falli, e che la penitenza è una seconda innocenza. Se, all'opposto, i penitenti sembrano senza timore, vuole che si rammenti loro che sono alla presenza di quel Dio che li giudicherà, e non già di un uomo; che per essi in quel momento si tratta di una eternità felice o infelice, e che con una confessione mal fatta si macchierebbero di un nuovo delitto. Quanto a coloro che mancano di confidenza, inculca di rappresentare loro la misericordia di Dio, che è più grande delle nostre miserie; la bontà di Gesù Cristo, il Quale pregando per i Suoi carnefici ci fa intendere che, se lo avessimo crocifisso anche con le nostre proprie mani, ci perdonerebbe ugualmente, se ci vedesse pentiti; che il minimo pentimento, purché sia sincero e accompagnato dal Sacramento, dinanzi a Dio ha la virtù di cancellare tutti i peccati; che i dannati e i demoni stessi sarebbero giustificati se potessero confessarsi con sentimento di contrizione; che i più grandi Santi spesso sono stati grandi peccatori, come Davide, san Pietro, san Matteo, santa Maria Maddalena, sant'Agostino; che la più grave ingiuria che si possa fare alla divina Bontà e alla Passione e Morte di Gesù Cristo è il non sperare di ottenere il perdono dei propri falli; e che, infine, la remissione dei peccati è un articolo di Fede.<br />I PECCATI VERGOGNOSI<br />Il Santo suggerisce poi le sante industrie con le quali conviene strappare la tanto difficile accusa dei peccati vergognosi, e condurre, come egli dice, pian piano e destramente le belle anime dei penitenti a fare una buona confessione, aiutandoli, lasciandoli parlare senza trovar di che dire sul loro modo di esprimersi, animandoli con queste o altre simili parole: «Quale grande grazia vi fa Dio di ben...]]></itunes:summary><itunes:duration>820</itunes:duration><itunes:keywords>confessione,figliolprodigo,penitente,sanfrancescodisales,tribunale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41712de10cd0d1911b308e6301e8d178.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo scandalo della Messa sul materassino gonfiabile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-scandalo-della-messa-sul-materassino-gonfiabile--50793658</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7100" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7100</a><br /><br />LO SCANDALO DELLA MESSA SUL MATERASSINO<br />Un sacerdote celebra in costume nel mare di Crotone: la procura indaga per offesa alla religione, poi il sacerdote chiede scusa sul sito della parrocchia, ma precisa ''una signora mi ha ringraziato dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia''<br />di Giuliano Guzzo<br />La vicenda di don Mattia Bernasconi, il sacerdote milanese che domenica scorsa ha celebrato l'eucaristia in mare - su un materassino - in località Alfieri (Crotone), nelle scorse ore ha conosciuto almeno due elementi di sviluppo. Il primo è dovuto ad una iniziativa della procura crotonese che, dimostrando più tempestività delle autorità ecclesiali, ha deciso indagare il sacerdote della parrocchia di San Luigi Gonzaga di Milano per offesa ad una confessione religiosa. Il secondo dato di novità sono invece le scuse del sacerdote in questione che, sul sito della parrocchia, ha pubblicato una lettera in tal senso.<br />«Carissimo Arcivescovo Mario, carissimi vicari episcopali, carissimi confratelli, carissimi fratelli e sorelle nella Fede», è l'esordio della nota, «vi scrivo poche ma sentite righe per chiedere scusa per la celebrazione di domenica 24 mattina nelle acque del mare di Capo Colonna». Tutto bene, dunque? Non proprio, e non solo perché, come si diceva poc'anzi, l'episodio rischia di avere conseguenze giudiziarie. Infatti, il sacerdote, formulando le sue scuse, ha da una parte derubricato tutto ad una leggerezza («mi rimprovero forse un po' di ingenuità») - quasi avesse posteggiato l'auto in doppia fila, anziché mancare gravemente di rispetto alla Presenza reale di Gesù nell'eucaristia - e, dall'altra, ha aggiunto una considerazione spiazzante.<br />«Però una signora mi ha ringraziato», ha replicato don Mattia, «dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia». Un pensiero che andrebbe benissimo se di mezzo ci fosse l'attività di vendita di birra o di cocco fresco; ma un sacerdote - anche se forse il concetto non è forse più così chiaro - è qualcosa di leggermente diverso dall'uomo del «cocco bello». Soprattutto, la Santa messa è qualcosa di anni luce diverso da un semplice intrattenimento in salsa religiosa, da allestirsi dove capita. Peccato, pure qui, che però il significato originale della celebrazione della liturgia si sia perso spesso di vista in favore di degenerazioni sconcertanti.<br />Dinnanzi a tutto questo, amareggia ancora più un fatto: il debutto della messa sul materassino gonfiabile era stato in qualche modo previsto. E non l'anno scorso, ma decenni or sono quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger, intervistato da Vittorio Messori in un libro che fece epoca - Rapporto sulla fede (1985) - ebbe a rammentare: «La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese " simpatiche ", di trovate " accattivanti ", ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l'attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro». Ora, perché sono significative tali valutazioni?<br />Per un motivo semplice: pur togliendo le parole, tanto è grave, il caso del sacerdote che arriva a dire messa sul materassino gonfiabile non è il problema, bensì la più estrema conseguenza di un problema. Che è quello di celebrazioni improvvisate, disordinate e, in definitiva, della totale mancanza di consapevolezza di che cosa sia l'eucaristia, anzi di Chi sia. A non saperlo, non è una novità, sono anzitutto milioni di fedeli ogni domenica, non c'è dubbio. Il punto è che, se ad istruire e a formare questi stessi fedeli, sono poi pastori che a loro volta preferiscono il mare all'altare, stiamo freschi; e in tutti i sensi, anche se purtroppo la cosa è ben poco consolante.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "La liturgia annega nel mare di Crotone" spiega che la Messa celebrata in acqua, con il celebrante in costume e usando un materassino come altare, è il culmine di decenni di sperimentazioni in cui ciascuno si sente padre-padrone del culto, da manipolare a piacere, nell'indifferenza di una gerarchia che sanziona soltanto la Tradizione<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 luglio 2022:<br />Le foto che stanno facendo il giro del web parlano da sole: una Messa in mare utilizzando un materassino come altare, con tutti i presenti in costume, compreso (ovviamente) il celebrante. A che pro? Nel corso dei decenni le hanno tentate tutte per mostrare una Chiesa "accattivante" (o semplicemente modaiola), ma a don Mattia Bernasconi va riconosciuto senz'altro il "merito" di aver superato tutti gli altri, buttando - letteralmente - a mare quel che resta della sacralità del culto cattolico ma anche del buon senso.<br />La bizzarra liturgia è avvenuta al termine di un campo di volontariato a Crotone, organizzato da Libera (l'associazione fondata da don Luigi Ciotti). Qui il giovane sacerdote ambrosiano, viceparroco della Comunità Pastorale San Luigi Gonzaga di Milano, ha portato i suoi ragazzi a trascorrere alcuni giorni tra escursioni e incontri sulla legalità, al termine dei quali, essendo domenica, si doveva pur onorare il giorno del Signore. Ma dove? In chiesa sarebbe parso troppo scontato: «Avevamo scelto una pineta di un campeggio ma era occupata da un'altra iniziativa. Faceva molto caldo e così ci siamo detti: perché non fare la Messa in acqua? Una famiglia che si trovava nei pressi ci ha sentito parlare ed ha messo a disposizione il loro materassino che abbiamo trasformato in altare. È stato bellissimo anche se ci siamo scottati», riferisce il sacerdote.<br />Il diritto canonico sembrerebbe pensarla diversamente: «La celebrazione eucaristica venga compiuta nel luogo sacro [cioè, in chiesa], a meno che in un caso particolare la necessità non richieda altro; nel qual caso la celebrazione deve essere compiuta in un luogo decoroso» (Can. 932 §1). Ci sarebbe da dire sia sul luogo «decoroso» (che dovrebbe significare anche: adatto all'azione sacra), sia sulla «necessità»: possibile che non ci siano chiese a Crotone? Immaginiamo che non fossero raggiungibili facilmente dall'allegra brigata costringendola a "improvvisare"... però «il sacrificio eucaristico si deve compiere sopra un altare dedicato o benedetto; fuori del luogo sacro può essere usato un tavolo adatto, purché sempre ricoperto di una tovaglia e del corporale» (ivi, §2). Almeno un tavolo, non un materassino! E perché in mezzo all'acqua invece che sulla riva, non avranno mica naufragato? La mobilità dell'altare "aquatico" non avrà forse favorito la dispersione di frammenti? E come sarà andata per la comunione? La sacra particola avrà cominciato a sciogliersi sulle mani probabilmente bagnate... Senza contare la possibilità che un'onda anomala travolgesse l'anomalo altare con tutto il Corpo e Sangue.<br />Se in contesti drammatici sacerdoti e fedeli sono stati costretti a celebrare con mezzi di fortuna, qui non siamo in un campo di concentramento, né in guerra, per cui l'unica «necessità» ipotizzabile è l'insopprimibile smania di protagonismo che da decenni spinge il clero a escogitare infinite variazioni di quella lex orandi che dicono sia e debba essere unica, ma invece si rivela di fatto una, nessuna, centomila.<br />La "Missa aquatica" di Crotone è la vetta (o l'abisso?) di una liturgia concepita come campo di battaglia in cui "vince" chi la inventa più grossa, annegando - è il caso di dirlo - l'unico vero Protagonista.<br />Ancora una considerazione, sul piano più laico: immaginereste un giudice che, spinto dalla calura e dal desiderio di mostrarsi cool, decidesse di tenere un processo in spiaggia, col costume invece della toga? O un giornalista che trasmettesse il telegiornale a bordo piscina? Qualunque sia l'ambito, nell'esercizio delle proprie funzioni ciascuno tende a presentarsi in modo professionale. Ne va della serietà di ciò che sta compiendo. Non dovrebbe valere, a maggior ragione, per chi compie la più elevata delle funzioni, la più sacra delle azioni? A meno di non ridurre la Messa a un gioco di società... Il tutto con un sottinteso senso di "impunità", sapendo di poter stravolgere il mistero affidato loro, ben sapendo di non rischiare nulla (curioso paradosso, dopo un campo sulla "legalità": vale solo per le norme civili, mentre il Corpo di Cristo si può manipolare a piacimento?). Di certo il comunicato della diocesi di Crotone («è necessario mantenere quel minimo di decoro e di attenzione ai simboli richiesti dalla natura stesse delle celebrazioni liturgiche») non basterà a dissuadere il don Mattia di turno dal presentare il proprio numero sulla scena del cabaret liturgico, mentre gli unici a subire sanzioni concrete sono quei sacerdoti che celebrano con pietà e riverenza secondo un rito usato per secoli nella Chiesa.<br />La Messa di don Mattia è in realtà l'epifania della "pastorale della spoliazione", che credeva di togliere orpelli e ha finito per perdere di vista la sostanza. Pur di "avvicinare" la gente (che non si è avvicinata affatto) alcuni chierici hanno iniziato spogliando gli altari. Poi hanno ridotto i paramenti, limitandosi a camice e stola, talvolta soltanto la stola. Infine, sono rimasti in mutande, pardon, in costume. Sarà stato, almeno quello, del colore liturgico giusto?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50793658</guid><pubDate>Tue, 02 Aug 2022 21:02:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50793658/lo_scandalo_della_messa_sul_materassino_gonfiabile.mp3" length="12291805" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7100&#13;
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LO SCANDALO DELLA MESSA SUL MATERASSINO&#13;
Un sacerdote celebra in costume nel mare di Crotone: la procura indaga per offesa alla religione, poi il sacerdote chiede scusa sul sito della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7100" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7100</a><br /><br />LO SCANDALO DELLA MESSA SUL MATERASSINO<br />Un sacerdote celebra in costume nel mare di Crotone: la procura indaga per offesa alla religione, poi il sacerdote chiede scusa sul sito della parrocchia, ma precisa ''una signora mi ha ringraziato dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia''<br />di Giuliano Guzzo<br />La vicenda di don Mattia Bernasconi, il sacerdote milanese che domenica scorsa ha celebrato l'eucaristia in mare - su un materassino - in località Alfieri (Crotone), nelle scorse ore ha conosciuto almeno due elementi di sviluppo. Il primo è dovuto ad una iniziativa della procura crotonese che, dimostrando più tempestività delle autorità ecclesiali, ha deciso indagare il sacerdote della parrocchia di San Luigi Gonzaga di Milano per offesa ad una confessione religiosa. Il secondo dato di novità sono invece le scuse del sacerdote in questione che, sul sito della parrocchia, ha pubblicato una lettera in tal senso.<br />«Carissimo Arcivescovo Mario, carissimi vicari episcopali, carissimi confratelli, carissimi fratelli e sorelle nella Fede», è l'esordio della nota, «vi scrivo poche ma sentite righe per chiedere scusa per la celebrazione di domenica 24 mattina nelle acque del mare di Capo Colonna». Tutto bene, dunque? Non proprio, e non solo perché, come si diceva poc'anzi, l'episodio rischia di avere conseguenze giudiziarie. Infatti, il sacerdote, formulando le sue scuse, ha da una parte derubricato tutto ad una leggerezza («mi rimprovero forse un po' di ingenuità») - quasi avesse posteggiato l'auto in doppia fila, anziché mancare gravemente di rispetto alla Presenza reale di Gesù nell'eucaristia - e, dall'altra, ha aggiunto una considerazione spiazzante.<br />«Però una signora mi ha ringraziato», ha replicato don Mattia, «dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia». Un pensiero che andrebbe benissimo se di mezzo ci fosse l'attività di vendita di birra o di cocco fresco; ma un sacerdote - anche se forse il concetto non è forse più così chiaro - è qualcosa di leggermente diverso dall'uomo del «cocco bello». Soprattutto, la Santa messa è qualcosa di anni luce diverso da un semplice intrattenimento in salsa religiosa, da allestirsi dove capita. Peccato, pure qui, che però il significato originale della celebrazione della liturgia si sia perso spesso di vista in favore di degenerazioni sconcertanti.<br />Dinnanzi a tutto questo, amareggia ancora più un fatto: il debutto della messa sul materassino gonfiabile era stato in qualche modo previsto. E non l'anno scorso, ma decenni or sono quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger, intervistato da Vittorio Messori in un libro che fece epoca - Rapporto sulla fede (1985) - ebbe a rammentare: «La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese " simpatiche ", di trovate " accattivanti ", ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l'attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro». Ora, perché sono significative tali valutazioni?<br />Per un motivo semplice: pur togliendo le parole, tanto è grave, il caso del sacerdote che arriva a dire messa sul materassino gonfiabile non è il problema, bensì la più estrema conseguenza di un problema. Che è quello di celebrazioni improvvisate, disordinate e, in definitiva, della totale mancanza di consapevolezza di che cosa sia l'eucaristia, anzi di Chi sia. A non saperlo, non è una novità, sono anzitutto milioni di fedeli ogni domenica, non c'è dubbio. Il punto è che, se ad istruire e a formare questi stessi fedeli, sono poi pastori che a loro volta preferiscono il mare all'altare, stiamo freschi; e in tutti i sensi, anche se purtroppo la cosa è ben poco consolante.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "La...]]></itunes:summary><itunes:duration>769</itunes:duration><itunes:keywords>costume,materassino,messa,scandalo,spoliazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/34c5f5374f8a9588b94d411bb497395b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non lasciamo che la Quaresima passi invano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-lasciamo-che-la-quaresima-passi-invano--48914797</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631</a><br /><br />NON LASCIAMO CHE LA QUARESIMA PASSI INVANO<br />Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia<br />di don Stefano Bimbi<br />Se a un fedele che va alla Messa o a un ragazzo che frequenta il catechismo chiediamo di dire, magari nell'ordine, i dieci comandamenti probabilmente avrà qualche difficoltà. Eppure in confessione dobbiamo accusarci dei peccati mortali e allora ci si chiede come possa farlo chi non sa nemmeno elencare i comandamenti. Se poi chiediamo a chi va a confessarsi se conosce i precetti generali della Chiesa, forse avremo delle brutte sorprese. Può darsi che nemmeno sappia che sono cinque. Eppure anche questi sono obbligatori per tutti sotto pena di peccato mortale e quindi, al pari dei comandamenti, da confessare in caso di mancato adempimento.<br />Eccoli dunque così come sono formulati nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate [per l'assoluzione del precetto vale anche la Messa del sabato pomeriggio, anche se è meglio partecipare la domenica, giorno del Signore, n.d.A.] e rimanere liberi da lavori e da attività che potrebbero impedire la santificazione di tali giorni; confessare i propri peccati almeno una volta all'anno; ricevere la Comunione almeno a Pasqua; astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa; sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, secondo le proprie possibilità.<br /><br />DIGIUNO E ASTINENZA<br />In vista della quaresima vediamo di approfondire almeno il quarto precetto il quale afferma che il cristiano deve "astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa". Appare innanzitutto opportuno precisare il contenuto di questo precetto alla luce del documento del 1994 della Conferenza Episcopale Italiana "Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza" che contiene al numero 13 alcune disposizioni normative, tuttora vigenti.<br />La legge del digiuno "obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera". Ovviamente questa è la forma minima di digiuno. Come però è obbligatorio confessarsi una volta all'anno, ma ovviamente ciascuno capisce bene che è molto salutare ricevere l'assoluzione dai peccati molto più spesso, così anche il digiuno può e deve essere adeguato al cammino spirituale e alla salute del penitente. Insomma fare digiuno totale dal cibo nei giorni previsti è possibile a tutte le persone adulte e in buona salute fisica.<br />La legge del digiuno obbliga dai diciotto ai sessanta anni e deve essere osservata il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo (facoltativamente estendibile anche al Sabato Santo). Per il rito ambrosiano il digiuno il primo venerdì di quaresima sostituisce quello del Mercoledì delle Ceneri.<br />La legge dell'astinenza, che obbliga dai quattordici anni in poi, "proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che (...) sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi".<br />L'astinenza "deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità" (ad esempio: il 19 marzo, San Giuseppe e il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione). Inoltre l'astinenza dalle carni e dai cibi ricercati e costosi deve essere osservata tutti i venerdì dell'anno, ma fuori dalla quaresima può essere sostituita da altra rinuncia a scelta del fedele.<br />Il documento CEI ricorda infine che "dall'osservanza dell'obbligo della legge del digiuno e dell'astinenza può scusare una ragione giusta, come ad es. la salute". Quindi i malati o coloro che devono fare lavori estremamente faticosi possono essere dispensati dalle penitenze. Infatti, a norma del canone 1245 del Codice di Diritto Canonico "il parroco, per una giusta causa, (...) può concedere la dispensa dall'obbligo di osservare il giorno di penitenza, oppure commutare in altre opere pie".<br />In passato i matrimoni erano vietati in quaresima, ma questo divieto non è più in vigore. Questa proibizione risultava dai precetti generali della Chiesa e, quindi, la Chiesa come ha il potere (datole da Cristo) di introdurre dei precetti, ha anche il potere di modificarli o cancellarli. Invece la Chiesa non può cambiare i dieci comandamenti che sono stabiliti da Dio stesso. Nessun Papa potrà, ad esempio, rendere lecita l'uccisione dell'innocente o modificare l'indissolubilità del matrimonio.<br /><br />RINUNCE E BUONI PROPOSITI<br />Infine occorre ricordare che in quaresima siamo invitati a fare delle rinunce e dei buoni propositi. Perché? Ci basti pensare all'anno scorso: la quaresima è stato un periodo speciale oppure ci è capitato di arrivare a Pasqua fiaccamente e, soprattutto, senza che questo periodo abbia minimamente influito nella nostra vita?<br />Spesso ci poniamo un obiettivo (ad esempio: dimagrire oppure ottenere un risultato lavorativo, scolastico o sportivo) e facciamo degli sforzi per riuscire in ciò che ci preme realizzare. Perché quando si parla di Dio o del cammino di santità lasciamo al caso o all'improvvisazione?<br />Per coloro ai quali interessa davvero fare qualche passo avanti ci viene incontro la Chiesa con i suoi materni consigli per questo periodo: digiuno, preghiera, opere di carità. Nulla di nuovo, visto che già i Padri della Chiesa nei primi secoli avevano caro questo trinomio.<br />Innanzitutto il digiuno. Nella società dove il superfluo appare necessario va senza dubbio recuperata una libertà interiore con una maggiore sobrietà di vita. Perché allora non rinunciare a qualcosa che ci piace, ma che non è assolutamente necessario? Non pensiamo solo al consumo esagerato di cibo, ma anche, a titolo di esempio, a forme smodate e non rilassanti di divertimento, acquisti di indumenti e cianfrusaglie superflue, uso eccessivo di cellulare, televisione o internet, ecc. Magari lasciare un giorno alla settimana il cellulare a casa può sembrare impossibile da attuare, ma passato l'iniziale smarrimento ci accorgeremo che possiamo anche farne a meno. Del resto per quanto tempo gli uomini sono vissuti senza cellulare? E stiamo parlando di appena una ventina di anni fa...<br />C'è da precisare che la rinuncia va fatta per qualcosa di lecito, non di illecito (bisogna smettere di bestemmiare sempre non solo in quaresima) e inoltre si sospende la domenica in quanto la domenica è il giorno del Signore e si ricorda la risurrezione di Gesù: è quindi un giorno di festa (anche in quaresima) e non si può fare penitenza in un giorno di festa. Ecco quindi perché la quaresima deriva il nome dal numero quaranta, ma questi sono i giorni di penitenza, non la durata totale (che comprendendo le domeniche è dunque più lunga di quaranta giorni).<br />Ovviamente quanto risparmiato con la rinuncia va poi destinato ai poveri, altrimenti rischia di diventare ascetismo autocompiacente; insomma non vale evitare la cioccolata o il caffè in quaresima pensando: "Almeno dimagrisco oppure economizzo dei soldi per poi andare a cena fuori quando voglio!".<br /><br />PREGHIERA E OPERE DI CARITÀ<br />Il secondo impegno quaresimale è la preghiera. Quante volte ci capita di dire di non avere tempo per pregare! Eppure, come in tutte le cose che ci interessano veramente, basta fare un po' di spazio nella giornata. Perché non riscoprire il rosario, l'angelus a mezzogiorno o la Santa Messa, magari quotidiana? Oppure perché non leggere ogni sera, o almeno un giorno alla settimana, un libro di un santo oppure sulla vita di un santo? Un buon libro di meditazione è ad esempio "La filotea" di s. Francesco di Sales. Oppure perché non suggerire in famiglia, se non si fa già ordinariamente, la preghiera prima di ogni pasto unita alla proposta di spengere la televisione mentre si mangia per poter parlare in tutta calma?<br />Infine il terzo impegno da prendere con serietà sono le opere di carità. Non si tratta di fare l'elemosina, ma di amare. Le sempre valide opere di misericordia corporali e spirituali possono darci molte indicazioni. E non bisogna per forza pensare alle persone sfortunate che stanno a migliaia di chilometri da noi; impariamo a vedere i bisogni materiali e morali di chi soffre intorno a noi. E poi perché non dedicare più tempo ai figli? Oppure perché non andare a trovare persone anziane o sole?<br />Ovviamente le rinunce quaresimali vanno concordate con il padre spirituale il quale, conoscendoci, saprà indirizzarci meglio di noi stessi nel cammino di purificazione necessario alla nostra anima per liberarci dalla zavorra del peccato e dei vizi che si sono radicati in noi.<br />Lasciamoci guidare dal Signore e mettiamoci tutto il nostro impegno affinché non accada che, anche quest'anno, la quaresima passi invano!<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco un elenco di rinunce quaresimali tra le quali puoi scegliere quelle più adatte alla tua condizione di vita.<br />Qualunque cosa farai durante questa Quaresima falla nel segreto perché tu non perda la tua ricompensa. Gesù ci ha insegnato infatti che se gli altri la sapranno, perderemo la nostra ricompensa, mentre se la faremo nel nascondimento il Padre Nostro che vede nel segreto ci ricompenserà.<br /><br />Rinunce per tutti:<br />- Lavarsi le mani con l'acqua fredda<br />- Rispettare con l'auto i limiti di velocità<br />- Non salare il proprio cibo<br />- Mangiare il pasto freddo (basta metterlo in frigo 1 minuto)<br />- Non lamentarsi mai della qualità e della quantità del cibo che ci è stato preparato<br />- Dormire senza guanciale<br />- Quando la sera si torna a casa, parcheggiare l'auto distante almeno 500 metri da casa<br />- Non mettere piede nel proprio locale preferito (pub, bar, negozio di vestiti, ecc)<br />- Non ascoltare musica in casa (oppure in auto)<br />- Alzarsi sempre ad una certa ora prestabilita (es. alle 7.00, o alle 7.30 o alle 6.30) anche se non si ha niente da fare (e quindi si potrebbe dormire di più) o anche se la sera si è fatto tardi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48914797</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 20:15:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48914797/non_lasciamo_che_la_quaresima_passi_invano.mp3" length="15184083" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631&#13;
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Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia&#13;
di don Stefano Bimbi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631</a><br /><br />NON LASCIAMO CHE LA QUARESIMA PASSI INVANO<br />Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia<br />di don Stefano Bimbi<br />Se a un fedele che va alla Messa o a un ragazzo che frequenta il catechismo chiediamo di dire, magari nell'ordine, i dieci comandamenti probabilmente avrà qualche difficoltà. Eppure in confessione dobbiamo accusarci dei peccati mortali e allora ci si chiede come possa farlo chi non sa nemmeno elencare i comandamenti. Se poi chiediamo a chi va a confessarsi se conosce i precetti generali della Chiesa, forse avremo delle brutte sorprese. Può darsi che nemmeno sappia che sono cinque. Eppure anche questi sono obbligatori per tutti sotto pena di peccato mortale e quindi, al pari dei comandamenti, da confessare in caso di mancato adempimento.<br />Eccoli dunque così come sono formulati nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate [per l'assoluzione del precetto vale anche la Messa del sabato pomeriggio, anche se è meglio partecipare la domenica, giorno del Signore, n.d.A.] e rimanere liberi da lavori e da attività che potrebbero impedire la santificazione di tali giorni; confessare i propri peccati almeno una volta all'anno; ricevere la Comunione almeno a Pasqua; astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa; sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, secondo le proprie possibilità.<br /><br />DIGIUNO E ASTINENZA<br />In vista della quaresima vediamo di approfondire almeno il quarto precetto il quale afferma che il cristiano deve "astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa". Appare innanzitutto opportuno precisare il contenuto di questo precetto alla luce del documento del 1994 della Conferenza Episcopale Italiana "Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza" che contiene al numero 13 alcune disposizioni normative, tuttora vigenti.<br />La legge del digiuno "obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera". Ovviamente questa è la forma minima di digiuno. Come però è obbligatorio confessarsi una volta all'anno, ma ovviamente ciascuno capisce bene che è molto salutare ricevere l'assoluzione dai peccati molto più spesso, così anche il digiuno può e deve essere adeguato al cammino spirituale e alla salute del penitente. Insomma fare digiuno totale dal cibo nei giorni previsti è possibile a tutte le persone adulte e in buona salute fisica.<br />La legge del digiuno obbliga dai diciotto ai sessanta anni e deve essere osservata il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo (facoltativamente estendibile anche al Sabato Santo). Per il rito ambrosiano il digiuno il primo venerdì di quaresima sostituisce quello del Mercoledì delle Ceneri.<br />La legge dell'astinenza, che obbliga dai quattordici anni in poi, "proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che (...) sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi".<br />L'astinenza "deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità" (ad esempio: il 19 marzo, San Giuseppe e il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione). Inoltre l'astinenza dalle carni e dai cibi ricercati e costosi deve essere osservata tutti i venerdì dell'anno, ma fuori dalla quaresima può essere sostituita da altra rinuncia a scelta del fedele.<br />Il documento CEI ricorda infine che "dall'osservanza dell'obbligo della legge del digiuno e dell'astinenza può scusare una ragione giusta, come ad es. la salute". Quindi i malati o coloro che devono fare lavori estremamente faticosi possono essere dispensati dalle penitenze. Infatti, a norma del canone...]]></itunes:summary><itunes:duration>949</itunes:duration><itunes:keywords>astinenza,digiuno,precetti,quaresima,rinunce</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/654992eacc1fa94cf80f2ff756b15255.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A Dio puoi chiedere tutto, ma non puoi pretendere nulla</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-dio-puoi-chiedere-tutto-ma-non-puoi-pretendere-nulla--46732475</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6739" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6739</a><br /><br />A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA di Pierfrancesco Nardini<br />C'è una specie di cortocircuito che colpisce alcuni nel momento del bisogno (fisico, lavorativo, famigliare, di qualunque tipo).<br />Senza voler entrare nel foro interno delle persone, c'è chi prega Dio solo in quei momenti e sembra che lo faccia quasi pretendendo da Lui quel che si chiede.<br />Per capirci meglio: si chiede a Dio una cosa (ad esempio di essere liberati da una situazione dolorosa) non solo dando per scontato che sia la soluzione giusta per loro, ma pretendendo che Lui gliela dia, altrimenti... "Dio è cattivo" [leggi la nota in fondo a questo articolo].<br />Due premesse, intanto.<br />Prima: è ovvio che sia cosa buona pregare in determinate situazioni (c'è anche chi, nella stessa condizione, bestemmia o non si rivolge a Dio); pregare però Dio, ricordarsi di Lui, solo nel momento del bisogno, fa sì che Lo si trasformi in una "macchinetta automatica di grazie"...<br />Seconda premessa: pregare senza affidarsi, ma addirittura pretendendo, non è esattamente un "buon metodo".<br />Dalle premesse si arriva velocemente alla nota dolente (sempre rimanendo, sia chiaro, nel foro esterno delle persone): si scorge in questo una mancanza di fiducia in Dio, una non reale volontà di chiedere aiuto a Dio. Sembra più una pretesa verso di Lui.<br />Se chiedo aiuto ad un amico, senza però essere aperto ad un suo eventuale parere sulla validità della cosa, non sto realmente chiedendo aiuto, piuttosto sto solo chiedendo una "mano" materiale nel fare quel che voglio.<br />Così, se mi rivolgo a Dio pretendendo che Lui mi mandi quel che voglio, non sto realmente chiedendo aiuto.<br />Se l'amico potrebbe rendersi conto dell'inefficacia di una soluzione, Dio, onnisciente, sa per certo quel che per noi è davvero salutare. E questo non necessariamente coincide con quel che vogliamo...<br />Il cortocircuito sopra accennato è quindi chiedere aiuto a Dio e poi prendersela con Lui se non ha fatto esattamente quel che abbiamo chiesto (proprio come prendere a pugni una macchinetta che non ha fatto uscire il prodotto richiesto).<br />L'uomo, nella suo essere finito, ha una visione limitata della realtà, anche delle questioni che lo riguardano (a volte non si è lucidi, perché coinvolti, e non si indovina la scelta delle cose da fare).<br />Quel che vogliamo per noi stessi non è sempre il reale bene (spesso perché ne vediamo solo l'effetto immediato, ma non quello futuro).<br />Dio conosce invece tutto, anche e soprattutto ciò che accadrà in futuro e le conseguenze di ogni scelta, fatta o ipotizzata.<br />Non si deve mai dimenticare, tra l'altro, che per Dio l'unico vero male è quello morale, ossia il peccato, e il bene supremo è la salvezza delle anime.<br />Potrebbe dunque sembrarci che non ci aiuti, non accolga le nostre preghiere, quando invece avrà fatto per noi molto di più (perché ad esempio sa che a fronte di un disagio attuale il bene maggiore lo otterremo più in là, in altro modo).<br />Sant'Agostino ha scritto che "chi con fede prega per le necessità della vita presente, con uguale misericordia può essere esaudito e non esaudito. Poiché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all'infermo" (In libro Senten. Prosperi).<br />Affidiamoci dunque realmente e sinceramente a Dio, combattendo ogni giorno per rimanere il stato di grazia. Abbiamo la certezza che Lui ci aiuterà.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Piefrancesco Nardini, nell'articolo seguente dal titolo "Perché ce la prendiamo con Dio, se fa tutto per il nostro bene?" spiega perché Dio non è mai cattivo, nemmeno quando non fa quello che a noi sembra necessario.<br /><br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 maggio 2021:<br />"Mala tempora currunt". Quante volte abbiamo sentito questa esclamazione! A volte anche in riferimento a cose non relative alla Chiesa.<br />Nella norma però è oramai frase strettamente legata alla crisi nella Chiesa e agli episodi frutto di questa.<br />Si può però ben estendere anche ad altre situazioni, come ad esempio al modo in cui molte persone ai nostri giorni reagiscono alle vicissitudini della vita.<br />C'è un'altra frase che mi è sembrata sempre efficace per far pensare: "Te la prendi con Dio per il male che ti capita e non lo ringrazi mai per il bene?".<br />Purtroppo è proprio così. Sempre più spesso. Quante volte abbiamo sentito di chi ha "protestato" (eufemismo!) con Dio per qualche evento negativo, come se Dio stesso glielo avesse mandato, e mai è capitato invece di sentire quella stessa persona ringraziarlo per qualche cosa bella? E quante volte abbiamo sentito persone dire che "ce l'hanno con Dio" per una disgrazia, un male?<br />Se ci pensiamo un attimo, questa cosa (l'avercela con Dio) è una soluzione facile e comoda.<br />Sì, facile e comoda.<br />In questo modo, infatti, non ci si deve sforzare ad esempio a cercare proprie eventuali responsabilità o a perdonare o a cambiare la propria vita o il proprio modo di pensare (e tanti altri esempi), ma, anche, si trova il capo espiatorio per tutto... Se la colpa è di Dio...<br />Per questo possiamo usare la frase "mala tempora currunt" in questo contesto. Non possono essere che "mala tempora" quelli in cui sempre più persone assumono questo atteggiamento verso Dio...<br />Eppure la Sacra Scrittura ci insegna a prevenire simili pensieri.<br />La sempre più diffusa ignoranza delle nozioni della fede e l'indifferenza dilagante verso Dio, però, nascondono agli occhi del mondo quelle verità e quegli insegnamenti tanto semplici quanto fondamentali.<br />Il salmo 18, 7 è uno di questi.<br />Analizziamo velocemente le sue parole e ci renderemo conto della sua chiarezza.<br />Nella sua semplicità questo salmo ci ricorda che Dio è in ascolto. Se il Figlio ci ha raccomandato di chiedere perché solo così ci sarà dato (Lc 11, 9), volete che non sia così?<br />Quale atteggiamento deve avere, dunque, l'uomo verso Dio? Soprattutto in situazioni difficili?<br />Quello della fiducia, dell'affidamento, del confidare.<br />In un momento di angoscia (per un dolore, per un problema, per una malattia, per qualsiasi cosa) bisogna subito invocare Dio, gridare al Signore non parole di rabbia e di odio, ma richieste di aiuto, di grazie, di sostegno.<br />Lui è sempre in ascolto, dal suo "tempio" ascolta la nostra voce, alle sue orecchie le nostre grida arrivano sempre.<br />Non dubitiamo mai di questo.<br />Formarsi è importante. Nel Catechismo di San Pio X leggiamo che «Dio non può fare il male, perché non può volerlo» in quanto Bontà infinita. Significa quindi comprendere la differenza tra male morale (il peccato, ossia il vero male, intollerabile da Dio) e male fisico (frutto del peccato originale), che quest'ultimo Dio lo può tollerare o volere "indirettamente" «per lasciar libere le sue creature», in quanto Dio stesso «ricava il bene anche dal male» (cit. n. 11 Catechismo) e quindi che, se mai il Signore tollera un male che ci capita, lo fa perché sa che da quel male ci arriverà un bene (altro che cattivo, quindi...). Qui rientrano anche i castighi di Dio, che sono sì possibili, ma che rientrano sempre nella prospettiva dell'amore, cioè della salvezza dell'anima.<br />Non si può scendere nella spiegazione approfondita di questi punti, ma, per esperienza, sappiamo che, se ci si forma, li si imparano e, soprattutto, li si comprendono, con la conseguenza di non arrivare ad "avercela con Dio".<br />Per questo preghiamo la Vergine di starci ancora più vicina nei momenti bui della nostra vita, così da evitare di rendere ancora più amari quei momenti con slanci rabbiosi verso Chi non lo merita, e di darci la forza di conoscere sempre più e sempre meglio la nostra fede, così da avere uno strumento unico nella nostra strada verso la santificazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46732475</guid><pubDate>Tue, 28 Sep 2021 23:23:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46732475/a_dio_puoi_chiedere_tutto_ma_non_puoi_pretendere_nulla.mp3" length="10536795" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6739

A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA di Pierfrancesco Nardini
C'è una specie di cortocircuito che colpisce alcuni nel momento del bisogno (fisico, lavorativo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6739" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6739</a><br /><br />A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA di Pierfrancesco Nardini<br />C'è una specie di cortocircuito che colpisce alcuni nel momento del bisogno (fisico, lavorativo, famigliare, di qualunque tipo).<br />Senza voler entrare nel foro interno delle persone, c'è chi prega Dio solo in quei momenti e sembra che lo faccia quasi pretendendo da Lui quel che si chiede.<br />Per capirci meglio: si chiede a Dio una cosa (ad esempio di essere liberati da una situazione dolorosa) non solo dando per scontato che sia la soluzione giusta per loro, ma pretendendo che Lui gliela dia, altrimenti... "Dio è cattivo" [leggi la nota in fondo a questo articolo].<br />Due premesse, intanto.<br />Prima: è ovvio che sia cosa buona pregare in determinate situazioni (c'è anche chi, nella stessa condizione, bestemmia o non si rivolge a Dio); pregare però Dio, ricordarsi di Lui, solo nel momento del bisogno, fa sì che Lo si trasformi in una "macchinetta automatica di grazie"...<br />Seconda premessa: pregare senza affidarsi, ma addirittura pretendendo, non è esattamente un "buon metodo".<br />Dalle premesse si arriva velocemente alla nota dolente (sempre rimanendo, sia chiaro, nel foro esterno delle persone): si scorge in questo una mancanza di fiducia in Dio, una non reale volontà di chiedere aiuto a Dio. Sembra più una pretesa verso di Lui.<br />Se chiedo aiuto ad un amico, senza però essere aperto ad un suo eventuale parere sulla validità della cosa, non sto realmente chiedendo aiuto, piuttosto sto solo chiedendo una "mano" materiale nel fare quel che voglio.<br />Così, se mi rivolgo a Dio pretendendo che Lui mi mandi quel che voglio, non sto realmente chiedendo aiuto.<br />Se l'amico potrebbe rendersi conto dell'inefficacia di una soluzione, Dio, onnisciente, sa per certo quel che per noi è davvero salutare. E questo non necessariamente coincide con quel che vogliamo...<br />Il cortocircuito sopra accennato è quindi chiedere aiuto a Dio e poi prendersela con Lui se non ha fatto esattamente quel che abbiamo chiesto (proprio come prendere a pugni una macchinetta che non ha fatto uscire il prodotto richiesto).<br />L'uomo, nella suo essere finito, ha una visione limitata della realtà, anche delle questioni che lo riguardano (a volte non si è lucidi, perché coinvolti, e non si indovina la scelta delle cose da fare).<br />Quel che vogliamo per noi stessi non è sempre il reale bene (spesso perché ne vediamo solo l'effetto immediato, ma non quello futuro).<br />Dio conosce invece tutto, anche e soprattutto ciò che accadrà in futuro e le conseguenze di ogni scelta, fatta o ipotizzata.<br />Non si deve mai dimenticare, tra l'altro, che per Dio l'unico vero male è quello morale, ossia il peccato, e il bene supremo è la salvezza delle anime.<br />Potrebbe dunque sembrarci che non ci aiuti, non accolga le nostre preghiere, quando invece avrà fatto per noi molto di più (perché ad esempio sa che a fronte di un disagio attuale il bene maggiore lo otterremo più in là, in altro modo).<br />Sant'Agostino ha scritto che "chi con fede prega per le necessità della vita presente, con uguale misericordia può essere esaudito e non esaudito. Poiché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all'infermo" (In libro Senten. Prosperi).<br />Affidiamoci dunque realmente e sinceramente a Dio, combattendo ogni giorno per rimanere il stato di grazia. Abbiamo la certezza che Lui ci aiuterà.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Piefrancesco Nardini, nell'articolo seguente dal titolo "Perché ce la prendiamo con Dio, se fa tutto per il nostro bene?" spiega perché Dio non è mai cattivo, nemmeno quando non fa quello che a noi sembra necessario.<br /><br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 maggio 2021:<br />"Mala tempora currunt". Quante volte...]]></itunes:summary><itunes:duration>659</itunes:duration><itunes:keywords>fiducia,futuro,malatemporacurrunt,preghiera,sanpiox</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e3719c8817485bf7b8efe1af1ed36ac8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La bellezza e la modestia del velo per le donne cristiane</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-bellezza-e-la-modestia-del-velo-per-le-donne-cristiane--45791031</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6659" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6659</a><br /><br />LA BELLEZZA E LA MODESTIA DEL VELO PER LE DONNE CRISTIANE di Federica<br />Ho sempre ammirato le donne forti e semplici, come credo dovrebbe essere ogni discepola di Cristo.<br />Il tipo di donna che vorrei essere è quella che se le si propone un comportamento nuovo, lo valuta alla luce della parola di Dio e del giudizio della Chiesa, poi decide se è buono o cattivo: se è buono lo fa suo con gioia e prontezza, se è cattivo lo scarta senza rimpianti.<br />Ecco appunto, così vorrei essere. Nella realtà sono molto lontana da questo modello e sinceramente prima di decidermi a indossare il velo durante la Santa Messa ho passato un lungo percorso abbastanza tortuoso fatto di dubbi, ripensamenti, problemi immaginari e ogni tipo di scrupoli.<br />Ho deciso di condividerli con voi per aiutare le altre donne che si sentano combattute interiormente su questo argomento.<br />La verità è che ho cominciato a pensarci fin da bambina. Una domenica sentii la mia catechista redarguire un compagno di catechismo che si era presentato alla S. Messa dei ragazzi con il cappellino da baseball, ne rimasi molto stupita dato che non avevo mai fatto caso all'uso di mettere/togliere il cappello in diverse circostanze (nessuno dei miei familiari lo ha mai portato) inoltre avevo visto più volte la stessa catechista con un cappellino e le chiesi cosa ci fosse di male. Lei mi rispose di non preoccuparmi perché solo i maschi dovevano togliersi il cappello davanti a Dio allora io le chiesi "Ma come, le femmine no?" E lei mi rispose: "No, anzi, le donne si dovrebbero proprio coprire la testa".<br />Nella mia semplicità di bimba pensai immediatamente "Che sciocchezza! Se si dovrebbe fare, perché non si fa?" e questo pensiero rimase così, inapplicato, nella mia testa per oltre un decennio.<br /><br />LO SAPEVO EPPURE NON LO FACEVO<br />Ero intimamente convinta che fosse meglio partecipare alla Santa Messa a capo coperto, tuttavia non lo facevo.<br />I motivi erano vari, principalmente pensavo che, non facendolo più nessuno, se lo avessi fatto io tutti mi avrebbero guardata (e già questo mi pareva intollerabile, essendo all'epoca molto molto timida) ma pensavo anche "come può essere segno di modestia se poi io vado al centro dell'attenzione, non è piuttosto il contrario?"; "Io sono una peccatrice, sarebbe meglio che prima fossi completamente a posto nell'anima e pensassi poi all'abbigliamento esteriore" (Ma si può aspettare di diventare santi prima di fare qualsiasi opera buona? Per la serie aspetta e spera... Ora mi sembra una sciocchezza enormemente ridicola eppure ci ho messo davvero un sacco di tempo a superarla) "La gente crederà che io mi senta migliore delle altre donne" ed altre amenità.<br />Per contro in molte occasioni consideravo i lati positivi di velarsi il capo, "In fondo, non è quello che fa anche la Madonna Santissima? E non dovremmo noi donne cristiane cercare di assomigliarle?" ed ecco gli immancabili scrupoli e sensi di colpa "Sei forse tu come la Madonna? No di certo! Che superbia!". Fatto sta che cominciai a cercare altri pareri e mi ritrovai a leggere e ascoltare varie prediche sul pudore e la modestia, così cominciai a prestare più attenzione al mio modo di vestire, soprattutto in estate, evitando abiti trasparenti, troppo aderenti e scollati.<br />Un giorno mi trovavo con altre due amiche, di cui una cattolica e molto attiva nell'apostolato, che usò il mio abbigliamento per intavolare una discussione sulla castità. L'altra ragazza non era affatto convinta della necessità di mantenersi casti durante il fidanzamento e adduceva il pretesto che nel Vangelo non ci fosse questa indicazione, la mia amica non rispose affatto come avrei fatto io ma, tra tutti gli argomenti che si possono portare a sostegno della purezza, scelse di dire questo: "i cristiani non osservano solo ciò che è scritto nel Vangelo ma anche nelle lettere di San Paolo e S. Paolo dice che i fornicatori non entreranno nel Regno dei Cieli". Io sentii queste parole come se fossero state rivolte a me, perché sapevo bene che lo stesso Apostolo dice anche che le donne devono coprirsi il capo in chiesa.<br /><br />NON CI SONO PIÙ SCUSE<br />Oltre a questo, da neo sposina mi sono trovata ad organizzare un viaggio a Roma con mio marito e ho cominciato a ricercare informazioni su come partecipare all'udienza del Santo Padre (volevo capire se fosse possibile andare con i vestiti del matrimonio, nell'area vicino al Papa per ricevere la sua benedizione e farci una fotografia).<br />Facendo qualche ricerca, mi imbattei quasi subito nel cerimoniale vaticano per le udienze private: ebbene scoprii che il protocollo prescrive alle donne abbigliamento scuro e sobrio, che copra gomiti e ginocchia, e (sorpresa!) un velo nero sul capo. Ora, se io trovo giusto che per incontrare la massima autorità esistente sulla terra si rispettino certi canoni esteriori di decoro e rispetto, non vedo perché non dovrebbe essere lo stesso in chiesa. Se sono ben disposta ad indossare il velo per incontrare il mio amatissimo Santo Padre, che è il vicario di Cristo in terra, perché non dovrei essere altrettanto felice di farlo per incontrare Gesù Cristo in persona, vivo e vero nella Santa Eucarestia?<br />Da quel momento non ci sono più state scuse. Mi sono decisa ad acquistare un velo e indossarlo alla Messa, basta col rispetto umano! [...]<br /><br />Nota di BastaBugie: per antica tradizione il colore del velo è nero per le donne sposate e le vedove, bianco per le nubili. Le regine, sebbene sposate, possono portare il bianco.<br />Per acquistare il velo muliebre, tra le tante proposte che si trovano in internet, consigliamo MONNICRAFT sia per la qualità che per il prezzo: clicca qui! <a href="https://amzn.to/3yl9tGH" rel="noopener">https://amzn.to/3yl9tGH</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45791031</guid><pubDate>Wed, 21 Jul 2021 21:56:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45791031/la_bellezza_e_la_modestia_del_velo_per_le_donne_cristiane.mp3" length="6980380" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6659

LA BELLEZZA E LA MODESTIA DEL VELO PER LE DONNE CRISTIANE di Federica
Ho sempre ammirato le donne forti e semplici, come credo dovrebbe essere ogni discepola di Cristo.
Il tipo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6659" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6659</a><br /><br />LA BELLEZZA E LA MODESTIA DEL VELO PER LE DONNE CRISTIANE di Federica<br />Ho sempre ammirato le donne forti e semplici, come credo dovrebbe essere ogni discepola di Cristo.<br />Il tipo di donna che vorrei essere è quella che se le si propone un comportamento nuovo, lo valuta alla luce della parola di Dio e del giudizio della Chiesa, poi decide se è buono o cattivo: se è buono lo fa suo con gioia e prontezza, se è cattivo lo scarta senza rimpianti.<br />Ecco appunto, così vorrei essere. Nella realtà sono molto lontana da questo modello e sinceramente prima di decidermi a indossare il velo durante la Santa Messa ho passato un lungo percorso abbastanza tortuoso fatto di dubbi, ripensamenti, problemi immaginari e ogni tipo di scrupoli.<br />Ho deciso di condividerli con voi per aiutare le altre donne che si sentano combattute interiormente su questo argomento.<br />La verità è che ho cominciato a pensarci fin da bambina. Una domenica sentii la mia catechista redarguire un compagno di catechismo che si era presentato alla S. Messa dei ragazzi con il cappellino da baseball, ne rimasi molto stupita dato che non avevo mai fatto caso all'uso di mettere/togliere il cappello in diverse circostanze (nessuno dei miei familiari lo ha mai portato) inoltre avevo visto più volte la stessa catechista con un cappellino e le chiesi cosa ci fosse di male. Lei mi rispose di non preoccuparmi perché solo i maschi dovevano togliersi il cappello davanti a Dio allora io le chiesi "Ma come, le femmine no?" E lei mi rispose: "No, anzi, le donne si dovrebbero proprio coprire la testa".<br />Nella mia semplicità di bimba pensai immediatamente "Che sciocchezza! Se si dovrebbe fare, perché non si fa?" e questo pensiero rimase così, inapplicato, nella mia testa per oltre un decennio.<br /><br />LO SAPEVO EPPURE NON LO FACEVO<br />Ero intimamente convinta che fosse meglio partecipare alla Santa Messa a capo coperto, tuttavia non lo facevo.<br />I motivi erano vari, principalmente pensavo che, non facendolo più nessuno, se lo avessi fatto io tutti mi avrebbero guardata (e già questo mi pareva intollerabile, essendo all'epoca molto molto timida) ma pensavo anche "come può essere segno di modestia se poi io vado al centro dell'attenzione, non è piuttosto il contrario?"; "Io sono una peccatrice, sarebbe meglio che prima fossi completamente a posto nell'anima e pensassi poi all'abbigliamento esteriore" (Ma si può aspettare di diventare santi prima di fare qualsiasi opera buona? Per la serie aspetta e spera... Ora mi sembra una sciocchezza enormemente ridicola eppure ci ho messo davvero un sacco di tempo a superarla) "La gente crederà che io mi senta migliore delle altre donne" ed altre amenità.<br />Per contro in molte occasioni consideravo i lati positivi di velarsi il capo, "In fondo, non è quello che fa anche la Madonna Santissima? E non dovremmo noi donne cristiane cercare di assomigliarle?" ed ecco gli immancabili scrupoli e sensi di colpa "Sei forse tu come la Madonna? No di certo! Che superbia!". Fatto sta che cominciai a cercare altri pareri e mi ritrovai a leggere e ascoltare varie prediche sul pudore e la modestia, così cominciai a prestare più attenzione al mio modo di vestire, soprattutto in estate, evitando abiti trasparenti, troppo aderenti e scollati.<br />Un giorno mi trovavo con altre due amiche, di cui una cattolica e molto attiva nell'apostolato, che usò il mio abbigliamento per intavolare una discussione sulla castità. L'altra ragazza non era affatto convinta della necessità di mantenersi casti durante il fidanzamento e adduceva il pretesto che nel Vangelo non ci fosse questa indicazione, la mia amica non rispose affatto come avrei fatto io ma, tra tutti gli argomenti che si possono portare a sostegno della purezza, scelse di dire questo: "i cristiani non osservano solo ciò che è...]]></itunes:summary><itunes:duration>437</itunes:duration><itunes:keywords>castita,modestia,muliebre,purezza,sanpaolo,vangelo,velo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5ed20252844a0d4d1ff20cb82a6d467b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dov'è finita l'eleganza della Domenica?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dov-e-finita-l-eleganza-della-domenica--43085235</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6444" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6444</a><br /><br />DOV'E' FINITA L'ELEGANZA DELLA DOMENICA?<br />Un tempo si indossava l'abito più bello, mentre oggi della domenica rimane solo il pranzo<br />di Corrado Gnerre<br />Forse non ci si riflette abbastanza, ma il nostro mondo non solo si è capovolto in senso morale, tant'è che ciò che è normale è diventato anormale e ciò che anormale, normale. Si è capovolto anche nelle piccole cose, che poi tanto piccole non sono.<br />Pensiamo alla Domenica. Non ci riferiamo solo al fatto che ormai la Domenica non esiste più perché i negozi sono sempre aperti (almeno fino all'epoca Covid), ma anche ad un'altra cosa che può sembrare di poco conto, ma che invece simbolicamente è importante. Ovvero che nei giorni feriali ci si veste meglio e la Domenica si è meno curati. Proprio il contrario di ciò che avveniva un tempo.<br />Passeggiando per strada, soprattutto prima di pranzo, si nota che molti sono in tuta. Per carità, fare sport è importante. Ma poi - vai a vedere - ti accorgi che non si tratta di chi ha da poco corso o si accinge a farlo. E' proprio un vestire da diporto, insomma un look che vuole sottolineare il fatto che la Domenica è un giorno senza impegni.<br /><br />L'APPUNTAMENTO<br />Eppure l'impegno c'è. L'appuntamento c'è. O meglio: ci sarebbe.<br />L'appuntamento c'è perché il centro della Domenica è la Santa Messa. E' l'appuntamento con il Fondamento di tutto e con l'Avvenimento che dà senso a tutto: la rinnovazione reale del Sacrificio del Calvario.<br />Né valgono a riguardo tentazioni pauperistiche di sorta, visto che chi se ne intendeva di povertà, come san Francesco d'Assisi, giustamente pretendeva tale povertà per i suoi frati, ma non per le chiese, che riteneva fosse giusto perfino broccarle di oro e di argento, proprio per sottolineare la grandezza incommensurabile di ciò che in esse avviene e di ciò che in esse si celebra.<br />E invece oggi a meritare la cravatta e il vestito ben stirato è l'appuntamento di lavoro durante la settimana, lo sportello della banca, la rappresentanza di un prodotto da vendere, non certo la preghiera della Domenica.<br />Un tempo - come dicevamo - era il contrario. La Domenica si indossava l'abito più bello. Spesso lo si faceva cucire proprio per questo giorno. E le donne perdevano più tempo dinanzi allo specchio.<br />Oggi della Domenica rimane solo il pranzo, che effettivamente continua ad essere più sostanzioso e sofisticato del resto della settimana. Buona cosa, anzi ottima. Ma - si sa - in questo campo è molto più difficile rinunciare allo stile domenicale.<br /><br />LA SERIETÀ DEL TEMPO<br />Come dicevamo, possono sembrare, queste, cose di poca importanza. Tutt'altro. Ne va della serietà del tempo.<br />Una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dagli animali è la capacità di "leggere" il tempo, di saperlo discernere, di coglierlo nel suo proseguire e nel suo variare. E' la distinzione tra tempo profano e tempo sacro.<br />Il poeta americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) scrive nel suo Works and Days: "(...) i grandi momenti (...) hanno importanza. Che la misura del tempo sia spirituale, non meccanica." <br />Questo è proprio il punto, anzi: l'annosa questione. Il tempo non può essere misurato "meccanicamente", bensì "spiritualmente", cioè "umanamente". Intendendo con questo avverbio ("umanamente") ciò che è conforme all'umano. E per l'uomo non c'è, non ci può essere, mai un attimo che sia identico ad un altro. Lo scorrere del tempo non deve impedire, anzi, che esso si palesi qualitativamente diverso. Che ciò che è bello, significativo, interessante, possa e debba ciclicamente ritornare.<br />Ma, invece, la condanna dell'uomo di oggi è proprio il leggere "meccanicamente" il tempo; e così egli fa di ogni giorno una Domenica... ne fa della Domenica un giorno qualsiasi.<br /> <br />Titolo originale: Sta finendo anche l'eleganza della Domenica<br />Fonte: I Tre Sentieri, 21 ottobre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 701]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43085235</guid><pubDate>Sun, 24 Jan 2021 00:20:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43085235/dov_finita_l_eleganza_della_domenica.mp3" length="4283244" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6444&#13;
&#13;
DOV'E' FINITA L'ELEGANZA DELLA DOMENICA?&#13;
Un tempo si indossava l'abito più bello, mentre oggi della domenica rimane solo il pranzo&#13;
di Corrado Gnerre&#13;
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Proprio il contrario di ciò che avveniva un tempo.<br />Passeggiando per strada, soprattutto prima di pranzo, si nota che molti sono in tuta. Per carità, fare sport è importante. Ma poi - vai a vedere - ti accorgi che non si tratta di chi ha da poco corso o si accinge a farlo. E' proprio un vestire da diporto, insomma un look che vuole sottolineare il fatto che la Domenica è un giorno senza impegni.<br /><br />L'APPUNTAMENTO<br />Eppure l'impegno c'è. L'appuntamento c'è. O meglio: ci sarebbe.<br />L'appuntamento c'è perché il centro della Domenica è la Santa Messa. E' l'appuntamento con il Fondamento di tutto e con l'Avvenimento che dà senso a tutto: la rinnovazione reale del Sacrificio del Calvario.<br />Né valgono a riguardo tentazioni pauperistiche di sorta, visto che chi se ne intendeva di povertà, come san Francesco d'Assisi, giustamente pretendeva tale povertà per i suoi frati, ma non per le chiese, che riteneva fosse giusto perfino broccarle di oro e di argento, proprio per sottolineare la grandezza incommensurabile di ciò che in esse avviene e di ciò che in esse si celebra.<br />E invece oggi a meritare la cravatta e il vestito ben stirato è l'appuntamento di lavoro durante la settimana, lo sportello della banca, la rappresentanza di un prodotto da vendere, non certo la preghiera della Domenica.<br />Un tempo - come dicevamo - era il contrario. La Domenica si indossava l'abito più bello. Spesso lo si faceva cucire proprio per questo giorno. E le donne perdevano più tempo dinanzi allo specchio.<br />Oggi della Domenica rimane solo il pranzo, che effettivamente continua ad essere più sostanzioso e sofisticato del resto della settimana. Buona cosa, anzi ottima. Ma - si sa - in questo campo è molto più difficile rinunciare allo stile domenicale.<br /><br />LA SERIETÀ DEL TEMPO<br />Come dicevamo, possono sembrare, queste, cose di poca importanza. Tutt'altro. Ne va della serietà del tempo.<br />Una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dagli animali è la capacità di "leggere" il tempo, di saperlo discernere, di coglierlo nel suo proseguire e nel suo variare. E' la distinzione tra tempo profano e tempo sacro.<br />Il poeta americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) scrive nel suo Works and Days: "(...) i grandi momenti (...) hanno importanza. Che la misura del tempo sia spirituale, non meccanica." <br />Questo è proprio il punto, anzi: l'annosa questione. Il tempo non può essere misurato "meccanicamente", bensì "spiritualmente", cioè "umanamente". Intendendo con questo avverbio ("umanamente") ciò che è conforme all'umano. E per l'uomo non c'è, non ci può essere, mai un attimo che sia identico ad un altro. Lo scorrere del tempo non deve impedire, anzi, che esso si palesi qualitativamente diverso. Che ciò che è bello, significativo, interessante, possa e debba ciclicamente ritornare.<br />Ma, invece, la condanna dell'uomo di oggi è proprio il leggere "meccanicamente" il tempo; e così egli fa di ogni giorno una Domenica... ne fa della Domenica un giorno qualsiasi.<br /> <br />Titolo originale: Sta finendo anche...]]></itunes:summary><itunes:duration>268</itunes:duration><itunes:keywords>abito,bello,domenica,migliore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a16b1265d8231fd4e5da9d1e794d0d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una bilancia fa capire che ogni messa ha un valore infinito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-bilancia-fa-capire-che-ogni-messa-ha-un-valore-infinito--43021645</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6440" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6440</a><br /><br />UNA BILANCIA FA CAPIRE CHE OGNI MESSA HA UN VALORE INFINITO<br />San Pio da Pietrelcina diceva: ''Se la gente sapesse cos'è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle''<br />da I Tre Sentieri<br />Ogni Messa, indipendentemente dove è detta e indipendentemente dalla santità del sacerdote, ha sempre un valore infinito. Vi spieghiamo perché.<br />Mentre ogni preghiera - pur importante - ha un valore finito, perché è l'uomo che prega Dio e si offre a Lui, la Messa ha sempre un valore infinito perché è Dio stesso che si offre al Padre. Dunque se è Dio che si offre nella Messa, questa ha un valore infinito perché Dio ha un valore infinito.<br /><br />FACCIAMO UN ESEMPIO<br />Prendiamo una bilancia, quella antica, con i classici due piatti. Su un piatto mettiamo tutte le preghiere di questo mondo e sull'altro una sola Messa. Ebbene, la bilancia penderebbe dalla parte della sola Messa. Più azioni finite formano una realtà finita, l'infinito rimane invece sempre infinito. Se queste cose si capissero la gente correrebbe continuamente per partecipare alla Messa. San Pio da Pietrelcina (1887-1968) soleva dire: "Se la gente sapesse cosa è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle." E il Santo Cappuccino diceva ancora: "È più facile che il mondo si regga senza il sole, piuttosto che senza la Messa."<br />Un giorno di molti anni fa, in un piccolo villaggio del Lussemburgo, un capitano della Guardia Forestale stava conversando con il macellaio quando arrivò un'anziana signora. Il macellaio chiese all'anziana signora: "Cosa vi servo, signora?" La donna rispose: "Un pezzetto di carne, ma non ho soldi per pagare." Il capitano che era lì presente sorrise visibilmente pensando alla stranezza della richiesta. Il macellaio ribatté: "Solo un pezzetto di carne, ma come contraccambiate?". L'anziana signora disse allora al macellaio: "Mi dispiace di non avere soldi, ma in cambio vi prometto di assistere quest'oggi alla Messa per voi". Siccome il macellaio e il capitano erano molto scettici nei confronti della religione, cominciarono a ridere. "Molto bene - disse il macellaio -  Andate pure a Messa per me, e ritornate, vi darò l'equivalente del valore della Messa".<br /><br />LA SORPRESA<br />La donna in quel giorno assistette alla Messa e poi ritornò dal negoziante. Ella si avvicinò alla cassa e il macellaio le disse: "Prendete questa carta e scrivete..." E la donna scrisse: "Ho offerto la Messa per te". Il macellaio pose la carta su un piatto della bilancia e sull'altra parte un misero osso...  la carta era più pesante. In seguito mise un pezzetto di carne al posto dell'osso, ma la carta era sempre più pesante... I due uomini cominciarono a meravigliarsi ma non demorsero. Fu posto un grosso pezzo di carne sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante. Inquieto e turbato, il macellaio esaminò la bilancia, ma questa funzionava benissimo. "Cosa vuole signora...?  Dovrei darle un'intera coscia di pecora?". Egli pose la coscia di pecora sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante.  Mise un pezzo di carne ancora più grosso, ma il peso rimaneva sempre dalla parte della carta. Ciò impressionò talmente il macellaio che questi promise alla donna di darle la carne ogni giorno in cambio di una preghiera offerta per lui durante la Messa. Egli poi si convertì. Il capitano se ne andò anche lui molto scosso e andò a Messa ogni giorno. Due dei suoi figli divennero sacerdoti, uno Gesuita e l'altro fu sacerdote del Sacro Cuore, era il famoso Padre Stanislao, grande apostolo del Sacro Cuore.<br />Egli poi ha raccontato: "Sono un religioso del Sacro Cuore e il capitano era mio padre. Dopo questa dimostrazione, mio padre divenne un grande fervente della Messa quotidiana, e noi, suoi figli, abbiamo seguito il suo esempio. Andate a Messa ogni giorno se potete, otterrete tutto e vi trasformerete."<br /> <br />Titolo originale: Ti raccontiamo un fatto vero che dimostra come ogni Messa ha un valore infinito<br />Fonte: I Tre Sentieri, 26 luglio 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 700]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43021645</guid><pubDate>Wed, 20 Jan 2021 05:55:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43021645/una_bilancia_fa_capire_che_ogni_messa_ha_un_valore_infinito.mp3" length="4919378" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6440&#13;
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UNA BILANCIA FA CAPIRE CHE OGNI MESSA HA UN VALORE INFINITO&#13;
San Pio da Pietrelcina diceva: ''Se la gente sapesse cos'è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6440" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6440</a><br /><br />UNA BILANCIA FA CAPIRE CHE OGNI MESSA HA UN VALORE INFINITO<br />San Pio da Pietrelcina diceva: ''Se la gente sapesse cos'è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle''<br />da I Tre Sentieri<br />Ogni Messa, indipendentemente dove è detta e indipendentemente dalla santità del sacerdote, ha sempre un valore infinito. Vi spieghiamo perché.<br />Mentre ogni preghiera - pur importante - ha un valore finito, perché è l'uomo che prega Dio e si offre a Lui, la Messa ha sempre un valore infinito perché è Dio stesso che si offre al Padre. Dunque se è Dio che si offre nella Messa, questa ha un valore infinito perché Dio ha un valore infinito.<br /><br />FACCIAMO UN ESEMPIO<br />Prendiamo una bilancia, quella antica, con i classici due piatti. Su un piatto mettiamo tutte le preghiere di questo mondo e sull'altro una sola Messa. Ebbene, la bilancia penderebbe dalla parte della sola Messa. Più azioni finite formano una realtà finita, l'infinito rimane invece sempre infinito. Se queste cose si capissero la gente correrebbe continuamente per partecipare alla Messa. San Pio da Pietrelcina (1887-1968) soleva dire: "Se la gente sapesse cosa è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle." E il Santo Cappuccino diceva ancora: "È più facile che il mondo si regga senza il sole, piuttosto che senza la Messa."<br />Un giorno di molti anni fa, in un piccolo villaggio del Lussemburgo, un capitano della Guardia Forestale stava conversando con il macellaio quando arrivò un'anziana signora. Il macellaio chiese all'anziana signora: "Cosa vi servo, signora?" La donna rispose: "Un pezzetto di carne, ma non ho soldi per pagare." Il capitano che era lì presente sorrise visibilmente pensando alla stranezza della richiesta. Il macellaio ribatté: "Solo un pezzetto di carne, ma come contraccambiate?". L'anziana signora disse allora al macellaio: "Mi dispiace di non avere soldi, ma in cambio vi prometto di assistere quest'oggi alla Messa per voi". Siccome il macellaio e il capitano erano molto scettici nei confronti della religione, cominciarono a ridere. "Molto bene - disse il macellaio -  Andate pure a Messa per me, e ritornate, vi darò l'equivalente del valore della Messa".<br /><br />LA SORPRESA<br />La donna in quel giorno assistette alla Messa e poi ritornò dal negoziante. Ella si avvicinò alla cassa e il macellaio le disse: "Prendete questa carta e scrivete..." E la donna scrisse: "Ho offerto la Messa per te". Il macellaio pose la carta su un piatto della bilancia e sull'altra parte un misero osso...  la carta era più pesante. In seguito mise un pezzetto di carne al posto dell'osso, ma la carta era sempre più pesante... I due uomini cominciarono a meravigliarsi ma non demorsero. Fu posto un grosso pezzo di carne sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante. Inquieto e turbato, il macellaio esaminò la bilancia, ma questa funzionava benissimo. "Cosa vuole signora...?  Dovrei darle un'intera coscia di pecora?". Egli pose la coscia di pecora sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante.  Mise un pezzo di carne ancora più grosso, ma il peso rimaneva sempre dalla parte della carta. Ciò impressionò talmente il macellaio che questi promise alla donna di darle la carne ogni giorno in cambio di una preghiera offerta per lui durante la Messa. Egli poi si convertì. Il capitano se ne andò anche lui molto scosso e andò a Messa ogni giorno. Due dei suoi figli divennero sacerdoti, uno Gesuita e l'altro fu sacerdote del Sacro Cuore, era il famoso Padre Stanislao, grande apostolo del Sacro Cuore.<br />Egli poi ha raccontato: "Sono un religioso del Sacro Cuore e il capitano era mio padre. Dopo questa dimostrazione, mio padre divenne un grande fervente della Messa quotidiana, e noi, suoi figli, abbiamo seguito il suo esempio....]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:keywords>infinito,messa,valore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b1207488f74a1b8898897955758c9410.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia del celeberrimo ''Tu scendi dalle stelle'', senza il quale il Natale non è Natale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-del-celeberrimo-tu-scendi-dalle-stelle-senza-il-quale-il-natale-non-e-natale--42710223</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6419" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6419</a><br /><br />STORIA DEL CELEBERRIMO ''TU SCENDI DALLE STELLE'', SENZA IL QUALE IL NATALE NON E' NATALE<br />Il più famoso canto natalizio fu scritto in napoletano nel 1754 dal vescovo sant'Alfonso Maria de' Liguori con il titolo ''Quanno nascette Ninno''<br />di Antonio Tarallo<br />"Tu scendi dalle stelle" rappresenta uno dei più famosi brani natalizi. È un canto che commuove e muove l'animo alla grotta di Gesù Bambino. Con la sua melodia così dolce e ricca di tenerezza, sembra catapultarci in uno di quei tanti tradizionali presepi che vengono realizzati nelle famiglie dei fedeli. Quella sua tipologia di nenia sembra accarezzare il Bambino. E, con Lui, anche noi siamo cullati fra i cieli stellati di cartapesta del presepe.<br />La canzone ha origini antiche. Infatti, il testo che tutti conosciamo deriva da un motivo scritto nel dicembre 1754, dal titolo "Quanno nascette Ninno" (chiamato anche con il nome "Pastorale"), il cui autore era stato addirittura sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787). Fu scritto in lingua napoletana. E fu una grande novità per l'epoca: il primo testo di un canto religioso, scritto in lingua partenopea. Quando fu pubblicato nel 1816, il canto venne chiamato "Per la nascita di Gesù". Pare che "Quanno nascette Ninno" fu elaborata quando sant'Alfonso, ridotto allo stremo delle forze, sollecitato dai superiori trascorse un periodo di riposo nel convento di Santa Maria de' Monti a Scala, vicino Ravello.<br /><br />COME NACQUE ''TU SCENDI DALLE STELLE''<br />Nel corso di una delle sue missioni, nel 1754, sant'Alfonso stava predicando a Nola, in provincia di Napoli. Era ospite di un sacerdote del luogo, don Michele Zamparelli. Il santo, proprio in quel luogo, volle comporre un nuovo inno natalizio, poche ore prima della Santa Messa di Natale. Erano loro due, in una stanza, e praticamente il nuovo canto, "Pastorale", fu scritto in presenza dello stesso don Zamparelli che fu il primo, in assoluto, ad ascoltare la poesia-canzone. Il sacerdote, emozionato dall'evento, chiese subito al santo di poterla copiare. Il santo però si oppose, volendola prima farla stampare.<br />Poco dopo, il santo scese per celebrare la Messa di Natale, lasciando i fogli del componimento in vista. Don Michele li copiò e nascose i preziosi foglietti nelle sue tasche. Aveva raggiunto l'ambizioso traguardo. Ora poteva andare a concelebrare. E fu in questo momento che accadde un episodio assai divertente. Sant'Alfonso era proprio nel momento di cantare quel canto che aveva composto poco prima, quando gli mancarono le parole. Ma si sa, i santi conoscono tutto e, allora, mandò un chierichetto a chiedere a don Zamparelli "quei fogli che stavano nel suo taschino". La chiesa fu "riempita", finalmente, dalle note del nuovo canto sacro. Era nata quella che noi oggi cantiamo come "Tu scendi dalle stelle".<br /><br />MA COME È COMPOSTA QUESTA FAMOSA MELODIA?<br />Il testo del canto è costituito da strofe di sette versi ciascuna, eccetto alcune, irregolari. La lingua usata, lo stile, la scelta delle parole davvero lasciano incantato qualsiasi ascoltatore. Quasi subito, le prime strofe ci fanno entrare nell'atmosfera:<br />"Quanno nascette Ninno a Bettlemme / Era nott'e pareva miezo juorno. / Maje le Stelle - lustre e belle Se vedetteno accossí: / E a cchiù lucente / Jett'a chiammà li Magge all'Uriente. / De pressa se scetajeno l'aucielle / Cantanno de na forma tutta nova: / Pe 'nsí agrille - co li strille, /  E zombanno a ccà e a llà; / È nato, è nato, / Decevano, lo Dio, che nc'à criato".<br />Proviamo a tradurre questo napoletano così antico in un moderno italiano per avere meglio il quadro della scena: "Quando nacque il Bambino a Betlemme / Era notte eppure sembrava mezzogiorno. / Le stelle così belle e lucenti non si videro mai così: / E la più lucente/ andò a chiamare i Re Magi dell'Oriente. / Velocemente si svegliarono gli uccelli / cantando in nuova forma: / così anche i grilli, con le stelle, / e saltellano qui e lì; / È nato, è nato, / così dicevano, Dio che si è incarnato".<br />È la natura che parla e che partecipa a tutta la bellezza della nascita di un bambino, anzi del Bambino. Tutti partecipano a questa Natività, con stupore e meraviglia. È la stessa che dovremmo avere noi, ogni 24 dicembre, alla Vigilia di Natale. Come? Semplicemente ritornando bambini. "Tu scendi dalle stelle" è teologia, in poesia e musica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42710223</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 20:02:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42710223/storia_del_celeberrimo_tu_scendi_dalle_stelle_senza_il_quale_il_natale_non_natale.mp3" length="4719594" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6419&#13;
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STORIA DEL CELEBERRIMO ''TU SCENDI DALLE STELLE'', SENZA IL QUALE IL NATALE NON E' NATALE&#13;
Il più famoso canto natalizio fu scritto in napoletano nel 1754 dal vescovo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6419" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6419</a><br /><br />STORIA DEL CELEBERRIMO ''TU SCENDI DALLE STELLE'', SENZA IL QUALE IL NATALE NON E' NATALE<br />Il più famoso canto natalizio fu scritto in napoletano nel 1754 dal vescovo sant'Alfonso Maria de' Liguori con il titolo ''Quanno nascette Ninno''<br />di Antonio Tarallo<br />"Tu scendi dalle stelle" rappresenta uno dei più famosi brani natalizi. È un canto che commuove e muove l'animo alla grotta di Gesù Bambino. Con la sua melodia così dolce e ricca di tenerezza, sembra catapultarci in uno di quei tanti tradizionali presepi che vengono realizzati nelle famiglie dei fedeli. Quella sua tipologia di nenia sembra accarezzare il Bambino. E, con Lui, anche noi siamo cullati fra i cieli stellati di cartapesta del presepe.<br />La canzone ha origini antiche. Infatti, il testo che tutti conosciamo deriva da un motivo scritto nel dicembre 1754, dal titolo "Quanno nascette Ninno" (chiamato anche con il nome "Pastorale"), il cui autore era stato addirittura sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787). Fu scritto in lingua napoletana. E fu una grande novità per l'epoca: il primo testo di un canto religioso, scritto in lingua partenopea. Quando fu pubblicato nel 1816, il canto venne chiamato "Per la nascita di Gesù". Pare che "Quanno nascette Ninno" fu elaborata quando sant'Alfonso, ridotto allo stremo delle forze, sollecitato dai superiori trascorse un periodo di riposo nel convento di Santa Maria de' Monti a Scala, vicino Ravello.<br /><br />COME NACQUE ''TU SCENDI DALLE STELLE''<br />Nel corso di una delle sue missioni, nel 1754, sant'Alfonso stava predicando a Nola, in provincia di Napoli. Era ospite di un sacerdote del luogo, don Michele Zamparelli. Il santo, proprio in quel luogo, volle comporre un nuovo inno natalizio, poche ore prima della Santa Messa di Natale. Erano loro due, in una stanza, e praticamente il nuovo canto, "Pastorale", fu scritto in presenza dello stesso don Zamparelli che fu il primo, in assoluto, ad ascoltare la poesia-canzone. Il sacerdote, emozionato dall'evento, chiese subito al santo di poterla copiare. Il santo però si oppose, volendola prima farla stampare.<br />Poco dopo, il santo scese per celebrare la Messa di Natale, lasciando i fogli del componimento in vista. Don Michele li copiò e nascose i preziosi foglietti nelle sue tasche. Aveva raggiunto l'ambizioso traguardo. Ora poteva andare a concelebrare. E fu in questo momento che accadde un episodio assai divertente. Sant'Alfonso era proprio nel momento di cantare quel canto che aveva composto poco prima, quando gli mancarono le parole. Ma si sa, i santi conoscono tutto e, allora, mandò un chierichetto a chiedere a don Zamparelli "quei fogli che stavano nel suo taschino". La chiesa fu "riempita", finalmente, dalle note del nuovo canto sacro. Era nata quella che noi oggi cantiamo come "Tu scendi dalle stelle".<br /><br />MA COME È COMPOSTA QUESTA FAMOSA MELODIA?<br />Il testo del canto è costituito da strofe di sette versi ciascuna, eccetto alcune, irregolari. La lingua usata, lo stile, la scelta delle parole davvero lasciano incantato qualsiasi ascoltatore. Quasi subito, le prime strofe ci fanno entrare nell'atmosfera:<br />"Quanno nascette Ninno a Bettlemme / Era nott'e pareva miezo juorno. / Maje le Stelle - lustre e belle Se vedetteno accossí: / E a cchiù lucente / Jett'a chiammà li Magge all'Uriente. / De pressa se scetajeno l'aucielle / Cantanno de na forma tutta nova: / Pe 'nsí agrille - co li strille, /  E zombanno a ccà e a llà; / È nato, è nato, / Decevano, lo Dio, che nc'à criato".<br />Proviamo a tradurre questo napoletano così antico in un moderno italiano per avere meglio il quadro della scena: "Quando nacque il Bambino a Betlemme / Era notte eppure sembrava mezzogiorno. / Le stelle così belle e lucenti non si videro mai così: / E la più lucente/ andò a chiamare i Re Magi dell'Oriente. /...]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>natale,scendi,stelle,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9ceada513c7ccec545dfb199ffbb6461.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci ragioni per adorare il Santissimo Sacramento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-ragioni-per-adorare-il-santissimo-sacramento--42027653</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6346" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6346</a><br /><br />DIECI RAGIONI PER ADORARE IL SANTISSIMO SACRAMENTO da Redazione di BastaBugie<br />L'adorazione è il rapporto tra l'uomo e Dio, della creatura con il suo Creatore. <br />Gli uomini e gli angeli devono adorare Dio. In cielo, tutte le anime dei santi e gli angeli adorano Dio. Ogni volta che adoriamo Dio ci uniamo al cielo e portiamo il nostro piccolo cielo sulla terra.<br />L'adorazione è il culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto pretendendo che lo adorasse Lui gli rispose: "Solo Dio adorerai e a Lui solo renderai culto".<br /><br />COS'È L'ADORAZIONE EUCARISTICA<br />Nell'Eucaristia adoriamo Gesù Cristo che è uno con il Padre e lo Spirito Santo perché in Dio non ci sono divisioni, e come insegna il Concilio di Trento, Gesù Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente presente nell'Eucaristia in corpo, sangue, anima e divinità. L'Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa. Adorare è entrare in relazione intima con il Signore.<br />Chi adora da testimonianza dell'amore ricevuto e della propria fede cattolica. Davanti al mistero ineffabile non ci sono parole, solo silenzio adorante. È lo stupore di chi sa che Dio è qui! Veramente qui!<br /><br />COME FARE ADORAZIONE?<br />Adora il tuo Signore in silenzio. Nel silenzio del cuore Dio ci ispira e in questo modo ci parla. Il silenzio da anche la possibilità di rispettare il dialogo intimo e le preghiere degli altri.<br />Puoi trascorrere l'adorazione come desideri, ricordando sempre che sei davanti alla Presenza del tuo Signore e Salvatore.<br />Il Signore è degno di ogni lode, onore, gloria e rendimento di grazie. <br />Ringrazialo per i benefici ricevuti, per il dono della tua vita e per quella degli altri, e per tutti i tuoi amici, familiari, per ogni cosa e soprattutto per questa grazia immensa di poterlo adorare in chiesa. Vedrai tu stesso quante sono le cose per cui dobbiamo ringraziare e lodare nostro Dio: prova a elencarle "Ti ringrazio Signore perché ..........". Se ringraziassimo Dio per tutto ciò che ci da, non ci resterebbe tempo per pensare a ciò che ci manca.<br />Puoi anche parlare con Lui, raccontargli i tuoi problemi (chiaro che Lui li conosce però si compiace nel vedere che tu glieli dici e cerchi in Lui la soluzione, la luce, la risposta).<br />Sicuramente avrai molte persone per le quali pregare. Ricorda che con la tua adorazione puoi riparare i sacrilegi, le bestemmie, gli oltraggi, gli insulti contro Dio, e tutte le offese contro la Santissima Vergine e i santi.<br />Puoi anche leggere e meditare uno o due paragrafi di un libro di spiritualità cristiana (ad esempio: L'imitazione di Cristo, La Filotea, La Passione della Beata Emmerik, Storia di un'anima di Santa Teresa di Lisieux, Le Confessioni di Sant'Agostino).<br />Naturalmente, puoi semplicemente contemplare Gesù nel tuo silenzio, lasciandoti abbracciare dal suo amore e ricevendo la sua pace. Se può aiutarti, ripeti al ritmo del respiro: Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore. <br />Puoi anche recitare qualche preghiera che sai oppure il santo Rosario, che è come contemplare Gesù con gli occhi e il cuore di Maria. Ricorda sempre che il Gesù che tu contempli è lo stesso che sta realmente davanti a te. E così, per esempio, quando mediti il primo mistero gioioso, tieni presente che quel Gesù che è davanti a te è lo stesso che si incarnò nel seno della Vergine Maria. Così anche Colui che fu portato da Maria alla casa di Elisabetta o Colui che nacque a Betlemme.<br />Il tempo che passi con il Signore non si misura in minuti ma in grazie, benedizioni, protezione, frutti, maggior intimità e conoscenza di Dio. Il Signore benedice questo tempo che hai passato con lui e la moltiplica in benefici incommensurabili.<br />Ha detto Papa Benedetto XVI: "Adorare non è un lusso, è una priorità".<br /><br />QUANDO SI STA IN GINOCCHIO?<br />ALL'INIZIO: da quando il sacerdote prende il Santissimo dal tabernacolo.<br />DURANTE L'ADORAZIONE: possibilmente si sta sempre in ginocchio (per motivi di salute o di età si può stare anche a sedere).<br />ALLA FINE: durante la benedizione eucaristica fino alla reposizione nel tabernacolo.<br /><br />E INFINE... DIECI RAGIONI PER ADORARE<br />1) Perché solo Dio è degno di ricevere tutta la nostra lode<br />2) Per dire grazie a Dio per tutto ciò che ci ha donato da prima che esistessimo fino ad oggi (ringraziare elencando i doni ricevuti) <br />3) Per entrare nel segreto dell'amore di Dio<br />4) Per pregare per noi stessi, per i parenti vicini e lontani, per gli amici, per i conoscenti, per i benefattori, ecc.<br />5) Per trovare riposo e lasciarci ristorare da Dio<br />6) Per meditare leggendo qualche pagina da un libro di spiritualità cristiana<br />7) Per pregare per la Santa Chiesa, il Papa, i vescovi, il parroco<br />8) Per chiedere perdono per i nostri peccati e qualunque altra cosa (specialmente il dono dello Spirito Santo)<br />9) Per pregare per i nostri nemici e per avere la forza di perdonarli<br />10) Per guarire da ogni nostra malattia, fisica e spirituale e avere la forza per resistere al male<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco a seguire le litanie della Ss. Eucaristia che possono essere recitate alla fine, prima della benedizione eucaristica, o in altro momento.<br /><br />LITANIE DELLA SS. EUCARISTIA<br />Signore, pietà - Signore, pietà<br />Cristo, pietà - Cristo, pietà<br />Signore, pietà - Signore, pietà<br />Cristo, ascoltaci - Cristo, ascoltaci<br />Cristo, esaudiscici - Cristo, esaudiscici<br />Padre celeste, che sei Dio    - abbi pietà di noi<br />Figlio redentore del mondo, che sei Dio    - abbi pietà di noi<br />Spirito Santo, che sei Dio - abbi pietà di noi<br />Santa Trinità, unico Dio - abbi pietà di noi<br />Santissima Eucaristia - noi ti adoriamo<br />Dono ineffabile del Padre <br />Segno dell'amore supremo del Figlio <br />Prodigio di carità dello Spirito Santo<br />Frutto benedetto della Vergine Maria    <br />Sacramento del Corpo e del Sangue  di Cristo <br />Sacramento che perpetua il sacrificio della Croce <br />Sacramento della nuova ed eterna alleanza <br />Memoriale della morte e risurrezione del Signore <br />Memoriale della nostra salvezza <br />Sacrificio di lode e di ringraziamento        <br />Sacrificio d'espiazione e di propiziazione     <br />Dimora di Dio con gli uomini               <br />Banchetto delle Nozze dell'Agnello        <br />Pane vivo disceso dal Cielo    <br />Manna nascosta piena di dolcezza    <br />Vero Agnello pasquale <br />Diadema dei sacerdoti <br />Tesoro dei fedeli<br />Viatico della Chiesa pellegrinante<br />Rimedio delle nostre quotidiane infermità<br />Farmaco di immortalità<br />Mistero della Fede<br />Sostegno della speranza<br />Vincolo di carità<br />Segno di unità e di pace<br />Sorgente di gioia purissima<br />Sacramento che germina i vergini<br />Sacramento che dà forza e vigore<br />Pregustazione del convito celeste<br />Pegno della nostra risurrezione<br />Pegno della gloria futura<br /><br />Tantum ergo sacramentum / veneremur cernui<br />et antiquum documentum / novo cedat ritui<br />praestet fides supplementum / sensuum defectui.<br />Genitori genitoque / laus et jubilatio<br />salus honor virtus quoque / sit et benedictio<br />procedenti ab utroque / compar sit laudatio. Amen.<br /><br />Hai dato loro un Pane disceso dal cielo.<br />Che porta in sé ogni delizia.<br /><br />Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile Sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della Tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della Redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.<br /> <br />Fonte: Redazione di BastaBugie, 11 novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 691]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42027653</guid><pubDate>Tue, 17 Nov 2020 22:55:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42027653/dieci_ragioni_per_adorare_il_santissimo_sacramento.mp3" length="8488332" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6346&#13;
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DIECI RAGIONI PER ADORARE IL SANTISSIMO SACRAMENTO da Redazione di BastaBugie&#13;
L'adorazione è il rapporto tra l'uomo e Dio, della creatura con il suo Creatore. &#13;
Gli uomini e gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6346" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6346</a><br /><br />DIECI RAGIONI PER ADORARE IL SANTISSIMO SACRAMENTO da Redazione di BastaBugie<br />L'adorazione è il rapporto tra l'uomo e Dio, della creatura con il suo Creatore. <br />Gli uomini e gli angeli devono adorare Dio. In cielo, tutte le anime dei santi e gli angeli adorano Dio. Ogni volta che adoriamo Dio ci uniamo al cielo e portiamo il nostro piccolo cielo sulla terra.<br />L'adorazione è il culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto pretendendo che lo adorasse Lui gli rispose: "Solo Dio adorerai e a Lui solo renderai culto".<br /><br />COS'È L'ADORAZIONE EUCARISTICA<br />Nell'Eucaristia adoriamo Gesù Cristo che è uno con il Padre e lo Spirito Santo perché in Dio non ci sono divisioni, e come insegna il Concilio di Trento, Gesù Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente presente nell'Eucaristia in corpo, sangue, anima e divinità. L'Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa. Adorare è entrare in relazione intima con il Signore.<br />Chi adora da testimonianza dell'amore ricevuto e della propria fede cattolica. Davanti al mistero ineffabile non ci sono parole, solo silenzio adorante. È lo stupore di chi sa che Dio è qui! Veramente qui!<br /><br />COME FARE ADORAZIONE?<br />Adora il tuo Signore in silenzio. Nel silenzio del cuore Dio ci ispira e in questo modo ci parla. Il silenzio da anche la possibilità di rispettare il dialogo intimo e le preghiere degli altri.<br />Puoi trascorrere l'adorazione come desideri, ricordando sempre che sei davanti alla Presenza del tuo Signore e Salvatore.<br />Il Signore è degno di ogni lode, onore, gloria e rendimento di grazie. <br />Ringrazialo per i benefici ricevuti, per il dono della tua vita e per quella degli altri, e per tutti i tuoi amici, familiari, per ogni cosa e soprattutto per questa grazia immensa di poterlo adorare in chiesa. Vedrai tu stesso quante sono le cose per cui dobbiamo ringraziare e lodare nostro Dio: prova a elencarle "Ti ringrazio Signore perché ..........". Se ringraziassimo Dio per tutto ciò che ci da, non ci resterebbe tempo per pensare a ciò che ci manca.<br />Puoi anche parlare con Lui, raccontargli i tuoi problemi (chiaro che Lui li conosce però si compiace nel vedere che tu glieli dici e cerchi in Lui la soluzione, la luce, la risposta).<br />Sicuramente avrai molte persone per le quali pregare. Ricorda che con la tua adorazione puoi riparare i sacrilegi, le bestemmie, gli oltraggi, gli insulti contro Dio, e tutte le offese contro la Santissima Vergine e i santi.<br />Puoi anche leggere e meditare uno o due paragrafi di un libro di spiritualità cristiana (ad esempio: L'imitazione di Cristo, La Filotea, La Passione della Beata Emmerik, Storia di un'anima di Santa Teresa di Lisieux, Le Confessioni di Sant'Agostino).<br />Naturalmente, puoi semplicemente contemplare Gesù nel tuo silenzio, lasciandoti abbracciare dal suo amore e ricevendo la sua pace. Se può aiutarti, ripeti al ritmo del respiro: Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore. <br />Puoi anche recitare qualche preghiera che sai oppure il santo Rosario, che è come contemplare Gesù con gli occhi e il cuore di Maria. Ricorda sempre che il Gesù che tu contempli è lo stesso che sta realmente davanti a te. E così, per esempio, quando mediti il primo mistero gioioso, tieni presente che quel Gesù che è davanti a te è lo stesso che si incarnò nel seno della Vergine Maria. Così anche Colui che fu portato da Maria alla casa di Elisabetta o Colui che nacque a Betlemme.<br />Il tempo che passi con il Signore non si misura in minuti ma in grazie, benedizioni, protezione, frutti, maggior intimità e conoscenza di Dio. Il Signore benedice questo tempo che hai passato con lui e la moltiplica in benefici incommensurabili.<br />Ha detto Papa Benedetto XVI: "Adorare non è un lusso, è una priorità".<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>531</itunes:duration><itunes:keywords>adorazione,ginocchio,sacramento,santissimo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c0698281218e0a8a27ee180bcfe2eb3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio è l'inventore dell'umorismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-e-l-inventore-dell-umorismo--41212452</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6305" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6305</a><br /><br />DIO E' L'INVENTORE DELL'UMORISMO di Aldo Maria Valli<br />Secondo Ennio Flaiano l'umorista è «un uomo di ottimo malumore». Secondo Giovannino Guareschi «l'umorismo cammina nel sentiero del paradosso». Secondo Thomas Stearns Eliot «l'umorismo è un modo di dire qualcosa di serio». Con le definizioni si potrebbe continuare a lungo. Essenzialmente lo humor (o humour, se a quella americana preferiamo la dizione inglese) è la capacità di combinare elementi visibili e invisibili. Ed è per questo che l'inventore dell'umorismo è Dio stesso, come diceva l'arcivescovo Fulton Sheen. Ed è per lo stesso motivo che il distacco da Dio avviene quando il mondo diventa troppo serio o, meglio, quando si prende troppo sul serio. Ma se è Dio che ha inventato l'umorismo, allora anche i sacramenti c'entrano con l'umorismo? Certo che sì.<br />La risposta affermativa arriva proprio dall'arcivescovo Sheen, che apre in questo modo il bellissimo libro I sette sacramenti (Ares, 256 pagine, euro 14,90), nel quale il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine sacro e il Matrimonio sono presentati in modo non solo comprensibile, ma attraente.<br /><br />MA IN CHE SENSO I SACRAMENTI C'ENTRANO CON L'UMORISMO?<br />Ascoltiamo Sheen: «Nessuno potrebbe mai comprendere i sacramenti senza quello che definirei un "divino senso dell'umorismo". Si dice che una persona ha senso dello humor se può "vedere oltre" le cose e che manca di senso dell'umorismo se non è capace di "vedere oltre" le cose. Nessuno ha mai riso per un gioco di parole di cui non ha colto il significato. Per il materialista questo mondo è opaco come una cortina: non si può vedere nulla attraverso di essa. Una montagna è solo una montagna, un tramonto è solo tramonto; ma per poeti, artisti e santi il mondo è trasparente come il vetro di una finestra: esso parla di qualcosa che va al di là; per esempio, una montagna parla della potenza di Dio, il tramonto della sua bellezza e il fiocco di neve della sua purezza. Quando il Signore incarnato camminava sulla terra, vi ha infuso quel "divino senso dell'umorismo". C'è solo una cosa che "ha preso sul serio", e questa è l'anima».<br />Per spiegare i sacramenti Sheen usa similitudini inconsuete. «Una stretta di mano è, in qualche modo, un sacramento, poiché c'è qualcosa che si vede e si sente, appunto l'afferrarsi delle mani, ma anche qualcosa di invisibile e misterioso, cioè la comunicazione dell'amicizia. Un bacio è una sorta di sacramento: il lato fisico di esso è presente anche se uno bacia la propria mano, ma manca il lato spirituale perché in questo caso non c'è segno di affetto verso un altro. Una delle ragioni per cui un bacio rubato è spesso sgradito è perché non è sacramentale; c'è il lato carnale senza quello spirituale».<br /><br />UNA SORTA DI SACRAMENTO<br />E ancora: «Una parola pronunciata è una sorta di sacramento, perché c'è in essa qualcosa di materiale o di udibile; ma c'è al contempo qualcosa di spirituale, cioè il suo significato. Un cavallo può ascoltare una barzelletta proprio come un uomo. Ammettiamo che il cavallo possa sentire le parole anche meglio dell'uomo, ma alla fine del racconto l'uomo riderà, mentre il cavallo non riderà affatto. Il motivo è che il cavallo coglie solo il lato materiale del "sacramento", cioè il suono, ma l'uomo ne coglie il lato invisibile o spirituale, cioè il significato».<br />La domanda viene naturale (e va rivolta ai materialisti): vogliamo essere uomini o cavalli?<br />L'uomo può scegliere se vivere al solo livello sensibile e intellettuale o se aprirsi anche al livello divino. Aprirsi al divino è avere una visione sacramentale. Dio salva, ma come? Appunto con i sacramenti.<br />Ogni pagina di Sheen andrebbe citata. Mi limito alla conclusione del libro: «Cristo in quanto Dio è autore dei sacramenti. Egli solo santifica. Come capo della Chiesa ha sofferto e meritato sulla croce e ora diffonde la sua grazia e i suoi meriti attraverso il corpo e le membra. Ogni sacramento è donato per il benessere del Corpo mistico; i suoi effetti non sono solo individuali ma sociali. Benché tutti conferiscano la grazia, un sacramento sorpassa gli altri in dignità e tutti guardano a esso: si tratta dell'Eucaristia. Gli altri sacramenti donano la grazia, ma l'Eucaristia dona l'autore della grazia. Gli altri sacramenti sono fiumi di grazia, l'Eucaristia è la sorgente».<br />Sheen scrisse queste parole nel 1964. Quasi sessant'anni dopo è legittimo chiedersi se l'attacco all'Eucaristia non nasca proprio dal fatto che è la sorgente della grazia.<br /><br />Nota di BastaBugie: per acquistare il libro di Fulton Sheen "I 7 sacramenti" di cui si parlava nell'articolo, clicca qui!<br /><a href="https://www.amazon.it/I-sacramenti-Fulton-John-Sheen/dp/8881559323" rel="noopener">https://www.amazon.it/I-sacramenti-Fulton-John-Sheen/dp/8881559323</a><br /> <br />Titolo originale: Fulton Sheen, i sacramenti e l'umorismo di Dio. Ovvero: vogliamo essere uomini o cavalli?<br />Fonte: Radio Roma Libera, 28 Settembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 684]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41212452</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 20:03:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41212452/dio_linventore_dellumorismo.mp3" length="5789987" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6305&#13;
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DIO E' L'INVENTORE DELL'UMORISMO di Aldo Maria Valli&#13;
Secondo Ennio Flaiano l'umorista è «un uomo di ottimo malumore». Secondo Giovannino Guareschi «l'umorismo cammina nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6305" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6305</a><br /><br />DIO E' L'INVENTORE DELL'UMORISMO di Aldo Maria Valli<br />Secondo Ennio Flaiano l'umorista è «un uomo di ottimo malumore». Secondo Giovannino Guareschi «l'umorismo cammina nel sentiero del paradosso». Secondo Thomas Stearns Eliot «l'umorismo è un modo di dire qualcosa di serio». Con le definizioni si potrebbe continuare a lungo. Essenzialmente lo humor (o humour, se a quella americana preferiamo la dizione inglese) è la capacità di combinare elementi visibili e invisibili. Ed è per questo che l'inventore dell'umorismo è Dio stesso, come diceva l'arcivescovo Fulton Sheen. Ed è per lo stesso motivo che il distacco da Dio avviene quando il mondo diventa troppo serio o, meglio, quando si prende troppo sul serio. Ma se è Dio che ha inventato l'umorismo, allora anche i sacramenti c'entrano con l'umorismo? Certo che sì.<br />La risposta affermativa arriva proprio dall'arcivescovo Sheen, che apre in questo modo il bellissimo libro I sette sacramenti (Ares, 256 pagine, euro 14,90), nel quale il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine sacro e il Matrimonio sono presentati in modo non solo comprensibile, ma attraente.<br /><br />MA IN CHE SENSO I SACRAMENTI C'ENTRANO CON L'UMORISMO?<br />Ascoltiamo Sheen: «Nessuno potrebbe mai comprendere i sacramenti senza quello che definirei un "divino senso dell'umorismo". Si dice che una persona ha senso dello humor se può "vedere oltre" le cose e che manca di senso dell'umorismo se non è capace di "vedere oltre" le cose. Nessuno ha mai riso per un gioco di parole di cui non ha colto il significato. Per il materialista questo mondo è opaco come una cortina: non si può vedere nulla attraverso di essa. Una montagna è solo una montagna, un tramonto è solo tramonto; ma per poeti, artisti e santi il mondo è trasparente come il vetro di una finestra: esso parla di qualcosa che va al di là; per esempio, una montagna parla della potenza di Dio, il tramonto della sua bellezza e il fiocco di neve della sua purezza. Quando il Signore incarnato camminava sulla terra, vi ha infuso quel "divino senso dell'umorismo". C'è solo una cosa che "ha preso sul serio", e questa è l'anima».<br />Per spiegare i sacramenti Sheen usa similitudini inconsuete. «Una stretta di mano è, in qualche modo, un sacramento, poiché c'è qualcosa che si vede e si sente, appunto l'afferrarsi delle mani, ma anche qualcosa di invisibile e misterioso, cioè la comunicazione dell'amicizia. Un bacio è una sorta di sacramento: il lato fisico di esso è presente anche se uno bacia la propria mano, ma manca il lato spirituale perché in questo caso non c'è segno di affetto verso un altro. Una delle ragioni per cui un bacio rubato è spesso sgradito è perché non è sacramentale; c'è il lato carnale senza quello spirituale».<br /><br />UNA SORTA DI SACRAMENTO<br />E ancora: «Una parola pronunciata è una sorta di sacramento, perché c'è in essa qualcosa di materiale o di udibile; ma c'è al contempo qualcosa di spirituale, cioè il suo significato. Un cavallo può ascoltare una barzelletta proprio come un uomo. Ammettiamo che il cavallo possa sentire le parole anche meglio dell'uomo, ma alla fine del racconto l'uomo riderà, mentre il cavallo non riderà affatto. Il motivo è che il cavallo coglie solo il lato materiale del "sacramento", cioè il suono, ma l'uomo ne coglie il lato invisibile o spirituale, cioè il significato».<br />La domanda viene naturale (e va rivolta ai materialisti): vogliamo essere uomini o cavalli?<br />L'uomo può scegliere se vivere al solo livello sensibile e intellettuale o se aprirsi anche al livello divino. Aprirsi al divino è avere una visione sacramentale. Dio salva, ma come? Appunto con i sacramenti.<br />Ogni pagina di Sheen andrebbe citata. Mi limito alla conclusione del libro: «Cristo in quanto Dio è autore dei...]]></itunes:summary><itunes:duration>362</itunes:duration><itunes:keywords>dio,sacramenti,umorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/abad9c973a7e4aed7cfcbf85fa4acd0f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi si confessa è tenuto al segreto su ciò che gli ha detto il Sacerdote</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-si-confessa-e-tenuto-al-segreto-su-cio-che-gli-ha-detto-il-sacerdote--40776084</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6273<br /><br />CHI SI CONFESSA E' TENUTO AL SEGRETO SU CIO' CHE GLI HA DETTO IL SACERDOTE di Padre Angelo Bellon<br />Caro Padre Angelo,<br />oggi mi è sorto un dubbio... sappiamo che il confessore è tenuto ad osservare una serie di leggi ecclesiali tipo il segreto del confessionale. Esistono leggi anche per il penitente? anche il penitente è tenuto al segreto? Cosa può dire e cosa no?<br />I miei più cordiali saluti e un abbraccio forte.<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Carissimo,<br />il segreto del confessionale non è soltanto un segreto naturale, ma divino.<br />Quello che il sacerdote viene a sapere dall'accusa dei peccati lo viene a sapere in quanto è ministro di Dio e non semplicemente come un uomo. <br />Dice San Tommaso: "Il sacerdote è a conoscenza di quei peccati non come uomo, ma come Dio" (Somma teologica, Suppl., 11, 1, ad 2). <br />Anche nel caso che il sacerdote venisse interrogato in un tribunale o da un suo superiore deve tacere quanto ha sentito in confessione.<br />Dice ancora san Tommaso: "Perciò, senza pregiudizio per la coscienza, un confessore può giurare di non sapere quello che sa solo come Dio" (Ib., ad 3).<br />Come vedi, il penitente non funge da ministro di Dio.<br />Pertanto di per sé non è tenuto al medesimo segreto cui è tenuto il sacerdote.<br />Il sacerdote infatti è tenuto ad un segreto divino.<br />Tuttavia, come accanto all'accusa dei peccati vi è legato anche un segreto naturale (il penitente sa che il sacerdote non ne parlerà), così il penitente è in qualche modo tenuto al medesimo segreto naturale del sacerdote. <br />Ho detto in qualche modo perché se il penitente suggerisce un buon consiglio che gli ha dato il confessore, non viola alcun segreto naturale.<br />Ma se dicesse qualche cosa che può mettere in cattiva luce il confessore, deve stare zitto, tanto più che il sacerdote in questo caso non può difendersi, essendo tenuto al segreto divino. <br />Per questo Giovanni Paolo II ha detto: "Al sacerdote che riceve le confessioni sacramentali è fatto divieto, senza eccezione, di rivelare l'identità del penitente e le sue colpe". Direttamente questa totale riservatezza è a beneficio del penitente.<br />Di conseguenza, non sussiste per lui né peccato né pena canonica, se spontaneamente e senza provocare danni a terzi rivela fuori confessione quanto ha accusato. <br />Ma è evidente che, almeno, per un dovere di equità, e, vorrei dire, per un senso di nobiltà verso il Sacerdote confessore, egli deve a sua volta rispettare il silenzio su ciò che il confessore, confidando nella sua discrezione, gli manifesta all'interno della confessione sacramentale. [...]<br />Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.<br /><br />Titolo originale: Chi si confessa è tenuto al medesimo segreto cui è tenuto il confessore?<br />Fonte: Amici Domenicani, 04/04/2015<br />Pubblicato su BastaBugie n. 681]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40776084</guid><pubDate>Tue, 08 Sep 2020 23:26:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40776084/chi_si_confessa_tenuto_al_segreto_su_ci_che_gli_ha_detto_il_sacerdote.mp3" length="3171891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6273

CHI SI CONFESSA E' TENUTO AL SEGRETO SU CIO' CHE GLI HA DETTO IL SACERDOTE di Padre Angelo Bellon
Caro Padre Angelo,
oggi mi è sorto un dubbio... sappiamo che il confessore è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6273<br /><br />CHI SI CONFESSA E' TENUTO AL SEGRETO SU CIO' CHE GLI HA DETTO IL SACERDOTE di Padre Angelo Bellon<br />Caro Padre Angelo,<br />oggi mi è sorto un dubbio... sappiamo che il confessore è tenuto ad osservare una serie di leggi ecclesiali tipo il segreto del confessionale. Esistono leggi anche per il penitente? anche il penitente è tenuto al segreto? Cosa può dire e cosa no?<br />I miei più cordiali saluti e un abbraccio forte.<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Carissimo,<br />il segreto del confessionale non è soltanto un segreto naturale, ma divino.<br />Quello che il sacerdote viene a sapere dall'accusa dei peccati lo viene a sapere in quanto è ministro di Dio e non semplicemente come un uomo. <br />Dice San Tommaso: "Il sacerdote è a conoscenza di quei peccati non come uomo, ma come Dio" (Somma teologica, Suppl., 11, 1, ad 2). <br />Anche nel caso che il sacerdote venisse interrogato in un tribunale o da un suo superiore deve tacere quanto ha sentito in confessione.<br />Dice ancora san Tommaso: "Perciò, senza pregiudizio per la coscienza, un confessore può giurare di non sapere quello che sa solo come Dio" (Ib., ad 3).<br />Come vedi, il penitente non funge da ministro di Dio.<br />Pertanto di per sé non è tenuto al medesimo segreto cui è tenuto il sacerdote.<br />Il sacerdote infatti è tenuto ad un segreto divino.<br />Tuttavia, come accanto all'accusa dei peccati vi è legato anche un segreto naturale (il penitente sa che il sacerdote non ne parlerà), così il penitente è in qualche modo tenuto al medesimo segreto naturale del sacerdote. <br />Ho detto in qualche modo perché se il penitente suggerisce un buon consiglio che gli ha dato il confessore, non viola alcun segreto naturale.<br />Ma se dicesse qualche cosa che può mettere in cattiva luce il confessore, deve stare zitto, tanto più che il sacerdote in questo caso non può difendersi, essendo tenuto al segreto divino. <br />Per questo Giovanni Paolo II ha detto: "Al sacerdote che riceve le confessioni sacramentali è fatto divieto, senza eccezione, di rivelare l'identità del penitente e le sue colpe". Direttamente questa totale riservatezza è a beneficio del penitente.<br />Di conseguenza, non sussiste per lui né peccato né pena canonica, se spontaneamente e senza provocare danni a terzi rivela fuori confessione quanto ha accusato. <br />Ma è evidente che, almeno, per un dovere di equità, e, vorrei dire, per un senso di nobiltà verso il Sacerdote confessore, egli deve a sua volta rispettare il silenzio su ciò che il confessore, confidando nella sua discrezione, gli manifesta all'interno della confessione sacramentale. [...]<br />Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.<br /><br />Titolo originale: Chi si confessa è tenuto al medesimo segreto cui è tenuto il confessore?<br />Fonte: Amici Domenicani, 04/04/2015<br />Pubblicato su BastaBugie n. 681]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:keywords>confessione,sacerdote,segreto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/daed49d7ded99a1ec264e4a60934423c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I fedeli concelebrano con il sacerdote?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-fedeli-concelebrano-con-il-sacerdote--40488096</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6255" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6255</a><br /><br />I FEDELI CONCELEBRANO CON IL SACERDOTE?<br />Solo i sacerdoti sono stati resi adatti a compiere la transustanziazione che per quanto produce non è azione umana, ma divina (VIDEO: Il velo rimosso)<br />di Padre Angelo Bellon<br />La Messa è lo stesso e unico sacrificio compiuto da Cristo, il quale sulla croce ha associato all'offerta di se stesso tutta la Chiesa, tutta l'umanità.<br />La Messa non è la ripetizione del sacrificio di Cristo fatta dalla Chiesa. Ma è lo stesso sacrificio di Cristo, presentato dunque da Cristo stesso a Dio Padre a nome di tutta la Chiesa e di tutta l'umanità.<br />Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che "il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio" (CCC 1367).<br />Riprendendo un'affermazione del Concilio di Trento, il CCC dice che "si tratta infatti di una sola e identica vittima" (Ib.).<br />Proprio perché Cristo ha associato la Chiesa al suo sacrificio è giusto dire che tutta la Chiesa offre l'Eucaristia insieme con Lui.<br />Ma "lo offre ora per il ministero dei sacerdoti" (Ib.) i quali in mezzo all'assemblea non solo ne sono l'immagine visibile, ma agiscono "in persona Christi" così che l'azione che compiono non è la loro, ma è quella stessa di Gesù Cristo.<br />Ecco che cosa dice Sant'Ambrogio in un passo celebre del suo De sacramentis: "Con quali parole si fa dunque la consacrazione e di chi sono le parole? Del Signore Gesù. Infatti tutto ciò che precede è detto dal sacerdote: si offrono a Dio delle lodi, si prega per il popolo, per i re, per gli altri. Appena si arriva a produrre il venerabile sacramento, il prete cessa di servirsi delle sue proprie parole, si serve delle parole di Cristo. È dunque la parola di Cristo che produce questo sacramento. Quale parola di Cristo? Ebbene, quella mediante la quale tutto è stato fatto... Tu vedi come è efficace la parola di Cristo. Se dunque vi è nella parola del Signore Gesù una così grande forza che ciò che non era ha cominciato ad essere, quanto è essa più efficace per fare che ciò che era esista e sia cambiato in altra cosa... Prima della consacrazione non era il corpo di Cristo, ma dopo la consacrazione, ti dico che è ormai il corpo di Cristo" (Libro IV, cap. 4).<br /><br />L'INIZIATIVA È DI CRISTO<br />Se si guardano le cose con uno sguardo umano sembrerebbe che l'iniziativa della transustanziazione venga esclusivamente dal sacerdote.<br />Ma se si guardano con l'occhio della fede è chiaro che la prima iniziativa della transustanziazione viene da Cristo che nel cenacolo e sulla croce non soltanto vedeva i sacerdoti ai quali avrebbe comunicato i suoi divini poteri, ma che nel momento in cui avrebbero agito nella celebrazione dei sacramenti egli stesso si sarebbe servito di loro come causa strumentale per perpetuare visibilmente sui nostri altari il suo sacrificio.<br />Nell'Imitazione di Cristo si legge: "Il sacerdote, in verità, è il ministro di Dio, che si serve della parola di Dio, per ordine ed istituzione di Dio; ma Dio è qui il principale Autore e l'invisibile Agente, cui tutto ciò ch'egli vuole è sottomesso, e a cui tutto obbedisce quando egli comanda" (Libro IV, cap. 5).<br />La Chiesa tramite il sacerdote durante l'azione sacramentale fa sentire la voce dello Sposo e a questa voce essa stessa risponde: "Adoriamo la tua croce Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell'attesa della tua venuta" o anche "Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell'attesa della tua venuta".<br />Al momento della consacrazione il sacerdote è un puro strumento nelle mani di Cristo, capace di trasmettere quella forza soprannaturale che trasforma il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Signore.<br />È chiaro allora che celebrare nel senso di transustanziare è potere del solo sacerdote, strumento che Cristo si è preparato appositamente per renderlo adatto a compiere quest'azione non solo soprannaturale ma divina.<br />Nel medesimo senso a Messa concelebrano solo i sacerdoti presenti e non tutti i fedeli.<br />In questa prospettiva, soprattutto della concelebrazione, si comprende come sia ben adatto il termine di presiedere. Perché tutti i sacerdoti consacrano nel medesimo modo. Ma uno solo ha il compito di dare il là: il celebrante principale, colui che presiede la concelebrazione.<br /><br />LA TRANSUSTANZIAZIONE È OPERA DI DIO<br />Quando invece un solo sacerdote consacra alla presenza dei fedeli - se si usa il termine di presidente - in questo caso tale espressione non va intesa come quando la si usa per la concelebrazione perché il ruolo dei fedeli non è il medesimo del sacerdote.<br />I fedeli tutti offrono la Vittima Santa, ma non la consacrano, e cioè non la rendono presente da sé soli.<br />In questo senso nel Canone Romano troviamo la parola celebrare applicata anche ai fedeli. Il sacerdote infatti dopo la consacrazione dice: "In questo sacrificio, o Padre,  noi tuoi ministri e il tuo popolo santo  celebriamo il memoriale della beata passione,  della risurrezione dai morti  e della gloriosa ascensione al cielo  del Cristo tuo Figlio e nostro Signore;  e offriamo alla tua maestà divina,  tra i doni che ci hai dato,  la vittima pura, santa e Immacolata,  pane santo della vita eterna e calice dell'eterna salvezza".<br />Domandandoci se si possa dire che i fedeli a Messa concelebrano con il sacerdote si deve fare una distinzione.<br />Se s'intende dire che i fedeli in quel momento esprimono il sacerdozio regale di cui sono stati insigniti nel momento del Battesimo e che li ha trasformati in "stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui" (1 Pt 2,9), sì, è giusto dire che concelebrano con il sacerdote perché tutta la celebrazione eucaristica è azione della Chiesa e la Chiesa tutta si offre a Dio Padre in un unico sacrifico con quello di Cristo.<br />Se invece s'intende dire che nel medesimo modo in cui il sacerdote consacra consacrano anche i fedeli, questo evidentemente è erroneo perché solo i sacerdoti sono stati trasformati interiormente da Cristo mediante il carattere e sono stati resi adatti a compiere quell'azione della transustanziazione che per quanto produce non è azione umana, ma divina.<br /><br />Nota di BastaBugie: proponiamo ancora una volta la visione del seguente video (durata: 7 minuti) nel quale si può vedere il bellissimo cortometraggio dal titolo "Il velo rimosso" (The veil removed) che mostra la bellezza della transustanziazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40488096</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2020 16:50:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40488096/i_fedeli_concelebrano_con_il_sacerdote.mp3" length="8678085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6255&#13;
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I FEDELI CONCELEBRANO CON IL SACERDOTE?&#13;
Solo i sacerdoti sono stati resi adatti a compiere la transustanziazione che per quanto produce non è azione umana, ma divina (VIDEO: Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6255" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6255</a><br /><br />I FEDELI CONCELEBRANO CON IL SACERDOTE?<br />Solo i sacerdoti sono stati resi adatti a compiere la transustanziazione che per quanto produce non è azione umana, ma divina (VIDEO: Il velo rimosso)<br />di Padre Angelo Bellon<br />La Messa è lo stesso e unico sacrificio compiuto da Cristo, il quale sulla croce ha associato all'offerta di se stesso tutta la Chiesa, tutta l'umanità.<br />La Messa non è la ripetizione del sacrificio di Cristo fatta dalla Chiesa. Ma è lo stesso sacrificio di Cristo, presentato dunque da Cristo stesso a Dio Padre a nome di tutta la Chiesa e di tutta l'umanità.<br />Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che "il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio" (CCC 1367).<br />Riprendendo un'affermazione del Concilio di Trento, il CCC dice che "si tratta infatti di una sola e identica vittima" (Ib.).<br />Proprio perché Cristo ha associato la Chiesa al suo sacrificio è giusto dire che tutta la Chiesa offre l'Eucaristia insieme con Lui.<br />Ma "lo offre ora per il ministero dei sacerdoti" (Ib.) i quali in mezzo all'assemblea non solo ne sono l'immagine visibile, ma agiscono "in persona Christi" così che l'azione che compiono non è la loro, ma è quella stessa di Gesù Cristo.<br />Ecco che cosa dice Sant'Ambrogio in un passo celebre del suo De sacramentis: "Con quali parole si fa dunque la consacrazione e di chi sono le parole? Del Signore Gesù. Infatti tutto ciò che precede è detto dal sacerdote: si offrono a Dio delle lodi, si prega per il popolo, per i re, per gli altri. Appena si arriva a produrre il venerabile sacramento, il prete cessa di servirsi delle sue proprie parole, si serve delle parole di Cristo. È dunque la parola di Cristo che produce questo sacramento. Quale parola di Cristo? Ebbene, quella mediante la quale tutto è stato fatto... Tu vedi come è efficace la parola di Cristo. Se dunque vi è nella parola del Signore Gesù una così grande forza che ciò che non era ha cominciato ad essere, quanto è essa più efficace per fare che ciò che era esista e sia cambiato in altra cosa... Prima della consacrazione non era il corpo di Cristo, ma dopo la consacrazione, ti dico che è ormai il corpo di Cristo" (Libro IV, cap. 4).<br /><br />L'INIZIATIVA È DI CRISTO<br />Se si guardano le cose con uno sguardo umano sembrerebbe che l'iniziativa della transustanziazione venga esclusivamente dal sacerdote.<br />Ma se si guardano con l'occhio della fede è chiaro che la prima iniziativa della transustanziazione viene da Cristo che nel cenacolo e sulla croce non soltanto vedeva i sacerdoti ai quali avrebbe comunicato i suoi divini poteri, ma che nel momento in cui avrebbero agito nella celebrazione dei sacramenti egli stesso si sarebbe servito di loro come causa strumentale per perpetuare visibilmente sui nostri altari il suo sacrificio.<br />Nell'Imitazione di Cristo si legge: "Il sacerdote, in verità, è il ministro di Dio, che si serve della parola di Dio, per ordine ed istituzione di Dio; ma Dio è qui il principale Autore e l'invisibile Agente, cui tutto ciò ch'egli vuole è sottomesso, e a cui tutto obbedisce quando egli comanda" (Libro IV, cap. 5).<br />La Chiesa tramite il sacerdote durante l'azione sacramentale fa sentire la voce dello Sposo e a questa voce essa stessa risponde: "Adoriamo la tua croce Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell'attesa della tua venuta" o anche "Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell'attesa della tua venuta".<br />Al momento della consacrazione il sacerdote è un puro strumento nelle mani di Cristo, capace di trasmettere quella forza soprannaturale che trasforma il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Signore.<br />È chiaro allora che celebrare nel senso di transustanziare è potere del solo sacerdote, strumento che Cristo si è preparato...]]></itunes:summary><itunes:duration>543</itunes:duration><itunes:keywords>celebrare,fedeli,sacerdote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4aa5c2ca99c6194b735559659c61f677.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Matrimoni e funerali celebrati dai laici?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/matrimoni-e-funerali-celebrati-dai-laici--39933820</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218</a><br /><br />MATRIMONI E FUNERALI CELEBRATI DAI LAICI? di Nico Spuntoni<br />Giornali e telegiornali hanno sparato ieri titoloni sul "sì a nozze e funerali celebrati dai laici" a proposito della nuova Istruzione curata dalla Congregazione per il Clero, parlando sensazionalisticamente di "svolta". Ma è davvero così? "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa", questo il nome del documento approvato da papa Francesco il 27 giugno 2020, nel capitolo dedicato agli "Incarichi e ministeri parrocchiali" investe il "il Vescovo, a suo prudente giudizio" della possibilità di affidare "ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco" alcuni compiti, tra cui "la celebrazione del rito delle esequie" e "dove mancano sacerdoti e diaconi", "previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede" la facoltà di assistere ai matrimoni.<br />Non è corretto, però, parlare di "svolta in Vaticano": infatti, come appare evidente anche nei rimandi, già nel n.9 dei Praenotanda compresi nell'Ordo Exsequiarum del 1969 viene disposto che le "esequie nella Liturgia della Parola possono essere celebrate dal diacono" e, "se la necessità pastorale lo esige, la Conferenza Episcopale può, con il consenso della Sede Apostolica, designare anche un laico". Una circostanza confermata nel 1997 nell' "Istruzione Ecclesiae de mysterio su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti", dove si legge che "i fedeli non ordinati possono guidare le esequie ecclesiastiche solo nel caso di vera mancanza di un ministro ordinato ed osservando le norme liturgiche in merito", precisando che "a tale compito dovranno essere ben preparati, sia sotto il profilo dottrinale che liturgico".<br /><br />NULLA DI NUOVO<br />Dando un'occhiata a quest'ultimo documento, redatto 23 anni fa dalla Congregazione per il Clero insieme ad altri 7 dicasteri della Curia romana, è possibile smontare il sensazionalismo utilizzato da buona parte dei media per commentare la nuova Istruzione anche a proposito delle nozze: infatti, nell'articolo 10 dedicato proprio al "L'assistenza ai matrimoni", ci sono due capoversi che fanno riferimento alla "possibilità di delegare fedeli non ordinati ad assistere ai Matrimoni può rivelarsi necessaria, in circostanze molto particolari di grave mancanza di ministri sacri", specificando, però, che essa "è condizionata al verificarsi di tre requisiti: Il Vescovo diocesano (...) può concedere tale delega unicamente nei casi in cui mancano sacerdoti o diaconi e soltanto dopo aver ottenuto, per la propria diocesi, il voto favorevole della Conferenza episcopale e la necessaria licenza della Santa Sede".<br />Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, con il documento approvato lo scorso 27 giugno: questa eventualità per le nozze, infatti, è già prevista nel Codice di Diritto Canonico nei canoni 1112 e 1116 laddove si dice che, in mancanza di sacerdote e diaconi, il Vescovo diocesano può delegare a presiedere anche un "laico idoneo" che sia "capace di istruire gli sposi e preparato a compiere nel debito modo la liturgia del matrimonio".<br />Piuttosto, va sottolineato il carattere di eccezionalità di questi casi non certo occultato nell'ultima Istruzione - differentemente da quanto fatto in molti titoli ed articoli giornalistici - con la conferma di quella che è la regola generale che, in quanto tale, può ammettere eccezioni pur col consenso della Conferenza Episcopale ed in accordo con la Santa Sede.<br />Il documento, al contrario, sembrerebbe voler mettere un freno a certe libertà interpretative che talvolta si concedono alcuni vescovi in merito alla partecipazione dei fedeli laici alla missione della Chiesa.<br /><br />NO ALLA DISCREZIONE<br />Monsignor Andrea Ripa, infatti, nella presentazione d'accompagnamento all'Istruzione, scrive che "non è raro (...) che la visione della comunità parrocchiale e della cura pastorale proposti dal Magistero ecclesiale, dal Concilio Ecumenico Vaticano II fino all'insegnamento di Papa Francesco, e di conseguenza naturalmente entrati nella normativa canonica, diventino un quid troppo soggettivo, un vero 'secondo me', a discrezione del singolo Vescovo o del singolo gruppo, con interpretazioni non di rado improprie della vita di una comunità e del ministero dei pastori".<br />In questo stesso testo, il sotto-segretario della Congregazione per il clero ribadisce che il presente documento non contiene "novità legislative". E non a caso, in ambienti ecclesiali che potremmo semplicisticamente definire progressisti, l'uscita di "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa" è stata accolta con grande amarezza e delusione, non senza critiche al pontefice accusato nemmeno troppo velatamente di aver esaurito definitivamente la sua spinta propulsiva riformatrice.<br />Ma d'altra parte, l'eredità del Concilio Vaticano II sulla collaborazione del laicato al ministero dei sacerdoti è riassunta in quanto disse San Paolo VI agli Uditori laici in un discorso del 1963: "la Chiesa è articolata in persone, organi e istituti che hanno distinte funzioni".<br />L'Istruzione divenuta pubblica ieri si colloca in questo solco, contrariamente a quanto sostenuto dai delusi. Quando denuncia il "clericalismo", molto spesso papa Francesco fa riferimento proprio alla "tentazione di clericalizzare i laici" presente in tanti preti, così come a quei "tanti laici (che) in ginocchio chiedono di essere clericalizzati". C'è da sperare che il modo fuorviante e superficiale con il quale buona parte dei media hanno annunciato novità - che in realtà non sono novità - su nozze ed esequie non esponga da domani i parroci alle richieste di chi vorrebbe farsi celebrare il matrimonio in chiesa dal migliore amico o dal capo ufficio.<br /><br />Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Stare con Gesù, solo così rifioriranno le vocazioni" spiega che la recente Istruzione della Congregazione per il Clero non è rivoluzionaria ma comunque risente di un approccio pastoralista. Era molto meglio l'appello di Papa Benedetto XVI a rivalutare la figura del Santo Curato d'Ars.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 luglio 2020:<br />La recente Istruzione della Congregazione per il Clero è stata lanciata dai media come una rivoluzione nella Chiesa cattolica. L'enfasi mediatica è stata portata, in particolare, sui paragrafi che semplicemente ricordano che in casi eccezionali, ove vi sia l'effettiva mancanza di sacerdoti e diaconi, un laico debitamente preparato può guidare le esequie e assistere ai matrimoni. È stato giustamente fatto notare che non di apertura si tratta, ma semmai di un chiarimento per evitare abusi in materia.<br />Una lettura complessiva dell'Istruzione non può tuttavia non suscitare qualche perplessità, almeno a chi scrive. Il titolo - La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa - è effettivamente evocativo del contenuto: ancora una volta stiamo a parlare di "svolte pastorali" per rilanciare l'evangelizzazione. È da più di cinquant'anni che a furia di svolte e conversioni pastorali abbiamo perso l'orientamento e forse sarebbe il caso di ritrovare la stella polare di una vera evangelizzazione e di orientare la rotta secondo questo riferimento immutabile. Se non altro, per l'evidenza del fallimento di un certo orientamento "pastoralista".<br />L'Istruzione parla soprattutto di parroci e parrocchie, di vicari foranei e unità pastorali; impossibile non pensare, per contrasto, che esattamente dieci anni fa si concludeva l'Anno sacerdotale (2009-2010), indetto da Benedetto XVI e che poneva come modello per i sacerdoti in cura d'anime il Santo Curato d'Ars. Allora, papa Benedetto proponeva una svolta cristocentrica come medicina per il nostro tempo. La vita di san Giovanni Maria Vianney altro non è stata che un immergersi in Cristo sacerdote, partecipando con la mortificazione al suo atto redentivo, per la salvezza delle anime della parrocchia a lui affidata; e molte altre giunsero a lui da tutta la Francia, senza alcuna particolare "iniziativa pastorale" per chiamarle.<br />La ricetta di Benedetto XVI per i parroci e le parrocchie, richiamando questo grande santo dell'Ottocento, prevedeva gli ingredienti di una forte identità sacerdotale, che si forgia nella frequente e perdurante adorazione del Santissimo Sacramento; di un ministero essenziale, che si muove dall'altare al confessionale; di un'intimità con il Signore Gesù, vissuta in primis dal sacerdote e comunicata per osmosi spirituale a tutti i fedeli; di una chiarezza della missione: la conversione propria e delle anime.<br />Durante l'Udienza generale del 5 agosto 2009, Benedetto XVI prescriveva la medicina per il nostro tempo: «L'insegnamento che a questo proposito continua a trasmetterci il Santo Curato d'Ars è che, alla base di tale impegno pastorale, il sacerdote deve porre un'intima unione personale con Cristo, da coltivare e accrescere giorno dopo giorno. Solo se innamorato di Cristo, il sacerdote potrà insegnare a tutti questa unione, questa amicizia intima con il divino Maestro, potrà toccare i cuori della gente ed aprirli all'amore misericordioso del Signore».<br />Da sempre la Chiesa ha ben chiaro che la vocazione primaria di chi è chiamato al ministero episcopale e sacerdotale è quella di vivere in una particolare intimità con il Signore, ponendo così le condizioni per essere dissetati dalla grazia che emana da Lui e nel contempo segnati dal desiderio di anime che asseta il Suo Cuore. «Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni» (Mc 3, 14-15); si tratta di un ordine metafisico: solo rimanendo con Lui è possibile predicare la Parola e scacciare il nemico dell'uomo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39933820</guid><pubDate>Fri, 24 Jul 2020 10:07:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39933820/matrimoni_e_funerali.mp3" length="15571068" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218

MATRIMONI E FUNERALI CELEBRATI DAI LAICI? di Nico Spuntoni
Giornali e telegiornali hanno sparato ieri titoloni sul "sì a nozze e funerali celebrati dai laici" a proposito della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6218</a><br /><br />MATRIMONI E FUNERALI CELEBRATI DAI LAICI? di Nico Spuntoni<br />Giornali e telegiornali hanno sparato ieri titoloni sul "sì a nozze e funerali celebrati dai laici" a proposito della nuova Istruzione curata dalla Congregazione per il Clero, parlando sensazionalisticamente di "svolta". Ma è davvero così? "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa", questo il nome del documento approvato da papa Francesco il 27 giugno 2020, nel capitolo dedicato agli "Incarichi e ministeri parrocchiali" investe il "il Vescovo, a suo prudente giudizio" della possibilità di affidare "ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco" alcuni compiti, tra cui "la celebrazione del rito delle esequie" e "dove mancano sacerdoti e diaconi", "previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede" la facoltà di assistere ai matrimoni.<br />Non è corretto, però, parlare di "svolta in Vaticano": infatti, come appare evidente anche nei rimandi, già nel n.9 dei Praenotanda compresi nell'Ordo Exsequiarum del 1969 viene disposto che le "esequie nella Liturgia della Parola possono essere celebrate dal diacono" e, "se la necessità pastorale lo esige, la Conferenza Episcopale può, con il consenso della Sede Apostolica, designare anche un laico". Una circostanza confermata nel 1997 nell' "Istruzione Ecclesiae de mysterio su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti", dove si legge che "i fedeli non ordinati possono guidare le esequie ecclesiastiche solo nel caso di vera mancanza di un ministro ordinato ed osservando le norme liturgiche in merito", precisando che "a tale compito dovranno essere ben preparati, sia sotto il profilo dottrinale che liturgico".<br /><br />NULLA DI NUOVO<br />Dando un'occhiata a quest'ultimo documento, redatto 23 anni fa dalla Congregazione per il Clero insieme ad altri 7 dicasteri della Curia romana, è possibile smontare il sensazionalismo utilizzato da buona parte dei media per commentare la nuova Istruzione anche a proposito delle nozze: infatti, nell'articolo 10 dedicato proprio al "L'assistenza ai matrimoni", ci sono due capoversi che fanno riferimento alla "possibilità di delegare fedeli non ordinati ad assistere ai Matrimoni può rivelarsi necessaria, in circostanze molto particolari di grave mancanza di ministri sacri", specificando, però, che essa "è condizionata al verificarsi di tre requisiti: Il Vescovo diocesano (...) può concedere tale delega unicamente nei casi in cui mancano sacerdoti o diaconi e soltanto dopo aver ottenuto, per la propria diocesi, il voto favorevole della Conferenza episcopale e la necessaria licenza della Santa Sede".<br />Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, con il documento approvato lo scorso 27 giugno: questa eventualità per le nozze, infatti, è già prevista nel Codice di Diritto Canonico nei canoni 1112 e 1116 laddove si dice che, in mancanza di sacerdote e diaconi, il Vescovo diocesano può delegare a presiedere anche un "laico idoneo" che sia "capace di istruire gli sposi e preparato a compiere nel debito modo la liturgia del matrimonio".<br />Piuttosto, va sottolineato il carattere di eccezionalità di questi casi non certo occultato nell'ultima Istruzione - differentemente da quanto fatto in molti titoli ed articoli giornalistici - con la conferma di quella che è la regola generale che, in quanto tale, può ammettere eccezioni pur col consenso della Conferenza Episcopale ed in accordo con la Santa Sede.<br />Il documento, al contrario, sembrerebbe voler mettere un freno a certe libertà interpretative che talvolta si concedono alcuni vescovi in merito alla partecipazione dei fedeli laici alla missione della Chiesa.<br /><br />NO ALLA...]]></itunes:summary><itunes:duration>974</itunes:duration><itunes:keywords>amici,chiesa,funerali,laici,matrimonio,sacerdoti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d4b339c1fdff5e8a3e4ba9d8731910a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La comunione con i guanti e sulle mani è un abuso liturgico (ed inoltre è meno igienico)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-comunione-con-i-guanti-e-sulle-mani-e-un-abuso-liturgico-ed-inoltre-e-meno-igienico--28359110</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144</a><br /><br />LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)<br />Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli.<br />Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile.<br />Le rubriche del Messale non dicono nulla circa l'uso di guanti nella celebrazione della Messa. [...] L'Ostia consacrata può essere toccata solo con mani nude: la ragione è che dei frammenti possono rimanere attaccati alle dita che la tengono. [...]<br /><br />COSA PUÒ FARE IL FEDELE<br />Ora, il fedele che si trovi ad assistere ad una Messa in cui il sacerdote indossi guanti di lattice per tenere e distribuire il Corpo di Cristo non ne porta la minima responsabilità, in quanto non ha alcuna facoltà di impedirlo e non coopera positivamente a quell'azione intrinsecamente cattiva; qualora però possa agevolmente partecipare a una Messa in cui ciò non avvenga, ha il diritto di manifestare così la propria disapprovazione, evitando di assistere a un atto che scandalizza la sua coscienza. Anche la sofferenza di vedere il Signore trattato in modo quantomeno irriverente è una ragione più che valida per andare altrove, potendolo fare, almeno dopo aver tentato di persuadere il sacerdote ad evitare l'uso dei guanti. La carità può suggerire svariati modi di aiutare i ministri sacri, con rispetto e delicatezza, a prendere coscienza della responsabilità che grava su di loro, non solo verso Dio, ma anche verso i fedeli.<br />Né il vescovo né, a maggior ragione, il sacerdote può imporre la comunione sulla mano. La legge universale della Chiesa stabilisce la comunione sulla lingua come la forma ordinaria, alla quale si può derogare solo qualora la conferenza episcopale ne abbia chiesto e ottenuto licenza dalla Santa Sede. [...] Nessuno deve sentirsi forzato nella coscienza a subire tale grave abuso; se non ottiene nulla né con la persuasione né con la denuncia, il fedele si astenga dal comunicarsi e ricorra a un sacerdote fidato che lo comunichi nella bocca fuori della Messa.<br />Non è necessario comunicarsi per adempiere il precetto festivo, né la partecipazione alla Messa è imperfetta senza la comunione; solo una volta all'anno i cattolici hanno l'obbligo di comunicarsi, cioè a Pasqua. [...] Astenersi dalla comunione per non riceverla sulla mano non è peccato, dato che non si sta respingendo il Signore, bensì rifiutando un modo di porgerlo che ripugna alla fede ed espone il Santissimo Sacramento a una profanazione involontaria consistente nella dispersione accidentale di frammenti. Essendo tale eventualità altamente probabile, è peraltro difficile considerarla del tutto involontaria.<br /><br />INDICAZIONI PRATICHE<br />In sintesi, le norme emanate circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo non obbligano in nulla nessuno, né sul piano civile, né su quello morale, né su quello canonico. La loro inosservanza, da parte del sacerdote o del fedele, non costituisce peccato, nemmeno veniale, dato che non sussiste alcuna ragionevole ipotesi di un rischio maggiore di contagio se l'Eucaristia è amministrata in modo corretto; la ricezione sulla lingua, anzi, rimane il metodo più sicuro anche dal punto di vista sanitario, dato che il sacerdote è tenuto a lavarsi le mani prima della Messa e deve comunque evitare di toccare la lingua dei comunicandi.<br />Pertanto nessuno deve sentirsi obbligato a comunicarsi in una modalità che la sua coscienza non può accettare; viceversa, chi accetta di farlo perché non può altrimenti accedere al Sacramento non commette peccato, purché abbia la massima cura di evitare la dispersione di frammenti dell'Ostia consacrata. A questo proposito, l'uso di un fazzoletto di lino o di un piattino dorato non è risolutivo, dato che il fedele è tenuto a purificarli subito dagli eventuali frammenti, ma non ne ha né la facoltà né i mezzi, mentre il sacerdote purifica subito, nel calice, patena e piattello. [...]<br />[Va infine ricordato che] lo zelo autentico non è disgiunto da quella prudenza soprannaturale che fa tener conto del fatto che molti sacerdoti possono essere soggettivamente in buona fede, convinti di compiere la volontà di Dio obbedendo a disposizioni superiori che suppongono, benché erroneamente, miranti al bene comune; perciò nessuno deve sentirsi autorizzato a comportamenti ispirati da aggressività o disprezzo. Non dimentichiamo che il giudizio sulle coscienze spetta unicamente a Dio e che le svolte interiori sono sempre possibili, ma richiedono l'aiuto della Sua grazia; è per questo che non si pregherà mai abbastanza per i ministri sacri e per i loro superiori.<br /><br />Nota di BastaBugie: Bruno Volpe nell'articolo seguente dal titolo "Comunione sulla mano più contagiosa di quella sulla lingua" intervista il prof. Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Fede Quotidiana il 10 maggio 2020:<br />Comunione sulla mano? È più contagiosa. Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato un luminare della medicina, il prof. Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.<br />Presidente Boscia, finalmente raggiunto l' accordo sulle messe col popolo. Contento?<br />Certamente e ritengo che fosse giusto, per motivi di sicurezza, aspettare ancora, come avevo detto. Bisognava e bisogna tutelare sempre la salute.<br />Ora impazza tra molti credenti il dibattito, comunione  sulla lingua o sulla mano come è stato scelto, perché reputata maggiormente igienica...<br />Il problema che arrovella tutti e noi, medici per primi, è quello dei virus e della loro diffusione. Spesso si arriva a  dire tutto e il contrario di tutto. Una cosa  è certa: le mani sono la parte del corpo più esposta ai virus, toccano tutto, dalle cose infette ai soldi ed hanno bisogno di continua disinfezione . In effetti esistono persone ossessionate dall' idea dei  virus e dell' ammalarsi. E le racconto un aneddoto.<br />Prego...<br />All' inizio della mia carriera, al Miulli, un collega mi porse la sua bella penna stilografica per un certificato. Non la rivolle indietro, perché diceva che la avevo toccata infettandola e me la regalò. In imbarazzo comperai per lui un' altra penna, ma non la volle, sosteneva che la avevano toccata tante mani prima di me e di lui. Alla fine accadde che si ammalò lui di virus e morì, forse perché mancava di anticorpi.<br />Torniamo alla comunione in mano.<br />Per me è più sicura quella sulla lingua rispetto a quella  sulla mano. Le mani, come le dicevo, toccano tante cose. Sulla mano in definitiva è più contagiosa. Sempre per dirle come è  la vita io in Africa ho operato in una sala operatoria che dava su una strada polverosa, e nessuno si mai ammalato.<br />Sulla comunione ne sentiamo tante...<br />Effettivamente ho letto della pinzetta e delle bustine con le ostie take  away: nel nome di questa ossessione siamo arrivati alla follia. Ma scusi: dopo la spagnola, abbiamo seguito a prendere la comunione in bocca, ad esempio e tutto è rimasto come prima. Penso che stiamo andando oltre il  buon senso, non dobbiamo correre dietro a certe cose. Salute certamente sì, ma esasperazioni o stravaganze no. In ogni caso, da medico, credo che la comunione in mano sia igienicamente meno sicura dell' altra. Del resto non ci dicono ogni giorno di non toccare cose, di non portarci  le mani al naso ed occhi. Ovviamente bisogna mantenere il distanziamento tra le persone, lavare bene e spesso le mani. Non bisogna dare spazio a chi si abbandona a fantasie a speculazioni anche commerciali.<br />Rsa finite nell' occhio del ciclone per il covid 19...<br />La fragilità accompagna da sempre l'ultima tappa del nostro cammino e ci rende molto più vulnerabili in salute. Io non me la sento di istruire come accade in Italia un processo di piazza alle rsa. Piuttosto, se devo farlo a qualcuno, lo faccio alle famiglie . Le famiglie in moltissimi casi hanno scaricato i loro cari in queste case. Mi domando: perché non li avete tenuti con voi? Ad una certa età, l' anziano ha più bisogno di umanità che di flebo. Qui sta accadendo che si ospedalizza tutto. Si nasce in clinica, e prima a casa, ci si ammala e spesso si muore in ospedale. Con questo abbiamo disumanizzato i riti di passaggio perdendo senso di pietà.<br />I Magistrati indagano...<br />Aprono sempre inchieste, anche se piove. Un fiume di roba che speso esonda e del quale, dopo il baccano iniziale tante volte non  si sente nulla. Spesso cercano non il  colpevole, ma un colpevole.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28359110</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 14:31:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28359110/comunione_con_guanti_e_sulle_mani.mp3" length="12363231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144

LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)
Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6144</a><br /><br />LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)<br />Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli.<br />Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile.<br />Le rubriche del Messale non dicono nulla circa l'uso di guanti nella celebrazione della Messa. [...] L'Ostia consacrata può essere toccata solo con mani nude: la ragione è che dei frammenti possono rimanere attaccati alle dita che la tengono. [...]<br /><br />COSA PUÒ FARE IL FEDELE<br />Ora, il fedele che si trovi ad assistere ad una Messa in cui il sacerdote indossi guanti di lattice per tenere e distribuire il Corpo di Cristo non ne porta la minima responsabilità, in quanto non ha alcuna facoltà di impedirlo e non coopera positivamente a quell'azione intrinsecamente cattiva; qualora però possa agevolmente partecipare a una Messa in cui ciò non avvenga, ha il diritto di manifestare così la propria disapprovazione, evitando di assistere a un atto che scandalizza la sua coscienza. Anche la sofferenza di vedere il Signore trattato in modo quantomeno irriverente è una ragione più che valida per andare altrove, potendolo fare, almeno dopo aver tentato di persuadere il sacerdote ad evitare l'uso dei guanti. La carità può suggerire svariati modi di aiutare i ministri sacri, con rispetto e delicatezza, a prendere coscienza della responsabilità che grava su di loro, non solo verso Dio, ma anche verso i fedeli.<br />Né il vescovo né, a maggior ragione, il sacerdote può imporre la comunione sulla mano. La legge universale della Chiesa stabilisce la comunione sulla lingua come la forma ordinaria, alla quale si può derogare solo qualora la conferenza episcopale ne abbia chiesto e ottenuto licenza dalla Santa Sede. [...] Nessuno deve sentirsi forzato nella coscienza a subire tale grave abuso; se non ottiene nulla né con la persuasione né con la denuncia, il fedele si astenga dal comunicarsi e ricorra a un sacerdote fidato che lo comunichi nella bocca fuori della Messa.<br />Non è necessario comunicarsi per adempiere il precetto festivo, né la partecipazione alla Messa è imperfetta senza la comunione; solo una volta all'anno i cattolici hanno l'obbligo di comunicarsi, cioè a Pasqua. [...] Astenersi dalla comunione per non riceverla sulla mano non è peccato, dato che non si sta respingendo il Signore, bensì rifiutando un modo di porgerlo che ripugna alla fede ed espone il Santissimo Sacramento a una profanazione involontaria consistente nella dispersione accidentale di frammenti. Essendo tale eventualità altamente probabile, è peraltro difficile considerarla del tutto involontaria.<br /><br />INDICAZIONI PRATICHE<br />In sintesi, le norme emanate circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo non obbligano in nulla nessuno, né sul piano civile, né su quello morale, né su quello canonico. La loro inosservanza, da parte del sacerdote o del fedele, non costituisce peccato, nemmeno veniale, dato che non sussiste alcuna ragionevole ipotesi di un rischio maggiore di contagio se l'Eucaristia è amministrata in modo corretto; la ricezione sulla lingua, anzi, rimane il...]]></itunes:summary><itunes:duration>773</itunes:duration><itunes:keywords>abuso,comunione,coronavirus,guanti,liturgico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f0db87eb58c81b90df9ccb3f7f0b89c4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando va fatto il Segno della Croce</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-va-fatto-il-segno-della-croce--27763169</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137</a><br /><br />QUANDO VA FATTO IL SEGNO DELLA CROCE<br />di Piefrancesco Nardini<br />Nel suo catechismo San Pio X, dopo averci parlato di come fare il Segno di Croce, di quali verità esprima e della sua utilità, ci insegna anche quando è bene farlo.<br />A dire il vero, la risposta a questo numero sarebbe stata semplicissima: bastava scrivere "sempre".<br />È, infatti, sempre buona cosa fare il Segno di Croce, in ogni momento non si sbaglia mai a farlo. L'unico modo in cui non è bene è quando lo si fa come fosse un gesto scaramantico, slegato dal suo reale significato. Ciò perché «con questo semplice atto di religione professiamo la nostra fede nei misteri più necessari a credersi, diamo gloria a Dio e procuriamo a noi e agli altri molti vantaggi spirituali e anche corporali» (Dragone, n. 36).<br />Ovviamente il Santo Papa di Riese ci dice che è "sempre bene" farlo, ma non si limita a insegnarci questo e si premura di indicarci anche alcuni esempi di situazioni in cui è massimamente bene.<br />I momenti in cui "specialmente" è indicato fare il Segno di Croce sono quelli precedenti e successivi ad un atto di religione, ossia alla Messa, ad una preghiera, al Rosario, ecc...<br />Questo perché, dato che ogni atto di religione è qualcosa che professa la nostra fede e rende gloria a Dio, farlo iniziare con un Segno di Croce aiuta a partecipare con fede a quell'atto e a rendercelo propizio, oltre che a renderlo gradito al Signore. Il ripeterlo alla fine è un modo per confermare quanto fatto e per ringraziare Dio.<br />È un po' come bussare alla porta del nostro cuore per essere sicuri di aprirlo tutto al Signore mentre preghiamo e come sottoscrivere alla fine tutto quanto professato, promesso e richiesto.<br /><br />PRIMA E DOPO I PASTI E IL RIPOSO<br />Altri momenti indicati da San Pio X (ma è la ragione stessa a confermarcelo) come massimamente buoni per fare il Segno di Croce sono quelli prima e dopo i pasti e il riposo.<br />Si deve infatti ringraziare sempre Dio per quanto di buono, bello e santo c'è nella nostra vita. Una delle cose più importanti (proprio a livello corporeo) è il mangiare e bere e il poter riposare e, soprattutto, svegliarsi.<br />Diamo tutto per scontato, infatti. Soprattutto la vita. Sappiamo tutti però che purtroppo nessuno di noi può avere certezza della durata della sua vita. Dobbiamo sempre vivere pronti per il nostro giudizio particolare. Questo non è un pensiero lugubre, ma la semplice ed incontestabile verità.<br />È quindi giustissimo fare il Segno di Croce appena svegli e prima di dormire per affidare la nostra giornata al Signore e per ringraziarLo alla fine della stessa per quanto di buono ci ha dato, a partire dalla salute.<br />Stesso discorso vale per i momenti dei pasti. È naturale, anche se oramai non per tutti, ringraziare Dio per il cibo che abbiamo, per aver potuto dar da mangiare ai nostri figli.<br />Questo è uno dei momenti in cui maggiormente si incide nell'insegnamento in famiglia. Se si pensa che i bambini guardano con attenzione i genitori e si accorgono delle cose che fanno, anche delle contraddizioni, immaginiamo quanto sia importante il Segno di Croce fatto a tavola, quando tutta la famiglia è riunita e di certo non può sfuggire all'attenzione questo gesto.<br />San Paolo consigliava «o mangiate adunque, o beviate, o facciate altra cosa: tutto fate a gloria di Dio» (1Cor 10, 31). Così ci dava una regola generale da seguire sempre in tutto ciò che si fa: lo scopo finale di ogni nostra azione deve essere la gloria di Dio.<br /><br />NEI PERICOLI DELL'ANIMA E DEL CORPO<br />Anche l'altra situazione in cui è "specialmente" utile fare il Segno di Croce è intuibile con il solo buon senso. È piuttosto la disabitudine ad affidarsi a Dio o peggio l'abitudine sempre più diffusa di attribuirGli le cose brutte della vita, a non farne più capire l'importanza.<br />Si parla dei momenti di pericolo, sia per l'anima che per il corpo.<br />L'anima è molto più tutelata se si fanno spesso Segni di Croce. Come detto nel numero precedente, è un'arma fortissima contro le tentazioni ed aiuta anche a pentirsi, se si è in peccato grave, e quindi ad avvicinarsi alla Confessione.<br />Anche in caso di pericoli per il corpo, che sia un motivo di salute, un incidente o altro, fare il Segno di Croce è un grande aiuto.<br />Questo perché in quei momenti fare questo segno significa affidarsi completamente a Dio, sapendo che solo Lui può salvarci e risolvere in bene anche il male (fisico) che ci sta colpendo.<br />Si torna perciò ad insistere, a costo di essere noiosi, di fare quanto più spesso il Segno di Croce, in qualsiasi occasione, in qualsiasi contesto, senza paura e vergogna di mostrare la propria fede e con la consapevolezza che, solo affidandosi e confidando in Dio, la nostra vita prenderà la piega più buona per noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27763169</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 18:10:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27763169/quando_va_fatto_il_segno_della_croce.mp3" length="6462066" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137

QUANDO VA FATTO IL SEGNO DELLA CROCE
di Piefrancesco Nardini
Nel suo catechismo San Pio X, dopo averci parlato di come fare il Segno di Croce, di quali verità esprima e della sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6137</a><br /><br />QUANDO VA FATTO IL SEGNO DELLA CROCE<br />di Piefrancesco Nardini<br />Nel suo catechismo San Pio X, dopo averci parlato di come fare il Segno di Croce, di quali verità esprima e della sua utilità, ci insegna anche quando è bene farlo.<br />A dire il vero, la risposta a questo numero sarebbe stata semplicissima: bastava scrivere "sempre".<br />È, infatti, sempre buona cosa fare il Segno di Croce, in ogni momento non si sbaglia mai a farlo. L'unico modo in cui non è bene è quando lo si fa come fosse un gesto scaramantico, slegato dal suo reale significato. Ciò perché «con questo semplice atto di religione professiamo la nostra fede nei misteri più necessari a credersi, diamo gloria a Dio e procuriamo a noi e agli altri molti vantaggi spirituali e anche corporali» (Dragone, n. 36).<br />Ovviamente il Santo Papa di Riese ci dice che è "sempre bene" farlo, ma non si limita a insegnarci questo e si premura di indicarci anche alcuni esempi di situazioni in cui è massimamente bene.<br />I momenti in cui "specialmente" è indicato fare il Segno di Croce sono quelli precedenti e successivi ad un atto di religione, ossia alla Messa, ad una preghiera, al Rosario, ecc...<br />Questo perché, dato che ogni atto di religione è qualcosa che professa la nostra fede e rende gloria a Dio, farlo iniziare con un Segno di Croce aiuta a partecipare con fede a quell'atto e a rendercelo propizio, oltre che a renderlo gradito al Signore. Il ripeterlo alla fine è un modo per confermare quanto fatto e per ringraziare Dio.<br />È un po' come bussare alla porta del nostro cuore per essere sicuri di aprirlo tutto al Signore mentre preghiamo e come sottoscrivere alla fine tutto quanto professato, promesso e richiesto.<br /><br />PRIMA E DOPO I PASTI E IL RIPOSO<br />Altri momenti indicati da San Pio X (ma è la ragione stessa a confermarcelo) come massimamente buoni per fare il Segno di Croce sono quelli prima e dopo i pasti e il riposo.<br />Si deve infatti ringraziare sempre Dio per quanto di buono, bello e santo c'è nella nostra vita. Una delle cose più importanti (proprio a livello corporeo) è il mangiare e bere e il poter riposare e, soprattutto, svegliarsi.<br />Diamo tutto per scontato, infatti. Soprattutto la vita. Sappiamo tutti però che purtroppo nessuno di noi può avere certezza della durata della sua vita. Dobbiamo sempre vivere pronti per il nostro giudizio particolare. Questo non è un pensiero lugubre, ma la semplice ed incontestabile verità.<br />È quindi giustissimo fare il Segno di Croce appena svegli e prima di dormire per affidare la nostra giornata al Signore e per ringraziarLo alla fine della stessa per quanto di buono ci ha dato, a partire dalla salute.<br />Stesso discorso vale per i momenti dei pasti. È naturale, anche se oramai non per tutti, ringraziare Dio per il cibo che abbiamo, per aver potuto dar da mangiare ai nostri figli.<br />Questo è uno dei momenti in cui maggiormente si incide nell'insegnamento in famiglia. Se si pensa che i bambini guardano con attenzione i genitori e si accorgono delle cose che fanno, anche delle contraddizioni, immaginiamo quanto sia importante il Segno di Croce fatto a tavola, quando tutta la famiglia è riunita e di certo non può sfuggire all'attenzione questo gesto.<br />San Paolo consigliava «o mangiate adunque, o beviate, o facciate altra cosa: tutto fate a gloria di Dio» (1Cor 10, 31). Così ci dava una regola generale da seguire sempre in tutto ciò che si fa: lo scopo finale di ogni nostra azione deve essere la gloria di Dio.<br /><br />NEI PERICOLI DELL'ANIMA E DEL CORPO<br />Anche l'altra situazione in cui è "specialmente" utile fare il Segno di Croce è intuibile con il solo buon senso. È piuttosto la disabitudine ad affidarsi a Dio o peggio l'abitudine sempre più diffusa di attribuirGli le cose brutte della vita, a non farne più capire...]]></itunes:summary><itunes:duration>404</itunes:duration><itunes:keywords>croce,fede,preghiera,protezione,segno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3a014b726c0ab6e257df1c5e3ea81ae9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La comunione distribuita con i guanti? Niccolò Stenone non si sarebbe convertito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-comunione-distribuita-con-i-guanti-niccolo-stenone-non-si-sarebbe-convertito--27770569</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133</a><br /><br />LA COMUNIONE DISTRIBUITA CON I GUANTI? NICCOLO' STENONE NON SI SAREBBE CONVERTITO<br />Forse non conoscete chi sia san Nicolò Stenone. Ve lo diciamo subito. Nacque a Copenaghen, in Danimarca, nel 1636. Crebbe ovviamente protestante. Il suo nome in danese era Niels Steinsen, italianizzato Nicolò Stenone.<br />Fu un grande e al suo tempo già famosissimo scienziato. Soprattutto un anatomista. Molti altolocati ambienti europei ricercavano la sua sapienza medica.<br />Ebbene questo illustre protestante, oggi lo definiremmo "intellettuale protestante", decise di convertirsi al Cattolicesimo. Non solo, studiò per farsi ordinare sacerdote e divenne perfino vescovo.<br />Fin qui qualcuno potrebbe dire: di storie come queste, seppur edificanti, ce ne sono tante. È vero. Il Cattolicesimo, grazie a Dio, ne annovera molte. Ma è l'occasione che suscitò la conversione dello scienziato danese che è interessante ricordarla in questi giorni.<br />Stenone si trovava a Livorno, in quanto, insieme ad altri illustri scienziati, frequentava in quel periodo la corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici. Correva l'anno 1666, il giorno era il 24 giugno. Egli si trovò ad osservare la processione del Corpus Domini. Processione come quelle di un tempo, dove l'estremo fasto rispondeva alla grande fede di allora.<br />Ebbene, una tale scena portò l'illustre scienziato a porsi un interrogativo: "O quell'Ostia è un semplice pezzo di pane, e pazzi sono coloro che le fanno tanti ossequi; o in essa vi è il vero Corpo di Cristo, e allora perché non l'onoro anch'io?"<br />Dunque, lo scienziato fu colpito da un paradosso che gli sembrava folle: come è possibile che un misero pezzo di pane (acqua e farina) possa essere così solennizzato? O sono in un manicomio - pensò - e mi trovo in mezzo ai pazzi, o sono io che sto su una cattiva strada, e non riesco a capire.<br />Fu questo paradosso, fu questa stranezza che gli si palesava come assurdità, a richiamarlo a confrontarsi con una verità in cui quei presenti credevano.<br />Fu quella manifestazione sacrale, non terrena, misteriosissima e sublime, ad inserirgli un dubbio, in questo caso un "santo dubbio".<br />Se Stenone vivesse oggi e vedesse quanto è banalizzato il Santissimo Sacramento, che direbbe? E soprattutto che risoluzione avrebbe? Si farebbe cattolico? O rimarrebbe convinto del suo protestantesimo?<br />Già in tempi di non-coronavirus il Santissimo lo si riceveva come facendo la fila alla posta o come per andare a timbrare il cartellino; oggi - ci dicono - andrebbe distribuito con guanti asettici da sala chirurgica e nosocomio.<br />Altro che paradosso! Altro che mistero! Altro che sublime!<br />E chissà quanti "Stenone" di oggi rimangono tali senza cambiare la loro vita.<br />L'uomo per credere ha bisogno anche di vedere, perché l'uomo è anche carne! E pertanto deve anche vedere quanta riverenza, quanto sacro si offre a ciò che per cui vale la pena vivere e morire.<br />Ma se ci di dimentica di questa riverenza e di questo sacro, allora nessun uomo davvero intelligente (perché si tratta d'intelligenza!) può capire davvero.<br />Quella processione del Corpus Domini del lontano 1666, con quella riverenza, e con quella sublime sacralità, fecero sì che la Chiesa e il mondo potessero annoverare un santo in più ed un eretico in meno.<br />Oggi, invece, con la banalizzazione in atto nelle cose sacre, purtroppo ci ritroviamo tanti santi in meno... e tanti eretici in più!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27770569</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 18:05:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27770569/comunione_con_i_guanti.mp3" length="5256253" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133

LA COMUNIONE DISTRIBUITA CON I GUANTI? NICCOLO' STENONE NON SI SAREBBE CONVERTITO
Forse non conoscete chi sia san Nicolò Stenone. Ve lo diciamo subito. Nacque a Copenaghen, in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6133</a><br /><br />LA COMUNIONE DISTRIBUITA CON I GUANTI? NICCOLO' STENONE NON SI SAREBBE CONVERTITO<br />Forse non conoscete chi sia san Nicolò Stenone. Ve lo diciamo subito. Nacque a Copenaghen, in Danimarca, nel 1636. Crebbe ovviamente protestante. Il suo nome in danese era Niels Steinsen, italianizzato Nicolò Stenone.<br />Fu un grande e al suo tempo già famosissimo scienziato. Soprattutto un anatomista. Molti altolocati ambienti europei ricercavano la sua sapienza medica.<br />Ebbene questo illustre protestante, oggi lo definiremmo "intellettuale protestante", decise di convertirsi al Cattolicesimo. Non solo, studiò per farsi ordinare sacerdote e divenne perfino vescovo.<br />Fin qui qualcuno potrebbe dire: di storie come queste, seppur edificanti, ce ne sono tante. È vero. Il Cattolicesimo, grazie a Dio, ne annovera molte. Ma è l'occasione che suscitò la conversione dello scienziato danese che è interessante ricordarla in questi giorni.<br />Stenone si trovava a Livorno, in quanto, insieme ad altri illustri scienziati, frequentava in quel periodo la corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici. Correva l'anno 1666, il giorno era il 24 giugno. Egli si trovò ad osservare la processione del Corpus Domini. Processione come quelle di un tempo, dove l'estremo fasto rispondeva alla grande fede di allora.<br />Ebbene, una tale scena portò l'illustre scienziato a porsi un interrogativo: "O quell'Ostia è un semplice pezzo di pane, e pazzi sono coloro che le fanno tanti ossequi; o in essa vi è il vero Corpo di Cristo, e allora perché non l'onoro anch'io?"<br />Dunque, lo scienziato fu colpito da un paradosso che gli sembrava folle: come è possibile che un misero pezzo di pane (acqua e farina) possa essere così solennizzato? O sono in un manicomio - pensò - e mi trovo in mezzo ai pazzi, o sono io che sto su una cattiva strada, e non riesco a capire.<br />Fu questo paradosso, fu questa stranezza che gli si palesava come assurdità, a richiamarlo a confrontarsi con una verità in cui quei presenti credevano.<br />Fu quella manifestazione sacrale, non terrena, misteriosissima e sublime, ad inserirgli un dubbio, in questo caso un "santo dubbio".<br />Se Stenone vivesse oggi e vedesse quanto è banalizzato il Santissimo Sacramento, che direbbe? E soprattutto che risoluzione avrebbe? Si farebbe cattolico? O rimarrebbe convinto del suo protestantesimo?<br />Già in tempi di non-coronavirus il Santissimo lo si riceveva come facendo la fila alla posta o come per andare a timbrare il cartellino; oggi - ci dicono - andrebbe distribuito con guanti asettici da sala chirurgica e nosocomio.<br />Altro che paradosso! Altro che mistero! Altro che sublime!<br />E chissà quanti "Stenone" di oggi rimangono tali senza cambiare la loro vita.<br />L'uomo per credere ha bisogno anche di vedere, perché l'uomo è anche carne! E pertanto deve anche vedere quanta riverenza, quanto sacro si offre a ciò che per cui vale la pena vivere e morire.<br />Ma se ci di dimentica di questa riverenza e di questo sacro, allora nessun uomo davvero intelligente (perché si tratta d'intelligenza!) può capire davvero.<br />Quella processione del Corpus Domini del lontano 1666, con quella riverenza, e con quella sublime sacralità, fecero sì che la Chiesa e il mondo potessero annoverare un santo in più ed un eretico in meno.<br />Oggi, invece, con la banalizzazione in atto nelle cose sacre, purtroppo ci ritroviamo tanti santi in meno... e tanti eretici in più!]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:keywords>comunione,conversione,fede,guanti,sacramento,santo,stenone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7f0fb4a85f3c77bfbb521d7ca1539be9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il padre spirituale è necessario (e va scelto bene)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-padre-spirituale-e-necessario-e-va-scelto-bene--25492772</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6054<br /><br />IL PADRE SPIRITUALE E' NECESSARIO E VA SCELTO BENE<br />Parliamo prima della necessità di un direttore (maestro spirituale/confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita spirituale e poi rispetto all'autorità della Chiesa e dopo delle qualità che gli convengono.<br /><br />1) LA NECESSITÀ DI UN DIRETTORE NEI PERICOLI DELLA VITA SPIRITUALE<br />Proveniamo da un bel Regno ed a quel bel Regno dobbiamo tornare, ma tornare attraverso un paese selvaggio e pericoloso. Il terreno è ingannatore e pieno di pericoli; dappertutto ci sono nascosti nemici senza misericordia, che ci vogliono uccidere ed impadronirsi delle nostre anime.<br />Il Re che ci ha incaricati di tornare al Suo regno, ci ha giustamente fatti accompagnare da un Suo servo, che ci possa guidare attraverso il terreno e custodirci dai nemici feroci. Questo è l'Angelo Custode. Ma vuol farci accompagnare anche da qualcun altro, non invisibile né puramente spirituale, bensì visibile ed al contempo spirituale e materiale, un nostro pari, ben versato nei pericoli del terreno e dei nemici che lo infestano, con cui ci possiamo intrattenere con ogni reciprocità, libertà e franchezza; consigliare ed obbedire prontamente, per arrivare alla meta in sicurezza.<br />Scrive Padre Morando nella sua edizione delle Opere di santa Teresa d'Avila (Vita, volume IV): "Il confessore è padre, maestro, medico, giudice e guida dell'anima che a lui si affida... Di esso si serve il Signore come di un secondo Angelo Custode, per illuminarci, dirigerci, toglierci dai peccati e dai vizi, riprenderci e guidarci sulla strada sicura della salute".<br />Bisogna fare dunque una buona scelta, perché alle volte da questa dipende l'esito della confessione e il progresso spirituale. Scrive san Basilio: "Nella confessione dei peccati è da osservarsi la stessa regola che nello scoprire i mali del corpo: non si mostrano questi a uno qualsiasi, ma a coloro che sono esperti nel curarli".<br />Senza una tale guida cosa diverremmo? Diverremmo guide a noi stessi. Non è possibile vedere con integra chiarezza quando si tratti di noi stessi, dice san Francesco di Sales; non possiamo essere giudici imparziali in causa propria per una certa compiacenza 'così segreta ed impercettibile che, se non si ha buona vista, non si può scoprire e quelli stessi che ne son presi, non la conoscono se non la si faccia loro vedere'.<br />Si manifesta la necessità di un direttore, infatti, in tutte e le tre tappe della vita spirituale, di cui ora parleremo.<br />1° TAPPA DELLA VITA SPIRITUALE (gli incipienti)<br />Per gli incipienti c'è bisogno all'inizio di un periodo lungo e laborioso di penitenza. I pericoli che questo periodo comporta sono:<br />a) la vana compiacenza nelle mortificazioni esterne, onde si guasta la salute, si cura con troppa indulgenza e si cade poi nel rilassamento;<br />b) la presunzione prematura di entrare in una tappa spirituale troppo alta, come quella dell'amore, ciò che può condurre allo scoraggiamento ed a nuove cadute;<br />c) l'aridità spirituale, onde le consolazioni sensibili iniziali spariscono, si abbandonano gli esercizi di pietà e si cade nella tiepidezza. Il direttore ha il compito di ammonire i figli spirituali circa il fatto che le consolazioni non dureranno per sempre, di assicurarli che l'aridità rassoda le virtù e purifica l'amore.<br />2° TAPPA DELLA VITA SPIRITUALE (i progredienti)<br />Per i progredienti, c'è bisogno di nuovo di luce per discernere le virtù da coltivare, per esaminare la coscienza, di incoraggiamento per perseverare nel lungo e faticoso cammino verso la perfezione.<br />3° TAPPA DELLA VITA SPIRITUALE (coloro che si stanno avvicinando alla perfezione)<br />Per i perfetti o piuttosto per coloro che si stanno avvicinando alla perfezione, un direttore è altrettanto indispensabile: per coltivare i doni dello Spirito Santo; per discernere le ispirazioni divine da quelle della natura o del demonio; per essere guidati nei tempi delle prove passive: dei profondi turbamenti, delle tentazioni, delle paure della divina giustizia; per essere discreti, umili, docili e prudenti nei tempi di grazie contemplative: per conciliare la passività con l'attività.<br /><br />2) L'AUTORITÀ DELLA CHIESA<br />"Dio, avendo costituita la Chiesa come società gerarchica - scrive Padre Tanquerey - volle che le anime fossero santificate per mezzo della sottomissione al Papa e ai vescovi nel foro esterno e ai confessori nel foro interno". Papa Leone XIII scrive: "Troviamo alle origini stesse della Chiesa una celebre manifestazione di questa legge: benchè Saulo, spirante minacce e carneficine, avesse inteso la voce di Cristo Stesso e gli avesse chiesto: "Signore, che volete ch'io faccia?' pure fu inviato ad Anania in Damasco: "Entra in città e là ti sarà detto quel che devi fare"..."Cosi fu praticato nella Chiesa; questa è la dottrina unanimemente professata da tutti coloro che, nel corso dei secoli, rifulsero per scienza e santità".<br />La necessità di un direttore spirituale per i monaci viene insegnata da san Giovanni Cassiano in Occidente e da san Giovanni Climaco in Oriente. San Vincenzo Ferreri asserisce: "Chi ha un direttore al quale obbedisce senza riserva e in tutte le cose, arriverà molto più facilmente e più presto che da solo, anche se fornito di vivissima intelligenza e di dotti libri in materia spirituale".<br />Ciò che vale per i monaci vale anche per i laici. Sant'Alfonso insegna che uno dei doveri principali del confessore è quello di dirigere le anime. Le lettere di molti Padri della Chiesa, come San Girolamo e Sant' Agostino, testimoniano lo stesso bisogno da parte dei fedeli, come ci mostra d'altronde la natura stessa della vita spirituale, che tutti i fedeli dovrebbero condurre in modo serio.<br />Dice Padre Godinez: "Su mille persone che Dio chiama alla perfezione, dieci appena corrispondono e su cento che Dio chiama alla contemplazione, novantanove mancano all'appello... Bisogna riconoscere che una della cause principali è la mancanza di maestri spirituali... Costoro sono, dopo la Grazia di Dio, i nocchieri che guidano le anime attraverso lo sconosciuto mare della vita spirituale. E se nessuna scienza, nessuna arte, per semplice che sia, può essere imparata senza un maestro che l'insegni, tanto meno si potrà imparare quell'alta sapienza della perfezione evangelica ove s'incontrano così profondi misteri... Stimo quindi cosa moralmente impossibile che, senza miracolo o senza maestro, un'anima possa per lunghi anni passare per ciò che vi è di più alto e di più arduo nella vita spirituale senza correr rischio di perdersi".<br /><br />3) LE QUALITÀ DI UN DIRETTORE<br />Santa Teresa insiste che un direttore sia dotto, prudente e che abbia esperienza delle cose di Dio. Scrive: "... il demonio ci può tendere molti tranelli; perciò non vi sarà mai nulla di più sicuro che temere sempre più, procedere sempre con cautela, avere un maestro che sia dotto e non tacergli nulla: facendo così non potrà venire alcun danno"' (Vita 25); È molto importante... che il nostro maestro sia prudente, cioè di buon criterio e abbia esperienza. Se oltre a ciò è anche dotto, è una grandissima fortuna" (Vita 13).<br />Padre Morando aggiunge che il confessore deve essere anche uomo di Dio, discreto, paziente e zelante, non troppo severo, non troppo condiscendente. Per poter discernere il direttore adatto, occorre una ricerca in buona fede e sincerità di cuore con preghiera fervorosa a Dio. Santa Teresa d'Avila cercava un confessore adatto per i 18 anni. La Santa dice: "Se nonostante ogni sua ricerca, non lo può trovare, il Signore verrà certamente in suo aiuto, come ha sempre fatto con me, quantunque sia tanto miserabile'. Aggiunge che un direttore inadatto 'invece di porgere rimedi alle anime, non fanno che inquietarle ed affligerle. Ma questa prova sarà tenuta da Dio in gran conto" (Vita 40).<br />Una volta "trovato un buon confessore, il penitente non lo deve cambiare senza un giusto e grave motivo', aggiunge Padre Morando. 'Coll'essere stabile, conosce meglio lo stato ed i bisogni dell'anima; più fruttuosa e sicura riuscirà la direzione. Bisogna considerare il confessore come il rappresentante di Gesù Cristo e quindi averne stima e rispetto, docilità e ubbidienza, tutto manifestargli e nulla nascondergli".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25492772</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2020 18:45:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25492772/il_padre_sprituale_necessario_e_va_scelto_bene.mp3" length="9406170" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6054

IL PADRE SPIRITUALE E' NECESSARIO E VA SCELTO BENE
Parliamo prima della necessità di un direttore (maestro spirituale/confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6054<br /><br />IL PADRE SPIRITUALE E' NECESSARIO E VA SCELTO BENE<br />Parliamo prima della necessità di un direttore (maestro spirituale/confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita spirituale e poi rispetto all'autorità della Chiesa e dopo delle qualità che gli convengono.<br /><br />1) LA NECESSITÀ DI UN DIRETTORE NEI PERICOLI DELLA VITA SPIRITUALE<br />Proveniamo da un bel Regno ed a quel bel Regno dobbiamo tornare, ma tornare attraverso un paese selvaggio e pericoloso. Il terreno è ingannatore e pieno di pericoli; dappertutto ci sono nascosti nemici senza misericordia, che ci vogliono uccidere ed impadronirsi delle nostre anime.<br />Il Re che ci ha incaricati di tornare al Suo regno, ci ha giustamente fatti accompagnare da un Suo servo, che ci possa guidare attraverso il terreno e custodirci dai nemici feroci. Questo è l'Angelo Custode. Ma vuol farci accompagnare anche da qualcun altro, non invisibile né puramente spirituale, bensì visibile ed al contempo spirituale e materiale, un nostro pari, ben versato nei pericoli del terreno e dei nemici che lo infestano, con cui ci possiamo intrattenere con ogni reciprocità, libertà e franchezza; consigliare ed obbedire prontamente, per arrivare alla meta in sicurezza.<br />Scrive Padre Morando nella sua edizione delle Opere di santa Teresa d'Avila (Vita, volume IV): "Il confessore è padre, maestro, medico, giudice e guida dell'anima che a lui si affida... Di esso si serve il Signore come di un secondo Angelo Custode, per illuminarci, dirigerci, toglierci dai peccati e dai vizi, riprenderci e guidarci sulla strada sicura della salute".<br />Bisogna fare dunque una buona scelta, perché alle volte da questa dipende l'esito della confessione e il progresso spirituale. Scrive san Basilio: "Nella confessione dei peccati è da osservarsi la stessa regola che nello scoprire i mali del corpo: non si mostrano questi a uno qualsiasi, ma a coloro che sono esperti nel curarli".<br />Senza una tale guida cosa diverremmo? Diverremmo guide a noi stessi. Non è possibile vedere con integra chiarezza quando si tratti di noi stessi, dice san Francesco di Sales; non possiamo essere giudici imparziali in causa propria per una certa compiacenza 'così segreta ed impercettibile che, se non si ha buona vista, non si può scoprire e quelli stessi che ne son presi, non la conoscono se non la si faccia loro vedere'.<br />Si manifesta la necessità di un direttore, infatti, in tutte e le tre tappe della vita spirituale, di cui ora parleremo.<br />1° TAPPA DELLA VITA SPIRITUALE (gli incipienti)<br />Per gli incipienti c'è bisogno all'inizio di un periodo lungo e laborioso di penitenza. I pericoli che questo periodo comporta sono:<br />a) la vana compiacenza nelle mortificazioni esterne, onde si guasta la salute, si cura con troppa indulgenza e si cade poi nel rilassamento;<br />b) la presunzione prematura di entrare in una tappa spirituale troppo alta, come quella dell'amore, ciò che può condurre allo scoraggiamento ed a nuove cadute;<br />c) l'aridità spirituale, onde le consolazioni sensibili iniziali spariscono, si abbandonano gli esercizi di pietà e si cade nella tiepidezza. Il direttore ha il compito di ammonire i figli spirituali circa il fatto che le consolazioni non dureranno per sempre, di assicurarli che l'aridità rassoda le virtù e purifica l'amore.<br />2° TAPPA DELLA VITA SPIRITUALE (i progredienti)<br />Per i progredienti, c'è bisogno di nuovo di luce per discernere le virtù da coltivare, per esaminare la coscienza, di incoraggiamento per perseverare nel lungo e faticoso cammino verso la perfezione.<br />3° TAPPA DELLA VITA SPIRITUALE (coloro che si stanno avvicinando alla perfezione)<br />Per i perfetti o piuttosto per coloro che si stanno avvicinando alla perfezione, un direttore è altrettanto indispensabile: per coltivare i doni dello Spirito Santo; per discernere le ispirazioni divine da quelle della natura o del...]]></itunes:summary><itunes:duration>588</itunes:duration><itunes:keywords>anima,confessione,correzione,padre,spirituale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d70b389bf608cbd34a01435b2902e7df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché la quaresima e la penitenza danno tanto fastidio alla cultura moderna?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-la-quaresima-e-la-penitenza-danno-tanto-fastidio-alla-cultura-moderna--23986972</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057</a><br /><br />PERCHE' LA QUARESIMA E LA PENITENZA DANNO TANTO FASTIDIO ALLA CULTURA MODERNA?<br />La Quaresima richiama il deserto in cui Gesù andò a fare penitenza per quaranta giorni.<br />Gesù aveva bisogno di far penitenza, Lui che è vero uomo ed anche vero Dio? La risposta è ovviamente negativa. E allora perché andò nel deserto? Per insegnare quanto per noi sia necessaria la penitenza; e quanto essa costituisca la verità della natura umana.<br />Verità della natura umana. Vediamo perché.<br />Pochi sanno che la penitenza è strutturalmente anti-moderna. E non perché richiami chissà quali atmosfere passate; bensì perché richiama una verità antropologica che è stata volutamente negata dalla mentalità  moderna e anche da quella contemporanea postmoderna.<br />La penitenza, infatti, presuppone che l'uomo è libero. Per due motivi.<br />Il primo è perché la penitenza è una purificazione dei peccati. Ora, se c'è necessità di purificarsi dai peccati è perché questi sono atti liberi, ovvero atti che si avrebbe anche potuto non compiere. Il peccatore deve far penitenza perché ha sbagliato.<br />Il secondo motivo è perché la penitenza serve a governare se stessi; a far sì che l'uomo intervenga su stesso per riformarsi.<br />Ci sono due filosofi chiave per capire il pensiero moderno: Hobbes e Rousseau.<br />Il primo afferma che l'uomo è strutturalmente cattivo, per cui l'unica speranza per fare in modo che agisca bene è che ci sia uno Stato forte che lo costringa a tale comportamento.<br />Rousseau, invece, dice il contrario e cioè che l'uomo è in natura buono e che il suo comportamento negativo sarebbe causato dalla società ingiusta.<br />Entrambi questi filosofi, pur dicendo cose molto diverse, arrivano però alla stessa conclusione: l'uomo non è libero, la sua salvezza sta solo in ciò che è esterno a lui; lo Stato per Hobbes, la nascita di una società perfettamente giusta (quindi utopica) per Rousseau.<br />La penitenza, invece, è un "manifesto" a favore della libertà e della responsabilità umane. L'uomo può migliorarsi intervenendo su stesso, convertendo il suo cuore, governando se stesso. Disciplinandosi.<br />Ma c'è un altro punto che attesta quanto la penitenza sia strutturalmente anti-moderna.<br />La penitenza fa capire che le scelte e gli atti non sono tutti uguali. Ci sono scelte e atti buoni e scelte e atti cattivi. Purificare i peccati, vuol dire che la libertà, per essere vera libertà, deve orientarsi al bene, cioè deve essere giudicata dalla verità.<br />Cosa ben diversa dal "credo" attuale in cui ogni desiderio e capriccio individuali pretendono di essere riconosciuti come diritti!<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire il significato della quaresima e come affrontare bene questo periodo, si possono leggere i seguenti articoli.<br /><br />NON LASCIAMO CHE LA QUARESIMA PASSI INVANO<br />Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia<br />di don Stefano Bimbi<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631</a><br /><br />L'ASTINENZA DALLE CARNI VA OSSERVATA TUTTI I VENERDI DELL'ANNO<br />Può, al limite, essere sostituita da altra opera penitenziale, ma penitenza deve sempre esserci per ricordare la morte di Gesù<br />da Amici Domenicani<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3907" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3907</a><br /><br />LA QUARESIMA CI SPINGE AD IMPARARE L'UMILTA'<br />Essere umili è indispensabile per sperimentare la gioia e vivere in pienezza la nostra vita<br />da Beata Pacis Visio<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577</a><br /><br />LA LEZIONE DEL DIGIUNO: CATTEDRA DI CONVERSIONE<br />Le molteplici occasioni di una quaresima non abitudinaria<br />di Giacomo Samek Lodovici<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2188" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2188</a><br /><br />MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA<br />E' necessario uscire dall'illusione di auto-sufficienza<br />di Benedetto XVI<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=419" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=419</a><br /><br />CI SI PUO' SPOSARE IN QUARESIMA?<br />Non ci sono più tempi proibiti per le nozze (ripassiamo i cinque precetti generali della Chiesa)<br />di Giano Colli<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3187" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3187</a><br /><br />VIDEO: Spirito di Quaresima e spirito del Sessantotto di Roberto de Mattei<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=9fBy1n3EYnc" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=9fBy1n3EYnc</a><br /> <br />Titolo originale: Sai perché la penitenza dà fastidio alla nostra cultura? Perché è la verità della natura umana!<br />Fonte: I Tre Sentieri, 9 marzo 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 656]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23986972</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2020 19:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23986972/perch_la_quaresima_e_la_penitenza_danno_tanto_fastidio_alla_cultura_moderna.mp3" length="3911261" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057&#13;
&#13;
PERCHE' LA QUARESIMA E LA PENITENZA DANNO TANTO FASTIDIO ALLA CULTURA MODERNA?&#13;
La Quaresima richiama il deserto in cui Gesù andò a fare penitenza per quaranta giorni.&#13;
Gesù...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6057</a><br /><br />PERCHE' LA QUARESIMA E LA PENITENZA DANNO TANTO FASTIDIO ALLA CULTURA MODERNA?<br />La Quaresima richiama il deserto in cui Gesù andò a fare penitenza per quaranta giorni.<br />Gesù aveva bisogno di far penitenza, Lui che è vero uomo ed anche vero Dio? La risposta è ovviamente negativa. E allora perché andò nel deserto? Per insegnare quanto per noi sia necessaria la penitenza; e quanto essa costituisca la verità della natura umana.<br />Verità della natura umana. Vediamo perché.<br />Pochi sanno che la penitenza è strutturalmente anti-moderna. E non perché richiami chissà quali atmosfere passate; bensì perché richiama una verità antropologica che è stata volutamente negata dalla mentalità  moderna e anche da quella contemporanea postmoderna.<br />La penitenza, infatti, presuppone che l'uomo è libero. Per due motivi.<br />Il primo è perché la penitenza è una purificazione dei peccati. Ora, se c'è necessità di purificarsi dai peccati è perché questi sono atti liberi, ovvero atti che si avrebbe anche potuto non compiere. Il peccatore deve far penitenza perché ha sbagliato.<br />Il secondo motivo è perché la penitenza serve a governare se stessi; a far sì che l'uomo intervenga su stesso per riformarsi.<br />Ci sono due filosofi chiave per capire il pensiero moderno: Hobbes e Rousseau.<br />Il primo afferma che l'uomo è strutturalmente cattivo, per cui l'unica speranza per fare in modo che agisca bene è che ci sia uno Stato forte che lo costringa a tale comportamento.<br />Rousseau, invece, dice il contrario e cioè che l'uomo è in natura buono e che il suo comportamento negativo sarebbe causato dalla società ingiusta.<br />Entrambi questi filosofi, pur dicendo cose molto diverse, arrivano però alla stessa conclusione: l'uomo non è libero, la sua salvezza sta solo in ciò che è esterno a lui; lo Stato per Hobbes, la nascita di una società perfettamente giusta (quindi utopica) per Rousseau.<br />La penitenza, invece, è un "manifesto" a favore della libertà e della responsabilità umane. L'uomo può migliorarsi intervenendo su stesso, convertendo il suo cuore, governando se stesso. Disciplinandosi.<br />Ma c'è un altro punto che attesta quanto la penitenza sia strutturalmente anti-moderna.<br />La penitenza fa capire che le scelte e gli atti non sono tutti uguali. Ci sono scelte e atti buoni e scelte e atti cattivi. Purificare i peccati, vuol dire che la libertà, per essere vera libertà, deve orientarsi al bene, cioè deve essere giudicata dalla verità.<br />Cosa ben diversa dal "credo" attuale in cui ogni desiderio e capriccio individuali pretendono di essere riconosciuti come diritti!<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire il significato della quaresima e come affrontare bene questo periodo, si possono leggere i seguenti articoli.<br /><br />NON LASCIAMO CHE LA QUARESIMA PASSI INVANO<br />Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia<br />di don Stefano Bimbi<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3631</a><br /><br />L'ASTINENZA DALLE CARNI VA OSSERVATA TUTTI I VENERDI DELL'ANNO<br />Può, al limite, essere sostituita da altra opera penitenziale, ma penitenza deve sempre esserci per ricordare la morte di Gesù<br />da Amici Domenicani<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3907" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3907</a><br /><br />LA QUARESIMA CI SPINGE AD IMPARARE L'UMILTA'<br />Essere umili è indispensabile per sperimentare la gioia e vivere in pienezza la nostra vita<br />da Beata Pacis Visio<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5577</a><br /><br />LA LEZIONE DEL DIGIUNO: CATTEDRA DI...]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:keywords>pasqua,penitenza,purificazione,quaresima</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e01200479d4225e8fd7b963c5cd5127c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il mito della comunione sulla mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-mito-della-comunione-sulla-mano--61004019</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6043</a><br /><br />IL MITO DELLA COMUNIONE SULLA MANO<br /><br />Ormai è frequentissimo vedere fedeli che vanno a comunicarsi prendendo l'Eucaristia in mano. Chi è favorevole, dice che Gesù nel Cenacolo diede la prima Eucaristia nelle mani degli Apostoli. E inoltre che nei primi tempi della Chiesa non vi sarebbe stata l'usanza di ricevere l'Eucaristia direttamente in bocca.<br />Prima di tutto facciamo parlare papa Giovanni Paolo II che nell'Ecclesia de Eucharistia scrive al n.61: "Dobbiamo badare con ogni premura a non attenuare alcuna dimensione o esigenza dell'Eucaristia. Così ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. (...) Non c'è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero!"<br />Fatta questa autorevole premessa, veniamo al dunque.<br />L'ULTIMA CENA E I PRIMI CRISTIANI<br />A proposito del fatto che Gesù nell'Ultima Cena non diede agli Apostoli l'Eucaristia direttamente in bocca ma in mano, va detto che ciò non è affatto scontato. Anzi, è possibile supporre che Gesù abbia dato il pane direttamente in bocca a ciascun apostolo. In Medio Oriente, al tempo di Gesù vi era un'usanza che perdura tuttora: il capofamiglia nutre i suoi ospiti con la propria mano, mettendo un pezzo simbolico di cibo nella bocca degli ospiti. Ma, ammesso e non concesso che sia andata davvero così, cioè che Gesù abbia dato l'Eucaristia nelle mani degli apostoli, va fatta una precisazione importante: in quel momento gli Apostoli già erano stati ordinati sacerdoti, addirittura sacerdoti in pienezza, quindi vescovi.<br />Per quanto invece riguarda il secondo argomento e cioè che i primi cristiani ricevessero la Comunione in mano vanno fatte due premesse.<br />Prima premessa: non è detto che ciò che vi era nell'antichità è sempre migliore di ciò che si è approfondito e si è istituzionalizzato in seguito. Liturgicamente, come è sbagliato il progressismo, per cui ciò che viene dopo sarebbe sempre migliore di ciò che è venuto prima, è altrettanto sbagliato l'archeologismo, ovvero ciò che è venuto prima sarebbe sempre migliore di ciò che viene dopo.<br />Seconda premessa: nei primi secoli del Cristianesimo si facevano forti penitenze per l'Eucaristia, per esempio ci si asteneva da qualsiasi cibo e bevanda dalla vigilia fino al momento della Comunione. Ora, se valesse il principio archeologista, bisognerebbe chiedere a tanti sostenitori della Comunione nella mano: perché non recuperare anche le rigide penitenze dei primi secoli? Se è giusto riprendere ciò che vi era all'inizio, allora si riprendano anche le dure penitenze dell'inizio. È da prevedere che molti si tirerebbero indietro.<br />VENIAMO AI FATTI<br />Davvero nei primi tempi della Chiesa l'Eucaristia si riceveva nella mano? Certamente ci sono varie testimonianze che dicono questo. Ma è pur vero che ci sono anche testimonianze che attestano anche l'uso di dare la Comunione direttamente in bocca; e che la forma di darla sulla mano fosse dovuta a retaggi legati ai tempi delle persecuzioni. Va detto, inoltre, che nell'antichità era diffusa la distribuzione della Comunione usando pane fermentato e non azzimo, il che, ovviamente, non rendeva facile la perdita di frammenti.<br />Dicevamo, ci sono testimonianze certe che attestano come sin dall'inizio vi era anche la consuetudine di deporre le sacre Specie sulle labbra dei comunicandi e anche della proibizione ai laici di toccare l'Eucaristia con le mani. Solo in caso di necessità e in tempo di persecuzione, assicura per esempio san Basilio, si poteva derogare da questa norma e quindi era concesso anche ai laici di comunicarsi con le proprie mani.<br />Papa Sisto I fu papa dal 115 al 125. Questi proibì ai laici di toccare i vasi sacri, per cui è ampiamente fondato supporre che vietasse agli stessi di toccare le Sacre Specie eucaristiche.<br />Sant'Eutichiano, papa dal 275 al 283, affinché non toccassero l'Eucaristia con le mani, proibì ai laici di portare le sacre Specie agli ammalati.<br />Il Concilio di Saragozza, nel 380, emanò la scomunica contro coloro che si fossero permessi di trattare la santissima Eucaristia come in tempo di persecuzione, tempo nel quale - come abbiamo già detto - anche i laici potevano trovarsi nella necessità di toccarla con le proprie mani.<br />Sant'Innocenzo I, dal 404, impose il rito della Comunione solo sulla lingua.<br />Papa Sant'Innocenzo I (401-417), nel 416, nella Lettera a Decenzio, Vescovo di Gubbio, che gli chiedeva direttive riguardo alla liturgia romana che intendeva adottare, rispose affermando per tutti l'obbligo di rispettare al riguardo la Tradizione della Chiesa di Roma, perché essa discende dallo stesso Pietro, primo Papa. Ebbene, lo stesso Sant'Innocenzo - come abbiamo detto prima - dal 404 aveva imposto il rito della Comunione solo sulla lingua.<br />San Gregorio Magno narra che sant'Agapito, papa dal 535 al 536, durante i pochi mesi del suo pontificato, recatosi a Costantinopoli, guarì un sordomuto all'atto in cui "gli metteva in bocca il Corpo del Signore", dunque l'Eucaristia si dava direttamente in bocca.<br />Il Concilio di Rouen, verso il 650, proibì al ministro dell'Eucaristia di deporre le sacre Specie sulla mano del comunicando laico: "(Il sacerdote) badi a comunicarli (i fedeli) di propria mano, non ponga l'Eucaristia in mano a nessun laico o donna, ma la deponga solo sulle labbra con queste parole..."<br />CONCILI E SINODI<br />Sulla medesima linea il Concilio Costantinopolitano III (680-681), sotto i pontefici Agatone e Leone II, vietò ai fedeli di comunicarsi con le proprie mani e minacciò la scomunica a chi avesse avuto la temerarietà di farlo.<br />Il Sinodo di Cordoba dell'anno 839 condannò la setta dei "casiani" a causa del loro rifiuto di ricevere la sacra Comunione direttamente in bocca.<br />In Occidente, il gesto di prostrarsi e inginocchiarsi prima di ricevere il Corpo del Signore si osservava negli ambienti monastici già a partire dal VI secolo (per esempio nei monasteri di san Colombano) Più tardi nei secoli X e XI questo gesto si diffuse ancora di più.<br />Quando san Tommaso d'Aquino espose nella Summa (III, 9, 82) i motivi che vietavano ai laici di toccare le sacre Specie, non parlò di un rito di recente invenzione, bensì di consuetudine liturgica antica come la Chiesa.<br />Ecco perché il Concilio di Trento (Decreto sull'Eucaristia, Sessione III) poté affermare che non solo nella Chiesa di Dio fu una consuetudine costante che i laici ricevessero la Comunione dai sacerdoti, mentre i sacerdoti si comunicassero da sé, ma anche che tale consuetudine è di origine apostolica: "Nell'assunzione di questo Sacramento (l'Eucaristia) fu sempre costume nella Chiesa di Dio che i laici ricevessero la comunione dai Sacerdoti e i Sacerdoti celebranti invece comunicassero se stessi, costume che con ogni ragione deve ritenersi come proveniente dalla Tradizione apostolica."<br />Abbiamo iniziato con papa Giovanni Paolo II, concludiamo con lui. Sempre nella Ecclesia de Eucharistia, al n.49, scrive: "Sull'onda dell'elevato senso del mistero si comprende come la fede della Chiesa nel mistero eucaristico si sia espressa nella storia non solo attraverso l'istanza di un interiore atteggiamento di devozione, ma anche attraverso una serie di espressioni esterne."<br />Venendo a concludere, possiamo dire che, indipendentemente dal fatto che anche nell'antichità ci potessero essere delle consuetudini di dare la Comunione sulla mano, con il consolidarsi della Tradizione questa usanza non solo sparì ma venne anche condannata.<br />A riguardo ha scritto giustamente don Giuseppe Pace S.D.B.: "Non si nega che (nei primi tempi del Cristianesimo) sia stato permesso ai laici di toccare talora le sacre Specie, in certi casi particolari, o anche in alcune Chiese particolari, per qualche tempo. Ma si nega che tale sia stata la consuetudine della Chiesa sia in Oriente che in Occidente per mille anni; (...). Anche nel culto dovuto alla santissima Eucarestia è avvenuto un sapiente progresso, analogo a quello avvenuto nel campo dogmatico (con il quale non ha nulla a che fare la teologia modernista). Detto progresso liturgico rese universale l'uso di inginocchiarsi in atto di adorazione, e quindi l'uso dell'inginocchiatoio; l'uso di coprire la balaustra di candida tovaglia, l'uso della patena, talora anche di una torcia accesa; e poi la pratica di fare almeno un quarto d'ora di ringraziamento personale".<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61004019</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2020 20:36:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61004019/il_mito_della_comunione_sulla_mano.mp3" length="10722032" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6043

IL MITO DELLA COMUNIONE SULLA MANO

Ormai è frequentissimo vedere fedeli che vanno a comunicarsi prendendo l'Eucaristia in mano. Chi è favorevole, dice che Gesù nel Cenacolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6043</a><br /><br />IL MITO DELLA COMUNIONE SULLA MANO<br /><br />Ormai è frequentissimo vedere fedeli che vanno a comunicarsi prendendo l'Eucaristia in mano. Chi è favorevole, dice che Gesù nel Cenacolo diede la prima Eucaristia nelle mani degli Apostoli. E inoltre che nei primi tempi della Chiesa non vi sarebbe stata l'usanza di ricevere l'Eucaristia direttamente in bocca.<br />Prima di tutto facciamo parlare papa Giovanni Paolo II che nell'Ecclesia de Eucharistia scrive al n.61: "Dobbiamo badare con ogni premura a non attenuare alcuna dimensione o esigenza dell'Eucaristia. Così ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. (...) Non c'è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero!"<br />Fatta questa autorevole premessa, veniamo al dunque.<br />L'ULTIMA CENA E I PRIMI CRISTIANI<br />A proposito del fatto che Gesù nell'Ultima Cena non diede agli Apostoli l'Eucaristia direttamente in bocca ma in mano, va detto che ciò non è affatto scontato. Anzi, è possibile supporre che Gesù abbia dato il pane direttamente in bocca a ciascun apostolo. In Medio Oriente, al tempo di Gesù vi era un'usanza che perdura tuttora: il capofamiglia nutre i suoi ospiti con la propria mano, mettendo un pezzo simbolico di cibo nella bocca degli ospiti. Ma, ammesso e non concesso che sia andata davvero così, cioè che Gesù abbia dato l'Eucaristia nelle mani degli apostoli, va fatta una precisazione importante: in quel momento gli Apostoli già erano stati ordinati sacerdoti, addirittura sacerdoti in pienezza, quindi vescovi.<br />Per quanto invece riguarda il secondo argomento e cioè che i primi cristiani ricevessero la Comunione in mano vanno fatte due premesse.<br />Prima premessa: non è detto che ciò che vi era nell'antichità è sempre migliore di ciò che si è approfondito e si è istituzionalizzato in seguito. Liturgicamente, come è sbagliato il progressismo, per cui ciò che viene dopo sarebbe sempre migliore di ciò che è venuto prima, è altrettanto sbagliato l'archeologismo, ovvero ciò che è venuto prima sarebbe sempre migliore di ciò che viene dopo.<br />Seconda premessa: nei primi secoli del Cristianesimo si facevano forti penitenze per l'Eucaristia, per esempio ci si asteneva da qualsiasi cibo e bevanda dalla vigilia fino al momento della Comunione. Ora, se valesse il principio archeologista, bisognerebbe chiedere a tanti sostenitori della Comunione nella mano: perché non recuperare anche le rigide penitenze dei primi secoli? Se è giusto riprendere ciò che vi era all'inizio, allora si riprendano anche le dure penitenze dell'inizio. È da prevedere che molti si tirerebbero indietro.<br />VENIAMO AI FATTI<br />Davvero nei primi tempi della Chiesa l'Eucaristia si riceveva nella mano? Certamente ci sono varie testimonianze che dicono questo. Ma è pur vero che ci sono anche testimonianze che attestano anche l'uso di dare la Comunione direttamente in bocca; e che la forma di darla sulla mano fosse dovuta a retaggi legati ai tempi delle persecuzioni. Va detto, inoltre, che nell'antichità era diffusa la distribuzione della Comunione usando pane fermentato e non azzimo, il che, ovviamente, non rendeva facile la perdita di frammenti.<br />Dicevamo, ci sono testimonianze certe che attestano come sin dall'inizio vi era anche la consuetudine di deporre le sacre Specie sulle labbra dei comunicandi e anche della proibizione ai laici di toccare l'Eucaristia con le mani. Solo in caso di necessità e in tempo di persecuzione, assicura per esempio san Basilio, si poteva derogare da questa norma e quindi era concesso anche ai laici di comunicarsi con le proprie mani.<br />Papa Sisto I fu papa dal 115 al 125. Questi proibì ai laici di toccare i vasi sacri, per cui è ampiamente fondato supporre che vietasse agli stessi di toccare le Sacre Specie eucaristiche.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>671</itunes:duration><itunes:keywords>comunionesullamano,giovannipaoloii,premesse,solosullelabbra,vescovi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9b8c4e89fa319124b6f15cd428a21197.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il decalogo del buon parrocchiano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-decalogo-del-buon-parrocchiano--23201477</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033</a><br /><br />IL DECALOGO DEL BUON PARROCCHIANO di Don Yoannis Lahzi Gaid<br />Partendo dal Vangelo del "buon pastore" (Gv 10), spesso si elencano i caratteri e le doti che un pastore dovrebbe avere per essere chiamato "buon pastore", ossia: non abbandonare mai le pecore e non fuggire di fronte al lupo o ai pericoli; preoccuparsi delle pecore a differenza del mercenario a cui non interessa di loro; conoscere personalmente il proprio gregge; guidare le pecore ai pascoli erbosi; accompagnare anche le altre pecore, che non appartengono al recinto, per formare un solo gregge con un solo pastore e, infine, amare le proprie pecore sino al punto di offrire liberamente la propria vita per la loro.<br />Sono le doti, anzi gli obiettivi, che ogni pastore deve avere dinanzi ai propri occhi per cercare quotidianamente di raggiungere e misurare la propria fedeltà all'esempio dell'unico perfetto "buon Pastore", Gesù Cristo.<br />Però si trascura, quasi sempre, di elencare le doti che una pecora o un fedele dovrebbe avere per essere chiamato o chiamata "buon fedele". Partendo dall'immagine del pastore e delle pecore, guardiamoci nello specchio della verità e facciamoci questa domanda: chi è la "buona pecora"?<br />A questa domanda possono venirci in aiuto questi "dieci comandamenti del buon parrocchiano".<br /><br />1. CONOSCERE IL PASTORE<br />Gesù stesso nel Vangelo di Giovanni disse: "lo sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Gv 10,14). Una conoscenza reciproca e interpersonale che supera il rapporto superficiale e burocratico tra un "funzionario" e un "cliente". Trattare il pastore da persona di famiglia e non da estraneo - perﬁno sospettato - invitarlo e lasciarsi invitare da lui anche per una sana chiacchierata! Superare reciprocamente la timidezza che congela la conoscenza e valicare ogni tipo di pregiudizio che ostacola l'incontro.<br /><br />2. FIDARSI DEL PASTORE<br />Avere fiducia nei nostri pastori, pur conoscendo i loro difetti e pregi. Una fiducia riconoscente del fatto che sono stati scelti dal "buon Pastore" e che hanno consacrato la loro vita a Dio e al servizio delle nostre anime. Fidarci di loro, non perché sono perfetti, ma perché la mancanza di fiducia è il virus che rovina qualsiasi rapporto e semina sospetto e smarrimento!<br /><br />3. ASCOLTARE LA VOCE DEL PASTORE<br />In mezzo a una moltitudine di voci urlanti, il "buon parrocchiano" deve saper distinguere tra la voce del pastore e le altre, ossia non lasciarsi ingannare dalle voci che spesso si presentano come quella dei pastori, ma che in realtà sono voci di lupi rapaci. Si tratta di ascoltare (cfr. Dt 6,4-13: Ascolta Israele), cioè concentrarsi totalmente, abbandonando tutte le altre cose che ci distraggono. Ascoltare richiede di imparare la lingua di Dio: il silenzio della preghiera e l'apertura verso le persone che ci guidano a lui! Una pecora che non ascolta la voce del pastore è una pecora smarrita!<br /><br />4. OBBEDIRE AL PASTORE<br />L'obbedienza è il frutto dell`ascolto attento e della fiducia, della conoscenza e soprattutto dell'amore! Gesù ha obbedito alla volontà del Padre persino di fronte alla croce. La disobbedienza al comandamento divino portò l'uomo e la donna fuori dal Paradiso e dalla grazia con Dio! Non si tratta mai di una sottomissione di schiavitù, ma di un filiale e fiducioso atto di sequela.<br /><br />5. NON DIMENTICARE IL PASTORE<br />Spesso le pecore sazie scordano facilmente il pastore che le ha guidate faticosamente ai pascoli erbosi. Il peccato della dimenticanza è il peccato delle persone irriconoscenti e immemori.<br /><br />6. NON MORMORARE<br />La mormorazione è il cancro che distrugge l'armonia in qualsiasi comunità, è il peccato che inizia come una piccola fiamma per trasformarsi poi in un incendio. Evitiamo perciò il "terrorismo delle mormorazioni" come l'ha chiamato papa Francesco! Evitiamolo non partecipando né attivamente né passivamente. Evitiamolo imparando la virtù del parlare faccia a faccia con le persone e mai dietro le spalle.<br /><br />7. NON ANDARE DIETRO AD ALTRI PASTORI<br />Amare il buon Pastore significa accettare fiduciosamente i pastori che Egli ci mette sul nostro cammino e non andare sempre da un gregge all'altro, in una insaziabile ricerca di altri pastori che parlano meno o che ci piacciono di più... Ricordiamo che la parrocchia è una famiglia e una comunità e non è un supermercato!<br /><br />8. NON CRITICARE CONTINUAMENTE IL PASTORE<br />non essere tra le persone che criticano solo per il gusto di criticare, le persone scontente eternamente (Lc 7,32: "Vi abbiamo suonato il ﬂauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!").<br /><br />9. INCORAGGIARE IL PASTORE<br />Guai al pastore che vive solo per essere lodato dalla gente, ma altrettanto guai alla gente irriconoscente che non sa dire "grazie", che non sa apprezzare gli sforzi e le fatiche dei propri pastori!<br /><br />10. PREGARE PER IL PASTORE<br />Ricordare una persona nella preghiera è un gesto incredibilmente semplice, efficace e amorevole. "Pregate per me!" è la richiesta costante di papa Francesco: si tratta di pregare per lui e per le persone che pregano sempre per noi. "Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,38), affinché susciti nei cuori di tanti giovani il desiderio di seguirlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23201477</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2020 18:30:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23201477/buon_parrocchiano_decalogo.mp3" length="7115336" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033

IL DECALOGO DEL BUON PARROCCHIANO di Don Yoannis Lahzi Gaid
Partendo dal Vangelo del "buon pastore" (Gv 10), spesso si elencano i caratteri e le doti che un pastore dovrebbe avere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6033</a><br /><br />IL DECALOGO DEL BUON PARROCCHIANO di Don Yoannis Lahzi Gaid<br />Partendo dal Vangelo del "buon pastore" (Gv 10), spesso si elencano i caratteri e le doti che un pastore dovrebbe avere per essere chiamato "buon pastore", ossia: non abbandonare mai le pecore e non fuggire di fronte al lupo o ai pericoli; preoccuparsi delle pecore a differenza del mercenario a cui non interessa di loro; conoscere personalmente il proprio gregge; guidare le pecore ai pascoli erbosi; accompagnare anche le altre pecore, che non appartengono al recinto, per formare un solo gregge con un solo pastore e, infine, amare le proprie pecore sino al punto di offrire liberamente la propria vita per la loro.<br />Sono le doti, anzi gli obiettivi, che ogni pastore deve avere dinanzi ai propri occhi per cercare quotidianamente di raggiungere e misurare la propria fedeltà all'esempio dell'unico perfetto "buon Pastore", Gesù Cristo.<br />Però si trascura, quasi sempre, di elencare le doti che una pecora o un fedele dovrebbe avere per essere chiamato o chiamata "buon fedele". Partendo dall'immagine del pastore e delle pecore, guardiamoci nello specchio della verità e facciamoci questa domanda: chi è la "buona pecora"?<br />A questa domanda possono venirci in aiuto questi "dieci comandamenti del buon parrocchiano".<br /><br />1. CONOSCERE IL PASTORE<br />Gesù stesso nel Vangelo di Giovanni disse: "lo sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Gv 10,14). Una conoscenza reciproca e interpersonale che supera il rapporto superficiale e burocratico tra un "funzionario" e un "cliente". Trattare il pastore da persona di famiglia e non da estraneo - perﬁno sospettato - invitarlo e lasciarsi invitare da lui anche per una sana chiacchierata! Superare reciprocamente la timidezza che congela la conoscenza e valicare ogni tipo di pregiudizio che ostacola l'incontro.<br /><br />2. FIDARSI DEL PASTORE<br />Avere fiducia nei nostri pastori, pur conoscendo i loro difetti e pregi. Una fiducia riconoscente del fatto che sono stati scelti dal "buon Pastore" e che hanno consacrato la loro vita a Dio e al servizio delle nostre anime. Fidarci di loro, non perché sono perfetti, ma perché la mancanza di fiducia è il virus che rovina qualsiasi rapporto e semina sospetto e smarrimento!<br /><br />3. ASCOLTARE LA VOCE DEL PASTORE<br />In mezzo a una moltitudine di voci urlanti, il "buon parrocchiano" deve saper distinguere tra la voce del pastore e le altre, ossia non lasciarsi ingannare dalle voci che spesso si presentano come quella dei pastori, ma che in realtà sono voci di lupi rapaci. Si tratta di ascoltare (cfr. Dt 6,4-13: Ascolta Israele), cioè concentrarsi totalmente, abbandonando tutte le altre cose che ci distraggono. Ascoltare richiede di imparare la lingua di Dio: il silenzio della preghiera e l'apertura verso le persone che ci guidano a lui! Una pecora che non ascolta la voce del pastore è una pecora smarrita!<br /><br />4. OBBEDIRE AL PASTORE<br />L'obbedienza è il frutto dell`ascolto attento e della fiducia, della conoscenza e soprattutto dell'amore! Gesù ha obbedito alla volontà del Padre persino di fronte alla croce. La disobbedienza al comandamento divino portò l'uomo e la donna fuori dal Paradiso e dalla grazia con Dio! Non si tratta mai di una sottomissione di schiavitù, ma di un filiale e fiducioso atto di sequela.<br /><br />5. NON DIMENTICARE IL PASTORE<br />Spesso le pecore sazie scordano facilmente il pastore che le ha guidate faticosamente ai pascoli erbosi. Il peccato della dimenticanza è il peccato delle persone irriconoscenti e immemori.<br /><br />6. NON MORMORARE<br />La mormorazione è il cancro che distrugge l'armonia in qualsiasi comunità, è il peccato che inizia come una piccola fiamma per trasformarsi poi in un incendio. Evitiamo perciò il "terrorismo delle...]]></itunes:summary><itunes:duration>445</itunes:duration><itunes:keywords>aiuto,parrocchia,parrocchiano,pastore,rispetto,sacredote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46679e6c8d9129b799824d968a9834df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come coinvolgere i bambini alla messa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-coinvolgere-i-bambini-alla-messa--21943691</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988</a><br /><br />COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA di don Sabino Decorato<br />A molti sacerdoti e catechisti sarà capitato di partecipare alle irrinunciabili riunioni di verifica e progettazione del catechismo. Durante una di queste, dove mi ero preparato prendendo la mia solita dose di Maalox contro i mal di stomaco, mi misi a sedere proponendomi, per l'ennesima volta, di non intervenire (io ero solo il coadiutore e per fortuna toccava al parroco gestire l'incontro). Riuscii a mantenere il proposito per i primi cinque interventi ma poi la mia poca costanza fu messa a dura prova. Come al solito intervenne una zelante catechista spinta da un sincero rincrescimento: "Avete notato che c'è stato un calo di bambini durante la Messa della domenica?". Tutti mossero la testa annuendo! "Io sono davvero sconsolata! Ma cosa possiamo fare?"<br />Silenzio della sala, quasi si vegliasse un moribondo! Poi ecco d'improvviso la luce! Uno dei catechisti prese con coraggio la parola: "Io ho la mia idea! Secondo me bisogna coinvolgere di più i bambini, dobbiamo capire che sono loro i protagonisti della Messa perché sono i più piccoli".<br />Subito alcuni volti si illuminarono. Finalmente qualcuno ci sta dando un'idea buona, approfittiamone subito. Infatti ne intervenne una con la scontata domanda: "Bell'idea! Ma cosa possiamo fare per coinvolgerli?".<br />L'improvvisato maestro delle cerimonie, ringalluzzito da quel momento di notorietà ci propinò la sua strategia: "Per prima cosa dobbiamo chiedere alla corale di cambiare il repertorio e fare canti più alla portata dei bambini, magari proponendo quelli dove possono battere le mani e muoversi in po'. Poi i sacerdoti dovrebbero abbassare il livello delle omelie per renderle più accessibili ai bambini. In più dobbiamo coinvolgerli direttamente, magari facendo leggere a loro le preghiere dei fedeli, e facendo portare più cose durante l'offertorio. Poi non saprei! Ci sono qui i nostri don. Magari ci possono aiutare loro!".<br /><br />UN ERRORE DI FONDO<br />Inutile dire che già durante l'esposizione di questo "straordinario" programma il Maalox aveva smesso di fare effetto e, appena chiamato in causa, i dolori si fecero più intensi. Cercai di fare un bel respiro approfittando del fatto che il mio parroco cercò di districarsi in questo impiccio dando un colpo al cerchio e uno alla botte!<br />Quando i miei "dolori" si attenuarono presi la parola cercando di far capire loro che c'era un errore di fondo poiché, durante la Messa, non sono i bambini i protagonisti. L'unico vero "protagonista" della Messa è il Signore Gesù.<br />Cercai anche di spiegare il senso della musica sacra, così pure il significato dell'offertorio e terminai col sottolineare che, essendo io anche un insegnante, potevo constatare ogni settimana il grado disastroso di capacità di lettura di un notevole numero di bambini e ragazzi persino di terza media e che prendere lettori a caso tra i bambini, avrebbe attratto solo la simpatia di mamma e papà, che si sarebbero goduti l'attimo di "notorietà" del pargoletto, tediando però il resto dei presenti. Come credete che sia andata a finire? Subito il gruppo dei novatori fu risentito perché il giovane vice parroco aveva spento sul nascere la lampadina della grande idea.<br />"Ecco! Ci si lamenta della scarsa presenza dei bambini e quando qualcuno propone un'idea nuova ci sono solo chiusure!". Dopo un altro profondo respiro cercai di far capire agli "illuminati" che, come al solito, ci si trovava davanti alla classica situazione. Nell'affrontare un problema noi possiamo scegliere la strada più breve e più facile che darà "risultati" immediati ma che non durano nel tempo oppure, possiamo intraprendere quella più lunga, che richiede maggior impegno e che non darà risultati immediati ma alla lunga darà i frutti desiderati e duraturi.<br />Per rafforzare il concetto mi rivolsi alle catechiste più anziane e dissi: "Quante di voi, in questi anni hanno già sentito fare proposte del genere?". Tutte alzarono la mano. Poi aggiunsi: "Avete notato un incremento del numero di bambini durante la Messa?". Risposero: "Poco! E per poche settimane". Allora ripresi: "Una volta cresciuti, quanti di quei bambini hanno continuato a venire a Messa grazie al fatto che da piccoli li avete fatti leggere, ballare, portare le offerte ecc.?". Risposero: "Nessuno!!!".<br />Certo del risultato del mio piccolo sondaggio feci notare che il nostro compito non era quello di inventarci qualche nuovo intrattenimento sperando di avere per qualche domenica un audience più elevato. La nostra missione era quella, anche attraverso il catechismo, di aiutare i bambini e le loro famiglie ad incontrare in maniera autentica il Signore Gesù. Solo l'incontro con Lui svelerà il senso profondo della Messa e solo così le famiglie torneranno a viverla. Non perché di volta in volta ci sarà qualche novità nella celebrazione ma perché, trovando al centro di essa il Signore, possano incontrare Colui che dà senso alla nostra vita, al nostro essere comunità, al nostro essere figli.<br /><br />IL CORAGGIO DI DIRE BASTA<br />A questo punto potrebbe nascere qualche domanda nel lettore: "Com'è andata a finire? Quale strada è stata intrapresa? E ha portato i risultati sperati?"<br />Nulla di tutto questo. Il mio intervento si disperse nel vento. Il gruppo di novatori alzò le spalle in atto di compatimento e poi il capo fila sentenziò: "Questa, caro don, è la tua opinione ma noi pensiamo che la nostra proposta sia buona e in perfetta sintonia con quello che dice il Concilio!".<br />Alla fine il mio parroco dovette mediare. La strada più lunga ma più fruttuosa non fu percorsa e io ottenni che almeno nelle Messe presiedute dal sottoscritto si ridimensionassero certi protagonismi e si evitassero gesti e simboli inutili, estemporanei e del tutto insignificanti dal punto di vista liturgico. Questo mi fu concesso, tanto, agli occhi dei novatori, ero solo il prete tradizionalista che bisognava sopportare e compatire!<br />Quante volte abbiamo assistito a offertori infiniti, dove all'altare veniva portato di tutto, dal pallone al paio di sandali, dalla maglietta del Grest alla targa dell'associazione sportiva. Quante volte abbiamo visto orde di bambini uscire dai banchi per attaccare i post-it su una invadente bacheca posta al lato dell'altare con scritto il loro proposito quaresimale o il loro fioretto. Quante volte li abbiamo visti salire sul presbiterio per fare un grande cerchio e recitare insieme, tenendosi per mano il Padre Nostro! Dal punto di vista puramente emotivo e scenografico sono cose carine, non lo discuto ma che non centrano nulla con la celebrazione eucaristica, anzi la snaturano e diseducano i bambini al senso del sacro e al rispetto di ciò che si celebra. Facendo così, vengono indotti dagli adulti a comportarsi e a fare le stesse cose che fanno in un'aula del catechismo o nel salone dell'oratorio. Inoltre, questo protagonismo, costringe anche tanti adulti che vorrebbero pregare e vivere la Santa Messa in pace ad assistere allo spettacolino domenicale. Dobbiamo avere il coraggio di dire basta e assumerci la responsabilità di educare i più piccoli a saper differenziare i momenti e a dare il giusto rispetto e decoro alla preghiera.<br /><br />Nota di BastaBugie: questo articolo è un estratto dal libro di don Sabino Decorato dal titolo "Chiesa in libera uscita: Breve guida per sopravvivere a un cristianesimo ospedale da campo" ed. Fede e Cultura (con prefazione di Aldo Maria Valli).<br />Per acquistare il libro, clicca qui sotto:<br /><a href="https://www.fedecultura.com/Chiesa-in-libera-uscita-p140561198" rel="noopener">https://www.fedecultura.com/Chiesa-in-libera-uscita-p140561198</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21943691</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2020 14:56:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21943691/come_coinvolgere_i_bambini_alla_messa.mp3" length="10107506" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988

COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA di don Sabino Decorato
A molti sacerdoti e catechisti sarà capitato di partecipare alle irrinunciabili riunioni di verifica e progettazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988</a><br /><br />COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA di don Sabino Decorato<br />A molti sacerdoti e catechisti sarà capitato di partecipare alle irrinunciabili riunioni di verifica e progettazione del catechismo. Durante una di queste, dove mi ero preparato prendendo la mia solita dose di Maalox contro i mal di stomaco, mi misi a sedere proponendomi, per l'ennesima volta, di non intervenire (io ero solo il coadiutore e per fortuna toccava al parroco gestire l'incontro). Riuscii a mantenere il proposito per i primi cinque interventi ma poi la mia poca costanza fu messa a dura prova. Come al solito intervenne una zelante catechista spinta da un sincero rincrescimento: "Avete notato che c'è stato un calo di bambini durante la Messa della domenica?". Tutti mossero la testa annuendo! "Io sono davvero sconsolata! Ma cosa possiamo fare?"<br />Silenzio della sala, quasi si vegliasse un moribondo! Poi ecco d'improvviso la luce! Uno dei catechisti prese con coraggio la parola: "Io ho la mia idea! Secondo me bisogna coinvolgere di più i bambini, dobbiamo capire che sono loro i protagonisti della Messa perché sono i più piccoli".<br />Subito alcuni volti si illuminarono. Finalmente qualcuno ci sta dando un'idea buona, approfittiamone subito. Infatti ne intervenne una con la scontata domanda: "Bell'idea! Ma cosa possiamo fare per coinvolgerli?".<br />L'improvvisato maestro delle cerimonie, ringalluzzito da quel momento di notorietà ci propinò la sua strategia: "Per prima cosa dobbiamo chiedere alla corale di cambiare il repertorio e fare canti più alla portata dei bambini, magari proponendo quelli dove possono battere le mani e muoversi in po'. Poi i sacerdoti dovrebbero abbassare il livello delle omelie per renderle più accessibili ai bambini. In più dobbiamo coinvolgerli direttamente, magari facendo leggere a loro le preghiere dei fedeli, e facendo portare più cose durante l'offertorio. Poi non saprei! Ci sono qui i nostri don. Magari ci possono aiutare loro!".<br /><br />UN ERRORE DI FONDO<br />Inutile dire che già durante l'esposizione di questo "straordinario" programma il Maalox aveva smesso di fare effetto e, appena chiamato in causa, i dolori si fecero più intensi. Cercai di fare un bel respiro approfittando del fatto che il mio parroco cercò di districarsi in questo impiccio dando un colpo al cerchio e uno alla botte!<br />Quando i miei "dolori" si attenuarono presi la parola cercando di far capire loro che c'era un errore di fondo poiché, durante la Messa, non sono i bambini i protagonisti. L'unico vero "protagonista" della Messa è il Signore Gesù.<br />Cercai anche di spiegare il senso della musica sacra, così pure il significato dell'offertorio e terminai col sottolineare che, essendo io anche un insegnante, potevo constatare ogni settimana il grado disastroso di capacità di lettura di un notevole numero di bambini e ragazzi persino di terza media e che prendere lettori a caso tra i bambini, avrebbe attratto solo la simpatia di mamma e papà, che si sarebbero goduti l'attimo di "notorietà" del pargoletto, tediando però il resto dei presenti. Come credete che sia andata a finire? Subito il gruppo dei novatori fu risentito perché il giovane vice parroco aveva spento sul nascere la lampadina della grande idea.<br />"Ecco! Ci si lamenta della scarsa presenza dei bambini e quando qualcuno propone un'idea nuova ci sono solo chiusure!". Dopo un altro profondo respiro cercai di far capire agli "illuminati" che, come al solito, ci si trovava davanti alla classica situazione. Nell'affrontare un problema noi possiamo scegliere la strada più breve e più facile che darà "risultati" immediati ma che non durano nel tempo oppure, possiamo intraprendere quella più lunga, che richiede maggior impegno e che non darà risultati immediati ma alla lunga darà i frutti desiderati e duraturi.<br />Per...]]></itunes:summary><itunes:duration>632</itunes:duration><itunes:keywords>attenzione,bambini,catechisti,lettura,messa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fd5f4a3d868c77dda9b593d3b0322087.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cancellata in Australia la libertà della Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cancellata-in-australia-la-liberta-della-chiesa--19224601</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825</a><br /><br />CANCELLATA IN AUSTRALIA LA LIBERTA' DELLA CHIESA di Mauro Faverzani<br />A fare, per così dire, da "apripista" sono gli Stati di Victoria e Tasmania, in Australia: qui si vuole costringere i sacerdoti a violare il segreto confessionale. Per legge. Sono già state approvate, infatti, le norme, che impongono loro l'obbligo civile di denunciare i reati di abuso su minori, appresi nell'esercizio del loro ministero, durante il Sacramento della Penitenza. La minaccia, per quanti volessero disobbedire, è di sbatterli in galera. Per tre anni.<br />Si tratta di leggi, che si scontrano frontalmente con il Codice di Diritto Canonico, laddove spiega esplicitamente: «Il sigillo sacramentale [ovvero il segreto confessionale - NdR] è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o qualunque altro modo e per qualsiasi causa. È affatto proibito al confessore far uso delle conoscenze acquisite dalla confessione con aggravio del penitente, anche escluso qualsiasi pericolo di rivelazione» (can. 983-984). Ed ancora: «Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto» (can. 1388).<br />Sulla stessa linea anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali: «Il confessore, che ha violato direttamente il sigillo sacramentale, sia punito con la scomunica maggiore. Se invece ha rotto il sigillo in altro modo, sia punito con una pena adeguata» (can. 1456). Ma qui si precisa come colpiti dai provvedimenti canonici siano anche coloro che utilizzino le informazioni illecitamente ottenute: «Colui che in qualsiasi modo ha cercato di avere notizie dalla confessione oppure che ha trasmesso ad altri le notizie già avute sia punito con la scomunica minore oppure con la sospensione».<br /><br />PERCHÉ TANTO RIGORE?<br />È ben spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1467: «Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti».<br />Concetto ribadito recentemente, il primo luglio di quest'anno, anche da una Nota della Penitenzieria Apostolica sull'importanza del foro interno e l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale, in cui si legge: «Il sacerdote viene a conoscenza dei peccati del penitente "non ut homo, sed ut Deus - Non come uomo, ma come Dio", a tal punto che egli semplicemente "non sa" ciò che gli è stato detto in sede di confessione, perché non l'ha ascoltato in quanto uomo ma, appunto, in nome di Dio. Il confessore potrebbe, perciò, anche "giurare", senza alcun pregiudizio per la propria coscienza, di "non sapere" quel che sa soltanto in quanto ministro di Dio. Per la sua peculiare natura, il Sigillo Sacramentale arriva a vincolare il confessore anche "interiormente", al punto che gli è proibito ricordare volontariamente la confessione ed egli è tenuto a sopprimere ogni involontario ricordo di essa».<br />In virtù di tutto questo, legge o non legge, mons. Julian Charles Porteous, arcivescovo di Hobart, Diocesi nello Stato della Tasmania, ha già avvertito i propri sacerdoti: nessuno di loro può violare il segreto confessionale, indipendentemente da quanto disposto o meno dalle leggi civili. Qui vale la legge di Dio: «Come Arcivescovo - ha detto - è mio dovere difendere l'insegnamento cattolico in materia».<br />Assolutamente sacrileghe, lesive di tali norme e della libertà religiosa appaiono pertanto le motivazioni addotte dall'esecutivo australiano, per giustificare l'ingiustificabile: «La cosa più importante è inviare un messaggio, quello che la legge deve essere presa sul serio e che sanzioni molto significative sono previste per chi non vi obbedisca», ha dichiarato il primo ministro dello Stato di Victoria, Daniel Andrews.<br /><br />ATTACCO ALLA LIBERTÀ DELLA CHIESA<br />La realtà è un'altra ed è quella indicata dalla succitata Nota della Penitenzieria Apostolica, dove si legge ancora: «La difesa del sigillo sacramentale e la santità della confessione non potranno mai costituire una qualche forma di connivenza col male, al contrario rappresentano l'unico vero antidoto al male che minaccia l'uomo ed il mondo intero; sono la reale possibilità di abbandonarsi all'amore di Dio, di lasciarsi convertire e trasformare da questo amore, imparando a corrispondervi concretamente nella propria vita. In presenza di peccati che integrano fattispecie di reato non è mai consentito porre al penitente, come condizione per l'assoluzione, l'obbligo di costituirsi alla giustizia civile, in forza del principio naturale, recepito in ogni ordinamento, secondo il quale "nemo tenetur se detegere". Al contempo, però, appartiene alla "struttura" stessa del Sacramento della Riconciliazione, quale condizione per la sua validità, il sincero pentimento, insieme al fermo proposito di emendarsi e di non reiterare il male commesso». La Nota fa esplicito riferimento anche a disposizioni quali quelle approvate in Australia: «Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a "forzare" l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale costituirebbe un'inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori».<br />L'impressione è che l'obiettivo sia un altro, quello evidenziato dall'arcivescovo Porteous, il quale ha dichiarato: «La realtà è che i Santi, che hanno dato la loro vita difendendo il sigillo del confessionale, sapevano che non importa il motivo dato dal governo, non importa quanto nobili siano le intenzioni, rompere il segreto del confessionale costituirebbe la fine del Sacramento». Ed è questa la vera posta in gioco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19224601</guid><pubDate>Thu, 26 Sep 2019 14:23:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19224601/australia.mp3" length="8830386" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825

CANCELLATA IN AUSTRALIA LA LIBERTA' DELLA CHIESA di Mauro Faverzani
A fare, per così dire, da "apripista" sono gli Stati di Victoria e Tasmania, in Australia: qui si vuole...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5825</a><br /><br />CANCELLATA IN AUSTRALIA LA LIBERTA' DELLA CHIESA di Mauro Faverzani<br />A fare, per così dire, da "apripista" sono gli Stati di Victoria e Tasmania, in Australia: qui si vuole costringere i sacerdoti a violare il segreto confessionale. Per legge. Sono già state approvate, infatti, le norme, che impongono loro l'obbligo civile di denunciare i reati di abuso su minori, appresi nell'esercizio del loro ministero, durante il Sacramento della Penitenza. La minaccia, per quanti volessero disobbedire, è di sbatterli in galera. Per tre anni.<br />Si tratta di leggi, che si scontrano frontalmente con il Codice di Diritto Canonico, laddove spiega esplicitamente: «Il sigillo sacramentale [ovvero il segreto confessionale - NdR] è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o qualunque altro modo e per qualsiasi causa. È affatto proibito al confessore far uso delle conoscenze acquisite dalla confessione con aggravio del penitente, anche escluso qualsiasi pericolo di rivelazione» (can. 983-984). Ed ancora: «Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto» (can. 1388).<br />Sulla stessa linea anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali: «Il confessore, che ha violato direttamente il sigillo sacramentale, sia punito con la scomunica maggiore. Se invece ha rotto il sigillo in altro modo, sia punito con una pena adeguata» (can. 1456). Ma qui si precisa come colpiti dai provvedimenti canonici siano anche coloro che utilizzino le informazioni illecitamente ottenute: «Colui che in qualsiasi modo ha cercato di avere notizie dalla confessione oppure che ha trasmesso ad altri le notizie già avute sia punito con la scomunica minore oppure con la sospensione».<br /><br />PERCHÉ TANTO RIGORE?<br />È ben spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1467: «Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti».<br />Concetto ribadito recentemente, il primo luglio di quest'anno, anche da una Nota della Penitenzieria Apostolica sull'importanza del foro interno e l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale, in cui si legge: «Il sacerdote viene a conoscenza dei peccati del penitente "non ut homo, sed ut Deus - Non come uomo, ma come Dio", a tal punto che egli semplicemente "non sa" ciò che gli è stato detto in sede di confessione, perché non l'ha ascoltato in quanto uomo ma, appunto, in nome di Dio. Il confessore potrebbe, perciò, anche "giurare", senza alcun pregiudizio per la propria coscienza, di "non sapere" quel che sa soltanto in quanto ministro di Dio. Per la sua peculiare natura, il Sigillo Sacramentale arriva a vincolare il confessore anche "interiormente", al punto che gli è proibito ricordare volontariamente la confessione ed egli è tenuto a sopprimere ogni involontario ricordo di essa».<br />In virtù di tutto questo, legge o non legge, mons. Julian Charles Porteous, arcivescovo di Hobart, Diocesi nello Stato della Tasmania, ha già avvertito i propri sacerdoti: nessuno di loro può violare il segreto confessionale, indipendentemente da quanto disposto o meno dalle leggi civili. 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Una vera e propria icona di risposta alla crisi del sacerdozio del XX secolo.<br />Chi abbia assistito alla Messa celebrata da san Pio (Messa, che arrivava a durare perfino due ore) riusciva facilmente a penetrare nel Mistero dell'azione liturgica, a capire cioè che la Messa, ogni Messa, è la ri-attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sul Calvario. San Pio riusciva facilmente e chiaramente, insomma, ad esprimerne l'aspetto sacrificale.<br />Dal libro L'ultima Messa di Padre Pio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, leggiamo come il Santo del Gargano considerasse la Messa un «completamento sacro con la passione di Gesù», in cui poter leggere «tutto il Calvario»; ma anche come egli stesso soffrisse, celebrandola, «tutto quello che ha sofferto Gesù nella Sua passione, inadeguatamente» per quanto «a umana creatura» sia possibile, «contro ogni mio demerito e per sola Sua bontà», pronunziando un solo fiat, quello «di soffrire e sempre soffrire per i fratelli di esilio e per il suo Divin regno».<br />L'UNICO SACERDOTE STIGMATIZZATO<br />Prima di tutto va tenuto presente come san Pio da Pietrelcina sia attualmente l'unico sacerdote stigmatizzato. Chi volesse a riguardo obiettare che anche san Francesco d'Assisi ricevette le stigmate, dovrebbe sapere che il Santo di Assisi non fu mai ordinato sacerdote, fermandosi al diaconato. Ma non solo. Mentre il Patrono d'Italia ricevette le stigmate come «ultimo sigillo» (Divina Commedia, Paradiso, XI, Dante Alighieri) cioè al termine della sua vita, padre Pio le ricevette a 31 anni e le portò per ben cinquant'anni, dal 20 settembre del 1918 fino alla morte, avvenuta il 23 settembre del 1968. Cinquant'anni precisi, poiché le stigmate iniziarono a rimarginarsi - senza la cicatrizzazione - pochissimo tempo prima della sua morte: fu proprio per questo che il Santo sacerdote cappuccino capì ch'era ormai arrivata la chiamata al Cielo.<br />Il sacerdote è un alter Christus sempre; lo è ontologicamente, ma soprattutto nella celebrazione della Messa, laddove in maniera evidente si esprime questa dimensione. Durante la consacrazione eucaristica, misticamente, le mani del celebrante diventano realmente le mani di Cristo, così come il calice utilizzato diventa misticamente il calice, che Gesù stesso utilizzò nell'Ultima Cena al momento dell'istituzione del Sacramento dell'Eucaristia.<br />Padre Pio con le stigmate, con mani e piedi traforati, con la ferita al costato (piaghe, queste, che diventavano più dolorose e sanguinanti al momento della celebrazione eucaristica) ha rappresentato visivamente cosa sia davvero la Messa, in un tempo in cui questa dimensione sacrificale pare quasi totalmente sparita, soprattutto nella consapevolezza dei fedeli.<br />IL CONTRASTO CON GLI ABUSI LITURGICI<br />Certo, fa impressione pensare alla Messa di san Pio da Pietrelcina e vedere certi abusi liturgici al «limite del sopportabile» - come ebbe a definirli papa Benedetto XVI nella lettera di accompagnamento al motu proprio Summorum Pontificum -. Sacerdoti che ballano o fanno ballare durante le celebrazioni, altari contornati da palloncini e bolle di sapone, presbiteri con clown e majorettes. Fa impressione vedere la differenza: da una parte il Calvario dall'altra la pantomima, da una parte il Mistero dall'altra la tristezza nell'apparente allegria beota della banalizzazione.<br />Ad una domanda il Santo del Gargano rispose che «solo in Paradiso» potremo vedere gli innumerevoli benefici ricevuti dai fedeli durante la Santa Messa, che è il legame evidente del naturale con il soprannaturale e del soprannaturale con il naturale.<br />La Provvidenza anche per questo ha donato l'esempio di san Pio da Pietrelcina, per farci capire cosa sia davvero la Messa, per farci capire il suo ineffabile mistero, la sua grandezza. E questo dono è arrivato al momento giusto, proprio allorquando tutti corriamo il rischio di capire, sì, le parole della celebrazione liturgica, ma di non sapere più cosa essa davvero sia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18965112</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2019 22:15:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18965112/padre_pio_spiega.mp3" length="5701798" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5800

PADRE PIO SPIEGA LA SANTA MESSA di Corrado Gnerre
«Il mondo potrebbe reggersi senza il sole, ma non senza la Messa»
«Se la gente sapesse cosa accade sull'altare durante la Messa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5800" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5800</a><br /><br />PADRE PIO SPIEGA LA SANTA MESSA di Corrado Gnerre<br />«Il mondo potrebbe reggersi senza il sole, ma non senza la Messa»<br />«Se la gente sapesse cosa accade sull'altare durante la Messa, dovrebbero mettere i carabinieri dinanzi alle chiese per contenere le folle»<br />Queste due citazioni sono di Padre Pio da Pietrelcina, il Santo del confessionale, del Rosario e della Messa. Una vera e propria icona di risposta alla crisi del sacerdozio del XX secolo.<br />Chi abbia assistito alla Messa celebrata da san Pio (Messa, che arrivava a durare perfino due ore) riusciva facilmente a penetrare nel Mistero dell'azione liturgica, a capire cioè che la Messa, ogni Messa, è la ri-attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sul Calvario. San Pio riusciva facilmente e chiaramente, insomma, ad esprimerne l'aspetto sacrificale.<br />Dal libro L'ultima Messa di Padre Pio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, leggiamo come il Santo del Gargano considerasse la Messa un «completamento sacro con la passione di Gesù», in cui poter leggere «tutto il Calvario»; ma anche come egli stesso soffrisse, celebrandola, «tutto quello che ha sofferto Gesù nella Sua passione, inadeguatamente» per quanto «a umana creatura» sia possibile, «contro ogni mio demerito e per sola Sua bontà», pronunziando un solo fiat, quello «di soffrire e sempre soffrire per i fratelli di esilio e per il suo Divin regno».<br />L'UNICO SACERDOTE STIGMATIZZATO<br />Prima di tutto va tenuto presente come san Pio da Pietrelcina sia attualmente l'unico sacerdote stigmatizzato. Chi volesse a riguardo obiettare che anche san Francesco d'Assisi ricevette le stigmate, dovrebbe sapere che il Santo di Assisi non fu mai ordinato sacerdote, fermandosi al diaconato. Ma non solo. Mentre il Patrono d'Italia ricevette le stigmate come «ultimo sigillo» (Divina Commedia, Paradiso, XI, Dante Alighieri) cioè al termine della sua vita, padre Pio le ricevette a 31 anni e le portò per ben cinquant'anni, dal 20 settembre del 1918 fino alla morte, avvenuta il 23 settembre del 1968. Cinquant'anni precisi, poiché le stigmate iniziarono a rimarginarsi - senza la cicatrizzazione - pochissimo tempo prima della sua morte: fu proprio per questo che il Santo sacerdote cappuccino capì ch'era ormai arrivata la chiamata al Cielo.<br />Il sacerdote è un alter Christus sempre; lo è ontologicamente, ma soprattutto nella celebrazione della Messa, laddove in maniera evidente si esprime questa dimensione. Durante la consacrazione eucaristica, misticamente, le mani del celebrante diventano realmente le mani di Cristo, così come il calice utilizzato diventa misticamente il calice, che Gesù stesso utilizzò nell'Ultima Cena al momento dell'istituzione del Sacramento dell'Eucaristia.<br />Padre Pio con le stigmate, con mani e piedi traforati, con la ferita al costato (piaghe, queste, che diventavano più dolorose e sanguinanti al momento della celebrazione eucaristica) ha rappresentato visivamente cosa sia davvero la Messa, in un tempo in cui questa dimensione sacrificale pare quasi totalmente sparita, soprattutto nella consapevolezza dei fedeli.<br />IL CONTRASTO CON GLI ABUSI LITURGICI<br />Certo, fa impressione pensare alla Messa di san Pio da Pietrelcina e vedere certi abusi liturgici al «limite del sopportabile» - come ebbe a definirli papa Benedetto XVI nella lettera di accompagnamento al motu proprio Summorum Pontificum -. Sacerdoti che ballano o fanno ballare durante le celebrazioni, altari contornati da palloncini e bolle di sapone, presbiteri con clown e majorettes. Fa impressione vedere la differenza: da una parte il Calvario dall'altra la pantomima, da una parte il Mistero dall'altra la tristezza nell'apparente allegria beota della banalizzazione.<br />Ad una domanda il Santo del Gargano rispose che «solo in Paradiso» potremo vedere gli innumerevoli...]]></itunes:summary><itunes:duration>357</itunes:duration><itunes:keywords>dio,lode,messa,padre,petralcina,pio,sacrificio,santo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d3febcb6888ff430d3cb8c767358b08b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come ricevere degnamente la Comunione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-ricevere-degnamente-la-comunione--18863217</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5776" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5776</a><br /><br />COME RICEVERE DEGNAMENTE LA COMUNIONE di padre Robert Quardt<br />La preparazione dell'anima alla Santa Comunione comprende due cose: essere in grazia di Dio ed avere la retta intenzione.<br />L'anima deve essere anzitutto pura da ogni macchia grave. Secondo la dottrina della Chiesa, per poter ricevere la Comunione, non basta che le colpe siano cancellate con un atto di contrizione perfetta, che rimette nello stato di grazia. È invece richiesta espressamente la confessione. Se qualcuno ha solo un dubbio di essere in peccato grave, ma non è sicuro, si può accostare tranquillamente alla Santa Comunione. È questo l'insegnamento di Sant'Alfonso De Liguori, e tutti possono seguire questo Santo Dottore della Chiesa, che non è certo tra i più blandi moralisti. Solo la certezza di essere in colpa grave sbarra la strada al banchetto eucaristico.<br />LA SANTA COMUNIONE È FUOCO<br />Quindi un'anima che è in preda al dubbio, senza avere la certezza di una colpa grave, può accostarsi serenamente alla Comunione, vincendo ogni titubanza, specialmente se si tratta di un'anima la quale abitualmente per nulla al mondo commetterebbe un peccato grave. È tuttavia raccomandabile in simili casi, per ragioni di prudenza e di rispetto, eccitarsi alla contrizione perfetta.<br />All'anima tormentata da qualsiasi genere di dubbio, deve giungere del tutto rasserenante una parola che lo stesso Gesù ebbe a dire a Santa Teresa d'Avila: «Nessuno mi perde con una colpa grave, senza che egli stesso lo sappia con certezza». A queste parole si devono attenere specialmente le anime scrupolose.<br />Le colpe lievi non rendono sacrilega la Comunione. Questo Sacramento, infatti, come abbiamo già detto, cancella le colpe veniali. Uno può quindi comunicarsi anche con qualche peccato veniale sull'anima. È consigliabile però purificarsi prima della Comunione anche dalle colpe lievi con un atto di contrizione perfetta, per non impedire o diminuire gli effetti del Sacramento.<br />San Tommaso spiega ciò con un efficace paragone: la Santa Comunione è fuoco, e l'anima affetta da peccati veniali è legno umido. Il legno umido difficilmente divampa; così l'anima coperta di colpe veniali, è impedita di una piena efficacia della grazia. Quanto più un'anima è pura da colpe, tanto più il cuore si dilata, e tanto più abbondante scorre il nume di grazia.<br />LA RETTA INTENZIONE<br />Per comunicarsi degnamente, oltre lo stato di grazia, è necessaria anche la retta intenzione. San Pio X c'insegna chiaramente in che cosa consiste: «Si ha la retta intenzione quando uno si avvicina alla mensa del Signore non per pura abitudine o per vanità o per qualche altro motivo umano, ma per piacere a Dio, per unirsi maggiormente a Lui con il vincolo dell'amore e per curare con questo rimedio divino i propri difetti e la propria fragilità».<br />Si può riassumere l'insegnamento del Sommo Pontefice in questa breve frase: «Ha la retta intenzione chi si comunica perché vuol diventare migliore per mezzo della Comunione».<br />Queste sono le condizioni preliminari per ricevere degnamente la Santa Comunione: essere liberi da ogni colpa mortale e avere retta intenzione. Alcuni vecchi libri esigono anche altre condizioni, scambiando ciò che è necessario e sufficiente con ciò che sarebbe semplicemente desiderabile e più perfetto. Necessarie e sufficienti sono solo la purezza da qualsiasi colpa grave e la retta intenzione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18863217</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2019 21:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18863217/comunione_1.mp3" length="4336325" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5776

COME RICEVERE DEGNAMENTE LA COMUNIONE di padre Robert Quardt
La preparazione dell'anima alla Santa Comunione comprende due cose: essere in grazia di Dio ed avere la retta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5776" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5776</a><br /><br />COME RICEVERE DEGNAMENTE LA COMUNIONE di padre Robert Quardt<br />La preparazione dell'anima alla Santa Comunione comprende due cose: essere in grazia di Dio ed avere la retta intenzione.<br />L'anima deve essere anzitutto pura da ogni macchia grave. Secondo la dottrina della Chiesa, per poter ricevere la Comunione, non basta che le colpe siano cancellate con un atto di contrizione perfetta, che rimette nello stato di grazia. È invece richiesta espressamente la confessione. Se qualcuno ha solo un dubbio di essere in peccato grave, ma non è sicuro, si può accostare tranquillamente alla Santa Comunione. È questo l'insegnamento di Sant'Alfonso De Liguori, e tutti possono seguire questo Santo Dottore della Chiesa, che non è certo tra i più blandi moralisti. Solo la certezza di essere in colpa grave sbarra la strada al banchetto eucaristico.<br />LA SANTA COMUNIONE È FUOCO<br />Quindi un'anima che è in preda al dubbio, senza avere la certezza di una colpa grave, può accostarsi serenamente alla Comunione, vincendo ogni titubanza, specialmente se si tratta di un'anima la quale abitualmente per nulla al mondo commetterebbe un peccato grave. È tuttavia raccomandabile in simili casi, per ragioni di prudenza e di rispetto, eccitarsi alla contrizione perfetta.<br />All'anima tormentata da qualsiasi genere di dubbio, deve giungere del tutto rasserenante una parola che lo stesso Gesù ebbe a dire a Santa Teresa d'Avila: «Nessuno mi perde con una colpa grave, senza che egli stesso lo sappia con certezza». A queste parole si devono attenere specialmente le anime scrupolose.<br />Le colpe lievi non rendono sacrilega la Comunione. Questo Sacramento, infatti, come abbiamo già detto, cancella le colpe veniali. Uno può quindi comunicarsi anche con qualche peccato veniale sull'anima. È consigliabile però purificarsi prima della Comunione anche dalle colpe lievi con un atto di contrizione perfetta, per non impedire o diminuire gli effetti del Sacramento.<br />San Tommaso spiega ciò con un efficace paragone: la Santa Comunione è fuoco, e l'anima affetta da peccati veniali è legno umido. Il legno umido difficilmente divampa; così l'anima coperta di colpe veniali, è impedita di una piena efficacia della grazia. Quanto più un'anima è pura da colpe, tanto più il cuore si dilata, e tanto più abbondante scorre il nume di grazia.<br />LA RETTA INTENZIONE<br />Per comunicarsi degnamente, oltre lo stato di grazia, è necessaria anche la retta intenzione. San Pio X c'insegna chiaramente in che cosa consiste: «Si ha la retta intenzione quando uno si avvicina alla mensa del Signore non per pura abitudine o per vanità o per qualche altro motivo umano, ma per piacere a Dio, per unirsi maggiormente a Lui con il vincolo dell'amore e per curare con questo rimedio divino i propri difetti e la propria fragilità».<br />Si può riassumere l'insegnamento del Sommo Pontefice in questa breve frase: «Ha la retta intenzione chi si comunica perché vuol diventare migliore per mezzo della Comunione».<br />Queste sono le condizioni preliminari per ricevere degnamente la Santa Comunione: essere liberi da ogni colpa mortale e avere retta intenzione. Alcuni vecchi libri esigono anche altre condizioni, scambiando ciò che è necessario e sufficiente con ciò che sarebbe semplicemente desiderabile e più perfetto. Necessarie e sufficienti sono solo la purezza da qualsiasi colpa grave e la retta intenzione.]]></itunes:summary><itunes:duration>271</itunes:duration><itunes:keywords>comunione,grazia,intenzione,messa,peccato,preghiera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95d4f7a404da209ef5c37bd60c9cb5bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ogni Santa Messa ha un valore infinito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ogni-santa-messa-ha-un-valore-infinito--18683385</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5743" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5743</a><br /><br />OGNI SANTA MESSA HA UN VALORE INFINITO<br />Ogni Messa, indipendentemente dove è detta e indipendentemente dalla santità del sacerdote, ha sempre un valore infinito. Vi spieghiamo perché.<br />Mentre ogni preghiera - pur importante - ha un valore finito, perché è l'uomo che prega Dio e si offre a Lui, la Messa ha sempre un valore infinito perché è Dio stesso che si offre al Padre. Dunque se è Dio che si offre nella Messa, questa ha un valore infinito perché Dio ha un valore infinito.<br />Facciamo un esempio. Prendiamo una bilancia, quella antica, con i classici due piatti. Su un piatto mettiamo tutte le preghiere di questo mondo e sull'altro una sola Messa. Ebbene, la bilancia penderebbe dalla parte della sola Messa. Più azioni finite formano una realtà finita, l'infinito rimane invece sempre infinito. Se queste cose si capissero la gente correrebbe continuamente per partecipare alla Messa. San Pio da Pietrelcina (1887-1968) soleva dire: "Se la gente sapesse cosa è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle." E il Santo Cappuccino diceva ancora: "E' più facile che il mondo si regga senza il sole, piuttosto che senza la Messa."<br />UN FATTO VERO<br />Un giorno di molti anni fa, in un piccolo villaggio del Lussemburgo, un capitano della Guardia Forestale stava conversando con il macellaio quando arrivò un'anziana signora.<br />Il macellaio chiese all'anziana signora: "Cosa vi servo, signora?".<br />La donna rispose: "Un pezzetto di carne, ma non ho soldi per pagare".<br />Il capitano che era lì presente sorrise visibilmente pensando alla stranezza della richiesta. Il macellaio ribatté: "Solo un pezzetto di carne, ma come contraccambiate?".<br />L'anziana signora disse allora al macellaio: "Mi dispiace di non avere soldi, ma in cambio vi prometto di assistere quest'oggi alla Messa per voi".<br />Siccome il macellaio e il capitano erano molto scettici nei confronti della religione, cominciarono a ridere. "Molto bene - disse il macellaio -  Andate pure a Messa per me, e ritornate, vi darò l'equivalente del valore della Messa".<br />OGNI MESSA HA UN VALORE INFINITO<br />La donna in quel giorno assistette alla Messa e poi ritornò dal negoziante.<br />Ella si avvicinò alla cassa e il macellaio le disse: "Prendete questa carta e scrivete...". E la donna scrisse: "Ho offerto la Messa per te".<br />Il macellaio pose la carta su un piatto della bilancia e sull'altra parte un misero osso...  la carta era più pesante. In seguito mise un pezzetto di carne al posto dell'osso, ma la carta era sempre più pesante... I due uomini cominciarono a meravigliarsi ma non demorsero. Fu posto un grosso pezzo di carne sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante. Inquieto e turbato, il macellaio esaminò la bilancia, ma questa funzionava benissimo.<br />"Cosa vuole signora...?  Dovrei darle un'intera coscia di pecora?". Egli pose la coscia di pecora sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante.  Mise un pezzo di carne ancora più grosso, ma il peso rimaneva sempre dalla parte della carta. Ciò impressionò talmente il macellaio che questi promise alla donna di darle la carne ogni giorno in cambio di una preghiera offerta per lui durante la Messa.<br />Egli poi si convertì. Il capitano se ne andò anche lui molto scosso e andò a Messa ogni giorno. Due dei suoi figli divennero sacerdoti, uno Gesuita e l'altro fu sacerdote del Sacro Cuore, era il famoso Padre Stanislao, grande apostolo del Sacro Cuore. Egli poi ha raccontato: "Sono un religioso del Sacro Cuore e il capitano era mio padre. Dopo questa dimostrazione, mio padre divenne un grande fervente della Messa quotidiana, e noi, suoi figli, abbiamo seguito il suo esempio. Andate a Messa ogni giorno se potete, otterrete tutto e vi trasformerete."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18683385</guid><pubDate>Wed, 31 Jul 2019 09:48:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18683385/ogni_santa_messa.mp3" length="5123342" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5743

OGNI SANTA MESSA HA UN VALORE INFINITO
Ogni Messa, indipendentemente dove è detta e indipendentemente dalla santità del sacerdote, ha sempre un valore infinito. Vi spieghiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5743" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5743</a><br /><br />OGNI SANTA MESSA HA UN VALORE INFINITO<br />Ogni Messa, indipendentemente dove è detta e indipendentemente dalla santità del sacerdote, ha sempre un valore infinito. Vi spieghiamo perché.<br />Mentre ogni preghiera - pur importante - ha un valore finito, perché è l'uomo che prega Dio e si offre a Lui, la Messa ha sempre un valore infinito perché è Dio stesso che si offre al Padre. Dunque se è Dio che si offre nella Messa, questa ha un valore infinito perché Dio ha un valore infinito.<br />Facciamo un esempio. Prendiamo una bilancia, quella antica, con i classici due piatti. Su un piatto mettiamo tutte le preghiere di questo mondo e sull'altro una sola Messa. Ebbene, la bilancia penderebbe dalla parte della sola Messa. Più azioni finite formano una realtà finita, l'infinito rimane invece sempre infinito. Se queste cose si capissero la gente correrebbe continuamente per partecipare alla Messa. San Pio da Pietrelcina (1887-1968) soleva dire: "Se la gente sapesse cosa è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle." E il Santo Cappuccino diceva ancora: "E' più facile che il mondo si regga senza il sole, piuttosto che senza la Messa."<br />UN FATTO VERO<br />Un giorno di molti anni fa, in un piccolo villaggio del Lussemburgo, un capitano della Guardia Forestale stava conversando con il macellaio quando arrivò un'anziana signora.<br />Il macellaio chiese all'anziana signora: "Cosa vi servo, signora?".<br />La donna rispose: "Un pezzetto di carne, ma non ho soldi per pagare".<br />Il capitano che era lì presente sorrise visibilmente pensando alla stranezza della richiesta. Il macellaio ribatté: "Solo un pezzetto di carne, ma come contraccambiate?".<br />L'anziana signora disse allora al macellaio: "Mi dispiace di non avere soldi, ma in cambio vi prometto di assistere quest'oggi alla Messa per voi".<br />Siccome il macellaio e il capitano erano molto scettici nei confronti della religione, cominciarono a ridere. "Molto bene - disse il macellaio -  Andate pure a Messa per me, e ritornate, vi darò l'equivalente del valore della Messa".<br />OGNI MESSA HA UN VALORE INFINITO<br />La donna in quel giorno assistette alla Messa e poi ritornò dal negoziante.<br />Ella si avvicinò alla cassa e il macellaio le disse: "Prendete questa carta e scrivete...". E la donna scrisse: "Ho offerto la Messa per te".<br />Il macellaio pose la carta su un piatto della bilancia e sull'altra parte un misero osso...  la carta era più pesante. In seguito mise un pezzetto di carne al posto dell'osso, ma la carta era sempre più pesante... I due uomini cominciarono a meravigliarsi ma non demorsero. Fu posto un grosso pezzo di carne sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante. Inquieto e turbato, il macellaio esaminò la bilancia, ma questa funzionava benissimo.<br />"Cosa vuole signora...?  Dovrei darle un'intera coscia di pecora?". Egli pose la coscia di pecora sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante.  Mise un pezzo di carne ancora più grosso, ma il peso rimaneva sempre dalla parte della carta. Ciò impressionò talmente il macellaio che questi promise alla donna di darle la carne ogni giorno in cambio di una preghiera offerta per lui durante la Messa.<br />Egli poi si convertì. Il capitano se ne andò anche lui molto scosso e andò a Messa ogni giorno. Due dei suoi figli divennero sacerdoti, uno Gesuita e l'altro fu sacerdote del Sacro Cuore, era il famoso Padre Stanislao, grande apostolo del Sacro Cuore. Egli poi ha raccontato: "Sono un religioso del Sacro Cuore e il capitano era mio padre. Dopo questa dimostrazione, mio padre divenne un grande fervente della Messa quotidiana, e noi, suoi figli, abbiamo seguito il suo esempio. 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Tutte le famiglie possono avere in casa questa aiuola di rose profumate da offrire ogni giorno alla "Regina della famiglia".<br />Nella storia delle famiglie cristiane, infatti, non sono certamente poche le famiglie, che si sono alimentate e nutrite quotidianamente della preghiera del Santo Rosario, recitato insieme, genitori e figli, grandi e piccoli, sotto lo sguardo materno della Madonna visibile in un quadro o in una statuetta.<br />Possiamo qui ricordare particolarmente la famiglia della Beata Anna Maria Taigi, madre di sette figli. Era edificante vedere con quale cura ogni giorno la santa Mamma faceva recitare il Santo Rosario a tutta la famiglia; ella lo recitava sempre in ginocchio, nonostante gli acciacchi dell'età e delle malattie; e anche da moribonda, la beata Anna Maria non volle mai mancare alla recita del Santo Rosario con la sua famiglia. Persino l'ultima sera, poche ore prima della sua morte, ella partecipò al Rosario della famiglia riunita nella sua cameretta. E nel dare l'ultima benedizione alla famiglia, la Beata raccomandò al marito e ai figli particolarmente tre cose: l'osservanza dei comandamenti di Dio, la viva devozione alla Madonna, la fedeltà alla recita giornaliera del Santo Rosario in famiglia.<br />Possiamo ricordare anche la famiglia di santa Teresina di Lisieux. Ogni sera, la famiglia, raccolta nella recita comunitaria del Santo Rosario, offriva la preghiera della corona come il "sacrificio vespertino", di cui parla il papa Pio XII. Santa Teresina stessa riferisce che i genitori inculcavano ai figli un amore particolare alla preghiera del Santo Rosario dandone l'esempio della recita quotidiana essi per primi e ottenendo i frutti speciali di una famiglia santa con le sei figlie consacrate a Dio.<br />Ugualmente, possiamo ricordare la famiglia della santa Gianna Molla con i suoi tre figli, e la famiglia di Luigi e Maria Beltrame-Quattrocchi, con i loro quattro figli tutti consacrati a Dio. Santa Gianna e i beati Luigi e Maria erano professionisti, impegnati fedelmente a custodire e a santificare la famiglia, nutrendola giornalmente con la recita del Santo Rosario, a sostegno delle prove e delle difficoltà di ogni genere che non mancano mai nelle famiglie su questa terra di "triboli e di spine" (Gen 3,18).<br />IL PAPÀ CON I DIECI FIGLI<br />Istruttivo ed edificante, poi, è stato l'esempio del beato Giuseppe Tovini, padre di dieci figli, avvocato impegnato al massimo anche nel lavoro sia di apostolato, sia politico e amministrativo. Oltre l'impegno di pregare con la corona del Rosario fra le mani dovunque si trovasse - a piedi per le strade o sui mezzi di trasporto - il beato Giuseppe Tovini curava la recita del Santo Rosario in famiglia ogni giorno. "Tutti vi dovevano essere presenti, - diceva - anche i più piccini, perché pur non comprendendo il significato di quella preghiera, le orecchie infantili si assuefacessero al ritmo della recitazione". E se capitava che, costretto a tornare più tardi a casa, la famiglia aveva già recitato il Rosario, egli si raccoglieva e diceva il Rosario da sé, in solitudine. Doveva essere uno spettacolo edificantissimo quella famiglia raccolta nella preghiera del Rosario ogni sera, con il papà che si metteva sempre in ginocchio per terra sul pavimento o sul sedile della sedia, con la corona fra le mani giunte sul petto, piamente raccolto e concentrato nella recita delle Ave Maria o con gli occhi rivolti verso l'immagine della Madonna.<br />Lo stesso si può dire del beato Ladislao Batthyány Strattmann, ungherese, beatificato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nel mese di marzo 2003. Il beato Ladislao era un medico oculista, padre di tredici figli, educati alla scuola cristiana del Santo Rosario, recitato ogni giorno insieme, per alimentare la propria vita di fede.<br />Questa è l'immagine più reale del titolo di Regina della famiglia che la Chiesa ha dato a Maria Santissima. Quando la Madonna vede l'intera famiglia raccolta in preghiera per la recita del Santo Rosario, può dire davvero di essere la Regina di quella famiglia e di proteggere quella famiglia in maniera tutta particolare come una "piccola Chiesa domestica".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18361083</guid><pubDate>Wed, 29 May 2019 16:02:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18361083/liturgia_rosario.mp3" length="6993292" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5667

IL SANTO ROSARIO: PREGHIERA PER LA FAMIGLIA DI OGGI (COME DI IERI)
Il papa Pio XII definì il Santo Rosario "Preghiera della famiglia": una preghiera fatta di rose profumate...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5667" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5667</a><br /><br />IL SANTO ROSARIO: PREGHIERA PER LA FAMIGLIA DI OGGI (COME DI IERI)<br />Il papa Pio XII definì il Santo Rosario "Preghiera della famiglia": una preghiera fatta di rose profumate offerte alla Regina delle rose; una preghiera che è "sintesi di tutto il Vangelo", come dice ancora papa Pio XII; una preghiera che è "meditazione dei misteri del Signore, sacrificio vespertino, corona di rose, inno di lode, compendio di vita cristiana, pegno sicuro del favore celeste, presidio per l'attesa salvezza"; e in un altro discorso ancora, lo stesso papa Pio XII descriveva i pregi e gli effetti salutari del Santo Rosario particolarmente per gli sposi novelli, per i fanciulli, per i giovani e per le giovani, per i genitori, per gli anziani, per i malati e per i morenti. Tutte le famiglie possono avere in casa questa aiuola di rose profumate da offrire ogni giorno alla "Regina della famiglia".<br />Nella storia delle famiglie cristiane, infatti, non sono certamente poche le famiglie, che si sono alimentate e nutrite quotidianamente della preghiera del Santo Rosario, recitato insieme, genitori e figli, grandi e piccoli, sotto lo sguardo materno della Madonna visibile in un quadro o in una statuetta.<br />Possiamo qui ricordare particolarmente la famiglia della Beata Anna Maria Taigi, madre di sette figli. Era edificante vedere con quale cura ogni giorno la santa Mamma faceva recitare il Santo Rosario a tutta la famiglia; ella lo recitava sempre in ginocchio, nonostante gli acciacchi dell'età e delle malattie; e anche da moribonda, la beata Anna Maria non volle mai mancare alla recita del Santo Rosario con la sua famiglia. Persino l'ultima sera, poche ore prima della sua morte, ella partecipò al Rosario della famiglia riunita nella sua cameretta. E nel dare l'ultima benedizione alla famiglia, la Beata raccomandò al marito e ai figli particolarmente tre cose: l'osservanza dei comandamenti di Dio, la viva devozione alla Madonna, la fedeltà alla recita giornaliera del Santo Rosario in famiglia.<br />Possiamo ricordare anche la famiglia di santa Teresina di Lisieux. Ogni sera, la famiglia, raccolta nella recita comunitaria del Santo Rosario, offriva la preghiera della corona come il "sacrificio vespertino", di cui parla il papa Pio XII. Santa Teresina stessa riferisce che i genitori inculcavano ai figli un amore particolare alla preghiera del Santo Rosario dandone l'esempio della recita quotidiana essi per primi e ottenendo i frutti speciali di una famiglia santa con le sei figlie consacrate a Dio.<br />Ugualmente, possiamo ricordare la famiglia della santa Gianna Molla con i suoi tre figli, e la famiglia di Luigi e Maria Beltrame-Quattrocchi, con i loro quattro figli tutti consacrati a Dio. Santa Gianna e i beati Luigi e Maria erano professionisti, impegnati fedelmente a custodire e a santificare la famiglia, nutrendola giornalmente con la recita del Santo Rosario, a sostegno delle prove e delle difficoltà di ogni genere che non mancano mai nelle famiglie su questa terra di "triboli e di spine" (Gen 3,18).<br />IL PAPÀ CON I DIECI FIGLI<br />Istruttivo ed edificante, poi, è stato l'esempio del beato Giuseppe Tovini, padre di dieci figli, avvocato impegnato al massimo anche nel lavoro sia di apostolato, sia politico e amministrativo. Oltre l'impegno di pregare con la corona del Rosario fra le mani dovunque si trovasse - a piedi per le strade o sui mezzi di trasporto - il beato Giuseppe Tovini curava la recita del Santo Rosario in famiglia ogni giorno. "Tutti vi dovevano essere presenti, - diceva - anche i più piccini, perché pur non comprendendo il significato di quella preghiera, le orecchie infantili si assuefacessero al ritmo della recitazione". E se capitava che, costretto a tornare più tardi a casa, la famiglia aveva già recitato il Rosario, egli si raccoglieva e diceva il Rosario da...]]></itunes:summary><itunes:duration>438</itunes:duration><itunes:keywords>famiglia,madonna,maggio,ottobre,preghiera,rosario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6fb6b1141b7bc9582099d2f979b32771.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristo parla attraverso il sacerdote</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristo-parla-attraverso-il-sacerdote--18361084</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5581" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5581</a><br /><br />CRISTO PARLA ATTRAVERSO IL SACERDOTE di Padre Angelo<br />Gentile Padre Angelo,<br />nell'amministrazione del sacramento della Confessione, come negli altri Sacramenti, il sacerdote agisce "in Persona Christi". Questo significa che bisogna considerare tutto quello che il Sacerdote dice dall'inizio alla fine del Sacramento come se fosse stato detto da Cristo stesso? Cristo parla attraverso il Sacerdote? Se il Sacerdote dice qualcosa che va contro il Magistero?<br />Distinti saluti.<br />Marchesini<br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br />Caro Marchesini,<br />il sacerdote agisce in persona Christi soprattutto nel momento in cui proferisce le parole dell'assoluzione, nello stesso modo in cui agisce in persona Christi nel momento della Preghiera eucaristica, e in particolare quando proferisce le parole consacratorie.<br />E come nell'omelia durante la Messa il sacerdote può andare fuori strada (e in questo caso non va ascoltato), così si deve fare anche a proposito di quanto viene detto in confessionale. Se un sacerdote si discosta dalla dottrina del Magistero, non va ascoltato.<br />Inoltre va ricordato che le parole del il Sacerdote, sebbene siano molto importanti per chi si sta confessando, non fanno parte della materia (contrizione, accusa, penitenza) o della forma del sacramento (le parole dell'assoluzione proferite dal sacerdote). Rientrano nel rito, come quelle dell'omelia durante la Messa. Pertanto non hanno il carisma dell'infallibilità.<br />Le parole di esortazione o di illuminazione che il sacerdote dice al penitente dopo che questi ha fatto l'accusa dei peccati rientrano nel compito di medico, di padre e di maestro che il sacerdote è chiamato a svolgere.<br />E come da un punto di vista umano c'è un medico, un padre o un maestro più bravo di un altro, così può succedere anche per il confessore.<br />E per questo non è sbagliato scegliere un confessore piuttosto che un altro.<br />Tuttavia, per quanto riguarda l'assoluzione dei peccati, quella data da qualunque prete, purché sia legittimato ad ascoltare le confessioni, è del medesimo valore dell'assoluzione del prete più santo e più dotto.<br />Ti saluto, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18361084</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2019 16:57:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18361084/liturgia_cristo_sacerdote.mp3" length="2740139" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5581

CRISTO PARLA ATTRAVERSO IL SACERDOTE di Padre Angelo
Gentile Padre Angelo,
nell'amministrazione del sacramento della Confessione, come negli altri Sacramenti, il sacerdote agisce...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5581" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5581</a><br /><br />CRISTO PARLA ATTRAVERSO IL SACERDOTE di Padre Angelo<br />Gentile Padre Angelo,<br />nell'amministrazione del sacramento della Confessione, come negli altri Sacramenti, il sacerdote agisce "in Persona Christi". Questo significa che bisogna considerare tutto quello che il Sacerdote dice dall'inizio alla fine del Sacramento come se fosse stato detto da Cristo stesso? Cristo parla attraverso il Sacerdote? Se il Sacerdote dice qualcosa che va contro il Magistero?<br />Distinti saluti.<br />Marchesini<br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br />Caro Marchesini,<br />il sacerdote agisce in persona Christi soprattutto nel momento in cui proferisce le parole dell'assoluzione, nello stesso modo in cui agisce in persona Christi nel momento della Preghiera eucaristica, e in particolare quando proferisce le parole consacratorie.<br />E come nell'omelia durante la Messa il sacerdote può andare fuori strada (e in questo caso non va ascoltato), così si deve fare anche a proposito di quanto viene detto in confessionale. Se un sacerdote si discosta dalla dottrina del Magistero, non va ascoltato.<br />Inoltre va ricordato che le parole del il Sacerdote, sebbene siano molto importanti per chi si sta confessando, non fanno parte della materia (contrizione, accusa, penitenza) o della forma del sacramento (le parole dell'assoluzione proferite dal sacerdote). Rientrano nel rito, come quelle dell'omelia durante la Messa. Pertanto non hanno il carisma dell'infallibilità.<br />Le parole di esortazione o di illuminazione che il sacerdote dice al penitente dopo che questi ha fatto l'accusa dei peccati rientrano nel compito di medico, di padre e di maestro che il sacerdote è chiamato a svolgere.<br />E come da un punto di vista umano c'è un medico, un padre o un maestro più bravo di un altro, così può succedere anche per il confessore.<br />E per questo non è sbagliato scegliere un confessore piuttosto che un altro.<br />Tuttavia, per quanto riguarda l'assoluzione dei peccati, quella data da qualunque prete, purché sia legittimato ad ascoltare le confessioni, è del medesimo valore dell'assoluzione del prete più santo e più dotto.<br />Ti saluto, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.]]></itunes:summary><itunes:duration>172</itunes:duration><itunes:keywords>confessione,cristo,obbligo,sacerdote,strumento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5f75dc5d0dbee4e1992c7984a761581e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Comunione sulla mano: l'eccezione che sembra la regola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/comunione-sulla-mano-l-eccezione-che-sembra-la-regola--61003697</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5101" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5101</a><br /><br />COMUNIONE SULLA MANO: L'ECCEZIONE CHE SEMBRA LA REGOLA di Stefano Fontana<br /><br />Il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha scritto la prefazione ad un libro di don Federico De Bortoli "La distribuzione della comunione sulla mano, Profili storici, giuridici e pastorali, Cantagalli, Siena 2018 in cui si dice favorevole ad un pieno ritorno alla Comunione in bocca e non sulle mani.<br />Oggi quasi tutti i fedeli prendono la Comunione nella mano e non più sulla lingua. C'è però un discreto numero di loro che continua con la pratica tradizionale. Alcuni liturgisti, pastoralisti e qualche autorità ecclesiastica ritengono utile tornare all'assunzione in bocca. Da ultimo il cardinale Robert Sarah, come abbiamo informato su Vita Nuova della settimana scorsa. Una volta chiarito che prendere la Comunione nella mano non è di per sé segno di irriverenza verso la Santa Eucarestia, e una volta chiarito che proporre di tornare a prenderla in bocca non è un atto di insubordinazione, può essere utile ricordare cosa dicono le norme canoniche a questo proposito.<br />MEMORIALE DOMINI (1969)<br />Tutto risale alla istruzione Memoriale Domini della Congregazione per il Culto Divino del 29 maggio 1969, dove si dice che Paolo VI, di fronte ad alcune richieste di introdurre l'uso di ricevere la comunione nella mano, ha consultato l'episcopato che ha risposto negativamente. La Memoriale Domini continua stabilendo che Paolo VI non ha ritenuto di cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la Santa Comunione ed ha esortato caldamente i vescovi, i sacerdoti e i fedeli ad osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore. Nel caso che qualche Conferenza episcopale avesse già introdotto il nuovo uso (e solo in questo caso), Paolo VI la invitava a vagliare bene le circostanze che avevano indotto questa decisione, deliberando in merito con voto segreto e mandando tutto alla Santa Sede che avrebbe valutato. Insomma: era confermata la comunione in bocca ed eventuali richieste del permesso di deroga (indulto) dovevano essere presentate alla Santa Sede.<br />EUCHARISTIAE SACRAMENTUM (1973)<br />Il 21 giugno 1973 la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato il Decreto Eucharistiae Sacramentum con il quale promulgava il rito della Santa Comunione e del culto eucaristico fuori della Messa. In esso si insiste nel conservare la consuetudine che poggia su una tradizione plurisecolare di deporre sulla lingua il pane consacrato, attribuendo comunque alle Conferenze episcopali la possibilità di procedere diversamente con il consenso della Santa Sede. La norma continua quindi ad essere la comunione in bocca e la comunione nella mano una eccezione di cui chiedere il permesso.<br />Il 3 aprile 1985, la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato una Notificazione dal titolo La Saint-Siége chiarendo tra l'altro che nessun fedele dovrà essere obbligato ad adottare la pratica della Comunione sulla mano e quand'anche si ottenesse l'indulto si dovrà lasciare ognuno libero. Nessun vescovo, quindi, può introdurre, di diritto o di fatto, l'obbligatorietà della comunione sulla mano nella sua diocesi.<br />Il 4 febbraio 1980, nella Lettera Apostolica Dominicae caene, Giovanni Paolo II lamentava gli abusi conseguenti alla distribuzione della Santa Comunione sulla mano e confermava le precedenti disposizioni. Lo stesso dicasi per l'Istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione del Culto divino del 22 maggio 1998. In questo testo si invitava a non distribuire la Comunione nella mano se ci sono pericoli di profanazione.<br />L'ECCEZIONE È LA COMUNIONE SULLA MANO<br />Le Conferenze episcopali, come si è visto, possono chiedere un indulto, ossia la sospensione della norma di ricevere la comunione in bocca, norma che rimane confermata proprio dalla necessità di un indulto per ovviarvi. L'eccezione è la comunione sulla mano e non il contrario, come molti forse oggi pensano. E ciò, dal punto di vista canonico, rimane valido anche se tutte le Conferenze episcopali avessero chiesto l'indulto. In Italia ciò è avvenuto con la delibera della CEI del 19 luglio 1989.<br />Da questa breve rassegna possiamo concludere che la norma rimane quella della Comunione sulla lingua e che la Comunione sulla mano è una eccezione e tale rimane anche se ormai è la pratica largamente più diffusa. Va anche ricordato che la concessione dell'indulto all'inizio era prevista solo per le Conferenze episcopali che avessero già introdotto la comunione nella mano dopo la regola stabilita da Paolo VI nel 1969, ma in seguito le richieste di indulto dilagarono e fu concesso a tutte le Conferenze episcopali che lo richiedevano. È chiaro che vi fu una forzatura della norma. Infine va anche ricordato che se un vescovo volesse impedire nella sua diocesi la Comunione nella mano in termini di diritto canonico potrebbe farlo.<br />Con tutto ciò è da ritenersi assolutamente plausibile la proposta di tornare alla Comunione sulla lingua. Il cardinale Robert Sarah rimane nel pieno delle sue legittime funzioni nel prospettare questa richiesta e Vita Nuova nel farla conoscere.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61003697</guid><pubDate>Wed, 21 Mar 2018 20:23:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61003697/comunione_sulla_mano_l_eccezione.mp3" length="6543276" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5101

COMUNIONE SULLA MANO: L'ECCEZIONE CHE SEMBRA LA REGOLA di Stefano Fontana

Il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha scritto la prefazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5101" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5101</a><br /><br />COMUNIONE SULLA MANO: L'ECCEZIONE CHE SEMBRA LA REGOLA di Stefano Fontana<br /><br />Il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha scritto la prefazione ad un libro di don Federico De Bortoli "La distribuzione della comunione sulla mano, Profili storici, giuridici e pastorali, Cantagalli, Siena 2018 in cui si dice favorevole ad un pieno ritorno alla Comunione in bocca e non sulle mani.<br />Oggi quasi tutti i fedeli prendono la Comunione nella mano e non più sulla lingua. C'è però un discreto numero di loro che continua con la pratica tradizionale. Alcuni liturgisti, pastoralisti e qualche autorità ecclesiastica ritengono utile tornare all'assunzione in bocca. Da ultimo il cardinale Robert Sarah, come abbiamo informato su Vita Nuova della settimana scorsa. Una volta chiarito che prendere la Comunione nella mano non è di per sé segno di irriverenza verso la Santa Eucarestia, e una volta chiarito che proporre di tornare a prenderla in bocca non è un atto di insubordinazione, può essere utile ricordare cosa dicono le norme canoniche a questo proposito.<br />MEMORIALE DOMINI (1969)<br />Tutto risale alla istruzione Memoriale Domini della Congregazione per il Culto Divino del 29 maggio 1969, dove si dice che Paolo VI, di fronte ad alcune richieste di introdurre l'uso di ricevere la comunione nella mano, ha consultato l'episcopato che ha risposto negativamente. La Memoriale Domini continua stabilendo che Paolo VI non ha ritenuto di cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la Santa Comunione ed ha esortato caldamente i vescovi, i sacerdoti e i fedeli ad osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore. Nel caso che qualche Conferenza episcopale avesse già introdotto il nuovo uso (e solo in questo caso), Paolo VI la invitava a vagliare bene le circostanze che avevano indotto questa decisione, deliberando in merito con voto segreto e mandando tutto alla Santa Sede che avrebbe valutato. Insomma: era confermata la comunione in bocca ed eventuali richieste del permesso di deroga (indulto) dovevano essere presentate alla Santa Sede.<br />EUCHARISTIAE SACRAMENTUM (1973)<br />Il 21 giugno 1973 la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato il Decreto Eucharistiae Sacramentum con il quale promulgava il rito della Santa Comunione e del culto eucaristico fuori della Messa. In esso si insiste nel conservare la consuetudine che poggia su una tradizione plurisecolare di deporre sulla lingua il pane consacrato, attribuendo comunque alle Conferenze episcopali la possibilità di procedere diversamente con il consenso della Santa Sede. La norma continua quindi ad essere la comunione in bocca e la comunione nella mano una eccezione di cui chiedere il permesso.<br />Il 3 aprile 1985, la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato una Notificazione dal titolo La Saint-Siége chiarendo tra l'altro che nessun fedele dovrà essere obbligato ad adottare la pratica della Comunione sulla mano e quand'anche si ottenesse l'indulto si dovrà lasciare ognuno libero. Nessun vescovo, quindi, può introdurre, di diritto o di fatto, l'obbligatorietà della comunione sulla mano nella sua diocesi.<br />Il 4 febbraio 1980, nella Lettera Apostolica Dominicae caene, Giovanni Paolo II lamentava gli abusi conseguenti alla distribuzione della Santa Comunione sulla mano e confermava le precedenti disposizioni. Lo stesso dicasi per l'Istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione del Culto divino del 22 maggio 1998. In questo testo si invitava a non distribuire la Comunione nella mano se ci sono pericoli di profanazione.<br />L'ECCEZIONE È LA COMUNIONE SULLA MANO<br />Le Conferenze episcopali, come si è visto, possono chiedere un indulto, ossia la sospensione della norma di ricevere la comunione in bocca, norma...]]></itunes:summary><itunes:duration>409</itunes:duration><itunes:keywords>abusi,cantagalli,comunionesullamano,congregazioneperilcultodivino,santasede</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/275f9323a22a0c8db7a2b76c0e63a2ec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come è stata introdotta la Comunione sulla mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-e-stata-introdotta-la-comunione-sulla-mano--61004031</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4292" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4292</a><br /><br />COM'E' STATA INTRODOTTA LA COMUNIONE SULLA MANO di Federico Catani<br /><br />Cento anni fa, nel 1916, un angelo, l'Angelo del Portogallo, apparve per tre volte ai tre pastorelli di Fatima Lucia, Francesco e Giacinta. Mostrandosi con il calice e l'Ostia santa, insegnò ai tre fanciulli queste due preghiere: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo, vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, e non vi amano» e «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo: vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze da cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi domando la conversione dei poveri peccatori».<br />In queste orazioni è racchiuso il cuore della devozione eucaristica che ogni cattolico dovrebbe avere. Soprattutto in un tempo, come il nostro, in cui la il Santissimo Sacramento viene profanato in ogni modo: oltre ai sacrilegi commessi ad esempio dai satanisti, purtroppo oggi si vuole cambiare la stessa dottrina eucaristica e permettere ai pubblici peccatori di ricevere la Comunione senza alcun pentimento.<br />BANALIZZARE L'EUCARISTIA<br />C'è poi un'altra prassi che banalizza l'Eucaristia: si tratta della sua ricezione in mano. Se a tale modo di comunicarsi si aggiunge il fatto che molte liturgie hanno perso totalmente il senso del sacro, non è difficile comprendere perché la gente ormai sembra ignorare che nell'Ostia santa c'è realmente e sostanzialmente Nostro Signore Gesù Cristo vivo e vero, nel suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.<br />Mons. Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis, in Argentina, ha recentemente pubblicato per Cantagalli "Comunione sulla mano. Documenti e storia" (con prefazione di mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, e un'appendice con alcune riflessioni sulla "Comunione spirituale", sulla quale si fa chiarezza dopo tante sciocchezze dette negli ultimi anni da porporati come Kasper). È un libro in cui raccoglie e commenta tutti i testi normativi relativi al permesso, dato ai fedeli dalla Santa Sede, di comunicarsi ricevendo la particola consacrata in mano e dimostra molto chiaramente e senza alcun dubbio che, per l'appunto, solo di concessione si tratta. Pertanto, rifiutarsi di fruire di tale atto di tolleranza, come fece lui durante il governo della sua diocesi, non solo è lecito, ma addirittura preferibile, perché maggiormente rispondente alla volontà del Papa.<br />NATA COME UN ABUSO... E TALE RESTA<br />La Comunione sulla mano è nata come un abuso. Negli anni Sessanta, nei Paesi dell'Europa settentrionale, ovvero quelli con un episcopato ed un clero marcatamente progressista e disobbediente, si introdusse in maniera del tutto arbitraria tale modo di ricezione dell'Eucaristia. Di fronte al fatto compiuto e alla volontà da parte degli artefici del cambiamento di proseguire su questa strada, la Sacra Congregazione per il culto divino rispose con l'istruzione Memoriale Domini (28 maggio 1969). Il documento, voluto ed approvato da Papa Paolo VI, ribadisce che il modo di distribuire la Santa Comunione in bocca «deve essere conservato, non soltanto perché si appoggia sopra un uso trasmesso da una tradizione di molti secoli, ma, principalmente, perché esprime la riverenza dei fedeli cristiani verso l'Eucaristia». Cambiare poteva rappresentare un pericolo. È vero che i profeti di sventura all'epoca (ma anche oggi) non andavano di moda e non erano graditi. Ma le paure di Paolo VI si sono rivelate fondate e adesso ne paghiamo le conseguenze. L'istruzione vaticana paventava che si arrivasse «a una minore riverenza verso l'augusto Sacramento dell'altare», «alla profanazione dello stesso Sacramento» e «alla adulterazione della retta dottrina». Soltanto un ingenuo non vede che quelli che allora apparivano "solo" dei rischi sono divenuti terribili realtà: la situazione della Chiesa (in particolare di quei Paesi in cui il clero ha sempre seguito le "magnifiche sorti e progressive") lo sta a dimostrare inappellabilmente. Nonostante ciò, i responsabili di tale scempio ed i loro allievi, anziché vergognarsi e ritirarsi in silenzio, continuano a dare lezioni.<br />Ebbene, la Memoriale Domini si conclude affermando che «la Sede Apostolica esorta veementemente i vescovi, sacerdoti e fedeli a sottomettersi diligentemente alla legge ancora in vigore [ovvero la Comunione in bocca n.d.r.] e un'altra volta confermata, attendendo tanto al giudizio apportato dalla maggior parte dell'Episcopato [contrario alla Comunione sulla mano n.d.r.], come alla forma che utilizza il rito attuale della sacra liturgia, come, infine, al bene comune della stessa Chiesa».<br />UNA FALLA NELLA DIGA<br />Purtroppo, nonostante le buone intenzioni, il documento apre però una falla nella diga, rivelatasi ben presto fatale (e questo è accaduto e continua purtroppo ad accadere nella Chiesa per moltissime altre questioni). Infatti l'istruzione dice pure che, laddove non sia possibile frenare la pratica della Comunione sulla mano, con le dovute condizioni la Santa Sede concederà un indulto, a patto però che venga ribadita nella catechesi la verità dogmatica sull'Eucaristia. Questa deleteria apertura ha fatto sì che a poco a poco, quasi tutte le conferenze episcopali del mondo chiedessero l'indulto, imponendo di fatto il nuovo modo di agire, per puro spirito di conformismo ai tempi. E la Santa Sede ha sempre avallato le richieste dei vescovi. In Italia, ad esempio, per un solo voto di scarto, la Comunione in mano venne introdotta nel luglio del 1989. In Kazakhstan, invece, grazie soprattutto all'opera di mons. Athanasius Schneider, si continua a ricevere l'Ostia consacrata solo in bocca e possibilmente in ginocchio (come faceva Benedetto XVI nelle sue Messe).<br />Orbene, quando nel 1996 i vescovi argentini decisero di introdurre la Comunione sulla mano, mons. Laise si oppose fermamente, attirandosi così gli strali dei suoi confratelli, che lo accusarono di rompere la "comunione ecclesiale". Ma il grande vescovo argentino, oggi residente a San Giovanni Rotondo, aveva ragione. E la Santa Sede lo riconobbe senza problemi, perché la facoltà di chiedere l'indulto spetta ai singoli vescovi, in base alla loro prudenza pastorale. Mons. Laise, dunque, si è appellato giustamente, doverosamente e santamente alla sua coscienza di pastore cattolico, davvero preoccupato del bene della Chiesa e di quello spirituale dei fedeli affidatigli. Altri vescovi e preti (pochi in verità) hanno seguito il suo esempio. Possiamo citare il sacerdote veronese don Enzo Boninsegna, vero eroico "pioniere" in Italia; il cardinal Carlo Caffarra, che nel 2009, per evitare sacrilegi, ha proibito la Comunione in mano nella Chiesa Metropolitana di San Pietro, nella Cattedrale di San Petronio e nel Santuario della B.V. di San Luca [leggi L'ARCIVESCOVO DI BOLOGNA: BASTA COMUNIONE SULLA MANO, clicca qui, N.d.BB]; c'è poi mons. Cristóbal Bialasik, vescovo della diocesi di Oruro, in Bolivia, che l'anno scorso ha annunciato ai suoi fedeli di aver vietato la S. Comunione sulla mano, definendola una consuetudine "intollerabile".<br />TANTO AMATA DAI PROTESTANTI<br />D'altra parte, come spiega nel libro, la posizione di mons. Laise è canonicamente e pastoralmente incontestabile.<br />La Comunione in mano, tanto amata dai protestanti, è stata pensata proprio per ridurre il Santissimo Sacramento a mero simbolo, attaccando così il dogma cattolico sull'Eucaristia. Gesù durante l'Ultima Cena, diede il pane e il vino in mano agli Apostoli, è vero. Ma si trattava appunto dei primi vescovi. Il sacerdote ha le mani consacrate con l'unzione, ed è per questo che è l'unico ad avere il "privilegio" e il grave compito di toccare le specie eucaristiche.<br />Oltretutto, al contrario di quanto falsamente sostenuto dai novatori, nei primi secoli della Chiesa si riceveva la Comunione in mano con ogni riguardo e riverenza, spesso senza toccarla direttamente, non come accade adesso. Peraltro, col passare del tempo e nel susseguirsi di tante vicende storiche, la sensibilità ed il rispetto verso l'Eucaristia sono aumentati ed è per questo che intorno al IX secolo si passò definitivamente a ricevere il Corpo di Cristo in bocca. In ogni frammento del pane consacrato, infatti, c'è tutto Nostro Signore ed è una profanazione lasciare che anche uno solo cada a terra e vanga calpestato. Nella cosiddetta Messa tridentina, tanto per intenderci, dopo la consacrazione il sacerdote non separa più il pollice e l'indice delle mani finché non arriva il momento della purificazione, terminata la distribuzione della Comunione. Oggi invece questa fede eucaristica si è tragicamente persa, anche tra i sacerdoti. I fedeli, poi, sembra vadano a ricevere una caramella, e infatti tutti si comunicano ma pochi si confessano! In pratica, quello che fino agli anni Sessanta era un abuso, una disubbidienza, un attacco alla verità cattolica, oggi è divenuto la normalità. E, lo ripetiamo, assolutamente contro la volontà di Paolo VI. Anche perché l'istruzione della Congregazione del culto divino faceva un tutt'uno con una lettera pastorale in cui viene nitidamente evidenziato che, ad ogni modo, «la nuova maniera di comunicarsi non dovrà essere imposta in modo che escluda l'uso tradizionale».<br />Eppure, solo da un ritorno generale al modo tradizionale di ricevere Gesù Sacramentato, in bocca ed in ginocchio, potranno sgorgare grazie abbondanti e si tornerà ad avere una primavera della Chiesa. Pertanto, i laici non debbono stancarsi di chiedere questo ai pastori e di comunicarsi solo in bocca, perché]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61004031</guid><pubDate>Wed, 24 Aug 2016 19:39:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61004031/come_stata_introdotta_la_comunione_sulla_mano.mp3" length="11833385" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4292

COM'E' STATA INTRODOTTA LA COMUNIONE SULLA MANO di Federico Catani

Cento anni fa, nel 1916, un angelo, l'Angelo del Portogallo, apparve per tre volte ai tre pastorelli di Fatima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4292" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4292</a><br /><br />COM'E' STATA INTRODOTTA LA COMUNIONE SULLA MANO di Federico Catani<br /><br />Cento anni fa, nel 1916, un angelo, l'Angelo del Portogallo, apparve per tre volte ai tre pastorelli di Fatima Lucia, Francesco e Giacinta. Mostrandosi con il calice e l'Ostia santa, insegnò ai tre fanciulli queste due preghiere: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo, vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, e non vi amano» e «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo: vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze da cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi domando la conversione dei poveri peccatori».<br />In queste orazioni è racchiuso il cuore della devozione eucaristica che ogni cattolico dovrebbe avere. Soprattutto in un tempo, come il nostro, in cui la il Santissimo Sacramento viene profanato in ogni modo: oltre ai sacrilegi commessi ad esempio dai satanisti, purtroppo oggi si vuole cambiare la stessa dottrina eucaristica e permettere ai pubblici peccatori di ricevere la Comunione senza alcun pentimento.<br />BANALIZZARE L'EUCARISTIA<br />C'è poi un'altra prassi che banalizza l'Eucaristia: si tratta della sua ricezione in mano. Se a tale modo di comunicarsi si aggiunge il fatto che molte liturgie hanno perso totalmente il senso del sacro, non è difficile comprendere perché la gente ormai sembra ignorare che nell'Ostia santa c'è realmente e sostanzialmente Nostro Signore Gesù Cristo vivo e vero, nel suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.<br />Mons. Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis, in Argentina, ha recentemente pubblicato per Cantagalli "Comunione sulla mano. Documenti e storia" (con prefazione di mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, e un'appendice con alcune riflessioni sulla "Comunione spirituale", sulla quale si fa chiarezza dopo tante sciocchezze dette negli ultimi anni da porporati come Kasper). È un libro in cui raccoglie e commenta tutti i testi normativi relativi al permesso, dato ai fedeli dalla Santa Sede, di comunicarsi ricevendo la particola consacrata in mano e dimostra molto chiaramente e senza alcun dubbio che, per l'appunto, solo di concessione si tratta. Pertanto, rifiutarsi di fruire di tale atto di tolleranza, come fece lui durante il governo della sua diocesi, non solo è lecito, ma addirittura preferibile, perché maggiormente rispondente alla volontà del Papa.<br />NATA COME UN ABUSO... E TALE RESTA<br />La Comunione sulla mano è nata come un abuso. Negli anni Sessanta, nei Paesi dell'Europa settentrionale, ovvero quelli con un episcopato ed un clero marcatamente progressista e disobbediente, si introdusse in maniera del tutto arbitraria tale modo di ricezione dell'Eucaristia. Di fronte al fatto compiuto e alla volontà da parte degli artefici del cambiamento di proseguire su questa strada, la Sacra Congregazione per il culto divino rispose con l'istruzione Memoriale Domini (28 maggio 1969). Il documento, voluto ed approvato da Papa Paolo VI, ribadisce che il modo di distribuire la Santa Comunione in bocca «deve essere conservato, non soltanto perché si appoggia sopra un uso trasmesso da una tradizione di molti secoli, ma, principalmente, perché esprime la riverenza dei fedeli cristiani verso l'Eucaristia». Cambiare poteva rappresentare un pericolo. È vero che i profeti di sventura all'epoca (ma anche oggi) non andavano di moda e non erano graditi. Ma le paure di Paolo VI si sono rivelate fondate e adesso ne paghiamo le conseguenze. L'istruzione vaticana paventava che si arrivasse «a una minore riverenza verso...]]></itunes:summary><itunes:duration>740</itunes:duration><itunes:keywords>comunionesullamano,nostrosignore,riparazione,santissimatrinità,sostanzialmente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e57c4e8b404bc42a7a79fdc4ebd859ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I sette vantaggi della talare per i sacerdoti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-sette-vantaggi-della-talare-per-i-sacerdoti--72549642</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4230" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4230</a><br /><br />I SETTE VANTAGGI DELLA TALARE DEL SACERDOTE<br />di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />Il sacerdote spagnolo Jaime Tovar Patrón è stato colonnello cappellano e ha compiuto importanti missioni nel Vicariato Castrense. Grande oratore, è stato anche storico del sacerdozio castrense e ha scritto il libro Los Curas de la Cruzada, sui sacerdoti che hanno rischiato eroicamente la propria vita per portare avanti la loro opera pastorale durante la Guerra Civile spagnola, iniziata nel 1936. Sacerdoti, religiosi e religiose furono tra le vittime preferite di questo capitolo sanguinoso della storia della Chiesa in Spagna. Padre Jaime è morto nel gennaio 2004.<br />Nel testo che riportiamo, ricorda l'importanza dell'"uniforme sacerdotale", la tonaca o abito talare, il cui impatto sulla società è così grande che molti regimi anticristiani l'hanno proibita espressamente. L'uso della tonaca, tradizione antichissima, è stato dimenticato e perfino disprezzato negli ultimi decenni, ma ciò non vuol dire che la tonaca abbia perso la sua forza come testimonianza di consacrazione e appartenenza a Dio e non al mondo.<br />1) PROMEMORIA COSTANTE DEL SACERDOTE<br />Sicuramente una volta ricevuto l'Ordine sacerdotale non si dimentica facilmente, ma un promemoria non fa mai male: qualcosa di visibile, un simbolo costante, una sveglia silenziosa, un segnale o una bandiera. Chi va vestito in modo secolare è uno tra i tanti, chi indossa la tonaca no. È un sacerdote ed è lui la prima persona a rendersene conto. Non può rimanere neutrale, l'abito lo denuncia. O diventa un martire o un traditore, se se ne presenta l'occasione. Quello che non può fare è restare nell'anonimato, come una persona qualunque. Non c'è impegno quando a livello esteriore nulla dice cosa si è. Quando si disprezza l'uniforme, si disprezza la categoria o la classe che questa rappresenta.<br />2) PRESENZA DEL SOPRANNATURALE NEL MONDO<br />È indubbio che siamo circondati da simboli: segnali, bandiere, insegne, uniformi... Uno di quelli che hanno più influenza è l'uniforme. Un poliziotto, un vigile, deve agire, fermare, fare multe, ecc. La sua mera presenza influisce sugli altri: conforta, dà sicurezza, irrita o innervosisce, in base alle intenzioni e alla condotta dei cittadini. Una tonaca suscita sempre qualcosa in chi circonda la persona che la porta. Risveglia il senso del soprannaturale.<br />Non serve predicare, e neanche aprir bocca. Incoraggia chi è in buoni rapporti con Dio, avvisa chi ha la coscienza pesante, fa pentire chi vive lontano da Dio. I rapporti dell'anima con Dio non sono riservati al tempio. Moltissima gente non va in chiesa. Quale modo migliore per portare il messaggio di Cristo a queste persone di un sacerdote consacrato che indossa la sua tonaca? I fedeli lamentano la desacralizzazione e i suoi effetti devastanti. I modernisti criticano il presunto trionfalismo, eliminano gli abiti, respingono le tradizioni e poi si lamentano dei seminari vuoti e della mancanza di vocazioni. Spengono il fuoco e poi si lamentano del freddo. Non c'è dubbio: togliere la tonaca porta alla desacralizzazione.<br />3) GRANDE UTILITÀ PER I FEDELI<br />Il sacerdote è tale non solo quando è in chiesa ad amministrare i sacramenti, ma 24 al giorno. Il sacerdozio non è una professione, con un orario stabilito; è una vita, una donazione totale e senza riserve a Dio. Il popolo di Dio ha diritto all'aiuto del sacerdote. Ciò è più facile se si può riconoscere il sacerdote tra le altre persone, se questi porta un segno esteriore. Chi desidera lavorare come sacerdote di Cristo deve poter essere identificato come tale a beneficio dei fedeli e per svolgere meglio la sua missione.<br />4) SERVE A PRESERVARE DA MOLTI PERICOLI<br />Quante cose farebbero chierici e religiosi se non avessero l'abito! Questa avvertenza, che era solamente teorica quando scriveva padre Eduardo F. Regatillo, S.I., è oggi una terribile realtà. Prima sono state cose di poco conto: entrare nei bar, nei luoghi ricreativi, divertirsi, convivere con i secolari, ma a poco a poco si è passati a cose più importanti.<br />I modernisti vogliono farci credere che la tonaca sia un ostacolo all'ingresso del messaggio di Cristo nel mondo, ma sopprimendola scompaiono le credenziali e il messaggio stesso. In questo modo, molti già pensano che la prima cosa che si debba salvare sia il sacerdote stesso che si è spogliato della tonaca presumibilmente per salvare gli altri. Si deve riconoscere che la tonaca rafforza la vocazione e diminuisce le occasioni di peccato per chi la indossa e per chi lo circonda. Delle migliaia di uomini che hanno abbandonato il sacerdozio dopo il Concilio Vaticano II, praticamente nessuno ha lasciato la tonaca il giorno prima di andarsene; lo avevano fatto molto prima.<br />5) AIUTO DISINTERESSATO AGLI ALTRI<br />Il popolo cristiano vede nel sacedote l'uomo di Dio, che non cerca il suo bene personale, ma quello dei suoi parrocchiani. Il popolo spalanca le porte del cuore per ascoltare il sacerdote, che è lo stesso per il povero e per il potente. Le porte, per quanto alte possano essere, si aprono davanti alle tonache e agli abiti religiosi. Chi nega a una suora il pane che chiede per i suoi poveri o i suoi anziani? Tutto questo è tradizionalmente legato ad alcuni abiti. Il prestigio della tonaca si è accumulato con tempo, sacrifici e abnegazione. E ora ci si libera della tonaca come se si trattasse di una seccatura?<br />6) IMPONE MODERAZIONE NEL VESTIRE<br />La Chiesa ha sempre preservato i suoi sacerdoti dal vizio di sembrare più di ciò che si è e dall'ostentazione dando loro un abito semplice che non lascia spazio al lusso. La tonaca è tutta d'un pezzo (dal collo ai piedi), di un solo colore (nero) e con una sola forma (sacco). Gli ornamenti vengono riservati al tempio, perché non adornano la persona ma il ministro di Dio perché sottolinei le cerimonie sacre della Chiesa. Vestendosi in modo secolare, la vanità può influenzare il sacerdote come qualsiasi mortale: le marche, la qualità della stoffa, i colori... Collocandosi al livello del mondo, la persona sarà alla mercè dei suoi gusti e dei suoi capricci. Bisognerà procedere in base alla moda, e la voce del sacerdote non si udirà più come quella del profeta che gridava nel deserto vestito di peli di cammello.<br />7) ESEMPIO DI OBBEDIENZA ALLO SPIRITO E ALLA LEGISLAZIONE<br />Come qualcuno che prende parte al Santo Sacerdozio di Cristo, il sacerdote dev'essere un esempio dell'umiltà, dell'obbedienza e dell'abnegazione del Salvatore. La tonaca lo aiuta a mettere in pratica la povertà, l'umiltà nel vestire, l'obbedienza alla disciplina della Chiesa e il disprezzo delle cose del mondo. Indossando la tonaca, il sacerdote dimenticherà difficilmente il suo ruolo importante e la sua missione sacra, e non confonderà il suo abito e la sua vita con quelli del mondo.<br />A questi sette vantaggi della tonaca potranno aggiungersene altri che vi verranno in mente, ma qualunque essi siano la tonaca sarà sempre il simbolo inconfondibile del sacerdozio, perché la Chiesa, nella sua immensa saggezza, ha disposto così, e ciò ha dato frutti meravigliosi nel corso dei secoli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72549642</guid><pubDate>Wed, 22 Jun 2016 13:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72549642/i_sette_vantaggi_della_talare_per_i_sacerdoti.mp3" length="9469745" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4230

I SETTE VANTAGGI DELLA TALARE DEL SACERDOTE
di Roberta Sciamplicotti
 
Il sacerdote spagnolo Jaime Tovar Patrón è stato colonnello cappellano e ha compiuto importanti missioni nel Vicariato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4230" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4230</a><br /><br />I SETTE VANTAGGI DELLA TALARE DEL SACERDOTE<br />di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />Il sacerdote spagnolo Jaime Tovar Patrón è stato colonnello cappellano e ha compiuto importanti missioni nel Vicariato Castrense. Grande oratore, è stato anche storico del sacerdozio castrense e ha scritto il libro Los Curas de la Cruzada, sui sacerdoti che hanno rischiato eroicamente la propria vita per portare avanti la loro opera pastorale durante la Guerra Civile spagnola, iniziata nel 1936. Sacerdoti, religiosi e religiose furono tra le vittime preferite di questo capitolo sanguinoso della storia della Chiesa in Spagna. Padre Jaime è morto nel gennaio 2004.<br />Nel testo che riportiamo, ricorda l'importanza dell'"uniforme sacerdotale", la tonaca o abito talare, il cui impatto sulla società è così grande che molti regimi anticristiani l'hanno proibita espressamente. L'uso della tonaca, tradizione antichissima, è stato dimenticato e perfino disprezzato negli ultimi decenni, ma ciò non vuol dire che la tonaca abbia perso la sua forza come testimonianza di consacrazione e appartenenza a Dio e non al mondo.<br />1) PROMEMORIA COSTANTE DEL SACERDOTE<br />Sicuramente una volta ricevuto l'Ordine sacerdotale non si dimentica facilmente, ma un promemoria non fa mai male: qualcosa di visibile, un simbolo costante, una sveglia silenziosa, un segnale o una bandiera. Chi va vestito in modo secolare è uno tra i tanti, chi indossa la tonaca no. È un sacerdote ed è lui la prima persona a rendersene conto. Non può rimanere neutrale, l'abito lo denuncia. O diventa un martire o un traditore, se se ne presenta l'occasione. Quello che non può fare è restare nell'anonimato, come una persona qualunque. Non c'è impegno quando a livello esteriore nulla dice cosa si è. Quando si disprezza l'uniforme, si disprezza la categoria o la classe che questa rappresenta.<br />2) PRESENZA DEL SOPRANNATURALE NEL MONDO<br />È indubbio che siamo circondati da simboli: segnali, bandiere, insegne, uniformi... Uno di quelli che hanno più influenza è l'uniforme. Un poliziotto, un vigile, deve agire, fermare, fare multe, ecc. La sua mera presenza influisce sugli altri: conforta, dà sicurezza, irrita o innervosisce, in base alle intenzioni e alla condotta dei cittadini. Una tonaca suscita sempre qualcosa in chi circonda la persona che la porta. Risveglia il senso del soprannaturale.<br />Non serve predicare, e neanche aprir bocca. Incoraggia chi è in buoni rapporti con Dio, avvisa chi ha la coscienza pesante, fa pentire chi vive lontano da Dio. I rapporti dell'anima con Dio non sono riservati al tempio. Moltissima gente non va in chiesa. Quale modo migliore per portare il messaggio di Cristo a queste persone di un sacerdote consacrato che indossa la sua tonaca? I fedeli lamentano la desacralizzazione e i suoi effetti devastanti. I modernisti criticano il presunto trionfalismo, eliminano gli abiti, respingono le tradizioni e poi si lamentano dei seminari vuoti e della mancanza di vocazioni. Spengono il fuoco e poi si lamentano del freddo. Non c'è dubbio: togliere la tonaca porta alla desacralizzazione.<br />3) GRANDE UTILITÀ PER I FEDELI<br />Il sacerdote è tale non solo quando è in chiesa ad amministrare i sacramenti, ma 24 al giorno. Il sacerdozio non è una professione, con un orario stabilito; è una vita, una donazione totale e senza riserve a Dio. Il popolo di Dio ha diritto all'aiuto del sacerdote. Ciò è più facile se si può riconoscere il sacerdote tra le altre persone, se questi porta un segno esteriore. Chi desidera lavorare come sacerdote di Cristo deve poter essere identificato come tale a beneficio dei fedeli e per svolgere meglio la sua missione.<br />4) SERVE A PRESERVARE DA MOLTI PERICOLI<br />Quante cose farebbero chierici e religiosi se non avessero l'abito! 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Poi è venuto a farLe visita in canonica assieme allo Smilzo, al Bigio e al Brusco, per dirLe che, siccome intendeva abbellire la Casa del Popolo con un bel balcone per i discorsi, avrebbe volentieri acquistato le colonnine di marmo della balaustra dell'altar maggiore, nonché i due angeli allogati ai lati del Tabernacolo. Questi, Le disse (se il mio informatore è veritiero), avrebbe voluto sistemarli sopra l'arco del portone d'ingresso, per adornare la targa con l'emblema del PCI.<br />Don Camillo: Lei staccò dal muro la doppietta e la spalanco davanti a Peppone e soci facendo loro ritrovare rapidamente la via della porta. Ma, creda, non fu una risposta spiritosa, da buon giocatore.<br />Quando scoppiò la bomba della destalinizzazione, non dimentichiamolo, Lei non andò forse a trovare Peppone nella sua officina per comunicargli che avrebbe volentieri comprato i ritratti e il busto di bronzo di Stalin esistenti alla Casa del Popolo, nonché la targa marmorea di «Piazza Stalin», perché intendeva usarli per adornare convenientemente con essi il suo bagno personale?<br />Reverendo, ora che è scoppiata la bomba della depacellizzazione e Lei deve adeguare la chiesa alle esigenze precise del nuovo Rito Bolognese, Peppone aveva il diritto di renderle pan per focaccia.<br />NEI GUAI FINO AGLI OCCHI<br />Lei è nei guai fino agli occhi, Reverendo, ma stavolta il torto è tutto Suo. Il giovane curato che i Suoi Superiori Le hanno inviato per istruirLa sul Rito Bolognese e per aiutarLa ad aggiornare la chiesa, non è un Peppone qualsiasi e Lei non poteva trattarlo rudemente come l'ha trattato.<br />Egli veniva da Lei con un mandato preciso e, siccome la Sua chiesa non ha nessun particolare valore artistico e turistico, il giovane quanto degno sacerdote aveva il pieno diritto di pretendere l'abbattimento della balaustra e dell'altare, l'eliminazione delle cappellette laterali e delle nicchie coi loro ridicoli Santi di gesso e di legno, nonché dei quadretti ex voto, dei candelabri e, insomma, di tutta l'altra paccottiglia di latta, di legno e di gesso dorati che, fino alla riforma, trasformavano le chiese in retrobottega da robivecchi.<br />Lei, don Camillo, aveva pur visto alla Tv il «Lercaro Show» e la concelebrazione della Messa con Rito Bolognese. Aveva ben visto la suggestiva povertà dell'ambiente e la toccante semplicità dell'altare ridotto a una proletaria tavola. Come poteva pretendere di piazzare in mezzo a quell'umile Sacro Desco un arnese alto tre metri come il Suo famoso (quasi famigerato) Cristo Crocifìsso cui Lei è tanto affezionato?<br />Lei aveva pur visto alla Tv, qualche giorno dopo, com'era apparecchiata la Sacra Mensa attorno alla quale il Papa e i nuovi Cardinali hanno concelebrato il Banchetto Eucaristico.<br />Non s'era accorto che il Crocifisso situato al centro della Tavola era tanto piccolo e discreto da confondersi coi due microfoni?<br />Non aveva visto, insomma, come tutto, nella Casa di Dio, deve essere umile e povero in modo da far risaltare al massimo il carattere comunitario dell'Assemblea Liturgica di cui il Sacerdote è soltanto un concelebrante con funzione di presidente?<br />E non aveva sentito, nel secondo «Lercaro Show» televisivo (rubrica «Cordialmente»), quanto siano soddisfatti, addirittura entusiasti, i fedeli petroniani per la nuova Messa di Rito Bolognese?<br />Non ha visto come erano tutti eccitati, specialmente i giovani e le donne, dal piacere di concelebrare la Messa invece di assistervi passivamente subendo il sopruso del misterioso latino del Celebrante, e dalla legittima soddisfazione di non doversi umiliare più inginocchiandosi per ricevere l'Ostia e di poterla deglutire in piedi, trattando Dio da pari a pari come ha sempre fatto l'onorevole Fanfani?<br />INDIETRO DI QUALCHE SECOLO<br />Don Camillo: quel giovane prete aveva ragione e si batteva per una Santa Causa perché l'aggiornamento è stato voluto dal Grande Papa Giovanni affinchè la Chiesa, «Sposa di Cristo, potesse mostrare il suo volto senza macchia né ruga».<br />È la Chiesa che, fino a ieri semplicemente Cattolica e Apostolica, diventa (ricordi sempre Lercaro) Chiesa di Dio. E Lei, don Camillo, è rimasto indietro di qualche secolo, Lei è ancora fermo all'ultimo Papa medievale, a quel Pio XII che oggi viene pubblicamente svillaneggiato dai palcoscenici con l'approvazione - vedi la rappresentazione del Vicario a Firenze- degli studenti universitari cattolici, e che, quando il produttore avrà ottenuto la sovvenzione statale, verrà svillaneggiato anche dagli schermi e dai teleschermi.<br />Don Camillo: non se n'è accorto nemmeno assistendo, attraverso la Tv, alla consacrazione dei nuovi Cardinali?<br />Non ha sentito gli applausi fragorosi a scena aperta rivolti al neoCardinale-Operaio Cardin?<br />Non ha udito il Reverendo Presentatore televisivo precisare che il neoCardinale cecoslovacco Beran è semplicemente uscito dal suo «stato d'isolamento» ?<br />Non ha notato la pacata indignazione che vibrava nella sua voce quando il Reverendo Presentatore Tv ha denunciato il sopruso commesso dal dittatore Franco pretendendo di avvalersi del medievale, fascistico privilegio che hanno i Capi degli Stati Cattolici d'imporre personalmente la Berretta ai neoCardinali appartenenti al loro Paese?<br />Non ha neppure notato la diligenza encomiabile con la quale il Reverendo Presentatore Tv - come, del resto, ha fatto lo stesso Santo Padre - ha ignorato l'esistenza della cosiddetta «Chiesa del Silenzio» o «Chiesa Martire» d'oltrecortina?<br />Don Camillo, non s'è accorto come le Superiori Gerarchie della Chiesa evitino di parlare di quel Cardinale Mindszenty d'Ungheria che, con riprovevole indisciplina, persiste nell'ignorare la Conciliazione fra Chiesa Cattolica e Regime Sovietico, e nel ricusare di tributare il dovuto omaggio al cosiddetto «Comunismo Ateo», ritenendo addirittura valida una Scomunica Papale che è oggi oggetto di riso in tutti gli Oratori parrocchiali?<br />Don Camillo, perché si rifiuta di capire?<br />Perché, quando il giovane prete inviatoLe dall'Autorità Superiore Le ha spiegato che bisognava ripulire la chiesa e vendere angeli, candelabri, Santi, Cristi, Madonne e tutte le altre paccottiglie fra le quali anche il Suo famoso Cristo Crocifisso, perché, dico, Lei lo ha agguantato per gli stracci sbatacchiandolo contro il muro?<br />Non ha capito che sono in ballo i più sacri princìpi dell'economia? Che sono in ballo miliardi e miliardi e la stessa sacra Integrità della Moneta?<br />Quale famiglia "bene", oggi, vorrebbe privarsi del piacere di adornare la propria casa con qualche oggetto sacro? Chi può rinunciare ad avere in anticamera un San Michele adibito ad attaccapanni, o in camera da letto una coppia d'angeli dorati come lampadario, o in soggiorno un Tabernacolo come piccolo bar?<br />INSEGUIRE LA MODA<br />Don Camillo, la Moda è una potenza che muove migliaia di fabbriche e migliaia di miliardi: la Moda esige che ogni casa rispettabile possegga qualche oggetto sacro. La ricerca è rabbiosa tanto che, se non immetteremo nel mercato dell'Arredamento Santi, angeli, pale d'altare, candelabri, Crocifissi, Tabernacoli, Cristi, Madonne e via discorrendo, i prezzi raggiungeranno cifre iperboliche. E ciò pregiudicherà la sacra Integrità della Lira, onorata dagli stranieri con l'Oscar delle Monete.<br />La Chiesa non può più estraniarsi dalla vita dei laici e ignorarne i problemi.<br />Don Camillo, non mi faccia perdere il segno. Lei, dunque, è nei guai ma la colpa è tutta Sua.<br />Sappiamo ogni cosa: il pretino inviatoLe dai Superiori Le ha proposto - demolito il vecchio altare - di sostituirlo non con una comune Tavola come quella del «Lercaro Show», ma col banco da falegname che il compagno Peppone gli aveva vilmente fatto offrire in dono suggerendogliene l'utilizzazione. E ciò ricordando che il padre Putativo di Cristo era falegname e che il piccolo Gesù, da bambino, spesso lo aveva aiutato a segare e piallare tavole.<br />Don Camillo: si tratta di un prete giovane, ingenuo, pieno di commovente entusiasmo. Perché non ne ha tenuto conto e ha cacciato il pretino fuori dalla chiesa a pedate nel sedere?<br />Bel risultato, don Camillo. Adesso, nella Sua chiesa, c'è il pretino che fa quel che gli pare e Lei si trova confinato quassù a S., ultima miserabile parrocchia della montagna. Un paese senza vita perché uomini, donne e ragazzi validi sono tutti a lavorare all'estero e qui abitano soltanto i vecchi coi bambini più piccoli.<br />E Lei, Reverendo, ha dovuto sistemare la chiesa secondo le nuove direttive, così, dopo aver concelebrato la prima Messa con Rito Bolognese, si è sentito dire dai vecchi che, fino a quando Lei rimarrà in paese, loro non verranno più a Messa.<br />VOX POPULI, VOX DEI<br />Don Camillo, le cose si vengono a sapere. Lei - ricordando le parole del pretino - ha spiegato che, adesso, la Messa deve essere celebrata così e il vecchio Antonio Le ha risposto:<br />«Ho novantacinque anni e, per quel poco o tanto che ho ancora da vivere, mi basta la scorta di Messe in latino che mi son fatto in novant'anni».<br />«Roba da matti» ha aggiunto la vecchia Romilda. «Questi cittadini vorrebbero farci credere che Dio non capisce più il latino!»<br />«Dio capisce tutte le lingue» ha risposto Lei. «La Messa viene celebrata in italiano perché dovete capirla voi. E, invece di]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68121929</guid><pubDate>Wed, 14 Oct 2015 18:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68121929/lettera_a_don_camillo.mp3" length="17770414" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3927

LETTERA A DON CAMILLO DA CHI NON SI ABITUA AL CONCILIO VATICANO II di Giovannino Guareschi
 
Reverendo,
spero che questa mia raggiunga il remoto esilio montano nel quale l'ha confinata quella Sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3927" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3927</a><br /><br />LETTERA A DON CAMILLO DA CHI NON SI ABITUA AL CONCILIO VATICANO II di Giovannino Guareschi<br /> <br />Reverendo,<br />spero che questa mia raggiunga il remoto esilio montano nel quale l'ha confinata quella Sua irruenza che non diminuisce davvero col crescere degli anni.<br />Conosco la storia che è incominciata quando il compagno sindaco Peppone ha preso a salutarla in pubblico: «Buon giorno, compagno Presidente!». Poi è venuto a farLe visita in canonica assieme allo Smilzo, al Bigio e al Brusco, per dirLe che, siccome intendeva abbellire la Casa del Popolo con un bel balcone per i discorsi, avrebbe volentieri acquistato le colonnine di marmo della balaustra dell'altar maggiore, nonché i due angeli allogati ai lati del Tabernacolo. Questi, Le disse (se il mio informatore è veritiero), avrebbe voluto sistemarli sopra l'arco del portone d'ingresso, per adornare la targa con l'emblema del PCI.<br />Don Camillo: Lei staccò dal muro la doppietta e la spalanco davanti a Peppone e soci facendo loro ritrovare rapidamente la via della porta. Ma, creda, non fu una risposta spiritosa, da buon giocatore.<br />Quando scoppiò la bomba della destalinizzazione, non dimentichiamolo, Lei non andò forse a trovare Peppone nella sua officina per comunicargli che avrebbe volentieri comprato i ritratti e il busto di bronzo di Stalin esistenti alla Casa del Popolo, nonché la targa marmorea di «Piazza Stalin», perché intendeva usarli per adornare convenientemente con essi il suo bagno personale?<br />Reverendo, ora che è scoppiata la bomba della depacellizzazione e Lei deve adeguare la chiesa alle esigenze precise del nuovo Rito Bolognese, Peppone aveva il diritto di renderle pan per focaccia.<br />NEI GUAI FINO AGLI OCCHI<br />Lei è nei guai fino agli occhi, Reverendo, ma stavolta il torto è tutto Suo. Il giovane curato che i Suoi Superiori Le hanno inviato per istruirLa sul Rito Bolognese e per aiutarLa ad aggiornare la chiesa, non è un Peppone qualsiasi e Lei non poteva trattarlo rudemente come l'ha trattato.<br />Egli veniva da Lei con un mandato preciso e, siccome la Sua chiesa non ha nessun particolare valore artistico e turistico, il giovane quanto degno sacerdote aveva il pieno diritto di pretendere l'abbattimento della balaustra e dell'altare, l'eliminazione delle cappellette laterali e delle nicchie coi loro ridicoli Santi di gesso e di legno, nonché dei quadretti ex voto, dei candelabri e, insomma, di tutta l'altra paccottiglia di latta, di legno e di gesso dorati che, fino alla riforma, trasformavano le chiese in retrobottega da robivecchi.<br />Lei, don Camillo, aveva pur visto alla Tv il «Lercaro Show» e la concelebrazione della Messa con Rito Bolognese. Aveva ben visto la suggestiva povertà dell'ambiente e la toccante semplicità dell'altare ridotto a una proletaria tavola. Come poteva pretendere di piazzare in mezzo a quell'umile Sacro Desco un arnese alto tre metri come il Suo famoso (quasi famigerato) Cristo Crocifìsso cui Lei è tanto affezionato?<br />Lei aveva pur visto alla Tv, qualche giorno dopo, com'era apparecchiata la Sacra Mensa attorno alla quale il Papa e i nuovi Cardinali hanno concelebrato il Banchetto Eucaristico.<br />Non s'era accorto che il Crocifisso situato al centro della Tavola era tanto piccolo e discreto da confondersi coi due microfoni?<br />Non aveva visto, insomma, come tutto, nella Casa di Dio, deve essere umile e povero in modo da far risaltare al massimo il carattere comunitario dell'Assemblea Liturgica di cui il Sacerdote è soltanto un concelebrante con funzione di presidente?<br />E non aveva sentito, nel secondo «Lercaro Show» televisivo (rubrica «Cordialmente»), quanto siano soddisfatti, addirittura entusiasti, i fedeli petroniani per la nuova Messa di Rito Bolognese?<br />Non ha visto come erano tutti eccitati, specialmente i giovani e le donne,...]]></itunes:summary><itunes:duration>1111</itunes:duration><itunes:keywords>balaustre,cristo,crocifisso,doncamillo,montagna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aeceb511ed31135a07896294aacb9c90.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Norme di comportamento in chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/norme-di-comportamento-in-chiesa--67967478</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3930" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3930</a><br /><br />NORME DI COMPORTAMENTO IN CHIESA<br /> <br />Molti vanno in chiesa, ma non tutti sanno di entrare nella casa di Dio. Preparati nell'andare: spiritualmente, mentalmente e con il cuore [quando entri in chiesa fai il segno di croce con l'acqua benedetta che trovi nell'acquasantiera, è il modo con cui ci ricordiamo come siamo entrati nella Chiesa, cioè attraverso il battesimo; se nella chiesa è custodito il Santissimo Sacramento è inoltre necessario fare la genuflessione, cioè piegare il ginocchio destro fino in terra rivolti al tabernacolo, N.d.BB].<br />1) ARRIVARE ALLA MESSA IN ANTICIPO<br />Recati alla Santa Messa almeno cinque o dieci minuti prima del suo inizio, per prepararti nella preghiera e nel raccoglimento ad una migliore partecipazione al mistero della salvezza.<br />2) GENUFLESSIONE (GINOCCHIO DESTRO IN TERRA)<br />Entrando in Chiesa, davanti al Signore, inginocchiati, così lo adorerai pubblicamente. Chinare la testa, come oggi fanno molti, è solo un segno di venerazione e non di adorazione come si conviene a Dio. Nella lettera ai Filippesi si trova scritto: "nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra". Non volerti dunque macchiare di grave irriverenza verso il tuo Signore.<br />3) SILENZIO<br />Osserva, nella casa di Dio, un rigoroso silenzio. Nel luogo sacro non possono essere giustificate le vane chiacchiere. Si può parlare solo per una vera, grave e urgente necessità, per il tempo strettamente indispensabile e sempre e solo sottovoce. Controlla sempre che il tuo telefonino sia spento.<br />4) NO ALLE DISTRAZIONI<br />Non entrare mai in Chiesa vestito in maniera indecorosa o, peggio, indecente. Mantieni sempre un atteggiamento edificante, non andando in giro qua e là con lo sguardo, non voltandoti a vedere chi entra e chi esce, ma occupandoti solo di parlare con Dio, pensando alle cose di Dio, occupandoti degli affari divini riguardanti il bene dell'anima tua e di quelli che porti nel cuore.<br />5) LA CONSACRAZIONE<br />Nella Messa, almeno durante la consacrazione, procura di stare in ginocchio ed in assoluto silenzio adorante. Se anche sei fuori dei banchi, sappi che il Signore gradisce molto il sacrificio di stare in ginocchio sulla nuda terra. Sappi che se, senza grave necessità, rimani in piedi, pecchi gravemente di irriverenza verso Colui che si sta umiliando scendendo sull'altare e rinnovando l'offerta del Suo Sacrificio per le mani del sacerdote. Se sei un'anima generosa, prolunga il tempo della tua adorazione in ginocchio per tutta la preghiera eucaristica.<br />6) RICEVERE DEGNAMENTE LA SANTA COMUNIONE<br />Se vuoi ricevere Gesù nella santa comunione eucaristica, ricorda che devi essere in stato di grazia ed a digiuno da almeno un'ora da cibi e bevande non alcoliche (tre ore dalle bevande alcoliche). Se sei consapevole di aver peccato mortalmente, non accostarti alla santa comunione senza aver prima ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza: commetteresti sacrilegio. Se hai violato le norme sul digiuno, per comunicarti devi chiedere la dispensa al Parroco prima che cominci la santa Messa. Sappi che il digiuno è rotto anche da un cioccolatino, una caramella, un caffè o una gomma da masticare.<br />7) COMUNIONE IN GINOCCHIO<br />Prima di ricevere la santa Comunione, chiedi umilmente perdono per le tue debolezze e mancanze recitando l'atto di dolore. Accostati a Lui con molto rispetto e riverenza, consapevole che stai andando a ricevere il Signore del cielo e della terra. Ricorda che anche per ricevere la santa comunione, l'atteggiamento più indicato è quello di ricevere il tuo Signore stando umilmente in ginocchio [è necessario comunque almeno un atto di riverenza, ad esempio, la genuflessione prima di arrivare davanti al sacerdote che distribuisce la comunione, N.d.BB].<br />8) RINGRAZIAMENTO<br />Dopo aver ricevuto Gesù, adoralo, benedicilo e ringrazialo. Tornato al banco, non metterti seduto: hai Dio dentro di te! Non uscire di fretta dalla Chiesa, ma soffermati in silenziosa preghiera, perché Gesù rimane, nelle Sacre Specie, vivo dentro di te, per almeno un quarto d'ora da quando l'hai ricevuto. L'ideale, quindi, sarebbe che ti trattenessi in preghiera ed in ringraziamento almeno per questo tempo.<br />9) ADORAZIONE EUCARISTICA<br />Quando Gesù è solennemente esposto nell'Adorazione eucaristica, non privarlo della tua presenza. Egli ti sta aspettando per amarti, benedirti, concederti grazie, donarti la sua pace, in cambio di un po' del tuo amore e del tempo. Sii fiero di rimanere per un po'in ginocchio davanti alla sua divina presenza.<br />10) NO ASSOLUTO AGLI APPLAUSI<br />Poiché la casa del Signore non è un teatrino e la S Messa non è una performance artistica è raccomandabile evitare di applaudire (anche in occasione di matrimoni, battesimi, funerali, ecc.). [si applaude agli uomini, mentre l'adorazione è il giusto atteggiamento nei confronti di Dio, quindi in chiesa, la casa di Dio, non si applaude mai, nemmeno agli uomini perché siamo qui per adorare e lodare Dio, non per celebrare gli uomini, N.d.BB]<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67967478</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2015 11:23:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67967478/norme_di_comportamento_in_chiesa.mp3" length="7453092" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3930

NORME DI COMPORTAMENTO IN CHIESA
 
Molti vanno in chiesa, ma non tutti sanno di entrare nella casa di Dio. Preparati nell'andare: spiritualmente, mentalmente e con il cuore [quando entri in chiesa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3930" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3930</a><br /><br />NORME DI COMPORTAMENTO IN CHIESA<br /> <br />Molti vanno in chiesa, ma non tutti sanno di entrare nella casa di Dio. Preparati nell'andare: spiritualmente, mentalmente e con il cuore [quando entri in chiesa fai il segno di croce con l'acqua benedetta che trovi nell'acquasantiera, è il modo con cui ci ricordiamo come siamo entrati nella Chiesa, cioè attraverso il battesimo; se nella chiesa è custodito il Santissimo Sacramento è inoltre necessario fare la genuflessione, cioè piegare il ginocchio destro fino in terra rivolti al tabernacolo, N.d.BB].<br />1) ARRIVARE ALLA MESSA IN ANTICIPO<br />Recati alla Santa Messa almeno cinque o dieci minuti prima del suo inizio, per prepararti nella preghiera e nel raccoglimento ad una migliore partecipazione al mistero della salvezza.<br />2) GENUFLESSIONE (GINOCCHIO DESTRO IN TERRA)<br />Entrando in Chiesa, davanti al Signore, inginocchiati, così lo adorerai pubblicamente. Chinare la testa, come oggi fanno molti, è solo un segno di venerazione e non di adorazione come si conviene a Dio. Nella lettera ai Filippesi si trova scritto: "nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra". Non volerti dunque macchiare di grave irriverenza verso il tuo Signore.<br />3) SILENZIO<br />Osserva, nella casa di Dio, un rigoroso silenzio. Nel luogo sacro non possono essere giustificate le vane chiacchiere. Si può parlare solo per una vera, grave e urgente necessità, per il tempo strettamente indispensabile e sempre e solo sottovoce. Controlla sempre che il tuo telefonino sia spento.<br />4) NO ALLE DISTRAZIONI<br />Non entrare mai in Chiesa vestito in maniera indecorosa o, peggio, indecente. Mantieni sempre un atteggiamento edificante, non andando in giro qua e là con lo sguardo, non voltandoti a vedere chi entra e chi esce, ma occupandoti solo di parlare con Dio, pensando alle cose di Dio, occupandoti degli affari divini riguardanti il bene dell'anima tua e di quelli che porti nel cuore.<br />5) LA CONSACRAZIONE<br />Nella Messa, almeno durante la consacrazione, procura di stare in ginocchio ed in assoluto silenzio adorante. Se anche sei fuori dei banchi, sappi che il Signore gradisce molto il sacrificio di stare in ginocchio sulla nuda terra. Sappi che se, senza grave necessità, rimani in piedi, pecchi gravemente di irriverenza verso Colui che si sta umiliando scendendo sull'altare e rinnovando l'offerta del Suo Sacrificio per le mani del sacerdote. Se sei un'anima generosa, prolunga il tempo della tua adorazione in ginocchio per tutta la preghiera eucaristica.<br />6) RICEVERE DEGNAMENTE LA SANTA COMUNIONE<br />Se vuoi ricevere Gesù nella santa comunione eucaristica, ricorda che devi essere in stato di grazia ed a digiuno da almeno un'ora da cibi e bevande non alcoliche (tre ore dalle bevande alcoliche). Se sei consapevole di aver peccato mortalmente, non accostarti alla santa comunione senza aver prima ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza: commetteresti sacrilegio. Se hai violato le norme sul digiuno, per comunicarti devi chiedere la dispensa al Parroco prima che cominci la santa Messa. Sappi che il digiuno è rotto anche da un cioccolatino, una caramella, un caffè o una gomma da masticare.<br />7) COMUNIONE IN GINOCCHIO<br />Prima di ricevere la santa Comunione, chiedi umilmente perdono per le tue debolezze e mancanze recitando l'atto di dolore. Accostati a Lui con molto rispetto e riverenza, consapevole che stai andando a ricevere il Signore del cielo e della terra. Ricorda che anche per ricevere la santa comunione, l'atteggiamento più indicato è quello di ricevere il tuo Signore stando umilmente in ginocchio [è necessario comunque almeno un atto di riverenza, ad esempio, la genuflessione prima di arrivare davanti al sacerdote che distribuisce la comunione, N.d.BB].<br />8) RINGRAZIAMENTO<br />Dopo...]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>applausi,chiesa,comportamento,genuflessione,norme,silenzio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d346e37a55159a3a30af061f5554e80.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I divorziati risposati non possono fare la Comunione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-divorziati-risposati-non-possono-fare-la-comunione--65670492</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3732" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3732</a><br /><br />I DIVORZIATI RISPOSATI NON POSSONO FARE LA COMUNIONE... NEMMENO QUELLA SPIRITUALE<br /> <br />"I divorziati risposati non possono fare la comunione spirituale", ha affermato l'arcivescovo Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza Episcopale Polacca, intervenendo al Convegno "What God joined together..." Marriage, Family and Sexualitu in the Context of the Synod of Bishops 2014-2015" che si è svolto il 14 aprile alla Università Cardinal Stefan Wyszynski di Varsavia.<br />L'arcivescovo Gadecki, che durante il Sinodo dei Vescovi del 2014 si è distinto per la sua difesa della morale cattolica, ha voluto rispondere a chi, come il cardinale Kasper, sostiene che se i divorziati risposati possono ricevere la comunione spirituale, possono anche ricevere quella sacramentale. L'uso che si fa del termine "comunione spirituale" per giustificare l'accesso ai sacramenti dei divorziati risposati è assolutamente improprio ha spiegato l'arcivescovo Gadecki.<br />La comunione spirituale si riferisce infatti alle persone in stato di grazia che, a causa di un impedimento fisico, non possono ricevere la comunione (come accadde ad esempio in una parte della Polonia occupata dai sovietici dopo la seconda guerra mondiale). Non può riferirsi invece a coloro ai quali è proibito avvicinarsi all'Eucarestia a causa di un impedimento morale che essi possono liberamente rimuovere, abbandonando la situazione di peccato in cui si trovano.<br />Tutti quelli che sono in grazia di Dio possono fare la comunione spirituale. Chi si trova in stato di peccato può pregare, partecipare alla Messa, sviluppare il suo rapporto con Dio, ma senza che questo rapporto possa essere definito comunione spirituale.<br />La pastorale non può contraddire il Magistero della Chiesa ha ribadito l'arcivescovo Gadecki, ricordando che le singole conferenze episcopali non hanno l'autorità di introdurre novità dottrinali, anche se ciò fosse richiesto dalla maggioranza dei cattolici di quel Paese. La Chiesa deve esprimere infatti il "sensus fidelium", che non riflette la maggioranza sociologica dei fedeli, ma la consonanza della fede vissuta con il Magistero perenne della Chiesa. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65670492</guid><pubDate>Wed, 06 May 2015 21:25:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65670492/i_divorziati_risposati.mp3" length="2657010" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3732

I DIVORZIATI RISPOSATI NON POSSONO FARE LA COMUNIONE... NEMMENO QUELLA SPIRITUALE
 
"I divorziati risposati non possono fare la comunione spirituale", ha affermato l'arcivescovo Stanislaw Gadecki,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3732" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3732</a><br /><br />I DIVORZIATI RISPOSATI NON POSSONO FARE LA COMUNIONE... NEMMENO QUELLA SPIRITUALE<br /> <br />"I divorziati risposati non possono fare la comunione spirituale", ha affermato l'arcivescovo Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza Episcopale Polacca, intervenendo al Convegno "What God joined together..." Marriage, Family and Sexualitu in the Context of the Synod of Bishops 2014-2015" che si è svolto il 14 aprile alla Università Cardinal Stefan Wyszynski di Varsavia.<br />L'arcivescovo Gadecki, che durante il Sinodo dei Vescovi del 2014 si è distinto per la sua difesa della morale cattolica, ha voluto rispondere a chi, come il cardinale Kasper, sostiene che se i divorziati risposati possono ricevere la comunione spirituale, possono anche ricevere quella sacramentale. L'uso che si fa del termine "comunione spirituale" per giustificare l'accesso ai sacramenti dei divorziati risposati è assolutamente improprio ha spiegato l'arcivescovo Gadecki.<br />La comunione spirituale si riferisce infatti alle persone in stato di grazia che, a causa di un impedimento fisico, non possono ricevere la comunione (come accadde ad esempio in una parte della Polonia occupata dai sovietici dopo la seconda guerra mondiale). Non può riferirsi invece a coloro ai quali è proibito avvicinarsi all'Eucarestia a causa di un impedimento morale che essi possono liberamente rimuovere, abbandonando la situazione di peccato in cui si trovano.<br />Tutti quelli che sono in grazia di Dio possono fare la comunione spirituale. Chi si trova in stato di peccato può pregare, partecipare alla Messa, sviluppare il suo rapporto con Dio, ma senza che questo rapporto possa essere definito comunione spirituale.<br />La pastorale non può contraddire il Magistero della Chiesa ha ribadito l'arcivescovo Gadecki, ricordando che le singole conferenze episcopali non hanno l'autorità di introdurre novità dottrinali, anche se ciò fosse richiesto dalla maggioranza dei cattolici di quel Paese. La Chiesa deve esprimere infatti il "sensus fidelium", che non riflette la maggioranza sociologica dei fedeli, ma la consonanza della fede vissuta con il Magistero perenne della Chiesa. 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Ciò significa che il tuo ruolo nella liturgia è più che un semplice "essere utile". Leggi gli altri nove punti per capire bene cosa intendo.<br />2) SEI UN TESTIMONE SILENZIOSO<br />Arrivando in chiesa venti minuti prima dell'inizio della Messa, vestendo la tua piccola talare e preparando la celebrazione, stai dicendo a tutti: "È importante arrivare presto. È importante prepararsi per la Messa. È importante prendersi il tempo necessario". Ricorda, qualsiasi cosa che fai è vista dagli altri, usa quindi grande attenzione e riverenza.<br />3) LE AZIONI DICONO PIÙ DELLE PAROLE<br />Devi presentarti vestito bene per la Messa. Non devi sfoggiare abiti eleganti, perché tanto la veste li coprirà, ma quello che la gente vede deve essere dignitoso. Indossa scarpe nere. Scarpe da ginnastica? Scarponcini da montagna? Calzature da spiaggia? Andiamo... vali molto di più! Nessun dettaglio del tuo aspetto deve attirare l'attenzione su di sé. Qualsiasi cosa che fai deve portare l'attenzione all'altare, non sul ministro dell'altare. Pettinati come si deve e pulisciti da quel che ti resta addosso della colazione...<br />4) ANCHE IL LINGUAGGIO DEL CORPO PARLA CHIARO<br />Mentre ti prepari per la Messa muoviti un po' più lentamente. Nella processione avanza in modo cadenzato. Viviamo in una vita sempre di corsa: per ascoltare Dio dobbiamo fare silenzio e per camminare al suo passo dobbiamo rallentare. Dio procede lentamente e tranquillamente, il suo è un cammino lungo. Mantieni quindi una postura distinta e muoviti con tranquillità. Non correre. Che tu lo creda o no, ciò aiuta le persone a mettersi nella giusta disposizione per l'adorazione.<br />5) LA PROCESSIONE È PIÙ CHE UN SEMPLICE ENTRARE IN CHIESA<br />La processione è un'antica cerimonia religiosa in sé. Mentre entri in chiesa in processione guidi ognuno alla presenza di Dio. Questo richiama l'Antico Testamento, quando gli ebrei salivano in processione a Gerusalemme e al tempio di Dio. La processione è il tuo guidare il popolo di Dio attraverso la desolazione nella terra promessa. La processione è il trionfo del re che arriva nella sua città. La processione dovrebbe quindi essere fatta con dignità e solennità. Non affrettarti per raggiungere la tua postazione. Sii orgoglioso di essere un servo dell'altare del re! Quando porti la croce in testa alla processione, stai dicendo ai fedeli: "Guardate, siamo chiamati a portare la nostra croce e a seguire Cristo. Questo è lo stendardo della battaglia". Porta quindi la croce solennemente come un soldato in parata.<br />6) PORTARE UN LIBRO O UN CERO HA UN SIGNIFICATO PIÙ PROFONDO DI QUANTO PENSI<br />Porti le candele? Stai dicendo: "Tutti portiamo nei nostri cuori la luce di Cristo che abbiamo ricevuto nel Battesimo. Siamo la luce nell'oscurità, le stelle luminose dell'universo". Le candele accompagnano la croce e il Vangelo perché il Vangelo e la croce portano la luce al mondo. Porti il libro del Vangelo? Rappresenti gli apostoli che hanno portato la Parola di Dio al mondo. Ricordi anche a ognuno di noi che siamo chiamati a portare la buona novella dell'amore di Dio al mondo intero.<br />7) I CHIERICHETTI SONO COME GLI ANGELI DAVANTI AL TRONO<br />Al "Santo, Santo, Santo" devi inginocchiarti per la preghiera di consacrazione. A questo punto sei come uno degli angeli in adorazione di fronte al trono di Dio. Inchinati profondamente. Suona il campanello con cura e bellezza. Il modo con cui adori in questo momento della Messa parla ai cuori di tutti.<br />8) SERVI ALL'ALTARE CON AZIONI RITUALI<br />Fai un inchino di fronte all'altare. Fai un piccolo inchino di fronte sacerdote e al diacono nei momenti richiesti. Questi piccoli gesti trasmettono ai fedeli una forma mentis rituale. Il rito trascende le nostre persone e ci rende più grandi delle nostre piccole vite quotidiane. Quando servi in questo modo aiuti le menti e i cuori di tutti a levarsi verso l'alto. Le tue azioni siano piene di dignità. Questo linguaggio visivo funziona anche se le persone non ne sono coscienti.<br />9) SII ORGOGLIOSO DI QUELLO CHE FAI<br />Sii fedele ai tuoi doveri perché Dio è fedele a te. Fai attenzione ai dettagli, perché Dio è nei dettagli. Trasforma le tue azioni in preghiere perché tutto può portare a Dio se lo permettiamo. Quello che stai facendo è un servizio a Dio e aprirà il tuo cuore e lo porterà vicino a lui anche se non te ne rendi conto. Se sei orgoglioso del tuo servizio ti sorprenderai nel renderti conto, man mano, come questa autostima si riflette in tutta la tua vita: dal tuo lavoro a scuola, al tuo impegno nello sport, alle tue amicizie.<br />10) SEI NECESSARIO<br />Avevo detto che non lo eri? In realtà volevo dire che tu sei molto più che necessario. Sei vitale, perché il tuo non è solamente un ruolo funzionale ma un ruolo simbolico e quello dei simboli è il linguaggio dell'adorazione. Le tue azioni a Messa sono simboliche molto più di quanto tu pensi e il modo in cui si svolge il tuo servizio può avvicinare gli altri Dio. Sei più che necessario, perché la bellezza è più che necessaria e quello che stai facendo è... bellissimo. C'è troppa poca bellezza del nostro mondo. Non sottovalutare la tua importanza!<br />Nota di BastaBugie: il decalogo è stato scritto dallo statunitense padre Dwight Lonecker, pastore anglicano convertitosi nel 1995 al cattolicesimo e oggi sacerdote cattolico.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64847009</guid><pubDate>Wed, 18 Mar 2015 20:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64847009/il_decalogo_del_buon_chierichetto.mp3" length="8254319" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3671

IL DECALOGO DEL BUON CHIERICHETTO di Dwight Lonecker
 
1) RICORDATI CHE... NON SEI NECESSARIO
Lo so, non sembra un grande punto di partenza... ma è vero: il sacerdote può fare da solo tutto quello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3671" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3671</a><br /><br />IL DECALOGO DEL BUON CHIERICHETTO di Dwight Lonecker<br /> <br />1) RICORDATI CHE... NON SEI NECESSARIO<br />Lo so, non sembra un grande punto di partenza... ma è vero: il sacerdote può fare da solo tutto quello che fai durante la Messa. Ciò significa che il tuo ruolo nella liturgia è più che un semplice "essere utile". Leggi gli altri nove punti per capire bene cosa intendo.<br />2) SEI UN TESTIMONE SILENZIOSO<br />Arrivando in chiesa venti minuti prima dell'inizio della Messa, vestendo la tua piccola talare e preparando la celebrazione, stai dicendo a tutti: "È importante arrivare presto. È importante prepararsi per la Messa. È importante prendersi il tempo necessario". Ricorda, qualsiasi cosa che fai è vista dagli altri, usa quindi grande attenzione e riverenza.<br />3) LE AZIONI DICONO PIÙ DELLE PAROLE<br />Devi presentarti vestito bene per la Messa. Non devi sfoggiare abiti eleganti, perché tanto la veste li coprirà, ma quello che la gente vede deve essere dignitoso. Indossa scarpe nere. Scarpe da ginnastica? Scarponcini da montagna? Calzature da spiaggia? Andiamo... vali molto di più! Nessun dettaglio del tuo aspetto deve attirare l'attenzione su di sé. Qualsiasi cosa che fai deve portare l'attenzione all'altare, non sul ministro dell'altare. Pettinati come si deve e pulisciti da quel che ti resta addosso della colazione...<br />4) ANCHE IL LINGUAGGIO DEL CORPO PARLA CHIARO<br />Mentre ti prepari per la Messa muoviti un po' più lentamente. Nella processione avanza in modo cadenzato. Viviamo in una vita sempre di corsa: per ascoltare Dio dobbiamo fare silenzio e per camminare al suo passo dobbiamo rallentare. Dio procede lentamente e tranquillamente, il suo è un cammino lungo. Mantieni quindi una postura distinta e muoviti con tranquillità. Non correre. Che tu lo creda o no, ciò aiuta le persone a mettersi nella giusta disposizione per l'adorazione.<br />5) LA PROCESSIONE È PIÙ CHE UN SEMPLICE ENTRARE IN CHIESA<br />La processione è un'antica cerimonia religiosa in sé. Mentre entri in chiesa in processione guidi ognuno alla presenza di Dio. Questo richiama l'Antico Testamento, quando gli ebrei salivano in processione a Gerusalemme e al tempio di Dio. La processione è il tuo guidare il popolo di Dio attraverso la desolazione nella terra promessa. La processione è il trionfo del re che arriva nella sua città. La processione dovrebbe quindi essere fatta con dignità e solennità. Non affrettarti per raggiungere la tua postazione. Sii orgoglioso di essere un servo dell'altare del re! Quando porti la croce in testa alla processione, stai dicendo ai fedeli: "Guardate, siamo chiamati a portare la nostra croce e a seguire Cristo. Questo è lo stendardo della battaglia". Porta quindi la croce solennemente come un soldato in parata.<br />6) PORTARE UN LIBRO O UN CERO HA UN SIGNIFICATO PIÙ PROFONDO DI QUANTO PENSI<br />Porti le candele? Stai dicendo: "Tutti portiamo nei nostri cuori la luce di Cristo che abbiamo ricevuto nel Battesimo. Siamo la luce nell'oscurità, le stelle luminose dell'universo". Le candele accompagnano la croce e il Vangelo perché il Vangelo e la croce portano la luce al mondo. Porti il libro del Vangelo? Rappresenti gli apostoli che hanno portato la Parola di Dio al mondo. Ricordi anche a ognuno di noi che siamo chiamati a portare la buona novella dell'amore di Dio al mondo intero.<br />7) I CHIERICHETTI SONO COME GLI ANGELI DAVANTI AL TRONO<br />Al "Santo, Santo, Santo" devi inginocchiarti per la preghiera di consacrazione. A questo punto sei come uno degli angeli in adorazione di fronte al trono di Dio. Inchinati profondamente. Suona il campanello con cura e bellezza. Il modo con cui adori in questo momento della Messa parla ai cuori di tutti.<br />8) SERVI ALL'ALTARE CON AZIONI RITUALI<br />Fai un inchino di fronte all'altare. Fai un piccolo inchino di fronte...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>altare,chierichetto,liturgia,lonecker,servire</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/89cb4a21763979200415e6f98aa0ed1a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fermare l'abuso della Comunione sulla mano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fermare-l-abuso-della-comunione-sulla-mano--61096162</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600</a><br /><br />FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANOndi Raymond Leo Burke<br /><br />Nulla è più importante nella vita di un cattolico della santa Eucaristia. Il Decreto del Concilio Vaticano II sulla vita e il ministero sacerdotale, ispirandosi ad un testo di S. Tommaso, dichiara: «nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create». Lo stesso testo continua così: «per questo l'Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti a poco a poco a parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro battesimo e dalla confermazione, ricevendo l'eucaristia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo».<br />La santa Eucaristia è il mistero per eccellenza della fede. Mediante l'azione della Santa Messa, Cristo, assiso in gloria alla destra del Padre, discende sugli altari delle chiese e delle cappelle di tutto il mondo per rendere nuovamente presente il suo sacrificio sul Calvario, sacrifico unico con il quale l'uomo è salvato dal peccato e perviene alla vita in Cristo grazie all'effusione dello Spirito Santo. È mediante la santa Eucaristia che la vita quotidiana di un cattolico riceve simultaneamente ispirazione e forza.<br />Unito con tutto il cuore a Cristo nel sacrificio eucaristico, il cattolico fervente non è chiamato che ad essere una cosa sola con lui in ogni istante di ognuna delle sue giornate, portando la Croce e partecipando, così, all'opera incessante e senza prezzo del suo Amore puro e generoso per tutti gli uomini, oltre ogni frontiera. Ricevendo dal cuore Eucaristico di Gesù l'alimento celeste del suo Corpo, del suo Sangue, della sua Anima e della sua Divinità, riceviamo la forza per vivere in modo straordinario le circostanze ordinarie della vita quotidiana. È per questo che, al di là dell'obbligo grave di partecipare ogni domenica al Santo Sacrificio della Messa, i cattolici sono invitati a partecipare, se possibile, alla Santa Messa tutti i giorni.<br />PROFONDA RIVERENZA PER LA SANTA EUCARISTIA<br />A partire dal momento in cui si è compresa la realtà della santa Eucaristia – cioè che si tratta del Corpo, del Sangue, dell'Anima e della Divinità di Cristo donati all'uomo come pane celeste per sostenerlo spiritualmente nel suo pellegrinaggio terreno e come pegno del suo destino alle nozze celesti dell'Agnello (Ap XIX, 9) – si comincia anche a comprendere la profonda riverenza che occorre per trattare e ricevere la santa Eucaristia. Così, lungo i secoli, i fedeli hanno fatto la genuflessione arrivando davanti al Santissimo Sacramento e si sono inginocchiati in adorazione davanti alla Presenza Reale di Nostro Signore nella santa Eucaristia. Allo stesso modo, salvo circostanze straordinarie, solo il sacerdote o il diacono toccavano la santa Ostia o il calice del Preziosissimo Sangue. Uno dei ricordi più commoventi della mia infanzia è la grande delicatezza verso il Santissimo Sacramento che mi hanno insegnato i miei genitori, il nostro parroco e le suore delle nostre scuole cattoliche. Mi ricordo in particolare le indicazioni minuziose circa la riverenza dovuta alla Presenza Reale, che mi sono state date prima di essere ammesso ad aiutare il sacerdote come chierichetto.<br />I segni della Fede eucaristica si manifestavano allo stesso modo nella bellezza dell'architettura e degli arredi delle chiese e delle cappelle, nella qualità degli ornamenti, dei vasi sacri e della biancheria per il sacrificio eucaristico, e nella lingua e musica speciali - o, piuttosto, sacri - utilizzati nel Culto divino.<br />Col riservare attenzione al corpo e al Sangue di Cristo, la Chiesa si è sempre preoccupata di imitare in primo luogo l'esempio di Maria, sorella di Lazzaro, che ha unto Gesù con oli preziosi proprio prima della sua Passione e Morte. Quando Giuda, il traditore, contestò questo gesto di profonda venerazione e d'amore, trattandolo come uno spreco di risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per occuparsi dei poveri, Nostro Signore rispose che Maria aveva agito in modo giusto e nobile, testimoniando la riverenza per il suo Corpo, che Egli doveva sacrificare per la salvezza eterna del genere umano (Gv 12,1-8).<br />In questo senso, sono stato sempre molto ispirato dall'esempio di san Francesco d'Assisi, che ha praticato la massima austerità nella sua vita religiosa di consacrato, ma insistendo sempre perché si riservasse la massima cura ad onorare il Santissimo Sacramento, anche in modo sontuoso, e a non utilizzare che i materiali più preziosi per il culto eucaristico. San Francesco non ha esitato ad ammonire i sacerdoti (obbligati dal loro ufficio a rendere onore al Santissimo Sacramento) circa la loro mancanza di riguardo verso questa realtà, sacra fra tutte.<br />COME SI RICEVE IL CORPO DI CRISTO<br />Fra tutti i ricchi aspetti della Fede e della pratica eucaristiche, è certamente fondamentale il modo in cui i fedeli ricevono il Corpo di Cristo nella santa Comunione. Al momento della santa Comunione, il fedele, ben consapevole della sua indegnità e pentendosi di tutti i suoi peccati, si presenta davanti al Signore che, nel suo amore senza fine e senza misura, offre il suo Corpo come alimento celeste affinché noi lo riceviamo.<br />Mi ricordo bene, nella mia infanzia, la diligenza di cui davano prova i miei genitori, così come i sacerdoti e le suore della scuola cattolica, per preparare i bambini a ricevere per la prima volta la santa Comunione. Mi sovvengono anche i frequenti richiami alla riverenza e all'amore che dovevamo dimostrare ricevendo la santa Comunione e facendo il ringraziamento subito dopo la ricezione del sacramento.<br />All'epoca della mia prima comunione, il 13 maggio 1956, la santa Ostia si riceveva alla balaustra, sulla lingua e in ginocchio, con le mani ricoperte da una tovaglia. Questo modo di ricevere la santa Comunione mi ha sempre colpito come la più alta espressione dell'infanzia spirituale insegnata da Nostro Signore (Mt 18,1-4), e di cui santa Teresa di Lisieux è una delle figure più notevoli. Proprio in quel periodo della mia vita, mio padre era gravemente malato ed era costretto a letto in casa. Morì nel mese di luglio 1956. Ricordo la grande preparazione e l'attenzione che egli manifestava ogni volta che il sacerdote veniva a portargli la santa Comunione. Si preparava una piccola tavola di fianco al suo letto, con un crocifisso, dei ceri e una tovaglia speciale. Si accoglieva il sacerdote in silenzio alla porta con un cero acceso e, anche se mio padre non poteva alzarsi, tutti restavano in ginocchio durante la cerimonia.<br />Anni più tardi, nel maggio 1969, è stata autorizzata la pratica di ricevere la Comunione in mano, a discrezione delle Conferenze episcopali, in parallelo con la pratica plurisecolare di ricevere la Comunione direttamente sulla lingua. Uno degli argomenti avanzati per introdurre la seconda opzione era l'esistenza di un uso antico di ricevere la santa Comunione in mano. Nello stesso tempo, l'istruzione della Congregazione per il Culto Divino, che permetteva la pratica della ricezione della santa Comunione in mano, sottolineava il fatto che la tradizione plurisecolare di ricevere la Comunione sulla lingua doveva essere preservata a motivo del rispetto dei fedeli verso la santa Eucaristia che questa pratica esprime. In questo senso, è interessante notare che il Papa Paolo VI (durante il cui pontificato è stato dato il permesso di ricevere la santa Comunione in mano), nella sua lettera enciclica Mysterium Fidei sulla dottrina e il culto del Santissimo Sacramento, promulgata quattro anni prima della concessione del permesso, si riferisce a un costume antico dei monaci che vivevano in solitudine, nonché dei cristiani perseguitati, secondo il quale essi prendevano la santa Comunione con le loro proprie mani. Tuttavia, il Papa aggiunge subito che questo riferimento ad un uso di altri tempi non rimette in questione la disciplina che si è diffusa in seguito circa il modo di ricevere la santa Comunione.<br />La pratica tradizionale si comprende meglio alla luce dell'ermeneutica della riforma nella continuità, contrapposta all'ermeneutica della discontinuità e della rottura, di cui ha parlato il Papa Benedetto XVI nel suo discorso di Natale 2005 alla Curia romana. Nell'ermeneutica della continuità, l'unica Chiesa «cresce nel tempo e (…) si sviluppa, rimanendo però sempre la stessa». Così, la pratica tradizionale di ricevere la santa Comunione manifesta una crescita ed uno sviluppo tanto della Fede eucaristica, quanto delle espressioni di riverenza verso il Santissimo Sacramento. Si potrebbe dire a proposito del modo tradizionale di comunicarsi ciò che il Papa Benedetto XVI diceva a proposito dell'Adorazione eucaristica nell'Esortazione Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis: «l'Adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61096162</guid><pubDate>Wed, 21 Jan 2015 21:35:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61096162/fermare_l_abuso_della_comunione_sulla_mano.mp3" length="18403204" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600

FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANOndi Raymond Leo Burke

Nulla è più importante nella vita di un cattolico della santa Eucaristia. Il Decreto del Concilio Vaticano II...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600</a><br /><br />FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANOndi Raymond Leo Burke<br /><br />Nulla è più importante nella vita di un cattolico della santa Eucaristia. Il Decreto del Concilio Vaticano II sulla vita e il ministero sacerdotale, ispirandosi ad un testo di S. Tommaso, dichiara: «nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create». Lo stesso testo continua così: «per questo l'Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti a poco a poco a parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro battesimo e dalla confermazione, ricevendo l'eucaristia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo».<br />La santa Eucaristia è il mistero per eccellenza della fede. Mediante l'azione della Santa Messa, Cristo, assiso in gloria alla destra del Padre, discende sugli altari delle chiese e delle cappelle di tutto il mondo per rendere nuovamente presente il suo sacrificio sul Calvario, sacrifico unico con il quale l'uomo è salvato dal peccato e perviene alla vita in Cristo grazie all'effusione dello Spirito Santo. È mediante la santa Eucaristia che la vita quotidiana di un cattolico riceve simultaneamente ispirazione e forza.<br />Unito con tutto il cuore a Cristo nel sacrificio eucaristico, il cattolico fervente non è chiamato che ad essere una cosa sola con lui in ogni istante di ognuna delle sue giornate, portando la Croce e partecipando, così, all'opera incessante e senza prezzo del suo Amore puro e generoso per tutti gli uomini, oltre ogni frontiera. Ricevendo dal cuore Eucaristico di Gesù l'alimento celeste del suo Corpo, del suo Sangue, della sua Anima e della sua Divinità, riceviamo la forza per vivere in modo straordinario le circostanze ordinarie della vita quotidiana. È per questo che, al di là dell'obbligo grave di partecipare ogni domenica al Santo Sacrificio della Messa, i cattolici sono invitati a partecipare, se possibile, alla Santa Messa tutti i giorni.<br />PROFONDA RIVERENZA PER LA SANTA EUCARISTIA<br />A partire dal momento in cui si è compresa la realtà della santa Eucaristia – cioè che si tratta del Corpo, del Sangue, dell'Anima e della Divinità di Cristo donati all'uomo come pane celeste per sostenerlo spiritualmente nel suo pellegrinaggio terreno e come pegno del suo destino alle nozze celesti dell'Agnello (Ap XIX, 9) – si comincia anche a comprendere la profonda riverenza che occorre per trattare e ricevere la santa Eucaristia. Così, lungo i secoli, i fedeli hanno fatto la genuflessione arrivando davanti al Santissimo Sacramento e si sono inginocchiati in adorazione davanti alla Presenza Reale di Nostro Signore nella santa Eucaristia. Allo stesso modo, salvo circostanze straordinarie, solo il sacerdote o il diacono toccavano la santa Ostia o il calice del Preziosissimo Sangue. Uno dei ricordi più commoventi della mia infanzia è la grande delicatezza verso il Santissimo Sacramento che mi hanno insegnato i miei genitori, il nostro parroco e le suore delle nostre scuole cattoliche. Mi ricordo in particolare le indicazioni minuziose circa la riverenza dovuta alla Presenza Reale, che mi sono state date prima di essere ammesso ad aiutare il sacerdote come chierichetto.<br />I segni della Fede eucaristica si manifestavano allo stesso modo nella bellezza dell'architettura e degli arredi delle chiese e delle cappelle, nella qualità degli ornamenti, dei vasi sacri e della biancheria per il sacrificio eucaristico, e nella lingua e musica speciali - o, piuttosto, sacri - utilizzati nel Culto...]]></itunes:summary><itunes:duration>1151</itunes:duration><itunes:keywords>abuso,balaustra,comunione,eucaristia,lingua,riverenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/09b9ed2fe07185f6867309c8674e574e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La comunione ricevuta sulla lingua e in ginocchio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-comunione-ricevuta-sulla-lingua-e-in-ginocchio--61004050</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005</a><br /><br />LA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO<br /><br />La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul palmo della mano. La storia della liturgia evidenzia, tuttavia, anche il processo, iniziato abbastanza presto, di trasformazione di tale prassi. Sin dall'epoca dei Padri, nasce e si consolida una tendenza a restringere sempre più la distribuzione della Comunione sulla mano e a favorire quella sulla lingua. Il motivo di questa preferenza è duplice: da una parte, evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici; dall'altra, favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento.<br />All'uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua fa riferimento anche san Tommaso d'Aquino, il quale afferma che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l'Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che «non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae, III, 82, 3).<br />Lungo i secoli, la Chiesa ha sempre cercato di caratterizzare il momento della Comunione con sacralità e somma dignità, sforzandosi costantemente di sviluppare nel modo migliore gesti esterni che favorissero la comprensione del grande mistero sacramentale. Nel suo premuroso amore pastorale, la Chiesa contribuisce a che i fedeli possano ricevere l'Eucaristia con le dovute disposizioni, tra le quali figura il comprendere e considerare interiormente la presenza reale di Colui che si va a ricevere (cf. Catechismo di san Pio X, nn. 628 e 636). Tra i segni di devozione propri ai comunicandi, la Chiesa d'Occidente ha stabilito anche lo stare in ginocchio. Una celebre espressione di sant'Agostino, ripresa al n. 66 della Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, insegna: «Nessuno mangi quella carne [il Corpo eucaristico], se prima non l'ha adorata. Peccheremmo se non l'adorassimo» (Enarrationes in Psalmos, 98,9). Stare in ginocchio indica e favorisce questa necessaria adorazione previa alla ricezione di Cristo eucaristico.<br />In questa prospettiva, l'allora cardinale Ratzinger aveva assicurato che «la Comunione raggiunge la sua profondità solo quando è sostenuta e compresa dall'adorazione» (Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo 2001, p. 86). Per questo, egli riteneva che «la pratica di inginocchiarsi per la santa Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate» (cit. nella Lettera This Congregation della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 1° luglio 2002: EV 21, n. 666).<br />Giovanni Paolo II nella sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia, ha scritto al n. 61:<br />«Dando all'Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo "tesoro". [...] Non c'è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché "in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza"».<br />In continuità con l'insegnamento del suo Predecessore, a partire dalla solennità del Corpus Domini del 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato a distribuire ai fedeli il Corpo del Signore, direttamente sulla lingua e stando inginocchiati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61004050</guid><pubDate>Fri, 02 Dec 2011 20:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61004050/la_comunione_ricevuta_sulla_lingua_e_in_ginocchio.mp3" length="4389114" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005

LA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO

La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005</a><br /><br />LA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO<br /><br />La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul palmo della mano. La storia della liturgia evidenzia, tuttavia, anche il processo, iniziato abbastanza presto, di trasformazione di tale prassi. Sin dall'epoca dei Padri, nasce e si consolida una tendenza a restringere sempre più la distribuzione della Comunione sulla mano e a favorire quella sulla lingua. Il motivo di questa preferenza è duplice: da una parte, evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici; dall'altra, favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento.<br />All'uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua fa riferimento anche san Tommaso d'Aquino, il quale afferma che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l'Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che «non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae, III, 82, 3).<br />Lungo i secoli, la Chiesa ha sempre cercato di caratterizzare il momento della Comunione con sacralità e somma dignità, sforzandosi costantemente di sviluppare nel modo migliore gesti esterni che favorissero la comprensione del grande mistero sacramentale. Nel suo premuroso amore pastorale, la Chiesa contribuisce a che i fedeli possano ricevere l'Eucaristia con le dovute disposizioni, tra le quali figura il comprendere e considerare interiormente la presenza reale di Colui che si va a ricevere (cf. Catechismo di san Pio X, nn. 628 e 636). Tra i segni di devozione propri ai comunicandi, la Chiesa d'Occidente ha stabilito anche lo stare in ginocchio. Una celebre espressione di sant'Agostino, ripresa al n. 66 della Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, insegna: «Nessuno mangi quella carne [il Corpo eucaristico], se prima non l'ha adorata. Peccheremmo se non l'adorassimo» (Enarrationes in Psalmos, 98,9). Stare in ginocchio indica e favorisce questa necessaria adorazione previa alla ricezione di Cristo eucaristico.<br />In questa prospettiva, l'allora cardinale Ratzinger aveva assicurato che «la Comunione raggiunge la sua profondità solo quando è sostenuta e compresa dall'adorazione» (Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo 2001, p. 86). Per questo, egli riteneva che «la pratica di inginocchiarsi per la santa Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate» (cit. nella Lettera This Congregation della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 1° luglio 2002: EV 21, n. 666).<br />Giovanni Paolo II nella sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia, ha scritto al n. 61:<br />«Dando all'Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo "tesoro". 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Nel nuovo Codice non c'è traccia di questa disposizione e ormai questa antica e venerabile usanza è caduta nel dimenticatoio; eppure essa era fondata su una disposizione dello stesso Apostolo San Paolo. Ma, tra l'esegesi razionalista moderna, che tende a storicizzare tutte le disposizioni particolari ("roba d'altri tempi..."), e il famigerato luogo comune per cui "l'uomo di oggi" non sarebbe più in grado di capire certe cose, anche la consuetudine, per le donne, di coprire il capo in chiesa, è andata perduta.<br />Per non parlare poi di molte suore, che, un tempo ben vestite (chi non ricorda i cappelloni delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli?), oggi espongono il ciuffo, per andar di pari passo con chi ha gettato tonaca e colletto bianco alle ortiche (e qui, visti i magrissimi risultati estetici, avendo tolto il velo, c'è assai spesso da stenderne subito un altro, questa volta pietoso, come si suol dire). Ma guai se ci limitassimo a rimpiangere i tesori che ci hanno scippato: dobbiamo cercare, con l'aiuto della Madonna, anche per questo caso, le ragioni della Tradizione: e allora leggiamo le parole dell'Apostolo, e vediamo come alcuni Padri della Chiesa le hanno interpretate.<br />"Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio" (1 Cor 11,3-16).<br />Da questo brano, noi possiamo ben comprendere i motivi per cui S. Paolo consiglia alle donne di tenere il capo coperto durante le azioni liturgiche. I motivi sono, essenzialmente, quattro.<br />1) LA SIMBOLOGIA DELLE NOZZE TRA CRISTO E LA NATURA UMANA<br />In chiesa, durante la liturgia, l'uomo e la donna non rappresentano solo se stessi, ma l'uomo - ogni uomo - rappresenta Cristo, lo Sposo: la donna rappresenta il genere umano, la natura umana sposa del Verbo. Possiamo comprendere ciò considerando la natura sponsale della fede (Ti sposerò nella fede e tu conoscerai il Signore - Os 2,22), il contesto generale della liturgia (l'atmosfera in cui la fede è esercitata nel modo più perfetto) e l'esplicito richiamo alle nozze di S. Paolo: E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo - 1 Cor 11, 8-9. Cristo sta all'uomo (maschio e femmina) come l'uomo sta alla donna. Inoltre l'uomo, diversamente dalla donna, è "immagine e gloria di Dio", non per se stesso, ma in quanto rappresenta Cristo: perciò egli non può stare con il capo coperto, perché in questo modo egli "disonora il suo capo" (11,4) il suo proprio rappresentare Cristo: un uomo con il capo coperto non rappresenta bene Cristo, così una donna con il capo scoperto, non rappresenta bene la natura umana e la Chiesa sposa di Cristo. In questo senso Tertulliano dice: "Poiché io sono l'immagine del creatore, non c'è posto in me per un altro capo (che non sia Cristo)" (Contro Marcione, V, 8, 1).<br />2) UN SEGNO DELLA SOTTOMISSIONE A CRISTO<br />Una donna con il capo coperto dal velo, ricorda a tutti coloro che sono in chiesa che la natura umana è sposa di Cristo: perciò la donna, in quanto rappresenta la natura umana, deve avere un segno della sua dipendenza sul suo capo (1 Cor 11,10): questo segno della dipendenza è il segno dell'autorità di Cristo nei confronti della sua Sposa, la natura umana. Perciò il Concilio Gangrense chiama il velo memoriale, ricordo della sottomissione. S. Giovanni Crisostomo lo chiama insegna della sottomissione; Tertulliano giogo della sua umiltà (cf. Cornelius a Lapide, ad loc.).<br />3) IL RISPETTO DEL PERFETTO EQUILIBRIO DEL COSMO<br />L'edificio della chiesa rappresenta il cosmo, ricolmato della gloria di Dio, specialmente durante la celebrazione della S.Messa (I cieli e la terra sono pieni della tua gloria…). Il cosmo è perfettamente ordinato (Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso - Sap 11,20). Nessuno può dimenticare la presenza, all'interno della chiesa-cosmo, della gerarchia celeste, perfettamente ordinata (Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa… - Eb 12,22). Non è quindi conveniente che in un cosmo perfettamente ordinato qual è la celebrazione liturgica, la ordinata relazione tra Cristo-Sposo e Chiesa-Sposa - la particolare relazione che la celebrazione liturgica ricrea nel modo più perfetto -, non sia mostrata (Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli - 1 Cor 11,10).<br />4) UN SEGNO NATURALE DI UMILTÀ<br />Ultimo aspetto, ma non di minore importanza: "Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo" (1 Cor 11, 14-15). È obbligatorio, per le donne, portare il velo in Chiesa? Oggi non più, ma S. Paolo ce ne spiega i sempre validi motivi di convenienza.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61004065</guid><pubDate>Fri, 04 Sep 2009 19:46:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61004065/l_importanza_la_modestia_e_la_bellezza_del_velo.mp3" length="6918180" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=182

L'IMPORTANZA, LA MODESTIA E LA BELLEZZA DEL VELO PER LE DONNE ALLA MESSA di Don Alfredo Morselli

Il Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva alle donne di tenere il capo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=182" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=182</a><br /><br />L'IMPORTANZA, LA MODESTIA E LA BELLEZZA DEL VELO PER LE DONNE ALLA MESSA di Don Alfredo Morselli<br /><br />Il Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva alle donne di tenere il capo coperto in Chiesa, soprattutto al momento della Santa Comunione. Nel nuovo Codice non c'è traccia di questa disposizione e ormai questa antica e venerabile usanza è caduta nel dimenticatoio; eppure essa era fondata su una disposizione dello stesso Apostolo San Paolo. Ma, tra l'esegesi razionalista moderna, che tende a storicizzare tutte le disposizioni particolari ("roba d'altri tempi..."), e il famigerato luogo comune per cui "l'uomo di oggi" non sarebbe più in grado di capire certe cose, anche la consuetudine, per le donne, di coprire il capo in chiesa, è andata perduta.<br />Per non parlare poi di molte suore, che, un tempo ben vestite (chi non ricorda i cappelloni delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli?), oggi espongono il ciuffo, per andar di pari passo con chi ha gettato tonaca e colletto bianco alle ortiche (e qui, visti i magrissimi risultati estetici, avendo tolto il velo, c'è assai spesso da stenderne subito un altro, questa volta pietoso, come si suol dire). Ma guai se ci limitassimo a rimpiangere i tesori che ci hanno scippato: dobbiamo cercare, con l'aiuto della Madonna, anche per questo caso, le ragioni della Tradizione: e allora leggiamo le parole dell'Apostolo, e vediamo come alcuni Padri della Chiesa le hanno interpretate.<br />"Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio" (1 Cor 11,3-16).<br />Da questo brano, noi possiamo ben comprendere i motivi per cui S. Paolo consiglia alle donne di tenere il capo coperto durante le azioni liturgiche. I motivi sono, essenzialmente, quattro.<br />1) LA SIMBOLOGIA DELLE NOZZE TRA CRISTO E LA NATURA UMANA<br />In chiesa, durante la liturgia, l'uomo e la donna non rappresentano solo se stessi, ma l'uomo - ogni uomo - rappresenta Cristo, lo Sposo: la donna rappresenta il genere umano, la natura umana sposa del Verbo. Possiamo comprendere ciò considerando la natura sponsale della fede (Ti sposerò nella fede e tu conoscerai il Signore - Os 2,22), il contesto generale della liturgia (l'atmosfera in cui la fede è esercitata nel modo più perfetto) e l'esplicito richiamo alle nozze di S. Paolo: E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo - 1 Cor 11, 8-9. Cristo sta all'uomo (maschio e femmina)...]]></itunes:summary><itunes:duration>433</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f539dc6b3564025b14ffca21a8de52d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sulla lingua e non sulle mani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sulla-lingua-e-non-sulle-mani--61003935</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1371" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1371</a><br /><br />SULLA LINGUA E NON SULLE MANI di Marcello Stanzione<br />Sono nato nel 1963, sono entrato in seminario nel 1983 e sono stato ordinato sacerdote nel 1990. La mia formazione teologica non è stata assolutamente “conservatrice” o “preconciliare”, ma fin da ragazzo ho sentito istintivamente un senso di disagio nel dare o ricevere la Santa Comunione sulla mano.<br />Poche sere fa, insieme al Direttore Gianluca Barile, ho avuto modo di discutere dell’argomento a cena con il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che si è detto assolutamente contrario all’amministrazione della particola sulla mano. Attraverso i secoli, illustri teologi e grandi mistici ci hanno insegnato che la Santa Eucarestia è veramente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo.<br />I Padri del Concilio di Trento definirono il Divino Sacramento con precisione e cura, San Tommaso d’Aquino ci ha insegnato che, al di là della venerazione verso questo Sacramento, toccare ed amministrare il Sacramento spetta solo al sacerdote o al diacono. Per secoli, i genitori cattolici, a casa, così come le suore docenti a scuola e le catechiste in parrocchia, hanno insegnato che era sacrilegio per chiunque toccare l’Ostia Santa, tranne che per il sacerdote o il diacono. Attraverso i secoli, i Papi, i vescovi, i preti ci hanno insegnato la stessa cosa, non tanto con le parole, ma con l’esempio, specialmente con la celebrazione della Messa secondo il rito di San Pio V, in cui c’era, in ogni gesto che il sacerdote faceva, profondo rispetto per il Divino Sacramento, in quanto vero Corpo di Cristo.<br />Dunque, l’introduzione della Comunione sulla mano dimostra un’inosservanza di quanto i nostri Padri, lungo i secoli, ci hanno insegnato. E benché questa pratica sia stata introdotta ed erroneamente presentata come uno sviluppo liturgico autentico del Concilio Vaticano II, in realtà la Comunione sulla mano non solo non è uno sviluppo liturgico autentico ordinato dal Concilio Vaticano II, ma mostra disobbedienza e disprezzo totali nei confronti di secoli di insegnamento e pratica.<br />La Comunione sulla mano fu introdotta sotto un falso ecumenismo, attraverso compromessi e falso senso di tolleranza, portando ad una profonda irriverenza ed indifferenza verso il Santissimo Sacramento. La Comunione sulla mano non è menzionata in nessun documento del Vaticano II, né se ne parlò nei dibattiti conciliari. Prima del Vaticano II non c’è testimonianza storica di vescovi, preti o laici che abbiano richiesto ad alcuno l’introduzione della Comunione sulla mano.<br />Al contrario, chiunque crebbe nella Chiesa preconciliare, ricorderà chiaramente che gli fu insegnato che era sacrilegio per chiunque, tranne che per il prete, toccare l’Ostia Sacra. Lo mette in evidenza l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, il quale nella sua Summa Teologica spiega : “Dispensare il Corpo di Cristo spetta al sacerdote per tre ragioni: perché egli consacra nella persona di Cristo. Ma come Cristo consacrò il Suo Corpo nell’Ultima Cena e fu Lui che ne diede agli altri per essere condiviso da loro, così, come la consacrazione del Corpo di Cristo spetta al sacerdote, anche la distribuzione spetta a lui; perché il prete è l’intermediario stabilito tra Dio e il popolo, quindi spetta a lui offrire i doni del popolo a Dio, così spetta a lui distribuire i doni consacrati al popolo; perché, al di là del rispetto per questo Sacramento, nulla lo può toccare tranne ciò che è consacrato; allo stesso modo solo le mani del sacerdote lo possono toccare. Quindi a nessun altro è lecito toccarlo, tranne che per necessità, per esempio se stesse per cadere a terra, o altro, in qualche caso di emergenza” (ST. III, Q 82, Art. 13). San Tommaso, che nella Chiesa è il principe dei teologi, la cui Summa Theologica fu posta sull’altare vicino alle Scritture durante il Concilio di Trento, chiaramente insegna che spetta al prete e soltanto a lui toccare e distribuire l’Ostia Sacra, che solo ciò che è consacrato (le mani del sacerdote) deve toccare il Consacrato (l’Ostia Sacra).<br />La Comunione sulla mano certamente fu praticata nella Chiesa antica, ma attenzione: gli uomini potevano ricevere l’Eucarestia sulla mano, mentre le donne non potevano riceverla sulle mani nude e dovevano coprirle con un indumento chiamato domenicale. Nel quarto secolo, San Cirillo di Gerusalemme insegnava ai fedeli che si doveva ricevere il Santissimo Sacramento con rispetto e attenzione. Con il passare del tempo, man mano che il rispetto ed il discernimento della vera natura del Santissimo Sacramento, grazie alla guida dello Spirito Santo, crebbe e si perfezionò, la pratica di porre l’Ostia sulla lingua del comunicando divenne sempre più diffusa, così che non ci fosse la più remota possibilità che la più piccola particella cadesse a terra e fosse dissacrata. La Comunione sulla mano fu condannata come un abuso al Sinodo di Rouen nell’anno 650, così che si può dire con ragionevole certezza che, grazie al desiderio di maggior rispetto e come salvaguardia contro la dissacrazione, era la norma ricevere l’Ostia sulla lingua.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61003935</guid><pubDate>Fri, 25 Apr 2008 19:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61003935/sulla_lingua_e_non_sulle_mani.mp3" length="6328863" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1371

SULLA LINGUA E NON SULLE MANI di Marcello Stanzione
Sono nato nel 1963, sono entrato in seminario nel 1983 e sono stato ordinato sacerdote nel 1990. La mia formazione teologica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1371" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1371</a><br /><br />SULLA LINGUA E NON SULLE MANI di Marcello Stanzione<br />Sono nato nel 1963, sono entrato in seminario nel 1983 e sono stato ordinato sacerdote nel 1990. La mia formazione teologica non è stata assolutamente “conservatrice” o “preconciliare”, ma fin da ragazzo ho sentito istintivamente un senso di disagio nel dare o ricevere la Santa Comunione sulla mano.<br />Poche sere fa, insieme al Direttore Gianluca Barile, ho avuto modo di discutere dell’argomento a cena con il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che si è detto assolutamente contrario all’amministrazione della particola sulla mano. Attraverso i secoli, illustri teologi e grandi mistici ci hanno insegnato che la Santa Eucarestia è veramente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo.<br />I Padri del Concilio di Trento definirono il Divino Sacramento con precisione e cura, San Tommaso d’Aquino ci ha insegnato che, al di là della venerazione verso questo Sacramento, toccare ed amministrare il Sacramento spetta solo al sacerdote o al diacono. Per secoli, i genitori cattolici, a casa, così come le suore docenti a scuola e le catechiste in parrocchia, hanno insegnato che era sacrilegio per chiunque toccare l’Ostia Santa, tranne che per il sacerdote o il diacono. Attraverso i secoli, i Papi, i vescovi, i preti ci hanno insegnato la stessa cosa, non tanto con le parole, ma con l’esempio, specialmente con la celebrazione della Messa secondo il rito di San Pio V, in cui c’era, in ogni gesto che il sacerdote faceva, profondo rispetto per il Divino Sacramento, in quanto vero Corpo di Cristo.<br />Dunque, l’introduzione della Comunione sulla mano dimostra un’inosservanza di quanto i nostri Padri, lungo i secoli, ci hanno insegnato. E benché questa pratica sia stata introdotta ed erroneamente presentata come uno sviluppo liturgico autentico del Concilio Vaticano II, in realtà la Comunione sulla mano non solo non è uno sviluppo liturgico autentico ordinato dal Concilio Vaticano II, ma mostra disobbedienza e disprezzo totali nei confronti di secoli di insegnamento e pratica.<br />La Comunione sulla mano fu introdotta sotto un falso ecumenismo, attraverso compromessi e falso senso di tolleranza, portando ad una profonda irriverenza ed indifferenza verso il Santissimo Sacramento. La Comunione sulla mano non è menzionata in nessun documento del Vaticano II, né se ne parlò nei dibattiti conciliari. Prima del Vaticano II non c’è testimonianza storica di vescovi, preti o laici che abbiano richiesto ad alcuno l’introduzione della Comunione sulla mano.<br />Al contrario, chiunque crebbe nella Chiesa preconciliare, ricorderà chiaramente che gli fu insegnato che era sacrilegio per chiunque, tranne che per il prete, toccare l’Ostia Sacra. Lo mette in evidenza l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, il quale nella sua Summa Teologica spiega : “Dispensare il Corpo di Cristo spetta al sacerdote per tre ragioni: perché egli consacra nella persona di Cristo. Ma come Cristo consacrò il Suo Corpo nell’Ultima Cena e fu Lui che ne diede agli altri per essere condiviso da loro, così, come la consacrazione del Corpo di Cristo spetta al sacerdote, anche la distribuzione spetta a lui; perché il prete è l’intermediario stabilito tra Dio e il popolo, quindi spetta a lui offrire i doni del popolo a Dio, così spetta a lui distribuire i doni consacrati al popolo; perché, al di là del rispetto per questo Sacramento, nulla lo può toccare tranne ciò che è consacrato; allo stesso modo solo le mani del sacerdote lo possono toccare. Quindi a nessun altro è lecito toccarlo, tranne che per necessità, per esempio se stesse per cadere a terra, o altro, in qualche caso di emergenza” (ST. III, Q 82, Art. 13). San Tommaso, che nella Chiesa è il principe...]]></itunes:summary><itunes:duration>396</itunes:duration><itunes:keywords>conciliovaticanoii,conservatrice,gerusalemme,preconciliare,santommasodaquino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a5e43b85b613cd8d2aad899b982a4b1d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
